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Benedetto Croce. Materialismo Storico Ed Economia Marxistica

Benedetto Croce. Materialismo Storico Ed Economia Marxistica

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  • X PREFAZIONE
  • XII PREFAZIONE
  • XIV PREFAZIONE
  • XVI PREFAZIONE
  • 2 SULLA FORMA SCIENTIFICA
  • DEL MATERIALISMO STORICO 3
  • 4 SULLA FORMA SCIENTIFICA
  • DEL MATURI ALI SMO STORICO 5
  • 6 SULLA FORMA SCIENTIFICA
  • 8 SULLA FORMA SCIENTIFICA
  • DHL MATERIALISMO STORICO 9
  • JO SUU.A KOKMA SCIENTIFICA
  • DEL MATERIALISMO STORICO 11
  • 12 SULLA FORMA SCIENTIFICA
  • DEL MATERIALISMO STORICO l'à
  • 14 SULLA FORMA SCIENTIFICA
  • DEL MATERIALISMO STORICO 15
  • 16 SULLA FORMA SCIENTIFICA
  • DEL MATERIALISMO STORICO 17
  • i 5 SULLA FORMA SCIENTIFICA
  • DEL MATERIALISMO STORICO 19
  • 20 SULLA FORMA SCIENTIFICA DEL MATERIAL. STORICO
  • 22 LE TEORIE STORICHE
  • 24 LE TEORIE STORICHE
  • 28 LE TEORIE STORICHE
  • 30 LE TEORIE STORICHE
  • 32 LE TEOKIE STORICHE
  • 38 LE TEORIE STORICHE
  • 40 LE TEORIE STORICHE
  • 46 LE TEORIE STORICHE
  • 48 LE TEORÌE STORICHE
  • 52 LE TEORIE STORICHE
  • 54 LK TEORIE STORICHK DKL PROF. LORIA
  • 5G PER LA INTER PETR A Z ION b. E LA CRITICA
  • DI ALCUNI CONCETTI DEL MARXISMO 57
  • r>8 PER LA INTER PETRA ZI ONE E LA CRITICA
  • DI ALCUNI CONCETTI DEL MARXISMO
  • GO PER LA 1XTERPETRAZIOXE E LA CRITICA
  • DI ALCUNI CONCETTI DEL MARXISMO 61
  • 02 PER LA INTER PETR AZIONE E LA CRITICA
  • DI ALCUNI CONCETTI DEL MARXISMO G3
  • 04 PER LA IN TER PETRA ZIO NE E LA CRITICA
  • DI ALCUNI CONCETTI DEL MARXISMO 65
  • 66 PER LA INTERPETUAZIONE E LA CRITICA
  • DI ALCUNI CONCETTI DHL MARXISMO 67
  • 68 PER LA INTERPETRAZIONE E LA CRITICA
  • DI ALCUNI CONCETTI DEL MARXISMO 69
  • TO PER LA INTERPET RAZIONE E LA CRITICA
  • DI ALCUNI CONCETTI JJ15L MARXISMO 71
  • 72 PER LA INTERPETRAZIONE E LA CRITICA
  • DI ALCUNI CONCETTI DEL MARXISMO 73
  • 71 PER LA IN TER PETR AZI ON E E LA CRITICA
  • DI ALCUNI CONCETTI DEL MARXISMO 75
  • 7G PER LA INTEIÌPETRAZIONE E LA CRITICA
  • DI ALCUNI CONCETTI DEL MARXISMO 77
  • 78 PER LA INTERPETRAZIONE E LA CRITICA
  • 80 PER LA INTEUPETRAZiONE E LA CRITICA
  • DI ALCUNI CONCETTI DEL MARXISMO 81
  • 82 PER LA INTERPETRAZIONE E LA CRITICA
  • DI ALCUNI CONCETTI URL MARXISMO 83
  • DI ALCUNI CONCETTI DEL MARXISMO 85
  • S6 l’ER LA INTEKPETKAZIONE E LA CRITICA
  • I>I ALCUNI CONCETTI DKL MARXISMO
  • 88 PER LA INTERPETRAZIONE K LA CRITICA
  • DI ALCUNI CONCETTI DEL MARXISMO 89
  • 90 PER LA INTERPETRAZIONE E LA CRITICA
  • DI ALCUNI CONCETTI DEL MARXISMO 91
  • DI ALCUNI CONCETTI DEL MARXISMO 93
  • 94 PER LA INTERPETRAZIONE E LA CRITICA
  • DI ALCUNI CONCETTI DEL MARXISMO 95
  • PER LA INTERPKTR.AZIONE E LA CRITICA
  • Di ALCUNI CONCETTI DEL MARXISMO 97
  • DI ALCUNI CONCETTI DEL MARXISMO 99
  • 100 PER LA INTERPETRAZIONE E LA CRITICA
  • DI ALCUNI CONCETTI DEL MARXISMO 101
  • 1 0 2 PER LA INTERPETRAZIONE E LA CRITICA
  • DI ALCUNI COM GETTI DEL MARXISMO 1U3
  • 104 PER LA ÌXTERPRTRAZIONE E LA CRITICA
  • DI ALCUNI CONCETTI DKL MARXISMO 105
  • 106 PER LA INTERPETRAZIONE E LA CRITICA
  • DI ALCUNI CONCETTI DEL MARXISMO 107
  • 10S PER LA INTERPETRAZIONE E LA CRITICA
  • DI ALCUNI CONCETTI DEL MARXISMO 109
  • DI ALCUNI CONCETTI DEL MARXISMO 111
  • 1 1 2 PER LA INTERPETRAZIONE E LA CRITICA
  • DI ALCUNI CONCETTI DEL MARXISMO 113
  • 116 IL LIBRO DSL PROF. STAMMLER
  • IL LIB HO DEL PROF. STAMMLER 117
  • 118 IL LIB HO DEL PROFSTAMMLER
  • 1 2 0 IL LIBRO DSL PROF. STAMMLER
  • IL LIBRO DEL PROF. STAMMLER 121
  • 1124 XL LII5R0 DEL PROP. STAMMLER
  • IL LIBRO DEL PROF. STAMMLER 125
  • 126 IL LIBRO DEL PROF. STAMMLER
  • IÌj LIBIiO DKL PROF. STAMMLkR 127
  • ] 28 IL L1BKO JL>EL PUOF. STAMMLER
  • IL LIBRO DEL PROF. STAMMLER 129
  • 132 RECENTI INTERPETRAZI0X1
  • DELLA TEORIA MARXISTICA DEL VALORE 133
  • 134 RECENTI INTERPETINAZIONI
  • DELLA TEORIA MARXISTICA DEL VALGHE 135
  • 136 RECENTI INTERPETRAZIONI
  • DELLA TEORIA MARXISTICA DEL VALORE 137
  • 138 RECENTI 1NTERPETRAZI0NI
  • DELLA TEORIA MARXISTICA DEL VALORE 139
  • 140 RECENTI INTERPETRAZIONI
  • DELLA TEORIA MARXISTICA DEL VALORE 141
  • DELLA TEORIA MARXISTIO X. DEL VALORE 143
  • 144 RECENTI IN'TERPETRAZIONI
  • DELLA TEORIA MARXISTICA DEL VALORE 115
  • 146 KKCHNTl 1NÌTERPETR AZIONI
  • DELLA TEORIA MARXISTICA DEL VALORE 147
  • us RECENTI INTER PETR A ZION I ECC
  • 150 UNA OBIEZIONE ALLA LEGGE MARXISTICA
  • DELLA CADUTA DEL SAGGIO DI PROFITTO Ini
  • 152 USA OBIEZIONE ALLA LEGGE MARXISTICA
  • DELLA CADUTA DEL SAGGIO DI PROFITTO loo
  • 154 UNA OBIEZIONE ALLA LEGGE MARXISTICA
  • DELLA CADUTA DEL SAGGIO DI PROFITTO 155
  • l ót i UNA OBIEZIONE ALLA LEGGE MARXISTICA
  • DELLA CADUTA DEL .SAGGIO DI PROFITTO 157
  • 158 UNA OBIEZIONE ALLA LUGtìE MARXISTICA
  • DELLA CADUTA DEL SAGGIO DI PROFITTO 1f)'J
  • 160 UNA OBIEZIONE ALLA LEGGE MARXISTICA
  • DELLA CADUTA DEL SAGGIO DI PROFITTO 1G1
  • 164 MARXISMO ED ECONOMIA PURA
  • MARXISMO ED ECONOMIA PURA 165
  • 166 MARXISMO ED KCOXOMIA PURA
  • MARXISMO ED ECONOMIA PURA 167
  • 168 MARXISMO ED ECONOMIA PURA
  • MARXISMO ED ECONOMIA PURA 1(Ì9
  • ITO MARXISMO ED ECONOMIA PURA
  • MARXISMO ED ECONOMIA PURA 171
  • 172 MARXISMO ED ECONOMIA PURA
  • MARXISMO ED ECONOMIA PURA 173
  • 174 MARXISMO ED ECONOMIA PURA
  • MARXISMO ED ECONOMIA PURA 17')
  • 176 MARXISMO ED ECONOMIA PURA
  • 178 SULLA STORIOGRAFIA SOCIALISTICA
  • IL COMUNISMO DI TOMMASO CAMPANELLA 179
  • 180 SULLA STORI OGH A FI A SOCIALISTICA
  • IL COMUNISMO DI TOMMASO CAMPANELLA 181
  • 182 SULLA STO Il IO G U A FI A SOCIALISTICA
  • 184 SULLA STORIOGRAFIA SOCIALISTICA
  • 186 SULLA STORIOGRAFIA SOCIALISTICA
  • IL COMUNISMO DI TOMMASO CAMPANELLA 187
  • 1SS SULLA STORIOGRAFIA SOCIALISTICA
  • 190 SULLA STORIOGRAFIA SOCIALISTICA
  • 192 SI'LL A STORIOGRAFIA SOCIALISTICA
  • 194 SULLA STORIOGRAFIA SOCIALISTICA
  • IL COMUNISMO DI TOMMASO CAMPANELLA 19Ó
  • 19G SULLA STORIOGRAFIA SOCIALISTICA
  • IL COMUNISMO DI TOMMASO CAMPANELLA 197
  • 108 SULLA STORIOGRAFIA SOCIALISTICA
  • IL COMUNISMO D! TOMMASO CAMPANELLA 199
  • 200 SULLA STORIOGRAFI A SOCIALISTICA
  • 202 SUr.LA STORIOGRAFIA SOCIALISTICA
  • IL COMUNISMO DI TOMMASO CAMPANELLA 203
  • 204 SULLA STORIOGRAFIA SOCIALISTICA
  • IL COMUNISMO DI TOMMASO CAMPANELLA 205
  • 206 SULLA STOUIOGUAFIA SOCIALISTICA
  • IL COMUNISMO DI TOMMASO CAMPANELLA 207
  • 208 SULLA STORIOGRAFIA SOCIALISTICA
  • IL COMUNISMO DI TOMMASO CAMPANELLA 200
  • 210 SULLA STORIOGRAFIA SOCIALISTICA
  • IL COMUNISMO DI TOMMASO CAMPANELLA 211
  • 212 SULLA STOKIOGKAFIA SOCIALISTICA
  • 214 SULLA ST0U10GRAFIA SOCIALISTICA
  • IL COMUMSJIO DI TOMMASO CAMPANELLA 215
  • 216 SULLA STORIOGRAFIA SOCIALISTICA
  • ?20 LA « CITTÀ DEL SOLE »
  • 092 LA « CITTÀ DEL SOLE »
  • 2 26 STL PRINCIPIO ECONOMICO
  • DUE LETTERE AL PROF. V. PARETO 227
  • 223 SUL PRINCIPIO ECONOMICO
  • DUE LETTERE AL PROF. V. PARETO 229
  • DUE LETTERE AL PROF. V. PARETO *231
  • 232 SUL PRINCIPIO ECONOMICO
  • DUE LETTERE AL PROF. V. PARETO
  • '2m SUL PRINCIPIO ECONOMICO
  • 236 SUL PRINCIPIO ECONOMICO
  • DUE LETTERE AL PROF. V. PARETO 237
  • 240 Sl'L PRINCIPIO ECONOMICO
  • DUE LETTERE AL PROF. V. PARETO 241
  • 242 SUL PRINCIPIO ECONOMICO
  • DUE LETTERE AL PROF. V. PARETO 243
  • SUL. PRINCIPIO ECONOMICO
  • DUE LETTERE AL PROF. V. PARETO 245
  • 24 (j SUL. ÌUUNCIIUO ECONOMICO
  • DUE LETTERE AL PROF. V. PARETO 247
  • 250 IL GIUDIZIO ECONOMICO E IL GIUDIZIO TECNICO
  • IL GIUDIZIO ECONOMICO E IL GIUDIZIO TECNICO 251
  • 252 IL GIUDIZIO ECONOMICO E IL GIUDIZIO TECNICO
  • IL GIUDÌZIO ECONOMICO K IL GIUDIZIO TECNICO
  • '254 IL GIUDIZIO ECONOMICO E IL GIUDIZIO TECNICO
  • IL GIUDIZIO ECONOMICO E IL GIUDIZIO TECNICO 2f.r>
  • 256 IL GIUDIZIO ECONOMICO E IL GIUDIZIO TECNICO
  • IL GIUDIZIO ECONOMICO E IL GIUDIZIO TECNICO 257
  • 238 IL GIUDIZIO ECONOMICO E IL GIUDIZIO TECNICO
  • 260 ECONOMIA FILOSOFICA ED ECONOMIA NATURALISTICA
  • ECONOMIA FILOSOFICA tóD ECONOMÌA NATURALISTICA 261
  • 262 ECONOMIA FILOSOFICA ED ECONOMIA NATURALISTICA
  • ECONOMIA FILOSOFICA ED ECONOMIA NATURALISTICA 263
  • 2t>4 ECONOMIA FILOSOFICA ED ECONOMIA NATURALISTICA
  • ECONOMIA FILOSOFICA ED ECONOMIA NATURALISTICA 2G3
  • 266 ECONOMIA FILOSOFICA 10D ECONOMIA NATURALISTICA
  • ECONOMIA FILOSOFICA E1J ECONOMIA NATURALISTICA 267
  • 268 ECONOMIA FILOSOFICA ED ECONOMIA NATURALISTICA
  • 272 INDICE DEI NOMI

SAGGI FILOSOFICI

. IV

MATERIALISMO STORICO
ED ECONOMIA MARXISTICA

BENEDETTO CROCE

MATERIALISMO STORICO
ED

ECONOMIA MARXISTICA

QUARTA

E D IZ IO N E

R IV E D U TA

BARI
GIUS. LATERZA & FIG L I
T irO G R A F I-E D IT O R I -LIBRA I

1921

PR O PR IETÀ LETTERA RIA A NORMA D E L L E V IG EN TI L EG G I

S t a m p a t o in Ba ri , coi tip i d e ll a D it t a
m ag g io m cm xxi -

58196

ALLA MEMORIA DI

ANTONIO L A B R I O L A
CHE i r INIZIÒ A QUESTI STUDI

*2032382

PREFAZIONE

Questi saggi sono stati sparsam ente pubblicati, nel corso degli ultimi quattro anni, in riviste scientifiche e in atti accademici *; e io m ’induco a raccoglierli in volume non solo per la ragione libraria, che le prime ristrette edizioni ne sono esaurite, e intanto accade che essi siano molto discussi e di continuo richiamati nelle controversie che si agitano sul marxismo; ma anche perchè, riuniti, si chiariscono a vicenda e, se non m’inganno, offrono nel loro giro un esame abba-

1 II primo, col tito lo : Sulla concezione materialistica della storia, in A tti dell’Accad. Pontaniana di N a p o li, vol. X X V I , 1896, o m ag g io ; il secondo, in franc e se , ne l D evenir social, a. I I , fase, di n o v e m b re 1896, e in ita lia n o, Napoli, G ian nin i, 1897; il terzo, a n c h e negli A tti d e lla P o n t a n i a n a , vol. X X V I I , 21 nov e m bre , e poi in fran c e se nel D evenir social, fase, di febbraio e m arz o 1898, e s t r a t t o col titolo : E ssai d ’interprétation et de critique de quelques concepts du marxisme, P a r i s , G ia rd e t B riè re , 1898; il q u a rto , in fran c e se , nel D evenir social del n o v e m b re 1898; il q u into , n e lla R iform a sociale di T o rin o , a. VI, fase. V, m ag gio 1899 ; il sesto, in A tti della P o n t a n i a n a vol. X X I X , 1899, 7 m aggio. Il saggio sul ComuniSmo di T. Campanella fu pu bblicato nellMrc/a'mo storico p e r le provinole napoletane, a. X X , 1895. fase. IV.

sotto diverse impressioni e con diversi . atteggiamento di critico e di oppositore. Labriola. ma che non sia vero. e che sono tutto ciò che ho mai pubblicato in materia. che nel terzo. Dunque.X P R EFA Z IO N E stanza compiuto dei problemi teorici fondamentali di quella dottrina. ma non già nella sostanza del pensiero. in fine. in questi scritti. che io. e vi si discutono i punti a mio credere non accettabili della rielaborazione fattane dal prof. da rigido m arxista ortodosso. non debbo spendervi parole intorno: i saggi qui raccolti. bastano a provarlo. svolta negli scritti seguenti e che ha porto argomento alla reeente polemica col mio sempre ottimo amico Antonio Labriola. di certo. mi sia venuto via via mutando e abbia assunto. nessuna difficoltà ad am m ettere il fatto. sul Loria. Composti in tempi diversi. sibbene nel tono o nel colorito che si voglia dire. non si riesce a determ inare il tempo in cui sarei stato « marxista or­ todosso». Si vedrà che già in quello sul Campanella (pubblicato nel 1895) si criti­ cavano le stravaganze filosofiche e storiche di uno dei più autorevoli marxisti ortodossi. E stato affermato. e il momento in cui sarebbe a v v e n u ta la mia « conversione ». pubblicato sul finire del 1896. riaffermate poi negli altri. da più d’uno. per quanto io cerchi ed altri cerchi. Un disaccordo e una varietà è. naturalm ente. se fosse vero. è brevem ente formolata la poco ortodossa interpetrazione della teoria m arxistica del valore. sui limiti entro i quali il materialismo storico è da accogliere. che nel secondo (messo come primo nel volume) sono tutto le idee. del Latargue. Non avrei.

tanto più che si è intrapresa in Italia. quello di entusiasmo. a cura del prof. vengano presto a nch’essi raccolti in volume. rappresentano in Italia. che si è venuta svolgendo quasi contemporaneamente in Francia per opera del iSorel. che sarebbe ora superflua. Nel raccoglierli. dell’Engels e del Lassalle. e dalle poco caute esegesi e de­ duzioni della scuola. a quello di disgusto per le pedanterie. e con maggiore interessamento per la pura filosofia. nei suoi . e che procura di liberare il nòcciolo sano e realistico del pensiero del Marx dai ghirigori metafisici e let­ terari del suo autore. con altri abiti mentali. benché condotti con altra forma di esposizione e. Mi auguro che i saggi del Sorel. u n ’edizione delle opere maggiori e minori del Marx. che accom pagnava il primo saggio del vo­ lume: bibliografia. Mi sembra opportuno far notare che i miei scritti. la medesima tendenza. non ho voluto farvi se non poche e piccole correzioni. — da. Avvertirò anche che. direi. che desta la prim a lettura dell’opera geniale di uno scrittore come il Marx. — è naturale che. e la sola soppres­ sione notevole è quella della lunga appendice biblio­ grafica. di tutto ciò. tradotte nella nostra lingua. Ciccotti.PR EFAZION E XI sentimenti. nella interpetrazione e critica delle dottrine marxistiche. questi scritti si risentano. i sofismi e le vacuità dei suoi prossimi scolari. per quel che concerne la prima fase del pensiero del Marx e la sua costru­ zione filosofica e metafisica (la quale resta come stra ­ scico. che non si vorrà confondere il variar del pathos col variar del logos. così importanti. Ma spero. e talvolta come semplice fraseologia.

e la r e c e n s io n e Economia filosofica ed economia naturalistica (nella r i v is ta La Critica. Pisa. d i r e t t a da B. . fase. se fosse esattam ente stabilita. 1901). 2°). Quattro sono le tesi principali.XII P R EFA Z IO N E scritti posteriori). io 11011 ho avuto occasione di farvi se non qualche accenno. che non per risolverle io stesso. Croce. 1899. Altri. In questa seconda edizione. la terza. P ontaniana. 1900 e 1901). 1 S o n o : M arxismo ed economia pura (inserito n e lla R ivista italiana d i sociologia. luglio 1899. le due l e t t e r e sul Principio economico (nel Giornale degli economisti. 1899). Gio­ vanni Gentile (La filosofia di M a rx . 738-748). la n o t a 11 giudizio economico e il giudizio tecnico (negli A tti dell’Acc. la raccolta è accresciute! di alcuni scritti. la critica della legge circa la caduta del saggio di profitto (legge che. piuttosto per indicare le questioni di genesi storica e di critica teorica da risolvere. X X X I . vol. Spoerri. che si difendono nel giro di questi saggi. come il Marx credeva. più brevi o più occasionali. I l l . sparsam ente pubblicati \ che si le­ gano alla m ateria dei precedenti. a. non mi è sembrato opportuno racco­ gliere. 1906. e io rimando per questa parte al suo ottimo lavoro. la seconda. La prim a concerne il modo p lau ­ sibile d’intendere e adoperare il materialismo storico dei marxisti. studi critici. Ma l'argomento è stato ora tolto a considerare di proposito dal valente prof. l’interpetrazione da dare alla teoria marxistica del valore. IV . perchè a n c h ’essa diventi in qualche modo adoperabile. Napoli. pp.

I. la quarta. — che la teoria del valore-lavoro sia nient’altro che il risultato di un p a r a g o n e e l l i t t i c o tra due tipi di società. M. la proposta di una scienza filosofica dell’Economia. e si odono ormai ripetere quasi senza che si ricordi chi le ha messe pel primo in circola­ z ione. di Parigi. — hanno giovato a m etter fine a molte discussioni. tanto che le forinole da me coniate: — che il materialismo storico debba valere come sem ­ plice c a n o n e d ’i n t e r p e t r a z i o n e . et le o‘ volume du Capital en est ruiné tout entier» (nelle Notes critiques de science sociale. p. avendo per implicito detto ciò che . la déduction de la baisse du taux de l’intérét. ma io sono lieto che uno dei più esperti conoscitori del marxismo. infine. — L ’idea. a.PR EFA ZIO N E XIII importerebbe nè più nè meno che la fine autom atica e imminente della società capitalistica). Sulle relazioni del marxismo con l ’hegelismo non sono più tornato. che sorga accanto alla comune Economia empirico astratta. di un’economia filosofica è offerta più propriamente alla meditazione dei filosofi. giudicando: « Très sùrement. 10 marzo 1900. l'economista e filosofo Ch. 77). sono dive­ nute usuali. . abbia avvalorato la mia critica. ed io spero di avere prossima opportunità di m ostrare ancora una volta i servigi che essa è in grado di rendere alla in­ telligenza più profonda della costituzione dello spirito um ano. 5. Posso dire.— La terza tesi è forse più dura ad accettare. n. qui est. che le due prime tesi sono state gene­ ralmente accolte. Andler. Croce a découvert dans le m arxism e une e rreur grossière.

attraverso quel si­ stema. 1913). 1906: o r a nel vol. Nella concezione politica poi. Nei venti anni e più. ivi. • .: Saggio sullo Hegel ed altri scritti di storia della filosofia. e abbia svolto. al suo solito. e sono andato innanzi an ch ’io. passati dal tempo in cui la maggior parte di esso fu scritta. e venivo come scoprendo un hegelismo assai più concreto e vivo di quello che ero solito d ’incontrare presso scolari ed espositori. maggio 1906. che riducevano Hegel a una sorta di teologo o di metafìsico platonizzante. ho voluto lasciare inalterata la fisionomia gene­ rale di un libro nel quale non poco del mio posteriore filosofare è come in germ e e in abbozzo. e anche qua e là corretto. E se ora ricerco le cagioni oggettive dell’interessamento onde già fui preso pel marxismo e pel suo materialismo sto­ rico. il mar- 1 Ciò che è vivo e ciò che è morto della filosofia di Hegel (Bari. perchè. alcune delle teorie che vi sono p ro ­ poste. consi­ derandoli sotto nuovi aspetti.X IV P REFA ZIO N E mi sembra se ne debba pensare in un mio saggio in­ torno allo Hegel. che vede la luce insieme con la r i ­ stam pa di questa raccolta \ . sebbene in altri miei lavori io abbia ripreso alcuni degli argomenti discorsi in questi saggi. io risentivo il fascino della grande filosofia sto­ rica del periodo romantico. L a terza edizione ha ricevuto solo lievi ritocchi. Napoli. è andato innanzi. il mondo. vedo che ciò acccidde perchè.

mercè la ferma asserzione del prin­ cipio della forza. della lotta. ma la sua nuova società lavoratrice. il Marx ha per­ duto in gran parte l’ufficio di maestro. Per quella dottrina. e dettero buoni frutti di storia eco­ nomica.PREFA ZIO N E XV xisino mi riportava alle migliori tradizioni della scienza politica italiana. alla quale si argo­ m entava di ergere contro. non avvertire la larga e benefica efficacia esercitata dal marxismo sugli intelletti italiani tra il 1890 e il 1900. conce­ pita a n c h ’essa come una sorta di aristocrazia. e giubilava delle vittorie tedesche contro la Francia: maraviglia assai ingenua. antistoriche e democratiche. mi a ttra e v a la fi­ gura del Marx. estimatore della sola aristocrazia. non già i poverelli o il « buon popolo». Per queste stesse ragioni. del quale testé i più dei suoi seguaci italiani e francesi hanno appreso con maraviglia che caldeggiava le guerre. della potenza. la filosofia storica e la dialettica . perchè. nel frattempo. dopo più di venti anni. a mio avviso. e il pensiero filosofico ne venne assai stimolato per la ripresa di operosità alla quale si andava allora preparando. giuridica e sociale. am m irava i Bismarck e i Moltke. Molteplici testimonianze di coloro che lo conobbero da presso già ce l’avevano descritto imperatorio di temperam ento e sprezzante. dopo lunga decadenza. e la satirica e caustica opposizione alle insipidezze giusnaturalisti­ che. gli studi storici furono. Chi tornerà col pensiero sulla storia della cultura italiana degli ultimi decenni non potrà. Ma ora. penetrata nelle università insieme col giovanile socialismo. ai cosiddetti ideali dell’89. ritolti alla incompetenza dei puri fi­ lologi e letterati. che allora tenne.

che gli si suole presso di noi contrap­ porre): il socialista. B. il con­ cetto di potenza e di lotta. . che m en­ tiva le sembianze di florida giovane) della Dea Gi u­ stizia e della Dea Umanità. economica). quel che si medita e quel che si vede e tocca. C. che intese come anche ciò che si chiam a rivoluzione. sembra ora to rn a to . dalle classi agli Stati. oltre ram m irazione. per diventare cosa politica ed effet­ tuale. La qual cosa non deve impedire di am m irare p u r sempre il vecchio pensatore rivoluzionario (per molti rispetti assai più m o d e r n o del Mazzini. gii serberemo. debba fondarsi sulla s t o r i a . idea e fatto. e. E. etica. e non già confidare nei sermoni moralistici e nelle ideo­ logie e ciarle illuministiche. culturale. Viù (Torino). — altresì la nostra gratitudine. — noi che allora eravam o giovani. che il Marx av e v a dagli Stati trasportato alle classi sociali. noi da lui amm aestrati. armandosi di f o r z a o p o t e n z a (mentale. la decrepita maga sdentata. per a v e r conferito a renderci insensibili alle alcinesciie se­ duzioni (Alcina. settembre 1917. come mostrano nel modo più chiaro teoria e pratica.X VI PR EFA Z IO N E sono risalite alle loro proprie fonti e vi si sono rin ­ frescate e rinnovate per trarne lena e vigore a più ardito viaggio. quanto alla teoria politica.

e le varie opinioni degli oppositori. nè riferire e criticare i luoghi. Il mio scopo è soltanto di sottoporre ai col­ leghi alcune poche osservazioni intorno a essa. del Marx e dell’Engels che la enunciano. dilucidazioni •preliminari (Roma.I SULLA FORMA SCIENTIFICA D E L M A T E R I A L I S M O ST O RICO Il materialismo storico è quel ehe si dice un tem a di moda. Ma non posso non dire. C r o c k . Antonio Labriola. 1895). della genesi di quella dottrina. già molte volte fatta. B . oramai notissimi.. che esso mi è sembrato la più ampia e profonda trattazione dell'argom ento : scevra di pedanterie e di pic­ cinerie erudite. P er molte ragioni. eppure recante in ogni rigo i segni della conoscenza perfetta che l ’autore ha di quanto si è scritto 1 D el materialismo storico. e dei correttori o corruttori. ivi. a me non ispetta di lodare questo libro del Labriola. 1896). E. e ha dato origine a u n a copiosa letteratura. ma in questi ultimi sei o sette anni è giunto rapidam ente a g ra n d e notorietà. Nato or son e in q u a n t’anni. dei difensori. p re n d e n ­ dola nella forma in cui si presenta in un libro recentis­ simo del prof. Si v e d a lo sc r itto p re c e d e n t e dello ste sso a u to r e : In me­ m oria del « Manifesto dei comunisti » (2* ediz. quasi per necessario chiarimento. dei divulgatori. 1 . Loes c h e r. della università di Roma ‘. Io non intendo rifare ancora una volta la sto­ ria. M a t e r i a l is m o s t o r i c o . che si aecresce di giorno ili giorno. visse p er molto tempo vita ristretta ed oscura.

La vecchia filosofia della storia fu colpita a morte. tale. che vi appaiono oltrepassate. perché si tr a tta di cosa assai 1 II prof. che aduggiavano il campo della storiografia. quasi d i­ spregiativa e deprecativa. che r i s p a r m ia la noia del po­ lemizzare eon vedute erronee ed eccessive. La sua opportunità è poi grandissim a in Italia. in q u e sto v o ­ lum e . La reazione filosofica dello spirito critico gettò a te rra le costruzioni innalzate dalla teologia e dall’arbitrarism o m e ­ tafisico. se si vuole. per dire: fare storia fantastica e artificiosa. insomnia. 2 Lo c h ia m a u n a v o lta : « l’u ltim a e definitiva filosofia della sto r ia ». un primo risultam ento dovrebbe mostrarsi chiaro e ineluttabile. dove il materialismo storico è diffuso quasi soltanto nella forma spuria datagli da un ingegnoso professore d ’economia. la quale in verità non ha luogo. i n to r n o al q u a le si veda. il quale se n ’ è spacciato r i t r o v a t o r e 1. . il sa g gio II. Ma la negazione. negli ultimi tempi. a parole. e che parrebbero accennare a una risurrezione. che io raccolgo nella seguente proposizione: «Il cosiddetto m a ­ terialismo storico n o n è u n a f i l o s o f i a d e l l a s t o r i a » . nacque la frase: « far filosofìa della sto ria » . e procuri cav arne un concetto preciso della nuova dottrina storica. I A chi legga il libro del Labriola. se io non in’ inganno. è implicita nei limiti che egli viene ponendo al significato della dottrina. A chille L o r ia . anzi. Ciò il Labriola non dice in modo esplicito. Vero è che. sono cominciati a riv e ­ dersi libri che prendono a titolo appunto la «Filosofia della sto ria» . E.2 SULLA FORMA SCIEN TIFICA sul proposito. c forse tendenziosa. dice talora proprio l’opposto 2.

per assai facile trapasso. della pretensione di un contenuto. o perchè.D E L M ATERIA LISM O STORICO 3 diversa. non è possibile elaborare concettualmente il complesso individuato di questi elementi. della scienza o dell’arte. l’asserzione dello sviluppo stesso. d i e è il corso storico. o meglio. Questa recente letteratura non vuol dare vita a u n a n u o v a f i l o s o f i a d e l l a s t o r i a . ossia il f a t t o c o n c r e t o . nè tanto severa­ mente critico e intellettualmente agguerrito da tagliare il mah* alla radice. esce sovente dalla vacuità formale. e ha definito vera filosofia della storia quella dell’evoluzione: come legge che spieghi lo sviluppo. e si riempie di un co n­ tenuto. Nel suo complesso. non essendo nè tanto grandiosam ente fantastico da abbandonarsi alle concezioni della teologia e della filosofia razionale. o perchè trattav a il concetto formale dello sviluppo come includente in sò in modo logico le sue determinazioni contingenti. distinzione. che è quello di s v i l u p p o . il movimento sto­ rico non si potrebbe ridu rre se non a un sol concetto. Ora. Incendo intervenire l ’idea di Dio a della Provvidenza. leg­ g ev a nei fatti le intenzioni dell’ intelletto divino. molto . ma rapp resen ta sem ­ plicemente un f i l o s o f a r e s u l l a s t o r i a . nelle mani dei positivisti. L ’an tica filosofìa della storia teneva possibile u n ’elaborazione concettuale della storia. e insieme una filosofia delle loro rela ­ zioni. ed è quindi possibile fare una filosofia della morale o del diritto. Poco male se si trattasse solo di codesta tautologia. La possibilità di una f i l o s o f i a d e l l a s t o r i a presuppone la possibilità di un a riduzione concettuale del corso della storia. il concetto della evo­ luzione. si è fermato a mezza strada. che merita di essere in breve ragionata. ma il male è che. reso vuoto di tutto ciò che è conte­ nuto proprio della storia. E curioso il caso del positivismo che. che pure è la sua verità. ossia proprio iil concetto dello sviluppo e dell’evoluzione. se è possibile ridu rre concettualmente i vari elementi della realtà che appaiono nella storia.

I filosofi della storia. Egli disse che lo Hegel pone la . discorrendo delle relazioni del suo pensiero con lo hegelismo. pereliè il Labriola non ignora. Senonchè la stessa critica delle vecchie costruzioni erronee richiede u n a discussione di concetti. E basti come prova la quasi religiosa unzione e venerazione onde si ode dai d e ­ mocratici discorrere del sacro mistero dell’E v o l u z i o n e . che parecchie correnti. nella forma in cui lo p re ­ senta il Labriola. col titolo di f i l o s o f i a d e l l a s t o r i a . di ritrovare il concetto al quale si riducano i complessi fatti storici. Una di queste correnti. continuando nel­ l’antica m aniera. e. eli’è un filosofare. e dei quali ricorderò come esempi l ’opuscolo del Simmel in G erm ania e. offrono disegni di storia universale razio­ nalm ente dedotti. d ’altro canto. la pratiea storiografica fa so r­ gere molteplici quesiti metodologiei. introduce nella concezione della storia il materialismo metafisico. cui si può laseiar la consolazione di reputarsi apostoli solitari di u n a grandiosa verità diseonosciuta. Con tali vedute realistiche è stata fatta. il Marx. Come si sa. che potrebbe chiam arsi del m o ­ n i s m o o del m a t e r i a l i s m o a s t r a t t o . I lavori pubblicati in questi ultimi anni. seb­ bene sia un filosofare che va diritto a negare la filosofia della storia. che è stata presa troppo per la p un ta. tendono a rav vicinarsi a quelle concezioni viete. nel seno della scuola m aterialistica della storia. sono voci clam antìum in deserto. Dico « nella forma in cui egli lo p re s e n ta » . usò u na volta un a frase a punta. presso di noi. ha abban do nato nel fatto ogni pretesa di stabilire la legge della storia. che. in senso p rettam ente realistico. una prolusione universitaria dello stesso Labriola. c onten­ gono per l’appunto n ie n t’altro che tali ordini di ricerche e dilucidazioni. Ora il materialismo storico. ora e per sempre* la confutazione di ogni e q ualu nqu e filosofia della storia.4 SULLA FORMA SCIEN TIFICA simile ai contenuti teologici e metafìsici.

sa­ pendo la difficoltà dei problemi d ’ interpetrazione e di g e ­ nesi storica. Sarebbe forse opportuno ristudiare una buona volta. e che bisogna capovolgerla per rim etterla sui piedi. codeste af­ fermate relazioni del socialismo scientifico con lo hegelismo. ossia di u n a trascendente realtà razionale. a me sembra d ie essa abbia somiglianza puram ente esteriore ed approssi­ m ativa con la concezione storica dei periodi economici e delle condizioni antitetiche della società. — che esprimo in modo dubitativo. che la concezione m a­ terialistica sia la negazione o l’antitesi della concezione idealistica della storia. l’ Idea ò la realtà. sibbene un sistema di forze: alla concezione trascendente si opporrebbe la concezione im m anente. ed è n aturale che ciascuno riattacchi i nuovi ai vecchi pensieri come svolgimento. l ’I d e a dello Hegel (e il Marx doveva ben saperlo) non sono le i d e e degli uomini. più che altro.D E L M A T U R I A L I SMO S T O R I C O 5 storia sulla testa. — se è certo che il materialismo metafisico. con precisione e con critica. perchè lo hegelismo era la p r e c o l t u r a del giovine Marx. laddove nella concezione di lui (Marx) l’ idealità non è se non la m a te ­ rialità trasform ata e tradotta nella testa dell’uomo. cui il Marx e l’Engels dall’estrem a sinistra hegeliana facilmente pervennero. L ’inverso sarebbe logicamente questo: la storia non è un processo dell’ I d e a . Questa non può essere nè materialistica . tante volte ripetuta. e il capovolgimento della filosofia hegeliana della storia non può consistere nell ’affermare. che le idee nascano come riflesso delle condizioni materiali. ha dato il nome ed alcuni particolari alla loro concezione della storia. quanto alla dialettica hegeliana dei concetti. checché sia di queste obiezioni. come correzione. P e r accennare l ’opinione che io me ne son fatta. altrettanto certo mi sem bra che cosi il nome come quei particolari sono estranei al significato vero della dottrina. come antitesi. In realtà. m eram ente p s i c o l o g i c o . Di qui l’affermazione. E. il legame t r a le due concezioni a me sembra. Ma. P e r lo Hegel.

Si hanno innanzi oggetti particolari. ed è un semplice m o d o d i d i r e . la storia dei muri di separazione. Non pochi resterann o sbalorditi a questo balzo inaspettato dalla con­ 1 Bcitrcige zu r G esclùdile des M aterialismits ( S t u t tg a r t . esclam a: « Si vede qui l ’an tica storia. la p r o ­ duzione naturale. il materialism o metafìsico dei fondatori della nuova concezione storica. in modo che si possa discutere filosoficamente se siano r i ­ ducibili l’uno all’altro e se si unifichino in un principio u l­ timo. che era il suo assunto. e il nome che a q u e st’ultima è stato dato. che è per questo rispetto degno di nota. prendendo a studiare il materialismo storico. nella sua classica Storia del m aterialism o. la terra. gli an im ali. E si s c a ­ glia contro il dualismo e il pluralismo metafisici. sempre rinascente. E. nè dualistica nè m onadistica: nel suo campo ristretto non si hanno innanzi gli elementi delle cose. è dir cosa priva di senso. si ha innanzi l’uomo. ». 1S96). Senonchè. il materialismo storico. Alcuni scrittori so­ cialistici hanno espresso la loro m eraviglia perchè il Lange. do ­ vuto a uno scrittore socialista assai reputato. lo spirito. contro i sostenitori della distinzione dei fattori storici. che non h a con quello nes­ suna relazione intrinseca. in cui appaiono differenziati i cosiddetti processi psichici dai co­ siddetti fisiologici. affermando che «i più notevoli sistemi filosofici furono sempre m o n i ­ s t i c i . cioè intesero per m ateria e spirito solo due classi di fenomeni di cui la causa è una ed in separabile». Che il Lange conoscesse il socialismo m a r­ xistico non occorre ricord are. ma egli era uomo troppo a v v e ­ duto da confondere col materialismo metafisico. sente il bisogno di risalire agli H olbach ed agli Helvétius. della lotta dell’eclettismo contro il monismo. il quale. qui la n a tu ra . Citerò come esempio un libercolo recente. hi. ecc. P a rla re in questo caso di monismo e di m aterialismo. il Pleclianow 1. non' tratti del m a ­ terialismo storico.6 SULLA FORMA SC IEN TIFIC A nè spiritualistica. hanno sviato non pochi. .

che pretendono rid u rre la storia um a n a alla storia naturale. in cui non sapevano di dover aver ta n ta fede. il Labriola. e contro i v e r b a l i s t i . perchè la confusione è in essa. e che si congiunge col primo. che. conviene riaffermare l ’impossibilità d ’ogni costruzione di tal genere. sostituendo alla onnipresente Idea l'o nnipresente Materia.D E L M A T E R IA L IS M O STORICO siderazione della storia alle braccia del monismo. La storia c ’ insegna che gli uomini sono capaci di prog red ire: e noi possiamo g u a rd a re le sv a ­ . si risolve in una p u ra superfluità e tautolo­ gia. non solo per la com ­ prensione della storia. nè qual comando di legg e» . intrinseca. è da aspettare un danno. quando non si perdo nell’arbitrario. « La società è un dato (egli scrive): la storia non ò s e non la storia della società». il progresso «non istà sul corso delle cose u m ane come un destino od un fato. si possono piegare 1* vecchie parole ai nuovi significati. che si nota tra i seguaci della scuola m aterialistica della storia. ma anche per l’azione pratica. ma sempre. che è parsa a molti la sola legge storica da salvare dalle tante escogitate dai pensatori filosofi e non filosofi. per cosi dire. La nozione di esso (dice il Labriola) è « non solo empirica. ma fino a un certo < grado e coi debiti avvedimenti. Parlo delle correnti teleologiche (di teleologia astratta). Ma do vrà parere anche a lui che la d e n o m in a­ zione dovrebbe essere cangiata. E polemizza con pari v i ­ vacità e buon effetto contro i n a t u r a l i s t i . Innanzi alla tendenza a ricostruire una filosofia m a te ­ rialistica della storia. circostanziale e perciò limitata ». Il Labriola si g u a rd a accuratam en te dal cadere in codeste confusioni. La stessa idea di p r o g r e s s o . che dalla denominazione di « m a te ria lism o » si argom entano d ’ inferire il significato proprio della nuova concezione. con tagliente polemica. — Ma da un altro sviamento. contro le quali anche si oppone. Certo. è p er lui resa priva della dignità di leg^e e ridotta a significato assai particolare.

in questa nostra E uropa occidentale. per vedervi il semplice riconoscimento del piccolissimo campo che nel eorso delle cose è lasciato all’arbitrio individuale. am av a di civet­ tare (lcokettiren) con la terminologia hegeliana: arm a p e ri­ colosa. il quale.8 SULLA FORMA SC IEN TIFIC A riate serie dei fatti sotto q u e st’angolo visuale: non altro. . c o n te n u t e n e ll ’a rticolo Progrès et développement. Se la storia è sempre circostanziale. onde ora si stima necessario fornire di parecchie sue affer­ mazioni una interpetrazione assai larga e conforme allo sp i­ rito generale delle sue dottrine *. e g e ­ n e ra credenze ed aspettazioni che non sempre vanno d ’a c ­ cordo eoi cauto pensiero critico e scientifico. Ed è curioso osservare eome i positivisti di fresco convertiti al socialismo superino tutti gli altri (che cosa vuol dire la bu o n a scuola!) nei loro concetti teleologici. nei loro schemi predeterm inati. Nè meno circostanziale ed empirica è l’ idea della n e c e s ­ s i t à s t o r i c a . e. nel D evenir socÀal del m arzo 1S96. con cui sarebbe stato meglio non giocare troppo. che a vevano un tempo eosì violentemente combattuto senza conoscerlo. dalla quale bisogna cancellare ogni traccia di razionalismo e di trascendenza. le osserva zio ni in to rn o ad a lc u n e p r o ­ posizioni del M arx. Dei fraintendim enti teleologici e fatalistici si deve rico­ noscere. p e r esempio. come u na volta ebbe a dichiarare. anche l ’azione pratica del socialismo. U n ’altra cagione è in quell’ impeto. nè il Marx ne l’Engels avrebbero mai astra tta m e n te afferm ato che il com uniSm o debba a c c a ­ dere per una necessità ineluttabile nel modo che essi dise­ gnavano. come ogni azione pratica. perchè. che un p o ’ di colpa spetta allo stesso M arx . Il Labriola ha detto benissimo che le stesse p r e v i s i o n i del socialismo sono semplicemente d ’ indole m o r f o l o g i c a . invero. non potrebbe. per l ’azione 1 Si ve d an o. in quella fede che accom pagna. e riassorbano in quel che ha di peggio lo hegelismo.

dirò così. E diverso. il contenuto e non già la forma metodica. e solamente recano nel loro lavoro alcuni d a t i nuovi. era un nuovo metodo. ma con l ’affermare che a d d irittu ra essa « n o n ò u n a f i l o s o f i a d e l l a s t o r i a » . quello. i maggiori rivolgimenti storici? A me. che essa non sia altro che un nuovo m e t o d o . che è da stimare sostanziale.D H L M A T E R IA L IS M O STORICO 9 di forze ora incalcolabili. ma gli storici della scuola materialistica adoprano gli stessi strum enti intellettuali e seguono le stesse vie degli storici. Q uando i filosofi idealistici si provavano a dedurre razio­ nalmente i fatti storici. d i n u o v e e s p e r i e n z e . * II Ed eccoci al punto. come il Marx stesso ha mostrato. che si svela a chi beu l ’intende. e d e v ’essere. E spiega anche come l’Engels abbia detto (e il L a ­ briola fa suo qu<4 detto). ma è. che hanno finora prodotto. sì. con che si vuol negare che sia u na nuova t e o r i a . . dunque. Ma è poi un nuovo m etodo? Debbo confessare che anche il nome di m e t o d o non mi pare del tutto giusto. alcune nuove e s p e r i e n z e . nè un nuovo metodo. Questa intim a sua n a tu ra . e come al Labriola stesso sembri app ena agli inizi e ancora bisognosa di molto svi­ luppo. proprio questo: u n a s o m m a di n u o v i d a t i . e non può essere. sembra che si fàccia migliore lode alla concezione m aterialistica della storia. una nuova filo­ sofia della storia. spiega la repulsione c h ’essa mostra a una forinola dottrinale soddisfacente. Il m a ­ terialismo storico non è. sopravvenire una nuova b a r b a ­ rie? Perché l’avvento del comuniSmo non potrebbe essere o reso superfluo o affrettato da ta lu n a di quelle scoperte tecniche. dunque. non già col dirla « l ’ u l t i m a e d e f i n i t i v a f i l o s o f i a d e l l a s t o r i a » . che entrano nella coscienza dello storico. filologi.

che sono le idee e le notizie che egli possiede delle cose della n atu ra. alla teoria dei f a t t o r i s t o r i c i . le formazioni sociali. che danno luogo alla divisione delle classi. nel m i o svolgimento. 11 materialismo sto­ rico procede oltre. delle società. I pezzi necessari per compiere l'oggetto. dell’uomo. Chi si mette a com porre storie lui innanzi documenti e raceonti. gli è necessario ricorrere a un. La parte del libro del Labriola.JO S U U . cioè alla concezione che il processo storico sia effetto di un a serie di forze.» serie di presupposti. che si chiam ano le condizioni fisiche. nella religione. offertici dal materialismo storico. il cui riflesso si ritrova poi nell’arte. del Marx). li considera tutti insieme come parti di un unico processo. o. le isti­ tuzioni politiche. Il Labriola mostra come la storiografia fosse già p ervenuta. per provarsi a ricostruire l’ intero processo. a me pare assai bella ed efficace. all’ indagine delle relazioni di questi fat­ tori tra loro. Intendere esattam ente questa concezione non è facile. Onde riesce evidente ehe l ’arriechimento di quelle idee e di quelle esperienze è condizione di progresso per la storiografìa. di cui non ha in ­ nanzi se non fram m enti. meglio. anziché prenderla in con- . e la fraintendono tutti coloro che. e. li deve ritro vare in sè stesso. Secondo questa teoria (com’ è detto in un brano. g l’ individui dirigenti. e alle ideologie delle costum anze e dei sentimenti sociali e morali. e nell’esattezza d ell’adattam ento si m anifesta il valor suo. ossia piccole parti e segni di ciò ehe è realm ente a ccaduto. la sua genialità di storico.A KOKMA S C I E N T I F I C A È appena necessario ram m entare come si venga via via Superando l’ingenua veduta comune dell’obbiettività dello storico: quasi ehe le cose parlino e lo storico stia ad ascol­ tare e a reg istrare le loro voci. sostrato della storia sono i rapporti della produzione ossia le condizioni economiche. tante volte trascritto. nella scienza. alla formazione dello Stato e del diritto. che tratta delle nuove esperienze e coneetti.

che è l ’ultima parola dell’analisi a stra tta '. a v e r messo nell’affermazione pole­ mica delle loro idee. la t e o ­ r i a dei fa tto ri u n a « se m id o t t r in a *. e ra ccom an dava di b a d a r piuttosto alle interpetrazioni storiche da loro date. l’ intelligenza di qualsiasi periodo storico diventerebbe tanto facile quanto la soluzione di u na equazione di primo grado 2. n è mi p a re del t n t t o c alza nte l'a n a l o g ia con le vecchie d o ttrin e . concepiva quella nuova interpetrazione storica. E d egli.V. se si po­ tesse d a r la formola per intendere tutti i fatti storici! Ap­ plicando quella formola. con discussioni che ricordano in ogni punto quella. la teoria non si può sostenere senza distruggerla. In astratto. se l ’istrum ento produttivo o la terra. s u a l e t t e r a in d a ta 21 se t te m b r e 1890. delle forze fisiche. lasciava in ­ tendere che. e che ora. dell’uovo e della gallina. proverbiale. dopo la sua morte. si vedono com parire su per le riviste. s o r p a ss a te in fisica. Parecchi hanno im m aginato che il materialismo storico voglia dire: la storia non essere altro che la storia economica. Federico Engels era assediato da gente che gli si rivolgeva per dom andargli come si dovesse intendere l ’azione del tale o tal altro fattore storico rispetto al fattore economico. delle forze vitali. che non alle adoperate espressioni teoriche. u n 'a p ­ parenza senza sostanza. n o n ch ia m ere i. 1 P e r q u e s t a ragione. ossia senza tornare alla t e o r i a d e i f a t t o r i . Bella cosa (egli esclamava). delle facoltà de l­ l'an im a. in fisiologia e in psicologia.D E L M A TER IA LISM O STORICO 11 oreto. al modo che si enuncia una verità filosofica ed assoluta. In una di queste lettere. egli e il Marx. . quando insieme col Marx. non a veva inteso formolare una teoria rigorosa. si scusava di quel tanto di esagerazione che potevano. nelle non p o ­ che lettere responsive che scrisse. e tutto il resto u na semplice m aschera. come fa il L abrio la. sotto la lezione dei fatti. la enunciano astrattam ente. E si affannano poi a cercare quale sia il vero dio della storia. p u b b lic a ta n e lla r iv is ta .

e. se non m ’inganno. l ’inconsapevolezza ed inintelligenza nella quale gli uomini sovente si sono trovati circa le loro proprie situa­ zioni. 20. il successivo fissarsi e isolarsi dei prodotti di pi’imo grado che diventano in d ip e n ­ denti. le ideologie ehe si cristallizzano in tradizioni. è s t a m p a t a nel n. 16 o tto b re . il diritto. della «tessa riv is ta . 1° o tto b r e 1895. E poichò l ’uomo vive non solo nella società ma anche nella natura. in vece. sono certo collaboratori di cui la storia non potrebbe far di meno. p e r a p p a rir e poi in ta n t i sta d i m orfologici. non chiude gli occhi innanzi all’effi­ cacia degli individui. s tu d ia n o poi i v ice nd evo li influssi dei v a r i lati della vita. anzi D er sociali?fische A kadem iker di B e rlin o . i quali.12 SULLA FORMA S CIEN TIFICA 11 Labriola concede che la pretesa riduzione della storia al fattore economico sia u n 'id e a balzana. « l a concezione o r g a n ic a della s t o ­ r i a » . 1 A nz i egli d i s tin g u e fra * i n t e r p e t r a z i o n e eco nom ica » e « c o n ­ c ezio ne m a t e r i a li s t i c a della s t o r i a » . dove l ’e con om ia s te ssa * vie n r i s o l u ta nel flusso di u n processo. n. l ’insaputo e l ’inconoscibile di credenze e superstizioni nate per istrani accidenti e ravvolgimenti. Con tutte queste concessioni egli viene a riconoscere. in c ia sc u n dei q u a li fa da r e la ti v a s o s t r u ­ zione del r e sto . pigliand o a p a r te . così a s t r a t t a m e n t e e così s o g g e t ti v a m e n te di­ s t i n t i » . del tem peram ento e delle suggestioni natu rali. che può esser v e n u ta in mente a taluno dei troppo frettolosi p ro p u g n a ­ tori della dottrina. U n ’a l­ t r a . A m ­ mette la complicatezza della storia. il c o stu m e . 19. p. le osti­ nate sopravvivenze. es. di q u a i d a ti delle form e e c a te g o r ie econo m iche. finalmente. che nel materialismo storico non bisogna cercare una teoria da prendere in senso rigoroso. ossia dell’opera di quelli che si c h ia ­ mano g r a n d i u o m i n i . e di là. della « t o ta l it à ed u n i t à della v i ta so c iale». Con la secon da. l'elasticità del meccanismo psichico che rende l’individuo irriducibile al tipo della classe o dello stato sociale. . del 25 g e n n a i o 1891.. che le è c o r ris p e ttiv o e c o n g r u o » . la politica. E. se non sono dominatori. Con la p ri m a de sig n az io n e i n ­ t e n d e « q u e i t e n t a t i v i a n a litic i che. am m ette la forza della razza. la legi­ slazione. o dei non meno frettolosi oppositori ‘.

mostrerebbe di credere che il progresso intellettuale consista solamente nel perfe­ zionamento dei concetti rigorosi e filosofici. la stabilita dipendenza delle ideologie dagli in­ teressi di classe. la coincidenza dei gran di periodi storici coi g randi periodi economici. tutto ciò insomnia che si chiam a l ’esperienza della vita. che fu la Rivoluzione francese. un a t e o r i a . in modo che si può dire che di storie ce n ’è un a sola. sono feconde sco­ perte. sulla base di condizioni reali p r e ­ esistenti. E. e della g e ­ nesi di esse dal sottosuolo economico. Accanto a tali concetti. per intendere la vita e la storia. per quanto . e che si può esprimere in formole generali ma non assolute? Con questa limitazione. non è vera. q u a l’ è du nq ue la scoperta? in che sta la n ovità? — Chi dicesse così. non già da un proposito di ricerca dei fattori della vita storica: e si formò nella testa di politici e di rivoluzionari. la conoscenza di quel che di solito accade. ma in un dato ambiente circostanziato. non h anno forse valore altresì le osservazioni approssimative. il ritrovam ento della forza reale dello Stato (quale esso si presenta in certi suoi aspetti empirici) col considerarlo istituto di difesa della classe do m inante. non già di freddi e compassati scienziati di biblioteca. com ’egli dice. on d’è ricca la scuola del materialismo storico. l ’affermazione della dipendenza di tutte le parti della vita tr a loro. in senso rigoroso. col sottintendere sempre un < press’ a poco» e un «alP in c irc a » . sempre con le predette cautele.D E L M A T E R IA L IS M O STORICO l'à che in esso non è punto quel che si dice. A questo punto alcuno d irà : — Ma se la teoria. propriamente. tra le quali le condizioni economiche. e le tante altre osservazioni. E ci conferma in questa persuasione col n a rra re il nascimento della dottrina sotto l'im p ulso di quella « g ra n d e scuola di sociologia». si può ripetere con l’Engels: «che gli uomini fanno la loro storia essi stessi. Il materialismo storico surse dal bisogno di rendersi conto di una d eterm inata configurazione sociale.

14 SULLA FORMA S C IEN TIFIC A possano risentire l ’influsso delle altre. L. risalendo fino ad Aristotele. de su is commodis reipublicce nom ine tituloque tracta n tiu m ». che attraversa tutta la storia e ne guida l’ in ­ tendimento » . 1566. onde. E. E potrei mol­ tiplicare gli esempi. pure. egli avrebbe r u ­ bato al ladro. e formano il fil o r o s s o . F inanch e in Tommaso Moro si può leggere che lo Stato è una congiura di ricchi. i pensieri in esperienze e sentimenti. ed affatto errate le illazioni che da siffatte ricerche si vogliono tr a rre contro l ’ im portanza e la novità della dottrina. f. Or ora. . lasciando stare Tommaso 1 Utopia. un altro professore italiano rim ­ provera. al suo collega di a v er d i­ m enticato che la interpetrazione economica era stata. in fondo. e questa presenza e questa visione sono state nel caso presente imposte dal moto del socialismo moderno e dai suoi duci intellettuali. e che i loro intrighi si chiamano leggi : « muchinamenta. T u tto ciò mi ricorda un detto di Gian Paolo Richter: che noi facciamo collezione di pensieri come gli avari di monete. dà im portanza effettiva alle sentenze che si so­ gliono ripetere. la visione della pienezza del loro contenuto. e snocciolò un catalogo di precursori. in ultim a aualisi. il Marx e l ’Engels. io sono pienam ente d ’accordo col Labriola nel g iudicare assai strane le ricerche che si sono tentate dei pretesi precursori ed inventori remoti del materialismo storico. L ovanii. cui ho alluso in principio. Anche per questa parte. stimò scagionarsi con l ’asserire che. còlto in fallo di plagio. I I ( T homae M ori an g li Opera. iam leges fìu n t » i . Quel professore di economia ita ­ liana. se mai. e forse più giustam ente. politiche e ideologi­ che. 18). e solo tardi cam biam o le monete in godimenti. Solo la presenza nella coscienza. illustrata da Lorenzo Stein. sono le decisive. che tra tta n o dei propri comodi: « qiuvdam conspiratio d ivitu m . l’ idea di Marx non era pro pria del Marx. già prim a del Marx.

si dirà. laddove l ’altro è soggetto alla dura correzione dei fatti. ehe il materialismo storico afferma in genere. il materialismo storico si r i­ solve.. da diverse parti . ehe il primo non paga di­ rettam ente la pena dell'aver mal compreso. dunque. Innanzi a siffatto problema. ma gran de è quello che giunge ora dal campo del materialismo storico.» ? Ma l'in te rp e tra zione materialistica e socialistica dello Stato e del diritto non è perciò meno nuova.. chi non sa a mente i versi del Manzoni: « U n ’odiosa F orza il mondo possiede e fa nomarsi D r itto . per un rispetto.D E L M A T ERIA LISM O STORICO 15 Moro (che in fin dei conti. E. Certo. la coordinazione e subordinazione dei fattori. in un ammonimento a tener presenti le os­ servazioni fatte da esso come nuovo sussidio a intendere la storia. è noto per comune proverbio ehe l'interesse è fortissimo movente delle azioni degli uomini e si cela sotto le forme più v arie . la m aggior parte degli storici (e mi riferisco in particolare alle condizioni di questi studi in Italia) si con­ ducono a casaccio. certo. al problema dell’uomo di Stato. e tante ombre incerte gli svelano i loro con­ torni precisi. Esso è simile. ehe lo storico si ferma ad esporle. Rispetto alla storiografia. Pochi problemi sono più difficili di quello che ha da risolvere lo storico. era un comunista). ma non è men vero che a chi si faccia a studiare la storia dopo essere passato a ttr a ­ verso le lezioni della critica socialistica. e l'uomo di Stato v a oltre a modificarle. press’a poco come gli eruditi di vecchia scuola facevano la filologia e cercavano le etimologie. accade come al miope ehe si sia fornito di un buon paio di occhiali: vede ben altrimenti. e consiste nel c o m p r e n d e r e n e l l e l o r o c a g i o n i e n e l l o r o o p e r a r e le c o n d i ­ z i o n i di u n d a t o p o p o l o in u n d a t o p e r i o d o : con q u e ­ sta differenza. e a d e ­ guato a ll'im p o rta n z a del movimento del socialismo moderno. Gli aiuti per un a comprensione più intima o profonda sono v e ­ nuti finora in più volte. per la più parte .

deve essere dallo storico resa chiara e d eterm inata per ogni singolo caso. non ha inteso nè l’una nè l’altro. se non erro. esso non può dare appoggio nè al socialismo nè a qualsiasi altro indirizzo pratico della vita. non varrebbe la p en a di prom uovere un nuovo indirizzo negli studi storici. in fraseo­ logia economica le vecchie storie prospettiche. e qui è il còmpito suo. il quale nota saggiam ente un difetto comune a molti di essi. Non dirò nulla dei v a ri tentativi recenti di mettere in pratica storiografica la concezione materialistica. nell’ interp etrazio ne m aterialistica della storia.16 SULLA FORM A SCIEN TIFICA dei casi e in modo approssimativo. negli ultimi tempi. Io credo queste affermazioni alquanto esagerate. Spogliato il materialismo storico di ogni sopravvivenza di finalità e di disegni provvidenziali. o almeno. Ili Due punti mi pare che meritino ancora qualche diluci­ dazione. qui le difficoltà. Quale relazione intercede tra materialismo storico e socialismo? Il Labriola. Solamente nelle sue d e te r­ minazioni storiche particolari. che consiste nel ritra d u rre . bisognose di schiarim ento. inclina a connettere strettam ente. V eram ente. e chi a c ­ cetta l ’una e rifiuta l’altro. e quasi a identificare. Ma ormai la via è indicata a cercare la soluzione di alcuni dei maggiori problemi della storia. a suo parere. Mi restringo intanto a far eco al Labriola. per ottenere un simile risultamento. che possono essere insor­ montabili in taluni casi. almeno quale si è svolta sinora. e penso di tra tta rn e in q u a l­ che altra occasione. sono state tante volte tradotte in fraseologia d a rviniana. le quali. e h ’ è la verità stessa del socialismo . n e l l a o s s e r v a z i o n e c h e . perchè non è da sbrigarsene di passata. com ’egli dice. le due cose: tutto il so­ cialismo è.

C r o c e . A quali conclusioni conduce il materialismo storico rispetto ai v a ­ lori ideali dell’uomo. L ’osservazione sarà. se p u r vana nel risultamento finale. P e r sè stessa. il pessimista. p. tutte le classi sociali che in quel processo storico scorgono la loro rovina. la seguente: — la società è ora così conformata che la più a d a tta soluzione. per altro. è il socialismo. p. es. q u a ntun qu e anche per essa la divergenza tra me e il Labriola non sembra possa essere di sostanza. es. lo scettico. m a servirà a mettere sull’avviso e a impe­ g nare in un a lotta lunga. tranne i proletari. E questa è l’ultima questione che mi pare da mettere in chiaro. giudizi morali ed entusiasmi di fede. rispetto cioè alla verità scientifica e a ciò che si chiama verità m o rale? Senza dubbio. che contiene in sè. La storia così delle opinioni come della scienza è in parte da rifare sotto questo aspetto. oc­ corre du nque che vi si aggiungano la persuasione morale e la forza del sentimento. a m uovere l ’indifferente. . che sono motivi di interesse econo­ mico non meno che etici e sentimentali.. si potrà e v en ­ tualmente trovare un legame tra materialismo storico e socialismo. A darle avviam ento po­ sitivo.D E L M A T ERIA LISM O STORICO 17 p e r m e z z o d i e s s o s a r à p o s s i b i l e f a r e . Ma coloro che per tale considerazione di genesi storica tornano trionfalmente al vecchio relativismo B . e non basterà. che tende a m ostrare l’efficacia delle condizioni di fatto sulle scoperte e sullo svolgimento stesso della mente um ana. e se ne cominciano a vedere saggi notevoli. M a t e r i a l is m o s t o r ic o . la storia della genesi della verità scien­ tifica viene a n c h ’essa rischiarata dal materialismo storico. a trasform arla in im perativo ideale per chi non senta la spinta cieca dell’ interesse di classe o non si lasci avvolgere turbinosam ente dalle correnti del sue tempo. — Osservazione la quale. non p otrà diventare azione e fatto senza una serie di complementi.. che desiderano appunto la fine della loro classe. è fredda e impotente.

. La que­ stione del pregio intrinseco e assoluto dell’ ideale morale. ossia. ha valore l ’enunciato che la morale è corrispettiva alle situazioni sociali. che le stesse « scoperte » del Marx sono un semplice « m o m e n to » storico. che deve essere necessa­ riam ente « negato »? Il che. non soddisfa a pieno. di certo.i5 SULLA FORM A S C IE N T IF IC A e scetticismo. in qualche scrittore socialista. Non ho letto finanche. che considerano la m o­ rale come un fatto. in u l t i m a a n a l i s i . che ha le sue opere classiche nella Critica della ragion pratica del K a u t e nella Filosofia pratica dello H erbart. ma non per questo le verità geo­ metriche sono qualcosa di relativo e contingente. e accanto ad essa sorgono una scienza storica ed una scienza formale della morale. ossia entro questi termini. Ma cautam ente soggiunge: « In ciò solo. Il Labriola ha perciò ragione nel rivendicare nuovi modi di c o nsiderazio ne della morale. o non si riduce alla non meno ovvia osservazione che il pensiero del Marx è figlio dei suoi tempi. e mi basti ricordare gli acuti lavori del Simmel. e ne studiano l ’universale n a tu r a fuori di ogni preoccupazione di catechismo e di precetti. ma anche qui gli equivoci sono frequenti e curiosissimi. La geom etria è nata. io non so quale significato possa avere. alle condizioni eco nom iche». che im porta d eterm inare . in date condizioni. o trovi im pe­ dimento a svilupparsi ». confondono due ordini di questioni affatto diversi. ma anche altrove. La scienza della m orale sembra che sia ora in un periodo di rivolgim ento: l’etica im perativa. L ’a v v e r ­ tenza p arrebbe superflua. Questo movimento si manifesta non solo nella cerchia socialistica. « L ’etica (egli dice) si riduce per noi allo studio storico delle condizioni soggettive ed oggettive del come la morale si sviluppi. se non h a il significato a b b a ­ stanza ovvio di un riconoscimento della incompiutezza e provvisorietà e tra n sito rie tà di ogni opera um ana. A nche più pericolosa ècodesta unilateralità storica rispetto alle verità morali.

si può p a r ­ lare di sopra valore? Non vende il proletario la sua forza di lavoro proprio per quel che vale. come si spiegherebbe. sono presupposto necessario del socialismo. dalla origine hegeliana del pensiero del Marx e dell ’Engels. l’a n ti p a ti a che t r a s p a r e n e lla l e t t e r a t u r a socialistica c ontro lo Schiller. non ò forse un interesse morale. non già storico ma sostanziale. secondo e h ’è da interpetra re . nonché Fazione politica del Marx. che ci muove a costruire un con­ cetto del s o p r a v a l o r e . E stata poi aiutata. Nella letteratura socia­ listica si nota una forte corrente di relativismo morale. E forse sarebbe stato opportuno che il Labriola avesse battuto un p o ’ più su questo punto. per quel che a me sembra. il poeta della inorale k a n ti a n a e s t e tic a m e n te t e m p e ra t a . d iv en uto poeta del cuo re dei b o r ­ ghesi tedeschi. Questa corrente è stata principalm ente dete rm ina ta dalla necessità in cui il Marx e FE ngels si trovarono. rim ane intatta. di quello che considera la morale come un a vana im aginatio. o sociale che si voglia dire? In p ura economia. e dalla loro critica acerba delle ideologie ed ipo­ crisie di classe l. che fa ripensare subito a ll’interesse ben i n t e s o ‘e al calcolo dei piaceri. di affermare. . di fronte alle varie categorie di utopisti. essendo noto che nella filosofia hegeliana l ’etica perde la rigidezza datale dal K ant e serbatale dallo Herba rt. sotto q u e sto r ig u a rd o . non si risolve con predicozzi e coi cosiddetti mezzi morali). che si 1 È no tev ole.D E L M A T ER IA LIS M O STORICO 19 della sua riducibilità o irriducibilità alla verità intellettuale o al bisogno utilitario. senza quel presupposto morale. finalmente. L ’ interesse. il tono di violenta indignazione e di satira am ara. Ma è evi­ dente clic l’ idealità o l’assolutezza della morale. nel senso filosofico di tali parole. che la cosiddetta questione sociale non è una questione morale (ossia. d ata la sua situazione nella presente società? E. E. non è forse in ciò senza efficacia la denominazione di « m a te ria lism o » .

che r Engels aspettava ancora altre scoperte che ci aiutino a intendere questo mistero che noi stessi facciamo. perchè mi avvedo di dir cose assai elementari. che gli sono sfuggiti dalla penna. . nel fondo del suo pensiero. P e r quel che ri­ g u a rd a la storia. E. che ho giù fatto contro questa denominazione di « m a t e r i a l i s m o » . Perchè l’amico Labriola non deve dare. torno al lamento. e fa nascere tanti malintesi e serve al gioco degli avversari. Non mi ha raccontato egli stesso u n a volta. come quelli ehe le si potranno recare. che segna le opposizioni a tutte le teologie e metafisiche nel campo della storia. troppa im portanza agli aggettivi « u l t i m o » e « d e f i n i t i v o ».20 SULLA FORMA SCIEN TIFICA D E L M AT ER IA L. che non ha ragion d ’essere nel caso presente. nel concludere. da ogni altra parte. e che è la Storia? M a gg io 1896. io mi fermerei volentieri alla denom ina­ zione di « c o n c e z i o n e r e a l i s t i c a d e l l a s t o r i a » . in futuro. STORICO avverte in ogni pagina del C apitale? — Ma basti di ciò. e che solo per equivoci o per esagerazioni verbali si possono scono­ scere o sem bra che vengano disconoseiute. ed è tale da accogliere in sè così il contributo che alla coscienza storica ha recato il socialismo.

P a r is . come si è a v v e rtito nella prefazio ne. 2 Q ue sto saggio. In Italia poi egli non solo ha go­ duto. Achille Loria non m an ca una certa risonanza internazionale l. e si leggono di fre­ quente. Problemi sociali contemporanei (Milano. A lcan . a r ­ ticoli suoi o riferimenti alle sue « teorie ». 189o. LO E IA Al nome del prof. K a n to ro w icz . 1892). ai q u a li mi riferisco. 1S89. nelle riviste straniere di economia e sociologia. Bocca. . E il prof. ISSO). universale reputazione d ’ ingegno originale e di scopritore di «n uo vi orizzonti». senza a n n o ­ verarlo ufficialmente nelle sue file. il Kovalevsky ha avuto occasione di accennarvi. p ro lu ­ sione (V erona.. negli ultimi anni. D r u c k e r. oltre a l­ c u n i articoli. Hoepli. Loria è riuscito a essere. ecc.. che citerò ai luog hi loro. A nalisi della proprietà capitalistica (ivi. lo ha considerato quasi come il teorico italiano del socialismo. L a teoria economica della costituzione politica (E om a. 1SS6). 1894) — . ma è stato singolarm ente diletto al partito socialista. Les bases cconomiques de la constitution sociale (a m pliam ento della Teoria economica. Anche nel D evenir so c ia l2. tn tt’ insieme.II LE TEORIE STORICHE D E L PE O F . due voli. Taluno dei libri del Loria ò stato tradotto in francese e in tedesco.). in uno degli ultimi fascicoli. che. autore insignito del gran premio reale dall’A ccademia dei Lincei e collaboratore ben 1 I libri del L oria . fu sc ritto p e r Le devenir social. L a terra ed il sistema sociale. souo : La rendita fondiaria e la m a elisione naturale (Milano.

come suo prose­ cutore e perfezionatore. codesto concorso di amori molteplici. e la confusione dottrinale in cui si agita il movimento socialistico (il quale è appena ai suoi inizi in Italia). da qualche tempo a bisbigliare tra i non molti conoscitori esatti delle dottrine del Marx. le 17 fó vrier 1S90: — E n réalité.22 LE T E O R IE STO R IC HE accetto della Critica sociale-. sebbene accompagnati da giudizi che formano contrasto? La spiegazione si com in­ ciava già. In qual modo si spiega codesta duplice opposta fortuna. soc. 250): «il co n ­ t in u a t o r e dell’o p e ra scientifica di K ic ardo e di M a r x ». s ’ in s p i r e n t t o u jo u rs . Un pro fessore. 144 n). nel senso e più g e n u in o ed ele vato della p a ro la (!) ». per u na parte. Il Loria ha eseguito un plagio delle idee fondam en­ tali storico-economiche del Marx. come critico fiero di Carlo Marx. Il segreto si dico in due parole. IV. c o n s c ie m m e n t ou no n. e per l ’altra. tal’altra una confutazione. suo scolaro. nel ra p p o rt o ufficiale pel c o n f e rim e n to del prem io reale a ll’opus m ajus de ll’^ftw/isi della propriet à capitalista. t o u te s les c o n s t it u t io n s d-> g o u v e ru im ie n t. . M. so us q u e lq u e form e que ce soit. Ma l ’anno passato essa prese forma pubblica nella prefazione dell’ Engels al terzo volume del C apitale. che sono bersaglio predi­ letto della stessa satira borghese. che sono in Italia. hanno preparato il terreno pel giuoco ben giocato *. antiborghese e fregiato di quelle onorificenze cavalleresche. qui o n t la d ire c tio n s u p r è m e de l’é t a t » (Les bases. lo c h ia m a (nella Orti. 265) il L o r ia « h a rivo lto la su a irres is tib ile e g eniale forza d issolvitric e ». d is a it à la C h a m b re ita lie n n e . solita nei nostri eco­ nomisti ufficiali. che tolg o dallo stesso L o r ia : « U n de n o s m e ille u r s deputes.. E d ecco u n a n e d d o to . La poca conoscenza del Marx. abilmente dissimulato. la dice v a: « o p e ra v e r a m e n te o rig in a le. G iu stin o F o r t u n a t o . era facile passare per pensatore di gran nerbo e più o meno socia­ listico. Plagiando e censurando il Marx. soc . della quale pa re c­ chie pagine sono rivolte al Loria. noto. IV . S o p ra u n a g ra n d e p a r te delle teo rich e eco nom iche del M a r x (è detto ne lla st e s s a Crit. 1 L ’a c c a d e m ia dei L in c ei. des in té r è t s p ré d o m i n a n t s des classes sociale*. L o r ia a ra is o n ! T o n s !es s y s tè m e s politiques. p. in modo che sem bra talora un a correzione.

p p . io metto af­ fatto da ban da la faccenda del plagio. e insieme poco generoso. han molto peso. e molto meno di aggiungere colpi ai eolpi: le parole adoperate dal1. e restringiamoci. chiarendo nettamente la sua rela­ zione verso il M arx. insistere qui n e ll’accusa. dal canto nostro. Lascia­ mogliela espiare sotto il flagello del vecehio Engels (che quasi per testamento ha provveduto a somministrargli una seconda flagellazione3). Q u e s t 'u l ti m o sc r itto de ll’ E n g e ls si tro v a 1 a n c h e nel c ita to opuscolo i ta lia n o : D al terzo volume del Capitale. La divulgazione dei libri del Loria. veram ente compassionevole per l ’imbarazzo e le scuse mendicate. X I V . ci siano tutte quelle av vertenze. e dieo invece: — F a c ­ ciamo l'ipotesi che il Loria abbia fin dal principio a d e m ­ piuto al proprio dovere. Gli studiosi hanno innanzi tutti i documenti per giudicare da aè 2. 1896). e più ancora con la difesa del L o r i a 1. edite n ella Neue Zeif. che non ci sono: e domandiamoci che cosa egli ha prodotto per suo conto. e sia anche la mera esposizione letteraria. M a r tig n e tti (Roma. e come ha rettifi­ cate. tipogr.D E L PIIOF. la nominanza da lui goduta in Italia. Se ha avuto la debolezza di voler apparire più di quel c h ’egli è realmente. e h ’egli ha data di quelle idee non sue. a esam inare l’elaborazione scientifica. anzi nelle introduzioni dei suoi libri. che nel testo. di P. t r a d . e nella prefazione di un libro come il Capitale. questa debolezza non ci tocca. Nè io ho intenzione di riaprirlo. I . 3 A lludo alle polem iche ed a g g iu n t e p o stum e. e non solo in Italia. 2 2 Q u e sti d o c u m e n ti si possono v e d e re raccolti n e ll ’opuscolo : D al terzo volume del Capitale di Carlo M arx. vol. Anzi. e sarebbe poco utile. applicato o semplicemente intese le idee del Marx. e a piè di pagina tutte quelle note. . il processo può considerarsi chiuso. 37-11. ‘ -11. editrice r o m a n a . prefazione e commenti di Fkdkiuco E n g e l s . nella R ifo rm a sociale del ‘ 5 fe bbraio 1S95. L O lt I A 23 Con l ’accusa dell’Engels. rendono necessaria 1 Intorno ad alcune critiche dell' Engels. o di riesporlo. Engels contro il Loria.

che trovò a casa sua. ò poi perfezionatore. che la sposa gli disse esser nato da un fiocco di neve. L o r i a 1. il prof. Die sogenannte materialistische Geschichtsphilosophie. l’uccise. all’ idea etica dello Stato avrebbe con ­ trapposto la chiara dim ostrazione del fondamento affatto economico dello Stato. si m ostra a f­ fatto ignaro. e vi h a a g g iu n t o s v o lg im e n ti che m a n c a n o nei libri dei due S a uti P a d r i del socialism o •scientifico (M a rx ed E n g e l s ) » . buon espositore e comentatore. Il F e r r a r i s scrive che il L o r ia h a c e rc a to di da re al m a te ria lism o storico « u n a fo rm a o rigina le. n a r r a nella prefazione la leggenda di un guerriero anglosassone. pp.24 LE T E O R IE STO RICHE tale disam in a: tanto più che anche di recente si è visto com battere il materialismo storico nel suo rap p re s e n ta n te perfezionato. Die Philosophic der GeschicMe als Sociologie. secondo questo dire. B a r t h . iu N uova A ntologia. di g e n n a i o 1896. onde colui. condottolo seco in Italia. 21-28 (si v e d a o ra il vol. nei Jahrbilcher dello H il­ d e b ran d . R e is la n d . F e r r a r i s . Insomma. P a u l . P a ­ lerm o. 1897). se egli. dopo u n a lunga assenza. spende p a rec ch ie pagin e n e lla c ri­ tic a del L oria. un bambinello. dello stesso B a r t i i . I L a concezione m aterialistica ha molteplici precedenti così nel campo dei fatti come in quello del pensiero. A n c h e il dr. e al ritorno dichiarò che « il fiocco di neve s ’era sciolto nella te rra del sole». Ricerchiamo. con certa leziosaggine da letterato che gli è propria. il 1 Si v e d a lo sc r i tt o del prof. o. Così la nebulosa conce­ zione g erm an ica del socialismo di Stato si sarebbe disciolta innanzi al limpido ingegno italico (Loria). che. S a n d ro u . F. 1S97). dissipando le false parvenze. d unque. . Egli. nella p rim a edizione del libro. p u r avendo usurpato l’altrui. fascic. la Teoria economica della costituzione p o litica . per lo meno. L ipsia. C. II materialismo storico e lo Stato. a p rile e m ag g io 1896 (e in volu m e. m a di tu tta questa v a ria storia il Loria.

à ce p r o p o s a u s s i . nel Mario. V) il Loria si risolve. serba parim ente il tono dell’ inventore. per mezzo del Loria. a raccogliere alcuni r a g g u a ­ gli storici sui suoi predecessori. r itr o v a lo stesso con­ cetto. H ertzberg. e. di A m i l c a r e P u y i a x i . c. Adamo Sm ith. 371 segg. P roudhon (!!). dove può leggersi a p. par Jo n e s. a q u e l q u e s v u e s l u m i n e u s e s . e continua con D avenant. che gli e ra noto . in cui dice che le idee di lui sul pro posito « ne s o r t e n t pas des plate s-bande s fleuries de la l it t é r a tu r e phra séo lo g iq u e ». libro. Del sistema economico borghese in rapporto alla civiltà (Bologna. p e r a l t r o . 2 Q u a n to al de Greef. con cui denunzia le enorm ità della morale e della politica contem poranee (?). lo vede «exposé de la manière la plus nette. cfr. 429 n. come tutti i libri geniali. p erché ne scrisse un a re- . Nella seconda edizione am pliata e pubblicata in francese. Montesquieu. contrapponendo alla falsificazione sistematica delle cose. final­ mente. dove si credeva es­ servi la mistica Iside. Engels. Gumplowicz et de Gi’eef». p ubblicato sin dal 1S93. la sincera affermazione della verità'*. Ili. La buona fortuna del suo piccolo libro viene colà a ttrib u ita « alla serena franchezza. ra g io n e di più per un irlo col M a rx e con l1E n g e ls. l e q u e l . benché con qualche indecisione. Marx. Scheel. Egli sarebbe stato condotto alla scoperta « da u na lunga peregrinazione in ­ tellettuale attraverso il vasto campo della sociologia eco­ nom ica». Ma quali ragguagli ! Comin­ cia dallo H arrington (1656). i fisiocrati. Engels e il signor de G r e c f 2: cosi si fa la storia 1 Q u e sta prefazio ne è ora i n c o r p o r a ta nel testo de ll’edizione f r a n ­ cese.DHL PKO F. Senonchè. Quel libro ha mostrato che. Z a n i­ chelli. LORIA 25 materialismo storico sarebbe senz’altro nato in Italia. — Marx e il signor de Molinari. solita alla sociologia moderna. 1893]. si trova invece un avido e spietato coccodrillo. Lassalle. e. poi p. che per altro sem bra rinviarlo fin su ad Aristotele. de Molinari. D u n q u e . in uno degli ultimi capitoli (p. « ha svelato il se­ greto di tutti ». e come critica del socialismo di S t a t o 1. — E s t ra n o poi che il L oria n o n faccia m ai m e n ­ zio ne di u n libro ita lia no. infine.

soc. ed in siem e u n t e n t a t i v o di p re v is io n e del m odo in cui il siste m a b o r ­ gh e se si dissolverà. che si lascia poi cadere senza svolgerla. lavo ro di g io v an e a n c o r a in e s p e r to . P e r il tem po in cui fu s c r itta . Le re la zio n i di esso coi volum i del L o r i a ( L a rendita della terra). e come altro sia m etter fuori un'osservazione incidentale. nò potevano ridurvela. 118). p. casioue recente di dire il mio avviso. altro. e la R ivo­ luzione in G erm ania nel 1848-49 ’. e m a n c a l a p ie n a coscienza della loro i m p o r t a n z a e del loro v a lo re filosofico. n e ll ’ese­ cuzione. ed altro stabilire un principio di cui si sono scorte le feconde conseguenze. q u a n t u n q u e ap paia. singolarm ente im portanti. Sul significato preciso che ad essa spetta. sono evid enti. E eia n o t a r e che a n che in q u e s to libro del P u v i a n i m a n c a ogni s e n to r e c irc a le origini sto rich e delle d o ttr in e che l ’a u to r e espone. 1883. non è p riv a d ’ in te r e s se . ed altro pensarlo realm ente e in concreto. e le due serie di articoli sulle Lotte di classe in F rancia. . 97). e dei lib ri del L o r ia con esso.. perchè t u t t e le idee sono esistite s e m p r e . Il Loria sconosce eon mirabile fra n ­ chezza i canoni elem entari di tali ricerche.. ed altro ripetere di seconda o di terza mano. non essendovi in quel caso gli elementi costitutivi di una teoria. sociale e sp iritua le. v ’ h a s e m p re un p rofessore. L ’uno e l’altro non ei hanno lasciato sul proposito se non c e nsio ne nella R ivista critica delle scienze giuridiche e sociali (Rom a. Il M arx e l’Engels non hanno mai ridotto quella concezione a teoria rigo­ rosa e saldam ente rag io nata.‘6 2 L K TE OI U 14 S T O I t l C I I E delle idee. il q u a le sc opre c h ’essa e r a s t a t a g ià d e t t a da un a ltro » (Prob. finalmente. Quella conce­ zione storica vivifica tu tta l’opera del Marx. E con siffatto procedere si può concludere a d d i­ rittu ra che le idee non hanno storia. e p e r l ’ in te nz io ne che la m uov e. come II 18 B ru m a io di L u ig i Bonaparte. ed è stata da lui plasm ata in alcuni opuscoli na rra tiv i. p. altro e n u n ­ ciare un pensiero generico ed astratto. ho avuto o c . L ’o p e ra del P n v ia n i è u n o stu d io sullo sv o lg im e n to del siste m a b o rg h e se e su lla efficacia delle condizioni econ om iche n e lla v i ta politica. inventare. 1 Al L o r ia si p o t r e b b e r o riv o lg e r e le ste sse parole c h ’egli scrive a pro posito della te o r i a de ll’evolu zione : « E co sa ben n o t a : q u a n d o u n p e n s a to re scopre u n a v e r ità .

ne accoglie in sè le s u g g e s t i o n i . 1 Si veda il saggio p re ce d en te . assoldatori di salariati) hanno bisogno di u na serie di « istitu­ zioni connettive ». Semplificazione. per restare vera e feconda nei rispetti della storiografia. noto agli studiosi di economia pura. che essi sfruttano. Essa deve servire di avvertenza e stimolo agli interpetri della storia. e dalla forma pratica d e ll'a p ­ plicazione. e ch'egli interpetra come l'uomo e g o i s t i c o per eccellenza. Gli sfruttatori (padroni di schiavi. T utte le altre manifestazioni dello spirito sono gli stru ­ menti. vuole che per l’e s a t t a e spression e a n alo g ica si sa reb be dov uto dire « c o n n e s s iv e » . p er assicurarsi la sottomissione di coloro. Queste istituzioni « connettive » sarebbero lo Stato. e deve vivere nelle opere storiche che ha ispirate e v errà ispirando. la cui essenza si chiarirebbe in ultimo. n e ll ’a rtico lo citato . di cui V homo ceconoviicus si serve. com ’egli le b a tte z z a 2. LO RIA 27 a f o r i s m i generali ed a p p l i c a z i o n i particolari. La variopinta scena dei sentimenti e della fantasia è un semplice « mi­ raggio » degli interessi economici. fa comodo semplificarla e irrigidirla. il diritto. non deve uscire da codesti term ini: dalla forma aforistica dell’enunciazione. E quella concezione. signori di servi. Ogni fatto ha « u n nòc­ ciolo essenzialmente econom ico». si rischia di snaturarla. ma suggestione non vuol dire c o n c l u s i o n e *. e ai facili oppositori. . 2 II B a k t i i . per non dire della scienza e d ell'arte : cose tutte. che nel Loria tocca il culmine. veram ente. noiose.DEL PROF. in modo che poi diventa oggetto di vuote. m eram ente eco­ nomica. la religione. che vogliono avere in tasca tutta la storia in una formola. . Chi ben F intende. il solo uomo che esista è l’astratto homo oeconomicus. Con gli sforzi fatti in diverso indirizzo. interminabili logomachie. Ai frettolosi seguaci. P e r lui. come si è detto.

in quello dello Stato. e via enum erando. p e r n o n essere p ro d u tto ri di ricchezze m ate ria li. donde le suc­ cessive crisi storiche. per il Loria. gli avvocati. L oria . onde si servono di u n a classe di m a n d a ta ri. mettono. gli artisti. E allora si stabilirà il libero giuoco degli egoismi di tutti: si avrà l'attuazione piena e integrale. in primo luogo. nel campo della morale e della religione. ai loro preti. Le quali insomma. 1. c. ai loro scienziati.l i m i t e . risuscitando una vecchia e disputata denominazione economica. in quello del diritto. i magistrati.. e cc . e il congiunto decrescere della pro­ duttiv ità della terra. L ’ invenzione sarebbe infernale e invincibile. la curiosa in capacità del Loria a porre e m an tenere la 1 II F e r r a r i s . ora i deputati eletti dagli sfruttatori o fatti eleggere mercè la violenza e la corru ttela. il su o v o lg a re c o n ce tto della vita. gli scienziati. sc r i v e : « Il m a te ria lis m o storico riv e la t u t t a la s u a g ro s s o la n i tà . ora i sovrani assoluti. gli sfruttatori nella necessità di restringere o ritirare affatto i pagam enti ai loro m an d a ta ri. e. è c o n d o tto n e c e s s a r i a m e n te a d e s ig n a r e quali l a v o r a t o r i i n i p r o d u t t i v i D a n t e . si riducono a u n a ribellione di s e r v i t o r i a s p a s s o ! • Di erisi in crisi. In tu tta questa tra m a di teorie colpisce. si g iu ng e rà alla crisi ultima. .». che il L oria chiama. Sono. « la ­ voratori im p ro d u ttiv i» . m a della società* cvconomicci. i poeti. Che cosa fare in questo caso? Cercare un altro padrone. in cui si a ttin g e rà la f o r m a . i giuristi. non solo dell’/iomo ccconomicus. i preti e i moralisti. p e r la m a n c a n z a di c a r a tt e r e ecouom ico. S h a k e sp e a r e . negli altri campi.28 LE T E O R IE STORICHE Ma di tutte codeste istituzioni gli sfruttatori non pos­ sono essere diretti am m inistratori . un brutto giorno. q u a n d o . ai loro poeti. N o n i n i p a r g iu s t o atti’ibuire al m a te ria lism o storico in g e n e r e le g r o s s o la n i tà p a r tic o la ri del prof. E i lavoratori im ­ produttivi passano a servigio degli sfruttati. ai loro avvocati. i filosofi1. ma il cre­ scere della popolazione.

di persone che sbagliano strada. come uno che ozi tra i libri. E continua allo stesso modo esponendo le altre teorie.DEL PROF. o meglio. non conviene alle classi oppresse. se con­ viene interam ente alle classi dominanti. altruisticam ente. che ammette l’egoismo di specie. che percorre un g raduale svolgimento e trova completa e universale attuazione nella forma-limite della società. se questa teoria fosse vera (egli obietta trionfalmente). ma. — C’è (egli dice) la teoria. Come si giustificano? Su che si fondano? Sopra un comando divino? Sopra uh principio speciale di evidenza. e senza aver afferrato il punto della discussione. Ora. è invece sulla qualità dell’ ideale morale. Mi spiego con alcuni esempi. che la riduce all’altruismo. C’ è l’altra teoria (continua). è anche meno resistente alla prova dei fatti. LO RIA 29 distinzione tra il fatto o l'id e a . e così via. c h ’è un giudizio assoluto di pregio? 0 sopra u n ’il­ . ed ha a mala pena u n ’app aren za di verità quando venga riferita alle classi oppresse. Ce n ’è u n a terza. che si chiamano sentimenti morali. p er accettare in ultimo quella dell’ egoismo. che riduce la morale all’egoismo. Nell’animo umano si fanno vivi sentimenti di obbligazione incondizionata. la stortura di queste critiche salta agli occhi sol che si con­ sideri che la indagine non volge punto sul fatto d ell’esistenza di egoisti e di altruisti. i quali il Loria critica e combatte senza intendere. per la m ede­ sima ragione. se ci fosse tale istinto. Il Loria e n tra sbadatam ente. ossia istinti altruistici che trovano la loro soddisfazione in azioni giuste e benefiche. La discussione che s ’agita tra quei filosofi. in mezzo alle varie teorie sull’etica. Ma. c comincio da ciò che egli dice della morale. che operano secondo il proprio egoismo apparente. si mette a criticarle. m a questa teoria è unilaterale. la scissione degli uomini in due classi non p r o d u r ­ rebbe danno alcuno. nel fatto. perchè. ma. tra il fatto p a r ti­ colare e il concetto del fatto: operazione elementare senza cui qualsiasi disputa scientifica è impossibile.

Oh zucconi e p a rru c c o n i di professori tedeschi. p. ora come ora. le vecchie abit u d in i feudali. che. perchè non è di questi' che si tratta. es. creduto.. m a n te n g o n o all’ e n t e S t a t o lo m e n tite ap p are n ze di u n a m is sione etica da com piere . al quale il Loria avventa tardivi ed inutili strali. e tanti nitri nei tempi moderni. non è riuscito ancora ad alcuno di dimostrare. è qualche cosa di affine (almeno in idea) al governo tecnico vagheggiato dai socialisti. Qui l’ il­ lu sione è r i p o r ta t a alle su e cause reali. ha il suo lato serio.. in q u a n te salse poco ap p etito s e e digeribili a v ete voi c u c in a ta c o te s ta e tica dello Stato . per esempio. se lo si consideri quale ricerca del fondamento razionale dello Stato.30 LE T E O R IE STO RICHE lusione. l'id e a etica dello Stato non può liberam ente a ttuarsi *. direbbe un m arxista). e la v iltà di u n a b o rg h e sia che s f r u tta le fa vore voli c o n tin g e n ze econom iche sen za p o rtarc i d e n tro uè sp i­ rito nè coraggio rivolu zionario. 4'à).. p er condizioni di fatto (ossia per le a n ­ titesi d egl'interessi di classe. Lo Stato pedagogo. un assurdo p r a t i c o . L ab h io la. della quale teoria gli « eminenti » Spencer sono ultimi e non classici ra p p re se n ta n ti? Queste furono e sono le questioni tra tta te dai moralisti teorici. — Il Loria è padrone di accettare l’ultima delle vedute ora a c ­ cennate. e s e g n a ta m e n t e in G erm an ia. . della benevolenza a ll’egoismo. e non già della origine storica di esso.. che negli sc rit­ 1 « . e credere per suo conto facile e in du bitata riduzione quella. Ma non può sbrigarsi delle altre teorie in nome delle condizioni di fatto.. eli'è la più superficiale. La concezione etica dello Stato. ma non è a ssu rd a come concezione ideale. pensato e quasi ipostatato da tanti filosofi tedeschi. Lo stesso «contratto sociale». Ed è noto. L ’errore com incia quando si confonde quella costruzione razionale con gli Stati esistenti. A ltro v e. a fil di logica. nei quali appunto. sarà. — Simile errore fondamentale (ignoratio elen­ chi) appare qu a e là nelle sue critiche del diritto e dello Stato. infatti. specie sansimoniani. come hanno sostenuto i sofisti nell'antichità. l 1ip ocrisia p r o te s ta n te . p r u s s i a n o p e r g i u n t a ! " (A. p. Del materialismo storico..

E dire che il Jvan t fu a m m i r a t o r e del R o u ss ea u . 2 Si v e d a la prefazione aìVA nti-D ùìtring (oa ediz. p ro p u g n a ta dalla scuola che si suol chiamare a u ­ 1 R a cc olgo di p a s s a t a q u e s t a bella spiegazione sto rica dei c o n ­ c etti etico-religiosi del K a n t . Il Loria è affatto estraneo a questa a ttitudine e a q u e st’abito mentale. e la concezione utili­ taria. Questa incapacità si riattacca alla / o r m a antifìlosofica della sua testa. àge qui. ma cito lui. « ré p ond m erveilleusem e n t à l ’àge féodal. condotti sotto aspetti diversi ma con pari intenti di rigore logico: la concezione. xix. ta n t o che E n ric o H e in e soleva m e tte rlo a u n a r i g a col R o b e ­ spierre. au q u el l ’A llem a g n e de Iv a n t a p p a r t e n a i t e n ­ core. che fa di Dio u n p o stu la to della r a g io n pra tic a .DEL PROF. p o u r d é t o u r n e r les m as se s des a c tio n s conform es à l e u r égoisme réel. che ha u na lunga storia. a besoin de r e c o u r i r au x c r o y a u c e s re lig ieu s es » (Les baaes. p. Si guardi. L ’Engels ha detto (o non ha detto cosa peregrina. la posizione c h ’egli assume verso i due tentativi di concezione del v a l o r e . fino a un certo sogno. infatti. diciamo così. S t u t t g a r t . nè più nò meno della ricerca speri­ mentale delle scienze n a t u r a l i 2. classica e obbiettiva della scuola ricardiano-m arxisiica.. p. s o s te n ito re della e s t r e m a s i n i s t r a e g a l i ta r ia del d iritto. c scrisse in m odo da p o t e r p a ssa re p e r u n c o lla b o ra to re della c o stitu z ion e del ’93. la storia n a rra tiv a o l’economia descrittiva. perchè nessuno v orrà sospettarlo di metafisicherie e di vuoto astrazioni) che l ’arte di operare coi concetti non è alcunché d ’ innato o di dato nella co­ scienza comune. ma è un lavoro tecnico del pensiero. 10). che riduce il valore al lavoro. o come semplici posizioni intel­ lettuali l. L a t e o r ia k a n t i a n a (dice il Loria). 1891). ma non si può lavorare sui p r in ­ cipi ossia sui concetti fondamentali della scienza. LORIA tori del secolo decimottavo era un continuo ondeggiamento sul modo di intendere lo «stato di n a tu r a » . senza cui si potrà fare forse. il «contratto sociale» e simili concotti: se cioè si dovessero conside­ rare come re a ltà 'sto rich e . .

que llo cioè che a v r e b b e r o i beni a u m e n t a b i li col lav o ro in u n a so c ietà in cui n on esistes se ro g l ’im p e d im e n ti d ella soc ietà c a p ita lis tic a e la forza-lavoro n o n fosse u n a m erce. b a s t e r e b b e a p r o v a rlo il fatto che il c o n ce tto m a r x i s t a del M e/incerth è r e s t a t o confitto come d a rd o a c u m in a to nel . e che l’a p p a r e n te a n ti t e s i delle due d iv ers e teo rie del v a lo re si risolv e col rico n o s ce re che la t e o r ia d ella sc u o la e do n is tic a è. e i prezzi come deviazione dai valori reali p e r effetto della c o n c o r r e n z a dei c a p ita lis ti. L ’e g u a ­ g lia n z a u m a n a . E . E . Verso la prim a. dopo averne discusso infinite volte per dieci anni. s e n z ’a ltro . 4a ediz. la t e o r ia p r o p o s ta dal Pticardo e p e r fe ­ zio n a ta dal M a r x n o n è u n a t e o r i a g e n e ra le del va lore . come la fe c o n d ità della t e r r a o del lav o ro del­ l ’a nim ale. p o s t a la so c ietà c apitalistic a. u n a ltr o v a lo re p a rtic o la r e . i n ­ fatti. ossia non A p r o p r i a m e n t e u n a te o r i a del v alore. insom m a . 26-7). com e t i p o .). e salari e profitti del c ap ita le sono e n tra m b i e cono m i­ c a m e n te n e ce ssa ri. il p a r a g o n e t r a d u e v a l o r i p a r t i c o l a r i . che h a lu ogo in u n a d a ta so c ie tà (capitalistica) i n q u a n t o d i v e r g e d a q u e lla che a v re b b e lu ogo in u n a so c ietà ip o te tic a e t i p i c a . se la forza-lavoro fosse c o n s i d e r a ta come forza p u r a m e n t e n a tu r a le .. è ciò che m e t t e in g ra d o di qualificare s o p r a l a v o r o e s o p r a v a i o r e la d eriv azione del profitto. Q u e s t a te o r i a g e n e r a le è invece' l’a s s u n t o d ella sc u o la e d o n is tic a o a u s t r ia c a . 1. e qu in d i a c o n s id e ra re il profitto come n a s c e n t e d a so p r a la v o r o n o n p a g a to . la t e o r i a del va lore . asten s io n i. il v a lo re di u n b e n e è egu ale a lla so m m a degli sforzi (pene. Che cosa è. come del pari è a s s u r d a la c on futa zione di q u e s te in no m e di q u e ll e . affe rm ata e p re s \ in t a n e lla st e s s a so c ietà c a p italis tic a. sacrifici. p e r d e d uzio ne p u r a m e n t e econo m ica. ed ivi a n ch e le osserva zio ni sui c o n c e tti econom ici di A ri s t o t e l e (vol. pp. n o n ci sa re b b e m odo di s ta b ilire u n so p ra v alo re . Q u e sto p a r a g o n e e l l i t t i c o f o rm a u n a delle principali difficoltà p e r la c o m p r e n sio n e de ll’o p e ra del M a rx. du n q u e . il Loria conchiude: «Del valore a cui 1 A p a r la re c o r r e t ta m e n t e . È im possibile g i u n ­ g e re mai. I n p u r a econom ia. Si m ed iti quel passo nel q u a le il M a r x dice che la n a t u r a del v a lo re non può a p p a r ire c h ia r a se n o n in u n a so­ cie tà in cui « il c o n c e tto de lla e g u a g lia n z a u m a n a h a r a g g iu n t o la sa ldezza di u n a p e rsu as io n e p op o lare » . la co ncezione del v a lo r e nel Capitale del M a r x ? E la d e te rm in a z io n e di q u e lla p a r tic o la re fo rm az io n e di v alo re.32 L E T E O K IE STORICHE striaca l . e v id e n te che. che sono n e c e s s a r i p e r la su a rip ro d u z i o n e . — P e r tali ra g io n i b i s o g n a c o n c lu d e re che è v a no ogni te n t a ti v o di co n fu ta zio n e delle teorie del M a r x in n om e delle teorie e d o n is tic h e. Che q u e s t ’a l t r a cosa non sia poi u n a v a n it à o u n a f a n ta s tic h e r ia . e la te o ria del M a r x è u n ’ a l t r a c o s a . a circ osc rive re il valore delle m erci al solo l a v o r o e ad e sc lu d e re d a esso la p a r t e del capitale. se n o n si t e n g a a r i ­ sc o n tro . ecc.

| 1 e 2.n o u ­ m e n o . nè possono vendersi mai. perchè quello strano e inarrivabile valore sarebbe una specie di n o u m e n o . . sono piene tutte le scienze. E il concetto del valore della seconda scuola. secondo i casi). LO RIA 33 le merci non si vendono. sostenendo che il valore delle merci è determ inato dal lavoro. concetti tipici. e n e s s u n o a n c o ra è riusc ito a s t r a p ­ p a m e lo . in Nuova Antologia. 477-8. dalle leggi stesse del pensiero (?) » l . e 11011 le sole scienze. Egli non sospetta che di codesti < no um eni». A q u e s t ’a rticolo si riferiscono le osservazio ni dell’ E n g e l s nello sc ritto postum o . avulso. saggio i l i . o concetti-limite. Che è u u a in sin u az io n e caluuB . come li chiam a (ossia. che «eleva u n a c o n d i z i o n e generalissim a dello scambio a legge del valore medesimo » 2. concetti gene­ rali. A n c h e in q u e s t ’articolo egli m e tte innanz i l’ idea. — Si v e d a l o svo lg im e n to di q u e s t a in te r p e t r a z i o n e nel p r e s e n te volum e. che la scuola a u s t r ia c a sia s o r t a dal bisogno di d ifendere il p r e s e n te siste m a sociale c o ntro le teorie delle sc uole socialistica ed evoluzionistica. in Nuova Antologia. pp. C r o c e . nessun economista che abbia fior di senno si è occupato nè vorrà mai occuparsi . 1 L'opera postuma di Carlo M arx. e che gli paiono tanto mostruosi. 1» aprile 1890. un ritrovam ento della vera qualità dei fatti economici. ~ L a scuola austriaca dell’economia politica. r i p e t u t a poi da altri. nonché d a quelle della realtà. M a t e r i a l is m o s t o r ic o . c ita to di sopra. 496-7. che non si manifeste­ rebbe giammai nelle cose (?). giunge precisamente alla creazione assu rda di un v a l o r e . fianco della so cietà b o r g h e se . e saggio V. p o r s a n a re la piaga.D E L P R O F . Ora il Marx. sem bra a lui « un'unificazione v e r b a l e » . pp. 1° febbraio 1895. e del quale il teorico potrebbe tutto im punem ente affermare (?). che comprende cosi i prodotti ottenuti in condizioni di libera concorrenza come quelli di monopolio. in prosa. m a che le merci non si vendono mai al loro valore. perchè si tratta di un ordinario ed ovvio procedimento intellettuale. questa e h 'è unificazione di due concetti parziali in un con­ cetto più generale. Ci vuol be n a l t r a radice m edica che n o n i r a g io n a m e n ti dei B ò h m B a w e rk e simili critici.

lo studio scientifico non può mai assumere ad ob­ biettivo la immobilità. sulla legge di tra sfo rm a ­ zione dei fenomeni o delle loro parvenze esteriori (?)». parodiando a ogni piè sospinto T urgot. 18S9. ad elucubrazioni più o meno fondate. e una disciplina descrittiva delle forme concrete (o storiche) dell’economia. eli’ è un non-scnso. E a questo stadio ap p a rte rreb b e la distinzione del Messedaglia. il P a n t a l k o n i . la distinzione fra una teoria dei dati fondamentali economici. Perchè nella storia della scienza si possono. il Loria ne ha im m ag in ate non so q uante. a p p u n to p e r e sse re p u r a . tre stadi (di divisioni in tre stadi. e quella distinzione non ha più ragion d ’essere. p. quasi sussi­ diariam ente. m a poi «la m ente si a bbandona. e per isfogo di perdonabile fantasia (?). . nel secondo si continua a con­ cepirle cosi. « P e r una filosofia. avvolti dalla gran luce della dottrin a d ell’Evoluzione . 172 n). quindi. Questo egregio economista italiano espone. xn) h a rico n o s ciu to che su lla te o r i a del g r a d o t e rm in a le di u t il i tà si può c o s tr u ir e u g u a lm e n te il socialism o (egli dice: un « socialism o vol­ g a r e »). Hegel e Comte): nel primo dei quali la n a tu ra e la società vengono concepite come stazionarie. e c h ’ io tolgo da u n a critica eh ’egli muove al Messedaglia. L ’Engei-s ste sso (prefazione al I I I v o lu m e del Capitale. Ma il Loria obietta ehe siffatta distinzione è ormai oltre­ passata. nella storia della seienza.distin­ guere.yt LE T E O R IE STO R IC HE Soggiungo ancora un esempio che tocca il concetto stesso della scienza economica. non p re n d e p a r tito pro o c o n tro il socialism o o il c a ­ pitalism o. che sarebbe la scienza generale. Ma ora siamo nel terzo stadio. q ua le che poi sia l’a t t e g g ia m e n t o politico in d ivid ua le dei su oi culto ri. del Mill e del C airnes (P rincipi d i economia p u r a . B a rb è ra . F ir e n z e . m a deve a p ­ n io sa e u n e r ro re teorico. g iac ch é l’ e co nom ia p u r a . egli dice. p. non esiste alcun dato fondamentale che del movimento non sia esso pure il prodotto: per essa. dichia ra che l’e co nom ia p u r a vuole s o lta n to c o rre g g e re e m ig lio rare la f o r m a dei teore m i econom ici del R ic a rd o . ehe tutte le cose con ­ cepisce nel movimento. e u n o dei r a p p r e s e n t a n t i del p urism o.

che si mettono a servigio delle classi rivoluzio­ 1 La terra ed il sistema sociale. dei « lav ora to ri im p ro d u ttiv i» . altre volte. ehe il Loria affida alla scienza di fronte all’E volu­ zione. dai propri interessi materiali ed egoistici. per lui l’uomo è spinto sempre. pure avendo in cima ai suoi p e n ­ sieri ciò c h ’egli chiama il trionfo del bene. Ma il Loria intende l’evoluzione proprio a questo bel modo: ch’essa renda impossibile il pensamento logico del concetto. ma i loro eoneetti possono essere fissati. che aiutano o raffermano il trionfo del male. ma sono pure. non si esplicherà se non quando gli scienziati c i professori di università vedranno diminuire i loro onorari. Come parlare qui della suggestione degl’ in ­ teressi? Come c’ entrano g l’ interessi? La suggestione è degli errori intellettuali. del pari. o le asser­ zioni d ’ idee. e tali realm ente sono. convincimenti e persuasioni. o anche di frequente. interessi larvati. 1 pensatori si mettono a servigio dei proletari. per incompleta conoscenza della situazione reale delle cose giunge a con clusioni ed espedienti pratici. della sua finezza d ’interpetrazione psicologica dà saggio la classe. per esempio. Intendiam oci bene: qui non si nega che le idee. pp. Vero è ehe l ’umile logica insegna ehe le cose mutano sì. un ideologo che. l’accrescersi dei pensatori e idealisti. ehe si formano ed operano eome tali.DHL P R O F . da lui im m aginata. E verrebbe la voglia di d om andare se anche quel « ròle modeste et p r a ­ tiq u e » . 11 processo psicologico è assai sovente l’ inverso di quello ehe descrive il Loria. consapevole o no. tanto che ei appaiono come extratemporarì. Ecco. E. quando non sono più retribuiti in modo soddisfacente dai capitalisti. Per un altro verso. più o meno consapevoli. siano talvolta. T ra sc u ra ta l ’efficacia ehe le persuasioni intellettuali e morali hanno nella psicologia in­ dividuale. . -1S-53. LORIA 35 puntarsi al movimento m e d e s i m o » 1.

Ivi l’egoismo individuale b asterà da solo a d ete r­ m inare un sistema d ’azioni morali. e. Parland o di sopra del materialismo storico del Marx. mostrandosi benefico verso il lavoratore semplice o verso l’altro socio produttore di capitale. ma nasce anche. d ’altra p arte e in molti altri. per conseguenza. Il produttore di capitale. il più . dal fatto che. trovano nella nuova condizione delle cose la possibilità dell’a ttu a rsi. e richiede il dubbio continuo. dall’aequistato con­ vincimento che ideali e fini. accrescerà l ’azione produttiva di questi ultimi. che assicurino il b enes­ sere sociale e « rispondano a ll’ ideale di virtù più elevato (!). ma il q u a n tu m potes htva si a ttu e ra n no nel modo più com­ pleto. giacehò il danno fatto ad un socio si rivolgerà im m ediatam ente a danno di chi l’ha operato. la quota che toccherà a lui. nella r i­ partizione finale! Intorno a queste sue teorie il Loria ha raccolto un co­ pioso m ateriale di notizie storiche. dove si credeva non esserci via di uscita. ossia nella forma-limite della società. P er lo storico dei moti sociali codeste differenze psicologiche potranno avere im portanza secon­ d a ria . che possa mai im m aginarsi (?)». creduti prim a inconseguibili. benefattore. per ulteriore con­ seguenza. Il nem inem Icvde non solo. Ma la storia è cosa assai com­ plicata e delicata. o risoluti in modo poco soddisfacente. facile ed elegante.L E T E O R IE STORICHE narie nei periodi critici. il prodotto totale. ossia nel cercar di risolvere problemi storici che con le precedenti dottrine restano insoluti. che quella concezione debba affermarsi nella pratica delia storiografìa. e il beneficio a beneficio. pel moralista. ma. per effetto im mediato dell’egoismo individuale. Delizioso è il quadretto che il Loria delinea dell’etica nella sua società perfetta. a un tratto si m ostra innanzi chiaro e netto il c a m ­ mino da percorrere. e. ho manifestato il mio avviso. esse sono t u t t o . può essere effetto in parte c per molti della suggestione d e g l’interessi egoistici.

come tentativo storico. la « b a se » . russi. e ne hanno formato cataloghi non brevi. Di questa vita economica h a voluto scoprire. nella vita economica. che non si può dirli nè esatti nè inesatti. perchè sono una con­ gerie di fatti non presentati nè chiariti secondo il loro ordine reale. come già disse Machiavelli. a sua volta. non vale se non ciò che « particolarmente » si descrive. Per le quali considerazioni. riconoscere. secondo che si è visto. ed in essa. Bisogna. e spesso così genericam ente e ind eterm inatam ente enunciati.DEL. e potrà riuscire utile a chi se ne v a rrà con la cautela e il discernimento che in lui non abbondano. olandesi. tedeschi. riponendole. ecc. che verrebbe quindi ad essere (per la riduzione già . e. L O U iA 37 scrupoloso esame e riesame. francesi. non entrerò ad esam inare a parte a parte il materiale di fatti che ci offre il Loria. l’ultima causa. italiani. II Senonchè il Loria non si è ristretto a cercare le « basi » della costituzione sociale. e di recente il K ovalevsky ha notato lo sbaglio che il Loria commette neH’assimilure la storia delle colonie del Nuovo Mondo a quella dello svol­ gimento economico dell’ E u ro p a ' primitiva. Il F e rra ris in Italia e il'B a r th in G erm ania hanno enum erato a lor modo gli errori di fatto e d ’interpetrazione del Loria. inglesi. la pazienza: essa non tollera di essere trattata bruscamente. spagnuoli. ma disposti secondo categorie prestabilite. perchè i meri fatti non provano e hanno bisogno di èssere essi spiegati.. che il materiale raccolto dal Loria da libri svariatissimi. cioè a diri*. privo d ’im portanza. P R O F . dimostra letture assai estese. per altro. inefficace come p r o v a delle teorie.

Il secondo stadio a v ev a qualche particolare determ inazione. infine — rap presentato tutto dal sistema eli lui. che perm etteva di collocarlo nel tempo e nello spazio.38 L E T E O R IE STO RICHE indicata) cau>a di tutta la vita sociale. egli diceva. sia la causa del movimento storico umano. Della solenne scoperta delinea altresì la storia. le sue passioni. Nel qual punto confesso il mio impaccio. Egli ha voluto scoprire la l e g g e d e l l e l e g g i . perchè trovo. e causa del progresso um ano si proclam a l’ in ­ telligenza. il Marx. Sicché. che « la storia um ana è un fenomeno della n a tu r a » . Nel 1889 d ic e v a 'c h e nel primo stadio « l’uomo contem pla i fenomeni sociali come l’emanazione della sua volontà o del capriccio individuale. la legge dell'evoluzione economica. il suo genio. le sue costumanze. addito e abbandono il vasto territorio. dunque. facendole percorrere i soliti t r e stadi. Dappoi. di ogni e q u a lu nq ue storia. che trascina nel proprio sviluppo lo sviluppo sociale ». che la causa della storia è riposta nella stessa n a tu r a . e che le grandi metamorfosi sociali non siano che il prodotto delle m e ta ­ morfosi nello stromento p ro du ttivo» . Ma si g u a rd a v a dal pu r accen nare in quali tempi e luoghi si sarebbe m ai svolto codesto primo stadio. e a voi. i primi germi della filosofìa della storia. u n a doppia serie di t r e stadi. E questa scoperta è la sua gloria di scienziato. buoni filologi. l'Engels. perchè in esso. e ehe « a base . ma la sua esplicazione tecnica ovvero lo stromento di produzione. Ma nel terzo stadio. che vi affaticate a cercare nei poeti e storici ellenici per un verso. meno male. nei suoi volumi. questo concetto si perfeziona. e a rap presentan ti ricordava il Fourier. come la chiama. inacces­ sibile e ignoto. Loria — si là strad a il concetto. scoperto dal Loria. c ravvisa quale causa del movimento storico umano sè stesso. A voi. «sorge il concetto che non più la mente um ana nella sua universalità. finora. e nei profeti ebraici per l ’altro. pareva che si fosse nel secolo decimonono e nell’Europa occidentale.

]> .. Invece. e dell’a n ­ tropologia elim inale.La terra ed il sistema sociali. ossia la base reale sulla quale si eleva una soprastruzione politica e giuridica. e s im ili2. c il brano al quale si riferisce è quello ben noto della prefazione al libro Z n r K r itik dcr politbohen Oekonomiv. sgg. modestamente si costituisce da se in e p o e a sto ric a . . da esso L oria.. il secondo. il Marx riduce lo svolgimento economico al cangiare degli strumenti tecnici. il quale. del darvinismo. d unque. cioè in rapporti di produzione. della teoria del Marx. mi fermo solo a ciò ehe ora im porta: all'esposizione e eritica. . che il Loria fa. II . tutto intero. e il terzo è sempre rappresentato. Dove il M arx testualm ente dice: «Nella produzione sociale della loro vita gli uomini entran fra loro in rapporti d e­ terminati. in uno scritto di solo due anni dopo. A un determ inato punto del loro sviluppo. Secondo lui. a quanto pare.DEI. regina ignorata. il p ro te ­ zionismo o il libero scambio. <i55 sgg. necessari ed indipendenti dal loro arbitrio. Rinunziando a mettere le mani in questa che a me sembra una assai arruffata matassa. della dottrina delle razze. il primo stadio s'identifica con le teorie sociali dell'economia clas­ sica. con le teorie storiche del socialismo. la terra » l . e (si dia buona attenzione) con quelle degli e c o ­ nomisti che propugnano il mono o bimetallismo. le forze p ro d u t­ tive materiali della società si trovano in contraddizione eoi preesistenti rapporti della produzione (cioè coi rapporti della 1 Analisi. e alla quale corrispondono determ inate forme sociali della coscienza. i quali corrispondono a un de­ terminato grado di sviluppo delle materiali forze di p ro ­ duzione. L01Ì1A dell’evoluzione sociale siede ed impera. PRO F. L ’insieme di tali rapporti costituisce la struttura economica della società.

si convertono in loro im p e d i­ mento. Allora la forza economica invecchiata vien distrutta mediante u n a rivoluzione sociale1 e sostituita con una forma economica superiore. che sullo stadio anteriore della tecnica era fon­ dato. . la quale rende intollerabile quel sistema di produzione e di economia. L a ­ briola. che si leggono nelle opere del Loria: «A d un dato stadio dello s t r o m e n t o p r o d u t ­ t i v o corrisponde. . il che è l'e q uivalente giuridico di tale e spres­ sione). p. e nuovi rapporti di produzione non subentrano. e s o v r ’esso si erige. U na formazione sociale non perisce. rispondente alla nuova fase dello s t r o me n t o p r o d u t t i v o » . da forme di s v i ­ luppo delle forze produttive. La sostituzione dell’espressione: « forze materiali di pro ­ duzione » con l ’a ltra : « stru m e n to te cn ico ».ieno sviluppate tutte le forze produttive p er le quali essa h a campo sufficiente.40 LE T E O R IE S TO R IC H E proprietà. Questi ra pporti della produzione. nel suo s c r i tt o : In memoria del « Manifesto dei comunitii > . quindi di rapporti economici. è affatto a r b i­ tra ria . Ma l ' e v o l u ­ z i o n e i n c e s s a n t e dei metodi produttivi gen era tosto o tardi una metamorfosi radicale dello stromento tecnico.. che dà del b r a n o il prof.La terra ed i! sistema sociale. finche non si s. la soprastante colossale soprastruzione. 19.. più o meno rapidam ente. anzi maccheronici « rifacimenti » di questa pagina. Col cangiare del fondamento economico si rivoluziona e precipita. dentro dei quali esse forze per T innanzi s’eran mosse. Ora ecco uno dei parecchi burleschi. se prim a le condizioni materiali di loro esistenza non siano state covate nel seno della società ehe è in essere » l. un dato sistema di produzione. E allora subentra u n ’epoca di rivoluzione sociale. i quali foggiano poi tutto il modo di essere della società. perchè il Marx e nu nc ia : 1°) la dipendenza della r e ­ 1 H o c ita to secondo la tra d u z io n e .

per a n d ar poi a cercare le « cause ultime ». invero. LO HI A 41 stante vita sociale dalPeconomica . ma non punto riducono esse tutte alla sola « m e­ tamorfosi dello stromento te c n ic o » . almeno a cinque elementi. se ho ben contato. che s’ i n c o n t r a n o nel passo soprariferito. E. I lo n. 4°) Vhomn ceconomicus: 5”) la forza brutale.D E L PROK. che la causa della vita eco­ nomica è la t e r r a ? Il Loria medesimo. 3i35-G n. affermano bensì che lo svolgimento economico è determinato da condizioni materiali. o altro degli elementi 1 Da» K a p ita l. stando alla storia così semplificata dal Loria. le crisi e la p ro ­ duzione capitalistica fondata sulla proprietà). Che cosa significa. 2°) lo sviluppo obiettivo e n aturale dell’economia: 3°) il prepararsi delle epoche rivoluzionarie per la contraddizione che si genera tra il progresso della ricchezza e l ’ordinamento (giuridico) della proprietà (esempio. sebbene egli abbia altrove messo in rilievo l’ im portanza storica delle invenzioni tecniche. il quale renda possibile l’u ­ surpazione ehe una parte della popolazione compie sull'altra. Ma. La sua filosofìa non era così a buon m e r­ cato. I. «m a n ie ra di produzione della vita m a teria le » . e invocato u n a storia della tec­ nica \ non si è mai sognato di fare dello « stromento tecnico » la c a u s a unica e suprem a dello svolgimento economico. o la forza brutale. che sono: 1°) la terra: 2°) la popolazione. Ed ha bisogno di r i­ correre. si potrebbe dire alla pari che la regina dello svolgimento sia la terra. 3U il v ariante ) rapporto dell’una rispetto all’a ltra . queste e simili espressioni. Nè il Marx si è mai proposto questa indagine intorno alla c a u s a u l t i m a della vita economica. . «condizioni economiche della produzio ne» . «G rado di sviluppo delle materiali forze di produzione». o l’ inganno. Non aveva « civettato » invano con la dialettica dello Hegel. non riesce a movere alcuna storia. o la popolazione. nel periodo borghese. con la sola terra.

fa posto sulla traccia fortunata. i quali raddoppiano il fatto e lo chiamano legge. uomini. e specialmente dall’ultimo c a ­ pitolo del primo volume (cap. ben gli occhi al vero ». lettor. salvo che non si adoperi come i positivisti. si trovò. l ’ ispirazione g lien ’ò venuta tutta dal Capitale. « p e r circostanze a cc id e n tali» . in cui si discorre della systematic colonisation del Wakefield. sempre eon c inquantam ila ster­ line. ma non se ne cerca la legge. XXV). donne e fanciulli. lì M arx ha pensato così poco a far movere la storia dal solo strum ento tecnico senza ten er conto della terra. ma dimenticò solo di traspo rtare a Swan River le condizioni economiche del­ . che partì d all’ In g h ilte rra per Swan River nella Nuova Olanda con cinq uantam ila sterline e trem ila lavoratori. q u a n tu n q u e egli vi abbia stivato n eg l’ interstizi una qu a n tità grand issim a di aneddoti. e « p e n s ò » di «a n a liz z are » la storia delle colonie del Nuovo Mondo. A n­ che il M arx ricorda il caso di quel tale signor Peel.42 LE TE O RIE STO R ICH E enumerati. « Po v e ro signor Peel! (comenta il Marx): egli pensò a traspo rtare ogni cosa. giunto al luogo da lui designato. Q u antun qu e l’arc h ite ttu ra della sua opera sia diversa. che la pretesa correzione del Loria è tolta dallo stesso Marx. Ma il vero è che cercare la causa unica di un fatto che risulta da elementi cooperanti è contradittorio. L'evoluzione s ’interpetra e descrive. c «legge» ed «evoluzione» sono due parole che non vanno d'accordo. e si adopera l'esempio della terra libera per far meglio risaltare il ca­ rattere di sfruttam ento della produzione capitalistica. ma senza un servo che gli rifacesse il letto o gli a ttin ­ gesse l ’acqua dal fiume. e che. le scoperte che gli vennero fatte quando. dopo pochi giorni. Non bisogna farsi in g a n n a re dal suo continuo d ire: «A guzza qui. Non bisogna lasciarsi in g a n n a re dal tono col quale il Loria offre i «risultati della sua so rp re s a » . c che la legge suprem a d eirevoluzione o dello svolgimento è n ie n t7altro che una frase.

nemmeno dalla moltiplicità di elementi. e h ’è esclusa con la violenza dall’occupa­ zione della terra. il Loria è in grado di dedurre. È questo il contenuto della l e g g e d e l l e l e g g i . crescendo ancora la popo­ lazione. cade nella condizione di salariata. ed ecco il Loria a profittare di questo tema. che ag grup pare quegli elementi variam ente. la quale perciò non può fondarsi ehe sulla soppressione della te rra libera. per rifare l'o pera del Ma'rx nell’ordine inverso. l’evoluzione necessaria della costituzione economica. Il che. 2° Il profitto non può nascere se 110 11 : a) dalla violenta scissione del lavoratore dalla terra con la forma della schiavitù. secondo il vario a ggru ppa re e le varie ipotesi.DHL FUO F. b) dall’occupazione della terra. abbandonato dall'au to re del Capitale. come immagina. Il Marx soggiunge ch'egli 11011 intende t r a t ­ tare dello stato delle colonie. L0K1A l'I n g h ilte r r a » . col cangiamento di qualche teorica particolare. resa possibile dalla crescente popolazione. gu id a ta in ciascuno dei suoi individui dall’ interesse strettam ente economico. Del resto. ossia dalla cessazione della terra libera. con la forma mitigata del servaggio. che il Loria raccoglie poi in una formola generale: «L a legge generale dell’evoluzione economica è questa: la terra libera determ ina la negazione dell’economia capitalista. ma non costituirà già una scoperta nè porgerà alcuna correzione. e. perchè egli non può far altro. e altro non fa. bastandogli l'averle ricordate come riscontro. su rre t­ tiziamente da lui introdotta. di cui la parte. m a con le stesse linee fondamentali. eseguito per bene. stabilire verità come le seguenti : 1° Poste la terra libera e u na data popolazione. non è possibile se non o l ’economia dissociata o l’associazione libera a condizioni eguali e senza profitto. potrà anche d a r luogo a un libro utile. ottenibile con metodi che sono diversi in ragione . con m ateriale di notizie in parte vario. e.

col metodo di concordanza e differenza. sulla via che si deve seguire. tuttavia. ma non ha forza probante. 36-7. Non starò a esam inare se le deduzioni qui accennate siano in ogni p arte corrette. che raccoglie nel secondo volume dell ’A n alisi della proprietà capitalista. T r a le deduzioni del Loria ve n ’ha una. il quale. il Loria è pronto a rispondere: che la storia s e i e n ti f i c a . vi si noterebbero parecchi salti e un poco legittimo miscuglio di analisi a stra tta e di dati storici. nientemeno.44 LE T E O R I E S T O R IC H E dei gradi successivi dell’occupazione della terra. Tutto il materiale di fatti. sempre che altri elementi non siano so­ pravvenuti a im pedirne l ’ azione. sui suoi ulteriori destini. appu nto per av er fatto tutta la sua vita il positivista. pp. ehe il Loria si fa u n ’altra illusione nel credere c h ’egli riesca a provare la verità delle sue kjggi non solo « coi liberi e r r a m e n ti » (ò la sua parola!) « della deduzione ». P e r il Loria. Al Villari. sulla mèta verso cui si deve te n d e re » . ci metterebbe in grado di conoscere con sicurezza la prossima fase della evo­ luzione sociale. egli non può altro che m ostrare come i suoi astratti a g ­ g rup pam en ti abbiano operato molte volte in questa e quella parte delia storia. . scriveva che la storia « n o n c ’ illumina sulle tendenze u l­ teriori della società. q u a n tu n q u e a me sembri che. intatti. movendo in u n ’ inconsapevole nostalgia metafisica una serie di aceuse al m e t o d o s t o r i c o . e che con ­ dizionano altre tta nte forme successive della eostituzione economica >. a g u a rd a rle nei particolari. v a rrà come seelta di esempi. e p r e ­ d e t e r m i n a gli ulteriori destini dell’u m a n i t à 1. Noterò. ma con l ’induzione. sana questo peccato. In realtà. col più perfetto dei metodi. Loria. perché. la costruisce. la cosa è assai semplice: il crescere 1 La terra ed il sistema sociale. come lui. e sarà anche istruttivo. che splende di singolare im portanza.

il cresc e re della popolazione r i ­ so lv e rà a u to m a ti c a m e n t e la q u e s tio n e sociale. dal c re sc e re della p o polaz ione. La sovrapopolazione in certi limiti. come fo rm a più p ro d u ttiv a . indeterm inate nella qualità e ne ll'in te n sità . Pel caso che diventi o superflua o pericolosa. è necessario che intervenga la persuasione dell’efficacia degli sforzi individuali e col­ lettivi a cooperare con le condizioni o forze obbiettive. du n q u e . come è noto. con la rico­ stituzione della terra libera. nessuna necessità logica per la quale il crescere della po­ polazione debba far abolire il salariato. è condizione indispensabile del sistema capitalistico. Lo stadio futuro. del resto. ma perchè si generi qualcosa di più. m a l ’istitu z io n e u n iv e rs a le della pic­ cola p ro p r i e t à sa r à r e s a n e c e ssa r ia . non ha alcun carattere di necessità razionale. non possono aver mai tal carattere le previsioni storiche. . come. Calcolo che farà nascere in noi il sentimento della speranza. io non trovo. 1 II pe n siero del L o ria s e m b ra più p a r ti c o l a rm e n t e q u e s t o : la p ic ­ cola p ro p rie tà t e n d e a elidere la r e n d i t a della t e r r a a v a n ta g g io delle classi in d u str ia le e l a v o r a tr ic e . anzi che quelle del Loria. poiché qui siamo nel campo della deduzione. Ma. Così p a re si possa r a cc o g lie rlo dal libro su lla R endita della ferra . Nelle quali le forze. ossia u n ’operosità pratica e politica. nel gioco degli elementi stabiliti dal Loria.DP^L P R O F . che sarà la forma ultima e defi­ nitiva della società. quando favorisce gli ideali da noi vagheggiati . non si vede perchè non si debbano accettare le conclusioni del Malthus. LORIA della popolazione rom perà la forma capitalistica presente per dar luogo a una forma più produttiva. e n o n m e tte c onto n o t a r e l’arb itrio di c ia sc u n a di q u e ste pro posizio ni e deduzioni. P e ­ stilenze e carestie aiuteranno *. di cui egli discorre con tanta sicurezza e come qualche cosa che non già si congetturi ma di cui la scienza « predetermini » l ’avvento. permettono solo un certo calcolo dei probabili. coor­ dinandole e indirizzandole.

cangiandola quasi in u n a necessità esterna. Im perocché non sa vedersi quale c o n ­ nessione si riscontri tra la difettiva conciliabilità del p ro ­ cesso tecnico coi rapporti produttivi e lo sviluppo psico­ logico reagente nei partecipi della produzione. non hanno m ancato di fare al Loria g rand i feste e di colmarlo di c a ­ rezze e di onorificenze. Ora al Loria sembra inaccettabile « il concetto mistico di u n a coincidenza quasi provvidenziale fra le esi­ genze m utate dello stromento di produzione e la esplosione vulcanica delle passioni. ne affida la soluzione alle passioni umane. ben sentendo il nessun pericolo di quelle dottrine. e. È questo il luogo di esam inare la seconda delle obie­ zioni. a dispetto di tutte le arie e di tutte le d e ­ clamazioni dell'autore. di cui il Marx c l ’Engels qualche volta si servirono. perchè. come a causa ultima della evoluzione. Si è v eduta la prim a: che cioè quella concezione si arresti all’ istrum ento tecnico. infatti. convien dimostrare che queste risolutrici del problema ad di­ vengano a m a tu ra n z a assieme al problema e non prima nò poi. che risulta dalla meta formosi dei rapporti produttivi. i conservatori di ogni sorta. in Italia. quale è stato concepito dal Marx e dall ’Engels. Gli è perciò che. il sistema sociale del Loria è q u ie ­ tistico. giunto ad un certo stadio. Ma il Loria invece. Questa sim ultanea m a tu ran z a di due fenomeni assolutamente disgregati e diversi. pone il problema. ma.46 LE T E O R IE STORICHE Che questa persuasione sia viva e operante nel m ovi­ mento socialistico. Se v e ra ­ mente lo stromento di produzione. suonano equivoche. la loro azione politica parla chiaro. mi sem bra indubbio. se anche le espres­ sioni filosofiche. che il Loria muove alla concezione storico-economica del M arx. dall’altra toglie forza al m ovi­ mento stesso col privarlo dell'elemento volitivo e morale. l’uno ‘ ppartenen te al a . in luogo di risolverlo esso stesso. m entre da una parte esagera la forza del moto obiettivo delle cose.

e p rep a ­ 1 L a rendila della terra . sembra a d d irit­ tura insuscettibile di dimostrazione » *. ted. che al Loria sembra un «concetto mistico». non vede speranza di salvezza se non nella Scienza. al Z u r Kritilc. D as kommnnisti. 2 Iv. — Dopo essersi aggirato in molte parole. Dice anche. pref. che cosa giudica il Loria? Dobbiamo porre tale dom anda per veder chiaro nel fondo del suo pensiero. Il Loria non ha compreso che il Marx non fa della storia alcunché di a u ­ tomatico. Di questa azione e formazione proletaria. L'organism o capitalistico produce la proletariz­ zazione e l'an a rc h ia sociale e m ondiale: sono condizioni di fatto. Ma come si espli­ cherà q u e st’azione dei lavoratori im produttivi. Cfr. Egli non crede possibile nessun’azione in nessun senso: nè l’azione dello Stato.se/ie M anifest: « L a b o rg h e sia n o n h a solo foggiato le a rm i che le p o rta n o la m o r te : essa h a a n ch e p ro d o tto gli nom ini che le m a n e g g e r a n n o . quando non saranno p a ­ gati più dai capitalisti. i m o d ern i la v o ra to ri. . che i «lavoratori improduttivi ». daccapo. Ma con questa « azione violenta » accenna al movimento socialistico? Mistero. c. JLarx. e tali condizioni rendono possibile l'azione prole­ taria per un nuovo assetto sociale. si unirann o alle masse oppresse per « rischiararne le rivendicazioni ». la quale deve rischiarare (ecco un altro rischiaram ento!) la classe capitalistica.DEL P R O F . « L ’u m a n i t à n o n si p r o p o n e se n o n q u e i p r o b l e m i c h e e s s a p u ò r i s o l ­ v e r e » 2. E più o l tr e : «Con lo svolg im e n to de ll5in ­ d u s t r i a il p r o le ta r ia to non solo a u m e n t a di n u m e ro .. cresce la su a forza e cresc e la coscienza che esso ne ha» (6a ed. in quale relazione si troverà col movimento reale del socia­ lismo democratico? Mistero. pp. l ’altro al mondo psichico. 14-15). 1. e. qualche volta. LORIA 47 mondo tecnico. « gu idarne la legislazione ». nè l ’azione violenta delle masse. m a é raccolto in siem e in m asse sem pre più g r a n d i . i p r o l e t a r i » . Ecco l'ovvio nesso tra il fatto economico e l’azione rivoluzionaria. che prende sempre maggiore im portanza.

memore forse di qualche piccolo debito verso di essi. « b e n ­ ché in a p p a re n z a is p i ra t o a lla f ila ntro pia ed alla t u t e l a dei deboli. nel giorno del pericolo. che spesso intralcia i movimenti dell’eser­ cito irreggim entato. «lungi dall’ im porre un soffo­ cante intervento della potestà collettiva nel meccanismo della produzione. i quali si v a n ta g g i a n o dei limiti al c om m e rc io dei cereali. della distribuzione e del consumo. coi socialisti cristiani. che talvolta è indisciplinata. limita 1 L a terra ed il sistema sociale. Quanto ai socialisti democratici. n o n c h é dei freni o pposti a lla l ib e r tà d e l ­ l ’ i n d u s t r i a » . p. P e r i n te n d e r e il suo p e n ­ siero in proposito. lo dato alla pari degli a ltri due. e decidere l ’esito della b a t t a g l i a » 3. è disposto ad assegnare un posto p riv i­ legiato. può porgere (all’esercito degli scienziati) preziosissimo aiuto. ma li confonde in uno stesso abbraccio eoi socialisti di Stato. . 2 Problemi sociali. la forma da lui scoperta. Essi formano « u n a legione irregolare. Giova fermare chiaram ente che la forma futura. ossia ai seguaci del Marx. Ben diversa dal comuniSmo. 3 Ivi. Ai socialisti teoriei poi. Critic a p e r u n a p a rte n o n n u o v a . 77. verso la quale si volge il desiderio del Loria. 58-GO. Il suo cuore è g rand e. pp.48 LE T E O R ÌE STO R IC HE ra rla a cedere il posto di buona grazia alla forma supe­ riore. ivi. coi liberi scambisti e simile genia utopica e malfida *. che qualifica a quel modo. n o n è l a f o r m a c o m u n i s t i c a . e vi si t r o ­ v e r à d e tto che il socialism o c r is tia n o e il socialism o di S ta to . m a a t t a a l a s c ia r i n t e n d e r e q u a le s tim a egli faccia del socia­ lism o de m o c ratico . il Loria non è loro avaro di lodi e complimenti. Quale b a tta g lia ? Quale pericolo? La battaglia e il pericolo delFaccensione dei lumi per rischiarare la classe capitalistica? 0 si tratta di cosa alquanto più g ra v e ? Anche qui: mistero. m a che però. e riconoscendo che i sofisti (Marx) aprirono la via a Socrate (L o ria ? )2. e p e r u n ’a lt ra n o n v e ra. la formalimite. si riv e la alla in d a g in e sp r e g i u d ic a t a come l’o rg a n o in c o s c ie n te d e g l’i n ­ teressi della p r o p r i e t à fondiaria. b a s t a g u a r d a r e la p a g in a p r e c e d e n te .

— e ancora la leggenda commovente di Mazeppa. « n e lla quale uno o più pro du t­ tori di capitale si aggiungerà uno o più lavoratori sem­ plici a lavorare con esso. 390-1.. e qui il m iste­ rioso K n e p h . che ce la rende più intollerabile di tutti i moderni squilibri » l. molte parole e im magini: questa forma si può dire che differirà meno di tutte le precedenti dalla forma dell’u m anità p ri­ m itiva: «come il volto dell’uomo assume la sua suprem a bellezza nel momento della nascita e nel momento della m o rte » . risponde assai meglio dell’ ideale socialista al nostro c a ra tte re nazionale: perchè quella terribile onnipotenza della collettività. il p a ­ radiso terrestre. pp. M a te r ia lis m o storico. Ma sarà un ritorno alla costituzione dell’u m anità primitiva la sua «associazione m ista » . Ch’egli poi riesca a determ in are con qualche nettezza i caratteri di cotesta sua forma futura. F ino a pochi a n n i fa. dividendo il prodotto in parti uguali » ? — Che egli stesso sia assai impacciato su questo 1 La terra ed il sistema sociale. a noi genti latine ha qualche cosa di spaventoso e di ributtante. «simbolo meraviglioso e pittoresco del movimento storico u m a n o » . LO K IA 49 l ’opera dello Stato a gu arentire la proprietà. che si p re s t a n o a og ni s o r t a di giuoco. anticapitalistica e a n ti­ comunistica ad una. e simili e l e g a n z e 2. a conservare intatta la base sulla quale poi l ’interesse personale illuminato v e rrà spontaneamente a foggiare la forma economica adeg uata e l ’equilibrio sociale». la « l ib e r t à * e ra c o n s i d e ra ta a tt r i b u to dello ♦ spirito g e r m a n ic o » . 4 . emblema del ritorno eterno delle cose. «Questo ideale. pp. cfr. Croce. pp. non oserei affermare. ~ Les bases. B. — C on tro la form a c o m un istica . e n o n dico che a b b ia to rto .libera della te rra. Al solito. p e r il L o r ia la cosa s t a p roprio al c o n tra rio . a n ch e Probi. I popoli primitivi l’hanno d iv in ata. 734. ci sia lecito osservarlo (egli continua).DHL P K 0 F . l ’età dell’ oro. m a dico che s a reb b e tem po di finirla con gli spiriti « g e rm a n ic i » e « l a t i n i» . che tanto agl’intelletti germ anici piace. 60-1. soc.

p. che della forma futura non si potrà dir nulla di preciso se non quando « tutti gli eletti del pensiero » (tutti i professori Loria d e l­ l ’universo?) « faranno convergere verso di essa le loro forze in u n ’alleanza f r a t e r n a » 1.. d are prova di ingegnosità ed eloquenza. xx ii). laddove nel Loria è a p ­ piccicata e v uota: calore. Si ascolti: «Il r u g ­ 1 Op. e forse origine. Egli è un vero tem peram ento di letterato. d e r im G r u n d e se ines H e r z e n s a u f die g a n ze Oekonom ie pfeift ». che in cuor suo s ’infischia di tutta l ’eco­ nom ia politica » 2.L E T E O R IE STORICHE punto è comprovato dalla sua dichiarazione. . Debbo dire la m ia im pressione: il Loria non mi pare che p renda troppo sul serio nè le sorti della scienza nè quelle della società. è intim a e significante. E in lui evidente la tentata imitazione della forma piena di umore e di fantasia di Carlo Marx. Ili Queste contraddizioni e ondeggiamenti delle sue idee hanno riscontro. indignazione. Aspetteremo. 389. e di quel presentare in modo figurato e anim ato le astratte categorie dell’economia po­ litica. di quelli che amano scrivere libri. 2 « . (Pre faz ione al I I I vol.. cit. p p . Si gu a rd i il suo modo di scrivere. abbondante. quando violentemente lo definiva: « u n a v v e n t u ­ riero letterario. ironia ritengono in lui un ufficio p uram ente esornativo. immaginoso. Credo che ciò volesse intendere l’Engels. Il Loria è scrittore facile.. fiorito.ein l it e r a r i s c h e r A b e n t e u e r . del Capitale. raccogliere elogi e lasciarsi a p ­ plaudire dagli studenti. in un difetto radicale del suo spirito. Ma la forma del M arx risponde al ca rattere del­ l ’autore.

-171). la quale consente che. Se c od esta è r e tt o r i c a di pe ssim o g u sto .pp. senza usurpazioni. r a n n ic c h i a n te s i t r a l’uno e l'a ltr o . egli si propone « di d isossare il com plicato fenom eno della p ro p rietà» [Probi. I I . o le tto r e . u n a d iv ers a ra sso m ig lia n z a . LORIA 51 gito bestiale della proprietà. E sullo stesso argomento: « L a distruzione della terra libera è Dalila. così il cessare della te rra libera lascia scoperto il profitto a u to ­ matico. si elabori e si accresca la servitù delle masse. echeggia nella vergognosa crociata c h ’essa. « come lo sposo. q u a e là. il quale d ’improvviso fa la sua apparizione nella storia » 2. P a r a g o n a il secondo vo lu m e de lla s t e s s a o p e ra alla se c o n d a p a r te del F aust: «poiché. fra le p agine a s t r a t t e e le d isq ui­ sizioni m a te m a tic h e . che fa dell'uomo nom inalmente libero il servo della proprietà fondiaria e del capitale: è la forza misteriosa e maligna. 3 Qualche a ltr o esempio. Come il ritirarsi delle onde lascia scoperti i continenti. come. in uota. 4(5A. 171. soc . d iv e n ta a d d i r i t t u r a s c o r r e t t a : come qu ando. I I . possa conquistare un profitto. direi che il p rim o Capitale sta al terzo come il prim o al terz o B o n a p a r te . e che il secondo. bandisce contro la libertà del la v o r a t o r e » 1. s p u n t a di q u a n d o in q u a n d o u u a croce a r ic o rd a re q u a lc h e a n tic o m is f a t t o » . D isc o r re n d o del terzo volu m e del C apitale: « S o ltan to. è la demo­ niaca potenza. GO): un fenom eno che h a le o s s a ! . s p l e n d id a m e n t e i n t e r r o t t e d a ll’ in c a n te v o le episodio di E le n a . o sul principio della pro lusio ne l e t t a n e ll’u n i v e r s it à di P a d o v a . se anch e di rado . cit. se in q u e s t a tro v o u n a serie di scene i n an im ate. fra il se r e n o delle n o s t r e c am p ag n e . senza oppressioni e violenze. in un certo p u n to. e che il capitale. c in ta da u n a tris te c o ro n a d ’inu tili r a ­ ziocini. fiacchezza e la c a d a v e ric a t in t a dal fi e di R o m a » (artic. Se ti piacesse. d e lla Nuova -d«io/. . nel s e ­ condo vo lum e di M a r x le squisite p a gine sul giro del capitale sono la g e m m a fulgida e so lita ria. 1 A n a lisi. di mezzo ad u n a libertà giuridica universale. s p u n t a qu a lc h e p a ro la c o r ru c c ia t a di m inaccia o di sdegno . 233. talv o lta .DEL PROF. h a t u t t a la m o ­ ritura. c it . che recide la chioma del gigante lav oratore. 2 Op. in cui dice che sale su q u e lla c a t t e d r a di econom ia jiolitica. p. Ecco un Marx retore e secentista 3. ch e p e r la p rim a v o lta s ’ i n o ltr a n e lla c a m e ra n u z ia le » ... defraudata del suo profitto della terra libera.

si pubblica davvero. s’incontreranno in fila « uno scrittore em i­ n e n t e » . e poi « uno splendido articolo » (contro di lui). « d ue altri scrittori di gran de ing e g n o » . « scritta con quella grazia di stile che tutti riconoscono al suo au tore». postum o. il terzo volume del Capitale gli desta il bisogno « di una genuflessione morale innanzi alla potenza m eravigliosa di u n a mente senza p a r i» . Gli è perciò ehe le sue parole contradittorie intorno al M arx a me sem brano contenere aleunehò d ’ ingenuo. « u n o dei nostri più spiritosi sc ritto ri» . più ne metta. di cui il Loria aveva arditam ente affermato la non esistenza. — ehe si proponeva di non scrivere mai. anzi di « c o n sa p u ti» so­ fismi. la r i ­ m anda. il più simmetrico (?). « u n altro pieno della più possente e lo q u e n z a» . e « u n altro assai distinto». m e ra ­ viglioso. P e r lui il M arx è « il più gra n d e pensatore ehe abbia avuto la scienza sociale dopo R ic a rd o » . è « un capolavoro ». Il Loria si m ostra affatto privo di quella asperità. quando non riesce a risolvere u n a difficoltà. « u n eminente filosofo».52 LE T E O R IE STORICHE E si g uardi anche il suo atteggiam ento di fronte agli a v ­ versari. una terza critica. dopo le genufles­ . nel eapitolo E. e che contiene « u na pagina di squisita ele g a n z a» . « uuo dei più grandi p e n ­ satori del secolo». ehe conosca ». Venictm petim us clamusque v ic is s im : egli s ’inebria di lodi. « u n em inente pub blicista» . m a un a pecca solita negli uomini di forti eonvineimenti. e chi più ne ha. con « ingegnoso espediente ». a un volume. Fa di cappello a tutti. il M arx fa uso di «paralogism i. Nelle ultime pagine del volume Les bases économiques. Senonchè il volume. la sua opera «ò libro m agistrale. p u r s a p e n d o l i t a l i » . e il Loria.caraen cl'objections. e « un illustre s c ritto re » . ha « un ca ra tte re altam ente scientifico ». il Capitale è « im ­ bevuto dei più viziosi sofismi». e alle opinioni di tutti dà gran peso. il più perfetto. ma offre in giro coppe spum eggianti dello stesso vino. s'in fia m m a per tutti. che è una pecca senza dubbio. D ’altra parte.

fu introdotto. la cui cultura e il cui sviluppo mentale sono di altra origine). creduto scopritore del materialismo storico. Ciò deriva dalle condi­ zioni del proletariato. che sono poi le cose tutte che fanno la storia. anzi. e da tante altre cose. nel bel mezzo della seduta. l ’in sin u a ­ zione maligna con l’effusione entusiastica del cuore? Ma il Loria. c h ’è insieme un aneddoto della storia del socialismo in Italia. a Napoli. abituato ad am m irare sè stesso. di cui poi nessuno sapeva niente di preciso per dire in che fosse stato corretto e perfezionato. dal ritardato sviluppo dell’industria. Alla costituzione della p rim a sezione dell’ I n t e r n a z i o n a l è . non deve essersi reso conto della g rav ità delle accuse che scagliava. giudica che la soluzione data dal M arx è « il gioco di frasi più v o lg a re » . un personaggio s tr a ­ niero. fino a qualche anno fa. ossia l ’abilità. e correttore e perfezionatore di quel Marx. E finisco con un paragone. l ’ in ­ gegnosità e i falsi brillanti della fraseologia e della rettorica. se non del bakuninism o irrancidito. e che tutta la discussione dottrinale di q u e st’ul­ timo decennio (fatta eccezione di qualche solitario pensatore. IV Che il socialismo si svolga lento c spesso incoerente in Italia. nel 1867. molto alto e molto biondo. si è a gg ira ta nell’equivoco di un Loria. abituato a concepire la scienza come fuoco d ’artifizio. con improvvisa e melodrammatica ape rtu ra di uscio.DKL P R O F . dai modi di formazione politica del nostro paese. e dopo avervi attinto le maggiori gioie intellettuali. dai modi dei vecchi c o ­ . LORIA 53 sioni sopracitate. è « u n a mistificazione»: Come si può conciliare l'in sulto con la stima. Ma è certo notevole il fatto che il socialismo dei p r o p a g a n ­ disti non fu. non è certo colpa di alcuno.

. P a l e r m o . 291-94. S a n d r o n . scuro di carnagione e di capelli nerissimi. Si v e d a ciò c he ue ho d e tto n e lla r i v is ta La Critica. I. LO RIA spiratoli e dal parlare misterioso. che il M arx genuino era di media statura. un avvocato napoletano. con piena persuasione. — Bisogna riconoscere che molti concetti del Marx sono stati più tardi introdotti e divulgati in Italia p er opera del Loria: ma ahim è!. anche il suo. 148-9. alto e biondo! *. i II prof. Ci volle tutta la scienza di un meglio informato p er persuadere l'avvocato (oh de­ lusione!). ora in Conversazioni critiche. S e tte m b r e 1896. L o r ia h a poi ra c c o lto in v o lu m e i su oi v a r i s c r itti sul M a r x (M arx e la sua dottrina. ottima cre atura. uu sopravvissuto di quella a d u ­ nanza. 1902. che quell'uom o alto e biondo fosse stato Carlo Marx. . I. A ncora cinque anni fa.54 LK T E O R IE S T O R IC H K DKL P R O F . e r a un Marx. Interv en ne come per con­ sacrare la sezione. recatosi appositamente a Napoli per cosi grossa impresa. raccon tav a.

di polemiche e satire am are e di esemplificazioni o digressioni storiche. è cosa tutt ’altro che facile. a ogni modo. che esistano. e finanche estratti condensati in opuscoli di p ro pa ga n da popolare. e richiede non piccolo sforzo d ’ ingegno filosofico ed astrattivo. intendere la n a tu ra propria della ricerca che il M arx venne eseguendo.Ill PER LA INTERPETRAZIONE E LA CRITICA D I ALCUNI CONCETTI D E L MARXISMO I D el PROBLEMA SCIENTIFICO d el NEL . A ll’ intrinseca diffi­ coltà della cosa si aggiunge. disprezzò o trascurò tutte quelle spiegazioni prelim inari e metodiche. disordinato. e. e disposta in modo che solo il p ro ­ fessore Loria (lui beato!) poteva giudicare il Capitale uno dei libri « più belli e più simmetrici ». mista di teorie generali. sproporzio­ nato. « C AP IT A L E » M a r x Sebbene dell’opera di Carlo M arx si siano fatte molte esposizioni. ossia della differenza teorica della sua ricerca rispetto alle altre che si possono esercitare sui fatti economici . compendi. quando invece è veram ente asimmetrico. E si ag­ giunge anche la composizione dell’opera. che non pare che l’autore stesso avesse sempre piena consapevolezza della peculiarità. analisi critiche. che potevano chiarire il suo assunto. urtante contro tutte le leggi dell'estetica: qualcosa .

che il Marx studia. È vero che queste ipotesi rispondono in buona parte alle condizioni storiche del mondo civile moderno . storicamente esistente. cara al Marx. hanno bisogno di perdere alcune parti e. appunto perché quelle sono a s t r a ­ zioni. per taluni rispetti. da tutto il m ateriale storico e polemico e d e s c rit­ tivo (che spetta bensì all'organism o del libro. non è la tale o tale altra società. de­ dotta da alcune ipotesi. che talvolta sem bra non priv a di u n a p u n ta di scherzo. P u re chi si dom andi q u a l'è la f o r m a e quale la c o m ­ p r e n s i o n e della ricerca del Marx. acquistarne altre. per un pezzo di storia rac c o nta ta. di cui ora si è in certo modo sm a rrita la tradizione. E una società ideale e schematica. com 'è giusto. e neanche la so­ cietà m oderna delle nazioni più civili. Onde non deve far m eraviglia clic il Capitale sia passato. alla Scienza nuova del Vico. per u n trattato di economia.5G PER LA I N T E R P E T R A Z ION b. perchè giova a fare intendere organismi sociali che ci toccano assai da vicino. per un complesso di cosiddette leg^i sociolo­ giche. nelle teste di alcuni. ma non a quello della ricerca fondamentale). della F ra n c ia o dell’ Inghilterra. e stabilire ferm am ente questi due punti : 1°) Come f o r m a . per una filosofia della storia. E LA C R I T I C A di simile. ma ciò. E c'è. non v 'h a dubbio che il Capitale sia una ricerca a s t r a t t a : la società capitalistica. può scartare subito la maggior parte delle definizioni sopraccennate. e. e. che (diciamo così) potrebbero anche non essersi presentate mai come fatti reali nel corso della storia. non ne cangia l'indole. finanche. se conferisce im portanza alla ricerca del Marx. e che. e prescinda. infine. a volta a volta. . altresì la fraseologia hegeliana. in quella tradizione stessa. per vivere. In nessuna parte del mondo s ’ incontreranno le categorie del Marx come perso­ naggi vivi e corpulenti. per u na requisitoria morale e politica. egli a d ope ra va con una libertà. dell’E uropa occiden­ tale e dell’America.

i . con metodica esposizione. 36 n) lo a v ev a definito. 1 « U n a colossa le m on ografìa » (inte ndi : di economia). come il M arx dice (con espressione che gli è propria). Ma. il prof. come g ià abbiam o a v u to occasione di n o ta re . la ricerca del Marx non abbraccia tatto il territorio dei fatti economici. lo c h ia m a il pili a u to re v o le dei m arx isti ita lia ni. L o es ch e r. non solo le altre formazioni storicamente accadute o teoricamente possibili. . quasi fiumi scendenti d a una montagna. o passando per deduzione. A n to n io L abriola. sarebbe semplicemente una m o n o g r a f i a e c o n o m i c a d e l l e l e g g i d e l l a s o c i e t à c a p i t a l i s t i c . come c o m p r e n s i o n e non è un t r a t t a t o di economia. Se il Capitale non fosse altro che ciò che abbiamo determ inato sinora. Egli così avrebbe mostrato. Essa si restringe invece a una particolare for­ mazione economica. non si ò ancora conosciuta la qualità propria della ricerca del Marx. 1S!)5. il Capitale come f o r m a non è u n a descrizione storica. « u n a filosofia della sto r ia ». Ma in uno s c r itto p re c e d e n te (In memoria del « Manifesto dei com unisti». insomma. e con l ’aggiunta di nuove ipotesi. e molto meno u n ’ e n c i c l o ­ p e d i a *. come 1 fatti apparen tem en te più diversi del mondo economico. che è quella che si ha luogo in una società con proprietà privata del capitale. o. E una simile monografia il M arx non avrebbe potuto farla se non in un sol modo: descrivendo quelle leggi. dal semplice al complesso. come le società a mono­ polio o le società com unistiche. p. « c a p ita listic a » . R om a. Restano fuori. il complesso al semplice. 139->). . riducendo. e spiegandole con le leggi generali 0 coi concetti fondamentali dell’economia. stabiliti questi due punti. Se. e neanche quella sola regione ultima e dom inante in cui tutti i fatti economici hanno la sorgente. 2* ediz..DI A L C U N I C O N C E T T I D E L M A R X I S M O 57 2°) Come c o m p r e n s i o n e . ma benanche l’ordine delle operazioni economiche comuni alle varie società e alla eco­ nomia individuale. nel suo nu ovo libro (Discoprendo di filosofia e socialismo. in­ somma. R om a.

eome codesta legge si rifranga variam ente passando attraverso ordinam enti vari. e dopo di lui è stato ancora proseguito dagli economisti. ossia la proposizione. c h e è la f a m i g e r a t a e g u a g l i a n z a di v a l o r e e l a v o r o . o. chè altrimenti m ancherebbe il modo e il criterio della spiega­ zione. che « il valore dei beni prodotti da lavoro è eguale alla q u a n tità di lavoro socialmente necessaria per produrli ». in ultimo. Che cosa. si potrebbe m etter pegno che 11011 sarebbe nato. dunq ue. Alcuni dei quali hanno considerato la legge del valorelavoro come logge s t o r i c a . e a quale trattazione sottopose i fenomeni della soeietà capitalistica. fece il Marx.r>8 PER LA I N T E R P E T R A ZI O N E E LA C R I T I C A siano retti. p er esempio. senza m utare sè stessa. Ma quale legamo questa proposizione ha con le leggi della società capitalistica? Ossia. nei trattati econo­ mici dei nostri italiani Pantaleoni e Pareto. Solo in virtù di que­ sta assunzione la ricerca sua p ropria prese cominciarnento. quale ufficio essa compie nella r ic e rc a? E qual è poi il suo intrinseco significato? — Ecco ciò che il M arx non dice mai espressam ente: ed è questo anche il punto intorno a cui sono nate le maggiori confusioni e più si sono sbizzarriti g P in te rp e tri e i critici. im paziente delle ricerche che non aves­ sero stretto legame con gl’ interessi della vita storica e a t ­ tuale. u n a p r o p o s i z i o n e . propria della società capitali- . da una medesima legge. cd ha conseguito un alto grado di perfe­ zione: come può vedersi. e h ’è lo stesso. che 11011 sia la trattazione di pura teoria econom ica? I l M a r x a s ­ su n se. Se il Capitale fosse dovuto essere un a m onografìa puram ente economica. Ma io dubito assai che il M arx sarebbe diventato economista per darsi a un genere di studi d ’interesse soprattutto teorico o scolastico che si dica. A eiò ripug nav a la sua personalità di uomo pratico e di rivoluzionario. fu o ri del cam po d ella p u ra te o ria e c o n o m ic a . Tale lavoro era stato già in gran parte compiuto al tempo del M arx.

nonostante le disdegnose e sommarie condanne. pp. quale non hanno di solito gli spropositi e i sofismi. La critica si agg irav a così tra l’accettazione totale. Il Sombart. volum e V I I. 2 W kkxkr Sombaut. In verità. rompendola apertam ente con la in­ terpetrazione della legge del valore del Marx come legge 1 L ascio da p a r te coloro che c o n sid e ra n o la legge del valo re-lavoro come leg g e g e n e r a l e del va lore . scientificamente. ue lla M isc e lla nea p e r le o nora n ze allo K nie s. che di q u e sto articolo del S o m b a rt. a proposito del terzo v olum e del Capitale. cioè i beni non a u m e n ta b ili p e r lavoro? Del re sto . hanno rifiutata la legge come un assurdo. ed altri. della università di Breslavia. m a ubbidiscono ai generali motivi economici propri della natura dell’uomo. occorre anzi tutto i n t e n d e r e il p en­ siero di l u i 3. quando. nonostante le calo­ rose difese. Ed è perciò merito del prof. W e rn e r Sombart. al quale il Marx sarebbe pervenuto spingendo alle estreme conseguenze un concetto poco felice del Ricardo. ai quali b a s t a d o m a n d a r e come mai q u e lla legge p o treb b e essere « g e n e ra le >. snU’argom e iito . — X o n ho o ra a m a n o la c ritic a (cond otta secondo i c o n ce tti della scu ola edonistica). Z u r K rilik des cckonomischen Systems von K a rl M arx (ue11Mj*c/<iu fiir soziale Gesetzgebung und Statisitk. in un lucido scritto.DI A L C U N I C O N C E TTI D E L MARXISMO stiea. si v e d a il § 2 di q u e s t a M em oria . fece l ’a nn o scorso. e segnatam ente dopo la com parsa del terzo volume postumo del Capitale. di aver affermato. se esclu de dalla con si­ d e razione u n a i n t e r a c a te g o r ia di b eni economici. che le conclusioni pratiche del M arx si possono rigettare per ragioni politiche. la dottrina del M arx re sta v a sempre oscura . e che determ inerebbe tutte le manifestazioni di q u e ­ s t a 1. negli ultimi anni. e il rifiuto totale e sommario del procedere del M arx. essa m ostrava pur sempre un a vita tenace. ac­ c om pagnata da interpetrazione evidentem ente errata.1. 555-594). stimando giustamente che i fatti della società capitalistica non sono punto determ inati da u n a legge di quella sorta. e. . ma che. 189. dunque. si è cominciato a tentare e a percorrere una via migliore. il Boiim'Bawkhk.

pp. il quale serve di aiuto al nostro pensiero per in te n ­ dere le cose della vita economica *. ha pubblicato di recente un valente m a rx ista francese. E. P e r la stessa via accennano a mettersi le acute e dubitose osservazioni che. e dando espressione più compiuta e più coraggiosa agli accenni timidi già fatti da talun altro (C. 3 Sur la théorie marxiste de la valeur (nel Journal des fconomhtes.Roma.. Cito dalla trad . p refazion e e c o m m e n ti di F . or ora. Labriola. X I V . A ir Engels sem b rav a che «essa non potesse appun tarsi d'inesattezza. e parte accettando e parte criticando. disse: che la legge del valore del M arx non è un f a t t o e m p i r i c o . il prof. intorno alla teoria del valore. e che. 222-31. il Sorel. 2 N e lla Xeue Zcit. 39. i t a l . in uno scritto composto qualche mese prim a della sua m orte e pubblicato postumo. m a che. come qualcuno 1 L. nel senso scientifico della parola 3.G O PER LA 1 X T E R P E T R A Z I O X E E LA C R I T I C A r e a l e dei fatti economici. si v e d a p. tuttavia. c. per altro. 37-41. scrive a n c h ’esso che « la teoria del valore non rappresen ta un factiun empirico. I. 4-11. nè esprim e u na semplice p o s i z i o n e l o g i c a . p. che dalla teoria del M arx non e ’è modo di passare ai fatti reali della vita economica. 22t>). fosse troppo v aga e convenisse esporla con m aggiore precisione » 2. Schmidt). in un rapido accenno alla stessa questiono. pp. vol. Questa interpetrazione fu. m a u n f a t t o d e l p e n s i e r o (keine empirische. p. in un articolo del J ou rna l des économisles. a c ­ cettata dnll'Engels. soudern eine gedankliche Thatsache). . alludendo di certo al Sombart. E n g e l s (. non sembra. che possa mai « s p ie g a re » . lb96). se essa può dare « s c h ia rim e n ti» in senso assai ristretto. fascicolo di m ag g io 1897. ù7l sgg. che il valore del Marx è un f a t t o l o g i c o (eine logische T h a t ­ sache). nella sua linea generalo. Nel quale rico­ nosce.: D al terzo volume del « Capitale ».

che compie rispetto alla società capitalistica. v . pel Marx. fatto logico». è dir troppo poco. m a anche ò un c o n c e t t o p e n s a t o e d a s s u n t o c o m e t i p o . di m isura. non già n e l l a r e a l t à e c o n o m i c a . a dir vero. Esso non ha già l ’inerzia dell’astrazione. e come la stessa forza-lavoro acquisti un prezzo e'diventi un a merce. egli lo presentò come la l e g g e dei fatti economici della società capitalistica. e non riesca perciò a trovare u n a locuzione soddisfacente. per altro. pp. ossia di concetti. la ricerca. il quale. ma n e l l a s u a c o n c e z i o n e . Assunta questa m isura o tipo. ■ T a n t o più fa cilm e nte a cc etto l ’esp ressione u s a t a dal L a b r io la in q u a n to è la m e d e sim a di cui mi servii a n c h ’ io u n a n n o fa. ossia qual­ cosa di più o di diverso da un mero concetto logico. Questa espressione del Labriola a me sembra. Si v e d a il sa ggio p r e c e d e n te sul L oria. m a la forza di qualcosa determinato e particolare. m ostrare c o n q u a l i d i ­ v e r g e n z e d a t a l e m i s u r a si formino i prezzi delle merci nella società capitalistica.D I A L C U N I C O N C E T T I D E L MARXISMO 61 ha alm anaccato. « F a tto del pensiero. perché si sa bene che tutte le scienze sono tessuti di fotti logici. si m ostrava esso stesso scontento della sua denominazione. la legge. n e ll'in d a g in e del Marx. si configurò a questo modo : — Posto che il valore è eguale al lavoro socialmente necessario. 32-3. E ben chiaro che si possono concepire le divergenze rispetto a una m isura come 1 Discorrendo di socialismo e di filosofia. se si vuole. giacché il valore tipico. 21. di t i p o 2. im p ro pri. come chi ancora non abbia in mente uti concetto a pieno determ inato. E d ò. assai più esatta di quella del Som bart. — Il Marx formolo tale problema con modi. ma è la p r e m e s s a t i p i c a . invero. Il valore-lavoro del M arx non è solo una logica generalità. l'ufficio di term ine di comparazione. senza della quale tutto il resto non è pensabile» l . p. assunto da lui come m isura.

c nel p arag on are il fatto ipotetico col reale. e finir con lo stabilire u na s e r i e di divergenze da quella m isu ra . che occorre giustificare è la m i s u r a s t e s s a : ossia occorre determ inare l ’utilità che può avere per noi. Assumere una misura di comparazione arbitraria. Finche 11011 si cade in siffatto errore. F orm alm ente considerando. c o n tra d ­ dizione di sè stessa. e compiere semplici giochetti di pensiero. e paragonare. Non è forse procedi­ mento solito di analisi scientifica quello che prende a con­ siderare un fatto non solo così come è dato. non vi ha nulla da ridire contro la ricerca istituita dai M arx. confondesse l’ipotesi con la realtà. L ’errore potrebbe com inciare solo quando. che ha ricevuto da noi dignità di legge. esso 0 altri. e dedurre. Senonchè. d u n q u e . a che m e n a ? Ciò. procede con perfetta correttezza. . e il modo del porre e del m isurare col modo d e ll’essere. che si assum e nel senso medesim o? Se io costruissi per deduzione le massime morali che si svolgono in due gruppi sociali in condizione di lotta l ’uno contro l ’altro. Con processo metodico corretto si può per­ v e n i r e a risu lta m e n e senza im portanza. che pare. trattand o il primo come divergente dal secondo che si assume fonda­ mentale. in senso figurato: che la legge delle massime morali del tempo di gu e rra è quella stessa delle massime del tempo di pace. accomodata alle nuove condi­ zioni e trasform ata in modo. farei qualche cosa di analogo al raccostameli to compiuto dal Marx. in ultimo. Il Marx. il procedi­ mento è incensurabile. e se le mostrassi divergenti dalle m a s ­ sime morali che si svolgono nello stato di pace. questa giustificazione formale non b a sta : ci vuole dell’altro. E 11011 sarebbe neanche gran male (benché non sarebbe espressione felice e precisa) dire. o il secondo dal primo. finché si ag gira nei limiti della ipotesi.02 PER LA I N T E R P E T R A Z I O N E E LA C R I T I C A le ribellioni della realtà di fronte a quella misura. ma anche in ciò che sarebbe se uno dei fattori di esso venisse a variare.

ehe rendano conveniente l’uno o l’altro ordinamento etieo-giuridieo della proprietà e del modo della ripartizione. e da molti. e l’avvento della società comunistica. Il valore sarà bene eguale al lavoro. si è presentata ai critici del M arx. ma una m isura adottata per ragioni speciali di convenienza sociale l. p e r l ’a ltro come m is u r a della p a r te in d iv id u a le s p e t ta n t e a cia sc un p r o d u c e n te sul lavo ro co m u n e » ( a n d re r se its d ie u t die A r b e itz e it zugle ich als M ass des in d ivid ue lle u A n tk e ils des P ro d u c e n te n an d e r G e m einarbeit. il M a rx d is tin g u e v a n e t t a ­ m e n t e che. Dalla p r e ­ messa che il valore è eguale al lavoro socialmente neces­ sario. col dire che l ’uguaglianza del valore eoi lavoro è un ideale etico-sociale. con conseguente ineguale ripartizione dei prodotti del la­ voro. come m is u ra del v alo re. divisa in governanti e governati. ed anche ammesso che in questa so­ cietà la ripartizione possa a v e r luogo secondo la qu antità di lavoro da ciascuno contribuita. Il valore s arà bene eguale al lavoro. Lo stabilimento di quel fatto non dice nulla sui bisogni delle società. p. u n d d a k e r a u c h an dem ind ivid uell v e r z e h b a r e n Tkeil des Gem ein p ro d u k ts) : si veda D as K apital. tale ripartizione non sa­ rebbe già una illazione dalla stabilita eguaglianza del valore col lavoro. I. in tal caso. anche ammesso che nuove condizioni storiche rendano mai possi­ bile la sparizione della società di classi. 45. p r o p r i o n e s s u n a . un i d e a l e m o r a l e . quale illazione morale si può mai cavare? Se ci si r i­ flette alquanto. ma. Ma niente di più erroneo in sè. . sebbene non formolata proprio a questo modo. E non si può dir nemmeno che tale eguaglianza contenga in sè un ideale di giustizia perfètta 1 F a c e n d o u n ’ ipotesi di q u e s t a so rta . come niente di più lontano dal pensiero del Marx si potrebbe concepire di codesta interpetrazione. dominatori e dominati. «il tem p o di lav oro com p irebbe u n a d u ­ p l i c e f un z ion e : p e r u n verso.D I ALCUNI CONCETTI D E L MARXISMO G3 Anche tale questione. e una soluzione se ne è d a ta già da un pezzo. e non pertanto condizioni storiche spe­ ciali rend erann o necessaria la società di caste o di classi.

invece. D all'eguaglianza del valore col lavoro non si può trarre. se dovessi dire in qual verso essa dovrebbe essere perfezionata. ha cercato il significato della m isura posta dal M arx nel seno stesso della società.04 P E R L A IN T E R P E T R A Z I O N E E LA C R IT IC A (se pure non attuabile). nella capacità. solo ciò e h 'è p ropriam ente vita economica. Prendiam o. solamente la s o c i e t à e c o n o m i c a . dunque. tutti i beni che non sono aum entabili coi lavoro. di compiere un m aggior o minor lavoro sociale c di prod urre un maggiore o minor valore. e che il valore. nò u n a m as­ sima di convenienza ed o pportunità sociale. Ma q uesta ricerca a me pare che sia stata piuttosto iniziata che condotta a buon fine. a con­ siderare. e. E n tra m be q u e ­ ste massime non possono fondarsi se non sopra ordini di considerazione affatto diversi da quello di u na semplice equazione economica. per astrazione. nel pensiero del Marx. come fondamento dell’esistenza econom ica». direi che b i­ sognerebbe sforzarsi di determ inare e chiarire quella p a ­ rola «oggettivo ». nè u n a m assim a di a stra tta giustizia. tutte le differenze di . aggiungerò che 1'« oggettivo » (che h a per term ine di relazione il « soggettivo »). che la formazione distinta di questo concetto stesso? Solo in via di tentativo. perché il criterio del giusto non ha nessun rapporto con le differenze. ossia. Togliamo. e h 'è o vaga o metaforica. nella società complessiva. spesso m eram ente naturali. a me non pare che convenga al caso. Egli dice perciò che il lavoro è « il fatto eco­ nomico oggettivam ente più rilevante ». in u na società. per u n 'a ltr a astrazione. non è « se non l'espressione economica del fatto della forza produttiva sociale del lavoro. Assai meglio il Sombart. e fuori dei nostri g iu ­ dizi morali. Togliamo poi da quest’ultima. Che cosa signi­ fica un fatto economicamente oggettivo? Non indica questa parola piuttosto il presentim ento di un concetto. tenendosi im m une di questa confusione.

DI ALCUNI C O N C E T T I D E L MARXISMO

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clasbi, le quali possono rigu ardarsi come accidenti rispetto al concetto generale di società economica. Prescindiam o da ogni modo di distribuzione della ricchezza prodotta, che, come abbiamo detto, può essere determ inato solo da ragioni di convenienza o anche di giustizia, e sempre dalla con­ siderazione di tutto il complesso sociale e non già dalla considerazione esclusiva della società economica. Che cosa resta, dopo aver fatto queste successive astrazioni? Niente altro che: l a s o c i e t à e c o n o m i c a in q u a n t o s o c i e t à l a v o r a t r i c e 1. E per questa società senza differenza di classi, ossia per u n a società economica in quanto tale, e i cui soli beni consistano in prodotti di lavoro, che cosa può essere il valore? Evidentem ente, la somma degli sforzi, ossia la qu an tità di lavoro, che le costa la produzione delle d i­ verse categorie di beni. E poiché qui si parla dell'organismo sociale economico, e non già dei singoli individui viventi in esso, è naturale, che questo lavoro non possa essere se non calcolato per medie, epperò come lavoro s o c i a l m e n t e (di società, ripetiamo, qui si tratta) n e c e s s a r i o . Cosicché il valore-lavoro apparirebbe in questo caso come quella determ inazione del valore, propria della società eco­ nomica in sè stessa, considerata solo in quanto produttrice di beni aum entabili col lavoro. Da questa definizione si può tra rre un corollario, che c il seguente: la determinazione del valore-lavoro a v r à un a c e rta r is p o n d e n z a nei fatti se m p re che e siste rà

u n a s o c i e t à , c h e p r o d u c a b e n i p e r m e z z o del l a v o r o .
Nel fantastico Paese di Cuccagna questa determinazione non avrebbe nessuna rispondenza nei fatti, perchè tutti i beni esisterebbero in qu a n tità superiore ai bisogni; come
1 L a q u a le è cosa d iv e r s a dai l a v o r a t o r i od operai nella n o s t r a società c a p italis tic a, che sono u n a c l a s s e ossia u n f ra m m e n to di so c ietà econom ica, e n o n già la so cietà eco nom ica g e n e r i c a ed a s t r a t t a , p r o d u ttric e di be ni a u m e n ta b ili col lavoro.
B. C r o c e , M a te r ia lis m o storico.
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P E R LA IN T E R P E T U A Z IO N E E LA CRITICA

è chiaro anche che la stessa determ inazione non avrebbe modo di attuarsi in u na società, i cui beni fossero inferiori ai bisogni, ma non aum entabili per lavoro. Ma la storia ci mostra finora solamente società che, a c ­ canto al godimento dei beni non aum entabili per lavoro, hanno provveduto a soddisfare i loro bisogni col lavoro. Cosicché questa eguaglianza del valore col lavoro ha avuto finora, ed a v rà ancora per un tempo indefinito, rispondenza nei fatti. Ora, di quale n a tu ra è questa rispondenza? Avendo noi escluso: 1°) che si tratti di ideale morale, e 2°) che si tratti di legge scientifica; e avendo tu tta v ia coucluso che quella eguaglianza è u n f a t t o (del quale il Marx si vale poi come tipo), dobbiamo dire, eomc sola via di uscita: ehe è u n f a t t o , m a u n f a t t o c h e v i v e t r a a l t r i f a t t i , o s s ia un f a tto c h e e m p i r i c a m e n t e ci a p p a r e c o n ­ t r a s t a t o , s m i n u i t o , s v i s a t o d a a l t r i f a t t i , quasi una forza tra le forze, la quale dia risultante diversa da quella che darebbe se le altre forze cessassero di operare. N o n è u n f a t t o d o m i n a n t e a s s o l u t o , ma n o n è n e m m e n o u n f a 11 o i n e s i s t e n t e e s e m p l i c e m e n t e i m m a g i n a r i o 1.
1 P o t r e b b e d u b ita rsi di q u e sto in te n d i m e n t o g e n e r a le del v a lo re -la ­ voro p e r og n i soc ietà e co n o m ica la v o ra tr ic e , nel p e n siero del M a r x e de ll’E n g e ls, r i c o r d a n d o i m o lti lu ogh i, nei quali e l ’un o e l ’a ltro h a n n o più v o lte a ffe rm ato: che n e l l a s o c i e t à c o m u n i s t i c a f u ­ t u r a s p a r i r à il c r i t e r i o d e l v a l o r e e la p r o d u z i o n e s a r à r e g o l a t a d a l l ’ u t i l i t à s o c i a l e ; cfr. già gli Umrisse de ll’E n g e ls del 184-1 (trad. ital. in Critica sociale, a. V, 1895); M a k x , Misere de la philosophic ( 2 a ediz., P a r i s , Giard e t B riè r e , 1S96), p. 8 3 ; E n g e l s , A ntid ilh rin g , p. 3 3 5 . M a ciò è da. in te n d e r e nel senso che, n on e ssendo u n a tale ip o te tic a so c ietà c o m u n is tic a f o n d a ta sullo scambio, l’ufficio del v a lo r e (di scambio) p e rd e r e b b e im p o r t a n z a p r a ti c a ; n o n g ià n e l ­ l ’a ltr o senso, che p e r la c osc ie nza della so c ietà c o m u n is tic a il valo re dei be ni n o n s a reb b e più eg uale al lavoro che alla soc ietà essi co­ stan o. Che anzi, in u n a sim ile f o rm a di o rd i n a m e n t o e co nom ico, il valo re -la v oro s a reb b e la legg e econo m ica im p e r a n t e p i e n a m e n t e nel giudizio dei s in g o li beni, p ro d o tti di lavo ro. Si a v r e b b e u n a lim pi­ dezza di v a lu ta z io n e , q ua le il M a rx de sc rive ne lla s u a « r o b i n s o n a ta » : cfr. D as K a p ita l, I, 43.

D I A LC U NI C O N C E T T I DHL MARXISMO

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Anche bisogna notare, che nel corso della storia questo f a t t o è andato sottomesso a varie vicende, ossia è stato più o meno co ntrastato; e qui è il luogo di far ragione airosservazione dell’Engels a proposito del Som bart: che cioè il modo come qu est'ultim o definisce la legge del valore * non lasci risaltare tutta l ’im portanza, che ha questa legge, per gli stadi dello sviluppo economico in cui essa domina ». L ’ Engels faceva u n ’escursione nel campo della storia eco­ nomica per m ostrare che la legge del valore del Marx, ossia l'eguaglianza del valore col lavoro socialmente neces­ sario, h a « dominato » per parecchie migliaia di anni *. «D om inato», è forse dir troppo; ma è vero che i contrasti degli altri fatti contro questa legge sono, stati minori in n u ­ mero ed intensità nel com uniSm o primitivo e nell’economia medievale e domestica, laddove hanno raggiunto il massimo nella società basata sul capitale privato e sulla più o meno libera concorrenza mondiale, ossia nella società che produce quasi esclusivamente m e r c i 2. Il Marx, dunque, nelPassiimere a tipo l ’eguaglianza del valore col lavoro e nell’applicarlo alla società capitalistica, istituiva paragone della società capitalistica con u n a parte di sè stessa, a stra tta e innalzata ad esistenza in dipen­ dente: ossia, paragone tra la società capitalistica con la società economica in sè stessa (ma solo in quanto società

1 D al terzo volume del « C apitale», pp. 42-55. 2 P e r ciò a n ch e il Makx, nel § 4 del cap. I : D er Fetisch riut r a lte r (ter Waare und sein (ìeheimniss (I, pp. 37-50) si face va a d e lineare so m m a r ia m e n te le a ltr e form azioni e conom iche, della so cietà m e ­ dievale e de ll’e conom ia d o m e s tic a : « A lle r M y s tic is m u s d e r W a a re n w elt, all d e r Z a u b e r u n d Spu k, w elcher A r b e i ts p r o d u k te a u f G r u n d la g e d e r "W aarenproduktion u m u e b e lt, • firsc h w in d e t d a h e r sofort, sobald wir zu a n d e r P ro d u k t i o n s f o r m e n flu chten » (p. 42). L a relazio ne del valore col lavoro, negli o rd in a m e n ti econom ici m eno complessi, è più ev ide n te, perché m eno c o n t r a s t a t a ed offuscata da a ltri fatti.

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P E R LA IN T E R P E T R A Z IO N E E LA C RITICA

lavoratrice). In altri termini, egli studiava il p r o b l e m a s o c i a l e d e l l a v o r o , e m ostrava, col parag on e implicito da lui stabilito, il m o d o p a r t i c o l a r e in c u i q u e s t o p r o ­ b l e m a v i e n e r i s o l u t o n e l l a s o c i e t à c a p i t a l i s t i c a . Qui è la giustificazione, non più formale, m a reale, del suo procedimento. Solo in forza di questo procedimento, e alla luce p roiet­ ta ta dal tipo da lui assunto, il M arx potè g iungere a porre e definire l’origine sociale del profitto, ossia del sopravalore. « S o p ra v a lo re » , in p u ra economia, è parola priva di senso, come è mostrato dalla denominazione stessa; giacché un s o p r a v a l o r e è -un e x t r a - v a l o r e , ed esce fuori del campo della p u ra economia. Ma ha bene un senso, e non è un assurdo, come c o n c e t t o d i d i f f e r e n z a , nel p a r a ­ gonare che si fa un a società economica con u n ’altra, un caso con un altro, o due ipotesi tra di loro. Anche in forza della stessa prem essa gli fu possibile giungere alla proposizione: che i prodotti del lavoro nella società capitalistica non si vendono se non eccezionalmente al loro valore, m a di solito per più o per meno, e talora con deviazioni grandissim e dal loro valore; il che, espresso in breve, si direbbe: il v a l o r e non coincide col p r e z z o . Se, per ipotesi, cangiasse d ’un tratto l ’ordinam ento della produzione di capitalistico in comunistico, si assisterebbe, di colpo, non solo a quel m utam ento delle fortune degli individui clic colpisce tanto le fantasie della gente, ma anche a più mirabile m u tam en to : a quello della fortuna delle cose. Si formerebbe allora una scala di prezzi in g ra n parte diversissima da quella che ora vige. In qual modo il Marx dimostri questa proposizione, con l'analisi della v aria com­ posizione del capitale nelle varie industrie, ossia della parte del capitale costante (macchine, ecc.) e di quella del c a ­ pitale variabile (salari), non è il caso qui di esporre in particolare.

DI A L C U N I C O N C E T T I D E L

M A RX IS M O

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P e r la stessa via, ossia mercè la dim ostrazione del cre­ scere continuo del capitale costante rispetto al variabile, il M arx procura di stabilire u n ’altra legge della società c ap ita­ listica, cli’è quella della c a d u t a t e n d e n z i a l e d e l s a g g i o d i p r o f i t t o . Il progresso tecnico, che in u n a astratta so­ cietà economica si esprimerebbe nel m inor lavoro occorrente a produ rre la medesima ricchezza, nella società capitali stica si esprime nel grad uale abbassamento della rata di profitto *. Ma questa sezione del terzo volume del Capitale è tra le meno elaborate di quel così poco elaborato libro postumo; e a me p a r degna di uno speciale esame critico, che mi propongo di fare in altra occasione, non volendone tra tta re ora di passata
1 D as K apital, L. I l l , capp. X I I I , X I V , X V : Gesetz des tendentiellen F alls dt'r Profitrate (vol. I l l , P . I, pp. 191-219). 2 Compito dei m a r x isti d ov re b b e e sse re sc iogliere il p e n siero del M a rx dalla form a l e t t e r a r i a che p rese in lui, e r i s t u d ia re da capo le q u e stio n i c h ’egli si propose, ed e la borarle con n u o v a e più p re cisa t r a t t a z io n e , e con n u o v e esemplificazioni storich e . I n ciò solo può c o n sistere il p ro g res so scientifico. L e « e sp o siz io n i» , che si h a n n o finora del s i ste m a del M a rx , sono se m p lic em en te m a t e ri a li ; e t a l u n a (come q u e lla d ell’A veling) c o n siste a d d i r i t t u r a in u n a serie di sunterelli, che se g uon o capitolo p e r capitolo l ’o riginale e riesco no più o sc uri di qu esto . — S ulla legge della c a d u t a del saggio di profitto, si v e d a ora, in q u e sto volum e, il saggio VI.

TO

PER

L A I N T E R P E T R A Z I O N E E LA C R I T I C A

II
IL
PROBLEMA DEL MARX E

1’ E c O N O J I I A ,

PURA.

Dunque, l’economia m a rx istic a è quella che studia l ’a stra tta società lavoratrice, m ostrando le variazioni che questa soffre nei diversi ordinam enti economico-sociali. Tale ricerca il M arx ha com piuta di proposito per un solo di questi ordinam enti, ossia per quello capitalistico, con te n ­ tandosi per l’economia a schiavi e a servaggio, pel com u­ niSmo primitivo e p e r l’economia domestica e naturale, di semplici accenni i . In questo senso egli e l’Engels affermavano che l ’eco­ nomia (l’economia da essi coltivata) era un a scienza sto­ rica 2. Ma anche qui la loro definizione è stata meno felice della ricerca stessa; noi sappiamo che le indagini del Marie non sono storiche, ma ipotetiche ed astratte, ossia teoriche. Meglio si potrebbe dire che sono ricerche di s o c i o l o g i a e c o n o m i c a , se q u e sta parola «sociologia» non fosse di quelle che più va ria m e nte ed arb itra ria m en te si adoperano. Se la ricerca del Marx è così determ in ata, se la legge
1 « P e r e se g u ire c o m p le ta m e n te q u e s t a c ritic a dell’econom ia bo r­ g h e se , n o n b a s t a la c o n o sc en z a sola della form a c a p ita lis tic a della pro d u z io n e , dello scam bio e della r i p artizio n e. D e b bon o essere e g u a l ­ m e n te in d a g a t e , a lm e n o nei loro t r a t t i essenziali, e p re se -come t e r ­ m ini di c o m p a raz io n e, le a ltre form e, che h a n n o p r e c e d u to q u e lla nel tem p o, o v ivon o a c c a n to ad e ssa nei pa esi m e n o svilup pati. U n a tale r i c e r c a e c o m p a ra z io n e é s t a t a finora, s o m m a r i a m e n te , e sp o sta solo dal M a r x ; e noi dobb iam o q u a si e sc lu s iv a m e n te alle sue r ic e r c h e ciò che sapp iam o su lla eco n o m ia te o r e ti c a p r e b o rg h e s e ». ( E n g e l s ; A n tid u i ir in q, p. 154). 2 « L ’e co nom ia politica é e sse n z ia lm e n te u n a sc ien z a s t o r i c a » . ( E n g e l s , 1. c., p. 150). ■

D I A L C U N I C O N C E T T I JJ15L M A R X I S M O

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del valorte da lai assunta è la legge particolare dell’astratta società lavoratrice, che solo fram m entariam ente si attua nelle società economiche storicamente date e in altre società eco­ nomiche ipotetiche o possibili, sem brano chiare e facili con­ seguenze: 1°) che l’economia m arxistica n o n è la s c i e n z a e c o n o m i c a g e n e r a l e ; 2°) che il valore-lavoro non è i l c o n c e t t o g e n e r a l e d e l v a l o r e . Accanto, dunque, alla ricerca m arxistica può, anzi deve vivere e prosperare una scienza economica generale, che stabilisca un concetto del valore, deducendolo da principi affatto diversi e più com ­ prensivi di quelli particolari del Marx. E se gli economisti puri, chiusi nella loro specialità, h anno mostrato una sorta di gretta repulsione intellettuale verso le ricerche del Marx, i marxisti, a loro volta, hanno a torto disconosciuto un o r­ dine di ricerche a essi estranee, dichiarandole ora oziose ora a d d irittu ra assurde. Tale è, infatti, la mia opinione; e dico, in verità, di non a v e r potuto mai scoprire a ltra antitesi o inimicizia tra questi due ordini di ricerche, ehe non sia quella, m eram ente acci­ dentale, della reciproca antipatia e del reciproco ignorarsi di due gruppi di studiosi. Vero è che alcuni lian fatto ricorso a una spiegazione politica; ma, pur non volendo negare che le passioni politiche siano spesso cause di errori teorici, non mi riesee persuasiva questa taccia data a g ra n num ero di studiosi di lasciarsi ciecamente e scioccamente dominare da impulsi estranei alla scienza: o, eli’ è peggio, di falsi­ ficare consapevolmente il loro pensiero, e di costruire interi sistemi economici per motivi extrascientifici. V eramente, il M arx stesso non ebbe tempo e modo di prendere posizione, per così dire, rispetto alle ricerche dei p u ris ti, o e d o n isti, o u tilita r i, o d e d u tti v is ti, o a u s t r i a c i , o come altro variam ente si chiamino. Ma era in lui sommo il disprezzo per l’teconomia vulgaris, sotto il qual nome soleva com prendere anche le ricerche di economia g e ­

150. E scherniva le « v e rità di ultim a is ta n z a » . la cri­ tica a n d a v a lungi dal segno. le « e te rn e leggi della n a ­ t u r a » . ogni possibilità di co­ struire u n a scienza generale dell’economia. 155. a suo avviso. sostituendosi a forme diverse d ’ordinam ento economico. avrebbe avuto ragione. E neanche l ’Engels ne ha trattato di proposito. Il quale D uh rin g si affaticava nel cercare una legge generale del valore. Nes­ suno sforzo. ma quel che egli ne pensasse si può r itra rre dalla polemica contro il Diihring. — E se l ’E ngels avesse inteso riferirsi a coloro ehe asserivano l’insuperabilità ed eternità delle leggi proprie della società eapitalistica. le quali. dunque. spiegano quel che di spiegazione non ha bisogno ed è intuitivam en te chiaro.ol ri­ d u rre sotto u n a stessa legge l’economia politica della T e rra del fuoco e quella d ell’In ghilte rra m oderna. e avrebbe raddoppiato i colpi contro un pregiudizio. potrà im pedire 1 Antidiihring. che spiegano le altre forme di ordinam enti. e laseiano senza spiegazione ciò che è più difficile ed im porta davvero. sibbene stabilire u n c o n c e t t o g e ­ n e r a l e d e l v a l o r e . la società capitalistica si spieghi con gli stessi concetti generali. col suo metodo.72 P E R LA IN T E R P E T R A Z I O N E E LA C R IT IC A nerale. m ostrare come. il signor Diihring l. Ma. neanche quello dell’Engels. valida per tutti i tempi e luoghi. non può p ro ­ d u rre altro che i più volgari luoghi c o m u n i» . c i r é tu tt’altra cosa. che dominasse tutte le possibili forme dell’economia: e l’Engels a riba tte re : «Chi vu. che la storia basta da sola a sm entire col mostrarci come il capitalismo sia apparso in vari tempi. perchè il Diihring non in ­ tendeva porre già come ferme ed eterne le leggi della società capitalistica. nel caso del Diihring. pp. o sia anche scomparso. gli assiomi tautologici e vuoti. sostituito d a altre forme. che avrebbe messi in luce. o. . in altre pa­ role. Leggi fìsse ed eterne non esistono: m anca. sotto il rispetto puram ente economico.

r i ­ cevere la forma di merci.. o b i s o g n i c r i s t a l l i z z a t i ? — Leggo in un punto del Capitale: «Cose che in sè e p er sè non sono merci. nelle quali neces­ sità di analisi mettono radice le ricerche dell’economia pura. perehò non si può convellere la mente um ana. senza avere un valore. nell’ipo­ tesi del Marx. alla quale egli accenna eome a cosa ordinaria ed ovvia? E se. ecc. e così. il quale respingeva la legge del valore del Marx. che cerca il generale. Che cosa è.. concetto di cui il M arx si vale c om ed i un presupposto? Con qual p r o c e s s o si compie quella riduzione del lavoro c o m p l i c a t o al s e m p l i c e . per Ausoniae /Ines sine lege v a g a n tu r? — A tali questioni rispondono le indagini dell’eeonomia pura. per mezzo del loro prezzo. E sarebbe considerazione istruttiva quella dei « rim andi ». 1 D as R apiteti. le m e r c i appaiono come g e l a t i n e di l a v o r o o l a v o r o c r i s t a l l i z z a t o . che sono nel Capitale del Marx. come certe grandezze della m a t e m a t i c a » 1. secondo la regoletta di scuola. possono essere vendute dai loro possessori. il più generale e l’universale. non potrebbero a p p a ­ rire come g e l a t i n e d i m e z z i p e r s o d d i s f a z i o n e d i b i s o g n i . l’onore. 67. Ecco ancora u na difficoltà. perchè. che. . 1. in a ltra ipotesi. e non le sole merci. L ’espressione del prezzo diventa qui i m m a g i n a r i a . ad analisi non fatte ed estranee alla sua particolare trattazione. Vi sono du nq ue prezzi f o r m a l i o i m ­ m a g i n a r i ? E che cosa sono? A quali leggi ubbidiscono? 0 sono forse come le parole greche nella prosodia latina. per esempio. per es. Anche il filosofo Lange. l ’ a s t r a t t o l a v o r o u m a n o (abstrakt nienschliche Arbeit). la scienza. U na cosa può avere formalmente un prezzo.D I A L C U N I C O N C E T T I D E L M A R X IS M O 73 che tale questione venga posta e risoluta. c h ’è additata ma non superata. p. tutti i beni economici. che gli sem brava un « p a r to sforzato ».

che le ricerche degli edonisti non sono cose d a r i ­ gettare semplicemente come erronee o mal fondate. l a cita zio n e d e ll’o pera. L a x g e . Onde la p s i c o l o g i a e c o n o m i c a d e s c r i t t i v a può essere. anzi persino il senso delle parole «psicologia eco­ nomica » ò difficile a determ inare. u n a delimitazione approssim ativa con la 1 F. v e n u ta fuori nel 1871 *. e inseparabili da questi. reputan do la im prop ria (e in ciò di­ ceva il vero) come legge generale del valore.. la quale dovesse essere in grado di far app arire i casi più estrem i delle variazioni del valore come casi speciali di u n a medesima form ola». cfr. Ma in questa definizione si racchiude un equivoco curioso. Die Arbeiterfrage (5* ediz. m a così come appaiono nella realtà. L ’economia pura è t n t t ’altro che una psicologia. sorta accanto all'econornia v e ra e propria. 1S94 : l’ul­ tim a c u r a t a da ll’a u to r e è del 4S74): p. del Gossen. '248 e 124 n. A. percorsa poi dal Je v o n s nella sua Theory o f political economy. avvertiva che la via da lui ten tata e ra quella stessa. e in quella d escrittiva sono di certo compresi anche le r a p p r e ­ sentazioni. A qualche m arxista più cauto e tem perato è apparso chiaro. ho lavorato a n c h ’ io a u n a nu ov a teoria del valore. e in quella formale non può trovare luogo nò il fatto economico nè alcun altro fatto chc rappresenti un particolare contenuto. al più. misti con gli altri fe­ nomeni psichici di diverso contenuto. 832. « Alcuni anni fa (scriveva nel suo libro sulla Questione ope­ raia). perchè la scienza psico­ logica si divide in f o r m a l e e d e s c r i t t i v a . a pp. ed ha cercato perciò di giustificarle rispetto alla dottrina m arx istica come un a p s i c o l o g i a e c o n o m i c a . E. i sentimenti. che sono state poi date da costoro. le volizioni di contenuto economico. a llo ra p o c hissim o n o ta . molto tempo prima che venissero in fiore le ricerche dei puristi si orien­ tava verso le soluzioni.71 P E R L A IN T E R P E T R A Z I ON E E LA C R I T I C A un «figlio del dolore». p u r soggiungendo di non a v erla condotta a m atu rità . W i n t e r t h u r . .

2 Mi si c o n ce d a di n o t a r e che. veram ente. de ll’a t t i v i t à u m a n a . L eipzig. o anche in genere. fatta di questa materia dal pedantissimo e pesantissimo W a g n e r nel suo noto Ma­ nuale. ecc. timore della pena e speran za del premio. alla storia che non alla scienza. vol.. a p p u n to p erchè b e n i e b i s o g n i . amore dell’a ttività e odio della inerzia. e che oc­ corre in ogni modo specificare e determ inare. come la sfera etica. e che meglio si direbbe: v a r i e o s s e r v a z i o n i d i p s i c o l o g i a d e s c rittiv a da te n e rs i p re s e n ti nel riso lv e re q u e ­ s t i o n i p r a t i c h e d i e c o n o m i a 2. I : D ie icirthschaftliche X a tn r dea Menschen. la quale non vi coglie se non vuote ed insignificanti generalità. n o n in q u a n to m o r a l i o i m ­ . M a l’e cono m ia è u n a sfera in d ip e n d e n te . pp. che. amore del proprio vantaggio c timore dello svantaggio. a c c a n to alle a ltre. cosa tanto poco notevole e c o n c lu s iv a 1. per rispetto ad alcune categorie di beni che si dicono di solito m ateriali o economici. si c om m e tte d i s o l i t o dagli econom isti n n e rro r e g ra v e . • 1 A d o l f W a g n e r . e simili: ecco quanto il W agner chiam a p s i c o l o g i a e c o n o m i c a . che sono negli uomini quali si osservano nella vita ord in aria: tendenze egoistiche c antiegoistiche. p a r te I. sen­ timento di onore e timore della disistima e del disprezzo pubblico. Terren o più adatto. I. come può vedersi nella lunga trattazione. libro 1. logica. ed è pure. senti­ mento di reverenza verso la legge morale. 70-137. e ste tic a . cap. I be ni m orali e la soddisfazione dei più alti b i s o g n i m o rali dell’uom o. m a a n ­ che s o l o i n q u a n t o b e n i e b i s o g n i . r i e n t r a n o n e lla c on sidera zion e e co n o m ic a . La enum erazione e d e ­ scrizione delle varie tendenze. è ciò che si conosce di più notevole.DI A LCU NI C O N C E T T I D E L MARXISMO 75 quale facciamo oggetto di descrizione speciale il modo di concepire. in sè stesso. di sentire e di appetire degli uomini (in un dato tempo e luogo. e h 1ò di far c o i n c i d e r e il c o n c e t t o d e l l ' e c o n o m i c o c o n q u e l l o d e l l ’ e g o i s t i c o . in simili t ra tta z io n i. quali finora si sono p r e ­ sentati nella storia). Grundlegung der poUlischen Oekonomie (3a ediz. 1892). di quanto si è scritto sull'argom ento.

dunque. A questa stregua l’Etica sarebbe.7G P E R L A I N T E I Ì P E T R A Z I O N E E LA C R I T I C A Ma l’economia p ura. e g o i s t i c i o a l t r u i s t i c i . A d a m o S m ith a v r e b b e t r a t t a t o . degli e g o i s t i c i . e deducono da questa i concetti di u t i l i t à (utilità e c o n o ­ m i c a . o con a ltro qua ls ia si mezzo di e sp ressio n e. di co­ m une con la psicologia? I puristi muovono dal postulato edonistico. dal greco àq>é?auor). nociva. di g razia. se fosse cosi. falsa. n e ll ’a lt r a . m a solo in q u a n to e sp ressio n e. di v a l o r e . — Onde noi concludiamo che. m o r a l i . poiché tutto ciò che cono­ sciamo passa attrav erso la psiche. ecc. che opportunam ente il Pareto ha proposto di designare con un nome speciale. che A d a m o S m ith scrisse u n libro di t e o r i a e tic a ed u n a ltro di teo ria e c o n o m ic a . se ben si consideri la cosa e vi si rifletta sopra alquanto. si dovrà riconoscere che l’economia p u ra non è una psico­ logia. pregevoli o r i ­ provevoli. im m o ra le . u tile . l’ Ontologia sarebbe u n a p s i c o l o g i a d e l l ’e s s e r e . il che m olti tra d u c o n o a qu e sto m odo : che si occupò n e ll ’u n a t e o r ia dei fa tti a l t r u i s t i c i e. e còsi via. u n a p s i c o l o g i a d e l l ’e t i c i t à . n e ll ’u n a e n e ll ’a lt r a delle sue opere fo n d a m e n ta li. ossia dalla stessa n a tu ra economica dell’uomo. m o rale. compiendo uno sconvolgimento di cui non s’ intenderebbe il perchè. di fa tti di n a t u r a etica. F ann o proprio ciò che lo scienziato dell’etica fa per la n a tu ra morale. che cosa h a essa. E cosi via. P a r i m e n t e u n a m an ifes taz io n e con la p aro la. E avrem mo in questo modo confuso le cose più diverse. la Matematica u na p s i c o l o g i a d e l l a m a t e m a t i c a . e lo scienziato della logica per la n a ­ tu ra logica. i l a . Gli e co nom isti si t r o v a n o a n c o r a so tto l ’im p re ss io n e del fatto. «ofelim ità». e n o n sa reb be st a to p u n t o e c o n o m ista : c o n s e g u e n z a s t r a ­ v a g a n t e . che rid u c e a ll’a ssu rd o l ’identificazione dell’a t t i v i t à e con o­ m ic a con l ’egoismo. ma è la v e ra e propria s c i e n z a g e n e r a l e d e i f a tti e c o n o m ic i. n on in q u a n t o v e ra. e m an m ano tutte le altre particolari leggi s e ­ condo le quali si governa l’uomo in quanto astratto homo ozconomicus. e la Logica una p s i c o l o g i a d e l l a l o g i c i t à ? E. r i e n t r a ne lla c o n sid e ra z io n e e s t e t i c a . .

nella quale « non si sa più che cosa sia la storia e il progresso si risolve in una mera pa rve n z a» l . « i quali (dic’egli) traducono in c o n c e t t u a 1i s m o p s i c o l o g i c o la ragione del r i s i c o ed altre analoghe con­ siderazioni dell’ovvia pratica commerciale ». non cessano perciò di sussistere e di formare oggetto di altre elabora­ zioni dello spirito umano . E fanno bene (io risponderei). e finanche alla spiegazione (economica) del profitto del capitale come nascente dal grado diverso di utilità dei beni presenti e dei beni futuri. E poi. tengo fermo alla costruzione econo­ mica della scuola edonistica. per così dire.D I ALCUNI C O N C E T T I D E L MARXISMO 77 Anche il prof. VI. che si è criticata di sopra. Ma ciò non a pp ag a il desiderio di un chiarimento. E qui nemm eno mi pare che il disdegno sia giustificato . onde non si può di ciò m uovere particolare rim provero alla scienza economica. Labriola mostra un certo malumore. s o ­ c i o l o g i c o del profitto del capitale. e questo chiarimento 1 D iscorren d o d i socialismo e d i filosofia . lett. e restano solo oggetto di considerazione i loro e l e m e n t i . e spie­ garsene la na tu ra e l ’ufficio. contro gli econo­ misti puri. se sono estra­ nei alla considerazione dell’a stra tta economia. c questo solo im porta. perchè il Labriola sa benissimo che in tutte le scienze astratte spariscono le cose concrete e individuali. che a me sembra non del tutto giustificato. perchè anche delle ragioni del risico e della pratica commerciale la mente vuol rendersi conto. e l ’ indebita inclusione. c o n c e t t u a l i s m o p s i ­ c o l o g i c o : o non è questa u n a transazione poco felice tra ciò che la vostra mente vi mostra e h ’è davvero l’economia pura (scienza che mette capo a un concetto suo proprio). all’utilità-ofelimità. al grado terminale di utilità. . Ma storia e progresso. di essa nella psicologia? Sostantivo e aggettivo non contrastano tra loro? E il Labriola parla ancora sdegnosam ente del1' « astratta atomistica » degli edonisti. P e r mio conto.

G. critica agli E stratti del Capitale del M a rx (trad. L a teoria del valore nella storio delle dottrine e dei fa tti economici (P o m a . p. P i c c a Salekxo . dalle Memorie dei L incei. s. P a k e to . vol. 299-302). che ci m ette innanzi il M arx *. I. . 1894: estr. Non è affatto d im o s tra to che q u e s t a a p p ro p ria z io n e sia utile p er o t te n e re il m a x im u m edonistico . d o m a n d a n d o do nde il m u t u a t a r i o del c ap itale ri e s c a a p r e n d e r e di che p a g a r e l ’in te r e s s e . P a n t a l e o n i . d ’ a l t r a p a r t e . U n d o tto e a c c u ­ r a to lav o ro ita lia n o . Introd. 1894). xxx n : « I fe n o m e n i del p l u s v a l o r e sono in c o n tr a d d iz io n e con la te o r i a di M arx. v i è u n ’ a p p r o ­ p r i a z i o n e d e l g e n e r e d i q u e l l a c h e c o n d a n n a M a r x . il che li in d u ce poi ad afferm azioni c o n tr a d it t o r ie o ad im ba raz z i in sup e rabili. 1889). §‘ 3 (pp. S a n d ro n . Y.78 PER LA IN T E R P E T R A Z I O N E E LA C R IT IC A con altri della m edesima n a tu ra .. P a l e r m o . p a r te I). c o m b a tte il B o hin-B aw erk. che t e n d e a c on cilia re i c o n c e tti d ella scuola e d o n is tic a con qu elli d e lla r i c a rd ia n o . che d e te r m i n a il v a ­ lore so la m e n te dal lav oro . M a è u n p r o b l e m a d i f f i c i l e t r o v a r e il m e z z o d i e v i t a r e q u e s t a a p p r o p r i a z i o n e >. M a . P rin cip i d i economia p u r a (F ire n ze . i t a l . p a r te I I I . non si può averlo se non dalle considerazioni com parative. è la m e m o r ia del prof.m a r x is tic a . B a r b è r a . 1 É curioso come a n c h e n e g li stu d io si d ell’e co nom ia p u r a si faccia s e n t ir e q u e sto b isog no di u n a d iv e r s a c o n sid era zio n e .

Se il materialismo storico deve esprimere alcunché di criticam ente accettabile. non dev'essere nè un a nuova costruzione a priori di filosofia della storia. Il concetto di « canone » non dovrebbe incontrare diffi­ coltà. e che è di origine affatto em ­ pirica. Allo stesso modo e nello stesso senso deve dirsi che il materialismo storico è un sem ­ plice c a n o n e . specie quando non si perda di vista c h ’esso n o n i m p o r t a n e s s u n a a n t i c i p a z i o n e di r i s u l t a t i . un canone di ric c a su g g e stio n e . come altra volta ebbi occa­ sione di esporre 1. per intendere meglio le loro configurazioni e vicende. e il cui uso retto e proficuo dipende sempre dal suo discernimento. Ma era poi questo il modo in cui lo intendevano il Marx e l ’Engels? Ed è questo il modo in cui l’ intendono. inutile in altri.D I A L C U N I C O N C E T T f DEL. che gli può essere utile in molti casi. sa bene di possedere un semplice strumento. m a so­ lamente un aiuto a cercarli. nè un nuovo metodo del pensiero storico. . m a semplicemente un c a n o n e d 'in te rp e trazione storica. che suona: « la lezione difficile è da preferirsi alla facile ». Quando il critico del testo della Comedia dantesca adopera il noto canone del Witte. esso. in verità. Questo canone consiglia di rivolgere l ’a t ­ tenzione al cosiddetto sostrato economico delle società. M A R X I S M O 79 III D DELLA ella c ir c o sc r iz io n e DOTTR IN A DEL M ATERIALISM O STO R IC O . i m arx isti? 1 >Si ved an o i sa g g i I e II. di solito. q u a n tu n q u e sia.

alcune di n atu ra. 527. m a è disse­ m in a ta in u n a serie di scritti. e nondi­ meno sembrano. e sono infatti. composti nel periodo di un mezzo secolo a lunghi intervalli. Il Marx. di molteplici difficoltà. piene di verità *. e talora è sem plicemente sot­ tintesa o implicita. Chi volesse mettere d ’accordo tutte le forinole che il M arx e V Engels ne hanno date urterebb e in espressioni contraddittorie. il materialismo storico. prese alla lettera. come ho già notato di sopra. col quale 1’ Engels a v e v a somiglianze. d a v a poco peso alle disquisizioni sui concetti e sulle forme dei con­ cetti. La dottrina del materialismo sto­ rico non è chiusa g ià in un libro classico e definitivo. Conviene d un q u e intendere alla lettera le sue parole. col quale si sia come identificata. correndo il r i ­ schio di d a r loro significato diverso da quello che avevano nell’ intimo pensiero dello scrittore? 0 conviene interpetrarle i N on a to r to quel trop po flagellato D i ih r in g n o t a v a che nelle opere del M a r x sono f r e q u e n ti le e sp ressio ni. provava u n a sorta di fastidio per le ricerche d ’interesse puram ente teorico. in generale. D ’altra parte. Assetato della conoscenza delle c o s e (delle cose concrete e individuali). il che talvolta riusciva a indeterm inatezza o defor­ mazione dei concetti stessi. difficile veram ente. di tal che discutere quel libro e discutere la d ottrina possa sem b rare t u t t ’uno . « che paio no g e n e r a li se n z a e sser tali » (allgemein aussehen oline es zu sein): Kritische Geschichte der IVationalokonomie und des Socialism as (Berlino. così. sono erronee. Onde si hanno in lui molte proposizioni che. . che renderebbero difficile al cauto e metodico in te rpe tre stabilire che cosa fosse per ossi. 1871). altre d ’ imitazione. non mi pare che sia stata fatta la debita attenzione a quella che potrebbe dirsi la forma m entale del Marx. delle quali la p rim a direi che provenga dallo «stato delle fonti». p.80 P E R L A I N T E U P E T R A Z i O N E E LA C R I T I C A Cominciamo dalla prim a questione. e dove di essa si fa m en ­ zione per lo più occasionale.

per la storia della scienza. C r o c e . e nel senso so p ra in d ic ato . m uov e dubbi su ll’ i n t e r p e t r a ­ zione da me d a ta del pe nsiero del M a rx e d ell’ E n g els. nei miei dne sc ritti p r e ce d en ti. queste stesse difficoltà si presentano per gli scritti di altri pensatori . Può darsi. m a in grado assai notevole per quelli del Marx. e la critica li avesse meno tardivam ente raggiunti. p er esempio. delle circostanze di fatto. degli abiti mentali e letterari. E F in terp e tre deve procedere con cautela: fare il suo lavoro caso per caso. la q ua le esposizione t eo rica solo poi p e r c o n g e t ­ t u r a . e deve rassegnarsi a riconoscere le incertezze e le incompiutezze. 1897. che il senso nel quale è enunciato di sopra il materialismo storico sia quello stesso in cui lo intendevano il Marx e l’ Engels nel fondo del loro pensiero . delle impressioni fuggevoli. e sul m e ­ todo ste sso dell’ in te rp e tra z io n e . i 11 G e n t i l e . 1899). come a me sembra per parecchie ragioni. pp. proposizione per proposizione. il M arx c 1’ Engels sono nè più nè meno di quel che si dimostrano nei libri c nel­ l’opera loro. vol. Ricon osco v o len tieri che. f i . 379-123). libro per libro. si può dire conform e al pe nsiero intim o del M arx e dell’E n g e ls. M a t e r i a l is m o s t o r ic o .DI A LCU NI C O N C E T T I D E L MARXISMO 81 con larghezza. resistendo alla tentazione di accertare e compiere di proprio arbitrio. m a tenendo conto dei vari tempi. con l'altro rischio di ottenere un significato teoricamente forse più accettabile. dove sono le une e le a l­ tre. se avessero avuto m aggior tempo a loro uso per siffatti lavori di elaborazione scientifica. La filosofia di M arx (Pisa. 13. personaggi reali e non ipotetici o p o ssib ilil. Spo erri. V I. Una critica del materialismo storico (in S tadi storici del Crivellucci. ma storicamente meno genuino ? Certo. Nel suo re c e n te volume. mettendo bensì i vari testi in rekizione l ’uno con l ’altro. Ma tutto ciò im porta fino a un certo segno all’ interpetre e allo storico delle idee: perchè. o quello almeno che avrebbero accettato come proprio. nel quale lo sc ritto c ita to è r is ta m p a to . non è c h ia r a m e n te in d ic a to il p u n to preciso in cui finisce la i n te r p e t r a z i o n e dei tes ti e com incia la p a r te p r o ­ p r ia m e n te te o r i c a .

— Quale fu la posizione intellettuale. della idea hege- il G entile o ss e rv a (p. e negli altri vari suoi? Pensò mai il Marx davvero a fare una sostituzione. q ua le egli fu q u a si so lta n to da g iov ane . e p a r te s o s ta n z a v e r a e p ro p r ia e vitale. e d ell’ indirizzo politico da lui p r o p u g n a to . anche i Marx e gli Engels ipotetici o possibili r ite n ­ gono uso e valore. ed in p a rec ch i casi le g i t ti m a e n e c e s s a r ia . in q u a n to o s s e rv a t o re socio­ logo e p ro m o to r e di azione politica. A m e p a re che a n c h e st o r i c a m e n t e l ’i n te r p e t r a z i o n e si giustifichi n o n difficilmente q u a n d o si consideri che su lla s u a c o stru zio n e m e ­ tafisica il M arx (come dice lo stesso Gentile) « n o n i n s i s t e t t e » . nella Heilige F am ilie del 1845. con la critica. quelle che ci sembrano teoricam ente vere e so­ s te n ib ili. E g li i n te n d e di c erto c h ie d ere che sia giu stific ata come « i n te r p e t r a z i o n e s t o r i c a » . nella prefazione al Z u r Kritile del 1859. nello scritto sul Feuerbach. • . e non per la storia di essa. pe rch è la giustificazione come c orrezion e t e o r ic a n o n può e sse r d u b ­ bia. nell’appendice al Manifesto dei comunisti del 1848. e nella prefazione alla seconda edizione del Capitcde del 1873? E parim ente. Che poi giovi s t u d i a r e il M a r x s o tto t u t t i gli a sp e tti. per la scienza in sè stessa. b is o g n a pe rò in q u a lc h e modo g iu stific arla ». per scegliere tra queste ultime. per il pensiero dell ’Engels. qui non si n e g a . « q u e ll a d1i n t e r p e t r a r e le d o t tr i n e . L a p e rs o n a l i t à del M a rx .82 P E R L A I N T E R P E T R A Z I O N E E LA C R I T I C A Senonchè. 104) clip. nella Misère de la philosophie del 1847. è certo p r e p o n d e r a n te su q ue lla del M a r x metafisico. che prese il M arx verso la filosofìa della storia hegeliana? In che consi­ stette la critica c h ’egli ne fece? È sempre il medesimo il senso di questa critica nello scritto pubblicato nei Deutschfravzvsische Jahrbilcher del 1844. d ic h ia ra n d o p a r te dei loro e n u n c ia ti scoria o form a acc i­ de n ta le ed e ste rio re e cad u c a. Ossia. che fo rm an o il n e rb o della s u a c r itic a della società p r e s e n t e . ciò che a noi ora im porta so p ra t­ tutto è farci presenti i v a ri modi p o s s i b i l i d ’in te rp e tra ­ zione delle questioni proposte e delle soluzioni escogitate dal Marx e d a ll’Engels. come alcuni hanno creduto. ed il G e n tile ne h a ora e g r e g i a m e n te esp osto e c ritica to la gio vanile co ncezione m etafisica. ne\V Antiduhring. se è u n a m a n i e ra m olto c om oda. ed i n s i s t e t t e bensì sulle concezióni sto rich e .

e ciò ho tentato di fare. con le obiezioni ivi esposte. 2 A p a r e c c h i e d e lle q u e s t i o n i s o p r a i n d i c a t e r i s p o n d e o r a il lib r o c i t a t o d e l G e n t i l e . La filosofia di M arx. e rispondendo con le ricerche critiche ricordate in principio di questo paragrafo. p e r q u a n to ri ab bia p e n sa to su. esposto d all'E n gels 1 Confesso di non e sse re riu sc ito finora a ben in te n d e re . o non ò piuttosto l ’ in ­ versione di quella degli ideologi e dei d o t t r i n a r i ? 1. . dom andando in qual modo ci possiamo valere scientificamente del materialismo storico. può dirsi u n ’ in ­ versione della teoria dello Hegel. Ora a ine s e m b ra ehe V Ideelle dell’ultim o periodo non ab bia n e s s u n a r e l a z i o n e c o l Denkprocess e con l ' I d e a h e g e lia n a del p e n ultim o periodo. p. attinti allo stesso campo della letteratura m a r x i­ stica. den e r s o g a r u n t e r dein X a m e n Idee in ein s e l b s t a n d i g e r S u b j e k t v e rw an d e lt. d e r D e m ju r g des W irk lic h e n . a noi preme ora a v a n z a re nella conoscenza teorica. il saggio I. F iir H e g e l ist d e r D e n k p r o c e s s .DI ALCUNI CO N CE TTI U R L M ARXISMO 83 ]iant con la Materia. p erch é n e g a re l’ isp irazione h e g elian a del M a rx sarebb e n e g a re l ’evidenza. p erchè è c ita to da ta n ti e s e n z a n e ssu n coinento) della prefazione alla se c o nda edizione del C apitale: « Meine dialektisohe M e th ode is t d e r G r u n d la g e n a c h von des I l e g e l ’sc hen n ic h t n u r verscliieden. della sua posizione rispetto ad Hegel : « le idee sono d eter­ minate dai fatti e non i fatti dalle id ee» . Ecco aleune questioni di s t o r i a d e l l e i d e e . p. 5. Senza tornare sulle quali. • Mettendo da parte l'aspetto più propriam ente storico d el­ l ’indagine. das n u r sedine ilussere E r s c h e i n u n g bildet. da lui data. so n d e rn i h r d ir e k te s G e g en th e il. Cfr. che saranno risolute una volta o l ’a l t r a 2. Bei inir is t u m g e k e h r t das 1 d e e l l e n ic h ts A n d r e s als das ini M e n s c h e n k o p f um g e s e tz te und iibe rse tzte M a terielle » (Das K a p ita l. xvu). E b en e ri p e ­ te r e che oppugno se m p lic em en te r a f f e r m a t a r e l a z i o n e l o g i c a tra le due teorie filosofiche. I. darò qui altri esempi. il senso di q u e sto p a ssa g gio (che d e v ’essere però m olto chiaro. avessi inteso n e g a re 1’ ispirazione h e g e lia n a del Marx. A d alcu ni è parso che. Come si deve intendere scientificamente la n e o d i a ­ l e t t i c a del M arx? 11 pensiero ultimo. o col fatto materiale? E quale r e la ­ a zione aveva poi nella sua mente il concetto di m a t e r i a l e con quello di e c o n o m i c o ? E la spiegazione.

o non è anche. e per metafisica deduzione. una semplice e circoscritta generalizzazione? E la raffigurazione di quel ritmo naturale per negazione di n e ­ gazione non è per caso u n a scoria di vecchia metafisica. che viene ric a v a ta dalla osservazione? Può esser mai una legge che domini assoluta sulle cose. alla quale si appellava già l’ Engels per affermarne resistenza. o s s e r v a v a c h e d a d ia le ttic a h e g elian a . che conserverebbe il ricordo storico del modo come il Marx pervenne ad essa. si può concludere che tutti i fatti si svolgano per negazioni e negazioni di negazioni *. o non è u na di quelle che ora si chiam ano leggi di tendenza. La dialettica sarebbe. la scoperta di u n a g ra n d e legge naturale. D as K apital. si p o tre b b e q ua si c h ia m a re u n a s c o p e r t a a n t r o p o l o g i c a . meno vuota e formale della cosiddetta legge dell’evoluzione. 145. Discorrendo di socialismo e di filosofia. cap.P E R LA I N T E R P E T R A Z I O N E E LA C R I T I C A sull’argomento. E che cosa è un a l e g g e . I s p. p a r te I. Cfr. specie da p. Questo ritmo non si determ ina a priori. ma anzi si osserva e si coglie a posteriori. lo svolg im e n to p e r . S o ltan to che n e ll a sto ria. della quale giovi m o n d a r s i ? 2— Questa è l’ indagine che occorre p er l ’avanzam ento della scienza. piut­ tosto. sem bra essere questo: la dialettica è il ritmo dello svolgimento delle cose. E nella stessa guisa si debbono esam inare altre proposizioni del Marx e 1 Antidiihring. e solo per le ripetute osservazioni e verifiche che se ne son fatte nei vari campi della realtà. come n e lla v i t a de ll’ in d iv id u o . Già il Lancìu. dunque. X I I I . « lo sv o lg im e n to p e r a n tite s i e conciliazioni. ossia la legge in tern a delle cose nel loro svolgersi. Ma questo ritmo n a tu ra le di svolgimento ha realtà? Ciò non potrebbe esser stabilito se non dalFosservazione. als h a b e m a n es m it e in e r K o n s t r u k t io n a priori zu th u n ». il q uale b r a n o è t r a d o t t o in ita lia n o in a pp en dice al c ita to libro del L a b r i o l a . E non avrebbe altro di com une con la v ecchia dialettica hegeliana se non il nome. s o i n a g e s a u s s e h e n . a pro posito del Capitale del M a rx . 1HS a p. xvu : « G e lin g t diess u n d sp ie g elt sich n u n das L e b e n des Stoff's ideell wieder.

248-9). potrebbe e sa tta ­ mente invertirsi nell’altra che: « la forza c a u s a lo s fru tta ­ mento. 2°) quando hanno interessi antagonistici. che p re ­ sagiscono questa non esistenza per la società avvenire. i socialisti. non sono ancora riusciti).. nè c o n t a n t a p r e c i s i o n e e s i m m e t r i a . il che sanno bene i socialisti che si adoprano. sol quando è lotta di classe. co m e n e l l a c o s t r u z i o n e s p e c u l a t i v a » (Die A rbeiterfrage. e molto spesso non ne hanno la ch iara coscienza. p. 11 chc darebbe.D I ALCUNI C O N C E T T I D E L MARXISMO 85 d e ll’Engels. o°) quando hanno coscienza di questo antagonismo. ma non causa (verursacht) lo s f r u tta m e n to » . * coronati da successo (coi contadini. con isforzi non sempre . perchè. a formarla nei moderni proletari. Che cosa penseremo noi della polemica del­ l’Engels contro il Diihring circa il principio della storia: se questo sia la f o r z a p o l i t i c a o i l f a t t o e c o n o m i c o ? Non ci p arrà che quella polemica possa conservare beusì qualche valore contro l'affermazione del Diihring. . talvolta le classi non hanno avuto interessi antagonistici. es. In verità. l’umoristica eguaglianza. che essa non è cosa in ­ trinsecamente necessaria allo svolgimento storico. debbono per lo meno am m ettere. pp. in fondo. ma in sè non abbia quella im portanza g e­ nerale che accenna ad assum ere? Si rifletta per un momento che la tesi dell’Engels: « la forza protegge (schutzt). a n ti t e s i n o n si c o m p i e d i c e r t o c o s ì f a c i l m e n t e e r a d i c a l ­ m e n t e . e ciò pel noto principio dell’ interdipendenza e reciprocanza dei fat­ tori sociali. ma l ’interesse economico lo p r o t e g g e » . che la storia è lotta di classe. che di­ ceva « essere il fatto politico ciò che vi è di storicamente fondam entale». Quanto alla pos­ sibilità della non esistenza delle classi. E la lotta di classe? In che senso è vero il generale enunciato che la s t o r i a è u n a l o t t a d i c l a s s e ? Sarei quasi tentato a dire che la storia è lotta di classe: 1°) quando vi sono le classi.

3 L ’odio p e r ciò cho c h ia m a « sc olastic a » è d a v v e ro eccessivo nel L a b r i o l a . 421.. i vuoti ra g io n a to r i. che il Labriola. anche l ’enunciato particolare. p. cit. iu S tudi storici. talora. che abbiamo riconosciuto in genere alla concezione m aterialistica *. del Journal des économistes. proposte in principio. ne abbia preso anche alcune di quelle an dature troppo assolute. Insomma. quale sarebbe u n a m e t a f i s i c a d e l c o n t i n g e n te 2. G e n t i l e . La seconda delle due questioni. la storia'. educandosi nel m arxism o. m a n o n s e m b re r à . per dirlo in modo conforme alle consi­ derazioni svolte di sopra. giova spe­ rare. mi pare ancora. p. ha quel circoscritto valore di canone e di orientam ento. 2 G . e. come r e az io ne c o n tro il m odo che sogliono te n e r e negli stu d i i p u ri le t t e r a ti . i gio­ colieri del pe n siero a s t r a t t o . op. continuerà. . nella lette ratura m a r­ xistica. o. Ma. e di quella della peggiore specie. è: — Come intendono il materialismo storico i m a rx isti? — A me non pare che si possa negare che. 229. si v e d a n o a lc u n e osserva zioni del S o k k l .S6 l ’E R L A I N T E K P E T K A Z I O N E E L A C R I T I C A anche nell’av venire. i g r e tt i e ru d iti. cfr. n e m m e n o in q u e sto eccesso. le quali hanno porto di recente occasione a un eritico assai rigoroso ed esatto di concludere: che il Labriola intende il materialismo storico nel senso genuino ed originario di u n a metafisica. una certa quale non cu ranza n'dl’elaborazione formale dei concetti : cosa che fa un po’ m e ­ ra viglia in un antieo herbartiano quale esso è 3. al t u tt o i n o p p o r tu n o . a r t. Labriola s’ incontrano ta ­ lune proposizioni. q u a n tu n q u e io stesso abbia altra volta messo in risalto proposizioni e formole ehe negli scritti del Labriola mi se m ­ b ra v an o disputabili. c h ’esse siano escrescenze superficiali di un pensiero reali­ sticamente sano. e senza le classi. cit. ossia dei seguaci ed in terpetri del Marx. ma che 1 Sulle classi a s t r a t t e d ell’e cono m ia m a rx i s t i c a e le classi r e a l i o s t o r i c h e . che «la storia è lotta di classe_». 400-401. contro il quale bisogna s ta r vigili. come mi p arve allora. e t u t t i coloro che sm a rr is c o n o il se nso del nesso in tim o t r a la sc ienz a e la vita. Anehe negli scritti del prof. sia d a v ­ vero un pericolo metafisico.

della filosofia. quasi getta via il fardello delle teorie. perchè ha in alto grado il rispetto della storia. se pure lieve­ mente contradittorie. che ne abiliti alla sommaria cognizione di ogni storia particolare » l. per altro. senza perciò negare o sconoscere le radici che quei fatti hanno in altri fatti della vita. Se le sue forinole teoriche scoprono qua e là il fianco alla critica. Il Labriola critica coloro i quali assumono a subietto di storia l ’ e n t e Cristianesimo. ha un pregio speciale. dell’a rte. chi fa la storia del Cristianesimo intende q u a l­ cosa di simile alla storia della letteratura. è particolarm ente notevole u n ’am pia disquisizione su ciò che possa mai essere una Storia del Cristianesimo.I>I A L C U N I C O N C E T T I D K L M A R X IS M O poi egji corregge con osservazioni e restrizioni. E non cessa di m a ­ nifestare il suo aborrimento p e r g l i schematismi d ’ogni sorta. Il Labriola. diventa cauto e riguardoso. variante gruppo di fatti tra condizioni storiche varianti. Nel suo ultimo libro. m uta di atteggiamento. ossia a trascegliere una serie di fatti. ma guardandoli da parte per comodo di più m inuta considerazione. lett. ossia ai fatti concreti. sempre benefiche. là dove si tratta di app u ra re e di approfondire determinati processi . . tanto buona ed eccellentissima per sè. filosofia. e il Cristianesimo è quasi soltanto un motto 1 D iscorren d o u i socialismo e d i filosofia. perchè riconducono sul terreno della realtà. che non si sa dove o quando sia esistito. nè lascia di avvertire che non esiste « alcuna teoria. giacché la storia degli ultimi secoli di Roma (egli dice) mostra semplicemente il nascere e il crescere di quella che fu l ’associazione cristiana o la chiesa. IX . che lo di­ stingue dai soliti esplicatoli ed applicatori del m aterialism^ storico. Senonchè let­ teratu ra. quando poi egli si accosta alla storia. arte e simili sono concetti d eterm inati o determ inabili. che rientrano in un determinato concetto. e disporli per ordine cronologico. Certo.

dell’e n t e F a ­ miglia. IX ). t r a il lib ero a rb itrio del c atto lic ism o p o st-trid e n tin o . E questo forse ciò che offrono le teorio del Morgan. e. D ie Fornien der Fam ilie and die Formen des W irthscìiaft ( F re i b u rg in B. della proprietà p riv a ta e dello Stato. e il d e te r m in is m o assoluto di Calvino ».makcu. non m olto m etodica . m a si è creata ad d irittu ra una s o p r a s t o r i a : una storia. con ritmo predeterm inato. nel quale si sono confuse così la semplice filiazione m aterna. Non si è giunti a presupporre1 come stadio storico.il L abriola). in v e rità . percorso fatal­ mente da tutti i popoli. 1 « Se a ltri in te n d e p e r C ristia n e sim o il solo co m plesso delle c r e ­ denze e delle a sp e tta z io n i c irc a il de stin o um an o . (Ivi lett. se rivolgesse la sua lente critica su quella Storia dell’origine della famiglia.. . q u e s t e crede nze (sc riv e. di cui si sono coperte credenze spesso intrin­ secamente assai diverse. si rischia di far sovente proprio la storia di un « nome vano senza soggetto » *. dell’e n t e Stato. Ma che cosa direbbe poi il Labriola. Una « storia della famiglia » (per fermarci sopra uno solo dei tre gruppi di fatti) non potrebbe esser altro se non u n ’enum erazione e descrizione delle forme particolari assunte dalla famiglia presso i vari popoli e nel corso dei tem p i: u n a serie di storie particolari. per u sare il linguaggio stesso del Labriola. le quali la critica m oderna ha ora corrose da tutti i l a t i ? 2. 1R00). schizzata d a ll’ Engels sulla traccia delle ricerche del Morgan. v a r i a n t a n to . facendo la storia del Cristia­ nesimo. q u a n to è il divario. come forse si poteva. un utile m a ­ nuale di fatti storici che rien tran o in quei tre concetti. rip resentate d a ll’Engels. p e r d irne u n a sola.88 PER LA IN T E R P E T R A Z IO N E K LA CRITICA o u n a bandiera. del Westkk.. e dell’e n t e Prop rietà privata. classificate sotto un concetto generale. • S e n z a c ita re l’o pera. si v e d a in ispeeie il libro di E k n k s t G k o s s k . proseguita da a ltri? Ahimè. quel fantastico m a t r i a r c a t o . H istory o f human marriage. in questo campo non si è vo­ luto far semplicemente. e h 7è u n a delle più grosse « a p ­ plicazioni » storiche fatte dai m a rx isti: desiderata dal Marx.

formando spesso le miscele e i e successioni più bizzarre. e sa anche di un neomedioevo tedesco succeduto alla fioritura borghese delle città tedesche prim a della Riforma e delle scoperte transocean ich e. Sotto l’efficacia del positivismo evo­ luzionistico. Connessa a questa arb itraria concezione delle epoche sto­ riche è l’altra che pone la c a u s a (si noti bene: la causa) del passaggio dalPu na forma a ll’altra. un com u­ niSmo primitivo o un m atriarcato presso il popolo ellenico? In verità. frequentissima nella letteratura marxistica. eco n o m ia a s e rv i. Ma la storiografia m oderna (che non è poi quella superficiale cosa. la causa dell'abolizione della schiavitù. non mi pare che. sono diventate quattro e p o c h e storiche: c o m u n i S m o . economia a s i a t i c a . si sia data prova di molta a v v e d u te z z a critica. e c o n o ­ mi a a s c h ia v i.D I A LCU NI C O N C E T TI D E L MARXISMO 89 come la prem inenza della donna nella famiglia e quella della donna nella società? Non abbiamo udito i rim proveri. le partizioni che il Marx enunciò all'ingrosso. e h ’è quella tra le f o r m e e c o n o m i c h e e le e p o c h e e c o n o m i c h e . e p aragona volentieri le generali condizioni economiche del mondo greco-romano nel suo apogeo a quelle dell’ E uropa dei secoli decimosesto e decimosettimo. e anzi le derisioni. che negano di poter affer­ m are. a n t i c a . Vorrei similmente ric h ia m a re l ’attenzione del Labriola sopra u n 'a ltr a confusione. di cui sono stati fatti segno da alcuni m arxisti quegli storici prudenti. per esempio. nello stato presente della critica delle fonti. E si ricerca. r is p a r ­ miandosi cou quel dire la fatica di prendere parte ai suoi difficili avanzamenti) sa bene che quelle son quattro f o r m e di ordinam ento economico. f e u d a l e e b o r g h e s e . E conosce un medioevo o feudalismo egiziano come conosce un medioevo o feudalismo ellenico. in tutta codesta indagine. eco n o m ia a s a l a ­ r i a t i . le quali si seguono e s ’ incrociano nella storia reale. che i m arxisti volentieri dicono. che dovrebbe essere .

conclude. e della forma capitalistica: nelle quali ricerche mal dirette si è reso insigne presso di noi il Loria. e neanche di un gruppo di cause che siano sempre le m ede­ sime. che il passaggio dall’una forma a ll’altra econo­ mica o. La morte è la morte. e che egli riattacca alla critica del m aterialismo storico. che poi non sa bene esso stesso se sia la terra. non ci vorrebbe molto a persuadersi (basterebbe leg­ gere perciò. libri di storia r a c ­ contata). o la popolazione. Ma basti di ciò. che anche mette in­ nanzi il Labriola nel suo recente libro. m a accade per cause e modi che bisogna esam inare caso per caso. in genere. ossia: 1°) un procedimento d ’interpetrazione. e 2°) u na determ inata concezione della vita e del mondo. e tendenza f o r m a l e . fatte intorno a ciò parecchie osserva­ zioni. è natu rale che si ritrov erà in esso u na filosofia. con un po ’ di attenzione. e ogni m alattia è individuale. E si dom anda. e mi sia lecito chiudere questo p a r a ­ grafo con l’accenno a u n a questione. e. non è effetto di causa unica.90 PER LA I N T E R P E T R A Z I O N E E LA C R I T I C A poi la stessa. questa volta. scopritore perpetuo della causa unica. sociale. se nella denom i­ nazione di «m aterialism o storico» si mettono d u e c o s e d i v e r s e . e m agari con tendenza monistica. e del comuniSmo primitivo. perchè sogliono v a ria re da caso a caso. Quale legame logico è tra quei due ordini di pensiero? A me pare che il Labriola. e in quanto concezione g e n e­ rale della vita e del mondo (Lebens und Weltanschauung). e così del servaggio. a p r o p o s i t o del m a ­ . o che si tratti del decrepito mondo greco-ro­ mano o dell'A m erica m o de rna . che questa filosofia è la t e n d e n z a a l m o n i s m o . Pure. Qui io mi permetto di osservare che. Il Labriola distingue il materialismo storico in quanto interpetrazione della storia. o che cos'altro. m a si muore di tante malattie. perchè prim a vi è stata messa. quale sia la f i l o s o f i a i m m a n e n t e nel m a ­ terialismo storico.

o quello ehe. m a u n a semplice digressione. secondo lui. che metta in chiaro la concezione filosofica giacente in fondo al materialismo storico. e che la sua non sia u n ’ indagine. deve essere l ’atteggiamento della coscienza socialistica verso le conce­ zioni ottimistiche e pessimistiche.DI ALCUNI CO N C E T T I D E L MARXISMO 91 terialismo storico. . venga esponendo quello c h ’egli re p u ta l’orientamento necessario del pensiero moderno verso le qu e­ stioni ontologiche.

come dice il titolo di un libriccino popolare dell’Engels. nello stesso nome della scienza. e si confessasse che s o c i a l i s m o e l i b e r i s m o si diranno bensì s c i e n t i f i c i per metafora o per iperbole. Nella forma più vecchia. condannare il socialismo come « a ntiscientifico». ma che nè l ’uno nè l ’altro sono o possono esser mai deduzioni scientifiche? e. eli’ è in quella p e r ­ . e atferm arc sola con ­ cezione scientifica quella del liberismo. . per esempio i liberisti* estremi (i quali cito di preferenza honoris causa. ossia con due diverse giustificazioni. non si può neg are che abbia un fondamento m e t a f i s i c o . sopra un altro terreno. Non sarebbe opportuno che. È diventato luogo comune. d a ll’una parte e d a ll’altra. ma e h ’è tu tta v ia il solo ad essi c on veniente? Ferm iam oci uu istante sul liberismo. noi udiamo i seguaci di altri indirizzi. D ’altra parte. che non è quello della p ura scienza.i)2 P E K LA I N T E R P E T R A Z I O N E E LA C R IT IC A IV D ella conoscenza sc ie n t ific a R ISPETT O AI PROGRAMMI SOCIALI. ed è una de­ nominazione corrente quella di s o c i a l i s m o s c i e n t i f i c o . e di qualsiasi pro gra m m a pratico sociale. si trasportasse il dibattito del socialismo e del liberismo. perchè sono a n c h ’essi tra gli «idealisti» dei nostri tempi). si facesse un ritorno sopra sè stessi.11 Labriola non nasconde la sua scarsa simpatia per con simile denominazione. Esso si presen ta in un a duplice forma intellettuale. che il socialismo per opera del Marx sia passato d a u t o p i a a s c i e n z a . riconosciuto ciò. e u n a piccola m o rti­ ficazione di superbia.

vol. Ora. quel concetto si può rig ettare radicalm ente. ecc. a n a ­ lizzando il concetto di n a t u r a . E x g e l s . i (piali. . che questo massimo edonistico non si possa affermare pienam ente se non per la via della più completa libertà economica. il quale. solo di sbieco dalla critica del Marx. B e r t o l i n i . che essi assumono come identico col massimo desiderabile s o c ia le 3. e • tutto and rà nel miglior modo ». in quel caso. A ntidiihring.D I A L C U N I C O N C E T T I D E L M ARXISMO 93 suasione della bontà delle leggi naturali e in quel concetto di n a t u r a (diritto di n a tu ra. Quel concetto potrebbe essere sorto come strum ento per un fine pratico e occasionale ed essere nondimeno intrinsecam ente vero. è to c c a t a q u e s t a c o nnession e dal1 Ingham. " 2 2 Si v e dano. Ma ben diversa è la forma. 1 sgg. m a e s a tt a m e n te . per essere di origine metafì­ sica.P a n t a l e o n i . nello ste sso G iorn. noi siamo bensì 1 B re v e m e n t e .. p. 167 sgg. fra i ta n t i luo g h i: M a r x . stabiliscono due tesi. p. che m irava a d a b b a t t e r e 2. appunto. cfr. V. abbandonati i presupposti metafìsici. « Non impedite la n a tu ra nel suo operare. a Sui m assim i edonistici. sorto nella filosofìa del secolo decimosettimo. 1892). Esso tram onta con la m e ta ­ fìsica di cui faceva p a rte . Sia pace alla « g ra n b o n tà » delle leggi naturali. degli econ s. p raticam ente im p ortanti: a) quella di un m a s s i m o e d o n i s t i c o economico. I I . e C o l e t t i . Con queste due tesi. . Simile concezione è colpita. p. fu dominante nel decimottavo *. it. stato di n a tu ra . e pare ormai che sia tram ontato davvero. Storia d ell’economia politica (trad. 6‘ . che il liberismo prende nei suoi seguaci più recenti. m ostrava com ’esso fosse il complemento ideologico dello svolgimento storico della bor­ ghesia. in verità. T orino . llo ux. a « leggi razionali». e b) l ’altra. IV). u n 'a r m a potentissima di cui questa si valse contro i privilegi e le oppressioni.). m a non si può confutare in particolare. Cenni sul con­ cetto di massimi edonistici individuali e collettici (in Giorn. e la razionalità e l'eccellenza di esse leggi oc­ corre negare. vol. che. «Leggi n a tu ra li» equivale.. Misere de la philosophie.

con gran d e cautela. che fra i recenti espositori e sostenitori del liberismo. com ’ è dei più intelligenti. prim a ancora. m a non giù sopra un terreno scientifico. 1896-7). ina anzi con l'organizzazione delle forze economiche: e h ’ è il senso della famosa sentenza del s a l t o d a l r e g n o d e l l a n e c e s s i t à ( = libera concorrenza o anarchia) hi q u e l l o d e l l a l i b e r t à ( = dominio dell’uomo sulle forze della na- 1 A pro posito di q u e s t i usi m eta foric i della pa ro la « sc ie n z a » : iu I t a l i a esiste finanche u n a R ivista di polizia scientifica. la p rim a di esse ha per contenuto un a determ inazione dei fini della vita sociale. Infatti. 2 Cours cl’cconomie politique (L a u s a n n e . con g rand e dottrina. come abbiamo già notato l . Congettura che si può fare. le quali non illudono sul grado di cer­ tezza a cui possono preten dere affermazioni di quella sorta. e sopra il terreno della realtà. In effetti. un periodo teologico) può opporre. ossia a ciò che sappiamo della psicologia um an a. così è anche dei più le a l i 2. in quanto egli si serve di for­ inole m atem atiche. il che a lui si mostra tanto più evidente. e. La seconda tesi poi *non è dimostrabile se non con un ricorso all'esperienza. che non sia quella puram ente economica. con g ra n d e acum e. il comuniSmo (che ha avuto a n c h ’esso il suo periodo metafisico. del m a s ­ simo desiderabile sociale. .94 P E R LA IN T E R P E T R A Z IO N E E LA C R I T I C A fuori della metafisica. con pieno diritto. e a ciò che possiamo congetturare che questa psicologia sarà ancora probabilm ente in futuro. m a non è deduzione di nessuna proposizione scientifica. ed è stata fatta. che consistono: a) in una diversa conce­ zione. che sarà forse accettabile. alle due tesi del liberismo le due altre sue. non nasconde il c a ra tte re ristretto ed app rossi­ mativo. che serbano le conclusioni del liberismo. e che perciò può anche « dirsi » scientifica. Il Pareto. non col liberismo estremo. b) nell'affermazione che questo massimo si possa ottenere. ma solo in senso metaforico ed enfatico.

che in un a società com unistica sarebbe g uidata non da ragioni esclusivamente tecniche. nel tempo medesimo. e i socialisti come m o l t o 1 Cfr. . Ma n eanch'esso può dim ostrare queste sue tesi.D I A L C U N I C O N C E TTI D E L MARXISMO 95 tura. ed am m ette che il sistema comunistico. esso urta non contro leggi scientifiche. sia perfettamente pensabile. come sistema. Secondo lui. 867). p. auche la sua citata critica del M arx. senza i tentativi della libera concorrenza. Il vero problema da risolvere. anche nell'àmbito della vita sociale-naturale). e per le m e­ desime ragioni. che il capitalista rende servigi sociali. Il Pareto ha ben riconosciuto questo c arattere del sociali­ smo m oderno. xvm. si potrebbe dire. Egli ammette la critica che fanno i socialisti degli sperperi prodotti dalla libera concorrenza. ma li crede inevitabili come modi pratici di giungere a ottenere l’equilibrio della produzione. che i liberisti considerano la psico­ logia um ana come m o l t o f i s s a . E se si volesse rid u rre in brevi termini l'antitesi dei due diversi modi di vedere. la scelta degli impiegati. la m ancanza di stimoli al lavoro. m a sostiene. egli dice. m a d a ragioni politiche e sociali (§ 837). del Marx). si possa g iungere a conoscere la linea (la linea. Gli ideali non si dimostrano. Anche riconosce quel che c ’ è di parassitario nel capitalista (« il cavaliere dalla trista fig u ra » . che non si sa come altrimenti surrogare l. e se la spesa pel funzionamento della produzione unificata (comunistica) non sarebbe superiore a quella richiesta dalla soluzione per tentativi delle equazioni di produzione (§§ 718. come l'ad ottare i progressi tecnici senza l’esperienza e la selezione che la libera concorrenza compie. ossia teoricam ente non offra interne contraddizioni (§ 446). ma contro « difficoltà p r a ­ tiche im mense » (ivi). che egli chiam a mn) del com ­ pleto adattam ento della produzione ai bisogni. e le em piri­ che congetture e le persuasioni p ratiche non sono scienza. è: se. come nell’ in d u ­ stria moderna.

quando il Marx pensava la sua critica. all'in te re sse nazionale o generale della società. Il liberismo si rivolge con le sue esortazioni a un ente che. il . o r a a l m e n o . ossia delle tendenze obiettive della società m oderna. che il pensatore si deve dom andare : se l ’esperienza che abbiamo del passato giustifichi il sup­ porre che un movimento sociale. la storia promette. m a non già.PER LA IN T E R P K T R . che è il proletariato. se lo studiassero qual è prementemente e non già qual era c in q u an ta anni fa. dal Marti in poi. un interesse generale. cioè dei fini e dei mezzi da noi v a ­ ghegg iati e rep utati eccellenti. n e ll’Inghilterra. non so davv ero con qual animo molti liberisti gratifichino il socialismo della taccia di utopia. senza fare larga p rova di sè nel campo dei fatti. o solo assai debolmente. ma di ciò che. ed ha affermato che la rivoluzione sociale deve compiersi principalm ente per la forza di una classe direttam ente interessata. Ora è certo che la psicologia um ana cangia e si a d a tta . E i progressi del socialismo sono tali.A Z IO N E E LA C R IT IC A m u t e v o l e e a d a t t a b i l e . possa riassorbirsi o disperdersi. non esiste. ma l ’estensione e la ra p id ità di questi cangiam enti sono sottratte a determinazioni sicure e abbandonate alle opinioni e alle passioni. Sopra chi contano i liberisti? sui proprietari di terre o sug l’ industriali. Con ben altra ragione i socialisti potrebbero r i­ cam biare con la stessa taccia il liberismo. di ta n ta estensione ed intensità. c h ’è quello non del desiderabile. finan­ che nel paese del sogno dei liberisti. nella con­ dizione presente. ha fatto ben piccolo assegnamento sulle buone intenzioni e il buon senso degli uomini. sugli operai o sui detentori di titoli p u b ­ blici? Il socialismo invece. Potranno formare mai oggetto di calcolo esatto? Se passiamo ad altro ordine di considerazioni. il quale riconosce che. Anche per questo rispetto ricorro con piacere al Pareto. perchè la società presente è divisa in gruppi a n ta g o n i­ stici e conosce l ’interesse di ciascuno di questi gruppi.

le re ste des p a y s civilisés v e rse de plus en plus d a n s le p r o te c tio n n is m e > (§ 9G4). Con ciò non intendo dir nulla in biasimo di questi onesti e radicali e consequenti liberisti: chè anzi la mia sincera ammirazione va ad essi. Potrei proseguire siffatta esemplificazione. come quello del socialismo di Stato.D i ALCUNI C O N C E T TI D E L MARXISMO 97 sistema si m antiene non per persuasione che sia negli animi della sua intrinseca bontà. e sp e c ia lm e n te in esso le « cro n ac h e > del P a r e to . o. se si vuole. se g l’ ideali. Ita. quelle dell’ ideale dei liberisti sembrano poi cortissime. où ré g n e le libre é c h a n g e. al dir del filosofo. idealisti. E riconosce altresì che. che i primi chiamano « tirannia borg hese» . C r o c e . laddove nel campo dell’azione pratica i socialisti (e qui non parlo più del caso speciale dell’ Italia) compiono passi innanzi. ben più dei so­ cialisti. di una sorta di a f­ fratellamento e di spirituale simpatia fra socialisti e liberisti. ma perchè esso è favorevole a g l’interessi di alcuni im p r e n d ito r i1. è ben probabile che sia necessario passare per uno stato socialistico. hanno le gambe corte. che si ascol­ tano tra l o r o 2. per a rriv a re (aggiunge lui) a uno stato di li­ bera concorrenza (§ 791). Ho detto che i liberisti estremi sono. 1 « S a u f ]’ A n g l e te r r e . facendosi il movimento sociale al modo stesso di tutti gli altri movimenti. p r i u c i p a 1e m e n t p a r c e q u ’ il e s t f a v o r a b l e a u x i n t é r è t s de c e r t a i n s e n t r e ­ p r e n e u r s . 7 . formando un piccolo gruppo di p e r­ sone di eletta intelligenza e di buone intenzioni. eccellente in t u t t a la p a rte c r itic a . nè l ’insuccesso è loro colpa individuale. secondo la linea della minore resistenza. Si v e d a il Giornale deyli economisti. B . E noi perciò assi­ stiamo in Italia a questo curioso spettacolo. in quanto gli uni e gli altri si dimostrano critici acerbi e penetranti dello stesso fatto. i liberisti debbono star contenti alle frasche e ai fiori della maldicenza e dei sospiri. ideologi. ricordando altri program m i sociali. Ma voglio semplicemente affermare che. e i secondi «socialismo b o rg h e se » . M a te r i a li s m o storico.

dalla N atura delle cose. e. può ancora acquisire al suo do­ minio. ma nello Stato. la reverenza. come tutti gli uffici sociali. Oh gli abusi che si fanno di questo nome « Scienza » ! Un tempo. dall’ Ente divino. fatte di passioni e interessi degli uomini. di nuovo. grande o piccola che essa sia. Ora coloro. m a nel m isurare que­ sta forza si cade nei maggiori inganni. che più hanno la bocca piena della .i le quali e ntrano la tradizione.PER LA I N T E R P E T R A Z I O N E E LA C R I T I C A che consiste nell’accettare l’ideale socialistico. le sarà sempre ribelle. anche di g ran d i filosofi. dai quali si Vedrebbe come le più umili conclusioni pratiche. di Schopenhauer. e altre impressioni e sentimenti che la psicologia collettiva analizza. per u n ’altra gran parte. ma come scopo ultimo e forse non mai pienam ente conseguibile. La m e ta ­ fisica ipostatava ciò che poi trionfalm ente deduceva. in parte. siano state spesso metafisicamente convertite in deduzioni dallo Spirito. di Rosmini. e nemmeno semplicemente nell’opinione dei ben pensanti. E si potrebbero arre care esempi curiosissimi. E già il giovane M arx spiritosamente scopriva nell’ hegelismo di Bruno Bauer 1'« a rm o n ia p restabilita della C r i t i c a criti­ camente condotta (kritische Kritik) con la C e n s u r a te­ d e sc a » . e nel porre la forza efficiente. in quel campo che la scienza. dalla finalità dell’ Universo. per un complesso di circostanza tr. questi abusi erano monopolio della metafisica. come in molti casi ha provato la critica socialistica. e. la coscienza di qualcosa che supera g l ’individui. concepito come potere c r e a ­ tore. a ogni modo. alla cui na tu ra dispotica p are v a n o consentanei. Non può di certo negarsi che anche l’ufficio dello Stato. di Hegel. m a che. di­ stribuendone la parziale attuazione sopra una lunga scala di secoli. indipendente e superiore alle volontà individuali. nel campo d ell’opinione. acquisti indipendenza e sviluppi forza p ro p ria . siamo sem pre dinanzi a un cal­ colo. non in u n a classe rivoluzionaria.

). e non è scienza il f a t t i b i l e 1. p r o g r a m m i p r a t i c i d a p r o p o s i z i o n i s c i e n t i f i c h e . cosa affatto su p e r­ flua nelle questioni pratiche? A questo paradosso si vuol giu ng ere? — 11 lettore attento si sarà già accorto. come alcuni pretendono.. La scienza. Un g ran num ero di problemi. o quando entram bi stabilivano la stretta connessione tra modo di produzione e modo di 1 Si può o ss e rv a re che nella difficoltà di divid ere il p u r a m e n te scientifico dal pra tico è la principale cagione dei pericoli e delle m iserie delle discipline sociali e politiche. d unque. Ma il d e s i d e ­ r a b i l e non è scienza. E si può a n ch e s o r r i d e re di q ue i n a tu r a li s ti o di quei loro in g e n u i a m m ir a to r i. vengono. che qui non si disputa dell’ u t i l i t i l della scienza. delle scienze n a tu r a li. 2 Si veda la prefaz. l’assurdità della creazione dei b o n i d i l a ­ v o r o . ossia del lavoro-m oneta. e ora a nche in francese nella r i ­ s t a m p a del tes to o riginale della ste ssa o p e ra (Paris. che farebbero in pochi a nn i. sibbene della p o s ­ s i b i l i t à d i d e d u r r e .D I ALCUNI C O N C E T T I D E L MARXISMO 99 parola « S c ie n z a » . quando il M arx m ostrava. ted e sc a della Misere de la pialo supine (2* ediz. P e r d ar un esempio. contro il Proudhon e i suoi predecessori inglesi (Bray. in quanto è conoscenza delle leggi dei fatti. rendendo agevole distinguere in esse quel che è scientifica­ mente a c cenabile da quel che si può conoscere solo incom ­ piutam ente. S t u t t g a r t . con tale procedere. come dicono. della Sociologia q u a lc o sa di sim ile all’A strono m ia). sui quali si di­ sp uta com unem ente. schiariti e risoluti. 1892). forse meno g iu ­ stificate. G ia rd e t B r ié r e . (Un c a n ­ dido q u a n to v alente a str o n o m o ita lia n o h a pro posto te s té la c r e a ­ zione di « o s s e rv a to ri sociologici ». Gray. fanno di u n a particolare forma dell’i n ­ telletto una sorta di Sibilla o di Pitonessa. alla traduz. . dice lui. al lìo d b e r tu s 2. La cognizione scientifica è. può essere valido istrumento a semplificare le questioni. che si offrono a com piere la salv azion e delle scienze sociali e politiche con l 'a p ­ plicar loro i m etodi. ecc. e poi altre. e quando l’ Engels moveva critiche analoghe al Diihring. 189(3). e solo codesta possibilità si nega.

con la quale il M arx intese correggere e allargare la legge ric a rdia na dedotta d a ll'usu rp azio ne progressiva della rendita fondiaria. m irando a provare l’incongruenza delle illazioni con le premesse.100 P E R LA I N T E R P E T R A Z I O N E E L A C R I T I C A distribuzione. della proposizione: clie ogni sorta di protezionismo importa di­ struzione di ricchezza. quando. elie rigorosam ente conducono i liberisti.. ) . Quella clausola « sotto alcune condizioni » è il punto da osservare. E. e c c . i punti di congiungim ento dei nostri ideali con le cos^. 1 A n c h e il s o s ta n t iv o «com uniSm o* < più proprio. — S ulle re la zio n i t r a la d o t tr i n a m a t e ri a li s t i c a della sto ria e il socia­ lism o. E. Nel che si può vedere come ben sentisse il Labriola. T u tte le leggi scientifiche sono leggi a s tr a tte . s o t t o a l 'c u n e c o n ­ d i z i o n i . appunto perche l'astratto non è una realtà. noi troviamo. op. essi si aggiravan o nel campo proprio della dimostrazione scientifica. . un nostro modo di pensare. ma uno schema del pensiero. essa non può diventare q u e s t a p e r ­ c ezio n e ste ssa . che fosse sostituita da quella di «comuniSmo c r itic o » 1. potrebbe dirsi. j j o ì s ì h i . ossia le interne c on tra dd i­ zioni dei concetti criticati. scientificamente certa la fine d ell'ordinam ento ca ­ pitalistico borghese. c attolico. se fosse esattam ente stabilita quella legge della caduta tendenziale del saggio del p ro ­ fitto. p e rchè vi ‘ j sono p a rec ch i «socialism i» (ch-mocratico. direi quasi. p u r senza dirne le ragioni. Se poi dalle leggi astratte e dai concetti passiamo al­ l ’osservazione della realtà storica. di S ta to . Lo stesso è da dire della dimo­ strazione. di certo. cit. pure restando dubbio ciò che potrebbe succedergli. mostrandosi scontento della denominazione di « so­ cialismo scientifico ». e fra l’astratto e il concreto non c’ ò ponte di passaggio. a b ­ breviato. si v e d a G u s t i l e . proponeva. se la conoscenza delle leggi rischiara la nostra percezione del reale.

di rivolgere una preg hiera al Signore e giuocare il sì e il no a pari e caffo 1. famoso per molte miglia a ll'intorno del paese in cui am m inistrava giustizia per la giustezza delle sue sentenze. che le gra n d i personalità sto ­ riche hanno avuto il coraggio di o s a r e . disse Lutero. E. e tener poi sempre presente. L 'a r ­ dimento storico non sarebbe ardimento. disse Cesare. di certo. che aveva il semplicissimo metodo. e praticam ente risolversi quando il non risolversi è colpa. come nei fanatici o negli ispirati dal Signore. e con un po ’ d'iperbole si può anche dire. come si è detto di sopra. e l ’uomo non è solo intelletto. Lasciamo 1 Pantagruel. Questo è il punto: e in esso son tutte le angosce degli uomini adusati a m editare. 39-4o. di cui r a c ­ conta il Rabelais. c ’è l’uomo fantastico e passionale. Nè si vorrà. P e r fortuna. Di fronte a ll'a v v e n ire delle società. nel tempo stesso. la logica non è la vita. « Alea iurta est».DI ALCUNI CO NCE TTI D E L M ARXISMO 101 ma entriamo anche in quelle previsioni e congetture. Ma bisogna sforzarsi di giungere a un convincimento subiettivo. essere consapevoli della relatività delle nostre c r e ­ denze. che l'a rte ha simboleggiata in Amleto. la varietà delle opinioni e delle tendenze. se fosse accom pa­ gnato dalla sicura visione anticipata degli effetti. Ma occorre. che le cose seguono il loro corso. 111. se negli stessi uomini nei quali è svolta la facoltà critica. a m en ! ». imitare quel tale magistrato. « Goti helfe m ir. nelle quali resta sempre non eliminabile. . nella vita delle società l’ intelletto ha parte circoscritta. e di qui nasce spesso la loro impotenza pratica. sul punto di prendere la decisione. è il caso di ripetere con Fausto: — Chi può dire io c r e d o ? Chi può dire io n o n c r e d o ? Non già che qui si voglia raccom andare o in alcun modo giustificare il volgare scetticismo. indipendentem ente dal giudizio nostro. di fronte alle vie d a seguire.

e che noi siamo come v i s s u t i dalla S to ria» . che « la S t o r i a è la vera signora di noi uomini tutti.102 P E R L A I N T E R P E T R A Z I O N E E LA C R I T I C A ai chiacchieroni (che predicano. ma nelle aule universitarie o nelle sale dei congressi e delle conferenze) il gridare che la Scienza (e propriam ente la loro scienza) è la regina e la dom inatrice della vita. non dirò sulle piazze dove non sarebbero creduti. E noi contentiamoci di ripetere col Labriola. .

Lasciando questa seconda considerazione. è ve ro. fermiamoci un po’ sulla prima forinola. che suol destare d ’ordinario i maggiori scandali nei non socialisti. « M a rx p a r t des r e c h e r c h e s faites p a r c e tte ^cole ang laise. tanto che molti si adoperano a riformare il socialismo con l’aggiungervi la moralità. Con ciò egli richiam a alla doppia considerazione: 1°) che pel Marx la questione sociale non era questione m orale. d o n t il a v a it fa it u n e é tu d e a p p ro fo n d ie .D I A L C U N I COM G E T T I D E L M AR X IS M O 1U3 V D el g iu d iz io e t ic o R ISPETT O AI PROBLEMI SO C IA LI. m a che non però gli riesce se m ­ pre di evita re . Il Labriola. che ei dice ancora u na volta quali travestimenti burleschi si possano compiere di un a dottrina scientifica. p. e t il v e u t ex p i i q u e r l e p r o f i t s a n s a d m e t t r e a u c u n b r i g a n d a g e » (S okkl. a r t. con l'a rg u z ia che gli è consueta. sferza co­ loro che riducono la storia a un c a s o d i c o s c i e n z a o a un e r r o r e d i c o n t a b i l i t à . a q u e l l o c h e p o i r e a l i z z a s u l m e r c a t o : casi. 1 I / a s s u r d i t à di q u e s t a in te r p e t r a z i o n e si farà e vid e nte sol che si r ifle tta che si h a n n o freq u e n ti casi. cit . 2'27j. nei quali esso c apita lis ta va i n c o n tro alla ro v in a e al fallimento . come al­ cuni semplicisticamente intendono. . quasi che basti resti­ tuire a ll’operaio l’ importo del sopralavoro indebitam ente esatto. nei quali il c a p ita lis ta i n d u s t r ia l e p a g a pel lavoro d ell’operaio u n p r e z z o s u p e r i o r e . e non già la d e n u n c i a d i u n f u r t o . perchè i conti tornino in regola e la questione so­ ciale sia bella e risoluta *. e 2°) che l’analisi da lui fatta del capitalismo im portava lo stabilimento delle leggi che regolano una determ inata forma di società.

buono o cattivo. ehe schiavitù.104 PER LA Ì X T E R P R T R A Z I O N E E LA C R I T I C A Invero. che nessun ordinam ento sociale. non viene distrutta c nemmeno in ta c c ata: ossia. d a quando almeno è uomo. non ne h a fatto mai di m eno: la società. e tali giudizi sareb ­ bero invece diretti contro cosa che non è stata voluta da nessuno. di nessuna sorta. p. servi. gli uni come gli altri. 303: la giustificazio ne storica citila divisione delle classi. Si potrà. ma è da tutti accettata e sopportata. Innanzi a tale condizione di fatto. qual valore avrebbero le nostre condanne morali contro quegli esseri umani dominatori. ovvero del servaggio. Quelle asserzioni. perchè non può essere diversam ente. che paiono d ’ indifferentismo morale. i quali. Questo c ciò che il Marx chiam a impotenza della morale. che. 1 Si v e i a ue\VAlitiliiiJtring. lam entarla: ma. si perde tempo. Le nostre con­ danne sarebbero le condanne dell’ ineluttabile: un im p re ­ care leopardiano al «b rutto Poter che ascoso a coraun danno im p e r a » . signori feudali e ca p ita ­ listi borghesi. col lam entarla. hanno nel Marx significato ben determ inato ed altresì ovvio. ovvero del salariato: vale a dire. che si chiam ano padroni di schiavi. le quali nessuno sforzo può risolvere. non mai scandolezzamento e indignazione sono stati messi innanzi con minore proposito. senza le quali non si ottenga quella cosa tanto necessaria a ll’ uomo. di certo. . lavoratori liberi. possa sussistere che non abbia la base della schiavitù. Ma la lode o il biasimo morale si riferiscono sempre a un volere. Si pensi per un istante. che si chiam ano schiavi. come è stato del resto pensato tante volte. nè potrebbero compiere se non l’ ufficio ad essi assegnato dalla n a tu r a stessa delle c o s e ? 1. servaggio o salariato siano condizioni naturali dell’ordinam ento sociale. che vale quanto dire inutilità di proporsi questioni. e in favore di quegli esseri um ani dominati. e clic sono perciò assurde. non potrebbero essere diversi da quel ehe sono.

D I A L C U N I C O N C E T T I D K L M AR X IS M O 105 Ma. e la pre. pp. ricercando i rimedi nella n a tu r a delle cose e non nelle nostre fa n ta sti­ cherie e pii desideri.i u o l a . ma. più che da un errore intellettuale. e sp e c ia lm e n te pp. per la quale molti bramano conservare alle loro povere parole l ’efficacia del verbo divino. a . E si deve credere che la ripugnanza venga. i x . le osservazio ni sulle difficoltà che i n c o n t r a la d o t tr i n a del m a te ria lism o storico nelle disposizioni degli anim i. te d e sc a della Misere de la philosophic. op. ( 9 ediz. cit. semplicemente.x . per c erti r isp e tti a nalogo a q u e sto delle d isc u ssio n i s u l ­ . Ecco il senso dell’altro detto del Marx: che la morale c on danna il già condannato della storia l. anche da parte di chi accetti la più rigorosa delle dottrine etiche.. pp.. quando invece quelle relazioni di assoggettamento non si concepiscono come necessarie per l’ordine sociale in genere. non riesco a vedere. 1 T r a i molti luoghi. lett. che erea la luce col suo fìat 2. Quale difficoltà si opponga ad am m ettere giudizi siffatti. e come i socia­ listi stimano che sia per accadere per le fasi ulteriori della civiltà m oderna rispetto al salariato ed al capitalismo).. a n c h e L a i '. 61-2. e di volerne fare qualcosa di acc id e n ­ tale o di relativo. Si v e d a n o in L a k r i o i . e in certa m isura efficace ad accelerare il processo di dissoluzione e a spazzare gli ultimi rimasugli did passato. lett. faz. allora la c o nd ann a morale è giustificata. e iu to r u o a coloro che voglio no « m o ra lise r le socialism e ». V i l i . che c o n ferm an o q u e s t a i n te r p e tr a z io n e . alla trad u z . Cfr. si ve d a n o A ntid u h rim j. U n caso. ma semplicemente come necessarie per uno stadio storico di esso. cit. e quando cominciano a formarsi nuove con­ dizioni che rendono possibile l ’abolirle (come fu il caso del progresso industriale di fronte al servaggio. . S t u t t ­ g a r t. di stabilire le c o n­ dizioni del progresso dell’ umanità. Qui non si tra tta di sconoscere la dignità della morale. riportando l’attenzione dagli effetti inevitabili alle cause fondamentali. 152-M 206. d all’ u m a n a s u ­ perbia o vanità. 1?92).

106 P E R LA IN T E R P E T R A Z I O N E E LA C R I T I C A Lo stesso sentimento deve trovarsi forse in fondo alla maraviglia onde si suole accogliere l’altra massima pratica dei socialisti: che l’operaio si educa con la lotta politica. a n c h e q u e lle p e r le quali n o n p ro v a v a in te r e s s a m e n t o o sulle q ua li n o n c re d e v a di a v e r n u l la di nu ovo da dire. secondo cioè le in te n z io n i e i ri s u l ta m e n t i . e cioè che. m a che r i t o r n a di contiu n o e si afferm a a n c h e n e ll ’o p e ra del prof. e coi tristi oc co rro n o p ro c e d im e n ti tristi. T u farai v iolenza a chi fa re b b e violenza a te. che induce alla lotta. n è benefiche nè m a l e ­ fiche. 1’ e t i c a d e l l a l o t t a ? E g li v a d ir itto alle c onclusioni p ra tich e . se non n o m i n i c h e si e d u ­ cano m o ra lm e n te ? l 'e t i c a del M a rx . . T u i n g a n n e r a i chi t ’ i n g a n n e ­ r e b b e di certo. Villari. che leggono i loro giornali. in così s tr a ­ gra n d e num ero di uomini. inteso come mòta o punto di approdo » Quali mezzi hanno a loro disposizione i predicatori di m assime morali p er ottenere un effetto p a r i? Che cosa sono quegli operai. — Il M a chiavelli m u ove dallo sta b ilire u n fatto: la c ondizione di lo tta . e d à re g o le conform i a q u e s t a c o ndizione di fa tto P e r c h è d oveva fare. E a me è a c c a d u to se m p re di d o m a n d a r m i p e r qual ra g io n e . e segnatam ente di operai e di piccoli borghesi. S a re b b e il m e de sim o che r i m p r o v e r a r e a chi faccia r i c e r c h e di c h im ica di n o n r isa lir e alle in d a g in i g e n e r a li m eta fisic he sui principi del re ale. « questo caso veram ente nuovo ed im ­ ponente di p e d a g o g i a s o c i a l e . si formi u n a coscienza nuova. n e lla q u a le si t r o v a la so cietà. che si uniscono in associazioni. Quel e h ’ è c erto. p e r qu a l obbligo. lui ohe n o n e ra ta g l i a t o a filosofo m o ra lis ta . nella q uale concorrono in egual m isura il sentimento diretto della si­ tuazione economica. della s u a Storia della letteratura). e la p ro p a g a n d a del socialismo. Gli u om ini sono t r is ti (dice). discutono gli atti dei loro delegati. d i v e n t a n o tali secondo i fini s u b ie ttiv i e gli effetti obiettiv i del­ l’azione. nella crescenza del socialismo tedesco. il q u a le r ipon e l 'im p e r f e z io n e del M achiavelli in ciò: c h ’ egli n on si pro pose la q u e s t i o n e m o r a l e . accettano le decisioni dei loro congressi. — Q ueste m as sim e no n sono n è m orali n è im m orali. Ma il Labriola ha ben ragione di am m irare. p e r qu al c o n t r a t t o il M a chiavelli do vesse t r a t t a r e ogni s o r t a di q u e s tio n i. è la c ritic a tr a d iz io n a le a ll 'e ti c a del M a c h ia v e lli: c r itic a che fu s u p e r a t a dal De S a n c tis (nel capito lo i n t o r n o al M a ­ c hia velli.

cioè. che n o n si t r a t t a mai di mezzi im m orali. cap. m a se m p lic em en te in a d a t t i e d i s a d a t t i . — Il cu lm ine della confusione v ien e poi a tt i n to da coloro. no n p e r uom in i che lo tta n o p e r afferm are il loro diritto. Il timore. come dicevo.D I A L C U N I C O N C E T T I D E L M AR X IS M O 107 Ha in quel sentimento di ripugnanza. u n ’analisi u n po’ a c c u r a t a rico ­ nosce subito. che i n tro d u c o n o nel pro b lem a l ’a s s u r d a d istin zion e di m o rale p r i ­ v a t a e di m o r a l e p u b b l i c a . e nel desiderio clic essi mostrano di pren dere in nome della morale o della religione la direzione spirituale educativa dell’operaio. negli esempi che si sogliono c ita re ad terrendum. P u r b a s t a c o n sid e r a re che i m e z z i . ed in cui era nulla la cultura politica delle plebi *. E . delle quali ci h a p r e s e n t a to a n c o r a esem pi l ' I t a l i a o dierna. e che «mezzo im m o r a le » . 11 Villai’i è a n c o ra im pi­ g liato ne lla v ie ta form ola del «fine che giustifica i m ez zi». o con q uelle e conom iche delict Trades Unions in I n g h i lt e r r a . perchè la qualifica di m orale e im m o ra le non a p p a r tie n e se n o n al fine. ma. X V I I I ) . 1 E sa rebb e il caso di c h ia m are a p a ra g o n e le rivo lte di c o n ta d in i. E la p au ra. n o n si posso no d i s t in g u e r e in m o r a l i e i m m o r a l i . m a di fini i m m o r a l i . dubbi affatto a n a ­ loghi ricom paiono ora a proposito delle m as sim e etiche del m arx ism o. dice lo stesso Machiavelli (P rincipe. e del «fine m o rale» e dei « m ez zi im m o r a li» . direi. ecc. . con le lotte politiche degli operai tedeschi. a p p u n to p e rch é sono m e z z i . un timore e un a p aura. e poi nella gu e rra dei contadini della Germania. q u a n d o non è u n ’esp ressio ne del l in g u a g ­ gio volgare. laddove la coscienza risch iarata può ricevere solo u n a m o rale che volesse i n t r o d u r r e per la g u e r r a le m assim e della pace sa rebb e u n a m o rale p e r a g n elli da sg ozzare. e c c . q u e sto p re c e tto n o n s a r i a b uo n o . é u n a c on tra d iz io n e in te rm in i. Mi si perdon i la d ig ressio n e. come nelle jacqueries del secolo decim oquarto in F rancia. quasi che simili sfrenam enti la storia non li ricordasse appunto nei tempi pei quali maggiore si suol presumere l’ impero della religione sulle coscienze. che viene dall’ intendere che i moti proletari istintivi e ciechi si do­ mano. c’ è anche. che la forza politica del proletariato possa portare a uno sfre­ namento bestiale di masse popolari e a non si sa quale sconquasso sociale.» . ehe anim a molti verso le massime pratiche dei socialisti. « E se gli uom ini fossero t u tti b uoni.

« che non sono maggiori dei pericoli che danno branchi di orsi o di lupi affam ati»? Chiarite queste proposizioni di etica e di pedagogica socialistica. nelle loro opere. E dirò ancora di più: a me che. e che non veggo ancora superata la posizione assunta dal K an t. Im porta bene sta­ bilire che le loro conclusioni rispetto all’ufficio della morale nei moti sociali. in fatto di etica. a proposito delle rivolte degli schiavi dell’antica Rom a: che gli Stati sarebbero ben felici se non avessero altri pericoli fuori di quelli che ad essi possono venire dalle rivolte di proletari. e anzi la veggo da alcune tendenze modernissime rafforzata. . perchè nè il Marx nò l’Engels furono filosofi dell’etica. M oral und Tìerltt. che abbiamo 1 sii ved a ili p a rtic o la re p a rte I. non può molto g a rb a re il modo in cui l’Engcls discettò contro il Diihring sui principi della morale nel suo noto li b r o 1. razionalisti. e nemm eno opportunità. o che cosa altro? Mi si perm etta di rispondere che questa dom anda non V ia molta importanza. idealisti. 11011 contengono nessuna contraddizione di principi <*tici generali. 11011 son riuscito ancora a liberarm i dalla prigionia della critica k a n ­ tiana. IX . se p ure qua e là urtano contro i pregiudizi della pseudomorale corrente. utilitari. cap. forma scien­ tificamente elabo rata. e rispetto al metodo di educazione del prole­ tariato. alcuno potrebbe ancora d o m an dare: — Ma qual ora il pensiero filosofico del M arx e d ell’Engels intorno alla m orale? Erano essi relativisti.10S PER LA I N T E R P E T R A Z I O N E E LA C R I T I C A sconfìtte temporanee. edonisti. nè spesero molta parte del loro ingegno intorno a siffatte questioni. E irigs W ahrheiten. Anche qui si ripete il procedere. e qualche frizzo e qualche sarcasmo non sono documenti bastevoli a instituire una discussione in proposito. Le loro personali opinioni sui principi dell’etica non presero. Non osserva il Mommsen.

e G k x t i l f . 891. ma erroneamente). prende a considerare l ’i n d i v i d u o i s o l a t o . di certo. il pro b lem a del pe n siero e d ell’essere. Ludwig Feuerbach und der Ausgawj der klassischen deulscheu Philosophic (2a ediz.DI A LC U N I C O N C E T T I D E L MARXISMO 109 già censurato a proposito delle discussioni sul concetto g e ­ nerale del valore. se si vuole.. 1 Si vedono i p e n sieri del M a k x : Ueber Feuerbach. dissertare del principio dell’etica secondo il Marx mi pare fatica vana per mancanza di materia. nel citato volume. in a ppendice allo sc ritto d e l l ’E N G E L S . si. variam ente r i­ soluti. se la si r i­ ferisse solamente alle concezioni etiche nel senso di com­ plessi di particolari regole e giudizi morali. ed esplicitamente dichiara trattarsi di u n a costruzione a stra tta ( Denkschemci). i principi fondamentali e direttivi della morale. in Revue de mctaphysique. pp. E. — L a * filosofìa della p ra x is > é o ra s t u d i a t a di prop osito dal G e x t i l k . 1. c. M oltre queste particolari regole. ed anzi essa potrebbe in generale dirsi esatta. L a b r i o l a . l’analisi presenta a*.. Anche in quella critica sono molti colpi bene aggiustati . passim . anzi di su p e r a r e . non sono dal Marx e da ll'E ngels presi in considerazione. 1897. appunto perche sono sempre nati per certi tempi e per certi luoghi. S otto q u e s t ’a sp e tto (oss ia r e s t r i n ­ ge ndo l’affermazione alla d o t tr i n a della conoscenza) si po treb b e p a r ­ lare col L ab rio la di u n m a te ria lism o storico in q u a n to f i l o s o f i a d e l l a j j r a x i s . ossia come di u n m odo p a r tic o la r e di con cepire e di risolv ere . ma. d e l 1845.. p. S t u t t g a r t . op. per bisogni di scientifica astrazione. . o cfr. veram ente. 59-62. cit. relativi a de­ term inate situazioni sociali. che q uell’uomo isolato non è se non una nuova edizione del primitivo Adamo nel Paradiso terrestre. 1895). i quali complessi non possono pretendere a validità per tutti i tempi e per tutti i luoghi. Dove il Diihring. A x d l e r . che danno origine a problemi i quali possono essere. l’Engels dice (spiritosamente. se alcuno potrà mai dis­ sertare della «do ttrin a della conoscenza secondo il Marx» ‘..

sul qu a l p u n to il p e n ­ siero del M a rx e d e ll 'E n g e l s no n è s e n z a o s c u r i tà e c o n tra dd iz ion i (efr. che alcuni p re a nn un ziano 2. cosi si può p a r la re della s u a f i n e . • Cu. A x d l k k .. 1 A lc u n e in te r p e t r a z i o u i p o tr e b b e r o essere sem plici sp iegazioni verbali. fino a quella ardita proposizione di storia della filosofia. s u lla «dissolu zio ne del m a rx i s m o » . che minaccia di diventare q u a l­ cosa di simile alla screditata f e r r e a l e g g e d e l s a l a r i o . L ’A n d l e r p r o m e t t e u n libro. A nlulilhring. m Le osservazioni precedenti sono in parte tentativi di in te r­ petrazione. e di e siste n z a di classi do m in a tric i. es. A lc a n . e sugli svolgimenti particolari e le applicazioni storiche e pratiche del m a r ­ xismo Se la « dissoluzione del m arxism o ». 1897). e fa ora u n corso di lezioni. dovesse significare una rigorosa revisione critica di esso. com e si può p a r la r e in tal caso d e l l ' o r i g i n e dello S ta to.110 P E R L A I N T E R P E T R A Z I O N E E LA C R I T I C A VI Co n c l u sio n e. P u r b a s t a rifle tte re che « S ta to » pei socialisti è si­ no n im o di differenza di classi. pp.. come c irc a l ’ostica proposizione che il socialism o m iri ad a bo lire lo S ta to. sarebbe davvero la be nvenuta. — N on poca f la b o r a z i o u e c ritic a rich iede la co ncezione del m odo in cui v iene c o n ­ c e p ita la fine della so c ietà c ap italis tic a. i l a altri punti m eriterebbero di essere sottomessi a revisione: a co­ m inciare da quel c o n c e n t r a m e n t o d e l l a p r o p r i e t à p r i ­ v a t a in p o c h e m a n i . p. A ntidiihring. e 297). E si potrebbe portare l’ attenzione sopra altri gruppi di quesiti che noi non abbiamo considerati (p. il che n o n significa la fine della società re g o la ta (cfr. 802). sulla concezione della società futura). . p e r c o m p re n d e r e che. che il p r o l e t a r i a t o s i a l ’ e r e d e d e l l a f i l o s o f i a c l a s s i c a t e d e s c a . e in parte di correzione critica di alcuni concetti e dottrine del M arx e della le tte ra tu ra marxistica. Les origine* du socialixme d ’état en Allemctgne (P a r is . 287 sgg.

3° Sotto il rispetto pratico. senza dubbio. dirò che in essa si prop ug na: 1° Sotto il rispetto della scienza economica. per offrire in compendio i principali concetti esposti in questa memoria. torniamo a protestare vivamente. che tra tta delle condizioni del lavoro nelle società. ma perda a dd irittura qualsiasi im p or­ tanza. 4° Sotto il rispetto etico. cervellotico l’aborrim ento che professano taluni per la scienza p u ra e per le astrazioni. m a semplice c a n o n e d ’ interpetrazione storica.D I ALCUNI C O N C E T T I D E L M A RX IS M O 111 Intanto. e l’ intendimento della dottrina come fecondo bensì. ma non è meno cervellotica l’esclu­ siva stima delle proposizioni astratte. A molti sem brerà che. dovendosi portare il giudizio dei program m i sociali nel campo dell’osservazione em pirica e delle pratiche pe rsu a ­ sioni . esso non solo non sia più una vera e propria teoria scientifica (il clic siamo ben di­ sposti a concedere). dei corollari: quasi che in eiò consista non si sa quale aristocrazia dello spirito umano.. dei teoremi. I puristi economici . E. delle definizioni. la n e g a z i o n e della intrinseca a m o r a l i t à o dell’intrinseca a n t i e t i c i t à del marxismo. 21 Sotto il rispetto della teoria della storia. ma in quanto econo­ mia sociologica com parativa. ridotto il materialismo storico nei confini in cui l ’abbiamo ristretto. e contro questa seconda conseguenza noi. come già altra volta. giacché quei procedi­ menti intellettuali sono indispensabili alla conoscenza stessa della realtà concreta. intesa non in quanto scienza economica generale. la l i b e ­ r a z i o n e del materialismo storico da ogni concetto ap rio ­ ristico (sia esso eredità hegeliana o contagio di volgare evo­ luzionismo). la g i u ­ s t i f i c a z i o n e della economia marxistica. Aggiungerò u n ’osservazione sul secondo punto. l’ i m p o s s i b i l i t à d i d e ­ d u r r e il program m a sociale marxistico (ma anche ogni altro program m a sociale) da proposizioni di p ura scienza.

per persuadersene. se­ veram ente. ad analizzarlo. di certo. Anzi. definizioni sottilmente elaborate della « s o c ia lità » . anche la pratica quotidian a della politica sociali­ stica non può essere. cercata nelle tendenze obiettive della società m oderna (necessità della dissoluzione capitalistica e dell'ordinam ento comunistico come il solo p r o g r e s s i v a m e n t e possibile). E dalle reti a larghe maglie delle astrazioni e delle ipotesi scivola. non ci ha dato. e che c 'i m p o r ta conoscere. e neanche! troppo a rd u a .112 P E R LA I N T E R P E T R A Z I O N E E LA CRITIC A (per non togliere esempi da altri campi. Se il pro gra m m a sociale del m arxism o non può essere con­ tenuto tutto nella scienza m arxistica nò in a lc u n ’altra scienza. Il Marx. come sociologo. e nondimeno poco sapidi: basti considerare. per questo rispetto. e si potrebbe tro ­ varn e in copia nelle matem atiche pure) mostrano col fatto come non sia poi sovente cosa troppo importarne. come se ne pos­ sono trovare nei libri di qualche sociologo contemporaneo. p u r con le sue proposizioni approssim a­ tive nel contennto e paradossali nella forma. a sua volta. il « Machiavelli » del proletariato. co ntenuta tutta nei principi generali del program m a. Ed aggiungerò anche un'osservazione sul terzo punto. dei tedeschi Simmel e Stam m ler o del francese D urckheim . quanti e quanti eponimi di nuovi teoremi sbuchino fuori da ogni angolo delle scuole di G erm ania o d ’Ing hilterra. Il qual p ro gram m a. la «sc o p e rta » di « te o re m i scientifici». inaf­ ferrabile. a titolo di onore. la realtà concreta. a pen etrare in ciò c h 'ò la società nella sua realtà effettuale. ossia il mondo stesso in cui noi viviamo e ci moviamo. im peccabilmente scientifici. mi meraviglio come nessuno finora abbia pensato a chiamarlo. ma egli insegna. 3°) un m e t o d o (aiutare lo svolgimento estremo della bor­ ghesia ed educare politicamente la classe destinata a sue- . offre: 1°) un f i n e ultimo (l'ordinam ento tecnico della società): *2°) una m o t i v a z i o n e s t o r i c a di questo fine.

la continuazione dell’opera politica del M arx è assai più difficile della con­ tinuazione della sua opera scientifica. dal quale questo scritto ha preso le mosse. M a t e r i a l i s m o s t o r i c o . il movimento socialistico in ternazionale. il K au tsk y e il Bernstein in Germania.DI A L C U N I C O N C E T T I D E L M A R X I S M O 113 cederle). col consiglio e con l’opera. N o v e m b re 1897. E se in questa se­ conda continuazione i cosiddetti m arxisti sono caduti tal­ volta in un poco ammirevole dommatismo scientifico. t a ­ luni casi recenti chiamano a meditare il pericolo. e riempie di g ravi am m onim enti il nuovo libro del Labriola. C r o c e . Ora. . mercè la sua politica genialità. il Sorel in F ran c ia . ma non poteva dare precetti e catechismi buoni per tutte le con­ tingenze e complicazioni storiche. Ciò rende pensosi tutti i più avveduti marxisti. 13. che anche la continuazione della prim a possa pervertirsi in un dom ­ matismo di pessimi effetti. qual è il dommatismo politico. ha per molti anni accom pagnato e guidato. Il Marx.

■che gli sembra troppo fram m entaria. L’ Engels. in verità. . e non ai meno arrischiati di essi.IV . 1 W irtschafl und liccht nach der materialistischcn Geschii. fu dei primi a dare al materialismo storico significato su ­ periore a ll’originario. si riferisce lo Stammler. ai quali. invece. ehe chiama la più perfetta. Sta di fatto ehe sopra le primitive osservazioni del Marx si sono venuti accumulando molteplici tentativi di u n a teoria generale della storia e della società . prendendoli come punto di partenza del suo lavoro di critica e di costruzione. com ’è noto. meno facilmente si riduce a schematica teoria. C. l ’« autentica» (!) esposizione dei p rin ­ cipi del materialismo sociale. V e it u. E u d o l f S t a m m l e r . e all’Engels sì deve. STAM&LER Chi prenda a leggere con attenzione il libro del profes­ sor Stammler 1 si avvede presto che in esso non si • tratta già del materialismo storico in quanto utile canone per interpetrare la storia concreta. la denominazione stessa di «materialism o storico».-hlaau/fassung. e.. anziché in quella del Marx. E forse appunto per questa ragione gli piace discutere il materialismo storico nella forma datagli d a ll’Engels. IL LIBRO DEL PROF. E in e socialpliilosophisc he U n t e r s u c h u n g von dr. 1896). P ro fe ss o r a n d e r U n i v e r s i tà t H a lle a S . (Leipzig. ma del materialismo storico con­ siderato in quanto s c i e n z a o f i l o s o f i a d e l l a s o c i e t à .

Stam m ler nota come nelle proposizioni di cui si valgono i materialisti storici: «il fattore economico domina sugli altri della v ita sociale». e che resta perciò un semplice vocabolo. non a un con­ cetto. «il fattore economico è fon­ dam entale e gli altri sono d ip e n d e n ti» . e 2'>) come s c i e n z a e f i l o ­ s o f i a d e l l a s o c i e t à . e simili. il concetto di « economico» non sia stato mai definito.116 IL LIBRO D S L P R O F . come rigorose proposizioni di scienza sociale. La parola « economico » corrisponde ivi. Il prof. che lascia fuori di considerazione ciò che per parecchi (e per me tra questi) è la parte viva e scientificamente interessante di quella dottrina. sebbene ogni persona di buon senso co m prenda agevolm ente a quali ordini di fatti esse accennino. Ma importa avvertire. alquanto strano. Non credo che nessuna persona di buon senso abbia pensato mai sul serio a cercare in quelle p a ­ role una determ inazione rigorosa e filosofica di concetti. come nel linguaggio corrente. STA M M LE R Non potendosi perciò negare che il materialismo storico si sia effettivamente manifestato in questi due modi. e le dà somm a im portanza. q uando egli si restringe a questo secondo p r o ­ blema e lo ripiglia dal punto al quale gli pare che i teorici l ’abbiano condotto. ossia. non v ’ ha niente da opporre allo Stammler. ma a un gruppo di rappresentazioni alquanto d isp a ­ rate. in verità. E a buon diritto fa questa obiezione. ossia 1°) come m o v i m e n t o s t o r i o g r a f i c o . alcune delle quali anche di contenuto non qualitativo . sarebbe. Met­ tere a fondamento della scienza un concetto che non si saprebbe poi nè definire nè chiarire. posto c h ’egli considera e intende quelle sentenze come affermazioni di leggi. Ma la sua obiezione perde im portanza q uando quelle prop osi­ zioni vengano intese come « riassunti di osservazioni e m ­ piriche a sussidio di chi si volga a inte rpe tra re i fatti so­ ciali c oncreti». c h ’ egli di storia e di questioni storiologiche non tr a tta . lo­ gicam ente se non p raticam ente distinti.

ma non si tra tta di ciò. e h ’ è il principio econo­ mico. nel qual senso sarebbe a d dirittu ra assurdo affermare che il fatto economico. ai bisogni del pane. per esempio nel senso in cui ò usato nella p u ra economia.. in un modo o in un altro. Quando si afferma che. Stammler. aver presente l’uomo storico. delle relazioni sessuali. di co n­ dotta. alle classi e sottoclassi legate da determinati interessi comuni. Se (per spiegarci meglio su questo punto. per esempio. un a parte di essi fatti. Di certo. il p r i n ­ cipio stesso di qualsiasi azione. queste varie rappresentazioni non sono riducibili a c o n c e t t o unico. come vedremo. quale si usa in quelle p ro p o ­ sizioni. e non è concepibile che si operi poco o molto. e puram ente formale. perchè qui siamo in sede affatto diversa da quella in cui si dibattono questioni di na tura rigorosamente concettuale. c così via. ossia se per esso s ’intende il principio conforme al quale si cerca la massima soddisfazione col minore sforzo possibile. delle vesti. alla distribuzione della ricchezza. preponderante o eguale a quella di altri) nella vita sociale.. S T A M M L E R 117 ma quantitativo. delle cosiddette soddisfazioni morali. un particolare significato. nell’ interpetrare la storia. nella parola « economico ». P er ritrovare. concepire azioni umane con certi fini d e te r­ minati. ossia tutti i fatti sociali nella loro concretezza. di stima. di . e anzi l’uomo medio della storia o di u n ’epoca storica più o meno lu n g a . gli assegna il prof. pensare. col dire che questo fattore ha p arte (fondamentale. bisogna uscire d all'a stra tto e dal formale. la mente corre subito alle condizioni della tecnica. bene o male. dominino sopra. lenza seguirò.I L L I B HO D E L P R O F . L ’economicità è un principio generalissimo. bisogna gu ard a re principalm ente al fattore econo­ mico. d u n ­ que. che merita di­ lucidazione) « economico » si prende in senso rigoroso. non si direbbe nulla di preciso e di pensabile. è ev i­ dente che. e se con esso si abbracciano « tutti i fatti sociali concreti». Peggio ancora se « economico » si assume nel senso che.

ma nel far di questi u na m era apparenza. Lo Stam m ler s’ ing an na nel credere che il socialismo si fondi sulla filosofia m aterialistica della storia. e via. E perciò il suo libro non ci pare una critica del materialismo storico nella sua parte più viva. di poca conseguenza. con buona pace del prof. di quelli. le quali. rispetto agli scopi che sono proseguiti dai singoli componenti della società e ai problemi particolari della vita sociale. sulle scienze. rivoluzione « più politica che eco­ n o m ic a » . per lui. Stam mler. e simili: roba vecchia. di dominio. qu ando chiarisce il senso corrente delle espressioni « fatti econo­ mici » e «fatti politici». per altro. e il materialismo storico è. Stamm ler riconosce ciò. e simili. sulle arti. L'enunciazione del fattore econo­ mico accenna allora a gruppi di fatti particolari. .118 I L L I B HO D E L P R O F STAMMLER vanità. noi cre­ diamo che nelle proposizioni del Marx valgano appunto quelle « piccole considerazioni » da lui accennate sprezzan­ tem ente. lo stesso prof. non sono forse nè tanto piccole nè di lievi conseguenze. a nostro avviso. E non costituisce nemm eno il principio di una critica del socialismo. Queste distinzioni (egli dice) non pos­ sono concepirsi se non in concreto. in quanto disegno di un particolare movi­ mento sociale. come movimento o scuola storiografica. irreale. — Ma. che si sono costituiti nel linguaggio corrente e che sono più pa rtic ola r­ mente determ inati nella storiografia e nei program m i p r a ­ tici del Marx e del marxismo. La critica della storia si fa con la storia. Senonchè. In fondo. Come il materialismo filosofico non consiste nell’affennare che i fatti corporali abbiano efficacia sugli spirituali. storia fatta o in fieri. così il m aterialism o storico deve consistere neH'affermare che l’e c o n o m i a è la vera r e a l t à e il d i ­ r i t t o è l'in g a n n ev o le a p p a r e n z a . nell’o ­ p era del Marx non si tra tta di simili «piccole considera­ zioni»: che la cosidetta vita economica eserciti un'efficacia sulle idee.

si vedrà com’egli non abbia sostanzialmente inteso altro nel riferirsi alla storia come a elemento g iu ­ stificativo del socialismo. accet­ tazione tacita di questa stessa teleologia: ecco un proce­ dere scientificamente scorretto. Negazione della teleologia. sia perchè un risultamento può esser vero anche quando p a rta da una premessa falsa: b asta (c ciò è ovvio) che si abbiano due errori i quali si elidano a vicenda. con risultamento che può essere giusto. in cui consiste davvero il socialismo. sia perchè accanto alla logica dim ostrazione vi ha la felice intuizione. come prog ra m m a sociale. Il socialismo non può appoggiarsi sopra u n ’astratta teoria sociologica.lo Stammler passa indifferente. e che perciò la tesi della socializzazione dei mezzi di produzione. Esso invece è un fatto complesso e risulta da cle­ menti sv ariati. Lo Stammler vuol dire che il concetto di necessità è qui m alam ente introdotto dai m arxisti. perchè la base sarebbe insufficiente appunto perchè a stra tta . Ciò non impedisce che queH’affermazione possa essere veris­ sima. per quel che concerne la storia. deduzioni. Mettiamo da parte le sovrapposizioni dottrinarie posteriori. pago di aver messo in chiaro un errore . che la teleologia è arb itra ria m en te negata. innanzi a cose siffatte. rileggendo senza preconcetti le p a ­ gine del Marx. il presu p­ posto del socialismo non è un a f i l o s o f i a d e l l a s t o r i a . Rimane da esam inare tutto il tessuto di espe­ rienze. aspirazioni e previsioni. L I B R O D H L P R O F . E sarebbe il caso nostro. e. non è m otivata logicamente. «Non è provata scientificamente la necessità della socia­ lizzazione dei mezzi di pro du zion e».IL. non può appoggiarsi sopra u na filosofia della storia a ritmo o piano prestabilito. e. perchè la base sarebbe fallace. ma. S I A i U l L E R lit) quale egli l ’espone: su quella filosofia si fondano piuttosto le illusioni e le fantasticherie di alcuni o di molti socialisti. ma una c o n c e z i o n e s t o r i c a d e t e r m i n a t a d e l l e c o n d i ­ z i o n i p r e s e n t i d e l l a s o c i e t à e d e l m o d o in c u i q u e ­ s t a vi è p e r v e n u t a .

che il punto di p arte n za della ricerca stessa sia da rigettare. Ma lo Stam m ler ragionevolm ente riv e n ­ dica a quella che deve portare il titolo di S c i e n z a s o c i a l e un oggetto determ inato e proprio. la quale ha per fondamento casi di coscienza. più che altro.120 IL LIBRO D S L P R O F . errore nel quale incorrono alcuni. Come può essere mai scienza sociale la Morale. che la scienza della società non c ’è in quella letteratura. o molti che siano. T u tte codeste restrizioni sono necessarie per d e te rm in are l ’àmbito in cui si aggira la ricerca dello Stammler. tra i prop ug natori e pubblicisti del socialismo. dunque. eh "è il f a t t o s o c i a l e . si vedrà c h ’esso. perchè le suggestioni e gli eccitamenti sono diversi secondo gli animi che li ricevono. a studiare il fatto sociale. se il m aterialismo storico non ha dato u na teoria sociale accettabile. pra tic a m e nte si può essere d ’accordo. dà luogo a due teorie distinte. co n­ siderato in generale. Ci è ora la tendenza a dilatare eccessivamente i confini degli studi sociali. i cui concetti si esten­ dono del pari a ll’individuo isolato e alle società? P rendendo. Stammler) non è riuscito a darci una valida s c i e n z a d e l l a s o c i e t à . senza voler già concludere da ciò. non la m o r a l i t à . e q u a n tu n q u e questo sem bra non fosse il suo intento. aneddoto di p sico­ logia individuale. Come può essere scienza so­ ciale l’Economia p ura o la Tecnologia. A noi la lette ra tu ra del materialismo storico ha suscitato invece sem ­ pre il desiderio di riconsiderare la storia in concreto e di investigarne il processo effettivo. STAMMLER nella formola filosofica di un presupposto lontano. l ’una delle quali tra tta il concetto di società sotto l’aspetto c a u ­ . contiene per altro un « eccitamento di somma intensità alla costruzione di simile te o ria » . E codesto è forse. Il p r o ­ fessor Stam m ler soggiunge che. che sfuggono alle regole sociali? Fatto sociale sarà il c o s t u m e . Il materialismo storico (dice il prof. Ciò che non abbia per principio d eterm inan te la s o c i a l i t à non può far parte della scienza sociale.

Causalità e teleo­ logia non possono sostituirsi l'uria a ll'altra. ci si trova innanzi alle società storicamente esistenti. Questa categoria si potrebbe chiamare dei P r o b l e m i p r a t i c i s o c i a l i . che si possono riassumere nel seguente prospetto: stud io ge n era le della so cietà S cienza sociale 1 stud io delle * so cietà c o n c re te ) ’ della fo rm a (scienza te c n ic a di'lla del diritto) — della m a t e ri a • (e conom ia sociale) — del fattibile (problem i pratici). esattam ente interpetrato il suo pensiero. è assegnato dallo Stammler a una scienza. la G i u r i s p r u d e n z a o scienza tecnica del diritto. pure rendendolo a modo nostro. che essa viene elabo­ rando con procedere scientifico per darle unità e coerenza.I L L IB R O D E L P R O F . rientrano anche negli studi sociali le ricerche che hanno per fine di giudicare e di determ inare se dati o rd i­ namenti sociali sono quali dovrebbero essere. l’altra sotto l'aspetto t e l e o l o g i c o . Crediamo di avere. In ultimo. a suo avviso. Il prof. e poiché è dato astra rre da quei fatti la semplice forma. ma 1' una serve di complemento all'altra. con questa tabella. ogni possibilità di studi sociali con siffatte definizioni e partizioni. . Lo studio dei fatti. che si svolgono nelle società concrete. Se poi dal generale e dall’astratto si passa al concreto. ossia il complesso di regole storicamente date cui sono sottoposti. Stam m ler esau­ risce. che egli chiam a l’ E c o n o m i a s o c i a l e (l’Economia politica o nazionale). e se gli sforzi per la conservazione o pel m utam ento di essi sono obietti­ vamente giustificati. la quale è sempre indissolubilmente legata a una determ inata materia positiva e storica. si ottiene così l'a ltra scienza. e considerarla indipendentemente dalla m ateria. STAMMLER 121 s a l e .

non può non esser accolta con p rem u ra da tutti gli studiosi di un argomento e h ’ è ancora così incerto e con­ troverso. il codice delTonor cavalleresco. PROF. Il complesso delle regole. e azioni sotto le regole. che gli vengono innanzi come prem inenti e rapp resentanti di tutte le a ltre: la società non è un o r g a n i s m o (Spencer). L I B R O DEL. ossia sotto il presupposto di regole sociali. che attuan o gli uomini operando in ­ sieme in società. infatti. scarta. m a nessuna g e n e ­ ralm ente accettata o che goda almeno di qualche sèguito. poiché una nuova costruzione delle scienze sociali. nè è semplice­ mente qualcosa di opposto alla s o c i e t à g i u r i d i c a (Riimelin): perchè la società. e si­ mili). è chiamato dallo Stam m ler f o r m a sociale. le definizioni dello Spencer e del Riimelin. le seconde (nelle quali rientran o i precetti del decoro e del costume. giuridiche e convenzionali. o anche violandole. e in ciò. sarebbe diretta a determ inare la n a t u r a della società. dopo averle sottoposte a c r itic a . egli dice. ecco i due elementi nei . e solo in ciò. le prim e o b b l i g a t o r i e senza che si richieda il consenso dei sottoposti. è c h ia m a to dallo Stam m ler m a t e r i a o e c o n o m i a s o c i a l e . consiste la vita um ana. E. STAMMLER e con parole alquanto diverse da quelle da lui adoperate. La prim a ricerca intorno alla società. la ricerca causale. le forme del galateo. do­ v uta a un ingegno serio e acuto quale si dim ostra lo Stammler. della quale si sono date finora molte definizioni. e regole di c o n v e n z i o n e . e sotto queste regole. di regole p ropriam ente g i u r i d i c h e . eseguendole e determ inandole. Lo Stammler. solo i p o t e t i c h e . Il complesso dei fatti concreti. Re­ gole d a intendere in senso larghissimo. Regole. ma che si distinguono poi in due grandi classi. giova esam inarla a parte a parte.122 IL. come tutto ciò che leghi gli uomini conviventi a qualche cosa che si soddisfi con esterno a dem pim ento. della moda. è « la co nvivenza di uomini sottomessi a regole esteriorm ente obbligatorie ». agiscono gli uomini per soddisfare i loro bisogni.

E erroneo perciò parlare di legame causale del diritto con l'economia. non neidazione di pretese leggi naturali. si sarebbe fuori della società: si sarebbe animali o Dei. nel cangiam ento delle regole stesse. Quando e come abbia avuto cominciamento questo circolo. Da vita non sociale a vita sociale non si passa per gradazioni. sforzi nati da questi fatti. congegnata dal pensiero per ipotesi e non attuata in nessun luogo. STAMMLER 123 qua li consiste ogni fatto sociale. cioè. e all'in v e rso : la relazione di diritto ed economia è quella di regola e di regolato. Qual è il criterio per d eterm inare come il conflitto vada risoluto? . finché si abbia vita sociale. nella precedente esecuzione concreta delle regole sociali. p rodu rre : 1°) m u ta ­ menti sociali soltanto q u a n t i t a t i v i (nella qu an tità dei fatti sociali. queste azioni compiute sotto regole. consistenti. che non interessa il teorico. LI BKO D E L P R O F . in ultima linea. idee. Form a e m ateria della vita sociale entrano. e dal conflitto sorge il mutamento. è questione storica. mutazione delle regole. ma. opinioni. non si può uscire dal circolo sopraindicato. se­ condo il detto dell’antico. essendo le due diverse condi­ zioni. di misteriosi spiriti etnici e nazionali. possono. Se m ancassero le regole. Questa esecuzione concreta. teoricamente. dunque. fatti sociali nati sotto di esse. in conflitto. divise da un abisso. ma deve cercarsi nel seno stesso del fatto sociale. La legge di movimento delle società non può essere in un fatto extrasociale: non nella tecnica e nelle scoperte. Perciò la vita sociale si presenta come un tutto unico: separarne i due elementi co­ stitutivi varrebbe annullarla o ridurla a forma vuota. non di causa e di effetto. si avrebbe solo una forma vuota. 11011 nell'opera di g randi uomini. infatti. desideri. di una o di altra specie). Onde si ha il c i r c o l o d e l l a v i t a s o c i a l e : regole. c h 'è a dire quando e come sia sorta la vita sociale sulla terra. se mancassero le azioni. 2°) m utam enti anche q u a ­ l i t a t i v i .IL. e la ragione determ inante dei movimenti e cangiamenti sociali è.

con nuovo metodo. S o c i o l o g i a g e n e r a l e ? Ci for- . secondo lo Stammler. E la prim a? E forse la tanto desiderata. Il materialismo storico i d e n t i f i c a . c che la negazione. siamo d ’accordo con lo Stam m ler nella conclusione. q u a n tu n q u e non ci sembrino del tutto esatte le critiche al materialismo storico. che si è esposta.1124 XL L I I 5 R 0 D E L P R O P . inventare una necessità causale clic sia t u t t ’uno con quella ideale. (nè sarebbe la sola dottrina a tentare codesta identificazione). Ma noi dovremmo c o n ­ fessare che la scoperta non ci sem bra peregrina. e 11011 l ’astratta teoria . ma 11011 può n eanche esso libe­ rarsi dalle contraddizioni logiche. c ripetere an co ra u n a volta che il centro di gravitazione della do:trina m arxistica c il problema pratico. la critica della dottrina dell’anarchismo). c a u s a l i t à e t e l e o l o g i a . ossia nella necessità di costruire. Lasciamo per questa volta da b an d a l’esame della co­ struzione teleologica dello Stammler. quella della teleologia sociale. STAMMLER Appellarsi ai fatti. deve esservi una legge di fini e di ideali. nella quale si mostra come il teleologismo sfa c ontinuam ente sottinteso dal materialism o storico in tutte le affermazioni di n a tu r a pratica. è assurdo. che contiene p a n i assai ben condotte (per esempio. u na dottrina del teleologismo sociale. e dom andiam o i n v e c e : — Che cosa ò co­ desta s c i e n z a s o c i a l e dolio Stammler. è la negazione della finalità m eram ente subiettiva e c e r ­ vellotica. e di cui abbiamo riferito i tratti salienti e caratteristici? — Il lettore non d u r e r à fatica a scorgere che la seconda delle ricerche. che il materialismo storico fa della fina­ lità. ossia u na t e l e o l o g i a s o c i a l e . Accanto alla legge1 di c a u s a l i t à sociale. che così introduce o» s u ­ scita. È stata molto lodata questa p arte dell’ opera dello Stammler. 0 meglio di ricostruire. e finora invano ricercata. per la quale egli si v a n ta di creare un quissimile della Critica della ragion pura k a n tia n a . T u tta v ia anche qui. 11011 è altro che una am m o dern ata F i l o s o f i a d e l d i r i t t o 0 D i r i t t o n a t u r a l e .

il quale attribuisce lo stabilimento della teleologia sociale a quella che chiam a Filosofia e che definisce scienza del Vero e del Bene. sì. Ma è ben possibile studiare questa convivenza sotto assai diversi aspetti. nuovo e accettabile? A noi p ar chiaro che la prim a ricerca non dia altro se non una S c ie n z a fo rm a le del d ir itto . additando alla terra l’ in a ttin ­ gibile Paradiso. Ecco per quali ragioni la ricerca dello Stammler ci sembra. scienza dell’Assoluto: alla Filosofia come un a volta si intendeva. ove si am m etta che gli ideali non sono oggetto di scienza. E. pro­ ponendo ideali e paradigmi. ma non punto scienza pura e universale d e l l a s o c i e t à . Stam m ler studia in essa il diritto come r e a l t à . ricerca assai ben condotta. i fatti sociali. se non come sinonimo di scienza formale del diritto. delle regole. Chi scrive queste linee è d 'a v ­ viso che i fatti della società non possano d a r luogo a u n a scienza autonoma. prescindendo dai singoli diritti concreti e dal tipo ideale del diritto. ha indagato la n atura del diritto. perchè il complesso concreto delle convi­ venze. in ge­ nerale. e accetta come buona ed esatta la denominazione .IL LIBRO DEL PROF. Ma in ciò ci viene in aiuto il medesimo prof.n o n può quindi ritrovarlo se non nella società sottomessa a regole esteriormente obbliganti. nella seconda. o D o ttr in a g e n e ra le d e l D i r i t t o . Stam mler parla volentieri di m o n i s m o della vita sociale. Il prof. o. Il prof. giuridiche e non giuridiche. che è di teleologia. Una tale scienza non è concepibile. appartengono alla storia. la quale stava regina sulle scienze. per esempio sotto quello giuridico. qualche1 difficoltà si oppone a includerla nel novero delle scienze. cui può esser sottoposta. e costituisce la filo­ sofia (imperativa) del diritto. ciò facendo. STAMMLER 125 nisce un concetto di società. e ciò ha fatto lo Stammler. che li descrive. il diritto come i d e a l e . che ha preso poi in esame da parte. e . Stamm ler. Studia. Quanto alla seconda ricerca.

e non anche la forma della vita sociale. sono più g ravi c volgono sui seguenti pu nti: se si abbia innanzi davvero u na concezione nuova. quando ha considerato come reale solo la materia. Questa u l­ tim a non è altro ehe interpetrazione o dilucidazione di un particolare diritto esistente. fatta o per bisogni pratici o per semplice intento storico. vita sociale. o si debba rid urla a q u a l­ cosa di già noto. nes­ suno che abbia avuto occasione di occuparsi del problema della classificazione delle scienze sarà disposto a ricono­ scere carattere di scienze indipendenti ed autonome agli studi dei problemi pratici di questa o di quella società. presentato dallo Stam m ler: della seconda. che questa suscita. applicando anche ad esso il giudizio del L ange. o. della filosofìa». delle scienze sociali concrete. e il parallelismo col m a ­ terialismo metafisico ci sem bra alquanto arbitrario. Dubitiamo che l ’Engels od i suoi seguaci abbiano mai intesa la parola « m aterialism o sociale » nel senso che vi ritrov a lo Stam m ler. ossia di quelle che hanno per oggetto le società storicam ente date. cioè. ci pare che meriti at-' tenzione il concetto d ell’Economia sociale. data alla concezione storica del Marx. onde la necessità d ’ in ­ tegrarlo col restituire il suo posto alla forma e determ inare la relazione tra forma e m ateria. il materialismo storico ha detto la verità. infine. en um e ra te di sopra. cioè. ma anche il più solido e fermo. Le obiezioni. Lo Stam m ler polemizza a lungo contro l’Economia con ­ siderata come scienza a sè. congiungendole nell’u nità della. e alla g iu risp ru d e n z a o studio tecnico del diritto. « il m aterialismo sia il grado primo e più-basso. STAMMLER di m a t e r i a l i s m o . ita . Quanto al gruppo delle scienze concrete. che possegga leggi proprie e metta capo a un principio originale e irriducibile. se non sia ad dirittura erronea. che. P e r lui. e pone questo materialismo in relaziono col materialismo metafìsico. È e r ­ . più che tali questioni di terminologia e di classificazione.126 IL LIBRO DEL PROF. ma non tu tta la verità.

o alla società regolata. dunque. Lo Stamm ler afferma che questa terza' cosa non è di e g u a l v a l o r e delle due prime. eli’è il principio economico. Che l’Economia. deve ricorrere a tali o tali altri mezzi. e talora violata »? Il dilemma è. spiegate p er mezzo della fisiologia e psicologia individuale: l’economia sociale p r e ­ senta. oltre le cognizioni tecnologiche. Ma il dilemma (pel quale egli si è m alam ente ispirato al Kant) non regge.I Ì j L IB Ii O DKL P R O F . non sia scienza sociale. e noi dichiariamo di non comprendere bene che cosa questo significhi. perchè l ’economia dell’uomo isolato ci presenta solamente concetti tratti dalle scienze n a ­ turali e dalla tecnologia. invece. che viene s e c o n d a r i a m e n t e . tra la considerazione tecnologico-naturale e quella sociale: n o n v i h a u n a t e r z a c o s a . che quel principio si r i d u c a ai due primi. T r a queste due scienze non c ’è possibilità di unificazione. e h ’ è osservata più o meno ge­ neralm ente. 1 che non ha fatto. e quindi anche dall’ ipotesi della molteplicità degli individui. . Ciò 10 Stammler ripete molte volte. « massima. ed è il caso di un trilem m a: oltre i fatti concreti sociali. denominandosi Economia p u r a . alla tecnica cioè. così intesa. E che cosa può essere un p r i n c i p i o e c o n o m i c o se non una massima ipotetica: se l’ uomo vuol raggiungere il tale o tal altro scopo di soggettiva soddisfazione. Ciò c h ’egli doveva dim o strare è. o postulato edonistico che si voglia chiam are. e non è altro se non una raccolta di semplici osservazioni n aturali. e non sappiamo davvero come si p o­ 1 trebbe fare. e sempre con le stesse p a­ role. siamo tanto più disposti a concedere inquantochè essa stessa ciò afferma. ossia tale che per costituirsi prescinde da ipotesi particolari. STAMM LkR 127 rore (egli dico) quello di coloro che pongono una scienza economica in astratto e la suddividono poi in scienza eco­ nomica individuale e sociale. vi ha u n a terza cosa. « E in Drittes ist nicht da!-». sotto cui si svolgono le azioni. la condizione propria e caratteristica delle r e g o l e e s t e r n e .

perchè sua intenzione è di costruire un a scienza che meriti a buon diritto il nome di Economia sociale. Certo. o sarà per l’appunto la scienza economica applicata a d eterm inate condizioni sociali nel senso che ora si è detto.] 28 IL L1BKO JL>EL P U O F . se questa scienza del­ l ’Economia. per esem ­ pio. che presentino caratteri di necessità. così intesa. Posto il principio economico. e poste altre condizioni. In questi ed altri esempi simili. o sarà una forma di conoscenza storica. l ’ordinam ento giuridico della proprietà p riv a ta della terra. e v o l e r e s e c o n d o r e g o l e o g g e t t i v e . Ma ciò non vuol dire che essa non si estenda alle società. e h ’ è presupposto necessario ed originale. non è proprio una scienza sociale. da lui vagheggiata. e posto. U na terza cosa non esiste. o con l’altro delle regole sociali. Lo Stam m ler potrebbe dire che. C o n o s c e r e non è v o l e r e . La q u a n ­ tità di fatti omogenei occorrenti per costituire il gruppo e . si hanno leggi di economia sociale e politica. e non può identifi­ carsi col presupposto delle conoscenze tecniche. che sarebbe facile recare. ossia d e d u ­ zioni dal principio economico operante in condizioni g iu ­ ridiche date. L ’elemento sociale viene allora assunto come un medio attraverso il quale il principio economico a ttu a la sua efficacia e produce de term i­ nati effetti. e non possa d a r luogo a deduzioni di economia sociale. o s s i a e t i c h e . Ma (facciamo anche noi un dilemma!) codesta Eco­ nomia sociale. sorge di necessità il caso della rendita fondiaria. le conseguenze sarebbero diverse. egli la lascia da parte. F atto economico non è per lo Stam m ler un qualu nq ue singolo fatto sociale. m a tutte quelle conseguenze non avrebbero luogo senza la n a tu ra economica dell’uomo. non è v o l e r e se c o n d o id e a li m e ra m e n te s o g g e tti vi o i n d iv id u a li (economici). in u n ’a ltra condizione giuridica. e l’esistenza di terre di diversa qualità. ma un gruppo di fatti omogenei. STAMMLER che è fondamento del concetto di società. E in Drittes ist n i eh A da! E valga il vero.

la p ianta per ogni conoscenza di un a vita sociale reale. M a te r ia lis m o storico. Il profitto. Essa deve p a rtire dalla conoscenza di u n a determ inata esistenza sociale. C roce. nel senso rigoroso della parola. B. STAMMLER 129 d a r luogo a un fenomeno economico. in primo luogo. Le sarà perciò necessario foggiarsi da sè stessa una serie di concetti che le serviranno al fine di tale spiegazione. e allargarla e a p ­ profondirla tino alle più m inute singolarità dell’esecuzione reale. così proposto. ch ’essa debba solo en um erare. attraverso le quali si eserciti l ’efficacia del principio economico. che s ’in­ tenda p arlare di u n a se ie n z a . L ’ Economia sociale non deve soltanto investigare il cangiam ento nella esecuzione concreta di uno e medesimo ordinamento sociale. La prim a è. l ’interesse. il salario. così rispetto alla sua forma come rispetto al suo contenuto. ma è da vedere caso p e r caso. di cui siano chiaram ente segnate le condizioni e i fini concreti. il valore-lavoro. il còmpito tutto proprio di disegnare. lasciandosi guidare da un principio. Ora il concetto dell’Economia soeiale. se non il p r i n ­ c i p i o e c o n o m i c o . e l ’Economia sociale g ua rde rà il solo aspetto economico di una determ in ata vita sociale. le crisi ap parirann o allora fenomeni economici necessari in determ inate condizioni di ordinamento sociale. è suscettibile di due interpetrazioni. ed il principio non potrà essere. Con la form a­ zione di questi gruppi (egli dice) l’Economia sociale non discende al grado di registro di dati di fatto. la rendita. l’usura. Ma eome si stabilirà codesta necessità? come si foggeranno i concetti p ropri della E co­ nomia sociale? Certo. 9 . con l ’esattezza di u n a scienza tecnica.'c h e abbia davvero per og­ getto (come è proprio delle scienze) rapporti necessari. ma le resta. ora come prima. nè si con­ verte in una statistica puram ente meccanica di un materiale bello e dato. non può determ inarsi in generale. distinguendo nella realtà concreta un aspetto o forma.IL LIBRO D E L P R O F . per l ’Economia. e con ciò liberare la realtà della vita soeiale da ogni oscurità.

o anche assumendo una o più manifestazioni della vita sociale e studiandole nel loro a p ­ parire presso varie società e in v a ri tem pi. per quanto è possibile. ma g u a r d a r e tale o ta l’altra vita sociale in concreto. STAMMUSK L 'a l t r a interpetrazione è. essa non potrà se non descrivere una d ata società. E il guadagno. In questo secondo caso. Ma questo. lo Stam m ler avreb be aggiunto un altro. elaborano concetti. o lo studio concreto delle singole società e dei gruppi di esse. Sarebbe stato. ed E c o n o m i a s o c i a l e . ai tanti nomi di cui è stata camuffata di recente la vecchia Storia (Storia sociale. prendendo u n a società in tutte le sue manifesta­ zioni per un dato periodo di tempo. . Storia sempre. per l’appunto. dalle scienze. Sociologia concreta. Sociologia com parata. secondo le sue occorrenze. E tale disciplina non avrà da foggiare concetti. appunto. che l'E c o n o m ia soeiale dello Stam m ler non debba far già lavoro d ’analisi concettuale. la quale può assumere forme svariate. m a li p ren derà. ecc. ma. Storia della civiltà. p er poter determ inare con sicurezza in quale delle p redette due categorie debba v enire collocata: se cioè sia semplicemente l ’Economia politica nel senso corrente. le quali. nella sua schietta realtà. appunto.). non sarebbe stato g rande. De­ scrivere non significa descrivere esteriormente e superficial­ m ente. e così via.130 11. anzi altri du e: S c i e n z a d e l l a m a t e r i a d e l l a v i t a s o c i a l e . è conoscenza storica. delimitare variam ente il proprio oggetto. in questo caso. o meglio. descriverlo. m ostrando qual esso è realmente. assai interessante vedere un po’ meglio all’opera questa nuova Economia sociale dello Stam m ler. anche quando si valga della comparazione per istrum ento di ricerea. liberare quel gruppo di fatti da ogni oscurità. ci si consenta notare. Psicologia dei popoli e delle elassi. ovvero in un dato mo­ mento della sua esistenza. L I B R O D E L P R O F . d unque.

Si v eda pp. 207-224. e che. P ostscriptum à Vedition franchise. persuaso che la chiarezza 11011 è mai soverchia. c mi fa piacere c h ’egli abbia usato la medesima libertà.'q u a n tu n q u e io non intenda c o m e '« agli occhi dei lettori» (soggiungiamo pure «intelligenti ») tal cosa sia pos­ sibile. sVgli pensa eon la sua testa. e . Antonio Labriola.V RECENTI INTERPETRAZIONI DELLA E T EO R IA M A R X IST IC A INTORNO DEL VALORE PO LEM IC H E AD E S S E I Ho sempre liberamente discusso le idee m anifestate nei suoi scritti dal mio egregio amico prof. 2 Si vedatio i sa g g i I I e I I I . 1 Socialisme et piiHosophie p a r A n t o n i o L a r r i o l a ( P a ris. da lui accettato. sottoponendo a critica vivace (nell’edizione francese del suo libro sul Socialismo ' e la filosofici) 1 l’ interpetrazione che io ho d ata della teoria m arxistica del valore Il L a ­ briola dice di essere stato a ciò mosso dal desiderio d ’im ­ pedire che le mie opinioni passino «agli occhi dei lettori » per un compimento. di quelle sue perso­ nali. . 1390). perchè ho sempre garbatam en te ma attentam ente se­ gnato i non pochi e non lievi punti nei quali dissento dai suoi giudizi. plaudo al suo proposito di m ettere in più viva luee ehe io non sono lui. Giare! et B rière . nondimeno. io penso eon la mia.

m a p e rc h è la stim o n e c e s s a r i a e u r g e n t e p e r la solida fondazione dei prin cipi dell’ E c o n o m ia . egli mi rinfaccia di creare. non rifiuta u n a certa indulgenza a codesta « scolastica tradizionale » e mi paragona all'uom o del volgo. che giovarsi di m e ta ­ fore (e la lingua è Ila capo a fondo metafora) non im porta credere alla mitologia. un anim ale in s è » . Se io mi son dato la cura di accennare alle differenze tr a homo tecoìiomicus ed uomo morale o immorale. di « metaforismo ». egli si stringe nelle spalle. alla filo­ logia com p arata e alla fisiologia. s c e tta z io n i degli econom isti. che fare esperim enti ideali e a s tr a ­ zioni scientifiche non im porta sostituire queste e quelli alla 1 D istin z io n e che mi p r o p o n g o di rib a d ir e a n c o r a . di «logica form ale». tr a interesse perso­ nale ed egoismo i . di « a stra ttism o » . che qualifica variam ente di « s c o la s tic a » . Ma io non saprei difendermi sul serio da queste accuse. . di « m e ta fisic a » . quali il passaggio d all'in v e rte b ra to al vertebrato. perchè dovrei ripetere cose troppo ovvie: che form are con­ cetti non im porta « creare entità ». p er sostituire a tutto ciò la semplice Logica di Portoreale. nella serie di A a 1 a2 a 3 e via dicendo. dalla indifferenza delle radici alla differenziazione tem atica del nome e del verbo nel gruppo ariosemitico ». E mi accusa ancora di voler dare un calcio alla storia. o della « luce lum inosa » e del « calore c a ld o » . come se. «oltre tutti gli anim ali visibili e palpabili. che parla del sorgere o del coricarsi del sole.132 R EC ENTI IN TER PET R A Z I0X 1 Il Labriola rigetta anzitutto il metodo da me tenuto. n o n già p e r o stin ate zz a. e mi è a c c a d u to di o ss e r v a r e s o v e n te i c a ttiv i effetti che la tr a s c u r a li za di essa p o r ta nelle di-. possa bastare iscrivere questi fatti in concetti dal più generale al più particolare. Se io ho tenuto fermo alla necessità teorica di u n a Economia generale accanto alle varie considerazioni di eco­ nomia sociologica. « in luogo di studiare le epigenesi realiter avvenute. dal comuniSmo primitivo alla proprietà privata del suolo.

dunque. per la quale. Ovvero (variante peggiorata) quel mostruoso metodo em pi­ rico-dialettico o evoluzionistico che si dica. dove occorra. si sc a n ­ sano le vecchie parole? 0 . codesto disdegno p e r l a logica formale è nien t’altro che un comodo pretesto per d i­ spensarsi dal m ostrare le carte di giustificazione dei co n­ cetti che si adoperano? Il M arx ha posto un suo concetto del v a l o r e . per l ’erroneità delle deduzioni)? Ovvero la concezione del Marx è sostanzialmente giusta. Questo secondo modo ho. tenuto nell’esam inare la sua teoria del valore. ha esposto un processo di trasformazioni del v a l o r e in p r e z z o . sconoscendosi ciò che effettivamente d à? — Essendo venuto a questa seconda conclusione. ma è stata sussunta a una categoria alla quale non appartiene. restauriam o pu re fra n c a ­ mente Hegel e sa rà il minor male: almeno c’ intenderemo.D ELL A T E O R IA M ARX ISTICA D E L V A L O R E 133 realtà concreta. ancora. per l'erroneità delle premesse. lo proponga. quando il Marx espone fatti storici. quando fissa concetti e formola leggi. e si è in essa cercato ciò che non può dare. mi sono dom and ato : — Sotto quali condizioni e presupposti c . la storia. E. in tal caso. il quale con­ fonde insieme e m altratta due procedimenti distinti e si presta così bene agli am atori di profezie? 0 si tra tta sem pli­ cemente di u n a n uova fraseologia. la logica for­ male. che adoperare. io non so altro modo di avvicinarm egli se non quello della critica storica. con tinu an­ dosi a lavorare più o men bene coi metodi antichi. non im porta sconoscere il fatto. non so altro modo se non di venire esaminando il contenuto dei suoi concetti c verificando la correttezza delle sue illazioni e deduzioni. e. il divenire. Se il Labriola ne ha un altro m i­ gliore. ha riposto la n a tu ra del profitto nel s o p r a v a i o r e . Ma quale potrà essere mai q uest’altro? La logica reale? E. parzialmente. T utto il problema della critica m arxistica per me si riduce in questi term in i: — La concezione del Marx c sostanzialmente e rro ­ nea (totalmente.

ossia studiare in sè stesso quel quid comune. da un comune sostantivo? — Si d om anda poi il Labriola che cosa possa contenere codesta Economia generale e sopra-storica. sebbene si confessi fatta « en passant ». con la parte sana. altro definire e collocare al suo luogo la scoperta fatta. mi par che alla critica interessi fino a un certo segno. perchè la storia della scienza prova che non sempre i pensatori hanno a v u ta piena e ch ia ra coscienza del proprio pensiero. che fa sì che i tre ordini di fatti siano designati. e r itra rrà . e se mai non sia buona a servire alla « psicologia conget­ turale dell'uomo preistorico»: barzelletta nello stile dell'E ngels. il quale. d e l l ' e c o n o m i a medievale. saranno concepibili almeno tre teorie economiche. tutti e tre. D u n ­ que. E n tra n d o nei particolari. e io confesso di non intendere a che miri questa osservazione. Avendo io affermato che l'economia c a ­ pitalistica è un caso particolare dell'economia generale. e che altro è scoprire u n a verità. a dir vero. del­ l ' e c o n o m i a antica. ma un bozzetto artistico o un rifacimento psico­ logico.134 RECENTI INTERPETINAZIONI p e n s a b i l e la teoria del M a rx ? — E alla domanda lio p ro ­ curato rispondere nel mio scritto intorno alla in te rp e tra ­ zione e la critica di alcuni concetti del m arxism o. m a il lavoro sarà in tal caso non una critica. il L abriola nota « en p a s s a n te . Il M arx e l ' Engels "invece lam entavano che le economie antiche e medievali non fossero state studiate al modo stesso della m oderna. e h 'è pure il solo caso che a b ­ bia dato luogo a u na teoria e a divisioni di scuole. Può darsi che chi confonde la r i ­ cerca ideologica con la ricerca storica riproduca meglio lo « s p irito » del M arx. h a talvolta abusato di barzellette . Ciò che il Marx ha voluto fare. d e l l ' e c o ­ n o m i a m o dern a: e non sarà lecito costruire un'eco no m ia generale. la parte inferm a del pensiero delFautore. il L abriola cerca di m ostrare la vacuità e l'oscurità di alcune mie definizioni e l'e r r o re di alcuni raziocini. o si è illuso di fare.

e c o n o m i c a ? ». ma non esclusivamente lavoratrice. Credete che non ne sappia dire a n c h ’ io? Ma non mi pare il caso. egli interroga sarcastica­ m ente: «Dovrebbe essere forse n o n . a mio parere.DELLA T E OR IA MARXISTICA D E L VALGHE 135 nella discussione di cose serie. Ma l'opposizione è da me a d ­ ditata tr a u n ’ipotetica società lavoratrice. ma storico-comparativa o sociologica che si voglia dire. I santi del paradiso sono u n 'a ltr a barzelletta fuori luogo. non è più m era­ mente economica. ma obiettiva­ m ente non sussiste. che. non è mia consuetudine aprir la bocca o . voglia accettare anche le teorie del M arx: come se tu tta la mia dimostrazione non fosse diretta appunto a mettere in chiaro. Ma in quella mia proposizione non c 'è pleonasmo: l ’aggettivo «eco­ nomica» è messo pei’ distinguere la spiegazione dell'edoni­ smo da quella del Marx. dopo a v e r accettato le teorie edo­ nistiche. storiche e politiche di coloro che seguono 0 dicono di seguire quella scuola. ossia tale che tutti 1 suoi beni siano prodotti di lavoro. e u n a società. che l'antitesi tra quelle teorie è solo nella fantasia e nelle parole di chi ne ha discorso. ma ricerca particolare e parziale. economica bensì. e chi* la teoria del M arx non deve con­ siderarsi sistema economico totale di fronte agli altri sistemi ( « qiielque chose de tout-cì-fait opposé». e non già soltanto ciò che discende legittimamente dal suo principio. Ho chiamato il concetto del s o p r a v a i o r e del M arx un c o n c e t t o d i d i f f e r e n z a . perchè godente di beni dati naturalm ente accanto a quelli prodotti dal lavoro. e il Labriola mi rim provera di non poter « dire esattamente ciò c h ’ io intenda con queste p a ro le » . sono le parole pro­ prie del Labriola). — Avendo io chiamato « spiegazione economica » quella che la scuola edo­ nistica dà della n a tu ra del profitto. che. Pure. Si maraviglia altresì ehe io discorra di una «società lav o ratric e» . — Si m araviglia della mia « in saziabilità». e come se per « edonismo » io intendessi tutte le personali co n v in ­ zioni filosofiche. e dom and a: « In opposizione a che? Forse ai santi del paradiso?».

gli economisti puri). è chiaro. quasi reagente chimico. d unque. Si tratta. m a è tu tta v ia affatto gratuita l’affer­ mazione del L a briola: « L ’economia p u r a è così poco una . « E so­ pralavoro n o n p a g a t o ». e 50 esclusi da quel possesso. dunque. tipo « ch e ha raggiunto la saldezza di un convincim ento popolare » (Marx). La n a tu r a usurp atrice del profitto si può affermare solamente quando si applichi. che ho in m ente molto chiaro. Che nel tipo A non abbia luogo s o p r a v a l o r e . ossia il profitto di questi. alla seconda società la m isura. che nella società presente g l i è n e g a t o . e sia p u re . il tipo B. che con c api­ tale com une e con eguale lavoro producano beni che r i p a r ­ tiscono in proporzioni eguali. nascente dal diverso grado com parato di utilità. composto di 100 individui.136 RECENTI IN TE R P E T R A Z IO N I m aneggiare la penna q uando non so bene ciò che voglio dire. si tratta di un p a r a g o n e . Non è originale. pel prezzo che realm ente ha. e debbono fare. Considerando il tipo B in sè stesso (come a ppunto fanno. i primi dei quali nella ripartizione abbiano. ma n o n p a g a t o rispetto a che? Nella società presente è ben pagato. e qui credevo di avere espresso c h iara m e n te un pen­ siero. di cui 50 in possesso del suolo e dei mezzi di p ro ­ duzione. Pren diam o due tipi di società: il tipo A. e in p u r a e c o n o m i a non troverete altro. in m isura dei capitali che ciascuno impiega. ossia capitalisti. è un effetto di reciproca convenienza. E. ossia proletari e lav oratori. se non quando p a r a g o n i a t e il tipo B col tipo A e t r a t t i a t e il p r i m o a c o n t r a s t o c o l s e c o n d o . composto di 100 individui. diee il Marx. benedetto Dio!. u na parte dei prodotti del lavoro dei secondi 50. di stabi­ lire in q u a l e s o c i e t à a v r e b b e q u e l p r e z z o . e h ’è invece propria di un tipo di società fondato sulla u m a n a eguaglianza. Voltate e rivoltate. Ma neanche nel tipo B voi avete diritto di ch iam are s o p r a v a i o r e quella parte di prodotto che è riscossa dai capitalisti. il prodotto che si appropriano i 50 capitalisti.

Dopo di che. con formola più generale. il Labriola non dovrebbe scandolezzarsi se io ho scritto « che il Marx h a preso fuori del campo della teoria economica p u ra la celebre eguaglianza 1 del valore col lavoro». spinte al loro massimo p er ipotesi».DELLA TEORIA M ARXISTICA DEL VALORE 137 soprastoria. nego r e ­ c is a m e n te che il r a p p o rto di va lore sia r a p p o rto di e g uag lianz a. per procacciarcelo. che nella econo­ mia m arxistica appaiono «cristallizzazioni di la v o ro » . il teo­ rem a fondamentale del F e r r a r a : che «il valore è innanzi tutto un fenomeno dell’ e c o n o m i a i n d i v i d u a l e o i s o ­ l a t a » . che 1 Scrivo c e g u a g lia n z a ». L ’economia p u ra dice. «F in o ra (egli esclama) solo gli stregoni hanno potuto credere o far credere che coi soli desideri si possa conglutinare una parte di noi stessi in un bene q u a lu n q u e » . e no n è il caso di r ip eterla . proprio nel p aragrafo primo della Teoria del valore. ci costa ■ > lavoro di un dato genere: ecco la « gelatin a di lavoro » del Marx. Ma che cosa significa « c o n g lu tin a re » ? Il bene a. in cui l’ordinam ento giuridico e le p r e ­ supposte condizioni di fatto rendano il valore corrispon­ dente alla q uan tità di lavoro. di cui fa due postulati assoluti: la libertà del la ­ voro e la libertà della concorrenza. p erchè cosi scrive il M a rx e p e rch è alla q u e s t io n e p r e s e n t e è affatto indifferente l 'a l t r a : se il ra p p o rto di valore po ssa m e t t e r s i sotto la fo rm a m a t e m a ti c a di u n r a p p o rto di e g u a g lia n z a . che in economia p ura potrebbero ben dirsi « q u a n tità di possibili soddisfazioni di bisogni cristallizzate». e i beni. L a dim o s tra z io n e è s t a t a già f a tta da a ltri. Il Labriola non trova giusto il ravvicinam ento che io (me­ tafora p er metafora) ho fatto tra le merci. leggo. T anto poco la condizione storico-giuridica della so­ cietà e n tra tra i presupposti necessari dell'economia pura. P e r m ia p a rte (e se g u e n d o in ciò gli edonisti). che da questa storia attuale ha preso in prestito due dati. . Se apro il noto trattato del Pantaleoni. Mi do m an derà: donde p ropriam ente l’ha p resa? Ed io gli risponderò: d a u n t i p o p a r t i c o l a r e e d e t e r m i ­ n a t o d i s o c i e t à .

Giambattista Basile e il « Canto ile li Canti » (Napoli. X X V I I I . come p a r che creda il Labriola. t. 2a ediz. Ricerche ispano-italiane.138 RECENTI 1N TERPETRA ZI0N I ci costa quella massa di bisogni che dobbiamo lasciare i n ­ soddisfatti: ecco la « gelatina ». 2 II L abriola. X X I X . Pontan. ossia n ell’ in­ troduzione della fredda i n t e l l e t t u a l i t à nella forma e s t e ­ t i c a . p a r a g r a f o u ltim o (A tti dell’Acc. . donde il paragone sforzato. Non si tratta. che si rizzan o « in piedi ». ma la critica negativa è p ure la sola che offra 1 C r o c e . quasi p er restringere la portata di quelle immagini che sono diventate usuali nel m arxism o. t. Il secentismo consiste nella ingegnosità. q u a e -là assai ben e nel su o stile quello del M arx) scrive nel saggio sul Manifesto dei comunisti. ma un abbraccio così violento di questo con quella. Ma il M arx abusa invece di espres­ sioni poetiche.. n ell’un caso. la metafora c o ntinuata. serie I. P ontan. L e lacrim e delle cose si sono g ià rizzate in piedi da sé. L e « lac rim e ». (che riprodueg. P e rm e tta a me. 1 trattati italiani del « concettismo » e B altasar G radati (A tti d ell’Acc. 79: «11 M anifesto. Al qual p ro­ posito il Labriola. che rendono con efficacia sfrenata il conte­ nuto del suo pensiero. era un « s e c e n tista » . se é v io le n te m e n te im m a g in o s a . p o s­ sono fa r rizz are i capelli « su lla te s ta » a u n u om o di g u sto m o d era to . come scrittore. come forza s p o n t a n e a ­ m e n t e r i v e n d i c a t r ic e ». p. m a e nell’uno e nell’altro caso dell’uso letterario di espressioni im maginose per d esignare atteggiam enti ed elaborazioni del nostro spirito.. 1 predicatori italiani del Seicento e il gasto spa­ glinolo (Napoli. il gioco e l’equivoco verbale. modesto studioso di le tte ra tu ra e autore di parecchie ricerche sulla n a tu r a e la genesi del se c e n tis m o 1. P i e r r o . dice che il Marx. che la povera forma rischia talvolta di rim an e rn e soffocata 2. 1898). di prote­ stare.. pure. a n c h e q u e s t a e sp re s sio n e . Il lettore s arà stanco di queste repliche a u na critica ne gativa. 1S91). n o n è se c en tesca . Si ha in lui proprio l ’inverso del se­ centismo: non il disinteresse della forma rispetto al pensiero. di u na realtà obiet­ tiva. che potrebbe cucinare l’eco­ nomia p u ra . 1899)... n o n s p a n d e lac rim e s u n ien te . 1899). e nel secondo di una im m aginata stregoneria.

2 S o m i ì a r t . Intanto. il vero e il falso non possono stabilirsi per segni 1 « A ls H e g e l a u f dem T o d b e t t e lag. non solo per la ferma persuasione che ho circa la verità della mia interpetrazione. il sottoscritto «non h a capito» (p. E dico ciò. vol. io stesso più a lungo nel 1S97. un consenso con la mia tesi. Siamo d un q u e innanzi a un'm istero? L ’amico Labriola si compiace di ricordare (p. il Sorel ha fatto «elucubrazioni frettolose o p re m a tu re » . Ma veggo ora che debbo es­ sermi ingannato. del Marx. il Som bart ha « almanaccato ». libro 111). V I I . ma anche per l ’accordo in cui mi trovo con parecchi critici. Quale è la sua interpetrazione del pensiero del M arx? o quale accetta. che quasi al tempo stesso e con pro­ cedere indipendente sono pervenuti a conclusioni simili alle mie. è na rra to da Errico Heine. il quale però. 224 in fine). il quale avrebbe dichiarato che « un solo suo scolaro l’aveva capito » (l’aneddoto. avvertito dalla mala prova fatta. p u r non volendo sconoscere le difficoltà che oppone il pensiero. a me pare che il mistero sia ormai chiarito. il Sorel nel 1897. che «il valore-lavoro è in Marx la p r e ­ m e s s a t i p i c a senza cui tutto il resto non è p en sabile». Z a r (reschichte der Religion und Philosoplne in Deutschland.D E L L A T E O R IA MARXISTICA D E L V ALORE 139 il Labriola. nellM ?-c/«’i) fa r soziale Gesetzgebung und » 'Stati&tik. non cercherò più oltre d ’ investigare. sa g te e r : — N u r E i n e r h a t m ic h v e r s t a n d e n ! — A b e r g leic h d a r a u f fùgte e r verdriessH ch h i n z u : — U n d d e r h a t m ic h a u c h n i c h t v e r s t a n d e n ! » (Hkine. e che quelle sue parole debbono avere un altro senso. 50) l ’aneddoto dello Hegel. e la forma del pensiero. . e di nuovo il Sorel nel giugno del passato anno 1898 2. io nel 1896. Di certo. E vero che altra volta mi parve scor­ gere nel suo detto. mi permetto aggiungere. di quelle messe in circolazione? Qui il Labriola tace. U na medesima tendenza appare in ciò che scrisse sul proposito il Som bart nel 1S94. e in modo ben più spiritoso) *. l’Engels nel 1895. Si rinnova il caso per la teoria del valore del M arx ? In verità.

S o k e l . fase. . ehe forse non ha ragion d ’essere. Ma è p u r n aturale che nelle condizioni sopraindicate sorga un sentimento di fiducia. X I Y . C koce.. Le teorie storiche del p ro f. II Credo perciò opportuno rivolgerm i a quelle « e lu c u b ra ­ zioni» del Sorel. si pubblica in fra n ­ cese con u n ’appendice contro di me e un a prefazione contro il Sorel. S o k e l . Ma qui mi si conceda u n a protesta. I I ) . del 15 m ag g io 1897 . non ’nego e non 1894. come se la discussione stia per esser chiusa. nel Journal des économistes. ehe il Labriola giudiea così severam ente e som m ariam ente. C k o c e . P er la interpetrazione e la critica di alcuni concetti del m arxism o (ora in q u e s t o vol. Auehe col Sorel il Labriola è ora in g u e r r a g u e rre g g ia ta : il suo libro Discor­ rendo ecc. 87-44. nato come u na serie di lettere amichevoli al Sorel delle quali mi feci io editore in Italia. pp. N uovi contributi alla teoria marxistica del valore (nel Giornale degli economisti). essendo unico giudice di essi il pensiero. ehe hanno corso nella le tte ra tu ra marxistica. s. 555-594. bene: a tale crisi credo a n c h 'io . L o ria (ora in q u e s to vol.140 R E C E N T I IN TE R P E T R A Z IO N I esteriori. m a di sostegno.. s. I l i ) . E x g e l s . I . vol. e la questione prossima a esser collocata tra quelle r i s o l u t e . 4-11. non di confutazione. g i u g n o 1898. Ora. delle credenze storiche.. Se s’ intende anche una m u ta ­ zione di program m i e di metodi pratici. p er far intorno a esse alcune a v v e r ­ tenze. n e lla Neiie Zeit. Causa del dissenso è particolarm ente ciò che si chiam a oggi c r i s i d e l m a r x i s m o . che è giudice il quale concede infiniti appelli. se per «crisi del m arxism o » s 'in te n d e l ’affermata necessità di u na revisione e correzione delle idee scienti­ fiche. e per chiarire qualche punto in cui può app arire ancora un disaccordo. del materiale di osservazioni di fatto.

Se il pericolo. che la crisi del m a r­ xismo è opera della reazione internazionale. si sarebbero ritrovate le leggi della precedente. possa essere adoprata da coloro che h anno interesse a sviare e a far disperdere il moto proletario. Passando dalla sfera più semplice alla più complicata. in cui è esposta nel noto opuscoletto di pro pa­ ga n d a dello Stern. per esempio. com prendente il fenomeno della ra ta media del profitto e la formazione del costo di produzione. non essendomi mai versato di proposito nelPargomento. le quali concernono l'erroneità di tale o tale altra proposi­ zione teorica o storica del m arxism o. sono tutte cose che non hanno che vedere con le questioni da me mosse. nel senso maccheronico. scientifica solamente o anche pratica. di cui la prim a (quella del valore-lavoro) fosse la più semplice: la seconda. più complicata. Potrò sbagliare. ti­ mori fondati o timori fantastici ed eccessivi. la terza. dal timor del quale sem bra com ­ preso e agitato il Labriola. che u n a qualsiasi crisi del m arxismo. . ma non per questo mi sarò persuaso che la teoria m arxistica del valore sia vera. in modo molto in­ gegnoso. che avrebbero dato origine a feno­ meni nuovi. crisi o non crisi. Io sto su questo terreno.D E L L A TE O R IA M ARXISTICA D E L V ALORE 141 affermo. e il modo in cui tale o tale altra di esse deve intendersi per tenersi vera. Ma. provideant consules. anche più complicata. Il Sorel aveva prim a supposto l. resterò certam ente assai stu­ pito. 1 Nel c ita to articolo del Journal des économisten. modificate dai nuovi dati introdotti. esiste davvero. in cui si considera l'azione della rendita della terra. in cambio di risposta. e sopra questo solamente accetto la d i­ scussione. della quale gli ingenui critici fanno il gioco. o Pannunzio di essa. che il M arx avesse costruito diverse sfere eco­ nomiche. ma mi si deve dimostrare. Se mi si dice invece.

perchè in­ sistere nel tra d u rr e i n t e r m i n i d e l l a p r i m a i fenomeni della seconda? P erchè chiam are trasformazione del sop ra­ valore ciò che si presenta come n a tu ra le effetto economico di capitali. o. E. quello che io chiamai p a ­ r a g o n e e l l i t t i c o . s i v a ­ l e s s e d i c o n c e t t i c h e h a n n o il l o r o p o s t o s o l o n e l l a p r i m a . a mio credere. nel considerare i fenomeni economici della seconda e della terza sfera.. Il mezzo. che debbono avere. è uno s t r u m e n t o m e t a f i s i c o : egli foggia una m e t a f i s i c a d e l l ’ e c o n o m i m Questa espressione potrà o no piacere. che la ricerca del Marx non è un sistema econo­ mico totale. o non è piuttosto un p a r a l ­ l e l o t r a d u e f a t t i d i v e r s i . ma il pensiero è giusto e vero. se si vuole. secondo il vario senso che si dia alla parola «m etafisica». d ell’esposizione letteraria del suo pensiero. ma anche perchè il procedimento da lui s u p ­ posto non spiegava come mai il M arx.fa bene ad a bb a nd ona rla. Se la rispondenza del valore al lavoro si ’a ttu a solo nella semplificata società economica della p rim a sfera. u n a spiegazione da principio a conseguenza. del quale il M arx si vale nella ricerca (dice ora il Sorel).142 HE C ENT I I X T E R P B T R A Z I ON t Nel nuovo suo scritto. di cni si mettono in risalto le diversità. rischiarandone le scaturigini sociali? Ma il Sorel s ’avv ia ora a ppunto a siffatta conclusione. 11 Marx co­ . e che è la difficoltà dell’opera del Marx. riprendendo una felice espressione del suo primo scritto: che l'o p era del M arx non è rivolta a spiegare con leggi analoghe a quelle fisiche. abbandona questa in te rp e tra ­ zione per essersi persuaso che l'esperim ento ideale del M arx non m ira v a giù. m a solo a d are « schiarim enti » parziali e indiretti intorno alla realtà economica. u n profitto? E. a conseguire la spiegazione totale dei fenomeni economici per mezzo della crescente com ­ plessità delie combinazioni. non solo p er la ragione verissim a da lui addotta. p er la loro n a tu r a stessa di capitali. insomma. quella del Marx. Non spiegava.

Origine del saggio medio del profitto. e in che consiste la sua ipotesi? Io avevo scritto che il con­ cetto del valore-lavoro è vero per u n a società ideale.D E L L A T E O R IA M ARXISTIO X D E L V A L O R E . dipendere il v a­ lore-lavoro dalla divisione delle classi. l ’uso dei prodotti s o n o c o n s e g u e n z e d e l l a d i v i s i o n e i n c l a s s i e il v a l o r e p e r c i ò n o n s a r à u n a f u n z i o n e d i q u e s t a q u a l i t à . dico. ed im m a­ g in a che le diverse qualità sociologiche abbiano intensità misurabili e che questi num eri possano essere collegati da forinole m atem atiche. che gli serve a fare com­ prendere le sorti del lavoro nella società capitalistica. in una simile società. e l ’utilità. più chiaro prescinderne cspressameTite. Ma. Ed è. 3°) Differenza tecnica tra le varie industrie richiedenti varia composizione di capitale (vario rapporto di capitale costante e variabile). i cui soli beni consistano in prodotti di lavoro. s o l o in c o m p a r a z i o n e c o l t i p o p r e c e d e n t e e in q u a n t o d e l p r i m o si t r a s p o r t i n o i c o n c e t t i n e l s e c o n d o . perfettamente autom atica. l'utilità. . mi pare che ciò sia in sostanza un p r e s c i n d e r n e effettivo. forse. non fa. nella sua ipotesi. il quale. nella quale la concorrenza sia sempre al massimo di efficacia e gli scambi si effettuino in ragione di rapporti generali. onde. poiché egli scrive: «Il M arx concepisce. poiché egli. il bisogno. in confronto col tipo precedente. non possono apparire se non nelle forme della funzione. A vremmo dunque: 1°) Società economica lavoratrice senza differenze di classi. come ho fatto io. 2°) Divisione sociale delle classi. Legge del valore-lavoro. 143 sti'uisce un esperimento ideale. laddove esso è ben funzione delle qualità di produzione. Al Sorel non sem bra necessario eliminare. che. Origine del profitto. il bisogno. la divisione delle classi. n e i p a r a m e t r i c h e si r i f e r i s c o n o a l l a d i v i s i o n e s o c i a l e » . una società m eccanica. si può considerare sopravalore. Quali sono i termini dell'esperim ento ideale del Marx. e in cui non siano differenze di classi. come il Iiicardo.

144 R E C E N T I IN 'T E R P E T R A Z IO N I può considerarsi come u n a trasform azione ed egualizzaziom* dei sopravalori. 1 W irtschaft und l ì echi ecc. ottenutosi nel modo che si è descritto il concetto del valore-lavoro. E u n a legge (egli dice) «in senso tutto m a rx istic o » .e t i c a è caduto. perchè la re ­ sistenza che questa oppone produce poi effetti speciali). respingendo il parago ne del K a u ts k y tra il concetto del valore-lavoro e la legg£ di g ra v ità (la quale si attu a pienam ente negli spazi vuoti d 'a r i a . ma non sia u n a legge neanche in senso e t i c o . 65S-0. 2ti6-R. pp. anche il giurista prof. posto l'o rd in am ento della società capitalistica. R endita assoluta. Le quali rendite. E evidente che noi possiamo concepire le divergenze rispetto a una m isura come le ri­ bellioni della realtà di fronte a quella m isura. questo concetto non solo non sia una legge nel senso di u n a legge fìsica. che quella non è nulla di analogo a u n a legge fìsica. Egli è pienam ente nel vero quando. la legge del M arx si giustifica (almeno for­ malmente) come tentativo di ricerca di ciò che nei giudizi economici. Rendita differenziale. ma non già n e l l a r e a l t à e c o n o m i c a . Il Sorel consente con me che. solo in com parazione coi tipi p r e ­ cedenti a p p a rira n n o come ritagliate sulla massa dei sop ra­ valori o dei profitti. ossia tale che debba intendersi come regola di ciò che dovrebbe es­ sere. a me pare. Ciò a n c h ’io cercai di esprimere q uand o scrissi nella mia Memoria: « E legge nella c o n c e z i o n e del Marx. . Stam m ler nella sua opera: Diritto ed economia secondo la concezione materialistica della storia l . la quale ha ricevuto da noi dignità di legge ». invece. 5°) Diversità quali­ tativa delle terre. so­ stiene. 4°) A ppropriazione della te rra per parte di una classe sociale. P e r lui.. assoluta e differenziale. N ell'errore d ’interpetrare il concetto del Marx come un a legge i d e a l e o .

non potrei giudicare allo stesso modo i tentativi d ’altri per riformare le basi del sistema del Marx. all’E co­ nomia in quanto scienza l. di conseguenza. senza aspettare che tale 1 Si ved a il saggio 1Y. . Bocca. e la gram a e sten tata produzione della le tte ratura economica m arx istica posteriore al Marx. Alludo a un libro recente del dottor Antonio G r a z ia d e i2. e ciò non toglie che debba esservi un criterio obiettivo.L a proibizione capitalistica (Torin o. non accettandone il metodo e parte dei risultamenti. sem­ brerebbero comprovare col fatto il giudìzio del Sorel. Ma il campo eco­ nomico può d a r luogo mai a un c r i t e r i o o b i e t t i v o ? Chi ha inteso bene il principio deire co no m ia edonistica. delle m oderne con­ dizioni economiche.D E L L A T E O R IA M ARXISTICA D E L V ALOR E 115 sia o b i e t t i v a m e n t e r e t t o . Se non isbaglio. 10 . lì. deve rispondere di no. egli vuol dire che le speranze dei m arxisti circa la fecondità del metodo del Marx si vanno m ostrando vane. in cui il Marx si comporta come un semplice economista classico. C ro c e . eh ’ è stato molto discusso in questi ultimi mesi. e la cui fallacia dovrebbe apparire a primo sguardo evidente. Materialismo storico. Loria. Il Graziadei m ira a dedurre il profitto indipendentem ente dalla teoria del valore: via già indicata dal prof. è perchè egli ha m alam ente negato carattere e ufficio ori­ ginale all’attività economica e. Il Sorel crede che il procedimento del Marx abbia reso ormai i /servigi che poteva rendere. e non dia alcun aiuto nello studio. E se lo Stam m ler affaccia quel concetto. se a me pare opera salutare questa del Sorel nel cercare d ’intendere e circoscrivere la portata delle ricerche economiche del Marx. al quale bisogna accingersi. 1899). e che le pagine che quegli ha scritto nella storia della Economia sono press’a poco tutto ciò che da quel metodo si poteva cavare. Buona p arte del terzo volume. che dirim a il diritto e il torto. Ma. I giudizi soggettivi possono differire.

u n ’Estetica in cui si prescinda dalla espressione. si appropri anche l’altra parte del prodotto (sopraprodotto). può. teoria del profitto e teoria del valore sono indis­ solubilmente connesse. che. e h 'è formazione superficiale. il M arx do­ veva m uovere dal valore. Il profitto. invece di portare questa sul mercato. di provare che nel Marx stesso la teoria del profitto è sostanzialmente indipendente da quella del valore. non dà luogo a profitto. A ppunto perciò (rispondiamo noi). Certo. Quanto al costruire esso. e si deve. non nasce dal sopralavoro o dal sopravalore. e appunto perciò. una teoria del profitto che sia indipendente da quella del valore. se il lavoro non è lavoro produttivo. Sopraprodotto! Ma il sopraprodotto in tanto è sop rap ro­ dotto e c o n o m i c o in quanto è un v a l o r e . pa rtire dal concetto di prodotto e m ettere da b a n d a il v a ­ lore. onde si può farlo nascere dal sopralavoro senza m uovere dalla forma valore. il c a p i­ talista che paghi il salario in n atu ra . nel ripren dere i beni da lui anticipati. cioè. e. u n 'E tic a in cui si prescinda dall’obbligazione. nel pensiero del Marx. sicché si può. Egli tenta. dell’ultimo stadio. per essere in grado di parlare di lavoro che sia produttivo. in primo luogo. nella teoria. e col p arlare invece solamente di « p ro d o tto » . consumarla esso direttam ente (come nell’ ipotesi . U n ’economia. ossia nella differenza tra lavoro totale e lavoro necessario. è una Logica in cui si p re­ scinda dal concetto.146 KKCHNTl 1 N Ì T E R P E T R AZI ONI venga provata dalla v anità del viaggio. con sua responsabilità. acc ura tam e n te le parole « v a lo re » e « la v o ro » . Il profitto (dice) consiste nel so p ra ­ lavoro. il Graziadei vi riesce in modo molto curioso: con lo sc a n ­ sare. nella quale si prescinda dal valore. Ma distrugge egli stesso questa argom entazione. 10) obbietta. secondo lui. Mei vediamo un po’ come il Graziadei svolge il suo pensiero. q uando più oltre (p. ma dal sopraprodotto. del mercato.

Che se poi egli i n te n d e v a che le m ac ch in e p ro d u c ess ero a u to m a ti c a m e n t e beni e s u b e ra n ti p e r gli u om ini t u t t i di q u e lla s o ­ cietà. Anzi. con u n a q u a n t i t à di m erc i re la ti v a m e n t e piccola. alla quale si era cercato invano di sfuggire. p o ten d o go d e re pei' sé sola la differenza t r a il p ro d o tto ed il c onsum o della m ac chin a . 11 22. Ora. v e rre b b e a d isp orre di u n a e cc ed e n za di p r o d o tti sul c on sum o dei l a v o r a t o r i . . poiché il Graziadei considera esclusivamente l'economia del lavoro. ed o t te n e rs i p r o f i t t o dal lavoro in u n a società ipotetica. ne p ro d u r re b b e r o u n a q u a n ­ t it à e n o r m e m e n te m ag giore. M a qui il G raziadei d im e n tic a v a di sp ie g a re come m ai p o ­ tr e b b e ro esistere l a v o r a t o r i . 16 n o v e m b re 1894. A lc u n i a n n i fa. in cui. e perciò l 'h a v a ­ lutato in qualche modo. dato u u a sse tto c ap italistic o della so cietà. d i s t r u tt i dalla fame. d i b a tte n d o s i ne lla r i v is ta La Critióa sociale u n a p olem ica sulla t e o r ia della form azione del profitto n e lla d o t tr i n a del M a rx .D E L L A T E O R IA M ARX ISTICA D E L V ALOR E 147 del Graziadei). Che co sa farebb ero ivi i la v o r a to r i ? L ’op e ra di Sisifo o delle D a naidi ? N ella sua ipotesi. eccoci daccapo al qpneetto preciso del Marx del valore-lavoro \ Il libro del Graziadei contiene anche talune correzioni alle particolari teoriche del Marx sul profitto e sui salari. m olto più considerev ole di q u a n to alla p r o du z ion e c o n c o r r e v a a n c o r a la debole forza m u sc o la re del­ l ’u om o ». Senonchò mi sia lecito notare che le correzioni. v e rre b b e c om piuto dalle m ac ch in e . che sono poi equivoci. i p r o le ta r i o sa r e b b e r o m a n t e n u t i p e r c a r i tà della classe d o m in a n te o finirebbero p e r isp a rire r a p id a m e n te . t u t t o il l a v o r o c om piuto ora dal­ l’uom o fosse s u r r o g a t o da ll’ope ra delle m ac chin e . non g ià col so p ra lav o ro . q u e sto fatto tecnico offrirebbe la b a se al fa tto sociale. q u e ste . 318) s c r i v e v a : «N oi possiam o ben issim o id eare u n a società. p. cioè di u n a sovra p rod uz ion e. cioè di un profitto. . Ed eccoci daccapo alla teoria del valore. m a col n o n l a v o r o e sista il profitto. g i i co m piuto da ll’uom o. Se. iu tal caso faceva la semplice ipote si del P a e s e di C u c ca g n a. IV . infatti. Ma che il prodotto non venga portato sul mercato non vuol già dire che non abbia valore di scam ­ bio: tanto vero che il capitalista l ’ha ottenuto per mezzo di uno scambio tra lui e il lavoratore. fo n d a ta sul n o n l a v o r o e i n cui t u t t o il l a v o r o . che la classe d o m in a n te. dovrebbero concernere i principi direttivi e i concetti i P e r m e t t a il G raziadei c h ’ io n o t i che n o n è la p ri m a v o lta c h ’egli fa scop erte. per dirsi tali. il G raziadei (vol.

.us RECENTI IN T E R P E T R A ZION I ECC. nella sua varia e lunga vita di scrittore e di agitatore politico. scientifici. abbia fatto talvolta previsioni dimostratesi in prosieguo fallaci. che si vengano osservando. non credo abbia m ai preteso (come quel tale « sguaiato » Giosuè) «fe rm are il Sole». I nuovi fatti. . P e r quanto egli. che il M arx non poteva considerare. non infirmano u na teoria solidamente stabilita per mezzo del­ l ’analisi degli elementi. col c a n ­ giare delle condizioni di fatto. sebbene sia naturale che. sorga u n a nuova casistica.

è fatto sulla base stessa delle dottrine del Marx.UNA OBIEZIONE ALLA LEGGE MARXISTICA D E L L A CAD UTA D E L SAGGIO D I P R O F IT T O Questa legge è esposta nella terza sezione del libro terzo (postumo) del Capitale. che la definisce « un colpo di pistola della metafisica (sic) d ’oltre Reno ». in verità. rigettandola gli a v ­ versari (come il Bohm Bawerk). im plicitamente. senza discutere. la distinzione tra capitale c o ­ s t a n t e e capitale v a r i a b i l e . che si sono occupati delle dottrine economiche del Marx. con quella mancanza di libertà e di originalità mentale. ma spieghi solo in parte il fatto della caduta del saggio di profitto e convenga in te g ra rla con altre leggi già note all'econom ia classica. la considerazione del profitto come nascente dal s o p r a v a l o r e . L ’esame. segnatam ente tedeschi. col rig e t­ tare i principi fondamentali del M arx. ossia è condotto col presupposto che si am m ettano i fondamenti di quelle dottrine. accogliendola i m a r ­ xisti. Ma i più di coloro. e del s a g g i o m e d i o di . e crede di abbatterla con obiezioni. umili e proni. che la dichiara svolta « nel modo più splendido » (in glcinzendster Weise) a quella del Loria. affatto im proprie: altri hanno opinato che la legge sia bensì vera. che qui se ne tenta. Poche critiche sono state fatte i n ­ torno ad essa. che si osserva in tu tta la loro letteratura. le quali variano da quella del Sombart. non F h a n n o indagata in nessun modo. e quindi la premessa del valore-lavoro.

L a legge è stata dal Marx ricav ata dalla considerazione degli effetti economici dei progressi tecnici. Il M arx afferma che il progresso tecnico accresca la grand ezza e cangi la composizione del capitale complessivo. ossia il saggio di esso al 100 % . in quanto cioè si rig uard in o non come l e g g i r e a l m e n t e o p e r a n t i n e l m o n d o e c o n o ­ m i c o . ma di vedere se da quei concetti. com­ plessivamente. anche quando quelle teorie del M arx si p re n ­ dessero nel senso che io credo erroneo. Il capitale. 1 Si v e d a n o i sa g g i I I I e V. ripartito in 500 c. si foggiano nuove macchine. Accade un progresso tecnico. Ma tale riserva. che non è il senso dei volgari m arxisti. il quale si g enera. . co m ’ è noto. supponiam o. non più di determ inare e delimitare esattam ente i concetti fon­ dam entali del Marx. ed im pie­ gan te 100 la v o ra to ri: il sopravalore = 500. co­ sicché p e r tal modo ve n g a a dim inuire il saggio di profitto. che concerne u n a questione da me discussa a lungo altrove l . e quindi il saggio di profitto del = 50 °/0. anche intesi nel modo corrente. m a come r i s u l t a m e n t i d i c o n s i d e r a z i o n i c o m ­ p a r a t i v e t r a v a r i e f o r m e p o s s i b i l i di s o c i e t à e c o ­ n o m i c h e . diviso pel capitale complessivo. im­ piegato nella produzione. non h a quasi nessun effetto nel presente esame. Si tra tta qui. prodotto dal capitale variabile. e 500 v. possa mai in alcun modo dedursi la l e g g e d e l l a c a d u t a d e l s a g g i o d i p r o f i t t o . Vero è che tutte queste cose io le am metto i n u n c e r t o s e n s o .. le cui conclusioni sarebbero presso a poco le stesse. è stato finora. facendo crescere la proporzione del capitale costante rispetto al variabile. Egli si figura così il fatto. dal sopravalore. che prim a non esistevano.150 UNA O B IE Z IO N E A LLA L E G G E M ARXISTICA profitto come nascente d all’agguagliam ento dei v a ri saggi di sopravalore per opera della concorrenza. La qual cosa a me non pare. di 1000.

Ha anzi.no mettere in movimento un capitale costante più grande.DELLA CADU TA D E L SAGGIO DI P R O F I T T O In i P er effetto del progresso tecnico e della costruzione di nuove macchine. Perchè il nostro esame riesca chiaro. Onde si avrà. della società capitalistica moderna. Ma questa legge. non ha punto quello di un aum ento nella grandezza del capitale complessivo. necessari. .è più o meno a ttra v e rsa ta da altri fatti. che sup ­ porremo di 200 maggiore dell’antico. dovrar. restano sempre impiegati nella prod u­ zione. caduta soltanto t e n d e n z i a l e . Dunque. è anzitutto neces­ sario scindere i due gruppi di fatti. Ora il progresso tecnico. che sono m antenuti dal capitale variabile di 500. restando im m utato il saggio del sopravalore nel 1 0 0 % . un capitale complessivo di 1200 = 700 o. o i due stadi della m ede­ sima società capitalistica. eh’ è lo stesso.impie­ gato. proprio l ’opposto: cioè quello di r e s t r i n g e r e il c a p i t a l e i m p i e g a t o . Dunque. e. o. e neanche l’altro di lasciare im m utata la grandezza del capitale complessivo. il saggio di profitto sarà di = circa 41 % . ossia sarà disceso dal 50 % al 41 °/0. Nella sua fur­ inola più semplice. Ma questa i p o t e s i è il f a t t o reale. affinchè ciò sia possibile. decadenza necessaria del saggio di profitto sotto l’ i p o t e s i del progresso tecnico. + 500 v. di tutti i giorni. supponendo costante la quantità degli oggetti prodotti (200 scarpe sono richieste. per effetto necessario e immediato. che il Marx fonde insieme ed a b ­ braccia in una sola g u a rd a ta alquanto confusa. per effetto del progresso tecnico. i 100 lavoratori. tra i suoi effetti logici. decadenza e f f e t t i v a del saggio medio di profitto nella società capitalistica m oderna. (Non occorre avv ertire che qui siamo in scienza economica. e aum ento e diminuzione si riferiscono sempre a v a l o r i e c o n o m i c i ) . e non c ’ è ragione . Il primo stadio è dato dal fatto puro e semplice di un progresso tecnico. ma. Dunque. più o meno transitoriam ente controperanti.

decrescente. nell’ipotesi del Marx. ài risolve in lavoro sociale. -{. E poiché ogni costo. tutte le altre condizioni restando im m utate.450 v. che. 140. ecc. 500. p u ra m e n te e semplicemente. ecc. E c h ia ro . ponendo che l ’avvenuto progresso tecnico abbia fatto dim inuire del complessivo lavoro sociale richie­ sto. in tal caso. 120. si a v r à : stessa produzione con minor lavoro sociale. m aggior consumo. 200. ecc. in u n prim o stadio fun g o n o . composto non più di 500 c. il progresso tecnico consi­ sterà. — ossia 10 di essi. di capitali complessivi di 150. E.500 t\ . avrem o. si avrebbe. avendo noi da fare col solo fatto del progresso tecnico.: fatti estranei e sopraggiunti che qui non ci rigu ardano. rin n o v a n d o s i il c ap itale in porzioni suc c essive. 400. crescere di popolazione. prodotto di lavoro). in ultim a analisi.. Se non fosse così. p e r a ltro. in luogo dell’antico capitale di 1000. come cap itale.152 USA O B IEZIO N E ALLA L E G G E M ARX ISTICA di au m e n ta rn e la produzione). non già un p ro ­ gresso. b e n i il cui costo di r i p r o d u z i o n e n o n risp o n d e più al p rim itiv o costo di p r o - . non v a rre b b e la pena d ’ intro du rre quell’ in n o v a ­ zione tecnica. economicamente. resteranno disoccupati: u n a frazione del­ l ’antico capitale resterà disoccupata: la q u a n tità (o utilità) dei beni che si p ro d u rra n n o resterà la m edesim a 1. in un risparm io di spesa sociale: stessa produzione con minore spesa. ma eli 450 c. 300. ma o lo status quo ante o un regresso. (La diminuzione deve affettare proporzional­ mente tutte le p arti del capitale. Dei 100 antichi lavoratori. 130. Non dobbiamo considerare gli altri effetti che sorgerebbero per aum ento di produzione. di 150. giacché tutto è. -f. ma con quella. 110. E. non possiamo simboleggiare il progresso tecnico con la serie c r e ­ scente che il Marx adopera. 1 S u p p o n ia m o qu i già p e r c o r s a u n a serie di p e rio di p r o d u t ti v i che basti a r i u n o v a r e l 1in te r o cap itale c o m plessivo coi nuovi p ro c ed im e n ti tecn ici. un c a ­ pitale di 900. per restare nell’esempio addotto di sopra.

Questa l ’ipotesi. continuando il progresso tecnico. sia diventato assolutamente superfluo: quei 10 lavoratori saranno ormai pezzenti oziosi m anten uti dalla carità altrui. data questa ipotesi. Questa legge ha per ipotesi che quel di lavoratori. del 50 %• T ale caso semplicissimo non ci dà. rimasto disoccupato. di 1 lavoratori. sarà quel che sarà. ma l'a ltr a : « I l progresso tecnico. d i — . tutte le altre co n­ dizioni restando im m utate. o em igreranno — in un nuovo mondo. . restando da una parte im m utato il saggio di sopravalore e dall’altra più non lavorando 10 degli antichi lavoratori. come — 900 \ F 1 0 0 0 /’ 1 tri ma. 450 / . com ’è nostro diritto. Ma c o n sid e ra r e i singoli stad i s a reb b e qui inu tile c o m p lic a ­ zione. non vi ha dubbio che il più piceolo capitale complessivo impiegato. di 4 — . basterà spingere ancora. l ’ ipo­ tesi. appunto p e r c i ò il saggio di profitto non potrebbe esserne alterato. ossia che l ’ impiego di lavo3 2 ratori tenda a diventare = 0. dunque. e si espri. diventi via via superfluo l’impiego non solo di 10 ma d i — . Di essi. pu r facendo a meno del loro concorso. assorbirebbe una massa di sopravalore di 450. Ma.DELLA CADUTA D E L SAG G IO D I P R O F IT T O lo o Corretta così la descrizione del fatto. 500 \ merebbe in — < come prima i n —— I. ossia sarebbe. o meglio. fa dim inuire la m a s s a (non il s a g g i o ) dei sopra valori e dei profitti ». In questo caso. La produzione sociale resterà al livello di prim a. ossia il cui valore sociale a tt u a le uon r ispo nde più a ll’a n ­ tico. in grazia del progresso tecnico. e supporre che. q u a l’ è l ’im portanza della legge? P e r vederci chiaro. la società d u z i o n e . la legge del Marx. o periranno di stenti. Ma non per questo il saggio di profitto ne verrebbe alterato.

Infatti. la legge qui si risolve in una vuota generalità. bella e finita. come tale. di lucerne prodigiose. trovino invece impiego. si presenta con la g ravità e l'o riginalità di un a scoperta scientifica. m a anzi che i la­ voratori trovino nuovo impiego col crescere del primitivo capitale costante. viene a n e g a r e n e l m o d o p i ù r a d i c a l e 1-a v e r i t à d e l l a l e g g e m a r x i s t i c a . A vvenuto il progresso tecnico. il c api­ tale costante con cui lavorano è dovuto crescere da 500 a 700. I 100 lavoratori lavorano ancora tutti 100. se della scoperta scientifica abbia poi — la verità. la quale. e dove il lavoro non ha utilità. In altri termini. e il complessivo è quindi diventato di 1200. se am messa.154 UN A O B I E Z I O N E A L L A L E G G E M ARXISTICA c a p i t a l i s t i c a sarebbe. T utto sta a vedere. e voleva proprio determ in are la legge organica delle variazioni del saggio di profitto. il capitale p erde i suoi. anche la produzione è cresciuta: e questo secondo stadio egli con­ sidera. Gli cx-capitalisti non avrebbero più operai da sfruttare. E esatta questa proposi­ zione? In qual modo il Marx la giustifica? A questa proposizione fondamentale si riferisce la mia o b i e z i o n e . Il nerbo della dim ostrazione del Marx è nella proposi­ zione: che i lavoratori. arricchiti di coltelli fa­ tati. sopra la quale essa si fonda. il re perde i suoi diritti . altrettanto fondam entale. La legge c h ’egli ne deduce. che dovrebbero restare disoccupati. Ma il M arx non si trastullava in codeste generalità vuote e nelle congiunte fantasie. egli (come si è visto nell’esempio recato) non suppone punto che la forza di lavoro diventi superflua. Dove non c ’ è nulla. di giardini producenti con foga instancabile e spontanea ogni ben di Dio. perchè sarebbe finita l’utilità del lavoro. dal 50 0 0 al 41° 0). Esprimo tu ttavia il mio pensiero sotto . della ead uta del saggio di profitto (nel­ l’esempio. ma eon un capitale c r e s c i u t o di u n t a n t o ( = 200) sul primitivo. si sarebbero mutati in possessori di fonti autom atiche di ricchezza: come quei fortunati mortali delle fiabe.

Si avran no . m a ne h a diminuito solo il v a l o r e . per essere di nuovo impiegati. dunque. Se. ossia mantenendoli con gli a n ­ tichi mezzi di sussistenza. col progredito ordinamento tecnico.. sotto l ’aspetto della potenzialità a soddisfare bisogni. mezzi di alimentazione. si a v rà che un capitale e c o n o m i c a m e n t e m i n o r e assor­ birà le stesse forze di lavoro di prima. e ricordarsi (come io non me ne scordo) che parecchie volte errori a lui addebitati si sono chiariti equivoci degli a v ­ versari. i mezzi di alimentazione. per virtù del progresso tecnico. dunque. e facendoli lavorare sulle antiche m aterie grezze o sui nuovi prodotti. ecc. materie grezze. avrebbero bisogno di un cap i­ tale costante maggiore del primitivo? Il progresso tecnico non ha fatto dim inuire l’ u t i l i t à n aturale della produzione (anzi. ecc. allo stesso grado di prima. stanno. e il loro livello di vita non si sarà elevato (e ciò è nell’ipotesi). ossia la stessa . Ma.. nella nostra ipotesi. Ma. perchè in essi (per ser­ virci della metafora prediletta del Marx) è conglutinata minore q uantità di lavoro. perchè. ossia vi è in m e n o il lavoro di 10 lavoratori. la produzione offrirà. poiché noi sappiamo che economicamente il valore di quel capitale è d i m i n u i t o . bisogna proceder cauti. mezzi d ’impiego e mezzi di sussistenza pei 10 lavoratori restati disoccupati. Rioccupandoli. non l’ ha fatta neanche crescere. e l ’ha lasciata im mutata).DELLA CADUTA D E L SAGGIO D I P R O F IT T O 155 forma di obiezione e di dubbio. capitalisti ed operai saranno restati sobri q uanto prim a. le materie grezze. o (eh’ è lo stesso) ver­ ran no a m igliorarne la qualità. conn* prima. della stessa complessiva n atu rale utilità di prim a. II valore economico di tutti questi prodotti è diminuito. i capitalisti verranno ad accrescere la loro produzione. i capi di vestiario. trattandosi di un pensatore del grado del Marx. P e r quale ragione (domando) i 10 lavoratori disoccupati. oggetti di vestiario. strum enti. gli strumenti.

dove egli p arla delle cause controperanti. e massa di profitto eguale con c a p i­ tale complessivo minore significa s a g g i o d i p r o f i t t o c r e ­ s c i u t o . A questa mia obiezione non ho trovato risposta nè espli­ cita nè implicita nell’opera del Marx. resti disoccupato non soltanto un num ero di lavoratori.lóti UNA O B IE Z IO N E A L L A L E G G E M ARX ISTICA m a s s a di p r o f i t t o . § IV). ossia di mezzi di produzione e di mezzi di sussistenza. m a economicamente è disceso a 900. q uando i lavoratori si rimpiegheda . m a anche u n a frazione dell’a n ­ tico capitale complessivo. che la sua teoria ne sarebbe a n d a ta in frantum i. Si può dire che qui il Marx sia passato accanto all’obiezione senza u rta rv i. T ornan do al semplicissimo esempio nostro. essendosi ridotto l ’intero v a ­ lore del capitale complessivo. d ov rà calcolarsi non più. 11 clic significa. se vi fosse urtato. col progresso tecnico. come u ti­ lità. e credo p iu t­ tosto. ossia non sarà più del 100 °/0 ma sarà 450 450 salito al 1 1 1 0 o circa. è restato lo stesso. nè come nel —F 1 0 500 primo stadio da noi considerato (in cui il progresso tecnico abbia resa assolutamente superflua una parte del lavoro) 450 500 i n ------. 1000 900 • saggio del sopra valore. ossia senza acquistar coscienza dell’im portanza di essa. X IV . ma in — —. Proprio l ’opposto di ciò che il Marx aveva creduto di poter dim ostrare. 500 come prim a del progresso tecnico. E. Solo in un punto. clic. i 10 la v o ra ­ tori troveranno impiego con u n capitale. e prop riam ente della sovrapopolazione (cap. in — . che il saggio di profitto è cresciuto a — ossia dal 50 % a circa il 55 0 Q Quanto al . accenna al caso che forze di lavoro possano rim piegarsi con capitale co­ stante minimo. dubito ehe l’avrebbe spezzata e spazzata v ia . Prevedo ciò che si potrebbe dire: — Voi avete supposto che. esso. e.

Le somme di beni risparmiate. e quindi avrà efficacia diminutrice sul saggio del profitto.DELLA CADUTA D E L . l'accrescimento della popolazione. ma saranno gittate sul mercato come capitali chiedenti impiego. e di nuovo il rialzo del saggio di pro­ fitto. il risparmio. facendo il caso di capitalisti gaudenti. non resteranno inu­ tili nei magazzini o nelle casseforti. favorito dal progresso tecnico. nonostante il progresso tecnico. so pure non si co ntinuerà nel l'im­ piego dei 10 lavoratori. Senonchè. Ora tutti questi mezzi di produzione e di sussistenza non sa­ ranno consumati (o saranno consumati in parte e in parte risparmiati) dalla classe capitalistica. non è più il progresso tecnico per sè preso. e nel seguente ciclo produttivo si ag giun gerà u n a frazione anche maggiore di capitale disoccupato. siamo già n e ll'àm bito della legge della domanda e offerta. E come il progresso tecnico favorisce il risparmio. — Benissimo: ma in tal caso siamo fuori della legge del Marx. come si dice. ma il r i s p a r m i o . favorisce. m a l'aum ento diventerà costante. ma perciò appunto la q u a n tità della pro­ duzione che ne v e rrà fuori sarà aum en tata. ma non si può d a questo d e d u r r e . Credo a n c h 'io che soltanto . che qui si considera. in sèguito. e quindi la riduzione dei salari. il quale potrà essere. e quindi si avrà u na crescente accumulazione. Ciò farà a u ­ m entare il saggio dei salari.SAGGIO D I P R O F I T T O 157 ranno. L ’ a g e n t e . non avrebbe luogo. e in odio alla quale aveva escogitato la legge della c ad uta del saggio di profitto dedotta dalla più alta composizione del capitale per effetto del progresso tecnico. tanto è vero che. così questo. per la spinta dell'interesse economico. ossia della comune e accettata economia. è vero che nel nuovo ciclo produttivo non si a g ­ giungeranno alle antiche frazioni altre frazioni di capi­ tale disoccupato. che il M arx disprezzava come volgare. per mezzo dell'aum ento dei salari. quando entrano in iscena il risparm io e l'a u m en to della popolazione. nel qual caso la frazione disoccu­ pata sarà più piccola.

p ro ­ porzionalm ente. Certo.158 UNA O B IE Z IO N E ALLA L U G tìE M ARXISTICA l ’ovvia legge della dom anda e offerta spieghi le variazioni del saggio di profitto. guardiam o con hi limpida intuizione del buon senso. u na m e ­ schinissima figura? • L 'e rro re del Marx è stato di aver attribuito in a v v e d u ­ tam ente un v a l o r e m a g g i o r e al capitale costante che. e d a ll’altra una classe di proletari. Ciò r i g u a r d a la s t a t i s t i c a e n o n l ’ e c o - . Comunque si consideri. m a ricorrere ad essa è non già d i­ fendere la tesi del Marx. lasciando per un momento in disparte i ragionam enti a fil di logica e i calcoli a ritm e ­ tici. vien messo in movimento dagli stessi antichi lavoratori. La spugna costa meno: ma la q ua n tità d 'a c q u a . Che cosa fa il progresso tecnico? Moltiplica la ricchezza nelle m ani della classe capitalistica. Come il M arx ha potuto im m ag in are che col progresso tecnico cresca sempre la spesa dei capitalisti. Ecco qui (per seguire la rigida ipotesi schem atica del Marx) da una parte u n a classe capitalistica. P rim a con 5 si a v e v a 10: ora con 4 si ha egualm ente 10. potrà trovare. per effetto del progresso tecnico. i capitalisti potranno. cotesta tesi a me pare insosteni­ bile. maggior num ero di macchine e d 'is tru m e n ti d ’ogni genere. ossia che il saggio di profitto crescerà? Con l’anticipo di beni (capitale). nel secondo stadio. di cui s 'im b ev e . con l'anticipo di beni c h e v a l g o n o s e m p r e m e n o . dopo il progresso tecnico. e anche più insostenibile se. l'operaio lavora sem pre 10 ore. chi g uardi una società in due stadi successivi di sviluppo tecnic’o. è la stessa. che p rim a si rip ro d u ­ cevano con 5 ore di lavoro ed ora si riproducono con 4. che ottene­ vano prim a dai proletari? E che quindi il rapporto tra valore di servigi e valore di capitale si alte re rà con prevalenza del primo valore. di fronte alla spesa complessiva. sibbenc riferm arne la condanna. il profitto resti in perp etua m inoranza e finisca col fare. ottenere g l i s t e s s i s e r v i g i . Non è in ­ tu itivam ente chiaro che. in modo che.

Avendo noi combattuto il fondamento stesso della legge m arxistica. ma dal suo valore economico. come gift nelle sue precedenti indagini aveva p e r ­ petuam ente trasportato il valore-lavoro di u n ’ ipotetica so­ cietà alla reale società capitalistica. ci pare affatto superfluo proseguirne gli svol­ gimenti ulteriori. se fosse potuto tornare sul suo abbozzo. non fu forse m a tu ra ta al modo stesso della parte fondamentale o centrale della dottrina l. Qui. e che il M a r x dovè p e n sa re insiem e coi capitoli fo n d a m e n ta li del p rim o libro. il progresso tecnico non avrebbe avuto luogo. tra cui questa della Legge dal saggio di profitto.DELLA CA DU TA D E L SAGGIO DI P R O F I T T O 1f)'J li orni a. così nella n uo va q u e ­ stione è stato tratto a valutare il capitale tecnico di una società più progredita alla stregua del valore di quello di un a società meno progredita. l'a v re b b e profondamente modificato o a d dirittu ra distrutto. come in gene1 S p e tta alla p a r te fon d a m e n ta le l ’esposizione del process o pel q u a le sorge il saggio medio di profitto. di cui alcune parti sono appena abbozzate. non a p p a r­ tenendo allo « stabilimento dei prin cip i» . il metodo gli si è spezzato tra le mani. inoltre. nell'assurdo tentativo. E si potrebbe dire che. che ci avanzano in forma ben poco ela­ borata. altrimenti. E probabile che l'autore. la quale. al quale ricorreva senza rendersi pieno conto del proprio procedere. n ell'avere il M arx sempre abusato del metodo comparativo. Ma forse dello strano errore si potrebbe trovare a nche qualche ragione in terna. ma essendo co n­ seguenza e applicazione. Ed economicamente quel capitale (supposte costanti tutte le altre condizioni) d e v e v a l e r m e n o . Basti notare che in quegli svolgimenti. e h ’ è nel terzo libro del Cajìilale. che il terzo libro del Capitale è u n'o pera postuma. A spiegare l’errore del Marx potrebbe valere il fatto. . Il capitale (e ciò il Marx sem bra avere per un momento dimenticato) non si m isura dalla sua fisica esten­ sione.

E anzi. in un vantagg io . gli p a re v a bene spiegabile. la formazione del saggio g enerale del profitto. considerando che l ’Economia politica a v eva fin’allora cercato a tentoni. E ra qui p er lui « il mistero intorno a cui si era travagliata tu tta l'Econom ia politica da Adamo Smith in poi». due questioni si p r e ­ sentano. perchè molte osservazioni che fa il Marx. Somma era l'im p o rta n z a che il M arx a ttribuiva alla sco­ p erta della l e g g e d e l l a c a d u t a d e l s a g g i o d i p r o f i t t o . nè il profitto nella su a purità. finalmente. clic non av eva saputo esporre il sopravalore di­ stinguendolo dal profitto. e h ’ è teoricam ente inammissibile. senza riuscire a formolarla. po­ terono spingere il M arx a costruire la sua legge. 11 difetto.160 UNA O B IE Z IO N E ALLA L E G G E M ARXISTICA rale in tutto il C apitale. Lo sm a r­ rimento del Ricardo innanzi al fenomeno del progressivo decrescere del saggio di profitto gli se m b ra v a nuovo do­ cum ento della serietà di qu ell’ intelletto. e. Rigettata ora la sua spiegazione. per fortuna. intese come descrizioni storiche di ciò che accade di solito nella società m oderna. e nei vari tentativi di soluzione del problema vedeva la ragione delle divergenze delle v arie scuole economiche. La p rim a concerne il fatto asserito e pel quale . che scorgeva l’im ­ portanza vitale del fjitto per la società capitalistica. si risolve. in questo caso. da lui realm ente osservati. e che. sarebbe il caso di far tale indagine per la stessa parte d a noi com battuta : ossia dom andarsi quali f a t t i . in ­ dipendentem ente dalle sue singole frazioni in lotta tra loro. con la quale. di nessi logici e di nessi di fatto. potranno ritrovarsi vere. ed esser salvate dal naufragio teorico della legge. sono debolmente connesse. per altro. ossia a d a r di quelli u n a spiegazione. Che la soluzione non ne fosse stata scoperta fino a lui. molto meno. la differenza tra capitale costante e capitale variabile. vi ha una continua mescolanza di deduzione teorica e di descrizione storica. non aveva saputo analizzare a fondo la diversità nella composizione organica del capitale. M arx.

M aggio 1889. Gli orecchianti. soli padroni di tutti i beni della società! l. che moltiplichi i capitali in cerca di impiego. a n c o rc h é p o ssa c re sc e re la su a m assa o la su a p ro p o rzio n e ris p e tto al p ro fitto in d u s tr ia le : si v e d a vol.1 . ora per can tare un inno alla forza spontanea del progresso. apologetiche o polemiche. in c o n fo rm ità d e lla legge che c re d e v a a v ere sta b ilita . nel che gli economisti hanno sovente peccato. che a poco a poco farà sparire i capitalisti o r id u rr à l'in te re sse al mezzo per 100. av en d o p ie n a fede n e g li in c e s s a n ti p ro g re ssi te c n ic i d e ll’a g ric o ltu ra . I l i . On profits. perchè. ora per fare inorridire gli ascoltatori sopra uno spettacolo non meno fantastico. come può accadere per un aumento anche effettivo dei s a ­ lari in conseguenza del risparm io e della crescente a c c u ­ mulazione. se la ragione economica del fatto abbiamo visto che non può essere se non una sola (la legge della d om anda e offerta). B . È accertato un graduale abbassamento nel saggio di profitto? E in quali paesi e tra quali circostanze? — La seconda concerne le cause storiche. M c U . p er n o n p a rla re delle a ltre c au se c o n tro p e ra n ti. si sono im padroniti dei risultam enti di ristrette « condizionate ricerche. C r o c e .DELLA CADUTA D E L SAG G IO DI P R O F IT T O 1G1 occorre dimostrare se davvero sia e come. varie secondo i v a ri casi. E l’abbassam ento del saggio di profitto può accadere p er un aum ento nominale dei salari a cagione della crescente rendita della terra . come può accadere per un aum ento effettivo dei salari a cagione del più forte collegamento della classe operaia. 1 E il caso c o n te m p la to dal R i c a r d o . il . 2 2 3 . B iso g n a a g g iu n g e re che egli. I l M a r x se m b ra d are a q u e sto caso poca im p o rta n z a . le forme storiche possono essere parecchie. so­ s tie n e che a n ch e la re n d ita d e lla te r r a h a u n a te n d e n z a a c ad e re. Questa indagine si deve fare senza predisposizioni ottimi­ stiche o pessimistiche.r ia l is m O slvrico. d ’nltra parte. dei proprietari di terre. n e l celeb re § 4 4 del c ap ito lo V I.

IY . nella recensione dei miei saggi m a r ­ xistici. a nno I I I . Il Racca dice anche che io intendo valermi dei p re s u p ­ posti dell’economia pura per ispiegare il sopravalore e a ltre t­ tali concetti che l ’economia p u ra nega. pubblicata nell'ultimo fascicolo della R iv ista ita­ liana d i Sociologia1. fase. perchè non l ’ho mai riconosciuta come tale. Recenti interpetrazioni del marxismo. n e lla R ivista italiana di Sociologia. p. mi rim provera di non av er il coraggio di abbandonare puram ente e semplicemeute la teoria del valore del Marx. e di essere in ciò illogico. sin dalla p rim a volta che ho toccato della questione (in nota allo scritto sul Loria). e che la teoria scientifica del valore non può trovarsi se non nell’ in ­ dirizzo puristico o « austriaco » che si voglia dire. Non ho. dunque. non ho fatto altro se non ripetere che la teoria del Marx « no n è una teoria del v a lo re » . Racca. Ma io. V. giacché un s o p r a v a l o r e è un ex travalore. R a c c a . V. . 476 e sg.V II MARXISMO ED ECONOMIA PURA I Il prof. come è mostrato dalla denominazione stessa. ed esce perciò fuori del campo della p u ra economia» (Per la interpetrazione e la 1 Cfr. bisogno di « a b b a n d o n a re » la teoria del valore del Marx. Io ho scritto: « S o ­ p r a v a l o r e in p u r a economia è u na parola priva di senso.

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critica, ecc., v. questo vol., p. 68). E potrei citare almeno altri dieci passi dei miei scritti, in cui si ribadisce questa affermazione. D unque, non solo non intendo v alerm i dei presupposti d e ire e o n o m ia p ura, nè fare del sopravalore un concetto di economia p u ra ; ma dico anzi, espressamente, che, per intendere il pensiero del Marx, b i s o g n a u s c i r e d a l l ’e c o n o m i a p u r a . Ciò che non mi rassegno ad accettare (e forse qui si trova iì punto di dissenso tra il Racca e me) è la pregiu­ diziale: — che quello che non cape nell’economia pura non debba nem m eno discutersi. — Lascio ai signori De Mo­ linari e compagni la parola, che vorrebbe p a re r modesta ed è orgogliosa, da essi ad op erata di solito innanzi al M arx: «N on ca p isc o !» , — con l'a g g iu n ta sottintesa: ciò che noi non comprendiam o a primo tratto non è degno di esistere. Il punto d'onore intellettuale deve consistere nel riflettere tanto sulle cose che non si capiscono, da finire col capirle. E criticare uno sproposito è capirlo: altrim enti, lo spropo­ sito ci resta di sopra, come u n a forza indom ata. D ’altra parte, non si vuol neg are che vi siano pretese dottrine scien­ tifiche, consistenti in puri e semplici e rrori; ma che quelle del M arx app artengano a siffatto ordine, mi perm etto di dubitare. Anche a g iudicare solo per indizi, non è facile persuadersi che dottrine che hanno avuto e hanno tanti seguaci, e che tanto hanno affaticato e continuano ad affa­ ticare gli avversari, non contengano la loro parte di vero; che u n uomo come il Marx, di cui basta leggere qualche pagina per avvedersi subito di aver che fare con un in te l­ letto sopra dell'ordinario, abbia totalmente, ossia volgar­ mente, spropositato in ciò e h ’è stato il compito scientifico della sua intera vita. S a rà ; m a non bisogna essere corrivi a crederlo. Sono, codesti, segni esterni, che non bastano per un giudizio definitivo; m a che dovrebbero p u r b astare a ren dere gu a rdinghi.

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Essendomi messo, dunque, a studiare, con piena libertà, sebbene col presentimento che non si trattasse in nessun caso di un errore volgare, la dottrina economica del Marx, sono venuto alla conclusione, che in essa sono mescolati vero e falso. Non ripeterò qui le lunghe esposizioni che ho già dato di questo mio giudizio; ma dirò in breve e p er accenni che l'aspetto di vero consiste, a mio pareri1, n el­ l'av ere il Marx richiam ato fortemente alla coscienza la c o n d i z i o n a l i t à s o e i a l e del profitto: di che lacrime grondi e di che sangue quel profitto, che nelle unilaterali e forma­ listiche esposizioni di coloro ch'egli chiam ava i « commessi viaggiatori del liberismo » p are v a quasi nascesse per virtù miracolosa, insita nel capitale. R i p o r t a r e a l l a c b s c i e n z a non ò s c o p r i r e u n a l e g g e s c i e n t i f i c a : è, semplice­ mente, riportare alla coscienza. Perciò appunto ho a p p la u ­ dito alle giuste parole del Sorel: che la legge del M arx «non ispiega scientificamente », ma semplicemente « r i s c h i a r a » . Il procedimento, del quale il Marx fa uso a questo fine, ò stato da me definito procedimento c o m p a r a t i v o : parola alla quale do im portanza, perchò mi p a r che indichi il punto essenziale. Quanto alla p a rte fallace, essa consiste nell’aver dato il Marx q ua e là, al procedimento c o m p a ra ­ tivo, valore di spiegazione scientifica, e n ell’avere preteso di soppiantare, coi risultam enti di esso, la v era e propria teoria economica (diremo così, per intenderci, dell’economia pura).

II

Il R acca ricorda di averm i invitato, nel Giornale degli econom isti, a dimostrargli che il M arx la pensava per l’appunto come me, suo critico. V eram ente egli non m ’ inv i­ tava a questo: diceva invece, se ben ricordo io, che restava d a chiarire « se a me spettasse solo il merito di aver bene

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interpetrato il pensiero del Marx, o l’altro assai maggiore di averlo c o m pletato». La dimostrazione, che preten de ora, non posso dargliela, perchè la tesi da me sostenuta esclude che il M arx la pensasse come me, s a l v o c h e in p a r t e . Nè dalla m ia m em oria Per l’ interpetrazione e la critica ecc., sino allo scritto Recenti interpetrazioni ecc., io ho «spostato la q u e stio n e » , come il R acca crede. Esordivo, in quella m em oria, col dire che il M arx non av e v a avuto « chiara coscienza» del suo pensiero; e dim ostravo (nel 2° paragrafo) che l’antitesi con l’economia p u ra e l’affermazione dell’a s ­ su rd ità di qu e sta (svolta poi specialmente p er opera dell ’Engels) era infondata, perchè non si poteva dedurla dalla genuina n a tu r a delle premesse del Marx. Con ciò venivo riconoscendo la p arte fallace, e h ’ è nei libri del Marx e della scuola. Nello scritto Recenti interpetrazioni, a d d irittu ra ho taciuto della forma mista di vero e di falso, che il M arx ha d ata alla sua dottrina : e ho procurato di meglio m ostrare come sia pensabile ciò che ho chiamato di sopra il suo aspetto di vero. Non mi p a r che ciò sia uno spostare la q u e ­ stione; è un battere ora più d a un lato, ed ora più da un altro, secondo l'occasione e l ’ intento delle scritture. Che cosa significa do m a nda rsi quale sia il pensiero di uno scrittore? Uno scrittore ha creduto di pensare tutto ciò che ha scritto e che dicono le sue parole: osservazioni, ragion am en ti, ghiribizzi sentimentali e fantasticherie. Ma, qu ando noi diciam o: « Il v e r o pensiero di Aristotele fu... », o « Il v e r o pensiero del K ant fu... », facciamo u n a scelta, oltrepassando la m ate rialità della parola : abbandoniam o una parte come scoria, e cerchiamo, non ciò che lo scrittore ha creduto di pensare, ma ciò che ha r e a l m e n te pensato per la forza delle premesse d a cui moveva. A Carlo M arx, che scrisse quei tali libri ed opuscoli e fece quei tali discorsi, appartien e così ciò c h ’egli pensò re a l­ m ente come quel tanto che s’illuse di cavare dai suoi pen-

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sieri, c che rap presen ta invece un a contraddizione di quelli, 0 u n 'app en dice ingiustificata, i l a nella storia della scienza economica egli e n tra solamente per la parte reale del suo pensiero, e non già per le debolezze e i miscugli sentim en­ tali e politici che si notano nelle sue trattazioni. Questa d i­ stinzione tra pensiero r e a l e ed elementi e s t r a n e i è nota a tutti coloro che indagano la storia delle scienze, e non potrebbe scriversi storia di scienza senza valersene. In I t a ­ lia abbiamo due modelli di storie condotte a questo modo : gli scritti di B ertrando Spaventa sulla filosofia italiana dal Rinascimento al Risorgimento, e la Storia della letteratura italiana di Francesco de Sanctis, che un criterio analogo adoperava nel dominio estetico, e i poeti considerava non secondo ciò che vollero fare, ma secondo ciò ehe obbietti­ v am ente fecero. Nostra vergogna non pregiare a bb astan za quei libri, e non averli additati agli stranieri come frutti, tra 1 più degni, dell’ ingegno italiano. Ecco perchè il Racca non può pretendere che io gli mostri nell’introduzione e nei primi capitoli del Capitale quei presupposti, che io ho cercato di m ostrare n e c e s s a r i e i m m a n e n t i al pensiero del Marx, m a r e c o n d i t i e al Marx restati o s c u r i . Se fossero esposti chiaram ente nelle prim e pagine del Capitale, quanto lavoro risparm iato ai c r i ­ tici! Nè io, per mio conto, mi sarei dato l ' incomodo di scrivere i miei poveri opuscoli, ma avrei, tu tt'a l più, sem­ plicemente tradotto o fatto ristam pare quelle prime pagine del Capitale. Ili Certo, si potrebbe provare, contro di me, che quelli, che io ho stimati presupposti necessari, tali non sono. Il Racca tenta ciò quando oppugna la mia affermazione che la r i­ cerca del Marx sia intrinsecam ente ricerca a s t r a t t a . Non

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è astratta (egli dice): il Marx « volle studiare dal punto di vista economico la società capitalistica attuale così come è: naturalm ente 11011 analizzò una sola società, ma ne a s t r a s s e il t i p o , in cui fuse tutti i caratteri reali comuni, a suo a v ­ viso» . A s t r a s s e il t i p o ? E non è proprio, questo, con­ d u rre una ricerca a stra tta ? Il tipo esiste forse nella re a ltà ? E forse qualcosa di più che u n a nostra c o s t r u z i o n e per lini scientifici? Ricerca astratta è qui opposto di ricerca sto­ rica, ma non già di ricerca scientifica positiva, come par che creda il Racca. Che poi il M arx credesse di fare una ricerca storica, 0 anche u n a ricerca non com parativa ma scientifica ed esplicativa; ch'egli «credesse vedere (la sua legge) nei fatti come un centro di g ra v ità natu rale, cui te n ­ dono i valori a ll'in fu o ri delFazione di cause pe rturba tric i »; tutto ciò è verissimo: l ’ho detto a n c h 'io ; ma siamo sempre lì: fa la sua i l l u s i o n e . Al Raeca, che reca più oltre l ’esem ­ pio del metro, dirò che, se uno dopo aver m isurato esatta­ mente un pezzo di tela e av er trovato c i r é lungo dieci metri, s’im m agina perciò solo di a v e r prodotto Ini quei dieci metri di tela, certo cade in una illusione e commette un grosso sbaglio; ma non per questo la misurazione da lui eseguita diventa inesatta. Il Racca scende a dim ostrare falsa una mia particolare affermazione: quella cioè che la premessa del valore-lavoro sia pura di contenuto morale. « P erchè? (egli scrive). Io confesso di 11011 capirlo affatto. Invece quando vedo tutti i predicatori di riforme o di rivoluzioni, da che mondo è mondo, far la critica del loro tempo paragonandolo 0 ai tempi trascorsi (pochi) o a quelli futuri quali la loro im ­ maginazione li vede (sono i più), e so che il Marx aveva gli occhi fissi nel futuro, la logica m ’ insegna a non creare u n ’ ipotesi speciale pel M a r x » . Qui il Racca si m ette in opposizione non solo con lo spirito, ma anche con la let­ tera del m arx ism o: con la lettera, essendo notissimi i luoghi

nella s<*cietà presente. per le ragioni da me svolte nella mia memoria. perchè è lavoro. Il sopravalore è il semplice stabilimento di un a differenza tra due tipi di società: il Marx nel chia­ marlo «lavoro non pagato» ha torto. la regola « a ciascuno il godimento dei frutti del suo lavoro » sarebbe regola tu tt'altro che c a ri­ tatevole e morale. o da spirito di rivendicazione giuridica. in omaggio alle negazioni che il Marx e l'Eugels hanno fatto degli ideali morali. p.MARXISMO E D E C O N OM IA P U R A 1(Ì9 nei quali il Marx d ichiara che la legge del valore-lavoro nou è una legge morale. come ho scritto io. Ma quell' erronea espressione sta a indicare le sollecitudini morali e giuridiche di lui. tu tta la parte che l'id e a lità . Altro ò il m ovente psicologico. Bene: e che cosa se ne d e d u rrà ai fini della m orale? Che a ciascuno spetti il frutto del suo lavoro? Si? E come questa regola si connette con quel fatto? Si faccia la prova di connetterla e si sarà costretti a ricorrere a una serie di presupposti sociali. e per metà di deboli o di malati. nell'opera sua. non riferendosi a un a relazione tra esseri um ani. Il valore è eguale al lavoro. E si v edrà anche che. es. la morale potrà imporre quella particolare regola di ripartizione. le quali m eritavano confuta­ zione un po' m inuta. Questa indifferenza morale della premessa del Marx non esclude però ch'egli. o u n 'a ltr a affatto diversa. m a che sia composta per metà di uomini fortis­ simi dal facile lavoro largam ente produttivo. e altro il prodotto intellettuale. secondo le varie condizioni sociali. n o n ­ ché a un a generale legge etica che li domini. fosse mosso da vivo interessamento morale. come eccellentemente ha mostrato il Sorel. con lo spirito. e non dà luogo ad alcuna' regola morale. pagato pel prezzo che ha sul mercato. La supposta eguaglianza del valore col lavoro non h a n a tu r a morale. in cui tutti lavorino. In una società. — E a proposito: vorremo noi sconoscere.. a cominciare dalla polemica del 1347 col Pro ud ho n.

3°) avere io considerato solo il caso di monopolio e non quello di concorrenza.ITO MARXISMO E D ECONOM IA P U R A morale ha nel loro pensiero? Ecco un altro caso. giacché. m a queste tre obiezioni mi provano ehe egli non ha còlto il punto della questione. IV Proseguendo nelle mie indagini sugli elementi costitu­ tivi e sulle deduzioni erronee nelle dottrine del Marx. 2°) non esser vero che il progresso tecnico diminuisca il va ­ lore del capitale impiegato nella produzione. ma non è poi d ’accordo nel modo in cui ho condotto la mia dimostrazione. Mi perdoni il P a c c a . il capitalista ritira una parte del c a ­ pitale esuberante e l’ im piega ad altro scopo produttivo . ho preso in esame la legge della cad uta tendenziale del saggio di profitto. in cui bisogna distinguere tra pensiero ap parente e pensiero reale. nel quale ultimo non è sempre pos­ sibile. La stessa elem en­ tarità ed enorm ità degli errori economici che avrei dovuto . sfruttare la stessa o m ag giore quantità di lavoro. e ad esso la mia confutazione. m a il c o m p l e s s o d i t u t t i i c a p i t a l i . mi sem ­ bra. che quella legge del Marx sia affatto erronea. sforzato la n a tu r a delle sue premesse. La conclusione. o s s i a l ’ i n t e r a c l a s s e c a p i t a l i s t i c a . dopo un progresso tecnico. Egli mi m uove tre obiezioni: 1°) la riduzione proporzionale da me a m ­ messa in tutti i coefficienti di produzione essere infondata e c on trad etta dai bilanci di qualsiasi in trapresa industriale. per aver esso. con capitale minore. col proporsi un tal problem a. I l M a r x n o n c o n s i d e r a il s i n g o l o c a p i t a l e o il s i n g o l o c a ­ p i t a l i s t a . A questo caso si riferisce la sua legge. Il P a c c a si dice d ’accordo con me nel giudizio d e ll’er­ roneità di quella legge . finora non criticata o m alam ente criticata. a cui sono pervenuto. è.

Se egli rilegge la sezione III del libro III del Capitale. E eurioso altresì ehe un economista-puro come il Racca mi richiami allo studio dei fatti concreti in un dibattito. e h ’è di p u ra deduzione. persuaso che le troppe parole e i soverchi svolgimenti im ­ broglino il lettore invece di aiutarlo. accadendo un progresso tecnico. e che. c h ’è la sola buona! E dimostro che il tentativo del Marx di costruirne u n ’altra è fallace! Ala è chiaro che. p er aum enti che possa ricevere la m a s s a del profitto. ma non inai il s a g g i o . e tutte le altre condizioni restando pari. tanto più che dovrei ripetermi. dim inuirà la m a s s a del profitto. perché dovevo c o l l o c a r m i n e l s u o p u n t o d i p a r t e n z a . non si può tener conto della legge gene­ rale della d om and a ed offerta. dalla quale il Marx prescinde e in opposizione alla quale costruisce la sua nuova legge. il Croce non vuol tener conto della buona. perchè il Marx. — Non ne voglio tener conto? Se dico. onde. e mi perm etta intanto c h ’io mi risparm i la fatica di riesporla. Io ho detto che. v e d rà meglio in che consiste la questione. non ha voluto s a p e r n e .. n o n d o ­ v e v o t e n e r n e c o n t o . e poi rilegge il mio scritto Un’obiezione ecc. anzi. e che questo .M A R X IS M O E D E C O N O M I A P U R A 171 commettere. Quel mio scritterello è brevissimo. dimostrando ehe da essi non si può ricavare la legge proposta dal M arx. per criticare il Marx. E curioso un rim provero che qui mi fa il Racca. lui. Il M arx aveva creduto di trovare u n a certa relazione tra i concetti di p r o g r e s s o t e c n i c o e di d i m i n u z i o n e d e l s a g g i o d i p r o f i t t o («col pro­ gresso tecnico cresce il capitale costante rispetto al capitale variabile. e m ostrare che da quel punto non si giunge a nulla di ciò che egli cercava. e lo riscrissi più volte per ridurlo alla sua più semplice e breve formula. lo avrebbero dovuto far accorto dell’equivoco in cui egli è caduto. diminuisce il s a g g i o di questo»): io li ho r ie ­ saminati. nell'esame della legge del Marx della caduta del saggio di profitto. D unque (dice il Raeca).

Crederei più facilmente a un m inerale socia­ listico o a ll’elettricità socialistica. E questa questione. seppe assimilare dall'econom ia p u r a » . adepta di questo o quel p a r ­ tito politico. nella tale o t a l ’altra epoca. primo tra i socialisti in Italia. per la n a tu r a delle mie occupa­ zioni. la quale non ha fondato nessun metodo scientifico. e riserbata ai competenti. ma h a applicato. che il Croce. Labriola. quei metodi che sono di tutte le . dandomi p a r ­ tita vinta nella mia polemica contro il prof.. in ogni rispetto.172 M ARXISMO E D EC O N OM IA PURA anzi a u m e n t e r à . Ma non mi onora l'essere ricordato come tale in u n a discussione m eram ente scientifica: quasi che io sia dei credenti in una scienza. so. possa dirmi socialista: ciò non im porta ai lettori della R iv ista ita lia n a d i Sociologia. il titolo è di quelli che onorano. dice che ciò accade « p e r quel tanto del metodo e dei risultati rigidam ente scientifici. e che per conseguenza la legge del M arx è. erronea. Lasciamo stare se io. meglio clic non si fosse fatto da altre scuole nel campo deH’economia. Come c 'e n tran o qui i fatti e le statistiche? Ho io bisogno di g u a rd a re le m isurazioni degli agrimensori per ragionare il teorem a sulla somma dei tre angoli del triangolo? Le statistiche e le osservazioni dei fatti particolari oc­ corrono quando si voglia conoscere per quali circostanze particolari diminuisce il saggio di profitto in questo o quel paese. e. nel presente periodo della vita p u b ­ blica italiana. è stata da me espressa­ m ente distinta dall'altra. neanche il tenore di v ita dei lavoratori si sarà elevato. che ha c arattere d 'in d a g in e storica. a ogni modo. tutte le altre condizioni restando pari. E non vorrei che si esagerassero i meriti dell'Economia pura. V Al principio della sua recensione il Racca.

delle quali non sarà inutile l’accenno. p s ic o lo ­ g i s m o . e u d e m o n i s m o . perchè la comune accettazione di leggi generalissime si presta ai più vari ed opposti program m i pratici e concreti. von Ehrenfels. senz’aecusarli di contraddizione con l’economia p ura. e un poeta in personificazioni e simboli "poetici. s o g g e ttiv is m o . e via dicendo. santissima. credo che bisogni porre termine alla fal­ sificazione m atem atica dei principi economici. e che bisogni percorrere fino al fondo quella strada.MARXISMO E D ECONOM IA P U R A 173 scienze. L ’unione tra m atem atica ed economia p u ra è accaduta pel fatto ehe pa­ recchi valenti cultori di matematiche si sono occupati di scienza economica. ma non già scientifica. Ciascuno traduce le proprie idee nel lin­ guaggio che gli è più familiare. T ro ­ vare il fatto primo economico. l’elemento irriducibile che fa dell’economia una scienza indipendente. Contro la scuola storica è stata una reazione b ene­ fica. così un n aturalista potrebbe tradurle in un frasario tratto dalla fisiologia. ma in questa ade­ sione mi permetto di prendere alcune cautele. essendo il liberismo una persuasione morale-soeiale-politica. . In primo luogo. le g g e del m in im o m ezzo . Perciò aderisco alla scuola puristica. è un problem a non ancora risoluto. In terzo luogo. giustificatissima. e d o n i s m o . che gli economisti puri hanno percorso solo fino a un certo punto. In secondo luogo. credo che l’economia p ura debba scio­ gliersi dal connubio col liberismo. com ’ è loro diritto. e come i matematici hanno tradotto le leggi eeononrehe in forinole matematiche. Non mi pare che la soluzione sia soddisfacente nemmeno nel recente System der Wcrttheorie del prof. Bi­ sogna lasciare che i puristi in economia siano poi quel che vogliono in ogni altro campo. tutto quel che volete. benché sia avviato alla soluzione. Si veda co­ ncessi siano ancora perplessi tra i concetti di e g o i s m o . io credo che ci sia ancora da elabo­ rare filosoficamente il concetto di Valore. ottima.

a me p are che molti economisti puri facciano il possibile per iscreditare la loro scuola. astronomo valentissimo. saltò su a dire: — Che stra va ga n z e sono qu este? che cosa mai ti esce di bocca? perchè una somma di rapporti non ha senso? non h a senso u na somma di frazioni? — E un altro. professore di geometria superiore. qualitativo. taluni v a n ta g g i. con buona pace della m atem atica. invece. ossia di rapporti. concetto quan titativo . perchè non possono non sentire di aver faticato. non ci s ’im p a ra nulla. i quali saran no forse buoni titoli per concorsi u niversitari.174 MARXISMO E D ECONOM IA PURA Il linguaggio m atem atico avrà. non ha senso ». Non so chi possa du rare a leggere i loro libri. il quale è essenzialmente concetto di valore. In quarto luogo. in certi casi. e si sforzano di rivestirle di u n 'in u tile a rm a tu r a di teoremi e corollari. francam ente. Tempo fa. u n a somma di valori. in e c o n o m i a . c h e . — E lo dimostrai con lo spiegare come il rapporto del valore non sia rapporto aritmetico o in alcun modo matematico. che h anno regalato aire co n o m ia tutta codesta fraseologia confusionaria. E permettetemi che io vi dimostri. perchè prendono proposizioni facilissime. — Bisogna ring ra z iare i m atematici. sia. riferendo in u n ’accadem ia di Napoli sopra un concorso a un tem a di m ateria economica (a q ue ll'a c c a ­ demia appartengono cultori di tutte le discipline). ma il pericolo che porta seco è nel lasciar credere che il concetto economico. un collega. di verità intuitiva. — Che cosa v o l e t e ? — rispos’io. . di desiderabile. m a un rapporto su i generis. lo appoggiò nella p r o t e s t a . e che le qualità diverse non si sommano. come non si sommano tre bovi con qu attro cavalli. Gli autori stessi dovrebbero accettare questo giudizio. o anche abili giuochi di pazienza: ma. e citando io e appro vand o la proposizione di uno dei concorrenti : «che il valore essendo un rapporto. u n a s o m m a di r a p p o r t i n o n h a s e n s o . di preferibile. ossia di alcunché q ualitativam en te distinto.

può non fare i conti col movimento intellettuale che prende origine dal M arx? Può. egli sarà contentato. il Genesi con la Paleontolo­ gia. c col criticare i pensieri propri e altrui intorno ad essa. come me. e a rivolgere ad altro la mia operosità. E. per intenti religiosi o settari. E in quinto luogo. con l ’os­ servare la realtà. e tornando a un pensiero già ac c en ­ nato a proposito del Marx. E credo di avere eliiuso la parentesi m arxistica della mia vita. erroneo. Studiare uno scrittore come il Marx. come meglio si può. non ehiuda le menti ai problemi e alle verità. La scienza progredisce. se non ci fossi passato. ma a metterlo nelle forinole regolam entari e di moda universitaria. e tentare di p en etrarn e il genuino pensiero e di sceverare in lui. non ha che vedere eon l ’e se­ gesi teologica. Il Racca mi esorta a lasciare da b a n d a l'ozioso lavoro d ’in te rp e tra ­ zione del Marx. io eredo. Ma dieo bene «pa re nte si»? Chi vive. quanto al lavoro da me e da altri eseguito intorno al Marx. e cioè. insomma. la vita delle discipline morali e psicologiche e storiche. Perchè. non riconoscere il molto ehe vi ha appreso. che non rientran o nei q uadri della scuola. dopo aver fatto questi conti. e.MARXISMO E D ECONOM IA P U R A 17 ' ) non già a scoprire il vero. gli economisti puri si affannano tanto ad esortare di m etter da banda il M arx? Questa esorta­ . il vero dal falso. come generale tesi scientifica. a v ­ vertirei come un vuoto nella mia mente di uomo moderno. sia pure giungendo a conclusioni parzialm ente negative? Anche il materialismo storico è. nè le due operazioni possono disgiungersi. Ho raccolto in un volume (ehe pubblica il Sandron di Palermo) tutti i miei scritti sul M arx c ve li ho composti — come in una bara. mi sembra cosa ingiusta qualificarlo di v an a e se­ gesi: quasi che ci fossimo affaticati a m etter d'accordo. credo che bisogni provvedere a che l ’economia pu ra non soffra troppo dei m alanni di tutte le scuole. Ma io sono lieto di esser passato attraverso quella do ttrina. Or bene.

e non la seguono essi stessi. O tto b re 1899. . non senza avere prim a ringraziato il prof. costretti di continuo a fare il contrario e a im m i­ schiarsi nelle polemiche m a rxistiche. Ma ciò acc a d rà q u a n d o s a r à s t a t o b e n d i g e r i t o . Racca delle sue obiezioni. onde si può prevedere che verrà a ncora discusso per qualche tempo.176 M ARXISMO E D ECONOM IA PURA zione non sarà seguita da nessuno. V e rrà tempo che il Marx si eliminerà da sè. Con questo facile prognostico. e della molta cortesia verso di me con la quale ha voluto accom pagnarle. termino.

quale si conviene alle straordinarie sue doti intel­ lettuali. Se ne sono o c cu p a ti. F i o r e n t i n o . D er Sonnenstuat des Campanella. F r a n c k . che p e r a ltro c o n tie n e u n cen n o a ssa i m ag ro e in e s a tto della Città del Sole. a ll’a nonim o v o lu m e tto Schlaraffici politica. il tito lo di u n opuscolo del T k o h s t. MaleriaHsnW storico. pref. t u tt i coloro che h a n n o sc ritto . Che ci sia ancora qualcosa d a dire in tal m a ­ 1 B a sta a c c e n n a re alle sto rie del S u d r e e del M a lo n . . E — curioso riscontro — questo pensatore. n e g li u ltim i d ece n n i. più o m eno la rg a m e n te . C rock. la cui profezia fu segnacolo in vessillo a tanti movimenti eretico-comunistici medievali. Il comuniSmo del Campanella è stato molte volte comentato e criticato. alle vicende tragiche della sua v i t a 1. 1895). F e r r a r i . ed è sem pre tem a p re d ile tto p e r a rtic o li di riv is te . il frate di Stilo ha preso in esse posto co­ spicuo. e. 1893). S i o w a r t ed a ltri). A m a b i l e . da quando si scrivono storie generali del comuniSmo. (T o rin o . B e r t i . Vecchie utopie (M ilano. e an ch e al lib re tto del D i C a ­ s t r o . alla forte personalità. Opere del Campanella. del JK l e i n w a e c h t e r e di a ltri.vita e alle opere del C am p an ella ( S p a v e n t a . 107-127. Geschichte der Dichtimyea vom beaten Staate (L eipzig. Tommaso Campanella. in to rn o a lla . sta m p a to a W e im a r n el B. pp. dalla quale. si v e d a il D ’A n c o n a . 1854). sorgeva l’abate Gioacchino di Fiore (il « calabrese abate Giovacchino»). p e r la cita zio n e di u n c atalo g o . nasceva su quella stessa terra di Calabria.Vili SULLA STORIOGRAFIA SOCIALISTICA I L C O M U N ISM O D I TO M M A SO C A M P A N E L L A L ’ Italia meridionale ha dato alla storia del comuniSmo il contributo di un pensatore. C onosco. e alle t r a t ­ taz io n i dei « R om anzi di s ta to » del M o h l . P e r la più v e cc h ia le tte r a tu r a . sul finire del secolo X II.

se l ’uno e l ’altro non fossero. S a n k s i (P i­ sto ia . 122.. Campanella e la R ifo rm a (nei Rendiconti dei L incei. che si debbono negli ultimi anni alle ricerche dell’A m abile. Del carattere di T. I I . un a ltro del F e l i c i . ma è il caso di ripetere che si è questa volta peccato dentro e fuori le m u ra d ’ ilio. i L ’A m a b i l e . 1897). p. C. sem brerà n aturale a chi ripensi. e. lo pubblicò p e r c o n to p ro p rio .. sp a c c ia n d o se n e col d irla « g e n e ro sa fo llia » . Bolero et Campanella (n eg li Annales de V ln s titu t in­ ternational de Sociologie. e tali che non conferiscono nulla alla migliore conoscenza dell’argom ento. per l ’altra.178 SULLA S T O R IO G R A FIA SOCIA LISTICA teria. p ref. K o v a i . n o n p o te v a p e r le sue te n d e n z e p o litich e c o n se rv a ­ tric i (cfr. assai mediocri. L ’uno proviene dal cam po dei socialisti. 278 n. p e r ric e rc h e che ne a b b ia f a tte . vol. . sono s ta ti p u b b lic a ti u n o stu d io di M. al sem pre crescente svolgimento scientifico e pratico del so­ cialismo moderno. n o n m i è s ta to p o ssib ile p ro c a c c ia rm e lo . E sarebbero ben venuti due lavori. e Camp.. che fa p a rte della recente Geschichte des S o zia lism n s in E inzeln-D orslellungen. 1898). al r i n ­ novam ento della biografìa del Campanella e a l l'in te r p e tr a ­ zione nu o v a del suo pensiero politico. u n d isc o rso di N . X L I. I . per u n a parte. m o rto pochi a n n i o r sono. l’altro da quello dei conservatori o « borghesi ». e l ’o puscolo n o n si tro v a in com m ercio. H o s a p u to che l ’a u to re . che ren de possibili nuove osservazioni e nuovi giudizi *. ‘ I Il primo di questi lavori è u n a monografia del signor Paolo Lafargue. p. P o s te rio rm e n te al m io s c ritto . che si va pubblicando 1860. che m eg lio di t u tt i h a ric e rc a to i c o n c e tti p o litici del C am p an ella. e u n a c o n fe re n z a di I. 1898). e v s k i . che escono in luce quasi contem poraneam ente sul comuniSmo del Campanella. A n ­ n o n e (R eggio di C a la b ria. m a. ecc. pur troppo. 89. su lla q u a le p a ssa ra p id a m e n te . nei Cast. I processi. I l i ) .) fe rm a rsi a s tu d ia re con a m o re e in ­ te re s s a m e n to la d o ttrin a c o m u n istic a del suo eroe.

Ma ne ha anche di sca­ den ti. Se ne v e d a il vol. u n a le tte r a deirEi\c. non si fece frate a quindici anni presso i domenicani di Cosenza (ivi). 4G9). 1S93. fase. presa nel complesso. si v e d a la p re ­ fazione. . non e ssen d o vero che « les a sp ira tio n s de c e tte d o u lo u reu se a g ita tio n pop u la ire » sian o s ta te c o n se g n a te . n e ll’ Utopia del M oro e n e lla Città del Sole del C a m p an ella (pp. a. è piena di asserzioni. 1895. Q uest’opera. che pu re ha dato origine a molteplici discussioni.I L C O M U N IS M O DI TO M M A S O C A M P A N E L L A 179 in Germ ania l . Egli ha attinto i materiali della sua monografia a qualche trattazione antiq u a ta o di seconda mano. D ietz. di città in città. I. stampato c in q u a n ta n n i fa. che egli cesse del Campanella. non Tommaso (p. IV -V 1. come l’altro dello stesso autore sullo Stato g e ­ suitico del P a r a g u a y 2. che h a n n o a ltr e m o tiv a zio n i sto ric h e . e cfr. G47. n e lla Xeue Zeit. e. bisogna an no verare il capitolo sul Campanella. e h ’ è affatto fu o r di luogo. offre lettura istruttiva. 2 I c o m p ilato ri. Cosicché la breve biografìa. concernenti i particolari della nascita e dell’adolescenza: il nome del Campanella era Gian Domenico. f r a l e peggiori. com e in te s ta m e n to . dello stesso tempo. Nè è esatto che il Campanella per dieci anni percorresse l’ Italia.Ei. X I I I . p a rte l i . E si comincia fin dalle prim e parole. non sospetta nemmeno l’esistenza. Il Lafargue non conosce punto la vasta letteratu ra cam panelliana. 460-501). Q ui è p re c e d u ta da u n a in tro d u z io n c e lla sulle s è tte e re tic h e (c o m u n istich e ) del m edio evo. del re sto . 47. ma nel convento di Plaeanica presso N icastro. che rim a n e a n c o ra sem plice abbozzo. per disputare di teologia e filosofia. n. e vìa dicendo. 809-310): opere. redatta dai signori Bernstein e K autsk y.s pnbbl. pp. o qualcosa di simile. che fu il nome che prese nel farsi frate. e ha parti ab bastanza buone. che sono da un pezzo provate erronee. L a m o n o g rafia de] Lakai:<i u e è s ta la ris ta m p a ta in fran c e se n e lla r iv is ta Le D evenir social. che sarà stata probabilm ente il volume della Colet. 1 S tu ttg a r t. non si n a sc o n d o n o l ’in co m p iu te zz a d el­ l ’o p e ra lo ro . p. e. dovrebbe offrire la prim a storia scientifica del socialismo . Dell’opera fondam entale dell’Amabile. I : Die Voiliiufer des neueren Sozialismus.

passato in T urchia. che la c o ngiura fu cosa effettiva. i quali. d iv e n ta u n « G e rm in o » . che o ra d a u n pezzo è p ro v a to e sse r del T a n sillo . il quale invece.: tutte cose che sono state riconosciute favole. E favola è la stretta relazione del Campanella col Duca d ’Ossuna e la parte che avrebbe a v u ta nel moto p re p ara to dal eelebre cospiratore Genoino l. Del resto. perchè malato (egli disse). per esempio quando fa morire giustiziato il p rin c i­ pale collaboratore del Campanella. e a P a d o v a . 481 si a ttrib u is c o a n c o ra al B runo il s o n e tto : « Poiché spiegate ho l'ale al bel desio. 473). A p. Nè è vero che. per la povertà stessa della erudizione storica della quale dispone. si reeò a Firenze. uscito dal carcere. 470). ma di certo non solo per questo. vi si tra tte n n e altri sette mesi. dopo alcuni anni riuscì a fuggire. La sua fonte an tiq u a ta si riferisce per la congiura ai ragg uagli del Giannone.180 S U L L A S T O R I OGH A F I A S O C I A L I S T I C A ottenendo gran di trionfi (p. tornato vo lo ntariam ente a Napoli. pel quale da Napoli fu eondotto a Rom a. 191. A p. E lascio di notare le altre inesattezze relative alla prigionia: l ’odio dei Gesuiti. si afferm a che il C am p an ella . si fece m usulm ano. la libertà dovuta ad U rbano V ili. 1 11 q u a le . p re sso il L a fa rg u e . Sul punto capitale. im p u g n a ti dal D ’Ancona e da altri. e n o n di c o n te n u to filosofico. il L afargue si trova ad esser nel vero: m a ciò gli accade. e volontariam ente ne p a rtì nel luglio 1598 per la nativa Calabria. e qui ebbe altri processi e fu daccapo trasferito a Roma prigione. in verità. m a re la tiv o a ll’a d o raz io n e del p o e ta p e r la s u ­ p e rb a m a rc h e s a n a del V asto. im prigionato eoi Campanella. 470). anche qui il Lafargue eade in non pochi errori. che ne­ garono la realtà della congiura. dopo lungo giro sono stati in fine dim ostrati veridici dai documenti ritrovati dall’A m a ­ bile. ricevesse l’ordine di to rnare al convento di Stilo per a v e r dato scandalo in Rom a (p. perchè i dieci anni di viaggio passarono in un primo im prigionam ento e processo d ’eresia. ecc. per opera dei Gesuiti. e. l ’amicizia dei Papi. donde. il frate Dionisio Ponzio (p.

La metafisica del Campanella. 484).I L CO M U N IS M O D I TO M M A S O C A M P A N E L L A 181 Molto alla lesta. sulla quale insiste con singo­ lare predilezione..» (p. è stra n o che il L a fa rg u e scam bi il F o u rie r coll ’O w en. Come si fa. peral­ 1 tro.. delle Kleine Schriften del S i g w a r t (F re ib u rg in B . di a stu z ie e fin an c h e di d e litti p o litici. ha fatto una scoperta. secondo lui. giovane sui tr e n t 'a n n i » . a m etter bocca. p e rch è si d e tte la p e n a di c o n g e g n a re u n com plesso di o p erazio n i. 495)? — 1 Lafargue. „ * . del prof. La notizia risale. a c re d e v a che la sem plice desc riz io n e d e lla sua R e p u b b lic a a v reb b e c o n v e rtito i popoli d e lla te r r a «com e F o u rie r che v o lev a co n v o care u n c o n g resso di re e di c a p ita lis ti ad A q u isg ra n a p e r fa r loro a d o tta re il suo F a la n s te rio » . che gli svelò. si svolse sotto il modello della K abbala. ed altri e curiosi p artico­ lari. non v o lev a g ià c o n v o ca re u n c o n ­ g re sso ad A q u isg ra n a . 1. lasciando stare che dal processo si seppe che il vecchio rabbino era invece « un ebreo. i principi della K abbala (p. il qual u ltim o . si sbriga il Lafargue della filosofìa del Campanella. a nome Adamo. qui il L afargue (o la sua fonte prossima) è caduto in un bell’equivoco. del resto.. e anche uno scritto assai più divulgato qual ò l’articolo. e se ne h a la te rz a rista m p a n e lla 2a ediz. quando. accadendo di citar san Tommaso. Ora. p ro p o ste p e r riso lv e re la q u e stio n e sociale. tra l'altre cose. del re sto . come ho riscontrato. edito più volte. Che il C am p an ella a v esse ta n to sem plice c re ­ d en za n o n p a re . ai so v ra n i r a d u n a ti ii 1818 ad A q u isg ra n a . che era 1111 po' meno goffo e meno sciocco (plum p und einfdltrg) dei Padri della Chiesa. si scri­ vono queste precise parole: «San Tommaso d'A q uino. conobbe un vec­ chio rabbino. con vaglie generalità circa la filosofia medievale e della Rinascenza. Quando (egli ricorda come prova di fatto) il Campanella nel chiostro dei domenicani di Cosenza studiava filosofia. m a p re se n tò di p e rso n a . per la quale è inutile dire che ignora i lavori dello Spaventa. 125-181. 1 Thomas Campanella und seine politischen Ideen. 1889). Sigw art *. coi q u a li si sa re b b e dov u to g iu n g e re a ll’a ttu a z io n e d e lla m o n a rc h ia u n iv e rsa le . F u p u b b lic a to la p rim a v o lta n e i Freussiche Jahrbilcker. in cose di filosofia. Q u an to al p a ra g o n e .

riconosce sè stesso dicendo: Io sono ». La K abbala avrebbe preceduto.182 S U L L A S T O Il IO G UA F I A S O C I A L I S T I C A una lettera di Carlo Caffa. Pel Campanella.. e in lingua nostra si dice Metafìsico: questo è capo di tutto in spirituale et tem porale: et tutti li negotii in lui si teri C y pr ia x u s. Campanella. insomma. Si tratta. ed egli risp on ­ deva ai d etrattori di a v e r consumato più olio che non essi vino. per tal modo. dove si racconta che l ’ebreo. 497). . cabbalae cuiusdam beneficio. « nella quale l’essere infinito. pubblicata dal Cyprianus. Ma un altro cnrioso equivoco è il tentativo di spiegazione del nome di Hoh. preso l ’aire. 1722). pp. g e n e ­ rando il primo Sephiroth.. secondo lui. Ma. e qui forse si cela un significato di speciale im portanza » (p. strettosi a colloquio col Campanella. discorre per lunghe pagine della K abbala. e Campanella e Cartesio. : — nella K ab b a la il puro essere si chiam a E n Soph: tra questo nome e quello del supremo gov ernatore della Città del Sole c ’ c una certa somiglianza di suono (?). « Hoh è u n a specie di papa — dice il Lafargue. « c a b b a l a e c u i u s d a m b e n e f i c i o per pauca et brevissima principia tan tu m Campanellae lumen indiderat. il miracolo fu fatto d a ll’artificio. 4-5. Vita Th. che porta il sommo reggente o il Metafisico nella Città del Sole. ut in tantum virum tam que a d m ira n d u m excrescere brevi potuerit » l . E. nate per ispieg are un ingegno e u ua do ttrina. il principio della d ottrina della conoscenza proviene al Cam­ panella dalla K abbala. è ch’ io son o» . di un a delle solite storielle. (2a ediz. dell’ebreo: u n ’a ltra storiella voleva che egli avesse ricevuto la scienza dal demonio. Senonchò il L afargue. con notizie punto peregrine e che r i ­ sentono assai di dizionario enciclopedico. A m ste l. che apparivano prodigiosi. nei manoscritti del testo originale della Città del Sole è detto: « È un P rencipe Sacerdote tr a loro che s’appella 0 . E Campanella comincia col d ire : «Quello di cui io sono certo.

I n q u el punto.. 1'. e quindi H oh. 3. il continuo riferirsi a se n ­ timenti e passioni dei giorni nostri. 1 X el Codice delle le tt. 81.n. a v e v a u n a p o v e ra id e a d e ll’am icizia. Nelle posteriori edizioni O è divenuto un o tr a due li. che c o n sid e ra v a la sc h ia v itù com e u n ’ is ti­ tu zio n e d iv in a. D ’A n c o n a. f. q u a n d o in v ec e. X I I . non sono di buon gusto. D. nel m s. I. che sta nel mezzo del frontespizio della prim a edizione 3. donde il titolo dello scritto. 505 si afferm a che il C am p a n ella c o n fu ta s a n t’A g o stin o . che fa pubblicata dall’Adami nel 1623 a Franco forte si legge: « Princeps magnus inter eos est sacerdos. e il fregio del Sole raggiante.. Nella prim a edizione latina. 1622). il C a m p an ella si riv o lg e c o n tro A ris to te le . quem vocant suo idiomate Sol: nostro autem diceremus Metaphysicum » 2. 170). e p iù a n c o ra n e lle Questioni. e pancini. B ibl. X I I . ed. P ini. cfr. I I . 65 t. e gettano tan ta luce sul pensiero comunistico del frate di Stilo. 306). n o n c o n tro s a n t’A g o stin o . Non mi fermerò poi a notare la m aterialità dell'esposizione. ed. E nel corso della stampa è chiam ato sempre Sol.. c h ’egli faceva c o n siste re solo n e ll’ in te re s se : e h ’ è poi l’o p inione d’u n o sc h ie tto c ri­ s tia n o » . che sono complemento im portante di quella. f. cosi n e lla Città del Sole com e p iù v o lte nelle Que­ stioni. O nde il L a f a r g u e c o m b a tte c o n tro i m u lin i a v e n to . E . ma non voglio t a ­ cere che. il Laforgue non par che conosca le Q uestioni dell’ottim a Repubblica. e il tono acrimonioso verso il passato. a llo rch é sog­ g iu n g e : « Q u e sto sa n to . 125. d e lla s te ssa B ibl. L o « sc h ie tto c ris tia n o » v e rre b b e cosi ad e ssere A risto te le ! .I L COMUNISMO DI TOMMASO CAMPANELLA 18:} m inano» l . la Città del Sole. lo c h ia m a a co n ferm a delle sue d o ttrin e c o m u n istic h e (c ita. il d e tto di lu i: A m putatio proprietatis est augnientum caritatix. efiilogixticuì partes qualuor (F ra n c o f. a u to g r. 4 A p. 172. Ma VHoh non c se non il Sole. c q u a l­ che inesattezza che p u r vi s ' i n c o n t r a 4. tr a l’a ltro . Venendo a discorrere della Città del Sole. 2 R eal. ovvero è indicato figu­ rativam ente con O. 3 II C am p an ella in n o ta a ll’e le g ia al S o le: « Il Sole è in se g n a della s<‘m b lea d’esso a u to re » {Opere. Naz . in uno scritto di storia. D ’A n c o n a. p.

ni. al senatore A ndrea Calenda dei Tava. buona occasione di ridere. e s ’intitola: F ra Tom m aso Cam panella e la sua dottrina sociale e politica d i fronte al socialismo moderno l. E io non vorrei giudicarlo con troppa severità. e questa del Calenda forma un volume abb a sta nz a grosso. . da lui ridotta a c o ­ moda formola. o forse il passatem po. Anche qui le sue disquisizioni sulla K a b b a la offrono gli esempi più sbalorditoi. perchè esso accu m ula gli attribu ti dei nove Sephiroth precedenti ». II L 'altro lavoro sul socialismo del Campanella è dovuto non più a un socialista m ilitante. di un uomo che spende negli studi letterari gli ozi lasciatigli dai p u b ­ blici uffizi. mi corre l’obbligo di dim o­ 1 N o cera in fe rio re . che basta pronu nciare perchè tutto sìa spie­ gato. il L afargue va applicando colla m aggior facilità. come se suonasse un organino. il primo Sephiroth. Il M arx h a dimostrato che lo scambio cap itali­ stico comincia col danaro p er riuscire al danaro. per la qualità stessa del suo autore. non si presenta con pretesa scientifica: è l'opera. Si ascolti: « Il panteismo e la trasm igrazione delle anim e nella K ab bala non sono se non espressioni metafisiche del valore delle merci e del loro scambio. Questo significa dare. per riuscire col decimo Sephiroth all’unità complessa. la nuova concezione m aterialistica della storia. ma al d a ­ naro con un dippiù: la teosofia della K abbala p arte d a l­ l’unità. q uale il Lafargue. giacché. agli a v ­ versari del «materialismo storico »..184 SULLA S T O RIO G RA FIA SOCIALISTICA Nel corso del suo lavoro. ma a un prefetto del regno d ’ Italia.. A ngoi’a. A. Ma poiché p u r debbo discorrere delle pu bb lica­ zioni recenti sul Campanella. e mi è già accaduto di a c ­ c ennare al poco pregio di essa. 1895.

del quale (?) tra i molti che si contendono l’onore (!). egli si è valso di un opuscolo del Ferri. Del resto. e da ogni pagina dello scritto del Calenda traspare. . 4).p e r ­ seguitò il cosiddetto «socialismo v ero» '. e si potrebbe d om andargli in quali scrittori socialisti si trovi espresso così strano giudizio. nella quale e disoccupazione e s a ­ lariato sono esclusi in forza dell’ipotesi stessa. si dice (!) legittimo (!) fondatore Carlo Marx » (p. E spiega: «Il g o­ dimento dei beni in comune. è disgraziata compilazione di persona che 1 Das kommtmistiche Manifest (6a ediz. pel confronto col socialismo moderno. 1894). che «i socia­ listi d ’oggidì considerano il Campanella come l ’Omero delle idee comuniste » (p. 156 nota che il Campanella non si propose il problema del diritto al lavoro. Afferma. tanti errori.. B e rlin o . i due termini del paragone: il Campanella e il socia­ lismo moderno. F o r ­ mola poi a questo modo l ’obbietto della sua ricerca: «Il socialismo d ’oggidì può esso vantare per padre legittimo il Campanella. contiene «le norme del socia­ lismo scientifico». 26-S. il Calenda stesso dichiara (p. T an te parole. la scarsa e confusa conoscenza c h ’egli ha del socialismo moderno. come se «comuniSmo» non fosse il nome clas­ sico e scientifico di quello che « volgarmente » si chiam a «socialism o».i r . nè quello «della limitazione del lavoro commisurato al sa lario»: quasiché r ciò fosse stato possibile in uno scrittore che descriveva una società comunistica. sarebbe d ’uopo conoscere due cose.(p. in effetto. secondo lui. che. lad­ dove. A p. C O M U N I SM O D I TO M M A S O C A M P A N E L L A 185 strare il mio giudizio. il «vero m anuale della d o ttrin a » . invece. 171 n) che. 170). 162). 163). E chiama la dottrina del Marx il «socialismo moderno cioè il vero» (p. ignaro delle ironie e dei sarcasmi coi quali il Marx. volgarm ente comuniSmo » . pp. P e r confrontare le teorie del Campa­ nella col socialismo moderno. per esempio.

vol. 39 «): e ta n to b a s ta . la seconda sulle dottrine politiche (59-184). Il F e r r i fa sa p e re che « la su a ed u ca zio n e sc ie n tific a al so cialism o » è s ta ta c o m p iu ta su lle o p e re del L o ria . Archivio d i Sim ancos (sic). 709-716. pp. R egistri Ciìriae. non si vede chiaro che cosa l ’autore abbia inteso fare. X I I I . tr a le varie che gli si attribuiscono. 115). dirò che il libro del Calenda si divide in tre p a rti: u n a sulla vita (pp. 2S5-286. Un libro popolare o un libro originale? A udirlo. donde gli errori che s ’incontrano nell’ultima parte del cenno biografico (pp. sente il bisogno di citare da capo le fonti r i ­ cercate da quello: Carteggio del residente veneto. F f. egli non « scevera » niente. per la quale non gli sono di guida i due vo ­ lumi sul Cam panella nei castelli d i N ap o li. che finisce col c o n sid e ra re il lib ro com e sin to m o del p e rio d o co n ­ fu sio n a rio che la te o ria del so c ialism o p e rc o rre o ra in Ita lia . r distinguere. p er altro. 102. q uale sia la vera do ttrin a sociale o politica di fra T om m aso Cam­ panella » (p. pp. V eram ente. 47-57). k r i . 1-57). fe c o n d a te con u n c o rre d o m era v ig lio so di ei'udizione sc ien tific a e con p ro fo n d ità g e n ia le di v e d u te » (p. quasi offra ricerche sue di prim a 1 E . ecc. ecc. e q u a le la su a forza c ritic a e sc ien tific a. 18. Ma per la biografia. p e r chi c o n o sc a q u a le so c ia lista sia il L o ria . egli. di cui. P u r attenendosi a ll’Amabile. VII. U n a c ritic a s p ie ta ta n e fa il I v a u t s k y n e lla Nette Z e it. I. par che il Campanella l ’abbia scoperto lui: « M 'ò p a ra to di essere a rrivato al punto di sceverare il vero dal falso negli eventi della sua travag liata esistenza. « t u tt e so s ta n z ia te di te o rie m a rx i­ ste . 24-5.. R ubricario del carteggio d i Costantinopoli. non conosce se non solo i tre prim i volumi (efr. .). e la terza sulle opere politiche e religiose del Cam­ panella (185-290). per inesperienza di metodo. p.186 11011 SULLA S TO R IO G R A F IA S OCIA LISTICA conosce il socialismo nelle fonti e lo mescola e sca m ­ bia con le cose più diverse Mettendo da b a n d a il confronto col socialismo moderno. e cfr.91). in Rom a e in P arigi. Socialismo e scienza positiva (R om a. seguendo l’opera dell’Amabile.

A p.. politiche.. voleva la Re­ pubblica universale. fallo meno perdonabile l’avere trascurato gli scritti dello Spaventa. ecc. e credeva che l ’ Italia avesse finito di rappresentare la propria parte nella storia. 244 si d ice : «Il G ia n n o n e. 110: « P ie tr o G ia n n o n e d a l l ’ u l t i m o v e r t i c e d e l s e c o l o p a s s a t o . Quanto alle opere. per proce­ dere con ordine sarebbe da dom andare. av en d o sc ritto s o t t o i l d o p ­ p io g io g o d e l l a g e r a r c h i a e d e l l a d o m i n a z i o n e s p a g n u o l a può m e rita re q u a lc h e sc u sa dello sc h e rn o la n c ia to g li» . Si vada. ripartendone le istituzioni in speciali categorie. italiano e napoletano.I L C O M U N I SM O D I T O M M A S O C A M P A N E L L A 187 mano. E conclude coll’assicurare i lettori chc il Campanella fu « vero patriota » (p. ed è per lui. n o n e ra c e rto il G ia n n o n e che sc h iv a sse di a t t i r a r so p ra sè la c o lle ra d e lla C hiesa. di sanità pubblica.. tornando alla Geschichte des Sozialism us. economiche. il Calenda riferisce a lungo vari giudizi dati da critici vari. egli non è informato della le tte ra tura filosofica sul Campanella. am m inistrative. » : p a ro le che io cito p e r p ro p o rre la q u e stio n e fra se o lo g ic a : se il p rin cip io d’uu secolo se uè p o ssa c h ia m are il « v e r t i c e » ? . Come il Lafargue. se il Campanella app arteng a veram ente alla storia del eoniu1 A p. nella quale è stata pubblicata la monografia del Lafargue. q u a n d o g li sp a g n u o li n o n e ra n o più a N ap o li da u n p ezzetto. senza d ir mai niente di nuovo e rilevante Della Città del Sole fa m inuta analisi. in primo luogo. di polizia u rb a n a. fra tutte queste cose. con predilezioni classificatorie e terminologiche. a trovare posto pel « pa triottism o» ! III Ma. e. educative. e si prova qua e là a d isc u ­ terli. M a il G ianno n e p ubblicò la su a Stoì'ia nel 1724. che ci fanno r i­ cordare che l’autore è stato prefetto. . 290): quel Campanella ch’era com unista. se p e r g e ra rc h ia si deve in te n d e re la C hiesa. .

o con qu ante plebi ribelli si sono mosse contro coloro che le opprim evano. o libro d ’oro. si finisce con l’accogliere (come ha fatto il Malon) tra i « precursori del socialismo » quel bizzarro prete spretato ed a rguto scrittore che fu Anton F r a 11 - 1 S u q u e sto p u n to si v ed an o le c o n sid e ra z io n i di A . e spesso intim am ente diversi. c h ’ io sappia. che forma una serie ben collegata. E evidente che di u na storia. E.1SS SULLA ST O RIOG RA FIA SOCIA LISTICA nismo. potrebbe p arim ente contenere notizie sul comuniSmo p e r­ siano o cinese. E hanno ristretto la scelta al nostro mondo occidentale. cominciando dal c o m u n i S m o greco di Platone. che non ebbero per lo più l’un sull’altro efficacia. formata da tanti tentativi slegati. Il primo volume è intitolato dei Precursori del socialismo moderno'. E . L o e s c h e r. Storia suppone connessione di fatti. per questa via. Connettere il socialismo con quanti si sono trovati a disegnare un castello in aria comunistico. genesi.. è puro giuoco di fantasia. che può in ­ d u r r e alla concezione di una falsa causalità storica. 25. che più o meno prendono a fondamento il comuniSmo dei beni. qui non è il caso di parlare. L a b r i o l a . R om a. del socialismo moderno. l ’avviata al movimento sto­ rico del socialismo. 1^95^ p . In memoria del Manifesto dei comunisti (2a ediz. ma questa antologia. nel senso vero e proprio della parola. . I nuovi scrittori di tuie storia hanno concepito il loro compito in modo assai semplicistico: h anno chiamato « Storia del socialismo » una sorta di antologia di tutte le ribellioni di proletari e di tutte le teorie sociali. se si può far la storia. poniamo.dà l ’avv iata a un moto storico Ora nè fra Dolcino nè Giovanni Huss nò Tommaso Moro nè Tommaso Miinzer hanno dato. e in qual senso vi ap parteng a. non si può far la storia del socialismo in generale. svolgimento: e. o l’ebbero assai debole. ma perchè p r e c u r s o r i ? Precursore dovrebbe signitican* chi . a venire in giù.

Veramente. IX -X . come accade. peraltro. Thomas More und seine Utopie mit. I . Ma q ual’ è l ’ importanza storica. dove. 635. la storia del socialismo nel senso largo che abbiamo ricordato. Presa. non è dubbio che Tom m aso Cam pa­ nella debba avere in essa il suo posto. einer historischen Einleituny ( S tu tt­ g a r t. a u n a c ritic a di cond izio n i so ciali. fase. . quale il significato teo­ rico del suo comuniSmo? Ecco due altre domande. Il comuniSmo del Cam­ 1 Sul D oni. B e r t a x a . del comuniSmo del Miinzer e degli Anabattisti E non è neanche l’espressione di una situazione storica singolare. D ie tz .IL COMUNISMO DI TOM MASO C A M P A N E L L A cesco Doni. cfr. m i se m b ra che si e sa g e ri il c a r a t­ te re affatto p ro p rio . O gni u to ­ pia si rife risc e se m p re. che si fonda sopra una descrizione e una critica assai viva e particolare delle condizioni sociali dell’In g h ilterra al dissolversi dell'economia fe u d a le 3. seb bene sia da c o n ce d ere che n e ll’o p e ra del M oro q u e s ta c ritic a é a ssa i sv o lta e offre d a so la u n a p a g in a s to ric a c o sp icu a. A n c h e la c o m u n a n za delle donne risp o n d e v a ai d e sid eri delle popolazioni c a la b re si. p e r a ltro .). 4» ediz. come scrittore a p e r ­ tam ente comunista. c it. p. il che dà im po rtanza all ’ Utopìa di Tom m aso Moro. essa non è la forma ideale di un moto sociale. 2 Non so com e al C a l e n d a v e u g a in m e n te di a fferm are che il C am ­ p a n e lla esjirim ev a n e lla su a te o ria le a sp ira z io n i c o m u n istic h e e i d e sid e ri se ssu ali dei c o n ta d in i c a la b re si (op. Si v e d a il lib ro del K a u t s k y . 1892. 336-B72). 1890. della quale ci resti come m o n u ­ mento. che sono t r a le p iù te rrib ilm e n te g elo se d e ll’ I ta lia m e­ rid io n a le ? 3 A q u e sto mi p a re si rid u c a l ’ im p o rta n za àa\Y Utopia del M o ro . Un socialista del cinquecento (in G ior­ nale ligustico. 165 seg g . H a m b u rg . 701-2 ?i). se tt. il quale anche si dilettò di fantasie co m u n i­ stiche l .-o tt. p e r e sp resso o p e r s o ttin te s o . Alla prim a di esse si dovrebbe forse rispondere col n e ­ gare alla concezione del Campanella im portanza storica. che a ssu m e re b b e il com uniSm o del M oro p e r effetto del suo rife rirs i a u n a c ritic a di c o n d izio n i sociali. per esempio. e g ià il M arx l’av ev a a d o p e ra ta com e fo n te s to ric a nel Capitale (cfr. X IX . 1890). pp. che n e s ­ suno si è finora proposte in modo chiaro.. E .

cosa odiata sopra modo da Platone. buffoni. m e n tre p er favore si fanno i giudici. ed il ricco deprim e chi gli piace. superbia e mollezza d e ’ popoli. o pu ttane. dalla considerazione dei vizi e delle m alvage passioni che nascono dal « m io » e dal « tu o » .190 SULLA STO R IO G R A FIA SOCIALISTICA panella muove dalla generica osservazione dei mali che affliggono le società um ane. cui disse esser congruo alla legge e volontà divina. o more in carcere. perchè. staffe dorate. la rap acità. Or questo delli centomila occupa la rendita di mille. del quale aveva più diretta esperienza. con qualche guad ag no uscendo dalla casa dei padroni. co ntin ua: «A nzi anche oggidì si vede che un uomo ha centomila scudi di rendita. o per danaro per lo più. I b a ­ roni « vengono in Napoli o in Corte e quivi spendono e . e l’odio. come dice Dio. E. « In vero (egli dice nella M onarchia d i Spagna) si trova in tutta la Cristianità qu e­ sto errore: che alcuni sono poverissimi ed altri ricchissimi. dal vecchio contrasto di ricchi e poveri. eli’ è peggio. torna all’assalto in a ltra p arte dello stesso libro. la spende in cani. perchè il giudice da lui d i ­ pende. di sfruttatori e sfruttati. di oziosi e lavoratori. E se litiga il povero contro loro. perchè l ’eguaglianza leva di mezzo l ’ invidia. e che per la stessa ragione « in G erm ania si sollevarono i rustici contro la nobiltà a tempo di Lutero e C a lv in o » . sia n ell’uffizio suo leale. e poi mille uomini 11011 hanno tre scudi per uno. dopo avere ricordato che l’ ineguaglianza estrem a delle ric­ chezze determ inò le rivoluzioni in Roma antica. che riceve presenti. Contro il governo baronale. onde Moisè istituì ogni sette anni il ritorno dell’eredità alla sua famiglia e la libertà dei servi della nazione. onde si fa fuoruscito. perchè diffìcil cosa è che uu giudice. E per questo le elemosine ed opere pie e spedali son fatte p er m ante ne re l'a m o re tra essi e l'e g u a lità » . cavalli. i presenti aeciecano anche gli uomini s a v i» . non può av ere giustizia. massime in terre piccole: cosa molto dannosa a ’ Stati.

43-46). D ’A n co n a. — Ho scelto i luoghi che più si riferiscono a ll’osservazione di fatti particolari. et q u e sti p a tisc o n o fa tic a a ssa i. e che 1 Monarchia di Spagna. come dicono. usura. •. . dom andano dal Re li pagam enti fiscali per qualche anno. X IV e X V II (in Opere. ed essi se li esigono per parte del Re con più g r a ­ vezza: come ha fatto il principe della Roccella. f.. e non faticano se non li diece o quindicimila. la camera per non alloggiare soldati. pp. ai c o m in c ia m e n ti del secolo d e cim o se ttim o N apoli c o n ta v a in to rn o a d u g e n to c in q u a n ta m ila a b ita n ti. 3 Cosi n e l C odice delle le tte r e . N ap o li. e l’otiosi si perdono anche per Potio. e poi tornano in Corte nel medesimo circolo e si vede che le terre loro sono meno abitate che le regie (terre regie) italiane. et non si può il campo. e si rifanno. I I . e 'c e r to per i mali trattam enti loro. 127-8. e questi patiscono fatica assai.. I I . e poi tornano poveri a casa. e cfr. lascivia. 17. C a p a s s o . patendo il popolo male d a ' Turchi o da peste. e molta gente guastano. e t n o n fa tica se n o n la q u a r ta p a rte . se non male e eon stento. sotto specie di far. ed attendono a lussurie e s p e n d e r e .IL COMUNISMO DI TOMMASO C A M P A N E L L A m spandono per comparire e per aggraziarsi con li amici del Re. e si struggono. non si n o m in a N a p o li: « p e r­ chè in u n a c ittà sa ra n n o ta n te m ig lia ia d ’an im e. ecc. Come pure. avaritia. o facendole partecipi de lor vitii.» 1. ed. o ltre c in q u a n ta ­ m ila n ei suoi b o rg h i (cfr.. N e ll’a ltro m a n o s c ritto X I I I . 50. tenendole in servitù e po­ vertà. c. »3. f. E . sono setlantamila p e r s o n e 2. 256-7. sicch é n o n si co m p ren d e com e il C am p a n ella p o tesse sc riv e re u n n u ­ m ero così lo n ta n o dal vero. 53. le militie e P a rti fare. si fanno p a ­ gare più migliaia ducati dalle terre dove stanno. Finalmente. 1S83.. dopo aver combattuto col Turco. Sulla circoscrizione civile ed ecclesia­ stica e sulla 'popolazione della città di Napoli. ed. ed e s to r ­ cono con mille modi. 2 V e ra m e n te . D ’A n c o n a. e rubano per mille maniere. T al che m anca il servitio pubblico. Sem bra anche che lo avesse reso pensoso lo spettacolo delle disuguaglianze sociali in una g ra n d e città come Napoli: al qual proposito scrive nella Città del S o le : « In Napoli. 148).

I I . c it. d elle le tte re . 216). non m ancherebbero argomenti. e d e l l ’ i n v e n t i o n i s t u ­ p e n d e de la c a la m ita e s ta m p e . e di tutti i tempi. alquanto sofisticamente. secondo lui dalle Sibille aveva inteso) ha fatto m aravigliare il nostro emisfero t u t t o » 2. scorgesse disegnarsi il processo di u n a uuo va storia. e t p i ù l i b r i si f e c e r o in q u e ­ s t i c e n t o c h e in c i n q u e m i l l i a .. gettando lo sguardo sul g ra n secolo al finir del quale gli era toccato n a ­ scere. P arre b b e talvolta che i concetti comunistici del C am pa­ nella fossero il pensiero di un veggente che.. c X X X I ( Opere. In quel secolo. che. « 0 se sapessi (è detto nella Città del Sole) cosa dicono per Astrologia e per li stessi P r o ­ feti nostri et Hebrei et d ’altre genti di questo secolo nostro c h e h a p i ù h i s t o r i a in c e n t o a n n i c h e n o n h e b b e il m o n d o i n q u a t t r o m i l a . p e r u n i r l o t u t t o a d 1 Cod. E nella Città del S o le : gli spagnuoli « trovaro il resto del mondo. E a chi volesse. benché il primo tr o v a ­ tore fu il Colombo nostro genovese.192 S I'L L A S T O R IO G R A FIA SOCIA LISTICA contengono u n a sorta di critica concreta. 78. sostenere tale opinione. che si sono succeduti nel suo secolo. infatti. Il Campanella è tutto scosso dai g ra n d i avvenim enti. nasceva il mondo moderno. a r c h ib u g i. f. che doveva riuscire alla mutazione totale degli ordini p r e ­ senti. essi escono dal genere dei soliti lamenti che si trovano in tanti documenti di quel tempo. nè per la qualità dei fotti notati nè per il modo dell’osservazione. . La scoperta del Nuovo Mondo è da lui con tinuam ente rico rdata. 2 M onarchia di Spagna. Nella M onarchia di S p a g n a : « L ’am m irabile invenzione del Mondo nuovo (previsto da santa Brigida e chiaram en te predetto da Seneca in Medea a punto con quei nomi e modi che si ritrovò. come la più radicale delle sue tendenze. produce ora il comuniSmo. ma è facile no­ tare che. ed. g r a n s e g n i d e l l ’ u n i o n d e l m o n d o » 1.

dopo le ric e rc h e d e ll’A m abile. e c e rto s ta v a in c a rc e re n e g li a n n i n e i q u a li c’e ra anche il C am p a n ella... la quale non poteva svilupparsi economicamente se non colla form a­ zione degli Stati nazionali. 1. i c o n c e tti econom ici del C a m p an ella e ran o a lq u a n to poveri. se non ha importanza nè 1 M s . l ì . una diagnosi delle condizioni del suo secolo.9 . frutto del suo pensiero solitario. s tu d i sto rici {M ilano. F o r x a r i . 7 8 . 11 S e rra e ra in c a rc e re so tto l ’a c c u sa (v e ra o c alu n n io sa che fosse) di falsa m o n eta . IV Ma la riforma del Campanella. 3 D el re sto . all’avvicinarsi di-quella. il q u a le a v reb b e p re so p a rte a lla c o n g iu ra c a m p an e llia n a. M a te r ia lis m o storico. 1882). p p .L a k a u g u e . e tra cpiesti pochi non sarò io: pel Campanella. col rego­ lare la moneta ed unificare i pesi e le m isure. c i t a t o . le pesti e la «congiunzione m a g n a » . e dei germi di futuro svolgimento che p ortava in seno 3. Non faceva. Egli aspettava l’aurea età felice. Delle teorie economiche nelle provincie napoletane dal sec. senza saperlo. tutto ciò ch’egli vedeva era segno dei prossimi rivolgimenti: e la scoperta deH’Ameriea e i e invenzioni v a ­ levano innanzi al suo spirito quanto i terremoti. l’imperioso bisogno della borghesia capitalistica. — Il Laforgue è pronto a dire che il Cam­ panella « esprimeva così. E s ta to fa v o le g g ia to d e lla su a am icizia con A n to n io S e rra . . 13 . nata nella sua m ente. 165-101. X I I I al M D C C X X X 1 V . con l'abolire i privilegi locali e corporativi. ehe doveva precedere la fine del m ondo. Ma pochi ne saranno persuasi. e sentiva che. imbevuto di profezie e predizioni astrologicho. f. 4 8 8 . U n a d ilig e n te esposizione se ne h a in T. e non poteva fare. pp. m a.IL COMUNISMO DI TOMMASO C A M P A N E L L A u n a l e g g e » *. . pieno della propria missione provvidenziale di riformatore del mondo. ciò non può più rip e te rs i. col distruggere le b arrie re in­ terne. » 2. in forma filosofica. C r o c e . la te rr a trem av a. c .

che da esse si p o ssa fa r g iu d ic io qu al fo ssero s ta ti i suoi p ro g re s si. la c o n g iu ra fosse d ir e tta a se rv ir di * c a u te la » pel caso che a v v e n iss e ro i p ro fe ta ti riv o lg im e n ti e le in v a s io n i dei T u rc h i: c o n ­ tr a . i T u rc h i: il Campanella aveva al fianco uomini di parola e d ’intrighi. non sapendo del fallito te n ta ­ tivo. in A tti d ell’Acc. si presentarono. C. p. il danaro necessario si sarebbe trovato. e t v iv en d o e t m o ren d o . c a ­ valieri. pp. i congiurati par che seguissero il Campanella presi 1 Si veda. I I . come fra Dioniso Ponzio. come Maurizio de Rinaldi. per la quale tanti furono messi a morte e il frate patì ventinove anni di prigionia. era appunto l’attuazione delle idee espresse nella C ittà del Sole l . si v e d a 1’A m a b i l e . Il Viceré di Napoli sapeva ciò che diceva. sarebbero entrati di notte in Catanzaro tre o quattrocento uomini arm ati. non facilmente dominabili dalle soldatesche. qu ando scriveva a Madrid « es­ sere stata misericordia divina l'a v e rla scoperta in te m p o » . . avrebb e tuttavia potuto forse d a r luogo a un bizzarro episodio sto­ rico. cioè. I p r o ­ cessi. guidati dal bassà Ci­ cala (trenta galere turche. che avrebbero dato principio all’insurrezione.. banditi. il capo « secolare » della c o n g i u r a 2. 19 e sgg. Al tempo stabilito.. I processi. 2 Q uando a X apoli fu g iu stiz ia to (1 feb b raio lbOO) M au rizio de R i­ n a ld i. p. se fosse riu s c ito l’effetto d e lla c o n g iu ra » ( A m a b i l e . in R iv ista storica italiana . Certo.194 SULLA S TO R IO G R A FIA SOCIA LISTICA come documento storico nè come indizio sociale. E la congiura non e ra poi cosa tu tta da giuoco. Del carattere di T. Ponton.. Il F a l l e t t i (D el carattere d i T. X X . infatti. il c o n fro n to t r a le idee e sp o ste n e lla Città del Sole e q u e lle che ris u lta ro n o sp a rse tr a i c o n g iu ra ti. vol. il 13 settem bre alla m a rin a di Stilo). I l i d e ll’o p e ra d e ll’AMAniLE. 209 sgg. uo­ mini d ’azione. C. che il C am p a n ella a d d u sse a su a d ife sa : che. si sarebbero ritirati sui monti. il movimento era concordato col contemporaneo arrivo dei T u rchi. sono g e n e ra lm e n te s tim a te di ta n to m o m en to . 1SS9. 609-12. il re s id e n te v e n eto s c riv e v a : » L e a ttio n i fa tte d a c o stu i. a lla fine del vol. 60). Oramai è dim ostrato che fine della congiura c ala­ brese. Vi partecipavano frati. in caso di un primo insuccesso.) so stie n e la v e rità d e lla te s i.

. B a ttis ta fu l’a n n o p a s­ sato de m ese de S e tte m b re 15DS in S tilo. e in particolare nelle Calabrie: era lo 1 E cco un bran o di dialogo fra il C am panella ed uno dei c o n g iu ­ ra ti.’ » (Amami-e. che bisognava tenersi pronti. Il Campanella e i suoi emissari avevano detto ehe sarebbero accaduti rivolgimenti. pieni di fede nelle sue doti meravigliose. c o n feren d o c e rte c o n c lu ­ sioni che esso fra Griov.. si fossero c o nten­ tati di aiutar la ribellione e'di trarn e alcuni vantaggi senza procedere a lina conquista per loro conto. ritirarsi sui monti e fare unal Repubblica per vivere in comune e serbar la g e n e ra ­ zione ai soli forti. indicando nei più m inuti particolari il nuovo costume di vita. e quelli lavorarono al trionfo did frate colla speranza di toccare lo stato di felicità che ei fa­ ceva risplendere innanzi alle loro fantasie l . lui d isse : * volesse D io che si tro v a s s e .. disse poi ehe « guastarono ogni suo pensier g r a n d e » . I p r o ­ cessi.. de ntatu optunae B eipublicae.. in tutte le deposizioni dei processi. e t che cosi e ra p r o f e ta to . B a ttis ta h a v e a da te n e re nel C a p ito lo » . e t d ice n ­ doci Io la legge di q u e lla . In q u e ste c o nclusioni « t r a t t ò . Comunisti non erano di sicuro. quando la congiura fosse scop­ piata? Quale indirizzo avrebbe dato a essa l ’ intervento dei T u rc h i? E se i T urchi. è impossibile sorprendere traccia di sentimenti ed aspirazioni comunistiche tra i componenti della c o ng iu ra : vi si trova serio la materiale ripetizione delle parole del frate: il Cam­ panella. che cosa a v re b ­ bero fatto le popolazioni? Come avrebbero risposto al verbo del Campanella predicante la comunione dei beni? 11 m a ­ teriale d ’uomini per un moto proletario non m ancava nel­ l’ Italia meridionale. 68). e. Ma che cosa sarebbe accaduto. . m a è q u e lla di P la to n e che non si tro v ò m ai e t io le risp o si che r s ’ hav e rà da tro v a re in n a n z i la fine del m ondo per co m p ir li d e sid e ri h uìnani del secolo d’oro. I I . alludendo forse all'inferiorità dei suoi compagni. secondo la confessione del C a m p a n ella: « L a p rim a v o lta che esso fra T om m aso ne p a rlò con d e tto fra Griov.I L C O M U N IS M O D I TO M M A S O C A M P A N E L L A 19Ó dal fascino della sua persona. prender le armi.. com’era stabilito.

G iornali (N apoli. s c ritto re n o n degno di m o lta fede. ital. e forse più eloquentem ente d i­ cono poche note. vol. m in istrava giustizia. 171. e gliene ha fatto fare un altro. Al­ cune decine di anni prim a della congiura del Campanella. 195-6. 1869). Re Marcone. il q u a le v u o le che esso fosse u n e re tic o lu te ra n o fu g g ito dalle c a r ­ c e ri d e ll’ In q u isiz io n e .. come quello fnsse il suo regno » 2. e P a r r i n o . nel 1563. IX . Marco Berardi. che ho sa p u to e siste re m a n o s c ritta in C osenza p re sso u n p riv a to . per causa che detto signore era multo tiran n o » *. 1785). — D el B e ra rd i d isc o rre p iu tto s to a lu n g o D a v i d A n d r e o t t i . — Insomnia. Quali fossero le condizioni dei sudditi dei baroni. e r a c c o n ta di lu i p a re c c h i p a rtic o la ri che h a n n o del ro m an z esco . si era avuto in Calabria il caso di un fuoruscito. aveva istituito u n a sorte di g o v e r­ no: esigeva i pagam enti fiscali. si rife risc e a u n a c ro n a c a del F ru g a li. detto «Re Marcone ». slor. De lo mese di giuglio 1512 se revoltai u na terra in Calabria nom inata Martorano. Ancora nello stesso a n n o : « D e lo mese di decem bre 1512 se revoltai u n a terra di Calabria nom inata Santa Severina contro lo signore A ndrea Carrafa suo p a ­ trone. chi 1 G. Storia dei Cosentini (N apoli. che a vev a messo in ­ sieme in poco tempo un migliaio e mezzo di uomini. pp. dava regolarm ente le paghe ai suoi uomini. L a fam a di « H e Mai-co » è viva p re sso il popolo. I. ed. .. Tea­ tro dei viceré. 184. l a se rie. e t r a g li s c h e le tri del c im ite ro del c o n v en to di S an F ra n c e sc o se n e a d d ita u n o com e q u e llo di lui. per causa che d. 1S7. e m etteva taglie sui capitani spagnuoli m andatigli contro. 2 Si v e d a u n a le tte r a da N ap o li 15 a g o sto 1563 p u b b lic a ta dal P a ­ l e r m o in A rch. G ra v ie r. « Et avendo trovato un povero dottore di Cotrone. 256 sg g . pp. A priamo i G iornali di Giuliano P assaro: « 1512. brigante di g ra n d e stile.19G SULLA STO R IOG R A FIA SOCIALISTICA stesso che forniva così grossi contingenti al brigantaggio. et se revoltai contra lo Conte suo signore de casa de Je n n a r o . il Re Marcone gli ha fatto stracciare il privilegio che portava. P a s s a r o . L ’A n d re o tti. ed era mosso a d occupare la città di Cotrone. m a d e lla q u a le non ho po­ tu to a v e re fin o ra co m u n icazio n e. si è udito dallo stesso Campanella. Conte era multo tiranno et male sig n o re » . I I . che leggiamo nelle cronache del tempo.

Felici. non posso farne l ’am pia recensione che m eriterebbe. A far d a guida nei concetti politici del Campanella e a m ostrarne le radici filosofiche. Il libro è intitolato: Le dottrine filoso fico­ religiose d i Tommaso Campanella con particolare riguardo alla filosofia della R inascenza italiana '. II p re se n te s c ritto fu p u b b lic a to la p rim a v o lta . e h ’ è tanto ben fatto. viene opportuno un altro libro. 1 2 tilo . come si conviene a un contenuto così bene elaborato. 1895. del dottor G. 3 L a n c ia n o . quanto sono fatti male i due lavori che abbiamo esam i­ nati di sopra. esso non lascia nulla da desiderare. — Ma la congiura fu sventata a tempo. e questa conviene esaminare. con continue riferenze alle dottrine degli altri rap presen tanti del movi­ mento filosofico italiano della Rinascenza.I L COM U N ISM O D I T O M M A S O C A M P A N E L L A 197 gu ardi col desiderio della esperimentazione storica non può non rim piangere che la congiura fosse stata scoperta prim a dello scoppio. Non essendo questa un a r i ­ vista filosofica2. nel ris ta m p a re dopo q u a lc h e a n n o . Cai*abba. Non a v re i m ai p e n sa to che. Sarebbe stato curioso vedere un tentativo di ordinamento comunistico nelle Calabrie del 1599. e agli ideali del Campanella mancò l’occasione di discendere nei fatti. neppure rispetto alla forma letteraria che si presenta nitida e ordinata. S. e debbo restringerm i a dare un cenno solo della parte che concerne la politica del Campanella 3. la pura costruzione teorica. e prende veram ente un posto ragguardevole nella letteratura sul Campanella. V Rimane. com e ho a v v e r ­ n e ll’Arcfttvìo storico per le pro v. Fondato sopra una conoscenza accuratissim a delle opere del filosofo e della bibliografia dell’argomento. dunque. napoletane. e h ’ è stato pubblicato anche in questi giorni.

onde ritro vav a in lui il principio di ciò che nel nostro secolo doveva riuscire al neoguelfismo 2. e ci mettea una sola condizione. e. cfr. pp. Osservazioni (N apoli.F. pp. . venne a stabilire. citfc. pei suoi tentativi di conciliazione tra il vecchio e il nuovo. l’Amabile. 3 A m a b i l e . passim . lo chiamò « il fi­ losofo della restaurazione cattolica» *. S ta venta. E tale interpetrazione difese gag liardam ente contro il prof. Cfr. 64-70. che. 1U. pp. II . G iovanni Sante F elici è m orto. Rispetto a questa. (N apoli. 156-163. « in quel tempo che la m onarchia assoluta si sviluppa nella Spagna e nella F ra n c ia col favore e l ’appoggio del papato. 262-284. se B er­ trando Spaventa definì il Campanella « filosofo cattolico e sostenitore acerrim o della g e r a r c h ia » . de Saxotis. 166-179.. esa­ m inando le carte dei processi. Saggi di critica filos. alle le zio n i'd i filosofìa (N apoli. Sezione scienze morali e politiche. che il Campanella av ev a concetti politici r i p o s t i .iella nei castelli. e relig. Jìeale di JNapo/i. 11. 1S62). e sp ecialm en te Campa. vol. gli altri scritti campanelliani debbono considerarsi semplici ripieghi. Amahile. 4 Mariano. e introd. ital. R. perchè cospiratore contin uo» . opp. Mariano. la som ma dei quali ò raccolta nella Città del Sole. in A tti dell'Accad. 25. d ovessi qui segnare che il mio caro e valente am ico prof. invece. pp. e volle considerare la Città del Sole come un vago ideale di fantasia 4. che q u e ll'a sso lu ­ tismo fosse il potere esclusivo del papa. E con lui sono cadute le m olte speranze. P rol. .. consigliati dalle condizioni di vita nelle quali il filosofo si trovò via v i a 3. che i primi frutti del suo vigoroso in gegn o facevano soi’gere. egli era la voce dell’assolutismo europeo. in giovane età. che cercò di ripre nd e re la posizione dello Spaventa. e il De Sanctis si­ milmente giudicò. il 5 settem bre 1897. e. 1 B. e avere ricono­ sciuto che il suo c arattere fu « quello di un sim ulatore con­ tinuo. il* mio sci’itto. 8-19.108 SULLA S T O R IO G R A FIA SOCIA LISTICA Sa questo punto reg na discordia tra i critici. il braccio del p a ­ pato ». 1867). 18Stì). X X I I I . nel ritentare la questione. Il Felici. dopo avere ricostruito la biografia di lui. Storia della lelt.

I L CO MU N ISM O D ! T O M M A S O C A M P A N E L L A 199 crede necessario un esame più accurato delle opinioni reli­ giose del Campanella. come parve alP Amabile. q u a n tu n q u e 11011 possa dirsi punto il filosofo 1 Iu q u e sto m odo di c o n sid e ra re la re lig io n e ris p e tto a lla so­ c ie tà s ta la v e ra ra g io n e d e ll’a v v e rsio n e del C a m p an ella al M a c h ia ­ velli. come altri (il Mamiani) aveva affermato. . Egli si rifa dall’esporre quale fosse il concetto preciso della m e n t e nel Campanella. nel corso del quale gli accade anche di correggerà taluna interpetrazione dello S paventa e del Fiorentino. un novatore sostanzialmente contrario alla Chiesa. concependo i particolari circoli storici come inclusi in un circolo più ampio. è offu­ scata dalla religione a d d i t a . che deve ricon du rre l ’um anità a una forma perfetta di convivenza sociale. che reggerà i popoli uniti in una sola fa­ miglia al lume della religione na tu ra le Posta tale concezione della religione e dello svolgimento sociale. nel corso della storia. Il Felici discorre a lungo del modo nel quale il Campanella concepisce il movimento della storia: e. è la stessa religione naturale. che l ’odio del C am panella c o n tro il M achiavelli ra p p re s e n ta v a la rib ellio n e d e ll’e ­ tic a p ro le ta ria c o n tro l ’e tic a b o rg h e se . 226-252. spogliato degli abusi. viene alla conclusione c h ’egli sorpassi la teoria dei circoli storici. sopraggiunta. e funzione fondamentale della mente è la religione n a t u r a l e o i n ­ n a t a . La m ente (riassumo brevissiinamente) è la vera e specifica anim a um a n a . al Felici sembra che il Campanella non sia. anzi. di P a rig i. 1636). che in questo punto è in con ­ trasto con lo stesso Telesio. pp. Il cristianesimo è la religione che più si accosta alla religione naturale. pure escludendo c h ’egli abbia intuito la legge del progresso. Si v e d a p rin c ip a lm e n te Atheismus trium phatus (ed. La religione naturale. Il L a f a k u u k n o n m an c h ere b b e di d ire. ossia dalle r e ­ ligioni positive. Questa forma perfetta è la teocrazia. pel q u a le u ltim o la re lig io n e e ra sem plice a s tu z ia di g o v e rn o .

sim ulava. Così il riformatore della Città del Sole è sostanzialmente di accordo col politico che escogitava ogni sorta di mezzi per fondare sulla te rra la universale m onarchia del papato. che egli certo non accoglieva nel suo cuore? E non sem bra quasi u n ’ironia l ’ idea di un papa. ossia dal cristianesimo spogliato degli abusi. razionalista o deista. e allora resta il semplice problema. tra essi anche la fede nella d i v i n i # di Cri­ sto. La sua aspirazione era la re ­ ligione naturale. piuttosto psicologico che logico. A noi importa poco ind ag are se il papa che doveva metterlo in atto fosse il Metafisico della Città del Sole (lo stesso Campanella). o. ovvero un papa eletto di conclave. fosse qualche cosa di sostan­ zialm ente identico col papato. Il punto d'accordo tra le idee del Campanella e il papato sarebbe dato dalla religione n a ­ turale. un Clemente o un U rbano V III. istituzione storica? come mai nel suo animo non entra v an o in contrasto due cose. nell’im m aginare la possibilità di q u e ira c e o rd o . Ma era codesto un punto d ’accordo? Dove il Campanella in te n ­ deva fermarsi nella riform a degli abusi? Bisogna riporre. che. il cristianesimo spogliato degli abusi. . qualche osservazione si potrebbe muovere anche a codesta conclusione. tanto più che. e il papato era chiamato a darle compimento. sommo pontefice della religione n a tu ra le ? — Una delle d u e : o il Campanella. erano di certo in contrasto? — Ma in questo gine­ praio non occorre cacciarsi. si sa orinai quel che più p rem eva: il contenuto preciso dell'id eale religioso-sociale del C am pa­ nella. e h 'è lo stesso. e allora si torna alla tesi so­ stenuta dall’Amabile. e q uanta buonafede il Cam­ panella portasse nell’alfermare questa seconda cosa. 0 non simulava. per opera p a r ­ ticolare del Felici. da lui sognata. V eram ente. nella realtà.200 S ULLA S T O R IO G R A FI A SOCIA LISTICA della restaurazione cattolica. per esempio. come mai egli potesse fare a sè stesso la curiosa illusione che la teocrazia.

quando perdono l ’am or proprio. f. sul cui esem pio noi abbiam o tro v a te le istitu z io n i d e lla n o s tra ». (Quest. . onde nasce l ’amor proprio che. per sublim are a ricchezza e dignità il figlio o per lasciarlo erede. 6. m a rtire re c e n te .. e da questo tutti gli altri mali sociali. e via via fino all’opera g e ­ niale del predecessore suo grande. e in Alessandria si è osservato lo stesso modo eli ' M s. così teorico come pratico: dalla repubblica platonica alle opinioni dei padri della Chiesa.I L CO MU N ISM O DI T O M M A S O C A M P A N E L L A 201 VI Principale regola di vita nel reggimento teocratico. ed. D ’A n c o n a.. e figli e moglie propria. Il Campanella difende il comuniSmo coi soliti arg om en ti: dalla proprietà privata prende origine l’egoismo (l’ « amor proprio »). resta il comune solo »1. c it. I I . go ­ vernato dalla Metafisica o dalla Religione. s’ò impotente. Tommaso Moro. Della vita dei primi cristiani dice: « L a com unanza dei beni fu stabilita sotto gli apostoli. ognuno diventa o rapace pubblico se non ha timor sendo potente. 2 « In n o stro favore s ta l'esem p io di T om m aso M oro. E si studia di rispondere alle vecchie obiezioni di Aristotele e di altri contro il comuniSmo dei beni. che sc risse la su a re p u b b lic a Utopia im a g in a ria . ma. 288). alla quale più d irettam ente si riferisc e 2. è la comunità dei beni. Egli conosceva la storia di tutte le forme del comuniSmo. l’abolizione della proprietà g en era la fratellanza (l’ « a m o r com une »). secondo testifica san Luca e san Clemente. dal primitivo comuniSmo cri­ stiano a quello delle sètte eretiche antiche e recenti. o avaro et insidioso o hipocrito. «Dicono essi (scrive nella Città del Sole) ehe tu tta la proprietà nasce dal far casa ap p a rta ta .

I I . al quale in un sonetto. e le ricorda di frequente tr a le au torità che cita in sostegno nel processo. chè sarebbero un esempio della sua verità: ma non so per qual stoltezza rifiutano il migliore »3. Le opere di Gioacchino di Fiore furono stimolo alle sue speranze di rinnovam ento. c it. dalle relazioni dei viaggiatori. dopo a v e r detto: Ma chi all’amor del commi padre ascende tutti gli uomini stima per fratelli. introdotta in tu tta la città di Costantinopoli. ed. Poesie filos. L A S T O R I O G R A F I A SOCIA LISTICA vivere sotto. 291. schifi o rubelli!4 Il Lafargue vuole anche che il Campanella avesse notizie. . che san Grisostomo desidera. Ed è notevole la sua sim ­ patia per Francesco d ’Assisi. ed. ed. Questioni. più profitterebbero in questo modo di vita. ma con lode: «V ivono in comune. Ripensa anche a Giovanni Huss.Tale fu la vita del clero fino ad U rbano I ed anche sotto s a n t’Agostino . e volesse il cielo che non fossero ere­ tici e praticassero la giustizia come noi professiamo. I I . 28. che. circa le istituzioni eomuni1 2 3 4 Questioni. se ritenessero i veri dogmi della fede.. e con Dio eli lor beni gioia prende —.. ed. e tale è ora la vita dei monaci. e c h ’io spero doversi in futuro realizzare dopo la ru in a deH’Anticristo. che i pesci anche e gli uccelli frati appelli (o beato chi ciò intende!): nò ti fur. si rivolge con questa semplice apostrofe. come possibile. Questioni. 292. che « nega potersi possedere qualche cosa in p a r tic o la r e » 2. come a noi.202 S U r.. san Marco. così piena di te­ nerezza : Buon Francesco.. Intorno agli Anabattisti si esprim e con cautela. c it. in Opere. c it. I I . c it . come nei miei profetali » i . . 291. come testificano Filone e san Girola­ mo.

ma di ciò non si ha nessuno in­ dizio. la S u isse s u r J . 11 q u a le . perchè non ha la posizione centrale ed essenziale p er l’ordinam ento della società. niente di ve­ ram ente nuovo e im portante è nel suo com uniSm o. L ’e’colntion des crot/ances et des doctrines politiques (B i'uxelles-P aris. V en ezia. a R om a nel 1555 e a V enezia nel 1560. 32). tr a d o tta in ita lia n o . e p ro b a b ilm e n te cosi P la to n e com e il C a m p a n ella h a n n o ric a v a to il fa tto da n o tiz ie di v ia g g ia to ri» . la Chronica del P era nuevamente escrita di P e d ro de Cieza de L eo n e ra s ta ta g ià p u b b lic a ta ad A n v e rsa nel 1554.. in certo senso. d a n s n o tre h y p o th è s e . la q u a le t r a t t a dei p ro p ri com odi » (p. che il Moro riconosce alla forma della proprietà 3. e di n uovo. ' J . p e rch è si è r i ­ tro v a to p resso le orde a u s tra lia n e . Salvo tale pienezza di erudizione storica. Df. D aelli. 1895). . . Il C am p an ella doveva c e rto c o n o sc e rla . ma non già a istituti c o m u n istic i2. 1576. e il nom e ste sso del suo S ta to . H istoria delle nuove Indie occidentali. G r e e k . au com m ence­ m e n t du X V II siècle. dove raccogliendo. neanche nelle Q uestioni. op. che. « C eci n ’ im p liq u e pas — so g g iu n g e il D e G r e e k — que les u to p ie s so c ia liste s de C am panella n ’a ie n t pas eu des fa c te u rs in te r n e s . e t to u te s d eu x avec le R é p u b liq u e s a m é ric a in e s e t les form es c o m m u n a u ta ire s p rim itiv e s s u r la d é m o c ratie c o u te m p o ra in e ». com e a n ch e egli fu se n z a dubbio in re la zio n e con v ia g g ia to ri sp a g n u o li e ita lia n i. 504. è inferiore a quello del Moro. 86). pp. si può dire tu tta la le tte ra tu ra dell’argomento. le P l t o u . Nelle sue opere sono parecchi accenni ai co­ stumi di popoli selvaggi. C am panella p a r exem ple. che il C am panella av esse co n o sc en z a d e lla c o s titu ­ zione d egli In c a s del P e rù . C ita a -p ro v a i nom i di p a d re e tiglio. pp. c it.I L CO M U N I S M O DI TO M MA S O C A M P A N E L L A 203 sticlie dei popoli selvaggi. è a n ch e m essa in n a n z i d a G. 3 P el M oro. ceux-ci re s te n t a u c o n tra ire le p lu s im p o rta n ts . 161-2 n. D a c o stu m i d e ll’ im pero d e g l’ In c a s n el P e r ù a v reb b e to lto le c erim o n ie che acco m p a g n a n o la co ltiv az io n e d e lla te r ra . su n o tizie fo rn ite g li dal R é c lu s. fa n o ­ ta re che se l’o p era di G a rcilaso d a la Y ega fu p u b b lic a ta p e r la p rim a v o lta nel 1609-1617. la inèm e in fluence q u e l’A n g le te rre s u r M ontesquieu e t V o ltaire. m ais. definisce g li S ta ti « u n a c o n g iu ra di ric c h i. in u n a sola cosa è l ’o rig in e di t u tt i i m ali d e lla n o ­ s tr a so c ietà (ed. fra te lli e so re lle . a u r a it ex erc é s u r les p u b lic iste s e u ro p ée u s. che si d avano tr a loro gli a b ita n ti del4a Citt'i del Sole: «il che n o n è u sc ito dal suo cap riccio . p. i cui r a c ­ c o n ti e ran o sp a rsi nel pubb lico . e.L ’ ip o te si. R o u ssea u . non avrebbe mancato di discorrerne *. 503. 1 L a f a r g u e . il c u lto del Sole.

m a non è g ra n lode. come in ogni campo speciale di studi. le due affermazioni principali. c it. tratta 1 S i g w a r t . Non si può sconoscere alcunché di giusto in fondo a l l ’esigenza c h ’egli esprime vivacem ente nelle parole: «Noi. ma la soluzione proposta dal Campanella si fa notare. Social. « qui devancait les t e m p s » 2. anziché a va n z a re i tempi. senza dubbio. ma quel cosmopolitismo. per pro durre l’unione degli animi. Altri ancora (per es. Anche nella M onarchia di Spa­ gna egli non lascia di escogitare modi coi quali si possa ottenere. e la generazione serbata ai forti. M ai. da ventre di donna. e ai viceré rac co m a n d a di «copulare». che ritornano sem ­ pre in bocca ai congiurati. il Malon) am m ira il cosmopolitismo del Campanella. verso le idee me­ dievali dell’ Impero universale. più che per altro. 158. un valente re di Spagna . 2 B. 115.204 SULLA S T O R IO G R A FIA SOCIALISTICA Il Sig wart loda il sistema comunistico del Campanella come fondato con profondità filosofica e svolto eon piena conse­ qu e n z a 1. forma il se­ condo sostegno della sua Repubblica ideale. per le ragioni esposte di sopra. Egli.. g u a rd a v a a ll’indietro. e all’i n ­ verso. l ’ordinam ento della g e n e ­ razione. accanto al comuniSmo dei beni. sono: la vita in comune. quel che conta è l’ idea o la scoperta nuova. donne spagnuole con uomini italiani. perchè nelle discipline po­ litiche. non il merito di ragion arla for­ malm ente con generali principi filosofici. totalmente trasandiam o quella degli u o m in i» . per l ’appunto. p. che. 11 problema della generazione e della popolazione è ancora di quelli pei quali i teorici non vedono via sicura. 1890). I. E infatti. Di particolari pregi relativi allo studio del concetto economico della p roprietà p rivata e del comuniSmo non è poi da p arlare. nei processi. op.. . p er la sua bizzarria.on. affaticandoci pel m iglioramento delle razze dei cani e dei cavalli. Più originale è. integral (P a ris .

L ’ordinam ento politico è appena accen nato. che il Campanella fu « non che uomo nuovo. non del sangue. l’allevatore non si è ancora trovato (se p u r non debba esser M or. a quanto sembra. ma e li'è per disposizione mentale assai cauto e temperato.I L CO M U N IS M O D I TO M M A S O C A M P A N E L L A 205 la razza um ana come cavalli e cani. che p u r muove da questo preconcetto favorevole. è di p ro ­ venienza platonica). ci lascia alquanto freddi la sua conclusione. e quelli dei suoi tre ministri. del resto. ma d e ll'intelligenza: i quattro sapienti avrebbero designato an ticipatam ente i loro successori. L'ufficio del sommo reggente o Metafisico. Circa il governo della sapienza e dei sapienti. Ma. c i t . non hanno il significato p regnante. in generale. II governo dei sapienti (che. . m a sono ovvie costruzioni intellet­ tuali e morali. si è assai esagerato nell'affermare ehe quel libriecino del Cam­ panella abbondi di pensieri nuovi e di gran peso: il F e ­ lici. sarebbero dovuti essere regolati. o p . p . dopo di che. Più rilevanti le idee del Campanella sul­ l'educazione. da un a specie di succes­ sione dinastica. per quelli degli uomini. se nell’As­ semblea o nel Metafisico *. sem brando dim enti­ care che gli incrociamenti dei cavalli c dei cani sono r e g o ­ lati dalla costrizione degli uomini. e il Sigwart ha notato giustam ente che non s 'in te n d e eon chiarezza in chi propriam ente risieda il potere dello Stato. il ministro del dicastero ùeW Amore nella sua Eepubblica ideale). che abbiano qualche im ­ portanza. ehe si potrebbe esser te n ­ tati di attribu ir loro. . 167. in opposizione al modo pedantesco nel quale soleva intendersi ai suoi tempi. solo chi si contenta di somiglianze esteriori può vederci qualche cosa di simile al concetto moderno del governo tecnico. 1 S h s w a r t . nel criticare uno per uno i concetti della Città del Sole finisce col poterne indicare assai pochi. e che. come l'obbligo del lavoro e simili.

perchè era dedotta dalla dottrin a delle « p r im a lità » . » ( Questioni. e che questo fosse un argom ento prediletto nei suoi discorsi coi congiurati si vede dal fatto. q u a n d o si sp o g lian o la so p ra v e s te .. che nelle deposizioni dei processi si parla spesso della « tabanella bian c a » e del « coppolicchio » a forma di turban te turco. poi un v e s tito c i r é g iu b b o n e e calze in siem e se n z a p ieg h e e t sp a c ca to p e r m ezzo del la to e di so tto e t di poi iin b o tto n a to e t a rriv a la c alza sino al ta lo n e . . n o n si tro v a n o .. di P la to n e e di A v isto tele e di a ltri a u to ri. in fiue d e ll'u ltim o cap ito lo . di L ic u rg o . che si sarebbero portati nella « repubblica di fra T o m m a so » ! Ma qual è poi il valore politico dell’ideale del C am p a­ n ella? Con quali mezzi egli credeva che potesse tra d u rsi in p ratica? Sta bene c h’egli vanti la sua repubblica come più perfetta di tutte le altre fin’allora ideate.206 SULLA S TO UIO G UA FIA SO CIA LISTICA profeta dei tempi nu ovi» * . 12). si s c o r­ gono le fa tte z z e d e lla p e rso n a . di S olone. e la sc a rp a sopra e son b e n a ttilla te che. da saper determ in are anche le fogge del vestire che avrebbero ad ot­ tate i suoi uomini dell’avvenire n. e via discorrendo. le istituzioni dei suoi Solari siano semplici r e ­ miniscenze. 2 « E fin alm en te t u t t i i d ife tti che si sono n o ta ti n e lle re p u b ­ b lic h e di M in o sse. a chi b e n vi g u a rd a .— Essendo La costruzione del Cam panella fondata sulla conoscenza di tu tta la lettera­ tu ra politica 2 e delle storie. n e lla n o s tra re p u b b lic a . 11. 68 t. in molti particolari. » (M s. 200). c it.°.. f. a cui si pone un ped al g ra n d e com e boi macchino. di Gai-onda.. non è meraviglia che.. di R o m o lo . f. Il Campanella. l’a ltro m s. Ma l'opera del politico consiste. c it. di s v aria ta origine: non poche derivano da Platone. D ’A n c o n a . a v e v a una visione cosi precisa del nuovo Stato immaginario. non già nelle costruzioni più o meno in­ gegnose e di bella ap parenza. dalla chiesa c a t­ tolica toglie la confessione auricolare.. ed. 3 « Y e ste n o d e n tro c am icia b ia n c a di lino. come tutti i riformatori entusiastici.. e dai costumi spartani e ro m ani. ma nel trovare i punti di 1 Op. cfr.

p. ignorano il m o n d o 3: ed egli in ispecie. q u e C a m p an ella n ’e s t pas so rti de l’e n c e in te du c lo ltre e t q u ’ il n ’a vu les hom m es q u ’ à tra v e rs l’é tro ite ogive de sa c e llu le » . quando non contava sugli astri.I L C O M U N IS M O D I T O M M A S O C A M P A N E L L A 207 congiungimento tra l'ideale e la realtà. che le vie dell'attuazione o sono taciute o fantasticam ente tracciate l . 1850). com e la p o e sia p a sto ra le . ne m e tte in rilie v o i la ti sc h e rz o si. du communisme (B ru x e lles. 176: « On s e n t. afferm a che ra p p re s e n ta un id eale sta tic o . D ’A n c o n a. sta appunto in ciò. chi più utopista del Campanella? Il quale. 173. 1. 4 N on riesco tu tta v ia a sc o rg e re l ’im p o rta n z a p o litica . fra tutti gli utopisti. È stato spesso af­ fermato che ciò proveniva dalla sua condizione di frate. per la quale le utopie hanno scarso interesse nella scienza politica.. en le lis a n t. n o n d inam ico (der liuhe. 293). 5 II G o t h e i n . E la ragione. m a il Cam­ panella stesso diceva che 11011 i monaci valenti. R e c e n te m e n te G. I I . Ora. 1895. to rn a a n e g a re a ll’ Utopia del M oro valo re po litico . c. ne a veva avuto espe­ rienza abbastanza la rg a . afferm a che il C am p an ella a b b ia g u a rd a to al N uovo M ondo. Più esatto forse sarebbe dire che la sua testa im maginosa trasform ava i fatti e attribuiva loro virtù e qualità che non avevano 5. p. che c ite re m o più o ltre . L ouis. a ogni modo. ma solo i volgari. p ro g r. 1 L 'U to p ia del M oro n o n se m b ra giuoco le tte ra rio . A n ch e il L a f a k g u i : rip e te le ste sse cose. I list. libri come la Monarchia d i Spagna riboccano di conoscenza diretta del mondo r e a l e 4.-m a id ea le se ria m e n te s e n tito . escogitava espedienti politici che 11011 possono non sem brare stravaganti. Thomas More v n d seine Utopia (B erlino. nè l ’ ig n o ra n z a d e ll’e sp e­ rie n z a si dà a v e d e re nei m igliori m onaci. 3 «N è i m o n aci si p riv an o di q u e sti ben i (la co n o sc en z a del m ondo). dalla poca sua pratica delle cose del m o n d o 2. ed. che in qu el lib ro r itro v a il S i g w a r t . tra b a l­ zato da giovane di città in città.). n o n des Strebens). c o m 'è s ta ta di solito c o n s id e ra ta . e il K a u t s k v so stie n e che il M oro v e d e v a la v ia di u n a possibile a ttu a z io n e n e l­ l ’o p e ra di u n so v ra n o a sso lu to . m a solo nei v o lg a ri » ( Questioni. com e a cam po o p p o rtu n o di e sp e ­ rim e n to . e. 2 G ià il S u d r b . . m u ta n d o spesso c ittà e p ro v in c ia . M a ig n o ro sopra q u al docu m en to fondi q u e s t’afferm azione.

Come opera letteraria. u n A e un B qualsiasi. S’introduce secco secco eon u n: «Dim m i. pp. si am m irano una plasticità artistica. 156-7.. seco n d o la q u a le il C am p a n ella a v re b b e p re c e d u to (nel cam po dello id ee. tra le quali. Il dialogo è tra un Hospitalario ed un Marinaio genovese. xxvi-xxvm . aspetta ». nessuna messa in scena. Nello scritto dcH’um an ista inglese. pp. Il codice delle lettere. d i e aveva a n e h ’esso la sua scintilla artistica. p iù v o lte r is ta m p a ta in q u e sto secolo. ■ U n ’altra ricerca. I processi. 1587). I. i fo u rie risti e i c a b e tisti. — « Non posso.208 SULLA ST O RIOG RA FIA SO CIA LISTICA T utto sommato. v e rso il 1613 tr a d o tta in la tin o . I n to rn o ad esso A m a b i l e . tutto quello ehe t ’a vvenne in questa n a v ig a z io n e . ehe restano un interrogatore e un risponditore. in p rim a linea.. L ’ed i­ zione ita lia n a . posta la razionalità. I l te s to o rig in a le ita lia n o è a n c o ra in e d ito in p a re c c h i m a n o s c ritti.. c com une e giusto giudizio che essa non sostenga il confronto con V Utopia del Moro. I I . se n o n dei fa tti) gli o w e n isti.. causa di p erturbam ento. 300-305. l’ interesse della Città del Sole si riduco principalm ente all’essere u n a delle espressioni del bisogno. per gratia. con l’abolizione della proprietà privata. eoneerne la fortuna letteraria della Città del Sole. e p re s e n ta n o n poche e n o n in sig n ific a n ti v a ­ rie tà . 1. l’eguaglianza dei diritti e dei doveri. Campanella nei cast. che tie n e p re s e n te u n codice C a sa n a te n s e (n. e poi di n u o v o d a ll’a u to re n el 1636 in P a r ig i. E finisce. c. non posso » 'i . una vivacità ed argu zia di stile. co ntinuam ente risorgente nel corso dei secoli. dove si v a le dei due m a n o s c ritti ita lia n i d a m e a d o p ra ti. non meno bruscam ente: « Aspetta. e F e l i c i . di v ag heg ­ giare istituzioni sociali astra tta m e nte razionali. è tra d u z io n e d a ll’edizione la tin a . ehe 11011 è an co ra stata fatta c om piu­ tamente. esperim e n ta to ri in A m erica. . nel 1623 p u b b lic a ta d a ll’A dam i a F r a n c o fo rte . 30-33. dalle quali era lontano il frate calabrese. nessuna motivazione. m a d ’altro fuoco. 1 E n o to che la Città del Sole fu s c r itta nel 1(302 in lin g u a i ta ­ lia n a .» . non può m ancare.

e. un altro. e nella sua repubblica regna il disprezzo pei beni della terra. e non già un istituto intrinsecam ente necessario alla buona con­ vivenza sociale. che p u r si fan vivi in quella del Campa­ nella. allora diacono in Vahingen s u l l 'E n z 1. di E r s c h e G r u b e i i (L eip zig . L ’A ndrea (dice il Sigwart. l ì . A ll’A n d re a si fa ris a lire . C ro ck . Ma il suo comuniSmo è l’um iltà e tem peranza c ri­ stiana. Rigetta l ’ordinam ento sessuale del Campanella. avendo av uta occasione di leggerla sul manoscritto.I L CO M U N IS M O DI T O M M A S O C A M P A N E L L A 200 e la efficacia che esercitò sugli utopisti e i riformatori dei secoli seguenti. come nel Campanella 2. I Gesuiti 1 S u J o h a n V a le n tin A n d re a . op. I. 'à'ó-4. nel 1G20 ne pubbli­ cava u n ’ imitazione col titolo: lleipablicco Christianopolitcmte descriptio. c it. onde vengono a mancare gli stimoli al lavoro e al sapere. m a forse a to rto . sarebbe quel che a s ­ serisce un recente scrittore: che la Città del Sole venne attuata dai Gesuiti nello Stato del P ara g u a y . Enctjclop. 174-77. ed accetta la com unanza dei beni.. è u n a virtù di uomini m oralmente perfetti. di un giudice e di un dotto. 1820). Il Sigwart ci dà notizia di alcuni effetti pros­ simi degli scritti del Campanella in G erm ania. furono per la prim a volta pubblicate le sue poesie e le opere politiche. si v ed a la Alhjem. 2 S i g w a h t . der IVissenschaften und Kùnste. tradusse in tedesco la M onar­ chia di S p a g n a . conservando il matrimonio. composto di un teologo. In quest’opera le idee del Campanella sono sot­ tomesse a una riforma: l ’autore moveva dalla concezione pietistica. se fosse vero. l1is titu z io n e della so c ie tà dei R osa-C roce. dove. ancor prima che fosse edita la Civitas Solis (1623). Un amico dell’Adami. com ’è noto. per cura del tedesco Tobia Adami. alcune poesie. In luogo del g ra n Metafisico governa un trium virato. Assai interessante. M ittc riu lism o storico. il Bezold. Giovali Valentino Andrea. . pp. IV p a rte . d a cui togliamo la notizia di questo libro) idealizzava la comunità piccolo-borghese del pastore evangelico.

che risale al primo decennio del secolo decimosettimo. la distribuzione sociale dei mezzi di sussistenza.. a lc u n i secoli dopo(!!). furono quelli che disegnarono le costituzioni introdotte nel P a r a ­ g uay. 65-66: « T o m m aso C a m p a n ella. v a g h e g g ia u n a c o stitu z io n e c o m u n ista che p lasm e reb b e la so c ie tà u m a n a su l m odello di u n c h io stro . e lo Stato del P a ra g u a y risponde. Come nella Città del Sole. Cataldini e Maceta. G o t h e i n ’ . gli opifici e i magazzini in comune. Problemi so­ ciali contemp. pp. le coltivazioni. benché noi dica c h iaram en te 2. n e lla su a Città del Sole.210 SULLA S T O R IO G R A F IA SOCIA LISTICA (dice il Gothein. . nel generale e in molti piccoli particolari. dell’incon gru enza di date fra il tempo in cui fu pubblicata l’opera del Campanella e il principio delle missioni gesuitiche. la c o m p le ta m a n ­ c a n z a di d a te . alla C ittà del Sole. il lavoro stimato c praticato d a tutti. fase. dai G e su iti nei loro s t a ­ b ilim e n ti del P a ra g u a y . Ma il Gothein stesso s’avvede. e che v e n n e a p p lic a ta (!). n e lla d isse rta z io n e del G o t h e i n . la cura dello scambio dei beni affi­ d a ta allo Stato. È impossibile non pensare a u n ’efficacia delle idee del Campanella su q u e ll’opera dei Gesuiti. la completa abolizione della p roprietà p r i­ vata. IV . che è lo scrittore al quale a l l u d o 1) a v e ­ vano in comune col Cam panella la tendenza a riform are la Chiesa cattolica. e via. — A n ch e il L o r i a . e dallo Stato dei Gesuiti erano a d ­ d irittu ra esclusi. gli abitanti a nd avano ai lavori della c am pagn a in gruppi. vol. Ivi. fra te n a p o le ta n o . D er chrmtlich-sociale Sto. A n c h e G io rd a n o B ru n o d ifende l ’ id eale co­ m u n is ta (?). 2 È da n o ta re . accogliendo in essa gli elementi della cu ltu ra m od erna. 18S3: n e lle Staats-nnd socialioissenscliaftliche Forschungen d ello S c h m o l t j E R .r E . a b a n d ie ra spiegata e con m u ­ sica alla testa. Nella Città del Sole l’ammissione degli s tr a ­ nieri era assai difficile. l'esclusione dei mezzi di pagam ento. e cerca di prev en ire la difficoltà di­ cendo che: «se anche i due Gesuiti non ebbero notizia 1 D . IV ).at der Jesuiten in P a ra ­ guay (L eip zig . tanto più che due gesuiti italiani. m e n tre T o m aso M oro rip ro d u c e (?) la PefUtlblica di P la ­ to n e n e lla su a Utopia ».

e la concordanza p rova quanto siffatti pensieri fossero propri agli uomini a ppartenenti al periodo del massimo impeto della Controriform a». a p. la voga e diffusione che ebbe. Dopo le edizioni che se ne fecero in vita dell’autore. n. ‘ 1 e 22. l’ invenzione e il latino del frate si giudicavano. ma come semplice accomodamento dei Gesuiti alle abitudini comunistiche delle tribù selvagge dei Guarani. X I. 2 spec. V Utopia del Moro. e il loro preteso comuniSmo campanelliano si riduceva a un savio sfruttamento capitalistico. p er contro. nel secolo decimosettimo. . 2 T ale è l ’o pinione s o s te n u ta dal I v a u t s k y . a. Il Got­ hein intende di certo non dei pensieri comunistici. I v a u t s k y . I Gesuiti istruivano i selvaggi nel lavoro dei campi. c. m a che g ià nel se ­ colo p a ssa to e ra s ta ta p ro p o sta in c e rto m odo dal Jia y n a l. 658 sgg. 1S92-3. e altri *. non più come sperimento storico ed applicazione di disegni prestabiliti. fonte di ricchi p ro v e n ti2. la partecipazione delle donne alle guerre. che era. nello Stato dei Gesuiti non si nota nessuna delle istituzioni caratteristiche del Campanella. non se ne conosce se non u n ’altra di Utrecht del 1643. Senonchè le somiglianze notate o sono affatto superficiali o cadono su cose intrinseche a qualsiasi ordinamento co­ munistico.. I. nel secolo precedente. Non si può dire che la C ittà del Sole avesse. Sotto l ’aspetto letterario (nè altro in­ teresse quel libro suscitava fuori del letterario). come il regolamento sessuale. E. per l ’Ordine. Il colpo di grazia poi tale co ng ettu ra lo r ic e ­ verebbe dal tentativo recente di spiegare lo Stato dei Ge­ suiti. 1. in1 Si v e d a u n a rtico lo di K . m a di quelli del regolare au toritariam ente la vita delle società. i metodi e d u c a ­ tivi. il q u a le p e n ­ sa v a che i G e su iti a v essero preso a m odello le istitu z io n i d eg li In c a s .I L CO M U N IS M O D I TO M M A S O C A M P A N E L L A 211 dell’opera del loro com patriota. Zukunftsstctaten der Verr/anyenheit. tuttavia il loro disegno nacque dalla stessa radice. p. senza le quali esso non sarebbe.. n e lla Nene Z eit. vol. 681 sgg. come abbiamo detto.

c . e due traduzioni f r a n c e s i3.212 SULLA S T O K IO G K A FIA SO CIA LISTICA te ri ori a quelli elei Moro 1. Cadde poi quasi in perfetto oblio uel secolo decimottavo 2. di u n ’efficacia della Città del Sole sullo 1 Cfr. nel tedesco W eitling (che procedeva con certo eclettismo nelle sue costruzioni). vol. . D a n s ce nom b re je te re co m m a n d e le no b le m o in e C am p an ella. pp. e t ceu x q u i o n t m éd ité a p rè s eux s u r le g ra n d m y s tè re . critica pkiL. p o u r a v o ir rèv é ce q u e tu rè v es. dato l'in dirizzo razionalistico co stru t­ tivo. L a u p p . r> K . :> Senonchè l ’a n d a r ricercando nei libri degli utopisti le tracce del Campanella è opera non solo assai incerta. 151. Vita. I I . L a Comtesse de Budolstadt (sé g u ito di Consuelo). Il Sud re mette ciò in relazione. P a r s a lte ra . tra d u z io n e da T h. H ist. H a llid a y . T u b in g e n . I I . p. 4 S u d r e . col nuovo comuniSmo utop i­ stico della p rim a m età del nostro se c o lo 4. IV . qui so u ffrit d ’ h o r­ rib le s to r tu re s . se pure taluno ha im i­ tato. Untersuchungen uher die Organisation der Arbeit ( 2 a e d i z . p e rc h è dopo di lui. p. t r a le q u a li la Città del Sole. p. W . In uno degli utopisti di quel tempo. A I a r l o .. giustam ente. 318: « L is do n e T ris m e g iste e t P la to n . 3 D el V i l l e g a r d e l l e e di G . p e r t u tt i J . e. p. pp. N el 1HS5. nel qual tempo furono pubblicate due edizioni di una traduzione italiana di essa. q u e s t’u ltim a p u b b lic a ta nel lib ro d e lla C o l e t . Quel e h 'è certo. B i i u c k e i u . . 1. non ce ne sarebbe stato forse bisogno. 2 11 S i g w a r t . H M o k l k y r a c ­ colse in u n v olum e in g le se q u a ttr o U to p ie. 156-158. ma poco concludente. U na rifioritura d ’interesse per la Città del Sole si ebbe intorno al 1840. il Mario nota come im itazione dal Campanella il governo dei filosofi. m a con p a re c c h ie m u tila z io n i (si veda u n a n o ta n e lla Geschichte des Sozicdismus. l ’organisat-ion hum ain e fondée s u r la v é rité e t la sc ien c e ». ISSI). e n o n dopo 1’ Utopia. si se g u i­ ro n o se n z a in te rru z io n e : o sse rv a z io n e che in v e rità n o n se m b ra ben fo n d a ta . rista m p a ta poi dal D ’Ancona nel 1854 e da Eugenio Camerini nel 186B presso il Daeili. 571. perchè. dice che il C a m p a n ella fu il v ero p a d re dei ro m a n z i u to p ic i. e i g iu d iz i ra c c o lti nel C y p r i a n u s . 181. le somiglianze si spiegano. 492). — È n o tev o le p e r la v o g a del C a m p a n ella in quel tem p o la m en zio n e che di lui fa G e o r g e S a n d . 143-144. R o s s e t .

si v ed an o le poesie in e d ite p u b b lic a te d a ll’A m a b i l e . e in fran c e se d a lla C olet). B a ri. Agli 1 Sulle re la zio n i tr a il socialism o u to p is tic o ed il socialism o m o­ d e rn o . e o ra dal G o th e in . .O ltre la Scelta d e ll’A dam i (ristam p . Aver contribuito a suscitare il discredito delle utopie: ecco la sola efficacia che il Campanella. voluta. per la m aggior parte nel c a r ­ cere Versi «più con la naturalezza calabrese che con la eleganza toscana a d o rn a ti» . ma cosa sentita.IL COMUNISMO DI TOM MASO C A M P A N E L L A 21 y svolgimento del socialismo moderno non si può parlare se non in questo senso negativo: che l’opera cam panelliana appartiene a quel gruppo di costruzioni fantastiche. il tedesco Adam i. vissuta. si v ed a il lib ro d e ll’ E n ­ g e l s . I l i d e ll’o p e ra 1 processi. ci a ttra e sempre. così esuberante. . se il Campanella come filosofo appartiene al passato e come riformatore sociale è piuttosto bizzarro che origi­ nale e il fondo delle sue idee ci rim ane estraneo. ma che. L a te rz a . la sua ideale costruzione non è stata v an a l . dal L eo n i e dal D 'A n c o n a . p. H errn Eugen D iihrinri’s Umwolzung der Wissenschafl ( 3 a ediz. in te d e sc o d a ll’A n d re a e d allo H e rd e r. A questa intensità passionale dette sfogo nei rozzi e vigorosi versi italiani. e in p a rte tra d . E. S tu ttg a r t. come diceva il loro primo edi­ tore. VII Ma. 1S9A).. e il p assag g io del prim o al secondo. D ietz. hanno proprio quel ca­ rattere che noi siamo soliti di chiam are d a n t e s c o . n e l vol. pp. alle quali il socialismo moderno ha gu ardato per rigettarne il punto di partenza. in questo senso. 1914]. con gli altri utopisti. 54-9-81. per la semplicità robusta delle immagini e delle espressioni. può rivendicare. [D elle Poesìe h a d ato o ra u n a edizione c o m p le ta e c ritic a il G e n tile . d a ll’ O relli. 274 sgg. così ricca. la sua personalità. che andò via via componendo. Le idee non erano per lui freddo prodotto dell' intel­ letto.

Le g'elide vene ascose si risolvono in acqua pura. in fior conversi. il m are gli app ariva come sangue della te r r a : Sangue ti posso dir che nutre e viene.. Così.. e alla sua « se ttim o n ta n a t e s t a » 1. quasi di r i­ veren za: Tre cauzon. morta e pigra. a prole soave tiri. nate a un parto da questa mia settimontana testa. . il Campanella sentiva di avere ricevuto «sette monti. c con parola commossa ne celebrava l ’opera nella n a tu ra : Tu sublimi. I tassi e ghiri dal sonno destansi lungo. Pieno della propria missione mondiale. come segno di predestinazione e forze di a tt u a ­ zione. pom pa e suprem a face. si rivolgeva con alta intonazione. Esca io dai chiuso. che sgorgando tutta la terra riga..214 SULLA ST 0U 10G R A F IA S O CIA LISTICA occhi del poeta. Le virtù ascose nei tronchi d ’alberi in alto. al suon dolente di pensosa squilla 1 L a « s e ttim o n ta n a te s ta » (dalle s e tte p ro m in e n ze ) del C am pa­ n e lla si può v e d e rla n e lla ric o s tru z io n e che n e fece fa re l'A m a b ile in u n b u sto in b ro n z o . va tra le vene. Le smorte serpi al tuo raggio tornano vive. a minimi vermi spirito e moto dai... c h ’egli legò al M useo di S.. mentre al lume sereno d’ime radici sorge la verde cima. languida. arti nuove e voglia a r d e n te » . apportatrice di ta n ta opera. M a rtin o di N a p o li. avvivi e chiami a festa novella ogni segreta cosa. tutto l’universo a p p a riv a animato: il Sole era il volto di Dio.

perchè taccia il vero. contro i veri. E a petto a lui. . Mondo.. ma chi è tutto pieno di bontà. Nel carcere. di sapienza. Nella miseria e ig noranza universale. la fede nei propri ideali non gli venne mai meno. la « trina bugia ». benché sia schiavo. la sua riform a era un lume di speranza: Stavano tutti al buio. di valore.. ma con san Paolo e eon san Pietro canto un occulto metro. c h e r e n d a il c a o s t u t t e c o s e a l l ’u n o . e ripeteva a sè stesso: E. 1 « B a sta s o » : b a sta g io . e figlio di bastaso *. Io accesi un lume. in career tetro io sto. che cosa erano i sovrani della te rra ? Principi finti. e schernian le genti grame. sotto cui tu piangendo. facchino. Pallade e Marte. il sangue. e si facean mariti d ’ogni sesso. e i sonatori pagati raddolcirò il sonno infame. armati. altri sopiti d’ignoranza nel sonno. di Gesù. sapiente e sovrano per diritto di r a ­ gione. fremi.IL C O M U M S J I O D I T O M M A S O C A M P A N E L L A 215 Egli era venuto a combattere i tre vizi. Il vero dominatore (diceva) 11011 è chi h a g ra n dominio di terre. altri vegghianti rapivan gli onori. che nel secreto orecchio alle persone la campanella mia fa che risone: — C h ’or l ’E t e r n a R a g i o n e p r i a t u t t i i r e g n i u m a n c o m p o g n a in uno. la roba.

p e r o p e ra d e ll’A m ab ile. e udiva. S. N. a u to re dello s c ritto su llo S ta to dal P a r a g u a y (T/t. il q u a le p u re afferm a che g li s c ritto ri ita lia n i che h a n n o s tu d ia to il C am p an ella. M a il G o t i i e i x (eh’ è an ch e a u to re di u n lib ro e g reg io su llo sv o lg im e n to d e lla c u ltu r a n e ll’ I ta lia m e rid io n ale) n o n p a r che a b b ia la m an o felice n e l t r a t t a r e del C a m p a n ella. 1 A n c h e di re c e n te è s ta to p u b b lic a to u n o stu d io sul Campanella poeta. L’alto ideale di giustizia e vagheggiato ci sta innanzi con la e visione poetica ‘. è per noi ancora di felicità u m an a da lui forza di una aspirazione O tto b re 1895. ma il Campanella niSmo. E sospirava: Oh voglia Dio ch’io arrivi a sì gran sorte. talora.216 SULLA STO R IO G R A FIA SOCIA LISTICA E im m ag in av a il trionfo. n e lla Zeilschr. di veder lieto quel famoso giorno. sono s ta ti p iu tto sto p a n e g iris ti che c ritic i o b b ie ttiv i. 50-92. ch’ha a scompig’liar i figli della Morte! Può dirsi che non il nista. 86. com e si vede d a g li eri’o ri d e lla p a rte b io g rafica (cfr. ecc. D el re sto . Campanella. n o n g li e ra lec ito p re s c in d e re dalle in d a g in i su lla c ro n o lo g ia e dal c o m e n to sto ric o di e sse. pp. pp. 63-4. E n ello s tu d ia re le p oesie. dà pi'ova di u o u co n o sc ere c o d e sti s c r itto r i. di p a rec ch ie poesie c a m p a n e llia n e . vol. Campanella riformatore e comu­ poeta della riforma e del com u­ vivo. IV . 53. Renaissance. E g li. d o v u to allo ste sso G o t h e i n . lo sc ritto del G o t h e i n è sp e c ia lm e n te n o te v o le p e r le a c c u ra te e belle v e rsio n i m eti'ich e. ehi Dìcìderphilosoph der ital. spec. B e rlin o ..). viva C a m p a n e lla !» . risonare le grid a di «V iva. fa r Kultnrgeschichte dello S te in h a u se n . che offre ai te d e sc h i. .

. Nelle mura 1 Com e sag g io . edita p e r la p rim a volta nel testo originale con introduzione e documenti. il Medico. t r a i due m a n o s c ritti le diffe­ re n ze sono assai lie v i. ciò che ho d e tto di q u e s ta poco felice edizione n e lla Critica. in p a rte p u ra m e n te g ra fic h e. m e tto q u i in u ltim o due b ra n i d e lla re d az io n e o ri­ g in a le d e lla Città del Sole. 1904. E . che m ’h a fo rn ito q u a lc h e piccola c o rre z io n e e m ’h a a iu ta to a rie m ­ pire q u a lc h e la c u n a . 81). [P o s te rio rm e n te . Il S a p i e n z a ha cura di tutte le scienze e delli dottori e ma­ gistrati. il Fisico. il Metafisico. Cfr. La città del Sole di T. Q u e sto m a n o s c ritto (cosa n o n n o ta ta dalI ’A m a b i l k ) r a p p re s e n ta u n a re d a z io n e più a v a n z a ta ris p e tto a ll’a ltro s e g n a to X I I .L A « C IT T A ’ D E L S O L E » SECONDO L ’I N E D IT A R E D A Z IO N E O RIGINALE i I L ’ u ffic io d e l « S a p ie n z a > (dal Codice delle lettere. H o te n u to p re s e n te a n ch e il secondo m a n o s c ritto . M odena. e sono forse da a ttrib u ire se m p lic em en te a ll’a rb i­ trio dei due c o p isti. ff. il Rhetove. S eguo il m a n o s c ritto c o n te n u to nel Codice delle lettere ( X I I. il Grammatico. com e a p p a re d a lle p a rec ch ie a g g iu n te e d e te rm i­ n a z io n i di p a rtic o la ri. su p e rficiali. che fa leggere a tutto il popolo. il Politico. dell’arti liberali e medianiche. il Morale. C irca a lla form a. il Geometra. 405-408]. in p a rte di form e lin g u istic h e . ed h difficile tro v a re in q u e ste v a r ie tà u n siste m a c o sta n te . E tiene un libro solo. I I . e tien sotto di sè tanti officiali quante sono le scienze. S o l m i . d irei. R ossi. E questo ha fatto pingere in tutte le muraglia su li rivellini di dentro e di fuore tutte le scienze. 65-6). è s ta to p u b b lic a to : Edm.usanza di Pitagorici. ad . 53. D. dove stan tutte le scienze. il Cosmografo. Ci è l’Astrologo. C.

2 N el m s. ed a chi serve no *. e c a te n a . sp on do li. e m in e ra li e m e ta lli veri e p in ti c o n le d e c h ia ra ti o n i di d u e versi p e r u n o . e le v irtù loro e le simig li a n z e c ’h a n n o con le stelle e con li m e talli e con le m e m b re lium an e. d e n tr o vi son tu t te sorti d ’a u g e lli p in ti e lor q u a ­ lità. Nel q u in to . Nel di d e n tr o del terzo vi sono tu t te sorti d ’h e rb e ed arbo ri del m o n do p in te. e chiodo. Nel q u a rto . m o s ch e. te r re s t ri .218 LA «C IT TÀ DEL SOLE» del tem p io este rio ri e n elle c o rtin e che si c a la n o q u a n d o si p r e ­ d ic a p er n o n p e rd e r s i la voce. e p u r in te s te di te r r a so p r a il riv ellino . ci sono an ci iti ~7 rizzi. e stella. sen d o g r a n d i di corpo. 1 N el m s. serpi. . n o n sa p p ia m noi la m illesim a p a r t e . di g e n e r a r s i e allev ars i. di fiumi. d e l l ’a r t e e d e lla n a t u r a : sì che mi stu p ii q u a n d o trov ai p e sc e vescovo. e però. e la fenice è v erissim a a p p re s s o loro. g ra n d e z z e . I in luogo d e lla p a ro la « a n c in i » (in d ia le tto n a p o le ta n o . e le sim ig lia n z e c h ’h a n n o con le cose celesti. e l ’u so loro in m e d i c i n a . Nel d en tro del prim o g ir o n e tu t t e le figu re m a t e m a t ic h e p iù che n on scrisse E u c lid e e A rc h im e d e con la loro p ro p o s itio n e significante-. e poi le tav ole d ’o gn i p ro v in c ia con li riti e co stum i e le g g i loro e con l ’a lf a b e ti o rd in a ri s o p r a il loro alfabeto. s t a n n o ti n te sorti d ’a n im ali. con m ira b il a r t e di p it t u r a e di s c r i t t u r a che d ic h ia ra i. nel di fnori vi son tu t te sorti di la g h i. lag h i e m a ri. ogli e altri licori. sp e c ie di ric c i di m are) è u n o spazio b ian co . con le q u a li s a n a n o tu t te l ’ in fe rm ità . origini e q u a lità . c ostum i. e lor v ir tù . e le d ic h ia ra tio n i dove p r i m a si tro v aro . vini. I I in v ec e di « ed a chi se rv in o » s ta : « e di c o n s e rv a rs i» . tu t t e m a n i e r e di pesci. e sono p iù che p e n sia m o . Nel di fuori. vi s t a ogni s te lla o r d i n a ta m e n te con tre v ersi p e r u n a . e le v ir tù loro e ’1 m odo di v i­ vere. v e n e n i e v ir tu ti. nel di fuori vi è la c a r t a della t e r r a tu t ta . ta f a n i e con le c o n d itio n i loro. tu tto q u a n to è d egn o di sap ere. N el d e n tro del seco nd o g ir o n e vi sono tu tte le p ie tre p r e ­ tiose e n o n p retio se. a p u n to com e son q u e ste cose tr a n o i. rep tili. v erm in i e g l ’ in s etti. m a r i. e ci sono le caraffe p ie n e di d ive rsi licori di c e n to e di tr e c e n to a n n i. ne l di fuori. l ’h an p in ti a n c o ra di fu o ra il riv ellin o. d ra g h i. fiumi. d e n tro vi sono l ’a n im a li p e rfetti te r re s tri di t a n t e sorti ch e è stu p o re .

a m m ir a to c o m e s a p e a n o q u e lle h is to r ie . d ’u n i r li m a s c h i a ll e di n o i la a ll a ra z z a d e lli c a n i e c a v a lli e tra s c u ra tilo te m in e in m o d o c h e f a c c ia n b u o n a r a z z a . ed a lt r i a s s a i. A l e x a n d r o . e c h e m a n d a v a n o a p o s ta p e r il m o n d o g li a m b a s c ia to r i e s ’ in fo r m a v a n o d e l b e n e e d e l m a le di t u tt i . I: «nella d i n a » . e in lu o g o a s s a i h o n o r a to e r a G e s ù C risto e li d o d ic i A p o s to li.66 t. T ie n c u r a d e ll ’e d u c a tio n e . II L a G enerazione (ms. e g o d e n o a s s a i in q u e s to . v e s tito e c o ito . . T r o v a i M o v se . e li d iv e r s i m o d i c h e si u s a n o in d iv e r s e r e g io n i d el m o n d o . e d ’o g n i a l t r a c o sa p e r ti n e n t e al v itto . M e rc u ­ rio . e si rid o n o c h e a tte n d e m o n o s tr a . e li fig lio li. O n d ’ io. Ci so n o p o i li m a e s tri di q u e s te c o s e . m i m o s tr a r o c h e e s s i t e n e v a n o di t u tt e le n a tio n i lin g u a . m a e s tr i e m a e s tr e d e d ic a te a q u e s te a r ti . n è il m a s c h io se m e tte a lla g e n e r a ti o n e i n n a n z i a l 21. si tro v a n o sap er t u tt e le s c ie n z e h is to r ic a m e n te .LA «C ITTÀ DEL SOLE» 219 E q u a n te m a n ie r e di c a v a lli s o la m e n te ! o b e lle fig u r e . Il A m o r e h a c u r a d e lle g e n e r a ti o n i . P ir r h o . e t u tt i li R o m a n i. v i so n o tu tt i l ’ in v e n to r i d e lle le g g i e d e lle s c ie n z e e d e ll ’a rm i. O s iri. d el s e m in a r e e r a c c o g lie r e li f r u t ti d e lle b ia d e . e l ’ i n ­ v e n to r i lo ro . cit. N u lla fe m iiia si s o tto p o n e a m a s c h io se n o n si a r r i v a a 19 a n n i. fi. d e n tr o vi so n o t u tt e le a r ti m e c c a n ic h e . 2 Nel ms.. s e n z a f a s tid io . g io c a n d o . I: «delle m e n se » .. G io v e . N e l di fu o ri. 69-70) . d e lle m e d ic in e . V id i n e lla C h in a 1 le b o m b a r d e e le s ta m p e fu ro p rim a c h e a n o i. M a c o m e tto . d e lle n o z z e 2. p r im a c li’a b b ia n d ie c i a n n i. e h a m o lti 1 Xel ms. c h e n e t e n g o n o g r a n c o n to : C e s a re . d e c h ia ­ r a te d o tta m e n te ! N el s e s to . s p e t ia r i e .

q u a n d o s ’e s e r c ita n o a lla lo tta . s o n v i tu p e r a t i . e si fo rz a n o in c a s a d i p i g li a r te m p o c h e V e n e re e M e rc u rio s ia n o o r ie n ta li d a l S o le b e n ig n a e c h e s ia n m ir a ti d a G io v e di b u o n o a s p e tto . M a il sa te llitio so lo n e ll a f o n d a tio n e d e lla c ittà o d e lla le g g e r ic e r c a n o . L a s e r a v a n n o li f a n ­ c iu lli e c o n c ia n o i l e tti e p o i v a n n o a d o r m ir e . c h i s p e s s o s o n o a f e te e p e r lo p iù v o g lio n o la V e r g in e in a s c e n d e n te . N e l te m p o i n a n t i è a d a lc u n le c ito il c o ito e o n le d o n n e s t e r il i e p r e g n e p e r n o n f a r in v a so i n ­ d e b ito . c h i p e rò n o n a b b ia p r in c ip e M a rte 0 S a tu r n o se 110 c o n 11 buone 1 X el m s. e n o n a c c o p p ia n o se n o n le f e m in e g r a n d i e b e lle a lli g r a n d i e v ir tu o s i. E a l l ’lio ra v a la m a e s t r a e a p r e l ’u s c io d a l l ’u n a a l l ’a lt r a c e lla . c h e è u n g r a n m e ­ d ic o . p o i e s c o n o a ll a f e n e s t r a e p r e g a n o D io d e l c ie lo c h e g li d o n i p r o le b o n a . s e c o n d o o r d in a il m a s tr o e la m a s t r a . e d a S a tu r n o e d a M a r te . S e si tro v a n o iii s o d o m ia . e s o t t o s t a a d A m o re . s e m p re Q u e s t’h o r a è d e te r m i n a ta d a l l ’A s tr o lo g o . m a n o n lo fa n n o s e n z a f a r p a r o la a l m a s tr o m a g g io r e . 110 11 si c u r a n o d i s a t e l l it i o . n è si p o n g o n o a l c o ito se n o n h a n n o d i g e r i t o : e p r im a f a n n o o r a tio n e . c o si il S o le c o m e la L u n a . E le m a e s t r e m a tr o n e . e li fa n p o r t a r e d u i g io r n i a l c o llo u n a s c a r p a . se d o n a n o al c o ito o g n i t r e s e r e . E c o s ì. M a c h i si a s tie n e fin a 21 a n n o d a o g n i c o ito è c e le ­ b r a to c o n a lc u n i h o n o ri e c a n z o n i. c h e si h a n n o d a g i u n g e r e .?20 LA « CITT À D E L SOL E » s ’è di c o m p le s s io n e b ia n c o . e q u a li m e m b ra c o n q u a li si c o n f a n n o . c o m e i G re c i a n ti c h i. s e n d o b e n la v a ti. p r i n c i p e o f f i c i a l e l. m a a s s a i si g u a r d a n o c h e S a tu r n o 0 M a rte n o n s tia n o in a n g o lo . li p r o v e d o n o . m a so lo d e g li a s p e tti b u o n i. e h a n n o b e lle p i tt u r e d ’u o - 11 in i 1 i ll u s t r i d o v e le d o n n e m ir a n o . s ig n if ic a n d o c h e p e r v e r tir ò l ’o r d in e e p o s e ro li p ie d i in t e s ta . P e r c h è . e le g r a s s e a in a c r i e le m a c re a lli g r a s s i p e r f a re te m p e rie . so n n u d i t u t t i . p e r c h è t u t t i q u a tt r o a n g o li c o n o p p o s itio n e e q u a d r a to i n f e tta n o d a e s s i a n g o li e la r a d ic e d e lla v ir tù v ita le e d e lla s o r t e . E d o rm e n o in d u e c e lle s p a r t e fin a q u e l l ’h o ra . li m a e s tr i c o g n o s c o n o c h i è im p o te n te o 110 a l c o ito . m a s c h i e fem in e . I l : « c h 'è u n g ra n d e offitiale > . s e c o n d o a lo ro è d e tto in s e c re to d a q u e lli p iù m o le s ta ti d a V e n e r e .

e h a n n o v e s ti d i c o lo r v a rio e b e llo . c h e p e r d e litia e p e r s e r ­ v i r e a lla n e c e s s i t à si d o n a n o a l c o ito c o n s te r ili o p r e g n e o co n d o n n e di p o c o v a lo re . e. G li a lt r i . a sc io g lie re i q u a li m i son v also del c o n fro n to col te sto la tin o d e l 1623. la m u ta n o c o n a l t r i . a l c a m m in a r e . e c h e g li h u o m in i d i m a la n a t u r a p e r tim o r d e lla le g g e fa n n o b e n e . p e r c h è e ssi p e r la m o lta s p c c u la tio n e h a n d e b o le lo s p ir ito a n im a le e n o n t r a s f o n d e n o il v a lo r d e lla t e s ta . p e r 15 g io r n i n o n s ’e s e rc ita n o . te m p e r a te .LA « CITTÀ D E L SOLE » 221 tr o v a r s i d is p o s itio n i E t han p e r p e c c a to li g e n e r a to r i n o n m o n d i tr e g io r n i in n a n t i di c o ito e di a ttio n i p r a v e o d i n o n e s s e r e d e v o ti a l C r e a to re . e p iù . s tr u g g o n la J ìe p u b lic a c o n m a n ife s ti o s e c re ti m o d i. e li h u o m in i f a n ta s t i c h i e c a p ric c io s i a d o n n e g r a s s e . M a li fig li di p o c o v a - 1 Q u este re g o le a stro lo g ic h e sono tu tte in d ic a te con ses. poi f a n n o l e g g ie ri e s c rc itij p e r r i n ­ f o rz a r e la p r o le e a p r ir e li m e a ti d e l n u t r im e n to a q u e lla . n o n o s s e r v a n q u e s te s o ttig lie z z e . e lle s te s s e a lle v a n o i fig li in lu o g h i c o m u n i p e r d u e a n n i l a t ta n d o . q u e lla c e s s a n te . e q u e s to lo fa n n o p e r c h è n i s s u n a si p r o ­ c u ri la s t e r i l i t à p e r l u s s u r i a r e .ni fig u ­ ra tiv i. si so n fe m in e . e q u i se e s e r c i ­ ta n o a l l ’a lf a b e to . ta lc h é si g u a r d a b e n e . e poi si m e tto n o in m e c c a n ic a . g a g l i a r d e e b e lle . c h e so n t u tt i s a c e r d o ti. P a r ­ t o r ito c h e h a n n o . e m ir a r s i li m e r iti n a tu r a li e n o n la d o te e la fa lla c e n o b iltà . E g li o fficiali. p e r c h è p e n s a n o s e m p re a q u a lc h e c o s a . lo tta r e e a lle fig u re h i s t o r ia t e . P e rò tu tto lo s tu d io p o s s ib ile d e v e e s s e r e n e ll a g e n e r a ti o n e . di c o ­ s tu m i b la n d i. si p u ò a c c o m m u n a r e . E d ic o n o c h e la p u r i tà d e lla c o m p le s s io n e . n o n si p u ò a c q u i s t a r e co n a r t e . se p o i si tro v a s te r ile . s e c o n d o p a r e al F is ic o . s e c o n d o p a r e a g l ’offic ia li. Q u e lle c h ’h a n n o c o u c e p u to . . e li s a p ie n ti n o n si fa n n o g e ­ n e r a t o r i se n o n o s s e rv a n o m o lti g io r n i p iù c o n d it i o n i. S e a lc u n e di q u e s te d o n n e n o n c o n c ip e n o c o n u n o . D o p o si s m a m m a la p ro le e si d o n a in g u a r d i a d e lle m a e s tr e . m a n o n h a l’h o n o re d e lle m a tr o n e in c o n s ig lio d e ll a g e n e r a ti o n e e n e ll a m e n s a e n e l te m p io . o del li m a e s tr i co n g li a ltr i f a n c i u ll i . A lli 7 a n n i si d o u a n o a lle s c ie n z e n a r r a l i e p o i a l l ’a lt r e . a l c o r r e r e . e si d o n a n o q u e s ti a d o n n e v iv e . o n d e le v ir tù f r u t ta n o . o n d e t r i s t a r a z z a fanno-.

e c c e lle n te . N o n ci è g e lo s ia t r a lo ro ? o d o lo r e a c h i n o n è fa tto g o v e r n a t o r e . n o n p r iv a to . g a g li a r d o v. e s e r c ita n d o s i e s s e d o n n e . e tc . v in c ito r e . P e r ò . e di f a t ­ te z z e e di c o s tu m i. s ’a g g io n g e il c o g n o m e d e l ­ l ’a r te c o m e « p i tt o r .. e si v a n n o a p e r d e r e p e r q u e s ti a p p la u s i . H os. d ic e n d o : « c r a s s o fo r te . e t è b i s o g n o s t a r a l d e tto d e ­ g li o ffic ia li. P l a to n d is s e c h e si d o v e a n o g a b b a r e li p r e te n d e n t i a b e lle d o n n e im m e r it a t a m e n t e c o n f a r u s c i r la s o rte d e s t r a m e n t e s e c o n d o il m e r ito . e s ’a iu ta n o l ’u n c o n l ’a l t r o . p e r c h è c h i li d a r ia ? E d ic o n o c h e q u e s to a b u s o in n o i v ie n e d a l l ’o tio d e lle d o n n e . a lt r i « b ie c o » . d i ­ c e n d o « c r a s s o a u r e o » . p e r c h è t r a lo ro n o n ci è b r u t te z z a . li c o n te m p o ra n e i s o n o d i v i r tù c o n s im ili. è p e n a d e la v i t a im b e l le t ta r s i la f a c c ia o p o r t a r p ia n e lli o v e s ti non h a v e r ia n o c o m o d ità m a n c o di f a r q u e s to . o s im ili a lt r i . e n e lla g a g l i a r d i a e g r a n d e z z a c o n s is te la b e ltà . p o i si rid u c o n o a lle c it t à . e q u a n d o r ie s c o n o . c h e le fa s c o lo r ite e fia c c h e e p ic c o le . d a l l ’a v e r s u p e r a to M a n fre d i o T o r te lio . E q u e s ti c o g n o m i s ’a g g io n g o n o d a l l ’o fficiali g r a n d i e si d o ­ n an o con u n a p la u s o c o r o n a c o n v e n ie n te a l l ’a tto o a r te s u a c o n a p ­ non si s tim a se n o n c o m e m a t e r i a di e m u s ic a . O n d e a lt r i si c h ia m a il « b e ll o » . M a n f re d i. m a g n o . e c o sì g u a s ta n o . S ig n o r n o . m a g n o . p e rù hanno b is o g n o di c o lo ri e la d i p ia n e lli e di f a rs i b e lle p e r t e n e r e z z a . a lt r i « p e d u to » . n è c e b i s o g n a i n g a n n o d i b a ll o t te p e r c o n te n t a r s i d e lle b r u t t e i b r u t ti . o p u r d e ll ’a tt o . T o r te l io » . T o s c o . A s ia n o . a p p r e s s o c o n le c o d e p e r c o p r ir e li p ie d i di le g n o . q u a n d o poi d iv e n ta n o v a le n ti n e l l ’a r te o f a n n o q u a lc h e p r o v a in g u e r r a . a u r e o . m a . ma lo ro . p e r c h è o ro e t a r g e n t o v a s i e di g u a r n im e n t i c o m u n i a t u tt i . il c h e q u i n o n b i s o g n a . a l t r i « c r a s s o » . e d e l n e m ic o v i n to : « A f r i­ c a n o . e q u e s ta c o n c o r d ia s t a b il i s c e la R e p u b lic a . m a d a l M e ta fisic o s e ­ c o n d o la p r o p r i e t à c o m e u s a v a n li R o m a n i. o q u e l c h e a m b is c e ? G . e s ’a m a n o g r a n d e m e n t e . s c u d o g e n e r a ti n e ll a m e d e s im a cos t e ll a ti o n e . a lt r i il « n a s u t o » . e la g e n e r a ti o n e è o s s e r v a t a r e lig io s a m e n te p e r b e n p u b b lic o .092 LA « C ITTÀ D E L SOLE » lo re si m a n d a n o a lle v i ll e . m a s s im o » . L i n o m i lo ro n o n si m e tto n o a c a s o . c h e . M a p e r lo p iù . a s tu to . d i ­ v e n ta n o di c o lo r v iv o e d i m e m b r a fo rti e g r a n d i.

se n o n q u a n d o e s s a è p r e g n a o s te r ile . 2.LA « CITT À D E L SOLE > 2 23 p r o p r ia c o m p le s s io n e e d e lla p ro le . P a la d in o . 1 N el m s. n o n d e c o n c u p is c e n z a a r d e n t e . 2 [D ella Città del Sole. I I m an c an o le p a ro le da « fa r v e rsi» a « p ia n te » . D i p iù . in n u llo m o d o si d is p e n s a t r a lo ro il c o ito . p e r lo p iù . . fa r v e r s i. N apoli. . P e r ò n o n si c o n o s c e t r a lo ro se n o n a m o r d ’a m ic itia . s e si g u a s t a la g e n e r a ti o n e . lia d a to o ra u n ’edizione c ri­ tic a G. s c h e rz i. im p r e s e di fio ri e d i p i a n t e 1 . . G ia n n in i. m a . se u n o s ’ in n a m o r a d i q u a lc h e d o n n a è le c ito t r a lo ro p a r la r e . 1920]. te s to ita lia n o .

I snggi del vostro nuovo e ancora inedito trattato di Economia pura. spargere lume sopra questioni storiche e pratiche. ma faccende varie mi hanno costretto a differire fino a oggi l ’attuazione del mio proposito. che a me parevano più conte­ stabili della vostra tesi.l isn io s t o r i c o . pp. 15 . che aveste la cortesia di m a n ­ darmi. V. hanno reso necessario disfare in parte la tram a d ’idee che avevo tessuta in m ente. perchè in essi voi avete modificato taluni dei punti. m arzo liOO. che toccano il be- 1 Comment se pose le problème de l'économie pure. C r o c e .1 Egregio amico. B . • La lettura della noterella. Ed è stato bene. 216-235. intorno al modo di porre il problema d e ll'E c o ­ nomia pura mi dette desiderio di discutere con voi quel punto. M ém oire p re s e n te en d é cem b re 189S à la Société S tella. quando potrebbe (si dice). M ’tcvi o. Parecchie volte ho udito m anifestare quasi un senti­ mento di fastidio per codeste eterne discussioni sul valore e sul principio economico. senza tante sottigliezze nell'elaborazione scolastica del proprio principio. P A R E T O . nelle quali s 'in d u g ia la scienza economica.IX S U L P R I N C I P I O E CONOMI CO D U E L E T T E R E A L P R O F . 2 Giornale degli economisti. che sono stati pubblicati nel fascicolo di marzo di q u e ­ sta Kivista'2.

come ho avuto occasione di scrivere altra volta questo principio. che agitano il nostro intelletto? E con qual criterio com andare questo silenzio sì da essere poi sicuri di non d a n n egg iare quelle stesse questioni p r a t i c h e .. Ma. tiriamo in­ nanzi. I l i . Spetta alla nuova scuola economica. dacché troncarli non si può. qvo m agis speculativa. e cercando. 173. magis p ra c tic a l — D unque. pp. si v e d a o ra in q u e s to v o l. è schiarim ento aggiunto p er g l’ ignoranti e per gl'im m e m o ri di quel che scienza sia. che stanno a cuore ai più. cercando. L ’Economia non è storia nè q u e ­ stioni p ratiche. ci dia qualche fiducia che non ripetiamo cose già note. eoi maggiore scrupolo e con la maggiore autocritica di cui siamo capaci. a. e restaurato il concetto di u n a scienza eco­ nomica p u r a : il ehe poi non vuol dir altro se non scienza che sia scienza. come Leibniz diceva. E forse in nostro potere com andare silenzio ai dubbi. fase. che non siamo certo come i frati di altri tempi. di non mettere in pubblico le nostre conclusioni se non quando la cognizione possibilmente larga (e p u r sem pre imperfetta) della « le tte r a tu r a d e ll'a rg o m e n to » . Non sem bra che voi vi lasciate intim idire dal minacciato fastidio dei lettori. non mi 1 R iv ista di sociologia. la parola « p u r a » . di cui voi siete così degno rap presen tante. designato appunto come p r i n c i p i o e c o n o m i c o . è scienza che ha principio proprio. Y I. . che si disinteressavano delle « faccende del se­ colo» ? La scienza non è forse. e nem meno io. d ’a ltra parte. p.2 26 S T L P R I N C I P I O EC O N O M I C O nessere delle società um ane. e stanno a cuore a noi stessi. di cui si asserisce l ’originalità. o altre considerazioni ci facciano sem brare opportuno ripetere e inculcare cose note sì. m a non abbastanza. 716-8. il non piccolo merito di avere r e a ­ gito contro le tendenze antiscientifiche dello storicismo e dell’empirismo. di risolvere i nostri dubbi. se non è pleonasmo.

Ma vi confesso che non sono contento del modo con cui eseguite questo p ur lodevolissimo abbandono. non dite più. come nello scritto precedente: « L ’Economie pure n ’est pas seulem ent semblable à la Mécanique: c’est. di grazia. non è per la chiara coscienza che l'a ttiv ità economica è cosa del tutto diversa dai fatti concepiti da essa. Volete la prova più semplice e lam pante della n a tu ra non-meecanica del principio economico? Considerate. A quattro si potrebbero ridurre le principali concezioni. ma come contradizione in termini. Se non vi fermate nella considerazione della Meccanica. Al f a t t o e c o n o m i c o sono a p p lic a b ili p a ro le che su o n a n o a p p r o v a z io n e . ovvero che tra il l a t o meccanico di un fatto e il suo l a t o economico non vi ha passaggio. e che la possibilità stessa della considerazione meccanica viene esclusa. anzi ammettete.DUE LETTERE AL PROF. Voi ora mettete da parte le prime due. la t e c n o l o g i c a e l’ e g o i s t i c a . l’ e d o n i s t i c a . non come cosa dalla quale si possa o no p re ­ scindere. V. e le chiamerei la concezione m e c ­ c a n i c a . ma semplicemente perchè vi sem ­ bra c o m o d o prescindere da tale considerazione. Ora io. nò convenientemente definito nelle sue relazioni con gli altri ordini di fatti. Ma dite ancora che « l ’Economia p u ra adopera gli stessi procedimenti della Meccanica razionale. di esso. che a me sem ­ brano e r r o n e e . P A R E T O 227 pare che sia stato ancora còlto nel suo carattere peculiare. cioè coi principi delle altre scienze. che nel fatto economico si nota un carattere che ripugna affatto a quello meccanico. Certo. la possibilità. un genre de Mécanique ». à p roprem ent parler. che bisogna fuggi re. sembrandovi che le considerazioni m e c c a n i c h e e e d o n i s t i c h e a p p a rte n ­ gano alla Metafisica e alla Psicologia. ed ha con questa scienza parecchi punti di contatto ». invece. dico recisamente che il fatto economico non è fatto meccanico. della quale 11011 negate.

se non erro. : le quali hanno per lui valore decrescente. Ma bad ate che la Metafisica non può cancellare la distinzione. a. cui non si possono a ttribu ire aggettivi di lode o di biasimo se non per metafora. rimettete alla Metafisica il p r o ­ blem a di rid u rre il teleologico al meccanico. se finora non si è ritro v a ta l'u n ità di misura.223 SUL P R IN C IP IO ECONOMICO o d i b a p p r o v a z i o n e . La quale ci presenta questa distinzione profonda di meccanico e di teleologico. . b. indicato dai nu m eri 10. invece. o per La deduzione non fa u n a grinza. con maggiore o minor fortuna. Si può d ir questo. di mero fatto e di valore. facil­ mente d ’aeeordo. che ha innanzi una serie di possibili azioni. b asta ricorrere a ll’osser­ vazione interna. si risolve per l’azione a = 10. e. Ciò che non è meccanico. . A ppunto perchè egli m i s u r a i valori. Il fatto eco­ nomico è. si m i s u r a n o . posto il fatto della s c a l a d e i v a l o r i . m a s s i m i e m i n i m i . laddove il fatto meccanico è concepito come mero fatto bruto. o di t r a r r e i c o n t r a r i d a l l ’ u n o . che viene illustrata d all’esempio. Prevedo ciò che si può ad d u rre contro l ’affermata n a ­ tu r a non-meccanica del principio economico. nella sua vecchia opera di c o n c i l i a r e gli opposti. il valore al mero fatto. e formiamo s c a l e d i v a ­ l o r i . Ecco l ’ u o m o e c o n o m i c o . Mi pare che su questo punto dovremm o metterci. fatto di v a l u t a z i o n e (positiva o n e g a ­ tiva). Il che basta per istabilire la m i s u r a b i l i t à . c. . insomnia. non è m isurab ile: e i valori economici. c solo si affaticherà. . 9. G . l ’ intrinseca n a tu ra m eccanica del valore eco­ nomico. . d. e non p er c = 8. Voi. con c o n v e ­ n i e n z a o s e n z a c o n v e n i e n z a : si conduce. e c o n o m i c a m e n t e o a n t i e c o n o m i c a m e n t e . e. f. P o s t o . sta in linea di fatto che noi distinguiam o molto bene valori p i ù g r a n d i e valori p i ù p i c c o l i . 7. di conseguenza. con v a n t a g g i o o con d a n n o . perciò. 8. P e r accettarlo. L ’uomo si conduce eeonomicamente b e n e o m a l e . e.

— Simboli di che? Che cosa vi ha di r e a l e sotto il simbolo num erico? — Ciò che vi h a di reale è il c a n g i a r d e l l e c o n d i z i o n i d i f a t t o . Ma. ciascuno n a t o in p a r t i c o l a r i c o n d i z i o n i . l’atto economico cangerebbe. d. e. ) non sono per lui v a l o r i m i n o r i d i a: sono semplicemente 1 1 0 1 1 -rr. e quei num eri de ­ signano il seguirsi dei cangiam enti : nè più nè meno di ciò che designa la serie alfabetica. Mutate le condizioni. L ’assurdo contenuto nel concetto dei valori maggiori o minori è. . insomma. 9. — Questi vari atti economici. in tal caso. E poniamo che le condizioni siano tali che. . che cosa sono quei num eri 10. quando è in b. d. c. La pretesa s c a l a d e i v a ­ l o r i è cosa assurda. s 'in te n d e bene. e così v i a . e si supponga che l’ individuo si risolva per c. 6. alla quale vengono surrogati. V. e c. invece di essere V homo oeconomicus.. a n c h ’esso. sono ciò ch ’egli scarta: sono n o n . cl. non tr o ­ vabile neppure nelle costruzioni della im m aginazione? Tale è appunto il mio parere. . e non può giudicarsi se non r i s p e t t o a q u este c o n d izio n i. . .DUE L E T T E R E A L P R O F . . egli opererebbe in c o n d i z i o n i d i v e r s e : in condizioni senza Va.v a l o r i . e.ma.? — Sono s i m b o l i . . PARETO 229 il f a t t o : m a se quel fatto fosse invece u n a nostra i l l u ­ s i o n e? Se l'uo m o dell'esempio. L 'homo oiconomicus non è nel tempo stesso in a . . quelle c h ’egli tralascia di compiere. f. e poi per e. f. quando . f.. e che sono tutte non-fr. . Che se poi Vhomo oeconomicus non potesse avere a. Sono v a r i : ma ciascuno è perfettam ente rispondente alle condizioni date. fosse Vhomo outopicus o heterocosmicus. Allorché Vhomo oeconomicus d e ll’esempio soprarecato sceglie a. e. 8. Si facciano ancora m utare le condizioni. 7. e poi per </. sono tra loro i n c o m m e n s u r a ­ b i l i . c. 6. per l’individuo agente. . non è più in «. il presupposto. che un individuo possa trovarsi c o n t e m p o r a n e a m e n t e in condizioni diverse. cioè non hanno valore. tutte le altre azioni (b. b rap presen ti l’azione d a lui scelta.

f u o r c h e p e r m e t a f o r a . Certo. egregio amico. e p e r . l'a tto economico è già volato via. i quali. ma q ue­ ste non possono essere a z i o n i dell'uomo i n q u a n t o u o m o . le ragioni per le quali la concezione m e c c a n i c a del principio economico è inso­ stenibile. sibbene a z i o n i .•230 SUL. Egli non ha innanzi se non u n 'a ­ zione da lui accettata. q uando si comincia a m i­ surare. e l’ istinto non è scelta. si resta nel mondo fisico. Credo di avere spiegato. Se nelle questioni che si dicono economiche e n ­ trano calcoli e misurazioni. Questo fatto non-meccanico. f a t t i dell’uomo i n q u a n t o è t r a t t a t o c o m e a n i m a l e o come macchina. non è più in b. E perciò gli esempi che ad ducete di cani. e che per lui rap presen tano solamente a z i o n i n o n p r e s c e l t e (non-valori). non sono atti di s c e l t a . Ovvero. la quale esclude tutte le altre. di topi e di asini di Buridano. L ’oggetto fisico è semplice materia b ru ta dell'atto econo­ mico: m isurando esso. Ma l'E conom ia non conosce c o s e e o g g e t t i f i s i c i . di gatti. che cadono su cose le cui q u a n tità sono variabili e suscet­ tibili di m isu ra z io n e » . o non è s c e l t a o non è i n c o n s a p e ­ v o l e . Voi parlate di «azioni inconscie» dell’uomo. Saranno fatti i s t i n t i v i . voi lo chiam ate la s c e l t a . a p pu nto perchè f i s i c i . di passeri. E sta bene. tu tt ’al più. — Voi dite che « l ’Economia politica non si occupa se non delle scelte. e h ’è il fatto economico. sa­ reste assai im barazzato se doveste giustificare questa re stri­ zione a f f a t t o a r b i t r a r i a . Ma s c e g l i e r e importa s c e g l i e r e c o n s a p e v o l m e n t e . non si passa all’economico. sono m i s u r a b i l i . e se doveste m ostrare che la m isurabilità operi in qualche modo suireconomicitiì. P R I N C I P I O E C O N O M IC O è in c. sibbene. nel fatto economico entrano oggetti fisici. U na scelta che si faccia inconsapevolmente. brevem ente m a a sufficienza per un buon intenditore quale voi siete. vi entrano appunto perchè ed in quanto non sono questioni di Economia p u r a . ma perdonatem i. che sono infinite.

D UE L E T T E R E AL PROF.

V. P A R E T O

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conseguenza neanche atti economici. A voi pare che r e c o ­ nomi» degli animali sia u n a scienza poco feconda, che si esaurisce nelle descrizioni. G uardate meglio e v ’accorgerete che quella scienza non esiste. U n ’economia degli animali, n aturalisticam ente coucepiti, non è stata scritta, non già perchè non ne franchi la spesa, ma perchè n o n si p u ò s c r i v e r l a . Donde si potrebbe cavarla se non da libri come il R om an de Renavi e gli Anim ali, p a r la n ti? Questa critica deve menarci a concepire il fatto econo­ mico come a t t o dell’uomo : ossia come p e r t i n e n t e a l l ’ a t ­ tiv ità um ana. E da questo riconoscimento si desume a sua volta la v(*ra critica da rivolgere alla concezione e d o n i s t i c a del principio economico. Voi dite chc « le equazioni dell’eco­ nomia pura esprimono semplicemente il fatto di una scelta, e possono essere ricavate indipendentem ente dalla nozione di piacere e di dolore » ; ma am m ettete insieme che il fatto dulia s c e l t a «si possa esprimere egualm ente bene col fatto del p i a c e r e » . Il vero è, che ogni atto di scelta economica è, insieme, un fatto di s e n t i m e n t o : di sentimento piacevole, se la scelta è economicamente ben condotta; di sentimento spia­ cevole, se è mal condotta. L ’a ttività dell’uomo si svolge non sotto la cap ann a pneum atica, ma nella psiche u m a n a ; e u n ’attività, ehe si svolge bene, reca come riflesso un sentimento di piacere, e quella che si svolge male, un d i­ spiacere. L ’utile economico è, insieme, p i a c e v o l e . Senonchè questo giudizio non è convertibile. Il p i a c e ­ v o l e non è l ’u t i l e economico. Nell’aver fatto questa con­ versione consiste l’errore della teoria edonistica. Il p ia c e ­ vole può apparire scompagnato d a ll’attività propriam ente um ana, o accom pagnarsi a u n a forma di u m an a attività, che non sia l’economica. Qui è la distinzione profonda tra p i a c e r e e s c e l t a . La scelta è, in concreto, inseparabile

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SUL P R IN C IPIO

EC O N O M I C O

dal sentimento di piacere e di dispiacere; ma questo sen­ timento ò separabile dalla scelta, e s'in c o n tr a , infatti, in d i­ pendentem ente da essa. Se la Psicologia s 'in te n d e (come di solito s ’intende) quale scienza del meccanismo psichico, l ’Economia non è s c i e n z a p s i c o l o g i c a . Ciò non h a compreso il signor von Ehrenfels, di cui non so se abbiate letto i due volumi, che ha fin oggi messi fuori, di Sistem a della teoria del valore 1. L 'E hrenfels, dopo essersi ravvolto per centinaia di pagine in disquisizioni psicologiche, vuole, in ultimo, dim ostrare che la sua definizione del valore rim an e salda, quale che sia la teoria psicologica che si accetta. Il che egli fa, come dichiara (§ 87), non perchè dubiti di sè stesso, ma per a s ­ sicurare le conclusioni economiche, così importanti ai p ro ­ blemi pratici della vita, contro gli assalti ingiustificati, che vengono da scuole psicologiche diverse dalla sua. P r o c e ­ dere da avvocato, che scriva una comparsa conclusionale e chieda parecchie cose congiunte col subordinatam ente » . Che a ll’economista non occorra indugiarsi nei particolari delle dottrine psicologiche, è vero: tanto vero che il prof, von Ehrenfels poteva risp a rm ia r le sue: ma non mi par vero che l’Economia resti la medesima q u a l u n q u e t e o r i a p s i c o l o g i c a si a m m e t t a . L ’unità della scienza importa che una modificazione sopra un punto abbia sempre q u a l­ che ripercussione sugli a ltri; e m assim a è la ripercussione allorché si tra tta del modo di concepire due fatti, distinti ma inseparabili, come il fatto economico e il fatto p si­ chico. Il fatto economico non è, dunque, fatto edonistico, nè, in genere, meccanico. Ma, come fatto dell’a t t i v i t à dell’uomo,
1 P o t t . C h r i s t i a n - v . E h k e x i ' k l s (p ro fesso re n e ll'u n iv e rs ità di P ra g a ). System dei’ Werllheorie. vol. I , Allgemeine Werttheorie, Fsychologie de» Begehrens (L eipzig, K eislancl, 1S97), vol. I I , Gnmdzmge einer E thik (ivi, 1B93).

D U E L E T T E R E AL P R O F . V. P A R E T O

resta ancóra da determ in are se sia di c o n o s c e n z a o di v o l o n t à , se teoretico o pratico. P e r voi, che Io concepite come s c e l t a , non può esser dubbio che sia fatto di attività pratica, ossia di v o l o n t à . E questa conclusione è anche la mia. S c e g l i e r e qualcosa non può significare se non v o l e r l a . Ma voi venite ad oscurare alquanto siffatta conclusione, qu ando parlate di azioni l o g i c h e e di azioni i l l o g i c h e , e le azioni propriamente economiche ponete tra le prime. L o g i c o e i l l o g i c o rim andano chiaram ente all’a ttività teo ­ retica. U n ’azione «logica» o «illogica» sarà modo di dire comune, ma non certo esatto e rigoroso. Il lavoro logico del pensiero è ben distinto d a ll’atto della volontà. Ragio­ nare non è volere. Nè volere è ragion are: ma il volere suppone il pensiero, e perciò la logica. Chi non pensa non può nemmeno volere. Intendo di un a volontà quale ci è nota p er coscienza ed esperienza; non di un metafisico Wille alla Schopenhauer. Nella conoscenza, in quanto necessario presupposto d el­ l ’azione economica, trova, se non giustificazione, spiega­ zione il vostro distinguere «azioni logiche e illogiche». Le azioni economiche sono sempre (diciamo pure così) azioni « logiche», cioè precedute da atti logici: m a bisogna tener ben distinti i due momenti, il fatto dal suo presupposto. Giacché d a l l a m a n c a t a d i s t i n z i o n e d e i d u e m o m e n t i < n a t a l ’e r r o n e a c o n c e z i o n e d e l p r i n c i p i o e c o n o ­ ■ m i c o c o m e f a t t o t e c n o l o g i c o . Ho criticato a lungo in altri miei scritti questa confusione di t e c n i c a ed e c o n o ­ m i a ; e mi permetto di rim andare a quel che ne ho scritto, così nella recensione del libro dello Stam m ler sulla Eco­ nomia e il Diritto, come alle più esatte analisi contenute nella m ia recente m emoria su\Y Estetica. Lo Stamm ler so­ stiene appunto che il principio economico non può essere se non concetto tecnologico. A chi voglia scorgere a colpo

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SUL P R IN C IP IO

ECONOMICO

d ’occhio la differenza tra il tecnico e l’economico, s u g ­ gerirei di considerare bene in che consista un e r r o r e t e c n i c o , ed in che un e r r o r e e c o n o m i c o . È errore t e c n i c o l’ ig noran za delle leggi della materia sulla quale vogliamo operare: per esempio, ritenere che si possano porre trav i di ferro molto pesanti sopra m u ra sottili senza che queste ultime rovinino. È errore e c o n o m i c o non m ira r diritto ni proprio fine: voler questo e insieme quello, ossia non voler veram ente nè questo nè quello. L ’errore tecnico è errore di conoscenza: l’errore economico è errore di volontà. Chi sbaglia tecnicamente sarà chiamato (se lo sbaglio è grossolano) ig no rante; chi sbaglia economicamente, è uomo d ie non si sa condurre nella vita: fiacco e inconcludente. Perchè, come è noto e proverbiale, si può esser « dotti » senz’essere «uom in i» (pratici, o compiuti). Dunque, il fatto economico è un f a t t o di a t t i v i t à p r a t i c a . Siamo giunti al porto con questa definizione? Non ancora. La definizione è ancora incompleta, e, per com ­ pierla, ci conviene non solamente percorrere un altro tratto di mare, ma evitare un altro scoglio: eli’ è quello della con­ cezione del fatto economico come fatto e g o i s t i c o . Il quale errore sorge così: se il fatto economico è u n ’a t ­ tività p ratica, bisogna pur diiv in che cosa q u e s t’attività si distingua d a ll’attiv ità morale. Ma l’a ttività m orale viene definita come a l t r u i s t i c a : dunque, si conclude, il fatto economico sarà e g o i s t i c o . In q u e s t’errore è caduto, tra gli altri, il nostro valente prof. Pantalooni nei suoi P rin ­ cipi d ’economia p u ra e in altri scritti. L ’e g o i s t i c o non è qualcosa di semplicemente d i v e r s o dal fatto morale, ma è l’a n t i t e s i del fatto m orale: è l ’i m ­ m o r a l e . P er questa via, col fare del principio economico il medesimo dell’egoismo, anziché a distinguere l’economia dalla morale, si viene a subordinare quella a questa, e p e r ­ iino a negarle diritto a ll’esistenza, riconoscendola come

D U E L E T T E R E A L P R O F . V.

PARETO

qualcosa di moramente negativo, come un pe rvertim ento dell'attività stessa morale. T u t t ’altro è il fatto economico. Esso non sta in a n ti­ tesi col fatto morale, ma nel rapporto pacifico di condizione a condizionato; come, cioè, la condizione generale, che rende possibile il sorgere d e ll'attività etica. In concreto, ogni azione (volizione) dell'uomo è o morale o imm olale, non potendosi concepire azioni m o r a l m e n t e i n d i f f e r e n t i . Ma tanto il morale quanto l'im m o ra le sono azioni economiche; il ehe vuol dire che l ’azione economica, per sè presa, non è nè morale nè immorale. La fermezza del c a r a t­ tere, per esempio, c a ttributo così d c ll'o n e st’uomo come del birbante. Mi pare che voi, a tentoni, vi avviciniate a questa con­ cezione del principio economico, come dell’azione pratica che, presa in astratto, non è nò morale nò im m orale; quando, in un punto del vostro ultimo scritto, escludete dalla consi­ derazione economica l e . s c e l t e che abbiano m o t i v o a l ­ t r u i s t i c o ; e, più innanzi, escludete anche quelle, che siano i m m o r a l i . Ora, poiché le scelte sono di necessità o a l­ truistiche o egoistiche, o morali o immorali, per uscir d ’ im ­ paccio non vi resta se non la via che io vi a p ro : di consideran* cioè l’azione economica come l'azione pratica in quanto viene, per astrazione, v u o t a t a di ogni c o n t e n u t o , m o rale o im m o ra le . Potrei ancora estendermi sopra questa distinzione, e mo­ strare com’essa abbia il suo analogo nell’attività teoretica, dove il rapporto dell’economico all’etico si ripete nella forma del rapporto dell’estetico al logico. E potrei a d d u rre la r a ­ gione per la quale le produzioni scientifiche ed estetiche non possono esser oggetto della scienza economica, ossia non sono prodotti economici. E, a dir poco, strav a ga n te quella che reca in proposito il prof, von Ehrenfels; il quale os­ serva che « i rapporti di valore sopra cui riposano i fatti

e non pratici. non è altro se non l ’azione economica stessa. che ben più profonde relazioni si potevano scoprire tra i due ordini di fatti. e poi di dirgli a voce. Ecco. come è invece l ’economico. o di o f e l i m o . c o m ’essi dicono. o di v a l o r e . non significa (gli economisti della nuova scuola ben lo riconoscono) a — b\ m a neanche. E discorrere di cose (oggetti fisici). si vedrà anche che il concetto di u t i l e . che mi piacerebbe v e ­ dere a capo dei trattati di Economia : I l f a t t o e c o n o m i c o è L’A T T IV IT À P R A T I C A D E L L ’ U OM O I N Q U A N T O DA SI C ONSIDERI PER S È . si svelerà semplice uso metaforico per si­ gnificare quelle c a u s e c h e r e p u t i a m o e f f i c a c i a p r o ­ d u r r e g l i e f f e t t i . ma qui mi ci costringe bisogno di brev ità e di chiarezza. IND IPE N D E N T E M E N T E IMMORALE. ma che a ha per noi . c il b u o n o è l ’a t ­ tività stessa m o r a l e . che hanno o non hanno valore. ed egli mi esortò ad esporre le mie osservazioni e ricerche. ebbi occasione di scrivergli. a > & . Allo stesso modo che il v e r o c l ’ a t t i v i t à stessa del p e n s i e r o .236 SUL P R IN C IP IO E C O N O M IC O logici ed estetici sono così semplici (!) e trasparenti (!) clic non richiedono (!) speciale teoria e c on om ic a ». — Allorché. OGNI D E T E R M IN A Z IO N E M O RALE O Posta questa definizione. e che sono perciò i nostri f i n i . Non dovrebbe esser difficile avvedersi che i valori logici ed estetici sono valori teoretici. — A vale b. ossia in quanto è v eram ente economica. il valore di a è b. 1 1 che ho adem piuto nello scritto sull’-Ekte^/ca. citato di sopra. rapidam en te spiegato come io g iu ng a alla definizione del fatto economico. ottimo amico. il compianto Mazzola mi m andò la prolusione nella quale egli av e v a discorso dell’E c o n o m i a e dell’ A r t e . e che non si può fare u n ’e c o n o m i a del teoretico in quanto tale. che noi v o g l i a m o . qualche anno fa. i n q u a n t o b e n c o n d o t t a . e mi duole di essermi dovuto citare tante volte verso di voi e innanzi al pubblico.

D U E L E T T E R E A L P R O F . E assunto vostro. m a verso la M e c c a n i c a .tor i a e la P r a t i c a . è assunto di chi scriva uno speciale trattato di Economia. p p . A me pare ch'esse soltanto valgano ad assicu­ rare l'in d ip en d e n z a dell'Economia non solo verso la S. V. E il valore (come voi s a ­ pete) non esiste altro che nell’ i s t a n t e d e l l o s c a m b i o . 15 m a g g io 1900J. n e llo s te s s o Giornale clefjli . N a p o li. la G n o s e o l o g i a e l ' E t i c a . cioè della s c e l t a . e b n o n n e h a p u n t o . a g o s t o 1000. se. egregio amico. 139-162. vi sem breranno accettabili. dopo averle esaminate. Riallacciare a queste proposizioni generali le varie q u e ­ stioni che si dicono di scienza economica. 1 A q u e s ta l e t t e r a il P a reto r is p o s e ero?iomisti. P A R E T O 237 v a l o r e . la P s i c o l o g i a .

che il dissenso sui due punti accennati si facesse evidente. m ettere a nudo i contrasti ultimi. nel quale consiste il fatto economico. ossia far prim a ciò che vi proponete far dopo. come voi dite). un lavorare verso la verità. ed io vi domando come farete a ritagliare quella fetta? Giacché si tra tta in questo caso non di un pezzo di pane o di cacio in cui possiamo intro d u rre m a te ­ rialm ente il coltello. astrattiv a e scientifica di fronte a ire la b o raz io n e storica (o sintetica. Accennerò brevem ente alle due questioni. compiere u n ’analisi logica. Il nostro dissenso sul modo di concepire il fatto econo­ mico ha la più forte radice nel dissenso sopra una q u e­ stione di m e t o d o e u n ’altra di p r e s u p p o s t i . Vi confesso che uno degli intenti della mia prim a lettera era appunto di spingervi a tali spiegazioni. è. non può . voi ne converrete. In quella di m e t o d o . Voi p r e ­ supponete un criterio per distinguere ciò che assum ete come oggetto della vostra esposizione e ciò che lasciate in disparte. nelle quali non pos­ siamo far penetrare se non la luce del nostro intelletto a n a ­ lizzatore. m a di u n a serie di rappresentazioni. e studiare questa soltanto.238 SUL P R IN C IPIO ECONOMICO II Egregio amico. dunque. se sono d ’accordo con voi nel rivendicare i diritti della elaborazione logica. non posso poi am m ettere che quella p rim a elaborazione porti seco a l­ cunché di a r b i t r a r i o . per tagliare la fetta. Voi parlate di r i t a ­ g l i a r e da un fenomeno concreto u n a f e t t a . Il vostro « ta g lia r la fetta» c già un risolvere la que­ stione del quid. Voi dovrete. Ridurre le controversie alla loro più semplice espressione. Ma il criterio. nè che si possa compierla indiffe­ ren tem en te per una via o per l’altra. che abbiam o nella nostra coscienza.*o il concetto direttivo.

con­ siderate in rapporto alla cognizione veram ente scientifica. per esempio.DUE LETTERE AL P R O F . solo quel gruppo di fatti economici che cadono sopra. con l’azione economica in sè stessa? Induce forse la misurabilità una modificazione nel fatto economico. P e r mio conto non vedo che l'azione economica cangi n atu ra. ossia dando luogo a un a l t r o fatto? Se sì. Nè bisogna lasciarsi tra v ia re d all’analogia con le c l a s s i di fatti. senza predilezioni e senza esclusioni. A noi ora importa il pensare. Ma questa opportunità si riferisce alla p e d a ­ gogica della cattedra o del libro. V. dovete mostrarlo. P A R E T O esservi dato se non dalla n a tu ra stessa della cosa. pei quali « non vale la pena di mettere in moto la gran mole dei ragionam enti m atem atici». o di maggior utile a essere risapute. della misurabilità degli oggetti che e n ­ trano nell'azione economica. E. conforme alla na tu ra della cosa ritagliare. della quale solamente ora discorriamo. non possiamo conce­ dere arbitri. Sarebbe. formate dalla zoologia e da altre discipline n a tu ­ rali. e non il modo di c o m u n i c a r e questa. Chi ricerca la n a tu ra dei fatti economici . oggetti suscettibili di m is u r a ­ zione? Quale legame intrinseco ha questa circostanza. o che con­ c erna un sacco di patate o che consista in uno scambio — di attestazioni di tenerezza! Nella vostra risposta voi parlate della opportunità di non fermarsi sopra fatti troppo semplici. E ben chiaro che chiunque parli o scriva insiste più sopra quelle parti che crede più diffìcili a essere intese dai suoi ud itoli e let­ tori. cli'è il f a r s i della scienza. cangiandone la n atu ra. ha l'occhio a tutte le parti. Ma chi pensa. me­ ram ente accidentale. Le classificazioni della zoologia e della botanica non sono operazioni scientifiche. non già alla scienza in sè stessa. ossia chi parla con sè medesimo. nel pensare. e dovrà a questa conformarsi. sono a r b i t r a r i e . come voi volete fare. ma semplici p r o s p e t t i . e.

il c a l­ colo non è scienza. Perciò. Ora. manipolando e mutilando le inesauribili. se lo Spencer è stato antimctafìsico e posi­ tivista a parole. L 'a c c u sa di « metafìsico » vi sem bra quella che meno d ’ogni altra possa mai colpirvi. voi avete intitolato il vostro: «sul f e ­ n o m e n o econom ico». In qual modo giustificherete voi questo presupposto se non con u n a m e t a f i s i c a monistica. e perciò la logica m a t e m a t i c a è logica per modo di dire. in ­ finite v a rie tà e determinazioni delle cre a tu re viventi. una varietà della logica formalistica. laddove io voglio escludere ogni presupposto metafìsico e tenermi alla sola analisi del fatto. Pu re. Se pure in voi. come il zoologo o il botanico usano. voi certo vi m eraviglierete se vi dirò. e non ha che vedere con la logica s c i e n t i f i c a o inventiva. con quella sp encerian a? Ma.. Passando alla questione dei p r e s u p p o s t i . e . io dico che bisogna esser tale coi fatti. prospetticam ente e gros­ samente. g ru pp i di casi economici. che siete un matematico. perchè non dà le ra gioni delle cose. senza p e n e tra rn e mai l ’intim a n a tu r a . Sullo scambio tra s c i e n z a ed e s p o s i z i o n e d e l l a s c i e n z a è fondata anche la credenza che si possono tenere d i v e r s e strade per giungere a dim ostrare la m e d e s i m a v e ­ rità. quella credenza non nasce da u n a falsa analogia col calcolo. che p er gli uni come p e r gli altri noi 11011 possiamo se non osservare regolarità e d e ­ d u rre da codeste regolarità conseguenze. che qui il dissenso tra noi con­ siste nel voler voi in tro d u rre nella scienza economica un presupposto m e t a f i s i c o . che ci sfugge e del quale sarebbero manifestazioni). il vostro latente p r e s u p ­ posto m e t a f i s i c o è: che i fatti dell'attività dell’uomo siano della stessa n a tu ra dei fatti fìsici . per es.240 S l'L P R IN C IPIO EC O N O M IC O non intende già a mettere insieme. m eutre io ho intitolato il mio scritto: «sul p r i n ­ c i p i o economico». che questi fatti siano tutti egualm ente f e n o m e n i (il che vuol dire che presupporrebbero un n o u ­ m e n o .

indefinibile. estendendo. e distinzioni secondarie nel seno di questa. Intorno 10 • B . Il valore si osserva e si pensa in noi. nella nostra c o s c ie n z a 1. P e r me. — Voi credete che l ’oscurità del t e r ­ mine « valore » venga da ciò. Attività è valore. C ro c e . dell’attività nostra in ogni sua forma. come si dice. posti dalle scienze empiriche. c h e v a l g a . tra fisico e spirituale. perchè il loro principio è fuori di loro per de­ finizione. perchè essi sono il loro principio stesso. come dell’attività. così. si può dire che non v ’h a altra cosa nell’universo. Ferm andoci alla distinzione di fisico e di spirituale. P A R E T O 241 perciò non accetto nemmeno la sua metafisica e ii suo mo­ nismo. G iìa z ia d k i. la difficoltà di esso nasce dal designare un fatto semplicissimo. 1 ili v ie n e s o tto c c h io l ’a r t i c o l o del p ro f. l ’astratta considerazione u nitaria è morte della filosofia. di volontà. geneticamente. di pensiero. tra passività e attività. tra meccanico e teleologico. sono sempre f e n o m e n i . . e mi attengo a ire sp e rie n za . e h ’è il fatto dell’attività stessa dell’uomo. V.DUE LE TTER E AL PROF. La quale mi attcsta la distinzione fondamentale tra esterno ed interno. fon­ damentale. genetica. non potete chiedere u na definizione. P e r noi non v a l e se non ciò che è sforzo di fantasia. ossia composita: il semplice e l ’originario è. Del valore. i fatti interni o dell’attività dell’uomo non possono dirsi fenomeni. M a te r i a li s m o storico. la Filosofia distingue (e unisce nell’atto stesso). mi metto sul terreno adatto a combattere le obiezioni che voi movete alla mia concezione del fatto economico. A. fisiche e natu rali. che esso designa un fatto molto complesso. se non il v a l o r e d e l l ’a t t i v i t à u m a n a . u n a collezione di fatti compresi in u n ’unica p a ­ rola. Con q u e st’appello a ll’esperienza e con questo rifiuto di ogni mescolanza metafisica. se i fatti esterni. un su m m u m genus. Come il K a n t diceva che non v ’ h a altra cosa nell’universo che possa dirsi b u o n a se non la b u o n a v o l o n t à . invece. Ciò che la Metafisica mette insieme confondendo.

se il fatto economico sia o no atto di v o l o n t à . chiarendo. gli è che sono stato eosì fiacco da non saper v o l e r e . che sono. e pratico tutto ciò c h ’ è opera di v o l o n t à . ho v o l u t o .242 S U L P R I N C I P I O ECONOMICO Questa osservazione m ostra anche che il su m m u m genus « valore » o « attività spirituale » clà luogo a forme irridu ­ cibili. e le alla teoria edonistica dei valore (in R ifo rm a sociale. ed h a a p p reso — che n o n s ta di c a sa colà. A v ev o a rre c a to le ra g io n i p e r le q u a li l ’E c o ­ n o m ia n o n può s ta r di c a sa dove g li p sic o lo g isti e g li e d o n isti dicono : o ra il G ra zia d ei h a in te rr o g a to i p o rtin a i (F e c h n e r. Altro che lo m uta! Se parliam o di scèlta c o n s c i a . W u n d t. Volontà è term ine oscuro? Oscuri saranno piuttosto i termini di l u c e . o si­ mili. io m e tte v o in g u a rd ia c o n tro la c o n fu sio n e d e lla E co n o m ia p u ra con la P s ic o lo g ia .). a tro v a re l ’a d d e n te lla to d e lla te o ria p u ris tic a del v a lo re con le d o ttrin e d e lla P s ic o fisic a e d e lla P s ic o lo g ia . Essa si risolve in q u e st’altra'. in u n a stanza d ’albergo. p e r isfo rz i che si faccian o . conosco b en e: mi ci trovo a faccia a faccia in tu tta la mia vita d ’uomo. e scotendo da me la pigrizia della villeg­ g ia tu ra . dei valori teoretici e dei valori p r a ­ tici. m o s tra che n o n si rie s c e . m a non quello di v o l o n t à . c a l o r e . Anche per scrivere questa lettera. ecc. che è a tto s p iritu a le e di v a lo re . dite voi. Vedete d a ciò che la questione da me mossa. — Ma che cosa significa p r a t i c o ? — voi ora mi d o m a n ­ date. s e d i scelta i n c o n s c i a . A lla b u o n ’o ra ! . 15 s e tte m b re 1900). se voi per « scelta » intendiate la scelta e o n s c i a o l ’ i n c o n s c i a . in primo luogo. «Ciò non m u ta il fatto della s c e lta » . abbiamo innanzi un fatto spirituale. Ed io credo di av er già risposto. eli’ è teo­ retico tutto ciò c h ’è opera di c o n t e m p l a z i o n e . Chi ric o r ra a lla P s ic o lo g ia (n a tu ra listic a ) p e r in te n d e re l ’a tto econom ico. e. oggi. C redo b e n e che d e b b a e sse r cosi. quelle dell'attività teoretica o dell’attiv ità pratica. nel q u a le l’A. se lio tard ato per due mesi la rispo­ sta. p ro v a ta q u e ­ s ta v o lta dal G ra zia d ei. Che cosa sia la volontà. non è punto questione i n d i f f e r e n t e . un atto n a tu ra le . a n d rà se m p re in c o n tro a lla d e lu sio n e . M i sia lec ito ric o rd a re che. so n g ià tre a n n i (si v e d a sa g g io I I I ) . L a P sic o fisic a e la P s ic o lo g ia sono d isc ip lin e n a tu r a lis tic h e e non p o s­ sono d a r lu m e su l fa tto e conom ico.

1900). i l a egli m i p e rm e t­ te r à di o sse rv a re che. Teoria dei bisogni. e perchè no ancora?. V ero c che il T riv e ro c red e che. e poi. Gli e conom isti non conoscono b iso g n i di cose e di p ia n te e . e p e r q u a le ra g io n e egli sia risa lito così in a lto . nem m en o to c c a re il p ro b lem a filosofico. si può ra g g iu n g e re so lta n to la b e lla sc o p e rta : che i b iso g n i econom ici sono u n a p a rte d e lla re a ltà . V. ma di quelle degli a n i m a l i . 1 C a m il l o Tuivkuo. d a ndole q u e sto sig n ificato . il g e n e re p r o s s i m o . P A R E T O 243 leggi del primo non sono quelle del secondo. e t r a esse l’E co n o m ia. cosa). a sse risc e di non v o lere . p ia n ta . che Dio gli perdoni! l . p o trà sta b ilire la t e o r i a m a d r e . il g e n e re da c e rc a re è. ma sono costretto a intendere per scelta la scelta volontaria. dei m i n e r a l i . sono un o rd in e di fa tti. L ’a u ­ to re in te n d e p e r « b iso g n o » «lo s ta to di un e sse re q u a ls ia si conscio o iuconscio (uom o. P e r la te o ria p ro p ria m e n te econom ica. 11 b i s o g n o p e r lui é. Plaudo al concetto vostro che il fatto economico sia l ’atto della scelta. n è sp arso lum e so p ra a lc u n o rd in e sp eciale di fa tti. Trivero in una sua. ]\Ia p oiché. p o sta la su a defini­ zione dei b i s o g n i . N on ho d u n q u e n u lla d a o p p o rre al sig n ific a to che il T riv e ro vuol d a re a lla p a ro la « b iso g n o » . e h ’ é la r e a ltà o il fa tto . oc­ c o rre d e te rm in a re di qu al g e n e r e sono specie. S a lta n d o a quello lo n ta n is ­ sim o. Altrimenti. la re a ltà ste ssa . n o n si co m p ren d e che cosa p ossa e sse re u n a t e o r i a d e i b i s o g n i (cioè.D U E L E T T E R E A L P R O F . vai q u a n to dire che la s to ria è sto ria della re a ltà . finiremmo col parlare non solo delle scelte dell’uomo che dorme (quando si tram uta da un lato su ll’altro). s u lla q u a le p o g g ian o le p a rtic o la ri d o ttrin e dei b iso g n i. d 'a ltr a p a rte . an im ale. L a leoi in dei bisogni (T o rin o . Se q u e sti sono u n a s p e c i e (egli dice). C. in o g n i caso. e la te o ria ne è la te o ria . d u n q u e . B occa. d e lla re a ltà ). n o n c h é riso lv e re . che t r a t t a dei b iso g n i e c o n o m i c i . Una sc o p e rta dello ste sso v a lo re è l ’a ltr a c h ’egli fa : che la v e ra to o ria della sto ria è la te o ria dei b iso g n i. perchè no?. il suo lib ro re s ta del tu tto in u tile . com e in se g n a la logica. risa le n d o al c o n c e tto g e n e ra le di b i s o g n o . di recente pubblicata. delle p i a n t e . Il che. in cui esso n o n può r i ­ m an e re *: ta n to che può d irsi «che t u tt i i b iso g n i si co n d en sin o da ultim o nel b i s o g n o o f i n e su p re m o di e sse re o di d iv e n ta re » . egli non h a poi fa tto la te o ria di n e ssu n a cosa. percor­ rendo la china ruinosa per la quale è scivolato il mio amico prof. m a debbo o ss e rv a re che.

che sia bene e la b o ra re filosoficam ente i p rin c ip i d e ll’E co n o m ia: m a. C redo a n c h ’io. e non intendo come questa relazione semplicissima possa essere bene o mal condotta ». m e r a m e n t e e c o ­ n o m i c o . o riprovazione. t u t t ’a ltro che so d d isfa c e n te . in q u e ­ sto vostro periodo. che al­ l ’a ttività economica va congiunto necessariam ente un g iu ­ dizio di approvazione. o d e ll’uom o in q u a n to homo (£conomicus. C’ è eq ui­ voco nel vostro rim provero che. e che l’approvazione o la disapprovazione sia un elemento e s t r a n e o . di a n im a li. voglio solo dire che mi piace. m a in am m essib ile . m a ho semplicemente d i s t i n t o ancora. No. do­ v re b b e sc o n sig lia re l ’a u to re (il q u a le n o n si d o rrà che io g li p a rli c h ia ro ) dal ric o rre re p e r l’a v v e n ire a q u e sto m eto d o ste rile . i n t e l l e t t u a l e o e s t e t i c a . e perciò e sse re co n sa p ev o le. indip en den te­ m ente da ogni determ inazione morale o immorale ». . ha un v a l o r e p er me. che possa facoltare altri a compierne di simili nella scienza. e di r ifa r tu tto d a capo con le p ro p rie forze in d iv id u a li e col su ssid io d e lla so la c u l­ t u r a g e n e ra le . m a solo b iso g n i u m a n i. il T riv e ro a v re b b e d o v u to s tu d ia re la sc ien z a econom ica. due s o t t o f o r m e o gradi : attiv ità p r a ­ tica p u r a (economica) ed a ttività pratica m o r a l e (etica): volontà m eram ente economica e volontà morale. Dicevo. se im p o rta in v ec e il p ro p o sito di r is p a rm ia rs i la fa tic a dello s tu d ia re i lib ri d egli a ltri. mi è o f e l i m o . e ripeto. ho dato spicco alle parole: c o l d i r e . la quale non tollera a r ­ bitri. Non parlavo già (e cre'devo d ’essermi bene spiegato) di approvazione o disapprovazione m o r a l e . Perdonatem i se. se p e r e ssa s’ in te n d e il d o v ere che c iascu n o h a di fo n d a re i p ro p ri c o n v in c im e n ti scien tifici so p ra ra g io n i e n o n s o p ra a u to r ità . p e r fa r q u e sto . nella forma a t t i v i t à p r a t i c a . E g li d i­ c h ia ra che « n o n v uol te n e rs i s tr e tto ai p a n n i di a lc u n o » : d ic h ia ra ­ zione n o n n e c e s s a ria .SUL. quando io parlo di a p p r o ­ vazione o disapprovazione destate dall’a ttività economica. Il r is u lta to o tte n u to . « Col d i r e che il vino del Reno mi è u t i l e . non ho già compiuto un atto di arbitrio. P R I N C I P I O EC O N O M I C O Quando io lio definito il fatto economico: « l ’attività p r a ­ tica dell’uomo in quanto si consideri per sè. consideri il fatto dal punto di vista s i n t e t i c o e non a n a ­ litico.

p ur restando briccone nell'anim o. e che sul punto dell'assassinio. facile a dissipare. e proverà r i m o r s o per la sua condotta contradittoria e inconcludente. E vi pare che l'acquistare e consum are u n a bottiglia di vin del Reno non implichi un giudizio di approvazione o di disapprovazione? Se io sono molto ricco. eccomi in con­ tradizione con me stesso. Il briccone si d arà poi dell'asino e d e ll'im b e ­ cille. per Ini patologica. U n 'a ltra confusione. dentro me stesso. Ma se io non v o g l i o indulgere alla gola. il semplice d i r e non dà luogo a un interno giudizio di approvazione. sibbene. per l'ap pu nto. della s c e l t a in a t t o . che reputi o f e l i m o a sò di assassinare un uomo per derubarlo di un a somma di danaro. Ma non si tra tta del d i r e : si tra tta del f a r e . e. per ipotesi). mi sem bra che sia nella vostra controcritica alla mia critica della s c a l a . e se ho il mio danaro tutto disposto ad altri fini che v o g l i o come preferibili. e non assassini. e il vin del Reno so che me ne procaccia uno. compro e bevo il vin del Reno e approvo il mio atto: sono soddisfatto di me. di pietà.D U E L E T T E R E A L P R O F . P e r mostrarvi come in tutto ciò io prescinda da ogni considerazione m o r a l e . Badate ai termini dell'ipotesi. a dispetto di ciò. vi darò un altro esempio: quello di un briccone. se è mio scopo nella vita procacciarmi diletti sensuali m omentanei. Certo. ossia dell'azione voluta nell'atto ch'ò voluta. c il momentaneo diletto sensuale sarà seguito da un giudizio di disapprova­ zione. o di disapprovazione economica: darà luogo a u n ’approvazione o disapprovazione gram m aticale e linguistica. ccda a un commovimento di p a u ra o a un 'im pressione. cedendo alla tentazione del­ l ’ istante. compro e consumo il vin del Reno. da un vero e proprio r i m o r s o e c o n o m i c o . bene esprimente o male espri­ mente. rimorso m e ­ ram ente e c o n o m i c o . P A R E T O 245 Qui sta il punto. secondo che il dire sarà chiaro o confuso. ossia estetica. V. m a non già rimorso m o r a l e (chè non ne è capace.

Non vi riuscirete. in astratto. Voglio solo aggiun gere essere mia fermissima convinzione che la reazione contro la m e ta ­ fisica (provvida reazione in quanto ha liberato l’opera della scienza dalle mescolanze con gli arbitri del sentimento e della fede) è stata da molti portata ta n t’oltre da d ann egg iare la scienza stessa. che. ma non un medesimo in due posti diversi a un tempo. uon T ini­ possibile o quella che è contradittoria. e vi servo subito: m a ditemi di figurarmi un leone che stia nel t e m p o s t e s s o in d u e posti diversi. Anzi. ìli figurerò. è un altro paio di maniche. nella quale siano in gioco q u e ­ stioni di metodo e di principi. m etten­ dosi nella situazione di spirito dei due disputanti. I matematici. due leoni simili. discorrendosi di scienza. Voi potete ben d i r e che vi f i g u r a t e la cosa: la parola è docile. La fantasia ritrae la realtà. Ì U U N C I IU O E C O N O M I C O d e i v a l o r i (economici). Non so se ho risposto a tutte le vostre obiezioni. essa era riferita a p ­ punto alla m era considerazione dei possibili. ma. Voi dite che «non occorre che uno si possa trovare co ntem poraneam ente in condizioni di­ verse: basta che possa f i g u r a r s i quelle diverse condi­ zio ni». come non vi riesco io. eseguano da sè le ulteriori inferenze. D avvero voi potete f i g u r a r v i di essere c o n t e m ­ p o r a n e a m e n t e in condizioni d i v e r s e ? La fantasia ha le proprie leggi. che hanno vivo il senso della purezza scientifica. quanto al figurarcela r e a l m e n t e . due meneclimi. non vi riesco. Dunque. p e rd o n a ­ temi. e non permette la figurazione del non figura­ bile. U na disputa. la mia dim o ­ strazione dell’assurdità della s c a l a d e i v a l o r i si estende così alla realtà a ccaduta come alla realtà possibile. non è necessario sia spinta pedantescam ente alle estrem e minuzie. se vi piace. Ditemi di figurarmi un leone con una testa d ’asino. ma mi sono industriato di rispondere a tutte quelle che mi sem brano fondamentali. e si devi' fare asse­ gnam ento in certo modo sull’aiuto di tali lettori.24 (j SUL. m a la realtà possibile. hanno recato g ra n beneficio nella .

che legittimam ente prendono di fronte alle scienze empiriche della natura. Da ciò che s o n . 1 II P a r e t o re p licò a q u e s ta se c o n d a le tte r a n el Giornale deijli eco­ nomisti. come accade. che le m atem atiche possano p rendere di fronte all’Economia (ch’è scienza d e 11’ u o m o . 131-138. Se le mie nuove osservazioni c ontri­ buissero a rid u rre ancora il tratto di divergenza. 20 o tto b re 1900l . offuscata ed oppressa dalla congerie degli aneddoti della scuola storica.D U E L E T T E R E A L P R O F . ne sarei ben lieto. vi hanno introdotto anche i pregiudizi della loro professione. feb b raio 1901.venuto esponendo. ed. e per quanto e quale divergiamo. P A R E T O 247 scienza economica col rialzare in essa la dignità dell’a­ nalisi astratta. Ma. * P e ru g ia. . voi ricaverete a g e ­ volmente per quale e quanto g ra n tratto andiamo d ’accordo nello stabilimento dei principi dell’Economia. essendo essi studiosi delle condizioni generali del mondo fìsico. pp. il pregiudizio. V. di una forma dell’attività cosciente dell’uomo) l’atteggiam ento m e ­ desimo.

solo in connessione con l ’attivitfi economica. appunto quando si va d ’accordo per gran parte. 2 U m s s e G ouhi. Sul principio della convenienza economica. prescindente dalle considerazioni sto­ riche e pratiche. autore di una assai pregevole m em oria sul Principio della convenienza econom ica2. come me. X X I.X IL GIUDIZIO ECONOMICO I O S S E R V A Z IO N I IL GIUDIZIO TECNICO A U N A M E M O R IA D E L P R O F . m a anche alla parte positiva. non solo alla parte negativa del rigetto della meccanicità. cioè al modo di concepire il problema fondamentale dell’Economia. fase. perchè si estende. 1900). m em oria p re s e n ta ta al R. che per intendere il fatto eco­ nomico bisogni anzitutto eliminare quanto è di pertinenza dell’attività teoretica e che. l ’accordo è maggiore. Giacché posse­ 1 Si v edano le due le tte r e p re c e d e n ti. col prof. . I s titu to lom bardo di scienze e le tte r e (vol. che prende appunto le mosse dalla discussione tra il Pareto e me. I l i . e che l’attività eco­ nomica sia l’attività pratica e volontaria dell’uomo. e discordo poi toto cado dalla sua conce­ zione di u na m e c c a n i c a e c o n o m ic a 1. G O B B I Se col Pareto mi accordo nell’affermare u n a rigorosa teoria economica. Ora. M ilano. Ulisse Gobbi. si denomina t e c n i c a . distinta insieme e connessa con l ’a ttività morale. Il Gobbi pensa. è bene mettere a frutto siffatta favorevole condizione col chia­ rire il problema in tutti gli altri particolari.

Chi voglia vedere come dalla definizione dell’atto economico si p erv e n g a alle empiriche distinzioni di forze personali. In q uanto tale. a mio parere. a lui spetta il merito di avere adem p iu to in g r a n p arte un augurio. come ora fo. e tale è il mio nel di­ scuterla. • È -un metodo che ha. è una proposizione. sotto la cui protezione a n c h ’io mi son messo negli anni di tiro­ cinio.250 IL G IU D IZ IO ECONOM ICO E I L G IU D IZ IO T E C N IC O diamo qualcosa in comune. un a formola verbale.). il quale deve ad esso alcune delle sue più celebri. senza dubbio. Non saprei lodare a b b a stan z a il Gobbi per l ’ordine. reddito). adoperiamoci con forze u nite a m igliorarne il possesso. economici. e per a v e r illustrato con begli esempi e con svolgimenti opportuni la m ia tesi. Tale d e v ’essere stato il pensiero del Gobbi nello scrivere la sua memoria . segue una via poco sicura col togliere ad oggetto delle sue considerazioni non già a t t i (scientifici. che io facevo scrivendo al P a ­ reto: che cioè « altri avesse riallacciato alle mie proposizioni generali le varie questioni. come si pervenga ai concetti di c o s t o (oggettivo e soggettivo). ho qualcosa da osservare. di p r e z z o o valore monetario. m a g i u d i z i . tra gli altri. Il giudizio. Lo promosse. come s’ intende nella logica formalistica. ecc. famosi patroni. morali. di p r o d u t t i v i t à . la lucidezza. Ala sui ritocchi da lui appo rtati alla concezione da nn* esposta dell’atto economico nelle sue relazioni con gli altri atti dello spirito. di r i c c h e z z a (patrimonio. tecnici. che si dicono di scienza eco­ n o m ic a» . ma 11011 delle sue più salde teorie. il rigore che ha messo nel suo scritto. ma alla memoria del Gobbi. di forze di altri individui. un breve giro di parole che sta per sè. quell’acuto analizzatore che fu lo H erb art. di ragguagli tra cose o m o g e n e e e tra cose e t e r o g e n e e . brevem ente. Inoltre. — Il Gobbi. e di cose distinte dalle persone. di m i s u r a ­ z i o n e di valori. non deve ricorrere ai miei scritti. esso non può esser materia .

oscura e falsifica i principi degli altri ordini di fatti. verbale o estetica. inseparabile da quelle. non va fino al fondo: ma non inventa fatti inesistenti. su b ito poi. sibbene studiare il contenuto dei fatti ehe quella forma ci trasm ette. l ’esame del g i u d i z i o è infecondo. non è l’ e s p r e s s i o n e 1. entimemi. nei giudizi. epiclieremi. in concreto. che ora. Geschichte der Sprachwissenscliaft bei dea Griechen und Rómern mit besonderer Rùcksicht a u f die Logik (2a ediz. e in quante altre forme si vogliano em piricam ente distinguere ed e nu m erare. in sè considerato. il n o n e sse rsi se rb a to a tale alte zz a. Se ogni giudizio che si dice logico p r e ­ suppone un concetto. B e rlin o . confuso d accapo p e n siero e form a v e r­ b ale : onde la n e c e ssa ria c o n v ersio n e (c o m in cia ta g ià n e l suo a u to re ) d e lla lo g ic a sillo g istic a in logica fo rm a listic a o sc o lastic a. L ’analisi. è distinto dalla forma espressiva: è l’ e s p r e s s o . 1890). nel caso della logica. sogliono passare per categorie logiche. l’atto logico. è chiaro che il giudizio verbale non è il fatto propriamente logico. se le sue condizioni di vita sono date d a l­ l ’atto estetico.. ossia la Logica. e a suo d ifetto . il corpo per lo spirito. sistemi. a sc riv e a m e rito sin g o la re di A risto te le l ’a v ere scio lto il p e n siero d a lla form a v e rb ale.IL G IU D IZ IO ECONOM ICO E IL G IU D IZ IO TE C N IC O 251 se non della scienza estetica. ma u n a delle tante forme estetiche dell’atto logico.. I. Il concetto logico vive nei sostantivi. Nel caso 1 L o S tkintual . . aven d o . 198 sg g . Sempre che vogliamo non già fermarci alla forma rappresentativa. Credo (e l ’ ho detto altrove) che anche la scienza dell’a tti­ vità intellettuale. l’ im portanza eccessiva d a ta al giudizio e alle altre forme si spiega e si scusa per la considerazione appunto che il fatto logico è. la quale considera ogni fatto di espressione. si scambiano le ombre pel vero. e il considerare questo come avente realtà fuori dell’attività espressiva. si a v v a n ta g g e rà col liberarsi dalle forme verbali. ma. fermandosi alle forme. sillogismi. fo n dando la d o ttrin a del sil­ lo g ism o su g li Sgoi te rm in i o c o n c e tti. Col porre a capo della Logica l ’analisi del giudizio a quel modo inteso. Pure. nei trattati. e non su lle ^coTacei^ p ro p o ­ sizioni o p re m e ss e .

252 IL G IUD IZIO ECONOMICO E I L G I U D I Z I O TECNICO invece delle altre scienze. Qualche filosofo e qualche scuola filosofica h anno p en ­ sato che l ’azione p ratica dell’uomo sia preceduta da g i u ­ d i z i p r a t i c i o d i v a l o r e . Ma nell’attiino seguente può dan* alla sua accaduta volizione l’espressione teorica: « Voglio A perchè A è buono. ecc. neU’attimo che vuole. 2. ?> Intervento della v o l o n t à . La coscienza del valore e del disvalore . l ’assumere il giudizio come un p r iu s o come un fatto elementare. perchè è u t i l e . av erla v o l u t a o n o n v o ­ l u t a . a quel Z u s n tz . L ’uomo che vuole. bisogna.). i riflessi teo­ rici di esse. p er effetto della quale si pone un anello im m aginario nel processo reale dello spirito. del quale parla v a lo H e r b a r t ! U n’azione non l a v o g l i o . La prim a causa è la ra pidità con lai quale alle nostre volizioni ed azioni seguono. in questo preteso processo. m a è u t i l e . non riflette sulla sua volontà. perchè l a v o g l i o . La seconda causa è in u n ’am big uità della usuale te rm i­ nologia filosofica. o non voglio A perchè A è c a ttiv o » . P e r dire che « la tal cosa è d a v o l e r e o d a n o n v o l e r e » . Questo riflesso. Non c’ è a ltra via per g iungere a quella famosa a p p c n d i c e t t a . L ’immaginario. Il n. anzitutto. è il secondo stadio. Ma giudizi pratici non esistono: i giudizi sono sempre teorici. il n.e sono teorici ancorché siano teorici del pratico. 2. 2° Giudizio pratico: « 4 ò buono» (o cattivo. proiettato all’ indietro e considerato come motivazione espressa. per dirigere l ’azione secondo ° il giudizio n. nella coscienza. in genera l ’ illusione dei giudizi p r a ­ tici o di valore. Il processo sarebbe: 1° G iu­ dizio teorico: « A è » . si riduce a u n a v era creazione mitologica. 2 ò effetto d ’illusione psicologica: il­ lusione alla quale si possono assegnare due cause. conveniente o sconveniente.. ossia abbiano come antecedente e materia le volizioni. delle scienze pratiche. utile o dannoso.

Che il Gobbi tenda realmente all'errore d ’im m aginare un giudizio di convenienza come g uida dell’azione pratica o della volontà. Ora veda un p o ’ il Gobbi se il suo g i u d i z i o d i c o n v e ­ n i e n z a . E. che g u i d i n o l'a ttiv ità pratica. si trae. simili a lanterne nel buio della notte. di approvazione e di riprovazione. si dice che ogni atto dello spirito implica g i u d i z i d i v a l o r e . un terzo stadio. che si suddividono in sè stessi. — c h ’egli considera come il giudizio propriam ente economico. non sono e s p r e s s i o n i t e o r i c h e . dal complesso della sua trattazione. — non cada sotto questa mia critica. che r ia s ­ sumo in un dilemma: — 0 il giudizio di convenienza è un atto teoretico. e in cui applica il principio del minimo mezzo. a me sembra. nel senso predetto. poiché tale coscienza di valore e di disvalore. si è servito dell’altra di «se n tim e nto». che fa pensare troppo facilmente a un atto teoretico. è la v o l o n t à . l ’inconveniente di far pensare troppo alle empiriche distinzioni del piacere e del dolore. se ha il vantaggio di escludere la rappresentazione e la riflessione teoretica. inoltre. D all'attività teoretica si snoda la pratica. Distinzione m eram ente e m ­ . tra loro. intermedio. e non ha bisogno di quelle altre. resti ben inteso che i giudizi di valore. a sua volta. e allora è l'azione stessa economica: non è un giudizio. e quello in cui volge sul confronto di cose eterogenee ed a p ­ plica il principio d 'im p o rta n z a . Il processo è composto di due stadi. L ’a ttività pratica p orta seco la sua propria luce o le sue proprie lanterne. è implicita in ciascun atto dello spirito. due casi del giudizio di convenienza: quello in cui esso ha per oggetto cose omo­ genee. e in tal caso è un posterius. senza interposizione di giudizi pratici. che non ci r i­ g u a rd a. ma che non patiscono. ha. Chi ha voluto evitare la parola « g iu ­ dizio ». — Egli considera.IL G IU D ÌZ IO ECONOMICO K IL G IU D IZ IO T E C N IC O si suol chiam are anche g i u d i z i o d i v a l o r e . la quale. im m ediata­ mente. Comunque. 0 è un atto non teoretico. anzi è quell'atto stesso.

c quindi espressione teoretica dell’atto pratico. Anche qui egli discorre di un giudizio tecnico. vuol dire che il principio economico è l ’aum ento dell’energia utile. e che s’ intende sempre parlare delle cose « in quanto possano s e rv ire » . e si mostra poco soddisfatto della mia affermazione. sul confronto delle cose omogenee. P e r r e n ­ dere vera u n ’affermazione q u a l’ò la seguente: « Ognuno tro v e rà conveniente di sostituire ad un pezzo di pane un altro più grosso e della stessa qualità ». L ’atto pratico 11011 è un principio. il m i n i m o m e z z o e l ’i m p o r t a n z a nel principio economico fondam entale. c h ’ è quello dell’ a u ­ m e n t o d e l l ’e n e r g i a u t i l i z z a b i l e p e r u n f i n e . L ’ illusione dei giudizi come guida di ogni a ttività ha traviato il Gobbi anche in ciò c h ’egli scrive intorno alla t e c n i c a . m a è la volontà.'254 I L G I U D I Z I O E C O N O M IC O E I L G I U D I Z I O TECNICO pirica. . la volontà? Ogni altra determ inazione del principio economico non può essere se non una tautologia o un chia­ rimento verbale. come il Gobbi stesso finisce col riconoscere quando osserva. in ultimo. in cui può trovarsi l ’attività teoretica» . nella loro posizione rispetto ai giudizi. il Gobbi risolve. Del resto. Pei principi. mercè le quali la prim a classe di giudizi si fonde senz’altro con la seconda. se non che l ’atto economico è l ’atto del volere. che «non s a ­ rebbe esatto asserire il desiderio senza eccezione di una quantità illimitata di q u a lu nq ue specie di cose e che * per molte cose può a rriv a re un punto in cui un aum ento della loro q ua ntità si vorrebbe e v ita re » . o d e l­ l ’a u m e n t o d e l l ’e n e r g i a u t i l e . o. I principi pratici sono creazioni scientifiche. sen­ z ’altro. diventa il fondamento della scienza economica. il principio economico. Che cosa. in fondo. in quanto viene assunta a co n­ siderazione scientifica. La volontà. si può ripetere la critica fatta ai giudizi rispetto all’attività pratica. che il concetto di tecnica non esprima se non « una situazione. sono necessarie d e ­ terminazioni e restrizioni.

Senonchè. non tecnici). esprimendosi teoricamente.I L G I U D I Z I O E C O N O M IC O E I L G I U D I Z I O T E C N I C O 2f. in ogni caso. la quale. Il mondo della tecnica è il inondo stesso teorico. Il fatto tecnico è così poco un giudizio nel senso del Gobbi. delle rappresentazioni. una sottospecie dei giudizi scientifici. e premesse s t o ­ r i c h e («la tale persona ha la disposizione di u n a data energia »). della scienza e della storia. possa cioè se r­ vire di fondamento alla pratica ». rappresentativi (fantastici e storici).r> Il giudizio tecnico sarebbe p er lui il giudizio di p o s s i ­ b i l i t à . che. dei concetti. per di­ scorsetti (estetici. avevo trattato della tecnica prim a di giungere alla distinzione dei vari ordini di fatti teoretici. e logici (intellettivi o scientifici). Gli è appunto per tal considerazione che. «il campo della tecnica è più limitato di quello della scienza. della contemplazione. Se lo si chiama tecnico. ciò che osserva. nel paragrafo seguente: che il suo cosiddetto giudizio tecnico riposa sopra due ordini di p r e m e s s e : premesse s c i e n t i f i c h e ( « l'im p ie g o di una data energia è causa di un dato effetto»). . U n a contradizione patente con questa prim a definizione mi sembra. non può non esprimersi per proposizioni. ehe seguirebbe quello scientifico di m era c o n s t a ­ t a z i o n e . Questo non è un discorsetto o un giudizio: ma (non saprei m u ta r la parola) una s i t u a z i o n e . si esprime (a sua stessa confessione) con un discorsetto in cui sono combinati elementi scientifici ed ele­ menti storici. P er lui. e non è il fatto tecnico. siamo di nuovo lì: il discorsetto descrittivo di quanto è accaduto nello spirito è ciò che può succedere al fatto tecnico. delle per­ cezioni. delle leggi ed astrazioni. e giustamente osserva. allorquando prende forma teorica. per altro. ma il confine tra essi non è punto determ inato. essendo entram bi questi ordini (e non un solo di essi) presupposti e condizioni delPattività pratica. speciale si constata se u n a d ata cognizione teorica possa venire applicata. per giudizi. nelle mie Tesi dell’Estetica.

ma. che prend e quelle conoscenze come base di operazione. poiché le questioni di forma sono questioni di sostanza. Se subordinazione ci fosse. la morale è elemento costitutivo dell’economia. osserverà che. come si potrebbe più parlare dell’a u t o n o m i a dell’atto economico. i quali. T u tta la discussione precedente p otrà sem brare u na questione di lana cap rina a chi. Il Gobbi am m ette con me che attività economica ed a t­ tività m orale siano insieme distinte ed una. cade nell’e r ­ rore di concepire l’economica come subord in ata a ll’etica. g u a rd a n d o dal di fuori. il Gobbi ed io diciamo lo stesso. insomma. in linguaggio popolare. Nelle Tesi dell’estetica ho citato il J a g o dell’arte e il . Pure . e mi pareva d ’esservi riuscito. non si sono ancora accor­ dati nei restanti pochi. come siano concepibili uomini affatto eco­ nomici nella condotta della vita. — L ’osservazione. potrà dirsi invece. e delPEeonomia quale scienza indipend ente? Pel Gobbi. quando viene a determ inare questo duplice rapporto. ma semplicemente perchè so p ra v ­ viene un nuovo fatto (l’azione pratica). io avevo cercato di m ostrare. Essa concerne il rapporto da stabi­ lire t r a Economica ed Etica. che non sono poi indifferenti.256 IL G IUD IZIO EC O N O M IC O E I L G I U D I Z I O T E C N I C O non è già perchè le sopraindicate conoscenze possano mai c a n g ia r la loro n a tu ra . la morale determ in a il fine suprem o. ac­ cordandosi in quasi tutti i punti. preferirei dire c h ’è questione tra due disputanti. perchè nella verità nulla è d ’ indifferente. e. e privi o scarsi di senso morale. e perchè c’ è nel d i­ zionario un vocabolo per designare questa situazione nuova. perchè nella verità non vi h a il più e il meno im portante. di sostanza. c reata dal nuovo ospite: il vocabolo « te c n ic a » . e h ’c questione di forma e non di sostanza. e l’uomo è tanto più economico quanto è più morale. nè i meno im portanti. che segue. Altri dirà. poiché senza fine suprem o l’attività volontaria non procede diritta e sicura. Ma.

o. c arattere t r a g i c o : il p e r ­ sonaggio tragico era per lui l ’uomo di forte volontà. e Belle lett. si applica il dovere. La connessione tra economia e morale non è di subor­ dinazione. riceve altresì forma inorale: dove si applica il volere. appetiti. scevro d ’ogni dovere.I L G IU D IZ IO ECONOM ICO E IL G IU D IZ IO TE C N IC O 257 Cesare Borgia della storia. e niente a bborriva tanto quanto le oscitanze e debolezze feminee 2. di n o n a v e r f a t t o il male. non per q u e ­ 1 Storia della letteratura.. d i Archeol. principalm ente amiamo noi il forte sentimento c h ’è il fonte vero d ’ogni bene buono. Nella replica al Pareto. Ciò l’A l­ fieri chiam ava. un caso del nostro carattere coerente ed economico. ho recato esempi tolti dalla vita giornaliera. 128 sgg. che riceve per opera della nostra volontà forma economica... m a d ’ implicazione. ehe di cose volitive s ’intendeva) nel Misogallo: «Negli uomini in generale. dai quali ap p are chiara perfino l'esistenza di un rimorso m eram ente economico. 17 . Pietro A retino: « L ’Aretino.. conosce quale è la merce più richiesta. I I . Ritor­ nando questa volta agli esempi letterari. e s tra tto . Ci è innanzi a lui u n a specie di m e r c a t o m o r a l e . nel bene come nel m ale. P o r e n a . scritte da Vittorio Alfieri (uomo. si fa d ’altissimi effetti c a gion e». come dice il Guicciardini. Chi applica il solo volere. M.. come altresì d ’ogni m a l e b u o n o : c h ’io avrò pur la tem erità di d a r questo epiteto al male. Il carattere tragico alfieriano è. nientemeno. la soddisfazione dei suoi. recherò alcune frasi del ritratto che il De Sanctis fa di un briccone. sa quello che vuole. italiana. che era. La stessa m ateria. M a te r i a li s m o storico. 2 Si v e d a la b e lla m em o ria del d o tt. il suo particolare. da passioni ardenti ed altis­ sime procreato.). La sua vita non è scissa in varie direzioni. di N a2 1900. ^oli. Accad. allorché egli. C r o c e . più facile a spacciare e a più caro prezzo » ‘. E recherò queste parole. B. ehe può essere rimorso. nella sua poetica. uno è lo scopo. per l’appunto.. p. 29 e sgg. La poetica alfieriava della tragedia (in A tti della l ì .

a mio parere. il quale è sem pre (e come potrebbe non essere?) d o v e r e . ossia del fare utile dell’uomo. e sia insieme. o un semplice caso di deviazione dalla morale (egoismo). invece. il volere. che non si è innalzato ancora ad uomo morale. come non so ché1 sia stato fatto da altri. Esso è. questo u f­ ficio dell’ u t i l i t à o dell’ e c o n o m i c i t à . Ma chi applica il dovere non può non applicare. resta uomo economico. è possibile un a critica dell'utilitarism o etico. che riesca efficace e non si perd a in sofismi e scempiaggini.238 I L G IU D IZ IO ECONOMICO E IL G IU D IZ IO TECNICO sto diven ta uomo antieconomico. si afferma cosa indubitabile. L ’utile c stato r i­ putato finora dai filosofi o un fatto secondario e misto. Il dovere è u n determ inato indirizzo della volontà. affermandosi essere ogni azione dell'uomo dom inata dal criterio dell’utile. Solo movendo da questo concetto dell’utile. come di solito accade. Qui c la connessione. . u n m o m e n t o d i s t i n t o e a u t o ­ n o m o d e l l a v i t a d e l l o s p i r i t o : il momento in cui la volontà è volontà. giacché dovere c d over volere. senza essersi ancora d eterm in ata e d ia ­ lettizzata in morale e immorale. 20 g e n n a io 1901. Confesso che do qualche im portanza alP av er messo in luce. determ inata anche dal criterio del dovere. m a che ciò non toglie punto che essa debba essere.u t i l e . Qui è la distin­ zione. La critica deve consistere nel dim ostrare che. al tempo stesso.

che voglia dirsi. in questi ultimi anni. Col secondo. e restringersi alla semplice considerazione della realtà effettuale. gli studi di economia hanno acquistato sempre più carattere teol’etico o s c i e n t i f i c o . o delle scienze m a t e m a t i c h e della n atu ra. del quale non sarà mai a sufficienza lodalo l’indefesso lavorìo onde è venuto sempre correggendo e rendendo più rigorose le sue teorie.Gli studi di economia hanno via via disegnato. Anche il M anuale. e il fermo quanto leale proposito di reprim ere e disciplinare i propri senti­ menti di battagliero scrittore di cose politiche. procurando. T r a coloro che meglio rappresentano questa duplice te n ­ denza è il Pareto. per l’altra. e. la m atem atica ai problemi economici. come si suol dire. sacrifican­ doli alla severità della scienza. un doppio moto. or ora . di liberarsi del fardello di tutte le questioni d ’ indole p r a ­ t i c a o p o l i t i c a . tutte le volte che scientifico e non politico era il suo assunto. Col primo moto. applicando. disinteressandosi sempre più delle dispute intorno alla n a t u r a dei fatti economici e alle relazioni tra essi e gli altri aspetti della realtà. eoi r i n ­ serrarsi nella cerchia dei f e n o m e n i e professare di non v o ­ lerla in alcun modo trascendere. si sono avvicinati al tipo delle s c i e n z e n a t u r a l i . per u n a parte.

p u re arm ate l’una contro l’altra. potrà formarsi e trin ­ cerarsi. E. nei quali tutti si osservava. è poi la scienza v e ra e propria. perchè già per più anni gli fummo alleati in tale polemica. e in particolare al Cours cVeconomìe p o litiq u e. che si sono composti. l ’incapacità a tenere distinte le dottrine scientifiche e i p rogram m i pratici ! Qual divario. con u n a in tro d u z io n e a lla sc ien z a so ciale (M ilano. si difende e fortifica contro le incursioni estranee. m a con ciò appunto lascia u na distesa libera nella quale u n ’altra scienza (che. Non abbiam o bisogno di dichiararci affatto d ’accordo col Pareto sulla necessità di escludere i problemi pratici e politici dai quadri della scienza. o naturalistico-m atem atica. e socialisti di Stato. 1906). e democratici cristiani. da esso trascurata. Pe rc h è è evidente che. di dieci anni innanzi. se quel modo di trattazion e le volge le spalle. nemmeno avrem m o nulla da obiettare alla seconda parte della riforma che egli ra p p re se n ta in grado em inente. E qual divario dai tratta ti di economia. tra questo m anu ale del P a re to e i volumi del prof. e socialisti. La cosiddetta scienza n a tu ralistica e fenomenalistica e m a ­ tem atica si chiude in sè stessa. S o cietà e d itric e lib ra ria . alla riduzione dell’economia a scienza naturalistica astratta. per non d ir altro. e si osserva. tanto im m eritam ente celebrati in Italia fino a poco tempo fa: volumi nei quali l’autore si valeva della scienza economica p er band ire il suo « speci­ fico sociale » della « te rra libera *.260 ECO N OM IA F IL O S O F IC A E D ECONOM IA N A T U R A L IS T IC A venuto in luce segna progresso rispetto alle sue opere p re ­ cedenti. che volge le spalle alla indagine filosofica dell’atto economico. E. non è detto che un altro modo di trattazione non debba p re n d e r sopra di sè l ’indagine. cioè. q u a n tu n q u e cultori del­ l ’Economia filosofica. perchè è quella che sola perm ette di c o m p r e n d e r e ) . Loria. . non per ciò 1 Manuale di economia politica. secondo il nostro mo­ desto avviso. da liberisti. e ancora si compongono.

e il secondo capitolo. che cosa mai potranno essere le proposizioni non scientifiche. la G n o ­ s e o l o g i a del P a re to . u na mala filosofia. aborrono e vitu peran o. di negare il diritto di quella trattazione che essi non vogliono dare e non sono adatti e preparati a d a re . . dopo aver escluso la filosofia dai loro fini. il Pareto cade n ell’errore consueto a tutti i naturalisti e fenomenisti e matematici.E C O N O M I A F I L O S O F I C A tóD E C O N O M Ì A N A T U R A L I S T I C A 261 dovranno guerreggiarsi. tu ttav ia. L ’autore divide le p r o p o s i z i o n i in due classi. non si sa poi perchè. Senonchè. introduzione o conclusione. introducono. ora di soppiatto ora violentemente. infatti. e accade perciò che in quei due capitoli formicolino le più rischiose e ingiustificabili asserzioni Eccone qualche prova. bastando a ciascuna vigilare gelo­ sam ente i propri confini. che tra tta dei « P rincipi g e n e ra li» . si m ostrano in veste contraria nella prefazione. Ma che cosa significa qui « sperim entalm ente »? E. 25-27). non è punto preparato per quelli della Gnoseologia c dell’Etica. s c i e n ­ t i f i c h e e n o n s c i e n t i f i c h e : scientifiche sono quelle. intitolato: « Concetto g e n e ­ rale dell’equilibrio econom ico». onde. che essi non conoscono e. la sua E t i c a . ben pre­ parato a esporre i problemi dell’Economia pura. che dovrebbe essere la negazione di quella filosofia. quasi si possa am are o odiare ciò che non si è studiato e non si conosce. non scientifiche. che possono verificarsi sperim entalm ente. Ora l’autore. «Introduzione alla scienza sociale». se per esperienza s’intende la condizione necessaria di ogni conoscenza um ana. il Pareto h a scritto i due primi capitoli del suo M anuale? Nè l ’uno nè l ’altro di quei due capitoli concerne la scienza economica in quanto tale. quelle non suscettibili di siffatta verificazione (pp. dopo essersi mostrati seri e competenti nel corpo dei loro libri. offre. la quale comincia solo nel terzo. come a dire. Ma il primo capitolo. che vi aggiungono. A quale intento.

m a è D io p re s e n te . I . che è efficiente ed a ttiv o >. a farlo apposta. B e rlin o . se lo H e g e l. del geom etra. L a ra g io n e u m a n a . Philosophic der Religion. e di proposizione non scientifica. T o lg o q u e ste p a ro le d a u n filosofo dei p iù diffam ati com e m e ta fisic i. al paragone della quale si possa stabilire che quella u m ana è i m p e r f e t t a ? l . che rico n o sco n o p e r l’a p ­ p u n to (e chi sa p e r q u a l v ia g iu n g a n o a ta le co n o scen za) u n a m e n te p e r fe tta di là d a lla n o s tra im p e rfe tta . è il div in o n e ll’u o m o . la prim a è sperim entalm eute in verificabile. c o m 'è noto. E. c he sia n o se m p lic em en te d iv ersi. o i n a tu r a lis ti com e il P a re to . non è uno sp irito di là dalle ste lle . invece di uniform ità gene­ rali. L ’ imperfezione della mente u m a n a non ci consente di considerare nel loro insieme i fenomeni. q u e s t'a ltr a : «Si deve am are il prossimo come sè stesso». 34). è sp irito in tu tt i g li sp iriti. laddove la seconda si può farla sca­ turire dall'anim o del Pareto e di ogni altro galantuom o.262 ECONOM IA F IL O SO F IC A E D ECONOMIA N A T U R A L IS T IC A se non proposizioni false? 0 che cosa altro mai sono le p r o ­ posizioni n o n f a l s e . n o n u n a r a ­ g io n e d iv in a ed u n a u m a n a . — « Le leggi scientifiche non hanno un'esistenza og­ gettiva. siam o costretti a considerare influite uniformità parziali. ecc. 1840. e lo sp irito . n o n u n o sp irito d ivino ed u n o u m an o . ( H e g e l . non v e ri­ ficabile sperim entalm ente. 7). che n o n a m m e tte v a u n a m e n te d iv in a di là d a ll’u m an a . perchè. anzi perfino da quello dei non ga lantuom ini e degli inquilini delle galere. m a f u o r i d e l l ’e s p e r i e n z a u m a n a ? Il curioso è. in q u a n to è sp irito di D io. Dio è u n D io v iv e n te . es­ sendo esso n ie n t'altro che costruzione a rb itra ria . questa: « L 'a r e a di un rettangolo è uguale alla base moltiplicata per l ’a ltezza». nessun rettangolo geometrico esiste o può esistere nella realtà. la coscienza d e lla sua* e sse n za . p e r quanto comoda. ^Noi 1 «N o n vi p o sso n o e sse re d u e ra g io n i e d u e s p iriti. siamo costretti a considerarli pa rtitam ente. cioè sperim entalm ente verificata. o n n ip re s e n te . . ecc. » (p. e d o m ando chi sia p iù m etafisico e tra s c e n d e n te . Che cosa è l ' i m p e r f e z i o n e della mente u m a n a ? Si conosce forse u n a m e n t e p e r f e t t a . Quindi. che il Pareto adduce come esempio di propo­ sizione scientifica. è ra g io n e in g e n e re . che ci sono e ci rim a rra n n o sem pre incognite.

è sentimento. Solo nelle altre scienze sociali c’ è chi si ostina a porre in relazioni concetti e vocaboli. Le proposizioni non logiche hanno. se Fuomo non lo conosce? — « T u tte le scienze naturali sono ora giunte allo stadio in cui i fatti si studiano direttam ente. perchè dal canto suo « non sa quali sieno le c o s e che si vuole indicare con quei t e r m i n i » . e via dicendo. K a n t. attraverso tutto il capitolo. e via obbrobriando. che ciò che si afferma senza che sia intim am ente compreso è s c i e n z a . non avendo chiaro ciò. Leibniz. E perchè. pervenuta. adope­ randoli. Ma egli sarebbe assai . è m i­ sticismo. L ’economia politica vi è pure. Nel capitolo sull’Etica. parte notevolissima .ECONOM IA F ILO SO FIC A E D ECONOMIA N A T U R A L IS T IC A 263 non conosciamo. 12). o che non v ’entri al modo stesso che nelle prime. e dei quali ognuno può tenersi onorato di d iven­ tare discepolo? — In genere. — Il Pareto usa i termini « necessità » e « verità assoluta». un fenomeno con­ creto in tutti i suoi particolari : vi è sempre un residuo » (p. in g ra n p arte almeno.. Come se poi il 1 Ma­ nuale stesso del Pareto non fosse un tessuto di « concetti » e di « vocaboli » ! L ’uomo pensa per concetti ed esprime i concetti nei vocaboli. se si vuole che quelle scienze progrediscano» (p. corre l ’idea prettam ente naturalistica. è chiacchiera da letterato. l’uniformarsi a u n a regola di galateo o a un atto di culto (p. e ogni tentativo di com prendere è metafisica. al dir del Pareto. ma dichiara (p. 8). E chi mai lo conoscerà. esempio delle seconde. Cartesio. 32) che fa ciò solo p e r­ chè altri li adopera. 3G). Aristotele. non conosceremo mai. il Pareto divide le azioni in due classi: azioni logiche e azioni non logiche: esempio delle prime. ma occorre sm ettere di ciò fare. adoperarli ? 0 perchè.impacciato se fosse invitato a dim ostrare che nelle seconde non entri la logica. la deliberazione in v irtù della quale si fa acquisto di u na certa quantità di g ra n o . è verbalismo. non apprend erne il significato da quei m aestri che si chiamano Platone.

quando si crede di essersi sbrigati della teoria etica di K an t con poche parole. e non già semplicemente in dagatori di ciò che la morale è realm ente! « M aral predigen ist leicht » (scriveva lo Schopenhauer. I tentativi. ed è quello a p punto col quale si fa la critica delle varie teorie etiche. li ignorano in te ra m e nte » (p. N essuno? Certo. quasi tutti. non si sa che cosa mai possa essere la « contesa tra le varie morali ». rim a rre b b e sem pre che non escono da un ristrettissim o cerchio e che i più degli uomini. Ma. 45). « M oral begrilnden schwer ». nè potrebbe essere altrimenti. riuscirono v a n i. perchè m anca ogni criterio sperim entale c scientifico per decidere tale q u e ­ stione » (p. onde è rim asta pendente la questione quale sia il migliore e anco ra pende : come pei tre anelli. « Ciò che dicesi m o­ rale e costume ne dipende interam ente. Come se i filosofi della morale fossero costruttori di p rogram m i morali. — «Molti sono i sistemi di morale.2 t> 4 ECONOM IA FILO SO FICA E D ECONOM IA N A T U R A L IS T IC A e di gran momento nella v ita sociale. nella storia della filosofia morale. è facile dire « n essu n o » . di cui ragiona il Boccaccio in u n a sua novella. 66). il criterio scientifico c ’è. che ebbero ed hanno corso. « Vi sono certi fenomeni ai quali nella nostra società si dà il nome di e t i c i o m o r a l i . Nella vita poi (se per « s i­ stem a di morale » si vuol intendere la morale in atto). Sta di fatto che sinora nessun popolo ha avuto u n a morale scientifica e sp e­ rim entale. fatti da filosofi moderni p e r rid u rre la morale a tale forma. 46). come queste: « Un principio di le­ gislazione propriam ente universale non può aver valore in . con fortuna p er lo meno non inferiore a quella dei cultori delle altre discipline. e sul begriinden si sono affaticati i filosofi. quando an• che si volesse ritenerli concludenti. proprio nell'epigrafe della sua dissertazione sul fondamento della morale). ma. che tutti credono conoscere perfettam ente c che nessuno ha m ai saputo rigorosamente definire» (p. nè per lungo contendere dei loro fautori alcuno di essi ha acquistato decisa prevalenza sugli altri.

uscito contem poraneam ente al saggio del Pareto 1. «N essuna virtù e nessun dovere resi­ sterebbe ad un esame. A nche l ’opuscolo del Cal­ deroni sulle D isa n n o nie economiche e le disarm onie m o­ r a li. D isannonie economiche e disannonie m orali. saggio di u n ’e ste n s io n e della te o ria ric a rd ia n a d e lla re n d ita (F ire n ze . che v e n ­ gono trattati come inezie e •vuoti giuochi di parole. T ale censura culm ina nel para g o n e : « In u n a b a rc a sopraccarica. ecc. come quella degli uomini. il problem a principale diventa quello di conoscere quali di tali restrizioni occorre accogliere e quali respin­ gere. 1906). di scrittore giustam ente re p u ta to . E a noi sem bra opportuno m ettere in g ua rd ia i lettori contro siffatto non lodevole atteggiamento mentale. e le premesse che avevam o poste. ma di ben altra sorta). Così si passa sopra. senza soverchi complimenti. 63-64). in dubbia­ mente. pecca per questo verso. cioè come se il K a n t per mezzo di esso inculcasse a tutti gli uomini di fare — le medesime azioni! (pp. 65). per altri riguardi degno di nota.E C O N O M IA F I L O S O F I C A E D E C O N O M I A N A T U R A L I S T I C A 2G3 u na società. L um ach i.. manchevolezze. Molte azioni sono p er noi un dovere a p p u n t o p e r c h è gli altri uomini non le fanno. sia perchè lo troviamo in un libro. sia perchè vediamo che esso viene suscitando imitatori. fatto rigorosam ente in base a questo criterio. vo­ lenterosi di im itarle » (p. a pro­ blemi gravissimi e a pensieri di menti altissime. L ’autore combatte a sua volta l’ im ­ perativo categorico k antiano (formola che ha. diventano perfet­ tam ente inutili » (pp. e rim angono tali a c o n d i z i o n e che ngn siano troppi gli uomini capaci. . che tengano conto di tali ed altre simili circo­ stanze. costituita da indi­ vidui diversi per sesso. i n t e r p o l a n ­ dolo in modo strabiliante. e se quel principio s ’ intende soggetto a restrizioni. l ’opportunità di 1 M a r i o C a l d e r o n i . per qualità fisiche e in ­ tellettuali. per età. 57-66).

Il Cal­ deroni im m ag in a che l ’assolutezza dell’a ttività morale formi contrasto con la re la tiv ità delle azioni morali (p. 94-5 n). b asta ricordare che l ' im perativo kantian o vuol essere m eram ente formale. non che la morale. 66). Con 1' « esperienza esteriore» non si riesce a concepire. 57). del problema capitale delPautonom ia o eteronomia della morale. e ciò mantengo fermo anche contro Posservazione del Calderoni (pp. anzi include. Ora. il v ariare degli atti morali. 99). il quale p er equivoco suppone cosa che da mia parte non ho mai p e n s a ta .. cioè. oppure. laddove quelPassolutezza non esclude. Così anche. debbano dipendere esclusiva­ mente dal proposito di uniform arsi ad u n a norm a. vien dissipata o cangia totalm ente aspetto « la celebre questione se il fondamento della morale stia nella ragione o nel sentim ento: se cioè le azioni morali sieno il prodotto di sentimenti e di previsioni di piacere o di dolore. la cui origine ed au torità si sottrae ad ogni analisi e ad ogni discussione. secondo la dottrin a k a n tia n a . ma da individuo a individuo. ad u n a specie di misterioso comando interiore.sedersi da un a parte o d a ll’a ltra dipende strettam en te dal num ero di persone seduto dalla p a rte opposta.266 E C O N O M I A F I L O S O F I C A 10D E C O N O M IA N A T U R A L I S T I C A . Ma. lo studio della mo­ rale dovrebbe condursi m ercè 1’ « esperienza este rio re » . il capovolgimento della b a rc a porrebbe tosto fine ai consigli del pilota e alle buone volontà. in m a n ie ra dive rsa » (pp.. dei passeggieri » (p. E ntra m b e le diverse teorie non fanno che esprim ere i m e­ desimi fatti. secondo il Calderoni. E si tra tta . e la ricerca delle condizioni intime delPazione morale non avrebbe im p ortan za se non in q uanto ai rifletta nella espe­ rienza esteriore (pp. se qui fosse seguito un im perativo k a n tia no qualsiasi. per intend ere come questa critica sia fuori di luogo. 99-101). 97. invece. secondo il Calderoni. nem m anco l ’economia. che io intend a in tro d u rre nella . e a ogni istante della vita di ciascun individuo. non solo da età ad età e d a popolo a popolo.

come vi si riscontra il fitto della diversa i n t e n s i t à dei sacrifici che g l'in d iv id u i compiono in rapporti di scambio i quali sul mercato sono equivalenti. è poi passato davvero il Calderoni.).E C O N O M I A F I L O S O F I C A E1J E C O N O M I A N A T U R A L I S T I C A 267 scienza economica le approvazioni o disapprovazioni p e r s o ­ n a l i dell’autore della teoria. premio. e i più proclivi al vizio a distogliersi da questo. sod­ disfazione e insoddisfazione. lodi. a me sembra. ma non certo pel fine della conoscenza intim a e filosofica. si vuol m ostrare ehe. 70-3). e non sono più m orali. castigo sono qui divenuti. i meno proclivi alla virtù a coltivarla. che alcuni si trovino a godere di lode o di gloria assai superiore al loro merito individuale. e d i ­ retti a in du rre col biasimo e con la lode. anzitutto. che nell'econom ia si chiam ano fatti di r e n d i t e (dei quali la re n d ita rica rdia na della te rra è notoriam ente solo un caso particolare). in esso. in con­ seguenza di ciò. coi prem i e coi ca ­ stighi. laddove io ho detto e dico clie ad ogni atto economico sono applicabili parole che suonano approvazione o disapprovazione (contento e scontento. tutti concetti m eram ente econo­ mici. Venendo all'argom ento proprio dell’opuscolo del Calde­ roni. le scelte economiche sono atti di coscienza e di volontà. i c o d i c i m o r a l i della società. P o trà giovare anche talvolta falsificarle. e perciò non si può qui pa rla re . m a ciò. formati sopra una sorta di media. si riscontrano gli stessi fatti di disarmonie. le varietà delle condizioni individuali. per av er compiuto azioni che rispondevano semplicemente alle pro­ prie inclinazioni. come si prop o­ neva. infamia. come app are dal titolo. e col considerarle m eccanicam ente e m atem aticam ente si ottiene solo di falsificarle. ecc. biasimo. e dall’altro canto. E osserva che accade. — Senonchè. In altri termini. nel campo della morale. gloria. Ma codice morale. n e l l a c o s c i e n z a d i c o l u i c h e lo c o m p i e . Egli pone d a un canto le leggi morali. dal campo dell'economia al campo della m orale? A me non pare. ed altri soffrano biasimo o infamia di gran lun ga sproporzionati alla propria colpa (pp.

u n homo oeconomicus. sibbene di fatti economici che si fanno rientrare. Le due considerazioni. 9-10). è. Dal suo scritto risulta proprio questo: che c ’è. l ’economica e la morale. di necessità. e p e r­ ciò è condotto anche a im m ag in are una scienza economica. il Calderoni. nelle già note leggi delPeconomia. di un vantaggio (di u na rendita). sono. Ed è questo forse il meglio del suo scritto. azione econo­ mica. se ogni azione morale è insieme. quando anche sia i n ­ gegno acuto e sottile. u n iti* e d i s t i n t e tra loro: nesso questo altam ente speculativo. che non si lascia afferrare da chi usa metodi empirici. in qu an to morale. Ma. Sfugge al Calderoni la peculiarità dell’atto morale. con la quale la filosofia morale s’ identifichi (pp. deve compiere uno sforzo m inore di un altro che pu re acquista lo stesso g rado di lode (la stessa q ua ntità di merce-lode). com ’ è n atu rale. di là dalle categorie empiriche. senza dubbio. P e r altro lo stesso Calderoni. insieme. . Xon im porta che egli cerchi di consolarsi col dichiarare « inessenziale » la co­ noscenza degli interiori m oventi e condizioni (p.268 ECONOM IA F IL O SO F IC A E D ECONOM IA N A T U R A L IS T IC A di u n ’estensione delFeconoinia alla morale. non u n homo m oralis. Chi. sotto questo rispetto. una realtà econo­ mica e morale. dicendola impossibile a conseguire e segno solo di sforzi inani (p. F e b b ra io 1906. con le osservazioni che for­ nisce circa la grossolanità dei valori di m ercato e delle norm e e dei codici morali. rispetto a costui. e beneficia perciò. quale è. viene a m ettere in m ostra i limiti e l ' insufficienza di ogni trattazione em pirica così della morale come dell'economia. o di r a s ­ segnarsi. 97). 101). La morale. per m eritare la lode sociale (per acquistare la merce-lode sociale). e col ric h ia m a r l ’attenzione sul­ l’ individualità d ell’agente e dell'azione economica e morale. e si può g u a r d a rla in tale aspetto. qui non en tra. u n ’azione econo­ mica non è di necessità azione morale. la quale dom anda di essere conosciuta.

1918). — S ulle d o ttrin e e la s to ria del m arx ism o e del so ­ cialism o lio a v u to p o ste rio rm e n te occasione di sv o lg e re e a m p liare le m ie o sserv a zio n i in v a ri s c ritti. sez. serie I . 1914). p a rte I I . L a te rz a . X V II e X V I II. 1915). si v e d a la Filosofia della pratica (2a ed . iv i. C irca la c o stru z io n e d e lla sc ien z a econom ica. che si tro v a n o o ra ra c c o lti n e lle Conversazioni critiche (B ari. to rn o di p ro p o sito n e lla m ia s to ria d e lla Storio­ grafia italiana nel secolo decimonono (B ari. 1922). o ltre g li a cc en n i che vi ho f a tti n e lla Teoria e storia della sto­ riografia (ivi. S u lla fase u ltim a del socialism o è da v e d e re a n ­ che Cultura e vita mentale (ivi. I . e p ro p ria m e n te n e i c ap p . . pp. X I : « S o c ia ­ lism o e filosofia». S u l m a te ria lism o sto ric o . sez. 1917). 169-79..N o t a f i n a l e .

197-200. 31.. 38. 85.. C am p an ella T .. F a lle tti P . A n d le r C. C a ta ld in i.. 177-223. 188... 46. 25. Colom bo C.. 34. 108 109. S. A g o stin o (s. 181 n. 59 n. 26. B a rth P . E h re n fe ls (von) C. 13. F e lic i G. 213. 1. C om te A . 232. 133. B a u e r B .. 22 24.. B e rn s te in E . F o u rie r. B ezold. 242 n. 78 n.. F ra n c e sc o d A s s is i. 27. 202. 34. 99. D oni A. • A m abile L . 251 n. C iccotti E . 257. xi. 80. D u rc k h eim E . 69 n. A re tin o P . F o rtu n a to G . 32 n . . A v e lin g E .... 177-223. A lfieri V . F . F e c k n e r. A n c o n a (d1) A . 99. E n g e ls. A n d re a G. D a v e n a n t. D ù h rin g E . . B ò h m -B aw erk. 116.. V . 62. B ra y . 209. 79.). F e r ra r is C. 201.. 205. 19... F ... 202. 22 n. 66» 76. 82. 235. 8. x i i i 110 n. 24 n. 9. D olcino (fra). 99. 193 n. 210. xi. 194. C a irn e s. 72. 1S9. 84.... 81. 34 n. 179. 139. 38. C olet L . 85. F e rr i E . 184-187. 179. F e r r a r a F . A ris to te le . 186. 11. 209. 25.. 112.. A n a b a ttis ti. 257. 180. 189. 24 n.. 1S8. 183 n. 5.. 126. 20S n.INDICE DEI NOMI * A dam i T . 183. * Il nome del Marx non è notato in q u est’ indice. 192. 98. 209. 113. pass.. 29 n. C alen d a A . 183 n .

187.. H e lv é tiu s. M ill J . K o v a le v s k y M . P ro u d h o n . . 5. 160. 212.. M a lth u s . 177. 21. L a fa rg u e P . 77.. 211». M o n te sq u ieu . 189. L eib n iz. P la to n e . 83 n. G um plow izc. 86-91... L a s sa lle F . 31. P ic h te r G. M ario.. 264.. H o lb a ch . M oro T . 75. 236. 106.' 25. 161 R icc a-S ale rn o G . 189. 226. 252. 14. M om m sen' T . x i i . 78 n. G ia n n o n e P . 149. L o ria A .. 127. 131-141. R iim elin G . 45.. 205.. 58. H e g eK G . 99. 1-20. 241.. M am ian i T .^249-58. 84-5 n. 73-4. 25. H e r b a r t G. 95-6.. R o sm in i A . 57 ». 25. H u s s G . 34 ». 109 ». 139. L a b rio la A . G o th e in E . 6. M o lin ari. 202.. B a y n a l. 113.. 78 n. 105-7 ». x. x. 211 n. 98.. 163-76.. S. . F .. 164. 88 n. 137 P a re to V . 241-2. 6. 178-181. G iulio C esare. 75.. 34 ». 201. 188. 180. 108. L a n g e A . 81-82 ». 74. M azzola U .. K a u ts k y C. H e in e E . 101.. 190. 100. M a ria n o 198.. 34. 25-26 n. 97 225-47 . 21-54. 25.. M an zo n i A .. 19.. 210. G. G ro sse E . 188. 101. . 202. O w en 1S1 n. 11. 250. 145-8. M a c e ta . 207 n. H a r rig to n .272 IN D I C E D E I NOMI G e n tile . 207 » 208. 202. 112.. 18S. M lm zer T . F . 179. 202. P u v ia n i A . G ra y .. 22. 19 . 60-1. 1S6 ». 262 ». 2 n. 25. 83 n. P a c c a V . 249. 259-265. 14. 34. 55. 193. 211. G re e f (de) G. M alon B .. 99. 190. 1S6 n 210 n. G io acch in o di F io re . 204. 265-6. 250. xiv. xi.. 25. 189 ìi. 198.. E o d b e rtu s C. G obbi U. 260. Jo n e s . 58. P a n ta le o n i i l . 139. 209-11. 188. L u te ro . J e v o n s . 37. 25. 216. 105. 25. 103.. 133. 93.. 25. 78 ».. K a n t E . 4. M a c h ia v elli.. G ra zia d ei A ... 18. P . 6. H e rtz b e rg . 98. 18. 6. R ic a rd o D . P le c h a n o w G . 25. 113-144. 188.

W u n d t. S ta m m le r E . S u d re . S c h ille r F . 86 n. 122. 19 n. V illa ri P . 61. . 44. 264. 98.... Solm i E . 217 n. 198. S c h e el.. 25. S te in th a l. 79. S m ith A . T riv e ro C. 13945.144. 242 n. 64.115-130. 167. 4. S te in L .. T u rg o t. 112. 59-61. S an d G . M a te r ia lism o storico. Sim m el G ... 88 W itte C. 14. . S c h o p e n h a u e r A . B . 187. S e rra A . 251 n.. S orel G .. 205. 204. 193 n. 105-7 n W a g n e r A . 113. W e s te rm a rc k E . 233. 209. 243-4 n.. S o m b a rt W . 139.233-4. S p e n c er. S ig w a rt C.. 60. 112.I N D I C E D E I N OM I S a n c tis (de) F ... 212.. C roce.. 160.. 212 n. 198. B. 167.. 34. xi. 25. S p a v e n ta B . 75. V ico G...

.................PagAvvertenza alla seconda e d i z i o n e ... Il c o m u n i S m o d i Tommaso C a m p a n e l l a ..... e polemiche intorno ad esse .. » IV.... Del giudizio etico rispetto ai problemi sociali » vi......... • ....................................... » VI..................... » VII..................... » Avvertenza alla terza e d i z i o n e .. » VIII......... » v................... S t a m m l e r ..................................... Il problema del Marx e l’Economia pura ...............INDICE Prefazione alla prima e d i z i o n e .... Una obiezione alla legge marxistica della caduta del saggio di p r o f i t t o .. ..... III...... .............. » in.............. » IX xn xiv 1 21 55 70 79 92 103 110 115 131 149 163 177 ................. C onclu sione... '> I.................. Le teorie storiche del prof............. Della conoscenza scientifica rispetto ai pro­ grammi s o c ia li . Del problema scientifico nel «Capitale» del Marx » li................. » Y......... L o r i a ....... Sulla forma scientifica del materialismo storico » » II........... Sulla s t o r i o g r a f ì a s o c i a l i s t i c a ........ Per la interpetrazione e la critica di alcuni con­ cetti del marxismo : i...... Il libro del prof.................................. » iv............ Recenti interpetrazioni della teoria marxistica del valore........................ ...... Marxismo ed Economia p u r a ...... Della circoscrizione della dottrina del materia­ lismo s t o r i c o ..................

...276 IN D IC E IX. Osser­ vazioni a una memoria del prof....... pag...... P a r e t o .............. ................................................ Il giudizio economico e il giudizio tecnico....... Gobbi ......... 225 » » » » 219 259 269 271 ........... Due lettere al professor V.......... X.................................... Economia filosofica edEconomia naturalistica ... Sul principio economico............... Nota f i n a l e ..... XI........ Indice dei n o m i ..........................

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. e IV). — vol. •.. STORIA E FILOSOFIA DIRETTA DA B......................— — vol....... XIII: Una famiglia di patrioti ed altri saggi storici e cri­ tici..................................) GIUS.. 13.....................— Scritti di storia letteraria e politica: vol.. II: La rivoluzione napoletana del 1799... 22....— » — vol...... sajrgi critici.................................... I l i : Filosofia delta pratica........12...... Economica ed Eli a. I: Problemi di Estetica e contributi atta . V ili: La Spagna 'nella vita italiana durante la Rina­ scenza .— — vol........................ I........... 40....{ __ edizione r i v e d u t a .............. Con una scelta delle liriche nuovamente tra­ dotte ...... II: La filosofia di Giambattista l ' t c o ....... terza e d i z i o n e .... XII: Goethe............15.......... racconti e ricerche. 16.... c i a s c u n o . Biografie.......... 8. III...... ....vol.. I l i: Scigyio sullo Hegel..-- ... tt — vol.................. XVII: La poesia di D a n t e .... teoria e storia............ L... Shakespeare e Corneille. 12....................................50 Scritti varii: vol.............................. IV..... 20..........— » ........— — vol... seguito da altri scritti di della filo s o fia . XIV: Ariosto...........— — vol... 12.... nuova e d i z i o n e ................ ' dell’Estetica i t a l i a n a ...... IX-X: Conversazioni critiche. I: Prim i s à g g i ..........— Saggi filosofici: vol............... — vol...........................— — vol.. Serie I e II (in ristampa)......................................12....... VII: 1 teatri di Napoli dal Rinascimento alla fine dtl se­ colo decimottavo................... 18............ Se I V LA C R I T I C A RIVISTA DI LETTERATURA......... — — vol.­ ..... 14.................— — vol.... 22. V e VI: La letteratura della nuova Italia...... quattro lezioni....... V: Nuovi saggi di e s te tic a ..............15.... 25.. secondn edizione r i v e d u t a . II: Logica come scienza del concetto puro........................................ (voli................ XV-XVI: Storia della storiografia italiana.. I: Estetica... Breviario di Estetica.50 —vol...— per l’Estero Fr............. seconda ediz....... .......... I: Saggi sulla lettera­ tura italiana del Seicento... LATERZA & FIGLI Dello stesso autore : -E ditori - BARI Filosofìa dello spirito: vol........... IV: Teoria e storia della Storiografia... Ill... XI: Storie e leggende napoletane..................... seconda edizione ........12... C R O C E Ànnat^ I-XIX (1903-1921) Abbonamento annuo per l’Italia L....................... ... quarta od........ 2 voli.............50 — voli................ -— vol..... 16...................... qua/ta edizione r i v e d u t a .. IV: Materialismo storico ed economia marxis'ica.......— —vol........— —vol............... II.............. —vol..........25......... 12.....

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