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metafora peruzzi

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sceinze cognitive
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LA METAFORA COME STRUTTURA DEL PENSIERO

Appunti del corso di Filosofia tenuto nell’a.a. 2005-2006 presso la Facoltà di Psicologia, Università di Firenze

ALBERTO PERUZZI alberto.peruzzi@unifi.it

2006

2

Premessa
La metafora? Tutti sapete che cos’è … Lo sapete nel senso che, se vi dico La professoressa

Analfa Beti è una colonna dell’università mentre il professor Alpero Bertuzzi è solo tappezzeria,
sapete riconoscere che non lo dico alla lettera. E come fate a esserne così sicuri? Lo siete perché sapete che le professoresse non sono colonne, sapete che i professori non sono tessuti, e pensate che lo sappia anch’io (grazie). Inoltre, capite il senso di queste due metafore tant’è vero che vi siete subito resi conto che ho parlato ironicamente (per metà). Se invece sapeste che la settimana scorsa l’amata Analfa Beti è deceduta e, per rispettare le sue ultime volontà, nel suo corpo è stata iniettata una sostanza che l’ha resa rigida ancor più di quanto potesse essere in vita e ha consentito di usarla come colonna aggiuntiva nel chiostro di un edificio universitario, non direste più che è una metafora. All’inverso, ci sono molte metafore che non riconoscete come tali e neanch’io le riconoscevo prima di rifletterci. Perché avrei dovuto rifletterci? La metafora riguarda la linguistica, la retorica, la letteratura, non la filosofia. Tanto meno interessa la scienza. Questa è l’idea comune. Non tutte le idee comuni sono sbagliate, ma questa lo è. Non che sia sbagliata come attestazione di un dato storico: nel corso della storia i filosofi hanno prestato scarsa attenzione alla metafora e gli scienziati si sono interessati di atomi, stelle, cellule, organismi, non di metafore, mentre fin dall’antichità la metafora è stata oggetto di numerose e accurate indagini da parte dei grammatici, in relazione all’arte retorica. Siccome tanto la poesia quanto la narrativa di tutti i tempi si sono servite della metafora come strumento espressivo, l’attenzione privilegiata di linguisti e letterati nei suoi confronti era ed è facilmente comprensibile. Fatto sta che, oggi, della metafora si interessano i neuroscienziati, così come se ne interessano i filosofi della mente e non solo i filosofi del linguaggio. Ci sono dei motivi ben precisi, e sostanziosi, che giustificano quest’interesse e vorrei aiutarvi a capire quali sono. Non che i motivi mancassero in passato. Le metafore sono spia di un tipo di ragionamento analogico che ha ricevuto attenzione anche dai filosofi, fino a scorgerne una legittimazione nella struttura stessa della realtà. Basti pensare alle corrispondenze, appunto analogiche, tra microcosmo e macrocosmo, molto frequentate dai filosofi del Rinascimento. In questo senso la metafora riguardava non solo una visione generale della natura ma anche la conoscenza e la

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spiegazione di fatti specifici, dunque acquistava valore scientifico (non secondo i nostri attuali standard – è ovvio). Tuttavia, la rinascita di un interesse filosofico per la metafora non sta soltanto in una rinnovata attenzione al ruolo che alcune metafore-guida hanno avuto nel corso della storia del pensiero scientifico. Piuttosto, è successo che alcuni psicologi cognitivi, filosofi del linguaggio e linguisti sono arrivati a vedere la metafora come struttura generale del pensiero. Il che ha reso la metafora un tema d’importanza centrale per ogni modello della mente, con conseguenze di notevole portata per la semantica e per l’epistemologia. E nel momento in cui si è cominciato a precisare il rapporto tra la struttura della mente e la neurofisiologia, il meccanismo che presiede alla produzione e alla comprensione delle metafore ha finito per interessare anche le neuroscienze. Negli ultimi dieci anni ho tenuto più corsi sul tema della metafora come struttura del

pensiero, ma tutte le volte mi sono dovuto confrontare con una difficoltà: chi, avendo già
conoscenze di logica, di linguistica e di semiotica, era anche ben disposto ad attribuire importanza filosofica al linguaggio, pensava che quest’importanza dovesse per forza far riferimento alla filosofia analitica o all’ermeneutica. E così, mostrava una tenace riluttanza ad accettare la metafora quale argomento di primario interesse cognitivo e, più generalmente, biologico. L’idea della metafora come struttura del pensiero è stata delineata nel 1980 in un libro di George Lakoff e Mark Johnson, intitolato Metaphors we live by (trad. it. Metafora e vita

quotidiana) e proprio a questo libro mi sono riferito per introdurre la dimensione cognitiva delle
metafore. Benché sia un testo di agevole lettura, le questioni affrontate e il quadro generale che ne emerge sollevano numerosi interrogativi, alcuni dei quali hanno a che fare con temi centrali della filosofia. Curiosamente, la stessa scorrevolezza del testo trae in inganno: sembra di trovarsi di fronte a una sorta di “fenomenologia della metafora” e che tutto scorra liscio. Per evitare una simile impressione (a quanto pare, abbastanza comune) e per richiamare l’attenzione sui passaggi più importanti da un punto di vista filosofico, ho steso queste pagine di appunti: benché non esaustive, neanche limitatamente agli aspetti più generali della metafora, vogliono aiutare ad orientarsi nelle questioni e conservano il tono discorsivo delle lezioni che ho tenuto mettendo da parte esigenze di rigore teorico; e delle lezioni del corso 2005-6 conservano pure l’andamento, più rapsodico che sistematico.

pp. L’ho indicato come scopo “primario” perché ce n’è anche un altro: segnalare alcune difficoltà cui va incontro l’interpretazione corrente della teoria e avanzare qualche proposta utile a evitarle1. per comunicare il fascino di un’idea che. 169-201. Il discorso entrerà subito in medias res. in Fenomenologia applicata. Anche se il tono discorsivo fa sì che la trattazione del tema rimanga allo stato embrionale. a cura di R. in Meaning and Cognition. la problematica relativa alla semantica delle espressioni metaforiche. al fine di un diretto coinvolgimento nelle questioni. fra i quali una pur minima ricostruzione storica. Milano. pp. John Benjamins. era piuttosto quello di chiarire il senso di alcune domande di fondo e di esplicitare i motivi che sono all’origine dell’odierna teoria della metafora nell’ambito della Grammatica Cognitiva. An essay on the notion of schema. 1 A difficoltà intrinseche se ne sono aggiunte anche di altro tipo: si veda l’Appendice in relazione ad alcuni equivoci cui l’edizione italiana si presta. La chiarezza del testo (intesa come ‘ingenuità’ da filosofi di professione che naturalmente non hanno mai scritto un testo di uguale interesse) facilita la rilevazione dei problemi. . 2000. come poche altre nella filosofia di oggi. 2 Cfr. in Shapes of Form. pp. Ho dunque preferito la semplicità all’accuratezza. perché proprio dal confronto con i modi d’intendere le metafore che sono stati proposti in passato si poteva apprezzare meglio la portata innovatrice dell’approccio “cognitivo”. Albertazzi. I riferimenti ad alcune idee classiche sulla metafora saranno occasionali e poco elaborati. psicologiche. Queste difficoltà sono infatti rilevabili già nel libro di Lakoff e Johnson. Kluwer.4 Lo scopo primario non era quello di riassumere il testo. ha aperto nuovi orizzonti. Lanfredini. A tal fine ho inserito alcuni rimandi bibliografici e fornito qua e là spunti di riflessione che ho sviluppato in alcuni lavori2. né quello di estrarne una serie di spunti per trasformarli in una teoria. 2004. ma se fossi partito dal loro sviluppo l’esposizione sarebbe stata più ostica per chi non si è mai interessato prima di metafora. 191-243. Guerini. a cura di L. The geometric roots of semantics. Noema fondato. a cura di L. spero che a qualcuno di voi faccia sentire il bisogno di approfondire le questioni (linguistiche. Ma era davvero possibile partire da zero (o quasi) e arrivare rapidamente a questioni che l’attuale ricerca sta affrontando? Di qui la sfida che ho raccolto. Albertazzi. negli ultimi trent’anni. filosofiche) inerenti al tema della metafora come struttura del pensiero. Amsterdam. che sono invece molto più difficili da riconoscere in successivi lavori di ricerca. La brevità del corso ha imposto vari tagli. Amsterdam 1999. né quello di corredarlo con le informazioni acquisite negli ultimi anni da psicologi e neuroscienziati. Manca dunque una ricostruzione storica delle teorie della metafora ed è una lacuna dolorosa. 13-38. I riferimenti bibliografici di questi tre articoli offrono anche un quadro per comprendere come si sia evoluta. più sofisticati e complessi.

da qualcosa di concreto.5 1. In gioco è una straordinaria risorsa dell’intelletto umano. la realtà. e dire. ad astrazioni. anche se non possiamo più indicarla col dito. Poiché non sto assumendo la tesi secondo cui ogni . ove le informazioni sono rappresentazioni in formato simbolico. C’è chi ha detto che l’uomo. in modo molto liberale. a cose e stati-dicose. e tuttavia questo ‘qualcos’altro’ non è detto che debba essere per forza un’espressione verbale. Linguaggio. ma anche (e qui sta il bello) a cose e statidi-cose che non sono presenti. dell’amore. semantica e metafore Una delle capacità fondamentali. opportunamente combinati tra loro. dunque presuppone che si rappresenti qualcosa mediante qualcos’altro. a “stati di cose” irreali. parliamo del cavallo alato e di Paperopoli. E allora si potrebbe rovesciare perfino l’idea. Questo qualcos’altro è tradizionalmente detto un “simbolo”. Il linguaggio verbale permette di parlare non solo di quello che c’è. partendo dai simboli invece che dalle cose. avere-unconcetto-di-qualcosa presuppone il riferirsi. del valore della bontà e del significato della verità. ma tuttalpiù esemplificate. che non sono cose o qualità percepibili. ecc. per noi. non sono a portata di mano. Per “cose” intendo genericamente i più diversi tipi di entità. non solo a cose e a stati-di-cose che sono presenti. e caratteristiche. Purtroppo. in misura approssimativa. che le cose sono ciò che gli esseri umani sono capaci di rappresentare simbolicamente come oggetti di discorso – insomma: tutto ciò cui è possibile riferirsi. Quali cose ci sono e quali non ci sono è una questione che definisce com’è fatta. Parliamo di com’era la nostra città dieci anni fa. invece di essere definito come animal rationale. Più ci si pensa. della giustizia. parliamo di strutture algebriche che certo non sono tangibili. C’è anche chi ha contestato l’idea che il cuore della cognizione umana stia nel costruire e manipolare rappresentazioni. Ci riferiamo senza la minima difficoltà a entità fittizie. questo rovesciamento va poco lontano … o troppo lontano. benché non sia “alla mano”. Il cognitivismo ha precisato quest’idea proponendo un modello della mente come sistema di elaborazione delle informazioni. Dato che i concetti sono rappresentazioni. non sono direttamente osservabili e manipolabili. parliamo di quale potrebbe essere l’effetto visivo se i muri di questa stanza fossero coperti da arazzi. degli esseri umani è quella di potersi riferire a qualcosa mediante qualcos’altro. a modelli. più straordinaria risulta. a situazioni fantastiche. Ci riferiamo mediante simboli. a ideali. ma anche di ciò che è soltanto possibile e di ciò che è puro frutto dell’immaginazione. parliamo della democrazia. dovrbbe essere definito come animal symbolicum .

anche se assenti o astratte. potente e flessibile che adoperiamo con grande agilità è l’insieme di più strutture. costituite da una sola parola. Nel più semplice enunciato ci sono già diverse parti del discorso fra loro integrate in modo da dar espressione a un pensiero compiuto. Grazie al linguaggio verbale estendiamo le nostre potenzialità cognitive. un’azione. sono tutti esempi di una qualche rappresentazione al pari delle descrizioni verbali. quelle mani ecc. tre punti identificano un piano. non ho bisogno di replicare alla contestazione.6 attività cognitiva è in forma di rappresentazione-di-qualcosa. non arrivano dove ci permette di arrivare il linguaggio verbale. foto. ma suscettibile di presentarsi anche in forma interrogativa. tipica e straordinaria. e /Mamma/ significa Voglio che tu (quel viso. uno stato-di-cose: disegni. molti altri modi di rappresentare un oggetto.) venga qui da me. in cui sono implicite precise relazioni consequenziali tra pensieri. arrivando per questa via a rappresentare verbalmente complessi ragionamenti . Gli enunciati (o proposizioni) permettono di rappresentare i più diversi modi di stare insieme dei più diversi tipi di cose. Che cos’è il “linguaggio verbale”? Sembra una domanda facilissima e invece non lo è. È vero che nel linguaggio infantile si trovano ‘olofrasi’. Ci sono. imperativa o esclamativa. subito! Un enunciato si può poi comporre con un altro non solo in forma paratattica ma anche in forma sintattica. mi fai contenta o Non sono stato io a romperlo perché non sapevo neanche dov’era. e queste strutture sono tanto più meritevoli d’attenzione quanto più le diamo per scontate. soprattutto. ma in realtà la parola sta per un enunciato: /Pappa/ significa Ho fame. in effetti. modellini in scala. a partire da semplici esempi (spesso frequentati nell’infanzia) come Se mi compri quel giocattolo. Credere che lo sia è vedere le cose da una distanza cosmica (e poi scordarsene). Il livello centrale di struttura linguistica è oggi identificato in quello che corrisponde all’enunciato. Lo volete capire? Disattenti che non siete altro.) . Componendo gli enunciati. incastonate le une nelle altre. basilarmente in forma di frase assertoria. Se due punti identificano una retta. anche se sono entità fittizie o ideali (Se Cappuccetto rosso crede al lupo. reali o fittizie. ma il linguaggio verbale non è l’unico mezzo simbolico di cui disponiamo per esercitare la nostra. Ciò che ne fa quello strumento prezioso. Gli enunciati riguardano non solo gli stati di cose che abbiamo davanti agli occhi. capacità di riferirci a qualcosa. Però differiscono grandemente per le loro potenzialità di combinazione e di uso pratico e. a vari ‘ordini di grandezza’. non sa che cosa l’aspetta. esprimiamo i nostri ragionamenti sulle cose alle quali ci riferiamo.

Accontentiamoci di notare che capacità di riferirsi a qualcosa e capacità di comprendere il significato sono collegate. Lo studio del significato si chiama “semantica”. gli aggettivi stanno per qualità degli oggetti. che governano il nostro modo di mettere in corrispondenza linguaggio e mondo. ma il termine si usa anche per indicare l’insieme di aspetti. sapete pure che una stessa espressione. i nomi comuni stanno per tipi di cose. Non alludo alle situazioni delle favole ma a qualcosa che comunemente si considera parte del mondo reale: pensieri. non consaputa. La stessa cosa è successa col termine “tecnologia”. il loro significato . Invece. stati emotivi. e di principi. per altri no. parola. benché suscettibile di essere a sua volta espressa verbalmente (anche la professoressa Analfa Beti esprime e comprende enunciati sintatticamente organizzati). può riferirsi a cose diverse (omonimia). In quanto complessi simbolici. Se non si sa a che cosa si riferisce un simbolo (espressione. questa corrispondenza si svincola ben presto dal mondo-ambiente e permette di riferirsi a cose e perfino mondi diversi. I nomi propri stanno per individui. La questione si precisa considerando categorie diverse di espressioni verbali. anche se non identificabili. si sa qualcosa del suo significato. Ciò che gli enunciati esprimono. il riferimento esaurisce il significato. in uno stesso linguaggio o in linguaggi diversi. quasi fosse una banalità. dalle cose reali e dall’ambiente che le circonda. e se si sa a cosa si riferisce. ragionamenti. fa appello ad un altrettanto implicito sistema di regole. Nel corso del primo sviluppo cognitivo. cioè il suo riferimento. Il significato e il riferimento non sono totalmente svincolati: ciò per cui sta un simbolo. dietro alla .7 Per rappresentare qualcosa che non è tangibile. la possibilità di combinare le parole tra loro in un enunciato è una risorsa insostituibile. nel secondo di sinonimia). enunciato). gli enunciati (o proposizioni) stanno per stati-di-cose (fatti reali o ipotetici). Normalmente diamo tutto questo per scontato. che indica sia lo studio di certi arnesi sia gli arnesi stessi che si studiano. Tutti quanti sapete che linguaggi diversi possono riferirsi con simboli diversi a uno stesso tipo di cose/proprietà/situazioni esattamente come sapete che due termini diversi possono riferirsi a uno stesso oggetto e/o possono avere lo stesso significato (nel primo caso si parla di coreferenzialità. gli enunciati sono governati da una sintassi – quella del linguaggio cui appartengono – che resta tipicamente implicita. teorie. ha strettamente a che fare con il significato del simbolo stesso. concetti più o meno complicati. Per alcuni studiosi di semantica. Qui non è possibile entrare nel merito della questione. che ineriscono al significato e che sono oggetto di tale studio. per qualche aspetto. non si può dire di conoscerne il significato.

aggettivi e proposizioni c’è un tessuto raffinato. per niente banale. verbi. basta che pensiate alle diverse conseguenze che ha la violazione di principi pertinenti a ciascuna dimensione: a regalato io il pagato te Francesca ma ha l’ho libro (sintassi violata) Le tigri abbaiano (semantica violata) A: Puoi passarmi il sale? B: Sì. accanto a espressioni intese letteralmente. Per rendervi conto del diverso ruolo che hanno queste tre dimensioni. che concerne l’uso comunicativo del linguaggio in un determinato contesto. Quest’ultima affermazione è meno innocente di quel che sembra. Discutere adesso la questione. linguisti. anche espressioni metaforiche. servirà principalmente a identificare la specificità della dimensione semantica. I vantaggi ricavabili dall’aver stabilito se si sta facendo semantica o pragmatica quando si studiano le metafore sono scarsi rispetto agli svantaggi connessi alla difficoltà di delineare un preciso confine tra l’una e l’altra. infatti. quando ciò avverrà. qual è quella che entra in gioco quando si fa una metafora? In gioco entrano tutte e tre. Nel linguaggio verbale ci sono. ma quella specificamente interessata è la dimensione semantica. La priorità accordata alla dimensione semantica non esclude che aspetti inerenti alla pragmatica entrino nel discorso ma. oltre che prematuro. Accanto alla dimensione combinatoria (SINTASSI) delle parole in enunciati e degli enunciati in altri enunciati più complessi e accanto alla dimensione del significato/riferimento (SEMANTICA ). di strutture cognitive.8 nostra abilità di servirci in modo distinto. Una teoria linguistica pienamente articolata terrà conto di tutte e tre le dimensioni. e appropriato. Sei stato molto veloce a tirar su la tenda (uso letterale) Sei un treno (uso metaforico). semiotici e filosofi del linguaggio che dissentirebbero. c’è anche una terza dimensione del linguaggio: la PRAGMATICA. dicendo che le metafore appartengono di diritto alla pragmatica. Tra le dimensioni del linguaggio. posso (pragmatica violata: A non intende informarsi se B sia in grado di passare il sale). Ci sono. di nomi. porterebbe via troppo tempo e anche in seguito troverete solo qualche cenno al riguardo. .

con il titolo Metaphors we live by (lett: “Metafore di cui viviamo”)3 è stato tradotto in numerose lingue. A partire da Metafora e vita quotidiana la letteratura sulla metafora è cresciuta enormemente. . in un modo o nell’altro questi approcci si trovano a fare i conti con il modello teorico proposto nel libro di Lakoff e Johnson. da un lato l’espansione dell’informatica. con sempre più sofisticati linguaggi “di programmazione”. Una tanto selettiva opzione ha un motivo banale: il tempo a disposizione. Anche al riguardo non tutti sono d’accordo. precedenti o successivi a quello originariamente proposto da Lakoff e Johnson. 3 Ci sono voluti diciotto anni perché il testo fosse tradotto in italiano (nel 1998) con il titolo “Metafore e vita quotidiana”. Gli autori del libro hanno scritto anche altre opere. dall’altro la nascita di modelli della cognizione basati sull’elaborazione delle informazioni. Pubblicato in prima edizione nel 1980 in lingua inglese. parlate). Nella seconda metà del Novecento.9 La semantica. che poi è stata sviluppata ampiamente. Quando si dice che la tale idea è tradizionale. ha come suo oggetto di studio il significato. il significato degli enunciati può essere di due tipi: letterale o metaforico. si induce a pensare che sia sbagliata. affrontati da linguisti. Benché negli studi sulla metafora convivano diversi approcci. Non fosse altro che per questo motivo. lo sviluppo di un consistente apparato teorico è cosa più recente. ramificandosi in linee teoriche anche molto diverse tra loro. La traduzione italiana è stata ripubblicata recentemente dall’editore Bompiani di Milano ed è a questa che farò riferimento nel seguito. Non in questo caso. Prima però di discutere se l’idea tradizionale sia giusta o sbagliata. nelle quali si assiste a un’evoluzione del modello proposto nel 1980 oltre che a un ripensamento della filosofia soggiacente. gli sviluppi della logica hanno consentito di precisare una teoria del significato (letterale). tra le quali l’italiano. All’inizio del Novecento. Metafora e vita quotidiana è ormai un classico. In questi sviluppi ha avuto un posto di primo piano la differenza tra linguaggi formali (o formalizzati) e lingue naturali (storiche. Per il momento è importante notare che già nella determinazione di che cosa sia il significato letterale di un enunciato si incontrano numerosi problemi. sarà un riferimento marginale. come si è già detto. sarà necessario disporre di una cornice teorica minimamente articolata. Nella parte conclusiva accennerò invece a un diverso modo di elaborare le idee introdotte da Lakoff e Johnson. logici e filosofi fino dall’antichità. insieme o separatamente l’uno dall’altro. Per non complicare il quadro. come vedrete più avanti. trascurerò questi sviluppi e se capiterà di far riferimento a modelli alternativi. Quanto al significato metaforico. Secondo l’idea tradizionale. hanno portato a formulare nuove teorie semantiche e a metterle alla prova costruendo vari modelli della mente.

5 Su internet. Che sia stata così descritta non è forse ovvio? La retorica presuppone la semantica: il discorso metaforico presuppone il discorso letterale esattamente come la preparazione di una crostata o di un millefoglie presuppone che ci siano già la farina. non ce ne sono molti in italiano e quelli che ci sono non sono molto convincenti5. si veda il cap. ma ne risulta una ‘fenomenologia’ a carattere tassonomico. che si ferma sulla soglia di una teoria che intenda spiegare le metafore. Da fenomeno semantico secondario. Ovvio? L’idea che la metafora sia una onnipervasiva struttura del pensiero incrina tale presunta ovvietà. Per una ricognizione circa la pragmatica di un linguaggio naturale (con ciò intendo una qualunque lingua parlata o parlabile). nella filosofia del linguaggio e nella filosofia della scienza. Fatto sta che negli ultimi decenni la metafora ha acquistato un progressivo rilievo ben oltre i confini della retorica e della linguistica. Peruzzi. una cornice generale nella quale inquadrarle si può ricavare dalle lezioni che ho raccolto in un volume del 2004: Il significato inesistente . Firenze University Press. In varie tesi di laurea di cui sono stato relatore. 4. diventando un tema discusso nelle scienze cognitive. Di saggi che sfruttano o discutono criticamente le idee di Lakoff. tanto che la si trova descritta come una figura retorica fra le altre. la metafora ha cominciato a risultare fenomeno primario. per ampiezza e taglio comparativo. un’analisi della metafora come struttura del pensiero ha o intende avere conseguenze a lungo raggio. le uova e altri ingredienti da combinare in maniera opportuna.10 Per quanto riguarda le teorie del significato letterale. Che siano rimasti irrisolti per la mancanza di un’adeguata considerazione delle metafore? È proprio questa l’idea che Lakoff e Johnson avanzano nel 1980. sulle quali non mi soffermerò.wikipedia. .org/wiki/George_Lakoff>. Lezioni sulla semantica. Il significato inesistente. i cui primi sei capitoli forniscono una panoramica sulle linee di sviluppo della semantica nel Novecento4. da risorsa ausiliare nella descrizione scientifica del 4 A. discusse all’Università di Firenze a partire dall’anno accademico 2000-2001. Il modello proposto da Lakoff e Johnson si presenta in radicale contrasto con tutti i tipi di semantica passati in rassegna in quei capitoli. Numerosi sono anche i problemi irrisolti dalle teorie semantiche sviluppate nel corso del Novecento senza prendere in considerazione le metafore. offrano un’analoga cornice e un’analoga panoramica. sono stati analizzati molteplici aspetti di una teoria delle metafore elaborata nella linea di Lakoff. mi limiterò a segnalare alcuni testi che. trovate una descrizione sintetica delle idee di Lakoff in <it. In ambito puramente linguistico si trovano numerose raffinate descrizioni delle metafore. Firenze 2004. Dunque. La metafora è stata tradizionalmente considerata un ingrediente secondario dell’analisi logica del linguaggio. Per quanto invece riguarda le teorie del significato metaforico. A incrinare l’ovvietà si è arrivati per vie diverse.

si è passati negli ultimi vent’anni a scorgere nel processo metaforico la manifestazione di una struttura profonda della cognizione umana – un suo elemento decisivo e caratteristico. non più meccanismo accessorio ma risorsa basilare delle mente. da fenomeno di interesse esclusivamente grammaticale e letterario. è indicativo di quanto profondamente radicato sia il processo metaforico... al pari dei nomi dei colori. s’impiegano per parlare dei quark. Il testo di Lakoff e Johnson non è stato l’unico a puntare in questa . … tanti bei petali ma anche tante spine. Si tratta di un processo impiegato anche nel discorso scientifico. fenomeno stilistico. tratto confinato alla superficie verbale. il modo in cui i colori si compongono è trasferito nel modo in cui si compongono i quark. di continuo. che cos’è? A interessare gli scienziati cognitivi è il processo che permette di trasporre proprietà di una cosa (come nell’esempio le spine della rosa) a un’altra di tipo molto diverso (il carattere di una persona). C’è dunque un trasferimento sistematico di più proprietà e relazioni da un dominio cognitivo a un altre. Il fatto che. com’è organizzato questo processo di trasferimento? Che cosa lo rende possibile? Quale funzione ha? Che cos’ha di vantaggioso rispetto a un uso puramente letterale del linguaggio? Insomma. che copra la vasta gamma di aspetti coinvolti nel produrre e nel comprendere metafore e che dia conto della presenza ubiqua di metafore nell’uso del linguaggio. ha cominciato a essere riconoscuta come una risorsa essenziale all’elaborazione di quadri teorici. ci serviamo di metafore senza nemmeno farci caso. Se non è questo. ciò che interessa dal punto di vista cognitivo non è il semplice ricorso a un modo colorito di esprimere linguisticamente un pensiero e rappresentare uno stato-di-cose. caratteristiche) delle rose sono trasferite in proprietà delle persone dicendo Tu sei una rosa . dalla considerazione delle metafore come figura retorica. come in Tu sei proprio una rosa. ausilio espressivo. Questo cambiamento prospettico ha fatto sentire l’esigenza di una teoria unitaria. in fisica come in psicologia. E come alcune proprietà (attributi. le direzioni su e giù. anche se non tutte le proprietà si trasferiscono. Quando usiamo una metafora. Per fare un solo esempio.. la metafora ha cominciato a essere indagata come processo cognitivo: un processo cognitivo così fondamentale da costituire una porta privilegiata d’accesso per indagare … Per indagare che cosa? Per indagare niente meno che la natura del pensiero umano! E per mettere in luce ciò che ha di più specifico e che lo distingue dalle forme d’intelligenza degli altri primati. Ora.11 mondo. quasi parlassimo letteralmente.

Lo strumento di quest’analisi era la nuova logica matematica. La rivoluzione chomskiana fu uno dei pilastri nella nascente scienza cognitiva. di psicologi cognitivi. In tutto questo la metafora è ubiqua e non smettiamo certo di servircene quando adoperiamo un linguaggio specialistico. di informatici. Fra coloro che s’impegnarono nel progetto di elaborare una semantica generativa c’era anche George Lakoff. Grazie al lavoro di ricerca di linguisti. però. Di fronte agli ostacoli che di continuo spuntavano e impedivano di andare avanti nel progetto. dalla quale negli anni Trenta era nata la teoria delle funzioni ricorsive. Già negli anni Sessanta molti giovani ricercatori vicini all’impostazione chomskiana si posero il problema di integrare la teoria linguistica. sfruttando proprio la teoria delle funzioni ricorsive. tecnico-scientifico. Uno dei momenti più importanti nella linguistica del Novecento si ebbe nel 1957.12 direzione. quando Noam Chomsky introdusse la grammatica generativa. Lakoff cominciò a lavorare a un modello . Il fatto che la letteratura sulla metafora sia cresciuta così tanto non è dovuto a una maggiore attenzione verso le tante espressioni idiomatiche presenti nel linguaggio naturale o all’uso creativo che della metafora si è fatto e si fa nella poesia. alla base della futura informatica. basata sul modello della mente come sistema di manipolazione algoritmica di simboli. e dulcis in fundo anche di filosofi. In vista del nesso fra mente e cervello. di fatto. è stato quello di maggiore impatto e. dunque come insieme di programmi. usiamo nella vita quotidiana per esprimere i più diversi tipi di pensieri e per riferirci ai più diversi tipi di cose: dalle chiacchiere sul tempo ai discorsi relativi all’etica. Così prendeva corpo una seconda svolta: la “svolta cognitivista”. di neuroscienziati. da adulti. che riguardava principalmente la sintassi. ovvero di quel meraviglioso sistema simbolico che abbiamo sviluppato “naturalmente” fin da piccoli e che. quello di cui più si è discusso. nel giornalismo sportivo o nella matematica. nella pubblicità. con un’adeguata semantica che ampliasse l’impiego di risorse logico-matematiche già messe a frutto nel caso della sintassi. La ragione è piuttosto da cercarsi nel bisogno di capire l’architettura della mente e l’idea-guida è: l’architettura della mente è permeata di metaforizzazione. oggi la metafora non è più un argomento secondario per la teoria del linguaggio “naturale”. sicuramente. dai discorsi sui nostri stati mentali (e su quelli altrui) ai discorsi sulla politica. siamo arrivati a chiederci: cosa succede nel cervello quando si usa una metafora? Nei primi decenni del Novecento la filosofia aveva vissuto la “svolta linguistica”: fare filosofia diventava sinonimo di analizzare il linguaggio.

i sostenitori dell’idea di una mente incorporata (embodied mind) non esitano a proporre sia una naturalizzazione della semantica sia una culturalizzazione della natura. non solo nella pubblicità. Anche ignorando la complicazione (o inventandosi un modo per venirne a capo). Siccome questa terza svolta. attraverso la centralità attribuita al processo metaforico. producendo una svolta ulteriore nella filosofia del Novecento. Vi prego di notare che l’idea davvero importante non è tanto “Cari matematici e cari filosofi. sono gli argomenti che fanno la filosofia. in cui i confini della linguistica sono sovvertiti. finisce per recuperare le radici corporee del pensiero umano. dovrebbe farci esitare a definirla così. si può fare filosofia su tutto (dagli atomi ai sistemi economici. quella che Lakoff e i suoi compagni di strada hanno introdotto è una nuova rivoluzione concettuale. Lakoff ha insistentemente battuto su un punto: la metaforizzazione è un processo cognitivo fondamentale. più che dalla natura corporea. Per questo la filosofia discute continuamente . dopo la “svolta linguistica” e dopo la “svolta cognitivista”. non solo nella letteratura. se non fosse che … (a parte la bruttezza del termine) la parallela enfasi messa dai fautori di questa terza svolta sugli elementi cognitivi dipendenti dalla cultura. Con questo vi sto già segnalando una complicazione con la quale più avanti bisognerà fare i conti. non le tesi e neanche i temi. dagli anni Ottanta a oggi. che recuperava in campo linguistico idee introdotte dagli psicologi della gestalt e metteva invece da parte l’apparato logico-matematico di cui fino ad allora si era servito. ma anche nella politica.) e gli argomenti filosofici non sono ora tutti a favore e ora tutti a sfavore di una tesi. nell’etica e perfino nel pensiero matematico e nel pensiero filosofico.13 alternativo. spesso scritti in collaborazione. dagli odori agli amori ecc. ma rischia di semplificare troppo. Dico “dovrebbe” perché. lo sapevate che il modo in cui lavorate si definisce con le metafore che usate?” A prescindere dalla correttezza o scorrettezza delle soluzioni offerte in rapporto a specifici problemi. In numerosi lavori di ricerca. Molte tesi “filosofiche” appartengono già al senso comune e. quanto ai temi. togliendo di mezzo gli argomenti pro e contro ciascuna delle tesi che compongono un modello teorico. vi confesso di non aver molta simpatia per questo zig-zag netto. fatto di svolte e controsvolte in termini delle quali descrivere lo sviluppo della filosofia: è indubbiamente un’idea comoda e aiuta a farsi subito un’idea del contendere. di fatto. testimoniato non solo nell’uso del linguaggio che facciamo nella nostra vita quotidiana. Se nessuno ve l’ha mai detto. preoccupatevi di studiare le strutture della metafora!” quanto “Cari matematici e cari filosofi. la si potrebbe definire “svolta in-corporante”.

Due esempi: Il mondo è un meccanismo Il sapere è un edificio. orientano a farsene un’idea piuttosto che un’altra. ma chi non le riconosce importanza vive nel passato. vi perdete il succo. Ovvero. Il contrasto alluso in (2) ha segnato uno dei momenti più ‘caldi’ nel dibatitto interno alla recente filosofia della scienza. sulle quali non potrò soffermarmi ma fin d’ora mi preme dire una cosa: le indagini che l’hanno confermata hanno permesso di capire il ruolo essenziale che la metafora ha avuto e ha nel discorso morale. che cosa assicura la stabilità dei nodi e delle loro mutue connessioni? Il contrasto appena accennato in (1) fra due modi d’intendere il mondo fu uno dei motivi di più accesa controversia agli albori della scienza moderna. presenti anche altrove e in abbondanza. L’idea ha trovato numerose conferme. suggerendo che i diversi modelli di pensiero succedutisi nella storia della scienza corrispondono all’adozione di diverse metafore-guida. perché già in studi compiuti da alcuni filosofi della scienza (mi limito a fare il nome di Mary Hesse6) era stato riconosciuto il ruolo che le metafore hanno nel costituire l’immagine che gli scienziati di offrono del mondo. 147-160. le quali inducono a intendere la scienza in un certo modo. l’idea della metafora come struttura del pensiero è ormai riconosciuta come di primaria importanza per la filosofia del linguaggio e per la filosofia della mente. come si devono intendere le parti del mondo che sembrano inanimate? Ad (2): se il sapere è un edificio. Milano 1980) e specialmente il saggio alle pp.14 anche di se stessa. siamo sicuri che si tratti di un cambiamento prospettico davvero radicale? Potrebbe sembrare di no. quale posto vi hanno le nostre tanto care menti? Se non è così ed è invece un tutto vivente. Comunque sia. Ma quanto innovativa è l’idea? In riferimento alla scienza. si può iniziare (e di solito si inizia) anche un sottile lavoro di raccordo tra essi. ma se siete capaci di vedere solo questi difettucci. i due modi d’intendere la conoscenza scientifica (edificio o rete?) non 6 Si vedano i suoi saggi raccolti nel volume Modelli e analogie nella scienza (Feltrinelli. Il narcisismo e lo scolasticismo sono di casa in filosofia. Il che suggerisce una riflessione di carattere generale: quando si hanno di fronte due modelli metaforici. Si può condividerla o no. quali sono le sue fondamenta? Se non è così e il sapere è invece una rete. nel discorso religioso e nel discorso scientifico. cioè. o almeno come tale è stato vissuto dai contendenti. Non solo: il modo stesso in cui descriviamo la scienza è a sua volta carico-di-metafore. Ad (1): se il mondo è un ‘volgare’ congegno meccanico. .

In relazione a (2) la tendenza a un raccordo è proprio ciò che si è verificato storicamente. c’è un grappolo di metafore cui facciamo costante ricorso quando parliamo delle vicende politico-economiche: sono le metafore legate alla NAVIGAZIONE. La manovra economica ha il vento in poppa. perché alcune di esse hanno in sé ingredienti multipli. Nel linguaggio della scienza i neoempiristi individuavano due componenti nettamente distinte: il linguaggio osservativo e il linguaggio teorico. all’interno di quella scuola di pensiero nota come “neoempirismo”. intese come EDIFICI assiomaticodeduttivi. La sanità sta affondando. cioè. come RETI. Dunque le due metafore si combinavano tra loro. e ques’idea codificò l’immagine “classica” delle teorie scientifiche. contro l’idea che le teorie siano immagini che rispecchiano il mondo punto per punto. Hempel non rinunciava affatto a questa metafora. Il disegno di legge non ha superato gli scogli. anche se la proposta non ha ancora fornito un modello alternativo di pari chiarezza. bene espressa da Carl Gustav Hempel. si era affermato un modello molto preciso delle teorie scientifiche. Quanto coerentemente. e il passaggio dalle radici ai nodi è costituito da dimostrazioni. del modello faceva ancora parte l’idea che le teorie scientifiche siano edifici/alberi assiomatico-deduttivi. La maggioranza è naufragata su due emendamenti dell’opposizione. Tuttavia. è un altro discorso.15 necessariamente si contrappongono: ciò riguarda nuovamente la struttura delle metafore. Negli anni Trenta. Passando a un ambito non più confinato al discorso scientifico. dando inizio a un ulteriore lavoro di raccordo. mentre i teoremi sono nodi dei rami. Come si collegavano fra loro queste due componenti? Per rispondere a questa domanda i neoempiristi escogitarono un’idea brillante. La rete è agganciata all’esperienza solo in alcuni nodi. Riporto le sue testuali parole: “i concetti della scienza sono i nodi di una rete di interrrelazioni sistematiche entro la quale le leggi e i principi teorici formano i fili”. La successiva proposta di rinunciare all’idea che le teorie scientifiche siano sistemi ipotetico-deduttivi spostò i termini della questione. ma gli schemi metaforici che strutturano un intero ambito della nostra esperienza. Già in questo caso è emerso un punto fondamentale: a essere interessanti non sono le singole metafore. . o ALBERI in cui gli assiomi (o postulati) hanno la funzione di radici. documentate in frasi come Il governo è andato a picco.

non avrebbe condiviso la parte “pitagorica” dell’espressione galileiana. se riusciamo a leggerlo. drammatica la trasformazione che si produsse nella visione del mondo quando il modello espresso da L’universo è una macchina [un orologio. Il nostro rapporto è ormai alla deriva. ovvero il riferimento ai caratteri matematici con cui è scritto il Libro della Natura. frequentata spesso dai filosofi del Seicento. ci chiederemo qual è la funzione vitale che ciascuna parte svolge in esso. Altro grande schema metaforico è quello con cui rappresentiamo qualcosa come se fosse un testo da leggere. Chiamiamolo lo schema LIBRO .16 Lo schema metaforico della navigazione si estende ben oltre. Era una metafora conciliativa. ove il primo è scritto in caratteri matematici e. Esempio storico: il Libro della Natura è affiancato da Galileo al Libro sacro (la Bibbia). a dir poco. e allora sarà quasi ‘naturale’ (voglio dire: non banalmente antiscientifico) pensare le funzioni in termini . Nel Seicento fu. che come Galileo è giustamente considerato un padre della modernità. un meccanismo] cominciò a soppiantare il modello espresso da L’universo è un essere vivente [un organismo. cioè come organismo. interpretare. come un tutto integrato. che nel Novecento è diventato il punto di partenza di quella corrente filosofica nota come “ermeneutica”. Bacone. decifrare. Se intendiamo l’universo alla maniera di Aristotele. pur conservando l’idea della Natura come insieme di segni da interpretare. capiremo come va il cielo. il secondo è scritto con parole che parlano ai cuori e ci fa capire come si va in cielo. un animale]. E già che siamo in tema di “modernità”. ripensiamo a (1) e ai due schemi in conflitto: MACCHINA/ORGANISMO. fino a diventare un modello in termini del quale viene rappresentata la stessa condizione umana o un suo particolare momento: Siamo tutti dei naufraghi.

dall’altro le anime. Qui sorgeva un problema di difficile soluzione (e non solo per Cartesio): da un lato gli automi. concetti. anche se ci credessimo. all’interno dello schema MACCHINA. i corpi studiati dalla fisica. più che automi. le macchine. Mi riferisco alla dottrina secondo cui la metafora si riduce a un’analogia (x è COME y: tu sei COME una rosa. ci concentreremo su una sola teoria (e senza entrare in troppi dettagli).. Qui. Nondimeno. indotta dalla falsità dell’interpretazione letterale (le persone non sono fiori. ma prima. dotate di libero arbitrio. anche in biologia. come anticipato. che fa piuttosto venire in mente tristi scenari. la teoria delineata da Lakoff e Johnson. cioè. e dietro a tutto questo la bontà di Dio.)7. Si noti che le metafore di tipo ‘organismico’ entrano anche nella religione.. per esempio quando si parla di Dio quale nostro padre. cioè come una macchina. perché ogni organo di un essere vivente svolge un particolare compito in funzione della sopravvivenza (il fegato è quell’organo che serve a . al pari dell’idea inversa dello Stato come macchina. macchine idrauliche molto sofisticate. Perché prediligiamo alcune metafore-guida ad altre? E prima ancora: perché la mente umana si nutre di metafore? Non ne potrebbe fare a meno? Ma come si fa a pensare e a parlare di qualcosa che non si tocca e non si vede (teorie. per Cartesio. … se non per mezzo di metafore? A queste domande le consuete tassonomie della retorica non rispondono. per esempio quando ci rappresentiamo lo Stato come un organismo che deve difendersi dal virus della corruzione. I rispettivi modelli contrari. se pensiamo l’universo alla maniera di Cartesio. tanto per dare un’idea delle dottrine precedenti cui si contrappone questa teoria. conviene fare almeno un breve cenno a un’alternativa che storicamente ha avuto ampio seguito. La lezione di Darwin è consistita nel mostrare che.. c’è chi ha provato a rispondere e. sono stati proposti ma non hanno avuto la stessa efficacia emotiva: l’idea di Dio come semplice orologiaio potrà essere attraente per gli orologi ma non per noi. l’universo è COME un orologio) con in più una tensione emotiva. manovre economiche. così come nella politica. sentimenti. ideali). quel che conta e che dobbiamo cercare di capire è l’insieme di meccanismi che... Invece. componendosi. l’universo non è fatto tutto quanto 7 Il fatto che sia quasi ‘naturale’ pensare in termini finalistici il comportamento degli organismi non implica ovviamente che si debba pensarlo così. sono state avanzate più risposte non sempre concordi. a dire il vero. Con un piccolo guaio … perché gli esseri umani sono. una spiegazione può e deve essere in termini non finalistici. Né rispondono le teorie semantiche più diffuse del Novecento. lo stomaco è quell’organo che serve a . lo governano: dunque è la meccanica a fornire la chiave di lettura del LIBRO (della Natura) e non è un caso che gli stessi animali siano pensati da Cartesio come automi.17 finalistici. .

nel caso di Maria è una rosa il carattere sistematico si rivela con la possibilità di dire anche Maria è una rosa con molte spine. lancette e quadranti). Vi prego di notare che questa tensione manca nelle espressioni idiomatiche: Hai preso lucciole per lanterne.18 di pendoli. Di Maria. di tipo alquanto diverso dalle barche. Si verifica una reazione a catena distruttiva del . come una manovra economica. che però non annulla l’attribuzione di significato. e alla carica emotiva associata con la devianza semantica. Mario è fuori dai gangheri. Inutile arrampicarsi sugli specchi. anche se non sono il portato di schemi e dunque se ne stanno ciascuna per conto suo. Com’è possibile che combinando in modo deviante due o più espressioni in un semplice enunciato della forma “x è y ” emerge un significato che fa capire qualcosa di più che non attenendosi alla lettera? Com’è possibile un significato deviante quando il significato non deviante (letterale) non è a portata di mano e neppure sembra accessibile? Una diffusa devianza dovrebbe indurre una diffusa instabilità nella semantica di un linguaggio. molle. con tutto il suo corredo di espressioni. vedo più le spine che i petali. In sostanza. non si capirebbe perché l’applicazione di una proprietà come avere il vento in poppa a ‘cose’. Adesso aggiungiamo uno schema metaforico. che pure hanno carattere metaforico. Non si può volere capra e cavoli. Se fosse tutto qui (devianza + carica emotiva). la tensione sarebbe dovuta alla devianza semantica. Sono cascato dalle nuvole. Analogamente. Le metafore cambiano un linguaggio? Supponiamo di avere un linguaggio in cui finora tutte le espressioni sono state usate in modo letterale. coinvolgendo i molteplici aspetti della navigazione. ha quel carattere sistematico (anche se con ovvi limiti) che in effetti ha.

ciononostante. L’idea-guida è che attraverso le metafore si manifesti un fondamentale processo cognitivo. Pur non avendo l’apparenza di una grande scoperta. cosa vorrebbe dire questa proposizione? Dovremmo indagare a quali altri termini i sostantivi rosa e spine rimandano metaforicamente. Una simile idea. che non sono meno importanti di quelle propriamente teoriche. per quanto suggestiva (e diffusa tra gli strutturalisti e gli ermeneuti). Infatti. indefinitamente. la metaforicità presuppone la letteralità delle espressioni di cui un enunciato metaforico si serve: comprendiamo benissimo la metafora Tu sei una rosa con tante spine. permettono di individuare alcuni tipici fraintendimenti nell’impostazione di una teoria della metafora e così. anzi. Il problema è spiegare questo processo. sarebbe solo perché alla fine il cerchio si chiude in un circolo vizioso. quando discuteremo di quale lezione filosofica si possa ricavare dall’analisi che Lakoff e Johnson fanno della metafora. Risultato: non capiremmo più nulla. intenda essere esplicativa. oltre a coglierne la varietà. È proprio così. Le questioni sulle quali richiamerò l’attenzione non sono tutte quelle che sarebbe doveroso considerare per elaborare una vera e propria teoria. O se preferite: non potremmo dire di capire quel che eventualmente capiamo. l’argomento suona così: se ogni modello scientifico. In breve. Partiamo da una questione di principio. presenta un banale inconveniente: non spiega come abbiamo fatto a entrare nel circolo! In modo analogo. Contro l’ipotesi che si possa fornirne una spiegazione viene spesso ripetuto un argomento. 2. Questioni preliminari Prima di vedere come si articola l’idea della metafora-struttura-del-pensiero è opportuno prendere in esame una serie di questioni di cornice. c’è chi ha pensato. riducendo il rumore di fondo. E così via. anche se non sembra: ci muoviamo sempre in questo circolo vizioso e non possiamo uscirne”. dal più al meno: “Se mai ci si fermasse in questo gioco di rimandi. ma se anche l’uso di rosa e di spine fosse metaforico. al pari di ogni modello filosofico e di ogni .19 significato di tutte le altre espressioni? No. facilitano il lavoro teorico. Onde evitare un regresso all’infinito. sono questioni non accantonabili se interessa impostare un’indagine generale sulle metafore che. nella proposizione metaforica Il governo sta andando a picco l’espressione “andare a picco” deve avere un significato letterale per poterne avere uno metaforico. per un motivo molto semplice: le metafore diventano possibili solo in relazione a uno stabile uso del linguaggio. quest’ultima osservazione tornerà utile in seguito.

Ciascun antropologo che non sia un alieno appartiene a una qualche cultura fra quelle che sono oggetto del suo studio. Insomma. che io sappia. “Si crede”. quando si selezionano i principi del ragionamento e si presentano come assiomi di una teoria logica. dovrebbe valere anche per la respirazione. Poiché non si può uscire dal mondo fisico per capirlo e non si può uscire dalla società per spiegare come funziona.20 dottrina religiosa o etica o politica. . Perciò non è questo tipo di circolarità che può togliere. Quando cerchiamo di spiegare la respirazione. stiamo già ragionando logicamente. si crede che questa conclusione sia legittima nel caso della metafora. chiunque provi a elaborare una teoria generale che dia conto delle metafore non solo non può evitare di servirsi dei processi metaforici che intende spiegare. abbiamo bisogno di respirare. Inoltre. qualcosa ci hanno fatto capire. non potremmo spiegare perché lo è senza cadere nello stesso circolo vizioso che l’argomento vuole denunciare. ulteriormente viziato dall’adozione selettiva di un tipo di metafore a scapito di un altro. viziate da intrinseca circolarità e quindi incapaci di spiegare alcunché. ivi compresi quelli che fossero in contrasto con i nessi selezionati. perché l’argomento su menzionato. Peccato che di fatto gli sforzi compiuti per spiegare qualcosa abbiano portato a risultati non trascurabili: è cresciuta la nostra comprensione sia della natura sia della cultura. dà forma esplicita alla priorità di certi nessi metaforici su altri. se dovessimo prendere sul serio l’argomento e considerarlo pregiudiziale per qualunque teoria della metafora. se l’argomento fosse corretto. Qualsiasi teoria della sintassi ha una forma sintattica e qualsiasi teoria del significato presuppone che ciò che afferma sia riconosciuto nel suo significato. dovremmo prenderlo come pregiudiziale in tutti gli ambiti. E così via. Invece. dunque presuppone ciò che intende spiegare. Nessuno. Analogamente. Per limitarci all’ambito delle scienze umane. seduta stante. l’antropologia e la psicologia sono discipline abbastanza recenti ma. ha concluso che è impossibile spiegare la respirazione perché per farlo abbiamo bisogno di respirare. Conclusione: qualunque teoria della metafora è condannata a un circolo vizioso. e una teoria psicologica dei processi cognitivi non è annullata dal fatto che per farla e per capirla sono già all’opera processi cognitivi. chi sottoscrive l’argomento su menzionato deve avere il coraggio di dire che non è possibile spiegare alcunché (inclusa la correttezza del suo stesso argomento). Il che equivarrebbe a negare la legittimità delle pretese esplicative avanzate dalle più diverse teorie scientifiche. contro la pretesa generalità della teoria. anche se c’è ancora tanto da capire. se fosse corretto. In realtà la stessa questione si pone in molti altri ambiti che non riguardano specificamente la metafora. ma si trova anche a selezionare alcuni nessi metaforici tra quelli a disposizione per dar conto di tutti gli altri.

Può esistere una macchina che riconosca la presenza di metafore in un 8 Queste due ultime affermazioni sono da considersi eterodosse rispetto all’interpretazione corrente della teoria cognitiva della metafora. linguistico o d’altro tipo) solo se riusciamo a rappresentare in un diagramma di flusso le transizioni da uno stato mentale all’altro e solo se possiamo simulare tale diagramma di flusso mediante un programma per computer – come quelli che gli informatici mettono a punto per automatizzare le analisi cliniche o per gestire una catena di montaggio. può esserlo anche.21 rilievo scientifico a una teoria della metafora. Allo stesso modo possiamo comprendere gli aspetti metaforici presenti nella teoria della metafora ed evitare inferenze fallaci al riguardo. e ancora di più.8 Un’altra questione molto dibattuta riguarda il fatto che i modelli della mente messi a punto dopo l’avvento del cognitivismo assimilano i processi mentali a procedure di computazione. . Può esistere una macchina che produca metafore? Banalmente. Che cosa il regno del letterale abbia da offrire a quello del metaforico è ciò che si tratta di capire. Dunque. Solo perché il regno del letterale è molto esteso. O c’è per caso un qualche guaio specifico nel caso della circolarità che riguarda le metafore? Come comprendiamo il carattere metaforico dell’enunciato I tifosi della … sono cani rabbiosi e possiamo discutere in quali condizioni assentiremmo o no. le metafore sfuggono alla comprensione? Cioè. continuando a servirci letteralmente di tifoso. E se davvero c’è circolarità. è virtuosa invece che viziosa. i cani rabbiosi sono aggressivi. quello del metaforico. sì. non dovremmo riuscire a capirle. quindi i tifosi della … sono cani rabbiosi. fintanto che non siamo in grado di trovare un algoritmo che le produca? Oppure dobbiamo dire che ci sono processi mentali (di alto livello) non algoritmici? Anche in questo caso bisogna andare un po’ cauti. L’idea di fondo dei cognitivisti era: si può dire d’aver compreso un processo cognitivo (percettivo. così riconosciamo il carattere fallace dell’inferenza I tifosi della … sono aggressivi. in questo come in altri ambiti di ricerca. In contrasto con quest’idea è stato addotto il carattere non algoritmico delle metafore.

altrimenti il risultato è solo la faccia sbigottita del nostro interlocutore. Tutto dipende dalle dimensioni del setting teoricosperimentale. sarà da intendersi in senso metaforico. prima di essere falso. e così tutti gli enunciati che non capiamo sono potenzialmente metaforici. quindi un enunciato come Tu sei una rosa. Di notte. che possiamo produrre enunciati metaforici a piacere mediante un semplice programma che abbia accesso al dizionario di una lingua e rispetti le elementari regole di concordanza grammaticale. dice qualcosa di sensato e. tutte le vacche sono grige. purché non si pretenda dal programma che riconosca tutte le metafore in uso o meramente possibili. sarebbe valutato dal sistema come semanticamente deviante – e con un senso alquanto diverso da Tu sei un vegetale. come diceva Hegel. di fatto. se quel che dice è palesemente deviante. le usa). E non ci vuole neppure molto a realizzare programmi aventi il compito di riconoscere la devianza semantica.22 testo? La risposta è ugualmente positiva. Basta un semplice cilindro con strisce ruotanti intercambiabili. In questo modo. infatti. È chiaro. su ciascuna delle quali si trovi un’espressione concordante per genere. tant’è vero che ne ho comprato uno molti anni fa. benché le rose siano vegetali … Ma è altrettanto chiaro che non tutto ciò che è semanticamente deviante è veicolo di un’effettiva metafora: gli enunciati Tu sei una superficie non euclidea Tu sei un numero primo non fanno parte delle metafore direttamente impiegate nell’uso dell’italiano. Perché ne facciano realmente parte occorre un orizzonte semantico condiviso su cui fare affidamento. chiunque dica qualcosa. E se invece vogliamo qualcosa di non banale? Possiamo immettere nel programma una lista delle metafore effettivamente riconosciute come tali in una data comunità . nell’ipotesi implicita che. Per esempio. benché potenzialmente ne facciano parte. per divertirsi a produrre metafore (non importa se nessuno. in un minimo database a scopo tassonomico <essere umano> non ha l’etichetta <vegetale> mentre <rosa>. numero e ruolo sintagmatico con le espressioni precedenti e seguenti. la costruzione di un programma di computer che riconosca metafore è perfino banale. il quale tuttavia sarà indotto a cercare un senso metaforico. Questi cilindri esistono. una volta che abbiamo fornito al programma un opportuno insieme di restrizioni semantiche inerenti alla letteralità. ha questa etichetta. come nome comune.

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linguistica. Con una simile restrizione, la produzione, così come il riconoscimento, di metafore in base a un algoritmo funzionerebbe in virtù di caratteristiche sintatticamente specificate e di nient’altro (gli algoritmi sono strutture sintattiche ricorsive). Purtroppo, l’impiego di una simile procedura (a partire dai limiti riconosciuti in programmi elementari come ELIZA e PARRY) sarebbe quanto mai insoddisfacente come criterio per valutare il carattere metaforico o no di un nuovo enunciato deviante. Perché? Perché non è possibile decidere meccanicamente quali siano le situazioni d’impiego del linguaggio che, oltre a essere diverse da quelle concretamente in uso per classificare gli enunciati in letterali o metaforici, siano tali da legittimare l’introduzione di una nuova metafora. Fin qui la morale è: anche se una teoria algoritmica della metafora è insoddisfacente, la semplice presenza di metafore nel linguaggio umano non è una prova del carattere non computazionale della mente. Ma il ragionamento non è ancora finito … Un convinto sostenitore di una teoria algoritmica del significato (metafore comprese) obietterà che oggi l’informatica consente di fare sofisticati modelli della comprensione semantica (realizzati in quelli che si chiamano “sistemi esperti”) purché il corpus di enunciati da considerare

siano relativi, e limitati, a uno specifico dominio di conoscenze. Ci sono, in effetti, molti
programmi di language understanding e knowledge representation impiegati con successo in vari ambiti. Il punto di forza di questi programmi è anche il loro punto di debolezza e consiste nella specificità a un dato dominio. Basterebbe collegare fra loro più domini secondo regole prestabilite per tenersi la forza ed eliminare la debolezza? No, perché le metafore non solo chiamano in causa più di un dominio, ma correlano più domini in modi nuovi. Quindi? Sembra che nessun modello informatico potrà mai simulare adeguatamente la produzione/comprensione metaforica, perché il solo poterlo fare significherebbe che sappiamo scrivere un programma per codificare la creatività. Se qualcosa è creativo, non è il risultato di regole meccaniche; e non c’è nulla di creativo in un programma. Con ciò abbiamo di fronte l’errore nei cui confronti vi volevo mettere in guardia. Ho detto “ sembra ” perché la lezione è stata tratta in modo troppo sbrigativo. Non è escluso che la complessità delle combinazioni di regole meccaniche risulti tale da fornire esiti creativi. “Non è escluso” porta poco lontano, direte. Giusto. In questo caso, però, ha una motivazione precisa: non esiste un teorema limitativo, analogo a quelli inerenti alla computabilità (i famosi teoremi di Gödel, Turing e Tarski), che fissi i limiti di ciò che (in quanto enunciato) in linea di principio si potrebbe esprimere come dotato di significato – anche se un significato non equivalente a quello

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di una qualsiasi espressione finora prodotta e/o riconosciuta come “sensata” da un prefissato programma. Naturalmente, per poter dire che abbiamo un caso di creatività semantica e non semplicemente di devianza, occorre specificare una serie di condizioni sul dominio cognitivo cui le metafore sono riferite e sull’architettura del sistema intelligente (naturale o artificiale). Qui sta la difficoltà per i modelli computazionali, perché tali condizioni sono semantiche e non puramente sintattiche. Per spiegarmi farò un esempio. In chimica si studiano, tra le altre cose, in quali modi si possono combinare gli atomi per formare molecole. I possibili tipi di atomi sono elencati nella tavola di Mendeleev, che sta anche in una sola pagina. Ma i possibili composti chimici formano un elenco che nessun testo di chimica può pretendere di aver esaurito una volta per tutte. Negli ultimi cinquant’anni sono state sintetizzate artificialmente molte molecole che non si trovano in natura: basti pensare all’invenzione della plastica, del polistirolo, o delle particolari leghe di cui oggi sono composti i fusti delle racchette da tennis. Se un composto non si trova già in natura, nell’ambiente a noi accessibile, lo possiamo realizzare in laboratorio; e in futuro potremo sintetizzare nuovi tipi di materiali che al momento non ci immaginiamo neppure. Questo non significa che potremo sintetizzare tutto quello che ci pare, perché non tutto sta insieme. Dalla chimica torniamo alla semantica: per fabbricare metafore, basta far funzionare un qualunque meccanismo di produzione aleatorio che rispetti la sintassi del linguaggio dato, ma per capirle e impiegarle appropriatamente un tale meccanismo non basta. Occorrono vincoli relativi al contesto d’impiego di un’espressione da parte di organismi fatti così e così. Esiste una macchina che produca tutte e solo le metafore “giuste” (“sensate”, “comprensibili”) in un generico contesto? In base a quanto appena osservato la risposta è negativa, ma è negativa anche se riferiamo la produzione alla mente umana sena bisogno di intenderla come sistema algoritmico. Ed è negativa per tre ragioni. ( 1 ) Senza specificazione del contesto interpretativo, non solo il senso della metafora è indeterminato, ma è impedito lo stesso riconoscimento del carattere metaforico. (2) È impossibile prevedere in anticipo quali contesti fissare come quelli “giusti” per interpretare una metafora. Per fare un solo esempio, Il sindaco è un elefantino può voler dire cose molto diverse finché il contesto resta generico. Il sindaco si muove in politica con un certo impaccio

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/ è corpulento / è dotato di forza e calma ancora non pienamente sviluppate / chi lo ha dalla sua parte è fortunato, o altro ancora). (3) Anche una volta fissato il contesto, non c’è un criterio algoritmico per selezionare in anticipo le metafore “giuste” relativamente al contesto dato (è la difficoltà cui sono andati incontro tutti i tentativi di traduzione automatica). Di nuovo, la raccomandazione è la stessa: stiamo attenti a non trarre conseguenze affrettate da tale risposta negativa e dalle sue motivazioni. Quelle che precedono sono considerazioni di mero buon senso e non vanno sovraccaricate di valenze filosofiche premature e in particolare non devono essere pensate come una prova che le metafore sono inspiegabili. La mancanza di una Supertavola di Mendeleev, contenente l’insieme di tutti i possibili composti chimici, non ci ha impedito di capire che è all’opera uno stesso meccanismo di base. Questo meccanismo è stato spiegato in maniera straordinaria dalla teoria quantistica della materia: struttura degli atomi, legami chimici, ecc. Non conveniva, perciò, dire che è impossibile qualcosa che è risultato possibile. Dopotutto, i limiti associati a (1), (2) e (3) ci mettono davanti al fatto che la nostra padronanza del linguaggio è limitata. Neanche noi, infatti, sappiamo fare in anticipo, quel che un programma di computer non sa fare. Eppure, non è che per questo siamo incapaci di capire il significato di nuove metafore o siamo incapaci di produrle. Le osservazioni precedenti sono cariche, indirettamente, di filosofia. Per rendersi conto della presenza, già a questo livello pre-teorico, di questioni direttamente riconosciute come filosofiche, lo sforzo è minimo: quando esprimiamo un qualche tipo di conoscenza (o intendiamo esprimere quella che consideriamo, a ragione o a torto, una conoscenza e supponiamo che tale intento sia compreso dai nostri interlocutori), ci stiamo impegnando nei confronti della verità. Se io vi dico di sapere che …, mi impegno a dire che … è vero. Altrimenti dovrei dire: credo che invece di so

che.
Che cosa sia la verità, come la si debba intendere, quale esatto rapporto ci sia tra la conoscenza (scientifica) e la ricerca della verità, sono questioni che hanno una lunga storia e che probabilmente continueranno a frastornarci per molto tempo ancora. Comunque, tutti possono discutere di verità e falsità, anche se il più delle volte in maniera ingenua. Pochi sanno invece che le nozioni di verità e falsità sono state analizzate in maniera rigorosa entro la logica matematica già a partire dagli anni Trenta, portando alla formazione di una nuova area di studi: quella che si chiama “semantica formale” o “semantica modellistica”.

cap. non se n’è ancora accorto. analizzando gli enunciati più complessi nei termini delle operazioni insiemistiche. Non dovrebbe esserci bisogno d’altro per capire che chiunque s’interessi seriamente di filosofia del linguaggio ha bisogno di avere una qualche familiarità con le nozioni della logica. per brevità. è difficile immaginare un serio discorso intorno alla verità che ignori quell’analisi. a quale proprietà si riferisce il tale aggettivo.. (passim). e poiché non c’è filosofia degna del nome che in qualche modo non affronti il problema di come dev’essere intesa la nozione di verità. A partire da quest’idea si può andare molto lontano. criticano il modello “referenzialista” (che spiega il significato in termini di riferimento) e “insiemistico” (in termini di teoria degli insiemi) ma poi ne concludono che il linguaggio naturale non si presta all’impiego sistematico di nessuna semantica sviluppata in termini logico-matematici. Per raccontare. per dire che un enunciato è vero.26 L’analisi logico-matematica della nozione di verità è stata una tappa d’importanza storica. mi dispiace. anche in forma sintetica. consideriamo l’enunciato Due è un numero naturale pari. mi limiterò a due annotazioni. Possiamo dire che il suo significato è fornito dalla congiunzione di 2 ∈ N e 2 ∈ P. Per fare un esempio (semplice). La prima annotazione è che. e per avere questa minima idea bisogna cominciare a chiedersi: a chi o che cosa si riferisce il tale sostantivo. come ha potuto prender corpo l’analisi logico-matematica della verità. La seconda è che il rapporto fra soggetto e predicato di una proposizione è stato descritto nella logica del Novecento in termini del concetto centrale della teoria degli insiemi.. Se qualcuno. . e affermare che Aldo è un uomo equivale ad affermare che a ∈ U . non è neppure indispensabile entrare nei dettagli della semantica formale9. bisogna pur avere una minima idea di che cosa parla. a quale azione si riferisce il tale verbo? Dunque la verità (come pure la falsità) coinvolge la nozione di riferimento. Ebbene. ci vorrebbe molto tempo. È una tesi 9 Per qualche indicazione in merito si veda Il significato inesistente. Nel migliore dei casi. è perché gli fa comodo non capirlo – nel peggiore . cioè in termini di appartenenza (‘l’essere un elemento di’. dunque equivale al significato di 2 ∈ N ∩ P. quando Lakoff e Johnson parlano dei modelli della categorizzazione. espresso con il simbolo ∈): affermare che Due è un numero naturale equivale ad affermare che 2 ∈ N. Finché il discorso si mantiene sul piano “informale” che contraddistingue queste osservazioni preliminari. 2. ma qualcosa va detto e. tra coloro che di mestiere fanno i filosofi.

Ora. di rosso è implicito il concetto. Il prototipo delle verità sintetiche a priori da lui individuato nella matematica.27 molto forte. Un maglione rosso è colorato è una verità analitica (nel concetto. Già dietro a quel che ci vuol poco a capire. basata sull’idea che ogni semantica formale è necessariamente insiemistica. 2 è un numero pari) e ciò che consideriamo banalmente falso (per esempio. antichi e di tutto rispetto: per esempio. conviene ricordare alcune (classiche) distinzioni circa i tipi di verità – distinzioni tradizionalmente riferite a enunciati non metaforici.C. la presenza di metafore impedisce o no di giudicare vero/falso un enunciato? Prima di rispondere. sa che fin dall’antichità sono state cercate verità che fossero certe al di là di ogni possibile dubbio: verità tali che la loro negazione non fosse possibile (se non contraddicendosi). ma diceva anche quali sono. senza per questo essere banali. o nozione. chi di voi conosce un po’ di storia della filosofia. cioè. la distinzione tra il carattere necessario delle verità matematiche e il carattere contingente di verità circa questo o quel fatto era già presente nella filosofa greca del III secolo a. una contraddizione come i liquidi non sono liquidi) si stende il gran mare delle affermazioni che pretendono di esprimere conoscenze non banali. Fatta questa distinzione. Nel XVIII secolo d. . dotate di assoluta certezza. Kant giungeva a una tesi peculiare. di colore). stanno interrogativi filosofici. Ci vuol poco a capire che fra ciò che consideriamo banalmente vero (per esempio. Le verità analitiche si dicono tali perché risultano dalla semplice analisi dei concetti espressi: per esempio. o nozione. e senza bisogno di tirare in campo le metafore. Il prototipo delle verità necessarie. dunque “verità necessarie”. che esistono verità sintetiche a priori e la filosofia kantiana sta o cade con questa tesi. Le verità a priori si dicono tali perché non sono ricavate a partire da nessuna osservazione (mediante i sensi). Da quest’idea è legittimo dissentire. è sempre stato individuato nella matematica.C. Kant non si limitava a dire che esistono verità sintetiche a priori. Pur con termini diversi. Kant distingueva le verità analitiche (che non dicono nulla sul mondo) da quelle sintetiche (che danno informazioni) e le verità a priori (che non richiedono alcuna esperienza) da quelle a posteriori (che la richiedono). per ragioni che spiegherò più avanti. che possiamo anche pensare come una verità in virtù del solo significato delle parole.

I neoempiristi hanno abbandonato l’idea tipica dei precedenti empiristi (senza neo). osservabile. ha senso unicamente in relazione a ciò che è accessibile nell’esperienza (dunque in relazione a ciò che è percepibile. mentre un enunciato letterale come Sul Sole c’è vita è falso. e hanno sviluppato quest’idea in forma semantica. cioè. Chiedo umilmente scusa a Kant. l’idea che tutte le verità siano a posteriori. Infatti. Ma un enunciato metaforico come . identificherò una verità che esprime una conoscenza banale con una verità analitica (a priori) e identificherò una verità che esprime una conoscenza non banale con una verità sintetica (a posteriori). quando questa sia limitata a ciò che ci è accessibile nell’esperienza. Non tanto per esprimere accordo con i neoempiristi quanto per mantenere il discorso su un piano di maggior intuitività. Quindi una proposizione ha un senso (significato) solo se è verificabile – ove la verificabilità di una proposizione è da intendersi come riferita al al campo di ciò che è osservabile e sperimentabile. verificabile). E per gli enunciati metaforici? Ha senso parlare di verità o falsità a proposito di un enunciato (asserzione. I neoempiristi hanno anche valorizzato un’idea su cui tanto gli empiristi quanto Kant sarebbero stati d’accordo: se ha senso parlare di conoscenza. anche se il significato di vita può non esser facile da precisare. proposizione) che contenga una o più metafore? Possiamo essere tutti d’accordo che un enunciato letterale come Sulla Terra c’è vita è vero. introducendo un principio riassumibile con uno slogan: il significato di una proposizione consiste nel metodo della sua verificazione (empirica). i filosofi neoempiristi hanno fatto della negazione della tesi kantiana uno dei loro cavalli di battaglia.28 Nel XX secolo. Già per molti enunciati letterali (o considerati tali) i problemi non mancano riguardo al modo d’intenderne la verità e al modo di collegare la verità alla conoscibilità. sperimentabile. Ma ci sono molti enunciati letterali per i quali non esitiamo a dire che ha senso chiedersi se sono veri o falsi. per i neoempiristi le verità delle logica e le verità semantiche (come per esempio Il rosso è un colore) sono verità a priori. I neoempiristi usavano questo principio per escludere la sensatezza delle proposizioni metafisiche.

Poi occorre capire meglio cosa comporta rispondere sì e cosa comporta rispondere no al quesito. per verificarlo (o per falsificarlo).29 La vita è un viaggio è vero o falso? Di sicuro. procedura. comprendiamo l’enunciato – quanto meno. come inteso dai neoempiristi e come inteso comunemente nella scienza. siamo convinti di comprenderlo – e non abbiamo dubbi sulla sensatezza di quel che Dante intende quando scrive Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura. E allora è naturale chiedersi: (*) Chi fa affermazioni del genere. dunque non è a priori. vi segnalo subito un guaio derivante da una eventuale risposta positiva: se ci atteniamo al criterio neoempiristico per la sensatezza di un enunciato. quello del VIAGGIO (percorso. non è una verità banale (analitica). quale tipo di esperienze ci porta a riconoscere l’enunciato come vero? Se comprendere il significato di un enunciato consiste nell’avere a disposizione un metodo. com’è che verifichiamo che la vita è un viaggio? Di sicuro. criterio. nel caso che gli enunciati metaforici non siano né veri né falsi dovremmo dire che non hanno alcun senso! . cammino). dice qualcosa che non è né vero né falso perché si esprime metaforicamente? In altre parole. Finalmente abbiamo trovato un punto d’incontro nella discussione. Capiamo questi e tanti altri enunciati nei termini di uno stesso schema soggiacente. se è vero. I ricercatori hanno imboccato strade diverse. Capiamo questa sequenza di parole esattamente come capiamo cosa vogliono dire Il nostro rapporto è arrivato a un punto morto. il quesito si presta a un possibile fraintendimento che è opportuno mettere da parte. La vertenza è arrivata a un bivio. ha senso chiedersi se le metafore sono vere o false? Innanzitutto. Al proposito. Eppure non sembra che ci sia un criterio o metodo di verifica. Ma. dovendo essere a posteriori.

Premesso che Lakoff si era già servito dell’idea di Zadeh anni prima per trattare alcui fenomeni semantici nell’ambito dei linguaggi naturali. quando ce ne serviamo. Il che è difficile a credersi. Ma partiamo dal fraintendimento. In conformità con l’uso corrente di bicchiere e di vaso ammetterete che quando vi riferite a un bicchiere non vi riferite a un vaso. Aumentando con continuità base e altezza di un bicchiere (nelle proporzioni opportune). con essa. cioè. che un enunciato non può essere simultaneamente vero e falso. C’è per così dire una zona grigia. nell’idea che anche ogni enunciato della forma x ∈ M ammetta gradi intermedi fra 0 e 1. che ora corrispondono ai diversi gradi-di-verità. ci illudiamo di capire che cosa stiamo dicendo . o almeno non è più sicuramente un bicchiere. dal riconoscimento del carattere fuzzy dei concetti si arriva all’abbandono del principio di bivalenza. ma ha carattere sfumato. la teoria degli insiemi fuzzy. dunque ammetterete con estrema sicurezza la verità dell’enunciato Un bicchiere non è un vaso. dove finisce un vaso e comincia una ciotola e dove finisce una ciotola e comincia un bicchiere ? Per dar conto di tutti questi casi. I due principi non vanno confusi. finché non diventa vero Questo è un vaso. ci sono molti casi in cui il nostro giudizio non è tutto-o-nulla. Per esempio. fra 0 e 1 ci sono infiniti punti/numeri. in inglese: fuzzy.30 Dunque. in cui la verità di Questo è un bicchiere sfuma progressivamente da 1 a 0 verso la falsità. Ma direste che è sicuramente un non-bicchiere (come appunto un vaso)? Non ancora. Com’è evidente. In effetti. E se invece pensassimo a una gamma continua di valori intermedi tra il vero e il falso.. si può però arrivare alla forma di un oggetto che non direste essere più un bicchiere. Il non meno classico “principio di non-contraddizione” afferma qualcosa di diverso. . un po’ come pensiamo alle sfumature di grigio tra il bianco e il nero? Se poniamo falso = 0 e vero = 1 e rappresentiamo i numeri sulla retta reale. Ha preso così avvio la logica fuzzy e. Metafora e vita quotidiana fa riferimento sistematico al carattere fuzzy di sostantivi e aggettivi grazie ai quali “categorizziamo” le nostre esperienze. Il modo in cui è posto il quesito (*) rivela che stiamo attenendoci a un principio classico dell’analisi logica. come quando ci troviamo di fronte a oggetti che in una qualche misura esemplificano un concetto ma non sono proprio conformi allo standard previsto per quel concetto.. ovvero non c’è un terzo modo di valutarlo. è stata introdotta da Lofti Zadeh l’idea di rappresentare i gradi di verità come un continuo fra 0 e 1. ovvero al “principio di bivalenza” secondo il quale un enunciato è o vero o falso.

messa a punto da Lukasiewicz. Credo che sia noto a tutti voi il senso dell’enunciato 10 La L iniziale del cognome non è una vera L: dovrebbe essere scritta con un taglietto sull’asta verticale. direte. Dunque torniamo all’intervallo [0. tra l’altro. ci può capitare di affermare a proposito di tre bicchieri anomali: Questo è più bicchiere di quello e quello è più bicchiere di quest’altro. per economia).Indeterminato . ogni enunciato della forma x è un elemento dell’insieme M. e solo se. non ancora con la metafora. perché ‘indeterminato’ non equivale certo a ‘insensato’. . E allora. andremmo verso una logica non più bivalente. in modo da risparmiarci l’ammissione che. adesso potremmo dire “un enunciato è dotato di senso se. considerati insensati dai neoempiristi.Falso). come già accennato.31 Per economia. accanto al Vero e al Falso. Invece di dire “un enunciato è dotato di senso se. l’adozione di una logica fuzzy o di una teoria degli insiemi fuzzy cambia la sostanza del quesito (*)? No. ha a che fare con la categorizzazione in enunciati letterali. Tutto questo. e solo se. anche se nessuno dei tre è propriamente un bicchiere come di norma inteso. dobbiamo passare attraverso tutti i numeri reali dell’intervallo [0. e solo se. La sua pronuncia è approssimativamente /w/ ed è simile al modo in cui la L si trova spesso pronunciata in dialetto veneto. sviluppata molti anni prima dal logico polacco Jan Lukasiewicz10. Giusto. andiamo non solo verso una logica fuzzy ma anche verso una teoria degli insiemi fuzzy. Facendo questa semplificazione. ma non ho il carattere corrispondente nel mio computer. potrà avere una scala continua di valori di verità fra 0 e 1.1] per esprimere una nozione graduale (e continua) di verità. ma solo un terzo valore: l’Indeterminato. Così facendo. è o vero o falso o indeterminato” (adottando la trivalenza. è suscettibile di essere fondatamente considerato vero o di essere fondatamente considerato falso”. perché.1]. L’economia risultante sarebbe poco fedele. all’effettiva gradualità. in quanto non suscettibili di un valore di verità. potremmo assumere che. L’indeterminato sarebbe pur sempre un valore di verità. il raffinamento del criterio. Infatti. non c’è un insieme infinito di gradi-di-verità. però. ove “fondatamente” abbrevia l’indicazione di un metodo di verifica empirica –. testimoniata dai nostri giudizi riguardo alla maggiore o minore somiglianza di qualcosa a un bicchiere o a un vaso. in presenza di questo terzo valore di verità sarebbe poco apprezzabile da chi volesse servirsi del criterio come arma contro l’insensatezza. ma trivalente (Vero . o in simboli x ∈ M. quale valore terzo. non intendeva rivalutare gli enunciati della metafisica. Per inciso: la logica “trivalente”. passando da Vero = 1 a Falso = 0. è o vero o falso” – criterio raffinabile in qualcosa come “un enunciato è dotato di senso se.

mentre altre affermazioni lasciano supporre che anche la differenza tra letterale e metaforico sia fuzzy . Vi invito fin d’ora a tenere le due questioni ben separate e soprattutto vi invito a non prendere per buona né la prima né la seconda supposizione. siamo tenuti a indicare che cosa renda vera e che cosa renda falsa una metafora. Tuttavia. – se invece diciamo che non ha senso. Le vere tempeste comportano vento e pioggia su aree estese.32 Questa discussione è una tempesta in un bicchier d’acqua. cioè. che gli enunciati metaforici non sono né veri né falsi. allora siamo tenuti a spiegare che cos’è che in realtà esprimono e a spiegare come mai ci dovremmo ingannare considerando come veri enunciati metaforici quali La vita è un VIAGGIO Napoleone è stato un GIGANTE della strategia militare Nella vita c’è chi guarda AVANTI e chi guarda INDIETRO e falsi enunciati come . a enunciati metaforici. o falsità. alcune affermazioni che si trovano in Metafora e vita quotidiana lasciano supporre che invece esista uno stretto nesso fra il carattere fuzzy di un enunciato letterale e la risposta positiva al quesito (*). le discussioni possono verificarsi all’asciutto e non avvengono nel ristretto spazio di un bicchiere .. Insomma. per economia. In altre parole.. Purtroppo. ovvero. In questo modo si evita di fraintendere il quesito (*). prima di rispondere sì o no. il senso dell’enunciato è chiaramente metaforico. dobbiamo dire che cosa rende vero (o falso) un enunciato in cui ricorrano una o più espressioni metaforiche. trattando come indeterminato il valore-di-verità di Questo è un bicchiere (e una considerazione analoga si può ripetere per le nozioni di discussione e di tempesta). la ragione per cui lo riconoscete come metaforico è del tutto indipendente dal fatto che la nozione di bicchiere sia fuzzy o. Passiamo ora a esaminare le implicazioni di una risposta positiva e quelle di una negativa a (*). e quindi che non esprimono né intendono esprimere conoscenza alcuna. è indipendente dal fatto che ci siano casi nei quali non direste che è vero né direste che è falso. consideriamo che cosa il sì e il no comportano: – se diciamo che ha senso ascrivere verità.

Non sono pochi coloro i quali hanno sostenuto che le metafore non sono né vere né false (e neppure indeterminate. in Id. Il Mulino. confidano nell’ovvietà del fatto che verità e falsità (o loro succedanei meno ambiziosi. Un apologia della storia della scienza. Alcune di esse hanno svolto una funzione decisiva nell’elaborazione di modelli teorici che hanno segnato la storia del pensiero scientifico11. le analogie. quando si introdusse l’uso del termine “corrente” per descrivere una variazione nella distribuzione di cariche elettriche.. fintantoché la correttezza di un’inferenza corrisponde a un rapporto fra la verità delle premesse e la verità della conclusione. Il fatto è che nella scienza ci sono moltissime metafore.) siano stabilite e siano legittimate all’interno di una comunità-modello che di norma è la comunità scientifica. e altrettanto tipicamente assumono che nel linguaggio in cui trovano espressione le conoscenze dette “scientifiche” non ci siano metafore. giusta o sbagliata che sia. semmai ha senso parlare di verità. ha senso nella scienza soltanto. Nell’idea corrente. attendibile/non-attendibile. Peccato che i sostenitori di questa tesi non diano adeguate spiegazioni al riguardo. I ragni e le formiche. dovremmo pure ingannarci ammettendo che un’inferenza come Se siamo arrivati a un bivio.33 Hitler è stato un AGNELLINO Marx è stato il PADRE dell’idealismo. Per fare un solo esempio. di “scienza” rientra l’idea che la ricerca scientifica porti a scoprire verità. diverso da Vero e da Falso). si stava sfruttando una metafora. nel senso di avere un terzo valore-di-verità. . Se è così. ancora da “categorizzare”. allora ha perso tutte le partite giocate finora è scorretta. 119-162). Rossi. “Le similitudini. la quale trasportava nell’ambito di fenomeni elettrici. si veda P. le articolazioni della natura”. e non pochi scienziati rafforzano quest’idea sostenendo che. Bologna 1986 (pp. è perché non abbiamo le stesse idee su tutto è corretta e l’inferenza Se qualcuno è un gigante a scacchi. ecc. Tipicamente. come condivisibile/non-condivisibile. una 11 Per un’acuta ricognizione su questo tema.

dovremmo dire che l’enunciato non è vero. cioè Stalin è stato un agnellino. Che di questa metafora non siano più consapevoli neppure i fisici è una spia del successo della metafora. Fatto sta che. perché viola . quindi non può esprimere alcuna conoscenza fattuale. Si prenda lo schema metaforico La vita è un VIAGGIO. tali sono anche molti enunciati che s’incontrano nel discorso scientifico. è ovvio (analitico) che Stalin. propriamente conoscitivo? Immaginate che vi dicessi: “L’enunciato Stalin non è stato un agnellino non contiene alcuna specifica conoscenza di fatti. Dalla scienza alla politica e dalla storia alla filosofia. non di viaggi. c’è qualcosa che viaggia. essendo un essere umano. potremmo ancora supporre che. di geni. di doppia elica. Ma le verità analitiche sono necessarie. si tratta di casi sporadici. Siccome non diciamo che è falso. né lo è il DNA o altro ancora. prendiamo molto sul serio le metafore: pensiamo che dicendo sì o no. quindi (principio di bivalenza) è falso. non può essere vera. La supposizione sarebbe errata. Ma procediamo per gradi. Dei fatti connessi alla vita s’interessa la biologia e la biologia parla di cellule. ne va della verità: verità in un senso lato e da precisare. non esprime alcuna conoscenza. allora La vita è un VIAGGIO non non è né vero né falso. se nessun insieme di cellule è un viaggio. nel cui alveo si sviluppa il linguaggio scientifico. se gli enunciati metaforici non sono né veri né falsi. Ma saremmo disposti a dire che non c’è alcuna ‘conoscenza’ della vita nel primo verso della Divina Commedia? Domanda retorica. ecc. i primati non sono ruminanti e gli agnellini invece ruminano. Non c’è bisogno di argomentare la presenza di metafore nel discorso scientifico al fine di provare che l’opinione secondo cui le metafore non sono né vere né false è dubbia. Certo. perciò la negazione dell’enunciato. contro l’idea corrente di scienza. perché non lo intendiamo alla lettera ma in senso metaforico. Perciò Stalin non è stato un agnellino è una verità analitica. Infatti. Gli esseri umani sono primati. La scienza dovrebbe allora rinunciare alle sue pretese di verità nel momento in cui riconosciamo che il discorso scientifico ospita metafore? O dovremmo piuttosto preoccuparci di espungere dalla scienza ogni metafora per conservarne l’aspirazione alla verità? Sono due strategie poco raccomandabili. se mai ci sono metafore esprimenti una qualche imprecisata ‘conoscenza’. in ogni fenomeno metabolico. Perciò. dunque. Nondimeno. non era un ruminante. senza anticipare l’esito del ragionamento. così come nella riproduzione. Forse si tratta soltanto di una verità “linguistica” e non di verità in senso empirico. ma pur sempre di verità. A questo fine bastano molti enunciati appartenenti al nostro linguaggio quotidiano.34 nozione relativa agli ordinari liquidi. anche se sensato. ma non è per questo che affermiamo La vita è un VIAGGIO.

che consiste appunto nell’esplicitare il senso della metafora a chi non fosse già noto (Il sindaco è un elefantino). ma negli enunciati metaforici è richiesto un surplus di specificazione. Per inciso. a vostre spese). agnellino. è falso se ci si riferisce a uno strumento per spazzare. e si sentono perfino obbligati a farlo. ove il compito è presente di continuo. E così via”. l’enunciato Il governo fa acqua non può essere vero perché non è un contenitore di liquidi. La verità o falsità di un enunciato dipende da una previa specificazione del significato attribuito ai termini di cui fa uso. tanto scontata che ci dimentichiamo perfino della sua necessità e così possiamo ritrovarci a discutere se ciascuno di essi è vero o no. pochi sono al corrente che un enunciato come Sei un cafone è originariamente metaforico. Presumo che la vostra prima reazione sarebbe di stupore indignato: faccio finta di non capire o. Analogamente. viaggio).35 semplicemente le regole semantiche. mentre lo fanno quando si tratta di ricostruire la genealogia di espressioni idiomatiche riferentisi a situazioni desuete: per esempio. ma allora la prima cosa in cui ci troviamo impegnati consiste nel dare o esigere una spiegazione: in quale senso Il sindaco è un elefantino? Il fatto che ci troviamo . Possiamo specificare adeguatamente il significato aggiuntivo che entra in qualsiasi enunciato metaforico? Negli esempi fin qui considerati questa specificazione è scontata (sappiamo cosa intendere per gigante. In altri casi non è scontata. Ancor più i parlanti si impegnano nel compito. nella migliore delle ipotesi. voglio fare un po’ di humour (molto cervellotico. quasi fosse letterale. quando si tratta di costrutti allegorici ‘a chiave’. raramente i parlanti si impegnano in questo compito quando si tratta di metafore strutturali come La vita è un VIAGGIO . Questo vale già per gli enunciati letterali. Lo scenario non è molto dissimile dall’acquisizione del lessico di una teoria scientifica. Se non mi sbaglio nel presumere questa reazione e se la vostra reazione è legittima. quindi è una verità analitica che Nessun governo fa acqua. avete già risposto al quesito (*). perché il termine ‘cafone’ viene dal napoletano c’a fune (con la fune) riferito a persone che pur di guadagnare qualche soldo si offrivano di tirare i carri con la fune e non brillavano per cultura. La questione è se sia possibile portare a termine questo surplus di lavoro in ogni caso. Le granate sono esplosive è vero se con ‘granata’ ci si riferisce a un proiettile. Conclusione: né l’uno né l’altro enunciato dicono nulla.

anche 12 Le osservazioni fatte su questi ultimi esempi introducono elementi di natura pragmatica.36 impegnati a dare o ad esigere chiarimenti non avrebbe senso se gli enunciati metaforici non potessero essere né veri né falsi. Affermando questo. indipendentemente dalla vaghezza dei termini bicchiere e bottiglia. ma la persona alla quale lo dite non vi sollecita a precisare il significato di verme. vi attribuisce l’intento di dire qualcosa di vero. In tutti i casi in cui. Nella vita non è escluso che facciamo parecchie cose gratuite. le reazioni emotive sono una spia rivelatrice di quanta semantica è implicitamente presupposta. quindi non sapete cosa rispondere. dunque se non c’è per l’interlocutore alcuna chiave d’accesso al senso della metafora. piuttosto. Immaginate che vi chiedessi: La vita è un bicchiere o una bottiglia? Non avete un’idea sicura del senso in cui intendo l’alternativa. Analogamente. In questo caso. Questo presupposto può anche venir meno. di poter ragionevolmente assentire a La vita è un bicchiere o a La vita è una bottiglia.12 Una situazione canonica è quella del messaggio in una bottiglia. è chiaro che il termine verme è solo vagamente specificato. Si veda. o addirittura insensate. se dite a qualcuno Sei un verme. ovvero sto presupponendo l’intento da parte dello speaker di rivolgere frasi dotate di un qualche senso all’interlocutore e pertinenti a una specifica questione di comune interesse – un senso che lo speaker si attende che l’interlocutore riconosca o abbia intenzione di riconoscere. però. per divertimento. Ma anche in questo caso siete convinti. convinto che vi stiate prendendo gioco di lui). il SECONDO OSTACOLO discusso nelle pagine seguenti. c’è comprensione. ovvero non può dire “lo considero vero” e neanche “lo considero falso”: tratta l’asserzione come se fosse espressa in una lingua a lui sconoscuta. invece. Un’informazione né vera né falsa … non è un’informazione. faccio appello una delle massime della comunicazione verbale descritte da Paul Grice. ma chiedere il senso di una metafora per poter dire “è proprio così” o “non è affatto così” non è una di esse.’ dell’uso metaforico di verme ed è presumibile che si offenda senza farsi scrupoli sul carattere fuzzy del termine. .b. e non solo semantica. ha a disposizione un senso ‘q. quindi non si offenderà per ciò che gli dite (semmai potrebbe offendersi per ciò che non gli dite. Supponiamo di camminare in riva al mare e di trovare la fatidica bottiglia con un messaggio in italiano. l’interlocutore non è in grado di assentire o dissentire. assentendo o dissentendo – in modo da ricavarne informazioni. una volta specificato in quale senso i termini sono intesi (metaforicamente). Nel caso in cui il senso di un termine usato metaforicamente non è noto all’interlocutore (poniamo: La tua vita è un fibrato tangente) e se il chiarimento richiesto non viene fornito o è inadeguato.

da piccoli (o una seconda lingua da adulti) significa apprendere un manuale del 13 All’inizio del Novecento. il suo significato potrebbe essere ben diverso da quello ordinariamente inteso. l’arbitrarietà del segno è stata messa in risalto da Saussure nel Corso di linguistica generale. è su si riferisce all’abbaiare a qualcuno e stoino si riferisce al postino. Imparare la propria lingua madre. fornita da un manuale di interpretazione che è dato per scontato dai parlanti adulti. e ciò per un semplice motivo: non ci è chiaro a cosa si riferiscono alcuni dei termini usati. trasmesso da una cellula terroristica a un’altra. Qualora si trattasse di un messaggio in codice. La decrittazione di un codice segreto è possibile ma richiede che almeno alcuni dei termini usati nella decodifica abbiano un significato diretto. non ha a che fare con le metafore ma con una codifica interna allo stesso linguaggio (qui. In tal caso il significato espresso da Il gatto è sullo stoino sarebbe: un certo cane sta abbaiando a un certo postino. i cani presenti tendono ad abbaiare. Il punto è che questa difficoltà si presenta indipendentemente dall’impiego di metafore! Di per sé. ma quando da 0 a tre anni non lo davano per scontato. oppure (se trattiamo l’enunciato quale espressione di una conoscenza generica. un innocuo enunciato come Il gatto è sullo stoino è vero o falso solo dopo che sia stato specificato cosa s’intende per gatto. ogni volta che arriva un postino. È una vecchia lezione: nelle parole (simboli) non c’è nulla che ne fa per natura parole (simboli) che stanno proprio per ciò che usualmente intendiamo13. non potremmo dire che l’enunciato è vero né potremmo dire che è falso. quanto perché non sappiamo quale procedura attivare. l’italiano) la cui chiave è nota solo ai membri della cellula terroristica.37 una volta ammesso che l’intento di chi lo scritto fosse quello di informare il lettore di una verità su una serie di fatti. . In maniera aperta. in questo caso. non tanto perché non disponiamo di procedure per stabilire se è vero o se è falso. La verità o falsità del messaggio. E questo sarà vero o falso a seconda di ciò che di fatto avviene e che ci è noto che avviene. Anche in un enunciato letterale c’è una chiave d’accesso. potremmo decidere insieme che da ora in poi gatto si riferisce a quell’animale finora indicato come cane (mentre cane si riferisce d’ora in poi a quello che chiamavamo gatto). esemplificata da Il gatto è un felino o Il gatto caccia il topo) che. e di quale gatto e di quale stoino si tratti. stare su. stoino.

Per esempio. riferito a un amico di nome “Tobia”. potrebbe capitarci di non trovarci d’accordo se. Per arrivare a un accordo dovremmo restringere la vaghezza di lento specificando il contesto comunicativo e dicendo a quale tipo di attività svolta da Tobia ci si riferisce – forse Tobia vuol fare il centometrista e chi afferma Tobia è lento è proprio il suo allenatore. che fanno sì che in alcuni casi rendono indeterminata la verità (o falsità) degli enunciati. Il fatto che diamo implicitamente per condivisa questa chiave – e più in generale l’esistenza di un manuale d’interpretazione – non vuol dire che la chiave non c’è e che del manuale interpretativo c’è bisogno soltanto per le metafore. Come ho fatto finora. Vaghezza e ambiguità possono già esserci senza metafore. l’enunciato Tobia è lento è vero o no. largo/stretto. piccolo/grande. Quando si presenta il bisogno di precisare il significato di una metafora c’è da fare un lavoro addizionale rispetto alla riduzione della vaghezza 14 Quine ha ampiamente illustrato questo punto in Parola e oggetto. mentre in altri casi c’è ambiguità lessicale: potremo dire di conoscere le condizioni di verità di un enunciato come Tobia ha lanciato la granata (“condizioni”. Senza chiave d’accesso semantico. Se non si specifica il tipo di attivitòà in questione. Tobia è lento non è né vero né falso. ovvero ciò che lo rende vero. gli enunciati letterali. Qui è in gioco un’ambiguità d’ambito. lungo/corto. solo una volta che abbiamo disambiguato il termine granata: strumento per spazzare o proiettile esplosivo? Le metafore non sono dovute alla vaghezza (lento/veloce. neanche ll gatto è sullo stoino. è vero o falso15. come messaggio non crittato. È solo per (mia) pigrizia e comodità (vostra).38 genere14. La soggiacente distinzione fra contenuto enunciativo (il contenuto di pensiero espresso dall’enunciato) e asserzione è stata tracciata nitidamente da Frege. che attribuisco verità o falsità agli enunciati. invece che alle loro asserzioni. o falso). non stanno meglio di quelli metaforici. facile/difficile) o all’ambiguità. continuerò a parlare di “enunciati” intendendo “enunciati usati assertoriamente”. Quindi. 15 . oppure a dirlo è il professore di matematica che si lament del fatto che Tobia si distrae spesso quando fa un compito in classe. acquisendo competenza semantica di una lingua. ecc. La nozione di lentezza è vaga. oltre che non uniforme da un ambito all’altro dell’esperienza (la lentezza di un centometrista è un po’ diversa da quella di una tartaruga e da quella di uno studente in un compito di matematica). La causa del loro ‘non star meglio’ non va confusa con la presenza di enunciati contenenti espressioni vaghe o ambigue. come in Tobia ha lanciato la granata. sotto questo profilo.

Dal 1980. A favore del SÌ gioca il fatto che. la conoscenza della cui verità può essere altrettanto (se non più) problematica di quella di enunciati metaforici. pensate all’aggettivo sostantivato complesso che dalla psicoanalisi è entrato a far parte del lessico comune 16 In “Noema fondato” c’è sia una sintetica rassegna di questi sviluppi sia un’indicazione delle difficoltà alle quali vanno incontro. Ci sono enunciati dela fisica che con un minimo di generosità possiamo prendere come letterali. Senza nulla togliere al fatto che il riconoscimento della metafora come struttura del pensiero deve molto a questo libro. nonché con le prove associate alla scoperta dei neuroni specchio e con le ricerche sul ruolo delle metafore nello sviluppo cognitivo. Pensate al termine polarizzazione che è passato dall’ottica a molti altri ambiti (ormai lo si trova frequentemente usato nel lessico giornalistico: Nel recente congresso si è verificata una polarizzazione fra l’ala intransigente e quella più disposta a mediare). di strada. quando è troppo tardi per rimediare. Si sono anche precisati gli ostacoli a un’adeguata teoria cognitiva della metafora16 e alcuni di essi hanno a che fare con quanto fin qui osservato. quando una metafora viene adottata e diventa d’uso comune. SÌ e NO. ne è stata fatta molta e sono state proposte anche teorie alternative. non è questo lavoro in più a fare la differenza tra ciò che può essere considerato vero o falso e ciò che non può. Comunque. È preferibile rendersi subito conto delle complicazioni piuttosto che ritrovarsele alla fine. oppure. come La vita è un viaggio. I vari aspetti del linguaggio fin qui considerati non dicono nulla di ciò che contraddistingue le metafore. Mi limiterò a mettere in evidenza un paio di ostacoli cui di sfuggita ho già accennato. mentre la teoria prospettata da Lakoff e Johnson si è precisata a sua volta in stretto rapporto con la cosiddetta Neural Theory of Language (NTL). .39 e all’eliminazione dell’ambiguità. Vi potrà sembrare che queste osservazioni preliminari complichino la strada che porta a una coerente analisi semantica delle metafore. però sono da tenere presenti per non fare sbagli nell’identificare il terreno proprio di una teoria della metafora. Nella letteratura linguistica e semiotica si legge che la creazione di metafore esige un cambiamento semantico. come Il protone ha una vita media di 1036 anni. Le osservazioni fatte sono state motivate dall’esigenza di chiarire una serie di affermazioni presenti in Metafora e vita quotidiana . la sua diffusione può portare a un nuovo modo condiviso di intendere qualcosa di già ‘noto’ e così un cambiamento di modello cognitivo induce un cambiamento semantico. qualche scrupolo in più non avrebbe fatto male. PRIMO OSTACOLO .

altrimenti non avremmo la minima idea di cosa la metafora voglia dire. A favore del NO gioca il fatto che sia il termine per indicare l’oggetto di riferimento (ciò cu ci si riferisce) sia la sua descrizione metaforica devono mantenere. A esser “nuovo” è il ponte. 17 Nell’uso che ne ho fatto fin qui.). Quindi è consigliabile pensarci due volte prima di dire che le metafore sono un (o il) processo cognitivo che cambia/innova/trasforma/ i concetti. Un ponte fra due isole presuppone le isole: non è un’altra isola (detto metaforicamente …). Invece sono onnipresenti. Che il significato di ogni espressione dipenda dal contesto. SECONDO OSTACOLO . in cui qualcuno dice qualcosa a qualcun altro. ecc. ha fatto sì che il significato di questi termini si sia modificato. bisogna che il termine sindaco continui a stare per la consueta carica amministrativa e che elefantino continui a indicare un piccolo elefante).40 (Hai un complesso di colpa. Hai un complesso d’inferiorità. è ormai diventato un luogo comune la cui capacità esplicativa è data per buona senza pensarci – oppure si nasconde furbescamente la quantità di precisazioni necessarie. Infatti. se il luogo comune fosse vero in ogni caso. Raramente chi insiste sulla “dipendenza dal contesto” si prende la briga di definire cosa intenda per “contesto”. la dipendenza dovrebbe esserci anche per il termine “contesto” nel contesto del discorso fatto da linguisti e semiotici. escludere un cambiamento semantico. in buona misura. ma ciò non implica che ogni nuova metafora esiga un cambiamento semantico. arricchendosi di tratti (non importa qui se l’estensione è sempre stata corretta o sbagliata: non ci interessa dare giudizi di valore su questa e quella metafora. dunque il termine è stato usato per riferirsi al contesto come luogo pragmatico situazionale extra-linguistico. di notte tutte le vacche sono grige (come diceva Hegel) e dunque la dipendenza delle metafore dal contesto è banale.17 Il guaio è che. Altrettanto spesso si legge che le metafore “dipendono dal contesto”. dovrebbe esserci anche un comprensibile imbarazzo: l’eventuale spiegazione renderebbe l’asserita dipendenza dal contesto più o meno dipendente dal contesto? Qui il guaio non è tanto la vaghezza del termine “contesto”. Se con la metafora cambiasse anche il significato di sindaco e l’analogo succedesse con ogni altra metafora. il significato che avevano prima della metafora (per capire Il sindaco è un elefantino. ma capire il funzionamento delle metafore in generale). Non si può. Il che oscilla dal trito al furbastro. se tutto dipende dal contesto. il ricorso a metafore sarebbe così laborioso da renderle un fenomeno raro. . o dominio . quindi. L’estensione di ambito. quando lo scrupolo ci fosse. localizzata in uno spazio e in un tempo particolari. che prima non c’era e ora c’è. il termine “contesto” si riferisce a una situazione comunicativa.

Pensare che un contesto (come cornice culturale o come circostanza contingente) possa imporci l’automatica verità di La vita è un viaggio e l’automatica falsità di La vita non è un viaggio è. La realtà non reca scritto in sé dove passi la linea divisoria tra noto e ignoto. Il vecchio sistema di idee è ormai CROLLATO. anche se c’è un senso letterale in cui possiamo dire che la vita si propaga da un luogo a un altro: è il senso in cui si dice che la vita ha preso avvio in certe condizioni verificatesi nel lontano passato della Terra.41 Ma cerchiamo di essere più generosi. Di nuovo. riferito alla vita di un essere umano. assurdo. Ma qui il contesto non è uno solo: comprende sia ciò che si suppone già noto (sugli edifici) sia ciò che appunto si cerca di capire mediante la metafora. A prescindere dalla vaghezza del termine “contesto” e anche a prescindere dal fatto che una metafora sia innovativa o no (suggerendo un nuovo modo di pensare o inserendosi in un preesistente modo di pensare. Nella teoria COSTRUITA da Freud sono emerse delle crepe. sistema di idee. Così. Per esempio. Il darwinismo ha resistito all’urto di molte obiezioni dimostrando la sua SOLIDITÀ. è ovvio: una metafora dipende dal sistema di idee che trova espressione nella metafora. infatti. questa banalità si trasforma rapidamente in una furbizia porta a un assurdo se pensiamo che sia il contesto a decidere cosa sia letterale e cosa metaforico. visione del mondo. Le teorie non sono di per sé edifici. Naturalmente. e neanche non-edifici. per quanto riguarda ciascuno di noi. la vita inizia nel luogo/momento della nascita e termina nel luogo/momento della morte. . Quando parliamo della vita. o che in futuro la vita potrà diffondersi dalla Terra ad altri pianeti. il significato è ovviamente relativo al contesto fornito da tale idea. modello scientifico). cornice culturale. è però un senso diverso da quello in cui si parla della vita come viaggio. lo schema metaforico LE TEORIE SONO EDIFICI trova espressione in numerose metafore: Si tratta di dare un FONDAMENTO sicuro alla teoria. tanto che si potrebbe tracciare il grafico della vita di un individuo come ‘linea d’universo’ in una diagramma spazio-temporale 4D. non è il luogo di nascita che conta e neanche il luogo in cui si muore. I viaggi hanno un luogo di partenza e uno di arrivo. quando qualcuno afferma che Questa teoria poggia saldamente sulle sue fondamenta. che non è più inteso come un corpo che percorre una traiettoria nello spaziotempo fisico. trattando come puntiforme il corpo di ciascun individuo.

Lakoff non lo lascia più intendere. non ne segue che il numero dei possibili schemi metaforici di base sia altrettanto grande. Se c’è un nesso fra questi schemi metaforici e i tipi di cultura. allora è da respingere come falsa (semplicemente in virtù del principio di non-contraddizione). un incidente. direte. economiche. Se invece vogliamo elaborare una teoria della metafora non possiamo accontentarci di affermazioni alla buona. In Metafora e vita quotidiana Lakoff e Johnson lasciano intendere. Sono in molti a non accorgersene? Mi dispiace per loro. o altro tipo di “contesto”. Ma. una dietro l’altra. Giusto. Ma allora dire che in un contesto culturale (o meta-culturale. quasi fosse ovvio. Di metafore. e finché parliamo alla buona. Semmai è la condivisione di un certo numero di schemi metaforici tra loro connessi ciò che definisce un contesto culturale. Ma è ragionevole dubitare di una perfetta analogia e. politiche. ma i “luoghi” attraversati nel viaggio della vita sono altri: un concorso andato bene. cognitive. la perdita di una persona cara. se è considerata in un sistema incompatibile con essa. ce ne sono tante. inclusi i modi di vita e i valori. la domanda “Quanti sono i tipi possibili di culture umane?” rimanda a un’altra: “I quanti modi si possono combinare gli schemi metaforici di base? Se il discorso è analogo a quello fatto in relazione ad atomi e molecole. la risposta sarà la stessa: in un numero grandissimo di modi. come quelle ricorrenti intorno alla “dipendenza dal contesto”. . un grande amore. che il numero dei tipi-base di metafore sia illimitato. non c’è bisogno di sottilizzare. La nascita e la morte di un essere umano avverranno pure in qualche luogo. Insomma: se è così che sottoscriviamo la tesi secondo cui una metafora è vera relativamente a un dato contesto (socioculturale). Se prestate attenzione alle parole usate in queste descrizioni. sono un numero abbastanza ridotto. renda automaticamente vera (e senza banalità) una metafora e falsa un’altra. troverete un continuo appello a metafore. In opere successive. non viceversa! Lo stesso vale anche per le descrizioni che antropologi e sociologi danno della cultura e della società.42 ma corrisponde a una successione temporale di esperienze emotive. comunque. … Ho esagerato parlando di “assurdità” a proposito di un contesto che ci impone cosa è automaticamente vero (o falso)? Nessuno ha mai mostrato come un sistema culturale. non stiamo dicendo nulla. non si può prescindere dal contesto. come nel caso degli enunciati delle scienze sociali) una metafora è vera e in altro è falsa è dire qualcosa di tautologico: equivale a dire che se la tale metafora è considerata in un sistema che ne prevede la verità allora è accettata come vera e che. ma gli schemi metaforici di base che gli esseri umani adoperano per descrivere la loro esperienza.

è difficile credere che esista una cultura in cui gli schemi metaforici di base prescindano da tal enatura e siano dunque totalmente arbitrari.43 A Lakoff preme (giustamente) mettere in rilievo il carattere gestaltico degli schemi e allora è un’altra l’ipotesi che si profila: per quante siano le combinazioni di schemi che plasmano una cultura. la nostra riserva di schemi metaforici di base è finita. e considerano come “morte” quelle isolate. Dan Sperber è un autorevole sostenitore di questo modello per la diffusione della conoscenza. allora va ammesso un processo di propagazione delle metafore. Non è che. né è univocamente determinata. E nel caso di un cambiamento culturale? Poiché non basta l’uso personale di un diverso schema ma ne occorre un’ampia condivisione nella comunità di parlanti. Si vedano le osservazioni al riguardo nei capp. In tale accezione. che è tutto da studiare19. e quali no non ci è imposto18. 19 C’è chi ha proposto un modello epidemiologico proposito della diffusione di pattern metaforici che acquistano primato culturale. non si impedisce che questi schemi si possano combinare in modi nuovi. favoriti dal fatto che ciascuno schema schema contiene una serie di finestre (slot) vuote che possono essere riempite in più modi. 4 e 11 del mio libro Il significato inesistente (Firenze University Press. 18 La situazione è dunque analoga a quella che s’incontra sul piano grammaticale (sintattico) stando alla teoria chomskiana dei principi e parametri. alcune delle quali possono anche essere in contrasto reciproco: le culture non sono per forza sistemi coerenti. A questo punto sono in debito di una precisazione circa la terminologia: Lakoff e Johnson descrivono come “vive” le metafore che codificano uno schema concettuale attraverso il quale pensiamo non un singolo oggetto o un evento ma un intero tipo di esperienze. ci impadroniamo di tutta quanta la letteralità cognitiva. La dialettica di idee interna a una cultura è misurata dall’ampiezza di questo contrasto. con le sue implicite credenze e i suoi modelli culturali. o privilegiare. non solo non la riconosciamo più come tale (diventa una metafora “morta”) ma non riconosciamo neanche il fatto che grazie a essa si definisce ciò che abitualmente chiamiamo “il nostro contesto culturale”. Quali schemi metaforici attivare. connaturata con la biologia umana e legata a caratteristiche specifiche dell’ambiente terrestre. ma se la natura umana è così com’è. L’ingresso in una cultura (farne parte e sentirsene parte) è costituito dall’adozione di un grande numero di metafore. il quale non è esprimibile in maniera puramente letterale. . La scelta di uno schema piuttosto che un altro non è arbitraria. Firenze 2004). dopodiché arrivano tutti i concetti metaforici. Dopo che una metafora di carattere sistematico si è sedimentata nel lessico. entrando (da piccoli o da adulti) a far parte di una comunità linguistica. Ammettendo che il numero degli schemi di base sia finito. che non hanno una tale valenza.

rendendo in certi casi difficile classificare come viva o morta una metafora. si delinea un ingresso nell’allegoria. L’inconveniente del criterio cui mi attengo sta nel rimandare a una consapevolezza variabile da parlante a parlante. Per la transizione di stato. come l’aggiunta di minime informazioni legate al dominio di riferimento ma lasciate indeterminate. In base a tale criterio sia il volare del tempo sia il fatto che i sostegni del tavolo siano zampe sono metafore fossilizzate. In realtà. L’essere viva o no di una metafora è. ma non costringe a giudicare erroneo il criterio secondo cui sono vive le metafore avvertite come tali e morte (o fossili) quelle non avvertite come tali. benché la prima si iscriva in uno schema di notevole portata e la seconda sia invece marginale. da viva a morta (o viceversa). Alla zampa del tavolo mancano solo gli artigli. In questi come in molti analoghi esempi di recupero d’una viva metaforicità per espansione. metaforico è altra . la seconda si inscrive nella famiglia di espressioni idiomatiche che testimoniano il ricorrente appello alla PERSONIFICAZIONE: Giunti AI PIEDI della montagna. Siamo finiti in un COLLO DI BOTTIGLIA. o pattern. È un’opzione terminologica diversa da quella cui mi sono riferito poco fa ed più che legittima. Il BRACCIO nord del carcere è in rivolta.44 Il tempo vola esprime una metafora viva. Tuttavia. di una metafora può bastare veramente poco. mentre Ho inciampato in una zampa del tavolo esprime una metafora morta. in quest’accezione. Per esempio: Il tempo vola portandoci via sulle sue ali. La sistematicità di uno schema. uno stato molto più facilmente reversibile che nell’accezione di Lakoff e Johnson. è preferibile non confondere la sistematicità di uno schema metaforico con il suo essere ‘vivo’. ci fermammo due giorni.

non trascorre. Compresenza di schemi e loro gamma Stiamo piano piano sgombrando il terreno per mettere meglio in risalto l’idea centrale di Lakoff e Johnson. ci è ormai familiare la rappresentazione di spazio e tempo quali assi coordinati di un sistema di riferimento. intesi come paradigmatici. dopo Cartesio. mi servirò di alcuni esempi. Per volare. dunque assumendo spazio e tempo come sfondo e. Accanto all’idea del tempo che vola (o che non passa mai) c’è un’altra idea. posizioni. Anzi. posti. Ma il tempo non passa . pensiamo il tempo come una linea nei cui punti (istanti) avvengono certi fatti e poi certi altri. perché non è un oggetto che si sposta. lo facciamo con l’intento di esprimere qualcosa di vero (e non si tratta di verità. Per illustrarlo. il tempo dovrebbe spostarsi. Si dice: Il tempo vola ben sapendo che il tempo non è un uccello né un aereo. “in virtù del linguaggio”. e in questo caso i punti non si spostano. bensì trae forza dalla loro indeterminazione.45 cosa da un’allegoria: non ha bisogno di sovraccaricare i dati. Per esempio: . Eppure. La rappresentazione cartesiana di spazio e tempo come assi coordinati precisa semplicemente un pattern d’uso comune. indicato come “schema metaforico”. conviene chiarire subito una cosa: il pattern di trasferimento non è detto che sia unico. in contrasto con la prima. prima di entra nei dettagli. Gli spostamenti di qualsiasi cosa si definiscono infatti rispetto a posizioni diverse in istanti diversi. ma il tempo non può spostarsi nel tempo. quando ci capita di dirlo. l’idea secondo cui una metafora trasferisce significato da un dominio a un altro secondo uno specifico pattern di trasferimento. o falsità. passa rapidamente da un luogo a un altro. ovvero. come nel caso di Il rosso è un colore e I quadrati hanno quattro lati). Partire e arrivare. 3. ma ha in sé un problema: se il tempo vola . così come piazzare e spostare sono verbi che suppongono dato uno spazio. ovvero trattiamo i tempi come luoghi. perché già in italiano (per Cartesio. È chiaramente una metafora ed è presa sul serio. in francese) i tempi sono ‘mappati’ in termini spaziali. Ora si tratta di esaminare quest’idea e. in uno stesso ambito possono essere compresenti schemi metaforici in mutuo contrasto.

46 Da lunedì a sabato procederemo così o (più esplicitamente) A partire da [locativo] lunedì. cose. La nostra concezione intuitiva del tempo comprende sia l’idea del passare (detto. Quest’abbandono non suffraga però l’idea di un tempo che passa. Lunedì. . dal prima al dopo. fino ad arrivare a [locativo] sabato. sono pensati come luoghi da cui si parte o a cui si arriva. e infine. spazio e tempo restano una sorta di sfondo assoluto in cui si dispongono azioni. La teoria della relatività ha portato all’abbandono dell’idea di uno spazio e di un tempo assoluti. il fatto che x si sposti relativamente a y mentre y si sposta relativamente a z (e così via) non cancella la differenza tra quiete e moto relativi. un tempo locale che passa. con un campo visivo asimmetrico (non abbiamo occhi sulla nuca) e così arriviamo a dire: Il futuro è DAVANTI a noi. in senso proprio. dunque si sposta in un altro tempo. le ore 17. Benché passato e futuro siano relativi al punto in cui di volta in volta collochiamo il presente. per seconda. di un corpo che attraversa posizioni diverse) sia l’idea spazializzata del tempo come asse in cui disporre tutti gli eventi in uno stesso ordine. Gli organizzatori hanno piazzato [verbo locativo] tutte e due le partite alle [preposizione locativa] ore 17. così come le date. Inoltre. il fatto che ciascun osservatore definisca un suo tempo locale fa solo slittare il problema dall’assoluto al relativo. sabato. Il passato è DIETRO le spalle. corrispondente all’ordine dei punti su una linea (non importa se retta o no). non ha più senso di quanto ne avesse la stessa idea riferita a un tempo assoluto. È meglio spostare la discussione ad altra data. l’orientamento è associato a quello del nostro corpo. fatti e pensieri. procederemo così. Entrambi i nostri due modi intuitivi di parlare del tempo vanno poco d’accordo con la relatività: per prima cosa.

butteremmo via. fermarsi. ci sono lingue (come quella dei Maori) in cui IL FUTURO È DIETRO e IL PASSATO È DAVANTI che in fondo è un’idea altrettanto dotata di senso. siamo candidamente opportunisti: ci serviamo dell’una o dell’altra idea a seconda dei casi e. per non contraddirci? Piuttosto. dunque un cambiamento di posizione. In linea di principio si potrebbe pensare il tempo anche in altri modi? Certo. anche le culture che invertono la nostra correlazione passatodietro e futuro-davanti fanno affidamento alla spazializzazione del tempo20. Leonard Talmy. trascorrere. presuppongono un movimento. uno dei maggiori esperti di analisi comparata circa la rappresentazione della spazialità e la sua metaforizzazione nelle diverse lingue. rappresentato in modo diverso da noi. di fatto.) e ora come uno sfondo spazializzato di posizioni rispetto a cui definire il cambiamento sono chiaramente in conflitto: i verbi passare. ha analizzato una ricchissima casistica. Ci facciamo caso? No e dopotutto il conflitto non provoca disastri. ora come qualcosa che passa (trascorre lentamente. il bambino insieme all’acqua sporca. si ferma. Per esempio. si presenta in altri casi. tant’è vero che ci sono lingue (e culture) in cui il tempo è. la cosa. non quello che ancora non sappiamo se sarà o no. da questo volessimo concludere che la spazializzazione del tempo è del tutto contingente e ha la stessa arbitrarietà di ogni altro tipo di rappresentazione del tempo. più che preoccuparci. vola. se ci rendiamo conto di pensare il tempo in modi diversi e inconciliabili. lo schema DI PIÙ (PIÙ GRANDE) È MEGLIO 20 Questo è un punto importante. Se. sotto il profilo di una “incoerenza” tra schemi. volare. cfr. mentre le preposizioni locative da e a fanno riferimento a posizioni fissate sulla linea orientata del tempo. perché possiamo avere davanti agli occhi (come oggetto di esperienza) solo quel che è stato. i saggi raccolti nel volume Toward a cognitive semantics. Un conflitto significativo.47 Le nostre due familiari idee del tempo. Per esempio. MIT Press. così come si esprime nel linguaggio della vita quotidiana. Ci sentiamo forse obbligati a pensare il tempo in uno solo di questi modi. però. ci diverte. . Cambridge (MA) 2000. sul quale dovremo tornare. perché la spazialità è cognitivamente … ubiqua! Infatti. come si dice in inglese. ecc. Sono due idee che fanno stabilmente parte del nostro sfondo culturale.

con un loro seguito. il fuoco e ciò che è pericoloso. ma non identifica l’Occidente. Ho detto “apparentemente” perché nella lingua Dijrbal. spia di differenze nel modello culturale. 1987). dal titolo apparentemente stravagante: Donne. Conclusione: un sistema di idee e di valori in cui fosse presente una simile incoerenza non avrebbe vita facile. non conformi allo schema. In ambito religioso. mentre per quella “terrestre” vale uno schema antitetico: basti pensare alla rinuncia evangelica a possedere e all’elogio delle maggiori virtù dei semplici. Devi stare più attento è coerente con lo schema PIÙ È SU (La collera è salita) e con BUONO è SU (Non buttarti giù). Invece. Nella nostra cultura. uno dei quali raccoglie ciò che diremmo “femminile” e include appunto le donne. parlata da aborigeni australiani.48 esemplificato in Ci vuole più comprensione. linee di pensiero (e tradizioni) che non sono conformi con SU e PIÙ e PIÙ e MEGLIO . Ciononostante. Senza bisogno di uscire dall’Europa. nel quale fa leva su un’ampia letteratura in campo antropologico. usare meno parole e 21 Di queste e altre differenze semantiche. ancor prima degli stili di vita monastici la letteratura sacra offre espressioni che riferiscono la validità del duplice schema SU È PIÙ e PIÙ È MEGLIO solo alla dimensione “celeste”. l’apprezzamento espresso dallo slogan Piccolo è bello e affermatosi negli ultimi decenni. L’incollamento metaforico di SU e P I Ù. come pure l’incollamento di PIÙ e MEGLIO sarà anche rivelatore di uno schema pervasivo nella storia della cultura occidentale e di un atteggiamento valutativo tuttora molto diffuso dalle nostre parti. fuoco e cose pericolose ( Women. ci sono quattro classi di sostantivi. Già nella filosofia ellenistica era stato messo in dubbio il principio secondo cui l’optimum coincide con la massimizzazione di qualche qualità e non si deve aspettare il minimalismo nell’arte del Novecento per trovare esempi di idee. Altre culture non danno la stessa priorità che la nostra cultura assegna all’asse SU /GIÙ e analogamente all’attività come migliore della passività o alla velocità come migliore della lentezza21. PIÙ È S U e BUONO È SU sono incoerenti con DI MENO (PIÙ PICCOLO) È MEGLIO. è consigliabile maggiore prudenza nell’intendere uno schema metaforico come caratteristico di un’intera cultura. ovvero. Lakoff tratta in un altro suo testo. la nostra storia culturale testimonia non poche e non marginali eccezioni. . ha introdotto una tensione notevole con modelli di valutazione consolidati. fire and dangerous things. University of Chicago Press. allorché si propone il valore positivo del meno (possedere meno cose e meno denaro.

Taoismo e buddismo privilegiano l’equilibrio attraverso la “non-azione” e antepongono la quiete al “darsi da fare”. Di questo “ragionare” fa anche parte una riflessione sul linguaggio.49 disporre di meno erudizione). culture come quella degli Yanomani (su cui Lévi-Strauss ha scritto pagine indimenticabili) attribuiscono valore positivo alla lentezza. ben venga il suggerimento. Se il suggerimento implicito è quello di non dare per scontato un pattern che ci è familiare. ma perché. la mitizzazione ha però gradi e caratteri diversi. è nata l’associazione Slow food. Dunque. Da Achille pié veloce al futurismo. se invece il suggerimento intende suffragare una forma di relativismo semantico-antropologico. ci vogliono altri argomenti. evidentemente lo schema PIÙ È MEGLIO rivela un pattern di pensiero che ha avuto (e ha) una straordinaria diffusione nelle società umane. Quanto al PIÙ È MEGLIO declinato come apprezzamento della velocità. In Oriente. sebbene anche in questi casi ci siano eccezioni inverse. a differenza di quanto si verifica nella nostra e in molte altre culture. Sono davvero indispensabili? È dubbio che debba ritenerli tali che si propone di valorizzare il radicamento degli schemi metaforici nella corporeità umana. fino alla Formula 1. che è stata teorizzata e ha fatto i primi proseliti in Occidente. prima per la sopravvivenza e poi per il riconoscimento delle competenze. Una volta si sarebbe detto: “Basta ragionare”. se è vero che la velocità è stata mitizzata. Se ci hanno insistito così tanto. come ci può ricordare il valore che diamo alla velocità nel chiudere una falla nello scafo o nell’eseguire un intervento chirurgico. La filosofia del Novecento che ha messo al centro l’analisi logica del . È innegabile che nella nostra cultura si sia arrivati alla mitizzazione della velocità. sono state quella taoista (in Cina) e quella buddista (in India. restando al caso della velocità. Non lo dico perché sono felicemente prigioniero del modello occidentale. che invitano a liberarsi dal legame con le cose possedute e a disfarsi dell’erudizione. in Tibet e nel sudest asiatico). Lo stesso valore positivo è testimoniato in popolazioni della Corea e della Terra del Fuoco. Peer fare un esempio attuale: per reagire a uno stile di comportamento alimentare che nella seconda metà del Novecento è cresciuto sproporzionatamente. tradizioni di pensiero orientate in senso analogo. è anche vero che la velocità nell’esecuzione di una prestazione fisica o cognitiva è stata ed è selettiva. non dimentichiamoci che anche all’interno di una stessa cultura che trasmette come pattern concettuali questo e quello schema metaforico si possono avere idee non conformi al pattern: non siamo schiavi dei pattern sedimentati nel linguaggio comune e non dobbiamo per forza uscire da una cultura e tuffarci in un’altra per trovare schemi alternativi.

il prossimo mese è xiàyuè (mese giù). Esempio: il mese prima è shànyuè (mese-su). nulla ci impedisce di vedere in questa svolta il culmine della “svolta linguistica”. Il mese di luglio se n’è andato. Oggi. senza fissare la direzione verticale: Il nuovo anno si sta avvicinando.50 linguaggio ha anche suggerito che molti (se non tutti) i problemi filosofici sono problemi di linguaggio: a partire dal Tractatus di Wittgenstein la filosofia si presentava come terapia linguistica. è passato). anche se il tempo è categorizzato lungo l’asse verticale. ritroviamo gli stessi guai ove la risalita è verso il passato e Scendendo fino ai nostri giorni. Nondimeno. anche in italiano è attestato un impiego del tempo come entità mobile. gli eventi che precedono sono SU e quelli che seguono sono GIÙ . è pure documentata la presenza dell’asse verticale: Se risaliamo di generazione in generazione. come pure del francese. in cinese si ha un orientamento opposto. siamo giunti ad attribuire agli schemi metaforici il valore di modelli-di-pensiero. che ci viene incontro e si allontana. Tuttaiva. attraverso uno studio non più soltanto logico del linguaggio. in alcune espressioni dell’italiano. Tornando alla spazializzazione del tempo: mentre in inglese l’asse passato-futuro è rappresentato direzionalmente lungo l’asse verticale in espressioni come The new year is coming up e it went down (è trascorso. Come in inglese. del loro ruolo costitutivo e del loro valore. La consapevolezza di quali siano questi schemi. non direi che cancella la linea ‘analitica’. Di nuovo: questi esempi non intendono suggerire che potremmo pensare nozioni come . seppure in un modo che non era stato preventivato. Infatti. in cinese. ma non si estende al futuro. È indubbio che la teoria cognitiva della metafora rappresenti una svolta ed è comprensibile che gli artefici di questa svolta enfatizzino le differenze dalla linguistica e dalla filosofia del linguaggio precedenti. il quadro non è cambiato ove la discesa arriva al presente.

quasi foste dei polmoni a reazione. Volendo una metafora più stabile. come tra ciò che è SU e ciò che è GIÙ . e questa stessa asimmetria è sufficiente a ridurre. le nostre gambe sono fatte in modo da spostarci normalmente in avanti e non indietro. Esiste una asimmetria fisiologica fra ciò che è davanti e ciò che è dietro. di ogni nostra esperienza. se non a escludere. al posto di quell’unica . allora la metafora avrebbe nella migliore delle ipotesi un significato essenzialmente ‘locale’ e contingente. non ci sarebbe alcuna distinzione DAVANTI /DIETRO fisiologicamente privilegiata. alzare un oggetto costa fatica mentre lasciarlo cadere no. cioè. quindi non ci sarebbe ragione di applicarla in maniera selettiva e uniforme alla distinzione PASSATO/FUTURO . gli orologi avrebbero le ore disposte non sulla circonferenza dell’orologio ma lungo il raggio. Immaginate di avere un corpo perfettamente simmetrico in tutte le direzioni. diciamo un occhio per ciascuno dei quattro punti cardinali. Se il futuro <è> la direzione verso cui vi muovete (davanti) e il passato <è> quella da cui venite (dietro). di volta in volta alternati. ne aveste uno con la superficie anteriore uguale a quella posteriore come Giano bifronte? A quali metafore potreste ricorrere per rappresentare spazialmente l’ordine temporale? Immaginate ora che il vostro unico modo di muovervi fosse dovuto a un’alternarsi di contrazione e dilatazione. o disporre i due tipi di ore in circonferenze concentriche. fatti cioè in un modo particolare e non in un modo generico (un fattore di misurazione della crescita di un bambino è l’altezza: ↑). in questo caso la differenza tra passato e futuro si potrebbe rappresentare in termini di quella DENTRO/FUORI. e ne risulterebbe un tempo basato sui cicli di moto ‘respiratorio’. come se foste ancora animali razionali … sferici. in ogni modo possibile. quindi potete provare a pensarci. o la direzionalità spaziale o la quantità. con un sistema visivo distribuito in maniera omogenea. che è direzionata dall’alto in basso rispetto al nostro corpo. E se invece di avere un corpo a simmetria bilaterale rispetto all’asse del moto. Per non fare confusione.51 quella di tempo. dunque spaziale. a quale vi affidereste? Benché sferici. dovreste colorare le prime 12 ore dal centro alla circonferenza in blu e le seconde 12 dalla circonferenza al centro in rosso. Ceteris paribus. Siamo soggetti alla forza di gravità. Abbiamo occhi soltanto su un lato del corpo. a seconda di come si sta muovendo il vostro corpo in un dato momento. Siamo organismi fatti in questo modo e non in un altro. ferme restando le condizioni ambientali. siete ancora animali razionali. Se un ciclo completo di contrazione e dilatazione durasse un giorno. e di potervi muovere ugualmente in una direzione qualsiasi senza prima dover ruotare il corpo. la possibilità di uno schema metaforico in contrasto con i vincoli corporei e in totale autonomia dal carattere statico o dinamico.

semantica si riduce senza che venga meno il carattere metaforico. 22 D’accordo. Che sia assente o presente una risposta emotiva. relativi al nostro corpo con le sue asimmetrice e con la sua modalità di movimento. Scenari simili non bastano certo a dar conto dei nostri schemi metaforici. con ciò neutralizzando la differenza tra lo schema DAVANTI/DIETRO e lo schema SU/GIÙ. Anche se le metafore esprimono analogie e. o ante-porre. filosofi e psicologi per le metafore non riguarda espressioni idiomatiche o poetiche di analogie ed è un interesse a capire il meccanismo delle metafore. Altro esempio: Metti sempre l’utile davanti al giusto – mettere davanti. nella poesia come nella pubblicità. indica una priorità valutativa – e vi prego di notare che in casi del genere davanti a potrebbe essere sostituito da al di sopra di. o devianza. abbiamo anticipato qualche dubbio sul fatto che sia tutto qui. Mi converrebbe ugualmente registrare il brevetto relativo a un simile modello di orologio? . ma fanno sempre riferimento al nostro sistema di propriocezione che ci permette di elaborare un’immagine/mappa mentale del nostro corpo. dunque averla DAVANTI alla fronte. Non pare che esista una lingua in cui sono presenti schemi per la rappresentazione del tempo indipendenti dall’orientamento percettivo/motorio del nostro corpo. Quando una metafora diventa d’uso comune e si cala in un’espressione idiomatica (Mi fai uscire dai gangheri.52 circonferenza sul quadrante di un normale orologio analogico22. Ma a non darne conto cos’è che perdiamo? Il punto è che lo stesso schema DAVANTI/DIETRO è impiegato per parlare dei nostri atteggiamenti mentali. della sua postura e del suo orientamento. “Affrontarla” implica mettersi di fronte. Possono anche esserci altri pattern adottabili. ciò che è da notare in questi casi è la mancanza di sistematicità. Esempio: Devi affrontare la situazione. fanno leva su una tensione semantica cui è associata un’emozione. non siamo sferici e ci muoviamo in modo diverso. L’interesse di linguisti. 4. Ne ho fin sopra i capelli) la tensione indotta dall’anomalia. mentre le metafore intenzionalmente divergenti dall’uso sono percepite come poetiche (Il nostro amore è un graffio sull’infinito). piuttosto che a giustificarne una invece di un’altra. È solo un fatto contingente? O pensare che sia contingente equivale a credere in un miracolo? Immaginare scenari di fantabiologia è utile come allenamento. L’idea centrale: il trasferimento di struttura Abbiamo già considerato l’ipotesi secondo la quale la metafora sarebbe solo un’analogia accompagnata da tensione emotiva.

o universo di discorso. se è legittimo considerarlo vero o falso. benché non rigoroso. come già notato proprio in riferimento a Il gatto è sullo stoino. L’attenzione ai fatti non deve farci dimenticare che la verità o falsità di un enunciato è sempre relativa a una prefissata interpretazione del linguaggio (o di un suo frammento) in un dominio. in quanto permette di ospitare le più diverse esperienze emotive e cognitive. qualunque enunciato che sia analiticamente vero. nel dominio degli scacchi. ma in un numero molto maggiore di domini. L’amore-strada si conforma pienamente allo SCHEMA DEL CAMMINO . anzi plurivoca. Abbiamo visto che nella concezione classica del neoempirismo. La differenza è tutto fuorché un fatto accidentale e per metterla in evidenza conviene riprendere alcune osservazioni già fatte. il significato degli enunciati che contengono un sintagma come la regina ne risente. un . Inoltre. che risulta vero o falso in virtù dei fatti. Quel che conta – ripeto – non è tanto la percezione di una tensione emotiva o la sua mancata percezione. In una canzone di Gianna Nannini si diceva Questo amore è una strada in salita. quanto la capacità di rilevare uno schema concettuale sistematico. è da considerarsi sintetico a posteriori. per esempio. Il gatto è sullo stoino. la sua verità o falsità dovrà allora essere del tipo che ascriviamo a Il gatto è sullo stoino. Questo è banale. che è forse il più pervasivo. ma i fatti relativi all’essere la vita un viaggio sono meno facilmente identificabili. Ovviamente. Un enunciato metaforico come La vita è un viaggio non ha i caratteri di un enunciato analitico e. Colpa della vaghezza o dell’ambiguità dei termini vita e viaggio? Abbiamo esaminato anche le complicazioni derivanti dalla presenza di espressioni vaghe e di espressioni ambigue.53 L’interesse a preoccuparsi di giustificare la verità/efficacia/adeguatezza di una metafora è tanto più sentito quanto meno familiare è la metafora. Senza entrare nel merito di questa nozione di verità. In questo caso ci interessa l’ambiguità. Non è invece banale che ogni espressione sia potenzialmente ambigua. Un‘espressione ambigua si riferisce a cose diverse in domini diversi: la regina si riferisce a una donna nel dominio delle persone e a un pezzo. qualunque enunciato non sia analiticamente vero. come Gli scapoli sono maschi adulti non sposati. che si muove come sapete. identificabile dai parlanti. mentre l’amore-graffio non ha questa sistematicità. perché tocca da vicino la relatività del vero e del falso a un dominio. Tale è. perché può riferirsi a cose diverse non solo in due domini. è vero o falso in virtù del significato delle parole e non dei fatti.

In casi simili. Hai trovato il punto debole del ragionamento. sia esso letterale o metaforico. perché rendono indispensabile considerare simultaneamente due o più domini. possiamo ricavarne una specificazione del significato dei termini vita e discussione. c’è riferimento simultaneo a due domini ma non c’è . altrimenti non sapremmo a cosa ci riferiamo con i termini in questione. con la loro specificità. in una realtà alternativa. tenendo fermi i rispettivi. come nell’uso che facciamo di ogni altro grande schema. Oltre al discorso indiretto. Ci sono anche altri casi nei quali è indispensabile una considerazione simultanea di due domini. Ti ho incontrato. Le metafore manifestano una caratteristica in più. Nel momento in cui stabiliamo una correlazione fra il dominio della vita e quello del viaggio. Così si sconfigge l’idea tradizionale. infatti. “normali” contenuti (dunque attenendosi all’interpretazione selezionata per le rispettive espressioni). o fra quello del discutere e quello del combattere. la metafora aiuta a precisare il senso di un concetto che non è del tutto chiaro. ovvia. Molte volte. e siamo portati a trattarla come unica. La relatività-a-un’interpretazione-in-un-dominio riguarda ogni enunciato. come in Copernico credeva che le orbite dei pianeti fossero cerchi e invece sono ellissi. Ci sono numerose metafore che rientrano nello schema La VITA è un VIAGGIO così come numerose sono quelle che rientrano nello schema DISCUTERE è COMBATTERE Smettila di stare sulla difensiva. standard. ove il modo in cui stanno le cose entro il mondo come visto da Copernico è correlato (contrapposto) al modo che noi. le espressioni al condizionale recano una traccia implicita di questa considerazione simultanea di due domini: in Avrei potuto incontrarti prima ciò che è avvenuto (realmente) è correlato con ciò che avrebbe potuto essere (ma non è stato). Tuttavia.54 enunciato isolatamente preso può sempre ammettere diverse interpretazioni in uno stesso dominio. Qui. anche se di consueto ne diamo per selezionata una come quella “normale”. diamo per scontato di sapere (anche se in maniera imprecisa) per cosa stanno i termini di vita e di discussione. L’avvocato lo messo alle strette. L’uso dell’enunciato presuppone che sia vero Non ti ho incontrato e che sia vero. una qualche idea dobbiamo pure avercela. sulla scorta di conoscenze successive (a partire da Keplero) consideriamo “reale”.

infatti. negativamente se scende ).. In più c’è un trasferimento di significato: la caduta è prima trasferita da corpi a suoni e poi è trasferita a discorsi (valutando positivamente loro tono se si innalza. in gergo matematico. consideriamo un enunciato metaforico come Il discorso del ministro ha avuto una caduta di tono. “senza uscire dalla realtà” suggerisce che la nostra realtà cognitiva sia più ricca di quanto appaia descrivendola in termini di un solo dominio. Qui. bensì esprime una mappa (più o meno precisa e più o meno estesa) tra domini specifici e senza uscire dalla realtà. ci accontentiamo lo stesso. Non conta che si tratti di due prospettive soggettive o di due stati oggettivi. anche se non può ridursi a un’analogia puntiforme. le distanze tra i punti della superficie. .55 alcuna metafora: la correlazione tra domini esprime tanto un contrasto con ciò che di fatto è quanto una coerenza localizzata (la localizzazione è definita dall’ipotesi). con il termine “mappa” si intende comunemente una proiezione di una superficie su un piano orizzontale che conservi. “mappa” è il termine con cui si rende l’inglese map.. Se Firenze fosse in Sicilia. eppure riesce ugualmente a veicolare un significato. Nel linguaggio ordinario. in scala. Lo si vede ancora meglio nei condizionali controfattuali: Se io fossi te. Per fissare meglio le idee. che sta anche. anche se la mappa non è perfetta. ciò che conta nel simultaneo riferimento a due domini è l’asimmetria dei ruoli. ciascuno di essi ha un suo autonomo potenziale riferimento in domini distinti (il dominio del linguaggio e il dominio dei suoni). “più o meno precisa” vuol dire che questa mappa può anche essere vagamente definita. per un’applicazione. non c’è separazione (né antitesi) tra uno stato di cose e il modo in cui lo rappresentiamo. Ovvero. farei così . Questa asimmetria è legata alla “mappatura”. come quando disegniamo su un foglio una piccola mappa. Ci accorgiamo che una metafora non comporta soltanto il riferimento simultaneo a due domini. “più o meno estesa” vuol dire che la sua ampiezza non deve per forza coprire un intero dominio. sarebbe molto più a sud.. Basta pensare. Per limitarci ai termini discorso e caduta di tono. alla stranezza di un enunciato con ruoli scambiati: La caduta di tono è un discorso del ministro. che a loro volta non sono metaforici. In una metafora. o funzione tra un insieme e un altro. Di fatto.

a ciascuno dei libri che ho in casa. di una zona della nostra città per un amico straniero che vuole andare da un luogo a un altro e non sa come fare. Sia nel senso tradizionale sia in questo senso più ampio. il percorso indicato sulla mappa può essere ugualmente efficace allo scopo. Una funzione è un tipo particolare di relazione: infatti. non va da B ad A (a meno che A = B). caratterizzati dalle loro proprietà. c. L’associazione. che associa a ogni essere umano in U. b. in inglese target) di f. Come ho detto poco fa. in inglese source) di f mentre B è detto il codominio (o bersaglio. quindi non la sua inversa non è una funzione da numeri a luoghi. una mappa ha un verso. perché alcuni non sono ancora stati letti. Il dominio di una funzione ha dunque un ruolo diverso dal suo condominio: di qui l’asimmetria. perché ogni essere umano ha una e una sola madre. ma non è detto che sia una funzione. A è detto il dominio (o sorgente. L’inversa di una funzione f: A ➝ B è una relazione da B ad A. la mappa che associa a ogni luogo sulla superficie della Terra la sua latitudine definisce una precisa funzione dall’insieme dei punti su una superficie quasi sferica a numeri. e non singoli esemplari di oggetti o di loro proprietà. è orientata: se va da A a B. del tempo (in ore) che ho impiegato a leggerlo è una funzione parziale dal dominio A dei libri che ho in casa al dominio (in questo caso “codominio”) B = Z+ = interi positivi. ma a ogni valore della latitudine possono corrispondere più luoghi. … di A ed alcuni (o tutti gli) elementi a’. Per esempio. ma se rovesciamo il senso di m non abbiamo una funzione da U a U perché una donna può essere madre di più figli. la mappa m dall’insieme U degli esseri umani allo stesso U. oppure può non avere figli.56 approssimativa. la propria madre è chiaramente una funzione da U (= M ∪ F) a U. In tutti questi casi. sia esso maschio (M) o femmina (F). Anche se la mappa non rispetta le proporzioni fra le distanze nella città reale. è definita come una relazione f tra tutti gli elementi a. diventando sinonimo di “funzione”. La mappa f che associa a ogni numero intero positivo o negativo il suo quadrato (dunque f = elevazione al quadrato) va dall’insieme Z dei numeri interi all’insieme Z+ degli interi positivi. cioè m: U ➝ U. A e B sono domini di oggetti. c’ di B. Questo è un modo per precisare l’idea centrale del legame che instaura tra due domini in una metafora: il dominio che proietta significato è la . tale che se f(a) ≠ f(b) allora a ≠ b. b’. f(x) = x2). Quando una funzione f è definita solo su un sottoinsieme del dominio inteso si dice che è una funzione parziale. cioè. perché a uno stesso numero sono associati luoghi diversi. Una funzione da un insieme A a un altro insieme B si scrive f: A ➝ B. il termine “mappa” ha acquisito un significato più ampio in matematica.

ancora meno è richiesta un’idea precisa delle caratteristiche che intendiamo descrivere . di modo che proprietà caratteristiche del viaggio si proiettino su proprietà caratteristiche della vita. Dunque. e più in generale se a e b sono elementi del dominio e tra loro vige la relazione R. f(b)). o mappatura. esprime anche un trasferimento (TRANSFER) di struttura dal primo dominio al secondo. il dominio che lo riceve è il destinatario o bersaglio (TARGET) e la proiezione. a b Dominio f(a) trasferimento f(b) Codominio Se non è richiesto che abbiamo un’idea precisa in tutto e per tutto delle caratteristiche da trasferire.57 sorgente (SOURCE) della metafora. allora la mappa f è tale che la relazione trasposta f(R) intercorre tra f(a) e f(b). il dominio delle catene di eventi che chiamiamo “vita” è il bersaglio. Qui però la mappa non esprime solo una funzione da un insieme a un altro. ovvero f(R) (f(a). trasferimento Dominio (dominio sorgente.b). il concreto dominio spaziale dei percorsi e degli accadimenti fisici connessi è quello sorgente. è parziale. TARGET) Nel caso della metafora La vita è un viaggio. ovvero R (a. SOURCE) Codominio (dominio bersaglio. Nella figura seguente la relazione R è rappresentata da una freccia in diagonale.

L’assenza di piena determinazione non impedisce la comprensione della metafora. Lo stesso dicasi nella mappa AUTO ➝ PERSONE. la proprietà (di essere appassito) che. senza determinarlo in tutti i dettagli. qual è la proprietà che è espressa metaforicamente con una proprietà dei fiori? FIORI Rosa PERSONE Maria Appassita ? A questa domanda è facile rispondere. individuando. Maria ha un bel po’ di rughe. mediante il trasferimento di proprietà dal dominio al codominio permette di farsi comunque un’idea sfruttando qualcosa che capiamo meglio e così introduce un vincolo sul dominio. quasi con gentilezza. è proiettata in una proprietà di un essere umano come Maria: con gli anni. sono rimaste solo le spine. Qui la mappa va dal dominio dei FIORI al dominio delle PERSONE. che usiamo per introdurre e capire enunciati metaforici come . nel caso di Maria è appassita. Maria è appassita. non ha più la stessa vitalità. nel trasferimento. e descrivendo anche sommariamente. La particolare selezione che si esprime metaforicamente. ecc.58 metaforicamente. un compito di completamento. le conferisce piuttosto quel certo alone di indeterminatezza che segnala. Talvolta questo compito è facile: Maria sta sbocciando. Per esempio. Della Maria che era una rosa.

cominceremo a dire qualcosa di generico facendo poi riferimento a uno o più casi esemplari (si potrebbe dire che il sindaco è un diesel se in una circostanza come … si comporta così … ). Comprendiamo quanto basta per capirli e non siamo tenuti a sapere quel che resta indeterminato. Comprendiamo il senso di questi enunciati. potremmo non capire ugualmente il senso esatto della frase: ci manca la chiave interpretativa. La vita di Maria attraversa una fase di sublimazione. quel che ci manca non è una conoscenza relativa a un determinato termine. Nel primo caso sono presupposte informazioni non generalmente condivise dai parlanti: “Life” è un automa cellulare (ideato dal matematico John Conway) in cui si sono possibili configurazioni stabili. Il sindaco è in panne. La metafora come trasferimento di struttura da un dominio a un altro è essenzialmente schematica e in ciò sta la sua forza cognitiva. Non possiamo però ignorare gli ostacoli che si frappongono alla comprensione di una metafora. Nel secondo caso. . anche conoscendole. Se qualcuno ci parlasse di una comune amica. Maria è un albero nel pozzo. Talvolta la ricostruzione del processo di TRANSFER è meno facile del solito: La vita di Maria è una nave di Life. si rimanda alla conoscenza del tipo di transizione di fase che fisici e chimici chiamano “sublimazione”. Se qualcuno ci chiede cosa significa ciascuno di essi. Se poi sappiamo anche di chi si parla e conosciamo il contesto (le questioni del comune retto da quel sindaco) potremo dire che quanto asserito è vero o è falso. Il sindaco è su di giri. Maria. Ma queste ulteriori informazioni non sono indispensabili per capire il senso della metafora. Nel terzo. anche se non siamo a conoscenza delle specifiche condizioni empiriche che giustifichino la loro asserzione. Proprio qui sta il punto: non abbiamo bisogno di ogni dettaglio referenziale per comprendere una metafora. perché oltre a replicarsi si spostano in una direzione. dette “navi”. ma una conoscenza contestuale (le condizioni in cui si trova Maria e come Maria reagisce) e.59 Il sindaco è un diesel. Il sindaco è andato fuori strada nella soluzione dei problemi della città.

un contenitore cilindrico che ha una forma intermedia tra quella di un vaso e quella di una ciotola. L’analisi logica dovrebbe anche preoccuparsi di essere adeguata alla cognizione semantica. Nel caso di metafore il cui senso non sappiamo minimamente determinare. e così non siamo contenti se qualcuno ci viene in aiuto dicendo che le metafore non sono né vere né false e che abbiamo bisogno di una logica a tre valori (vero. rendendo esplicito l’implicito (di cui non siamo a conoscenza) sia che si tratti di fornire informazioni sul senso delle nozioni “trasferite” sia che si tratti di fornire la chiave di lettura. indeterminato) o di una logica fuzzy (sfumata) che ammette valori variabili con continuità nell’intervallo unitario [0. essendo metaforico. invece di giudicarla secondo un modello astratto. ma questa curiosità non è fine a se stessa: se ci interessa sapere quel che non sappiamo. perché scorgeremmo in quest’aiuto un modo per legittimare la nostra incomprensione. oppure al fatto che. non un suggerimento ad abbandonare la bivalenza (vero/falso) perché le persone non sono fiori. sia o vero o falso quel che si afferma. e non un-po’-più-vero o un-po’-più-falso di come lo intendevamo. È finita la sua lunga storia d’amore) o dissenso ( Non è affatto vero. un enunciato simile non è del tutto vero e neanche del tutto falso. non ci basta averne capito più o meno il senso. ci interessa anche per stabilire se possiamo assentire o dissentire da quanto affermato. In altra parole. chiediamo Che vuol dire? In quale senso? Nel caso di metafore in cui siamo incerti chiediamo In quale senso? In entrambi i casi diamo per scontato che una volta esplicitato o precisato il senso. Immaginate di dire a qualcuno che. falso.1]. Nell’uso comune del linguaggio diciamo che qualcosa non è del tutto vero e neanche del tutto falso solo nel caso di enunciati in cui ricorrano termini vaghi che riconosciamo come tali e in situazioni in cui ci troviamo davanti a qualcosa che non è conforme ai nostri standard: pensate a una sfumatura di colore tra l’arancione e il rosso. La difficoltà a intendere una metafora sollecita a chiarire il suo significato. purtroppo. sì. come per esempio Maria è sbocciata. Potreste attendervi assenso (Eh sì. Tornando a enunciati metaforici che invece comprendiamo. Vogliamo poter dire se l’enunciato è o vero o falso. Maria sta reagendo con tutta se stessa). una volta soddisfatte le condizioni richieste per intendere ciascun enunciato. non ci è d’aiuto dire che.60 dicendo che è un albero nel pozzo chiederemmo subito: Cosa vuol dire? E la risposta non ci renderebbe meno ignoranti in qualche area dello scibile umano. come voi. il giorno si alterna alla notte. ma ci sono momenti in cui non diremmo che è ancora giorno e non diremmo che è già notte. Il motivo per un . Diamo per scontato che ci sia qualcosa da capire e siamo curiosi di capirlo. conosce Maria: Maria nel giro di pochi mesi è appassita.

La nascita di un amore. Intendiamoci: oltre a presupporre una mappa parziale da un dominio a un altro. senza specificare minimamente le modalità di questa nascita. un cambiamento ma non così marcato come suggerisce il termine “appassita”. Usiamo espressioni come La nascita di un’idea. ancor più. ma non corrisponde a una sola parabola. come gli esseri umani siano riusciti a gestire la fuzzyness in una logica non fuzzy e. Il primo è vero e il seconda è falso. come quando ci viene fornita un’equazione contenente parametri. parlando delle più varie cose relative alla vita quotidiana.. ha mai fatto affermazioni giustificabili da un punto di vista semantico. come siano riusciti a gestire l’insaturazione semantica. e l’enunciato “y = ax2 è una retta” non è quasi falso. Quel che diciamo nella nostra lingua. Il fatto di capirlo e di poter assentire o dissentire non richiede il passaggio a una semantica fuzzy del linguaggio. ecc. analogamente. si trova nella stessa situazione. ovviamente diverse da caso a caso. siamo in grado di capire che si tratta dell’equazione di un fascio di rette che passa per il punto (0.3)” non è quasi vero. Su questo non troviamo niente da ridire. anche se contengono elementi insaturi. Il tipo della figura non è alterato dai diversi valori che i parametri assumono (qui m ed a). invece di rimproverarci perché non ci atteniamo alla sua teoria del significato.3). La cosa straordinaria (e difficile da capire) è. altrimenti dovremo dire che per migliaia e migliaia di anni nessuno che abbia parlato di vero e di falso. né si specifica il senso esatto di ciò che può essere lo sbocciare di una persona. La nascita della democrazia in Europa. ma non ce ne preoccupiamo: riusciamo ugualmente a capirne il significato. È curioso che ce ne rendiamo conto con maggior facilità in ambito matematico. Così. Che si tratti di una retta non specificata tra quelle che passano per un punto specificato. . nel caso di un’equazione come y = mx + 3. a proposito di enunciati del suo linguaggio.61 suggerimento del genere ci sarebbe solo nel caso in cui Maria avesse subito. piuttosto. Nel caso di Maria è sbocciata non è specificato quale tipo di fiore. L’equazione y = ax2 è l’equazione di una parabola con vertice nell’origine. sì. Nel caso di y = ax2 siamo in grado di capire che è l’equazione di una parabola. l’enunciato “y = mx + 3 passa per (0. Eppure la capiamo lo stesso. ragion per cui non è l’equazione di una ben determinata funzione. non ci impedisce di capire la forma della figura – e possiamo anche non aver bisogno d’altro. perché il parametro a può avere infiniti valori. l’enunciato metaforico è sempre insaturo. Un fenomeno analogo nel linguaggio naturale suscita invece disappunto in chi tiene tanto alla determinatezza univoca del significato. o di un generica parabola con vertice nell’origine. di che colore sono i petali. Chi fa filosofia del linguaggio dovrebbe preoccuparsi di capire come ci riusciamo.

l’ho chiamato PIRP . Non è una novità legata all’universo della fiction. In un saggio di qualche anno fa ho avanzato l’ipotesi che in ogni discorso su situazioni ipotetiche interne alla realtà.62 Il fatto che riusciamo a servirci di qualcosa di insaturo sotto il profilo referenziale come se fosse saturo sotto il profilo del significato è un ingrediente vantaggioso e decisivo del pensiero umano. La strategia è già sfruttata nell’uso quotidiano. senza che la comprensione dell’opera ne risenta. perché permette di usufruire rapidamente di uno schema concettuale in assenza di informazioni (qualunque sia la situazione. altrimenti non capirebbe di che cosa si parla. così come su situazioni immaginarie. anche per quanto riguarda i dettagli della spiegazione: ma come fa Gatto Silvestro a riprendere la sua forma dopo essere stato appiattito da un masso? E perché il cavallo alato dovrebbe avere gli zoccoli se vola? In questi e in innumerevoli altri casi il lettore/spettatore è invitato a un trasferimento parziale: è necessario trasferire alcune proprietà che nella realtà corrispondono a prìncipi. Olschki. Volendo usare una metafora: in questa strategia si neutralizzano i radicali liberi delle voci lessicali. Con un acronimo. 225-334. monografia inclusa negli Annali del Dipartimento di Filosofia. From Kant to Entwined Naturalism. Come si chiamavano i genitori del principe azzurro? Nel momento in cui ci immergiamo in un mondo di fantasia. concreto. …. che sta per Principle of Invariance for Reference Potential)23. così come su contesti metaforici. Firenze 1994. di modo che ogni variazione rispetto a quanto supponiamo vero (nel mondo reale) sia compensato dalla conservazione di alcune ancore referenziali. Per quelli di voi che sanno qualcosa su . E per illustrare quanto massiccio ne sia lo sfruttamento. gatti. gli esempi abbondano nella letteratura. cavalli. vale un principio di invarianza del potenziale referenziale. Università di Firenze. pratico. nel cinema. Il punto è che sfruttiamo questa strategia semantica tanto nell’ambito del letterale quanto nell’ambito del metaforico. nei miti. mentre altre proprietà vengono sospese. del linguaggio. 23 Cfr. relativo all’inglese. C’era una volta … Ma quando e dove esattamente? I Promessi sposi non specificano una serie di proprietà dei personaggi: Don Abbondio aveva mai giocato a dadi? Non solo non lo sappiamo ma non abbiamo bisogno di saperlo. Siamo di fronte a una efficacissima strategia di costruzione del significato e di comunicazione del significato. IX [1993]. anche se diventa più facilmente riconoscibile non appena raccontiamo una fiaba a un bambino. pp. c’è sempre qualche informazione che manca). La stessa cosa succede con le metafore. conserviamo qualcosa della realtà e tralasciamo qualcosa d’altro. ogni volta che si omettono numerosi dettagli dei personaggi e dell’ambiente circostante.

con tutte le forzature del caso. La semantica formale ispirata alla teoria degli insiemi non Husserl e il metodo fenomenologico. con la quale si riduce progressivamente l’alone di indeterminatezza. pur sempre parziale. non è esclusa una possibile.63 Il fatto che scenari e personaggi della fiction sono compresi unicamente in base alle informazioni fornite ha portato qualche filosofo del linguaggio a sostenere che i mondi fittizi offrono contesti di discorso essenzialmente insaturabili. Nel caso dello schema metaforico Le TEORIE sono EDIFICI. le leggende. come ho spiegato in Noema. Sia nel Medioevo sia in Età Moderna sono state realizzate diverse illustrazioni che raffigurano allegoricamente l’organizzazione della conoscenza umana in modo conforme allo schema ‘edilizio’. che restano sostanzialmente immutati da un racconto/fascicolo all’altro. anch’esse si fermavano ad alcune relazioni tra le parti continuando a trascurarne altre. mentre non conta il colore dei muri. la narrazione (fiaba. Milano 1988. ma il processo di trasferimento diventa molto più laborioso e si perde il pronto impiego della metafora. né intendono precisare. Benché tali illustrazioni arricchissero lo schema con molti dettagli. Se volessimo introdurre una sempre più completa corrispondenza. Limitiamoci a notare che se fosse necessario non dico completare ma aggiungere altri venti dettagli per ogni circostanza narrata. …). 5. integrazione dei dati che mancano. la realizzazione di una simile integrazione corrisponde al passaggio all’allegoria. faremmo una rappresentazione allegorica delle teorie. Molti anni fa ebbi la fortuna di seguire un corso di Lakoff all’interno di una Summer School riguardante la linguistica matematica: Lakoff parlava della funzione gestaltica di alcuni concetti e mi chiesi come si poteva precisare formalmente questa funzione da un punto di vista logico-matematico. ampiezza. ecc. i poemi e quant’altro avrebbero avuto un successo molto minore. resa parziale e intesa in termini semantici. tanto più efficace quanto più immediata e schematica è. F. la forma delle finestre. il tipo di scale. Tuttavia. adattabilità. un modello formale del trasferimento metaforico. romanzo o altro) diventerebbe terribilmente noiosa e nella storia delle culture umane i miti. A differenza di Poirot e Tex Willer. Proprietà aggiuntive delle mappe e loro importanza cognitiva Lakoff e Johnson non precisano. aggiungo che il principio in questione è una rilettura dell’epoché. le proprietà che si trasportano sono solidità (fondatezza. . la pavimentazione. Nella metafora. affidabilità. Angeli. il personaggio di Ulisse si si arricchisce di numerose proprietà passando dall’Iliade all’Odissea e lo stesso succede a Enea passando dall’Iliade a all’Eneide.

In matematica si parla di continuo di mappe. Mi riferisco alla teoria matematica che prende il nome di “teoria delle categorie”. e di questa teoria oggi è possibile servirsi per impostare anche un’analisi formale delle metafore. anche quando sono familiari. e più precisamente. infatti. Anzi. Sul piano semantico. Mentre nella teoria degli insiemi la nozione di mappa coincide con quella di funzione (da un insieme a un altro). C’è un altro fatto importante riguardante le metafore che è diventato analizzabile mediante la teoria delle categorie: le metafore si compongono tra loro in vari modi. richiedono la strumentazione appropriata per essere descritte adeguatamente. solo per essere illustrati . fossero anche miliardi. Una categoria è data da una collezione di oggetti e di appropriati morfismi (mappe tra oggetti) che soddisfano a minime proprietà. non solo è possibile fornirne una descrizione. La teoria delle categorie precisa i principi generali di composizione delle mappe e proprio per questo diventa imprescindibile in qualunque studio che faccia riferimento a mappe e composizione di mappe. Quelle che interessano in modo particolare sono le mappe che conservano nel loro codominio almeno alcune delle proprietà che definiscono il loro dominio. rappresenterebbero uno scarso vantaggio cognitivo. più mappe metaforiche si possono combinare dando luogo a “miscele” (blendings ) che. Nelle metafore non fa che manifestarsi la fecondità di una correlazione funzionale tra domini della nostra esperienza. dentro e fuori dalla matematica. Prima che una teoria formale delle mappe fosse elaborata. nella teoria delle categorie le mappe. possono anche non essere funzioni. dalla categoria degli spazi topologici a quella dei gruppi. La teoria delle categorie fu introdotta nel 1945 da Samuel Eilenberg e Saunders Mac Lane per rendere conto del carattere sistematico di mappe fra SPAZI e ALGEBRE. intese come funzioni da una data struttura a un’altra. non è che non fossero usati concetti corrispondenti a mappe sistematiche tra domini. Si è fatto poca ricerca in questa direzione e quel che si è fatto non può essere qui documentato perché presuppone aspetti tecnici che. Lasciamo per un attimo il campo della linguistica e rivolgiamo l’attenzione alla matematica. dette “morfismi”. Tali mappe sono.64 mi sembrava in grado di poterla precisare. Le metafore isolate. un tratto caratteristico e ricorrente del pensiero umano. È possibile fornire in termini non insiemistici una descrizione generale delle mappe che conservano (in parte) la struttura del dominio (sorgente)? Sì. C’è invece un numero ristretto di schemi metaforici che hanno carattere sistematico e si trovano esemplificati nelle lingue più diverse e per i contesti più diversi. ma di fatto è già stata elaborata da anni una vera e propria teoria al riguardo. C’era un’altra via? La risposta positiva cui arrivai per la nozione di gestalt è la stessa cui sono arrivato nel caso della metafora.

le proprietà di un qualunque tipo di MERGING fra due strutture matematiche sono diventate chiare con la teoria delle categorie. esigerebbero un lungo discorso di preparazione. è un caso in cui due proiezioni confluiscono e questa duplice e simultanea confluenza non si lascia esprimere in una proporzione. cioè. la metafora è doppia. Possiamo esprimere quest’analogia con una ‘proporzione’ non quantitativa. mi servirò di un esempio per illustrare i fenomeni di composizione metaforica. il rapporto non cambia. Come al solito. In casi del genere si parla di MERGING metaforico. L’analogia funzionale tra telefono e cordone ombelicale non ha bisogno di spiegazioni. è più che la semplice unione disgiunta di due domini) e non vedo perché questo chiarimento non possa essere sfruttato in . DOMINIO STRUMENTI telefono filo rete DOMINIO PERSONE io ? mondo DOMINIO ORGANISMI feto cordone madre Da un punto di vista formale. Considerate l’enunciato: Il telefono è il mio cordone ombelicale col mondo. Se al posto del filo usiamo le onde come per i cellulari. grazie alla definizione del concetto di “pushout” (che. anche se non può essere qui definito. In realtà.65 al livello più semplice. ma appunto funzionale: (a-p) Comunicazione telefonica : filo = comunicazione vitale : cordone.

traccia della dimensione quantitativa resta nelle analogie che si servono di nozioni geometriche. Molti test psicologici si servono di proporzioni qualitative: si chiede infatti al soggetto di determinare quale sia il termine mancante. Le proporzioni x : y = x’ : y’ (x sta a y come x’ sta a y’ ) hanno un uso più che legittimo in ambito quantitativo. sta a come sta a ……. Dopotutto. nel pensare un’analogia come proporzione. laddove non si conosca uno dei quattro termini. si era già pensato a descrivere le metafore come analogie e c’era anche un modo per precisare le analogie in termini formali. Per quanto cervellotica sia la metafora. sebbene non più in maniera univoca. anche prima della teoria delle categorie. In tutto ciò è infatti coinvolta una capacità cognitiva che può esercitarsi in ogni ambito e. Talvolta. giusto o sbagliato che sia. ove i quattro termini della proporzione sono grandezze note o sono comunque definibili in termini di grandezze note. Il triangolo sta all’icosaedro come la verità sta al modo in cui hai parlato. Ma anche senza bisogno di contare o misurare possiamo far ricorso ad analogie che hanno la forma di una proporzione. dunque senza limitare l’uso delle proporzioni all’ambito matematico. Per esempio. consisteva appunto nel fare quanto illustrato in (a-p). e a fortiori una metafora. Quale? La prima cosa che poteva venir in mente per specificare un’analogia. riuscendo solo a individuarne una caratteristica.66 relazione al MERGING metaforico. La storia dell’aritmetica e della geometria offre ampia testimonianza dell’utilità delle proporzioni. Saranno ‘proporzioni’ qualitative o comparative. tuttavia la mancanza di numeri e misure non impedisce di inferire. cioè. ove il termine può riferirsi alle cose più diverse. Quest’esempio segnala un fenomeno di più ampia portata: le proprietà . lo si può inferire dagli altri tre. è significativo che si sia arrivati a considerare la misura di questa capacità come una misura dell’intelligenza. è pur sempre un’espressione il cui significato è facilmente comprensibile. L’utilità delle proporzioni è che. il quarto termine. come nel caso seguente.

oltre che caratteristiche di quel che si dice.57 cm Il nuovo presidente è un icosaedro produrrebbe enunciati ridicolmente sovradeterminati: enunciati che. quanti spigoli bisogna avere per essere spigolosi? Nel comune uso delle metafore c’è invece un equilibrio ottimale fra informazione data e informazione lasciata da riempire. Infatti. anche tratti del carattere: Giovanni è spigoloso. Ciascuno di questi attributi non sarà esatto ma.67 di figure geometriche sono usate per esprimere metaforicamente. restano a livello qualitativo. Il che conferma quanto già notato: le metafore sono essenzialmente insature (parametriche) ed è proprio questa insaturazione ciò che garantisce la loro maggiore efficacia (flessibilità e dunque adattabilità a contesti diversi) rispetto all’efficacia che sarebbe garantita da un incremento di specificità. Questo è proprio ciò che abbiamo cominciato a fare servendoci del rapporto SOURCE-TRANSFERTARGET. Ciò non significa che anche a questo livello qualitativo non si possa precisare la loro forma generale in termini di parziale similarità strutturale/funzionale tra domini distinti. mentre chi tentasse di ridurre la lacuna dicendo Giovanni è una superficie con 27 singolarità Maria è un quadrato di lato 3. Il nuovo presidente è poliedrico. in una metafora. trasferendolo (in un senso che non a caso si dice “traslato”) in un altro dominio D’ al posto di un termine t’ di tipo A’. ma sei uno zero in umanità. Quest’impiego non prelude a un trasferimento (o . un termine t di tipo A che esprime un concetto radicato nel dominio D è usato. oltre a essere inutilmente più specifici del dovuto. anche quando usano un’espressione quantitativa: Tu pensi d’essere chi sa cosa. riusciamo ugualmente a capire il significato. Le metafore non raggiungono la precisione delle proporzioni. come al solito. sono molto meno comprensibili. Maria è una donna quadrata. In altre parole.

Di fatto. Per tornare alla metafora del filo del telefono come cordone. i casi di invertibilità sono rari e solo con qualche forzatura riusciamo a ottenerla: basti pensare ai due enunciati metaforici La vita è un viaggio e Questo viaggio ha ormai una vita propria. vuotezza. all’astratto e non viceversa. che resta parziale: non è tanto tra tutto quanto D e tutto quanto D’. non c’è corrispondenza tra le proprietà degli elefanti che sono attribuite al sindaco e le proprietà dei sindaci attribuite a un elefante. se invertiamo ottenendo L’elefantino è un sindaco. Qui ritroviamo un altro carattere già evidenziato: la similarità strutturale/funzionale è cognitivamente orientata in una direzione: va da un dominio all’altro e non viceversa. ma tra un frammento selezionato di D e un frammento selezionato di D’. Ora. Fissata una coppia di domini. ma non sono mappe l’una inversa dell’altra: nel caso di Il sindaco è un elefantino. L’unidirezionalità è essenziale quando parliamo di domini astratti. grigio ecc. per limitarci a un semplice contrasto. in altri casi possono entrare in contrasto. Abbiamo già illustrato alcune incoerenze tra schemi. come in Sei uno zero. Quando può sembrare il contrario. in realtà sfruttiamo le proprietà concrete che abbiamo trasposto nel concetto di zero: estremo di piccolezza. ci sono molti aspetti del filo che non hanno alcun corrispondente nel rapporto-col-mondo: il filo può essere di plastica. Ci possono essere anche casi di due mappe in direzione inversa tra gli stessi due domini. come succede in matematica: il trasferimento di significato va solo dall’ambito/dominio dell’esperienza concreta. nel senso in cui lo sono invece la mappa di elevazione al quadrato e quella di estrazione di radice e la mappa di marito-di e quella di moglie-di (in una società non poligamica). Quindi non si tratta di mappe reciprocamente inverse. bensì avviene in virtù di una similarità strutturale/funzionale. di cui abbiamo già parlato. ci possono essere più mappe disponibili. legata a spazialità e corporeità. inconsistenza.68 traslazione) arbitraria. A ciò corrisponde il carattere parziale della mappa. In alcuni casi queste mappe possono fondersi come nell’esempio del filo del telefono. senza che a una qualsiasi di queste proprietà corrisponda una proprietà inerente al rapporto di una persona con il mondo. riavvolgibile. C’è sia la mappa che si esprime con Il matrimonio è una trappola sia la mappa che si esprime con . assenza di rilievo. basti un esempio che riguarda le mappe dal dominio delle COSTRUZIONI FISICHE a quello dei RAPPORTI FAMILIARI o più generalmente a quello delle ISTITUZIONI SOCIALI.

la mappa COSTRUZIONI —> ISTITUZIONI è parziale. le proprietà dei templi). circoscritta. . Di nuovo. Analogamente. capiamo la metafora. locale (non globale): non importa chi ha messo la trappola e non importa se il tempio è buddista o mormone. e viceversa.69 Il matrimonio è il tempio dell’amore. le metafore sono espressioni insature (parametriche) che presuppongono mappe contratte oltre che localizzate tra domini: contratte perché ellittiche rispetto alla specificazione dei domini (lasciano credere che ci riferiamo a un solo dominio) e localizzate perché trasferiscono solo alcune delle proprietà pertinenti ad alcuni “oggetti” del dominio SORGENTE. D = COSTRUZIONI D’ = ISTITUZIONI trappola mappa 1 matrimonio mappa 2 tempio Come questi ultimi esempi confermano. Cioè. una duplice mappatura si trova espressa in Le elezioni sono una trappola Le elezioni sono il tempio della democrazia In entrambe le coppie abbiamo due metafore in contrasto perché i templi non sono pensati come trappole. senza bisogno di supporre che essa si estenda a tutto il dominio sorgente e a tutte le proprietà degli oggetti in esso collocati (le proprietà delle trappole.

24 Lakoff e Johnson ne hanno trattato in Philosophy in the flesh: the embodied mind and its challenge to western thought. Per limitarci a due soli esempi: Aristotele concepiva la similitudine come un caso di metafora e Quintiliano faceva l’opposto. i vincoli sulla direzionalità del TRANSFER . non necessariamente portano a metafore. si ha un vero e proprio modello concettuale. . Il carattere analogico delle metafore non basta a dar conto del trasferimento di alcuni concetti e il non trasferimento di altri – tanto meno a capire il ruolo degli schemi di base nell’architettura complessiva della semantica. Abbiamo già notato che la presenza (o assenza) del suddetto “COME” tra soggetto e predicato induce effetti psicologici diversi. articolato quanto si voglia fino a fornire la più esauriente tassonomia. Il fatto che le metafore siano così frequenti nel linguaggio. l’importanza del processo metaforico per la scienza cognitiva non è legato allo studio tradizionale dei vari tropi o figure retoriche né a una classificazione delle analogie su base grammaticale. Nelle ultime osservazioni ho fatto riferimento alla nozione di analogia e in precedenza vi ho chiesto di non ridurre una metafora a un’analogia. non spiega. questa possibilità si realizza quando si operi in un ambito concettuale già circoscritto e selettivo. suscettibile poi di essere esportato al di fuori dell’ambito specifico in cui è sorto. alcuni autori hanno inteso l’analogia o similitudine (x è COME y. piuttosto. cioè x è SIMILE A y quanto alla proprietà tal dei tali) come nozione primaria e la metafora come secondaria. Perciò sono in obbligo di qualche precisazione. come quello di una teoria scientifica): se questo si verifica. rischia di essere fuorviante perché le analogie. è ciò che va spiegato. i suoi pattern.70 Ciò non esclude la possibilità di estendere una metafora all’intero dominio. ciascuno degli “ismi” che identificano le principali correnti di pensiero si regge su una o più metafore guida che hanno assunto carattere globale24 (relativamente a un dato ambito. Quel che interessa è il meccanismo concettuale soggiacente. attenuando (o aumentando) la tensione e producendo effetti retorici diversi (enfasi minore/maggiore). Più in generale. mentre altri hanno fatto l’inverso. senza che siano consapevoli e a fortiori senza che richiedano preoccupazioni per lo stile. Basic Books. Per spiegarlo si risale alle modalità con le quali il meccanismo funziona. Lo studio dell’analogia. New York 1999. Che non ci sia un unico modo d’intendere il nesso fra analogia e metafora è comprovato storicamente: infatti. In filosofia. in forma qualitativa o quantitativa. Tipicamente. la propagazione di questi pattern. non a tutto quanto indistintamente).

71 L’ipotesi esplicativa suggerita (anche se non pienamente sviluppata) nel testo di Lakoff e Johnson è che (1) le metafore permettono di coprire mediante un insieme ridotto di schemi concettuali elementari il massimo numero possibile di domini d’esperienza.). nei quali non c’è percezione diretta degli oggetti e delle loro proprietà: La società è scossa da moti violenti. Synaesthesia. ancorandoli a pochi privilegiati domini-base. C. la raccolta di studi in S. alla cinestesi (senso del movimento) e in particolare alla propriocezione (senso del proprio corpo). Sono state fatte interessanti ricerche per spiegare come mai certe sinestesie funzionano solo in un verso e non in quello opposto25. . Cacciari. Ci sono anche metafore tra domini-base e sono quelle associate alle sinestesìe: s’impiegano termini relativi a una modalità sensoriale per indicare qualità proprie di un’altra. come in Il pianista ha un tocco limpido Questo sfondo blu è freddo La melodia è dolce che rispettivamente esemplificano una mappa VISIBILE ---> TATTILE.39-68. “I cinque sensi e la loro traduzione linguistica: uno studio sui verbi dell'esperienza sensoriale”. Harrison (a cura di). Zuczkowski (a cura di). una mappa TEMPERATURA --> COLORE . E. Comunque. e C. Come notato fin dall’inizio. Londra 1997. Il tuo ragionamento è debole. Semantica percettiva: rapporti fra percezione e linguaggio. Blackwell. Levorato. (2) i domini-base sono quelli in cui troviamo qualità gestaltiche legate alla percezione (visione. Classic and contemporary readings. M. questo tipo di trasferimento ha in particolare a che fare col modo di parlare dei nostri stessi stati e processi mentali: 25 Cfr. tatto ecc. La mia fiducia in te sta crollando. Baron-Cohen. pp. Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali. una mappa SAPORE --> SUONO . in A. l’importanza cognitiva (e filosofica) delle metafore non sta tanto nel processo di trasferimento di significato da un dominio percettivo a un altro dominio percettivo quanto nel trasferimento di significato dall’insieme dei domini direttamente legati alla corporeità all’insieme dei domini legati al pensiero. J. Pisa-Roma 1999.

Se assentiamo a questo enunciato. dati due domini. Vincoli sulla metaforicità Abbiamo visto che. le teorie scientifiche. o un esame etologico e antropologico del comportamento. ci possono essere più mappe in contrasto. un’analisi psicologica. Com’è allora possibile accettare la verità di entrambi gli enunciati? Qui. un processo empatico. Il preside è fuori di sé. le istituzioni sociali. Per un portiere. e il dominio (sorgente) è prima quello degli oggetti nell’ambiente naturale e poi quello degli animali. quel che conta nel transfer sono le rispettive proprietà selezionate: la solidità (delle rocce) e l’agilità (delle farfalle) diventano proprietà particolari del portiere. 6. siamo tenuti ad assentire ai singoli enunciati Il nostro portiere è una roccia e Il nostro portiere è una farfalla. Naturalmente. e più specificamente dei giocatori di una squadra di calcio. la localizzazione è cruciale: l’essere farfalla e l’essere roccia sono riferiti alle funzioni di un portiere di una squadra di calcio e così fra le proprietà delle farfalle e delle rocce si selezionano solo quelle pertinenti alle funzioni tipiche di un portiere in una squadra di calcio. la moralità e infine lo stesso linguaggio. ma non abbiamo altro modo di parlare di ciò che riguarda il pensiero. Maria è depressa. se non attraverso metafore che si radicano nella dimensione sensomotoria della corporeità. dunque li consideriamo veri entrambi. Bisogna aggiungere che due concetti in contrasto nel dominio sorgente possono annullare questo loro contrasto nel trasferimento metaforico. Un caso del genere si verifica con Il portiere è una roccia e nello stesso tempo una farfalla ove il codominio (bersaglio) è quello delle persone. l’essere una roccia è anzi strettamente connesso . i nostri o altrui stati mentali. Possiamo anche identificare stati e processi mentali attraverso un’esperienza in prima persona.72 Giovanni è scoppiato. eppure siamo ben consapevoli che una roccia non è una farfalla.

o fastidiosamente enfatiche. invece sono importanti anche quelle non riuscite. escludendo dalla considerazione le altre. che dimentica molte proprietà e ne conserva solo alcune come pertinenti: nell’esempio del portiere il MERGING è possibile perché fra le proprietà tipiche delle farfalle e delle rocce il trasferimento metaforico conserva soltanto quelle pertinenti al bersaglio. bensì – ipotizzo – basate su qualcosa di simile alla ramificazione. Ne è una conferma la nostra capacità di comprendere una fiaba come quella in cui un principe si trasforma in un ranocchio: i bambini ai quali l’ho raccontata non hanno obiettato che se il principe è un . all’eventuale caduta ciclica delle foglie o all’indurimento ligneo. felici. ma ciò che qui conta è loro intelligibilità e la loro potenziale verità. i quali fanno sovrabbondante uso del MERGING metaforico. Questa restrizione (parzialità) non è dunque un optional. Le piante. Oltre che sensati. perché sappiamo che cosa significa dolce e amaro al gusto. In più c’è la focalizzazione selettiva. Per dire che hanno capito qualcosa non userebbero espressioni visive (Ho visto finalmente il punto della questione) perché sono prive di occhi. L’uso comune non è padrone della nostra immaginazione: ne è solo un prodotto. Diciamo che un discorso è chiaro e il carattere di una persona è spigoloso perché abbiamo capacità percettive corrispondenti a queste qualità. Potranno essere espressioni più o meno riuscite. se ce ne fossero di capaci di parlare. Diciamo che una persona pronuncia parole dolci . Siamo di fronte a un caso di MERGING: le due metafore si fondono e la fusione può anche essere esplicitamente rafforzata in modo retorico come in Davanti alla porta della Fiorentina c’è una roccia con le ali di farfalla Rossetti è una roccia alata che potrebbero ben trovarsi nei quotidiani sportivi. enunciati simili sono fra loro noncontraddittori malgrado l’apparenza. Il fatto che quelle non riuscite o mai entrate in uso non abbiano storia non significa che siano assurde o che in futuro non possano avere maggior fortuna. non avrebbero metafore basate sullo schema del cammino. Non ci sono metafore basate sugli ultrasuoni perché non abbiamo idea che effetto faccia sentirli. Lo stesso avviene con la nostra sensibilità alla leggerezza (associata al volo delle farfalle) e con la sensibilità a qualcosa di duro e stabile come una roccia. perché stanno ferme (o quasi). spesso si commette l’errore di esaminare solo quelle riuscite o quelle entrate nell’uso anche se poi ne sono uscite.73 alla sua agilità-da-farfalla. quando si parla di metafore. o amare. suggestive. I margini di possibilità per le metafore non stanno nell’uso comune bensì nella corporeità umana. In effetti.

G. oltre alla parzialità necessaria del trasferimento. suggerendo che si tratti di una strategia cognitiva privilegiata. proprietà. dalla possibilità di sostantivare i verbi. la storia avrebbe potuto andare avanti (in altro modo). la personificazione è stata ed è ricorrente non solo nella cultura occidentale ma in ogni altra cultura. Pascoli. molte visioni del mondo. La mia sera. Sia nella fiaba sia nel racconto di Kafka. vedendo un ranocchio il giorno dopo che gli è stata raccontata. presso le allegre ranelle. . Qui però interessa notare l’uso di questo meccanismo quando descriviamo. si sfrutta uno specifico meccanismo della metafora: la PERSONIFICAZIONE (su cui trovate molti esempi in Metafora e vita quotidiana). senza alcun intento poetico. Vi facciamo ricorso ogniqualvolta una totalità è lessicalizzata come unità e a quest’unità competono proprietà emergenti rispetto a quelle degli elementi della totalità: Si è sciolto lo sciame di vespe. Anche se si fosse trasformato in un sasso. Uno per tutti: “Là. La poesia è ricca di esempi. È stata avvistata una flotta di navi. che oggi consideriamo mitiche o proprie di una religiosità primitiva. hanno sfruttato ampiamente il meccanismo della PERSONIFICAZIONE come parte di una descrizione letterale del mondo che inglobava un diffuso antropomorfismo tanto nell’immagine della natura quanto nell’immagine di Dio. Di nuovo. singolarmente presi o nel loro complesso come Natura. chieda come mai non parla. Piuttosto. Di nuovo. Se la scienza è diversa dal mito e dalla religione. la diversità non è dovuta all’assenza di metafore nella scienza. il processo dell’OGGETTIFICAZIONE è. ma continua a parlare normalmente. fatti della vita quotidiana o della natura in senso lato. il discorso scientifico non è esente da questo meccanismo. Nella Metamorfosi di Kafka il protagonista si sveglia e si ritrova trasformato in un insetto. Al riguardo. Nei secoli passati. ovvero. Semmai può succedere che un bambino. singhiozza monotono un rivo”. ancor più generale. con cui si tratta qualunque azione. C’è anche un altro meccanismo metaforico. 11-12). una strategia cognitiva della mente umana.74 ranocchio allora il principe non può più parlare ma solo gracidare. ovvero l’OGGETTIFICAZIONE . il discorso scientifico si è liberato dalla PERSONIFICAZIONE dei fenomeni naturali. perché la scienza non è affatto esente da metafore. ma la differenza è che il discorso scientifico se ne serve in modi controllati sperimentalmente. mettendone in luce la problematicità. o costrutto concettuale come un oggetto – un processo favorito da una risorsa grammaticale.

Questo processo è tematizzato anche dalla teoria delle categorie e in un modo più aderente alla dinamicità propria di un processo. sono entrambi appartenenti a uno stesso dominio. Adottiamo piuttosto un implicito principio di benevolenza e siamo portati a supporre che “dietro di essa” ci sia un giustificato motivo che la legittima. non vi sarà difficile cogliere la diversità tra la tesi appena espressa e la posizione sostenuta da Lakoff e Johnson in Metafora e vita quotidiana. e la teoria degli insiemi ha avuto il merito di tematizzare la struttura formale del processo di OGGETTIFICAZIONE . Allo stesso modo una complicata serie di azioni è lessicalizzata quale oggetto puntiforme: L’assedio durò a lungo La fuga è pronta La partita sarà dura. non la respingiamo come insensata. collegati in “x è un y”. Quel che dovrebbe stupirci è che anche di fronte alla più ardita delle metafore. senza il quale la stessa teoria non esisterebbe. 26 Anche a questo proposito. Di fronte a enunciati come Quella foglia è un fiore Quel cane è un cavallo Il nostro portiere è un fallo laterale Il nuovo tavolo è una sedia siamo molto meno facilitati a concedere una loro sensatezza metaforica.75 La nazione è compatta. il che suggerisce un vincolo: SOURCE e TARGET di una metafora sono di norma distinti. Qui sono opportune due considerazioni. Una tale benevolenza presuppone che si capisca già per conto suo il termine (o l’insieme dei termini) che usiamo in modo metaforico26. La semantica formale del Novecento ha fatto ampio uso della teoria degli insiemi. . Le critiche che si possono muovere alla teoria degli insiemi in quanto inadeguata a esprimere i processi in cui si costituisce il significato non autorizzano dunque a concludere che nessuna semantica formale è o sarà mai in grado di analizzare le metafore. La benevolenza diminuisce fino ad annullarsi nel momento in cui i due termini x e y di una metafora.

Quando s’identifica metaforicamente x con y non è affatto chiaro quali di queste proprietà R.76 La prima è che si possono anche accettare alcuni di questi enunciati – quel cane è così grosso e così veloce che sembra un cavallo – ma ciò non toglie che siano meno efficaci di quanto sarebbero se usassimo un termine riferentesi a un dominio D’ ben distinto dal dominio D cui appartiene il soggetto dell’enunciato (Quel cane è un missile). ridondanza. normalmente. ci saranno delle proprietà/relazioni R. non c’è bisogno di ricorrere a metafore (Quella foglia ha la forma di un fiore). Anzi. ciò non è più chiaro. e allora si può scorgere in una particolare mappa da D a D una straordinaria efficacia. Qui però entriamo in un terreno – l’impiego peculiare delle metafore nel lessico magico e religioso – che esula dallo scopo di queste riflessioni. abbiano una funzione letterale e quali una funzione traslata. …. il carattere di metafora potrebbe non essere più rilevabile. R’. essendo in gioco lo stesso tipo di proprietà. leziosa. La seconda è che. ma se devo descrivere un evento relativo a un’ascensione alpinistica con una metafora relativa allo stesso dominio. C’è un motivo in questa diversità di atteggiamenti verso le mappe tra domini distinti e le mappe da un dominio in sé stesso? È ragionevole supporre che ci sia. tra x e y – proprietà/relazioni che specificano funzione e forma di x e y in D. R’. mentre . Un motivo potrebbe consistere nel fatto che se x e y sono entrambi in D. ma non è facile individuarlo. è nitida la separazione tra il dominio sorgente (alpinismo) e quello di destinazione (potere economico) e così è chiaro quali proprietà sono ‘trasferite’ e quali sono ‘residenti’. anche se il trasferimento è mediato da dottrine che non appartengono più all’esperienza quotidiana condivisa e consapevole. quando i due termini x e y rientrano nello stesso dominio. ci avviciniamo a un processo simbolico che è ampiamente presente sia nella magia sia nelle religioni: è il processo che attribuisce a un oggetto il valore/potere di un altro oggetto. Dicendo Paolo ha raggiunto la vetta della sua azienda o La BNL ha iniziato la scalata al Credito Emiliano. Mi sono tuffato nel lavoro presenta due domini ben distinti ed è percepita come del tutto standard. Analogamente. derivandone un’affettazione indebita o al più un sofisticato gioco di parole: La scalata al K2 ha raggiunto la vetta raggiungendo la vetta suona come un’inutile. se passiamo da una chiave pubblica a una nascosta. ….

Lo stesso esercizio si può fare con qualunque altro testo. Le metafore sono d’uso frequente e sono d’interesse filosofico perché corrispondono a una struttura del pensiero. è espressione di sottile umorismo metalinguistico ma è un umorismo per via indiretta. il testo di Lakoff e Johnson fa cenno alla funzione generativa. Al riguardo c’è da aggiungere che le metafore pervadono la stessa descrizione della sintassi con schemi di concettualizzazione che sono direttamente riconducibili all’intelligenza spaziale e . 7. a chiave e suona decisamente artificioso. sul piano semantico. Come semplici utenti del linguaggio. detto invece da un tiratore con l’arco a proposito di un suo tiro non conserva più nulla di direttamente metaforico. Quest’esercizio serve anche ad acquisire consapevolezza del fatto che gran parte degli enunciati usualmente presi per letterali sono metaforici. delle gestalt percettive. non ce ne rendiamo conto. a riprova della naturalità del processo in gioco. Analogamente. Pur non approfondendo gli aspetti della percezione e del pensiero indagati dalla psicologia della gestalt. Se vuole significare Ho fatto centro [metaforico] nel fare centro [letterale]. Ho fatto centro detto da un finanziere che ha acquisito per pochi soldi un’impresa il cui valore è cresciuto rapidamente.77 Mi sono rituffato nei tuffi detto da un tuffatore che ha ripreso dopo una lunga pausa gli allenamenti. Tema e variazioni in semantica Abbiamo notato più volte che le metafore non sono d’uso frequente a causa delle numerose espressioni idiomatiche in cui si fossilizzano e che non sono d’interesse epistemologico soltanto perché costituiscono l’elemento propulsore di modelli scientifici nelle più diverse aree. ha un evidente significato metaforico (TIRO AL BERSAGLIO --> OPERAZIONI FINANZIARIE). È un buon esercizio aprire un giornale. diventa al più un gioco di parole. indipendentemente dall’argomento specifico trattato e dal suo carattere scientifico o non scientifico. prendere in esame un articolo a caso e rintracciare tutte le metafore inerenti alla spazialità che vi sono contenute.

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alla corporeità: basti pensare ai casi e alle pre-posizioni. Non è per pura combinazione che i casi del latino e del tedesco siano proprio quelli né è per pura combinazione che le preposizioni in lingue come l’italiano e l’inglese siano proprio quelle: corrispondono a un ristretto numero di forme/gestalt del rapporto posizionale fra soggetto e oggetto, osservatore e osservato, agente e agito. Così pure gli schemi di base impiegati nelle forme verbali, ancor più che in quelle nominali, della metafora rimandano a un numero ristretto di gestalt ricorrenti in tutta la gamma delle metafore. Sarebbe, del resto, un errore credere che gli schemi-base del processo metaforico stiano nei nomi. La sistematicità degli schemi non è veicolata da sostantivi e aggettivi usati metaforicamente, che restano un elemento secondario – secondario rispetto alle gestalt posizionali che si esprimono in forma di verbi e, appunto, pre-posizioni. È infatti nelle forme preposizionali (e/o di caso) e nei verbi che prende corpo la struttura relazionale degli enunciati. Questa struttura ha la sua diretta radice nell’organizzazione cognitiva della spazialità, centrata intorno a un ristretto numero di gestalt: — essere in o fuori da (SCHEMA DEL CONTENITORE) — andare da … a … (SCHEMA DEL CAMMINO) — stare sopra o sotto (SCHEMA DELLA VERTICALITÀ) — avere il ruolo dell’agente/agìto o il ruolo dello strumento dell’azione (S C H E M A
DELL’AZIONE)

— ... Abita qui la metaforicità profonda del linguaggio umano. Il pattern che si esprime in

Sono passata da Lettere a Psicologia
sta tutto nel da … a … Che gli slot <…> siano riempiti da Lettere e Psicologia facendo sì che due facoltà universitarie diventino POSIZIONI lungo un percorso, è conseguenza automatica dello
SCHEMA DEL CAMMINO.

Il riconoscimento del ruolo decisivo che la spazialità ha nelle metafore, a partire dalla struttura pre-posizionale per finire con quella pro-posizionale, si deve a molti studiosi che dagli anni settanta in poi hanno dedicato attenzione alle gestalt semantiche: linguisti come Charles Fillmore (che ha impostò una nuova “grammatica dei casi”) e Jeffrey Gruber (strutture posizionali

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come sorgente universale di pattern di stato e transizione di stato), matematici come René Thom (struttura soggetto-predicato come dinamica preda-predatore), informatici come Marvin Minsky (struttura a frame), e Roger Schank (struttura a script), nonché numerosi psicologi cognitivi che hanno indagato gli schemi narrativi e il loro nesso con la memoria, a partire da Frederick Bartlett. Il fatto che tanto diversi contributi potessero convergere verso una particolare teoria della metafora non era per niente ovvio. A un primo sguardo, era infatti più facile cogliere differenze anche molto marcate di prospettiva e di metodo. Benché tutti quanti questi contributi fossero accomunati dal fatto di opporsi all’analisi logico-matematica standard e alla tradizionale formulazione della grammatica che sanciva una netta distinzione tra sintassi e semantica, questi modi di impostare la semantica erano in contrasto reciproco per vari motivi. La convergenza, invece, si manifestava per quanto riguarda il primato assegnato in tutti i casi a gestalt spaziali. La prospettiva sviluppata da Lakoff e Johnson sviluppa alcuni aspetti della convergenza fra queste diverse linee teoriche. Il quadro teorico che ho presentato nel 1995 sviluppa altri aspetti e li sviluppa senza porsi in antitesi a ogni impostazione logico-matematica della semantica; inoltre, delinea un modo per recuperare gli stessi schemi logici a partire da schemi-base della spazialità27, sfruttando le risorse della teoria delle categorie. Ne risulta una prospettiva che si distingue da quella di Lakoff e Johnson su più punti. Non è il caso qui di approfondire, anche per evitare che le differenze risultanti mettano in secondo piano la condivisione della tesi di fondo, avanzata con efficacia da Lakoff e Johnson, ovverosia la tesi che si articola nei punti seguenti: il processo metaforico è una risorsa fondamentale della cognizione umana; l’ubiquità dei relativi schemi è spia di quanto il pensiero sia radicato nella corporeità; c’è un ristretto numero di schemi-base grazie ai quali l’organizzazione gestaltica della spazialità si trasferisce a ogni dominio cognitivo. Si è trattato di una grande scoperta, che non deve essere oscurata dalla rivendicazione di questa o quella differenza. Nondimeno, a partire da una stessa tesi di fondo non si arriva per forza alle stesse conclusioni: si possono sviluppare teorie fra loro diverse e in particolare si può pensare a una teoria che spieghi i vari aspetti della metafora all’interno di una cornice accurata
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La mia prima comunicazione in tal senso risale al 10° Congresso dell’associazione internazionale Logic Methodology and Philosophy of Science nel 1995, cfr. “Geometric Roots of Semantics I: From a Logical Point of View”, in Logic, Methodology and Philosophy of Science X, abstracts, Università di Firenze, Firenze 1995, p. 165. Un’esposizione più ampia del quadro teorico proposto si trova in “The Geometric Roots of Semantics”, che costituisce uno dei capitoli di Meaning and Cognition, John Benjamins, Amsterdam, 2000, pp. 169-201.

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anche sotto il profilo della sua presentazione in termini formali (logico-matematici). Che come ogni altra teoria (se la tesi di fondo è corretta) anche una teoria delle metafore sfrutti uno o più modelli metaforici non rende di per sé impossibile il compito esplicativo. D’altra parte, nel momento stesso in cui si accetta la tesi di fondo, la teoria della metafora si colloca con pieno diritto nelle scienze cognitive e allora non ci si può più limitare a una tassonomia delle metafore o a formulare vaghe dottrine filosofiche circa la natura della metafora e i suoi molteplici aspetti linguistici. A tale proposito ci sono due quesiti da affrontare. Il primo è: ma siamo sicuri che una

spiegazione scientifica non possa fare a meno di incorporare metafore? Qualcuno potrebbe dire
che non è così, osservando che la spiegazione è una struttura inferenziale (logica) e come tale ammette una integrale formalizzazione: in fin dei conti, una spiegazione è una successione finita di enunciati; e sotto questo profilo non importa che si componga di leggi e condizioni specifiche in base alle quali dedurre ciò che si vuol spiegare, o che consista nell’indicazione delle cause che portano a ciò che si vuol spiegare. Ma questo è un discorso che, semmai, serve a definire cos’è una generica spiegazione, mentre non serva a identificare nessuna spiegazione dotata di un contenuto conoscitivo specifico. Come si considera il contenuto, entra in gioco il significato degli enunciati; e come si considera il significato, entrano in gioco le metafore e i relativi schemi, presenti tanto nella teoria quanto nel modello che adottiamo per rappresentare un dato universo di discorso (ambito di fenomeni), e altre metafore sono presenti nel modo di impostare la formalizzazione delle leggi, delle condizioni o delle cause che adduciamo come spiegazione. Per spiegare qualcosa occorre una previa comprensione dei concetti teorici, del modello e degli strumenti formali adoperati; questa comprensione si serve di una specifica selezione di schemi metaforici. Solo così si avvia una proiezione di struttura da un dominio-modello a un altro (quello che include il fenomeno da spiegare). In questa proiezione è implicita una metafora-guida con valore sistematico, che viene trasferita e diffusa. Ed ecco il secondo quesito: dalla risposta data al primo quesito deriva una minaccia al rigore scientifico? Se è così, non c’è più la differenza sbandierata tra un’analisi cognitiva della metafora e la tradizionale analisi in ambito grammaticale e letterario. Ma è così? Come ho accennato poco fa, il ricorso a un linguaggio metaforico non impedisce di elaborare una teoria che si possa legittimamente dire “scientifica”. Quel che conta è ancora una volta la possibilità di precisare il carattere sistematico della metafora usata come guida teorica, la possibilità di giustificare il suo

. come la libertà di scegliere un’unità arbitraria di misura per le distanze (per esempio. caratteri rivelabili alla pressione (gonfia/sgonfia). Se ciononostante i due enunciati fossero metaforici. la stessa nozione di metafora non ha più senso). direzione (in alto/in basso. Chi non lo condivide è portato a sostenere che non esiste il “letterale” e quindi il linguaggio non è altro che un’enorme massa di metafore. così la presenza di metafore non impedisce il controllo logico sulle inferenze e in particolare sulle spiegazioni. così come non lo sono le attribuzioni di posizione. destra/sinistra). in presenza di una cassettiera. le quali si rimandano vicendevolmente l’una all’altra. la metafora in cosa mai risiederebbe? Nella descrizione di un oggetto sferico come pallina? Di un altro come busta? Di un altro ancora come cassetto? Ma qui non è rilevabile alcun trasferimento concettuale da un dominio a un altro: la descrizione di qualcosa mediante un concetto (come pallina. I dimostrativi (questo. L’accesso alla comprensione di una teoria fisica passa per la comprensione di numerose espressioni tratte dal linguaggio comune che vengono “regimentate”. ma nella “regimentazione” entra sempre in gioco il complesso di schemi-base ancorato all’esperienza dei corpi e delle loro proprietà macrofisiche. o di un enunciato come La busta gialla è nel cassetto in alto a destra fatta in un ambiente opportuno (non al buio. Vi sto semplicemente dicendo che. La stessa matematica è ricca di suggestive metafore. in centimetri o in pollici) non rende arbitrari i risultati delle misure. colore (di una busta). precisate con sempre maggior rigore. Quel che vi sto dicendo non è unanimemente condiviso. forma (sferica di una pallina). ecc. Al che replico adducendo motivi di principio e di fatto. codesto.81 impiego e la possibilità di controllarne empiricamente l’efficacia. sì.). quello) non sono metaforici. busta o cassetto) non è una metafora. Chi asserisce il primo enunciato si riferisce a una pallina come questa. che non sono interpretabili come metafore. I motivi di principio seguono la trafila delle classiche repliche alle dottrine scettiche e non starò a ripeterle (se tutto è metafora. I motivi di fatto richiamano l’attenzione su ingredienti basilari dell’architettura linguistico-cognitiva. Considerate l’asserzione di un enunciato come Questa pallina è sgonfia fatta puntando il dito verso un oggetto sferico afferrabile con una mano.

così come non lo è il riconoscimento dell’esser gonfio o sgonfio ecc. si esegue una ulteriore partizione. alto/basso. mappa delle posizioni. La formazione di una classe d’equivalenza tra diverse potenziali presentazioni di un oggetto sotto un aspetto e poi sotto un altro non è metaforica: non lo è il riconoscimento di una pallina da diverse angolazioni.82 Ciò che dà senso a questi semplici enunciati è l’esercizio di una capacità di individuazione/localizzazione di particolari configurazioni spaziali (visive e tattili) nell’ambiente e di una capacità di ricondurre quanto individuato a pattern cognitivi di oggetto . La comprensione di enunciati metaforici come Sei una palla al piede comporta il ricorso a capacità necessariamente presupposte dalla metafora: scansione della scena visiva. la stessa cosa fanno i verbi per classi di presentazioni di processi (un verbo è il nome per un tipo di azione/stato). Ciò non vale soltanto per enunciati che attribuiscono una proprietà percettivamente riconoscibile (sgonfia. Una rappresentazione del genere. cioè. pallottola) non si è ancora costituito stabilmente in relazione all’unico dominio accessibile e tanto meno si è costituito il significato di termini relativi a domini verso cui trasferire il significato di palla (e relative varianti). che ogni persona abbia una sola nazionalità). cosìcchè l’ambiente non è un molteplice indistinto. che corrisponde a una mappa dall’insieme P delle persone all’insieme N delle nazioni. Sono queste classi a essere rappresentate nel linguaggio con sostantivi. mappa del proprio corpo rispetto a un oggetto. non è una metafora. di qualità saliente e di orientamento (pallina. Il riconoscimento degli oggetti. ecc. ma non può ancora trasferire significato da un dominio a un altro perché il significato di palla (da cui pallina. Quando un bambino apprende il significato di palla. pallino. ma un insieme di classi di equivalenza. pallone. come configurazioni 3D stabili rispetto alla variazione prospettica nel corso del movimento. e la mappa associa a ogni persona la sua nazione di appartenenza (supponiamo che la mappa non sia parziale. che assimila un insieme di presentazioni come aspetti di uno stesso oggetto. che non ci siano apolidi e che sia proprio una funzione. presuppone una proiezione. gialla) a un oggetto dato in presenza. Si ricorre allo SCHEMA DEL CAMMINO dicendo che la mappa va da . cioè. E nel caso di enunciati come Aldo è italiano? Quando si attribuisce a ogni persona la sua nazionalità. gonfio/sgonfio. destra/sinistra). che ripartisce dati in classi. un mero insieme X di particolari. cassetto. busta. mette all’opera queste risorse cognitive.

Una volta ammesso che ogni discorso astratto. pensa che quel che ci sembra letterale sia solo una distesa di fossili metaforici di cui non siamo consci. sia inevitabilmente carico di metafore. o “il circolo ermeneutico”. Ma anche facendo ricorso a uno schema. dimentica che gli schemi di base hanno bisogno di una serie di risorse percettive. scientifico.-. ma ciascun esemplare localizzato in … o . “il circolo della semiosi”. l’unico candidato sarebbe lo SCHEMA DEL CONTENITORE.. cinestesiche e cognitive . Chi sostiene che la metafora è onnipervasiva. perché nel caso in esame la si può intendere come una mappa da P a N che suddivide (“quozienta”) l’insieme delle persone in classi (di connazionali) e lo stesso si può ripetere in ogni altro caso. teorico. specialmente se addotte come replica a chi sostenga che “è impossibile dare una spiegazione immune da metafore della metafora”. ma la lingua che si parla e i luoghi intorno ai quali si traccia un confine di stato lo sono. alla fine ci fermiamo a dei cammini e a dei contenitori letteralmente intesi. teorico … è ricondotta a un insieme di schemi metaforici basici. Il fatto di essere considerato cittadino italiano non è definibile in termini direttamente accessibili ai sensi. come quello del CAMMINO o quello del CONTENITORE. che si autosostiene come un trottola.è dato in modo a se stante. P N Le ultime osservazioni non sono del tutto ovvie. i quali sfruttano strutture gestaltiche direttamente legate alla corporeità e letteralmente espresse nel linguaggio.. In questo modo si evita il circolo vizioso globale in cui cade chi pensa che “tutto è metaforico”. Chi pensa questo (ispirandosi allo strutturalismo) dimentica ciò che le ultime osservazioni su Questa pallina è sgonfia e Aldo è italiano volevano ricordare. filosofico. Se mai nel nostro continuo classificare ci fosse ricorso a uno schema metaforico aggiuntivo. ma la classificazione in realtà non lo richiede. tale ammissione si concilia o no con l’ammissione che ci sono costruzioni cognitive non metaforiche? Le due ammissioni si conciliano perfettamente se la stessa comprensione del discorso astratto. e ne conclude che siamo di fronte a una enorme rete. Ovvero.83 … a ..

. L’organizzazione primaria di tutte le nostre informazioni su ciò che ci circonda è iscritta nel nostro metware biologico che non è né hardware né software. Il realismo non più limitato ai fenomeni ma metafisico. come quella della conoscenza quale “specchio della natura”. Nel linguaggio non tutto è metaforico. Questa organizzazione si sedimenta in schemi d’oggetto e d’azione che sono espressi linguisticamente e si combinano dando luogo alla BASE letterale di ogni significato possibile-per-noi. nell’idea che le categorie-base emergano direttamente da tali processi. implica davvero un impegno filosofico a favore dell’oggettivismo? In maniera più specifica. Il fatto che l’oggettivismo sia tipicamente espresso mediante metafore. Si può ammettere l’esistenza di una BASE letterale e negare sia l’oggettivismo (come lo definiscono Lakoff e Johnson) sia la necessità di impiegare una semantica insiemistica. 2) invece della teoria degli insiemi.84 che devono già esserci per instaurare una qualsiasi metafora. svaluta automaticamente ogni forma di realismo? Lo 28 Husserl avrebbe parlato di “precategoriale” a proposito di un simile starter. Chiunque si ricordi della lezione di Kant capirà subito che ammettere una simile base non vuol dire ammettere che la realtà in se stessa è proprio così. possiamo usare la teoria delle categorie per impostare formalmente la semantica e mettere in risalto il carattere procedurale dell’identificazione di qualcosa come esemplare di un concetto. Kant avrà fatto tutti gli sbagli che volete ma questa lezione è valida ancora oggi. quanto meno. I processi gestaltici possono invece essere considerati come “protocategoriali”. Riconoscere l’esistenza di una BASE letterale del linguaggio. La rete di significati ha bisogno di uno starter esterno e questo starter è pre-linguistico28. semplicemente perché la fisiologia umana è quello che è. l’affermazione che le metafore si radicano nella corporeità avrebbe scarso rilievo. è indicato da Lakoff e Johnson come “oggettivismo” (sovraccaricandolo di caratteri). per quanto limitata alla categorizzazione primaria di esperienze sensibili con oggetti e azioni. implica l’obbligo di sottoscrivere una semantica insiemistica (come se non ci fosse altro modo di analizzare il significato di La palla è sgonfia se non dicendo che all’insieme delle cose sgonfie appartiene l’entità individuale cui la palla si riferisce)? Entrambe queste implicazioni sono dubbie. perché anche la corporeità sarebbe qualcosa di identificato metaforicamente. La realtà empirica è fenomenica: è quel che diciamo che è perché così si manifesta ai nostri sensi. sia nella forma ingenua che beviamo col latte materno sia nella versione sofisticata che lo ripropone in termini di “verità scientifica”. Due semplici considerazioni al riguardo: 1) se non esistesse una BASE direttamente accessibile.

l’affermazione precedente non dovrebbe apparire più “esagerata”. Anzi. tanto spaziale quanto temporale. Dopotutto. la BASE sia estremamente ricca di struttura porta a considerare la varietà degli schemi metaforici come 29 In Noema (Franco Angeli. Ma chi o cosa avrebbe eseguito (letteralmente) questa costruzione se i nostri corpi e le nostre menti non sono reali? Se il nostro stesso corpo è per intero una costruzione culturale allora. alla fenomenologia. Ma c’è davvero questa esiguità? L’ipotesi che non ci sia e che. Il punto è. mentre l’orizzonte aperto alla semantica dallo studio della metafora come struttura del pensiero permette di dare uno sviluppo fecondo a quanto Husserl aveva prefigurato29. che Lakoff e Johnson giudicano troppo esiguo e destrutturato il grappolo di concetti non metaforici reperibili nella BASE esperienziale. messe a confronto con la tradizione della filosofia analitica: se la ricostruzione è corretta. è dunque la concezione fenomenologia che entra in gioco. è il principale contributo che sia stato dato. Milano 1988) ho ricostruito le linee di fondo del progetto husserliano della fenomenologia. Quest’affermazione perentoria potrà sembrare esagerata a molti filosofi. dato che anche la teoria di Lakoff e Johnson si serve di metafore. che di per sé non sono metaforici. le intuizioni di tipo gestaltico di cui parla la fenomenologia husserliana hanno uno status alquanto diverso dai concetti puri dell’intelletto (le categorie) che secondo Kant plasmerebbero ogni nostra esperienza. nell’esperienza. semmai. lo studio delle metafore. da quando Husserl introdusse il concetto di mondo-della-vita. Ma. la loro teoria non avrebbe alcun potere esplicativo essendo condannata a essere circolare perché una concezione anti-oggettivistica è guidata da metafore al pari di una concezione oggettivistica. gli stessi Lakoff e Johnson si preoccupano di evitare un regresso all’infinito nel processo metaforico e segnalano l’esigenza di radicare gli schemi cognitivi. più ancora che alla lezione di Kant. sarebbe un boomerang anche per le idee di Lakoff e Johnson: la corporeità diventerebbe una costruzione sociale. anche se si trattasse unicamente di comprendere da quali metafore è preferibile lasciarsi guidare. Le nostre esperienze basilari rientrano in quello che Husserl chiamava il “mondo-della-vita” (Lebenswelt). Se vogliamo radicare il pensiero nella corporeità. . rimanda alla lezione di Husserl: infatti. tanto che parlano di concezione “esperienziale” della semantica. invece. intese come rivelatrici di schemi radicati nella corporeità. e pertanto lo ritengono inadeguato a formare una piattaforma di controllo per l’intera gamma di metaforeguida.85 rende automaticamente non-esplicativo? Se fosse così. ma la maggior parte degli studi fenomenologici si è trasformata in una scolastica chiusa in se stessa. tale comprensione presupporrebbe pur sempre una serie di risorse naturali. Una concezione del genere.

un caso di trasferimento metaforico. di risorse che sono … quello che sono. alle più diverse combinazioni e alle più diverse gerarchie (una cultura può attivare e privilegiare una combinazione di schemi. Per intenderne i caratteri (e i vantaggi). Il lifting in questione è. “Il lifting categoriale dalla topologia alla logica”. In alcuni lavori ho descritto questo sollevamento in termini della teoria delle categorie30. di una teoria generale. sì. Se fosse valida.86 ancorati a una corporeità … “corposa” umana. di significato a partire dalla BASE di schemi. come si può esprimere l’obiezione: qualunque teoria intenda dar conto delle metafore come espressioni di una struttura concettuale che accomuna un dominio a un altro si scontra con due dati. le ipotesi su menzionate sarebbero pie illusioni. L’ipotesi fa per la semantica quello che l’ipotesi chomskiana dei principi e parametri fa per la sintassi dei linguaggi naturali: in entrambi i casi si individua un bagaglio universale . Ecco. Annali del Dipartimento di Filosofia. ovvero. All’ipotesi che attribuisce alla base corporea un ricco insieme di strutture autonome dai concetti. pp. formalmente precisata. 11. e perfino contro la stessa possibilità. in breve. un’altra cultura può attivare e privilegiare un’altra combinazione). Mi basta aver segnalato che tra i possibili sviluppi della cornice generale esposta in Metafora e vita quotidiana ce n’è uno che assume l’onere di replicare alle obiezioni. 5178. ma è focalizzato su una topologia non insiemistica ed evita di privilegiare una particolare logica. della nostra competenza semantica. fermo restando che il carattere schematico delle proiezioni concettuali a partire da questa base si presta ai più diversi riempimenti. come ulteriore indicazione della potenza delle risorse inerenti alla spazialità. Qui non mi propongo di entrare nei dettagli di una simile linea teorica. biologicamente fissato. permettendoci di ragionare su argomenti apparentemente lontanissimi dalle nostre dirette esperienze corporee. l’ipotesi che la nostra stessa capacità inferenziale (logica) sia il risultato di un processo di SOLLEVAMENTO. se ne può aggiungere un’altra. gli argomenti forniti fin qui sono insufficienti. . alcune delle quali già presenti nello stesso testo. 30 Cfr. la considero decisiva. 2005. È proprio un’obiezione contro la possibilità di qualsiasi teoria simile che ora vorrei esaminare. o LIFTING. benché sia difficile dire se e quanto gli schemi metaforici subiscano un processo di irrigidimento pari a quello che si ha nel campo della sintassi o se conservino una inesauribile plasticità. perché a differenza delle obiezioni considerate sopra e di quelle già discusse nel §2. contro l’oggettività.

Se la metafora fosse un’altra. Cioè: cominciamo a farci un’idea della vita nel momento in cui la descriviamo come viaggio. si può replicare che anche il riconoscimento di similarità strutturali è radicato nel funzionamento biologico del nostro corpo. ma fermiamoci un attimo a riflettere sui due “dati”. Ha fatto un’astrazione? Ha usato una metafora? Molto semplicemente. Se non sono già presenti altri pattern per intendere la vita. avrà nuovamente successo. il senso del discorso non cambierebbe. che sfrutta la struttura del viaggio. (ad 1) perché non ci sia regresso all’infinito.87 (1) ll primo dato è che ciascuno degli elementi comuni fra domini distinti deve essere descrivibile in un linguaggio non-metaforico. La vita è una guerra. localizzata. (2) Il secondo dato è che l’esistenza di elementi comuni presuppone che entrambi i domini siano già costituiti autonomamente. è forse percepibile? Non c’è dubbio che ogni discorso su qualcosa di non identificabile mediante i nostri sistemi percettivi nello spazio circostante sia mediato dalla . bisogna che entrambi i domini siano già dati prima dell’introduzione di metafore dall’uno all’altro. il bambino pensa in termini concreti azioni concrete su oggetti manipolabili e controlla con la sua intelligenza visiva i risultati delle manipolazioni. dobbiamo concluderne che è soltanto a partire dal momento in cui pensiamo la vita come viaggio che cominciamo a pensarla/intenderne il senso/capirla/. due isole semantiche ciascuna definita e identificabile per proprio conto. basti considerare l’esempio ormai canonico: La vita è un viaggio. questa metafora non è un ponte fra due domini autonomi. In altre parole. parametrica) in domini distinti. ripetendo l’azione. Un bambino di pochi mesi si accorge che. …. quindi metaforici. Quanto a (1). Sembra dunque che non ci sia via di scampo. Per chi muove l’obiezione. per far passare un lungo oggetto cilindrico tra le aste del box deve allinearlo alle aste invece di impugnarlo orizzontalmente. la descrizione della struttura comune che soggiace a una metafora deve non essere metaforica. e (ad 2) perché abbia senso riscontrare la presenza di una stessa struttura (per quanto parziale. come tale. che portano a tale conclusione. Ma gli elementi comuni sono astratti. bensì un processo di conferimento di significato al concetto di vita. il bambino ha eseguito un riconoscimento di similarità strutturale tra la forma dell’oggetto e la forma dello spazio vuoto che c’è fra asta e asta. e ciò che le metafore fanno è proprio strutturare un dominio D’ in termini di un altro D per consentirci una comprensione di D’. il che non avrebbe ragion d’essere se già comprendessimo D’. La vita è una macchina. La vita. Nel momento in cui diventa consapevole che. Quanto a (2). (1) e (2).

Il significato non si crea dal nulla: trae origine dall’esperienza corporea e non c’è un modo unico per accedere al significato. sarebbe arbitraria. Se non fosse così. Quel che ho appena detto dovrebbe essere condiviso da chi muove l’obiezione. vediamo. quando ci esprimiamo in uno di questi modi. allora ci dovrebbe pur essere qualcosa che non la rende tale. ma se fosse arbitraria e prima della creazione non ci fosse alcunché di dotato di significato. intensa o piatta. Sarà una nozione in cui si accumulano in maniera informe molte esperienze concrete. fra i quali spicca lo SCHEMA DEL CAMMINO (Sono uscito dalla terapia. A non renderla totalmente libera c’è la struttura degli schemi concettuali e a non rendere totalmente liberi gli schemi concettuali è il loro legame con la corporeità. l’idea che siano creatrici di significato equivale ad ammettere miracoli fatti direttamente dagli esseri umani. c’è ragione di ammettere miracoli in semantica? Se quel che vogliamo dare della metafora è una spiegazione che abbia un qualche titolo di scientificità. per quanto vagamente. Il punto è che. come faremmo a capirla? A cosa servirebbe dire che la radice delle metafore sta nella corporeità se poi la corporeità non induce alcun vincolo su quel che possiamo riconoscere come dotato di significato? E se la creazione di significato non fosse totalmente libera. magicamente e miracolosamente. . Ora. ma una qualche idea concreta di queste esperienze dobbiamo già avercela. e neppure ci sono dubbi che le proprietà attribuibili alla vita siano espresse facendo riferimento a proprietà relative a oggetti alla mano (che manipoliamo. ecc. luminosa od oscura. a che cosa ci riferiamo col termine “vita”. Può essere un’idea poco definita. l’appello a qualcosa di magico o di miracoloso non può rientrare nel compito. Creare significati arbitrari è tuttalpiù un gioco. le metafore sarebbero.88 trasposizione di schemi gestaltico-cinestetici. Siccome le metafore sono un prodotto umano e non sembrano richiedere interventi divini. piena o vuota. Sono finalmente entrato nel problema). Né ci sono dubbi sul fatto che la vita non rientra fra gli oggetti a portata di mano come le palline e i cassetti. presupponiamo già di sapere. Infatti. ma poco definita è anche la nozione di amore quando dico che L’amore è un viaggio. prima di dire che è lunga o corta. che esprimiamo dicendo che qualcuno ha avuto una vita lunga o corta. perché non sono interpretazioni di se stessi. se la creazione fosse totalmente libera. profonda o superficiale. consumiamo) e a esperienze soggettive correlate. eppure nessuno confonde la vita con l’amore – e non solo perché la vita è un viaggio con caratteristiche diverse da quelle del viaggio dell’amore. fatto con i simboli. Ma come si fa a capire un gioco simbolico? Anche i giochi hanno bisogno di essere interpretati. creatrici di significato in un dominio semantico che altrimenti ne sarebbe totalmente privo.

si tratta di una relazione d’equivalenza perché è riflessiva (x ha la stessa cittadinanza di x ). Certo. consideriamo un altro concetto: il concetto di distanza. Con ciò abbiamo definito la mappa P → N cercata.89 Anche su tutto questo è perciò legittimo supporre che ci sia accordo con chi muove l’obiezione basata su (1) e (2). potremmo partire da P e definire tra le persone la relazione di avere la stessa cittadinanza ricavando da questa relazione l’insieme delle nazioni. ed evidentemente non la ricaviamo dalle percezioni (visive ecc. ma se in un dominio cognitivo non c’è alcun significato e poi c’è grazie a una metafora. c. Quello appena fatto potrà sembrare un ragionamento di lana caprina.) relative a ciascuna delle persone. per altre vie. di y e y ha la s. c. è l’insieme N delle nazioni (come anticipato. di x) e transitiva (se x ha la s.). Come? Innanzitutto. ecc. . Per esempio. al variare di x in P. Il ragionamento non intende esser valido solo per la cittadinanza: intende valere per qualunque altro concetto non definito direttamente in base a caratteristiche sensoriali. per poi descriverle metaforicamente in un modo o in altro. Formiamo allora la classe di equivalenza di x e la chiamiamo “la nazione di x”. Allora bisogna ammettere che c’era già un piccolo seme autonomo di significato (quello che ci ha permesso di identificare N) e che dunque in N non tutto è una proiezione creatrice di significato. non sono ammessi apolidi e non sono ammessi cittadini di più di una nazione). c. avere lo stesso colore dei capelli. allora …). Questo vuol dire che siamo capaci di individuare. chi muove l’obiezione non può intendere altro che: il significato è proiettato dal dominio dell’esperienza corporea in domini che di per sé non avrebbero alcuna struttura semantica. di y. l’insieme N così costruito (e strutturato) si basa su una relazione che dobbiamo già aver compreso. la cosa non equivale forse a una creazione? Torniamo alla mappa che associa a ogni persona in P la nazione N di cui possiede la cittadinanza. il cui insieme si presta a tante altre relazioni d’equivalenza (avere la stessa fede religiosa. Che cosa non lo è? Non lo è la capacità di individuare le proprietà rilevanti della cittadinanza. di z. Dunque. In questo modo. Potremmo anche non supporre che l’insieme N delle nazioni fosse dato. ma è utile per rispondere all’obiezione ed è anche più semplice di quel che appare. possiamo selezionare quale trasferire e quale no. c. simmetrica (se x ha la s. Per illustrare la generalità del ragionamento. L’insieme di tutte queste classi d’equivalenza. quale comporre con un altro o no. quella di “avere la stessa cittadinanza”. Tuttavia. allora y ha la s. per ciascuna persona x resta fissato l’insieme delle persone che hanno la stessa sua cittadinanza. avere la stessa altezza. una qualche struttura laddove non ci doveva essere che quella che costruita metaforicamente.

la comprensione del significato di vicino era legata a ciò che potevamo raggiungere con la mano o facendo un po’ di passi. ma non lo eliminano. ce ne serviamo per scegliere l’unità di misura e poi per misurare effettive distanze. perché un’idea intuitiva della distanza ce l’abbiamo già prima. che è il proprio corpo. la vicina città. Con l’incremento di esigenze dovute alla misurazione di numerose quantità. pesante e leggero. orologi. Poi ci siamo ‘allargati’ progressivamente: la strada vicina. duro e morbido. lento e veloce. La procedura quantitativa non dà significato al termine qualitativo. implicita. – tutte nozioni implicitamente relative alla posizione di un corpo. Lo stesso è avvenuto con altre coppie di opposti qualitativi: caldo e freddo. bilance. ci siamo ritrovati regoli. del concetto prima di quella quantitativa. “metrica”. È un dato indicativo che le metafore basate su nozioni quantitative (tre metri di felicità. perché dobbiamo tener presenti i margini d’errore dello strumento di misura). esattamente come abbiamo una qualche comprensione di ciò che esprimiamo metaforicamente prima di descriverlo metaforicamente. tanto l’adozione di un criterio metrico sul piano letterale quanto l’adozione di una metafora possono retroagire quanto volete sul concetto intuitivo. termometri. interiorità per il semplice fatto di essere invenzioni della nostra mente. un etto di delirio) siano molto meno frequenti di quelle basate su nozioni qualitative. … Grazie all’uso di veicoli vari. lontano) ma serve per renderne possibile una valutazione esatta (per quanto è possibile. anzi. il confine tra vicino e lontano si è spostato. e vago. L’uso della nozione quantitativa. che sono oggetti fisici al pari di quelli che con essi vengono misurati. non oggetti metafisici e neanche fantasmi della propria. ….90 Ammettendo che il concetto di distanza sia definito solo nel momento in cui è introdotta un’unità di misura. qualcuno potrebbe dire: “Tutto ciò che diciamo sulle distanze acquista significato solo grazie all’introduzione di questa unità e delle regole per servirsene”. Lontano era tutto il resto. di “distanza” (vicino. privatissima. l’essere x tanto vicino quanto y. . Potrebbe dirlo ma farebbe male. Quando eravamo piccoli. Infine. ecc. Siamo ancora lontani dalla soluzione. di distanza è indispensabile ogniqualvolta vogliamo essere precisi ed evitare valutazioni ‘soggettive’ riguardo a qualcosa che comprendiamo già in termini corporei (l’essere x più vicino di y. Il significato di vicino e lontano era già radicato nell’esperienza corporea e così l’abbiamo usato cambiando scala alle distanze e ce ne siamo perfino serviti metaforicamente: Ti sento molto vicina a me. Abbiamo una comprensione qualitativa.

gli schemi-base. e “ILGE-interference patterns in semantics and epistemology”. Axiomathes 13 (2002). Per un ulteriore approfondimento. Da detrattivo. il traslato emerge dal diretto. 39-64. perché sinonimo di “capace di fornire una spiegazione”. una valenza negativa: chi è così sciocco da voler ridurre questo (che si suppone complesso. in effetti. ma corporeità Al verbo “ridurre” è spesso associata. 8 del volume Il significato inesistente. 31 Quanto appena detto è insufficiente a caratterizzare come “emergentista” la tesi proposta ed è pure insufficiente a distinguerla dalle più diffuse forme di olismo. Grazer Philosophische Studien. povero di struttura. Se invece “riduzionistica” è inteso riferirsi a qualunque teoria che si propone di ricondurre in modo uniforme una varietà di fenomeni a una lista finita di unità e a una lista finita di principi generatori (che governano le combinazioni delle unità in un dominio e poi il loro trasferimento ad altri domini). Non volendo cambiare così furbescamente il senso di “ridurre”. nel senso che non riconducono la varietà dei domini cognitivi alla combinazione di pochi mattoncini. un’idea simile è solitamente indicata come emergentismo31. È chiaro che allora ciò che è riduzionistico diventerebbe non riduzionistico. pp. il significato della più astratta affermazione su questo o quel pensiero emerge da pattern incorporati di natura sensomotoria. 46 (1993).91 8. nel gergo filosofico. Per una misera captatio benevolentiae dovrei dunque affrettarmi a dire che le differenze fin qui emerse dall’interpretazione del pensare-per-metafore nel libro di Lakoff e Johnson non commettono questo peccato: le osservazioni precedenti. Corporeità emergente. che si combinano sempre nello stesso modo. Chi di voi abbia interesse per la questione può esaminare gli argomenti esposti nel cap. ricco di aspetti. Le osservazioni precedenti suggeriscono un’idea delle metafore che è anti-atomistica come è antiolistica e. si vedano i due articoli seguenti: “Holism: the Polarized Spectrum”. il termine diventerebbe un complimento. in tal caso. troppo elementare)? Il “riduzionismo” è un peccato che porta a uno degli ultimi gironi dell’inferno. degno di valore) a quest’altro (banale. non intendono suggerire una visione “riduzionistica” del significato in generale e tanto meno del significato metaforico. quale termine conviene adottare? Il termine che in alcuni saggi ho adoperato è di segno opposto: non si tratta di “ridurre a” ma di “emergere da”. allora quanto detto fin qui corrisponde a una visione “riduzionistica”. 231-282. . nella letteratura dell’ultimo decennio. che in questo caso è un emergentismo semantico: il metaforico emerge dal letterale. pp.

etologiche. con il loro corredo di schemi percettivi. la felicità. spremere. motori. Il pattern del DONO è diverso dal pattern della RETRIBUZIONE (da meritarsi). è presupposta una minima esperienza di quali sono gli stati in cui siamo (ci sentiamo) felici. Neanche prendendo congiuntamente le due metafore e dunque ammettendo che x è un dono e una conquista possiamo concludere che x = la felicità. nell’insieme delle verità su C si isola un opportuno sottinsieme finito che sia sufficiente a caratterizzare C. questo sottinsieme si presenterà sotto forma di assiomi. come in matematica. detti “postulati di significato”. per quanto in maniera approssimativa. o postulati. ma la presuppone: indubbiamente. Nel Novecento si è diffusa una dottrina secondo la quale i concetti sono definiti implicitamente: fra tutti gli enunciati che esprimono il concetto C si prendono quelli che accettiamo come veri e poi. sui concedetti più vari. Se vogliamo essere rigorosi. il concetto stesso di felicità ne risente: La felicità è un dono del cielo vs La felicità è una dura conquista. ai postulati su punti e rette. in effetti molto frequentata. Le risorse richieste a questo scopo – emotive. posturali. indipendentemente dal pensarli come dono o come conquista. potrebbe esserci ancora una scappatoia. il concetto descritto metaforicamente acquista certe caratteristiche e ne perde altre: per fare un esempio. o su numeri o su energie e accelerazioni si aggiungono tanti altri postulati. in funzione della metafora usata per esprimerli. una volta accettata una metafora invece di un’altra.92 Naturalmente. L’individuazione dei postulati di significato (fosse pure la più azzeccata) non spiega la comprensione dei significati. ci sono molti modi d’intendere la felicità e. serve a sgombrare il campo dalla fede in presunte . e saranno anche insufficienti quanto si vuole. ma più di tanto non la si è potuta. Lo stato/ruolo di chi riceve un dono è infatti diverso da quello di chi si deve impegnare strenuamente in una conquista. dunque. e non si può. intesa come capacità di riconoscere quali sono le situazioni di dono e quali quelle di conquista quando ce ne viene presentata una. comportamentali. È un’idea che ha le sue solide motivazioni storiche e ha anche dato i suoi frutti. In questo modo. Vediamo quale. comunicativi – saranno poco chiare e poco distinte. in qualche modo dobbiamo già avere la capacità di riconoscere. Tuttavia. ciò di cui parliamo. cioè onesti e accurati. in aggiunta alla conoscenza implicita dei due pattern. ma senza di esse non sapremmo a che cosa ci stiamo riferendo con una descrizione metaforica. Pur di negare che abbiamo una pur minima conoscenza implicita di cosa s’intende con un termine del genere.

Due dei maggiori filosofi dei nostri tempi. hanno elaborato ingegnosi argomenti per evidenziare che non possiamo escludere la possibilità di controesempi anche per i concetti più familiari. empirici invece che convenzionali. Un altro filosofo americano. molti sono stati i fautori dell’idea degli assiomi come definizioni implicite del significato: filosofi. Nella maggior parte dei casi. cioè l’idea secondo cui il significato è definito implicitamente da relazioni sintattiche. John Searle. matematici e infine psicologi e sociologi hanno fatto propria l’idea nei loro rispettivi campi d’indagine. per provare che questa transustanziazione è impossibile. salvo poi non riuscire a spiegare bene come facciano a esistere questi vincoli. perché bisognerebbe credere che esistano relazioni puramente formali (e convenzionali) che acquistano un contenuto (non convenzionale) grazie alle loro relazioni puramente formali (e convenzionali). è appunto un miracolo: la sintassi secerne la semantica. se in effetti serve. noto come “la stanza cinese”. dovrebbe specificare questo insieme. una volta che l’intera nostra esperienza sia intesa come una costruzione concettuale. Un primo inconveniente è quello di non sapere come evitare un regresso all’infinito. Dallo strutturalismo al formalismo. si sono anche preoccupati di completarla con una serie di vincoli di altra natura. Ma come facciamo a capire queste relazioni formali (e convenzionali)? Se le capiamo grazie a loro stesse. ma allora quella che forniamo è una definizione che non finisce mai: di qui il regresso all’infinito. è solo perché questa comprensione c’è già. però. Un secondo inconveniente consiste nel non sapere come evitare un miracolo. Per anticipare tutti i possibili controesempi relativi a un dato concetto. e. Infatti. ma un problema espresso chiaramente non è ancora un problema risolto. almeno per alcuni concetti. Ecco perché i più avveduti fra coloro che hanno sottoscritto l’idea di strutturalisti e formalisti. ma il compito è facile solo in pochi casi. l’insieme di postulati che viene fornito s’imbatte in controesempi (e senza bisogno di ricorrere a usi metaforici). In altri tempi si sarebbe parlato di transustanziazione. si sono ritrovati un duplice inconveniente. Tutti. gli americani Saul Kripke e Hilary Putnam. Se ogni singolo concetto è determinato dalla posizione che occupa in una rete globale di concetti. linguisti. siamo condannati . se qualcuno dice che il significato di un termine resta definito implicitamente da un certo insieme finito di enunciati che lo contengono. ha elaborato un sottile argomento.93 essenze e soprattutto serve a far chiarezza. bisognerebbe far ricorso a un insieme potenzialmente infinito di enunciati che usano il concetto e che dicono come non va interpretato.

ma spìe di un trasferimento/conservazione di struttura. Chiunque sottoscriva la centralità cognitiva del processo metaforico non può accantonare la spiegazione di questo fatto. Un’impostazione diversa. da piccoli. quando ho fatto un elenco degli schemi di base32. cit. come quella che vi ho suggerito. nella rete dei significati. per ipotesi. diventa un enigma il fatto che passando da enunciati come Hanno attaccato il fortino La porta è aperta a enunciati come Hanno attaccato la mia argomentazione La discussione è aperta le voci del verbo “attaccare” e del verbo “aprire” non siano semplici omonimìe. che però resta inspiegato se si adotta l’idea della creazione ex nihilo. non lo lascia inspiegato. è perché abbiamo sfruttato qualcosa che l’idea di strutturalisti e formalisti non è in grado di spiegare. In seguito ho aggiunto che le metafore possono trasferire struttura da un dominio SORGENTE solo perché i domini TARGET sono già in possesso di una minima struttura. che la metafora arricchisce e specifica ma con la quale la struttura trasferita pur sempre si compenetra (parzialmente). Per indicarne uno. La spiegazione s’incentra su processi variazionali da una struttura a un’altra e può 32 In “An essay on the notion of schema”. non sia qualcosa di puramente linguistico e non sia un prodotto di convenzioni culturali.94 nuovamente al regresso. Non a caso. Sono forse le metafore a cambiare i termini della questione offrendo nuovo supporto alla definizione implicita dei concetti? Se i concetti fossero definiti implicitamente non tanto dalle relazioni interne a uno stesso dominio ma dalle relazioni metaforiche con altri domini. . La tesi secondo la quale le metafore sono creatrici di significato in domini ove. ho sentito il dovere di spiegare come mai ciascuno di essi non sia affatto arbitrario. il compito (per chi sostiene la dottrina del significato come dato mediante definizioni implicite) sarebbe non meno arduo ma più arduo: ai due inconvenienti su menzionati se ne aggiungono altri. non c’è la minima traccia di un significato precedente è solo un altro esempio della stessa idea. se di fatto siamo riusciti a entrare.

siano riconducibili a una similarità strutturale fra domini che è colta nel significato del verbo. se l’ipotesi fosse valida. allora ci siete riusciti e suppongo che ci siate riusciti da bambini. una conferenza). pp. Axiomathes 16 (2006) 425-460. ci sono interpretazioni filosofiche della teoria delle categorie che ne hanno proposto in anni recenti una rilettura “strutturalista”. come tutti i madrelingua italiani (e l’analogo vale per i madrelingua inglesi. colloqui. In Metafora e vita quotidiana viene respinta l’ipotesi che esempi come quelli ora menzionati. francesi. il potenziale semantico di un verbo sarebbe illimitato quanti i domini possibili e allora la gamma degli aspetti di un verbo come “attaccare” e “aprire” sarebbe incontrollabile per la sua vastità e imprevedibilità. una proposta. La ragione per respingerla è che. benché i conflitti fisici e le porte siano altro da discorsi. Antologia Vieusseux 76. 42-75.95 essere descritta formalmente in termini di teoria delle categorie. come avrebbe fatto un bambino a comprendere il significato di “attaccare” e di “aprire”? Se voi lo comprendete. l’interpretazione insiemistica del significato dei verbi è alle strette. Sembra dunque difficile negare una similarità tra le occorrenze di “attaccare” e di “aprire” relative a universi di discorso diversi: è vero che il significato cinestetico. intendendo all’istante il significato di entrambe le frasi invece di restare allibiti. dell’attacco è trasposto direttamente. consentendo così di definire con maggior precisione che cosa si conserva nel TRANSFER33.) e se poi avete sentito qualcuno che diceva Smettila di attaccare tutto quel che propongo e un altro dire Ora apriremo il dibattito. Ma alle strette è anche l’ipotesi di un TRANSFER creativo. a un piano astratto-formale (attaccare una tesi. 33 Come già indicato in un mio articolo del 1984: “Battaglie semantiche”. ecc. quasi che il significato di “attaccare” fosse determinato dall’insieme degli x e degli y. Per la verità. una dottrina) svincolandosi da specifiche modalità dell’attacco fisico (lo stesso dicasi di aprire una discussione. dovete aver colto una qualche similarità. Temo che questa ragione faccia esclusivo affidamento su un’interpretazione insiemistica del significato dei verbi. cognitivo ed emotivo. tali che x attacca y. in ogni dominio possibile. ma si conserva pure qualcosa e quel che si conserva è quanto basta a comprendere la metafora. mentre non abbiamo difficoltà nel servirci comunemente di verbi come “attaccare” e “aprire”. . e senza difficoltà. Ma se c’è davvero qualcosa che resta invariato nel significato dell’attaccare e dell’aprire passando dal dominio dei CORPI FISICI alle ARGOMENTAZIONI. un dibattito. con “attaccare” e “aprire”. In tal caso. Il che non dovrebbe sorprendere minimamente perché in buona parte la filosofia del linguaggio del Novecento (intendo quella seria) ha discusso i problemi derivanti dal modello insiemistico della semantica dimenticando i verbi. Ho spiegato perché questa rilettura non funziona in “The meaning of category theory for 21th century’s philosophy. discussioni ecc.

come “oggettivismo” è una creatura di sintesi: assembla il realismo ingenuo.org/browse/metaphysical-realism>. cioè un linguaggio privo di mappe cognitive da un dominio all’altro dell’esperienza. d’altra parte. La filosofia che trovate indicata. secondo cui le cose hanno le proprietà che hanno in maniera del tutto indipendente dal modo in cui le pensiamo35. l’attribuzione sarebbe banale. che ignora la lezione di Kant e che supera. giustificandole come tracce di correlazioni intrinseche fra domini. Se non c’è la minima invarianza di significato. quanto a difetti. dell’uno o dell’altro tipo. Il punto è: che ci sia qualcosa di basilare e schematico che si conserva nel significato di verbi come attaccare e aprire è un’ipotesi in accordo con l’idea che sia questa invarianza a motivare l’attribuzione non banale di verità o falsità all’enunciato metaforico. Se. La dinamica preda-predatore è ubiqua nel mondo vivente così come lo è il mantenimento (o l’eliminazione) di una ‘apertura’ fra due regioni di spazio. per quanto concerne il realismo metafisico. secondo cui vero = ciò che è riconosciuto come vero all’interno della scienza. ve ne potete rendere conto dando anche una rapida occhiata agli articoli menzionati in <philpapers. è impossibile parlare di verità o falsità a proposito di enunciati metaforici. con il realismo metafisico. riesca a esprimere adeguatamente i principi che rendono unitaria la nostra 34 I pattern d’azione corrispondenti ad attaccare e aprire hanno una valenza transculturale e sono documentati dagli etologi nella spiegazione di comportamenti di organismi molto diversi dagli esseri umani. non siamo tenuti a sottoscrivere una concezione “oggettivistica” pur di poter dare senso alle nozioni di verità e falsità. mentre. a trovarsi in difficoltà non è solo chiunque intenda accantonare la nozione di verità ma anche chiunque voglia relativizzarla al contesto di volta in volta inteso. a meno che l’etichetta “vero” sia attribuita in maniera arbitraria. e trovarlo è un compito teorico degno di rispetto (invece di considerarlo ovviamente impossibile). 35 Vi prego di non credere che ciascuna di queste tre forme di realismo si possa riassumere così sbrigativamente. ammettiamo che ci sia una qualche inviarianza. Perciò. Il risultato è una dottrina che più bieca non si può. Un oggettivista è. alcune delle quali sono molto sofisticate. anche un riduzionista nel senso deteriore del termine: crede che un linguaggio ridotto alla letteralità. in più. sia il realismo ingenuo sia il realismo scientifico – perché il realista. Ciascuna forma di realismo presenta al suo interno molte varianti. proprio del senso comune. In particolare. non è tenuto a credere che il mondo sia perfettamente descrivibile in linguaggio non metaforico. Si tratta di capire perché sia così ‘naturale’ l’uso di aprire per significare l’avvio di una discussione e perché sia così ‘naturale’ l’uso di attaccare per significare la critica a un’argomentazione34.96 Naturalmente. e un realista metafisico potrebbe anche far posto (e di solito fa posto) nel suo discorso a una serie di metafore. con il realismo scientifico. e contestata da Lakoff e Johnson. se fosse il pattern metaforico a istituire il significato. . occorre trovare un modo per descrivere ciò che si suppone resti invariato.

– – Piuttosto. ingenua o sofisticata. con l’idea che un solo linguaggio letterale vada bene per tutti i domini: curiosamente. non importa dove e quante sono queste porte. dunque i valori dei possibili parametri referenziali sono irrilevanti e in effetti vengono ignorati: nell’aprire una discussione non ci si chiede se c’è da girare la maniglia o se c’è da spingere. momentanea o ideale. è carica di metafore. sono anche quei relativisti i quali pensano che ciascun dominio abbia il suo linguaggio contestualmente letterale.97 conoscenza. Sotto l’etichetta di “oggettivismo”. il trasferimento non può essere riassorbito nella letteralità. conviene precisare il rimando a in varianti. all’interno delle stesse scienze naturali. distinto da quello di ogni altro dominio. entità astratte ecc. I riduzionisti non coincidono necessariamente con i realisti e i relativisti non coincidono necessariamente con gli antirealisti. Ma a credere che un tale linguaggio ci riesca non sono soltanto i riduzionisti. le proprietà fondamentali di un sistema fisico. gli schemi metaforici di base hanno un fondamento nella dimensione percettiva e cinestetica. nel cui merito non entro. del mondo. ovvero. nell’aprire le porte alla speranza. Fermo restando che. questo fondamento è mediato da proiezioni che non sono affatto annullabili nella linea ‘letteralista’ del riduzionismo o del relativismo.. un’ipotesi di invarianza schematica non esclude un ambito di letteralità. bensì connaturata con la nostra esperienza quotidiana (mesoscopica – diciamo a una scala da 1 cm a 1000 m). Contro riduzionismo e relativismo sono stati elaborati vari argomenti. Enunciati come Hai messo la tazzina sul piatto . il processo metaforico non può essere ridotto. Il discorso fatto fin qui dovrebbe ugualmente essere in grado di giustificare che: – – – la nostra comprensione di enunciati su stati mentali. il linguaggio della più elementare base corporea è la sorgente di ogni trasferimento di significato. che di per sé non è né atomistica né olistica. Vi sarete chiesti: invarianti rispetto a cosa? Risposta: sono invarianti rispetto a un trasferimento schematico di struttura. tutte queste differenze svaniscono. chimico o biologico possono essere (e sono state) colte facendo ricorso a un particolare modello metaforico e spiegando perché è preferibile a un altro.

98 Hai messo da parte i biglietti saranno pure enunciati ellittici e tutt’altro che semplici dal punto di vista sia delle risorse cognitive coinvolte nel capirli sia dei presupposti situazionali che occorre essere in grado di riconoscere. Per troppo tempo la semantica e la filosofa del linguaggio (mi riferisco a quelle serie. cose da spostare. più ancora che da nomi e aggettivi. così si costituisce pure il riferimento alle qualità degli oggetti e alle loro relazioni. sistematiche o idiomatiche. cose da afferrare. Nel corso dello sviluppo cognitivo si viene formando una base semantica posizionale e preposizionale. Da questa base letterale estraiamo via via i materiali da costruzione per formare tutte le metafore. sostanze. . Ma qualcosa dev’essere filtrato perché a contestare l’oggettivismo è stato Husserl negli anni trenta. E la letteralità di maggior sfruttamento è quella veicolata dai verbi insieme alle relative spie preposizionali (da/a. distinti in base a qualità percettivamente salienti. organizzata intorno a un numero ristretto di schemi. non a tante chiacchiere semiotiche in circolazione) hanno trascurato questa base e questo processo. dentro/fuori). scartare. Perciò una teoria semantica e una filosofia del linguaggio che trascurino la BASE e il processo del suo TRASFERIMENTO sono davvero poca cosa. il nostro corporeo avere-a-che-fare. ma sono un paradigma di letteralità ed è grazie a questa che arriviamo a capire enunciati come Hai messo la parola “fine” sul nostro rapporto. individuabili in una specifica posizione in uno specifico momento. con La crisi delle scienze europee. Il flogisto e l’etere sono stati messi da parte. Su questo piano di letteralità si costituisce l’armatura spaziale del linguaggio e del pensiero: così si costituisce la partizione degli oggetti in tipi di corpi e la loro identificazione come specifici esemplari dei tipi suddetti. corpi. e sua è la famosa frase: “Le mere scienze di fatti creano meri uomini di fatto”. con corpi (animati o inanimati) né micro né mega. sopra/sotto. oggetti posizionati nello spazio 3D intorno a noi. 36 Questo stesso processo di costituzione è stato uno dei temi fondamentali della fenomenologia. mangiare. che ci servono per parlare dei più diversi argomenti. ma meso-scopici. scansare. È curioso che si sia finalmente giunti ad analizzarlo in maniera feconda entro un quadro di idee che non ha le sue dirette radici nel pensiero di Husserl. appiccicare … È questo primigenio contatto col mondo ciò che è letterale nel linguaggio. rompere. tant’è che si trasporta alla descrizione della stessa sintassi del linguaggio. e così pure si costituisce una tipologia di azioni espresse da verbi e poi sostantivate: andare/tornare → andata/ritorno (con possibilità di fare l’operazione inversa: inizio/fine → iniziare/finire)36. È il nostro contatto quotidiano. lasciare.

elevarsi/abbassarsi. non introducono struttura laddove non ce n’era: sono pattern d’azione relativi a uno spazio pieno zeppo di struttura. entrare/uscire. mangiare/espellere. modo di vedere e di ‘sentire’ il mondo (come nella poesia) o quello degli altri. quell’originario accesso al significato. come restare/partire. o della realtà nella sua interezza. Anche uscendo dal linguaggio quotidiano per entrare in un linguaggio simbolico-formale (come succede in matematica). non sono figure su uno sfondo informe. Coppie verbali come muoversi/stare fermi. di una letteralità tutta corporea. etologiche. e le modalità dell’azione sono legate a interazioni biologiche. così come quando ci volgiamo a dare descrizioni sistematiche. Basta aprire un qualunque testo di matematica per vederle continuamente all’opera (è un buon esercizio). ci portiamo sempre dietro. Quando ci troviamo impegnati a costruire un ambiente concettuale cui affidarci per esprimere il proprio. vegetale e animale. personale. meta-forizzato. in una parola “scientifiche”. salire/scendere. fisiche. impersonali e rigorose. di un particolare ambito della realtà. sul piano concettuale. afferrare/lasciare. insistere/smettere ecc.) esprimono pattern d’azione che non hanno bisogno di alcuna costruzione mentale: non sono arbitrarie creazioni.99 Le metafore sono già pervasive restando ben ‘dentro’ al linguaggio orientato a descrivere cose ed eventi esterni che non coinvolgono le persone. presenti nel mondo fisico. Ciascuna delle coppie verbali su elencate si presta a un numero straordinario di impieghi metaforici. tenere/abbandonare. inseguire/fuggire (e tante altre coppie connesse. ma il significato delle nuove parole e il nuovo significato di parole già in uso sono radicati in questa letteralità primitiva. La frequenza delle metafore testimonia la forza generativa. possiamo inventarci nuove parole per nuovi concetti o trasformare il significato delle vecchie parole. in cui si esprimono valutazioni spesso accompagnate da forti valenze emotive: . e così ci portiamo dietro le sue specifiche modalità spaziali e le relative gestalt cinestetiche. direttamente legata al nostro corpo. accogliere/respingere. chimiche.

impermeabile agli sviluppi concreti delle scienze. non è dotato di un unico sistema di concetti già completo e neppure è una scatola riempibile in ogni modo possibile. così come lo sarebbe non dimenticare il soggetto per farne un’entità modificabile ad libitum. SU /GIÙ. La salienza cognitiva degli schemi implicati in queste coppie verbali ( C A M M I N O . da una filosofia a un’altra e da una teoria scientifica a un’altra. Chi sottoscrive quest’idea è portato a sottoscriverne anche un’altra. siamo liberi di dargli il significato che vogliamo. da un sistema di pensiero a un altro. Hai afferrato il concetto? / Lascia cadere i sogni inutili. perché la sensibilità e l’intelletto hanno per Kant una e una sola struttura che si deposita in un unico insieme di concetti e di verità a priori. siamo noi che glielo diamo. è la particolare selezione e la particolare organizzazione di pattern. in quanti modi distinti ci riusciamo è attestato dalla storia del . Non dimenticarsi il soggetto … per dimenticarsi la plasticità degli schemi? Sarebbe una raccomandazione fallimentare. modo di pensare. da una religione a un’altra.100 Non perdere l’occasione: datti una mossa! / Sei ancora fermo a questi concetti? Entriamo nel merito / Non c’era via d’uscita dal Patto di Varsavia. …) non dipende dalla particolare cultura. La si può esprimere dicendo: “Ogni rappresentazione è metaforica. che contribuiscono a formare un complesso articolato di credenze (sulle cose. Ha inseguito per tutta la vita un solo ideale / Sta fuggendo da un vero confronto. modello mentale. su noi e sugli altri) e di valori. “Non dimentichiamo il soggetto!” è una raccomandazione che solo in parte va d’accordo con la lezione di Kant. ma da proprietà dell’ambiente e degli organismi. È salito rapidamente ai vertici / Siamo scesi parecchio nel gradimento. In non pochi studi sulla metafora c’è la tendenza a riproporre un’impostazione che è solo vagamente kantiana. DENTRO /FUORI . la metafora è una costruzione concettuale che porta significato laddove non ce ne sarebbe alcuno”. Quell’ala destra si mangia tutta la difesa / Hai tirato fuori il rospo e ora devi rimangiartelo. Ma non c’è contraddizione nel dire che questi pattern d’azione si ritrovano nella natura e che il peccato mortale dell’oggettivismo sta nell’aver dimenticato il soggetto (conoscente e valutante)? Qui ci sono alcune cose da chiarire. Il “soggetto” non è piovuto dal cielo e non è neppure una cosa tra cose. Quel che cambia da una cultura all’altra. ove credenze e valori sono espressi grazie all’uso di metafore. che per semplicità si può riassumere dicendo: “Il mondo intorno a noi è privo di significato. I vincoli sul pensiero sono naturali tanto quanto la natura è qualcosa pensato come natura.

Già in precedenza avevo richiamato la vostra attenzione sul fatto che soggettivismo e oggettivismo. come se invece di disporre di quelli che ci sono. Il secondo corno è ugualmente scartato grazie a un sovraccarico della nozione di soggettivismo. offre su un piatto d’argento una soluzione aporetica. Chi la pensa così. Il primo corno del dilemma è scartato raccogliendo la critica che Kant muove all’idea che si possano conoscere le “cose in sé”. Così facendo. che mette insieme un generico idealismo con un sentire romantico e una forma spinta di relativismo. l’esperienzialismo finisce per riproporre alcuni aspetti di quello stesso soggettivismo che Lakoff e Johnson volevano escludere. in ambito epistemologico. oppure si crede che non c’è alcun mondo “oggettivo” da rappresentare . perché siamo noi a inventarceli da zero. con il rischio che l’idea di “mente incorporata” o “mente incarnata” (quella embodied mind che tanto sta a cuore a Lakoff e Johnson) sia riassorbita entro il panorama delle tradizionale posizioni. si vuole riconoscere che la pluralità delle prospettive epistemiche è qualcosa di oggettivo e si vuole allo stesso tempo enfatizzare il loro carattere convenzionale e. ma non determina le scelte da effettuare entro questa gamma e non determina il modo in cui comporle. non oggettivo. non è tenuto a sostenere che è il mondo naturale a decidere per noi quali metafore usare e quali no: la natura vincola la nostra scelta. riducendo la gamma degli schemi a noi accessibili. l’un contro l’altra armata. L’aut aut è così riassumibile: o si crede che il linguaggio rappresenti il mondo come è realmente in sé e allora si è “oggettivisti”. come descritti da Lakoff e Johnson. tanto quanto sono dottrine sovraccariche di tesi di natura diversa. non si limita a far propria l’impostazione vagamente kantiana di cui sopra ma ingloba anche quella forma di relativismo culturale su cui ho già espresso alcune riserve. avremmo potuto disporre di schemi totalmente diversi. nonché dalla diversità culturale”. allo stesso tempo. che esclude qualunque spiegazione naturalistica del linguaggio e in particolare degli schemi metaforici. definita come “esperienzialismo”. Lakoff e Johnson propongono una cornice alternativa. Affermando tale libertà nel conferimento di significato. chi nega il carattere assoluto di questo nostro potere. perché ciò che rappresentiamo è una nostra costruzione mentale (metaforica). Le concessioni fatte al soggettivismo indeboliscono il rimando alle radici corporee della cognizione semantica. Una simile cornice. D’altra parte. si vuole far tesoro di Kant e. al pari dell’oggettivismo. però. In Metafora e vita quotidiana Lakoff e Johnson pongono un aut aut e poi si sforzano di trovare una terza via.101 pensiero filosofico e scientifico. per ciò stesso. Convinti giustamente che si debba uscire da questo aut aut. della lezione impartita a Kant dalla scienza del Novecento. sono due dottrine dalle maglie eccessivamente larghe. al punto da confondere .

Chicago).102 soggettivismo con idealismo e oggettivismo con realismo. In altre parole: se davvero siamo totalmente immersi in una rete di metafore. così come pensare che le teorie sono edifici. quella tra dentro e fuori ecc. l’amore. allora modi metaforici diversi in culture/lingue diverse dalla nostra identificano non solo sentimenti e pensieri diversi. che possiamo considerare come cornici coerenti di una semantica radicata nella corporeità. E allora non si può dire che il corpo. Di conseguenza. il mentale in termini del corporeo. Non tenendo conto di queste formulazioni. anche le emozioni basilari. numeri. Dunque. E allora che guadagno avremmo ottenuto dicendo che “il corpo è nella mente”?37 Sarebbe davvero curioso sostenere che gli esseri umani concettualizzano il non-fisico in termini del fisico. la differenza tra su e giù. e poi sostenere che le esperienze fisiche sono tanto soggettive e culturali quanto le esperienze non fisiche! Un corpo che fosse definito culturalmente. si esauriscono nei concetti metaforici che usiamo per parlarne. diverse dall’esperienzialismo. tra l’altro. Ci sono epistemologi che è difficile far rientrare nell’uno o nell’altro campo. verrebbe meno la direzionalità privilegiata della metafore (dal corpo alla mente). Se. dovrebbe essere ugualmente possibile. ideologie. e legittimo. non si capisce perché le nozioni relative al corpo dovrebbero avere un privilegio. Si deve dire che noi e loro parliamo di cose diverse. . nell’orientare le metafore. pensare che gli edifici sono teorie. esattamente come se uno dice che l’acqua del fiume è un liquido e un altro che il legno degli alberi non è un liquido. la vita. la sensazione di caldo e freddo. Tra l’altro. anche ammesso l’aut aut. sarebbe sicuramente un corpo più etereo di quel che si voleva. rispetto ad altre nozioni. intitolato appunto The body in the mind uscito nel 1987 (University of Chicago Press. 37 Mi riferisco a un bel libro di Johnson. ma anche corpi diversi ed emozioni diverse. oltre ai corpi. il mondo …. ci sono altre opzioni. religioni. non c’è alcun contrasto. Per quanto utile sia la descrizione che fanno dei caratteri del soggettivismo e dell’oggettivismo. è bene tener presente che essa corrisponde a un’idea ingenua e che mal si adatta alle formulazioni accurate che nell’epistemologia contemporanea sono state offerte di uno o più ingredienti del soggettivismo e dell’oggettivismo. sono pensati diversamente da noi e da loro. Con ciò. ma che non sottoscriverebbero la tesi dell’esperienzialismo (termine pressoché accantonato negli ultimi anni). tale sarebbe anche la nostra corporeità. se così fosse. e una teoria della metafora che riconduca il nostro parlare di stati mentali. alla nostra corporeità non è tenuta a far propria l’impostazione vagamente kantiana e la tesi secondo cui la realtà è una costruzione metaforica. il ragionamento con cui l’esperienzialismo si presenta come l’unica (o comunque la migliore) alternativa possibile all’aut aut paga la sua rapidità e la sua suggestività con una ridotta capacità di convincimento. solo in termini di costruzioni metaforiche. Insomma. l’astratto in termini del concreto.

Oltre la mente modulare. si veda A. Ogni nostro concetto ha in sé. non dovrebbe parlare del significato metaforico come qualcosa che emerge da qualcos’altro. . era un fatto “culturale” che un orso potesse inseguirlo nei boschi e che non potesse passare da una fessura tra le rocce che invece permetteva il passaggio di un corpo umano? Non saremmo ciò che siamo senza la cultura in cui siamo cresciuti. riguardi proprio il modo in cui la mente organizza logicamente i pensieri. non il viso. punto e basta. e poi le metafore strutturali. Quest’ammissione potrebbe farvi venire l’idea che uno dei tipi d’intelligenza. bisognerebbe avere il coraggio di dire che la cultura è un miracolo cosmico: c’è. Allora. non il cordone ombelicale. e da sempre logica e matematica sono state viste come la manifestazione più pura della razionalità. con le sue gestalt di forma. perché ogni “altro” è a sua volta carico-di-cultura. Per i problemi relativi alla loro integrazione nel corso dello sviluppo cognitivo. una traccia della spazialità e. Filosofia e matematica degli schemi metaforici Gli schemi-base. Milano 1987. quandanche non fosse così. 9. per coerenza. astraendo da qualunque contenuto. mentre l’intelligenza spaziale sarebbe tutt’altra cosa. Oggi si ammette che nella mente umana convivano più tipi di intelligenza38. la traccia resterebbe nella sintassi. Culturale è un tatuaggio sul viso. e non si spiega con altro. trae conclusioni ed esegue calcoli. posizione relativa e movimento. senza la quale i concetti non potrebbero manifestare la loro ricchezza combinatoria. perché non c’è nulla che emerga – a meno che non crediamo di poter fare come il Barone di Münchausen. La differenza tra ciò che è visibile (una mela) e ciò che non lo è (un campo magnetico) e la differenza tra qualcosa in cui si può entrare (una caverna) e ciò in cui non si può entrare (un buco in una foglia di ciliegio) sarebbero qualcosa di “culturale”? Per l’uomo preistorico. nettamente distinto da tutti gli altri. La razionalità è stata considerata dalla maggior parte dei filosofi come qualcosa di nettamente separato dai nostri sensi. Bologna 1995. Quando la corporeità comincia a esser troppo carica-di-cultura (mediata da metafore). che veniva fuori dalla palude tirandosi su per i capelli. direttamente o indirettamente. 38 Howard Gardner le ha descritte con efficacia in Formae mentis. Feltrinelli.103 Chi supponga che l’espressione dei fenomeni corporei da cui emergono le metafore non può che essere descritta metaforicamente. Culturale è il ruolo del telefono come cordone ombelicale. dunque dalla concreta spazialità. Karmiloff-Smith. non la corporeità. ma ciò che appartiene alla cultura è solo il meraviglioso bricolage che facciamo degli schemi-base delle metafore. Il Mulino. riguardano la concreta spazialità. non gli schemi stessi. comincia a diventare … incorporea.

però necessitano di uno sfondo topologico. Anche questi ingredienti sono importanti. mentre ingredienti metrici e proiettivi entrano solo nell’identificazione degli oggetti e delle loro relative posizioni. di strutturazione dello spazio. – TOPOLOGIA (forme deformabili. è legata all’ordine topologico. si sono considerati gli aspetti comunicativi (pragmatici) o si è fatto svaporare tutto in una tassonomia di forme semiotiche. Le proprietà spaziali che entrano nella formazione del significato letterale degli enunciati più semplici sono di ordine topologico. . all’interno della quale si studiano i cammini in uno spazio. e. La topologia si articola in vari campi. Della fioritura di indagini filosofiche sul linguaggio una componente decisiva è stata la logica. I tre livelli principali. purché con continuità. così come c’è un pensiero dietro a Se A o B. corrispondono a: – GEOMETRIA METRICA (distanze e trasformazioni che le conservano. Se la struttura del pensiero è legata allo spazio. Il campo di maggior interesse per l’analisi degli schemibase e per il loro impiego metaforico è la topologia algebrica. in cui la spazialità era ancora una volta una componente al pari di tante altre. Dietro all’enunciato I gatti miagolano c’è un pensiero. – GEOMETRIA PROIETTIVA (rappresentazioni prospettiche e relativi invarianti). forme rigide). Nel Novecento c’è stata una grande fioritura della filosofia del linguaggio. allora B e c’è un altro pensiero dietro a x+y = y+x. quando si è voluto fare qualcosa di più. e non A. ma il ruolo della spazialità nel pensiero logico e matematico è rimasto in ombra e così l’attenzione dei filosofi si è rivolta quasi esclusivamente alle strutture formali del linguaggio viste attraverso gli occhiali della logica. che ha potato ad analisi raffinate sia del linguaggio naturale sia del linguaggio matematico. Di tutto questo la filosofia sembra essersi accorta a malapena.104 Il ruolo della spazialità nel pensiero astratto è invece stato messo in luce negli ultimi decenni da numerose ricerche di psicologia. o livelli. Ci sono infatti diversi ordini. da quello più specifico a quello più generale. Se dietro a una stringa di simboli (verbali. L’importanza dell’intelligenza spaziale è ormai riconosciuta anche per quanto riguarda la didattica della matematica. un linguaggio. abbiamo solo un gioco combinatorio. e invarianti). linguistica e perfino intelligenza artificiale. Ora. è uno strumento per esprimere i pensieri che si vogliono comunicare. prima ancora di essere uno strumento per comunicare pensieri. in questo caso) non c’è alcun pensiero. La spazialità non è qualcosa di univoco. Questo specifico settore della topologia algebrica si chiama “teoria dell’omotopia”.

(e) la metafora è essenzialmente un processo cognitivo con il quale le nozioni topologiche (intuitive) sono liftate a domini non direttamente corporei e non letteralmente spaziali. bensì essenzialmente spaziale. di sapere cosa s’intende per partito e di sapere per chi stia il Tu. Non è così che si passa dalle premesse alla conclusione. ma la gamma di proprietà tra le quali avviene la scelta sono sempre le stesse: sono quelle studiate dalla topologia. anche se ovviamente si esprimono a parole. Con ciò. all’essere in contatto con o separato da. o “sollevamento”. che non ha bisogno di diventare cosciente ed è radicata nelle interazioni del nostro corpo con altri corpi nell’ambiente naturale. non metaforiche. appartengono a una topologia intuitiva . Per capire un enunciato come Tu sei fuori dal partito. con la sottesa controversia politica. e un punto p. all’attraversare un confine o no … Sono queste nozioni. (b) quando usiamo metafore. (d) prima di essere descritte con esattezza matematica.105 Lo spazio può essere organizzato in modi tra loro diversi. E in che cosa consiste la sua comprensione? Si fissa nell’immaginazione un non precisato spazio in cui c’è un luogo (o regione) X che è delimitato da un confine. che rendono possibili gli schemi metaforici. in relazione al quale è definita la differenza qualitativa DENTRO / FUORI (una qualità topologica). (c) non sono logico-linguistiche. Con questo. del significato dalla BASE di schemi corporei non ha bisogno di mediazioni: è incorporato. che trovano espressione in lingue e culture diverse. In un attimo mi fai passare dalla tristezza alla gioia. Ecco un elenco di metafore in cui le nozioni topologiche menzionate sopra trovano espressione: La fede le ha fatto rimettere insieme i pezzi della sua vita. che fanno riferimento all’essere dentro o fuori. Ma prima ancora di tutto questo c’è da capire lo SCHEMA DEL CONTENITORE . (f) questo processo trova espressione linguistica (com’è ovvio) ma non è di natura linguistica. L’iniziativa passò dall’Asse agli Alleati. siamo arrivati al succo di tutto il discorso: (a) le nozioni topologiche entrano direttamente nelle nostre più elementari esperienze e le costituiscono. di conoscere la situazione. all’interno del quale è localizzato il partito. Il lifting. sei fuori dal partito Non girare intorno al problema. di che cosa c’è bisogno? Naturalmente. in cui è localizzata la persona alla . ci serviamo di esse in maniera schematica e sistematica. all’essere coeso o scisso. Sono uscito disfatto dalla discussione.

Sappiamo riconoscere la differenza tra dentro e fuori. dunque il modello semantico deve includere un cammino del nostro Tu da p dentro-X a fuori-da-X.106 quale si riferisce il Tu . e trasporle nelle metafore. Benché questo sia un caso particolarmente semplice di metafora. Come risultato. c’è solo bisogno di capire la differenza tra DENTRO e FUORI: cioè. la metafora fa collassare il rapporto (in E) tra le idee del partito e le idee del Tu nel rapporto (in B) di dentro/fuori tra p e X. e sappiamo esprimere entrambe le cose. ed è naturale che poi questi filosofi valutino la teoria che scaturisce da una simile preoccupazione come “riduttiva”. Possiamo attivarle o no. sappiamo riconoscere la differenza tra una traiettoria (cammino) dal dentro al fuori (o viceversa) e una traiettoria che resta all’interno di un confine. In B c’è un livello di elaborazione concettuale automatica. Dopodiché. ma quelle strutture restano il nostro magazzino universale per formare significati: include i possibili pattern a noi accessibili. che può apparire ‘minimo’ solo a filosofi che non si sono mai preoccupati di capire come fanno a capire quel che dicono. il dominio E è schiacciato in B. se p è in X o no. lo considero paradigmatico per elaborare un modello generale. E Partito Tu p X B cammino La più generale base B dalla quale il significato si solleva all’insieme (unione) E di tutti gli altri domini contiene molte strutture di natura topologica. privilegiarne una a scapito di un’altra. . cioè. Implicita nell’enunciato è l’ipotesi che in precedenza p fosse in X .

mappe che hanno questo 39 Cfr. si tratta di un magazzino di schemi concettuali. Ed è da qui che anche i filosofi prendono i pezzi con cui formano le loro dottrine sulla conoscenza. sul mondo. Per esempio. strutture concettuali in domini diversi sono radicate (p ) in una stessa struttura schematica di base. . il già citato Philosophy in the flesh. Dominio D Dominio D’ Dominio D’’ Dominio D’’’ E Passare da Passare da Passare da … le ipotesi la tristezza l’Asse a a a la conclusione la gioia gli Alleati radicamento p sollevamento s B Passare da posizione A a posizione B Come si evince dal disegno. mentre il viceversa non vale. Nell’ambito della teoria delle categorie si studiano. con un po’ di bricolage. Lakoff e Johnson traggono una morale che lascia adito a più di un dubbio. Dal campione di dottrine filosofiche esaminate in termini delle loro rispettive metafore-guida. Proverò a illustrare con un diagramma il rapporto generale che c’è tra la base B e lo spazio globale E delle rappresentazioni concettuali liftate. che si presta a innumerevoli sollevamenti (s ). ma è ammirevole per la coerenza e per l’ampiezza della sua portata. sul bene e sul male39. sufficientemente ricco di informazioni da bastare. sulla vita.107 In realtà. È un vero peccato che un tale contributo non abbia avuto l’attenzione che meritava da parte dei filosofi. s (p(x)) ≠ x. potremmo anche avere: passare da A = le ipotesi a B = gli Alleati. ma quando si compone p con s si riottiene lo schema di partenza: p (s(x)) = x. alle esigenze espressive in ogni ambito dell’esperienza umana. nel caso dello SCHEMA DEL CAMMINO. al livello più generale possibile.

108 comportamento e si giunge perfino a descrivere le nozioni della logica. che con la spazialità non sembrerebbero aver nulla a che fare. nella BASE . Non sono al corrente di ricerche in tal senso. anche la metaforizzazione dovrebbe essere soggetta a vincoli causali. Forse la robotica del futuro prenderà questa strada. È così? La risposta dipende dalla nozione di causalità cui facciamo riferimento e dal modo in cui è usata per dar conto dell’emergere. Anzi. sistemi economici) che. Amsterdam 2004. Uno sguardo al futuro e un minimo bilancio Se la metaforizzazione è un processo naturale e se i processi naturali sono retti da una qualche forma di causalità. la risposta è negativa. può solo farmi piacere. Anche a questo proposito. l’ipotesi che si può fare è che le metafore strutturali si comportino come risonanze propagantisi nel nostro cervello. oggi possiamo ricorrere alla teoria delle categorie. Ho avanzato l’ipotesi che. 40 Occorre però reimpostare la topologia senza presupporre la definizione insiemistica di spazio (come un insieme di punti così e così definito …). questo processo. sul piano teorico e sul piano del confronto con i fatti linguistici. John Benjamins. c’è molto lavoro da fare ed è significativo che per svolgerlo sia richiesta una collaborazione tra linguisti. gatti e pentole non hanno una posizione localizzabile nello spazio fisico. quale risorsa caratteristica dell’intelligenza umana – ovvero. non è escluso che i fallimenti dei numerosi sistemi di intelligenza artificiale realizzati fino a oggi siano dovuti all’aver trascurato. resta ancora da svolgere. Dal punto di vista della teoria dei sistemi dinamici complessi. che richiede un’integrazione prioritaria fra risorse per elaborare le informazioni e risorse della corporeità. “struttura del pensiero” – opera in maniera del tutto naturale: è un potente mezzo che sfruttiamo precocemente e che ci permette di parlare sensatamente dei più vari “oggetti” e “situazioni” non tangibili (proposizioni. altrimenti non si coglie la maggiore generalità dell’approccio categoriale. 10. religioni. 41 Ho discusso lo status della causalità in ambito cognitivo in Mind and causality. riconducendole a una radice di nozioni topologiche40. filosofi e neuroscienziati. stati emotivi. C’è un modello sistemico che possa servire alla naturalizzazione delle metafore come intesa in questi Appunti? Per quanto ne so. ma non potrà ignorare il compito di mettere a punto una teoria che in qualche modo esprima la struttura di diagrammi come quello fatto per lo SCHEMA DEL CAMMINO. così come i neuronispecchio sono attivati nei processi empatici. In questo come in tutti gli esempi esaminati in precedenza. nella simulazione. il processo di metaforizzazione. . a differenza di sassi. Se qualche neuroscienziato ha già pensato a farle e ha trovato qualcosa d’interessante. ma il lavoro specifico. Se ci interessa esprimere nella massima generalità questa struttura. di configurazioni stabili41 che tendono a propagarsi come risonanze. agli schemi-base metaforici corrisponda l’attivazione di strutture neurali dedicate.

UVA. si veda “Noema fondato” cit. in linea di principio potrebbe anche esserci qualche cultura in cui i bambini prima imparano a parlare di politici che abbaiano e poi di cani che lo fanno. dei tipi di sostanze e dei tipi di qualità. Spesso. mentre alla luce del percorso (!) che abbiamo fatto. La categorizzazione degli oggetti. Accanto ai lavori pionieristici di Lakoff ci sono stati quelli di Ron Langacker e di Leonard Talmy. ai quali sono poi seguiti numerosi studi su temi più circoscritti42. Per la verità. . anche per quanto concerne la teoria della metafora. Ho cercato di enfatizzare gli aspetti comuni piuttosto che le differenze. lo è allora ancor più per chi faccia proprio un compito così inteso. non di stereo-tipi. prima della voce della 42 Per una sintetica rassegna bibliografica circa gli studi di grammatica cognitiva. e non corrispondono dunque a configurazioni statiche (anche se fuzzy) come nella categorizzazione dei tipi di oggetti che si possono contare.109 Il progetto di una “grammatica cognitiva” ha visto accumularsi contributi di taglio non omogeneo. delle sostanze e delle qualità è stata ampiamente studiata negli ultimi decenni dagli psicologi cognitivi. si tende a suggerire che l’ambito d’elezione sia l’antropologia linguistica comparata. FRUTTA. nella pur fiorente letteratura relativa alla grammatica cognitiva. STRUMENTO PER SCRIVERE) usciamo dalla letteralità. Il fatto che. Se è un errore confondere gli schemi (topologici) della spazialità con stereotipi culturali. il primo lessico sia occupato da termini per le specie basiche e da schemi legati alla base spaziale merita una spiegazione. Coloro che si sono impegnati in questo progetto hanno inteso in modi molto diversi il senso del progetto. Anche se è stata prevalentemente interpretata in questo senso. dando indicazioni che orientano a un’indagine antropologico-linguistica comparativa. PANTALONI. resta il fatto che solo le specie di livello basico (CANE. la gerarchia di livelli concettuali proposta da Rosch non implica che quando parliamo di specie non basiche (sotto-ordinate come FOXTERRIER e VILLETTA . l’ambito dovrebbe essere quello della scienza cognitiva tout court. il compito primario di una “grammatica cognitiva” è quello di identificare gli schemi presenti nella BASE. la teoria dei prototipi concettuali introdotta da Eleanor Rosch all’inizio degli anni settanta non avallava la confusione di un prototipo (concettuale) con uno stereotipo. stanno al cuore di una qualsiasi dinamica cognitivamente rappresentata. Per quanto mi riguarda. Gli schemi presenti nella BASE hanno la funzione di gestalt proto- tipiche. o sovraordinate come INDUMENTO. di rintracciarli nella varietà degli impieghi del linguaggio e di mostrare come il loro trasferimento sia pervasivo. PENNA) ammettono prototipi. che incontriamo nell’ambiente. coprendo ogni ambito della cognizione. Inoltre. Se la metafora fosse onnipervasiva. nel corso dello sviluppo cognitivo del bambino. CASA. ma in chiusura consentitemi una precisazione d’altro tono.

quindi. alla deriva che porta dalla negazione dell’oggettivismo alla negazione di qualunque oggettività. benché in forma stringata e incompleta. mentre in linea di principio potrebbe essere intesa in altro modo: per esempio. mi sembra assurdo. con uno specifico modello cognitivo. Vi ho presentato l’ipotesi che la BASE sia un magazzino di risorse per tutti i possibili modelli cognitivi e non si comprometta. L’ampio successo di una simile inferenza non toglie che sia una fallacia. L’idea più diffusa tra i filosofi del linguaggio è che. andando da un dominio a un condominio. L’uso della lingua italiana (al pari dell’inglese. dal dire che la verità relativa-a-un-linguaggio al dire che non esiste alcuna verità. e il radicamento dei significati relativi al codominio in quelli relativi al dominio è legato alla psicogenesi. La stessa idea è molto diffusa anche tra i filosofi della scienza. essa sia carica-di-cognizione e allo stesso tempo sufficientemente plastica da consentire l’abbandono di un modello e l’adozione di un altro. ma ha una proprietà nutritiva molto minore: non è certo a tale nozione che ci appelliamo quando si tratta di dire se una cosa è dentro o fuori rispetto a un’altra. Sono questi vincoli che definiscono una naturalizzazione non riduttiva del processo metaforico. ovvero. ecc. Tuttavia. sono corretti. ma nella nostra cultura la DISCUSSIONE è sempre stata intesa come una GUERRA.) dà ampia testimonianza dello schema metaforico secondo cui la discussione ha carattere conflittuale: attaccare le idee di qualcuno difendersi dalle obiezioni distruggere i punti forti dell’avversario 43 In tutti questi casi (e nelle loro meno palesi varianti) l’inferenza segue il modello dell’argomento zenoniano del mucchio (sorite). del francese ecc.110 coscienza e poi della voce della mamma. Le metafore sono direzionate. quest’idea è un errore ed un errore collegato a un altro non meno diffuso. nel senso che il sollevamento (lifting) di significato presuppone che il significato sia già presente nella BASE. i concetti di danza e di guerra sono facilmente identificabili in ogni cultura. oggi. Se gli argomenti che ho fornito. come una DANZA. Un’oggettività (al pari di una verità e di una realtà) essenzialmente relativizzata alla propria cultura è. . si fa poca strada. dalla presenza di elementi culturali nella nozione di realtà alla completa dipendenza della nozione di realtà dalla cultura43. contentandosi di mettere da parte l’errore. se una cosa va da qui a lì o viceversa. Restano da capire i vincoli naturali sulle possibili modalità concettuali di trasferimento esemplificate nelle diverse culture (e lingue). Per fare un esempio. Quest’ipotesi non è comunemente accettata. Il che non risulta e. francamente. come il miele per gli orsi. se una cosa è più in alto o più in basso. se c’è una base o rete o struttura in termini della quale si instaura il significato.

Il fatto che tra l’acqua di un fiume e il ghiaccio. fermamente convinto che panta rei e. e tuttavia potrei credere. Ma forse è una pia illusione. MIT Press.) È stato giustamente notato44 che. . senza contraddirmi (almeno in questo). le metafore sono sistematicamente legate alla danza. ove ogni cosa fluisce in un’altra. Le differenze tra i colori sono un esempio particolarmente calzante. Cambridge (MA) 1990. A cognitive theory of metaphor. non qualcuno con cui collaborare. Tali ‘illusioni’ fanno appello alle stesse risorse cui ci 44 Cfr.111 resistere alle critiche rafforzare le mura della democrazia battere il governo con la forza delle argomentazioni. un elemento messo in campo da Lakoff e Johnson è il carattere fuzzy di un gran numero di concetti. (Nello sport c’è anche il gioco di squadra. facciamo bene a rinunciare all’oggettivismo. Tuttavia. perché anche i giochi che più sono frequenti e più piacciono nelle più diverse culture sono giochi in cui c’è un avversario da battere. nella deriva dal no all’oggettivismo al no alla letteralità. alle forme. di conseguenza. McCorduck. qualcuno con cui competere. Se ci sia una cultura e una lingua in cui. a proposito della DISCUSSIONE . non ci obbliga a negare una qualche oggettività alle sostanze. come tra giallo e arancione e tra vaso e ciotola. Senza entrare nei dettagli. ai colori. questa rinuncia non porta a dire che tutto ciò cui ci riferiamo usando le parole è una costruzione irrreale perché è fuzzy. è sufficiente notare che spesso siamo soggetti a ‘illusioni’ cromatiche quando la luce ambientale è diversa da quella consueta. La questione se i colori siano qualcosa di oggettivo o no è complessa ed è oggetto di controversie ancora oggi. A fortiori. ma sempre contro un’altra squadra. A titolo personale: sarebbe bello sapere che una cultura simile c’è o c’è stata davvero e sarebbe ugualmente bello se la danza diventasse il nostro modello di discussione. ci siano stadi intermedi che non sapremmo come definire e che non è detto siano definibili in modo univoco (se non istituendo una convenzione). che il mio discorso sul fluire è del tutto letterale e che il mondo è oggettivamente fatto così (panta rei) e non in altro modo. perché manca la minima prova di tale credenza e non si capisce quale prova potrebbe mai essere trovata. che non c’è proprio nulla di nettamente definito nel mondo. non lo so. Cioè. E. si dà per scontato che ci sia una stretta correlazione fra letteralità e possesso di confini semantici assolutamente netti. Se l’oggettivismo vuol far credere che il mondo sia in sé tagliato con l’accetta. Io potrei essere un eracliteo. è un errore darla per scontata. Ho argomentato che questa stretta correlazione non è garantita.

È fin troppo facile rendersi conto . Sono affermazioni in contraddizione non solo con quanto abbiamo argomentato ma anche con il testo tradotto. Naturalmente. A pag. ad ammettere che potrebbe sbagliarsi al riguardo (e dunque il suo set sperimentale è tutta un’illusione e il soggetto esaminato dice come stanno veramente le cose). farebbe bene a mettere in discussione (con un altro sorite) tutte le sue percezioni perché in linea di principio inaffidabili? In tal caso. 1 a pag. stereotipi”. organizzate metaforicamente. non totalmente. che questa ci sia davvero e che la cosa principale che emerge dallo studio cognitivo delle metafore sia il loro carattere di stereotipi culturali. Meglio una morte coerente che una vita incoerente? Il punto è piuttosto: per diventarne consapevole. 22. 21 si legge: “il nostro sistema concettuale è in larga misura metaforico”. se così fosse. Fa male? Se un gatto intelligente diventasse consapevole del fatto che qualche volta vede topolini dove non ci sono. 13 si dice che “individuare strutturazioni metaforiche … conduce a mettere in crisi il concetto stesso di significato ‘letterale’. con essa. nel cap. 14 si dice. morirebbe semplicemente di fame. Sempre a pag. In larga misura. dando per buono che per relativismo culturale si intenda relatività culturale. Appendice sull’edizione italiana di Metaphors we live by L’Introduzione all’edizione italiana curata ha il pregio della chiarezza e della sintesi. la possibilità di una conoscenza. L’impiego del nostro pacchetto di schemi basici non ci garantisce la correttezza o la verità: ci garantisce la sensatezza e. in relazione alle differenze tra metafore in uso nella cultura americana e nella nostra.112 affidiamo per evidenziarle come ‘illusioni’. 14 si dice che il libro di Lakoff e Johnson ci dovrebbe far riflettere “sul relativismo culturale dei nostri. ma in essa ricorrono alcune idee che ho indicato come errate. E a pag. A pag. Gli errori di percezione e di rappresentazione si scoprono agendo . A pag. e la maggior parte. “la maggior parte del nostro normale sistema concettuale è di natura metaforica”. però non ho ancora trovato un solo psicologo disposto. e altrui. che viene a dissolversi in una gerarchia di livelli metaforici …”. non tutto. per lo stesso motivo. 12 si dice che la metafora è uno strumento “senza il quale sarebbe impossibile qualsiasi nostra operazione concettuale”. Infatti. sono presupposizioni “al di fuori delle quali è impossibile una rappresentazione del significato”. che ”le conoscenze di senso comune”. ma per agire dobbiamo servirci dei nostri sistemi di percezione e rappresentazione. per noi dovrebbe essere impossibile comprendere il significato delle metafore ricorrenti nell’inglese americano. Mi limito a segnalarvi le principali. ha dovuto far appello alle stesse capacità percettive che mette in dubbio.

che il loro intento è stato quello di smantellare l’idea di verità “oggettiva e assoluta”. sano → salute. di oggettivazione. illustrata con molti esempi nel cap. ma tra l’anno della prima edizione americana e l’anno della traduzione in italiano lo stesso Lakoff è giunto a formulare una concezione secondo la quale i concetti metaforici sono strutture neurofisiologiche: qualcosa che dovrebbe essere assurdo stando all’Introduzione. Il cap. (Questo piano più profondo. Il carattere parziale del trasferimento di significato è trattato nel cap 11: è ciò che spesso ho indicato con il termine “locale”. possiamo concordare. Le linee di fondo della loro teoria delle metafore sono esposti nei capp. viaggiare → viaggio. Il guaio. 23 il testo prosegue con l’esposizione dei tratti che . per quanto riguarda la verità assoluta. corrispondentemente.113 delle differenze metaforiche da lingua a lingua. 6 il tema è quello della “nominalizzazione”. o ENTITÀ (pesante → peso. con un processo metaforico. nel cap. Particolarmente rilevanti sono le obiezioni relative all’omonimia. Nei capp. e più che opportuno è riconoscere gli stereotipi culturali per non restarne schiavi. mettono in evidenza vari aspetti legati alla coerenza. I capitoli successivi. 3. 4. quello del CONTENITORE . ma l’importanza di uno studio degli schemi metaforici si colloca su un piano più profondo.). Vi prego di nonconfondere il processo logicolinguistico di nominalizzazione e.) Che questi errori siano motivati dal modo in cui Lakoff e Johnson si esprimono in questo libro è più che comprensibile. per quanto riguarda la verità oggettiva. è che nel testo le due nozioni si sovrappongono. 5 sono trattati alcuni schemi metaforici di base: MANIFESTO/NASCOSTO e ORIENTAMENTO SU/ GIÙ . Quando Lakoff e Johnson scrivono nella Prefazione. corrispondente al processo logico-linguistico che trasforma una proprietà o relazione (sia statica che dinamica) in un oggetto. 8 spiega che la metonimia (insieme alla sineddoche) ha caratteristiche specifiche che impediscono di confonderla con una metafora: l’essere x stabilmente correlato a y non è di per sé un trasferire il significato di x a y. non è in alcun modo accessibile. in ciascuno dei quali si focalizza un singolo aspetto della metafora. dal 12 al 17. Per quanto in maniera sintetica. allorché più proiezioni metaforiche si combinano tra loro. in onore alla spazializzazione che prende corpo nella BASE. 16. amico → amicizia. se si commettono gli errori precedenti. ecc. pag. Nel cap. Un modo particolare di oggettivazione è la personificazione. Nel cap. Fino al cap. 6 si accenna a uno schema pervasivo del nostro modo di pensare … i pensieri. 7. 18 sono discusse criticamente alcune precedenti teorie dei concetti che non danno il peso dovuto alla strutturazione metaforica. come abbiamo visto. e non concordare. Il libro di Lakoff e Johnson è scritto in maniera molto semplice ed è pure articolato in brevi capitoli. 1 e 2.

è sicuramente apprezzabile. .114 contraddistinguono la teoria esposta rispetto ad altre. che l’esperienzialismo. che i lavori successivi di Lakoff vengono incontro (almeno in parte) a queste riserve. allo stesso tempo. A questi tratti distintivi ho più volte fatto cenno e quindi vi rimando alle pagine relative degli Appunti. Dubito. structure of actions”. pp. devo aggiungere che le mie riserve non si limitano a quelle qui sinteticamente esposte45 e. per quanto concerne la spiegazione di fenomeni semantici. Su questa parte mi sono soffermato nelle ultime pagine. Dal cap. un quadro fenomenologico/gestaltista alternativo a quello ermeneutico. 7 (1996). possa fornire un’adeguata cornice filosofica generale. Il tentativo di prendere le distanze sia dall’oggettivismo sia dal soggettivismo. entrambi “miti” della filosofia occidentale. tuttavia. anche se questa differenza tra i due autori è diventata chiara in anni successivi alla pubblicazione di Metafora e vita quotidiana. Tutto ciò non deve impedire di apprezzare quest’opera pionieristica come uno dei testi più interessanti e suggestivi della semantica contemporanea. 325-348. com’è qui presentato. del libro. e più problematica. In lavori successivi Lakoff ha sviluppato le idee qui appena accennate e modificato alcuni aspetti della teoria esposta in Metafore e vita quotidiana. suggerito più da Johnson che da Lakoff. Axiomathes. 23 in poi inizia la parte più filosofica. 45 Chi sia interessato ad approfondire la tematica può trovare esposto nel mio saggio “Action of structures. Per completezza.

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