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handle this volume with care.


The University
of Connecticut
Libraries, Storrs

9 9

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iiiliiiilH 9153 00064842

GIOVANNI GENTILE

DISCORSI
DI

RELIGIONE

VALLECCHI EDITORE FIRENZE

PROPRIET LETTERARIA

Firenze,

1920

Stgibil.

Tipog,

A.

Vallecchi,

Via

Ricasoli, 8.

ALLA SANTA MEMORIA


DI

MIO PADRE

AVVERTENZA
Di
la

questi discorsi

il

primo

stato

gi pubblicato nella rivila luce ora

sta Politica di questo mese. Gli altri

due vedono

per

prima
il

volta.

Ma

il

secondo fu materia di

una conferenza
l'ii di

tenuta

22 gennaio

al

Gruppo romano

della Federazione Ita; il terzo,

liana degli Studenti per la cultura religiosa


questo mese, in

di filosofia,

forma pi sommaria, fu pronunciato in Roma.


all'altro discorso.

al Circolo

Questa loro origine spieghi perch alcuni motivi siano variamente ripresi dall'uno

Ma

tutti tre,

letti

insieme, spero si aiutino e schiariscano a vicenda,

Roma,

14

marzo 1920.

G.

G.

IL

PROBLEMA POLITICO

I.

In questo primo discorso mi rivolgo ai giovani.

Il

pro-

blema

infatti

risoluto con

non esiste per gli uomini fatti, i quali lo hanno una negazione, che passata in giudicato, e non

intendono davvero tornarvi su.


politica abbia la malinconia o

fanno ora

il

viso dell'arme

e ora quello del fastidio a chi in questa o quella questione

V ingenuit

di richiamare l'at-

tenzione sopra r interesse religioso che essa pu presentare.

Giacch
clericale

agli occhi loro chi parla

o un mistico

come

dire che

ancora di religione o un o appartiene a un

mondo che
che
il

finito per sempre, o appartiene a


tutti
;

un

altro

mondo

da quello in cui

viviamo
morti

e tutti

sono sempre

vissuti, e

solo che esista

e se appartiene al primo, dev'essere


i
;

rimandato a seppellire
deve
trarsi
si

e se

appartiene al secondo,
i

da parte

non mettersi

tra

piedi alla gente che

lavora, e

di cui intessuta la vita, e che per vivere

preoccupa dei problemi determinati e concreti bisogna pure af-

frontare e risolvere.

Ma

giovani, che
filosofa,

smo questa

ima volta abbracciavano con entusiaquando infatti questa filosofia appariva

una filosofia giovanile, e quindi il programma e la fede di ima vita nuova, ora cominciano a non esserne cos facilmente


soddisfatti, e

12

ad
essa, o

ad

esitare innanzi

piuttosto a pro-

vare una certa ripugnanza contro di essa,

come innanzi

al

vuoto, da cui istintivamente l'animo rifugge. Essi continuano ad. apprendere dai vecchi maestri la solita dottrina,
la

vecchia dottrina, gi tante volte sorta e risorta nel mondo,

liberatrice

dell'uomo

dall'

incubo dell'autorit trascendenti

e compressive della libert della vita, e devianti lo spirito

umano

dalla consapevolezza di tutte le cose concrete in cui


;

la vita si svlge

ma, com'

sempre accaduto nell'alterna

perenne vicenda delle credenze religiose, cominciano a sentire il gusto insipido di questa libert e di questa vita, che tale
dottrina magnifica.
si
S,

la

Hbert
;

il

dono divino onde pi


?

nobilita

ed esalta

la vita

ma

questa la libert
i

questa,

che toglie all'uomo, insieme cogli oneri, tutti


delle concezioni, che

vantaggi

inquadravano
?

la vita

dell'uomo in una
la vita reale, con-

vasta cornice sopra uno sfondo di speranza e di fede corroboratrice di tutte


creta,
le

sue energie

Questa

che noi nella nostra effettuale esistenza dobbiamo


?

e da cui

Questa, in cui non trova pi un punto d'appoggio, non riceve pi un significato quell'aspirazione, quella forza infinita, che dal fondo dell'anima ci spinge appunto alla vita, e ci lega ad essa, e in essa ci sorregge, e insomma ci
vivere
fa vivere
?

e' forse

nulla di pi concreto e

positivo

di
il

questo slancio interiore che, istante per istante, genera


nalit, tutte le cose particolari
I

nostro essere nella luce ond'essa investe con la nostra perso-

a cui questa connessa

giovani,

nostri giovani, che in questi ultimi anni

hanno
la

cos intensamente vissuto, e cos

vivamente sperimentato

grande necessit della vita, come legge dominatrice dell'uomo, che le si trova di continuo di fronte, libero s, ma conscio
della inviolabilit di questa legge che lo fronteggia
; i giovani che hanno imparato a sentire cos fortemente vibrare la propria anima in faccia alla morte, non quale destino inelut-

13
labile della natura, anzi

come dovere

e ideale

nostri gio-

vani

trovano a possedere della libert e della vita un concetto ben diverso da quello che se ne professava spensieratamente una volta, e se ne ha tuttavia dagli uomini che la
si

guerra videro e non vissero, n son capaci di aprire gH occhi


sulle

novit dalla guerra prodotte negli animi.

un

concetto

oscuro, vago,

ma

confitto

ben addentro
;

nella coscienza e,

sto per dire, nel cuore dei giovani

e vi pulsa

impetuoso per

venire alla piena luce della riflessione, della critica, dei propositi

deliberati e dei

E ad essi
si

perci

programmi di condotta. mi rivolgo con le seguenti considerazioni

indirizzate a chiarire quel concetto, o stato di coscienza che

voglia dire.

IL

Molte riviste giovanili, come ognuno pu vedere da s, combattono oggi ranticlercalismo della vecchia mentalit politica e filosofica prevalsa in Italia dopo il 1870, poich venne a mancare, indi a poco, con la caduta della Destra, il

movimento liberale che era stato l'anima direttiva del Risorgimento, e sottentr quel democraticismo, che era destinato infatti ad esercitare una funzione storica importantissima, ma
che ormai
:

si

pu

dire abbia

compiuto interamente

il

suo

ci-

clo quel democraticismo, che voleva sollevare al grado della nuova coscienza nazionale, rappresentata dallo Stato unitario e Hbero, le forze popolari rimaste estranee e passive, in

grandissima parte, al processo di formazione di questo Stato quasi materia amorfa, che voleva essere assorbita nel circolo della nuova vita, affinch l'organismo politico acqui:

stasse soHdit, concretezza storica e vigore, e cessasse di es-

sere un' idea reaHzzata a met come prodotto del pensiero e della coscienza morale dominanti della cultura italiana.

Gli uomini della Sinistra promossero e diressero quest'opera


di

accostamento delle

classi sociali

pi basse agl'interessi

dello Stato, andando incontro da una parte allo sviluppo economico della borghesia favorita dal nuovo regime e gene-

15
rante dal suo seno

un

proletario ignoto alla vecchia Italia

e dall'altra, accingendosi con V istruzione elementare e con


l'organizzazione politica alla educazione del popolo.

Ma

essi

recarono in quest'opera quella stessa mentalit, con cui attraverso


il

Risorgimento, avevano osteggiato


e, alla

il

pensiero della

parte che allora prevalse


Il

quale ora sottentravano.

Risorgimento italiano, infatti, non era stato n irren antichiesastico. I liberali continuatori del Romagnosi nell* Italia superiore, come Ferrari e Cattaneo, furono
ligioso

presto tagliati fuori dal movimento. In Toscana la scuola del


Niccolini, rimasto
sec.

anche

lui

fieramente legato

alle

idee del

XVIII

e tenacemente, dispettosamente ostile alle tenal libe-

denze religiose del romanticismo lombardo, soggiacque


ralismo del Capponi, che

non sapeva concepire

se

il rinnovamento poHtico italiano non come rinnovamento, prim.a di

tutto, morale, e la concezione morale della vita immedesi-

mentre il fortissimo senso storico, che era la nota fondamentale del suo spirito, non gH lasciava sfuggire l'impossibilit di astrarre una indeterminata e vaga religiosit mistica dal complesso concreto della vita storica itaHana, intimamente cattolica. Il Quarantotto fu giobertiano forze mazziniane, ma, nella gran maggioranza, piegate e sottomesse alla disciplina delle idee bandite con alto senso storico nell'utopia del Primato : tutto costruito sul fondamento dell'intuizione rehgiosa della vita in generale, e della storia d' Italia in particolare. La pi grande mente sistematica del tempo, alla quale tutti guardano e dalla quale tutti traggono norma, anche repugnando, Antonio Rosmini pensatore eminentemente cattolico, che validamente reagisce contro tutte le ideologie e dottrine del secolo XVIII, e
la

mava con

concezione religiosa

restituisce

o fa acquistare

all'

Italia

la

sua indipendenza

spirituale dalla Francia, che poco

prima l'aveva invasa colle dopo averla gi invasa con le idee. Accanto al Rosmini, armi

i6
animatore, quale appunto
del suo
il

Giobeiti lo additava alla fine

primo

libro, la Teoria del sovrannaturale,


Italia,

animatore

di questa nuova

personalit da far
poeta, ma,

formava una coscienza, una valere nel mondo, Alessandro Manzoni un


che
si
:

come ogni vero e grande poeta, interprete e bandivero protore d'una parola nuova di significato universale gramma di vita, morale, spirituale. La fiamma di fede, lo slancio, r impeto, comunicato a questa nuova Italia, che si
:

svegliava e

si

apprestava a risorgere, da Giuseppe Mazzini,


indeterminatezza pratica, una intuizione
reli-

fu, nella stessa

giosa della vita dello spirito, veduta appunto


milizia di sacrifizio dell* individuo
all'

come

cristiana

ideale, nella cui reahzla

zazione l'individuo trova

il

vero se stesso. Tutta

spinta

insomma al Risorgimento italiano venne da quel romanticismo che fu reazione al sensismo, al razionalismo, all' illuminismo antistorico del secolo precedente
alla quale
i
;

a quella mentalit

francesi, precipitatisi in Italia dietro a Napoleone,

s'erano affrettati

massoniche

^),

di cui ci diedero
i

ad elevare quei freddi templi delle logge anche il nome, consenzienti,


vecchi italiani rappresentanti
;

plaudenti e cooperanti tutti


della cultura del secolo che

tramontava

p. es.,
l'

il

Romagnosi,

che pargoleggi anche


fieri

lui

in quella che

italianissimo Al-

aveva detta buffonesca societ ^). Cadde nel 1848 e nel seguente anno

il

primo Risorgi-

mento, valso tuttavia a dimostrare alla decrepita Europa del 1815 che una nuova coscienza nazionale era sorta, e non si
sarebbe mai pi potuta reprimere e soffocare.
terrotta fu tosto ripresa e condotta con

Ma

l'opera ine

mano ferma

con

La *) Particolarmente istruttivi gli studi recenti di A. Luzio, massoneria sotto il Regno Italico e la Restaurazione austriaca. Milano, 38 ss. Cogliati, 1918 (estr. olVArch. Stor. Lomb.). Da vedere ivi (pp. e 67-9) i curiosissimi discorsi di Francesco Salfi e del Romagnosi, 2) Alfieri, Vita, ep. IV, cap. I.


il

Inche
;

occhio sagace al termine glorioso dal genio di Cavour,


e questo pot fare traendo

problema nazionale trasform in problema internazionale prima di tutto, all' interno, la


il

rivoluzione nell'orbita dello Stato, a questo quindi conferendo

tutto

prestigio e la potenza morale di quella,

nel suo stesso realismo,

che

fu,

anche per

lui,

ed elevandolo, ad un'alta funzione etico-religiosa, non un'opera d'arte, come avrebbe

potuto essere per un Machiavelli, nel Cinquecento, la formazione di


politica,

uno Stato bene ordinato,


epper rigeneratrice

ma ristorazione
energie

delle

morali,

veramente anche
rehgioso.

per lui non separabili da

un profondo sentimento

Donde per lui, la grandissima importanza della Questione romana, sentita come non pure questione astrattamente politica, ma come questione anche essenzialmente religiosa, secondo che viene messo sempre pi in chiaro dagli studi recenti sullo svolgimento del suo pensiero. Anch'egli guard
alla Chiesa e agli interessi che

sono ad essa legati col pi


seriet
^).

sincero rispetto e con la

massima

se

non

tutti

di richiamare alla memoria soltanto questa dichia1861 Io credo che sia il 9 aprile facile di dimostrare che 1' Italia la nazione del mondo la pi atta ad applicare i grandi principii che ho avuto l'onore di proclamare. perch, o signori ? Perch in Italia il partito liberale pi cattolico che in qualunque altra parte d' Europa. In Italia i grandi pensatori (non parlo dei tempi andati, ma di quelli del secolo presente) si sono affaticati per conciliare lo spirito di libert col sentimento re *)

Mi permetto

razione da lui fatta in Senato

ed io posso tanto pii proclamare questa verit innanzi a quanto che la maggior gloria letteraria d' Italia, 1' uomo illustre che voi vi onorate d'annoverare fra i vostri colleglli, il primo poeta vivente d' Europa, ha sempre cercato di concihare questi grandi principii ne' suoi versi immortali ha celebrato le glorie della
ligioso voi, in
:
;

Chiesa coi sentimenti pi liberali


riera, si

quasi alla fine della

sua car-

sfera

mantenne sempre fedele all'uno e all'altro principio. E nella della filosofia, l dove la conciliazione forse pi difficile, dove

si manifesta pi facilmente, i nostri due grandi filosofi, quantunque in campo diverso, si accordano in un pensiero, il quale domina tutte le loro teorie, la riforma di certi abusi, la conciliazione
2

l'antagonismo

D.sco'st di

religione

i8
i

suoi successori furono della


Risaseli,

di un' Bettino

Roma

non parve

cos

tempra misticamente religiosa in tutti, finch V Italia non ebbe condotta al suo compimento fatale

l'opera del Risorgimento, pi o

meno

coerente, pi o

meno

consapevole e vigoroso,

perdur lo spirito del Romanticismo.

Lo Stato continu ad essere concepito come una realt morale, una sostanza da realizzare dal libero volere etico, cui non dato prescindere da un concetto religioso della vita.

dello spirito di libert col sentimento religioso. Antonio Rosmini e Vincenzo Gioberti hanno consacrato tutta la loro vita, tutta la vastit del loro ingegno all' arduo lavoro di propugnare la conciliazione dei due grandi principii sui quali riposar deve la societ moderna
{Discorsi parlamentari
,

XI, 359-360),

UT.

Chiuso invece quel

ciclo,

che

si

periodo eroico della nuova Italia, abbattuto


porale, fattosi pi acuto quindi
il

pu considerare come il Potere temil


lo

dissidio tra

Stato e la

Chiesa resta al nuovo ordine di cose, e minacciosa e ansiosa


di scorgere all'orizzonte

Stato italiano,

gli

qualunque accenno di uomini che ebbero il governo


sviluppo,

ostilit
di.

allo

questo e
altro di

ne promossero

lo

non credettero d'avere

megHo da
la Chiesa,

fare,

che romperla definitivamente non solo con


la religione stessa,

ma

con

che della Chiesa era la


del sec.

forza

e tornare al vecchio

programma

XVIII, poipareva

ch intanto nella cultura generale e nella


zione intellettuaHstica,

filosofa

col naturalismo e col positivismo tornare in onore la conce-

profondamente materiahstica, della


si

scienza e della vita. Le logge

affollarono di

adepti, che

schierandosi contro la Chiesa nemica dello Stato, sentivano


di abbracciarsi

con tutti

nemici della Chiesa, per brutti o

sciocchi che fossero. Si torn a parlare di

Scienza

con quella
;

stessa unzione con cui nel Settecento si parlava dei lumi


e

purch fosse battezzata con quel sacro nome, ogni forma di pensiero di letteratura fu accolta con plauso e celebrata

conquista definitiva del genere

umano

e hberazione

asso-

20
luta dello spirito dalle tenebre
Si torn

dell'errore e dell'ignoranza.

a parlare di ateismo con quella stessa gioia infantile,


se n'era parlato in Inghilterra sulla fine del
Il filosofo

con cui

Seicento

e poi in Francia nel secolo seguente. del nostro pensiero fu

di quel periodo

appunto uno dei pi solenni banditori italiani della dottrina democratica, di quelli onde pi si onor l'associazione dei liberi muratori, il Bovio che ierati;

camente oracoleggiava tra


lordite,

le

moltitudini

attonite

sba-

predicando
:

matematico dere forma definitiva e concreta, ma che voleva significare appunto la sintesi d'una scienza dommaticamente accampata
contro ogni tentativo di riscossa spirituale, tutta chiusa nel suo oggetto fantasticato come una natura lucreziana stretta
dalle leggi eterne, di l

verbo novello del suo naturalismo nebulosa oscura, che mai non riusc a prenil

da ogni umano consigho ed

arbitrio.

se dai comizi si
filosofia

ricorreva nelle aule universitarie all'um-

bratile

di

pensatori pi schivi dell'aura popolare


vita italiana, dal Bovio

ma

creduti tuttavia interpreti dello spirito dominante nella

cultura e nella
l' Ardig
:

nuova

si

passava

al-

caposcuola di un positivismo, che era anch'esso


:

un

metafisico naturalismo

un duro, ombroso dommatismo,

disposto a fiaccare spietatamente ogni senso e bisogno


sotto la massiccia fede di
materialistica della realt.

umano

una rappresentazione grettamente

Vico l'avrebbe detto un periodo di ricorsa barbarie. Il secolo XVIII, che era stato negato e deriso dagli scrittori

prima met del secolo, che avevano suscitato e accompagnato r ItaUa lungo la via della sua riscossa nazionale, risorgeva tal quale, se non con qualche peggioramento, quando r ItaUa aveva bisogno di rassodarsi nel suo nuovo assetto e infondere nuovo vigor di vita nella sua morale cos faticosamente congiunta e composta ad unit. La scienza, ossia T indella

sieme delle scienze, a cui natui-almente immanente

l'

inge-

21
nuo

dommatismo

materialistico,

erano ben soddisfatte di


le

cotesta filosofia, che permetteva loro di riassumere

pi

arroganti pretese nel dominio del pensiero, per esercitare la


parte che era sempre spettata in proprio alla
slatrice
filosofia, legi;

suprema d'ogni orientamento

spirituale

si

torn

quindi all'antica e tante volte sfatata pretesa di volere scienti fica

tutta la vita.
si

o,

come pur

disse, veristica.

E naturalistica si volle allora anche E la critica dell'arte


si

l'arte

e ogni

storia,

da comprensione, cio coscienza, e quindi propulsione,


convert in grave erudizione, regi-

della vita dello spirito,

stratrice faticosa di fatti, privi di

un intimo
s'

significato,

ma-

teria di severa, fredda curiosit indifferente. Conoscere, co-

noscere, fu

il

supremo

ideale

conoscere,

intende,

non una
nostre

realt da instaurare, o trasformare a seconiia delle


idee, ossia delle nostre finalit,

ma

quell'eterno vero, che


ricondurci, per vivere in
si

di l

da

noi, e a cui noi

dobbiamo

seno alla realt; a quella realt, alla quale non

pu co-

mandare
e
si

se

non obbedendo.

I valori spirituali si offuscarono

perdettero di vista, poich lo spirito, voltosi tutto al-

l'esterno,

cui ogni valore

non ebbe pi occhi per ha radice e realt.

s stesso, al

mondo

in

IV.

Quando
volti indietro

nei primi anni di questo secolo noi ci

a cercare qual concetto

si

siamo riebbe in quel torbido

periodo dell'ultimo trentennio, dell'arte, della religione, della


morale, della
filosofia, di

ogni forma di realt

insomma che
abbiamo

non

sia reale fuori dell'anima


il

umana che

la realizza,

trovato

vuoto,

il

nulla,

il

buio della pi brutale incoscienza.

Tutto era diventato un fatto

non

dice ci che quel che

, il

Fatto ? ma chi dice fatto duro fatto irriformabile, sogallo spirito

getto a una sua legge, negazione della libert, e ripugnante

a ogni valutazione e sordo perci


era
il

Appunto, questo
l'

significato del positivismo, a cui si

abbandon

Italia,

per la logica interna della sua storia particolare, e per effetto


del

essa era fatta,

movimento generale del pensiero contem^poraneo, quando ma, nientemeno, si dovevano fare g' itafiani E si fecero come si potevano fare, sforzandosi di con!

centrare nella scuola pubbHca, e in tutto lo vStato,

il

che fu detto
fatto

laicit

togliendone
il

il

concetto,

come aveva
XIX

vuoto,

r illuminismo

e quindi

giacobinismo, a cui la nuova


il

cultura tornava saltando indietro sopra

gran movimento

spirituale idealistico, spiritualistico e storico del secolo

dalla concezione scientifica, ossia intellettuahstica della vita.

23
e perfettamente ignorando
della laicit
si
il

cammino che questo concetto


la Rivoluzione.

aveva fatto dopo

Giacch quando
si

parla di laicit bisogna

distinguere, se

non

vuol restare

nell'equivoco.
tiva ;

ed

la

dello spirito

C una laicit che io altra volta dissi negaforma originaria, primitiva, ingenua e puerile laico che proruppe nella realt storica concreta
ma
fu preparato dal

con

la Rivoluzione,

movimento Ubertino

del Seicento, anzi dal Rinascimento

italiano.

questa laicit
assicurare la

corrisponde alla negazione pura e semplice della religione,

compiuta dapprim.a dalla ragione

sollecita di

propria indipendenza rivendicando la propria libert di fronte

a una concezione trascendente gi stabilita, cristalHzzatasi in certi dommi e dominante socialmente negazione astratta,
:

consistente nel ritrarsi della ragione dal


la

campo
in cui

in cui spazia
si

religione,

qualunque siano

dommi

concreta,

qualunque
ferisce.

la funzione

che socialmente
Trattato

le si

attribuisce o con-

Si ricordino

Galileo nella Lettera alla Granduchessa


teologico-politico
:

Madre

Spinoza nel

dove

la

scienza, o la scienza insieme e la vita poh tica sono rese indi-

pendenti dalla rehgione, perch ne sono separate, e

lo spirito

umano

vien compartito in due campi, in uno dei quali esso


;

ragione, e nell'altro fede

ma

decidere di ci che

s'appartiene alla fede, e

dove ragione non pu dove fede non

pu intromettersi in

ci che spetta alla ragione.

cosi

il

celebre conflitto, che sul hmitare dell'et

moderna sorse tra la ragione e la fede, o meglio tra la ragione e una data fede, ebbe una soluzione, che ha tutto il carattere di una transazione. Come ben vide sempre la Chiesa, alla quale non venne mai meno la coscienza della inseparabilit dei due campi,
ossia della impossibilit di concepire
il

finito

senza

l'

infinito,

e della conseguente necessit logica che avrebbe

tratto

il

pensiero

moderno a

ritrovare

il

suo infinito dentro a quello

stesso finito in cui protestava di volersi chiudere.


Infatti questo penriero

24

s'arrest al concetto
della

non

scienza, che fosse semplice scienza della natura ( scienza fisica

e propriamente naturale, o filosofia

come naturalismo). Esso

progred

e per rendersi conto della natura, di questo finito


si

che oggetto dell'esperienza,

accorse che bisognava far

capo

allo spirito e rendersi conto,


ci si

prima, dell'esperienza, in
esperienza attivit e

cui la natura

presenta.

La quale

vita spirituale,

non determinata

ma

determinante

e per

non concepibile naturalisticamente, alla stregua del meccanismo universale, ma sgorgante da un principio autonomo e creatore di un suo mondo che il mondo di tutti i valori. Guardando a questi valori, che sono le categorie immanenti
:

dello spirito, base di ogni esperienza e quindi di ogni concetto

della natura,

il

pensiero

moderno vide

la loro assolutezza,

la loro infinit,

senza la quale ad esso non sarebbe dato di


la

asserire

nessuna proposizione,, n anche


si

pi scettica. Vide
finito,
l'

quindi la necessit di restaurare dentro a questo


l'uomo, in cui
nito,

che
infi-

rappresenta e
gli
si

s'

incentra la natura,

senza

il

quale non

resterebbe

modo

di concepir nulla

di pensabile.

quindi

accinse a ricostruire nella sua con-

cretezza,

nella pienezza della sua vita, quello che aveva messo da parte come inservibile ai suoi fini. Donde sorse il nuovo concetto della laicit che non fu pi r indipendenza della ragione rinunciataria, ma la libert
:

della ragione conscia della propria infinit e

a delegare altrui veruna parte della realt.


cit positiva.

non pi disposta fu, ed la laile

La quale n
;

si

contenta pi di quel mozzicone


scienze natusia

astratto di sapere, che sono, tutte insieme,


rali

o dei fatti

n conosce pi morale che


essere

una norma
d'ogni

derivante da un'autorit superiore alla coscienza dell'uomo

quando non voglia


intrinseco
lo Stato

semplice costume,

privo

valore

carattere

imperativo

n intende

pi

come semplice volont

di fatto, forza arbitraria, la

-ascili

giustificazione e
.

il

cui valore etico siano

da attingere a

fonti esteriori

vuole perci una scienza che sia integrata


la costruisce, e quindi ricon-

con la scienza dell'attivit che


di fatti,
riuscire

dotta a una filosofia che non pu essere essa stessa una teoria

come

le stesse

scienze che deve spiegare

ma

deve

bens una teoria del principio generale dei fatti. Vuole una morale che s'a la celebrazione della volont, a cui non occorrer nessuna legge sopraggiunta, poich la sua
legge dentro di essa
al pari di
;

vuole una poUtica, in cui

lo

Stato,

ogni forma di vita spirituale, sia consapevole del


gli

valore che

immanente, e che esso perci deve reahzzare

valore che razionalit, e per progresso continuo e inces-

sante

ma

anche assolutezza, realt necessaria e indero-

gabile, essere in cui la

mente

si

affisa,

come

in termine suo o
:

limite in cui deve porsi, affermarsi, appoggiarsi e vivere


libert,

insomma,

e legge.

Ma

legge per davvero, che non


il

l'arbitrio,

ma

il

freno dell'arbitrio,

suo opposto: quel divino,

contrapposto all'umano, onde la vecchia fede, combattuta


e temuta, s'argomentava di limitare dall'esterno cosi
il

mec-

canismo

della natura

come

la libert dell'uomo.

La
tenti,

laicit fino

ieri ideale

norma

della vita itahana

fu la vecchia laicit negativa dei rinunciatari e degH impo-

che presunse di sfuggire al pericolo clericale e di spiantare dalla radice la forza di cui la Chiesa s'armava contro
lo

Stato e contro il pensiero moderno, fingendo d' ignorare questa forza, come lo struzzo che innanzi al cacciatore non

sa far di meglio che nascondere la testa sotto l'ala. G' italiani

che ne vennero furono quelli che conosciamo quelli che noi quelli che, quanti siamo ad aver ora non vogliamo essere
:

fiducia nella virt purificatrice, rinnovatrice e corroborante


della grande

prova cruenta affrontata

dall'

ItaUa e superata,

dobbiamo

far

opera a scacciare dalla vita italiana.

I giovani,

a cui indirizzato

il

mio

discorso,

m' intendono.

Gli altri alzino


col

pure

le spalle, e tirino via.

S'accorgeranno

tempo che quesf


crisi,

Italia

non

pi quella di

una

volta.
i

Questa oscura

questa inquietudine che turba

loro

sonni, mostrer tra pochi anni alla piena luce del sole quale

nuova Italia si vien maturando, e si travaglia ora nelle fatiche di una tumultuosa e rapida gestazione. I giovani hanno imparato nella scuola, che lo Stato creava a propria immagine
e somighanza, qual
fosse
la vita spirituale

vagheggiata e

promossa dagli assertori del laicismo giacobino e artefici di una politica materiahsticamente, grettamente e pavidamente
positiva.

Essi vi conobbero molti e molti_ valenti maestri

puris-

sime anime di martiri,

ai quali fu

ignota la destrezza degh

avvocati, dei faccendieri, dei politicanti, e rimase insospettata


l'arte del vivere facendosi valere in

una

societ priva di alti

ideali morali

e fu ignoto ogni benessere, e solo desiderio la

pace umbratile dei Hbri e della scuola, nell'opera assidua

male apprezzata, male rimunerata, tutta fatta di sacrifizio e di amore per i giovani, pel sapere, per l'arte. Grazie ad essi,
i

giovani poterono accostare nella scuola la loro anima a


fiaccole ardenti di

27

puro amore disinteressato e ingenuo delaccenderla a quella fiamma l' ideale, e e quando furono chiamati al sacrifizio supremo per un' idea, pel dovere, dimostrarono, tra la meraviglia degli uomini avanzati nell'et e
si celavano nella scuola, quale nobilt quanto slancio ideale fosse nel petto di quella giovent italiana apparsa ordinariamente cos poco riflessiva, pensosa e studiosa. La borghesia itaHana pu andare giustamente superba della tempra spirituale de' suoi figliuoH, quale si svel in innumerevoli casi durante la guerra, ed attestata da una copiosa serie di epistolari commoventi e di nobilissimi documenti venuti in luce. Ma i giovani sanno pure di aver veduto nella scuola quei loro maestri migHod condannati anch'essi alla catena di programmi, di metodi, di disciplina e di governo, per cui la loro opera doveva fatalmente finire nella disorganizzazione, nella

ignari dei tesori che


e

dispersione e nel logoro di ogni energia spirituale, e cedere


il

del verbalismo,

impero dell'erudizione raccogliticcia e materiale dello scientismo minuzioso e macchinoso, e quindi della furberia in azione tra gl'insegnanti, sempre
all'

campo

in sospetto e disposti a cogliere in fallo gli scolari, e gli scolari

vigilanti e

pronti alla resistenza per

non

lasciarsi so-

praffare e stritolare dal

congegno meccanico della molteplice


danni.

pedanteria congiurata
reiterati di stringere
i

a' loro

Donde

infine

tentativi

freni, di elevare le richieste di profitto

per

gli

esami e

le licenze, e

ad ogni tentativo
il

il

succedere pre-

cipitoso di concessioni, larghezze e indulgenze, che ormai

han

governo della scuola. La quale, invasa dalla democrazia giacobineggiante, e costretta a servire di strumento a tutti i bisogni individuali dei cittadini, tutti
gettato
il

discredito su tutto

uguaH innanzi
prio interesse

alla legge e tutti in diritto perci di sottometi

tere la cosa pubblica e

beni che vi

stata,

privato,

amministrano al prosuo malgrado, trascinata a


si

28

esigenze

smettere ogni pretesa od assunto di servire ad un j&ne proprio di cultura, avente in s le sue leggi e le sue

imprescindibili

dibatte ora nelle

ha piegato sotto la pressine esterna, e si strette di un sistema, di cui tutti, dal Minifino
all'

stro dell' istruzione

ultimo
si

bidello,
il

dicono

ogni

male possibile
tere le mani.
resistere alla

e in cui nessuno
la scuola vi

sente

coraggio di met-

Ma

non ha

marea che

e non poteva ha fatto irruzione, per la sua


resistito

interna debolezza. Vis, consilii expers, mole ruit sua.


scuola che negh ultimi anni
s'

alla

ingrandita

mancava
servarsi.
I

il

consilium, lo spirito, la
la

enormemente, personalit, da cui sol-

tanto pu venire

volont di resistere, difendersi e con-

giovani sanno che la personalit della scuola italiana

stata quella di

non averne nessuna.


il

che cosa essa ha mi-

rato

suo proposito ? Quale la cultura che essa ha voluto promuovere o creare ? La cultura laica Ma questa
?
!

Quale stato
s'

cultura
religiosa

intesa

come
:

quella che
s'

non dovesse

essere

irreligiosa

neutra,

detto.

Una

cultura perci

che non solo prescindesse da ogni positivo elemento religioso,

ma

tralasciasse

pure ogni considerazione, anche

critica

e
la

trasformatrice, di qualsiasi elemento religioso.

poich

problema della formazione interiore della personalit o coscienza umana, questa cultura si proponeva appunto di schivare questo problema. Ecco studiando la letteratura italiana, noi veniamo a trovarci di fronte ad anime che hanno la loro concezione della vita. Dante non Boccaccio Ariosto non Tasso Manzoni non Leopardi. Ebbene, io posso studiare in due modi diversissimi
rehgjone stata pur sempre
il
:

questi scrittori, e in essi la

mia

letteratura. Posso

cio pene-

trare nell'animo loro per intendere a fondo la loro arte, che

scaturisce tutta di

l.

allora

devo pur

sentire la seriet degli

interessi di cui essi vissero e delle idee in cui se

ne resero

29
conto
;

devo non presupporre,


;

ma

affrontare

loro problemi,

e meditarli, e intenderli

e per intenderli,

almeno provviso-

riamente, viverli. Allora la mia letteratura


alla religione,

come mi porta

e a e
si

quant 'altri

mi porta dentro mezzo all'amore e al dolore, elementi entrano a far parte del mondo umano,
in

ritrovano in quello dell'arte.

Ma

io
:

posso anche presup-

porre le situazioni dei singoli scrittori

gettarvi sopra

appena

di fuori che cosa essi

uno sguardo fugace, tanto per vedere superficialmente e dal avevano da dire e poi raccogliermi
;

tutto nella considerazione del


io

modo

in cui lo dissero. Allora


;

credo di studiare la letteratura come tale


se

non

fo vera-

mente

non

fissare

una forma
discorso,

astratta, che dir prosa o

verso, e tante specie di prosa e di verso e ritmo e metro, rime

e parole, che

non sono

ma

parti di esso, unite e ac-

cordate tra loro,

ma

separabih, ciascuna dalle altre, e cia;

scuna negli elementi in cui anch'essa distinguesi e cos via via, dilungandomi dallo spirito, che avviva tutta questa astratta materia. E rinserrandomi in questa, materia, sempre
pi opaca e antispirituale, dal poeta potr passare
sta, al letterato, al
all'arti-

grammatico, al lessicologo, al sinonimista, e impedantirmi di grado in grado fino alle ciglia degH occhi. E ognuno vede da che parte stia la cultura laica. La quale,
s,

ha promosso
;

lo

studio della letteratura

ma

giovani

sanno di quale

essi

che videro

Ubri vuoti di umanit e pieni


in ogni altra
la forza

di parole, cos nella nostra,

come
con

letteratura,

che furono invitati e spinti

a studiare.
il

l'esempio della

letteratura

illumina

carattere

di
;

e in ogni caso

tutto r insegnamento o formale e vuoto, o reale e meccanico non spirituale. La filosofia stessa, insegnata con

questo titolo nei Ucci e come

pedagogia

nelle scuole normali,

sempre in omaggio

alla laicit della scuola,


,

venne mutata da

coscienza, quale essa

dell'uomo e del proprio

mondo

del-

l'uomo, e quindi, sia pure in forma elementare, della realt

30
universale, in cui ogni

uomo deve
una

pure orientarsi e trovare

un

senso alla propria vita, in

suppellettile grigia e

ingom-

brante dell'intelligenza, senza capacit di agire sull'anima, di riformarla e di infonderle un principio e una energia di organizzazione verso ogni altro elemento della cultura. Tutta la cultura insomma, mentre si continuava a predicare che

dovesse essere formativa,

si

consider sempre

come ornamento
alte

dello spirito o, tutt'al pi, esercizio e ginnastica delle forze

strumentali dello spirito stesso. Si ripet sempre, con


querele contro
gli

esecutori del
;

dovesse essere educativa

ma
Un

programma, che 1* istruzione non si dimostr mai di avere il


bel giorno
si

menomo

sentore di quella intima unit, in cui l'educazione


vollero introdotti

s'intreccia all'istruzione.
nella scuola
i

Doveri che

il

Mazzini aveva

scritti

per

gli operai,

affidandone l'insegnamento ai maestri che la scuola

laica

aveva

resi insensibili al

nome

di quel Dio, della cui

immanenza
per ren-

nel petto

umano vibrano

cos fortemente le pagine mazziniane.

Da

ultimo, in questi giorni,

abbiamo

sentito che

dere educativa la scuola, vi occorreva una speciale divisione


del Ministero, e
ciale

uno

speciale Consiglio Superiore, e

uno spe-

insegnamento con uno speciale direttore disciplinare e didattico che il colmo dell'assurda pretesa d'introdurre la morale dove gi si presume che manchi; e si presiune, con:

essere cultura

cependo tutta r istruzione (che in qualunque modo dovrebbe umana, e cio formazione di carattere e di
coscienza)

come essenzialmente amorale. Vera dichiarazione


vuota neutralit

esplicita di quella insipida e

cui stregua la vecchia Italia

morta

che

spirituale, alla

va combattendo ed

concepiva

la scuola.

VI

Scuola amorale, e perci antispirituale, meccanica, amorfa,

disgregata interiormente disgregatrice e conculcatrice di scuola


di

ogni sana energia spirituale, perch

uno

Stato

amorale, cio concepito amoralisticamente.


tal

concepito in

modo, perch agnosticamente inteso, come organismo che fuori di s la religione, non solo in quella forma determinata che ella ha assunta in una religione positiva, ma nella
ha
stessa sua essenza.

Ora uno Stato agnostico non


sarsi di tutta la religione,

solo

dovrebbe

disinteres-

ma

della cultura, poich agnostialla verit.

cismo professione d' ignoranza intorno

Nel seno

della quale assurdo e sciocco distinguere tra verit assolute


e supreme, e verit relative e contingenti, se vero che

una

verit relativa suppone sempre

un
:

criterio di verit,

che non
relativit

pu

essere esso stesso relativo

suppone almeno l'assoluta

verit della dottrina che


delle verit

pretende inculcarci la

da noi raggiungibili merc la semplice ragione. E sequestrandosi dal dominio totale della verit, ossia dalla cultura intera, non si vede pi come uno Stato agnostico
possa tuttavia pretendere di legiferare e volere l'osservanza
delle

sue

leggi

non essendoci legge talmente

arbitraria,

-- 32
che, anche

come tale, non si debba presumere corrispondente una volont arbitraria e corrispondente veramente, ossia secondo verit. Della quale uno Stato agnostico non ha modo di dir verbo. Che se lo Stato esiste reahzzandosi, e non si realizza se non volendo, e volere non si pu se non avendo coscienza di quel che si vuole, e per affermando
alla logica di
certi fini e la realt

a cui essi

fini si riferiscono,

o per inne-

star visi o per tradurla in atto, chiaro che dire Stato agnostico lo stesso che dire qualche cosa

come

luce tenebrosa

infatti per inchiodare lo Stato all'agnosticismo, atto


le

a sottrarlo a tutte
la

noie derivanti dall'affrontare

problemi

della realt e prender posizione, e lottare, e crearsi

una

vita,

pi degna e la migUore posribile, attraverso


s'

contrasti, la

pohtica laica dei democratici


dello Stato, per cui
esso, e se
l'

creata

una congrua dottrina


fini

individuo viene a collocarsi in faccia ad


:

ne fa uno strumento dei proprii


all'individuo e

come

se,

gi

per mettere in opera un cotale strumento, consistente in una


forza superiore

dell'individuo,

non

si

fosse

pur derivante dalla forza dovuto gi superare il concetto


postulare

di quest'astratto individuo, che soltanto l'antistorico razio-

nalismo aveva potuto strappare al nesso sociale e


di l dal contratto.

che fa dello

Comunque, il liberaHsmo individualistico Stato un semphce mezzo, e un prodotto della

volont individuale, disconoscendo ogni sostanza etica e ogni


realt effettuale allo Stato

come quella comunit, che

gli

individui trovano nel proprio fondo, intima radice vivente


della propria personaHt e del proprio diritto, riesce a riad-

durre,

come a propria
;

scaturigine, a questa personalit

imme-

diata e particolare dell' individuo ogni principio dell' attivit


statale e quindi fa dello Stato un organo degl' interessi della maggioranza, che riesce di fatto a prevalere con la forza del

numero

lo

priva perci di ogni valore intrinseco e spirituale,

33

ideale

sottraendogli ogni diritto d'intervenire nel dominio dello


spirito, della morale, della verit e di ogni interesse

spettante in proprio alla sfera della vita individuale. Soltanto

pu indursi a dichiarare lo Stato agnostico. evidente che uno Stato cos concepito viene ad esser messo sulla stessa linea di un qualsiasi strumento della sua potenza p. e,, dei funzionari d'un suo ramo d'amminicos

Ma

esser dichiarata,

La quale potr bens non potr dichiararsi da s agnostica che come dire che pu esser pensata soltanto come strumento che altri adoperi e rinvia pertanto a una volont di
strazione, o dei roldati della sua flotta.

ma

cui sia lo strumento.

Ma

quale la volont che


e' est

muove

lo

Stato
s'

Se

si

dice

l'

individuo {Vtat

moi),

non

lo Stato

che

im-

medesima con l'individuo,


con
lo

ma

questo che

s'immedesima
e,

Stato

perch o

la

sua una vana presunzione,


;

all'effetto, egli

non

riesce a governare

o effettivamente egh'

move

lo Stato, e allora tutti quegli individui

che allo Stato


della propria

appartengono, lasciandolo governare,

consentono nella vo;

lont sua, e danno a questa tutta la forza

ond'essa non pi volont particolare,

ma

quella volont
vista
(altro

comune che

lo Stato. In realt, dallo stesso punto di

individuale, che quello

immediatamente autocratico
si

che democratico

!),

la

volont dell'individuo che


la

fa valere

non pu
colare,

volere se

non per

convinzione di potere e dover


il

volere, e cio attribuendo a s

valore di volont

non

parti-

ma

universale.

cos avviene che lo Stato, negato o


si ritira

disconosciuto nella sua esistenza obbiettiva,

ed

af-

ferma nella coscienza subbiettiva dell' individuo.


rispetto a

La

cui vo-

lont pu aver coscienza della propria particolarit soltanto

una volont comune obbiettiva

e diventa

comune,

sovrana, e cio volont di Stato, quando


biettivo scompaia.

questo limite ob-

Discorsi di religione

-34 Lo
tutti,

Stato,

come oggi dovremmo cominciare a saper bene

non

inter homines,

ma

in interiore homine.
;

^)

Non

quello che

vediamo sopra a noi

ma

quello che realizziamo

dentro di noi, con l'opera nostra, di tutti i giorni e di tutti gli non soltanto entrando in rapporti cogli altri, ma istanti
;

anche semplicemente pensando, e creando col pensiero una realt, un movimento spirituale, che prima o poi influir sull'esterno, modificandolo. Lo Stato in questa sua intima
sostanza non pu
ess<'re

agnostico, perch la stessa perso-

nalit umana che ha


si

quell'esistenza concreta, storica, che

dice sociale, della societ organizzata in tutta la complica-

zione dei suoi rapporti. Oggi perci la questione delle atti-

nenze tra
pi

lo

Stato e la cultura, tra lo Stato e la religione, non


ci trasporti in

una questione che

un campo remoto
non sono che
senti-

dalla nostra stessa coscienza personale, e dove

enti astratti e difficilmente raggiungibili

dal nostro

mento perch non determinabili altrimenti che per faticose ed astruse definizioni essa sentita come una questione la
:

quale sorge e dev'esser risoluta nell' interno della nostra,


stessa attuale coscienza.

Dove

lo

Stato
le

la nostra

pi salda,

fantastiche velleit pi reale volont, distinta da tutte onde dilettantescamente troppo spesso crediamo di farci

parte per noi stessi, e prescindere da quella realt che

imma-

giniamo lontana da

noi, e pure vive

dentro

di noi.

*)

Cfr.

miei Fondamenti della filosofia del

diritto,

Pisa, Spoerri,

I916, cap. IV.

VII.

La

questione politica della religione la stessa questione

della religiosit della cultura o del pensiero in generale.

Lo

Stato pu sequestrare da s
spogliarsi,

il

divino solo se

il

pensiero pu

almeno in parte

e per

un

certo rispetto, della sua

funzione religiosa.

Ma

se

il

pensiero

non pu

esistere

a nessun

patto non assumendo un certo atteggiamento religioso, prescindere da questo proporsi di fare a

meno
l'

del pensiero, e

soffocare quella vita in cui lo Stato deve pure realizzarsi.


Il

pensiero,

come

la coscienza

moderna

intende,

non

contenuto,

ma

vita dello spirito.

La

stessa scienza naturale

o matematica, per lo scienziato moderno, non vale

come rapcostruzione
l,

presentazione

di

una

realt,

ma come
sono

vita e

che lo spirito fa del suo obbietto. Ogni suo obbietto


lui,

in

a vivere con

lui e di lui. I libri


;

il

lettore; la scienza

la mentalit che l'edifica

come

la poesia l'animo del poeta,

o di chi la

gusta e la ricrea. La verit valore non delle cose,


superiore della propria esistenza.

ma
a

della personalit, che configurando la verit vi si eleva


Il

un grado

pensiero in;

somma personalit. Fu detto che lo stile l'uomo ma il vero uomo non solo stile, bens tutto il pensiero. Il quale,
guardato da questo lato del soggetto che
lo reahzza,

non ha

-36natura astratta, definita e


fissa,

ma

vive della mobilit stessa

inquieta dello spirito umano, e partecipa della sua legge.

Orbene, questa legge noi oggi sentiamo, vediamo


nella nostra coscienza,

presente

come mai per

lo innanzi.

Noi

tutti

oggi sentiamo
il

come troppo

gi esaltammo in passato la forza,

valore e
;

il

diritto delF individualit o dell'astratta sogget-

tivit

poich dentro alla nostra

individuale

soggettiva
noi
li-

realt,

quale riusciamo ad averla presente vivendola,

sentiamo pulsare qualche cosa che supera T individuo e

mita

il

soggetto

in guisa che la vita di questa

soggettiva

individualit centro del nostro costante e incoercibile egoi-

smo, non

si

stibilmente

espHca se non bruciando a una fiamma che irresici attira, perch l la nostra vita ad una fiamma
:

in cui tutte le scorie della nostra presunta libert

immediata

o naturale, e dei nostri sacri diritti inaUenabili e insopprimibili,

con cui naturalmente crediamo o credevamo di pree

sentarci e prender posto al banchetto della vita, sono con-

sunte

fronte a

rimane di noi ci che ci stacca da noi, e ci pone ai una realt in cui ogni interesse particolare, ogni particolar sentimento, ogni elemento soggettivo,, da cui in;

sorge

il

bisogno nostro di hbert e di autodeterminazione,


l'

vien meno. Ecco l'universale,

ideale, quello che ci si pre-

senta

come

l'assoluto che ci attira a s e ci av\^alora, quello


il

intorno a cui gravita ogni nostro sforzo,

termine a cui

l'a-

nimo nostro volgesi con irresistibile slancio. Slancio, che amore ed fede conoscenza che riduce il soggetto all'oggetto ma conoscenza di un oggetto che non l, innanzi a
:

noi, ancor

zione,

il

prima che noi lo si abbracci con la nostra cognipone in virt del nostro atto conoscitivo. Oggi noi sentiamo ravvivarsi dentro di noi e ingigantire bisogno, quasi legge inderogabile, di questa fede. Parliamo

ma

l si

tutti di fede

fede in quel che pensiamo, in quel che vogliamo,


:

in quel che facciamo

fede per cui

non

l'oggetto

d valore

ai

37
nostri atti,

ma

gli atti nostri,

con

la

pienezza del loro vigore,

dan valore all'oggetto che generano e in cui si appuntano Fede che ci fa sdegnare ogni maniera di attivit, letteraria o scientifica, poHtica o filosofica, e in genere pratica o

teorica

per cui

ci

paia d'indirizzarci a qualcosa, che, sia o


:

non

non aggiunge n toglie alla nostra personalit a cio, che non ci tocca, e a cui si pu restare indifferenti, perch non ha propriamente una relazione essenziale con noi, ne noi con esso. No, chi non s'attacca al suo oggetto, chi non mette tutto se stesso nel proprio programma, chi non si vota alla vita, il dilettante, il letterato, l'egoisia,

qualcosa,

sta e l'egotista, lo scettico cadr per via: gli uomini oggi con-

cepiscono troppo seriamente, e tragicamente, la


poter dare una

vita per

mano

a chi

si

trova in disparte a osservare

con

l'occhialetto, per sorridere, criticare, e dir la sua,

dove
deve
suo

tutti lottano e lavorano, sacrificandosi all'ideale che


farsi reale.

socialismo, colla sua esasperata tensione verso

il

ideale divoratore d'ogni

forma pi legittima e storicamente


l'

giustificata di affermazione dell' individuo,

immagine

ti-

pica dell'anima del nostro tempo.

Ma

l'

ideale a cui esso im-

mola l'individualit un ideale inferiore, costretto dentro a ^una forma contradittoria alla natura stessa dell'ideale. Il quale si contrappone all' individuo solo in quanto questo particolare e il socialismo non si eleva oltre una finaht ancora particolare, ed esalta il lavoro solo come una forma speciale dell'attivit umana, la quale invece tutta lavoro nella sua
;

spirituale essenza, e tutta destinata a trionfare


i\ella storia.

all'

infinito

Ma

al socialismo

non pu contrapporsi

altra for-

ma
di

di

orientamento politico destinata a soccombere perch


s'

pi bassa inspirazione. Occorre contrapporgli una conceindirizzi a

zione la quale

un pi elevato
dove tutta
si

e schietto ideale,

una forma

di vivere sociale

possa liberamente

-38Spiegare la forza dello spirito, e che cominci

dunque dal

far

guerra a ogni orta d'individualismo astratto.

La

vita

mole

derna

si

orienta infatti, pi o

meno rapidamente secondo

varie correnti di cultura e gli interessi che la governano,

verso questa esaltazione della idea che legge, della realt

che bens
identificato
terrea, e

il

prodotto dello spirito

che messa in valore dall' individuo

ma anche il suo limite, ma in quanto esso s'

con l'universale, assoggettandosi a una disciplina concorrendo per tal modo alla reaHzzazione d'un
lo trascende.

mondo che

vili.

Ma
in

questa virt d'abnegaz^'one e di sacrificio, questa

devozione alla legge e all'ideale, questo ritrovare se tessi

una

realt che ci limita e trascende, questo ed stato


la religione.

sempre, quantunque in forme sempre diverse,

Se vogliamo pensare seriamente, e pagare di persona le nostre idee, se queste idee vogliamo portare nella vita e combattere,

perch esse trionfino, se vogliamo non dire soltanto


se di

ma

fare,

non vogliamo una cosa ristaurare la vita, come


il

dire e un'altra farne, se ci


tutti

preme

sentiamo

il

bisogno di assi-

curarla,

nostro pensiero

non pu non

essere religioso, la
reli-

nostra azione non pu essere compenetrata di spirito


gioso.

E se

la nostra azione azione politica

o Stato,

il

nostro

Stato conviene pure che sia governato da uno spirito schiet-

tamente e profondamente
quella virt

religioso.

La sua
la
si

religio^^it la

sua seriet, la sua solidit spirituale,

sua

consistenza

mondo
Lo

quello in cui

insomma per cui si abbiamo


fa o

dice e
fede.
le

fa sul serio

a questo
la

Stato, poniamo, fa eseguire

leggi e

amministra

giustizia.

Secondo che
;

no sul

serio, le

sue leggi sono


;

o non sono eseguite

ed es?o

non

non amministrata Stato. Non gi che una legge sia tale soltanto
la giustizia e

^40
d'un rigore come di legge naturale, secondo penRousseau ma anche la legge che l'uomo deve temperare, giunta a quel grado di temperamento di cui capace, bisogna pur che s'irrigidisca, e si applichi, e sia legge, limite
s rigida

sava

il

dell'arbitrio.
vizi pubblici.

Lo Stato insegna,
In tutte
le

lo

Stato amministra, ha ser-

sue funzioni, grandi o piccole, deve

sapere d'essere in faccia, in ogni istante della sua vita concreta,

a un dovere, che non astratta moralit, anzi

la

concretezza della sua storica attualit, dove ogni atto

un
del

omaggio a un ideale assoluto. Tale religiosit non pu essere


s,

dello Stato, se

non

popolo, cio dell' individuo, in cui lo Stato ha coscienza di


e quindi realt.

se lo Stato

non

dev'essere qualche cosa

forma concreta della vita d'un popolo, nello Stato per esempio, nella sua cultura, com' non realizzabile forma relirappresentata nella scuola giosa, che non abbia radice nella coscienza popolare. Di qui della religione, che il Partito il problema politico attuale
di astratto e- di utopico,

ma

la

popolare italiano vorrebbe porre

e gliene

manca

la forza.

Onde si regge sull'equivoco, appellandosi a una religione che non sa e non vuol definire. Ma il problema va posto in modo
pi coraggioso e pi risoluto
;

com' possibile

soltanto

se

da una parte
liano, si

e dall'altra, ossia cos dal lato della vecchia co-

scienza liberale

come da

quello del vecchio cattolicismo ita-

smettono le preoccupazioni sospettose e gli atteggiamenti puramente negativi, e si riconosce sinceramente il

terreno

comune

sul quale

l'

interesse

politico e

l'

interesse

rehgioso s'incontrano.

come a propria alleata come una chiesa tra le


comune
ideale.

Lo Stato deve guardare alla Chiesa non per ci che essa ha di particolare
;

altre

ma

per ci in cui tutte

le

chiese

s'accordano e procedono di conserva nella persecuzione di un

Qui infatti la forza della Chiesa, che lo Stato deve riconoscere. La Chiesa, d'altra parte, deve abban-

il
donare Tantica pretesa di prerogative e privilegi, che non si confanno al carattere della missione che essa esercita e deve sentire che questa missione a lei sar a gran pezza agevolata e favorita da uno Stato che, senza combattere in
:

nessun modo nessuna particolare forma rehgiosa, riconosca ed affermi il valore della religione com' essa vive attraverso tutte le forme a quel modo che ogni uomo di gusto rende il pi alto possibile omaggio alla poesia non chiudendosi nella gelosa e schiva contemplazione d'un solo poeta. E infatti il poeta, ogni poeta, per grande che sia, non ambisce altro plauso che quello di uno spirito aperto all'apprezzamento d'ogni divina forma di bellezza. Il problema religioso della politica non dunque propriamente quello del rapporto tra lo Stato e la Chiesa. Que;

sto

un semplice

incidente, al quale
il

il

pensatore politico,

riconosciuto che abbia

carattere intrinsecamente reUgioso

della vita, guarder senza pregiudizi

n preoccupazioni,

si-

curo che esso

si

risolver a poco a poco, per logico svolgi-

mento

di situazioni spirituali, se chi sente e

promuove
;

l'in-

teresse dello Stato, riconoscer la funzione essenziale della

religione

anche nella vita politica dello spirito

e senza ri-

nuncie e delegazioni assurde, affermando la sovranit assoluta e l'autonomia dello Stato, assegner a questo

non

solo

un

fine di astratta cultura,

ma

di formazione intera e

com:

piuta delle energie spirituali, che esso disciphna e potenzia

formazione che non pu essere intellettuale, senza essere insieme morale e rehgiosa.

II.

IL

PROBLEMA FILOSOFICO

La
onde
si

vita

umana

vita spirituale.
il

Il

suo

sviluppo,

viene sempre pi realizzando


distingue dalla natura.
fatto o, se
si

suo carattere umano,

l'incremento progressivo della sua spiritualit, ond'essa

sempre pi

si

sentata come un ogni modo, come

realt

gi

La quale vien rapprecome una legge in tutta determinata, con un suo


vuole,
:

modo

di essere,

immutabile, irriformabile, e per contrale

stante alle esigenze dello spirito;


al diverso, a ci che

quali tendono al nuovo,

non

e si vuole che sia, e

sere perci se

non

frutto di libert.

La natura

non pu esmeccanismo.

Lo

rpirito libert.

La quale
si

concepibile soltanto

come

attivit consapevole, e

fa consistere infatti nella coscienza,

in quanto autocoscienza. L'uomo, in verit, libero

quanto

si

realizza

mente

intesa,

non in come corpo n come anima, psicologicaconsiderata come parte di un sistema, in


;

funzione del quale essa agisca


lizza interiormente

ma

solo in

quanto

si

rea-

sante,

come coscienza di s, come quale nessuno pu mettere in dubbio di


il

essere penrealizzarsi.

Giacch

dubbio sarebbe esso stesso

la realizzazione di

essere pensante.

il

pensare non

si

sa concepire se

un non come
:

attivit assolutamente libera, ossia creatrice di se stessa

-46appena sorga il dubbio che il pensiero sia determinato da cause estrinseche alla sua propria natura, cessa egli di esser considerato come vero pensiero, cio appunto come pensiero. Il pensiero dell'ebbro non si prende come pensiero
e
:

non
la

se ne tien conto, come di fatto in cui vera e propria personalit dell'uomo.

non

si

manifesti

In verit, l'uomo pu dubitare della propria libert in

quanto egh

si

obbiettiva a se stesso, e
tra gli oggetti, e quindi

si

contempla perci
della libert

come un oggetto
della natura.
di se stesso

come un frammento

Ma non

dubita, e

non pu dubitare

come

essere in atto pensante, di quello che egli

manifesta a se stesso di essere in quanto attualmente pensa. Dubita di s oggetto del pensiero non dubita di s come
;

soggetto.

poich per quanto faccia per considerarsi come


egli

sempUce oggetto,
ser

non cesser ma>


si

di essere

soggetto

anche di quell'oggettivit in cui

rappresenta, e non ces-

come soggetto (poich non si soggetto di nulla senza un atto onde il soggetto prima di tutto si afferma come tale, presentandosi come Io cosi non possibile pensare nel mondo del suo pensiero)
mai
di affermarsi, di farsi valere
;

senza affermare la propria libert.

l'uomo

si

contrappone

alla

natura che meccanismo,

gi con l'aver coscienza di questo

meccanismo
dire,

della natura,

e pensarlo. Cos che l'uomo che si abbandoni,

come noi

tante

volte

abbiamo occasione

di

al

dominio degH

istinti e delle passioni, e viva, al pari di tutti gli esseri della

natura come trascinato dal vortice


della sua vita perch ignaro,

di una legge fatale, schiavo non comincia a redimersi, a


il

conquistare la sua libert, e in essa


dell'uomo, se

privilegio spirituale

non

in quanto apre gli occhi sul proprio animo,

e acquista coscienza di s e del proprio operare, e

pensa.

IL

La

vita

umana, dunque,
il

pensiero.

Questo pensiero
veduto, pensare la

affermazione insieme teorica e pratica della libert. Teorica,

perch pensare
libert
;

pensiero

come

s'

pratica, perch questo pensiero noi lo pensiamo,

non
pen-

presupponendolo,
siero che pure

ma

reahzzandolo

esso

per l'appunto
il

quello che noi generiamo pensandolo. E, per contro,

pensiamo come gi pensato


libero,

per presupponoi

sto dal nostro pensiero, quello

un pensiero che
il

non

pensiamo come
l'oggetto
posti

ma come

determinato.
soggetto pensante e c'
:

In questo pensiero c' tuttavia


:

chi pensa

e ci che ei

pensa

due termini che,


legati tra loro

come sono dal

pensiero, cio dalla loro relazione, l'uno

di fronte all'altro,

sono perci contrari,


soggetto

ma

cos inscindibilmente
il

da formare un'unit assoluta.


si

cos

pensiero in cui

il

reahzza, e realizza la sua libert,

porta in s stesso la sua flagrante contraddizione. Io sono

pensando

e io

pensando sono

libero.

Ma

io

penso pensando
contrapponen-

l'oggetto che contrappongo a

me

stesso.

dolo a me, non solo sono portato a concepirlo


stito

come inve-

me

da un attributo contrario a quello che appartiene a ossia, a concepirlo come meccanismo in antitesi alla

-48mia
libert
;

ma

sono portato anche a limitare

la

mia libert,
perch chi
ol-

facendola coesistere col suo contrario, col meccanismo. Limitare, d'altra parte, la libert annientarla
dice Hbert dice infinit.
tre di
:

Se

e'

qualcuno o qualche cosa


;

mio operare, lo stesso mio essere non dipende soltanto da me io non sono libero. L'affermazione dell'oggetto non importa dunque solo l'afme,
io

ne sono condizionato

il

libert, che

fermazione del meccanismo, ma anche la negazione della come dire la negazione del soggetto. E il pendittorie

siero viene a dibattersi tra


:

due necessit opposte e contrail soggetto ma bisogna pure l'oggetto. Affermare il soggetto in tutta la sua affermare
bisogna affermare
;

libert chiudersi in s stesso, e precludersi ogni via all'oggetto. Affermare l'oggetto in tutto
il

suo logico mecca-

nismo

alienarsi affatto

da

s,

immergersi nello stesso ogconsideri dal punto di

getto, negarsi.

Tutta
tico,

la storia

umana,
si

sia

che

si

vista teoretico sia che

consideri dal punto di vista pra-

un perpetuo
:

travaglio dello spirito tra queste due

opposte esigenze ciascuna delle quali chiede di essere sode nessuna riedisfatta esclusivamente, a danno dell'altra
;

sce a tacere
saria.

mai

del tutto,

l'uomo ora,

abbandonando il campo obbedendo al motivo della


;

all'avver-

soggetti-

vit,

celebra la propria hbert

ora

si

sforza di soffocare

in s ogni aspirazione alla libera posizione del siio essere,

preoccupato del valore essenziale dell'oggetto, in cui pur

deve

affisarsi.

Per liberarsi da questo travagho non ha altro mezzo


e poiin vita che pensare, riflettere, potenziare il pensiero ch vivere a lui pensare, vivere la sua vita pi intensamente e poich pensare liberarsi, sforzarsi di conquistare una libert sempre pi piena. Questo filosofare. Ma non un'arte da apprendere, e che l'uomo in quanto
:

49
uomo
di cui

gi

egli,

non possegga s lo sviluppo dello stesso pensare, come uomo, vive sviluppo, a ciascun grado
;
:

del quale tutti

precedenti sono superati, sono cio

pen-

siero insufficiente, pensiero che

siero che

non

filosofia

non vero pensiero, pennon propriamente pensiero.

Pensare, dunque, sempre filosofare. Rinunziare a filoso'fare

rinunziare a pensare
;

come rinunziare a pensare

rinunziare a vivere

almeno per l'uomo.

Discorsi di 7-eligione

III.

Filosofare

non

affermare

il

soggetto,

ne affermare

l'oggetto

ma

affermarli entrambi. L'origine della filosofa,

come attivit immanente del pensiero, sta nel bisogno di non affermare un termine senza l'altro, e nella impossibilit
che a volta a volta l'uomo sperimenta di posare o nella
coscienza della propria libert o nella coscienza della ferrea
necessit del

mondo

ond' fiaccata e annichilita la sua libert.


il

in

Sta di fatto che l'egoista non pu appagare

suo egoismo

affermazione della propria personalit come personalit

illimitata e quindi unica e irresistibile

se non irretendosi una realt sociale (oltre che in una realt naturale) costituita da rapporti obbiettivi sempre pi saldi leggi, istituzioni, obblighi onde si viene sempre pi disciplinando e assoggettando a norme superiori e Hmitatrici della hbert soggettiva la personalit dell'egoista. Agli altri infatti non si pu comandare che servendoli. E serve il padre al figliuolo
;

che vuole educare, e cio piegare


ideali,

alle

proprie idee e ai propri

come serve

il figlio

al

padre, da cui desidera esser cu-

rato e contentato. Si parlato di astuzia della provvidenza che per tal via farebbe delle passioni virt, e quindi trarrebbe
gli

uomini dallo stato ferino

al civile, facendoli poi

sempre pi

51
avanzare nella
civilt.

Ma

egli

che la stessa passione come

posizione della volont


lit o soggettivit

umana

nella sua astratta individua-

posizione spirituale

creazione di
e*

da quel che ogni una volont universale e un mondo oggettivo. Sta di fatto che non
essere altro
:

non pu

posizione di

poeta,

il

quale,

per isdegno e

fastidio della prosaica

vita di questo
vere,
si

mondo,

cui conviene pure adattarsi per vi-

rifugi nello sterminato

campo

della sua fantasia per

non incontrare pi

ostacoli di nessuna sorta al libero spie;

non non scopra il suo e' poeta, dico, che dentro ai suoi fantasmi mondo un mondo saldo, reale, di cui egli non pu disfarsi, che gli s'impone, lo fronteggia, lo circoscrive e diventa un
garsi del suo pensiero, del suo animo, del suo cuore
:
:

mondo

a lui pi vero di quello in cui empiricamente


e morire
si
;

si

sente
cui

condannato a vivere
egli, se

un mondo luminoso, a

poeta davvero,

vota, e che contrappone a quello

stesso dei filosofi, filosofando perci anche lui a suo

E per converso,
cos

modo. non e' spirito cos devoto altrui e alle leggi, disposto umilmente ad obbedire, cos compreso della
il

rantit della norma, a cui deve conformarsi anzi im.medesi-

marsi la sua volont, la sua soggettiva personalit,

quale

non ami energicamente questo suo mondo obbiettivo, di persone e di ideali e non lo faccia quindi suo, prestandogli
;

il

vigore del proprio volere, del proprio carattere, della prosi

pria personalit. L'amore,


si

dice, tiranno. Geloso o no,

appropria l'oggetto

ci che

getto non affermasse se stesso


si

non potrebbe fare, come centro a cui

se

il

sog-

l'oggetto

appoggia

si riferisce.

sta pure di fatto che

non
il

e'

spirito cos pieno di

Dio

e invasato dal sentimento del di-

vino, che realt obbiettiva, e tutta obbiettiva,

quale

dal suo Dio non


religiosa, ossia,
il

si senta animato e sospinto alla propaganda almeno in questo, ad attribuire a se stesso

valore e la forza di un'attivit capace di produrre qual-


che cosa anche
lei
;

52

di teologiz-

non
si

sia

comunque tentato

zare su quella verit che

trova dentro per superiore gra-

zia rivelatrice, e teologizzando, per via positiva o negativa,


di mettere se stesso nella cognizione di

Dio

e svolgere un'opera

soggettiva. In conclusione,

si
;

vede sempre spuntare l'oggetto

dal seno stesso del soggetto e il soggetto riaffermarsi energicamente di dentro alla stessa coscienza dell'oggetto. Donde, dicevo, la necessit di filosofare, di vivere filosofando.

IV.

Tutte

le altre
il

vie del pensiero, per cui l'uomo


il

si

mette,

hanno tutte

difetto di essere orientate o verso

soggetto,

o Terso l'oggetto, e non tener conto di questa unit onde i due termini sono tra loro inseparabilmente connessi nella
vita concreta dello spirito.
l'astratto. L'arte,
1'

s'indirizzano perci tutte ver30


celebrazione della sog-

ho accennato,

gettivit,

come

la religione si chiude, cio

tende a chiudersi,

nella rappresentazione del puro oggetto. Tutte le scienze naturali,

realt

matematiche, morali movono dal presupposto che la da conoscere preesista al conoscere e se rispetto ad essa il soggetto non altro che soggetto di conoscere, la realt non perci soggetto, ma il suo opposto, oggetto. Oggetto anche quando, come nelle cos dette scienze moraU,
:

conoscere lo stesso soggetto che soggetto rispetto ad altri punti di vista, non soggetto rispetto al punto di vista dello spirito che si metta in condizione di
si tratti di
:

studiarlo,

ed infatti lo studii scientificamente. La realt matematica noi moderni sappiamo che una realt che si
;

costruisce dallo stesso pensiero che la conosce

ma

la

mate-

matica non
getto, e lo

cura di questa soggettivit del proprio ogintuisce come gi determinato e come legge del
si

54
proprio pensiero. Cosi, del pari, lo scienziato moderno sa

bene che gli schemi onde egli conosce la natura sono i suoi schemi ma questi schemi ritiene adoperabili alla ricostruzione sia pure soggettiva di una realt preesistente alla co;

struzione stessa, e a questo titolo affatto oggettiva e con-

trapposta all'attivit del soggetto. Lo scienziato


nell'oggetto
storia, cosi
filosofia, si
:

si

dimentica

questo

il

suo proposito e
si

il

suo ideale. La

come

d'ordinario la

concepisce, distinta dalla

rivolge al passato, che condiziona


il

come
:

tale la ri-

cerca attuale e tutto

lavoro dello storico.

Fu realt umana,
ossia

e si vorrebbe perci considerarla

come

libera
il

come
di-

realt spirituale, e per soggettiva.

Ma

suo preesistere al
essere

importa da quella che versa


soggetto
rito si senta

di

necessit che

non possa

fu, e

che rispetto ad essa perci lo spi-

come

costretto

ad abdicare

alla propria libert,


il

per rendere ai fatti storici quello stesso omaggio che


turalista rende alla natura, alla quale

na-

non sente

di doversi

contrapporre, anzi di doversi ragguagliare e confondere.

l'uomo non vive se non provvisoriamente, e come per un istante, d'arte, di religione, di scienza. E a rigore ne vive solo per quel tanto di concretezza che riesce a mettere
dentro al soggetto oggettivandolo, o dentro all'oggetto soggettivandolo.
siero.

Ma

La

vita spirituale infatti concretezza di pen-

Uomini

astratti sono e quelli che si


si

chiudono nel puro


nella condella

mondo
scienza.

dei loro sogni e quelli che

immergono

templazione del divino

o nello studio

speculativo

il

poeta non pu cosi poetizzare la sua vita che


il

non
n

sia obbligato di continuo a riporre


lo

piede nella prosa

scienziato

pu
si

cos inaridire

il

suo animo nel freddo

vero,

da dimenticare
all'

affatto ogni pi elementare bisogno


fa sentire
il

onde

individuo

suo essere richiamandolo


egli,

alla realt

organica ed intera che

come uomo

vivo.

55
vede con aperti occhi attorno a s nel fuoco della propria
coscienza.

non per l'uomo n religione, n scienza. bens moralit. Giacch noi possiamo disinteressarci almeno per un momento dell'arte dell'artista; e possiamo volgere le spalle alla scienza per ricrearci negli affetti caldi della vita o nel vago sogno della fantasia. Noi possiamo attutire nell'animo nostro il
vita nella sua concreta pienezza

La

arte,

senso del divino e lucrezianamente cantare la redenzione

dell'uomo dalle ombre aduggiatrici della hbert. Possiamo,


beninteso, in quanto guardiamo a quello che
fico
e'

di speci-

ed esclusivamente caratteristico in queste forme della vita spirituale da ciascuna delle quali, in quanto essa si distingue dalle altre, noi possiamo infatti trascorrere alle altre. Ma quello che noi non possiamo fare di passare da un momento morale della nostra vita a un altro momento che non sia tale. Passiamo bens continuamente da un problema ad un altro della nostra vita morale ma questo giacch dimostra infatti che noi viviamo la nostra vita vivere non impietrarsi in uno stato, ma mutare incessantemente e che la vita che viviamo morale. Morale anche quando crediamo di proporci un semplice problema teoregiacch lo stesso problema che tico (artistico o scientifico) diciamo teoretico, se ce lo proponiamo, problema nostro problema che noi sentiamo come nostro in quanto nella sua soluzione riposto l'adempimento del nostro essere, ossia l'appagamento della nostra personaht nel suo dinamismo, quale personalit che tende a realizzarsi. Ora questo cercare una
:

soluzione

come

ci di cui noi

non

si

possa fare a

meno

ten-

dere a una realt in cui non


sto,

ma

sar la nostra realt, que-

come vedremo meglio pi


:

innanzi, lo slancio morale


stesso per ritrovarsi, e

dell'uomo

ond'egH perde

se

vive

-56quindi sacrificandosi, e nega se stesso per affermarsi.


la soggettivit per affermare quell'oggetto, in cui

Nega
il

suo
par-

vero essere subbiettivo.

Ogni tentativo che

si

faccia per discriminare

come

ticolarmente morale questa che la stessa vita spirituale


nella sua costante concretezza destinato a falHre, com' sempre fallito in passato. N e' un fare spirituale (volere) che si distingua da un sempHce vedere (conoscere), quasi che
lo spirito potesse sapere

mai

di

una

realt che
spirituale

non

sia quella

in cui egli

si

realizza

e'

fare

che possa ge-

nerare effettivamente altra realt da quello spirito, in cui


consiste
il

bene, l'assoluto bene

la moralit.

l'esperienza

attesta cos all'artista

come

allo scienziato
;

austerit

si

richieda all'opera sua

quanta morale e quanta abnegazione

dell'individuo, e che vivo senso del valore di quella vita che

non

si

vive se non per lo sforzo nostro,

come

la nostra vita

la vita dello spirito.

L'uomo bens pu
tura, e

rovesciarsi dal cielo dell' ideale nel

fango delle cose terrene, a cui l'avvince la sua primitiva na-

pu giacere

nell'ignavia degli appetiti e degli istinti, che

non
sere

egli s' dati,

ma

governano

il

suo essere.

EgH pu

es-

immorale

e in questa possibilit la base del merito

che acquista operando moralmente. E l'immoralit vita umana, che non morale e in cui perci pu parere che
;

l'uomo viva pure, quantunque sottrattosi alla cerchia della moralit e s non sarebbe pi vero che dov' vita umana,
;

moralit.

Ma

la vita

imiana non umana essendo, anzi potendo


;

e dove sia, l'uomo non vi essere e non essendo immorale si pu acquetare appunto perch immorale, e la sua vita

vita spirituale moralizzandosi.

In verit l'immoralit

al-

l'uomo quel medesimo che gli il vivere naturale, in baha delle un limite, dal quale l'uomo non fa se non sue tendenze brute
:


tenza del

^7

sempre compiendo. L' imla cui

afrancarsi e allontanarsi sempre, quasi ideale punto di par

cammino che
Il

egli viene

moralit quella condizione del nostro spirito che noi re-

spingiamo da noi.
ralit che noi

suo essere un essere negativo,

attualit consiste n^lla moralit che gli sottentra.

L'immostati-

volgarmente consideriamo come realt


altro che

camente positiva non

una sezione astratta

del

processo della vita reale dello spirito nel suo svolgimento.

La vita umana, dunque, essenzialmente morale e morale pu essere nella sua concretezza, in quanto piena e intera attivit spirituale o posizione insieme del soggetto
:

e dell'oggetto

di

un soggetto che

oggetto, e di

un oggetto

che soggetto.

V.

tro'

Ma quello che diciamo praticamente morale non alda quello che teoricamente diciamo filosofia. La distinmodo
:

zione deriva, a nostro

di vedere, dal concepire astrat-

tamente

il

bene, che oggetto della morale, e la verit, che


filosofia

oggetto della

astrattezza, che

groviglio di astrattezze, dal quale la filosofia

germe di un moderna tende


d'una volta,

a districarsi sempre pi.

Gi

l'

intuizionista

concependo

la verit

come termine

dell' intuito intellettuale,

era tratto dalla logica stessa del rapporto intrinseco tra la


vita morale e la speculativa a distanziare lo stesso bene dal

volere facendone egualmente


lettuale.

il

termine di un intuito intelall'azione, e quindi

Di cui

si

sentiva bens che non basta semplicemente

averlo presente per farsene


e proprio fine della persona.
alla semplice

norma

un vero
si

si

invocava perci un'aggiunta


:

conoscenza del bene


all'adesione
di simile,

un'aggiunta, per cui


volere,

ricorreva

all'amore,

del
si

all'apprezzadi negare

mento o qualcosa

onde
critica,

procurava

l'astrattezza dell'oggetto del volere, intrinsecandolo nel pro-

cesso dello stesso volere.

La

per esempio, di Aristo-

tele all'intellettualismo socratico


filosofia

ha questo motivo. Ma la moderna ha veduto che non solo il bene, ma anche

59
vero dev'essere sottratto alla sua fantastica astrattezza oggettiva e divenire produzione del soggetto. Di guisa che, eliminata l'astrattezza, bene e vero si ritrovano nell' identica posizione di fronte allo spirito, come l'oggetto in cui il sogil

getto possiede se stesso.


si badi, non il bene come effetto dell'azione bene nel significato spirituale che ad esso deve attribuirsi ma il bene che consiste nello stesso nostro fare la nostra

Giacch,

buona volont. N
nito di

il

vero come prodotto del pensiero e


il

dal pensiero separabile

vero che

si
;

pu considerare

foril

un
si

intrinseco valore spirituale

ma

il

vero che

nostro stesso pensare


spirito,

come pensiero
si

vero.

nell'atto dello

dica volont o

dica pensiero, nell'atto vivo,

la vita Ubera e luminosa, la vita a cui aspiriamo,

come

alla

meta

di ogni nostro sforzo pi degno.

Ebbene, attuare quest'atto dello spirito affermarsi, sempre ma affermarsi come unit di soggetto e di oggetto, come soggetto che non reale se non mediandosi nell'oggetto,
:

come

oggetto, che, viceversa, reale soltanto mediandosi

nel soggetto. Questo far bene, questo filosofare.

L'uomo, in quanto
pertanto
il

tale,
:

nasce a far bene; e filosofare

suo destino
;

pensare l'oggetto,

ma
il

mediandolo
suo mondo.
del-

nel soggetto

pensare

il

mondo ma come
filosofia.

Questo
l'

il
;

problema della

Ed
si

il

problema

idealismo

giacch la realt che nostra realt, non al:

tro che idea

quella idea, in cui infatti


in'

idealizza ogni realt

pi materiale

quanto

da noi pensata.

VI.

La

filosofia

idealismo da Platone in poi.

Ma

la filosofia
:

precedente, chi ben rifletta, gi anch'essa idealistica un idealismo avanf la lettre. La natura dei Presocratici,
fatti,

insi

la natura pensata

la

natura a

cui, nel pensiero,

riduce la natura empirica. Sulla quale deve perci esercitarsi


il

pensiero affinch dentro di essa, o di l da essa,

si

sco-

pra la natura assoluta nella cui cosmogonica configurazione consister propriamente l'oggetto del nostro conoscere. Oggetto mediato dal soggetto.

Quando Socrate s'accorge che questo oggetto che pu mediarsi concetto (soggetto di un prediLa
filosofia

cato), la realt stessa nella sua assolutezza diventa pensiero,

idea.

acquista coscienza del suo carattere ideasi


;

listico.

Coscienza che

oscurer tante volte nel corso del

suo sviluppo storico


e fortificando.

ma

che effettivamente, nell'indirizzo


si

generale di questo sviluppo,

verr sempre pi schiarendo

siero,

volta formulato il problema della realt come penquesto problema non cadr pi e l'uomo non poser mai, lavorando infaticabilmente a pensare questa realt che sa di dover pensare come pensiero. Egli proceder di
;

Una

tappa in tappa

alla

coscienza,

sempre pi profonda della

^6i
dello spirito nella sua pienezza

spiritualit del reale, che Tautocoscienza stessa e la vita

sempre maggiore. L'idealismo platonico-aristotelico un idealismo ancora naturalistico. Giacch l'essenza del naturahsmo tutta
nel considerare la realt

come un presupposto dello spirito che entra in rapporto con essa e la conosce. Lo spirito enda una filosofa, filosofando. E la realt del naturahsmo propriamente il presupposto dello spirito dal punto di vista del filosofo naturalista. Ora tanto la filosofia platonica quanto quella aristotelica presuppongono la realt. La prima, come

tra in rapporto con quella realt che la realt affermata

mondo

delle idee, che

condizionano tutta la vita della na-

tura e in essa anche la vita del filosofo, che tale in quanto

suddito anch'esso di
tura,

da

lui

spinta verso

Amore dominatore dell'universa nale idee. La seconda, come Dio, o


non
si

atto puro, o pensiero del pensiero, senza di cui

spiega

il

divenire della natura, n, in particolare,

il

divenire della

psiche elevantesi di grado in grado fino alla ragione. L'idea


platonica,

come

il

pensiero (o forma) di Aristotele, rispetto

allo spirito

fatti esclusa

che l'afferma, una natura. Dal cui concetto inogni libert, e che esclude per conseguenza ogni
platonico-aristotelico,

libert dal concetto dello spirito.

L' idealismo

smo,

assurdo.

Se la realt, tutta la
noi.
1'

come ogni naturalirealt un nostro preci

supposto, noi restiamo esclusi da tutta la realt, che

sar

senza che

ci

siamo

cos noi affermiamo la realt ne:

gando noi

stessi

che

affermiamo

diciamo di essere alla


del trascendente

presenza del Reale, e intanto diciamo di non esserci. Questo l'assurdo di ogni concezione
tale.

come

Questo l'assurdo di ogni concezione intellettualistica,

che fa della realt una condizione del nostro conoscerla.

VII.

Air idealismo greco sottentra V idealismo cristiano


l'

al-

intellettualismo della filosofa naturalistica

il

volontarismo

della dottrina spiritualistica bandita

con profonda ispira-

zione morale dal Cristianesimo.


Il

volontarismo cristiano (dottrina della carit, della


;

un grande progresso rispetto all' intellettualismo non lo critica, bens gli si pone accanto come far ogni forma di volontarismo. Il quale afferma il valore specifico
fede)

ma

della volont, in

quanto

la distingue dall' intelletto, conser-

vando

perci anche questo, e

cosi

non sottraendosi

all' in-

tuizione intellettualistica del reale.


quella dello spirito,

La
si

realt vera, che

non

si

conosce,

ma

ama non
:

innanzi

a noi, come spettacolo che noi si possa, anche passivamente, godere essa innanzi a noi soltanto se noi facciamo che vi sia.
;

Quindi l'importanza capitale della fede. La realt insomma quella realt spirituale che lo spirito fa essere, e non presuppone.

Ma non

e'

questa sola realt, che dello spirito, e a

cui noi non possiamo sollevarci se


dalla grazia divina. Oltre
(iella
il

non siamo attratti ad essa regno della grazia, e' quello oltre lo natura. Oltre l'uomo nuovo, e' il vecchio
;

-63Spirito, e* la natura.

La quale

radicalmente diversa dalla


li-

grazia, perch peccaminosa, essenzialmente incapace di

bert

oggetto cio deir intelletto. Cos vi sono due anime,

riferendosi alle quali

Ges pu
et

dire

Qui invenit animam

suam, perdei illam


me, inveniet eayn
la

qui perdiderit
quella che

miimam suam

propter

^).

Quella
;

che bisogna perdere per salsi

varsi, l'anima naturale

pu trovare perdendo
quanto abil

prima l'anima spirituale. Abbiamo dunque una realt biamo pure un'anima naturale, e
scio nella natura;
lo

spirituale in
lo spirito
si

ha

suo rove-

come

la

volont onde
si

conosce lo spirito,

ha neir
la

intelletto

onde

conosce la natura.

Donde doveva derivare fatalmente la conseguenza che fede non attingibile razionalmente ci trasporta nel regno dello spirito, la filosofa, opera meramente speculativa dell'intelletto, non possa mostrarci altro mondo che naturale e rivolgendosi allo stesso termine della volont, non possa
se
;

*non concepirlo in altro

modo

che naturahstico.

Ed

la

tendenza di tutta

la teologia cristiana, cos

incHne a

rifarsi

nella sistemazione razionale del

nuovo contenuto

spirituale

dalla filosofa antica, dalla vecchia logica aristotelica, organo

d'un pensiero rigorosamente intellettuahstico.


In verit,
in cui

una

critica

diretta

del

naturahsmo greco

avrebbe dovuto dimostrare


si

la spirituaht dello stesso reale,


;

affisava quel

naturahsmo

dimostrare che quello appunto


questo,

^^
si

il

avrebbe cio dovuto pensiero teneva per

antecedente, almeno ideale, dello spirito, non di qua da

ma

nasce e

si

spiega totalmente dentro di questo.


quella,
della

La

filosofa

cristiana,
il

vuol dire, dei Padri, che


si

elaborarono

domma

nuova rehgione,

arrest alla

1)

Matt.,

io.

39.

-64trascendenza del reale, di Dio, inteso infatti come


il

pre-

supposto del mondo, e


nella Scolastica
si

dell'

uomo
i

nel

mondo.

quella che

svolse dentro

limiti segnati dal

domma,
definita

fu

tutta

speculazione

metafsica

di

una

realt

bens come spirituale,

ma

trascendente per

modo

umana da non
la vecchia

poter valere di fronte a questa se

mente non come


la

natura greca, mortificatrice di ogni attuale spiritualit, ostacolo insormontabile all' intelligenza dell'uma-

na Hbert.

vili.

Contro questo idealismo eclettico sorge perci l' idealismo dell' Umanesimo, del Rinascimento, della Riforma,
dell'empirismo

baconiano e

del

razionalismo

cartesiano
si

idealismo immanentistico, in quanto lo spirito non

rassegna

pi a collocare innanzi a s n la realt


quella
della

dell' intelletto,

volont.

Onde l'uomo

ritrova

nell'uomo la

realt (un'astratta realt immediata), che sola ha pregio e


interesse per lui
;

ritrova la realt, tutta la realt che sia

effettivo oggetto del pensiero, in quella divina infinita na-

tura, con cui egli

si immedesima, microcosmo della sua coscienza

e che gli
;

si

svela infatti nel


la

ne ritrova

pi
lui,

certa

manifestazione o nella sensazione, che sensazione sua, del-

l'uomo
finito,

o nel pensiero, che lo stesso pensiero di

essere

per dubitante

{cogito,

ergo sum).

Idealismo an-

ch'esso insufficiente perch nel pensiero finito, nello spirito

sua natura (questa natura !), nel senso o nell'astratta ragione, noi non possiamo trovare l'oggetto, il tutto, che non si pu pensare se non come tale. Quindi
finito dell'uomo, nella
lo

scetticismo
:

(Hume), o
l'altro,

il

(Leibniz)

l'uno e

posizioni

dommatismo della meramente

metafisica

soggettive

che rinviano a un oggetto trascendente la stessa sfera del


S

Disc ersi di religione

66-

soggetto. Nell'uno e nell'altro persiste pertanto l'antica dispe-

razione dell'idealismo greco, di mai potersi render conto della


vita, della libert, della realt del nostro spirito, posto che
il

da noi. Siamo ancora a un idealismo astrattamente o immediatamente immanentistico. E codesto carattere d'astrattezza o immediatezza crireale

rimane sempre

di l

ticato e superato dall' idealismo trascendentale, che quello di

Kant
n

il

cui

Io trascendentale

(unit di intuizioni pure,

categorie, idee)

non trascende

la realt del nostro pensiero,

di quella stessa
il

forma rua, che

l'esperienza.

Il

mondo

ritrova

suo centro in noi, in questo Io che

lo costruisce.

Oggetto della
di

filosofia (divenuta gnoseologia) non pi nulla contrapposto allo spirito e pensabile come suo presup:

posto

anzi questa attivit a priori, interna e veramente

costitutiva dello stesso spirito. Quest'attivit universale,


e comincia

ad apparire perci come il solido fulcro su cui pu ben poggiare e reggersi l'universo. Comincia. Ma occorrer un laboriosissimo travaglio speculativo prima che l' idealismo trascendentale
si

renda conto chiaramente e sicuradell' Io

mente

di

questa incrollabile solidit

puro, princi-

pio creatore,

mente inteso
Fichte
cui invano
allo spirito,
la

non pure del mondo dell'esperienza soggettiva(come Kant l'intende), ma dello stesso mondo

dell'esperienza nella sua assoluta oggettivit.


s'irretisce, infatti in
1'

un idealismo
da
s.

soggettivo, in

Io

si

sforza di uscire

Schelling premette

il suo opposto, natura come essa stessa spirito inconsapevole, in cui

da cui non spera

piii di

derivare

r idea

si

realizza di

qua

dalla coscienza, che acquister nel-

l'uomo.

Ed

Hegel, distinguendo la pura idea, come pensiero


si

che spiegandosi totalmente

raccoglie e

raduna nell'unit

dal concetto, da quell'esteriore manifestazione di s che essa


realizzerebbe nello spazio naturale, premette allo spirito

non

pure la natura,

ma

il

logo stesso che va innanzi a questa.

-6;E
lo spirito

come

attivit (secondo che egli e tutti l'inten-

dono

sulle tracce di

Kant), raccoltosi dentro di


si

s, e

intento
si

a cavare da s ogni oggetto,


triplica, e ipostatizza

sdoppia in s stesso, anzi

questo suo fondo, o doppio fondo, in


s'era arrestato

una trascendenza analoga alla prekantiana. Permane insuperato un pregiudizio, a cui


l'iniziatore di questo idealismo trascendentale.
alla

Kant, di fronte
che nella

tendenza gi manifestatasi in Fichte

di rendere assoluto
realistico

r ideaUsmo eliminandone quel residuo


si rifiuta

Critica kantiana rappresentato dal concetto del


di mettersi su

noumeno,
carattere

questa via

e accentua
gli

il

reaHstico del suo ideaHsmo, perch l'animo

ripugna a
:

fermarsi in queir idea che pure la sua grande scoperta

neir idea dell'apriorit (universalit e necessit)

dell' Io, co-

me

di ci

da cui bisogna muovere per pensare checchessia nel:

l'esperienza o fuori dell'esperienza


sibile della cognizione. Che se

oggetto effettivo o pos-

si fosse

fermato in quell'idea,
stesso

non

solo

il

fenomeno,

ma

il

noumeno

a lui

non

sa-

rebbe potuto apparire se non come condizionato dall'attivit trascendentale dell' Io. E insomma egli avrebbe dovuto virilmente rinunziare a cercare in qualche cosa fuori di ci che

ha

la

sua radice in cotesta attivit

e tutto che di pi reale

e di pi saldo, anche in quella sua esperienza a cui egli si

appella, avrebbe dovuto pur considerare

come ben fondato

in queir attivit.
versalit,

La

quale, in vero, nella sua necessit e uni-

doveva apparirgli da tanto. Ma in tal caso egh avrebbe dovuto anche vedere che la sua gnoseologia non era una critica, bens una dottrina della ma la ragion pura. Non era una prefazione alla metafisica stessa metafisica. Giacch solo in quanto la conoscenza lo stesso processo della realt, il conoscere pu essere necessario ed universale, e l'attivit che in esso si spiega veramente a priori, cio Hbera. L' ideaHsmo non doveva inten;


dersi
della

68

transvalutazione

come una
totalit

limitazione,

ma come una

assoluta

del reale.
i

L'idea kantiana

(come

quella, in fondo, di tutti


tico) era soltanto la

suoi successori del periodo

roman-

forma del reale, che risolvendo in s la materia veniva a negare quello che gi presupponeva come estraneo a s. E quindi il motivo del sospetto con cui fu
sempre guardato all'idealismo, anche nella sua forma ideahsmo assoluto.
di

IX.

L' idealirmo assoluto non fu propriamente assoluto,

mettendo un' idea in


senza essere spirito
;

amnon per s, ed perci idea ammettendo un' idea fuori di s, alies che
fissata nella

nata da
festasse

s, esteriorizzata e

sua esteriorit, di
l'

qua anch'essa dallo


tutta

spirito. spirito,

Bisognava che

idea

si

mani-

come
l'

come essenzialmente
si

spirito.

Bisognava che

idealismo trascendentale, di cui quello asfacesse vera1'

soluto volle essere la forma pi coerente,

mente trascendentale, concependo Io, l'attivit a priori come assolutamente trascendentale, immanente cio nelTesperienza perch creatrice dell'esperienza. Cui essa non pu creare, se non assorbe in s originariamente quella materia deM'esperienza che Kant le contrapponeva.
Questo
si

propone di fare l'idealismo


idea,

attuale,

per cui

non avanti all'atto spirituale, ma quest'atto. E quest'atto pu essere, perch quest'atto non presuppone a s nulla n come natura n come idea; e si sottrae pertanto ad ogni preconcetto naturahstico, secondo l'antica aspirazione cristiana diretta all'affermazione della realt spirituale, come creazione della stessa attivit affermante L'ideahsmo attuale, recando a forma rigorosa:
.

r idea hegeliana, come

mente coerente
il

70

il

principio de ir idealismo trascendentale, ri-

torna all'originaria intuizione del Cristianesimo, che

moderna. Il mondo il nostro mondo. Il mondo che nostro in quanto fatto da noi non fatto e poi abbandonato a s quasi detrito dell'opera nostra, ma mantenuto intimo a noi perch sorretto appunto in noi
fermento di tutta
la civilt

dalla nostra energia attuosa. Tale

mondo non

solo quello

che
lata

si

dice pratico, la cui intimit e schietta umanit, sve-

acutamente dalla coscienza cristiana, concordemente riconosciuta da tutto il pensiero moderno ma anche quello
;

che

si

dice teoretico, se

non
(il

s'

intende come l'astratto conil

tenuto del nostro pensare


esso effettivamente cio
sare.
il

nostro pensato, senza

nostro

pensare, senza di noi che lo pensiamo),


:

ma

per quello che


;

il

contenuto concreto del pensiero


s, atto di

pensiero stesso in quanto coscienza di

pen-

La storia un passato, da cui siamo assenti, se income astratto pensato noi stessi, il pensiero con cui si attua la nostra personaHt, se intesa come effettivamente essa pensata, in concreto. Cos la natura un antecedente
tesa
;

della nostra vita spirituale, se la

guardiamo con attoniti

occhi

come oggetto

astratto della nostra coscienza,

imme;

mori dell'atto di coscienza onde tale oggetto possibile

invece anch'essa la nostra interior vita spirituale, se colta


nel suo concreto rappresentarsi in virt della nostra operosit costruttiva

come

spazialit e temporalit e moltepHcit


e

ed esclusione reciproca

che sono tutte n storia ondeggiante nel crepuscolo dei secoli, n natura celata e lampeggiante a tratti nella distesa sterminata dello spazio n nulla

meccanismo

forme logiche dell'opera nostra.

allora

che altrimenti condizioni la vita spirituale


spirituale, questo
il

ma

questa vita

mondo

nella sua solidit,

compattezza
attua acqui-

e incroUabilit.
fatti lo

Un mondo

che, visto di dentro, dove noi in-

conosciamo, non esiste gi,

ma si attua,

ti

71
stando coscienza di s
ossia
si
;

cio

come unit

di realt e di idea,

come idea che

si

realizza, e tanto reale per

quanto
:

realizza. L'universo pare che si riduca in

questo punto, per l'occhio che vi


nit dello spazio e del
:

un punto ma dentro, contiene V infi;

dove

lo storico

tempo contiene appunto l'universo, pu indagare tutti i tempi e il naturalista,


le

tutte le regioni della terra e


del cielo
;

plaghe, anche la pi remote,

dente,

il

e lo stesso teologo speculare quella realt trascencui concetto pure forma dell'autocoscienza.
il

L' idealismo attuale trascendentale, perch


sare,

suo pen-

come

verit del pensato, lo stesso Io puro kantiano,


le

ma

concepito senza transazioni con


realistico
;

esigenze dell' ingenuo

empirismo
fatti

ed

assoluto, perch l'idea, intesa in-

come spirito, e niente altro che spirito, non ha bisogno da s n di vedersi mai fuori di s. Ma l' idealismo attuale, se anch'esso antintellettuahstico, come l' ideahsmo cristiano, non volontaristico poich ha superato cos l'uno come l'altro di questi punti di vista antagonistici. Il pensare per esso non conoscere, come per l' idealismo greco il quale presupponeva la cosa alla conoscenza ma non neppure volere, come per l' ideahsmo cristiano, il quale
di uscire
;

presupponeva

il

conoscere

(e

conoscere) al volere stesso.

Il

quindi la cosa, presupposto del pensare, nella sua attuaht,


assoluta,

come autocreazione
quanto

della realt

conoscere

in

volere, volere in

quanto conoscere.

X.

Questo idealismo diciamo attuale pr r avvertire il bisogno che venga superata e vinta ogni preoccupazione che
trasse in passato a presupporre allo spirito (che reale solo

in quanto
essa.

spirito in atto) o tutta la realt o parte di questo ideaUsmo riconosciamo volentieri che non agevole sviluppare il principio senza incontrare forti osta-

di

coli nelle

forme pi inveterate e resistenti di quella tradi-

zionale filosofia che forma quasi


del pensare

V interna struttura logica comune. Riconosciamo perci come ben giusticontro


i

ficate tutte le ribellioni

paradossi

i>,

attraverso

portata a svilupparsi una tale dottrina. Ma senza dire che di queste ribelHoni e contrasti quasi ci compiac-

quah

ciamo come

di prove sicure della necessit che si sente di dovere comunque risolvere i problemi messi innanzi dall' idealismo senza dire che ci parrebbe priva di significato
;

una dottrina accettata appena formulata, poich questo sarebbe manifesto segno del perfetto coincidere di una tale dottrina col pensare comune, che il pensare precedente, cio, secondo il nostro punto di vista, il non pensare noi ci limiteremo qui semplicemente ad osservare che per quante difficolt possa obbligarci ad affrontare il principio dell' idea;

73
lismo attuale, esso oggi, dopo tutto il movimento cristiano, dopo il Rinascimento, dopo V Empirismo e il Razionalismo moderno, dopo Kant e la filosofia che ne svolse il pensiero

fondamentale, e vorrei anche dire, se qui potessi illustrarne

dopo il positivismo e il fenomenismo e l'empirioV intuizionismo francese e l filosofia dell'azione e quella dello spirito, esso inevitabile. Se non si accetta questo principio, oggi abbiamo viva e tormentosa coscienza
le ragioni,

criticismo e

della necessit indeprecabile di ricascare nell' intuizione precristiana, in queir astratto idealismo intellettualistico che
il

naturalismo greco

quel naturalismo, contro

il

quale stanno,

non dico tutte le dottrine filosofiche che si sono maturate dopo l'ellenismo, ma tutta quanta la moderna civilt pervasa dallo spirito del Cristianesimo.
spirituale presuppone qualche cosa
;

Una
e

delle
lo

questa

due o l'atto determiner


:

pu pi parlare di libert, di valore, cio non si pu pi parlare di atto veramente spirituale. O si vuol garentire

non

si

il

diritto di parlare di spirito, di valore, di libert

e allora
ri-

l'atto spirituale

non deve presupporre


?

nulla.

Possiamo
:

nunziare a questo diritto


stiano

Credai iudaeus Apella

un

cri-

pu credere, perch ha bisogno dello spirito. un giudeo, n un budsappiamo che la libert ci vuole anche dista, poich oggi per pensare, se il nostro pensiero deve avere un valore

non

lo

Ma

oggi non lo pu credere neppure

e dire perci

rinunziamo a parlare di Hbert


le

dire cosa

priva affatto di senso.

Due sono
que
si

grandi alternative

o naturalismo (comun;

concepisca la natura, materiale o intelHgibile)

spirituaHsmo.

o tutto natura, o tutto spirito. Poich


noi

tutto non pu essere natura, perch, in tal caso,

non

potremmo

dire

n anche questo

questo non pu significare se

dunque, tutto spirito. non che lo spirito non ha


;

presupposti, e perci creatore. Questo vuol dire che se io

-74ho bisogno, in concreto,


di concepire

me

stesso pensante

(pensante p. e. lo spiritualismo) come spirito, io, mi piaccia o no, sono pure nella necessit di non presupporre a me
nulla
:

di sentire cio tutto

come interno a me
il

di

sentire

la iniSnita responsabilit dell'atto in cui io

realizzo la
fetti

mia

vita,

impegnando

mi pongo, in cui tutto e generando ef-

che si ripercoteranno su tutto. Questo senso profondo dell' immanenza del tutto nell'atto dello spirito, questa infine la radice della incoercibile coscienza morale, che non , come vedremo, consapevolezza
di

una legge assoluta emanata da un giudice onnipotente,


;

ma vivo sentimento di ci che vi ha di pi intimo nell' intimo del nostro stesso essere di ci a cui pertanto non possiamo assolutamente sottrarci, e che di dentro ci sferza e non ci d pace se noi vi contrastiamo.

XI.

Ripigliando
scorso,

dunque
dire
:

dobbiamo

La vita

il

primo motivo

di

questo

di-

umana
;

vita spirituale.
;

Ma

vivere spiritualmente pensare

pensare filosofare

filosofia

idealismo

l'

idealismo dev'essere idealismo atinfinita respone' il

tuale.
ti

uomo, che vuoi vivere una vita degna del posto che
l'
:

spetta nel mondo, abbi ognora presente

sabilit di ogni tuo atto

e e* per opera tua.

rifletti

che

li

dentro

Tutto,

Ebbene, una

tale posizione religiosa, o

empia

La do-

pone mente a ci che vi ha di essenziale nell'atteggiamento rehgioro dello spirito, e a


chiara, se
si

manda non

non

ci che, d'altra parte, caratterizza la concezione ideaUstica dello spirito stesso,

quale stata da noi sommariamente


misticismo, che fa dire a
et
:

esposta.

L'essenza della rehgione

il

Desiderium habeo dissolvi ovvero Vivo autem, iam non ego


Paolo
:

esse

cum

Christo

*)

vivit vero in

me

Chris-

tus

^)

ovvero anche: Qui adhaeret Domino, unus spiritus

*)

Philipp.,
Celi.,

I,

23.

^)

a,

30.

-76est ^).

Che

fa dire a

Ges

^)

Si quis venit ad me,

et

non

patrem suum et matrem et uxorem et filios et fratres et sorores, adhuc autem et animam suam, non potest meus esse Si quis vult post me discipulus ; e pi energicamente ^)
odit
:

venire,

abneget semetipsum.

il

misticismo che sul monte

deirAlvernia attrae cos potentemente


sto,

Francesco al Cri;

da stampargliene le stimmate nel corpo ,e nella lauda di Jacopone ammonisce che chi vuol contemplare Deitate, un vedere, gli d'uopo vedere prima la sua nichilitate che non pu essere n pur esso virt nostra, ma di Dio
: :

Capace veramente Del nichil glorioso

Non
La

chi so

non vede.

illuminata mente

In nichil fa riposo

jij

Per vertuosa fede. De pace la provede Cristo, che f el condutto, Perch gustasse el frutto De sua nichiltade. Annichilarse bene

Non
Anzi

potere

umano,
*).

vert divina

Poich,

e l'uomo nulla

come dir Giovanni della Croce ^), Dio e il suo ideale non pu essere se non
;

tutto,

quello

che con tanta unzione sensuale esprimeva Francesco di Sales dicendo ') che comme un haume fondu qui n'a plus

i)

Cor., 6, 17.

^)

estis qui loquimini, sed Spi3) ritus Patris vestii, qui loquitur in vobis (Matth., io, 20). *) Cfr. la mia Storia della filos. Hai., I, 101-2. ^) Siihida, I, 4.
^)

Lue, 14. 26. Marc, 16, 24. Non enim vos

Traile de

l'Amour de Dieu, VI,

2.

77
de fermet ni de solidit, l'ante se laisse alleret collier en ce
qu'elle

aime

elle

ni

elle se serre

pas par manire d'elancement par manire d'union, mais elle s'en va doucene se
jette

meni coulant comme une chose fluide et liquide dans la Divinit qu'elle aime . E il gran Pascal, col suo concetto giansenisticamente rigoroso della grazia, benedir tutti i giorni della sua vita il suo Redentore che, com'egli scrisse *), (^id'un

homme
gueil
et

plein de faiblesses, de misres, de concupiscence, d'ord'amhition, a fait

un homme exempt
et

de tous ces

maux

par

la force de la grce,

laquelle toute la gioire en


Verreur
.

est due,

n'ayant de moi que la misere


Miseria, errore, niente
:

questa la posizione della per-

s' immeLa stessa posizione del naturalista di fronte alla natura come acutamente e dolorosamente sente il Leopardi,

sonalit del mistico di fronte a Dio, con cui perci

desima.

che guarda infatti in atteggiamento rehgioso alla Natura.

chi cerca Dio viene incontro


ISloli

stino.

foras ire
; et si

habitat veritas

il celebre consiglio di Agoipsum redi, in interiore homine tiiam naturam mutahilem inveneris, tra-

in

te

scende temetipsum))

^).

Bisogna andare

al di l

della nostra
:

natura, che

come natura non pu

essere se

non mutevole
:

trascenderla per trovare Dio che la trascende.

andare a

Dio trascendente in quanto altro da noi da noi che lui non possiamo se egli stesso non ci attrae a s {nisi traxerit) ') se il nostro andare non sar suo piutto;

essere alla sua presenza potremo, se nel punto stesso del giungervi non spariremo dalla sua presenza e non ci negheremo in lui per una negazione che, ansto che nostro.
:

')
2).

Penses, n. 550 (Brunschv.). De vera relig., XXXIX. 72.

*)

Giovanni,

6,

44.

-78ch'essa, sar sua piuttosto che nostra. Essere

insomma
:

al-

tro egU da noi significa precisamente


lui,
:

questo

che

dov'

non siamo noi lui essendo, noi non siamo. Ogni uomo nell'atto puramente religioso del suo spirito deve ripetere a se stesso l'ammonimento del vecchio mistico tedesco Che nessuno pensi di giungere a questa vera luce e
:

conoscenza perfetta

(e

quindi alla vita di Cristo) con molto

e molto ascoltare, n per via di letture e di stuneppure con le pi ardue arti e il pi gran magistero e neanche con la suprema ragione naturale. Io dico anche pi Finch l'uomo apprezza qualcosa che sia questo o quello, e ne fa oggetto del proprio amore e della propria bramosia e vi pone la mano (sia poi egli stesso o qualsivoglia cosa)
dio, e
: !
:

domandare

Se tu vuoi venire con me, rinunzia a


chi
di

fino allora, egli

non

vi giunge. Cristo stesso

ha detto

ci

te stesso e seguimi

non

lascia rinnega e perde se stesso e tutto,

non

degno
fissa

me

*).
il

L'essere di Dio

nostro non-essere.

Chi non

in questi termini esatti


divino,

il

significato della trascendenza del

mette in grado di sottrarsi al giuoco dell' imquale spadroneggia nel campo della rehgione. E vi spadroneggia non senza un perch, dal momento che r immaginare non altro che quel pensare corpulento, per
si

non

maginazione,

la

cui l'oggetto
e per
si

si

contrappone all'attivit che se

lo rappresenta,

materializza. Di qui pure la tendenza mitologica

di ogni religione a dare

forma fantastica

alla divinit,
finite,

a farla

scendere nel regno delle cose naturali e


superstizione. Difetti

e quindi alla

da cui

la rehgione nel

suo sviluppo,

che non pu aver luogo se

non per

l'

intervento dell'atti

*) Libretto della vita perfetta d' Ignoto trad, Prezzolini, Napoli, 1908, p. 48.

tedesco

del

sec.

XIV,

79
vita subbiettiva e libera dello spirito nella sua funzione

trascendentale, procura in ogni

modo

di liberarsi.

Ma la religione, malgrado tutte le difficolt contro cui deve combattere in conseguenza del suo stesso assunto, questo mirare alla realt che, veduta come altra dall'uomo
che
nita
vi si affisa, si rappresenta
:

come immediatamente
si

infi-

come
;

cio insuperabile nella forma in cui

presenta,

poich superabile potrebbe essere in virt del pensiero onde


si

pensa

ed

essa,

come

altra dal pensiero,

non
il

si

pensa se non

prescindendo dal pensiero, negando cio


ligione

pensiero.

La
e

re-

questo affisarsi dell'uomo nell'oggetto della sua

coscienza, e obliar visi. Obliarvisi


fare, in guisa

come conoscere

come
fa

che n possa presumere di conoscere egli ci


Obliarvisi

che conosce, n possa presumere di fare da s quel che


(rivelazione, grazia)
spirito.
^).

come

libert, cio

come
la

E
il

quindi

adorare,

piegandosi,
;

prostrandosi,

fronte nella polvere, innanzi all'infinito

e quindi pregare,

implorare

soccorso onde

soltanto ci pu venir fatto di


il

adempiere
spirito

la

volont divina. Che meraviglia se

Cristianesimo,

come dottrina essenzialmente

affermatrice della realt dello

umano (ideahsmo volontarista) debba, abbia sempre dovuto travagliarsi in problemi insolubili, come da Agostino, anzi da Paolo in poi, quello della grazia? Esso come idealismo ha bisogno di non negare il libero arbitrio come rehgione, non pu ammetterlo. Il giansenista, con logica da scuola, dice che tra grazia e Hbero arbitrio non e' termine medie.
;

anche qui citare le precise parole del Libretto della In questa riparazione e rimedio [contro la caduta miai nulla posso n debbo fare di mio. Posso soltanto subirli, in modo che Dio solo operi e faccia tutto in me, ed. io subisca lui e l'opera e la volont sua . E altrove Io mi attribuisco il Bene per l' illusione che sia mio, o che io sia buono. Il che sempre segno di imperfezione e di follia, (pp. 9, 11 cfr. p. 52).
*)

Mi

piace
:

vita perfetta

8o
Ma
la

Chiesa ha costantemente mirato al termine medio per

vivere, per esercitare quella possente azione storica che essa

ha esercitata sempre poich, ispirata quasi da un provvidenziale istinto di vita, non ha consentito mai a sacrificare all'astratta esigenza religiosa dello schietto misticismo
il

grande principio morale proclamato dal Cristianesimo, dell'uomo creatore del suo mondo, o della realt che solo la volont umana pu realizzare. La Riforma, negando senz'alil

tro

libero arbitrio e disconoscendo, d'altra parte,

il

valore

sacro della storia in cui lo spirito

umano, nel suo sviluppo, si costituisce e organizza come societ e come chiesa, e quindi demandando la verit al giudizio privato di un individuo astratto nella sua particolarit, scrollava le fondamenta
dell'azione storica del Cristianesimo, e restaurando violenteil

mente

misticismo puro, in cui l'anima germanica s'era


si

educata,

precludeva

la via

ad una vera

giustificazione filo-

sofica dell'elemento religioso nel pensiero

moderno.

XII.

Conseguenza della posizione religiosa del


il

divino

come

negazione assoluta della soggettivit Tagnosticismo, che


carattere negativo di tutte
le

teologie mistiche, o propria-

H Deus ahsconditus ia diviV Innominabile, 1' Ineffabile, che non si conosce se non immediatamente, per intuito che autorivelazione ossia non processo dello spirito, ma autoposizione di Dio stesso. Ecco perch Pascal ci dice che le coeur a des raisons que la raison ne connati pas e che Dieu veni plus disposer la volont que V esprit ^j; ed ecco perch il pirronismo,
mente
e schiettamente religiose.
:

nit di tutte le religioni

Vignorance qui se connait, la base della sua religiosit.

La ragione

dell'agnosticismo rehgioso questa

svalul'affer-

tazione o annientamento del soggetto, da cui

move

mazione del divino come


perch esso infinito
sto,
;

tale. Il

quale non inconoscibile


:

ma

infinito perch inconoscibile

ossia perch posto innanzi allo spirito e

non superato da que-

n potuto superare. Non potuto superare, perch, concepito


altro, esso fronteggia lo spirito colla imperscrutabilit

come

*)

Pens.,

277,

581.

Discorsi di

religione


concepibile se non

82

noi,

di tutto ci che ci si presenta

come estraneo a come estraneo.


quanto
la

non

Dio perci

si

rivela, in

conoscenza che noi

presumiamo

di averne, tutta derivante

da

esso,
Il

n da noi
dio ascoso

perci sviluppabile, modificabile, trasformabile.

non

si

disasconde pertanto merc la rivelazione se non per


della

fasciarsi

forma stessa in cui

si

manifesta
:

sigillarsi

da capo in essa come in veste impenetrabile


appresa, intesa e interpretata
tico

giacch la rive-

lazione, la stessa divina parola, avrebbe pur bisogno d'essere


;

e questo stesso ufficio esege-

non s'appartiene all'uomo, che si ritrova innanzi il suo Dio, ma ad un organo privilegiato dello stesso spirito di Dio. Dove l'uomo acquisti coscienza della soggettivit che
da questo nucleo,
;

interviene nell' intelligenza o del nucleo originale della sua


religione o dei prodotti derivati
ivi si riaf-

ferma

il

soggetto di fronte all'oggetto

ivi la

conoscenza, come
la deter-

attivit soggettiva, diviene la fonte

da cui sgorga

minazione concreta dell'essenza divina; e questa, uscita dalla sua immediata infinit trascendente, si media nell'infinit im-

manente

del pensiero.

La religione
sarebbe

si

contamina con
se,

la filosofia,

storico

evidente che la valutazione e quindi lo svolgimento


della

rehgione

impossibile

in

effetti,

non avvenisse costantemente questa contaminazione, in cui non soltanto la religione di Dio, ma religione di Dio in quanto religione dell'uomo non soltanto posizione immediata dell'oggetto, ma questa posizione in quanto realmente celebrata alla presenza del soggetto, e merc la dialettica immanente dell'attivit del soggetto. N la natura, n Dio hanno storia e la storia della scienza della natura e
la religione
:

della cognizione di Dio, ossia del pensiero nel cui seno nascono

si

sviluppano tutte

le

scienze e tutte le religioni

*).

*)

Cfr.

Teoria generale dello Spirito come atto puro. Gap.

XIV.

XIII.

Il

concreto non nella natura, e non in Dio.

con-

creto Tatto spirituale.


cosi rigorosa

La

cui concezione immanentistica,

com' richiesta dal moderno idealismo, mentre r inveramento del Cristianesimo, pu parere perci anche la liquidazione della religione. Giacch dove non e' pi trascendente, non rehgione. In verit, se ateo fosse questo ideaUsmo attuale, ateo sarebbe gi lo stesso ideaHsmo primitivo del Cristianesimo,
che col
filosofia

domma

dell'

incarnazione riconobbe la necessit di


la coscienza ebraica

colmare l'abisso che


e
la

da una parte e

la

greca dall'altra avevano scavato tra lo spirito


;

umano

realt

e riconobbe pure

l'

impossibilit

d' intendere

altrimenti la differenza, che nel seno stesso della coscienza sorge tra
il soggetto e l'oggetto, che come derivante da una fondamentale unit. E certamente l'ateismo dell' ideaHsmo d'oggi non sarebbe se non lo stesso ateismo del Cristianesimo

primitivo pervenuto alla maturit del suo sviluppo merc lo


dell' immanenza, onde lo spirituahsmo cristiano trionf del naturalismo greco. Ma se vero che il carattere pi cospicuo dell' idea-

svolgimento di quel principio

lismo attuale la pi rigorosa negazione della trascenden-

-84credere che V idealismo attuale passi *), non bisogna spugna su queir idealismo platoneggiante che la pi congrua forma filosofica della posizione religiosa. La dottrina dello svolgimento dello spirito come atto importa che

za
la

il

passato sia negato come tale,


;

ma

sia

conservato nel pre;

sente
si

importa che ogni idea

si

superi negandosi

ma non

neghi se non trasformandosi, e per conservandosi. Cos

la filosofia se

non

la

non potrebbe negare l'astrattezza della religione, mantenesse nel sistema concreto della dialettica

spirituale.

per V idealismo attuale non crede

di potere

buttar via nulla di tutto ci che


o formi l'alimento della vita

comunque abbia formato dello spirito. E come non si

sogna di negare
ley

la

natura materiale per chiudersi in una

astratta rappresentazione immateriale a


;

modo

del Berke-

come non accetta

l'

idea kantiana d'un fenomenismo

soggettivo, a cui soltanto un'arbitraria escogitazione


;

dom-

matica pu dare un fondamento cstrasubbiettivo cosi non nega la religione, ma soltanto l' interpetrazione che la religione d di s stessa, o meglio del proprio obbietto, e mira a un concetto della realt, in cui all'animo sia dato posare con la stessa fede, con la quale egli s'abbandona a Dio nel pi genuino de' suoi atteggiamenti reUgiosi.
L* idealismo

moderno

il

concetto della realt come auto-

coscienza. Autocoscienza soggetto,


;

ma
:

il

soggetto tale in

quanto oggetto a s stesso unit attiva, viva, dei due soggetto ed oggetto. termini, onde consta l'atto spirituale Senza questa auto-obbiettivazione lo spirito sarebbe solo una semplice presunzione, non una realt che si prova reale. Sicch l'essere (che divenire) dello spirito, alienarsi da

*)

Cfr. Il metodo dell' immafienza, nella

mia Riforma

della

dia'

lattica

hegeliana. Messina,

Principato,

1913, pp. 259-300.

-85s
;

e in questo alienarsi

da s

realizzarsi

come autocoscienza,

riflessione o ritorno a s.

Senza

il

momento

della

obbiettivazione la vita dello

spirito sarebbe infranta e repressa nell'atto stesso del

suo

slancio verso la realt. Chi dice spirito, dice

adunque oggetto.
il

Dice oggetto bens come termine attraverso

quale

il

soggetto

passa per tornare a s stesso

termine medio del circolo


al

onde

il

soggetto

si

realizza, chiudendosi a. volta a volta in s

stesso.

Oggetto, voglio dire,


la realt spirituale,
:

interno

divenire

di

esso

soggetto.

Tale

il

cui atto tutto

il

reale per

r idealismo attuale. Orbene


ed
il

in questo atto la posizione del-

l'oggetto, che viene dal soggetto e vi torna, deve pure essere,


,

oggetto.
si

cio altro dal soggetto


si

e in esso perci
si

soggetto

differenzia,

aliena, e quindi

media, e pensa.

Se l'oggetto apparisse immediatamente identico al soggetto,


il

soggetto non si differenzierebbe, cio non si realizzerebbe, non sarebbe soggetto. La realt del soggetto richiede dunque ed implica quella dell'oggetto come altro da esso. Altro da esso, come momento del processo, per cui esso si
attua.

Questa alterit dell'oggetto pertanto la vita del sogdialetticamente, se questa vita si deve concepire come svolgimento, e non come un presupposto immediato,
getto,

a modo della vecchia psicologia metafsica. L'idealismo moderno accentua questo motivo dialettico della mediazione, che apparve per la prima volta nella dottrina cartesiana del pensiero come attributo della sostanza spirituale. Noi siamo
noi in quanto ci dividiamo dentro di noi stessi tra noi che

abbiamo coscienza e quel noi di cui abbiamo coscienza, e che come termine opposto al principio o autore della cO' qualche cosa di assolutamente scienza diverso da noi diverso noi soggetto, ed esso oggetto. Fissare quest'oggetto
:

86
nella sua oggettivit, fissare termine

un

astratto

poich l'oggetto

medio del processo


soggetto.

circolare

onde il pensiero torna

a s stesso come
getto, che

Appunto quest'astrattezza
il

un'altra determinazione della differenza dell'oggetto dal sogil

concreto.

Ma

quest'astratto, per cui

concreto

passa a fine di realizzare la sua concretezza, e per cui non po-

trebbe passare se esso non fosse concreto e quello astratto,

questo astratto la vita, o


getto
;

il

e senza di esso lo spirito sarebbe

contenuto della vita del sogvuota soggettivit


:

sarebbe, esso stesso, un'astrattezza.

L'oggetto
lismo
se

il

logo astratto della logica

^)

quel logo

astratto della cui funzione essenziale nel logo concreto l'idea-

astratto

ha acquistato viva consapevolezza. Il quale logo non concetto, se non giudizio, e non giudizio
sillogismo, e in generale sistema
:

non

come

essere che

riflettendosi sopra di s pensiero,

ma

pensiero che pen-

sato o pensabile

epper
s'

riflessione interna del reale

che

identico a s, e per

interiormente duplice,

ma

di
:

una
for-

duplicit di termini, che ragguagliati

s'immedesimano

mando una

relazione che

si

afferma contrapponendosi alla

sua negazione, e negando perci questa sua negazione. Sistema quindi circolare che non si pone innanzi al pensiero
:

non chiudendo dentro di s e assorbendo il pensiero stesso, come pensiero che aderisce immobilmente alla sua verit, e non gli consente progresso perch la verit quella, e da essa non si passa oltre. E perci nella sua totalit non
se

suscettibile di sviluppo.

seguenze un tutto che

si

Nel sistema dal principio alle condeve accettare in blocco, o lasciare


,

totalmente

come ogni

fatto naturale, che quello che

*)

Logo

astratto e logo concreto, nel Giorn. cri di filo $. itaU fase. I

(1920).

^&7come, per l'appunto, ogni oggetto in quanto semplicemente tale come la divinit, inconoscibile, e cio conoscibile soltanto come immediata
Senza perch, misteriosamente
; ;

posizione.

Noi

di fronte a quest'oggetto
il

possiamo indietreggiare

e opporre

pi pronto e reciso rifiuto.

Ma
il

poich la vita

concreta dello spirito passaggio per quell'astratto oggetto,


nel quale soltanto ci dato di attingere
essere, ecco che

concreto nostro

un

rifiuto

non
si

possibile se

non
se

in virt

di un'accettazione.

Ogni negazione non pu essere


fede

non una
si

affermazione.
fede.

Una

non

scaccia se

non con un'altra

l'oggetto risorge sempre con la vita che in esso

attua.

L'oggetto,

come oggetto, come

altro, trascendente,

divino. Divino perch, essendo altro da noi, in quanto tale,


infinito
:

e ci

chiude infatti nel circolo delle sue determi-

nazioni.
bile
:

, in quanto infinito, conosciuto


se

come

inconosci-

non
s'

cui esso

ne vedono principii n conseguenze, nulla in inquadri e da cui si deduca, e^ per cui mezzo, mesi

diandosi,

lasci conoscere.

quella verit, a cui l'animo


di cui

umano
a cui

si

appoggia e

si affida,

non pu

fare a

meno,

e in cui ritrova se stesso


si

perdendo

se stesso.

quella verit,

abbraccia, sia che viva del

mondo

dei suoi sogni

artistici, sia

che

si

travagli nella dura opera del lavoro pro-

seguibile soltanto perch indirizzato alla realizzazione di

un

mondo, in cui si ha fede. Divino, perch senza di essa verit non siamo niente e in essa tutto il nostro essere in guisa che essa ci si pone innanzi come la vita, che ci atnoi
;

trae e in cui noi possiamo trovare


stra vita in lei
:

la

nostra poich la no-

ad essa perci noi partecipiamo mistidire che noi potessimo dis-

camente.
Illusione
?

Tanto varrebbe

farcene.

invece la nostra vita, secondo l'idealismo attuale,

-- 88 -consiste
di s

appunto
altro

in questa posizione di s a se stesso

come

da

s, e

come

infinito, e trascendente, e
fisso

inconoscibile, e fermo,

immoto, eterno, termine


?

d'ogni

umano

consiglio.

Mera rappresentazione soggettiva


realt, l'Assoluto
;

Ma

il

soggetto la

e la realt di questa realt rappresen-

tarsi

autoconcetto.

E
si

il

concetto con cui lo spirito

si

ob-

biettiva,

non

che

il

momento

astratto dell'autoconcetto.

Quell'astratto di cui
spirito

sostanzia la concreta realt dello


:

Dio conosce Si ricordi Spinoza ed ama d'amore intellettuale se stesso nella conoscenza od amore intellettuale onde l'uomo torna a Dio. E in questo ritorno Dio Dio Dio, non pi naturale, ma Dio oggetto di adorazione religiosa. Ebbene, l' idealismo attuale non attribuisce minore seriet all'atto del pensiero, onde Dio
:

come autoconcetto.

si

attua ponendosi di contro

al

soggetto

come oggetto
s

og-

getto di adorazione. L' idealismo attuale vuole

qualche

cosa di pi, in quanto dimostra che quest'astratta posizione,

poich astratta, deve risolversi nel concreto.


concreto non deve
sar
il

Ma

questo

escludere,
;

contenere l'astratto.

Non

getto,
getto.

mero oggetto ma, come unit del soggetto e dell'ogcome vero, attuoso soggetto, deve essere pure og-

La

filosofia perci

deve contenere

la reUgione:

deve

dare la

coscienza all'uomo di questa immanente necessit

dell'inerenza della reHgione, o della presenza di Dio, nella

vita concreta dello spirito.

Il

suo progresso,

gresso dello spirito

umano,

conservazione

il grande proed incremento.

XIV.

Si

pu

dire

se

Dio un astratto che richiede

la

sua

integrale nel concreto dell'atto spirituale, Dio

come

tutto,

non sar quell'astratto, ma questo concreto, olMa tre il quale non sar pi davvero possibile spingersi. questa obbiezione non pu che derivare da inesatta intelli-

Infinito,

genza del profondo principio

dell'

idealismo,

con cui ab-

biamo procurato di additare il posto della religione. Infatti l'atto, come concretezza della vita spirituale, quel superamento immanente del logo astratto, in cui lo spirito attinge
se stesso, e in se stesso la realt dialettica

suprema. In quanto
:

superamento, l'atto non superato, n superabile cio, non concetto, ma autoconcetto non oggetto, ma quel sog;

getto che autocoscienza, unit di s e d'altro. Se dunque


ci si

provasse ad obbiettivare lo stesso atto per divinizzarlo


e

e prostrarci innanzi

remmo,

con ci

ad esso, noi per ci stesso lo superedimostreremmo che non esso l'atto

poich l'atto consisterebbe nel superarlo, traendolo nell'orbita della riflessione, in cui il vero atto trionferebbe. L'atto
la filosofia
sofia.
:

e la filosofia della filosofia

non

altro che filo-

L'atto cio nella sua

immanente
se stesso.

realt

non

si

obbiet-

tiva, e

non

si

pone innanzi a

-90Altro,
il

insomma,
il

la religione, altro la filosofia

altro

concetto, altro Tautoconcetto.

La

religione immortale

nella filosofia, e

concetto eterno dentro la sfera dell'audi Dio,

ma ha pur bisogno sempre in contraddizione con se stesso affermando sempre la sua fede nel suo Dio come verit assoluta, e non rinunziando perci mai a tornare sul contenuto della propria fede, per rifarlo da capo, e ridargli nuove sembianze e farne una verit nuova. La filosofia cos lavora sempre sulla religione ma affinch possa proseguire il suo eterno lavoro, occorre che non le venga mai meno la materia. La quale non preesiste alla filosofia, checch s' immagini il mistico, che sempre anche lui, filsofo che ragiona e dialettizza la sua fede ma nasce con essa, ed
toconcetto.

L'uomo ha bisogno
:

di riflettervi su, e di entrare per ci

prodotta dallo stesso atto in cui essa consiste.

Ed

abbiamo

detto, l'oggetto.
infiniti.

Ma

quale oggetto

?
:

Il

pensiero infatti ne ha

Ma

ne ha pure uno solo


si

es-

sendo tutti sempre quel medesimo che


si

sviluppa, poich

sviluppa

il

pensiero dal cui seno esso sorge. Qualunque


la

oggetto,

come dimostra
s, e

fenomenologia religiosa,

fissato

che sia in
ta,

guardato nella sua isolata particolarit astratDio.

infinito.

Ma

la dialettica del pensiero

che dialetl'

tizza lo stesso oggetto,


finito,

mostrando a volta a volta

infinito

aspira a forme sempre pi adeguate dell'oggetto, che


tale

come
pre

deve essere

infinito.

Se non che per ci stesso che

questo infinito sar sempre oggetto del pensiero, esso sar sem-

ad essere superato dal pensiero. La religione non chiuder mai la sua storia. Ci non importa per altro che la coscienza religiosa debba cercare dispeinfinito destinato

un

ratamente

il

suo Dio inattingibile.

La

dialettica del pensiero

distrugge da una parte perch da un'altra edifica.

noi

siamo sempre
che non
si

alla presenza di Dio, e stretti


si

potr superare se non

ad esso dalla fede sar vissuta e quando


;

91
sar
superata,

sar

in

quello

stesso

atto restaurata in

nuova forma.
Il
il

cristiano giunto a concepire l'oggetto


;

come

spirito

suo Dio spirito

ma
dello

uno

spirito inteso in

pre nuova.

La

storia della filosofa


spirito

onde
si

si

forma semvenuto trasfor-

mando
un
sia

il

concetto

rispecchia nella storia

della religione, sia che ogni singola

forma rehgiosa generi


che voglia
dirsi,
il

largo

movimento

spirituale, o culturale

che rimanga chiusa nel soHtario pensiero speculativo,

cui effetto sar risentito pi tardi e per via indiretta. Ogni


filosofa

un concetto ed

un autoconcetto. Come concetto,


;

nel suo statico contenuto, religione

filosofa propria-

mente

come autoconcetto, od energia


ogni

costruttiva del con-

cetto, processo genetico della verit nella sua soggettivit.

Ma

uomo ha

la

sua

filosofa, e

quindi

il

suo mondo.
suo,

Lo prenda
varsi
;

sul serio, lo

ami come quel mondo che

perch la realt in cui deve perdere se stesso per ritroe far vibrare nel proprio cuore la

corda religiosa.

III.

IL

PROBLEMA MORALE

La filosofia moderna come idealismo puro essenzialmente un'etica, poich la realt a cui essa riduce ogni realt lo spirito, non postulato come essere immediato, ma come atto autocreativo, ossia realt che non e' se non in quanto
e per

quanto

si

realizza.

Che

per l'appunto

il

carattere
:

della realt dal

punto

di

vista del valore morale


si

quella

realt che

non

si

conosce se non in quanto

valuta moral-

mente. Per
la stessa ragione tutta la filosofia antica,

inconsape-

vole di questa realt spirituale che la realt dello stesso sog-

getto che
fia

propone il problema della filosofia, una filosopu dire si sia mai proposto il problema specifico dell'etica, quantunque tuttavia si parli di morale orientale, p. e. indiana, e di morale greca (platonica, aristosi

che non

si

telica,

cinica,

cirenaica, epicurea, stoica, ecc.).

Il

pensiero

antico non ebbe cognizione della realt morale, e perci


fu tutto, sia nel pessimismo orientale, sia nell'ottimismo naturalistico gi-eco, orientato
la vita quindi concep

sempre verso l'eudemonismo

come problema economico, da


posto dalla natura
:

risol-

vere con la ragione,

con

la ricerca dei

da risolvere mezzi pi razionah, ossia pi naturalmente

ma

-96appropriati al conseguimento del fine che la stessa natura

assegna all'uomo.
10 risolve col

Il Buddismo con rigorosa coerenza logica raccomandare l'annientamento della volont,

radice di quella individualit, a

cui

s'

appartiene
;

propria-

mente

il

problema della vita


di

e della vitamorale
si

e lo stesso
il

ideale negativo

rinunzia

riaffaccia

dopo

cinismo

nella filosofia greca della decadenza. Ideale riposto nella ne-

gazione di quella personalit, alla cui realt


riferisce
fisti

appunto
i

si

la

concezione morale della vita.


il

Ma quando

So-

vogliono ritirare la vita morale e

costume dalla legge

storica, propria d'un


alla legge naturale
il
;

mondo

posto dalla volont umana,

bene per farlo

quando Socrate crede che basti conoscere quando Platone ipostatizza questo oggetto
un' idea, e nella sua repubblica
fine

dell' intuito intellettuale in

non sa additare

pi alto della giustizia, e Aristotele di

questa fa la virt fondamentale e l'anima della sua etica


quella giustizia che riconosce e rispetta,
sere di ciascuno e di tutto
;

ma non

crea

l'es-

essi

sono sempre orientati nel

senso della concezione universale propria dello spirito greco.


11

quale presuppone tutta la realt pensabile all'attivit dello


;

spirito

anche

all'attivit,

che pur bisogna evidentemente


e

concepire

autonoma

iniziatrice

per,

incondizionata,

perch possa apparire autrice di un mondo suo, giudicabile, a sua volta, come bene o male. E infatti tutti questi
ideali etici, a cui

mira

il

pensiero greco, non sono ideali


all'ideale, al fine
:

sono, tutt'al pi, via e


possesso della felicit.
ci che

mezzo La quale non


il

che

il

altro all'uomo

da

ad ogni
il

essere

possesso del proprio essere, o della

forma a cui

proprio essere destinato, e a cui perci natu-

ralmente destinato. La felicit non fine voluto, ma fine naturale termine a cui naturalmente tende lo sviluppo del nostro essere, nel seno del divenire universale della grande
;

natura. Ni dunque tutt'al pi

potremmo

essere

immorah,

affermando
che
si

97

vivendo una vita nostra


;

la nostra personalit e

potesse dire nostra creazione


;

ma non potremmo

essere morali

poich la moralit consisterebbe sempre nel-

l'osservare la legge di natura, nel negare la nostra volont


e l'essere propriamente nostro nell'essere della natura.

Ecco

p. e. Platone, l'interprete
Il

pi profondo dello spi-

rito greco.

Bene

idea, l'idea delle idee, poich ogni

idea nella sua intrinseca finalit pur bene. Questo Bene


(cio le idee tutte)
il

bisogna amarlo per esser buoni.


di

Ed Amore,
vita

divino Eros,

figlio
si

Poro

Penia,

il

concetto pi

alto a cui Platone


dello spirito

leva nel suo sforzo d' intendere la


all'

come aspirazione

ideale e realizzazione del

pensiero.

dere sempre
zione che

amore, insegna Diotima, desiderio di posseil bene , a cominciare da quello della genera-

d' immortalit, ossia dell' immortale compiuto e perfetto essere dell'individuo nato il a morire. Ma questo desiderio dell' idea, piantato cos da natura nel cuore dell'uomo, forse una sua volont ? Socrate, quale credi tu essere la cagione di questa brama d'amore ? Oh non vedi come angosciano, nicchiano, tutti gli animali,

desiderio

idea, che

terrestri e

volatili, si tosto eh'

entrata in loro la voglia


poi

di generare, e

come son
e'

tutti

ammalati a vedere, e languono


loro, e
i

d'amore, e quando

sono sul meschiarsi fra


loro nati
;

quando abbadano a nutricare


sono per
essi sino
;

come pronti
si

pi deboli a venire con


a'

pi forti a zuffa
lasce-

e a morire

come per dar mangiare


fame
e
si

figliuoli

rebbero straziare dalla

farebbero

ogni

cosa. Gli

uomini tanto gionamento


;

ma

pu credere facciano tutto questo per ragli animaH che che cos li punge ? ^)

L' idea, che di s asseta svegHa, suscita per entro alla na-

*)

Conv., cap. 26 (trad. Acri).


Discorsi di religione

-98 tura dalla materia pi inorganica fino a Socrate questo amore, che trae tutte le cose necessariamente, fatalmente, inelutta-

bilmente verso

il

Bene. L'amore dunque, questa suprema e


istinto, legge naturale, che

immanente
e

forza dello spirito, vita dello spirito in quanto


:

vita della natura

non ha hbert

non

si

valuta.
filosofia

questa

estranea perci

l'

intuizione della

vita morale.

IL

Il

punto

di vista morale, nella dottrina della vita, sorge

parla pi

quando dell'Amore, come accade col Cristianesimo, non si come di un fatto naturale, ma come di un'azione Ama il Signore quando esso additato come un dovere Dio tuo sopra ogni cosa ama il prossimo tuo come te stes:
:

so.

E cos

si

distingue l'amore di se stesso, che naturale,


,

dall'amore del prossimo, che non

ma

dev' essere

per noi
le

dentro di noi stessi

si

distingue pure l'amore di tutte


ci

cose finite, alle quali naturalmente noi

leghiamo nella vita quale si spiega in questa natura, che non altro che il sistema di quelle cose finite, a cui noi, come esseri parimenti
finiti,

siamo congiunti e connessi, dall'amore di Dio, che deve metter al di sopra dell'amore natm'ale delle cose naturali. E insomma si tratta ora di un amore, che non quello
in cui la natura
si

prolunga e

si

potenzia dentro l'anima

nostra

senza

il

nostro proposito e senza l'opera nostra,

senza la nostra iniziativa e senza bisogno, perci, della nostra coscienza


se
;

ma

di

un amore che non

pi concepibile

non come opera

nostra, nostra azione.

Amore che non


il

pi fatto,

ma

atto.

se l'amore, per la filosofia precedente,

principio


generatore di tutte
interiore
le

100

(la

cose naturali, quest'altro amore

carit) del pari l'energia creatrice di tutta la nostra vita


:

a cominciare da tutti

cos detti sentimenti, che

la nostra coscienza, dall'ordinario


listico, coglie

punto di vista intellettua-

dentro di s come semplici dati naturali, de-

rivanti dalla realt profonda con cui noi


nostri conti, e
libert, e

dobbiamo

fare

perci emergenti

come
della

forze

opposte

alla

da dover domare
nella

nell' interesse della libert. I sen-

timenti,

nuova intuizione

vita essenzialmente

morale, sono essi stessi la realt instaurata dall'amore come


atto in cui
ci sono
si

spiega la nostra libera personalit


valutabili, e tutti soggetti al

per-

tutti

dominio della
dire che al

legge spirituale.

L'uomo volgare continuer a

comanda, e che, p. e., il coraggio, quando non r ha, uno non se lo pu dare. Ma appunto per questo suo linguaggio egli l'uomo volgare il ridicolo don Abbondio, che rimane insensibile all'alta ispirazione morale del cardisi
:

cuore non

nal Federigo

*).

Non
;

si

tratta pi di vedere

quel che
si

e'

nell'animo nostro

perch, da questo aspetto,

dovrebbe

prima di tutto ritenere come gi esistente l'animo nostro, e degno di essere considerato come nostro. E se l'animo
nostro gi esistesse, come oggetto tra
gli

oggetti della cui

conoscenza noi

ci

serviamo a comporre quel!' insieme, che

diciamo natura,
natura.

lo stesso

Ma

se col nostro

animo nostro sarebbe l'essere amore realizziamo la nostra


:

della

vita

reahzziamo in essa appunto la nostra vivente inil nostro animo noi formiamo la nostra volont, nella compatta unit di tutti i molteplici elementi che con
interiore,

dividualit,

l'analisi

potremo astrattamente distinguervi. Non


di

si

tratta

dunque

vedere quel che

e'

nell'animo nostro

ma

quel

Cfr.

il

mio Sommario

di pedagogia,

I,

p.

103-4.

o ^
che dev'esserci
;

ossia
:

si

tratta di vedere

quale dev'essere

questo nostro animo

amiamo
seri

noi stessi, e
e quindi

non come quell' animo per cui noi noi stessi come essere finito tra gli ese noi e le

finiti,
;

amiamo naturalmente

cose

animo da instaurare, in cui si amer il prossimo nostro non distinguendolo pi da noi, e si amer Dio al di sopra di tutte le cose.
finite

ma come

quell'altro

Ili

Concepire

la realt

morale concepire questa realt che

non

gi (oggetto dell'intelletto),

ma
;

dev'essere ( oggetto

della volont).

Ma un

tal concepire,

a rigore, non possibile

se l'essere si separa dal

dover essere

se,

come accadde

all'idea-

lismo cristiano originario, in fondo alla differenza fra quello


del Vangelo,
che, secondo l'energica espressione deve perdere, e quello che si deve essere, come anima che si deve trovare, non si scorge un'unit
si , si
:

che

come anima

umano come attivit non a patto di essere unit di s e di altro di essere cio sviluppo, e come tale processo di autocreazione. Restare con un piede nell' intellettualismo e affermare d'altra parte una realt, che come
quell'unit che
il

soggetto, lo spirito

trascendentale, che non se stesso se


;

nostra realt sia

il

campo

della nostra libert, e per della

nostra vita morale, impossibile.

E
si

lo stesso Cristianesimo

che col

domma

dell'

incarnazione,

sforza di redimere effetil

tivamente l'uomo dalla natura e dargli


spirituale,

vigore della libert

con quello della grazia torna a contrapporre l'uomo della natura all'uomo dello spirito torna a presupporre un
;

Bene che, come quello

di Platone, toto cacio diviso

dalla


umana
fraga
vita.
Il
il

103

domma
della grazia

volont, da cui
le

il

processo della moralit dovrebbe

tuttavia prender

mosse.

nel

naudella

vecchio cristianesimo
Cristianesimo

come dottrina morale

si
;

svolge attraverso
si

tutta la storia
il

del pensiero

modejno

pu

dire che tutto

suo svolgidella

mento
cetto

consista nel liberarsi a


della trascendenza del

grado a grado dal precono


:

Bene per impossessarsi


^),

coscienza della sua attuale spiritualit

della sua pre-

senza neir atto in cui


dire che consiste

lo spirito

si

realizza

che come
del-

superamento progressivo tutto l'opposizione della volont all' intelletto, o del dover
nel
Il

es-

sere (la realt spirituale) all'essere (natura).

Cristianesimo

fin da principio mir a quel segno, a cui s' indirizza oggi r ideaHsmo che prescinde totalmente dal concetto di una

natura preesistente alla vita dello


intende come processo in cui
lo

spirito,

ma

questa vita

spirito

non

c' se

non

in

quanto dialetticamente diviene, ed perci contenendo nel


suo essere
il

tenebra, la quale

suo non essere, e vince col fulgore della luce la e' appunto perch vinta. La natura cos
il

viene ad essere quell '^ss^r^ che

non

essere dello spirito

quel non essere di cui


lo spirito col

si

parla soltanto perch e in quanto


lo

suo affermarsi

nega. L'essere, pertanto, non


dentro.
Il

di contro al
reale,
all'

dover essere,

ma gli
;

reale,

il

vecchio

non

opposto all'ideale
si

ma
si

il

reale che interno

ideale, che

reahzza appunto come negazione del suo


si

reale. Il

mondo

cos

ideaUzza,

spirituaHzza,

si

illumina

tutto, per diventare

mondo

morale.

mondo della libert, mondo spirituale, Mondo morale in atto non et dell'oro, n
:

i)

Cfr.

Disc,

II,

6-8.

104
paradiso, senza male, n contrasto tra bene e male, n lotta per la conquista di quella gioia dello spirito, che si gusta

soltanto se fu contesa e cost sforzo e fatica

ma mondo
fieri
:

che reale in quanto


morale.

si

reaUzza, ed morale in

atto

IV.

In quanto atto, e non fatto, la realt morale


definire
:

si

pu
l'es-

libert.

La quale vuol
n

dire

1 mediazione

2 uni-

versalit. Libero lo spirito in

quanto processo, in cui

sere

non

al principio,

alla fine,

ma

nell'unit del

prinio
;

cipio con la fine. Io voglio liberamente in

quanto n

mi
n
di-

stacco dal
il

mio volere come effetto della mia attivit mio volere si stacca da me. Staccati l'uno dall'altro,
il
:

ventiamo, per adoperare

linguaggio kantiano, due feno-

meni

e ciascuno intelligibile soltanto,


il

come
;

tutti

feno-

meni, secondo
essere,

principio di causalit. Io allora


se

non posso
op erari
se-

quanto a me,
;
;

non quello che sono

quitur esse

quindi non posso manifestarmi se non in certe


ciascuna delle quali sar quella che potr essue condizioni. Io invece non sono se non quel:

date azioni
sere,

date

le

r io che sono in quanto agisco, o voglio il mio essere il mio stesso operare, fuori del quale io non ci sono, e il mio essere semplice presunzione. Io mi ritrovo perci come reale a capo del mio operare cio, alla conclusione in quanto per questa non si consideri come azione materialmente cristal:

lizzata nei suoi effetti esterni,

riore valut abilit, o spiritualit.

ma si guardi nella sua inteMa se io non sono se non


io possa

io6

ri-

per effetto della mia stessa azione, non ha pi senso la

cerca delle condizioni preesistenti alla mia azione, dalle quali

eventualmente essere determinato ad agire. Questo processo o mediazione il circolo in cui si attua

la realt spirituale,

come

attivit riflessa che

non

agisce se
:

non tornando a
si

se stessa, e

non produce

altro che s

esprime, fondamentalmente e immanentemente, dicendo


:

di s

Io. Che non rappresentazione di una realt che alcuno possa immaginare preesistente alla rappresentazione,

ma

realizzazione

e realizzazione che

il

realizzante fa di s

medesimo. Mediazione
sto realizza
:

e universalit.

Giacch

la

mediazione quesi

l'universalit del soggetto che


il

pone nell'atto
cio

e senza l'universalit
sersi differenziato dal

soggetto tornerebbe a s senza es:

suo essere immediato


egli

non

tor-

nerebbe nemmeno, perch

non

si

sarebbe allontanato
dell' Io,

da

s.
:

L'operare spirituale attuazione

affermazione

di s

ma

affermazione non sarebbe se non fosse elevazione


che dev'essere oggetto dell'affermazione

all'af-

da queir

io

fermazione stessa che

assunzione

del

presunto oggetto

immediato del conoscere nel pensiero per un atto che idealizzazione del primo oggetto (astratto) e posizione del nuovo
concreto oggetto

idealizzazione

che

universalizzazione,
si

cio universalit mediata (che

non
si

c'era e

pone). Questo

sempre

il

pensiero

riduzione,

dice, del particolare sotto

l'universale,

catiigorizzamento.

dal suo primo nucleo

che
E

questo

il

pensiero fin
:

poi la sua

forma immanente

Tatto dell'autocoscienza.
Affermarsi
;

questo

il

volere o atto morale.


;

ma

affermarsi

come

l'atto stesso dell'affermarsi

e cio negare la propria astratta o presunta soggettivit particolare, per essere soggettivit concreta universale. A

questo patto siamo

liberi.

Noi crediamo

infatti di essere

naturalmente

liberi

ma


ciamo
che

107
l

a dimostrarci che noi con-

tutta l'esperienza spirituale

quistiamo la libert, e che ogni affermazione che noi facdella nostra libert pure

un

implicito riconoscimento

liberi

non eravamo. La

storia dell'umanit nel


;

tempo

va dalla

schiaviti! alla libert

e gli

uomini hanno sempre

sempre per la libert. La storia uomo, considerato nell'empirica successione di ogni singolo dei momenti della sua vita particolare, progressivo affrancamento dai vincoli da cui via via l' individuo si accorge di
lottato, lottano e lotteranno

essere stretto, e che sente


zare.

il

bisogno a volta a volta di spez-

Dentro

alla dialettica

intima della nostra personalit

un immanente sorprenderci a cercare di soddisfare il bisogno che ci tiranneggia, ossia appunto a recare in atto la

nostra h berta

quella concreta Hbert in cui

si

risolve

il

problema determinato della nostra concreta personalit.


la

nostra stessa esperienza

ci

dice che l'emancipazione pro-

gressiva dell'umanit nella storia, e la conquista che giorno

per giorno ad ogni

uomo

riesce di fare della sua libert nelsi

l'ambiente naturale e sociale, in cui

abbatte a vivere, e

questa profonda libert che

si

celebra nell' interno dell'animo

nostro non se non assoggettamento a una legge, che di grado


in grado ci trae sempre pi in alto. Essa ci spoglia dell'egoi-

smo, onde r individuo naturalmente


nella scorza della sensazione o di
e relativo

ci

apparisce racchiuso

ed effimero

un pensiero suo particolare arbitrario, e per di una sua concesi

zione egocentrica della vita, e

eleva alla sfera delle cose


:

universali, dei valori, degli ideali

di quella realt che

non

ha

limiti

di

tempo n
;

di spazio,

n circoscritta dentro
particolare.

condizioni

accidentali

non

il

insomma

Lo

schiavo acquist la coscienza e

bisogno della libert, e fu


la stessa

mosso quindi
trasse

alla

sua lotta di liberazione, attraverso


la

obbedienza, che lo assoggett alla volont del Signore, lo

ad attuare una volont che non era

sua primitiva


volont,

io8

ma

quella volont che era per lui legge

una voperso-

lont non pi individuale,


ciet

ma
si

universale rispetto alla so-

elementare

ond'egli

trov congiunto alla

nalit del domino.

dovette sempre pi concepire

come

universale, e cio superiore alla persona nella sua naturale


esistenza, quella legge in

nome

della quale col volger del

tempo pot invocare la parit del diritto per s e per tutti gli altri membri della societ. Attraverso la scuola, la convivenza
i

sociale, le sue istituzioni, le sue idee, le sue credenze,

suoi costumi l'uomo vien procedendo sulla via della libert,

e nessuno sapr

mai comandare che non abbia appreso ad


converr usare come di norma e
ti-

obbedire

a riconoscere cio come assoluta nella sua idealit

la legge, della quale gli

tolo della propria autorit.


altri

Poich non

e'

autorit che

possa prender sul serio, se cominci a non credervi e

a non rispettarla colui stesso che pretenda di esercitarla.

Ma da

quando, anche nella solitudine ideale dell'inche,

dividuo, ai primi albori dell'autocoscienza,


dosi, spinger

spiegan-

l'uomo incontro all'altro uomo, e lo condurr a vivere una vita comune, nella concretezza posi;

tiva dell'universalit spirituale

fin d'allora l'affacciarsi della

personaht alla vita (l'esperienza, ripeto,


lizzare

lo attesta) rea-

una realt universale

pronunziare, anche solo men-

talmente, una parola che non avrebbe significato e non cor-

risponderebbe a un
sorgesse

momento reale di vita interiore, se non come lampo di luce universale, vestita di valore
gli

trascendente
riore, e

angusti limiti del soggetto particolare, e

lbrantesi perci innanzi a questo

come un che

di supe-

avente in s un suo essere valevole in modo assoluto. La libert, dunque, mediazione di s ed univer-

salit viva,

non presupposta,

ma

reale nel suo generarsi.

due termini, in cui abbiamo risoluto la libert dell'atto morale, sono chi ben rifletta, complemento l'uno dell'altro, e concorrono perci in un'unit indivisibile. La mediazione mediazione dell'universalit, se per universalit
I

noi

non intendiamo (come

gi

s'

avvertito) qualche cosa


si riferisce,

di universale

presupposto all'atto che vi

per-

ci immediato.

Quindi vera universaUt, o universalit che abbia questo valore per lo spirito, quella che si ottiene

merc

la

mediazione dell'atto spirituale. Basta

riflettere

su

questo intrinseco rapporto del concetto dell'universale col


concetto di mediazione, per rendersi conto della comple-

mentarit reciproca dei due termini nella quale


della vita morale propriamente consiste.

la libert

Un

universale soltanto per astrazione

si

pu

ritenere

immediato, e quindi presupporre all'atto spirituale che vi e tutti gli sviamenti cos del pensiero scientifico si riferisce
;

come

della pratica condotta derivano dall 'arrestarsi al con-

cetto dell'universale cos astrattamente presupposto,

come

qualche cosa d' immediato. Guardiamo qui all'aspetto etico


della questione che ora direttamente c'interessa. L'universale la legge,

come

legge della volont. Noi

concepiamo


fettivo atto di volont

no

la

astrattamente la legge quando non

consideriamo

nell'ef-

come

la soluzione propria del nostro


:

problema, derivante da] seno stesso di questo problema

ma

come una soluzione preesistente, o cronologicamente o solo idealmente. La legge in tal caso non ha valore in conseguenza della nostra volont ma, se mai, la volont ha va;

lore in
si

conseguenza della legge che essa osserva, in quanto suppone capace di partecipare al valore della legge. Ma,
abbia

posto che la volont, mediandosi,


fronte alla legge, di conformar visi
,

pur

modo,

di

bisogner

pur pensare
:

che stia nella volont il potere di apprezzare la legge stessa che l'osservanza materiale della legge, non sentita come
tale,

non veduta
alla

nel suo valore, evidentemente

ci

farebbe
sottrar-

ritornare

naturalit

dell'amore

platonico,

rebbe l'atto della volont a quel mondo spirituale, in cui moraht, perch Hbert. La legge che ha valore per noi
la legge a cui zio
si

riconosce
il

il

valore mediante

un

giudi-

(pratico, s'intende),

quale non pu esercitarsi sulla

legge stessa se non in quanto la ragguaglia a


sia modello, categoria, predicato, ideale, o
si

una legge che come altrimenti

voglia dire

e in ogni

modo

valga al soggetto giudicante

come

l'universale a cui la legge

Appropriarsi un ideale che non sia

da giudicare va ricondotta. il nostro ideale, im-

manente
il

all'atto positivo della nostra personalit, possibile


il

soltanto merc
nostro.

riferimento di quell'ideale a

un ideale che sia

Che

se noi trascuriamo di fare questo riferimento,

non facciamo intervenire nella nostra vita spirituale quelr ideale che soltanto rende possibile la messa in valore della legge, a cui noi ci sottoponiamo, la legge sar da noi

materialmente osservata, e noi uccideremo lo spirito morale dentro alla lettera della legge, o meglio dell'astratto legalismo.

Ogni universale

universale vivo, concreto, ossia vero


universale
(e

Ili

glio al vero universale) solo se

non universale da universalizzarsi col ragguanon preesiste all'atto, di cui


il

l'universalit, e se

prodotto, anzi la stessa vita, o rea:

lizzazione dell'atto stesso

e quindi

non

immediato, come

tutto ci che
zione.

si

presuppone,

ma

consiste nella stessa media-

VI.

Tale universalit
lettica,

nella determinatezza della sua dia-

tutto

il

contenuto della morale.


si

perci tutte

le

dottrine morali

appellano

all'

ideale,

come negazione

del

naturale egoismo, sacrifizio della particolare individualit,

onde ciascun uomo comincia eternamente dalla coscienza


delle differenze ond'egli si distingue dagli altri,

come egli si medesimamente dalla natura, e da tutto ci che non conosce se non come oggetto della sua esperienza. L'andistingue
del reale, in cui
si

tica dottrina instauratrice della coscienza della spiritualit

celebra la vita morale, disse


;

Ama il

pros-

simo tuo come te stesso la moderna dottrina che formul con la teoria della m.orale autonoma il principio filosofico dell' intelligibilit del mondo morale, chiude in una definizione formale il concetto della suprema legge etica Opera
:

in

modo

che la massima da te seguita nel tuo operare


principio di
si

possa
.

servire

come
al

una

legislazione universale

Le

due espressioni

equivalgono, in quanto accennano en-

assegnabile come distintivo delnon la conformit del volere alla legge, ma il porsi del volere come legge. Si ama il prossimo nostro come noi stessi, quando si ama noi stessi come il nostro

trambe

solo carattere
:

l'operare morale


prossimo, e per
di contro a noi
il

113

s'

nostro amore non

indirizza pi a noi
il

in quanto noi siamo contrapposti al prossimo, e


:

prossimo

ma

s*

indirizza a quel Noi,

che accoglie

in s, indistinguibilmente, la nostra persona e ogni persona

come

la nostra

s'

indirizza cio alla nostra stessa persona

nella sua universalit,

come

spirito puro,

come

spirito libero

da quelle limitazioni naturali, che son proprie di getti della nostra esperienza, ma non sono perci
si

tutti gli ogdi noi stessi,


ci

soggetto della nostra stessa esperienza, in cui cotesti oggetti

presentano, e sono infatti pensabili. Ritrovare te stesso nel


:

tuo prossimo
l'amore,

quindi negare quel te stesso che s'accampa,


;

nel guscio della sua carne, contro al prossimo

e farne,

merc

un

altro essere che

non pu

essere pi carne, ossia

materialit, e perci differenza, molteplicit ed esclusione reciproca,


cui,
si

ma

spirito, nella

sua universalit, quello spirito per


ci

anche solo
:

se

parliamo o cantiamo,
il

s'incontra e

immedesima
alla

ecco

segreto della tua vita morale.

ci

cos, se

vuoi distinguere quale delle tue azioni sia morale,


:

massima a cui ciascuna obbedisce guarda cio non ad una massima astratta, che tu possa proporti come oggetto di mera contemplazione speculativa, alla stregua della quale ti convenga giudicare l'azione ma a quella massima che tu infatti segui nel tuo operare ossia alla massima che immanente all'azione, e della cui validit intrinseca
guarda
;

tu gi
ideale,

ti

mostri di essere apprezzatore convinto col fatto


:

stesso del seguirla

la

massima infine, che

non

il

tuo astratto
possa appa-

ma

legge

intima alla tua effettuale volont. Ebti

bene, quella azione morale, la cui massima


rire

non

la legge del

tuo soggetto fenomenico,

ma

del tuo

Io puro: di quell'Io che,

dove
i

si

affermi e
Il

si

spieghi, principio

di concreta e assoluta universalit.

soggetto fenome'

particolare

come

tutti

fenomeni, che s'alternano

follano nello spazio e nel


S

tempo

appartiene al

Di

t eorsi

di religione


molteplicit.

114

Ma qual
:

Ma

il

soggetto puro o trascendentale unit

e perch unit, esso universalit.


il

contenuto della legge

dunque

Se

si

rispondesse a questa do-

manda, come pretenderebbero tutti i critici corrivi del formalismo etico kantiano (che ha bisogno piuttosto di essere
i]iteso

anche pi rigidamente che l'autore della Critica della si verrebbe a spezzare l'unit la legge, determinata nel di mediazione e di universalit suo contenuto, sarebbe una legge presupposta all'atto del
ragion pratica non potesse),
;

\olere,

una legge immediata,


le

astratta, e quindi fatale alla

libert, e

per alla stessa vita morale.


dottrine morali pi ingenue

Anche come p. e. saU, come

ed imperfette,
parados-

l'utilitarismo, e quelle immoralistiche e


l'

individualismo, non possono avere aspetto di

dottrina morale se
realizzazione

non concependo

l'atto del volere

dell'universale.

L'utilitarismo che

come ammonisce

l'uomo a preporre l'interesse comune all'individuale, perch, collocandosi all'astratto punto di vista economico, vede l'utile del particolare identico all'utile comune, in quanto
alla propria legge

non d

il

semplice carattere d' imperativo

il)otetico (proprio della legge

economica),

ma

quel carattere

che

si

richiede a

una dottrina morale,

ossia d'un imperativo

categorico, viene a porre questa comunit, al cui interesse

generale

si

deve guardare, come


a cui egli
si

lo stesso

soggetto pi pro-

fondo

dell'

individuo, in quanto soggetto universale.

dal

punto

di vista

pone, non contraddice a Kant,

ma

ne conferma la dottrina.

Cos

l'

individualista alla

Nietzsche in tanto pu attribuire valore deontologico all' individualit che attraverso alla vita idealisticamente considerata e vagheggiata deve affermarsi, in quanto
l'

indivi-

duo dominatore, ergendosi


vile,

al di sopra della moltitudine ser-

rappresenta e reca in atto una pi alta umanit, della

quale egh strumento.

Non

in lui

come individuo

partico-


lare,

115

dello spirito,

ma

in lui

come superiore potenza

come

forma eccelsa di quella spiritualit, a cui anche gli schiavi inconsapevolmente aspirano, il valore da difendere e rivendicare dall'oppressione soffocante del numero. Cos il padre che instaura il suo rigoroso, e magari tirannico, regime
paterno al di sopra delle capricciose e inconsapevoli velleit
figli, pu avere la profonda coscienza di adempiere un sacro dovere morale poich quella sua vo-

dei suoi piccoli

lont dominatrice

gli

apparisce razionale
i

e cio

come

quella

stessa volont che anche

figliuoli

avrebbero, se sapessero

ragionare

come

lui.

VII.

I nostri

doveri sono sempre diversi


il

ma

sono sempre,
i

ad uno ad uno,

nostro dovere. Giacch, oltre tutti

singoli

doveri che distinguiamo l'uno dall'altro, e innanzi all'uno o


all'altro dei quali

noi possiamo fermarci talvolta perplessi,


ci

ne abbiamo uno, senza di cui non

sarebbe

modo
:

di

con-

cepire nessun dovere determinato e particolare

il

dovere

di far sempre il nostro dovere. Che il dovere del quale non abbiamo ordinariamente coscienza, come noi ordinariamente non abbiamo coscienza di noi stessi, che pur siamo presenti alla coscienza di tutto ci che vediamo e pensiamo. Senza questo dovere che a fondamento di tutti i doveri, noi potremmo, tutt'al pi, apprenderli, gli altri, come sempHci no-

zioni

nozioni strane, insipide, senza significato positivo e capace di suscitare in noi un interesse ma di siffatte nozioni
:

non sapremmo mai fare gli obblighi reaU del nostro volere. Li apprenderemmo come voci non dirette a noi. Se Dio ha detto a tutti gli uomini Onora il padre e la madre , io questo posso leggerlo in una dottrinella, o venirne altrimenti a notizia, senza perci sentirmi punto impegnato all'osservanza del precetto poich gi venire a notizia significa
:

prima

di

tutto essere collocato

(intellettuahsticamente) al


di fuori del

117

si

mondo, a

cui la notizia

riferisce

e per se

Dio parla
al di

agli

uomini, io che lo vengo a sapere sto fuori e

sopra di quel

mondo
il

in cui avviene questa conversa-

zione.

e sentire dentro di

mondo, non solo agh altri uomini, e in generale agli uomini che io mi rappresento come oggetto del mio pensiero, ma anche, anzi prima di
Che cosa che mi
fa partecipare a cotesto

me

precetto

come

diretto

tutto, a

me

stesso

l'atteggiamento morale dello spirito,

che

si

sente astretto a

un

ideale, che

si

determiner varia-

mente

nello sviluppo della vita spirituale,

ma come

sviluppo,

esso stesso, di

un germe

originario; del quale perci


di

non

si

deve venire in possesso per intervento


entri in noi dall'esterno.

qualche cosa che

per accade, come attesta a gran voce l'esperienza


e' ideale

educativa di ogni tempo e di ogni giorno, che non

morale che possa efficacemente inculcarsi, n come precetto,

n come esempio, se esso non scaturisca quasi per generazione spontanea dall'intimo petto dell'uomo. Giacch non vero
soltanto delle prediche, che lascino
il

tempo che trovano.


esempi pi luminosi

Al pari delle teorie morali, anche


spettatore, e che

gli

lasceranno sempre indifferente lo spettatore che sia semplice

non

si

senta gi personalmente impegnato,


la

col suo cuore, cio

con
il

sua stessa volont, nella lotta in


:

cui vede travagUarsi

suo eroe

non

trepidi e

non

lotti

anche

L'esempio moralmente efficace quello di chi ci sta da presso, ed da noi amato, e guardato come lo specchio della nostra stessa persona, in guisa che l'azione a cui
lui.

egU si accinge, chiami a raccolta anche le nostre energie, e metta in moto anche l'animo nostro. Nel qual caso non soltanto il suo esempio, ma anche la sua parola sapr trovare, anzi trover naturalmente la via del nostro cuore, poich ci
suoner dentro silenziosamente come la voce stessa in cui
s'esprime la vita pi profonda del nostro cuore.

"

- iiS
il

Il

dovere, dunque, dovere per noi, con questo suo va-

lore obbligatorio, in

quanto

nostro dovere
l'ideale

quello che

scaturisce dall'atto spirituale,


sere.

poich

il

nostro essere
cosi anche

come non ,

del nostro es-

ma

diviene, e

appunto
,

perci esso distinguesi dall'essere della natura, ed realt


libera e morale
;

il

nostro ideale non

ma

di-

viene.

Non

ci significa che se tu cominci a

definirlo,

con

la pretesa di fissarne l'essenza, e astrarre dallo


si

sviluppo

in cui esso

attua, tu gi lo sopprimi, perch lo materializzi


il

e ne distruggi l'essenza spirituale, dov'

suo carattere

morale.

Il

dovere non

si definisce,

perch bisogna definirlo

una definizione perentoria, che il ammanisca una volta per tutte, ha tutta l'aria di volerselo vedere innanzi una buona volta questo dovere che non ci d mai pace e non mai contento di noi, e ci crucia inesorabilmente, obbligandoci a non guardare mai indietro, ma avanti, avanti, per una via che non hai mai termine di volerselo recare in pugno, con un grande sforzo, una volta tanto, e cosi farla finita No, questo possibile, quando possibile, coi nostri debiti, la cui addizione pu giovare a vedere di pagarli tutti e
sempre.
chi ne voglia
filosofo gli
:
!

liberarsi
i

da ogni molestia
e' il

ma

coi doveri

no

perch oltre

doveri

dovere, di cui essi sono tutti forme tran-

seunti.

E il

dovere,

come

l'idealit, l'universale, la legge del


il

nostro spirito, non pu tramontare, poich esso


stesso spirito che

nostro

dovrebbe

assistere al

tramonto.

vili.

L'universalit della volont libera

il

bene.

Ma

questo
il

bene, come dev'esser chiaro da ci che precede, non

bene

eudemonistico.

Siamo

la

felicit,

come

fine

naturale

dell'uomo, rientra nel quadro della natura, a cui pur l'uomo

appartiene come essere empiricamente considerato, e mosso


nella sua vita

da
il

quell'istinto di

amore che muove, secondo


le

Platone e tutto
felicit

naturalismo greco, tutte

cose.

di quella

non si pu parlare se non dal punto di vista che non permette n pur di scorgere la realt morale questa realt alla quale, per altro, non possiamo sottrarci se non per astrazione, poich negare la realt morale non pu significare s? non negare una realt morale (la realt morale in quanto
:

oggettivata e definita), e negarla affermandone un'altra, che


sola
rale,

pu negarla. Sicch, penetrati che


che
il

si

sia nel

mondo moessere pervir-

nostro,

il

bene, a cui aspira l'uomo, non pu

essere inteso eudemonisticamente. Esso ci

non pu

premio della virt, quasi termine, a cui l'operare

tuoso, la stessa volont, aspiri.


virttis,

Praemium
;

virtutis

ipsamct

diceva

il

nostro Pomponazzi

e gi lo

aveva detto, a


A
suo

120

Spinoza.
:

SUO modo, lo stoicismo, e a suo

modo torner a dirlo

modo

lo disse

anche Dante al peccatore

Capaneo, in ci che non s'ammorza


superbia, se' tu pi punito.

La tua

l'eudemonismo non si supera negandolo puramente e semplicemente come fece Kant, costretto perci a restituire con una mano quello che aveva tolto con l'altra, postulando

Ma

un regno trascendente
giustizia,

dei

fini,

in cui possa compiersi quella

che l'esistenza del male

impedisce nel

mondo

dell'esperienza morale. Al falso eudemonismo, che quello

naturahstico, convien sostituire


rituaHstico
cit
;

il

vero, l'eudemonismo spil'

giacch se vero che

ideale greco della feU-

non

un

ideale, anzi la stessa realt pi reale che si

pensa in quanto si presuppone, non men vero che la felicit forma essenziale dell' ideale, in quanto tale. Che cos' la condizione felice dell'essere secondo i Greci ?
dell'essere (idea, forma, essere che

Per Platone e Aristotele, ideahsti, la condizione ideale puro essere, o essere perfetto, senza mistura del suo contrario). E questa condizione

il

non
per

fine verso cui si tende, se

non perch

l'antecedente
i

di ogni tendere e vivere


i

ed

esistere.

Per Democrito e

Sofisti,

Cinici e

Cirenaici, per gli Stoici e gli Epicurei

(mache
feli-

teriaHsti), tale condizione lo

schietto essere naturale,


volere deve tornare.

preesiste al volere, e a cui

il

La

cit preesiste alla sua tendenza, la

condiziona,
il

la genera.
alle origini,

Quindi

il

mito dell'et dell'oro

che

bene

come natura. La concezione


tire

spirituale della vita comincia dall'avverall'origine, noi

che se

il

bene fosse
si fa,

non lo potremmo

fare

il

bene che non

non

bene.

Esso perci non presup-


posto,

121

La quale non

ma

risultato della vita e della stona.


;

decadenza,
della

a cui

ma progresso non impoverimento e logoro realt, ma arriccb'mento e rinvigorimento. La felicit il valore tende, non la condizione di esso, ma la stessa
, come l'anma, non essendo di qua morale, coincide appunto con la stessa virt
:

realt che esso realizza


tica,

la

quale felicit perch


;

pienezza di essere, perfezione

dal volere,

o atto del libero volere.

Che invero l'uomo giusto e sciagurato, vittima del male che egli non riesce a vincere con l'energia della sua virt? Egli l'uomo interiormente scisso tra l'intuizione morale e l' intuizione naturalistica del mondo per quella scissura onde l'uomo una volta si vede padrone del pro:

prio

destino e

suae faher fortunae, e

un'altra volta sog-

getto alle forze fatali di


spirito.

una fortuna

cieca alla ragione dello

Ma

ovvio che se

egli insistesse in

questa seconda con(che l'onda stessa

siderazione, e

non

si

riscotesse

mai dal sogno, in cui l'uomo si

lascia trascinare dalla corrente del


delle sue immagini),

mondo

zione morale nel

paragonare

la

egH non potrebbe prendere mai una posimondo, e non potrebbe per conseguenza sua fortuna alla sua virt com' pur ovvio,
;

d'altra parte,

che

se

si

fermasse
si

all'

intuizione della sua

potenza spirituale, per cui


e respira
il

fa cittadino del
egli

regno dei

fini

puro aere della vita morale,


si

non avrebbe modo

di conoscere, cio apprezzare e desiderare altre gioie fuori di

quelle che

godono nel mondo morale.

Ma

possibile
?

passare dall'una all'altra delle due maniere di vedere

Sa-

rebbe possibile, se effettivamente fosse dato di concepire,

come tante
realt
:

volte ha tentato di mieramente tent r idealismo

fare la filosofia, e
cristiano,

come

prila

duahsticamente
e

come

realt oggetto

dell' intelletto

presupposto

dello spirito, e

come

realt oggetto della volont e quindi


presupponente
lo spirito.

122

tale conil

Essendo impossibile una

cezione dualistica, continuare a deplorare

dissidio

tra

il

merito e la fortuna, e a mettere bene e male, l'uno di fronte all'altro, come due cose o due forze egualmente reali e potenti,
giuocare di fantasia, o voler tenere
il

piede in due staffe.

IX.

Ma pur vero che non e' bene senza male. Soltanto, il male del bene spirituale, o morale, non pu essere anch'esso un male naturale. Il male naturale l'opposto del bene naturale e se bene naturale quello dato il quale non concepibile bene morale, male naturale, parimenti, quello che esclude la possibilit del male morale. L'uomo immediatamente o naturalmente cattivo, non pu essere cattivo di quella cattiveria che propria all'uomo, e perci gli si imputa. Una natura malvagia infatti un non senso se la natura stessa non si personifica e non si rappresenta quindi miticamente come, essa
;

stessa, spirito.

Ma
lattia
:

che cosa

il

male naturale, o

fisico

p. e. la

ma-

la disorganizzazione dell'organismo.
:

L'organismo che

non non

che non . Cos il male morale il essere di quell'essere che non propriamente essere (come
organismo
l'essere

la natura),

ma

piuttosto divenire: ossia,

non

essere

imme-

diato,

bene l'universale ; ma si attua e il male non se nella mediazione dell'essere spirituale

ma

essere mediato.

non il non-essere di quell'universale, o di questa mediazione. Il male perci quell'essere immediato che la natura veduta dallo
spirito. Quella natura,

che lo spirito ritrova nel


fondo di se stesso, come
che esso universalizza
il

124

di

punto

partenza del processo


:

di mediazione, in cui l'esser suo consiste


;

quel particolare

quel reale che esso idealizza, e che

soltanto se idealizzato e cos trasfigurato apparisce dotato del

suo valore, come legge dell'operare. Il male dunque e' , in quanto negato, cos come il particolare e' in quanto si universalizza, e il reale in quanto
si

idealizza.

Il

bene, perci,

il
:

corpo saldo e vivo


il

il

male

la sua

ombra.

altrimenti

male

come

l'astratta

ma-

teria (che

come

tale inorganica) la
il

quale organizzata nel

circolo della vita a costituire


il

corpo vivente.

Ma

il

bene

corpo vivente.

Questa inclusione e risoluzione del male nel bene in quanto esso non si dice 1' idealit del male ha la sua realt nel reale come male, ma solo come bene
quello che
; ;

bene,
ossia

come ci a cui questo, nella sua idealit, sottentra come ci che il pensiero dell'uomo, che realizza il bene, non pu non sentire di aver superato. La quale dottrina dell' idealit del male non un para;

dossale urto contro la coscienza

umana

che afferma

(e

bisogna

che affermi) solennemente l'esistenza del male.

Ma

semplice:

mente un invito a

riflettere rivolto

a questa coscienza

inci-

tata a riflettere che questo male che essa afferma, e giusta-

mente, esistente, quel male che appunto bisogna avvertire come male cio non solo conoscere, ma condannare e cio, nell'attualit spirituale in cui la condanna ha luogo,
; ;

cancellare. Quello che la dottrina dell'idealit del

non

l'esistenza del

male che

la coscienza
;

male nega, umana, condanna e

persegue con guerra d'esterminio

ma

l'esistenza del male,


:

che possa conoscersi come tale e non distruggersi come un fatto


della natura, la cui cognizione constatazione
di

qualche

cosa, in cui lo spirito

non possa
Il

nulla e a cui perci la cognidi vista

zione stessa sia indifferente.

punto

morale affatto


diverso.

125
si

pu considerare
se

Da

esso la realt

non

non come
affer-

quella che essa in virt del nostro atteggiamento spirituale.

Da

esso la cognizione del male condanna, cio

non

mazione astrattamente teoretica o


per s stante
del bene.
;

intellettualistica di cosa

ma

affermazione pratica, realizzazione della


coscienza rettamente

buona volont

giudicatrice,

morale

N bene n male
dice teoretico, e che
stico.
si

si

si

conoscono dal punto di vista che si vuol dire propriamente intellettuali-

L'uno

e l'altro si
il

valutano,

conoscono nel loro valore, in quanto bene come bene e il male come male in quanto
;

nell'un caso e nell'altro

si
si

realizza

una volont,

si

prende un
male,

atteggiamento morale,
facciamo,

il

fa qualche cosa.
il

quello che noi


il

sia

conoscendo

bene, sia conoscendo

bene.

Conoscere e fare
zione che no
'1

il

male non

possibile, per la contraddi-

consente, poich conoscere, praticamente, dal

punto

di vista morale,

non pu

significare altro dal fare.


;

E chi fa male, non lo sa. Lo sa astrattamente come male ma effettivamente lo conosce come bene, il suo bene (quel
bene che bisogna che sia il suo, affinch sia bene per lui che deve farlo). E se in quel tanto che egli reahzza della realt
spirituale,
la realt
si

esaurisse tutta la realt dello spirito, e cio tutta


altro

che (almeno dal punto di vista morale) non


il

che realt dello spirito,

suo bene sarebbe assolutamente

bene. Laddove esso diventa male e

condannato e per annientato nella coscienza giudicatrice e pronunziatrice della condanna, perch la personalit del malfattore non esaurisce nell'atto del suo maleficio la totaht della sua
tale vien

come

vita spirituale.
di

cos che noi

possiamo parlare di bene e


scala infinita dalla terra al

male

in questa vita che

una
si

cielo, dalla

natura

allo spirito, e tujtta

una

storia di progresso

incessante. Ogni gradino che

salga bene, e male ar-


pieghi alla natura
:

126

che

restarsi all'un di essi, per lentezza e ignavia di spirito

Qual negligenza, quale stare questo

Nella vita dello spirito ogni fermata colpa.


D'altra parte, questa irrealt del male, questa sua idealit,

pure, al suo posto,

interesse

morale.

bene.

Ma

realt di supremo, di essenziale male in natura e lo spirito questo bene che lo spirito attua con l' atto suo,

una

Non

e'

in quanto mediazione,

come unit

del mediato e dell'immediato,

non pu concepirsi altrimenti che come unit deldetto,


identit, oltre che diffe;

l'universale e del particolare, o dell'oggetto e del soggetto.

La mediazione, abbiamo
flessione, circolo.

renza, del punto di arrivo e del punto di partenza

ri-

Noi non

ci

possiamo allontanare dal nostro


l'

immediato

essere, se

non per tornarvi mediante

atto deldell'uni-

l'autocoscienza. Noi ci uni versah zziamo,

ma nel seno

versalit che negazione della nostra individualit

dobbiamo
ritrovarla.

pure

ritrovarvela. Perdere l'anima,

s,

ma

per

La mia

personalit in quella della

mia

famiglia, dello Stato

che mio, dell'umanit, dello spirito, della cui realt


coscienza,
vigorita.
essa,
Il

imma-

nente nel mio volere io vengo ad acquistare, volendo, salda

non vien soppressa, anzi


che importa che
il

elevata, ingrandita e in-

male resta nel bene, dentro di

come la sua midolla. Cos il passato, in cui noi astrattamente releghiamo il male, che nella storia dell'uomo o nello
sviluppo del nostro personale carattere noi siam
sia stato
lieti
l'

che
in-

superato e annullato, questo passato come


Il

terna sostanza del presente.


costituisce

quale altrimenti verrebbe

vuotato, non del suo contenuto,

ma

dell'essere stesso che lo

come atto o forma vivente realizzatrice di se medesima. Vero uomo buono non l' innocente, che mai non

vide la faccia del male, n colui che lo conobbe gi,

ma

se


n' liberato affatto e lo

127

e, santificatosi,

ha obliato

non ha

pi passioni che lo tentino allettatrici e gH contrastino il passo sulla via per cui quasi non cammina pi, ma scende

come portato

dallo stesso pendio

ma

quegli che fa la sua


il

vita, e celebra in essa la

sua libert,
il

suo valore, la sua

potenza, debellando tuttavia


la strada, e gli fa sentire la

nemico che gU attraversa fatica del cammino. Dove ogni


addor-

difficolt superata, e lo spirito si riposa, ivi esso si

menta, o rimette della sua

forza, e interrompe quell'opera,

in cui consiste la realt del bene.

X.

via nel

Questo concetto del bene che faticosamente si apre la mondo che suo un concetto reHgioso ed un con-

cetto irrehgioso.
di

La

religione Tatteggiamento dello spirito

fronte

all'oggetto

suo,

concepito

come puro
:

oggetto,

astratto dalla sua essenziale relazione col soggetto


perci, nella sua irrelativit,

concepito

come

infinito, e perci

non

tol-

lerante l'affermazione del soggetto.


del bene, quella di

La concezione

religiosa
:

un Bene come lo concepiva Platone che altri non pu concepire se non precludendosi la via ad attribuire un qualsiasi valore all'attivit soggettiva dell'uomo che presuma di realizzare essa il bene, o un bene. Concezione essenzialmente intellettualistica
;
.

quindi essenzial-

mente

antitetica alla visione morale del

mondo.

L'elemento pi profondamente religioso della religione

non

tanto l'affermazione dell'oggetto astratto, da cui esso certamente trae origine, quanto piuttosto la negazione del soggetto. Questo l'elemento pi profondo, se si considera che

la stessa affermazione dell'oggetto astratto

non pu

essere

un

atto spirituale se dall'oggetto

il

soggetto non ritorni a

se stesso.

E tornare

dall'oggetto, inteso nella sua astrattezza,


Il

a se stesso, tornare a s per non ritrovarsi.

Buddismo

129 "
ateismo,

ma

schietta religione, perch


il

non nega Dio per

affermare, anzi per negare

soggetto

che la conclusione

necessaria e caratteristica della religiosit.

Del resto, spezzato


getto senza

il

rapporto dell'oggetto col soggetto,


e se affer-

l'affermazione di quello coincide con la sua negazione. L'ogil

soggetto che lo conosce V ignoto

mare

pure in qualche
se

modo

conoscere,
si

l'

ignoto non af-

fermato

non come quello che


lo
figlia della

nega.

Il

Buddismo

per

questo rispetto,

svolgimento logico del Bramanesimo, cosuperstizione


;

me
il

la

miscredenza
lo

giacch dove

soggetto perda la fiducia nelle proprie forze, fniice

na-

turalmente con
non^
ci

smarrire anche la fede in quell'oggetto che

pu

stare innanzi se

per lo meno, anche del soggetto


se

non per virt del soggetto, o, e non pu esser collocato


;

non

sugli altari che


dell'

gh siano
oggetto,

eretti dall'uomo.

Affermazione
soggetto
tuale
;
:

adunque,

negazione del

quindi negazione della realt come realt spiri;

negazione della libert

negazione del bene come


Il

prodotto della libert. Negazione insomma della libert.


Cristianesimo, lo

abbiamo

rilevato,

ha

il

grande merito sto-

rico di. aver rivendicato la libert dall' intellettualismo dell'antica filosofa orientata tutta verso la realt naturale.
il

Ma

Cristianesimo non soltanto una religione,


perci

anche una

filosofa, e

una dottrina morale

e la

sua grandezza
sul suo

poggia

sulle

verit filosofiche e morali che esso band, e con

cui esso riusc a trasformare la civilt

umana, non

schietto elemento religioso.


I

Greci videro gi la necessit di rompere la consegna

degli dei per intendere la vita

umana

vita di pensiero e di
civilt, si

operare razionale, onde s'inizia e progredisce la


;

fondano le citt e si apre il libro della storia e concepirono il mito di Prometeo, che ruba agli dei il fuoco del loro cielo, per comunicare agh uomini il privilegio dei celesti. I quah
p

Discorsi

di religione

130
non sono
di
celesti se

non sono
il

privilegiati

di ci che

l'uomo
:

concepisce
ci

come V
si

ideale (verit, bont, immortalit, ecc.)

in cui

affisa

suo pensiero, come realt a cui

egli

gno.
della

pensando e sperando aspira, e di cui perci ha bisoPrometeo, incatenato sul Caucaso perch trasgressore
volont
di

Giove, anzi
lo

dev'essere
mortali,

Gio\e,

della legge che, se Giove contrappone, voglia o non voglia, ai


;

come essere toto caelo diverso Prometeo 1' emimmanente alla legge della vita, in quanto vita umana, e non semplicemente naturale vita che non si
piet
:

conserva qual'
lizza.

ma

che

1'

irrequieto

ingegno
di

^)

degli

uomini modifica, trasforma, compenetra

spiritua-

questa empiet, di contro all'astratto, rigido, ferpce,


il

monoteismo ebraico e contro mento progressivo e dinamico


disfarebbe di tutto
il

naturalismo greco,
Il

l'elesi

del Cristianesimo.
religioso,

quale

contenuto

se

non conseril

vasse accanto allo spirito la natura, smorzando perci


slancio spirituahstico, e quindi

suo

negando

la libert e seque-

strando
vaio,

il

divino,

pur trinitariamente concepito, da tutto

l'ambito della natura, effettivamente mantenuta come vi-

Ma

da cui la grazia cristiana debba togliere i suoi eletti. r idealismo, che trae alle sue rigorose conseguenze il

principio rinnovatore della dottrina cristiana nell' intuizione

assolutamente immanentistica e spiritualistica, non pu pi temperare il significato prometeico della vita morale e deve dire che la morale e la rehgione sono termini antitetici, ciascuno dei quali la negazione dell'altro mors tua, vita mea.
;
:

^)

Leopardi, Inno

ai Patriarchi, v. 15,

XI.

Pure

se,

guardata da questo aspetto,

la vita

morale vita
la re-

irreligiosa,
ligiosit, e

guardata da un altro aspetto essa include

supera l'antitesi di libert e trascendenza che abbiamo additata. Di che sar agevole convincersi se si tien conto del carattere mitico, di cui il pensare religioso tende a rivestirsi,
si

distinguer tra mito e verit di cui

il

mito

espressione.

La rehgione

indotta dalla sua stessa natura a rappre-

sentarsi la sua verit in

forma mitica. Che cosa

il

mito

mito

la
;

rappresentazione sensibile
il

dell' idea, si

diceva

una volta
l'anima
:

cio

pensare lo spirito nella natura. Mitica

la soluzione platonica del

problema

dell*

immortalit delpensiero, anzi

la soluzione, intorno alla quale

ha continuato per
il

millennii e continua trepidamente a girare


il

cuore umano, perch concepisce come immortale non l'anima come spirito, che nella sua unit raccoglie ogni mol-

tepHcit (temporale, spaziale, naturale) ed perci, per definizione,

immortale,

ma come anima
mondo

naturale, cio

come

quell'anima che nel

nazione fa

immagianima corrispondere a ciascun corpo umano


della natura la nostra
;

molte phce, cio spaziale essa

stessa,

temporale,

finita,

per ci stesso, per definizione, mortale.


Orbene
:

132

come
altro che lo spirito nella

la religione

rappresentandosi l'oggetto nella sua


cessa perci di considerarlo

astratta irrelativit,

non

spirito. Infatti quell'oggetto

non

sua stessa soggettivit, ma visto innanzi a s come puro oggetto. E quindi quest'oggetto, a pensarci, ragione e
volont, personalit.

Ma

nella sua pura oggettivit,

onde

non persona se non come esclusione assoluta della nostra, o come persona assolutamente trascendente la nostra, esso viene concepito come realt immediata e in quanto tale,
;

antecedente alla nostra realt spirituale


perci,
nificato
rale,

e in

quanto

tale,

come natura. L'oggetto come puro


;

oggetto, perso-

ma
si

personificato sotto specie di personalit natu-

o materiale.

In conseguenza di questa sua materia-

lizzazione

dalla nostra esperienza


di

come luogo sequestrato pu via via rivestirsi di ogni sorta forme materiali consentanee alla sua spiritualit, come
alloggia nel cielo, inteso
;

spiritualit trascendente.

Ma

la religione se dalla posizione astratta dell'oggetto

indotta a mitologizzare, essa, in verit, mitologizzando, soffoca quel germe di verit di cui pur vive, e al quale

deve

perennemente attingere l'alimento della sua


vero che l'oggetto

vita.

Giacch

come opposto

al soggetto

oggetto e

non

tasse a s

vero che se il soggetto non si rappresencome oggetto, e per come questo oggetto che non soggetto, esso non sarebbe soggetto. Ma anche vero che
soggetto.
si

quest'oggetto che negazione del soggetto lo stesso sog-

contrappone a se stesso. Cio, lo spirito non si pu vedere nella natura dove, miticamente, si vede, se non ritrovandovi se stesso e superando il mito di cui si serve per ritrovarsi. Se si resta al mito, cio alla rappresentazione meramente naturalistica, noi staremo di fronte
getto quale realizzandosi

a Dio, e Dio di fronte a noi, nella coscienza reHgiosa, con quello stesso rapporto onde materialisticamente un atomo


connesso
:

133
:

con un altro atomo rapporto affatto negativo, o negazione d'ogni rapporto irrelativit (un atomo non contiene assolutamente nulla onde sia congiunto con l'altro). E nell'atomismo infatti gli atomi singoli sono reciprocamente
trascendenti di quella trascendenza che la mitologia religiosa

assegna a Dio verso l'uomo.

Ma

evidente

che una tale trascendenza sarebbe


fuori dell'altro, o

la

morte della religione. Dio che

fosse cos fuori della coscienza

umana come un atomo

come,

se si vuole,

una monade leibniziana sarebbe fuori dell'altra senza l'armonia prestabilita, non esisterebbe per l'uomo. La mitologia
nata dalla rehgione
la logora e la distrugge.

perci ogni

riscossa del sentimento religioso ribellione contro le rap-

presentazioni materialistiche del divino, e sforzx) d' interiorizzazione e di approfondimento spirituale.

Dunque, opporre l'oggetto

al soggetto,

s,

ma
di

senza in-

trodurre in tale opposizione quella molteplicit radicale, originaria, che noi introduciamo nella natura,
spettatori,

cui

siamo
senza

ma non

possiamo introdurre in noi

stessi,

diventare da spettatori spettacolo, e scendere da spirito a


natura, e reprimere in noi e impedire lo slancio della vita
spirituale, che occorre alla vita morale,
alla vita reHgiosa. rialit

ma occorre non meno bada a non soggiacere alla matedel mito, reHgione e morale si vedono compenetrarsi

se si

reciprocamente e concorrere di conserva nel ritmo vigoroso


della vita dello spirito.

XII.

Si

compenetrano come mediazione

e universalit. Si

com-

penetrano nella libert, che

la realt morale. Giaccli se

l'uomo non
parole,

morale,

ma

si fa,

si

fa riconoscendo

non a
se

ma

nelle opere la legge, l'universale, che l'oggetto

della sua attivit soggettiva, l'uomo

non diventa morale


s,

non

nel sacrifizio di

se

stesso.

questo sacrifizio di

questo

sacrifizio sentito

come la propria vita vera, veramente nostra, veramente umana, come la sola degna, la sola che noi si
possa vivere, in quanto la
si

vegga nella sua luminosit, nel


questo
il

suo pregio assoluto e


ligioso della vita

irresistibile,
:

momento

re-

morale

quel momento, attraverso il quale


e
:

bisogna assolutamente passare per compiere un atto morale.


sanzione, se

La morale indipendente, senza obbligazione non un equivoco, uno sproposito


non sarebbe
tale senza

senza

perch
cui

chi dice moralit dice dipendenza del soggetto, e per ob-

bligazione, che

una sanzione, in
;

l'obbligo bisogna che abbia la sua dimostrazione. Indipen-

dente bens lo spirito, in quanto include tutto


rito

ma

lo spi-

ha

la

sua radice nel soggetto, e dal soggetto trae la forza


;

del suo sviluppo

e nel soggetto
il

va riportato per attingere


della

r intimit del suo essere e

principio o la sorgente

135

sua libert. E come soggetto egli non pu vedersi se non contrapponendosi all'oggetto, ossia negandosi come essere
finito e particolare neir infinit o universalit dell'oggetto.

L'oggetto per la religione tutto, ed essa vi

si

abban-

dona. L'oggetto invece non tutto

esso

il

termine, ab-

biamo
Passa
il
:

detto, attraverso
il

il

quale passa per tornare a se stesso.

che importa che l'oggetto non sia immediatamente


:

soggetto

anzi immediatamente esso


il

non dev'essere
:

il

soggetto, bens
il

suo contrario, la sua negazione


s, e cos

perch

soggetto non tornerebbe a

non
s.

si

affermerebbe,

se

non passasse attraverso


il

la

negazione di

Tale,

come

s'

ritmo della vita morale. Quindi questo ritmo reso in fatti possibile dalla negazione del soggetto nella sua
veduto,

immediatezza quel soggetto che noi siamo sempre, in quanto ci contempliamo e vantiamo o deploriamo il nostro essere. Il nostro essere , come tale, immediata soggettivit negata affinch il soggetto si medii come soggetto, che va nella sua libert, e sia autocoscienza, uomo. L'uomo uomo negando, sdegnando di essere quel che , e volgendo gli occhi air ideale che deve realizzare. E se questo ideale lo confondesse con quello che egli gi, egli si acqueterebbe cos perfettamente nel suo essere, da addormentarsi nel sonno profondo della pietra. La sua perpetua vigilia spirituale uscir da s, , proprio come diceva Paolo, dissol:

versi
noi,

Il quale essendo altro da noi. Altro, assolutamente altro catena per cui ci cingiamo i lombi nostri di quella fortezza, senza
,

e assorbirsi nell' ideale, che l'oggetto.

ma

la quale

piegheremmo ad ogni

sofio di

vento,

come

il

tenero

stelo della pianticella,

che e non sa di essere, vive e non

sa di vivere, e perci

Questa
rale, in

non ha un programma di vita. immanente non solo nella vita moquesta pienezza di vita onde l'uomo reaUzza un mondo
religiosit
la possibile sohdit,

che ha tutta

perch ha universalit as-


soluta
;

136

nella stessa vita artistica,

ma

immanente perfino

chiudendo l'uomo nell'astratto mondo particolare de' suoi sogni, gli promette quivi la libert pi completa da ogni limite e freno esteriore od oggettivo. Anche nell'arte
la quale,

di

questo suo astratto

il

mondo
:

interiore

il

soggetto fa

un

mondo, che

mondo
a'

il

sorriso di Beatrice, o la
:

bocca

che Ugolino forbisce

capelH della sua vittima


;

l'universo

contratto in quel punto

un universo che

si

svolge dal di
:

dentro senza ricever o ammettere nulla dal di fuori


infinita, in cui
il

realt

poeta

si affisa

e si oblia attratto e portato


si

dalla logica del suo oggetto, che

fa suo estro, o

Dio che

lo

agita riempiendolo di s, senza lasciargli libert o respiro.

Altrettanto fa
rito,

il

pensatore

altrettanto sempre lo spi-

che attinge se stesso, soltanto attraverso


;

Dio.

Nel

quale egli per altro non posa


rializzare

perch posarvi sarebbe mate-

Onde la vita immoruna morte immortale non come quella, in cui posa stanco l'animo di Lucrezio, ma come quella appunto in cui non si pu posare, perch questo moDio
stesso, e materializzar visi.

tale della religione si

pu

dire

rire vivere

il

morire della religione

il

vivere dello spi-

rito che vive la religione


il

superandola

superandola realizza

bene e adempie

la

sua missione eterna al di sopra di tutte


di vista, anzi che la neil

le religioni.

La
gazione,

religione,
,

da questo punto
si

in verit, la scuola o

tirocinio della volont

morale. Scuola, da cui non


rito che

creder mai licenziato lo spila

vita

non creder finita la sua giornata, e sentir come progresso incessante ne 11 'apprendere che

sua

fare

la propria personaht.

INDICE
Dedica
.

Pag.

5 7

Avvertenza
I. Il Il

problema
problema

politico
filosofico

9
43

II.

III. Il

problema morale

93

/y,

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