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Ducato09_03

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05/10/2014

il Ducato

Periodico dell’Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino

Quindicinale - 13 febbraio 2009 - Anno 18 - Numero 3 “il Ducato on line”: www.uniurb.it/giornalismo

La diminuzione è del 9%. Dimezzate le rapine, pochi anche i furti
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Città

Sicurezza, i reati calano
Una notte con la Polstrada. Mezzi insufficienti per i controlli sulla droga
Urbino, una città tranquilla. È il verdetto che emerge dall’operato delle forze dell’ordine nel corso del 2008. Nell’ultimo anno sono diminuiti del 9% i reati commessi. Le rapine si sono dimezzate; scesi anche i furti, dell’11%, i danneggiamenti, del 10% e le truffe, del 24%. Più arresti per droga, ma i numeri restano bassi: solo in sette in manette nell’ultimo anno. Alcuni aspetti che avevano allarmato la popolazione, come i furti nelle case, sono andati scemando grazie al lavoro congiunto dei vari corpi. Carabinieri, Polizia, Vigili urbani e Guardia di finanza vigilano anche sul giovedì notte. Una grande novità prevista per il 2010: il commissariato di Polizia si trasferirà nei nuovi e più grandi uffici in località Sasso. Resterà tuttavia un presidio nel centro storico, nel vecchio comando dei Vigili urbani, concesso dal Comune. Il racconto di una notte trascorsa accanto agli uomini della Stradale: una sessantina di vetture fermate, quattro patenti e tre carte di circolazione ritirate, quattro multe. I poliziotti chiedono strumenti per identificare chi abbia assunto droghe: ora l’autista può solo essere scortato in ospedale. alle pagine 2 e 3

Asilo: troppi iscritti e difficile integrazione
Troppe iscrizioni quest’anno all’asilo di Gallo. La preside dell’istituto Pascoli ha firmato un accordo con i comuni di Petriano e Urbino: si è deciso di mandar via i non residenti a Petriano. A restar fuori 14 bambini, tutti immigrati di “Urbino 2”, che sono stati spostati all’asilo di Trasanni. Le mamme lamentano dei disagi logistici . a pagina 5

Bretella, aperta la rotatoria alle Conce

Acquisti

Scegliere prodotti locali
A partire dal 17 febbraio 35 famiglie sperimenteranno uno stile di vita ecosostenibile. Ma già da anni un modello alternativo per fare la spesa esiste attraverso i gruppi di acquisto solidale. Le famiglie acquistano insieme i prodotti rispettosi dell’ecosistema. a pagina 7

Cultura

U

n altro passo avanti nella realizzazione della “bretella”. L’Anas ha aperto la rotatoria alle Conce, ma il traffico è ancora a senso alternato e il semaforo blocca gli automobilisti. Già asfaltato il primo tratto verso Fermignano e installati alcuni lampioni. Le squadre di operai continuano a lavorare nonostante il maltempo, ma il collaudo e l’apertura sono ancora lontani.

Caro Pierpaolo Volponi scrive a Pasolini
A 85 anni dalla nascita di Paolo Volponi è uscito “Scrivo a te come guardandomi allo specchio”, raccolta delle sue lettere indirizzate a Pierpaolo Pasolini tra il 1954 e il 1975. Rapporto epistolare di profonda amicizia, ma anche di condivisione intellettuale e artistica.

L’EDITORIALE

C

hiamate i filosofi perché dobbiamo ripensare la città. Urbino guarda alle prime ondate della crisi un po' da lontano. Legge e ascolta numeri paurosi, migliaia di disoccupati dal Giappone agli Stati Uniti. Fanno impressione le notizie improvvise di grandi fabbriche che annunciano la chiusura dei battenti. Quelle famiglie operaie cadono nello sconforto, ma il male è ovattato e circoscritto. Lo spettro del '29, che significava fame, ha i colori seppia del documento da guardare come un film degli anni Trenta. C'è inquietudine più nelle parole che nell'animo. E poi, ci penserà Obama che sta mettendo mano alla guarigione dell'America. Questo sembra il clima in Italia. E ancora di più a Urbino, dove la città nelle mura è più protetta. In questo numero del "Ducato" raccontiamo delle trentacinque "famiglie ecosostenibili" che spendono meno e mangiano

Per ripensare la città sentiamo i filosofi
meglio comprando frutta, verdura, latte, carne e formaggi direttamente dai produttori. Un modo anche per rispondere alla crisi con un cambiamento. Non più soltanto industria e supermarket. Ma un diverso rapporto campagna-città. Riequilibrio non privo di senso, dal momento che governi asiatici e multinazionali fanno la corsa a comprare terre da coltivare. Ci salveranno i contadini, scrive Ermanno Olmi. Torna a Urbino Raffaello che dal 3 aprile offre da qui al mondo le sue opere meravigliose. Non risolverà la crisi in arrivo, però va in una direzione giusta. Urbino ha in sé le chiavi per uscire dallo smarrimento. Ma nulla è automatico. Anzi, talvolta la ricchezza della città diventa evanescente nella nebbia. Si attraversa il centro di sera, nemmeno tardi, incontrando due persone, tre al massimo. Non c'è un calzolaio, gli artigiani forse sono nascosti in campagna. Non c'è nemmeno il mercato quotidiano, che è indispensabile perché ci sia una città. A Londra, in alcuni inverni tremendi del Seicento, con le strade sepolte dalla neve, i carretti con il cibo arrivavano sul Tamigi gelato. Certo, il mercato senza gli abitanti non si può fare. Urbino è vuota. Le case affittate agli studenti sono state un buon affare. Ma, con la disseminazione delle università e il calo del

numero di coloro che stanno qui per studiare all'Università, bisogna pensare a qualcun altro. Stranieri, certamente. Ma anche italiani. Vivere a Urbino per ora è il sogno astratto di un turista frettoloso, che dà una occhiata, entra in palazzo Ducale, al più si commuove in trance davanti alla "Flagellazione di Cristo" di Piero della Francesca, e se ne va con una foto nel telefonino. Per costruire un cambiamento è necessario pensarla questa città, non solo con la grettezza del danaro immediato, ma cogliendone il valore profondo, il rapporto che può avere con le persone, la bellezza, i percorsi possibili. Traducendo una eredità ricevuta in un modello vitale (ed economico) del presente. Prima dei politici, però chiamate i filosofi. Il giorno che al Mercatale tornerà il mercato quotidiano vorrà dire che siamo sulla strada giusta. direzione.ilducato@uniurb.it

alle pagine 8 e 9

Calcio

Arriva D’Ainzara
Fiorenzo D’Ainzara è il nuovo attaccante della Fermignanese, reclutato per salvarla dalla retrocessione. Al suo debutto in serie A, nella stagione ’89-’90, con la maglia dell’Ascoli, il giocatore abruzzese ha segnato la prima rete contro il Milan. In seguito, un brutto infortunio ha cambiato il corso della sua carriera, e della sua vita. a pagina 14

il Ducato

La collaborazione delle forze dell’ordine aiuta a battere il crimine: -9% nel 2008

Sui reati l’unione fa la forza
Assenti al momento le infiltrazioni della criminalità organizzata. Risolto subito l’unico caso di omicidio
ALBERTO ORSINI

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rbino, una città tranquilla. È il ve rd e t t o c h e emerge dall’operato delle forze dell’ordine nel corso del 2008. Nell’ultimo anno sono scese praticamente tutte le statistiche dei reati commessi rispetto al 2007, e pur essendoci qualche aspetto da tenere d’occhio è difficile oggi lamentarsi della situazione dell’ordine pubblico. Secondo i dati diffusi dal comandante della compagnia dei Carabinieri,Walter Fava, l’andamento della delittuosità nel 2008 ha fatto registrare un calo complessivo del 9%. I reati più grossi sono scesi tutti e non sembrano esserci infiltrazioni della criminalità organizzata. Andando ai singoli tipi di crimine, le rapine si sono dimezzate; sono diminuiti anche i furti, dell’11%, segnando in particolare un calo del 20% di quelli in abitazione e del 31% di quelli con destrezza. In ribasso anche i danneggiamenti (-10%), peraltro di lieve entità, e le truffe (-24%). Nel complesso, secondo Fava, la giurisdizione è abbastanza tranquilla e il quadro generale della criminalità si mantiene su livelli tali da non destare particolare allarme sociale. Un fulmine a ciel sereno come l’unico caso di omicidio, lo scorso novembre, si è concluso rapidamente con l’arresto del responsabile. Passando all’attività di repressione da parte dei Carabinieri, sono aumentati gli arresti per droga, anche se restano pochissimi: 3 nel 2007, 7 nel 2008, tutti di studenti universitari. Quattro di essi sono stati arrestati per detenzione di eroina, con 25 grammi di sostanza sequestrata, altri tre invece per hashish, con 350 grammi sotto sequestro. Anche il numero delle denunce in stato di libertà è salito nel 2008, del 13%; 20 sono state le persone denunciate per guida sotto l’influenza dell’alcool. L’Arma si dedica anche all’attività di prevenzione dei reati, spes-

Tra i servizi specifici il “Laser”: numerose autopattuglie vigilano contro i reati nelle fasce orarie più colpite

so in collaborazione con le altre forze dell’ordine: è questo il caso del giovedì notte, in cui Carabinieri, Polizia, Vigili urbani e Finanza lavorano assieme per la vigilanza. Tra i servizi specifici invece il capitano Fava sottolinea quello denominato “Laser”, con una serie di appostamenti per contrastare il rischio di reati contro il patrimonio e contro la persona, specialmente nelle fasce orarie più colpite. Infine ci sono le pattuglie a piedi. A causa della poca popolazione, Urbino non rientra tra i comuni dotati del servizio della “polizia di prossimità”, ossia non sono stati istituiti i carabinieri e poliziotti di quartiere: si supplisce con una serie di pattugliamenti nel centro cittadino di uno o due militari dell’Arma che svolgono lo stesso tipo di servizio a contatto con i cittadini. alberto.orsini@gmail.com

Il commissariato al Sasso
“I
n linea generale la situazione è serena. Situazioni delicate ci sono, vanno seguite e richiedono ogni tanto qualche intervento, ma non sono critiche”. Conferma il trend di generale tranquillità il commissario di polizia Antonio Sguanci, da un quinquennio nel Montefeltro. “Alcuni aspetti - spiega - hanno allarmato in passato la popolazione, mi riferisco per esempio ai furti in abitazione. C’erano periodi dell’anno in cui ne accadevano tantissimi, evidentemente erano gruppi che giravano. Da noi e dai Carabinieri è stata fatta una grande attività di prevenzione e repressione e così nel 2008 il problema non si è più ripresentato”. Per quanto riguarda l’immigrazione, il commissario spiega che la polizia “presta particolare attenzione alla situazione di Urbino 2, dove risiedono molte famiglie che però sono integrate. Secondo un nostro recente monitoraggio - aggiunge - molti di questi nuclei stanno acquistando case a un prezzo basso e questo favorirà l’integrazione. Ogni giorno mandiamo sul posto una macchina ma anche poliziotti in abiti civili. Talvolta interveniamo effettuando arresti, soprattutto per il discorso droga”. Nei prossimi mesi continuerà l’azione di prevenzione, ma per il 2010 è in arrivo una grande novità per gli urbinati: “Nell’arco di un anno - annuncia Sguanci - ci trasferiremo nel nuovo commissariato in località Sasso, dove saranno riuniti i reparti compresa la Stradale. Bisogna rassicurare i cittadini perché resterà comunque un posto di polizia nel centro storico: il Comune ci ha infatti concesso l’uso dell’ex comando dei Vigili urbani in piazza della Repubblica. Dopo il trasferimento sarà il nostro presidio”. (Alb. Or.)

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PRIMO PIANO

In aumento gli automobilisti indisciplinati. Troppe le infrazioni nonostante i controlli

Strade: allarme sicurezza
La Polizia chiede strumenti per individuare subito chi ha fatto uso di droghe: ora l’autista viene scortato in ospedale
FEDERICO MASELLI

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n bollettino di g u e r r a . Un a guerra che quotidianamente le forze dell’ordine combattono sulle strade contro un nemico invisibile; ha un nome preciso: irresponsabilità di chi si mette alla guida. Ogni giorno le infrazioni registrate hanno numeri da capogiro. I picchi si raggiungono durante i fine settimana e hanno come protagonisti giovani storditi da alcol e sostanze stupefacenti. Nella provincia di Pesaro-Urbino le patenti ritirate lo scorso anno sono state 584 (di cui 374 per stato di ebbrezza), mentre gli incidenti stradali sono stati 1183 (di cui 18 mortali). Ad aumentare sono invece altre infrazioni, quali la guida senza cinture di sicurezza allacciate, l’uso del cellulare senza auricolari, il rispetto occasionale dei segnali stradali. Come affermano gli agenti della polstrada scherzando, è quasi impossibile trovare un automobilista modello; più facile, in caso, trovare un ago in un pagliaio. Uno studio condotto dal dipartimento di emergenza e accettazione dell’ospedale Niguarda di Milano, ha messo in luce come il 50% degli automobilisti coinvolti in incidenti stradali risulti positivo all’etilometro o al test antidroga. Come ha spiegato il direttore del dipartimento, Osvaldo Chiara, “in sette casi su dieci si è trattato di uomini. Il 20% è risultato positivo all’alcol, il 20% alle droghe, il 15% a entrambe”. Ma l’uso delle sostanze stupefacenti è destinato a crescere. La Relazione annuale sullo stato delle tossicodipendenze in Italia per il 2007, presentato lo scorso giugno dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, mostra come il consumo di cannabis e cocaina sia in aumento tra i giovani. La loro facile reperibilità e i costi piuttosto bassi sono le cause principali di questo incremento. Ma la relazione pone l’accento su un altro fenomeno preoccupante: sempre più donne assumono sostanze stupefacenti. Ed è sulle strade che gli effetti sono deleteri. Come ha osservato il dirigente della Polstrada di Latina Bruno

Agnifili, è diventata una normalità fermare ragazze al volante drogate o in stato di ebbrezza. E, se una volta gli incidenti provocati dalle donne si potevano contare sulle dita di una mano, ora anche loro sono rientrate nella lista nera. Se non si hanno però a disposizione gli strumenti adeguati per combattere questa guerra, ribaltare le statistiche potrebbe essere molto difficile. Su questo è d’accordo la maggior parte degli agenti di polizia stradale. “In altri Paesi – spiega Mauro Canini, sovrintendente della polstrada di Novafeltria –

esiste già un precursore (strumento cilindrico che permette, soffiandoci dentro, di capire immediatamente se l’automobilista ha bevuto, ndr) che rivela se una persona ha assunto stupefacenti. In Italia, purtroppo, ci dobbiamo basare esclusivamente sulla nostra percezione e quindi come lei può ben capire…”. Una percezione che non è mai infallibile e anche per questo il numero delle contravvenzioni per abuso di droghe è molto basso. “L’alcol oggi è un fenomeno secondario – continua Canini – perché il vero nemico da combattere sono

le sostanze stupefacenti”. E qui nasce il problema: se è difficile accertarne l’assunzione, come effettuare i test? A meno che l’automobilista non sia visibilmente drogato, nessun agente può verificarlo. L’unica soluzione è accompagnare la persona all’ospedale per le analisi delle urine (non è infatti autorizzato nessun sistema invasivo); però, siccome questo comporterebbe l’allontanamento di una volante dal posto di blocco, è difficile che avvenga. Una maggiore educazione per chi si mette alla guida, un au-

mento dei controlli su strada e sanzioni più severe sono le misure indicate dagli esperti. In più la commissione Trasporti della Camera, presieduta da Mario Valducci, il mese scorso ha proposto di abbassare il tasso alcolico consentito a 0,2 grammi per 100 ml di sangue. In sostanza, nessuna bevanda alcolica per chi guida. Questo ha provocato la dura reazione dei gestori di locali e pub che hanno visto minacciati i propri guadagni. “Una misura inutile” l’hanno definita gli agenti della stradale di Urbino. fmaselli@hotmail.it

Una notte a caccia di trasgressori
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da soltanto per andare al bagno, arte sgommando dal posto poi sarei ripassato”; “Mi spiace, di blocco la volante di Silvema non ho proprio fiato stasera stro Di Siero, sovrintendente per soffiare nell’etilometro”; della polizia stradale di Urbino, qualcuno beve acqua o mangia per inseguire un’Audi nera che ha pensando di abbassare il tasso alsvoltato rapidamente a destra. colemico; altri li minacciano: dal Dopo 10 minuti la pantera è di riclassico “Lei non sa chi sono io” al torno seguita dall’altra vettura. Di più innovativo “Da domani camSiero è costernato. “Sta fuori come bierai lavoro”; altri ancora invenun balcone”, è stato il suo primo tano le storie più strane: problemi commento aprendo lo sportello. Il di lavoro, improvvise fermate voragazzo alla guida dell’Audi è visilontarie per chiedere informaziobilmente “strafatto di alcol”, tant’è ni stradali. che, arrivando al posto di blocco, Alle quattro il traffico è intenso. A ha rischiato di tamponare le altre essere fermati sono soprattutto volanti della polizia. Sceso dalla ragazzi: alcuni sono alla guida in vettura, barcolla. È molto impaustato di ebbrezza. Contravvenziorito. Terrorizzato. Gli occhi si ne e patente ritirata. Un ragazzo, muovono a destra e sinistra, frenon avendo amici da chiamare, neticamente. Le mani sudano cotelefona alla madre e dopo un’ora me la fronte. Gli agenti lo sottoarriva trafelata al posto di blocco. pongono subito al controllo con etilometro. Risultato: 2.34 gram- La tabella dei limiti alcolemici. In alto, da sinistra: l’etilome- È ancora in pigiama. Poco dopo una macchina si ferma a un centimi per 100 ml di sangue, ovvero un tro; un agente misura il tasso di alcolemia; il test naio di metri dalle volanti. Gli passo dal coma etilico. Multa, soagenti formulano diverse ipotesi: spensione della patente. Il veicolo la guida di un’alfa grigia. Non ha fatt la recinture non allacciate, conducente al celnon è stato sequestrato perché intestato visione: così, in un colpo solo, patente e lulare senza auricolari, scambio di posti. alla ditta per la quale lavora. carta di circolazione sono ritirate. Alla sua L’auto riparte: il guidatore è sobrio. È sabato, l’una di notte. Nella volante è staragazza è consentito di guidare soltanto fiLa notte scorre via tranquilla, per fortuna. to messo tutto l’occorrente per effettuare i no a casa sua, poi la macchina dovrà rimaInfatti non sono pochi i rischi a cui gli controlli: precursore, etilometro, verbali. Si nere in garage fino a revisione compiuta. agenti dei posti di blocco vanno incontro. parte alla volta di Pontetavollo, a pochi chiQuesta sera sono poche le macchine di La tensione è sempre alta. All’improvviso lometri da Riccione. Ad aspettarli ci sono passaggio; poi è ancora presto per i ragazpotrebbe arrivare la chiamata della centraaltre due volanti provenienti da Pesaro e zi che escono dai locali dopo una notte le: un uomo armato, una macchina in fuga; Novafeltria. passata a ballare e a bere. Così gli agenti ne sono proprio quegli attimi a far salire l’aDopo 40 minuti di viaggio, la pattuglia si approfittano per chiacchierare e fumare drenalina e la paura negli agenti. unisce alle altre. I poliziotti indossano i cauna sigaretta. Al centro dei loro discorsi Alle sei sono quattro le patenti e tre le cartarifrangenti; in tutto sono sei. Alcuni imuna Bmw da 40.000 euro che proprio il te di circolazione ritirate, quattro le multe. pugnano la paletta, altri la tengono nello giorno prima hanno sequestrato. Ci si diGli agenti sono soddisfatti del lavoro comstivale. Nell’altra mano stringono il preverte anche a parlare degli stratagemmi piuto e possono, finalmente, andare a dorcursore. Ricordano “Blade Runner” o “Star che l’automobilista inventa pur di non fermire tranquilli. Per chi ha figli piccoli, peWars”. marsi al posto di blocco: “Mi scusi, ma non rò, la giornata è appena iniziata. È pur semGià il primo automobilista bloccato ha suho visto la paletta”; “Avevo cambiato strapre domenica. (f.m) perato i limiti di alcol consentito: 1,1. È al-

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il Ducato

Fermignano: il quartiere Ca’ Veneziano denuncia il degrado da sette anni

Da fiore all’occhiello a Bronx
Il vice sindaco Guidarelli: “Siamo vicini all’accordo con i privati. Presto problemi risolti e fase di rilancio”
FABIO GOBBI

U

na puzza forte e continua. Dai tombini il fetore si diffonde tra i palazzi, le aree verdi e i garage. Le auto passano facendo lo slalom per evitare le buche della strada e gli spigoli sporgenti dei tombini. Una fontanella da cui non può uscire acqua è il simbolo dei lavori mai finiti. In alto, in un lampione posto esattamente davanti ad una finestra, quasi attaccato al vetro, è rappresentata tutta la negligenza o l’eccessiva fretta di chi quel quartiere l’ha finito di costruire non più di sette anni fa. Ca’Veneziano doveva essere, secondo il progetto degli anni ‘90, il fiore all’occhiello di Fermignano. Adesso è il Bronx a detta degli abitanti. Il presidente del comitato di quartiere, Francesco Celli, insieme a Tino Valentini, spiega che: “Il sistema fognario è stato fatto male e ha causato sempre problemi. Una cosa che non funziona dall’inizio può solo peggiorare nel tempo. La strada soprastante la rete fognaria è collassata. Nessun tombino è ben realizzato: non sono stati sifonati ed è per questo che c’è sempre puzza”. Poi Celli eValentini commentano la recente installazione di un nuovo distributore di sacchetti per la raccolta di escrementi di cani: “E’ un flebile segnale positivo. Qui i cani vengono lasciati liberi tutto il giorno e nessuno controlla che non sporchino”. Come si è arrivati a questa situazione di degrado? Bisogna tornare agli anni ’90: il comune, con l’amministrazione di Marina Topi, approva il progetto del nuovo quartiere e cede la maggior parte dei lotti ai privati. L’amministrazione si tutela con una polizza fidejussoria: se i privati non portano a termine i lavori devono rimborsare al comune una cifra di circa un milione di euro. Si forma una convenzione tra comune e privati che appalta gran parte dei lavo-

ri di costruzione alla ditta Catani. Finiscono nel 2002. La ditta fallirà nel 2006. Nel frattempo nel 2001 è subentrata l’amministrazione comunale di Fabio Marchetti il cui ufficio tecnico nel 2003 certifica l’avvenuto collaudo del sistema fognario. Nel 2005 nasce il comitato di quartiere che cerca di tutelare i diritti di chi a Ca’ Veneziano ci vive e subisce tutti i disagi. Nel 2006 s’insedia l’attuale amministrazione del sindaco Giorgio Cancellieri che prende atto della situazione e istituisce una commissione d’inchiesta. Passano altri due anni e mezzo e le condizioni del quartiere continuano a peggiorare. Anche i marciapiedi collassano e nel 2007 un ascensore si riempie di liquami. I dislivelli della strada e i tombini rialzati impediscono agli spazzaneve di intervenire: “Quando nevica – spiega Celli – per passare dovremmo fare lo stradino come la volpe. Rischiamo ogni volta di rimanere bloccati”. Gli interventi della Pulifox per sbloccare la rete fognaria si fanno sempre più frequenti e a pagare i 150 euro della chiamata sono sempre i singoli abitanti. L’Aspes si rifiuta infatti di prendere in gestione quel sistema fognario. Marina Topi, ora consigliere di minoranza, ritiene che la situazione avrebbe una soluzione semplice: “E’ un mistero perché l’attuale amministrazione non faccia valere la polizza fidejussoria; ha durata decennale ed è ancora valida. Abbiamo già fatto una mozione consiliare e due interpellanze proprio per far presente questo”. Il vicesindaco e assessore ai lavori pubblici, Andrea Guidarelli, non la pensa allo stesso modo: “Le polizze fidejussorie si riferiscono solo al completamento del lavoro e non al buon funzionamento delle opere. L’avvenuto collaudo del 2003 potrebbe anche essere considerata la certificazione della fine dei lavori del sistema fognario. Aprire un contenzioso ora significherebbe lasciare i cittadini di Ca’Veneziano in queste condizioni per

Tre immagini del degrado a Ca’ Veneziano. A sinistra una fontana senza rubinetti. In alto merciapiedi e tombini dissestati
anni. E non si ha mai la certezza di vincere una causa. Stiamo invece cercando di giungere ad un accordo con i privati e con gli interlocutori che ci sono ancora per far riprendere i lavori”. Quanto al collaudo Fabio Marchetti sindaco dal 2001 al 2006 smentisce che la rete sia stata realizzata male sin dall’inizio: “Il sistema fognario nel 2003 era a regola d’arte. L’ingegner Ciacci, che era all’ufficio tecnico, è scrupoloso e ha sempre preso in consegna solo opere ben fatte”. Sulla possibilità di un lieto fine Giuseppe Toccacieli, fin dall’inizio direttore dei lavori del quartiere, conferma le parole dell’assessore: “Stiamo incontrando tutte le parti. Ci sono possibilità concrete di arrivare ad un accordo in breve tempo e sistemare i problemi di Ca’ Veneziano”. fabiogotr@gmail.com

PRECISAZIONE

Ex-Lar di Fermignano
Nell’articolo dedicato alla ex-Lar di Fermignano dell’ultimo numero del Ducato, l’ingegner Roberto Cioppi è stato citato erroneamente come progettista e socio della società PiQuadro. Si tratta di un errore determinato dal fatto che nell’atto costitutivo della società PiQuadro s.r.l. compare il nome di Alessandro Cioppi, residente a Urbino, effettivamente uno degli amministratori della società PiQuadro.

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CITTÀ

“Pericoloso allontanarli, rischio malattie”

La protesta di un gruppo di immigrati
EMILIANA PONTECORVO
anche il dottor Enrico Secondari, medico del reparto di medicina interna del pronto soccorso: “Si sono già presentati un paio di casi di cittadini che hanno manifestato malattie, come la tubercolosi. Mi sento in dovere di denunciare i pazienti – aggiunge Secondari solo se ha compiuto un vero reato, come un furto o un omicidio”. Secondo la maggior parte dei medici, insomma, c’è reato e reato. Non essere in regola con i documenti non è una colpa da punire in ospedale chiamando polizia e carabinieri. Ma almeno una voce fuori dal coro c’è. E’ quella di Luigi Cassano, medico del Pronto soccorso. “Sono assolutamente d’accordo con il decreto approvato dal Senato – ha dichiarato Cassano - sono già pronto a segnale i casi di irregolarità all’autorità giudiziaria” . Ma al reparto di medicina generale dell’ospedale di Urbino le posizioni sono nettamente contrarie. Nata-

Immigrati clandestini: sulla denuncia secco “no” dei medici
le Fazia, infettivologo, che in passato ha lavorato con Medici senza frontiere, dichiara la sua ferma condanna alla possibilità di denunciare gli stranieri irregolari. “Le cure devono essere garantite a tutti – afferma - senza alcuna distinzione. Non denuncerò mai un paziente solo perchè non ha i documenti” Anche tra le file dell'opposizione e dei sindacati prevale un invito ad esercitare l'obiezione di coscienza. Stefano Azzarà, membro del direttivo provinciale e regionale di Rifondazione comunista, annuncia che il suo partito si sta già attrezzando per un’interrogazione a livello regionale, sul modello proposto da Nichi Vendola per la Puglia. “Sono contento - spiega Azzarà - che la maggior parte dei medici si siano opposti ad un provvedimento che istiga al razzismo”. pontecorvoemiliana@libero.it

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TERZA ETA’

uando la tua vita è a rischio sei costretto a rivolgerti a un medico, anche se hai paura che possa denunciarti”. Risponde così Ahmed, il ragazzo marocchino in fila, davanti agli uffici della questura, in attesa del suo permesso di soggiorno. Si coglie una sottile rassegnazione, quando esprime la sua opinione sul decreto legge approvato dal Senato, che permette ai medici di denunciare gli immigrati irregolari che si rivolgono al servizio sanitario. Ahmed racconta che ha presentato la richiesta per il permesso nel mese di aprile dell’anno scorso e ancora non l’ha ottenuto. Quasi un anno in attesa del documento che gli permetterebbe di esercitare i propri diritti nel nostro Paese, senza il rischio di essere segnalato nel caso dovesse aver bisogno di cure mediche. Se il provvedimento voluto dalla Lega diventasse definitivamente legge, sarebbero molti ad Urbino gli stranieri con lo stesso problema. Basta fermarsi a guardare i tanti immigrati in fila, ogni giorno, davanti agli uffici della Polizia di Stato. Come nelle altre città d’Italia, anche a Urbino uno dei rischi principali è che gli stranieri irregolari, temendo la denuncia, potrebbero non curarsi più in strutture riconosciute, creando fenomeni clandestini molto rischiosi. Ma tra i camici bianchi della città ducale a vincere è la linea del dissenso e dell’obiezione di coscienza. “Non siamo poliziotti, non denunceremo nessuno”. E’, infatti, la risposta netta e condivisa dalla stragrande maggioranza di chi lavora giorno e notte in prima linea, nel reparto di medicina generale, al Pronto soccorso e al consultorio, i luoghi dove gli immigrati, specie se irregolari, si presentano spesso perché impossibilitati a rivolgersi al medico di base. Si tratta in maggioranza di persone di nazionalità marocchina, rumena e albanese. Tra questi, una percentuale molto alta è rappresentata dai bambini. “Sono estremamente indignato nei confronti di questo decreto spiega Filippo Mezzolani, responsabile del Pronto soccorso - la sola paura di essere denunciati allontana i cittadini stranieri dalla sanità”. Per molti medici, inoltre, prendersi cura di un immigrato malato, qualunque sia il suo stato amministrativo, significa anche evitare il diffondersi di malattie infettive. “Le precarie condizioni di vita in cui spesso vivono i cittadini stranieri – spiega Mezzolani - sono la causa di malattie che ritenevamo scomparse da anni e che invece si sono manifestate in alcuni pazienti”. Di grave rischio parla

Un urbinate su quattro è over 60
E’ sempre più boom di anziani. Secondo gli ultimi rilevamenti dell’Istat, il 23% della popolazione residente nel comune di Urbino ha più di sessant’anni. E su 3590 persone il 57% è donna. Tre gli ultracentenari, due signore e un solo uomo. Alla terza età sono riservati 62 posti tra casa di riposo, residenza protetta (per gli anziani non autosufficienti) e centro diurno. Buona parte degli ospiti sono ultranovantenni. “Abbiamo una copiosa lista di attesa, le richieste – dice Lorella Crinelli, responsabile dell’Ufficio Struttura per Anziani “Arcobaleno” del Comune – aumentano ogni anno, anche da fuori Urbino, ma noi diamo comunque precedenza ai residenti”. (s.c.)

Quattordici piccoli extracomunitari spostati da Gallo a Trasanni

Asilo: troppi iscritti, tanti disagi
CHIARA BATTAGLIA

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cuola specchio della società: sempre più immigrati che lavorano nelle fabbriche della zona, sempre più bambini stranieri nelle scuole, a partire dagli asili. Così all’inizio dell’anno scolastico bisogna fare i conti con le strutture, che talvolta scarseggiano, e con l’integrazione. Ma oggi, a più di quattro mesi dall’inizio della scuola, le polemiche non sono ancora finite. A lamentarsi quattordici famiglie: avevano chiesto che i propri figli quest’anno frequentassero la scuola dell’infanzia di Gallo di Petriano; da settembre invece i loro bambini vannoall’asiloaTrasanni,frazionedi Urbino. Sono tutti immigrati, perlopiù marocchini e macedoni, tutti residenti nella zona di Ponte Armellina nota anche come “Urbino due”. Lo spostamento a Trasanni - si lamentano due delle loro mamme crea non pochi disagi. Svantaggio principale: mentre l’asilo di Gallo avrebbe assicurato il servizio scolastico fino al primo pomeriggio, a Trasanni i bambini escono da scuola subito dopo pranzo, alle 12,40, quando lo scuolabus va a prenderli e li riporta a casa. Inoltre continuano le mamme - per i genitori è molto difficile raggiungere la scuola quando ci sono delle riunioni, perché i collegamenti coi mezzi pubblici non permettono di spostarsi direttamente da “Urbino due” aTrasanni, ma li costringono a prendere un bus per Gallo e da lì un altro

Trasanni: l’ingresso dei bambini all’asilo
per Trasanni. Tanto il comune di Urbino quanto quello di Petriano si rendono conto che il trasferimento costituisce un disagio per le famiglie di Ponte Armellina ma, visto che l’asilo di Trasannidisponesolodi3insegnanti(la terza unità d’organico è stata aggiunta da Settembre proprio per via dell’arrivodeinuovialunni)-dicono - ai neoarrivati può essere assicurato solo il servizio scolastico antimeridiano, fino alle 12,40. A questo punto sembra lecito chiedersi:comemaièstatospostatoproprioilgruppodibambinimarocchiniemacedoni?“Èunaquestionenumerica” tengono a precisare sia l’assessore ai servizi educativi di Urbino, Massimo Spalacci, sia l’assessore competente di Petriano, Eleonora Mistura. Adagostol’istitutocomprensivoPascoli di Urbino, dal quale dipendono i due asili in questione, ha comunicatoalcomunediPetrianochesarebbe stato necessario attivare una nuovaclasseall’asilodiGalloperché c’erano più di dieci bambini in lista d’attesa; ad essere in lista d’attesa proprio i piccoli marocchini e macedoni.“Ad agosto era troppo tardi dice Eleonora Mistura - per predisporre una nuova aula e l’acquisto delle attrezzature necessarie”. Il comune di Petriano non avrebbe potuto provvedere alla copertura economica e fra l’altro - continua l’as-

sessore - “di questi bambini era più giustochesioccupasseillorocomune di residenza, cioè Urbino”. Da qui la decisione di rifiutare le richieste d’iscrizionedeibambinidiPonteArmellina: marocchini, macedoni e un rumeno. Ma questo non sembra essere l’unico aspetto della questione. Le scuole di Gallo, si sa, raccolgono un’utenza ingranpartestraniera,vistalagrande presenza di immigrati nella zona. “Nel momento in cui i 2/3 dell’utenza sono stranieri e solo 1/3 italiani dice DanielaTittarelli, preside dell’Istituto Pascoli - la situazione è difficilmente gestibile da un punto di vista didatticoedicomunità”.Sembrache negli anni passati alcune famiglie marchigianeavesseroportatoviailoro bambini dalla scuola di Gallo. Ma perché trasferire i bambini in blocco proprio a Trasanni, dove c’era già un’ampia percentuale di stranieri? Che integrazione è possibile garantire in questo modo ai bambini immigrati? “Non capisco perché non hanno spalmato gli immigrati sututtoilterritoriourbinateanziché solo a Trasanni” – dice l’assessore Eleonora Mistura. L’asilo di Trasanni aveva l’anno scorso una sola classe,con28allievi:diquesti,solo15italiani. Con i 14 bambini di Ponte Armellina arrivati quest’anno, dunque, la maggior parte dei bambini dell’asilo di Trasanni è straniera: su una quarantina di alunni, 15 sono italiani, 2 rumeni e per il resto tutti marocchini e macedoni. chiara-battaglia@libero.it

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il Ducato

Crisi auto: in provincia calo di immatricolazioni in linea con il dato nazionale

Scetticismo sugli incentivi
Autosaloni e concessionari vendono meno ma non c’è allarmismo. Tiepido il mercato delle vetture ecologiche
ANDREA TEMPESTINI

P

roprietari di autosaloni e concessionari di Urbino e Fermignano concordano: il piano di incentivi varato pochi giorni fa dal governo non farà miracoli, anzi. Non si mette in discussione la concretezza o la potenziale efficacia del pacchetto, ma vengono piuttosto criticate le conseguenze a cui i provvedimenti possono portare e, a sentir loro, hanno portato negli anni passati. “Già mi davano del pazzo quando storcevo il naso per gli incentivi alla rottamazione del 2000” afferma sornione Amedeo Ottaviani, proprietario dell’omonimo autosalone di Urbino. “Provocano un enorme squilibrio in tutto il mercato, soffocano il lavoro di officine e ricambisti e portano le persone a f a r r o t t a m a re auto con soli 40.000 km. Con una metafora, sono come la raccolta della frutta acerba: rovina tutto l’albero”. Lauro Ubaldi è uno dei tredici soci del concessionario Ducauto, e senza toni polemici conferma come questi provvedimenti tendano a snaturare il mercato: “Non possiamo lamentarci troppo di questa crisi. Sì, l’abbassamento delle vendite negli ultimi mesi, circa del 30%, è in linea con quello nazionale, ma compensa l’ottimo 2007, quando grazie agli incentivi alla rottamazione il volume delle vendite era aumentato in misura identica a quel che perdiamo oggi”. E’ critico però con le tempistiche del provvedimento, perché “parlarne tanto e per tanto tempo ha paralizzato il mercato: la gente lo aspettava e non comprava. E poi non è giusto

Calano del 32 per cento le vendite rispetto a gennaio 2008

che la gente rottami macchine del ’99: sono buone, resistenti e possono durare ancora anni”. Incentivi che alterano il mercato. E’ il pensiero di tutti i commercianti interpellati. Per il proprietario della Fraternali Auto di Fermignano “non andavano fatti proprio! La gente si indebita sempre di più e – anche per lui è un aspetto importante – le auto nuove non si riparano e così muoiono anche le officine”. Dall’autosalone Metauro sono laconici: “Il pacchetto non farà miracoli. Non siamo solo noi a dirlo: basta comprare una rivista di settore per rendersene conto”. Operazioni governative a parte, qual è l’andamento delle vendite? I dati dell’ACI di Pesaro-Urbino relativi a immatricolazioni (mercato d e l n u ov o ) e passaggi di proprietà (mercato dell’usato) parlano chiaro. Da gennaio a luglio del 2008, nella provincia sono state immatricolate 13.389 auto, per una media mensile di 1.923 vetture. Da settembre 2008 – da che di crisi si è cominciato a parlare – a gennaio 2009, ammontano a 6.606 i nuovi mezzi iscritti al registro del Pra, pari a 1.321 al mese. Mediamente il calo mensile è del 31,3%; il periodo peggiore è stato dicembre, con sole 1.130 immatricolazioni. Il confronto fra il gennaio da poco concluso e quello dell’anno passato è impietoso: l’abbassamento è del 32,1%. Il mercato dell’usato subisce perdite più contenute, ma ugualmente significative. Nei due periodi considerati per le immatricolazioni, i trasferimenti di proprietà totali sono stati rispettivamente 16.129 e 9.651, media mensile di 2.304 e 1.930: il calo è del 16,2%. Ma la variazione tendenziale di gen-

Nonostante la contrazione del settore auto a Urbino, i concessionari sono dubbiosi sulle conseguenze che possono avere a lungo termine gli incentivi varati dal governo
naio 2009 rispetto a quello 2008 è più preoccupante: la contrazione delle vendite è del 20,8% (1.687 contro le 2.116 dell’anno passato). I numeri non darebbero adito a dubbi, eppure nella percezione dei proprietari dei concessionari la situazione non è almeno non per tutti - così buia. Per Ferdinando Valentini della Valentini Auto, “nonostante le 13/15 auto che vendiamo al mese siano meno di quelle che vendevamo prima di settembre, la crisi è stata ingigantita dai media”. Concordano alla Centrauto del signor Cancellieri: “La tv e i giornalisti hanno speculato, l’allarmismo è eccessivo. Il calo di vendite c’è, ma non come si vuole far credere”. Della differenza che emerge fra i dati provinciali dell’ACI e le dichiarazioni dei rivenditori, ne dà una interessante interpretazione Amedeo Ottaviani, che premette di essere ottimista per natura: “A Urbino la crisi si sente meno. I lavoratori pubblici sono la maggioranza, e la gente nel bene o nel male continua a spendere: non c’è il timore, come per chi lavora in fabbrica, di trovarsi a casa da un giorno all’altro”. C’è chi però ha una visione diversa, come Sauro Fraternali, che si aspetta un 2009 difficile. “La crisi c’è, eccome! Il periodo è pesante, in questo gennaio le vendite sono calate del 70%. Regge un po’ solo il mercato dell’usato”. Le case automobilistiche che tengono meglio botta sono quelle del gruppo Fiat e le tedesche, il particolare la Volkswagen: lo confermano gli autosaloni in toto. I clienti sono ancora poco attratti dalle auto ecologiche, anche se Cancellieri assicura che “cresce la sensibilità della gente, che compra auto a gpl e biodiesel più per rispetto dell’ambiente che per il risparmio sui consumi”. Ma questo mercato rimane marginale: Urbino è piena di salite e brutte strade, poco adatte a macchine meno prestanti. Inoltre “nonostante gli incentivi, costano ancora troppo: 2/300 euro in più rispetto ai modelli a benzina” chiosa Ferdinando Valentini. Costa troppo il carburante, insiste Ubaldi alla Ducauto: “Per il mercato delle auto ecologiche conteranno le reali intenzioni del governo. Non c’è proporzione fra il prezzo del greggio e quello del gasolio: alle pompe è a 1,1 euro al litro, quando un barile è quotato solo 35 dollari”. andrea.tempestini@hotmail.it

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ECONOMIA

Crescono i gruppi di acquisto solidale in città

Dalla terra alla tavola Le famiglie scelgono il biologico
CHIARA ZAPPALÀ

E

co come conomia, ecologia, ecosostenibilità. Da queste tre variabili nasce il progetto CAmbieRESti, che condensa, già nel nome, i concetti di “consumi”, “ambiente”, “risparmio energetico” e “stili di vita”. Trentacinque famiglie di Urbino verranno guidate, dal 17 febbraio e per sei mesi, nella sperimentazione di un modello di risparmio e rispetto dell’ambiente attraverso seminari e incontri con esperti. Se nuova è l’idea di progetto pianificato (controlli durante il semestre permetteranno di fare bilanci), il territorio di Urbino non è estraneo a esperienze di economia etica e solidale. “Bisogna ridare personalità a un’economia che ormai è senza anima”, dice Jacopo Cerchi, responsabile di CAmbieRESti. “Urbino si presta come territorio. Ci sono molte piccole aziende di agricoltura e allevamento biologici, attente all’ambiente, agli animali e al lavoro dell’uomo. Tutto questo ha un costo, noi lavoriamo per abbattere i prezzi, accorciando la filiera”. Così nascono i Gas, gruppi di acquisto solidale. Cioè reti di consumatori che si rivolgono direttamente ai produttori. “I negozi di alimenti biologici sono boutique, quasi in gioiellerie, tanto alti sono i prezzi” commenta Elisa Lello, che fa parte del Gas di Urbino da più di quattro anni. Come quella di Elisa, altre quaranta famiglie preferiscono acquistare costantemente prodotti la cui rintracciabilità è garantita. Frutta, verdura, pane, pasta, cereali, legumi, latte, formaggi, carne; ma anche prodotti per la casa e per l’igiene personale. Tutti biologici e biodinamici, sicuri, quasi sempre locali o del commercio equo e solidale. Si dà più valore a ciò che si acquista, perché si pianifica la spesa. Una volta al mese avviene la distribuzione dei prodotti secchi, una volta a settimana di quelli freschi. “È un dato di fatto che meno cose vanno a male” spiega Elisa. Venti giorni prima della distribuzione arriva agli iscritti ad una mailing list l’elenco dei prodotti e i rispettivi prezzi secondo la stagione. Chi è interessato, manda una mail per ordinare gli acquisti. I volontari, referenti per i produttori, vanno a ritirare i prodotti e poi li distribuiscono durante una serata che si trasforma in convivio. Anche se più spesso si finisce col parlare di altro, perché la collaborazione utilitaristica si trasforma in condivisione di

amicizie, questi sono momenti importanti per l’organizzazione del lavoro. Attraverso il confronto si orienta la produzione: si individuano le preferenze e poi si comunicano alle aziende i prodotti più richiesti. Talvolta si ricorre al pre-acquisto per investire sulla produzione secondo la stessa logica dell’equo e solidale. Nel suo terreno a Montecalende, Urs Abderhalden alleva tre mucche e una trentina di capre che danno il latte per produrre il formaggio, la ricotta e lo yogurt. È un micro-produttore “ortodosso” che crede al biologico. È arrivato dalla Svizzera vent’anni fa e ha trovato il terreno giusto perché, malgrado i suoi studi tecnici, fin da bambino desiderava essere contadino e allevatore. “Non lo faccio per guadagnare” dice, “So-

no sbagliate le battaglie per ingrandire le aziende. Prima conoscevamo tutti i campi e chi li coltivava. Questo è un valore che si sta perdendo, ed è un rischio”. Certo è che i Gas gli hanno facilitato il lavoro. “Non corro più dietro i clienti. Consegno i miei prodotti ai referenti”. Aggiunge Elisa: “Altri due concetti sono sostenuti dal Gas, l’autoproduzione, cioè la capacità a «fare le cose», come pane e conserve; e la reciprocità, perché le famiglie si scambiano i prodotti fatti in casa. Si evitano gli imballaggi usati dalla grande distribuzione, che costano e inquinano, perché si comprano prodotti sfusi o in contenitori riutilizzabili”. Ma allora niente più supermercati? “Ad essere sincera, ci entro solo per carta igienica e spazzolino”. kiasi@tiscali.it

L’allevatore Urs Abderhalden fornisce da anni i gruppi di acquisto solidale. Coltiva sette ettari a Montecalende

Calano le presenze, fiduciosa l’assessore alla cultura Mazzoli

Gli albergatori aspettano Raffaello
ALICE CASON

L

’inverno e la crisi economica costringono al letargo il turismo di Urbino. Gli albergatori della città accusano un forte calo delle presenze rispetto allo scorso anno. E nonostante la mostra di Raffaello, che verrà inaugurata tra meno di due mesi, le prenotazioni per la primavera sono ancora scarse. “Abbiamo dovuto ridurre gli orari di apertura - si lamenta Marco Papi, titolare dell’hotel Tortorina – e ora lavoriamo solo 16 ore al giorno”. All’hotel Raffaello alcuni dipendenti sono stati messi in ferie per mancanza di lavoro. È andata peggio a un dipendente dell’hotel Piero della Francesca, che è stato licenziato: “Abbiamo dovuto ridurre il personale delle camere, da tre a due perIl centro storico attende l’arrivo dei turisti per la sone - spiega il responsabile, la spinta necessaria per superare questo Antonio Vici - perché non ci sono clienti: periodo difficile, richiamando turisti da abbiamo 150 posti letto e in questi mesi tutta Italia e dall’estero. “Abbiamo grandi non riusciamo a riempirne neanche un aspettative - afferma Luigi Campagna, quarto”. presidente di Asshotel - ma non riesco a Gli albergatori sono decisamente preoccapacitarmi che un evento di così alto licupati, e non troppo fiduciosi. “Le gite scovello possa essere sfruttato solo tre mesi. E lastiche non sono ancora state confermaproprio nei tre mesi più ricchi per il turite - riflette Marco Papi del Tortorina – e smo urbinate. Così si rischia di limitare neanche il turismo straniero può darci gal’afflusso turistico alla stagione primaveranzie quest’anno. Noi lavoravamo molto rile”. I dati di Palazzo Ducale in effetti concon gli inglesi, ma ora la parità euro-sterlifermano le parole di Campagna: nei mesi na rende tutto più incerto. Dobbiamo esdi aprile, maggio e giugno 2008 sono stati sere ottimisti, però, è l’anno di Raffaello”. acquistati poco meno della metà degli inGià, l’anno di Raffaello. La mostra, dal 5 gressi annuali (84.657 su 187.591). Comaprile al 12 luglio, potrebbe dare a Urbino

preso anche agosto, più della metà dei biglietti (108.308). Gli albergatori però criticano soprattutto la scarsa pubblicità riservata all’evento fuori dalla provincia: “La mostra non è stata promossa finora – fa notare Antonio Vici, dell’ hotel Piero della Francesca - e siamo già a febbraio. Se si continua a non fare nulla, è ovvio che turisti non ne verranno. O magari arriveranno dalla riviera, e si fermeranno solo mezza giornata. E Urbino continuerà a perdere attrattiva”. Lella Mazzoli, assessore alla cultura del Comune, si dichiara al contrario soddisfatta del lavoro svolto da Civita, l’organizzazione che si occupa (tra le altre cose) della promozione della mostra. Civita “ha risposto con molta sollecitudine” all’intervento della Mazzoli di due settimane fa, nel quale mostra l’assessore aveva espresso preoccupazione per i ritardi della campagna pubblicitaria. Ora la promozione “funziona bene tanto quanto le campagne pubblicitarie degli altri grandi eventi in Italia”. Netto il disaccordo con gli albergatori: “Non credo proprio ci sia meno gente che viene a Urbino: le visite a Palazzo Ducale ad esempio sono aumentate. Io vedo gente che curiosa anche nei vicoli della città, turisti colti che non vengono a Urbino solo per i suoi monumenti più famosi. Un calo del 50% delle presenze, come dicono gli albergatori, è sinceramente incredibile. volalice3@yahoo.it

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il Ducato

Un epistolario lungo venti anni di amicizia. Pubblicate le carte con cui l’autore urb

Le lettere inedite di Volpo
GIULIA TORBIDONI

“C

arissimo Paolo, come mi è dispiaciuto il modo del nostro distacco. Siamo stati due stupidi. Adesso anche tu te ne sei ito, e il vuoto è aumentato un bel po’…”. Le parole, che nascondono un saluto affrettato ed esprimono una mancanza affettiva, risalgono al 1956 e sono indirizzate a Paolo Volponi. Il mittente è Pier Paolo Pasolini. La carta utilizzata è quella comune. La calligrafia è rapida, a tratti di difficile lettura, sembra quasi che risenta dei movimenti interni dello scrittore. Tutto traduce la familiarità tra il mittente e il destinatario che si aprono l’uno all’altro, senza i freni della letteratura e della poesia. Volponi parla di se stesso e della sua vita fatta di fragilità, dolori e divertimenti. Questa, come le altre epistole, testimonia l’amicizia fraterna, prima ancora che intellettuale e letteraria, di due uomini. Da qui il titolo del libro, che è anche l’inizio di una lettera che Volponi ha scritto a Pasolini nel 1972, “Scrivo a te come guardandomi allo specchio…”, edito da Polistampa e in libreria dal 16 gennaio. Due poeti, scrittori, intellettuali che sentono il bisogno l’uno dell’altro, come della propria immagine. Il libro riporta le ottanta lettere che Volponi scrisse per circa vent’anni a Pasolini: un cimelio che svela il legame profondo di due personalità impregnate del loro tempo. Le ventotto lettere pasoliniane non sono presenti nel libro. Sei furono pubblicate nel 1986, per Einaudi, in Pier Paolo Pasolini, Lettere 1955-1975 a cura di Nico Naldini. Le altre, di proprietà della famiglia Volponi, sono ancora inedite. Il rapporto epistolare tra i due iniziò nel 1956 quando Volponi lasciò Roma, per trasferirsi ad Ivrea e diventare direttore dei servizi sociali della Olivetti. L’esperienza di vita a fianco di Adriano Olivetti emerge dalle lettere in tutta la sua complessità. A Ivrea, come ha detto il filologo e critico letterario Raffaeli, Volponi vive l’ambivalenza di essere grande manager e intellettuale allo stesso tempo. La lontananza da Roma e dall’ambiente letterario è dolorosa e le epistole diventano una sorta di cordone ombelicale con gli ambienti culturali di quella città. Continuo è il richiamo e il saluto agli amici romani “…Salutami Bassani, Bertolucci, Caproni, Citati e riverisci Gadda, Penna e la Morante”. A volte il desiderio di tornare diventa uno sfogo momentaneo, come disse Volponi stesso, “…Lascio questo luogo e il mio lavoro, contrari e difficili. A Roma ritroverò amicizie, ozï, te e ogni tanto vedrò importanti letterati…”. Il lavoro alla Olivetti però gli permette

di introdurre elementi nuovi e originali nella letteratura e nella poesia italiane, a cui era ancora sconosciuto il complicato mondo della fabbrica e degli operai. Volponi sente il continuo bisogno di essere apprezzato, di avere consigli e opinioni sui suoi scritti da parte del poeta friulano. Questo perché, come dice Raffaeli, Pasolini lo ha aiutato a riconoscersi come poeta e scrittore. L’opinione e il consiglio dell’amico sono necessari al manager-scrittore e Pasolini ris p o n d e s p ro nandolo, suggerendogli correzioni alle sue opere e mostrandogli la sua stima: “…la tua poesia è molto bella, si legge d’un fiato e con dolcissima commozione…”. Il rapporto sembra quello con un maestro, nota Raffaeli, ma diventa un’amicizia osmotica, di dialogo e confronto. E nel confronto si evidenziano anche le differenze di due personalità e letterati ormai formati e autonomi. È il caso di Corporale, romanzo che Volponi difese e pubblicò, nonostante il giudi-

Il carteggio prosegue fino al 1975: “Ti abbraccio sperando di rivederti presto”

zio negativo che ne aveva dato Pasolini. Questo disaccordo creò una distanza tra i due scrittori: per quasi due anni non ci furono lettere. La corrispondenza riprese, ma un anno dopo il poeta che aveva cantato Le ceneri di Gramsci moriva lasciando Petrolio. Un’opera che Raffaeli definisce di risposta a Corporale: Pasolini si rivolse all’amico urbinate per avere informazioni sulla struttura dell’ambiente operaio e manageriale e adottò una forma letteraria simile a quella volponiana di Corporale. Il carteggio si chiude nell’agosto del 1975: “…Io parto per Milano. Ti abbraccio sperando di rivederti presto…”. I due amici si rividero a Roma pochi giorni prima che Pasolini venisse ucciso. Anni dopo Volponi commentò l’omicidio dell’amico: la sua dura accusa e il suo libro Scritti dal margine erano rivolti “…verso l’insufficienza e l’ipocrisia della cultura dominante e verso l’antica, sacra sordità degli istituti anche repubblicani”. giulietta_t@hotmail.com

”Cariss ...È tutt (non Ol niente Ma sta Garbate

”Caro P ...La tu un mom domen dai sol la part

Il giudizio sui due scrittori del critico letterario Gian Carlo Ferretti

“Marxisti, insieme inquieti ed eretici”
C
i tiene a dirlo, sebbene non gli sia stata formulata un precisa domanda in proposito. “Volponi è tra i maggiori scrittori del 900. Quasi ineguagliabile per la sua ricchezza problematica, per la forza visionaria e la tensione stilistica”. Giancarlo Ferretti è tra i pochi critici letterari italiani a conoscere con eguale profondità Volponi e Pasolini. Nel ’72 ha pubblicato, con La Nuova Italia, una sua monografia su Volponi e, quattro anni dopo, il famosissimo libro “Pasolini, l’universo orrendo”. Ha avuto la fortuna di conoscere e frequentare entrambi. Quali erano i rapporti tra Pasolini e Volponi? “C’è stata una grande amicizia, ma anche collaborazione di carattere editoriale. Quando Volponi scrisse “Memoriale” ed incontrò delle difficoltà a pubblicarlo, fu Pasolini a interessarsi presso l’editore Garzanti, rendendone possibile la pubblicazione”. Si trattava di una relazione maestro-allievo? “Non credo descriva bene i rapporti che intercorrevano tra i due. È più giusto parlare di un rapporto fraterno, pariun rapporto col Partito cotario sul piano intellettuale e munista italiano inquieto ma personale. Volponi ha avuto sempre fraterno, tra discusuna formazione molto comsione, dissenso e adesione. plessa, che non è riconduciSempre ondeggianti tra fasi di bile ad una sola critica aspra e persona, per fasi di avviciquanto Pasolinamento. L’alni sia stato per tra analogia è lui molto autod i c a ra t t e re revole e imporculturale: i vatante. Ebbe silori delle dicuramente un versità, delle grande rilievo, piccole patrie, come matrice delle tradizioculturale di ni artigiane, Volponi, la rivipreindustriali. sta Officina. Si a Pa s o l i n i Dove, oltre a c h e Vo l p o n i Pasolini c’eravedevano no altri scrittoquesti valori ri come Rovercontrapposti a si, Leonetti, quelli del neoFortini, Scalia”. capitalismo”. In che consiQuale rapporGian Carlo Ferretti stevano le to aveva Volprincipali differenze tra i poni con Urbino? due? “Di Urbino parla tantissimo: “Io parlerei soprattutto di nei libri come nelle poesie. Ha analogie. Di carattere politico rappresentato, per lui, una innanzitutto. C’è in entrambi “scuola”, come dice lui. Una un’opposizione al sistema scuola di vita, di civiltà, di capitalistico, al mercato, seprapporti umani e di vita polipure esposto in forme divertica. Urbino rappresenta i vase. Entrambi convintamente lori delle piccole patrie. In marxisti. Tutti e due vivevano conformità alla teoria dell’anticentralismo volponiano, è in opposizione alle “centralità” che opprimono le diversità e le culture locali. Urbino è la tradizione dell’Appenino, del mondo contadino, visto in contrapposizione al mondo industriale”. Volponi ha vissuto la sua esperienza letteraria tra Milano e Roma. Quanto hanno influito su di lui? “Volponi risente del clima benefico che si respira in entrambe le città. Tuttavia, per tutto il ‘900 c’è stato un rapporto inquieto tra l’ambiente milanese e quello romano. Milano era la capitale dell’industria, della moda. Roma il centro del potere politico”. Cosa significa leggere l’epistolario di uno scrittore? “Nella mia vita di studioso, la lettura degli epistolari è stata una delle esperienze più affascinanti. I ricordi più belli sono quelli passati negli archivi a leggere le lettere. Brancati, in “Paolo il caldo”, definisce la conquista di una donna “toccare il sudore della sua anima”. Per me leggere un epistolario è toccare il sudore dell’anima di chi scrive”. (g.m.)

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CULTURA E SPETTACOLI

nate parlava di arte e vita all’intellettuale friulano

oni a Pasolini
Il rapporto con la sua città natale

Roma, 15 ottobre 1956 mo Paolo, o il giorno che batto a macchina vetti): pallone e niente amore. era davanti al Cinema lla c'è un messicano… Ivrea, 17 ottobre 1956

“Sogno Urbino, ma non ci tornerò”
GIORGIO MOTTOLA

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ier Paolo, a lettera mi ha però ridato mento di quelle estenuanti che romane di mezza stagione influenzali, di quando dopo ta prendevamo il tè...

LA VITA DEL MAESTRO

Poesia, prosa e Olivetti
Paolo Volponi nasce ad Urbino il 6 febbraio 1924. Nel 1950 incontra Adriano Olivetti con cui condivide il progetto di creare un nuovo modo di lavoro industriale. Il ramarro, primo libro di poesie, è del 1948. Dopo tre anni di vita a Roma si trasferisce a Ivrea (1956). Qui è direttore dei servizi sociali alla Olivetti che lascia nel 1972 per la Fiat di Torino. Pubblica altri libri di poesie e con Le porte dell'Appennino (1960) vince il Premio Viareggio. L’esordio da narratore è con Memoriale (1962). Nel ’65 si aggiudica il Premio Strega con La macchina mondiale. Corporale è del 1974. Diventa presidente della Fondazione Agnelli (1975), incarico che lascia per la sua adesione al Partito Comunista con cui diventa senatore nel 1983. Pubblica altri romanzi tra cui: Il sipario ducale (1975) e Le mosche del capitale (1989). Muore il 23 agosto 1994 ad Ancona. (g.t.)

Paolo Volponi (a destra) insieme al prof. Renato Bruscaglia e al prof. Carlo Ceci (al centro). Amico dello scrittore sin dagli anni 50, Ceci insegnava Storia dell’Arte a Urbino ed era in affitto in casa della nonna del poeta

ul palco c’è un distinto signore di mezz’età che parla. Una bandiera azzurra con al centro una fiamma tricolore sta accanto a lui. L’uomo intravede Volponi giungere nella piazza. Il comiziante sa già che lo scrittore salirà su quello stesso palco, subito dopo di lui. Sa anche che parlerà a nome di Rifondazione comunista. Non appena lo riconosce, rimane per un attimo zitto davanti al microfono. Pensa, soppesa bene le parole e si rivolge al pubblico:”Chi interverrà dopo di me è uno dei più grandi scrittori italiani. Un marchigiano che fa onore a questa terra e che questa terra deve onorare”. Fa, quindi, un breve pausa per rimarcare la straordinarietà di quanto sta per dire. E prosegue:“Invito coloro che sono venuti qui a sostenere me e Alleanza nazionale a rimanere in questa piazza, dopo il mio intervento. Li invito ad a s c o l t a re quello che dirà Volponi, nonostante la pensi diversamente da noi”. Era il marzo del 1994. L’autore di Memoriale, sebbene molto malato, aveva accettato l’invito di Rifondazione comunista a chiudere la campagna elettorale a Macerata. Intellettuale con una visione della realtà “precisa , polemica e spigolosa”, come lo motteggiava, a volte, Leonetti. Tuttora, però, è difficile trovare un urbinate disposto a muovergli una critica sul piano personale. “Lo rimproveravo spesso di essere troppo disponibile con tutti, di non sapersi negare”, ricorda Gualtiero De Santi, professore di Letteratura all’Università di Urbino e suo amico fino alla morte. Le giornate a Urbino le trascorreva in piazza. Scendeva dopo le dieci del mattino. In compagnia degli amici urbinati, passava il tempo tra il circolo cittadino e il bar Bertozzi, che oggi si chiama “del corso”. Non tragga, tuttavia, in inganno la socievolezza bonaria di Volponi. Il suo rapporto con la città di Urbino era tutt’altro che pacioso.”Doloroso”, “conflittuale”. Gli aggettivi che adopera De Santi per definirlo sono netti, privi di sfumature. Lo scrittore

Il poeta urbinate voleva una città laboratorio politico e sociale

era molto legato alla sua città. A Pasolini scriveva:”Sogno infantilmente Urbino”. Ma, spesso, nelle missive al poeta delle “Ceneri di Gramsci”, lo scoramento prevaleva: “Torno da Urbino e ho capito che non ci vivrò mai più per sempre”. Vivere a Ivrea e lavorare in fabbrica gli causava malessere, malinconia. Soprattutto dopo la morte di Adriano Olivetti. Con Urbino, però, seppure nella distanza, conservava una relazione tormentata. “Laterale”, suggerisce Domenico Devanna, ex professore universitario di Storia dell’arte, che frequentò intensamente Volponi a Roma e nella città ducale. “Lui – dice lo storico dell’arte -viveva soprattutto a Milano: una realtà all’epoca culturalmente viva, piena di mostre e artisti. Ovvio che, quando tornava, vedesse la sua città d’origine con aspirazioni e un punto di vista, in un certo senso, lombardo”. Volponi avrebbe voluto fare di Urbino un “laboratorio politico e sociale”, confida il professor De Santi. Ricreando così quello stesso clima di vitalità intellettuale, artistica e di impegno politico che trovava al Nord e a Roma. In “Sipario ducale” lo scrittore offrì un’immagine fortemente critica di Urbino: città prigioniera di ombre, familismo, intrecci di potere e del suo passato. Quando il libro vinse il premio Viareggio, Carlo Bo faceva parte della giuria. Volponi, qualche giorno prima, aveva rivelato alla stampa che il rettore aveva ispirato uno dei personaggi meno lusinghieri del suo romanzo. Al momento della premiazione, Carlo Bo si alzò e se ne andò. Il grande linguista era, già all’epoca, la figura più influente a Urbino. Tra i due ci fu, comunque, sempre affetto e grande stima. Volponi, secondo De Santi, gli attribuiva un atteggiamento troppo paternalistico nei suoi confronti e verso la città. Quando però a Carlo Bo, verso la fine degli anni ’90, qualcuno rivolse la domanda:”Chi era più grande tra Volponi e Pasolini?”. L’anziano rettore rispose, senza neanche pensarci:”Volponi. Non c’è alcun dubbio”. cogitomail@virgilio.it

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il Ducato
“La mostra verrà inaugurata il 3 aprile. Presente il ministro Bondi” “Previsto a giorni un incontro per definire gli ultimi dettagli organizzativi” “Ci sarà grande attenzione allo sviluppo del tessuto professionale locale”

Lorenza Mochi Onori, sovrintendente ai beni culturali

Lella Mazzoli, assessore al turismo del comune di Urbino

Il logo di Civita, la società di servizi che cura la mostra

Finite le polemiche dei giorni scorsi. L’assessore Mazzoli: “C’è voglia di fare”

Raffaello sulla rampa di lancio
Ancora assente la pubblicità. Civita: ”Siamo già su radio e quotidiani. Dal 16 marzo manifesti nelle Marche”
LUCA ROSSI
llo IAT, l’ufficio delle informazioni per l’accoglienza turistica, sfogliando le brochure e scartabellando tra i volantini, ci si accorge che manca l’urbinate per eccellenza: Raffaello. La pubblicità della mostra che verrà inaugurata il 3 aprile latita. Le polemiche sui ritardi dell’organizzazione non sono mancate. E le guide turistiche si sono fatte sentire, denunciando il mancato coinvolgimento nella gestione dell’evento. Ma i vari operatori: le associazioni, gli enti pubblici, le società che si occupano della promozione dell’evento, mostrano ottimismo, voglia di fare e di mettere a tacere i contrasti delle prime settimane. “Nella conferenza stampa dei primi di dicembre – ha dichiarato la sovrintendente Lorenza Mochi Onori – a cui hanno partecipato tutti gli operatori interessati, sono state date le informazioni riguardo ai prezzi, alle opere, agli orari. La mostra sarà inaugurata il 3 aprile dal ministro Bondi: ora c’è solo bisogno di un maggior coinvolgimento della cittadinanza”. “Appena si sono risolti alcuni disservizi – è la replica di Lella Mazzoli, assessore alla cultura e al turismo di Urbino – Civita, la società romana incaricata di promuovere l’evento, si è attivata. Mercoledì ci sarà un incontro con tutti gli operatori per definire gli ultimi dettagli organizzativi”. Ma quali sono stati questi disservizi? A Civita è stato imputato un mancato coinvolgimento delle guide turistiche, delle cooperative, delle associazioni. Un ritardo sulla pubblicità. Un’incapacità di “fare sistema”, lasciando professionalità sul territorio che lo possano arricchire nelle attività future. Flavio Orazi, guida turistica membro dell’associazione “Urbino Ducale”, evidenzia gli aspetti critici nell’organizzazione della mostra: “Ogni gruppo di visitatori non dovrà superare le 25 unità e a ciascun gruppo verrà assegnata una guida. Se il gruppo va oltre i 25 membri, sarà obbligatoria la presenza di due guide e i costi aumenteranno. Le visite a Palazzo Ducale, inoltre, si intersecheranno con quelle alla mostra, creando confusione nei periodi di maggior afflusso.” E aggiunge: “Inizialmente Civita voleva istituire delle proprie visite guidate usufruendo di personale non abilitato alla professione. Fortunatamente, l’accordo finale prevede la collaborazione tra la società e le guide di Pesaro-Urbino”. L’intesa con le guide è stata raggiunta. Dal Comune e dalla Provincia arrivano parole di elogio per l’attività della società romana. C’è solo un aspetto che ancora stupisce gli urbinati: la pubblicità, ancora assente, impalpabile sul territorio a meno di due mesi dall’inizio della mostra. “Il nostro incarico – ha dichiarato Alberto Rossetti, direttore di Civita – risale a dicembre. Dati i tempi e il budget, definito grazie alle precedenti mostre che abbiamo promosso, non potevamo fare di più. Civita ha investito 1,2 milioni di euro in questa mostra, più della metà dei costi totali, e conta già 5000 prenotazioni: è nel nostro interesse realizzare le cose al meglio.”. Il direttore è convinto: “Solo per il trasporto delle opere e per la pubblicità ci affidiamo ad aziende nazionali. Per il resto, non portiamo nessuna professionalità da fuori: oltre a promuovere l’evento, stiamo tentando di fare a Urbino tutto ciò che è possibile realizzare sul territorio, con grande attenzione all’evoluzione del tessuto locale”. Per quanto riguarda la pubblicità, Civita sta anticipando la promozione su quotidiani (La Repubblica, Il Sole 24 Ore, Il Corriere della Sera, Il Messaggero, Il Resto del Carlino, Il Corriere Adriatico) e radio (Radio 24) con l’intento di creare grandi aspettative. I pannelli pubblicitari partiranno il 16 febbraio, i manifesti il 16 marzo, in 900 posizioni di affissione sparsi in tutte la Marche. La promozione della mostra sta per cominciare. lucarossi85@hotmail.it

LA WEB GALLERY

A

L’accordo prevede che la società e le guide provinciali lavorino insieme

La mostra di Raffaello sul Ducato Online. La pagina, divisa in quattro sezioni, presenta una galleria fotografica dei dipinti che verranno accolti a Palazzo Ducale. Disponibili inoltre tutte le informazioni sull’esposizione, il progetto, alcune notizie sul pittore, la mappa, gli orari di visita, gli organizzatori. http://www.uniurb.it/gio rnalismo/speciali/2008-2010/raffaello/mostra-raffaello.htm

car te llo ne
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Cinema
VALZER CON BASHIR Cinema Ducale fino al 20 febbraio Feriali: 20.00/22.00 Festivi 16.00/18.00 20.00/22.00 Una sera, in un bar, un amico racconta al regista Ari Folman un incubo in cui 26 cani feroci lo inseguono. Il sogno è collegato alla loro missione nelle file dell'esercito israeliano durante la

prima guerra del Libano. Ari ha dimenticato tutto. Decide di cercare vecchi compagni d'armi per riscoprire la verità. Un film in cui l'animazione si scontra con una cruda realtà storica.

QUESTO PICCOLO GRANDE AMORE Cinema Ducale fino al 20 febbraio feriali 20.30/22.30 festivi 16.30/18.30 20.30/22.30

E' il 1972. L'Italia è preda dei movimenti giovanili. Proprio durante una manifestazione studentesca, Andrea, un universitario, e Giulia, una liceale, si conoscono. Tra i due scatterà subito la scintilla che, ben presto, sulle note delle canzoni di Claudio Baglioni, li farà innamorare perdutamente. Il primo vero amore impor tante, fatto di varie fasi, sconvolgerà le loro vite. La loro storia sarà l'ultima avventura dell'adolescenza prima di diventare adulti.

EX Cinema Nuova Luce Dal 5 al 19 febbraio Feriali: 21.30 Festivi: 17.30/21.30

Vicende incrociate di una ventina di personaggi, accomunati dal traumatico ed imprevedibile riapparire di un ex fidanzato nelle loro vite. Il cast è particolarmente ricco: da Claudio Bisio a Nancy Brilli; da Silvio Orlando a Claudia Gerini.

CULTURA E SPETTACOLI

Il 18 febbraio al Sanzio lo spettacolo dal libro di Saviano

Fino al 15 marzo

La verità di Gomorra
In cinque storie l’opera racconta vite imprigionate nel sistema della camorra
CLAUDIA BANCHELLI

La vera faccia di Federico da Montefeltro

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n’immagine di delirio criminale e decadenza sociale. Storie di vita che si agitano imprigionate in un cantiere di periferia. Un senso di angoscia e impotenza scaturito dal sistema che oscilla tra perenne costruzione e continuo oblio. Voglia di riscatto. In scena: Gomorra. Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile di Napoli e diretto da Mario Gelardi, da più di un anno si esibisce sui palcoscenici dello stivale. Il 18 febbraio sarà la volta del teatro Sanzio; fiati sospesi per una messa in scena decisamente poco romantica. L’adattamento teatrale del racconto - reportage di Roberto Saviano (dal quale sono tratti i cinque personaggi del testo) è stato scritto nel 2005 dall’autore insieme al regista Mario Gelardi, ancora prima che il libro fosse pubblicato. “Verità e potere non coincidono mai”, con queste parole di Saviano, interpretato dall’attore Ivan Castiglione, si apre il sipario della scioccante rappresentazione teatrale. Gomorra a teatro racconta stralci di vite corrotte dal sistema della criminalità organizzata. All’interno dello spettacolo si alternano due modi per raccontare le storie dei protagonisti: da un lato l’azione sottomessa di chi obbedisce agli ordini dei boss, dall’altro la meschinità delle “menti”che comandano il sistema. Tutto è raccontato senza filtri; tra tubi, immondizia e polvere che occupano la scena. Un linguaggio forte e diretto che ha il compito di arrivare sia a chi non conosce e non ha mai vissuto la camorra, sia a chi nel sistema vive ogni giorno. “Attraverso la proiezione di immagini astratte e pittoriche, grazie al linguaggio della video

Francesco Di Leva e Adriano Pantaleo in uno dei momenti più intensi della rappresentazione
arte di Ciro Pellegrino, siamo riusciti a rendere più diretto l’impatto dello spettatore con alcune parti del racconto” ha spiegato il regista Mario Gelardi. Le vite periferiche narrate in Gomorra rappresentano una realtà scomoda e agghiacciante. Il testo offre così una fotografia di abbandono del territorio napoletano, imprigionato tra i tentacoli di un sistema senza Stato, dal quale la società non riesce a districarsi. La versione teatrale affronta con estremo realismo i retroscena di una piaga sociale che spesso risulta più facile ignorare che raccontare in tutta la sua crudezza. Libro e film hanno raccolto lodi in tutto il mondo, mentre critiche e irritazione sono arrivate da alcuni ambienti del nostro Pasese, che hanno accusato l’autore di “diffonderne una cattiva immagine”. Anche lo spettacolo teatrale non ha avuto vita facile. “Al debutto della messa in scena a Napoli, nel novembre 2007, tra tutte i soggetti istituzionali, soltanto l’Assessore regionale all’Istruzione ha partecipato - ha dichiarato Gelardi – e anche nelle altre date campane non abbiamo mai avuto come spettatori rappresentanti delle Amministrazioni. Nella tappa di Marano l’evento è andato in scena con le forze dell’ordine fuori dal teatro per garantire l’ordine pubblico, mentre a Torre del Greco sono stati strappati i manifesti dello spettacolo. Piccole intolleranze significative”. Certo è che la camorra non è un problema solo per il sud Italia. “Due regioni nelle quali è forte il rischio di collusione tra imprenditoria e camorra sono Emilia Romagna e Lombardia. In Campania c’è l’esercito ma l’economia è al nord”. Gomorra è la denuncia di un sistema nel sistema, alla faccia delle differenze territoriali, nord e sud non contano più, gli affari tra politica, imprenditoria e camorra si fanno ogni giorno e ovunque. claudia.banchelli@libero.it

In Campania manifesti strappati e polizia fuori dal teatro per garantire la sicurezza

ederico da Montefeltro non è più solamente un profilo. L’immagine che tutti conoscono di lui, mai ritratto frontalmente, oggi si concretizza in tre dimensioni. Una mostra d’eccellenza al Collegio Raffaello restituisce al pubblico le reali sembianze del personaggio attraverso la ricostruzione del duca a grandezza naturale: sulla base della Pala di Brera, famosa opera di Piero della Francesca dipinta per la chiesa di S. Bernardino, un’équipe di specialisti ha riprodotto la struttura del mecenate curandone i minimi dettagli. I capelli, naturali, sono stati inseriti nella cera uno ad uno; l’occhio sinistro è una vera protesi oculare scelta sul colore dell’iride di Federico; il volto si è ottenuto tramite accurate analisi al computer di tutta la sua iconografia finora conosciuta. La statua di cera (ma verrebbe da dire “l’uomo”, tanto è realistica la riproduzione) è in posizione eretta e avvolta nell’armatura, anch’essa fedelmente riprodotta e forgiata a mano con i metodi antichi. Tutto intorno, alle pareti, lo studiolo del duca è riprodotto per intero con fotografie ad alta risoluzione. A corredare la mostra, o forse a renderla unica, vi sono le ricostruzioni materiali degli strumenti scientifici raffigurati nelle tarsie. Il lavoro del gabinetto di Fisica dell’università di Urbino è durato quasi due anni, ma ha dato i suoi frutti: l’astrolabio, che localizza la posizione dei corpi celesti e individua le ore del giorno; l’orologio meccanico a pesi, grazie al quale sembra che Federico si svegliasse nel cuore della notte per pregare; il mazzocchio, un grande anello di legno sfaccettato, simbolo della geometria. L’esibizione vuole rivalutare la Urbino scientifica, meno conosciuta rispetto a quella artistica e letteraria. Si intitola “Federico da Montefeltro, Signore d’Armi e di Cultura”, ed è prolungata fino al 15 marzo. Da non perdere. (m.b.)

Mostre
(R)ESISTERE PER IMMAGINI Isia, Istituto Sup. Industrie Artistiche Urbino lun-ven dalle 9,00 alle 18,00 Fino al 28 febbraio

video-testimonianza di alcuni partigiani, documentario realizzato dall’Accademia di Belle Arti di Urbino.

Concerti
RANDOM QUARTET I classici del rock Teatro Sanzio Giovedi 26 febbraio Ore 21.00 La formazione nasce da un'idea dell'estate 2005 di arrangiare alcune canzoni prese dai più disparati generi musi-

La mostra rende omaggio a Germano Facetti, art director della Penguin Books, creativo poliedrico e uomo sopravvissuto alla Deportazione. Fra le installazioni, vi è anche la

cali quali il rock, il jazz, il reggae, la musica da ballo ed altri ancora, e di eseguirle con un quartetto d'archi elettrci.A questi si sono poi aggiunti, durante la fase di arrangiamento ed adattamento dei brani, un percussionista ed una voce solista. Ne è scaturito un insolito sestetto dalla "parvenza" di un ensemble classico ma con l'impatto e la presenza scenica di un gruppo rock. Il repertorio comprende brani cantati da gruppi ed autori quali Jimi Hendrix, Fabrizio De Andrè, Led Zeppelin, Police, Bob Marley, Astor Piazzola.

MUKKAKE PARTY IT Glamour Urbino Mercoledì 18 febbraio ore 22,30

LYNNE ARRIALE TRIO Teatro Sanzio Urbino Sabato 14 febbraio ore 21,15

Cinque dj, un veejay e sette ore di live set. Sono i numeri di questo mini festival di musica elettronica di alta qualità. Nelle due sale messe a disposizione dal Glamour si alterneranno NooZ, Smegma, Vommy Tee e Vic. Alle spalle della consolle vi saranno le video-performance di mr. Hyde.

Nona edizione di Jazz’in provincia, la rassegna firmata Fano Jazz. Sul palco arriva Lynne Arriale, la statunitense che il New York Times definisce “uno dei migliori pianisti jazz dell’intera scena mondiale”. Al suo fianco ci saranno due nuovi musicisti: Thomas Bramerie al contrabbasso e Anthony Pinciotti alla batteria.

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il Ducato

Università e ricerca: la sfida contro la malattia

Aids: la speranza da una proteina
Entro l’anno si attendono i primi risultati della sperimentazione
GIULIA AGOSTINELLI

L

a chiave di volta nella ricerca di un vaccino contro l’Hiv potrebbe arrivare dall’università “Carlo Bo” di Urbino. Da dieci anni il centro di biotecnologie dell’università urbinate sta lavorando alla produzione di una particolare proteina utilizzata nella sperimentazione sui pazienti di un vaccino che potrebbe bloccare l’avanzamento, in chi ne soffre, della Sindrome da immunodeficienza acquisita, più comunemente conosciuta come Aids. Il vaccino si sta testando in diverse strutture cliniche che collaborano al progetto, su un gruppo di circa 128 pazienti adulti, sia sani che infettati dal virus. La produzione vera e propria del prodotto, finanziata e commissionata volta per volta dall’Istituto superiore della sanità, avviene, grazie anche alla collaborazione di ricercatori e professori dell’ateneo urbinate, nei laboratori di Fano della società biotecnologica Diatheva, risultati gli unici disponibili in Italia per la realizzazione del vaccino sperimentale. “Noi riteniamo che questa proteina, nota come proteina Tat – afferma il prorettore dell’ateneo di Urbino professor Mauro Magnani che cura direttamente questa sperimentazione – gioca un ruolo importante nella ricerca di un vaccino per l’Aids. Questo poiché non è una proteina che sta sulla parte esposta del virus Hiv, è comune nelle diverse varianti del virus e serve al virus stesso per replicarsi”. Se l’efficacia di questo vaccino verrà dimostrata, sarà, quindi, possibile interrompere la riproduzione del virus in modo che non si diffonda nel paziente che lo ha contratto, permettendo che la risposta immunitaria sia più semplice e veloce. Oggi gli studi portati avanti dall’università di Urbino insieme alla società Diatheva si trovano a metà della fase due, iniziata a luglio 2008 dopo l’ok arrivato dall’Istituto superiore della sanità. Il professor Magnani spera che entro quest’anno si possa già iniziare l’analisi dei dati raccolti per poter passare poi alla fase finale della sperimentazione. Dopo che i vaccini e i farmaci vengono testati in laboratorio e sugli animali, si arriva, infatti, alla sperimentazione clinica, ossia su dei pazienti volontari. La procedura impone che la ri-

cerca si divida in tre fasi durante le quali si verifica la sicurezza, l’efficacia del prodotto e il tipo di risposta che si ha nei pazienti sottoposti ai test. Una scoperta che potrebbe essere fondamentale nella lotta all’Hiv visto anche che i dati raccolti dall’agenzia delle Nazioni Unite, Unaids, nel rapporto globale 2007 sull’epidemia dell’Aids confermano che solo nel 2007 si sono ammalate di questa malattia 2,5 milioni di persone. Altre 2,1 milioni ne sono morte, di

cui 330.000 erano bambini al di sotto dei 15 anni. Una vera epidemia. “Il gene del virus – spiega il professor Magnani – è stato clonato in batteri e in questi viene prodotta la proteina ricombinata Tat che poi viene usata nel vaccino prodotto dall’università di Urbino e dallo spin off di Diatheva. Finché non sarà finita la sperimentazione non potremo sapere se questo sarà il vaccino giusto. Noi ovviamente ci crediamo molto”. giulia.agostinelli@libero.it

Una ricercatrice nel laboratorio di Biologia molecolare

Da cinque anni niente concorsi per lavorare a tempo indeterminato

Overdose di didattica senza contratti
MATTEO FINCO

R

icercatori. Di un contratto, prima di tutto. L’ultimo ad Urbino a vincere un concorso per un posto da ricercatore di ruolo ha sostenuto la prova nel 2004.Poi il blocco dei concorsi, viste le difficoltà economiche dell’ateneo. “È una cosa che personalmente avverto con disagio. È necessario inserire ogni anno dei giovani, per la vita fisiologica dell’Università. Un ateneo che non si preoccupa di questo non ha futuro”. Vilberto Stocchi, prorettore alla Ricerca e preside della facoltà di Scienze Motorie, parla chiaro. Da cinque anni ormai vengono banditi soltanto borse post-dottorato e assegni di ricerca, di solito della durata di un anno. Il prorettore stesso mette in luce il paradosso, “se si pensa che un normale contratto d’affitto dura quattro anni”. Considerando che in gran parte si tratta di persone oltre i trent’anni, si coglie la drammaticità di un futuro che non va oltre l’orizzonte di un solo anno. Ora però la situazione economica dell’università si va ristabilendo. Dopo la statalizzazione il piano di rientro è a buon punto; tuttavia l’università non può né assumere personale, né indire nuovi concorsi, in base alle recenti leggi 133/2008 e 1/2009, che non considerano “virtuosi” (ovvero mer itevoli di finanziamenti straordinari) gli atenei che superano il 90% nel rapporto fra costo del personale e finanziamento ordinario. Urbino è tagliata fuori, anche se si lamenta del fatto che è proprio il finanziamento ordinario ad essere basso. Inoltre, prosegue Stocchi, “bisogna considerare che il rapporto professori/stu-

denti è inferiore alla media nazionale”. Qui si inserisce un’altra problematica: i ricercatori, pur non essendo tenuti a farlo, svolgono attività didattica. Spesso con carichi notevoli, quasi come gli ordinari. Ma ciò non viene riconosciuto in termini economici. Nei bandi più recenti sono addirittura previste, per incarichi triennali a tempo determinato, ben 200 ore di didattica. Per un ricercatore alla prima esperienza è chiara la gravosità di tal compito, considerando la preparazione che richiede. “Dovrebbero riconoscerci l’attività didattica. Oppure ci facciano fare i concorsi”, sostiene Stefano Azzarà, rappresentante dei ricercatori. E sottolinea un altro aspetto spinoso: quello della rappresentatività nell’elezione del Rettore. Qui il

voto dei ricercatori (ma solo di quelli di ruolo), in base al nuovo Statuto, approvato a dicembre, rappresenta il 24% dei voti espressi, mentre quello di ordinari ed associati pesa per il 48%. Stocchi afferma che si è scelto questo sistema per la distribuzione “a piramide” dei docenti di Urbino (103 ordinari, 138 associati, 202 ricercatori e assistenti ordinari), in base al principio di “pari dignità delle fasce”, per evitare che una categoria possa condizionare eccessivamente l’elezione. I problemi sono tanti, e c’è da chiedersi se, grazie alla ristabilita situazione economica dell’ateneo, si possano auspicare radicali cambiamenti che, svecchiando un modello gerontocratico, diano nuovo lustro ad un’attività vitale per l’università. fincomatteo@gmail.com

ISCRIZIONI

In aumento a Lingue
Sul Ducato n.2 del 30 gennaio, nell’articolo sulle iscrizioni è stato erroneamente assegnato un calo di iscritti alla facoltà di Lingue e letterature straniere. Invece di diminuire, al 26 gennaio gli iscritti risultavano aumentati di 86 unità, come in effetti riportato nella tabella. f.c.

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UNIVERSITÀ

Gli studenti spingono per l’estensione della copertura all’intero territorio

Luci e ombre del wireless
Il professor Bogliolo, responsabile dell’iniziativa: “Puntiamo sul campus digitale per migliorare il progetto”
ANNALICE FURFARI
ti nell’iniziativa. E soprattutto abbiamo creato a Urbino una realtà che prima non esisteva: quella del Wireless”. Il professore tiene, poi, a ricordare un’opportunità poco sfruttata. Si tratta dell’Hyperlan, tecnologia prevista nel progetto del 2006, che consente la copertura delle zone in digital divide, cioè quelle in cui l’Adsl non arriva. I ripetitori Hyperlan creano un anello attorno alla città, ma gli utenti che usufruiscono del servizio sono solo un centinaio, perché, per poterne godere, è necessario richiedere l’installazione di un’antenna che ha un costo di circa 300 euro. Costo non coperto dall’università. Bogliolo stesso ammette che il progetto può essere migliorato. Ed ecco perché vi sono molte iniziative in cantiere. Tra queste, Fon student, la cui sperimentazione è partita a novembre. Gli studenti che si recano all’estero hanno la possibilità di richiedere gratuitamente alla propria segreteria un pass giornaliero, che consente loro di accedere a internet attraverso gli oltre 400.000 hot spot Fon attivi nel mondo. Infine, l’università sta per ricevere dalla Presidenza del Consiglio dei ministri un finanziamento di 100.000 euro per il progetto denominato Campus digitali, che consentirà l’estensione dei servizi universitari online, tra cui la verbalizzazione digitale degli esami, fondamentale per ridurre i costi di segreteria, la circolazione della carta e i tempi di registrazione delle carriere degli studenti. annalice.f@libero.it

L’

orologio segna le 22.30. Il termometro è fermo sui 4 gradi. In c u r a n t i d e l freddo, sei ragazzi si stringono nell’esiguo spazio degli scalini di piazza San Francesco. Con un unico obiettivo: collegare il loro pc a internet, sfruttando la rete Wireless dell’università. L’iniziativa, denominata Urbino Wireless Campus, è partita nel 2006 con l’obiettivo di offrire agli studenti una rete Wireless universitaria, attraverso cui accedere a una vasta gamma di servizi. Ma, a oltre due anni dall’avvio, sono ancora tanti i problemi irrisolti che suscitano le lamentele degli studenti. Come spiega Ilenia Dottori, al secondo anno di Scienze della comunicazione, “la connessione è lenta e instabile, soprattutto quando molti ragazzi ne usufruiscono”. Valerio Cappiato, al primo anno di Scienze motorie, racconta: “Chi, come me, non abita in centro, deve spostarsi e venire qui appositamente per internet”. Insomma, gli universitari spingono per una connessione più veloce e per l’estensione delle aree coperte. Al momento, la rete dispone di 50 hot spot (ripetitori) Wi-Fi. Ve ne sono in alcune piazze (Repubblica, Rinascimento, Duca Federico, San Francesco e San Filippo), al Teatro Sanzio, alla Fortezza Albornoz e nelle aree comuni dei Collegi. Chiamato in causa, Alessandro Bogliolo, professore della facoltà di Scienze e tecnologie e responsabile di Urbino Wireless Campus, difende la validità del suo progetto: “L’obiettivo da cui siamo partiti non era quello di estendere il più possibile il numero di hot spot presenti sul territorio, bensì quello di giocare un ruolo di catalizzatore di capacità altrui, coinvolgendo gli studen-

Collegarsi a internet con il Wireless in piazza San Francesco

Computer per lavorare sul campo: nuovi alleati dei geologi

Per analizzare la terra basta un click
MICHELE MASTRANGELO

“R

icercatore sì, ma di fondi”. Ci scherza su Mauro De Donatis, professore associato di Litologia e Geologia all’Università di Urbino. Il suo progetto-software, chiamato BeeGISS, è conosciuto in tutto il mondo e può vantare sperimentazioni internazionali. Tuttavia i fondi sono difficili da trovare. Ma cos’è e come funziona il BeeGISS? Il programma nasce per agevolare le rilevazioni geologiche, lavorando direttamente sull’area di studio. In pratica il geologo esamina le mappe e appunta le anomalie trovate nei terreni direttamente sul luogo di studio, senza tornare quindi in ufficio. Al contrario del BeeGISS, gli altri software, come il Geographic Information System, permettono sì di acquisire, registrare e analizzare tutte le informazioni raccolte, ma non possono essere istallati nei computer portatili. Sono sistemi rigidi, troppo pesanti. E allora eccola l’idea di De Donatis: portare i Pc direttamente sul terreno piuttosto che trasportare i dati. In

questo modo il geologo migliora le sue indagini, agendo in tempo reale direttamente sul suo programma. Le grandi versatilità del BeeGISS sono anche integrate da portatili di utima generazione. Con uno schermo touch screen il ricercatore disegna e appunta le proprie rilevazioni subito sul monitor e, se fornito di una connessione Wi-Fi, le può inserire in tempo reale nel database centrale. Il BeeGISS è partito nel 1999, inizialmente con il nome “Map IT”. Insieme ad una ditta convenzionata di Urbania, la Terranova, è stato creato nel 2004 il primo scheletro del software, con la prospettiva di poterlo poi in un futuro commercializzare. Ma la collaborazione non ha portato prodotti sul mercato. Da qui inizia il ruolo da “ricercatore di fondi” di De Donatis: per risolvere il problema e per trovare finanziamenti per proseguire nello sviluppo, il professore decise così di lanciare il suo progetto come open source scaricabile da tutti, dando gratis agli interessati la licenza d’uso. Da questa apertura sono sorte molte col-

laborazioni. Il BeeGISS, oltre ad essere adottato da centri in tutto il mondo, come il Servizio Geologico dell’Utah, è anche finanziato da un progetto dell’Unione europea. Essendo una open source, il BeeGISS può inoltre essere sfruttato nei più svariati modi, proprio per la sua versatilità. L’Università di Urbino, in accordo con il Comune di Fermignano, ha in questo modo dotato la Protezione Civile cittadina di una versione elaborata del software, capace di “georeferenziare” le calamità naturali della zona, come frane ed alluvioni. Certo, le difficoltà economiche della ricerca universitaria sono note a tutti. Nello studio di De Donatis è appesa una targa, un premio dato dall’Hp, produttrice di materiali informatici, a BeeGISS: la multinazionale statunitense, comprendendo l’importanza del progetto, ha regalato 21 portatili all’Università. Questi riconoscimenti aiutano il lavoro di De Donatis, visto che i computer verranno usati come materiale didattico a disposizione dei suoi studenti. mic.mastro@yahoo.it

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il Ducato

L’ultimo acquisto della Fermignanese si racconta

D’Ainzara, un passato in bianco e nero
Nel ‘90 l’esordio con l’Ascoli, dove segna il primo gol contro il Milan
ERNESTO PAGANO
scoli, lo spazio tra attaccanti come Bierhoff e Carbone, era poco - dice con un tono senza rimpianti - ma quello che mi interessava era giocare. Così ho deciso di andare a fare una stagione in C1 con una squadra, il Sora, che mi permetteva di fare tutte e trenta le partite”. Un vero peccato, se si pensa al suo esordio in A col primo gol al San Siro, contro il Milan stellare di Gullit e Van Basten. “Un gol che non si dimentica - racconta con gli occhi lucidi - molti dei miei contratti successivi, probabilmente, dipendono proprio da lui”. Poi le altre due reti di quella stagione in A, entrambe molto significative. “In trasferta contro la Fiorentina, segnammo io e Pedro Troglio, l’argentino. Vincemmo due a uno e la Fiorentina retrocesse in B. Ma il gol più bello - aggiunge - fu quello in casa contro il Foggia. Ci fu un lancio lungo di Pierleoni per Bierhoff. Il portiere prese il tempo e uscì fuori dall’aria, di testa, mettendo la palla quasi sul cerchio di centrocampo. Io da lì, calciai a volo di piatto sinistro e buttai la palla direttamente in rete. Il giorno dopo, Mazzola mi dedicò una p a g i n a i n t e ra sulla Gazetta dello Sport. Ricorda questi momenti con orgoglio, ma senza nostalgia, perché nell’Eccellenza ha cominciato di nuovo a divertirsi e pensa di avere tanto da insegnare a compagni di squadra con dieci o vent’anni meno di lui.

L’

ultima speranza della Fermignanese, in coda all’Eccellenza marchigiana, si chiama D’Ainzara. Abruzzese di Vasto, attaccante, classe ’73, e un passato lungo, anzi lunghissimo, nel mondo del calcio. Il debutto in serie A, nell’Ascoli, a soli 17 anni, e l’epilogo (provvisorio) nella piccola cittadina del Montefeltro. Ma ogni volta è un nuovo inizio per D’Ainzara, che si è appena tolto la maglia dell’Aprilia dopo una stagione difficile: “L’anno scorso, ho avuto un brutto infortunio: tibia e perone scomposti - racconta pacato mentre sorseggia un caffè nella piccola sala ristorante dell’hotel Bucci - e la gente mi diceva che ero finito, ma eccomi qui. Mi sento un giocatore vivissimo, nonostante l’età, e cercherò di dimostrare a tutti, soprattutto a chi non mi conosce, che giocatore è D’Ainzara”. Il brutto infortunio della scorsa stagione, lo riporta ai ricordi di molti anni prima, al ‘92, quando un piede entrato in scivolata per rincorrere un terzino della Spal, rimase piantato nell’erba del campo di Ferrara, provocandogli una frattura al perone. Dopo tre mesi di riabilitazione, D’Ainzara rientrava in campionato, ma spesso guardava le partite dalla panchina. “Nell’A-

A destra, D’Ainzara al debutto con l’Ascoli. Accanto, indossa la maglia dell’Aprilia

“Per giocare in Eccellenza non bisogna peccare di presunzione, qui non siamo in A”

“Ai giovani che nutrono ambizioni, dico che per giocare in Eccellenza non bisogna peccare di presunzione, ma tirare fuori la giusta personalità, senza farsi influenzare dal pubblico, perché non siamo in serie A. Anche se - ammette - in un paesino, le parole di dieci persone valgono più di 10.000 fischi”. E in questo momento a Fermignano, il malcontento dei tifosi attorno alla formazione di Roberto Bruscolini, (penultima in classifica) di certo non manca. Ma non è la prima volta che D’Ainzara viene chiamato a salvare situazioni disperate: al suo arrivo, il Siena, il Vasto e la Pistoiese, navigavano in acque molto agitate, proprio come la Fermignanese di adesso. D’Ainzara il salva-squadre, quindi? “Staremo a vedere”. er_pagano@yahoo.it

UNA CARRIERA DALLA “A” ALLA “E”

Serie A 1989 -90 e 1991-92 con l’Ascoli Serie B 1990-91 e 1992-94 con l’Ascoli Serie C1 dal 1994 al 2003 con Sora, Gualdo, Avellino, Siena, Juve Stabia, Taranto. Serie C2 2004-2005 con il Legnano Eccellenza 2006-2009 con Aprilia e Fermignano

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SPORT

Alla provincia un triste primato: il maggior numero di incidenti dell’intera regione

Caccia, battute pericolose
Nella passata stagione due morti e cinque feriti. Gli ambientalisti: “Troppi rischi, servono più controlli”
YLENIA MARIANI
visibili e che nell’area sia presente un cartello che riporti scritto: “Battuta di caccia al cinghiale”. “Noi chiediamo più vigilanza da parte della Provincia, che venga stabilita una distanza di almeno 2 chilometri dalle case - continua Pellegrini – una riduzione del numero di cacciatori e dei loro cani per squadra e un limite di età per chi caccia”. A partire dal prossimo anno entrerà in vigore una normativa europea a tutela delle zone Sic, siti di importanza comunitaria. I cacciatori dovranno utilizzare solo un cane per stanare gli animali, dopo potranno liberare anche gli altri. Lo scopo: ridurre i rumori e garantire la sicurezza. ilenia.mariani@virgilio.it

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elle campagne urbinati non si può più passeggiare tranquilli; quella che si consuma ogni domenica è una guerra all’ultimo proiettile. A confermalo sono i dati diffusi dall’Associazione vittime della caccia. La stagione venatoria, che va dal 1 settembre al 31 gennaio, si è conclusa da poco. Nella regione Marche il primato più triste spetta proprio alla provincia di Pesaro-Urbino. Sono stati 7 gli incidenti registrati: 2 i morti e 5 i feriti. Uno dei morti era un bracconiere, ucciso da un colpo di fucile sparato accidentalmente. La Provincia assegna dei patentini, dopo aver frequentato dei corsi, che permettono di svolgere l’attività in regola. La stagione si apre nel mese di agosto con la caccia a caprioli e daini, mentre quella alla volpe non conosce periodi di pausa, perché considerata una specie nociva per i contadini. Ma è la battuta al cinghiale, quella che va da settembre a gennaio, a causare il 90 per cento degli episodi segnalati. I cacciatori vengono divisi per squadre da 30/50 membri ognuna e hanno a disposizione 10/20 cani. A ogni gruppo è assegnata un’area di circa 40 ettari. Coordinatore, a cui spetta anche il controllo sulla sicurezza, è il capo squadra. “La contraddizione mi sembra lampante - afferma Andrea Pellegrini, dell’Associazione ambientalista Lupus Infabula - perché i capi squadra sono anch’essi cacciatori e tra di loro non si danno fastidio”. Gli animali che possono essere uccisi vengono scelti sulla base di un censimento. “Il calendario venatorio provinciale - spiega Claudio Orazzi, presidente della sovracitata Associazione – definisce gli ungulati (mammiferi con zoccolo) che possono essere uccisi. Per i daini e i caprioli il numero viene deciso dalla Provincia, dopo un censimento fatto dai cacciatori. Non esiste invece una cifra massima per i cinghiali, ma solo delle zone in cui è consentito cacciare”. Le armi usate dai cacciatori di cinghiali sono le carabine, molto pericolose perché possono uccidere fino a 2 chilometri di distanza. I loro pallettoni, dopo essere stati sparati, possono rimbalzare su qualsiasi oggetto trovato sul loro percorso. “Questo è un grandissimo pericolo dice Andrea Pellegrini - per gli stessi cacciatori, la gente comune che passeggia e abita in queste campagne. Le persone si sentono assediate. Sono sempre di più quelli che decidono di cambiare casa. Tutti gli anni ci arrivano notizie di pallini che piombano nelle abitazioni, come è successo lo scorso anno nei dintorni di Fossombrone”. Le misure di sicurezza non sono poi molte. È sufficiente che i cacciatori indossino una giacca fosforescente che li renda ben

Pallavolo: tanti inconvenienti, ma la Sea non tradisce le attese

Obiettivo play off sognando l’A1
DANIELE FERRO

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ancano nove partite, e se la formazione di Piacenza sembra viaggiare verso l’A1, la sfida fra le altre squadre per piazzarsi al meglio nella classifica e giocarsi i play off è tutta da seguire. La Sea Urbino Ecology è al quinto posto con 31 punti: meno sei dalla seconda, mentre la nona in classifica è a 22. Alla fine, le squadre tra il secondo e il nono posto si giocheranno la promozione con i play off. E chi meglio si piazzerà in classifica avrà a disposizione più partite in casa, se dopo l’andata e il ritorno dei play off ci fosse da giocare anche la «bella». Gianluca Merendoni, direttore sportivo della Sea, sostiene che “abbiamo davanti nove partite da interpretare come nove finali: dobbiamo arri-

Le giocatrici della Sea prima di un incontro
vare alla griglia dei play off nella migliore posizione possibile, e con la speranza di arrivarci con tutti gli effettivi a disposizione. Abbiamo una serie di partite molto complicate, giochiamo contro squadre che sono tutte in zona play off, e noi non siamo in una condizione fisica e tecnica molto buona”. La squadra non è al massimo perché da inizio campionato la formazione ha dovuto subire degli aggiustamenti. “Non siamo riusciti a strutturare un’identità di squadra - prosegue

Merendoni - perché una ragazza è andata via e l’abbiamo dovuta sostituire, poi a fine gennaio è arrivato un nuovo acquisto per rimpiazzare l’attaccante più forte della squadra, la Artmenko, operata al menisco, e la Benini ha avuto un problema alla caviglia e non ha dato il contributo che ci si attendeva da lei. Questi contrattempi ci hanno portato a non lavorare con continuità. Per una formazione nuova, con una grande componente alla prima esperienza insieme, non lavorare al completo per molto tempo significa non riuscire a strutturare l’affinità della squadra. Comunque credo che se non subentrano altri intoppi fra un mese dovremmo essere nelle condizioni ideali”. Per arrivare ai play off con lo sguardo all’A1. daniele.ferro@libero.it

Certificati in piscina: la replica dell’avvocato
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ell’ultimo numero del Ducato, l’articolo dedicato ai certificati medici ha spinto l’avvocato Barbara Agostinis, docente di diritto dello sport alla Facoltà di Scienze Motorie, a fare alcune precisazioni: «In particolare, per quanto riguarda l’utilizzo della Piscina “Mondolce”, è opportuno sottolineare che la normativa vigente è distinta -diversamente da quanto emerge nell’articolo citato- da quella riguardante l’utilizzo delle palestre (ove si svolge attività non regolamentata dalle Federazioni sportive nazionali aderenti al CONI, dalle discipline sportive associate e dagli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI). Relativamente a queste ultime, infatti, la normativa di riferimento (Reg. Reg. del 28 febbraio 2005 n. 14) impone, da un lato, che presso ogni impianto sia presente un medico (preferibilmente specializzato in medicina dello sport o iscritto alla Federazione medico sportiva), il quale deve garantire la tenuta di una scheda sullo stato fisico e di salute di ciascun utente e, dall’altro, che il direttore tecnico acquisisca, per ogni iscritto, la certificazione medica di buona salute atta alla pratica non agonistica. Simili prescrizioni non si estendono alle piscine, la cui regolamentazione dipende dalla disciplina praticata dagli utenti. Lo svolgimento di attività agonistica presuppone (ai sensi del d. m. 18 febbraio 1982) la presentazione del certificato di idoneità a tale pratica, mentre l’esercizio da parte di soggetti non considerati agonisti (ai sensi della normativa precedente) di attività organizzate dal CONI o da società sportive affiliate ad Enti dal medesimo riconosciuti, è subordinato (in virtù del d. m. 28 febbraio 1983) all’esibizione del certificato di buona salute dell’interessato. Nonostante le attività organizzate dalla piscina “Mondolce” non rientrino fra quelle regolate dal legislatore nazionale, è possibile iscriversi ai vari corsi solo se si è in possesso del certificato medico, a conferma della serietà con cui opera la Facoltà, sempre attenta alle esigenze degli utenti. La consapevolezza dell’importanza di assicurare una adeguata tutela alla salute dei cittadini, del resto, caratterizza l’intero percorso formativo e curriculare dei diversi corsi di laurea della Facoltà di Scienze Motorie». Come sottolinea l’avvocato Agostinis, alla piscina Mondolce “è possibile iscriversi ai vari corsi solo se si è in possesso del certificato medico”. Il Ducato ha intervistato persone che hanno regolare accesso alla piscina, senza presentare certificato medico.

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il Ducato

MASS MEDIA

In aumento sul sito YouTube le pubblicazioni di video con le ultime volontà

Testamento biologico in Rete
Fenomeno causato dall’onda emotiva del momento. Testi molto espliciti, ma per ora privi di validità giuridica
GIOVANNI PASIMENI
persona”. In questi giorni sono apparsi in Rete anche testamenti biologici pubblicati su blog. Marco Cattaneo, 45 anni, direttore responsabile di “Le Scienze”, nel suo blog “Made in Italy” presenta il testamento, preceduto da una premessa chiarificatrice: “Ho scritto il mio testamento biologico e lo rendo pubblico perché nessun ministro di nessun culto e di nessuno Stato si permetta, un giorno, di definire assassine le persone che più mi hanno amato in questa vita”. Sciltian Gastaldi, 34 anni, giornalista e scrittore italiano che vive a Toronto (Canada), dove ha redatto su Internet alle 15,31 del 9 febbraio il suo testamento di vita, precisa: “Se un giorno dovessi finire in coma, il mio testamento biologico avrebbe valore. In Canada c’è una legge che riconosce la validità di un testamento biologico al pari di un testamento economico. Non voglio l’accanimento terapeutico”. Giorgio Manfré, docente di Teoria sociologica alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino, osserva che “sarebbe opportuno un serio dibattito culturale intorno alla domanda: dove inizia la dignità umana?”. La neurobiologia - spiega Manfré - “non è certa che in uno stato semivegetativo non vi sia un’attività coscienziale minima. Non sappiamo se chi si dovesse trovare in una situazione simile a quella della Englaro abbia degli stati coscienziali minimi”. Per Manfré il fenomeno dei testamenti biologici diffusi su Internet “è spiegabile con la forte spinta partecipativa che muove dal basso perché, nel bene o nel male, anche con superficialità, attraverso la Rete la gente vuole dire la sua. Si discute infatti di una questione che riguarda la vita: si tratta di bioetica, l’Etica con la maiuscola”. Cesare Licini, presidente del Consiglio notarile della provincia di Pesaro-Urbino, motiva l’impennata di video pubblicati su YouTube nell’ultima settimana parlando di “onda dell’emozione” e avverte: “Se mai si arrivasse a prevedere per legge il testamento biologico, l’auspicio è che la firma di chi lo dispone sia autenticata da un notaio perché la questione è molto delicata”. Oggi in Italia non c’è ancora una legge in materia, ma sempre più disposizioni di fine vita vengono rilasciate in diversi modi. Che valore avranno queste dichiarazioni? L’evoluzione legislativa avrà il compito di colmare questo vuoto normativo e di dare indicazioni univoche a una istanza particolarmente sentita, specie in questi giorni. giovannipasimeni@virgilio.it

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Schermate prese dal sito YouTube: sono solo due dei tanti testamenti biologici in Rete

IN ATTESA DI UNA LEGGE, COME ESPRIMERE LA PROPRIA VOLONTA’

Il testo della Fondazione Veronesi

“Scegliere in modo consapevole come affrontare le incognite del futuro è una forma di libertà”. Sul sito della Fondazione Umberto Veronesi (www.fondazioneveronesi.it) è possibile trovare il modulo per compilare il proprio testamento biologico, “con cui una persona dichiara, in perfetta lucidità mentale, quali terapie accettare o non accettare nel caso si trovasse in condizioni di incapacità”. In attesa di una legge sul testamento biologico, che ne regoli l’istituzione, la Fondazione desidera che ogni cittadino possa comunque esprimere la propria volontà anticipata. La dichiarazione deve essere redatta di proprio pugno in due copie: una per il firmatario, una da consegnare a un fiduciario. Un terza copia può inoltre essere depositata da un notaio o da un legale di fiducia. (g.p.)

ASSOCIAZIONE PER LA FORMAZIONE AL GIORNALISMO, fondata da Carlo Bo. Presidente: GIOVANNI BOGLIOLO, Rettore dell'Università di Urbino "Carlo Bo". Vice: GIANNETTO SABBATINI ROSSETTI, Presidente dell'Ordine dei Giornalisti delle Marche. Consiglieri: per l'Università: BRUNO BRUSCIOTTI, LELLA MAZZOLI, GIUSEPPE PAIONI; per l'Ordine: STEFANO FABRIZI, DARIO GATTAFONI, CLAUDIO SARGENTI; per la Regione Marche: SIMONE SOCIONOVO, LEONARDO FRATERNALE; per la Fnsi: GIOVANNI GIACOMINI, GIANCARLO TARTAGLIA. ISTITUTO PER LA FORMAZIONE AL GIORNALISMO: Direttore: LELLA MAZZOLI, Direttore emerito: ENRICO MASCILLI MIGLIORINI. SCUOLA DI GIORNALISMO: Direttore: RAFFAELE FIENGO IL DUCATO Periodico dell'Ifg di Urbino Via della Stazione, 61029 - Urbino - 0722350581 - fax 0722328336 www.uniurb.it/giornalismo; e-mail: redazione.ilducato@uniurb.it Direttore responsabile: RAFFAELE FIENGO Stampa: Arti Grafiche Editoriali Srl - Urbino - 0722328733 Registrazione Tribunale Urbino n. 154 del 31 gennaio 1991
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nternet, medium per comunicare, informarsi, vendere, acquistare, ma anche strumento per pubblicare le ultime volontà. Sono ormai alcune decine le persone che hanno affidato alla Rete le proprie disposizioni di fine vita in caso di lesioni cerebrali irreversibili attraverso la registrazione di video pubblicati su YouTube. Basta digitare sul sito il binomio “testamento biologico” per rendersene conto. Il primo, nel luglio scorso, è stato Paolo Ravasin, affetto da sclerosi laterale amiotrofica. Nell’ultima settimana, dopo le polemiche suscitate dalla vicenda Englaro, sempre più persone - sane o malate, soprattutto giovani, ma anche anziane - hanno deciso di rendere pubbliche le proprie dichiarazioni di volontà. Si tratta di un gesto simbolico, ma anche di un atto concreto che fissa in maniera indelebile le decisioni. Ripreso da una telecamera in una stanza, un giovane di 31 anni parla con voce ferma e serena: “Questo è il mio testamento biologico. Io sottoscritto, Pablo Trincia, nato il 24 settembre 1977 a Lipsia, in Germania e residente a Milano, nel pieno delle mie facoltà mentali, in totale libertà di scelta, dispongo quanto segue: in caso di malattia o lesione traumatica cerebrale invalidante e irreversibile, chiedo di non essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico o di sostegno né ad idratazione o ad alimentazioni forzate artificiali in caso di impossibilità ad alimentarmi autonomamente”. La dicitura utilizzata per i testamenti è spesso simile, ma non mancano particolarità. Alcuni autorizzano la donazione degli organi per trapianti, come Maria Patrizia Lo Sciuto; nel video registrato un sottofondo musicale anticipa le sue direttive. C’è anche chi chiede ai medici “di discutere le decisioni con i miei familiari”. Chi fa il nome del proprio rappresentante fiduciario (un parente, un amico, un conoscente; molto spesso il coniuge), da consultare in caso di necessità. Aldo Santoro, che si fa riprendere insieme a Caterina, la compagna, spiega di non volere “alcuna strumentalizzazione medica, umana, politica o legislativa”. Francesco Lantana chiede che “nel caso in cui anche la sospensione del trattamento terapeutico non determini la mia morte, mi venga praticato un trattamento eutanasico che mi provochi una buona morte”, per “salvaguardare la dignità della mia

Lo rendo pubblico perché nessuno un giorno possa definire assassino chi più mi ha amato

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