You are on page 1of 30

medeo è proprio for

-
tunato, perché ha due
genitori che gli regalano tutto
ciò che desidera, lo fanno stare
alzato ñno a tardI, lo accompagnano
ogni giorno al bar, il sabato e la domenica lo
portano in giro ovunque, ma soprattutto non gli
dicono mai di NO. Insomma, gli sono capitati
A
C
h
e

f
o
r
t
u
n
a
!
come il regalo più bello che si possa ricevere a
Natale.
E per di più, sembra incredibile, Amedeo fu lui
stesso un regalo di Natale per i suoi genitori,
quando nacque il 25 dicembre alle ore 00:05 di
cinque anni fa.
Da quel giorno, la fortuna lo ha preso tra le
braccia, cullandolo in un mondo meraviglioso
pieno di SÌ.
“Chi troppo e chi niente” verrebbe da pensa-
re. Forse in questo caso la fortuna ha perso il
controllo, tanto che Amedeo non ha nulla di un
bambino di quasi cinque anni.
Chi lo conosce – i vicini, le maestre, i compagni,
le mamme pettegole - lo deñnIsce neI modI pIu
disparati:
«È un bambino fuori dal comune»
«Un genio pazzo»
«Superintelligente»
«Un uomo in miniatura, il nano di un circo»
«Vive in un mondo tutto suo»
«Che stIa lontano daI mIeI ñglI·
«Ah, il mio bimbo è un tontolone al suo confronto»
«Quella è una famiglia strampalata»
«In verità Amedeo ha dieci anni, subisce un ri-
8
tardo nella crescita»
«Vorrei anch’io dei genitori così, che fortuna»
«Macché! È tutta colpa loro».
Certo, la lunga lista di caratteristiche insolite
che contraddistinguono il piccolo Amedeo di-
pende anche dai suoi genitori, che soddisfano
ogni suo desiderio, costruendogli intorno un
universo fatto di nient’altro che SÌ.
Ma per comprendere bene come stanno esatta-
mente le cose, dobbiamo procedere con ordine.

medeo ha quasi cinque anni e frequenta
l’ultimo anno della scuola dell’infanzia M.
Bignami, è nella classe dei leoni, però al suo ar-
rivo era capitato nella classe degli elefanti. Là
c’è una maestra tremenda, una scimmia urla-
trice, che all’intervallo lo obbligava a mangiare
la frutta, che non gli tirava l’acqua del water
dopo la pipì, che non gli puliva le mani dopo il
pranzo con le salviettine profumate, e che non
gli diceva sempre di SÌ.
I suoi compagni, poi, erano elefanti, grandi e
grossi, «non proprio un esempio di eleganza»,
così il padre decise di andare dalla dirigente per
A
9
farglI cambIare classe. E non fu cosI dIfñcIle, Il
giorno dopo Amedeo era tra i leoni.
Là c’è una giovane maestra, più gentile, più ca-
rIna, che lo fa stare prImo In ñla, che glI prende
la mano, che gli permette di disegnare quando
e cosa vuole, che gli dà ragione quando capita
una rissa, che gli dice sempre di SÌ. E la for-
tuna arriva anche a scuola. Amedeo è proprio
fortunato!
A casa la situazione va ancora meglio. Amedeo
vive in una grande villa in mezzo a un enorme
giardino, ha una camera gigantesca stracolma
di giochi, un super televisore a LED con occhia-
lini 3D e dorme in un letto a castello identico
alla nave dei pirati ancorata al Porto Antico di
Genova. Ah, per non fargli mancare niente ci
sono anche due lIbrerIe alte ñno al tetto: una
stipata di libri illustrati e l’altra invasa dai dvd.
A cinque anni, Amedeo sa già leggere molto
bene, e se non legge, guarda i cartoni o i suoi
ñlm preferItI. Fortuna vuole che non amI I vIde-
ogiochi, detestati all’inverosimile dai suoi geni-
tori: «Smanettare un joystick a infrarossi come
un forsennato fa friggere il cervello».
Papà Armando e mamma Donata sono avvocati,
10
passano gran parte del tempo in tribunale e,
quando rientrano a casa, sono davvero stanchi
e stralunati. Vanno a prendere Amedeo a scuola
verso le cinque e mezzo del pomeriggio; l’han-
no IscrItto ñno a quell'ora perché non sI ñdano
a lasciarlo a casa da solo.
«Potrebbe farsi male!»
Hanno tentato di assumere una baby-sitter, ma
quando sono rientrati dopo una cena di lavoro e
hanno visto Amedeo piangere, si sono arrabbiati
talmente tanto con lei che l’hanno licenziata in
tronco, senza sentire ragioni.
«Noi la paghiamo per non far piangere nostro
ñglIo· congedata cosI da Armando.
Amedeo e nella classe deI leonI, ma ñsIcamente
leone non lo è: è alto un metro e cinque, e pesa
dodici chilogrammi o poco più. È il bambino più
piccolo e minuto della classe; in quanto a ca-
rattere, però, potrebbe assomigliare al peggior
T-Rex esistente al tempo dei dinosauri. Altezza
a parte, s’intende!
11

e altre maestre lo guardano sempre scon-
certate. Tra tutte ce n’è una che Amedeo
non sopporta proprio, quella di inglese.
“È matta” pensa di lei.
Quando esplode una rissa, siccome Anna è trop-
po giovane, al suo primo anno d’insegnamento,
Miss Channel (il suo vero nome è Laura Cana-
le) deve sempre intervenire per sistemare la
situazione.
L
Il dono di
amedeo
«Io so come prendere Amedeo».
Lo strattona per un braccio e lo porta in malo
modo nella saletta delle insegnanti.
Mentre lei urla come una disperata, lui la guarda
a occhi sgranati. Di fronte ha un mostro orribi-
le, con occhi spaventosi, capelli di immondizia,
denti marci e un alito fetido.
«Che puzza quel ñato - dIce sottovoce Amedeo
- lascIamI In pace!·
Amedeo ride, ma non ride con la bocca, ride
dentro, sa chi ha davanti.
Il nome Miss Channel lo fa proprio ridere dentro.
«LascIamI In pace: Cosa: Prova a rIpeterlo!·
Amedeo non si lascia ingannare, fa tesoro di ciò
che gli dice sempre il padre: «Se ti chiedono
di ripetere qualcosa, non farlo, vogliono solo
stuzzicarti».
«Pepe, mi senti?» L’insegnante va su tutte le fu-
rIe: «No! Non tI lascIo In pace·.
Davanti a quel NO, pronunciato con tanta rab-
bia, Amedeo non ride più dentro, ma inizia a
piangere e torna tranquillo in classe.
«Eppure il bambino è intelligente, impara in
fretta e, se lo sai prendere, è davvero diverten-
te· sI gIustIñca sempre Anna.
16

erto, Amedeo è divertente, ancora di più
se gli fai fare ciò che gli piace: leggere ad
alta voce o raccontare storie.
In questo è un vero fuoriclasse, dopotutto è
l’unico a saper leggere.
Problema! Legge soltanto lIbrI che sa leggere
e, per saperlo fare, i libri devono essere suoi.
Amedeo non sa leggere i libri degli altri. Quindi,
se vuoi ascoltare una storia, devi stare al suo
gioco.
Altro problema. Amedeo legge solo il libro che
vuole, non puoi sceglierlo tra quelli che porta
con sé. Quindi, se sta leggendo il libro sui mo-
schettieri del re, per esempio, devi ascoltare
quello.
Quel mattino Amedeo era alla scoperta di Il pri-
mo libro di Giannino Milton, una talpa scrittrice
che viaggia sottoterra in tutto il mondo e vive
meravigliose avventure.
«Dai, Amedeo, ci leggi qualcosa?»
Un invito che non si lascia mai sfuggire.
«E va bene» dice sempre alzando gli occhi al
cielo, tanto per dare il contentino.
Legge alla classe solo le pagine che ha già letto
prima nella mente, così può costruire la storia,
C
17
vivere prima le avventure e conoscere bene ogni
dettaglio. Non legge agli altri ciò che non cono-
sce, ha paura delle imboscate dei personaggi.
Chiede sempre il silenzio prima di cominciare,
e se Pietro non lo ascolta con attenzione, come
sempre accade, si rivolge alla maestra: «Anna,
quello là continua a parlare, mi distrae. O sta
zitto o lo sbatti fuori».
Pietro non ha affatto voglia di ascoltare Ame-
deo, e Anna è sempre costretta a promettergli
di farlo giocare all’intervallo con gli aeroplanini
di carta pur di farlo star zitto.
E la lettura ha così inizio.
Amedeo si alza con il libro in mano e dà il via al
suo viaggio. Come legge Amedeo, nessuno lo sa
fare.
Quel giorno diventò Giannino Milton, parla-
va come la talpa; ai bambini sembrava quasi
di vederla. Ame cambiava la voce e conosceva
talmente bene il testo a memoria che scavava
lunghe gallerie sotto la scuola. Andava sotto il
banco e, quando tornava su, si trovava di fronte
i pirati dei Caraibi con il corpo di lucertole, o un
gruppo di lepri travestite da samurai.
E Anna è sempre una principessa da salvare.
18
Le altre ñgure femmInIlI spettano alle compa-
gne e, se nelle storie non ci sono che maschi,
Amedeo vede nella sua classe solo i maschi, le
femmine spariscono all’improvviso, volatilizza-
te. Ma Anna resta, lei c’è sempre.
I compagni si divertono sbalorditi. Guardano
quest'omIno - appena pIu alto dI un metro - sal-
tare, correre, atteggiarsi, recitare personaggi
irreali, e per loro è come essere al cinema o a
teatro.
Alcuni partecipano veramente. Per Andrea,
Amedeo è un mito. Altri, Pietro primo fra tutti,
ridono a crepapelle prendendolo in giro dall’ini-
zIo alla ñne.
La lettura di Amedeo dura quindici, venti mi-
nuti, dopo di che si ferma con un «Basta, sono
arrIvato quI!· Fosse anche Il momento pIu bel-
lo, quello con la suspense, con la battaglia, con
una ferita… lui si stoppa, chiude il libro e in un
baleno tutto torna a essere com’era prima: una
scuola.
E Amedeo torna a essere Amedeo, che alla com-
pagnia preferisce il proprio mondo, avvolto in
una corazza da fare invidia a un armadillo gi-
gante con cento denti.
19

a famiglia Pepe – Amedeo Pepe, Armando
Pepe, Donata Coldarane in Pepe – inizia la
giornata molto presto. Quando suona la sveglia
delle sei e trenta, mamma e papà saltano giù
dal letto e, a turno, iniziano i richiami per ri-
portare Il ñglIo dal mondo deI sognI alla realtà
quotidiana.
Il primo richiamo è solo una prova per rischia-
rare la voce rauca del mattino, e spetta ad Ar-
L
Cica Mica
BUM!
mando. Poi il secondo è di Donata, il terzo an-
cora dI Armando, e cosI vIa ñno al sesto.
La camera di Amedeo è al primo piano, in fondo
a un lungo corridoio, chiusa da una pesante por-
ta di legno massello. La voce dei genitori arriva
a malapena al bagno, al termine delle scale,
e comunque entrambi si ostinano a chiamarlo
sei volte dalla cucina, al piano terra. Il settimo
richiamo avviene a metà del corridoio e l’otta-
vo davanti alla porta della camera. Poi bussa-
no due volte, abbassano con cautela la pesante
maniglia, entrano in punta di piedi e cercano
Il ñglIo Infagottato sotto le coperte del grande
galeone.
«Amedeo, dove sei? È ora di andare a scuola,
svegliati!»
Questa frase viene pronunciata almeno dieci
volte dalla mamma. Solo quando si sentono le
risate divertite di Amedeo che si contorce per
fuggire al solletico del padre, è possibile apri-
re la ñnestra e dare Il buongIorno alla luce del
sole.
«CombattI, non rIuscIraI a sconñggermI, la mIa
spada ti taglierà a metà in un solo colpo. Quel
raggio magico non mi fa paura».
28
La battaglia tra Amedeo Occhio Bendato, capo
dei pirati, e Armando Fuocoblù, demone infer-
nale, dura soltanto dieci minuti, dal lunedì al
venerdì, ma va avanti da almeno due anni. Poi,
però, per colpa di Donata che puntualmente in-
terrompe l'azIone, Il gIoco ñnIsce: «Se non la
smettete, salta la colazione al bar».
La colazione al Bar Fontana è la tappa prefe-
rita di Amedeo, non tanto per il cappuccino e
la brioche che non riesce mai a terminare, ma
piuttosto per ciò che vede nei paraggi.
Fino a due anni prima, quel bar era comodissi-
mo, si trovava accanto all’altra scuola e a due
passI c'era l'ufñcIo del notaIo; In cInque mInu-
ti di macchina lo si raggiungeva facilmente. Ma
ora, dopo il trasferimento nella nuova scuola, le
cose si sono complicate.
L’istituto M. Bignami si trova in centro e il per-
corso sembra ancora più lungo a causa del traf-
ñco, ma nonostante cIo Il 8ar Fontana resta una
tappa immancabile.
«Promettimi, papà, che andremo sempre al bar,
altrimenti in quella scuola io non ci vado!»
«Certo, te lo prometto!»
«Promesso davvero?»
29
Quando Amedeo pronuncia quella parola, e non
lo fa spesso, allora non vi è alcun dubbio che i
suoi occhi stiano ammirando una vera meravi-
glia, qualcosa di mai visto e stupefacente.
Cica mica bum non sIgnIñca soltanto wow, for-
te, ñgo o altre solIte esclamazIonI dI sorpresa,
è molto di più: la formula in codice che nega
l’accesso al mondo segreto del piccolo Pepe.

l giorno del suo primo compleanno, col
naso appiccicato a un quadro astratto pie-
no dI colorI e forme IndeñnIte, per la prIma vol-
ta recitò la strana frase Cica mica bum.
Quel quadro riuscì a portarselo nella sua camera,
dopo un caprIccIo "coI ñocchI" durato un paIo
d’ore. Dal passeggino lo aveva visto un mese
prima esposto in una vetrina del centro, lo indi-
cava In contInuazIone con la mano sInIstra e vo-
leva che fosse suo. La parola non poteva ancora
aIutarlo, quIndI approñtto del pIanto, Incontrol-
labIle, ñnché non sentI la straordInarIa sIllaba
che lo rese un bambino davvero fortunato:
«SÌ, va bene, lo dirò a Babbo Natale. SÌ».
Che bel suono quel SÌ. Il suo primo SÌ.
I
34
«Cica mica bum!» rise dentro per la prima volta
e fece capolino per la prima volta nel suo mon-
do speciale.
«Cica… ci… ma… bum. Lo avrà pur imparato da
qualcuno, no? Forse un cartone animato, una
canzoncIna. 8oh· sI Interrogavano I parentI per
dare una spIegazIone a quel verso InedIto.
Mentre tutti i bambini, o quasi, cominciano a
parlare sillabando mam-ma-ma, papa-pa, lui
disse «Cica mica bum» chiaramente, e le parole
mamma e papà arrivarono con un leggero ritar-
do. Questione di priorità.
Cica mica bum!»
Amedeo guardava stupefatto dalla ñnestra del
8ar Fontana la costruzIone dI una base spazIa-
le, c'erano robot comandatI a dIstanza che sca-
vavano buche e assemblavano lastre di metallo
una accanto all’altra. C’erano omini vestiti di
argento che formicolavano attorno a un’enor-
me struttura circolare luccicante, c’erano stri-
sce gIalle dI protezIone che recIntavano la base.
C’erano tunnel profondi da cui sgorgavano cavi
mastodontici.
«
35

medeo ha un’idea tutta sua di giusto e non
giusto.
Nelle vacanze di Natale, come regalo per il suo
quinto compleanno, oltre a un vagone di libri,
dvd e costruzioni, il padre lo portò a Milano al
Museo di Storia Naturale.
Salendo in metropolitana, Amedeo si accorse
che tre sedili erano occupati dalle gambe di un
signore che dormiva beatamente con un giorna-
A
Non E’
giusto
le aperto sul viso. La carrozza era piena, man-
cava l’aria, eppure nessuno si degnava di far
liberare i due posti.
«Papà, quello è matto. Io voglio sedermi».
«Ame, non vedi che è ubriaco? Lasciamolo in
pace, anche le altre persone se ne sono accor-
te e preferiscono restare in piedi pur di non
svegliarlo».
«Papà, a me non importa se quello è ubriaco,
lui non può occupare tre posti».
Il piccolo Pepe non perse tempo, si avvicinò al
signore e gli tolse il giornale dalla testa. Arman-
do intervenne subito per allontanarlo, ma…
«Scusa signore, svegliati, voglio sedermi e le tue
gambe me lo impediscono. Sveglia, sveglia!»
L’uomo era davvero ubriaco: «Si puòòò sapere-
ee cos’haiii da urlareee?»
«Se stai sdraiato occupi tre posti, io voglio
sedermi».
«E iooo vogliooo dormireee».
«Dormi pure, ma sposta le gambe».
Armando lo tratteneva: «Basta, stai esageran-
do, il signore non capisce».
«È italiano, no? Non è giusto, io voglio il mio
posto!»
54
«Sì, sì, e va beneee, smettila di fareee i capric-
ciii, mocciosooo pidocchiooo».
L’uomo spostò le gambe come fossero due ma-
cigni di marmo, bofonchiò qualche parolaccia e
tornò a dormire.
«Ha detto delle brutte parolacce, però è ubria-
co e gli ubriachi sono matti. Siediti papà!»
«Amedeo, c’è una signora lì in piedi che forse
ha più bisogno di me di sedersi».
«Neanche per idea, non è giusto! Se n’è sta-
ta a guardare e adesso vuole il posto? Poteva
chiederlo lei all’uomo ubriaco. Lui dorme, non
mangia le signore. E invece lo ha fatto fare a un
bambino. No, no, quando si vuole una cosa, bi-
sogna chiederla e basta. Io il posto l’ho chiesto
per me e per il mio papà. Tra quattro fermate
scenderemo e la signora potrà sedersi. I grandi
sono matti. Tranne il mio papà» e rideva dentro
come un pazzo.
Ecco, Amedeo ha un’idea tutta sua di cosa sia
giusto e non giusto.
55

le settimane saltano come un sasso lancia-
to dalla riva a pelo d’acqua.
Le classi dei leoni e degli elefanti attendono
con ansia l’incontro con le quinte della scuola
primaria. È ormai abitudine dell’Istituto M. Bi-
gnami far conoscere ai propri alunni dell’ultimo
anno il loro futuro scolastico.
Anna è emozionatissima: «Bimbi, noi leoni an-
dremo a trovare i grandoni di quinta A che ci ac-
E
i grandoni
della
quinta A
compagneranno a visitare la scuola, ci raccon-
teranno la loro esperienza e vedrete la vostra
futura classe: la prima A. Siete contenti?»
Tutti rispondono con un SÌ di entusiasmo, l’uni-
co NO a distinguersi dal coro esce annoiato dal-
la bocca all’ingiù di Amedeo.
«Che barba stare a sentire un gruppo di ragazzini
che odiano la scuola, eppure cercano di convin-
certi che è la cosa più bella del mondo. Solo per
far contente le maestre! Giorgio ha il papà che
fa il notaio e mia mamma lo conosce benissimo.
Lui è una schiappa, non ha voglia di studiare,
legge da incubo e vuole solo fare il calciatore. E
io me lo ritroverò a fare il saputello. No, io non
ci vengo!»
«Come non vieni, Amedeo! E noi come faremo a
vantarci di essere la classe più in gamba dell’In-
fanzia senza il nostro narra-leggi-storie Pepe?
Gli elefanti non hanno un compagno così specia-
le come te».
Anna è al suo primo anno di insegnamento, è
gentile, è troppo buona, ma sta imparando a
essere molto molto furba.
62

a scuola primaria non è molto distante, po-
chi minuti a piedi e si arriva di fronte al
portone di legno.
Ì leonI sono In ñla per due, davantI c'e Amedeo
che dà la mano alla maestra, e subito dietro
Pietro che si lamenta in continuazione: «Non è
giusto, sempre lui per primo».
All’ingresso, i bambini della quinta A accolgo-
no i leoni con un grosso applauso. Amedeo ride
dentro e, quando vede Giorgio, ride dentro an-
cora di più.
Dopo una veloce presentazione, si va subito
nell’aula di disegno. Là, ogni bambino della
classe deI leonI e afñancato da un tutor della
quinta A.
Tutti i leoni maschi hanno un tutor maschio,
Amedeo invece si ritrova una tutor femmina.
«Non è giusto…» ripete più volte.
I bambini ridono divertiti.
«Amedeo, nessun maschio ti vuole» lo stuzzica
Pietro.
«Tu, taci, che hai Giorgio come tutor!» risponde
scocciato.
Vorrebbe ridere dentro, ci sarebbe molto da
ridere dentro, però è troppo arrabbiato, so-
L
63
prattutto con Anna che non lo sta difendendo
e chiacchiera con la vecchia maestra di quinta.
«Io me ne vado».
«Ehi, ehi, resta qui. Mi chiamo Stefania» si pre-
senta la tutor.
«Lasciami in pace!»
«Tu sei quello che legge bene e fa tanti viaggi
con la fantasia?»
«Che ne sai tu?» risponde Amedeo con lo sguar-
do basso e il tono seccato.
Stefania non si arrende: «Anch’io, sai, leggo un
sacco e mi piacerebbe molto ascoltarti». Poi gli
sussurra all’orecchio destro: «Ti rivelo un segre-
to: sono la ñglIa del temIbIle PIrata Foger·.
«Mmm… Cica mica bum!»
Amedeo non è più scontento di avere una tutor
femmina, forse l’esperienza alla scuola prima-
ria non è poi così male.

nfatti, il primo incontro con la quinta A va
a gonñe vele.
Il piccolo Pepe è protagonista assoluto e sfog-
gia le sue abilità di ottimo lettore, mettendo in
scena le mirabolanti avventure della talpa scrit-
I
64
trice Giannino Milton.
I grandoni di quinta lo ascoltano meravigliati,
spalancano la bocca in una grossa O e non rie-
scono a spiegarsi come un bimbo di appena cin-
que anni sia capace di leggere così bene.
Stefania è entusiasta di essere la sua tutor: «Sei
un genio!» gli dice sottovoce.
«Macché, genio io? – si interrompe Amedeo. –
Mozart era un genio, sapeva suonare benissimo
il piano a cinque anni. Me lo ripete sempre il
mIo papà. E suonare e pIu dIfñcIle che leggere·.
«Dai, continua» lo pregano tutti.
Amedeo ha tra le mani il ciondolo d’oro con al
centro lo scarabeo rosso rubIno del dIo Fa, e sul
punto di combattere contro le guardie del dio
Anubi, quando dal fondo della classe arrivano
due ImpetuosI sbufñ dI noIa. Pepe sI volta dI
scatto e si blocca immediatamente: «Continuo
la prossima volta, sono stufo».
«Amedeo, cosa ti salta in mente? Non puoi la-
sciarci così!»
«Be’ non è un problema, basta comprare il li-
bro» dice lui spavaldo.
«Ma non è la stessa cosa. Tu sei bravissimo!» lo
incoraggia la tutor.
65
Dal fondo della classe interviene Giorgio, men-
tre PIetro sghIgnazza sotto I bafñ che non ha:
«Che scatole questo Giannino Milton, è roba da
bambini dell’asilo».
Amedeo prende la palla al balzo, anche se nel
gioco del pallone è una schiappa: «Ah sì? Allora
leggici qualcosa tu!»
«No, non… non ho voglia» balbetta Giorgio.
«Vero che vogliamo sentirlo leggere qualcosa da
grandi?» insiste Amedeo, ridendo dentro come
un pazzo.
Tutti i bambini rispondono di sì e la maestra di
quInta, Fosalba, obblIga CIorgIo a leggere una
pagina delle Avventure di Peter Pan per evitare
una brutta ñgura davantI aI pIccolI della classe
dei leoni.
Una lettura da mettersi le mani nei capelli. E
pensare che CIorgIo non ha dIfñcoltà dI appren-
dimento, purtroppo non legge mai e il risultato
si sente.
La quinta A rimbomba dalle risate, Amedeo è
steso a terra e non riesce a calmarsi, Pietro si
vergogna da morire e Giorgio scappa in bagno
piangendo a dirotto.
Ìl prImo Incontro con I grandonI ñnIsce cosI, tra
66
pianti e risate.
E Amedeo pensa: “la prima non sarà poi tanto
male!”
67
ora tocca
a voi !
“Una mamma e un papà che lo proteggono con
le unghie e con i denti, che lo preservano da
qualsiasi dolore e che gli spianano, come due
vere ruspe bulldozer apripista, ogni ostacolo
sulla strada della crescita”.
postfazione per
genitori e
insegnanti
156
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
È piuttosto il fatto di essere obbligati ad innal-
zcrsì þno cll'cltezzc deì loro sentìmentì.
Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli”. (Janusz Korcsak)
Dott.ssa Maristella Bersani
Psicologa clinica
160
Ma non finisce qui!
Questa è solo un’anteprima.
Acquista
in libreria, nel sito della casa editrice,
nei bookshop on line o durante le presentazioni.
Troverai inoltre:
ora tocca a voi!
Postfazione per genitori e insegnanti
Per maggiori informazioni
visita il sito
WWW.MIRKOMONTINI.IT
notizie, schede, sorprese e
il gioco-laboratorio L’orologio del Sì e del No
da scaricare nell’area download

Related Interests