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Arte Bizantina a Ravenna

A Ravenna si sono conservati i migliori mosaici risalenti all'epoca di Giustiniano I (527-565), grazie al programma celebrativo iniziato dal vescovo Massimiano a partire dal 560 circa. Specialmente nella Basilica di San Vitale, a base ottagonale con sorprendenti analogie con la chiesa dei Santi Sergio e Bacco a Costantinopoli, tanto da aver fatto pensare alla mano dello stesso architetto, ha un interno sontuosamente decorato, con marmi policromi, stucchi, capitelli e pulvini scolpiti, ma soprattutto da celeberrimi mosaici, dove celebrata l'epifania di Giustiniano e dell'Imperatrice Teodora, ciascuno accompagnato dai personaggi della corte, tutto lo sfarzo che richiedeva il loro status politico e religioso. L'arte bizantina si stacc dalla precedente arte paleocristiana per la maggiore monumentalit delle figure, che penalizz per la resa dei volumi e dello spazio: i corpi sono assolutamente bidimensionali e stereotipati, e solo nei volti regali si nota uno sforzo verso il realismo, nonostante l'idealizzato ruolo semidivino sottolineato dalle aureole. Non esiste prospettiva spaziale, tanto che i vari personaggi sono su un unico piano, hanno gli orli delle vesti piatti e sembrano pestarsi i piedi l'un l'altro. Nonostante questo si rimane abbagliati dalla ricchezza delle vesti dei personaggi e dallo splendore dei loro attributi, immersi nel fondo oro che d loro una consistenza ultraterrena. Dello stesso periodo anche la serie di Martiri e Vergini nella chiesa di Sant'Apollinare Nuovo, dove sono ormai ben chiari gli elementi dell'arte bizantina: la ripetitivit dei gesti, la preziosit degli abiti, la mancanza di volume (con il conseguente appiattimento o bidimensionalit delle figure), l'assoluta frontalit, la fissit degli sguardi e la ieraticit delle espressioni; la quasi monocromia degli sfondi (in abbacinante oro), l'impiego degli elementi vegetali a scopo puramente riempitivo e ornamentale, la mancanza di un piano d'appoggio per le figure che, pertanto, appaiono sospese come fluttuanti nello spazio.

Chiusero la stagione dell'arte ravennate i mosaici di Sant'Apollinare in Classe, dove la rappresentazione ormai dominata dal simbolismo pi puro, ormai staccato completamente da qualsiasi esigenza naturalistica di stampo classico.

Mausoleo di Teodorico

Il Mausoleo di Teodorico, a Ravenna, la pi celebre costruzione funeraria degli Ostrogoti. Fu costruito


verso il 520 da Teodorico il Grande come sua futura tomba in marmo bianco d'Istria.

Storia e profilo architettonico-artistico


Situato, in origine, fuori dalla citt, presso la necropoli riservata ai vicinanza del centro di Ravenna. Innanzitutto si distingue da tutte le altre architetture ravennati per il fatto di non essere costruito in mattoni, ma con

Goti, si

erge oggi in un parco nell'immediata

pietra d'Istria. a pianta centrale, riprendendo la tipologia di altri mausolei romani (come il Mausoleo di Cecilia Metella), ed caratterizzato da due ordini:
blocchi di

Il primo esternamente decagonale, con nicchie su ciascun lato coperte da solidi archi a tutto sesto, mentre all'interno ha un vano cruciforme, forse con destinazione di camera sepolcrale;

Il secondo pi piccolo, raggiungibile da una scala esterna e anticamente circondato da un deambulatorio con colonnine che lo rendeva pi aggraziato e del quale restano solo tracce nell'attaccatura di archi alla parete. anch'esso a forma decagonale all'esterno, ma diviene circolare al livello del fregio. Il vano interno circolare, con una sola nicchia ad arco provvisto di croce. Oggi vi si trova la vasca di profido che contenne il corpo del re, i cui resti furono rimossi durante la dominazione Bizantina.

La caratteristica pi sorprendente dell'edificio costituita dalla copertura formata da un enorme unico monolite a forma di calotta, in pietra d'Istria di 300 tonnellate e di 11 metri di diametro, trasportato per mare ed issato sull'edificio con dodici anse (occhielli).- Si tratta di una caratteristica "titanica", simbolo di forza e di robustezza militare tipico delle culture germaniche. Inoltre qui si trova all'esterno una fascia decorativa con un motivo "a tenaglia", l'unica testimonianza a Ravenna di una decorazione desunta dall'oreficeria gota piuttosto che dal repertorio romano/bizantino. Insieme ad altri sette monumenti di

Ravenna fa parte del "Patrimonio dell'umanit" dell'UNESCO

Arte bizantina a Ravenna


A Ravenna, nel VI secolo furono eretti meravigliosi edifici quali, ad esempio, la chiesa di San Vitale, il Mausoleo di Galla Placidia, il Palazzo Teodorico, la Basilica di Sant'Apollinare Nuovo. ARGOMENTI CORRELATI arte bizantina in Italia Segue articolo di Laura Panarese per Informagiovani Italia A Ravenna, miracoloso esempio di produzione artistica bizantina in Italia, si verificarono condizioni che permisero al germe del nuovo linguaggio figurativo di attecchire come non avrebbe potuto fare altrove da noi: da poco capitale (V sec.), prima romana e poi gota, divenuta nel VI sec. sede dellEsarca di Costantinopoli, da centro trasferito della figurativit paleocristiana romana, Ravenna si fece miracoloso satellite del linguaggio darte bizantino. Ravenna non aveva gli stessi precedenti, illustri ma vincolanti, di Roma, ed ha potuto elaborare, quasi senza resistenze, uno stile inedito. Questo accadde nel VI sec., con la conquista giustinianea di Ravenna, ma le conseguenze per larte occidentale dureranno molto pi a lungo: nel medioevo (fino, sem plificando, al XII sec.) il linguaggio artistico prevalente sar quello simbolico dellarte paleocristiana, bizantina in questo caso.

La chiesa di S. Vitale il capolavoro della stagione bizantina ravennate. Una cupola raccorda i multiformi spazi interni, mentre fuori dissimulata da un ottagonale tiburio[1]. A dispetto della povert esterna (laterizio locale marrone-arancio), linterno sfavillante di mosaici, marmi, decorazioni, materiali classici di riuso. Il contrasto esterno-interno tipicamente ravennate e dipende sia da questioni tecniche, sia dalla volont di metterli simbolicamente in contrapposizione, alludendo al dualismo umano corpo-anima, luno transitorio, laltra eterna. Cos si spiegano anche i mosaici, tripudio di colori e luci per rendere lambiente sacro inconsistente, celestiale. Questo il senso della decorazione musiva nelle chiese paleocristiane: il mosaico meglio della pittura rappresenta la luce divina, la natura incorporea del soprannaturale. Come si rende materiale limmateriale? Mille pezzettini di luce\colore fatti materia aiutano nella difficile impresa di rappresentare con strumenti terreni, perci limitati, le mille sfumature del divino. A volte per il mosaico celebra il potere politico, accanto al divino, come nei due famosi pannelli di S. Vitale con limperatore Giustiniano e la consorte Teodora e corteo. Questi mosaici sono astratti come le icone bizantine, ma la finalit diversa: celebrare il potere dellimperatore, strumento per arrivare a Dio, perch limperatore esercita insieme al potere politico la volont divina in terra. Il mosaicista pu sbizzarrirsi: ecco trionfare stoffe, gioielli, preziosit, specie nel pannello di Teodora (le donne facilitano limpresa). Qui la ricchezza non solo allusiva al divino, ma materiale, ostenta il lusso dellimperatore, cui Ravenna assoggettata. E poi c la natura, il verde, che a S. Vitale sostituisce spesso loro rivendicando un ruolo decorativo oltre che simbolico. Nei mosaici di Ravenna possibile quindi trovare elementi figurativi altri, figli dellarte romana. Evitiamo lequivoco ricorrente dellarte bizantina e ravennate, sua satellite, come totale astrazione: ogni artista ha, per quanto schiavo, un proprio gusto, una propensione, per esempio, verso la natura, il colore, le espressioni del volto ecc. Questo vale per ogni stile o movimento artistico: le generalizzazioni aiutano a memorizzare, ma soffocano le piccole voci, ignorano le eccezioni; in ogni opera va cercato il senso generale, inserendola nel giusto contesto, ma anche cogliendone gli aspetti unici che la rendono irriproducibile: questa la differenza tra un capolavoro e un prodotto di serie; come diceva Benjamin[2] la vera opera darte ha un aura unica che non pu essere riproducibile.