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Il dialogo tra uomo e natura

traccia
Valentina Meli

Il dialogo tra uomo e natura

NellOttocento nasce una nuovo interesse nei confronti della rappresentazione della natura vista ora sotto laspetto di una ritrovata armonia contrapposta con la nascente industria, ora come una forza indomabile che contrasta la razionalit sulla quale si sta formando la nuova cultura urbanistica europea. La natura si presenta cos nel suo duplice aspetto di armonia e disordine.

Paesaggio natura che si rivela esteticamente a chi la osserva e la contempla con sentimento: n i campi dinanzi alla citt n il torrente come confine, strada mercantile e ostacolo per costruire ponti, n i monti e le steppe dei pastori e delle carovane (o dei cercatori di petrolio) sono, in quanto tali, paesaggio. Lo diventano solo quando luomo si rivolge a essi senza uno scopo pratico, intuendoli e godendoli liberamente per essere nella natura in quanto uomo (Joachim Ritter, Paesaggio, uomo e natura nellet
moderna, a cura di Massimo Venturi Ferriolo, Guerini e associati, Milano 1994 p 46)

Chiudi il tuo occhio fisico cos da vedere limmagine principalmente con locchio dello spirito
Friedrich, Scritti sullarte, trad. it di Luisa Rubini, Abscondita Mlno 2001 p.23

C. D.

Uscendo da un bosco oscuro e cupo mi ritrovai su un colle piuttosto elevato. Dinanzi a me nella valle giaceva lamena e graziosa citt circondata da fertili colline, e la torre recentemente coperta dardesia riluceva nel fulgore del tramonto. Tra i prati rigoglioso e fioriti serpeggiava lElster, e limmagine era dolce. I monti si ergevano oltre le colline, e oltre i monti sinnalzavano rupi che, luna a fianco dellaltra, si perdevano in trasparenze lontane. Rimasi a lungo ad ammirare, colmo di gioia, quel luogo cos bello. Vidi le mandrie di buoi e le pecore avvicinarsi alla cittadina, vidi i laboriosi mietitori con le falci rilucenti affrettarsi verso Elsterwerda. Poi mi rammentai della bella fanciulla che avevo incontrato alcuni mesi prima passando in quei luoghi, e cos mi diressi verso la cittadina prima che calasse il buio. Lentamente percorsi le vie silenziose, e potei ammirare splendide fanciulle; erano le stesse che avevo gi veduto. Potevo osservarle attraverso i limpidi vetri delle finestre, ma appena facevo loro un cenno col capo, cortesemente, in segno di saluto, si voltavano di colpo, rosse di vergogna, e scomparivano. Le colline che sinnalzano dolcemente impediscono allo sguardo di spingersi lontano e, come accade ai desideri e al volere dei bimbi, esse godono il prezioso tempo presente, nullaltro, e neppure desiderano ci che si spinge pi oltre. Tra cespugli in fiore, erbe buone a mangiarsi, fiori profumati, fluisce il ruscello silenzioso e chiaro, in cui si riflette lazzurro puro del cielo terso, cos come la splendida immagine della divinit si specchia nelle anime dei bambini. I piccoli giocano , si scambiano baci, sono colmi di gioia e uno di loro batte le mani per salutare il sole che salza. Nella valle e sulle colline pascolano gli agnelli. In questo luogo non si vedono pietre , n rami secchi, n foglie morte. Tutta la natura manifesta pace, gioia, innocenza e vita. C. D. Friedrich Dal Diario, in Scritti sullarte, trad. it di Luisa Rubini,
Abscondita, Milano 2001, p. 87

Tutto ci che pu destare idee di dolore e di pericolo, ossia tutto ci che in certo senso terribile, o che riguarda oggetti terribili, o che agisce in modo analogo al terrore, una fonte del sublime; ossia ci che produce la pi forte emozione che l'animo sia capace di sentire. Dico l'emozione pi forte, perch sono convinto che le idee di dolore sono molto pi forti di quelle che riguardano il piacere (...)

Quando il pericolo o il dolore incalzano troppo da vicino, non sono in grado di offrire alcun diletto e sono soltanto terribili; ma considerati a una certa distanza, e con alcune modificazioni, possono essere e sono dilettevoli, come riscontriamo ogni giorno E. Burke, Inchiesta sul Bello e il Sublime, a cura di G. Sertoli e G. Miglietta,
Aesthetica, Palermo, 1987 Suave,

mari magno turbantibus aequora ventis e terra magnum alterius spectare laborem; non quia vexari quemquamst iucunda voluptas, sed quibus ipse malis careas quia cernere suavest. suave etiam belli certamina magna tueri per campos instructa tua sine parte pericli dolce, quando sul vasto mare i venti
turbano le acque, assistere da terra al gran travaglio altrui, non perch sia un dolce piacere che qualcuno soffra, ma perch dolce vedere di quali mali tu stesso sia privo. dolce anche vedere i grandi scontri di guerra schierati nella pianura senza che tu prenda parte al pericolo. (Lucrezio, De rerum naturae, Liber II, vv. 1-6)

Inizio dei Promessi Sposi Canto notturno di un pastore errante dellAsia

La Zattera della Medusa, Thodore Gricault, 1819, olio su tela, 4,9 m x 7,2 m, Museo del Louvre

La Cattedrale di Chartres Jean-Baptiste-Camille Corot 1830, olio su tela, cm 65 x 50, Museo del Louvre a Parigi

Papaveri, Claude Monet, olio su tela, cm. 50 x 65, Museo d'Orsay Parigi