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Viaggio Nell Italia Dei Beni Comuni

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di Chiara Spadaro

Sulla facciata della cascina c’è un grande murales: «Semina cam-
biamento», ricorda a chi lo guarda, con i colori dell’arcobaleno.
Siamo a Calvatone, nella bassa cremonese, e la cascina è la casa della
cooperativa agricola Iris, nata nel 1978 per iniziativa di un gruppo di
giovani che s’interrogano sul proprio futuro.
«Eravamo l’espressione del tessuto sociale della nostra zona –
spiega Maurizio Gritta, uno dei giovani di allora, figlio di un berga-
mino e oggi presidente della cooperativa – provenivamo da famiglie
molto semplici e ci legava il rispetto per la terra e il rifiuto di vio-
lentarla». La pratica di un’agricoltura biologica, non violenta e ri-
spettosa dell’ambiente è uno degli assi portanti della futura
cooperativa, insieme ad altri tre aspetti fondamentali, emersi dal con-
fronto tra i giovani fondatori di Iris: in primo luogo, la creazione di
occupazione – femminile in particolare – a partire dalla considera-
zione che «il lavoro è dignità, non solo fatica, e dà la libertà», come
ricorda Maurizio; poi, la salvaguardia della proprietà collettiva e della
cooperativa come bene comune; e infine, il rapporto diretto con i
consumatori. È da una riflessione profonda su questi temi che nel-
l’ottobre 1984 si costituisce la cooperativa Iris, bene comune co-
struitoapartiredaunfondoagricolodi5ettariaVescovato(Cremona).

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«La discussione attorno ai temi della proprietà collettiva, della mu-
tualità e del bene comune stanno alla base di Iris», chiarisce Mauri-
zio. «Nessuno di noi è proprietario della cooperativa, infatti sia i beni
materiali che le decisioni sono comuni e c’è una continua messa in di-
scussione del nostro lavoro a partire dalla contaminazione con altre
persone.»

Proprio per la sua volontà di mettersi in discussione e confrontarsi
con altri soggetti, potremmo distinguere diversi momenti nella sto-
ria della cooperativa Iris, che cresce maturando il proprio spirito mu-
tualistico, lavorando e vivendo come una vera comunità: all’interno
di Iris, oggi, si condividono i pasti, oltre agli orari di lavoro; le deci-
sioni organizzative si prendono in modo collettivo ed è costituita una
Assemblea dei lavoratori, che con il suo pensiero può arricchire le
discussioni interne al Consiglio di amministrazione, arrivando ad
avere un peso determinante sulle prese di decisione.
Dal 1995 la cooperativa inizia a produrre pasta appoggiandosi a
dei piccoli pastifici della zona e distribuendo il prodotto direttamente
alle famiglie, senza entrare nella grande distribuzione. Nel 2005 Iris
acquisisce lo storico pastificio Nosari, allora in fallimento, con l’obiet-
tivo di risanarlo, senza licenziare nessuno dei ventidue lavoratori del
vecchio stabilimento di Piadena (a soli 6 chilometri dalla cascina di
Iris a Calvatone) e assumere il controllo dell’intera filiera, per pro-
durre pasta 100% biologica (un traguardo raggiunto nel 2009 e cer-
tificato da Icea) e trafilata al bronzo. Oggi il pastificio conta
cinquantuno dipendenti a tempo indeterminato e trentadue soci che
fin da subito hanno affiancato Iris credendo nella gestione della coo-
perativa come bene comune e sostenendola con acquisti e piccoli
prestiti.

Una parte fondamentale del contratto sociale di Iris la giocano i
contadini: oltre sessanta piccoli produttori biologici sparsi tra Pie-
monte, Lombardia, Toscana e Calabria, che forniscono le materie
prime alla cooperativa. Maurizio la chiama “la filiera dei contadini”,

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per far capire che i veri protagonisti sono loro: «Tra di noi c’è un
rapporto aperto, il cui segreto è lo scambio di saperi e professiona-
lità», afferma. Iris fornisce agli agricoltori le sementi riprodotte spe-
rimentalmente in azienda, la cui proprietà è comune, e discute con
loro il costo del grano, andando oltre le quotazioni di mercato per
arrivare a una definizione condivisa del giusto prezzo: dal 2009 il
prezzo riconosciuto da Iris ai contadini per il grano duro è stato più
alto del 30-40% rispetto alla quotazione in Borsa.
Dall’altra parte, ci sono i consumatori, “responsabili” e organiz-
zati in Gruppi d’Acquisto Solidale. «Quando siamo nati i Gruppi
d’Acquisto Solidale ancora non esistevano – precisa Maurizio – ma
erano stati i nostri padri ad insegnarci che per portare avanti il lavoro
con la terra bisognava essere capaci di “mettere la testa fuori dal can-
cello”. Abbiamo capito solo con il tempo quel che intendevano: la-
vorare bene non è sufficiente, occorre anche preoccuparsi della
relazione con i consumatori». Oggi Iris lavora con oltre seicento
GAS in tutta Italia, costruendo una relazione che va al di là della
qualità: la pasta Iris, oltre ad essere accessibile a tutti (un pacco da
500 grammi di pasta biologica di grano duro o integrale costa 0,78
euro ai GAS), ci ricorda che la pasta è un prodotto agricolo e non in-
dustriale, e ci costringe a ragionare attorno alla filiera produttiva e di
distribuzione del prodotto simbolo del made in Italy.
Non solo, Iris è un vero spazio aperto: lo scorso anno soci e la-
voratori della cooperativa hanno attraversato tutta l’Italia per incon-
trare altre realtà e raccontare la propria esperienza, valorizzando, in
particolare, la filiera agricola di Iris, divulgando i temi dell’agricoltura
biologica e diffondendo le conoscenze per la coltivazione di ortaggi
e cereali. La caratteristica principale della filiera Iris è il “ciclo
chiuso”, come lo chiama Maurizio: in altre parole, il rispetto per l’am-
biente nel quale viviamo e l’autoproduzione delle risorse necessarie
ad alimentare la filiera stessa. «Lavorare a ciclo chiuso significa che
tutte le energie che produciamo sono reinvestite nella produzione

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diretta di risorse interne, evitando così di depauperare le risorse
esterne.» Un esempio concreto è l’adozione della tecnica del sove-
scio, in base alla quale dopo la maturazione delle sementi, i semi sono
frantumati e restituiti alla terra, anziché essere raccolti: «In questo
modo è possibile alimentare i terreni e le piante senza sfruttare ener-
gie esterne». Questa attenzione di Iris nell’adottare tecniche che ri-
spettino l’ambiente in cui si lavora e si vive ha suscitato l’interesse di
molte persone che si sono messe in contatto con la cooperativa e,
spesso, fanno visita allo stabilimento di Calvatone per vedere con i
propri occhi come lavora Iris. Così, le porte della cooperativa sono
aperte non solo ai Gruppi d’Acquisto Solidale che incontrano Iris in
stabilimento per capire cosa c’è dietro a un pacco di pasta acquistato
collettivamente, ma anche a personaggi più particolari: «Il mondo
dell’università si è avvicinato a noi, come anche il Ministero del-
l’Agricoltura giapponese e il sultano dell’Oman». Maurizio sorride,
ma ci tiene a sottolineare che, nonostante tutto, «noi rimaniamo con
i piedi per terra».

Come dice Maurizio, la storia di Iris dimostra che «una coopera-
tiva (o anche un’azienda) può reggere in questo contesto di mercato
anche senza dover incorporare altre aziende, siano esse piccole o
grandi, anzi, contando sulle proprie forze e lavorando in modo tra-
sparente e corretto: le fondamenta di questo modello organizzativo
ed economico sono i principi del mutualismo e la gestione del bene
comune». Ma, al di là della mutualità che contraddistingue questa
esperienza, la chiave della replicabilità del modello Iris è proprio il
fatto di non aver mai incorporato nessuno, infatti: «Se partiamo dal-
l’idea dell’azienda a ciclo chiuso, come abbiamo detto, al quale si ap-
plica un’economia della distribuzione del reddito, saltano i principi
dell’economia di scala e quindi l’obiettivo di unirsi e ingrandirsi sem-
pre più, fagocitando altre realtà».
Di conseguenza, dovranno gemmare altre esperienze, replicando
questo modello basato sui concetti di mutualità, gestione del bene

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comune e condivisione delle scelte aziendali, verso un’economia di-
stributiva.

Per rafforzare queste idee, nel dicembre 2010 è nata la Fonda-
zione Iris, uno spazio aperto a tutti (solo 5 membri della governance
della Fondazione, su 11, sono soci della cooperativa agricola Iris)
dedicato all’educazione ambientale e alla ricerca in agricoltura bio-
logica, alla salvaguardia delle antiche varietà di semi e della cultura
contadina, alle politiche sociali sul territorio e al mutualismo. Si tratta,
ancora una volta, di uno spazio collettivo, nel quale i principi della
mutualità e della dignità sul lavoro sono attraversati da soggettività
“altre” rispetto a quelle della cooperativa, in una positiva collabora-
zione decisa a definire, e praticare, la cultura come bene comune.
Anche la Fondazione ha attirato gli interessi del mondo dell’accade-
mia e della ricerca italiana e internazionale, alimentando così un con-
fronto aperto sui beni comuni e sull’idea del “bene di essere”, come
la definisce Maurizio: un dibattito che si sta traducendo pian piano
in progetti concreti, come la catalogazione delle sementi antiche per
la creazione di una banca condivisa dei semi. La Fondazione, come
la cooperativa Iris, dimostra che persone provenienti da realtà di-
verse e apparentemente molto distanti (il mondo dell’agricoltura e
quello dell’accademia, per citarne solo un paio) possono lavorare in-
sieme, contaminarsi a vicenda e diffondere saperi virtuosi, verso una
società sensibile alla gestione diretta del bene comune.

La pasta Iris

Un altro punto di forza della cooperativa Iris è l’elevata qualità del
principale frutto del lavoro dei suoi soci: la pasta (oltre al pomodoro
da conserva, gli ortaggi e alcuni prodotti secchi). Nello stabilimento
di Calvatone – dal 2009 il primo pastificio in Europa ad essere cer-
tificato 100% biologico (l’ente certificatore è Icea) – si producono
pasta secca e fresca per un totale di circa 30 mila quintali annui. Per

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la pasta si usa solo grano duro proveniente da coltivazioni biologiche
italiane, macinato in diversi mulini biologici, a seconda delle zone di
coltivazione: il Mulino Zapparoli, a Sermide (Mn); il Molino Grassi
di Parma; i Molini del Conero a Osimo (An) e i Molini De Vita, a
Casalnuovo Monterotaro (Fg). Tra i segreti del pastificio Iris ci sono
l’impasto lento della semola con acqua fredda (a una temperatura di
15°), la trafilatura al bronzo e l’essiccazione lenta, dalle 12 alle 38 ore
a seconda dei formati, a basse temperature. Il 65% di questa produ-
zione è oggi venduta all’estero, in venti paesi di tutto il mondo; in
Italia la pasta Iris è distribuita in negozi specializzati e, soprattutto, at-
traverso le reti dei consumatori organizzati in Gruppi d’Acquisto So-
lidale.

I numeri di Iris

1978 anno reale di nascita del progetto Iris (prima ancora dell’atto

notarile)

1984 anno di fondazione
2009 il pastificio è certificato 100% biologico da Icea
40 ettari di fondo agricolo di proprietà
59 piccoli contadini che forniscono le materie prime (32 dei quali
sono riuniti nella cooperativa Biolanga, nella Valle Uzzone in pro-
vincia di Cuneo)
51 dipendenti a tempo indeterminato
32 soci
30 mila quintali di pasta prodotta nel 2010
168 diversi formati di pasta
4 piani di pastificio (16 metri d’altezza)
65% della produzione esportata in 20 paesi del mondo
forniti oltre 600 GAS in tutta Italia

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