L’intuizione dei Makers

Giacomo Benedetti 8 febbraio 2013
Sono in molti a credere che il futuro, non solo degli Stati Uniti, abbia necessariamente bisogno di riscoprire i makers, quelli che fanno le cose [1]. La crisi che dal 2008 sta inducendo le grandi potenze mondiali ad un ripensamento delle modalità lavorative e collaborative, sta allo stesso tempo portando alla luce un nuovo fenomeno sociale che si espande a sostenuta velocità. Una forza nuova che partendo dal basso rilegge il fare della tradizione spingendolo in avanti e contaminandolo con un alto tasso tecnologico. I Maker costituiscono un movimento culturale contemporaneo, che rappresenta un’estensione su base tecnologica del tradizionale mondo del fai da te[2] . La nascita di questo fenomeno è strettamente legata alla diffusione negli USA, attorno al 2009, di più di un centinaio di hackerspace dove persone unite da interessi comuni collaborano assieme alla creazione o alla modifica di oggetti dai più disparati usi socializzando e influenzandosi positivamente a vicenda. In pratica una rilettura contemporanea dei vecchi laboratori artigiani ma fortemente connessi al luogo in cui nascono e con le porte spalancate alla rete mondiale del World Wide Web. Il processo in questi anni si è sempre più diffuso delineando una vera e propria linea di pensiero sempre più nitida. Se si vuole comprendere veramente un oggetto e governare al meglio il suo sviluppo è necessario sporcarsi le mani, seguire il processo della sua realizzazione, montarlo e smontarlo fino a che la teoria e la pratica non si fondano in un’esperienza unica. Una formazione strutturata esclusivamente sui libri di scuola porta inevitabilmente verso uno squilibrio delle capacità dell’individuo che saprà poi, in futuro, difficilmente assumere un’atteggiamento costruttivo di fronte ad un problema di non semplice soluzione. L’abitudine a scomporre, smontare, provare e verificare, tipica degli artigiani, potrà solo rafforzare le capacità del ragazzo che desidera una preparazione completa. William Ford, di origine irlandese, e Mary Lahey figlia di immigrati belgi hanno una stupenda fattoria dove tirano su i cinque figli. Henry è il più 1

grande ed ha un’innata passione per tutto ciò che è meccanico. Per il suo quindicesimo compleanno il padre gli regala un’orologio da tasca. Ogni altro ragazzo della sua età sarebbe stato felicissimo di ricevere un regalo simile, in quegli anni, stiamo parlando del 1888, è un lusso un oggetto del genere. Ogni altro ragazzo guarderebbe e riguarderebbe il suo orologio tenendolo come il più caro dei tesori e facendo attenzione a non romperlo. Ma non Henry. Felice come non mai, il giovinetto si rinchiude in camera sua e inizia a smontare l’orologio. Quando ha finalmente tolto anche l’ultima vite e ha trasformato il regalo del padre in un’ammasso di piccole parti metalliche torna in salotto. I genitori sono sgomenti e stanno per sgridarlo come non è mai accaduto loro di fare quando Henry con una velocità e maestria da orologiaio consumato rimonta perfettamente il tutto e mostra con orgoglio l’orologio funzionante [3].

Figura 1: foto di Aldo Cavini Benedetti Perchè questa corrente sta così velocemente allargando i suoi confini? Quali sono gli ingredienti vincenti? I Makers hanno fatto proprie nella loro rivoluzione le principali caratteristiche che distinguono il World Wide Web oggi, potendo così cavalcare appieno la rivoluzione della rete. Parlano la stessa lingua di Internet: condivisione, trasparenza, apertura, aiuto reciproco, informazioni libere, sviluppo collettivo. Questi sono i mattoni da cui ripartiranno le nostre società e nel fenomeno maker sono già ampliamente testate ed implementate. 2

La possibilità di lanciare un prodotto con una licenza libera Creative Commons lascia aperte le porte a sviluppi ed implementazioni successive ad opera di altri soggetti che letteralmente salgono sopra le spalle dei giganti e continuano a migliorare il prodotto. L’oggetto diventa una storia, una traiettoria dove ognuno offre il suo contributo e tutto rimane scritto nel processo di evoluzione. Ecco dove sta la differenza tra i normali attrezzi per le lavorazioni industriali e i prodotti del movimento fai-da-te. Gli oggetti dei makers hanno più a che fare con il processo di creazione che con il prodotto in quanto tale. Il fatto che una MakerBot sia stata progettata da una comunità, prodotta da persone di cui conoscete e di cui ammirate la visione, e dotata di personalità è ciò che la rende speciale . . . L’open source non è solo un metodo efficiente per l’innovazione, ma è un sistema di credenze che per i suoi aderenti ha la stessa importanza della democrazia o del capitalismo[4].

Figura 2: foto di Matt Westervelt L’approccio Open Source permette questa evoluzione che soddisfa tutte le parti: produttori e clienti. In verità se consideriamo l’innovazione nella natura e nella cultura, gli ambienti che circondano di mura le buone idee tendono nel tempo ad essere meno innovativi degli ambienti aperti. Può darsi che le idee non aspirino alla libertà, ma sicuro hanno bisogno di collegarsi, fondersi, ricombinarsi. Vogliono reinventarsi superando i confini concettuali. Hanno bisogno di dialogare quanto di competere [5]. 3

Non dimentichiamo poi che ogni rivoluzione ha i suoi strumenti, i suoi macchinari che permettono il balzo in avanti nel processo tecnologico. Stampanti 3d, laser cutter, macchine a controllo numerico, frese, microprocessori e computer sempre meno costosi hanno esteso la possibilità di crearsi un’officina di alto livello con poche migliaia di dollari. Certo, magari ancora da soli non si riesce a far fronte ad una spesa abbastanza grande, seppur contenuta per quello che si acquista, ma in piccoli gruppi tutto ciò diventa realtà. E’ anche pe questo, che in Italia sono già nate varie officine creative che, cavalcando l’onda degli sviluppi oltreoceano, offrono servizi personalizzati di fabbricazione digitale. E’ proprio questa infatti un’altra vittoria dei Makers. Questi ragazzi hanno capito come fondere in modo magistrale l’esperienza online con quella dell’incontro in luoghi fisici, reali, ben inseriti in città. Il mondo virtuale non è più visto come l’antagonista del mondo reale, ma come fedele compagno che permette, estendendo la realtà fisica, di toccare con mano situazioni prima impensabili. L’architettura ha il suo ruolo e lo avrà sempre, ma in ogni epoca va riletta, ripensata, rivista. I Maker lo stanno facendo e i risultati sono a dir poco vincenti.

Figura 3: foto di Ton Zijlstra L’esperienza del Fablab Torino nasce da forze ed esigenze diverse con un unico obiettivo: portare la Digital Fabrication e la cultura Open Source in un luogo fisico, dove macchine idee e persone e approcci nuovi si possano 4

mescolare liberamente[6]. Macchinari di vario tipo, corsi accuratamente impacchetati e la possibilità di condividere l’esperienza della creazione di un oggetto con chi in quel momento si trova al tuo fianco. Torino è la culla italiana di questa rinascita poichè è in quelle terre, più precisamente ad Ivrea, che viene prodotto Arduino, il microprocessore Open Source che è diventato il cuore di numerossisimi progetti d’elettronica in tutto il mondo grazie alla sua facilità d’uso, la comunità che si è creato attorno, le tipologie di licenze aperte con la quale è stato prodotto ed un prezzo veramente accessibile a tutti. Tra i fondatori del progetto Arduino, Massimo Banzi, uno dei principali esponenti italiani della cultura Maker. Io non so se questa è la terza rivoluzione industriale, dice Banzi. Di certo però i Maker dimostrano che è possibile un modello produttivo diverso. E, di sicuro, quello che sta succedendo adesso assomiglia molto a quello che è accaduto nei Garage della California a inizio anni ’70 . . . Quello che non è cambiato è che c’è gente che ti deride. Quello che invece è cambiato è che la Apple aveva bisogno di metter su una fabbrica, mentre ora non è più necessario. Tutto è più semplice [7]. Le scuole e le università devono necessariamente aprirsi già da ora a questa modalità di educazione learning by doing perchè in questi tempi nuovi assisteremo ad una evoluzione unica nella storia dell’apprendimento. Abbiamo la responsabilità di offrire agli studenti questa strada nuova, la più intelligente oggi per un futuro migliore per tutti. Con la diffusione universale degli strumenti di desktop manufacturing, è ora di riportare il fare le cose nei programmi delle scuole superiori, naturalmente non con il vecchio laboratorio di applicazioni tecniche ma con l’insegnamento del design . . . Immaginate addirittura se ogni aula di design avesse a disposizione delle stampanti laser in 3d o un laser cutter . . . I ragazzi potrebbero realmente realizzare ciò che hanno disegnato sullo schermo. Pensate a che cosa vorrebbe dire per loro realizzare materialmente ciò che hanno sognato. E’ così che si crea una generazione di makers. Ed è così che nascerà la prossima generazione di imprenditori manufatturieri [4].

5

This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercialNoDerivs 3.0 Unported License

Riferimenti bibliografici
[1] Stefano Micelli. Futuro Artigiano. L’innovazione nelle mani degli italiani. Marsilio Editori Spa, 2011. [2] AA.vv. Maker. Wikipedia, 2012. http://it.wikipedia.org/wiki/ Maker. [3] Simona Capodanno. Henry ford e frederick taylor. Destini Incrociati, Il Sole 24 Ore, Dicembre 2011. http://www.giacomozito.com/onair/ Destini-Incrociati/henry-ford-e-frederick-taylor. [4] Chris Anderson. Makers. Il ritorno dei produttori. Per una nuova rivoluzione industriale. Rizzoli Etas, 2012. [5] Steven Johnson. Dove nascono le grandi idee. Storia naturale dell’innovazione. Bur, 2011. [6] Fablab Torino. About us. fablabtorino.org, 2012. fablabtorino.org/about-us/. http://www.

[7] Marco De Martino. Re-make with love. Wired Italia, (45), Novembre 2012.

6

Sign up to vote on this title
UsefulNot useful