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03. Cesare

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Cesare
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Geniale condottiero e uomo politico; scrittore di una purezza quasi cristallina: cosi si presenta a noi la figura di Giulio Cesare

. Personalità assolutamente eccezionale, si da costituire un unicum nella storia dell’umanità. stato detto che, con la conquista della Gallia, egli ha il merito di aver capovolto l’equilibrio dell’Impero a favore dell’Occidente e di aver tracciato elle linee che saranno poi seguite dai suoi successori. Pochi personaggi l’antichità hanno avuto giudizi e apprezzamenti cosi vari e contrastanti; a nessuno ha potuto mai offuscare la luce di intelligenza e di umanità che emana dalla sua figura. Al miracolo della fulmineità, dell’audacia, della sicurezza con cui come le imprese militari, si aggiunge la rapidità e la limpidezza del suo latino. La lettura di Cesare ha il senso dell’inaspettato, dell’imprevisto. Qui è la grandezza dei Comentari e il loro fascino.. Assai diverso come uomo e come scrittore da Cicerone, ma diverso anche da Sallustio, l’altro grande storico “democratico” di questa età, C. Giulio Cesare, unico tra gli scrittori della letteratura latina, nacque Roma il 13 luglio del 100 a. C. (altri sposta tale data, ritenuta probabile al 101 ed anche al 102) da nobilissima famiglia, che faceva risalire le e origini sino a Iulo. La sua educazione fu quella tipica dei patrizi del tempo, fondata sull’apprendimento dell’eloquenza e del greco. Nell’85 Cesare ebbe la carica di flamen Dialis che tenne fino a quando Silla non lo esonerò, per colpire in lui il genero di Cinna (ne aveva, infatti, sposato la figlia). Compì il servizio militare in Asia, poi fu in Bitinia e a Mitilene, ove distinse per valore nell’assedio della città. Nel 78 partecipò alla guerra mitridatica. Ritornato in Roma, intervenne, come accusatore, in numerosi processi de repetundis contro i sostenitori dell’ormai defunto Silla, e diede prova di grande abilità oratoria nel 77 nella causa contro Dolabella. Dopo un viaggio di perfezionamento in Grecia, a Rodi, ottenne la questura di Spagna nel 68 e l’edilità nel 65; rimase allora famoso per la magnificenza dei giochi e delle opere pubbliche, che promosse allo scopo di attirare a sé il favore popolare. Nel 63 ebbe sicuramente una parte nella congiura di Catilina, ma seppe fermarsi, allorché vide chiaramente segnata la sorte dei congiurati; tentò di evitarne la morte con la celebre orazione pronunziata contro Catone, che tuttavia riuscì vincitore. Tornato Pompeo dall’Oriente nel 62, Cesare e Crasso, che si erano accordati: per una comune condotta politica, cercarono di farselo amico. E i concomitanti interessi di Pompeo, di avere appoggi in Roma per ottenere la divisione delle terre ai suoi veterani, offrirono la possibilità di un accordo, che si concretizzò nel I triumvirato. Cesare fu allora eletto console e fece approvare la legge agraria; scaduto il consolato, egli otteneva in compenso il comando militare in Gallia e nell’Illirico, comando che doveva dargli la gloria cui da tempo mirava. La campagna gallica trovò in Cesare il suo geniale stratega e, nonostante le difficoltà, ebbe talora il carattere di un’avanzata trionfale. Nel 56, nel convegno di Lucca, mentre Cesare aderiva ai desideri di Pompeo e di Crasso, di ottenere rispettivamente i proconsolati di Iberia e di Siria, otteneva, a sua volta, il rinnovo del mandato in Gallia per altri cinque anni. In questo periodo egli rafforzò la sua conquista, compiendo anche spedizioni in Germania e in Britannia, e sottomise definitivamente i Galli, dopo la presa di Alesia nel 52. Intanto egli chiedeva il consolato, pur essendo assente da Roma, per l’anno 50, ma il senato gli impose di abbandonare il comando delle legioni. Cesare rifiutò. Dichiarato nemico pubblico dal senato, non si peritò di affrontare la guerra e, mentre Pompeo si rifugiava a Durazzo, egli attese ad occupare con le sue forze l’Italia, per passare l’Adriatico in un secondo momento. Il 9 agosto del 48, dopo una serie di alterne vicende, Pompeo era sconfitto a Farsàlo e riparava in Egitto, dove, però, fu attirato in un tranello ed ucciso. Dopo Farsàlo, Cesare completò l’opera di conquista in Asia ed in Africa, ritornò in Roma nel 46 per trionfare e riprese, quindi, le ostilità in Ispagna contro i figli di Pompeo, che sconfisse a Munda

accanto a Cicerone. Egli volle occuparsi anche li questioni grammaticali. nell’oratoria romana. probabilmente. era) una pura polemica personale. Uno scritto di più notevole interesse doveva essere l’Anticato. Egli iniziò assai felicemente la sua carriera con la già ricordata orazione del 77.. una voce diversa. per non denudarsi troppo cadendo: e sarebbe morto emettendo un solo grido sena voce. forse nel 54. Alla poesia Cesare ritornò negli anni della maturità. gli ornamenti stilistici. la potenza espressiva.. anche del gesto. egli non avrebbe potuto raggiungere la lode di perfetto parlatore. ma piuttosto un oratore capace di superare. Laudes Herculis. Oedipus ed inoltre dei versi d’amore. quest’opera costituirebbe oggi. richiamandosi alla più pura 2 . che tende al patetico e al teatrale. Era l’ultimo periodo della sua vita: divenuto ormai l’unico padrone di Roma. anche le cose meno note e più squisite e se non si fosse dato agli studi con ogni fervore e diligenza. ma al di fuori delle tradizioni repubblicane. nel processo contro Dolabella. Questo il giudizio . Il giudizio di Cicerone concorda sostanzialmente l’apprezzamento di qualche storico moderno. in modo da creare un suo stile oratorio. divenendo cosi subito noto per la qualità dei suoi discorsi..al suo grande avversario politico. Cesare si sarebbe spinto verso i pugnali dei congiurati. Cesare ebbe anche doti di oratore. non soltanto per la qualità del discorsi. una tragedia. che ne dà questo ritratto in un passo della I Filippica: “Egli ebbe ingegno. Perfezionatosi alla scuola di Molone. memoria. le varie tendenze. Tuttavia sia dall’antichità sa venne considerata (quale. Anche della sua morte abbiamo due diverse descrizioni. l’abilità delle argomentazioni. nel coro delle glorificazioni di Catone. Altre sue. e scrisse numerosissime lettere. un atticista. Secondo Plutarco. Cicerone. nel 46. ch’era stata libera. Fu certamente abilissimo oratore. e la perdita della sua produzione oratoria costituisce per noi una gravissima lacuna. Cesare sulla base di un criterio razionale. ma anche per la forza. Vi descriveva il viaggio in Ispagna fino a Munda. che danno origine all’anomalia. Cesare si dette a governare con moderazione e clemenza. come attestano gli antichi. invece. per quanto fatali allo Stato. coprendo con un lembo le gambe.. Cesare raccolse anche molti detti celebri (Dicta collectanea) per tutta la sua vita. proponendo talora degli eccessi quali Pompeiii con tre i) O sostenendo l’esistenza di un participio presente ens da sum. in fondo. Non solo per consuetudine domestica. Cesare non fu. le costruzioni. le distribuzioni di viveri e i banchetti. in parte per rassegnazione”. in parte per timore. scrivendo Iter. Nell’età giovanile Cesare si dedicò con interesse e opere alla poesia: scrisse un poemetto. Cesare seguiva cioè strettamente la regola (ratio) contro la consuetudine e i neologismi (usus). in due libri (piuttosto che due opere. equilibrio. Anticatones come qualcuno ha ritenuto). abitudine del servire.nelle sue luci e ombre . ed era dedicato a Cicerone. Quintiliano dice che egli solo poteva ergersi. per noi. come Cicerone. attività.. Eco come Cesare appare . le due laudationes funebri per la zia paterna Giulia e per la moglie Cornelia. che fu rielaborata da Sallustio nella Catilinaria. che erano molto probabilmente ordinate per raccolte. e con grandi fatiche e pericoli l’aveva realizzato. e venne ben presto lasciata nell’oblio. cultura. insomma aveva dato a una città. che lo stesso Quintiliano paragona alle sue doti di vigoroso combattente. perduto.. Cesare con gesto dignitoso e solenne si sarebbe avvolta la testa nella toga. se non avesse molto letto. nel 67. gli avversari colle manifestazioni di clemenza. come una belva nella rete. prontezza.Cesare nel 45. Il trattato fu composto probabilmente durante la guerra gallica. Al di fuori degli intenti letterari.che su Cesare scrittore leggiamo nel Brutus: “Cesare è forse fra tutti colui che parla il latino più elegante. secondo Svetonio. corregge la consuetudine viziosa e corrotta. e quella in favore dei Catilinari nel 63. Non aveva avuto per molti anni altro programma che il regno.di rara lucidità . celebri orazioni furono. Aveva compiuto in guerra gesta grandi. come il resto della produzione minore di Cesare). Il 15 marzo del 44 cadde vittima della congiura di Bruto. E seguì sempre questo principio. Aveva allettata la moltitudine ignorante coi doni. da parte degli antichi. I suoi li aveva conquistati con premi. soprattutto in relazione alle sue tendenze analogistiche.

uno per ogni anno della conquista della Gallia. aggiunge gli armamenti dell’eloquenza. non so a chi possa essere inferiore. ‘e che si conclude con la vittoria contro Cassivellàuno. Assai interessante il IV libro. un moto di rivolta più ampio. Cesare si volge direttamente contro Pompeo: sono narrate la sconfitta di Durazzo e la vittoria di Farsàlo. segue il racconto della ripresa delle ostilità in Gallia contro gli Eburoni e i Treviri. Ne ho lette parecchie e ho letto anche i commentari ch’egli ha scritto sulle sue imprese”. in cui Cesare si trova di fronte popoli venuti dalla Germania nel tentativo di invadere la Gallia: gli Usipeti e i Tencteri. Cesare narra della sua avanzata prima verso Roma. contribuiscono a rendere grandioso e. invece. Nell’ultimo libro si espone la rivolta generale dei Galli guidati dal valoroso Vercingetorige. essi vengono sconfitti e pressoché distrutti dai Romani nel corso di ma breve spedizione. De bello Gallico I commentari De bello Gallico sono divisi in sette libri. con la resa di Vercingetorige. si discute se Cesare abbia raccolto il materiale che gli proveniva dai resoconti dei suoi ufficiali e luogotenetiti e vi abbia aggiunto le sue memorie di volta in volta. si tende a credere a una redazione unica dei Commentari. Nel secondo libro. Anch’essi sono in breve assoggettati alla potenza romana. una popolazione della Gallia. nei quali si rivela acuto conoscitore della psicologia e dei fattori spirituali che muovono la storia. per la temerarietà del suo luogotenente Curione. sconfigge i pompeiani. in seguito. i Veneti. quasi direi. si parla della seconda spedizione in Britannia. C. il duce romano attua un’azione dimostrativa con il superamento del Reno e l’invasione della Sigambria. Circa la composizione del Bellum Gallicum. persino l’aspetto. De bello civili In tre libri è il Bellum civile. Oggi. che la voce. almeno. Nel V libro. benché il problema resti sostanzialmente aperto. che ripara in Egitto. abbia compiuto una rielaborazione di questo materiale alla fine della guerra (o. che serve a Cesare per difendere la sua conquista da eventuali sorprese a nord. dal 58 al 52. terrorizzata del suo arrivo. In questo libro Cesare si sofferma a descrivere gli usi e i costumi delle popolazioni germaniche. Cesare. dal gennaio del 49 a metà novembre del 48 a. Nel 57 (libro Il) Cesare conduce la guerra contro i Nervii. distruggendo quasi totalmente quest’ultimo popolo. Cesare insegue Pompeo. Non contento di averli arrestati. Cesare rinuncia a tornare in Italia e rinforza il suo esercito. di ciascun anno di guerra. però. egli passa. è come se mettesse in buona luce dei quadri ben dipinti. Nel III libro si parla dell’azione compiuta contro i popoli dell’Aquitania e quelli del litorale atlantico. Eletto console (III libro). generale pompeiano. quindi. che contiene anche l’antefatto della guerra con la dichiarazione di Cesare nemico pubblico da parte del senato. e la guerra contro gli Svevi di Ariovisto. avvenuta nel 52-51. I momenti salienti di questo decisivo episodio della guerra sono il fallito assedio di Gergovia e il dramma finale sotto le mura di Alesia. L’anno successivo (libro VI) ripassa il Reno per sconfiggere gli Svevi e. da gran signore”. senza artifici dialettici. subisce una sconfitta in Africa per opera del re Giuba e di Varo. Assediata Marsiglia.Bruto soggiunse: “le orazioni mi piacciono moltissime. poi verso Brindisi. come nel VI darà una pausa al suo racconto inserendo alcuni capitoli sulle costumanze dei Galli. vince la resistenza dei Treviri e degli Eburoni. ad Ilerda. capeggiati da Orgetorige. che corrisponde agli avvenimenti dell’anno 54. Nel primo libro. che tratta ancora avvenimenti dell’anno 49. il gesto. Presentendo. necessaria anche se tu non sia un oratore ma un Romano genuino. Ha un modo di parlare splendido. Per cui quand’egli a questa proprietà del linguaggio. 3 . Nel primo libro vengono esaminate le prime due fasi dell’avanzata romana: la campagna contro gli Elvezi. Compie anche una prima sfortunata spedizione in Britannia. o se.Cesare tradizione del passato. la roccaforte dei Galli. che viene da Cesare respinto oltre il Reno coi resti del suo esercito. E poiché questa è. fra le qualità ch’egli ha in comune con gli altri la sua lode precipua. in Ispagna dove. nel vano tentativo di raggiungere Pompeo. che espone le vicende della guerra tra Cesare e Pompeo.

più volte ripetuto. presentandolo come un rivoluzionario. un continuatore dei Gracchi o. che non si lascia sfuggire le occasioni per colpire la vecchia classe dirigente. ma il Bellum civile a questo punto si chiude. in più di un passo. dopo Mario e Silla. mentre sono mossi da rancori personali o avidità di guadagno. per esempio a proposito di una questione scottante come quella dei debiti che gravavano sia sulla plebe sia su membri dissoluti dell’aristocrazia. come già in quelli sulla guerra gallica. L’esercito egiziano contrasta Cesare. che le ha difese contro gli arbitrii dei suoi nemici. ma contemporaneamente mette in risalto come da parte sua non ci si debbano attendere tabulae novae. che si riempiono la bocca di parole come giustizia. nuovi bagni di sangue. onestà. Cesare trova modo anche di insistere sulla propria costante volontà di pace: lo scatenarsi della guerra si deve solo al rifiuto. si pone il problema se si possa. di trattative serie da parte dei pompeiani. cioè provvedimenti di cancellazione dei debiti del tipo di quelli proposti a suo tempo da Catilina. talora arrivando ad accapigliarsi. Cesare ricorre all’arma di una satira sobria . Dall’opera affiorano naturalmente le tendenze politiche di Cesare. libertà. peggio ancora.Cesare ma è assassinato dai seguaci del re Tolomeo il giovane. soprattutto un’opera storica al di fuori dell’intento letterario il titolo stesso di Commentari che Cesare da alle sue storie vuole misurarsi nella tradizione greca delle “memorie” delle sue azioni politiche e militari che potessero servire come materiale per gli storici futuri. A questo proposito. ma è anche pensando ai posteri che Cesare tramanda nella sua opera i nomi di centurioni o di semplici soldati distintisi in atti di particolare eroismo. Il destinatario della sua propaganda è lo strato “medio” e “benpensante” dell’opinione pubblica romana e italica (lo stesso a cui si rivolgerà Cicerone nel De offlciis: cfr. si aggiudicano i beni di coloro che stanno per proscrivere. Ciò spiega. si contendono le cariche politiche. Non si può infine dimenticare il vero e proprio monumento che in questi commentarii. p. erano. negli intenti dell’autore. La rappresentazione satirica culmina nel quadro del campo pompeiano prima della battaglia di Farsàlo: sicuri della prossima disfatta di Cesare. i punti precisi di un programma di rinnovamento politico dello stato romano: Cesare aspira soprattutto a dissolvere di fronte all’opinione pubblica l’immagine che di lui dava la propaganda aristocratica. ma che dal partito aristocratico può anche essere sganciato: proprio questo è il tentativo che Cesare intraprende. Probabilmente l’elogio che Cesare fa dei componenti del suo esercito non può essere staccato dal processo di promozione sociale. che costituiscono un capolavoro artistico. sollevato da Celio Rufo. che vede nei pompeiani i difensori della costituzione repubblicana e della legalità. la tendenza a rassicurare i ceti possidenti. dei quali contraccambia l’attaccamento con affezione sincera. È uno strato sul quale la propaganda aristocratica fa sentire pesantemente il suo influsso. fino all’ammissione nei ranghi del senato. vuole mostrarsi come colui che si è sempre mantenuto nell’ambito delle leggi.una novità stilistica rispetto al De bello Gallico . prestare fede al racconto di Cesare. in definitiva. E delle memorie i Commentari hanno anche un altro carattere distintivo: quello apologetico. Cesare dà ragione di alcuni suoi provvedimenti di emergenza. Un altro fondamentale motivo dell’opera è la clemenza di Cesare verso i vinti. rappresentata come una consorteria di corrotti. e comincia la guerra alessandrina. degli homines novi di provenienza militare. di Catilina. Non si trovano tuttavia. per esempio di uomini come Catone o Lentulo Crure. Cesare si preoccupa di rassicurare la popolazione. Valore storico dell’opera di Cesare I Commentari. e insieme di disarmare l’odio dei suoi nemici. Sottolineando di essersi sempre mantenuto nei limiti della legalità repubblicana. nel De bello civili.). o se l’intento giustificatorio finisca col soffocare la verità dei fatti (tentativi di infirmare il 4 . 158 seg. e che teme i sovvertimenti sociali.per svelare le basse ambizioni e i meschini intrighi dei suoi avversari. contrapposta alla crudeltà degli avversari. molti si aspettavano nuove proscrizioni. Cesare eleva alla fedeltà e al valore dei propri soldati. La volontà di rassicurare i creditori traspare anche dall’ampiezza con cui Cesare si intrattiene sulla repressione del movimento che chiedeva provvedimenti ben più drastici in favore dei debitori. i suoi avversari stabiliscono le pene da infliggere.

Cesare. Cesare fu soprattutto uno storico militare. Questo intento appare fin dall’inizio dell’opera. non un falsare la storia. sarebbe ingiusto e falso escludere la presenza di un palpito umano dalle sue pagine. da Cesare stesso. Tuttavia spesso la narrazione è abilmente posta in una luce diversa da quella reale. Il confronto sugli avvenimenti di questo periodo. sin dall’antichità. In tal senso la campagna contro Ariovisto e quella contro Usipeti e Tencreri si giustificano ampiamente agli occhi di Cesare: e la quasi totale distruzione di quei popoli viene imposta ai Romani dalla necessità di evitare spiacevoli sorprese future. rifugge da ogni forma di patetico: traccia delle linee. l’interesse per la novità che presentano quelle popolazioni primitive. e scrisse di alcune popolazioni germaniche che la causa del loro passaggio (in Gallia) fu che per molti anni turbate con la guerra erano spinte dagli Svevi ed erano impedite nell’esercizio dell’agricoltura”.Cesare valore storico dei Commentari noi sono mancati. come si accennava. che è poi tipica della Roma del tempo. Valore artistico dei Commentari Ma i Commentari. salvaguardia da una possibile infiltrazione barbarica nel mondo romano. non c’è nulla di più dolce. nel Bellum Gallicum. che possiamo compiere con le lettere di Cicerone. un mutare di prospettiva. nelle quali può incorrere qualsiasi storico. ma l’uomo sensibile anche. l’unico che eccelse in questo genere nell’antichità. al fascino per un mondo diverso e lontano. discrepanze con altre fonti. Esso dimostra in Cesare non solo l’attento espositore. C’è in Cesare un senso del “ritegno” fortissimo. di un grandissimo self5 . come appare. ci dimostra che sostanziali differenze nella narrazione non esistono. nel Bellum Gallicum è sempre il generale romano che avanza e conquista nel nome di Roma: e per questo le accuse di falso che. che definisce i Commentari “perfetti. il precedente di Gaio Mario. Nel Bellum Gallicum Cesare mostra la coscienza. sono anche un’opera d’arte e pongono il loro autore in primissimo piano nella storia della prosa latina. se non in terza persona. e la sua lotta diventa. uno storico delle guerre civili. Cesare non parla mai dei fatti che lo riguardano anche da vicino. belli. Celebre il giudizio di Cicerone. e delle potenze antiche in genere. specialmente per la capacità di ricostruire con precisione gli eventi e nell’uso di una terminologia aderente ai fatti. e non solo sul piano culturale. senza pieghe ed ombre di panneggi. In realtà. dalla celebre descrizione del ponte sul Reno. che la guerra d’offesa è anche guerra di difesa. anche in epoca piuttosto recente). ma cerca tuttavia di mostrarsi come l’uomo desideroso della pace. nella scia di quello. Il problema si fa più interessante per il Bellum civile nel quale Cesare non può più presentarsi come il conquistatore. Ma non bisogna esagerare. C’è inoltre. il suo comportamento richiama di fronte alle incursioni di popoli che venivano da oltre Reno. inoltre. Ha impressionato l’impassibilità che mostra anche di fronte alla resa del nemico. comprendendo i motivi di fondo delle migrazioni barbariche e riportandoli. Ma Cesare seppe anche capire i motivi di queste ondate di popoli che miravano ad occupare la Gallia. sembrano perdere il loro peso. se non sul piano dell’inesattezza e dell’omissione. non si ritrovano. al di sotto delle quali il lettore “umano” deve saper leggere. solo che egli non lo sottolinea. non vi insiste. che una brevità limpida e netta” Gli studiosi di Cesare pongono di solito l’accento sul suo quasi sovrumano distacco dagli avvenimenti. Questo dimostra che Cesare inquadrò in una dimensione storica gli avvenimenti che visse da protagonista. Non pare che si possa negare la sostanziale veridicità degli avvenimenti narrati nei Commentari. come voleva l’ipercritico Asinio Pollione. invero. D’altronde. anche se esulavano dalla vera e propria cronaca militare. per cui la prospettiva muta a favore dello scrittore. nudi. ad esempio. che combatte perché spinto dalla necessità e che vuole riportare l’ordine e la legalità in Roma. benché spesso queste dipendano. ma è. in questo insistere sulla “impassibilità”e sul “distacco” di Cesare. la sua impassibilità e il suo gelido distacco sono più il segno di una “misura”. per la prima volta a contatto con Roma. come si è detto. diritti. Nella storia. gli furono mosse.

nelle situazioni stesse. il riconoscimento e l’esaltazione del loro valore. 6 . Ci sono degli eventi che lo commuovono. nelle pagine di Cesare. Colpisce anche l’onore che Cesare tributa ai nemici. all’elemento coloristico. che non la dimostrazione d’una mancanza di humanitas.Cesare control. Sorprende. Qui si scopre la sua humanitas. la celerità del racconto. Manca ogni ricorso alla retorica. e fanno fremere il suo animo di guerriero e di uomo. al “quadro”. Son le cose che parlano. Il dramma nelle cose.

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