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ISTOLOGIA

L’istologia nacque come disciplina descrittiva che si fondava sulla enumerazione di dati morfologici, cioè di concetti che riguardavano l’organizzazione della struttura delle parti formate delle varie forme di vita. Nasce con questo indirizzo perché rappresenta la naturale conseguenza di una sorta di corollario, di dottrina, che si chiama “dottrina cellulare”, la quale dottrina dice che tutte le forme esistenti in natura sono costituite da unità elementari che si chiamano cellule. Da questa costituzione cellulare prende l’avvio lo studio istologico che si occupa, in una prima parte, dalla metà del secolo scorso sino agli anni ’30 di questo secolo, della descrizione della morfologia cellulare. I ricercatori si occuparono, con l’impiego di mezzi d’indagine allora rudimentali, i microscopi, di identificare le parti costitutive delle cellule, fondandosi sul potere risolutivo dei microscopi, cioè la capacità d’ingrandimento, che all’inizio era elementare. I ricercatori si preoccuparono di chiarire quelle parti formate che venivano visualizzate allora con sistemi di microscopia ottica rudimentali, con la diretta costruzione della cosiddetta dottrina cellulare. Lo studio della cellula non fu uno studio casuale, ma paziente ed estenuante, che non dava grandi soddisfazioni. Un indirizzo di studi statico, ma necessario per poter istituire le basi dell’organizzazione morfologica di ogni elemento cellulare, cioè la definizione della forma, delle dimensioni, l’identificazione di uno strato limite periferico che si chiamò membrana plasmatica: ecco, tutto questo patrimonio di indole morfologica fornì le basi fondamentali da cui si doveva partire per compiere un salto di qualità. Ma “istologia” vuol dire “studio dei tessuti” e l’impiego del microscopio ottico fornì precisazioni di ordine morfologico non tanto sulle cellule, quanto sugli aggregati cellulari che si chiamarono tessuti. Quindi, il termine è rimasto di uso comune nella nostra disciplina, ma il senso etimologico è studio di un tessuto e non di una cellula. Dopo aver constatato che i microscopi dell’epoca avevano un potere risolutivo molto limitato, entrarono nello studio delle strutture i chimici e i fisici per superare questi limiti risolutivi. Essi introdussero un nuovo concetto nello studio della morfologia della cellula, che fa riferimento all’esistenza delle parti costitutive essenziali della cellula e della sua sostanza vitale. Essi affermarono che la cellula fosse costituita da una sorta di entità che chiamarono “micelle colloidali”, cioè aggregati di dimensioni cospicue (sempre nell’ambito delle dimensioni cellulari) che costituivano la parte principale della cellula. Il fondamento dell’esistenza di queste micelle colloidali rappresenta la concezione dello “stato colloidale della materia vivente”. Quindi, dalla concezione dello stato cellulare si passa, per intervento di acquisizioni chimiche e fisiche, alla concezione dello stato colloidale. Ma i fisici e i chimici, con i mezzi allora a disposizione, non poterono dire di più. Negli anni ’50 venne introdotto il microscopio elettronico, che superava di gran lunga il potere risolutivo del microscopio ottico. Si compì un salto e sicuramente la microscopia elettronica riuscì ad arricchire il nostro patrimonio di conoscenze sull’organizzazione cellulare. Allora, giungendo fino ai confini del mondo macromolecolare, la microscopia elettronica fa capire che le cosiddette “micelle colloidali” altro non sono che macromolecole. Allora la cellula si arricchisce di un contenuto molto più dettagliato dal punto di vista strutturale, con l’identificazione delle cosiddette “ultrastrutture”, cioè più piccole delle strutture, che sono costituite da insiemi di macromolecole organiche. Ci si chiese se queste macromolecole avessero un assetto definitivo, cristallizzato; la risposta fu no: infatti, sono animate da incessanti processi di modificazioni chimiche e chimico-fisiche. Questi processi hanno uno scopo energetico, cioè di derivare da questi processi di trasformazione l’energia necessaria alle funzioni cellulari. Si ringrazia il professore.