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ii!

luria ~ t t r i t t i m a
'111.1110
.
Plfavttk
i!iotno stconbo.
5
tiGUBIA. ltU.BITTIMA.'
LETTERA ttn.
/Timi cenni intorno- a Geno4itt.
-
J monti dell' Etruria o1t:re ia . Magra ii ievan'te s
1 monti della Provenza oltre il Varo a ponente ,
spignendo nelle D1al'ittim' onde i lor fianchi, ed il
lido che li trmezr;a ritraendosi ver tramontana con
quasi parabolica cur,va formano un vastissimo gqlfo,
che di mare Ligutico ha nome , e che f isola. di
Corsica abbraccia, e quella di Sardegna lambisce a me-
rigsio. Ote ques,to mare pi dentro terra s'
siede l'antichissima Genova che da molti secoli so
pra le .acque il_ dominio. ( 1 ).
C) P: F. &rgo, de Jomin. in ,.ri Li.grut.- 8raccelli,
In; mtn'i e1 Cor1i:a. :Pliu .;...! Pci: &radi di ldngitUdiill!
nd1 il lNceNo f1"li-'infllri. i,,--.,_; . ; '.
6
Siede Genova sulle liendici. e .'alle ralde. di un
ramo dell' Apennin che la difende dal diretto
peto' dell' Aquilone, e che a guisa <F arco si rauna
indietro, inviando le due estreme sue a pi-
ramideggi;ar sopra i flutti sputpeggi.ando si
frangoilG alle scogliose loro radici. Laonde dal-
l" ertezza del monte largamente . e vagamente degra
dandosi gi al mare, Genova rende immagine di
maestoso ed teatro che nello specchio
l' onde si riHette con piacevolissima grazia.
Que' due promontorj sporta n ti sul detti
l'uno il Capo di Faro o dell Lanterna dalle not-
turne faci che ardono sull' altissima .sua torre a
gida de' naviganti ; l' altro il Colle di Carignano
che ha per diadema un magnifico tempio, fan dop-
pia spalla ad un ampio seno, o ve due Moli
e con italiano ardimento gittati,
proteggoo da tutti i venti ; fuori che in parte dal-
l' Affiico, il porto di .Genova, bello per l' aspettf)
della -citt che gli sorge a fronte e dallato , nobile
per la celebrit delr emporio-, capace di qualsi-ro-
armata navale ' fido ricovero ai vascelli ogni
. .
. Dalle sabbie marine sino in snUe ripide e pau"'
rose creste del monte corre serpeggiande una
linea di muraglie che girano circa ottq
miglia; C{Ua difese dai ptecipizj ai quali sovrastano,
l munite di rocche, di torri, e d' pgni ,qualit di
i:ipari: mentre di_ ",forti, d,i di tutte
pari01ente ghirlandate son. le eminenze dalle quali
7
si po divenire ad offendere la citt per l,ai<gbis-
simo spazio all' intorno. Un'altra linea di 1obuste
inura, ch' erano la cerchia s' avvolge tor_.
tuosa intorno al folto della citt; e sopia i bastioni
ch' esse :Gyciano, ele'ganti c&$ e e ridono
ameni giardini. Di ville e di giardini e di e
di valli con singolar amor oltivate, non che d
gnndiosi edifizi di splendide chiese, iutto ab-
bonda con gratissima vicenda lo s.pazio tra lll'
'Vecchia ce1chia e la nuova , jnsino col dove la
rupe pi non Yestesi .che di nero lihene, o di
erbetta che al primo sole estivo inatidisce e si

Genova la citt de' p11lagi. JJ intero reame d'
F.nineia oon ne annovera forse cotanti. Direbbesi
.the tutti i principi delf Europa abbiano voluto qui
aveve. un ostello per lisiedere nel doppio circuito
delle rilora', ed un altro per villeggiare in sul- poggi.
e; lidi vicini. Gli architettarono maestri educati alle,
- ' "
settole di Michelangelo e del Bernina. Il gusto del-
r arte non v'. sempre. incorrotto, tn8 i brutti ;a-
"pricci e. le ineleganti bizzarrie dello stile Borro
minesco mai non trovarono in Genova quell'. ac4::0'-
glimento che ditform tante citt
)ia _mag-nificenza, la ricehezza eta scenica prospet
tiva ne f"anpo ,lo. spec,ia\e UD solo. pezzo'
-di. raumo bianco . d,i. Carrara. le miRe . e: mille'
cblnn_e che ne sostengono i i p_ortici; di
.fP1el mal'IJlO le cprnici ._. le ,jli stipti:
8
deUe finestre, e spesso fasc;iate .sono le mu1tt:,
lastricati gli atrii, forml;lte le _scale .( 1.) . , , . ,
Tutte le arti fecero estrema prova per
i palagi di Genova. Abili .. scalpelli gli ornarono
dentro e fuori . d' opere di scoltura e d' l
pennelli Calvi, dei.,
1
del Camhiaso
1

due CarlQni, del Fiasella, .dpll'.Ap-
saldi , e. di tanti valorosi perpetqo op,ore
de,lla scuola genovese
1
ne . 'cqprirOJlO l'
eia e le interne pareti di affreschi
mirato l' ;artista , . come gi lo .
pote J.i Giulio Cesare del cav.
e di quanti
1
illustri 'rtefici qui vennero a
plarli e ( 2 ).
Le Iogg!' e veramente
medesimi delle case volgari, tengon
orti pieni di odorosi . arbusti e vag4is:-
simi fiori. Gli spaziosi. giardini, dig\'adati ,a
(1) Palaui moderni di Genafla, raccolti e. disegnati da fit!tra
Paolo Buben.r ( ed inci11i a bulino da Cornelio Gallo ). Anversa, I663.
L111 plu1 beauz idificel .d1 la ville de Gne.r et de .rea ,
recueil publi flllr M. P. GllUtl&ier et dirJj S. M. le ro.i
de France. Parigi z818 e .reg. .
Vedi Je magnifiche lodi che delhi architetture di Genova fa l'
ftaneeee, proponenclole in modello aDa sua pallria. .
Yite de' pittori , . cultori ed arehitett.i ( e de'
che operarono in Gt111ova ) di RajfaeUo. Soprani , con note e continua-
, . .. . l ,. j l'
t.ione di Carlo Giu.r, Ratti. Genova, '1768, in 8.9 . \
lnllru.r.ione di I(Uimto pcd Wckni di pi bel/Jo; in Gelle"4 'M pil.-
rura, scoura;, "*r 4utQI'tl Carlo Giu.s. Jl4tti . . GenOM,
178o, 2 vol. 8.
0

Aggiungi LuJsi Ltmai, Storia piuo,ica, e Stef. 'Dit.ionarla
piUdricv.
9
onde presin.o nome t li giardini alla genovese _quanti
sen fecero in Europa a tal foggia, pajono rinno
veUare i portenti della Babilonese Rei n a. ,
- I templi d Genovn larghissimi, altissimi, disfa-
villanti d' oro , d' ogni qoalit di preziosi
marmi' fregiati d' ogni maniera di di.:.
p in ti, sono al tutto degnissimi d' un popolo chia-
mato dai sommi Pontefici, << valoroso difensore e
special figliuolo della cattolica Chif:lsll, e fra i pil&.
cari carissimo t 1 ). )) - , .
E dellai munifcentissima sua piet rendono fede
i suoi Spedali, i suoi Alberghi, i suoi Conservatorj,
ove in .sontuosi casamenti ti il misero, l' 01fano ,
l'ammalato, e cobai .al quale non conceduto di
bearsi nel sorriso di un 'padre, hanno
vero e cura pietosa ( ).
Un acquidotto, tratto -da diciotto miglia lontano,
valicando dirotte balze e vaDi profonde, reca nellQ.
citt un .fiumicello che , :per tutte. le case , ed iu o
gni l or parte si spande, mtrc di doccio1;1i o tubi
di piombo, con ingegQosa arte
fatti. serpeggiare a ugliaja in grandi distanze, .e
llecati afornirele cdnserve d'acqua, fahb1icate. di
piombo .esse pure,. i11. aut colmo de' tetti.
- () .ii .AieuaQIJro .Ul d! lnuocenzO 11 e IV, Ili G:re
11orio lX . riportati da Carlo Sreroni nella sua opera della B.
vade:t.z4 ili Genova. .
' : (l Vedi i taaU Yfl!si deali llraim in Italia. Troppo lungo ne
eleo,, : ,
lO
Alle spalle di il -dosso- pPimario dejl' A..,
pennino, il quale alla Bocchett-a . parea voleri spi
gnere al- N;, si ritira ad E. E. S. sino ai monti.Y
di Creta, di Preli, di Bormea, -a partire le acque
che cadono per la Scrivia ed il Pa -nel mare
driaco, da quelle che scendono nel mare
stico ..
Due &mi, l Polcevera e il
ai due fianchi 'di Genova e le: tilnno due alli late
rali, ambedue popolose, pittoresche ed adorne
1
-ma
dissimili in grandezza, 'iB lunghezza, in larghezza,
in fol'llla ed in tutt.
A ponente ha il di San d' Arena
che in se stesso Una cittA, insigae per alteri
palagi. _A .levante ha i colli d' Atbaro ch sono un'
aggregato di magnificentissia:ae ville ..
E 'le due spiggie ortentle ed , dal
promontorio di P.rtofin<J a quel di Arenzano; cio
per 20 miglia in lmell reua e 3o co' ci.rcui&t; sono
8 eoperte di ahttazioni ,-s decorate di giardini' e
palagi, che il nnigante, -gungeaaO' a' veg-gente di
Genova, in quell' estesissimo anfiteatro; crede scO!'
ge.re una sol- citt, t:\eUa quale llt veN GeooW. petr
la pi densa folla degli. edifizi; e le validissime fui-!
tificazioni gli appfuisce il centro e l' acropoli.
Ma quanto pi s' avvicina la nave, tanto si fa
pi.- dilettevl la E veramente criien gian
gere a Genova per le tie' marine . onde' intendere
la verit di queste: parole :qel Cbiahl'om: <t .. Qaivi
gli e le a1ene sono d il' naviganti additate come
Il
borghi reali, e per entro la citt i casamenti fanno
cred,ere che vi si .abiti da Re. ,.
Questa veduta di Genova da' spazj .spes-
sissimo vien messa da' marittimi viaggiatori a con
fronto con quella di Napoli, Essi trovano pi ma
gnificala Ligure, ma pi 'ridente, pi grta all'a-
nimo la Partenopa, che generalmente antepongono.
};"'orse la maggior letizia della veduta di Napoli -pTo-
"Viene dal nntaggio . .che rimemln'tlnze dell' isto
ria antica , hanno sulle rimembranze dell' istoria del
medio evo e moderna, vantaggio derinnte per av-
ventura dalf pi che non dalla ve..:_a' ra
gioo delle cose , ma pure inelut.tabil nel Quel ..
P isola di Capri spettattice delle laidezze e cradeltl
di Tibedo, da Tacito e Svetonio dipinte, quel
Polisipo dove ha tomba Virgilio e dove la grotta
che mena ai lidi di Baja cantati ,da Orazio e . me-
mori ancora del fato di. Agrippina e .deUe. ferQci
stoltezze de' Cesari, quel Vesuvio eruttante le fiam-
me e le ceneri ohe spensero Plinio, Erc\aoo dis-
seppellita: fra le Jav.e -ao&to le fondamenta .. di Port.lcj ,
Pompeia che dopo seooli nuovamente
al sole il suo foro, i suoi tempi i, le case
de' suoi cittadini, ia solenne .. sua via de' se Ieri,
sono luoghi di perenne e dolcissimo pascolo alla
fantasia. Ed,_invano altri m_ostre_rebbe usCire dal
porto di- Genova le- rmate abe v-insero- i Saracini,
i Pisani, Venet1', gli Aragonesi ed i Gteci. In"
va}lo direbbe .ch quest.a Regine. assisa so.pra un
I!J.
trono di , scoglio questa u Sonana tua
ri ( 2) ru in sul finir del Dugeoto " la pi ricca
e pi, ridottata citt che fosse
1
nlle terre dei
Cristiani che dei Saracilli (3). n Invano . finalmente
rammenterebbe ehe uno storico nel Secento la chia-
mava . heneo1ritp sostegno dell' franqhez-
za ( 4), e. che: un d<.,tto Gesuita dopo il 1746. la
salutava
<< Qual delt itale unica erede (5). n
queste lodi, le singolarissime che e. tessono
lo Scaligero e il Cattaneo ne'loro epigraiJlllli, il Mu-
il Bonamico ed altri molti loro isto
rie, mai giungeranno a contrappesare quella classica
fragranza che si diffonde tutto intorno al Golfo
di Napoli (6).
{t) Gab. Chlabreia, lUme:
(2) Imperatore Caataciusetio, Op.
(3) Giov. PiUani, Cronache.
{4) Gir. Bru1oni, I storie.
(5} BeuineUi, Eput.
. (6) Bpig1'4ml'll4 deUo ScaUgero in lode di GeiU1fllt,
Ditis opei Aial! et claros Orie11tis houore.a,
Quantaque ab Exino traditur ora lo;
'l>isauas .acies Tbuscae decora iuclih1
Et trni ad lgures gallica aigua inanua:
.Subjcctis tenui cervicibus Alpe
Et temuit nostras Apbrica terra trabes.
Affiictus totics Venets, que fugeraL olim;
In patriis novi t tl!ia peti tua aquis.
Fr.uslfa Galle eu pis , frustra es frustator Ibere,..
Frust:a saeva ferox I nsubel" arma capi.
Vinco ego dum vincor, par nt v1torill damai
1
Sunque eadem domina senaque facta mea.
Il
Checch ne sia del vero nel confronto paesista
e rGroantico, Genova, piena di popolo , fiorente
di dcwiiie e di traffichi, e collocata nel centro del.;
l' Riviera, u tra te primarie citt del-
l' Italia aene splendidissimo luogo ( 1). ,, Qui puro
l' aere, ottima l'acqua, mite il. clima, dolce il sog:.-
gorno, insigne la venust rouliebre, ardenti gli
Epigramma di Cattan11o.'
Com nulla io loto terrarom fortiof orbe
Aut 'aoi!Jiia arte gens vagom
Navita non alius tolntas a Jiture pupped
Deducat , nemo iuatrqat armia
Quaa magnas veluli miratur fluclibus urbea
Neptunus rapicLaa ferro procllas.
Se lo acrittore di questi nrsi quel Maurisio Cattaneo che con tre
aole navi ruppe tutta l'armata navale di Maometto lJ e portldl aoc-
all' aa1ediata Costantinopoli, egli ben diril di asserire cii\
c:he dimoatrato avea vero nel fatto c:on quella sua i1npresa che fa lauto
ammirare gli storici. ,
Aggiungo un diatico in lode di Genova di Antonio Aategsiano da
Villanuova. in un poema scritto verso il. a45o, ed alcuni altri vera
!lei Bettioelli.
Genoa .quaw toto rara urbs brmoaior orb& ,
Alit aaltem in Latio oreditur esae solq.
. . . . Chiara' antica
Sempre s' ud per tutt'Italia ed oltre
L' Alpi e l>ireue
1
oltre le vie del aolC!
.J.a superba portar citt di Giano ..
. . . . Vinegia e Roma , .
Bench rivali a lcii , beoc!11!
adegnos altere donne
1
a lei
Porser la mano amica, e fur vtduli:
Con lei del 'pari .andar liete e contelltC,
( at AN. e -6-r. lt. $cript.
4
animi, svegiia'ti gl'ingegni (i): Qui il ommetto
che. ha trsformato in delizie incantevoli le rupi
infeconde, reca da ogni proda .quanto nutrica, con-
forta, allieta ed inleggiadrisce la titL Qui l' utile
la solerte industria, la prudente ec.onom:ia,
l' animosa navigazione han posto il prediletto lor
seggio (!l )
a Ove son pi beli Albe ciel sereno?
/
l!d Esper pi chiari? .
Ove di Flora e di Vertunno/ o meno
Ove son di Pomona i 1UIJJli avari?
-Sul dorso a,mpio de' mari
Qui ti conduce a volo
Cerere da lontan prore infinite,
E dalf avverso polo
Per onde .appena in fra gli antichi udite
Qui ti sparge tesor nuova Anjitrite (3). )>
( ) h i, e vedi l' /&tori" Leueroria dllli Llsu.,.ia del cav. ,-of.
SpOlorno.
" l popoli dft omilli.o di acriveva Gioft'. Lomellino
urao il 1S'fo ( Relazione MS. ), sono e dediti per D3-
tura prodotta dal sito alle coae marittime, nelle quali ba ono pe gran
tempo tenuto il primato, ed anche oggid ai pu affermare che dagli
aomiDi di quel 1oco tratlo sono maneg&iale tutte le galee de' Cri-
stiani. ,.
Ed altrove: a La citt di Genova, da deboli principii nata, col
tempo ita crescendo a tanta grandezza che oggid non ha in molte oose
41;. invidiare alcun' altra pi celebre citt d' Italia e forse d' Europa.
lmpercioccb per bellez:&a e comodit di 5ito, per frequenza di popolo,
per riccbeua di cittadjqi, per isplendore e magoificenu ha
rari. ,
(3) GQb. Chiabrera.
t5
An i.,fnita wia :meridi,op.afe .del mare si aggitm-.
ora le- stmde.. _orientale., pccidentnle c .
trionale che. d11lle. di (ienova portano nella
To$-cana' nella - rl'OVCI\ZR' !l Cile regioni circumpa-
dane.: strade rum ,meno giovevoli, . ai ,traffichi che di-
lettose al \'.asgittole per .la varia e ad un
tempo int:essahile . vaghezza de' ove passa-no._
Le apriva la prQvvida cura de' Reali Sabaudi, la cui
azzutTa bandie:ra fida tutela alle navi ligustiche
in tu;tte le acque del globo.
La bella, la splendida, la trafiicante Genova
pure la fortissima .e<l ormJli citt del-
l' Italia ; cotanti lU'gomenti ha l' arte mo-
derna per accrescere, convalidare, munire le na-
turali: -e le antiche

Ella in ogn!
tempo statJ\. la porta, la chi11_ve, l' ante-
mutale dell' J.tUa vers' . e dalla, parte del
mare,- e la al racquisto del retaggio de' Be-
renga tj ( 1 ).
- Filippo Maria Vi$Conte.., duca di pe1
l' ottenuto dominio di Genova salito \'\ alte spe-
ranze, gi la corona del regno d' Italia si cred,eva
sql capo . tenere Il ducl,l d' Alva
Carlo V di porre l' occupazione di Genova per
base alla. monarchia d'_Italia che voleva fondare pel
( 1) C.ete viU, a tenue pour l' d es cleji de l' ltalie
I!QIUe: d 1.on Etqts El(lp . et Roy. du monde, Genve, 16.
i: dicevasi-,. benh falsamente, che si chiamasse Jai,IIUl, pcrch vc-
nncutcj'porta dell' lllia. Bayk , Dict,
Blond. Dee. 3.
t6
suo figliuolo Filippo Il qual_ FilieJ>o, poi se"
eondo di Spagna di questo nome, chiamava
gran fallo di suo padre il non essersi
. di Genova quando glien era venuto il bel destro,
per mettere poscia il suo freno a tutta l' Italia. Il
duca di Lerma , tninistro di un suo. suooe-ss'ore ,
soleva dire che se- Genova rosse della Spagna; tutta
l' Italia sarebbe SpagHuola ( 2 Ed .il signoo. Le-
N seri v eva al re di Fl'ancia .Luigi XIV, u -Ge-
nova e Marsiglia, unite sotto lo stendardo de' Pior-:
diligi , darebbero leggi . a Cadi ce e ai . Dardanelli,
terrebbero Barberia in .forzato f'ispetto, e far-eh..
h ero tremare . il Sultan- nl suo stesso settaglio
Costantinopoli (3 ). n - Di , tanta impo'rtap:lla fU
Genova anche dipoi ch' ell' ebbe perduta: .
quella sua navale che negli eroici suo-i
giorni fu l'o stupoFe e il tetTo re delle nazioni ( 4).
La popolzione di Genova nen -mi stata troppo
bene asserita. verosimile che verso ili3oo, ossia.
prima della fierissima guerra in cui i Guelfi e i Ghi-
bellini di tutta Italia parvero essersi data la pQSta,
e la disfida in sulle rupi della Ligmia, Genova che.
tanto Qe sofferse per la ptotervia. delle sue fazioni,
(l) Ca&oni, J#nn. di Gen.
(:l) Rise. &ecr. des Jlois d' Esp. ds la. dyn. 4utr.
(3) Relation, ecc. 168S. - Accinelli,
(4) " Q-e uova per sito e per le altre circobtam:e ha dd essere in
molta considerazione nelle cose d'Italia. Laonde ai vedr in tutte le
istorie che mqltimdo ella governo, o aentendo alterazione, ha mutate.
od alterato tutto lo stato d' ltal ia, e ma sai me ii, ducato di Milano
le rivie1e marilliane. ,. t;;iof. LDmefl.ino, op. cic. nel 1576.
17
fosse popolata in guisa straordinaria; e che mai
pi non ritornasse a quella maraTigliosa frequenza.
di popol, come mai pi non ritom a tanto alto
grado di opulenza e potere ( 1 ). - Dal censo che
oe ne trasmise il Giustiniano Terso il J53o sembra
resultare che Genova avesse a quel tempo almeno
J32,oeo abitatori ( 2 ). Nondimeno l' Accinelli ci
Ncconta. che ael 1656 prima della gran pestilenza
ello miell tante vittime, non v' erano in Genova
go;ooo anime. vero ch' essa avea prduto
:intlKidui nell'antecedente peste del I57g. Il Ga-
lanti che nel 1795, assegqa a Genota coi
suoi borghi uo,ttoo anime. Ma che intendeva egli
pei borghi? Il maodamento di S. Martino fa I5Soo
anime (3), s. Pier d'Arena 68oo, e nel modo che
eontano la popolazione certe citt, queste attinenze
GenQva, che sono quasi i suoi sobborghi , potreb.
hero benissimo ingrossare il suo censo. Ma chec-
eh ne sia de' tempi andati, Genova ha presen-
temente questa popolazione, 1o6;6oo anime (4) Se
adunq11e ad esta aggiungete quella di S. Pier d'A-
rena e de' anche pi vicini del Bisagno ,
(1) Vtdi appreaao l' Iswria na11ak.
(2) Vedi l' PPs.JcB.
(3) Lo compongono la Foce, Maraui, S. Franceaco, S. Fruttuoao.
(4) Popolazione fissa g4,6oo
jluuuante - n,ooo
Il presidio ed il porto fanno la fluttuante.
Geno.va, nel cerchio delle nuove e delle vecchie mura, non annove-
rava goJm. anime pel 1797; come dalla G11neaa Litfure di q"ell'anno.
:l
r.8
avete, eol vantaggio di nove misliaja; la popola-
ziooe dal Galanti nel. 1795 assegnata a Genon d
a' suoi borghi.
Uno sgua1do superficiale, viziato da
storte opinioni., pu facilmente far trovare Spiace-
voli e disdegnosi i costumi. de' Genovesi. Ma un pi.
profondo ed impaniale esame rispettabili vi mani-
festa costumi, .e per . essi vi prende d' amo re.
Il marchese di Y enne che a nome del re Carlo
Felice govern queste contrade con affetto paterno,
.soleva dirmi non aver mai conosciuto popola pii
obbediente alle leggi del Genovese .. 11 funebre suo
cOrteggio pass con pompa per le vie maggiori della
citt; e le lagrime non finte che scorrevano gi
dagli occhi d' ogni qualit di persone' attestavano
quanto ne' petti genovesi la gratitudine efficace-
mente s' imprima.
Ber;tch Genova ttagga i grani dal Mar nero, le
bestie macellesche dal Piemonte, i formaggi dalla
Lombardia, i vini rossi dal Monferrato o dalla
Francia, i pesci secchi dal N orte , nondimeno
deratissimo v' il prezzo del vivere ( 1 ). Vi abbon-
dano i pubblici alberghi, parecchi de' quali hnno
magnifiche abitazioni riguardanti sopra del mare,
e sono splendidamente tenuti Una nitida casa
( 1) Con 45 franchi al mete si ha in Genova uua ta'l'ola da p .. to C'be
ne costerebbe 6o in Milano ed in Torino, citta in cui quasi pari la
pesa del 'l'itto.
(3) l principali lORO sii alberpi di Londra. di Malta, dell.a Citti,
19
de' bagni trae l' acqua "-ll' aperto mare, e fornisce
ogni acconeio a eot&ro che bramano dal
fuoco l' acqua marina, o non amano bagnarsi nel
porto ove gli scolatoj e smaltitoj della citt la fanno
men pura. E nell' estiva stagione vengono in copia
a Genova i bagnanti, blassimaoiente dalle terre
Lombarde. N di viaggiatori d'ogni nazione mai
v' scarsezt:a in questa egregia citt; il' che vi rav-
viva anche i commercii dell'ingegno; imperocch
non pi municipale o provintlale ma cosmopolita
f1miai esser debbe la civilt delle genti.
. Ci accennato a- mo' di proemio, eccomi accinto
a specifcarvi le meglio importanti parti di Genova.
Ma non vi venga nell' animo che le mie lettere ab-
biano ad essere ci che si addimanda una Guida.
Sono a luce i libri che vi possono condurre in
traccia d' ogni pittura nel laberinto de' suoi palagi.
Il mio intendimento di mostrarvi Genova, da
quell' altezza donde conobbi che la consideravano
nel loro passaggo uomini che aveano condotto e-
serciti, p\ovincie, scritto opere di rino-
manza europea.
delle Quattro Nazioni; l'albergo di York, uno de' migliori di Ge
aoya, aon guarda aut mare.
JIO
LBTTIUU. LIV.
Scorsa da un .capo alt altro di Genova.
Quell'incantevole scena ehe improvvisamente ap-;
presenta Genova appena varcata la porta della Lan-
terna, si vien disvolgendo e facendosi manifesta
nelle varie sue parti luogo la bella strada sostenuta
da robusti ponti e da alte muraglie che costeggia
il lido piegandosi in arco. Di quinci il passeggi_,ro
contempla gl' ingenti argini che un naturale seno
di mare hanno trasformato in un porto artefatto,
al quale ben s' attaglia quel verso
.Ardua tranquillo curvantur brachia portu.
CLAUD.
Quelle, nal'i che prime egli mira ferme in sull' an-
core al riparo del molo ivi stanno in
quarantina , e tornano America o dal Levante.
Poco longi da loro od al coperto del molo orien-
tale egli vede torreggiare le grandi macchine dei
vascelli da guerra. Pi in fondo e nell' intimo
del Porto , selva di antenne gli mostra un mi-
gliajo di bastimenti mercantili d'ogni grandezza e
portata, e protetti da trenta diverse bandiere che
collegano i traffichi d i Genova coi traffichi di tutti
i porti del mondo. La navigazione ed il commercio
stringono in fratellanza i popoli pi lontani, pi
:li
differenti per leggi e favelle ed affetti. Frattanto
tutta la vasta conca del riparato mare solcata dai
remi delle barchette volanti sull' onda. Qui un bri
gantino impenna le vele per andare alle rive ove
Giasone rapiva l' aurea preda e la regale fanciulla,
fatta per amore infedele alla patria ed al padre.
L uno schooner alza le ancore per tragittarsi forse
di l dall'Atlantico, a trafficare colle coste del-
l' antico re)lme degl' Incbi. Ecco alla bocca del
porto un legno entrare coll' aure seconde. Uscito
dalla rada di Boston egli andato nel golfo Ara
bi co a caricare il caff della Mqka, ed inaspettato
qui- giunge, argomento di timore a chi ha i fonda
chi pieni di quella merce, argomento di speranza
a chi crede aumentare di un decimo l' oro giacente
nel suo scrigno coll' acqnistare egli solo quel ricco
carico. Arde forse e va in fiamme quello spedito
naviglio che comparisce in faccia al porto lascian
dosi dietro una colonna arrovesciata di fumo? No ,
egli uno de' dieci battelli a vapore che avvivano
i commercii tra Napoli e Marsiglia e le spiagge in
terposte. Che gl' importano i venti contrarj e le so ..
naoti tempeste ? La scienza ha vinto la natura ; e
gli naviga a dispetto dell' aure e deH' onde; ed in
vano a'.suoi danni Giunone susciterebbe Eolo con
promett.ergli la pi leggiadra delle sue Ninfe; in-
vano l'antico Nettuno scaglierbbe per conquassarlo
il. suo spregiato tridente.
Inebbriato dal piacere di queste viste aniva il
viandante sulla piazza de' Negri ove il nome di
22
Scoslietto dto oll' amena .ed eiegaote villa ivi sor-
gl' indica come que' &ondeggianti alberi ch
mil'a a coroua,. vennero fatti allignare sulla
rupe domata. E tutto di ville ha gi veduto inghh-
landarsi. gli aprichi poggi degli Angeli e di Grana-
rolo. Succede un palazzo con le logge
mente portate da marmoree colonne, con classiche
scolture e affreschi e stupocli giardini al
mare e giardini sorretti da smisurati baluardi sul
poggio. il palazzo del Principe, la dimora o ve
Andrea J?.oria accoglieva ospiti l' imperatore
Carlo V e il suo figliuolo, poi re di Spagna,
lippo Il, e tutta la corte loro lao'tissimamnte al-
be1gava facendola servire a suon fischietti come
nella sua Capitana per mare .. E questo palazzo ha
veduto un Grande maggiore di tutti quei Grandi; e
queste rive ancor rammentano i lumi ed i fuochi e le
pompe onde sfolgoreggiava la magica notte ( 1 ). :
Il viandante sulla piazza del Principe ed ha
dinanzi a se le porte di S. Tommaso. Egli si sof
fermi a riandare non antiche memorie. Sopra que-
sta piazza si raccolsero e schierarono in ordinanza
di battaglia i soldati del Botta Adorno, cacciati da
Genova nel 1746. Essi . speravano. di n6D essere
molestati nella loro ritratta, o di potere almeno far
buona fronte al nemico se osasse assalirli. Ma il
popolo inferocito, dai parapetti di quelle mura e
dalla porta istessa gi a furore
(a} Velli l' btdf". ,r lterl .. di Ca1lo Butta.

contro di loro. Ed torrente di armati
calava ad tempo dalle eminenze di . Oregina e
di San Rocco, e si. asgiungeva con quelli della
citt. Un continuo .fuoco di artiglieria e di mschet
teria tra.vagliava gli stranieri in faccia ed a'
e di sopra per Pietraminuta e da San . Michele.
Non potendo pi tener piede, . bench in maggior
numero che non sei fosser creduto i popolani ,
si davano. a precipitosa fuga gridando: << Iesus ,
Iesus! non pi fuoco, non. pi fuoco: 'siamo Cri
-stiani. ,, La Cava di Carignano gl' inseguiva con
le bombe; il cannone della darsena li bersagliava
di fronte. Di qnesto passo tremanti, fuggiaschi, per ..
cossi, abbandonavano. lu porte della Lanterna e. la
batteria di San Benigno, donde li caccian una frotta
di contadini discesa dai colli . all' intorno ( 1 ).
La recente e maestosa . porta della Lanterna . ha
dato al viandante l' ingresso . nella cerchia
delle .Nuove mura (2). Glielo dar nella cerchia
delle Vecchie mura la porta di S. Tommaso, ov.e
il .Santo. in atto di toccare il costato al Redentore
() Compendio della Storia di Genova, dell'Accioelli, testimonio di-
ndula e parte di quelle fazioni.'
. (2) nuova porta della Lanterna una lapide .dice
Rell. Carolus. Felix.
Caatellis. Iaatauratis, Et. Auctis. :Portu. N oria. Moli bus. Munito
Classe. Cooatitta. Emporio. lmm,uni. Ampliato. Urbe. Exornata
Rane. Portam. Et. Moeoia. De. Colle. Ad. Pbarum. Ell.truebd.
A. MDCCCXXX
1\e:r.. Carolaa. .Aiberlua. pKfeeit. . .
24 '
. opera di un illustre statuario, bench non certa
mente quella che rechi pi onore al suo nome ( 1).
Di qua porta di S. Tommaso due strade
ci stanno dinanzi: una a sinistra:, spaziosa, su-
perba; l' angusta ed umile, a Pren-
diamo ora questa;. ritemeremo all' altra di poi.
Essa ci gida nella parte pi popolosa della citt.
Questo il borgo o ve i Genovesi del t 2. Q secolo
portavano e si spartivano le prede, onde il. nome
che serba tuttora (2). Qui sbarcavano le spoglie
della Palestina e Asia minore
1
tra le quali re-
putavano d' inestimabile prezzo le reliquie del Pre-
cursore ed il sacro Catino in cui credeftno che il
.Salvatore avesse mangiato l' agnello pasquale.
. Voi passate sotto la chie$a di S. Giovanni, ove
Urbano fece il. fiero giudicio: lasciate a destra la
Da.rsena , bell' opera de' Fregosi, in cui per Gian
Luigi del Fiesco, e venite alla porta delle mura
celerissimamente edificate a schermo contra il furore
del Barbarossa, nome che rammenta italiane cala-
mit ed . italiane vittorie. E que' pezzi di ferrea
catena che ne pendono, vi dicono il supremo tra-
vaglio di Pisa.
Datr arco di Vacca alle piazze di Fossatello, di
S. Luca, di S. Pietro de' Banchi, osservate, se 'l
strettezze della via ve lo concedono, i grandiosi
palagi di et con le facciate dipinte a b_uon
(a) Fra Guglielmo dalla Porta.
(2) Borso di Pr.

fresco, con le Cref;iate 4i bassi rilievi, con
gli atrj splendenti per colonne di marmo e per fon-
tane ornate di statue. Ma la frequenza popolo
il tumulto de' traffichi vi distoglier dall' esame
di qelle opere di antica magnificenza che nel pre-
sente loro stato chieggono un occhio esercitato a
distinguere il bello. E se l' istoria di Genova vi
ben preseoll! al . pensiero, que' nomi di San Luca
e di San Pietro vi ricorderanno le gi famose fazioni
del Portico vecchio del Portico nuovo, t'a i No-
bili che tenevano il governo di Genova.
La Loggia de' Banchi Ulla vera piazza , coperta
da . una grandissima volta di rditastruttura. (t). Sotto
questa loggia, e nell' attigua piazza a cielo aperto,
quante contrattazioni e di quanto valore non fanno
quegli uomiQi che con fronte seria e accigliata ,
non pensosi che de' proprj negozi i' stanno rasio-
nando ora a due a due, ora facendo capannelle,
come altri direbbe! Trafficanti d' ogni ricchezza e
d' ogni maniera, capitani di nave, venditori, com-
pratori, fattori, mezzani di vendite e di compere ,
gente d' ogni nazione, . promettitori di guadagni,
(r) L'arcbitecte Galeuao Alesai a prouv plua daM
ee monument qu'il aavoit procluire beaucoup d'eft'el aan sortir da
bornes de la plus rigoureuae conomie, car il aeroit impos-
aible d'employer moina de 1118triau& pour couvrir une aurface cle
terrein auaai conaidrable: Cet 4di&ce est d'une belle proportioa ;
loutes les coloones aont en marbre blaac un seui la char-
pente en boia de npin en- grame, .Ja voute en roseau& clou sar
. un bti en hois. Ce mooument fut comiiUinc '"' l'une ra7o, et
achev en 15g6. Gauclaitr, op. cic.
26
paventeveli di perdite , qui di tutto scorgete tHi fa ..
scio, con perpetuo moto e e rimesoo ..
lamento.
In faccia alla Loggttl de' Banchi l porta del
Ponte reale; sulla quale sta scritto Genova cittlt
di Maria Santissima: "imperciocch la Repubblica st
er data per regina la regina degli Angeli ( r).
il Ponte reale uno de' quatttb scali del
Porto ... ( 2 ).
- Del Porto_, del Portofranco-' della casa di San
Giorgio, mt toccher partitamente parlani (3).
(r) Nel r637, decret il gran Consiglio di far libero dono a Maria
aempre Vergine della Repubblica e di tatto il 1ac. atto. Onde il giorno
25 marzo
1
aopra la torre del palazzo .pubblico e aopra .la galea capi-
tana e in tutte le fortezze della citt e dominio , ai alber lo atea-
dardo con l'arme della Rep1bblica e l' immlliine della B. Vergine
protettrice, con la coroaa regia. Jn detto giorno oelebroNi la
nella cattedrale. Canl meaaa il c;rdinale G. Spinola, e, giunto all'
oft'erlorio, il doge Gio. Francesco Brignole, assistito d;i due collegj,
a nome di tutta la Repubblica,' le present' lo 1cettro e la corinta re
gia con le chini, oo"nat!Orando alla eovrana .lmpera"icl' le citt, terre
e castella de11a Repubblica. Ricevette il cardinale a nome di Nostra
Signora il donativo e lo pose aull' altare, ove a mezz' arla era collo-
cata l' immasine della Madpnna .: . La st..taa di. Maria -Santissima
era. con lo scettro in una mano, e a eU' altra il bambino Ges che
alla -Madre diceva queste parole : Ec rege e?l. - Accinelli Ul.upra.
(2) c Chiamasi Reale per essere pi aisnorile degli altri , destinati
allo sbarco delle merci piuttosto che delle persone, !.Q . ridusse ali
presente forma Aicarcl, che i pose nel mezso una fontana,
le cui acque andando per c:anale sotterraneo a 1boccare in mare, danno
il comodo di attisnede ai marinaj aeaza ebe scendano in terra. "
Baui, Decri:r.. ,
(3) Il BeLtinelli cod deac:rive l' aspetto di l'uopi ;
Oh ttual .li geati, e di. naYicli Jaaato
Su la riYa e nel mar -to .e 'biablcliol
-2?
DaUa piazza de' Banehi, fatta .angusta .da.un tem-
pio non. troppo elegante che: ha in '.mezzo, io
tre i guidani alla porta dell' Arco, facendovi
per la strada degti Oreici we lo sgurdo -abba
sliato dalla quantit de' .preziosi metalli ed alle,Uato.
dalla finitezza di que' Ia.,orati _ a fligl'l.lna e dove
un Sant'Egidio di Pellegro Pila, quadro da porsi
eo' di Lodovico Ciu.-acci; poi per la
del Campetto nella quale vi mostrerei .il
palazzo Imperiali, conle vezzose Dee. che di fuori
vi pinse l'Ansaldi; -indi per la Scurrera, gi. Scu,.
teria o strada in cui si fabbricavan gli scudi; onde
usciti improvvisamente vi si pare1ebbe innanzi agli
Alari approdar, altri iacootrarli vedi ,
Quali vele quai trarre antenne,
1: gettar funi , ed afFerrarsi a nella.
8' afFolla ai bordi il paaaeggiero , . e l' asae,
Tragitto al diatendeai , nel mentre
Che l' neora lanciata il fondo morde,
E nell' arena si conficca e sta.
Gi gia toccano la terra ,
La sospirata terra : ecco di torbe
Formicolar tutto il marmoreo ponte ,
E del conmrao gorgogliar la prora
Come pur dianzi di marosi e apume.
Chi va, chi vien
1
chi carica , chi porta;
Di nautico clamor, di lieti viva
L' uo molo e l'altro ed ogni riva echeggia.
Spatgesi intanto in cento parti e acorre
La varia intOrno diaiata merce :
Onde- addensar le popoloae vie ,
- D' iacarchi e portator, d'urto e d' iogombro,
Pi obe mai vedi, e io quel che ognua l'acc:oslie
Per gran- poja tripudia , e par cbe tul.ta
L' a..,U tiUl ao,ella ita IICq;.gti.
~ 8
occhi la maravgliosa faceiata del Duomo; e di
l finalmente per Sa1,1 Donato , il Prione , Sant?
Andrea, cio pel cammino che tenne Girolamo
Fiesco , quando al risorgere della luce diuma
si dilung da' dintorni del Palazzo che non avea
saputo assalire a tempo, come gli consigliava l' ar-
dimentoso e fiero Assereto che de' giovani nobili
popolari era capo . E dalla piazza .de' Banchi po-
trei pure condurvi col per la via delle Grazie a cui
sovrasta la rupe dov'erano ne' tempi antichi i tre
-castelli di Genova; per. le muraglie verso il mare
che videro le bombe di Luigi XIV s miseramente
subbissare le propinque lor case; pel borgo de'
Lanieri il cui nome rimembra l' et in cui Genova
forniva di panni -lani P Oriente; quivi indicandovi le
case di sei piani giungenti appena all'impostatura
degli archi del ponte di Carignano. Se non che pavento
io stesso di smarrirmi ne' dedalei giri . e rigiri a
volervi accennare tutti. i luoghi istorici , tutti i son-
tuosi templi, tutti i palagi vagamente dipinti ( 1 )
Onde per ora mi basti il dirvi che la sola via atta ai
carri che sia in Genova, quella che movendo
dalla porta di S. Tommaso, tutta recide la citt per
lo lungo, e sboccando per le porte dell' Arco e della
Pila annoda la via maestra della Riviera occidentale
a quella dell' orientale, il passaggio dalla Francia
in Toscana (2).
( 1) ()n ponrrait dire nec Tl!rit qae Gl!nea eat tonte peio te
fresque. Lea ruea ne aont autre choae qae d' immenaea dcorations
d'opl!aa. De BI'OIIlll UUl'el lllr r Italie.
( ~ ) EraTi il diaegn di. aprire ai carri IHla< DU9Y& all'ada da cbia-
29
Per. questa. strada venite ra meco . ed apparec-
chiatevi ad ammirare; perch: quantunque nQn sem:...
p re molto larga' . e non . rettilinea che . a tronchi .,
dal che per altro le risolta la vaghezza della va-
riet; essa tuttavia per oniameD.to di edifizj vince
di gran lunga. ogni altra strada d' e que-.
sto non concetto ma bens verit che
architettonicamente si prova.
Essa vien da principio nella piazza dell' Acqua-
verde, circondata d' alh.eri e ridondante di piacevoli
vedute di JJlare e di poggi eoperti di di giardini
di chiese, ai quali una scemca scalinata conduce.: Indi
prende nome di Strada Balbi, 'e qui la fiancheggiano
varie reggie anzi che magioni private. Sbocca poscia
nella piazza Nunziata del Guastato ove .sorge
il magnifico tempio innaliato dalla piet de' Lomel-
lini e sorgono casamenti di molto splendore.
tato novellamente nome dipoi, chiam'asi Strada
Nuovissima ed tutta spaziosa gioconda , bench
men ricca di sfarzosi. edifizj. Ma una galleria d! in-
comparabili palagi ella fassi a destra ed a manca
ove quindi addimandasi Strada Nuova. Entra fi-
nalmente nella vaghissima piazza , di siffatti palafP.
pure attorneggiata, che porta il ricreativo nome di
Fontane Amorose. Qui si parte in due rami. Quello
a sinistra in mezzo ai dipinti albetghi vi conduce
marsi commerciabile, la quale doveva dalla porta di S. Tommaso met-
tere a quella dell'Arco, costeggiando il porto, correndo pi o meno
lungo le mur.f che guardano al mare, e girando il Colle di Carignano
di aotlo il ponte:
So
all' AcqOasola; gran rispir.ato ad uso de' geniali
diporti, OYe i Yiali ooilireggiati , . i giardinetti ri-
einii, le peschiere, i zampilli, le cascate. d'acqua,
le rose che fioriscono anch nel Cuore del verno
son allettamenti minori ancora delle magiche ve-
dute che affollandosi d' ogni intorno sembraoo p
reggi are per rapire gli sguardi e i. pensieri. (l).
() . L' Aoqu-.aola, ICli't'eva Autore, la pi ameoa, Ja piil
paa.eggiata che poaaa ideani : aria libera, esposizioue felice,"
ir.ta superba del mare, ridente collina d' Albaro, degli orti
pre del Biupo, e pi in distanza il paoa;etto pitlal'eiiCG
(le'ntOali e prvmoatorj di" Fa&Gie e Portofino; e tinabnen\e
il eonc.)rao di quanto v' ba in Genova tli pi amabile. a
.lgH ceal 141riveva nel rBo:a, poi lamentavaei che il IH:I fJa.nf
tleii'AoqiNaola maacaue di e no.n che un
ano . e polvtroao, aenu an filo d' ac'lua e noo mai adacquato in.
Ceatp.o d'estate. Oh &e lo rivedesse ora, con che dolce stupore eacla-
18erebbe , ,..,., tlb iUo! :
. L' immensa quantit di terra: portata via nel 16,
0
ncolo per far
magnilici palazai di strada Nuova, di.ede origine ai coal detti Muccla
tlelr La bellezu del ilo feoa aeqlieR per passeggio quei
lltiJCchi aui quali vennero piantati alcuni filari d'alberi .
.Dal 1820 io poi il disadorno e disuguale pasaeggio dell' Acquaaola
fu convertito in uu.1 spianata lunga 3oo metri aopra 100 di larghezza,
!!tlab"t.ellita da tutta l'arte Ilei giuU.i8ftl. Si colmarono i graacli foaai,
a' ionah:arouo maestoae sale. ed aBncb l'adorna111ento non nuocesse
alla difesa, un gran bastione esleruo circond tutto il il
'lual rimane per tal guisa compreso nell' interna cinta di lortifteazione..
. Uu ponte CODgiuuge il paaeggiu col colle de' Cl!ppucoini onde ai
,ate ai bei l11qgbi di Montesano. Sopra la aecouda porta dell' Al"co
pusa lo strada che collega l' Acquasola alle mura di Santa Chiara ,
ldizi"ao luogo di diporto, donde le amene e verdegianti colline del
8ingno ofl'rono allo le pi ridenti propettivt:, variate da
treltanli punli di vista. quanti sono le minori valli che mettono nella
1ralle principale del Bisagno , e che suc:ceaaivamenlc ai vengono sco
prendo nel tono di 'lutsto pa&acggio. De' .Morai, Sta&ill tli Gen. MS.
31
Dalla piazaa delle Fontane Amoroso la
:a destra,-.riceve -il nome .di Carlo F.tllice
e cos il gran Teatro ch' nella . piazza di S. Do-
tt. cui essa. Perch con gli auspicii
di cpel buen Re vennero fa&te e la $a4;la e il
teatro. ll genio Ligure non si . ricordb del moUo
che altre volte scriveva sulla faccia de' .suoi
morei palagi edificati per l' eternit e per la glo-
ria, quando fabbric le case della strada Carlo F.e-'
lice ( 1 ). N o n pertanto _l' architettura a
&roe elegante l' aspetto, e la dirittura e larghe1za
della via, la letizia del luogo, la purezza deH'aere,
il bel prospetto de' colli , e le due piazze che le
atanno ai due capi, fanno la strada Carlo Felice
la pi' ridente di Genova.
La piazza di S. Domenico, la pi spaziosa della
citt, desidera due grandi ornamenti per non av.er
poscia a temere invidiosi confronti. L' cquidotto
he . passa altezza del tetto dell' elegante pa-
lazzo civico ov' la biblioteca e la sede dell' Ao..,
ademia delle Arti, porge 'gi f.tto il castello del-
l' acqua. Una fontana, d.egna del magnifico pronao
del teatro, dee mandar alte. come i delle
sue. colonne di ma1111o carrarese gli
abbondanti getti di limpid' acqua. E le sconcie case
che fronteggiano quel pronao, hanno da cedere il
luogo ad un, palazzo. che continui l' ordine de' no ..
bili portici ..
' Questi' abbellimenti faranno perfetta la piazza di.
(1) VenLuri non immemor nvi - Sibi et uabi. ecc.
32
an teatro a cui l'epiteto di -splendi!& otmai di-
-tenuto insepanibile accompagnamento in t11tti i
d' Italia ( r ) .
Vorrei mostrarvi ora questo gajo e rilucente
. teatro in un giomo di gala', mentre le melodie del
B.ossini, del 'del Donizzetti discendono per
le ot'echie neH' cuore: se
genovese Romam ha .sommm,8t.rato a que' gr.lnda
maestri i versi vivificatori de' magnanimi . o
neri affetti. Vorrei indicarvi ad ilna- ad una quelle.
gemme de' palchi, quelle Genovesi dai vaghi atti
e dall' .abito eletto;,
,< Che specchio sondi vera leggiadria. ,
Vorrei farvi assistere nell'elegante suet Ridotto alle
danze carnascialesche, alle mascherate che rit.rag ..
instituzioni cadute, costumanEe dismesse
Ma ci forza affrettarci al fine.
(1) La prima pietra del Carlo Felice fa poata il di 29 mano
i826. L'apertura ne ven11e fatta due annidopo.
Ne fu architetto il oavaliere B,.rabino , che pur fece il paSal'ggio
dell' Acquasola, e quaai tutti i nuovi adornamenti di Genova.
. Ba queato teatro due facciate; quella che guarda il centro della
piasza , di un pronao d' ol:dioe dorico-greco con aei
'\'eramente colossali e scannellate di marmo di Carrara; tutto, per cosi
dire , di questo marmo il teatro; le acale e il ridotto aono di rara
magnificenza.
La platea dal prosceuio alla magior entrata Iaaga palmi geno-
vesi 84, larga 72. 10.
n palco scenico lungo palmi genov. 124, largo 128.
La Bocca d'opera o proacenio larga pal10i genov. 58.
1 palchi aooo divisi in 6 ordini, compreso il coel delto paradieo o
loggione. In tolto sono palchetti num.
0
165.
l'u codtenere intorno a 4ooo spettatori.
33
Dalla piazza di S. Domenico la strada, nomi-
nandosi Giulia, si difila alla poata dell'Arco, e vede
la secentistica facciata di S. Maria el Rimedio; e
la veneranda di S. Stefano. Uscita dalla doppia
porta dell' Arco, essa uumda un ramo alla
Romana pel borgo di S. Vincenzo ove fiede meZJO
io rovina il pt p toso . ,palazzo che
l' Ale$si; .e sen va dirjtta,1 spaziosa, alla
porta della. Pila sbocca alle. rive . del Bisa-_
gpo, di rimpetto . ai colli d' Al\Jaro, luoghi di vil-.
l.eggio , ne' quali la. grandezza e la pompa degli
edifizj spiccano pi gradevoli per la dolcezza
vedute e la vaghezza de' giardini,
odorosi.
Tutta questa strada dalle porte di S. Tommaso.
a quelle della Pila coperta di lastre bislunghe a
piano del terreno che fanno comodissimo il cam-
minare. E cos avviene in tutte le strade di Genova,..
sia cos faue , sia che_ abbiano il pavimento di mat-
toni . per costa. n barbaro -uso di acciottolare
le strade per farne lo strazio de' piedi fortuoa-
incognito in Genova ( 1 ).
;.
.
{1) A quauto ei i detto 10prr intorno alla popolazione di Gen.ova
ne' tempi convien aggiugnere il aeg1,1enle ragguaglio, scritto
nella seconda met del 17." eeco]o: Prima dell' ultima pestilenza
cbe Avvenne nel 1657, la citt contenen 100 mila abitatori; il feral
morbo n' estinse la mel. La aalubrit dl paeoe e l' opportunit del
luogo che vi ll'ae la ,gente, han ricondott in aelle anni que1ta popo
laziooe a 70 mila anime, e vien crescendo di gioroo)n giorno.
Uieron. De Marini Gen, brwi1. Dt:lcripe.
L' istoria di GenO\'a tempi di mttsze \lea ao ..
migliahza colla &tatua di Giano, favoloso foru.latote
di questa ciUA, la c\li origine circol!dttt.b dalle
tel\ebre de secolt. Esa he due fitcee,
intl"amnte fra loro dissiMili. lA prima,
di felicitA e di gloria, rappt"eseilta le cllttoue vi t--
. torie de' Genovesi in ogni partle dei Mditrraneo ,
vittorie si continue e si splendith .. che tm o.
Jand'Se ebbe. a chiamai'li gente cltiemaea d'ai fati a
vincere i nemici pet mare ( r ). L' altta rata ,
crutciosn ed orrenda esprime le il\cessabiti lero
discordie civili.
Non pert':1llt i moti cittadini, le it ioteS'tine, i
gareggiamenti dlle fazi'ni fomm.no tn.gedie pie;M
di terrore e d" affetto , quando son rtanatf) da S(:rit ..
tori che dipingono gli uotnini te l.,ro
palesano le pratiche 'O'Ctl'Uite od aperte colle ;qaa1t
i capi de' rivolgimenti pervettgn.o al fine JMditato
da loro , o miserabilmente periscono; Chi non ha
letto in Dino Compagni il ritratto di messer Corso
(1) Quia oavalis b.llli peritia floruit', ul aetautiorea aqt
11tiam aeq1111 les ejtia be l'l'i gereodi daces perpauei inventi f11erint , q11i
tam multas urhea expugnariot, lol iorulaa nationesque barbara
aqbegerii1t, tam freque11ter hoalium "spo1ia ac v'iclas oaves triumph11D
li 11m. more iD patram lacti llaauxeriot. lta ut de Geoueoai11m 1\t-
rublia jure optimo dici posse videalqr qood de Seipiooom gente
scrplo1es aotiqui pe1'l1ibent: eam fuiaie ltil'pem fatalem hoalea mari
Q. J. 1/laeu, Tlaeab. Or6, 'Terr . ..lm,urt#qmi,
35
Donati' " che per II& S11pemia m dtiamato il Ba-
rone? )) Non ti par egli di Ye.d.erlo a passar per
la terra' e recar gli ane.rsarj a suo animo, e ri-
far la congiara, poi difendersi con belle parole
dagli sgarisli, e morire d' uoa lancia catelanesca 7
lla gli. Aaaalisti enove.si di quell'et registrano
le guerre cittadine alla maniera de' notaj , hench
godano fama di veridici meritevoliasimamente ( 1 ).
" L' istoria antica del eirile di Genova ,
scrive un Genovese, sommamente Sono
empre i medesimi giuochi delle fazioni, le mede
time insurrezioni popolari, i medesiai governi mille
-volte Tinnonti, i aedesjmi intervalli di anarchia ,
finalmente i medesimi espedienti di farsi gover-
nare dai forestieri 1) Qaesta monotGnia ve.:
rass1ma, tuttavia essa . meno la colpa de' fatti
che degli scrittGri, come si pu ' dal con-
frouto delle istorie dorentine colle genovesi; l' an-
ilameaa deHe fazioni fil -quasi lo stesso in Firenze
che in Geaon ; ma i moti civili vermero col di-
{a) il IF<J1lietl.tl1ill'w!l0 1:1S7, aiee PosliaatO .,_rei JHravisfie dell"
jJAA di ...... che ....-..., tli anoali di quei tempi i
i q11ali aaruodo .il fatto , e questo molto aeccameote , non
cercano De.J>pure per via di congettura c1e1Ja cagioae della coaa.
- E .. _o La di -edio molto ph ia-
,-aalutll ..Hp atrauieri .cbe da' .n!lltrj 1tee1i aoo.Ji; i
credo che in queata come nelle altre co1e. eieno pi aecchi e pi ne-
tlileoti , perch dubitavano di uon otrendere i iacitori di esse e le t-
i<ie 6 i lliaaelldeali turo. .
:E -1 in 'Yarj altri luoahi .lfelle sue luorie.- P l IMi di queali
anuali vedi il Muratori e il Tiraboechi.
(:a)' BloritJ polilic.fli GeraoJ'II, aeaa .-ome -di aet.ore. GeaMa, ........
36
pinti con vi vezza e. calore, qua raccontati. asciutta-
mente e freddamente.
Per lo contrario nella narrazione de' fatti guer-
reschi gli storici genovesi hanno il vantaggio sopra
i fiorentini, facendo astrazione , dallo stile. Imper-
ciocch i fiorentini raccontano troppo minutamente
quelle loro cavalcate e guerricciuole contra Aretini,
Pistolesi , Lucchesi, ecc. E lo stesso
emulo di Tito Livio nel descrivere le grandi batt.
glie di Fornovo, di Ghiaradadda, di Ravenna, di
Marignano, di Pavia , riesce prolisso .nel
larizzafe la guerra di Pisa. Laddove i. genovesi, a.;
vendo a riferire le pi hcclle vittorie marittime del
medio evo, splendore immortale de' lor cittadini ,
fanno fJUeste narrazioni con molta sobriet senza
ttoppo togliere alr evidenza.
Due cose pertanto , se non erra il mio credere,
porgono gravezza ed impediscono il flanco cammino
ad un autore il quale divisi di comporre un' isto-
ria di Genova in modo atto ad invogliare l' animo
de' leggitori. La prima la frequente impossibilit
in che ritrovasi di colorire ed animare U raccon-
tamento delle gare intestine' mancandogliene presso
che tutti gli elementi drammatici, e l'immaginarli
pi .scrivere La seconda nasce dalla dif-
ficolt di condurre di &onte con ordine cronologico
onfusione e noja il ritratto delle Jun:..
ghe e quasi continue discordie e rivolture di stato
con la descrizione de' gralidi fatti navali ad esse
contemporanei. Ai quali due scogli parmi che si
3?
debba attribuire la mancanza di un' istorill di Ge-
nova che sia_ letta dall' universale ; intento non con-
seguibile se non coll'unione dell' ammaestramento
al
Tutto ci non toglie che gli scrittori della storia
di Genova_, s paesani che forestieri_, non siano in
buon numero, e che molti di loro non godano bel-
lissima nominanza giustamente acquistata. 'Ma un'ot
rima istoria di Genova da' primi tentpi sino a' dt
nostri lavoro tuttora desiderato. E questo m' im-
portava dichiararvi, prima di accingermi a sotto-
porre a' vostri occhi alcuni cenni rapidamente ab-
bozzati intorno a questo non meno arduo che illu-
stre argomento ( 1).
Quanto alle autorit ho fatto uso delle pi sincere ( ).
(1) Il Jibrajo Pomba di Torino atmunzia essere a' suoi torchi
l' lstoria de' Liguri e de' Genoveti dsl marchese Gl,.olamo Serra.
Quest' opera sar certamente degna del gran nome del suo autore.
Dicono che lo Scrittore della Fidll{'sata Lig&tre e d' altri romanzi
istorici stia ora lavorando ad un' istoria di Genon.
(2) Principali scrittori delle iatorie di Genon.
caffaro e suoi continuatori ; nella gran racCOlta degli scrittori
delle cose italiane falla dal Muratori.
Lo sttuso con traduzioni, note e documenti
1
Genova, J83o. Non
ne uscirono a luce che tte fascicoli. Questa iiDpottante pubblicazione
rimase interrotta per mancanza d' ajuto, ed ora il qu'ali ineperibile.
- Gli Annal del Caffaro e suoi continuatoti cominciano l'anno noo
c acendono sino al
Giacomo di Varagine, Cronaca, nella raccolta del Muratori.
Giorgio e Gionnni Stella
1
Storia di Genova dall'a nn o 1299 al
t435: lvi. ed in manosc.
Gotifredo d' Albaro, . deputato dal Pubblico' a continuar l'
di Genova nel 1461. Coaimcnlarj due. Jtlanoc.
llartO'lomeo Senarega, Commentar} delle c:oae di Genova dall'anno
t488 al 1S14: Mano.tc,
.Agott. Gutiniane ' Annali di C&enOYL - ... eata. faor d' ocat
tlabbio, la migliore iatoria di Geaon , per la sincerit de' fatti , al
meno sino al 1Soo. Pe' anni ch' egfi descrive del 16. cre-
deei che l'editore abbia allrrato aleir.l paaei dell'opera. Bayk, Dict.
Oberto Foglietta, lstorie di Genova dal Frincipio sino al Il
Paganetti ( Stor. Eccleaialt. della Ligur.) accuta il Foaliella d' odio
contro la fazione nobile, "della quale perci gli uomini illuetri tra-
aanda."
Jacopo Bonfadio, Annali di Genova, dal 527 al J55o.
' P.aolo lnteriauo, Ristretto delle isforie genoveei, dal 1ogG ala5o6.
Pietro Bizzarro o Bizaro , 4nnllli di Genova ; dal 1100 sino al
s$-]8. - L isEoria di questi quattro ultimi Autori etanno nella rac
c'Ila del Grevio, la. quale contien pure dae descrizioni del Genove
salo, critte dal Bracelli e dal De' Marini.
Filippo Ca.aoni, Annali di Genota del eecolo 16. Genon, in 4
_j uno de' migliori storici genovesi. La110i anche manoacri\ti gli
Annali del 17.
0
secolo, che furono pubblicati in Genova con ritocchi
ed aggiunte.
Accinelli, Compendio delle storie di Genova j aino al 17So, eta m
pato, e sino al 774 manoscritto. - illlfortantiasimo per gli al'ari
del 1746, descritti pure dal Doria nella !storia di Genova dal trattato
del Worma alla pace di Acquisgrana.
Tutli Autori, traune il Giustiniano, l' Interiano, il Casoni
e l' Accinelli, sari .. ero in Ialino. Delle iatorie del Foglietta hani a
stampa una bella haduzione del Serdonati.
Aggiungi if Gallo , il Ciprio, il Partenopo, il Bracelli , il Filip-
pini, il Roccatagliata , lo Schiaffino , ed altri che verranno citati al
l!)r luogo . E coal pei manoacriUi .e pe.r gli eterici forea\ieri che toc-
carono pi o meno le cole di Genova
.Agginngi pure Storia di Gen11va, tratta dagli Annali del Muratori ,
utilinima fatica di un paziente amanuense, con note ed agiuute.
Tra le anolle iatorie di Genova, acritte in altre lingue, la pi pre-
levoJe quella degli ingleai dell' Iatoria
pure da leggerai il Siamondi nell' !storia dela Repubbliche
Jiane; e il Oe-Mailly, -Hit. de la Btlp. de Gtlne& ju'lu'en 694
Tra i IJIgliori iatorici 7" eecolo, a' annovera .il senoveae Ca
priata: le sue l&torie che contengono tutti i movimenti d'arme auoce-:
cluti in Italia del 1613 al t651 aono impre11e in Genova .ia tre parti.
NB. Ogni volta che nella presente opera ai diee breveqaente per oi
tazione Jl.nnali Genovei , a' inteude il Call'aro e auoi continuatori , i
tlae Stella, e il Giutiniano, csattiaaimo loro COIDpendii&ol'e.
Ubbidt Genova; come il resto d' Italia, al-
l' itnperio romano. Il l{Uale J tidotto da: Cesar in
iDQnarchia, per la scelleraggine e vilt de' seguenti
imperatori lacero dalle discordie ed assalito dai
Barbari, d' ogn\ parte and declinando, ed ebbe in
ltalia r ultimo crolld per la traspoJtatione della
sede in Costantmopoli. Perciocch cominciarono
prima i Goti, poi gli U nni e Vandali ed altri ad
assalir l' Italia. Ed i Go'i vi fermarono per molti
anni l' imperio. I quali, vinti da G iu!lt.iniano, fu
l' Italia di Quovo assalita da' Longobardi ( 568 ) ,
che avendo occupato tutta la Gallia Cisalpina , e
quivi fermata la sede e chiamatala da loro Lom-
bardia, poscia ( 64r ) occuparono Genova, che in-
sino a quei d aveva ubbidito agl'imperatori
riente. Stette la oitt sotto i Longobarcli aio a tanto
che ( fattisi deboli gl' imperatdri di Costantinopoli
ed impotenti . a soccorrer l' ) i pontefici ro-
mani, oppressi dalle arme Longobarde , chiamaronct
in loro ajoto i trancesi. I quali venuti, ed avendo
supento ed annichilato il regno de' Longobardi ed
acquistata r Italia, fu l'imperio di Occidente,_ con
l' t'lwarit di ]Jeone . pontefice romano, ed 1nseme
il d.Biftio d' ltlia , tnsinito io Carlo Magno , t'
di Jl'rancia .\ 77 4 ). Il quale crea.to re' d' llalil
4o
Pipino suo figliuolo , Genova con tutta quella
parte della Liguria che oggid si chiama Geno-
vesato, diede in governo ad un barone sotto ti-
tolo di Conte; il quale difendesse da queste parti
le riviere d' Italia infestate dai Barbari, e massime
dai Saracini d' Atfrica, che l' avevano pi volte as-
salita, ed insieme le isole circostanti. Noi troviamo
che la nostra citt fu per cento anni governata da
questi conti imperiali. ))
(< Usc l' imperio dalla casa di Francia, p!lSS
in Ma non avendo quelli 'imperatori la
potenza di Carlo e de' re francesi, portavano seco
_pi il nome che la potenza imperiale. Laonde crebbe
1
n Italia il dominio de' Berengai, che avendone
occupata la maggior parte, ebbero anche il domi-
nio di Genova, ma, estinto il regno de'
la citt ch' era risorta dalle miserie passate e cre-
sciuta di abitatori, cominci a governarsi da s
Consoli (I).
(1) Relazione della Rep. di Genova di moruitf. Gio.ffnedo Lomellina,
falta l'annQ 1S76 MS., assai dice if Soprani, dai professori
della _genovese Ho ricopiato quca._;, passo per levarmi fuori
dall' aspra e forte selva delle disputazioni critiche. lmpercioccb al
cu'ni sostengono cbe al tempo dell' imperio romno Genova durane
cit.t federata, d i 1uelle c:ilt li6erae conditioni , alle quali era
permesso pania sectari imtit.uta; c contendono il dominio in Genova
de' Goti , de' Longobardi, de' Grec:i t de' CaroliOi e di tolti- Vedi
.tlccinell, Compendio. - Altri aJfermano che Genova, vendicatasi in
libert dopo l' estinzione degl' imperatori del sangue C81'olino ,
per ricognizione o sanzione della sua indipendenza un diploma di Be
renguio Il e AdaJberto re. d' Italia del g5:1, il q naie nramente 1811"-
llbissimo in. favore de' Genovesi. Yedilo ripor:tato neUa Genealosia
delk fomiglie nobili di Gellova. - Soprataaza inoltre la quistine
41
Senza \JDmergerci nelle tenebre anteriori agli
Aiuiali del Catfro , noi abbiamo l' elenco autentico
de' Consoli dal 1099 al 1190. Erano magistrati e-
letti per liberi: putiti. .Venivano ammessi al go-
vemo della Repubblica, senz' alcuna differenza o
distiM.ione, tutti quei cittadini, i quali per fa coltA
ed altre cireost.anu . erano degni di venire a quel
luogo. Una parte de' quali atllelldenno alle cose
dello stato, cosl dentro come fuore in guerra e
sulle armate; ed un' altra parte giudicavano le cause
civili ( '). ,, Questi ultimi eran detti Con5oli dei
plaeiti o per la giustizia, ed erano ora quattro ,
ora sei, ora etto d anche pi; i primi, addiman-
della pr.emiklenza. imperiale, argomento ormai nocido, ma p
disputato, e l'altra che .con essa collegasi
1
de' conti e de' marchesi di
Genova, liella quale llemmeno il Muratori non guida sicuri. -
Quanto a' conaoli anteriori ai reghtrati dal Cal'aro, ecco ci he eta
scritto ne' Fasu di Genorm m. cit. certo che aeoza iDtervento di
conte o marchese l'anno 1o8o erano con110li di GeDova questi quattro
cittadini, Guglielmo Piccamiglio
1
Andrea Pevere
1
Oberto delll Volti,
Enrico , Burene.
( 1} Di Uberto Foglietta, libri due della Bep. di Gen. llo111a 55g.
li Lomcllino ed il Foglietta erano contemporanei, erano doltiuimi
nella storia .della lor patria. U primo aderiva al color nobile, il ae-
coado al colqr popolare
1
e ci per amendue nel aeoso pi atretto.
Noo nell'esame de' fatti i1torici anteriori al lor tempo, .. i
generalmente concordano. A q:ueati 'due autori mi sono p1incipalmente
attenuto in questa notizia , e dove o tacciono o non giun-
gono , bo consultato aenz' odio e aenz' amore la ragione de' fatti. E
q:ueata dichianzioae mi l'alga per tutto il cono dell' opera; in quanto
spetta all' istoria; percb dovunque bo cercato assiduamente la veriti
ilegli acrilti migliori , e mi sono adoperato a dirla in modo da non.
olfendere I opioiofli
1
oell' un camiO e nell'aUro iD.tollenuti , ade-
IIDOie e uperbe.

dati ConsoU pel Contune , erano ora qua&tro or
sei. Da principio i Consoli . duravano tre anni in
ufficio, poi si :venne eleggeTii di -.nno ia anno:
. Cresciuta la_ eiu ill potenza ed in l'icebeua ,
nacquero le pratiche, e le tese de' cinal!ini Qhe
ambivano il consolato; n sempre .si tranquiUa:vmut
senza spargimento di sangue. Per le ambi-
zioni e divisioni, s'introdusse ana nuov-a. forma di
reggimeuta; .ool far capo dello Stata UD. Podest
forestiero,. al quale si. diedero per agsiunti ottO'
cittadini. Queste) 11ipiego, usato , da . varj .Comuni
d'Italia, non era di politicq: aeorgiwnento.
Un semplice dottore, pet lo pi di Lombardia ;
investito del supremo potere per lo spazio di. un
anno in una citt . dove non aveva aderenze , era
potente ad operare il bene, impotente fOndar la
tirannide. Il . meglio de' cittadini si stringeva a lui ,.
s' egli divisava imprese giOYevoli: al Contuoe ; noon
una voce s' alzava, non una spada si sguainava a
difenderlo, s' egli prenricava o. turbava le leggi.
Fior il governo de' Podest con brevi
pimenti dal 1191 sinO' all'anno 1270 (t).
Sotto i Consoli ed i Podesll\ i Genovesi, gi vin,...
eitori de' Saracini nelle marin'e, e padroni
(1) Ne' primi LrenL'anni ai fece pi volhr ritoro l perno de' coo-
eoli. DaJ 1:aS8 aino aiJ:i62 fa capitano o retLore della cill
Boccanegra , genoteae.
Alcuni pochi brani .di qaeata leLtera. furGno 1i dall' A. 1111le
DOte all' [aGbll4 , HIO rUCOIICO iA- .,,..; poliiJI$'i -r
llildllfl,, 1830.

iella Corsica e di part'e della Sudesna, Carono a
ajuto de' Latini guerreggianti in Asia.
sotto l' insegna della Croce ; espugnarnno forti
e doviziose. citt sopra .i, Mori di Spagna; non si
piegarono alle minacce del .primo Fedetrico e ti ..
le anni del secondu; soccorsero a' pon-
tefici, fondaroao le ricch' .loro colonie nell'Asia
minore, nella :Romana e nel Mar Nero; umiliarono
Pisa, si -yendicarono di V eaezia, e coiTevaoo ga-
gliardamente all' imperio del Mediterra.neo ( 1 ) .
Nel 1270 due cittadini, Oberto e Oberto
Doria, si usurparono il. potere eol -titolo di Capi-
tani della. libert.
Ci merita gra'risaima cousidel'azione. .Nel cagi-
tanato dei due Oberti Genova condusse risoluta-
mente . a termine. la gaen-a Pisa n a, . tenne a freno
Carlo d' Angi , e tocc l' apogeo della sua gran-
dezza navale. I due Capitani abbassavano in citt
l' arroganza de' Guelfi, e conducevano fuoti. i citta
dini alla vittoria. Penci.il. popolo, a cui i Capitani
aveano dato un Abate, specie di tribun? della
plebe, gli amava, n .si legge che mai venisse a
tumulto contro di loro. E finalmente, uno di essi,
Oberto Doria, forse il pi bel nome dell' istoria
genovese. Contuttoci il chiama parricidi
i due Oberti; ed a buon diritto, guardando a quel
(1} Tosto dopo il reataarameoto d<'ll'impero greeo (1262) i Geoonai"
potero rondabi nel Dlar l!ero. Quel reatauramento' ia sran p.rle
opera loru, fil U principio e la b.ae della auccatiya loro srandnza ia.
Oriente.
44
.che avvenne .di poi.: tanto fUnesta nelle repult
bliche l' ambizione pel mal esempio ch' essa
lmperciocch u questo: fattO Oberti-; scrive
il Lomellina., . rivolt gli .animi de'. ci-tt.dibi . dallo
acquisto degl' impari i, di fu.or.i e dallo : l di am-
pliare il dominio. l genovese, al" dill8@d0 di oooapar
la tirannide della di solleYan le printe
fortune rovina., delle pubWiolle cefe.
n capitanato dei dae. Oherti dur dal UJ78 al
1 .29 I (I). Poi si fecero varj Sperimeoti di go ve m i
popolari ora pi larghi or pi stretti, ma se.mpre
tr,ibolati dalle ostina te e crudeli faziGD.i ( .2 ). - Di
queste fazioni che s miseramnte aftlissero Genova
per lunghi secoli., . ota IRi. S: aspetta far oenoo; come
quelle che sono il filo plrincipale della sua.istoria.
, Esse principiarono nel u&f, ed erano.nimicizie
d' individui o di famiglie potenti che si tira'tano ap-
presso sli altri cittadini. Ora la. dolcezza, ora la
fermezza de' Consoli e de' Podest le sopiva o fre-
nava. Ma non cos anenne delle &mose divisioni
di Sacerdozio e d' Imperio.
() Ne1286 Oberto .riounzi4 a Conado aao figliuolo;
ma continuando a regger Corrado co' euoi conigli , rimase Capitano
di fatto, .e non di titolo. Il (de claru Getiuetu. ) ilice che
Oberto Doria civittni aancte aD jute pra'!fho
(2) Vi furono' per alcuni anni i Capitani fnreetieri, dae i donvaoo
eleggere di patria almeno cento miglia lontana da Genova. Vi ebbe il
recgimento di dodici, poi di ventiquattro cittadini met nobili, met
popolari, insieme con l'Abate del popolo; v'ebbe il dominio dell"
imperatore Arrigo di Lucilljlborgo, poi qneUo di. Roberto re di
poli e di papa Gjoyanni n!J i ma io ao-.tUl&B il governo
delle fazioni: -
45
Le parti :imperiale e papale .misero . t'Bdice in I
talia al tempo delle imprese di F ederigo Barba-
rossa . contra i Camuni Lombardi. Ma egli :fu. nelle
lnghe diicrdie tra lil secondo -Federigo ed i so-:
vrani po*ficL' che sen: dilatarono i maJi semi , e
portaraot 1i fiiQieSti lor Ghibellini si chiama-
rono -gli aderenti alf imperatore, Guelfi gli ade-
renti al papa'; infnste denominazioni venute di
Germania, .le quali oltre ogni -credere contribuirono
a partire e: otn:aaminare . l' Italia ( 1 ). lu Genova i
Ghibellini ebbero da prima nome di Mascherati ;
forle perc:h in . una citt ove il popolo era d' u-
mor papale, gli aderenti aH' Imperio mascheravano
i loro disego i ; i Guelfi si nominaron Rampini, n
dagli storici si raccoglie. il perch. Poco poi; Ma-
Gcherati e Rampini presero il nome di Ghibellini
e Guelfi, comune al rimanente d' Italia.
La prima importante commozione recata ana
citt da queste fazioni; ':fu 1 241. Restarono per-
denti i ' Mascherati o Ghibellini: tre Doria, uno
Spinola e parecchi altri principali cittadini anda-
rono in esilio: ove, chiaritisi apertamente per Fe--
derigo, con gli ajuti di lui e degli altri Ghibellini
' Italia, ad irifestare e tra vagliar la citt.
. Sal in quel mezzo ( u.(3 ) al trono pontificio
Innocenza IV sl avverso al secondo Federigo,
coll' abbattere la potenza papale volea farsi strada
(r) Vedi, tra centinaja .d'autori, il Muratori nelle Jlnticltit lta
lme, negli JlnnaU, e uelle p,..fu'6ioni alla sua grande raccolta Ru.
IL &ripa.

.tl' imperio d' Italia. Innoeenzo era deL nobilissima
casa de' Fiescb1 ; onde anenne che questa famtglia
c( crebbe in Genova sopra lo stato di cittadiai di
repubblica, e fil .gran fomento alle diseord:ie e nmae
che nacqoem ( 1 ). Ma no11 meao diedero alimeato
a quelle discordie i Gm..ldi, oltre i Doria e p
Spinol gi ricordati.
Nel u5t quel Pontefice- .ue concordia fra le
parti, e gli ritomarono in ciu. La
conco-rdia tra }e fazioni non .cJae -.. tregua alle
ire , e dopo IIIOI"te d' lonocenzo i Ghibellini
sera il sopranento io GenOft, dove i G.eli .Sino
quet punto aveano predominato.
:&atw capi de' Glaibelli:ni i Doria e sli .Spinol:i ,
che 'oi nel 1270 si recarooo in-mano l' Rtoril
1ielta persona de' dae Oherti, primaq fra loro. Ri-
mase allora la citt tuua partita, ed i Fi.esdU . ed
i Grimaldi, capi de' Guelfi. l Ghibellini Yiaci-
t.,ri caccitwono dalla citt i priltcipall della faziooe
e qaesti ricorsero a .Carlo 4- il quale
avendo acquistato meru del papa il TeaJDe Na-
poti, resblve. io. ltMia capo della fazione Gaelfa.
Nel 12'89 ti ebbe in GeM'V'a :gran battaglia cit-
tadinesca, e ael r 293 si fee la pace uniMrSale ;
la qaale fh Atta nel ug6, t* rifaita' nel ,
pm rotta -di bel tmo"V e a. ciel oontn-. E {e
discordie aoe era!lO pi solamente tnl GaeiB. e
Ghibellini, ma tra Nobili e Popolari, altra fu.nestis-
(t) Lomello
1
iv i.
47
lima ttiflsione senoese nata quasi contemporanea-
mente prima, -apzi tnt gli stessi D.oria e Spi-
no li, e fonnaveno un viluppo piena di ammazza-
mnti e di esilj.
Finafmeate : i Doria e gli spnoli, in lotl;a fra
loro, pil nGD furono etili '8 reggel"Si contro dei
Guelfi, 1lel t3 t? i Fieschi e i Grimaldi piglia-
rono la 'Bi8nma detta itt. Le .Ne case rivati, ri-
eoncifibtesi wel 'CotJIIune , e collegatesi con
s'i altn Ghibellini d' Italia, aiisalirooe il dominio coa
grande esercito, e d'ogni parte assediaron'O la citta\.
Non b -qi il 4aof;O di nan-arvi le met"talissime
perre ell-e duraro del d17 al t 3 3 1 e si rinfre-
acarODo Bel ,33 5. Per esse Geoov.esate , oquel
prima taullo nobile ed mlmh'llbite paese resl in-
culto, deserto e '!Jf&'feore.ote ( 1 ).
i Ftesehi, i GriMa1di, i Doria e gli
Spinoli fossero le -quatblo famiglie supreme per
nobilt., ed a queste od a . quelle di loro aderissero
tutte le altre famiglie che circa al tempo de'Pode-
stl avean preso ad i'Dttolarsi nobili o della fazion
nobile , tauav.ia :i Ghibellini Doria Spinoli s' erao.
non S'Olo dimost'Nti pep&lari, IIH a.avame allusin-
gato sin l' infima plebe. Ci spiega molte parti o-
scure di qu,ell' istora.
Ma nel 1339 il popolo, che frattanto era sempre
,.Dalle acqui& lande piede' stanco delle discordie
de' nobili e de' mali che questi tiravano s.epra la
-i8
citt, o portasse:ro per insegna .l' aqujla oyteto .il
leone, institu il Dogato , dal quale. i nobili fut:oOQ
esclusi per let;ge sino all' anq.o I.528 ( 1 ).
I Dogi in quel periodo di tempo erano
Dbgi perpetui! L' epiteto sembra 111\la derisione. E
Yeramente la. lem;e fefiD&va q be l' eleu.o Doge avesse
a vita l' autorit. Ma le ragion$vano . diver.,
sam.ente, ed un. semplice sguardo dato . al
di que' Dogi ne . mostra. che aluni upn d-,.ra.rono.
che . pochi .giorni, altri che poche ore nella
e sino a quattro Dot;i vennero eletti in un
anno solo. I due secoli del Dogato perpetuo non
ci mostrano che un continu9 combattimento. tra i
Guarchi e i gli Adorni e Fregpsi ( 2 ).
Gli esclusi dal C.OIJlando poteano . sempre .dire,
come gi l' esule Visconte al messo di quel della,
Torre: '' lo torner quando i suoi peccati avrano .
superato i miei. - Il Lomellino cos ne ra-
(1) Ebbero da principio i Guelfi per impre1a un gigljo, ed un'aquila
i Ghibellini. Pigliarono p01cia i Guelfi per impreaa un leone, ma i
thibelllni ritennertl l'aquila. Le famiglie anticamente Ghibelline di
Genova portano tuttora nell' lllllfta quet' augello aenu i due be.
11 leone. de' Gutll veniva contra al ghibellino. Dante
Con la test' alta, e con rabbiosa fame
Si che parea che l'aar ne temesae.
1
Il ano Arrigo di Lucimborgo che unire le due fazioni ,
portava il manto imperiale tra punto di aquile e di leoni, per dinotare
concordia. ,
(2) ln breve tempo annichilate con la morte de' capi le due fami-
glie Gua rea e Bontalda , rimase tutta la conlell tra l' Adorna e la
l!'regoaa.
. 49
giona: ,, S' emp in u:n tratto la citt d' infinite di-
visioni. Perch v' era l'antica divisione de' Guelfi e
Ghibellini, e quella tra Nobili e Papolani, . e di poi
le dette , quattro Adorna e Frego sa, Guarca
e Montalda, contenaendo insieme del ducato, face-
vano .altrettante' diviSioni, avendo ognuna i suoi
seguaci, cos ne' nobili come nella plbe. N solo
tfGeSte -divisioni tribolavano la. citt, ma nelle stesse
ne risorsero molte atroci e piene di: casi
stra ai. Perch tra' Fregasi stessi si.contese non meno
erudelmente dello di quel che facessero con-
tra gli Adorni ed altri; ed il zio priv della di-
gnit il nipote, ed un fratello l' altro. ''
N e' due secoli quasi che dur l' instituuone del
dogato perpetuo, Genova si diede e si tolse pi
volte al dominio de' duchi di Milano e de' reali di
Frat;tca.
. Ai Dogi perpet11i succedettero i Dogi biennali
instit.uiti nel rS28 per opera e per consiglio di
Andl.'ea Doria. Tutte le riguardevoli Glm.iglie di
Genova d' ogni setta e colore formarono l'Unione,
cio flil'Ono in un corpo. di nobili, al quale
venne affidato il govel'no della Repubblica, rima-
nendone escluso i1 popolo. E come prima era stata
la di in tra i nobili e i popolari, cos nobili
e nobili si divisero poscia intra loro, segnalandosi
co' nomi. di Vecchi e di Nuovi, di portico di San
Luca e di portico di S. Pietro. Ci condusse un prin-
cipio di aspra guerra civile nel" r 57 5 .. Ma s' acco-
modnrono le con le nuove leggi .del
5o
1576, nelle quali si fece qualche lieve riforma al-
P ordinamento del 1528. I Dogi biennali durarono
sino al 1797
Cinque adunque furono in. Genova le principali
forme, degli ordini civili; cio il reggimento 1.
0
dei
Consoli, :A.
0
de' Podest,' 3.
0
de' Capitani, 4. dei
Dogi perpetui , 5.
0
de' Dogi biennali.
Nella prima e nella seconda fono la citt
liberissima, ed il popolo, ora adunato a
ora rappresentato in consiglio da' principali citta
dini vi teneva od era reptato tenel'Vi il supremo
In sostanza, era quello il governo a comune
co' suoi beni e co' suoi mali, colle sue irt e
co' suoi vizii.
N ella terza foama quattro grandi famiglie, la
Fiesca, la Grimald, la Doria e la Spinola , alle
quali aderivano tutte le altre nobilijatesi co' IQ.agi ..
strati esercitati o colle chiare imprese fatte al tempo
de' coQsoli e de' podest , instituirono il governo
de' pochi. Ma esse tiravano a s il popolo, non lo
c.lominavano; assodavano il proprio potere col pun-
tello del popolo, non lo escludevano dal. potere.
Nelle fazioni di cui essi erano capi-, tutta la citt
era partita.
Nella quarta forma il governo fu tutto popolare,
con depressione de' nobili, eselusi per legge dalla
dignit ducale. Ma tost.amente questa maniera di
reggimento si mut di bel nuovo nel governo de' po-
chi. Perch le famiglie Montaldu, Adoma,
e Fresosa diventarono nella fazione popolare ci
51
che nella fazion nobile erano state la Fiesca, la
Grimalda , la Doria, la Spinola : c_io col fvore del
popolo elleno occuparono vicendevolmente e si
contesero l' autorib\ suprema. Laonde Gioffredo
Lomellino e queste e quelle addimanda egualmente
famiglie fatali all ruine della citt ( 1 ). .
E veramentd ne' due governi de' pochi, le fazioni
che, ritenute ne' termini della mode1atione, sono
nelle repubbliche a fuoco vitale che le riscalda ,
ci che sono si disfrenano , l'in-
cendio che le consuma.
La quinta forma fu il governo de' nObili, o per
dir pi veramente, de' con esclusione
del popolo. Le grandi famiglie della fazion nobile e
della popolare, si unirono; ed albergarono , cio
ascrissero nelle loro casate, distinte in 28 alberghi,
tutte le famiglie di qualche riputazione e ricchezza.
E tutte si dnominarno nobili, e cosi f\1 consti-
tuito il corpo de' nobili, il quale ebbe la suprema
onnimoda ed unica potest nena repubblica. I
due consigli, maggiore e minore, il doge, eletto
ogni due anni, i governatori, i sindicatori, ecc! ,
non erano che 'le maniere dell' ordinamento di que-
sto corpo imperante, e non importa gran fatto
l' individuarle. Questa specie di aristocrazia, tempe-
(1) Non pertanto le famiglie Adorna e Frecoaa ( cbl: la Guarca e la
Montalda ai spensero ben presto ) produasero aomini di eccellente
merito, ed anche Cittadini teneriasimi della patria loro. Chiariui-
ter inclitc imprese e per aenigj falti alla citt furono le quaUro fa-
mi&lie suprlme in nobiW nominate pi aopra.
52
rata dall' ascrizione successiva e continua per legge,
fondava Andrea Doria ne' tempi in cui Carlo V
attendeva a ridurre il mondo a monarchia; perch
il reggimento de' privilegiati il mezzo tra il prin-
cipato ed il governo a comune.
Nel 1S76, le famiglie, ascritte ne' 28 Alberghi ,
ripigliarono gli antichi lor nomi.
N el 1797 la repubblica di Genova divenne re-
pubblica Ligure, democratica, o . pi veramente
ancella della Francia, anzi de' Generali e Com-
messarj francesi.
Uno statuto, teoricamente notabilissimo, ma che
non pass pel vaglio della pratica, diede a Genova
il primo Console. E ci fu mera vanit d' autore ,
se vera la fama. Egli che avea gi disegnato di
aggregare la repubblica Ligure all' imperio Fran-
cese che stava per fondare, dett, dicono, quello
statuto per mostrare al Sieyes coine pi di lui valesse
nell' llrte di ordinare i popoli nche a repubblica.
Tre anni dopo; Genova era una provincia del
nuovo Imperio.
53
LETTERA. L VIII.
Ristretto della storia navale e commerciale di Ge
nova. - Parte prima. '7 Cose anteriori alle
Crociate. -Impresa a' Mori di Spagna.
Nel recitare la guerra .di Enea contra Turno,
l' epico latino adorna de' mirabili suoi colori le me-
morie istoriche dell' antichissima Italia. Enea piant
i suoi seggi in Italia celi' art che p.oi usarono gli
Spagnuoli per conquistare ill\fessico , cio armando
gl' indigeni l'un contra l' altro. Avendo adunque il
'condottiero Trojano richiesto di sussidio varj po
poli dell' Italia, avversi a :Mesenzio che guerreggiava
per Turno, A uno re de' Liguri gli forn uno stuolo
di navi c d' armati. N ella mostra degl' I tal ici ajuti
assegna Virgilio al duce de' Liguri la nave mag-
giore, per mostrare come ab antico essi valessero
nelle cose navali (l).
( 1) Non ego te, Ligurum ductor fortissime beUo
1
Transierim, Cynira ; et paucis comitale Cupavo ,
Cuju olorin* surgunt de vertic pennae;
Crimen amar vestrum , formaeque insigne paternae.
Namque ferunt Juctu Cycnum Phaetontis amati,
Populeas inter frondes umbramque aororum
Dum canit et mocstum m usa solatur amorcm ,
Canentem molli piuma duxiue aenectam,
Linquentem terras et sydera voce sequentem.
Filius, comitatus classe catervas ,
lngentcm remis Centaurum promovet ille
lnstat aquae ; suumque undis immane minatur
Arduus, et longa aulcat maria alta carina.
54
Peregrinavanp i. Liguri per tutti i lidi del mare.
Temistocle scampava da' suoi nemici colf ajuto
di due giovani mercatanti liguri che conoscevano
meglio di lui le vie Grecia. La potente Mar-
siglia era costretta a ricorrere a' Romani per libe-
rarsi dall' infestamento delle navi ligustiche. Il
traffico marittimo fioriva in Genova
nell' et di Tiberio ( 1 ).
Gl' imperatori romani. e poscia i greci tennero
il dominio del mare, a malgrado che i Barbari del
settentrione assaltassero ed 4Pccupassero le interne
regioni dell' occidente e del mezzo giorno. Ma nel
settimo ed ottavo secolo gli Arabi, impugnando
colla destra la scimitarra e colla sinistra il Corano,
dilatarono le loro conquiste dall' all' Atlan-
tico. Sepolta ch' ebbero la greca in
Africa sotto le rovine di Cartagine, essi valicarono
il mare, ed atterrando Ja monarchia de' Goti., as-
soggettarono la Spagna ai califfi di Damasco. Da-
gli arenosi lidi della Cirenaica e dalle fiorite piag..,
gie dell' Andalusia essi a stuoli verso
le isole dell' Italia, o si congiungevano nelle isole
della Grecia ai loro fratelli usciti- dalla foce del
Nilo. Dal terrore era preceduto il bianco stendardo
degli Ommiadi, e la solitudine della morte segnava
i vestigj de' passi loro.
(t) Portavano i Liguri, dice Strahooe
1
' all' e1nporio di Genova
agnelli, capretti , pelli, miele e legname tla far i, e ne asporta-
vano olio e d'altre l'arti d' halh.
Carlo' Magno, il cui avo con memol"anda vittnria
avea posto argine al torrente de' che ;
gmdati da Abderamo, voieano dalla Spagna tornar
nella Siria trnersaodo e soggiogando f Europa ,
ana un poderoso navilio per gnardnre dalle loro
scorrerie le coste della Francia e dell' Italia sino
alla citt degli Apes.toli {t).. Ma se da Genova ov-
vero da Pisa salpasse r annata dte- Pipino figfinolo
di Carlo IIIIIDd l' aano 8o6 io Conica contro dci
Mori, cosa asni dubbia (2).
l successori di Carlo e di Pipino trascutarono
le 'cose marittime, e prima che si spegnesse la
stirpe i terribili seguaci di Maometto, occu-
pate tutte le isole de' nostri mal'i ,. e stanziatisi
nelle due estremi t\ dell' Italia, ne dept"edavano le
spiaggie, ne correvano Te inteme e riduce-
vano a deserto i diDtemi di ltoma ( 3 )-.
(r) .la parte meridiara in litlon pi'O'Ia8Ciae l"ii.roonensis ac Sel'li-
IMDiM, tatcr etiam ltale li"-' wqllie ad llom- conlltra Mauros
aaper piratica'lll e:..-rcere "1"8101. Egirarrrrl& ttp. llorupct!t.
Vedi le LdiiN Liflu#Uiu dell' Othrico; rgli pO&'Iia a-nno cbr.
l' Adernaro ,. uociao in quella apedhriooe da' llori , fbue eonte di Ge-
nna e 11011 dt Cenou.
v.- pan le Dllerrasii PiMr., Dal Borwa, nelle
.... u Pallhii'C nbatte )e aerHeDR del tle} Foglie-tta e del
Bizarro, cM itabiu-o qud te.pb il d4Maibio Ili Getto 10pta la
Conic:a.
n pi problbile elte in partlla *' halia {Cod.
Bertin..), vi fossero Genoveai e Pisani.
(3) Tedi nell' lllor. Eflt:lnitm. del li'l6ruHf Ja letlien dr pllfll Gio-
1141nni VIU .W ;.pentore (;arlo. il per dimanda..gli aec:cono
e0111.ra i sancini. "La -pas-,. egl Mce, inti.tNftleDlie ,.,iwata
da ... u. llllmici di Dio. Pa ..... eai .... st'llfll'l* n iolllll ebe . vieu.
36
Genova fece miserabile e fiero speriment del
loro furore. Essa cinquanta o sessant' anni prima
del mille ' m lamentevolmente disertata da que-
gl' infedeli ( 1 ). In sul finir del qual secolo questa
citt paventava ancora i1 ricomparire de' Sara-
cioi
Ma la potenza de' Musulmani, irrefrenabile quasi
fioch non conobbero che un solo e supremo si-
gnore, era intanto venuta declinando assaissimo per
le contese tra gli Ommiadi , e gli Ahassidi e 1
da Tivoli a Roma, e aacchrgiano la .Saltiaa e i luoghi vicini .. Banno
diitrutto le chiese c gli altari; yia schiavi ed uccisi con varj ge-
neri di morti i sacerdoti e le religiose , e fatto perire tutto il popolo
all' intorno. ,. La let\era del 2. feb. 877 , e nell' anno iatcuo , non
' avendo riceyuto aoccorao, fu costretto quel Poutefi.ce per salvare il
suu p o polo, a trattar con gl' infedeli ed accordarsi di pagar loro per
ciascun anno 2.5,ooo marchi d'argento. Illi.
( 1) Il qtLo i: indubitabile; te particolarit ne eono incertissime. Ci
avvenne, secondo il computo del Muratori, l' anno !P5. Raccontaai
che alcun tempo prima, una fontllna ch'era v\cina al porlo del
Molo in una piccola strada che diceyai Fontanella ed ora Bordigotto,
acaturl sangue in vece d'acqua per un giorno intero. Foswtta. Rac-
conlasi che i Mori saccheggiarono la citt, mentre gli uomini per la
maggior parte erano lontani in aull!armata, e che, tornati .e veduti
l'orrihil guaato, si diedero a perseguitar i nemici, ed iocootratili aulle
colle pella Sardegna , ali ruppero e tolaer lor. le donne e i fanciulli
che .conducevano schiavi, non ,che il mal tolto bottino. Gio. tla Yil-
rasine, GirutinilU&O, Foglieua. Il priolo racconto probabilmente una
favola popolare , od un accidente a cui si diede poacia il colore di
pottento, fotiero dell'avvenuta calamit. 11 aecoado n,m praJDeate
impugnato dal Giambullari.
(;)Ci si raccqglit dalla traalazione delle reliquie di San Siro in
San Lorenzu, porc:bi: la clt.ieaa' de' dodici Apostoli eNeado fuor di
citt, quelle reliquie si riputavano poco aicote dagli oltragi du' Sara
eini. La qu11l poala- eLia li .uni nel g85, dagli altri nel m.
s,
Fatimiti. Nel decimo .secolo, dice il i
tre califfi che regnavano in Bagdad, in Cairoan ed
in Cordova, si contendeano il trono di Maometto
ed a vicenda si scomunicavano tra loro. A poco a
poco ogni emiro si fece indepeildente; ed ai co-
mandanti de' fedeli pi non rimasero ch le vane
insegne del sovrano potere ( 1 ). Allora cominciarono
le vittorie di Genova e di Pisa. Nondimeno queste
vittorie per la colpa de' tempi e l' incuria degli
scrittori, sono avvolte di tenebre quasi impossibili
a diradare ( 2 ).
Nota il Sigonio c)le .verso il Ioo4 Genova e Pisa
cominciarono a far bella mostra di se ed a montare
io fama, perciocch coll' esempio de' Veneziani si
diedero alla mercatura e alle armi, e .fecero ar-
mate navali (3).
Negli anni 1016 e 1017, a sollecitazione di papa
Benedetto VIII, questi due popoli congiunsero le
forze, e cacciarono dalle isole dei lor mari i ne-
del nome cristiano. Cos i Genovesi ebbero
la Corsica, la Capraja e la Gorgona, ed i Pisani
la Sardesna ( 4). n
(1) Dl. IUid fall.
P. B. Bursi, t/4 domia. ;,. .,,..i J4.
(3) De Reg. IUII.. l. 8.
(4) Per cessar briga bo tradotto letteralmente le patole di P. B.
Borgo op . cit. Ma iatontO a questo negozio della Corsica e della S.l'-
degoa aono infini'- dieputuioni. Vedi le segueoti opere, M11rcla. T a
mu:ci, Diu.rlllz. del doinio IJIICico de' Piani ulla CoritHJ - /J.
Pi1ane, del Cllll. FlaM. Borgo- NOk al Ca.fflll'fl,
58
N el 1 021 , i do e ppola , gi nimiatisi per qae
gli acquisti, si cnfederareoo di bel nooto affioo
di cacciare dalla Sardesna i Mori che etan tor-
nati con grande stuolo ed armata. Essi liberarono
l' isola, ed quanto importa asserire, perch nel
resto chi pu conciliare i discordi raccomi dei
loro scrittori i ( 1)
E 6nalrn.ent;e nel ro88, unite le navi e le
andarono Genoftsi e Pisani so p l'a l' Africa,. ove
presero due IIHDlitissime citt eli Saracini, o, come
scrive il Malaterra, la real c.itt del re di Tunisi
etlis. sen . . E vedi ..,eciaJmeole r- r ... ia .r.lti Sttrtkpa del Clt'f'.
C ora barooc) Manno
1
eeriUore- che rrofea.delt.a.a coJIIiiiDge ta,
purezza della lingua e' le grazie del dire.
La pass nel principio del 15.
0
eeeie in potest dellar
caaa d'Augoae; :e aet Fiac:ipio del 18 in .-u. della eaaa di Sa-
voja, a cui rim.ue.
La Corsica alette, quali wmpre rilutt1ntc, nel dominio
della Repubblica di Genova sino al r.,i8 in ui fu ceduta alla Fnmcia.
(1) Oberto C.nelliere, primo centiauatore tlt Calro, Dilette queale'
parole i.a bqeu a' eonsoli di Genova ebe nel n64 piativano h"'anzi
a Federieo Barbarossa pel dominio della Sardegna: verit htcoo-
traatabile ehe ne' tempi antichi colle armi e colle for abbiam 101'-
giopta la Sardegna. Ed i noalri parenti e progenitori furono coll'e
eereito 11el giudicalo di Cagliari , e aogiogarooo quel g1udicalo c vi
preeero il re ( o emiro ltlrtlcino) pc:r Dome Musaito ( tUo Mrua dagli
.Jtrtllli e .VutJeUo tlai con lutti auoi beai r e lo eeadilasC1'o an ...
nostra eittl come oimico priponiero. 8d apmrtlllo- il .wsoovo
d'allora all' imperatore (Arrigo l ) di Germaou ; eellldticendo aeco i
re: Huaaito , aliocb il pehreip ._ coooaeesae che il Jegoe di
eoleato n eraei Ili fraeo agiawto- ed ac....-ivto alla di&iooe e po-
deat Ilei romano imperio da' suoi ldeli ed aomiai Geaove.n.' -
l'w fiiMia ee 6o.-.. _. .hftwiue-. e-ideri iJ. vloN Ili quai
cW C8Hica- la re.we;
59
con la torre maggiore che lo stesso re difendeva.
Ed il re per liberarsi pag gran- somma di da-
naro, rilasci gli schiavi cristiani, e promise di
non corseggiar pit\ per le marine d'Italia. Insieme
coi Genovesi e coi Pisani si condllSsero molti guer-
rieri di varie parti d'Italia a quest'impresa d'A-.
frica, alla quale avea dato eccitamento papa Vittore
Ili per recar travaglio in casa loro ai Saracini che
infestavanh la bassa Italia. Ed essa pu riguardarsi
come il preludio Crociate, dal successore di
Vittore III bandite pochi anni dipoi (I).
Una specie di erociata, posteriore atte
prime di terra santa, fu pure la guerra che fecero
i Genovesi ai Mori di Spagna. negli anni I x46- 47-
48. Nel primo anno presero l' isola di Minorica ,
indi portarono l' assedio ad Almeria, citt del re-
gno di Granata, fiorentissima a que' tempi pel la-
voro de' drappi di seta. Essi cominciarono a 'per-
cuoterne le muraglie con le macchine. da guetra
usate a quel tempo. Ma l' astuzia del re Moro gli
( 1) Piet.ro DiaCOAO - Bertoldo da Ca.tanza - Florentini, Yilc
della cont. Mtitiltle ..:... 1laronio - PtJRi l& Baron. - Flatn. Dl Borgo
- Gitif._ Malllterrc , IIIOrU - Mwa1.ori,
Le due citt nominale da' Cronisti aono Almadia e Sibilia. Allaadia
la presente lllediab, tra Tuniai e Tripoli. Il re di :I'unisj che re-
gnava pure su Tripoli , leneYa in Almadia la ede regaJeJ e iatito-
lavasi re d'Africa. Africa vien pure speaso chiamata qaeifa citt, il
cui nome variava ancor io Al-mabia , Mabadia, Meadia, ecc. Questi
diferai nomi ,iod11cooo a strane confusioni gli acrillori. Quanto a Si
bilia, diee il Mic:baucl ehe pace d11e lcabe pi al tad u 1\lediala.
6o
ingann, o pi veramente d e l ~ s e la Loro avarizia.
Perch mentte stavano tutti intenti- a veder nume-
rare parte de' denari ch' erasi accordato di dar loro
per aver pace, egli si saJv colla fuga. I difensori della
citt tennero saldo, e i Genovesi. scorgendo acco-
starsi il vemo, rimpatriarono. N eU' am1o seguente
ad istanza di. papa Eugenio III; si collegarono con
Alfonso VII re di Spagna con Raimondo Berlin-
ghieri conte di Barcellona, a' darmi de' Mori. Era
r armata genovese di 63 galee e di [63 navi da
carico e portava r21m. fanti da sbarco. Volonta-
riamente i cittadini aveano fatte le spese dell' ar-
mamento; le donne genovesi, smpre tenere della
lor patria, contribuendo gli ori e Je gibje. Coman-
davano l'armata quattro Consoli de' sei del Comune.
Giunti innanzi ad Almeria si unirono colle genti
spagnuole; ma soli furono lasciati o vollero andare
il d dell' assalto. Gagliardamente si difese.ro i Mori
con fuochi, con pietre, con armi da ferire in lon-
tano e da presso.
I Genovesi, pi inferociti, rinnovaron gli assalti,
e la nobilissima e ricchissima citt d' Almeria cadde
in lor mano , con gran ruina de' Mori. Il valsente
del bottino e del riscatto de' prigionieri fu di go(m.
marabottini, ossia ducati d' oro. - L' oppugnazione
di Tottosa venne risoJuta per l' anno seguente .. Al
qual effetto l' armata genovese svern nel porto di
Barcellona. Due consoli portarono frattanto a Ge-
nova le fauste novelle e la pteda.
Giace Tortosa alle frontiere della Catalogna, dell'A-
61
ragona e del regno di Valenza; onde a' Mori era ca-
perch da lor nido usci:vano ad in-
festare tre vicine provincie. Oltre i Genovesi e le
milizie catal.D.e.t v.ame .pure a quell'assedio un drap-
pello d' cav.alieci c;lel Tempio. Entrarono .i
per .assalto Della citt, camminando so-
pra i cada,reri. I Mori si salvarono nella fortez7;a
posta sul colle.. . Volevano
quella rodca i GenoYesi; uomini audacissimi, dice
l or .Cronachista, e guel'Jiieri di nio ( 1 ). >> Ma
i Catalani, paghi del sacco. dato alla citt, si par-
tirono dal campo, adducendo che non ricevevan le
paghe. Non si sconfortarono perci i Genovesi; e
con loro stette1o que' prodi Templarj. Assai ardu
impresa era l' espugnazione della rocca. per la pro-.
fondit e la laFghezza del fosso che la . circonda-
va (2 ). Essi lo colmarono di pietre e di terra, ed
accostarono alle mura le torri .mobili, i gatti, e le
altre macchine da guerra, nelle quali erano eccel-
lenti maestri. Ci avea tra le altre un gran castello
di legname, dalla cui cima trecento arcieri saetta-
vano i Saracini che dil'endevan le mura (3 ). La
resa della rocca di Tortosa finalmente la
costanza ed il valore degli assedianti. - D re di
{1) Viri aadaciseimi et bellatorea Dei. Cqjfaro.
(2} Era largo, secondo il Catl'aro, 83 oubili, ed alto 64.
(3) D eat conatant par i hittoire lee Gnoia pauaient alora
pour avoir l.& plua grande intelligence dana lea mca!liques et qu'ils
excelloient dana la aciencc de la fabrique dea machinea, ain1i que
dana la oonstruction dea vai11eaux. Hi1t. Uni11. trad. th l'anglau.
6:a
Spagna ebbe Almeria, il conte di Batcellona Tor
tosa; i Genovesi furon date le .f-anchigie pe' traffi-
chi, e il prezzo della vendita di un terzo di questa
seconda citt. Ci t'atto essi sciolsero trionfalmente
le vele, e tornarono ai lidi natii , caricht di ricchis-
sima preda. Celebre negli Annali di Genova que-
sto triennio, illustrato dal triplice conquisto di
Minori ca, di Almeria e di Tortosa . ( 1 ).
Ho turbato alquanto f or<!ine cronotogico per
raccontarvi questa spedizione clr. io mal sapeva al
loogare altrove. Ora' torno dove test vi ,
in sul tramonto undecimo secolo ed all'aurora
delle Crociate. Le Crocate! .... immenso
mento' fot'Se non guardato da tutta la sua altezza
sinora. Lo spirito religioso, vero e falso_, entusia
sta ed ipocrita, abusante ed abusato; la semi-civilt
europea e la semi-civilt asiatica; il feudalismo
spirante nelle braccia orientatismo, suo peg-
giore erede; la grand' idea del califfato occidentale
tjUasi recata ad effetto; i Normanni di Francia, d'In-
ghilterra, di Sicilia e di' Scandinavia, cavallereschi
ed inconsiderat eroi dell' impresa; i popoli marit-
timi di sangue italiano, intrepidi guerrieri senza
romanzera e trafficanti accortissimi; l'imperio greco
insozzato daUa corruzione delle instituzioni romane,
'
( & ) Co.Dri, Annal. Genuem. T. 6, R. It. E meglio nella sincera
edi'lrine genovese del con documenti. Era il Caffaro senerale
dcll'urmata nella spedizione del u46, onde non .si pu desiderare
tutimonio pi autenlieo. Tuttavia vedi gli ltorici apagnuoli e l' Hr-.c.

63
atterrato da un doge, 1'ialzato da un capitano del
popolo; due parti del mondo in balia del Mao-
mettismo; naove leggi, nuove arti, nuovi com-
mercii, nuove idee, nuove malattie, nuovi costumi;
quanta materia di profonde meditazioni l E quindi
per la fantuia, i potenti nomi di Pietr
l'eremita, di Goffredo, de' due Federici, di Enrico
Dandolo, di San Luigi, di Riccardo cuor di leone,
de' di Monferrato, di Sala dino ! . . . . Ma
io non debbo parlal"'fi delle Crociate se non in
quanto si riferiscono alle cose marittime e merca-
tantesche di Genova. E sar anche brevissimo, ac-
cennando appna le fazioni gueniere.
64
' LITTft,l LIX.
Ristretto della storia e commerciale di
nova. - Parte seconda - Crociate - 'l'rtifjr
chi di Lwante - Guerre Pisane.
Le. crociate. aprirono i Gepovesi uQ <:arppo
gloria nell' armi. Ajutatori di Gol&edo nel con-
quisto della citt santa, eglino sul troQo
di il suo successore ; es.pugnarono e,. gli
diedero le poste al mare, senza _le .. quali
ntno tronche le sue correlazionl in Europ11, ,
Le crociate accrebbero a pi doppj il loro na-
vle, e gli arricchirono co' noli de' guerrieri e pel-
legrini oltremontani , facenli il passaggio. Le due
grandi spedizioni transmarine di Luigi IX si effet
ttaarono quasi interamente co' vasceKi di Genova.
Le e questo il principalissimo punto,
li misero ne' traffichi deU' Oriente , fonte inesausta
pei Genovesi di vera e secolare dovizia. E;cco ci che
importa chiarire.
Con diploni.a, dato nella citt santa il d 20 a
prile I 1 o5, il re Baldovino, successor di Goffredo,
altamente commenda i Genovesi dell' ajuto da lor
dato ai Crociati nell' espugnazione di Gerusalemme,
di Antiochia, di Laodicea e di Toriosa, e della
conquista da loro fatta di Acri, di Solino, di Gi-
hello, di Cesarea e d' Assur pel glorioso sepolcro
del Signore e per ampJiare l' impero Gerosolimi-
65
taDo: . percib qoiloed in perpetuo u a questa s
gloriosa geote \, la terza parte del dominio e de'
tributi di' Oesana; AsMir, Acri, Gibello,. e loro
assegna abitazi011i e confini nelle .citt di Gerusa-
lemme e di Joppe, con . propna giurisdizione pel
loro governo { 1 ). .
Lo spirito :dolouiale: e mercantile de' Genovesi
appariste similtneBte in tutti gli altri . moltissimi
privilegj, ch'eglino. si procacciarono allora o dipoi
dai principi orobiati, dai re d' Armenia, dagli im-
pe.,.aiori greoi, ecc. ecc. ( 2 ). Tutte queste carte
sono quasi le. medesime pei Veneziani e i Pisani -,
e portaDO sempre la concessione di tBl. quartiere
per le- stanze, di franchigie pei ttaffichi e di proprio
tribunale per la . giustizia. E . ci non solo nelle. citt
marittime, ma aophe in quelle dentro terra ove
fioriYa Ja mercatu,ra.. E: mndachi e ttanehigie e foro
proprio ottenev,ano gl' Italiani marittimi eziandio dal
saracino re di Ceuta, dal soldaao d' Egitto, dai
principi tart...ri, scorrevano ben veduti per le pi
intime contrade dell' Asia, facevano-_ trasportare
dalle carovane degli Arabi ne' porti deUa Sora. le
merci comprate nel Golfo !Penico, e-ne portavano
o mandavano delle proprie ai. califfi di .e
ci. lor e'Oncedevano i papi, derogando all' univer-
.
. .
(.) Il diploma ' ricopiato dall' originale dell' archivio, e trascritto
nella'!Leuera allo St:ioppio di Fed. Federici. Vedi pure ck
IJ:zped. Siriac.. ub a. uo5; del quale qui ai aegue l' iuterpretazione.
Vedi i diplomi puhblic11ti dal Fedcrici dal Lagomaraioo , dal
Sacy e dal Saoli.
6
sale divieto in rioompenfa' de' ienigp fatt; allp Ghiesa..:
In una parola, Ganoroai, 1
vedevano tutta l' Euw6tpa, d..U. didll'
sia dell'Africa> e l' A aia e l' rnc.. ptidned.evaoo;
delle mercatanaie eorppee.
Il commercio per sua natura non,
agogna che al pOSSeMO ;eSJ:lrWTO\ :Questi a-p: popoli
marittimi d' Italia aiagaator.tiioftlfla IDillo il:
mondo altor .conosciuto;, . Sf! :Ua 'no #boiuJ;
d i ridare i '. Ma . P.isl,l; e;, ai,.;
talvolta :crucciate , ll' . pur 0011 ;veogon . .l' uoa.
contra l' altra a hutaglia. A.' .danhi. di. Genqwa . si;.:
rivolge la precipua: kliro emu.laalone.. Nondi-.ebo' :Be>
talvolta si collegano. ai tt-o{Jpc> eBe. si;
invidiano por uaire. con 08D .afoJ;2Cl .le fnnt )OJ"o:
ad opprimerl.
L' accorca Gonova meta a p>itm la cnt.:
cotdia . de' . tiwsli. :. CopitaiUlta .dal. pi g'8nde,
allimiraglio. del di ahhatel."6
per :sempre Pisa. e di osohulere : dal Mat Nero .
,
Vene&ini> a' quali ha gi folto la suprmoazia nel-
l' imparo orientale), sostitiunldovi t Gs-eci a:i Latini.
Pochi :mni le . haataoo per tnlldare ad esecuzione
un tamo. divilalllento .. E Vetrezia clte si letizia in
veggendo Pisn o Genova a disperata guerra inb"a
sbigottita riprende le armi"_, ma troppo tardi,
poscia che il. nome pisano .si. . nelle acque
della Melorht.
Le guenc pisaue compongono un terribile dramma
di due secoli, da un' orrenda catastrofe
67
che non laseia luogo a oontiuuazione o rappicco ( 1 ).
Esso annodato da scene che ben lumeggiate por-
gereibero an' e-ridente pittura di teuipi e di co-
fltumi tutti lonuni dai nostri. Ambasciatori de' due
popoli dinani l ooll.cilio Lateranense che nomina
per un .Giunta la qu.&e non profferisce
sentenza; un:a eoodizion di pace che obbliga i Pi-
sani ad abbu'sare ttttte le oase della loro citt sine
al primo plco ; indi i Pi181li dentro il porto di
G6noft che balestrano nella citt pietre &sciate di
pm-pora ghirate d' argent per far onta
e soperchio ' loru rieiIci ; mille cittaditli dell' una
dell' ltra cift che 8iurano i patti deHa tregua
tdcc.ndo gli E e iopra f mma del popolo
di Pisa e di Gnoft ; i cardiaali e prelati d' oltre-
MORte portati daBe galee al concilio di
Rom; predati per Tia diile galee pl8tme e gra-
nti per bimarro rispetto catene d' ugento . .
E cp:aanti altl'i singolari casi noo la lotta
lta cpMSti dM popoH, a i qbli ehbrj pio.ttosto ehe
soj .Gi sangue, dopo ripos, Welloniti di
() a.. peiW Pjsan-. GOD u .,_ colllb.
u 18. Seconda guerr111 P.isana. .
Pace tra Genova e Pisa per interpoalzione di papa In-
11
.n6a. Teraa peua Piuna cllcJwyenaai F. 14 cootese tra il
sacerdozio e )imperio.
n58. Pace tra Genova e Piea per cura di .Aiessancho IV.
Qaarta e gtacit!inilll'a guerta i'ra Genova e Pisa.
lrreparab1Je rotta de' Pisani aMa Meteria.
"91' (A)mulo Doria totina Porto t.t;aano. -
Pisa nel ,IHII tlrt'll a Gei!O'fa, e u' riwsata.
68
pi e fatti pi crudi, nuovamente ritornavano al-
l' armi ( 1 ). ,, .
Ma questi ftti chieggono d' essereraccontati con
tutte le loro particolarit; e. desritti con la tera,
semplicit di que' secoli ... Qui. mi .basti' recitarvi
la battaglia della Melori che fu l' eccidio di :Pisa.:
Dopo aspre guerre e brevi paci e tregue. so-:
spette si raccese l' incendio che dovea
una , delle due marittime e guerriere rivali .. ObertO.
Doria. con 58 galee ed. 8 panfili o galeazze, na ..
'V..ig .alla. volta porto .Pisano. egli
sulle sue navi il meglio e il fiore di Genova. N ella
galea di San 1\latteo erano tutti i Doria alli a poF-
. tare le armi. Giunto all' isoletta della M eloria , 0-
berto pose in agguato dietio quello. scoglio le 3o
altre galee che Benedetto Zllccaria gli avea menato
di Sard-egna; poi volt. l' isola e disfid a battaglia
i Pisani. Questi, . reput&ridolo minore di forze, usci-
Tono con alt-e grida al con:8iuo. Erano sull'. armata
pisana i principali della :nobilt e della S;.oveni di
Pisa,. e molti .. S' affrontarono le due .arJ!l&te
nemiche con quella ferocia che loro inspirava l'odio
secolare e la contesa deU' onor patriO. Dall'. una
parte dall' altra si appicc una . dura ed acerba
battaglia. La galea ov' erano i Doria, ajutata da una
galea del assalt e prese la nave che por-
( 1) Per gli Annali; .le Cronache. di Pisa, i FrtUIUfUtlli di Sl.oria J>i-
lana, vedi le seguepti raccqltc; ; Ber. lw.L &:ripe. - Scripl. Et.rur,
- Delizie degli Eru.d. ToiC'!ni. - V04ll. pure le Di11ertas. Pi1ane di.
Flam, Dal Borso. e la ,grilnde IIOI'i4 del Siamondi,
6g
lava inalbrato, H. grande stendardo di Pisa. Ma
tolse, sin dal principio, ogni speranza di vittoria
anzi di salvezza ai Pisani l' improvvisa comparsa
delle navi nascoste dietro lo scoglio, le quali ven:.
nero ad assaltargli ai fianchi e alle spalle. E per,
fatti pi animosi 'dalla disperazione , senza pi
tener ordlne. di battaglia, legat tra loro le Ila vi ,
secondo il cqstume de' combattimenti marittimi di
que' tempi, ed attaccatisi ai navigli genovesi, da
per tutto si combatt sul mare non altrimenti che
in pugna terrestre, e, siccome port la sorte di
ciascuno, con cieco e disperato furore. Dur que-
st' aspra e sanguinosa battaglia dall'ora di nona sino
alla sera, e la sola notte pot salvare i miserabili
avanzi della sconfitta armata pisana. Tre mila Pi-
sani perirono o dal ferro o nell' onde; tredici mila
caddero prigionieri; i quali tutti, posti a catena,
furono trasportati in Genova a vivere nello squallor
delle carceri od a morire di miseria e di stento.
Quindi nacque per r Italia il proverbio , u Chi vuoi
veder Pisa vada a Genova. n E venivano a Genova
le. sconsolate donne pisane per rivedere i padri ,
i fratelli, i mariti, ristretti nella dura schiavit, e
senza poter d11re o ricever conforti, s' udivano dir
da' custodi: u Jeri ne son morti trenta, oggi qua-
ranta, e gli abbiam gettati in mare, e cosl fac-
ciamo ogni d de' Pisani ( 1 ). ,,
( J) Jar.apo Doria , Ama. 61111. - A non.
1
11t1lla Raccolta
Muratoriana degli Star. ltal. - Gio. Yillani, Cronache- Flam,
Dal Borgo, PUalltl. - Cronache, ecc., s. c:.
70
E dalr ora innanzi, scrive Gio. Villani, Pisa non
ricover mai pi suo stato, signoria e podete.
Per verit nel riandare s dolorose memorie ,
l'animo inorridisce e pel lott l'ifugge. -- '' Che
fate voi mai? scriveva il Petrarca al Doge di
Venezia nel tl5t per indurlo a far paae con Ge-
nova. Che fate voi mai 1 Sono vostri Ji.-alelli co-
loro che vi tra vagliate a distruggere ( 1 ).
() notevole ehe la eempN ghibellina Pin enine '\l 8eramente
abbattuta da Genova ne' pOI'IIi in "i q-.e.-o Comuae en
governato da'. Ghibellini.

71
L1'T8ftA. LX.
RistreUo della storia nONare e camnurciale di
. rnwa -. Partie terza - Guerre Yertete.
I cOmiUii diri.tti al signoJ;'aggialMI'ltll. della Cor.-
sitlll e della Sarossna, la delle . parti di
ti d' Imprio; uri hobil., saresgiatnento
.di gloria, ad un tempo la bassa gelosia che
rdligna tra ricoi e voteuti vioini' avan ' non
mooo che la ccmrpeteQJJ de' traflichi, lcoeso la gool'ra
tra' Genovesi .e Pisani, poi raocasala . gi sopito,
e finalmente c:rortdottala a tal estl'mo di rabbia da
non trovar C;etmine dw nelf eccidio di una delle due
contrarie repubbliche. Soggiaoque nel cimento la
floridissima, l'antichissima Pisa, e l' emulEJ.zione ri-
mase tutta ti'fl Genova e Venezia. N l'una n
i' altra di questt: . citt 'Y6nne ad il onteso
dominio del marn, ma del sangue ligme e veneto
.si colorarono I e onde Jllarittime dalle cqlonne di
Ercole sino alle rive non ancora dimentiche. de' ge-
miti dell' esule Ovidio.
La nimist tra Genova e Venezia , durata dal
12oS sino al 1 l8.t: oon intervalli pi o men luoghi
di pace, ehhc pet" prima ed mtica e continua
gione la rivalit de' traffichi loro in Oriente. lnco-
tninet' la a metter fafille tra loro nei
. ,cp'. Enrico astuto come Ulisse e
prode come Ajace bench negli anni di Neslore,
72
condusse i baroni Francesi, Fiamminghi e Monfer-
rini al conquisto della c i t ~ di Costantino. Caduta
l' imperial citt nelle mani de' Latini ( 1 204 ), si
. ebbero i veneziani la miglior parte nelle spoglie
de' Greci. Il Doge loro , calzati i coturni di por-
pora, s' intitol signore di un quarto e mezzo del-
l' impecio romano (I). La soadtr.a politica di quei
trafficanti: si procacci una. catena di ciu, d' isole,
di fattorie lungo il lido marittimo, la quale da
Dirrachio sulle cos&e della Dalmazia, sino a Lazi
. in fondo al Ponto Eussino si distendeva. Degli otto
rioni di Costantinopoli, tre appartennero. alla colonia
de' Veneziani. Ed ai paesi ottenuti nello spartimento,
essi aggiunsero la fertile isola di Creta e le rovine
delle sue cento citt, facendone l'acquisto dal mar.-
chese di Monferrato per dieei mila marchi d' ar-
gento (2) .
. Una potenza s vasta, s subita, fondata da'Ve-
neziani in quelle stesse regioni ove ~ t a , fatica e
tanti pericoli avean durato i Genovesi a conseguir
qualche privilegio, a por qualche fondaco , infiam-
m l' invidia e la gelosia . di questi animosi repub-
blicani. Tuttavia non ricorsero che lentamente e
come di soppiatto alle armi. Un legno genovese
.pred .un legno veneto ch' era .. carico di .sacre . re-
liquie. Poi il comune di Genova diede sussidio d
(l) Dominu$ quartae, parr.U et dunidiae' ntperii rOIIIaJii, [ Dosi di
Venezia conservarono questo titolo sino al 1356. Yedi iJ Sannuco.
(2) E. Gibbon, Decline and fall. I suoi racconti deUe due prese di
Co 1taDtiJaopoli han fama .di claseici.
73
Enrico, conte di Malta, che imestava i V enetiani
per nUtre. E costoro fecero impiccare Leone V en-
trano giustific.ando l'infame 'supplizio
coll'intitolare principe de' corsari il capitano che
la gareggiante repubblita aTea mandato con. alcani
navigli per le cose di Candia. Mentr.e cori questi
ed altl'i pi gravi fatti preludevano gli uni e gli
altri ad una guerra furiosa, la mediazione .' dei
papi -raffren e per molti anni gli sdegni Essi
calarono . ad un accordo ( 1 !138 ) in cui
nero di tener liberi i mari dai pirati' e di por ...
tare in segno di concordia sulle navi: loro uniti gli
stendardi delle due repubbliche (
La fiamma si ridest nell' Asia t! sopra quelle
spiaggie medesime ove alla 'VOce de' pontefici cot-
reva l' Occidente lla conquista Sanio Sepolcro.
Una privata rissa e la contrastata possessione di
(') ltem q uod Veneti t .Janueoses per mare navigante11' in quolibet
ligoo per utriuaque Commpnia portent, V. sui CO-
munis io dexte.ra et alterius io llltera parte . .Scriu .. orig. dell' .Arcla.,
. Cl. dal Federici.
La peoa del trasgresabre dll'accordo era di 1o1m marhi.<Pargento
e della acoQluoica papale.
Gli storici veneziani mettono io queata prima guerra due rotte date
ai Genovesi preno l' arrtica Cartagine e nelle acque della Sicilia'. G6
Annali di Genova ne favellano. Questi Annali poi talora tacciono
alcune vittorie genovesi , ricordate da' Veneziani. In generale di,cor-
dano in ogni cosa, e pertin date de'. falli Qlaggio(i. .Ci conve-
niva accennare, ma per UDII 1101& volta, onde non centuplicare le DOte.
E 'luaato .Il' autorit vedi .tutte le c:ooLemporanec , genovesi, -v:enet,c,
laiantjne, 6oreutioe, ecc .; meue contiuuaQleQte a confronto. Ma le
diacuuioui criti!lhe -o n. nccesaw all' autore per chiarirai della ye-
ri&t il. r.a,wortarle. tcalt! pcdaatcri.l eli olai uoa far eglio.
?4
im tempio dienner() il seg-nalft d' un oon-
Oitto. Lorenzo Tiepolo, provvediwr ag-
siuntosi Pisani' e ao' ( u$8, ); a.nd
innaDEi a Tolem.aidu JUppe h' catena dal porto,
assal i Geno..esi -ed el"ae loro Si par
tirono i Ge"ovesi di qq,eUa oiu con 8iuramento
di ritomal"fi in capo a tre anQi; od uotevolo che
il dl stesso della toU.a i LegAti di V Qneii.a e di
Genova giul'llvano in Roma la. pfice dilumzi al .,o ..
mone padre de' Criatiani ehe JOlenuerunte la ra-
tificava ( 1 ).
Memoranda ed eooasiva vendetta cWle ingiurie
e de' danni sostenuti a Tolell\aide divisarono l Ge--
novesi. Al che un bel destro parawa iena011i a Joro
Fortuna, negli iforzi cho i Greci facevano per ri-
prendere lo scettro imperiale nella sede di Costan-
tinopoli, tuttor .da' Latini. Collegandosi
co' Greci e facendoli uscir vincitori, venivano i
Genovesi a turbare ta prosperib\ de'.Veueziani nella
primaria sua fonte. Confortal'ODO i soccorsi geno-
vesi Michele Paleologo a riconquistare Bisanzio ,
( 1262 ) , ma pi efficacemente lo giovarono . nel
mantenersi nello stato a dispetto de' Veneziani. :se
per 1a roviot\ delr imperio Lltino .IQ Oriente p-
(t) Prllfta della battaglia Jta,ale lll Toltmaide, le elttil italian che
traftlcl'fAllo ie Sorta , 11etteht .t eomtiatteasero tn Italia ; nem treglla
in mari. Ed anche dopo qatllil' battegJia si fece u11 aee&rllo , pl
qnale i Genonsl dimel'llnll in Tiro poteaao elltrre nel pol'to
iemaide ( la slesaa oh .Aaucnt e S. io. cl' .Acri ) , ma 11on alzare sui
lor aa'rigli la bandleta .!elle Rt'phllliea. J', Atul. Dallllolo., 11a1. /A&
.,s
celerasse o ritadaaso la .caduta d . Costantinopoli
in mano de' Tnrclti, non mio iodas;ue.
Ce1.tameute i popoli . OCClideawli:. tlOQ. IIO$tennero
quel loo iwperio in Grctcia qu_.to pPI'4 lofo im
portava di fa1e , i principati fO\ldali erano .W
a fiSWICi.tale la glori di SpaL"tfl o di Ateno. ( r ).
LP gratitudine non ura virt de' Gl'OQi nl.ll Bas!S'o
Impero. Ma il bisog11o dell' ajuto de' tr.ss.e
Michele Paleologo a dar loro la citt ed il
dello S10irtle, e, 4pel che pi rilova, il possesso
del borgo di Pom, acotlnliO a Coll .. ntin()poli, il
quale prima ser\riva di,comun.e tunporio ai Vene
aiani, ai .Genovesi . -.i Pisani. :te molte: eteu
aioni, pl'Qrogative ed ohe .. ai Geootesi ei
coqaedeue , foeero dwo ohe somrnottesse quasi ed
un Q\buf.q anaeat dell'impero orientale.
. Nondiausno in queste Hcondtt gueJ.Ta veneta
rie sconfitte toccarono i Genovesi. I li
"11' isola de' sot.te Por"i ( 1 ) , poi
va.nente a Trapanl coi CatQlani ( r 300 ).
Dllll' pltro onnto Siillooe Grillo disfece j Veaoaiaai
a vegsttnte di Duraz'o, ( :J64 ) ed Obertiuo Doria
ptete IJeH' isola di Candia la citt di Canaa, nuon
fond1io1u, dellR colonia veneziaua , e la pose 11
csd a &ullme. Ma il Gradenigo toatarAollle
. (a) a '" ootaa-. o}tllliOIM cb il Palelogo , vedellllo cllsptrate le
cose , avrebbe abbandonalo Costattinopoli, se non tqpe tato toecoriiO
da'Genovel>i per invidia de' VeneziaPi. 1> Sabellico D, . Yen. a F11rono
percfb IC:OIIIGnlcati da papa Urhaao lV, ma essi ph\ che mal continua-
.a fa 4114NII.Q di lllfla po&naoo li Venli.ni. lluMUII'i, Alllt.
76
vendic quest' oliraggi rompendo presso a Tiro la
ligure annata.
' : Finalmente Filippo Ill re di Francia; desideroso
di gratificarsi papa Clemente IV, a cui molto do-
levano qneste guerre pel grande impedimento che
.mettevano al soccorrere i Cristiani in Terra'santa,
sl caldamente si adoper nel suo fennarsi in Cre-
mona, che venne a c.apo di stabilir tregua tra le
. due repubblihe ( 1271 ). La tregua non era che
per cinque anni; ma fu seguitata da una pace che
ne dur diciotto, nel corso de' quali trabocc Pisa,
vasta convulsa ruina.
Venezia erasi rallegrata nel veder Genova e.Pis
cosl fieramente azzuffarsi tra o r o ~ Essa sperava
che le due emule si sarebbero talmente indebolite
per le reciproche sconfitte , che a lei dovesse . ri-
manere la maggioranza navale. Ed artifiziosamente
Genova, deliberata a porre in terra la potenza di
Pisa, aveva, due anni prima di venire con questa
aH a giudicaiiva battaglia 1 restituiti a Venezia senza
riscatto i. vascelli e i prigionieri conquistati in un
conflitto navale., . avv.enuto tra loro per colpa dei
Veneziani. Questa scaltra generosit la liberava dal
pericolo di trovarsi addosso contemporaneamente
due sl gaglilll'di nemici,. Imitava di tal guisa Genova
l' esempio di Roma antica, che una sola guerra so-
lea condurre per volta e questa guerra risoluta-
.mente finire:
: Il miserabile fato di Pisa rec. lo sbigottim,ento
tl'a' Veneziani. Essi rammentarono . che nelle. guerre
77
del u58 l' ajuto Pisani pi eli 1$111,
gli avea vincitori. E il :
di vedere che. Genova avesse i.J:qpe-
rio orientale e ne' mari di l dal Boafor,o .il lu9ge
che prima vi Venzia,: si fece pi e
pi vivq. Deliberarono i ma .i :lor.o coDSiglj
rimasero sepolti in profondo
dieci aoJl,i dopo, suon pe.; Gel)QVa 1,Ul8 dolot:osa
novella: Morosioi . e Giovanni
avevano poste a fuoco ed a sacco. le . staoze dei
Genovesi accanto a Costantinopoli, in fondo al mar
Maggiore, nelle isole dell' Arcipelago. Manifesto
cos. facevasi ad un tratto il terribile
d,e" V eueziani di ruinare di cima in gandi
ed improvvisti colpi le colonie genovesi in Levante.
Risarc le perd.ite, ruppe que' disegni l!l bella vit-
toria 1iportata da Niccol Spinola i Veneziani
nel golfo di Lajazzo; ed i geli del Bosforo
mero rid(lssero a JDet le asside,rate ciurllle del
Soranzo.
Nondimeno si vantavano i Veneziani di venire
con grandissimo stuolo insino al porto di Genova.
I Genovesi, ci udito, annarono 200 galee, le quali
pi ridussero a I65; e ve n'erano I05 di nuove.
Ciascheduna galea aveva da :;;a5o combattenti insine
a 3oo. Ed erano in tutta l'armata 45,ooo com-
battenti, con tutto il fiore del popolo di Genova
e delle Riviere. N vollero soldati forestieri; e non-
dimeno rest la citt e la riviera ben guardata. Ed
70
l gnatdUi 8i !UII'ebbel' pGtUto al'lll8re altre
4o galee (1). ,
lo &titolo, -smissero al doge d
Veomia; &cnlfenev;,le the: le gttle venete
tesset'b 1\ tango . per 'fMlir al pmto ti
Ge06'fll, 'f! tth ptneib mandfdS& il ammiraglld
ad a&peetarli l\elle acqut! ttefta 8ioikj ove da
nn la Na\4g{l f dtr:Mt& tft\& in Si
Hi&, dove !lttte i Venuhfti .
gi&rm. Ma nnn comparefl<lo, e sopravteo.
nendo il iwfemtlta, OheM Dmifl Cfl"
pitatJo l qul paWM di er . Stifutto
*SSai atr ono t della patJ.ig; non 'tolle pit\
ltre) e ritOI'llossene a salttnnto nei purto di
Grwfva.
Qttesta ragiOO deU' teca'ft& gli
Amvdisti al riterno di Oherto. Ma il VJ..
lant c' eLe vllno otdiM6 di andar . ift.:.
smo a Venellia, tM n m pift i1111anzi ch
Messina, perch la dissensione cittadineSa oMe
emmr.cita in tpe1 lht6.
(} Vedi .ci9 il l' tivollo 41.U' a&a\elipo
ticiti di CJIIesto sterminato armamento; e ci che ne dice il Villani.
l>.& apeccfiio di cleictiziod diaritlnle riporllito dl GhmoiaClo li
ebiat:e ... f.., qae' lilllpt Aaiit ti t&t lllt..._,.
l'tl.a ecano analae eaeroita.ti ai combattimenti mari.ttimi.,
come risulta colltiouameote dall' istoria. Trascurava queat'osaervaziooe
t atflton moderllo Be iiCI!Yir 1'-tqoipaggfo totd1e di ttfltll'all"'llM.w doM'
-.nicioarai a '"IlA u...-f 11 Costi citi hltt tace'""'- l.- r.ilft&te rf6
galee po&1avaoo aduo1ue ciR:a 115) ... marinj
1
e :aop. aoldati oavi,
per la maggior p31'te volootarj. Questo arorzo marittimo ,:i per 8e
aleuo ai ma1aviglioso, che non conviene torsli la fede eoo l'iperbole.
74J
.A.d . ogni t110do, se Obetw Dovia era- amlato a
disfidar i Veneziani inoaozi al lor mn, o qqesti
tion 111oiti .,,

L4mba Dol'iaa due
IRIDi dopo ntr;nell' .A.dariaaioo, e tra
satoli ;della due ltepubbliQe. e 6era b-.
taglia. Le: 78 di. LIIIDha s' colle
!J6 ohe CJOaduceva AndNa panclolo,. e ne. plWei'G:
66 cba l' OluYraglio S'lllO't'e&e feee. dam allo. fi-.unei
!ltt8 dlmouo MK.te-. mila eli ooD-r
4hasse iti tricmfo. Il Da..Wo,. prigione
ti'tmt-, tion 'fOlle che Gmon gioisse l' aapetto
di un ( 'aiAMithgli venuiant) io cateae, e s' ueaiae.
il eap6 .d uu' aue
dalla gtt (t). . :
la t'Ottia di Cui'&&.. i VeneaMti: temettero
perdere lll libert, -e i Genovesi fiacono. gridati. la
pit\ rdlttt ftl6911 gente ooanhattesae pert
{2). Lt &-ec6nda g.te'IN veraeta fiDi cm br
pace del cc E ciasoua& riebbe i NOi pi'isioni
eon 'J'W' llfltti eht! at 1-ewotesi ' piMquaro. ln'tra sii
altri "tilon6 che Mira tNdiei anni uuoo Viniziaao
na'ficasse mare Maggibre di 'l dia
poli, neHa Sorla C(ih nnate (3} ., QUe-
sta vergognSa pt Venezia, aasicuava ai
GenO've$1 il pC)SS_S1ib de' lidi b'fe l' ingegnbBa fa'fola
(a) .Nato MtWUllo .... .- tlt I1Nu'D c. P.:wlirlltl
..,a filosi. 4. Nallti(JW0
0
&or. Yenn..
(:J) Trit.a11o Calco.
(S} Oio. ,.,i, Gnm.
8o
oea .. allocalo: il h pimento tlelr ........ vello' fatto
da' primi navigatori.
Stette ferm.a la pace sino- all' anllO' 11 346 nel
fPBle Nieoletto Pisano pred nel'pono di Cariato-
dieci: galtee genovesi, cariche di ricch merci; col:
ptetesiD CJliMro o. flao cii far. rappresaglia. Sen ri-
kcero i Genovesi: . preodendo , ,
incendiando: la citt .di Noponte .dl'.er. :de' Ve:-:
aeziarii. Ma la . terza guena: veneta. che. ; cn .ci: si
accese, ,era da mire pi lntaue e piV. vaste.
. U prim& de' Paleologhi , per avere. le
forze di Geuon . a .. scheimo del: miWc:;ittto. suo
trooo, avea largheggiato nrse dj. loret ..
tenessero intera e perpetua facolt dj meroaQteg.
pre ne' suGi::stati :senza pagamentQ di.dttZi;
ser libera . stanza' e dom:inia in Galata 'O PeFa ,.
bench ci fosse poco cL.e coQSegnare in tar,
mano il prto . di . CostaatinQpoli. Ma .. l' astuto.
Augu8to : -avea . demolito le, mura di . Galaea, onde
a suo te asealire.. e distroggere dal
lato: di ;terra. Aodron.ico. a Miehelt; :suo.
padre:, avvenne , come ho narrato. dianzi, la
del Morosini ehe sorprese ed inqendi :ed
insult le del palagio imperiale, bench . cor-
resse, voce che il tmto :fosse: l'effetto. di una
perfidia. Per le quali cose Andronico, di buono o
di mal grado il facesse, permise che i Genovesi
atfortificassero le sedi loro di Galata dal lato
mare, onde mettersi al riparo dalle improvvise offese
di 1111 audace nemico. N o n que' vigilanti
81
tkl opulnti colOni. sd innalzar lolT. 'e mura e. ha-'
loardi allargando l' 'interpretazione delf. ottenuta li-
cenza sino' a munirsi validissimameate anche dal
lato di terra. La olenia di Galat8 cos gagliarda-
mente fortificata, e protetta da un poder.olio na-
viglio, mentre al niente erano venute le forze na-
vali dei Greci, si feee formidabile a Costantinopoli;
e nelle civili discordie. dell' Impero, essa veramente
dettav<l le legsi a qoe' Cesari. la met del
14.'l secolo la baldanza de' coloni .di Galata san
a tale; che pretesero a:_inunziassero i Greci ad ogni
ipecie di navigazion:e. L' .offeso imperatore Canta-
cuzeno accett la lelJa da' -y eneziani , avi-
dissimi di togliere ai Genovesi la chiave del Bo-
sforo. N o n dimeno la grandezza del r.olnano Imperio
era un nome . di lieve significato nelle cose marit ..
time. Perci i V eaeziBDi fecero lega ed an-
che n Pietro re d' Aragona_, ben sapeado com-e
i Catalani fossero valenti in mare, ed i
al pari di lor.
Le navi .l'enete ed aragonesi formarono una sola
arm;.ata di settanta salee. Ne prese .il governo Ni-
coletto Pisano , che allo spirare delle prime aure
di . primavera ' ( febbrajD; , t35!1 ) pass nell' Elle-
spoto, entr nel mare di e fece la via
verso Costantinopoli, ove s' accrebbe con le forze
delr imperator greco. I Genovesi avevano sessanta
quattro galee, delle quali era ammiraglio Pagano
Doria. Ne segu la memoranda battaglia datasi in
quell' angusto tratto di mare che con varj nomi
8'2
.Bosforo Tracio_, Braccio di .San Giergio e
Canale di Costantinopoli _, . :quello stretto che da
q;na parte ha l' Europa, . dall' altra l' e mette
al rnar nlero .. Pi storici s' adoperarono a descri-
vere cptestQ battglia che dur molto iDDanzi nella
notte per un .mare m . burraso Ma essa,
Matteo Villani , .. non ebbe ordino n modo_, a ozi
fu avviluppata e spana come la tempesta marina.
E tale ed in . quel luogo l' avea cercata Pagano Do
ria affio.eh i nemici,; molto superiori di 'forze, non
potessero schie'rare itJ una sola .linea le onde
cos combattere, per la. maggior b.ravura de' SJ10i
marioaj, quasi con pari vantaggio. I Genovesi ri-
portarono -.na gloriosa, bench sanguinosa e poco
allegra presero 4 galee di
Veneziani, e I o di Catalani e 2 de' Greci; e si
trovarono aver morti di loro intorno di
e presooe r8oo; ma perdettero I3 galee profon-
date, e 'della lor si trovarono molto scemati
fra morti annegati e fuggiti (I).
Questa rotta, anzi che togliere l' ardire a' V eoeti
ed a' Catalani, infiamm ne' loro petti lo sdegno.
L' anno seguente, nnitesi le armate di V eaezia e
di Aragona, vennero a battpglia colla genovese sulle
coste della Sardegna. E qui verifico5si quel dettQ
'imperillle valer Uleglio .esercito di agPelll con ..
. .
.(1) l princi1>ali raccontatori di questa battaglia 1ono Matteo Villani,
,,. Caresino continul!IO!'C del Oandolo ' Giorgio Stella e4 il

83
dot un leone, che un eserito di con-
dotti da un agnello. Sconfitta fu l' aamata genovese
e pel repentino assalto e pel. animo de'
neziani, i quali, incatenate le navi loro eon quelle
de' Genovesi, avevano deliberato o vncendo le-
varsi lo sfregio della vittoria di costoro. a Costan-
tinopoli, o morire' privi di speranza di poter fug-
gire. Ma pi fu sconfitta per la vilt di Antonio
Grimalda suo ammiraglio, che se ne fugg con di-
. ciannove galee. E i Veneziani e Spagnuoli con
implacabile sdegn affondarono circa quaranta galee
"genovesi, insieme con tutte le ciutme ed i soldati
che sopra vi erano , , onde spegnere il nome ge-
novese nel mezzo .{el mare ( 1 ). ,,.
Cos la fortuna
- Sae110 leta negotio ;
Ludum indolentem ludere pertin4:x
Transmutat incertos honores.
Per la disperazione dt tanta rotta i Genovesi si
diedero alla signoria di Giovanni, Visconti signo
di Milano, risoluzione con graviss!ime parole dete-
stata dal Sabellico. N o n pertanto rimaneva ancora
a Genova un grand' uomo di mare,. Egli era . Pa-
gano Doria, il '\'ncitore del La citt gli
affid le sue armi e le sue speranze. Con 34 galee
egli navig in- traccia de'nemici; li super nel golfo
(a) Pietro Giu1Uniano
1
Stor. di Yenez;, - .&nn. G.en.
84
dell' antica Messene , e ritornosliene alle patrie rive
trascinando alla poppa della sua capitana il grando
stendardo di san Mat:co preso in battaglia ( 1 ).
Questo grand' uomo , da paragonarsi agli. eroi di
Plutarco , il quale :cou tante spoglie aveva arric
chito la sua patria, non lasci di che pagare le sue
esequie. La citt lo fece seppellire a pr(lpri
ed .otdit'l che sulla sua tomba si scrivesse. due
volte trionfatore.
- << Io vi giuro per la piccola casa di Romolo, pe1
i bassi edifizj dell' antico Campidoglio , e per gli
eterni fuochi della dea Vesta che ancora nei vasi
di terra si conservano , che tutte le L'cohezze del
mondo non si possono agguagliare alla povert di
questi uomini eccellenti ( 2 ). ,,
L'eloquenza del Petrarca, mandato dal
a Venezia per annodar pace tra Genova e quella
repubblica, a nulla era. giovata: tanta nel doge An-'
.
( 1) Egli prima and nel golfo Adriatico e pose a lutto ogni coaa
ano a Parenzo t il che mise s fatte:' spavento in Venezia che fu li rata
grossa catena jH feno ai due c:pste_lli del J.ido. Cron.
Po1 voltate le prbre 11fd nell' Egeo." R1trovavaS1 allora rl Pisano con
l' armal:J veueta di !t5 galee e di 22 navigli pii\ pic.coli all' isola di
Sapienza t senza verun timore. Quando all' improvviso si vide assalito
dall' armata di Pagano Doria. Si lien governala fu la battaglia dal
Doria, e tanta fu la valentia de' suoi soldati infiammati dalla sua vooe
e dal suo esempio, )u; tutte le _galee del Pisano, toltane una sola t
restarono prese , cd ei medesimo fatto prigione. Ebbe l'agano una
per &el!lpi"e ricordevole vittoria. Spogliarono in quel giorno i Genovesi
di tutte le arme e forze da mare i Veneziani. " Pietro GiiUtin., Stur.
Venez. - Vedi pure Mat. Villani, Stor.
Avvenne quella baltdgla il di 4 di novembre
Valerio MiiSSimo.
85
drea Dandolo e nel suo ,collSiglio eta il mal animo
contro de' Genovesi ( 1 ). La vittoria di Pagano fu
pi persuadevole. I Veneziani fecero una svantag
g!osa pace col popolo di Genova (:l).
Diciassette anni dur quella :paee; nel quale spa
zio di tempo avvenne che i Greci di Candi, ri-
bellatisi a' VeneZiani, mandassero ambasciatori ai
Genovesi per dar l' isola nelle lor mni. D tenato
rispose a' Candiotti, i- Geilovresi non poter accet-
tare l' offerta signoria, per esser obbligati a ser
vai-e la pubblica fede (3 ). Generoso atto da porsi
colla tutela di" Tolommeo; i Feiali dati ai Carta-
ginesi e gli Edili agli Apollonii.
Eccomi giunto alla quarta guerra veneta, di tutte
la pi famosa.
: Tenedo un' isoletta elle siede dinanzi allo stretto
. de' Dardanelli. I Genovesi e i Veneziani del secolo
XIV non pensavano di "Tenedo come .il poeta .-di
Augusto Bisanzio era un' oscura terra dei
Barbari. Essi la riguardavano come la p .. del-
l' Ellesponto, il .seggio donde potevano gliidar ol
freoo fi116' disonori della porpora.
S l' un popolo e l' altro vantava per titoli al
possesso di Tenedo 'la tessione di questo o di
{t) Muratori, all'an. 354. . . . . . .
Nel 1355 -Il D11r ( laid. dt1 Ycln.) coal ne riferisce i patU l
'lu cotUttntirent tl' 1"'.ter tlttus cttnu militi florin pour le frlli de la
s-r ttt int.ttrdire leur ruigocianu. cow ,., poru dtt lll Mer
Noirtt, celui ,_. Tlaiodo1ie , o le Ginoi ler' permirem
d'tablir un t:tHRptoir
.' (3) op. fli4,
86
quell' Augusto. Pel quale contrastAto possesso pro-
ruppe in fiamme la disco1dia che erasi accesa tra.
loro a cagione. di cette soverchiel'ie di precedenza
nell' incoronazione di Pierino :re di Gipro, seguitate
da miserabile scempio ( 372 ). Ma in sostanza la
preminenza nella mercatura orientale era il desi
derio de' Veneziani; ed essa era in mano de' Ge-
.
novesi. .E quindi le ite.
Nel racconto di questa gaerra, denominata' co ..
mune111ente di Chioggia dal luogo ove pi &ipra-
mente fh combattuta, gli .storici sogliono parteggiai"
per Venezia. Ed generosa la loro parzialit, per
ch Venezia diede allora al mondo un esempio ,.
ch' ella medesima poscia infelicemente dimenticava.
Tuttavia la verit dee trovare il suo luogo. Genova
raccordassi delr antica sua. gloria; i Visconti di cui
avea portato il giogo non l' iatimorir.ono;. essa ri ..
pres le sue armi vincitrici ed il trio:nfale suo remo.
Chiusa nell' elmo, colla spada io pugno, avventa-
rossi alla tenzone con la fortezza de' suoi anni mi-
gliori. Ella richiam nel seno .della patria i suoi
fuorusciti, mise in mare poderose armate, e colle
gossi col duca d' Austria, con Lodovico re d'Un-
gheria, con Francesco da Carrara signor di Padova,
e col patriarca d' Aquileja. I Veneziani fecero com-
pagnia e taglia con Bernab Visconti signor di
Milano, col marabese. del CarreUo, e con Pierino
re di Cipro ( r ).
() Tra questi collegati di Venezia il formidabile a' Genoe era
Visconti. lEsli e pin1e COlUro a GeDota la compa-
8?
Smiio era il furore della legll onirg Venezia.
Noi siamo oonfddeaati, sriveva il re d' Unsberia
fil. signor.e. di Padova, all'eccidio; alla vergogna;
all' ultim spargimento del saOWle de' Veneziani e
d' ogni loro amist ( r ). E non erano pi quelli
$plendidi giorni deU
1
Adriaca rtlili. U leooa di San
. l
Marco non maestoso le ale sopra le con
irade vicine .. La Dalmazia; .vivajo cf intrepidi Dl8ri-
ilai, .l'a Stabt rapita alla repUbblica. cW. re d' Un-
gheria, Dctge aea rinuntriate ;nell'accordo di
pace ald intitolrsi duoli della -Datmazia e della:
Croazia. . n sisnore di Palio, implacabile
sario di Veuezia, le s-.citna da .opi parte nemici,
assediava, bencb inutilmelJt, la terra di Mestae
che le sole lagune dipartorid da V e met-
teva a sangue colle sde bande, congiunte li quelle
del patriarca d' Aquileja , la Marca Trivigiana.
La iW. d' Ancona, la reina di Napoli, gli Scali ..
geri, signori di Vet"'IIa, s' Amloveravano tra i ne ..
blici della repubblica. La terra ferma, in somma.,
el!'a ispida di lancie a' suoi danni.. Tuttaia nel mare
68. rimanevatto Veuor Pisan e Carlo . Zeno, suoi
gnia dell Steila, ompoeta di mamatflerl e giridllta da Atorr Mal1"'-
&e4i, aipor di Yeaoe le Compapie a San Pier d'Are-
Da, oye iermoNi rubendo e suaitlndo il peese. Il Doge induale que'
ribaldi a col dar loro 91m. fiorini d'oro. Essi finsero d'an-
danene : e tra pochi -giorni ricompanero ael Bilagno. Allora i GenO-
eli , ficlite le armi, uaciroao, d .a"al&e"j, e li '-Ciifroqo a p$i.
Aslorre Manfredi, c;:adu"to prigioniero, si aaly col fuggire traiestitd
da villano. Gior. Stella , An. Gen. _
() Gatari
1
Stor. di Pad. T. 17. /t. lt.
88
prooi ammiragli, colle 4o gttlee che tra amendue
comandavano. E Veuor Pisano. disface:va un'armata
genovese di 1 o galee,. non .longi dal capo d' Anzio
ov gi sorgeva il tempio della Fortn.,.a; oos por
gendo buon augurio alla guerra.
Luciano Doria pass nelf Adriatico ( 1379 ) , ed
i Veneziani furono costretti a combattere nel loro
golfo , non pi per l' imperio. del mare, ma . per
la conservazone delle proprie lor mum. cc Chi aina
San Marco , mi segua, n grid V ettor Pisano. che
sforzato da'Provveditori, di mal animo per buone
ragioni accettava presso la citt di Pola il conflitto
cui animosament-e il Doria lo disfdava; Ferocemente
per l' uno e per l' altro combattuta fu. la. battaglia.
E gi la vittoria parea portar la palma alle liguri
insegne, quando Luciano, alzata la visiera dell' el
mo per veder meglio come i nemici piegassero in
rotta, fu trafitto nella faccia dalla lancia di Donato.
Zeno, e steso morto in sulla nave o ve erasi lan-
ciato all' assalto ( 1 ). Egli mor, dice un moderno ,
consolato dalie grida di trionfo che i
suoi soldati. lmperciocch pel suo lagrimabile caso
tal furibondo ardire infiamm i Genovesi, che tosto
l' armata veneta fu al tutto presa e disfatta.
Pietro Doria, dato dal comune di. Genova per
successore a Luciano nell'impero di mare e di
condusse quindici g!llee in rinforzo a quelle che
stavano vittoriose nel porto di Zara. Con quest'ar-
(1) Yita di Yetlor Pi1ano.
8g
DJ.ata egli corse:' sin sotto al porto di Venezia per
t;aadasnarlo; ma Giovanni :Barbarit;o che l' avea
ehiwtO COD forti catene, respinte gli assmitoci. Pass
f ahairilnte 8enovese a depredare ed Pale-
strina, quindi con tutta l'armata si spinse all'assedio.
di Chioggia, che .gli storici porta di Vene-
zia. Egli la. per assalto, ebbe lode di
mo.desti.Ja at:er .seTpato illeso l' onor deUe donne
n-a la. ruia della soldatesca ch' ebbra scorreva per
la acquistata con l' arme.
La preSa. . di. CbiRggia pose i Veneziani in coster-
nazione grandissima. Tutto -abbondava di pianto e
di paura: ognu.no credeYa che i tosto do-
giua1gere, e volger sotto sopra il doDlinio
e seco . distruggere il nome veneziano. Perci man:.
darono am,basciatori al Doria , per chiedergli la
pace a q11elle condizioni eh' egli giudicasse oneste,
e che a lui
La risposta di Pietro Doria fa ingiuriosa e su
Disoordano gli scrittori nel riferime le pa-
role,, ma concordano nel di1ne il senso che fu ;
dovessero. i Veneziani rendersi a discrezione, signi-
ficando eziandio non voler i Genovesi lasciar a'
'
Venezi,.qi se noli la v.ita. Ci. produsse n11ovi
destini alle dq.e repubbliche.
Gli ambasciatori rapportarono al senato ed alla
citt la mente de' Genovesi, e tutti d' accordo i
Veneziani deliberarono voler patir ogr.i
della guerra pi tosto che sottomettersi a s fatte con-
dizioni di pace, eleggendo anzi perire da valorosi
go'
che so1>ravviv.ere da codardi. Essi trovrotio. la s ..
Iute nel gon isperarne verona. Nobili ed. at:'tefci
1
uomini e donne volontariamente quanto
di pi prezioso avessero navi, atmi
e soldati. .
Ma facea .d' .uopo d' un eccellente colnapdaate
per guidare r impresa. N questo trovav'asi, .. per-
ch Carlo Zeno era in .Levaote, ed i gentiluomini
aveano posto in carcere Vettor, Pisano Se voi
volete che andiamo in galea, dateci il capitaao no-
stro Vettor .Pisano,.,, sdamava:no le ciurme JlDlmu-
tinate_, e ad esse faceva plauso la: plebe. Vettore'
od} dalla prigione le grida, e fattosi alle mfe'rri4lte';
sclam, << viva messere Sa:n Marco ! ,, Viu
Vettor il liberator della patria nostra, 1'i te-
pliaron9 i mari'naj ed il popolo ad umi voce. Con-
venne che il senato cedesse al comun voto, e fu
restituito il Pisano al comando; ed il popolo di
Venezia parve dimenticare il pericolo: tanto po-
ten.te sopra gli animi ne' casi estremi la fidanza in
un uomo di sperimentato valore.
Nondimeno sommo era questo pericolo. D'ogni
intorno le lagune circondata era Venezia da Ge-
novesi, Carraresi, Ungari e Furlani e da tutta la
lega. Anzi tanto s'avvicinarono i Genovesi ehe di-
scernevano facilmente le citt ( 1 ).
(r) Fu vietato di auonar la campana di San Marco per congregar'e'
il popolo, acciocchf il nemi!let non aentiase q"edet

Vettor Pi$ROO Vene-zia, e la difesa di
essa' fu principale sua opera e gloria Mal potenriof
i Genovesi co' loro navigli navigare' in que' canali
di. poco fondo. Per lo. contrario i Veaemoni
vano volare le agili loro barchette ove meglio loro
tomava. A ci s' aggiuuse l' effetto hoinhaWe
per.ch " nella guerra di Cl1ioggi fur.on,o. prima
vedute le . artiglierie, istrumento iuJDvo trovato dai
Tedeschi () .))
I Geno.vesi si da Venezi.H ; esi con-
dussero a Chioggia. Il Carrarese . propose loro di
}asciargli la guardia di questa. eitt ch' gli avrebbe
ben saputo difendere, e di tener essi il- mare :per
proibire i a Venezia, la quale, stretta gi.
dalla fame, di necessit sarebbe venuta in bala
de' collegati. Eglino sospettarono che il- signore tli
Padova 1'olesse appropriarsi Chioggia pl graa gua
dagno . del sAle che in essa facevasi e che di spia ..
ceva lor perdere. Onde non atteset'o al consiglio,
e continuarono a trattenersi nelle paludi di Chiof; ..
gia: u il che fu il sal-vamento dell' inclita citt di
Venezia ( 2 ,.
-l V enezia11i, liberati dall' assedio , con a:.
nimo si al racqllisto di Chioggia. Gii\ se
gretamente aveano dentro dell' arsenale allestita
un' al'lilata. E di tanto momento 1_:eputavano qusta
{) MaclaiaveUi, l1tor.
(2) -'8 Giruein. Ann. - Laonde crisae il Muratori cbe prima l'al
terigia poi l'anrizia de' Genovcai avea ulnto Venezia.
92
spedizione che narrasi fossro deliberati, se falllvll
1: impresa, di navigar a Candia con le donne', i fi_.
gJiuoli ed ogni lor facolt, ed abbandonata la
patria, in quell' isla le nuove loro stanze ri-
porre ( )
Il p r i ~ o sforzo de' Veneziani contro a Chioggia
non ebbe buon esito. Ma intantoch stavano rimet-
tendo in concio l' armata per rinnovare l' impresa,
Carlo Zeno ricomparve nell' Adriatico. Questo .ani
moso e felice ammiraglio veniva da' mari della Gre-
cia che vitt<V'ioso avea corsi, e portava sulle quin-
dici sue galee quattrocento mila ducati di preda
fatta sopra ai Gelilovesi. Al tanlo e s lungamente
sospirato suo arrivo, entr. ne' vneti petti la se
curt non che la speranza della vittoria.
To,rnati all'impresa, nell'oscurit della notte af.
foodaoono i Veneziani due navi grosse , piene di
sassi, dinanzi al porto di Chioggia, sicch restasse
chiuso del tutto, e non potesse uscirne alcun le-.
gno. <t Con ci vennero. ridotti i Genovesi a tal
estremo di necessit, che cominciarono a provare
maggior penuria . di viveri , che non si provasse in
Venezia. Cos coloro che poco dianzi. tenendo im-
prigionati i VeJ!eti entro alle loro lagune, non v ol-
I ero udir parola d' accordo, ora serrati dentro a
Chioggia, senza poter uscire a cercar da vivere ,
per non morir dalla fame, furon forzati ad arre n-
() Paolo Moro1ini, Star, di Yen. - Bart. Facio, De bello Yen.
Ckld.
g3
dersi. Rirnase1o . 4,oQo di loro prigioni, che vemero
condotti a Venezia iD" trionfo ( 1 ). n
1\fa s gli assediatori che gli assediati avean fatto
maraviglie di costanza e d' ardire. V' ebbe J.ma fie-
rissima battaglia, marittima ad un tempo e t.erre-
stre' combattendo le galee in quegli stretti caoli,
ed i soldati s9pra le arene e il .suolo paludoso
del lido. I Genovesi, quasi disitti dalla fame , e
non sostenuti che dalla gagliarda lor animo,
tolsero i legnami ai tetti di Chioggia e con essi
fabbricarono cento . navicelli per uscire dal porto ,
rompendone on accette i .serragli. Tentato
prima di aprirsi un nuovo canale con tagliare il
lido. Ma Vettor Pisano e Carlo Zeno sempre face-
vano tornar vani i loro sforzi. Al tempo della resa
erano gli assediati ridotti a cibarsi de' cuoi e delle
pelli degli scudi, ammollite nell' acqua bollente.
Nell' assedio di Chioggia mor Pietro Doria, ne
ciso da un colpo di bombarda. E s.crive Agostino
. Giustiniano , nelle varie zuffe, tutte crudeli, ri-
masero i Veneziani sempre supel'iori per cagione
delle bombarde che ben ordinate in mare
ed in terra, e delle quali i Genovesi non . avevano
allora ancor 1: uso. n . Che alcune di queste bom-
(1) P. Foresti, Notizia della Repub. di' - Pe1 la minuta
descrizione di quest'a,sedio metti a confronto gli storici genovesi com-
presovi 'il Facio, col Caresinoycol China2:zo, col Redusio, colGa-
tari, col Sanuto, col Navagero, col Sa bellico, con P. Giustiniano,
col Morosioi , con Jacopo Zeno nella vita di Carlo Zeno, e coll'ano-
nimo Autore della vita di. VeHor Pisano. Tra' pi moderni son da ve-
derai il Sumondi e il Daril.'
94.
barde fossero specie di mol'tai .i quali con l'
sione della polvel'e scagliaMBo sassi,
ei non comporta dubbiezza ; ma che altl'e di loro
fossero veri' cannooi, egli una quistione cotesta
non. ancora disciolta dagli .artiglieri.
. . Per la. perdita d.i. Chioggia nou .cess Genon
dal far gueLT& Veneziani nel proprio lor JXtare.
Gasparo Spinola espugn Trieste e la diede al.pa-
triarca d' Aquilq, piese e pose al aacco CApo
d Istria, :e consegn la citt di Pola alle fiamme .
. pur combatt . ael golfo d' Adria il
Maruffo, che circondato dalle galee di Vettor Pi-
sano , 'eppe sostenere e . tirare in lungo il combat-
timento iosintantoch col favol." delle tenehe .poo-
cacciossi lo scampo. Del che l'ammiraglio veneto
si . amiue sl forte, che ne mor del dolore. . La
morte di quest' eroe fu pianta con grand' amuezz.a
dall riconoscente Venezia.
La gran contesa ebbe fine. colla pace di TO!'ioo
del 38t. Amedeo VI, al cni savio arbitrio s' erao
rimesse le due repubbliche ed i. loro collegati, ne
profferl in forma di laudo le condizioni. Si rila-
sciarono d'ambe le "parti i prigionieri, ed i Ve-
neziani. diroccarono il di Teoedo.
De' 4,ooo prigionieri fatti a Chioggia ne mori-
rono nelle prigioni di Venezia 2Soo dal fetore e
dal continuo travaglio ( 1 ).
() P. Giastin. 111. Yen.- Di que' 4ooo 11olo 3ooo eran Genovui, &Ji.
altri erano PadoyaJii
1
t'W'Iani, DalmatiDi. ll.Facio racGUIII.a UA a&&c:dduto
g5
I prigionieri. genovesi, rimasti vav1 al tempo
pace, uscirono tla quelle carceri mezzi nudi
ed in orribile aspetto. Le matrone veneziane che
per la difesa della patria aveano prima donato gli
del capo delle braccia e del seno, si
presero cura di rivestire que' miseri, e di dar loro
n modo di ritornarsene in patria senza dover an-
dar mendicando il pane pel IWJgo peregainaggio.
Nell' istoria di quelle crudeli follie che si nominano
guerre, siamo certi di trovar mai sempre un qual-
esempio di femminile piet ( 1 ).
che dimoetra 11ver i Veneziani lraUato i Genoveai u1ai penio degli
altri.
La pac:e del 433. aopl la breve guern cb en rinata tra' Genovei
e Veneziani. aveano as&ediato la citt di Scio; l' a nano quelli
gagliardamente difesa.
(1) 4nenruro una no&a 1opra le artialierie.
Ruggiero Bacone , chimico ingleae, che Bori nel 13." secolo, ebbe
teoricamente c:ogni:r.iooe della polvere; ch cosi dicei
quella colla quale ai cariaano l'armi d.l fuoco.
L' invenzione pratica della polvere viene comunemente atlribuita u
Bertoldo Scbwart, fnle franceacano , di na:r.iooe tcdeaco, viuuto , ae
pure il vero , nel r4.
0
seculo. Dicono che lavorando egli di chimica,
e pestando ilo giorno in un mortajo di broo:r.o con un peatello di ferro
certa mistura di :r.olfo , di aalnitro e di cubone, Yide ad un tutto
con suo epaveoto, accenderli quella materia, e con 8raode coppio
apinger in aria il pedello. Del che stupito; cominei a .fiiCHO&f.i
aopr11 , e ohius pii volte simile mietnra entro a <:erte oannaeae, e poi
datole fuoco , impar a far canne d' archibugio e poi grossi cannoni.
Questo racconto dio molti reputato una favola.
Fabbricarono td UJarono la polvere e le armi da fuoco i Cineai
O!Ssai prima di noi, e non che di l cen venisse la co-
lni:r.ione , percb i merealanti italiani del medio eyo anano qualche
relazione colla O forae meglio la traeporta+ dalla Ci.na iil
J"ropa Arabi prima di tutli. In fallo leggeei che nel J34:a i Mori,
9<)
as&ediali in Algeairaa d11 Alfonso Xl re di Caatiglia , pararono contra
il suo campo certi stromeoti di ferro che mettevano un rimbombo si-
!llile al tuono. ( Cliron. del rey D . .A{/ono XI. Chron. de lo. Moros.
Mariana L. a6 Fer,.era ).
Gio. Villani cbe mori nel a348, raccontando la grande e annlu-
rala sconfitta ch'ebbe il re Filippo di da Adoardo re d' In-
ghilterra a Creel in Piccat"dia , nell' agosto del dice : E ordin
il re d' Inl\hilterra i suoi arccri, ehc\ o' nea gr.ande quantit, an per le
carm, e tali di sotto con bombarde che saetta no palloUe di ferro con
fuoco, per impaurire e disertare i cavalli de' Franceschi. Poi sog-
giunge che il Re " ana da tre mila arceri ... Ira lngbilesi e Gualesi ,
che quando i Genovei' &aettavaoo uno quadrello balestw, que1li
nettavano tre saette d'arco, che parca io aere una nuvola, e non ca-
dnauo invano senza fedire genti o canili; &enza i colpi delle bom-
barde, che faeieno al grande trellftlot'o e rumore che Pfrea che Iddio
tonasse con grande uccisione di gente e fondamento eli cavalli.
Da queati passi apertamente si chiarisce essersi usato il cannone
1
e
forse non per la prima volta, nella giornata di Crecl. Ma fa ben ma-
raviglia che de' sei mila balestrieri genovesi cbe guidati da 111esaer
Carlo (rimaldi e Ottone Doria , erano col re di Francia a quella
baltpglia, nessuno fia gli scampati procunaae di pol'l.ar io patria b
nticidiale invenzione.
Il Ducange riferisce il seguente pa11o del registro di Parigi intorno
alla liberazione del re Giovanni, l'anno 1368.
GuiUaume Lescuier
1
mais ere des canon du Roi , que icelui
aei(Jneur a ordonnti d'trtl baill pour qwirir cent liiiNis d'tqffos
foire poudre pour quau- (p'and.r canons qu'il doitfoir pour mdtrtl
en la garni1011 de Hanjleur.
Quinci si 10orge che l' uao della p.olvere e de' cannoni non erano
pi in Francia cosa nuova a quel tempo.
Tuttavia i Cronisti conLemporaoei affermano cbe i Veneziani fu-
rono i primi in Italia ad usare le artiglierie nella guerra di Chioggia
(379) ed Ag. Giustiniano aggiunge cbe i .Genovesi in quella guerra
non usarono arme da fuoco
1
n le conobbero che pel danno da esse
ricevuto. - in tutto ci qualche cosa d' inconciliabile col rac-
conto del Villani che pure autentico, e cresce lo stupore in chi
considera la guerriera indole e la grande coltura degl'Italiani in quel
secolo.
Succede uu' altra quislione Le bombarde del re inglese che "saet-
t.tvano pallotle .ferro con fuoco ed uccidevano gran cente e sfon-
cavalli , ,,. erano certamente eanponi. Ma che erano le hom-
97
jyMe -de' Veneziani..uella guena di Chioggia ? Dalla deacrizibne che
oe fa il Reduaio pare che foaaer mortaj. E mortaj furono quelle che
uccisero l' ammiraslio genovese. Erano . due . bombude di strana
graedcaza 4etta l' una la Trcvigiana, la Veneziana o la Vittoria,
e la prima sparava aaui del peso di rg5 libhrc e la aecooda di 1\0. ll
colpo che apenee il Dorio c rovin l' alta torre di San Michele, era
uscito dalla Trevigiana. Yila di Yeltor Pano, e vedi il Chinaz.zo.
Lo stesso autore aaeriac:e c: h e V cUor Pisano fu il primo a valersi.
delle bombe c:ootro Ili c:iU di Zara, poc:o avanti la sua rotta navale,
cio nel princ:ipio del 79
, Nondimeno dai rac:conti genoveai ed altri applll"isce che le artiglierie
veneziane in quella guerra fossero grandi e piccole, c:annon.i e. mortaj,
ed i cannoni anche di quelle vuie apczie cbe poco di poi si diatin-
ac:ro co' nomi di Sagra, FalcOlletto, meriglio, Drago, Colubrin ecc.
lmperciooob v' erano le artiglierie sopra le due torri faLLe al dal
Pisano a difeaa del p'>rto, ve n' erano alla boooa del porto, forse su
punto n i; " c:iascbcduna scaff de' Veneziani portava almeno una b'om-
buda sufficiente per ammazzare ad ogni c:olpo due o tre uomini, e
seguiva l'effetto, non potendo i Genonsi ac:bifare l'effetto delle bom-
barde. E finalmente le artiglierie vcnete percossero le galee del Ma-
ruffo che recava &oooorso a Chioggia, e lo costrinsero ad allargarsi in
mare. Ora giudichino gli artiglieri ae a tutto ci bastassero i mortaj ,
e se dove il Giustiniano dice la moltitudine di bombarde ritrovate
di nuove per queoto tempo, non si debba intendere le molte spezie
di artiglitlrie. 11 Foresti, noll citando pCli" c:he la fama, parla perfino
di moschetti.
Il cannone di legno c:on di ferro c fasciato di cuojo ai
conserva nell'armeria di Genova, per antica tradizioue c:reduto pro-
veniente dalla guerra di Chioggiil.
L'uso delle artigliecie e delle altre arme da fuoco dilatossi in Italia
nelle guerre di Alfonso d'Aragona, primo re di Napoli. Al suo tempo,
cio verso la met del Quattrocento, compari1cono pure gli Archibu-
aieri nelle storie del Regno .tlns. di Co.tanzo Slor, del /1. di Nap. -
Tuttavia quell' uso non divenne veramente unive.,.le ed .uiziale in
Italia , 1e non nel cor1o delle guerre che seguitarono la passata di
Carlo Vlll all'acquisto di Napoli , come si raccoglie dal Guicciardini
e dal Giovio. E togli dai versi dell'Ariosto, &.ull' invenzione dell'armi
da fuoco , la diavoleria e la atreconeria , il nato m era iatoria di. ci
cb' erano a' suoi. tempi quell' 11rmi.
P. S. L' idea che i Saracini trasportassero in Europa I' invenzione
della polvere dalla China cOli cui tr.aflca-..no pel golfo Arabico ed il
98
llel'aico, non aenu buon fondamento. lmperoiocch il Bracelli che
acriveva verao il 45o cosi favella : Malo profect<l de genere h umano
merita 4egypu est, vel, ut alii p11tant , Gdrmania, q11ae omnium
prima exigui p11heria commix.tione id cladia 11rbibus ac pop11lis com-
. menta est, ut ariete m, balista m, coeteraque veteria militiae tormenta,
jam inter mitiorum artium inventa numeramua. De bel. int. Hilp.
Gen.. 1eculo .su11 se&.
Dal qual paaso si scor3e che verso la met del Quattrocento l' opi-
nione che facea venir dall' Egitto ossia da' Saracini l' della
polvere, prevaleva all' altra che l'attrib11iva alla Germania. - E dal
pa111o an'teriore al citato 1i raccoglie che petrieri arano veramente
i mortaj usati almeno sino all'anno 43:a del quale 1crivc: Erat ea
Venetia tormentorum copia ut auper octingenta aa:r.a una die intra
urbem ( Cbii) miua fuiucnt, ii aftirmnt. l11i.
LETTERA LXI .
.'Jtistretto tkUa storia navale e commerciale di Ge-
nova. ....... Parte quarta - Navilio e modi del
combattef'e marittimo de' Genovesi nel Medio
Evo. - Grandeu.a ~ declinazi.on/J e caduta delle
forze navali di Genova.
" 'riva san Giorgio l a/J arrembac!fo ~ alf ar-
rernhaffgio l E con queste grida di guerra le navi
genovesi si accostavano alle nemiche, e si afferra-
van con esse: i loro soldati di mlll'e uccidevano o
ferivano i pi scoperti fra gli avversatj col saetta-
rnento delle loro balestre, poi balzavano sul ponte
. -
opposto, e n:aenando le accette, ne facevano strage
e li costrignevano ad &rreodersi ( 1 ).
Ci riusciva per lo pi bene ai Genovesi quando
avevano a combattere co' Saracini, o co' Greci del-
r ltnpero. Clt per venire all', arrembaggio con sue ...
eesso felice, non basta esser valorosi, conviene
ancora essere uomini di mare, e i loro soldati
eran tali.
Alfonso di -Aragona re di Napoli erasi mosso ani-
mos&mente ( 1435 ) contra l' armata geno"fese che
( ) L' aiFerrani delle navi era attaccar$i l' uaa all'altra con gli un-
cilli di ferro , diaaodooh Jaisoguva o vincere o aarire o renderai ,
aeoza speranza di fuggire. - Yiva San Giorgio era certamente il grido
di guerra de' Genovesi nel J5." e a6. ec:olo, ma nou aaprei asae-
rite M il. tbc' da iadi a die&ro.
tOO
andava al soccorso di Gaeta. Lo confortava ad
gaggiar la battaglia -Ia notizia datagli che non vi
fossero che soldati di tena. Approcciate che
si .fuooQ.o a veggente le navi, il vice-r di Sicilia
disse ad Alfonso : << Sacta Maest, si sono mentiti
coloro che ci t: han riferito. Io conosco le corazze
"de' Genovesi, e quegli armati. che vedi .con tanta
agilit salire' calare e scorrere attorno' sono sol-
dati di mare e non di terra. ,, L' armata aragonese
era 'due. volte pi. numerosa della genovese, e
oor.oposta di navi maggiori. La nave regia, detta la
1\faguana o Capo Rotondo, giungeva col,la testa
l' albero di bofllplesso aUa g;mbia . di trinchetto
de\la capitana . genovese, el era da So o
. scelti. Delle ahre navi qual avea da 3 a
4oo uomini, qu!ll 5 a 6oo. Portava quell'
mata_, oltre due re, pi centinaia di prodi baroni
e sei mila soldati delle vecchie bande d' Ar .. gona.
1\la :nessuno di lor era ugmo di mare. Quindi
Biagio d' Assereto con 13 navi da carico e 3 galee
messe in concio affrettatamente e con 24oo uomini
in tutto fra marinaj soldati navali, disfece e prese
quella floridissima , ed avrebbe riportato.
anche pi facile e pronta vittoria se grosse fossero
fotate le Qnde marine, Perch i e i veterani
col mare._ turbato sarebbero stati inetti a
reggersi in piedi, non che a' ' pel
vaglio del mare a cui i. Genovesi erano usati ( 1).
() Leuera di Bi4gio d' aUa Sit;nol'ia di Genova, ( un
rapporto o bollettino marittimo., acri"o io aeuonae coa einsowe in-
1 or
Ma otl sempre con lieve pericolo i Genovesi
coglievano gli allori marittimi, e soventi volte essi
pure sentirono l' amarezza della sconfitta. Imper-
ciocch Pisani e Veneziani e Catalani eran ne-
mici non meno valorosi n meno sperti nelle cose
di mare. Porgeva allora qualche vantaggio a' Geno-
vesi la maggior maestria nel saettare colla
Essi medesimi si reputavano insuperahili nell' uso
di quest' anne, proibita invano, come troppo mi-
cidiale, dai papi. Combattevano allora da bordo a
bordo, infestando i nemici co' verrettoni, prim'a di
venire all' assalto ( 1 ). Usavano pwe talvolta- di sca-
gliare sulle avverse navi fragili vasi pieni di calce
polverizzata per offuscar la vista a' nemici, ed an-
ohe sapone bagnato acciocch costoro mal fermi
genuit il di dopo la battaglia). -- Joh. Sulla An11. Gttnu.ma. T. '7
.Rttr. /tal. - A"':Jttlo di Costan:r.o , /st. dttl rttgno di Napoli. - Simo-
ndta
1
Vita Frane. SJOrtiatt T. :11, Rer. /tal. - Corio , /st. di M il.
- Petroni, llt., ecc. ecc.
U re Alfonso non volle arrendersi a Biagio d' suo .,inci-
tare, perch questi era figliuolo d' un argentiere ( Ant. Foresti, Ist. )
ma cedette la apada a Giacoho Giustiniano, uno de' signori di Scio.
Il di1petto della rotta nota facea dimenticare ad Alfonao che il prode
ammiraglio genovese a' era ben guadagnato le inaegne cavalleresche in
quel giorno.
Oltre il re Alfonso adtlero prigioni Giovanni re di Navarra , En-
rico, infinite d' Atagona , e di canlieri e baroni restarono presi fin
a,J numero di toille e ne restarono moati molti de' pi valorosj.
Ang. di Co1tanzo, ivi. Allri scrivono, ed pi verosimile, 100 si-
gnori di baronia e 200 cavalieri di spron d' oro.
( 1) Della grandissima stima che facevasi dei baleatrieri genovesi n t Ile
guerre terrestri, parlano, tra molti autori, Giovanni e M'alleo Vil-
lani. ll primb di essi attribuisce in parte all' esercizio nella halestr:t
il che i Genoveai presero sopra i Pbaai per mare.
102
l
si tenessero sulle sdrucciolevoli tavole del ponte.
Ma i Pisnni e i Veneziani colle lunghe lor picche
rendevano quasi pari l' offesa.
Contra s fatti nemici faoea pertanto mestieri:
adoperare tutti gli artifizj della guerra marittima ..
Il p1incipale era questo. Le battaglie navali segui-1
vano a' primi tempi quasi sempre poco discosto dal
lido. Perci gli ammirasJ.i genovesi procuravano di
nascondere una parte delle navi loro dietro qual
che capo o scoglio vicino, poi baldanzosamente
la battaglia. Mentre questa pi ardeva
feroce, l_e navi appiattate uscivano impronise addosso
ai nemici ' e venivarro a. percuoterli di fianco o di
poppa. Questo stratagemma fece i Genovesi vinci-
tori de' Pisani alla Meloria, e oo' Veneziani a Cur-
zola e a Pola;, ma li fece anche perdenti a Lar-
ghero ove i Veneziani e i Catalani lo praticarono
a lor danno. Talvolta, come all' di Ponz!l o nel
golfo di Salerno, non avendo o promonto-
rio vicino per celarsi, fingevano che alcune loro
galee si volgessero in fuga. I nemici ne prendevano
animo, e tutte le navi loro s' afferravano coo le
genovesi. Allora i vascelli fnggenti voltavano la
ed ajutati dal vento 'che avean cura di pren-
der favorevole, venivano ad inv.es.tire gagliarda-
mente i nemici, e detrminavano le sorti della
battaglia.
Maravigliosa poi fu sempre l'arte de' Genovesi
nel giova,;:si de' vantaggi che loro comparti va la
nautica esperienza. Il Petrl:l&'ca dice ohe Pagaao.
to3
Doria nello stretto di sostenne IJt
pugna contra i nemici, contra i venti e contra il
mare: ma Pagano aveva in suo favQre la corrente
del mare che dall' Eussino si scarica riel
terraneo , e con gran maestria seppe cavarne
profitto. ,
All' abilit ed all' audacia de' suoi mariaj, Genova
congiunse il vantaggio di produrre ammiragli in-
sign per prudenza e grand' animo e feliciimi nell
loro imprese ( 1 ). N solo la eatria ebbe a dovizia
gli eccellenti capitani di mare, ma ne . provvide
anche le straniere ; papi, imperatori di o.
riente e dt. Occidente, re di F11ancia d' Inghilterra,
di Castiglia, di Portogallo, di . Napoli, di Cipro ,
affidarono ad essi il comando delle loro ,squadre
navali ( ::1 ).
( 1) O berlo , La m ba, l'agano
1
Luciano, Pietro
1
Andrea
1
tutti l>o
rla, Tommaao i! Nlcccil Spinola, Simon Vipoao
1
Pietro Fregoao,
A11ereto, Maurizio c,.uaneo, ecc. ecc.
(2) Il Federici ne reca il catalogo nella aua Lettera allo Scioppio:
Vedi in Gio. la nobilissima vittoria riportal<l da 1\inicro Grimaldi
aopra i FiamiQinabi ne' IQari della Zelancb. Vedi pure il Le-Beau, Storia
BaSBo Impero
1
per le cose de' Genovesi al marittimo servigio
de' greci Augusti.
Per chiarire che a11che l' Inghilterra ai valeva della condotta
di cittadini genovesi nelle .sue guerre, riferisco il seguente documento
tbe credo inedito. Eaao tratto dai .Fasti di Gen. MS.
J.euere patenti di Eduardo , per grazia di Dio re di Francia
e d' InghiLCerr:a e 1ignore d' Ihernia ( r347 ).
Il Re a tatti queUi che vedr.mno le aalute. Sappiate chf'
noi pienamente cnlidundo nella fedelt e prudenza dei diletti e kdell
nostri Antonio Guglitl
1
mo ed Antonio Fiesco thtelli
1
o4
Manearono a' Pisani i prestanti capitani di g_uerte
marittime-, e ci condusse la loro' perch in
tutto il resto non cedevano punto ai Genovesi { r ).
Venezia n' ebbe di egregj, ma non da porre a rag
gua gli o p el numero, e forse nemmeno per la virt
navale; ai tenti e s valenti ammiragli di Genova.: ,
. , I Genovsi non usarono che tardi le artiglierie
ne' combattimenti marittimi. Ma Andrea Doria fu
artigliere grandissimo, ed all' eccellenza delle sue
artiglierie e del loro governo da attribuirsi in
molta parte la supremazia che prese sui mari.
Le barche incendiarie, che ora chiamiamo bru-
lotti
1
si trovaqo adoperate da' Greci nell' assedio
che gli Arabi posero a Costantinopoli l' anno 7 1 7 ,
al tempo di Leone l' lsaurico. E terribile fu il loro
effetto pereh piene di quella composizione di naf-
ta, di zolfo -e di pece che denominavasi fuoco
greco. Tuttavia convien dire che dimenticato o per-
duto andasse l' uso de' brulotti per gran tempo di
poi' perch nelle istorie pi non ne troviamo fatta
menzione. I Genovesi ne rinnovarono e l' inven-
zione e l' uso l' a !l no r4:;u. N el quale, essendo
chiuse le navi loro nel porto o seno di Bonifacio
essf e ciascun di loro facciamo nostri Procuratori ed Ambasciatori ad
armare per noi ed in nostro nome dodici galee con uomini ed armi
ed ogni apparato necessario al nostro fedele servizio, pi presto che
potranno, da verso le parti della Fiandra, e a conveni re iii
nome nostro co' Padreni e Conduttori delle galee umate de' loro sti-
. pen!J,ii e mercede.
' (1) 06. Foslieua
\
ro5
da una poderosa arinata aragonese, col mezzo di
un brulotto e' posero lo scompiglio, il tertdre, e
le fiamme ne' legni nemici, e con tutta tranquillit
uscirono da quel porto, e si ricondussero io pa-
tria (x). -
Le battaglie marine in C.[Ue' secoli erano assai
pi micidiali delle terrestri. Perciocch oltre quelli
che morivano per colpi di balestre, di macchine
militari che lanciavano smisurati sassi, o per ferit
di picche, d' a-ccette o d' altre armi manesche nel-
l' arrembaggio, assai ne petivano sommersi nel mare,
ed i prigionieri . rinserrati in dnre carceri, eran
lasciati consumarsi e distruggersi nell' inedia e nel
lezzo. Pisa rimase quasi deserta per le rotte na-
vali avute. da Genova. La sconfitta data da Lamha
Doria ad Andrea Dandolo ( t ?98 ) pose in gra-
maglie Venezia, e quella che Nicoletta Pisano diede
ad Antonio Grimaldo ( x353 ) empi Genova e
le Riviere di lagrime e di femminile ululato.
Molti e varj nomi, ora appena intesi, ebbero nel
Dugento, Trecento e Quattrocento le navi marittime,
a norma della differente loro grandezza, forma e
portata. I principali sono, galee, galioni, galeazze,
galeotte, ce te e da remi, tal'idi, panfili, vacchette ,
(1) Annali Genovei - Essi narrano pure all' anno 1242 che, aa-
iediando il Podest di Genova l'armta imperi.slc ch' era nel porto di
Savona, tent di bruciarla; e fece venir da Genova due navi , piene
di catrame ed altre matrie combustibili. E volendo dal' l o ~ o il fuoco
e apigncrle addosso l' umata nemica , il vento faUosi contraria-, le
cacci in terra ed arsero da ee mede ime.
ro6
barbotte, golabii, gatte, eocche, saette, porta n
tini ed uscieri ( 1 ).
S' ingannano al pi spesso i moderni circa la
(r) Galeazza, salione o saleone, salentta' non SODO che accrrscitivi
Q diminutivi di galea, nave di remo, di forma.luoga ad uso di gueJ:-
rcggiare. N vuolai confondere i galeoni a remi del Trecento con
quegl' immensi castelli ondeggianti, usati poi dagli Spagnuoli per tra-
sporta t in Europa i tesori del Nuovo Mondo. Cbiamavaai poi Sopras-
galtia o , la nave su cui 1tava l' almirapte ionalzn!l lo
stendardo maggiore.
Le istorie bizantine ci parlano di certe grosse navi da guerra fab
bricate al modo di !>antilia. Quindi venne il nome di Panfilo, ( stor-
piato io Panfono dall' amanuense di Matteo Villani) a qr1esta specie
di galea: ed i Panfili erano legni di .r5o e r6o remi e pi. Ag.
Giuatii1. Le Taridi oon cedenoo che di poco in mole ai Paofili.
I Golabii, nome poi in goleUI, crroo baetimeoti con-
due , e corridori; ed erano le Gaue bastimenti a remi, costrutti
a bella posta per la guerra, con castelli iotierameote coperti, entro
cui nscondevausi soldati.
Cocca nomavasi una sorte di grossa nave : e le cocche fornite di
castella per battaglia , dette incastellate. Gio. Villani ne scrive
all'anno J3o4. Io questo medesimo tempo certi di Bajooa in Gua:.
acogr.a con lor navi, le quali si chiamavano COC!Che Baoaeai , pa81aro
per lo stretto di Sibili a (ora di Gibiltera), e vennero in qaeato nostro
mare corseggiando, e fecero danno assai: e dall'ora i Genovesi e
Viniziaoi e Cat1lani usarono di navicare con le cocche , e lasciarono
il navicare. delle navi grone, per . pi sicuro navieare e sono
di meno gpesa ; e questo fu in queate nostre marine grande
zione di navilio. ,
l Greci ed i Turchi danno o danno il nome di Saette a certe loro
barche che 8ooo piccoli vascelli a un ponte e che banno le vele la-
tine. che per le Cet"e de' Genovesi i debba intendere Saettle.
, Barb(ltta era una specie di fusta cosi dett dal 8UO eprone ferrato,
e da certo cuojo inuto a goti sa di barba, da cui rimaneva coperta.
l Puntoni erano barche piatte da farvi mangani ed edifizj.
Le Vacchette erano piccole navi , umate di 3o o 4o uomini.
Bucio val lo stesso che burchio, oaaia barca da remi coperta, col auoi
107
r.apacit e gtandezza de'-bastimenti. i quali s'usa-
vano dai nostri antichi. Superavano quelle n81'i la-
portata delle moderne, fu.od dei vascelli a tre ponti.
Ottobo'no Scriba parla d tre navi pisane della pci-
. ma grandezza, preda te. dai Genovesi l' anno I I g5.
La prima, chiamata .il Leone della foresta, era
(( nave massima, con eastella mirabili, eon bellici
stl'omenti ed ingegni, e cpiosissima moltitudine
d' armati. Della terza dice che parea dieci galee
non la potessero prendere. Nel u82 quattl'o galee
allestite in Genov trasportarono in Corsica du-
gento soldati a cavallo, trecento pedoni, armati di
lunghe aste, e dugento balestrieri (r). Nel 1284
la nave pisana che portava il conte Bonifazio dei.
Gherardeschi, fq presa da' Genovesi. Sessanta- ca-
. valli v' eranQ sopra con altrettanti . cavalieri, ed an-
che p i" di trecento pedoni, con un ricc teso-
ro ( 2 ). E Matteo Villani scrive che i Genovesi
nelle co.cche incastellate .mettevano sino a 6oo com
ricetti in poppa. Ve n'erano di pi grandi, e servivano principalmente
al lraaporlo dtlle e della aoldatesoa.
Chiamavasi Ueiere una spesie di ft da portar enUi , e dieoM
pn!ndene qunto nome da an uaeio o ponte levatojo c:he aveva per
isbnea .. Ji.
I Portantini eran navieelli ehe usava l'ammiraglio per traameUer gli
ani si di une in nave.
Pareechi di q ueati v oca boli la eui iotelli&enza neceasaria all' i.sto-
ria marittima dell' ltalie , maucalJo ne' diziooarj , pereh non sJ.i uaa
reno i Fiareatini, popolo lontano dal mare.
(1) Jacob. Aur., .Jnn. Gen. A. 1:18:1.
Guidone da Cor11aja, Framm. di .SWr. Pisaaa
to8
battitori per ciascheduna, oltre le macchine da
gueiTa C r).
Agostino Giustiniano ci ha conservato un docu-
mento dal quale risulta che nel 1290 le Riviere e
il distretto di Genova potevano somministrare 16_,ooo
uomini alla sua descrizione, o come ora diciamo,
coscrizione marittima. Oltre di che la citt stessa
di Genova era in grado di fornirne pi che cotanti.
La citt er:a divisa in otto regioni, ciascheduna delle
quali faceva una compagnia che armava galere per
proprio conto (2). Di vantaggio le grandi famiglie
armavano ciascuna la propria galea' e militavano
in essa.
- I modi di armare in que' tempi erano due: uno
dando soldo alle ciurme marittime, e restando l' u-
tile e il danno al Comune: l' altro esortando e co-
stringendo le ciurme , secondo le ordinazioni della
terra C e ci si faceva per via di polizze ) , e l' u-
, tilit e la preda si partiva tra coloro ch' erano in
sull' armata, e la repubblica aveva eziandio la sua
rata C3). Questo secondo modo ra il pi comune
( 1) Nondimtno dopo lunghiarimo esame parmi poter asserire che
il foruimento d'una galea pel'>qlle' tompi fosse ordinariamente di
1So marinaj , Qltre i comiti, ecc.
1So o ::aoo soldati navali, o, come dicevano, com-..ttitori ,
oltre gli uffiziali.
In tuUo da 3 a 4oo uomini. - Ci si argomenta anche dal
numero de' prigionieri.
E quest;a proporzione si regge nelle principali battaglie di q11ell'el.
(::a) Le regioni erano, Castello, Piazzalunga, Macagnaaa, San Lo-
renzo, Porta Susilia , Po>rtanova e il Borgo.
(3) .4g. Giusrin;, Ann.
109
ae' grandi giorni navali. Anzi scrive Paolo Inte ..
riano: )) Il popolo 'genovese, tutto dedito e rivolto
alle cose rlel mare; si armava a proprie spese nelle
occorrenze pubbliche, e si metteva sotto la coudotta
di un bravo capitano, cll certamente ne man-
cavano in quel tempo, e si contentava di partecipare
al bo.ttioo. per tutta merc;:ede ( 1 ). >)
Qundi si spiega la maravigliosa facilit e l' indici bit
prestezza con che armavano le squadre navali. Rac-
contano gli Annali di Genova che nel I dal-
l' ora di terza insino a vespro, fu posta in acqua
un' armata di 58 galee e fornita di tutto ' il biso-
gnevole. Fu quell' armata che congiunta con altre
3o. galee gi in mare vinse la gran battaglill della
Melo1"ia. Nell' anno precedente in 3 giorni aveano
annato 70 gl!lee. Qualche. tempo prima, avendo i
Genovesi ordinato che si dovessero di
nuovo 5o galee, i Pisani ordinarono anch' essi che
se ne fabbricasse un egual .
I..a spedizione a disfida de' Veneziani nel ug5
( 1) J1 occutoaziooe generale dei Ligllri, scrive llD moderno , : er la
JQ.arineria. D1 ci ne abbiamo anche oggidi le prove nella tradizione
e ne' ferri che servivano a eospendere i remi ed altri marinareschi
arnesi, di cui ai vedono guernite le fineab:e delle case antiche nei
paesi pi alpestri e pi diataoti dal mare. Ad un tocco di campana
ognuno dava di piglio al auo remo, e scendeva alla marina. ,
(2) luauper facta fuit ceruea de galcia ceutum viginti ... iusuper
ordinalum fuit quod Comune Januae fieret galea quioquaginla .. Dum
autem diclae galcae fabricarenlur in S. I>elro de Aaena, et Pisani ai
milit.cr tlccreol fabricare 11lias quinquagiuta galeas. facopo Dor;a ,
Scril.lore conlempo.raneo ed autorevole.
Il o
fu messa ad ordine dai 15 luglio ai I5 agosto , e
erano I o5 galee di nuove.
,< Una tale attivit nella fabbricazione di tanti
navigli, e l' immensa che vi vol.ea per
fabbricadi, mi fanno rammentare la felicit - del
commercio de' secoli 11ntichi, la continenza dei co-
stumi, lo sbandeggiamento del lusso , la modera-
zione e parsimonia del vitto de' nostri maggiori, la
sterminata popolazione che v' era in Italia , e 111
grandiosa potenza navale onde massil;namente 6ori-
rono le tre prime repubbliche di questa provincia,
Venezia, e Pisa>> (r).
Chi ben considera l' istoria senz' ombra di par-
zialit , tenuto a confessare che quantunque i
Genovesi tro't'assero emuli di grand'animo e .di gran
polso he, duramente gli nelle battag1ie
marine, tuttavia nel medio evo la palma navale ad
essi timase (2): Lande per un tempo sovraneggia-
rono effettuabnente con l' arme il Mediterraneo,
pel quale fa.ceano la mercatura dal reame di Fez
alle spiaggie dei Tartari.
E l'Oceano pure fu tentato indi rivelato dal li-
'Sll.re ardimento. Perch fin dal 13.
0
Tedisio
(a) Dai Borgo, Dil&ert. Pi1. - Quanto allo abaodeggiamento dd
lusso in Genova egli a' inganna , come al dir pi sotto ; e forse in-
gannasi anche per Pisa e Venezia. Ma ci chiederebbe troppo lunga
1ostiUa.
- (l) Saraceui, Pisani, Veneti, Flandri, Augli, Turcac:,
re nautiea lnclytac, quacomque in reho marilimis 8oruit po-
teutia, nostrOl'om virtote reelstere minime potuerunl. De Dom.
Reip. P. F.
ILI
Doria e due Vivaldi s'avventurarono a cetcare le
terre occidentali per le vie dell'Atlantico. Poi Co-
lombo, dugent' anni dopo, invent la navigazione
all' altro emisfero. cc Tutti i secoli avvenire, dice
il .padre Bnrtoli, a lni e per lui a Genova ed
all' Italia tutta si confessano debitori dell' intero
V1llsente d' un mondo C 1 ).
Aggiuugete le isole Canarie scoperte nel t3.
0
secolo dai Genovesi, quelle di Capo Verde, trovate
dal genovese Antonio N oli circa l'anno I 44o:, il
mar Caspio, navigato da' Genovesi prima di tutti
altri Europei C 2), e l'ajuto che alle scoperte de' Por-
toghesi diede il genovese Usodimare (3).
tt La gloria del nome genovese, dice un tm-
maginoso scrittore, la primogenita figliuola del
mare. n
Questa poetica lode si riferisce a Genova di tutte
le et, o ve non si guardi che alle virt dell' uomo
di mare. Ma per quanto della grandezza navale
della repubblica, essa crebbe dopo il Mille, fu
somma nel Dugento, venne rapidamente declinando
nel Trecento, ttamont nel Quattrocento e s' estinse
(1) Nel 1291 Tbediaio d.' Oria at ugolino di Vivaldo COli un suo
fratello d alq11anti altri , tentarollo di fare an viagio DlloYo et inll-
sitato; c i ~ di volere andare in India di verso ponente. Et armarono,
due galee molto ben ad ordine, e piglirono con loro due frati di San
Francesco, et usciti che furono dello Stretto 'di Gibilterru , naviga-
rono verso l' India, e non ae n' mai avuto n11ova alcuna. .Jsost.
Giu&ein., dt&n.
(:a) Stor. Lett. deUa L(lur.
(3) Dnina, Tabl. de la Haute Italie.
J 12
nel Cinquecento. ll che .piacemi alquant() chiarire,
collegandosi a tutta l' istoaia marittima del medio
evo, la quale poco s' allarga di l dal Mediterraneo
e appartiene principalmente all' Ita-
lia. lmperciocch la Francia non ebbe forze navali sue
proprie sino ai tempi di Luigi XIV; Catalani, soli po;
poli della Spagna che fiorissero .navigazione,
. fecero le maggiori lor .prove d' armi marittime nel
regnare degli Aragonesi in Sicilia ed a Napoli; i
Greci del Basso Impero mai non si segpalarono
per militare marina; i Saracini nel
duodecimo secolo dal teatro navale; e la marittim11.
potenza de' Turchi non venne a splendore innanzi
di Solimano IJ contemporaneo di Carlo V che mise
in fondo l' Italia.
Pisa, prima della sua rotta finale ( 1284 ) ,
nezia e Genova in quel torno, tnettevano. in mare
ciascheduna un' di ch.ca 100 galee. Per tal
guisa tre Comuni d' Italia presentavano una forza
navale di 3oo galee condotte da 45,ooo marinaj e
fornite di 45,ooo combatti tori, le quali 309 galee,
attenendoci al computo del Sanudo , costavanq
2, lOo,ooo zecchini d'annue; mantenimento ( 1 ). At-
tonita rimane la mente a considerare s grande
( 1) ll computo del Sanudo .di 7oo zecchini per galea.
., Jo ho calcolato, scriveva il Carli ( Zecche d' Italia, Pisa 17S7 )
che i soli Pisani, quando armavano 100 e pi galee, il che avvenne
pi d' una volla, ogni anno nel solo armamento navale
auai pi di quello ehe presentemente paghi di trihuto e dhiUo
tutta quanta la Toacana. Vedi nuovamente r art. Zecca.
113
sfono marittimo de' Comuni italiani. Ma induce
quasi lo stupore deli' incredulit il riflettere che in
sul finir di quel Genva pose iri ordine ella
sola i due terzi di quel dismis llrato armamento.
Ma se tanta fu nel. Dugento la marina militare
delle italiane repubbliche, ;t Trecento gi ci mostra
come rapidamente essa prendesse a venir meno. Pisa
pi non era: Venezia, affiitta dalla rotta di Crzla
e dalla pestilenza descritta dal Boccaccio , non che
da altre sventure, durava fatica ad armare le 5o
galee che affidava a Nioletto Pisano per congiun-
sersi ai Greci ed ai Catalani; poi la seconda scon-
fitta di quest' ne abbatteva quasi inte-
ramente le fortune navali. Genova, subbissata dalle
micidiali guerre de' Guelfi e Ghibellini_, raccoglieva
ancora ogni sua possanza ed armava 64 galee , colle
quali Pagano Doria vinceva a Calcedonia : ma per la
disfatta del Grimaldo poi incurvava spontanea sotto
i Visconti la gi s superba cervice. Ogni estremo
sforzo fecero le due nemiche. repubbliche nella
guerra di Chioggia, e nondimeno l' annata con cui
Pietro Doria fu per affondare Venezia nelle sue
lagune, non arrivava a 4o galee.
D lamentevole fine della guerra on Venezia , la
nuova soggezione forestiera, e pi: .che le im-
plachili discordie civili, fecero sempre pi abbas-
sare le forze navali del Comune. Laonde molta
f.<ttica ebbe a durare il doge Tommaso da Campo
Fregoso nel 1420 per mandar sette navi grosse ed
u4
una alquanto pi. piccola al soccorso della terra di
:&nifazio.
Le due ultime grandi vittorie navali riportate dai
Genovesi, furoilO quelle di Ponza nel t435 e di
Salerno nel I528. E non pelltanto nella prima Bia-
gio Assereto non aveva che I3 navi da carico e 3
galee con 24oo nomini in tutto, e nella seconda
Filippino Doria non capitanava che 5 galee. Qual
differenza l'armata di Filippino, e quella di
16o galee con 45,ooo uomini a bordo che Oberto
Doria in sul finir del Dugento ne' mari
della Sicilia! Avvertite per che la marina militare
era a quet tempo in ogni luogo caduta. Si direbbe
ch' essa fosse scesa al tramonto , per levarsi poi si
glol'iosa nella seconda met di quel secolo, che
vide la vi,ttoria di Lepanto e la sconfitta dell' Invin-
cibile Armata. Ma neppure . della repubblica e't'a
l' armata di Filippino. Essa era di Andrea Doria
che lo avea mandato all'assedio di Napoli pel re
di Francia. Imitando l' esempio de' condottieri, i
quali mettevano se stessi con le lor compagnie di
genti d' arme da loro lente , pagate , mantenute ,
al servigio di un principe che retribuiva 1oro l' ac-
cordato stipendio, si diede Andrea Doria a servire
la Francia: indi, con le galee sue proprie ( od'ap-
propriatesi ) e da lui medesimo tenute armate e
fornite di tutto passato a' servigj della Spagna, egli
ne rec il numero sino a venti due ( J ).
( ) " Pi domanda oondotta per dodici galere
1
con quale promette
u5
Gloriosa, invitta, superiore a tutt' altre de' suoi
tempi fu l' annata di Andrea. Essa apparteneva ad
un cittadino genovese; la maneggiavano uomm1 ge-
novesi: ma la pagava un Sovrano straniero, por-
tava straniero stendardo.
Questa cndotta, continuata dal successore del
prodissimo Andrea e poi da altri, dur sino al
1 7 26. Essa arricchiva Genova, e pel denaro ch
vi traeva dalla Spagna, e per le prede ch' esse ga-
1ee facevano sopra i nemici di quella corona e ven-
devano nel porto di Genova. 'Ma, per dir il vero,
quelle galee divenute in sul fine il ricettacolo
_d' ogni ribalderia, e disonoravano la bandiera ca t:.
tolica ( 1 ).
bene e fedelmente senire a S. M. C. in ogni parte e contro d'opuno
dove far il eervizio Ili qliella , in ordine di artiglieria vele .. rte ed
ogni altro llieogao taolo da guerra rome da Davicare; buomiDi da re
mo e genie di cavo a 111flicieaza , come ai convieoe ad un tante Prin-
cipe, ecc. Pacta con11enta a Carolo Y Imp. an. r528.
la quell' accotdo ai convenne che gli foasero pagati 6oJm. cndi
d'oro della stampa del Sole all' anno dodici galee.
Nel aem111do accordo , S. M. C. volmdo creser lo prcido , obbli
goni a pagargli goJm. ducati all'anno per r5 galee
1
y el ha da e11er
obli;;ado a noi lllrllir con ltu dichas qwnze salerai , unierrdole ID'
lllllda, y putiiO , con el' complni.nto tk gmte t rliU.ric , mun
cione
1
y otr<ll CONI MC111111ria1 pa1'11 utar come deven; Prorosat.
Padomnt, J53o.
M.mcano i 1111nrgaeali aceordi, ma pare -c:he continuaaae.ro sopra
-quest' ultima base t 11011 fnellandone pi ollre i Biogra& del Doril.
() Nel 582 il principe Gian Andrea Doria vendette le sue galee
al re di Spagn.r
1
IDei\O due elle li riaerb. Le 'l'endole f11rooo dal Re
date i11 a1Hull.J a' particolari nobili Geaovui acci le maaleneaaero in
aeniaie della eoroaa. Cai'Jfli , Ann.
Da qui or!aine le salee delle io Geaova de' l'arti-
u6
Per quanto della repubblica, essa dali528 in
poi, pi non ebbe forze navali, degne di qU.alche
riguardo. Ed i corsari infestavano impunemente il
mare che per anacronismo essa continuava a chia
mare suo proprio ( 1 ).
Sa l'Europa a chi sta dovuto il risorgimento
delta marma militare ne' porti della Ligutia. La
bella impresa di Tripoli fu salutata dall' Italia come
un presagio di ritorno all'antica sua gloria na-
vale (2).
colari , (o aquadra de' Particolari) oh' er-no al senizio della Spa-
gna. Vedi per esse il /storie, L. 8, nel paragrafo intito-
lato " Qualit, condizioni t buoni effetti procedenti dallo stuolo delle
galee dal re di Spagna trattenute in Genova. - Dopo la guerra
della succeuione quello stuolo che prima era il pi forbito di quanti
servissero quella Corona , si trov ridotto a poche galee le quali
nalmente nel J7'l6 compr la Repubblica. Accinelli, Comp.
I l'eggimenti rvizzeri al soldo de' Potentati atunieri, aono un avanzo
delle antiche condotte di terra. L' ammiraglio Coohrane 1iprodusae
a' dl nostri l' delle condotte di mare.
(1) Vedi Arnould, Systme marit. - Decrizione della
Rep. di Genova , ed una nota pi sotto.
('l} da aggiungerai alla Relazione del fatto di Tripoli ,
stesa dall' Ammiragliato e posta nella Gazzetta dJ Genova N.
0
86 ,
dell' anno 18'lS.
" 1;-a notte dtl settembre il comandante Sivori ordin l' im-
barco degli equipaggi deputati alle lancie e aoialuppe che dovevano
assalire l' interno del porto di Tripoli. l marinaj , i' cannonieri , i
soldati, non comandati a far pnte della perioolosisaima impresa , sen
crucciavano 'ed ardentemente domandavu:o d'imbarcarsi. Per coote-
uerli, il comandante fu costretto a far porre la guardia in eu li' armi.
E ci non bastando a far ceasare il loro dolerai di non andare ove ai
aveva a combattere , egli diase a que' che dovevauo rimanere : Se
a malgrado della felice riuscita dell' assalto, il , Bei non domanda la
pace , io vi Frometto che dimani IJielter alla prova con pi gagliardo
U7
e aieoluto fallo il vostro valore. Al che tutti risposero con entu-
siasmo, gridando lli11a il Re. Contuttoci non vi fu lancia o scia-
luppa che non aveeae a bordo tre o quattro volontarj.
noto come que' prodi incendiassero le navi tripolitane , passando
ripassando so\to le batterie de' nemici , atterriti e quasi stupiditi da
tanto ardimento.
Aveva il Sivori affidato il comando dell' impresa al cav. Mamelli
fuogotenente di vascello. Nell'atto del partire gli disae: Guardatevi
dal rM-ornare a bordo aenz' aver ottenuto l'intento. E il Mamelli
rispose : u Comandante , se vedr ella ritornal'e le lancie e scialuppe
senz' aver adempito i anoi ordini, dica francamente, Mamelli ~
morto. - ( Senqfonte e Valeria Masaimo avrebbero registrato questa
risposta. ) .
Nota critta dal Comataclante Sivori, e pochi tnesi prima deUa sua
morte eia lui data all' autore.
118
LET1'ERA LXII.
Ristretto della storia navale e commerciale di Ge-
- Parte quinta - Trt!lficl e Colonie dei
Geno11esi in Oriente.
Accade popoli di salire ad un massimo grado
di cui pi non ritornano, o non ritor-
nano che nel lungo giro de' secoli.
Il sommo punto della prosperit a che vennero.
i Genovesi, spetta al mezzo secolo circa che corse
dal restauramento dell' imperio greco per opera
loro ( 1262. ) , sino quasi alla venuta dell' oste ghi-
bellina alf assedio di Genova ( r3r7 ).. cc Allora
fu Genova e 'l suo podere nel maggior colmo che
ella fosse mai, ch poi sempre venne calando ( 1 ). n
Della ricchezza del Comune di Genova in quello
spazio di tempo favellano le grandissime opere del
Molo Vecchio, della Darsena, e dell' Acquidotto,
non solo divisate ma eziandio a buon fine con-
dotte ; e le tante compere dei diritti signorili nelle
due Riviere .ed oltre Apennino: compere generose,
perch il Comune, allora potentissimo in arme ,
beo poteva verso que' piccoli conti e marchesi a-
doperare in luogo dell' oro la spada, come glorio-
samente faceva contra i ribelli. E rendono fede di
quella ricchezza le sue entrate annue, che immuni
(r) Gio. YiUani, Gronache.
I 19
di debiti ed interessi, sommavano a quaranta sette
mila oncie d' oro ; senza computare la sua parte
nelle prede, quali Tommaso Spinola portava
in una sola volta a Genova il valsente di Yent' otto
mila marche d' argento ( 1 )
.Attestano l' opulenza de' cittadini geuovesi in quel-
l' et le lautezze del loro vivere. Si vedevano le
altissime to:rri, gli egregj palazzi e le magnifiche
case, cos nella citt, come :fu ora. Perch da Nervi
insino a Sestri e per tutta la valle di Polcnera in-
sino a Pontedecimo e per la valle di Bisa-gno tutto
era pieno di mirabili edificii, di giarini, e di ville
che porgevano grandis&ima dilettazicme. I Ysi di
argento, le masserizie delle case, e r o:mameMo
delle gioje eccedeva prezzo. Ed era si ere
sciuta tanto la delicatezza che gi si erano depo-
ste l vestimenta di panno la no_. ancorch fossero
finissime, e ciascheduho vestiva Sleta; e molti neR
S. 'COiltentavaoo delle l"e&ti di seta pure e seni
plici
1
ma vestivano vesti di seta f:gutate ad oro .
E nella grande armata pesta. in mare nel 1 295, erano
pi di otto mila cl: o n. cf ore e di seta ( 2).
( 1) " E ai riacootenoo dagli aodanit e dai nnienti quattfo denari
per lira; i quali flll'ooo venduti qeat'aono ( 1293?' quaraota jovo mila
lire. E dell'altre entrate, computate trenta mila lire del sale, rica-
vavano pi di novanta mila lire: d'i modo che il Comune imborsava ogpi
anno meglio di cento qnaranta mila lire di quella moueta, e oon
era in pegno, pagava. interessi. .tlg. Gilut., 4nn.
eertitaiiDo per n:rohe autentiche sriltare cbe con tre fire' dt quella
moneta si comperava un' oncia d' oro. Ma vedi pil\- aotto l'art Zecca.
(2) .tlg. Giumn., .tlnn. '
120
Ma chi erano nuovi Sibariti, dati alle su
perfluit, immersi nelle eccessive delizie? Emno i
pi navigatori , i pi forti battaglieri che
avesse allora il MerliterraneY. Erano quegli ardi-
mentosi Ghibellini che andavano a lacerare lo sten-
dardo reale di Carlo il Vecchio nel suo stesso porto
di Napoli, quei Guelfi dal petto di bronzo che an.-
teponevano di esulare dalla cara lor patria, anzi che
piegare l' indomita ftonte dinanzi alla vincitrice fa-
zione, . erano i domatoti di Pisa , i martelli di Vene-
zia, i sostegni del ttono di Costantinopoli, i pa-
droni del Mar N ero e de' traffichi di Sor, erano
que' Genovesi infine de' quali scriveva il fiorentino
Villani rimasono in gran potenzia e felice stato,
pi che comune o signore al mondo, ridotta ti in
mare n ( 1 ).
La potenza navale di Genova in quell' et sor
vanza ogni moderno concetto. Ne' sette anni che
dur l'ultima guerra pisana eli' arm 627 vascelli
di ogni . portata ( 2 ). Dell' armata eli ella mand a
disfidare i Veneziani sulle bocche dell' Adriatico ,
scrive il contemporaneo Villani che fu la mag
e pi ricca armata in mare che mai si fa-
cesse per niuno Comune. n
E tutto ci solamente per la marina militare.
Per la marina mercantile poi, c< i mercadanti par-
(1) Cio nel 1!199 quando, oppressa Pisa, deltarono le
della pace all' umiliata Venc:a.
(2) Ann. Gen.
l2l
ticolarmente armavano ogni anno sino in settanta
galere grosse che andavano in in Sar-
degna, in Sicilia, in Romana, in Acque Mot1:e ed
a Motrone pel traffico delle lane e boldroni, e in
diverse altre parti del mondo. ); Soggiunge il Fo-
glietta che queste settanta galee solevano ar-
marsi e mettersi in punto del corpo della citt in
privato dai citta,dini genovesi per uso de' traffichi
marittimi, e molto maggior numero era armato
pr la medesima cagione dai popoti della Ri-
viera (t).
lnfierivano gi ci'udelmente le fazioni nel seno
di Genova a quel periodo di tempo, e nondimeno
pareva eh' ella ne prendesse maggior lena e pi
giovenile ardimento. Ma poscia che, superato ogni
argine, esse traboccarono a guisa di furibondo tor-
rente, :.U. iliade di mali mise la repubblica in fon-
do (2 ). E quantunque tratto tratto ella s' illustrasse
ancora colle "Vittorie navali, tuttavia il basso stato
in cui cadde inspir le amare parole al Machiavelli (3).
Chi versato nell' istoria delle colonie, sa che
(t) Convien per notare che la di8Linzione fta la marina mi-
litare e la mercantile non era allora stabilita fermamente come
a' ilOstri tempi. La mercatura si esercitava pi tosto con le navi
)!Jnghe che da carico, ed il Comune se ne acriva all' uopo nelle
guerre. " Percb la disciplina di que' tempi era tale cbe gli uomini
non erano meno esercitati e presti a fdr le opere della gucrrn c a
maneggiare le armi , cbe a procurare i guadagni privati. , Ob. Fo!fl.
!storie. - E vedi ci cb' egli pi distintamente ne dice nella prefa-
zione al suo libro Clar. Ligur. Elos.
Ag. Giustin., Ann.
(3) l1torie, a principio.

talvolta esse fioriscono anche maggiormente. quando
la metropoli pi langqente. Le vitali sue forze si
trasportano, a cos dire, in quelle vene lontane. l
cittadini pi energici vanno ad apparecchiarle col
novelli modi a risorgere. E cos avvenne a Genova
dalle guerre de' Guelfi e de' Ghibellini sino alla ca-
duta di Costantinopoli in mano de'. Turchi. Il ma-
raviglioso quadro che il Gibbon, compendiando con
grand' arte gli storici Bizantini, fa delta potenza a
cui ascesero Galata e le altre colonie genovesi in
Oriente, appartiene per l'appunto all' et in cui la
repubblica trapassava dal dominio de' duchi di Mi-
lano a quello de' reali di Francia,- o pi misera-
mente era lacerata dalle fazioni ( 1 ). Mentre il doge
Tommaso Campo Fregoso non senza u-
sciva di Genova, e v'entrava il Carmagnola .che ne
prendeva possesso a nome di Filippo Maria Vi-
(r) DecliM and faU, ecc. - Apra qa cet admirable cmain
praent dramatique,ment , mais avec une vrit parfaite et une ru-
dition p1ofonde, le tableau d'une priode de l' histoire, il est difficile
de rveiller l'attention du lecteur sur les memea vnemena. Simondi,
Bill. tle1 Rp. ltal.
E perci rimando il lettore a quel quadro ed agli altri aeguenti
per le cose de' Genovesi nell'imperio pca. Ha giova p11re vedere il
Siamondi, ivi; il Le-Beau, Stor. del Ba11o lmp.; il Salaberry, Stor.
,dell' lmp: Ouom.; il Michaud , &or. delk Creciau; il Saoli , ddl11
Colon. Ge11. a Galata , ovvero ricUITere alle foot.i origiaalil elle
il Niceta, il Gregora , il Cantacoaeao, il Duca, il Fl'anaa , ecc. JWtla
raccolta degli scrittori Bizantini colle opere critiche del Ducange.
In quel cambio mi sono adoperato ad iiiiHtrare r argomeuto qaaii
ancora intatto delle colonie genovesi nel Mar Nero , pet' quanto l
voce iUultriU'..e a' accorda colla voce Ritrertl).
u3
sconti ( 142 I ) , la citt faceva e faequent.ava
lo traffico deHe mercanzie in Levante. E pos-
sedeva in Cipro la citt di Famagosta, possedeva l'isola
di Scio, e la citt di Pera al fianco di Costantinopoli. E
nel Ponto Eussioo, nominato .da'volgari Mare Mag-
giore (ora Mar possedeva la teiTa nominata
Samastro ch'. in N atolia (I), possedeva nella T aurica
Chersoneso ( 2) il Cembalo, Soldaja, Caffa, e la Go-
zia (3). E nella Palude 1\feotide, cio nel mare della
Tana, possedeva la terra ;della vicina alla bocca
del fiume Taoai, ch' quello che parte l'Asia dall'Eu-
ropa. 'Nella terra eziandio nominata. il pur
io quella Palude , aveva ed io tutte
le preoominate terre il tratto era co-
me che fossero soggette .alla repubblica. E si traf-
ficava ancora in Sinope, in Trabisonda, .in Sava-
stopoli e nel Bosforo , con i signori de' quali luo-
ghi la repubblica aveva convenzioni, e in tutti
mandava consoli, scrivani ed alti uffiziali ,, (4'
. Ragguagliando la descrizione del Giustiniano e
i documenti dell' ufficio di San Giorgio, colle cart
olandesi del 16.
0
secolo e con quella fatta delineare
(1) c Cb' io Natolia, io quella parte che latinamente i
Ponto e Bitinia, ed il 'l'icina al 6ume Partemio , nomiuato digli an-
tichi .Amatria. .IIJ. Giuatif&.
c Che i posteriori han nominato Tartarla e Gazarla. lvi.
(3) c La Gozia i paelf' abitato, eecondo che riferiscono i medesimi
abitatori, dalle reliqui"- dell'esercito obe GoO'redo Buglione men in
Terra Santa; e ritengoao ancora di Gozia qualche aimilitudinc
del parlar &oceae.
(4j /tli.
u4
da F edor, figliuolo del T zar Boris, risulta che il
Mar N ero potea -chiamarsi un mar genovese,, pei
due secoli quasi che corsero tra il ristoramento e
la rovina delf imperio greco in Oriente ( 1 ). '
Di fatti, una nave, lasiata la ricca e potente
colonia genovese di Pera, entrando pel Bosforo nel
Mar N ero e costeggiandolo a diritta, tronva da
prima la fiorente colonia de' Genovesi ch' era signora
di Samastro (2) ; indi l' altra che stanziava in Si-
nope con privilegi grandissimi. Da questi due porti
della NatQla, essa navigava a Trebisonda ove i Ge-
novesi aveano .stanze proprie,, tribunale,
e franchezza, e da Trebisonda a Savastopoli ( Se
hastopolis ) nella Mingrelia., ove godevano anche
maggiori franchigie. Di l, continuando il giro
coste , arrivava al Bosforo Cimmerio ( stretto di
Caffa) ove i due castelli genovesi di Cerco e di Ta-
mano, piantati sulle due sponde e munitissimi., e-
rano come i Dardanelli della Palude Meotide, chia-
mata dagli Sciti la madre del Ponto Eussino per la
gran quantit di acque che indi ne scendono (3):
Entrata in questo mare, detto allora delle Zahac-.
che ed ora di Azof, la nave dava fondo a Copa ,
piccola citt alla foce del fiume di questo nome ,
(1) Dal 1262 al ,453.
(2) O Amastri, in molte carte scritto Famastro.
(3) - L' Euaino in ae riceve
, La stagnante Meoti , ove l' iagiusta
Plebe di sangue uman tingea gli altari.'
B. Baldi, Nautica.
125
e colonia ad un tempo e signora de' Genvesi.
Quindi conducevasi a gettat le ancore alla foce del
Tanai ( ora Don ) ove era la citt della Tana ( ora
Azof ) , colonia pure e signoria dei Genovesi che
col barattavano 'le derrate e le merci dell'Europa
colle pelli della Moscovia Asiatica e colle sete e
spezierie delle Indie. Uscendo dal Bosforo Cimme-
rio quella nave radeva ]e coste della Gazara,
ora chiamiamo e fu gi detta la T aurica
Chersoneso. In questa penisola, dominio de' Tartari,
essa ne trovava i pi bei porti australi in bala dei
Genovesi,. ch' erano non solo temuti, ma venerati
ancora ed amati dai signori dell'interna contrada ( 1 )
. Perciocch quivi priuiieramente le olliiva l'ico-
(1) Pregiavano sommamente i Tartari la santit con che i magistrati
genovesi nella T aurica rcndevan la giusti:tia, e spesso gli sceglievan
pel' arbitri. Vedi Oderit:o, Le(l. Ligust.
Il Bracclli (De clar. Genuensib.) racconta quest' aneddoto. Un mer-
catante Persiano era venuto a Caffa con molte gioje e molte merca-
tanzie di grande valuta. ch' ei fu derubato , onde tapino e
dolente andava per la citt lagrimando la sua lvtntura. Geronimo
Giustiniano ch' era console di C alfa , udito il fatto , si diede s dili-
gente briga che discoperse. il furto , e fatto venil.'e a se il Persiano ,
ogni cosa fedelmente gli restitu. Costui audossene a casa e tra le robe
restituitegli e le rim .. stegli .scelse le pi peregrine e di maggior pregio,
poi torn dal Giustiniano e baciandogli i piedi, lo preg di accettarle
. in dono. Il console rispose , se essete mand .. to da Genova a Caffa per
rendere a ciascuno il suo diri.tto e per ci ricevere grosso stipendio,
e ricus di accettare pur uno di que' regali. Del che stupefatto il
J>ersiano ai diede nuovamente a scorrere la citt gridando, Genova es-
acre il tempio della cd aggiungen.lo che se ci gli fosse av:
venuto nella aua patria , il giudice si sarebbe ritenuto le due len.e
parti delle co5e ricuperate dal furto - Da quest' amore della giusti-
:.l:i , sclama il ridetto autore , d(riva che Pera c Caffa , gi ignobili
126
-veto il. porto di Caffa, citt fondat 'dai GenoveSi
1 :a66 eretta in vescovado a loro richiesta da
papa Giovanni XXII nel r3 I 8, e piena di popolo,
di traffichi e di ricchezze. L' opulente Caffa era la
eapitale della Gazara e delle
sioni genovesi .nella Palude Meotica. Da Caffa la
nave passava a Soldaja ( ora Sudak ) dodiCi leghe
a ponente di Cafl'a, indi al Cembalo molto pi ol-
tre a ponente; e la ed il Cembalo erano
colonie e signo1ie de' Genovesi, erette in diocesi
v esco vili esse pure. La Go zia, pio il paese che
stendevasi tra 'la Soldaja e il Cembalo, obbediva
anch' essa ad un capitano genovese ( 1 ).
Da' tempi pi. remoti sino alla scoperta della via
marittima: alP India ( 1497 ), le mercanzie dell' A.-
sia interna passavano in Europa , o dalf Egitto a
cui . venivano dal Golfo Arabico ; o dalle coste
della , Siria a cui arriv_:avano sul dorso de' caln-
iuelli dal Golfo Persico; o dai poiti del Mar Nero
ove scendevano navigate in gran parte pei fium:i
dal l\far Caspio a cui erano tragittate per terra e
per acqua dalla foce dell' lodo. Quelle mercanzie
tugurj , ora aau81liano Jo splendore delle opulente citt. Egli coai
Kriveva poco tempo prima che Cottantinopoli cadeaae in DUno dei
Turchi.
() Stat'Uii di Ga.zarltr, negli archij .di S. Giorgio. codice unico"
prezioeissimo , che contiene l' intera legislazione coloniale genovese nel
medio evo. Euo meriterebbe di eeaer pubblicato con illustra:&ioni. l
dotti oltramontani gi lo vagheggiano. Vedi pure le Lettere Lisusticlw
c.; e le Memorie Lis"tiche di C. G. B. - Quanto ai prinlegj otte--
llllli da' Genovesi ne' porti della 1\uljpra in mare, vedi il T. VII
delle llem. delf ltadi,. di Francia, Acatl. I1cric. e B. L.
127
erano le stesse tuttor r Asia ci mand11; cio
_sete, e drappi di seta, stoffe leggerissime di co-
tone, gioje, perle, scialli, tappeti, profumi, d1oghe,
colori, spezierie, Ma chi considera che l' Ame-
rica, donde ora ci vengono nella maggior copia le
droghe e i colori, era allora ignota, e l' Europa non
produce:va che pochissima seta,_ argomenter di leg-
gieri, quanto grande fosse. quel commercio col' A-
sia ( ) I Genovesi lo facevano specialmente pel
Mar Nero, ove non solo traffi.cav,no con Ja Nato-
lia, la Giorgia, l'Armenia, la Persia, la Tartaria,
ma spingevano sino alla China le mercantili lor
pratiche. Essi acquistavano ne' porti del Copa e
della Tana le mercanzie che venivano dalla peni-
sola del Gange e sin dalle remote Molucche, n
stavano contenti ai ricchi prodotti dell' Asia meri-
. dionale; ma traevano da que' porti eziandio le pel-
licce delr Asia settentrionale, i grani e la cera deia
Polonia, i caviali del Volga. l Genovesi di Azof
e della. Tauride erano i mezzani tra l' Italia e Mo-
sca )) ( 2 ). Ed abbiamo buon ragioni di credere che
frequentassero non solo Ormus nel Golfo Pe1sico ,
ma anche Calicut e l' isola di Ceilano. Essi porta-
vano in cambio a que' mercati della Taurica panni
lani d'Italia e di Linguadoca, vini ed olj d'Italia e di
Grecia, coralli, saponi, zafferano, tele di Francia,
() La 1ola polvere di zucchero, o, come ora diciamo, il zucchero
in polvere, produceva un graadisaimo negozio. L'uso degli aromi
nelle vivande era allora maniore che non al presente. Vedi Deppins,
H_i&l. du Commer. entre le et f Eur'Ope,
(2) Karam1i11; Swrr. dell' lmp. llru.
n8
lavorii di ferto c di rame cd argento in verghe e
in moneta (a). Il commercio dell' India per l' Egitto
era specialmente io mano de' Veneziani, i quali dopo
la caduta dell' impero latino a Costantinopoli, pi
non aveano potuto lottare nel Mar Nero contra la
preponderanza de' Genovesi, poco meno che arbi-
tri dell'imperio greco. Tuttavia e i Veneziani ttaf-
ficavano alla Tana, e i .Genovesi in Alt'ssandria di
Egitto. Tripoli io Af-ica fu pure grande emporio
del loro commercio. E cos per gran tempo pi o
meno lo furono tutti i porti del Mediterraneo da
Ce uta al Ma a Libico, dal Libico all' Egizio, al Si.
riaco, al Pamfilio, al Licio, all' A t'Ci pelago ( 2 ).
(1) Facevasi l'industrioso t.ommercio degl'Italiani dalla Tana, ch'
Ja Don o. ~ z o l f de' nosbi te D) pi , donde panava1i Gintarcban o Astra-
cau, t: quinci per Saracanco presso al Volga inoltravasi il passeg-
&ieac per Organci nel Zagattajo e non mollo )ungi dal Caspio, c
per altre piazze , conduce vasi sino a Giambaluc, o Camalecco, la citt
m.tslra o capitale della Cina. Lam, NoveL Leu.er. dando raggua-
J;#o del libro della MercatUI't& del Balducci. a Le Indie otienLali
era n note agl' llaliani. Tutto 'il commercio delle Indie era nelle
mani loro, e rendeva tutta l' E11ropa bibutaria ail' Italia..... Per lo
&lrelto di Suez. si navigava al Mar Ro&&o e sino alle coste del Malabar.
Vive ancora in pi luoghi d' Italia l'antico detto, rammentato dagli
&criltori del J3.
0
secolo, allo>rch indicar ai vuole essere uno an!lato
in paeac lontano, ch' ito a Calicut. Carli , Trau. delle Zecche.
(2) In un patt'l di scambievol difesa tra Genova e Pisa fatto nell'
anno u5o, il giro del Mediterraneo per cui questi due florid.i e ricchi
popoli mercanteggiavano, vien coli descritto : manene a Capite Ao&e
usque Caput Saline dc Regio, et per totam Siciliam, et a Capite Sa-
line usque Venetium, et a Venetia usque Constantinopolim , et a
Coostantinopoli uaque Suram , et per totam Suda m, et per totuin
Aegyptum, et per totam Barbariam, rt per lotum Gaabum, el pea
totam Yapaniam, d ab Yspaoia. uaque ad Portum Monaci, circuendo
univcrsas Maritimaa. Racc. tli scelti lJipl. Pis.
Da questo documento s' arguisce eh' essi non Lrilfficasacro ancora a
129
E per ogni parte aveano colonie , luoghi di proprio
d o m i ~ i o ~ o tributarj, o franchi ( 1 ).
quel tP.mpo di l dal Bosforo; ma certamente poco atetter di poi ad
entrare nel Mar Nero e ad andare alla foce del Don , ove 1000 an-
cora i vestigi di Porto Piaano.
( 1) Lo Speroni annovera fra i titoli della Rea l Grandezza di Ge-
nova la conquista del regno di Cipro, dell'Asia Minore
1
della Grecia
e delle sue isole. E veramente 'troppo lungo sarebbe il solo elenco dei
luoghi orientali in cui i Genovesi poatarono viLtorioai le. armi. ~ l a a
chi ben guarda ai mostra aperto ch'essi non combattevano per far con-
quiste troppo difficili a mantenere, ma benal per attenerVi franchigie
di traffico e porvi i ler fondachi , quando ci non potevano ottenere
co' trattati, o c:he i trattati erano infranti. I soli luoghi in cui fon-
dassero colonie poco meno che indipendenti dai Principi del paese
furono Famagosta nell' isola di Cipro , Pera accanto a Costantinopoli
e i gi citati luoghi nel Mar Nero. L' isola df Scio , gi conquistala
dai Genovesi, fu poi donata ai Giuat.iniani di Genova da Gio. Pa-
leologo con imperiale decreto del r363.
Per la Colonia de' Genoveai alla Focide aulle coste della Jonia, e
l'importante loro fabbrica d'allume in quella regione, vedi le .'llem. Lig.
L'Autore delle Memorie deUa banca di S. Giorgio' ha test dato in
luce un docnmento autentico, tratto da quegli archivi, il quale come
in uno apecchio ne mostra la relativa importann delle colonie e sta-
zioni genovesi in Levante. Esao la tarifl'.a di una taua straordinaria
imposta P anno 1427 dal Comune di Genova aopra gli uflizj e le acri-
vanle di que' luoghi.
Ecco il documento.
Poteatarla ed Abbazia di Pera
consolato di Caft'a
L. 200
3oo
Consolato di Trabisonda 10
Consolato della Tna n5
La Copiata del Consolato e la Masurla di
Cembalo 5o
Consolato di Aleasandria di Egitlo
Le due Castellane di Famagoata
Massarla di Famagosta
Massarla di Cafl'11
Capilaneato dei Borghesi di Cal'a
Ministraria di Cafl'a
100
5o
lo
45
250
250
t3()
La base del e tratice
d Genovesi in Orie'D1te rera uno scalnbi& di ser'vigi.
ssi' padroni del mare, proteggevano l'imperio greco,
e r imperio greo' padrone delle terre' li proteg-
geva ( 1 ). Genova avrebbe dovuto mandare si110 all' ul-
timo su() sotdato, spendere sino all' ultiiXi 'S1to fiorino
per impedire che Costantinopoli cadesse nelle mani de'
'I'urchi. Ma che concordia, che for-za poteva esservi in_
un 'Comune al quale gli Adorni, capi d'una delle due po-
tenti fazioni ed esuli dalla citt, movevano guerra in
','Oleganza con Alfonso di Aragona signore di quattro
Castel1ania, Con1olato, . Capitanla , Maaaara di
Soldaja L. uS
onsolato di Samastro n5
Consolato di Copa 5o
Consolato di Savaslopoli 5o
'egatarla del Grano di Cafl'a 25o
(AvveNi quesf articolo per l' antl'chit del
commercio de'Genovesi M'grani del Mar
Nero.)
Consolato ili Sinopi .20
Quattro scLivan!l del Consolato di Cafl'a. go
Le due acrivaole della Poteatarla di Pera 8o
Scrivania deJJa Ma11arl' di Ca# 70
Scrivalia di Scio 7S
Pi)teatarla di Scio 100
<Castellania di Scio 5o
Il titolo di Potest, di Abbate, di Console , aigoificava Governatore
della Colonia. Le funzioni .del Maaaaro erano quelle del Questore ap
preaso i Romani , o di un moderno Intendente delle Finanze. I nomi
.di Caitellano e di Capitano non han d' uopo di apiegazione. Paolo
Imperiale, Console di Cafl nel I438 , scrivendo a. papa Eugenio lV,
prende :1 lilolo di Console di Ca,Jfa di tutto il Jfar llasgiore 11
delr /fl!,perio di Ga:ara.
() Calllacuuno, Op.
131
i .implaeM1ile oemico di Genova aUa quale
.non .sapea perdonare la navale di -Ponza e
la propria pPigioaia ( 1)? Quanto fecero -gli oerooento
balestrieri genovesi e il loro condottiere .Giovanni
-Giustiniano aopranRominato .1' Ettore dell' impero
greco, ed il socQWso con miracoli d' -ardire recato
a Bisanzio dalle tre uav-i genovesi guidate da Mau-
_rtEIO Cattaneo, -ci mostrano che Genova con-
corde ed unita potuto -operare per 'la fii-
fesa, del greoo imperio (2).
(.1) Vedi i lameoti o. muoe Eaea .Silvio, poi
papa Pio Il.
.(!t) ILe lodi del GiuatiawD!J . nlllleii'O , compeDCiiale ia quest' epi-
Jf-DIJJI,I:
lmperii 1edea, o dec11111ue
Te vinnte maaet , te moriente cadit.
;l!iam nlut lleatorail olim .stetit !llioa anoil,
.tque DRD" )>erpm,a -,aoll ,
Byz,11oli polu,xu;o , aie regia Caeaaria alma
Foll'tuoa teoum atatque caditque pari.
Del.fa\\o di 'Maurizio CattaDeo dirb queto 1olo: con tre navi ge-
BQveai ,ia pera.ed.uaa aawe lftCII da carico, esn coaduue a Coatau-
di e :di gente, pusando
in mezzo a ottomani t ed ora perCUO\CJ!dOJi da lontanO
con le arti3tierie , ora , Jalt!iatili appre11ar, nraaodo sopra di el6i
1,. p"e
1
lpulleftte ;Jl l'q1J.fJP , P.aP . face't'ano qrrjbile tr111e degli
UQIDioi , meltavano l' . L' orgoglioao J\f!lometto Il ai
ira in mirare che tre sole oavi. ( poich la _greca oon com-
.hattova ) rootlllfti'O e : LuUa la 1118 armala aulla quale
qli,afe.a fatto ;pi! ,Nodi stri-
dendo dei denti, laceraodoai le veeli dal gran Furore, rgli 101pinse il
auo cavallo aio dentro all' ooda per dar ajuto ed aoimo a' suoi gner-
rirri. Ma quivi, stando per aoo.-rnu, coo'*be ooo euer qli ol' ar-
llitro del'- natura .. Avrebbe .poi :il comandante defla sua
armata , ae alcuai euoi Fedeli 11011 -. 81'81101'0 d.atoltq. Vedi Leo-
Mrdo dlz Chio, il
.t32
Ed in e,ffetto .. la dell conquista
.metto II disse al podest de' Pera.,
. (< senza il vostro ajuto avrei,
:nopoli sin dal. primo giorno. ( 1 ) . l)
. Pera, posta sul corn9 di a set
.tentrione e nel cospetto dell' iwperiale citt+, era
divenuta nelle mani de' Genovesi il .centro di un
immenso commercio che da. un lato
merc delle loro colonie nella T aurica . e dell'. ami-
st loro co' Tartari e co' principi dell'Armenia, sino
all'India e alla China, e dall'altro abbracciava tutto
il Mediterraneo_ dai porti della Siria e dell' Egitto
sjno a Ceuta ov' erano in lega co' Mori. Essiaveano
innalzato in Pera suntuosi templi, magnifichi pa ..
lazzi adorni di smisurate colonn e di bianchi
marmi, e vastissimi magazzini , qua i si convenivano
all' emporio d' un traffico s dilatato. Le misure , i
pesi, le di Genova gover ..
. navap.o da Pera 'utto il negozio d' Oriente. Questa
fiorentissima colonia cadde insieme col trono dei
successori di Costantino con gran dann di tutta
la cristianit, ma specialmente 4i. Genova.
Chiuso il passo dell' Ellesponto alle lor navi, in
che guisa potevano i Genovesi difendere le altre
loro colonie del Mar Maggiore? Esse vennero tutte
in mano de' Turchi (2 ). I quali successivamente gli
() DoOIUIItmci pubblicati dal Sacy.
(2) E in quest' :anno ( 'nfJ-) la citt di Geoon ebbe tfi'Bndiseima
pereb non solameofC .-rdeUe la citt di Catra, ma tutte le
elle pQ&sedeYil quelli paesi, le. CJUali le produce"'-no
133
scacciall'ono anche dalla lor fattoria di Alessan-
grandissima utilit, 1ia pel trffico della mercanzia. cb' era grandissimo
in quelle sia pel gran numero di uffiziali che vi si m an
41avano ogni anno . .ls. Giruliniano,
Vedi le coae di. Cafl'a l' Oderico , il Foglietta e le Memorie Li
In quest' ultimo libro havvi una curiosa Lettera suUa sorti!
de' Genovn s.fogt;iti all' in11a10111t deUa Cri,_ fatta dai Turchi nel
475 e !Il. Jle-atlo 4i Ca.ffa.
1
fra le altre co.e, narra coll' au
e del Thaitboulh ch'! i Circani si reputano disceu
denti dai Genovesi, additano le rovine . dell' antica citt da questi
fondata -nel loro paeae , e li rituardano tuttora cOme loro fnteUi. Lo
ateao ,.ulore in, 1,10
1
altra lettera che un auo esaendo
sbarcato nel 1828 in sulla spiaggia detta gi Focea, nuova, nella Jouia,
i Turehi
1
mostrandogli il castello che ivi aiede, fabbricatovi per lor
tradizione dai Genovesi, .eli diaaero Slllr de li per che nella
lor qael,lo era antica opera de' Genovesi.
un fatto,' uarratomi da un Piemontese, ufficiale nella
R. Marina. Un marinajo, sceso 11 terra
1
eu salito 1pra un fioo , e
ne manpava le frutta. Ci succedeva ne' dintorni di Smirne. Un
Turco, venerabile veechiardo, padrone del campo, es.endo iv s'o
praggiunto, gli domand chi foue. Sono Genoveae, rispose il ma
rinajo. Mancia pure, mangia pure , replie il Turco: queiti alberi
furono piantati dai padri tuoi. "
l castelli, le torri , i moli che portano il nome de' GenoYesi in
lutto il Levante, anche nell' interno delle terre, sono innumtrevoli.
Un u Viaggio in traccia delle Memorie Genovesi in Oriente, N po
trebbe divenire un libro di fama europea. Chi imprende5se a scorrere
que' luoghi con questo intendimento, dovrebbe prima consultare, ollre
eli storici genovesi e il Federici; e l'Oderico, e il Sauli
1
.i documenti.
pubblicati dal Saey e dall' Hammer , la stol'ia della Tauride del
Se6lnn6ewiez, e le molle descrizioni moderne della Ruasia meridio
naie e dell' Impero Turco. Tra i libri antichi il suo fondamento debbe
eiiCI'e la Storia Bizaatina , usai pi copiosa chi! non la Storia di Ge
nova nel narrare le imprese genovesi in Oriente. Le Tavole geografiche
di Gerardo Mercatore ,' la Relazione del Mondo del Botero , la L'ac
colta de' Viaggi del Bemuaio ecc. , non sarebbero da trascurare. Ma
principalmente esli dovrebbe conaultare i maaoac:rilti. del R. Archivio,
e foree pi ancora i tanti documenti dell' ul6.cio di San: Giorgio, ov.e
aono i prezioeiasimi Statuti di Gll', e luUi gli antichi regiatri di
'l11elle Colonie.
r34
dria di, Egitto e daD' isola t\i SciG in .cui domina-
(1).
Aveano i principi ottonani tenuto molte. pratjche
di buona amicizia coi Gefto:tesi: prima dell' e.spa-
gnazi6ne di Costantinopoli. Ma trasportto ch' eb-
bero il loro imperio sulle due rive del Bosforo,. ora li
perseguitarono eome uernrt-, GF li t'Patt&Fone come
sospetti. mai la repubblica di Genova fu: pi
in g.rado di rannodare .le relazieni mercantili col-
17 bench pi 'V'olte vi si adopens$ e cbe-
1' ambasciatore str .. ordinario mandato da Genova
alla Porta , ottomana nel t665 per riaprirsi il com
mercio del Levante, vi fosse ric:evuto cort i'egia
onorificenza ( ).
() Wel 49& en aneort in florido stato il comercio. de' GeDOni
nei porti e di Alealandria di Egitto e della Siria, sotto' IJ)i aa.
apicii del Soldano de' Mammalucchi. Me,. del banco di 8. Giflrgio.
Le conquiste di Selim ferociasimo nemico 'de' Crisliani, lo
sero. noto ch' egli li't'ea giurato di abbattere tutti i polenlati ciri-
atiaoi, IJUando mori ne} 1S11o.
Solimano 1. tolse ai Giuatinian\ l' iaola di Scio nel 1S66. Qaarifo traf-
fico i Oenovesi f.tceasero tuttl't'ia in quell'estremo l or nido orientr.l ai
raccoglie dal leggerei che nel 1S117 una nan , delta la Carovana Gia-
aliniana, porta"t'B a Genon di col on carico di 1nercanzie della l'i
lata di sopra .Jootm. acudi. Casoni, .lnn.
(11) La Spagna rimase ili guerra colla Porta ainl> al secolo- acona.
Genova tra aderente alla Spagna. Le galt:e apagouole cbe guerreggia"'
no contra i Turchi , erano maneggiate da Genonlri. Tolto ci im-
pedi'i>lll alla Repobblia di amioarai il Dinno.
Gio. Agoal. Durazzo che and nel 1665 ambaaoialore itriordirillri
di &enova a Constantinopoli, vi tro't' P'" emuli i. mi11i1tri d'
terra; di Olanda, di ma pi particOlarmente di Francia. i'.gJi
tuttavia rioscl ad ottenere pei Genonai i priyiJegi che godevano le
nazioni pi t.1>orite. il 1\esidente di Geoon a Coetaatinopoli non
yi rimase che sino al
t35
llistretta della. s.t.oria na,ak e COJ'IU1il..el'cjo.le Ge-
mw.a -. Porte -. de' Genovesi
111
aQdJv4lQO i Geno-
vesi in Levf.\qw, antU}ivano i fatti che
fQ\It..rooo l' ai ommercii vale
dira $copttri"A dell' e qq.t;lla
lodie Per ma-
r'Vigl\osi ritrovamep_ti i Por-tqpMi .. onq iJJ
se il commercio delle spezierie e 4ii
o.ieqte' e gli eire v;rso q\lel
aveapo l' av;mJ<J delliJ
de' Mori nel lor paes" j C:Qndn$&erp qu.antit4'
d'oro e d'argento in Jspagqa
Q"eshl del.Jo stato
commerciale non and perdq.ta pai Genovesi. Essi
dirizr:arono alle l'phgg Europa
prore IQro arimtalii a
() Aveva il ColoJDho studiato astronomia
1
ed esaen,lo pratica
1li jpstrl)llle. di questa nobile ,di1,:jplina ,- 10tliiP1eJ'te pensq !li
tranerire dalla teua in JDare l' qo e e
tini_nell' alto IDBr!! per guida , di giomo dlla declinazione del sole ,
e di notte dellot atelie fiale. lnveQziQne cerlo pi sagace e
che di aver lfoVato il Nuovo ; ,areatA con ci seaer tanti
acopritori quanti in. appres10 ne furono
1
e fece ohe ai solcaase l' O-
ceano per tutta la sua ampiezza, e diede coraggio ai Portoghcai di
trapauare il Capo di Buona Spenaza. ea-;Y A11n.
I36
se i preziosi metalli che la Spagna levava dall' A-
merica, e senza la fiscale rapacit de' ministri spa-
gnuoli' appena credibile la somma di denaro
di cui sarebbe venuta debitrice a' Genovesi la co-
rona dei Re su' cui d o m i ~ j mai non coricavasi il sole.
Gli Spagnuoli ed i Portoghesi, dice un illustre
scrittore, trascurarono le arti e l' agricoltura nel
paese nato, per mietere l' oro e l' argento nelle
loro provincie oltramaine; persadendosi che, pa-
droni de' metalli che sono il segno rappresentativo
, d' ogni valuta, e' sarebbero i padroni del moi1do;
Essi impararono pi tardi che ci ch' la misura
delle derrate' appartiene necessariamente a colui
che le vende.
I Genovesi che prima erano stati. grandi artefici
di pannine pel Levante , si fecero grandi artefici
di seterie pel Ponente. Ed alle seterie aggiungendo
la carta, i guanti di pelle, i fiori finti, i cappelli,
ed il filo greggio o tessuto, fecero un immenso
ttaffico, diretto con la Spagna ed il Portogallo, ed
indiretto con le colonie delle due nazioni, uniie
nel 1 58o sotto un solo scettro da Filippo II , e
nuovamente disgiuntesi nel 164o ( 1 ). Ai guadagni
dell'importazione in !spagna, traffico veramente
utile atteso che i lavorii della propria industria
n' eran l' essenza, essi accoppiavano i guadagni del-
l' asportazione. dalla Spagna, Perch caricate col
nel ritorno le derrate, dette coloniali, di America.,
() Aggiungi il cacio ed allri prodotti della Lombardia.
1:3,
fornivano di queste con eschuiv.o :&.lllmerci,o
l'. Italia e specialmente le: duf Sicilie
dia; ne' quali paesi, aQora :soggetti
avevano ottenuto dalla corte: di M11drld privi\esj:
d' ogni maniera. E nella Fiandra pure,.
tennero piede gli SpaguoU, il . de' Geno-
vesi fiorl sommamente ( 1 ). , : 1 , .
ed anche pi., lucPoso. Qhe il
commerciB e, mueantescp . di .d
tempo ' della stretta 'iNa oollegauza .. con ' la ;
e nen pertanto . un loro di arte
ciale in que' giorni, lo chiama un rami> lllinore
appena degno del vero negoziante .il cui principale
scopo dovevano essere i cambj ( 2 ).
E veramente ci che partorl le sterminate ric-
chezze di Genova, ci che senza la legge del pi
for:te a lungo andue ai Geno-:
esi tutte le entrate di quella monarchia, fu l' es-
sersi i Genovesi fatti gli unici ed universali bari-
(1) Il commercio delle Fiand.re and. perduto pei Genovesi, come
la Spapa ebbe perdulo que' dominj. Non .cos in ltaJia. il
ducato di Milaao pauaase all' Auatria nel principio del scorso,
e le cLue Sicilia divenissero regno indipendente verso la met di eaao,
tuttayia quella condizione di cQI8 non cangi. gran fatto aioo alle
guerre della RiYoluzio"_e.
Giova per anertire che appunto acorao secolo cominci ad
iDtrodurai nel oouUnente europeo il sistema delle proibizioni o de' forti
agratj aopra i prodotti dell'industria atraniera,. per proteggere i la
vorii del proprio paete. Carlo Ili ne diede l' esempio in lapagna.
(2) IJ Cupriata dice che i lrallicbi delle merci abbracciavano graD
pute della cittadinanza mezzana e 111inore della cilt dello &talo
FDDTCH : la JlCIOiiuioae de eaaalaj faceyui dai nolJili.
i38
chieri tlella corona di( Spagna (t). ldun'o. i Por ..
toghesi, a). tempo delll unione dei dwe reami, voi:..
lero .entrr . .,_etr aringo. S'erano gli aecorti Italiani
accomodattn guisa da escldere gtti concoiTellza
nelle. negoziazioni di cambio ( ).
La corte di Madrid, sempre iovoha in guerre
straniere., costretta a eserciti in Italia ,-in
Germania., a combattere: oontra i sol le-fati popoli
delle Fiandre, a . mantener al'mate nell' Oeeano, nel
:Mediterraneo , e sempre anguStiata nelle sue finanze
a malgtado de' tesori elle le veniva& daW: Indie , si
procacciavtt it denaro che le e lo :fa,..
ceva pagare o ve ben le tornava coi' mzzo ..
l'Assento (3).
(t)' HI Ebrei, or perseguitati
1
e cacciati 'dai paeai, ed or ricbia-
inatiyi, secondo i bisogni de' principi, innnbrono nno il n8t le
letter, di per sottrarre le loro alla capidipl ed alle
ricerche. Queata DUO'f'l rappresentazione deUa miaura comanc delle
nercdnzie, ne facilit i baratti; e poacia form un nuoyo ramo di
commercio. Du commerce , ecc.
(11) Piena di banchieri, o come coli gli cbiaml't'ano , uomini di ne-
gozio genovesi era Madrid. Le pi ricche ragioni di com'IDercio in
Genova , tenenno tan in qneUa capitale. - La miglior pMte di cab-
aPgue intorno alla aegoziazione de' cambf
1
detta I'Aeaento, a com-
pendiata dal libro intitolato Il , tli Domenico , Ge-
ilovele. Genova, t638. , daUe del Capriata, e dal TratltlCO del
Comm111'C. de' Gen. et Spagna MS. del 1G,1.
(3) " de' pi ricchi e de' pi prilicipali geatlluomini.
di Genoya , contratta ione la pi illustre, la pii importante e di mag-
gior onaeguenza per gli aft'ari della Corona di Spagna, chi' a leo-n'altra
della quale ai legga o ' abbia memoria che aia stata ael concetto degli'
uomini. ....
L' erario regio o non neo pronto il r.onlante o nendolo non 1i
poteva co11 la . .1icurezza e COil la celerit neceeHria c oppor\11111, fitrloo
3g
Chiamavasi AU8nto una pantieolare nego2:iazieae
tra la eoroaa di .Spagaa ed i banieri ,
per .,a quale i secondi davano denaro in lettere. di
cambio, e la priaaa ti soddisfaee:n in libranae ,
assia mandati da riseuotsrsi sopra le, refi.e . en-.
trate (l).
Gli AsseRti erauo _e Ordi-
nari erano quelli che si stabilm.o ua mese innanzi-
gennaio e servivano per le provvisioni di denaro
ugualmente in tutti i dodici mesi dell' anno per gl
eserciti
1
galere , . pi'esidj , . frontiere, case .uali, -.m-
baciatori, ecc. Straordinarj eranG quelli faui per
eemte D quella p.rte dote il blaopo riabiedeva. Era perci6 ..
urio che o. da aemici intercetto o aoQHDerBO dal mare o tardi
nuto dove fosse destinato, la rovina. a11e imprese e agli eserc:iti regi
cagionasse. 1 nego:r.i1nti genovesi coll' affiuen:r.a delle ricchezze e 'col
c:n41i t e eor\'i&f'Gbdea:r.if gtandislillla. ctle leD e'l'ano in \dtte le piaz&e
ed id lutti i mercati ddll' Europa , 1upplivano abbondnteme11te
anticipatamente a quanto era neceasario. Onde nel corpo immenso di
c:osl gra;. monarchia la 1ola penna de' Gefto'l'ei r quasi anim e spirito
vitale de' regj tesori, nrve al re di feliciuima, di e di pron-
tissima condotta. del contante ovunque il bisogno ricercasse, con pro-
&lto e lilil ,. CtiprU.fll, ..
{) Aiento, T. de' 'tr.dlicantl. Vec:e apagbdla c:he algnifica allit
tameftto, e dloeii JitOpriaiiH!nte d' li n a compagnia o toc:id la quale
ai obbligal lldmannlalra111 i Mori in Amtrica. 'Disionrio delt
JIIHrti.
Questa detuizione inesatta e cootraria alla oronolor;ia. L'Intimano
appalto della de' l!lqrl , cno$Ciato col nome di As-
liento, non cominci tra la Spagna e Il Frneia che nella uerra della
aoec:iaiell
1
e la peri c:edato dalla Francia all' ln&blltt:rra nella pce
d' Utreobt.
La voce aptpllola Alnco aipl&ea .lctorclo: etaa nel parlare del
t.eiOrie'* e negoaiallti del di. e ., ... aecolo rioneva il aen10 eplecato
tU eopn, ed il.diuavui ia J111UUAJ.
r4o
Fiandra, Italia, Alernagna ec:f. al,tl'e. parti.; i quali
non avev11n qUantit fissa, provvedendDsi secondo l
le urgenze.
Tutti questi sempre fatti da negoiianti
genovesi residenti . in Madrid , non: . importuno
mai meno di dieci milioni di scudi da 163 soldi.iin-
periali l' anno . e talora salivano molto pi alt. La
corte di Sp11oana allargava la mano per allettare. gli
assentisti ( 1 ). . ., ( . .
Siipulato l' assento in cui si deterininav.ano le
somme del denaro, i tempi e i degli sborsi;
l' assentsta . traeva le di cambio , iopri se
stesso. Queste cedole eran pagabili ai tesorieri
generali del re. ave;tn a essere fatti! .sb.qrsi,
. ovvero agli stessi generali degli eserciti.' n denarO'
per pagarle. ne' tempi e luoghi convenuti' . era' tra-
mandato da Genova, o per la via di o a di-
rittura, o vero da altre piazze per lettere di: cambi,
e raramente in contante
(r) cc Li sudetti assenti aon faUi trattare d11l conaiglio di HasenJa
per mezzo de' minietri pi esperti e d' autoritla. l quali allor che veg-
gono di non poter colpire con l' evidenza del guadagno , si aervono
d' atrada, iot\ con l' ofl"erire carichi onori, croci, comm-en-
de, tulahle { soprappi). e cose aimili. E talora in occasione di gravi
bi&ogni non ' t\ &degnato il proprio re di fame egli medesimo. in-
stanza agli aasentieti, e di acrinrne anche in Genoya a cittadini: par-
ticolari. Peri, Op. a. c.
(2) La fiera de' Genouai, faltaai prima in Ciamberl, poi in Bisan
zone , poi in Asti , poi in Piacenza , poi in No9i , era una raduna:nza
di banchieri di nrie nazioni, la quale tenevaai quattro yolte all'aubo,
prendendo il nome di fira d' .Apparizione, di Pasqua, di Agosto , e
de' Santi. Ciaaouna fiera durava otto giorni; e ciaacaa ayeya
r4r
. L'assentista procurava di riscuotere le libranze o
assegni sopra le regie entrate, e notava . alta ragione
.di otto per. cento l' anno gr interessi dai giorni de-
gli sborsi giorni degl' imborsi (1 ).
E col farsi l' assento ogni at;1no, ogni anno l' in-
. fruttare come capitale_, moltipli-
. cazione infinita. N basta: V' erano guadagni di
Adahale, di Saca ('licenza di trarre it denaro e&
fettivo dalla Spagna ) , ed altri- molti, di modo che
. nell scritture di un teologo genovese di quei
tempi troviamo che i cambj fruttavano dal al
3o per o1o-
Ma il: difficile era arrivare al sald dei cnti, ed
che fosse pagato il resto di che andava
crediLore l' assentista.
l' appuntato aao aJiizio. In quelle fiere i , aen11a denaro ef-
. fettivo, giravano per via eli semplici acritture molti milioni d' oro.
Prima del 1627, epoca in cui declin questa giro, era valutato ascen-
dere ad una somma pari incirca a 200 milioni di franchi della
moneta.
( 1) Le libranze .erano mandati 1opra le aegu,.nti rendite regie : la
plal& ( argeato ) cbe viea dall' Indie per conLO dj S. M. coa le flotte ,
la cruaada , li millioni , il sale , il servigio e atraordiaario,
donativi, mezZI! annate, ed aitremolte. I11i.
Li. giuri erano pure eatrate rea b, sopra le dogaae t' diritti di varia
pecie, ma al screditate per molti loro diaconci, che si vendevano in fine
meno dei due terzi del loro valor noUJiaale.
La risoluzione eli alterar le libratze con dar giuri, dice il citato
. acrittore , ba appor.tato in Genova . estreUJi danni ..
( 2) n Capriata scrive: K i Genovesi dall' impiego de' loro danari e
dal traffico di IOitlme coal vaste enavaoo graadiuimt avanzi e IJUa-
dagui , . per mezzo de' quali le fortuae loro private quelle di qualun
IJUe 111ltra naiione 1uper111vano.
142
E percft le libranze spesse riusdYano une ,
$
7
accumula;v:ano i tCrediti S pei .capitali c:be per
1!)' inteDeSsl ; ed arrivavauo .a dillllisurate partita;
Allora il governo spagnuo.lo faceva le pani
.teone, e ridueen i Cl\'editi ,a suo piacere; .eome oper
'S76 con n aggiustam.ente -clae fece penere
.ai pi .e 'PM milierii di ducati ( 1'). Ovvero
li pagan in giuri, Carte :tli cooddo che .si 'Milde.-
-vano 18Ssaj .meao del v.alore IOU :erano dati ; o
ifinal.mente pagata in. terDe decorate di titoli ,
poi ,obh'Ligavali .a soggiom11ar negli stati .del re per
non perdere il tutto ( 2 ).
Ma henoh la :forza a;eonaeohiasse l' indastria ,
p11re l' industria mettendo a profitto Je angustie
del regio erario, tornava ad acoamulane .i guada-
gni. Il decreto dell' anzidetto aggiustamento col
quale Filippo II tranquill i conti de' trattanti ge-
tJovesi, ridusse il lor credito a dolliCi Ulllioni di
aucati (3). Nel .1.6oo credito risalito ;a
(a) .O,.oni all'.anno aS,6. " Qade alouiM oobili dclllllc;itl
... naero 8 decadere da quelle gcaadi ricobe:&ze Cbe le 'i'aceYIDO Ili
tpleoden=.
(2) Le roy d'EpaBDC,..t ea e8'ect coahlle le.ar maietN .Aaeri oomme
lei il leUI'ICait bieo tin=r eo.-e oeeeuitea.de boooea plumea de
reodre queat la ..oloot l'a preodra; nu qu!il -en .. uroycal
tirer nulle chose d'autre aorte. De ,la Iltlp. de GSM: Genwe 1619,
.E edi ci cbe orra .il Capn.&: delle ontiuue eatoraioni di daoeri
che ai facevano a quef:Genonai cbe .Umor.nno ia ,:orte, De41Cnitan-
doli a cootribairn grone 'IOmme per tli urgeoti bisagui della Corona.
(3) " Giae il cuclito loro, riapetto agl' intcreHi decorai eino al meae
d' ag04to del 1615 a' nene per eatiato; e riptto ai capitali, DOD ti
tcnes4C conto che di dodici orilioiU di duGati , IQpta de' fJDeli dal dellto
J.{3
diciotto mlioni, e nel 1619 le che i Ge-
DOvesi della Spagna faoeano maravigliare
.i Fraru:esi (I).
" diee l' .Accinelli, il regno di Filippo
lV
1
mentre durava la fertu'Da .lei conte duca
,d' Oliteres, profittarono quasi di cemo per i
.(knovesi :sepra i loro rnteressi che avevano in lspa-
-goa .. E oon avendo la corte con che rimborsare in
-coumnte i loro 1crediti
1
diede loro molte terre nei
r.e-sm di Napoli, .Sicilia, Sardegna, nel Milanese e
ceDa Spasaa istessa , erette in ducatri, principati, e
marchesa ti, assegnando loro anche molte gabelle
ed introiti 'Che li resero molto considerabili in .quella
-Monarchia. Ma don Luigi de HMTo, succeduto al
-credito ed all'autorit del Conte :Duca, tolse .ai Ge-
novesi la miglior parte :del loro .rimborso, e fece
pubblicare editto che proibiva ai medesimi di ven-
dere ad altri che ai loro compatriotti .le terre, i
.poderi' .i beni ed altti efietti di qualuaque
fossero che possedessero ne' -regni e stati della Spa-
gna. Questi effetti de' particolari genovesi che
tempo correrebbero i 'frutti sino agli aaaegnamenti che ai farebbero per
l' 'eltlnziolle del medesimo capitale. Che detto asaega:nncnto, rispetto
a 1ei milioni, si mrebbe in rendite di giuri da quattordici e da venti
il miglrare, ecc. Cruoni, till' anno 1576.
( r) O n feut aasez Gonnoilre la ricbeaae dea Gnia aux avanc:ea
qtte le:marqliia de 'Spinola a raitea de aes deniers, llont' il a pay
l''ltrtne . tilea Pays _"Bds, "6. qu'on sait assez que sa est alle
aouveJilt sur le cbartge demander ' qui i:'tolt que &OD fila dr.voit aftn
de l'acquiter. con\bien que le tot. se iDontt dea groases aommea,
iainsi qu'on pent naez juger. De la Rcp. ut .a
Filippo IV succedet'e a Filippo lll nel e mod nel 1665.
;44
uvaoo a T:ao milioni di scudi sono. seml'e stati lo
scrigno in cui il re di Spagna e l' imperatore, po-
lenta ti uniti d' interessi come ambi di casa d' A u-
stria , hanno fissate le loro mire per far contribuire
aUa repubblica ttto ci che vollero, ecc. ecc. ( r ). ,,
Lo stesso autore e il Doria nella relazione della
suerra del 1746, scrivono che il generale Botta
Adorno, mentre ,premeV.a i Genovesi pel paga-
mento della. contribuzione austriaca, valutava ascen-
dere a 70 milioni di genovine i capitali che questi
possedevano io Olanda, Francia, Italia
ed altre parti.
Checch ne sia del vero per le cose anteriori ,
si valuta concordemente in Genova che i suoi cit-
tadini per l' effetto della rivoluzione di Francia per-
dessero non meno di 200 milioni di franchi impie-
() AccineUi, Comp. deUa &or." di Gen. - Easendo piena d'errori
l'edizione di quell' opera, mal aaprei asserire che non sia errala la
cifra di 120, che nramenle sembra eccesaiva. Ecco ad ogni modo ci
che il Capriata nella prima meli del Secento &criveva ricchezze
de' Grnovesi : Le case private con ogni lustro e splendore addob-
bate , le argenterie, le gemme, le suppe lleltili preziose non avevano
pari , u riapetto alJa qualit !J rispetto alla quantit.l. Delle fortune
private alcune a cento mila ducati di annuo reddito, molte a cin
quanta e moltissime a minori, ma per rilevanti somme ascendevano.
ltor. Vedi all' articolo :Ucca ci che importerebbero IOO[m. ducati
uella pre&ente moneta.
Lo stesso autor aoggiunge che i poleotati nCIIDici della Spagna me-
ditavano di separare Genova da quella corona a ftne di spegnere l'Aa-
con che rimapea la corte di Madrid quaai inabile alle provvi-
aioni degli eserciti , e ai tagliavano i nervi pi principali dell' imperio
apagnuolo. E chiama altrove Genova erario nobiliaaimo di tutta
l'Europa. "
145
gati all' estero, ltre all' enormi perdite che sop-
portarono nella ruina del loro banco di San Gior-
gio (1 ).
(a) La guerra del J ! n 5 - ~ era coalala ai Genovesi pi di 10 mi-
lioni di scudi. Capriata. Quelle del 1746-47 fu il principio della ro-
vina del banco di San Giorgio. Yedi il Serra nel discor&o sopra la
Zecca di Genova. Le fiere guerre di Coreica, durate circa 4o doni,
immensi tesori costarono ai Genovesi, e di pi la perdita finale ddl'iaola.
Muratori , A nn.
146
LE'l'TERA LXIV.
Ristretto della storia navale e commerciale di Go-
nova - Pa.rte settima - Epilogo e conclu-
sione.
L' istoria della navigazione e del commercio di
Genova si riduce a tre periodi di tempo, da indivi-
duare, con gli aggiunti di orientale, ocidentale ed
universale.
L' Ori,entale prende quattro secoli, e si divide in
due spazj. N el primo che vien dal 1 1 o o al J3oo ,
Genova, nuova Cartagine trafficante ad tln tempo
e guerriera, con le armi stabilisce i suoi traffichi,
con le armi li favoreggia. Delle due sue rivali nel
negozio, l' una ( Pisa ) da lei abbattuta, l' altra
( J7enezia) straziata con isconfitte. I Saracini, da lei
vinti e condotti a temerla, vengono con lei a patti
di traffico. I Tartari le cedono le loro spiagge mi-
gliori. Nelle sp.e galee posta la tutela dell' im-
pero greco, che le sue mani rialzano. Genova in
fine vede uscir da' suoi porti 16o vascelli che re-
cano ad una disfida di guerra e d'onore quaranta
o cinquanta mila combattenti, il fiore de' giovani
della Liguria. Essa la dominatrice de' mari, e
. <fuindi l'arbitra di tutti i negozi :
Ci ch' ora alt Oceno l'
Fu Genua al mar che cinto dalla terra.
1
47
Nel secondo spazio che viene', dal 1 3oo al t 5o o,
un secolo glorioso ancora, ma funesto; pi fll-
nest r altro e poco glorioso, o privo almeno di
utile glotia ( 1 ). Il Trecento ha veduto i Guelfi e Ghi-
bellini di tutta Italia venire in offesa o in difesa
de' Guelfi e Ghibellini di Genova, e le arsioni e le
rapine nabissarne le tante dovizie. Esso ha veduto il
golfo Adriaco colorato in rosso dal sangue dei
Veneti, poi i Genovesi vincitori , aggravati di ca-
tene dai vinti._ Esso vede, prima di chiudersi, Ge-
nova esausta di fotzc navali, ttavagliata dalle fa-
2ioni _, costretta ad invocare la dominazione del re
di Francia. Il Quattrocento la trova e la lascia sem-
pre in preda al furor delle parti , ed incurvata
per pi o men tempo sotto un giogo straniero.
Esso s p e t t ~ t o r e della ro,ina delle colonie geno-
vesi e di tutto il lro commercio in Levante_, e del
nascimento della marina turca . nel Mediterraneo
con bandiera loro nemica. Il periodo orientale co-
mincia con le vittorie de' Cristiani sopra i Maomet-
tani nella prima Crociata; esso termina con le vit-
torie de' Musulmani sopra i Cristiani che non sanno
unirsi per fat levare ai Turchi il loro campo in
Europa.
Il periodo Occidentale, che viene dal 1Soo al r 8oo,
illuminato in sul . suo sorgete dalla luce che
( r) La baltglia d t l'onza e il &occorso di Costantinopoli , che sono
i due fatti eroici de' Genovesi in mare nel Quattrocento, non produa-
sero che sterile fama.
48
mandano le imprese marJttlme di Andrea Doria. A
questo splendore sucede una notte oscurissima per
quanto della illustrazione navale. I pirati d' Africa
infestano o depredano le spiagge ligustiche; l' istoria
del q ~ o e x8.
0
secolo piena de' loro sbarchi", e
rapimenti d' uomini e robe. Essi s' annidano ace11nto ,
ad ogni promontorio> corrono addosso ai navigli ,
ne conducono i ma1inaj e i passeggieri in dura
schiavit. Quelle mani liguri che tante volte nei
popolari lor tempi han recato il ferro e il fuoco
ne' covili dell' Africa naturalmente pirati ca, sono
allividite dai lacci di vilissime ciurme che i loro
antenati appena s' avrebber degnato combattere. Ma
gli , oligarchi genovesi non vogliono che la repub.
blica sia potente, perch non pu esserlo che a
spese loro ( 1 ).
T!l.ttO ci per quanto della navigazione. Ch
rispetto ai traftchi ed ai guadagni si veduto se
fosser ricchissimi.
T1.1ttavia anche nella navigazione convien distin.
( 1) ,; ~ s s e n d o essi ( 110bili vecchi) ricchi e potenti, e molti d' essi
con le galee , con compAgnie d' uo111ini d' arme e con sudditi e se-
gtJaci, erano pi4 potenti de' magistrati. Ed a neo per mantenersi in
questa loao grandezza hanno cercato li pi che la Repubblic'l non di-
ventasse potente, non armasse galee, e non pigliasse gran forza. Onde
ne sono la maggior pute de' nobili vecchi di non voler elle ia Re
pubblica faccia galee, acci armandosi ella, non manchino la forza e
la grandezza loro. Al contrario gli altri cittadini, ecc. ccc. Gil!ffr.
LomeUino, Relaz., 1S76. Vedi pi acerbamente Oberto Foglietta , ne'
libri della flepubbtica, e pi copertamente il Veneroso nel Genio . Li.
sure. - IJ Lqmellino ch' era ilella fazione de' nobili vecchi e lor .di.
fensore, non testimonio cJa porre in sospetto.
149
guete la parte illustre dall' utile. Era vergogna, e
non per sua colpa, del prode marinajo ligure il
dover tremare ad ogni lontana _comparsa d' una vela
sospetta. Ma navigando da capo a capo, da porto
a porto lungo le coste, egli potea coll' ajuto delle
torri ~ e l l a spiaggia e de' cenni, scansare, i pirati ci
agguati. E per le spedizioni di lungo corso, il ca-
pitand prendeva bandiera franca, cio di nazione
rispettata dai Barbareschi. Di tal maniera la navi-
gazione procedeva bastevolmente florida, bench
senza gloria. Chi scorre le due Riviere ode in ogni
borgo in ogni villaggio la comune querela che la
loro navigazione di cabottaggio perduta. cc. N p i
avevamo, gli dicono i tertazzani additandogli il pic-
colo lor seno di mare o la spiaggia; noi avevamo
venti, trenta, quaranta legni: ora mirate a che
sono ridotti. n - Questa doglianza risuona parti-
colarmente nelle. marine ad occidente di Savona:
La navigazione marittima si concentrata nel porto
di Genova ove a dismisura cresciuta ( 1 ). '
Il periodo che abbiamo intitolat Universale ,
ebbe principio nel 1814, perch gli anni dl do-
minio fl'ancese non furono anni di navigazione per
la guerra marittima: ed il silenzio, dice il mat-
() Nel 1787 il numero de' bastimenti entrati od Porto di Genova
fu di 2338, un solo terzo dei quali apparteneva allo Stato.
Nel 1819 quel numero fu di 3 1 1 ~ , de
1
quali :1017 con bandicu
UPda.
Si contano presentemente 3ooo bastimenti mercantili d' ogni por-
lata, dipendenti pi o meno' dal Porto d Genova. Vedi l'APPBIIJllCE.
t 5o
chese De' 1\farini, regnava nelle strade gi s 1omo-
ros.e del Portoftanco.
1\fa questo titolo di Univetsale non faccia in-
ganno al giudicio; p e r c h ~ mQ\to propriamente gli
si potrebbe aggiugnere l' altro di Proibitivo. In ef-
fetto egli vero che le navi all' ombra di una ban-
dieta rispettata in tutti i mari, protette da solenni
trattati c da amichevoli vincoli con le graow co-
rone, pi non conoscono altri termini che i ghiacci
delle regioni polari. Ma vero altres che se li-
bera e senz-a limiti la navigazione, inceppalo di
ogni maniera il commercio che ad essa collega.si.
E ci procede dal nuovo sistema marittimo- com-
merciale che dal 1814 in poi tu.tta l'Europa lut
preso pi o meno a seguhe. Per avvivare la pro-
pria navigazione, ogni Stato ha imposto gravi di-
ritti di soggiorno ne' suoi porti alle uavi straniere;
e per proteggere le proprie mercanzie .ha stabilito
grossi anzi eccessivi dazj su quelle che vengon di
fuori; ed alcune ha vietato del. tutto. Laonde invano
il navigante scorre sicuro i mari, e perviene a get-
tar l' ncora fra gente amica in terra amica. Lo re-
spingono da quel porto, non le infooate paUe,
ma sl le gabelle, le colte, i balzelli; perch se
togli i guadagni, togli ad un tempo il commel-
cio. N ~ basta.' Il repulsivo genio doganale siede sui
confini entro terl'a, cos come sulle mal'ine delle
nazioni. Ogni Stato tende a porsi come in isola
inaccessibile alle nazioni vicine. Laoode i floridi e
prosperevoli porti sono oggimai quelli che spettano
J5t
ai grandi reaoiL Marsigiia che ha dietro alle spalle
i trenta milioni di abitatori dell' ubertoso di
Francia; Trieste fatta dall' Austria divenire l' empo-
rio de"' suoi vastislimi stati che dalle porte di Cra-
covia e dai confini della Tracia giungono sino pila
Trebbia e al Ticino, sono le due fortunate tiva:li
di Genov; ed ogni ine_remento d quelle un de-
trimento di qnesta. L' emuJazidue di Livorno ri-.
dottevole pur essa, :ma in grado minore.
Il reame delle due Sicilie; gi provveduto di tutte
ie merci da' Genovesi, or le riceve principalmente
dagl'Inglesi, ed attende a vivificare colle proprie
navi i suoi traffichi. Gl' Inglesi, padroni di Gibil-
terra, di Malta e delle Isole Joniche; i Francesi
che ai loro porti di Marsiglia e di Tolone 'ora ag-
giungono quei detta: reggenza d' Algieri, si sparti-
scono ormai tra loro i c01nnercii del Levante. E
ienta di occnpar questi commercii la Potenza che
governa il Mar N ero; e la Grecia, ritornata ad in-
dependente stato, offre migliaja di spertissimi ed
intrepidi Diarinaj, naviganti a bassissimo prezzo.
L'Egitto; venuto s squallido dopo la conquista ot-
tomana ' s' accinge' per l; effetto di una poderosa
mente, a restituire in Alessandria il veicolo tra
l' Asia e l' Europa. cosa in somma mutata
o si viene mutando ne' traffichi del Mediterraneo,
senza annoverare anche ta parte che vi potrebbero
riprendere le due nazioni iberiche. Il predire quali
abbiano ad essere in tanto rivolgimento i futuri:
destini: di Genova, importa una divi-
J52
nazione tr<lppo ardua. Nondimeno uomini penliS-
simi nelle cose del Levante affermano che in que-
gli scali potrebbero i Genovesi dilatare i lor traf-
fichi pi che presentemente nol facciano. E certa-
mente li dilateranno in America quando sian tolti
di mezzo certi rispetti gravissimi. Perch l' andata
de' Genovesi ai porti delle due Americhe cosa
tutta recente , ed eglino sono i chiamati a vinco-
lare i commen:ii dell' Italia coll'. altro emisfero ( 1 ).
Navi liguri andate in AIMrica.
Nel s83s N.
0
49
s832 55
s833 (a tutto ottobr.) 72
-oeo
LET't.ERA LXV.
Genova considerata 'miliiarmente - Parte pnmo.
Positura e forti.ficasi.oni.
Sommettiamo i fasci all' accigliata strategia. Ma
senza violar le soglie del SU() tempio ond' escono
le folgori sovvertitrici. degl' imperj; ci sia leCito
trattar delle sue ragioni col semplice sussidio della
geografia, dell' istoria della logica.
La triplic giogaja, le ripide balze, le paurose
strette delle -Alpi marittime , ne fanno la
difesa. Un picciolo campo trincierat6 sopra una
delle eminenze he sovraneggiano il corso del Varo,
della della :v esubia e della Roja, diviene ad
un tratto una. fortezza inespugnabile., se brava-
mente difesa C r ); Il passaggio delle Alpi marittime
il pi. malagevole de' varchi alpini per nn grande
esercito C 2) .
Ma questo i'ormidab.ile baluardo delle Alpi di qua
dal Varo si trasfo1ma in un debole muro col dove
a levante del Colle di Tanarello comincia l' Apen-
nino, umilissimo nella sua origine. Gli strategici.
varchi nell'Italia circumpadana tra Ventimiglia e Voi-
(1) Cosi avvenne de' caJIIp di Raus e dell' AuliQne nel
1793
Al S. E. del colle di PoJOiacco, perch al N. O. avviene il con-
trario: avverLi che queste hasae Alpi non prendono il nome Ma-
rittime che per prolungazione.
t 54
tri furono additati . ed usa,ti (\eliQ prima
rivoluzione_ dal generale Massena; il quale, buon
c:onoscitore de.' luoghi natii, sin dal 1794 piant i
suoi alloggiamenti suHe falde delf A
pennino , minacciando dalle valli del Tanaro e del-
Alta Bormida il Piemonte e la Lombardia. Per essi
il felice ed ardito Bonaparte anaUossi al conqisto
dell'Italia sclamando: << Annibale ha .superato le
Alpi ; io le h o -voltate ,, ( 1 )-'
Per impedire che un esercito -venga al passaggio>
dell' Apennino ligure per Ja spiaggia , d' uopo
munire le gole alla foce dlla Roja. A questo fine
intendono le fortificazioni che si stl\no innalzando
a Ventimiglia .. Col nrameote siede la difesa. della
Liguria marittima a ponente, ed insieme la difesa-
dell'Italia centrale contra un nemico-ch' di quindi ne
l' assalto ( 2 ). Il forte di Montalhan'O sopra
a Nizza, . un forte sigooreggiante l . strada di qua
dal capo di Noli, e la cittdella di SaTon sonO'
deboli propugnacoli.
A Levante, ossia Terso la Toscana , la Lisuria
(r) Il mareeciallo di Maillebois fu il primo che ideaNe e
il disegno di venir sopra l' ltIia intorno al Po, valicandone. gli ar
gioi montooai per l' Apenniuo ligure; ma Genova, Cntederau allorw
colle Corti Borboniche ( 1746 ), era il folcro delle atrategiehe sue fa
zioni.
(2) U c:tmpo trincierato tra la. 1\oja e la l!ema in cai si colloc
Del 747 il barone Leolron con 4o battaglioni del 1\e di Sardegna ,
miae a coperto gli alati meridionali del Re, e tronc il Yal'Co del Ge
aoveato ai Francesi , bramosi di pa11are al aoccorao di Genova , al'-
aediata dagli Austriaci.
I 55
mar&ttJma tutta aperta sino alle munizioni di Ge-
nova; di niun conto reputandosi il picciolo e vec
chio forte di. Sarzanello. Da quella parte. venpero
gli Anglo-Siculi sbarcati a Livorno nel 18I4 Ma
i piccoli Stati . italiani co' quali confina la Liguri'!-:
a levante, non inspirano timore di offese.
S' aggiunge che per mante-pe1"Si nella riviera orien-.
tale d' uopo che un esereito abbia affatto libero.
il mare. 'futtavia giova qui ripete1e il verso del-
l' antico Ennio
Lunai portum opus est cognosere cives.
A settentrione, la Liguria marittima ha per suo
schermo i monti dell' A pennino che rie fanno arduo
l' assalto; laddove ad entrar nel paese che versa le
acque nell' Adriatico , esce d' ogni parte in aperte
piaf!ure. N el 1799 le reliquie dell' esercito francese
sconfitto in Lombardia, mgato dal Piemonte, tro-
varono negli Apennini liguri un sicuro ricovero.
Ed appena forono l'accozZate ed alquanto c1esciute
di forze, to1narono alle oflse; dimodo-
ch se il generale Jou,bert fosse uscito vittorioso
dalla gioruata di Novi, l'Italia era nuovamente per
duta per gli Austro-Russi. Le genti francesi, rotte
a Novi, ove fu morto Jouhert, ripiesaronsi un' altra
volta Liguria marittima, e vi sostenner la
guerra. Poche migliaia di Francesi, rinchiusi in Ge
nova, salvarono la patria loro dall'invasione ale-
t 56
manna., e diedero il tempo al primo Console di
radunare l' esercito che vinse a Marengo.
La difesa 4-e' passi dell' Apennino a settentrione
pu troncame il varco ad un esercito assalitore che
di gran lunga non sopravanzi in forze l' esercito
che li custodisce. ' Ma' supePati que' varchi' il- ne ..
mioo si trova a fronte i formidabili baluardi di Ge-
nova. Genova la piazza d' arme della Liguria :ma-
rittima, e il grande antemurale dell' Italia a mezzo
giorno.
Siede Genova, come gi dissi_, alle radici di un
ro dell' Apennino che viene dal norte al sud.
Di fronte ha . il mare , da il monte; a destra
la lunga e valle della Polcevera ; a sinistra
la valle .del Bisagno, angusta e minore. Un forte e
ben munito circondamento di mura sorge in foggia
di a coronare tutte le alture sovrastanti
a Genova, e la citt difende ad un tempo ed ll
vasto suo porto. Spiccasi il muro appi della torre
del forte della Lanterna e dal mare, ed ascende ,
guardando sopra la valle della Polcevera , ad
tificare le creste de' monti che immediatamente si-
gnoreggiano la citt; poi di l girando in sulla si-
. nistra, e dominando la valle del si con-
duce con rapida china allo sbocco .di questa fiu-
mara nel mare, e dalla foce del Bisagno ritorna
lungo il mare alla torre della Laf!lerna. La perife-
ri delle mura di Genova di u,8oo mtri. '
Chiamasi lo Sperone quel forte che sul
colmo del monte , l dove le mura di Genova si
J57
tiducono in angolo a N. E. In costiera contigua
allo Sperone, di1ca goo, passi pi al N., s' erge.,
sorvanzandolo, il monte de' due Fratelli; cos detto
perqh fa due eminenze, quasi eguali di forma e
di Pi al N. ancora e pi alto levasi, di
rirnpetto al monte de' dae il monte del
Diamante, che padroneggi ogni luogo a se
Bw fortificate sono le due de' que
telli; ad inespugoa"bUe . ri4ott" la sompait del
'Diamant.
Mun te dai forti del monte de' di. Quezzi:,
d.i Richeleu, di S. Tecla, del Chiapeto, diSturla,
di Montallegt"o e di Alba1o, sono le alture c;: h e guar.
dano la valle del Bilfagno e le stra.de elle
a Genova dalla riviera orientale. Essi formano un
mezzo cerchio che fronteggia da tramontana a lew
vante vel"SO mezod la, piazza a tle Q quattr
miglia in lontano. I forti di Promontorio e.' di Bel-
vedere la st\'ada reale a ponente. Dentlo
al recinto sorgono il forte ,del Beg,.to a c:J,estra .dello
Sperone , il forte del a E pi
sotto i forti di S. Giorgio e .del Castelletto stanno
.a cavaliere della citt e . del porto.
In breve, una doppia cinlara di e fotnitis-
sime batterie proteggono le mura di Genova verso'
la terra e verso il mare. Asprissime sono le rupi
le quali dee guerreggiare il nemico che im-
prende a fare l'assedio della citt. Egli costretto
a fatsi venire le vettovaglie da' paesi oltrapennioi
o dal mate. N lieve uoja possono datgli su per
!58
le ripide lor balze i contadini, se gli sono
La vecchia cerchia atta a somministrare una se
conda lines di disperata difesa.
Le principali fortificazioni fuor del recinto man-
cavano a Genova .tuttora quando vennero a cam-
peggiarla gli Austriaci nel I 747 La fermezza degli
assediati, gli ajuti e l11 mancanza dell
artiglierie negli assedianti salyatono la citt datle
armi della 'sdegnata imperatrice (t).
La necessit delle opere di esterna difesa crasi
fatta, dopo quello spet'imento, troppo manifesta per
non attendere ad ionalzatle in :maniera proibis-
sero al nemico di apparecchiare le offese contro al
recinto. Perci, venuta la pace, i Genovesi edificarono
il forte di Richelieu e qualche altro
lavoro (2).
In questo stato d' imperfetta difesa esterna era
Genova al tempo che il MaS!Jena vi sostenne l' as-
sedio famoso. Tutte le a1tr opere, parte accennate
sopra, patte inb'alasoiate per brevitA, vennero fatte,
o interamente, o nella massima parte, _dopo il 16 l 4
dagr ingegneri del re di Sardgna. E pure
tra l' una cerchia e 1
1
altra il forte del Begato ,
del Castelletto, ecc. Essi rafforzarono le parti
() crat terre.wi maritimaeque opportuoilaLi urba Genoa ,
ut relicta, corruere omoia ltalici belli fortuna videretur. Calli'. Bo-
namici , de Bel. ltal.
Nomionooo Ricbclicu quel furl io aegno di 1ratitudine verso
Il mareaciallo ftancese di queato nome, e be gagliardamente a' era ado-.
perato a difenderli. Gl' innalzarono pure una alalua.
'159
boli, copritono le esposte, cotlegarono Le lontane ,
vietarono ogni accesso all' inimico. Spetta ai dotti
nell' arte della guerra il sentenziare quanto abbiano
questi grandiosi e ben condotti lavori aggiunto di
forza alla gi m.unitssima Genova. Per non mel'i-
tarmi il rimprovdro di Alessandro al Sofista;vi ri-
ferir soltanto in un' altra lettera come divisasse,
poi sostenesse la difesa di Genova il generale ri-
detto. Le mssiuie, da lui poste come fondamen-
tali ' acquistano vigore merc d e l l ~ nuove forti-
ficazioni.
o-
LB'l'TJ:.RA LXVI
. Genova considerata. militarmente. - se-
conda - Come s' abbiq a e come
fosse difesa nel xBoo.
La natura del terreno, il M!lssena, di-
vide la difesa di Genova in due le quali
dal corso del Bisagno .. determinate e di-
stinte ,, ( 1 )-
<< La sinistra si stende dal forte dello Sperone
sino all' estremit del contrafforte distaccato dei
due Fratelli, e va a perdersi pt'esso a Teglia verso
la Polcevera. Essa passa per la cresta dei due
Fratelli, ed coperta dalla punta isolata del forte
del Diamante. b
<< Il forte del Diamante vuoi esser difeso con fer-
mezza e bravura; perci conviet(ch' abbia una:guar-
nigione usa al combattere, un buon comandante ,
e sempre viveri e munizioni per tre giorni ,, ( 2 ).
<< Il forte dello Sperone la chiave della p!azza
da questa parte. In ogni caso, e principalmente
\nel caso che i difensori venisse1o astretti ad ab-
( 1) lnstruzione per la difesa di Genova , data al generale Miollis,
dal r;c11eralissimo Ma11ena , it d 9 deU' aprile 18oo (cio p()CO prima
cb e ne assumesse la difesa egli stesso ) , trad. di Celeatino Mauucco.
(:J) Questo forte, come si detto test, ora ridotto ad ioespugna;
hile per forza d' arme, c fornito di vaste couscrve per le munizioni
da bocca e da guerra.
161
han donare per un momento' la positura due Fra-
telli; il forte dello deve . coperto da.
un . corpo di truppe, che con . e . sotto la
protezione di esso forte possano quella lunga e stretta.
costa difendere n ( 1 ).
E se mai riuscisse il nemico ad isolare il foJ'te
del Diamante da quello dello Sperone , conviene ad
ogni patto adoperare una forza bastevole a caccia'l'lo
di co lass, e rannodare le comunicazioni. ,,
t< La diritta della . pos,izione di Genova sta nella
alture del monte de' Ratti, su per le quali sorge
il forte di Richelieu, e donde si spiccano cinque
contrafforti. n
)J
.
. u Il primo, movendo . da quel forte, paralello
alla Sturla, ne segue il corso e prolungsi verso il
mare. Il nemico non pu impadronirsene finch il
difensore tiene il. forte, e se questo armato di
cannoni di grosso calibro n ( 2 ).
t< Il secondo quello su cui siede il forte di
Santa Tecla; il quale vede tutti i rovesci del primo
contrafforte, tutte le ondulazioni dei contorni d'Al-
baro, tutti i rovesci della Madonna del Monte, e
finalmente assicura la comunicazione della piazza
col forte di Richelieu ,, (3).
(1) Ai forli del Diamante e dei due Fratelli ne venne aggiu.nto un
altro sul monte Moise.
(li) Genova non aveva a quel tempo pi di 2So cannoni tra i quali
pucbi di grosao calibro. Orli nn sono tre almeno , e d' ogni
calibro.
(3) La costruzione del forte di Santa Tecla non era ter10inata a
qut'l tempo: del forte di Quezzi vedevaai appena un principio. lvi.
Jth
h Il ttrib tt"IHd della )bdonna
dl Se il fune di SiW.ta 1'edll t quel. di
Qb.dzl al tlifeilire, ptr l' lssa
tbrraal' il U Madoa1ba. del Mote ;
donde coDe artiglierie riuscirebbe ad jnfitare aspris-
U:Dbitll la dl . G,eb.ova. ,
u Il tj1lal'to lt'ltl di 11 rort.b di Quezzi
i rb'fesu[ della Mildonna del Monte, ile impe-
disce l' 'ocbupazh)tl
1
re sblhiUace, . pel villaggio dei
MMilli e a.tratfoMe 'lse ti mette haf)o, lll co-
tr li 'diritta l sinistl1l della pb
,,
u Finalmente il quinto contrafforte Bi dal
D'tte Ratti , e 'IWtte ca -alla Serl'"A di Bilvari
. ti olUtm diparte le della 6t1H"la da
'he si wtl agno. Ancoreh if di-
ibscWe 'ccpi it li'onte Fasce da una patU ,
e Capenardo dall' all', il nmi'eo .palsare per
_la Serra di B'tBl>i, portarSi sulle elmre del i:JloDte
Ra\d, palroneggia\' tUtti i cotraffurti d.e e
derivUt6 o :sopra Geno.-a. Ci posto,
Qcite ntif'l\ire te 'erpr'Se cll' -ei teatasSe; rgli
strti ch' ei . fae'ss per se'gregal"e il 'e'Orpo "OCC'Il-
pante le alture del monte delle Fasce ,, ( r ).
u Ricapitolando i mezzi di difendere Genova, si
possono piantare come fondamentali questi principii :
t.
0
Doll lascillt'e che il ilemico metta tramezzo werun
tei'qna prt 'de' 'corpi ch'e 'CustodiScono
163
i posti vanzaLi: :1. o impedire l' isola1nento, de' fBrti
staccati: 3.
0
ristabilire le fila es15i. o
la piazza ogni qual volta venissero interrotte: 4.
0
star
all' erta ed in guardia contro le alle quali
pu dar . favore il grande sviluppamento delle for-
tificazioni pe1 terra e per mare. t>
La storia del blocco di Genova, non facile q.
t.esse1e in brevi. parole, palesa chiaramente come
quell'.illustre capitano fedelmente s' atteaesse a que-
sti p l'in cip ii da lui divisati, e come .gli veniss fatto
di confermarne col buon successo l' autorit. V ero
bens che con un presidio inferiore di quattro qui n ti al
campo che l'osteggiava, con poca artiglieria e quest
di calibro , st1etto dagl'Inglesi per mare, privo
di vetto veglie _per l' esercito e per la Citt, stremo
di denaro, ed iu giostra con tutti i bisogni, egli
.ed i nloaosi con lui erano, f,owettero far ma-
d' alacrit e d' ardire. Nella forma che pre:-
!fedute egli avea, i principali sforzi degli assedia-
tori. intesi ad pecupare, a diritta , i luogh.i
che sigrJOreggiaoo le Spe1one, ed a sinistra la }Ja:-
donoa del Quindi continue e furiose zuffe
su per csuelle aride ed aspre roccie, n vi fu vetta
che non di saugue. 1\'Ia il fierissimo
de' &tti .d' atme seg.W pel l'acquisto del monte dei
due Fra telti gi ,preso dai Cesatei; i quali ''i aveano
pode,ros forze e ,a forza .di
i canfleni. Essi difesero con grand' ardire queHa
posi tura; ma ne venQeto alfine
dal grande empito de' Repubblicani che si 'condWI-
164
sero sino in cima senza dar fuoco ad un solo fu-
c;ile. Quattro mila uomini tolse agl' Imperiali quella
fazione nella quale essi furono alternativamente
saiitori ed assaliti' vincitori e vi n'ti c l).
Tra gl' Italiani che in quel d combattettero mi-
sti a' Francesi, ottennero la corona del valore due
giovani poeti, il Gas pari netti autore di due trage-
die, e il Ceroni che scrisse una generosa cantica.
Anche Ugo Foscolo' militava a quel tempo in Ge.
nova, e rimase ferito in una Valorosi ed
egregj amici della mia prima giovinezza non mi sia
imputato a colpa il mandare nn sospiro alla vostra
memoria l
Ma. frattanto la fame divoratrice giorno e
assordava l' a ere delle abbominose sue strida... ed
ingombrava le strade di estinti. Chi pu senza . fre-
mito colorar la pittura di un. popolo squallido, di-
sfigurato e .livido che si contendeva le lacere niem ..
bra de' cavalli morti per malattia , che si sveli eva
di mano i cani, ed i gatti ... e mangiava perfino i
pipistrelli, i topi, e l'erba destinata alla pastura del
gi divorato bestiame C !l)?
(l) delle Operazioni militari dell' al8edio e del blocco .di
Genova, scritto da un lf.Uziale senerale dell'esercito francese.
(2) Giorn. ut .a - Si radun quanto v'era in mandorle, aeme
di lipo, amido, cruaca, avena alvatica , miele e caccao, ed impa-
llando il tutto insieme, se ne fece una cui davasi il
nome di pane. imponibile imuagiuarai un cibo pi reo e pi
1
disgu-
atoao di qaeato, &pecie di muti ce pesante, nero cd amaro' elle parea
.tufo imbevuto d'olio, di caccao e di lino. l cani, inghiottito che
lo .aveano. vomitavano ; nesli Qomini ai aggiungevll al vomilp la' fclh
br.. lvi.
t65
11 dl nascente spesso illminava i pi_
M-olte vi in quell' ora si trovarono madri
spente dalla fame e tenenti fra le braccia bambini
in atto ancora di succhiare l'inaridito seno ma-
terno ..
I Genovesi, ricordevoli del 746, portarono con
indicibile rassegnazione s spaventoso peso di mali.
L' abborrimento al furto che forma uno de' rari lor
pregj, apparve . allora in tutta la sua luce. lmper-
ciocch cc il popolo, ridotto alla pi schifosa mi-.
ed abbandonato a tutte le alle quali
metteva il colmo una ferale epidemia, non ha . mai
rubato un pane n sulle botteghe n per le strade
di Genova, e pi di I5ooo persone sono cosl morte
di fame accanto al cibo che almeno per quel mo-
mento avrebbe potuto sottrarle alla tomba (t). ,,
D presidio soltiva tutto quanto dalle mura , .
e la guardia cittadinesca bastava per tener a freno
i pochi della plebe che tumultuassero.
L' agona di Genova, prolungata di tal guisa per
6o giomi da un indomito animo , fini coll' accordo
de' 4 giu.gno 18oo. La fame, l'orribile fame, la
fame senza speranza pot sola condurre il Massena
a sgombrare da una citt dove de' sette mila
suoi difensori appena due o tre mila poteano reg-
gersi in piedi e sostenere le armi, mentre per di
fenderla a tenor delle regole a:bbisognava nn pre-
sidio almeno di' sedici mila ( 2 ).
() ]Ili,
Il gencrsle Manena aeW atto dell
1
accatdo dine arO' mmiraglio
t66
L' 1u1sedio di Gen.ova inspir il Fta'nesco Gianni,
primo imp\onisatore dll' et sua e forse di tutte,
un canto, estemForaneo, del qulle, orinai
noto, piacemi ttlcun ht'llno.
Finge il poeta che l'Inghilterra,
l' Dal nimbifero suo trono di scoglio,
K.titb, aigbor amn\iraglio., luci 'artivli! in Geao'Va un poco di
11raoo , e le prometto . che questi aiguori (additando gr inrpeJII.Ii) oe11
ci mettono piede. , - La atrettiasima bloccatura delle navi ingleai fu
veramente quella che fece cader Genova per aoft'ratta di viveri. Verso
il finir dell' anedto il pane vendevasi 3o Frailchi la libbral ua pollo 32
1
un uovo !l, una ci polla 1 , ecc. -ecc.
Il dJ l-1 di maggio la Gazzetta Ligure che in quel giorno avea scelto
per epigrafe questo veno di Virgiio
Do l'ate et rebus TO&met aervate secundis,
contova il seguente brano d'articolo : .
're U pane ' rtaa'ncato all'atto.;. i rri, gli orzi, i sano -etmai
11111ti
1
e -convien pensare ad una nuota ri1or1a. Ed ecco in .piazz Je
mandorle inzuccberate, i canditi e i confetti
1
e tutto ad un tratto la
citt inondata di ragazzi e di donzelle , rinnditrt e rivenditrici di
oli, c'be li portano in giro in varie eil eleganti foggie diapo.ti su
piccole e .galanti cstelliue circondate di lori. U1.1 forestiere che foste
arrivato in questo momento e che senza badare alla fisunomia trista
ed a1la miicileriza degli abitanti, visl'o il po)lolo pascerai di
I):Ui!1li cibi ili li cali e di 'lusso, avrebbe oert.tmente 'Creduto di -r
giunto tra gli Sibariti ... ; ln tal .guisa mentre il povero si ciba
di ciaanbelline, d.i e di pistacci; il ricco, per una iingolare
e straordinaria variazione di l:oile , ii rede forlftal'O 'le 'JIUb arvei'e Ull
tozzo di tpme 'o -di dura galletta da Todet"P.. "
. Le 1tragi, fatte dai patimenti sofferti, duauono di poi. De'
aolil.lti, usciti da Geno)'a , gran parte peri negli spedali; de' ttadlli
ne morirono per lungo temp dpi> 1' alaedi ' pili li 100 d ge!rno.
- l soldati erano da, principio J!l,ooo: 5 o 6,ooo rimasero morti o
!eriti nell' assedio: 3o!IO giaceuno infermi od affatto estenuati in tnl
&ne.
tG7
mandi J..igqrjiJ 11\ la pe-
ste. Egli \a glj. guer-
toeschi, e c_,hihr Je fSediati.
tt Ma val, se macilenti
l 1Jitf,ci,tmi4 per digiun
pqft;/4 i,nq,nf)rq# f# !pefl#
Maledicendo le nemiche vele?
Altri per fame con gli asciutti denti
Rode lo scheltro del SUQ can fodele ;
Altri prosteso con masceUe ingorde
Le $Carne hraccia per dolor si morde. ,,
Segue la descrizione della fame, ove patetico
il ritratto della madre che muore allattando il suo
bambino.
" Come giglio gentil sfuma e vien manco
Scolorandosi il sole a poco a poco,
Altra cadendo col fanciul pttT' anca
Tutto esala il vitale ultim'o foca.
Se non che cf hranca14P,do al fianco
E gemendo con gemito pi fioco
A fatica a' a.ttenta il pargoletto
Qualche 1tilla succhiar dal morto petto. ,1
l
Vien finalrnente la dell' epidemia spa ..
'fentevo1e r evidenza. ai quest' ottava ;
(( Chi langlte. nuda sulle IJll.lle atenl!
J68
' Con ltJ scoppUmti viscere corrose;
Clai lento e cwvo sul bt.lston. sostiene
Le 'lllelllbra qfJlitte J' lllceri scJ.yose ;
E e/ai imprOvviso nel cammin si s"iene,
E 1IU!1IIre aita da genti pietose
An.stmle aspetta con la fronte b a s s a ~
ltlorw lo g i t t i ~ nel sepotcro ~ e passa.
169
LETTERA LXVII.
Genova considerata tnilitarmente - Parte terza. -
Oppugnazioni ed espugnazioni, difese.
L' istoria rmana e la barharia ci raccontano
tre . volte espugnata e niinata Genova; la prima da
Magone cartaginese , la seconda da Rotari re lon-
gobardo, la terza. dai Saracini d' Africa o di Spa ..
A queste parole si riduce quanto sappiamo di
vero intorno alla parte militare di que' tre fatti. ,
Dal Mille in poi la preser.o per forza d' arme o
per accordo . imposto dalla presenza delf arme '
Luigi XII re di Francia ( aSo7 ), Prospero Colonna
e il marchese di Pescara, generali di Carlo V
( 1S22 ), gli' Austriaci nel 746, e rluovamente nel
18oo, gli Anglo-Sicoli nel 84 Tralascio le occu-
pazioni di Genova fatte da' fuarusciti genovesi rieUe
guerre civili, non essendo che viuori d'una fazione
sopra l' altra nella patria medesima e contese 'di
famiglia' bench tal ara sanguinose e mortali.
Luigi XII venne all'impresa di Genova col pi
forte e. bello esercito che da CaTlomagno in poi
foss., calato . dall Alpi verso la Francia.' L' Italia
sen coiiunosse, e la Gerinania ne impaur.
Egli pass .l' .Apennino per la strda. del borgct
de' Fomari, ed attendossi sulle due rive della Poi-
cevera da Teglia a Camigliano. Quivi sostenne
e ruppe .1' em.pito e la furia del pop9lo; e cotai
170
fine ebbe la guert"a. I nobili era9o nel campo del
re contra i loro concittadini; i capi della plebe
sgombrarono di notte . dalla .citt , ed il re vi fece
il trionfale suo iQgresso, sclamando in ..-eggen-
dola: '' Genova superba, io t' ho pur domata con
l' anne. ,
Il ed il dagli alloggiamenti di
Pavia condussero r esercito di Carlo V sotto le
mura di Genova, a richiesta degli Adomi, aderenti
all'Imperio. La fazione Adorna nella citt non
men potente di quella de' Fregasi, ma questi n
aveano il sopranento col favore del re di Fnmeia
per cui parteggiavane. I du.e capitani si spartirono
gli ufficj e l' esercito, Il Pescara pass nel BisagnCJ
ed a Manissi; . il Colonna., le
artiglierie, cominci a battere il muro fra la porta
di: S. T ommaso e quella di S. Michele ( 1 ). N ep ..
pu.r .-eone a' cittadini il pensiero di audacerneote
resistere. Gli Adorni e i Fregosi s' eraao le tante
volte SO'fercbiati a ncenda! Andarono gli oratori
della citt da Prospero Colonna, e stipularno oa
lui che Genova s' arrendeva ; eatrasse la .dimaae
r esercito. Il Pescara, ci udito'. peP non lasciarsi
fuggir di IIWlO fa preda , aSMl t.stamente l
ciu dal SDCJ lafD, ne oocup; le porte, e diede
al sacco le .cue de' ciMwlini. Posci11 il Colonna llfi
eondus&e aruab' egli le .soe genti ingorde, di DJPina,
pec: tutta 1ue11a DDUe ed il giorno s.eute sH:e-
171
sero gl' Imperiali a saccheggia Gerto!'a' senza on
trasto, solo astenendosi dal por nella casa'di S.
Giorsio, nella Dogana, nel Portofranoo, enon troppo
spesJeggiando gli stupri; del resto rubando amici e
nemici, Adorni e Fregosi, e monisteri. Il Pe-
scara e il Colonna si riofaccial'Oilo poseia a vicenda
l'insigne e fu. creduto che gli Adorni ttvessel'O
promesso anticipatamente il sacco della lor patria per
far. muovere quelle schiere cui Caalo V'dava le spoglie
dell' Italia n luogo di paghe. Quello .fn il primo e
l' ultimo sacco di Genova, dopo quello patito dai
l
Saracini. E la rapina fu grandissima, qual doveva
essere nella citt , reputata la pi opulenta dell' l
talia a: que' giorni ( 1 ).
- Nel 7'46 Genova era collegata co' GaUospani che
felicemeote gU.er_reggiavaoo in Lombardia ed in Pie-
monte cootra gli A'liiStroSardi. La sconfitta per-
cosse i GaUospani: essi per la Ligaria si ritirawoo
in Provenza, abbandonando Genova alla sua sorte.
TI genernle Botta Adorno condusse f esercito impe-
riale alle porte di Genova, ed i nobili che tenevano
il governo di questa. eit!l, calarono immantinente
() Ottre &'gt'aR I{UanriU d'argento oro laonrato e'di gelbme
e ollft a erizile i DlMuato prea10 ( oh niuna ciU i' lt;alia ia
quel tempo 'fl' era meglio fornita) fu 4'accolta grandiafi.ua 1018- di
tie&ari ia clttl'iiR per ftliC8l1o delle "file Jbro C aetJe CIRie e Jle' 6
ili1lnlt "
" L' 4!1M!'niim pl'ti it 'trto giorne, cmco di ,
<C:Oil1"NI eguito di don-. rte DHJgli de' Tedeaclai, tJIII'te veoule .u.
peraaiiC di lk-nerin il pe -4d eolda'ti. .ihtn. tli Gf
172
agli accordi ( 1 ). Ma vmitori agg\aTarono troppo
dura!Dente la mano sopr i vinti. Il tribUto impo-
sto alla citt di tre milioni di, genovine non pareva
ancora, che il preludio di. mali maggiori. (\ No,. }la
da rimanere ai Genovesi che gli occhi per pian-
gere, dio6va il Botta Adrrio, e veniva verifi-
cando col fait queste turchescbe parole. n popolo
si sollev, corse alle armi, combatt fieramente , e
cacci 1i soldati della regina d'Ungheria dalla citt
e dalle sue valli ( 2 ).
L'anno seguente un esercito austriaco venne ad
oste contro di Genova. 1\fa il re Carlo
nuele III, le cui mire intorno a ci non erano al
tutto quelle di Maria Teresa, and a rilento nel
dare gli ajuti. Gl' inveleniti a' danni di Ge-
nova, acconciarono la discordia tra i collegati , e
l'assedio ebbe principio, sebbene con poche ar-
tiglierie. Dal loro canto i Francesi e gli Spagnuoli
(t) La capitolazione portava in aoatanza che la citta aiiDettevasi alla
clemenza della regina d' Ungheria.
(::a) " 11 furore e la disperazione de' Genovesi, essendo salite al pill
alto segno, una favilla bast ad un incendio. Siccome il re
di Sardegna non voleva altrimenti aomministrare l' artiglieria per l'as-
sedio di Antibo , gli Austriaci ricorsero a quella che aveano trovata
in Genova. Ed avendo un loro uffiziale percosso col bastone un abi-
ta.nte cb' eraai: aicu68to di prestai'Bi a truporlre un .DtortajD fina al
porto, gli astanti fecero t11multo : l' uffiziale rimase feri'o, ecf una
gragnuola di sassi costrinse i Tedeschi ritirarsi. Il numero dei soJ...
lenti s' llCcrebbe durante la notte; e munitisi essi d'arme col forzare
i mgazzini degli armajuoli, abbarrarono le vie. Secondati .poi dagli
abitanti del c.)ntado ; cacciarono da Genova e dal 1uo learitorio. gli
Austriaci, i 'quali ottomila e tutte le artilierie e
bagaglie. , Gufll. Coze
1
Stor. della :ca1a d' t.hu&ria, erad. miltlll.
173
miseto dentro la citt gagliardi soccorsi, a mal.
srado delle navi britanne che.s.tringevano il porto.
I Genovesi mostrarono quanto la religione ad
infiammare l' amore del loco nato. Sotto .il patro-
cinio della Ss. si tenevano per
L' arcivescovo andava solennemente a passar in ras-
sesna i preti ed i frati che valorosamente
a' ripari. Ogni cittadino. s'era fatto un guer-
riero. Gli assediator.i avean posto. il camp. nella
Polcevera; ma da di sotto .insine a
nigliano una linea di fo.mtidabili trinciere, guernitc
di li teneva freno. Sioch gli assalimenti
avveoQero sulla sinistra della difesa di Genova ;poco
profitto fecero gli assedianti, sempre fia!lcameote
J;"espinti. Alfine io una sola notte, silenziosamente,
con. bellissimo militare il maresdallo
di Schulemburgo trasport il. suo campo sulla
ritta di Genova. E i-' cittadini, al loro risvegliarsi ,
videro coronate di Alemanni tutte le alture che
guardano il Bisagoo di l colli d' Alharo. Essi
non si <smarrirono d'aoimo, e menando animosa-
mente le mani , impedirono al nemico di porre o
di tenere il piede .sulf eminenza s terribile a Ge-
nova della Madonna del Monte. Tuttavia la strate-
gica nossa del_ maresciallo austriaco cambiava in-
teramente le condizioni dell' assedio. Le na:vi in-
glesi gli portarono Savona a Sturla le. grosse
artiglierie a percuotere Genova dalla debole sua
parte del Bisagno, assai mal fortificata a quel tempo.
Gi credevasi in Vienna che ll\. ciu fosse
1
74
espugnata: ma i Fraacesi minacciarono il Piemonte e
la Lombardia, romoreggiando in armi dalle Alpi
marittime sino a quelle di Susa. Gli assediaa.ori le ..
varono il eampo, e Genova fu salva ( 1 ). .
. L' occupazione di Genova per accordo impsto
dalla fame dopo il famoso assedio del '8oo, gil
riferita dianzi.
' Gli Anglo-Siculi vennero a Genova nel 1814 daUe
parti di Toscana. Essi piantarono le artiglierie sui
colli d' Albaro. It generale Fresia capitol pei pochi
suoi. Francesi del presidio. La citt rallegrossi al
vedere che le si riaprivano i commercii marittimi.
Il -bombardamento. di Genoova , ordinato da Luisi
XIV nel 1684, sarebbe una macchia anpb.e al no ..
me di Attila. Feoe egli scag1iare t1edici mila bombe
sopra un'innocente citt per punirla di non aftlr
aderito alle sue iagiuste di.mande ( 2 ). Dal gioru
IB sino al 28 di maegio dur quell'iuferoale. piog
gia, con gran 1uiua delle .caSe v.erse il mare. Ma
le genti franesi, shareate ocantemporaneameate
Sau Pier d' Arena ed alla foce del Bisagwt, vennero
gasf.iardamente ricacciate alle l or natVi. Ci' . .l
re 'la speranza d' impadr.wirsi di Genova : per :sor--
pHSB, eca' era il suo fine; onde si coritenoo. a
prellendere che !fii fone data soddisfoz.ione ed .egli
(1) Coze, ui .a - 'Muracori, - Jlctinelli. t:Otnfl - Bo
_,.ice
1
ce Bel. llal. - :IJML rtle la /f;IQI.. .de GMe - de
Saluces Hi1t. milic. du Piiii'Wit.
(s) " Manc:;tuo mai forse &agioui al lupo aUorch vuole divorare
l' .agaello? ,. "'olam il in qaeete pro,pu..it.o,
175
ttvtebbe t'iinelstJ l repubblicll 1aella Rua grazia. Per
fJUesta soddisfazione dovea, fia le altre <' il
dusl! bu quattro senatori portat>si in Francia ai
pdi del re per attestare h Slla Maest il dispia-
cet d
1
Yr incontrata la sua indignazione. Il
sommo pontefice lnnocenzo XI non riusc ad ot-
tenere dal re che si desistesse da questa condizione
oltf"aggiosa. Luigi XIV rispdse che non poteva in
t:i a sua Santit senza diminuzione
del proptio onore.. La tninacca di un nuovo bom
bardamento, e ph\ ancora il timore di trarsi ad
dosso le forze t"rrestri non le marittime. di
un potentato " che aven fissato il punto massimo
delta sua gloria in farsi ubbidire da tutti e iu fa1
ognuno (l), astrinsere la repubblica ad
appagarne l' otgog4io. Il doge col richiesto accom ..
pagnmento and ad inchinarsi dinanzi al trono
ood' er uscit la tempesta guastatrice della sua
patria, e a dimandare scusa d'un' immaginaria offesa
at barbi'C) offendtore. Eppure non si vergogn
qualche istorioco di vantare come n atto di fer ..
mezza nel manarca francese il ftte di Genova ( :.1 ).
() Parole del Muratori.
S'io dal tempo l ui avveane, fu 'iaguti'dato dai aavj comm
un attenta t aw: droitl de1 6'"" et l' action forilxmde d'un .
ambitieuz qui voalai& meure toate Jtui1 foN. Vedi l' Ht.
Ile Fralll: 4el ais-r l)e....Larre:f e le ridicole ecuae ch' ei va a
eare nella wUevnieoe del 409
un dotto acrittore ke Luigi XlV tnttuae cou 11 fatta du
retza i Gtnoni per ubisottire il tiuvaae iuca di Saovoja Vitto&io
Amedeo, e tnrlo Il fare il voler uo. lllagaaoimu proce4imelo !
Era do& Fr:mceaco Maria hupcriale Learo. lnterrosato egli cbe
176
L' armata francese, composta. di 160 vele> erasi
schierata dinanzi alla in un.- fila che dalla
Lanterna si stendeva sino alla foce del Bisagno.
Avvettiti. dalla dolorosa lezione, i Genovesi molti-
plicarono dappoi le fortificazioni e le batterie della
loro citt verso il mare.
N el 17 45. gl' In.glesi cQn :un' armata di I 1 navi
da guerra :e di 4 s' a Ge.-
nova, ed Qrribile mo$tta .faceano di se, quasi fossero
in. puntO: di recare l' ultiJhQ eccidio alla citt fiori-:
dissima. Ma il continuo . fuopo. delle batterie dalle
inura e dal molo s li che le poche
bombe da .essi lanciate .. o in mare o scop-
piarono in aria. l'
di. veduta, ch.e l c4me , accor.se alla Q1arina,
si facevano. beffe degli aggressori._
. N eU' assedio del 1 So o .le e le napo
7
li tane bombardarQno . L!a prim11 v9lta fu
molto lo spavento. e maggiorQ lo $Qompiglip. Indi
il .popolo quasi s' a ,que.' saluti, e li chiam
le ;etenate alla Keith, di notte,
e Keith era .I' ammiraglio . nemico. La distanza in
troYasse. di .. 1i raro: in. Pal!igi ., rispose il wderIJiici, - Y olt. Hisl, de
Louis XIV .
Ce mot marquc du uwius quelque ficrl. Mais que cbarm de la
I!Bse du roi, il ai1 di t eu partant:: '.' Louis 'te. Moo c!*ura la
par la manire don t il oous reoiL ; . maia. aes .miuistre& noua la
endcnt , ,. c'est ce. a peine (loncevoir ; il fallai t que le a-
res&es du mooarque fusaeut . bien tduiaautea pour faiae oublier au
Doge soo humiliatipu et lea ds;aat.rcs dv sa patrie. Cha111boUe, lleum
de f Hi1l. de Gnu.
1
77
(!Ui le batterie .del Molo, della Lanterna e della
Cava tenevano le galeott.e e le bombarde nemiche_,
impediva che il danno fosse pari al frastuono ( 1 ).
, Per compiere questo rapido abbozzo degli assedj
di Genova mi rimane ad accennarne il lunghissimo
e fierissimo della prima meJ del 14.
0
secolo , che
dai dotti di queir et venne paragonato al famoso
di Troja. E veramente se ai danni del superbo Ilio
convenne tutta la Grecia, ed in suo ajuto concorse
gran parte dell'.Asia, ad offendere Genova si mos-
sero tutti i Ghibellini d' Italia e tutti i Guelfi a di-
l pontefici sedenti in Avignone., gli
gioini di N a poli, gli Aragonesi di Sicilia, i Comuni
e i tirannelli .di Toscana, i Visconti e gli Scaliged
di Lombardia, le citt libere del :Piemonte e_ i si-
gnori dei feudi. imperiali, tutti mandarono le loro
bande e gualdane o . nella citt gpelfa osteggiata, o
nel campo ghibellino che la osteggiava. Provenzali,
Catalani, Greqi, e Saracini pigliarono parte alla
trilustre contesa. Quest' assedio , ora_stretto, ora
largo , ora segnalato da assalti alle mura ed alle
porte di Genova , ora ridotto a fazioni pi o
lontane, terrestri e marittime, dur dal I3 18 o
al 1 33I , con reciproche vittorie e disfatte, e ma-
ravigliose prove d' armi, ed indicibili arsioni, ra-
pine e' rovine. Esso tenne grandemente occupati
(a) , Dalle osservazioni fatte con un pendolo a .econdi del tempo
corso tra il vedere il lampo e l' udire lo scoppio , risulta che le pa-
)andre si dovevano essere ancorate alla distanza di un miglio e due
terzi. , Gau. Li5. 17 ma55io 18oo.
17f$
gli animi non solo degl' Italiani, ma quasi del
mondo tutto, sia per la potenza e riputazione di
che gioivano i Genovesi in levante . e in ponente
cos appresso i Saracini che appresso i Cristiani,
sia perch pareva che dal suo successo dovesse
dipendere l' imperio <\e' Guelfi o quello dei Ghi
bellini ~ n Italia. Giovanni Villani, storico . con
temporaneo e veridico_, protesta che dove avesse
voluto raccontare gli assalti , le difese , i lavori che
si facevano d e notte, gl' ingegni, e- le macchine
. che si posero in opera per difesa ed offesa, ne a ~
vrebbe ripieno tutto il suo libro ( 1 ). - Importa
alla storia militare la narrazione di quell' assedio p e ~
quanto della maniera del combattere in quell' et
che poco dipoi vide a sorger le bombarde ed altre
arme da fuoco. Ma. la moderna arte della guerra
trovetebbe assai poco a giovarsene.
() Cronache, an. J32o.
-
LETTEIU. XL VIII. .
Pecclrie e nucwe mura di Genova ( 1 ).
Il Ratti mette le nuove mura per la priin11 ira
}e sette arhitettoniche DiaraTiglie. di Genova (:1).
Ed un secolo prima di lui il Chiabrcra, ragionandO
di esse , sclamava: Questa opera noi veggUimo
fornirsi, e le gene...azioni a venire peilranno a cre-
dele in pensando come ella potesse immaginarsi (3 ). ,,
J)i fatto narrasi. che il celebre difehsore di Genova
nel x 8oo non sapesse inteJldere cOJl:lCla mole gran .o
dissima delle nuove muraglie si foss.e condotta a
.trmine in quel breve spazio di tempo che ci rac-
conta l' Istori.a.
Ma prima di favellare delle nuove muta, .ci giova
risalire a pi antichi.
Credesi per alcuni che nella prisca et il mare
( 1) Essendosi deacritte dianzi le fortificazioni di Gelhova, qui non
ai discorre delle mura se non dal lato dell' arte architettonica e
dell' $toria.
- Sette posson dirsi in l'II!One d' arebitettura le Diaraviglie di
:Genova: cio I.
0
le Nuove Mul'll: ,,o i due Moli con i'agl!iunt
del l'aro: 3 .. " la chiesa di, S. Lorenzo da pochi ben osservata : 4-
0
il
Reale l
1
alazzo ( cio l' antico palazzo della Signoria consumato
dalle' fiamme, riedifcato dall' architeito Cantone): 5.ct la Strada
Nuova: 6." l' ampia loggia de' Banchi: 7.
0
la chiesa di Carignano.
Altre magnifiche fabbriche qui sono, ma queate a mio giudicio sopra
Je .altre portano il vanta. " Note del Ratti alle viu de' Pittori def
Soprani.
(3) Discorso della magnificenza.
180
gran parte . del terreno sul quale ora si
levano i pi maestosi palagi di Genova ( 1 ). Checch
ne sia ,dl 'Vero , la pia tradizior;ae ci ha ,serbato l
memoria del luogo ove i Genovesi, reduci dall'. Asia
Minore, sb.arcarono, in sul finire dell' undecimo se-
colo, r :arca' contenente le ceneri di S. Gio. Batista.
Esaminando quel' sito si scorge che d' allora in poi
il mare o non ha mutato. o di' poco ha mutato
illivello.
Forse antichissimamente fasciavano Genova quelle
muta che per la gigantesca mole e la ror;zezza loro
vengono denominate Ciclopiche. La facilit di qui
tagliarle nel vivo masso , mette fra i possibili que-
sto supposto.
Magone .dirocc Genova .. Lucrezio
Spurio la restaur per decreto del senato di Ro-
ma ( ) .. Pare che allora i Romani ajutassero l' -
(t) Scrive lo Schiaffino nel auo compendio: n34. Lambivano le
acque , come ai ha da 11ntiche memorie , le radici del colle d' Ore-
gina, eU Montesano, che aon parte di Peraldo, ed occupavano quanto
ora da S. T-.nmaao a S .Agnese, e tutto lo apazio che da S. Siro
per la strada nuova si &tende in Campetto fino a S. Nazario ( ora
N. S. delle Grazie ) ave facendo un giro a' internavano dalla parte.
di levante aotto il colle di Sarzllno ecc. ecc. Stando il quanto ne
dice il Giuatiniano , fu veno il 1162 che comincioasi a circoicrivere
lo apazjo in cui ai fabbric &trada Banchi , strada Balbi, e l' alt11ale
quartiere di Pr. .
olla scorta de' predetti atori.ci io credo esserai guadagnato 8o
metri di superficie aJJa base della salita di Oregina e quindi 1 D!etri
circa di altezza. - Saggio della giacitura di alcuni fos.rili di Ge1101111
e .ruoi contorni; di G. B. Canobbio. Genova, t823. - Si riporta senza
comenti questa citazione a cui ci earebbe aaaai da rispondere.
(2) Tito Jtillio.
&81
mica.citt a delle rQbu,ste lor.
mura, fatte di pietre qu._drilunghe i
sctllpellate, tutte d' uguale largh.ezza
e soprapposte senza cemento. Affe:r;m!lSi anzi- phe :Qt\
rimangano tuttora .. Se non chQ
questa maniera di rimllSta "Viva
nella Liguria dopo i tempi romani, la
si nei della, probabilitA (1 ).
Poco sappiamo di vero intorno a Genova Q.ei
tempi barbarici (:a). Credesi Di)n' pertanto che
i guasti recatile da Saracini nella ptima met del
1 o.
0
secol(), i cittadini ne ampliassero il recinto per
( 1) 11 dolto viaggiatore pub esaminare i veatigi , o veri o ti ,
-delle mura romane di Genon, sotto il mnaatero di S. Maria di Ca-
stello che risuarcla la chiesa della MadODDa delle Grazie ; e dr/
tre forti, che pare allor fossero, nel lato esteriore della parte einiatra di
detta chiesa, con la porta che scende nella strada detta Mascaral\a , e
Delle soatruiioni di una caea che forma arco dietro al coro della chiesa
de' Ss. Cosma e Damiano. Scrivono che nel fabbricarai il monastero eli
S. Silvestro , ove ai tiene che sorgesse il terzo forte , trovossi una
faccia anticamente delineata, con queste parole PouBI' Sacvn1 Rox.u
Ta.usTIBBBIX. Origine e fosti di Genova. .
Afferma il Caaoni che Genova 'ne' tempi romani non finchiudeva
che il colle di Castello colle falde di Maeagnana e di Sergiano.
Egli afferma pure che la citt, poco dopo la morte di Augusto , non
.cirava pi .di un miglio., ma piena di ab.itazioui , e fuori della ciU. i
.vasti e.popolosi borghi ai dal Bisapo a Sm Lazz,ro. U
certo che dalle parole di Strabone &i raccosJie che .el'a a
CJUe'.siomi la sede di un,riguarde!ol traffico. . , ,
Quel vestigio di antico muro che vedeai. preaao il di
'S. Lorenzo, appartiene, secondo il Riechieri,. al .tempo di
Il Federici trovava gli avanzi del palazzo del re llOprll la
B.iva vicino a Coltellilria.

dentro :a riparo de'muri
de' luoghi ahltati'
, S' attiene una bella parte dell' istoria de' .
muni: nel inedio ev la cerchia . .di mura fatta
dri -GenoveSi per. :difendersi dal froce Brbaross ;
u "quale, espugnata "e diroccata Tortona ( I I 55 ) ;
s'era delibrato d'imporre a il" suo
5520. _piedi' e a. difende..;
nt1o ' I & merli, e nlolte' torri alle porte e nella
$ommit ' ae colli. Vi lavor ttto . il popol se.:
condo r ordine de' quartieri; uomini" e donne vi
si . affacendavano il giorno . e la . notte. . E fa
fatta la fabbrica di queste muraglie per /le
tro qu:inte parti nello . spazio : di 55 giorni ( 2 ).
Cfo .fa in .suffiienti ripari .il muro co.n in-
'dieibile celerit; .. veune poi .perfeziona-tG e colllr
pito di" mito punto' in quattro' anni; tutto di pietre
:quadrate (3). S distendeva quel reciil:to da
bina n S. Fl'anceseo di Castelletto,,. dl l a Santa
'Caterina ( AcquasQla ) ; indi San Domenico.(
:ora. i.l gran, teatro ) ed a sino in
za_no. da San . Salvatore ( 4)
. Qaesto'a dtr veramnte, ilprimo recintoistorico.
1
(1) L buira.glie ehe allora ai tifecero-,, avevano }ier termine la
'ehi .. di S. 'Pietro cl' Ban:hl, dov'era una porta delhi citt, la chiesa
'di Sal' Ambtogio
0
e la piazia d' signori Dotla, ov'tra un'altra porta
della citt detta della Valle' e il mare. Genio Lig. dll Peltei'OIO
; Burgt rh tkm. Reip.
(:a) .Ag. Giu.ein, Jl.nn.
1
(3) Cuot&i, .An n.
(4) Yenn-oo, Genio Lig.
't83
- ]l secondo fu cominciato nel 1 3!7, dismesso nel
J 346, ripreso on ardore nel I537 e rapidamente
condotto a perfezione ( 1 ). Si rinchisero. per esso
nella citt varj borghi a levante e a ponente. Le mura
verinro fornite di cannoni. Esso prende le mosse
dalla porta di S. Tommaso, ascende a tramontana,
e costeggiando tutto il colle esteriore di Oregina,
si cala al luogo di Carbonara, ov' il.grande Albergo
de' poveri. Di l risale al colle di S. Girolamo, e
nello scendeme porge ingresso alla citt pel Por-
tello; pi va a.d unirsi alla cinta de' borghi di Acqua-
sola e di S. Stefano, donde scorrendo aU' intorno
della collina di S. Chiara che domina il Bisagno ,
auiva al mare. Di quindi ripiegandosi forma a mez-
zod la fronte della cinta sino al ponte del Molo
Nuovo.
Questo secondo recinto quello che chiamasi
delle vecchie mura. Esso rimane intatto , se non
dove convenne in parte spianarlo, in parte mutarne
( 1) Sulla porta di S. Toromaso, allora edificata
1
posero la seguente
ioscriziooe :
D. O. M.
Dux Guberoatores Procuratores quc
Amp-issimi ordini& decreto
Ut tuta ab hos ti bus respublica
Jucundissima libertatc fruatur
Summa impensa ingenti que studio
Montibus excisis et locis natura superata
' perdillcili opere
Urbcm fossa moenibtJs propugnacolo
Incredibili muniebant
Ao.no MDXXXVlll
Restitutac libcrtalis X.
184
la .forma per dar luogo al delizioso passeggio del-
l' Acquasola. Sopra i suoi terrapieni s' innalzarono
quinci. e quindi palagi o si piantaron gi!lrdini che
vagamente signoreggiano i luoghi all' intorno. Esso
gira, al dir del Casoni, sei miglia geometriche di
mille passi.
Nondimeno questo largo e recinto, la-
sciando . allo scoperto . luoghi d' onde le arti-
slierie \>O teano dall'alto bersagliar la citt' pi non
era atto ad efficacemente difenderla, dopo i tanti
perfezionamenti nell' arte delr osteggiare le piazze
trovati nell' ultima met del secolo XVI e nella
prima del XVII. La presenza del pericolo scosse
i Genovesi dal loro letargo. Un esercito Gallo-Sa-
bando gli stati della repubblica; e senza l'o-
stinata contraddizione del Lesdiguieres, corrotto, a
quav,to fu creduto, dall'oro, l'arditissimo Carlo Em-
manuele si sarebbe condotto difilatamente all' im-:-
presa di Genova. Gl'indugi del maresciallo francese
diedero il tempo di arrivare ai soccorsi di Spagna.
I collegati si dilungarono dallo stato di Genova ;
ma questa allota s opulenta citt avea sentito il
suono delle nemiche, e tremato al pericolo
di essere assaltata dentLo a' suoi ripari non pi al-
l' avvenante co nuovi metodi di fare la guerra.
Laonde, tosto ehe cessata fu la procella,
i del Comune di edificar una nuova cintura
tli mura, le quali chiudessero tuui i monti immi-
nenti alla citt tra le due laterali sue valli.
La prima pietra fu solenne'mpnte posta al capo
185
di Faro ( l Lantema ) dal doge Giacobo Lomel-
. lino. I clue collegi, il clero, e le confraternite in
tutta l'antica lor' pompa erano presenti alla ceri-
.monia ( 1 ). Dieci mila braccia si affaticarono inde-
intomo ai nuovi la"VOri indicati e rego-
lati dai pi sperti architetti di quell'et (2). Era
sospeso ogni altro edifizio. Tutti i cittadini contri-
buivan del proprio. Grandiose largizioni facea'no
spontaneamente la casa ,di San Giorgio, i collegj
de' 'Notai e de'.M-edici, gli Artisti ed i sacri !Jra-
torj. La predica di un Carmelitano producen essa
sola cento mila lire di offerte. Per innalzar rapi-
damente le nuove lor mura i Genovesi spargevano
l' oro come l' arena del mare. Dieci milioni delle
lor lire cost la cerchia maravigliosa che :fu ridotta
a compimento in due anni (3). Una lapide, inca-
(1) Il dl 7 dicembre 16::17 sotto la prima pietra il Doge pose un
111edaglione d' argento che da una parte avea lo atemJDa della Re-
pubblica, dall' altra questa leggenda: Deo ac Dei Matri di11irque
Jo. Baptistae , Georgia La11rentio ac Bernardo Tutelaribur, proflisato
bello, ad honium terrorem , ci11ium securita&em, liiercatir propusn.a-
culum , hinc undequaque moenia mc>ntibus aptanda re ruaque dicabat
Genua religiosa unanimis An. Sal. 16::a6.
(::a) Furono consultati fra gli altri Vincenzo Maculano dell'ordine
de' Predicatori poi cardinal Firenzuola, Carlo Petrucci, Paolo Rizzo,
Sebastiano Ponzello
1
Bartolommeo Bianco
1
Giovanni Aicardo
1
Gio-
vanni dell' Arena , e il Fontana.
(3) Si poije mano alla fabbrica in sul fine del dh7 , ma i laovori
non' cominciarono con alacrit che nel J63o. Nel dicembre del t63:a
era terminata. - Vedi nel Capriata lsto1ie una viva .descrizione di
essa, e come concorressero Italiani e 1lranicri a vederla, e i princi11i
lontani aen facenero inviare i disegni.

strata nella prta della: Lanterna, trasmise ru po:..
st'eri _la ricrdanza: del fatto (l) .
. . Jl vastissimo spazio che giace tra: la nnova .CCl'
cbia: e. l' antica, chiude gli ameni :colli di S. Beni
guo,- degli Angli, di Granarolo , di Sin Giuliano ,
di Montesano e del Zrbin , divisi fra loro. da val.:
lOncelli .piace-voliS.simi, e . tutti coperti di palagi, dt
-viH-e, di Chi non ha fatto il interno
!Ielle nov.e mura mal s' al'gomenta di conoscere le
bellezze di iche la r.atura e Y arte lian fatto -a
nova Yiceridevole dono. Mille varj ed incantevoli
pi9spetti . si parano innanzi al passeggiere. da quelle
eminenze. contemplata: di colass vi sembra
quasi una citt diversa da quella che. avete osser-
vata dal mare.: I soi opposti .ai flutti e. ai
nemici; la_ selva delle antenne sorgenti al
lunato suo porto, le sue torri, le sue cupole , le
facciate listate di marmi bianchi e neri, le vere e
le dipinte architetture de: suoi palagi , i . tetti tra-
sformati in orti pensili, le graziose ville che coro
D.ano i poggi, i boschetti di ulivi, le selvette di
querce ed i mille giardini di aranci vi si affacciano_,
ad ogni mutar di pochi passi, in differente
Ne munimcnta naturae
Hostis verteret in pcricula
THtium sibi murorum ambitum,
Per oram maris et juga montittm
Pcriculosissimis tcmporibus
Libertas tricnnro
Feslinabat
Anno Sal. MDCXXXVU.
18?
s che l' occhio e l' animo ne prendono ugual dilet-
tanza. E tutto ci dentro la sola cerchia delle dop-
pie muraglie. l\fa furi di essa, qual. lusso d na"'
turali e di artificiali vaghezze l A levante la valle
del Bisagno , splendida per casamenti c lieta per
't'erzieri ote allargasi verso il mare, alpestre e se-
't'era nelle tortUose sue gole ove si scoscende dal
morite; poi lo splendore de
1
colli d'- Albaro, e il
lontano azzurreggiare delle rupi di Prtofno. A
ponente, tutta per lo lungo la valle della Polcevera,
s ben coltivata, s frequente di abitazioni , di ca;.
sali, di ville, e s teatrale che la pi poetica fan-
tasia trova deboli -i colori ~ dipingerla. Sorvola da
qulle vette lo sguardo oltre gli . amenissimi poggi
dell' Incoronata e di Cornigliano, e sopravvede i
deliziosi ricetti di Sestri e di P egli, e sino ad A
reozano quella felice costiera' non fermandosi che
dove il capo di Noli spinge la marmorea sua base
nell' onda. I bei colli del Promontorio- e di Belve-
dere ~ e il magnifico sobborgo di San Pier d' At-ena
ricreano finalmente i pensieri di chi scende verso
la Lanterna al -terminare del lungo ma incompara-
bile giro ( 1 ).
( 1) Si pu farlo tutto
cf' Sol crsil!r generoso ; o sull' umle
l
1
ortalor -di Si!cno.
188
LBT'J'EU LXIX.
Porto di Gei'UWa- Parte prima- Giacitura, di
mensioni, e Moli.
La natura, scavando al mare un seno entro terra
nel, fondo di un vastissimo golfo, e piantandogli
per ripari alt mpi a levante a tramontana a po-
nente , erasi dilettata ad abbozzare dinanzi a Ge-
nova. la figura di un porto. L' m'te, ajutata dall' oro
a pienissime mani profuso, ha ridotto a finimento
il primo pensiero della natura, costrignendo con
saldissimi argini a quasi piena e perpetua quiete
quel . seno, o ve; come in libero campo, venivano
prima ad esercitarsi i venti della rosa meridionale.
Il porto di Genova, spazioso circa t5,ooo metri
quadtati, e pressoch circolare di forma, ripete
nella lucida sua conca la teatrica immagine della
citt, e de' colli per cui ella s largamente e vaga-
mente si estende.
Lo cinge, o f ~ s' aderisce alla citt, a guisa di
serpeggiante zona una robusta muraglia_, in cima
-alla quale corre una continovata strada, grato pas-
seggio ne' giorni invernali.
Due Moli formano le sterminate sue braccia che
vanno a fargli l' imboccatura tra mezzod e po-
nente, difendendolo dagl'insulti del l i ~ e c c i o e del-
l' ostro libeccio che sono la vera sua traversia.
Il Molo, detto il vecchio , dispiccasi dalla costa
189
orientale ed allungasi 6oo metri nell' alto mare. Vi
si allunga 469 metri il Molo nuovo che prende le
mosse dalla costa_ occidentale.
F batterie difendono il porto di Ge-
nova in alto ed in piano. Esso abbastanza pro-
fondo per dar ricetto alle maggiori navi da guerra ( 1).
Ha quattro pnti da sbaro . (!l). Contiene una Der-
sena; illuminato da Fari .. Della Darsena e dei
Fari dir di Ora mi tocca riferire l' istoria,dei
due Moli.
( 1) La protndit del Porto , nella Darsena detta del Vino, di
piedi 9 n e 14 di Francia: - nella parte a ridoaso del Molo vec-
chio, di piedi 11 aino a 23; -nella parte al coperto del Molo lftlovcr,
.di piedi 23 e 3q aino a 38. In quest' ultima posizione alanno io liuU'
ancore le navi da guerra, e pi lungi i bastimenti aottopo&ti alla qua-
rantina. Dopo la prolungazione del vecchio Molo si ancorano anche
pi apeaao da quella parte le navi da guerra. L' capurgaziooe del Parto
ai fa annualmente col mezzo di grandi macchine. L'uflicio civico depi
Edili col prodotto del diritto di ancoraggio provved:! alla conservazione
e riparazione del Porto, ed al mantenimento de' fari. Gli amaltitoj
.della ciU che mettoo nel Porto e ci che vi' reca il mare no aole-
verebbero a lungo andare i fondi senza quell' aasiduo spurgo.
(2) 1. Ponu della Mercanzia, vicino all' ingresso del Portofranco.
Aderente a 'questo, e lungo 'il muro di t:iota del Porto
evvi il Mandraccio, scalo l ungo circa 8o metri e largo :.11 ,
ovc ai suole caricare i bastimenti.
2. Ponte Reale.
3. Ponte Spinola.
4 Ponte delle Legna.
Hanno q;uaai tutti all' incirca So metri di lunghezza e di lar-
ghezza.
In tempo di calma ai levano circa un metro e mezzo dal mare ; ia
lempo di burrasca aono lavati ed anche interamente coperti dai Butti.
un altro piccolo punto di sbarco pei baatimenti carichi di viao,
nella Calata deUa Dar1e11a,
190
n Petrat-oa hia.riui il Molo di Geriov. (t lavQro
di spesa inestimabile e di opera infinita. (I). Il' - Jl
Molo ch' egli memor.a il vecchio, cio que:U.: in ..
sente: parte di' edificata sul trauiontare del
J3.
0
e sul ,nascere del secolo.
;Erano quelli i floridissimi giorni di Lll
tinta Pisa afferiva di dar in pegno ai vincitori
loo :le: torri del porto .Pisano. La reina dell
7
Adria-1
iico e .lacera riceveva ontose leggi di
pace dalla dominatrice del mar Ligustico . Il dehole
Andronico lasciava i Genovesi di Galata arbitri dello
stretto che mesce le acque del Ponto Eussino con
quelle; Propontide. La colonia di Ca.ffa 'faceva
a proprie spese . stuolo ed armata in soccorso. di
Tripoli. Il soldano d' Egitto all' aspetto delle galee
opd9tte d\11 . prode Orlando Ashe1o,. restituiva
navi genovesi predate da' suoi corsari. Il re . d'
lnenia co?-cedeva a Benedett9 Giacaria quanti prt
.vilegj . gli. chiedesse pei trafficanti della sua patria,
Le na'Vi geilovesi salvavano i miseri avanzi delle co
lnie latine in Sora, fuggenti dalle fiamme di 'fo:.
lemaide e dal taglio . delle. spade saracine.
di Cristoforo Colombo due secoli innanzi, andavano
i Doria e ,i Vivaldi in traccia dell' ignota. 'America
per l' Oceano ad occidente. Ricco era il Comune; ric-
i, citta.din.i, .Io. sfoggio delle ricchezze eccessiv:o.
In qul torno fu dato principio al gran (2).
[.
{ 1)
, (:1) .Fu cominciato nel ra8l, ._el '13oo e 3or e :1 si fecero i pil.
11randi lavori. Ag. Giustin.
immnsa opra:fu M9rino
Docca:negra; Gognornie :.famoso nelle di. Ge..:-
nova, un Guglielmo: nel 1257 ru :capit.no
e del popolo, .un Simorie nel x.33g ner CO.l
il. primo .doge, un Egidio nel x34x, mandato dall
citt in. 'del re .di Castiglia, ruppe> glorosa:..
mente l' armata de' Mori ( 1 ).
" Certo che l' anno r3oo ne fu compiuta una parte 'QOD jspre ..
gevole; pep;b il ripa,ro formato con tal mole , ai Gen.,vcsi
eli scavare porzione: della spiaggia di JOO cubiti in lunghezza, ioo i11
Jargbezz,, e. piedi in profondit, come abbiamo ndla stqrii\ !id
Ciprico. " Stor. Lett. . , : , , . f
Tuttavia che i Genovesi, dopo dugent'anni almeno di potenza na-
vale, nOD uc&ero un da riparare ' tJOa oorsena da svernare Il!
]oro tante galee, sembra cosa non al 'tutto. Ma. la-:
applil)ata alle strad.e, alle fabbriche, spesso significa rifare assdi me-
gliJ, crear quasi di nuovo; ed in effetto troviamo di una
Jil!.l'sena che pitj. 1100 e. ch' era verso la cbie9a di S; ;
, (t) ll F9glietta (.Utorie, trad. del Serdonali) cos _i\ Molp
Vecchio. Questo smisurato Molo scorrendo da terra ferma in
malfe fa il porto
1
c riparando le navi dall' impeto del mare a pettO'!
fa loro stanza sicura. Opera fca le altre d' Italia ammiral:tile ; p(irici;
}.almente J,>Cf. la lllaravigJisa fabbtica, i cuj fondaiJ\eDt ,lOil f\llti d'
scogli di smaderata .grandezza, interi e grossi quanto 'si stende l'' lal:
ghezza di tutta la fabbrica, tratti dalle viscere de' monti ed in spazio
di molti anni con malagcvoli e faticose maniere col condotti e aw-
lDBISicciati in 'altUZjl smaurala, e dip6i daJI' impelo dell' Onde Jo
pazio di, IJIOlli anni .congiunti fra loro come in soda compoizione.
'1'1ella dell' opera che avanza fuori dall'acqua, tutta taua d[
aaasi. _quadri .Qlolto. grossi .e d' un pezzo : e a pi di esso dalla pu1ie
di dentro un'altra fabbrica pi bassa per potere pii oomodametlle
tieevere le mercatanzie .che 'Si scaripano daU navi. Ma il latb di fuori
difuso dall' impeto dell'onde marine col medesimo ammassamento' di
c be fuori dell'acque, dal quale: l' onde rotte
percuotono la fabbrica senza VCtUU pericolO di rovina, che senza
'lUC6lO riparo si Wsfarc!Jbe al L;nqo, - . ,
192
. Molti architetti s' adoperarono in appresso a
proluilgare quel Molo , tta i quali fu principa
lissimo .f Alessi che lo stese alla. lunghezza di
6oo passi geometrici, gettando nel fondo i . dice il
Milizia, montagne di sassi per Egli l'a-
dorn di Una gran porta di ordine dorico, riguar-
devole per la fortezza e, per la. severa maest deRo
s,tile. L' iscrizione del Bonfadio che vi . si legge
corrisponde alla grandezza del tuttinsieme dell' o-
pera (r).
Accresciuto fu nuovamente il Molo vecchio
anni 1728, 738, poi nel 1778 per lascito di IOO}m.
lire di Genova fatto da Bartolomeo Lomellino. E
contuttoci non era sufficiente riparo a'
in certe fortune di mare.
Una procella di luttuosa memoria impervers nel
golfo di Genova la notte del 24 al 25 di dis:embre
,1821, e continu sino al d 27. Portate anzi scagliate
dal furibondo .libeccio, salivano le onde sino in sui
tetti delle case poste al mare a ponente della chiesa
delle Grazie ( 2 ). Tutto il porto coprl di naufragj
() (questa porta) forti&cata ai due fianchi da dae ben interi
)Jaluardi , e renduta sicura per una piazza d' arme di aopra , spaziosa
in modo da poter comodamente maneggia"i le artiglierie, e difendere
ad un'occorrenza il porto e la citt. SopNIIi, Yi&e de' Piaori. -
La lapide dice :
Aucla 1:11 S. C. mole, ezarw;l4 porta , prOpti(Jnaeulo muniltl ,
urbem cinseb4nc moenilnu quacumque alluitur lllllri . .4n. IJ.DLIII.
li doverai in quest' iscrizione eottointendere Patre o o simili,
a da' pi rigidi notato come difetto.
Cito l{aeata parte della citt percbe vi durano ancora i segai
rg3
la tempesta orribilissima. S'urlavano spaventevol-
mente tra loro le navi, od erano gettate a rom-
persi contra i bastioni e le mura. Quarantacinque
di esse miserabilmente affondarono, e nessuna di
quelle che v' erano. in sull' ancore and scevra di
avare e di gravi damaggi.
S lamentevole caso . fece con pi evidenza cono-
scere che alla piena sicurezza del porto di Genova
mal bastavano gli antichi lavori. Quindi fu statuito,
si prolungasse il Molo vecchio per 1 o o metri li-
neari nella direzione paralella al Molo nuovo, onde
pi efficacemente guarentire il porto dagl' insulti
del libeccio ch' la sua traversia. >>
Quest' amplissima prolungazione fu condotta a fine
merc di enormi cassoni, sommersi con felice suc-
cesso nel mare , per farvi le fondamenta, sopt;a le
quali s'innalzarono le robuste muraglie. ~ e s i t o ha
gi rivolto in certezza la beo concetta speranza che
il porto di Genova il quale prima del I3oo era
- tantum sinus et statio male fida carinis _,
diventasse col compiersi di questi lavori
Un dolce e fido e riposato porto
Ove l ancora gitti il buon nocchiero.
Appellasi Molo nuovo quel possente argine che
de' guasti fatti da quella memorabil burrasca, che molto pure danneg.
i;i i Moli e b cinta del Porto.
Jg4 .
spiccasi dal pi dello scoglio delld Lanterna e s' a
vanza tra oriente e mezzgiorno nel mare ( 1 ). Lo
edifica1ono nel I 638, essendone architetto Ansaldo
de' Marj. N el 165 1 lo congiUnsero allo soglio dlla
Lanterna, donde a principio era staccato. Nel 1668
lo munirono di due nuovi cassoni alle sue estremit
per farlo pi saldo. tempo onnai ohe si prov ..
vegga a :restaurarlo.
(t) Enu decliqa nella a ~ a direzioqe : : ~ 3 .
0
fili da levante a sciroco.
LB'TEU LXX.
Porto ili Ginova 1 Pa1te seconda - lJanena ,
Fari, Bimembnzt&ze istoriche.
Racconta il Giustiniano che nel 1276 '' fu co,
miooiato un ricuttaoolo o sia una sicura per
li vascelli marittimi, la quale i Genovesi nomina-
vano ,,
T.ommaso Spinola scorse vittorioso il mar Tit-
reno, .e delle prede fatte sopra i Pisani port al
comune di Genova il ricco valseote di ventotto mila
marche d'argento,. delle quali << dieci mila furono
applicate all' opera della Darsena che fabbri-
cava fuori della porta delle Vacche; n ed la pre-
sente.
Nel 1416 !l doge Tommaso da Campo Fregoso,
magistrato amaotissimo della patria, il quale avea
donato del suo sessanta mila ducati d'oro per alleg-
gerirne i debiti, fece la Darsena con-ingegni
che parvero a quel tempo mirabili, ed usando
somota sollecitudine la' ridusse a s buono stato da
esserne poi egli chiamato il fondatore ( 1 ).
(a) Vi luoravano da 7 ad 8oo operaj al giorao. Vedi nel Gilla,i-
niano la deacrizione della macchina usata a queU' uopo.
Nell' lllUlO iate810 eaMDdo venuto in Gcnon Oddo Lusignano , fra-
tello del re di Cipro, quel magnifico doge gli diede uno splendido
convito, al quale intervennero &li _anzian.i ceo gli altri uftitiali della
eitl. u E dopo praqi&O c:onvellllero nella stia_ grande le donne della
{g6
Nettata, riparata, dilatata m la Darsena nel 545,
come apparisce dall' iscrizione del Bonfadio (I)
Essa presentemente l' della marittif ar
mata del Re, n dai tempi di Andrea in poi
essa certamente mai fu ]a sede di maggior opero-
sit , n le sue officine si videro meglio fornite.
Perfino gli aiTe'di e gli ornamenti della magnifica
fregata il Carlo Felice vennero fatti. dasli operaj
della Darsena. Di piacevole .ed esame
in essa la raccolta de' modelli navali.
Un' elegante t OTre di bianca pietra che, .con lo
scoglio che la sorregge, si .leva 127 metri dal mare,
sostiene in snUa 'cima I 7 lumi: a riverbero.
Lumiria noctivagae tollit Phanos aemula Lunae (2);
ci che volgarmente dicesi la Lanterna_. nome
steso per ellissi alla toure, a1lo scoglio, ed al luogo.
La Lanterna indica. di notte ai lontani navigli l' in
dirizzamento del porto. .A mostrame l'imboccatura
citt ch' erapo qiWllii ,otloceuLo.,, <ornate di pllnno di aeLa e di pauno
J' oro, di perle e d'altre gioje, cd insieme con loro la giovent.
Ag. Giusl,. - Ci dimostra l' opulenza di Genova a quel tempo.
( 1) H une portum magno aggere diuturna maris terraeque colluvie
oppletum cuniculoaque Gadpar Grimaldus Braccllius Paulus Saulius
Casanova et c-taneua Piuellua .aediles su,:n .. a diligeotia .purgatos
men.ibus circiter .lV reddide&unt averai1que. alio .. cloacia duro lopho
aoop1,1lisque etfr:aotia ripis 11legnter ereplis 11qua in.;oltiLudioem palmo-
rum tredecim foaso alveo flltroducta navibus stationem
. praestilerunt. Aopp MDUXXV. :n julii.
(ll) Sklaio.
1
97
ardono di notte due Fari minori in .cima a due
torricelle sui due moli contrarj.
La pi memoria venutaci. della torre della
Lanterna, del UJ8: ma non. v'accesero i lumi
a servigio de' naviganti che nel Diroccata nel
1Sn, la rifabbricarooo e misero nella presente sua
forma l' anno l 543 ( 1 ).
, Dall'. alto della torre della vince ogni
eoncetth il panorama. di Genova.
' La riot;danza de' gravi fatti ci affeziona ili luoghi
dove seguirono, e giova all' animo il ricondursi nelle
:et meditando. sopra gli avvenimenti stotici
ael lo N) antico tatro: Lo scoglio da cui lanci!lsi ,
a cos dire, nell' aria la torte della Lanterna, ile
vide molti : sravissimi. v e n far cenno d' alcuni.
: Nel r3r8 Genova era sotto l'imperio de' Guelfi
che ne aveano cacciato i lor. emuli. I fuorusciti ,
ajutati da quasi tutta la parte Ghibellina di Lom-
brdia, vennero ad oste contra la citt, e posero
assedio alla torre di difesa cb' era allor sullo sco-
glio. E nondimeno sette so li uo111ini v' erano den-
tro, ma . questi venivano continuamente riforniti di
arme lanciabili e di vettovaglie dai Guelfi della
citt con un singolare ingegno. Peroccb una grossa
corda andava dalla torre ad attaccarsi all'albero di
nave, e per la .corda dis.correva una specie di
( 1) Come da q ueat' iscrizione :
Anno a Christo nato 1543 reiltitutae libertatia awo 16 instauJ"ata
tarria baeo olim atrueta majoribua noetria et r5Jll in oppugnation.:
arei Lauteruae direpta.
rg8
bussola, cRpace ' d't un uomo c di quelle mumzroni.
Durava da due mesi l'assedio, e i Ghibellini, .ca-
vando sotto la via pubblica, vennero insino ai fon-
damenti della torre, e tagliaronp con lo scalpello
. . .
pi di due parti de'fonclnmenti, e misero la: torre
in su puntelli di. legno, s\ ch' era in 1or mano il
farla minare. Vollero gli assediati firr intendere la.
grandezza di questo pericolo ai Guelfi della citt ,
ma per la fortuna del mare. l'uomo della bUBSola
non pot passare dalla torre alla nave. Onde i sette
difensori arrenderono la to1re GhibeHini, e ven.-
nero a salvamento nella citt. Ma .il popolo li pMse,
e grid << Muojano i traditori della repubblica.
Ed , i magistrati li condann&rono a crudelissima
morte. di loro furono posti Tifi sul tra
bocco, e gettati dalla strada di S. Tommaso nel
mare. Lo stesso fecero degli altri tre, e li traboe ..
carono dalla strada di S. Stefano verso Bisagno :dove
a campo i Ghibellini. << E queste erano le
opere. di. misericordia che regnavano a quel te,-opo
tra le due fazioni ,, ( 1 ).
Nel J5o7 Luigi XII, ricuperata Genova con
l' arme; fece innalzare sopra' questo scoglio una
fortezza che fu chiamata la Bdglia de' Genovesi. Ed
i Francesi diHgentemeote la guardavll'no come la
sicurezza del l or principato ( 2 ).
(1) .Jg. Giuniniano. - a Nel 1313 il Capo sul quale fondata la
Torre fu einto di muraglia e da una parte "ft'osaato, e il piede della
torre guernito di due riyeiJini. sior. Lett.
('l) Gran easo della Briglia fanno gli atorici di quell' et, e dicono
cbc " riuscilltC una delle migliori e delle pi be!l iatue fortezze c:lae

on pertanto i Genovesi, eccitati da 11
1
si levarono dal collo il .giogo francese, e posero
l'assedio alla Briglia. Ma disperando di domarla
oolle batterie, si rivolsero ad umiliarla ,col rigot
della fame. E gi molta era la strettezza de' viveri
nella rocca oppugnata. Quand' ecco una grossa nave
francese, venuta daW Oceano e dai porti della N or-
mandi a, comparire all' di Genova. F ornitis-
sima eU' era di ogni sorte di vettovaglie e rinfre.-
scamenti ed spparecchiamenti di guema. Inalbe-
rando mentita bandier;t , ella pass senza molestia
in alle navi dell' assedio, come se volesse
approdare nel porto. Poscia d' improvviso piegando
col favor del vento; . si condusse a gittai' l' ncora
al pi della rupe della Lanterna.
& alzarono per la citt voci alte di duol e . di-
spetto nel veder tornare per tfll guisa al niente le
fatiche di un lungo ed aspro assed.iamento. Tuttavja
mal sapevano i padri, l'accolti In senato, a qual
partito appigliarsi, perch le artigliede della for-
tezza impedivano s.lle navi assed,ianti l' accostarsi
allo scoglio. In quel mezzo un giovine cittadino
della faziou popolare s' appresenta innanzi ad essi
animos(). Egli ha nome Mannello Cavallo, e si prof-
ferisce di portar via quella nave ad onta delle ar ..
tiglierie prima eh' ess' abbia potuto sbarcar il
corso, opera di qualche tempo per la ripidezu
'i. fossero in Italia. fledi il Guicciardini, il Giustinianp, il
il Cntoni.
.200
del luogl' .. Approvano ed -encomiano i padri il ma-
gnanimo. divisamento, ed un'eletta compagnia di
giovani, vuol aver a comuni col Cavallo il periglio
e la . gloria. In tutte le chiese, di .Genova si faimo
orazio w.' a . Dio ed alla V ergine. pel felice riuscir
d e l l ~ impresa.
, Sparavano a fria le bombarde. d{llla Briglia con ...
tr il galeone . di Mannello, che tacito s' avanzava.
Navigando con arte grandissima, egli entra fua la
nave ancorata . e .lo .scoglio. E tosto audcemeote
salta sul: ponte -nemico, e con' un colpo di s.cure
tronca la fune di rimorchio ch.la nave avea dato
a quei dell rocca. Invano dallo scoglio piovono le
moschettate ed i sassi sopra f.intrepido tlariuello
ed i suoi compagni. Per forza d' arme esi preildon
Li nave. Cercano scampo i Francesi, fuggendo a
nuoto verso lo scoglio. Ma Benedetto Gibstiamo ;
spiccatosi dall' alto della nave in mare, a nuoto: ne
raggiunge il capitano . e lo fa .prigioniero.
11 Cavallo, attaccata con 1mcirii di ferro al suo
galeone la nave predata.., la port sulla spiaggia di
San Pier d' Arena. Stupivano del suo ardire i Fllan-
cesi, e lamentavano le vettovaglie tolte loro di bocca.
N e stupivano i cittadini, ed esultavano, sperando
ormai vicino il finir dell' assedio. Gli evviva della
patria plaudente consolarono il ritorno del giovane
eroe. Ed il senato lo fece franco dalle pubbliche
gravezze , il che allora era il colmo delle cittadine
mercedi.
Grandezza d' animo, liberalit , maturo consiglio,
201
studio di lettere, .amer.e d'at;ti, desiderio di con-
cordia e di pubblico bene, ogni pregio infine di
principe cittadino in libera eiU risplen4eva in Ot-
taviano Fregoso, che il santissimo de' Genovesi fu
detto alla maniera latina. Fatto doge di Genova ,
cerchi di. pi stl.'etto 'assedio _l.,_ B.riglia 'i :cui
difensori, per opera degli A.drni erale .stati :Fifqr-.
niti di viwtri dopo qllel. La faille.
li fco calare agli acQrdi; Avendo nelle .&.re:
questa f<Jrtiezza poteva OUaviano stabilire perpetua
nella sua cas la ducale .a11toril ehe -gli Ad.orni a-
vevllftO: .per tanti imnt contrastata coo- le- ai
Fregasi. "Ma egli consider che se qCJalche ac
cideme di guerra o di- setta fosse la r'ecca.del.Faro
tornata in: :mano dellG straniero, non sl facilmente
avrebbe potUto Genova ricuperarla . un' altra
Pei'ci . ciMa d endo. r orecchio al coos iglio degli amici;
elle-pt"gliiere del 'fratello; fece ruifiare e -spia-q-are
quell' orgogliosa: fortezza, anteponendo la della
patria .all conservazione dell' suo ( k
in t.utt. le 'et), :ma
in quel secolo nel quale contaminavJnio l' tutAi
i vizj allignano in un paese ove mettono piede
gli )l cui fine disunire e,eori'Ompere per
dominare ,, ( 2 ). ; . . .
( 1) Vedi i iluddetti Autori e il Bizarro; e veili anche il 'Foglietta
ne' Libri deUa
(2) Di1cor.
LXXI.
Portofranco.
Il Porto, propriamente detto, ftanco , ciot ti
perto alle navi d' ogni bandira che vi stanno coma
ne' proprj lor porti. Ma chiamasi con ispecial nome
Porto franco il gran recinto nel quale vengono sbar ...
ca te e tenute in deposito le mercanzie; frane(\ ..
cio senza pagamento di dazj.
lmmemoabile l' origine del Portofraneo di
Genova. La pi recente sua edificazione spetta al
l' x64:1. Siede in mezzo al smi .. circolo sul
quale corre la cinta marittima. circondante il porto.
in sostanza una piccola citt, cerchiatl\ da tourn,
divisa in undici quartieri,. con 11na spaziosa e ben
lastricata st'rada nel mezzo, dalla qmde si diramano
regolarmente altre strade minori; il tutto rettilineq,
fabbricato soda mente, senza pompa d' ornati, coo
la grav:e semplicit che s' addice al tempio del co-
smopolira commercio ;
(( Delt utile commercio ch' e il
Ajo del mondo n ( r ).
Ogni quartiere ha tanti magazzini quanti ne com-
. porta la sua vastit; in tultn 355. I 12 custodi , i
() G. B. Ro6ttrti, Le Pttrl,,
203
!IO O imb,UatQri-, i !.l culieri ( cos addimand,no
gli dtllle casse zucchero), .i 56 facchini
di . che sono i lav()l'laori nell' in-
terno de' 'i !l :IO facchini detti di- carovana
a' quali spetta l' di trasportare le me11ci ,
h-Ql\O le .cure loro s ben ordinate, compamte, di
stinte, he m.ai li.lOG accade. coufusioae o contesa ( 1 )
. Alla Ca)Del'a di t:ommetcio fidata t amministra ...
zionts del Portofranco. l regolamenti che, lo go-
veraaJlo sooo \utti a faTtaggiare l!l libert e
la :de'. traftichi. Sommo ed ioimutabile in
ogni .qea :vi r ordine; l'ordine he, dauo. econo ..
mista vietJ chht.tnato Bussola de' negozianti ( 2 ).
( 1) l t'a"hmi -di c.,.,..."a. o paeritano aaa postilla. Claia
mui Caravana di Bergamo, perch tutli vengong di coli. Sin l r3io
hanno in privilegio eclusivo questo speciale servigio. Non erano io
principio che 12, successivamente vennero recati a 220. Il loro impiego
a .poco a podP a' faltQ eredit,rio . Le famislie loro, veuute D 111ia ..
teillU, lo qftiU,ano ad allri, e. ne ricaorano ua c,nso annuo di cirea
r5o lire. SI ammira in quoata classe di facchini la Sfeccbiata illiba
tez:sa, per la quale 'cioilcoao l'intera fede de' ne10zianti. i lofl)
capi col DO!lle di Consoli. Il pi lieve mancamento vien punito.. con
la perdita dell' impiego; il delinquente rimandato pi1111u di aco.-no
alla sua patria .
. Assai rimarrebbe a dire aoprt i delle legna, del cuboae ,
del Yino, ecc.
1
Jidot.ti QQrporazione
1
fuori del Portofran co ; i quali
tatti ha.ono usi e particolari e curiosi, ed anche ai distin-
guono per dinrai vetillltlati. Molli di loro vestono ne'
giorni festivi , e speuo
1
quando ne' luoghi suburbani la festa del
Santo, nano a ballani la Mort111ca , I(HIGII di danza pirrica colle
11pade aguainate.
(2) Determinate vi aono.le ore dell'apertura e della chiuaara,
terminati i prezzi de' traeporli. Non lecito accander fuoco nel Porto-
franco. L' ufficio dcllla Dot!ana, atabilito presso le po1te del Ponte d,
Mel'cansia , sopravvede l' uacita delle merci ed introduzione loro nell1
.204
I Genovesi ienne'ro sempre 'questo luogo per sl
inviolabile cosa ' che la pi. grave iu:icu5a data ai
Tedeschi nel r 7 46 fu he alcuni loro
spinto la soldatesca 1icerfz . shio al . ardire
di cavalcare pel Portwnao c a).
- . Le mercatanzie che dal Pc>rte&anco di Genova
passano in paese straniero, godtmo il l hen"6z.i.b. del
lratutiJ per . gl stati' Rali. La Maest -del re Carlo
Aiberto ha ridotto 'afta massim:a agevolezza le fnn
doganali' pel transito';: ha 'libei:aio il
d ogrii antic impedimento 6scal, diminuito i' di_:
ritti .di. anoraggio; ed usato &ltre =pei
quali : bene6zj del' prov.ido Si re la Camera di Clm
mercio ha fatto apporre nell'ingresso del Porto
franco unJl lapide che renda peremie
gratitudine ( 2 ).. . ,' ,
ciU. Ai frati ed -alle donne il vietat. per aatica lge di entrare oet
Portofranco eenza apeciale licenza , forse perch la riverenza del reli
gioao ahito, e la .eortesia verao il bel aeaao non concedono che queste .,
quelli ' eap()ngano all' impret'eribile e aevera iaita ia caao di 101pe
aione.
(1) 4crinelli, Comp.
(2) C.t.BOL111 ALIBBTtlS
1\ex Augaatna
Peregrinu merces in emporium inlataa
actis invectionam diurni abrogati
intua agi libere cledit
aeris nctipl
ad navea caiDpingendaa remieit
portum vere immunem
nautia inatitoribua fecit
adaertori tlicitatia public.te
Praeaes et XV viri collegii negoliatorum
P. C. MDCCCXXXI
2o5
LXXII
.Acquidotto di Genowz.
Yoi passeggio che. sovrasta
.citt, e nella pi eminente sua parte trovate
artificiale da cui una fonte co-
piosa, po si sparge in laghe.tti o balza zam-
pilli, e tQ.tto rinfresca aere all' torno.. Voi pog-
giate al Ze:rhino, 'Villa amenissima che
l' Acquasola d''8.$Sai, ed ivi scorgete in alto
a guisa di color;ma un ruscello che, scendeodone ,
:volge : in Jbpto un. mulino , dopo aver .ripien9 di lu-
cide conche dilettoso ricetta. Voi girate per
ed il romor 4elle fonti nelle nelle
strade, ma .pi ne'vestiboli o. cortili de' palagi qua
e l.vi l'orecchio. Voi ascen-
dete-lnahnente iu sui tett.i delle case, e vi
ricettacoli di limpid' acqua, ed i pensili .
sull' infocata ardesia jnnaffiati dalle vaghe donzelle
in sul venir della sera, come nel seno delle valli
discorse da montani ruscelli.
Donde proviene tanta e s perenne dovizia di
acque in 'una fabbricata sopra un arido sco-
glio? Dall' acquidotto fatto . fare a spese del Comune
ne' tempi di mezzo, e successivamente recato a per-
fezione ( 1 ). L' acquidotto di Genova, s per. le gtan-
(r) Il Giustiniano scrive che ' auoi tempi erni memoria ed aoche
di un aJtro acquid'!'tto pi auLico.
.206
d issime opere che lo traggono in citt, s per la
distribuzione dell' elemento nell' interno di essa,
forse il pi1 ammirabil lavoro che, dopo la caduta
dell' Imperio, abbiano fatto gli uomini .per fornir
d' acqua una popolosa capitale ( 1 ).
Esso ha l' o1igine lll de''dne Bis!lgni
nel luogo detto ' Schiena d' Asino dlllla frma del
monte che parte i due torrenti. Corre !15,ooo metri
e pi , seguitando a i semicircolari
piegamenti della valle in sulla destt-a del fiume;
tranne ove le opere detr atte gli hanno accorciato
il canimino. Molti tot'l'enti esso caYalca sopra ponti.
soJidamente edificati, alcuni de' quali di peregrina
altezza. Nella parte nuovamente ricostituita, nobile
e corretto il disegno degli archi. Esso per la
tnaggior parte apparente e scoperto, il che notasi
come difetto: ove sotterrllneo ha continui spira-
gli; ed pl'esso che tutto in pietra di taglio. Rimane
asciutto quindici giorni dell'anno, per le cure del
rinettarlo (!1).
Del presente si leggollo nell' Accinelli queste notizie. Fabbricavasi
nel 1278 c:oll' aaailtenza dell' arehitetlO Mariao Boccanegra. Nel 111gS
la fabbrica 1enne tratta sino in CaateUoUo. Nel fu prolungata
lino a Trenzuco , e nel a&.. smo a Cavaa110lo ove si fece il gran
pont: e Onahnente 6ino a Schiena d' Asino tJel a636.
Nel 1781, poi iu 'IDeai aut, 1l f'eca il Siloae di Mora1aaoa;
recenti opere ne hanno accrescIJto il volume d' acqua , rettifical9 ,
wigliolalo ed abbelliLo il cor10. l,
( 1) Di mero l .. uo )' aceta i dotto che fa le celebri -c1t110ate di o.',;:
crta, edifizio veramente atupendo, di tre ordini di arcate , ed emulo
degli antichi.
(:J) Dieo a,piragli, non si tflatatoj , onde gli studiosi dtll' anliebit
207
Poscia che l' acqua pervenuta in itt ed in una
villetta sopra de' Cappuccini, il condotto si divide
in due rami. L'uno di essi si rivolge a ponente ed
avvia&i a provveder d' acqua quella parte della citt.
L' altro piega a mezzo giorno, e ne fornisce l' al-
tra parte ( 1 ).
Distribuita vien l' acqua col mezzo di tubi di
piombo de' quali infinito 8 il numero, .e da non si
poter estimare il valore in metallo. Lo straniero
che per avtentura vede io Genova messe allo sco-
perto alcune parti, dell' aquidotto per. risarcimenti
o lavori s fatti, rimane preso di ammirazione- al-
r aspetto di questi -innumerevoli tubi che sen dira-
mano per tutti i versi. Il paragone delle vene nel
corpo umano ne rende un' immagine vera.
Si computa che non meno di . sei milioni di lire
sia costata la fabbrica dell' acquidotto' lasciando in
disparte i tubi di piombo che in tutto fanno un
capitale stragrande ( 2 ).
non credanct aiaDo que' roghi dell' aria maeatrevolmente arohit,ettati
dagli antichi, e chiamati Columnaria da Vitruvio.
(a) Il primo ramo paasa pei colli di Anna, di S. Gerolamo,
del Cutelletto, va ai Fomi pu"bllici dove a' in un sifone
di tubi di marmo , e acorrendo aotte.rnneamente le at.rade a fianco
della salita dei Forni, eull' arco della porta di Vacca, dove
auddivid"esi in tre rami , uoo de' quli eene all' ueo de' muliui, gli
altli d11e l'acqua in q11e' baasi quartieri, e finiacouo l\
mare. Il aeoondo puaa pe' I1MJ1hi aeguenti: Butione di S. Gio. Battista,
Arco di S. Caterina, Fuciue, Piano OapedaletLo l scende. e risale per
altisaimo' tifone iu capo della atrada Giulia
1
va a S. Andrea
1
a Sar-
zano, a Campo e ai divide iu due rami, uuo de' 41uali fioiaco
ne' coal detti Lallatlori della marina, l' altro uel pozzo di coutao la
cbieaa delle Grazie. Stali1t. di Gen. MS.
l t11bi maeatri sono eire a5oo; senza numero i miuori.' Spesso
:ao8
, ; . , , La .hanno i liquidi di mettersi
costantemente .a livello, e d' innalzarsi . alla stessa
altezza. ne' UJ.bi comunicanti, la base di tutta la.
teoria della delle acque. Qusta legge ge-.
netale della natura, s .nota e. s facile :a conoscersi,
sembra ignorala dagli antichi; i quali .se !'avessero
. conosciuta, si sarebbero certamente serviti de' con-
dotti e de' tubi discendenti ed ascendenti nella con-
dotta delle. acque. }ler grandi distanze, e si
risparmiato il dispendio . degli acquidotti in arcate
fare 'passar l';acqua da. un all'altro. E-
glino fecero us-o soltanto di canali sotterranei discen-
denti condune le acque . da un luogo elevato
ad. uno pi basso; ma non mai. si servirono. di ca-
nali ascerulenti che portassero l' acqua in su; .non
si mai trovato di questi :neppure un vestigio ..
Cos il Mi).izia. Che gli antichi, s dotti . in dina-.
mica, non onoscessero una legge nota al pi rozzo
de' nostri montanari_, cosa non solo ardua a ere-
. dere , -,na bens falsa .del tutto ( 1 ). Ma essi nelle
volte. i tubi di piombo che per condurre l'acqua dal con
dotto alla casa o 'l'e si consuma, son di la le . lunshezza che la. spesa
loro sppera due tre quattro volle il valt>re primitivo dell'acqua.
Il valor massimo di uo' oncia d'acqua del condotto pubblico di
:tooo lire .. Un' oncia d' _acqua 4a Wl foro circolare, : circo..
5Critto da un cerchio di metallo. del diametro, di circa :a centimetri. Il
foro misuratore ha nome Bronsino.
( 1) fl Milizia ave a qui . dimeoliaato Vilruvio o ve dice : Ita per fi-
stalas plumbea 'Of(MllP' qui ducent , hi. rationibw belliuime poterUA'
elficere et decursus et circumductiotle.r et verures et. expre11ru. Con
quel che. segue e lib. VII , cap. 7 Vedi inoltre le nole del
Galiani a Vitruvio.
:lOQ
opere pubbliche miravano alla perpetuit. Ora la pre;-
sione che l'acqua discendente fa contra i gomiti de'tubi,
nou troppo favorevole ad ottenere quel solenne
scopo ( 1 ). E quanto al risparmio nella spesa, si sa-
r.ehbe vergognato di p.ensarvi un architetto de'tempi di
Augusto. Gli Arabi, stanziati nelle Spagne, dovean pur
conoscere la legge de' liquidi di risalire al iivello
onde sono ca1ati q11an'do restano allacciati e stretti
in doccioni. lmperciiocch di zampilli d' acqua eran
pieni' i cortili 'e le vaste sale de' famosi loro palagi
di Cordova e di Granata. Non pertanto negli acqui-
dotti si 'attenne1o al modo de' Romani.
Ad ogni modo, riguardevolissimo nell' aequidotlo
di Genova il sifone di Morassana, ove l' acqua di-
scende ed ascende il monte in tubi di ferro fuso ,
presentando una curva catenaria S!)Stenuta da undici
archi sopra il torrente , e lunga metri 65o.
(1) .Aggiungi: 1.
0
L'acqua mai non aale ad un'alteiZa all'atto ~ g u a l e a
quella donde scende; per ragioni indipendenti dalla legge generale. Se
moltiplichi .i aironi , vieni quindi a perdere una considerabile llezza,
disconcio che non succede ne' condotli orizzontali. 11.
0
L'acqua lascia
sempre un sedimento ne' gomiti de' tubi, e se tratto tratto non li ri-
pulisci, a' ingorgano affatto. 3." In un solo mese tre volte si guast
ne' tnbi di ferro il sifone di Morassana, e tre volle il corso dell' acqua
ftl aospeio. -- Ci prova il gi citato detto di D' Alembert . doversi
molto riflettere prima d' accusaae d'ignoranza gli antichi. " - FrA
tutte le opere, dice il snllodato Galiani , rende a noi superiori gli
anticbi e gli distingue la ma,nilcenu desii ediftaj. e la ptrfeziane
dell' architettura.
;uu
L:nn;aA LXXIII,
Pelle arti,
L' pittoripa ebbe orJgJne in Genpva dalla
degli scuqi, pifi comunemente detti
rotelle ; la quale vi fi.oriya e producev Q.Q. largQ
ramo di asp9rt.ta.Qone industriale. Que'

per ;ili' q)le le roteUe
leresche te f.ond9 d' or9, per ,spperare
la di f'J.rle
dipingere d!l pittori greci, venuti a poi a
djpiqgerli ssj o coll'opera de'loro flora-.
Qujodi J' scutarig. , 9:SSB di lJ
11\ e ..
sero e lJDA
istessa ( 1 ).
I grandiosi edifizj sacri che Genova aveva . innaJ..,
zati sin <}.al pa.
0
l3,
0
d9v.evano esser "'-
dorni di pitture, Ed in effetto troviamo che Giusto
(1) nel Gior11ala ripo1tato e cpmcntatp un rpano-
civica biblioteca l}erio
1
che h.a per titolo Matricula arti
pictCNiae et
Pel &opraddcLto accomuuamenJo de' pittori co' fattori o decoratori
degli 4cudi, l'arte piltoric, veniva considerata in Genova come arte
meccanica. Ma JJel 1Sgo i J>a!lii del Comune, con llpprovaionll del
seuato, dichiararono euer la pittura uua delle aette arti liberali e
1e1' ae nohilisaima ( No'e e siunte al Sopra(Ji ). Onde avvenne , dice
il Lanzi, che tla i pittori genovei ai c:ontl!atO ta11ti ge11tiluomini
'lu a o ti in n i un'altra scuola. '
211
,.
d' AlmagniJ. -nel t451 dipingeva sopra una parete
del conventc; di S. Maria di Le veJ!chie
tavole col Hm4o d' oro snssis.temi in tante chiese
della Citt <J,eUe. Rivi(:!re o da esse tr,atte o quinci
paSSlf_te a fregiare Je qqadred,e, l' amore
che si p9rt.llYa ;ai { 1 ), Tr, i pittori geno-
vesi il delle
Isole d' gro XII 'J. .singi)Jarmel)te
si distinse nella propriet e del colorire
iq. ,, (2.). E Niccol d, V.oltri dipingeva
nel14o1 una tavola in pi pe1 la
di N. S. deUe Vig.qe (3). -
Ma ci era ben lungi dal formar,e ci che
$ dice ijna scuola pit.t9rica, cio IJDa ontinuata
di vlllt.mti dipiptorj ( 4). Questa s,erie, no h pi
( 1) Rammenti il lettore quanto si detto a suo l oogo delle antiche
pitture in Taggia , in. Savona ed altrove. Il Lanzi parla di un lavoro
4i Francescp d' Obcrtp, 1361!, ch' iq. S. :Pomeni410 , di
Genova
1
.ora .
. PiH&er.o pur.e :ip f)avona od in Genova Japo);'lo Marone
1
Galeolto

1
Tuccio d' A,1,1dria
1
Lorenzo da
Pavia, ,Uri d' jgpqto nome, pcl 1$.ll .e11olo.
(:1) ).li acque, di.ce il i." ,di Cibo nel r346,
mor nel J 4o8. pur poto nell' pe' auoi lllVOri sopra
i poeti Pl'oyenzali,
(3j il Sopr!'ni l!,ncbe !Jn' dello stesso in S. Teo
doro. sono perite o smarrite. Pice inoltre ;be fece varie
tavolp che sono assai ati,nabilj pel \empo l!Jro.
(4) 1\.SJerisce l!nzi aperta111cnte il che l'rima $fel J!rea la
professione pittorica era solo IJII!ccanicamel)te eaercjt,ta da geqte idiota
nelle pi vili botteghe, per la sua co1Jfusione coll'arte de' 4oratori ;
,n la QJatric.ola ,a ci contraddice, perch il l]orir dell'arte anche ln-
TJUtnel'il ab hine annil , non si riferiace che lli sqpra le rotelle.
!H !l
interrotta, eomincia da Antonio Semino e da Te.
ramo Piaggia. Ora questa rara coppia di pittori e
di amici ebbe per maestro Lodo vico Brea , nato a
Nizza, nell' estremit occidentale della Liguria, del
quale spesso m' avvenuto parlare. Egli tenne scuola
in Genova, e dal 1483 in poi ne nobilit de' suoi
dipinti le chiese. A buon diritto pertanto il Soprani
ed il Lanzi chiamano Lodovico Brea, capo della
scuola genovese ( 1 ).
Lo splendido Ottaviano Fregoso chiam nel 1S13
a dipingere in Genova Carlo del Mantegna, dal
quale forse il Semino, che aveva allora 28 anni ,
apprese _novelli modi di pingete. E certamente ad
istradare ne' buoni metodi la nascente scuola giov
pure l' insegnamento o per voce o per esempio di
Pier Francesco Sacco di Pavia, va lentissimo arte ..
fice che poco di poi in Genova operava (!i!). Ed al
' (1) Nel MS. delle co1e di Nizza citato dal scritto
T.aec civitas Lodovicurn , cognorneruo Brea, pictorem celeberrimum qui
Liguriam et Nicafam urbem totam uo inaudito et admira11do pi"-
sendi rnodo illustrare vitletur, ecc. Lo stesso autore, citando lo stesso
manoscritto, dice che Lodovico e Francesco suo figliuolo stndiarono
.in Rma ed in Napoli, che tuttavia il padre fu pil celebre, e mori po-
vero , non luciando a Francesco che l'eredit dell' arte,
all'avere il J>iaggia e il Semino studiato da Lodovico vedi
il Soprani Vite de' pittori genovesi. Egli aggiunge ch' essi furono veri
imitatori del fino e dilicato stile di Lodovico.
(:1) Convien dire che )a stupenda tavola di Pier Francesco Sacco da
Pavia del 1S:17 sopra ricordata nella chiesa Jel Monte Oliveto presso
Vegli, giaceue dimenticata nella seconda met del secolo scorao; poi-
:h il' Ratti cb e accenna in quella chiesa un quadro del Piola , tace
di qudla tavola , e il dice ehe in Genova non rimaneva alcqa
,..sticio delle opere.
:u3
suo tempo, che fU al .!i27, la scuola geno-
\'ese cominciava ad allargarsi e .fiorire.
Ma il nuoyo e miglior padre ne fu veramente
Perino del V aga che avendo trovato in And.rea Do ..
ria un Mecenate larghissimo, introdusse in Genova
lo stile e i precetti detta scuola rafl'aellesca di cui
egli era grande ornamento.
_ tL' esempio del generoso Andrea eccit ne' suoi
oncittadini l' ardor di emularlo. Cessate dopo f
nione del 1S28 erno le tempeste civili; edi pa-
trizj genovesi, ricchissimi a quel tempo e per altri
secoli e mezzo, presero ad ornare con le arti
la pattia che prima aveano lacerato con l' armi.
Nacquero allora i, buoni pittori, come -i guerrieri
dai solchi di Calbno. Essi coprirono di affreschi le
interne ed anche le esterne pareti di ogni palazzo,
di ogni villa , di ogni tempio di Genova e delle a-
Riviere. N illanguidivasi in essi la fiamma,
perda oltre le continue commissioni e la reciproca
rivalit , stimolato era iiJor ingegno dall' aspetto
de' quadri 'de' pi fa,uosi pennelli di tutte le scuole
onde i facoltosi ornavano le proprie gallerie, d'o-
gni parte sorgenti. E pi li risvegliava la presenza
di emuli stranieri d' altissima fama; tra' quali fu il
sanese Sorri, Giulio Cesare Procaccini, il sommo
Ruhens, e il Vandik poco minore di lui, anzi mag ..
giore nel far ritratti, e finalmente il Rosa , il W ael,
.il Mal ed altri fiamminghi; pe' cui insegnamenti
ed esempj la scuola genovese pigli stile pin . to
214
busto e macchia pi viva (O Essa nello stile no-
vello, assunto dopo il Brea e al tempo di Perino,
avea prodotto Lazzaro, e Pantnleo Calvi, Andrea
ed Ottavio Semini, Luca G. B. Castello,
detto il Bergamasco perch nato 'in Bergam, ma
cresciuto e vissuto il pi in Genova , Lazzaro
Tava1one, Bernardo Castello, Simon Barabhito , e
d. B. Paggi che fu il maestro di Domenio Fiaselta,
padre anh' egli d' illustri scolari; tra' quali Val eri o
Cast e'Ilo ;' otne tra i discendenti dalla scula dd
Paggi s'annovetano, oltre U Denso, Domenico e l'assai
miglior PeUegro Piola. Dalla scnola del Sorri usc
f evidentissimo Bernrdo detto il Cappuccino,
e Giovanni Carlone che fu vinto da Giambatista
sud fratello. Gio. Andrea Ansaldo a niuno secondo,
impar. non da ma da' buoni modelli, e
riusc qnasi uguale ai due Calvi, ai due Sen'liai, :
Luca Camhiaso, Lazza:ro Tavarone, Giattlbati-
sta Carlone, Jirineipali frescanti di questa scuola,
come lo Strozzi ne Cn di gran lunga il maggire
ne' quadri ( 2).
(r) Der Rubens che venne a Genova ilei piu verde delta su et,
condott,ocii del daea di Maatova dice il Soptani he invogli tal-
mente gli animi de' prima'rj' cavalieri genovesi or che mal forniti cre-
devano i loro palazzi senza qualche tavola di costui. Il Vandil che
due volte venrtc a Genova e buon tempo vi soggiorno, vi fece molti,..
aimi e direi qasi innamerabili ritratti. V oro britannico Ila ormai
apopito Genova de' del Rubena e del Va11dik.; ma ven riman-
gono tuttavia de' come: il Saot; ignazio del primo nlla
,. chiesir del Ges; i ritratti , opera l aeco11d&, nella galleria
s.te. ecc. '
(2) Lucia Cambiaao e Bernardo Strozzi sono, raor d'ogni dubbio,
i pi eccellenti di.(!intori ad olio della acuola genoveae. Del paimo che

te La gtoria caratteristici) della scuola geno-
vese, come ne parve al .Mengs, stata una molti ..
tudine di frescanti veramente . insign, tal cb rar(1
quel tempiQ o quel paluzzo di qualche antichit,
ove non rimangano lavori o memoria di
esseni stati , ( 1 ). .
Ma qui conviene far sosta: : essendo noi discesi ai
tmpi dell' oniver&ale declinazione dell' arte in Jta ..
. lia. Imperdocch anche alla pittura s applicano l
seguenti prole:
<< Furono confai i diversi tegoi. Gli scultori si
misero a tratta-r gli sealpelli imitando le opere di
pennello 1 gli architetti. presero in abborrimento' le
lnee 1 F affettatli<me occup il laogo della
zia:; non si pi di -espressione; di
mento; ttttto si tarse l e pet:fno le ossa e i muscoli
pigaransi a modifieazicmi i trafori
1
,
frt pure frtscant l'r'ltvigli66o; cicelioo pi.\ eottd it Dt.irtirio di Salu
Giorgio. Dello Strozzi qui r1 tl' uopCJ indiare, il Sn. TommaSO"
che cerca la piaga; aeUa galleria BrignoleSale. Collocato, dice il
Lanzi , in un'l camera: di eccellenU coloristi , tatti gli ahbalte coft
quel peuu'ella ven!VIedte mafrd ,. pftito' t'ili:'Oso ' ilaturale'' ittn&o
ilisiaai!Wao." - Pellegro Piol che a 23 anni emulava Lodovico
Caraoci ad pnafo che' ne rimase poaciB' inpnD'Bto il Menas, fu daJl'as-
sasailiio in qeltt' et el treil:llt tapi\o ane aJliieime apetaoze che cfi ee
porgtv. lt no Surt' Eligio neUa etrada deBii Ottfici & mara9ig6are i:
puaegieri. - Eccellente autore di quadri fa parimente il Fiaella ,
ora raft'aellesco', ora carangse&CO; ta1tota eguale ai sommi , tal aitra
volgar e ll-ascorato. Gio. Benedetto Castiglione miril'blhncilte
ftimali a soli o ift aogetti d' moria. t lhiol latoti adomallo'
drerie. n IliO Presepio nella chiesa di San Lca tra' qnadri pi }0..-
clati in Gmon dal Coebin.
(r) Lanai , Scor.
.216
gli svolaui de' panni, l . sottigliezze e le meccatti-
che. dell' esecuzione il Ulerito della
cit e dell' eleganza; ed i nqstri giovani. a,oni 'tro-
varono questi studj e queste professioni io 'tale stato
per tutta l' Italia >> ( 1 ). .
Questo passo ci ha gi condotto alla scolttira. Ed
intorno a questa dir brevemente che i pi vantati
scultori genvesi sono Filippo e Domenico Patodi,
Bernardo e Francesco In ogni Guida ven-
gono additate, lodate le opere loro.;.
ogni chiesa che possegga una loro statua, repu-
tata dal volgar della gnte possedere un. tesoro. E
non pertanto ecco ci che di lor.o ed in generale
degli artisti dal. fine del Cinquecento io poi, avvisa
il sapiente .istorico della scoltura: Essi fan grande
prova di abilit nel trattar lo scalpello: ma il na-
turale e il vero pi non sono in pregio ; gi freddo
chiamavasi lo stile purgato, gi la grazia studiavasi
nelle affettazioni e ne' leziosi contorcimenti, gi le
ossa ed i muscoli son costretti Q. cedere alle vaneg-
gianti immaginazioni degli artefici; l' arte in somma
trabocca rapidament al precipizio. Finalmente nel
18.
0
secolo nemmeno una certa poetica temerit
pi gi:nstifica le timide Eld in_ una. Snl,orflose d af-
fettate composizioni degli scultori. ,, Priva di vita,
lontana mille stadj dalla natura, 'l'arte statuaria era
giunta all' estremo della, bassezza, allo re h sorse
a ritrarla dal fango ed .a io sull' Olimpo
Antonio Canova. . .
(t) Cicosnara, Stor. della .$cult.
, Ed allievo del"Canova. il Gaggim . sta decorando
di bassi rilievi degni del. suo. maestro la
gran nla del Palazzo delle belle -rti. I tr.ionfi di
Marcello, da lui lavorati; . gi le. JB.eritate
lodi dell' artefice Danese che or tiene il campo della
scoltura ( 1 ).
Pr. quello che sptta all' architettura, il Minin
h notato essere strano che la citt de'.sontuosi
edifizj non abbia prodotto alun grande archi-
tetto ). Nndimeno questa ritica non riguaJ;"d!t
Genova che dalla met del Cinqucento in poi.
Perch non sappiamo se paesani o ar-
chitettassero i templi e i palagi nello stile se-
sto acuto che prima adornavano Genova, e r .ador-
nano in gran numero .ancora. Ci rimangono imper-
fette notizie dell' Embriaco, ed una speeie di tra
dizione ch' egli facesse la cattedrale di S. Lorenzo.
Abbiamo autentica notizia che Marino Boccanegra
invent e . grandio;issime fabbriche. Ma
certamente fu Galeazzo Alessi di Perugia quegli
che disegn i pi bei palagi di Genova nella se-
conda met del Cinquecento: ed i ricchissimi edifizi
innalzati in sul finit di quel secolo e nel Se cento, fu-
rono opre di architetti Lombardi o d'altri paesi (3).
L' accademia ligustica di belle arti '"Oobilissimo
instituto che dimostra col. fatto non essere lo spi-

() Vedi per lo scultore Travc:no, morto in questo secolo, il suo
elogio ne' LigW'i illutri.
(!J) Yo;rase en ltalie.
(3) S11ccialmente di Rocco Lurago, di Andrea Vannone e di B81'to-
lomto Biaaco, Comaschi.
:ir8
rito di associa:tione solamente ulile al comlllerda
ed all' iudustri, ma potersi anche splendidamente
applicare alle arti figurative_, ntio retaggio del-
r Italia e suo grande conforto ( 1 ). ' .
() Fondarono queat' Accademia nel 75 alcurri prolHtori e pro-
fesaori di irti belle. l pr.otettori in numero di 4o, s' imposero an cou-
tributo aJJIUlo di tira. r5o gnov. ciascaoo. 11 oapo ebbe titolo di
.jpe, con aJJDua dignit. V'erano gli accademici di merito,. i profe11ori
io pittura , scoltura, 'architettura; gli accademici onorarj , diktiaoti.
Il principe diatribuiv. medaglie di premio. Blliaeimi modelli di scot-
tara vennero donati alla scuola da patriaj mwitifici. D 4uca Griaraldi
le fece un assegnamentQ' in perpetuo.
Quest' accademia ebbe alcune lievr vicende. Ma essa non soto viv'
nel modo che fu ota ri&orisce ect in grande aplemlore'
dopo il lraeporto della scuola nel beltis&imo nuovo palazzo civico.
Fra i molti doni ricevuti recentemente dalla scuola accademica, irt-
igne quello de' gessi formanti il gran gruppto dell Niobe. 1.0 did
dl re Carlo Alberto.
_ __..__.eee '* '
LtTT&B.A. LXXIV. .
Palazzi di Genova.
Erari altte volte in GenoYa uno di quegli uRi-
dali de' medii tempi, il <mi nome di dignit< , le!
cui giacerebbero afFatto ignot l' opeta
de' dotti phe le tra"ggono a luce stillandosi gli oo-
chi sulle ta'rlate pergal'iSene degli archlvj. Egli era
intilotato 11 dintraga e t .. cea l' ufficio di
ma ccm s larghe *ttribuzioni e con tardi heueficii
ed onori he ben potea dirsi il pri'niple magi:..
strato del Comune dopo i Consoli, de' quali (a it
braccio des'tto. . Egli chiamava il popolo a parlll.o.
citata ai piaciti ossi'a in giudizio, Ot-dio'V
e vegliava l gual'die della citt, pranzava per o..:
noranza con l' arcivescovo nell feste principali ,
riscuoteva dai bastimenti al loro ritYJmo uti diritto
od emolu!Bertto moito riguardo ( 1 ).
() Ne' Fuu di G.ncwa MS., riportata ou' antica scriUnra, tolta
dall' archivio del Com une , la flUa le contiene i do9ei" e i privilegi dllf
Cintrago. Ersa del t 9d ti intr6go tisclloteva per silo emolumtllitb
Da ogai lep e'h .. eniaie di Sardegna c6 nle !Kine 3 di aale
. d; fJotliCii ed aveW6' fatJo ....... 3 di grano
de Mariu.ima ' Romania 1 di grano
di Provenza con sale Qnartini 3 di sale
D' ogai galea cb andas1e in corio Ji U Jalia
Sardegna o in l'Pti(Jna Marabotlino (o ducato d'oro) 1
D' ogni legno cb,. venisse' di Sicilia carico nella
pi parte di grano de Carneo Mine 2 di grano
che andaSie per grano oltre Forum Juliense 1 di grano

Tra le funzioni del Cintrago una era questa:
<< Quando regna il vento Aquilone egli deve andar
per la citt e pel castello e pel borgo., avvertendo
che ben si 'guardbo dal fuoco. n Da questa dispo--
sizione argomenta un moderno scrittore che le
case di Genova fossero a quel .tempo per la mag-
gior parte di legno. singolare che quest' osser-
vazione esca dalla penna di un Ligure Egli avrebbe
dovuto considerare che in Genova lo scoglio fa per
f. ordinario le fondamenta delle case, lo scoglio som-
le pietre per fabbricarle, e le rupi ad oc-
cidente della citt sono un' immensa miniera di.
calcina, e che finalmente nemmeno il pi povero
contadino qui edifica in legno la sua piccola casa.
Ma forse i tetti non erano allora ricoperti di ar-
c;lesie, e grande per conseguente riusciva il pericolo
dell' incendio., atteso la violenza con che soffia in
Genova la tramontana.
Alcuni autori di grido raccontano che il fasciare
le case
1
di marmi bianchi e nere a bande- alternate
fosse un segno di dignit, un privilegio; e questo
privilegio non gioissero che le quattro famiglie
supreme; la Fiesca, la Grimalda, la Doria, la Spi-
nola, dette per eccellenza magne prosapie .. E ve-
ramente l' origine de' molti edifizj che con
quell' ornamento si veggono in Genova, travasi che
tutti appartenevano in principio a queste quattro
Questa tariffa ci. mostra che il s11le cd il grano erano i priocipaliasi
mi articoli del haffico genovese a quellempo. Nota pure quelle galee cbe
v'annp in cono, e il marabotlino ossia zecchino moreaco me11o io tarilf'a.
221
famiglie, ovvero al Comune ed alla Chiesa che na-
turalmente aveano quel privilegio, o finalmente ad
alcuno de' Dogi perpetui che legittimamente se l' ar-
rogarono ~ o m e precipuo segno d'onore ( 1 ). De' pa
lagi fasciati con que' marmi, parecchi sen veggono
di alti, ampli, marmorei, e direi quasi favellanti
del vetusto splendore. Ma tutti dovea supera..Ii il
palagio de' Freschi in Via Lata, descritto dal Bonfa-
dio e diroccato per ordine della repubblica. I marmi
e le statue che ora adornano la facciata del pa-
lazzo Spinola nella piazza di Fi>ntane Amorose, pro-
vengono, a quanto fama, dal minato palazzo dei
Fieschi.
l
Bel monumento dell' archi te tura del 1 2,
0
secolo
sono le porte di Sant' Andrea e di Vacca. Gli or":"
namenti di. quest'ultima verso la citt, poich n'era
il termine al-lora, dimostrano, nella parte che ne
rimane, un.,a ricchezza poco comune a quel tempo
negli edifizj, non consaerati al culto divino ( 2 ). Le
grosse anella di ferro, pendenti da queste porte
ed altrove, sono i rottami della gran catena di
(1) Di marmi bianchi e neri era il sepolcro del Doge Boccanegra in
S. Francesco di Castelletto. Ci rimane il solo disegno di quel nobil
monumento che pur avrebbero dovuto conservare e trasferir altrove
nell' abbattere modernamente la chiesa.
t ~ ) La porta di Vacca del uSo, come ti ltgge in una delle due
insi:rizioni conaolal'i. falla di grandi pietre scalpellate, barbaresca-
mente intonicate pi lardi. L'arco di sesto acuto. l capitelli delle
colonne di marmo verso la citt sono variamente fregiati ed anche beD
intagliati per quell' et. Le due torri laterali , ridotte ad abitazione ,
t'Gne ne factTano parte.

furo f.!he Gbit.JdeVIJ il porto Pisano, di cD l tolte e
sospese .in nella citt che avea fine al
mara;yiglioao tori1e di Pisa ( 1 ).
A vere doveano SOJDigliare le case dei
prim.ati di Gep.ova P..l
0
J 3. \) imper-
cioccb. dall' JlDa all' altra si bersagliavano con man-
gani e trabocchl ed JDacchine da lanciar sassi
le famiglie fatt.e emiche di.scordie, apzi so-
stenevano in esse up vero Ma i Podes.t
forestieri .che Genova ,
facevaQ.O ,::ase e le torri de' ittadini
discol'danti o rllhiJilt' qualq.Q.ql,le fo&se il l or sra-
do (:1 ). Di queste tolTi una rimane in piedi <li tJltta
() l Genoyeai ruppero la c:atepa ferrea del Porto Pisano, e la
portarono a Genova, e ne furon fatte pi parti , le quali furono ap-
pese a perpetua nei luoghi pubblici della Citt. Gjust., ..41Uf.
SQuO pllrci li (cul!ri ob'!Jligati ad udire un.a messa ogni
anno in S. Sisto per l' anim11 di Niceto Chiar,li che fu l' in-
nntore di roQiper detta catena. , 4q:inelli, Comp.
Un basso rili!!!I'.Q Jli .. po vedeai ipcaalnlq
J141l 4i nna .casa verso S. Andrea e,d cosa notevole an-
che perch &colpito a que' Uo luogo verao le Grazie consena
il uome di Campo , come qaelto che fu il de' Pisa.P
presi alla Meloria e lasciati morire in prigione.
Il Leone veneto, doppio trofeo di vittoria, giace accanto alla chiesa
S. e pinza Gius,tiniani.
n94 " li' crtsc.endo, e qyelli
.dena Volla cqptra qqeJH <;o.1tc combatteyano e battagliavano con-
tinuamente tirando pietre grossissi111c cof! !ignei alle to1Ti
,cd alle CIJ&e , e !fanoifican"oai l' U!l J' a non dir pi. ir
Jiil4ttin., 4nn. i vi altri ea.emri Vedi pure all'anno n41
in cui priQcipiprO;r)O le imJlcriali e papaline, quante case e
facess,e abbattere il : solo p4:r jnterceasiooe dei frati IJre-
e _Minori egli si moue a compaasiooe e lasci l' JJJpreaa di
.r11inue le case dci Doria.
223.
saldezza, ed Embriaci, .la quale
sonmaJDeJ)te i_storicll, reputandosi fatta . quel Gu-
glieliJlo che fabbric le torri mo-
bili di legno fascia..te di cuojo con cui .Goffredo di
&,slione a capo di espugnare G.emsalemme
Ma. J;roppo '111' se indicaf.'Vi tutti
gli -edifh;j del medio 'evo che sono in Genova, e
tutte le memorie che vi rimangono de' grandi giori
della sua gloria Discendiamo ip un tratto
a pi moderni tempi. Verso la del Cinque-:-
cento i doviziosi patrizj di Genova nelle cui mani
era rimasto il governo , "idearono di far la strada
che tuttavia parta il nome di ;Nuova, ed questo
fine chiamarono r insigne Galeazzo A-
di ferugia. dipe il citando il
Vasari, alz strada Nuova, fornita di tanti mae-
stosi palazzi che la rendono famosissima , anzi unia
al mondo )) ( 2 ).
('1) La torre deg'i Embriaoi A la pi antica di Genova e merita
esame per la sua struttura. J..a torre del Palasz'O non veane iaaalzata
che l' ad.no 128g.
(2) Galeazzo Alesai nacque in Perugia 1Soo e vi morll'aano
1S72 in ptri r architettura civile e !JIUiLare aotto G. B. Ca-
porali, architetto e pittore Perugino, tr.aduttore e comentatore di Vi-
'truvio. " Indi pau a Roma dove atrinae amicizia e.on Michelangelo ,
dal quaie apprne molto. Fece varie opere in patria , in Frrrara, ia
"Bologna , in Milano, bpagna ., e mand gran copia di diaegni in
Francia, in , e nella ;Fiandre. Ma i pi ineigni auoi lavori
'10no in Genova, dove dimoro parecchi ano i. Egli vi fbric la chiesa
di Carignano, riatt la Melropolitana , acconci il Porto , allung il
Molo, ed ereaae -j tanti auperbi palazzi de? quali ai fa CeDilO in queste

" Laeci io oJLre gran copi11 di diieJni e di JDoclelli, che 10110 .stati

. Alcuni di questi palazzi furono alqna11to guasti
nel pet aggiunger loro un palco, o parte
delle loggie 1idurre a camere (1). La maggior parte
per ne dura intatta secondo l' originale disegno ch'
vario in tutti ed in tutti vaghissimo, ed si veggono
stranieri che li vengono delineando e ( 2 ).
'poi di tempo in tempo eeguiti da quella ricca nobilt; onde . Geao,.a
per tanti auperbi edilzj ba riportato il nome di Superb. Ma l'angu-
atia delle sue strade acema il pregio di tanta Milizia
1
Jlita. de' pi cekhri .Arc'laiteui. ''
' Qaet' origine del di superba dato a Genov.' . la gene-
ralmente adottata. Nondimeno chi considera che Dante chiama 'i Ge-
novei Uomi11i superbi, ie Dino Compagni acrin i di lor
tr ono mollo alliwri e superbi
1
e lutti i Treccntisti
1
argomen-
ter di leggieli che il cognome di Superba non venDe alla citt mate-
riale come sinonimo di \uagoi6ca, ma bensl alla citt nel senso di
Comune
1
come sinonimo di altiera, orgogliosa; Genova
1
all' uacita del D ugento, mentre la. an a potenza navale pi non trovaYB
emuli da starle a fronte, potea con qualche diritto arrogarsi l' im-
prua Oraziana
Sume superbiam
Quaeitam meriti.
(1) Vedi ad il palazzo Lelcaro, e quel che gli eta di
fronte. - Nel palazzo Lercaro, d' ele1antissiiu facciata, e di vistoso
corlile, l'ornamento della porta c i termini in marmo e i due bnati
io watwo del primo piano della 1cala sono di Taddeo Cnioni,
uno de' buoni scultori che lavorarono in Genova nel 16.
0
secolo.
Bellisai m o per gl' io tagli in marmo e il cammino della aala in quel
piano , ove pure notevole un affresco rappresentante il Tempo e le
:Parche. Nel piano superiore Ottavio Semiito figur la caduta dei Gi-
anti (1578) e Lua Cambiaao rappresent Megollo Lercaro a Trabi-
aonda. Leggiadri aono gli arabeschi della nobile acala. - In quella
eplendida dimqra l'A. di qoette lettere tre anni, ospite lieto appreiiO
eli amici penati del marchese Luigi Lomellina e della sua consorte,.
Qulllll IIUIVJ placido comitatur gratia volto.
Tutti o presaoch tutti aono pubblicati nelle raccolte del
ltens, del Gauthier , del Durand.
Non tutti per sooo dell' Alessi i palazzi
strada Nuova. E quello gi Doria Tursi, or
del quale veramente pu dirsi,
225
della
della
Tectum aU{Justum ingens centum sublime columnis,
o di Rocco Lurago, architetto comasco ( 1 ).
Emula 'della strada N ova la. Balbi, cos dett
da questa n'obil. famiglia. che avendo adunato col
traffico dismisurate ricchezze , ne fece innalzare nel
17.
0
secolo quasi tutte le pi insigni fabbriche.-
questa la strada che straniera diceva
Della Nuova .cosi l'Autore della Scor. Leu. della LiJ.
In la emplicit "'ella linea retta ai adorna colla variet delle
architetture ne' diveni palazzi edificati lungo la via medesima : genti-
Jiuimo. che a e foase stato pl',aente alla meJDoria del Juvar.
quando il arande Vittorio Amedeo. 81Dplificava abbellha la sua re-
sidenza , Torino potrebbe avere le vie regolari, ma temperate da vaga
ed aJDabil variet.
{1) Negli omaJDenti cosi esteriori coJDe iuteriori tatti in marJDo,
nel cortile .-icco di numerose colonne, nell' ampie logge, nelle ele-
ganti balauah:ate. ed .in qualunque cosa l diede 1' architetto prova di
sw:an d' on pensar 'nobile: e d'un opetare veraJDente ma-
&nifico .: tal palazzo degno anzi d' un monarca che d' un pri-
vato Soprni t Yite.
Il tutto vero, Laanne il gusto degli orna!Denti ch' corretto e
fantastico..{ Il mori in. nel 15go. ) Le gallerie con la
larghezza della facciata prendono un'eatensione di :168 palmi genvesi.
- On pourrait peut-lre dsirer plua de eorrection dana le dLaila ;
mais il est diSicile. de un monuJDeol mieu& assia et d'un plu
belle ma11e. Gautlaier , ivi.
l palaizi Grilaldo, Cambiaso, Spinola ecc. nella strada Nuo'a
meriterebbero particolar descrizione, ma sarebbe lung'opera. Nel Serra
la sala tutta dorature, atuechi, specchi
1
pitture lapialalloli.

fatta per un Congresso di Re.. L' 'epoca- sua
edificazione non la felice dell' architettura' ( r).
Ma la corruzione del gusto non s'estende, ed an-
che parcamente, di l dagli ornati'. Tutte le altre
parti so.n, nobilissime. Vi speciahu.eate
una magnificenza veramente monarchica nel palagio
DttJ;'azzo .quelle semplici ma colossali su, propor-
mon, C0ft qaefta rnOIData immeD6a scala di manno,
con le 3ef'ee logse, col pensile giardino. E cos ueU'al-
tro, gi Durazzo., or del Re, doYe il a-
trio' .;. ampio cortile a c;ui gira un istoso
terrazzo, le. larghe seele, le s.farrose sale e la splen-
didezza d1 ogni parte sfoggiata fan rammentare
le sedi di Priamo e le pompe, veterum decora alta
parentum. E net palazzo Balbi-Piovera l'euritmia
de' portici, l lO:.ro. colonne e r elesanza
del ninio ifl eapo ad 1t11 giardino di' araoei,
tano a vita tutte car e. l'esgiadre ( 2 ).
l - '
( 1) Cosi djpaei. pei. rifacimn ntolla pri!Da met d'el 18 ....
.(:a) Del primo 11alazzo Durazzo :lie H Gauthir: 11 iefoit
par son qui est i:l'qpe et grande"
proportion et par i'heureuse combinaison t. pli..n dnt 'f'!IJet est
monumental...... 'la et la. r1:chesse de r escalier re$reuer
qu'il "'ait pq.a l miew: p4zc. - Dll' all.rtl gi ora 4ellte,.
egli pur reca, il \{i-egqo ed : Ce beau pala1'tt est du petit nombre
de ceu; dtlfl.s cour desquels les voiturea peuveut pntrer, avan-
tage a Gnes , cause de la pente du sol' 'qui a il'te1mu1
l.es arclitecles foire mo11ter dii vestibule la .
Nella strada Balbi il palaZI;O dtoll' 'Qniversil pure r alten-
zi o ne degli iutelli&enL' l.a dbr,osizion d'el. disegno , la prol!orzione
de' portici, l' abbondanza. de' e il l'di'O artificio con cui il suo
architetto Bartolomeo Bianc'o ( teppe vincere te mone cl'dlii:olt
2'27
In questi palazzi racqog1ieYa i capolavmj del-
l' arie e le suppellettili delf opalonza ta ligure graw-
dezza. Gi sin dal suo tempo il: te-di FrRI!reia. Luigi
XH diee'Va ai patrizj- di Genova: cc V i. siete al-
loggiati meglio di me. >t Lo stesso al' iociroa ripe-
teva Carlo V, e la stupefatta corte di Filippo II.
Ed il Lanzi vtrso il fine del passato s:ecoto osl ne
(( J.a nobilt J 'ricchissima d' oro'
in niuna lo profonfi pi voieuliieri che in
preparare alla reli'gione magnifici santtiarj' e'd a s
magnifiche abitazioni, che io. jn orna-
menti, in tappezzerie, in ogni maniera' di mobili
appena cedono' e non tutte cedono alle reg-
gie ,, ( r ).
cc Da tanto lusso' La sempre' avuto fomento e
soccorso la scuola pittorica Ed. cosa
molto notabile che essendo la citt 68i'>Ostaal mare;
tante pittUre a fresco vi si mantengano -_ cos in-
tatte ,, (:a).
del sito e specialmente per dissimulare il poco apazio che rimaneva
'"'la.scala e la strada. De.Uo stesao architetto, venuto di Lomba1dia,
sono pure il primo palazzo Durazzo e quel Balbi- e tulti tre
furono edificati a spese de' Balbi.
(1) .Jesora de palaia Brignole, Serra eL Carrega. Je auia bloui,
tourdi, je oe aaia cc que je auia. Mea aoDt remplia d'or,
de marbre, de cristal , de porpbyre, de baaalte , d' albatre, eD co-
lonne&, e n pilastres, en eD orDemeoa de toulea leo espccs.
Ile toutes: lea formes , de toua lea geDrea, ioniques, doriques, co-
rinthieos. Mille tableaux aont para en l1mbeaus. dana mou
tion . eec. /Jupaty. Leu. '"'" e ltalie. .
Bteve elenco di alcuni afFreschi pi not..bili ne' palagi di Genova-.
Piazza Squarcia6co. - Palano_).ovrea- frdlbi di Ottavio Se
7
mino. Narra il Soprani cbe Giulio C'esare Procaccino, ndendoli ,
!l!J8
Quasi ogni palazzo poi aven una galleria di qua
dri. Per le sventure dei tempi ln,tscorsi o per gli
spartimenti dei retaggi, molte di queste quadrerie
andarono disperse. .Alcune altre cessarono di faa
galleria, per l' ordinamento delle stanze alla foggia
a chi lo accompagnava 1 Avete 'voi bell' Ojlera di Raff'aello e
prima d'ora non me la faceste vedere?
Piazza del Campetto. - Palazzo Imperiali - freachi dell' An
nido, rappresentanti divinit mitologiche. - Grotte1cbe del Porlico,
molto reputate dal 1\lenga. E di dentro freschi di Luca Cambiuo , di
Bernardo Castello, eco.
Piazza delle Vigne. - Palazzo Grillo - freachi di G. B. C..tello,
e al di dentro.
Piazza dell'Agnello. - U11' 11ntioa facciata con freachi de' fratelli
Calvi: un ritratto di Carlo V che p= re di Perino del Vaga.
Strada Nuova. -- Palaz'!IO Spinola - freschi nella fcciata del
Tavarone; nel portico, dei fratelli : poi dentro di Andrea Se
mino, ecc.
S111ita de' Forni. - Pala:czo Lomellina - freschi del Sarzana nel
portico e nelle sale,
all' Acquasola. - Palazzo Spinola - Nella facciata freschi
di Lazzaro Calvi, - Nella galleria, freschi dell' Ansaldi ; e
di Luca Cambiaso nella sala.
Strada Nuova. Palazzo Adorno- freschi del Tuarone nella
opera stupenda.
Quattro canti di S. Francesco. - Palazzo Pallavicina - freschi
di Luca Cambiaso.
Piazza Posta Vecchia. - Palazzo o casa Ricci - idem.
Piazza della Nunziata.- Palazzo Negrotti- freschi del Tavarone.
N. B. Questi non &ono che cenni : il numeao de' buoni freschi in
terni quasi infinito. Ma il rlcercarli non cosa agnole. Coniene
che il 9iagglatore si faccia accompagnare da una buona guida nei
luoghi indicati dall' lnstruzione del Ratti, e gli avyerr di scoprire
laori , incogniti al pi degli ateni cittadini, e tali da prende me ma
raiglioso dilelto. d' uopo ch' egli sappia giudicar da 1e ate .. o.
!d avverta che ovunque mira dipinta a fresco la facciata ed il por
tico' egli pu esser oerto cbe qeJI' interao vi soao freacbi Cl per lo
del buon secolo.
~ 2 9
moderna ( 1 ). Di gallerie, meritevoli verame11.te di
questo nome, non rimimgono che la Brignle -Sale
e la Dura2zo.
Queste due ricchissime qttadrerie vennero sl
spesso descritte ch' io non tni prender la briga di
ricopiare o rifare 1
7
altrui lavoro (2). E cos pure
passer in silenzio il palazzo a cui per eccellenza
non davano gli antenati altro titolo, perch chi lo
possedeva, possedeva il governo ; solo notando clt.e
tra le nuove cose ora vi custodiscono le carte ori-
ginali attinenti a Cristoforo Colombo, e vi tengono
alcune tavole del Flores con altre riguardevoli eu ..
riosit (3).
Dappoi che le arti sono ti.tornate sul buon sen
tiero, e gli ornamenti architettonici pi non ten ..
gono del gusto corrotto e smanioso, ammirano in
Genova gli artisti stranieri, anzi disegnano ed in ci ..
dono e propongono a modello nelle scuole d' or-
nato della lor patria certi graziosissimi fregi ~ r d in ..
(t) Cosi avvenne tra le altre alla quadreria Pallavlcino {strada
Carlo Fdiee) che rimane intera, ma distribuita in modo da non far
pi galleria facilmente visibile dal viaggiatore. lvi ~ quel Bagno di
Diana, reputato una delle pi bt:lle opere dell'Albano.
(:1) F .. a i tanti viaggiatori stranieri i:be le descrissero, oltre gli au
tori ital1ani gi indicati, n ~ n ~ da apregiarai il Cocbin { Yoyag11 tltt
ltalie) per la severit medesima de' suoi &iudizj.
(3) Nel palazzo ducale la grande alle Je Pas-perJu. 1outmue par
de colonne Je marbrtf blanc d'un teul mort!eau , l'immense e1t:alier'
'lui se prsente 11n face d. l'entrtle et la al J'assemble Ju premier'
tase ezciten& juste &ilre l'atlmiration d e ~ transtlrl. Gllutlaiel". Ma
per caso vedi meglio il Ratti lntruiOM. V eone riC..tto eo' di&eiJDi
dell' archittU.o Simoa C.atoDe
1
dopo l' iucaadio che l' ana caaall
aato uel 1777
230
taglio .e bassi rilini da cui sono adornate le porte
di molti antichi palazzi di Genova. I pi notevoli
veggono intorno alla piazzetta di S. Matteo.
Quelli del palazzo, che ivi sorge, donato dalla re-
pubblica ad Andrea Doria, vengono attribuiti a
Niccol da Corte, finitissimo scultQre di s faUi
ornamenti. Sono a stampa i graziosi int11gli della
porbt l.H casa Tealdo e d'un' altta casa ivi, appresso.
Ma tanti avvene per Gimova che cen s.arebhe ,da
fare una copiosa raccolta.
L' architettura de' palazzi di Genova lia piena-
mente i tre SUO requisiti Qlll@giori; la forteZZ1l, )a
e l'acconcio. Al che convien aggiugnere laric-
ehezza e la giocondit. Quanto alla ricchezza assai. la
palesano i di coi fuori e dentro risplendono,
e la generale soeltezza de' materiali ( 1 ). Della gio-
condit mi aspetta fare parola.
Bench frequenti e gagliardi soffino in Genova i
venti di tramontana, nondimeno essi qui, conser-
vando la qualit di rigidi, meritano l' epiteto di
sereni, perch fanno lucido il cielo. E non irrug-
(1) Vedi un esempio di aceltnza nel palazzo gi Grimaldi
ora Vivaldi-Pasqua, au1la piazzadf'lle Fontane .Amoroae. Il gentiluomo
che lo fece innalzare, alteae prim1 per pi 'anni a se!Wl
alcun risparmio di danaro i migliori materiali che in ogni cosa po-
tesaero bisognare all' edi6zio. Di quel palazzo, dipinto
a baoo fresco dina ozi
1
dietro, a' lati , su per le cale, cosi ragillDa il
Gauthier : Il e foil remarquer par 011 pian bien diyo&, par.
lvadota richemeiU ormies cle pein"'ru, et sur-tout par
combinaison de planclaer de l'uge uprieur apec le sol des jardins
auzquels iu 'correspondent, ce qui 41111 .foit tut&e dN llabitatiolu l.a
plu agrables de Gnu.
2'31
gmtscono od anneriscooo le mura , come in altri
p'lesi intervieot. Di maniera dm dopo tre secoli
d' esistenza questi @enovesi edifizi semba-erebbero
fatti pur jeri, se i maK:'IIli loro non avessero preso
quella vaga tinta che ne' siti esposti il
tempo imprime nel marmo bianco. Gli eleganti pe-
ristilj e le teata-ali pitture a fresco congiurano a
farli ridenti. Ed osnuno di essi ha un giardiao a
terrazzo, od una spaziosa loggia trasmutata in giar-
dino, ed ogni giardino ha una fonte di marmo
o un ninfeo, e acque zampillano negli atri di
manno. Convien vedere questi palagi quando gli
indora il sole nascendo o cadendo , od al chiarote
di una luna veramente d' argento nelle magiche
notti di Genova. Come brillano, come sorridono l
E se il viaggiatore li contempla nella ,
egli sente le fi'Bgran'e . de'. fiori de' cedri uscir da
que' pensili orti ed imbalsamare soavemente le
vie (1).
N sinora v' ho accennato che i p.dagi dentro la
cerchia antica. Tra questa cerchia e la nuova sor-
gono infinite viDe , ossia bei casamenti ciraondati
da, giardini e talora in mezzo 11 rurali poderi. Di
queste. :ville v' indicher. solo. alcune poche , che
fanno col loro aspetto pi grato il passeggio del-
l' Acquasola.
Splendidissima la villa Pallavicino, detta delle
Peschiere. Il palazzo architettura del-
, {a) Speciulftieate nl!lla lll'ada Noon, 'ftreo il pallzto della Regina,
io letllpo di l*utte.
!.132
l' Alessi: i Semini ne dipinser la sala. Dagli stu
pendi suoi giardini esce: gran parte de' bellissimi
ed odorosissimi fiori che nel fitto del verno vanno
oltre .r Apennino ed anche oltre le Alpi ad a t t e ~
stare la dolcezza di questo clima.
La villa Durazzo, detta il Zerbino, ha un orto
botanico, pieno di piante l ' a r e ~ Qui vi pu il geor-
gico imparare quante di esse , reputate appartenere
ad altre regioni, possano allignare nel suolo Jigu
stico. V ghissimi specchi d' acqua riflettono la casa
e i. bei viali che sen diramano ( 1 ).
Dominatrice di . tre colli sorge assai in alto la
nuova villa Pianovi. Tiene delL'incantesimo la bellezza
dei prospetti di Genova che si schierano allo sguardo
del suo rispianato.
La villa Serra, colla sua torre vagamente dipinta,
ride tutta di lieti giardini. L' olezzo de' lor fiori
vin recato dall'aure a consolare gli attigui viali
dell' Acquasola.
E sopra all' Acquasola ostenta le peregrine sue
piante, i suoi rurali casini dipinti nell' architettura
del sesto acuto, le floride sue ajnole .o piazzette
( r) Il signore di quella villa, coltissimo cultore delle arti belle e
munilico lor mectinate, possitde molte raril, tra le quali una pre-
ziosa raccolta di pergamene miniat da' pi eccellenti artefici italiani
del buon secolo. Una simile raccolta, ma di miniature fiamminghe,
era di uno Spinola ed ora , credo, dei Serra. Esa contiene la ve
duta di tutte le principali citt delle Fiandre, disegnate e miniate
da' pi vlorosi della SCI!ola fiamminga. Credui che di col portaue
questo aingoluissimo codice Ambrogio Spinola, e fosse un pubblico
doao in premio delle lUI! vittorie. Ma. chi pu indicare pur solo ia
parte le preziosit di tal fatta cbe ai riceltano ne' palsi di Genova 1
.233
sostenute da giganteschi bastioni , la villetta Di
Negto .
Ma tempo ch' io ponga qai fine, perch la ma-
teria abbonda s fattamente da non lasciar pur luogo
alla scelta ( 1 ).
( J) Quel aapect originai prsente de tonte a parta cette ancienne ca-
pitale de la Ligurie ? N'est-ce pas sa situaliou singulire qui a
11atre cee belles nspirations, ces conceptiona magnifiques ( parlc
dell' archit11Ul.lra ) , don t on eat f1app , et qu' o n ne ae laase paa
d'admirer?
Quelles aenaation' dlicieuses n' prouve paa tout artiste m entraat
dana la vue de ces beaox veatibulea, dc eea eours levea ,
de eea richea portiques,. et surtout de eea cscaliers pompeux don t la
disposition thtrale cause l'lnnger un plaisir d'autant plus vif
qu'il est nouveau ponr lui! Les palaia y aont ai nombreux et ai rap-
procbs les nus dea autres quc l'on aeroit tent de crojre que Gc!ae1
n'est hat.it.: que par dea prineea .. ,
La ville de Gc!nea, cbef_.lieu de la Rpublique de ce nom, fut long-
tempa la premire puiaalfnce maritime de l'ltalie: son eommerce a'a
grandi t nee aes conquc!lta, et elle devi n t bientot une cit dea plua
opulenles. Jalouse de la gioire qu'elle s'toit acquise, elle voulut con-
Ber aux beaux arls le aoin de transmettre la postrit. Elle &t
donc un appel au goie,.et elle attira dans &es mura les artistes de toua
lea pays, que la renomme lui Ce fut alors que s'tablit celte
belle rivahl de talenls, aux quela la ville de Genes dut aon elat et
la spleodeur.
C' ut l q'ue ]es arebileotea . on t pu doooer un libre essor eur
gnie ; aussi prcsque partout il' ont fait preuve de la plua rare iotel-
ligeoce, et ils ont profit dea donoes du style avec tant d'art qu'ila
aoot parvenus fdire' oublier juaqu'aux difBeulta ,qu'ila noient eue1
combaltre. C'est-la. q11e l'imagination, d'accord avec la raison, a
produit cr.s elfets encbanteurs qui aemblent appartenir plutot des
sooges qu' la ralit. C'est epcore Gt!oes que l'oo troove ces ma-
snifiquea cea jardins eu amphithll't! doot l'elfet magique
ralise en quelque aorte l'ide que l'oo aime se formea dea J&rdin
de Smiramia. Ga!Uhier, Op. cit.
LETTERA. LXXV.
Casa di San Giorgio .
Nel I3.
0
secolo i Genovesi avevano in Acri, citt
marittima di Sora, un palazzo ed una e
mun!tissima torre chiamata Mongioja, nome che
indica averla gi prima edificata o battezzata i Fran-
cesi, de' g:o:ali era Mongioja il celebte grido di
guerra. I Veneziani, allegatisi co' Pisani e
venzali, assalirono la colonia genovese d' Acri, e
la costrinsero ad abbandonare la terra.
N. usarono i Veneziani modestamente la loro
vittoria. Perch misero. al sacco i fondachi de' Ge-
e ne minarono il palazzo e la torre. Anzi
distrussero questa torre in sino ai fondamenti. E
cresciuta l' acqua in essi fondamenti, vi misero l-
quante barche , e dileggiando dicevano che la torre
de' Genovesi navigava, e mandarono molte pietre
degli edifizj de' Genovesi e le porte della torre
-a Venezia (1).
Non and guari tempo che parossi dinanzi ai
Genovesi un buop destro di 'fare ]a rappresaglia.
Essi aveano ajutato Michele Paleologo a restaurare
l' imperio greco, abbattendo il fiammingo 111al
stenuto da' Veneziani che pure l' avevan fondato.
E il riconoscente imperatore donava ai Genovesi
in Costantinopoli un gran palazzo a mo' di castello
ch' era de' Veneziani ( u62 ). I Genovesi dirupi-
() ..4n. Dandolo, Cronache - Ann. i Ge11.
'!135
n.arono a suon di tromba quel palazzo insino ai
fondamenti e ne. portarono in Genova molte pietre
con le quali diedero pl'incipio a fabbricare la casa
di San Giorgio ( 1 ). '
Nel porre il piede sopra le soglie di questo pa..:
lazzo voi adunque gi ramJDentate qual implaeabil
odio accendesse questi' due ppoli d' Italia che non
paghi d' azzuffarsi ne' proprj lor mari , s' affronta ..
rono per due secoli in fiere battaglie per tutti i
tratti del Mediterraneo, e come a vicenda, essi at-
terrassero o rinnalzasseto il trono nell' imperiale
Bisanzio.
Ma entrate ne' suoi archivj e troTerete preziose
ed autentiche memorie di quelle grandi .colonie che
i Genovesi fondarono dal verde Egitto sino alle e-
stremit dei Pontici regni. lvi sta l' unico esem-
plare che sia al mondo del pi perfetto codice co-
loniale de' me dii tempi, intitolato Statuti di Gazara.
Perch Gazara chiamavasi in <{1\ell' et la Crimea,
e Caffa, citt genovese, n
1
era la capitale, non meno
che di tutto il Mar Nero, da_l qullle per un tempo
riuscirono i Genovesi ad' escludere tutte le genti
mrittiuie. hi 'stanno i 041'tulari delle compere di
Caffa, di Scio, di Famagosta; ed ipfiniti altri do-
cumenti .dello splendore a eui erano venute le fat-
torie genovesi in Oriente. N el vedere gl' immensi
cumuli di carte che, in buon ordine disposti, por-
() I!Oil era fin\ta, e l' uchitetto Marioo oe
i \avori. Fu ril'!lfala .oel 535 e pi od 1581 , aven-
. dola molto danoeggiata l' iocendio.
230
tano nella rubrica scritto il nome colonie o"'
rientali , lo stupore e la venerazione s' insignoriscon
dell'animo, e ci che 'ne' libri appena par vero J
palpabile ed evidente diviene. Cos fu gi detto che
il pi eloquente come.to di Tito Livio sono le
terme , i templi e gli acquidotti di Roma antica.
Ma tutto ci non che una parte degli archivj
di San Giorgio.
' Quelle sale sono colme de' cartulari dell
7
Ufficio
. E l' Ufficio di San Giorgio fu il modello della com-
pagnia iglese nelle Indie orintali, in quanto al
governar paesi co' proprj rettori, sotto l' Blto do-
minio della repubblica: la Corsica coperta tut-
tora di torri e di baluardi sui quali lo stemma del
santo cavaliere, scolpito in inarmo, testifi.Ca l'antico
governamento dell'Ufficio.
Esso faceva le.veci di quel ramo delle finanze
che ora chiamiam9 Debito pubblico, Monti, -Iscri-
zioni, Consolidato ecc., provvedendo di denaro la
repubblica ne' suoi bisogni: la quale gli alienava le
rendite di certe gabelle ed alm, gliene affidava ad
amministrare.
Esso teneva quel luogo che or tengono i banchi,
o vogliam le banche d' 'Inghilterra e di Fran-
cia, servendo di deposito ai denari dei privati e ri. ..
lasciando cedole che aveano valor di moneta.
Era la cassa pubblica della citt, il depositario
delle ricchezze de' cittadini
1
l' di
quasi tutte le rendite della repubblica. I suoi luoGhi
interesse; il Cittadino che 'folea beneficar
.237
la patria o i proprj discendenti in tempi lontani,
lasciava de' luoghi a moltiplico ; questi ogni anno
venivano moltiplicando co' frutti, formanti capitale
a l or volta e producenti altri frutti ( 1 ).
'ora conoscere qual fede s' avesse in. quel-
l' Ufficio, in que' moltiplichi, e quanto generosa-
mente operassero in yantaggio del pubblico alcuni
cittadini degni d' eterna memolia? Scendete nella
vastissima sala, e riguardate a quelle statue. Sono
statue di un Vivaldi, di due Lomellini, di un G:ri-
maldi e di altri patrizj che lasciarono al banco
grandissime somme di denaro, affinch pervenute
queste alla congrua moltiplicazione , andassero i
loro frutti in disgrav.mento delle tasse che pi mo ...
leste riuscivano ai . cittadini ( 2 ).
(i) L' Ufficio di San Giorgio and aoaaopra nella Rivoluzione: i
Gl'editi de' particolari e delle opere pie furono liquida&i.
Cb i vwgo di. maggiori Otizie vegga le, IAggi delle .Compre di Sal&
Giorgio. Genova, a636. Le G11n. 17110; e le Memorie torichtl
della Banca di S. Giorsio compilau dall' ..lrc'hivuta.: Gen. 18311. Vegga,
la De1criz. di Gen. del Galanti .che descrive perfettamente lo
atato di quel banco nel 178S. E pei tempi pi antichi, vegga il Ma.
cbiavelli nelle lstOI'fl ' ove ne 8011 dette nolabiliuime cose. Anche il
ne parla maeatrevolnente.
(11) In quella sala cb' la pi grande di Genova dopo quella del
palazzo Ducale e la Loggia de' Banchi , ai vede lo atemma preso dal
Comune di Genova al tempo che prosperamente guerreggiava contro
l' imperatore Federigo Il ed i auoi fedeli Piaani. Un grifone, emblema
eli Geaova, preme l'aquila dell'imperio ed una lupa aimbolo di Piaa,
col motto
Gritbus ut baa angit
Sic boatea Genua fraogit.
Quella aala di'e1nata cl i!1t;ha dal Gaul.bier.
LBTTIIfRA. LXXVI.
Palazzo det Principe ( 1 ).
La vita di. Andrea Doria, il quale venne vimms
simo ai mvamaqoattr_o anni , si pu- di;vide!e io
tre periodi. quasi. uguali di Nel ptimo: efJli
un: gionne avventariere che va in cerca di for ..
lima e di gloria, e riesce a procacci arsi qualche
nella milizia. terrestre; Ma il mare, alle cui
rive: nato, il sua vero elmeato .. Qaesto ha da
divenire il suo campo dl batlafJlia e di ..-ittoria.
Ed eccoci al s-econdo puiodo. N el quafe egli
acquista la dignit d' ammiragliC), e con nobilissim4
prove di valore d l' imperio del Mediterraneo al
re Francesco I. Poi disgustato di quella corte, passa
agli stipendj, di Ca&ID V, sti-pula con questo Cesare
la libert di Geaova, toglie la terra ai Francesi,
vi una uuova forma di repubblica. Egli non,
La : veluto otreupare la til!annide della sua ptria ,
'la reptbbfica dipendente da questo citta-
dino suo libe1atore e riformatore, il quale pu
alersi delle armi di . Cesare per sotitomeiterla
a se stesso ove gliene _venisse talento. E Cesa1e
i&tesso dipendente dal DG.ria,- il q.We in un mo:.,
mento pu vietargli il mat"e e fargli perder f Italia
col levargli l' aderenza di Genova, raccostarsi alla
(*) Tosto fuori porta di S. Tommaso.
2'3g
Francia ed unir8i agli altri Italiani, indarno. fre-
menti contra l' ispana tirannide. Andrea Doria , in
somma, oroiai un maritti.OO, pi che non
il cittadino una repubblica od il capitano d'un
ratore. Perch le sue venti gillee, qU.ant1lllqae: stanziate
Della darsena di GenoVa, quantunque inalberiao la 'n
segna di Castiglia ch" sostitnita a quella de' Fiordi-
ligi, sono per sue proprie, non obbediscono che a' suoi.
tomaooi. Qaesta belfarmata pi potente
allora del MeditetTaneo pearcli. la meglio fornita di
abili martrinaj di. prOdi. soldati navafi e di molte e
hen governate artiglieri ,' CODil6ndata da lui che
il fiore degli ammiragli; egli l' appigiona; se oosl
"dire, a chi pm gli to1'111l
1 papi. lo_: vezzeggiaDD :e LaF.raucia.
anela invano a vendicarsene. l principi italiani gli
cedono per la maggior parte in potenza. Le larghe
paghe e le ricche prede son certe, e bastano i
suoi luogotenenti alle di . mare. Egli ormai
pu rieosarsi trat1qu.illo, e nel su 'pala.azo di Fas-
solo che fa adornare da' pi valorosi rtefici del-
l' Italia, godere l' dipit che . addice alla
cominciata sua caniizie, adombrata: da ta.nti marit-
timi allori ( 1 ).
Ma il lento riposo noo falw per F infaticabile
Andrea. Quel . che le del suo pa-
() Egli avea 63 anoi,,. nel 5\\8.;. o.$. oui rM8ttku Genova:
m od di 94 anni , 111eao. 5. o 6 1Jiomi.
240
lazzo , gli fa continuo invito alle fazioni guerriere.
alto delle sue logge, e.gli stende U suo sguardo
d'aquila sO.p_ra i licpidi.spazj, e quell'o-
rizzonte vi SODO mari.,.,. 1l cui . 1alee . poSSOD!)
portare. ,rostrate. ad
acquistare, rimangono .. .dJ perCJJ,Gtere; .. ed il
suo braccio nella sua .v.e,cbiff.Zz.a tutto
il vigor giovenile. . ,
Qui . ha principio terz..o. periodo della vita di
Andrea, le cui imprese furono contp.endiate.
dall'.Ariosto ne' .. veni : .fmosi :: iA bQcc-..
d' Andronica .di, Garlb Y, e .dti
pitani ( 1 ). . . t
Molte macchie ha pure . la vita , d,i, ma
dove plura nitent, . co!lvien .perdon.afe. :cosa
Come con questi, ovunque per terra
Si accrescer l' imperio antic,
Co tuUb il mar cbe 'in mezzo ll'rJt
Di l l'. Euro-fa e ,di qua l'Afro aprico .
vittorioo . io ogni guerra
Poi ch' :Andra Doria i avr fatto amico :
. . fa dai pjrali
Sicuro il vostro mar da tutti i lati.
Noa i PmpeJe. a par. di::cost.ui deP,o,
SebbeD. ;vinse cacci. Jo\ti i CQrMri ;
Per che questi al pi possente repo
Che foue mai no11 poteauo esser pari.
Ma qoeato Doria 101 col proprio iapp
E proprie forze purgber que mari :
81 elle da Calpe al Nilo ovunque e'oda
Il DOIDI IUO t tremar 'fegio OJD proda.
: ~ 4 r
alla prepotenza delle passioni ( ). E veramente il
suo gran nome sfolgoreggia di luce s viva che
l' immaginazione si commuove nel rammentarlo.
E quando al fantastico raggio della luna F uomo
guarda questo palazzo, e rimemhra i 'tempi che
furono, veder gli sembra l'ombra di Andllea, av-
'Yiluppata ancora nel suo robon nero, aggirarsi tra
le appajate colonne delle logge che mettono al
mare. Es_sa tiene gli occhi fitti sull' onda e sembra
aspettare che le sue galee qUi rechino le spoglie
di Corone e di Tunisi , o conducano il fiero Dra-
gutte in catene. Le timembranze istoriche occu
pando allora tutto l' animo del riguardante, lo trag.;
gono a dimenticare che le arti belle amichevol-
mente congiurarono per magnificare l' edifizio. Con-
cedetemi che per descrivere queste opere dell' arte,'
io tolga- a prestito le parole del Lanzi.
u Venne a Genova Peri no del Vaga, bisognoso
ed afBitto nel 1S:J8, dopo il disastro di Roma ; e
vi fu accolto lietamente dal principe Doria che per
varj anni lo adoper intorno a un magnifico suo
( 1) Gli rimproverano le galee rapite aUa Repubblica ed appropriatesi ;
le strettezze a cui ridusse Genova _ller rilornarla a Francesco l , cui
poscia la tolse; l'antico orribil aupplizio de' parricidi inflitto ad Ottobooo
J:'iesco di propria autorit; il Clonsiglio dalo a Carlo V di aggiogar lo
Slalo di Milano alla Spagna, ecc. Tralascio le cose controverse , od
incerte, o da poterai guardar da due lati. Il Capelloni e il Sigooio ne
scrissero l' elogio e non la vita. Sempre felice , rgli trov gli storici
pi gravi, parzialissimi in auo favore. Vedi le lodi che gli d il Ro-
bcrtaon nella l'ila di Carlo Y; e ndi il giudisio che ne porta il De-
Tbou nelle lcoritl.
342
palazzo fuor della porta di S. Tommaso (1). Egli
presedette cosl alle decprazioni esterpe de' marmi
scolti, come alle .interne c;Jelle dot'a-
ture, de' grotteschi, delll\ a fresco e
.a olio; onde in. sj vede&Se ritra,to il
gusto delle camere e dttlle,IQgg#l del opere
allora divolgatissime e ldelle qll,li. :Pel'iJlo era stato-
gran parte. Non si co11osce. cpesto al-.
trove siccome in palazzo Doria; ed problema se.
pi raffaelleggi o Perino in Genova, o in Mantova
Giulio. Vi sono alcune piccole istorie d' i.nsigni ro-
mani, di Coclite per esempio, e di Scevola, che p a ..
jon composte. da Raffaello; vi sono scherzi di putti,
che pajon ideati da Raffaello; vi in soffitto
la go erra de' Giganti contro gli Dei, ove par vedere
in anni que' medesimi soggetti che in lieto convito
nella casa del Chigi avea figurato RafleUo. Se la
espressiOllle non tanta, se la grazia non va fi oltre,
perch quel grande esemplare pu emularsi da
molti, ma pareggiB'l'si da oiuno. Si aggiugne a ci
che Perino per elezione di massima men finito
che il maestro, e pende nel disegno de' nudi al
michelangiolesco, come fa Giulio. Quattro camere
furono ivi dipinte co' cartoni del Vaga da Luzio
Romano, e da certi Lombardi, dice il Vasari, suoi
ajuti ... anco in palazzo Doria un fregio di putti
{t) Cio il paiano dr.tto di Fassolo dal OOIDI! del borgo, ed ora cbia.
ma t o i l paluzo del Principe, e nel parlar comune semplicemente il
Jlrincil>e Carlo V avea daJo ad Andrea jl princiJIII.to di Melfl.
243
da Perino cominciato in una loggia, proseguito dal
Pordenone, compiuto da Beccafumi Il (x).
Il Montorsolo e i due Coseini decorarono co' la-
vori del loro scalpello splendide sedi (2).
Nella villa sopra il ptda'zzo una grotta di la-
vori: a munico, dscl'itta dal-V'asari col nome di
Fonte del capitano :Lercark Ignorat& poco men che
da ttti e neglettO si ,giace quest' elegante ninlo ,
opera 'dell'
(1) Stor. piuor.
(2) :Il =J)1ano el' pritli'a del dojje Ot.tniabo Fregoso. Lo dispose
in miglior pl Doria il Montorsplo, Le. figure scolpite
della porta furono fatte da Silvio Coscini; e Girolamo suo zio lavor
gli amenti. l putti in ;narmi del portico, ed altri nel giardino ,
come anche la statua nel me3Z'O d' vn fonte, sODo opera del Mon-
toraolo, .e di, Jui fipalme.Ple , la atatua coloaaale di Giove , delta il
Gigante, fatta iq istucco. - Avverb ch'egli "fece le belle logge cbe
si sporgono con tanta grazia a' fianchi del palazzo. Vdi nel Vasari la
nta del Mbntonolo i e ... b' li elice de' lavori falli d quat' arte
fi.oe .in . .
oe-

LErrErtA LXXVII;
i. L' QOIIeGlJ :gm.ciumte.) Htilla h rV.\tll y]i}r. Nregro; i
pensili .e.,'Splloiwi'mei'ooni
:nri.ssinuipiante
che .di peregrina ombre gli allegmno; i. diletlle!ri
aspetti citt, del porto, degli nrbani 6 .suhur
h ani . poggi, della gemina riviera .ah e p61"l _o gaLlato
lu.singano 6 seducono lo sguardo; i iilinf le::r.arit,
le statue, preziose stampe a bulip.o elle; nQ &e--
giano: le ed i verdi ricettiJ;daoJtudiosa; :sua
quiete; interrotta nelle giuste ore da Uw.ti
da giocol)de armonie, da di quantG .. ha
Gen(Ws.:di vez:toso, di dotto, d,. illustre,rinalmente
la ed ilare ospitalit che il Tiaggiatore vi
trova, hanno somministrato alla Biblioteca generale
di Ginevra lln articolo s leggiadramente faLto, che
a qualsivoglia scrittore, non che a me, verrebbe
manco l' ardire di ritentare il Ed a tutta
la colta Europa noto come il signore della
letta,
Pierides Phoebumque colens in mollihus hortis,
venga qui rinnoTellando l' esempio dell' amico di
Augusto e quel di Lorenzo il N o n v'
straniero, << greco o barbaro ,i sia n , che tra le
care memorie di Genova non riporti per carissima
memoria della Villetta. Quanto dolce da questo
!145
nghissimo belvedere . tra la so\"it di mille fra
granze, sotto pergole di gelsomini od al rezzo dei .
cedri, contemplare l' ultbo porpora d'oro
che il sole accomiatsndosi distende sulr onda incre-
spata da zeffiro l Risuonano ancora questi fortunati
seggil*f git-e@{PIIIMnti:!dl Gtiamrif;; risuooano dei
serm.ni e''eHe .. odi1 iHJ auro .ieignlll'e.. E -qu.al :affet-
taosa mena::non. refezioni a cui esli
apessbJ accoglie iisordi lllllti, che col 'linguaggio
de' cenni::a: -pi .co& la . commozione del cuore . e ..
spre&ialue'lsembianti,. si sfurzano di testificare la
lor. gratitndme . alH . .amico dell'.Asssrotti, all'antico
lolf protr.lltore; r .a& llCIIt'o henefattGI."e perpetnq l
' Ma i1.n.dn'J'I'oldndo: io altramelilte descrivere la V.il
letlla)'1trelldua; sohaato .a ;i nomi di quei
busei . che adomaDD i due fiallehL del pergolato nella
salita d'ingresso. :Son nomi geno'Yesi e d'illclito
merito; ma ada tutti a tutti ben cuti: nasce
Ilei forestiere!: ngheua di saperct-in. qual arte o
dottrina Vennero que' husti con inge
gnoso. avvedimento: collocati a fisvare la sloria di
Genova nelle varie. siae sfere.
La. sprema grandezza nuale .. aignificata dal
l' immagine di Andrea Doria. I trionfi della miliiia
terrestre risplendono nel simulacro di Ambrogio.
Spinola, il eouquistator delle Fiandre. Megollo Ler-
c:aro che umiliando r imperator . di Trabisonda, lo
astrinse non solo a dargli. osni maggior risarcimento J
ma ben anche a concedere ogni pi larga fran ..
chigia al geaoyese . commercio , simbolesgia la, pa
.246
tenza delle colnie gencWesi nelfEtssino ed iu
r Oriente .. Figurtl degli ltri busti. veugooo i fasti
di Genova nelle nelle lettere.'
Di Negro fu gran: matematico, 89Wonomo,
viaggiatore, poeta; suo scolaro,
cos ne scrive ad Ugo re di C!lipto: Ito hominato
a tua Haest spesse :volte il . n bile e 'feneranLt
veechio Andal Di Negm, genovese;che fugi mio
maestro nelle C8Se di .Quanto la: pru
denza e la gravit de' costumi e la cognizHme dei
movimenti delte stelle in lui fossero eccellenti; tu.
stesso hai veduto. E .sa tua Maest,' come egli' a-
veva peregrinato per tutto il mondo ed ..vev& im-
parato eol vedere qnello che noi Cfmlpt'tmtiamo
solamente per. relazione ed ndita.- E quaatunque io
creda che in ogni cosa sia egli autorerole , :mttavia
d' intoro a quelle che s' appal'tengMro lie stlle
credo che gli si deb&a prestar quella fede mede-
sima che darebbe a Cicerone nell' arte oratoria
ed a Virgilio nella poetica. Ed ha lasciato di molte
opere ehe apertamente mostrano i movimenti dei
ieli >> (I). _.. N manc a lui la dottrina poetica ,
anzi .fu in quella ecellente, e scrisse pi cose in
verso eleganw (.2 ).
(1) Geneal. degli Dtt4
(2) Gir.ut.in., Ann. J3 .. l - 'Soprani, Scritt. deUa Lig. - Bar. di
pel 'siorn. anrn . ...., s.: Mtijon, Elogio - tStor.'l.tlt. thUa LitJ.
- La sola. OJ!na a sembra 4n(lali d Ni(yp Gen
. Opu1 praeclarum. asr.rolabii. Ferrara, 475. Per le opere manoscritte,
yecJl il..eitato . .._ Il Soprani dice ehe troyb io provenzal!l.
!147
Antica adunque in Italia la colleganza fr'a U-
rania e le sue soreWe ,, che poi diedero
s nobili .il F:racast9Jo, il Baldi, il Zanotti,
il J-.-il (l).
&tista. lJl.Olli\CA Beopves , .fior o
.. J suoi soae.ttil risllampati con giunte
in Genova nel lS:lD (l) ,Scriss,e quattro tomi di
Materie SpII'itUilli, stampatiod r58o .. 16o:l (3).
GiuStina Vegeria, moglie di Giorgio del Carretto,
viveva nel 1S72. <t Egualmente dotta nelle leggi,
musica, poesia-; e matematica, scrisse molto fooda-
tan1<'nte .alooni libri sopra queste scienze ,, (4)
Caff1u:19 il pdre dell' istoria genovese. Cominci
il Bu& ra(Joonto .l'anno 1100 e lo continu sino al
1 163; nel -quale cess di scfivere, se non di vivere.
Egli narruva fatti de' quali era stato parte egli stesso.:
perch fu eOflSole e capitano, e riport vittorie m
terra ed in mare (5).
( 1) li Sop&ani cita nove allri. auiOli della famiglia Di Negro. La fa
miglia Di Negoo Consolare, cio diede al Comune di Genova nel 12."
secolo parcccbi comoli ch' erano i supremi magistrali della Repub-
blica. Essa ebbe pure egregi capitani di mare, tr:.' quali plende Sa-
Jagro Di Negro, due volle vittorio.o de' Catalani, e loda lo per la sua
continenza e giustizia negli Annali di Genova.
(2) Vedi sopra di esioa un Jungo articolo nella &or. Leu. deUa Lig.
ov' detto ch' ella nilcque nel 1497 e moli nel 1587 e che fu amica
di Arcangela Di Negro, poele&la non vile.
(3) Soprtmi, ivi.
(4) Soprani
1
ivi.
(5) Vedi peJ Cafl' .. ro il Muratori nella prefa:r.ione agli Annali Ge
noveai T. Yl Rer. ltal., il S&or. della Leu lt.al., l' elogio
del Call'aro ne' Lisuri iUwt.ri , la Slor. IAuer. della Liguria , e il
Si1mondi.
.:z48
Di. Bartolommeo Falflmonica sapevasi che a V'eva
scritto in veno un poema, . '' nel quale tratt ma-
terie altissime .di fi,lesofia te ma soggiun-
gevasi che la. Sll'a'; '.()}MI'Il" aulata assai tosto
( 1 ): . <t> . .tprealoso 1 .:1:p.arioicritto , ri-
trovato non - >guari' ,a;empo , ' e .soSt'ratto all' ultima
perdita dal sigj Hmi& Giu.'ena" Gallesio . . pas-
sato per suo dono in propriet del ; mat-
chese Gian<?arlo Di Negto.o ,. nostropatrizlo, che le
muse coltiva con ardore e felicit 'ed i coltivateri
delle lettere accoglie ed on.OI'a ( .:z ).
Scrisse il.Falamo-..ica nella sec<mda met delse
colo XV. Per far saporite a tutti
1
i. pcdatite
materie ch' ei tratta, niente si richiedea meno che
r immaginativa di Danie. D poelll1l del
non per noi leggitori vo}sari. Qnanto . atlo stile
si .scorge .ch' egli tende-va ad imitare i Trionfi del
Petrarca, e spesse fiate gli s' accosta :felic.emeate-(3).
() Soprani; l11i.
St.or. Leu. delia Li6.: vedi lVI l' analiai del poema e le altre
notizie. - Il MS. nella bibliol.eca de1la Villetta.
(3) Eccone i versi : .
' ' l.
Nel tempo cbe r inclina il fiore e l' erba,
Per dar le care spoglie all' aspra terra ,
Parteod -dalt'at dolce. e ltlperM,
Tornava aensa onor da la mia gerra
Con tutte mi.e speranze aparae al vepto ,
Gi presao al fiu cbe tutio il mondo atterra.
r- ,.
Allor mi ritrovai tanto acontento
De' miei pasaati pomi indamo aprai,
Ch' OllDi piacer in me rutava apento.
2
49
Geb, nato in Genova l'anao 1565, morto
nel 6.,3 . ., fil. Scrisse due can
zonieri., de' quali il priiJlO' riputato il: migliore;
diede eli egli teneva
pel pi nobile, tpart.Q. del. ma che morl.
nQ&e.QOOo; foce- Mnie . e; a. jue esse, le
Gemelle . e ; la .6ilmdLa, S.oipiGIIe . Maffei diede ono
r.ato luogo nel dAto teatre ,tragico-4, Egli dett in
prosa (< .di Repubblica, ristampato
dal, Silveswi. tlolla biblioteca scelta ;1 tue .libri deU! i,.
stori B.omana'! lin dialogo del: poema sterico., ed
altl'e mi>.lJiissiote. epere ,.:itra. le quali son curiose le
Lettere a:. wa Copia: Ebrea. )) (I).
Qq,at.tt9 "bn.eu.D 1.sone gli IUI.tori genovesi del nome
Ma! qui. il a' Matteo
Senllr., uomo savitsimo, dice il )fqratori, per
la cui opera principalmente furono le
di Geaova. neU' anno S76. ,,
Concludiamo. Ho detto che Andrea Doria ed
Ambrogio Spinola esprimono la gloria de'
nelle armi di mare e di terra_, e Megollo Lercaro
il fiorire de' lor trffi.chi, sostenuti con le vittorie.
Il Senarega jl rappresentante della scienza poli-
tica operativa, come l'Ans.aldo lo dellaspeulativa.
Il Falam.onica figara. la p.oesia senovese, a cui spet
tano molti c-hiari .tr.a .i quali.il Casaregi, il Fru-
goni, ecc. n Caffa'ro indica la bella Collana degli storici
di Genova, contioqata dopo i due Stella ed il Gallo,
l .. ,
() Soprani, il'i, - Slor. &.eu. delta fAG_. -. Prff. del Sili'Mfri. .
250
dal Giustiniano, dal- Foglietta, dal Casoni, ed a
cui appartengono. .. Capriata, -il -Federici., e Giro
lamo. Serra.- .de' ma-
tematici.liguri, -i ll'Jlnt4JlO llo\la leo . schiera
Gio. , illus'\re. , aut.Gte. ,del ; Moto naturale dei
.. e { -1646 }_,:che 'dtvide eol Ga-
lilei la gloria di precursore del Newtoh. I due bu:.
sti femminili iru;egnallD che . il sesso a cai le afi'et
tuose CW'e SOJlO spezialmente -affidate; seppe in Ge-
felicemeDte colthare eziandio. gli alti dni del-
l' intelletto . Vi manca, a creder, mio, il busto
figurante la. perizia e l'ardire de' Ligu.ri nelle sco-
perte marittime; al quale ben se n
un altro che dicesse gli onori della-scttOla pittorica
genovese, s splendida sotto i pennelli de' Cambiasi,
de' Semini, de' Tavaroni, Strbzzi ,-
e. de' Castigliani ( 1 ).
Mi rimane a .far cenno d' n basso rill;evf) del-
l' arte greca ne' suoi pi floridi giorni, _,onservato
nella Villetta.
Qualis Threicia cumjlumina Thermodoontfs
Pulsant _, et pictis bellantur Amarones armis;
Seu circu,n Hippolften _, seu cum se martia. curru
Penthesilea refert ; magnoque ululanis tumultu
Foeminea e:&sulttfnt luntltis agmi1uz pelti8.
VIRG..
(r) Qui non ai fanlla che de' bust.i, ordinati come nelle gallerje tu
per la salita. Altri nn eooo e parsi qua e l pel giardino, e lra qneati,
te_ la altiDoria Goti rra, !fUel di Cria&81oro Golo.U.. ; -
251
Questi veni dipingono mirabilmente uaa battaglia
data dalle .Amazzoni; ed
1
loro .. battasfia il
soggetto. rappresentato basso Esso ooa ..
tiene . cinqa, fisure' due l wr.i minori d.,,.. na-
turale grandezza. .( poef)deado da
sinistra a.de&lr"clel esprimeana donna
la .quale! cal, scudo<olle tien per
le correggie nella sinistra, e dlna il colpa
avventatole da uit t;uetriewo, ed .in procinto di
uccidel'le.' L'urto della. virago ha fatto cader mezzo
il gue:triero, il. quale, poi ginocchio in tetra; del
quadrihmgo acUilo. li fa puntello, ed . invano , si tRa
:vaglia. a ifendersi. . Egli ha . parte inferion
del hracdio .bila larga armilla. L'Amazzone porta
in capo una:: frigia be l'retta, ed ha COt1lt'llata &,.
gamba.. A lei ben s' i versi,
Ducit Amo.ztmidu:m lunatis agmina .psltis
furens, mediisque in millihus ardet,
.Aurt1a sui,Mctens. exsercta(J cinguJ,a. 1114W111l8
BeUatri:r, audetque 11iris concurrere virgo.
VraG.
se non che non ha dimezzato n r llore
del petto.
Un guerriero ha afferrato un'altra donna per
le chiome, e sta per trafiggerla. lndarno genuflessa
e supplichevole ella . gli stende la mano Egli
gi gi le immerge il ferl"O nel 'morbido seno.
prima che scenda quel colpo, toglier ogni forza al
.25.2
suo braccio la spada che gli . ne' fianchi
una terza donna che in soccorso' dell' amica rapi
dissima corre, anzi,IYola. . , ..... /
Chi ha vedtito i marmi di lord Elgin, cio le
scolture di Fidia svelte dal tempio di Minerva in
Atene e traspoYtatd
di rivedere in
greco scalpello (i). , . , :! , : . :, , ': ' r
Degli Spinoli era questa :scoltur&.; .. Pietro
Spinola conquist N asso ed Andro, isble ulEE.gm (n).
E noi sappiamo che Nasso; detta digli la
reina delle Cicladi e la pi forlilmata deBe)iBDle ,em
ricca di tem.pli; i quali inceneriti;:-si ':arJBeraiani
di. Dario, .risorsero .pi .. adomi. ie 1pii .:spe.lidi
prima al tempo che Nasso fu confede'rata11Cii:Aten.8
nella guerra .del Peloponneso .. Lla NastoJ_.pertantb
probabile che Pietro Spinola pert.a&Se in Genova
questo basso rilievo. .
. : .
( 1) Prima che panaae nelle 11111ni del mralle1e Gincarlo DI Negro,
giacque questo mai'IJlo per gran ne11leL1o e!l in Iu011o fa'lo che
reca maraviglia non sia ito affatto a male. Ne' due secoli della corro
zione dell'. arte forse l' elegante semplicit greca offendeva gli occ:h
anezzi all' esagerato ed al falso.
, (2) Ob. Clar. t.iR . .
. -
' LETTERA LXXVIII.
Sarcc!fago. ';antico;.
Poicb .dlt un tJilarm.o greee v' ho dato
mi toma:bt.oeil.pnmtrracLillustrarneun altro ch'
pure in Genova , bench non di tanta eccellenza. .
L' anno; 14l5"i cittadini. di Gaeta, stanchi d' es-
ser travasliati dalle contese delle case d' Aragona
e d
1
Angi,_ riehiesero il comune di Genova di man.
dare nelle, lon mora un presidio che contra tutti
li !rlifertde5se; insintante che sciolto dalle arme tra
i. conaeodeati :a, 1litigio, sapessero chi accettare per
loro. ...
,J Genoveai, a cui conveniva aver piede in quel
nobil porto. ed escluderne i Catalani, loro emuli
antichi, mandarono il presidio, ed a capitanarlo
commisero Francesco Spinola. Quanto il prode Spi-
nola affaticasse in difendel'l Gae.ta e cattivarsi
l' animo di que' cittadini si raccoglie dal discorso
che ne tennero gli ambasciatori di Gaeta al senato
di Genova, poscia che salva fu quella terra per la
costanza di Francesco e per la vittoria navale ri-
portata da Biagio Assereto ( 1 ).
La onde la citt. di Gaeta, volendo pur dare allo
Spinola un conlr3$Segtro , deHa sua gratitudine., lo
(1) Gio. Stella, .Ima. Gen. - Simonetta, di Frane. Sfon.a -
Pefroni , ltt. - 1-'oglillita, ecc.
254'
present di un saa-ceago, dilicatamente da
anticQ scalpello. Questo bel monumento si port lo
Spinola in Genou..; .deve f>oi serv d' uma sepol-
crale alle sue ossa neDa chiesa di S. DomeDcQ re-
centemente atten-ata. Le! due pueti esterlH'J del
sarcofase., unite '84 -allloeatec, sca.n-rov.iuastrate
nella scala di un paiamo d&acendeati di Fran-
cesco; il diteosor .di eire f11 -pUN il libera-
tcwe d GeDeva ( 1 ). Ecoone; !la descriaiono. .t modo
c: h' io veggo. . ! . ; '
Tre CanefOre preseetano offerte Oli n . al simu ..
lacro di una Dea, cui la palla sceode- iuino alle
piante. Ella Cerere che iasieme con llizia ;e Pro:..
serpiua fu presente al nascimento del bimadve Dio,
Cerere ch'egli poi accompagn
rapita. Un altare carico 'di frutta ed una face atanno
al pi del simulacro. .
Dopo le vergini sacre. viene Ult pastor tutto ignudo
ehe ha tra i piedi una maschera , emblema di Bacco
inventore delle teatrali rappresentazioni. n pastore
trascina un capro resto all' altare de' sacriizi.
Un' a1tra figura mutilata d'uomo gli sta presso, a
eai atterga una Menade che 111ona de' cembali.
L'asinello del vecchio Sileno ha messo il pi in
fallo. L' ebbro semido sta per cadere_, pur tuttavia
tiene oou mano ferma la . coppa. Un iuo seguace
h posto a terra l' ollr del dwiao liquore ; egli sor-
regge il buon vecchio che ha insegnato a Bacco il
( ) Palazzo Spiuola , via. -Lucoli dittro aiJ,l J?Qitl, :a.
0
piaao.

mestiere dell' arme. Una Tiade in alto di danza-
trice li segue.
Un satiro conduce m leone; il genio Ae-
rato siede sol dorso della fiera , ammansata. Suc-
cedono cfttawessa ed un centauro. Di eentau-
resse abboadaoo le,pittUI'e.di Fkolaoo.; ma di antiche
scolpite in basso rilieYo , di: e veggono
fuor che o e' trionfi. di Bacco (t). La centaura ha
le braccia mtilate ; ma pare che fos&e atteggiata
a suonare. E ben suona la lira col pettine. il cen-.
taure, barbato, inghirlandato , cb e l' accompagna.
Un festone di fiori gJi circonda la groppa.
Fin alto e un. catTo, tirato da una pantera, chiude
il tri011fo .. Sopra il carro sta ritto in tolto lo splen-
dore dell' ideal bellezza attribuita da' greci artefici
at numi, e nel fiore delr immortal giovent
(l /l.1empre bello e sempre giovin Lihero.
Il nume con carezzevole atoo avvolge il braccio
destro al collo di una giovenil figura_, che pu cre-
dersi Ampelo ( o la vigna ) , giovinetto amato d&
Bacco, anzi che Mete dea dell' ebriet, ovvero la
consolata Arianna. Ii dio delle vendemmie e della
ha la bella capigliatura attribuitagli da Ti-
bullo; essa gli ondeggia intorno al collo, ed in-
trecciata di pampini e di edete. La Nebride, os-
sia ia pelle di cervo in cui lo ricevette Mercurio
(a) Dicono cbe Zeui fosse il primo a dipingt!'lt.
256
all' usc'h-e dalla .coscia di Giove, gli pende dagli
omeri, ma ignude appariscono le mentbra anteriori:
egli porta i coturni della pelle medesima.
Questo basso raievo rappresenta una. festa. mi-
steriosa in onore dell'agricoltura., espressa dai due
grandi luminari che 'ne reggono il corso ( 1 ). Cice-
rone dice che i misterj, riferiti al vero lor senso J
ci ammaesbano pi della natura delle cose, che
non della natura de' numi. l fenomeni astronomici,
le operazioni naturali , erano il fondamento- di quei
misterj. Bacco l' Osiride degli Egizj , Cerere l' Iside
loro' figuravano il sole ' e la 11mB. n che senza
l'elame spiegato vien da Virgilio, ave nel principio
della sua Georgica invoca Bacco col nome di Li-
bero , e Cerere:
- 17os., o clarissima mundi
Lumina , lahentem coelo quae ducitis annum J

Liher et alma vestro si munere tellus
Chaoniam pinguis glandem mutavit arista.,
Poculaque inventis Acheloia miscuit uvis ( 2 )
. (1) Quorum mota tempora oble"antar terentiba; ic eoadellli-
bas. Yarro.
Cerere avea iaventato l'aratro, Bacco l'arte di aggiogare ad eno
i buoi. La dea presedeva ai detti anche al presente ceJ"eali ; il
uume alle uve. U grano e l' uta , onia il cibo e la bevanda, formano,
il principale acopo dell' agricoltura; quindi viene il propaga mento
dell' umana specie. Sine Cerere et Baccho Yenu1 , dice Terea-
zio. Un antico' cammeo, descritto dal Buouarauoti, rappreenta il
trionfo di lacco c dJ. Ce a-ere; quegli tieae io mano un vaso colmo di
vino, qqeata un f. scio di apicbe. Il loro carro tirato da Centauri e
da Centauresae, foroe per indicare l' utilit dell' uso de' cavalli agli
uomini nello 1tato da . tociel.
~ s 7
I quali versi dCVirgilio s-' accordano colla descri-
zione di questo basso rilievo, nel quale le due grandi
faci del mondo, .diviniztate in Bacco ed jn Cerere,
sono fatte presidi dell' agricoltura. lo una parola '
esso rappresenta l' unione del culto di Bacco a
quello di Cere re, la celebrazione de' lor.o accoppiati
misterj.

LETTEU. LXXIX..
Chiese di Genova ( 1 ).
cc Decantano la piet de' Genovesi gli ornQmenti
le ricchezze e la de' loro sontuosissimi
templi, nella cui bellezza si vede . compendiata la
grandezza e la maest di tutt'Europa. n
Cos scriveva Carlo Speroni nel Secento, e la
lode giustissima; imperciocch nella grandiosit
del tutt' insieme, nella ricchezza de' materiali e
nella copia degli ornati, assai pi che nell' eleganza
delle singole pat1i posto il loro abbagliante splen-
dore (2).
(1) Genova sede arcivescovale.- Genuemi1 Ecclssi4 tzfi,U.i cedic
amiquicate: a Sancto Barnaba .4post(llo se accepiue El'anaelium gau.
det, ut Sanctorum Martyrum Nazarii et Celsi consuetudine slo1iatur,
atque Sanctis quoque Episcopis Syro, Romulo, Palsntino, Felice at
que Salomone sil'e Salanio 'magis magi6qUfl focta compicu.a net.
Baran., T. 6. sub an. 45.
Sito Il fu il tuo primo arcivescovo, il quale era stato innalzato a
questa sede vescovi! e l'anno II3o, presenti il papa Innocenzo II e S.
Bernardo, e quindi promosao alla dignit archiepiscopale nel I I33.
Questa sede metropolitana nel nume1o considerevole de' auoi pa-
stori, presenta una aeri e gloriosa di santi vescovi
1
di dotti prelati , e
di personaggi rilgguardevoliuimi.
La diocesi di Genova, pi vasta altre volte , vennll smembrata
successivamente per l' erezione di altre diocesi della Ligu;ia. In oggi
sono sette i suoi vescovi sufl'caganei; cio Albenga , Nizza , Bobbio
1
Sarzana, Savona, Tortona, Ventimiglia. Calend. de' RR. Stati.
Porq11e cierlo y estuve eu Genova .... Yglesias de ricoa orna.
mentos, y muitras pieas dc plata 1 oro que es JQaravilla. Fr. G"'on.
Ro1r1. en
25g
Non parlo ch delle uio3erne_. cio fatte o ri-
fatte dopo il ritorno dell' architettura all' imitazione
greco .. romana. - Le principali di queste mancano
anche di. belle facciate_. eccetto la nobilissima di
Carignano. La Nunziata del Guastato e le Vigne ne
son prive; la facciata recente di San Siro sembra
la testa di un faricinllo al busto di un
gig:mte: nessuno vedendola s'immagina che colpas-
sat le 'sue soglie trover dentro un mirabile tempio ..
L' altta di Sant' Ambrogio mostra la corruzione
dell'erte. -
Le tJi notevoli facei'ate delle chiese genovesi,
lasciando in disparte la maravigliosa del Duomo e
l' altra di Santa Maria di Carignano, sono quelle
in cui i marmi bianchi e neri a fasce alternate ed
il sesto acuto indicano l' et della loro edificazione.
Insigne fra questo la facciata di S. Matteo, tem-
pio dei Doria, tutta coperta delle tdoofali lapidi
di questa stirpe di grandi ammiragli, i quali ripor-
tarono le pi famose vittorie marittime del medio
evo. E nella sua cripta sta venemnda la tomba di
Andrea, innanzi .al quale solo, dicon gli storici, le-
vavansi la berretta Carlo V e Filippo II. E n' ave-
van ben donde. Le scolture del Montorsolo ador-
nano questa chiesa di dentro ( 1 ). Ma quelle iscri-
zioni esterne in vecchi caratteri rammentano una
gloria ad esse contemporanea, maggiore di tutte le
( 1) Totiu o1eris bujua arehitec:lus et slaluariua Joh. Ang. de Mo11
wr10lo florentious. nel coro,
260
statue. I flutti del Tirreno, dell'Adriatico; dell'Arci-
pelago, del Bosfor, s'appresentano al pensiero di chi
le legge ' come ancor tinti in rosso del sangue ne-
: mico e degli avanzi delle affondate galee.
diplomi di nobilt bolla d'. tre ,
'quattro, ci.nqne, sei secoli fa, nelle mura del proprio
la famiglia de' marittimi Scipioni inca
stra va ( 1 ).
Il Giustiniano racconta nn' insigne prova di .di-
namica fatta in questo verso . il 1 u I
Doria, egli \li ce, volendo ampliare la lor chiesa e
la lor piazza, ruinarono la chiesa antica , e perch
in quella era una bellissima immagine in .la tru.na
( 'tribuna ) del coro lavorata a musaico , si dolevano
di guastare cos bella anticaglia, e con grande in-
gegno trasfersero per lo spazio di venticinque
eia la cappella del coro con la truina integra, che
fu cosa _miranda, e la riposero in nuovi fonda ..
menti n ( !J )
(r) San Matteo, jaa patronato deUa famil!lia Doria, e gi priorato
di monaci Bqnedittiai, chies fondata da Martino Doria l'aapo r r25;
rifabbricata dai fondamenti l' anno 1278; ornata di marmi, pittu111 ,
, ecc. dal principe Andaea Doria ed altri patroni di essa prlnia
deJ r56o. Tutte le statue e .balli rilievi del coro sono di Giovanni
An1elo Montorsolo, Tutte le pitture a freco
1
del Cambiaso e del
'Pergamasp; la tavola di Sant'Anna ad olio di Bernardo Castello."
/'alti croraolog. Gqn. 743.
La pi moderna lapide quella io onore di Andrea Doria; easa
dice : Majoru"' "'"mori4 4ndrea Doria aJilictam patria,.
'11011- deseruie.
{a) Un' epigraft 4d columna#ll clau1&ri p11 .Cioudu.-re. . ri

La facciata di S. Matteo intatta come la fecero
nel 1278; e cos quella anche pi nobile di S. A-
gostino, chiesa ora serrata, fatta nel 1 :a6o. Antica
pure la facciata di s. Stefano; hench non del
972, anno in cui venne fondata la chiesa. Ed in
S. Stefano la s famosa tavola rappresentante il.
Martirio del Titolare , opera di Giulio Romano che
dicono cominciata da Raffaello d'Urbino.
Chi vago dell' architettura del medio ev, cer-
tamente pi solenne di quella che prevalse dal fine
del Cinquecento sino quasi a' d nostri, vegga
ticbissima chiesa di S. Donato ove l' architra,ve della.
piccola facciata sembra trasportato d' oriente, ed
il campanile ha le forme dello stlle costantinopo-
litano ; la chiesa di S. Maria a Castello, fatta nel
1\fille, con colonne di granito orientale , con una.
tavola di .Ludovico Brea ed -altri pi antichi di-
pinti- ( 1 ). Vegga le chiese de' Ss. Cosma e Damiano,
di San di Sant'AnJonio Abate, quella
di. San Marco nel cui muro esterno giace il Leone.
cerca di aco1tllrP. del 14.
0
secolo. Essa dice: S, Andre11, S. Bene-
S. Nicola; S. JoAanne Baptita, S. J'incemiu , S. Augu&ti-
nu; $ . .Amec(eu, 1310. Magter Marcus hoc opw .
. {!). tavola. del Brea ( coo la data del 1513) alfaltne d'Ognis-
saoti, Nel cbioatro Giusto d' Alemagoa dipinse a fresco una la
nel t45'; pitlua preziosa in suo genere, finita ad uso di m"ioiatutli ,.
e elle pf .pr<!mettere::allK Germania lo etile di Alberto Dnrero. Scor:.
Piet. Sente gli oltraggi del tempo, bencb da due aecoli ben difesa
con oa' D'I'etriata. La tavola cbe rappresenta i SS. Gio. Batista f
e . b.ella opera di Pier Francesco Sacco di Pavia i
con la data del Ve4i pure alcuue tatole col fondo in .oro, tele;
!102'. l
Adriao, , ttofeo dfle vnete guerre, vegga la chiesa
del Ca1mine, quella di S. Sisto, ecc., ecc.-, ed in
tutte gli avverr di trovare, ora quasi intero l' e-
difzio com'.era ne' tre secoli che precedettero o
seguitarono .il Mille, ora conservate molte antiche
parti in mezzo ai moderni restauri. '
San Giovanni_, gi San Sepolcro, nel -borgo di
Pr, e l' annesso.edifizio, serbano Testigj d' una ma-
gnificenza appartenente a' secoli delle Crociate e
suscitano a vita le pi gravi memorie .. Vi furono
le ceneri del Batista, recate in trionfo dal ..
l' Asia. Vi stettero i cavalie1i llel santo Sepolcro,
poi, quelli dello Spedale. In questa chiesa an enne
il miserabile caso raccontato da tutti gli storici ,
e del quale ecco un compendio fatto con le parole
di due religiosissimi autori:
Essendo papa Urbano VI assediato in Nocera
dal re Carlo di Napoli ( r385) andarono i Geno-
vesi con t o galee a le vario. e lo trasportarono in
Genova, dove e rasi accordato col doge :Antoniotto
Adorno di venil ad abitare. <\. Il Papa ancora con-
dusse con lui sei cardinali, fra gli altri, legati con
le catene di ferro' dicendo che avevano fatto con-
spirazione contro di lui. L' albergo del Papa fu nella
chiesa di S. Gioval\ni _, della quale non usc mai
per tutto il tempo che stette in Genova ( 1 ). Qui
si fece venir davauti c1negl' infelici porpor.ati.
(a) Giu&lR.' Ann. - Vedi il 1\luratori per sii IIDlecedc:nli. - Ur-
bano VI non puU da Genon che nel dice.,brt del t366.
:.163
Cdear'lo kh'o le ve:; ti di dosso, erano squallidi e
ton Junga hal:'hll. Con aspe pat9le rinfaccip loro
il delitto <l'ommesso; ma eglino protestarono di es-
sere innocenti, e lo chiamarono l'l giudizio di Dio.
Diede nelle. &tnariie il Pontefice e :li. rimand in
galera de' sei ne libet uno :inglese ( Adamo
) a petir.ione dei pr.imati d' Inghilterra. E
gli altri cio fece il Papa morire in prigione oc ..
uultatnente, tra. i quali uno era genove&e. E questi
!ono: i cinque :cardinali che il PJatina ed altri seri
dicono che larooo sommetsi in mare in cinque
saqchi 1l ( 2).
L'a:hside di quella .chiesa 01; n' la porta
-gl'esso; il capo ne divenne il fondo. . In una oap
sotterranea .giCe il mausoleo di un cavalie1e
dello. Spedale. Nelf attiguo oratorio toovasi un an-
tico monognimma di Cristo. Nel . un
rbasso rilievo con la testa di .s .. Giovanni decollato,
iha la dat tlel H8o. Le oolonne. e le sdale mar-
:tnoree, i marmi bianchi e del oonvento, ora
ahtazione di mjseti, le forme peregrine del cam-
panile, -le; 1ieche finestre chiesa, gli avanzi
,antichi, la moderna, le rimembranze
istoriphe' possemi esolenni; o.gni cosa infine i
-trae a desiderare che un .qualche scrittore
.9' adperi: a chiarire questi :luoghi, di
medita-zioni profonde.
( 1) Muratori , 4"' .
(;J) Giuatin., Ama,

Le . ragguardevolissima chiesa di Genova la
Metropolitana di .San .Le pi
s.ue modeme sono & Maria di Carignano,
San Sit:o, la Nunziata del Guastato, San(
,Maria delle Vigne .. Di esse dir pi o
vernente; tacendo solo. dell'ultima, perch
tunque bella, ricca, ornatissima e. la
non ha tuttavia s opere di che
in tanta abbondanza di materie mi debbano parti.
colarmente fermare. Ed a questo biso
1
gno di non
allungarmi . di troppo, attribuite il silenzio in cui
passo venti altre chiese degnissime di esame per
se stesse. o pei dipinti onde vanno. Ed
alcune di coteste che son costretto 1a tacere, sie ..
dono sopra eminenze d; incomparabile vista, tra
quali San, Francesco di Paola, adorna di
bilissime tavole, dalla cui piazza l'omila
il porto e -la parte occident)e dQU...
.citt e le sue gioconde pendici. Ed anthe:
templi e ne' monasterj; ad alb-' u5o or rivolti, avrei
peregrine cose a mostrarvi. E vorrei aW.eno dipin-
'gervi l'elegante e piceolo chiostro he. fu. d'. Bene-
a San Benigno, iacogniro quasi ali vive_.ti,,
ove dal marmoreo pavilileoto s' alzano quattro granli
piante .di fico ad ombrpggiare le colon-
nette e .la max:morea.fontana. Perch mai il Migliara.,
quand vellne in Genova, OO.B fu ::a. :ve-
derlo ()?
( 1) Tra i dipinti delle chiese _passate in silenzio , memorabile 1: la
tuola ilta da Fra Filippo Lippi Carmelitano, che parte UB' aup,o
Masaccio , e al IJIIII}ct Lorenzo ii Magnifico Ieee il sepolcao ed Angelo
Poliziano l' elogio. Essa neOa chiesa di S. ed ba lo acritto
Philippinus Florentinus faciebat. .
In Sant'Anna vedi il martirio di Sant' Andiea lt. mi{;ijor opera del
Fiaaella; pittura s naturale, brillante
1
ch' una delizia
agli occhi, ecc. Soprani.
. Non: cito che quesli due dipinti nlle chiese fu0r delle vecchie mura,
quasi ignoxati dai viaggiatori.
Nell' interno della citt tra i mille che mi forza tacere pel"
non fare un volume sole chiese, seelg trer unioo, esempio il
Ma.-titio di San Giorgio nell aua biesa titolare, Di questa iniigne
0p1:ra di Luca Cambiaso, cosi ragiona il Lanzi : Per la belt della
sacra vittima, per la espression sua e degli astanti , per la composi-
zione, variet, forza di chiaroscuro, tenuto quett Martido per la
tavola cb' egli faceue. Stor. piu.,
. Ved(parimente un Crocifisso e varj busti in bronzo dell' Algardi
in San Carlo. Magnificentisslma cosa poi doveva essere la cappella
,GJ."imaldi in: S. Francesco di Ca.telletto , per la quale Gio. 'Bologna
avea .fat.to. sei di Virt, sette bassi rilievi con misteri della Pas-
sione e aei puiti e il Crocifisso; il tutto in bronzo. Ve.dine ora le
disjecta membra
1
parte neJ palazzo dell' Universit
7
parte nell'atligu;i
cllieaa .
oo.
LETTERA LXXX.
Duomo di Getwva. ( Part. prima}
L' illanguidirsi e spegnersi dell' de', Gara ..
lingi risult in utile all' Italia. _:Tent,rqno gli
Italiani di ritirare la potest imperiale alla .su.
gine, ma la disunione fece una la pt10.n ('x). Tut ..
tavia le citt' datesi a governarsi 'co'pati:f statuti ,.
eominciarono. a rifiorire,. e prima .di ie m,arit-.
time. Venezia annod col centro i suoi
traffichi di Levante. Genova e . P.is-a . i
Saracini dal mar Ligustico e da parte Tineno;,
s'arricchirono con le .spoglie di es:si,:
la propria navigazione. .
L' innalzamento di SQntuosi ternpli
mai sempre in Italia il crescere in flotidezza delle
citt. Venezia diede il primo esempio coll' edificare
la sua Basilica, modello dell'architettura italo- greca ..
Pisa , quasi un secolo dopo , mise mano alla sua
Metropolitana, ove l'indole dell' architettura asiatica
si mescol con le ricordanze della romana. Genova
non volle rimanersi indietro, ed eresse la
drale di San Lorenzo, nella quale osservasi la pri-
sca Simbolica cristiana conservata in nn edifizjo
che ritrae le forme dell' Oriente ( 2 ).
( 1) Emman. Tesauro, Del Resno d' Italia, Epitome.
li duomo di Venezia ebbe principio dopo l' incendio dell'antico,
avvenuto nel g;6, e non fu terwioato che nel 107 Il duomo di
267
Le cattetlrali di Venezia e di Pisa .fuaono .iugo-
mento di dottissime illustrazioni. Onde avviene che
intorno a quella di Genova nessuoo abbia speso le
veglie ed adoperato J' ingegno 1 .
Antichissima t\ la chiesa di San Lorenzo; ma :rie-'
sce arduo l' ordirne l' i&toria, prima del tempo in
cni divenne Ci accadde .in sul finii dl.
decimo secolo. Giovanni II, 'fescovo di Genova,
l'rasfen le reliquie di San Siro nel tempio di. San
Lorenzo, e vi trasport la sede episcopale; peich,
essendo la chiesa degli Apostoli ( ora.di San Sito)
fuor di cittA, timbi:JYa :'esposta alle de:i
:Barbari ( 1 ).
Pila , ominciato JMI o63 o 64, . non fu termiaaio eha. il 1071.
- Papa Gelasio coaaacr il duomo di PiPa nel 1118, nell' nnno
iste.sao in cui: egli consacr. il di Gem>va. .
Comunement.l diceal lasillca' la.aedia dl Patrlare11; .Metropolitana
quella dell' Arcive.scovo; Cattedrale quella del Vescovo. Si usa pure
iodifferentemeote la voce Basilica pe.r indicare ogni tempio insigne, e
quella di Cattedrale per ai1nifieare ogni 1ede di un 'feaelvo, qualunque
aia il auo grd;, nella eccleaialtica. Duomo diceai general .. ,
mente la ebiua pi prinoipale ed antica, di una citt.
La. dignit archiepiiaopale fa enferita alla cbifta di. Gelova. nell'
u33 da papa lnnoeento Il, detto dianzi .
( 1) Il Giutiniluio (" Annali ) dice che Il 'feacovo .. Landolfo fece
quella traslazione l'anno 997. Il ))agonetti (Star. eccleiast della l.ig.)
citando il Varagine, afferma lo 'stei80, ma all' aDilO 994: L' opini(tne,
d.a me ae1uitata, ritira il lraaportamento all' anno g85. Di quioci in-
nanzi In' attengo sempre al Giustiniano, ai perch storico degno di
tutta fede, ai per oou avvolgermi in disputazioni c:riliche 41 .. iun
momento.
Si rammenti he io qael avvenne il sacco di Genova p upera
de' Sarat!iai.
Q11aolo ' 'tempi anteriori aJia traslauone .;beo ci ak i ,iesQC t:
pia credenza che S. Lorenzo e S ...
1
andando di Spa&IYI
268
Nell' anno tog8 i Genovesi ch'etano andati con
le navi contro agl' Infedeli, pigliarono in Mirrea ,
poi detta Stamira , citt della Licia, le reliquie di
8. -Gio. Batista; e tornati in patria le c()llocarono
nella cattedrale di San Lorenzo ( 1 ). ' N e( 1 1 o 1 lo
stesso fecero del famoso vaso, detto il sacro Catino,:
acquistato nel sacco di Cesarea (2). L' anno uJ8.
papa Gela.-; io II nel passa1e. per Genova andando.
in Francia ove lo trasportavano le galee genovesi.
che lo avean liberato dall' assedio di Gaeta, volle
egli stesso consacriU'e la chiesa di san Lol'enzo (3 ),
splendidmente in pa1te gi rinnovata ( 4), e (WD ..
dotta poscia a miglior finimento (5).
In breve il duomo di Genova, edificato, a quanto
fama; sin da' primi secoli della e di ..i
venuto sede vescovile prima del fu. tra il fi ..
nire dell' undecimo secolo , e il principiar del duo-
abarcaasero a Genova, e nella citt alcun dl aoggiornauero, e che n.el
luogo dello sbarco una chiesa a San SiHo, ed una a San .Lorenzo
nel Jit.o dell' alloggio ( ove appunto ambe d' iDCierta origine i veggono
tuttavia ) dopo il martirio loro da' Cristiani a' ergessero. Di ci ,
dice il Paganetti , non abbia m dOc:amento. Ma il non conoacerai
oripne'della chiesa di S. Lorenzo, appunto.ne indica la.remeta an
tichit .
. , ( r) Giwtiniano, A-au.
(Q) Iri.
(3) ]Ili.
(4) Nel roo, wi. .
(5) Noi sappiamo che &i continu molto tempo a lavor.renella.ohiei
pereiooch decreti del u34, u4o. e J70 diedt'IO alcuni prov
1'edimeati per applicar certi denari al compimento della fabbrica , fl
Del 1164 Bariaone re di Sardegna avea tlilto di -llelli per lo
1te1ao ocpUo. Stor. C.eu. della Lig.
' 2 ~
'deeimo; preS() a rifabhricare da' Genovesi in UJl modo
degno di una citt ~ b e gi spediva . potenti aa,:Date
sulle coste dell'Asia. Essi lo arricc4irono con le
spoglie dell' Oriente e le prede fatte sopra i Sara,.
cini di Spagna. I principi tributarj della repubblica
concorsero co' lor donativi ad abbellirne il massim'()
tempio. E gli stessi imperatori di Bisanzio non i-
sdegnarono di sottoporsi a pagare un annuo censo
al suo mitrato pastore (l). .
() Da Almeria espugnata nel n48 vennero assai probabilmente le
preziose colonnette delle porte, con capitelli di atile moresco. Rac-
contano gli Anqali di Genova che delle apoglie di Almeria un aacer-
. dote riport due bellissime porte di bronzo le quali stettei-o luogo'
tempo per clausura della chiesa eli S. Giorgio. 11.Fu ancora portato
delle p1edette spoglie un ornamento di pill lampade di bellissimo e
aottiliasimo laoro moresco, il quale .insino a. questo giorno ai vede
pendente in la cappella del glorioo Giovanni Batista. Giustin. illi.
Dall'Oriente si giudiano dai' naturalisti reute le belle colonne di
pietra dura nell' interno del tempio; Si 4\ veduto che da Mirrea e da
Cesarea i Guoovei tra1ferirono io patria le ceneri del Precuraore ed
il sacro Catino. Se quegli Annali non fan menzione delle colonne e
de' marmi pur traRportati daR' Oriente e dalla Spagna , ci forae av-
yiene per la sobriet de' loro scrittori che non raccontano se non le
cose a lor parere maggiori.
L' uso di portar dall'Oriente i materiali ai chiarisce dalla legge fatta
dalla Repubblica di Venezia, in forza della quale. ogni nave cbe tornava
dal Levante d1>veva prendere tra gli oggetti che fl)rmavano il suo carico,
lolonne, atatue, basti rilievi, mal'JIIi, bronzi ed altre preziose mate-
rie, e tutti gli oggetti cori tal mezzo portati a Veuezia furono impie-
gati nella fabbrica della cattedrale. U .IIJ&Court Stor. dell' .Irte,
#l'ad. del Ticoui. L' esame di quelle colonne, i basai. rilievi , opere
ITeche di nrie et, lncaatrati ne' muri laterali' del duomo di Genova,
i bronzi recati da Almeria, c la conformit delle usanze nelle citt
marittime' dell' Itada io que' aeco)i, noa. ci concedono di dubitare che
)o etesso operaBBero anche i Genoveai
. Quanto a' doni de' principi tributari eccone un esempio oltre quello
270
:La 'pi: riasgoardewl .cosa delhi metropolitana ni


per qaanto s'attiene all' istoriar an-tica det.-
1' arte, Ja parte inferiotedella facciata:, opera che
spetta: ai; primi alhori del duodecimo secolo ( r ) .
. Fazio degli , contemporaneo di Dante, pi
'tardi la celohrava ( 2 ).
di Barisone soprallegato. Nel u3r il giudice e aigoor d' Alboren in
Sardegna don alla chieta di San Lorenzo ed alla Repubblica una
nella piaouril d' Alborca nominata San l.1ietro de Claro con la
aua rendita asui buona, e don ezinndio met dello montagne di tutto
il suo regno . dalle qqali si cava lo vena dell'argento. " E nel r66
O berlo Spinol.r, orando contro i Pisooi dinanzi all' lmperatOJe, diceva:
" Sappiano i Piuni che la chiesa nostra caltedrale di San Lorenzo
possiede in Sardegnil casali , corti, 6ervi e lavoratori. , Giu.cit&. ivi;
E pei doni constalltinopolitani, Nel u55 Emanuel imperaton:
greco si obblig di pagar in perpetuo a' Genovesi 5oo perperi , e 3
palj dorati ogni anno
1
d"' quali se lie veggono in duomo ancor ora
alcuni antichisiimi e enperbi. Fed. Federici, Lett. Vedioe il do-
cumento autentico ne' Genove.si a Gtilata.
( 1) Nel 1 lOO si fabbric la facciat. e lo portale del tempio di S.
Lorenzo, Giu1tin. ivi . E queato giudisi'oso ecritlore ee .molto a vea
viaggiato , dice al troTe 11be i portali di quesb. cbieaa oon la faeciala
non banno forar pari in Italia , rispetio 11 la materia e .l' artificio. ,.
( La voce portale , il portail de' Francesi , significare una gra.n
porta od aclie le tre porte della facciata nell' architettura .arco
.acuto, meriterebi..e di trovar luogo ne' nQalri diJ.ionarj c:oll' autorit
dd Gwatiiano. )
(2) Fnio degli Uberti nel Dil.l.a11Jo11do, L. IV c. l, dtHriYendo un
nobilissimo edifizio dt poetica , cosl favel111 :
. . . . Gua1:dava gl' int,gli
Che bei che i!H rcbi trlonfaii
Ch'io vidi a Roma, non par che gli cgugli.
l porfidi e li marmi
Che in San Loren:to R Genuva ba la porta,
San:bbon vili in vt!r quesli cotali,
. fj, .
Qusta facciata ha. tre ganli potte:, 4Wi quali
quella di mezzo :d':assai la maggiot-e. Molciss:ime
colonnette di var.ie fogge, di finissi01.i marmi
versi in colore,: con capitelli di 'e dissi ..
mil lavre 1 -sostengno Wl' inttecciatura di cordoni
o di :rami ch m o .stra l' idea . d' un pergolato ( 1 ).
Sotto :i lo1o archi di ses:t acuto, evvi un gran
basso rilievo rappresentante il. l\fartirio di San Lo-
renio. E sopra questa scoltura di cui s'ignora l'ar ..
te6.ce, sorge la statua del Rdentore, attorniato dai
mistici animali '(-2).
Le. due . minori sno fatte a mo' della inag-
con molti adornamenti e intarsiature di marmi
o di mosaici, ma .statue o rilievi. Tre
altre porte apronsi. ne' del t.empio' due delle
quali bellissime c:on. istorie e fregi d'. animali .. e cu-
riosissimi ornati Ne' muri laterali veggonsi incastrati
a. pi: .ltezze alcurii bassi .rilievi. antico scalpello,
.&ra' quali un .di .Bacco' e. molt iscrizioni
de'tellpi di>mezz.
(i) Ego: su m' vitis, qui ma ne t in me, et ego in eo.
YaRIJ. di S; Glv. .
Sant' Ambrogio dice cbe Ja vite pu rassomigliarsi al popolo cri-
aliano; San Girolamo che 4i usava la vite a fregio de'
Da ei pu argomentarsi ehe la -for-ma .di 'quellol porla .appartenga
alla Simbolica .Orfica Criltiana' come' i 'dir pi. innanzi.
(2) .,. U Santo Martire, diatuo nella graticola la porta mag"
8WrP--, edificata l' anae 1100 ' .. un lavoro di singola.: attenzione per
Ja Storta dello Arti. . f.d w -o fermo quest' opinione che se
noi pote&s\mo esamiliare gli antichi' monumenti. della ptlia, nascosti
O' IIJ!arriti 2 al vcdl'e&be: che Gencna "Eu ae bani tempi l'Atene dell'
Jwtj : coioe il fu Pila della Toscana. Stot.
:. - ;
!&7'1
:: Ai due 'lai dtlfft sorgere due al-
tissinii . campanili. N OD ne fn innalzllt() che quell"
.a sinistra ; ttl'Ulnato Del I :l, di J"o :palmi mn91'e
del. disegno, per . clpa d ' tempi ( 1 ). Tutta la: fa c.:.
.Ciata incrostata di. marmi bianchi e neri a zone
alternate. La sua parte superiore meno antica
dell' inferiore, e probabilmente lavoro del I3.
0
o
1 4
0
secolo, a si pu rilevare paragonan-
dofa con le architetture toscae di quell' et. L' in-
feriore , come ho detto , la notabilissima. A' sui
due angoli stanno raffigurazioni evidentemente spe ..
tanti alla Simbolitia cristiana odca ( 2 ) . Adoperia-
moci. a sollevare un lembo del sacro velo che copre
quelle a destra del tempio (3).
U oa colonna posa sopra un leone che ha il cap9
tli aniinal marino. La fiera tiene amorevolmente in
mezzo alle branche un agnello svenato. Pi sotto, la
sacra colDmba dispiega le ale che in principio
eondaron l' abiss()'.. A. destra ed . a sinistra, sul corpo
del Leone striscia e fischia un drago alato. Qnattro
<Juadrupedi, uno de' quali ha il dJ . augel di
rapina, tengono co' denti l' orlo della colonna.
-
(-t) Ag. Giusu'n.
' " La Simbolica cristiana ne' suoi 'pi generali attributi n de6-
uita la rappreuniaz.ione di dtJ(5mi, mi1t.rj 11 wriI. religitue., per
meno di forme , cifre ed immagini . . Se la Simbo-
lieu constituita da for111e e numeri ; riceve denominatione di .,.__
rica; se da figure e. rappresentazioni, chiamasi orfo:a . ..:.. 4nticlait4
romantiche -d' Italia, op. di Dtifend. e Giu1. Sacchi. Milano, t8!18. ' .
(3) Quelle a ainistra dift'erisoon11 Alquanto : qairi un intagliato piedi>-
aallo aoaliene una .natua, creduta r effigie dd l'antico arletice che lavoro
i marmi della facciata, cd 05Sel'Vabile per la buona maniera deUf: picche.
273
questa, fuor di dbbio, una- composizione fi-
gurata, un'immagine di cose areane, a- norma -di
quanto t:ostuma:wasi nelle chiese cristiane prima . del
Mille. Eccone, secondo il mio concetto, la spiegazione.
. Il leone, simbolo della fotza . ed immagine dei
cristiani santificati dal pane celeste, rappresenta -la
Chiesa ( 1 ). Ha il capo d' animai marino, . perch il
pesce era uno de' segni con cui si distinguevano i
servi di Cristo (:;a). Il drago aligero che impenersa
sul corpo del leane senza poterlo addentare, signi-
fica il genio della . prevaricazione, lo spirito del-
l' abisso che non potr mai prevalere contra la
sposa di Cristo (3). L'agnello mistico indica- il
Verbo umanato ( 4). scolpito immolato per di-
notare la passione del Redentore, da cui ha rice-
vuto santificazione la Chiesa (5). La colomba c o l ~
r aie distese il simbolo della sua gloriosa risur-
rezione (6). I quattro animaij rappresentano alle-
goricamente la sante virt de' quattro Evangelisti,
perenni colonne della Chiesa (7 ).
(r) Leooem enim significare cenaendum principalem et robustum
et indomitum el abditum circumvelamine; Si11e1io . - Ut Jeones flammam
spirante, sic ab illa mensa diacedimua tenibiles efl'ecti diabulo. S.
Gio. Grinm.
(2) Te1tulliano, de Bapti1mate.
(3) Et vidi angelum deaceodentem de coelo .... et appr:eheodit dra-
cooem , terpentem antiquum ,. qui eat diabolua. Apocal.
(4) Buonarruoti, Yetri cimiteriali.
(5) S. Tomma&o.
(6) Cbristum colomba demoaatnre solita:' Tertull.
(7) Vedi l' Apocalise. - Quello dei quattro animali il cui capo fi-
nisce in un ro&tro
1
ba le mammelle turgeaceoti , a differenza 'degli
.altri.
2
74'
In e pi breYi. marmorea figura-
zione vuol dire: La Chiesa, significata dalleone
pesce, ha per i.l mistero della Re-
denzione, simbplesgiato dall' agnello e dalla olomba;
essa ha per puntello gli espressi dai
misteJ'iosi animali; l'inferno, indicato dal drago ,
invano le muove guerra. come un leone
i suoi nemici, essa mansueta come Ull
pesce co' suoi confratelli.
. Questa dichiarazione s lucida e s lontana :da
ogni stir11cchiatezza, ch' io potrei ripetete il motto
Siracusano, ho trovato, ho trovato. Tuttavia se in
,quel cat;nbio mi diceste che ho sogoato vegghiando,
non me lo recherei punto a dispetto. . In materia
di allegorie due spiegazioni interamente. dissimili
possono apparire egualmente verosimili, ed amendue
esser false. E poi converrebbe dimostrare che ci
abbia . allegoria, e non pi capriccio,
immaginazione d' artista o copia di
usate per ornamenti architettonici, siu,tholico
pensiero, senza pensato accozzamento d' imagini. [te
dQmum Jq,turae
Ora ci fa mestieri passare le soglie del tempio,
" Ma se pi versi a questo canto aggiungo , .
Temo vi qffena tl suo troppo esser ,, ( 1 ),
.LETT&RA Ll.XXI.
Duomo di Genova. ( Parte seconda ).
Il duomo di Genova s' 7S palmi genovesi;
se ne allunga 3oo. Due fasci di colonne, dissimili
in forma e iiJ modulo e di ricca materia, sQstengono
la gran loggia in s-.,ll' ingresso , e- formano il
bolo. L' interno .diviStl in tre navi, sostenute da
-sedici alte e poderose .colonne di breccia affricana
con piedistalli di basalto. Sulla cornice lo1o altret
tante ne posano che raddoppiano il cornicione e
gli archi. ci quanto il duomo conserva indentro
dell' antica struttura: perciocch il coro, il presbi-
terio e la cupola sono opere del 16'.
0
secolo, fatte
col disegn.o di Galeazzo A.iessi nello stile greco-ro-
mano ; opere grandiose s, ma che ci lasciano tut-
via desid,erare quella veneraQda ed distri-
buzione .ecl illuminazione delle antichissime chiese.
' . ' . l
Ma chi f1,1 P architetto che diede verso il oo
il disegno .dell, rie.dificazione del tempio? Mancando
le autentiche notizie, ci lecito argomentar co l
Soprani che fosse quel Guglielmo Emhriaco, il
quale idei) e fece eostl'llire le famose macchine pet
le quali l' esercito de' primi Crociati venne a capo
di togliere la citt di Davide agli Emiri d'
Egli aveva_ con se , dice Guglielmo di Tiro, ottimi
maestri di architettra. E r alchitettura civile e .la
militare erano allon e furono pe1 gl'an pezza di
276
poi, esercitate congiuntamente. Guglielmo Emhriaco,
nato m Genova l'anno 1070, oltre quella spedi- '
zione condusse anche l' armata ch' espugn Cesarea.
Guerriero navale e ed architetto militare
e civile della sua , egli ne fu pure console,
.cio uno de' magistrati supremi, nel I 102 ( 1 ).
Il pi nobile ornamento del duomo di . Genova
la cappella di S. Gio. Batista. Questa cappella
che per egregie opere d' arte pu gareggiare con
qualunque d' Italia, forma una chiesuola dentro la
chiesa. Essa ha una superba facciata, tutta di marmi
bianchi e sparsa di figure ed istorie a rilievo, opera
certissimamente non posteriore al secolo t5. La
( 1) Se poi ai continuasse a tenere l' originale distgno sino a' tempi
dell' Alesai, ignoto all'atto rimane. Ci tolo sappiamo ch'oltre i lnori
fatti nel r:a." secolo e sopra accennati, e gli altri probabilissimamente
falti nel r3.
0
, molte opere nell' interno del tempio ai condussero a
fine nel principio del r4. lmpercocch sulla cornice delle grandi co-
lonne ata scritto: r3n Filipp. De Nisro Nicolau. De Goano B.,a
ratore buie Ecclesiae foceru.nt renware hoc opu.. D. Osero lesato.
Nel 128g i vincitori d'una fazione volendo aasalire i vinti d'un'altra
ricoveratisi nel duomo di Genova, ne bruci11ron le porte. Dal qual
fatto e dalle s.urriferite parole un dotto ma sistematico autore argo-
menta che anche la facciata del duomo aia opera del r3r:a. Ma egli
va grandemente errato. Le aole porte di legno furono bruciate in quel
tra!Dbusto, a si fece verun altro guasto, n progredl pi oltre l' aa-
ll.llto. Ed in ci padano chiaramente gli Annali di Genova. Beael
giova credere che io posteriore et qualche ornamento ai aggiungease
alla facciata, bench senza nulJa torle dell'antico ano stile : eeseudoyi
tradizion che qualche fregio della sua port11 maggiore provenga dalla
.cattedrale di Savona
1
distrutta per dar luogo alla fabbrica della citta-
della, come addietro s' detto. Avverta il lettore che della sola parta
inferiore di eua qui a'aseeriece l'antichil.,
2";7
cappella venne ridotta a perfezione nel 4g6 ( 1 ).
Nel t532 Filippino Doria vi fece edificare la tri-
buna con la spesa di mille scudi d' oro. Architet-
tava questa magnifica tribuna Giacomo della Porta
padre del famoso Guglielmo. Essa della forma
seguente.
Sopra quattro piedistalli di marmo bianco., or-
nati di scolture, s' alzano quattro colonne di por-
fido, le quali sostengono un ombracolo di marmo
intagliato. Sotto l' o padiglione, l' al-
tare. ove posano le ceneri del santo Precursore.
Adornato l' altare da una tavola dipinta da ' due
parti, squisite pitture di Teramo Piaggia e di An-
tonio Semino, padri, si pu dire., della rinnovata
scuola genovese (2). Maravigliosi sono gli ornati di
questa tribuna. Li fece Niccol da Corte., scultore
lombardo, che nella parte ornamentale pu pa-
co' pi perfetti. Il fregio che gita intorno
al cornicione delle colonne chiudenti in mezzo l'al-
tare, arricchito di arabeschi tanto sottilmente
condotti che in simil genere non si pu andare pi
{t) Come dalla lapide, Divo Prrecursori Francicus Lomellinus et
Antonius Sardi Priores et Comilium multiplicata pecunia
4g6.
Sin dal 434 papa Innocenza VIli avea proibito per bolla speciale
l' ingresso alle donne in questa cappella.
Vedi l' Historia di S. Gio. Bati1ta, proteUore di Genova, di A.
Calcasnino; Gen. 697, libro, da cui son tratte varie 11otizie com-
pendiate qui sopra.
(2) La nativit di S. Gio. Batista del Piaggia, il BaUesimo di
Criato del Semino.
278 ,
oltre ( 1 ). - sedici facce, o come e' dicono
specc.hi, presentate dai quattto piedistalli . delle
colonne, hanno sedici figure di profeti in altissimo
rilievo. Le scolpiva' il ridetto Guglielmo della Porta)
artefice che poi fece maravigliare lo stesso Mihe-
langelo. Ed erano il primo suo notevol lavoro ; ma
lavoro che per la squisitezza egli mai non giunse
' a indi inrianz i. /
In giro attorno alla cappella stanno otto statue
pregia te. Sei sono del Ci vitali, <c tutte
di :tondo rilievo, collocate in altrettante nicchie
1
tre di qua e tre . di l, nelle due arcate laterali.
Le due prime hanno alla base il nome dello scul-
tore. I bassissimi rilievi, a man sinistra entrando
1
sono del Civi.tali; gli altri no. Le statue, salvo che
una, hanno il l or nome . alla base,. e sono Adamo ,
Eva, Abacuc, San Zaccaria, Sant'Elisabetta. Quella
statua che non avendo nome, ha. dato luogo a t-
lnno di crederla un Abramo, e ad altri un profeta,
senza dubbio Isaia. >>
<c A tanto giunse il Ci vitali nella. statua di S.
Zaccaria che quasi ne disgrada, quanto all' espres-
sione, ogni altra moderna scoltura. Per essa,
starei per dire, quasi rinnovellaronsi gli antichi mi.,
racoli de' greci artisti n (2).
(r) Soprani, de' Pitt. Gen. -a Nello acolpire arahescbie fo
gliami il Corte faceva in marmo ci cbe altri difficiln1ente furebbe- in
. legno od in cera. C. G. Batti.
(2) Sullit colture di Mau.eo Civitala' in Genova, lezione d march.
Mauaroa, presid. pella Cnmmiu. delle Belle 4r-ci in Lucce.
2
79
Andrea Contucd da Monte Sansovino fece le altte
due statue. Esse .rafiigu1-ano la Vergine tenente in
collo il divo Bambino; e San Giovanni Batista.
(t Belle e distinte )) chima il queste due
statue) e del loro. autore cosi favella: u Michelau ..
Egli nnne in Ge.nova nel 1826, trath dal desiderio di contemplar
quelle statue. N vi so dire
1
scriveva, quante volte ni recassi a
t"apeggiarle ed iatudiarle. .
11 conte Cicognara nella sua grand' opera aulla acoltnra, pose il
di quella 'tatua che il Mazzarosa dice un Isaia, e che lo sto
rico dell' arte crede un Abramo. Singolarmente osservabile ei la
dice, . per l tggia dei veati111en.ti e an certo gr,endioao )a di-
atingue: le altre ricordano in qualche maniera il fare di Jacopo della
Quercia, appunto percb4! in si ofFrivano a lui pere di queato
Seneae, come modello di preferenza ad ogni altro scultore.
Matteo nacque in Lucca il di 20 di luglio 435, mori il ,,
di ottobre J5ot. Il primo suo saggio fa il mautoleo di messer Pietro
da Noceto, gi segret.tro di Niccol V. Non chiaro da ohi egli sta-
diaue l'arte della ICOltnra. c Ma non dee far marniglia che nn oon-
temponneo di Donato, nn arte6ce che viveva in Toscana, e che aveva
dinanzi a se una serie di monumenti prer.iosi scolpiti nella prima et
del risorgere di qusti studj, potesse da se solo levarsi in alto d mi-
rabilmelltjj, ,.
Racconta G. B .. Paggi c:he il Ci vitali ri diede alla acoltnra mentre
era ne quarant'anni , e dopo nere sino a quel eaeroitata
l'arte del barbiere. Il Cicognara prova cb' egli non avn che 37 aoni
quando fece il mausoleo di Pier da Nocelo.
Matteo Civitali merita ano de' primi luoghi fra gli scultori del
secolo J5." E sebbene nella sua patria ed in Gcllova soltanto ei co-
llosoano le opere aae , nondimeno sono ene coal aniamente pe11sate e
coli nitidamente ed elegantemente es,.gui\e , che possono gareggiare
colle primarie pel gusto dell' esecuzione e per. l'adempimento de' pre-
cetti dell'arte. o Cicos11ara, &or. Sco .
. Asserisce il Soprani che n.iana delle colture del Ci'filali pali atare
a fronte delle sei statue che ba. l'el duomo di Genon, le quali,
ei dice, baatnno a rcmdere immortale il nme del loro atte&ce. Yile,
ut 114pr11.
!180
gelo,. se aver poteva un rivale ne' suoi coei, hon
doveva temerlo che nel Contucci , buon architetto,
fonditore e scultore molte; nobile ed elegante 1: (t).
Un monumento di antichissima scoltura cristiana
giace dietro di q u e l l ~ tribuna. l' arca di marmo
nella quale si custodiv\\ito le ceneri del Santo sino
al 1178. Pare anzi che sia l' arca medesima in cui
i Genovesi trasportarono dall' Asia Minore quelle
venerate reliquie. Ha la forma di un sarcofago, ed
tutta istoriata a rilievo ( 2 ).
. Le arti sono le . confortatrici degli umani fastidj.
Ma non vorrei riuscir nojevole anche pa1lando di
esse. Onde riduco a brevissimi cenni le rimanenti
notizie del duomo.
Sette statue, due bassi rilievi e un deposito , il
tutto opera di Fra Guglielmo della Porta, adornano
vagamente la cappella de' Ss. Ap. Pietro e Paolo.
(r) Stor. della Scolt. - 11 Vaaari acriaae la vita del Contacoi. Vedi
pure il Borghini nel Jliposo. Il Soprani dice di queste atatue : Chi
a' intende di acoltura, le ammira; e coms si fa delle Sf1Uisite 't'ivande,
pi d' una volta torna a guatarle. "
A' lor piedi eta scritto : Samovintu Floreminu.
(:a) Nel gennajo del 1178 venne a Geno't'a Federico Barharoaaa
con l' imperatrice Beatrice aua moglie ed Enrico loro figliuolo. One-
qaiarono questi principi le sacre ceneri, e al loro altare fecero donali vi
degni della loro magnificenza regale. N contento di ci ordin Federico
che a eue apeee ai lavorasse un' arca di arsento perch&\ pi decente-
mente vi fossero custodite , dove per avanti ei eran tenute rinchiuse
in un' arca di mumo bianco cbe oggidl ei vede dietro e aollo l'altare
del Santo: e che per tal memoria tuttavia tenuta in -venerazione:, i ~
aieme con la cateiaa di ferro oh' eece dai due buchi d' eaea ; la quale
ia quel tempo la sigillava. .4. Calcagnino, llt. so,. c:a.
2R1
Che ne avvenisse dei bassi rilievi, opera dello stesso
insigne rtefice, lodati gi dal Soprani, e ch' e1"8n
qui sotto le statue, io noi saprei dire ( 1 ).
Sei statue parimente fregiano una cappella del-
l' altta navata. Le fece lo scalpello di un allievo
del Bologna, Pielro Frncavilla, fiammingo di n a-,
scita, ma che venuto giovane in Italia ed in Italia
sempre vissuto , vieo considerato per Italiano ( 2 ).
Ho detto fregiano, e quasi men perch quan-
tunque assai celebrato fosse questo scultore .a' suoi
tempi , e tra le migliori sue opere fatte nelle citt
d' Italia. s' annoverassero queste del duomo di GeM
nova, nondimeno esse troppo gi sentono quel tri-
stissimo gusto ch' escludeva il riposo e vagheggiava
i conttJrcimenti (3).
In quella navata cio nella gran cappella che n'
in testa, monumento della munificenza del
(1) Rappresentavano il aagri&zto d'bacco, Mos che riceve le tavole
della Legge, la dicollazione di S. Gio. Batista, il martirio di S. J>ietro
c quel di S. J>aolo. Yiu de'Piu. Gen.- Avverte poi il Soprani che le
statbe di Abramo e di Mos soo fuor di luogo, cio l' una ove do-
veva esaer l' altra.
Rappresentapo i q:ualtro Evangelisti, e i Santi Stef"oo ed Am-
brogio.
(3) Pietro Francavilla ... u condusse il marmo con lutto il magistero
proprio di un' et io
1
cui le meccaniche dell' arte ai eran rese agli
scultori fin troppo famigliari, e la sicurezz,. del merito dell'esecuzione
rallentava le cure che debbon&i all' invenzione. L' aft'eUaziorae teneva
troppo speuo il luogo della grazia, le sue figure sono quasi tutte m.a-
nierale
1
ii suo panneggiare ca1icato e voluJuiuoao; le sue forme ideali
poco vriate; ed on pre$e ad imitare Micbelangelo, non colse cbe la
parte materiale e difettosa senza indovinarne la grandiosa e JlOelica.
Ci CO!Jnara, i vi.
282
Matteo Seoarega, s'ammira il San di Fede
J!igo quadro che fu argomento di cont.aarj giu ..
dizj, ma che -vien genetalmnte reputato egregio
lavoro di questo pittor (t).
Il presbiterio ed il coro sono ricchissimi di fregi,
di marmi, di dorature. Delle quattro statue colos
sali rappresentanti gli Evangelisti, quella di San
Giovanni scoltura del Montorsolo. Sopra l' altar
maggiore levasi un gruppo in bronzo che raffigura
la Madonna attorneggiata da Aogioli; opera di molta
spesa e di poca bellezza. La volta poi esprime in
pittura a buon f'resco il martirio di San Lorenzo ed
un' altra istoria del Sant. Fece questi affreschi
Lazzaro Tavarone, ed- il Lanzi li reputa i pili belli
!!he siano in pubblico di questo alo1oso dipintor
genovese al quale giustamente egli tesse nobilissime
(1) u Ha espresso Federigo in qo1esta tela il Crocifisso Signore a eai
fa. corteggio una turba di angelici spiriti, tutti in alti di riverenza
di dolore. A pi1: della Croce e a destra del riguardante stanno la
Madre e il diletto Giovanni , alla sinistr . il martire S. Sebastiano,.
cui l' altare dedicato. Pu dirai che raramente la massa di luce ba-
rocceaca fu adoperata con maggior convenienza e che raramente ancor
produsse maggior efFetto . figura del S. Sebastiano cosl spon-
tanea per la sua movenza, ed eseguita con tanta disinvoltura che si
direbbe condotta con un solo tratto di pennell senza fatica alcuna.
Giorn. Li5.1827 E vedi un lungo articolo sopra questo quadro. Per
lo contrario il Cochin (Yoy. d' It.) ne avea scritto. Ce tableau est mal
compos et trop dilpers ; la couleur 1111 est graciewe. mais s rete
sont de caractre mesquin. - Dell' adorazione de' Magi , quadro di
Luca Cambiaso por nel duomo, egli dice, il est d'un bon ton, et qui
ent du Tiziano. Biasima poi il colorito e la maniera degli afFreschi
del Tavarone; ma il Lanzi, miglior 'giudice, ne porta 'all'altra
lenza.
lodi (a) . .._ Gian Francesco :Zabello Bergamasco
fece i .lavori in tarsa ne' sedili del coto.
Potrei mostrarvi molte alt1e pitture e scolture
nel duomo di Genova ed indicarvi marmorei
pocri di Dogi, di Cardinali, di Arcivescovi, rreo-
piarvt tscrtzlOni d' aintichit cristiana, provanni ad
illustrare i bassi ri.t.ievi d' arte antica che sotl nei
muri esterni a' lati del e condurvi nell' at-
tiguo tempietto ove stanno lavori da pigliar in esa-
me ( 2 ). Ma per amore di brevit dar fine ool fa-
vellarvi di due l'arit, che insign. tra 'le altre , ser-.
bansi nel tesoro della chiesa.
Una la cos detia (l Cassa di S. Gio. Batista, n
ossia la stupenda arca d' effigiato argento dentro
la quale vengono portate in processione le ceneri
del Santo. un' opera di cesello con architetture
e storie ed immaginazioni, condotte con
() Il Tavarooe ... e'avea furma"to'un metodo di colorire a fresco .. .'
l: questo un colore augoso, vivido, v.ario che anche in molta diataou
vi presenta gli oggetti quasi fosaer vicini, e tu l' istoria vi fa ve
dere quasi in un teatro bene illuminato , riunita con una vaga e brii-
lante armonia. Stur. pittor.
(2) lvi il Santo in atto di batte'llzar Cristo ed alcune figure d'angeli son
credute scolture del aullodato Niccol da Corte. - Evvi nella cl.iesa
cattedrale di Genova un'antica lapida, dino dall'anno 443 ivi collocata.
Essa aepolcrale e in memoria di un certo Santolo snddiacono, morto
preuo a ottant'anni, solto il consolato di Albino. Si vuole che fosse tratta
dalle rovine di un' antichissima chiesa di Genova. Molte cose dispu-
tarono intorno a qnesta lapide gli scrittori. Il dottissimo Oderico ne
fece l'argomento di un breve conlentario latino, nd quale senza de-
finirne decisivamente la data, inclina a crederla fatta nell'anno 493 in
cui Albino ed questi in Oriente, quegli in Occidente, furono
Consoli. " llflm. delr Imtit. Lis. '
284
simo. amore. Ha la data del t43?, ed il nome del
4
l' artdce ch' Teramo Daniele o di. Daniele .. Per-
ch non rappresentano coll' arte del .disegno e del-
r. incisione. questa nobilissima :testimonianza del fio-
che faceva in Genova l' arte, del lavorar a ce-
sello in sul del secolo 15. (I) 1
L' altra una coppa. di colorato ed ora
spezzato, la quale fu. gi reputata c' d' inestimabile
pregio :e del valsente di pi reami. ,, Conciofosse-
,ch .la credessero fatta di un finissimo smeraldo
tuito d' un pezzo. Parlo della . tazza sl famosa col
nome di Sacro Catino, che dicevano uno dei :doni
portati' dalla reina Saba al sapiente re d' Israele.
Guglielmo EmbriacQ, condottier de' Genovesi, al
quale fu data l' delle spoglie nell' espugna-
zione di Cesarea fatta in comune da tre popoli
Crociati, avea scelto per se quest' unica . tazza, e
po1tatala in dono alla cattedrale della sua patria.
Per sei secoli ella venne tenuta la maraviglia delle
gemme. Ma finalmente. i dotti viaggiatori Keyssler,
Bartbelemy e Lai-Condamine sospettarono potesse
(l) Ella 1\ tutta d' argento dorato, ma il minor prezzo la ma-
teria; perciocch di luoro gotico con molte piramidi d' iueatimabi le
artificio: le quali con le loro punte pare che formino una vaga c mae-
alosa corona a quel sacro mausoleo. Le quattro facciate dell'arca com-
parisc9oo poi istoriate con indicibile maestria e diligenu, e conten-
gono con ben inteso ripartimento i principali miaterj della vita e mode
del Santo e l'abbruciamento del suo corpo. Tutte le tigure e le .altre
cose ivi eapresse aono di tutto rilievo, e foamate con si delicato arti-
ficio che rendono Lupare a chi le vede. A. Hi1t. 1. c-.
285
essere di vetro colorato. La trasportarono a Parigi
i Francesi al tempo delr ultim loro dominio, e il
.dubbio trasmutossi in cellter.za. Essa ritorn a Ge-
nova in per.zi. La citt la fece. rilegare in oro. Ri-
mane tuttora come prezioso monumento della per-
fezione a cui gli antichi aveano pottato l' arte di
colorare il vetro ( 1 ).
Ma come veneranda reliquia dura nello stesso
pregio il Sacro Catino per chi lo riguarda , sebbene
non autenticamente, come il 'vaso consacrato da N.
S. Ges Cristo neH' ultima cena degli Apostoli ( 2 )
E per il dotto e pio vescovo di Nebbio, dopo
(1) La GiuDta de' membri dell' lnstituto di Francia, deputata per
esaminar la materia del sacro Calino, decise ch' el"d di vetro colo
rato. MiUin , Maga. Encyclop. 1807. - YoyaiJe en Italie. - Vedi
pure le Osservazioni sopra il sacro Catino e l'arte di fare.il vetro ap-
preaso gli antichi, erudita operetta pubblicata dal cav; Luigi Bosei in
Torino l'anno 1807. Egli sostiene che il vaso .venne fatto a
aul principio dell'era volgare: il Millin lo reputa per lo contrario la-
voro orientale de' tempi del Basso Impero. - .Ha la figura essagona,
con due manicbi fuori incant.i, uno ancor rotzo e l'altro di gi pu
lito .. Il diametro dell'orlo di un palmo, once sette e mezza; d.i
palmi cinque un' oncia meno la circonft!rcnza ; di once eei la cavit
interiore, e di once seUe l'esteriore altezza. C. G. Batti.
Sa couleur qui est celle de l'meraude verte est belle; aa forme
e il agrable; ses angles so n t bien lran.chs; sea anaea, prists dans. la
matire, aont bien placea; et aea ornemena qui conaiatent. aeulement
eo des ranges de poipta ereux, sont de bon gout; les souffiuret soot
peu uombreuses, et il est ais de voir qu'aprs avoir t fondu en-
tier, il a l babilement repa1 avec le touret. Millin, ivi. - Come
conservatore del Gabinetto di Francia ov' era. dl!poato il sacro Catino,
quest' autore pot meglio di tutti esaminarlo e descriverlo.
(:1) 'll catino di meraldo orien,ak ecc., di Fra Gaetano, Genova,


aver disputato m:lorno lla 'preziosit di queste
vaso come materia , &oggi unge ; '' Il quale nondi.;.
meno se fosse quello delr agnel pascale di Cristo ,
la qual cosa io non nego n ammno , ovvero che
in esso da qu.ell' evangelico Nicodemo fosse stato
1iposto al tempo della. passione il prezioso sangu.e
del Salvator nostro, come pare . secondo che
si legga negli Annali degl' Inglesi, sara da preporre
a tutti gli smeraldi etiam radunati insieme, ed a
Jutte le altre gioje e tesori che mai si taQvassero
nel mundo (I).
Contemporanea dell' autentica istoria di Genova,
la chiesa di San Lorenzo :fu spettatrice de' pi ri-
guardevoli fatti di questa citt. Con le spoglie dei
. ( 1) 4g .. Girutin. 4nn. - Il nao di cui parlano gli Anaali logle&i
il .San 'Graal , famoso ne' libri dell Cavalleria e fondmeo.to della
Tavola Rotonda. Essi pretendono che Giosell'o d' Arim:ttea raccolse io
'Ideato nao il eaogue del Redeotore e lo port in Inghilterra , doye
Jarie citt ti contesero il noto di poaiederlo. da notani o:be it
por dice che questo vao era da taluni nominato Satpa-
t/Mie, voce poco lontana da &n Graal come lo chiamava il erooa
ebiata di Luigi Xll.
E nel Di:oaario di Treyon:a: ai lega alla voee Graal: U santo
G1aal 41 uu piatto o catino prezioao che ai mostra o Genova con gran
urimonia nncruiooe, ecc. Varie ettmolollie ne riporta U Qu-
rio, facendolo alouni nnire da Sang-RJal' o Royal o da &rng a
a CllflOn .del mial.ero della Redenzione : derivando altri GriHil
da Gratiale, "ch'era anticamente un piallo in cui i la trec-
cea o confettura in tayo)a. - Graal nell' aotica lingua d' oc signi-
tican calino , acoddla; onde taot. die San Graal sacro ca
liuo, Vedi pel San .(d-al, Graal, Greal, Grial degl' J .. gJeai, l &eria
ed tmalisi -dt!fli alllichi Romamn di Ca.,aUcl/'ia ,. del Dulton Gdio
'Fei'J'Ill'iu.

Sa.-acini vi.nti neUa Sora e nella Spagna arricchi.-
vaD;o la lor cattedrale i cittadini che poi disertavano
Pisa ed umilia v an Venezia. N el duomo il popolo ,
radunato a parlamento, ricusava -il .giuramento. del.
l' obbedienza all' imperatore Federigo II, ed accin ..
gevasi a difendere .la santa sede e la libett. Di ..
ganzi. a questo tempio, il popolo , congregato in
arme, confermava in doge Sirnone Boccanegra, eletto
U dl innanzi, e dava cos origiue a quell' ufficio di
supremo potere. Sotto queste volte soleva il popolo
eleggere i Dogi perpetui e far altri atti di sovrana
autorit. A questi altari venivano a ricevere la be-
nedizione con pompa i Dogi biennali , prima di
esser cinti della corona ducale che in regale poi
trasmutarono. Nella chiesa di Sau Lorenzo fu ro-
gato l'atto con cui Giacomo re di e
di Cipro, passato dalla carcere al trono, nel pren ..
dere da' Genovesi lo .scettro, si faceva perpetuo lor
nibutario. E qui, memorando esempio di mutata
fortuna! cinquanta fanciulle vestite d.i bianco ed al
suolo prostese pregavano misericordia a Luigi XII,
espugnatore della citt per forza dell'arme. Esse
ver lui tendevario i ramoscelli d' olP.o che portavan
nelle mani innocenti., ed il monarca pietosamente
fe1-mandosi a riguardarle, ammirava , dice il suo
. cronachista , f avvenevole hellezza delle damigelle
di Genova.
Fumano incensi odorbsi. Quattrocento patrizj
ed un immenso ingombrano le tre navi del
magnifico tempio. Ge1onirno Sauli, arcivescovo di
!188
Genova. e :della l"omana porpora a domo, celebra il
divino servigio, a cui assistono- i Genovesi con la
profonda loro piet, non ismentita nel corso di tanti
secoli. Il Doge con veste togata e la berretta
circondata d' aureo diadema, prende lo stendardo
maggiore della repubblica, nel quale la croce ver-
miglia in campo d' argento le Iiguri glo-
rie nelle mat"ine degl' Islamiti. E consegnandolo
nelle 111ani di Un vecchio di ottanta sette anni gli
dice: " . Andate, combattete, vincete; per voi sia
salvo l' onore della. repubblica, illesa la sua auto-
rit. )) - Chi questo novello. Enrico Dandolo
che superando le leggi della natura, dee condurre
nella ribellata Corsica, da' Francesi soccorsa, le navi
e le armi di una repuhhlicll, emula . un d della
V .ma caduta ne' giorni di quella solennit in
assai minore fortuna ? Egli . . Andrea J?oria. _ Qual
aureola circonda quella veneranda canizie! Egli che
nel fatto l' arbitro de' consigli di Genova, vuole
che pe1 lui si"' rim:iovino le antiche cerimonie della
sua patria, acciocch nell' animo de' suoi concittadini
anche l' antica virt si rinnovi.
L' astuto figliuolo di Carlo v brama conciliarsi
l'animo degli abitatori di Genova, citt di cui
nell' ambiziosa sua mente egli vagheggia il dominio.
Che gli consiglia il.duca d' Alva, segreto condot-
tiere di quelle pratiche a cui ha dato per base
una dissimulazione degna d' entrambi? Di portarsi
a venel'al'e con magnificentissi_mo la catte-

drale di San Lore_ozo ove i Genovesi inauguravano
i l01o Magistrati supremi ( 1 ).
'c 1) La descrizione della visita ali. metropolitana di Genon da
Filippo II re di Spagna , mentre non cta ancora cJ-.e principe impe-
rialP ( t548), impattante per la storia ciel costume .. La riferiaco, copian- .
dola dal Caaoni , tultoch lunghetta:
- " era l'ordine dell' PrecedeVIIno i &erti-
tori e ili -litree de' .aigobri apapuoli e de' cortigiani, tutte di color
palio, coo _liste Il' inca.rnalo e bianco, ric!lmate in diveni modi ae
nel col<>re contarmi. Poi la famiglia baesa del JJrincipe vestita
li ,e1luto hianco on cappe cleH ateaao colore e moatre Ili velluto
ioca.n!llo riGaioate a_ fogliami di. 'Velluto bianco, con berrette eli -vel-
luto giallo e pennacchi bianchi. Della atesaa diviaa erano guardie
ae Tedeschi Spagnuoli, qudli a\la ainistra e questi alla deatra in
ildga. fila
1
ed in mezZo prima i cavalieri italiaDi e ipagnuoli
1
poi i
e
1
i signori di maggior 'lllalit, tutti 1 c .. auo. ven
tiq.ua_tbo pil&li nobili a piedi con auperbia.aime livree., e. in fine il.
Principe in messo ai 'due cardinali di Trento di Coira
1
coD.
ui aajt 1li '"lllutq' neii'O, fnlllge e &.cebi d' CI'o
1

-velluto_ bianco , i) di &'aso bianco
1
le calze dello
ltess'?
1
e le acarpe di velluto bianco alla apasnuola. Se
Jllia -il ducti d' Alva, .e serravano la retrogardia dugealo archi-
JMttaie,:-;. llj)ajliuoli. oon capjl!l' ; spada
1
vealiti nella maniea:a lla
famiglia bassa. La citt era tutta uscita di ae steaaa, ognuno concor
tendo coal bello spettacolo. Le strade tappezzate , . le finestre appa-
te di: pManl di .Beta e d'oro, piene di dam !luperbamente abbigliate.'
Quattro archi trionfli
1
ornati di diver.ai geroglifici ,
le glorie della casa d'Austria e le vittorie di Cesare. La piazza di San
Lorenzo era guardata da' aildati dellal\epubblica
1
armati di corsaletti,
pioche ed archibuai. Alla- porta della chiesa fu ricevuto il priaci pe
dal cardinale arcivescovo in abito pontificale, dal doge, da' senatori ,
e dar principe Doria. Terminata la 'messa venne accompagnato da'.me-
.dailiai -allo etesao poato, e ritcwa a laailo ael modo ebe n' era
, Jfnn.
ago
LETTERA LX.XXII.
Pace fotta sulle ceneri di. S. Gio. Batista.
Processioni. - Vqriet)J..
Solevanq le istoriche rap-
pt"esentare a hJIOn freso .le m:.pr."e .:de loro
antenati nelle volte leile immense lor .sa re; ed il
giol'ane pu . far presso ohe un .vi
istoria ne' dipinti che vi ritnangono.l fa:tti
in generale al Comune, venivano an,cb.' elisi :'ffl.giati
nella facciata delle case, nelle aule. pubWlhe, Dei
portici e nelle gallerie de' ittadini. Tra gli 'altri
soggetti il trasferimento delle . di,. S. Gio.
Batista dall' Qriente pi di tutti .f in
yati luoghi da varj pennell; come quello che alla
della. religione unisce oria dell'an-
tica grandezza navale di Oenon (I). Ma non mi
ricorda che lcuno dipingesse la pace fatta. sopra
quelle saCLle ceneri l' .anno 11 tubtocb . .s nota
episodio degli Annali dt Genova. Il non ricor-
(lat'ID.ene non .prova che non veBisse dipinto, ma
il recitarvi quel fatto del ltJutto mio come
compimento a quanto vi ho riferito iotor.no .ai grandi
ornamenti con che la pie& de' .abbell la
in cui si guardano quette reliquie atte
( 1) Vedi questo uggelto auai ben dip;nto a freco, nel palazzo S
luzzi i n Albaro.

quali attribuivano la virt : di tranqi.tillare le onde
in tempesta.
Cominciavano a divampare le discordie civili che
pi tardi e per secoli miSerabilmente straziarono
Genova ( 1 ). I Consoli ( 1 i 6g ) voltaron il pensiero a
rimediare a' mali dell-a l or patria ( :1 ). Ed investigando
le cagioni delle discbrdie, ritrovarono che tra' prin-
cipali 'Citta3ilit' erano corse sei disfide mortai! da
finire in campo con l' arme io mano. Agitata la
cdsa tra :i . Cohsoli, -vi furono divers opinioni. Pen-
savano a'lcui si dmesse dar agli emuli questa fa-
oolt di ;decidere le lol'O contese col Ad alui
pareva inglio non pennetterle per evitare lo spar-
gimento del sangue. Prevalse il parere di coloro
che proibivano il duello. Ma fu tenuto segreto il
partito onde rannodare la concordia con altro modo
migliore.
}i'insero pertant i Consoli di volet lasciar ve-
nire a cimento" i disfdati. B"andirono che piaceva
loro s' acconciassero le con r arme com-
( r) lt Dall polenza d' Genovesi deri"arono le guerre civili
elle aftlisuro questa Repubblica cbe a poco a poco
and declinando. E primi.eramente I' anno n64, per opera di alcuni
giovani tristi, un crude) gurra tra FulcQne Castello e
1
Rolando Avvocato e i loro .am'ici :e aderenti, Nella quale Balduino
Guercio tiglio d' Enrico e Gandolfo Usodimare furono ferili coll'arco,
e Sardo Avvocato figlio d' Antonio fu percosso con una pietra , onde
morirono questi tre
1
e molti allri ne restarono ferili. Fu pure uccio
Melchior della Volta , uno de' della citt. Fa1ti di Geno"a ,
gi cit.
V'erano in quclr.nno cinque consoli pel 1overuo della Re
rubblica, e qualtru per h: CiiUJC civili.
:19:1"
battendo a solo a solo; ordinarono il 'd dell'ab-'
battimento e fecero spazzar la piazza dell'
scoiVado ceine se in quella si dovesse far l batta-
glia. E simulando di voler ad ogni patto che. si e-
seguisse il riscontro, si mostravano inesorabili ai
pietosi prieghi de' parenti e congiunti, alle amare
lagrime delle mogli e de' fanciulli. N comunicarono
il segreto che al solo , arcivescovo di' Genova
Ugone, il quale lodato assai il consiglio, si prof-
ferse in loro ajnto per rappacificare le parti.
Come venne il giorno deputato alla battaglia ,
essi. fecero venire e stare su. le . porte della sala il
clero, apparato solennemente con la croce in mano,
ed ordinarono che in mezzo del consiglio si do-
vessero introdurre le reliquie. di S. Gio. Batista. ,E
fatto congregare per tempo il consiglio, nel quale
essendovi tutti i principali cittadini, erano pme gli
antagonisti, l' Arcivescovo e i Consoli persuasero
Je menti alla pace. L' Arcivescovo fece un eloquente
tliscorso, nel quale principalmente dimostr come
il Salvatore fosse venuto ad annunziare a predicare
a comandare la fratellanza e la pace. E quando li
vide commossi, indirizzandosi ai due capi delle con-
tratie fazioni con voce soave s ma d'ineluttabile
efficacia lor disse: u Perch veggo le vostre guance
bagnate di lagrime, non dir altro se non che, po-
ste gi tutte .le animosit, voi Fulcone di Castello,
e voi Orlando Advocato, capi della passata guerra,
<JUi in presenza di queste santissime ceneri del Ba-
tista, in presenza di questi p1estantissimi Consoli ,

in presenza di me che son vostro padre, vi ab
bracciate insieme e vi baciate in bocca, e che re
stiate amid e concordi, come veri cristiani e fi ..
gliuoli di Dio. n
Fulcone ed Orlando si abbracciarono e
in bocca come gli &l'eva persuasi a fare il vene
rando Arcivesovo, e Je confuse l or lagrime bagna-
rono le reliquie del Precursore. E .rest J>acifica
la citt, perch i . capi di queste due potenti
glie si tiravano tutti gli altri appresso ( 1 ).
La processione in cui si portano per la citt le
iceoeri del Santo nella vaghissi'm' arca di argetifo
lavorata a cesello, delle pi solenni di Genova.
;Ed una processione in Genova cosa tutta splen-
dida e bella. Le croci argentee, le auree para-
meata, i gonfaloni da valenti manL dipinti, tutto
infine il corredo della ricchezza largamente profusa
. nelle pompe del culto, le fa soliglianti a religiosi
trionfi. I balconi sono coperti di magnifici tappeti,
alcuni de' quali sopra un fondo di velluto purpureo
spiegano trapunte in oro le arme gentilizie di quelle
:illustri , famiglie che gi diedero alla repubblica i
Consoli e i Dogi. In una citt s facendosa una
processione di.venta la maggiore, l' universale fac-
.cenda. Un'ora prim del :suo passaggio migliaja di
. seggiole, distribuite in doppia fila lungo le strade,
porgono riposo a donne' delle classi minori, niti-
. dainente vestite, aspettanti con impazienza ch' essa
294
compaja. In Toscana, dove ha da passar. la
sione, velate e quasi lastricate vengono le strade
d' erbe odorose e di fiori: a tal che varj giorni
dopo le feste del Corpus Domini in Firenze e
ne' lieti suoi colli voi po.tete eQUe tracce de' alcati
fiori conoscere le vie ch' ella ha tenute.: In Genova
mentre passa la processione., un Bembo: di firi a
cui han tolto gli steli e le foglie
1
piove da tutte
le logge, da tutte le finestre . sul saero corteggio.
Il baldacchino dell' Altissimo, la dorata:, mitra del.-
1' arcivescovo, i rossi ed azzurri recchetti cle' cano-
nici, le cocolle de' frati, le togla.e , de'1Diagisbrati, i
.berrettoni de' gli st-mmeoti .de' StU>natori,
ogni cosa infine coperta dagli odorosi e variopinti
petali che le femminili e. le fanciallesche .mani fn
fioccare per l' aria dll' alto con peregrino nzzo e
con devota letizia.
In una delle processioni dell' ottava. del Corpus
vien conservata in Genova una co'stUmatiza. che
mostra l' accorgimento con cui i padri del Comune
mettevano sotto la tutela e il presidio della religione
le arti industriali che fanno pi virtusi . i . pepoli
togliendoli dall' indigenza .. L' aite deUa seta' esulaVa.
dA Firenze per l' innalzamerito al principato della
: sua pii mereatantesca. fam,glia. Geno.va acc.glieva
q0.ell' ed apparccbiava5i a provveder di se-
riei drappi la: Spagna, il Bortogalio e le nuove_ loro
. c<donie di l dall' Atiatitico. Jl genio Colbertiano
non aveva ancora chiamato i lavorii di seta nelle
hl&tra di Lione! Allora in Genov s? ios,ituiva. l' u
sanza che :nel passare per la Scurrera. , strada dei
mercatanti di seterie :T il prelato, pon.ote il Santis-
simo, camminass di cima in :itMo sepra un .vel
luto a fiorami deL pi' finito lavoro. E questo ve
lu.to, santiicato iu qulehe guisa dalf .so a e-
rasi adoperato, arcmtva toste. Co1Dp1'8lQit a prezzo
maggiore. E venti mila telaj dt seta, eparsi io que.l
tmo per e per le Riv.iare_, insegltMlo al-
l' Economista Che s semplici non erano le .inatitu-
zioni de' nostri . maggiori ( 1 ).
Lo Bt'raQieYo che, infJIUln-. dall' .apparenza , in-
titola avariia la 1:11f9ogata parsimoia de' Genovesi,
ha ben di che ricredersi se gli avviene di girar
per le lor case al passare d' una processione. Oltre
alle ric.che . lor su.ppellettil\ ed a, tutt le insegne
d' una rara egli oon maravlglia nQteP la
copia e la lautezza de' l'infloescl;a , de, sorbetti; de'
confetti che in. Wn-i;l'- in
(t) Alc.uni ritiraQ,O due aeoli pid. a l'o ieia quella coalll
maliza rmgien .. &. Yill'Uiolite ...... TrMPikt i Gesaoveei rec,anao ....
mercati d"oriote i vellllti di aeta, tn': IJ:Il81i era celebre il claec-
miaioo per la ivezaa delle 111e tinle. Ma la grandi11ima fabbricazione
di &Dereanzie di aeta cominci 'pe' Genonai al tcpo elle ' aderirono
ai strettamente alla Spagna .. S.e da Cadice puaavuo. i . America col
mezzo de' negozianti Spagnuoli, e per due aecoli le belle di Measico,
di Lima , di Cartagena , ecc. DOD portarono nlluti , , altti
drappi aerici che 11on ucisilero eia' -llllaj di Genava.
Oltre q:ueau proeeaaiooi grni e ?' l' uacita pi o eno
. frec{ueote delle Ctz&acce, oiia le proceUioni delle Confralernite , spe
eie di rappresentazione rcli!ioia lo tute volte delcrilta da' iayialori
1
e rappruentata col disegno, coll' incinone, coi colori. '
.2g6
eongiuntura sn1t1 con sfoggio di argenterie
ai congiunti, agli. amici. ; .invitati a vedere. il pas-
saggio della processione ( 1 ). .
E mi 1ira a far un.trapasse nel
regno economico.
I dotti . nell'. aritmetica fanno . deUa ric-
chezza quattrCJ. divisioni: la . .prediflle,: la comrner
ciale ., la censuaria
1
la mobiliare. :
. Quanto alla .priediale i Genovesi acquistarono al-
tre volte- signorie, castlla,: imUJ.ensi poderi n'elle
Spagne, nel regno delle . due Sicilie, negli slllti Ro-
mani. Ci condusse f;ravissimo danno per lo .. spa-
triamento. di molte .'famigiie; COIU:iossich mal si
() Ma perch in Geuou l; esattnza delle vico 'severa-
mente serbata, il titolo 'di amico di una casa mal basta per andarn
in quell'ora, se non v' 11ggi1111to l'in tito .. NoJJ gia.
cando questo, non vi aiate accolto: ma rara ay.viene
un Genovesi) trasgredisca la costumanza. .
Lo ateaso pi strettamente ancora auccl!'de pei 'prnzi. 'imband
scono i Genovesi banchetti hutiuimi , e tali che appena si conoscono
altrove i slfatti. La cacciagione e la pescagione vi tributano quanto
han di pi squisito. Le porcellane della Cbina, del Giappone , di
Francia , a' accompagnano :coo gli arr.edi d'a"'ento. L'arte del confet-
tiere mesce in venti varie guise le :iuccherine sue falture Ile
midi delle nettaree frutta. l vini di Francia, ma pi di Portogallo e
di Spagna, colora.no gli amcrigliati cristaUi. Le Anlill, I'Oia11da , la
Dalmazia fonlisoooo i roaolj di l'rj sapori. In smma ae la: ptroDQ
mia pu trovare' alcun che a ridire in un pranzo genovese d' Qivito ,
la magnificenza certamente non ai pu stender pi oltre. Ma fl.lor di
que' giorni il fralelt. non n . desinare dal .. L' DIO milanese
di tener d o e o tre coperii per gli amici .che possono aopr u_Jgi ungere,
l' uso francese d'invitare od andare a pranzo la .fort- du pdt ,
sono htUi lontani dai catami genovesi. - Non ai. dee tener conto tli
eccezione-.
:i97
pQSaeQelli6 .in. .estMo parse, e&lel!t .:goveru
cbf3: faoovaM.le. \egg};-. ;l',wrftle:loro>Le fa-
tnielie . 4o.po. i kpialoh.
f' :oli ooUa:patriaJantieae
-a .se: le in ;que..:
Jia' (1.), . ..t.VfUtn:.e:::titeoare Jo on
grandissima perdita' perch sempre ipo r .. utta mia
possessiQoe al .pi.
spesso d' incera , fde. ) Pres.eatemeot&. ; essi V.anrio
PlQltiplieando' gli.' ac'fD1i$t i, :di )telll'eni nive della
del
l'Adda. r:::. ,).:::r : . .. , ,., ":::
, La; .. -coibriidcial. de' (.ieilensi: ; ;come
avvolta da: 1m :velo r altni :stiuiandola: : !l5Sai. l maggiore)
altri: ,aAsai minore db qmnia.; genemlmente si. .cr.ede,
ed :essendo' -anche: molto sparsadael'. cJi paese, per
le case di negozio che i Genovesi hanno in estere
&spr :srlo: cel'te: 1.
0
.la piazza
di Genou :'siokcomprtare a .. contanti .e ven.deFe .. a
credito l1;1n,ghe .. tn?re:.

n_on havvi altro porto


nel Meditrran'eo ove 'una estera, per quanto
ricco sia tiL suo carico, possa o,-weilderlo immedia-
tamente ticevendone tutto .il valore 1 ih denaro o
. in buone tambiali, .o .veramente lasoi;U'Id in depo-
sito, due 'te.rzi di nel modo
suddetto:
0
i fallimenti de' negozianti sono pi rri
in Genovache non tutte folo.se ;le, abre. grandi piazze
. ( 1) Le famiglie Srd, , ed altre primarie di Napoli,
ora IOn J'iapollUn11 ,e. eraliO .. i: ' ' . . ' ' ! . :
298
di commercio: 4.
0
poco amschiaoo generalmente i
Genovesi nelle. 'imprese. di speulazione commer-
ciale, ma la ,speculaiJone< non
mai per-loro '\l sljaeolo. adtrillirapl'onlleda se re pro-
babilit _,DQ,'fit.ad'taltioidall prohllbititi
del gualilaguo. - Gl' 'da 'f116Sti dati
ricavare
La rioohezza. clmSliarillt-4\. oompcwtit de!: oopitali
che si -.-.preitallu o., .. pet- par-
lale con. le .voci..teaniche, ui
in fondi pnhblici o. ptefio ;a' tpafticolari.; 'Ecessira,
incalcolabile fu altre volte questa ricchezza -ne' Ge-
novesi:. eccessive, inealolabili prdi.te che
patirono per gli effetti dell sconvolgimeno recato
all' Europa dalla riv.olaionQ di FranCia. ; si
reputa che pona ascendere. a circa 1 o. kllilioni di
flanchi d' annuo interesse. :
L'autore Tedesco-delle {/Ja"ole di Eco1iomia pulJ-
hlic" comparata, riporta questo cdnfronto
. '
Ricchezza mbiliare ;,;,
Inghilterra . . 1 o
Olanda . S
Francia 6
Germania 4
Italia 4
Spagna e Portogallo Blic. : .!1'
cio l' Italia, secondo la sua estimazione,
in ricchezza mobiliae appetto all' come
agg
sta 4 a 1 o. Sen'a farmi acl esamhll\re i suoi com-
puti, vi dir che se un confronto s fatto si dovesse
instituire. per- l'Italia, M\lano .e.
nella .eh& :nell -Tttvbla eu-
ropea tien ll
in Genova la Hte
doperano per gli usi domestici o fi. ;ied$trto per lo
sfoggio ntJ girmtini gala
. MadaUa ,oo..m: deLDagento. ltfceomi trapas&ato
alla' stat$tioif_;Jdtfl:l' Ottocento .. - tempo cessi
onde,.,mm:tmllabhiate a dire quisteper cogit?
( 1) :ya uqf(,C.'>84 ilhtltre di -GeROva vlr bllllC , poi
I cenanti non eran meno di too, poich 4o erano le doRne sedute a
mensa. fil servito io pialti d'ugento, ed ogni piall
avea luAtt.dtmll'dellftc;isa. Ed i piatth:wgiati, non' veaivano portati
vi;l, ma ,fanunucchialiin ol\IDne: ai l<lti dUa lllll E ul01 noa
era di carta o di seta, .ma bcnsl di Guercini, di Rubcn9,
di Wandik. - queste magnificeule signorili son di poco
peso- .no' ooalf"'I l"nllbli. Vi paelti seltentriooali l\ ooi
l' opulenza e spJDma la !Uiser.ia; de' molti. che
asserire che la ricchezza mobiliare io Genova notabili5ai.ma, n-
avendo .altro limite che la plebe minub.
-QQQ
3oo
LETTEI\A LXXXIII.
Piazza di Sarzano - Porite di' Ca1ignanp Ve-
duta della chiesa di S. Maria e Ss; Fabia11o e
, Sebastiano in Carignano.
La piazza di . Sarzaoo fabbricata sopra :volte
le quali fanno tetto a smisurate cisterne. Ha Ge-
nova molti di s fatti serbatoj sotterranei; onde si
chiarisce perch in di assedio, quand' anche
le tronchino il suo grande acquidotto, la citt non
mai costretta ad arrendersi per mancanza di
acqua.
, Racconta l' Accinelli negli soavi operati per
fabbricare la gran cisterna di Sarzario., si ritrovarono
ossa di morti In gran copia e quantit di
nimenti d' arme da combattere manescamente e m
lontano. Esse appartenevano ai guerrieri giorni di
Genova, e rammemorano que' versi Virgiliani
Scilicet et tempus veniet cum finibus illis
Agricola, incurvo terram molitus aratro ,
Exesa inveniet scabra ruhigine pila .,
.Aut gravibus rastris galeas pulsabit inanes.,
Grandiaque l!ffossis mirabitur ossa sepulchris.
La piazza di Sarzana spesso ricordata nelle
isto1ie di Genova. n essa, sulla porta chiesa
di S. Salvatore, i Genovesi fecero il giuramento
3ot
della fedelt :all'imper&tOM di Leinbrgo,
'' eSu. Meest suo vicario nella citt Uguc-
.. deUa. Faggiola, :cittedino A.-etiWt,
pa"e . l. popolo aver il rettore
cb&. tertiero; e questa.. Ju .la primll v.olta che Genova
pigli .signoria forestiera ;, .
Sopra pi.zza Wl
,di. -uqcidere- il Doge-. 0n . cu't hJ. Nobilt:
del. corteggio .nel . cl&e vi faceva -la proces-
siOne._del..Corpq.s :DoQlini. Egli:,poi ucise se stesso
in prigione con uno stile ch avea nascoato nel
pid di .. un CriJQi6sso . . .
Ma ;ilfauo pi_ au.enuto in piazzaj
il grati . giur.idioo del 1 :.a3;.
nianq i:cOM-lo' FB!Oe.onta: " u3:.a
caso marAtiglios&, ;che venendo .. di
dj Helia e Gi.ak:obo gtu
contenzione in nave) 'ed e&aepdo in ;JUB$zO a:tpe.
lago pan che; il detto Ottobne dispilrisfie. N poi
fu veduto in nav-e ; n .in 1ooM-. :E; .f" inool
pato Gi'acohi:J che. avesse -.orl Ottohone t . fu
sCIIssa la ecMJa .. d.inarw.l al' P.odes't. 11 quale sentendo
secondo che dispoeallo le leggi longoharde, le
quali fanno menzione di un. certo modo purga.,
zione nominato di campione, cio che
Giacobo Jl dovesse dUendere . con quella battaglia
() Ag. _Giullin. all'ann. r3n. . .
(>J) Accinelli, Comp, all' ann. r6So . ..:._ Vedi pure la specie di di-
colpa
1
cbe fa di Raggi il Brtuoni :nel SuppL ltilc. " lllllia.
l oli
dw. 11f. dumanda duello ;. ossia di dne
pettsone iri steccato; fuiono::eletti doo combattitori
per -le patti. Ed uno, fiorentino,
pigli la peotezionedl adpYaddetto ch'er
disparito, ed un altro, nominato Pistello di :Como;
pigli la protem.ne tli .6-ia.caHoo&illol terzo
giorno -di .-ifuwdi sHi.bllo;r. .. :llitom-
battimento l}a. piazr&"tD 8llftalio vmcitore
Caccia [ ohe difendeV'Ill Ottobool;l& 'lUr, Pndel:t!
quel :d: medesimo !fece -taglire
Grilro. ))-
Di tal maniera perch. il Fior61ltioo . ihOo-
Ulseo, il po"tero Grilll 'ebhe il dal
bhsto.: Egli fti giustiziato come eolpevole di aver
uoci5o $U() giovane amico ; . tnmaot} ne pian-
geva l'incognita olte. E queB&i accu-
Sato e onero tra i ' MiM campioni '
si chiamano giu.dir.j tllliio! Le genti rwrdiohe ne
ano intt:todqlto il barbato : lWO; nell' oct'identare e
ne'lh meridioaale Europa, ()On:'l Mlvagge
.leggi che spensero la ci-vilt latina. Di varie
emno i di Dio, ossia le:pmve pM- far .enir
i cilinro la veri Oltre a que' duelli si
oosturnava eziandao di. l' in un
fium ()' in un' lago :con le m mi leg(ile' di farlo
passar tra . due cataste di legna ardenti, o: -camminar
sopta vomeri arroventati, ecc. Se veniva a galla
sull'acqua, se usciva illeso dalle fiamme, era giuM
dicato isto1;ie di Frarici"a, e d' In-
ghilterra ailbondano i racconti di queste PL'OYe, o,
3o3
cQme e' diceuno, pu.mioni ccal lerro o col fuoco
o coll' Ma nell' istoria delle repubbliche ita-
liane del . DBdio;,_--evo :se ne mcollltl'ano rarissimi
esempi, _e r i' .WO neglh A.lloali di Ge-
nova (l).:
.Ed noia& iollm'rleo&:oronaolut). deb:mndo' fuor
dle. rOm:aozindeUalavallelia,:J,pot,il seguente
aneddqm nlinl.be lrauo :dah. Lancilotto del
dall' tdi rGaula:: ........ te l r66g
se.g11. diHd.a: ;8:1lCalflle, con pistola, ed atme bianche
fra due dame, la marchesa Imperiale e Teresa Sauli
del q. Ecco.rintioTcilata la ferafSiostt'a
tra l' Btadamante, e
- colei che crede
Che gode del suo amar; colei che tanto
Ha in. odio e in ira, che morir si vede
.& sopra . lei .. non .vendica il suo pianto_,
S t odio. e 1), iflll l6 tZbb4glia
fan da dilperate la battaglia. ,))
'Ma le belle guerriere genovesi non brandirono la
s.pada n .fedaron di lancia. Imperciocch il se-
nato sequestrolle in casa con guardie, ed il si-
gnol16 di Monaoo aggiust le differenze tra loro n (!l).
() Anerti che el H Jl'odeat che i combattenti eraa loreatleri; onde
eeinbra cbe il Podest vo'lease introdurre in Genova un giudizio che
1100 era ne' cosi umi del 11aese.
(2) Accinelli, Comp'
3o4
.Dalla :Sruno, dominta.da: uul
caii:tpailile: :d' inusitata st.rlittUr-.a .. che ha. la punta'
a. specie: dil :ntusaic .J si paraao con unica fmagni;.:
fiecnza innanzi allo sguardo: il ponte: ?i Carisnano
s celebrato ne' libri d e' viaggi, e la supetba mole
del tempio che incorona quel colle) nel q1lale i fa-
voleggiatoti di erudi7.one in di
poca critica trovare la diGiano (t): .
Da'l . ponte di Carignano si hanno graziosissiJDe
-vedute. della. citt': e ,lo sguardo erra sul . uaare'
mentre sbtto di :se: .mira case di ottb :palchi, pi
basse di quegl
1
ingenti pilastri. il luogo pi
condo di Genova, e nondimeno per sinisCr() co.:i-
trasto il luogo che scelgono pet precipitarsi gli
sciagurati, de' quali cos canta il Cigno di Mantova
nel dipingere il Tartaro
Proxima deinrle tenent moeui loed si/ii lelum
lnsontes. peperere manu, l'ticm'qUe perosi .
Projecers anirnas. Quam vellent aethere .in alto
N une et pauperiem et duros perferre labores!
'Bello d' inlHcibil bellezza il prospeo che a
(r) Gia&o, dicevano, lo stesso che N'l. No col. nome di Giano
fond Genova. Ci si dal nome di Carignano che conerva
il promontorio ch' dentro Genova. Carignano viene da Cllerem Jain,
ch' lo che Vigna di Giano; perch Cherem in lingua ebraic.
&ignilica vigna . l(;i!ur Carp .!anum , urbs est Jani. Quindi
oe segue cb' esacndo m orlo Giann l' anno. :1oo6 D .. L. C. .Clerto che
Genova sia slala fondala 1200 anni prima di Roma. Tralacio altre
fole, come p. e. che Sarzano venga da Arx Jani,
3o5
questo ponte fa il tempio a .rimpetto co' suoi due
campanili a' lati della facciata, con la gran
di mezzo, attomeggiata da quattro cupol minori ,
e circondata da tre successive ringhiere con balaustre
di marmo, con loggia, coi terrazzi, ecc. (t).
(1) Ponte di Carignano. u L'anno 1718 a' u di novembre fu posta
prima pietra ad un ponte di miaurala lunghezza , altezza e lar-
shez.za.1 oapace di pas.sarvi. quattro earozze di fronte ' il quale unisr.e
i due colli di Sanano e Carignano, disegno dell' ingegnere L$ngtade..
Esso comodamente conduce alla chiesa di Carignano e serve al te.mpo
estivo eli ricreazione alla citt. Fu fabbricato per opera di Domenico
Sauli, patrizio genovese, deputato. dal aereni.simo governo, e nella
maggior parte a delle laacite de' suoi maggiori. FtUti Cl'on. -
Dall'alto della cupola di Carignano la veduta di Genova al mara-
villiosa Che dir non ti pQtrehbe a compimento. "
.3o6
LRTTEI\A . LXXXIV.
di S. Maria e de' Ss. Fabi(1.no e Sebastiano
in Carignarw ( 1 ).
(< Intorno all' anno 552.. in . Genova Ga-
)eazzo Alessi perugino, uno de' pi ip,signi
tetti che uscissero dalla scuola di Michelangelo. Egli
qi venne chiamatoci da alcuni cittadini per la
direzione di varie fahbriehe. Una delle. prime e al
maggior segno cospicua, f quella , della . chiesa 'di
S. 'Maria di Carignano, che per Ii siwJoti Sauli
disegn e pose ad effetto: la quale d' un' archi-
tettura veramente regia. Mostra essa il vasto inge-:-
gno d'un eccellente artefice in ogni sua quantun-
que menoma parte: ma fa spiccare altres la gene-
rosa liberalit de' Sauli che a loro spese la fecero
costruire ricca di travertini e di marmi, tanto nelle
pareti quanto ne' campanili e nella cupola; intorno
alla quale sino al lanternino esteriormente si gira
per tre nobili balaustrate pure di marmo. In somma
( 1) Principiata nel a per esecuzione delle ditpoaizioni fatte oelr48o
dd Bendi nello Sauli. 11 tempio disposto in forma di croce greca, luogo
270 palmi e 23o. L' ordine in giro Corinzio, con nobili pilastri
che pouno au J' un basamento di marmo, ed hanno beo la-
vorati io istucco di tutta buona forma. Le volle, tanto della copula
J>rincipale quanto delle minori, sono allo ateaso mudu lavorate. C. G.
Ratti , Guida. Vedi ivi i privilegi eccletiaatici che ottellne quel te!Dpio
papi.
lo7
questa chiesa di tal magnificenza e lllaestria che
meritamente pu dirsi una delle sette maraviglie
della nostra Metropoli >> ( 1 ). .
Ci trascritto , avr il profano ardire di avven-
turare alcuni cenni critici sopra l' interno del tem-
pio_, quasi incolpabili essendone le parti esterne (2).
N mi tratterr il
1
gran nome di Michelangelo, ben
aapendosi che gli venne applicato quel verso
<< Padre ineorrotto di corrotti figli, n
anzi avendo egli stesso presagito che i suoi seguaci
. travierebbero.
Un difetto della basilica di S. Pietro in Roma ,
per tanti versi miracolosa, sta nell' inganno ch' essa
di dentro produce all' occhio che al primo vederla
la reputa di molto minor mole ch' essa non di
fatto. Questo difetto fu gi tenuto per bellezza ,
nascente dall' armona delle parti. Ma i moderni
critici han dimostrato ripugnare alla ragione del-
}' arte il far una cosa grande perch compaja pic-
_cola_, e togliere quel primo senso di ammirazione
() B. Sop1ani, l'ile ut 4.a -- Sei od otto meraviglie anebbero un
erro -classico. 11 misterioso numero &ette dee conservare la virt cbe
.gli auppose Pitagora. E poi erano sette le meraviglie del mondo an
tico!
(2) Quasi inc:olpabtli nel loro tuttinaieme , ossia nell' elfelto ch'
. ottimo. Quanto a' particolari, vedi la ritica che ne fa il Milizia
. Yite degli archileui. Dovrebbero poi toglier vi! dalla facciata quelle
. due bruttissime statue, poelevi al tempo dell' ~ r t e iD piena roviflll.
Eue aconciano la fronte dell' edifizio.
3o8
che mai pi non si cancella nell' animo. Ora l' Alessi
and pi innanzi nlla chiesa di' Carignano. Egli
seppe edificare un grandiosissimo tempio, e dargli
intemamente l'aspetto di un meschino ( mi si per-
doni l' epiteto ) aggregato. di otto grandi cappelle.,
col piantarvi in mezzo alla croce greca quattro e-
normi pilastri che da ogni lato impediscono al-
l' occhio di abbracciare in un tratto il tutt' insieme
della chiesa. Se queste mie . riflessioni non vi tor-
nano a grado, ripetetemi il motto di Apelle ( 1 ).
L'osservatore:, avvezzo a bearsi gli occhi ne' ma-
affreschi delle volte di S. Lorenzo, dlla Nun-
ziata, di S. Siro, mira con qualche senso di rin-
crescimento le bianche mura di S. Maria di Cari-
snano' che nude gli sembrano a mal' grado de' la-
vori a stucco onde. vanno fregiate. Ma egli vi riposa
COil gli sguardi sopra la colossale statua
in marmo bianco di S. Sebastiano. Pietro Poget
che la fece venne ora il Michelanselo ora
( Y A discolpa d' ogni taccia di parzialit traacrio qui l' elocio che
.dell'architettura di quel tempio fa il Gauthier, op. ciL
L' glise de l' Assomption de Carigoan est admirahlement si elle
domine toute la ville. Son pian est, en petit, peu de chose prea
celui de 'Saint-Pierre de Rome, avant qu'on y eitt ajout la grande
nef. L'intrieur est d'une belle proportion, et n'est point trop sur-
,eharg d'ornemeuh; le d6me ut conslruit avec beaucoup de aolidit:
a usai remarque-ton que 'l'architecte a eu soin de ne pratiquer aucun
videmeut .dana l' paiaseur de aes piliers pour escaliers ou autre choae.
11 fut voir avec .ut il a au tablir sur les combles des commuoicatiooa
facilea qui permettl!llt dc le parcourir daos toua tes sena et de jouir
du panorama de Gaes. T"a faade de l'glise est d'une proportion
agcable; ccpendaut l'an ne sauroit nier que la srandc b!vatioa dea
.clocher1 a c auiae l' eJI'c.t de la coupole.
3og
. a Bernina della FranCia. In questa rappresentazione
di S. Sebastiano e-gli agguaglia le migliori opere
del secondo ; ed anche, come vgliono le
supera. Ma il ditino. artefice "di Firenze side unico.
iri una sfera tutta s.ua propria. La' statua di S.
bastiano il capoJavoro del Puget, la scoltura che
bst a dargli un segnalato posto nell' istoria del.,.
farte. Come gli resse il cuore di locarvi a fronte il
so B. Alessandro Suli, opera in cui l' effetto
cercato nell' esagerazione?
La chesa di Carignano, ptiva d' affreschi, ha
molti quadri di merito. Ne sarebbe il primissimo
quel del .Guercino che rappresenta S. Francesco
stimatizzato; ma la tela ha sofferto per l' u-
mido, e la testa del pi particolarmente ne
fu dnneggiata. L'apostolo Pietro che risana il zoppo
dinanzi la porta del tempio, opera di Dornenic
Piola, troppo lodata dal il critico giudizio. che
ne diede il Gochin, pi verQ (r). Un angioletto
che bacia il pi della Madonna in un quadro di
Giulio Cesare Procaccini par uscito dalla fantasia
del Coreggio, tanta n' l' atlettuosa e sl
vezzosamente devoto n' il gesto. - Chi ama lo
stile di qarlo ammira qui nel martirio di
San Biagio uno de' suoi lavori pi felicemente ideati
e condotti con mag
0
ior diligenza.
() " L'architettura, il nudo, le mosse, vi sono stodiatissime, e \'
un efFetto che sembra emulare il Guercino, che gli a fronte."'
Stor. Piu. .
Ce Lableau est bon, bien mais la conleur, la D111nit"e eu
aont pesanLea. Le paralytique est Poy. M lttrl.
3rb
Tralascio altri dipinti per desc1il'ere 'la S. Maria
Egiziaca, opera t;fel V anni, beneh maltrttata dal
tempo.
L' umile penitente vicina al sno estremo pas-
saggio. Le macerazioni, i digiuni, le lagrime, la
stessa morte non banno potuto i
vezzi della sua leggiadra persona. 'f!n ngiolo la
sostiene, e sembra prolungarle nn soffio di .vita,
acci ch' ella possa soddisfa rtf all' ultimo ed ardente
suo desiderio di ricevere l'ostia santissima .che il
'vecchio solitario le sta porgendo in atto di\oto Un
giovinetto tiene una candela accesa al fianco . di
Zosimo. Il fondo del quadro rappresenta il Deserto.
Accanto alla Santa stanno gli stromenti della sa
penitenza. Regna in tutto il quadro una quiete de--
gna de' pi tempi della pittura. La T ai de dell' .E-
gitto, respinta per divina virt dal tempio di -Soli,.
ma ; e purgatasi dalle colpe con gli auspicii della
Vergine e con venti anni di pianto , pura onnai
come colomba e bella di santit, pochi minuti dopo
voler nel seno 'd' Iddio (t).
<< S legge che questa Chiesa costasse xoo1m.
scudi d' oro ,, ( 2 ). La qual somma di denaro sa-
rebbe ora pari a due milioni di lire. Qu!ll magni-
ficenza ne Sauli! Ed essi fecero soprappi lo ster-
minato ponte di Carignano.
{1) lA cloria degli Angeli io quel quadro una ;i unta di Dome-
aico .Piol4.
Swr d,Ua
Lt'JTEIU. LXXXV.
_Chiesa di S. Ambrogio o sia del Ges ( r ).
I tl!e quadri pi. rinomati delle cl.iese d.i GenOYa
sono 1.
0
il martirio di S. Stefano, di Giulio Ro-
JDaoo;: 2.
0
l'Assunta_, di Guido Relli; 3.
0
il Sani' l
@nazio, di Paolo Rubens.
ll primo, come dissi,. nella chiesa titolare del
Santo; i due ulcimi stanno in quella del Ges.
l
NeU'Asau.nla Guido Reni diYiuizz le semhianze
della Nio&e di egli uea se.elto a modello, della
heh: felllDlinil:e. 11 ddla Madcmra gi smlgo--
Fesgia .deRa gloria del paradise. Leggiadrissimi
angioletti la sorreggono e Tutto
gruppo ascende Terameote Rimiranc}olq
fissamente vi part: che &t:ta in punto d' involarsi ai
&;uar.di per liYvolgersi negli empjl"ei spleqdori.
Questa la parte superiore del quadro.. JJ infe-
(} Di queata chiesa ai b.& memoria nell'anno 6oo uel quale vi fu
.e pollo Costanzo arcivescovo di Milano, morto in Genova.
L' ebber01 i PP . della compagnia di Ges nel aS87. Mena a
l' antica, fu eretta di pianta, a spe.e' del P. Marc:eUo Pallnillino
la nuova biaa, la quale pare reataase terminata nel. &Jsgi
Cronolog.
l freschi nella navata di: meno aono di Giovaani Garlone.
l' adoraaione da' Magi , l' eatrata di G. G. in Geruaalemtlle ,
la lruGguraziooe aul Tabor, e il foale siudizio.
3n
riore esprime gli Apostoli, dinrsamente atteggiati
intorno al vuoto sepolcro. Il pittore del famoso S.
Pietro e Paolo, gi nella galleria Zampieri, ora in
Brera, qui- rinnovellava i dell' arte. Ma chi
non trasceglie ben l' ora, app.ena distingue questa
mal'avigliosa rappresentazione degli Apostoli. Pe-
rocch il quadro collocato iri. luogo di scarsa
luce, ed il pi del giorno, giace nell' oscurit ( 1 )
. . Racconta il Malvasia che fu data commissione di
quest' opera a Guido, bench ne dimandasse il
doppio del prezzo che ne chiedeva Lodovico Ca-
racci. Del che se Lodovico s' adontasse potete ar-
gomentar di leggi eri. Non pertanto, terminato ehe
fu il quadro, avendolo Guido . al pubblico
and Lodvico a vederlo; e vinto dal me-
rito con generosa sincerit disse << che opera si su-
blime sarebbe per dar a pensare a quanti fo5sero
per maneggiar pennelli -in avvenire.
Il Sant' Ignazio operante miracoli, di Paolo Ru-
bens, , singolarissima opera. di questo principe
de' pittori fiamminghi (:.. ). -
Opera del Rubens pure la Circoncisione
1
rap-
presentata in gran tela all' altar maggiore. Qualua-
( 1) Le prime ore 4el mattino son le pi favorevoli, pen:h tarda
ad Oriente. 11 Garavaglia, valoroso discepolo del Longili , lo riea
incidendo.
{!l) Il est admirable, d'une belle composition distribue par vaude
masse d'ombre& et de lumires: )es aont bcJies, bien readuea et
beaux caraclrea, bel.le couleur
1
bellea Cochin, 1111
Imli.
3r3
que ne sia la ragione, essa non agguaglia in merite
il Sant' Ignazio ( r ).
( 1) Dicono che il Rubeba credendo maggior l' altezza a cui doveva
eaMr collocata la Circoncisione, a' attenne pi al grande i ladd<Jve di-
pime il Sant' Ignazio dopo d'euer venuto a Genova, con giusta co-
gnizione del aito e quindi. con pi giuata. pa"Oporzione delle figure.
- Sono pure in quella chiesa, ricchissima inoltre di marmi, una La:.
pidazione di S. Stefano, di G. B. Paggi i un S. Pietro in Vincola,
creduto opera di Cornelio Waeli un Critto agoninante, di.Simone
Vouet, ecc. cc.
314
.. LXXXVI.
Chiesa di S. Siro . ( 1 ).
Quantunque l' architettura della. chiesa di S. Siro
si riferisca a . quell' et in cui .principiarono gli ar
te.fici (< a bmdire l' aurea semplicit e quel dolce
:.riposo s caro alle arti ove semfna che il genio 'si
rinfreschi prendendo maggior lena a' .suoi voli 11 ;
nondimeno la maest dell' edifizio' la nitidezza de'
marmi che a ribocco la fregiano , la bellezza dei
vivissimi affreschi che fauno animata e parlante
l' alta sua volta, e non saprei quale insolito e pia-
cente splendore che tutta la investe , fanno di que-
sta chiesa e di quella della Nunziata ch' nella con-
dizione medesima, i due sacri edifizj moderni che
i'n Genova eccitano pit vivamente l' ammirazione
del forestiero, e di cui egli conserva pi lungo e
pit caro ricordo. Il povero qui prega Iddio dentro
una superbissima reggia. Gli ornati, spesso di pes-
simo gusto, de' quali sono le cap-
( r) San Siro, gi basilica de' 12 Apostoli', fu la prima cattedrale di
Genova, e tale dur sino all' anno g85, nel quale fu fruportata la
sede in S. Lorenzo. Eua none rifabbric'ta da' fondamenti dopo il
1575. Saggi Cron. lunga 3oo e pi palmi, fatta a croce in
tre navale sostenute da r6 alle colonne di marmo bianco, ordine
compsito con 12 cappelle otnatiuime , con lastrico di marmi a di--
segni.
3r5
pelle, ' si dileguano nella nobile pompa del tut-
tinsieme (a).
Compiutamente adorn . di pitture la chiesa di,
S. Sim Carlone, del quale scrivendo
con magnifiche lodi il Lanzi, teme che non tutti
gli a ptEJSiat piena fede, u parendo im-
possibile chf! sia spQco noto un pittore che rinnl
in se qualit s diBicili a conciliarsi; .maestri l} mi-
rabile a olio e a ftesco; colorito e disegno; velocit
e correzione; copia immensa di opere, e diligenza
quanta in pochi frescanti. l)
Ecco la descrimione che degli affreschi condotti
da esso Carlone nella chiesa di s. Sil'O fa il con-
tinuator del Soprani:
(( Nella principal navata .di questa chiesa, in tre
ben grandi spazj divisa, figur Cristo in atto di
chiamar S. Pietro all' apostolato ; ed esso S. Pietro
che orando fa precipitare dall' alto il mago Simone,
e lo stesso Apostolo quando fu tocifisso a capo
in gi. All'intorno di queste storie si veggon pro-
feti, vil't, imgioli ed altre figure disposte fra su-
perbi arabeschi e prospettive , che sono di mano
di Paolq Brozzi bolognese, valentissimo pittore in
questo genere. Entro la cupol sta effigiato il Pa-
radiso. In una delle due laterali cappelle , che re:.
stano in cima a' bracci della croce , vedesi rappre-
sentato P imperador Costantino in adorazion del-
( ) La mensa dell' al tar maggiore co n pulti ed angeli in bronzo
opera di Pietro l'uget,
3r6
l'.apparsegli croce, ui sta . intorno. il mtto : ln lwc
signa vinces: e nell'altra l'imperadore Etacllo cb.e
deposti gli abiti reali , scalio ed in rozii pa:nni
porta sul monte Calvario la salutfera insegna Nella
principal volta del coro v' ha S. Siro , nos_tro ar-
civescovo , recato dagli . .,i Q gloria: e den-
tro la tribuna sta effigia'o lo 'stesso santo che to
glie ,dal pozzo il basilisco presenza di molti
Qittadini, quali in atto. di , e quali in
atto di fuga per lo timore dell' alito pestilenziale
di quel fiero mostro.
'" Lo stile di Giambatis&a in dipingere d'una
energia maravigliosa. Sul fresco lavor con tanta vi-
vezza di colorito che niun suo contemporaneo
1' .ebbe maggjore. Certe sue tite non si sa onde
ei le cavasse: tanto son forti e vaghe. Erano date
con passaggi delicatissimi' e d' uniformit maravi-
gliosa. Sull' asciutto te ado-perava nel dipinger volte
e pareti di stanze, dopo avervi fatto per al di sotto
un intonaco di tinta che le riparasse dalla calcina.
Onde i suoi a f1esco comparivano 'figorosi e robu-
sti_, quanto se fosserQ stati condotti ad olio. Chi
si far a vedere alc4n poco da vicino queste pit-
ture della chiesa di S. Siro, si chiarir della ve-
rit di quanto ho qui esposto; perocch elle spie-
gano una tal forza e un s grazioso tratto di pen-
nello che paiono intagliate a bulino. E, ci che pi
fa _maraviglia, la strarodinaria maniera di que' tratti
non punto alf effetto, e la distanza di
que' siti nulla ne scema del bello.
maestria di s utefce ( 1 ).
317
Tanta fu la
(r) G. B. Carl>ne nacque in Genova verso iJ r5g4
1
e visse fino
all'et di ottantaaei anni. Raccontui ch morisse sommerso nel vali-
care uu fiume. Fu egli 6gliuto di Taddeo, e fratello di Giovanni,
ambedue pittori, e lasci tre figliuoli, Niccol, Andrea e Giacomo,
anch' ei pittori. Giambatista fu il pi valente della famiglia: accanto
a lui viene Giovanni; Niccol fec:e cose bellissiJoe; Andrea 1imase da
poco; Giaoomo inclin alla miniatura. Ma Tadlleo, bench riuscisse
anche nel dipignee, attese principalmente a' acolplre; onde vien an-
noverato tra gli scultori. Questo Taddeo era Lucanese, figliuolo di
un Giovan ai pure scultore. Giuseppe
1
fratello di Taddeo
1
Bernardo Il
Tommaso figliuoli di Giuseppe, fuono scultori essi pure. Aggiungi un
Diego Carlone
1
fllastioatore, ma d'altra famiglia. Tutti questi undici
Cal'loni lavorarono in Gr.nova e per le Riviere, ed empierono il paese
di opere di pitt"ura, di sco"llura e di architettura; ma nel merito riu-
scirono assai differenti tra loro. Da ci pu qual confusione
rechi nell' animo del via1111iatore il sentirai ad ogni pauo ripetere il
.cognome di Carloo&
1
aenz il nome ehe ne djstingua un dall'altro .
Degli cultori il migliore fu Taddeo. De' pittori
1
Giovdnni e Giam-
batiata vengono levati al cielo dal Lanzi; l' ultimo &pecialniente, del
.quale dice esser vissuto ai totrdi quasi per condurre il guato di pit
tura del Tnarone e di Giovanni ain dove giugnere. ,
______ ._ .. , .. ______ _
LETTERA LXXXVII.
rldesa della SS. Nunziata, detta del Guastato.
Bella per la grandezza e armonia del
.. suo tutto e delle sue parti f; per la propmzioue
delle sue colonne, tper la ricchei'Jza e viv.ezza delle
pitture che n' ornano pienamente le volte, la chiesa
.del Guastato non chiede che una facciata corri-
spondente all' interna sua magnificenza per conten-
dere di questo ptegio con qualsivoglia pi splendida
chiesa ll' Italia { 1 ). '
Il La ozi cos ne . favella:
u Lft Nunziata del Guastato, mopumento insigne
della piet e della ricchezza de' Lomellini ,
-chiesa da fare ono1e a una gran citt. che a spese
() fonduouo .. chie$a col titolo di S. Marta gli Umiliati nel
12:18. Eui la ccdc1ono ai Minori Coriventhali nel r5og, i quali l' at-
terrarono , o: ue 81zarono un' altra, a S. Francesco.
L'ebbero 11el J537 i Minori: Os$CI'Vanti, e l'intitolarono alla SS. An-
nunciata. Essi co' doni dei Lomellini la rifecero ed abbellirono com'Il
111 pl"eS<'Dte.
Dicesi del Guastato dal nome della piazza, formata colla demol
zione di molte case ..
Il modello fatto dal Puget per la facciata di questa chiesa non venne
IDai eseguito; l' intemo lungo palmi 3oo e lal"go go senza lo efondo
delle cappelle ; diviso in tre navate, e &oslenuto 14 colonne
d' ordwe composito, di palmi r3 e IJ:I di circoofe1enza con ultrettanli
couL&"Olila&tri, e ti quelle che questi aono incrosLiti eli ma1mo scan-
ndlHlo bianco e rosso di Fraocia. Domenico Scorticooe e Giacomo
l'orta, architetti lombardi, ornarouo questa chiesa' e non sempre con
lewperan;,;a. Sussi Cronolot;. - Guida del Ratti.
319
oomuni l' a.ve6se cos .e ornata per
sua cattedrale; questa _chiesa, dico-, Iion ha . opere
pi lt)4ue tre Jiavate,.is.toriate quasi
di due fratem Giovanni e Giao:iliatista Carlone. In
quella di rappresent il primo la Epifania
del Signor nos.tn.JJ iugreaso ,solenae in Ge-
la., Getsemani, il risorgI-
_mento, l' aseeu8ioae,)al. Padre, Ja. discesa .dal sauto
Spirito, l' asinw11l<me di nos'.J'a .D81nna, ed- altre i-
storie di tal fatta.. In UQ8 delJe minori . nttvate .effi:-
gi l' altm PM!o che p.-edica alla moltitudine.
S. Jacopo cb.e.ba:1tezaa neofiti, i Ss. Simone Qiuda
nella metropoli della Persia; e nella navata opposta
tre storie del vecchio testamento,_ Mos che trae
acqua dalla . rupe, gl'. lsraeliti che valicano il Gior-
.dano, Giuseppe che in alto seggio. d udienza ai
fratelli. Tutti questi oggetti pajooo scelti perch
capaci di dare sfogo a fantasia ricca d' imma-r
gin i, e a popolare cotanti quadri di figure
pressocb in tanto spazio. .Non fa-
cile trovare opera ugualmente v&Sta, eseguita. con
tanto amore e diligenza; composizioni s vaghe e
nuove ; teste s variate e animate ; . di con-
torni s ben decisi e bene staccati da' l or campi ;
colori s vaghi, lucidi, freschi ancora dopo
anni. Vi un rosso ( forse troppo frequente ) che
pa1 porpora; un celeste. che par zaffiro; un verde
soprattutto che par miracolo agli artefici e somiglia
a nitidezza con. cui quei
<:olori. trasporta il pensieto Ol' alle pitture in vet.1o,
32o
or a qneUe che si eseguiscono. a smalto, n panni
aver veduto in altri pittori d
1
Italia arte di colorite
s nuova, s vaga, s lusinghiera. A certi occhi che
paragonarono queste tinte a quelle di. Raffaello, del
Coreggio, di Andrea del Sarto, paruto che con-
finino con la crudezza; ma nelle cose di gusto,.
o ve son tante vie da piacere, e tanti gradi che di-
stinguono i meriti degli artefici, chi mai compiu-
tamente pu appagar tutti? La dello
stile induce i men a crederla opera tutta di
un maestro; ma i pi accorti ravvisano le storie di
Gio. Batista da un certo gusto pi squisito di tinte
e di chiaroscuro, e da una maggiore grandiosit
di disegno ,, (l).
'< Tra le opere ad olio che ci restano di Giam-
batista Ca rione, hastimi ricordar le tre sto.Fie di
S. Clemente Ancirano al Guastato (prima cappella
a man sinistra di chi entra neUa chiesa ) ; quadri
di un accordo' di una evidenza' di un non so che
di orrido, che sforzano quasi a rivolger gli occhi
e a divertirli dalla inumanit di quello spetta-
colo ))
(1) Egli tesse pme le lodi del coro dipinto da Giulio Benao, e della
cupola di piuta dall' Ausaldo.
(!)) Spettacolo veramente orrido e che oltrepana i confini delle
Arti, che pur si chiamano Belle.
tradizione in Genova che G. B. Cartone sia stato l' di
Pellegro Pio la. Chi onena queste scene del .martirio di S. Clemeate,
ai persuade quasi di tal Si direbbe che il sorriao del car-
aefice era sulle labbra dell' arli1la menhe e c:ondueen qu.eile
dip4nto.
3:u
Gio. Bernardo Carbone, principe de' ritrattisti
nella scuola genovese, compose anche bene; e la
sua tavola del re S. Lodovico al Guastato ( quarta
cappella a man destra ) ne fa testimonianza. A chi
la ommise non piacque, e . ne ordin a Parigi
un' altra' e poi un; altra; che successivamente fll-
ron poste in su -r altare come pi degne. Ma non
lo erano; onde qnella del Carbone torn al suo
luogo, e le altre due le furono aggiunte per late-
rali, quasi come per farle corte n ( 1 ).
Il Cenacolo, tela larga 36 con figure
grandi oltre il naturale e vagamente disposte,
opera di Giulio Cesare, il migliore de' Procaccini ( 2 ).
Un quadro di Simeon liarabbino ha pure questa
chiesa, lodato per unit di composizione e fi-
nezza di rappresenta S. Diego ch
con intingere un dito nell' olio della lampada ar-
dente avanti ad un'immagine della Vergine, ed un-
gere con quello gli occhi ad un fanciullo cieco, gli
re.ca la vista.
(1) Questa tavola l' unica pittura che di questo artefice ai vegga
in pubblico. Batti.
Nella cappella di S. Lodovico eni od erati questa coriQ&a
ne : lnter cinere lilium -11irrnat , et gaUu , qui ad diem e:rcitat, 1uc
vocat ad umbram , ati: 156:&; e sopra lo stemma de' gigli con la co-
roDa reale.
(2) Ce tableau "elt de grande manie\re, d'uue couleur belle et forte :
c'eat DD tre\a-bea11 morceau. Coclain, Yoy. en lwlie.
.le . S(nwle. se. s iR
u('ll' \lO \n. Q "" da nl\\ural
lq soifr\r,. J.Plr"'re ehe. .
S;9ff,e; o. se ..
bel pri"Qlo ( ppi wq
ne' nostri cuQ.ri ) dal.li\ riijessiope wi plt\e."
9. poJifen;l_!qo . ir4 fltJelJJlle
ma,nicril. La priwli' 01piQio.w .
aJ\a dign.iA dell' Jih ei.
piu C! pi
SOCCQl'SO, gli
.attuo e
pius, diqevanq, Pf.Sp.it(Je,
soT.'lem. -.. N o_n. igll4.1!ct moti 1/ti::-t
{CQ Tu.tti popoli , g\''
sania, debbono onorare e praticare la miseri,o.oldia,
perch a tutti i popoli, a tutti gl'individui viene la
volta di. BVerne eglino di bisogno.
Il Vangelo ba sublimato la benefiet;tza in. qari:t
( dilezione, 4more ), e ne, ba. 'fatto, q
tissimo H cui adempimento rende l' uomo accetto
u .A t amor primo , a la luce verace
gli merita.
f.l In queUo miro ed angelico tempio
Che solo amore e luce ha per onfine ( 1 ). ,,
!Ja11,e, farqd. c.

Ma se ad ognuno .spetta l'obbligo di .cQ.mmise-
rate e soccorrere ,. alle reggenze s' appartiene la
CUra di ordinare i pubblici SOCC9rSi in guisa che
Bovino al buon essere generale della social nnio ...
ne, e provveggano all'alleviamento d' ogni qua-
lit di miserie-. E. s dall'un lato che dall'altro ri-
cordevoliss.imo f esempio di Genova. l cittadini
largirono ingenti Clii&DDQ d'' oro P" fondare e dotare
&pedali, conservatori ed il Comune i.nstitu
magistrati che. U.Oil so&e alle &iclae ma anche
aRe economiche ed alle morali sf:iagure apportas-
eer. riparo.
lt magistrato degli Strll0l4,inarii era' l' a-.vocato e
il giudice delle udove, desii o.rfani, de' pupilli ( ').
n magistrato di Misericordia invigilava acci che
le pie dispense annuali. fossero distribuile fedel-
raeme e. con buon orcline ai pgveri. H magistrato
del suffragio de' Pov-eri. cercava Limosine pt'l' la
citt, e provvedeva di vitto e di vestimeAto i pe-
rwriosi. ll magistrato. in sollievo de' poveri Artefici
somministTava sete ed altre meterie prime da lavo-
rare agli arte.fiei che DQB. a-.eano di che. farne l' ac-
.q.tWito. ( 2 ). Il JQagistJ:ato del Monte di Piet e
quello. del Riscat'- degij schiMi esercivano ufficio
portato . dal (oro titolo. Eravi. un magistrato depu ..
.lato fllla santa opera di fr pagare agli agli
. .f
( 1) Dispensava pure ogni anno 3oo lire di Cartulario in aollin
delle pOY81'e 6glie sotto il litolu .Ji S. Girolmo. Ori(;ine e fiuti di
Gn., MS. ut
{2) M.
3:a4
artigiani le loro mercedi. Eravi il magistrato dei
Conservatori di pace, il cui generoso incarico era
di pacificare le risse e le liti, e di conciliare gli
animi discordi tra mogli e mari Li (I). - Laonde
assai prima che nascesse la mderna scuola degli
Economisti, gi adempito era in Genova il loro
di << scerre que' soccorsi che si
cambiano in immediato vantaggio delle famiglie. ,,
Alcuni di questi magist1ati i quali ad sua saecla
recedunt , gi pi non si veggono nel catalogo
stampato del 178o. Altri perirono nel naufragio
delle pubbliche cose, o divennero inutili per le
nuove instituzioni. Rimase il Monte di Piet, rior
di nato poco pietosamente dal governo francese (:a),
e il magistrato di Misericordia.
'Questo magistrato, instituito l' anno 1 49 da
Pietro De' Marini arcivescovo di Genova, aveva ori-
ginariamente per fine di provvedere affinch nes-
sun lascito pio andasse perduto per colpa o per
trascuraggine. La fiducia da esso inspirata fu tanta
che pi di 5oo testatori gli fecero lasciti di cap.itali
per consacrarne le rendite al solliel"o de' poveri.
'Ebbe nella rivoluzione la sorte comune delle opere
pie. Conserva tuttavia lcune buone entrate colle
quali distribuisce soccorso a domicilio. Ii' Re gli
un sussidio di 3opn. lire, da dispen-
sarsi ai nobili poveri. spediente rammentare a
(1) M.
L' del rreatato su regoi' fu meuo al IO P PfD

questo superstite magistrato un antico suo
notato nelle regole del I5I3 : ed il seguente :
'((Gli ufficiali di Misericordia debbono andare otto
giorni avanti la festa di Natale in cerca di limosine,
e. raccogliere i denari e le robe che lot si daranno,
e distribuir il tutto fra poveri e miserabili. Dovranno
esaminare e conoscere la condizione delle
persone divenute miserabili o per condanne o per
debiti , e quelle aggiu5tare ed ajutarle scondo il
bisogno ( 1 ). ,.
Sussistono pute otto madri di Misericordia che
amministrano il conservatorio della penitente Mfid-
dalena, e fanno varie benefiche opere (!)).
Gli speali, i conservatoti, gli alberghi, richieg
gono particolare notizia.
(1) lvi.
(2) Parecchie di quelle pubLliche instituzioni esistevano perch il
Banco di S. Giorgio e'isteva. E questo Banco dava origine ad in6nite
fondazioni private per opere di soccorso e di carit. A meglio spie-
armi ne reco un eeempio, tralasciando le tecniche voci di luoghi, di
compere, di cartulario ecc. N. N. laaciava al Banco di S. Giorgio
Jo,ooo lire accioccb col moltiplicare del capitale pei frutti , diven-
tanti annualmente capitale e sai stessi, le 1 o,ooo nell' occorrente nu-
mero d'anbi diventassero So,ooo .. Ed ordinava che giunto n'capitale
a questa somma, se ne distribuissero di quindi innanzi annualmente
i frutti in sovvenzione de' bisognosi fra i suoi discendenti, in doti a
ragazze, id limosine ai poveri , ecc. ecc. La sola famiglia de' Lomel*
lini avea fatto una venlina di queste pie fondazioni. Nella liquidazione
del Banco qualche cosa 1-imasa. in questa guisa , per aggiu&nerc
UD altro i molti esempj ' i Lomellini tuttora provveggono l pel
lascito antico , di minel:re e di veatimenta i poveri del luogo di Pegli
ogn' in\'erno,
LXXX.IX.
Spedk di
1
Pa.mmatone ., detto altramente
grande di S. Maria di Misericordia. - Spetbtl8-
degt incurabili, detto !Ospedaletto.
Bart(}lommoo'Bosco, genovese, dottor di leg8e,.
fece nel i 420 edlficare per le sole spe-
dale di Pammatone,. ch' egli accrebbellel r4!J3 di
nuova. fabbrica a servigio degli uomini. Il Pubblico
vi mise poscia la mano., ampliandolo magnificamente
ed unendovi altri 'Spedali. E finalmente nel 1774
t ridotto alla regolarit ed al 'bell' ordine in ehe
presentemente si trova.
La sua facciata liscia , e null' altro indica che
un vastissimo edifizio. Ma la grande:tza
del vestibolo, la bellezza del co1tile circondato di
un portico in marmo di Carrara, la suntuosit1
della grande scala , la perfetta distribuzione delle
parti, le lunghissime infermerie, le eleganti farmacie,
le officine, i magazzini, le abita zio n i, le S(luole
mediche e chin1rgicbe, ed in somma quanto ad un
magnifico spedale si aspetta, si conciliano le pi
meritate lodi ( r ). .
{ 1) .. Je suia entr ciana ua superbe palaia, j'ai trners une luacu
colonnade, j'ai foul dea mrbres de toutea lea couleura: une porte
immense 'est ouYerte: j'tais dans nn hbpital. Il 1 rgne un ordre
admirable, ece. Lettre "" l' ItaU. par Dupaty.
11 Gautbier ne ha pubblicalo Ml'i ditecni, con la apitcazioae. !eli
3;.'
Gareggiarono ahr i cittadini genovesi nel
fornire di rendite il l<Jtto spedale maggiore. Gi ben
mostran le statu de'. pii benefat
tbri; nelle nicchie de' vestiboli e de' c<Jr.k
ridkE' mllg@lore ne satebbe aot!he il numero se
la modestia di molti ooh ricusato ne' testa..1
tnenti questo s"'gno :di_ onorata ttimtM'ia ( 1 )- Erano
quelle rlndite . nel 1789 a Hre 5&efm. '-- L=J
rivolu$one: lo vtebbe trltto a -fUnesta ro'fina, lJe
l pt-ov\'ida Governo non si fOS'se mosffd
a soccorrerlo,
Re,;nabo in l' tndine' la
r attenzitJne t'et' gl' infermi (-2). L' ortliWiat'id -lor llU
tnerb. sta- -&a -i 700 e gli 8&o. Circa !ho espstl;
inservienti, custodi'; ecc. sono continui- abita-'
elice tra -le altre co&e' L iioupe flt sor l l11.,;eilr dc-s sa.lf'a ex"
pliqoe J
1
ide ingnieuse d!!

q1i a voulu obvier


voienL d'ouvrir les pour le renouvellemrnt ae l'air, dont le
couraot case souvent au tilade de .l;i reultre overt uu mal
jilus gravt! que eelui -ql 1
1
at ortdoit .l'llt'lpitl. Il a
dnns J
1
paisseut des :votltea un videment qui -con:rmonique l'e:st-
rieur, de aorte que' au moycn de nombleuses suupapes que .l'oo
nvte et 'ferme il Yolottt, i'air d di:boh circtde touls les
ups les malarles.
(i) Les statues dcs bieofaiteurs de l'bopital sont repanrlues danelee
salle&. Lea reconnaissaos peuveot, ds que leurs Jeur
permettent, allet de larmcs, ,;1ns don te bi e o doucee, le e i mages
de leura dieui. totlaires Dupaty, ut l;a '
(2) A:ll.l cura aegli iorermi sono deputati quattro 'itJcdici pt'ncipali'
e qaltro assistenti altrettnli chirurghi dlle due ; o-ltre ad un
medico ed n chirrgo spetialmeote addetti alla guarigione deila ai-
Alide. amministrato dll dii p1esidnt e da un no"
mioali dal Re, con quattro Decurioni per ciascheduno che si tiinid
anoper met in 6oe d'ogni anao,
328.
tori dello spedale ; il qual mantiene eziandio. da
x 5o o esposti nelle campagne ( 1 ).
Le sue rendite ascendono a ciroa . 42o1m lire ,
delle quali 3oolm provengono dai pubblici-soccorsi.
La . chiesa dello spedale sorge ov' era la stanza
di S. Catetina Fiesca - Adorna. Il corpo .4ella
riposto in nn' arca d' argento, intorno aUa quale
stanno quattro statue di virt scolpite in marmo
da Frao.cesco '' .Questo il luogo d()ve
abitava Serafioa d' amore, e dove nel J 5 o
in et d' anni 63 te1min i benedetti suoi giorni
dopo aveme la maggior- patte in ser-
vizio degli ammalati di questo spedale,, tutta im-
piegata negli uffizj pi. caritateoli ve1so de'. poveri
infermi ,, ( 2).
. L' umanit, nel moderno senso di questa voce
1
-pu partori1 ma le mataviglie dell' uma-
nit sono appena il punto da cui prende le messe
la carit che s'inspira col pensiero d'Iddio.
L' Ospedaletto venne fondato nel principio del
16.
0
secolo da Ettore Vernazza che seppe indurre
altri cittadini ad imitare il magnanimo esempio.
Ragguardevole n' la struttura e la mole, ;ed ador-
() L'anno 5J5 dal Doge e Consiglio degli Anzi.ani fu stabilitu
che tutte le figlie esposte nello aped.ale di Pammatone , ricevute che
ivi fossero, reatasaero sotto la potest de' protettori di esso spedale
1
e
aecondo la forma de' capitoli di Genova
1
ai dovessero intendere come
figlie legittime e l)alurali. " Orpe di Gen., u& s.a -
legge che merita genliJe ricordo.
(2) ln.cruzio11e
1
ecc. ut 1Up'ra.
\
nasi anch' esso delle marmoree
che gli fece1o larghissimi lasciti.
3 ~ 9
statue de' pietosi
Trovano ricovero in quekto recito gl' infelici a
cui nessun' arte umana pu togliere ormai gl' im-
medicabili mali' quantunque non .sieno costretti a
giacere nel letto de' patimenti .. Due medicL e sei
chirurghi .attendono alla cura degl' infermi.
L casa de' Pazzi parte dell'Ospe'daletto. Divisati
ed ordinati gi sono i modi di epllocare in sito meglio
acconcio -a curare co' moderni e pi gentili metodi
questi sventurati, innocenti. anche ne' loro. furttri,
perch ahi troppo1 hanno perduto il bene dell' in-
telletto.-
; . Ne ammonta il numero a circa 25o. La popola
zione deU' Ospedaletto, essi compresi, di circa
750 individui. Le sue rendite ascendono a circa
17otr. lire, la met delle quali proviene da' pub-
blici soccorsi, essendo ite: lllale nella rivoluzione
le' antiche sue entrate.
---_.o:n----
33o
Lt!:TT&U x.c.
Conservatorj di 'Genova; ,
Chiamansi conservatoq 1n Genov, i luoghi di ri
covero e di educazione pel' donoe fanciulle .. Sono
molti. e di. varie spet;ie ( 1). Per non. atkKliatvi. al-
lungando, vi. dir so\amente .di: due ..
Quel grandioso palazzo, colorato in giallognolo,
che sopra le mura della citi. presso i bei
giardini del Z.,rbino, e ricev. i primi raggi del
sole nascente, il conservatorio veramente degno
del gran nome de' Fieschi. Donienit:o Fiesco lo
fond l' anno 1762: un suo discendente n': aempre
il pro,ettore (:a).
(r) Si. pu dividerli In quattro classi : _ .
1.
0
Gl' instituiti per albergare quelle don!le che atanchf! della Yit
del mondo, amano di consMcrarsi al ritiro in qualunque et ,
eenza vestire l'abito monaatico. Sono di questa classe la Prowitlerasa,
la Concezione, S. Gerolamo e S. Bernardo.
11." Gl' instituiti per accogliere le trniate che dipartendosi dai sen-
tieri del vizio, ai deliberano di ridursi a penitente vita. Spettano. a
I{Ueata ciane le A.tltlolo1ate dette di Santo Spiro , e le Penitenu. di
Pr, o11ia, della Matltlalena.
3.
0
Gl' instituiti per dar ricetto alle ragazze di onesti costumi le
quali per morte de' parenti o per umilt di fortuna desiderano dedi-
carsi a qualche proficuo lavorio, o ad opere di carit negli apedli
degl' infermi e negli ospizj de' poveri. Alla prima di queste dae sud-
divisioni appartengono le Fieclaine, alla seconda le Brisnole.
4.
0
Gl' instituiti per educare le fanciulle, ed ammae1trarle ne' la-
vori donneschi. Sono di qttesta classe le Filippine, le Metlu, le In-
teriane , le , alle quali si pu aggiungere le Stdeialltl.
(11) Setto gli ordini e il go9erno del Protettore una relifio.a
33t
Le donzelle, adnate in qtfesto .. ret!inlo_, alten ..
demo a far pizzi, ricami, ecc.; m11 a
fabbricar fiori. Collocata in una citt. ove la copia
.le "YBriet;i ba d'e'.naturali &ti e l' arte di
Ol'dinarli in nazzi can pittorico di
colori non hanno altrove rivali, questa -fabbtica. di
fiori artefatti . venuta a t;iQir gi-nstamente uqa
nomanza europea (l). Dal p.-odotto di questi lavori
versato nella cassa dell' ihuituto, dedoce .r
pottar dello speso ptr Ja compra delle m1lterie
prime; e del rimanente si fanno dU pal'ti egttllli;
una va . in soccorso dell' instituto, l' Altra vin
stribuita fra tutte le lavoratrici. Le quali cOh q-ae-
sti rispannj sovle.ngtmo at poveri lot--o . , o
s' accmrnalano 1108 plcOila dote ;condurre mM"it.
Alle pit':t gtni spese del conservatorio sopperiseono
le rendite lasciate dai. genetoso _fondatore. Gli stk'a-
nieri ammirmo la maest e grandezza deU' et:li'ftio;
le vaste sue sale, i giardini, le stupende vedute
che di lass confortan .gli sguardi. lla il loro cuore
commosso ,in osservare l'ordine, l=t decenza, la
lindezza, la dolce quiete nel lavoro, la pace del-
l' anima che traluce nel volto di queste orfanelle
industriose e contente. Il conservatorio delle Fie-
schine la bellissima tra le filantropiche institu-
Conaervatorio regge l'economia e l'amministrazione del Cou-
aervatorio delle Fieacbi.ne, ossia figlie dell' Immacolata Concezione dei
Fieacbi.
( ) Ne fnno m1a:d per l' Inghilterra lkl nlore dalle 5oo alle 1000
lire.
332
della Liguria. Esso "farehb gloriosa la
moria di un potente monarca, non: che d'un
dino .privato (l).
Le figlie di. S. Maria del Rifugio, dette volgar-
mente le Br.ignole, sono meno conosciute dai

Vitzsinia Centurione, vedova di un Grimaldi Brac-
celli, ne fu nel x64r la fondatPice. Essa edific
del suo il maestoso conservatorio e.. la bella sua chiesa.
Emmaouele. Brigoole e Francesco Granello recaror.o
.1' opera a compimento ..
. Esse vestono l' abito monacale, Parte di loro at-
tende al servigio economico alla cnta degli arnesi
e della biancheria ed alle faccende della cucina
negli spedali e negli alberglii de' poveri s di Ge-
nova che delle llrovincie. L' altra parte rimane nel ,
monistero, vi s' impiega in varj la,vorii, e gl' insegna
alle alunne.
(a) Numero preaente delle Fieacbine - Hanno ne' lieti tora
pardini un palazzotto di ricreuione. Pel'llino le mulina a aenipo del
aolo inatituto aon nel recinto.
333
LET'l'ERA; XCI.
Albergo de' poveri.
Le montuose peodici sulle qnali assisa .gran
parte di Geaova, io pi luoghi solcate . da
valli 'profonde. In una di queste valli, nel luogo
detto Carbonara, fuori della cerchia antica,. sorge
monun:;tento della carit genovese. Una lunga
piazza, adombrata "d frondosi alberi ed accomoda..,.
di s.edili di pietra, sta .dinanzi all' Albergo de' po-
veri. Parecchie ville ghirlandano le circostanti emi-
nenze che di se fanno grembo. Le . due rive della
valle sono messe a verzieri e giardini. A differenza
delle altre parti. di Genova dove generalmente pre-
domina il. gajo il. ridente, ogni cosa qui induce rani-
mo a raccoglimento solenne , bench non iscom-
pagnato da grave letizia
L' altezza, .l' la magnificenza dell'Al-
bergo de' poveri fanno attonito l'osservatore. Ed il
beninsieme dell'edifizio lo muove a trascurare o per-
donare qualche corruzione di gusto negli ornamenti
della facciata, a cui forma base un ordine toscano
e gira sopra un ordine corinzio piramideggia
in cima un frootispizio composito. Nella fronte sta
scritto che lo innalzarono l'anno t655 (l).
(a) di 7000 palmi in quadro, con qmattro giardini dentro, cia-
di :uo pdlmi similmente in quadro, con fontane nel mezzo. Ha
334
Il Doge, Cotlegj, pose la ptima
pietra dell'edifizio. E questo cost due milioni ,
quasi interamente in. tre anni dalle spon:..
tanee largizioni de' cittadini. Emmanuele Brignole,
s p el' la grandezza de' doni, che per le cure date
aH.. rO!Ilt!az-ioe; pu chiamarsene l' Egli
ctttiinQ- p.el' testamellD .che lo seppellisser-o nell'. abito
po'Ieri dell' Albergo. l presmoti lasciti, avvenuti
di pi _. 8110lll0! recate le renile deU' Albergo assai
io. .lct- Olt.rct aHe aua. 'em.rate e&so ora riceve un

regio s.ssi.dioJ di a&O(AL lire ( 1: ).
Queste . .so .e.difizio : rac.oogli(i i poveri di
et , sesso e ES.St escono, ogni sab-
ha-to ed ogni dmenica, e posseno. le-vani affittto
dell' A.Jberg 81 Mr piaei818DI.O. Jl I.Wmei'O de' heO ..
werati: non., sernpt'e le stesso; presentemente Yen
aeo.o cirea 2-&0o. Ciasebeduno. lavor; gli 111881t.i
tessono panni:' gvos8olaail, tappo, di la Ba ,
berrette ecc. ; le donne fanao tele_. nastri fl. seta ,
.Clze di cotone , ecc. , Qpel'o elle- tl'onno facile
c.in'lur piani, on aie e stanze o cQJ.'ddoj al !P="D
uumero de' poverelli che vi si r!cevono ;. olt.re alle abitaziQni d,e' maesui
lione maes\Te, de'' sacerdoti, direttori, aseistenti , ecc; Gli scalo n i
110no di mar.mo ,. etL aJ.: oaai parte.- dell' oc:IJe uno
straniero dia;.ae, doversi c:hiamare il Paluzo d..e' Poveri uon gi l'Al-
bergo.
L' iscrizione queata ; Atupic Do , Sttrmiu. 'StNUll.lt fo,;,enltf ,
MnsisU-aUl pauperum fovenu, montes dejecti; vallis conequata , Jluen-
tum COIICQ!!Jeratum, alveus derivattU
1
e;;enI coge11d, alendu
1
opificio,
pietate. instii.UI!ndis, aedo. eztructae an. sal. MQCLY.
(a) De' SMill.
335
smercio. Della mereede de' loro lavori una
iene ad essi distribuita a norma della loro indu-
stria perizia: havvene ohe ne ricevono sin la met.
Ogni anno il d della festa SS. Trintt si espon-
gOno al puhbljco .esame i lavorii delr Albergo nelle
te, sue sale, e si distribuiscono premj a' suo t
poveri . che qel corso dell' anno si mostrarono migli01i
id'tier.i ( l ) . . . . . .
. Molte s1atu. Iossali" adomaBO il Testibolo e va-.
rie parti interne dell' edifizio; e rappresentano i
generosi benefattori. Sc:olpi:te presSo che tutt dal
1660 al1700; esse '8tledano il pessim secolO del-
f arte co' pesanti ed m una svolazzanti 'loro panneg-
colle molienze esagerate, colle m'fm:ihra
quasi: contorte ( ).
Un prer.ioso lavoro in. marmo ahbeMisce fa no-
bile ehiesa delr Albert;o:, cellocata nel centro del-
l' edifizio. Esprime una Piet in basso rilievo, ed
fama, sebben dubbia, che lo conducesse' lo scal-
pello di
. .. . Michel. pi che mortale, .Anciol dwino.
La statua , della V ergine in atto di ascendere al
cielo, con un gruppo di angioletti di . posta
(i) Vi sono due: ibt'ermrie pei due aeDi, ma se graVe e l'Unga
a\J';ui la malattia , l' infermo vien trasportato allb apedal maggiore.
(111) A chi dona IOO(W. lire o pi .... alza una lllatua, cbi ne dona
.5oJm. ottiene un bu.Lo, e chi :&a(na. una lapide.
336
all' altar maggiore, - ope1a del Puget. Il -Dupaty
dice che questo scultore , volendo rappresentare nn
mireolo, ne ha fatto uno egli -stesso. La lode .
ammanierala al pari della scoltura.
Tante instituzioni misericordiose sparse per Ge-
fiOVa e quasi tutte opere di cittadini privati, pa
lesano quanto commovesse i genovesi petti l santa
"Volutt di far del bene. E nel tempo stesso 1a ma-
gnif.cenza. e . ricchezza degli edifzj dedicati a solle-
vare ogni qualit di miserie, c' insegnano come in
Genova predominasse la gran massima de' Romani
di, far s che ogni fabbrica contribuisse all' orna-
mento ed allo splendore della citt. La liheralit
virt dell' animo ministra delle utili e lodevoli
spe_se ( 1 ). Interpretata in questo suo. l'etto senso
la chi pi libel'ali degli antichi Genovesi che
i loro, tesori s e s lodevolmente spen-
devano? (2)
( 1) Definizione Aristotelica.
Non ba, credo, l'Italia o vernn' altra regione una citt che
racchiuda tanti monumenti e tanti utili ioatituti ereUi a .apen pnt'ate,
ed. a spese private , abbelliti , dotati , quanti ne ba Genova.
Eccone un elenco :
Cbie1e.
SS . Annunziala, falla c1ai Lomellini.
Madonna dell'Assunta e Ponte di Carignano, dai Sauli.
S. Ambrogio, dai Pallavicini.
N. S. del Rimedio, dagl' lnnea.
S. Girolamo e il palazzo dell' Univerait, dai Balbi.
S. Malteo, dai Doria. .
S. Luca , . dagli Spiuoli.
S. Pancrzio, dai Cltanci.
Conse.vatorj : Brignole, dai Brino)e,
Fieschine , dai Fieschi.
Dolorale di S. Spirito , dagl' imperiali.
Spedali: Pammatone, dal D. Bosco.
degl' Incurabili, da Ettore Vernazza.
Albergo de' Poveri, veggari soP,.a.
CoUegj , lnvrea , Grimaldi , Sol eri , Durazzo, Delbe ne , da queate
cinque famiglie.
N. B. l tre primi Collegj vennero traafusi nel Collegio Reale, quel
Delbcne nel Seminario, il. Durazzo fu aoppresso.
La Maest del regnante monarc:a conferendo di proprio moto la
croce dell' ordine de' Sa. Maurizio e Lazauo al benefico institutore di
uno spedale in Rapallo, ha dimostrato quanto abbia io cuore .di pro
muovere le pie largizioni. l aovrani incoraggiamenti , aapientemente
comparti !.i, producono col volger del tempo mirabili cll'ctti.
33'$
LETTEu xcn. ,
l'
Pubblico iMBKtuziiNnto.
Tenere o contendere il del Mediterra-
,
neo; fllt' til'e1ito e temuto il n(jm.e itaHiliU) io
Oriente
1
fondar colonie aUa foce, del Don he
cambiauero i prodotti delr Italia e della Gt'cia coi
prodotti della Moscofia, della China, del l3eogala
e d.elle Molucche, dettar lessi coloniali di
prudenza, stringer tratbtti coi. principi e coi popoli
pi remoti e pi strani, resistere agl' imperatori,
proteggere i pontefici, abbattere i Comuni rivali ,
furono le altissime geste de' Genovesi ne' due loro
secoli eroici. Secoli di giovinezza e di virt opera-
tiva a' quali poi tennero dietro due secoli e pi
di discordia, ma d' alta . intelligenza, et4
di Cristoforo Colombo e di Giulio II. Succedettero
tre secoli quasi di mero negozio, ma pure illlistrati
da_ un fatto immortale, e non senza gloria nelle
,scienze, nelle lettere e. nell' arti ( 1 ).
Le vicende del pubblico insegnamento in Genova
() Genova una repubblica' di oegozlaoti pi c.ccnpati di lpe
colazioni di commercio, obe di apec11laziooi letterarie e ecieot.iflcbe ,
che- poco vi aono io uso. " De1cria. J.lla Bep. di Gen. di G. 11.
Gafanti, 17g5. - Per climoall'ue la aeverit, ae ooo altro, eli quello
iudizio, basti avvertire che veno il tempo io cui col IGJ'iveva il
Galanti , l' Oderico atampava le dottiaaime ue Leuere LiBwlii:M ,
e 'G, F. Durano formava 011 mu1eo di S&oria .Nallll'alc cb'era.atimato'
dc' pi ricchi d' Italia.
. 33g
sono descritte. nelle Memorie Ligustiche. Esse ri
ducousi ai seguenti termini.
Prima del pontificato di Sisto IV, i Genovesi
andavano agli studj nelle universit forestiere. .
Sisto IV instituiva l' universitA di Genov con
bolla del J 471; cio concedeva repubblica
facolt di far conferire i gradi del dottorato nelle
scienze maggiori, affinch le lauree avessero valore
Cuor dello Stato ( 1 ).
L' universit di Genova non a'feva una sede prQ
pria e omune. Gli studenti di teologia e di legge
facevano il loro corso appresso un dottore ascritto
al collegio della lor facolt; que: di medicina nello
spedal grande. La rettorica e la fi.losofa erano j(t.
segnat in fondo alla metropolitana di San Lorenzo.
Il Comune ne stipendiava i maestri: fra i quali fq
il Bonfadio, nome in pi mod.i famoso.
. Nel ,572 la repubblica affidava le ai RR.
PP. della compagaia di Ges. I quali per la muni-
ficenza della famiglia Balbi innalzavano il magnifico
palazzo e la chiesa di S. Girolamo, ove radunavano
le loro Grimaldi assegnava sul banco
di 's. Giorgio la pro visione di q11attro cattelre ( 2 );
( ) Nel 487 il Govezuo facea regolamenti pei due collegj di legge
di medicina. .
Nel 53 r imperator Maaimiliano 11ppronn con iutti i privilegi la
auova oDitenitA eli Jlem. Liguat.
(2)" Allllllpo cbe.cuaarooo iGeauiti erano eiaque
aetiole di lettere umane , e quattro per logica, metafteica , teologia
dommatica e morale; eou r4 cattedre in tutto. Eranvi cinque acuole
di medicioa nello apeda1 grande, una di gius naturale pratiee nel col-
lrgio de' Notaj .. D Murmi, Sttuit.
34o
Dopo il 1773 l' insegnamento era commesso ad
altri professori religiosi e secolari. Nel 1782 tutte le
facolt venivano raccolte in quel grandioso
lazzo ( ).
Al tempo pel dominio francese l' universit di
Genova, ordinata al modo di Francia ed arricchita:
di nuove cattedre, vemva collocata tra le accademie
dell' Impero.
Dopo il 1 8t4 essa .riceveva dai Reali di Savoja
<< un rapido e ragionato incremento e oro ,, ( 2 ).
(a) E questa sar l'epoca da cui potranno contare que' che dall'
essere tutte le scuole insegnate in uno $lealo locale, 'l'ogliono derinre
il nome e l' esistenza d' un' !!Diversit. Mem. Ligu1t.
(Il) Mem. Lit;wt. - Nel palazzo dell'Universit di Genova. cbieg
gono esame il gabintto di ftllica ben fornito di macchine , il museo
di storia naturale ricco di produzioni marine, l' orto botMiico e .Ja
biblioteca. Questa biblioteca venne formata nel 17g8 coi libri di varj
conventi. Essa posaiede DD comcato arabo del Corano, gi trasportato
a Parigi, nn be; codice miniato di Curzio tradotto in vrcchio francese,
la magnifica edizione degli statuti d' Inghilterra , ecc. ecc. Ma se de'
auoi 4oJm. volumi i dovesse far il computo non a numero od a peso,
ma benal a nlore, nel senso che dice il Gioja, l'estimazione non sa-
lirebbe molt' alto ; percioccb la selva degli acolastici ecc. Qccnpa il
Jnogo de' naturalisti, de' matematici e de' filologi.
Tre altre biblioteche pubbliche ba Genova: 1.
0
de' Missionarj Urbani
ed la pi antica. .Essi la fondarono nel r6oo con l di DD
abate Franzoni che pure la provvide di rendite. Ha circa r5Jm .. yolu-
mi. 1\.
11
La Frauzoniaua. E&Sa prese il nome da un altro abbate Fran-
zoni , fondatore della societ dtgli Operaj Evangelici, a' quali la re-
3.n La biblioteca Berio, instituita dalla generosit della famiglia
genovese Berio, poi trapiantatasi a Napoli. Appartiene ora alla. citt.
Essa occupa alcune grandi e belle sale nel palazzo civico aulla piasza
di S. Domenico, o'l" pure l' accademia delle Belle Arti. ricca in
JDanoacritti di storia patria, ecc. La citt nobilmente pl'tlnede al auo
mantenimellto ed accrescimento. Gion notare con lode che nelle
.h re ri 1iornate la tengono aperta anche nelle ore della , a gl'&ll
comodit degU etudiosi.
341
Fra le recenti instituzioni la Regia Scuola di
Marina in Genova merita particolarissimo ri-
cordo. A giudiare del melito. de' collegi dal_merito
di chi vi l' educazione, questo a buon titolo p
dirsi uno de' migliori d' Italia. Gi ne uscirono abi-
lissimi ufficiali per l' armata navale ( 1 ).
(1) Contiene 20 alunni di 1.a clasae, 10 di Pagano 6oo lire
all' ann. li R. tesoro somministra ad ogili alunno di J.a clasae lir
18o ed il pane ; lire 7S ed il pane ad ogni alunno della ll.a
Tre 'posti gratuiti sono del tulto a spese del R. te1oro , e tre aono
mezza pensione. Il Re suole gratificarne i figliuoli degli ufliziali ed
impiegati deUa R.- Marina.
L' et d' ingresso il fra i termini di 14 e 17 anni. L' uscita dalla
acuola il un avanzamento al grado di ufficiale , ma non conceduto che
al merito. Le matematiche, l' arte nautica, l' istoria, il diaegno, e le-,
lingue ri fanno Ja baae deU' insegnamento.
LETTEU XCIII.
Scuola de' Sordi e Muti ( 1 ).
Instituzione. d' alta beneficenza congiunl3 a su-
blime. dottrina in Genova la scuola Sordi e
Muti. La fondava nel 1 Bo t Ottavio Assarotti. Ben-
ch povero fraticello. ( 2), egli la sosteneva per dieci
anni del proprio.
L' Assarotti non attinse il suo metodo d' insegna-
mento nlle scuole straniere, ma bens nel pro,-
fondo suo ingegno e nella filosofia della natura.
Era egli uno di quegli uomini che sembrano man-
dati da Iddio sopra la terra con una speciale mis-
sione. Dimentico della propria. individualit, non
viveva, non pensava, non operava che per conse-
guire l' eccelso suo fine di pareggiare quasi inte-
ramente alla sorte comune la sorte di quegli in-
.felici a cui la natura negando il senso dell'udito,
nega il commercio della parola. Quanto egli riu-
scisse nel suo intento, appena credibile da chi
non ne mira co' proprj occhi le prove.
Il visibile linguaggio de' gesti sostituito all' udi-
bile delle articolate parole tutto quanto distingue
(r) Il sordo necessariamente muto. " A poter parlare bisogno
l' udire: perch essendo questo o quel linguaggio con a pia
cimento degli uomini , non pOMooo impararlo se D<1D lo aenlono pro-
nunziare; e ci anche dopo molto tempo e fatica. ,. J. la,.i
1
llatr .
.ruUa scuola de' Sordi e Muti in Gen.
(11) Delle scuole pie.
l
dagli altri uomini i Sordi e Muti educati co' metodi
del P. Assarotti.
'Il governo imperiale francese veon.e finalmente
al soccorso del miaericordioso inst.itutore. Ma spet
tava ai Reali di Savoja la cura di recare la seuola
de' Sordi e Muti al &uo -splendore presente. Larshe
provisioni le esseprono Vittorio Emman11ele e CarlG
Felice. Ad esse volle Carlo Alb.erto aggiugnere
le insegne dell' .,nqre. - Il . profess.ore Assarotti
era spira t() fra r universale compianto ( 1 ). A lui
era su.cceduto il eacerdote Boselli , suo allievo. Il
quale .all' arte ereditata dal maestro, alla moltiplica
dottrina ed al pari zelo per gli alunni, accoppia'fa
(1) Epita6o che Jli f'ece Fauetino Gagliuflt
Ocl.aJiCJ .Assarotto
Genuati
Sodali ecboJarum pirum
J!'pJICto die AUID
IX CaJ, lellr. Aa. Cbr. )IJ}CCCXXlX
Aet. auae LXXVII
Sacerdoti doctiaaimo modeetiaahao
Qtri '
Surdie Muti io cJiepteh1111 receptia
SioguJari caritate et const.otia
CoUeJium buie te111plo adjectum fuadnil
Nova diacipli111e ratiooea
Sapieater excogitavit mirifice adlribuil
Domi fonsque
Sommo in pretio babitu elt
Cllflltorea
1\ep CaroJo Felici aaauellte'
Boe aepuJcrum
E:atra urdiaem dediuruL
344
l' energia della et. 'Il Re lo creava cavaliere
dell'ordine Mauriziano.
Nell' instituto de' Sordi e Muti di Genova indu-
cono singolar maraviglia le cognizioni scientifiche
e letterarie recate ad alto punto da varj alunni ,
e le ingegnosissime loro risposte scritte che i fo-
restieri sogliono ricopiare e portarsi via seco' qual
documento dell' eccellenza in cui questa scuola
venuta. Ma non minor ammirazione e forse maggior
dilettanza metton nell' animo la diligenza e la fini-
tezza con che altri di loro conducono i lavori nelle
arti meccaniche. Appresenta il loro collegio la grata
scena di un' accademia ad un tempo e di una vasta
officina. Chi studia, c}.li insegna, chi delinea o dipinge
o scolpisce, chi rilega, libri, chi fa calzamentt, chi
lavora d'ago, d'ascia, di pialla, di spola. Il buon ordine,
la pulitezza, la disciplina, in tutto il recinto,
e la franca giovialit in tutti i sembianti ( 1 ).
La. pi dolce commozione agita il petto del viag-
giatore che visita questo instituto; e le madri in
veggendo la sventUra di questi alunni sl ben ripa-
rata dall'arte, men paventano che la.natura abbia ad
essere s in verso qtialche loro portato ( 2 ).
. (r) I Sordi e Muti, abbandonati alla loro infelicit, mai. non gu-
stano riso o allegrezza. Ne' Sordi e Muti della scuola di Genova, il
ce11amento della letizia infallibil aintomo di malattia.
La acnola de' Sordi e Muti siede in piacevole e salubre posi-
tura, accanto al pubblico passeggio dell' Acquaaola. dotala per
allievi residenti in convitto , met maschi e met femmine ; ed pub-
blica per gli allievi estetni. Alle cose dell'amministrazione soprantende
una Giunta. Vedi per maggioti particolarit il Cal. t' llll. SI.Dii
e il ridetto .llfionamento del Ceuri.
LETTERA XCIV.
Armera.
Le molte descrizioni di Genova fatte nel secolo
scorso ragionano tutte dell' armeria della reBubblica.
Era nel palazzo ducale, e conteneva, dicono,
d' ogni specie, io numero da fornirne 35,ooo uo.;.
mini ( 1 ). Ma pi che non le arme da fuoco da
punta da taglio, tre istoriche rarit invogliavano i
colti uomini a visitarla." Ed erano I.
0
un ca
none di legno, contemporaneo, se non al trovato ,
al primo uso delle artiglierie in Italill: !1.
0
un
rostro. ossia sprone di nave antico: 3.
0
co-
razze con intagli, geroglifici . e sigle. La fOtma del
petto dichiarava queste corazze fatte ad uso del-
r armi' e la fama le diceva usate dalle gentildonne
genovesi che sotto l' insegna della croce erano ite
a combattere in TeiTa Santa i nemici del nome
cristiano (2).
Nelle gu,erre. e tempeste civili dell' et nostra
armera della repbhlica fu t"Ubata, sprecata, di.;..
sfatta. Il R Governo ne ha composta un' altra pei
() Galanti, De1criz. di Chn.
(!J) Mi11on, Yoy. de lltal., trad. dt1 l'ang. La llaye , 7o:r.. -
Galanti , ivi , ecc. .
.Anche l' .'\ccinelli scrive che molte matrone genovesi a' inviarono i
Oaiente alla gerra santa. Ma in di'etto elleno sltJnto ai ei6irono
prunte ad andarvi, come scrive il Ratti, e ai dir pi innanzi.
346
con.tiogibili bisogni ,del presidio:. essa nelr arse-
nale di. S. Spirito. Non v
1
aspettate ch' io ve ne de-
scriva gli archibugj, le spade , le sciabole, ecc. ,
quantunque i fasci arme sieno con semplice ele-
ganza ordinati. A favellarvene mi tira soltanto il
trovarvisi due delle raritA sopracceonate ; il can
none ed il rostro.
I cannoni che dal campo inglese spagliavano le
pallotte con fuoco a disertaae i bersaglieri genovesi
nella battaglia di Creci, come 'nalT8 il Villani, ri-
comparvero nella gq.erra di Chioggia ad infestare le
navi genovesi assedianti Venezia nelle sue lagune ,
COPle racconta a Giustiniano. E nella Ghiog-
giana per l' ppunto fu preso il delf ar ..
, mera , a quanto la tradizione asserisce. Esso di
legno , foderato di cuojo. I cerchi di ferro . che lq
ass9dano, permetteTano, a detta degli artiglieri_,
che foss senza timore che scoppiasse o
si sfracellasse.
_ M.univano gli, antichi di un. rostro ( noi diremmo
sprone ) di bronzo la prora delle lor navi da guerra,
e con .esso, a furia di remi o . portati da' venti
nelle vele, andavano a percuotere impetuosamente
ne' fianchi le navi nemiche per fracassarle o affon-
darle ( 1 ). D' quali antichi rostri l' unico che avanzi
, per confessione degli archeologi, quello dell'ar-
mera d Genova, e quest'unicit basta a stabilire
( ) Quindi la . rcutrata 1111..U di Lino , il ro1frtiUU i.,,_,. , a.
I"MtraCa eorona di Plioio, la ro1trata c-oziunna di Sfetooio, ew.
347
il suo presio. Fu trovato l' anno 1S97 nello spurgo
del porto. Conghietttunrono sii eruditi che spettasse
,ad un . vascello .genovese, e fosse ivi rimasto 'nella
zuffa sostenuta dai Genovesi contra Magone. Ma
dal racconto di Livio J.Ueglio' s' arguice che .quel
condottiero cartaginese occupasse Genova per sor-
presa, n zuffa vi fosse. 04redich una tempesta
a quella del 182 t pi che safficiente a spie-
gare il naufragio di un' antica nave in un seno
mare che non meritossi il nome di porto insintan-
toch non venne fiancheggiato da' moli. Quest ro ...
stro in bronzo-, luogo cilca tre palmi, grosso nove
pollici e di foa-ma qnadra, tenxrinato ,._ testa di
cignale. Dal che forse pu dedursi .che IQUDisse una
nave ligustica (' ) ..
Ma che ne avvenne deUe famose corazze muliebri l
Non ho trovatoin Genova chi sppesse darJJ.lenefondato
rasguaglio. Gli stranieri ora le vengono cercando
sulla fede d' anteriori racconti. Esse erano monu-
mento di Ul1 singolare episodio delle Crociate ( 2 ).
(r) " Comme ou oit. le aauglier sur les a-.cienue1 monnale1 de la_
Gaole Narbouu.ile .et ,., d'Or.mp , oa poanoit peaaer que ce
roatre aaroit I!IPP.rteau quel.uee-uae dea aatioas gauloies qui h.-.
hitaient lea borda de la mer. Millin, Yoy.
Ma nella Gallia Narboneae anticamente &utta la contrada di qua dal
Rodano era della gente de' Liguri, onde la clnghiettura ei rivolge iD
loro favore. l Liaari nYigavano, eoraeggiannG, tenevano il e.
DOD i Galli. Di cigaali abboadare le 1elve Jigusti-
che, poicb aon gnm t.wpo ch' 1111i faremo distrulli aelle Alpi Pll-
ritnme; e da queat' .abboodanaa poleano i Ligu.ri aver preao J,a teata
del cipale ad impresa.
Vedi pure pt1 roatro seuove1e il P. Z.ccaria Ezcur1. liuv.
(!a) AlclliUii clicolao dae faron a Pari&i. Ma se ci t'oue ,
348
Tre n t 'anni dopo la .morte di Luigi IX, dice il
moderno istorico di quelle gerre, la santa Sede
esort popoli dell' Occidente a pigliar le armi
contro agf infedeli. Le esortazioni non
vennero aScoltate che da alcune matrone genovesi
le quali si giurarono di andar al di Terra
Santa. V' ebbe tra loro una Spinola, una Gt-imaldi,
una Doria, una Cibo; ecc. Esse vendettero i pi
preziosi loro ornamenti ed arredi per
alle spese della Crciata. Benedetto Zaccaria, Gia-
cobo Lomellino, Lanfranco Tartaro, e Giovanni
Bianco erano deputati a comandare l' armata. Papa
Bonifaiio VIII con due suoi Brevi, dati d' Anagni,
lod la magnanima risolllZione delle dame genovesi,
crociatesi pel racquisto de' santi luoghi ( 1 ). - . La
corte di Roma nel far plauso al loro zelo, portava
senza dubbio speranza di commuovere l' emulazione
della cavalleria cristiana. Ma i cavalieri pi non
pensavano ormai a liberare Gerusalemme. Le ma-
trone genovesi rimasero sole all' e la Cro-
ciata non ebbe effetto. N o n ci resta al presente per
attestare il coraggio di queste Amazzoni cristiane
altro che le bolle di Bonifacio VIII e le testimo-
il Millin e il Michaud che ne lamrntano la perdita, ne avrebbero
avolo contezza. Altri narrano che venillsero vendute a peso come me-
tallo, e aubito fatte fondere. Que1to racconto il pi probabile;
NelP armeria di s. Spirito si conserva una corazza che la lUI
forma creduta donnesca ; ma non i di quelle istoricbe , e non ha
cifre n intagli.
(1) Si cuatodinno i Brevi originali nell'archivio di Genova.
349
n i a n ~ e di coloro che videro 'in Genova l ~ .arme ap-
parecchiate per questa peregrina spedizione ( 1 ).
9'enova era a quel tempo. ( 1 3o t ) retta dai
Ghibellini, ed infestata dai Guelfi. Ci bastava ad
impedire che il Comune prendesse .parte in un' im-
presa bandita da un papa s acerbo- contro a' Ghi-
bellini ( 2 ). Ma pi valeva a ritrarne i Genovsi la
recente perdita di Accon ( Tolemaide, 1291 ) fatta
dalle colonie latine in Oriente. Per la qual perdita,
scrive il Villani, <t le citt marittime d' ltalra noi)
valsono poi la metade a profitto di mercatanzie e
d' arti; perch Accon fontana e porto era d' ogni
mercatanzia s di Levante come di Ponente. >>
Ora mentre si travagliavano i Genovesi a ran-
nodar que' commercii co' Saracini; come riuscirono
a fare fruttuos.amente in Egitto e in Sorla (3), mal
tornava loro l' armarsi per una CrQciata. in cui
sapevano dr non aver pi per compagni i Frncesi ,
vere colonne di quelle spedizioni orientali ( 4) E
rammentavano inoltre con che barbarie gli avesse
trattati nel nauftagio di Sicilia al ritorno della
crociata di Tunisi ove mol' Luigi il santo, quel
(1) Michaud, Hi.e. des Croisad. - .lnn. QccL ad an. a3ol.
(2) nolo il molto, Memento laomo quia Gibelline es et in pulve-
rem reverte1is, detto da Bonifazio VIII ad un arcivescovo di Genova
nel dargli le ceneri il primo mercoledl di quaresima. Giu1tin. , .lnn.
Vedi pure Dante nel Paradiso.
(3) Vedi Silv. de Sacy, Pices diplom. tirJes des arch. de GJne.s.
(4) Della Crociala muliebre non f.an neppur cenno gli Ann. di Gen.,
e il r.olo loro iatorico che ne parli l' Accinelli , citando l o Spondano
e il Waddingo.
35o
Carlo d' Angi, capo de' G:uelfi, messo in sul t1ono
di Napoli dai banditori deUe Crociate (1).
l
() "Nell' ultimo giorno di 111170
1
arrivata la Ootta frau
Ieee e aiciliana alla volla di Trapani in Sicilia , fu aorpreea da al
rida tempeata che la ma1gior parte o rest preda del mare , o and
a rompersi in terra colla morte, chi dice di quattro
1
chi di pi
migliaja di persone
1
e colla perdita del denaro pagato dai Saracini e
d'altri innumerahili anaeai. Trovavanai in ben dieci mila
Genovesi, parte per combattere con 'le loro. navi contro dcsl' lnfedeli
1
e parte per armare le galee franzesi. Commise il re Carlo in.&l funesta
congiuntura un' uione delle pi nere che ai' possano immaginare: .ia-
perciocch di tutto quello che ai pot' ulv.re e ricuperar dal Daulra.o
sio, egli ai fece padrone, alleg_ando n'empia legge del re Gugli41lmo
1
ed una lunga ma infame consuetudine che tutte le robe de' naufra-
lnti erano del &sco. N giov ai Genovesi il -dire che 'per eervigio
della Crociata e di lui ateaao erano ve11uti
1
n il produrre le connn
zioni aeguite. con lui
1
per cui era promeaaa aicure1za alle loro penon9
e robe, in caso anche di naufragio. Nel tril:iunale di quell'avido prin-
cipe nuacl iotalile ogni regioae e dot!lianza. a Murtllm'i, A-.,
LETTERA. xcv.
Zecca di Genova ( 1 ).
Petob Genova, emporio de' Liguri, non avrebbe
Il buoni tempi. di Roma coniato monete proprie
di molto credito e corso? Il passo in cui Cicerone
parla de'Genuarj sembrerebb Jevarcene ogni dubbio.
Ma la lezione di quel passo pu ella dirsi vera-
mente gincera? (.2)
Affermano pure che parli di monete d' oro bat-
tute a Genoa un passo delle leggi Burgundiche ,
e ehe nel 796 ci avessero monete d' argento di
Milano e. di Genova, e ne fosse uniforme il va- ,
)ore. Ma una. critica pi incisiva riduce quasi al
niente cotesti argomenti (3).
(1) intorno alla iecca ed alle monete di Genova scrissero il conte
Carli nella cekbre iua opera delle Zecche d' Italia; il Gi-
rolamo Serrll negli Jui de/l' l11stituto Ligure i un anonimo nel Trat-
tato. della Zecca Ji Genova, MS. consultato dall'autore i un altro ano-
Dimo nel Giom. Ligu.t. marzo 1S:17 Ne Lrattano pure l'opera gi cit.
Origine <l fasti Ji Gen. MS ; G. A. Zanetti nelle Mot4ete e
4 italia ; e l'auloae della St.or. !,.eu. deUa Li15.
(:1) Sed heus tu GeuuarioA a Caesare per 'falenla Attica
L. utorslstis. Att. 89 a.
Genuaril,jl, nummus Gcouae cusua, quae era t in Caesaris provincia.
Nizoli Cicer. !Theiaur.
Altri leggono )anuario, e certamente Genova non fu detta Janua
innanzi a
1
tempi barharlt.
Altri poi abbattono tutto l'edifizio leggendo jamne vo, in luogo di
-Genuario.s o di Januarios.
(3) Crli, opera citata. Nel pass,o rh' ci reca di quello leggi tro-
:v:auai allegate le monete d' u1u Genavense&. Ma di esse dice, il
352
Tuttavia se non mancano gli appicchi a pretendere
che antichissima fosse in Genova la zecca, e ch' ella
durasse da' tempi anteriori all' imperio romano sino
al nascere dell' imperio de' Carolingi, al-
men confessare che quindi cessasse. lmperciocch
verso il IIO:J, quantunque la citt fosse potente
e ricc:;a, nondimeno essa non avev.a ancora l' uso
di moneta propria, e si spendevano e costuma-
vano denari di Pavia e.f altre monete straniere ( 1 ).
Si coniarono in Genova certe monete dette Bruni
nel 1102; vi si coniarono i Brunetti nel 1114 (2).
Ma questi Bruni e Brunetti ( detti anche, forse per
corruzione volgare, Bruniti e Bruniti piccoli ) ben-
ch fabbricati in Genova, non aveano per lo stampo
Sirra : a pi veriaimile che appartenuero alla cittil_ di Ginevra, no-
Dlinata a que' tempi della corrotta latinit, come uominavasi la citt
principale della Liguria. n E quanto al passo dell'autentica scrittura
milanese, recato pure dal Cari i a dimostrazione della seconda pro-
posta, ecco ci t:he trovo acritto a mano nella copia degli Aui delf
Ligure ch' nella biblioteca dell" accademia delle scienze di
.Torino : " L'archivio di S. Ambrogio di Milano ha una carta dell'anno
7!/'J nella quale si legge Mediolanenses ( denarioa ) aut Tiinense.s , e
non gi Genuen.sc.s.
(1} Ci che in questo e nel aeguente paragrafo si dice intorno _alle
monete usate ed alle coniale in Genova prima del privilegio di Cor-
rado, tratto dall' esame e dal confronto de' passi che ad- esse si ri-
feriscono ne' seguenti Autori : Caffaro , Ann. Genuen.s._ -- Giacomo
da Yaragine, Chron. de Syro .Arch. - Giorg. Stella; Ann. Genuen.s.
- Ag. Giustiniano, A nn. di Gen. - Ob. Foglietta, :Stor. di Gen.-
Bern. Corio, Stor. di Milano - Documenti intorno alla Zecca di
Genova; nel Gioi'/&. Ligust. marzo 18:17 - l due MS . .succitati.
(:1) Nl'ra l' Accinelli, citando i documenti dell' archivio, che. in
Brunetti pagava il Comune le mulina di Voltaggio nel lih.
353
genovese '( 1 ). Essi erano , a quimto . insinua il
Corio, moneta vile ed abbietta con lo stampo
vese (2).
Da ci si chiarisce 'la ragione della somma gra-
titudine de' Genovesi verso il re Conado che loro
diede giurisdizione di batter moneta: gratitudine che
rassembra soverchia quegli scrittori i quali avvisano
essere stata Genova al tempo di Corrado gi in
possesso di questa regala; perch veramente essa
batteva moneta, ma non col proprio marchio, nel
che consiste il diritto.
L' anno adunque n38, Corrado III re di Ger-
mania, e d' Italia Il, concedette al coin.une di
nova autorit di fabbricar moneta in oro od in al-
tro metallo (3). Il privilegio con bolla autea pen-
dente fu mandato ai Consoli pet pi onore della
citt cpl proprio cancelliere Re. E per conser-
vare la memoria di quesLo beneficio , fu ordinato
dal Comune che nelle monete il nome del Re si
stampasse (4).
(r) Non ad insign Januenaium. Giors. Stella.
(2) Dice il Giu,liniano all' anno u02 che le nuove monete prese
a coniare si cbiamanno lhnari Brun$ Paw1i.
(3) Ut fahricaretur Janueneia pecunia tam in auro quam in alio
mPtallo. Giorg. Stella, i11i
1
cap. IY.
(4) IJ privilegio di Corrado. actum folicitflr Norimb11rgh D. I.
u38 r11gni n01tri primo, lllf!Mfl df!Cflllfbri, Indictione prIIltl, dice
Eorum ( lafllltltalium ) IJenitJnitllr. annuent111 Jus Monetae
quod ante non habuerint, regia no1tra auct.oritate in per-
pe.Uum conce11i111U1. - Docum. ut 1upra.
)l .. r la questione se il privilegio di Corrado imporla .. c o no aupe-
riorit imperiale, vedi il SllnlciiHrs, 1"'1'. G.1ma11. Jus ac i n
354
I deoari di Genova venne&o allora detti Gia-
nnini o Genovini, ed i Numismatici ora chiamano
Corradioe queste monete dal nome del Re che vi
impresso. Di esse, le anteriori al sono ra-
rissime talmente che pel Carli' rimasero irrepe-
ribili ( 1).
Le pi antiche hanno da un lato la croce (sacro-
santo segno preso ad imprimere per legge in tutte
le monete de' Cristiani da' tempi di Carlo il
Calvo) colla leggenda, Conradus rex Roman.
B. /. Sigle che vengono interpretate per. BenefO.-
ctor Januae o Januensium. Dall'altra parte scol-
pito il Castello con tre torri, antica insegna del
comune di Genova, e l'iscrizione Janua
Gen., il Sei'N , l' tlct:it&elli , e il Traucto dalla Zecca di Tri11igi. -
_..erma il Giuatiniano che " l'anno ug3 Enrico Sesto impu-atore ai
popolo Genovese , di lui benemerito , conferm il privilegio sopra-
detto di batter moneta. "
(r) La seguente descrizione delle monete Corradine i: fatta coll'ocu-
lare esame di esse nella preziosiaaima r11ccoha che ne poaaiede il cu.
Heideken, Console generale di Russia in Genova. Si spera che egli
' induca a pubblicarne i disegni.
Qui non i descrive che il tipo delle monete Corradine. Quaoto al
peso, le auree sono inferiori di circa nn qttinto al fiorino o gigliato o
zecchino di Firenze. Quanto alla bont intrinseca, convien aspettare
cbe altri ne faccia fare i saggi.
Il castello figurato da una porta oRia da un arco, con tre
punte per le tre toni; e la punta di mezzo, pi alta delle due late
rali , sorge aopra la sbarra che tappreaenta il somMo dell'arco. Quea'
inferma figura, atranamente interpretata per una mannaja dal Leblanc
( Monn. de France ) , eprilbe la citti mediante la -rappreselllazioile
del suo oastetlo , ch'era allora presso la chiesa' di S. Silvestro e di
S. Croce, e veaiva cu&tedito OOD. forte ed aasidua guardia.Giorg. Stella.
355
Queste monete cos fatte sono senza dubbio di
poco anteriori o di poco posteriori all'
de' Dogi ch' del I33g; ma non portando esse al-
cuna data, riesce impossibile l' 01diname un' altra
cronologa ( 1 ).
La faccia della moneta in_cui il castello, quella tihe i Genovesi
chiamano Griffo, voce cb oel )or diaJeUo anche per le a l tre
pionete la faccia in cui ono scolpite le arme. li Griffo, ossia la fi-
gura di questo favoloso augello, fu il seguo impresso nel sigillo del
Comune di Genova; onde argommta il Giustiniano il volgo no-
minasse Griffo quel castello eon tre torri, per significare ,
stemma , arme della citt. Del Griffo che preme un' aquila ed una
volpe, si parlato nel capitolo Casa di S. Giorgio: questa insegna
preeero i Genovesi verso la D:let del I3." sec:olo. Orig. e fosti, ecc.
P. S. Le monete sopra descritte sono auree; ma la pi antica mo-
neta di Genova conosciuta inslno ad ora di 11rgento fine ed ha nel
dhittn !Jc L A. N. V. A. attorno al Castello, c nel roveaoio l11 Croce
colle lettere in giro CVNRAD .. Rf;X.
(1) l Genovesi, avuto nel u38 il privil<lgio della moneta propria dal
re Corrado, riformarono la tarifl'!lloro, ma forse non coniarono s testo
monete d'oro, vale n doti per esse Biaanti dt:ll' imperi() greco e de' Ma-
rahottini saracini o moresclli, de'quali portarono in Genova gran quantit
dalle loro conquiste di Almeria e di Tortoea. Usavano pul'e i Perperi di
Levante
1
moneta di vario valore, in oro e in argento, ed i Soldi per
l'oro, e per l'argento i Denari Imperiali.
Secondo Gio. Villani , la atampa da' Giannini o Genovini d'oro
posteriore almeno all' anno In fatto egli diac ( L. 6 o. 64) che
il Genovina era certa JDOncta d' oro fatta dai Geno'teai all' esempio
de' Fic.rentioi che nel sedti i tumulti della citt, primi di mui
hatterooo una moneta d' oro oh e chiamavano Fiorino, e la compu-
tanno soldi 20 per ftoriao, talcb una lira di fiorino faceva un fio-
rino d' oro , e cosl una lira di 11enovino faceva up llenovino.
L' autoril;i del Villani in ci di gran pelo; ed nverti cbe nella
legge del Cinlrago dianzi riportata ch' del 1190. i dj ritti ch'egli dee
riscuotere in daoro oouo delcrmonali in uarabottiai . .Non pertanlo utt allo
356
Il lato in eu i la croce cl nome di .Corrado
rimase sempre 'lo stesso , meno qualche lieve altera-
zione nell' ortografia. Ma il rovescio sostenne varie
mutazioni ch non sono del tutto iildifferenti al;.
l' istoria. lmperciocch nel tempo de' :Pogi perpetui
cominciossi a. scrivere nella leggenda Dux primus,
. .
quartus, quintus, senza indicazione di nomi. Poscia
il nome del Doge regnante vi fu impresso colle ini-
ziali ( 1 ). E chi riuscisse a raunare l'intera serie delle
monete . de' Dogi perpetui, forse verrebbe ad ordi-
nare la legittima serie istorica di questi magistrati
supremi. Perch i numeri apposti ad essi Dogi
nella serie metallurgica' non s' accordano con quelli
della serie istorica che gli scrittori sogliano darne.
Onde ,s' argomenta che gli antichi Genovesi esclu-
dessero dalla numerazione progressiva molti di ,quei
lor Dogi, o come illegittimi per tumultua1ia o
violenta elezione, o come non tenuti in conto a
cagione dell' effimero regnamento.
Nel lungo spazio di tmpo che corse tra l' insti-
tuzione del Dogato perpetuo e la riforma delt5:A8
de' Consoli di Genova del della Zecca, nomina la Mo-
neta auri. Vedi i Docum. s. c.
Dal peso poi delle monele auree deacritte aopra, ch' di un quinto
circa hiferiore al peso di un zeccb.ino di Toacana , argomento che le
pi auliche reataleci apparlengano tutte agli anni intorno al r34o,
cio quando i Giannini cbe per lo iDDanzi erano di quea valuta :
100 per 12S fiorini, cabrono a qucat'altra: 125 per 100 fiorini; colPe
ai dir pi sotto.
(') Ed aoebe , ma raramente , per dilteao.
Lepi ia uao acudo d' oro 4ntoi&W&u "'d""n"' Genue Dwt.
357
i Genovesi stettero pi volte sottoposti al dominio
dei duchi di .Milano o dei re di Francia. Allora le
monete di Genova pativano questa variazione. Se
la citt ohbediva ai duchi di Milano, sopra il ca-
stello improntavasi il Biscione de' Visconti, mante-
nuto dagli Sforza lor successori, e nella leggenda
mettevasi
1
ora in iniiiali, ora letteralmente il nome
del duca regnante., col titolo Du:x Mediolan(, Januae
Dominus ( r ). Se la citt obbediva al re di Francia,
la leggenda, dopo le iniziali o il nome intero del
Re, diceva Rex Francorum, Januae Dominus (2).
'Genova erasi data al re Luigi XII nel I499 Le
monete Corradiue ebbero allora per leggenda at-
torno al castello Ludovicus rex Francorum,1an . D.
senz' altra mutazione nel marchio. Ma nel 1So7, a-
vendo quel Re ripreso con le atmi la citt di Ge-
nova opprimendo la sollevazione del popolo, egli
fece lacerare ed ardere i patti che la repubblica ,
avea con la corona di F1ancia. E ''fece rimuovere
dalle monete genovesi i segni antichi, e ordin che
in futuro vi fosse posto e impresso il segno suo ,
per dimostrazione di assoluta superiorit n (3). Dalla
moneta allora impressa scomparve il nome di C o r ~
rado. Essa da una parte ebbe le armi di Francia
(1) Quella di Filippo Maria Visconti 11011 ba ~ h e le iniziali P. (Phi-
tippus.) M. (Maria.) Quella di Galeazzo Sforza ha il nome intero
( GaleaUUI Sfort,ia ). . . .
(:a) Quelle del re Carlo Vl.non h!IIIIIO che l' iniziale K. {Kar.olus ),
(3) G1ficciardini, lsto1ia d' leali a.
358
colla leggenda anzidetta, e dall' altra . una eroce
canto al castello col motto Oomunitas Januae.
N ella . moneta di Genova; mentre n' ebbe la
gnorta Francesco 1.
0
, ricomparve l'antico impronto
col nome di Corrado da. una pai'te e del re Fran-
cesco dall' altra. Il che dimostra esser vero che
u Ottaviano Ftegoso, doge di Genova, pose la re-
pubblica sotto la clientela del Re con quelle con-
dizioni e prerogative di libert che godeva sotto
l .
XII, prima che fossero ab bruciate le
convezioni ( 1 ). Quinci pure si spiega in gran
patt U celebre fatto dei t528. Perch i ministri
di Francesco L
0
, non ben contenti della dedizione
con patti, instigavano il Re a riprendere l' assoluta
superiorit stabilita in Genova dal suo predecessOI'e.
Si veggono antiche monete di Genova con la
leggenda Janua qua Deus protegar.., intomo al castello.
Non improbabile che appartengano a' tempi del
assedio della citt ; mentre la tenevano i
Guelfi (2) .
.Yt Millin parla di monete coniate a Genova. che
avevano corso in Crimea mentre in qtteH:a penisola
fiorivano le genoYesi coloni , e dice che da una
parte aveno lo della citt, dall' altra lo stesso
(a) Ctnorii, Annali, tzli' 'CIII. J5k5.
(2) Aggiungi uaa moneta d'oro colla rolita leggenda di Corrado da
una parte, e dall' altra le parole P. 4. et XII Capi Populi Jn. Le
&fgle P: :d. significano ;Prospero Adorno che fa Doge nel 146o e nel
z468 ma P!=l' breve tempo. Capi abbrefia:rione di C.pitanti.
35g
stemma
1
con altre arme , ( 1 ). Altre ne
coni Genova per la sua colonia di Scio ( .2 ). ,
Le monete di Genova al tempo de' Dogi bien-
nali portarono da prio(}ipio r antico h:l.archio' ol
motto Dux et Guhemat. intorno al castello.
Nel t638, abolito finalmente il nome di Corrado,
fabbric la Repbblica nuovi scudi d'argento con
l' effigie della Madonna e l'- epigrafe et rege eos, e
dall'altra parte la croce e il titolo Dux et Gu-
bernat. reip. Genuensis. lmperciocch la Repubblica-,
onde attestare la sua avea solenn-
mente riconos(}iuto Maria V ergine per sua J."eina.
Nel x67S allo stemma della Repubblica fu ag-
giunt sulle monete la corona reale.
Il notissimo quadruplo , detto volgarmenie in
Italia Doppia di Genova, non venne coniatel prima
seconda met del secolo scorso. Ma s di que-
sto che di altre .monete di Genova tuttora in corso,
:non occorre dichiarazione (3).
(1) Poy. G8ne.
Nel trmpo ch i Genovesi pcwednaao l'isola di Scio, fecero
battere una aorte di moneta nella quale da una ptrte vi era una croce
colla olita iscrizione di Corrado , e nell'a l tra parte y' era un castello
turrito, in cima al quale- un'aquila coronata (lemma, dicono, de'Giu-
atioiani ) con l' iscrizione CM111 Chii. - Orig. e foti, ecc.
Vedeai pure una moneta colla figura di San Giorsio cbe ai tieue
fatta coniare da quell' Ufficio.
(3} Si conoscono monete dt! Fieachi , conti eli Lavagna
1
anterio;i
tutte al 1547 Una di eaae ba da una parte uaa croce coll' inacrizione
S. Theonetur Martir; e dall' altra uno scudo Sf'nza veruoa io a egna ,
io un tatodel quale si legge Moneta Flic. u aecooda ha da una
oparte l'efli1ie del con la ates1a ioacrizione, e dall'akra un'aquila
36Q
La zecc.a di Genova che. mut spessq luogo , ora
nel grandioso palazzo de' Forni, ed ha mac:-
fabbricate iu Si computa che dal
al 1 :l essa coniasse 200 milioni . tra dop:-
pie d'. oro da L. g6 e scudi d' argento. da L. 8 ,
m.oneta di Genova ( 1 ).
Mal si l' di un popolo se non si
conosce su,cessivamente il valore della sua moneta;
c.ol paragot\e del passato al presente. E di fatto
quando leggiamo negli Annali di Genova che l'anno
1 2 16 furono tassati i cittadini a . due
m$rinaj .per ogni migliajo di lire del loro a-
vere, questa. ci sembra .pi che tassa
che in un anno .avrebbe consumato le facolt di
ciascun cittadino, perch il mantenimento . di due
marinaj liberi in tempo di guerra importa a' d
nostri circa un migliajo di lire (2).
con le lettere i'etru1 Luca1 Lawmiae Come M. D. Una' terza
ha la detta inscrizio.ne del Santo martire da una parte, e dall'allra le
lettere Lodo11icu1 Flilcu1 La11aniae, etc. Dominu1.
Queste monete Fieschine furono battute nel feudo eccle&ia,tic,o di
Maeatrano, diocesi di .Vc:acem, posseduto da: un ramo de' Fieschi cbe
ai spense nel 16.
0
secolo. e le aigle M. D. dinotano Mauerani
minu1.
\) Doppia da g6, ossia Quadruplo di .Genova, titolo
gag IJ!I, peso leg.ale, grammi 2S,:u4, in lire nuove di Pie
monte, pari ai franchi, 79
Scudo di Genova in argento da L. 8
1
titolo 886 , peso 33,!18.o
1

]ore ut. s,a, 6. 56. E per tutte le .monete auree ed argentee .di Genova
poateriori al 17So vedi U Bonneille Trait de Mnnraaie.
. (2) Aggiungi l' onorario di zooo lire dato a Gugliemo Boccanegra
che il popolo di Genova nel 12S7 a'aveya eletto in Capitano e Pcui-
dente della ciU, con giuramento a tutti d' obbedirlo , e Je L. 5oo
36'[
Ma in 'tutt'altro aspetto s' appresenta quella tassa
a chi considera che 1 ooo lire di Genova in quel-
l' et si ragguagliari() almeno a 3o.,ooo franchi del-
l' et nostra.
Che se poi con questo ragguaglio nella mente
ci facciamo a considerare le 3 lire al mese che ri-
ceveva ciascun marinajo nella spc;:dizione di Pagano
Doria l' anno 135 1 , una siffatta merced marittima
ci pare eccedere ogni misura (1). Cessa tuttavia il
stupore ove avvertiamo che il valsmte delle
lire di Genova era allora scemato della met, ed,
anzi ci riesce grato il conosce1e giusto il computo
de' valori, perch dimostrato a sua volta dal prezzo
delle mercedi marittime men di tutto a mu.
tare, ragguagliandosi esse al prezzo comune dei
viveri (2).
assegnategli nel n5g per le guardie de' Ed abbondano gli altri
consimili eaempj , di paghe , cl' aaaegnamenti, di compensi, che sem-
brano tenui fuor d' ogni proporzione a chi non considera l'alto valor
di lire. - Avverti per che il auft'erito obbligo di manten_..
due mrinaj non si riferiva probabilissimamente cbe ad una spedizione
di qualche mese. . '
( 1) N spedizione marittima fatta nel t35r , easendone
raglio Paganino Dori.a, i marinaj e voga tori componenti l' equi.paggio
erano di tre in tre mesi a lire nove per ciascheduno, dopo
che ai erano obbligati in atti di pubblico notajo, e t1tlo a' termini
dei capitoli dell' Ufficio di Gazaria e. del Comune di Genova. Me-
morie toriche della banca di S. Gwrgio, ove i citano i Cartularj
di queUa 11pedizione.
(:a) La mercede di un marinajo libero, cio che &erve di propria
elezione, in tempo di guerra, ata fra i 4 e i 5o franchi al mese nel
Mediterraneo; media 45, O&lia 54 o franchi all' anno. - E le 3 lire
aopraccennate corrispondono esaUamente a questa media di 45. -
Yedi la nota in fine tkl Capitolo.
362
Un' istoria sar clunque imperfetta se !)OD con-
tiene una tavola cronologica proporzionale dei va-
lori .. E questa tavola dovrebbe esser compilata nel
modo seguente: /
Di quanti marchi tf argento abbisognava nel tal
secolo e nel tal paese lUJO. famiglia ( computu.tll
per 5 individui )
Di ,!lti per vivere nelt opulenza ,
Di Mezzani per vivere nel! agiatezza ,
Di Bassi per vivere e nulla pi 7
Non pertanto le difficolt di compilare uria ta-
vola 'siffatta sorvanzano ogni comune concetto. L' ar-
gento la vera misma di tutto ci che pu sti-
marsi; esso determina il prezzo dell' oro e . degli
altri meialli. Ma questa massima fondamental della
moderna economia forse antica di molto 7 Trala-
sciando i prischi Romani che mettevano 72 libbre
di rame per mistira al valore di una libbra d' ar-
gento, non troviam noi presso che sempre negli
storici l' oro dato per misura ai valori in luogo
dell' argento 7 Ora la proporzione tra l' oro e P ar-
gento sempre venuta variando. Come i 3 ad r
l' anno di Roma 3t o, essa era come 1 o ad 1 nel-
l' anno di Roma 46o. Stava come 12 'l ad 1 sotto
Costantino Magno e nuovamente come 1 o ad 1 sotto
S. Luigi re di Francia, se crediamo ai Francesi. Ma
due atti autentici del secolo di S. Luigi ci mostrano
che in Genova scese fino a n ~ n essere che del 6 e
363
6 't. ad 1 ; e Genova faceva a que' tempi pi
fichi che non tutto insieme -11 reame di Francia (' ).
Dopo la scoperta dell' America questa proporzione
balz in lspagna come t6 all' r, e vi s'
tutta Europa. Il delle miniere d' oro
del Brasile ed. altre cagioni troppo lunghe a rife-
rire la fecero successivamente ondeggiare di poi
tra il 14 e il I5 112 all' 1
Questo variare della fra l' oro e 'l' ar-
gento, non mai avvertito dagli storici che indiffe-
reoiemente mettono i due metalli per segn"i dei
valori, gi per se stesso impedimento grandis-
simo. Tuttavia nell' istoria moderna s' aggiunge il
rapido successivo ma non uniforme decrescere del
valre ne' due metalli, per la straordinaria ma di-
suguale quantit che ne misero ne' commercii di
Europa le miniere d' America. Filippo II confessava
( 1) I grandi traflihi di Genova coll' la dia pel veicolo de' porti del
Mar Nero, produce n no cutamente quta dift'erenza; essendo nolo
ohe nell' India la diftrenq della proporziooe fu io fa.or
cleU' argento; 'l che anche nel se.:olo scorso mentre in E'uropa era
del a5 aJI' 1; nell'India computnasi del 10 all' 1. - Il parait que le1
Gnois avaient dgl comme les Vnitlenale dpart annuel
dd du Lnant; elle11 partllient le a5 juillet , et emportaienl ,
com me oelles de Vnin, beauconp d'argent cumptant. A usai celte
poque l'argent devenait rare Gl!nes, paroe qa'alon on vuidait Id
hao'luea pour cee expditioua. D6ppir&f! , citando Ussa110, Pro.t. deliri
Jln'Cai.IM'tJ, .
(:a) del 15 112 all' t. - Il che venmente non ai
pifica che nel mondo ci sia quindici volte e mezzo pi ugento che
oro; IDa soltanto che -tm'oncia d'oro le in commercio 15 oncie e 112
4' argento. Ora, coo lu s\elsa q..-nlit d'argento nel 13.
0
tecolo si
comperava in Genova 2 oncie e 112 d'oro.
364
di avete speso 1 5oo milioni nelle guerre da lui so
stenute fuori di Spagna. Di questi I5oo milioni il
decimo almeno era rimasto di profitto ai Genovesi
per r Assiento che faceva passar que' milioni per
le mani loro; quantunque poi quel monarca gettasse
nella bilancia la spada di Brenno ( 1 ). Que" I5oo
milioni erano in oro ed in argento nuonmente ve
nuti dall' America_, e diffondendosi per l' Europa fa-
ceano scemare il valore di questi
metalli crescendone la quantit. Ora chi pu com-

..
l
( 1) Aggiungo qui un fatto cb e dovea tronr luogo o ve pi aopra
nella storia del Commercio si parla dell' Aasiento. E lo riporto ome
ata nelle note del Beauaobre ediz. di Venezia, senz' allungare in co-
menti:
Un solo banchiere difese la regina Elisabetta d'Inghilterra dai
disegni della Spagna che aveva armato la flotta itwincibile. Qnando la
regina ebbe avviso di ci che minaciavala, ella mancava di vascelli
da opporre agli Spagnuoli : molti di quelli cb' erano ne' porti o
gi da un anno erano inabili al servizio; e per grandi erano
le inquietudini della regina. In questo mentre un banchiere, che sa-
peva la situazione delle finanze apapuole , aapeva anche che la flotta
di Spagna non potea metterai in mare, 11e non con lettere tirate opra
la Banca di Genova. Egli pena adunque di tirare c tutte le piazze
dell' Eur.opa tutte le aomme cb' ei poteva negoziare per rilnellerle a
quella ao)a Banca, afli.nch' ella fosae alla 1ua disposizione quando poi
in seguito ave11e voluto a tempo far col far le groa1e rimase dei
pagamenti ; e in tal modo ella si trovaa1e impotente, e mancar do-
veue agli Spagnnoli. Contando il banabiere che bastava solo di rite
nere in Genova tutte qttelte rime11e il tempo di metter la flotta
in mare fosse passato, supput che questo giro avrebbe coabito 4o,ooo
lire sterline, e propoae alla regina di liberarla d11 q ne l paliO mediante
\al aomma. Fu accettato il progetto , ed eseguito coo tanta
che Filippo II trovo11i colle mani legate, e noo poU muover la flotta
che nell' aaoo aqueote. Introduione aUo 1tudio della poli'i"' t
delle finanze e del commercio.
365
putare esattamente a . quanti milioni corrisponde-
rebbero della presente moneta, paragoaando la va-
luta successiva de' col prezzo degli alimenti
primi, quantuuque anche questa norma a primo
tratto sembra infallibile, resulti molto fallace a chi
da presso l' esamina 1
Per quanto della lira, ed in conseguenza dei
soldi e de' denari, sue divisioni, noto che questi
vocaboli esprimono una quantit di argento sempre
decrescente. A farsi un' idea di questo decrescimento
basta considerare che un fiorino d' oro o zecchino
non valse da principio che una lira., divisa in 20
soldi o 240 denari; e :;uccessivamente venne va:..
lendo . 2 , 4, 6, 8 , I o, u.... I 5 lire.
Ognuno poi sa che' la lira numeraria talvolta
una moneta fittizia di conto, ricevuta presso molti
popoli per agevolare i c&mputi e i traffichi, e. tal
altra una moneta effettiva; e succede ancora che
n popolo avvicendi e questa e quella. .
Aggiungete l' adulterazione e falsificazione della
lega , che mutando l' intrinseca bont delle monete,
sono pure grande ostacolo all' esattezza de' com-
puti (1).
Ma questi argomenti mi tirerebbero s lontano ,
( 1) Nel acrive il Gioatiniano, la moneta de' Genonai era
molto falsificata, e per diligenza del Podest f11 ridott. alla prima alta
bont. " E ci certamesate rinnovoaai allre volle> come apparisce dallo
atromeato tra Giacomo re di Cipro e il Comune' di Genova ( ripor-
eolo tl C. SpD"one ) ; nel quale per evitar litigj, ai pattuisce il paga-
meuto in ducati di Venezia, aurei borri el -jfUti. ponderi&.
366
ch' io giudico per lo meglio piglial'ne imm.antinente
comiaLo ( 1 ).
{1) Non pertaato pregio deiP opera il ricercare, almeao alla gr01111,
il auceeqivo nlore della lira di Genova. E il dottiaaimo
uoveae che di ci acriaae, n s'adonter se alla traccia del vero qui
ai muove per 'ria divena da quella ch' ei tenne. Diatinguaasi adunque
a primo tratto le epobe , cio
Dal ro38 in cui Corndo di il privilegio lino al 13:ao.
:.a. Dal 13:&0 al 34r.
3. Dal 1341 al 44:a.
4 Dal 442 al 16o7.
5. Dal 1607 in poi.
Primo Periodo.
Per autentici e aincroni atti di notaj ( aaqiatenti nella civici bi-
blioteca Berio) risulta obc dall' aouo uh aino al 1213 l' oro ti ven-
4e'fa. tre lire l'oncia , e che nel 1216 lire 8!). 12 erano pagate pel
prezzo di oncie 32 oro buono di carati 21, aiech l' oro valeva 2. 16
l'oncia : che nel 1241 l' oro valeva soldi 47 l'oncia e l' argento soldi
7 denari 8 , e finalmente che D'l ng5 mille mine di grano erano nn
dute dal CoJJume pel prezzo di .lire 412. o. 10, nlutando detto grano
soldi 8 denari 3 la mina. ( La mina di grano in Genova uguale a
decalitri n, 457 ). Trau. tklla Zecea di Gen. s. c.
Con mille lire di geooviai olBia di lire di Geoova di quell'eU , ua
uomo poteva adunque comprare
. Oucie d'oro (nelr2tr) chca 4,5- che al presente var-
rebbero cjrca franchi 34,ooo
ovvero Oncie d'argento (idem) circa '5oo- Idem r5,ooo
oyyero Mine di grano circa t4oo - Id. a 25 fr .. la mina 6P,oao
Lasciamo in disparte il computo dell'oro , il cui valore vien niu-
rato dall' argento, e fermiamoci a questo. L'argento dopo la ac:upeata
dell' America h. perduto 314 del auo valore, COllie aoaltl11f5ono
i pi dotti ecOPilmiati. Laoode quei a5,ooo franchi in a11enLo qua-
druplicati e'(uiv .. Jgono ai 6o,QOG ch' il preuo del graao.
Co11 lo .r-nu"ttlio ai co...,uti cha le liiB,ooo mare be
valscnte aeco.udo gli annaliati liacroni geuoveti della 1reda pcuiata a
Genova da 'f"IDIUhll Spiaola 1cno il uSa., iauo .p.ui aUa preaenle
367
E tempo ormai ch' io pigli comiato da questa
Genova s caramente diletta, nella quale, ripetendo.
nluta di 112,000 marche, o11ia a 5,6oo,ooo di franchi. Ora il Vil-
lani, pure stima quella preda il valsente di lire 1oo,ooo
di geovini. Laonde ai conchiude che 1000 lin di Genov11 in quel
periodo di tempo valessero quanto 5o o 6o mila franchi de' nostri
giorni.
Ma in siffatta spinosa ed intralciata materia l1 verit un Proteo
che prende mille varie sembianze. Quell' oncia era ella un'oncia pon-
tlerale, ed in questo cuo a quanti de' nostri milligrammiJtcorrispon-
deva? O pi veramente aon 'tra ella una moneta, cio la celebre oncia
de' Normanni tuttora usata in Sicilia ? Di fatto , con istromento dei
28 settembre lll3 registrato dal notajo Giberto di Nervi, .4ccau.apano
di Palermo conftasa aver avuto da Amico Slreggiaporco lire :no di
Genova per prez'io di oncie 70 d'oro, valutato foro a lire 3 l'oncia.
Ma in qaesto l' oncia siciliana era ella a quel tempo moneta f-
fettiva o moneta di conto; e qual n' era il giusto valore ?
Tralascio altre difficolt per notare soltanto non parermi per niun
modo accettabile l'opinione che l'antichisaima genovina pesuse un'on-
cia d' oro, e tanto fosse da principio dhe una lira di Genova od un'
oncia d' .oro, e che la differenza successiva proveniase dal solito de-
crescere della lira, percb rappresentata dalle monete d'argento di co
-ai veniva mutando in meno il nlsente.
In queste dubbiezze la miglior guida sembra esserci Gio. Villani, il
quale dopo aver detto ( ut .a ) che un genovina era una moneta d'oro
aoldi 110, e che una lira di genovino faceva un genovino,
aoggiunge (varia lez. citata da Flam. Dal Borgo ) che roo genovini
erano della valuta di 111S fiorini d'oro. L'aulico fiorino d' oro il
presente gigliato o zecchino di Toscana che in peso decimale ha 3
grani 45o milligrammi , al titolo di gg5 millesimi e vale fr. 1 1. 79
Stando a questi ragguagli chi preaentemente avesse iu oro mille ge-
novini ossia mille lire di geo ovini o di Genova di" quell'et, avrebbe
in oro l'equinlente di 111So zecohini d1 Toscana, pari quasi a fr. 1S,ooo.
Cou questa somma d' oro egli comprerebbe oggidi circa 3ooo oncie
d'argento, metallo misurator de' valori: ma nllora in Genova non ne
avrehbe comprato che circa I5oo. Tuttavia queste oncie J5oo argento
_sarebbero state pHri in valuta a 6,ooo delle presenti. Laonde 1ooo ge-
novioi o lit'e di Genova del rritbo periodo vengono a corrispondere a
.3o,ooo franchi de' nostl'i giorni. E questo mi sembra il computo pi vero;
368
la frase del Zaccuia , potrei dole1'Dli che troppo
rapidi per la dolcezza del- vivere mi . trasvolassero.
Jlla troppo dovrei aUungarmi ad esporre tutte .le altre-ragioni che m'in-
ducono in tale creden:r. - Sar anzi pi breve !iaai nel p,aclare.
degli altri periodi , aggiuogendo ci solo. La lira di Genva ne' tr
primi periodi diceva ai lira di depari buoai , o piccoli -di -Geilova , e
queati era o o d' .. t-gento a maggior o minor bont , e osl una lira coe-
unna :a4o .di questi denari d'argento.
' &eomlo Ptrriodo.
un' epoca di traniziooe , nella . quale il geuovino ch' era al fio-
rino come 100 a .J25, dive11ne come 10011 100, indi cal i25 a
roo. Le bo auegnato per prima data il 132o, perch io quell' anno
fu r .. bbricata in Genova moneta di forma diversa . 'Si apeeero in
que1raono piccole monete d'oro che .valelfiDO la terza o la quarta
parte un fiorino d' oro. Parilflente fu una moneta .di rame
con poco argento, eblamata Grift'one. " Oris. e fot.i di Ch11011a. Do-
cumenti aineeri ci attestano che io quel periodo vi fu tempo in cui un
1enoviuo d' oro valeva quanto un fiorino d' oro.
Terso Periodo.
Dal 34 al troviamo del valutate lire 12S gianuiae
o di genovini per roo fiorini d' oro o 100 ducati d'oro. Trau. u& 1.a
- /tlem. Banca di S. Giorgio.
Quarto Periodo.
Converrebbe eertamente auddividere questo periodo, percb io euo
venne acoperta l' America , in eaao per le conquiste del Meuico e del
Per pau io Europa quella tanta copia di preziosi metalli , che ope-
rarono gradatamente la gran metamorfoai nella rappresentazione de' va-
lori. Ma rimandando per esso i lettori alla Diasertazaone del marc:heae
Serra , ebe copiosamente ne tratta, dir aoltanto che :
Da un eartulario di S. Giorgio eonla tbc nel s45:a la moneta
correva in Genova soldi 47 per dueato. lo uu allo ootarile del 1461
il dueato d' oro largo ( oaaia zecchioo di gi.uato peso e tutta bont )
valutato aoldi 1)2. Il qual dueato nel t523 valeva aoldi '66. :a ...
Jtlem. della Banca di Chn. E oel J556, cartulario 3, li trovano nume-
rati io Beraardo Centoriooe acudi 372 d'oro d'Italia .a 10ldi 72.
Quinto Periodo.
Nel 1607 lo acudo d' argento valeva lile 4 10.
Lire 4 10 numerato - lire 7 12 di Banco, aecondo i decreti. degli
anni s5g3 e aGSr.
36g
i mesi ( 1 ). Ma lungo tratto ci avanza ancora da
scorrere, prima di toccare gli ultimi termini . della
Liguria marittima. ' '
<< M' uopo entrar nelt aringo rimaso, ,,
e grazioso mi s' aspetta l'uffizio di scorgervi per la
Riviera orientale o ve lusinghe':olmente c'invitano terre.
popolose, spiaggie &11\enissime, vedute di rara gio-
condit, antiche hade, immense cave di ardesia e
di marmi,_ e principalmente quello stupendissimo
golfo di cui Ennio e Persio raccomandavano la co-
noscenza al popolo trionfatore.
- Secunda
Ratem occupare quid moramur. alite 1 ( 2)
'
- Lire 100 Banco - lire 125 fuori Banco, per decreto del 734 ri-
masto aempre in ngore sino all'estinzione del Banco di S.
P. S. Il Medagliere particolare formatosi da S. M. il re Carlo Al-
berto, COiltiene una ricchissima raccolta di rare monete di Genova ,
b'a le quali quella nrliaima e forse unica coDe sigle P. A. sopra
descritta.
() F . .l. Zaccluuiae S. J, Ezcur.rw litler. per Ital.
(2) Horac. Epod. Od. XYI.
N. B. La stampa de' veni d'Orazio (L. 3. Od. XXIX) posti a
facce 83 di questo volume , si corregga a questo modo
Fortuna eaevo laeta negotio , et
Ludum ludere pertioax,
Tranamutat incerto booores.
E ne' veni di Virgilio ( .len. L. XI- L. I e Gtors. L. I. ) posti
a facce 25o - 25 - 256
leggi -quat..r in luogo di quali.r.
ez.rertae in luogo di e:rerccae,
pitlpi in luogo di pillflui.
:FIB& DllL TOMO UCOBDO,
V. BoTTO R . .A.rc.
Se ne perinette la 5tampa
D' Awn R. per la gran Cancell
DEL TOMO SECONDO.
l
Lettera uu. Primi cenni intorno a pag. 5
LIV. Scorsa da un capo alf altro di
Genova. 20
, x.. v. Storici Gen()l.lesi. 34
t VI Breve noti1ia della storia civile di
Genova. 3g
t.vm. Ristretto della storia navale e
commerciale di Genova .. Parte prima.
Cse anteriori alle Crociate - lm
presa a Mori di Spagna. 53
ux. Ristretto della storia navale e
cmmerciale di Genova. .. Parte se-
conda .. Crociate - Traffichi di Le-
'J)ante Guerre Pisane,. 64
LX. Ristretto della storia navale e com
merciale di Genova - Parte terza -
Guerre Yenete. 71
37:&
Lettera LXI. Ristretlo Jelllz. ltoriiJ. navale e com-
merciale di Genova. - Parte quarta -
e modi del combattere ma-
rittimo de' Genovesi nel Medio -
Grandezr.a , declinazione e caduta
delle forze .ruzvali di -Genova. pag. 99
LXII. Ristretto. tkUa storia navale e com-
merciale di Genova. - Parte quinta -
Trtdfichi e Colonie dei Genovesi in
Oriente. 1 1 8
LXIII. Ristretto della storia navale e
commerciale di Genov4. - Parte sesta -
Trcdfichi de' Genovesi in Occidmtte. 1 35
r,uv. Ristretto tkUa storia .naWllB e
commercial!J di Genova.- Parte set-
tima- Epilogo e conclusio11e. l46
uv. comidenrla militlrmmte. -
Parte prima - Pb6tiD'tl. e .fomjica-
zioni. I53
LJ:VJ. Get1011tl CfH'ISideraltt militarmente.
- ;Parte setmttla Come 1 ahhia a
difenderla, e ctmie fo.ae tMjna nel
18'oe. 16o
nXVIf. Geftof1rl CtJmJ.ef'iJ'Ia nri/llariRJente.
-Parte- ten:a - ed espu.
gnq.'liorri., <!ffese, e difese; 16g
LXVIII. Yeccltie e nuOt' mura Ji. Ge-
179
PtJrto di Genwa -Parte prima -
dimenli!mi., " 188
Lettera Lll. Porto di Genova .. Parte seconda -
Dar11ma , Fari., Rimemhranze isto-
. riche. pag. 19S
LXXI. Portajranco. 202
LXXII. Acquidotto di Genova. 2oS
LXXIII. Belle tR"'i. 2 r o
Lx:uv. Pall.tzsi di Gen04Ja. :a tg
Ln:v. Casa di S. Giorgio. 234
LXXVI. Palazw del Principe. :a38
LXXVII. YiUetta Di Negro. 244
LUVIn. Sarcofago antic. :a53
LXXIX. Chiese di Genova. 2 58
LXXX. Duomo di Genova. Parte prima. 266
L'lXXI. Duomo di Genova. Parte seconda. 27 5
LUXII. Pace fotta sulle ceneri di San
Gio. Batista. - Processioni. - Yarletll.. :ago
LXJ:XIII. Piazza di Sarzano. - Ponte di
Carignano. - Yeduta della chiesa eli
S. Maria e Ss. Fabiano e Seba
stiano in Carignano. 3oo
LXXXIV. Chiesa di S. Maria e de' Ss.
Fabiano e Sebastiano in Carignano. 3o6
Lnxv. Chiesa di S. Amhrogio o sia
del Ges. 3 t 1
LXXXVI. Chiesa di S. Siro.
LXXXVII. Chiesa deUa SS.
detta del Guastato.
3r4
Nunziata,
3J8
Lnxvm. lnstituzioni caritative. 322
LXXXIX. Spedale di Pammotone, detto
altramente Spedal grande di S. Maria
di Miserillordia. - Spedale degl incu ..
rabili, .detto 'VO/sarmente l Ospeda-
lettQ. , pag. 326
Lettera xc. Conservatori di Gencwa. 33o
xci. Albergo de' poveri. 333
xcn. Pubblico insegnamento. 338
xcm. Scuola de' sordi e muti. 342
xc.V. A r m e r i a ~ 345
xcv. Zecca di Genova. 35 t

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