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L'ALCVA D'ACCIAIO

F.

T.

MARINETTI

L'ALCVA
D'ACCIAIO
ROMANZO VISSUTO
NONO MIOLIAIO

CASA EDITRICE VITAGLIANO

MILANO

721873

PROPRIET LETTERARIA RISERVATA


I

diritti di

riproduzione e di traduzione sono riservati.

Copirygth by C. E. Vitaliano Aprile 1921


15-4-1921-5

Tip.-Lit

GOBLIHI

Milano.

L'OFFENSIVA DELL'AMORE

La sera

del

primo giugno 1918

nella

baracca

dei bombardieri piantata spavaldamente a sghim-

bescio sopra una cresta


si

montana

di

Val d'Astico,

mangiava e beveva allegramente. Le lunghe lunghe forchette rosse del tramonto s'intrecciavano
con
le

nostre, arrotolando

gli

spaghetti
ufficiali,

sanguitenenti,

gni e fumanti.

Una

ventina di

capitani, colonnello Squilloni


a

giocondo e pettoruto

capo-tavola.

Fame

da bombardieri

dopo una

giornata di lavoro duro. Silenzio religioso di boc-

che che masticano preghiere succolente. Teste chi-

ne

sui piatti.

Ma

pi giovani non
agire.

amano
la

le

pause,

e vogliono ridere,

Sanno
il

mia fantasia

feconda in beffe e mi eccitano con occhiate. C'

troppo silenzio

a tavola,

buon dottore troppasta asciutta.

po gravemente assorto nel

rito della

il mio stomaco poi mi alzo e brandendo una forchettata di spaghetti, dico ad alta voce Per non impantanare la nostra sensibilit, spostamento di due posti a destra, march!

Con

quattro bocconi io placo

Poi tirando su alla meglio

piatti,
il

bicchiere, pa-

ne, coltello, spingo brutalmente

mio compagno

F.

T.

MARINETTI
che a malincuore cede,
I

di destra,

tira

su tutto an-

che

lui

e spinge a destra.
l'esercizio,

giovani, pronti, esegui-

scono
grida.

ma
di

il

dottore sbuffa, brontola,


peso.
Il

Lo

sollevano

piatto di

macche-

roni

gli si

rovescia sulla giubba. Crollo di bicchieri


di vino. Risate, urli,

Inondazione
ti

schiamazzo. Tutl'uva. Schiz-

spingono
le

il

dottore, lo pigiano
urla.
il

come

zano

sue

Dominando

tumulto, io

comando

che
ne,

Spostamento

riuscito! Tutti seduti!

Ma

guai,

guai a chi lascia ancora impantanare la propria


sensibilit!...
la

tu,

caro dottore, non dimenticare


curare un bubbootite,

pi alta e preziosa delle virt l'elasticit.


potresti,
callo,

Come
un

senza

elasticit,

una
il

limento di certi superiori ?

abbandonato

rammolabbiamo Caporetto, abbiamo riso Carso dopo


sifilide,

una

il

Con

elasticit,

il cuore piangeva nella ritirata. Come potremmo, senza elasticit, schiacciare il passatismo

mentre

austro-ungarico,

rinnovare

integralmente

l'Italia

dopo la vittoria? T'impongo, caro dottore, d'interrompere con elasticit futurista la tua spanciata
passatista
!

Tutti ridono.

Il

dottore

mi guarda spaventato.
:

Minacciandolo burlescamente, impongo

Per
Il

piatti

non impantanare la nostra sensibilit, e bicchieri nelle mani! Giro totale della tadiventa
infernale.

vola, in corteo!

frastuono

Urti,

scossoni,

Basta!

Finiamola!

pugni, capitomboli,

Ac-

L'ALCVA D'ACCIAIO
cidenti!. Vortice rullio e beccheggio.

Ma

gio-

vani sono tenaci e con forza

imprimono

alla ressa

un giro tumultuoso intorno


to al

alla tavola.

Piace molil

colonnello

il

gioco bizzarro. Soltanto

dot-

tore

non

si

diverte.

Dov',

il

dottore?

Dov'?

Tutti lo cercano. E' fuggito sulla terrazza col suo


piatto di pasta asciutta.

Fuori, fuori all'assalto! e


rinfusa,

si

finisce

il

pranzo

alla

sbandati, con grande scrosciar di risate

nella risata fulva del


stallo incandescente,
cirri di

Tramonto,
bottiglie

tutto

nuvole di

cri-

spumeggianti d'oro,

porcellana viola

affastellati,

luminoso ban-

chetto aereo sospeso a picco sulla pianura veneta

crepuscolare.
I

miei amici cantavano intorno


:

al

dottore l'inno

della burla futurista

Ir ir ir pie pie

Ir ir ir pac pac

Maa Maa

gaa gaa

laa laa

RANRAN ZAAAF
Uccidevano cos
Alla
vigilia
di le nostalgie.
i

una grande offensiva nemica combattenti italiani dovevano spesso subire una ben pi pericolosa offensiva; l'offensiva dei Ricordi Amorosi.
noi e in noi,

La sentivamo accanirsi sopra

di
-

nel nostro cuore e sulle labbra

F. T.

MARINETTI
gli

quella sera fra


del cielo e
i

agili

ventagli di

piume rosate

fiumi interni del nostro sangue felice.


il capitano Memio attendente Ghianpicco della alta montagna sco-

Ero seduto
lodia,
il

col colonnello Squilloni,


il

tenente Bosca e

dusso, sull'orlo a
scesa.

Muti in ascolto sorseggiavamo


sca

la

sera dolce

fre-

mordente come certe bevande arabe impreziosite e profumate di spezie e di fiori. Guardavamo le citt dell'immensa pianura veneta. Sentivamo
laggi Milano.

quell'ora la ribollente citt lom-

barda,
tutti
i

dopo

il

lavoro curvo accanito, accendeva

suoi lumi azzurri guardando e bevendo con

tutte le

sue finestre l'ossessionante linea curva del

Fronte.

Le sue 800.000 anime buttavano


i

via sul selciato

corpi affranti gretti e rapaci per salire in alto e

vedere, vedere. Su, su, a grandi grappoli colorati,


salivano le anime
ni

come
i

palloncini sfuggiti alle

ma-

dei

bimbi.

Finalmente potevano immaginare,


fratelli,
i

forse vedere ci che

padri,

gli

sposi, gli

amanti facevano, combattevano, soffrivano laggi.


Io parlavo
a

Zaz,
agile

la

mia cagnetta

di

guerra,

fulva grassetta

intelligentissima bastarda,

nata sul Piave da una foxterrier purissima e da un

cane randagio. Una

di

quelle lunghe tenerissime


di

conversazioni astratte, piene


quali dimentica volentieri

una

filosofia

in-

dulgente tra due animali di sesso diverso uno dei


il

suo genio per essere


la

semplicemente un cane. Mi sentivo cane per

mia

L'ALCVA D'ACCIAIO
fedelt

generosamente
dell'Italia

data,

prodigata,

al

nome
in
i

radioso
tutta
la
il

che dal Cengio

vedevamo
a

sua bella nudit dormente coricata fra


cui respiro salato
ci

mari

veniva

quando

quando
I

sulle labbra colla brezza.

miei amici sgranavano confidenze a mezza voce

e ricordi amorosi. Io pensavo al

mio probabile pasinseguire


la
gli

saggio nelle automitragliatrici blindate e sognavo

una

bella

velocissima blindata per

austriaci che

dovevano
Il

fra

poco sferrare

loro

grande offensiva.

mio ottimismo era pi che


vittoria
finale.

mai convinto

della

L'idea della

morte non preoccupava nessuno.


II

capitano Melodia, viso asciutto e tagliente, oc-

chi furbi, languidi di ricco signore


ciale

romano,
passato

uffi-

di

cavalleria,

volontariamente

nei

bombardieri per amore del pericolo e per onorare


il

padre senatore. Anima vivacissma piena

di alle-

gre pazzie e di buffonate temerarie. Era celebre

per

le

sue bizzarrie e avventure originali. Afflitto

da una blenorragia doveva,

prima della guerra


ai

entrare all'ospedale o fare istruzione


dati.

suoi sol-

Prefer
il

fare istruzione

in

Piazza d'armi e

comandare
sta

suo squadrone stando seduto in carla fru-

rozzino con a fianco l'attendente. Brandiva

con

la
il

mano

destra per dare

comandi mentre
di
si

guidava

suo cavallo con

le briglie nella sinistra.

Un'altra volta mandato in servizio

pubblica

si-

curezza in un villaggio

di

Romagna

fece passare

F. T.

MARINETTI

10

per principe del sangue, ingravid

la figlia del sin-

daco e pass
pieri, societ
di fortezza.

in rivista,

il

giorno dello Statuto,

pom-

operaie e carabinieri. Ebbe due mesi

Ora Melodia, sentendo parlare di morte, interviene dominando la conversazione In guerra, non ebbi mai la paura di morire. Son sicuro che non l'avr neanche nella prossima battaglia. Per, la conosco... La provai lontano dal
:

fronte,

in

condizioni veramente eccezionali.

Ero
fe-

all'ospedale di Torino,
rita.

un anno

fa,

per

la

mia

Gi guarito con una voglia pazza

di divertir-

mi e

l'impossibilit assoluta di uscire dall'ospedale.

Divieti e sentinelle feroci. Pensai per tre giorni al

mezzo

di fuggire.

Al quarto una idea di genio


I

mi

introduco nella camera mortuaria.

piantoni discu-

tono intorno

al

cadavere enorme

di

un Alpino che

non

si

poteva fare entrare in una cassa troppo

corta. Aiuto anch'io.

Tentiamo vanamente. La casi

piantoni se messa da parte e ne vanno. Intanto io complotto con un mio amico e decido. La notte stessa rientro nella camera mortuaria e mi sdraio nella cassa da morto troppo corta, ma sufficiente per me. Mentre io bestemmio
sa troppo corta
sotto per
il

rumore, l'amico mi inchioda sopra


meglio, per

il

coperchio

alla

modo che una


I

lunga fes-

sura mi permetta di respirare. All'alba avvenne


ci

che avevo preveduto.

portatori

macchinal-

mente mi sollevarono, mi buttarono con brutalit

11

L'ALCVA D'ACCIAIO
Questo sgangheratissimo e trascinato da

sul carro.

due rozze entr due o tre volte nelle rotaie del tram con degli scossoni da staccarmi le budella. Ad

un

tratto

sento trombettare un automobile con

fe-

Cosa fa il mio cocchiere? Certo dorme. Perch non si scansa? C'erano anche due autocarri che mi correvano addosso addosso... e
rocia ingiuriante.
urlai urlai dal terrore!
il

Sentivo veramente sentivo

glaciale e lacerante terrore di morire.


Il

racconto vissuto del capitano Melodia fu ac-

clamato.
Tutti
lo

sapevano capace

di

quello e d'altro.

Ma

le risate

morivano

sotto le

ampie troppo soavi


deli-

carezze della notte che dopo l'offensiva dei ricordi

amorosi e delle nuvole carnali sferrava una


terrestre.
Stelle,
trilli

rante offensiva di stelle negatrici d'ogni eroismo


elle,
stelle,
la

con lunghi

bianchi

che beffeggiavano compattezza delle monla farit-

tagne e lo sforzo entusiasta delle cime, e


davanti a noi.

tura atletica del nostro bel colonnello Squilloni


to

Squilloni un simpaticissimo quarantenne, fio-

rentino pieno d'ingegno. Maffia del suo capello

al-

pino un po' piccolo sul viso giocondo


celesti di

fiero.

Occhi
a

sbarazzino senza ironia. Gesti violenti

che contrastano col sorriso offerto per piacere


tutti.

Comandante energico ma paterno

dei

bom-

bardieri che lo adorano.

Conosciutissimo nei caff


di

di Vicenza, di Thiene, Schio dove passa e ripassa muscoloso pettoruto

F. T.

MARINETTI
di decorazioni,

12

col

suo giardino multicolore

racco-

gliendo sorrisi speciali di cocottes e contraccambiandoli con risatine

subito ricomposte nella fie-

rezza militare.

ne

Bell'uomo che avrebbe tutte le fortune con dondella buona societ forse disilluso, ora amante
;

amato di tutte le prostitute. Per loro canta accompagnandosi


fico ufficiale,

sulla chitarra,
lui.

seccato se qualcuno canta insieme con

Magni-

quattro volte medagliaio, ottimo or-

ganizzatore di batterie, goliardico e carnascialesco


re dei bordelli.

Squilloni si volta e parla con voce importante all'Italia,

alle citt della

pianura, a noi
le

Le

stelle

non mi piacciono e neanche


mani
da
il

nuvole rosee che

paiono, a voialtri poeti, seni e cosce di donne. Dosi

va

tutti,

figliuoli, a fare

un bagno

di

carne

Madama Rosa
giorno dopo

tutti

nell'autocarro della spesa, per

Campiello e Mcsson fino a Thiene, sbattuti dalle


risate trionfali del

Colonnello Squilloni che

ci

con-

duceva verso ci che chiama l'unico paradiso! Sforzo del motore nelle salite vruu truu vruu
truu.

Poi respirazione
tling tlaang.

dilatata

in

discesa vraaaa

svaaaa err

Polverone.

Odore
di
la

di

morte

Campiello.

Vi

sono trin:ee colme siva austriaca. Qui

cadaveri della prima offennostra difesa fu accanita.

A un

chilometro dalla casa ospitale, una autoci

mobile militare

sorpassa,

filando a tutta velo-

13

L'ALCOVA D'ACCIAIO
La sua
in

cita fonse collo stesso dbietivo.

sirena

si

sforza di imitare

il

raglio
iii

d'un asino
iii

amore.

ooo

ooooo

Noi sorpassiamo dei


in gonnella,

piccoli plotoni di scozzesi

rudi

gambe e
a

polpacci abbronzati e

bitorzoluti.

Marciano

passo ritmato pi rapido

del passo militare alla conquista dei piaceri facili.

frotte veloci

meno

ordinate, ufficiali e soldati gri-

gioverdi.

Stop. Entriamo nella graziosa villetta. Per ufficiali.

Fumo, fumo, fumo. Non

si

respira, tenenti

e capitani in grigio verde tozzi rudi, sporchi pol-

verosisimi, frustino o bastoncino in

mano,

tintin-

nio di speroni, nei corridoi da transatlantico.

Le dame sembrano
troppo
fragili.

tutte bellissime, delicatissime,


di cristallo, fra
i

Strane statuette

vo-

luminosi rullanti e beccheggiami maschi di guerra


in foia.
Il

colonnello Squilloni festeggiatissimo.


Lei...

ho gi avuto

il

piacere

di

conoscerla.

Mi

ricordo, nel bordello di Cervignano, offensiva di

Maggio.

Signor colonnello,
disse
:

si

ricorda di

Madama Rosa
il

Cormons? Mi

Salutami tanto

caro Squil-

loni!...

monsieur le colonnel, connu au bordel de Verona.


aussi,

Moi

Interviene un capitano inglese ubriaco

je

vous

ai

Squilloni rideva godeva da studente o marinaio

F. T.

MARINETTI
del bordello, scalo di tutti
i

14

l'allegria

cuori navi-

ganti in guerra.
di popoli

Comprensione
alleati.

e cordialit assoluta

e sessi
:

Prima saletta Porta aperta con tenda sulla campagna torrenzialmente inondata di stelle che 'aspetta gli areoplani. Nel centro la lampada con tendina blu scura proietta un tondo cerchio di luce studiosa e scientifica sul tavolo. Luce d'intenso lavoro spirituale. Luce per progetti d'ingegneria. Sembra un laboratorio preparato per una veglia saggia e feconda. Quale incubo feroce ha scatenato tanti sessi
vocianti in questo asilo del pensiero? Tin tin toc

ploc di piedi sulla scala di legno.

Un

grosso

te-

nente di fanteria con ampio ondeggiamento del

corpo imbottito e armato spinge su come un pastore la donna scelta pecora fronzoluta mezzo nuda
che sembra adornarsi salendo delle
dei
foglie verdi e

papaveri della
tutti

tappezzeria.

Una magrissima
si

biondina che
tera,

chiamano non

sa perch pan-

gira

coraggiosamente col suo fragile corpo


i

minuto

fra le gomitate

fianchi rocciosi e le dure

pistole degli ufficiali. Tutti

guardano
si

in alto

verso

il

corridoio dove le porte


to

richiudono

ogni

tan-

su

dei

chiarori

di

camere

chirurgiche

per

rapide

operazioni.
la

Meccanizzazione

dell'amore.

Sento

casa vibrare di un meccanico ininterrotto

stantuffare d'istinti rudi denudati di ogni civilt.


Instancabili donne-motori.

Uragano

di rumori, voci, luci.


-

Urari -ciacipiera

teloo... Io

sono ancora vergine

15

L'ALCOVA D'ACCIAIO

questa sera...
biondino...

Non

ci credo...
il

Andiamo

godere

Dove
si

andato

pancione?...

Viva

il

nostro colonnello Squilloni! Urla risate


tutti

applausi,
il

precipitano verso

il

divano dove

capitano Melodia che ha indossato una vestaglia

gialla finge di

sedurre

il

tenente Bosca e lo tiene


il

fra le braccia.
di

Comincia poi

giuoco tradizionale

spingere a viva forza e trasportare in camera

un amico che non si decide, mentre altri catturano una ragazza. I due pigiati a spintoni e a pedate sono insaccati nella porta semi aperta. Via, via, presto, forza, dentro! Ti abbiamo

scelto la bimba, eccola pronta

Una milanese
neri,
cia.

pallida, carina,
pettinati

con

capelli corti,

ricci e cocciuti

all'indietro,

mi ba-

La seguo. Camera

piccolissima, letto grande,

coperta rossiccia gibbosa, bitorzoluta, tutta sporca


di piedi eroici

per continuare e imitare forse

le

Do-

line dt

Carso perdute.
la

Ma

si

ripigliano,

si

ripigle-

ranno con

sana

virilit della

razza che sa prende-

re bene e tenere sotto le

donne e le montagne sue. Plafone ingenuo e primitivo. Odore acuto di Contessa azzurra.

Come
Maria.

ti

chiami?

Di che parte d'Italia?

Anch'io.
E mi
braccialetti.

Sono Milanese.

Vieni sarai contento.


abbraccia col
tin tin

glin glin

di troppi

F. T.

MARINETTI
ritorno in sala

16

Quando
ria
te

un mio amico dice a Maclien-

ti

Se avessi saputo che avrei dato baci pi Perch? Perch ho


dei
letto tutti

che sono Marinetti. Maria pianta il nuovo viene da me, mi d un bacio e dice
:

tu eri

il

celebre futurista

raffinati.

tuoi libri.

Ero abbonata

anche a Lacerba.
Esco. Gi, fuori della porta, vedo tre soldati che

parlano

una

prostituta alla finestra. Si tengono


collegiali,

per

mano come
La

scherzano indecisi, an-

siosi.

prostituta scesa anch'essa. Si avvicina

ai soldati.

D
di

in fretta

lire a

ognuno

di loro poi

ripassando

corsa vicino a

me

seguita dai soldati

mi dice

Mi facevano Squilloni verso l'autocarro dicendo Mi Bordello Ultimo cuore


piet.

dirigo

rifugio del

le

Certamente, risponde Squilloni,


i

il

bordello

la soluzione sintetica di tutti

problemi dell'Atutte

more. Credo che avrete finalmente sconfitto

offensive delle nostalgie sentimentali.

No, non ho pensato all'amore.

Ho

ideato in-

vece l'architettura del mio nuovo libro che sar


meraviglioso, siatene sicuro.

Voglio che questo libro danzi, danzi, danzi vivo

e palpitante con ritmo giocondo fra


lettore.
di

le

mani del
del let-

Voglio che

la

sua danza pazza d'amore e


le

sconfinato eroismo trasformi

mani

tore in quelle agilissime del giocoliere.

Scatter

17

L'ALCOVA D'ACCIAIO
b

aneh'egli fuor dalla poltrona e ritto

sforzer di

aumentare

la

sua statura sulla punta dei piedi hal-

lerinamente nell'ebbrezza ascensionale che lo spinger a gareggiare in temerario equilibrismo col


rit-

mo

selvaggio del

mio
gli

libro.

Sar ebbro

di

guar-

darlo in alto quasi in bilico sull'improvviso zampillo di gioia

che

schizzer dal cuore.

braccia

aperte aspetter che ricada che ricada finalmente.

Ma
mio

intendiamoci parlo del lettore geniale, amico

d'ogni coraggio spirituale!


libro

Con

ferocia brutale

il

piomber

sul

naso del passatista imbelle


i

acidulo e occhialuto che trema sotto

suoi vetri

come un microbo
da
lui

sotto

il

microscopio. Si staccher

per rimbalzargli

addosso furente

per

schiaffeggiarlo.

Ma

con quanta grazia ridente e primaverile


gli

si

spalancher sotto
niale per

occhi vivaci del lettore ge-

profumarne l'anima! Vedo allora gli orli bianchi delle mie pagine fremere ammorbidendosi e iridandosi con gli amoerri beati, la metallicit
persuasiva e
gli invitanti

riflessi

rosei-azzurri del

mare che
libro

scivola,

scivola,
al

scivola verso la forza

tonda e rossa del sole

tramonto. Ecco

il

mio

segue

consigli del

mare e

veleggia bianco

per seguire

il

sole che scivola esso pure gonfiandosi

d'orgoglio e di morte gi dal suo

morbido

letto di

tenerezza crepuscolare.
Stracciatelo,

bruciatelo pure questo libro mio.

Rinascer perfetto. Se un giorno sar stanco

come

credo delle stanze chiuse e meticolose fugga, fugga

F. T.

MARINETTI
aprendo
le

18

le inevitabili biblioteche e si slanci

pa-

gine

come

ali
si

in cielo.

Subito immensificato dal


'

suo ardore
quello ricco
riti

tramuter in un areoplano simile a

di raggi

che

si libra

e ronza con gar-

e applausi sulla mia testa mentre entro nel forte


di

Corbin

Val D'Astico.

Oggi

11

giugno 1918.

Sono un tenente dei bombardieri che ha fatto il suo dovere. Ma non mi sento degno di te, libro mio preferito. Mentre il mio cuore batte sicuro il mio passo non Jo sa cadenzare con eguale sicurezza. Ho il passo indeciso, malfermo ondeggiante,
ferito,

che ripete
di

sulla
e

terra

le

punture

dilanianti
nel

d'una piaga infame

assillante aperta

mio fianco. Piaga

Caporetio, piaga enorme

che sento vivere soffrire, imputridire e che presto bisogna, ad ogni costo bisogna colmare, colmare

con un nuovo ultravermiglio generosissimo sangue


a fiotti bollenti,
orli
il

torrenti nel suo centro e sugli


ile

cui viola sinistro ricorda


ubriachi,
le

botti sventrate

dai

fuggiaschi

schifose
il

avvinazzate
putrido vio-

bombe

incendiarie su Cervignano e

laceo fuggente tramonto del 27 ottobre. Guarire,

guarire quella piaga


il

La guariremo. Gi domino
mio corpo s'avventa verso il nuovo paspasso

mio passo e

lo

cadenzo. La grande battaglia


nel

prossima e
so Italiano,

tutto

quell'ora decisiva dalla quale nascer

quello d'avant'ieri sul Carso,

19

L'ALCVA D'ACCIAIO
padrone
ideile nobili

elastico, martellante,

elegante-

mente femminili strade

italiane.

Mi

siedo alla

mensa

dei gloriosi Gialli del

Pod-

gora, 11 fanteria, brigata Casale, nel Forte Corbin.

Pranzo giocondo, chiassoso. Circa 30 ufficiali piche divorando rossa pasta asciutta parlano golosamente della prossima inevitabile offensiva austriaca. I gialli del Podgora hanno orgiatissimi

nato di fiori

gialli

la

sala.

Volete che io parli di

voi, cari Gialli, della vostra gloria passata e della

prossima, sicura?
Volentieri!

Mi abbandono. So che saprete dare


purpureo
della vittoria

col vostro slancio al .giallo della smisurata bile ita-

liana lo scoppiarne fragore


definitiva
!

Si brinda alla gloria di Boccioni, di Sant'Elia e

degli

altri

futuristi,

primi fra

tutti

gl'interventisti

italiani.

Declamo parole
le

in libert

che varcano tonando


si

porte della sala aperte sulla terrazza e

tuffano
I

nell'ampio respiro

freschissimo

dell 'Astice

ru-

morismi

della battaglia
le batterie
li

Bulgara cantata da
austriache
Idi

me

svee
gli

gliano certo

Tonezza
la

applausi che
di

echi

delle

lubile dei

saiutano completano montagne e l'infinita orchestra vocontro-echi. Usciamo sulla terrazza del
polifonia

forte che sbarra a picco la valle

profonda
di

di oltre

1.000 metri. Poi su su per una scala


i

ferro fra

calcinacci e

rottami delle cupole d'acciaio gi


il

disalveolate perch
tellato.

forte gi in

parte sman-

F. T.

MARINETTI

20

La tenerezza carnale rosea


da
la

del crepuscolo inon-

vallata,
le

spalma
e

di

olii

dorati
i

le

groppe
ostili,

dure,

gravidanze grottesche,
i

gomiti

le

ondate

ribelli

rigonfiamenti

pietrificati

delle

montagne.
I

nostri

75

campagna

rispondono

rabbiosa-

mente

ai forti

austriaci di Tonezza...

sembra una passerella di corrazzata che navighi nelle acque seriche, viola azzurre dorate del crepuscolo, entrando in un golfo
L'altissima terrazza

sogno fra monti sereni che sognano. Ecco un nostro 149 del Cengio colpisce un baraccamento austriaco sulla groppa del Cimone. Vi
di

scoppia un'incendio. Lentezza molle disinteressata


del suo fumo che sale scapigliandosi e tentacolando con grazia una prima stella.

Braaaaaa...

di

echi

come
di

frane

di

ghiaia.

Un

lontano soavissimo ronzio


gli

aeroplano bevuto da-

ultimi rossori del

Tramonto. Cip cip cip d'ucporta del forte.


a

celli

negli alberi rabbrividenti. Pi, pi... pi... di pul-

cini e galline sotto la


II

maggiore Sannia m'invita

seguirlo nei sot-

terranei del forte.

Lunghi corridoi di carcere. Scale


fra feritoie di vento azzurro.
I

chiocciola

nostri passi echeg-

giano. Pedali d'organo che prolungano cannonate

lontane.

Una camerata

buia con strani movimenti

d'alghe marine. Sono soldati che dormono. Altra

camerata con respirazioni e puzzi folti, taspri, stipati, selvaggi, ammoniacali. Finalmente un moc-

21

L'ALCVA D'ACCIAIO
ci

colo sospeso lingueggia giallastro e


dei pacchi

guida verso

enormi
!

Su, alzati

sonno e di odore di stiva. dice il maggiore scuotendo uno dei


di

dormienti.
E' un disertone austriaco. Indovino
chi celesti nel viso biondiccio.
rio.
i

piccoli oc-

Breve interrogatoparla
Italia
Ita-

Appartiene
si

alle

truppe d'assalto,

liano,

dice slovacco.

Ha

lavorato in

in

una fabbrica di birra. Perch hai disertato? Perch il mio tenente mi ha schiaffeggiato ieri. Ogni sera di pattuglia. Sono stanco.

L'offensiva austriaca sicura, non vero?


e anche la data mezza dall' Astico 2 e
S

fissata
al

il

15 giugno
l'attacco

alle

mare,

ma

importante sar nel centro.

mo
che
le

Ti hanno dato da mangiare e da bere?


S.
i

Rimontiamo. Sulla terrazza sotto trilli gioiosi delle prime stelle fra gli immensi ventagli freschi
dell' Astico

sicuro ritmato

come

il

sangue d'un uo:

forte,

il

maggiore Sannia dice


due
dei

il

Dato

lo stato dei

eserciti

ormai sicuro

primo

due che oser un'offensiva genera-

non la vincer sar perduto per sempre... Quanto diversi, nostri disertori Noi abbiamo avue
i
!

to

nella brigata solo

3 soldati

fucilati

per diser-

zione.

Uno appena
tre

uscito dalla linea fu subito in-

seguito da una pattuglia ordinata da


lato
a

me

e fuciGli
tro-

passi

dai

reticolati

austriaci.

F. T.

MARINETTI
lettera

22

vai

addosso una

che spiegava
il

la

sua diser-

suo ottimo stato di Non mi far amservizio. Scriveva alla moglie mazzare dal dispiacere. Domani mi dar prigioniero agli 'austriaci. Conserver cos la pellaccia per il dopo-guerra quando verr a spaccarti il cuore per pagare il tuo tradimento... 11 secondo disertore fu preso dai carabinieri mentre abbandonava la Non vado via per paura. Me ne linea. Disse frego degli austriaci. Voglio andare a Trapani a uccidere mio padre che ogni notte va a letto colla mia fidanzata. E il maggiore concluse Con simili disertori
:
:

zione veramente strana dato

si

deve assolutamente vincere

la

guerra.

II.

LA

DAMA AL BALCONE

E LE SERENATE MASSACRATE

Il

14

Giugno
l'urto

aspetta
batterie

rutto pronto. La nostra linea con sicurezza. Si parla di nuove austriache non ancora individuate. I

pessimisti
disfattista

insistono

sulte

pericolosa

propaganda
Io

che Milano e Torino particolarmente inoai

culano colla posta


tenuto tutta
del
la

soldati

in

linea.

ho

trat-

posta delle batterie nella baracca


preferibile distribuire

Gruppo. Credo
alla

un ran-

cio accurato invece di troppi sentimentalismi postali

vigilia

di di

una battaglia decisiva. Tutto


batterie

lo

forte CorArde e seguendo la cresta di Sculazzon in Val D'Assa raggiunge gli Inglesi a Cesuna, con le sue 200 bombarde, e le

schieramento

che

dal

bin lungo Val D'Astico gira la cima

mitragliatrici
all'urto

fucili della

brigata Casale, pronto

che

si

prevede furibondo, decisivo.

Abbiamo bene pranzato nella baracca di legno e lamiera del Gruppo bombardieri, che appoggia
le

spalle

dei-roccioni grigio ferro in forma di

piccole torri.

Fumiamo serenamente
un

sull'orlo della

Valla tella Sila verdissima bacinella quieta,


di

colma

silenzio alpino, sospesa da

lato alle creste

F. T.

MARINETTI
dall'altro alla strada

24

del

Cengio e

che

v,a al

forte

Corbin. Dolcezza languida, mansueta della sera

madreperlacea che cede docilmente .all'ombra salente delle valli profonde.

Un

frastuono

ci

scuote.

Allegria degli echi turbati da


dolinata.

una singolare man-

Sono
gli
I

miei bombardamenti che vogliono

invitare

austriaci

sotto di noi.

alla prossima danza. Eccoli due primi grattano disperatamente


i

due mandolini, due

altri

li

seguono battendo a
di

gomitate e a calci delle

latte

benzina. Dietro
il

viene sculettando e sgambettando

violoncellista.
dii

Ha

per violoncello un lungo attaccapanni


si

ferro.

L'orchestra

ferma per fare


la

agli

ufficiali

una

serenata, sotto

gesticolazione frenetica del pi

fantastico direttore d'orchestra.

Porta

in testa

una gamella obliqua,

sulle 33,

a
le

guisa di berretto inglese. Si legato sul culo

falde rialzate del cappotto per imitare l'antica foggia

militare italiana.

Buffonescamente
la

insulta

melopea con lazzi e pernaech.i fragorosi. La tempesta di rumori e di grida sveglia gli accampamenti nella Valla tella Sila.
Applausi. Applausi e ironie volubili degli echi
freschi ventilati da morbidi

suonatori cadenzando

rombi lontani.
al

L'orchestra

si

ferma davanti

Comando

del

Gruppo.

Il

capitano mi prega di parlare. Si affol-

lano bombardieri, artiglieri e suonatori.

Cari bombardieri, cari


meravigliosi

artiglieri

e fanti d'I-

talia,

grazie di tutto cuore per la serenata a noi e


i

per

pernacchi scagliati contro

gli

25

L'ALCVA D'ACCIAIO
!

austriaci

La vostra fragorosa
che tramonta e
di

allegria

dimostra

al

cielo, al sole

alle stelle,
tutti
i

che sapete

spavaldamente infischiarvi
certa probabile
alle

pericoli!

Voi

avrete appreso dalle molte informazioni che se non


la

grande battaglia questa notte

due e mezza. Io personalmente ci credo. Ad ogni modo ci non vi preoccupa, come vedo, non pu preoccupare nessuno poich altre informazioni e queste certissime mi hanno convinto come hanno convinto tutti capi che l'intera linea italiani
i

dall' Astieo al
ta

mare

pronta, assolutamente pron-

non soltanto a resistere a qualsiasi offensiva austriaca, ma anche a rintuzzarla vittoriosamente. Ricordatevi qualsiasi offensiva, anche strapotente, sar massacrata. Cadorna non era un generale incapace. Ebbe soltanto il torto di non dimettersi, quando si sent stanco e logorato. Fu lui che scelse la linea del Piave, ed una linea forte. Ora di acciaio. Resister. La lotta sar aspra, e vi saranno momenti gravi, forse delle oscillazioni. In quei momenti, pensate che quella pianura veneta, laggi,
:

il

letto della
il

nostra sposa unica e divina


delle
piedi,

l'I-

talia...

letto

vostre spose che adorate...


custodite
la

Voi,
scala
sate

ritti

in
gli

porta,

la

che

austriaci
il

vorrebbero assalire! Pen-

che cedendo

passo un solo istante voi per-

mettereste vergognosamente a quelle canaglie di

entrare in casa vostra, piombare nel vostro letto


e

possedere

le

vostre donne. Meglio morire!

Sono

certo che nessuno di voi vorr essere un vile idiota

F. T.

MARI NETTI
Ed

26

e becco contento.
svegliati a

ora andate a dormire, sarete

tempo opportuno! Giudicai opportuno di svestirmi per riposarmi

meglio.
In branda a 6 centimetri dal tenente Bosca. Abbiamo fra di noi come orinali un bossolo da 75 ed una scatola da conserva. Ogni 5 minuti (verifico l'orologio alla mano) la notte silenziosa succhia una * nostra granata da 149 uuuussss uuuflf Mi addormento. Alle 2 e mezza siamo svegliati dal bombarda.

mento.

sarsi

Bosca,
ci

ci

siamo.

Mentre

vestiamo sentiamo crescere, addeni

sibili delle granate austriae centuplicarsi che che fanno, passando sui roccioni e sul tetto di lamiera, l'illusione d'un 'enorme corrente d'acqua col loro rumore di seta lacerata. Passano a un metro o due dalla lamiera che vibra e vanno a scop-

piare in vai Sila.

Bombardamento
danza
di

feroce, pieno, continuo.

Abbonsiano

munizioni.

Gli austriaci credono


in

annidate molte batterie

Val

Sila.

Siamo
saldato
al

tinti

in piedi col respiratore inglese

bene

viso. Fuori buio.

Un

vago sentore d'alba


fragori
gli

verso

il

Cimone. La
irritatissimi,
le

vallatella piena di

violenti,

fra le vendette

squarciatut-

menti e
to,

minacce urlanti degli echi. Controllo


gli

chiamo
il

uomini. Sul
sibili.

tetto di

lamiera scorre didi

latato

fiume dei

Ho

l'impressione

essere

27

L'ALCOVA D'ACCIAIO

immerso in quel fiume che cresce. La baracca sembra abbracciata da un'inondazione di sibili.
Verifico
il

respiratore di ogni bombardiere.

gas
oc-

lagrimogeni cominciano
chi.

ad

agire

sui

nostri

Bizzarrissima sensazione di piangere senza


nostre batterie rispondono con un fuoco

dolore. Albeggia.

Tutte

le

precipitato.

Le vampe continue

fitte

vestono

il

Cengio d'un convulso drappeggio di fuoco. Val Sila piena di fumi bianchi, grigio-perla che si sfilacciano forati dalle

vampe

delle nostre batterie.

Ecco una sorpresa che ci lascia presto indifferenti un nuovo tipo di granate austriache che
:

scoppiando lanciano
Strani vermi di

in alto lunghissimi
alti

vermi on100 metri.

dulosi e perpendicolari

50

e talvolta

fumo

anellato che talvolta

non

riescono

a rizzarsi e allora si

sviluppano orizzon-

talmente scrosciando e borbottando nella vegetazione.

Sono granate

segnali che servono ad indi-

care agli osservatori austriaci un punto di caduta

Le batterie auCampolongo, Luserna, Tonezza, sembrano avere una questione personale con Val Sila. Concentramento di fuoco contro di noi. I telefoni non rispondono pi. Il mio attendente Ghiandusso viene con una cainvisibile

nelle vallate profonde.

striache di

tinella

piena d'acqua
le

seguito

dalla
i

mia cagnetta
esercizi

Zaz. Ghiandusso

impone

soliti

ed

eccola seduta sul culo, schiena ritta con un gior-

nale piegato in bocca.

F. T.

MARINETTI
il

28

Senza togliermi
toilette a

respiratore,

faccio

la

mia

dorso nudo nell'acqua diaccia.


viso, e parto col capitano per
Il

Non

posso

lavarmi
i

il

raggiungere

miei amici in batteria a Sculazzon.

monte Priastilettate

for fiata

vampe.

Fiati di
le

fuoco

tra le labbra nere,

occhiate di fuoco sotto


di

palpebre nere,

fuoco dalla pancia nera del monte.

BRAA
dalle

bulbubu
ci

BRAA
a

conduce

vuvuvu delle Forte Corbin


il

valli.

La strada che

tempestata

granate. Nel forte trovo

capitano Melodia, magro,


alla beffa.
al

onduloso, allegro e pronto

Scendiamo

con
Il

lui in

un sotterraneo che d
si

camminamento
due lampadine

Cima Arde.
mio capitano

munito

di

Dopo avere seguito per 10 minuti un camminamento sotto il cielo sibilante e lampeggiatissimo giungiamo ad un vero pozzo di
elettriche.

tortuoso

miniera.

Curvi

ci

inoculiamo

in

una

galleria

tutta stillante su un terreno sempre pi sdrucciolevole. Il pozzo scende nella spina dorsale di un costone fortificato. Riconosco ormai il cammino che ci deve condurre alla famosa Dama al Balcone. Infatti dieci passi dopo sbocchiamo nel fulgore sfarzoso di centomila feste da ballo centomilioni di candele del masriunite. Sono
i

simo proiettore
sentiamo
gliatrice
la

che

sorveglia

striache in Val D'Astico.

le posizioni AuPausa abbacinante. Poi


il

danza furibonda e
,

ta-ta-ta-ta-t

ca-

priccioso, spietato ironico e femminile della mitra-

Saint-Etienne

che,

sei

metri

destra,

29

L'ALCVA D'ACCIAIO
come una Andalusa fuoco
rossi
di

sputa
rofani

passione e gadi

dal

suo balcone mascherato

fo-

gliami, E'

lei la

leggendaria

Dama

al

Balcone

della

brigata Casale.

Una
per

Saint-Etienne prodigiosa. Si ricorre a


punti pericolosi.

lei

la difesa dei

Non

si

inceppa

mai se servita e accarezzata dal suo amico mitragliere Buco, un pugliese magrolino, olivastro, dagli occhietti furbi tutti a Lampi che si mescolano
ai

lampi

d'una

risata

bianca

continua.
di

Mec-

canico provetto.
la

Non ha mai

bisogno

smontare

sua amante per pulirne il cuore. La domina impugnandone la groppa flessuosa, la pizzica, la solletica. E la Dama elegante in nero si curva gi sugli abissi dove fervono le serenate austriache
e sputa, sputa
i

suoi innumerevoli fiori veementi

che uccidono

romantici e audaci suoi serenatori.


la

Buco mi
tore.

saluta offrendo

sua risata

allegra

allo splendore elettrico bianco azzurrino del proiet-

Siamo

glorificati, divinizzati dalla versicolore

splendida

pazzia

delle

farfalle

che

si

slanciano

ebbre d'oro nel gran fascio di luce, cozzano ruzzolano, piroettano contro
il

grande occhio vetrato


in

divenuto

ormai accecante.
delle

La rabbia

cannonate

rissa

con
il

tutti

gli

echi mugolanti accresce la fantasia e

mistero

di

questa notte ultra-romantica innamorata di morte e


d'ilarit crudele.

Tragicamente come uno spettro


il

dalla tonda pancia di metallo in fusione,

proiet-

tore che funziona a distanza esce dalla sua caverna

F. T.

MARINETTI

30

e s'avanza sul binario Decauviille fin sull'orlo della


roccia a picco,
cela nel buio.

poi retrocede senza

rumore

si

Dal fondo
vimenti
le

della

caverna
e

foto-elettrici

regolai

no, sulla sfera girevole di


di

un apparecchio
di
si

mo-

spostamento
il

accensione.

Ma
ultra

rotaie sotto

proiettore -brillano e
il

torcono

come

serpenti fosforescenti e

mio sogno

acoeso vede realmente camminare >un formidabile


spettro dalla pancia vetrata
tutto

convulso nello

sforzo di liberarsi dalle farfalle in foia. Si avvicina


austero
e

minaccioso

alla

troppo civetta

Dama
pi.

mitragliatrice che schiamazza, sbraita

sempre

contro

suoi corteggiatori della valle.

La

bella

Dama

d'acciaio

respira

golosamente
:

l'eccitante miscela degli odori notturni


violette,

vaniglia,

menta selvaggia, tutti pepati dall'odore aspro dominatore della balistite. Sembra ballare pazza di gioia la sua strana danza
acacie e
a

schiena curva.

Fumano
i

suoi capelli sciolti.

Il

mitragliere le stringe
tita

fianchi e l'ombra ingigan-

della coppia bizzarra

danza proiettata

cento
di

metri davanti a noi sul tondo,


luce che
sulla
il

enorme cerchio

fascio

luminoso del proiettore stampa


sopra, intorno, altre
le

nebbia. Vicino, sotto,


strabilianti
:

ombre
festa

nostre. Labirintica prospet-

tiva fra gli specchi irreali

numerosissimi

di

questa

da

ballo.

Buco mi

dice

Elegantissima!

Come bella Come balla bene!


:

la

mia dama

E' un po' ca-

31

L'ALCVA D'ACCIAIO

pricciosa e suscettibile,
feuona
a tutti!

ma non con me. Con me


fedele,
il

Mi Mi d
!

stata
tutto
il

sempre

mi preferisce

suo spirito e

suo ingegno...

Gode, veramente gode quando

io la olio di baci...

ha un odio speciale per quella stupida, pettegola che vorrebbe tenerle testa l davanti a noi!.

Sentiamo
sopra
le

infatti le

numerose

pallottole della mi-

tragliatrice austriaca frugare


tri

brutalmente a 2 mea

nostre teste nella vegerazione buia.


al

La

Dama
:

Balcone

la

deride,

la

insulta

perdifiato

Idiooota

ta-ta-ta-ta-ta-ta-

Idiooota

ia-ta-ta-ta-ta.

Rispondono

tutti gli

echi dei muraglione di faccia,


vieta di

ma una
sforzi

gran nebbia

ci

vedere malgrado
la

gli

insolenti del

proiettore
gli

strada austriaca

da dove scendono

assalitori. Gli echi irritati

sedotti ridono essi pure, conquistati dalla festa


ballo, moltiplicando
i

da

loro lunghi

gia-a-a-a-a-a gia-a-a-a-a-a giiia-a-<a-a-a-a

Sembrano frane
sti

di

ghiaia

meglio grida di
palpitano
batta-

popolo sfamato sotto l'opulenza esplodente di quepalazzi rocciosi.

Le

stelle

altissime

come
!

segnali luminosi di
.

una lontanissima

glia di pianeti

No no

sono

le

sonagliere di molleggdanti equi!

paggi invitati celesti

Mille, mille bocche ridenti di

dame lontanissime
ciano,
si

affacciate allo Zenit. Si sbrac-

sbracciano per gettare nella grande festa


tali

da ballo perle, perle ossessionanti e


presto
la

da mutare

danza

in

una

rissa di folgori avvinghiate,

F. T.

MARINETTI
si

32

che

contendano

delle

campane montane. Ma
i

le stelle

purtroppo sono gi ridiventate ci che sono


:

in realt

rubini che ornano


alle

volanti dinamici

delle

gonne

divine ballerine che non balleSaluto

ranno purtroppo mai con noi!

Buco,

passo sotto una vlta fronzuta. Urto nelle spalle di

un enorme bombardiere. Siamo in una delle piazzole della batteria di Melodia. Fooc! srrrrrrrrrrrr. Seguiamo in alto l'ascensione di una bomba da 58. Eccola gi in discesa mugolando gi gi nella vallata SCRABRAAANG. Si riprende il camminamento.

III.

LA BATTAGLIA CHIMICA
E GLI ALONI AZZURRI

Nei

prati

alti

che

strapiombano

sulla

con-

fluenza dell'Astico e dell' Assa, la battaglia si spalanca davanti a noi con un milione di
brili

vampe
ci

feb-

e dei vasti roteanti volumi d'aria che

squas-

sano

fra la vegetazione torturata e singhiozzante.

destra scoppia nel folto fogliame nero

SGRAGRANG-GRAANG
una Spraangranata. Il graticcio di verdura che ricopre il camminamento diventa per me un pergoLa terra lato satanico dai grappoli furibondi.
sembra sventrata dagli atletici colpi di rena delle nostre bombarde. Invisibili sotto di noi slanciano loro bottiglioni di a gara con brutalit ubriaca sciampagna esplosiva in alto, in alto e li guardano
i

ammirati la bocca al cielo, senza curarsi degli immensi tondi maestosi rimbombi che quell'alcool
massacrante produce a 600 metri sotto di loro. Ci sdraiamo per riprendere fiato su un declivio mentre la luce torbida dell'alba sbianca la curva

F. T.

MARINETTI
di

34

dei

fumi e svela sui fianchi prativi


i

Campolongo
di

in faccia a noi

villaggi
di casette

di

Rotzo e

Albaredo,

Piccole
umili,

mandre

bianche dal

tetto rosso,

timide, infantili, estatiche, beate.

Le nostre batterie da 149 tirano accanitamente con sempre nuove rotaie buttate sulla valle contro la Croce di Alenburg. La Croce appare incensata da
fumi bianchi, neri; blocchi, cerchi, ovi, losanghe,
pacchi di

fumo che spacchettano


di

delle stelle violente

d'argento votivo.

Pi gi 3 case
te.

Rotzo godono d'essere spaccas

Si

fumano spensieratamente da
sigarette.

come

pacile

fiche

Invitano,
le

implorano o sfidano

granate nostre che


lissima.
Il

sfondano con volutt crude-

villaggio di

Rotzo ha

delle linee semplici,


gli elastici

caste, sante

come

dipinto da Giotto sotto


gli

ondulanti arabeschi e guinzagli che


il

scaglia forse
I

genio dinamico plastico

di

Boccioni.

volumi mo-

struosi e lenti dei fumi sono assaliti dalle pressioni


d'aria formidabile, giganteschi boa di forze torride

che

li

arruffano, impacchettano, globalmente. Sali

gono

fumi,

ma sono

ricacciati gi,

scopati dalle

ventate furenti e rinascono pi tenere,


quille,
di

pi tran-

pi attente, pi sottomesse le sette casette


ai tetti
il
il

Rotzo. La luce che cresce d

colore

del sangue.

Sono forse segnate per


Il

macello quelle

strane pecorelle?
tato.

campanile da tempo decapil'urto

Penso

al

tragico fermento molecolare di quel-

le

fragili

mura che presentono


li

acuto di

diabolico pesce d'acciaio che

sfascer.

Semerano

35

L'ALCVA D'ACCIAIO
in

anche bianche polpe di cadaveri


grigio verde
gli

fondo

al

mare

fumoso

di quest'alba sottomarina fra

assalti

voraci degli innumerevoli squali esplo-

sivi.

Valli, valloni, valloncelli, burroni, vallette,

con-

che

torrentelli

si

seno

svegliati,

ghiozzano e strillano a perdifiato. M invade e scoppiano ovunque moltiplicando


grugniti,
rutti,

gemono, sinPoi una collera


i

loro
valli

sputacchi,

vomiti lugubri. Le

ampie sono sdegnose


senza fretta ingoiano
tarli

nelle loro digestioni


i

sonore e
dei

pesanti fragori per rivomii

masticatiissimi

tra

denti

stridenti

loro

echi che brillano e tintinnano di passione.

Sentiamo sotto

piedi risuonare

polmoni,

le

budella e fino in fondo lo sfintere della

montagna
di

dove

si

sono

(infilati,

asserragliati e stipati infiniti

rumori. Alle nostre spalle frana una valanga


appassionatissimi. Li distinguo
rici,

echi

tutti

ovoidali, sfetutti

serpentini, piramidali, cubici, stracciati,


furia

accalcati nella
battaglia.
coiti

goliardica di partecipare alh

Risse, corse, fughe, salti, capitomboli e

forsennati di rumori.
gli

Ormai
tutti
al

echi

si

sono

fatti

esperti, attentissimi,

loro posto

come

vedette.

SPRANG-SPRANG di cannonata e BRAAAA BRAAAA di echi. Vi sono in alto loggioni di Echd


affollatissimi

che fischiano. Sono molto pi nume-

rosi Ideile cannonate.

da

10, 20,

Ogni cannonata aspettata 30 echi pronti a schiacciarne il fragore


spremerlo, allun-

sbranarlo, lacerarlo, liquefarlo,

F. T.

MARINETTI
spezzettarlo

36

garlo,

per poi riscagliare tutto con

schizzi, sputi, scherzi, rabbuffi e risate, risaaaate,

risaaaate

infiniiiiiiiiite.

Sento lontanissimo dietro di


dei colossi

me

rumoreggiare
la

che certo buffonescamente calpestano

lamiera del mare Adriatico. Certo

le platee della

pianura veneta applaudono e ridono. Nel cielo, migliaia di rumori ginnasti dondolano sui trapezi del
vento, giuocano e ridono.

Noi non possiamo

ridere, colla faccia presa dal


ci

respiratore inglese, che

d, colle sue tubature,

dei profili di originalissimi palombari immersi in

un mare

di

gas asfissianti e lagrimogeni. Ecco

la

terribile iprite!

Gli ufficiali verificano


v teo dei soldati.

ii

respiratore inglese su!


il

Hanno

tutti

naso prolungato mocaucci che scende


formichieri,

struosamente dalla tubatura


nella gialla
altri

di

musetta. Alcuni sembrano

fanno oscillare dei misteriosi cordoni naso-

ombelicali.

Una
di

luce di rogo crepita improvvisanoi


;

mente dietro
cavalietti

sono strani viluppi neri di

re-

sina e catrame che cuociono e

fumano sospesi su

come

porci impalati, spandendo un acre

odore-vapore

anti-ipriiico.

La trincea sembra un laboratorio chimico pieno


di

scienziati impazziti.

Impazziti forse dalle con-

tinue

nuove miscele sempre pi pericolose azzanla

nanti e massacranti che

valle smisurato lam-

bicco fornisce a noi pronti


risolvere
i

ma un

po' ansanti nel


lirica

problemi di questa cos

e pur

87

L'ALCVA D'ACCIAIO
:

scientifica battaglia chimica

acetilene,

solfuro di

carbonio, acido solforoso, cloropicrina.

TUM-TUM BROONG
d'un nostro 75 da campagna,

Rispondono

gli

echi

BRAA
bu-bu-bu-bu-bu-bu
vu-vu-vu-vu-vu-vu-vu

Entrano
tiglie,
i

in

scena

g.rossissimi calibri. Sulle botdi

bottiglioni
i

esplosivo

inebriante

crol-

lano ormai

barili giganti.

la frenetica
si

giovent
scatena

baldanzosa dei gas a lungo compressi


nella

domenica di tutte le libert omicide. I barili cannon bastano. Bisogna sventrarsi, pensano montagne noni, e gettare a manate e a palate sulle
i

in

giro le

nostre lunghissime budella di bronzo.


le

Inghirlandiamone anche
sotto
i

cime che ora tintinnano


fati-

primi buffetti dorati del lontanissimo


I

coso sole nascente.

me

rumori salgono, salgono, cospiraliche budella nere a strangolar le cime pervi

ch se mai

fosse

un nostalgico pastore a sognare,


di tutte

possa pensare d'essere immerso a capofitto colle

punte dei monti nel pi spaventoso inferno


le religioni.

Prendiamo
cilieri

il

camminamento e

poi

la

trincea della

brigata Casale. Si scende dietro le spalle dei fu-

che scattano, sparando pim-pam-pam-pam, gruppo di mitragliatrici innaffia gi con un ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta che non cessa, un burrone a 300

Un

F. T.

MARINETTI
di

38

metri sotto di noi granulato

piccole

forme che
tuffarsi

salgono.
nella

nastri delle cartucce

corrono su a

macchina sussultante come


il

frettolose di tro-

varvi

varco e per
i

la

canna precipitare con gioia

contro

corpi vivi che appetiscono


si

Sulle bocche delle mitragliatrici

aprono

e chiu-

dono fulmineamente orchidee


fecordit.

e giaggioli scarlatti,

argentei e dorati. Flora tropicale dalla telegrafica

Valle Ghelpa mette 200 metri di vuoto tra noi e


la trincea

austriaca di

Cima Tre Pezzi incoronata


un fumo elegantissimo
dove
a
si

di

fumi neri zaffiro, smeraldo e celeste verdolino delicatissimo. Svolazza via


,a

mille pieghe

come una

veste di Poire. Sentiamo


dice
gli in-

che

la battaglia

infuria a destra

glesi

abbiano ceduto. Siamo


verso destra

Sculazzon fra

le

mie bombarde con l'amico Mattoli.


Si tira
in

un punto
Il

della valle

ormai

trasformato in un vulcano.

ritmo della fucileria

opprime
stato

il

cuore. Corre voce nella lunga trincea

della brigata Casale

che

gli

austriaci

900 yards
il

agli inglesi

hanno conquicon un principio di


il

accerchiamento che avrebbe per obiettivo


Tutto
l'

Cengio.

blocco

di

Asti-co e l'Assa

montagne che s'incunea fra in pericolo. Passano uomini e


di

uomini con cassette


le

munizioni.
la

Hanno
I

spostato

mitragliatrici

verso
di

destra.
il

telefoni

per

funzionano. Ordine
barde.

cessare

fuoco delle bomnello strariil

Ma

una

lieve angoscia ci

punge

pamento

dei fumi

che ormai hanno invaso tutto

39

L'ALCOVA D'ACCIAIO

paesaggio oscurandolo. Siamo .ripiombati in una


specie di notte caotica fra
l'aria
i

gli

altissimi scossoni del-

dove viaggiano come su mille binari paralleli proiettili dei grossi calibri. Impera ora il 280.

Interviene tirannicamente

il 305 di tratto in tratto. Questo che scoppia certo un veliero carico di

esplosivi spinto in questo

mare

di

fumi per colmare,


gli

incagliandosi, lo stretto che separa


gli

Austriaci e

Inglesi.

Oh

con quale fierezza

italiana io

ammiro

buoni
trin-

fanti della brigata

Casale che sparano nella

cea! In uno squarcio di luce ancor torbida una


allucinazione o una realt stranissima assale
occhi. Ogni soldato che spara sussultando
i

miei

al

suo

parapetto ha uno strano alone azzurro-rosso intor-

Sembra un molle globo di nebbia, una ruofumo azzurrino. Ne noto tre, quattro, venti, cento. Mi alzo e nell'angosciosa precipitante frenesia della fucileria seguo la trincea. Certo ogni combattente appare ai miei occhi come un nucleo opaco o meglio come il mozzo di quella misteriosa ruota
no a
ta

se.

di

di diafano azzurro. Intuisco cos la

presenza della

vita

vissuta

che

avviluppa ogni combattente nel

momento
Sono

della battaglia.,
di gioie
si

grovigli di giorni passati,

godute,
arrotonle

di dolori sofferti che affettuosamente

dano sull'uomo
forze
ostili

nel

giuoco supremo; quando

lo

assaltano

da

ogni

parte.

Ogni
so

ruota

azzurra
le

diversa
di

dall'altra,
vita,

non
la

se

per

l'et,

condizioni

coscienza.

F. T.

MARINETTI
le

40

Malgrado
polifonici

ondate sbattenti dei fragori e degli echi

odo quelle ruote azzurre veramente di donne in lagrime, gridio di bambini al sole e la madre impietrita che singhiozza, e il viso del padre che si
io

vive chiamare, gridare, implorare. Voci

scolora leggendo

il

giornale, e la bocca soavissima

fresca che mostra le sue perle pi ricca di ogni ric-

chezza.

Ecco sfioro
viso
cotto
e

la

schiena
:

d'un forte soldato dal


nel

dal

sole

sono

suo

alone

az-

zurro

ve

tremo come chi entra nella casa do-' morto qualcuno fra pianti disperati. Il

soldato che

m'

vicino e che spara, spara, affret-

tando
alle

colpi forse

un marinaio. Chi pensa pi


che cinguettano sul capo

fischianti

pallottole

coi

primi passeri indifferenti? Sono preso dalla

gioia di scoprire

una nuova legge. Ben lontano dai


pi pericoloso d'una battaglia
i

Bergson seduti
trovo nel
la

nelle cretine poltrone universitarie

momento

soluzione di molti problemi che


libri,

filosofi

tranno mai scoprire nei


svela che alla vita.
Il

poich

la vita

non ponon si
coloro

segreto amplesso del passato


si rivela a

e del futuro nella stessa coscienza

che

tutto

baciato,

sudato, pianto, il passato hanno vissuto, morso e masticato e che vogliono fra le
le

carezze o

gomitate della morte vivere, baciare,


il

masticare e soffrire
I

loro futuro.

fanti della brigata

Casale mi appaiono
sfrangiano

come
a

astri nella loro

atmosfera gassosa di luce azzurra.

Atmosfere

ruotanti

che

si

simili

41

L'ALCVA D'ACCIAIO
dentate
Il

ruote
taglia.

della

gran

macchina
la

della

bat-

mistero mi avvince,

divinazione mi
di
in-

incoraggia.

Ogni ruota formata, tessuta

numerevoli piccole ruote. Pi queste piccole ruote


snelle e

ruota globale chiude fortemente

combaciami sono numerose, pi l'alone o il nucleo che

pi compatto.

Quando

facile decifrare e contare le

ruote secondarie che girano sul combattente, questo ha

un nucleo pi fragile e pi scoperto; e la massa di sensibilit vissute, ondeggiando elasticamente e agganciandosi ad altri aloni, lo protegge poco o affatto.
Potenza della nostra razza meravigliosa e della
sua sensualit dentata, polputa e coperta di bocche

come una
tutte
le

piovra! In quelle ruote azzurre

vi

sono
pa-

forze affettive dei congiunti,

amici,

renti,

figli,

madri,

amanti e bambini che unite


e piaceri passati corazzano
gi
i

alle forze dei dolori

combattenti.

Avevo
scattanti,

ammirato
la

la

bella

qualit

d'uomini che distingue


tforti,

brigata Casale, uomini


visibili,
i

agili,

con muscoli
Li

denti e

capelli

ben

piantati.

ho

sentiti

migliori della

razza eletta perci capaci di amare, pi amati, pi


ricordati, pi istintivi. Amici del sole e del mare, sanno agire bene senza pensare, hanno quasi tutti oggi un forte alone azzurro d'affetto e di coraggio

protettore; vincono, vinceranno,

hanno

gi vinto,

ne sono sicuri.
Infatti

gesticolante del sole

mentre cresce dovunque la spavalderia scopando via con le sue lunghe

F. T.

MARINETTI
le

42

scope d'acciaio e d'oro flessibilissime

immani

matasse
stato
vi

di

fumi, nebbie, fragori, rumori, io con-

che fra questi combattenti dagli aloni azzurri


feriti,

sono pochi morti, molti


e
sicuri

ma
pi

questi ragforte

gianti

d'una

prossima

salute

domani.

Tre ore dopo rientravo al Gruppo. Riordinamento delle linee telefoniche rotte. I guardaifili

corrono
dei

sulla

strada.
l'altro
in

Uno
rotoli

porta
di
filo.

l'appa-

recchio
tro

telefonico,

Incon-

porta-ordini
isu

biciclette

veloci

che on-

deggiano
granate.

gi

nei

vasti

buchi scavati dalle

Il fuoco austriaco rallenta sempre pi. Giungono le ultime granate colleriche disperate. Trovo al Gruppo bombardieri le prime notizie e le

voci che corrono false, vere, imprecise. Molti feriti,

pochi morti.

nostri muli massacrati.

nostri

fanti contrattaccano

con

gli

Inglesi a

Cesuna per

stra vuota in

300 yards perduti. Una baracca nofiamme. Il bombardamento austriaco Gli Austriaci si accanisce ancora su Campiello. hanno preso cima Ekerle agli Inglesi. Molti colpi sono caduti su Piovene e su Schio. L'offensiva austriaca generale dal Val D'Astico fino al mare;
riprendere
i

fcon

fluttuazioni

la

linea
la

nostra resiste poderosasicurezza della vittoria.

mente. Sento nell'aria


Alle 10
il

bombardamento che cominciato alle due e mezza di notte completamente cessato. Val Sila riprende la sua fresca anima alpina, bacinella di silenzio puerile, tenero, nostalgico.

Ma

l'in-

48

L'ALCVA D'ACCIAIO

vade un nuovo frastuono veramente inaspettato. E' il corteo orchestrale di ieri sera che gira spac-

cando
i

timpani colla virulenza delle latte percosse,


i

lazzi,

pernacchi.
Il

Hanno

aggiunto due chitarre

e un

clarinetto.

direttore impazzisce gesticolando

sembra guidare buffonescamente l'anima ancor commossa della Patria alla fiera finale dove rsaranno macellate e mangiate dai panciuti e ghiotti
di gioia;

cannoni

le

mandre

austriache.

Mi addormento in baracca affranto, soddisfatto. Sonno pesantissimo. A mezzo giorno due nostre cannonate mi svegliano dandomi l'illusione di Ghiandusso battente alla

Ho

mia porta. Grido nel sonno Ava-a-anti. preso due cannonate per un innocuo bussare

tanto il mio sonno fu profondo. Tre giorni dopo il generale Monesi in automobile si ferma davanti alle baracche del Gruppo. Entra, allegro. Eccellenti notizie. Con La sicurezza di un
alla porta,

generale vittorioso, dopo avermi detto


stito alla

di

avere assi-

serata futurista di Brescia mi parla del


degli Austriaci

piano
igliarci

fallito

che speravano
il

di

ta-

fuori facendo cadere tutto

massiccio nostro

(Forte Corbin,

Cengio e poi
posizioni

al

Cima Arde, Cesuna) giungendo al Pao con un aggiramento. Le nostre


fermi.

perdute del Tonale sono riconquistate.


il

Asiago,

Grappa sono
del

Abbiamo perduto

una parte
Il

Montello sul quale pesa lo sforzo

principale degli Austriaci, che sono per contenuti.

generale Monesi parte sotto una pioggia di-

F. T.

MRINETTI
mentre
si

44

rotta,

straccia

il

nebbione agitato e
nostri

dila-

niato dal vento

che sale da Val DAstico inesau

ribile caldaia di nebbie.

tacciono mai e

loro

(proiettili

75 campagna non hanno dei rumori

di siluri sull'acqua.

Ptoo!... fisssss

Pto! Pto! Pto!

fiiiiii

Ptoo! Ptoo! Ptoo!


Il

fiiiii

19 giugno all'alba vedo venirmi incontro Zaz

allegra e civettante

seguita dal suo

con in bocca un foglio di carta, nuovo corteggiatore Lig cagno-

lino buffo incrocio di barboneino e di


stardo.

buMog

ba-

Agilissimo con mosse

di

cavallino,

fulvo

come Zaz ma

frenetico di mosse,

musino

delicato

con una strana punta rosea-nerastra, occhi acquosigrigi, grazioso, intelligente, vivace, non pi giovanissimo. E' sempre in foia. Assale amorosa-

mente Zaz
a volo
il

e le

strappa
:

il

foglio di carta. Io

foglio e leggo

Bollettino Diaz

901

prendo

prigionieri austriaci, e circa

striache catturate.

quistando

il

300 mitragliatrici auLe nostre truppe stanno riconMonteMo e ricacciando gli austriaci ne!

Piave

Il 21 giugno sera sorveglio e dirigo un lavoro di mine per piantare una nuova baracca. Tre bombardieri intorno al pisioletto conficcato in una piega della roccia. La mazza bene impugnata da braccia

rudi gira sulla mia testa scintillando ogni volta

rosea in alto negli ultimi raggi obliqui del sole.

Il

secondo bombardiere ogni tanto spinge

il

raschietto

4>

L'ALCVA D'ACCIAIO

nel buco per togliere la polvere.

Con

cura intro-

duco
metri

la sabulite,

capsula e miccia. Tutti via a 50


Il

di distanza.

bombardiere d fuoco e fugge

Tum Tum PRAANG


Poi
i

tonfi toonfi dei blocchi ricadenti.

Zaz ab-

baia e corre mentre un porta-ordini in bicicletta


iarriva

trafelato.

Il

capitano legge e mi comunica

d'ordine di partire per Scandiano e raggiungere


le

squadriglie di Auto-Mitragliatrici blindate

alle

:;uali

sono assegnato.

IV.

UNA DONNA -PREMIO


22 giugno, partendo da Val

Il

Sila a piedi seguito

dal

mio attendente Ghiandusso, che chiacchiera volubilmente, sento subito rinascere nelle mie gambe l'inebriante elasticissimo passo del Carso. La straida

scende fra
alti,

grossi calibri Inglesi che

gli

artiri-

glieri

biondi, casco coloniale e braccia

nude
le ci

puliscono cantando. Quelle voci aspre un po' velate


.di

marinai d'oltre Manica contrastano con


stanco

morviene

bide ondate profumate del vento estivo che


jun

po'
il

dall'immensa pianura veneta gi

(sotto

Cengio.

La mia cagnetta Zaz sculetta, abbaia e m'invita correre. Corro con lei fuori dalla strada. La ta ^montagna tutta riplasmata dal bombardamento. Mi fermo e bevo la visione calda e nutriente della (Patria coricata immensamente che sembra sollevare con ritmo felice l'ampio petto della pianura
tatuato di strade e villoso d'alberi che
>rillanta di
il

sole imi

un sudore dorato. La
22 giugno

citt

villaggi

sono

suoi amuleti.
il
;

Oggi

22 doppio

di

11,

mio nulega alle

mero

(preferito,

numero fortunoso che mi


tre

.forze favorevoli e all'Italia.

Campiello fra

buche profonde

di

305,

47

L'ALCVA D'ACCIAIO
il

trovo

mio carrozzino con mulo

e bagagli. Tutti
:

su con Zaz abbaiarne. Ghiandusso dice

ta.

r Guardi quella granata da 280. Non scoppiaDorme nel suo buco come un porcellino. Mi

sembra di andai e alla fiera. La strada gi rovente piena di soldati inglesi che corteggiano con omaggi incerti le belle popolane italiane. Ghiandusso sentenzia
:

La guerra stata fatta per mescla le rasse!. Giungo a S. Orso, Comando della decima armata. Io provo sempre uno schifo istintivo nelJ 'entrare nei comandi. Quasi sempre deprimentis.simi ambienti dove regnano due generi di imboscati
odiosi
:

gli

sgobboni

arrivisti,

pavoni e tacchini

di

Stato Maggiore che antepongono

sempre

la

loro

carriera alla Patria e

fiacconti rammolliti
la

che pene
allo
i

sano unicamente

migliorare

mensa

champagne. Ho inoltre un profondo orrore per generali che hanno quasi sempre delle civetterie ridicole di vecchie mantenute.

Ma

Caviglia fa eccelui.

zione e

il

suo ambiente quasi degno di


battaglia del Montello,

Mi
itutti

riceve affettuosamente e subito


?

mi descrive
precisandomi
sua sor-

sul plastico
gli

errori e tutte le correzioni gi suggerite e

{in

parte compiute con successo.

Con
alto,

la

prendente calma ultra-piemontese,


phi
gesti,

freddo, po-

assoluto

equilibrio

fisiologico,

armato

d*un buon senso spoglio

di frasi, egli

parla del

ma-

neggio

delle fan ter?


i

che non fu lodevole. Disap-

prova

due attacchi sui fianchi del Montello che

F. T.

MARINETTI
come

48

(furono
tiglierie

era prevedibile massacrati dalle arat-

nemiche. Bisognava invece sferrare un

tacco unico centrale, con 4 reggimenti,


(simulato

dopo avere con un violento bombardamento le due

sazioni ai fianchi.

ie

Caviglia dice

Badoglio ha creato un
di
di

meraviglioso schie-

ramento il tempo
potente.
nerale.

artiglierie...

Quando

Badoglio

ha

riflettere

un

il

generale

capace

Ad

ogni

modo

nostro miglior ge-

Caviglia (parla poi del


^Fogliano
stra

Duca D'Aosta che era a quando gli austriaci irruppero sulla noriva. Fu pi volte invitato a ritirarsi, risempre
gli

spose

No,

rimango

Il

duca

un
esa-

uomo

coraggioso, freddo, e di gran buon senso.

(Quando

sottopongono dei piani militari


:

li

mina bene mene degli


jza

poi dice spesso


altri.

Non

vanno, portaterifiuta sen-

Riesamina, accetta o

boria, n presunzione.

Ha un

ottimo capo di
al

'Stato

Maggiore

Fabbri. Dall'Astice

mare

il

mo-

rale delle nostre truppe semplicemente meraviglioso.

Ho
per

visto
la

rincalzi assalire gli autocarri partrionfale.

tenti

linea con gioia

del
idei
ii

Piave pure calma, sicura.


Montello ho visto
i

La popolazione Durante la battaglia


la terra,

contadini arare

bambini

in piedi attenti

intorno

ai

75 campagna

controbattuti.

Parto da S. Orso con

la

convinzione che Cavi-

49

L'ALCOVA D'ACCIAIO
veramente
il

glia

capo predestinato

stringere

nel suo congegno volitivo, intuitivo e decisivo tutte


ile

probabilit favorevoli e sfavorevoli,

tutti

cal-

coli, tutte le forze degli

uomini, della pioggia, del


altrettanti
di
fili

sole, e del terreno

come

convergenti

a quella meravigliosa tavola


trici

commutatori eletche ha nel cervello. Bisogna che ad ogni coil

sto Caviglia abbia

comando supremo
di

della pros-

sima immancabile
Schio
tutta

battaglia finale.

sonante

canti al sole,

quando

vi entro sul

mio carrozzino.
che
le

Non

riconosco quasi
quest' in-

pi

la

cittadina
alte

sonnecchiava

verno sotto

batterie

austriache sdegnose,
i

ipggi veramente fiera -d'aver subito

coiti furenti

dei 305. Sulla piazza, incontro la fanfara dei primi

bersaglieri che tornano dal Piave.

Esplosione
aggressivo,
al cielo
di

lirica del

pomeriggio infocato. Passo


fioriti, tutte le

fucili e

tascapani

trombe

spinte su dalle rudi facce di cuoio lucenti


il

sudore. Sopra, squilla

sole

come

la

pi bella

tromba bersagliera lanciata


zante della marcia.

in alto nel ritmo

dan-

Vorrei proseguire,

ma non

posso, tanto

irruente di quelle forze guerresche

la massa mi s'avventa

con prepotenza sul viso, preme su di noi come un Simun di gioia selvaggia. Gridano capriolando
davanti
ai

bersaglieri

monelli in delirio. Le porte


i

balconi spremono grappoli donne e bambini scroscianti applausi, fiori sui cani abbaianti. Zaz si slancia, ma la ripiglio a
delle case, le finestre,
di

F. T.

MARINETTI
gambe guido
a destra

50

volo, e tenendola fra le

il

jnio

mulo che d

calci

con un'imprevedibile anima

ipoetica.

Mi

viene incontro a ondate sbatacchiami, l'anima


irta
di belle pazzie,
la

italiana tempestosissima,

sca-

miciatissima.
se l'asciugano

Dei bersaglieri riposano

bocca e
suoni

mentre

gli altri

a gote gonfie semidi

brano

dilatare le case

con

globi violenti

.scagliati al cielo.

gli

occhi ridono, e

tutti

ridono.

Dietro le prime trombe marziali e cadenzate, saltellano si sganasciano e


si

divertono altre trombe

.mattacchione.

Abbiamo vinto, tutto permesso. Vi sono molte donne a guardarci. Spandono buon odore bei seni
i

accaldati sotto
la

capelli pesanti.

Un

bacio, via, bel-

mora, non

fa

male! Che belle chiappe... Evviva

Ja fila, signor tenente... Vieni gi biondina!

Viva
la

jbombardieri!... Viva
,dei

bersaglieri!...
tutti
i

Viva
!

fila

bersaglieri che resiste a

colpi

Un
la

bersagliere colossale
si

sembra quasi ingoiare


di caldere a

sua tromba, poi

curva fingendo

destra, a sinistra buffamente.


iberto all'amico

Ogni tanto uno fegamsinistra e

davanti,

una gomitata a

colla
delle

mano

destra

donne, Quella curva

rema rema accarezzando le un lo magnetizza


:

facce
pizzi-

cotto. Colla

mano
la

sinistra scuote in alto la tromiba

'bavosa
-sulla

mentre

sua
il

mano
suono

destra

arrotondata

bocca prolunga

dei pernacchi tumul-

tuosi e dei lunghi

uuu... uu-uu-uu- uu-uu-uu prr

prr prr prr

oooooooo aaaaaa.

51

L'ALCOVA D'ACCIAIO
Bacia
tutte
le

donne per

forza.

Queste

stizzite
il

ridono,

strillano,

ruzzolano quasi sotto

peso
Il

brutale nello schiamazzo dei bambini e dei cani.

sole volantista arroventato

ritto

nel polverone in-

candescente delle strade

celesti,

gonfia

dall'alto

dei gas di gioia insalamandoli nella strada

come

in

un enorme pneumatico torrido. Il mio carrozzino segue la corrente


.laterale

di quella pas-

sione popolare ed ecco a 100 metri da una strada


sbocca un battaglione scozzese.
in

Contrasto prodigioso. Passo lento


saggio, ritmato,
.dei

cadenza,

monotono
quadrettati

col dolce

ondeggiamento
alpestri,

gonnellini

color

pinete

.giubba kaki, berretto in


sciata

forma
a

di barchetta rovefis-

sull'orecchio,

fasce

mezzo polpaccio

sate da nastro e fiocco rosso. Splendore dei cuoi e


degli ottoni. Tutti calmi con l'azzurro mite degli
icchi rapito ai cieli di Scozia, tutti obbedienti

per

sempre ai peso Accompagnano

del
la

fucile

degli

zaini

eleganti.

marcia con una melopea che


si

senza urto s'innalza,

spande
!

o-eee o-eee o-eee hurraaa


c-eee o-eee o-eee hurraaa
I

bersaglieri saiutano con tutte le

trombe

alzate,

pigiano donne e bambini sulla sinistra e offrono con un frastuono infernale la destra all'altra razza

che passa.
Lenta
-

grave

forte

solenne.

Uno

due

no

due, con piccole risatine brevi negli occhi

F. T.

MARINETTI
uno
-

52

Isenza voltar la faccia,

due, uno

due, ve-

nuti da lontano e sicuri della strada futura


igli

marciano

scozzesi.
i

Quando

il

tenente d l'ordine, allora

isoltanto

pifferi

nordici spruzzano allegria, e le

sacre

zampogne incominciano a gonfiare pance e mammelle con gioia comandata fra le braccia degli
antichi montanari gonnelluti che le portano mater-

namente
I

nazii

iii

ziii biii
il

biuu.
tip per eri
-

bersaglieri

suonano

senza parole

pumb pam pum-pumpum.


urrara
-

pum

papapapum

pumb

para

Rispondono
Passa
lunghi

gli

Scozzesi

Adoo miabeladioo.
il

carreggio Inglese. Lussuoso scintillio

di
di

ottoni sui cavalli fortissimi.


peli.
Il

Zampe Sgonnellate
In
alto
i

sole

sembra ruzzolar gi magnetizsui

zato sui finimenti ghiotti di scintille.

carri verde scuro pieni di cose ricche inutili

gui-

datori in kaki faccia rossa polverosa colla pipetta


all'angolo della bocca.

Dietro,

vengono pi grandi, terremotando,

gli

autocarri inglesi, scatoloni colossali o palchi auto-

mobili per assistere ai cortei. Smisuratamente spro-

porzionatamente.

volantisti,

pipino in bocca, fac-

cia rossa polverosissima

sembrano arrampicarsi co-

me

topi sui volanti.

L'ultimo gareggia con


di

Quebto secondo autocarro ancor pi grande. le case. E' forse una casa
Folkestone col suo giardinetto a guisa
di strasci-

co.

Portano

tutto

con loro

gli

Inglesi.

Ogni

batta-

53

L'ALCVA D'ACCIAIO
una
citt

glione trascina

di

case dinamiche riboc-

canti di spettatori.

Noi italiani combattiamo quasi nudi, ma ognuno ha purtroppo nel cuore un pensile giardino di donne-fiori
i

cui capelli pesantissimi ci

incurvano

in

avanti sui golfi lunari del pericolo.

il

trionfale
il

L'indomani sera in treno per Verona leggo Dal Mantllo al comunicato di Diaz
:

mare,

nemico sconfitto ed incalzato

dalle nostre
il

valorose truppe, ripassa in disordine


Alla stazione di

Piave)).

Verona quasi buia mugola .asserragliato e ribollente uno dei reparti d'assalto che va a riposo. Odore acre e mordente di belve vittoriose. Ballano nelle corse e nei gesticolamenti
i

fiocchi dei fez neri tra

il

vociare turbinoso,

le

goil

mitate e

gli

(spintoni. Gli arditi

hanno occupato
fiaschi

'caff della stazione. Si

intravede un rimescolio di
e

braccia

nude stantuffare
di luci

rubinettare

di

vino e bicchieri
tazione

di birra, fra

una fantasmagorica
di

agi-

azzurre e

ombre

caricaturali.

Ogni discussione sembra una.


no.

rissa. Tutti si pigia-

Fame

e sete azzannante e arraffante nel buio.


di bottiglie, bicchieri.

'Grandinare
ufficiali

Bestemmie
folla

degli

presi

nei

vortici

della

grigia-nera

che non cede, resiste


tive in

aile lente

sbuffanti locomosi

manovra

coi meccanici

che

sporgono

gri-

dando.
alto

Mi sento chiamare. E' il colonnello Trivulzio montanaro dal viso sessantenne alcoolizzato
solidissimo, occhi giocondi vivacissimi, pipa in

ma

F. T.

MARINETT I

54

'bocca.
'per
il

Ha

lasciato
di

il-

suo reggimento
d'assalto.

di

fanteria
le go:

comando

un reparto

Fra

mitale, gir urli dei suoi fez neri,

mi racconta

A
clown e
di

Meolo, c'era da ridere.


buffi
di
!

Una

battaglia di

napoletani.

Vero

bordello

pieno
e

risse

avvinazzati.

Ma

quanto

sangue

'quanti morti

Per

tutto era allegro.

Non ho mai

Visto tanta confusione.


gliatrice tirava su

Pensa, una nostra mitramitragliatrice austriaca che

una

tirava su
'dell'altra.

una nostra

mitragliatrice!

Tutte e 3 sulla stessa


la linea.

Una nel culo riga. Non si cache non pre-

piva dove era

La

linea oscillava continuareticolati

mente.

Alberi

spaccati,
i

vedevamo, tutti fili telefonici rotti. Ad un tratto, avanzo con una mitragliatrice in una bo'io mi scaglia e sbocco in un prato. Ma, ta-ta-ta-ta-ta...
due, tre mitragliatrici austriache! Ai! ai! indietro,
indietro! sono troppi, siamo pochi!

E
tata.

il

colonnello Trivulzio descrive con gesti co-

mici questa subita ritirata buffissima di gente scot-

Ci rannicchiamo dietro

gli alberi,

50 metri

inalle

dietro.

Tre secondi.

Altri fez neri ci

arrivano

spalle
di
ci

come

scolari in baldoria. Subito tutti in pie-

slanciamo ne! prato.

Che

casino!

Che

ca-

sino!

Ma

vi

era una
vittoria

sicurezza
ossa.

straordinaria!

Avevamo
tro,
si

la

nelle

Avanti,

indie-

perdeva, e riguadagnava. Si perdeva con

strafottenza di ricconi alla favola del giuoco.

biamo

far saltare quei tre

Dobcannoni? mi domanda

55

L'ALCVA D'ACCIAIO
No, no, no, per prenderemo, non facciamo saltare
:

un caporale. Tutti rispondono


carit nulla.
1
.

Glieli
I

cannoni sono nostri e torneremo

fra

mezfu-

z'ora a riprenderli.

Eravamo
di

tutti

tranquilli co-

me

Battisti!

Trenta pariglie

cavalli

nostri

rono prese dagli austriaci e riprese da noi mezz'ora dopo.


Attraverso
la

calca con

Zaz

nelle braccia e fuori

per Verona buia.

Qualche
canore e

bettola,

a
i

ciglia

semichiuse. La sbor-

nia gi spinge fuori


gli

gruppi

viluppi,

le

coppiefieri,

arditi
di

pugni e pugnali pronti

non veder davanti a loro la citt inginocchiata con tappeti di donne morbide sul selciato, lampade e giardiniere di donne ai balconi. Sotto un portone nero, una zuffa fra carabinieri e arditi. Intervengo poich un enorme cairritatissimi

rabiniere ha avvinghiato e porta sotto

il

braccio

poderoso un frenetico magro ardito che batte coi


piedi l'aria con ritmo di telegrafia

Morse.

Via,

non

si

trattano cos dei soldati vittoriosi.

nel naso.

Ma, signor tenente, mi ha sferrato un pugno Guardi come sanguina.


lasci

Lo
Se

andare, ubriaco. Bisogna concedere


agli eroi.

una sbornia

lei

me

lo

comanda, signor tenente,

lo la-

scio andare.

Ecco liberata la belva glorisa Avr delle noie, ma non importa.


Giro
tutta la

nella citt buia.

notte cogli arditi aizzando e mol-

F. T.

MARINETTI
i

56

tiplicando
l'alcool
di

canti,

ebbro non

di
i

vino

ma

di quel-

trasfigurante che

tutti

filosofi

sognano

sciogliere

losi

e freddi e che

e distruggere nei lambicchi meticosi chiama Patriottismo. In queantialcoolico.

sto senso

non diverr mai un

scompartimento di seconda clasche mi porta a Modena trovo finalmente il Premio che mi offre la Patria. Un' italiana veramente bella. Bruna, delicata,
All'alba nello
se

morbida
pelli

flessuosa.

Trentenne,

con occhi caadagio!


i

denti

eccezionali.

Ma

Ve

la

descriver a poco a poco. Freno


ci

tutti

miei slan-

compreso quello del mio lirismo descrittivo. La contemplo sommerso nell'ammirazione. Ghiandusso la guarda estatico. Zaz le si accuccia vicino, quasi sulle gambe. Io attacco discorso. Pronto, incalzante, intuitivo. La sento entusiasta della vittoria. Parlo della battaglia. La bella signora ascolta, vive tutti gesti. Si chiama Rosina Miliari di Oderzo. Ricca profuga un po' sperduta, poich non ama i parenti che la ospitano. Deve passare
i

la giornata

Modena senza scopo per


Esita.

raggiunInvito

gere
la

la

sera stessa una villa fuori di

citt.

bella a colazione.

Ma

le

forze mi sono
rifiutare

favorevoli.

Non

si

pu veramente

nulla

a un 'soldato vittorioso. Alla stazione di Modena non si pu mangiare. L'affollamento dei soldati ci

costringe a uscire
miei,

al

pi presto coi bagagli suoi e

Ghiandusso- Zaz, tutta una famiglia improvvisata e poco dopo installata all'Albergo d'I-

talia.

57

L'ALCVA D'ACCIAIO

Ho

l'anima

di

un soldato
di

italiano.

Sapete cosa

significa avere

40 anni,

del genio, molto fascino,

una potente irradiazione


vissime e sane, regalate
tenti creati,
altri
al

idee

personali

nuo-

mondo, dei poemi poda scrivere, e nondimeno volonil

tariamente e con entusiasmo giocare

tutto

con

disinvoltura per la propria terra e la propria raz-

za in pericolo?

Mi
cosa.

direte

che un tenente

di pi al fronte

poca

Ma

questo tenente ha un

nome

luminoso,

una parola eloquente, diventa

iperci

un esempio,
di coin lui.

un

faro,

raggio e fede per

un richiamo, una bandiera vivente tutti coloro che credono

Ecco ci che sono.


patriottica,

Uh
il

accumulatore

di energia

utilissimo e

assolutamente disinterespi ribelle dei temperail

sato. Militarizzare cos

menti, disciplinando e strangolando


goglio,

proprio or-

sempre sull'attenti davanti a dei superiori che non lo sono. Ecco* degli eroismi profondi e
dolorosissimi che meritano, cari passatisti e care
passatiste, dei

premi da afferrare con mani rudi e


io

pochi riguardi!
Nella camera dell'Albergo d'Italia
si

entrai

come

entra da un pasticcere

quando

si

stati privati

di

zucchero per molto tempo. Parlai d'amore con


tutti

lirismo variopinto e modulatissimo offrendo


i

trampolini vellutati alla dedizione della bella don-

na,

ma

in realt io la

conquistavo

si

pu dire d'au-

torit.

Non

era una corve che imponevo ai nervi del-

F. T.

MARINETTI
li

58

la

mia amica,
suo

mandavo
al

anzi

in

licenza sulle
vi guiz-

spiagge d'un gran mare


zasse
il

di volutt

perch

spirito

quale io superiore cortese

insegnavo a nuotare.

La stanza era accesa


diere che infuocavano
bili

dai riflessi delle mille banle

facciate delle case.

Mo-

giardini pensili.
Il

Rosso che sembra veramente


vile di

ringiovanito.

verde

Caporetto diventato

un verde Piave, un verde Mare Adriatico, diventer un verde Isonzo. Il cielo incandescente sembra roteare

come un viluppo
feroci,

gesticolante di bersaglieri
la

scamiciati,

urlanti,

bocca piena d'Ita-

lianit selvaggia e d'orgoglio,

amore

vendetta

rapina

eroismo

rnaffia.
1?

Mi
ta

voltai

per seguire
i

bella

mia affaccendadelicato

nell 'aprire

suoi bagagli.

Un morso

nella nuca. Poi la svestii. Si lasci fare languida-

mente, con

tutte le e
la
il

moine che distinguono


loro

le

a-

manti venete

chiacchierio

di

uccellino

che maledice
conosce

gabbia,

implora

la

libert e
brilla

non

altro cielo

che quello che

nell 'ac-

qua
cio,

dello scodellino.

La

stordii

di

baci e di ca-

rezze infinite. La presi e ripresi con foga, con slandelirando.

Poi mi fermai. Buttai sul divano


ti-

l'anima che mi aveva servito fino allora e ne

rai fuori un'altra dalla profondit dei miei nervi.

Bisogna, pensai,
scientifica

sione

che e occhi di

?c

valuti

con preciil

buongustaio

pre-

mio offertomi

dal destino.
si

Imposi dolcemente silenzio a Rosina che

ac-

59

L'ALCVA D'ACCIAIO

cani va a dimostrarmi l'imbecillit paurosa di suo

marito notaio, pedante germanofilo,

disfattista,
i

im-

boscato malgrado una buona salute e


anni, e le dissi
:

suoi

25

Cara Rosina,
Salto dal letto

sei

troppo bella

p-er coprirti
la

con

una camicia,

toglitela.

Voglio analizzare

tua bel-

lezza con cura e prendere delle note.

spongo bene

il

Chiudi

mio libretto corpo nudo e coricato


prendo
il

di note didi

Rosina

gli

occhi. Bene!... ora aprili!

Occhi meravigliosi. La cornea lievemente azzurrina ventilata


agli

angoli

da piccolissime venette

sanguigne, nuota in uno strano rosolio dorato. La


pupilla nera cerchiata d'oro scuro...

Rosina stupita,

trattiene

la

sua allegria mi
si

lancia un'occhiata brillante e maliziosa che

lega

bene

al

sorriso.

Ecco

il

sorriso sboccia, mobile lo-

sanga, e fiorisce tondo sai denti piccoli, freschi,


bianchi, saporiti.

Penso ad una giovanissima Ma-

donna
tro
i

di Raffaello,

ma

pi calda, passionale, die-

cristalli di
i

una limousine veloce.


piccoli,

Io ianjo
di

seni

vivaci,

spiritosi.

Questi

Rosina sono invece un po' grassi e lievemente

materni.

Ma

la

bella

cupola militare del ventre

perfetta. Sotto l'ombelico

una lievissima depressiole

ne perpendicolare discende, piccolo sentiero appena

marcato e
cosce.

si

perde nell'ombra triangolare fra

Ancora pi ammirevoli.

Hanno

muscoli

sodi, mascherati dalla pi dolce carne. Bei cuscini soffici

e nuovi con ricche molle di muscoli.

F. T.

MARINETTI
Rosina
baci,
si

60

Ma
Nuovi
lativo

annoia

di tanta estetica scultoria.

nuove carezze e nuova pausa con


marito che
parassita

re-

chiacchierio sul
vizioso

Rosina

critica

ora

come un

amico

delle

pro-

stitute.
Il

nostro dialogo interrotto da un balzo di Za-

z che vuole accucciarsi fra noi.

ne.

La mia cagnetta di guerra non conosce le donHa sempre vissuto in mezzo ai soldati ed
ostile ai

decisamente

dissolventi profumi carnali.

Mi ammonisce abbaiando, richiamandomi all'antica castit. La caccio via, rimbalza su. La mando
dall'attendente nel corridoio.
Io

sono ormai sufficientemente premiato.


e

Ho
le

centellinato

masticato

deliziosamente

tutte

ghiottonerie di quel letto imbandito

come una

ta-

vola di re.

Neil 'annotare sul mio libriccino

la

mollezza soale pic-

ve delle due bende


cole orecchie di
(mio cuore

di capelli

che coprono
e ormai

Rosina ho sentito gonfiarsi nel


di pensieri
il

un oceano

mio
al

spirito vi veleggia sopra,

con

le

sue vele date

tondo soffio delle purezze

astratte.
:

Dico a Rosina concludendo

Non
!

ti

potr mai dimenticare, poich


del nostro

sei ve-

ramente
vittoria

la figlia

Piave devoto e della

Poi soggiungo

E anche

la figlia della
al

luna augurale!
la

Cos, sporgendomi

balconcino, salutai

lu-

61

"

L'ALCOVA D'ACCIAIO
il

na che avevo maledetto


ta gialla,

27 ottobre sul Carso,

tut-

allora,

insozzata forse a dipingere ban-

diere austriache.

Un'ora dopo

ci

accompagnava

in carrozza rola

tolando in alto grassa,

bianca e felice

luna

enorme. Fresca campagna


vittoria.

dilatata dalla gioia della

Passiamo

sulla Secchia,

rapita anch'essa

di gioia lunare.

Non
ti

cercarmi, non scrivermi,

ti

scriver

io,

mormora Rosina abbracciandomi. Mio marito


geloso,

ucciderebbe

Sento che Rosina

sta

per trasformare suo marito

imboscato in un ardito.

Non

venirmi a cercare, ripete Rosina, verr


te.

io

a Milano da

Non
poema
Secchia
cuore.
lancate,

l'ascolto.
i

Penso

di

dare

al

mio prossimo
nel

ribollimenti e formicoli d'argento della

che

scorre

dolcemente
sospese
gelsi

quasi
a

mio
spa-

Le

vigne

alte
ai

braccia

aggrappate

mi danno
dei

colle loro

grandi
tici.
Il

ombre nere animate

consigli

energe-

vecchio cocchiere porta ora in equilibrio

sul cappello a cencio la pletorica luna piena. Vorrei affrettare


il

passo del cavallo. Sono stanco di


della carrozza svegliano in

volutt.

Le ruote
le

me

il

ritmo pneumatico della mia futura blindata, nuova

amante per

velocit della

prossima

vittoria.

V.

IL

PAZZO

Sono
di

costretto di (passare

2 giorni

tal

deposito

Scandiano.

Due

giorni di burocrazia militare aereati dalla


del

compagnia
a

futurista

Virgilio

Marchi, granaqua-

tiere valoroso, ora invalido di guerra, E' riuscito

improvvisare qui una piccola esposizione

di

dri futuristi.

La

visito

per consolarmi dell'atmoMarchi.


la

sfera imboscata discutendo sull'equilibrio delle di-

namiche
sfera
di

.architetture ideate da

Spacco,

sfondo

incendio

tediosa
ai

atmo-

Scandiano con un discorso

bombar-

dieri e

col

una susseguente discussione sul futurismo generale Sacchero. Dormo male a Scandiano,
conoscere presto
le la
la

asisillatissimo dal desiderio di

bella blindata

che mi aspetta,

sue forme snelie

il

suo cuore carburante.

Ma

futurista e quella degli amici .Marchi

mia propaganda e Francesco


la

Flora
citt

sembrano aver
ultra-passatista.

gi

trasformato

piccola

Ne

sboccia

l'

ormai

immancabile

prodigio.

Cosa questo gridio di folla? Usciamo dalla mensa. Sensazione di sommossa. Tutti corrono.
Redarguisco due sergenti che fuggono davanti a

63

L'ALCOVA D'ACCIAIO

un pericolo inspiegabile. Sassate fitte piovono su noi. Risacca di bambini e donne urlanti. Entriamo
nella vasta piazza erbosa e vuota davanti al palazzo

Estense.
In fondo, vicino alla porta ducale, gesticola

un

pazzo.
nocchi.

Nudo

dalla testa calva congestionata ai gile

Ha

fasce

alle

gambe e
la

le

scarpe.

Il

pazzo, curvo, cerca febbrilmente delle grosse pietre e le scaglia

con forza contro


si

cancellata del

palazzo,
soldati.

dove

agitano confusamente ufficiali e

Divertente e tragico consiglio di guerra sotto

il

fuoco accelerato del pazzo. La sentinella ha do-

luto spostarsi cercando


netta

di

parare col fucile a baiofolla

inastata

colpi

molto precisi. La

on-

deggia allo sbocco della via Cesare

Battisti,

con

fughe repentine, quando

il

pazzo

si

avvicina pre-

ceduto dalle sue pietre.

Appare veramente
te

il

dominatore

di questa piaz-

za lugubre, sonnolenta, austera, troppo saggiamen-

imboscata lontano dagli aeroplani e dal fronte.


forte

Nudit potente,
tore di pietre.
II

torace,

maestria

di

lancia-

membro pendente
magnetizzando
gli

fuor dalla nicle

chia dei peli neri beffeggia spavaldamente


rali

mo-

freddolose,

sguardi delle

ragazze che strillano paura, orrore, curiosit dietro le grate

vezzose delle dita sugli occhi.


il

Ad un
nata
di

tratto

pazzo

si

curva, prende una

ma-

sterco e la mangia avidamente.


gli

For.se per insegnare

indispensabili sacrifici

F. T.

MARINETTI
stomaco
a coloro

64

dello

che non,

si

contentano di

salvare la pelle
^nutrire
il

ma
i

la

vogliono anche riccamente

mentre

combattenti bevono e mangiano

ferocissimo fuoco solare delle battaglie.


Il

pazzo ha impugnato due grosse pietre e con espercuote atrocemente


la

se

si

fronte. Vendicatore

selvaggio venuto dalle lontane caverne e dalla amicizia

dei

mammuth
saggezza
di

egli

vuole

dimostrare

che

nella

media

prudente
tutti

non
gli

c'

virt.

V ora
di

venuta

sfondare

scrigni
le

comgene-

preso quello della fronte, liberandone

rose pazzie. Sputa ripetutamente


lenza barbarica sulla mezza

il

pazzo contro
oauta dei re-

palazzo ducale, sputa dal fondo della sua viocivilt

stauratori di palazzi antichi e di vilt moderne.

E'

un uomo
Ecco per

preistorico che d meglio di

me

urn

lezione di futurismo agli imboscati di Scandiano.


i

passatisti
il

alla

riscossa.

Sono nu-

merosi. Li guida

tenente colonnello Tusini, pie-

oola barba quadrata nerissima, quasi finta sul viso

bruno, nervoso, collerico.


nerboruto e bruno,
indietreggia
il
il

Lo segue un
E'

siciliano
Il

tenente Trafficante.

pazzo
Sente

tirando sassi.

accerchiato.

muro
Lo

dietro di s.
si

Ha

un minuto
a terra,

di esitazione,

che
alla

perde. Tutti

slanciano su

lui, lo

afferrano

vita,

lo rovesciano

quasi soffocato.
sul

Mi

precipito per soccorrerlo,

mentre piovono

suo capo calvo pugni


sperati dalla paura.

violentissimi, accaniti, esa-

Basta!

basta!

non massacratelo!

65

L'ALCVA D'ACCIAIO

Un

caporale atletico, impazzito pi del pazzo

gli

imbavaglia con una

mano

la

bocca.

Il

pazzo
lo

tutto

insanguinato torce spaventosamente


za implorare piet; mentre

gli

occhi senstrozza
:

un soldato
pazzi.

quasi col braccio destro e dichiara solennemente

E' cos che


:

si

tengono

Io gli grido

Ma

saggi

come

voi fanno schifo

VI.

UN'ESPOSIZIONE FUTURISTA NAVALE

Benigno a Genova ha tutti difetti delle .caserme, ma una qualit eccezionale che la rende for>se unica al mondo ed quella di cavalcare con la sua mole rossa il promontorio montagnoso del Faro^ Domino cos facendo a sinistra l'anficolazione su una delle terrazze

La caserma

di

S.

teatro di

Genova

coi

suoi vetri in fiamme,

tetti

d'ardesia verniciati di argento solare, e pensili giardini


tropicali.

Davanti,

il

colmo

alto
di

mare

di co-

balto; a destra, le criniere di

fumo

Sampierda-

rena

e sotto,
di

il

porto formicolante irto e fumoso.

Mi pare

essere sulla terrazza di un meraviil

glioso grattacielo italiano. Gi, gi,

porto lavora

energicamente per

la

guerra mondiale. Grande boccarboni che cortei


di

ca

d'Italia aperta ai

navi le

/portano sfuggendo ai
lanti nelle vene-arterie

sottomarini, microbi circodel

mare.
si
I

Uno

di questi cortei di

navi

abbozza confusacarboni ingoiati

mente, sull'arco dell'orizzonte.


triranno

dai treni corrono facendo correre le forze che nuil

fronte congestionato di fuoco. Sotto di


treni mescolati.

me, navi e

67

L'ALCOVA D'ACCIAIO
I

treni s'intrufolano fra le navi.

Simmetrie

ele-

ganti disinvolte di rotaie a fasci argentei.


taie

Le

roai

luccicano

imperative

come

leggi

davanti

treni lentissimi asmatici, sotto fumi rivoluzionarli.

Peso
sa.

delle

chiatte

incastrate

nell'acqua carbono-

Sono

scaricate da omini microscopici che por-

tano velocemente sulla testa coffe di carbone cor-

rendo

sull 'oscillare elastico delle assi

sospese. Ani

dirivieni degli

omini fra

le chiatte

cumuli

di
i

carbone
torsi

alti

e cosparsi

di brilli.

Brillano pure

nudi sudati.
il

In alto

sole

comanda,
gli

dirige tutto,

meccanico
le

sanguigno dalle roteanti braccia d'oro dirigendo


antenne,
le

gru e

elevatori elettrici che viaggia-

no su ponti
carbone.

di ferro

pattinando oleosamente e pordi

tando a braccio teso mascelle metalliche ghiotte

Una dura
fiare
i

volont

solidale

di

guerra

fa gon-

bicipiti

degli elevatori

che girano orgogliofarsi

samente
buoni

sui piedi uniti

per

ammirare come

patrioti

da

tutte le

case attentissime dell 'an-

fiteatro-porto.

Ribollimento frenetico d'oro solare fra


Spirali,

le navi.

fantasie,

ramificazioni dei fumi bianchii

grigi, perlacei
tenti.

che salutano

lontanissimi combat-

Ma

insiste la pressione dell'alto

mare colmo

di
:

cobalto che vuole straripare sull'orlo della diga

cobalto freschissimo che schizza,


al

balza dai moli


si

mio

colletto di mitragliere S. Etienne, e

frange

F. T.

-CLARINETTI
dell'ultimo piamo di S. Benigno.

68

iblu sui vetri


sti

vetri

si

offrono bersaglio

ai

ciamnoni

di

Queuna

possibile squadra nemica.

S'avanza invece e
corteo
12.
Il

'si

delinca in

alto

mare un

amico

di navi variopinte.
si

No!

22. Altre ancora

sbozzano. Sono 29.

sole le vernicia. Balzano, lingueggiano, s'in-

trecciano le linee colorate dinamiche sui loro scafi


alberi e ciminiere.

Tutte camuffate.' Poich non


si

possono entrare nel porto gi pieno, esse

di-

spongono
tacolo
di

in

lunga

fida

parallela alla diga.

Lo

spet-

mi gonfia d'entusiasmo. Volo


si

coi miei sguar-

che

avventano

gioiosi
tutti

verso

le navi.
tutti
:

Grido
presi

ai
al

miei amici mitraglieri

in piedi,

collo dal blu inebriante dell 'alto

mare

Una

Ecco

la

prima grande esposizione futurista!


50

sala alta

Km.

dal

pavimento

di

cobalto.
plastici

Ventinove giganteschi quadri e complessi


.colorati
in

movimento. Guardate! Quella linea rosea sulla prima nave a destra, quella linea slameiata che si arrotonda suggerisce l'idea di una poppa di nave mentre ne copre il ventre in realt. La vera poppa essendo colorata in turchino, come
vedete, vien presa a distanza per
l'alto
il

turchino del-

mare...
quasi
a

Sulla
fior

seconda nave l'angolo acuto


d'

nero
di

acqua
di

suggerisce

l'

idea

un basso bompresso .navi furono camuffate


lievo e

piccolo veliero. Queste

dagli

armatori inglesi sui

disegni del pittore futurista inglese

Newinson

al-

ammiratore

di

Balla e

di

Boccioni. Cos

69

L'ALCOVA D'ACCIAIO
genio futurista italiano,

il

imprimendo attraverso
i

le

sue esposizioni europee

suoi ritmi dinamici e


ini

le

sue volanti colorazioni all'ingegno plastico

glese,

pu vincere

la

cubatura pesante tedesca e

Ogni nave cos trasfigurata contiene 4 o 5 illusioni di mezze o piccole


suoi pericolosi sottomarini.

navi da trascurare o da sbagliare tirandoci sopra.


I

pittori futuristi nei

quadri precedenti creavano

.compenetrazioni e simultaneit di linee e colori nel

tempo

e nello spazio.

Volumi e

colori dell 'esterno-

interno apparente-reale lontano-vicino, colore, peso, odore,

rumore da suggerire

a noi

che

li

guar-

davamo.
I

pittori futuristi

che dipinsero queste grandi na-

vi

o complessi plastici-naviganti vogliono anch'essi


le

con
t di

loro linee compenetrate e le loro simultanei-

colore e forma, suggerire ci che


c',

non
ah
i

c',

na-

scondere ci che
giando
.amici,
i

traendo in inganno e beffeg!

sottomarini in agguato
di

Ah

ridiamo,
si

ridiamo

gioia

poich

tutti

simboli

armonizzano e si perfezionano. I sottomarini al,tro non sono che critici passatisti di questa grande esposizione futurista navigante. Critici pieni
bile
di

compressa e d'invidia, che sognano


Il

di

ucci-

dere le lampeggianti sfolgoranti creazioni del genio


novatore. Inutile spiegare
!

sole

il

pi sollecito
il

e pi eloquente dei conferenzieri e


illustratore.

pi chiaro

La

fila

delle navi-quadri s'immobilizza, a 3

Km.
a vi-

da Sampierdarena, nel mare. Andiamo, amici,

F. T.

MARINETTI
nuoto
la

70

sitare a

prima grande esposizione


tutti im

futuri-

sta!

Mezz'ora dopo

mare allo donne e bambini. Cento salvagenti verdi, costumi neri, cuffie rosse. Vasto guizzare e anguillaie di bnaccia e gambe. Grassi mappamondi rammolliti. Corrono bamlbini come piccole stelle di carne. Migliaia di scimmie scimmioni scimmiette. Donne e bambini aggrappati alla corda, sono
in

vamo
nara

costume da bagno entrastabilimento Colombo vera ton-

di

violentemente strappati dall'ondata schiumante


giati,

pi-

spremuti come

frutti

banani pere o datteri

sopra un unico
si

gambo

investito dal vento. L'ondata

precipita sui bagnanti

come

la volutt si slancia

sui nervi.

Colle mani pesanti di schiuma, rotola,

impasta, strizza, pesta, spalma questa pasta di fem-

mine, d'imbelli e d'imboscati per insegnar loro un


po' di guerra. Tra le potenti dita bianchissime del

mare

la

pasta

umana

sprizza
ui

il

suo
ui

lievito di

paura.

111111111
ili

iii

nitriti

gridiii guaiiiti.

L'umanit subisce
ne e bambine
si

il

coito delle forze. Ecco, don-

avanzano con paura

coraggio,

frenetica allegria e isterico terrore contro l'urto


dell'ondata... Voglio,

non

voglio, temo,

ho paura
i

scappiam, restiamo, pigliamola in faccia. Dio!

ca-

71

L'ALCVA D'ACCIAIO
Tutta bagnata!...
!

pelli!...
le

Che freddo!

l'acqua sul-

gambe e sul ventre Mi do a te, mi apro tutta a te, mare rude, potente invadente massiccio, mare sverginatore, uccidimi possiedimi mare guerra, eroismo massacro! Ho paura, mi fai male, sei
troppo brutale, mi piaci,
ti

odio!...

Aiii Aiii Siii Siiii

Aaaaaaaiaa

iiiii

Una mamma
fra le

va incontro all'ondata portando

mani un grosso tondo bambino nudo. Semche crolla

bra volerlo lanciare co*i un calcio di foot-ball contro l'irruente alta schiuma,

Taaaraagiiiiuuu
gggiiii

uuuu

giaaaa.
Disinvolta,

quella
il

mamma! Sembra

snaturata.
il

Eroica certo e

destino la ricompensa poich

suo tondo marmocchio ruzzola nell'onda, capriola


ed -eccolo pi sano
l'Italia

di

prima

sulla saibbia.

Vorrei
la

fesse

cos
il

disinvolta

nel

lanciar
di

Sua

prole contro

nemico che schiuma d'odio eterno come il mare.

rabbia e

Amici

grido allora, usciamo da questa cotavolozza che ha per colori donne e

loratissima

bambini e ondate schiumose!


nuoto
ci

lanciamo nel ribollimento argenteo

pavimento di cobalto della il grande esposizione futurista da visitare. Lontano qua e l, a destra, teste nere d'altri visitatori. Barabbagliante

verso

F. T.

MARINETTI
irte di

72

ohe nerisskne
neri coi denti

rematori e simili

pettini

al cielo.

Tentano

di criticare,

discu-

tere nella pienezza geniale del

mare che

bolle si-

curo
stica.

di s.

Piove fuoco argenteo vivo

di gioia arti-

Ogni onda ha una sua idea

in cresta

che

fiammeggia. Per essere pi degno e pi intriso


d'arte sublime

mi arrampico su un trampolino

Patapluum Plufff
giaaaa ggggggggg
idi

schiuma
in
alto

Nuoto sott'acqua a occhi aperti, vedo una volta incendiata. Scintillile di rumori
Emergo. Luce anguillante
ogni onda. Elastici
verdi,
i

nelle o-

recchie blublublublu bloblo tlac tloc gott gluglu.


di pittura futurista in
di

-tessuti

riflessi

viola gialli,

azzurri.

Si

prolungano cos ramificandosi


di colori.

sincronismi celesti dei raggi.


Il

mare una tavolozza sovraccarica

Pennello vivente, voglio nuotandovi dentro dipingere anch'io un quadro.

Comincio

col nuotare alla rana.

Formo

cos

un
alla

groviglio duro di linee.

Poi a destra, nuoto


le

marinara sul fianco come


stra

donne formando una


il

capigliatura di linee molli sfumate. Balzo a sini-

e nuoto over facendo ruotare

braccio

si-

nistro col braccio destro teso in avanti.

Dipingo

con un braccetto vigoroso facendo ruotare alternativamente le due


nell'acqua una ruota.

Mi

slancio

braccia,

ma

'tenendo la testa fuor d'acqua.


si

Nel mare

dipingono cos due ruote davanti

78

L'ALCVA D'ACCIAIO
prima ruota. Tuffo
il

alla

la

testa

nell'acqua acce-

lerando

doppio movimento alternato delle mie


rotanti,

due braccia

intuisco con gioia

il

liquido

meccanismo di orologeria colorato che nasce da me. Vedo accendersi il rosso di quella nave camuffata come un incendio, torcensi quelh spirate azzurra intorno 'alta ciminiera come una molla gigantesca sulla quale una nuvola elasticamente molleggia come un saluto di padre eroico al figlio
combattente.

Gioia di
i

rinvigorire

il

corpo perfezionandone
i

tessuti,

aguzzandone
schiena
di
ai

muscoli,

perch scatdi

tino

dalla

piedi

come una codata


la

pesce!

Gioia

acquistare

potenza guizzante
di

d'un grande pesce-spada prima


fronte.
simili

partire per

il

Le
pesci

bocche

dei

cannoni

nemici

amano
Sopofor-

temerari.

Mi succhio un

dito.

no fresco e saporito. Il pasto dei cannoni, rrebbe essere veramente succulento. Ma la


tuna sorride
ai

grandi pesci audaci che ora


lo

come
tot

me

si

nutrono

stomaco

del

buon carbone
spargono

igienico che le navi-quadri- futuristi

sul

mare.

grandi bracciate, facciamo


di

il

giro solenne dei

conoscitori

quadri.

Intorno
il

ad

ogni

nave

camuffata coloratissima ride


moltiplicando
la

pavimento liquido
dei
riflessi.
l'

bollente

gioiellieri a

Chi pu comperare
impagabile? Le navi

pescecanescamente
a tinte

opera

rosee hanno intorno a

F. T.

MARINETTI
di

74

loro mille riflessi


gliaia di

carne femminile come mi-

donne bagnanti che applaudano. Le navi a tinte purpuree e gialle hanno intorno dei riflessi in forma di vetrate insanguinate e rotte e talvolta l'intera cattedrale di Reims sommersa. Il sole stanco di conferenze e proiezioni sulla lavagna del cielo abbandona la sala della grande esposizione.
Occhiata d'oro vermiglio, fronte e calvizie
di

fuoco

sereno

Somiglia

alla

tua

mi grida un compagno,
si

nuotando.
Sulla calvizie del sole
di farfalle,

posano con

ali

febbrili

due idrovolanti.
icon

Torniamo
verso
e
la
gli

un ampio giro che


di

ci

conduce
e

affastellamenti
di

tettoie

camini

foresta
guidati
gli

fumi Ansaldo. Nuotiamo come


gigantesche carni

squali

dalle
alti

sanguino-

lente che

forni

sembrano masticare. MaIl

gnetismo delle colate d'acciaio.

ritmo delle pres-

se e dei magli titanici cadenza le nostre bracciate,

mentre
i

la nostra

bocca sputa schiuma bianca come


dei

torni sputano limatura argentea.

Entriamo sempre pi nell'oceanica sinfonia


rumori
trattacchi, boxe.

del ferro in rissa col ferro. Attacchi e con-

Fierezza dell'acciaio, Cocciutag-

gine di colossi in fusione. Neil' aggrovigliato paesaggio


di

rumori ormai quasi buio

si

accaniscono
i

a quando a quando le immense fruste e lazos delle fiamme rosse. Fiuto la presenza di mille cannoni

antiaerei

nuovi sui loro candelieri colla bocca

al

75

L'ALCOVA D'ACCIAIO
ai

cielo pronta
zenitale.

lunghi sputi precisissimi di fuoco

Sono nuovi pennelli ultra-dinamici


ridipingere
le

di

Balla per

nuvole all'aurora. Fiuto le nuove

Tanks gi costruite con un volantista un cannoniere un cannone da 37, serrate, armatissime, ultrasintetiche come libri futuristi. Vedo poi giganteggiare il cannonissimo 381 allungato che dovr tirare da Venezia a Pola (130

Km.) simbolo
sima portala.

perfetto del genio italiano a lunghis-

VII.

LA

74

Non
der

conoscete

la

mia nuova amante? Ve

la

pre-

senter. Intendiamoci, quella preferita, che esclututte le altre e sar forse definitiva.
Ira

Non ha un nome,
di un'altra

un numero e

ci

mi piace

poich ogni Rosina sempre tradita dal ricordo


Rosina, ogni Maria dal ricordo di un'alsi

chiama 74, 7 e 4 fanno 11, il mio ^numero augurale che mi segue dovunque e mi pi o meno sempre favotra

Maria. La mia nuova amante

revole.

La mia 74 ha una salute di una meravigliosa sensibilit,


pace d'offendere
ficile

ferro, anzi d'acciaio,

ma

blindata.

E' cadif-

e d'uccidere.

ferirla

mortalmente.

Mentre assai La conobbi ieri

nel

caserma di S. Benigno. Mi aspettava in riga con le sue sette compagne che le rassomicortile della

gliano

come

sorelle.
tutte

Con

delle differenze

per im-

portanti.

Sono

donne autoblindate color ver-

done scurissimo, tutte armate. Ma la mia la pi agile di tutte, ha un cuoremotore pi forte, e il fuoco delle sue ironie mitragliate non ha debolezze n distrazioni.

Fu

'la

sorte a design armi

come compagno

della

77

L'ALCVA D'ACCIAIO
Subito le baciai
i

bella 74.

fianchi d'acciaio,

la

grande palpebra metallica

e lei

mi ringrazi con

un mezzo giro

della

sua cupola ornata d'un fa-

scione tricolore. Volli, allora, penetrare nella sua

anima. Tutta affettuosa,


tello

la

mia 74 mi

aipr

spor-

destro e sportello di sinistra cosicch occuil

pando
il

seggiolino della sua volont e

impugnando

volante dei suoi segreti pensieri la slanciali fuoa bella velocit gi


al

ri

per

la

strada tortuosa che


la gioia

scende

porto di Genova. Sento

gonfiare

le arterie della

mia 74 che mi

(porta cantando.
di

Non

ha una voce
intonate.
del suo

sola,

ma
i'1

un'orchestra

voci bene

Ora godo

languido canto lamentoso


fa

cuore-motore che

da freno in discesa.

La sua gioia cresce ed ecco flauti, clariiini, violiiini accompagnano il ritmo delle ruote. La mia 74 ha forse un difetto; suoli fianchi
i

sono troppo

vasti

per poter anguillaire e correre

senza urtare nelle strade ingombre di

Genova.

Debbo preoccuparmi anche


e guisa
ta
tal

del

suo Culo di acciaio


molle,

veramente poderoso armato di una mitragliatrice


di

pungiglione.

Con mano
i

ma pronnon
ag-

volante consiglio

suoi fianchi di

ganciare a destra e a sinistra tram e carrozze.

Su presto
i

le

grido,

ti

conduco

Rapallo,

a salutare
ro
di
Il

miei cari e poveri amici mutilati. Vi

sar danza questa sera, blle donne e canti al chia-

luna sul mare.

cuore-motore

battiti

della mia 74 precipita suoi e mi risponde come un. cavallo con nitriiiti,
i

nitriiiti,

nitriiiti.

F. T.

MARINETTI
allegria
si

78

La sua
le

manifesta nel mostrarmi tutte

Ecco il cncncigolio di mille passeri .giulivi nelle sue giunture-costole d'acciaio. Sar bello amarla e stringerla con passione, o meglio
sue
virt.

viverle nel cuore


i

quando si batte. sono stanco di goderla dall'interno, voglio vedere le sue forme potenti Correre fra le raggere tropicali di questo pomeriggio sulla strada di Va-

Ma

na zze.

Lascio

il

volante

al

mio

volamtista

Menghini,

che avr pieni poteri


tore della
stra.

in

mia assenza sul cuore-moaperto


la

mia 74.

Ho

sportello di sini-

Seduto

di fianco sul seggiolino eolia


le

schiena

presa nella cinghia-spalliera ho


loni fuori a picao sul

gambe penzopugni bava

mare

di schiaffi

e smeraldi vendicatori.
Gioia disinvolta (sfrenata
leggiarne velocit com'
nel 'circo
di

darmi cos

alla

mol-

una

saltatrice sul cavallo

sento preso cos a


bia

Mi mezzo corpo dall'immensa rabamorosa dell'orizzonte marino. La mia gamba

dopo

al

bel cerchio di carta sfondato.

destra allungata verso l'invisibile acceleratore della

velocit spirituale;

la

mia
docce

gamba
di

sinstra pie-

gata sul predellino fuori.

Sotto di me, le volanti

schiume bian-

chissime e gazose ggggggg. Microscopico stabilimento di bagni che magnetizza i miei muscoli polverosi. Al
di
solle

obliquo una cuffia rosso carminio

bagnante.

La

vedo

guizzare

nel

molle

cri-

stallo

verde col roseo lampo dei polpacci. Snella

79

L'ALCOVA D'ACCIAIO

agilissima,

ma meno

snella,

meno

74. La strada curva


giro
daflla

.girata,

agile della mia o meglio presa in

nostra fusione veloce tlantlantrintrrrrr


di caldo roteanti.
le

trrrr.

Polverone sferico, blocchi


d'aria sbatacchiate
di

Trombe

fra

facciate delle

case sovraccariche

biancherie roventi alate.

On-

deggiare frenetico della .mia 74 fra


le rotaie.

le resistenze

dei metalli. Anguillare sulle anguille affettuose del

Incrociamo
proiettili.

dellle

automobili festive, veri salami!

Varazze, urrah

la

mia 74 incontra
una
gara pazza

le

sue 7 sorelle e torniamo


velocit verso

in squadriglia sferzati dai


in
di

lunghi raggi del tramonto,

Genova e

Rapallo.

Ognuno
della mia.

dei

miei 7 compagni auto-mitraglieri

pretende che

la sua amante blindata sia pi veloce Le 8 donne d' acciaio lanciate garegil

giano, gareggiano, gareggiano, precipitando

rit-

mo

dei loro cuori-motori fra

mille ostacoli ganci

ombre

insidiose,

riflessi

lunghi e corti, rosse oc-

chiaie languide delle bettole e maledette lanterne


dei passaggi a livello.
le
Il

mare

si

precipita contro

scogliere sotto

la

strada,

infrangendo con fraurlante di onde-f accie

casso ogni barriera.

Folla

schiumose
la

di

sudore rosso per vedere, per vedere


in testa.

corsa delle blindate impazzite. Entrando in Gela

nova

mia 74
la

Ritmo

perfetto,

domina-

tore del cuore-motore obbedientissimo a me. Ral-

lentiamo sotto

curiosit

affannosa e ronzante

delle lune elettriche.

Ma

fuori verso Nervi

dove

il

F. T.

MARINETTI

80

mare

sventaglia dolorosamente sulla ghiaia la tosse

dei suoi risucchi malati, la gara riprende, le agili

donne d'acciaio corrono cantando


possedute da maschi e
di

felici
il

d'essere

possedere

lunghissimo
virilit.

tortuoso corpo della strada con lesbica

La luna piena succosa che vole sull'orizzonte marino


magnetico.

si
il

sbuccia dalle nu-

nostro traguardo

Le
il

sette

blindate che

mi seguono
I

tentano

ad

ogni curva di .sorpassairmi.


segreto della

miei amici ignorano

mia
la
di
i

superiorit.

sapientemente
giunto
il

propria amante,

Ognuno maneggia ma non ha ragalla

grado

fusione perfetta che mi lega

mia 74. Tutti


con
la

calcoli meccanici

sono cancellati
io

da questo slancio impetuoso che

imprimo ora
acceleratori
nati sotto

mia volont
correre,

al

cuore-motore. Correre, coraltri

rere,

accelerando cento

sconosciuti e misteriosi
i

che

mi

sono

piedi, sotto le dita, sul volante e nella

mia fronte.

Non
co
gli

sento pi

la

(pressione invidiosa delle altre

seite (macchine dietro di ime.

Sono

distanziale. Ec-

esuberanti volumi di vegetazione di

Camo-

gli e in mezzo a loro in fondo alla strada che strapiomba sul mare la luna, la bella luna di carne tiepida e profumata da infilzare. Stop, rio vinto la

gara.

Vili.

GLI EQUIPAGGI

DELLA LUNA

SBARCANO A RAPALLO

Possiamo ormai tutti in squadriglia languidamente rallentare nella grande magia dei profumi notturni, fra le diafane aeree mani lunari che
viaggiano nella

brezza

supplicano

giardini

di bagnarsi nel imare.

Quando entriamo
la

nel giar-

dino del Casino delle Delizie,


tutti
i

luna

alta

armata di

suoi fascini

si

gi impadronita del golfo

meca-

raviglioso.

Dall'alto cassero di madreperla la


lato la sua lunga scala

Luna ha

nell'acqua
i

intenerita.

Su-

bito

ha

struiti

messo in mare suoi canotti bianchi cocon la polpa di favolose noci di cocco. Gli

equipaggi della luna vengono a terra alzando in

cadenza fuor dalle onde lunghi remi d'argento, perch ne grondino perle innamorate e sguardi spiralici di bionde bionde che quando dormono guardano ancora coi loro denti di perle. Clic ci oc
i

gott gott plic ploc sotto la prua.

Languida sonnoin

lenza di acque tessute

di corpi

fuga, volubili,

che

si

sciogliono sotto la carezza delle pale scivo-

lanti.
I

rematori hanno

il

corpo nudo plasmato dar

F. T.

MARINETTI

82

gento vivo,
intensa che
I

ma

tornito,

senza frange, intriso


gli

di luce

non

abbaglia, anzi seduce

sguardi.

loro visi sono mandorle d'argento, e vi scorrono


gli

sopra

smeraldi degli occhi che guardano e


a braccia tese

si

celano sotto alghe verdi.

Quando
fondate,
sotto
i

fanno leva sulle pale


le

af-

rematori rovesciano

facce bianche

una doccia

di latte immateriale.

Bevono un
si

sorso lungo poi rapidamente insieme


labbra colla lingua
di

leccano le
di

rubino acceso, serpentello

fuoco sull'argento del viso.

Un'immensa dolcezza preme


scosa
iche

sulla

montagna boconi

digradando scende sino


d'i

agli ultimi

circonflessi
geli.

verdura

di

Portofino, vasca d'an-

Venite gi, venite gi, Monti, rocce, tergiardini;

razze e
tevi
!

nell'acqua

tenera

abbandona-

Nell'estasi dilagante, g'M equipaggi della

Luna
lenta-

intanano un canto grave, pieno di serena malinconia

che sale

sale sale allargandosi, si

ferma

mente, ricade estenuato.


so, eccolo di

Ma

con scatto improvvitie-

nuovo

in alto

su quella nuvola di

pida neve abbagliata. La voce trema in un do bianco prolungato con tale soavit da rapire nel sogno giardini coricati sul mare e soffocare a'ila
i

gola

gli alberi svegliati in


I

piangere.
tutti
i

lunghi canotti
alzati,
il

una straziante volutt di d'ella Luna hanno ora

remi

le

pale grondanti di perle, ad

aspettare che
gi
dalle

canto solenne ricada finalmente

troppo fredde nuvole nel grembo car-

nale del golfo.

88

L'ALCVA D'ACCIAIO
Perversamente
il

Casino delle Delizie protende

le

terrazze a scaglioni, le balaustre curve appasgli

sionate,

aloes infilzanti, le rose suicide alle rin-

ghiere e

le vetrate

spalmate

di stelle e levigate dai

pianti del

mare. Frusciaaare, schiurnaaare, tubaaasulle

re delle

onde colombe

come
Il

culle rimorchiaaate dai

tombe rapite ai cimiteli profumi del maaare.

Casino

delle Delizie offre

una magica
i

festa ai

suoi invitati. Sotto le quercie e

pini ombrelliferi

una orchestrina
di pudore,

di

nervi e fibre, tremolanti archetti

clarini di
al

mandre

sognate,

tamburelligli usi-

cuori rapiti

petto delle bambine, chiama

gnoli a spasso nei dintorni, perch le

armonie non

siano troppo

flebili.

Ed ecco
tunnel

gli

usignoli saltellare fuori dai piccoli


e

fronzuti

inoculare l'adamantino sangue

del loro canto nelle ramificate arterie del silenzio,

sotto le

Nilo.

palme che spandono l'anima sognante del Giungono primi invitati ufficiali e soldati mutilati. Il loro incedere ha un ritmo sincopato suli
:

la

ghiaia scricchiolante

dei

viali.

Scatti obliqui

cadenze rotte che scuotono

l'estasi generale.

Ma

sono bene

accolti,

piovono

gorgheggi

e le fughe a ventaglio di perle sonore fra un diluvio di profumi.

Le ombre

della notte e le iforze deLla dolcezza

lunare non sdegnano,


l'aff amatissima

ma

avviluppano con mille


rosicchiato.

carezze e moine questi corpi umani preziosi che


battaglia

ha

Alcuni

si

affacciano

alle

terrazze

tonde,

prue

F. T.

MARINETTI
con
alti

84

illusorie
tate.

pennoni e bandiere addormen-

Ben
il

diverse da quelle che aizzavano

come
l'in-

mantici

fuoco del sangue nelle risse per

tervento.

vanno oscillando su passerelle che ricorOgni 'mutilato insegue, sembra, col suo movimento troncato il membro rapito che certo non dorme in un cimitero del fronte ma
Altri
i

dano

transatlantici.

vive,

trasfigurato,

la

vita

delle carni

immateriali

nella sca della luna.

lass, nell'elastico sorpren-

dente tessuto delle nuvole.


I

mutilati

sono ricevuti

dalle

Ombre

e dai Prospiri-

fumi che stendono amache penose, divani


tuali,

cuscini di sospiri.
soli

Noi
lutata

siamo materiali
degli

e pesanti.

nostri ap-

plausi di uomini interi stonano coli 'imprecisa velcortesia

usignuoli

delle

onde che
gli

stendono gementi tappeti d'argento per


paggi della Luna.

equi-

Frusciaaare schiumaaare tubaaare

di .onde co-

tombe rapite ai cimiteri e come rimorchiaaate dai profumi del maaare. lombe
sulle

culle

L'orchestra

di

nervi e fibre patetiche annuncia

l'arrivo scivolante delle


dei grandi sarti

dame. Previdente pensiero


che hanno fasciato apdella

inspirati

pena
in

di stoffe

leggerissime quei mobili corpi fem1'

minili,

perch

aroma

volutt

si

spanda

giro inebriando le nari veggenti dei ciechi di

guerra.
Gli usignoli supplicano
le

dame

di

danzare. So-

86

L'ALCVA D'ACCIAIO
obbediti.

no

la
i

musica

tutta vortici

e pennacchi
I

vaporosi rapina

corpi dette donne.

ciechi

le
la

guardano

quando a
le

quando

poi
all'

godono

Luna. Allora

teste

rovesciate

indietro be-

vono

il

bianco fuoco d'amore coi loro tragici oc-

chiali neri.

Penso

ai risucchi di

piacere delle pic-

cole rade buie incappucciate di verdura

quando be-

vono la luna. Noi facciamo danzare le belle donne le tratteniamo. Anzi imponiamo loro
scurarci.

ma non
di

tra-

Tutte

gara

sviluppano

il

flirt

semi-

lascivo coi mutilati nelle


le

penombre

favorevoli, per

scale coperte e

gli spiralici

sentieri

che sguscia-

no dall'ombra e s'affacciano sullo splendore del golfo lunare. Coppie strane dove un agile corpo di donna giovane accarezzato un attimo, ma preferisce accarezzare un corpo maschio infranto che zoppica, ondeggia. Questi tende una mano sola, e non pu tender la bocca per baciare. Il gesto della donna diventa materno per accarezzare un mento d'argento, che la luna subito con dolce meccanico furore salda alla carne. Ride
il

sangue del mutilato


di metalli
di metallizzarsi.
si

in

questa bizzarra officina

improvvisata

innamorati e carni che soIl

gnano
sua

torso di quel tenente ber-

sagliere

rizza

con forza nella pienezza della

virilit.

Non ho
e anche

pi labbra, dice,

ma

il

bacio non

indispensabile in amore! Parlo male


tare,

ma
se

so canla

danzare...

Che importa

mia

F. T.

MARINETTI

86

spina dorsale avr poi bisogno di tre giorni di ossi-

geno per rimettersi? Ora che gli equipaggi della Luna sono sbarcati bisogna che io halli per dimostrare che
sciuti.
si

pu

far all'amore in mille


deliranti

modi scono-

Questi profumi
balistite

urlano

come

l'o-

dore della

che mi bruciava sul Carso...

Urlano, urlano l'eroismo e l'amore!... Balliamo e


cantiamo. Questa una nuova trincea dove per
la

nemica non

ci fa

male anzi

ci

nutre
!

tutti

col suo

piacere. Se continua, mi guarir

Far, far anche

rinascere le mie labbra!

Balliamo cantiamo in-

sieme

Ognun
perch

lo sa e

ben

ci

conoscete

l'allegria

con noi portiam.

Un

cuore ardente e giovent abbiam,

un cuore ardente e giovent, se pur con le stampelle camminiam. Chi siete?... Siamo la ganga
perch amiam
le

bimbe,
il

il

vin

spumante
I

e di Rapallo

mar!
schiumaaare
del
di
tuai

mutilati cantavano. Frusciaaare

baaare delle onde colombe sulle tombe rapite


cimiteri e rimorchiate dai

profumi

mare.
aggraziare

Tre
i

mutilati

danzavano, cercando
ifra
h

gesti

nascondendo

capelli delle

dame

visi

spaccati o cotti dalle esplosioni.

Due

altri,

in uni-

forme elegante e accurata, mutilati d'una gamba


all'inguine
di
si

rizzavano e sulle stampelle tentavano


di

cadenzare uno strano ritmo

nave

rullante.

87

L'ALCOVA D'ACCIAIO
alpino mi

Un

domanda scusa

di passarci davanti

danzando, poich ogni volta


sfiora
il

la

sua manica vuota

viso della signora seduta accanto a

me.
occhi
ri-

Questa
chiari

di

una

signora
e

milanese

grandi

bambina

bocca

carnosa sempre

dente sotto pesanti capelli biondi che le imper-

lano

la

fronte di sudore.

E' buo-na,

intelligente,

piena d'imprecise indulgenze e


flirt

facilit

nei

suoi

svariati.
ci

L'amai con passione 5 anni

fa; poi la

vita

separ.
a

cuore
cerit.

cuore e

Siamo molto amici. Le parlo da lei mi risponde con assoluta sin-

Io adoro la danza,

ma non ho mai
Io

avuto tanto

piacere

come

nel

danzare con quel tenente ber-

sagliere dalla mascella d'argento.

non mi oafelice

pisco troppo: sono una civetta, forse qualcosa di


peggio...

ma

tu
le

mi

capisci...

Era cos
stati

di

stringermi! fra

braccia.

Siamo
si

anche gi
il

nel buio sulla riva.

Ha

tentato di baciarmi

seno,

ho

lasciato fare...

Quando

cos poco vestite

come siamo noi, signore, dere... Deve essere tanto


...

oggi,

molto

facile ca-

infelice poveretto!...

Da quando
tosto

la

guerra era scoppiata


arrivata

Rapallo in silenzio qui dormiva,

ma

che

la

ganga

U silenzio e la quiete qui spauriva. Chi siete?... Siamo la ganga


perch amiamo
i

fiori,
il

il

cielo

azzurro e di Rapallo

mar.

F. T.

MARINETTI

mutilato della

Sono diventato l'amli'oo d"un capitano alpino gamba e coscia destra chiacchierone

e gioviale. Questa sera certamente ha dimenticato


ci che ha iperduto.

Gli dico che la

mia

ibiorida

amica ha un cail

priccio per lui ed egli

tendendomi
gioia visibile

viso molto

vicino

Me

mi sussurra con

ne sono accorto... Mentre eravamo gi


la

insieme vicino all'acqua seduti ho preso

sua

mano

e l'ho portata sulla mia coscia

metallica.

Veramente ho notato un piccolo movimento come


di scottatura

carla.

che la sua bella mano ha avuto nel tocQuesto m' capitato altre volte. Inconve-

nienti del nostro mestiere.

subito

portando

la

mano

Ah! Ah!... Io rimedio della donna un po'

pi su.

rideva, rideva, con gioia infantile senza ranla

core per

guerra poich

gjli

aveva concesso que:

sta notte di delizie.

Poi riprese a cantare

Forza, orchestra!...

Quando

noi passiamo

ci

guardate
noi

e dite che

siam pazzi

tutti

ma
Chi

le

pazzie nostre perdonate,


s,

perch siam pazzi


siete?...
siete?...

ma un paco

eroi.

Siam Siam

gli sciancati gli avariati,

Chi

perch abbiam
col

fatto l'Italia.

sangue nostro

e la giovent.

89

L'ALCOVA D'ACCIAIO
La mia amica mi prende
il

braccio e

mi

sus-

surra

Vieni,
-

andiamo
il

gi.

Farai soffrire

povero tenente.
;

ra

Non

preoccuparti
te.

torner da

lui

dopo.

voglio stare con

Tu non

sei

un mutilato,
per
io
ti
il

ma mi fa un po' paura vederti partire te. Non c' pi nulla fra di noi, ma
sempre bene
finisca.

fron-

voglio

lo sai.

questa sera ho un desiderio

pazzo, pazzo, pazzo che questa benedetta guerra

come sono conbuona patriota, ma ciati... Tu che sono una non capisco, non riesco ad ammettere, malgrado
Hai
visto quei poveretti
sai
tutti
i

miei sforzi, ia necessit

ti

questa eterna,

brutale carneficina.
Io chiusi la bocca della

mia amica con un lunil

go bacio.
tare

Tanto pi utile che prevedevo


la

lungo

suo discorso contro


quello pi

guerra e preferivo ascolla

eloquente e pi patetico che


ai

luna

prodigava

suoi

equipaggi lussuosi
:

d'ar-

gento vivo remanti nei gorghi di perle

Abbandonati, anima,
dimentica,

cantava

la

Luna

che

sciogliti,

acquetati.

Ho

dei

rosolii

dissolvono ogni collera, ogni ferocia; ho dei bal-

sami che addormentano


che ho voluto fermare
la

rancori. Tutte le volte

guerra m' bastato colvedetta

mia luce hanno reclinato il capo invaso -dal sonno e dal pessimismo tenerissimo, dimenticando le pattuglie nemiche in agle

mare

trincee col latte benefico della


in

e subito le sentinelle

F. T.

MARINETTI
Le
mitragliatrici

90

guato.

avversarie non

hanno

adi

vuto pi per loro altro interesse che quello

un notturno apparecchio telegrafico o di cani abbaiami. Sono la dispensatrice del nichilismo perfetto,

del

dissolvimento
alla

totale

di.

tutti

soavi

abbandoni
le

deriva d'una qualche corrente molpigrizie,

di

baci,
Ita

alcool,
la
il

o sogni. Io sola vin-

cer

guerra

notte in cui spegner

con carezze
aggressiva

troppo lente
del coito per

sangue solare dell'uomo, costrinattivit

gendolo a disprezzare l'ultima

negare e sognare unicamente.


cara

Hai

sentito,

Amica,

le

argomentazio-

ni della

luna in favore della pace universale, eterle tue

na? Sono subordinate come


alla

argomentazioni
origini
accaniti

distruzione
noi

della

vita.

Alle

lontane
offrire

dell'umanit
agli

vediamo popoli
di

Dei cadaveri sanguinanti. Poi un Dio ebraico


carne umana. La terra nel
difficilmente
decifrabili
:

affamato anch'esso

suo viluppo d'atmosfere contiene delle forze dominatrici,

intricatissime

che noi definiamo con parole inefficaci quali

pri-

mavera,
cio

giovent,

eroismo,

volont

ascensionale

delle razze, rivoluzione, curiosit scientifica, slan-

del

progresso,

civilt,

record.

Tutte
il

queste

Forze indubbiamente telluriche adorano

sangue

umano, cio

la lotta,

il

bisogno

di

distruggersi vi-

cendevolmente simboleggiato

onde schiumose del mare. Queste Forze dominano la maggioranza pi viva dell'immenso formicaio umano. Maggiodalle

ranza

d'istinti

selvaggi e implacabili,

tutti

pi o

meno

sanguinarii.

91

L'ALCVA D'ACCIAIO
La minoranza meno viva o stanca o vecchia

ferita
le

ha

creato

le

idee
la

pure,

sentimenti
pace,
di
l'a-

puri,

vaste

bont,

soavissima
astrazioni

more
serena

umano,
che
e
le

ed

altre
le

dolcezza
dei

varcando
irte

montagne
delle
tutte le

aspre

desideri

foreste

ambizioni,

do-

vrebbero finalmente pacificare

razze imquel'lo

ponendo loro un ritmo morbido come

di

questo golfo innamorato e fedele alla luna.


parte turbolenta e istintiva del formicaio
spesso affranta e 'disillusa del

La

umano

suo andare cru-

dele e sanguinante. Si ferma ed


le

ammira
la

inebriata

soavi

pigrizie

affettuose
in

che
e

minoranza
ormai
curva
nadella

saggia

ha

lanciato
'esse

cielo

che

vigano
Terra.

anch

imperiture

sulla

Ma

la sosta

breve, le Forze di volutt ag-

gressiva e di primavera crudele, incalzano di nuo-

vo

la

maggioranza giovane e
il

virile.

Pi furibondo

che mai
mincia,
stano,
t
si

ritmo di distruzione e di morte rico-

e se le contese piccole,

minute non baal

afferrano

volo

le

vaste astrazioni di bon-

di

pace per farne delle

bandiere
in

nuovo

massacro. Si scagliano le

folle

guerra, massala

crando
tri

gli

uomini, per massacrare

guerra! Al-

si

slanciano su aeroplani a lungo perfezionati


tutte
le

perch possano varcare


reggiare

atmosfere e ga-

con

le

stelle.

Immagina,

amica

mia,

qui in questo golfo quattro o cinque aviatori gi

pronti sui loro

apparecchi dalle eliche rombanti


il

per

la

grande gara. Immagina

loro dialogo.

F. T.

MARINETTI

92

Dobbiamo,
della vita salire a
rire,

dice l'uno, assolutamente a costo

20 km.
al

di altezza,

vincere o

mo-

amici

Poi a mezza voce

meccanico fedele


E
stre
di

Hai bucato
S,

il

serbatoio dell'altro aeroplano?


il

risponde

meccanico con occhiata ravostro concorrente precipi-

diosa.
ter in

Fra un'ora

il

mare.
di

Grazie, son sicuro

vincere,

gli

altri

non

mi fanno paura.
cos gli aeroplani della grande gara ultra-terresi

slanciano nel cielo ove ecco appare

il

Rabbi

Galilea col viso pi tragicamente pallido di quel-

lo crocifisso sul Golgota. Gli occhi al cielo dispe-

ratamente guardano con bont


dolore
il

infinita

e tremendo

Padre

dei padri, riassunto di forze cosmi-

che che ha l'implacabile e muto X rosso sul viso di tenebra azzurrina. Il Rabbi piange e dice
:

mi hai trasmesso il germe della divina bont e dell' assoluto perdono e quello pi prezioso ancora dello sconfinato amore, ma essi
Padre,
tu

vogliono soltanto uccidersi o lacerarsi a lungo per

meglio assaporare
t

il

sangue. E in

nome

della bon-

non si riposano. La loro forza d la morte. Il loro amore sanguinante. Il bimbo nascituro insanguina la madre per scagliarsi verso la vita. La sua vergine sorella sar domani insanguinata dal maschio che la primaritornano
al

massacro

vera frusta con

le

sue belle flessuose verghe


l'amore
:

di

profumi. Padre

tu hai creato

e per

l'a-

93

L'ALCVA D'ACCIAIO
si

more
la

fanno guerra. Hai dato a loro

il

sogno del-

bont,

ma

questa scoppia con straripamenti di

lave guerriere

come un vulcano. Se vuoi che

l'a-

more
la

eterno, puro, e la bont serena e la pace di

cuori intrecciati regnino finalmente, spacca, spacca


terra,

distruggila senza piet!

E
con

il

Rabbi

alto

nel

cielo

piange,

mostrando
le

le

due mani aperte come


uomini.

fiammeggiano
al
:

ferite degli

Ma

la

luna grida

Rabbi con
E'

un lungo

stridente gocciolo di cristalli


la

la

No! no! 'Non spaccare


l'assopir,
la

terra!

mia!

culler,

svener deliziosamente.
in

Sar pallida come me, finalmente pacificata


vasta, continua volutt carnale!

una
si

Gi intanto
imbarcavano.
sonnolento

sulla riva gli equipaggi della


I

Luna

remi riprendevano

il

loro grave
fruscia-

fruscia-a-are, frusci a-a-a-are

a-a-a-are schiumare tubare inelle onde colombe sulle

tombe rapite

ai

cimiteri e rimorchiate dai pro-

fumi del mare.

Sparvero ad uno ad uno ritirando su, su fino


al

cassero della
e

Luna
'le

tutte le scie d'argento,

cadi

notti bianchi,

vaste reti di

profumi pieni
braccio, io

pesci d'oro guizzanti.

La mia amica languiva


.sonno;
pelle

al

mio

avevo
stam-

ma

mutilati riaccendevano

con
e

le

alzate

l'orchestrina

di

nervi

fibre

che

sull'alta

terrazza

miagolava,

strillava,

singhiozza-

va

come
Il

mille gatti in groviglio d'amore.

tenente
:

bersagliere

correva

dimenandosi

cantando

F. T.

MARINETTI
il

94

Un valzer pazzo,
noforte
!

pi pazzo dei valzer, voil

gliamo! E' troppo lento, questo! Sfondiamo

pia-

Con un pugno
piedi.

rovesci a terra
la

il

pianista e

si

mise a tempestare
zava
Gli
fra
di

tastiera

con
il

le

mani e
si

coi

Sradic con un calcio

pedale e

sfor-

scandire un valzer terrificante colpendo,


i

di tanto in tanto

bemolli col suo mento d'argento.


della

ultimi
'lui

saluti

Luna,
risata

ironici,

mettevano
di

la

tastiera

una

candida

fiume

africano che cento elefanti bevessero con proboscidi

Bisogna

d'argento russanti

che

la

come canne d'organo. Primavera scoppi nel piano-

forte.
iati,

Mi sento

nel sangue, e anche voi, cari muti-

vi sentite nel

sangue una Primavera diabolica,


L'Africa mi divampa
!

mille primavere equatoriali.


nelle gote e arroventa
il

mio mento

Se non fosse
tutti,

d'argento sarebbe gi liquefatto!


I

mutilati

intorno danzavano
sui piedi

tutti,

alcuni

sulle

mani e

come

orsi,

altri sulle

stam-

pelle, altri in bilico

su un piede.

Altri

si

rincorre-

vano come belve

nei cespugli.
altri,

Fuori sulla terrazza, uno pi ebbro degli


sull'altalena, abbracciato

con una donna seminuda


di iluna

volava volava inargentandosi in alto


i

tra

fogliami.
esaltava.

Certo un soprannaturale sciampagna

li

Anche

le
si

donne erano impazzite. Una


spalanc cos a pochi metri

vergine bellissima
di distanza, fra

due

rosai, al desiderio feroce

d'un

alpino, che,

mutilato delle due braccia, realmente

95

L'ALCVA D'ACCIAIO
mangiava
fra le
di

le

baci

il

viso,

imprimendole

il

suo

amore poppe Un'ora dopo sulla


io

coi coipi reiterati del suo petto.

soglia del Casino paradisiaco


:

gridavo
-

ai

miei amici
!

Siamo realmente avveleimmediatamente una sana furente bevanda di Velocit. Cento strade succhiate! Andiamo a Chiavari a tutta, tutta, tutta velocit. Sar meglio di una
Male molto male
nati,

avvelenati di chiaro di luna. Occorre

corsa, un tuffo.
-

Ah! ah! gridano

tutti,

ci

sono per

pas-

marmocchi. Macch! Tutto dorme ancora, scavalcheremo ogni ostacolo, saremo una ventata di ferro, proiettili, folgori, non lasceremo respirare il pericolo, strozzeremo la morte nel suo letto e capriolandole
saggi a livello, carri, carrette, cani e
'

sopra

le

pizzicheremo

piedi senza morire!

La mia 74 in testa. Padroneggio elasticamente il volante. La mia 74 ne gode. Corre, corre con lunghi brividi. Ronza il carburatore felice. Le candele sono eccezionallmente pulite. Ritmo perfetto. Martelli deliranti di precisione gioiosa. Sento nel cambio di velocit gli ingranaggi
Tutti in macchina.

amoreggiare come labbra. Unirsi. Volere. Scorrere. Scattare. Forza vellutata. Velluto in delirio.

Dolce aggressivit
zanti
aerei.

delle

ruote.

Pneumatici

dan-

Gas

addomesticati
si

disciplinatissimi,

pronti a tutto, perch

corra, corra, corra, corra

un correre di corrente moduflatissima oliata ebra di correre, quasi liquida e pur metallica, leggera

F. T.

MARINETTI

96

non di meno prensile. Docile alla strada ma come un maschio che imponendo sembra subire il ritmo della femmina beata. E' beata di ricevermi
e
la

strada che

si

sbianca nei 'brividi


le

delle

prime

luci

ombre massicce delle montagne lungo l'ampio sussurrare del mare pieno di
spasimi sotto
a

giochi di gatti bianchi che miagolando rincorrono

zampate, spruzzi

di baffi

rimbalzanti nel refe ar-

genteo rapito alle vele della Luna. Correre, correre tuffandosi nella vegetazione nerissima.

Trapaniamo forse la midolla nera della notte? Balza fuori la mia macchina. Oliatissima morbida mia carezza nel grembo di questa valile. La luce cresce come se colasse fuori dal mio motore cuore
arroventato.

Ecco un

altro tuffo nella

penultima

galleria... In-

terminabile...

Mi

pare di essere nel colio ebro, prebottiglia

muto, scoppiante di una smisurata


cool.
Il

d'al-

mio motore
deve escire
!

tira

bene, bene. Esce, esce,


la bottiglia delia

escir,

Sto sturando
la

valle lunga

e nera con

pressione dei miei pneuIl

matici-pollici

che non cedono.

cavaturaccioli

fortissimo! Forza! forza! Viene. Forza! Ecco!


Scatta in alto, il tappo rosso, Sole Tutta la campagna colli, valli, mare spumeggia di luce bionda. Corriamo, scorriamo schiumeggiamo anche noi inaffiatissimi di rosso oro vaporante ned buon odore del caucci che sa di pane caldo. Divino spettacolo allietatore. Il sole che fu un istante il tappo al!

legro ora diventa l'enorme faccia tonda e gonfia

97

L'ALCVA D'ACCIAIO
con

del bevitore. Faccia calda di metallo in fusione


sale,
Il

iodio,

bromo, congestionata e

gioviale.
i

Sole ha un nuvolone nero fumante fra

denti

(lascia

cadere gi
di

il

mare come una


i

colata verde

schiumeggiante
risate

bava.

Forte riflusso delle sue

pomodori degli orti e nel sangue dei nostri cuori che vincono definitivamente in salute pomi d'oro delle Esperidi idiofragorose fra
i

tissime sconfitte.

IX.

IL

DEPOSITO FA SCHIFO

Genova
trombe,
sta

in festa
folla,

per Tmerican-day. Suono di


folla.

folla,

Balconi riboccanti, vafemminili, scu-

primavera dilagante
gli

di toilettes

gnizzaglia sospesa sui capi telili.

S'avanzano

inglesi.

Elegantissimi.

In

testa

un giovane tenente dandy con lo stick sotto il braccio. Furoreggia la banda Americana. Come un bambino gioca il capobanda issando in alto il lungo
bastone d'argento. Pi
intorno
a

volte

lo

fa

piroettare
vestirsi

e
di

lo

mulina

come per

veloci ruote d'argento.

Poi lo punta davanti imisole d'Italia squilla,


scatta,

tando

lo

stantuffo.

Il

trombe d'alluminio, si affanna a lucidare e abbellire ojjel popolo venuto attraverso


rimbalza sulle
l'oceano dal lontano pacifismo per fare anch'egli
la

guerra in

nome

della

libert

minacciata.

Il

sole

polemizza coi
stizia

pacifisti anch'egli
la

verniciando di giu-

vendicativa

primavera sanguigna dei Cow-

boys.

Passano fra le due ali di popolo pigiato, variopinto che schizza bambini tra le maglie dei carabinieri. La strada vuota.

99

L'ALCVA D'ACCIAIO
Sono
le

Forze
la

invisibili

che

la

mantengono

cosi

vuota sotto

pioggia di

fiori,

fiori

e cuori che ca-

dono dai balconi. Le Forze impongono


mirazione per
le

tutti

un'incosciente

am-

virt

guerriere e per l'eroismo

prossimo-sicuro di questi nuovi soldati aggiunti a


tanti altri

impiegati laggi

al

nuovo mestiere

indi-

spensabile di cannoneggiare.
Gli americani
sati.

hanno
la

l'aria di soldati
pelli rosse.

improvvi-

Passo elastico dei

Questi lottarono

nel

Far-West per

loro libera razza perseguitata.


la

Quelli imitano in
agilit cauta,

Europa

spavalda e scattante

vellutata dei pellirosse fra le liane e

nelle alte erbe.

Seguiamo

la

sfilata

degli

americani ordinaris-

simi, visi radiosi. Zampilla dai loro passi

un

rit-

mo

Cake-walk. Poich sono sensibilissimo e il mio cuore subisce i pizzicati della mia immagidi

nazione visionaria,

io vedo in sogno le grandi masse americane rimescolate da sentimenti euro-

pei nei vasi capaci delle


le

ampie citt lontane. Vedo masse americane canalizzarsi verso porti, riempire gli enormi trasporti e in questo Wateri

land che contiene 12.000 soldati, traversare

le lun-

ghe

monotonie

astratte

meditanti

dell' Atlantico,

poi colare

come un fiume

nelle citt italiane e su,

su ramificarsi nei budelli delle trincee sotto crollanti soffitti

di ferro nella battaglia delle


alla

nazioni.

Ho

un singhiozzo

gola nel partecipare luil

cido e cosciente col mio corpo di soldato e

mio

F. T.

MARINETTI
a

100

cervello faro onnipresente


rica nel crogiuolo

questa fusione sto-

europeo.
si

Nella arena vasta


glia.

svolger una finta batta-

Al centro un cinematografista seduto copasci vicino al suo apparecin piedi militarmente.

modamente come un
chio mentre
tutti

sono

Sim-

bolo del falso genio-letterato tipo Romain-Rolland

che guarda, controlla e merita una bomba d'areoplano. Un fotografo punta la sua macchina sotto la
seta nera lucida

corna puntate e
militare.

come una groppa. Sembra un toro, zampe posteriori aperte. O sempliinutile critico
di

cemente un dannoso o

strategia

Una compagnia
nee. Tutti fune. Tutti
Si
i

di

allievi caporali italiani

entra
di
li-

nell'arena. Allineamento perfetto.


torsi ali 'indietro
i

Geometria
tirare

torsi

in

avanti

come per come per

una

slanciarsi.

vede

il

bianco dei polsini muoversi insieme, a

distanza uguali, le braccia remare nell'aria con parallelismo stupendo.

Dieee-tro-front
niti.

fulminei, senza oscillazione, tor-

Ripiegamenti sui tacchi a gradi, a gradi, che

sembrano arpeggiati e modulati come una risacca movimento che a tutta la compagnia una snellezza precisa di d
dolce sulla ghiaia. Flessuosit del

onda.

Zaz, eroica e molto umana, abbaia d'entusia-

smo per

dimostrare che

tutti gli

esseri vivi

amano

ritmi marziali.

Una

risacca d'applausi annuncia

gli

Americani.

101

L'ALCOVA D'ACCIAIO
si

Entrano e

dispongono su

tutto

il

diametro del-

l'arena. Si tolgono la giubba e incominciano

una

meravigliosa ginnastica con ondulazione di

alte er-

be sotto
vati

il

vento e

relativi
si

morbidissimi solchi sca-

che gradualmente
di lotta

chiudono.
Il

L'entusiasmo ancora ufficioso.

sole

esige
i

uno spettacolo

ed ecco pesanti e colossali


d' assaggio.

nostri artiglieri di

montagna
artiglieri

al tiro della fune cogli

Americani. Primo strappo


deciso. Al terzo
gli

Secondo pi

gli

d'un colpo sradicano

americani radicati patriotticamente nel terreno.


Il

prorompente grido di Viva l'Italia fa impazzire Zaz che abbaia alla feritoia della mia 74. La finta battaglia incomincia con cannoni da montagna, muli e compagnie di mitragliatrici ci chiudono
la

strada.

Ma
a

la

squadriglia passa trionfante senza


i

far

male

nessuno sotto

grandi fragori, fragori,


finte .cannonate

rrrombi,

rrrombi,

rrrombi delle

dei forti genovesi.

In alto,
si

il

Sole, gattaccio d'angora dal pelo d'oro,


baffi

lecca

d'oro pregustando

l'

immancabile
pro-

massacro
e sani

di gran parte di quei giovani muscolosi


i

che sanno ormai anch'essi verniciare

pri istinti sanguinarli

con nuovi
genovese
ailla

ideali.

Il

24 luglio

la folla

si

accalca sul piaza

zale di S.

Benigno intorno
di

nostra 8

squadri-

glia di automitragliatrici

blindate. Tutte infiorate.

Ogni comandante
3 metri
di

squadriglia ritto in piedi a

distanza dalla sua macchina.

Sono

sta-

F. T.

MARINETTI

102

to incaricato dal colonnello di ringraziare

discorso le signore genovesi che


zato la fssta d'addio
ufficiali

con un hanno organizdoni soldati e

colmando
il

di

partenti per
Il

fronte.

Meriggio infuocaraggi rimdi car-

tissimo.

porto
il

di

Genova

irto di
stilile

balzanti poich

sole infierisce

masse

bone, pugnali brillanti.


I

ventagli blu dell'alto


di
bragita.

mare non
stata

rinfrescano,
di

nostri visi

L'esposizione

quadri e

complessi

plastici

futuristi

accatastata alla

rinfusa nel porto, col groviglio delle sue fasce coloratissime.

Flavia Steno parla in

nome

delle signore ge-

novesi con sobria eloquenza,

ma

indugia troppo a
gli

descrivere le sofferenze eroiche e

orrori della

guerra che
II

miei soldati sono contenti di affrontare.

sole di lava

comunica per
livello

invisibili
Il

tubature

col

mio cuore,

vasi comunicanti.
il

mio entusiasmo

sale per raggiungere


lare

dell'entusiasmo so-

ed insieme porta su
le

la sintesi

luminosa dei pro-

blemi da risolvere.

Poich

donne
si

patriottiche

d'Italia

difetto di piagnucolare troppo, poich le altre

hanno il me-

no

patriottiche

lamentano dei disagi imposti

dalla guerra voglio parlare senza diplomazie alle

donne

Italiane,

dimostrando che l'ambiente delle


di cre-

caserme e dei depositi talmente asfissiante tinismo e vigliaccheria da mutare la trincea


radiso.

in pa-

Parlo con tono rovente nel silenzio radioso men-

109

L'ALCVA D'ACCIAIO
campane
antiche sgonnellano su e gi

tre le

come

donne ubriache sull'altalena. Donne d'Italia, voi che

sentite

fervere nel

sangue l'odio per

il

nemico ereditario da scopar via

ad ogni costo, non compiangeteci. Noi, nuovi Italiani, ben pi alti sereni eroici dei nostri avi, siamo
allenatissimi alle sofferenze eroiche della guerra!...

Dopo 20
golata e
lici

giorni di vita rattrappita,

grigia,

stranfe-

un po' pidocchiosa

di

caserma siamo
gli

di

partire.
il

Compiangiamo

imboscati che

amano

Deposito, poich noi, nuovi Italiani, dopo

3 anni e mezzo di guerra siamo senza stanchezza


e pieni di ottimismo fisiologico

e morale.

Il

De-

posito sappiatelo,
schifo
!

il

Deposito

ci

fa schifo schifo,

Rumori, brusio,

grande emozione nel gruppo

degli ufficiali superiori.

voi donne, cos dette Italiane, che piagnu-

colate sulla
te

mancanza

dello zucchero,

non

vi sie-

mai domandato nella vostra sconfinata cretineria se avete nella zucca il sale sufficiente per viveche noi continuiamo e vinceremo
questa guerra difendendo e salvando cos
tanto la libert di pensiero e lo spirito del

ire? Ricordatevi

non solmondo,
il

ma anche

ogni elasticit e lo chic,

al

quale tenete

tanto, dei vostri vestiti e delle vostre case contro

peso professorale,
ghiottoneria che

la

goffaggine,

la

balordaggine

grottesca dei tedeschi!...

Ma

indovino in voi pi

amore d'eleganza, tanto pi che

scocca l'ora di colazione. Per ringraziarvi dei vo-

F. T.

MARINETTI
o pseudo-italiane,
vi

104

stri fiori,

porteremo tornando
di burro...

dopo
i

la vittoria

qualcosa che far tacere finalmente

vostri pianti sulla


del

mancanza
di

Vi porte-

remo
le

buon grasso

cadavere austriaco, per

vostre tartine!... Arrivederci.

Evidentemente un
servato alla nostra

alto e glorioso destino era ri-

ottava

squadriglia.
il

grande

vittoria

del

Piave 15 giugno
perizia e

Dopo la Comando
l'of-

Supremo prepar con

con metodo

fensiva generale predisponendo particolarmente le

truppe celeri che dovevano fulmineamente lanciarsi


nella

prima

ferita

grave del fronte nemico. Le blinciclisti

date costituivano coi bersaglieri


valleria queste truppe celeri,
litari
alila

la

ca-

ma

le tradizioni

mi-

davano

d'altra parte

cavalleria

una importanza enorme e una importanza minima e discuNei


circoli militari si

tibile alle

blindate.

negava

la

resistenza della blindatura non soltanto alle scheggie di granata,


trici.

ma

anche
i

al

fuoco delle mitragliautilizzarne la velo-

Una
caso

volfca

colpiti

(pneumatici cosa poteva

fare

una autoblindata?
di

Come

cit in

strade rotte e di guadi?

Tutte queste obbiezioni pesavano su noi, mentre le

Forze predisponevano

tutto in

favore della
il

nostra tipica e personale vittoria veloce. Infatti


a

25 luglio giunge l'ordine di caricare su un treno

Risparmiamo cos ogni sciupio alle nostre macchine che simili alle celeri Fiat dei grandi circuiti devono giungere vicino al campo di battaglia in assoluta efficenza. Portata a detutta l'8.

squadriglia.

105
S

L'ALCOVA D'ACCIAIO
la

stinazione

squadriglia sar immediatamente

sottoposta a una prova di allenamento in una serie di brevi


ciclisti.
Il

manovre con
io

cavallerie e bersaglieri

26 luglio

monto

col capitano

Raby

e coi te-

nenti Bosca, Paccagnella, sulla mia auto-blindata

74 caricata su vagone aperto nella stazione di S.


Albania nel porto
date caricate
di

Genova. Tutte

le auto-blin-

sono infioratissime. Folle

di

donne

bambine
fiori.

alle

balaustre del passeggiatoio. Piovono

Sventolio di bandiere. Squilli di trombe.


il

Ma

non
no

la solita partenza per


di

fronte.

Ci sentiamo
a

veramente l'anima
ai

meccanici e volantisti intordestinati

motori terrestri o aerei

vin-

cere

un
la

record

pericoloso,
fischia

decisivo. e
il

Quando
treno
di

per

locomotiva
di

lungo
irte

sovraccarico
tragliatrici si

macchine da guerra
l'infantile,

mi-

mette in moto

chiassosa,
il

patetica sensibilit popolare della partenza per

fronte iaccende fulmineamente


fra
i

tutti.

In equilibrio

2
ai

taglia-fili della

mia 74

io

divento in tutto

simile

miei soldati e lancio a gara manate di cuo-

re alle ragazze

che sbocciano
a

fitte ai

balconi.
sull'alto

Prima fermata lunga


viadotto ferroviario fra
affollate

Sampierdarena,

gli

applausi delle finestre


sospesi alle corde.
dita la

dei panni colorati


la di

Tocco quasi con


dita

punta delle

punta delle

appassionate

due sorelline che mi mandano

baci con
santi

nome e indirizzo. Sono brune. Capelli pecome giardini liguri. Occhi che riassumono
i

F. T.

MARINETTI

106

languidi spasimi del Mediterraneo notturno. Lable

bra ardenti come


boschi
incendiati
e

montagne
nei

di Sicilia

coronate

di

tramonti

d'agosto.
le

Denti
stret-

bianchissimi
te

precisi

come

casette

tutte in
si

fila

bianca in fondo

alle

rade italiane
all'alba.

quando Le due

giunge sopra una nave veloce


si

sorelle

chiamano Augusta e

Vittoria.

Mando

loro

miei baci,

ma

vorrei berle poich le

sento fresche, colorate, ardenti e salate


sorsi del

come due
balzi

mio Mediterraneo. La mia anima futurista


ha raggiunto
la

attraverso

mille

elastici

sua pi divertente e sana

trasfigurazione. E' diventata l'anima d'una recluta


di

20 anni.

X.

VITA DA COW-BOYS

Per Iddio

Aspettare ecco
gli

la

vera angoscia di
aspettare le
a ripo-

questa guerra! Aspettare

rdini,

manovre, aspettare l'offensiva. Ora siamo

so in una brutta fattoria perduta nell'immensa pia-

nura paludosa... Per quanto tempo? Aspettare non


vuol dire riposarsi. Se fossi a Milano o a
farei
.

Roma

almeno dell'utile propaganda Qui non si fa nulla. Per fortuna il nostro cuoco veramente
meraviglioso
!

Parlo

ai

miei compagni dell'8

squadriglia,
la

tra

monumentali paste asciutte sanguigne sotto pada fumosa assalita da tutte le farfalle
afosa sera di agosto.

lam-

di

una
mia

Io,

dice

il

tenente Volpe, rimpiango

la

caccia e la

mia pesca.
asciutto, quarantenne,

Volpe un ligure magro,


agente
si

di

cambio e viveur, furbissimo, pratico.


al

Ma
in

sente che

denaro e

alle

donne preferisce

realt

il

piacere originario della sua razza.


!

L'ultima mia pesca, che bellezza

Con

tre a-

un guscio bene equilibrato. Al largo di Genova calma perfetta... Una luna enorme che sembrava una torta... Otto rematori con dei remi lunmici in

F. T.

MARINETTI

108

ghi, lunghi. Acciughe, acciughe, acciughe; a


te,

a palate. Tonnellate

di

acciughe.

manaLa barca era


lire
!

tutta

piena di argento. Otto tonnellate, 9 mila


sotto
il

Affondavamo quasi
sava l'acqua
la caccia.

peso.

Il

bordo sorpaspiace anche

di

10 centimetri. Attenti! non imbarcarit!...

chiamo acqua per

Ma

me
si

Andavo ogni anno

sul valico del Turchi-

no. Uccelli d'ogni specie. All'alba


nir su col vento di tramontana...

Sono

vedevano velenti, semil

brano

tirare

il

carretto per superare

Non bisogna Passano a un metro dalla testa. vengono su. E' questione di calma tirare quando tu li lasci passare, poi ti volti e pam, pam, una botta nel culo. Te li vedi venir gi, a due a due. Se quelli che seguono tiri prima che siano passati,
:

valico.

scappano
Il

via.

tenente Sacco ragazzone forte pieno di orgo-

glio infantile, figlio di

pap. Viene dal corpo degli


di

automobilisti.

Vuol passare per un conoscitore


di

donne. Fiero

aver goduto qualche libert e qualil

che cocotte. Attacca ironicamente


israelita pallido,

tenente Lattes
intelligente

occhiali,

poca

salute,

tipo

di

lavoratore,

sensualissimo,

goloso,

furbo,

mellifluo,

L'amico imboscamento
!

Taci

un po'
di

strisciante.
il

Lattes, dice Sacco, rimpiange

suo

un anno

tu hai fatto la

comando supremo. guerra molto meno di me.


al

Ti dai delle arie da viveur per due o tre prostitute


dei Portici Po...

Io

non sono

stato giolittiano e neutralista

come

109

L'ALCOVA D'ACCIAIO
e leccapiedi
di
tutti
i

te,

professori germanofili.

Dove

eri nelle giornate di

maggio?

E
Io,

tu,

dove eri?
divertivo con fior di mezzi.

risponde Sacco, era ancora un ragazzo,

ma almeno mi
scita

Risata generale. L'espressione fior di mezzi su-

una

ilarit irrefrenabile. Il

tenente Paccagnel-

la, effettivo,

bel ragazzo snello, elegante, viene dal


ferito

corpo dei mitraglieri, gi


che
fra
la
1'

due

volte.

Un

po'

effeminato nelle mosse. Interrompe annunciando

due giorni

cominceranno
i

le

manovre

con
clisti
Il

divisione di cavalleria e
alla

bersaglieri ci-

per prepararsi

grande offensiva prossima.

capitano Raby a capo-tavola ride ironicamen-

te.

Ventisei anni, grassoccio, tende alla pinguedine.


ghiotto. Faccia

Mangia poco ma ne soffre perch


Se avesse
il

quadrata, grassa, piccoli occhi; tipo di turco.

dorme molto, inNasconde evidentemente delle riserve di energia preziosa. Ha inventato un motore a scoppio senza cambio molto semplificato. Grande memoria, sa quasi tutto. Crede fermamente
fez
!

Pigro, molle,

telligentissimo, per.

nella teosofia, vuole spiegare tutto colla gradazione

teosofica delle vite. Ufficiale effettivo di cavalleria.

Dice

Io non credo assolutamente


me
la

nella cavalleria co-

truppa celere,

utile.

Non

credo nelle tanks data

canalizzazione del Veneto.


le

Ho

comandato per

due anni

autoblindate, a Gorizia e durante la ri-

tirata, e ci

credo. Se potremo slanciarci avanti coi

F. T.

MARINETTI
faremo cose grandi. Tutto
al

HO
pi

bersaglieri ciclisti

qualche plotone
ri

di cavalleria

per collegamento fuogli

dalle

strade.

Possono evitare

accerchia-

menti.
Il

piccolo Bosca entra nella sala brandendo una

bottiglia di

moscato.
!

sul

Altro che cavalleria

ci

vogliono donne, donne

per prepararci!
E' dimagratissimo dagli innumerevoli infortunii

lavoro erotico.

Corpo

esile

fragilissimo,

ma

grande forza nervosa e volont.


capitano annuncia

Intelligente, prati-

co, attivo, coraggioso e assetato di cocotte.


Il
:

Domani andremo
valutare
il

alla

messa

di

Bevadoro per
tutti

bel sesso dei dintorni.


in

Sigarette e sigari

bocca usciamo

nella

si sprofonda incalcolabilmente su T incalcolabilmente vasta pianura.

calda notte d'estate che

era era era era era era era era era era era era
Polifonia oceanica di rumori,
scatti, tonfi.

Rane.

Rospi. Officina filanda di scricchiolii! organizzati


era era era era era era era era era era era era.
Tutti
liardi di
i

rospi della terra lavorano al tornio 3 mi-

granate nere per bombardare di nero trala

dimentc-terrore-ironia

troppo bianca

lirica

spa-

simante luna fiduciosa che nasce a sinistra. Dietro


di noi la fattoria

massa nera calda fende


fieri acri.

col

suo
di

tetto-prua

il

dilagaaante fresco oceano lunare

rumori odori argentei

Sssssssssssssssssiiiiilenzio

lunare.

Ili

L'ALCVA D'ACCIAIO
soffia a gote

La luna
Taaaaaci!
tutti
i

bianche piene nel suo megail

fono di raso bianco per imporre


Vieeeeeni!

ssssssssiiilenzio.

La notte

attentissima

rumori. Alziamo la testa e incensiamo colle


la via lattea.

nostre sigarette

muta rivolta di caratteri tipografici. Polvere di rumori gi uditi... pinpinpinpindipingere... punpunpunpungere. Punteggiatura. Ritmo di telegrafo Morse. Stelle parole telegrafate d'aVia
lattea,

more
te...

o di guerra: 200.000 uomini di riserva!...


il

Presto! ad ogni costo! chiudere


e del cuore che muore!
notte attentissima a
folle
tutti
i

varco del fron-

La

rumori.

Bau bau

bau della passione

asmatica.
il

che abbaia? Quel cane o


latte

Chi chi mio cuore? Irto erobau.

tismo che abbaia verso la vulva soave colma di


tenerezza, la luna.
di

Bau

Hoooo pau pau

pauraaa

non

averti sotto le labbraaaa in questa

notte spaventosamente vuotata dalla tua assenzaa.

L'abbaiare del cane sveglia in alto a sinistra


costellazione
dello

la

Scorpione,

smisurato
le

dinamistelle
!

smo
di
alto.

inchiodato.

Lo Scorpione spara
di
!

sue
:

punta che sembrano rumori

guerra
!

Ta-pum
ti ti

pi gi. Poi pan

Ta-pum

pan in in fondo

all'orizzonte.

Ti
I

ti

ti

ti ti ti ti

d'insetti.

volumi degli alberi setacci


la

di

rumori

si

sfa-

sciano sotto

pasta dei rumori. Catalogare

tuttiiii

rumori presto, presio impacchettarla e spedirli a


volo
II

ai

lontaniiisssimi silenzi affamati di rumori.

cielo

nero un orecchio infinito circonvoluto,

F. T.

MARINETTI

112

circoncanalato, contatore di rumori. 3 miliardi, 6


miliardi,

9 miliardi

di

rumori!

Le acque veggenti copiano, copiano, azzurri copialettere della notte attentissima.

La
simo
nella

costellazione dello Scorpione una

muta

fuci-

leria di stelle,

sparate contro

il

lontano

ma

pros-

Sole.

Ma

se ne infiiiiischia laggi la locomo-

tiva di quel treno di

guerra che corre stringendo


le

sua pancia sotto

sue mani di grasso fumo


e

il

rovente Sole imbavagliato che urla lunghe griiiida


rosse
disperatissssssime
trionfali
di

fuuuuufu-

fuoooocooo.

La chiesa

di

Bevadoro puzza come una

stalla

ed

piena di contadine che hanno un odore forte,

belle vesti a colori.

Alcune zoccolanti. Altre frue scarpini.

sciami in calze

di seta

Siamo
di

seduti sul

primo banco. Don Luca, prete


sessantenne,

Bevadoro,

rude

abbronzato, ha

due

piccoli ragazzini di otto anni

che servono
fa

la

messa. Sembrano ammaestrati.

Don Luca
tira

un

cenno e

il

primo ragazzino

gli

solleva la tonaca
fuori dalla ta-

nera. Subito l'altro ragazzino


sca della sotto-tonaca

un vasto

fazzoletto giallo e lo

pone
si

nelle

tre volte

mani aperte del prete. Queste soffiano rumorosamente un gran naso rossastro poi
Il

ricongiungono.
dalle

fazzoletto

ripreso automati-

camente

mani

alzate del secondo


il

ragazzino
la-

sparisce nella tasca. Allora


scia ricadere la tonaca.

primo ragazzino
comincia
:

Don Luca

113

L'ALCVA D'ACCIAIO
oggi vi parler dell'Immacolata

Dunque
dosi a

Con-

cezione... Taci,

Giuseppmo,

fa silenzio! (rivolgen-

un moccioso).
i

Come

vi dissi nella predica

precedente,

profeti

avevano annunciato che una


si,
si,

vergine di Galilea... Mariettin!

te.

E' una

vergogna venire in chiesa cos scollata per eccitare


i

soldati!

(rivolgendosi a una ragazza che arros-

sisce,

Don Luca
profeti

scende

fra

banchi e

le

tira

l'orlo della camicietta). Sei

que

una sgualdrina! Dunavevano annunciato che una vergine

di Galilea

sarebbe stata scelta come sposa da Giudivino bamla

seppe

il

falegname, e divenuta madre pur rimanenla

do immacolata, avrebbe dato


bino Ges.

luce

al

Ora

in 'Paradiso.

Come

vostra

vacca nella stalla circondata da tante mosche,


cos la

Beata Vergine circondata da

tanti angeli

nel paradiso.

Tantum eeergooo!

Silenzio!...

Que-

st'anno ha tempestato.
l'uva nelle case.

Non

verr a raccogliere

Quelli che vogliono portarmela

vengano

coi canestri nella canonica.

Sacrameeeen-

tuuum

Don Luca
tira

fa poi

un primo

giro di questua tra

banchi della chiesa.

Ma

davanti al primo banco


soldi e
li

con ostentazione dal portamonete due

fa

cadere rumorosamente nel piatto.


Fuori,

un vecchio contadino che ara un campo


14 uomini in famiglia prima della
tutti
gli

mi dice

Eravamo

guerra, e coltivavamo 83 campi. Oggi

uo-

mini in guerra e poche donne qui.

F. T.

MARINETf I
a

114

Poi riprende

pungolare due vacche e 6 buoi


vacchee!

aggiogati che tirano l'aratro.

Valaa Furboon. Haa


contadinella

le

Rombon
gi

ca-

naiaa. Bigioo valaaa.

Vaacheee vaacooon ve beee.

Una

quattordicenne
le

ma

forte,

muscolosa impugna
teria

stanghe dell'aratro pesando

sopra col busto in avanti. E' graziosa.

Con

civet-

mi guarda voltando

la testa all'indietro.

Mette

in rilievo le natiche e
belle

mostra con

scatti abili delle

gambe nude
le

e rudi cuoiate dal sole.

Le doin

mando perch
testa.

due vacche sono aggiogate


:

Mi risponde
Per segna

la strada.
fiati

Fffuuu fffuuu fffuuu fffuuu dei


Tlin trac tin
tin tliiiin di

bovini

catene e gioghi.
a

Sono coricato
no, battagliano
i

in

un solco; intorno

me
:

corro-,

tre cani della squadriglia

Zaz,

Nick e Kim. Kim un foxterrier bastardo con

muso

da levriero dolce,

stupido incoscente,

ra-

gazzaccio. Vuole fare tutto,

andare da per

tutto,

velocissimo
terrier tipo
tente,

ma senza coraggio. Nich puro Ruffdi uomo sanguigno ambizioso e preporissoso,

avventuroso,

indipendente.

Poche

idee.

Pochi

odii violentissimi. E'

un

po' paszo. Fa

una maffia elegante


tili

di balzi arcuati,

pomposi, inututto.

su delle alte
anitre,

erbe imaginarie. Morde

InSi

segue

oche, galline,

mosche
si

e farfalle.

tuffa in tutte le
tratto di

pozzanghere; poi
le fa

ricorda ad un

Zaz e

Zaz

si

d delle arie di cacciatrice

una corte spudorata, brutale. di topi. Scava

115

L'ALCOVA D'ACCIAIO

buchi e fruga in fondo per cercarvi delle talpe,

corre velocissima

ma

si

stanca presto. Fa

la

cura

delle erbe. Golosa, intelligentissima e artista.

Quando scoppia una


Nick e
a Nick
il

rissa tra

il

grosso bracco

della

fattoria,

suo adoratore Zaz si

sdraia per assistere. Spesso abbaia per annunciare


il

bracco nemico e
lui

aizzarli.
si

Kim ama anche


Zaz rotola
ge,

Zaz,

slancia e la rovescia.

sotto, poi scatta e

morde Kim che

fug-

Addosso a Zaz che rotola regolarmente. Nic disprezza Kim. Ma se il bracco assale Kim, Nick con spavalderia di uomo atletico, interritorna.

viene feroce.

Monotonia, monotonia del sole operaio che cuoce


i

germi

delle

viti,

sguinzaglia

tafani sulle gropdi quella

pe dei buoi, accende pruriti nella carne


contadinella, arroventa
tre cani e gonfia
il

il

dinamismo giocondo

dei

mio petto d'un'ansia soffocante di amore e di guerra. Vita da cow-boy. La nostra fattoria di Barchessa immobile, sola come una roave sul mare infinito delle pianure. Tutto il giorno
al sole.

senza giubba, piedi nudi nei fossi pieni di lucci,


anatre, oche. Lucertoliamo

A
il

schiena nuda sento ramificarsi sulla mia pelle

cervello di Fabre formicolante d'insetti attivisa-

simi in guerra. Intorno, le pianure vastissime,


perte, senza alberi partono a

grande velocit lonsi

taaano verso
volta
di

le radici del

Grappa che

copre

tal-

nuvole e ribolle
certo

Questo

di cannonate ovattiate. un bombardamento pi feroce di

F. T.

MARINETTI
precedenti. Ogni sera
il

116

lutti

Grappa

si

incorona

di

vampe
Nick,

convulse.

All'alba erro nell'immensa pianura semi-allagata.

Kim,

divertentissimi.
di

Zaz
cane
cani

Zaz mi accompagnano. Sono Nick sempre pi innamorato diventa insopportabile. Quel bellissie

Ma

mo
i

tutto
di

muscoli

scattanti

come

tutti

razza,

un

mediocre

assalitore

di

Zaz si presta con mille grazie e abilit impudiche. Nick non riesce. Lingua fuori, esasperatissimo, continua anche lontano da Zaz il movimento convulso della schiena. Io lo sollevo ogni tanto per la piccola coda dura come per un manico e lo tuffo nei fossi per rinfrescarlo. C' invece un altro pretendente di Zaz, sempre in agguato a 50, 100 metri in giro davanti una siepe o nell'erba. Piccolo cagnolino bastardissimo nero con enormi orecchie da vampiro. Ghianfemmine. Tenta,
tenta, ritenta.

dusso che
pietrate.

lo

ha dichiarato austriaco lo rincorre a

L'odiato pretendente sparisce

ma 5

mi-

nuti

dopo eccolo a pochi metri

incollato a Zaz.

Tutti addosso. Guaiti, lacerazione, fuga.

L'altro giorno avevo Zaz al guinzaglio. Sicuro, non sorvegliavo. Ad un tratto doppio peso al guinzaglio.

E'

lui,

incollatissimo.

Devo

piantargli

il

piede sul

muso per
il

sturacciolar via la mia cagnetta.

Evidentemente
mineo.

piccolo bastardo

un amatore

ful-

Mentre

le

mie scarpe ruminano, brucano e matutti


gli

sticano l'erba rasa, penso che

erranti pa-

117

L'ALCOVA D'ACCIAIO
e cow-boys delle pianure americane portano

"stori

nel loro corpo rimpicciolito dall'opprimente avvi-

luppante Infinito, una minuscola rosicchiante ossessione oscena o una miserabile rapacit finanziaria.

Essi

dell'idea di spazio e dell'idea di


sciaaff dei piedi

non godono come me la vasta fusione tempo fra il sciiivff


nella terra

molle

pantanosa.

L' abitudine delle vaste respiranti, dilatate, pianu-

re toglie loro ogni curiosit e ogni amore per


cieli,

le

nuvole, le stelle e

le

polifonie

degli

in-

setti.

Io che

noto

tutto,

valuto,

catalogo

ogni

.sensazione letterariamente,

mi sento naufragare a
dei pastori erranti.

poco a poco nell'incoscienza

Ma

il

capitano

Raby mi sorprende
reca a vedere un suo

in

una

di

queste meditazioni e mi invita ad accompagnarlo a

Padova, dove

si

compagno
velocit,

morente
inaffiatoio

all'ospedale.

Ecco

la

divina

maestra d'ogni energia e d'ogni lirismo, furente


di

variet sorprendenti.

Mezz'ora douffi-

po entriamo
ria

all'ospedale. Atmosfera tragica e sto-

ancor pi tragica di questo giovanissimo

ciale di cavalleria
si

che prese

la sifilide

a Pinerolo,
a

cur

col 606.
vi

Apparentemente guarito torn


fa

Pinerolo,

dice

prese una blenorragia.


all'ospedale,

E' entrato pochi giorni


il

mi

capitano Raby.

Ha

delle febbri misteriose,

dimagra. Avant'ieri l'ho trovato con un braccio


al collo.
si

Mi raccont che

nell' agitare
il

il

termometro

era rovesciato completamente

pollice contro

l'avambraccio.

F. T.

MARINETTI
nella sala.
Il

118

Entriamo
in fretta

maggiore medico

ci

dice

E' morto stanotte.

Ha

le

ossa disfatte e di-

sgregate dal 606.

Ci avviciniamo al cadavere. Non si pu resistere Dal naso esce una materia verdastra e delle grandi bolle che scoppiano emanando un ododal fetore.

re

di

putrefazione avanzata.
:

Il

maggiore dice grachi-

vemente

Gli

L'uomo ha
la

trovato due sole medicine


il

il

nino per

malaria e
greci,

mercurio per
indiani,

la sifilide.

antichi
il

persiani,

cinesi

frizio-

navano
rale.

corpo

sifilitico

con una pomata mercuI

Abbiamo
fragili,

fatto

pochi progressi.
al

giovani in

genere non resistono


troppo
si

606,

le

loro ossa

sono

sfasciano, vedete.

26 agosto, sveglia dolorosa

alle

due

del mattino.
tra

Incominceranno
il

all'alba le

grandi manovre

Bacchiglione e

il

Brenta per prepararci all'avan-

zata tra Piave e Tagliamento.


glieri ciclisti in testa al

Saremo

coi bersa-

primo corpo d'armata d'asdel generale Grazioli.


tra la

salto sotto
tre, in

il

comando

Ore

macchina. Lotta
gli

luna quasi piena che

investe

alberi coricandone le

ombre lunghissime
,

fanali delle blindate.


le

sciano sventolano
triche.

sfaQueste squassano loro ombre nerissime geomesi

La campagna
di motociclette.

gonfia di pulsazioni scop-

piami

Freddo. L'interno delle aual

,to-blindate

che diventa un forno

sole , questa

119

L'ALCOVA D'ACCIAIO
una
gelatiera.
ci

notte,

Un

side-car con fanale biandi vita

chissimo che

sorpassa sembra un pezzo

intima invernale strappata a

un

castello

da un

vento pazzo. Fantastica fuga d'una poltrona con


relativo sedentario, le

gambe prese

nella coperta,

davanti al fuoco del camino.

di

Le truppe si concentrano in un immenso prato monte Galdella, orlato di. squadroni di cavalleSi

rio.

indovinano
Agitazioni

cavalli sotto gli alberi. Fiati,

fiati di

fieno, sterco, piscio, acri


di
le

ammoniscati morCi acco-

denti.

groppe e code sventagliami.


colonne
di cavalleria.

Nel buio sfilano

diamo alla il compito

terza.
di

Il

corpo d'armata d'assalto ha


il

rastrellare

terreno conquistato da

noi e stabilire le prime linee difensive.

al trotto si

Corteo lentissimo. Davanti a noi cavalleggeri fermano e mandano pattuglie in avani

scoperta. Ci fermiamo, poi lentamente avanti. Cal-

do nauseante di olio bruciato nella mia blindata chiusa. Il rumore del motore con nota d'organo ostinata mi d sonno.' Apro lo sportello per non dormire. Una strada di campagna ci beve nel folto dei suoi fogliami. Ingombro di batterie da montagna someggiate con muli.
fez neri. Arditi

Un

reparto d'assalto

che sembrano
marcia.

scolaretti in ricrea-

zione. Scapigliamento disciplinato.

Si

addensano,
bersaglie-

precipitano
resco.

la

Passo pi che
con

Violenti,

velocissimi

maffia gloriosa.
in

Penso
di

all'assurdit delle

manovre, cretine
ufficiali

tempo

pace poich comandate da

invecchiati

F. T.

MARINETTI

120

in

poich

caserma e imbelli; cretine in tempo di guerra gli ufficiali che le comandano sono quasi
e perci svogliati dall'assenza del perso:

tutti feriti

naggio pi importante

il

signor Pericolo.
ciclisti in

Siamo

di

punta coi bersaglieri

contatto
il

silenzioso col nemico.

Un

razzo enorme sfascia

suo fuoco nel cielo. Sono gli arditi che indicano comando il punto estremo conquistato. Giunge
cavallo

al

un maggiore affannato. Con voce


al

rotta dal-

l'emozione dice

Vi

generale

un

tiro di artiglieria infernale sulla


di

no-

stra destra.

Minaccia

accerchiamento. Bisogna

ripiegare. Ritirata.

tragici

Le sue parole spaventate (da chi?) e suoi gesti sono di una comicit sublime in questo sii

lenzio quasi assoluto che trasuda

il

bisbiglio degli

uccelli negli alberi soffocati dal caldo quasi torrido


di

questa aurora d'agosto. Penso che se

reparti

d'assalto colla cavalleria e le blindate s'infischias-

sero eroicamente
nale non
ci

di

questo tiro d'artiglieria inferdi


ritirarsi.

sarebbe proprio bisogno

Tutto dunque dipende dall'accoglienza che noi

fa-

remo

al

signor Pericolo. Le manovre servono sol-

tanto a stabilire qualche servizio logistico


stribuire medaglie!

e a

di-

Ore
nella
Jl

tre

del

pomeriggio. Riprendo
tropicale.

la

manovra

mia blindata

Innumerevoli errori.

generale temeva quel punto fosse battuto dal-

l'artiglieria.
gliatrici.

Non

cos. Vi sono solo delle mitrale mitraglia-

Due

maggiori dichiarano che

121

L'ALCVA D'ACCIAIO
sono
12.
la

.trici

Invece sono due. Constato una volta


nostra razza legata alla improvvi-

di pi

che

sazione e alla realt.


paratori!,

Non

crede negli esami prerisolve tutto

non ama

le finte,

quando

l'esame finale decisivo.

Vado

avanti colla mia blindata e un plotone di


appiedati,
in fila,

cavalleggeri

baionetta

inastata.

Mi
tre

se-

guono curvi
[iatrioi.

defilandosi dietro la mia blin-

data che rincula con la In

poppa armata
strada

di

mi-

fondo

la
di

sbarrata

da 2
Io

mitragliatrici coperte

fogliame.

Un

giudice di

campo mi

dichiara che

non posso
le

fare nulla.

punto colle due mitragliatrici

due avversarie.
ciclisti

Un

capitano dei bersaglieri

insorge.

Guardi che
la
:

le

mie due

mitragliatrici

sono

puntate e

strada sbarrata.

Le mie sono puntate e blindate- E'


che
il

Rispondo
io

mezz'ora

inseguo

suoi bersaglieri. Lei

non ha avuto
hanno
tolto

tempo
gli

di fare lavori di

sbarramento. Del resto


miei uomini

mentre
tutti

io la

mitragliavo

sbarramenti.
possibile.

Non
Il

giudice di

campo

decider.

A 50

metri da noi, altro dialogo tra due reparti

avversari.

Lei con

le

sue mitragliatrici fuori uso.


la

- Io

considero prigioniera
si

sua sezione.

Se vuole,

accomodi, signor capitano!

Mi consolo

dell'ironia scoraggiante

e del caldo

F. T.

MARINETTI

122

tropicale con l'ammirare


,rosa ritta sulla

una giovine mugnaia in chiusa d'un mulino con un orinale


destra.

azzurro nella

mano
di

Beve

estatica

il

tapa-

plum tapaplum
il

3 cavalieri che galoppano sotto


a salve. di

ta-ta-ta-ta di

una mitragliatrice innocua,


della limpida vasta
dell'aff taratore.
il

Ssssssssssss
acqua
convessa

gomma

Gonfia

gelatina
del-

trasparente che contiene tutto


l'agosto. Cristallo mobile
cisa della

sapore dorato

che porta l'immagine prein cielo.

mia blindata.
d'areoplano

Rrrrrrr

Un

fascio di

sole fuor delle nuvole investe

una bandiera azzur-

ra alla finestra d'un cascinale.

Passa un cavaliere con una bandiera rossa e bianca nello stivalone.

Davanti,

il

prato una fusione di smeraldi. Quat-

chiamano forse Rosa Italia, Nik Wilson, John Bull. Sorvegliano 2 groppe enormi cubiche un toro cieco che si chiama certamente Berlino, una vacca elegante magrissima che si chiama senza dubbio Vienna.
tro bambini pastori. Si

N inette

France,

Mascelle
Fiati
:

bruuc bruuc bruucroff bruucroff.

fuu fuu.

Code incensieri e code ventagli contro le mosche Turutuum turutuum di cannonate sul Grappa.
Tuf tuf tuf tuf tuf della mia autoblindata. Tuf tuff tuff della lavandaia che sbatte e sciacqua quei panni forse bende insanguinate nel fosso

d'oro blu.

Blu blu blu blu blu


tiche.

di

tacchine berlinesi e roman-

123

L'ALCVA D'ACCIAIO

Plaaff plaaff di sterco di vaaacca vaaacca.

Valaaa bireee vekiii moreee.

Bruuc bruucrof.

Zz
zzz
fici.
I

z z z z z

di

mosconi tedeschi che tornano


metodici,

z z z

insistono

zzzzz pungono

filosodi

4 bambini pastori giuocano colla palla

caucci solare che rimbalza sul prato verde.


John!... Wilson!... France!... Italiaaaa!...
!

Da
al

tre giorni l'intiera

squadriglia

si

esercita

tiro della mitragliatrice.

Mentre crediamo poco


fiducia nelle nostre
il

nella collaborazione della cavalleria in caso di celere offensiva

abbiamo grande
la

auto-blindate. Si lavora energicamente sotto


.tropicale

sole

che trasforma

mia 74

in

una vera scamia Batta-

tola di cottura.

Ricordo

di

aver per

il

primo
la

nella

una donna seducentissima perfida capricciosa e crudele con la sua lucente cintura di cartucce. Trovo ora
glia di Tripoli

paragonato

mitragliatrice a

che l'immagine precisa specialmente se


di

si tratta

caratterizzare queste nostre mitragliatrici S. E-

tienne vendute dalla Francia all'Italia, pi parigine


/e

pi femminili

di

ogni altra mitragliatrice,

pi

passionali e pi perfide.

La

mitragliatrice

S.
tali

Eda

tienne un'arma perfetta,

ma

esige cure

stancare qualsiasi amante devoto.


e continua, se

Sarebbe docile

ben

fissata sul candeliere in terra.

Ma

soffre di affacciarsi alle finestre troppo strette

della blindata.

Non ama

gli

scossoni polverosi del-

F. T.

MARINETTI
esige

124

la

velocit,

una
da

oliatura
Istituto

leggerissima,
di

dir
Altri-

meglio una

toilette

bellezza.

menti

si

inceppa, mastica le cartucce invece di spasi

rarle e

ingombra
le

lo

stomaco

colla polvere.
la

Brutto affare sentirsi accerchiati mentre


Etienne ha
bizze.
Il

S.

mio sergente ha

svestito

interamente una delle due S. Etienne in cupola.


L'aiuto, seconda cameriera affaccendata intorno al

corpo
stita.

della

Spara; poi
Accidenti,
l'olio!

dama che andr al ballo. Eccola rivedi nuovo si inceppa. Il mio ser:

gente bestemmia

ora

fa

la

matta! Questa stupida

non ama

Si soffoca nella

mia

blindata. Salto fuori per rela

spirare pensando a un'altra donna che fa


nella sua ultima lettera. Si

matta

chiama Bianca, bion-

da,

fiorentina,

sensuale, sta a Palermo, spera di

incontrarmi a Napoli. L'ho amata,

ma

la

sua na-

tura bizzarra piena di svolte misteriose, sincerit

e snobismi,
vita

calcoli e generosit assolute,

spera specialmente ora in


di

mi esaquesto periodo della mia


.alle

guerra,

inadatto

complicazioni e
Sarei

ai

diabolismi eretico-sentimentali.

contento di

non rivederla
precisa,

pi. E'

una mitragliatrice graziosa,

e piena d' inceppamenti. D'altra parte, come incontrarla ora? Mi scrive una
turbolenta
lettera

ma

assurda ponendomi l'ultimatum. Vedersi a

Napoli o non vedersi pi!


Il

capitano Raby mi batte sulla spalla con queste


:

parole inaspettate

125

L'ALCVA D'ACCIAIO
in licenza, se vuoi an-

Non posso andare ora


darci tu, puoi partire fra

due ore.

Scatto di gioia e accetto. Questa gioia

mi

irrita.

Sento che

il

fascino della mitragliatrice lontana mi

domina,

Caro Raby, grazie.

ma

dico con tono strafottente

Parto perch non temo

le

mitragliatrici.

XI.

LA MARCHESA CASATI
E
I

BALLI FUTURISTI

In treno riepilogo le cose da sbrigare nella

mia
visi-

licenza
tare,

gruppi

di

giovanissimi futuristi
intensificare,
futuristi
di

da

propaganda da
balli

prima rappreecc. ecc.

sentazione dei

Depero

mia fantasticheria sonnolenta le donne Maria, amica affettuosa e intelligente purtroppo influenzata da un marito professore germanofilo. La vedr a Roma. E Bianca che amo un poco, molto, non so, desidero, odio, strangolerei o trascurerei, vedremo.
nella

Dominano

figure di due

la

Mi ero proposto 4 anni fa di eliminare durante guerra qualsiasi amore importante. Non tanto
al

per gelosia, quanto per portare

fronte un'ani-

ma

serena, spensierata e gogliardica. Vi sono riu-

scito a

met.
vi

Nel compartimento
istinto le valuta.

sono molte donne.

Il

mio
co-

Una

coricabilissima,

l'altra
si

ricabile, la terza

traversarle quando

ha molto

freddo e molta noia nei nervi.

Davanti a me,
bionda,

la

moglie un po' volgare,


di

ma

bella

sensuale un po' cocottesca

un vendi-

127

L'ALCVA D'ACCIAIO
un
te-

tore di formaggi milanese. Seduto vicino,

nente

aviatore

romano chiacchierone,
tutti

gioviale,

scherza invita

dividere

il

suo cestino poi


:

mangia parlando

colla signora milanese

Stamattina, ho volato su Peschiera. Fui

at-

taccato da

un

cacciatore .austriaco. Subito l'ho con-

trattaccato,

ma non

ho potuto sbatterlo gi. Aveva


cielo di

un motore pi forte del mio. Nel me ne sono venuti due addosso,


striaci.

Torbole
au-

di cacciatori

Ho
le

dovuto
ali

tagliar la

corda.

Mi avevano
ero

forato

due

come due

setacci. Alle sette


gli

sulla piazza di Peschiera.

Vedevo

uomini sulla

piazza...

Oh! conosco bene Peschiera! risponde

la

signora milanese con una assoluta indifferenza per

l'eroismo aviatorio. E' una bella cittadina...


butti via quel cestino.

Non

spedir

la

roba. In

Servono molto tempo di guerra tutto


i

cestini per

buono...

La mia
il

ironia assapora questo urto violento tra

cretinismo

di

di una donna mediocre e la verbosit un eroe nato per fare l'impiegato e proiettato

in

alto

nelle

battaglie

aeree dalla guerra,


di valori

questa

miracolosa trasformatrice

umani.

A Bologna cambio treno. altro paesaggio umano


:

Nello scompartimento

Alla

mia destra e davanti a


di

me due commerascolto.
:

cianti ricchi fornitori di guerra.

Fingendo
Quello

sonnecchiare

li

di faccia calvo,

pancione dice
si

Che

sole, al lido

d'Albaro! Ci

sta

bene. Co-

F. T.

MARINETTI
Pesce fresco. Abbiamo passato

128

me

a Napoli.

io

mia moglie una giornata divina.

La moglie che

gli

sta vicino, grassa impellicciata,

quarantenne, vecchia luna, approva col vasto seno.

fitto

Se un affare mi va bene, mi prender

in af-

una

villa
si

per l'inverno prossimo.


possa,

Non

ca-

pisco

come

quando
fetido

si

pu, preferire di

passare l'inverno nel

nebbione milanese.
il

Ora

c' molto lavoro. Io quest'anno per

lavoro

non ho fatto la campagna. Penso che per questi imboscati il fronte temibile Milano con la nebbia per nemico. Senza rancore, continuo ad ascoltare. Il mio vicino di sinistra altro tipo di fornitore di guerra, trentenne, magro, racconta con solennit
:

cimo.

Siamo

stati su,

in

montagna, sopra Pontedeli-

Una
di

signorina americana colla sua brava


ci

cenza
tutto.

carrozza pubblica

ha portato dapper-

Come

guidava bene! Abbiamo scovato cos

su, su, in

un piccolo villaggio del burro in quantit! Ne ho un pezzo nella valigia. A proposito, tu non sai che il bel Luigi morto! Non si sa pi
nulla di lui.

Abbiamo

fatto tutto

per sapere se era

prigioniero. E' certamente morto. Se avesse voluto!

Dopo

la

prima medaglia ha voluto partire anbel

cora! Gi non stato mai un giovane capace e


serio.

Faceva
s,

il

giovane.

Eleganza e donne!

Suo

fratello

sorella

slata

che ha guadagnato dei soldi! Sua veramente fortunata, ha sposato

un milionario!

129

L'ALCOVA D'ACCIAIO
primo fornitore risponde malinconicamente
a se stesso
:

Il

come parlando

ho 4 vagoni di caolino fermi a Modane. Dall'Inghilterra! Cosa vuoi, nella mia fabbrica d] porcellana tutto carbone, esclusivamente carbone! Noi non abbiamo come voi aria compressa e venIo
tilatori.

Per raggiungere
che
si
!

certe calorie tutto carbone.

Senza

di

cuoce

bene e male

l.

Colla por-

cellana cos
Il

secondo fornitore

E' un anno che io aspetto 80.000 lampadine

elettriche dall'Olanda!...

Sono 35 anni che lavoro


nel

con Bianchi. Ci

si

sta

bene, un personale d'oro.

Mi addormento mescolando

mio sogno

il

per-

sonale d'oro veramente tutto d'oro massiccio fantasticamente aggredito da 80.000 lampadine elettriche

che
la

gli

scoppiano sulla

testa.

Traverso

in

sogno
glio

fabbrica di porcellana con le pazze calorie

equatoriali.

Valico montagne di burro e mi svenell'oro ricco, rovente, dorato di

Roma

un

sole pacifista di burro sontuoso.

Nella folla scorgo

il

poeta Mario Carli, capitano

degii arditi ferito, ora direttore di


liceo

Roma

Futurista.

Balla,

veloce, paglietta con nastro a colori

dinamici, cravatta di celluloide tricolore.

Abbracci. Entusiasmo. Sopraggiunge un gruppo

schiamazzante
cenni
tutti

di

giovanissimi futuristi quattordi-

affannati dalla speranza di partire preirti

sto volontari, tutti


spie,
il

d'odio contro le isradicabili

governo languido ecc..

F. T.

MARINETTI
una
lettera
di

ISO

All'Hotel Flora,
aspetta
.a

di

Bianca che mi
a

Napoli e una

Maria che mi aspetta

Firenze.

Marchesa Casati che desidera essere accompagnata da me alla prima rappresentazione dei balli futuristi di Depero. La Marchesa Casati uno dei nostri pi originali prodota' nazionali. Questa milanese geniale ha saputo per due anni di seguito battere clamorosamente in eleganza eccentrica e in sbalorditiva creadalla

La sera vado

zione di bizzarrie e snobismi tutto ci che

di

pi

originale, elegante, eccentrico snobistico conteneva

Parigi.

Essa rimane

la

prova vivente che

l'Italia

se vuole

moda pu domani vincere anche il primato Parigina. La Marchesa Casati inoltre appassiodella

nata conoscitrice d'arte futurista,

la

difende e l'im-

pone
che
si

nella societ

io

romana. Sono meriti importanti particolarmente apprezzavo mentre l'Italia


al

valorizzava integralmente

fronte.

Suono
Il

al cancello della fa subito


il

sua

villa in via

Piemonte.

campanello

accendere laggi in fondo


della scala esterna.

al

giardino buio

lampadario

Paaak.
bello in

Ripercussione magica in un ambiente pre-

disposto agli stupori.

La porta s'apre
No.

servo negro

frak

elegantissimo.

Nell'atrio

un odore
la

chiesastico.

Forse

incenso?
acre,

Piante marine

Profumo

dolce,

selvatico

che accentua
a

bianchezza carnale d'una statua mutilata nella pe-

nombra. Sono

nella

biblioteca

fondo oro vec-

131

L'ALCVA D'ACCIAIO
:

chio

le

lampade non rischiarano che


le

tappeti.

Questi
il

imbavagliano

voci

del

palazzo.

Entra

servo negro.

Mi tende un
il

vassoio
ai

con due

due
filtri

cok-tails.

Se

fossi

vagneriano penserei
fantasioso, tonico.

d'Isotta.

Prendo

mio, bevo: cok-tail eccellente,

non troppo

forte,

Ho
Il

nel

sangue un ritmo africano sincopato e


d'un caff concerto.
l'altro cok-tail,

la

ribalta accecante

negro scompare con


per Lei
!

secondo

filtro

Pausa. L'atmosfera ha delle intenzioni speciali.

La turbo camminando su e
enormi con speroni sono

gi.

miei scarponi
le

felici di

stonare fra

de-

licatezze sornione delle luci striscianti.

Con un
bianca,

lampo-slancio entra
si

Swift

il

levriere

bianco che veloce

corica in tondo nella poltrona

profonda. Ritmo freddo polare di calme


filosofiche.
le

astrazioni

Swift

sembra un cordame

bianco per frenare

probabili vele di questa casa

che naviga nel sogno.


Swift sembra anche

un salvagente bianco.
la

Una
sci!

larga cadenza musicale di profumi e fruil

annunzia

terzo ritmo

bella

Marchesa

Saggia pazzia danzante aerea.

La sua mano
di

stesa.

La sua voce
primaverile.

chiara. Giovialit. Allegrezza d'alba

La prima impressione
i

naturalezza

infantile centuplica
ta,

valori estetici della figura al-

agile,

tagliente

pur flessuosa, inguainata e

pure libera nel mantello di Paquin crespo di Cina nero con bordo infiorato di oro vecchio.

F. T.

MARINETTI

132

Non le vedo il viso poich le lampade illuminano soltanto i tappeti. La Marchesa apre un poco il mantello per offrire alla luce
i

suoi pantaloni turchi Calot in broc-

cato oro vecchio orlati di pizzi veneziani. Ripete


pi volte
il

gesto di tirar sul seao una fascia d'oro


i

vecchio che conduce gi


ni turchi

miei sguardi agli scarpialti

oro vecchio con fibbia nera e tacchi

madreperlacei. Ma le due mani che portano e sembrano rincorrere ciascuna due perle enormi
sfiorano
altre
la

parete e fanno scaturire altre luci da

lampade cosicch appare la faccia pallida e felina una faccia di tigre sbiancata da un chiaro
,

di

luna intrepido.

Grandi occhi
poi un altro con
il

neri,
le

lenti
di

che fissano un punto

pause

un

proiettore. Ricordo

proiettore italiano che


il

sava dopo

monte Corada fislungo nostro bombardamento le trindal

cee austriache del


rite nell'attesa

Kuk

travolte, sfondate,

impau-

del nostro assalto.

Qui

l'assalto

dato dai cavalloni convulsi rossi dei capelli che


le

incorniciano la faccia.

Ma

la

Marchesa non vuole dar


balli futuristi

l'assalto a nessu-

no. Ride, scherza, parla d'arte e della rappresenta-

zione dei

che andremo

vedere. La

voce fresca e senza trucchi musicali contrasta col


dilagare a ruota, a spirali, a volute degli sguardi

muti. Questi sono pure sguardi naturalissimi,

non

vogliono nulla, n fingono nulla,


vaste e fonde contengono
di cerchi

ma

le

occhiaie

una involontaria magia


all'infinito.

azzurri che

si

svolgono

133

L'ALCVA D'ACCIAIO
fa-

Certamente quegli sguardi potrebbero essere


tali

ad un inesperto navigatore di mari femminili.

Essi sprofonderebbero intorno le pareti per creare


la

penombra verdastra

carica d'insetti lussuriosi e

veleni profumati delle foreste native.

La marchesa
sel-

una milanese bella intelligente e

immaginosa che

ha saputo crearsi un'atmosfera equatoriale,


vaggia, dolce e truce rragicallegrissima.
bellettato in automobile.

Sudan imcivile.

La bocca

bella,

prominente,
forti,

ma poco

Mascelle graziose

ma

da belva onesta.

Le
di-

dimostro che nessuna donna ha mai avuto una


stanza cos grande fra
e le labbra.
le

nari apertissime, mobili


risatina a scatti, as:

Risponde con una


al

solutamente inadatta

senso delle parole

che
si

Conoscete

il

mio

pappagallo

dell'equatore

chiama Bra-cadabr?
giallo, ver-

Nell'angolo buio un arabesco bianco,

de appollaiato stride

Il

Bracadabr, Bracadabr, Bracadabr.


grido del pappagallo lega
al
i

colori

delle
al

sue

penne

rosso dei capelli della marchesa

nero

degli occhi

e delle nari,

al

rosso sangue della boc-

ca e alla cravatta di celluloide bianca, rossa, verde

dell'amico Balla che entra cantando

Bracadabr, Bracadabr.

Prima d'uscire la marchesa s'infila al dito mignolo uno strano anello che bilancia sospeso a tre catenelle un microscopico incensiere con un gra-

F. T.

MARINETTI
Traversiamo una
di

134

nello d'incenso fumante.

sala po-

polata da tre assiemi plastici di Boccioni in rissa

con dei dinamismi violacei


gialli

Russolo e dei cicloni

di Balla.

Usciamo. L'automobile veloce.


na
:

Roma

nottur-

ruderi presi a rasoiate bianche dalle lampade

elettriche.

La

sala

del

Teatro dei Piccoli contiene

molte

russe agitate, zazzere pittoriche, occhiali passatisti


di .professori,
toli

signore 'romane magnetizzate dai


futuristi

ti-

dal

cosmopolitismo,

impazienti,

veleni critici in bottiglia con la relativa testa

da
si

morto sopra,
infischia

tutto

il

neutralismo elegante che

della

guerra continuando! a mendicare


invito dalla principessa tale, dalla

un sorriso e un
duchessa
tal

altra.

Balordaggine snobistica,
il

falsa

intellettualit,

smorfie pr e contro
fra la

futurismo.
la princi-

Sono seduto
pessa
di

marchesa Casati e

Bassiano, americana gioviale semplice e

intelligente.
Il

pittore

Besnard,

illustre

passatista,

contende

alla

marchesa Casati una parte


quadro
dei selvaggi

della curiosit bi-

sbigliarne.
Il

enormi fantocci
il

di

legno

a colori e forme sintetiche impone


rora africana con balzi di colori.
I

silenzio.

Au-

mormorii

di stu-

pore fanno pensare

alla

musica degli

insetti sulle

paludi tropicali. Si soffoca dal caldo. Questo ac-

centuato da un'enorme selvaggia rossa che s'avanza sulla scena.

Ha un

petto- ventre

quadrato che

135

L'ALCVA D'ACCIAIO

subitamente spalanca due sportelli e partorisce una


piccola marionetta.
I

bambini nella sala schiamazzano dalla


i

gioia.

Interrogo

figli

della signora

Giordana. Rispon-

dono con entusiasmo che quelle marionette sono pi belle, le pi vere, le pi vive. Ora danziafno incalzate dalla musica futurista di Malipiero, stramba, rude, originalissima. Il conte di S. Martino che mi stringe la mano calorosamente dichiara
le

ad

alta
Il

voce

vostro Depero ha molto ingegno.

Non
a

di-

menticate, Marinetti, che io sono


la

un

futurista deltutte

prima ora, non rimorchiato.

Ho

assistito

le

vostre manifestazioni e ho sempre pensato che

l'ingegno originale tutto nel vostro gruppo futurista.

XII.

UNA FESTA NAPOLEONICA

La sera dopo sono nel salotto di Donna Maria Mazzoleni. Ho una grande stima e una viva simpatia

per questa signora


attivissima

italiana

che sa mirabilmente
consacrata

vestire

d'ogni grazia e d'ogni eleganza una vita

energica

integralmente
alla

al

patriottismo

concreto e

pratica

filantropia.

Spirito largo senza pregiudizi e

con spiccate tensa-

denze

futuriste,

Donna Maria Mazzoleni ha


il
:

puto fare del suo salotto

ritrovo delle persone


di-

pi significative e pi originali della capitale

plomatici, poeti, artisti, musicisti, inventori, principi

indiani,

celebrit

del

teatro,

inaspettatissimi

prodotti
ci,

umani dell'estremo
vi

oriente, ufficiali eroi-

vincitori di record mondiali e bellissime signore.

Questa sera non


cista
tili,

trovo che Missiroli,

il

pal-

lido esitante indeciso

ma

troppo intelligente farma-

d'ogni ideologia. Spirito tutto a trapani inua spaghetti senza sugo,

cuoco accuratissimo

di

insipide preziosissime salse spirituali.


le tipiche sibille a rovescio,

Una

di queli

come

io

chiamo,

nu-

merosi culturali
ottimi

falsi

profeti

che sbagliando semBasta credere

pre nelle loro profezie diventano involontariamente


degli

indicatori

del

futuro.

137

L'ALCOVA D'ACCIAIO
al

esattamente
coglie

contrario di ci che profetizzano

si

sempre nel segno. Con mosse untuose da prelato Missiroli cerca d'inocularmi un po' della sua ammirazione sconfinata per la Germania. Rifiuto brutalmente l'iniezione. Egli colla piacevolezza di un cataplasma mi
dichiara
:

Avete
Rispondo

torto di parlar
il

male

di

Benedetto Croce

poich egli
turiste.
:

padre

di tutte le vostre libert fu-

Ho sempre avuto una profonda


nedetto Croce,
dica la libert rivoluzionaria.

piet per

Be-

malinconico carabiniere che preconte Bosdari nostro


la

Entrano

la

contessa e

il

ambasciatore ad Atene. Spingo a poco a poco

conversazione
Grecia.

ad

una

precisa

valutazione della

Bosdari dice
Il

popolo greco un popolo antiguerresco.


alla

Voleva rimanere neutrale. E' stato strappato


neutralit da Venizelos.

Ora

l'esercito greco orga-

nizzato per forza dai francesi

non vuole assolutamente battersi. Venizelos non ha un vero seguito, n un vero partito. Non vi sono nazionalisti, n
Venizelos ha perduto
la
il

patrioti in Grecia.

contatto

del suo
le

popolo perch ha fatto

rivoluzione con

forze degli alleati, cio con forze forestiere. Veniente devoti le laisser pourrir dans sa neutralit E' un popolo incurabilmente neutrale, paci.

F. T.

MARINETTI

138

fista,

ma non

germanofilo.

Non

ha mai creduto
della

nella potenza della sua


I

Regina tedesca. E' un'oca.

famosi schiaffi e

la

famosa pugnalata

Re-

Per molto tempo Venizelos non riuscito, neanche coi denari, a trovare 50 morte a Costantino Ma individui che gridassero francesi hanno una grande influenza ad Atene, una vera prepotenza, spadroneggiano.
gina al
fiabe.
: !

Re sono

Comprendo che Bosdari

si

urtato profonda-

mente con Venizelos. Bosdari ha un fondo d'incurabile germanofilia. Conclude Ho fatto capire a Venizelos che l'unica potenza la cui amicizia pu permettere alla Grecia di non essere la misera vassalla dell'Inghilterra e
:

della Francia l'Italia.

Donna Maria Mazzoleni che dame di Sevign dirigere suo


il

sa meglio di

Ma-

salotto intellettuale
di de-

con variet e contrasti interessanti mi prega clamare le mie parole in libert Treno di
turchi ammalati
.

soldati

Rompo con

forza decisiva l'atmosfera di finez-

ze diplomatiche.

La conversazione
zioni utilissime

Vivo successo di declamatore. orientata ormai sulle demolicompiute dal movimento futurist^
lirico,

e sulla rivoluzione pittorica creata da noi in tutto


il

mondo

col

predominio
invitati

plastico

del

ge-

nio nostro.
le

Altri

sopravvenuti raccontano
le

leggendarie cazzottature del teatro Costanzi,

burrascose esposizioni futuriste a


Francisco.

New

York a

S.

Un

attach a l'ambasciata Cinese spie-

189

L'ALCOVA D'ACCIAIO
l'influenza

ga

decisiva

del

pittore
Si

Boccioni sulparla molto di

l'arte

dell'estremo
festa

oriente.
il

una grande
nel

che

conte Primoli dar domani


in

suo palazzo napoleonico

onore dei mutilati.

Vi partecipai colla marchesa Casati che mi present


colto,
al

famoso Loulou Primoli. Raffinatissimo,

intelligente,

ma

tragicamente

passatista

fi-

glio di

una Bonaparte, maestro d'ogni

cortesia e

d'ogni bizzarria erotico-sentimentale.

Salgo colla Marchesa per una scaletta piena di


fiori

di statuette di

Napoleone.

Il

guardaportone,

personaggio dell'impero, saluta


sare
tutti

tutti

e lascia pas-

Siamo

in

casa del Passato. Passato vinto, indul-

gentissimo, disilluso e nostalgico.

La

scala sale gila

rando con grazia e portando faticosamente


balaustra carica di stoffe rosso

sua

e oro.

Infilata di cadi
fiori

mere rosso-oro. Vere cappelle


e
di

asfissianti

profumi

artificiali.

Fiori, fiori, falsi e naturali

in scatole, scrigni, vasi e vassoi. Ritratti, ritrattini,

ninnoli

intimi

preziosissimi,

ricordi,

album,

fo-

tografie d'ogni dimensione, autografi


di

enormi come
di

giganti e flebili
le

sbiadite

calligrafie

regine

morte. Tutte
preferisce
tutto
il

cose sacre d'una vita sontuosa che

ricordo alla crudele realt presente,


dall'affetto e dal

marcalo

tempo messo

in ve-

trina

spudoratamente, con ostentazione quasi osce-

na.

Ultima offensiva d'un passatismo disarmato


utilizza
le

che

sue

fragili

armi senza grazia

alla

F. T.

MARINETTI
il

140

rinfusa per fermare ad ogni costo


torioso e le sue velocit furenti.
tiene

futurismo

vit-

Questa sala condi

due pezzi
di

di

chiese distrutte, tre portantine

pregne

profumi imperiali, due madonne


tolta

bron-

zo decapitate e una grande grata panciuta di vecchio legno dorato


Siena.
dal

coro

di

una chiesa
del

di

La portantina sussurra che


ciuta cola

le

donne

tempo

che fu sapevano meglio amare. Dalla grata pan-

come da una chiusa


le
le

la

cadenza morbida

d'un canto chiesastico. Mia


sinistramente
ai

due Madonne tendono


probabilmente venPolvere,
affa-

mani vuote come per ridomandare

rigattieri ebrei le loro teste

dute a parte.

L'odore di muffa aggredisce


polvere.
stellate.

le

nari.

Bricabrac di cose vecchie,

morte

una reggia che l'ultimo erede reale offre per necessit ad un popolo rivoluzionario. Questo per non compera,

Sembra

la

vendita all'asta

di

invade, devasta e brucia. Infatti le stoffe rosse dan-

no

l'illusione

delle

fiamme

profumi densi

si

inacidiscono fino all'acredine dell'odore di bruciato e di

sangue.

joie

Folla di signore.

Dominano
!

le

cretine

Oh ma

chre, chre. chre

madame,

quelle

de vous revoir

Tipica frenesia balorda e grottesca delle signore

spalmate

di falsa aristocrazia, di trovarsi in

orgogliose facchine-

scamente
rose.

un

salotto alla

moda

select

unico. Tutte un po' seccate di trovarsi cos

nume-

Sarebbero raggianti di potere

compiangere

141

L'ALCVA D'ACCIAIO

non avrebbero allora il piacere di vedere il loro privilegio notato da molte. La maschera di cera di Napoleone assiste impassibile a questa nuova ritirata di Waterloo. Tutto in vetrina, anche gloriosi mutilati da festeggiare. Sono seduti immobili nelle poltrone rosmolte amiche assenti.
i

Ma

so e oro del grande salone. Visi rudi coti e

ri-

plasmali dalle carezze ferree corrosive delle rose


granate.
Visi scabri,
tipici

come

il

Carso. Pezzi

di soie ancora

fumanti e vibranti.

Ora sono un
brivido di una

po' pacificati,

ma

vi
il

passa sopra

il

irritazione. Perla

sudore su quella fronte. Sendi

tono

il

peso

insopportabile

quel

lusso

sfar-

zoso ammucchiato con boria. Nei loro occhi oscilla

l'anima tra

le

preoccupazioni

di

denaro e

il

piacere inusitato dei ricchi omaggi mondani.

In-

torno accaparranti fastidiosi


rii

tutti

brusii

mormodolo-

delle

donne che vorrebbero essere materne e


tutti
gli

invece urtano sbadatamente

spigoli

ranti di quelle sensibilit troncate.

Silenzio!

silenzio!

Il

celebre

Battistini

canter

una canzone napoletana. Vola con grazia lentamente poi si slancia patetica in alto la grande voce del cantante meraviglioso, un
po' sciupata,
fia, si

ma

piena ancora di magie. Si gon-

arrotonda, cerca di spalancare l'angoscia ap-

passionata del golfo di Napoli,

rompendo e
di

tra-

volgendo pareti,
elettriche stelle

stoffe,

soffitti

oro fuor dal

bricabrac passatista, per toccare le vivide, fresche,


d'Italia

che brillavano certo nella

F. T.

MARINETTI
come su dinamo

143

battaglia su quei soldati


bili

instanca-

dalle scosse micidiali.

Gli applausi e le ap-

provazioni sventagliano mille idiozie

ma hanno

il

rumore

della risacca notturna sui Faraglioni tetri,

eroici di Capri.

Ora
il

si

aggira, in

mezzo
di

ai busti, statue, statuette,

Bonaparte padrone

casa e direttore di questo


d' intimit

immane

esibizionismo

napoleoniche.

Cortesissimo, pieno di grazie delicate,

ma

tozzo,

stanco, grosse spalle finite, tirate gi dall'enorme


tight

verde-blu scuro e

il

cravattone quadrettato

grigio-perla e blu.

Loulou Primoli ringrazia


ti

suoi invitati con molcotta dai liquori,

sorrisi nella faccia rossa

un po'

baffi grigi, gote gonfie, cascanti, occhi scuri sagaci

d'antiquario.

Esco

colla

Marchesa Casati,
mia amica

felice di

rivedere

al-

l'aperto la

futurista

in

un'altra serra

calda che abbia per soffitto l'arco caldo azzurro


del cielo

romano.

XIII.

VELENI DEL GOLFO

Sono stanco
Il

di artifici e di
!

snobismi esasperati.

Bianca mi aspetta a Napoli

giorno dopo alle due del pomeriggio appena


treno zeppo.

entrato nello scompartimento soffocante sono preso

da un'ansia inaspettata.
tutti

Il

Quasi

Sono forse le loro voci cadenzate che mi spremono nervi mutando completamente la mia sensibilit. Il mio cuore raddoppia i suoi batnapoletani.
i

titi.

Vorrei aprire

la
il

mia giubba grigio-verde per


grande
alito passionale del

respirare, respirare
golfo.

Perch non parte il treno? Sono pigiato sul mio> sedile, ma non sento pi nulla, tutto assorto nella visione
ancor lontano, molto lontano.
interiore bruciante di Bianca.

Ma

Dunque l'amo pazza-

mente? Forse. Sono

strabiliato dalle bizzarrie del-

la mia anima che porta con se in guerra ridendo e combattendo spensieratamente un amore sepolto,

ma
Il

vivo ora scattante. treno parte accelerando col suo ritmo


il

ritmo

del
di,

nel

mio cuore che s'avventa per frugare nei ricorprecisare le sensazioni. Completamente isolato mio sogno, vedo Bianca, la sento!

Bionda, bionda, gracile, flessuosa con quei suoi

F. T.

MARINETTI

144

occhi pieni d'oro verde, bellissimi occhi che ridono e bruciano sotto
la capigliatura di scintille

e polvere

d'oro. Chiss se mi sar possibile vederla un po'


a lungo a Napoli?

Sua

zia bisbetica e provinciale

ha una franca antipatia per me.

Ma

Bianca sapr
la

dovr superare ogni

difficolt

per vedermi!...

La

risento nelle

mie braccia come

prima volta

in casa mia nel mio appartamento di Chiatamone

5 anni

fa.

Aveva un

vestito leggerissimo,
di poesia. In

nuda. Io l'ubriacavo

sembrava un attimo miei


i

baci travolsero ogni sua volont. Scapigliata, lan-

guida, eccitatissima! Invocava


viarsi
la
i

un

pettine per rav-

capelli.

Ricordo ancora

di

aver chiamato
il

mia cameriera Giulia che offrendomi mi spavent col suo viso inferocito dalla

pettine

gelosia.

Andammo
si

a pranzare insieme. Pioveva. Bianca

abbandonava sul mio braccio felice della pioggia che ci isolava dal mondo. La marea d'una passione violenta mi portava sulle vette acute delle
fantasie pi suicide.

La mia

Le dicevo

vita
!

sulla tua bocca... tutta la vita

in

un tuo bacio

Le proposi

di

partire per Sorrento.

Non

volle.

Ma

in carrozzella semi-aperta sentii

che ogni sua

difesa era vana. Tutte le forze della luce, dei pro-

fumi, dei suoni e dei rumori

si

coalizzano, imponI

gono, esigono che ogni ritardo sia abolito.


nostri

baci

sono

fitti,

precipitati,

affannosi.

Sembrano
Nel giar-

incalzati dalla pioggia in

una

elettrica furia di vi-

brazioni.

Scendiamo

dalla

carrozzella.

145

L'ALCVA D'ACCIAIO
le

dino
tue

nudit pericolose troppo bianche delle stauscite dal coito acre

sembrano

mordente

schiaf-

feggiante di quel

mare

virile.

Convinco Bianca che Ansando come un ladro


il

docile viene
la

dove voglio.
la

guido per

mano

nel

buio della scala, poi nel buio appartamento, piego

suo corpo che trema sul


le

letto nel buio, svestensi

dola febbrilmente con

mie mani convulse che

sbagliano, strappano, strappano le ultime barriere

davanti alla piena irruente della

mia passione.

Bianca quasi nuda.


go
lo

Non
di

vuole la luce. Io esiquel corpo ed eccolo

splendore illuminato

finalmente tutto da baciare con mille elogi deliranti,

carezze che frugano

si

arrampicano insistono

di-

vorano. Velocit d'incendio che nessuno potr spegnere.

Stiamo Io No No
!

al buio, te

ne prego...
lei
!

rifaccio la luce.
!

Ma

implora

che scandalo

che scandalo

Sei catil

tivo!

Caro, caro, mi piaci tanto! Mi piace

tuo
ti

temperamento impetuoso, ma Dio mio! non calmi mai Fermati con questo tuo dinamismo
!

Bianca ride.

te

Io rispondo

Dinamismo

plastico!
stret-

Ridiamo insieme. Risate che sfumano nelle feroci dove le nostre anime si spremono.

Ho

paura, dice Bianca, penso che mi farai


terribilmente soffrire.

soffrire,

Si rituffa -nell'incosciente

abbandono, soffocan-

10

F. T.

MARINETTI
sue grida sotto
le

146

do

le

ondate pesanti del piacere.


l'assale.

Poi un tremito convulso


plorava

questo tremito non cessava pi.


:

Mi ricordo che Mormorava e im-

Ho
!

freddo, freddo, tanto freddo, riscaldami,

amore

Io la riprendo.

Eccola beata, rapita, bambina.

La sua anima
di bollore

alla deriva

nuota come

in
i

una

scia

lunare.

Con

precisione ricordo

suoi pic-

coli strilli di

spavento-pudore mentre girava cer-

cando

le

sue vesti nella camera, nuda, minacciata

dalla luce

che
la

io

accendevo e spegnevo.

Mangiammo
pranzo, poi
la zia,

insieme delle frutta nella sala da


ricondussi in carrozza alla casa del-

senza pensare che non l'avrei riveduta per

un anno. Che schianto! Per un anno la cercai senza ritrovarla, invocando il suo ritorno disperatamente.
Il

mistero

di

quella

lontananza e

di

quel silenzio

mi tormenta oggi pi che mai.


nulla,

Bianca non seppe non volle spiegarmi

quando

un anno dopo. Mi parl di un fidanzato. Compresi che non poteva essere sincera. Certo avrebbe aperto tutto il suo cuore se avesse
la rividi,

potuto.

Mi

disse

10.

Ho

fretta

questa sera.

Domani
per noi.

mattina

alle

Avremo

tutta la giornata

Bianca un'amante strana. In fondo la credo una innamorata dell'amore. Sensuale e cerebrale. Odia le ore d'amore rubate in fretta alla vita. Le
piace organizzare bene le volutt.

Ha un

corpo

14=7

L'ALCOVA D'ACCIAIO
d'amante predisposto a
tutte le raffinatezze

ideale

del piacere.
di
lei.

Non

lo dimenticher mai.

Ho

bisogno

Che

occhi mutevoli! Occhi di carnevale!

Era
do
i

felice di

questa immagine e l'accoglieva apren-

la

sua bocca ardente

come per mangiarsela


si

fra

dentini bianchi... Sento, sento che se avessi qui


le

Bianca con

sue labbra che

liquefanno fra
tale

le

mie la soavit del nostro bacio sarebbe fermare di colpo questo treno.

da
di

Dunque, sono
Bianca.

innamorato come un pazzo


la

Perch, perch non


alla

strappandola

sua vita

prendo con me, ambigua di signorina


la
ostili,

che ha un amante, ne ebbe forse gi due, sotto


sorveglianza balzana di parenti
gioniera inesplicabilmente?

libera e pri-

Bianca capricciosa. Ogni volta che

io ebbi

il

amore la trovai diversa. Ricordo il nostro quarto convegno a Palermo. Sembrava ridiventata pura come una vergine. Per un nulla
del suo
le

dono

vampe

al

viso. Mille pudori

la

lunga difesa di
il

ogni angolo del suo corpo. Poi dopo


plesso riapparve
di
la

primo ambocca

fragorosa luce dei suoi occhi


la

carnevale che ridevano offrendo


di

come

un fiume

delizia

nel

paradiso,

la

sua bocca
ar-

nuda, aperta e inquietante.


dente fra
tille

Una

strana sensualit

quasi oscena nel sorriso di quel viso roseo,


i

capelli biondi,

sparpagliamento

di scin-

sul guanciale.
:

Ricordo un'altra volta


dalle abitudini signorili e

Bianca bench legata


sdegnose
della

sua

vita

F. T.

MARINETTI
venne con

148

semi-aristocratica,

me

felice in

un

pic-

colo albergo da marinai piuttosto sporco.

Unico
al-

albergo che non fosse pieno, in una

citt

marittima.

Era elegantissima, nasino


l'

al vento, quel

nasino

ins birichino e francese. Volle portare da sola

la

mia

valigia
la

fra

camerieri stupefatti,

per di:

mostrarmi

forza dei suoi muscoli. Le dissi

disi.

Questa stanza brutta,

ma
:

vale cento para-

Mi

rispose spensieratamente

Somiglia a

una camera d'albergo

di

Ales-

sandria d'Egitto.

Sapevo che Bianca aveva gi molto viaggiato con sua zia in Oriente. Pi volte mi aveva parlato
di

Costantinopoli.

Nondimeno

la

sua
ci

allusione

ad un albergo simile a quello che


turb,

ospitava mi

quasi mi fece male. Quel giorno a letto pi nitidamente mi

si
!

confic-

c nel

mio

spirito questa verit

spaventosa
la

Bianca

aveva due anime. Mi offriva


fresca,

prima ingenua,

fremente, pudica, tutta in lacrime e con-

fusioni soavi; poi al secondo amplesso

mi spalangogliardioa,

cava una seconda anima


ironica quasi

di

lussuria

clownesca, un'anima da caff con-

certo di secondo ordine.


buffi
:

Diceva con mille

scatti

Mi

piacciono, mi piacciono

tuoi baci sulla

schiena,

ma non

li

voglio...

Per

carit

non

toccar-

mi il puff... Il mio puff scemo, rester scemo, non capisce nulla... In quanto a lei, lei Elle est
!

149

L'ALCVA D'ACCIAIO
Colpa

tres dlure... Lei pazza, pazza da legare.

tua!

Ora

pazza!...

Veramente pazza!
i

Allora Bianca diventava frenetica, moltiplicava

suoi baci e le sue carezze rivelando di tanto in


tanto

una sapienza sensuale da cortigiana. Diceva


:

con voce puerile

e,

Queste sono

le rotelle del
il

carrettino!

Poi facendomi ammirare

suo ventre perfetto


soggiungeva
:

con un

dito sull'ombelico,
la

bergo

Questa

piccola buca delle lettere

tutte

per me.

Su quel vasto
si

letto, in

quella brutta

camera

d'al-

esercitava la

pressione del porto tutto

catrame, fumo, carbone, antenne, sole accecante


ruvidissimo nelle alberature, polvere salata, scricchiolio di ruote, carri, carrucole,

peso dei cavalli

monumentali e dei carriaggi


treni
di

sul selciato di bragia,


sulle

piombo ripiombanti

rotaie e odori

furenti.

Ero

torturato, inquieto.

sci dalla delizia

Ma il mio petto quando Bianca mi ridon

si

sfa-

la sua
:

prima anima

infantile, vergine,

con queste parole

Ed ora stiamo
la

buoni. Voglio soltanto che tu


boccuccia.

mi mangi un po'
che una
fensiva e
lotta si

Nello scendere dal treno a Napoli io constatai


era scatenata fra
il

mio

cervello

volitivo pieno di idee di guerra


il

di

prossima of-

mio cuore tremante,


Irritatissimo,

vinto, liquefatto,

napoletano.

sconvolto, con le lagri-

F. T.

MARINETTI

160

me

in gola, traballavo nella carrozzella traballante

pei vicoli notturni.

Napoli nei primi anni


finalmente

di

guerra, fu sempre sfac-

ciatamente illuminata negozi e caff.


le

Ora
di

imitava

altre citt

mascherandosi

azzurro
di aero-

per paura
plani.
tani

di

un secondo bombardamento
i

Per difendersi e nascondersi napolehanno riempito le strade di piccole lune gra-

ziose copiate sulla grande loro luna speciale.

Piccole lune da strada! Piccole lune quasi tascabili!

Questa arrotonda una fresca volta


d'acqua.

di

grot-

tazzurra di Capri. Vi tremano sotto liquide turchesi

gioielli

In quest'altra piccola luna da strada scintilla

il

fondo abisso del mare con palombaro e lampadina


elettrica

fra

guizzi fulminei di pesci.

Ma

la

gio-

condit rossa bianca napoletana schizza fuori dalle

botteghe radendo
a risate represse,
veloci, strette di
ro,

il

selciato.

Una

giocondit tutta

occhiate,

sghignazzamenti, baci

luci schiacciate,

mani incandescenti, gomitate d'ospremute fra i battenti delle

porte sulle soglie nei buchi del marciapiede.


L'allegria

napoletana cede un poco,

ma non
il

troppo, alla severit della guerra.

E' ottimista

vasto golfo carnale, indulgente e distratto. Sa che

dopo

malefici iettatori
la

aerei

con relativo sterco


tali

esplodente ritorner
da colmare

pace pei soldati vittoriosi

carichi di passione da spandere in canti larghi


tutti
i

pozzi del terrore materno.


la

Cos io penso che nel mio cuore

guerra di

151

L'ALCVA D'ACCIAIO

ferro e fango sapr vincere la dolce e velenosa

guerra dell'amore. Molleggia


rozzella per
sione.
rile

la

mia anima
forse
Il

in car-

le

strade spaccate

dalla

pas-

Quanti buchi affettuosi!

somiglia al
tira

mio spirito vimio cocchiere che rira feroceil

mente,

a strappi brutali

cavallo sfiancato

fuor dai binari.

Ma

il

cavallo sfiancato

come

il

mio cuore va dove vuole, a


stendo
alla

destra, a sinistra, resi-

mano

violentissima che lo strappa.


tanto

di

Non
testa,

m'ispira piet quel cavallo,


indifferente
atroci.
Il

caucci
in

sotto

le

frustate

tremende

selciato pi

che napoletano, svaccato.


il

Il

coc-

chiere accanito sradica fuor dai binari

cavallo,

sturacciolando
fa

la

carrozzella che

balza

come un

bemol

fuori dalle righe musicali.

Arpeggio vio-

lento strappato nelle corde tese delle strade notturne,


degli

molli

di

languore erotico, arpe coricate

abbandoni carnali.

stalgico

Povera carrozzella dell'amore e del canto noche con schianti e singhiozzi si strappa
Il

dai binari ferrei della vita di guerra.

cocchiere bestemmia
Accidenti!

Ma

Fetente!

In realt dove

cuore, lo sa
i

il

vicoli

vanno ia finire le ruote del mio Padre Eterno! splendono sgargianti infischiandosi
All'imbocco
di

degli areoplani.

questo vicolo

il

vi-

scido argento profuso dei pesci fuor dalle casseforti sfasciate del

mare. Pi

su, tutti

fatti di

san-

F. T.

MARINETTI
pomodori e

152

gue

dei

dei cocomeri. Venti passi pi

innanzi crollati gi e dormenti tre rosei volumi di


grassi

bambini pneumatici da reclame.

destra in

vetrina la morbida materna bont cedevole delle

mozzarelle troppo femminili che godono


fresco immacolato candore.

il

proprio

Bisogna bene passar


certo.

la sera

in

un

caff condi

Non

potr vedere Bianca prima

domani

mattina. Nello schiamazzo luminoso della sala

Um-

berto, canta una donna in gonnellino vermiglio, pallido visetto che suda sotto ciocche nerissime, pesanti. Occhiate di liquirizia. La canzone trasci-

na voci e anime di spettatori.

Mamma
di

dice

non devi morir


malinconia;
il

c'

biondino
vuol bene.

che

ti

Perch aspettare? sono sei mesi


che non scrive pi
forse morto.

A
i!

tutte le frasi

sagge e interessate della madre

ritornello risponde
:

con un'ondata grave,

triste,

ostinata, religiosa

Voglio

il

mio amore
in trincea,

che vive

153

L'ALCOVA D'ACCIAIO
voglio
il

mio amore
mio amore
sua
bella,

che aspetta e spera.


Voglio
il

che

alla

che

alla

sua bella

ritorner.

Sono preso anch'io dall'ondata e canto con tutto come un canotto preso fra ghiacci veloci di quelle buone bibite napoletane che la mia gola bocca bruciata, beve remando colla lingua. Dormo male con incubi e sobbalzi all'albergo S. Lucia. All'alba di nuovo in carrozza con un mio piano d'uomo geloso e sentimentale. Sei e mezza. Fa fresco. La mia corrozzella feril

pubblico

ma

in

agguato.

Vedo

la

porta di

Bianca senza

pericolo d'essere veduto.

Viene fuori
vuotare
le

la

sferica

mammelluta portinaia a
a tre metri dalla

immondizie nel carretto dello spazzino.


sta al

Bianca
finestra

pianterreno

sua

una cassetta postale. Due bambini corpicini sparpagliati, gambe nude, passano toccando tutto. Si fermano estatici dinanzi a un fanale dipinto di fresco, verde.

Lo

toccano.
il

Il

portinaio di

Bianca viene fuori a sbattere


ta,

tappeto dell'entra-

scopa

la soglia,

lucida

gli

ottoni della porta.


l'ot-

Fra cinque minuti mi sporcher, pensa


in letto, dietro quelle griglie.

tone luccicando sotto le mani.

Bianca
del

Respira.

La mia forza preme. La sua

tentacola nelle coltri

sonno. E' molto presto. Aspettiamo.

F. T.

MARINETTI

154

Tre bambine povere vanno a scuola, in nero, un fiocco rosso sui capelli. Si fermano. Si raccontano.

Una bambina dodicenne

elegante

in

azzurro,
di

bionda, precede a passi rapidi concisi

dovere

tac tac tac

la

cameriera

vecchia,

rullante,

sbrindellona, ciabatte.

La bambina sbuffa

m.

Auf! che tartaruga,

la

Maria!

lo dir a

mam-

Un bambino
corre per

di

6 anni
perdere
la

fa trascinare

il

peso delle

sue gambe da una giovane cameriera bruna che

non

l'appuntamento
si

coll'a-

mante. Ogni tanto


riettiera.
.

cameriera

tira

su la giar-

E' ancora presto. Molto

tempo da

aspettare.

Din din din campanello

di chiesa. Rrrrrr di au-

tomobile catarroso in questa rimessa.

Ne

esce

il

meccanico, gabbano grasso, lurido, nerastro. Frescolino venato di tepori.


ta

Penso che quella

casset-

postale comunica forse coi letto di Bianca. Dal

letto

Bianca pu impostare. Se da fuori


questa

io

im-

posto una lettera,


letto!...

cadr

forse

nel

suo

Cip cip cip


soie
si
il

di uccelli.

Un
:

raggio duro lungo di

slancia gi dal cornicione di


selciato

una casa,
tra

pic-

chia

lo

apre

calce e oro accecante.


oscilla
il

La

frusta

del

mio vetturino
chiuse
di

mio

naso e

le griglie

Bianca che

io fisso.

155

L'ALCVA D'ACCIAIO
cocchiere gira
il

Il

intorno alla carrozzella,


:

cal-

mando
La

cavallo impaziente coi suoi

eheee eheee.
della strala

targa di

marmo

che porta

il

nome

da sembra chiudere colla forza

di

un suggello

via la casa e la vita-amore di Bianca.

Penso che
cioccolatte.

nella

penembra calda sudata

della

sua camera da
dulo fra
si

letto

ora entra la cameriera col

Calore,

sudore, odore vanigliato aci-

seni di Bianca. Si sente la bocca arida,


i

ravvia

capelli,

domanda

La posta.
Grazie.
le

Fuori strada in pendenza. Tutte

strade

si

in-

chinano sotto

il

peso del calore per versare gente

gi nel Golfo. Strade che si tuffano nell'acqua fre-

sca della sua voce che ricordo

Il

Sono
i

piccini,
a

piccini,

piccini

miei seni.

sole salta

pie pari gi dal cornicione


di

con

tutu

suoi

pendagli e fiocchi

fuoco pesante.

Piomba
le

nella

strada precisando burocraticamente

ombre.

Due
co
di

postini

con

nella

mano

alzata

un grosso pacdi

dolori

piaceri

angosce.

Cirigue-gue
sole
sulla

cancello che

s'apre.

Peso del

strada.

Peso

delle lettere nelle

mani

dei postini.
ai

Camerie-

re e portinaie

corrono intorno

due postini abbe-

veratoi che tengono alte chiuse le mani-rubinetti.

Tac
la

tac tac

pac pac pac di passi.


il

Aspettiamo ancora, mentre


strada.
Attivit

calore dilata sforza


sulla

delle

mosche

groppa

del

cavallo, sventagliaimento della

coda autonoma.

F. T.

MARINETTI
vita

156

La
la

ancora

triste

tentennante

si

rinfranca a

poco a poco. La strada che era vuota, vergine, sosonnolenta e


floscia,

aveva dimenticato

passi

umani.

Ora

si

svincola freme, scatta,

si

irrigidisce sotto

le vite-passi

che

la

pungono

di

volont-speranza.

In quella finestra aperta

scopa, scopa da circa un'ora.

una cameriera scopa, Gran Dio come handi

no sporcato

la

casa

la

risporcheranno.
porcellana

Un
al

operaio porta un water-closet

fianco.

Una

serva porta un pezzo di campagna

verde sulla
pezzo
to irosso in

testa.

Un

altra

ha

fra le braccia

un

di battaglia

sanguinosa e un pezzo di
gialla.

delit-

una carta

Un

vecchio passa oscildi pal-

lando, calvo, sudato sotto

un enorme vaso
il

me, Oriente, viaggio.

Ad un
consiglio
!

tratto

il

sole

mi trapana

cranio con un

Il

Cosa

fai,

cretino? cosa aspetti? cosa soral

vegli?

D una mancia

portinaio e entra.

consiglio ascoltato.

Alle 5

del

pomeriggio

io

stringevo finalmente
felicit

fra le braccia

una prodigiosa

che mi riemstata miai.

piva

la

gola di dolci singhiozzi.

Bianca era mia,


atroce,

mia, assolutamente mia

Dopo due ore


lici

di

come non era amore forsennato,

la-

cerante, disperato, scendiamo languidi stanchi fenella strada affocata per portare le nostre ani-

157

L'ALCOVA D'ACCIAIO
al

me

mare che ha
i

lenti

balsami le filosofiche

brezze persuasive
prezioso.
lina.

lunghi sorrisi d'oro ridente e


nella carrozzella a
di
tutti

Ondeggiamo

Mergelagro-

Sera calda,

gonfia

gli

odori

dolci leziosi delle alghe.


di di

L'aria ha una tenerezza


Il

carne sana spalmata


Posillipo

di salsedine.

promontorio

sembra

oscillare sulle sue palafitte di

riflessi.

Bevo
gli

nella bocca

molle viva instancabile


il

di

Bianca
e

tutto l'ardore

contenuto
del

languore mor-

tale
si

abbandoni
vento

golfo

profumato che
coltri sudate.

sdraia nella notte smisuratamente affettuosa, doi

ve

soffi del

si

sollevano

come

Il

mare azzurro tremante sospiroso,


luci scivolanti affaccendate.
la lastra

lecca la straluci,

da con mille appetiti minuti, mille e mille

fissit di

Al largo

del

Golfo sembra un viso

di

donna estenuato, pallidissimo che aspetta, invoca esige, esige, la delizia suprema. Sono esausto. Parlo a Bianca e il cuore mi crolla

gi di rinuncia e sciolgo

tutti

nodi della volont,

offro tutto
soluto.

me

stesso alla vittoria dell'amore as-

Un demonio

assurdo mi costringe ad av-

vilirmi, annientarmi.
la

Forse ho troppo sofferto deldi

pienezza esuberante

forze e della rigidit corutta


la

strittrice.

Bianca regalo

mia

vita,

l'a-

more l'amore! Sono sincero?

Una voce interna urla no Ma una voce che non riconosco, estranea, troppo simile a quella di quel venditore di cocomeri che vende nella ironia
:

F. T.

MARINETTI

158

bianca dell'acetilene grandi cuori spaccati e freschi.


Inesplicabilmente Bianca rifiuta con tono reciso.

Sembra divenuta la mia stessa coscienza energica. Travasamento d'anime. Bianca il futurista. Io
sono
che
si
il

passatista

sentimentale dai nervi lacerati


la continuit, l'eternit, l'as-

aggrappa vuole
!

soluto del cuore

Bianca dice

vedremo forse mai pi. Io sposer lui. Vuoi sapere il suo nome? Si chiama Leone Paris,
ci

Non

figlio

dell'avvocato Paris. Trent'anni.

E' stato

il

mio primo amante. Tu sei il secondo. Perch ti sei data a lui? Era appena arrivato dal Benadir. Dopo molte imprese audaci. Non l'ho mai amato, ma buono. Era ammalato. I medici non speravano di salvarlo. Sono stata per lui come una sorella. Per me ha voluto guarire. Si curato con una energia straordinaria. Io seguivo ogni giorno questo suo sforzo verso la vita. Ogni giorno egli esigeva qualcosa

di

pi da me...

Cos senza amore

sei stata

sua?

Ho

creduto che quell'affetto sarebbe diven-

tato

amore. Ci non avvenne.

Ed ora? Ora egli


il

sa tutto, accetta tutto, sa di te sen-

za sapere

tuo

nome. Mi vuole sposare.


quello


mi

E tu?
Io sento che
in

ama

mio destino. Egli modo assoluto. Quando gli ho detto


il

159

L'ALCOVA D'ACCIAIO
il

che corsi

rischio

di

avere un bambino da
l'hai

te,

mi disse
mio!...
'

Perch non

voluto? Lo

iavrei fatto

Bianca una donna intelligente che ha


futurista,
il

il

culto

maniaco

delle eleganze morali. Strano tipo di

don-

na involontariamente

essa perfeziona e
ti-

conserva preziosamente

valore eccezionale,

pico della nostra avventura. Vuole che questa

ri-

manga
lo,

la

meravigliosa avventura della sua

vita,

invece, sono la preda dell'assurdo.

Ho
lirica,

trovato in Bianca una bella

disinteressatissima, generosa e fugace e

accanisco a volere trasformarla in

amante ardente mi una moglie!


parlo,

Con

frasi

rotte

dai singhiozzi

parlo,
alla

Bianca per convincerla, strapparla


sione; Bianca rifiuta
:

sua deciPazzia!

Mi vuoi

tutta

per

te,

per sempre.

Te ne pentiresti. Non voglio sacrifizi! Io mi esalto all'idea magnetizzante


e

di

averla a-

verla sempre, sempre, tutte le notti della miia vita

mi inebrio del pericolo che vedo nettamente una sua possibile accettazione.

in

Non sono

sincero.

Sono

sull'orlo di

una spa-

ventosa sincerit.

Bianca mi mormora commossa


Credi,
credi,
Il
ti

pentiresti

pi

tardi.

Non

voglio. Rifiuto.

tuo temperamento ha
di contrasti
io
il

un destino

tumultuoso, violento irto

e di fragori

che non amo. Tu


della
vita.

sai
la

che

sono stanca, stanca


riposo, tutto
il

Voglio

calma,

ri-

F. T.

MARINETTI
il

160

poso, tutto
crati. Egli

riposo pei miei poveri nervi massa-

buono, mi ama, mi accetta come sono.

La voce
cordata

di

Bianca mi
sapore

fa

impazzire dando subialla

tamente un

diabolico

sua carne

ri-

ai suoi baci alle

sue carezze che mi strinil

gono ancora spiralicamente. La guardo e


cuore
si

mio

slancia

assetato

verso

la

sua dolcezza.

Come
Il

vivr senza la presenza di quel sorriso?

velluto di quella pelle! Quelle tenere gote tesI

sute di gioia solare!


carli

suoi occhi,

come

dimenti-

? Sento, sento che quella piccola lingua scor-

rente sulle labbra arse

pu dare

la felicit. di

Affannosa ascensione su, su,

angoscia in an-

goscia fino al delirante singhiozzo amaro, fino allo

straripamento delle lagrime pi dolci, nel lago

al-

tissimo di quell'amore in cui vorrei annegarmi, an-

negarmi annegarmi!

Rompere, rompere ad ogni costo


della

gli

ultimi nodi

sua volont! Mi umilierei,


infinita.
il

con una gioia


sorveglia pi
lo.

Ormai

il

mi distruggerei mio cervello non

mio cuore.

Ho

perso ogni control-

Sono un suicida ebbro


rifiuta.

di morire.
Il

Bianca
tico

Decisione irrevocabile.
s'

luna-

demonio che

impadronito delle nostre forrifiuti

ze sentimentali vuole che Bianca

assurda-

mente un dono assoluto


ch
la

in

nome
di

di

alcune vane

suscettibilit e inutili fierezze, o

semplicemente perpi bandita dagli

logica sia

una

volta

affetti

umani.

161

L'ALCOVA D'ACCIAIO
mezzanotte
ci

lasciammo con un lunghissimo


zia.

teneressimo bacio sulla soglia della casa della


All'alba riparto per

Roma

e Firenze.

Mi addormentai. Risvegliandomi nella stazione di Roma vidi e sentii il mio cuore come un panno
bagnato
di

lagrime torto fra

le

mani

brutali

da

una

lavandaia

sudanese

muscolosissima.

Cuore
di

gualcito,

ma

lavato,

pulitissimo.

Cuore fresco

bucato.

11

XIV.

UNA FESTA PETROLINIANA

All'Hotel Baglioni

di

Firenze trovo un
a pi tardi
il

tele-

gramma

di

Maria che rimanda

no-

stro incontro forse fra 15 giorni a

Padova.

Me

ne

rallegro e a zonzo cogli amici inasprisco la

mia

volont di prossima offensiva


vile della citt

al

fronte nel tepore

cosmopolita, antiguerresca.

Per Firenze migliora. Gli alberghi di Lung' Arno trasformati in ospedale, sono ridiventati italiani.

Da

quegli eleganti piccoli giardini invernali la

lingua italiana era quasi esclusa. Cubava, rotolava


la

goffaggine

ia

ia

teutonica.

Motoreggiavano

tutte le r r r r r r snobistiche di Parigi

Londra New-

Yorck. Le bocche Americane mangiavano parole


inglesi masticandole

meccanicamente con mascelle


Steli

quadrate d'acciaio.

pallidi

di

Misses piegail

vano bisbigliando parolette cretine sotto


della

vento

moda ammirativa,
forme. Oggi vedo
i

e la borghesia della citt


i

seguiva quel ritmo accentuando beceramente


e le
ai

toni

balconi soleggiati degli

alberghi

feriti

italiani

in

camici bianchi e grigi

168

L'ALCOVA D'ACCIAIO
nell 'aspettare
il

che godono

colpo di cannone me-

ridiano della colazione, lontano dalle corves.

Tum
dolano
il

Tum... Dilatazione
loro

lieta di
le

sfaccendato e in vacanza. Subito

questo rumore campane sbrogiallo

piombo fuso sull'Arno

sporco.

L'Arno!

lenta corrente di sudiciume dei secoli, pa-

tina liquida di tutte le facciate delle case scolorite

come

vecchi quadri male incorniciati in un cielo

da museo.
Inerzia.

Atmosfera svogliata. La rompe un groche a gomitoli balzanti


si

viglio di miagolii di gatti

precipitano fra

le

mie gambe.

Solita caccia quotidiana intorno alle trattorie.

La

polizia sequestr ieri

venti
I

grossi gatti gi pelati

e pronti per
contro
guisa.
la

la padella.

neutralisti

guerra che costringe a

bestemmiano mangiare in tal


i

compiango con l'anima di Baudelaire poveri gatti che soli sanno dinamizzare con risse e amori diabolici i pederastici chiari di luna dell'Arno. Le campane di Firenze hanno le monotonie e le insistenze balorde che caratterizzano lo stile di Benedetto Croce e di Romain Rolland. Scodellano in giro suoni, rumori, dondondondondon
Io

vecchie idee sciupate, nostalgie e latte e miele sentimentale sull'immane bricabrac di case, chiese pol-

verose affastellate
l'altra riva

alla

rinfusa e scopate tutte sul-

dell'Arno perch questa sia tutta pulita

per
In

forestieri in estasi, ignoranti,

ma

compratori.
delle

fondo,

verso

le

Cascine,

camini

of-

ficine

fumano, fumano distrattamente con

spirali-

F. T.

MARINETTI

164

che sciarpe d'ozio oblioso infischiandosi, infischiandosi degli operai che

chiamano e

della guerra

che

esige munizioni.

Ma
folla

alle

due del pomeriggio seguo un fiume


al

di

che mi conduce
festa

parco di Boboii.
Neil' anfiteatro
sulle

Grande

patriottica.

gradinate a semicerchio Veneri, Apolli e urne bian-

chissime spiccano sulle


si

alte

muraglie verdi

di

bos-

e lauri.
Agitazione di ventagli, cappelli di paglia,
vestiti

bianchi e irosa, ombrellini verdi, viola, rossi, sotto


il

sole ardente impressionista.

Una

faccia
:

spunta

dietro la nicchia di

una Venere cantando

Vorrei essere Tirteo...

E' quella Venere forse che canta con


sul sesso per accentuare
il

la

mano

sentimento.

Grande
pestre.

pastorale

in

costume con coro camche sale verso il come in agguato

sinistra
alto,

nel folto del viale


ritti

parco

molti carabinieri

sembrano pronti ad acciuffare una massa rossa che canta nel verde, massa troppo rivoluzionaria
di coristi

camuffati da soldati francesi.


Italia in

Corteo simbolico. Una


stella sulla testa.

manto rosa con


:

Scende cantando

Maggio

sei bello,

ma

Firenze assai pia bella.

165

L'ALCVA D'ACCIAIO
furiosamente
i

Si slanciano gi
di

teutoni,
:

con

pelli

tigre, elmetti alati, tridenti

e lance

Siam
In

re dei barbari

mezzo
di

a loro Attila e la
in

Germania
testa.

in

rosso

sangue

bue col chiodo


l'Italia

Risponde
tema
:

cantando parole assurde

sul

T'amo come
Duetto

il

fulgor del creato

dell'Italia

e della Germania.
dice
:

Vicino a

me una bambina
la

Si

Guarda che

occhiacci fa la

Germania!

avanza grottesca

Repubblica Francese con


gonnel-

fantaccini in pantaloni rossi. Marsigliese.

Segue l'Inghilterra con molti scozzesi.


lini

quadrettati divertono le

feriscono questa carica di


to,

donne che per prebersaglieri piume al ven-

la

sciabola sguainata del suo capitano. Questo,

rosso apoplettico, ha un diverbio fiero con Attila


quasi impaurito.

Scoppia
co
to

la battaglia.

Pastori, pastorelle, soldati

francesi inglesi, italiani inseguono verso l'alto pari

teutoni fugati in disordine.


fucili,

Ma

da

baionette e tricolore

un tripode stretfuma incenso e


di vestali subito
di

promette pace. Si svolge un corteo


cancellato da
e pellirosse marziali.

un battaglione americano
Il

cow-boys,
trat-

popolino toscano non

tiene pi la sua gratitudine per l'aiuto americano.

Dopo

il

corteo delle

citt

invase o irredente

U-

F. T.

MARINETTI

166

dine, Trento, Trieste, la marcia dell'Aida

accomPa-

pagna

l'entrata solenne su cavallo bianco della

ce con un
Il

ramo

d'olivo in

mano.
e
delle

pasticcio frenetico dei simboli

musiche

d'ogni tempo e d'ogni popolo ingigantisce. L'agitazione delle bandiere e lo svolazzamento dei
ti

man-

trasformati in scope veloci,


di

mi d

la

sensazione

d'una tragicomica rivolta


ni

palcoscenici napoleta-

tro

o d'uno sciopero violento a mezza opera al TeaSan Carlo. Penso che quel grande futurista che si chiama
demolitore d'ogni romanticismo ha

Petrolini
luto

vo

prendere definitivamente a
+

calci la storia e la

vecchia retorica con una sintesi futurista di neutralismo fiorentino,


gentilezza
floreale toscana

ossessione

della

pace

ammirazione servile
la

pei forestieri ricchi,

+ amore estivo per

cam-

pagna + cretinismo congenito


di feste.

degli organizzatori

Giungo a Milano
pade velate crocchi
cianti affaccendate

a mezzanotte. Sciopero di car-

rozze. Sul piazzale, nella luce azzurra delle lamdi soldati e


di

prostitute vo-

nei contratti erotici.


citt,

Inquietu-

dine delle notti di guerra in

tempestate dai
letti

galoppi della lussuria e dell'alcool sui


e vomitati spensieratamente!...

divorati

Consegno

la

improvvisato.

E'

mia valigia a uno strano facchino un gobbetto con ambiguit pe-

derastiche e un'inesauribile chiacchera di beghina.

167

L'ALCOVA D'ACCIAIO
(risucchi
:

Dice con smorfie e

di

saliva pieni di

orrore e ripugnanza schifiltosa

Dio mio,
Tutta
la

Dio mio,

quelle porcasse!
sera...

tutte quelle donnasse! Povera Milano! Stanno l ogni

notte a fare reclame coi soldati!

E' una indecenza! Povera Milano

non

si

riconosce

pi!..

profughi, che disgrassia... Date indu!

menti, date indumenti

Lo

so, lo so,

sono povera

gente. Ma, date indumenti, date indumenti! Sono


restato a piedi io e senza scarpe
Il
!

gobbette che mi segue portando


figlio di

racconta che

Per colpa
di

dei

h valigia mi un portinaio di Via Cerva. profughi vive in un ripostiglio, quasi


gli

mendicit; porta
fa
il

abiti

del

padrone

di

casa.

Di notte
stieri

facchino. Certo ha due, tre

altri

me-

meno

confessabili.

Ad un

tratto si

ferma con

stivaloni, berretto e

un bizzarrissimo lustrascarpe vestito da sportman cane lupo a guinzaglio. Il gobbetto mi spiega poi che quel lustrascarpe spagnuolo e
fa l'usuraio dei cantanti in Galleria. Ori-

ginale flora mostruosa di questa tropicale fermen-

tazione di guerra.

A
ria

Milano, confido

la

mia sicurezza nella


ali

vitto-

prossima, grandiosa,

'amico Notari, geniale

patriota, instancabile, fattivo.

Con

lui assisto

a una

assemblea interventista. Piccolo teatro gremito. Sono-sul palcoscenico.


Il

signor Del Crema, viso pao-

nazzo grondante
alla ribalta la

di

sudore, spinge affannosamente


la

sua eloquenza e
schizzano,

sua pancia,

botti

spaccate

che

tuonano,

sputacchiano,

F. T.

MARINETTI
rosso.
I

168

inaffiano

suoi

paroloni-piedoni

pigiano

l'uva dell'assemblea.

Come, dove

salvarsi?

mani

sul viso, parafanghi. Braccia alzate


i

Vedo come pa-

rafulmini. Tutti

cappelli delle signore abbassati,

paralumi. Beato chi aveva davanti un pi alto spettatore, paravento.

Una donna

fugg,

gonna svolaz-

zante, paracadute.
ficato dal

Ma

urt contro un
!

uomo

pietri-

sonno, paracarro

Vorrei chiacchierare col pittore Rosai. Si calato gi sotto la ribalta.

Del Crema continua. Pancia, eloquenza non for-

mano
fio

pi che un unico pallone gonfio, gonfio', gonsta

che

per esplodere

Violenza, violenza! violenza! Bisogna colpi-

re, colpire, colpire!

Invisibile,

ma

pronto Rosai colpisce l'ultima pa:

rola in pieno

con un potente

tum

tum
Grandine, valanferito

della grancassa. Ilarit fragorosa.

ga
nel

di

risate.

Del

Crema sembra
gambe

in

pieno

tamburo

della propria pancia.


in convulsione
si

Io crollo a terra corpo e


di allegria.
bia,

Del Crema bestemmia, sbuffa,


ripigliare
il

arrab-

non pu

suo discorso.

Entra nella sala una

folla di

donne

politiche.

Acle

clamazione, vocio. Perch mai son tutte brutte

donne che frequentano le assemblee? Tutte tragicamente incoricabili, tenaci consigliere di castit. La loro eloquenza ha lo sviluppo epidemico del

169

L'ALCVA D'ACCIAIO

colera e della peste.

Una donna

stridula impreca

contro

le

signore disfattiste e germanofile

ma

un uragano di altre voci strifragili unghiute. Cento colli allungati dule e mani di galline per raggiungere una mano alta piena di
subito interrotta da

grano

galli

Fuori

nomi! fuori

Pollaio esasperato dalla

nomi! fuori nomi! mancanza di galli...


i

imboscati
al

non sono
utili

galli.
gli

Torno

fronte pensando senza rancore che

imboscati sono

non fosse

altro per dar risalto

alla bellezza dei

combattenti.
al

Nella tradotta m'addormentai


sta

ritmo

di

que-

un compartimento vicino trascinavano con voce di sonno alcolizzato


canzone che
dei fanti in
:

Non

hai tu

un deputato?
in

Un
che

parente cornuto
ti

venga

aiuto?

Non
che

hai tu

un ministro
la

o qualche
ti

altro ruffiano

stenda

mano,

per levarti dal freddo


dal rischio e dal gel?

Se

tu sapessi

quanti imboscati

dormono
lasceresti

laggi

di certo' la trincea

pel

bosco anche tu!

XV.

CAVALLERIA MEDIOEVALE E BLINDATE FUTURISTE


ritmo del treno non riesce a uguagliare in celeil

Il

rit

battito

del

desiderio che l'idea


si

dell'offen:

siva suscita in

me. Che cosa


tipica,

aspetta? Sento

momento
di

venuto. L'ora

unica col suo nodo

forze favorevoli

pender

fra

poco sul nostro

capo.
di

Gli eserciti

francesi e inglesi al

comando

Foch attaccano violentemente la Germania che cede, poco, ma cede. Il morale delle nostre truppe
forte, sereno, consolidato dalla grande vittoria
del
ca,

15 giugno e dall'enorme propaganda, metodiaccanita.

Bisogna dunque sferrare l'offensiva


dei miei vicini di

finale.

Non curandomi
io

compartimento

mi tasto il petto, le cosce, le gambe come si palpa una granata prima di introdurla nel cannone. Mi sento bene. Non temo il lieve dolore al ginocchio sinistro che ogni autunno si ricorda di Piava. Ferito da una grossa scheggia all'inguine, caduto
sotto
il

pietrame e

sacchi a terra della batteria


la faccia bruciata

sfasciata,

mi

rialzai

con

e calan-

domi

calzoni inzuppati di sangue ammirai lo stra-

171

L'ALCVA D'ACCIAIO

ordinario viola della mia coscia e del mio ginocchio


pesto.

Ora sono

risanati.
i

Nella fattoria di Baronessa trovo


gni a tavola sotto la

miei compa^-

lampada

pacifica,

che mandi fatico-

giano discutendo questioni


sissime

di servizio

A
leria

manovre con la cavalleria. tavola con noi un simpatico ufficiale


:

di caval-

Franci

di

Pietralunga, raffinato, coraggioso

ma sempre

velato da

una melanconia
la

inspiegabile.
:

Io tento di

concludere
volere

discussione
il

vo

E'

assurdo

accordare

medio-evo
fuori
stra-

della cavalleria col


rari

futurismo delle blindate! Salcavalleria stata

momenti

la

sempre

di posto in questa guerra.

Assurdo l'impiego

tegico

per divisioni! Duemila cavalli offrono un

bersaglio

guire

enorme. Se domani avremo da insenemico baster un solo suo cannone ben puntato per fermare qualsiasi massa di cavalleria nostra. La cavalleria non pu come la fanteria
il

camminare
dietro
gli

ai

fianchi

della

strada o nascondersi

argini o nei fossi.

Un

cavaliere facil-

mente individualizzabile su una strada. Se poi il nemico in rotta completa senza neppure un can-

nome per proteggere


blema
della
velocit

la

sua fuga,

si

presenta

il

pro-

dei cavalli
di

che naturalmente
la

mediocre a

meno

ammazzarli

sera del pri-

mo

inseguimento.

La

cavalleria,
di

interrompe Raby, stata nei

due primi anni


cavalleria,

guerra un bosco elegante.

Come
in-

bene inteso, poich appiedata diede

F. T.

MARINETTI

172

numerevoli eroi a Monfalcone e sull'Isonzo nel

corpo

dei bombardieri
:

in quello dei mitraglieri.

Franci scatt

in

Dimenticate

le

nostre gloriose cariche suicide

retroguardia

dopo Caporetto.
con questi occhi e non
le

tico,

Le ho
disse

viste

dimen-

Raby.

Ho

visto

eroismi sublimi,

ma

vani.
al

mie blindate dal Tagliamento Piave serviva pi che 4 o 5 squadroni. Credi, caro Franci, dico io, le macchine di
sola delle

Una

guerra, cannoni a tiro rapido, mitragliatrici, areoplani e auto^blindate

hanno reso assurdo


il

il

Don

Chisciottismo della cavalleria. E'


si

passatismo che
morire.

difende.

Non

vuole morire,
il

ma deve
fucile,

Questa guerra ha esautorato

immaginia-

moci se non esautora


L'altro giorno c'erano

il

cavallo.

milionario, nato gran signore per


l

nei

Il cavallo un non fare niente. prati 250 cavalli. Bil'

sognava vedere che bersaglio per


vedi, caro Franci,
i

artiglieria!

Ora

comandi supremi della cavalleria italiana che erano tutti pi o meno dei germanofili, sicuri che la loro cara Germania conservatrice e militarista avrebbe certamente vinto,
agitati,

sono oggi
nienti.

sbalorditi dalla piega degli avve-

Vedendo

crollare la
il

Germania sognano

ar-

chi di trionfo per

ritorno dell'esercito e vogliono


di
le

ad ogni cesto coprirsi

qualche prestigio.

Non
sono
di

disprezzano pi
di pedalare.

macchine
Gli

veloci.

Molti

felici

Gli squadroni sono pieni

biciclette

e motociclette.

speroni

si

impi-

178

L'ALCOVA D'ACCIAIO
poco importa. Ora
nostre
auto-blindate.
cavalleria

gliano nei raggi di bicicletta,

vogliono

arrampicarsi sulle

Hanno

incorporato nella divisione di


motociclette e
auto-blindate.

biciclette,

Ci metteufficiali
di

rebbero sopra, se potessero, soltanto


cavalleria.

Lascerebbero volentieri
si

cavalli

nei

depositi purch
ria

dica che la divisione di cavalleil

ha forzato, sfondato, inseguito, accerchiato

nemico. Dimenticano che ci non facile senza


ruote, stantuffi, pneumatici e benzina.

Mi

dispiace,

caro Franca,

di dichiararti

che

il

bel cavaliere ele-

gante e romantico non ha pi ragione d'essere fuori

degli

album

delle signorine. Finite le lance


ci

con

banderuola blu! Oggi


gliatiti

vogliono

le

nostre mitra-

auto-blindate in velocit. Se lo Stato

Mag-

giore italiano avesse avuto al principio della guerra questo senso pratico di adattamento agli uomini

e alle cose e

si

fosse liberato dal concetto teutonico

stupidamente importato con relativa meccanizzazione


di
tutti
gli

organi,

avremmo

forse evitato
falsa

Caporetto.

Ne

risult

una continua
si

valuta-

zione della responsabilit e un assurdo particola-

rismo burocratico. Tutto


lanciate da

riduceva a queste frasi


:

comando

comando

Non mi
.

faccia difficolt
il

vuto l'ordine aspettare

Rice Dare contrordine


Si arrangi

assi-

curazione

Nulla
stica

di

pi assurdo della concezione aprioritedesca,

professionale,

secondo

la

quale

il

nemico deve prendere una

tale

tal 'altra

decisione

F. T.

MARINETTI
si

174

solo perch questa

presenta

come

la

pi logica.

Questa concezione elimina l'enorme valore guerresco dello spirito creatore. In una razza
nostra,
carica

come

la

d'individui geniali, ingabbiare cos

burocraticamente lo spirito improvvisatore stato

un delitto. Abbiamo inoltre disprezzato per molto tempo il fattore umano nelle truppe logorando cos, avvilendo, e anemizzando i reparti. La Germania ci aveva regalato la stupida teoria delle formazioni
frontali
tuti

ammassate

che

conducono ad
insufficenti,

attacchi

con forze sempre

urti

ripe-

digradanti per intensit e senza veri effetti.

La battaglia moderna invece si riduce quasi sempre a una lotta sui fianchi. Vince colui che dispone di una riserva potente, pronta, non nelle
lontane retrovie dietro
il

fronte,
ali.

ma

nelle retrovie

immediate
battaglia,

di

una

delle

due
nel

Questa riserva non

deve esservi condotta

momento grave della ma molto tempo prima. Lo Stato MagMarna, settemIl

giore tedesco nella battaglia della

bre 1914,
del fronte

non ragion

cos e fu sconfitto.

centro

delle riserve
il

di riserve, ma la massa non deve mai essere disposta dietro centro fintantoch esiste una possibilit di accer-

ha pure bisogno

chiamento.

In

settembre-ottobre
di

1914

in

Fian-

dra l'esercito tedesco tent


cito

avviluppare l'eseril

francese.
il

Questo comprendendo
suo, e
il

pericolo

allung

suo fronte. L'esercito tedesco allung


pi
il

ancora

di

la

doppia corsa per avvilup-

parsi l'un l'altro

fianco fin al mare.

175

L'ALCVA D'ACCIAIO
in

Questi concetti

parte anteriori

alla

guerra

hanno assunto un valore


attuale di velocizzare
il

speciale data la possibilit


il

trasporto di truppe,

vetto-

vagliamento, e

il

munizionamento.
si

Nella guerra futura per non

potranno equi-

paggiare
eserciti di

milioni

di

uomini.

Vi saranno piccoli
scelti,

100 mila uomini agguerriti e


davanti
alla

in

azione

dinamica

nazione che

tutta

lavorer a produrre per loro.

Questi piccoli eserciti saranno

costituiti di trup-

pe

celeri e specialmente di artiglieria d'assalto cio


stri-

tanks terrestri e tanks anfibie che colla solita


scia scabra

o ventre

di

bruco supereranno boschi,


il

colline, fiumi

sorprendendo

nemico. Vi saranno

inoltre areoplani-fantasmi carichi di


piloti,

bombe e senza

guidati a distanza da

un areoplano pastore.

Areoplani fantasmi senza

con

le

loro

bombe,
la

diretti

piloti che scoppieranno anche da terra con una

tastiera elettrica.

Avremo
guerra
:

dei siluranti aerei. Avre-

mo un

giorno

elettrica.

Grideremo allora Finiamola coi vecchi esplosivi! Noi non sappiamo che fare, ormai, della ribellione dei

gas imprigionati che sussultano rabi

biosamente sotto
ra!

pesanti

ginocchi

dell'atmosfe-

Vedo

in

sogno, sul confine

di

due popoli avan-

due parti, rotolando sui binari le enormi macchine pneumatiche elefanti d'acciaio irti
zarsi, dalle

di

proboscidi scintillanti puntate sul nemico.

Quei mostri bevitori d'aria sono guidati

facil-

F. T.

MARINETTI
appollaiati

176

mente da macchinisti

su

in

alto,

come
pic-

cornacs, nelle loro cabine tutte a vetri.

Le loro

cole figure sono arrotondate da una specie di sca-

fandro che serve loro a fabbricare


necessario per
la

tutto l'ossigeno

respirazione.

La

potenzialit elettrica cosciente e raffinata di

quegli uomini, sa utilizzare l'amicizia e la forza


dei temporali, per vincere Ja stanchezza e
il

sonno.

Ad un
mediante

tratto

il

pi agile dei due eserciti ha bru-

scamente rarefatta l'atmosfera del suo avversario


la

violenta

aspirazione

delle

sue mille
si-

macchine pneumatiche.
Queste filano
nistra,
via,

subito dopo, a destra e a

sui

loro binari,

per lasciar posto a delle


batterie
il

locomotive

armate

di

elettriche.

Eccole

puntate come cannoni verso

confine. Degli uo-

mini, ossia dei domatori di forze primordiali, re-

golano

il

tiro di quelle batterie

che lanciano fra

le

dighe di un nuovo cielo irrespirabile e vuotato d'ogni materia, grandi grovigli di fulmini
irritati.

Li vedete

voltolarsi

nell'azzurro,

codesti

nodi

convulsivi di serpenti tonanti? Strangolano

gli in-

numerevoli fumaiuoli branditi delle


infrangono
giano
il

citt
;

operaie;
schiaffeg-

le

mascelle aperte dei


delle
il

.porti

le

cime bianche
color di
bile,

montagne, e spazzano
urlante, che s'incava
le citt maritti-

mare

mare

e si rizza follemente per atterrare me. Venti esplosioni elettriche nel


tubo
sunti
di vetro
gli

cielo,

smisurato
rias-

pneumaticamente vuoto, hanno

spasimi coraggiosi di due popoli

rivali,

177

L'ALCOVA D'ACCIAIO
e lo splendore delle formidabili sca-

coli 'ampiezza

riche elettriche interplanetari.


Il

mio sogno
la

di

guerra suscit un uragano di

applausi. Intervenne pacatamente

Raby

Oggi
re

nostra cavalleria medioevale pu avetattico.


il

un impiego

Ad

ogni corpo d'armata uno

squadrone per
cavalleria
sciplinata

servizio di arginamento nelle re-

trovie e per impedire alla fanteria di cedere.

La
dei

pu
che

servire, data la forza di coesione dila

caratterizza.

Credo anche
lanciati
I

ia

colpi di

mano
sono

isolati

con plotoni
ciclisti.

che ap-

piedandosi combattono coi


valleria
adatti al

plotoni di ca-

collegamento dei corpi d'ar-

mata. Nella
si

fitta

rete stradale rotta da canali e fosdi cavalleria in

del

Veneto una divisione


D'altronde, concludo

massa

diventa un elegante suicidio.

tino,

io,

nulla di pi assurdo

che polemizzare contro

la cavalleria oggi.

E' tardi

per perfezionare. L'offensiva ormai cotta a punbisogna servirla in tavola. Sono convinto che
imminente.

Macch, macche! gridano


a rimanere

tutti,

sei

un

illu-

so. Preparati

tutto l'inverno in questa

palude.

Scommetto ci che volete... scommetto con Raby che il 27 ottobre prossimo, anniversario
formidabile. Sar decisiva e vittoriosa. In

te

di

Caporetto, noi sferreremo una offensiva generale,

novem-

bre

la

guerra
fischi,

finita.

Grida,
12

schiamazzo.

F. T.

MARINETTI

178

eleganti al

paro

Scommetto una succolenta cena con donne Cova di Milano. Accetto! risponde il capitano Raby, mi precena con digiuno e
:

alla tua bella


si

castit.

Volpe

avvicina e sotto voce

Forse hai ragione. Mando gramma al mio agente di cambio momento di comprare.

subito

un

teleil

a Genova. E'

L'indomani sera ero invitato a pranzo dal generale Filippini comandante la prima divisione di
cavalleria.
ciso,

Speravo

di

apprendere qualcosa di prein-

ma

in realt

ero gi convinto da una voce

tima che non ammetteva discussione.

A
zioli

tavola sono seduto in faccia al generale Gra-

sul petto

comandante il corpo d'armata d'assalto. Ha un giardino multicolore di medaglie. Alto,

elegante, viso lungo intelligente addolcito

come da

una sensualit soddisfatta, ne d'aspetto giovanile.


Parlo a Grazioli degli
loro inquietudini,
la

bell'uomo

quaranten-

arditi,

esponendogli

le

loro aspirazione sempre con-

trariata verso dei privilegi ai quali essi


ritto.

Morale

altissimo.

Ma

soffrono

di

hanno non

di-

es-

nettamente distinti dalla fanteria. Vogliono una disciplina elastica, un riposo assoluto quando sono nelle retrovie. Rifiutano le marce, le esercisere
tazioni quotidiane e le corves.
portati
in

Esigono

di

essere

autocarro sulla linea del fuoco.

Con-

cludo

Sono

dei cavalli

da corsa, che non vogliono

179

L'ALCVA D'ACCIAIO
alla

prepararsi
zella.
Il

corsa fra

le

stanghe

di

una carroz-

generale Grazioli e

il

generale Filippini sor-

ridono, e con tono militare

mi espongono
gli

la loro

volont di disciplinare ad ogni costo

arditi.
di

Pensate, mi dice Grazioli, 200 arditi

Regdagli

gio Emilia sbandati

dopo Caporetto, venuti

ospedali hanno lanciato alcuni mesi fa delle

bomsono

be in una stazione e l'hanno saccheggiata. Sentendosi troppo pigiati sul treno che
li

portava

si

arrampicati sul tetto dei vagoni. Viaggiarono cos

50 Km. vanno

Si dovette

fermare

il

treno prima di un
gli arditi

tunnel per non massacrarli. Io credo che


trattati

come

fanteria scelta.

molti degli arditi attuali

Tanto pi che non sono mai stati al fuola

co! Disciplina, disciplina, questa


ranzia del loro

migliore ganella offensi-

massimo rendimento

va futura.

Quando, generale? Diaz tornato da Parigi,


za avere ottenuto
i

dice Grazioli, sen-

300 mila americani richiesti. Clemenceau Foch e Loyd George hanno risposto che per ora non era il caso d'impegnare nuove forze sul fronte italiano. Noi non abbiamo molti
uomini, oggi.
cretare
Il

ministero d'altra parte esita a deobbligatoria

l'operazione

per

gli

erniosi,

che

ci

darebbe cento mila uomini di pi in un


!

mese- La Francia ottenuto cos 350.000 uomini

Eppure, generale, questo

il

momento

di at-

taccare l'Austria.

F. T.

MARINETTI
Vede, risponde Grazioli, se
la
si

180

potesse es-

sere sicuri che


no, noi
cito in

guerra finisse prima dell'invertutto


il

potremmo impegnare
una offensiva
finale

nostro eserri-

conservando come

serva
le

la sola classe del

'900.
la

Cio giuocare

tutte

nostre carte.

Ma

se

guerra dovesse durare

come
tita

probabile, ancora

un paio

d'anni, la par-

si

convertirebbe in un fallimento.

siva

Ma, generale, chi non risica, non rosica! Tornando alla fattoria di Barchessa, sono pi
che mai convinto che sferreranno
il

la

grande offendi alto

27 ottobre. Penso che dei generali

valore;
resi

come
della

Grazioli,

insensibili

sono purtroppo isolati e da ci che chiamo guerrismo o


guerra.

mestiere

Monotona

abitudine

del

fronte da tenere senza colpi audaci, senza carte


giuocate, nella speranza che la guerra finisca len-

tamente da
al

s.

La guerra, invece,

l'unica cosa

mondo che non ammetta

l'abitudine.

Bisogna

giocarla.

na notte,

Chi vince vince, chi perde perde, e buonon ne parliamo pi


!

XVI.

LE VILLE NOSTALGICHE

Sulla
ville

strada

Ferrara

Padova
faccia

le

nostalgiche

venete nascondono

la

nel

fresco dei

loro parchi tenebrosi voltando la schiena impaurita alla


gli

furente trepidante azzannante velocit de-

automobili di guerra.
villa

La
la

De-Concilis ha tutte le eleganze settedi bel-

centesche in questo atteggiamento tremante


coricata,

un po'

sotto

la

strada,

con

la

faccia

tuffata nella tenerezza avviluppante del

suo giar-

dino

intenso,

pieno

di

passioni
di.

verdi-rossastre

violacee che l'autunno

punge

acredini tragiche.

Teme

nella schiena

il

chi sconquassati del

rombo precipitoso e i blocrumore e rotolanti globi del


i

polverone solare.

Un

brivido passa sull'acqua patetica delle vasche


di foglie

cosparsa

ohe sembrano

le

bucce di molli

cuori femminili frascinati via pei piccoli canali dalla

corrente delle lagrime. Brividi, sospiri, febbrili

contatti di foglie

come

di

Ma non
dove

la solita brezza

mentale. L'atmosfera
rifugiarsi poich

mani leggere in tamore... che anima il bosco sentiturbata. Il silenzio non sa

tremendi scossoni d'aria va-

langano gi dalla strada.

F. T.

MARINETTI

182

Sono, per un giorno, ospite della marchesa De-

buona e indulgente amica della mia amica Maria Baldini. Questa abita con suo marito in
ci oncilis

una
cilis

villa vicina

e verr fra poco.

L'aspettiamo in giardino. La marchesa

De Con-

elegantemente vestita

di

nero,

seducente col

suo languore carnoso e le sue curve delicate che non guastano la linea generale. Corto-vestita, nella
sedia a dondolo, mostra per indolenza
il

polpac-

cio tornito che dalla caviglia affusolata e spiritosa


sale sensualizzandosi

con promesse-offerte

di
la

morforza

bide-sode cosce affettuose. Intuisco e fiuto

sana del dorso quasi groppa


stente.
Il

di bella fattrice resi-

viso pallido, d'un pallore giovane

ma

intriso

di piacere.

Gli occhi neri un po' grossi di bel gatdi

to
il

angora che finge


canestro dei pesci.
ai

sognare pur sorvegliando

sacrata

.piaceri

Deve essere ghiotta, tutta con della tavola dopo una rinunzia

semi-forzata quasi totale agli adulterii aspri turbolenti

lo

che bruciano. Il corpo s'appesantisce. Forse stomaco un po' stanco d'avere goduto tanti
bellezza della

pranzi saporosi.

Ora, dopo la lauta colazione, marchesa pi languida.


Il

la

viso vorrebbe disfarsi nella pace buia fresca

del sonno.

Le guance
so accogliente
sorriso

di

pesca succosa prendono nel sorridi placido ardore.


Il

ombre sfumate

si scioglie

in tenerezza digestiva distratta-

183

L'ALCOVA D'ACCIAIO

mente erotica e materna. Ha il braccio sinistro abbandonato sui fianchi di sua figlia Gisella dodicenne, vivo ritratto suo pi colorito, pi ardente con languori irrequieti. Quella fresca miniatura lega la figura della marchesa al corpo del marchese

De

Concilis che continua virilmente le curve

della moglie nelle sue

guance un po' flosce


Il

di se-

duttore maturo sensuale pigro e raffinato.

mar-

chese musicista mi parla d'una sua opera inedita,

che darebbe se fosse energico, se non


guerra, e se
vanti.
il

ci

fosse la

bosco non avesse tante ombre snerla piccola Gisella

Con
tando
i

le

mani irrequiete

abbot-

tona e sbottona la fondina del mio revolver vol-

grandi occhi neri indagatori verso


di

la stra-

da ad ogni urlo

automobile che s'avvicina pri-

ma

flautato quiii, quiii, quiiiiii implorante, esaspe-

rato demente...

Eccolo. Eccolo.

La macchina
delirante

ra-

pida invoca minaccia esige un varco, un varco ad

ogni costo,

presto;

perch

il

spasimo

non sia rallentato... Con arrogante slancio danze baldanze da, spaccamonti viene una seconda automobile. Tremano le foglie. Rompe l'aria una terza macchina. Petudella velocit guerresca

lante schiamazzare di fischi.

Passano
laggi,

cos,

incal-

zandosi

infilzandosi

forse

6 automobili

diaboliche spazzole sulla stoffa della polvere arroventata.


Il

Mi

porti

parco assalito geme e Gisella trema con lei in blindata. Sa, non ho
:

paura.

F. T.

MARINETTI
Povera
piccola,

184

mormora (sonnecchiando
i

la

mamma; non
Ormai

ha pi

suoi amici per giuocare.


le

grandicella,

disprezza

bambole e
piena
di

si

fa far la corte dagli ufficiali...

Ma

sag-

gezza. Fa da s il suo letto ogni mattina. Sa, Signor Marinetti, non abbiamo pi quella brava ca-

meriera.

Siamo

privi

d'ogni

comodit

niente

burro e niente zucchero...

Io

non mi curo

del burro,

interrompe Giselin

la,

n dello zucchero! Voglio andare


battaglia,

blindata,

alla

con Lei. Mi

porti in blindata.

Sento che la tragedia del burro e dello zucchero opprime l'anima zuccherina e burrosa di tante belle dame veneziane come la marchesa De Conclis costretta a

consumare ora

tutte le riserve

d'&dipe nucosce.

tritissimo delle floride braccia


Il

mammelle e

marchese
si

si

allontana con Gisella. Subito la

Marchesa

sveglia per interrogarmi sulla nostra

amica Maria che ritarda.

Strana,

la

vostra passione!

Maria

intelli-

gente, anzi geniale, adorabile.

Ma

quel suo neutrapossiate an-

lismo assurdo.

Non

capisco

come

dare d'accordo voi due...

zata

Non

neutralista Maria!...

Ma ama

di

con-

traddirmi, bizzarria e capricci... E' anche influen-

da quello stupido marito odioso pedante vero


Alle tre,

professore di tedesco.

mi mormora

la

marchesa, noi an-

diamo

in automobile a

Padova. Parte con

me

an-

185

L'ALCOVA D'ACCIAIO

che Gisella. Resterete solo con Maria tutto il pomeriggio. Sono o non sono una buona amica?

Una amica
il

eccezionale, unica! Vorrei ricam-

biarvi

favore.

Non
la

avete bisogno d'un confi-

dente segreto?

Oh

no

sospira

sulla sedia a dondolo.

marchesa abbandonandosi Per me, ogni poesia finita.


doloroso
:

La sua anima

gi ripresa dall 'incubo

zucchero, burro, burro, zucchero!

va,
le.

Ecco Maria!
abbracci, chiaccherio.

Saluti, baci,

Ti lascio con Marinetti. Noi andiamo a Pado-

torneremo presto.
solo con la

Rimango

mia amica ansante,

febbri-

Ha

dovuto fare in

fretta,

inventare mille bugie

per liberarsi dal pedantissimo e professorale marito

e dai suoi lunghi piagnistei sulla guerra. Maria

Baldini

un

bel tipo di falsa

magra milanese

fine

nervosa pungente e smorfiosa. Viso asciutto, occhi


azzurri vivissimi.

Ma

fianchi rivelano

una molgiardiniere

lezza passionale e la bocca

una

praticit volitiva.
Il

La

villa

assolutamente deserta.

in fondo al bosco. Nella camera da letto della

marchesa, colla mia disinvoltura


braccio e svesto Maria.
.

di

guerra

io

ab-

E' convulsa di desiderio, scossa da brividi


allegrissima,

felici,

pur
di

dichiarandomi

insistentemente

che stanca

vivere.

tra

Credimi, credimi, sono stanca, stanca! (poi


avviticchiati).

due baci lunghi

Neanche

il

mio

piccolo Adolfo adorato

mi attacca

alla vita!...

Tu

F. T.

MARINETTI
tu solo dai

186

solo,

un sapore

alla

vita!

Ma

la

vita

con mio marito insopportabile. Figurati, diventato ardente, ora!

Che
tutti

orrore!

Una

volta

almeno

passava

le

giornate al

Pedrocchi coi suoi amici


contro
la

germanofili... Sai,
fessori!...
ci

guerra quei proguerra. Se non

Anch'io sono contro

la

fosse

la

guerra saresti sempre con

me

Padova.

Invece, ora mi devo sorbire


faccio di
tutti
i

colori.

mio marito! Gliene Certamente il mio contegno


terribili.

deve esasperarlo.
sante, minuzioso,
bili

Scenate

E'

cos

pe-

meschino! Osservazioni misera-

su ogni cosa

avaro, avaro, sino alla pazzia.

Noi stiamo bene, lo sai. Ebbene, se la piglia colla guerra e mi rifiuta rutto. Bisogna che io gli dica Ma guarda il tuo vestito. Un professore non deve
:

avere

le

scarpe rotte.

Quando

ti

decidi a

comprarfa le

ne un paio? Risponde che costano caro. Poi


smorfie .amorose.
Dio,

che schifo
gli

Quando non
Spicciati
!

posso proprio' rifiutarmi

dico
la

Oppure
faccio

Dal momento che


pagata

cosa mi annoia

voglio essere

per
:

le

mie prestazioni. Ti

un prezzo ridotto 500 lire . Maria ride, si agita, coricata sul letto, gesticola colle belle gambe nude tornite che lancia freneticamente da tutte le parti. E' un temperamento isterico di bambina viziata, tutta bizzarrie, capricci,
scatti

nervosi incomprensibili e assurdit assoluta:

mente pazze. Mi dice Ti ho scritto ieri una lunga

lettera,

per finire

tutto

fra noi.

187

L'ALCVA D'ACCIAIO
capisco.
la

Perch?... Non Ho stracciato


del futurismo.
ci sia

lettera;

non
ti

pensarci...

Quando mio marito non

sa cosa fare mi parla male

Non

sa nulla,

ma

odia.

un semplice

flirt

fra di noi. Cio,

Crede che non vuole

sapere.

Ha

il

terrore di sapere. Scherza ironica-

mente su me e su te. Che pachiderma! Talvolta mi guarda negli occhi, paurosamente. Forse vede spuntare nel mio sguardo la possibilit d'una confessione e cambia discorso! Sa che sono capace
di

questi colpi di testa.


la scelta

L'altra mattina disappro-

vava

del collegio per Adolfo.

Lo

trova

un collegio per bambini snob, con dei sistemi di educazione troppo chic, un collegio come direi puf puf... puf. Insisteva. Mi sono seccata, gli sono saltata addosso e craac colle due mani gli ho graffiato le guance. Tutto insanguinato! ah! ah! ah! Che ridere! Lui, il professore,
costoso. In realt
cos preoccupato della sua pelle. Subito panni freddi,
si

compresse
di

gelate!...

Dopo

le

mie

sfuriate per
lento,

calma, non mi secca pi. E' un


essere trattato male...

uomo
ti

ha
per

bisogno

Anche

tu hai bi-

sogno di essere trattato male. Se esempio che io desidero la sconfitta

dicessi

dell'Italia

cosa

mi faresti?
Io la prendo, la stringo, la bacio, la stritolo.

Im-

plora piet. Si abbandona all'amplesso e mi grida


nello spasimo!

Caro

Caro

Sar buona

Sar docile

Far
tutto

tutto quello

che vuoi!

Ho

scherzato.

Penso

F. T.

MARINETTI

188

ci

che vuoi. Amore! Amore!.... Amore! Viva la Guerra! Viva la guerraaa! Viva la guerraaaa!... Quell'ora d'amore stata cos assorbente e intensa che non ci siamo accorti dell'uragano. Fuori con Maria Baldini godo il crepuscolo limdi pianta

pido gioioso sulla campagna fresca e soddisfatta.

Ogni verde
ciso.

e d'erba ha
di viola

il

suo tono pre-

sinistra le volutt dilatate brillanti dei giar-

dini sotto le

manate
vento e
il

porpora e d'oro che

l'autunno

il

sole al tramonto rimescolano


il

buffamente.

destra

canale Battaglia con un

rit-

mo
ri

lento d'acqua verde

ammonisce ironicamente

la

veemenza
che
si

delle automobili militari e degli autocar-

incrociano sulla strada

come vampe
carabiniere.

di

grossi calibri.
ci

Con

ritmo lento
al ponte.

il

canale Battaglia

accompagna sino

Un

Tre

carabinieri. Altri carabinieri


la villa

qua e

l vigilano quel-

dove abita il generale Diaz. La placida Villa Bondi dell'Orologio, facciata a colonnine, architetpensiero ordinato della nocanale Battaglia ha
la
il

tura piena di grazia e moine, parco folto e invitante

all'amore, contiene
stra guerra

il

mentre

il

ritmo

sicuro della Nazione e

strada scaglia automobili,


il

autocarri e motociclette verso

ponte,

sotto

un

Caproni maestoso inghirlandato dal volo capriccioso di tre caccia.

Sento l'offensiva prossima. In Albania e in Macedonia


gli

Austriaci

avevano 4

divisioni contro 2

e mezza dell'Intesa. Ora ne hanno 6 poich ne

hanno

ritirato

dalla

Romania. Non potendo

fa-

189

L'ALCVA D'ACCIAIO
gli

cilmente fermarsi sulla linea di Nisch

austriaci

debbono formare una

linea

salda

sul

Danubio.

Questa linea esige 20 divisioni per lo meno.

Stanno racimolandone 6 in Ucraina e ne ritirano 8 dal fronte Italiano. Fra pochi giorni vi saranno
stre

dunque 50

circa

50

divisioni Austriache contro le no-

divisioni.

XVII.

DUELLO FRA CAVIGLIA E LA PIOGGIA

Su,

Ghiandusso,

ubriaco da far schifo.

non fare l'imbecille. Sei Non ho bisogno di te in

questo

momento;
si

far io.

Ghiandusso
te

allontana barcollando, col sergen-

Locatelli.

Hanno bevuto
alla

tiglia di

grappa rubata

due un'intera botpadrona della fattoria.


in

La certezza
la

dell'offensiva, la speranza di rivedere

sua bella terra friulana hanno sconvolto dalla

gioia

Ghiandusso.

Ho

dovuto fare

la

mia
i

cassetta

da

me

ed ora sto disponendo con cura

petardi

nell'interno della
trica.

mia 74, illuminato

di luce elet-

Massimo ordine e massima comodit.


di riserva

Tutti

nastri di cartucce lucenti e precisi. Tutte le pistole

per

gli

uomini e per me. Tutti


ci

petardi.

Passato

il

Piave,

lanceremo

alla

punta estrema
incep-

dell'esercito col pericolo di essere accerchiati e di

cadere in imboscate. Se le mitragliatrici

si

peranno ce
tutti a

la

caveremo

coi petardi. Siano molti e


al

posto.

Ho

concesso poco spazio

vestiario

e alle vettovaglie. Non avremo tempo di cambiarci e le nostre bocche si arrangeranno alla meglio. Poche scatole di marmellata, ecco tutto. L'interno

191

L'ALCVA D'ACCIAIO
mia blindata 74 mi appare lucente, ricco di modernissimo come l'interno d'una
felici.

della

riflessi dorati,

alcova per piaceri sani, giocondi e


d'acciaio per grandi

Alcova

amori

futuristi.
fat-

Alba augurale del 15 ottobre. Partiamo dalla


toria

Barchessa. La nostra colonna di blindate e


si

autocarri
in

ferma
di

Dolo. Locatelli calmo dorme

fondo dietro

me Ha un
occhi

me. Ghiandusso chiacchiera couna grondaia. Il vino e liquori gli fanno male.
i

piccolo viso raggomitolato, verdastro e

gli

tristi.
Il

Piove.

cielo

una lugubre inondazione


i

nella

quale sembrano beccheggiare

barconi che passa-

no
Si

alti

sui vagoni interminabilmente.

Un

motoci-

clista

arriva con scoppi,

balzi
la

scia schizzante.

Col suo gabbano grondante, sembra un palombaro. Dice A Milano i neutralisti e preti hanno cercato di fare la rivoluzione con un allarme di campane in piena notte annunciando l'armistizio e la pace. Speravano di salvare l'Austria. Non la salveranno.
strada.
:

ferma per domandare

Ora

tutto a posto.
fucili

Mestre

ci

sono 86 milioni

di

cartucce per

e mitragliatrici.

Alle 5 del mattino sotto la pioggia torrenziale,


alt

a Sanbuch. Secondo

alt

Zero Bianco. Riparufficiali

tiamo colla brigata Lupi

di

Toscana. Gli

raccontano

Uno

dei nostri soldati fu fatto pri-

Jgioniero dagli austriaci. Cinque giorni dopo abbialo visto

arrivar gi sul Brenta una zattera con so:

>ra

un cadavere

era

il

prigioniero inchiodato. In-

F. T.

MARINETTI
si

192

chiodato vivo, lo
le

capiva, poich la faccia aveva

contrazioni tipiche degli

annegati.
:

Sul ventre

Vi renuna tela portava scritte queste parole diamo il vostro lupo . E gli ufficiali concludono Quelle vigliacche carogne la pasalutandoci
:

gheranno!

E vanno coi
Il

loro fanti che ridono sotto la pioggia.

nostro fante affiatato colla pioggia, glorioso


di

impasto

grigio-verde bagnato bestemmie cicche,

peli di barba, pidocchi, capelli polverosi, sguardi


di

buon cane,

risata furba, verruche, sudore, fan-

go, l'innamorata e piccirilli,

signor tenente,

l'ul-

tima m' nata... tengo

la fotografia...

la

pagnotta.

Filiamo avanti coi bersaglieri

ciclisti.

Sembrano

scolari in vacanza, bench pedalino in ordine perfetto.

Correndo
fra
Il

nella
file

penombra

dei villaggi chiupolli,

dono
oche.

due

di

ruote veloci
arrota,

anatre,

ciclista in testa le

quello che se-

gue

si

china e con la
il

mano

destra pesca la preda


il

morta. Se

secondo non l'acchiappa,

terzo,

il

quarto, sempre con gesto distratto,


te, la

ma

rapidamenanatre e

ghermisce e

via, via cos,

con

polli,

oche che spariscono nel tascapane.


Il

24 ottobre arriviamo
alto

a Paese. Villaggio banale

con
di

campanile,

osservatorio

incolume sulla

strada, la piazza e le case imbottite e rigurgitanti

truppe. Colloco la mia branda in una stanzuccia

che ha nel centro dell'impiantito un gran buco


e ne salgono
nitriti

impazienti di cavalli,

fiati

caldi

che aggravano

la

temperatura

di

densa angoscia.

193

L'ALCOVA D'ACCIAIO
Atmosfera
I

Piove.
errante.

d'uragano

prossimo,

lontano,

cani soffiano e s'agitano nervosamente

nel sonno.

Tutte

le

forze del cielo e della terra


si

sono

tese.

Nuove

forze

aggiungono

quelle

gi concentrate.

Rrrrrr

di autocarri

innumerevoli.

Tatatata di motociclette. Crrrrrr sssssss di carreggio e truppe in marcia.

Questa veramente una

notte

che cammina.
notte

La

e migliaia di ruote,
terra pigiata,

cammina con le sue migliaia, migliaia gomme, zoccoli, scarpe. La


masticata dalle masse di volont

umane
dai
fili

tutte personali, originalissime

e pur guidate

collegati alla centrale elettrica di

unico.
l'8
gli
a

Ho

saputo che Caviglia ha

il

un pensiero comando del-

armata, forte imbrigliatore elettrico che guider


italiani

elettrizzati

d'odio-vendetta-patriottijmo
fiducia.

al

di

del
di di

Piave.

Ho
.

Rrrrr,

autocarri

Tatatata

di

motociclette.

Crrrr sss

carreggio e truppe in marcia.

Si distingue
tati
il

ora fra questi rumori ormai diven-

un bombardamento continuo lontano. L'offensiva gi cominciata sul Grappa. Va bene, ma trova una resitessuto stesso dell'atmosfera,

stenza strana. Tutti parlano dei segni evidenti di

sfasciamento nell'interno dell'Austria,


cito pi

ma

l'eser-

che mai

in piedi

costruzione antica, ce-

mentata da una disciplina feroce. Disciplina divinizzata.

La

disciplina per gli Austriaci

una

reli-

gione. Ufficiali e
di sacerdoti della

comandi formano una casta sacra guerra. I soldati non si battono

13

F. T.

MARINETTI

194

per l'Austria,
cito,

ma

per l'Imperatore capo dell'eserla

si

fanno ammazzare per


il

Dea

Disciplina.

All'alba

fragore del bombardamento lontano

cresce.

La
il

battaglia sul

Grappa

infuria.

Mi

alzo e

guardo

cielo

come

si

squadra un manometro'.
Piave gi

Non

piove

ma

ha piovuto e ripiover. Le nuvole


Il

imperano, dispongono, minacciano.


pieno e quegli
dell'Italia
otri di

pioggia sospesi sul destino


Il

diventano

tragici.

capitano
io

Raby mi
:

ordina di recarmi da Caviglia perch

possa ottepas-

nere ci che noi desideriamo ansiosamente


sare
Il
il

Piave

in testa alla cavalleria.

capitano

Raby
le

turbato. Stanotte

al

comando
ufficio

della divisione di cavalleria

che ha per
di

un

autocarro fra

case bombardate Raby ha avuto

come
ponti

risposta

alla

sua domanda
quintali.

ordini

non portano che 30

Lei, capitano,
il

tenga ferma la sua squadriglia,

e m'incolonni

carreggio della divisione.


Strabiliante, imbecille, disonorante.

Parto subito.
le

Le
6

strade ingombre mi ritardano.

Giungo verso

alla villetta del

comando

dell'8

armata.
in silenzio entra-

Viavai

di ufficiali, precisi,

che

no, escono.
cletta.

Questo a cavallo. Quello


si

in motoci-

Altri in biciclette sguinzagliate a

ventaglio.

Pure

a ventaglio

sentono partire
i

le forze de'.la

volont centrale per

fasci

di

fili

telefonici meti-

colosamente sorvegliati e controllati dai guardafili

che corrono per


giardino della

la
il

villa

cielo tutto

campagna. Quando entro nel sgombro, limpido,

195

L'ALCOVA D'ACCIAIO

fresco, propizio.
il

Ma

quella nuvolaglia, che copre

ribollimento di cannonate tuun tuun tuun tuun

tuun sul Grappa a destra, non fumo come speravo. Ecco


si

stacca dal
il

Grappa, annerendosi,
con un programma
le

in-

vadendo
to.

di

nuovo

cielo

di

pioggia per questa notte.

Ma

c' del vento nell'al-

Un

vento patriottico che combatte


le vincer.
Il

nuvole
le

e forse

cielo

mutevole addensa
al

nu-

vole e poi le soffia via intenerendosi

tramonto

sulla divina bellezza d'Italia in pericolo.

Giunge un motociclista grondante, inkngatissimo. Riconosco un amico, tenente di collegamento. Viene dal Grappa. Mi racconta la mischia vittoriosa, accanitissima in una nebbia fitta. Dice che il comandante del 9 reparto d' assalto, maggiore
Messe,

ha

fatto

cose fantastiche.
si

no e
trici

Una

nebbia che forse non


lotta,

mai

vista ne-

anche a Londra. Brutta


da

quasi nel buio. Gior-

notte... tatatatatata. Si sentivano le mitragliatutte le parti... Gli arditi

gridavano

MesPoi,

se!

Messe! Messe!
nere, a

Di qua,
!

signor
le

maggiore!
!

Fiamme
re, le

me

Gi, gi, con

bombe

via! Al galoppo, nella nebbia... Mettete le masche-

maschere!

tutti, le

maschere! No! no! Nooo!


la
!

nebbia.

Ad un

tratto

nebbia

si

squarcia.
!

Presto qui, una mitragliatrice

Una

mitrigliatriiiiice

E un

ardito arriva portandola sulle spalle...


si

Ecco
butta
la

ecco, signor maggiore! L'ardito ansimante


colla pancia nel fango, e

sopra la sua schiena

macchina rabbiosa sobbalza sparando. Tttatatatata.

F. T.

MARINETTI

196

Gira, gira, a ventaglio. Gli austriaci cadevano,

ma
no-

che noia quella nebbia, e che paura


stri
!

di colpire

Ad un

tratto

il

tenente

De

Giovanni, un colos-

so,

appare su un cocuzzolo a destra. La nebbia era


si

diminuita e
trici

vedeva

le pallottole della mitragliaal

austriache che facevano la barba

cocuzzofulmi-

lo...

Aaaaaaaa!

Il

tenente
si

De Giovanni cade

nato. Quattro arditi

slanciano per portarlo gi.

Tre sono uccisi. Il terzo vicino a me sputa un groomf! e cade. Tre li rimpiazzano. In quell 'istante il reparto del maggiore Messe era come ingabbiato in un doppio fuoco di artiglieria. Fuoco di sbarramento sulle prime linee, fuoco di sbarramento dietro di noi. Accidenti! siamo ingabbiati. Tutti gridano Messe Messe Messe Il maggiore
:

dappertutto. Corre,

si

slancia,
fitta.

rianima, controlla

ogni
la

faccia

nella

nebbia

Grida

qui,
l,

qui

mitragliatrice,

non

l!

Non

sparate

sono

dei nostri!

Sono

dei nostri! Arruffio, confusione,

velocit in tutti
tato
le

sensi. Il reparto sembra diveni un corpo con mille braccia, mani, dita fra gomitoli di nebbia. Uomini ora apmatasse e
i

piattati,

ora balzanti per riformar la linea, ricoi

noscersi, strangolare

nuclei di nemici invadenti.


di

Sopra

di noi

passavano dei veloci scenari

neb-

bia fittissima che svelavano

nascondevano Grappa,

Asolone, Col Moschin...


Cretino!...

Lo so

non sparare! sono i nostri...! risponde un tenente, Signor maggiore,

guardi sulla quota 3.000. E' perduta; poi grida

197

L'ALCVA D'ACCIAIO
e cade con la coscia gonfiata

Aaaaiiii...

come

tatatata

un pneumatico rosso da una palla esplosiva. Tatadue arditi, la faccia nel fango, sussultano sotto due mitragliatrici ben puntate. Si sente, ?i
gli

capisce che

austriaci

sono

che salgono.

Ma

vede a 20, a IO, a 3 metri. Accidenti, nostri! Messe! Non sono Austriaci, sono petardi! qua Cessate il fuoco!... I petardi! petardi! Tutti curvi col petardo nel pugno! Senza
si

non

urla

copiglia!

Tenetelo alto!
Avanti
!

Non

inciampate!

Venite
assolu-

con

me

Ecco, quelle

ombre sono

tamente austriaci! Aspettate a rirare!


tri
!

30 me-

Aspettate

Gggi

Patatamm

traaac

paaam
col

paaaam.

Messe non ha pi

petardi.
gli

Ora spara
i

mo-

schetto.

Un

ardito vicino

d
:

caricatori notan-

do

colpi precisi del

maggiore

uno, due, tre quat-

tro,

cinque. Messe riceve, carica, spara, accoppa,


sul costone a

puntando
ci si

30
di

metri. Poi nebbia, nebnella nebbia.

bia, nebbia,

geometria

forme

Non

vide pi.

Ma
di

gli

austriaci

erano

ributtati nella

vallata .
Il

tenente

collegamento ha narrato con un

entusiasmo affannato mentre aspetta l'ordine di


entrare da Caviglia. Si forma un crocchio
ciali.

di uffidiri-

Tutti parlano di sua santit


Il

il

Piave che

ge

la battaglia.
Il

fiume

il

polso del nostro desul

stino.

cannoneggiamento

Grappa
si

accani-

tissimo.

Ma

la

sicurezza regna intorno all'anima


sente
l

potente, fredda di Caviglia che

nella ca-

F.

T,

MARINETTI
vicina.
Il

198

mera

generale mi accoglie col suo sorrila


le

so bonario e passeggiando ascolta


poi dice con calma
sta
alla
:

mia

richiesta

E' naturale,

blindate in teil

cavalleria,

appena passato

Piave per
la cui
le

l'inseguimento.

Segue un
statura

silenzio,

Provvedere. dopo di che Caviglia

sembra altissima dominatrice come


:

ci-

me

gelate radiose e serene soggiunge

devono avere la mia sicurezza e il mio Il Piave non accenna a .dimagrare. Mantiene da 24 ore la velocit di 2 metri e 50. Questo esclude passerelle e ponti... Ho consultato tutti grafici del Piave, e mi sono detto Da che mondo mondo le piene del Piave in autunno non hanno mai durato pi di 3 giorni. E' mai possibile chQ proprio oggi, quando si gioca tutto l'avvenire
Tutti

ottimismo.

dell'Italia,

il

Piave faccia lo scherzo


ci

di

ingrossare

oltre

misura? Sento che

non
d'altra

possibile.

Ne

sono sicuro. Gli austriaci una resistenza formidabile


che non hanno capito
il

parte

offrono

sul Grappa. Vuol dire mio piano. Pi resistono sul Grappa e meglio li prender tutti in trappola Fuori ritrovai il centro del cielo pulito bench
!

minacciato a destra dalla nuvolaglia.

Cielo

di carta patinata

lievemente azzurrina con


vi si

sfumature e velature dorate. Orgogliosamente


slancia

una squadriglia

di

aeroplani

italiani.

Semquadri

bra un forte, intenso e fortunoso sette

di

che elastico viaggi verso l'asse


Sole
al

di

cuori rosso del

tramonto. Si

gioca,

volubilmente cos nel

199

L'ALCVA D'ACCIAIO
mani
disinvolte del vento la

cielo fra le

suprema

partita dell'Italia.
ni
ritti,

Spumeggiano d'oro

tre nuvolo-

perpendicolari, bottiglie di cosmico sciam-

pagna gi sturate che non potranno innaffiare che


la vittoria nostra.

Nelle mani folleggiami del ven-

to italiano l'areoplanico sette di

quadri vibra nero

veloce preciso, geometrico.

Manger, deve mangiare


Sole al tramonto
!

il

ricco asse di cuori

Partita emozionante. Mille mille

e mille facce al cielo. Altri areoplani Italiani fan-

no intorno parano

ai

giocatori maffie di valzer,

moine e
si

capriole, pattinano sul cielo levigatissimo,


ia

pre-

beffeggiare,

come usano,

in tondo, la lo-

ro probabile vittima nemica.

Nel raggiungere
glia

a tutta velocit la
di

mia squadricon
slanci e

penso che l'audace volont


si

vincere una

forza che

proietta fuori dai muscoli

potenza enormi. Ogni soldato oggi carico di questa volont, cosicch si proietteranno questa notte

e domani fuor da due o trecentomila corpi umani,


pi di trecentomila volont capaci
di

plasmare,

scopare, trasformare nuvole fiumi e masse nemiche. Queste volont per raggiungere
cio
il

loro slanfiduciose

massimo non devono essere troppo

n spavalde. Occorre una preparazione sommaria, poich le lunghe preparazioni meticolose diventano in certo
alla

modo una

poltrona profonda offerta


la

Fortuna. Poltrona che


pochi chilometri

Fortuna brutalmen-

te rifiuta.

Dopo

il

cielo si richiuso.

Que-

F. T.

MARINETTI
mi afferra
di

200

sta tragica realt

alla

gola.
al
i

Penso

alla

calma meravigliosa
intuisco.

Caviglia e

suo piano che

Dopo aver

gettato tutti

ponti, circa 70.

lanciare 22 divisioni contro Vittorio Veneto, apren-

dosi poi a ventaglio a destra per far cadere tutta


la

difesa austriaca del Piave, e a sinistra per acil

cerchiare

Grappa. Piano degno d'un uomo


il

di ge-

nio, assolutamente originale poich esclude

imprepoi tra-

vedutamente
si

vecchio piano tanto discusso e quail

irrealizzabile di sfondare
il

Grappa per
:

versare

Piave. Caviglia pens

n a

sinistra,

a destra;

ma

al

centro dopo aver fatto una forte

azione dimostrativa sul Grappa.


Il

piano per esige

la

collaborazione del fiume,

e purtroppo questo cielo nero inesauribile. Sento la

materia del mio cuore trasformarsi, metalizin

zarsi,
la

un ottimismo

d'acciaio.

Sopra

vi

oscilla

vecchia sensibilit

lirica

un po' femminile

trop-

po vibrante. La riconosco con dispetto nel commuovermi quasi alle lagrime al pensiero della straordinaria vittoria che potrebbe sfuggirci, mentre

guardo un fox-terrier devotamente affannato


tro al cavallo del

die-

suo padrone capitano.

La mia

squadriglia ferma al bivio Poveglianodi

Nervesa. Al lume

una lanterna davanti


giorno
di

ai sol:

dati riuniti leggo l'ordine del

Caviglia
agli
il

Ai comandanti
alle

di

corpo d'armata,
sento
loro

uffi-

ciali,

truppe

tutte dell'armata,
il

dovere

di chiedere di

mantenere

animo

all'altezza

della situazione.

201

L'ALCOVA D'ACCIAIO
Tutto
il

popolo italiano guarda in questo mo-

mento

a noi, cui

sono affidate

in quest'ora le sorti

della Patria.

La

storia dell'Italia futura,

forse per

un
di

secolo, dipender dalla fermezza e dal fervore


cui

saranno capaci nelle prossime 24 ore

gli

animi nostri.
<(

L'ora delle supreme decisioni


fortuna e

si

approssima.
all'altezza
di

Se noi avremo saputo mantenerci


quest'ora,
assicurati.

la

la

gloria

d'Italia

saranno

E' necessario che stanotte


gettati.

tutti

ponti siano
il

novamente

E'
di

necessario che
unit

maggior

numero
pe che
temente,

possibile

passino

sulla

sponda
le

sinistra del fiume. E' necessario infine


si

che

trup-

trovano oltre Piave, attacchino violen-

tendano con ogni ardore

al

raggiungi-

mento

degli obbiettivi prefissi.


l'Italia

E'

che l'ordina. Noi dobbiamo ubbidi-

re.

non applaudono. Rimangono seri, ma Che cosa si aspetta? Sappiamo che dovremo passare il Piave alle Grave di Papadopoli. Perch dunque rimanere vicino a Nervesa? La pioggia cessata. Il vento il divino vento favorevole sale con sbuffi impetuosi impacchettando le
I

soldati

ansiosissimi.

nuvole e cacciandole

alla rinfusa verso il mare. Vento benedetto che noi salutiamo con baci e deli-

ziosi tremiti nella gola

Pronto e sagace,
moltiplicando
gli

il

sole lancia raggi

dovunque,
rimbal-

specchi rossi dei vetri,

F. T.

MARINETTI

202

zando biondo sui volumi


cupatissimo
ogni cosa.
di

della vegetazione, preoc-

rischiarare tutto,
si

pulire e ripulire

Non

deve forse

tutti

marciare

al pi

presto, con ordine aggressivo? Sole affaccendato

che vuole liberare

le

ruote dei cannoni dal fango,


e
i

oliare le mitragliatrici

fucili,

trasformarsi in
agli

benzina nei carburatori, cuori bollenti aggiunti


altri

bollentissimi.
buttati questa notte residi

Pi della met dei ponti


stono.
nostri

Quelli

delle

Grave

Papadopoli cio

sono

stati

travolti.

Ma

questa sera saranno

in piedi.
disfatti

Ce

lo

annunciano con occhi giocondi sodi

fieri

pontieri che ritornano dal Piave.


i

Pontieri colossi che

gabbani

antipritici blu

ren-

dono quasi
sotto

monumentali. Camminano

oscillando,

come marinai
il

disabituati dalla terra ferma.

Hanno

braccio la pagnotta spaccata, masticano avigli

damente e
infantile.

occhi ridono con orgoglio ingenuo


li

Tutti

circondano. Sembrano corridori

dopo una gara


tano
il

difficile vinta.

Passo pesante. Porlacci,

peso dell 'immane sforzo compiuto nel buio


i

gelato crivellato dalle mitragliatrici, fra

le

tenaglie della corrente lugubre che voleva scardi-

nare,
botti.

strappare, sbottigliare

pali,

travolgere le

mo

le nelle

Le barche, dice uno, ballavano come scodelmani di un ubriaco. Il Piave era ubriaco,

pazzo, questa notte.


lavorato bene,

Ma

ora vinto; cede. Abbia-

questa notte. Tutto passa da-

203

L'ALCOVA D'ACCIAIO

vanti a Nervesa. Al ponte della Priula, quelle ca-

rogne resistono.

E
Il

pontieri

si

allontanano trascinando

piedo-

ni mostruosi.

cannoneggiamento un rombo continuo. E


che facciamo?

noi

Con
vetri

questa tortura lacerante

dolce, amara, nella gola, ci sentiamo simili ai


dicanti invernali
.ai

menle

di

una
piatti

ricca

trattoria

quando

all'ora

del

pranzo fervono tintinnano


i

gioconde stoviglie e filano

fumanti. Fossicibi esplo-

mo

sulla tavola

anche noi! Anche come

sivi fra le

mani dell'ultimo cameriere!


dei fornelli
!

in cucina
"co-

nella

vampa
di loro,

S'avanza una prima


Poi

lonna

di prigionieri

austriaci.

tre feriti nostri.

Uno
riusc

ardito,

napoletano, fatto prigioniero


in

a liberarsi.

Racconta

napoletano

la

mi-

schia clownesca, grottesca,


burle.

a cazzotti, calci,

lazzi,

le

Sono passato
a

sulla

prima passerella. Poi

fra

erbacce nel fango sono scivolato in un buco!...

Borr&e
so
Io
il

mano da
:

tutte le parti. Strisciavo.

Ho

per-

pugnale. In tre mi hanno preso alle spalle.


fetenti
!

gridavo

fetenti

fetenti
i

Mentre mi
proiettili dei

portavano
nostri
poli
:

via. Attraverso la pioggia


i

75 fischiavano come
Ptoo!
fiiiisc...

siluri nel golfo di


fiiii.

Pto! Pto! Pto!


di

po un mio compagno
do
in

Napoli ha

tirato

NaD'un colun petar grave.

mezzo a
io

noi.

Le carogne che mi tenevano


alla

sono morte,

ferito

faccia.

Non

F. T.

MARINETTI
a Santa
ci

204

Mi sembrava di essere femmine fanno le liti e


I

Lucia quando
fuochi

sono

li

artificiali,

nostri Draken-ballon

si

sono

spostati. Si

annonel

iavano nella camera


parlano in alto

della Patria.

Ora splendono e
gialli

come enormi
di partire

pappagalli

sole sulla finestra aperta del Piave.

Piomfoa l'ordine

per

le

Grave

di

Papa-

dopoli. In tre minuti tutto a posto, tutto in ordine.

Sentiamo

la gioia

liquida circolare nelle vene.

Ma
in

la lentezza sulle strade


ci

ingombre

di soldati

marcia

esaspera. Stare al volante colla cura

dovuta al motore e alla strada e sentire in se mille anime sconosciute svincolarsi, premere fra le coste
del petto

per slanciarsi in avanti! Cala


cielo

la

notte

sotto

un

limpido,

ma

gelato.

Ad

ogni chi-

lometro,

ingombro. Scendiamo e mentre le alt, mani nostre tese sul fuoco si slegano, sentiamo premere sulle nostre schiene un alito misterioso
e

rovente,

l'alito

fortunoso

della

Patria
al

che

ci

spinge con milioni di volont italiane


fiume. Sono volont Italiane che da
della

di l del
i

tutti

punti

penisola

si

slanciano

affollandosi
fluviali.

ed

ora

cantano, urlano nelle boscaglie

Sono an-

ch'esse ansiose

di

varcare

le

acque. L'alito pos-

sente della Patria tessuto di milioni di anime lontane venute dalla Sardegna,
gitto,
le

dalla

Sicilia,

dall'E-

dall'Argentina,

dal

Brasile rinvigorisce ora


si

mitragliatrici
i

che sul greto

moltiplicano inta ta ta ta

trecciando

loro brillanti arpeggi


fluidissima

ta ta.

Rimbalzante

scorrevolezza

di

cento-

mila pianoforti sotto dita di pianisti, forse quei pia-

205

L'ALCOVA D'ACCIAIO
italiani

nisti

cinquantenni che a Rio Janeiro o a


in concerti patriot-

Buenos-Aires suonano, suonano


tici

con passione e genio, facendo sparare mille armonie come noi spariamo contro la riva nemica
(pianoforte da sfondare!) di questo Piave che
si

d delle arie di Fiume Americano.


Il

comando

della cavalleria-

ha deciso

di

non

la-

sciarci in testa.

Ce ne accorgiamo
i

da molti ordini

e contrordini. Si dice che

primi ponti sono deboli,

non sopporteranno
accertarmene
l'intrico

il

peso delle blindate. Vado ad

col capitano

Raby a

piedi, curvi nel.pallida e fred-

fangoso delle erbe. L'alba,


l in

da,

si

spacca qua e

blocchi rosei d'aurora codella 3'

me
che

colpita dal

cannoneggiamento

armata
i

alla nostra destra


Il

incomincia a buttare

suoi
lar-

ponti.

fiume ha qui circa tre chilometri di

ghezza. Noi dobbiamo seguire per un nastro tortuoso


di di

strada per traversarlo. Circa 8 chilometri

guadi a fondo solido e ponti. Il Piave sembra qui un immenso estuario. Tenendoci curvi poich il fogliame delle piante
ghiaia,

su di noi falciato dalle pallottole, interroghiamo

un sergente
Issaa-ooh!
capra.

del

genio che nell'acqua


dei

regola

gli

Issaa-ooh!

pontieri

intorno

alla

Tata tuum

tata

tuum
di

di

cannonate.

Scraabraaaang

bombarde.
schegge lontane e
!

Ta

ta ta ta ta ta

di mitragliatrici.
di

Iauu iau iau


Issaa-ooh
!

di

pallottole.

Issaa-ooh

F. T.

MARINETTI

206

Passa un farfallone d'acciaio da mezzo chilo a


venti centimetri
dal

mio naso.
il

Visitiamo,

palpiamo

ponte che lega

il

primo
ful-

guado
to

colla

prima
stride

isola

boschiva e pantanosa. Sote

fruscia,
I

incalza

galoppa l'acqua

gente.

languidi ruscelli pacifici e melodici sono

diventati

corde
i

metalliche

violente

per

legare,

strappare

piedi dei ponti.


ostilit

Issaa-ooh! Issaa-ooh! Ultime

del

fiume

che vuole colle trecce tumultuose delle sue acque


trattenere
il
i

passi audaci dell'Amante che scavalca

suo
Il

letto.
il

sergente del genio intelligente, afferma che

ponte solido.

Una

granata approva con scoppio

brutale, schiamazzante.
Il

ponte scricchiola, geeeme piegando


il

le

sue

ta-

vole sotto
dati,

peso della mia 74. Siamo


il

tutti

appie-

mentre
grave.
Biii...

mio

volantista guida

con cautela.
vvv.

Ora
metri

destra a sinistra a cinquanta cento


Biiiii

Graang!

Graang-graang
di
la
:

Ho

avuto stanotte un presentimento

morte.
vita
di

Nel buio con calma ho regalata


grande poeta a questa divina parola
rita

mia

Italia,

che me-

oggi la vita di mille mille poeti altissimi.


di

Ora
di l

ricordo la formola

equitazione

per saltare un oil

stacolo a cavallo bisogna gettare


dell'ostacolo.
altra riva.

cuore

al

D'un

colpo, lancio

il

mio cuore

sulla

Subito vedo in sogno

la

Fortuna inclinare semal

pre pi

il

piano da Padova

Montello perch

le

207

L'ALCVA D'ACCIAIO
di

masse

forze italiane scorrano gi nel Piave e

si

rovescino sull'altra riva schiacciandola.

Raby da due

giorni liberato dal suo guscio molle


rivelato

di placidit orientale si

un comandante
ogni ponte,

energico, espertissimo,
il

tenace.

Dopo

guado un problema da
tratti,

risolvere.
facili

Questi primi guadi del Piave sono


re poi, per dei
di

si

corin-

con prudenza su un ponte,


blindata giocondi

cento sforzi nell'acqua, poi di nuovo via correntutti

do

intorno

alla

come per un
La
suoi

parto riuscito. Davanti a noi nelle isole tutte a ciuffi

di

piante fluviali

si

sparpaglia la fucileria.
snidata

retroguardia

austriaca

come una abboni

dante selvaggina che non voglia abbandonare


covi.

Ecco

la riva! L'altra riva del

Piave tanto so-

gnata, desiderata, invocata, abbracciata dalle nostre

anime! Alla mia destra due trincee


Voluit, voluit, di pallottole sul capo.

ci

bersagliano.

Graang! Que-

sta pallottola si schiacciata sulla blindata.

Primo

collaudo.
resiste.

La

blindatura

Ansaldo tanto

discussa

destra passano con noi

bersaglieri ciclisti del

colonnello De-Ambrosis. Sparano con la bicicletta

appoggiata
addio...

al

fianco e cantano

Addio mia

bella

Nostalgia dinamica e marziale di quella,

canzone trascinata
smarrita,

ma che

trascina, svolazzante

ma
il

imperiosa. Strana miscela di sentivirile.

mentalismo e di audacia
conia che

Zaino

di

melan-

soldato meridionale porta con disin-

F. T.

MARINETTI
il

208

voltura spensierata in marcia verso


to. Il

pericolo igno-

ricordo della donna pungola le nuove audacie.


si

Cos' questo vocio lamentoso che


cino alla trincea ora deserta?...

trascina vi-

Braccia alzate!
liani
di

Donne

bambini!

Sono

ita-

Campodolcino. Arruffio di gesti e camiciole femminili intorno ad una colonna di prigionieri. Sporchi, in brandelli, col berretto a tre bottoni.

Questo porta

lo

stemma imperiale. Gioia


vuotata.

a-

cuta di calcare

la trincea
il

Abbiamo passato
Fo

Piave.

La prima

blindata cor-

re sulla strada di Campodolcino.


fo fo fo fo dei nostri

260 che passano

nell'aria.
la

A
la

destra lontano, verso Vittorio Veneto infuria

battaglia.

Giunge l'ordine
si

di inseguire e travolgere

retroguardia che

sta

trincerando a Bibano di
gi cotta

Sotto. Alt, colazione

sommaria. La terra

dal sole piena di cadaveri che puzzano.

Austria officiai, dice un prigioniero; Austria


io

comanda,
lui,

non volere

tirare.

suoi occhi implorano. Dividiamo un pollo con

e restiamo quasi senza, noi, poich, bisogna


italiani.

farne parte a due macilenti borghesi

li

Avevo un
Piave
i

fratello nelle

munizioni a Milano;
da campagna.
li

l'altro sul

nell'artiglieria
l'altro

Uno

fabbricava

proiettili,

me

lanciava ed io

ricevevo!
Sintesi della guerra sul Piave.

Presto,
tutta

in

macchina, e avanti! Cimadolcino

bombardata, deserta.

Un

plotone di cavalleria
i

che l'attraversa con noi unisce

suoi

nitriti

e lo

209

L'ALCVA D'ACCIAIO
rombi dei motori e
allo

scalpitare degli zoccoli ad

stridore delle blindature.


le

Polifonia che fa vibrare

case in rovina tutte smobiliate, squartate, slab-

brate, disossate. Gli austriaci


te le travi.

hanno portato
muli
di

via tut-

Fortunatamente
l dei cartelli
Il

di

queste salmeStrappiaCi-

rie di bersaglieri

sono carichi
:

legna.

mo
di

qua e
scatti,

Nach Fezzo, Nach

metta,

Nach Codogn.
si

nostro entusiasmo pieno

tutti.
sti

Sulla

non essere ancora in testa a strada procediamo tra bersaglieri cicliirrita di

che corrono corrono rischiando d'essere arroogni momento.

tati

Abbiamo
italiana.

alla

destra

un

batta-

glione di scozzesi con le cucine fumanti, a sinistra

una

batteria da

75

Accanitamente voglia-

mo

sprizzar fuori dalla calca.. Arruffio, gesticola-

zione,

bestemmie
a

di

conducenti.
cretino!

Largo!

Largo!
la-

Largo! Piega
sciami passare!

destra,

C' posto,

Non

si

pu! Voglio passare, per-

Dio! Ti sbatto nel fosso!


Nitriti di cavalli,

groppe che fumano sudatissime,


Il

ottoni brillanti delle bardature inglesi.

sole fa dialle

vampare
folla di

le facce

che rosse

si

mescolano

ban-

diere agitate dai borghesi. Due, tre bandiere, una

bandiere sventola su questa bassa terrazza.


si

Le donne
sigliano.

piegano gi dai balconcini,

visi

con-

vulsi in lagrime. Parlano, parlano,

chiamano, con-

Fanno

gesti convulsi

verso quella linea di

olmi in fondo a quel

campo dove ecco pam, pam,

pam
14

scoppia

la fucileria.

F. T.

MARINETTI
:

210

Il

capitano Raby bestemmia nella vetturetta


Fuori, fuori di qui, per Dio
!

Non

curarti dei

parafanghi, spacca, e fuori!


Sobbalzi, urtoni.
fosso.

Un mulo

cade.

Un

ciclista nel

Sfondiamo una cucina scozzese. Ne schizzati fuori brodo e vapore sulla groppa di un mulo che calcia. Gli scozzesi ridono, ma noi siamo liberi. A grande velocit, le blindate, a 300 metri l'una
dall'altra.

Tutto a posto, eccettuato un parafango mio motore va bene. Flauteggia Tuuuvvv, Tuuuvvv, Tuuuvvv. Villaggi deserti. Abbandono. Desolazione. Gli Austriaci si sono squagliati. Sorpassiamo una patrotto.
Il
:

Il tenente mi dice La linea Austriaca al di l di Bibano di Sotto, 2 chilometri davanti a Sacile. A destra e a sinistra campi hanno innumerevoli buchi; sembrano aver subito dal bombardamento nostro una preparazione ad una fitta piantagione d'alberi. I cadaveri qua e l dormono co-

tuglia di cavalleria.

me

strani giardinieri stanchi dall'eccessivo zappail

re. E' quasi buio sotto

cielo
di

rannuvolato quando

giungiamo
io

alle

prime case
lo

Bibano
gli

di Sotto.

Rodella

vine. Silenzio assoluto.

Malgrado

ordini severi
sinistro
fuori,

ho tenuto sempre

sportello

blindata aperto, la

gamba penzoloni

appog-

giata sul predellino.


lo

Bo

in

mano
tanto

il

revolver,

ma
di
di

stringo

macchinalmente

l'atmosfera

questo Piave vittoriosamente varcato piena


fortuna strafottente.

Perch abbaia tanto

la

mia Zaz

col

muso

fuori

211

L'ALCVA D'ACCIAIO

una cagnetta intelligente, intuiLe bestie sono spesso in contatto colle forze pi di noi. Ma do non ascolto Zaz. Ho fame e so che a Bibano ci fermeremo
dal finestrino? E'
tiva,

talvolta

profetica.

per aspettare l'autocarro dei viveri.


ta ta ta ta ta Scossa. Stupore. Siamo caduti un agguato. Per, niente paura. Da due finestre della piazza vampano e sparano due mitragliatrici austriache. Non c' tempo n modo di rispondere
.

Ta

in

efficacemente colle nostre mitragliatrici. Mentre


sergente Locateli! ne punta una in cupola, noi

il

ci

slanciamo fuori. Moschetti, pistole e tascapane pie-

no

di

petardi.

L! L! quella
la

finestra

pian

terreno! urla Ghiandusso. Io


schetto e

punto col moaltrettanto.

sparo.

miei

amici

fanno

Cinque minuti di stra. Noi riparati


striaco

fucileria

a 20 metri dalla fine-

dietro

un enorme autocarro au-

rovesciato. La finestra si spegne e tace. Ci precipitiamo dentro. Tre sloveni che alzano le
e
li

braccia
tutto

2 bosniaci feriti. Trasciniamo fuori il consegnamo ai bersaglieri ciclisti che


Alt.

sopraggiungono.
ferito.

Riposo.

Autocarro dei viveri.

Abbiamo un Mangiamo.

solo

XVIII.

LA VITTORIA

Chi vuol venire con me in esplorazione notturna? domanda il capitano Raby. rispondiamo io Pronti! Seconda sezione!


il

tenente Bosca.

Il

capitano sale nella blindata di Bosca e parte.


di caff

Io

perdo un minuto a bere un po'


il

che mi

versa
viveri.

cuoco Caroli

dall'alto
Il

dell'autocarro dei

Poi in macchina.

motore non prende.

Parto con un piccolo ritardo.


posto.

Ma

ho

lo

stomaco a
Eccellente

Ho

messo

al

volante

Fatutto.

meccanico e volantista,

ma
si

cade dal sonno. Sono

ormai
poich

tre notti
il

che non

dorme. Corriamo. Comva a piedi e non a


arabeschi
di

prendo che
di

pericolo questa notte eccezionale,


tutta

pattuglia ci si

velocit senza lumi sugli

una stradi
Sbarro

sconosciuta. Questa certamente la prima esplo-

razione
gli

di

blindate in pattuglia notturna.

occhi sul nastro perlaceo della strada crepu-

scolare che l'ombra degli alberi sfrangia deforma


e

chia nera della blindata che

non vedo pi la macmi precede. Sono le nove. La strada gira ad arco. Il volantista non lo prevede, ed ecco a destra gi la mia mactratto

corrompe. Ad un

213

L'ALCVA D'ACCIAIO
Sempre pi
nel fosso gi,

china piega. Accidenti!


gi.

Rovesciamo

Catastrofe!

Griiing,

Griiing,

griiing craacraaac di rami. Plaaaf di fango.

La mia 74 si coricata nel fosso. Non profondo per fortuna. Saremmo ridotti in marmellata!
Bench
trici

imbottite

di

cartucce,

cassette,

mitraglia-

e spigoli d'ogni genere, le blindate nel rove-

sciarsi

salvano spesso ci che contengono.


fredda tagliente raccomando
si

Con voce
perch
gli

la

calma
l'ordi-

uomini uscendo salvino se


illusione. Tutti
i

pu

ne interno. Vana
ce,

nastri di cartuc-

casse, cassette

sono

crollati.
Il

Una

lacerazione

non profonda
la

sul cranio.

mitragliere Salis ha

faccia insanguinata. Ferite

non
il

gravi.

Ci pen-

seremo dopo.
danni
seri.

Si tratta di rimettere sulle ruote la

74. Spero, spero, spero che

motore non abbia


sulla strada per
si

Buio. Lancio un

uomo

avvertire la blindata di Bosca. Certo


corta di

sar acI

non essere pi
Candele accese
pi leste.

seguita e
le

si

ferma.

miei

uomini intanto svegliano


Bibano.

poche case
finestre.

abitate di

alle

Le donne

sono

le

Una

contadina arriva correndo.

Interroga, colla voce rotta d'angoscia.

una

torcia

la

contadina giovane, bella

Ho acceso ma d'un

pallore affamato.

Le regalo una

scatola di conserva.

Va
gli

subito a chiamare tuo padre, tuo fratello,

tutti

uomini.

Ho

bisogno

di leve,

rami

di albe-

ro;

niente zappe.

Le abbiamo!
torce senza curarci
sulla

Accendiamo
cileria

altre

della

fu-

austriaca che brontola

destra,

molto

F. T.

MARINETTI
Sono senza dubbio
al

214

lontano.

le

retroguardie

au-

striache che cedono alla terza armata sul Piave ver-

so Fagar. Tutti
piano.

lavoro. Bisogna scavare l'orlo

della strada per sollevare la blindata su terreno

Zin-zin-zin
tutto

di

zappe

febbrili

accanite.
visita

In
il

un'ora

deve essere
dalla gioia

finito.
:

Menghini

motore e grida

E' sano, sano, completamente sano!


il

Arriva

capitano, bestemmia contro Fatutto che


il

certo dormiva al volante. Poi distribuisce

lavoro

zappando anche
Io

lui.

Contadini e contadine con leve e rami d'alberi.


riordino
il

materiale sparso. Sulla destra

la

fucileria austriaca

rumoreggia. Spengiamo due

tor-

ce.

Si lavora

quasi a
la

lume
si

di

naso.

Con

le leve

e colle binde
tutta

mia 74

solleva lentamente.

E'

fangosa,

ma
ai

intatta.

Mi ricordo finalmente
ho
l'aria
di

della

mia

ferita.

Fasciato,
denti.
:

avere una

infiammazione
l'elmetto.

Non

posso

sopportare
l'el-

Tutti

dicono

Se tu avessi avuto

metto sarebbe stato meglio.

Tutto Tutto

posto?
la blindata del tenente

a posto.

Cenami che mi segue a 100 metri di distanza s'incendia. Alt. H suo motore in fiamme. Subito, tutti allo speAll'improvviso

gnimento.
guizza,
risce,

Sbatacchiamento
scatena,

arruffio,

di

panni,

braccia, coperte,
si

mani che lavorano


si rizz?.,

sul fuoco

che

agonizza, divampa, spatutti


i

torna,

scoppia, lingueggia su

punti.

215

L'ALCVA D'ACCIAIO

Soffocato non muore; rosso, viola, blu rinasce. Accidenti


!

non

gettate terra sul

motore

Iratissimo

il

capitano, (perde la calma.

L'attendente di Bosca

un pugliese forte e audace che si chiama Siciliano e sembra un vero Arabo si coricato sotto il motore.
Il

fuoco domato.
il

Sembra
di
striaci ci

destino di questa pattuglia di blindate


gli

avanzare con fragori e incendi. Certo,

aues-

hanno

scorto.

Rallentiamo.
luce.

Devono
in

sere molto vicino.


fattoria.

Una

Si veglia

quella
:

Si

Una
La

contadina quarantenne gioviale dice


fa

Mezz'ora
!

sono passati due battaglioni auaspettando


:

striaci

loro trincea a 500 metri.


tutto,
le altre blindate.

spegne
la

Nel
Dio.

buio

donna parla
niente

Non ho
Ieri

nulla da darvi, cari


polenta.

figlioli

di

Niente vino,
tutto.

Hanno

portato via

qui,

c' istato
si

una grande confusione.


gli

Due
ri,

divisioni

boeme

sono ammutinate. L fuoalberi ci

andate a vedere, sotto

sono due

boemi impiccati. Fuori, con un cerino acceso, scopriamo


corpi sospesi.
sotto la corda rallentata
volta all'insti verso
il

due

Tipico arricciamento delle braccia

un poco. Uno ha
gli

la testa

fogliame e

occhi aperti

ma
cati

senza

la

solita

ferocia spaventata.
uccelli.
I

Sembrano
due impicin

guardare distratiamente degli


tedesco

portano sul petto una tabella che denuncia


il

loro tradimento. Rientriamo.


i

germanici sono

pi prepotenti, continua

F. T.

MARINETTI
nel buio.

216

la

donna

Quando un germanico d un
tre,

ceffone a un debole se questo lo riceve senza renderlo ne ricever due,


quattro, senza fine. Se
al

invece questo risponde con due ceffoni


il

primo,

germannico
che
la

li

piglia e se

ne va.

Il

Germanico non

rispetta
stri

forza violenta. Molti prigionieri no-

fuggivano dai germanici per farsi fare prigiodagli


austriaci.

nieri

Gli
tutti

ungheresi sono per

pi crudeli. In fondo,
esercito di ladri.

predoni e briganti.

Un

Hanno
il

portato via tutto, tutto!

Quando
cercando

ripartiamo fa ancora buio. Lentamente,

di

diminuire

rumore

dei motori.

Ma

gli

austriaci vegliano e subito la fucileria scoppia. Sia-

mo

bersagliati

da una casa,
la

tutta

vampe

nelle sue
blinin

finestre e nel folto del suo giardino.

La mia

data risponde per

prima colla mitragliatrice


Locatelli,

cupola

una

Con

calma, adagio!

punta bene

delle finestre.
ta ta ta ta ta
ta ta ta ta ta ta ta ta ta ta
ta.

Ta

telli!

Hanno un cannoncino! Punta


Guarda
la strada.

bene,

Locail

Fatutto!

Come

va

mo-

tore?

A
due

Bene, signor Tenente.


sessanta metri dalla casa. La blindata di Bo-

sca, venti metri dietro la mia, spara anch'essa


mitragliatrici.
vicini,

con

Ci mi dispiace perch siamo

troppo

e offriamo un grande bersaglio. Le

nostre tre mitragliatrici funzionano puntate su 3


finestre diverse

che agonizzano. Ammutolite.

217

L'ALCVA D'ACCIAIO

Gli austriaci sparano ancora dal folto del giar-

dino.

Raby

grida

:"

dino
!

Gi
i

tutti!

Cessate
Tutti

il

fuoco! Coi moschetti! dentro


il

Prendi

petardi!

insieme

giar-

Mi

slancio. Nello scavalcare

il

muricciolo sento
col calcio del

bestemmiare Siciliano che tempesta

moschetto due austriaci in un boschetto. Si arrendono. Siciliano viene avanti spingendoli a pugni

e a

calci.

gliati.

Ne ho

acciuffati due.

Gli altri

si

sono squa-

Nella cucina bolle un infernale cazzottio fra

le

ombre nere e
gore
di

le

boccacce rosse del focolare. Fra-

pentole.

Una

trentina di

prigionieri

con

una

mitragliatrice.
fez neri,
le

Entrano nel giardino pattuglie


scamiciati,

d'arditi

con
le

altri

prigionieri.

Incolonniamo
tro.
le

prede e
si

rimandiamo
gli

indiecol-

Intanto la fucileria
luci

accende a ventaglio

prime

dell'alba

che scioglie

incubi dei

prati.

Partiamo
to
in

veloci, lasciando sulla sinistra

taglione di fanteria che conquista

un batun grande pra-

fondo

al

quale una cortina d'alberi sputa


pallottole. E' l'ala dell'esercito au-

maledettamente
striaco

che

si

ripiega per difendere Vittorio Veneto.


si

Accanita.

Ora

aggiungono

tre mitragliatrici

che
fi-

rallentano l'avanzata delia nostra fanteria. Noi

F. T.

MARINETTI
al

218

liamo sulla strada, per girare

largo di questa

estrema difesa, e giungere

in Vittorio

Veneto.
ri-

Due
mento,

ore dopo

vi

entriamo con venti autocarri

gurgitanti di arditi fez neri.


fucili

Impetuoso scamiciabranditi da braccia pazze, bocche

squarciate dal canto, lazzi feroci di gioia barbarica


nel polverone incandescente, fiocchi neri al vento,

bandiere nere che spazzano

gli .alberi

sotto

il

sole

che pomposamente

si

spacca in cannonate arronella


corsa,

un simun africano saporito di allegria infantile. La polvere calda sulle labbra lo zucchero della vittoria. Rimventando
l'aria.

Beviamo

balzano
dore,

in aria

cuori Mostri gareggiando in splen-

furore e rotondit trionfali con le nuvole

tronfie e ricche d'oro


lizzarsi

che vorrebbero certo metal-

per combattere anch'esse e schiacciare il nemico. Belle nuvole di Vittorio Veneto, gonfiate
tutti gli aliti italiani dove eravate, donde venute? Vi lodo di aver perduto nel vento le belle curve flessuose femminili per assumere soltanto le forme aggressive impennate e gli spigoli infilzanti Questa nuvola a destra soffia getti di lava d'oro

da

fra

suoi mille baffi accecanti,


la

il

suo

irto

pelame

variegato e

sua coda altissima di tigre d'argento.

Altre nuvole

come spazzole
come
i

di

bragia rigovernano

accanitamente quel nuvolone-cavallo dalle troppe

zampe
pittori

correnti
f if turisti.

primi cavalli dinamici dei

Un'altra nuvoletta agile di nickel

fila, fila

verso

il

mare come una torpediniera gres


azzurro per
raggiungere
forse

dante

di

liquido

219

L'ALCOVA D'ACCIAIO
italiana. Sul -mare, sul
l'Italia vince.

la

squadra

mare, certo, ansulla testa un'al-

che sul mare, ora


tra bella

Ma

nuvola

di vittoria.

Mi sporgo

fuori dalla

un cerchio, un grande cerchio d'oro massiccio dipinto di rozzi pomi vermigli. Degna corona del vincitore Caviglia che,
blindata per ammirarla. E'
scopati
i

vecchi piani strategici,

seppe mediante

le sue spie volanti in aeroplano sui notturni accampamenti, scoprire il punto debole del nemico

e colpirlo nell'immenso scacchiere,


L'esercito

mortalmente.

Austriaco
del

ferito

nella

saldatura delle

due sue armate


pezzi.
nati,

Grappa

e del Piave, cade a

Pezzi potenti, armatissimi, ancora disciplidi

che cercano

sfuggire agli inevitabili accer-

chiamenti.

Nella
glia.

citt

di

Vittorio
gioia,

Veneto c'

festa

e battafacce
in

Canti

di

fucileria

rabbiosa,
al

lagrime, pioggia di

fiori,

inseguimenti

galoppo
riceve a
di

nei giardini e su per le scale, pugilati e strangola-

menti

di difensori nei fossati.

La

citt ci

finestre spalancate.

Quel balcone rigurgita

don-

ne.

Le

grida prolungano le capigliature. Capriole

di scugnizzi nel fango, fra le

pazze motociclette che

scimmiottano aizzano

le mitragliatrici.

Grondano
sulle

le

facce degli arditi che s'arrampicano

terrazze.

E anche

sui

tegoli

rossi dei

tetti.

Colle corde tirano su una mitragliatrice. Puntata.

Contro quel quartiere laggi dove i bosniaci resiuna vasta piazza colla mia 74. Tutte le donne scarmigliate intorno alle ruote. Accidenti
stono. Entro in

F. T.

MARINETTI
!

220

alle

donne
!

Via

Via

Sarete colpite

Ma

poco

Se ne infischia questa giovane che spara col moschetto da un portone contro il fondo del
importa
cortile.

Spara, poi
de. Braccia

si

slancia dentro.
capelli

nude e

chiacchiera veneta pettegola


-^e

Tumulto grigio veral vento. La gioconda colla mia mitragliatridi

che bersaglia un caseggiato zeppo

bosniaci e

prostitute austriache. Vittorio


circa

Veneto ne conteneva

un
gli

migliaio,

di

quelle

donne d'ogni classe


felici

camuffate
tutti

da Crocerossine,

di

servire

a
di

usi e istinti dell'esercito austriaco


difficile

pur
in

mangiare, ci che era diventato


stria.

Au-

Avevano collaborato

coi soldati nelle ciniche

requisizioni ed erano odiatissime.

crarle!

Quelle vacche, quelle vacche! bisogna massaMi dia un fucile per carit, signor tenente, mi dia un fucile Ci vado io e le sgozzo, le sgozzo Perch un borghese spari cos sui soldati, bi!
!

sogna che
Altre

sia inferocito dalla

vendetta! sentenzia

Ghiandusso.

donne accorrono, mi baciano


i

le

mani, mi
il

stringono

fianchi,

tentano di portarmi via

re-

volver. Delle bionde sedicenni gracili e gentili

sem-

brano forsennate.

La Vendetta, Forza
tiepida

(gigantesca irta di baionette,

pugnali, spilloni, unghie di donne, rotola nell'aria

profumata dei giardini. La Vendetta, Forza elementare cocciuta


nutrita

sinteti-

ca,

da milioni di rancori covati.

Il

padre

221

L'ALCVA D'ACCIAIO
La
sorella incinta butle

maltrattato e schiaffeggiato.
tata gi

dal letto per

rubarne

lenzuola.

Il

vec-

chio beffeggiato. La vacca, l'unica vacca rimasta

per

il

latte

ai

bambini, rubata.

Il

colonnello au-

striaco che baci per forza mia sorella! Bisognava cedere e subire quel corpo schifoso perch la mamma non morisse di fame. E i buoi, il rame,
la

biancheria,

tutto rubato.

mobili,

tutti

portati

via da

quei ladri, ladri, ladri!

La Vendetta
di

rotola

nel cielo
irte

con

volumi mostruosi
brucianti,

quelle nuvole

di

raggi

acutissimi

che penetrano
di

nelle ossa,

facendone sprizzare lagrime

fuoco.

Ricordo, ricordo che in me, nei miei soldati e in


tutte le facce

nere polverose degli arditi

la

Venle

detta penetrava,

imbeveva
unghiava

di se
le

ogni fibra, scategli

nava

muscoli,

labbra,

occhi

orecchie.

Vento caldo di ferocia era l'alito diabolico di quela Vendetta Vendicare un sta divinit tremenda
:

anno

di soprusi,

saccheggi, prepotenze e crudelt!

quei famosi bollettini spavaldi e imbecilli dello

Stato Maggiore germanico

dopo Caporetto! Come


in

dimenticarli?
atroci alla
niale,

Sentivo,

sentivo,

me

gli

insulti

mia razza

bella,

intelligente,

lirica,

ge-

pronta a

tutte le generosit, bont, cortesie,


!

e cos mal ripagata da quei bruti smargiassi


tesca ingorda e balorda. In

Bru-

ciano, bruciano ancora le ingiurie di quella solda-

nome

di

quale giustizia

mille volte pi che divina posso io dimenticare?


Io

non sono San Francesco. Sono un

futurista

F. T.

MARINETTI
,

222

italiano,

pi

umano

d'ogni essere umano, e civi-

lizzatissimo.

zione,
lo di

immonda, merita la leuna spaventosa definitiva lezione. Nel cieVittorio Veneto rotola la Vendetta coi suoi
la bestia

Ma

abbacinanti volumi di nuvole tonde irte di raggi


acutissimi.

Viaggia con

lei

un'altra Forza vestita

di sciarpe eleganti di

nuvole rosee che schioccano

ed

la

divina Allegria italianissima, con morbide


di

frange

dolcezza.

Questa spensierata vorrebbe


l

avvolgere rinfrescare
picale della Vendetta.

'impetuoso corpo aereo tro-

Con
di

mille

moine

delle sue

carezze e sorrisi, frange

piume

volubili, la

For-

za dell'Allegria spruzza di rosa le ombrie tiepide


dei giardini,
nali e
rili

risveglia
i

sapori delle frutta autunfiori

cuoce
le

profumi dei nascituri

primave-

che

fanciulle porteranno nei capelli obliosi,

coi

quando la guerra sar dimenticata nemico perdonato poich vinto. Ma la Vendetta urge, preme dall'alto, urlando con le mille bocche delle donne
fidanzati,
il
:

mo
gio

Massacrarle,

massacrarle
tutte

bisogna!

Quelle

puttane!...

Erano

d'accordo con loro! D'ac-

cordo con quelle canaglie! Volevano che andassia letto col


il

colonnello!

Dov'

il

colonnello?

dov'
il

colonnello Sweiger? Se lo trovo,


S,

cuore!
si

signor Tenente, glielo

manmangio io!
gli

Intanto

sentiva

dovunque come
la

la

respirazione

vasta di un mare, ed era


toria

respirazione della Vit-

che invadeva

le

strade

colmando ogni essere

vivo,

uomo, donna,

fanciulli, altrettanti vasi capaci

223

L'ALCOVA D'ACCIAIO
si

straripanti in lagrime e risate di gioia. Tutti vi

abbandonavano,
ch
go
la

tutti.

Ma

per brevi

istanti,

poi-

Forza della Vendetta ritorna, implacabile,


la sento piombare in un gordonne con un grido, una parola. Il gor-

affamata! La vedo,
di

go diventa frenetico.

calci

a pugni

le false

crocealla

rossine Austriache sono trascinate in


piazza.
Sinistro tafferuglio.
agli arditi la

mezzo

Le donne vogliono strappare


colosso bosniaco crolla,
la

preda.
:

Un

faccia revolverata

orrenda spugna rossa.


cede
il

La
I

fucileria cede,

alla periferia della citt.


i

comandi prendono

sopravvento. Io libero

bos-

niaci prigionieri,

faccio

sgombrare

la

piazza e di

nuovo in blindata per le strade della citt. Continua nel mio cuore il tumulto d'una rissa dolorosa fra due mie anime.
L'anima umana sensibile e visionaria che tutto comprende, prevede immagina, perdona, riassume in uno spasimo d'angoscia tutti dolori dei vinti,
i

discernendo fra

le

colpe dei capi e le brutalit meclotta

caniche dei greggi,

ora furiosamente contro

la

seconda Anima selvaggia sanguigna, negra sorella


della

ferocia

generale,

e legata

alla

massacrante
!

Vendetta aerea. Questa non ancora sazia

Gi

nel quartiere di Serravalle vociare e confusi

sione. Gli arditi

precipitano in un portone. Li
tardi.

raggiungiamo troppo

Quando entro tre bosniaci sono a Non mi pento d'essere arrivato in

terra sventrati.

ritardo poich

F. T.

MARINETTI
tre

224

vedo nello loro


ferrate.

mani destre

tre

enormi mazze
il

Buon

giorno, Marinetti, mi dice

colonnel-

lo Trivulzio,

con

la

pipa in bocca.

Non compian-

gete quelle belve e guardate!

Lo seguo in un camerone dove contro il muro sono attaccate in bell'ordine migliaia e migliaia di mazze ferrate. Vi sono altre tre camere piene come questa. Basta per ora. Usciamo! V'invito a colazione. Prenderemo il caff in una strana famiglia mezzo

austriaca,

tutta

smorfie e baci per noi. Diverten-

tissimo. Venite.

XIX.

LA VILLA DEVASTATA

tavola

bollettini

di

guerra stupefacenti e

giornali colmi di vittorie passano di

mano

in

mano

sulla pasta asciutta. L'appetito lotta col

cuore eb-

bro che sotto

tonfi

delle notizie gioiose vorrebfelici.

be schizzare lagrime e singhiozzi


tamila prigionieri, 300 cannoni.
vulzio annunzia
:

Cinquan-

Il

colonnello Tri-

L'intero sistema difensivo del

Grappa

ca-

duto nelle nostre mani!

Uragano d'applausi.
raventa
dalla

Un

bersagliere ciclista scala

gioia

tutta

sua

paistasciutta

furi-

mante in faccia del suo compagno. Questo dendo calmo sornione, ingolla due bicchieroni vino, poi ne riempie un terzo e pluff! doccia
rosso
il

di
di

suo assalitore.

Trivulzio; sono pieno

non ho pi fame, dice come un otre di gioia pesante... Ho avuto le due gioie sognate! Prima: vendicare Caporetto. Seconda finire malgrado la mia et la guerra, godendo la vittoria con l'animo
Io
pi,
:

non mangio

d'un giovane
Tutti
51

Andiamo a prendere il caff al primo piano. Fra mezz'ora ordine di partenza.


!

in

fila

entriamo dalla signora

Lucatich.

F. T.

MARINETTI

226

tenente, bersagliere ciclista, ha portato con s un piatto di carne che divora camminando. La padrona di casa, donnone biondastro, dal corpo liquefatto, straripante, ossequia in buon italiano.

Un

Ci presenta sua
ta.

figlia,

magrolina,

bionda, slava-

Parla anch'essa molto bene in italiano coril

reggendo cos
Drago, Ondine

carattere

tedesco

dell'interno

quattro oleografie di Siglinde, Sigmund, Sigfrid e


ecc., a tinte rosse, azzurre, verdi,

violente, stonate, antipatiche.

La signora Lucatich che versa in giro il caff, ci minaccia colle sbrodolanti mammelle. Poi apre il pianoforte a coda. Subito un capitano dei bersaglieri s'impadronisce della tastiera come il canto
si

impadronisce della marina napoletana.


pizzo nero,
in

Nerisfaccia

sima capigliatura impennata,


di bersagliere di
'48.
Il
Il

Lamarmora
:

una stampa

del

capitano canta

Me

ne

vogl' in America...

lamento nostalgico, patetico, lacerato della sua


voce
meridionale
dilaga.
irte

(bella

Naufragano

un

istante le

anime nostre

gli

angoli duri dei

nostri temperamenti.

Nella melodia soave, ironica, carezzevole,

la

vo-

ce si sviluppa delicatamente sale e s'intenerisce morendo, poi con vellutate violenze si scaglia in
ondate impetuose su, su fino a delle note fulve,
calde, sorridenti. L'eleganza imperiosa e maschia
delia

voce domina,

determina e precisa
il

la

pas-

sione. L'immaginazione nostra evoca

golfo na-

poletano nella sua carnalit lunare che compie-

227

L'ALCVA D'ACCIAIO
la facile

tando

melodia forma un alto elastico vivo

capolavoro del genio italiano.

Ma

uno grida

Basta col sentimento! Suonami una cosa

al-

legrissima pazza.

La signora Lucatich
vorrebbe consigliare.
zione del Barbiere
tspacco
Il

si

avvicina

al

piano forte,

capitano scatena l'introdu-

di Siviglia.

Gioia generale. Io

una

sedia, rovesciandomi indietro di scatto.

Tutti in piedi, giro tondo intorno alla tavola. Pi-

gliamo nel vortice

la

cameriera che abbracciata,

palpata e rischizzante di braccia in braccia,

mi mor-

mora accennando

alla

padrona

Se

la

intendeva cogli austriaci

Ma un
pianoforte.

accordo funereo e grave mi attira

al

Che cosa suona, signorina? Beethoven... Beethoven


Rossini.

pi

grande

di

Ma cosa ne sa lei?
smisurato
!

Un

urlo selvaggio.

Abbasso Beethoven
!

to quattro anni fa
dici giorni.

Cosa ne sa lei? Rossini Beethoven morRinascer se vorremo fra quin!

Ora

ancora sepolto e

Wagner pure

con suo
parete.

fratello

Von Kluk, suo cugino Hindenburg


si

e Ludendorf cretino quanto quel Sigfrid che sulla

lei,

signorina,
si

convinca che l'Austria


gli

morta e che non

festeggiano
tutto
il

Italilani

suo-

nando Beethoven. Con


pre dato
al

rispetto

che ho sem una ere-

bel sesso, le dichiaro

che

lei

F. T.

MARINETTI
Noi
italiani di Vittorio

228

fina!

Veneto possiamo
di

fi-

nalmente

strafotterci di

Sigmund

Sigfrid

e an-

che del Drago germanico! Cos!


Strappai quattro quadri e sfondandoli a pedate
li

infilai sulla

testa

a quattro amici. Poi


l'orchestra e
del

tutti

gi
il

per

la

scala dirigendo
sera...

cantando

(buona
Siviglia.

buona sera...

Barbiere di

L'ordine di partenza non venne.

Il

colonnello

Trivulzio dovette sedare energicamente un principio di tumulto fra


gli

arditi

che accalcati nelJe


di par-

strette gole di Serravalle


tire,

erano impazienti

battersi,

inseguire.

Gridavano
altri

.al

tradimento,

si

dichiaravano sacrificati ad

reparti privile-

giati.

Rimasi solo coll'amico capitano Franci

di

Pie-

tralunga, incontrato la mattina e di cui constatavo

una

volta di pi lo strano

istrana

melanconia.
sai,

Lo

strinsi

mutismo e l'ancor pi di domande


:

Tu non
non
si

mi rispose dop un po'

d'esi-

tazione; la mia vita passata...


sparita

Dolley partita;

sa dove!... Qui a un chilometro da

Vittorio c' la nostra villa...


tre anni,
felici,

Vi abbiamo vissuto
in paradiso.

felici

d'amore, come

La

villa

deve essere

tutta devastata.

Vorrei andare

Sono troppo triste. Vuoi accompagnarmi? In mezz'ora andiamo e torniamo. La cosa non mi sorrideva, ma vidi due lagrime
a vederla;
solo.
inegli

ma non

occhi di Franci e accettai.

229

L'ALCVA D'ACCIAIO
libert sino alle

C'informiamo. Siamo in
di sera. Via, a

nove

passo rapido, quasi di corsa.


breve,
dice

Questo

sentiero pi

Franci.
tutto

Quante

volte l'ho percorso

con

lei...

Ora
te.

allagato, ci

infangheremo. Mi secca per


importa,
avanti,

Non

presto!...
ti

Dimmi,

Franci,

raccontami,

quando
l'ultima

lasci?

Dopo Caporetto
una
lettera,

andata a Firenze.

Mi ha

scritto

sua

lettera,
tutti
i

poi pi
suoi pa-

nulla, nulla, nulla.

Ho

interrogato

renti quando fui in licenza. Mi risposero vagamente che era partita per Londra. Ti ricordi l'ul-

tima volta che sei venuto a trovarci ? Avete parlato


di

Londra insieme
!

tutto

il

tempo! Ecco

la villa...

Eccola

Attraversiamo dei vigneti sconvolti e pestati dalle

cannonate. Tra

gli

alberi,

la facciata
intatta,

della vil-

letta

elegante appare quasi

bianca,
i

colle

sue finestre aperte che bevono golosamente


gi obliqui scarlatti del sol.
Il

rag-

muro

del giardino

qua o
parse.

affumicato da cucine di soldati scom-

Qui,

mi hanno
i

detto,

sono

stati

accampati

molto tempo

bosniaci.
del

due

battenti

cancello,

scardinati,
in

crollati

l'uno sull'altro, pendono

obliqui

fuori.

En-

triamo da una breccia del muro.

Penombra

verde,

appestata da un odore acido e dolciastro di sterco,


piscio di cavalli, legno bruciato. Franci
la

mano e me

la

stringe forte.

mi prende Lo guardo ha
:

F. T.

MARINETTI

230

gli
di

occhi gonfi di lagrime,

ma

si

irrigidisce.
liane,

Buchi
Roe

cannonate, gomitoli

di

sterpi,

rovi.

taie

profonde

di autocarri,
villa

matasse

di reticolato

immondizie. La

realmente quasi intatta.

Ha
in-

una

ferita leggera di granata.


Il

Ne

palpo

le

schegge

cadute a terra.

muro ha

resistito.

La porta

gombra

di rottami.
la

camera da letto, grappandosi a una poltrona.


Questa
Io
tro,

Saltiamo dentro dalla finestra.


dice Franci, ag-

avanzo
quelle

penombra esplorando. Nel cencanaglie di bosniaci hanno fatto un fuonella


i

co con

tutti

libri

della libreria.
:

Odore

di cuoio

cotto e di cavolo marcio

nauseante.
il

Anche

hanno acceso

fuoco, nel

mezzo

del

tappeto persiano. Questa macchia sembra sangue,


forse vino. In cantina v'era molto

L'impiantito sfondato. Qui


letto!

champagne. hanno vomitato sul


di

Porci!

E'

un vero lago

fango,

vino.

Dio che orrore! Una vera cloaca!... Strano! Hanno rispettato l'armonium! Mentre io esploro cos ad alta voc questo luogo
divenuto infame,
dio

Franci ha trovato in un armaa petrolio.

una piccola lampada


questa

Bizzarrie dei saccheggi!

Come

diavolo non

hanno scovato
l'accende.
Io apro
tastiera

lampada!

dice

Franci e

l'armonium e appoggio
il

le

mani

sulla

provando

pedale.

L'accordo
il

funebre,
silenzio

tremante, lento, sfinito sale inondando

231

L'ALCVA D'ACCIAIO

d'una amarezza disperata. Al terzo accordo mi fer-

mo, poich sento


di

il

mio amico singhiozzare


lui

dietro

me. Vado a sedermi vicino a


:

gli

batto sulla

spalla per confortarlo

la

Su coraggio, devi dimenticare, vieni


te.

via

meglio per

Non
il

posso dimenticarla,
fetore,
l

non posso. Vedi,

malgrado

l'orrore di questa camera, io

sento qui,

dietro. Dolley nella villa! Verr,

verr! Viene! Ecco il suo passo leggero, scivola con quelle piccole babbucce comprate insieme a
Costantinopoli. Aveva una vestaglia di seta grigioperla e le babbucce con tante perline...

La sento.
mi
piange-

La vedo quasi. Se mi fermassi qui


apparirebbe.

tutta la notte

Ne

sono sicuro!
tutti
i

Oh come

rebbe
occhi!

vedere

suoi cari volumi bruciati!


!

Lei cos intelligente, fine


Talvolta...

Ah

quei suoi profondi

un po' pazzi! Avevano d'un

tratto dei riflessi duri.

Un

attimo.

Ma

l'azzurro

si

bagnava subito e ridevano, ridevano. Eppure mi

amava, mi amava!
nirmi a trovare
stri distacchi!
al

Ha

fatto

mille pazzie per ve-

fronte.

Che

lacerazione,

no-

nito!

per sempre fiDov' dove andata! Dove? Dove? Dove?


ora
finito,

Ed

finito,

Con

Almeno sapere! Sapere qualche cosa. Chi ama? chi ? La lampada si affievoliva, ma Franci non voleva
alzarsi.

Bruscamente preso dall'irruenza

dei sin-

ghiozzi si mise a graffiarsi le

mani con
il

ferocia.

La

fatica

di

questi giorni di battaglia e

dolore

F. T.

MARINETTI
i

232

scoppiato frustavano
dilaniato.

nervi
alle

di

quel povero corpo

Non

badai

sue mani che annaspail

vano
va
la

nell'aria.

Afferrarono
croll,

tavolino che reggeIl

lampada. Questa
petrolio

divampando.

fuoco

scivola col
stracci.
Il

incendiando un ammasso di
si

fuoco corre,

arrampica crepitando.
Io

Franci resta immobile, seduto.

rimango pure
il

immobile, seduto.
si

Quando

fu certo

che
:

fuoco non

sarebbe pi spento Franci mi disse

Ora andiamo!

Gli strinsi la

mano e

lo seguii

dicendo

Sono d'accordo coi bosniaci e con te. Annotta. Appena scavalcato il muricciolo vediamo un ufficiale a cavallo sul sentiero buio. Lo conosci? mi dice Franci.

No. Ad ogni modo


sull'attenti.
ci

ci

ha

visti

uscire dalla villa.

Questo seccante.

Noi fermi
del

E' un generale.

Dal 'alto
:

suo cavallo

interroga con furia brutale


l

Cosa facevano
nelle
di

dentro? Perch

si

sono

al-

lontanati dai loro reparti?

Non
tutti

il

momento
il

di lo-

curiosare

ville!

Ignorano certamente

ro dovere

ufficiali!

Se

gli
!

ufficiali
!

fanno

come loro si perdono le battaglie Vadano Vadano! Vadano per Dio! Vadano presto ai loro accampamenti
!

il

generale

si

allontan

di parole

che non mi aveva concesso

dopo questa valanga la minima risi

sposta.

Io rido fragorosamente. Franci irritato

233

L'ALCVA D'ACCIAIO

meraviglia della serenit colla quale ho ascoltato


quell'alto berretto insolente e maleducato.

meravigliosa teoria del giaguaro inventata da me. Tutti l'applicano efficacemente. La mia teoria del
Evidentemente, caro Franci,
tu ignori la

giaguaro ormai popolare. Ti potr essere

utile.

Te

la

spiego in due parole. Ogni volta che

ti

capita

addosso uno di codesti burbanzosi superiori nevrastenici e rabbiosi, guardati

bene dall'ascoltare
interrogazioni
il

le

insolenze,

minacce

e bestiali

sue.

Fermo
le

sull'attenti,

osserva scientificamente
di

suo

grugno inferocito e cerca


belve pi pericolose

catalogare la belva fra

mente
genere

rivolgi
:

a
!

Bene

un serraglio. Silenziosate stesso un discorso di questo bene Una vera fortuna, potere
di
!

ammirare da vicino e senza gabbia il celebre Giaguaro del Bengala Ah non sapevo, questo giaguaro divora dunque diciotto ufficiali al giorno e
!

sessantacinque soldati. Si nutre cos in tempo


guerra.

eli

Dorme
i

poco. Tre ore

gli

bastano per didi pace,

gerire tanta carne


gia a colazione

umana.

In

tempo
sua

man!

suoi tre

figli,

zia,

e anche sua

moglie.
la

Ma

questa assolutamente indigesta

Non

mastica mai abbastanza, cosicch le ossa non


della mogli Vedo, vedo, ci
gli

assimilate
fronte.

schizzano fuori dalla


serve d'altronde a
te-

gli

ner su

il

berretto.
la

stematicamente
farai

Caro Franci, se applicherai simia teoria del giaguaro, non ti


si

mai

del cattivo sangue.


di

Alle

nove

sera

parte da Vittorio Veneto.

F. T.

MARINETTI

234

comando non ha preveduto l'allagamento di una strada di campagna e c'incolonniamo, cavalleria e


Il

un vero pantano. Nel buio ad un bivio, mi sento chiamare. Sporgendomi dalla mia blindata riconosco Franci a cavallo in testa al suo
blindate, in

squadrone.

Alto,

elegante,
la

muscoloso.

Indovino
in
alto

pi che vedo nel buio

sua faccia volta

che forse cerca fra

le

stelle

quelle perdute .per

sempre.

Buona

sera, Marinetti!

La strada che pren-

diamo rasenta la villetta. Gi avviammo, ma dopo un chilometro eravamo


impantanati fra
filari

di
i

vigneti,

rovine

di

case
gui-

e campi allagati. Tutti

cavalieri appiedati,

dando per
e scossoni
tati,

mano
infiniti,

cavalli

che

affondavano

con-

tinuamente nella pece saponacea del terreno. Urti

bestemmie, comandi non ascol-

ingiurie,

gomitate, calci di muli.


colle

Un
un

cavallo
retico-

s'impenna e resta preso


lato.

zampe

in

Un mulo non
Una

si

districa pi dai

filari.

Un

al-

tro crollato gi nel fosso


fia

profondo. Beve. Si goncapitano

d'acqua.

corda! Occorrono delle corde per


il

tirarlo fuori!

Io supplico

Raby

di fer-

mare

la

nostra

squadriglia.

Le

ruote della

mia

blindata

sono incastrate
di

nella mota.

Rrrrrr
cotture....

motore,

tin

zin zan zang di casse di

Accidenti,

fetente,

mascalzone! Metti
!

una corda
co che
ci

sotto la pancia al
in

mulo

Chi quel por-

ha cacciati
.

quest'inferno? Sar una ca-

rogna imboscata!

235

L'ALCVA D'ACCIAIO
flic-flac

Gi bestemmie nel
Tutto
si pigia,
si

delle pozzanghere.

urta, urla, capitombola e ingiuria

nella notte buia

che vuol perfezionare l'impantalenta lenta. S'in-

namento con una sua pioggerella


zuppa
tragico.

cos di lagrime nere la villa piena di fascino

Questo pantano forse non che povera

carne tumefatta intorno a quella ferita dolorante.

il

Le blindate sono ferme, invischiate. A cento metri lume di una fattoria. La svegliamo con grandi
Nell'impossibilit assoluta di ricevere e doordini,
il

urli.

mandare
ba.
I

capitano decide di aspettare


i

l'al-

miei amici, temendo

pidocchi,

dormono

in

blindata.

Io

sono affranto e sfidando


ospitalit nel

gli

insetti

accetto

una strana
nuziale di

granaio della fattora tra-

sformato in dormitorio. Sembra quasi

la camera un sultano. Diciannove materassi occu-

pano
ciotto

tutto

l'impiantito.

Sui diciotto occupati, di-

donne, d'ogni et e d'ogni calibro. Nella pele

nombra

ra,

vocine giovanili mi invitano.


letto,

C' un
!

uno

solo,

tenente

Siamo

in diociotto

un materasso per lei, donne se non ha pau;

venga pure!
coricai.

Mi

Ricominciava l'impantanamento,

ma

questo

allegrissimo.
pulci.

Troppe

Nessuno poteva dormire. Chiamiamole pulci! Troppi aliti.

Non
della

tutti

primaverili!

carne giovane,

E c'erano i buoni profumi ma anche alcuni puzzi che mi


tanto in tanto. Molta alletutti

pugnalavano
gria

le nari di

rubinetti della chiacchiera veneta

a-

F. T.

MARINETTI
Una mi
raccontava naso a naso

236

perti.

tutte le ca-

nagliate austriache senza dimenticarne una. Forse

scoteva,

mi addormentai per mezz'ora, due o tre volte. Mi dovevo ascoltarla. Alla mia destra c'era una bella ragazzotta alquanto polputa. Indago. Esploro, ride. Incomincia il gioco del solletico. Nel buio le donne anziane sbuffano, discutono, complottano contro di me; ma le giovani mi difendono. Se qualcuna
si ribella,

le altre in

coro

LaEv-

scialo fare, lascialo fare,

siamo

tutti

italiani!

viva l'Italia!

Ad un

tratto tre moraliste si slan-

ciano su di

per

me e tra il serio e il buffo mi tirano gambe. Tentano d'imbavagliarmi con un cuscino. Sarei disposto a far la fine di Desdemona, ma puzza troppo il cuscino. Mi libero con un pule

gno che disgraziatamente marmocchio.

finisce in

un occhio

un

Uh! Uh!

XX.

LE FORZE DELLA GIOIA, DELLA PIET E DELLA VENDETTA

Balzo

in piedi, sveglio

ognuno sul suo volante e rombo bronchiale catarroso

compagni che dormono subito con sforzo nel


dei motori inferociti ci

svincoliamo dal pantano. Via, via a grande velocit


verso Polcenigo. La cavalleria non potr cos presto disimpegnarsi.

Saremo

soli,

primi, anzi primissinistra

simi,

nell'inseguimento dell'ala
ripiega sul

austriaca

che

si

Tagliamene.
:

Menghini
di

al volante

muscoloso, ventenne, ve-

neto begli occhi scuri intelligenti, faccia entusiasta

bambinone innamorato

della vita.

Adora

le

don-

ne e il vino senza cedere loro nulla d'importante. Scherza sempre ma ripiglia a volo la sua allegria
e le sue burle spensierate

per identificarsi col vo-

lante e col motore, fusione perfetta.

ch armato
ta,

d'istinti sicurissimi.

Mi piace perGuida come si nuola

coi suoi nervi ramificati e vibranti su tutta la

superficie della macchina.

Sa che

corazza delia

ruota

di

destra passer esattamente a due centri-

metri da quel carro.

Menghini questa mattina loquacissimo


della vittoria gonfia di calore inebriante
il

la gioia

suo cor-

F. T.

MARINETTI
Lo
ascolterei volentieri,

238

giovanile.

ma temo

gli

straripamenti della sua immaginazione.

Dobbiamo

combattere ancora. Perci calma e poche parole.

Seduto

alla

sua

sinistra,

colla schiena presa nella

cinghia-spalliera,

mi sporgo

di tanto in tanto dal-

lo sportello di sinistra aperto


s'affretta.

per spiare l'alba che


pi.

Si leva

il

vento,

non piove

Sprizzano qua e l le prime luci bianche quasi rosee, vorrebbero essere rosse, come le risatine
frenate d'una educanda che indovina nel discorso

severo della suora notturna l'immancabile annuncio del


tosa.
orti

perdono e

della

dorata

ricreazione ven-

Vaste, morbide, fresche letizie di luci sugli

sui prati

come guance
i

d'angeli in Paradiso

sognate dai dannati sotto

trapani dell'inferno.

Tengo

la

gamba destra

allungata sull'invisibile
la

acceleratore delle velocit spirituali,

gamba

si-

nistra fuori dallo sportello di sinistra, piegata sul

predellino.
I

bersaglieri ciclisti del colonnello

De Ambro-

sis ci
II Il

raggiungono pedalando a destra e a sinistra. cielo lavato sembra abbia pareti di maiolica.

vento con gomitate e rabbuffi spazza via all'odavanti a noi, purissima

rizzonte l'ultima nuvola rossa-nera-avvinazzata poi

passando leviga

la vallata

conca di smalto verde. Vasca tiepida per raffinatissimi piaceri di carni ignude.

Una voce
sopra

di

di noi,

donna sale da un prato e dondola morbida amaca. A sinistra rombi di

239

L'ALCOVA D'ACCIAIO

cannonate lanciate a cavallo dei lontani monti trentini.

destra

il

profilo di

una

collina intrisa di sole

s'immerletta di cavalleria.

Lentezza
nit

ieratica, estetismo professorale,


di

solen-

assurda

quel corteo medioevale che sembra

cerchi dei castelli antichi.

Uno

svolto della strada

mi permette di riconoscere il primo squadrone che scende seguendo la cresta di una seconda collina, in un quadro di Carpaccio. Rasenteremo fra poco
il

primo plotone. Ecco Franci

Si,

lui! Profilo elegante di bel

almeno mi pare. cavaliere sul suo

alto,

magro

irlandese da guerra.

Ha

la testa pie-

gata indietro.
cia

Guarda il cielo. Offre, disperata a una possibile palla

forse, la facpacificatrice.

Sparisce. Quel corteo medioevale di cavalieri persiste nella

mia mente come un gran fregio scultonella

reo sul frontone

un quadro
la al

di un tempio, s'impolvera come penombra di un museo poi crolrombo della mia macchina futurista.
le

Ridono

cento e cento ruote veloci dei bersa-

glieri ciclisti.

Grandi domeniche sportive delle decitt in ciclismi vio!

mocrazie, scodellate fuori dalla


lenti accaniti nutriti di

polvere-sudore

Gioia popo-

lare dell'aria aperta e


dalle

dei polveroni solari fuori


lanciata

citt-prigioni-officine-caserme,
litri

ora

verso

di

vino rosso da spaccare sulla testa del


di

Cecchino bettoliere sotto pergole


denti
!

granate esplo-

Furia schiamazzante di contadini romagnoli in biciclette all'assalto del prete

pidocchio nero insradi-

F. T.

MARINETTI

240

cabile da sradicare dal materasso delle citt!

Le

osterie che sventagliavano nei crepuscoli le can-

zoni lughissime trascinate, ubriache e ubriacanti di

malinconia, sono spente.

Questa pi grande, un

tempo

affollatissima, porta

come insegna
il

il

motto

Invidia e crepa.

Ha

perduto

ritmo ansante del

gioco della morra.

Cinq du

sett vott tri


:

Ma

si

consola col

Primo pezzo

fuoc

della

batteria

che spara nel suo orto scaraventando a

6 mila metri zuffe di acciaio avvinazzato. Il polverone un eccitante lirico. I rasoi del vento gelato mi fanno la barba. La mia blindata canta le
i

record mondiali dei motori


operai

il

lavoro

di mil-

ingegneri e

ufficiali

improvvisatori
lotta

geniali

+ Perrone Ansaldo
Nazzaro
velocit

e Fiat in

+ +

la

gloria di

onnipresente

supefu-

riorit del genio italiano

praticit italiana

turismo italiano.

catelli

Ho

verificato tutto,

mi dice

il

sergente Loordine,

dietro di

me. Gli
libreria.

scaffali-nastri in

sembrano una
bene.

Nastri lucenti cassette di


girevole funziona
Il

petardi tutto a posto.

La cupola

Non un

centimetro di spazio perduto.

telo-

tenda cinghiato nel fortino di poppa non ingombra.


Voltato a met, controllo nastri, serbatoio, caricatori,

ogni cosa amata, ogni cosa preziosa con

l'affetto

che mi lega a questa stupenda e veloce

al-

cova d'acciaio.

Guardi! mi dice Menghini.

241

L'ALCOVA D'ACCIAIO
orizzontale
della
alzata

Attraverso l'occhio

macchina vedo sven-

sotto la palpebra metallica

un po'
il

tolare sul cofano, a prua,


tricolore e
il

gagliardetto triangolare

suo motto d'oro

Vincere o morire

scintillante nel

primo raggio

di sole.

Zaz che dor-

miva

in uno scaffale-nastri si sveglia. Sporgendomi dallo sportello di sinistra guardo

dietro di

me

la

sua piccola testa intelligente che


il

abbaia bevendo
nell'aurora.

verde-roseo vento della corsa


in piedi sul

Ghiandusso

serbatoio di

benzina ha cacciato
rio della

la testa nella
:

botola osservato-

cupola e grida

Come bella E' prima volta che signor tenente.


la
Si,

l'Italia,

signor tenente!
la

vedi?

Valli, vallate,

campi

arati

e praterie,

tutto intor-

no a noi
nale,

con una avidit vergis'imbeve d'un ardore italiano che certo semsi

imbeve

di sole

bra nuovo

alla

carne dell'uomo piena di tenebre

schiave e alla fibra dei vegetali che non


succhi allo straniero.

amano dare

ghini.

Ascolti

il

motore come va bene, dice Men-ritmato perfetto. E' quasi un canto.

Rumore puro

Languido, languido vellutato, un po' lamentoso per estrema dolcezza, quando il motore fa da freno in
discesa. Ora si sale. Ne rumore aggiunge flauti,
trirti,
nitriiiti

gioisce

il

motore e
violiiini.

al

suo
ni-

clariiini,

Poi

di tutti
si

cavalli scalpitanti

che contutte le

tiene.

L'armonia

completa col cigolio di

16

F. T:

MARINETTI

242

costole d'acciaio. Vibrano, le giunture metalliche.

Pare
gioni

sul

rrrrombo del motore

il

festante cicicicigo-

lio di mille

passeri giulivi che la blindatura impri-

come una

gabbia volante. Quei passeri d'ac-

ciaio vogliono gareggiare coi passeri sbarazzini


!

che

godono il verde della campagna intorno Eppure ora non decifro pi le origini di questo rumore confuso che certo ha ,per base il rumore del motore,
tanto
si

arricchito d'altri suoni ed divenuto


febbrile,

umano. Ampio rumore


data.

dilagante,

flebile

e aspro che ora s'avventa, c'investe

come una ontutti


!

Polcenigo! grida Ghiandusso...

bor-

ghesi corrono nella campagna, verso di noi


ne, bambini...

Don-

Quante donne!

Vivaaaa! Italiaaaaaa! Vivaaaaa!

Aaaaaaa Sento un
sei

tuffo di gioia brutale nel cuore

che mi
del-

rimbalza in gola. Via, fermati, cuore mio, se non

un cuore

di

donna

Il

cuore sotto

la

morsa

la volont

cede
in

ma

subito piange silenziosamente,

quasi

muore
gli

un vasto

lago di pianto.

Come
goscia
!

frenare questa gioia cara tiepida soave che

mi punge

occhi? Gioia intrisa


Italiaaaaa

di piet

e di an-

Vivaaaaaa

Ad

Attento,
i

Menghini, sorveglia
!

la

strada,

non

arrotare

bambini, per carit

ogni angolo di villaggio una folla colorata ro-

rida di allegria solare. Braccia

nude

al cielo,

fazzo-

243

L'ALCOVA D'ACCIAIO
vento della corsa e
fiori

letti al

che sfiorano

la blin-

data. Polcenigo, Castello

d'Aviano e Villetta sono


flessuose.

preziose miniature di villaggi disposti sopra una


serie di colline verdi, basse,

La strada
le

che

li

attraversa

tutti

va su e gi con grazia disin-

volta,

curve molli persuasive seguendo


musicali
del

ondula-

zioni

paesaggio.

La strada bianca
appollaiati a

ondeggia e freme come un immenso albero caduto


sotto
il

peso dei suoi

villaggi

destra

e a sinistra sui rami.

Vivaaa! Italiaaaaaa!

Siamo

primi

italiani

che liberano

Villetta.
di

La.

sorpresa grande. La notizia rimbalza

casolare

in casolare lontano lontano chilometri e chilometri

collo scatto lungo infilzante dei primi raggi di questo sole.

Corrono a
grida
tra

perdifiato contadini e contai

dine.

Mille

fienili

e abbaiare di cani

furenti

Corrono le vecchie. Quel mendicante con stampelle sembra un pellicaccia.


piet

come per una

cano veloce. Piet,


scinata a forza
gliata

per quella vecchia tradalla figlia scarmi-

come un sacco
!

che urla. Finestre sbatacchiate. Sono loro!


gli

Sono

italiani

E
!

gi per le scale.

Ruzzoloni e

ressa sulla soglia.

Vivaaa
dosso.

Italiaaa

Benedeeeetti

Dobbiamo

rallentare. Tutta la popolazione adci

Passione passione che

soffia

sul

viso

come un forno
co
e unghie che
la

acceso. Siepe di contadine, intri-

di braccia alzate,

mani

striscianti sulla blindata

graffiano con delirio affettuoso.

F. T.

MARINETT1
tragico e selvaggio.

244

Bevo questo entusiasmo


re mio, fermati, se

non

sei

un cuore

di

Cuodonna!
il

Io grido, forzando la voce per

dominare

fra-

gore

Ma

Grazie, grazie! Viva l'Italia!

Abbiamo

fretta,

lasciateci
la

passare

messe gioconda
cede,

di braccia e facce

impetuoab-

se non

s'infittisce,

vorrebbe fermarci,
I

bracciare, strangolare d'amore la blindata.

miei

occhi pieni di lagrime che

non riesco a domare


il

ammirano per
diso

la

prima

volta

fantastico Giardino

delle Gioie. Tutte le gioie della


:

Terra e del Paravecchio con le sue

Gioia di quella faccia

di

rughe finalmente
massaggio
di

distese, riposate stirate

come

dal

una contentezza

assoluta.

Gioia di

quegli occhi verdi di bambina sedicenne che beve,

beve colla bocca e sui denti

brillanti

la

pioggia

continua delle lagrime. Gioia della


scola
il

suo pianto

al

pianto del

madre che mesuo pupo rosso.


fame invernale.
si

Anch'esso sgrana

gli

occhi davanti al dolce sovrudella

mano, sognato
Gioia
di quella

nella culla
faccia

maschia che
dalle

apre ancora

tutta trta,

spremuta
!

mani

dell'accanita nera
si

Lavandaia
leccarmi

cani ispirati che


si

arrampicano

a
li

le

mani. Zaz

slancia con invidia e

morde. E quel vecchio dal viso come venuto di lontano, dissepolto. Mi guarda dal fondo nebbioso del suo anno di dolore che attendeva. Ha le spalle
affrante cadute gi, le braccia aperte

come

le

ma-

245

L'ALCVA D'ACCIAIO
le
!

donne,

mani morte

sorto

il

peso della gioia

di

piombo
nefica,

Cristo, Rabbi vestito di miracoli e di pazzia be-

Tu che

hai mutato in vino l'acqua delle


i

giarre e moltiplicato

pani e

pesci nel convito


tu

dell'amico tuo,
a

Cristo, Cristo,
la
il

che hai bevuto


folli

larghi

sorsi

gratitudine

delle

guarite,

guarda guarda

giardino stupendo delle Gioie sotu c'invidii,

vrumane che abbiamo creato! Certo


che devi invidiarci
!

noi liberatori di citt! Devi, devi invidiarci! Sento

Hai mai veduto simile

fioritura
il

di

gioia?

Non
mo, e
il

l'acqua,
tutto

ma
i

il

fiele,

fango e

la bile

avevanoi,

mutiamo

in roseti!

Per

noi,

con

Sole liquefa

suoi raggi in sovrabbondanti capi-

gliature di liquido fuoco sulle

campagne

beate.

Tonnoi,

de

reti di raggi.
felici
:

Guizzano,

si

slanciano, mille cor-

ridori

corrono,
si

corrono incontro a
di

Erba
glie

felice

che

mescola

gioia ai capelli ric-

ciuti dei

bimbi nei capitomboli d'oro. Capelli fo!

mani palpebre di gioia come quella bambina pazza

Agili arbusti vibranti


di gioia alla terrazza.

ciglia

lunghe imbrillantate dalla

linfa

d'amore
le citt

che sale dal centro della terra a dissetare


arse dal Dolore
:

Largo, largo,

sciateci passare,

prego lasciateci passare, laabbiamo fretta di prendere quelle


vi

canaglie

Si

Si,

signor tenente,

ma

vi potete

fermare.

sono

trincerati sull'altra

sponda

del Cellina.

F. T.

MARINETTI
partiti di qui ieri sera...

246

Sono
ha

Sono

sul Cellina,

li

mio marito. Menghini fa rombare


visti

il

motore e

si

apre un vardi gallo

co. Via, via a tutta velocit fra le


le facce scintillanti di

penne

sudore dei bersaglieri

ciclisti

che

ci

hanno raggiunto. Rrrrombi, rrrombi burbanil

zosi dei motori fra

zin zin zin zin delle biciclette

trascapani e baionette sbatacchiate.

Massacrateli, massacrateli
tesi.

tutti,

grida una don-

na coi pugni

Vivaaaaaa
la,

Italiaaaa!

Fuori dal paese sui globi rotolanti del polverone


dorato una visione
ci

magnetizza. E' una chiesuo-

un'umile chiesuola sopra un poggio che domila strada,

na

ma

bagnata d'una luce spiritica estadi

tica,

lunare e solare insieme, una luce d'eclisse o

terremoto. Realmente vediamo, vediamo realmente


la

chiesuola presentare

le

armi con

tutte le croci e

tutte le lapidi del


te

suo piccolo cimitero arrampicamuricciolo,


raggianti
metalli
di

in

fila

lungo

il

arruginiti e

al sole da sembrare nuovi e un po' ebbri di sfarzosa novit! Aviano ci ha sentiti venire e prima ancora di scorgere laggi il profilo del campanile e delle case sghimbesce vediamo la strada coprirsi del suo

marmi

antichi,

cos

gioia

popolo accorrente.

Benedeeeetti
!

Benedeeeeti gl'Italiaaaani!

gl'I-

taliaaaani

Entriamo nel paese

in

un frastuono assordante
Il

quasi sospesi sulle ondate del popolo.

capitano

247

L'ALCOVA D'ACCIAIO
colla

Raby mi sorpassa facendosi largo


fornirsi di benzina e ripulire
i

sua vet-

turetta e col braccio alzato ordina di fermarci. Ri-

motori. Io scendo.

Preso, trascinato via dalla folla agitata affannosa

che non d tregua,

insiste,

vuole,

interroga, rac-

Le donne mi opprimono. Hanno portato via tutto tutto, tutto! Le campane anche i parafulmini e dicevano Abbiamo comprato tutto il Friuli e tutto il Veneto dai vostri
conta, racconta, racconta.

Generali.
gere...

Non
gli

vi

lasceremo che

gli

occhi per pian-

Oh!

ultimi 3 giorni, signor tenente, che


ufficiali

strazio!...
di

Gli

hanno ordinato

ai

soldati

portare via tutto.

Requisizioni di giorno e di

notte. S,

anche

la notte.

Hanno
!
:

puntato

la baio-

netta sul cuore di

rame, bestiame,
za! Noi

mamma Hanno preso tutto grano, urlavano O ghent o caput!


mia
!
:

Muss, muss vuol dire per forchiamiamo muss quelle canaglie... Se sapesse! un anno, un anno... Fingere ogni giorno, per non morire! Ma dentro c'era l'odio, quanto odio, signor tenente Il prete stato buono con noi. Aveva molto coraggio. Io gli dicevo in confessione Sono colpevole di avere molto odiato. E lui Chi hai odiato? Rispondevo: Gli austriaci Oh allora mi diceva don Luigi, allora inutile che
o denaro o morte
li
! :
:

continui la confessione, sei perdonata di


altri peccati...

tutti

gli

Quelle canaglie volevano prendere


tentato,
i

le ragazze.

Hanno
prati

primi giorni.

Un

po-

meriggio
di

tutti

intorno erano pieni di urli

donne

violentate!

F. T.

MARINETTI
al sole, al sole,

248

ho

visto io, dice


le

un vecchio

balbettante.

Uno

teneva

gambe

aperte della

si metteva sopra. Ma mia figlia non l'hanno "toccata. Ringrazio la Madonna. Gli ha strappato coi denti un baffo, a quel porco che l'abbracciava... Per un mese il colonnello mi ha ri-

ragazza e l'altro

fiutato la sporca razione di

grano e di pane nero!


coi

Sono,

denti!

io, io che gli ho portato via il baffo Erano tanto brutti, tutti. Colle lenzuola

ru-

bate facevano vestiti bianchi per

ufficiali...
le

Colle

lenzuola di grossa tela ruvida facevano

scarpe!

Sembravano Arlecchini! E
li

le

donne,

le

loro donne,
la

aiutavano nelle requisizioni. Tutte puttane con

fascia d'infermiera.

ter
stine,

Ce

ne sono ancora

tre!

No, sono
gli

sei,

bisogna massacrarle! Le pian-

spilloni negli occhi.

Dicono che sono

trie-

ma

sono slave o austriache,

bestiacce!

E' una forte friulana bruna che parla cos, grandi occhi azzurri nel viso sensuale infuocato dall'i-

ra.

Mi

tira

per

il

braccio.
di

Sono

in

un fiume

di po-

polo esasperato, pieno

rancori che scoppiano in

moralismi esagerati. Intuisco anche basse invidie camuffate di patriottismo e sento l'urgenza d'incivilire,

Mi

frenare questa massa pericolosa.


la

Ecco

casa di una di quelle puttane

volto di scatto e con

un gesto rude impongo

alla folla delle

donne

di

fermarsi. Riesco a conte-

nerle sulla soglia ed entro col tenente

Cenami

chiu-

dendo dietro di me la porta. Al primo piano in un curinone

pulito troviamo

249

L'ALCVA D'ACCIAIO

una slava piangente impaurita che si precipita ai miei piedi. La rialzo e battendole sulla spalla dolcemente la tranquillizzo. Viso banale, pallidissimo,
piccoli occhi cedesti e capelli
sulla nuca.

biondo sporco,

tirati

E'

di

Lubiana.

Ha

una camicetta

di

velluto a righe gialle e nere, grembiule nero e gon-

na verde. Mi racconta
striaco.

in cattivo italiano

che stati

dimenticata ad Aviano dal fidanzato ufficiale au-

Le domando che cosa succeda


sponde che
a

a Lubiana.
gli

Mi

ri-

Lubiana

si
i

odiano
Serbi.

Ungheresi,

ma

non
la

si

amano neanche

Nel cucinone entra un'altra donna che spiava dal-

camera
le

vicina. Si precipita anch'essa a baciar-

mi

mani, in ginocchio. E' una falsa magra, agile,

audace, bocca carnosa, bellissimi denti, grandi occhi neri lucenti.


solente,
il

Corpo senza pudore,

sessualit in-

caratteristico

marchio del bordello, malitalia-

grado l'accuratezza seria del vestito.

Io

sono friulana, signor tenente, sono


di

na. Nel paese dicono che sono slava,

non vero.

Mio nonno era

Aviano.

Ho

ospitato questa po-

vera diavola, per carit.

Non
strada.
tutte

vero,

non vero, urla

la

folla

nella

Non

ascolti,

signor tenente. Sono puttane,

e due! Bisogna massacrarle, sventrarle!

mo

Non credo
Ad

che

tu sia friulana.

Tu

sei

senza

dubbio o ungherese o austriaca. Parli troppo male


l'italiano.

ogni

modo
i

niente paura, noi

non

sia-

dei barbari

come

tuoi fratelli.

F. T.

MARINETTI
sul balconcino

250

Esco

e mi sporgo verso
tendono
pugni,

la folla
gri-

che ormai diventata enorme. Tutti urlano,


dano, agitano
le braccia,
i

si

mor-

dono
le

le dita.

Risento e rivedo nel cielo sfolgorante


di

tonde forme

nuvole d'oro massiccio

irte

di

raggi della spaventosa Forza cosmica, la Vendetta.

No!
te

no!

italiani,

non

gridate morte!
!

La mor!

ha gi lavorato abbastanza
degno di

Gridate Vittoria

Non
il

un popolo
!

civile

come

il

nostro,

massacrare delle donne

A
gli

Non

sono donne; puttane, puttane, puttane!


la folla.

morte! Morte! urla


austriaci a
la

Sono venute con


Fasul viso,

rubare

tutto

nelle case nostre.

cevano

spia! Spie! Ci hanno sputato


sul

hanno sputato

nome

d'Italia!

Sono convinto che sono delle luride prostitute. Siete italiani e perci non potete mentire! Ma come italiani non saprete certo colpire dei vinti. Sono femmine cio deboli e senza difesa Noi ufficiali italiani, non rubiamo il mestiere agli austriaci. Queste due austriache sconta-

Lo

so,

lo so.

no oggi

le

loro colpe nel vedere la nostra bandiera

sventolare

su

Aviano e

nell'

apprendere da me,

da questa bocca e da questi polmoni, l'irrimediabile sconfitta dell'Austria.


telli,

L'esercito dei loro fra-

padri,

sposi o amanti stato da noi scon-

fitto per sempre. Italiani! Noi ufficiali che abbiamo avuto l'onore di entrare per primi in Aviano, vi ordiniamo di non toccare un solo capello

251

L'ALCOVA D'ACCIAIO
queste due donne.

di

Andate, e festeggiate con

canti di gioia la liberazione di Aviano.

Un

urlo feroce salut

il

mio

discorso.

Ma

gli

ap-

plausi scroscianti dei bersaglieri ciclisti e dei miei


soldati si

propagarono, e lentamente, con


si

gesti

mi-

nacciosi e borbottamenti, la folla


do, dalla piccola casa

stacc ringhianle

mentre

io

consegnavo

due

donne

atterrite e spettrali a

due bersaglieri

ciclisti

nerboruti.

Conducetele indietro con

gli

altri

prigionieri
al

austriaci.

Se

la folla le tocca, io vi

denuncio

Tri-

bunale

di

guerra. Capito?

Quel salvataggio mi cost un cicchetto dal mio


capitano che mi cercava.

Vieni con me.


in
la

Partiamo
nuncia che

bicicletta.

Il

capitano
stata

mi

an-

12a squadriglia

massacrata a
nostra corsa.

cannonate
di

3 chilometri da qui, nella brughiera


la

Santa Foca. L'angoscia accelera

Vasta pianura sconfinata, senza alberi. Desolatis-

S.

simo paesaggio spagnuolo. Quando giungiamo a Foca non troviamo nessuno da soccorrere. I
i

contadini stanno seppellendo


ste fosse.
I

cadaveri in tre vaautofron-

feriti

sono gi

stati trasportati in

carro. Oltrepassiamo
zuti e

un sipario

di

alberelli

vediamo

le

tre blindate

piegate sul fianco


in
fila,

destro sull'orlo destro della strada,

20

metri l'una dall'altra. Tutte e tre sventrate. La terza incendiata.

Ha

dei colori rossicci e canarino.

Il

cofano sembra masticato da mascelle titaniche. Fu-

F. T.

MARINETTI
Odore
di

252

ma

ancora.

panno

cotto nell'olio e di

carne arrostita. Comprendiamo l'errore del comandante che in un terreno scoperto non ha distanziato
le

blindate in
al

marcia offrendo cos un

fa-

cile bersaglio

fuoco d'infilata dei cannoni ma-

scherati dal sipario d'alberi di Santa Foca.

Nulla da fare.

Uno

sguardo affettuoso
a

alle fosse,

e raggiungiamo pedalando l'8 squadriglia sull'ultimo tronco di strada che scende nella ghiaia del
Cellina.

Letto smisurato di fiume torrentizio con tre


loni d'acqua.

fi-

Non siamo
in
tristi.

Spagna, forse
nia di linee
stra gli
alti

neanche in America. Desolazione, monotopi in


Italia,

Dune

africane. Alla nostra de-

pali telegrafici, soli segni di civilt,

mi-

surano con precisione nel deserto


le distanze nebbiose.

del letto asciutto

La loro geometria metallica da disegno d'ingegneria taglia le piumose sofficit


affamatissime di sprofoni

delle lontananze grige,

darsi ancor pi lontano, calamitando


sieri e
i

nostri pensull'al-

nostri sguardi.

Non

scorgo nulla

tra riva.

Sulla nostra appare l'automobile del

Conte

di

To-

rino comandante

della

cavalleria.
gialli di

Snellezza ele-

gante aristocratica. Dentoni


lo di razza, sorriso

vecchio caval-

ironico nelle gote di viveur.

come

E' impossibile, capitano.

Vede?
gli

il

mio auto-

carro arenato. Se non passano


vuol fare
lei

autocarri vuoti

a passare

con

le

blindate?
-Il

Noi passeremo

lo stesso, lo sento.

Conte

di

253

L'ALCVA D'ACCIAIO
la

Torino non ha
sta

mia

sensibilit divinatrice.

Queter-

guerra cominciata col lento rosicchiare d'un

reno conquistato a palmo a palmo tenendo ogni

metro con
nire per

la

lunghezza

di

un cadavere, deve
delle

fi-

un prevedibile capriccio

Forze

in

una
la

velocit aggressiva di 10 giorni.

Le Forze

del-

Fortuna amano sorprendere, rovesciare

tutte le

previsioni, distruggendo ogni logica. Bisogna

come
tratto
tut-

me

dare una fede ottimistica illimitata e un credito

assoluto alla Fortuna. Questa vuole ad

un

avere tutto l'infinito da respirare, per riempire


to di prodigio.

Davanti
sento
la

questo guado che non pu fermarci


alto respirare, respirare a pieni
la Fortuna divertirsi con una gesempre pi stupefacente.

Fortuna in

polmoni. Vuole
nerosit di doni

Se
l'

l'Italia si
il

insanguinata

la

bocca e

denti nel-

addentare

Carso, dura pagnotta, ora ricever


tutti
i

nella bocca aperta


divini del

pani enormi e bianchi e


apriti, apriti

suo sogno. Cuore mio,


smisurata gioia.

per

ricevere

la

Lo potrai?

dice
il

Ci sono ci sono Trincerati sulla cresta mi un tenente dei bersaglieri ciclisti che iniziano passaggio del primo filone d'acqua. Molti bersaglieri muscolosamente portano in alto,
!
!

sulla testa, la bicicletta. Alla nostra sinistra

il

ponte

della ferrovia spaccato in

due pezzi
Il

crollati gi

neri nel secondo filo d'acqua azzurro.

primo gua-

do

difficile.

Ho

l'acqua alla pancia mentre spingo

F. T.

MARINETTI
si

254

il

culo della mia blindata che


la

siede ogni tanto,


si

ringhia con tutta

rabbia del motore,

disimpan-

tana per sei metri, poi di

nuovo

si

siede.

Ma

la

liberiamo. Salto dentro e

si

corre per un chilome-

tro serpeggiante di strada sabbiosa nel letto infinito del Cellina.

Ogni
col viso

'blindata

coi suoi

uomini che

la

reggono

nello sforzo, coli 'acqua ai ginocchi o alla pancia,

grondante sudore e

piedi gelati.

destra

e a sinistra due lunghi cortei


in
fila

di bersaglieri ciclisti

indiana.

Strani arabeschi molli formati di


di

innumerevoli ruote e arruffi


letto

penne

di gallo sul

ghiaioso grigiastro del fiume. Quei due lunghi

formicoli di bersaglieri

evocano
della

l'esercito di

Na-

poleone sul
bri stampe.

letto gelato

Beresina nelle cele-

Top,

top,

top, top.
di

Il

crik!

No! no!

la

binda!

Presto un pezzo
forte.

legno.

Ora

colla corda,

un nodo
legno
!

Issaaa oooh. Issaaa oooh! State dietro alla


alla

macchina. Forza
sotto la binda
!

corda! Tien fermo


il

il

Imballa

motore, per Dio, imballa


!

Rrrr forza
tore,

Rrrrrrr Fooorza
patriottico

Personalit del

mo-

umano,

che vuole, vuole

vincere

la resistenza
taie di

aggrapparsi, sollevarsi fuori dalle roIl

fango saponaceo.

motore suda sbuffa. Fufru-

mo

acre del suo sudore. Rrrrr Rrrrrrr.


le

Fra

gambe
badile!

gelate

il

morbido serico sssss


la

sciare dell'acqua coi glugluglu got gatt glan.

Un

No! no!

pala! Togli

le

pietre

255

L'ALCVA D'ACCIAIO
!

dal parafango sotto la ruota

Rrrrr

Accidenti

non

vuol venire! Su forza, un gran sforzo insieme!

Subitamente
sulla cresta a
gi appiattati e

pam pam pam

scoppia

la fucileria

300 metri. I primi bersaglieri sono sparano dietro le loro biciclette coi

ricate

mentre

due

cortei d'altri

elmetti piumati

biciclette

continuano con calma a passare.

Le
chia

Forza, ragazzi! Forza che andiamo su a mi-

tragliarli.

Niente paura. Tirano male, troppo alto!


dell'acqua

trecce
le

sembrano cavi
gelate.

metallici.

Strappano
le

mie gambe

Sento sulle ginoc-

z che

zampine tremanti gelatissime della mia Zaritta mi implora di prenderla in braccio.


il

Me

la

metto come un pacco sotto


la

braccio sinistro
di reni

meentre

mia blindata con un gran colpo

balza rrrrombando,

rrrrombando
la

fuori dall'acqua.
il

Tutta fangosa

ma

cupola porta superbamente


irritati delle
il

fascione tricolore coi lunghi becchi


mitragliatrici

due

che

si

muovono
!

a fiutare

nemico.
!

Tutti
A
in collina,

in

macchina presto
la

e pronti a sparare

100 metri

mia prima mitragliatrice spara,


di

screstando colle sue pallottole l'orlo della trincea


tutta

vampe, scoppi e pennacchietti

polvere e fumo.

destra al di
i

l degli

Austriaci
li

grande aaaaa! Sono


alle spalle.

bersaglieri che

un prendono

Mi

volto di scatto e
ta ta ta.

spara.

Ta

ta ta

fermo Locatelli che Feeerma! Gli echi

ampi

e golosi del letto smisurato giocano a palla vo-

lubilmente col rumore della fucileria che ingoiano

e sputano liquefacendo

gli

ultimi

pim pam pam pac

F. T.

MARINETTI
di prigionieri

256

pam. Una colonna


noi e ritraversa
il

scende incontro a
in

fiume.

La salutiamo

coro con
ci slan-

un

ilare

Austria caput, Austria caput! Poi

ciamo

sulla strada.

una svolta da una parte e

dall'altra della

strada due grandi roghi di fieno in-

cendiato con spirali altissime di scintille salgono


su, su

ad arrostire

le

nuvole rosse scorticate vive

come

agnelli, infilzate dai lunghissimi schidoni del

zingaresco sole al tramonto.

Via, via Menghini, dentro, tra le fiamme!

XXI

LAVAMI! LAVAMI, O AMORE!

Entriamo
Tutte
le

in

Maniago

sotto

un arco

di

fiamme.

facce ne sono riverberate.

Vivaaaaa Italiaaaaaa!

A
glie

Maniago passeremo

la notte.
fiori.

Chiaccherio, saluti, abbracci,

Tutte

le

fami-

vogliono ospitarci. Pranzeremo in casa del Sinla

daco. Poi finiremo

serata in un'altra famiglia

piena di ragazze vispe e loquaci d'una giocondit


affettuosa avviticchiante.
Si
te,

mangia bene,

dal Sindaco. Patriota intelligen-

forte, solenne, sessantenne. Faccia italiana

con

baffoni grigi, occhi neri.

La sua

bella figliola agile

moretta occhi furbi vivacissimi collabor col padre


sindaco, per difendere
giarlo.
il

popolo, nutrirlo, incorag-

Dirigeva

La

casa,
si

turlupinando

austriaci.
glia si

Dopo pranzo

gioca a tombola.
Riz.

comandi La ficolla
gli

chiama Assunta Siega

Mi racconta
in

melodiosa verbosit friulana

le mille astuzie e

sforzi muscolari per sotterrare,

nascondere

cam-

pagna e
le

nelle grotte ogni cosa preziosa.

Ha

salvato

quasi tutto. Aiutava le famiglie amiche a murare

porte delle cantine e delle stalle e a rientrarvi o17

F. T.

MARINETTI

258

gni tanto per nutrire alla meglio asini e buoi. Acro-

batismi pericolosi,
alla pancia,

prima

colle

gambe nude

fino

poi le spalle e finalmente la testa.


:

Assunta Riz racconta

Malgrado
le

le

requisizioni feroci, io ero strana-

mente contenta,

in questi ultimi giorni.

Vedevo
il

gli

ufficiali austriaci salire sul

campanile e restarvi

del-

lunghe ore a spiare l'orizzonte. Quando

ge-

nerale Boroevic part fui sicura della vittoria.

Ma
ger-

l'anno passato dopo Caporetto, che orrore!

manici imposero a
di

tutti

bambini dai 6
la

ai 10 anni'

andare ogni giorno a fare


Bella idea,

ginnastica in una
obbligatoria

palestra!

una

ginnastica

per bambini affamati!

Ma

c' di pi. Tutte le

don-

ne furono costrette a cantare in una messa solenne


in

onore

della imperatrice Zita

Volevano imporre
li-

ai preti di

cantare una messa perch Dio aveva


!

berato questa terra dagli italiani e furono


tutti internati.

preti rifiutarono

Alcuni spogliati e denudati


ufficiali!
I

dovettero pulire

le

scarpe agli

bosniaci

erano
nero

gli gli

esecutori di queste canagliate. Poi venaustriaci.

militarizzati.

Banda di ladri e di speculatori E che ubriaconi, tutti! Ho visto io


una cantina inona baionettate. Facevano
il

sei soldati annegati nel vino di

data. Sventravano le botti

carezze ai bambini per strappare


scondigli.

segreto dei na-

Ma
gatti.

nostri bambini

fuggivano gridan-

do come

Che

differenza fra la ritirata di Ca-

poretto e quella degli Austriaci! Gli Italiani se ne

sono andati buttando

via tutto

come gran

signori,

259

L'ALCVA D'ACCIAIO
gli

mentre

Austriaci

hanno rubato
!

tutto,

partendo,

come

ladri e pezzenti

Oh

gli ufficiali si

trattavano bene!
i

bosniaci,
la

da veri bestioni, erano

pi sacrificati e pativano

fame. Facevano una polenta coi bachi da seta.


giorno divorarono tutte
Io
le

Un

candele

di

una chiesa!

ho

fatto
tutti

il

mio dovere.

Ho
Il

nascosto tutto

ed ho aiutato

a nascondere.

nostro buon par:

roco aveva dato un'eccellente parola d'ordine


bedite, odiate, nascondete.
le

Ob-

Potevano ben venire con


il

calamite a frugare per scoprire


ridere alla

rame
di

sepolto

Che

messa cantata

in

onore

Re Carfatte di

lo! Gli ufficiali

avevano uniformi bianche


croce

lenzuola rubate. L'altare era ornato di frasche verdi.

Verde pure

la

tutta costruita di frasche.

In giro, le truppe vestite di bianco. Nel centro, in-

torno all'altare,

le

nostre coperte da letto rosse.

Noi ridevamo, durante la messa, ci pareva di es-

sere in un'immensa bandiera tricolore.


to

Ad un
italiani

trattri-r

un rumore

nell'aria

tre

areoplani

colori!

Che

spettacolo. Gli ufficiali austriaci han-

no una grande paura degli aeroplani nostri. Gridavano fuggendo Come come tutto organizzato
: ! !

Questo tradimento
te

Mentre Assunta parla esaltandosi, le bottiglie sandissepolte sparano e spumeggiano. Tutti bevono dimenticando gli austriaci. Un rettangolo sul muro

meno

polveroso ricorda un divano rubato. Io be-

vo poco.

Ghiandusso

oscilla

beato.

Devo qua-

F. T.

MARINETTI
quando andiamo a

260

si

sostenerlo

finire la serata in

casa della famiglia Martini.

Tutta illuminata in fondo a quell'orto buio. Vi

bollono
I

le

danze con grida, canti e bicchieri


Tutta

rotti.

miei compagni mi hanno preceduto con


la

gli uffi-

ciali bersaglieri.

casa invasa dalla nostra


di

forza vittoriosa.

La razza ha urgente bisogno


la

riprendere contatto con


l'uno
all'altra.
Il

razza. Aderire, aderire

giardino pieno di bisbigli.

Am-

plessi nel buio.

Ogni amplesso

un punto chirur-

gico dato con frenesia per saldare le labbra del

'immensa

ferita.

Ahi ah! Bisogna che presto quesi

sto punto della carne della Patria

ricongiunga

con quest'altro punto corrispondente della stessa


carne. Io balzo su una tavola perch l'eloquenza lumini acceleri perfezioni
la
il-

grande volutt.

belle

Quante
Italiane!

belle

donne in questa casa! quante Siamo pazzi d'amore per voi! La


i

nostra forza virile e

nostri baci

sono

tutti

per voi

bellezze italiane, labbra della ferita aperta che


!

dobbiamo chiudere a forza di baci La vecchia momorta I preti hanno sempre torto poich sono amici degli Austriaci! Il prete di Maniago un buon italiano, lo so, egli vi perdoner al confessionale. Ogni bacio che darete questa sera a un italiano vi procurer un secolo di gioia, di pi, in
rale
!

Paradiso! Amen.
Intorno a

me

dieci tappi di bottiglie di

vino spuil

mante

trattenuti coi pollici saltano salutando

mio

Amen

con un incrocio di

getti

rossi biondi.

261

L'ALCOVA D'ACCIAIO
il

Innaffiano anche

soffitto

docciando

le

capi-

gliature delle ragazze che ridono pizzicate sprizzan-

do fra

le

braccia grigio-verdi. Arterie e cuori che

schizzano entusiasmo. Bottiglie vive, che gareggia-

no
con

in

scoppi

di tappi

scappanti

Il

vino occhieggia

brilli

strani nei bicchieri.


la

Finalmente ecco

notte delle notti, la notte che


di mille giorni neri

mantiene

tutte le
finire,

promesse

non pu
ti

e continuer in
i

mille

altre

not-

strappati dal petto.

Tutti cataplasmi sono Abbasso la morale e il pudore! Le donne mature sono pi allegre delle giovani. I vecchi fanno il girotondo intorno a un fiasco vuoto. Sopraggiunge il farmacista, un mattacchione dal naso adunco, che canta con voce tenorile. Ha in mano una bottiglia.
di

gioia

spensierata!

Non toccate,
E beve
de

veleno, tutto per

me

a garganella.

La nonna panciona e mamIn cantina,


s,

melluta gioviale e molle di ricordi amorosi presiealla distribuzione della gioia.


il

in

cantina esige che

suo seggiolone
si

sia trasportato.
lei

forza di braccia,
in

deve portare anche

per una breccia poich la porta ancora murata. La nonna ride con solennit. Le pare di essere un generale ferito che rimaintrodurla

cantina

ne sul campo
delle bottiglie.

di battaglia a

comandare

l'artiglieria

Sessantenne e cogli occhi neri semAlla sua et passare


!

pre un po'

brilli.
!

un anno

in-

tero asciutto

Finalmente

Il

barcone troppo a lun-

go

in

secco potr navigare

in

un oceano

di ebriet.

F. T.

MARINETTI

262

Ora

insediata nel suo seggiolone tiene le cosce


la

larghe perch

pancia non
di

mammelle. Queste non


che
ella aspetta

mandi in bocca le meno formano una tale


le

vola orizzontale, e vien voglia di deporvi le bottiglie

con

le

mani aperte. Le palpa,


di fantasia, bottiglia

osserva. Questa piena

gene-

rosa e senza perfidia. Quest'altra sbarazzina,


affettuosa, la

ma

bambina

preferita.
le

Non

lasciatele

cascare, per carit .

segue con sguardo ma-

terno quando spariscono portate a braccia su per


la scala.

Sopra, nel cucinone,

il

nonno, a capotavola

fra

un

esercito di bicchieri.
tolda.

Penso
e
il

un ammiraglio
vino gi bevuto

sulla

E'

tutto rosso,

ride nei piccoli occhi

tutti scintille

come

alle

fes-

una ancora, con


sure
di

botte.

Ha

bevuto, beve, vuol

bere

l'ansia di chi

non ha mai bevuto. La


dilatargli
il

forza del vino sale,

sale a

petto co-

me

la

sua prateria ripresa

agli Austriaci.

La forza

del vino

drappeggia

di

luce e popola rumorosa-

mente

nel suo cervello le lontane belle citt ita-

caserme e trattorie che aveva ubriacato di mille pazzie quando era soldato, anche lui, a far la guerra. Poi con Garibaldi; e la camicia del condottiero gli sventola rossa nel sogno
liane, piazze, fontane,

tra le

vampe

rosse del vino.


il

Mi
to la

sento, dice

nonno quasi ebbro, mi senGiovent nelle vene. Sento


e tanti giardini pr-

Primavera e

la

mille servitori pronti ad aprire, aprire tutte le sale


nella

mia

testa, nel

mio ventre

263

L'ALCVA D'ACCIAIO

fumati che scrollano via l'inverno e mutano mille


vesti verdi

e azzurre. Strani questi giardini

Pro-

vano e riprovano delle vesti di lusso di mille colori. Certo per una Domenica in Paradiso! Ma la
e sono in Paradiso! Debbo ballare, anch'io debbo ballare, ballare! Ma non si
venuta,

Domenica

pu ballare con una pancia come la mia. Questo anno di digiuno, non l'ha quasi intaccata! Quando vennero gli Austriaci, io dissi ai miei figlioli Ora ci sar la fame. Ma niente paura La nonna ed io abbiamo addosso delle abbondanti riserve di lardo. Non morremo n dimagreremo. In quanto a voi, provveder io e vi sfamer colla mia carne,
:

facendo

il

conte Ugolino a rovescio!

nonno annusando come un bracco il buon che cuoce nel camino accanto alla polenta che si muove gialla monumentale nel penRide
il

odore

di fritto

tolone.

Sembra la pancia della comare Maria. Ora partorir un nuovo figlio alla Patria! Un figlio di polenta! Sar un imboscato!

come

la danza Dio vuole altro vino! Le ragazze hanno consegnato le belle poppe ai soldati che le palleggiano, fra le braccia, ballando.
i

Intanto

soldati

scuotono e pigiano

l'uva.

Ne

sprizzi se

Ormai

si

abbandonano
felici

nella

danza con ritmo oblio-

so d'onde

che ritornano e battono languida-

mente contro roccioni amici.


Questi cominciano a subire il vino e si muovono con cautela per paura di ruzzolare. I meno brilli

F. T.

MARINETTI

264

(scompaiono nel corridoio. Andirivieni, miscele,


isticci,

bi-

risate,

risatine,

risatone,

pizzicati,

trilli

capitomboli, sganasciamenti nel buio.

Ressa, ressa, poich

si

gioca
!

,a

rimpiattino.

Na-

scondi tu che nascondo io


s,

Non
!

pizzicarmi co!

mi

fai

male
ti il

Dammi
il

la

bocca

Scopri

questo che
di no,

sveler
s

meglio

Ti dico di no,

ma

mi

brilla negli occhi, lo vedi.

Qui,

qui pi buio .

Un
ta

contadino,

quarantenne, scherza, balla con


si

Ghiandusso. Questo

libera ogni tanto dalla stret-

La moglie dell'uomo interviene. Ghiandusso abbraccia la moe lo scaraventa a terra per celia.
glie,

poi le versa

un bicchiere
!

di vino nel seno.


:

Ma

s,

ma

dice

il

marito

ti

permetto

di

baciarla,
Italiani!
italiani!

non sono geloso. La gelosia non Avete capito?... La gelosiiia non

esiste fra esiste fra

Mia moglie tua, anzi nostra! Piace a lei, piace a me! Baciala. Sono forse becco, io? Macch! Eravamo tutti becchi! Ora siamo tutti afortunati!
!

manti
stretti

Balliamo

tutti,

stretti,

stretti,

Dietro ad ogni porta nella penombra, tumultua-

va l'amore. Cos

si

ricongiungono con ardore bru!

ciante sublime e divino le carni della Patria

Avevo
cile,
il

ballato anch'io
gli

con una

bella ragazza gra-

cui pallore e
il

occhi neri, grandi un po'

febbrili sotto

peso della capigliatura castana, mi

piacevano. La ritrovai nella baraonda verso l'una


di

notte.

Mi stnnge

la

mano dicendomi

Vieni

265

L'ALCVA D'ACCIAIO

con

me

La seguo
al

nel corridoio su ,per

letta fino
letto.

terzo piano dentro la sua

una scacamera da

Ansante, ma con movimenti decisi, come seguendo una sua volont irremovibile, chiude dietro

di

me

la

porta a chiave. Ci
il

si

vede poco.
rosea-blu.

Intuisco e fiuto

letto fra le luci palpitanti del

lumicino ad olio di una

un

Madonna

Mi chiamo

Graziella, mi piaci, baciami.

Ba-

ciami tanto, tanto, tanto!


di te, sai!

Ho

sentito tanto parlare

Da una mia amica che sta a Roma. Sei grande poeta, un uomo celebre! Come far io
le

a piacerti?

Poi buttandomi
forte e subito
il

braccia al
si

suo pianto

laceranti, dolorosi, atroci

verso

collo mi strinse ruppe con singhiozzi che non finivano pi.


la

Vieni
il

mi sussurr, e mi guid per


sai,

mano
mi ha

letto, nel buio.

fatta.

Sono pura,

pura,

come
i

la

mamma

Ma
:

una

di quelle canaglie...

Non
cavano
te di

pot continuare tanto

singhiozzi la soffo-

Ma

una

di quelle canaglie

ha tentato una notin casa! S'era na-

prendermi. Era alloggiato

scosto nel

vano

della

finestra.

Entrai in camera
svestii.

senza accorgermi
in

di nulla

e mi

Quando

fui

camicia quel porco mi venne addosso.

Non

riuscito a
cata,

prendermi, no
Io gli
fermato.

Ma

mi ha sporcata, sporla

sporcata!...
si

ho addentato

guancia!
in te!

Allora

Sanguinava. Bestemmi

desco e mi diede un pugno tremendo, qui. Guarda

F. T.

MARINETTI
si

266

Graziella
10

scopr

il

seno, singhiozzando.
sentii sotto le dita

non

vidi bene,

ma

una

tutor-

mefazione sul
nito.

bel

seno eretto morbido e ben

Vieni,
tutti
i

amore! Sono tua! Lavami, lavami, con

tuoi baci!

Lavami
mi prese

tutta!

Voglio che tu mi
!

lavi tutta

con

la

tua cara bocca italiana

Si svest tutta,
trosie.

fra le braccia

senza

ri-

Non

aveva nessuna gradazione nell'offerta della

sua nudit.

Una
tutta

volont cocciuta governava

la

sua

passione d'amore purificatore.

cos,

Sono
in

per

te!

Se

ti

piace...

Ho

deciso

quella notte infame.


al

Giurai

alla

Madon-

na che mi sarei data


che mi fosse piaciuto.

primo Italiano vincitore


mentre Graziella

Senza fine

la baciai,

la baciai,

implorava come

in

sogno con una voce monotona

quasi meccanica piangendo felice.

gava

Lavami, lavami, lavami, amore, lavami!


si

La camera
Lattea.

gonfi di delirio e di fantasia. Navi-

in cielo, forse rapita dalla

corrente della via


di

Notte

illimitata,

ebbra

sublime.

Notte

fuori dallo spazio e dal tempo.


11

corpo

di Graziella

era morbido, elegante, snelle

lo,

e rovente. Vibrava graziosamente sotto


i

ca-

rezze, moltiplicando

suoi profumi di terra felice


il

d'essere riconquistata. Era veramente


la Vittoria.

dono

del-

267

L'ALCVA D'ACCIAIO
avevo amore per Graziella,
e
di

Non
Mi
le

ma una

frene-

sia di spirito

nervi travolgente, tenerissima.

accinsi alle pi meravigliose volutt

con

tutte

delicatezze e insieme uno strano impeto brutale

e anche

un allucinante slancio

artistico fatto di pre-

ziosit stilistiche e di

cadenze musicali.

tore.

Lavami, lavami, amore!

Fui un fabbro impazzito e un maniaco cesella-

Ero fuori d'ogni legge


gallo contento

sociale
la

umana o

divina

come un

con

gallina ideale del

pollaio mio.

XXII.

FIUMI,

CAMPANE, DONNE

E MITRAGLIATRICI INNAMORATE

Ricordati, Ghiandusso, che l'interno della 74


pulito,
scintillante,

deve essere
letto di

in ordine

come
il

il

una sposa.
signor tenente, sembra proprio
let-

Guardi,
to

d'una sposa...

ma
pi

la

sposa non c'!

La sposa
coricata,

ci

sar, presto...
bella
di

la

vedrai dentro
le

nuda,

tutte

donne

del

mondo

Ghiandusso sorride senza comprendere la mia frase sibillina, poi con voce materna Per ora ho coricato dentro la Zaz che ha tanto freddo colla sua pancia grossa, grossa. Guar:

di

come dorme
Si

sotto le coperte.

Alle sette, partenza in


dittorie.

un brusio
Austriaci

di voci contra-

dice che

gli

giunti

la
la

sera
notte
trin-

prima

sul torrente'

Arzino hanno durante

precipitosamente
cerarsi sul

fatto

marcia indietro

per

Meduna. Sono dunque a pochi


I

chilo-

metri! Tanto meglio! Tanto meglio! Li mitraglie-

remo

sul

Meduna.

nostri motori gareggiano coi

pedali sportivi dei bersaglieri ciclisti sulla strada

bianca che attraversa

la

brughiera deserta.

Il

sole

269

L'ALCOVA D'ACCIAIO

che sale dietro noi ci imbriglia coi suoi raggi rossi. Il capitano Raby, esperto comandante di blindate, ha dato ordine di mantenere le dovute
distanze fra
le

blindate.

In

terreno scoperto bi-

sogna evitare
forze,

di offrire

un grosso bersaglio ad un

possibile agguato di artiglieria.

Da
che

conoscitore

di

quale

io

sono,

penso

spesso

gra-

vissimi pericoli s'imboscano nelle ore di pi spensierata sicurezza. Faccio chiudere sportelli e feritoie

malgrado

il

caldo crescente per abituare


in

gli

uomini a sopportarlo

un eventuale combattila

mento. Mi volto per controllare attentamente


disposizione degli uomini, delle munizioni,
la

scor-

revolezza della cupola girante. Menghini,


lante,
attira

al

vo-

la

mia attenzione attraverso l'occhio

orizzontale della blindata sotto la palpebra metallica

alzata.

folla.

Guardi, signor tenente, in fondo

alla

strada

bianca,

il Meduna. C' una a un chilometro, Donne, donne, una quantit di donne e bambini. Gli austriaci se la sono svignata. Vocio confuso che cresce, cresce, cresce. Laggi una marea bianca, rosea, rossa di donne vo-

cianti

che

si

accalcano.

destra,

sinistra

ne

giungono
in giro
i

Sentiamo che a 20, 30 chilometri casolari si sono vuotati. Le grida divenaltre.

tano fragorose
dalle

nello

spiralico
la

polverone aizzato

gonne che spazzano

strada e dalle braccia


alle-

che agitano fogliami. Entusiasmo sanguigno,


grissimo,

esasperato che suona sul metallo della

F. T.

MARINETTI
come un
vino gazoso dalle

270

blindata, penetra
toie.

feri-

Apro

lo sportello e cogli

uomini a
folla,

terra, presi
la

nella

risacca impetuosa

della

spingiamo

blindata nell'acqua diaccia che corre distratta.

Vivaaaaaaa! Vivaaaaaaa! Vivaaaaaaaa!


Il

sole

partecipa

come un baldanzoso burbero

benefico alla festa clamorosa.

Con una
il

folle rag-

ger
le

di frecce

aguzze affilatissime
i

sole accende

mille vesti colorate e


il

visi di

rosso sudore lu-

cente delle friulane e

drappeggio azzurro delle

gonne
polane
tura.
,l'

nel gorgogliare dell'acqua corrente.


si

Le poalla cin-

alzano
i

le

gonne

e le

agganciano

Godono

polpacci agili nella gelateria deli

acqua che moltiplica

suoi ssssss gggggg got got

gi gi gi gi flav got ssss gggg flic flaepluf pluf plaf imitando e riassumendo rumori, suoni di bottiglie,

sorgenti, cascate,
bisbigliar
Il

arpeggi, camini invernali


le

il

degli

innamorati sotto

frasche

guado meno praticabile dei precedenti. La mia 74 s'immerge, quasi naviga. Abbiamo fasciato il motore. Ma il sole propaga su
ventose.
di noi

una

cos

maestosa ascensione

di

raggi sulla

nostra testa con un cos


spalle, che speravano
le forze
di

trepidante ardore sulle

sono centuplicate. Molte donne

salvare le loro gonne di lusso e le


arrotolate

hanno

su,

su

come

sipari

di

teatrini

burattinai sulle ginocchia e sulla pancia.


i

Ammiro
cosce

muscoli

tesi sotto la

carne rosea delle


atletico tirando

forti

di quelle

che tirano

la

corda. Altre sono proiettate

in avanti

con sforzo

con noi

pa-

271

L'ALCVA D'ACCIAIO
E le bambine fragili hanno l'acqua al petLa corda danza ad ogni impeto del motore che
barilet-

rafanghi.
to.

rrrrrruggendo, rrrrrrrrruggendo vuole disincagliarsi.

Zaz guaisce, abbaia nuotando come un


I

to nell'acqua gelata perfida e cattiva che


nistra.

tira a si-

bersaglieri che

guadano
le

in

fila

a destra

e a sinistra
aiutarci.

depongono

biciclette e

corrono ad
fucili

Gioia gogliardica nello sventolio delle pensugli elmetti tintinnanti contro


il
i i

ne di gallo

tascapani, fra

chiaccherio affannoso e

le

risate

dell'acqua pi donna delie donne che beffeggia e

spumeggia perle, gorgheggi, zampilli


fra
i

in

bocca e
i

capelli sciolti sulle natiche fuggenti fra

piz-

zicotti bersagliereschi.

Tutti insieme,
la

un ultimo sforzo! urlo


alla

io co-

mandando

manovra con l'acqua

pancia.
il

Issaaa-ooh! Issaaa-ooh! Menghini, imballa

motore! Imballa! Imballa, per Dio!

Tre bambine capitombolano nell'acqua. La pi ipiccola, dodicenne, scivola via travolta; ma un bersagliere si slancia e con una zampata la ripiglia

la solleva pel

culo! E' fuori sul greto


delle

pian-

ge,

ride,

tra le pedate

che

su, su tirano

donne e dei soldati finalmente fuori la mia 74. Vila

vaaaa! Vivaaaa!

Le rudi friulane ignorano


oramai centinaia,
si

stanchezza; sono
alle

centinaia
Il

intorno

blindate
pittore,
il

nere che guadano.

sole,
il

immaginoso
il

diverte a raddoppiare
lo scarlatto,
il

rosso,

verde,

vio-

la,

giallo

canarino di quelle donne

F. T.

MARINETTI
rozze,
di

272

agili,

quasi selvagge

figlie

del
e

Meduna,
motori meStre-

sorelle

quelle

acque

selvagge
i

capricciose;

ma

felici di tradirle

per salvare

forti

tallici,

aggressivi che le
di

hanno innamorate.
i

pitano

rabbia maschia

motori col tempestoso


gli

martellare degli stantuffi e

scoppi dei brrrcnchi

e
di

il

catarro prrrorompente in vapore, irritatissimi

dovere a delle donne e


braccia,
i

alle loro

fragili liqui-

de

la liberazione.

Comprendono

mala

pena,

motori, che mitraglieri e bersaglieri non


le

bastano; occorrono donne astute per vincere


astuzie

femminili della

ghiaia,

maledetta donna
slancio

femmina femminile che minaccia ogni schio rigido e veloce.


Il

ma-

sole ha genialmente

composto

il

quadro. Sul-

la

lunga fascia azzurra d'acqua che lo attraversa


la

orizzontalmente sei blindate nere, ognuna con

sua ghirlanda convulsa di donne colorate.


lunghi

Tra

blindata e blindata perpendicolarmente sei arabeschi


di

biciclette,

penne
del

di

gallo e
in

fucili

arruffati

simili

lunghi- reticolati
nell'alto

moto.

La

simmetria

rotta,

quadro

a destra,

dalla vetturetta del capitano

Raby, strano canotto

.nell'acqua verde.
sinistra nel basso del quadro l'ultima blindasembra un sottomarino emerso col suo chioscotorretta. Vicino a questo un autocarro sembra un
ta

veliero capovolto.
Il

quadro anche sonoro poich ecco

la

sua

273

L'ALCOVA D'ACCIAIO
tutti

polifonia tocca l'apice di

gli

acuti in

un Vi-

vaaaaaaaaaaaaaa

Poi silenzio. Pochi minuti,


sulla riva conquistata,
si

le

friulane,

sedute

riposano contemplando.
di

Appena

la gioia

pazza sedata,

nuovo

in

mace ve-

china verso un suono strano gemente,

umano
il

non umano, profondo e aereo,


nuto di lontano
di sotto terra

inesplicabile,

o dal cielo,

suo-

no mi fruga nel
pugnala
il

petto,

cerca, cerca,

trova e mi

cuore di una dolcezza straziante acu-

tissima... Sole! sole!

Sole! Sole! Sole! che galoppi nell'incalcolabil-

mente vasto e desolato


parato davanti a noi,
fulgente del cielo tuo?

letto

del

Meduna,
di gioia

grida-

mi, spiegami," quale nuova polpa


dietro

hai pre-

l'altissima

muraglia

mio motore si slancia. Sapere, sapere, vedere, conoscere. Abbiamo terrore di te, nuova Gioia Vorremmo fuggirti, eppure gi ti beviamo con le
Il
!

nostre orecchie assetate, liquida delizia sonora!

mora

Oh!
il

nulla, nulla,

cuore.
ci

E'

o almeno poca cosa! moruna piccola campana italiana


umile dono della bella

che piange e

saluta...

Italia liberata ai

suoi liberatori!
piccola

La vediamo. E' una


mani con
stita

paniletto di cappella boschiva.


fatica

campana da camLa dondola fra le

tutta

una

esile vecchia tutta bianca, ve-

di

nero.

La

piccola

campana

sporca

18

F. T.

MARINETTI
poich fu
dissotterrata,

274

di

terra

un' ora

fa,

da
di

.quelle
.fiori

stesse

mani rugose. Sembra un vaso

capovolto,

ma

ne fioriscono, fioriscono, tan-

te

piccole rose di suoni, piccole rose di tenerezza,

invisibili

ma

penetranti e che

si

spandono

pro-

fumo
la

suono dell'azzurro inebriato. Ansimando, mia macchina si ferma davanti alla vecchia,
di
al

senza che Menghini

volante lo abbia
destra

voluto.
si

Motore magnetizzato!
soavi,

sinistra

svegliano timidamente piangendo altre campane,

languide tremanti e sfinite dalla dolcezza.

Accorrono, s'affrettano. Laggi sotto quei castagni, la sento venire

de ed infilata in

La vedo Questa pi granun ramo che due donne vestite


! !

d'azzurro portano, incespicando nelle zolle.

la

Din din daaan daaan din dan din dan. Intanto vecchia dondola dondola la sua piccola campana. Ha un suono pi limpido, pi liquido, traForse
il

sparente di cristallo e d'acqua.


metallo non fa che continuare
il

flebile

tinnire delle lagrime

che beve. Piange

la

vecchia

dondolando
pelli

la

sua campana. Quasi cade, per stani

chezza, trascinata gi dal peso ondeggiante e


bianchi
le

caci

coprono
le

il

viso pacificato.
i

Non
lei

guarda. China sorveglia meravigliata


melodiosi

bei
lei,

suoni
la

che

gocciano dal cuore. E'


!

prima, con
tire
tutti

prima campana

Certo

fiera di sen-

e vedere che tante tante


i

compagne vengono da
per suonare, e suo-

punti dell'orizzonte ruzzolando gi dalle col-

line e

sgorgando

dalle

valli

275

L'ALCVA D'ACCIATO
suonare senza fine e lagrimare, come
le

nare,

nuvole d'autunno che hanno troppo bevuto, come


occhi che hanno troppo aspettato. Din dan, din dan dan dan din din. Tutte le campane sono ormai salvate. Questa ,pi grande comincia con rintocchi lenti, quasi paurosi spandendo un tremolio sonoro; ma pre,gli

sto

si

fa

animo. Dan! Certo quasi non crede

alla

realt prodigiosa. E' stata nascosta

terra in

fondo

all'orto del

un anno sotto prete con tre botti di

buon vino spumante da quella furbacchiona della perpetua. Le pioggie hanno fatto trasudare le botti e la campana si consolata, cos, nelle buie notopache, sotto terra. Ora un po' ebbra, le treti

ma

la

voce.
tutta

E'

abbagliata

dal

gran sole.

Un'ora

fa,

un'ora fa con zappe e mani unghiute l'hanno dissepolta. Su,


tira!

presto, ragazzi,

forzai Tira su,

tira,

Madonna! Prendi la corda! Giovannino, monta sull'albero! A quel ramo grosso! Presto, fa presto, vengono gli italiani! Sono al
E' fuori, santa

fiume. No, no eccoli, eccoli, vengono in automobile,

senti
!

il

rumore

della

macchina! Attacca,
motori nostri e

at-

tacca forte

Certo,

si

sentivano rombare

lo

spavento
stringeva

di

non essere

in
la

gazzino che con tutta


i

tempo affannava il raforza delle mani deboli

Suona, suona, suona, per la Madonna! gridavano sotto l'albero. E il ragazzino


nodi.

non

riusciva,

si

disperava, quasi piangeva.

Ma

ad

F. T.

MARINTfl
gi
si

276

un
gi,

tratto lanciandosi

appese colle mani


le

al

batacchio

come un appiccato ed
le

ora, su e gi, su e

buttando in alto

gambe; e

mani

gli

san-

guinano lacerate, e finalmente suona, suona, suona.

Dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan dan. Il parroco sotto, pallido, con braccia cadute, le
mani aperte
gli

la

veste tutta infangata. Ci guarda con


inebetiti.

occhi

fissi,

Parroco

s,

prete

s,

ma

Italiano.
crolla.
tro,
il

Un

altro prete viene laggi col

pasto che

Ogni tanto si ferma a riprendere fiato. Piesuo campanaro trascina una grossa campana
ciottoli.
tutti

che tintinna sui


bero aiutarlo,
folla

Sono vecchissimi

e due. Le dotane vorrebil

ma

si

rifuta

campanaro e
lui,

tra la
lui

che

si

apre vuol trascinarla

portarla

fin sotto le

ruote della blindata. Nell'ultimo sforzo

alza la testa,

mi guarda trasognato, poi cade bocgli si

coni e

il

cuore

spezza

in singhiozzi atroci.

Dan dan dan dan dan dan


Allora
il

dan.

vecchio prete
dice
:

si

fa largo e

alzando

la

mano che trema

Signor

tenente,

l'altra,

la

bella,

la

grande

campana, non l'abbiamo potuta portare... Non


sotterrata,

ma

cos a fior di terra, davanti alla

nostra chiesa. Su quella collina...


vedere,
striaco,

vede? Non pu
il

ma

la vedr...

Un anno

fa

colonnello au-

Dio non gli perdoni, venuto a prendermela coi soldati. Prima ho supplicato, poi ho detto a quelle anime dannate che
quella canaglia, che

277

L'ALCOVA D'ACCIAIO

non potevo, non potevo dargli la mia campana. Allora i soldati hanno sfondato la porta della chiesa e sono saliti sul campanile. Subito io chiamo tutti
i

contadini e le contadine, e

tutti in

ginocchio, e io

gridavo; ho poca voce, signor tenente

ma

gridavo

Se Dio c' ancora sull'Italia, Dio non pu permettere che la campana sia strappata! Non sar,

non

sar,

Non

sar,

non sar strappata Urlavo, urlavo non sar strappata Che brutto mo!
:

mento, signor tenente!

soldati ridevano e sghi-

gnazzavano

dall'alto del

campanile. Li vedo anco-

ra che gridano in tedesco ai contadini di scansarsi.

Tutti piangevano.
naglie,

Hanno
!

rotto

il

muro, quelle ca-

per staccarla. Poi gi, l'hanno buttata....

Che

urlo e che fragore

La grande mia campana

caduta gi,

ma

era tanto pesante e c'era stata

tanta pioggia, ed entrata, entrata, dentro dentro


nella terra.
il

Noa

si

vede quasi pi.


;

Ma

ora viene
allora
le

bello, signor tenente

e rido ora

come

non

piangevo pi. Gli austriaci coi buoi con

corde,

con

le leve,

coi cavalli, cogli asini


tutti
i

ci

avrebbero

messo

sotto anche

porci delle famiglie loro

che son porci

hanno

tirato, tirato la
!

mia campana
pi piccola.

per un giorno e una notte


si

Ma

la

mia campana non


la

mossa

pi.

Questa

l'altra,
ti

Gensiaro
Intanto

falla

sonare. Su, forza,

aiuto io.
di noi tiran-

un bambino s'avanza verso

do

cia

due corde sulle spalle e intorno alle bracun asinelio e una vacca magrissimi. Vissero un anno murate vive, quelle due bestie, in una specie
colle

F. T.

MARINETTI
nutrite da quel

278

di nicchia,

bambino che penetrava

di tanto in tanto

per un buco.
attonite la

Non

stanno troppo
soffiano.

male.

Guardano

campagna e
al

Mentre un contadino
nelio

attacca

loro collo due caml'asi-

panacci pesanti. Vorrei implorare piet per

che certo non regger


sentire la stanchezza,

allo sforzo.

Ma

chi

mai

ora? E le due povere vengono avanti suonando suonando Dan - dan - dan - dan - dan - dan. La polifonia delle campane che si moltiplicano prodigiosamente cresce, si gonfia fondendo insie-

pu

bestie

me

tutte le stranezze e tutti

languori nostalgici di

quQi suoni patetici.

Non sono
te

pi

campane poich
e

sepolte, strappanella

dai

loro campanili

vaganti

Riscossa tragica della gioia generale.


col loro

campagna. Esprimono

suono ogni brivido, ogni singhiozzo, ogni


d'infiniti corpi

tormento, ogni angoscia tipica


ni contorti

uma-

da spasimi diversi d'attesa, dolore, tor-

tura disperazione speranza felicit.

XXIII.

MASSAGGIO DEL CORPO DIVINO


DELL'ITALIA

dati.

In macchina, in

macchina! grido

ai

miei sol-

Al volante, Menghini!
negli occhi bagnati di la-

Guardo energicamente
crime dei miei
pito.

soldati.

Hanno

capito.

Hanno

ca:

Poi ammonisco rudemente il mio cuore Hai avuto ragione di piangere, cuore mio, ma ormai sei inzuppato di lagrime come un fazzoletto

d'addio.

Basta!
!

Non

piangere pi! Oggi

Abbiamo vinto, bisogna stravincedi Hai abbastanza subito l'incantesimo sonoro. Non sono campane! Strappate dai campanili, sotterrate con furia gelosa, esse rinascano mutate Sono bronzi melodiosi del genio Italiano che non
giorno
re!

guerra

poteva subire manipolazione straniera. Conserva-

rono sotterra
suggestiva. E'

il

timbro profondo e l'ampia virt


genio della nostra razza che risuonoi. E' la forza creatrice itaelasticit
di di

il

na ancora intorno a
liana colla sua

commovente

balzi ar-

moniosi,

le

sue arrampicanti fioriture

note che
golfo

sanno l'ampio anfiteatro


di

di echi carnali del

Napoli, e
i

ne, e

cadenze flessuose delle colline toscaburroni muggenti d'organo dei valloni ale

F. T.

MARINETTI Non

280

bruzzesi.
ta,

piangere! Canta, o mio cuore! Cantutte le

batti,

romba rotolando

erre d'una fu-

rente velocit.

Senza nostalgia, senza languori, senza abbandolontano dalle

ni mistici,

Ricordati che nelle

Madonne e dai campanili! citt, altre campane prostitute


falsi

vorrebbero aizzare con

annunzi

di

pace prema-

tura gl'interni salvatori dell'Austria passatista! Sia


il

tuo canto
il

un martellare,
cielo,
il

preciso, rettilineo che

scalando

su, su, colpisca le vetrate delle


cristallo
la'

chiese perch

infranto

si

sganasci an-

ch'esso annunciando
ciati,

nostra vittoria! Su, slanbella strada

mio cuore motore, su questa

che

taglia le pi ricche, eleganti variopinte

campagne
Divina!

della terra!

Sono

capelli sparsi dell'Italia


il

Noi ne conquistiamo
verso
nate e
ste!...
le

seno, le belle spalle, su su,


tanto

due braccia
la
!

tornite,

tempo
:

incate-

la

mano sinistra inanellata di mare Triemano destra pi rude e muscolosa:


o femmina bellissima viva
-

Trentino

Italia,

morta

- ri-

nata, saggia

pazza, cento volte ferita e pur tutta


dalle mille

risanata,

Italia

prostituzioni

subite

dalle mille verginit stuprate

ma
ti

rifiorite

con pi
petto ba-

fascino di verde pensoso e di ombrie pudiche. So-

no

io, io

il

futurista

che primo
del

libero
!

il

ciandolo col mio delirante amore

Cosmica fusione
to,
ti

mio corpo

col tuo! Ti senti

sento,

ti

sento! Ti prrrrendo,

prrrrrendo,

281

L'ALCVA D'ACCIAIO
!

ti
ti

prrrrrrrrendo

Sei grande, grande, lo so, e

non

posso

futta

contemplare!
la

Eppure, senza sognare senza perdere


t'immagino
grafica,
tutta,
ti

ragione,

vedo! Questa rosea carta geole

che ho fra

mani, vibra, vibra, mentre

io

corro nella mia blindata. Vibra l'elegante forma rosea sulla carta
!

Non

pi carta, diventa carnosa

Freme, respira, palpita e spalanca sempre pi

le

braccia nella crescente e trasfigurante velocit del

mio motore in sogno! L'impeto virilissimo di questo mio motore che insieme cuore, sesso, genio ispirato e volont artistica, entra in te, con rude delizia per te, per me, lo sento! Sono lo strapotente genio-sesso futurista della razza tua, il tuo maschio prediletto che ti rida penetrandoti la rifecondante
vibrazione
!

Ah

se potessi avvilupparti tutta in bacio, sintesi ultima di tutti


i

menso

un unico imbaci che la tua


dei

bellezza florida ha suscitato nei padri,


nostri e in quelli morti per te e nei

padri

500 mila eroi


Creo, creo

dell'Isonzo, del Carso, del Piave.

Non

sono pazzo!

allucinato!

il

tuo fantasma, la tua statua che


di terra,

non

di bronzo,

ma umana,

viva, di carne. E' forse

un paz-

zo, lo scultore geniale? Tale io sono, ispiratissimo,

zi!

ma con lucido controllo Con questo bollore

tenace e sapienza di mezdi

sangue che ridipinse

il

mondo, con questa respirante carta geografica, e con una piccola lettera d'amore bagnata di sudore sotto
la

mia giubba, e forse

di

lagrime, poi-

F. T.

MARINETTI
la lettera
il

282

che

di

un'amante

ideale,

una

italiana,

che mi scrive
Caporetto!...
il

suo pazzo desiderio

di cancellare

Con

questo, con questo, io

compio

miracolo!...
S, s, Italia!

Ho

sotto la giubba

una

lettera d a-

mor! E'
lissima!
I

lei

che mi scrive!
la

Una

Italiana!

Bel-

Non

ricordi? E' tua

figlia.

Ti somiglia.

hanno la morbida serica fluidit dei Pensa al pi sognante declivio della tua pi languida collina e ti sar facile immagisuoi capelli
tuoi boschi.

nare quelle guance tenere sensuali

calde di pesca
ri-

e magnolia. Soltanto certe curve dei tuoi fiumi

cordano un poco
lo stretto di

l'invito
il

sinuoso delle sue labbra!

La sua voce evoca


a

canto delle onde notturne nel-

Messina udito da un areoplano volante


di

1000 metri. Lenti archetti

dolore su violoncel-

Glauche chitarre di roccia con lunghi accordi d'acque che s'infrangono. Arpe elastiche di vento con pizzicati di lampi allegrissimi. E piangenti clarini smarriti in meandri di
lo d'oro giocondo.

pazzie colorate.

Lei! Lei! Se cammina, ondeggia


lieve

come un fumo

innamorato del
figlia,

cielo.

E' tua

Italia!

letterina sua

tremano

sul

Le parole carezzevoli della mio petto, insorgono, sule

surrano, suonano. Sono

sue tenerezze che odo,

ma anche

le tue, le tue

Sei tu che rispondi ai miei


gridi

baci, tu, Italia,

che mi

con

le

sue parole

A-

more, amore, amore!

La mia passione

parla cos nella velocit amoro-

283

L'ALCVA D'ACCIAIO
mia blindata 74 che attraversa correndo
schiumanti ondate
agitate.
i

sa della

villaggi e le loro
cia,
fiori,

di grida, brac-

tutti

campane
ti

Vivaaaaaaa! Vivaaaaaaa!
prendo,
ti ti

Dan dan
tutti
!

dan.

Ti prendo,
geloso
ti

prendo,

Italia!
ti

di te,

geloso! Tutti
!

amano,

E sono amano,

vogliono

Io

ti

voglio per

me

miei soldati

hanno

strani visi pieghettati arsi da

un forsennato

desiderio di te! Sento l'acciaio di queste pareti bruciare di volutt per


sta
te
!

L'occhio orizzontale di que-

mia 74 d'acciaio

gi si

muta

nel delirio in

una
te!

calda bocca dalle potenti labbra

affamate

di

Stride e strilla tutta la mia blindata!

Ha

un tono

quasi brutale!

Non
son

sa pi contenere la sua follia

per

te

Sono

io,

io

che

ti

bacio! urrrla

la

mia

blindata 74

Sono io che

ti

bacio

Io sono la boc-

ca d'acciaio veloce -che scivola sulle morbide colline del tuo seno, sulle

ben

tornite

montagne

delle

tue spalle, baciandoti tutta, avidamente, con lussuria


!

Sono

io

che

ti

bevo e mangio
sorella-figlia,

tutta di baci

mi-

nutissimi rapidissimi, Italia mia, donna-terra saporita,

madre-amante,
-

maestra
-

d'ogni

progresso e perfezione, poliamorosa


santa
infernale
-

incestuosa,

divina!

In sogno

more

della

ho ascoltato queste stridenti parole d'amia blindata. Ma bruscamente morso


:

dalla gelosia urlo

Via! Basta! non facciamo scherzi!

Non

ti

permetto queste libert! E' mia, mia, compren-

F. T.

MARINETTI
tutta

284

di? E'

mia,

l'Italia

bella!

E' da tempo, da
-

tempo, da tempo che l'amo, d'un amore preciso


confuso, eterno
-

istantaneo
!

Profondo amore
in ginocchio,

spi-

ritualissimo, religioso

Un amore

pro-

sternato e insieme un

baci graffi carezze rudi!

amore sensuale tutto morsi, Un amore che s'infittighiotto,

sce

s'insuccolenta,

ghiotto
di

nell' Italia-

nissimo sugo d'un buon piatto

spaghetti alle

vongole napoletano!

Tu non

sai

cosa vuol dire


nel giallo
ri-

assaporare con mille labbra

l'Italia

sotto alla Milanese e nel polisaporico minestrone!

Dopo lungo
to italiano!

girovagare

di lingua

di

palato fra le

plagiarie insipide culinarie estere, godere

un

piat-

Ah. ah!
le

Questo un amore senza

confine ed ha

smisurate minuziose e chilome-

triche volutt del sole


la Terra!...

quando

in

Agosto possiede

Ed anche

la

girante oleosa carezza d'un battello

a vapore che beatamente


scia l'isola di Capri,

prende

in giro colla

sua

sa dalla

mammella della Terra, emertenerezza lunare come da una serica camia cara 74!
della

micia ideale!

Non
bocca!
ricevere
ora,

bisticciamoci,

Non

sei

una
per

Tu
il

sei l'alcova d'acciaio veloce, creata

corpo nudo
i

mia

Italia

nuda, che

con grazia, per

graziosissimi piedi trascino

dentro, dentro, dentro di te! E' gi dentro, e fra


le
I

mie braccia I
villaggi

salutano

il

mio amore

irruente,

elo-

quente, e vittorioso.

285

L'ALCVA D'ACCIAIO
Vivaaaa! Vivaaaa! l'Italiaaaa!

Man

Dan dan
!

dan.
la

ragione quei villaggi di acclamare, elogiare


!

mia amante divina

Tanto

bella cos, assopita

Ma

un po' stanca per


nite!

troppi baci e le carrezze acca-

Giovane, fresca, come prima della schiavit.


il

Languidamente ha concesso

suo corpo

al

massu-

saggio sapiente della nostra offensiva.

Abbiamo

bito ottenuto la rimozione delle piccole

rughe che

deturpavano

suoi fianchi.

Le nostre ruote ora


sua pelle ancora
di nefasta co-

premono come
un po'
caina.
Il

pollici veloci sulla

insensibilizzata

da un anno

massaggio fu in un primo tempo feroce.


s,

cannonate,

cannonate praticammo nella palil

pebra destra istriana

taglio

d'una piega sovrabi

bondante
la

di tessuto, poi
fitti

ricucimmo

margini del-

ferita

con punti
la

sottilissimi di spie.

L'Italia porter gli occhiali affumicati per qualche

anno, poi

cicatrice

rossastra

sopra e sotto

la

palpebra sparir. Per affrettare, un colpo di pastello

e di legislazione geniale. Intorno


vi fu

alla

bocca che

ha nome Piave

gran fervore

di

lavoro.

Con
di
il

un bombardamento

sul labbro superiore,

Caviglia

massaggiatore esperto, incise e asport triangoli


tessuto carnoso nel punto
di

congiunzione tra

labbro e
gio

il

naso

Vittorio Veneto.

Questo massag-

non

soltanto restaur,
la

ma

abbell.

Fu

cos au-

mentata

potenza espressiva della bocca Piave.


a

Tirammo
tilinea

pulimento e riducemmo a forma


Colle mitragliatrici,

ret-

colline rincagnate.

fra

poco, faremo abbondanti iniezioni per correggere

F. T.

MARINETTI
Il

2S6

le

depressioni della linea frontale.

piombo

iniet-

tato si

trasformer in tessuto connettivo. Livelleincavi e le depressioni morali del bel collo


il

remo

gli

pieno di volont. Tramuteremo


molle, in

mento, un po'

mento pronunciato,
la

volitivo

audace

insie-

me

e piacevole. Ora

squadra

ci aiuta

cannoneggli

giando incisioni nelle regioni capellute sopra


recchi
- golfi Adriatici.
si

o-

Presto, presto,
frontali

spianino a cannonate

le

rughe

scavate dal dolore.


di

Un

colpo

di

lancetta

qui,
il

uno strofinamento

ruote

l,

e sar compiuto
femminili.

perfezionamento dei
.?.!

suoi connotati

Voglio ridare
li

viso della

mia

Italia la tinta dei cie-

di Sicilia.

Gi mi scivolano
i

fra le

mani

gli

aliti

africani usi a fasciare


a

fianchi dell'Etna.
cielo,

Ho

anche

mia disposizione questo morbido


di

pregnato
io
il

soavit misteriose...
di

panno imNon sono forse

padrone assoluto
per

questo universo diven-

tato

me un

prodigioso Istituto di bellezza?

50 o 60 chilometri sulla mia destra posso prendere il mare, morbidissima spugna azzurra inzuppata di lozioni orientali. Ecco col mare-spugna azzurro cancello
l'Italia

le lividure e le

arsure del viso del-

che riprende

la

freschezza saporosa della

giovent. Poi l'accarezzo con questo cielo di pan-

no imbevuto d'Oriente
pisce.

illanguidito.

Il

viso

si

asso-

Menghini, come va motore? Senta, signor tenente; canta come


il

un

flauto.

Tuvvvvvvvv Tuvvvvvv vrrrrrr

vrrrrrrr.

287

L'ALCVA D'ACCIAIO
motore aveva come
la

Il

me

sete,

sete,

dopo

tanta

passione bruciante.
Fiuto

maestosa, freschissima bevanda saporo:

sa d'azzurro

il

Tagliamento! Se

il

ponte del Toral

rente Arzino ancora in piedi

saremo presto

Tagliamento. Presto, gi per


e
la

le

discese a zig-zag

nelle

grandi S temerarie della strada, correva mia 74 girando intorno alle colline sempre pi
di

aspre e rocciose che prendevano arie

montagne
svolte,

imprevedute
svolte,

con

roccioni

strapiombanti,

e svolte.
velocit,

Ad una spasmodica
re nelle vene,
e gi per
talia,
i

correvamo

nelle

suoi muscoli saldi.

il sangue corvene dell'Italia, su Era fuori di noi l'I-

come

fra le

ed era anche nella blindata, addormentata mie braccia, col suo placido respiro melo-

dioso.

Tuvvvvv Tuvvvt....

XXIV.

UN PARTO

IN BLINDATA

In volata coi bersaglieri


stra

ciclisti

che corrono
sentiamo

a de-

a sinistra delle blindate

tutti

che

s'avvicina per noi l'ora di


col nemico.

un urto violentissimo
sul Tagliala

Sentiamo che sull'Arzino e


ci

memo

gli

Austriaci
la

sbarreranno

strada di Sta-

zione per

Gamia, tentando

cos di impedire la

cattura d'un'armata di circa 50.000 uomini e relativo carreggio cavalli e bestiame in marcia

da Ge-

mona La
tante.

verso

il

corridoio di Chiusaforte e Tarvis.

partita magnifica.
ci

Una

frenetica passione
allet-

sportiva

invade.

Il

record da vincere

Siamo pronti
qualsiasi

a qualsiasi combattimento,
di velocit.
I

ma
vo-

preoccupati sopratutto
costo

Evitare ad ogni
ciclisti

fermata.

bersaglieri

gliono quanto noi giungere ad ogni costo prima

che

ponti siano

fatti saltare.

Non
di

ci

curiamo pi

delle spalancate acclamazioni

popolo accalcato

nei villaggi.

nello

Vivaaaaaaa!
altro

Dan dan

dan.
Il

Abbiamo
in testa
i

da fare che intenerirci.


l'intera

colon-

De Ambrosis che comanda


con
la

colonna

sua motocicletta, e dietro con noi

bersaglieri ciclisti tuffano in avanti sul

manubrio

289

L'ALCVA D'ACCIAIO
loro facce arroventate che brillano di sudore
i

le

fra

globi rotolanti del polverone.


la

Per

strada che su e gi serpeggia fra colline

boscose, roccioni e montagne formiamo

uno

strai

no treno impazzito
nari e
i

in

fiamme, che disprezz

bi-

tunnel per sfrenato

amore d'ogni
fantastica

bella cur-

va

italiana.

Siamo anche divenuti una

macchina

dell'anno 3000 composta d'un serpeggiante tubo

mostruoso, forato da mille bocche fumanti e corrente

sopra

la

sua

infinita orologeria di ruote.


Il

Il

Tagliamento!

Tagliamento!
ultra

Il

Taglia-

mento!
Potente

nome
in
i

italiano

magnetico,

tante

volte bevuto
scintillare

sogno dopo Caporetto.


nastri,

Ne vedo
let-

nastri argentei nell'occhio orizzontale

della blindata.

Danzano quei
sonora
:

diventano

tere d'argento svolazzanti, le lettere stesse di questa parola forte e

Tagliamento.

ci!

Ad uno
Il

svolto rallentante cento voci di


!

donna

ponte rotto
l'Italiaaa!

il

ponte rotto

Gli Austria-

Viva

Tre secondi dopo Dzing dzaang dzing, la mia blindata suona sotto le prime pallottole. Mi volto
per verificare
mitraglieri
la

chiusura delle feritoie.


mitragliatrici
il

miei
cu-

puntano con due


l'ordine a

in

pola.

Do

re in seconda e di

Menghini di mettere avanzare lentamente.


i

motocalati
i

A
19

destra e a sinistra

ciclisti

sono

tutti

gi nei fossi, e riparandosi dietro le biciclette e

F. T.

MARINETTI

290

paracarri rispondono con una fucileria violenta


le mitragliatrici

al-

austriache.

Siamo

sulla

curva della

strada, fra le case di Flagonia spaziate sulla riva

dell'Arzino.

Il

ponte saltato.

Ne vedo

due seg-

menti
zurra,
cifico.

crollati

gi nell'acqua fresca,

argentea, az-

placida,

che scorre

col

suo mormorio pa-

gggggg ssssss gggggg. Breve pausa di silenzio. Feroci grandinano tempestano


sei. le

mitragliatrici

austriache. Due,

quattro,

va,

Sono almeno sei. Ci bersagliano che montagnosa e ci domina.


tatatatata

dall'altra ri-

ta-ta-ta-tatatatata

giaaaaa giaaa giaaaa di echi


pie pac

pam pam

paac
accanto

giaaaa vuluit vrit vrit.


Il

colonnello

De Ambrosis

ritto

alla

sua

motocicletta; bell'uomo forte, muscoloso, testa rude,

petto,
I

con una serra multicolore di medaglie sul alza il braccio sventolando la mano. suoi bersaglieri hanno capito. Agilmente si
soli noi sulla riva dell'Arzino.

squagliano gi dalla strada per le scarpate cosic-

ch avanziamo
toblindate
gliatrici

Au-

tutte

chiuse ognuna con

le

due mitradalla cu-

che sputano fuoco rabbioso fuor


sei piccoli forti neri d'acciaio,

pola fasciata di bianco, rosso, e verde.

Siamo

con vibranti,

rombanti bronchi metallici e catarro inesauribile.

La mia 74 giunta davanti


do
a

al

ponte crollato. Ve-

cento metri sulla destra e sulla sinistra del

291

L'ALCVA D'ACCIAIO
i

ponte ricomparire

bersaglieri ciclisti che guada-

no
sua

in ordine sparso l'Arzino.


bicicletta

Ognuno
f.a

corre colla

a mano, per

dieci, venti metri, poi si

appiatta dietro

un masso, nell'acqua e
mitragliatrici

fuoco. Stu-

pidamente
rano

le

austriache
tutte

non

si

cu-

di loro,

accanendosi

contro

di noi,

con

ruvidissimi sventagliamenti e feroci spazzolate di


proiettili

sulle

nostre

blindature

che tintinnano.

Miagolii delle giunture. Nitriti dei parafanghi colpiti.

Infernale strimpellamento di note chiare, argentine.

Questa, nota, per, sorda,

si

spacca.

Ho

la

sensazione di essere in un enorme tamburo suda-

nese martellato da un magdi che chiami a raccolti


cento trib per una guerra sacra.

schegge.

Ghiandusso mi porge gli occhiali d'acciaio paraMa io li do a Menghini. Preferisco comandare cogli occhi nudi fissi nel grande occhio
orizzontale della blindata.

Vedo e
la

controllo tutto.
la

La

strada intorno schizza polvere sotto

grandi-

nata di ferro che prende di mira

mia 74.
di

Mi sembra
acqua

di essere l'impiantito

una platea
di

durante un veglione.
sul capo.

Ho come

una pressione
al

Sono

forse in fondo

mare, pa-

lombaro

preso a codate da squali


tutto

di

bronzo?

Per, dentro,

procede con ordine perfetto.

La mia
i

mitragliatrice di cupola spara rubinetiando


il

mio gomito destro. I nastri si seguono filando nelle mani sollevate di Ghiandusso. Ad un tratto, una mitragliatrice s'insuoi bossoli vuoti contro

F. T.

MARINETTI
Ripiglia.

292

ceppa.

Poi,

secondo inceppamento. Le
Caccio
la

mie due

mitragliatrici tacciono. Approfitto della sotesta neila bo-

sta per salire in cupola.

tola-osservatorio.

Dietro

le

case di Flagonia una folla di popolo


allo

segue coraggiosamente
lotta.

scoperto le sorti della

Pi lontano,

sul

bianco della strada, un gala

loppo di cavalli nel polverone dorato. E'


stra batteria a cavallo che giunge.

no-

Danza
se,

di corpi grigio-verdi su
scintilli

groppe tumultuo-

criniere al vento,

e grondare di luce

sulle ruote-raggiere.

Con
gli

rapida

manovra
Tutti
gli

si

fer-

ma.
lata

Il

primo cannone ha

gi puntato la sua vo-

lucente contro

austriaci.

uomini

a terra dietro l'affusto.

Sulle

pariglie

che ripartono
al

il

polverone s'in-

nalza spiraleggiando, sino

sole che certamente

comanda

in

persona

la batteria.

La sua tonda

fac-

cia di metallo in fusione tutta

divorata dalla sua

stessa bocca urla

Fooc!

di vampa rossoblu fra le case. Spraang spraaang di granate sulle creste verdi. Un secondo pezzo puntato. Le mie due mitra-

Squarcia

gliatrici

riprendono
fuoco
i

il

loro

ritmo

di

laminatoio.

Tatatatatatatatatata.

Mi

Fermate

il

volto e fermo

miei mitraglieri, mentre nel-

l'occhio orizzontale della blindata


tacolo inatteso
:

vedo uno
2, 3,

spet5,

Bianche sbocciano

4,

293

L'ALCVA D'ACCIAIO
alti

bandiere nel verde dei boschi


Austriaci.
Il

occupati dagli

sole

completa

il

tricolore.
si

Mentre

il

nostro fuoco a malincuore rallenta e

spegne ve-

do fra

paracarri della strada sull'altra riva

un
di

te-

nente ungherese che s'avanza seguito da un trombettiere.

Questo
tre
scintilla

si

ferma e voltato verso

noi,

suona male
ba che

lunghe note fesse. Dietro

la

trom-

un bandierone

grottesco, lenzuolo

bianco un po' sporco attaccato a un lungo ramo,


portato da

un caporal maggiore mingherlino


il

in

uniforme verde, che regge tmale

peso.
silenzio

Noi ridiamo in damente spazzato


dusso grida
:

blindata.

Breve

morbi-

dal fruscio delle acque.

Ghian-

le

Signor tenente,

la

Zaz partorisce!

Emozione

travolgente. Vocio e tumulto all'inter-

no. Feritoie e sportello, tutto aperto.

Ed ecco

fra

coperte, che Ghiandusso solleva maternamente,

la
te,

mia piccola Zaz coricata

sul dorso tutta

treman-

cogli occhietti neri pieni di implorazioni, colla

lingua fuori, palpita affannosamente. Tra le

gamvi-

be aperte della povera bestia un grappoletto nero


scido

Bosca che entrato vicino a me, dichiara con autorit


si

agita.

nella blindata

Si
stria,

Lasciami fare

io

me

ne intendo.

rimbocca

le

maniche e lentamente, con maeil

afferra bene

grappolo vivo tirando fuori


lurida, ne-

cos a poco, a
ra,

poco una piccola forma

molle, scivolosa di cagnolino che

sembra

fat-

to di liquerizia.

F. T.

MARINETTI
Gi morto! dice Bosca.
E' naturale!
sentenzia

294

Ghiandusso.
al

Un

padei

dre austriaco non pu mettere cadaveri!


.

mondo che

Poi accarezzando

la

testa

dolorante della Zaz


se volesse partori-

che trema
re ancora

a
:

zampe

aperte,

come

mico
!

Imparerai, puttanella, a far l'amore col ne-

Fuori nella

vampa
si

del
tutto

sole
il

meridiano
di

urla,

schiamazza gesticola

popolo
:

Flagonia.

Tre donne mi

avventano contro

Signor tenente, non creda a quelle canaglie!


il

Intanto

tenente ungherese col trombettiere,


relativo

il

caporal maggiore e
sporca,
si

bandierone
i

di

tela

sono arrampicati su per


la

rottami del

ponte ed hanno raggiunto


Il

nostra riva. e
il

colonnello
il

De Ambrosis
Il

capitano Raby

bendano
de

tenente parlamentare e lo fanno salire

nella nostra vetturetta.


il

capitano Raby che pren-

volante

mi

dice

rai,

E' un trucco! Pretendono che l'armistizio sia

gi firmato. Io

non

ci

credo! Vogliono guadagnar

tempo

e sfuggirci dalle

mani. D'altra parte, capi-

De Ambrosis vuole rispettare le norme internazionali. Vado col parlamentare al Comando.


Menare Raby
Flagonia
si

fila

in

vetturetta,
:

un borghese
tenente,

di

precipita a: miei piedi

Le do
se

mille

franchi,

signor

mille

franchi,

mi

lascia

ammazzare quel porco!

295

L'ALCVA D'ACCIAIO
calmo con un gesto.
si

10 lo

Soldati, mitraglieri

bersaglieri

accalcano.

Sull'altra riva s'avanza

un corteo pomposo,
cavallo.
il

fortre

mato da un maggiore
trombettieri e tre ussari

dagli ussari ungheresi,


tutti a

Le

tre

trom-

be marzialmente alzate a bere

sole,

stonano 6

note sbilenche derise dagli sghignazzamenti meridionali degli echi e dalle furbe risatine gazose del-

l'acqua dell'Arano. Scoppia intorno a


cileria di

me una
il

fu-

pernacchi napoletani.
in

Giunto

faccia

noi,

sull'altra

riva,

magdel

giore scende da cavallo, e inizia una serie di buffi

equilibrismi gi

per

il

segmento crollato
il

ponte, poi su, in bilico, lungo


tro

parapetto dell'al-

segmento. Appare sull'orlo della muratura. Si


ri-

sforza di scavare col piede una base piana, poi

mane curvo protendendo


sul bastone.

la faccia

magra, nervosa,

verdastra, astuta, e appoggiandosi colle due

mani

Un

vuoto

di

20 metri

lo
:

separa da noi.

Un

bersagliere napoletano grida

11

Bisogna buttarlo cape

'e

sotto e piedi in cielo

maggiore con cattiva pronuncia francese dice


a t dj sign!
recu l'ordre par

stice

Je suis herr major Paxis de Pakos... L'armiJ'ai


tele-

pilone.

Menghini che ha un'irrefrenabile


fantile

allegria

in-

trasforma
il

le

parole herr major in armaiol, e

attacca

ritornello.

E' venuto l'armaiol, venuto l'armaiol! Pa-

F. T.

MARINETTI
Pakos! Ah! Ah! Questo
!

296

xis de
delle

infatti

la

pace

pacche

Lo

faccio tacere e rispondo all'ungherese

gile.

Non crediamo

ai

vostri trucchi...

Comprenezsi-

vous l'Italien? L'armistice n'a pas encore t

Je vous donne ma parole. Vous n'avez jamais eu de


drons tous

parole! Ces drale

peaux blancs sont un traquenard pour sauver

corps d'arme de Gemona. Mais nous vous pren-

comme dans une

souricire.

Sull'altra riva

appare un automobile.

Ne

scende

un

ufficiale di stato

maggiore austriaco con penaccinge


alle

tolino celeste,

che

si

ormai

aspettatis-

sime e divertenti discese e


segmenti
ciale
crollati

salite in equilibrio sui

del

ponte. Questo secondo uffi-

molto vecchio e
si rialza,

un po'

frollo.

Incespica,

ruzzola,

afferra le

mosche per non cadere.

Tutta
Il

la

nostra riva crepita di risate e pernacchi.


il

vecchio ufficiale ha

viso congestionato, ansa,


il

s'aggrappa, bestemmia in tedesco, perde


lino

pento-

che ruzzola celeste nell'acqua blu.


delle case di Flagonia,

L'ilarit

raddoppia nelle gallerie e anche


tetti

in piccionaia sui

dove donne e bambini applaudono e fischiano. Ogni atmosfera di guerra siamo veramente in un circo e scomparsa
:

questre.
Il

maggiore Paxis de Pakos guarda anche


suo collega e quando questo

lui
si

buffi esercizi del

297

L'ALCVA D'ACCIAIO
il

rimesso sul capo

pentolino celeste grondante, frerisata.


:

na

mala pena una


i

Tutti

soldati

urlano
!

Austria caput, Austria

caput
Il

Austria caput

maggiore ungherese ne convinto quanto noi,


suo viso assume un'aria umile e melliflua nella

il

l'indicarmi con

mano una
cette
fait l'Italie,

nostra motocicletta

Zer Tout ce
i

gutt...

Bonne,

machine!
rispondo
io

que

con

tutti

polmoni, est excellent!

Nous

autres Italiens nous

faisons la guerre et les machines

mieux que
la

les

autres! Aves-vous

compris?
sale,

La nostra
lata,

irritazione
le

con

notte

ge-

verso

prime

stelle

che ironiche derido-

no

la

leggendaria buona fede credenzona italiana.

Bestemmiando, bersaglieri e mitraglieri accendono fuochi sulle due rive, a destra e a sinistra degli ungheresi che accendono anch'essi dei fuocherelli timidi. Il freddo notturno aumenta. Un bersagliere, tendendo il pugno, grida
i
:

co, le

Se,

come

certo,

si tratta di

un semplice

truc-

sgozzo
il

io quelle

carogne!

Ma
nieri,

colonnello
:

De Ambrosis
toccati

ha dato ordini

severissimi

Non

saranno

ma

fatti

prigio-

appena saremo convinti


la vittoria

della loro malafede.

Ormai

certa, completa, assoluta.

cederemo loro
Nel cucinone
fra

al

Conmassimo un'abbondante dose di

calci nel sedere.

di un casolare mi corico nel fieno Volpe e Lattes. Al centro un grande fuoco.

F. T.

MARINETTI

298

con lingue smisurate e roteanti criniere di scintille. Lo circondano le corpulenze nere di bersaglieri e mitraglieri accoccolati, seduti o in piedi. Alcuni pietrificati dal sonno. Tortuosi sforzi di gam-

be gonfie

di

stanchezza che cercano

di

allungarsi.

Un
cia
si

bersagliere

dorme con
spalliera
il

la

testa fra le brac-

incrociate
sveglia

sulla

della

seggiola.

Non

bench

suo

polpaccio-gambale fumi
i

abbrustolito dalle
cotti.

fiamme e

suoi scarponi siano

Facce

di terracotta

sull'ardore della

vampa. Vesi

trificazione di occhi ebbri di fatica


nell'ai di l

che

tuffano

divino della pace prossima imminente.


ali

Facce rovesciate
facciano
vittoria.
il

'indietro

come

di

nuotatori che

morto

nella corrente felice, sicura della

Bosca entra Bisogna assolutamente


:

vegliare,

Marinetti!

Raccontaci una tua avventura originale,

ma

vera-

mente originale

Preferisco raccontarvi un'avventura del mio


Fiordalisi.

amico
forza.

Un
al

bel tipo, Fiordalisi!

Sempre

allegro.

Sottotenente effettivo, venuto della bassa


ricevuto

Ha

a Piava nel 1915 una palla che


collo e spaccato la mascella.
riore

primo passaggio dell'Isonzo gli ha attraversato il

Ha

sul labbro infegli

una grossa, tonda protuberanza che


lui,

per-

mette, dice
t le

di

baciar meglio le donne. In real-

bacia con la^sua ferita. Sensazione interessan-

te

per una donna patriota e sensuale. Quella biz-

299

L'ALCOVA D'ACCIAIO
gli

zarra protuberanza

serve a trasformare

la

sua
a-

bocca in una vera orchestra. Imita a meraviglia

nimaH,

insetti,

fucileria,

bombardamento.

Un

vero

numero da
di

caff concerto e
!

un ottimo declamatore
briganti e

parole in libert "Suo padre, colonnello dei carasi

binieri,

distinse nella lotta contro

specialmente contro Musolino. Forte razza avventurosa;

ma

il

figlio

supera

il

padre. Dai venti


il

ai

ventiquattro anni ha girato tutto


fratello,

mondo con suo


Rimase mezzo
terribile

facendo mille mestieri; dal decoratore in


al

cemento

dilettante
tre giorni a

questurino.

morto per

Odessa dopo una

bastonatura.

E'

un

accattabrighe

simpaticissimo.
sia

Anche un magnifico narratore. Peccato che non


qui
fa
:

ve

la

racconterebbe stupendamente
in

la

sua buf-

avventura

Russia!
di

Dunque

Fiordalisi era l'a-

mante fortunato

una

bella signora russa


di

che

lo ri-

ceveva ogni notte nella sua casa


recchi chilometri dalla citt.

campagna

a pa-

Una

strana casa di cam-

pagna, enorme, con innumerevoli camere e corridoi

pieni

di

mobili d'ogni specie e d'ogni


utilit

stile

senza ragione estetica, n


le

apparente. Date

continue

assenze

del
ci

marito

panciuto
le

u-

briacone,

Fiordalisi

passava anche
di

giornate

bighellonando e curiosando
spiegarsi perch

camera

in

camera,

perdendosi talvolta nel labirinto dei corridoi senza


i

numerosi amici che venivano a


si

trovare la signora

accalcassero

sempre

nella

camera da

letto,

unica camera abitata e dotata di

F. T.

MARINETTI
Una
notte,

300

illuminazione.

poco prima dell'alba vo:

cio e trambusto nel cortile

'.

Mon

mari!...

Mon

mari! grida

la signora,

cache-toi! vite!
Fiordalisi

nudo non trova


si

nella

camera che una


di

tenda troppo corta e


Il

nasconde dietro

essa.

marito entra sbuffando, spingendo avanti con


il

passi rapidi

suo gran ventre, come una prua,

apre un baule come per scegliere delle armi, discute violentemente colla moglie, la respinge con un pugno e si mette a frugare nella camera. Poi si ferma, sembra convinto, si sdraia in una poltrona e accende un sigaro. Fiordalisi sospeso sulla punta

dei piedi per nascondersi

meglio sotto

la

tenda troptutta la

po
in

corta, era

anche disposto a rimanere cos

notte. Disgraziatamente la

donna sapendo l'amante quella dura condizione e vedendo il marito sproper indurlo a mettersi a
discute,
letto.
Il

fondato in poltrona, comincia a seccare quest'ulti-

mo

marito

ri-

fiuta,

poi

d'

un

tratto

insospettito
si

rico-

mincia

a frugare.

Fiordalisi

scoperto

slancia

nel corridoio.

Terribile inseguimento
le

tragicomico

e pericoloso per
to di

stanze buie.

Il

marito era arma-

una vecchia scimitarra che completava ope-

rettisticamente lo strano palamidone imbottito che


gli

serviva di giacca e cappotto.

Ad

ogni svolta

Fiordalisi caccia contro la pancia dell'inseguitore

un mobile preso
li,

a caso

con

relativi ninnoli, cristal-

vasi e vasetti crollanti.

Corsa
al

di

ostacoli
la

con

frastuono infernale. Dietro

marito ansava

mo~

801

L'ALCVA D'ACCIAIO
con
pianti, singhiozzi

glie scarmigliata, in camicia,

e braccia in convulsione. Fiordalisi, per, ricorda

che quelle manifestazioni, pur nell'ansia della fuga


gli

apparivano strane, poco sincere, certo


la

affettate.

Ma
<(

scimitarra minaccia ed egli fugge, fugge con

salti acrobatici.

Avevo, dice

Fiordalisi,

una stanza

di van-

taggio.
((

Stamattina, inseguendo

gli austriaci,

ho pensato

che essi hanno una stanza


ta

di

vantaggio e mi venu-

in

mente l'avventura

di Fiordalisi.

Bisogna do-

mani

costringerli a saltare dalla finestra.

Fece cos

quando si vide perduto e cadde per fortuna su un pergolato. Era nudo, si scortic tutto il corpo e rimase quasi infilzato. Ma dopo un attimo, alz la testa e vide con sbalordimento alla fiFiordalisi

nestra

il

marito, che guardandolo con faccia rasse:

renata e gioviale sentenziava

Ces
du

amoureux sont de
tout
!

vrais sauvages

Pas

civiliss

De

vritable cannibales. Si je conils

tinue a

me

souler chaque soir,

finiront par

me

manger
Trov
e se
la

toute

ma femme! Ah!
si

ah!...

Fiordalisi

lasci scivolar gi dal pergolato.

in

una

stalla

un palamidone

del

genere

di

quello del marito, imbottito e sudicio

come

quello,

svign. Questa una storia simbolica, amici.


!

Accidenti ai ritardi

Appena

il

capitano torner, bi-

sogna subito saltare addosso


se la svignino

agli austriaci

prima che

come

Fiordalisi!

XXV

UN

ESERCITO IN TRAPPOLA

Il

capitano

Raby

tornato irritatissimo. Alla Di;

visione

non
e
il

si

parla affatto di .armistizio

ordine

di

continuare l'inseguimento senza tregua. Col tenente

Bosca

capitano,

gelatissima, cerchiamo

dell'Arzino

lume delle torce nell'acqua un guado praticabile. Il letto pieno di bombe a mano, migliaia e
al

migliaia buttate via dai reparti austriaci fuggenti.

Prima

di

spingere

le

blindate nell'acqua bisogna

fare una scarpata nella riva opposta che scoscesa.


Tutti all'opera con zappe e badili. Notte accanita,

ma

faticosissima

al

grata soltanto da

lume incerto delle torce, ralleuna gara esilarante di bestemmie


si

formidabili contro la slealt austriaca e la dabbenag-

gine italiana poich di giorno


fa

lavora meglio e

si

presto.
tesi

Ai primissimi pallori del cielo siamo


sulle

tutti

corde.
stira
le

Sentiamo
lunghe
tutti

che
braccia
gli

laggi
di

un

giorno

eletto

luce,

un giorno che incoroner


corrente

forte,
di

eroismi.

La
i

ma
reni

motori
e
le

moltiplicano

poderosi

colpi

ruote

non

si

in-

cagliano. Tutto procede con precisione miracolosa. Nell'uscire dall'acqua


la

sento piangere Zaz nella

blindata,

mi volto temendo che

povera bestiola

303

L'ALCVA D'ACCIAIO
inciampo e cado sul naso. La mia

si

slanci fuori,

mano ha

afferrato

una strana forma morbida e


il

vil-

losa che stupisce

mio

tatto.

La

stringo e rimet-

tendomi in piedi
Il

la

osservo.

sole

si

spacca all'orizzonte

come un uovo
con
-

di
di-

prestigiatore giapponese e subito la brezza


ta

agilissime ne fa scorrere fuori cento nastri di


-

seta rosei

rossi

verdi

viola

argentei

bian-

chissimi che salgono verso lo zenit impadiglionan-

do

il

paesaggio. La magia di quest'aurora mi preoc-

cupa.

Temo una
mani.

allucinazione dei miei occhi che


la

fissano attentamente
fra le

strana erba molliccia che

Ha un

colore quasi dorato.

Non

vegetale. E'

una cosa umana, quasi


le

viva.

ho un Orrore!

intera

Ho
pata

realmente dei capelli fra

mani.

Una
di

capigliatura di donna, strappata, certamente strap!

Questo

il

cuoio capelluto, un po'


!

cuoio

capelluto, insanguinato

na

Amici! Amici! Guardate l'infamia commessa

da quei bruti! Certo dei Croati! Nel fango della


riva vi deve essere
italiana
si

anche

la testa della
gli

povera doni

che ha pagato cos

sputi e

morsi coi
por-

quali

sar rifiutata alle voglie di

uno

di quei

ci! Soldati!

mitraglieri! e voi bersaglieri ciclisti!


!

Sia bandita per oggi ancora ogni bont umanitaria

Ogni capello strappato


ferocemente pagato
!

di

questa donna italiana sia


!

pagato
!

Avanti

in

macchi-

na, contro le carogne

Cara! cara! cara! Questa dolce parola

italiana

mi

sale

naturalmente

alle

labbra nel bere

il

respiro

F. T.

MARINETTI

SC4

amoroso della campagna riposseduta. Ebbrezza di godere sempre meglio il corpo dell'Italia, molleggiando sulle tarantelle
gli

strambotti
della
la

mottetti

cre-

scendo e

le

cadenze ampie

mia blindata semdella

pre pi musicale.
velocit col suo
solenti,

Godo

grande musica

intreccio

armonioso

di ritmi in-

dolci,

caparbi cocciuti infantili casti e lusla

suriosi

mentre assaporo con fame crescente

buo-

na marmellata che estraggo


ta

dal barattolo colla

pun-

del

mio pugnale.
ogni svolto della strada
ci assale

Ad

un vocio

di

popolo festante. Questo per pi violento dei precedenti. Inneggia all'Italia strepitando,

ma

vi scor-

go molte braccia
le

tese col

pugno chiuso verso quelgli

pattuglie austriache
la

che laggi sotto

alberi

bersagliano

mia blindatura d'una


Entriamo
nella

raffica tintin-

nante
della

di

pallottole.

vera

rivolta

Carnia che gi povera fu

tutta

derubata,

spogliata, dissanguata dagli austriaci in ritirata. Mille

sentimenti e sensazioni
nella

si

incrociano contempo-

raneamente

mia coscienza.
che sorpassano

Sono motivi

spirituali e materiali

nelle loro combinazioni ogni polifonia vagneriana, raggiungono un'eccezionale simultaneit futurista.

Sento simultaneamente
1

Gli arpeggi
La

delle pallottole sulla blindatura

sonante.
2.
lata,

gioia di assaporare

una buona marmel-

pescandola col pugnale nel barattolo.

305

L'ALCOVA D'ACCIAIO

3.
sta

4.

singhiozzi repressi che mi radiosa La che


I

strappa que-

Italia calpestata.

gioia della vittoria

dal

mio cuore

rimbalza negli occhi pieni di lagrime dei popo-

loro vocio d'amore fraterno che mio sangue. angosciato L'odio-vendetta che mia mano revolver. impugna* La strada che miei occhi d'automobilistudiano minutamente. motore che martella prerumori volante Menghini. mani gelo mie gambe inzuppate guado. La febbre assolutamente sportiva giun5.
I

lani

che

ci

salutano

al

passaggio.

tonfi

il

fa nel

6.

della

sinistra

il

7.

sta

8.

Tutti

del

ciso, felice.

9.

Il

nelle

di

10.

Il

delle

dal-

l'ultimo
11.

di

gere

prima degli

altri

italiani

e prima che
io,

gfli

austriaci se la svignino.

Record! Trasadis riceviamo, Bosca ed

l'ordine di

lanciarci soli alla

massima

velocit verso

Tolmezzo

prima che il ponte sul Tagliamento sia fatto saltare. La piazza di Alesso tutta ingombra di bersaglieri ciclisti.
iati

Sono uomini e
sfiniti

biciclette tutti sdra-

a terra affranti,

dalla corsa
i

sovramuburrascosi

scolare. Vorrei elogiare cantare


di
il

battiti

quei cuori giovanili, l'ansare di quei polmoni,


respiro di quelle bocche bruciate e nutrite di polil

vere e

sudore grondante

di

quelle facce

smaira.
Il

niose. Ci

guardano con

invidia,

quasi con

20

F. T.

MARINETTI

306

colonnello

De Ambrosis con
:

lo

sguardo malinco-

nico, e la voce dura ci grida

cit!

Una

sezione di blindate, soltanto, a tutta velo-

Vedo
gue
vranno

molti bersaglieri

ciclisti,

mordersi a sanla

le dita. la

Speravano

di

vincere

gara. Altri asi

preda, magnifica. Alcuni

alzano.

Un

tenente bersagliere parla concitatamente a


brosis.
I

De Amvedo
il

suoi occhi implorano, e mentre con ela-

stico colpo di reni la

mia blindata

riparie,

tenente bersaglire slanciarsi fra le biciclette e urlare


:

Primo plotone; con me, via! Tremenda festa di muscoli esasperati


primi minuti
i

dalla gioia

per l'ultimo sforzo degli sforzi


za umana. Durante
clisti
i

al di l di

ogni for-

bersaglieri ci-

a destra e a sinistra tengono testa alla

mia

velocit.

Ma

la

strada

si

precipita gi e la

vediamo
I

a 100 metri inerpicarsi polverosa nel sole.

ciclisti

sono diventati
aggredire

proiettili.

Debbono con
infatti

lo slancio di

una valanga acquistare


le salite.

nelle discese l'impeto per

Piombano

gi quasi

ri-

schizzando poi scopati su da quella riserva


cit. Tutti su... su... su... ci

di velo-

siamo! E

le

facce ro-

venti dei bersaglieri


sorsi
il

si

placano bevendo a larghi

vento inebriante della nuova discesa.


si

Divina strada che scende con molle arabesco,


tuffa nel verde, inoculandosi
!

Siamo

il

sangue tonante rivoluzionario e sporti-

307

L'ALCOVA D'ACCIAIO
d'Italia,

vo

che scorre scorre gi nelle


!

intricatissi-

me

arterie della

montagna Gamica Somplago! Somplago! grida Menghini. Co!

nosco quel paese

Menghini raggiante. Le sue mani al volante sono contratte dall'emozione. Fa attenzione, Menghini! C' benzina? Per carit, non possiamo pi permetterci delle fermate.

Via, via!

Entriamo
velocit.
Il

in

Somplago come una pugnalata

di

paesello

come

spento, chiuso inchia-

vardato dal terrore, e cacciato sotto delle coltri di


pericolo e di morte. Presto, presto, correre, correre
virare, scansare.

Quel carretto abbandonato! Quel


di ghiaia
!

pietrone

Quel cumulo
tutto
il

Gli ostacoli sono

innumerevoli. Agilit anguillesca della mia blindata

74 che sfiora
plico,

senza agganciare. Io prego, sup-

imploro
pi!

motore perch collabori senza

posa. Basterebbe un po' di grasso e un po' di pol-

vere

di

Ma
se
il

il

motore

fedele, pronto, obbe-

diente e la sua quarta velocit veramente alata,


aerea,

come

vento prestasse

alle

ruote

infiniti

trampolini imbottiti di nuvole. Le 4


sane, con gonfiezza utile,
toriale s' liberato
li

gomme sono

ma il loro ardore equaqua e l della tela che a brandelrumoreggia lugubremente contro i parafanghi.
i

Rumore minaccioso poich

brandelli delle

gom-

me

di dietro sbattono

e sbandierano

convulsiva-

mente. La mia 74 sembra una donna che corra nella sua vestaglia svolazzante.

F. T.

MARINETTI

808

Due uomini

gesticolanti sulla strada a 100 metri,

non si scansano. Rallentiamo. Sono due tenenti alpini, due


to e

di

quei numerosi

italiani sfuggiti alla cattura nella rotta di

Caporet-

che vissero nelle caverne


belve e

di

queste montagne

come

come

briganti in guerriglia.
Il

Presto! mi gridano.

ponte in piedi

ma

lo

faranno saltare fra pochi minuti! E' gi mina-

to!

Tolmezzo
il

ci

sono due battaglioni austriaci


risponde Menghini. Qui soi

che prendono

caff.

Lo berremo

noi

no

in casa mia,

conosco anche
di

ciottoli.

Come un

vincitore

circuiti,

magistralmente

Menghini prende le svolte pericolose senza rallentare. Le aggredisce con delle girate di volante audacissime, che si immensificano nel mio sogno

come
neti

quelle dei volantisti celesti nel guidare


alle

pia-

svolte

immense e

sfolgoranti

della

via

Lattea.

Non

ha forse l'ampiezza maestosa della Via


suoi meandri d'argento
vivo,

Lattea questo letto del Tagliamento che svolge davanti a noi


i

le

ramificazioni cerebrali dei suoi filoni azzurri-verdi?

Correre, correre, correre! Gioia


strada prolunga strapiombando a
sul letto piatto
di coricate e
i

di

correre

come

ragazzi su questo alto, spettacoloso balcone che la

50 m. d'altezza

immenso e
le

le

sue lunghe acque ver-

solchi caldi delle acque fuggite.

Occhieggiano

acque sonnolente e camminano

come

sogno placidamente, mentre l'ansia esaspera, accende morde le mie ruote assetate di poiin

309

L'ALCVA D'ACCIAIO
morde morde
di rabbia bruciante la

vere,

gomma
irti

arroventata, stringe strozza la collera dei gas


dal

desiderio.

La strada tortuosa
il

dinoccolata,

fa

2 o 3 moine
e
ci

coi suoi ventagli di polvere accecante

svela finalmente
:

ponte

di

Tolmezzo. Menin piedi

ghini urla, urla

Il

ponte in piedi
!

Il

ponte

Il

ponte

in piedi

Sembra quasi impazzito. Le sue mani scuotono ralbbiosamente il volante come per sradicarlo. L'afferro per
il

braccio,
!

Menghini
Il

rudemente Menghini Calmati


:

Non

perdere
Ti

la testa.

momento

grave.

Il

ponte minato. Bipossibile.

sogna traversarlo nel minor tempo


senti sicuro del

motore?
ponte che slancia eleganil

S,

signor tenente.
a 100 metri dal
le

Siamo
temente

sue arcate attraverso

fiume.

miei
fili

occhi distinguono perfettamente dei grovigli di

lungo
pitelli

il

parapetto

delle
la

botti

legate

sui
di

ca-

dei piloni.

Ma

grazia

italiana

quegli

archi,

che non possono tradire noi


di

italiani,

mi

riempie

ottimismo.

Con un

atto di fede potente

entriamo sul ponte. Menghini d tutta la benzina. Apro completamente l'occhio orizzontale di prua alzando la palpebra metallica. A destra, gi, nel
letto del
gi

fiume, fra

le

erbacce, dei cappottoni gri-

che fuggono.
II

meriggio

ci

soffia

in

faccia

cato e insieme

un

urlio delirante.

un vento infuoSono i nostri sol-

F. T.

MARINETTI
Carnia
scesi gi dal loro nascondiglio

310

dati di

mona

tano.

Lunghe barbacce,
Quasi
tutti

vestiti a brandelli, ceffi di

briganti.
loro,

armati.

Mi fermo

in

mezzo

e
il

a 50 metri al di l del ponte. Viva l'Italia! Signor tenente,

austriaci sotto quelle tettoie!

Ma

ci sono molti due reggimenti


.a

comando debbono
Se
fa presto
il

essere in

Amaro

quest'o-

ra.

li

raggiunger sulla strada.


fa

Intanto
gliatrice

mio sergente

funzionare una mitrale

di

cupola contro
poi

tettoie

in

fondo

al

prato a destra della strada. Gli austriaci rispondono

con qualche
il

fucilata

si

vedono fuggire verso


lei

greto del fiume.

Signor tenente, veniamo con

ad

Amaro!
di quelle

No, amici
Se
si

Alcuni vadano alla caccia


rivoltano io
li

canaglie.
Voialtri,

mitraglio da qui.
restate alla guardia

una ventina bastano,


si

del ponte.

Tutta Tolmezzo
finiti

svegliava. Gridio confuso, inI

richiami, porte sbattute.


e bambini.

balconi traboccano
si

di

donne

Sembra un popolo che

dis-

sotterra. Prati e praterie trasudano popolo.

Gli spavaldi e briganteschi soldati di Carnia im-

provvisano una violenta fucileria


steggiarmi.

al

cielo

per

fela

Le donne accarezzano, abbracciano mia 74. Sono accecate dalla gioia. Viva il nostro liberatore Viva il liberatore

di

Tolmezzo! Viva
to

l'Italia!

Veniamo con

lei

ad Amadet-

ro! Gli Austriaci sono partiti 2 ore fa!

Hanno

che

si

sarebbero trincerati ad Amaro!...

311

L'ALCVA D'ACCIAIO
pochi metri scoppia un tumulto inesplicabile
di

intorno a tre donne vestite

bianco.
le

Crollano
chia.

ai

miei piedi abbracciandomi

ginoc-

dire,

mo

ci salvi, ci salvi! Lei lo pu non siamo slave, non siamo austriache, siatriestine! Quante sofferenze! Tutto un anno
!

Signor tenente,

di torture

Non ho tempo
e mi apro
vorticosa.
la

da perdere. Salto in macchina

strada con la mia blindata nella folla

Largo, largo,

ci

lascino passare!

Una

vecchia caduta davanti a noi e Menghini

deve con scatto pronto virare per non arrotarli.


Poi via per
la

strada

minose forze concentrate

d'Amaro sotto del Monte


!

le alte,

volu-

Festa.
di

A un

chilometro piombiamo su una colonna

carreggio.

Gi Ghiandusso con me

Prendi due bombe


alla

e revolver. Tu, Locatelli,


trice
!

pronto

mitraglia-

Poi

di

corsa con Ghiandusso verso

il

sergente un-

gherese che segue l'ultimo carro.

tro!
Il

Tutti gi

Arrendetevi

Volta

cavalli

e indieuo-

sergente, esita un attimo poi cede. Tutti

gli

mini del carreggio sono disarmati.

la

Indietro! grido. Via! Troverete a


di prigionieri.
al

Tolmezzo
la

colonna

Faccio fiutare

sergente

il

mio revolver e

mia bomba a mano, poi

salto in blindata.

Ho

il

cor-

F. T.

MARINETTI
tutto

312

po quasi

fuori dallo sportello aperto,

il

re-

volver in pugno. La strada sale e scende. Le pri-

me

case di Amaro. Sorpresa

spara da un bosco alto sulla destra

una mitragliatrice Contro chi spa!

ra, quella mitragliatrice austriaca?

Non

austria-

ca.

Vedo correr
di

gi

gli

ormai famigliari nostri no:

madi

Carnia. Urlano

Amaro piena di austriaci, sono pi di quattromila Veniamo con voi Abbiamo una mitragliatrice sulla montagna. Ora la portano gi
1
! !

Sulla prima piazzetta la

mia blindata

si

ferma
pi,

presa da una

folla

irruente.

Non
di

si

muove

come una nave


le

stretta dai ghiacci.

L'immagine mi
crisantemi che

suggerita dalle

enormi masse
le braccia.

donne portano fra

Bocche squarciate

dalla ressa delle parole.


cretinite.
vesti,

Bocche che balbettano inMani che graffiano macchinalmente le mani alzate di vecchi che mi benedicono.
di folla gioiosa

Torrente

che

si

gonfia fra le casette

fragili. Sembrano beccheggiare le casette tanto pebalconi sovraccarichi di sano a prua e a poppa edera umana. Verso il Sole, punto matematico del problema
i

di

guerra

risolto,

salgono

le

spirali delle respirai

zioni sibilanti e della polvere dorata. Salgono

coni

dell'entusiasmo lanciati su
stri

steli

invisibili
le

dai

no-

cuori fontanieri.
i

Cozzano insieme
che
si

sfere vo-

lanti delle voci e


trie

triangoli dei gridi fra le

geome-

ubriache dei

tetti

sfasciano dalla gioia.

Un uomo

cinquantenne dal viso rossastro, baf-

318

L'ALCVA D'ACCIAIO
mi abbraccia per forza spiaccicandomi
rotta

futo

sulla

bocca un bacio che non riesco a scansare. Dice

con voce Ero

alla finestra...

quando ad un
le

tratto

ho

vi-

sto arrivare la sua

macchina

sulla strada.

Sono

ca-

duto in ginocchio, ho alzato

mani

al cielo

e ho

gridato: L'Italia qui! L'Italia qui, Dio cane!

Cammino
nella

a fianco della blindata


la

che avanza len-

tamente verso

piazza principale.

Ho

il

revolver

mano

sinistra; e la
di

mano

destra nel tasca-

pane pieno

bombe.

sci di

Grazie, grazie,

ma

fate largo,

largo!
fasci

Le donne non ascoltano e rovesciano

fa-

gi

crisantemi sulle ruote, sul motore.

Basta

basta

Questi sono

fiori di

morte. Og!

giorno di

vita.

Scansatevi, allontanatevi

Confusione indescrivibile, rimescolio di pentola bollente. A pugni apro un varco alla mia blindata che si ferma nella piazza centrale.

L, a quel primo piano hanno preparato la


degli ufficiali,

mensa
affaccia

mi dice un borghese. Vi si un maggiore ungherese, strepitando gi orpunta quella finestra, fuoco!


gring grang di vetri
rotti crollanti.

dini incomprensibili.

Ta

Locatelli,
ta ta ta ta

le!

Vieni con me, Ghiandusso! Guardami


tu,

le spal-

E Mi

Locatelli, fa fuoco contro quelle finestre.

slancio verso la porta dalla quale escono in


ufficiali.

tumulto molti

Gi

le

armi, arrendetevi!

F. T.

MARINETTI
primo,

314

Il

un tenente,
al

agile,

muscoloso,
Al

ma

pallidissimo. Gli strappo la baionetta-pugnale dalla


si

guaina che porta

fianco.

secondo che

avanza minaccioso scarico un tremendo pugno

nello stomaco.

Lo prendo per
la

il

colletto colla

ma-

no
la

sinistra,

mentre

mia destra strappa

la baio-

netta-pugnale che nel gesto dal basso in alto sfiora

sua bocca che trema. Potrebbero sgozzarci. Sia14 uomini con 6 mitragliatrici in

mo

mezzo

mila nemici con circa 50 mitragliatrici.


stre Autoblindate terrorizzano.
la

Ma
i

le

no-

Portiamo sul viso


nostri

schiacciante spavalderia della vittoria e

occhi sono degli invincibili proiettori di forze.

data va in fondo

mio compagno tenente Bosca con la sua blinal paese. Rimango solo fra il tumulto degli ufficiali che non vogliono lasciarsi diIl

sarmare. Il colonnello ungherese discute con un maggiore austriaco. Balzo fra di loro. Tolgo la baionetta-pugnale al maggiore e
nello.
il

revolver al colon-

Via

Rimangono
le

impietriti.

donne, per Dio!... Menghini, Locatelli,


fiori

Ghiandusso, cosa fate? Basta coi

e con le don-

ne!... Salis, gira intorno alla blindata, sorveglia le

gomme,
retta,

e scarta le
le

punta

donne !... Locatelli Gira la tordue mitragliatrici di cupoia verso


!

l'ingresso del paese! Ghiandusso, va su a quel pri-

mo
gi

piano, apri tutte le porte, fruga bene e caccia


tutti

gli ufficiali

che troverai!
camici.

Poi mi rivolgo

ai soldati

Su, disarmate quegli uomini!...

L# armi

a de-

315

L'ALCOVA D'ACCIAIO
uomini a
!

stra! Gli

sinistra!...

Se quelle carogne

si

muovono, sparate
Il

colonnello ungherese disarmato,


Atletico,

si

presenta a

me, con solennit.


baffi uncinanti.

sessantenne,

enonni

tevi

Prego, signor tenente... dove

il

vostro co-

lonnello?

Qui sono

io l'unico

comandante

italiano.

Non

fatemi perdere del tempo. Siete sconfitti. Arrende-

senza tante chiacchere. Siamo seguiti da grandi

forze che saranno qui fra pochi minuti. Altre blindate, cavalleria e bersaglieri ciclisti.

Prego, prego. Io credo che ora firmato ar-

mistizio.

Non

credo

alle

vostre parole. L'armistizio non


tutti

firmato.

Ho
il

l'ordine di farvi

prigionieri.

Interviene

maggiore, grassoccio, gesti melliflui,

fronte bassa, viso porcino.

Je vous monsieur lieutenent. Ne m'embetez pas! Vous tes des voleurs, des
prie,
le

canailles,
la

des cochons! Si

je

vous abandonnais

population de Amaro, vous seriez tous gorgs!


leurs avez tout vol!

Vous
gent,

on ne

fait

pas

la

Quand on n'a pas d'arguerre Vous avez compris?


!

Quand on
guerre
!

n'a pas d'argent,

on ne

fait

pas

la

Una donna mi
neticamente sulla

tira

per

la

giubba urlandomi frebacia


:

mano che

Coppli, Coppli! Signor Tenente, mi lasci

F. T.

MAR INETTI
!

316

uccidere quella canaglia del colonnello

stupratore

Mia

figlia,

mia

figlia

10 scarto la
nello
:

donna e
un

col dito nel

naso

al

colon-

Vous

tes

lche,

un

bandit,

vous

aussi,
et

monsieur
voler!

le

major! Vous ne savez que mentir

Vos faux parlementaires nous ont cout 30 bersaglieri Vite, finissez Tout le monde doit tre
!
!

dsarm, dans une demi-heure.

Ma

sento che nell 'allontanarsi col maggiore

il

co-

lonnello pronuncia la parola tlphone .

mo

Signor tenente, mi dice un borghese, ora

il

colonnello va su nella camera della gendarmeria


a telefonare a Stazione per la Carnia.

L a quel

pri-

piano.
Fatutto, prendi
il

sono

moschetto, baionetta inne-

stata. Sali

e taglia

il

telefono!

Fatutto sale per la scala di legno.


degli ufficiali

Ma

in alto vi
di

che discutono impedendogli

passare. In quattro balzi raggiungo Fatutto spin-

gendo
11

tutti

dentro a pugni.

colonnello col microfono all'orecchio mi volta

la

schiena seduto.

Lo
il

strappo indietro prendendolo


filo

alle spalle.
al

Te
iati

e consegno l'apparecchio borghese che mi aveva seguito.


lo regalo, via!

Rompo

E
vi

voialtri, tutti, gi, fuori!

In fondo alla

camera
o

sono due ungheresi sdramalati, vi farete curare

su due brande.

Anche

voi, veri

finti

ll'Ospedale di Tolmezzo!

817

L'ALCVA D'ACCIAIO
ridiscendo gi, spingendo davanti a

Quando

me

gli ufficiali austriaci, la

situazione in piazza peg-

giorata. Arruffio di gesti e troppe voci tedesche altisonanti.


vicoli

Ghiandusso che avevo sguinzagliato nei


dice
:

mi

Signor tenente, in fondo

al vicolo, in
il

un gran

cortile, pi di mille

uomini prendono

rancio.

Non

vogliono lasciarsi disarmare.

Vedremo. Menghini,
punta
in

vieni avanti colla


via.

macchiSupple-

na. Locatelli,

fondo a quella
in alto.

mento di fuoco. Tira Ta ta ta ta ta ta ta.

il

Basta

Basta

Voialtri continuate a disarmare,

presto!

Armi

a destra, uomini a sinistra! Dell'or-

dine, per Dio,

dell'orrrdine! Ghiandusso,

prendi

tascapane coi petardi, e vieni.


In fondo alla viuzza sporgendoci su

ciolo basso,
cortile
alle

vedo a venti metri

sotto, in

un muricun immenso

un migliaio

di bosniaci.

Confusione intorno
ordini incompren-

marmitte. Grida di
Alcuni caricano
:

ufficiali,
fucili. Io

sibili.

grido con voce to-

nante

di

Arrendetevi!

Silenzio. Centinaia di facce attonite che

dano. Pochi alzano

me

mi guarGhiandusso dietro scaraventa una bomba nel mezzo del corle braccia.

tile.

Sgraa

graaang.

Una
cia si

feriti, nessun morto, tutte le bracsono alzate con un lungo ruggito di belva.

ventina di

F. T.

MARINETTI
Aprite
la porta,

818

e fuori

tutti

soldati camici

accorrono per questo nuovo


di

di-

sarmo.
voltare.

Ma un

colpo

revolver vicinissimo mi fa

lo

Ghiandusso ha sparato nella- spalla che non voleva mollare le briglie

del colonneldei suoi

magnifici cavalli. Meravigliosa razza di


nimali

due quei due a-

da guerra che scalpitano orgogliosamente


di

cercando
Davanti

strappare

le

briglie

dalle

mani

di

Ghiandusso.

Bosca mi dice Non possiamo fermarci. Bisogna giungere


alle scuole,
:

al

pi presto a Stazione per la

Gamia.
due blindate
di

Giungono

a tutta velocit le

Vol-

pe e Sacco. Da un prato basso salgono vociando uomini disarmati.

Praga

Praga

Boemia
si

libera

Austria caput

Viva

l'Italia!

In segno di devozione
i

strappano dal berretto

due bottoni
Fuori di
e
le

di

metallo e lo
la

Amaro

strada corre

stemma imperiale. dominando prai

ti

boscaglie che costeggiano

il

torrente Fella.

Siamo 4
giunge
il

blindate lanciate a tutta velocit. Ci rag-

capitano

Raby ohe
si

nella sua

vetturetta

scoperta e senza blindatura


squadriglia.

mette

alla testa della

Appare spavaldamente intrepido e

stra-

fottente accanto al

sulle ginocchia

suo volantista. Tiene fra le mani, una gabbia di colombi viaggiatori.


2

Davanti a noi,

'un chilometro,

il

ponte

di Sta-

zione per la Carnia. E' certamente minato

ma

ce

319

L'ALCOVA D'ACCIAIO
dell'altra riva par-

ne infischiamo. Dalle boscaglie


tono dei colpi
di fucileria, sparsi,

poi pi

fitti.

Una,
pon-

due
te
la

mitragliatrici ci bersagliano.

Entriamo
Si

sul

distanziandoci. Davanti alle case di Stazione per

Carnia sbuffano due locomotive.

scorgono due
il

treni interminabili,

sovraccarichi. Tutto

bottino

carnico di una armata di ladri.

Una

gioia acuta ci

trafigge le carni, le lacera, quasi vorrebbe sventolare


i

brandelli della nostra carne patetica. Alt sul


le

ponte. Puntiamo
le

nostre mitragliatrici gi contro

boscaglie che nascondono le mitragliatrici au-

striache.

Ta ta ta ta ta giaaaa ta ta ta ta ta giaaaa. Sono bosniaci cocciuti non ancora convinti dell'irrimediabile sconfitta.

Spariamo avanzando
due locomotive
si

lenta-

mente.
in

Ad un

tratto le

mettono

moto.

Ta

ta ta ta ta

giaaaaa

giaaa giaaaa giaaaaa giaaaaaa

Ridono
vedere
le
i

gli

echi della valle.

Ridono, ridono
le ruote.

al

piccoli macchinisti neri precipitarsi gi dal-

due locomotive e nascondersi sotto

Quando sbocchiamo
di

fuori dal ponte fra le case


il

Stazione per

la

Carnia,

lato destro delle nostre

blindate
tole

suona sotto una rude


E'

raffica

di

pallot-

strimpellanti.

una mitragliatrice austriaca

vicinissima, nascosta fra le erbacce.

Le nostre
il

ri-

spondono ferocemente tempestando

greto.

Ta

ta ta ta ta

ta ta ta ta ta

ta ta ta ta ta

Giaaaa

giaaaaa

giaaaaaa

F. T.

MARINETTI

320

Ridono, ridono, giocano, strillano e beffeggiano


gli
il

echi della valle in coro. Ridono di gioia sotto

sole, cerchio radioso

che

le

nuvole bambine fan-

no correre a

colpi di raggi nelle liete praterie az-

zurre del cielo.

Ta

ta ta ta ta

ta ta ta ta ta

ta ta ta ta ta ta

Giaaa

giaaaaa
gli

giaaaaaaaa
tutti

Ridono

echi della valle nel vederci

scen-

dere dalla blindata e correre

come

ragazzi pren-

dendo a calci, a pugni, a schiaffi i bosniaci, beche non vogliono mollare le loro mitragliatrici. Si arrendono come cani ringhiosi o meglio
stioni

come

professori passatisti idioti che cedono a


i

ma-

lincuore

vecchi dizionari
i

della

gloria

austriaca

tramontata sotto

nostri calci futuristi.

Davanti a
si

me

sulla strada la vetturetta di


:

Raby

ferma.

Il

capitano, dritto in piedi

Arrendetevi!

Si sente

un vasto

profondo scalpiccio. La mia

blindata corre per venti metri e posso contemplare


la testa del

grande Corpo d'Armata che s'avanza


piedi, funerei,

lentamente verso di noi.

Precedono a
i

generali di brigata,

colonnelli e

maggiori. Unico spavaldo un colon-

nello grassoccio,
testa alta.

mani sui fianchi, gomiti in fuori, Ondeggia sopra, avviluppante, l'immendi

so puzzo nauseoso acido e dolciastro degli eserciti


austriaci.

Puzzo

fogna, stiva, iodio, sudiciume,

orina fermentata, latrine, becchi, e serraglio.


in piedi grida
:

Raby

321

L'ALCVA D'ACCIAIO
Siete
gli
tutti

Ma

prigionieri!
austriaci e ungheresi

ufficiali

discutono

fra di loro

animatamente. Corriamo col revolver in


le capitarne,

pugno.

Monsieur

dice

un generale

alto,

secco, magro, dal viso pallidissimo solcato da


lente lagrime.

due

Nous avons

le droit

de passer et de
L'Armistice

continuer
est sign.

la

route vers Chiusaforte.

L'armistice n'est pas sign! risponde Raby con voce dura. Rendez-vous avec toutes vos troupes! Vos deux trains ne partiront pas! Pardon, monsieur le capitaine, il faut que je

demande des ordres au commandant de notre corps


d'arme.

le

Quelle chance! grida Raby.


le

sonnier aussi
Intanto
la

Nous ferons priCommandant de Corps d'Arme


!

colonna giallo-verdastra puzzolente del-

truppe austriache appoggiava sulla sinistra della

strada per lasciar passare una automobile piena di


ufficiali.

Fra questi,

il

generale comandante del


e panciuto.

Corpo d'Armata, muscoloso


febbrili t di

La

faccia

tonda naturalmente olivastra era terrea, con una


palpebre e d'occhi un po' smarriti che
crollo di

rivelavano

il

un'anima

militare.
il

Ho
di

l'ordine, signor generale, dice

capitano

Raby,

fermare qui

il

vostro corpo
dato

d'armata.
i

Siete tutti prigionieri.


dini voi verrete

Quando avr
in questa

miei oral

con

me

automobile

co-

mando
21

della

prima Divisione

di Cavalleria.

F. T.

MARINETTI

322

Venivano intanto dalla strada di Chiusaforte, in bande fitte, i prigionieri italiani che si erano liberati quando l'annunzio del crollo del Grappa aveva segnato il primo sgretolarsi dell'impero. Uno
di questi prigionieri pi affranto degli altri oscilla

tragicamente a tre passi da me poi si abbatte sul naso 'svenuto dalla stanchezza e dalla fame. Menghini si slancia e inginocchiato scuote quel povero

corpo svenuto urlando Guardate! Guardate come hanno conciato


:

nostri fratelli! Ecco!

Ecco cosa hanno

fatto della

carne nostra

Si alza furente; poi

come preso

dal delirio, tensi

dendo

pugni

ai

prigionieri austriaci

scaglia e

percuote nella faccia un maggiore austriaco. Questo

non comprende, bestemmia, vuole difendersi, ma Menghini lo atterra mordendogli le braccia. Il groviglio rotea, strilla, contro la blindata dove la mia
Zaz abbaia impaurita. Sopraggiungono
piumati.
i

primi ber-

saglieri ciclisti a tutta velocit abitando gli elmetti

Scompiglio e marea fragorosa. Gli austriaci


cento linque diverse

si

sparpagliano. Zuffe, corpi che rotolano. Cacofonia


di
:

italiana, tedesca, slovena,

boema, russa, ungherese, ecc. Mi slancio col revolver in pugno fra quell '.abbaiare di cani e riesco a fermare i nostri mitraglieri e bersaglieri inferociti. Un motociclista infila come un proiettile il ponte e si ferma in mezzo a noi gridando La Viribus Unitis saltata!
:

323

L'ALCVA D'ACCIAIO
di

Scoppio

urr frenetici.

Il

mio cuore

si

rifiuta

di accogliere

questa gioia massacrante.

Non

pre-

parato a questo galoppo furente

di notizie giganti.

Faticosamente, dolorosamente,

il

mio cuore

ingoia

godendo ma

sofff rendo

come una

gola lacerata.

Sento gonfiarsi nel cielo un altro blocco di Felicit sovrumana. Blocco rotolante che precipita gi sui
declivi

delle nuvole

per colpirmi

in

pieno petto.

Ha un rumore
allegro, allegro.

battente

come
il

di mitragliatrice,

Non

ta ta

tata micidiale,

ma ma
il

top top top top delle grandi ispirate velocit. E' una

seconda motocicletta. La guida un sergente bersagliere,

che

rallenta,
gli

agitando col braccio sinistro

il

suo fez rosso, siasmo


:

occhi schizzati fuori dall'entu-

Un

nostri

sono

entrati a Trieste e a

Trento

impeto selvaggio mi scuote. Mi slancio, lo

afferro pel braccio, e lo tengo fermo. Si ribella,

quasi cade.
cletta.

Cado
ti

quasi con lui e

la

sua motoci-

tizia
!

Se menti,

brucio

le cervella

gli

urlo.

Dimla

mi! Spiegami! Giurami! Che vera, sicura,

no-

Lo

giuro,

me
!

lo

ha ripetuto

tre volte

il

gene-

rale in persona

Giura! Giuro. Su tua madre! Su mia madre. Aaaah! aaaaah!

F. T.

MARINETTI
colle

324

Mi comprimo
gonfia,
si

due mani

il

cuore che

si

gonfia dilatando, spaccando, le sue pareti

che sono ora quelle enormi montagne, mentre la mia bocca spalancata beve, con trionfale volutt
lo

smisurato fetore dei prigionieri austriaci,

tutta

l'infinita
fitto.

anima fetente dell'impero nemico sconferoce, violento, aggressivo

Ho
ma
i

uno strano viso

miei occhi sono pieni di lagrime di gioia.


sfinite
di

povere contadine

Le fame stanchezza che


lungo
il

s'avanzano piegate sotto

la gerla

treno piefino

no
al

del loro bestiame rubato,

mi commuovono
le

singhiozzo e insieme arricchiscono

mie mani
sul pa-

di artigli vendicativi.

Vorrei baciare sul viso quelle

povere vecchie

italiane e poi

stemperarmi

ne

le

lagrime dei generale austriaco vinto. Primitisel-

vit

stramba del mio temperamento vergine,

vaggio, schietto, elastico, pieno di barbarie crudele

e di profonda umanit civilizzata. Temperamento

che s'avventa, colpisce


na
tutto,

ma

subito

comprende perdo-

con

alta

bont indulgente e serena.

XXVI.

PAGIOLIN,

COLOMBO VIAGGIATORE
A
sinistra si accatastava-

Il

disarmo incominci.
i

no

fucili,

a destra le mitragliatrici.

Nel centro

prigionieri austriaci abbrutiti,

dondolanti nei loro

cappottoni giallo-sporchi procedevano ordinandosi


fra la

spavalda e muscolosa giocondit dei bersa-

glieri ciclisti.
I

prigionieri istintivamente ricercavano la


i

loro

antica disciplina, aspettando


ciali

comandi

dei loro uffi-

che

vinti

conservavano ancora
la

tutta la loro au-

torit tanto

era ferrea

compagine

del potente e-

sercito

che avevamo sfasciato.


gli

Subito
urli le
il

ufficiali

austriaci trasmisero coi loro

aspri di sciacalli l'ordine d'incanalarsi lungo

nostre automitragliatrici blindate e di infilare

ponte sul Fella per Amaro-Tolmezzo.

Ma

so-

praggiungevano continuamente incontro a loro bersaglieri ciclisti a tutta velocit. Si

vedevano girare
noi,

laggi sulla strada curva correndo verso di


e
altri,

altri

ancora, lanciati

come

frecce alate di

penne
minuto

di

gallo.

La colonna dovette
:

fermarsi.

Un

di

confusione

poi tre bersaglieri, abbando-

nando
scoli

le biciclette,

saltarono in sella su dei ca-

valli catturati,

potenti bestie tutte ad archi di

mu-

scattanti,

e domandoli fra le forti ginocchia

F. T.

MARINETTI
la testa
Il

326

presero

il

comando

della

prima colonna

marciante.

primo, un siciliano dal viso rossastro


scugnizzo con occhiacci neri sotto
il

polveroso

di

fez rosso moschetto

ad armacollo. Sul suo grande


:

cavallo bestemmiava

Accidenti
!

Cavallo irlandese
si-

e ungherese
ciliani
!

io

non so

Ma

miei muscoli sono

di Gamia comani nostri soldati nomadi davano colonne di prigionieri. Erano laceri e sporchi, ma tutti montavano senza sella cavalli stupendi.

Anche

Uno
sta e

aveva una specie

di

turbante azzurro in

te-

un grosso zaino da

turista sulla schiena.

Semle

brava un generale turco. Sul fianco della strada


nostre blindate dominavano con
gliatrici
le

loro 18 mitrasi

puntate tutta

la

divisione austriaca che

avanzava.

Sss

sss

lento

monotono

stropicco

di

piedi stanchi. Zin zin tric gring zin di fucili che

cadevano
na!

sulla catasta. Fetente, vattenne,


te

cammi-

cauci

faccio

cammina, porcaccione!
al

Cinquanta metri pi gi davanti


nelle

Municipio
del

due automobili del


prigionieri

comandante
immobili

Corpo
gli

d'Armata austriaco e
ufficiali

del suo Stato Maggiore,

seduti

guardavano
i

miei con occhi che certo non vedevano. Intorno, mitraglieri con moschetto e baionetta innestata montavano la guardia con facce ingenue di bambini intorno

Vuole che

ad una enorme
in

torta natalizia.

le faccia la

barba? mi domanda
inagrissimo e

un prigioniero
baffuto.

italiano,

bruno,

327

L'ALCOVA D'ACCIAIO
S,

ma

tutta

velocit!

Sar servito. Sono napoletano, e primo par-

rucchiere.

In
egli

Sono anarchico, ma amo


tagliarmi
!

l'Italia.

Non

la

faccia,

perch sono pi

rivoluzionario di te

un attimo, miracolosamente,
boccetta

la

cassetta che

portava sulle spalle partor sapone, pennello,

salviette e

da profumo.
constatai

Seduto su una
l'arte

mitragliatrice

austriaca,

delicatis-

sima di quella

mano

italiana.

poli!

Che salone

originale!

disse

il

barbiere;

decorato a destra e a sinistra

con montagne azil

zurre e ha un plafone che sembra

cielo di

Na-

Quando ebbe
role
:

finito,

lo

salutai

con queste pa-

Ora
soiate
via

che da barbieri
la

futuristi

abbiamo

rati

testa
il

all'impero

austro-ungarico,
la

potrai permettere

lusso di fare

barba anarchi-

camente

agli

italiani.

Contropelo? contropelo.
S,
il
!

Non

dimenticare

per

di

sciacquar loro
fo di Napoli
Il

viso con l'acqua melodiosa del gol-

capitano Raby, che distribuisce ordini a de-

mi chiama. Siamo noi! Siamo noi che abbiamo catturato l'intero Corpo d'Armata! E' una gloria nostra! E la gloria dell'ottava squastra e a sinistra,

Marinetti! Marinetti!

F. T.

MARINETTI
!

328

driglia
al

Vieni, vieni, ora

mando

il

colombigrammi

Comando Supremo!. Seguiamo per alcuni metri il binario lungo il treno. Cataste di cucine da campo, mitragliatrici,
fucili,

stracci,

paglia,
e l

sterco,

carogne di

cavalli.

Nel fetore qua

come

cani randagi, delle monta-

nare con gerla,


rose.
I

sacchi e lanterne.

qui a frotte per riprendere la loro roba.

Ma

si

fanno audaci.

Il

Sono venute Sono pauloro numero aumenta.

vagoni saccheggiati, sventrati, bollono confusi-

mente perdendo le budella. Entro con Raby in un vicoletto. Fra due casupole troviamo la vetturetta. Sul sedile, una gabbia
di

legno bianco contiene

quattro colombi viag-

giatori,
Il

che tubano.

sole tiepido di questo pomeriggio alleggerito


i

da una brezza indolente e soddisfatta inebria


quattro colombi. Due, candidi.

Uno

col collo sfu-

mato azzurro-viola. Il quarto brizzolato. Ma tutti avevano il caratteristico soprabecco bianco imbottito

dei colombi viaggiatori.

Vuruvuru curru guruu guruu guruu. sottilissimi profumi muschiati e il gorgoglio di quel ruscello, ma non si illudevano. Sapevano certo di essere lontani dalla
Certo godevano
i

bella

colombaia

di

Abano con

le

sue ampie scoi

delle piene di miglio e granoturco e


le

cestini per

covate, elegantemente sospesi e bene spaziati.


terra diversa, rude e selvaggia e

Questa una rimbombante di

fragori pi fcrti che le tempeste

329

L'ALCOVA D'ACCIAIO
Alzarono
tutti

del cielo.

e quattro

il

becco guardanca-

doci con

gli occhietti

umani

cerchiati di rosa.
tutti
si

pito.!

Raby, sono pronti! Guarda, hanno

Vogliono

tutti

essere

scelti.

Quello

chia-

ma
gli

Bianchetto. Quello Lulu. Ecco Pagiolin! ScePagiolin! E'


il

pi forte,

il

pi intelligente.

Pagiolin si lasci prendere, felice, con un vuruuuuu vuruuuuu vuruuuuu melodiosissimo, di mano bagnata che freghi un giunco. Tre battevano la testa contro il legno della gabbia con furia invidiosa. Ma Pagiolin era veramente degno della nostra scelta.

Coricato nella
snello,

mano

aperta

di

Raby,

bianco,

vivacissimo, ringraziava coi dolci occhietti


cerchiati di rosa e offriva

umani

con languore fem-

minile quasi impudico le zampette rossicce semivestite di soffici calzoncini di

piume.

Un
cola e
petta

numero 11 matrinumero 22 colombaia brillava sulla zamsinistra. Lo presi nelle due mani anch'io, e
dischetto d'alluminio
il

col

una tenerezza
ritmo rapido
cello

acuta,

dolce,

amara,

rm*

portava

quasi le lacrime agli occhi nel sentire battere con

quel piccolissimo cuore di bell'ucle

veneto gi ebbro di portare per

vie del

cielo la

grande parola Vittoria.


scrisse su

Raby

un

foglietto

Truppe

celeri,

Stazione per la Carna, 8 squa-

driglia autoblindate

mato

e catturato

hanno occupato stazione. Ferdue treni, truppe e comando 34'

F. T.

MARINETTI

330

divisione austriaca.

Immenso

bottino e

coman-

dante Corpo

d'Armata austriaco prigioniero.


Capitano Raby
.

Il

capitano

introdusse

il

piccolo
di

foglio

in

un
due

mezzo centimetro introdusse il tubetto in un


tubetto di

diametro, lo chiuse

altro

munito
si

di

branchette
le

di

alluminio. Pagiolin

lascia
la

torcere

due branchette che ecco stringono

sua zam-

petta destra.

ali.

Guarda... mi dice Raby,

muscoli

forti delle
Il

Con

qualsiasi vento,
il

60

chilometri all'ora!

dischetto bilancia bene

peso del tubetto!

Facciamo largo intorno a Raby che con forza slancia in alto il colombo. Viva Pagioliiiin! Addio Pagioliiiin! Ma Pagiolin non s'innalza molto. D qualche colpo d'ala e si posa sopra un letto. Bianco, sal-

tella

sulle tegole rosse girando la testa.

Momento

d'ansia, doloroso.

gli

Cosa fai, Pagiolin? Cosa fai? Cosa fai? soldati con applausi, saluti consiAccorrono
i

gli...

Pagiolin leva

il

becco

al cielo.

Dieci secondi

sono

bastati a fiutare le correnti aeree.


si

Con uno

slancio improvviso
te.

proietta in alto obliquamen-

Sale,

sale,

sale,

piccolissimo arruffio bianco,

Ora si libra a picco sul Amaro, scompare. Ma un altro invisibile colombo viaggiatore che batteva le ali nella gabbia del mio torace l'ha sefiocco di neve nell'azzurro.

torrente Fella. Punta su

831

L'ALCVA D'ACCIAIO
velocit.

guito con eguale

Ora

vola con

lui

fra

due grandi

cirri

bianchi

accecanti.

Pagiolin

ama

le

nuvole.

Hanno un

insidioso

non monotono odi

dore d'acqua schiava. Tutte quelle gocce condensate lo

bagnano pericolosamente.
ali,

Teme

appe-

santire le proprie
gli

e non ha sete. Le nuvole


brutta
la

ricordano

quella

macchina moto-aracolombaia
di

trice

che

gli

appesta spesso

Abano
\

coi suoi sbuffi di

vapore acqueo...
i

Senza contare

maledetti scherzi che fanno

raggi del sole nelle matasse delle nuvole!

Sembra-

no forbicioni d'oro,
niere che tagliano
i

brutti

come
il

quelli del giardi-

bei rami d'acacia fiorita sulla

colombaia! Ogni volta che

giardiniere s'avvicila

nava con quel brutto ordigno


Vluruuum...

bella

Vluruuum
al

s'immalinconiva non tubava pi. Pagiolin pensa a

Tra

due ore! due ore e mezzo


piccoli, piccoli,

massimo, quanti baci


togliersi

minuti, mi-

nuti e quanti smorfiosi strofinamenti di collo per

l'un

l'altro

amorosamente

gl'insettucci!

E quante
tare
!

ciarle!
gli

Trionfo! Pagiolin potr raccon-

Tutti

amici della colombaia a becco aperto


le

dimenticheranno
quei

voluminooose,

voluttuooose,

vorticoocse gare del loooro tubare.


nigli,
vili

Anche
a

co-

imboscati col

loro culo
le foglie

molla

di lepri

degenerate, abbasseranno

candide

dei loro orecchi

tremando e ammirando.
i

Ma
tuffa

Pagiolin accelerando
nell'ultimo

suoi colpi d'ala


filigranato

si

globo

d'argento

del

cirro.

Non

finisce mai,

per Dio!... Gioia! Gioia!

F. T.

MARINETTI
le-

Finalmente pu patinare col petto sull'azzurro


vigato, invitante,

Pi nulla intorno. Pu respirare


il

e godere. Pagiolin punta

suo volo contro

il

Sole,

favoloso colombo di fuoco, dal becco aperto neldelle sue smisurate penne rammenta Krukr, colombo dell'equatore che aveva pure le penne a spirali, ma bianche. Mor un anno fa in colombaia il povero amico Pa-

l'arruffio

splendido

d'oro. Gli

bene e l'inverno molte volte aveva lisciato e riscaldato col becco le povere penne freddolose. Nella luce sembravano d'argento.
giolin gli voleva
Il

Sole per un colombo

enorme

spiraliche d'oro potrebbero covare

penne una montagna


le cui
!

Come
salire,

risplendono, lunghe, lunghe! Bisogna salire,


salire

ancora! Voglio vederle bene, vicino,

sempre pi vicino! Per sentire il loro rumore! Devono fare un delizioso rumore d'acqua
vicino,
nell' accarezzare

quel nuvolone a destra.

Oh! che

brutto nuvolone!

Sembra

il

fantoccio di stoppa di
!

Peppino

il

figlio del giardiniere

Voler ancor pi su.


ali? Rabbia!

Ma

cosa hanno mai


le
ali.

le

Ho

troppo caldo sotto

mie Sono

tutto bagnato. Su, su con forza! Ecco! Ecco il suono che volevo udire! E' il sole che tuba. Che piacere sentirlo Le sue lunghe penne spandono ora una dolcissima volutt mescolata di rumori serici
!

e liquidi che grondano l'uno sull'altro e


ciano con mille spasimi acuti.

si

intrec-

Oh! me ne

intendo,
il

me ne

intendo,

grida

Pagiolin; io chs sono

miglior cantore della co-

333

L'ALCVA D'ACCIAIO

lombaia. Col mio canto ho innamorato di


bella

me

la

Vluruuum. Che ridere! Bianchetto e Lul non sanno cantare come me... Lo ha detto la moglie del colonnello,

quella bella signora vestita di

colori

rumori

frusciarti.

E'

vestita

anche
il

lei

di

penne,

ma
seta,
alla

morbide,
velluto,

morbide che
pelliccia...

giardiniere
in-

chiama
torno

Nel muoversi
le

colombaia
:

la

signora batteva
Pagiolin,

mani
il

con

gioia dicendo
!

Pagiolin,

tu sei

primo cantore

e mi regal un miglio speciale

La sua veste di seta e velluto cantava come me e come il Sole. Il Sole per tuba pi forte di noi!
Nell'entusiasmo Pagiolin raddoppi
celere delle sue
ali,
il

battito gi

entrando nella polifonia solare.


i

Strimpellavano con gesti immensamente circolari


Venti sui mille raggi del Sole
incendiate dal lirismo.

come su corde
il

tese

Certo

la vittoria

aveva commosso
di
i

Sole

Il

Sole,

grande occhio attento


lunghe sue corde tese
ciate nel cielo.
lo

arpeggiatore seguiva sulle

galoppanti accordi

mali-

ziosi pizzicati e le molli


Il

frange

di vibrazioni

sboc-

Sole

si

moltiplicava nell'ampio ciesi

orchestrale. Volubilmente
tortili

innalzavano delle

nuvole,

fondi nei
i

come canne d'organo e mantici proquali il Sole comprimeva a forza di pedale


soffii

Venti globulosi. Questi diventavano


e

melo-

dici

salivano

salivano

ad inaffiar di fantasia

le infinite orecchie attente, invisibili, delle invisibili


stelle.
Il

calore dei suoni era tale che le nuvolose


al

canne d'organo s'incendiavano

passaggio d'ogni

F. T.

MARINETTI
l

334

nota fondendosi qua e

per eccessiva ebriet. Sodi

praggiunsero volando sciami


snelle piene di
trilli
,

nuvolette rosse,

rimbalzelli, giuochi, scherzi,

schianti di cristalli coralli trallalera traila la,

come

aeree serenate

di

chitarre,

mandolini e spumanti

bottiglie trallalera traila l.

Milioni di bottiglie del pi spumante Asti sonoro

schizzavano, decapitate

ma

allegrissime sulla tavola

imbandita del
raggi,

cielo,

fra le

ondate orchestrali dei cuore

lunghi archetti d'oro che spremevano gi

nelle

profonde cavate
Dio.

il

terrificante

dolcissi-

mo

di

Dio! Dio! Dio! Dio! gridava Pagiolin. Dio


!

luce

Dio musica

Dio profumo
le folgori

Sono

a mille

metri a picco su quella vasta ferita terrestre. Cosa


mai ?

Cosa

mai ? Certo
!

hanno squar!

ciato cos la terra


il

fulmini nemici del Sole

Sole oggi stravince. Sono l'amico del Sole!

Ma Ma

pi in alto del Sole c' Dio, ed io voglio navigare


nel

suo respiro sublime!


allegria pazza

Con

due

volte,

tre volte,

quattro

volte Pagiolin capriol

abbandonando le ali come un nuotatore nell'onda e nella schiuma del canto. Poi gi a capo fitto nel suono pi denso. Le sue
ali

sfioravano

le

lunghe corde d'oro tese dai raggi.

gi

solari/Ruzzol
gli

Era troppo ebbro


'

il

su-

dore

scorreva sugli attacchi delle

ali.

Come

mai ho dimenticato

la

mia santa mis-

sione?

Mezz'ora perduta!

Impenitente

bambino
il

che sono!

Ma

il

tubetto ben saldo e anche

di-

835

L'ALCOVA D'ACCIAIO
Gi! Gi! Bisogna scendere, scendere.

chetto.

Che

fresco!

Che

fresco!

Per alcuni minuti Pagiolin segu una impetuosa corrente gelatissima, che con ritmo uguale lo trascinava. Ora rideva della sua paura di poc'anzi. Ad ali aperte filava con crescente velocit cercando
a destra e a sinistra col becco la decifrabile variet
degli odori.
.

Questo odor

di

menta selvaggia. Questo


di resina.

il

timo asprigno.
porito,

Oh! che buon odore

Sa-

questo viluppo di moscerini agonizzanti!


rinfrancarsi lo stomaco,

Mangiamo. Bisogna pur


in

viaggio.

Ad un
neggia,

tratto la corrente gelata

modific

il

suo

ritmo equilibrato!

Ora tumultua, schizza, ciclospalanca dei buchi come botole traditrici.

Pagiolin riprende a volare con tutta la forza delle

sue

ali.

Sente una pressione contraria. Vento duro

a scatti

che

lo soffoca.
!

Deve

pi volte chiudere

il

becco. Accidenti
te

Ho

perduto quel branco volan-

di

moscerini saporitissimi!.

La corrente contraria che s'insinua nell'immensa

corrente gelata che egli segue lo assale con


odori
salati,

tanti

diversi

per forma e intensit.

Ovuli giranti

di

odori amarissimi.
di iodio.

Un

odore oirto di

blungo e trasparente

Un

gomitolo

ammoniaca.

Un

blocco massiccio di bromo.

E mi-

liardi di aghi di sale luccicante e

buoni da ingoiare.
del

La salubre spruzzaglia
alla foce del

delle

onde

mare, laggi,

Tagliamento.

F. T.

MARINETTI

336

Pagiolin non esita pi.

destra,

a destra,

con

raddoppiata frenesia

di ali,

vince rimbalzato, rim-

balzante, vince travolto e resistente, la grande cor-

rente gelata. Questa decresce sugli

orli,

cede, cede.

Pagiolin fuori. Schizzando via

si

slancia in

una

atmosfera quieta
rata.

L'aria
gli

quando

come una morbida amaca smisurespiro di Vluuruuum dolce come dorme vicino,, col suo vuuruuuum,
il il

vuuruuum... Pagiolin vuole riguadagnare

tem-

po perduto. Egli sa che


gliami

l'aria stagna
i

queta e senza

bizzarrie di correnti sopro

boschi,

poich

fo-

pompano

capricci dell'aria. Sente a destra

l'odore acido bruciaticcio delle brughiere e piega


a sinistra abbassandosi.

Non

vuole stancarsi a
di

lot-

tare

con quelle insensate cavallerie


le

venti che

devastano

brughiere.

sinistra gi gi, ecco

dove bisogna volare


di

Su

quei fogliami dove l'aria immobile e pi gi an-

cora su quegli orti dove l'aria un letto

piume.

Quel fresco odore

di insalata

filamenti di pro-

fumo

di

quel giardino pieno di rose, e quel rime-

scolio d'odori cotti che con

rumore

di stoviglie

gras-

se sale da quel villaggio.

Non

sgradevole quella

acredine

di fieno,

anzi eccitante! Pagiolin la beve,

a becco aperto, nel rasentare a precipitosa velocit


i

ciuffi

d'erba che

ornano
di

un

nero

campanile.

Fuori dalla gonna sventolante della prima cam-

pana

calcia

un tumulto

bronzo acciabattante, che


di curiosit.

spaventa Pagiolin. Spavento misto

Ec-

co un altro campanile. Via,

via, via,

con

folle en-

337

L'ALCVA D'ACCIAIO
lo

tusiasmo Pagiolin

aggredisce quasi

si

schiaccia

sopra. Affascinante batacchio.

Gamba

perduta di

danzatrice pazza. Battito diventato proiettile fuor


dal cuore sonante.

Pagiolin troppo ebbro. S'irrita, smania di

non

poter riprendere

la

sua calma precisa di volatore

lampo.

sto
li

Mi hanno chiamato colombo-lampo!


la

Sei

un

treno lampo, diceva


rivedr,
i

moglie del colonnello. Pree


li

treni,

sorpasser!.
la

Un'altra corrente pure gelata taglia purtroppo


strada a Pagiolin.
della

Ma, furbo, sente che meno

alta

prima e su, su, Pagiolin la scavalca con disinvoltura per ripiombare due minuti dopo nella quiete solenne dell'atmosfera. In realt una quiete

compressa

tra pericolose agitazioni. Pagiolin ri-

corda, prevede, intuisce che altre correnti gelatis-

sime

lo aspettano.
:

Non

vuole perder tempo in con-

tinue scalate

decide

di salire

a duemila metri per


muscoli dele

poi dare la sua


viazioni,
le
i

massima

velocit senza scosse, deI

ne saliscendi.

Si sente bene.

sue

ali

hanno un

mo

forte, uguale, scattante

suoi nervi ripercuote


la

d fino all'orlo estremo delle

penne

sua precisa

ve 'onta timoniera.

Nel

salire

Pagiolin che non conosce indecisioni nota distrat-

tamente che l'atmosfera


leggerirsi.

si

condensa invece
senza

di al-

Una

lieve

nebbia

importanza,

pensa, sar presto attraversata. Sale, sale per un

quarto d'ora. La sua velocit grande e il suo umore serene, ma l'oscurarsi dell'aria Io incomin22

F. T.

MARINETTI
Dove mai
andato
il

338

eia a preoccupare.

sole? Ah!
accende-

vedo,

l a sinistra!
di

Come

scialbo!
i

Sembra quel
a forza
spen-

focherello

legna verde che

soldati

vano d'inverno
di

a tre metri dalla colombaia,

Accidenti
!

polmoni, soffiando lagrimando e bestemmiando.


!

grida Pagiolin,

il

Sole

si

to

Lo prevedevo. A

furia di coprirmelo

con

tutta

questa nebbiaccia l'hanno soffocato! Nebbiaccia infame!...


pioggia
!

Macch nebbia! Sono

in

un nuvolone

di

Pagiolin scivola gi dieci metri poi risale nel


grigio e nel nero.
tratto sente sotto

Accelera
di

colpi d'ala.

Ad un

s un gorgo che lo pompa,

e da destra a sinistra, sente cento mille mille mille

zanne
salire

di pioggia

e un mitragliamento
la

di grandine.

Pagiolin non perde

calma.

Fiuta,

e decide di

ancora.

Una

battaglia

ferocissima di vento
tre capriole vertigino-

lo fa traballare.

Uno, due,

se, poi Pagiolin si tuffa nel

vento pi potente che


il

ha vinto

gli altri venti,

imponendo

suo ritmo

di
ri-

smisurato serpente fluido fra cento serpentelli


schizzati via e sgominati.

Non

il

caso

di

lottare.

Pagiolin

si

abbandona

colle ali chiuse

come un
la

proiettile, in

questo vento

che irrigidisce
lata
di

sua corrente. Profondissima vopareti

un cannone senza

che spara conti-

nuamente.

Fu
in

cos che Pagiolin proiettile vivo fu lanciato


cielo di

mezz'ora nel

Venezia. Grigio, ombra


di

carbonosa e spaccamenti sulfurei

cielo,

e lun-

839

L'ALCVA D'ACCIAIO

ghissime colonne isteriche di fuoco che salgono,

scendono solcano e subitamente crollano sull'invisibile calma del mare. Ad ogni minuto, Pagiolin
che ha tenuto fino ad ora le ali chiuse, tenta gli spessori del vento con una cauta mossa dell'ala
destra.
stretta.

poco a poco,

gli

spessori rallentano 'a

Si slabbrano davanti dei piccoli

varchi di
il

azzurro. Pagiolin vorrebbe raggiungere

sereno,

ma teme di smarrirsi sul mare. E' A mille metri, in alto, davanti a


de una macchia nera che
lone,
gli

tardi! E' tardi!


s,

Pagiolin ve-

viene incontro rapida-

mente. Ingigantisce, ingigantisce.

Non

un nuvoquella

non

uno spessore
di

d'aria.

Sembra
egli

strana costruzione di originalissima colombaia di


tela

su palafitte piena

uomini nudi che

aveva

ammirato
della tasca

in un'alba famosa sulla costa di Poa

dove aveva viaggiato nascosto

e talvolta al balcone

d'una spia italiana!

Ma come
di tela?

diavolo

ora volava quella strana colombaia


lin la

Pagio una

osserva a cento metri su di s.


di

Non

colombaia

tela!

E'

una

di

quelle

gigantesche

aquile di ferro e tela tante volte contemplate ad

Abano quando
degli sterchi

si

slanciavano in alto, portando uo-

mini imbottiti di penne che poi lasciavano cadere


neri scoppiami.

Pagiolin ha molto meditato, e finalmente com-

preso
bert

la

bont
i

di quelle

aquile benigne che

non

ucli-

cidevano

colombi,
quelle

ma

uccidevano per amor di


gabbie d'uomini

aerea,
le citt.

brutte

che

sono

F. T.

MARINETTI
egli

340

Ora
sti

sente che quest'aquila di ferro e tela

che vola lass


uccelli,

ha forse bisogno

di lui. Strani
ali

que-

pensa Pagiolin, hanno


il

larghe dieci

metri,

ma non hanno
curva
di

fiuto decifratore di odori

contradditorii.

Non possono

distinguere
a

l'odore

che
di

rivela la

una costa

duemila metri

distanza,

dall'odore che indica lo spessore di


tante altre cose che egli sa.

un vento e
ampiezza

La loro

d'ali

esaspera

la

superbia dei venti che

se le abbrancano, le squartano.

Sono aquile bonacquelle


docili

cione e
aquile

venti sono pessimi.

Non possono
come
lui

di

ferro

tela

diventare

proiettili,

schizzar fuori dalle mani dei venti se


distratti

per caso

rallentano la stretta.
il

Pagiolin
delle sue ali

accelerando convulsivamente
si

battito
di

slancia e sfiora

con ghirlande

vo-

lo la grande aquila nera, che ora barcolla,

mo-

struosamente fra
ti.

gli

spintoni e le zampate dei ven-

Ha

le

due

ali

lacerate tutte a brandelli fumosi,


la

come

la

baracca incendiata che bruci tutta

notte

vicino alla colombaia di

Abano. L'aquila

di ferro

e tela arranca e

si

sforza di equilibrarsi con dispe-

rati colpi di reni.

Sembra perduta.
di

Gli uomini che

porta sul dorso sono affaccendati nell' accarezzare


il

suo cuore
di

gas esplosivi.

Cuore

frenetico

che a furia
blu.

battere ora s'infiamma di viola e

Cuore virulento che ha

forato la carne e le

ossa della schiena e schizza fuori,


di

vampe e

fruste

scintille.

341

L'ALCVA D'ACCIAIO
soccorrerla ? Fra poco certamente
il
il

Come

cuore

appiccher

fuoco

alle ali.

Pagiolin vola a destra, a sinistra, sotto, sopra

pazzamente sfiorando
trico

gli

uomini che lavorano,

in-

nero di braccia sul dorso sobbalzante.


la

Mi

vedranno! Finiranno col vedermi! Se

bufera

non

sbraitasse tanto forte, gemerei, griderei nelle

orecchie di quegli uomini.

Non mi
!

sentono,

ma mi
varco.

vedranno
Di qui,

Gioia

gioia

gioia

Mi vedono, sento
il

che mi vedono! Ora mi seguiranno. Io so


di qui, venite! .

Pagiolin

si

precipita con-

tento di sentire dietro di s la grande aquila ferita


col suo cuore in

fiamme
del

Viene, viene dietro di

me! Ecco
Fuori

il

varco, gi gi!
tenaglie

Con me,

a capofitto!

dalle

vento e dal

nebbione!

Fumo

grigio-perla,

azzurro, azzurro, azzurro.

sinistra,

l'immensa pelle fremente del mare


diverte a farle

in al-

legria dorata sotto le lunghissime dita del sole tra-

montante che gioviale


merevole
solletico.

si

un innu-

A
di

destra, la generosit sparpagliata d'acque veril

azzurre, che

Piave regala
si

al

mare. Gi, scenin

diamo. Pagiolin
brata ha ripreso

volta
la

di

distanza

distanza

per constatare che


il

grande aquila ormai equiliregolare del suo cuore

battito

con

le

sue due
di

ali

eroiche, torce spente con lun-

ghissime scie

fumo.
di

Come un

cane fedele guida un cieco, Pagiolin


ferro e tela accecata dalla bu-

ha guidato l'aquila

F. T.

MARINETTI
Ora volano insieme
febbrili
le

342

fera.

a trecento metri

sopra

lavori

d'un ponte ferroviario sul Piave.


grandi gabbie di ferro che parto-

Pagiolin vede

riranno

pilastri.

S'accendono

le

lunghe lame az-

zurro-violette dei proiettori che tagliano geometri-

comente
trate di

la notte.

Sembrano

raggi solari nelle ve-

una cattedrale rovesciata.

Pagiolin sa le insidie delle luci e crede soltanto


agli odori.

Vede

le

forme

agili dei

lavoratori bollitesi

re in oro caldo sui


rotto.

due bracci

di
gli

ferro

del ponte

Ma

preferisce studiare

odori di sterco e di

legno bruciato che salgono da quel vasto braciere

formato da mille fuochi, ognuno orlato

di facce e

mani
ch

di

terracotta.

Accampamento

di

prigionieri.

L'aria s'imbruna rapidamente. Presto, presto, poila

notte sar molto gelata.


fitto,

Un

altro

accampaPala

mento, pi

di fuochi.

Ogni metro un fuoco


moltiplicando

fra le rovine caricaturali delle case sventrate.


giolin

ha capito. Piega

a sinistra

sua attenzione perch ogni battito delle sue

ali sia

efficace. E' gonfio di gioia. Porta l'annunzio della


vittoria totale dell'Italia

e insieme l'onore d'aver


di ferro e tela.

salvato

una grande aquila


li

Quei fuochi, quei


altro

piccoli fuochi, diversi

da ogni

fuoco! Pagiolin

riconosce.

Sono
al

le lanterne

cieche dei carabinieri che vegliano

controllo di

Abano. Secondo controllo. Altre lanterne cieche con piccoli annaffiatoi di luce gialla. Finalmente il Co-

mando Supremo. L'immensa

casa illuminatissima.

843

L'ALCOVA D'ACCIAIO
di bragia.

Trecento occhi

L'officina centrale della


la

guerra lavora. Sembra a Pagiolin

colombaia

in-

cendiata che aveva abbandonata un anno prima a

Udine, quando c'era tanta confusione


e

di

Comandi,

non c'era mezzo

di fare

un volo

utile.

Ora

tutto

procede bene.
lo

Una
di

folata di odori fedeli affettuosi


di

investe.

Il

suo odore, l'odore

VIuuruuum!
freschi-caldi,

Divina miscela

odori zuccherini,

quasi una polvere di pelurie odorose e di sterchl


cotti dal

sole e volatilizzati.
il

Una emozione
i

spas-

modica spreme
lanca
il

cuore

di

Pagiolin mentre spa-

becco per bere a hrghi sorsi

moscerini

saporiti che salgono dalle gore predilette.

Guarda,

guarda e vede un'ombra nera muscolosa in uni


finestra accesa.

La quadratura
tutti gli

di spalle
il

rudi e

ma-

schie del capo di

uomini che

giardiniere

chiama
pra

Badoglio.

Pagiolin !o

ammira chino su
So-

una grande carta rossa,


quella
a

blu, rosa, illuminata.


vi

carta

misteriosa

sono delle forme


sterchi
di

simili

quelle che fanno

gli

Pagiolin

cadendo sull'impiantito
appollaiato in alto gode

della
il

colombaia,

quando
sover-

tepido rosmarinato podal

meriggio,
chio.

liberandosi

il

ventre

peso

Al di

del palazzo del

Comando,

Pagiolin per
ali.

gioia e per dovere, fece strepitare le sue

Tutti

dovevano vederlo, applaudirlo. E' lui! E' lui che porta l'annunzio celeste! E' lui il colombo fortunato fra tutti
i

colombi

Ha

osato, lottato, conosciuto,

F. T.

MARINETTI
E

344

vinto tutto. Sa tutto. Potr raccontare tutto!


precipita gi nel

si

profumo

dei

profumi adorati della

sua colombaia.

Grande
e

frullo frullo frullo d'ali. Rimescolio, balzi


di

traslochi
si

pennuti. Si sveglia
al

la

bella
i

Vluu-

ruuum e
tallici,
i

slancia

cancelletto.

Tra
si

fili

me-

due

beccucci

innamorati

incontrano,

si

sfiorano, sfiorano,

sfiorano, sfiorano. Pagiolin

un maschio fiero, quasi un veterano del cielo.

Pochi baci
tuba, tuba,

gli

bastano, e tendendo

il

becco tuba.

tuba,

con eloquenza morbida, gorgo-

gliante,

vellutata,

rumorosa, ruvida, voluttuoosa,

vorticoosa e insieme rorida di lagrimette eroiche


felici.

notte.

mia Vluuruuuum

faremo

all'amore
In

sta-

Prima
ali

ti

debbo raccontare.

quanto

voialtri,

rammollite,
finite
il

imboscati senza fiato n


vostro strepito! Voglio
il

fiuto

frullo,

silenzio.

Un

silenzio assoluto.

Ho

visto,

ho

visto
gat-

grandi cose.
tacci

Ho

visto

grandi

italiani

come

imprigionare in una trappola di montagne

milie le mille e mille e mille e cento volte mille


brutti topacci austriaci

che avevano rubato

tutto

il

formaggio...

Ma

la

stanchezza

lo vinse.

Quando,

dieci minuti

dopo, una
berare

mano venne ad

accarezzarlo e tirandolo
li-

fuori dalla colombaia lo rivolt, lo rovesci per


la

sua zampetta destra dal tubetto pieno


Pagiolin sonnecchiava.

di

vittoria,

345

L'ALCVA D'ACCIAIO
fece all'amore quella notte, era troppo stanla

Non
co; e

sua fedele Vluuruuuum


il

si

accontent di
J

vegliare

suo sonno quieto, ma di quando n quando scosso da un sogno convulso e angoscioso. Pagiolin sognava la tragedia della grande aquila
di

ferro e tela salvata dalla ferocia dei venti.

XXVII.

UN'ISOLA PROFUMATA NEL FIUME PUZZOLENTE.

Il

quattro

novembre

al

tramonto, sulla strada di


di-

Chiusatene, nella mia blindata ferma prua che


videva
il

nerastro filosofico puzzolente

fiume

di

prigionieri austriaci.

Vinto

il

nemico tanto giustamente odiato,


straricco di vittoria,
fra

nv

sento vuoto vuoto e disoccupato e m'addormento


sul

volante,

un'immensa

straccioneria di eserciti disfatti. Beato.

Con

lagri-

me

dolcissime fra le ciglia.


tovaglia,
riflessi

La mia fame sogn


serica

un'elegantissima

infinita

fuga

di

morbidi perlacei
laminatoi,

che fluttuavano. Ed era,

uscito fuor dalla passione del


il

tramonto e dai suoi


che
fu-

mare

siciliano metallo lucidissimo

cullava elasticamente

undici

vulcani-isole

dal

mo
rola

distratto.

Sognavo.
Vittorrrria,

Presto dentro pi presto pi dentro un'acuta pagirante


:

mi trapan
il

il

cranio e

via pel cielo

volando scavalc

mare e rimbomb

nei capaci
boli

polmoni ovoidali dello Stromboli StromStromboli. Sognavo.

Una
del

gioia bollente fece saltare 11 tappa di lava secondo vulcano. Schizz altissimo il suo getto

847

L'ALCOVA D'ACCIAIO
Il

di

fuoco spumante.
sul

terzo vulcano sput obliquadi

mente
taglio,

mare cento luminarie

bragia a ven-

mille

regate di diavoli, e ripesc tutte le

sirene morte, galvanizzandole. Eccole, guizzano,oc-

chieggiano, baciano, uccidono. Altalena di buio luce... buio... luce...

Chi che urrrla? Perch piaaadi de-

aangi cos?

Vulcani alcoolizzati o gigantesche bottiglie


lirio?
Il

quarto vulcano sturato schizz risate d'oro,


di
Il

smorfie

porpora e

spiralici

lunghissimi ironici

smeraldi.

quinto vulcano pareva una rosea spre-

muta

di

cigliate

donne nude e di immense arance che guardavano. Sognavo.


belle

Tutti quei vulcani

isole

bottiglie

cuori

spararono
lido

il

loro fuoco d'allegria furente con


il

am-

pio frastuono di tappi e rintocchi contro

sole pal-

sordo astemio morente che annega.

L'undecimo vulcano lanci allora la sua colonna fiamma a ventidue chilometri di altezza. Quando quando... quando vi giunse, pieg il suo pennac-.
di

chio vermiglio e questo fece

il

giro della terra e lo

seguivo in sogno mentre velava e svelava quelle

tonde natiche veloci tatuate

di

continenti e mari.

Mi

sveglio di soprassalto.

Chi mi graffia il viso? Chi, chi? Ghiandusso che montava la guardia in torno mia blindata si avvicina
:

alla

Signor

tenente,

nessuno,

nessuno,

.Lei

ha

fatto

un brutto sogno.

F. T.

MARINETTI
Anzi un sogno bellissimo!
sentito

348

Ma

ad un

tratto

mi sono molto?

graffiare

il

viso.

Ho
gi

dormito
passati

Due

ore. signor tenente,


prigionieri
austriaci,

sono
tre

diecimila

Z.az ha morsicato la

gamba

di

Ora dorme dietro di tro perch mordeva le gambe ai prigionieri. E' diventata un po' cattiva dopo il parto. Sa, signor tenente, come discutono fra di loro il cane tedesco e Cosa il cane italiano? Il cane italiano domanda
gherese.
:

La un colonnello unlei. L'ho messa denbrigate...

hai in

bocca?
la

Il

cane tedesco

Flaaaasc
la

Per

pronunciare questa parola spalanca


cadere
carne.
Il

bocca e lascia

cane italiano
il

si

precipita e ab:

branca
in

la

carne. Allora
.
Il

cane tedesco

Cosa

hai

bocca?

cane italiano risponde coi denti


:

stretti sulla

carne che non molla


cos,
i

Carrrrrrne
il

Non
il

Ghiandusso, credo che


terribile del

cane

italiano tenga

denti stretti per respirare

il

meno

possibile

puzzo

cane tedesco.

un tramonto di nuvole vermiglie lacerate come pezzi enormi e brandelli di carne macellata.
Fuori
:

A
il

destra e a sinistra della mia blindata, che teneva

centro della strada,


e

il

giallo-sporco

verde

fiume monotono, grigio, verminoso dei prigionieri

spandeva un puzzo mordente esasperante fatto di mille puzzi diversi ugualmente nauseanti e insopportabili.

Visi scialbi, gualciti, spremuti


celesti smarriti.

con

piccoli occhi
di

Facce gonfie come nutrite

fango

849

L'ALCVA D'ACCIAIO

con gote cascanti. Facce plasmate di bile. Baffi gialli che schizzano fuori dai visi scheletrici. Bestiame umano masticato dall'uragano. Occhi vitrei
che fissano senza vedere. Lereiume ondeggiante
cappottoni curvi
di

come verniciati di sterco e piscio. Sembra veramente un fantastico fiume di putredine, spessa quasi solida, oppresso da un affasteldi stracci luridi,

lamento

e misteriosamente spinto
lo

da un'invisibile corrente che lo conduce verso


spiraglio-gorgo di una cloaca capace.

Vi sar poi
quel
triste

in Italia
Il

una cloaca

adatta a ricevere

fiume?

sole rosso lancia dalle brecce

delle nuvole brandelli di

carne su quel bollore


di distinguere

di

schiene.

Per un
eroiche
fatta, alga

istante

gli

odori.

mi sforzo Cavolo

con nari
putre-

fradicio,

piaga
di

morta, piedi sporchi, vello

montone,
stiva,

piscio di gatto,

cancrena polmonare, muffa, sterco,


ghetto,

orina,

vecchie bende insanguinate,

caserma.

Ma
i

rissano fra di loro quei puzzi.


e le baionette degli odori

Ora

gli sterpi,

rovi

ammoniacali
di

in-

filzano, lacerano, e

squartano dei vasti

flaccidi ton-

di puzzi zuccherini, simili a


leggianti.
proiettili

pance

carogne

gal-

Sopra

di

loro grandinano lunghi odori

che colpiscono direttamente

lo rovesciano. Poi

odori dolciastri
di

lo stomaco e domina una languida risacca di che colmano ogni poro della pelle
di

nausea funerea e
il

morte. Ricordo involontaria-

mente

puzzo

tipico di

cadavere-sterco-fango

del

F. T.

MARINETTI

850

le

trincee della Vertoiba.

Ma

questo che ora mi


di

invade un ben pi
morte,

terrbile

puzzo impregnato

ma

vivo, attivo, insinuantissimo.


di se la

Vuole do-

minare, inondare

profonda valle del Fella

e soffocare le fresche respirazioni verdi, sane del

Tagliamento.

Povere
di
i

valli

prostituite!

Tutte

le

innumerevoli
Tutti

bocche vegetali use a fiatare nel tramento profumi


timo e menta selvaggia sono imbavagliate
pini
!

coi

loro

incensieri

di

resina

naufragano

asfissiati nella

marea

di torridi puzzi avviticchianti

feroci,

granulosi che

agganciandosi e spumando
le

salgono, salgono ad insozzare

cime

Queste esala

sperate dall'orrore sembrano centuplicare

loro

splendida bellezza di smisurati corpi,


rosati dal sole.

vivi,
il

nudi,
tragico

Non ammettono,

rifiutano
i

fiume d'immondizie umane che assale

loro fianchi.

Emergono cime nevose, tornite, gonfie di salute e desiderio come belle poppe di donna con in alto il bottone di rosa montana del capezzolo offerto ad
un vento maschio selvaggio
cit.

tutto

muscoli in velo-

Ma
Agli

questo non viene ancora.

innumerevoli puzzi catalogati

si

aggiunge

quello irto d'aghi dei pidocchi.

La

pelle del cielo

bianca

si

contrae schifiltosamente con un primo

prurito di stelle.

Potr

io

difendermi nella mia blindata immersa

come

un'isola nel fiume di corpi e odori saturi di

morte ?

851

L'ALCOVA D'ACCIAIO
feritoie,

Scivolando dentro per le


abiti.
Il

penetrano

gli

grigio-

verde della mia giubba ne gi


cervello
in

inil

zuppato. Salgono nelle mie nari ad avvelenarmi

sangue e ad offuscarmi
della vittoria
si

il

le belle

parole

smembrano
I

un'atmosfera cereil

brale d'incubo.

miei pensieri hanno

viscido co-

lore giallo sporco-nerastro di quei cappottoni curvi

che passano, passano senza


gionieri

fine.

Ventimila prialtri tren-

sono

gi passati.
lo

Ne passeranno

tamila.
stria

Penso che
fuori

smisurato cadavere dell'Au-

spiaghi

dalla

sua pancia sfondata un


divina penisola nostra.

gigantesco e terrifico budellame che per la valle


della
Il

Carnia inonder

la

mio cervello

allucinato

non riconosce pi

il

bel

sole italiano della vittoria, volante corridore nella

ruota d'oro che formano


tiplicate dalla velocit
!

le

sue gambe accese mol-

Vedo
e odioso

laggi sul Tagliamento


:

un

sole straniero

brutta faccia tonda alcolizzata e

smari

giassa

che nei dentoni d'oro


tabaccosi,
si

falso prominenti, e
di

labbroni

sforza

riassumere

tutta

l'insolenza l'infaiuazione, la megalomania, l'impu-

denza sanguinaria e

il

guittismo balordo dell'im-

pero austro-ungarico defunto.

Quel sole ha posato


nate,

le

sue mani molli, effemisu quell 'isoletta del

piene di anelli rubati,


isoletta

Tagliamento. Strana
sureggianti

camuffata.

Con

le lus-

ondulazioni

della

sua capigliatura di

vigne

arricciate,

pettinate,

impomatate

disposte
par-

con troppa cura

in piani successivi,

come una

F. T.

MARINETTI
brilli

852

rucca dai mille

grigi-azzurri-argentei, e pic-

coli infiniti rubacuori.


ta

Quella isoletta riassume

tut-

la grazia
Il

vana e passatista di Vienna. mio spirito, affondando nelle allucinazioni


di

fra

le

due colate

corpi e puzzi avvelenanti, teme la


i

pazzia.

Dove sono

Venti

italiani e le

loro furenti

scope salutari?

Un

dolce fiato inodoro mi rissi

ponde. Sento che un Vento italiano


nella valle.

insinuato

Ecco addenta

il

piedestallo di nuvole

color sterco insanguinato del sole! Si slancia lass,


in quella pineta.

Gli scatti e
si

le

cadenze

fles-

suose del suo corpo che


attillata

scrolla nella
la

sua giacca
sua nobile

di

nuvolette rosa rivelano

giovent.

Ora

s'affretta a rimescolare quei foglia,

mi. Li scuote brutalmente per liberarli dai puzzi


vischiosi e
tutte
le

con un gesto vasto


di

fa sbattere, sbattere
la

finestre

Stazione per

Carnia.

Poi

parla, parla, ingiuria, fischia, sputa. Ritto in piedi,


tutti

impreca contro
i

il

cielo e

chiama

alla riscossa

Veneti

fratelli.

Meraviglioso Vento-oratore!
Venite!
si

e
i

Dove

siete,
il

infingardi?

Venite!

Agitando

suo corpo che


il

frangia di rabbia

suoi capelli tentacolari,

Vento parla con voce

tonante alle lontane tribune delle prime stelle e


si

sgola per insolentire la pigrizia paurosa.

Il

Venpul-

to

scande scande scande ogni

sillaba

con

violenti

colpi di
pito.

pugno

sui

tetti

delle case

come su un
il

Ad un

tratto si slancia

contro

sole e lo ro-

vescia gi dal suo trono di nuvole.


date,

A
il

calci a pe-

correndo e remando nel

cielo

Vento sco-

353

L'ALCVA D'ACCIAIO
azzanna,
impacchetta,

pa,

ammucchia,
si

scaccia,

insacca, calpesta le matasse di odori in rissa che

rischizzano,
vallate

s'arrampicano,

rintanano

nelle

e nei burroni. Intanto con un vasto muggito che cresce, cresce, cresce e scoppia accorrono gi
dai monti e dalle fonde valli
altri

Venti alla

ri-

scossa.

Questo sospira sospira sospira e


stretta di

fischia

nella

due roccioni per passare ad ogni costo. E' troppo voluminoso porta addosso una girandola di enormi polmoni gonfi d'ira compressa. Si
:

accanisce e

fiiiiischia.

Sospira sospira sospira poi

con uno schiaaanto d'alberi e fogliame precipita

inondando
-il

di s a ventaglio tutta la vallata. Sotto,


di'

tetro

fiume

prigionieri increspa
di cappotti

paurosamente

la

sua superficie

e berretti fuligginosi.

Io rialzo la testa dal volante e fiato fiato finalmente.


I

Venti giungono in ritardo,

ma
non

la

loro fretta

vertiginosa. Pulire, pulire, pulire tutto, scuotere,

sconvolgere, disinfettare.

Ma

basta.

Occorre

inebriare al pi presto la vallata di mille profumi

perch

la

mia blindata 74 diventi un'isola profufiume lurido dei prigionieri.


in

mata

sul

Un
mani

Vento gagliardo lass


altri

cima

alla

montadi

gna che chiama chiama con spiraliche sciarpe


loro pance, otri,

Venti che lontano gonfiano a gara le

e zampogna melodiose
viole,

di tutti

profumi

di rose,

acace,
ai

ginestre,

gardenie,

caprifoglio italiani,

rapiti

giardini pensili sul

mare
23

di Liguria.

F. T.

MARINETTI
i

364

Altri insaccano

voluttuosi profumi di tiglio dei


il

sobborghi
Via,
gli

di

Milano. Dovunque ferve

lavoro.
tutti

non perdere tempo, gonfia


salati,

quell'otre di

odori

salubri,

verde-azzurri di questo

piccolo golfo di Zoagli! Tu, riempi fino all'orlo,


tieni

corri a

ben chiuso, porta in alto e su a tutta profumare la Carnia appestata


!

velocit

Tre Venti smaniano, intanto, nello stretto di Messina. Sono forti e le loro invisibili propaggini muscolose sono capaci in pochi minuti di rianimare di
fresco

aereo

velluto

l'intera

Sicilia

carbonizzata

dall'ardore d'agosto.

Ora
le

in

fondo a questo corridoio marino,


sui giardini di

tre

Venti affondano le dita nel mare e tutte grondanti

fanno scorrere, scorrere,


di

Messina

e su quelli odorosissimi

Siracusa perch siano

impregnate del profumo lieve danzante punzecchiarne dolcissimo dei limoni,


degli aranci

dei

mandarini. Quei
alte

tre

Venti

siciliani

passano nelle
di fan-

vigne fronzolute di Capri inebriandosi

tasia rossa, poi sul

promontorio polposo

di Posil-

lipo per aggiungere negli otri,


loro,

pance e zampogne
mandolinate.

delle

erranti svenevoli

Via a
a pie

galoppo, su, su, a 70


pari la schiena
i

Km.

all'ora, saltando

dell'Appennino,

aromatizzandosi
s'avven-

piedi pattinatori sulle pinete resinose,


il

tano sopra
Fella.

Veneto e piombano
vasta e
tutti
i

nella valle della

Ma

l'Italia

vegetali d'ogni
il

provincia vicina e lontana


contributo.

debbono dare

loro

355

L'ALCVA D'ACCIAIO
si

Nell'oasi di Tripoli sonnolenta

alza con fatica

un Simun assopito. Forte Vento africano non servo, ma innamorato dell'Italia. E' stanco di due lunghi viaggi nel deserto, ma una tromba bersaglieresca l'ha svegliato questa mattina. Sa, il Simun, che negli orti ombrosi e nei prati di orzo erba medica e lattuga, che egli ha sempre rispettato, dormono dei profumi biondi, pepati e zuccherini che l'Europa non ha. Sa il Simun che le ombrie sui pozzi orlati d'asinelli, hanno dei tiepidi profumi vanigliati che l'Europa non ha.
Si scuote, e

d'un balzo

in piedi,

vibrante burbero
a

benefico invita piante erbe tronchi e fogliami,

spremersi d'ogni essenza. Tutta


I

l'oasi in tumulto.
il

cammelli rallentano
cammelliere

il

loro ruminare e

loro gor-

gogliare catarroso di grondaia, sussultano, trema-

no.

Il

dritto

alzando

le

braccia imploil

ra pace dal Vento che giocondamente gonfia

suo

barracano come una vela, e in


il

testa

il

burnus come
pro-

fiocco sul

bompresso.
di questi casti

Ma
fumi

il

Simun non contento

rapiti alla capigliatura dell'oasi.

l'imperatore assoluto dell'Africa?

Non Con un

forse salto di

montagna terremotata, rosso


valca la grande Sirte e in
strofina
il

irto

accecante sca-

Cirenaica lungamente
pi umide

suo corpo ossuto e scricchiolante d'ain altre


l'attira

scaro
pi
di

immenso
Il

oasi

pi
la

fitte

fertili.

Nilo

con

sua vasta coltura

profumi

oliati e

fermentati in verdi

ombre

sotto

soffitti

spessi di banani, e pieni di gaggie. Percorre

F. T.

MARINETTI
il

356

tutto
otri

Nilo

riempiendo
nel

di

profumi

tre

mila

che suonano fragorosamente sulle sue spalle


Entra
lugubre caldo foltore d'oro

scattanti.

compresso della sua ASono mesi e mesi che non piove, e la mirra balsamica suda fuor dalla corteccia un umore inebriante e languidissimo. Questo, questo
torrido intrecciatissimo e
bissinia amata.
ci

vuole, pensa

il

Simun, perch
Carnia

la

prima notte dei


profumi medio-

vincitori Italiani in

sia simile alle notti di


otri di

Allah
cri e

Subito vuota alcuni


fiati

con

lunghi accarezzando per un'ora- tre-

cento mila arbusti di mirra balsamica accumula e


costringe in mille trecce strette le ondulanti capigliature del
Il

profumo assolvente. Simun non sazio ancora. Scavalca

il

mar

Rosso e raggiunge un altipiano d'Asia dove brucano in pace cento mandre di cervi muschiati. Con
boati di gioia sradicante
il

Simun

li

assale. Crollo

schianto e sfasciamento di quei boschi di corna.


Il

sopra,
li

Simun li caccia alla rinfusa in una valle, poi come in un tino coi vasti piedi chilometrici, vendemmia. Dagli addomi schiacciati schizza lo strano burro
il

rosso-bruno. Ride, ride, questo profumo divino.

Simun,

nella carnefi-

cina poich sa la potenza quasi indistruttibile di

Un

granello solo baster

a inebriare 2 milioni di metri cubi d'atmosfera


notturna
1

Stracarico di profumi asiatici e africani,

il

Si-

mun

ritorna.

In alto, in alto vola sopra

il

mare

357

L'ALCVA D'ACCIAIO
i

perch

potenti spruzzatori salati dalle


le

onde non
egli

deformino

essenze

purissime

che

porta

rinchiuse nei suoi polmoni, otri pance e zampegne.

La sua
tanto

velocit

supera quella d'ogni


d'essere
il

altro

Vento,

l'orgoglio

primo profuVenti
deli-

matore

dell'Italia vittoriosa lo esalta.


i

Nella mia blindata lo sento venire. Tutti


italiani

che hanno sparso gi con armoniosa

catezza centomila

profumi

italiani

sui

declivi

sui boschi e nei burroni e nelle viuzze dei villaggi

e in ogni casa come un vaso, sanno che un prodigioso Vento sconosciuto


sta

per giungere con


i

nuove ricchezze
liani

delizianti. Si

aggirano

Venti

ita-

perfezionando

la disposizione dei

profumi, e

quelli tondi

e quelli che
morati, e

come ovi, e quelli in forma di amaca gemono di dolcezza come divan innaquelli che saltano come ginnasti su trai

pezi volanti, e le bisce

mazzi

le

capigliature

drappeggi

di

profumo.
si

Due

venti

sono

inerpicati
di

e sospesi
essenze
1

alle col'

stellazioni,

e spalmano cos
il

intera

volta stellare perch

palazzo della notte sia tutto


sia

profumato e nel centro


blindata
:

profumatissima
I

la

camera
il

nuziale.

Venti

italiani

mia sono

perplessi poich

gran mago dei profumi tarda.

Lui, lui solo potr idealizzare con essenze speciali

le acque preparano

del Fella

che languide e melodiose


il

si

a diventare

bagno

de41a divina bella

notturna.

L'aria

trema

febbrile,

sinuosa spasi-

F. T.

MARINETTI
bisbigli.
I

358

mante con lunghi

Venti sono ammutoliti

immobili. Aspettano.

Undici minuti d'attesa angosciosa... Poi un fragor


di

cannonate che schiantino schiantino cento

citt di

bronzo

cristallo

e colonne

di giada.
il

Valanga gi dal

cielo quasi

a picco

Simun
-

e riempie la valle della Fella d'un traballio


revole d'otri squassati
-

innumene-

duri

molli - rigidi

gri - luminosi soffici dentati

come

crani di poeti
di

cozzanti nelle

ampie saccocce volanti

Dio.

XXVIII

LA PI BELLA NOTTE D'AMORE

Simun colm la valle di profumi e vol via. Le acque del Fella si offuscarono un attimo, poi rischiarandosi come lunghe vasche tranquille cullarono di nuovo le stelle.
Il

Allora

la

mia voce

rotta

da singhiozzi cant
Italia

Vieeeeni! Vieeeeni!
!

mia!

Vieeeeni

A-

mooore

Italia,

forma

perfetta,

ardore sovrumano,
incendiante pas-

volutt grazia,

eleganza, poesia,

sione, ventaglio piumato di sguardi e carezze, sintesi di tutti gli ideali

arabeschi del canto, riassunto

d'ogni dolcezza femminile,


-

madre

sorella

amante

figlia,

tenerezza sommergente, snello ottimismo


di luce,

audace, cascata
Paradiso,

rada beata sulle coste del

ideale corpo

plasmato
si

di

nuvole onde

spume
lit

sogni, forza che

frange in soavit fragi-

per rinascere pi forte.


tutti
i

Vieeeni,
ti

tuoi nervi tutti

tuoi muscoli pron-

sotto la tua pelle bianca, rosea

che odora

di ca-

prifoglio,

ciclami,

gaggie! Pelle divina dell'Italia

lambita dai mari di seta e sospiri! Ramificazioni


di

vigne e di vene che sono bizzarre fontane di


!

fantasia

Italia, sei la

pi bella

Tutti lo sanno, e

ti

invi-

F. T.

MARINETTI
ti

360

diano. Molti

odiano,

ma

tu

non

li

temi e verrai

lo sento in questa

mia alcova d'acciaio profumata


doppia
corrente
di

ma

insidiata

da una

luride

forze nere, puzzolenti e bieche. Queste

non popoich

tranno mai sommergere

la

mia

isoletta,

sradicata, galleggia, su tutte le navigazioni e tutte


le velocit.

Quando

tu sarai qui dentro,


i

nelle

mie
deli-

braccia, potrai

abbandonare
italiani

tuoi capelli ai forti

dinamici Venti

che

te

li

profumeranno
mie braccia
la

catamente.

tu godraai fra le

mia

passione fatta di mille passioni. Vieni!... Vieeeeni!

Vieeeeni

La mia preghiera

esaudita.

Mentre

visito

con

lo sguardo zelante l'interno

della

piccola

alcova

d'acciaio sento la tiepida passione lattea del suo

corpo. Ecco

il

suo profumo

di caprifoglio, ciclami, la luna...

gaggie! Ecco sulla feritoia aperta,


la

Non

luna

E'

il

suo ventre bianco,


Vieeeeni!

liscio di verginit

incorruttibile,

tra!

eppure cos sensuale.

Vieeeeni!

Amoooore! Scendi, en-

Cos l'Italia, amore fatto di mille amori, entr abbandonandosi con morbidi scatti fra le mie braccia.
la

La prendo, La
felici.

stringo e

miei baci affannosi


tutti
i

svestono per meglio goderla. Urlo di

miei

pori

Esitazione, terrore delle mie labbra che


tutta,

non possono, non potranno forse inebriare


tutta la

sua carne e raggiungere


in

tutte le

sue fibre

in

fondo

fondo cogliere

il

fiore dello

spasimo

assoluto.

861

L'ALCVA D'ACCIAIO
il

Ma
le

mio cuore vampante centuplica battendo

sue furenti calorie per incendiare tutto in me,


sogni e meati capillari. Bruciare, bruciare,

muscoli, vene, nervi, tendini, fibre, visceri, pensieri,

ardere,

rente
la

arroventarmi liquefarmi in un lago tormare Oceano di lava appassionata! Cingercos del mio conflagrante amore liquefatto! S, s, diventer un oceano di lava, pi vasto
di

e pi cocente degli oceani


l'Etna e
pesanti!
ro,
il

fuoco rabbioso che

Vesuvio mal contengono sotto montagne

Il

libero,

mio oceano d'amore fumante sar libelibero! Ogni capriccio sar concesso!
sollazzarsi in
li-

Ogni sanguinaria carezza potr


l'oceano
della
di

bert! Torrido, torrido per te o Italia!


lava prodigiosamente sotto
si

Ma
i

quel-

ventagli

mia poesia

addolcir trasformandosi in

un

purissimo mare ingenuo tutto imperlato di tenerezza e gratitudine lagrimanti.

stri

Sei felice, sei felice?...

Guarda, ho sospeso
nala

la tua veste di
di

trasparenze

fluviali sul rullo dei

cartucce perch

veli

di

mansuetudine

volont di luce tagliente della lampadina elettrica.

La

notte sar fredda

ho posto nel cruscotto un


tuoi piedini
delle

elmetto austriaco pieno di bragia. L'ardore della


bella vittoria tua riscalder
i

che gasi

reggiando in corsa con

le

code
le

comete
le

so-

no un poco

gelati.

Ho

fatto

puntare

due mitra-

gliatrici della

cupola contro

ultime stelle dell'iro!

nia e del pessimismo.


iati,

e riposa

in pace.

Ma sdraiati Sdraiati SdraHo steso sotto tuoi bei fian!

F. T.

MARINETTI

362

chi tre pellicce di generali austriaci.

destra e a

sinistra potrai scegliere in quegli scaffali pieni di

nastri di destini la pi bella fra le molte collane

e cinture

di

cartucce che nelle tue dita


-

si

trasfor-

mano

in

preziosi ori

argenti

smalti cesellati.

Vengono dalla fabbrica francese di Saint-Etienne. Furono foggiati per adornare la morte dei tuoi nemici,

ma

le tue dita pi sapienti delle

onde

dell'oce-

ano Indiano riceselleranno quei


trasformandoli in monili per
re...

nastri di cartucce

la tua bellezza in
i

amo!

Ti piacciono,

ti

piacciono

miei baci, lo sento

Vieni! Vieni! Vieni! Entrami nel cuore, o Italia!

Godi, godi, godi, amore mio. Sento l'anima tua


pi intima che dal fondo mi chiama, vuole tendermi
le braccia,

ma non
la

pu, troppo gi gi, nello


degli

imperscrutabile

mistero

amori

sovrumani.

Dal fondo
nella tua

tua

piccola stretta delle

anima implora una stretta, una mie mani! Mi tuffo, affondo


le

carne per toccarle, toccarle quelle tue


mie!
vicine alle tue.

piccole

mani bianche, tremanti! Ti tendo

Sono
al

vicine,

Un
non
ho

torrente di baci
vi

ancora ancora! Perch pi

sia

ostacolo

mio

slancio.

Ora quasi

le tocco, le piccole

mani
at-

della tua anima... le tocco... le

toccate.

Un

timo, ancora ancora!


felicit,

Un

altra

stretta.:

Felicit,

Ogni segreto rivelato. So finalmente perch ti ho tanto amata So perch si pu morire, e rimorire e rimorire cento, mille, un mifelicit!...
!

lione di volte per te!

Ora dorme

fra le

mie braccia

la bella

innamo-

363

L'ALCOVA D'ACCIAIO
che tremi esta-

rata col suo sorriso di rosa bianca


tica

tra

brezza e raggi all'alba nei giardini. Nel


i

cruscotto sotto

suoi piedini bianchi, langue e ago-

nizza la bragia rossa di crudelt guerresca nell'el-

metto austriaco.
Sull'Italia e su

me

riposanti veglia la dura vo-

lont futurista

della

lampadina

elettrica.

E'

irri-

tata di sentirsi avvolta nella veste di

notturne tra-

sparenze obliose.
Fuori scorre
il

fiume monotono

di

bestiami san-

guinari balordi e cocciuti, ormai vinti e domati con


la

loro anima puzzolente in dissoluzione.

Anima
umadi

che vorrebbe ancora ammorbare con lingue vendicative l'indulgente e generosa respirazione

na del nostro divino amore nella nostra alcova


acciaio.

Ma

quell'anima
pi...

irta di mille tanfi bestiali

non penetra

In alto sui monti vegliano


italiani strapotenti e

Venti,

grandi Venti

profumanti distributori di Li-

bert spirituale, fantasie interplanetarie e assoluta

bont umana.

XXIX.

A MENSA COL VINTO


FRA
I

ROTTAMI DELL IMPERO AUSTROUNGARICO

Don

Jacopo, parroco di Resiutta, un simpatico


italiano. E' stato felice di accoil

e fervido patriota

gliere nella sua casa parrocchiale


l'8.

squadriglia cosicch impiantiamo la


le cui

comando delmensa nel


sono
a-

vasto cucinone affumicato

finestre

perte sulle strada di Chiusaforte gibbosamente in-

gombra
clista

dei rottami della ritirata austriaca.

Volpe dopo aver spedito mediante un motociun ordine bancario da telegrafare in Borsa a
fa

Genova mi
navicella
di

ammirare
si

magnifici porcelli e le

oche catturate che

sbattono e rumoreggiano nella

un draken-ballon austriaco custodito

da Ghiandusso.

Ha

trovato anche farina e zucchero

e molte casse di sigarette ungheresi.

Ogni mio soldato ne fuma


cole torce di gioia
Il

tre alla volta, tre pic-

al

balcone della bocca.

prete, alto segaligno, faccia di

suta,

occhi celesti

vivacissimi,
si

forti

montanaro osmascelle da

mangiatore e piede veloce,

affaccenda dalla cu-

cina alla sua vigna che egli proclama la prima viResiutta a Vienna non si trova pi una vigna. E' indubbiamente una vigna straordina-

gna

d'Italia.

Da

365

L'ALCVA D'ACCIAIO
fertile,

riamente

piena
il

di nascondigli, forse di sot-

terranei, poich

prete ricompare ogni tanto con


le

qualcosa di nuovo fra


boccate
:

braccia a maniche rim-

pentole, cassette, sacchi, sacchetti, sala-

mi, ecc. La sua serva Maria, grassa, quarantenne,


dal viso roseo primaverile e dagli occhietti furbissi-

mi

rieri

un po'

avari, brontola;

ma

ogni volta che


ciclista

nel cucinone entra

un nerboruto bersagliere

col ruvido viso patinato di polvere-sudore, quegli

occhi brillano stranamente inumiditi.

Non

so se

per insoddisfatta sensualit o per patriottismo com-

mosso.
frase
:

Il

mio ottimismo riassume

tutto in questa

Maria, sono belli Maria ride e corre su


i

soldati d'Italia!
al

piano superiore per

la

scala

di

legno, chiamata
il

da una voce femminile

piacevole malgrado

suo accento straniero.


la

Maria, Maria, preego preego un momento.


:

Don Jacopo che

entra mi spiega l'enigma Volevo precisamente parlarle, signor tenente, prego anzi di fare le mie scuse al signor capila squadriglia.

Mi sono permesprimo piano un colonnello austriaco ammalatissimo. Colonnello della Croce Rossa. Non un combattente. Oh! una persona assolutamente compita, certo un brav'uomo. Deve avere 55 anni circa, ma ne dimostra 70, tanto sfiso di ricoverare
al

tano comandante

nito dalla stanchezza.

Stanotte aveva 40 gradi di

febbre.
sarsi

Ora

sta

un po' meglio.

Ha

voluto confesbellis-

appena fu ricoverato.

Ha

con s una

F. T.

MARINETTI
sia

866

sima signora che pare

sua nipote. Pure della

Croce Rossa.
provo
naggio.
la

Ah reverendo!
sua opera

Lei ha fatto molto bene. Apdi


il

carit.
di

Gli Austriaci sono


di spio-

stravinti.

Non

pi

caso

preoccuparci

il

La signorina mi ha domandato, implorando,


di caff

una tazza
nese.

per

il

conte.

Poich conte,

colonnello, e appartiene all'alta aristocrazia vien-

Io chiamo

il

mio attendente

al

Ghiandusso, porterai
.

tu stesso

un buon

caff

colonnello austriaco. Fallo parlare, cerca di sa-

pere esattamente chi

Poi vado
strada

raggiungere
avanzi

il

capitano Raby sulla


ci

lentamente trascinati dalla curiosit


fra
gli

inoltriamo

dell'esercito

austriaco,

antiquario.

come due compratori in uno smisurato negozio di Non compreremo nulla. Tutto questo
tragico bricabrac stato gi da noi pagato coi

500
del

mila morti eroici Piave.

dell'Isonzo,

del

Grappa,

Davanti a noi sulla strada incassata

tra le alte

montagne e che corre

col torrente Fella fino a

Chiu-

saforte e a Tarvis, tutto

un tumulto
carrette,

pietrificato di

carri sbilenchi, affusti di cannoni, cucine da

cam-

po,

fucili,

draken-ballon,

mitragliatrici,
di cappotti

ruote, carogne di cavalli,

masse luride

infangati, stracci, stracci, stracci, vagoni rovesciati,

auto-carri

ruote

all'aria

e motore nel fosso,

367

L'ALCOVA D'ACCIAIO

sterco.

Immane lereiume che

incensa l'azzurro con

lugubri zaffate di puzzi di stiva grasso iodio san-

gue corrotto ammoniaca e pidocchi.


Questi rottami dell'impero austro-ungarico sfasciato

evocano

in

me

l'immagine di un
di

triste,

pol-

veroso,

sconfinato

magazzino

roba

vecchia.
di cen-

Sembra anche un interminabile


ciaiuoli.

villaggio

Ad uno
bra
volerli
di

svolto della

strada un vagone appare


tre carri sfasciati.

goffamente impennato su
assalire

Semultimo

fecondare con un
di buoi.

colpo

groppa taurina. Fetore rivoltante. Sotto


tre

imputridiscono

carogne

Mentre
niiiiiitrito

ci

scostiamo,

un lungo

disperatissimo

lacera l'aria tiepida di questo pomeriggio


la

autunnale che
nalizza a

corrente gelata del Fella inver-

Il

quando a quando un poco.


cavallo agonizzante! dico a Raby.

Un

nitrito si

rinnova pi
intorno a noi

straziante
la

lugubre

per
sti

modo che

vasta

enormi rottami

di guerra ci

marea di queappare ad un tratto


carovana
assalita,

come una spaventosa agonia


la
il

di

accecata da una bufera satanica in fondo a una gomaledetta. Ci avviciniamo


nitrito.
al

punto da cui parte


cavallo
il

Eccolo. In fondo a quel fossato, in quel

marciume verde d'acqua e fango un gran ungherese rovesciato allunga enormemente


sforzandosi
di far

collo

leva per sollevarsi.

Ma

il

sangue
fra le

la vita gli

colano, e anche l'intestino, fuor dallo


le

addome -tagliato. Ha

4 zampe impigliate

F. T.

MARINETTI

868

cinghie e le ruote di un cannone. Evidentemente


degli austriaci affamati

non hanno perso tempo ad

accopparlo.

Hanno

strappato un pezzo di carne

poi chiusi nell'incubo cieco e sordo della fuga-fame

sono

ripartiti

senza ascoltare

il

nitrito

disperato

della bestia.

Ma

il

cavallo con

un lungo tremito
il

febbrile riapre le froge arricciate e masticando

fango coi dentoni trascina trascina un nuovo


trito.

niiiii-

Non
stia,

resisto allo strazio,

punto

il

mio revolver

sulla tempia e

con

tre colpi pacifico la povera beil

per sempre. In alto

sole sta per celarsi die-

tro le

altissime montagne,

ma prima

allunga un

suo meraviglioso sguardo biondo-azzurro-dorato


sulla

strada
di

che

si

svolge interminabilmente in-

gombra
Il

rottami guerreschi affastellati.

sole, straricco antiquario,

vuole prima di cori-

carsi rivalutare col suo

sguardo minuzioso e penei

trante di conoscitore

tutti

frammenti d'un impero


coi
gi
la

che
tanti

la

Morte

gli

regala e che ricatalogher,


tanti

rottami
il

di

imperi

immagazzinati.

Alle sette
alla

pranzo pronto e

mensa sorride
si

nostra fame di vincitori nel cucinone odoroso

di

maiale ben condito. La sera fresca e

chiude

volentieri le finestre contro la risacca sinistra di


di un monumentale minestrone io dico a Raby e a Volpe Si manger bene e si berr meglio, ma mancano le donne ai vincitori E dire che ce ne una bellissima al primo piano. Io propongo che la gene-

puzzi ammoniacali. Nel vapore stuzzicante

869

L'ALCVA D'ACCIAIO

rosit ultra-civile italianissima del nostro capitano


inviti

a tavola

il

conte

Funk

e la sua bella

Rose

Barn.

Approvato con entusiasmo.


ora sta meglio, rifiuta
tato.

Ma

il

colonnello che

Teme

di

disturbare e

commosso l'invito inaspetmanda a ringraziare.


precisi poi ridi-

Ghiandusso torna su con ordini


cento inchini

scende e dalla porta spalancata entra esitando con


il

vecchio ufficiale dal viso pallidis-

simo ormai
calvo,
gli

tutto

naso per l'eccessiva magrezza,

occhi grigi, acquosi e tremolanti. Un'in-

distruttibile aria signorile d'alto

comando malgrasor-

do l'uniforme

bigia sciupata,

e la schiena curva.

Ma

dietro splende magnetico

un affascinante

riso femminile.

Rose Barn
vivi,

alta,

snella,

bruna, grandi occhi

neri,

lucentissimi che col tipico pallore ver-

dino della pelle e l'elastica snodatura dei fianchi


felini,

rivelano

quella

razza

interessante

ti-

pica di ebree viennesi, crepitante perfida e sedu-

cente fusione dei sangui rumeni, boemi e austriaci. Bellezza meridionale


s,

ma

senza l'affettuosit

mediterranea, con sensualit raffinate dal calcolo

e lussuria prodigata
nel
sfruttarli.

fuori d'ogni legge di pudore,


i

bisogno di domare prontamente

maschi e
per guscoprire la

Donna da prendere

in velocit
di

starne

mille sapori in fretta

prima

inevitabile prostituta

ne

infantili,

che celata appena dalle moie da una maschera di verginit.


io

Raby,
24

Volpe ed

guardiamo

la

donna valu-

F. T.

MARINETTI
mentre
il

370

tandola e quasi pregustandola,

conte

Funk rinnova

suoi inchini, ossequi, esitazioni.

Preeego, signor capitano, non posso accettavorrei che


lei

re.

Non

avesse delle noie coi suoi


gentili,

superiori.

Sono troppo

loro.

Non

credevo

ufficiali italiani cos gentili


Il

e pieni di bont.
si

conte non vuole sedersi,


la sedia.

fa quasi spingere
la

da Ghiandusso verso

Ma

sua bella a-

mica ha gi accettato e finiscono per sedersi tutti e due davanti a me, un po' distanti dalla tavola.

Merci, merci! dice Rose Barn; Monsieur

le

cure nous a dj donne a manger. Nous accepte-

rons seulement une tasse de caf. Io parlo un po'


italiano, male,

molto male.
ufficiali

Il

conte parla bene coAlla corte di

me

tutti

gli
si

alti

austriaci.
l'italiano,

Vienna ora con


Si

parlava

molto

specialmente

l'attuale imperatrice.
si

parlava e odiava dico Autrefois, monsieur lieutenant Oggi non


l'italiano,
io.

le

si

odia pi. Tutto finito per noi, dice Rose Barn.

il

colonnello aggiunge

Con loro, signori


russo,

ufficiali,

posso dire

tutto. Io

ho cominciato la guerra con grande entusiasmo. Comandavo uno squadrone di cavalleria al fronte

ma

contro

Ho

avuto per molto tempo

nia agricola a
posti.

non ho combattuto. il comando di una coloOppacchiasella. Conosco bene quei


gli

italiani

Ho
1*

spesso in

Italia.

una propriet vicino a Gorizia, venivo Non ho mai odiato gli italiani. La
guerra
!

guerra

371

L'ALCOVA D'ACCIAIO
capitano Raby, dopo aver assaporato l'ultima

Il

cucchiaiata del suo minestrone, dice con lentezza

piemontese

Non

so se

ci

avete gratificato con molte can-

nonate sul Carso.


graziarvi

Ad

ogni
di

modo
il

io

desidero rin-

con un pezzo
grazie,

maiale ben cucinato.


conte

Grazie,

dice

Funk, troppo
in

gentili.

Non

sapevo,
si

non sapevo, veramente,


gli

Austria non
cortesi,

sa quanto

ufficiali italiani

siano

umani, buoni.
tutti,

ti...
il

Non

interrompe Rose Barn, non


dei bersaglieri ciclisti.

tut-

Ah!

gli ufficiali

Comme
durs!
delle sue

sont durs, durs, durs!... Dieu! qu'ils

som

Pienamente rinfrancata e sicura ormai


bella ebrea viennese racconta
rati nella

labbra sorridenti e delle sue occhiate precise, la

come furono
molti bagagli,

cattula

confusione' del disarmo a Stazione per


Il

Carnia.

conte

Funk aveva
lei.

pro-

babilmente molti anche


la

Sento in Rose Barn

donna sempre armata


gli
il

di

eleganza e che ad ogni

costo ricostruisce le sue armi di seduzione Essa

racconta che

ufficiali

bersaglieri

brutalmente

spinsero

lei

colonnello lontano dal carro dei

bagagli ormai perduti per sempre.


stupita di

Rose Barn

non aver potuto sedurre


embrass plusieurs

coi suoi sguardi

quei vincitori violenti.

J'ai

fois Ieurs

mains com-

me une mendiante, comme une mendiante! Mais ils me criaient Viaaaa! Va viaa! Va via! Comme ils sont durs comme ils sont durs
:

F. T.

MARINETTI

372

Una

nostra risata fragorosa accoglie questa de-

scrizione dei forti, impetuosi soldati italiani colla

loro pratica intelligenza

decisa,

rozza

senza

smorfie.

mo

Vedete, signor conte


ciclisti

questo contrasto tra

bersaglieri

che giustamente sbrigarono


altri

le

cose con voi, e noi


lieti

che

a vittoria

compiuta

sia-

d'invitarvi a pranzo, tipicamente unica-

mente
le altre

italiano.

La nostra razza La razza

superiore a tutte

razze perch sa capire, dosare tutto nel temtedesca, gonfia di pro-

po e

nello spazio.

dotti inutilizzabili

da spargere sul

mondo

e ubria-

cata da

una spaventosa preparazione militare meti-

colosissima, ha con una assoluta


sticit

mancanza
la forza

d'ela-

spirituale dimenticato

che
i

minando
lo spirito.

nel

mondo deve
il

fare

pur doconti sempre con

Voi avete misurato a

cifre le nostre forze,

ignorando forse, per


formatori, che
il

cretinismo dei vostri in-

popolo italiano ha una grande


geniale, ricca di tutte le pos-

anima potentissima,
sibilit

improvvisatrici.

Questa anima dormiva e


il

voi

che contavate solamente


ci

numero

dei nostri

cannoni,
rati

avete in blocco disprezzati,

conside-

come

quantit trascurabile. L'Italia, avete pennoi.

sato,

marcer con noi, obbedendo a marcer con noi rester neutrale.


che aveva contato e ricontato
i

Se non
l'anima

Ma

italiana

tutte le of-

fese

soprusi e

disprezzi,

gioni

per non battersi

pur avendo mille rapropaganda (triplicismo,

pacifista,

assoluta impreparazione ecc.) scattata

373

L'ALCVA D'ACCIAIO
momento
pi pericoloso, sicura d'improvvisa-

nel

re ci che non aveva preparato, e d'imparare la

guerra facendola e vincendola. Ci che avete


to nel Belgio,
i

fatil

vostri siluramenti di navi inermi,

pericolo dell'egemonia tedesca che

non ha e non
il

pu avere nessuna ragione d'essere mai,


derio
rivoluzionario
ripulire
di

desi-

noi
di

futuristi

italiani

che
vi

volevamo
di

l'Italia

tutto

ci

che

vecchio e specialmente del papato, scopatura


si

che non

poteva fare con un impero Austropiedi ecc. ecc..

Ungarico
ni

in

Ecco

infinite ragio-

per

le quali

siamo

entrati in guerra,

ma

certo

in tutti gli Italiani, dal pi umile fante al

Coman-

dante Supremo, c'era un'altra ragione potente!

Volevamo dare con una lezione


professori

violenta a voi

cocciuti

medioevali

d'arte

guerresca,

un

brillante

spettacolo

d'Italianit,

che significa

fulminea genialit improvvisatrice, eroismo senza

educazione guerresca, massima e

elasticit

nel pas-

sare dalla violenza utile ad una assoluta bont coi


vinti
i

disarmati. Ricordatevi che in questa guer-

ra ogni pattuglia italiana aveva

pritore di terre,
ta

almeno uno scoun meccanico inventore, un poeil

e un padre affettuoso.

Volete conoscere

piano vittorioso del gene-

rale Caviglia? Eccolo

Dopo

un'intensissima azione dimostrativa sul


attirarvi
la
il

Grappa, per
divisioni,

nemico, sfondare con 2!

separando

massa austriaca del Trenti-

F. T.

MARINETTI

874

no da quella
provocare

la

del Piave, e, con azione avvolgente,

caduta dell'intera fronte montana.

La pi

settentrionale delle armate austriache,


di rifornimento Vittorio-

la sesta,

aveva per linea

Conegliano-Sacile.
Vittorio

Bisognava dunque conquistare


linea.

Veneto tagliando questa

Poi,

pun-

tare con azione avvolgente su Feltre, cio sul tergo


del

Grappa, facendolo cadere per manovra.


Subito dopo, raggiungere la convalle bellunese,
le vie del

puntando per

ti il

Cadore e

dell' Agordino.

Gli ordini di concentramento di forze dirama-

25 settembre ebbero principio

di

esecuzione

il

26.

Tra
sioni,
zi di

il

26 settembre e
di

il

10 ottobre, 21 divicalibro,
si

800 pezzi
nuova
sono

medio e grosso

800 pezschierano

piccolo calibro e

500 bombarde,
sulla

sulla

fronte. Quattrocenti pezzi


trasportati

tolti

da

altri

settori
l

fronte del

Grappa.
di

Intanto 20 equipaggi da ponte,

4500 metri

passerella tubolare,

4500 metri

di

ponte, sono predivisioni

parati. In complesso, contro le

63

e mez-

za austriache e

loro duemila pezzi, noi abbiamo

schierato 54 divisioni e 4750 pezzi.

ta
Il

nostro fuoco d'artiglieria s'inizi fra Bren-

e Piave alle ore tre del 24 ottobre. Alle ore 7 e 15 balzano le fanterie sul Grappa. Il 26 ottobre
la resistenza sul

Grappa
si

pi che mai accanita.

Sette divisioni italiane contro

nove nemiche.
i

La sera

del 26,

gettano

ponti sul Piave.

375

L'ALCVA D'ACCIAIO
travolti.

Sono
<(

Altri ponti

sono

gettati

nella notte

del 28.

La mattina

del 28,
l'8

il

17.

corpo comincia a pas-

sare a Salettuol e
fra

armata comincia a passare

Pederobba e Falz. Nelle prime ore del 29, l'ottavo corpo, sui ponti della Priula, passa e prende Susegana; il 17 corpo entra in Conegliano una colonna di lancieri

e di bersaglieri

ciclisti
il

entra in Vittorio Veneto.

Il

30

ottobre, crolla

Grappa.
il

La

disfatta degli austriaci, iniziatasi


il

28, rela cata-

sa inevitabile
strofe.

29, si conclude

il

30 con

Vous avez raison! Voas avez raison! interrompe il colonnello agitando le mani timide e tremanti. J'ai toujours pens que le peuple Italien
est

un grand peuple.
Et quels soldats magnifiques! aggiunge Roi

se

Barn moltiplicando
la

suoi sguardi voluttuosi

al

capitano che

guarda con insistenza.

Mentre fissa il capitano, Rose Barn distrattamente urta col piedino il mio piede sinistro. Il mio scarpone d'alpino non vieta il passaggio delRose Barn mi piace molto. non lasciarmi sfuggire questi eleganti animali femminili che prediligono gli assaltatori audaci, e pur partendo sempre con un programma astuto nel cervello, non si rifiutano
l'elettrica vibrazione.

Sono

abituato a

certi amplessi spensierati volanti

e disinteressati.

Sarei

contentissimo di passare una notte con

F. T.

MARINETTI

876

stata passata

Rose Barn, anche se la notte precedente fosse da lei con l'amico Raby. In guerra

bisogna marciare e non marcire.


d'ogni desiderio carnale urge in

Nondimeno

pi

me un

imperioso

orgoglio italiano che vuole manifestare nettamente la

sua nativa squisitezza spirituale. Prendo dunla parola,

que
gli

con tono energico


il

guardando ne-

occhi senza ironia


il

colonnello che ora sor:

bisce con delizia

nostro caff

citori
le

Vede, signor colonnello, noi siamo qui vin-

e siamo anche

vostri padroni.

Malgrado

finestre chiuse entra l'odore pestilenziale della

vostra gigantesca disfatta. Io vi parlo con since-

Vedo che siete intelligente, preciser il mio pensiero. La signorina Rose Barn seduta vicino a me non certo vostra moglie. Credo sia la vostra amante. La chiamate vostra nipote, poco imrit assoluta.

porta.

Ad

ogni

modo

bellissima. Piace molto a


al

me

e piace ancor pi

comandante
tutto
il

l'ottava squa-

driglia

che ha catturato

vostro corpo d'ar-

mata.
Il

Ve

lo ripeto.

Mi

piace molto.

conte Funk, colonnello austriaco, mi guarda


:

con occhi spaventati e un sorriso stiracchiato

Vous voulez

rire,

vous voulez

rire,

monsieur

le lieutenantl

No, no, signor colonnello, non

rido.

La

si-

gnorina Rose Barn che una involontaria affascinatrice,

non certo per

tradire voi, anzi per otteci

nervi maggiori gentilezze nostre,

promette con

377

L'ALCVA D'ACCIAIO
occhi (e certo manterrebbe!) delle notti d'amo-

gli

re straordinarie.

Oh

monsieur
rire
!

le lieutenant,

vous voulez

rire,

vous voulez
io intuisco

Non rido,
che tiene
felice

insisto su queste notti


di

d'amore, che

veramente degne

noi vincitori.

Pausa avvocatesca. Poi un sorriso a Rose Barn gli occhi abbassati come una educanda
e turbata
:

se...

Sarebbero
se

notti

degne
degli

di

noi vincitori se....

non fossimo

Italiani.

Degli ufficiali

austriaci
dizioni,
la

che fossero questa sera nelle nostre con-

non mancherebbero
una purga

di costringere la bel-

preda femminile tipo Rose Barn anche a viva


di baci

forza, a ingoiarsi

bavosi di vecchi

generali e giovani ufficiali.


liani,

Ma

noi che siamo Ita-

signor colonnello, vi offriamo da pranzo e do-

po

l'eccellente caff
la

che avete sorbito non

vi

to-

gliamo

vostra

meravigliosa

donna.

E'

bellis-

sima, ve lo ripeto,

ma

sata nelle braccia di


si

ho goduto la notte pasuna donna divina, unica, che


io

chiama

l'Italia!

Poi rivolgendomi con sorriso ironico, mellifluo


a

Rose Barn

vostri baci

sapientissimi,
insipidi
lo siete.
sie

che devono senza dubbio essere sembrerebbero inevitabilmente quanto quelli di una prostituta. Voi, non Coi vostri occhi pieni di capricci e fanta-

mi

dovete certamente desiderare un maschio co-

me

me, se non fosse altro

insolito,

che

vi

parh

F. T.

MARINETTI
vi

878

come mai certamente un maschio


Ebbene, no
!

ha parlato.

cara Rose Barn, io vincitore italiano

non vi prender, pur potendovi prendere, pur sapendo che vi farei piacere. Prego anzi l'amico

Raby
cura.

di

rinunciare anche
lei,

lui

alla

bella

notte si-

caro colonnello, gradisca

l'ospitalit

di questa
te

parrocchia italiana che

le offre

un prein

poco austrofilo, e dorma questa notte


la gelosia

pace

senza che
bre.
ta
lei,

aumenti

gradi della sua feb-

Per

io

propongo ora una breve passeggiail

per digerire

nostro pranzo. Vuole, signora, e

colonnello, venire con noi a fumare una buolei!

na sigaretta Macedonia? Prego anche


migliori,

Sono
pas-

sono migliori
rottami
i

delle

sigarette
asfissiarci

ungheresi.
nel

Cos potremo fumando


seggiare fra
co...
i

non

dell'impero austro-ungari-

ma
fra

dove sono
tanti

nostri cani! Nik,


!

Kim, Zaza?
in testa.

Venite, esperti puzzicoltori


daci

Tu Zaz
di

Gui-

affastellamenti

luridume insan-

guinato. Coi tuoi bau! bau! variati ci descriverai


il

tuo paesaggio d'odori.

Correvano

danzavano

Kim

intorno, sopra, sotto

e capriolavano Nick e Zaz abbaiando. Gli echi


i

della valle stretta moltiplicavano

Vede, signora,

bu baa baubau baubaubau. soliti puzzi monotoni


i

di sti-

va, latrina, iodio, pidocchi

baubaubaubaubauabaubaubaubau. Ora Zaz ha scoperto e ci spiega nel suo


guaggio che io comprendo
i

lin-

fetidissimi puzzi

che

879

L'ALCVA D'ACCIAIO
naso:
di

sta decifrando col

puzzo d'imperatore, puzprete sudicio,

zo

di

caserma,

puzzo

puzzo

d|

carcere, puzzo di medioevo, puzzo di

passatismo!

Ridevano

le

buone, umane,

civili

stelle italiane

arricciando le schifiltose nari d'oro.

COMANDO SUPREMO
4 novembre, ore
12.

La guerra contro l'Austria Ungheria che, sotto l'alta guida di S. M. il Re Duce Supremo, l'Esercito italiano inferiore per numero e per mezzi,
inizi
il

tenace valore

24 maggio 1915 e con fede incrollabile e condusse ininterrotta ed asprissima 24 dello scor-

per 41 mesi, E' VINTA.

La

gigantesca battaglia ingaggiata

il

so ottobre ed alla quale prendevano parte 51 divisioni italiane, tre britanniche,

due francesi,

una

czeco-slovacca ed un reggimento americano contro

13

divisioni austro-ungariche, finita.

La fulminea

arditissima avanzata del

XXIX Cor-

po d'Armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della Settima Armata e ad
oriente da quelle della Prima, Sesta e Quarta, ha

determinato
saria.

ieri lo sfacelo totale della

fronte avver-

Dal Brenta

al

Torre, l'irresistibile slancio della

Dodicesima, dell'Ottava, della Decima Armata e


delle divisioni di cavalleria, ricaccia

sempre pia

in-

dietro

il

nemico fuggente.

F. T.

MARINETTI
il

880

Nella pianura S. A. R.

Duca d'Aosta avanza


sua invitta Terza Ar-

rapidamente

alla testa della

mata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa


gi vittoriosamente conquistate, che

mai aveva peresso

dute.

L'Esercito austro-ungarico annientato

ha subito perdite gravissime nell'accanita resistenza ha perdute dei primi giorni e nell'inseguimento
:

quantit ingentissime di materiali di ogni sorta e

pressoch per intero

suoi magazzini e

depositi;

ha lasciato finora nelle nostre mani circa 300.000


prigionieri con interi stati maggiori e

non meno

di

5000 cannoni.
I resti di quello
citi

del

mondo, risalgono
valli

che fu uno dei pi potenti eserin disordine e senza spe-

ranza

le

che avevano disceso con orgogliosa

sicurezza.

Firmato: DIAZ.

Le
ta,

automitragliatrici della colonna (Vili Squa-

driglia) catturato

mitragliato e

un comandante di Corpo d'Armaarrestato un treno in movimento

verso Pontebba, entrarono a Chiusaporte.

(Diario Ufficiale della nostra ultima offensiva),

FINE.

INDICE
Pag.
I.
-

L'offensiva

dell'amore
al

5
e e
le

II.

La Dama La
Il

Balcone

serenate
23
aloni az-

III.

massacrate battaglia chimica


zurri

gli

IV. V. VI. VII. VIII.


IX. X. XI.

Una donna-premio
pazzo Un'esposizione futurista navale
.

La

74

Gli equipaggi della Luna Il Deposito fa schifo

Vita da cow-boys La marchesa Casati


risti

33 46 62 66 76 81 98 107
126 136 143 162

halli futu-

XII. XIII.

Una

XIV.

festa napoleonica I veleni del Golfo Una festa petroliniana

XV.
XVI. XVII. XVIII. XIX. XX.
XXI. XXII.
XXIII.

Cavalleria medioevale
turiste

blindate fu170 181 190 212 225

nostalgiche Duello fra Caviglia e la pioggia La Vittoria La villa devastata Le Forze della gioia, della piet e delville
. .

Le

la vendetta
-

Lavami, lavami, o amore Fiumi, campane, donne e mitragliatrici innamorate Massaggio del corpo divino dell'Italia

237 257

268
279 288 802 325
346 359

XXIV. XXV. XXVI. XXVII.

parto in blindata esercito in trappola Pagiolin, colombo viaggiatore Un'isola profumata nel fiume puzzo. . .

Un Un

lente

XXVIII. - La pi bella notte d'amore XXIX. - A mensa col vinto fra i rottami l'Impero Austroungarico .

....
del.
.

864

Opere

di F.

T.

MARINETTI
pi,

LA CONQUETE DES TOILES, pome


que, 3 e dition. Editions de la

Piume

Paris

fr.

50 50

DESTRUCTION,
teur,

pomes. Leon Vanir,

di-

Paris
Edizioni del

fr.

LA MOMIE SANGLANTE, pome dramatique.

Verde

Azzurro

Milano

2 fr.50
4 e dition. Edizioni
.
.
.

D'ANNUNZIO INTIME,
del

Verde e Azzurro, Milano

fr.

50

LE ROI BOMBANTE,
dition. Editions

tragdie satirique, 3 e

du

Mercure de Fran3 4e
dition.
fr.

ce,

Paris
E.
et

50 50

LA VILLE CHARNELLE,
Sansot

C, diteurs, Paris

fr.

LES DIEUX S'EN VONT, D'ANNUNZIO RESTE, ll e dition. E. Sansot et C, diteurs,

Paris
4 e dition,

fr.

50

LE CONQUETE DES TOILES,


suivie des
tionale. E.

jugements de la presse internaSansont et C, dit, Paris POUPELES LECTRIQUES, drame en trois acte en prose, avec une prface sur le futurisme. E. Sansot et C, dit., Paris
.
.

fr.

50

fr.

50

ENQUETE INTERNATIONALE SUR LE VERS LIBRE, prcde du premier Manifeste futuriste, (8 e mille).

dit, de

((

Poe3
fr.

sia

50

MAFARKA LE FUTURISTE,
cani (21 e mille). E. Sansot et Paris

roman afriC, diteurs,


3
fr.

SO

MAFARKA

IL

FUTURISTA,

roma*zo,tra-

dotto da Decio Cinti


all'autore).

dannato. Due mesi e Edizioni Futuriste di PoeSequestrato sia

(Processato e conmezzo di prigione

DISTRUZIONE, poema,
liberi col

tradotto in versi
di

Primo processo

Mafarka
.

il
.

Esaurito (Edizione di Poesia ) RE BALDORIA, traduzione del Roi Bombance Editori Fratelli Treves, Milano
Futurista
.

LE FUTURISME,
12 e

Thories et Mouvement. mille E. Sansot et C, diteurs, Paris


rcit futuri-

fr.

50

LA BATAILLE DE TRIPOLI,
ste

de la journe du 26 ottobre 1911. Edi Poesia LA BATTAGLIA DI TRIPOLI, vissuta e cantata da F. T. Marinetti. Edizioni Futuriste di Poesia LE MONOPLAN DU PAPE, roman prophtique en vers libres. E. Sansot et C, diteurs, Paris ZANG-TUMB-TUMB. (Assedio di Adrianopoli) Parole in libert. Edizioni Futuriste di Poesia
zioni Futuriste di

f r.

50

L.

2,

fr.

50

L.

3,

GUERRA, SOLA IGIENE DEL MONDO.


Edizioni

Futuriste

di

Poesia

...

L.

2.

L'AEROPLANO DEL PAPA, romanzo


fetico in versi liberi,

pro-

traduzione del Monoplan du Pape. Edizioni Futuriste di Poesia EL FUTURISMO, traduccin de German Gomez de la Mata y N. Hernandez Luquero. F. Sempere y C, editores, Valencia
.

L.

3,50

4 reales

FUTURISME,traduction

russe. Editions de

Promthe Saint-Ptersbourg

....
Mi4

25

NOI FUTURISTI.
lano

Edizioni Quintieri.

L.

2,

MANIFESTI DEL FUTURISMO.


metti
dei

volu-

Breviari

intellettuali.

Istituto


Editoriale
Italiano.

Milano
in col-

L.

8,

TEATRO SINTETICO FUTURISTA,


(2

laborazione con B. Corra e E. Settimelli


voi.)

Istituto

Editoriale Italiano
S.

L.

4,

VERSI E PROSE DI
traduzione
Italiano,

MALLARM, prima
Istituto

italiana.

Editoriale
L.
2,

Milano
2 voi.
dei Breviari InIstituto

POESIE SCELTE.
tellettuali.

Editoriale

Italiano

L.
.

4,

COME
ni

SI

SEDUCONO LE DONNE.
Futurista

Edizio-

dell' Italia

L.

3,

L'ISOLA DEI BACI,

in collaborazione con
.

B. Corra. Facchi, editore. Milano


politico. Facchi, editore.

L.

3,

DEMOCRAZIA FUTURISTA, Dinamismo


Milano

....
.
.

L.

5,

ANIME IN UNA BOMBA, romanzo


sivo. Edizioni Futuriste di

esploL.
3,

Poesia

UN VENTRE
Editore,

DI

DONNA, romanzo,

in col-

laborazione Con la signora Robert. Facchi

Milano
traduzione in versi liberi

L.

4,

DISTRUZIONE,
di Decio Cinti.
trice

Nuova

edizione.

Casa EdiL.
4,

Sonzogno, Milano MAFARKA IL FUTURISTA. Nuova edizione. Casa Editrice Sonzogno, Milano.
.

L.

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Edizioni Futuriste di Poesia

....

L.

5,

LUSSURIA

VELOCITA'.
Milano

Casa

Editrice
L. 10,

Modernissima.

L'ALCOVA D'ACCIAIO. Romanzo


Casa Editrice Vitagliano.

vissuto.
.
.

Milano.

L.

8,-

Bf NDIN

DEPT. JUN

1 5 I960

inetti, Filippo Tom-naso

4329
A76..7

L alcova d' acciaio,


f

1921

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