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HILLMAN, JAMES_Intervista Venerdì

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RELAZIONI

LA PASSIONE, L'ODIO, L'ADULTERIO...TÈMI CHE HANNO FATTO PENSARE POETI E SCIENZIATI. JAMES HILLMAN, ANALISTA E F1LOSOFQ SI CONFRONTA CON LORO
di Patrizia Valduga

:ANIMA
Francis Crick. lo scopritore del Dna dice: "L'anima è un processo neurobiologico. Le nostre menti, il comportamento dei nostri cervelli possono essere interamente spiegati dall'interazione dei neuroni". Questa è la sua opinione. La scienza è sempre stata molto abile, fin da Cartesio. a cercare di sbarazzarsi dell'anima, o comunque a cercare di ridurla a un fattore minimo della condizione umana. Invece, per la vita umana, l'anima costituisce la cosa più grande, la cosa più importante. La riduzione dell'anima a un sostrato materiale è irrilevante per l'esperienza umana. E quello che conta è l'esperienza. co, epistemologo e teorico della psicoanalisi, ha scritto: "La fondamentale scoperta

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ames Hillman (Atlantic City, 1926), che tutti conosciamo come uno dei più originali rappresentanti della scuola junghiana, viene chiamato "il filosofo dell'anima". Ma la sua "anima" non ha niente di metafisico o di trascendentale, è un concetto psicologico, è, con le sue parole, "una modalità che riconosce ogni realtà come simbolica e metaforica": dacché

Ultime lettere
In Caro Hillman... (Bollati Borìnghieri 2004), Riccardo Mondo e Luigi Turinese dialogano con James Hillman attraverso un epistolario nel quale venticinque esponenti di spicco della cultura italiana (tra gli altri, Aldo Carotenuto, Mario Trevi, Manlio Sgalambro, Franco Battiate, il quale firma il ritratto che campeggia in copertina) "duellano" con il fondatore della Psicologia Archetìpica.

mondo è mondo e uomo è uomo, soltanto stabilendo delle relazioni, come sono appunto la metafora e ii simbolo, l'uomo può capire il mondo e dare un senso a sé e al mondo. Paziente e divertito, con vera cortesia - quella di chi ama fare dono dì queilo che sa, non quella di chi cerca soltanto di piacere - James Hillman si è sottoposto a questa anomala intervista, in nome di quelli che Proust chiamava i doveri di umiltà dell'intelligenza. Professore, non le farò nessuna domanda. Le sottoporrò un elenco di citazioni che ho preso da poeti, scrittori, filosofi, pensatori e scienziati su pochi temi fondamentali. Dialogherà con loro, finché ne avrà voglia, Posso cominciare? Ecco, comincio con un vivo, l'unico, uno scienziato.

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di Freud non è quella dell'inconscio, ma quella di un mondo retto da leggi completamente diverse da quelle da cui è retto i! pensiero cosciente. Non fu il primo a parlare dell'inconscio, su cui si sapeva già molto, ma fu il primo a fare la fondamentale scoperta di questo strano 'regno dell'illogico' sottomesso, malgrado il suo essere illogico, a determinate leggi che scoprì con un colpo straordinario di genio". D'accordo. Ma è un po' più di così,

perché Freud pensava che la sua scoperta, o idea, più importante fosse il concetto di "rimozione". E la "rimozione" è fondamentale perché ha un impatto sulla vita familiare, sul rapporto uomodonna, sulla politica e sulle classi sociali. Così non siamo consci che stiamo creando inconscio con la nostra "rimozione". Marcel Proust: "La parola umana si pone in rapporto con l'anima, ma

non è in grado di esprimerla come lo stile". Bello. E lo stile non è solo lo stile della lingua, né solo lo stile della scrittura, è anche il modo in cui ti muovi, è qualcosa di estremamente individuale. Il problema di oggi è che le persone stanno perdendo il loro stile individuale a favore della moda. La moda non è stile; o, meglio, è stile collettivo. Blaise Pascal, uno dei grandi filosofi francesi del Seicento: "Le coeur a ses raisons que la raison ne connati point (\e ha ragioni che la ragione non conosce)". Ma Eugenio D'Ors, il saggista catalano riscopritore del barocco, gii ha risposto: "Anche la ragione ha le sue passioni che il cuore non conosce". È così, è vero. Idee e pensieri fanno affluire il sangue alla testa. Se per un attimo il cervello resta senza sangue, si muore. Il cervello vive di sangue. William Blake. il poeta visionario del Matrimonio del cìelo e dell'inferno: "tf thè doors of perception were cleansed everythìng would appear to man as it is, infinite" (Se le porte della percezione fossero pulite-purificate, ogni cosa apparirebbe all'uomo com'è, infinita). Non ho niente da dire. Socrate sembra che abbia detto "Loquere ut te videam" (Parla affinchè ti veda), Non so se l'abbia detto davvero, ma va bene. La capacità di parlare, di usare la retorica, di usare le immagini, di parlare in modo libero è quello su cui i giovani avrebbero bisogno di esercitarsi. Hanno molto bisogno del piacere di parlare, e soprattutto di quel parlare fantasioso che è sempre un'autorivelazione; perché, se si parla la lingua della televisione, si diventa parte della televisione. In Shakespeare. e in tutto il Rinascimento, la seduzione della donna da parte dell'uomo avviene attraverso la lingua. È la lingua la cosa più erotica, altro che ballare. La lingua del mondo dell'economia e degli affari è del tutto non-seduttiva:

r LR oEMP RE di Umberto Galimberti
Si leggono sempre meno i classici nelle nostre scuole, nelle nostre case, e così la nostra anima più non conosce le parole per nominare l'amore, per quel tanto che ha di enigmatico e buio, il dolore nelle sue espressioni che vanno dalla malinconia al mondo chiuso e opprimente dell'angoscia, la gioia nelle vertigini della sua esaltazione, la noia nel suo spessore denso e opaco. Cosa comporta questa afasia? Che i sentimenti attraversano l'anima senza che noi si possa dialogare con loro. Pure sensazioni che ci afferrano, dilatando o comprimendo la nostra vita, senza lasciare una traccia, un'indicazione per costruire una geografia del nostro cuore, in cui potersi riconoscere senza doverci

temere.
Eh sì, perché fa paura quando ciò che si prova è senza nome e il suo percorso è imperscrutabile. I classici, che sono taJi perché hanno saputo cogliere le metafore di base dell'umano, ci insegnano i nomi con cui noi possiamo chiamare e richiamare i nostri sentimenti, dialogare con loro, attutire la loro violenza, assecondare la loro dolcezza, accudire la loro incertezza. ribaltarli persine, per scoprire quanto odio c'è sotto il nostro amore, quanta aggressività sotto la nostra cortesia, quanto disprezzo nasconde la nostra lode, quanto ignobile vizio sottende la nostra ostinata virtù. Perché i meandri del cuore sono inaccessibili alla linearità con cui la nostra ragione articola e separa il bene dal male, il vero dal falso, il giusto dall'ingiusto, perché tutto ciò che la ragione distingue il cuore lo fonde e lo con-fonde, per cui il vocabolario della ragione a nulla serve per orientarci nei percorsi segreti e nascosti del cuore. II trionfo della razionalità, nell'età della tecnica, distribuisce nomi precisi dal significato univoco e non confondibile. Anzi ai nomi, che ancora portano con sé troppa approssimazione, tende a preferire i numeri, soprattutto i numeri primi con cui si costruiscono i programmi dei nostri computer. Per questo linguaggio, oggi egemone, la domanda di Leopardi: "Dimmi che fai tu Luna in ciel?" è pura insensatezza. Eppure sarà capitato a tutti noi, in una notte ancora lontana dalla luce dell'alba, chiedere alla luna se non proprio che cosa ci fa in cielo, cosa ci facciamo noi sulla Terra. E per questo genere di domande non c'è linguaggio della ragione che sia all'altezza. Qui bisogna scendere nel linguaggio del cuore. Ma come facciamo se non sappiamo nulla dell'inferno e del Paradiso perché conosciamo Dante solo perché ci sono delle vie a M dedicate? Come possiamo reggere il dolore e capire che la malattia è l'ultimo effetto della mancanza d'amore se non siamo mai saliti al sanatorio che Thomas Mann descrive ne La montagna incantata1? Come gettare un'occhiata e scoprire qualcosa che passa sotto la soglia della nostra coscienza se non abbiamo mai incontrato Dostoevskij quando, spietatamente e senza infingimenti, scrive le sue Memorie da/ sottosuolo. segue

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Che ne sappiamo della "nausea" se Sartre è sparito dalle nostre librerie perché nessuno più lo legge? Che ne sappiamo dello "straniero" e come facciamo a discutere di immigrati, di integrazione e di espulsione se mai abbiamo sperimentato la condizione di straniero e neppure ci siamo fatti aiutare da uno dei capolavori di Camus? Davvero possiamo capire qualcosa della miseria senza aver letto I Miserabili di Victor Hugo? Oppure qualcosa della guerra e della pace, per quel tanto di indistinto e indiscernibile queste due parole, apparentemente opposte, significano, se non abbiamo aperto neppure una pagina del capolavoro di Lev Tolstoj? Fin qui i classici della letteratura che ci fanno conoscere quel che passa nella nostra anima, semmai la cosa ancora ci riguarda e ancora non siamo giunti a temere noi stessi più di qualsiasi altra cosa. Accanto a loro ci sono i classici della filosofia, utilissimi per correggere le nostre idee. Infatti, oltre ai disagi determinati dalle contorsioni della nostra anima, ci sono i disagi determinati dalla confusione delle idee che condizionano la nostra esistenza, costringendola in una coazione dove le è dato solo di ripetere se stessa senza vie di scampo. Ci sono infatti idee malate che ci fanno smarrire la giusta misura, come le idee del potere, del successo, dell'apparire, altre che affliggono l'anima come l'idea di colpevolezza, di peccato, a retaggio di una cultura religiosa mal intesa. Ci sono poi idee sconosciute come quelle di "tolleranza" su cui Locke ha fatto fondamentali riflessioni, o di "rispetto" a cui Kant ha dedicato pagine elevate. Perché non conoscere poi la differenza che corre tra la giustizia e quel suo correttivo che è l'equità come Aristotele ce la illustra, o le profonde riflessioni sull'amore come Piatone ce le espone nel Simposio. E sulla verità e sulla fede, oggi in rotta di collisione, perché non leggere le pagine di Jaspers che ci fa capire come una dimensione non sia compatibile con l'altra? Si obietta che la filosofia è difficile. Non è vero. E in ogni caso sempre meno difficile della difficoltà e della resistenza che tutti noi, chi più chi meno, opponiamo alla correzione delle nostre idee, al loro cambiamento, da cui, in una misura che neppure sospettiamo, dipende il cambiamento della nostra vita, la sua capacità di rinnovarsi e di non appiattirsi nella monotonia della ripetizione o affogare nelle semplificazioni dell'ignoranza che sembra non abbia mai dato strumenti particolarmente idonei per vivere. Il giorno in cui i classici diverranno archeologia, reperti buoni per i musei, seppelliti, quando ancora si dovessero trovare nelle librerie, sotto le montagne di copie dell'ultimo best-seller (espressione questa che serve a segnalare quali sono i peggiori libri in circolazione), allora l'umanità sarà giunta all'ultimo scalino del suo degrado, e quei pochi individui che ancora leggono quei libri dalle copertine colorate con i titoli in rilievo, ben poco si distingueranno dai loro simili che non leggono e di cui c'è solo da augurarsi che non aprano mai la bocca né in pubblico per non mostrare, insipienti, il vuoto della loro mente, né nell'intimità per non far trasparire, quando non una disarmante banalità, l'afasia del loro cuore insipido, incapace di dar tono, senso ed emozione persine alle movenze standard del loro corpo.

tare legge nel mondo delia psicoanalisi francese: "L'amore è dare ciò che non si ha a qualcuno che non lo vuole". È molto Lacan. Le persone sono felici dell'amore infelice. L'innamoramento è l'unica patologia psichiatrica che non è registrata come patologia ed è l'unica che tutti vorrebbero avere. Samuet Beckett: "Adulteri, un consiglio: non confessate mai!". Si può aggiungere che confessare all'altro è anche un atto di crudeltà, per pulirsi la coscienza e renderlo complice. Marziale, il genio dell'epigramma nella Roma multìetnìca di Domiziano: "Si victura petis carmina, da quod amem" (Se chiedi poesie immortali, dammi da amare). Molto distante dalla realtà di oggi. Non riesco a immaginarlo un giovane che pensa questo oggi. Thomas Mann: "Ogni malattia è una metamorfosi dell'amore". Non credo abbia ragione. Thomas Mann è uno dei miei scrittori preferiti, è il genio della malattia, lo invertirei: ogni amore è una metamorfosi della malattia.

fi la seduzione avviene attraverso il denaro o il potere. Dostoevskij: "Innamorarsi non è amare.Uno può innamorarsi e odiare". SI, molto spesso. Ma innamorarsi è quello che cercano tutti. Idealizzano l'amore, ma quello che vogliono è innamorarsi. Gottfrìed Benn. altro grande poeta del secolo appena finito: "Anche quanto alla donna ancora è

Per finire, due personalità estremamente diverse a confronto. Un filosofo greco e ancora Matte Bianco: Eracllto: "Per i desti il mondo è uno e comune, ma quando prendono sonno si volgono ciascuno al proprio". Ignacio Matte Bianco: "Quando si rivolge verso il proprio essere, l'uomo si fonde con gli altri; quando si rivolge verso gli altri, è separato da dato/non è che onanismo dolce e essi". Chi ha ragione? oscuro" (ist dunkle sùsse Onanie). Hanno ragione tutti e due. A livello Mi sembra troppo furbo. Ogni profondo ha ragione Matte Bianco. Ma quello che intende Eraclito rapporto tra un uomo e una donna può non essere "sonno" in senso ha i suoi segreti, i suoi misteri e le sue specificità. Non si possono letterale, può voler significare "non cosciente". Quando non dare formule. Sono le riviste si è coscienti si è soli, quando femminili che tendono a dare delle si è svegli si partecipa alle formule, delle risposte. Non ci sono formule, non ci sono risposte. connessioni essenziali archetipiche, che non sono Spetta a ciascuno trovare la personali, sono quello che Jung perversità che lo soddisfi. Jacques Lacan, che, a più di ven- chiama la psiche collettiva. Finito? t'anni dalla morte, continua a det- Sembra un esame universitario.

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22 OTTOBRE 2005

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