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1-15/15-28 Febbraio 2007 - Anno XLIV - NN. 2-3 - € 0,25 (Quindicinale)

“La confusione”

ESTERI

CULTURA

AMBIGUITA’ IN MEDIORIENTE
— a pagina 3—

ALEXIS DE TOCQUEVILLE
— a pagina 6 —

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di FRANZ TURCHI

Intervista al Presidente Gianfranco Fini

Che confusione! Un Governo rimandato alle Camere, con una maggioranza che continua a litigare tra di loro e a presentare gli stessi errori. Vediamo di fare il punto: il Presidente della Repubblica, in modo ineccepibile, ha rimandato il Governo alle camere sabato mattina. Da quel momento si dovrebbe, secondo intelligenza e criterio, ma almeno con furbizia, che i partiti della maggioranza lasciassero al Presidente del Consiglio lo spazio per il proprio discorso e le proprie proposte, senza intervenire in polemiche o dichiarazioni che potrebbero complicare la situazione. E invece NO! Vediamo uno spettacolo indecoroso e avvilente (a causa del livello della classe dirigente politica attuale) che continua a creare polemiche sugli stessi argomenti sui quali abbiamo visto il Governo imbattersi in questi mesi: Politica Estera e Famiglia. Infatti il dato che la dichiarazione dei 12 punti (che oramai dovrebbe essere la linea spartiacque del Governo) non firmata dai segretari, ma solo avallata dalla riunione, la dice lunga. Soprattutto però vorrei sottolineare le dichiarazioni di Fassino e l’intervista della Bindi rispetto ai ‘Di.Co’, che vengono confermati nella loro interezza, e l’intervista di Pecoraro Scanio e di Diliberto che continuano a sostenere il dato positivo della manifestazione di Vicenza. Che dire, forse non si sono resi conto di quello che è successo il 21? Hanno forse bisogno di una ripetizione? Quello che è certo è che il Governo ne esce politicamente debole e in mano come al solito alla volontà della sinistra radicale; ma soprattutto, purtroppo, ne paga il Paese in termini di credibilità politica, di economia e di politica estera. Speriamo in tempi migliori dove soprattutto la politica torni ad avere il proprio ruolo o, se no, è meglio che invece di tirare a campare si torni quindi a dare la parola ai cittadini, per dare stabilità alle istituzioni e soprattutto speranza in un progetto che non si vede realizzato, ma fallito, da parte della sinistra.

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La situazione del governo, il partito unico, i Dico, la politica estera. Il punto del Presidente di Alleanza Nazionale
D: Presidente Fini, il voto delle ultime politiche ha disegnato uno scenario caratterizzato da una spaccatura in due del paese che quasi nessun analista prevedeva, dimostrando di fatto che i cittadini in quel processo di avvicinamento a un bipolarismo compiuto (e perché no anche ad un bipartitismo) sono probabilmente più avanti del sistema partitico. Di fronte a questa lettura del voto, tra mille difficoltà, da una parte la sinistra – o meglio parte della sinistra - dice di voler andare verso il Partito Democratico, dall’altra lei e il Presidente Silvio Berlusconi, avete iniziato a ragionare su un processo d’avvicinamento, di federazione delle due principali anime della Destra italiana. A che punto siamo? R: Dal 1993 siamo convinti della necessità di una democrazia dell’alternanza e bipolare e il trascorrere degli anni non ha cambiato le cose. Per raggiungere quest’obiettivo, oltre alla riforma dell’attuale legge elettorale, è comunque necessaria una modifica della Costituzione, con il triplice obiettivo di ridurre il numero dei parlamentari, attribuire al premier il potere di nomina e revoca dei ministri, aggiustare un bicameralismo che è diventato un ostacolo all’iter legislativo. In più occasioni ho ribadito che gli italiani sono molto più ‘bipolari’ di quanto non lo siano i dirigenti politici e qualora non si arrivasse a un accordo in parlamento sulla riforma della legge, non escludo che possano essere gli stessi elettori a decidere con un referendum. Non vi è dubbio che il

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LA VIGNETTA Antonio Rosmini - Serbati (1797–1855)

“Deve essere lo stato a servire l’ uomo e non il contrario. La società è in sostanza il mezzo; gli individui sono il fine.”
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1-15/15-28 febbraio 2007

LA PIAZZA D’ITALIA - INTERNI
Casini, trasformismo e' tumore
- (Adnkronos) - "Se c'e' una cosa che umilia la politica e l'idea di centro che io sono impegnato a valorizzare, e' quella del trasformismo. Qualsiasi atto che si fonda sul tradimento dei propri elettori e' un tumore, un elemento negativo". Lo ha detto il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, a 'Otto e mezzo' alludendo alla scelta di Marco Follini di appoggiare il centrosinistra.

Fini, modello tedesco non va bene per italia
- (Adnkronos) - "Il giorno in cui ci sara' qualcosa di preciso ne discuteremo". Il presidente di An, Gianfranco Fini, risponde cosi' quando gli viene chiesta la sua preferenza circa un sistema elettorale a cui ispirarsi. Sul modello tedesco osserva che "e' basato su una camera politica e un'altra con rappresentanti nominati nei Lander”

Sinistra radicale conservatrice e frenatrice
- (Adnkronos) - ''La sinistra radicale e' una sinistra conservatrice e frenatrice. Nel nostro Paese c'e' invece bisogno di sprigionare energie''. ''C'e' gente che fa due mesi di ferie'' ha sottolineato il Presidente di Confindustria, facendo riferimento alla Pubblica Amministrazione e puntualizzando che molti ''pensano di rispondere di piu' al politico che gli ha fatti assumere che ai cittadini''

Intervista al Pr esidente Gianfranco Fini
Segue dalla Prima
popolo della libertà, che si è materializzato il 2 dicembre scorso in piazza a Roma, abbia bisogno di una nuova organizzazione. Il successo di quella manifestazione ci ha spinto a discutere sul futuro del centrodestra, ma non per approdare a un unico partito, bensì per pensare a un’alleanza politico-elettorale, a un soggetto che abbia valori, principi e regole di funzionamento comuni. D: Com’è lo stato dei rapporti con i partiti del centrodestra? in particolare quelli con l’Udc di Casini si sono deteriorati? R: Si parla sempre di due opposizioni, ma bisogna stare ai fatti e in Parlamento i fatti sono rappresentati dai voti: con Pier Ferdinando Casini, aldilà di dissensi marginali su cose di poco conto, non abbiamo mai votato in modo diverso. L’obiettivo è comune: mandare a casa il governo Prodi. D: Osservando il panorama delle democrazie bipolari più avanzate, con i doverosi distinguo e sebbene schemi precostituiti siano difficilmente applicabili a realtà politiche diverse, il Centrodestra, per la distribuzione demo-geografica del suo elettorato, ma anche per i rapporti tra i singoli partiti che lo compongono, non sempre idilliaci e spesso competitivi, assomiglia molto da vicino al Partito R e p u b b l i c a n o Americano, con anime diverse, quella Religiosa, la Liberale, Tradizionalista e Conservatrice, lì però la sintesi avviene in uno schema istituzionale diverso e con un metodo navigato, quello delle primarie che assicura partecipazione e democrazia interna ad ogni livello di confronto elettorale. E’ possibile un percorso simile per lo schieramento di Centrodestra italiano? Qual è il suo pensiero al riguardo ? R: Come giustamente ha precisato nella domanda, non si possono fare paragoni con altre realtà politiche, tanto meno con quella americana, profondamente diversa dalla nostra per storia, tradizioni, cultura e forma di governo. Tuttavia credo che una coalizione che ambisce a governare il Paese deve innanzitutto sottoscrivere un programma comune e condividere una linea politica chiara e coerente. Invece, in Italia assistiamo quotidianamente alle diatribe interne alla maggioranza, agli imbarazzi di Prodi in politica estera, ormai ostaggio della sinistra radicale e questo accade proprio perché le anime dell’Unione sono troppo diverse tra loro. Dove non c’è condivisione di valori e obiettivi non ci sono primarie che tengano. D: La situazione economica del paese, che, con un importante avanzo di cassa, sembrava volgere ad una schiarita, rischia di nuovo di complicarsi sotto il peso del debito e ciò nonostante la “buona stampa” del Governo, alcune stime danno di nuovo una flessione nella crescita tendenziale del PIL, in prospettiva nel 2020 l’età media di un lavoratore sarà 50 anni, il saldo delle nascite già oggi è positivo solo per l’importazione di manodopera extracomunitaria cui questo Governo vuole concedere la cittadinanza secondo un iter tutto da definire e che comunque è stato già deciso debba chiudersi entro cinque anni, intanto il sistema fiscale viene visto sempre più come un sistema di oppressione. Come se ne esce? R: Premesso che il governo Berlusconi ha lasciato i conti dello stato in ordine e non in disavanzo, come la sinistra ha voluto far credere, è evidente che la manovra finanziaria di Prodi è il frutto di una cultura ideologica di classe che finirà solo per impoverire i cittadini e le imprese italiane. Non stupisce dunque che, sotto il peso di una pressione fiscale così gravosa, le aziende esitino a investire e offrire lavoro e le famiglie a spendere e a far nascere figli. Non è certo tartassando i cittadini che si risolvono i problemi del paese, tanto meno accorciando i tempi di acquisizione della cittadinanza da parte di extracomunitari per implementare la manodopera e le nascite. Il vero problema economico italiano e’ uno solo: ridurre il carico fiscale per chi produce ricchezza, mentre la finanziaria del governo Prodi si muove in senso opposto. La sinistra italiana ha già governato lasciandoci in eredità un’evasione fiscale e aliquote altissime. Oggi si ripete e annuncia crociate contro gli evasori. Invece abbiamo avuto ragione noi riducendo progressivamente le aliquote e lottando, con la collaborazione delle categorie, contro l’evasione. Non a caso negli ultimi mesi si è avuto un gettito fiscale nello casse dello Stato mai registrato prima. D: Qual è la posizione di Alleanza nazionale rispetto ai DICO? R: Il governo, già diviso su tutto solo per alzare una bandiera ideologica, ha partorito un disegno di legge che non gode nemmeno della maggioranza delle forze della coalizione. I Dico sono un attacco all’istituto della famiglia, un atto di laicismo gratuito. E’ inaccettabile che per garantire diritti individuali e togliere discriminazioni si dia vita ad un matrimonio di serie B. Secondo la Costituzione la famiglia è un’unione fondata sul matrimonio tra un uomo ed una donna e ritengo sia sbagliato non partire invece da un maggiore sostegno verso le giovani famiglie così costituite, dando loro la possibilità di ottenere un’abitazione, ed alle donne di lavorare e di essere madri senza difficoltà. Il fenomeno da contrastare è quello dell’invecchiamento della società italiana, puntando a renderla più prolifica e a dare più occupazione alle donne. D: Esteri. Il Governo attuale, incassando il credito di quello precedente, si propone nei confronti di Israele, oltre che dei palestinesi e dei Paesi Arabi, come partner strategico nella mediazione mediorientale in un momento di stallo nel gioco diplomatico: rischiamo di rimanere sovraesposti? E come giudica sia il concetto che il metodo di equivicinanza portato avanti dal Ministro D’Alema? R: Gli insuccessi dell’attuale esecutivo in politica estera sono sotto gli occhi di tutti, ne è prova la lettera degli ambasciatori al nostro governo sulla missione in Afghanistan, così come le polemiche sorte sull’ampliamento della base Usa di Vicenza. Quanto ai rapporti con Israele e i paesi arabi, oggi, con il governo ProdiD’Alema, per molti, e direi giustificati motivi, c’è meno fiducia da parte d’Israele nei confronti dell’Italia. La road map è stata una pietra miliare dell’azione della comunità internazionale e certamente anche dell’Italia; è indispensabile però da parte della sinistra, e non mi riferisco quindi solo a D’Alema, che non ci sia ambiguità. Il concetto di equivicinanza va riferito ai popoli e non ai governi. Israele è l’unica democrazia in quell’area, mentre il governo palestinese è composto da militanti di Hamas. L’unica equivicinanza possibile, a mio avviso, è quella che unisce, nel cordoglio, le vittime civili e innocenti di ambo le parti. Giampiero Ricci

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Caccia al leader, personaggi in cerca d’autore
Nessuna parola né analisi potrebbe spiegare più esaurientemente dell’evidenza. Tutto prevedibile. Non è il caso tuttavia di abbandonarsi all’antipaticissimo “l’avevamo detto”, ma la sostanza è questa e non ci piove. D’altronde, che il „sinistra-centro“ fosse un’armata brancaleone, un’allegra brigata unita esclusivamente dalla sete di poltrone si sapeva già. Quello che forse le nostre previsioni non erano arrivate a preconizzare è il carattere totalmente grottesco della situazione attuale. Con un leader già silurato dalle eminenze grigie della sinistra massimalista e dei rifondaroli dc - con il trasformista Rutelli in prima linea - e già silurato dagli italiani che in tutti i sondaggi chiedono a gran voce il ritorno del centrodestra - persino il catorcio del centrodestra! - la situazione del governo è a dir poco tragicomica. E alle spalle di colui che Berlusconi in un face to face ardì definire “front man” - suscitando le goffe ire bofonchiose di Romano - si trama, rumor incedit... E come in una barca alla deriva i marinai si ammutinano e attentano un giorno si e l’altro pure alla vita del proprio “comandante” - che non comanda alcunché - i professionisti della politica di sinistra - centro si fregano le mani, lavorando ai fianchi dell’incartapecorito Romano - politicamente s’intende...- pregustando il dopo. Un dopo, che se si ritorna presto a votare non ci sarà. Proprio per questo, stimo assistendo ad un accanimento terapeutico senza precedenti nei confronti di un governo che nemmeno il Dott. Scalfaro sarebbe stato capace di tenere in vita. Anzi, il cattolicissimo Oscar Luigi avrebbe addirittura invocato l’eutanasia (elezioni). Ma per gli ingordi successori di Prodi questo non è possibile, significherebbe la morte politica, il ritorno alla ribalta rimandato sine die. E questo, Veltroni, D’Alema e Rutelli (rigorosamente in ordine di statura politica) davvero non possono permetterselo. E Romano? Glielo aveva detto chiaro e tondo De Benedetti - “Prodi è la transizione, largo ai “giovani” e lui si è ribellato. Subito dopo, si bevuto la smentita dell’industriale e insieme alla solidarietà di Bruto e Cassio. E adesso, lo vediamo - ebete simile un vigile inadeguato a dirigere il traffico di una Babele ingestibile. Veltroni - con D’Alema ghignante e Rutelli ridente- si frega le mani ed attende sulla rive del Tevere. La fine della transizione è vicina. E l’Italia trema. Diciamola tutta. La persona maggiormente in grado di convincere gli italiani a votare per lui e per il suo programa è V e l t r o n i . Vuoi perchè ha un’immagine rassicurante, vuoi perché rappresenterebbe senza dubbio una novità - perché no, anche gradita - sul panorama nazionale e infine perché può vendere - grazie alla sua innata abilità a far passare fagioli per perle l’aver governato bene la Capitale - mica Ceppaloni! - per ben otto anni. Non male. Quanto a D’Alema e a Rutelli sembrano un pò bruciacchiati. D’Alema la chance l’ebbe e non la sfruttò, Rutelli perse. Il presidente Napolitano, che pareva solo di passaggio, avrà un ruolo importante, cui nessuno aveva pensato. Dovrà al 99% gestire una crisi di governo e il giudizio storico del suo operato dipenderà molto dalla gestione di tale crisi. Inutile dire che a Veltroni vorremmo ricordare quando non molto tempo fa affermò che la vera politica era quella locale,quella vicina ai cittadini, che il governo di Roma era la sua massima aspirazione e che dopo l’esperienza di sindaco si sarebbe ritirato a mò di Cincinnato. Ma Cincinnato non era un politico di professione... Evidentemente la sua scalata era pianificata e passava per Prodi. D’Alema e Rutelli, dal canto loro, alleati contro Veltroni, ma l’un l’altro nemici, condividono con il sindaco di Roma il “tirar per le lunghe”. Altrimenti, se Napolitano non fa lo Scalfaro è la fine e non si può correre un rischio simile. In ottica centrodestra, invece, occorre ricomporre tutti i cocci e creare un soggetto nuovo. Casini è ormai irrimediabilmente perduto, la Lega annaspa (sembra tra l’altro che sia divenuta nuovamente una costola della sinistra!) , An e FI flirtano tutti i giorni. Un cosa almeno sembra certa: l’erede di Silvio. Questi è già designato e risponde al nome di Fini - da ciò il fugone del risentito Casini. Avere una certezza simile non è affatto poco, vista la situazione completamente in alto mare della sinistra. Sarebbe inoltre opportuno riuscire in ciò che anche qui - il sinistra centro ha miseramente fallito: il partito unico. Bisogna dar vita ad un blocco di centrodestra (FI+AN) - con la Lega autonoma all’esterno, che dia nuova linfa a idee e propositi un po’ ingialliti. Questi sono gli scenari. Tra poco la palla passerà a Napolitano... Francesco di Rosa

Luigi Turchi
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LA PIAZZA D’ITALIA - ESTERI
Frattini: sì uso regolato forza
- (Adnkronos)- ''Perche' il multilateralismo sia efficace bisogna che l'Onu possa autorizzare l'uso regolato della forza, altrimenti le questioni non si risolvono''. Lo ha detto il vicepresidente della Commissione Europea, Franco Frattini nel corso Controcorrente su SKY TG24 commentando la linea di politica estera del governo italiano. ''La prova - ha spiegato - l'avremo con le importantissime sanzioni che il Consiglio di sicurezza dovra' comminare all'Iran. Se l'Onu ci riuscira' sara' un punto importante, altrimenti accadra' quello che accadde in Kossovo nel '99, quando la Nato arrivo' prima''.

Times: Hezbollah costruiscono roccaforte
- (Adnkronos)- Il partito sciita libanese Hezbollah sta costruendo una sua nuova linea di difesa sulle montagne a nord del fiume Litani, alle spalle della zona controllata dalla forza Onu dell'Unifil, in vista di una potenziale ripresa della guerra con Israele. Lo afferma oggi il Times di Londra, raccontando che in quest'area un uomo d'affari sciita, Ali Tajiddine, sta comprando in contanti le terre dei villaggi sciiti e drusi. Oppositori di Hezbollah accusano il partito di voler creare una fascia popolata da sciiti sulla riva nord del Litani, in modo da poter operare lontano da occhi indiscreti.

Ue pronta a riprendere aiuti all'Anp
- (Adnkronos)- L'Unione Europea ha preparato un piano per riprendere l'aiuto economico all'Autorita' nazionale palestinese (Anp) se il nuovo governo di unita' nazionale rispettera' i tre principi imposti dal Quartetto: riconoscimento d'Israele e degli accordi siglati fra l'Anp e lo stato ebraico, fine della violenza. Lo scrive il sito del quotidiano israeliano Haaretz, aggiungendo che i dettagli del programma sono stati mostrati a Israele.

Tre fatti verso un’unica escalation

Ambiguità in Medioriente
Il tema è la credibilità, in diverse questioni, di diversi soggetti, per diversi progetti. C’è ancora confusione in Palestina. Nelle ultime settimane si sono susseguiti scandali (sessuali e finanziari), riunioni conciliatorie, violente contestazioni (tanto per cambiare). Con ordine, in Israele il Presidente della Repubblica si è autosospeso per le accuse di stupro, molestie e abuso di potere, il premier Olmert è coinvolto in un’indagine sulla privatizzazione di una banca quando era ministro, i capi delle due fazioni palestinesi si sono riuniti per porre fine alla guerra civile a Gaza e gli estremisti hanno provato a cominciare la terza intifada per degli scavi che, secondo le loro teorie, minaccerebbero l’integrità della Moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme. Sono tutti fatti importanti, che collegati fra di loro portano lo stato del medio oriente sull’orlo di una nuova, ennesima crisi. Il fatto che parte della leadership israeliana sia stata toccata dalla magistratura, per certi versi destabilizza l’idea di uno Stato retto, per altri non fa che confermare la solidità della democrazia che, di fronte a scandali estremi, lascia che la giustizia faccia il suo corso. Non ha importanza in realtà la colpevolezza o l’innocenza di Katsav e di Olmert, in quel contesto la cosa fondamentale è che non esistono intoccabili, che tutti si devono piegare di fronte a quelle norme che regolano la vita sociale e che si chiamano leggi. Altro contesto quello a Gaza. Con il passare delle settimane le intese tra Hamas e Fatah si sono dimostrate inconsistenti, gli incontri tra i vari leader hanno solo deluso le attese e nulla è riuscito a riportare l’ordine nelle strade. Decine di morti, in scontri fratricidi, puntualmente ignorati da quella stampa attenta a parlare solo della questione politica, non essendoci né Bush né Israele da incolpare e ritenendo nocivo per la causa il fatto che i palestinesi si stiano facendo una guerra per il controllo del loro. Lo scontro oltre che di potere è anche su una visione del futuro completamente diversa, almeno nelle dichiarazioni: Fatah con il presidente Abu Mazen fa grandi dichiarazioni di moderazione e di voler portare a termine una pace duratura con Israele, percorrendo usate sono diventate un po’ più ambigue, “possibiliste” in quel velo di incertezza che sembra avvolgerle. A completare il quadro di quello che attualmente sta accadendo in Terra Santa e che convoglia le componenti nel conflitto, sono le illazioni delle autorità dell’intero mondo islamico sulla costruzione di un ponte. Con incredibile puntualità, sia nei tempi che nei toni, tutti si sono scagliati contro la volontà di Israele di portare avanti i lavori per la costruzione di un ponte che permetta un ingresso sicuro e non pericolante alla Spianata delle Moschee, ricordiamo posto sacro anche per gli ebrei e chiamato Monte del Tempio; l’accusa è che tutto questo minaccerebbe l’integrità della moschea di AlAqsa a Gerusalemme. Argomento perfetto per gli animi di coloro che aspettano, accecati dall’odio, un qualsiasi pretesto per arrivare allo scontro con le forze israeliane. Tra le tante dichiarazioni che sono state rilasciate, quella del leader del Movimento Islamico Israeliano (citato da YnetNews.com) merita di essere sottolineata: gli scavi sarebbero l’inizio della costruzione di una sinagoga al posto della Moschea di Al_Buraq, mentre il ponte sarebbe funzionale ad un’occupazione della Spianata con mezzi pesanti come camion e carri armati. Mi domando cosa succederà e cosa dichiareranno tutti i leader (re “moderati” compresi) quando esperti turchi (il cui governo ha veementemente protestato per i lavori), invitati dal Governo Israeliano, verificheranno che nulla di tutto quello che è stato detto accadrà e che non vi è alcun pericolo? In questo clima, una dirigenza in crisi di autorità come quella israeliana e quella palestinese che ne sta cercando una internazionale dovrebbero riprendere iI dialogo abbandonato, parlare di pace, fiducia e prosperità per due popoli che probabilmente non vedranno mai la fine di tanta sofferenza, almeno fino a quando la fantasia degli integralisti continuerà a fare breccia nei cuori di coloro che per fiducia e ingenuità continueranno ad alimentare la loro causa perdendo l’occasione di avere occasioni e troppo spesso anche la vita. Gabriele Polgar

la strada indicata dalla road map e rispettando tutto quanto sottoscritto fino ad ora. Hamas, al governo dell’Autorità Nazionale Palestinese per la sfiducia della gente nella dirigenza di Fatah, coinvolta in continui casi corruzione, si pone come antagonista e proclama la ferma volontà a distruggere il Piccolo Satana sionista. Discorsi vecchi che continuano a fare eco perché in realtà le posizioni non sono cambiate, malgrado tutto. Dopo il vertice saudita, il Governo di unità nazionale palestinese prenderà forma ma ad oggi ancora niente è stato chiarito in merito alle reali intenzioni delle parti in gioco. A questo punto sorge il dubbio se non sia un modo, voluto da chi ha forti interessi nelle

forze estremiste, per prendere tempo, recuperare i fondi congelati dall’Unione Europea e indebolire il Presidente Abu Mazen. Il Segretario di Stato Condoleeza Rice incontrerà il leader palestinese e quello israeliano prima separatamente, poi insieme. Sarà impossibile non aspettarsi passi importanti verso un’intesa di massima su come procedere nell’immediato futuro, altrettanto impossibile che gli USA non chiedano esplicite garanzie sulla consistenza pacifista dell’ANP Hamas compresa. Cosa succederà allora quando metà del Governo palestinese prenderà le distanze dagli impegni presi dal Presidente? Hamas ha già confermato che comunque non riconoscerà Israele, anche se le formule

La centrifuga afgana manda in tilt tutto il sud caucasico

L’Alleanza Atlantica in pezzi
“Non può esistere un’alleanza dove alcuni combattono e altri no.” Nelle parole di Kurt Volker, responsabile per le politiche della NATO al Dipartimento di Stato statunitense c’è tutta l’importanza della querelle attorno all’impegno in Afghanistan che vede ancora una volta frizioni preoccupanti tra del sue sponde dell’Atlantico. La reticenza delle democrazie europee ad un maggiore impegno risulta ancora più fastidiosa agli occhi dell’Amministrazione americana dacché il Presidente Bush ha dichiarato lo scorso 15 febbraio nel suo primo discorso sull’Afghanistan nel suo secondo mandato, un nuovo sostegno militare, politico ed economico nello sforzo di respingere la controffensiva talebana prevista in primavera. Proprio mentre l’attenzione di G.W. Bush dal pantano iracheno si volgeva a quello afgano, annunciando il Presidente che estenderà temporaneamente un maggiore effettivo di 3.200 unità di truppe nel prossimo futuro, chiedendo al Congresso 11.8 bilioni di dollari per la ricostruzione, per l’addestramento della autorità afgane e per i programmi della narcotici, insistendo su come gli alleati debbano abbandonare le restrizioni imposte alle loro forze e unirsi per combattere l’estremismo islamico, arrivavano i distinguo e le prese di distanza dei paesi UE, la difesa dietro regole d’ingaggio ritenute vincolanti per il sostegno alla missione, richieste politiche di Conferenze internazionali, come quella avanzata dal Governo Prodi che paiono strumentali alla luce della complessità del mosaico etnico della giovane Repubblica presieduta da Karzai. Il Governo afgano non controlla il territorio, l’economia si basa su traffici illegali di stupefacenti che finiscono per finanziare l’insurrezione talebana, traffici illegali cui contro, la forza internazionale di interposizione, può molto poco, correndo il rischio di vedersi rivoltare una popolazione già logora che si vedrebbe minata nella unica attività di sostentamento di cui dispone. La NATO partita sull’onda emotiva dell’11 settembre per quella Enduring Freedom che doveva assicurare alla giustizia Osama Bin Laden e impiantare l’erba gramigna della libertà, si trova invece nelle condizioni di non disporre di un numero di effettivi sufficienti a controllare un vasto territorio (sono maggiori gli effettivi di KFOR in Kosovo), di assistere allo svuotamento dell’impianto ideologico di quella Dottrina Bush di cui la spedizione fu il primo corollario. Nel frattempo nel sud caucasico, regione divenuta strategica contendo il 3-4% delle riserve di petrolio del mondo e il 4-6% di quelle di gas, in una fase geopolitica caratterizzata dalle tensioni Occidente/Iran e dall’incognita costituita dal Venezuela di Chavez, con previsioni che danno un incremento stimato nella misura del 70% del consumo di petrolio USA e del 40% UE, risorge l’influenza geopolitica russa capace, mantenendo attivi i cosiddetti “frozen conflicts” (le regioni separatiste georgiane di Ackhazia e Sud Ossezia), di mandare in tilt ulteriormente l’equilibrio della regione. In un quadro così complesso la stabilizzazione dell’Afghanistan diventa la pietra angolare di qualsiasi scenario ma ad un quadro così complesso si va ad aggiungere la fase di debolezza politica vissuta dall’alleato-cliente Musharraf alle prese con radicalismi islamisti e questioni interne come la rivendicazione autonomista del “Pashtunistan” che mette in moto un pericoloso meccanismo attrattivo-disgregativo nella regione di confine Pakistan-Afghanistan, rinomatamene ospite della centrale operativa di Al-Qaeda. A Berlino davanti ad un meeting di 150 ufficiali riuniti per discutere di politiche europee di difesa il Segretario Generale della NATO Jaap de Hoop Scheffer ha rimarcato come esista una considerevole separazione tra i due corpi all’interno dell’Alleanza. “Potremmo fare meglio di quanto fatto finora” ha detto il Segretario Generale rispondendo ad una TV tedesca. “La NATO può creare un ambiente dove sia possibile la ricostruzione, ma non po’ rispondere completamente a tutte le questioni aperte in Afghanistan”. Il capo della diplomazia UE Javier Solana dal canto suo ha sostenuto come le nazioni europee non investano sufficientemente nella difesa e di come siano meglio attrezzate ed equipaggiate le forze armate statunitensi. “L’America e i suoi alleati continueranno a stare con questa gente” continuava Bush nel suo discorso presso l’American Enterprise Institute. Ma a ben vedere l’America è sempre più sola.

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LA PIAZZA D’ITALIA - ECONOMIA
Moody's, non c'e' solida maggioranza per riforme
- (Adnkronos)- In Italia "chiaramente non c'e' alcuna solida maggioranza per le riforme e l'appoggio dei nove partiti della coalizione per un patto di 12 punti e' piu' una reazione istintiva di sopravvivenza che una piattaforma chiara". E' il giudizio di Pierre Cailleteau, capo analista della Politica economica e finanziaria dell'agenzia Moody's. Secondo Cailleteau, comunque, "la rapida risoluzione della crisi politica in Italia ha rimosso il rischio di un periodo di transizione", che avrebbe distolto dall'obiettivo di fare le riforme.

Della Vedova, maggioranza non ritrova unita' politica
- (Adnkronos)- ''Se mai qualcuno avesse avuto qualche dubbio, lo scontro che si e' subito aperto in seno alla maggioranza, e tra maggioranza e una parte del sindacato, evidenzia che, al di la' della ritrovata compattezza numerica dettata dalla paura e dai riflessi antiberlusconiani, la maggioranza non ritrova alcuna unita' politica'' Lo afferma il presidente dei riformatori liberali e deputato di Forza Italia, Benedetto Della Vedova rilevando che ''la modifica dei coefficienti di trasformazione varra' a partire dal 2015, quando le pensioni cominceranno ad essere calcolate con il doppio meccanismo retributivo-contributivo.

Rinvii e mediazioni a ribasso pesano su sviluppo
- (Adnkronos)- ''Di fronte a tentazioni sempre presenti di rinvii, di mediazioni a ribasso, di non scelte e di conservatorismi dobbiamo ricordare, soprattutto a noi, classe dirigente, che solo con lo sviluppo si moltiplicano le opportunita' per tutti. Soprattutto per i meno favoriti''. E' il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, nel corso della presentazione del primo rapporto Luiss sulle classi dirigenti, a ricordare come il rilancio della competitivita' passi ''per una politica del fare''. Per questo, secondo il leader degli industriali ''servono competenze ma soprattutto una vera coerenza di comportamenti e di linguaggio''.

Cosa entra e cosa esce dalle tasche dei lavoratori

La busta paga della finanziaria 2007
La manovra Irpef ha iniziato a scoprire le carte. Con gli stipendi e gli assegni di gennaio, dipendenti e pensionati hanno potuto vedere gli effetti della manovra 2007. Che ha portato effetti positivi, con buste paga più “pesanti” dello scorso anno, ai dipendenti con redditi inferiori a 40mila euro. In generale, al di sotto di questa soglia è aumentato il reddito disponibile, soprattutto in presenza di contribuenti con moglie e figli a carico. Sotto questo aspetto, per valutare appieno le conseguenze della nuova Irpef, è necessario tener presente il meccanismo relativo all’assegno per il nucleo familiare. Così come vanno considerate le misure delle addizionali regionali e comunali (tra l’altro, il reddito su cui vanno calcolate comprende anche quello della prima casa). Il binomio nuova Irpef e assegni per il nucleo familiare porta in tasca ai dipendenti, con coniuge e due figli a carico e redditi compresi tra i 20mila euro e i 25mila euro, un aumento in busta paga da 50 a 60 euro. Il guadagno è ancora più consistente per i dipendenti con redditi tra 20 e 30mila euro, con moglie e di due figli a carico, che, grazie all’assegno per il nucleo familiare, possono avere ricevuto una busta, in alcuni casi, con 100 euro in più rispetto allo scorso anno. La manovra Irpef del 2007, con la nuova rimodulazione delle aliquote e il ritorno alle vecchie detrazioni d’imposta, ha cancellato le deduzioni che, inversamente proporzionali al reddito, avevano l’obiettivo di garantire - alleggerendo l’imponibile - la progressività del prelievo. Sono infatti scomparse, con effetto dai redditi per il 2007, le deduzioni per la no tax area e per i carichi familiari. Sono invece ritornate le detrazioni d’imposta per il coniuge e gli altri familiari fiscalmente a carico, così come sono riapparse le “altre detrazioni” per alcune categorie di reddito, quali lavoro dipendente o lavoro autonomo. Il meccanismo per determinare le detrazioni effettive è comunque simile a quello utilizzato per calcolare le “vecchie” deduzioni, ancora valide per i redditi di competenza del 2006. In pratica, come le deduzioni, anche l’importo delle detrazioni diminuisce con il crescere del reddito, fino a scomparire del tutto. L’eliminazione delle deduzioni aumenta il prelievo delle addizionali. L’imponibile è infatti maggiore e dunque, anche se le aliquote non subissero aumenti, il prelievo subisce un i n c r e m e n t o . In pratica, con l’eccezione delle famiglie numerose con coniuge e due figli a carico, a partire dai redditi oltre 20mila euro, la maggiore tassazione delle addizionali regionali e comunali supererà il beneficio della tassazione Irpef prevista per il 2007. Dal 2007 viene poi introdotto l’acconto sull’addizionale comunale all’Irpef dell’anno in corso. Il calcolo si effettua sul reddito imponibile dell’anno precedente, sul quale si applica l’aliquota deliberata dal comune per il periodo d’imposta in corso, se pubblicata sul sito del Ministero dell’Economia entro il 15 febbraio di ciascun anno, oppure l’aliquota dell’anno precedente, negli altri casi. L’importo ottenuto applicando l’aliquota così individuata al reddito dell’anno precedente si assume nella misura del 30 per cento. L’acconto deve essere pagato entro il termine di pagamento del saldo Irpef risultante dalla dichiarazione dei redditi, cioè entro lo stesso termine di versamento del saldo dell’addizionale. Questo significa, in pratica, che al 16 giugno 2007 bisognerà pagare sia l’acconto 2007 che il saldo 2006. Una disciplina particolare è prevista per i dipendenti e i titolari di redditi assimilati. In questo caso, infatti, provvede il sostituto attraverso la trattenuta a rate, in un massimo di nove rate mensili a partire da marzo 2007. Ne consegue che nel corso del 2007 si andranno a cumulare negli stessi mesi le trattenute del saldo 2006 con le trattenute dell’acconto 2 0 0 7 . Il cumulo cesserà dal 2008, quando l’acconto relativo al 2008 si sommerà al restante 70% del saldo di addizionale comunale all’Irpef 2007. Sempre dal 2007, il versamento dell’addizionale comunale all’Irpef avverrà direttamente a favore dei singoli comuni (con l’istituzione di codici tributo). La nuova modalità non sarà tuttavia immediatamente operativa, poiché è prevista l’emanazione di un provvedimento attuativo entro il 30 giugno 2007.

Considerazioni sullo stato di attuazione del programma dell’unione

Quelle 250 pagine
Dopo quasi nove mesi di governo Prodi è sicuramente ora di fare un primissimo bilancio di ciò che l’esecutivo ha prodotto sino adesso e di ciò che si ripropone di fare a breve termine, di esaminare cioè a che punto di attuazione è l’immaginifico e oramai, per dirla tutta, mitico programma che il centro-sinistra sbandierò in tutte le piazze del Paese durante la campagna elettorale della scorsa primavera, e che, come ricorderanno i lettori de “La Piazza d’Italia”, sviscerammo in uno dei numeri del nostro giornale, mostrando anticipatamente i punti deboli di tale “poderosissimo” programma politico composto da ben oltre 250 pagine frutto del sudore e della fatica della celeberrima “Fabbrica del Programma di governo” allestita dalle “teste d’uovo” dell’Unione. Due sono essenzialmente i punti su cui focalizzeremo la nostra attenzione: politica estera ed economia. Per quanto riguarda la prima possiamo tranquillamente affermare, senza temere di essere smentiti, che l’esecutivo guidato dal Professore sta seguendo una strada completamente diversa da quella tracciata precedentemente dal Governo di centro destra. Si sta passando cioè dalla strettissima alleanza con Stati Uniti d’America e Regno Unito nella guerra mondiale al terrorismo, vedi partecipazione alle missioni in Afganistan e Iraq, e dall’avvicinamento del nostro Paese alle posizioni Israeliane nei confronti della polveriera medio-orientale, alle più traInfatti solo a queste pressioni, tutte interne alla coalizione di centro sinistra, si debbono le proteste verso l’allargamento della base statunitense di Vicenza, l’interventismo nei confronti del breve hanno provocato uno stato di continua tensione nei rapporti tra Italia ed U.S.A. Altro punto dolente che sino adesso ha caratterizzato l’attuazione del programma del Premier Prodi è sicuramente quando cioè era Berlusconi al governo, veniva considerata stampa amica e autorevole, e ci riferiamo al Wall Street Journal e all’Economist, che nelle settimane scorse hanno pubblicato due impietosi editoriali che analizzano le mosse di politica economica del Professore, criticandole apertamente. Il “Wall Street Journal” ha titolato il suo articolo con un eloquente ”Vacanza romana per le riforme”, puntando l’indice sulle mancate liberalizzazioni e sul pesante dirigismo del governo in carica evidenziato prima dal caso Telecom, poi da quelli Alitalia ed Autostrade. Mentre l’Economist è stato ancora più duro prevedendo oltre che una caduta di Prodi prima del termine naturale della legislatura, entro cioè gli ultimi mesi del 2008, criticando duramente la via seguita dal Governo per realizzare le riforme a favore del libero mercato promesse in campagna elettorale e gli interventi pesanti nel settore privato. In effetti commentando la famosa “lenzuolata” di provvedimenti voluti dal Ministro Bersani per difendere meglio il potere d’acquisto dei consumatori, accodandoci a quanto già espresso da numerosi altri e ben autorevoli commentatori, possiamo dire che non è certo trovando aperto il barbiere di lunedì o facendo benzina al supermercato (magari alla COOP vero Bersani?) che il mercato sarà più libero ed i consumatori meno buggerati, bensì magari riformando la legislazione che regola la galassia delle aziende municipalizzate, di cui i cittadini sono teoricamente azionisti, attraverso le quali, gli enti locali, e quindi i poteri politici che li governano, controllano risorse come acqua, trasporti, energia e rifiuti ecc., in modo quanto meno controverso oltreché poco redditizio per le casse comunali o regionali, impedendo la concorrenza col privato e facendo innalzare i costi per il consumatore abbassando oltretutto la qualità del servizio offerto. Quindi possiamo azzardare un commento sull’operato dei primi mesi del governo Prodi, e con l’animo in pace possiamo tranquillamente affermare che poco e male si è fatto e poco e male si farà in futuro, ma d’altronde con un programma come quello presentato dalla coalizione di centro-sinistra in campagna elettorale che tutto dice ma nessuna soluzione pratica dà, era gioco forza facile prevedere gli avvenimenti odierni, noi de ”La Piazza d’Italia” ce ne eravamo accorti a suo tempo, adesso vero come è vero che i sondaggi danno in picchiata il consenso del Governo tra i cittadini, se ne sono accorti anche gli italiani.

dizionali, per l’Italia, posizioni filo arabe verso le questioni israelo-palestinesi e siriano-libanese e ad un accentuato anti-americanismo voluto dalle frange della sinistra estrema che albergano nel Governo di Romano Prodi.

conflitto tra stato di Israele e Hezbollah della scorsa estate, che ha permesso l’invio di nostre truppe ai confini israelo-libanesi, oltre che i tentativi almeno per il momento stoppati di ritiro dei nostri militari dall’Afganistan, che

la politica economica che attraverso la finanziaria di lacrime e sangue ha colpito tutti i ceti, in particolare quelli medi, e che ha deluso anche gli osservatori stranieri. Ci piace sottolineare che anche quella che una volta,

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LA PIAZZA D’ITALIA - ATTUALIA’
Casa: via a visure catastali online
(ANSA) - La Confedilizia ha stipulato con l'Agenzia del Territorio una convenzione per l'istituzione di un servizio di visure catastali online.In questo modo sara' possibile, per chi ne faccia richiesta, accedere da qualunque localita' agli archivi informatici dell'Agenzia del Territorio per acquisire copia delle visure catastali di fabbricati e terreni ubicati su tutto il territorio nazionale, salvo le province di Trento, Bolzano, Trieste e Gorizia.

Pirateria musicale: 5 mld dlr l'anno
(ANSA) - Il valore annuale del mercato illegale della musica su scala mondiale e' di circa cinque miliardi di dollari. A dirlo e' Iain Grant, il presidente della Federazione mondiale delle case discografiche. Il fenomeno e' planetario e, per quanto riguarda l'Europa, e' maggiormente diffuso in Grecia, Italia, Portogallo e Spagna. Nessuno, comunque, e' esente dalla pirateria. In Inghilterra, ad esempio, il 10% dei prodotti musicali circolanti sono falsi, in Italia il 27%.

Gb, svelato il segreto dei pirati
(ANSA) - E' stato scoperto il segreto dei pirati del nord Africa che hanno saccheggiato il Mediterraneo per molti secoli a caccia di schiavi e tesori. Come ha rivelato un test in mare con una nave equipaggiata con tutte le tipologie di vele presenti sulle navi dei pirati, disegnate dal progettista Philip Goode, i pirati riuscivano a sfruttare il vento come nessun altro grazie alla speciale velatura dei loro vascelli. Il segreto e' un mix di vele quadrate e triangolari dal taglio eccezionalmente piatto.

Sul ponderare circa il degrado del costume

Lamentazioni
La violenza che dilaga nella quotidianità delle nostre vite, ormai riduce le nostre coscienze a inutili spugne che hanno assorbito quanto potevano. Il resto rimane fuori, ci tocca ma non ci arriva dentro. Ormai sono troppi anni che i mezzi di comunicazione passiva, in modo particolare e quasi esclusivo la televisione, propinano gratuitamente immagini truculente che hanno scosso gli animi di molti, in passato, ma che ora sono arrivati ad acquisire l’invidiabile status di standard. Quello che mi incuriosisce è come mai ad un certo momento coloro che hanno fatto televisione hanno deciso di cambiare il soggetto telespettatore da elemento pensante, in parte da educare/informare attraverso i contenuti, ad oggetto di messaggi, non tanto commerciali (che rientrerebbero in una loro logica), ma di un costume degradato che filtra la morale dei singoli e non permette un procedimento inverso. Da qualche mese ci si meraviglia di immagini che girano il web e che generano dissenso, in quel mondo moralista che tanto poteva fare prima ma che ora non fa altro che scandalizzarsi a parole mentre continua a tollerare l’imbastardimento delle nostre sensibilità, curando quello che viene visto come male con incredibile indulgenza. E’ l’identificazione del concetto di sbagliato che purtroppo abbiamo perso nelle mille sfumature che le classi politica e intellettuale ci hanno mostrato essere lecite, perché sembrerà strano ma la collettività è un’entità che senza un riferimento preciso ripiega in comportamenti puerili e autoindulgenti senza che si possa radicare una criticità generalizzata e basata sul comune buon senso. L’apparire di certe immagini e video, fatti con gli innumerevoli mezzi tecnologici a disposizione di tutti, a partire dai sei anni di età, non è altro che una riprova di quello che la società lasciata a se stessa ha scelto come percorso “evolutivo”. Insegnanti vittime di classi indisciplinate, o che vengono sorpresi in comportamenti indecenti con gli alunni, che arrivano a tagliare la lingua a un bambino sono niente altro che la punta di quell’iceberg che è la resa totale dell’apparato educativo di questo Paese da anni. Vedere prepotenze e atti di sopraffazione tra studenti, risse nate dal nulla, comportamenti distruttivi dovrebbe si indignare ma solo per il fatto che ancora oggi, come da sempre, avvengono, e che non ci sia nessun tipo di possibilità per coloro che dovrebbero impedirlo, di riuscire nel loro intento; solo un’autoregolamentazione comportamentale potrebbe riuscirvi ma il suo processo generativo non è mai iniziato. Attraverso decenni di storia, passaggi generazionali drammatici, il risultato ottenuto è che le famiglie sono colpevolmente inermi di fronte all’aggressività dei loro figli e gli educatori vedono le masse fuori controllo non come un loro errore ma come un danno che subiscono. Certo la cosa che manca probabilmente è una forte presenza idealistica legata non all’edonismo degli anni ottanta figli dei settanta né al lassismo dei novanta ma ad una consapevolezza del vivere civile che sarebbe dovuta essere generata dalla tanto vituperata globalizzazione. Inutile rivolgere le colpe al cinema o ai videogames, la violenza che vi è contenuta, e che spesso va oltre ogni aspettativa, può essere controllata da chi ne ha la responsabilità e la volontà il resto no, per questo è probabile che tutto sarebbe più agevole se venisse risparmiata - in particolar modo ai più giovani - la trasmissione di contenuti violenti e di infimo livello durante l’arco della giornata, anche perché una cosa potrebbe essere rimasta nelle coscienze di noi prodotti telespettattori: la scelta, possibilità che ci è negata da mezzi di comunicazione univocamente rivolti alla massificazione del male e dei suoi riflussi sociali. Gabriele Polgar

Le sfilate svoltesi a Roma

Alta moda primavera - estate 2007
Con ‘Allegra Chic’, la sfilata di Renato Balestra, stilista intramontabile, si è conclusa la quattro giorni (svoltasi all’Auditorium di Roma e altrove) delle sfilate di Alta Moda, tra tentazioni, provocazioni e novità. Per la prima volta la manifestazione si è aperta con l’Alta Moda dedicata gli uomini con firme come Luciano Barbera, Litrico, Piattelli, Rubinacci, Osvaldo Testa, a testimoniare un patrimonio di alta sartorialità che si tramanda di padre in figlio. Per parlare invece di alta sartorialità femminile ecco le seduzioni e le tentazioni orientali di Fausto Sarli, coutourier napoletano, che hanno incantato gli spettatori. Una donna in chiave moderna, la sua, ispirata a culture millenarie. “Belle di Saigon” con cappelli da risaia, belli i tailleur in crèpe double per giorno, sottili e sinuose, per la sera le nuove sacerdotesse di antichi culti indigeni. Sfilavano avvolte in sontuose tuniche drappeggiate in abiti di chiffon e raso con scollature mai tanto “osé”, in toni dalle varie nuancespatrizi. L’oro vince sui tanti colori anche nei manichini delle sale dedicate (prima delle sfilate) ad una eccezionale mostra staticaTra gli abiti esposti anche quello nuziale della Lollobrigida, presente in sala. Fragile, romantica, avvolta da teli interamente ricamati a mano, sensuale e vogliosa, in macramé di spago, di rafia o di lino, in morbidi “chiffon” sostenuti da armature di filo di seta, di nastri o di trine, la donna di Marella Ferrera: un omaggio a “Lady Chatterley” il famoso libro-scandalo che fece epoca nella Sicilia di quegli anni. Anche il basco e le bretelle-gioiello danno un tocco audace e androgino all’abito da sposa della stilista siciliana. Tra le “provocazioni” le magliette di Farhad Re inneggianti a droga e diete e modelle taglia 36. Ancora provocazioni da Alessandro Cannavò che sceglie la via della “porno-fashion” con mise “hard style”, sfilato dopo Giovanni Cavagna (notati i suooi mirabili intrecci a ragnatela su tessuti prodotti da Iafil). Un tema unico, per tutta la collezione, un solo tailleur moderno nella sua concezione che non dimentica le regole sartoriali, quello di Alessandro Consiglio. Un vero inno alla sobrietà la collezione anni ‘60 dal titolo “La misteriosa” o piuttosto “Eva contro Eva” per donne come Hillary Clinton, Condoleeza Rice e regnanti, quella di gattinoni. Corpetti di tulle e pizzo, placche di metallo intrappolate nella seta, tele di paillettes e ricami di cristalli. “Stretch Couture”, una collezione “Haute” ispirata alla Pop Art e “Lem” hanno preceduto la bella sfilata della russa Yanina, particolarmente amata dalle signore dei nuovi ricchi industriali moscoviti, dal jet-set internazionale da principesse di sangue reale tra le quali Stephanie di Monaco, sua ‘fan’. Piccolissimi e non, nella deliziosa passerella “Kids for Kids”. I bambini aiutano i bambini indiani colpiti dallo Tsunami. T-shirt luminose, maglie e maglioni multicolore, finte pellicce colorate su giacconi di pelle e impermeabili, gonne di organza con ricami dorati per le bambine, con gilet in tinta anche per le Tra i colori primaveraestate: giallo intenso, caffè e arancione; giochi di volants e un tripudio di ruches altamente sartoriali per gli abiti da cocktail e sera con tessuti ricamati in cristalli e jais. Deliziosa la sposa in corto con gonna ampia di merletto. Altra novità: una provocazione sulla passerella di alta moda con i costumi da bagno. Una sfilata mozzafiato: indossatrici bellissime in “short” inguinali, bikini ridottissimi impreziositi da pietre e svarowsky; caffettani trasparenti (il tutto, tra il folto pubblico, sotto gli occhi del nuovo assessore Gianni Borgna e del Presidente di Alta Moda Roma Stefano Dominella) adatti a spiagge come Saint Tropez e “yacht” da 50 metri (e che rasentano i 2000 euro) di Blu Marine, Fisico, Just cavalli, La Perla. La manifestazione si ripeterà, dato l’enorme successo. Per contrasto deliziosi gli abiti in georgette della promettente Bianca Gervasio, meno convincente il giovane Carlo Contrada, migliorata l’Accademia di Costume e di Moda. ‘Per riprendere il ‘filo’ è un percorso informativo finalizzato alla formazione professionale di ragazze dell’est europeo vittime di emarginazione e violenza, un progetto ideato da Stefano Dominella e svoltosi al ‘Tempio di Adriano’ e che avrà un seguito molto importante, ha concluso la terza giornata. La collezione del libanese Abed Manrfurz intitolata “Abiti di Porcellana” nella quale si intrecciano l’opaco ed il translucido, ha preceduto quella di raffaella Curiel, la celebre stilista milanese che in questa edizione si è lasciata incantare dall’esotismo dell’antico Egitto, culminando con l’abito “Aida”. Deliziosi e molto portabili dalla mattina alla sera i suoi tailleur molto primaverili, dal busto segnato leggermente per poi accarezzare i fianchi. Anche glia biti hanno bustini molto piccoli su gonne fasciate e tagli sbiechi,

ragazze. Con la rivalutazione di marchi storici come quella di Walter Albini chiude la seconda giornata di kermesse. Patrizia Pieroni e il libanese Tony Ward (notato il tailleur civettuolo in gessato nero incrostato di pizzo macramè) nella terza giornata. Lorenzo Riva: il suo è un omaggio ad attrici come Marisa Allasio, Brigitte Bardot. I delicati taiileur dalle gonne ampie con tasche applicate, giacchini strizzati con polsi e fiocchi in piquet inamidato.

lunghezze appena sopra il ginocchio. Per la sera, pizzi, macramè, gonne drappeggiate a corolla, mussoline, organze, molto bianco e nero, arancio, acquamarina, bluette. “Bottega Veneta” ha festeggiato, altro evento, il nuovo “look” della sua boutique, preceduto da Camillo Bona, stilista ormai affermatosi nell’Alta Moda, “Mittelmoda” e “Accademia di Costume e Moda”, “Gli angeli vestono Bolivia”. Interessante, nella conferenza stampa, il discorso del Presidente di Alta Roma Stefano Dominella che ha detto che sono in corso accordi con il salone internazionale del preta-porter di Parigi per una fiera dedicata alle piccole e medie imprese del settore, probabilmente già dalla prossima estate. Per concludere questa nutritissima edizione dedicata all’alta moda a Roma, che ha così rivitalizzato questo tanto atteso evento della Capitale, la sfilata dello storico, intramontabile stilista Renato Balestra. La sua collezione “Allegra Chic” è veramente allegra e ipercolorata. A ruba, come ordinazioni, l’abito-farfalla (dalle Vip presenti in sala) e poi una serie di cuori, fiori, bretelle-gioiello, per abiti sia da giorno che da sera, leggeri come nuvole e con dettagli “che fanno la differenza”. Un Renato Balestra rinnovatosi nel suo stile, con una collezione fresca e primaverile, leggera, appunto, come una farfalla. Anna Maria Vandoni

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LA PIAZZA D’ITALIA - CULTURA
Sono di Tolstoj e Flaubert i romanzi piu' belli
- (Adnkronos)- I romanzi piu' belli di tutti i tempi? Quelli di Lev Tolstoj, Gustave Flaubert, Mark Twain e Francis Scott Fitzgerald. Almeno questo e' il verdetto di 125 scrittori statunitensi, inglesi e australiani interpellati per scoprire quali sono i dieci libri di narrativa da portare su un'isola deserta.

Il capolavoro di Garcia Marquez/adnkronos
- (Adnkronos)- ''Cent'anni di solitudine'', il libro piu' famoso della letteratura sudamericana, con cui Gabriel Garcia Marquez vinse, nel 1982, il premio Nobel della letteratura, festeggia i 40 anni dalla pubblicazione. Nei modi delle narrazioni e delle mitologie familiari, mescolando realta' e leggenda, verita' e fiaba.

Da Londra versione ridotta di Guerra e Pace
- (Adnkronos/Sunday Times) - E'molto conosciuto in quanto e' uno dei capolavori della letteratura russa, ma pochi possono dire di averlo letto fino alla fine. "Guerra e pace", romanzo del celebre scrittore russo Lev Tolstoj, e' noto infatti per la sua lunghezza, circa 1400 pagine, e il complicato intreccio della trama. Adesso pero', la casa editrice britannica HarperCollins ne ha stampato una versione 'light', disponibile nelle librerie in aprile, che non raggiunge le 900 pagine complessive.

Lo spirito della democrazia

A l e x i s D e To c q u e v i l l e
Alexis Charles de Tocqueville nasce a Parigi il 29 Luglio 1805 da genitori aristocratici. Alexis compie studi di diritto e viaggia molto in Italia tra il 18261827. Già in questa circostanze, si delinea il suo spirito penetrante e critico di fronte al paesaggio morale, istituzionale e giuridico della Sicilia e dell’immobilismo dettato dal sistema latifondistico di questa terra. Stringe una forte amicizia con un amico di famiglia, Gustave de Beaumont, il quale sarà suo compagno di viaggio anche in America. Tocqueville decide infatti di andare a studiare il sistema carcerario americano possibile modello in sostituzione del vecchio sistema francese. Così s’imbarca con il suo amico Beaumont per gli Stati Uniti nel Maggio 1831. Di ritorno da questo importantissimo viaggio, nel 1833 entrambi pubblicano Del sistema penitenziari negli Stati Uniti e della sua applicazione in Francia; in seguito, di ritorno da un viaggio in Inghilterra, si ritira in casa dei genitori e produrrà La democrazia in America, la sua più importante produzione. Il libro appare e viene pubblicato nel 1835, accolto con grande successo. I due amici intraprendono un secondo viaggio in Inghilterra e in Irlanda nel 1835, dove studiano e osservano il sistema politico inglese, il progressivo centralismo a favore del Parlamento e non dell’esecutivo e la crescita dell’industrializzazione inglese. Ormai maturo, Tocqueville scriverà la seconda parte della Democrazia in America, molto più teorica e filosofica della prima, di un’attualità ancora sconvolgente, ma destinata ad avere un successo di pubblico inferiore alla prima. Il testo verrà pubblicato nel 1840. Allo stesso tempo egli intraprende la carriera politica e nel 1839 viene eletto deputato a Valognes; fa parte di una commissione per l’abolizione della schiavitù, ma le sue conclusioni non saranno mai discusse. Va in Algeria nel 1841 ed approva la colonizzazione pur criticando la politica amministrativa francese. Successivamente, dal 1842 al 1844 è membro di una commissione parlamentare sull’Africa e nel ’47 è relatore di una commissione straordinaria sui crediti destinati all’Algeria e nel ’42 è eletto al consiglio generale del dipartimento della Manica. Nel ’48 è eletto a suffragio universale all’Assemblea costituente. Nella sua carriera politica ha sempre mantenuto fede ai suoi principi, combattuto il socialismo e difeso il bicameralismo. Tra le sue opere importanti, ricordiamo L’Ancien Régime et la Revolutione e Lo stato sociale della Francia prima e dopo il 1789. Egli morirà a Cannes il 16 Aprile 1859, dopo una recidiva tubercolosi. Egli già prima del suo viaggio in America, lucidamente intuì che era in atto un grandioso mutamento politico e sociale: il cammino dell’umanità verso l’uguaglianza delle condizioni. Questa convinzione non è espressa già in modo compiuto e completo nella prima parte della Democrazia in America, uscita nel 1835, ma verrà sviluppata e analizzata nella seconda parte dell’opera, pubblicata nel ’40. Che si vada ora ad analizzare quest’opera al fine di mostrarne la sua grande attualità. La prima parte dell’opera è divisa a sua volta in due volumi dedicati rispettivamente alle istituzioni americane e al funzionamento di esse. Ma un ulteriore aspetto vorrei mettere in luce di questa prima parte dell’opera di Tocqueville: il suo rapporto con la Democrazia stessa. Questo perché La Democrazia in America è uno dei pochi testi dove è presente una “filosofia della democrazia”. A Tocqueville non interessa solo indagare gli aspetti istituzionali della democrazia, ma anche quali sconvolgimenti e vissuti profondi possa scatenare quel nuovo assetto che la società americana andava assumendo. La sua trattazione così, diventerà un’analisi psicologica e profondamente esistenziale dell’impatto che l’uguaglianza di tutti avrà sul singolo individuo; questo è l’aspetto che rende davvero attuale l’indagine di Tocqueville sulla democrazia americana. Tocqueville però comprende che ciò che offre lo scenario americano, è qualcosa di totalmente nuovo e che perciò necessita di essere analizzato con categorie di pensiero e studio nuove; ma quest’ultime fanno fatica a venir fuori, non si configurano in modo evidente, rendendo difficile e contrastata la capacità di accogliere in tutto e per tutto l’assetto democratico e il suo nucleo principale, l’uguaglianza di tutti. Nel 1835 Tocqueville crede che quando una democrazie è ben riuscita, quando fonda un rapporto sociale nel quale ognuno, nei suoi limiti, conserva la sua libertà, essa subisce l’inevitabile marchio della mediocrità. Di certo ognuno, nella democrazia trova garantiti i suoi diritti, c’è garanzia per le libere associazioni e per i rapporti dialogici, ma di certo la “la grandezza delle azioni” non dimorerà più tra gli uomini. Tutto nella democrazia è attutito, smussato, livellato. La pace, il benessere, la prosperità estesa a tutti sono elementi che nella democrazia si sostituiscono come alternativa alle grandi azioni, ai sentimenti “energici”, alle rientare di fronte a tutta questa mobilità; tutto vacilla di fronte a questi spazi immensi di possibilità e modi di essere, l’uomo stesso si sente sul precipizio di un baratro, che lo fa sprofondare nell’anonimato e nel senso di svuotamento dettato dal continuo confronto con l’altro. In queste circostanze quindi, un individuo difficilmente scatena nell’animo umano. Ma a cambiare non sono solo i tempi, arriviamo al 1840 e Toqueville è ormai pronto per allargare i propri orizzonti e a scrivere la seconda parte della Democrazia in America. Ormai Tocqueville comprende che accettare il confronto, non è più cosa funesta e distruttiva per l’individuo, ma è ricchezza e, ciò che diventa ora funesto è il non sapere accettare con ricchezza emotiva e spirituale il confronto con il diverso da sé. La democrazia è forse meno elevata e porta con sé meno spirito eroico rispetto ad altre forme di governo, ma è da considerare che l’elevatezza del vecchio regime è legata all’ingiustizia e questa oscura subito lo splendore di un’azione. Si tratta quindi ormai, di non trovare un sostegno alla democrazia, ma di sviluppare e favorire quei vissuti positivi che si dischiudono in lei. Si deve educare alla democrazia, poiché essa comporta un aumento della vitalità in generale, della circolazione di pensiero, che riguarda tutti e proprio qui sta il problema: l’educazione alla democrazia deve riguardare i sentimenti e i costumi, poiché di questa libertà se ne possa fare il giusto e rispettoso uso. Per far amare la democrazia non si deve andare alla ricerca di uno spazio che isoli l’individuo, ma si deve ricercare un confronto sano che non uccida la vitalità dell’uomo. Quindi l’educazione alla democrazia si pone come educazione dell’individuo alla libertà, ma sotto la legge generale del rispetto degli altri. E’ diseducativo e dannoso isolarsi e accettare in modo rancoroso e per ciò fittizio l’altro, solo perché non si può evitare di farlo. L’educazione alla democrazia si delinea perciò come un saper vivere bene il confronto con l’altro, arricchendosi dell’altrui esperienza e facendo propria la regola aurea Del rispetto per gli altri.. L’uguaglianza diventa in sé, così estremamente gratificante, poiché capace di valorizzare ogni individuo; per tanto la democrazia, non può essere introdotta, sostiene Tocqueville, con la violenza, lo scontro e l’odio. Ma attenzione a quel meccanismo che col progressivo livellamento dei cittadini, porta a considerare solo la massa e non più il singolo; l’orizzonte umano è fatto di tanti esseri uguali e se non si rinunca al sogno di una entità capace di affermare la sua unità sulla pluralità, è facile che si instauri un meccanismo che dimentica gli individui, immaginando che protagonista della storia sia una fantasiosa unità, lo spirito o L’opinione pubblica. Questa circostanza schiaccerebbe l’individuo, esercitandolo alla mancanza di indipendenza spirituale e facendolo fuggire dalla sua vera realtà, la propria debolezza. Questo terreno farà germogliare una subdola dittatura o un apero consenso ad essa. Il nuovo spazio aperto che offre la democrazia. Con la sua mancanza di certezze e di assoluto fa apprezzare la possibilità del cambiamento, non esiste più la nozione di un destino paralizzante e prefissato, gli individui sono piccoli e limitati, ma ognuno può aspirare alla perfezione. Ciò che sostiene la democrazia è la grandezza dell’animo umano, è la grandezza delle proprie aspirazioni, cose che restavano nascoste nel vecchio regime; l’uomo senza più miti e maschere, non sfugge più all’abisso di guardare dentro di sé e solo la mente, consapevole della sua grandezza e delle sue possibilità, può accettare la sua limitatezza ma vivere comunque con ricchezza e pienezza: il vero nemico per la democrazia, dice Tocqueville, non è costituito da chi vuole imporre il proprio dominio, ma questo sarà solo la conseguenza di una serie di eventi che hanno il loro inizio in vissuti psichici negativi e che preparano lentamente ad un tacito consenso alla dittatura. Il nemico della democrazia sembra essere così un certo freddo dell’anima, un’incapacità di porsi in modo positivo, energico, vitale e indipendente di fronte agli eventi; la vita spirituale si blocca e la libertà perde la sua fonte più ricca, la mente. La democrazia non ha nemici insiti nella sua stessa natura, ma nemici della democrazia sono nei modi in cui essa è vissuta; quindi il vero sostegno alla democrazia è una capacità di sentire alla grande e l’educazione deve aiutare e insegnare agli uomini ad avere una vita mentale ricca anche la’ dove un uomo è uguale all’altro e dove non c’è più nulla di certo. E’ evidente quanta attualità ci sia nel pensiero di Tocqueville e nella situazione umana da lui descritta, quindi se di certo non ci si può augurare che la filosofia vada al potere, poichè fisiologicamente il suo fine non è il potere e perché governare non è fare filosofia, si può almeno auspicare che il potere a volte dia uno sguardo alla filosofia, per cercare di comprendere e saper leggere meglio i tempi che corrono. Ilaria Parpaglioni

passioni. La “dolcezza dei costumi” viene posta in alternativa ai sentimenti “eroici”. Nel 1835 Tocqueville è convinto che la democrazia porta con sé un assetto sociale nel quale tutto si appiattisce. In questi anni per lui la democrazia è vista come una necessità, perché del resto l’umanità corre irrimediabilmente verso l’uguaglianza delle condizioni, ma non può suscitare passioni, ma solo un sentimento tranquillo e ragionevole. La democrazia è per lui il giusto mezzo, tratteggiato con le piatte tinte della mediocrità. Nella democrazia, l’uomo è gettato verso l’alterità scagliato verso l’altro da sé e può ritrovare la sua unicità, le sue certezze e il suo orientamento, unicamente nel proprio rapporto con Dio; in esso l’individuo trova la sua invulnerabilità, che sola può permettere di distogliersi dalla difesa di sé e allargarsi agli altri. Questo perché, ciò che la democrazia porta con sé, la simmetria degli individui, l’impossibilità che alcun individuo possa affermarsi sugli altri o che alcun potere possa prevalere su un altro, ma soprattutto l’uguaglianza di tutti di fronte a tutto, sconvolge l’uomo, lo fa diso-

può avere una disposizione emotiva costruttiva nei confronti di ciò che lo circonda, perciò l’uomo penserà alla sua sopravvivenza e alla difesa ad oltranza dei vantaggi conquistati. Qui s’inserisce l’importanza della religione, che sola può distogliere l’uomo dal suo egoismo; ecco perché, nel 1835 Tocqueville trova come unico sostegno alla democrazia, la religione, che in Europa e non solo, si poneva come forza conservatrice per eccellenza. Nella prima parte della Democrazia in America, egli pensa che la democrazia può essere affrontata solo se l’uomo da qualche parte trova il suo cantuccio invulnerabile, insomma il dramma della democrazia è per Tocqueville, il confronto con l’altro da sé e ciò è un peso insopportabile; anzi il rapporto sociale è un valore solo nel momento in cui non turba la certezza di sé dell’individuo. Accettare l’altro nel proprio orizzonte è giusto perché si viaggia verso l’inesorabilità della democrazia, importante e fondamentale per la giustezza di ciò che garantisce a dispetto di un regime tirannico o monarchico, ma sono devastanti e frustranti i vissuti che

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LA PIAZZA D’ITALIA - SPETTACOLO
Quattro anni fa l'addio ad Alberto Sordi
- (Adnkronos) - Quattro anni fa, il 25 febbraio 2003, stringendo le mani della sorella Amelia, moriva a 82 anni Alberto Sordi, il re della commedia italiana, dopo una grave malattia durata sei mesi. Figlio di un direttore d'orchestra, nato a Roma il 15 giugno 1920, il trasteverino Alberto Sordi, fu il campione dell'interpretazione dei difetti italiani

Oscar: Morricone ringrazia commosso
(ANSA) - 'Dedico questo Oscar a mia moglie Maria che mi ama tanto e che io amo'. Queste le parole di un Morricone commosso per l'Oscar alla carriera. Dopo un filmato a lui dedicato e dopo aver ricevuto la prima standing ovation della serata, Morricone si e' inchinato alla platea e ringraziando l'Academy ha detto: 'devo ringraziare tutti quelli che hanno consentito di concedermelo e anche i registi che mi hanno dato la loro fiducia'.

Oscar: vince Martin Scorsese
(ANSA) - Martin Scorzese ha vinto l'Oscar per il miglior fil, The Depated, e come miglior regista. Oscar alla carriera per Ennio Morricone. Forest Whitaker ha vinto l' Oscar come miglior attore, per 'L'ultimo re di Scozia', mentre Helen Mirren ha vinto l'Oscar come migliore attrice, per 'The Queen'. Milena Canonero ha vinto l'Oscar per i migliori costumi, per 'Marie Antoinette'. 'La vita degli altri', di Florian Henckel von Donnersmarck (Germania), ha vinto l'Oscar come miglior film straniero.

Il ritorno di David Lynch
Con il grande David Lynch non c’è scelta, lo si ama oppure lo si odia. Questo grande maestro del cinema in ogni suo film fa compiere allo spettatore un viaggio nell’inconscio, bisogna solo decidere se si è disposti a fare questa incursione nelle profondità più oscure dell’animo umano, se si è disposti a lasciarsi andare. Il suo è un mondo a metà tra il surreale e l’angoscioso, sensazione, questa, trasmessa anche dai suoi disegni perché non tutti sanno che all’inizio si dilettava con la pittura. Dopo aver trascorso i primi anni di vita nel Montana, David si trasferì a Philadelphia per studiare disegno e, per ironia della sorte, fu proprio allora che (vedendo che un colpo di vento aveva animato gli oggetti incollati sulla sua tela) scoprì la passione per il cinema. Provare a raccontare la trama di una delle sue pellicole è impresa assai ardua perché con Lynch il plot ogni volta salta in quanto non è la cosa più importante, funge da input e basta. Se pensate che Mullholland Drive è uno dei più contorti e complicati tra i suoi film, è

perché non avete “ancora” visto Inland Empire. Il sessantenne regista è sempre più coinvolto nella meditazione trascendentale e nelle attività che a essa si

possono correlare. È convinto che il cinema tradizionale abbia fatto il suo tempo per cui un film deve aprirsi ad altre forme di espressione, lasciando lo spettatore libero

di intuire i significati attraverso le emozioni. Da qui il viaggio nell’inconscio che conduce, inevitabilmente, a flash di memoria, immagini surreali, dialoghi insensati e continue sovrapposizioni tra realtà e fantasia. È come se fosse un sogno che ha un significato soltanto nella dimensione di essere tale e se lo si prova a raccontare (trasportandolo dalla dimensione onirica a quella razionale) perde completa-

mente senso. Inland Empire è ambientato a Los Angeles, un’anziana donna bussa alla porta di un’attrice che è in attesa di essere scritturata per un ruolo. Dopo le deliranti predizioni della signora, l’attrice riceve una chiamata e ottiene una parte in un film. Questo si rivelerà essere un remake di un film “maledetto” in quanto interrotto a metà e mai finito di girare a causa dell’improvvisa scomparsa degli interpreti. Da questo punto in poi il filo della razionalità va a farsi friggere in quanto la sceneg-

giatura diventa un vulcano in eruzione che lascia per strada personaggi e situazioni. Forse qualche anticipazione può aiutare a capire meglio: la protagonista risponde a una domanda e subito dopo piange guardando la TV, mentre due uomini con teste da coniglio dalle lunghe orecchie siedono su un divano, un immancabile bacio lesbico, una macchia di ketch-up che sembra sangue, una donna che spia gli altri attraverso un buco fatto da una sigaretta in una sottoveste di seta…..tutto chiaro no?

IN

DVD
Una commedia “sexy”

Nicole Kidman fotografa inquieta e ossessionata. Nel biopic diretto da Shainberg, tra introspezione piscologica e favola per adulti

F U R
Biopic in realtà non è il termine giusto per definire il genere al quale appartiene questo film, Fur, giustamente sottotitolato Ritratto immaginario dal regista Steven Shainberg (ispiratosi alla biografia edita nel 1984 da Patricia Bosworth) perchè fin dall’inizio appare sullo schermo una dichiarazione che ci informa che quello che vedremo è “ciò che avrebbe potuto essere la vita di Diane Arbus. Il regista (già originale esploratore di mondi femminili irrequieti e arditi come quello di Secretary) ci mostra un ritratto molto libero e personale di una fotografa inquieta, anzi, ossessionata. La famosa Diane Arbus, è l’altrettanto famosa Nicole Kidman. Come Alice nel paese delle meraviglie scivola nel buco oscuro e precipita in un mondo ignoto di freaks, così la bella e ricca assistente fotografa nella New York del 1958 subisce il fascino della “bestia”, il fascino del ritratto di un’umanità alterata. Il film segue la trasformazione di Diane da remissiva casalinga a estroversa fotografa, colta nell’attimo della vita in cui si desidera assaporare una libertà creativa compressa e uniformata alle convenzioni della società. Chi scatena l’artista è un vicino di casa, Lionel, misterioso e seducente, cui presta il volto, o meglio gli occhi, Robert Downey Jr , affetto da

UOMINI E DONNE
Dopo l’esordio I segreti del cuore e World Traveller, il regista Bart Freundlich dirige per la terza volta Julianne Moore, sua moglie dal 1997. Accanto a lei, un ottimo cast con David Duchovny, Maggie Gyllenhaal, Billy Crudup, Eva Mendes e Ellen Barkin, impegnati, chi da protagonista, chi da antagonista, a riscrivere le regole della convivenza amorosa. Che non sia facile non è una novità, ma forse pensavano che sullo schermo i risultati potevano essere interessanti, offrendo una prospettiva nuova. Il risultato è che vediamo scenari usurati e visti e stravisti. Tra dicotomie (rigorosamente al femminile) carriera-famiglia, casalinghi affetti da priapismo, ragazze che studiano da spose e ragazzi “io vivo alla giornata”, Uomini & Donne si avvicina tristemente all’omonimo televisivo targato Maria De Filippi. Il titolo originale suona Trust The Man: un buon consiglio, da non prendere ironicamente, eccetto che per Freundlich. Peccato, perché gli attori sono affiatati, le musiche di Clint Mansel suggestive, qualche sequenza - quelle mutuate dalla propria vita privata, Freundlich dixit - gustosa, ma il rosa ineluttabilmente stinto. Per non parlare dell’-

inguaribile malattia, ossia la crescita innaturale del pelo. La sua è una fur, una pelliccia, capace di dare sofferenza anziché piacere, come lo fanno invece quelle cui Diane è abituata grazie al commercio di famiglia. La Kidman è ormai collaudata a interpretare donne “borderline” e atipiche e il film gioca sulle riproduzioni dei suoi sguardi attoniti e dei suoi prolungati dubbi, che già molto si sono conosciuti nel suo precedente Birth, anche quella una storia non troppo lineare. I freaks di cui Diane si è fatta interprete diventano i suoi interlocutori,

accompagnandola nel mondo notturno delle miserie morali e dei rifiutati. Il film non approfondisce però questo lato oscuro e mostra l’evoluzione psicologica scatenata dall’incontro tra la bella e la bestia, tra la pulizia della casa ordinata di Diane e l’onirico appartamento di Lionel, tra l’ordine e il disordine, la certezza e il dubbio, la perfezione e i difetti, diventando una favola per adulti. Non sarà un sogno, quello della fotografa, ma un drammatico compiersi della sua parabola eccessiva, che si compierà con il suicidio, avvenuto nel 1971.

happy end che, diversamente dalla commedia americana (e per tale si intende un ben preciso genere cinematografico), non era assolutamente necessario. Anzi se lo sceneggiatore e il regista avessero

avuto il “coraggio” di concludere con un finale meno melenso e scontato, avrebbero dato quel tocco di originalità che poteva offrire quella prospettiva nuova di cui sopra.

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LA PIAZZA D’ITALIA - TEMPO
Scoperto il segreto della plasticità
Il cervello degli adulti non ha la stessa plasticità di una mente giovane. Ma ora gli scienziati del Cnr di Pisa hanno identificato un meccanismo molecolare che potrebbe restituire quella duttilità persa nel tempo. Il team dell'istituto di neuroscienze ha applicato la scoperta su cavie di laboratorio. Con risultati sorprendenti: i ricercatori italiani sono riusciti a ridare alla corteccia visiva di topi adulti la plasticità tipica di topolini giovani. Una scoperta che potrebbe avere grandi implicazioni nelle terapie riabilitative. E che sarà pubblicata domani sulla rivista Neuron.

LIBERO
Raciti, accusato dell'omicidio il 17enne in carcere
Un'ordinanza di custodia cautelare in carcere con l'accusa di omicidio volontario in concorso è stata emessa dal gip del Tribunale per i minorenni di Catania nei confronti del 17enne già detenuto a seguito dei disordini presso lo stadio di Catania, in occasione del derby con il Palermo.

Studio rivela: alcune vitamine fanno male
Alcune vitamine forse fanno più male che bene. A suggerirlo è uno studio apparso su JAMA (Journal of American Medical Association) secondo cui vitamina A, E e beta-carotene aumentano il tasso mortalità in media del 5 per cento per chi le assume. La vitamina C e il selenio non avrebbero invece questo effetto. Il nuovo studio è una meta-analisi, una procedura, quindi, in cui sono raggruppati molti studi precedenti.

Il museo del cioccolato
A Norma, tra i verdi rilievi dei Monti Lepini, c’è una fonte che scorga cioccolata calda, che si degusta durante la visita di un percorso didattico e curioso che illustra e svela i segreti del buon cioccolato. L’alimento più amato da grandi e piccini rimane sempre il cioccolato. Le sue origini lontane, addirittura risalenti alla civiltà Maya, ne fanno di un cibo “storico” con una storia affascinante oltre che un alimento appetitoso. Varie sono le teorie che tendono a dare una spiegazione etimologica alla parola “cacao”, una delle quali è legata al dio Azteco Quetzalcoàtl, il quale donò ai mortali il seme di cacao per ricavarne una bevanda si amara ma energetica, da qui il nome del seme cacahuatl divenuto poi chocolatl. Il Museo del Cioccolato di Norma, ha aperto i battenti nel 1995, i primo nel nostro paese; quest’esposizione offre di ripercorrere la storia del “Cibo degli dei”, spiegando, attraverso pannelli illustrativi e didascalici, filmati e foto, targhe e oggetti antichi… la storia, il processo evolutivo, le fasi della produzione di cioccolato, ovvero dall’albero del cacao fino alla vendita del cioccolato stesso, dalla civiltà Maya ai nostri giorni. Una fonte che fa scorrere della cioccolata calda, ovviamente la parte più attraente per i bambini, ma non solo…, dà inizio al percorso educativo sulla cultura del cioccolato. Dei riquadri appesi al muro illustrano le piantagioni di cacao che sono coltivate nelle zone tropicali. La pianta di cacao, Teobroma cacao (nome scientifico) è proposta in uno dei primi spazi all’interno del museo. Curiosamente si osservano che i frutti della pianta sono grandi quanto cedri e all’interno dei quali sono racchiusi i semi, ovattati da una polpa asprigna. La raccolta è eseguita due volte ogni anno. In uno dei box del museo, sono sparsi a terra molti semi di cacao, simili a delle mandorle, tesi a simulare il procedimento di essiccazione. Si scopre così che una buona barretta di cioccolato fondente deve avere delle peculiarità come lo scrocchio deciso durante la sua rottura, lo sciogliersi ad una determinata temperatura. Un altro test, fai da te, a cui possiamo sottoporre il nostro squisito alimento è spezzarlo, se compare del bianco vuol dire che stiamo mangiando un ottimo prodotto, quel bianco è il burro di cacao, la parte più nobile del cioccolato. Il museo oltre ad avere un percorso educativo è anche formativo Qui s’impara ad utilizzare con precisione i termini cacao, cioccolato e cioccolata che troppe volte sono scambiati o utilizzati impropriamente. Infatti il cacao è termine con il quale si indica il frutto dal quale si ricavano due elementi che producono il cioccolato, ovvero il burro di cacao (di color bianco) e la pasta di cacao (di color bruno); il prodotto alimentare che consumiamo in stecche o barrette si chiama cioccolato; la cioccolata è invece una bevanda di color bruno ottenuta dal cacao in polvere con l’aggiunta di acqua o latte. Questa galleria del “cibo degli dei” è aperta da dodici anni, e ha accolto 18.000 persone. Qui si possono trovare cioccolatiere risalenti all’Ottocento, scatole di latta di famose marche di produttori di cioccolatini risalenti ai primi del Novecento. La ricerca continua di materiale storico induce gli organizzatori a viaggi continui, per ampliare il museo con materiale sempre più vasto, oggetti che segnano il percorso storico del cioccolato. Utensili, porcellane…in una stanza antiqua è stata riprodotta con fedeltà –con macchinari originali recuperati in giro per l’Europa – “l’Antica Fabbrica del Cioccolato. La visita si fa ancora più succulenta quando i più golosi che vogliono assaggiare il superbo cioccolato artigianale del museo potranno sbizzarrirsi nello shop antistante. Scaffali e mensole ospitano cioccolato di ogni tipo, dal classico alle ultime novità, dalla crema a insolite forme allegre. Al bancone si troveranno praline di ogni gusto, da quelle alla mandorla fino all’uvetta passita. Insomma una visita davvero gust-OSA! Il Museo del Cioccolato Via Colle Catilina, 20 - 04010 NORMA (LT) Orario 9,30 – 12,30/ 15,00 –18,00

Intervista al Dottor Massimo China, amministratore del Museo del Cioccolato
Come nasce l’idea di creare il “Museo del Cioccolato”? Siamo un gruppo di amici che hanno in comune la passione nei confronti del “Cibo degli Dei”. Così verso la fine degli anni ’80 abbiamo cominciato una scrupolosa ricerca del materiale necessario, e dopo tanto studio e dedizione, nel 1995 siamo riusciti ad inaugurare il 1° Museo del Cioccolato in Italia. Forti della consapevolezza di creare uno strumento sia “curioso” che “didattico”, come può esserlo questo genere di Museo, ci siamo spinti a realizzare quest’impresa. In passato i consumatori (ed i bambini in particolare) non sapevano distinguere tra un vero cioccolato e un suo “surrogato”; il Museo è stato il pretesto per dare il nostro contributo alla conoscenza di questo alimento. L” Antica Fabbrica del cioccolato” è la parte più suggestiva del museo. Abbiamo voluto fornire ai visitatori un quadro di quello che era un tempo la Fabbrica del Cioccolato, attraverso macchinari originali abbiamo cercato di far conoscere il processo produttivo ormai in disuso. Non è stato facile!Abbiamo trovato tutti i componenti in giro per l’Europa. Una volta abbiamo rintracciato un “Tostino” per fave di cacao, alimentato a legna. Una bellissima macchina d’epoca, molto ben conservata ma... ingombrante, “sepolta” in una specie di scantinato dal peso di circa 7 /10 q. Per poterla far uscire, abbiamo dovuto abbattere una parete. Siamo soddisfatti del risultato della Fabbrica , anche se la nostra ricerca è continua. E’ vero che la mola utilizzata dai muratori è somigliante a quella che si utilizza per macinare i semi del cacao? È molto simile, si tratta di una ruota in pietra ma è più vicina a quella utilizzata nei frantoi per macinare le olive, Quali sono gli ingredienti principali per la preparazione del buon cioccolato? Per la preparazione del cioccolato puro gli ingredienti sono: Burro di Cacao, Cacao in polvere, Zucchero, Lecitina di soja. Con l’aggiunta di latte per il “Cioccolato a Latte”. Che differenza c’è tra il burro e la pasta di cacao? La Pasta di Cacao è composta da Burro di Cacao e Cacao in polvere. Il baccello, o Cabosside, è il frutto della pianta del Cacao molto simile ad un melone allungato. A differenza del melone, dove mangiamo la polpa e buttiamo i semi, quando si apre il baccello, la polpa viene scartata e i semi (simili a mandorle) vengono trattenuti. Dalla spremitura dei semi si ottiene: sia il Burro di Cacao, la parte più nobile, sia il Cacao in polvere che potrebbe definirsi quasi una “parte di scarto”, un po’ come la sansa nel processo di lavorazione delle olive. La direttiva europea del 03 agosto 2003 ha varato delle novità inerenti la produzione di cioccolato. Ha cambiato il vostro modo di fare questo alimento? La questaa direttiva consente l’utilizzo di altri grassi (max. 5%) al posto del Burro di Cacao, pur continuando a chiamare il prodotto “Cioccolato”. Naturalmente questa decisione è stata presa su pressione delle multinazionali. Gli Artigiani Italiani si sono rifiutati di applicare questa norma ed hanno ottenuto dal Parlamento Italiano un decreto che fa definire “PURO” solo il cioccolato senza la presenza di altri grassi diversi dal Burro di Cacao stesso. Un buon cioccolato quali caratteristiche deve avere? Un buon cioccolato, come detto in precedenza, deve essere composto da una buona quantità di Burro di Cacao, che è la parte “nobile” dell’alimento. Il Burro di Cacao è un grasso insaturo, e quindi di facile digeribilità, assimilabile all’olio di oliva. Un buon cioccolato deve avere almeno il 50% di Pasta di Cacao. La pianta di cacao cresce nelle zone equatoriali, è possibile coltivare il Teobroma cacao anche in Italia ricreando ambienti idonei? Ci sono stati in Italia dei tentativi in serra, la pianta è cresciuta bene ed ha anche “fruttificato” ma è impensabile poter predisporre una vera e propria piantagione. In ogni caso, se verremo aiutati dalle autorità, a margine del Museo vorremmo ricreare una piccola piantagione. Ma il cioccolato fa ingrassare? Come tutti gli alimenti un eccesso di consumo fa ingrassare. Attenzione però, spesso si associa il cioccolato a fenomeni quali brufoli ecc…, in realtà questo può succedere quando si mangia del cioccolato non puro, ma addizionato con grassi saturi. Per quali motivi il cioccolato andrebbe consumato? Recenti studi hanno dimostrato molti effetti positivi sul sistema cardio – circolatorio e sul sistema nervoso centrale. In ogni caso il piacere di un buon cioccolato è un’esperienza che vale la pene di avere vissuta!!! E ancora al cioccolato, da sempre, sono state attribuite qualità afrodisiache!!! Un consiglio ai lettori sull’acquisto del “cibo degli dei”? Come o appena accennato, spesso al cioccolato vengono aggiunti grassi saturi che ne snaturano le qualità principali. È fondamentale, per l’acquisto di un buon prodotto , leggere attentamente l’etichetta e accertarsi che non siano presenti grassi diversi dal Burro di Cacao; Più è alta la percentuale di pasta di cacao, più è buono il cioccolato. Allora buon cioccolato a tutti!

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