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San Tommaso

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Tommaso d'Aquino
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Tommaso d'Aquino

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Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Tommaso d'Aquino (disambigua).

« Donami, Signore Dio, la vita senza morte, il gaudio senza dolore, là dove c’è la somma libertà, la libera sicure zza, la sicura tranquillità, la gioconda felicità, la felice eternità, l’eterna beatitudine, la visione e la lode della verità, o Dio! Amen. »
(Tommaso d'Aquino, Piae Preces, s.3)

San Tommaso d'Aquino

Beato Angelico: San Tommaso d'Aquino.

Dottore della Chiesa

Nascita Morte Venerato da Canonizzazione Ricorrenza Attributi Patrono di

1225 7 marzo 1274 Chiesa cattolica 18 luglio 1323 da Papa Giovanni XXII 28 gennaio abito domenicano, libro, modellino di chiesa, sole raggiato sul petto Teologi, accademici, librai,scolari, studenti; della regione Campania e delle città di Aquino,Grottaminarda, Monte San Giovanni Campano, Priverno

Tommaso d'Aquino (Roccasecca, 1225 – Fossanova, 7 marzo 1274) fu un frate domenicano, del tempo della Scolastica, definito Doctor Angelicus dai suoi contemporanei. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica che dal 1567 lo considera anche dottore della Chiesa. È venerato come santo anche dalla Chiesa luterana.

Tommaso rappresenta uno dei principali pilastri teologici e filosofici della Chiesa cattolica: egli è anche il punto di raccordo fra la cristianità e lafilosofia classica, che ha i suoi fondamenti e maestri in Socrate, Platone e Aristotele, e poi passati attraverso il periodo ellenistico, specialmente in autori come Plotino. Fu allievo di sant'Alberto Magno, che lo difese quando i compagni lo chiamavano "il bue muto" dicendo: «Ah! Voi lo chiamate il bue muto! Io vi dico, quando questo bue muggirà, i suoi muggiti si udranno da un'estremità all'altra della terra!»
Indice
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1 Biografia

o o o o o o 

1.1 Da Montecassino a Napoli 1.2 Gli studi a Parigi e a Colonia (1245-1252) 1.3 Il primo periodo di insegnamento a Parigi (1252-1259) 1.4 Il primo ritorno in Italia (1259-1268) 1.5 Il secondo periodo di insegnamento a Parigi (1268-1272) 1.6 Gli ultimi anni e la morte

2 Il pensiero di Tommaso

o o o         

2.1 Le cinque vie per dimostrare l'esistenza di Dio 2.2 Processo conoscitivo 2.3 La Creazione secondo Tommaso

3 Importanza ed eredità 4 Culto 5 Opere di San Tommaso 6 Opere di san Tommaso pubblicate 7 Note 8 Bibliografia 9 Voci correlate 10 Altri progetti 11 Collegamenti esterni

o o

11.1 Biografia 11.2 Le sue opere

 o

11.2.1 Summa Theologiae

11.3 Su Tomismo

Biografia [modifica]

San Tommaso dipinto dal Beato Angelico

Tommaso dei conti d'Aquino nacque nel 1225 a Roccasecca[1], nel castello paterno situato nel feudo dei conti d'Aquino, da Landolfo d'Aquino e da Donna Teodora, appartenente al ramo Rossi della famiglia napoletana dei Caracciolo. La sua data di nascita non è certa, ma è calcolata in maniera approssimativa a partire da quella della sua morte. Bernardo Gui, ad esempio, afferma che Tommaso è morto quando aveva compiuto i suoi quarantanove anni e iniziato il suo cinquantesimo anno. Oppure, in un testo un po' anteriore, Tolomeo da Lucca fa eco ad un'incertezza: «Egli è morto all'età di 50 anni, ma alcuni dicono 48». Tuttavia, oggi, sembra che ci sia accordo nel fissare la sua data di nascita tra il 1224 e il 1225.

Da Montecassino a Napoli [modifica]
Secondo le usanze del tempo Tommaso, essendo il figlio più piccolo, era destinato alla vita ecclesiastica e proprio per questo a soli cinque anni fu inviato come oblato nella vicina Abbazia di Monte Cassino, di cui suo zio era abate, per ricevere l'educazione religiosa. In quegli anni l'abbazia si trovava in un periodo di decadenza e costituiva una preda contesa dal Papa e dall'imperatore. Ma il trattato di San Germano, concluso tra il Papa Gregorio IX e l'imperatore Federico II il 23 luglio 1230, inaugurava un periodo di relativa pace ed è proprio allora che si può collocare l'ingresso di Tommaso nel monastero. In quel luogo Tommaso ricevette i primi rudimenti delle lettere e fu iniziato alla vita religiosa benedettina. Ma a partire dal 1236 la calma di cui godeva il monastero fu nuovamente turbata e Landolfo, consigliato dal nuovo abate, Stefano di Corbario, volle mettere al riparo il figlio dai disordini e inviò Tommaso, oramai adolescente, a Napoli, perché potesse seguire degli studi più approfonditi. Così nell'autunno del 1239, a quattordici o quindici anni, Tommaso si iscrisse al nuovo Studium generale, l'Università degli studi fondata nel 1224 da Federico II per formare la classe dirigente del suo Impero.

Fu proprio a Napoli, dove nel 1231 era stato fondato un convento, che Tommaso conobbe i Domenicani, ordine in cui entrò a far parte e in cui fece la sua vestizione nell'aprile del 1244. Ma l'ingresso di Tommaso presso i Frati predicatori comprometteva definitivamente i piani dei suoi genitori riguardo al suo futuro incarico di abate di Montecassino. Così la madre inviò un corriere ai suoi figli, che in quel periodo stavano guerreggiando nella regione di Acquapendente, perché intercettassero il loro fratello e glielo conducessero. Essi, accompagnati da un piccolo drappello, catturarono facilmente il giovane religioso, lo fecero salire su di un cavallo e lo condussero al Castello di Monte San Giovanni Campano, un castello di famiglia, per poi condurlo a Roccasecca. Qui tutta la famiglia tentò di far cambiare idea a Tommaso, ma inutilmente. Tuttavia bisogna precisare che egli non fu né maltrattato né rinchiuso in qualche prigione, si trattava piuttosto di un soggiorno obbligato, in cui Tommaso poteva entrare e uscire a piacimento e anche ricevere visite. Ma prendendo atto che Tommaso era ben saldo nella sua risoluzione, la sua famiglia lo restituì al convento di Napoli nell'estate del 1245.

Gli studi a Parigi e a Colonia (1245-1252) [modifica]
I Domenicani di Napoli ritennero che non fosse sicuro trattenere presso di loro il novizio e lo inviarono a Roma dove si trovava il maestro dell'Ordine, Giovannni Teutonico, il quale stava per partire alla volta di Parigi, dove si sarebbe celebrato il Capitolo generale del 1246. Egli accolse Tommaso inviandolo prima a Parigi e poi a Colonia, dove c'era un fiorente Studium generale sotto la direzione di fra Alberto (il futuro sant'Alberto Magno), maestro in teologia, il quale era ritenuto sapiente in tutti i campi del sapere. Nell'autunno del 1245 Tommaso, al seguito di Giovanni Teutonico, si sarebbe dunque messo in viaggio per Parigi e vi avrebbe trascorso gli anni 1246-1247 e la prima parte del 1248, cioè tre anni scolastici. Qui potrebbe aver studiato le arti, sia in facoltà che in convento[2]. Nel 1248 partì per Colonia con fra' Alberto, presso il quale continuò il suo studio della teologia e il suo lavoro di assistente. Il soggiorno di Tommaso a Colonia, al contrario di quello a Parigi, non è mai stato messo in dubbio, poiché è ben testimoniato dalle fonti. Il 7 giugno 1248 il capitolo generale dei Domenicani riunito a Parigi decise la creazione di uno studium generale a Colonia, città nella quale esisteva già un convento domenicano fondato nel 1221-1222 da fra' Enrico, compagno di Giordano di Sassonia. L'incarico di insegnare venne affidato a fra Alberto, la cui reputazione in quel periodo era già notevole. Questo soggiorno a Colonia costituì una tappa decisiva nella vita di Tommaso. Per quattro anni, dai 23 ai 27 anni, Tommaso poté assimilare profondamente il pensiero di Alberto. Un esempio di questa influenza lo troviamo nell'opera nota con il nome di Tabula libri Ethicorum, la quale si presenta come un lessico le cui definizioni sono molto spesso delle citazioni quasi letterali di Alberto.

Il primo periodo di insegnamento a Parigi (1252-1259) [modifica]
Quando il Maestro Generale dei Domenicani domandò ad Alberto di indicargli un giovane teologo che potesse essere nominato baccelliere per insegnare a Parigi, Alberto gli propose Tommaso che stimava sufficientemente preparato in scentia et vita. Sembra che Giovanni Teutonico abbia esitato per via della giovane età del prescelto, 27 anni, perché secondo gli statuti dell'Università egli avrebbe dovuto averne 29 per poter assumere canonicamente quest'impegno. Fu grazie alla mediazione del cardinale Ugo di Saint-Cher che la richiesta di

Alberto fu esaudita e Tommaso ricevette quindi l'ordine di recarsi subito a Parigi e di prepararsi a insegnare. Egli iniziò il suo insegnamento come baccelliere nel settembre di quello stesso anno, cioè del 1252, sotto la responsabilità del maestro Elia Brunet de Bergerac che occupava il posto lasciato vacante a causa della partenza di Alberto. A Parigi Tommaso trovò un clima intellettuale meno tranquillo di quello di Colonia. Ancora nel 1250 era vietato commentare i libri di Aristotele, ma tra il 1252 e il 1255, durante la prima parte del soggiorno di Tommaso, la Facoltà delle Arti avrebbe finalmente ottenuto il permesso di insegnare pubblicamente tutti i libri del grande filosofo greco.

Il primo ritorno in Italia (1259-1268) [modifica]
Tra il 1259 e il 1268 fu nuovamente in Italia, impegnato nell'insegnamento e nelgli scritti teologici: fu prima assegnato a Orvieto, come lettore, vale a dire responsabile per la formazione continua della comunità. Qui ebbe il tempo per completare la stesura della Summa contra Gentiles (iniziata nel 1258) e della Expositio super Iob ad litteram (1263-1265). Tra il 1265 e il 1268 è inviato a Roma come maestro reggente. Durante il suo soggiorno, assegnato alla formazione intellettuale di giovani dominicani, Tommaso cominciò a scrivere la Summa Theologica e compilò numerosi altri scritti su varie questioni economiche, canoniche e morali. Durante questo periodo, ebbe l'opportunità di lavorare con la corte papale (che non era residente a Roma).

Il secondo periodo di insegnamento a Parigi (1268-1272) [modifica]
Nel secondo periodo di insegnamento a Parigi (1268-1272), la sua occupazione principale fu l'insegnamento della Sacra Pagina e proprio a questo periodo risalgono alcune delle sue opere più celebri, come i commenti alla Scrittura e le Questioni Disputate. Anche se i commenti al Nuovo Testamento restano il cuore della sua attività, egli si segnala anche per la varietà della sua produzione, come ad esempio la scrittura di diversi brevi scritti (come ad esempio il De Mixtione elementorum, il De motu cordis, il De operationibus occultis naturae...) e per la partecipazione alle problematiche del suo tempo: che si tratti di secolari o dell'averroismo vediamo Tommaso impegnato su tutti i fronti. A questa multiforme attività bisogna aggiungere un ultimo tratto: Tommaso è anche il commentatore di Aristotele. Tra queste opere ricordiamo: l' Expositio libri Peryermenias, l' Expositio libri Posteriorum, la Sententia libri Ethicorum, la Tabula libri Ethicorum, il Commento alla Fisica e alla Metafisica. Vi sono poi anche delle opere incompiute, come la Sententia libri Politicorum, il De Caelo et Mundo, il De Generatione et corruptione, il Super Meteora.

Gli ultimi anni e la morte [modifica]
Nella primavera del 1272 Tommaso lasciò definitivamente Parigi e poco dopo la Pentecoste di quello stesso anno (12 giugno 1272) il capitolo della provincia domenicana di Roma gli affidò il compito di organizzare uno Studium generale di teologia, lasciandolo libero di scegliere il luogo, le persone e il numero degli studenti. Ma la scelta di Napoli era già stata designata da un precedente capitolo provinciale ed è anche verosimile che Carlo I d'Angiò abbia fatto pressione perché venisse scelta la sua capitale come sede e che a capo di questo nuovo centro di teologia venisse insediato un maestro di fama. Il 29 settembre 1273 egli partecipò al capitolo della sua provincia a Roma in qualità di definitore. Ma alcune settimane più tardi, mentre celebrava la messa nella cappella di San Nicola, Tommaso ebbe una sorprendente

rispondendo alle preghiere del rito. che non comprendeva ciò che accadeva. alle prime ore del mattino dopo aver ricevuto il Corpo del Signore[3]. Dopo qualche giorno di viaggio arrivarono al castello di Maenza dove abitava sua nipote Francesca. Dopo qualche giorno. sentendosi un po' meglio. Tutto ciò che ho scritto mi sembra paglia in confronto con quanto ho visto». Tommaso sopravvisse a Fossanova per qualche tempo e tra il 4 o 5 marzo. trascendente come Dio e come Lui in una dimensione al di fuori dello spazio e del tempo in cui sono il corpo e gli altri enti. ricevette il viatico e pronunciò. peso ed estensione) non localizzata in un punto particolare del corpo. mercoledì 7 marzo 1274. dopo essersi confessato da Reginaldo. si trova a Salerno. L'anima è tota in toto corpore. e in questo senso legata ad esso indissolubilmente. unica. Alla fine di gennaio o all'inizio di febbraio del 1274 Tommaso e il suo socius si misero in viaggio per partecipare al Concilio che Gregorio X aveva convocato per il 1º maggio 1274 a Lione. A Reginaldo da Piperno. Tommaso rispose dicendo: «Non posso più. È qui che si ammalò e perse del tutto l'appetito. La reliquia della mano destra. com'era consuetudine. Il pensiero di Tommaso [modifica] Ritratto di Tommaso ad opera di Fra Bartolomeo Per Tommaso l'anima è creata "a immagine e somiglianza di Dio" (come dice la Genesi). la professione di fede eucaristica. Secondo Tommaso: . immateriale (priva di volume. Il giorno successivo ricevette l'unzione dei malati. contenuta interamente in ogni parte del corpo. ma dovette fermarsi all'abbazia di Fossanova per riprendere le forze. invece.trasformazione e dopo questa messa non scrisse e non dettò più nulla e si sbarazzò persino degli strumenti per scrivere. nella chiesa di San Domenico mentre l'insigne reliquia del suo cranio si trova custodita e venerata nella Basilica Cattedrale di Priverno. Le spoglie di Tommaso d'Aquino sono conservate nella chiesa domenicana detta Les Jacobins a Tolosa. Morì di lì a tre giorni. tentò di riprendere il cammino verso Roma.

Ma tra i grandi pensatori cristiani si sono elaborati diversi percorsi razionali: mentre Anselmo d'Aosta. che è la prima a cadere sotto i nostri sensi. e tutti riconoscono che esso è Dio".3). né le cause intermedie. inizio e fine dell'esistenza degli esseri generabili e corruttibili. come in questo caso. perché ciò che può non essere un tempo non esisteva". la ragione serve agli esseri umani per interrogarsi anche su alcuni enigmi di fede.« fede e ragione si possono conciliare. si passa direttamente alla conclusione. è impossibile che tutte di tal natura siano state sempre. o espressioni simili ("Dunque è necessario arrivare ad un primo motore che non sia mosso da altri. per dedurne razionalmente la sua Causa prima. non a caso chiamate in latino viae. anzi. con piccole variazioni..". sia a posteriori (nel Monologion) per dimostrare l'esistenza di Dio. "Dunque bisogna ammettere una prima causa efficiente. non quantitativo. il perché (demonstratio quid. "Ma il grado maggiore o minore si attribuiscono alle diverse cose secondo che si accostano di più o di meno a qualcosa di sommo o di assoluto".. ciò che è privo di intelligenza non tende al fine se non perché è diretto da un essere conoscitivo e intelligente"). e così non avremmo neppure l' effetto ultimo. anche se non è pienamente intelligibile. nobiltà ed essere stesso. Lo scopo della fede e della ragione è lo stesso. che quindi possono essere e non essere. nell'esperienza sensibile ordinaria (movimento inteso come trasformazione. finalità nei processi degli esseri non intelligenti). ed in altri. "Ma procedere all' infinito nelle cause efficienti equivale ad eliminare la prima causa efficiente. per la sua evidenza agli occhi dell' Aquinate manca nella quarta via e nella quinta via. secondo Tommaso. ma la ragione ha il suo percorso che prepara l'adesione libera dell'intelletto e della volontà dell'intera persona umana rendendo plausibile.2. es. perché altrimenti non vi sarebbe un primo motore. "cammini" presi come esempi di largo respiro[5]. "Ora. ogni ateniese è uomo. 3) impossibilità di un regressus in infinitum inteso in senso metafisico. da lui ritenuto id quo maius cogitari nequit (nel Proslogion. seguono questa struttura: 1) constatazione di un fatto in rerum natura. se poi la ragione si trova in contrasto con la fede deve cedere a questa. 2) analisi metafisica di quel dato iniziale esperienziale alla luce del principio metafisisco di causalità. verità. dall'esperienza sensibile. Ora. e di conseguenza nessun altro motore. perché ciò renderebbe inintelligibile. gradualità degli esseri nelle perfezioni trascendentali. "Dunque non tutti gli esseri sono contingenti.. » Le cinque vie per dimostrare l'esistenza di Dio [modifica] La certezza inoppugnabile che Dio esista ci è data dalla fede.. non si può in tal modo procedere all' infinito. causalità efficiente subordinata. credibile l'adesione al Dio che si rivela. Si tratta di quella che chiama demonstratio quia[4]. ogni ateniese è mortale": essere uomo e mortale è necessaria causa della mortalità di ogni ateniese)» Sulla base di questo sfondo di pensiero Tommaso espone le sue prove dell'esistenza di Dio. ma bisogna che nella realtà ci sia qualcosa di necessario. tutto ciò che è necessario. consiste nel procedere a posteriori: partendo cioè dagli effetti. inspiegabile pienamente il dato di fatto di partenza esistente ("Ora. "Ora. cioè. Tutte e cinque. il cui risultato è ammettere necessariamente che esista il punto d'arrivo della dimostrazione. che tutti chiamano Dio". i sillogismi: le premesse esprimono proprietà che sono cause della conclusione: «Ogni uomo è mortale. perciò materiali. questo passaggio manca. l'unico modo per arrivarci.". sulla scia neoplatonica di Agostino d'Ippona procedeva sia a simultaneo. o ha la causa della sua necessità in un altro essere oppure no. "Dunque bisogna . cioè dal concetto stesso di Dio. cioè "percorsi". come bontà. contingenti nel suo vocabolario.". cap. enunciato in varie formulazioni ("Tutto ciò che si muove è mosso da un altro". appunto dagli effetti. 4) conclusione deduttiva strettamente razionale (senza nessuna cogenza di fede) che identifica il 'conosciuto' sotto quel determinato aspetto con quello "che tutti chiamano Dio". D'altra parte [in questo genere di esseri] non si può procedere all'infinito. "E' impossibile che una cosa sia causa efficiente di sé stessa"...

rifiuta la visione della conoscenza di Agostino. come insegna Aristotele nella Metafisica: "Non si può andare all'infinito nella ricerca di un primo motore"). i gradi intermedi). ossia li ricaviamo dalla realtà sensibile. non in senso coordinato nel tempo.  Ex rerum contingentia (cioè "dalla contingenza". ma solo un grado massimo di perfezione rende possibile. ci deve essere un'intelligenza ultima che le ordina così). invece. Soltanto Dio conosce ante rem. noi. Nella terminologia di Tommaso la generabilità e corruttibilità sono prese come segno evidente della possibilità di essere e non essere legata alla materialità. E questo chiamiamo Dio". che riteneva la conoscenza acquisibile solo attraverso la sensibilità. necessità di una causa prima incausata). Tommaso non è. caldo al massimo. dipende nell' essere da un altro detto causa. sinonimo. ma sia causa di necessità agli altri. "Vi è dunque un qualche essere intelligente. come il fuoco.concludere all'esistenza di un essere che sia di per sé necessario e non tragga da altri la propria necessità. nel suo vocabolario di "contingenza". come dice lo stesso Aristotele. Dunque vi è qualcosa che per tutti gli enti è causa dell' essere. ben diverso dall' uso più comune. La conoscenza è. nobiltà ed essere. conosciamo gli universali post-rem. è causa di ogni calore. legato ad una terminologia avicenniana. in grado di escludere la durata indefinita nel tempo di un mondo creato da Dio. intesa in senso subordinato. in quanto causa. quindi. Adaequatio intellectus et rei.  Ex ordine causarum efficientium (cioè "dalla causa efficiente". Adaequatio rei ad intellectum. dal quale tutte le cose naturali sono ordinate ad un fine: e quest'essere chiamiamo Dio". la cosiddetta creatio ab aeterno: ogni essere finito. "Ora ciò che è massimo in un dato genere è causa di tutti gli appartenenti a quel genere. intese in senso trascendentale. » . in questa argomentazione della Summa Theologiae distingue attentamente il necessario dipendente da altro (anima umana e angeli) e necessario assoluto (Dio). La conoscenza degli universali però appartiene solo alle intelligenze angeliche. sebbene sia usato un 'banale' esempio fisico legato al fuoco ed al calore. per sola ragione. partecipato.  Ex variis gradibus perfectionis (le cose hanno diversi gradi di perfezioni. un processo di adeguamento dell'anima o dell'intelletto e della cosa. che pensava che questa avvenisse tramite l'illuminazione divina. quindi. » « Verità: Adeguamento dell'intelletto alla cosa. Processo conoscitivo [modifica] Tommaso. come verità.  Ex rerum gubernatione (cioè "dal governo delle cose": le azioni di realtà non intelligenti nell'universo sono ordinate secondo uno scopo. Tommaso. della bontà e di qualsiasi perfezione.L' esistenza di esseri generabili e corruttibili è in sè insufficiente metafisicamente. rimanda ad esseri necessari. non essendo in loro quest'intelligenza. E questo tutti dicono Dio". Adeguamento della cosa all'intelletto. quindi ad un essere assolutamente necessario). secondo una formula che dà ragione del sofisticato platonismo di Tommaso: (LA) (IT) « Veritas: Adaequatio intellectus ad rem. dove "contingente" è qualsiasi realtà che non sia Dio. I cinque percorsi indicati da San Tommaso sono:  Ex motu et mutatione rerum (tutto ciò che si muove esige un movente primo perché. dapprima dipendenti da altro. bontà. Adeguamento dell'intelletto e della cosa.

Importanza ed eredità [modifica] Per approfondire. Un'altra facoltà necessaria che caratterizza l'uomo è la sua tendenza a realizzare pienamente la propria natura ovvero compiere ciò per cui è stato creato. Nelle opere di Tommaso l'universo (o cosmo) ha una struttura rigorosamente gerarchica: posto al vertice da Dio che viene posto come al di là della fisicità. Al di sotto dell'uomo troviamo le piante e le varie molteplicità degli elementi. l'uomo non avendo il grado di intelligenza degli angeli non è in grado di apprendere direttamente gli intelligibili. . ma può apprendere solamente attribuendo alle cose una forma e quindi solamente grazie all'esperienza sensibile. Ciascun uomo infatti corrisponde all'idea divina su cui è modellato di cui l'uomo è consapevole e razionale. governa da solo il mondo al di sopra di tutte le cose e gli enti. conscio delle proprie finalità. vedi la voce Tomismo. poiché queste tesi riguardano l'ambito della fede e non è possibile arrivarci razionalmente. al di sotto di Dio troviamo gli angeli (forme pure e immateriali) ai quali Tommaso attribuisce la definizione di intelligenze motrici dei cieli anche esse ordinate gerarchicamente tra di loro. l'uomo può solo rifarsi alle verità rivelate che dicono che l'universo ha effettivamente un punto zero dal quale è nato. sia con il mondo spirituale. alle quali si dirige volontariamente avvalendosi dell'uso dell' intelletto (l'uomo prende le proprie decisioni sulla base di un ragionamento pratico con cui tra due beni sceglie sempre quello più consono al raggiungimento del suo fine).(Tommaso d'Aquino[6]) La Creazione secondo Tommaso [modifica] Tommaso spiega che l'uomo non può stabilire se il mondo è infinito o se è stato creato dal nulla. Tommaso crede che la conoscenza umana cominci con i sensi. posto al confine tra il mondo delle sostanze spirituali e il regno della corporeità. poi un gradino più in basso troviamo l'uomo. l'uomo è l'unico ente in contatto sia con il mondo fisico. che secondo Tommaso costituisce l'ultimo grado delle intelligenze angeliche). in ogni uomo infatti si ha l'unione del corpo (elemento materiale) con l'anima intellettiva (ovvero la forma.

Dunque. Giovanni di Napoli. il domenicano francese Giovanni Capreolus e Antonino di Firenze. ritratto di Carlo Crivelli San Tommaso fu uno dei pensatori più eminenti della filosofia Scolastica. tra i quali Reginaldo di Piperno. che subordina ogni campo della conoscenza. si ebbe parallelamente anche la dissoluzione del Tomismo. Il suo operato culmina nella Summa Theologiae (cioè "Il complesso di teologia"). fortemente razionale ed aperto a fonti e contributi di ogni genere: la sua indagine intellettuale procede dalla Bibbia agli autori pagani. senza alcun pregiudizio. Tommaso porta la fede su un piano superiore alla ragione. Oggigiorno il pensiero di Tommaso d'Aquino trova ampio consenso anche in ambienti non cattolici (studiosi protestanti statunitensi. con la lenta dissoluzione della Scolastica. fede e ragione sono certamente in circolo ermeneutico e crescono insieme sia in filosofia che in teologia. in cui tratta in maniera sistematica il rapporto fede-ragione ed altre grandi questioni teologiche. affermando che dove la ragione e la filosofia non possono proseguire inizia il campo della fede ed il lavoro della teologia. Tali punti fermi del suo pensiero furono difesi da diversi suoi seguaci successivi. Infine però. le questioni sull'autorità della religione e della teologia. cioè "interpreto") in cui credo ut intelligam et intelligo ut credam (ossia "credo per comprendere e comprendo per credere"). grazie al suo metodo di lavoro. le tesi sull'anima (in contrapposizione ad Averroè). dagli ebrei ai musulmani.San Tommaso d'Aquino. che verso la metà del XIII secolo aveva raggiunto il suo apogeo. Egli indirizzò diversi aspetti della filosofia del tempo: la questione del rapporto tra fede e ragione. alla quale ogni cultura. Agostino vedeva il rapporto fede-ragione come un circolo ermeneutico (dal greco ermeneuo. ma tenendo sempre il suo centro nella Rivelazione cristiana. Mentre però la filosofia parte da dati . ad esempio) e perfino non cristiani. dottrina o autore antico faceva capo. Tolomeo da Lucca.

è considerata una forma inferiore di sapere. la teologia inizia il circolo con i dati della fede. rivalutata. la ragione può dimostrare solamente l'esistenza di Dio e che questo Dio non può che essere Trinitario. era il mondo dei medioevali e degli zelanti studenti che attraversavano a piedi lepaludi di Francia per ascoltare le lectiones dell'Aquinate nella prestigiosa Università della Sorbonne di Parigi. Si vede qui un esempio tipico della fiducia che nel Medioevo si riponeva nella ragione umana. Il primato del sapere teologico non è nel metodo. ammettendo di non poterli dimostrare. La ragione non può entrare nella parte storica dei misteri religiosi. Avverrà nella vita eterna dello spirito. Il primato della teologia verrà fortemente discusso nei secoli successivi. ma non che era Dio. che è appunto un dato. sui misteri fondamentali della Rivelazione. La ragione. Nel XIV secolo queste certezze andranno in crisi. ma nei contenuti divini che affronta. esso è un moto a spirale della conoscenza che muove da un'ipotesi. costruendo sopra di essi come su dati validi. un fatto a cui si può credere o meno. in ambito puramente speculativo.dell'esperienza sensibile o razionale. si costruisce le basi della sua substantia. L'ideale. La teologia. per uno spirito concreto come Tommaso. e il senso della Sua missione. coinvolgendo l'intero impianto culturale del periodo precedente. sarebbe superare la fede e raggiungere la conoscenza ma. rafforzerà la mia conoscenza complessiva dell'opera di Dio e della Parola di Cristo. cioè un atto di fede. guardando Dio e l'eternità. su cui ragiona per credere con maggiore consapevolezza ai misteri rivelati. tant'è che Pascal fece la sua famosa "scommessa" ancora nel XVII secolo. ed anche che si possono distinguere due tipi di scienze: quelle che esaminano i propri principi e quelle che ricevono i principi da altre scienze. . Per l'uomo è più importante dei ragionamenti necessari che un filosofo è riuscito a dimostrare. perché i motivi per non credere al Dio che emerge dal Nuovo Testamento non sono maggiori di quelli che si hanno per credere ad un'altra divinità o per essere atei. non sono mai assurdi o contro la ragione stessa: fede e ragione. il paradosso razionale. pur essendo al di sopra di sé. da cui parte poi a ragionare e sulle quali cresce il suo essere. rispetto alla tradizione classica. ma sarà anche lo studio praticato da tutti i filosofi cristiani nel Medioevo e oltre. citando Aristotele. Il punto di discrimine fra filosofia e teologia è la dimostrazione dell'esistenza di Dio. dei due misteri fondamentali della Fede (Trinitario e Cristologico). Il maggior servizio che la ragione può fare alla fede è che dimostrare l'esistenza di un Dio non Trinitario è altrettanto irrazionale quanto la sua affermazione. per i quali è sacrificabile anche la necessità filosofica. La filosofia è dunque ancilla theologiae e regina scientiarum. che la ragione non può spiegare: un Dio Uno e Trino. sono entrambe dono di Dio e non possono contraddirsi. riconosce che essi. questo non è possibile nella vita terrena del corpo. incontrandosi da tutta Europa . può mostrare solo prove storiche che tal "profeta" è esistito. che non si può mai dimostrare tutto (sarebbe necessario un processo all'infinito). La teologia. La teologia era questione sentita dal popolo nelle sacre rappresentazioni. primo fra i saperi delle scienze. poiché usa le armi della filosofia senza partire da qualcosa che abbia la forza della necessità filosofica. La ragione fornisce un secondo aiuto alla fede: mostrare che da questo mistero scaturiscono conseguenze non contraddittorie fra loro (il mistero stesso è l'ipotesi-premessa razionale). ma Tommaso fa notare. Questa posizione esalta ovviamente la ricerca umana: ogni verità che io posso scoprire non minaccerà mai la Rivelazione anzi. Il sapere teologico è più elevato per l'importanza assoluta e fondamentale delle sue "ipotesi".

dei librai e degli studenti. "il vero" è anche "il bene". Il pensiero di Tommaso ebbe influenza anche su autori non cristiani. la luterana. L'11 aprile 1567 papa Pio V lo dichiarò dottore della Chiesa con la bolla Mirabilis Deus. Il 29 giugno 1923. e "il bene" è anche "il vero". papa Pio XI gli dedicò l'enciclica Studiorum Ducem. Culto [modifica] Fu canonizzato nel 1323 da papa Giovanni XXII. La sua memoria viene celebrata dalla Chiesa cattolica il 28 gennaio. Per ambedue però. quali Gertrude Elizabeth Margaret Anscombe. San Tommaso d'Aquino è patrono dei teologi. invece. È patrono della città e della diocesi privernate. mentre per Bonaventura è "il bene". nel VI centenario della canonizzazione.Gli storici della filosofia richiamano l'attenzione anche sulla prevalenza dell'intelletto rispetto ad una prevalenza della volontà nella vita intellettuale/spirituale dell'uomo. Opere di San Tommaso Sintesi teologiche Scriptum super libros Sententiarum Summa contra Gentiles Summa Theologiae Questioni disputate Quaestiones disputatae de ueritate Quaestiones disputatae De potentia Quaestio disputata De anima Quaestio disputata De spiritualibus creaturis Quaestiones disputatae De malo Quaestiones disputatae De uirtutibus Quaestio disputata De unione uerbi incarnati Quaestiones de Quodlibet I-XII Commenti biblici Expositio super Isaiam ad litteram Super Ieremiam et Threnos Principium “Rigans montes de superioribus” et “Hic est liber mandatorum Dei” . Per Tommaso il fine supremo è "vedere Dio". lo ricorda l'8 marzo. mentre per Bonaventura fine ultimo dell'uomo è "amare Dio". a cominciare dal famoso pensatore ebreo Hillel da Verona. La prima è seguita da San Tommaso e dalla sua scuola. mentre l'altra è propria di San Bonaventura e della scuola francescana. Quindi per Tommaso la categoria più alta è "il vero". Philippa Ruth Foot. A partire dal secondo Novecento poi il suo pensiero viene ripreso nel dibattito etico da autori cattolici e non. degli accademici. Alasdair MacIntyre.

Expositio super Iob ad litteram Glossa continua super Evangelia (Catena Aurea) Lectura super Mattheum Lectura super Ioannem Expositio et Lectura super Epistolas Pauli Apostoli Postilla super Psalmos Commenti ad Aristotele Sentencia Libri De anima Sentencia Libri De sensu et sensato Sententia super Physicam Sententia super Meteora Expositio Libri Peryermenias Expositio Libri Posteriorum Sententia Libri Ethicorum Tabula Libri Ethicorum Sententia Libri Politicorum Sententia super Metaphysicam Sententia super Librum De caelo et mundo Sententia super Libros De generatione et corruptione Altri commenti Super Boetium De Trinitate Expositio Libri Boetii De ebdomadibus Super Librum Dionysii De divinis nomibus Super Librum De Causis Scritti polemici Contra impugnantes Dei cultum et religionem De perfectione spiritualis vitae Contra doctrinam retrahentium a religione De unitate intellectus contra Avveroistas De aeternitate mundi Trattati De ente et essentia De principiis naturae Compendium theologiae seu brevis compilatio theologiae ad fratrem Raynaldum De regno ad regem Cypri De substantiis separatis .

Super Librum Dionysii de Divinis Nominibus    vol. 1. 2. Bologna 2007 Commento ai Libri di Boezio. 3. Expositio Libri Boetii De Ebdomadibus. 1997  Commento ai Nomi Divini di Dionigi. Super Boetium De Trinitate. Bologna. (comprende anche De ente et essentia). 2. Marco. Matteo. 1. Bologna 2006 vol. Glossa continua super Evangelia     vol. preghiere Officium de festo Corporis Christi ad mandatum Urbani Papae Inno “Adoro Te” Collationes in decem precepta Collationes in orationem dominicam in Symbolum Apostolorum in salutationem angelicam Opere di san Tommaso pubblicate [modifica]  Catena aurea. Bologna. Expositio et lectura super Epistolas Pauli Apostoli . Bologna 2007 vol. prediche. Matteo. 2004 Commento al Corpus Paulinum.Lettere e pareri De emptione et venditione ad tempus Contra errores Graecorum De rationibus fidei ad Cantorem Antiochenum Expositio super primam et secundam Decretalem ad Archidiaconum Tudertinum De articulis fidei et ecclesiae sacramentis ad archiepiscopum Panormitanum Responsio ad magistrum Ioannem de Vercellis de 108 articulis De forma absolutionis De secreto Liber De sortibus ad dominum Iacobum de Tonengo Responsiones ad lectorem Venetum de 30 et 36 articulis Responsio ad magistrum Ioannem de Vercellis de 43 articulis Responsio ad lectorem Bisuntinum de 6 articulis Epistola ad ducissam Brabantiae De mixtione elementorum ad magistrum Philippum de Castro Caeli De motu cordis ad magistrum Philippum de Castro Caeli De operationibus occultis naturae ad quendam militem ultramontanum De iudiciis astrorum Epistola ad Bernardum abbatem casinensem Opere liturgiche. Bologna 2004 vol.

3. 2004 vol. Bologna. 2002 . 2001 vol. Bologna. 1998 Commento alla Fisica di Aristotele. 1995 Commento all' Etica Nicomachea di Aristotele. Bologna. (traduzione Tito Centi).         vol. 1992 vol. Timoteo. Galati. ISBN 88-7094-231-7 Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo. Tito. Bologna 2004 vol. Bologna. 2004 Commento al Libro di Giobbe. 1992 vol. 2. Bologna. ESD. Sententia Libri Politicorum. 2004 vol. Bologna. Bologna. 2005 Commento alla Politica di Aristotele. 1993 vol. Quaestiones Disputatae       vol. 2005 Commento alla Metafisica di Aristotele. 1996. 1. 2. 6. in 6 volumi. Tessalonicesi. (traduzione Tito Centi). 2004 vol. Bologna. Bologna. 1995 I Sermoni e le due Lezioni inaugurali. 2 Corinzi. Bologna 2004 vol. 2002 vol. 1. 3. Le virtù. Bologna. (traduzione Tito Centi). 6. Bologna. Ed. Summa Theologiae. 2000 vol. 2003 La conoscenza sensibile. 2004 vol. Ed. Bologna. Filemone. 1995 La Somma contro i Gentili. Filippesi. Bologna. Sententia super Physicorum     vol. Colossesi. Romani. Bologna. 1. La Verità. 2005 vol. Commenti ai libri di Aristotele: Il senso e il sensibile. Bologna. La Verità. Sententia super Metaphysicorum      vol. Bologna. 4. Bologna. in 2 volumi. Summa Theologiae. Summa contra Gentiles       vol. Bologna. Bologna. 1. Bologna. 1997   La perfezione cristiana nella vita consacrata. 2001 vol. Bologna. Bologna. Bologna. 3. 3. 2. 2004 vol. 1 Corinzi. La memoria e la reminiscenza. Scriptum super Libros Sententiarum in 10 volumi. Efesini. Bologna. 2. 2002    Compendio di teologia. 1. 3. in 35 volumi La Somma Teologica. 5. Ebrei. L'anima umana. Compendium theologiae. 2004 vol. 5. 2. Il male. 4. Bologna. Bologna. Bologna. ESD Le Questioni Disputate. 2001 La Somma Teologica. Bologna. Sententia Libri Ethicorum. La Verità.

2. che lo scriveva nella sua opera Della Calabria illustrata. Chenu e Glorieux. c. 1979 Maria Cristina Bartolomei.. Commento al libro di Aristotele Peri Hermeneias. S. Ufficio e Messa per la Festa del Corpus Domini. ^ Cf. Fra queste. Quaestio disputata de anima. 63. Dallo studio delle fonti.2. Bologna. La dilazione nella compravendita. Th. Ave Maria. it. ^ M. ^ Jean-Pierre Torrell. Le preghiere di san Tommaso. Padova. Grandi eruditi come Denifle e De Groot si associano a questa opinione. 2003 vol.. Dieci Comandamenti. Padre Nostro. Iª q. [1984 . 2003 vol. gnoseologia. minoritarie. Bologna. La teologia e un teologo. 2003 Logica dell'enunciazione. 1997  Opuscoli spirituali: Commenti al Credo. e antologia ragionata e commentata di altri brani filosofici di antropologia. ^ Fino a pochi anni fa gli storici avevano dei dubbi sulla veridicità del soggiorno di Tommaso a Parigi nel periodo immediatamente successivo a quello in cui la sua famiglia lo restituì all'Ordine. ma altri come Mandonnet. etica. Tomismo e Principio di non contraddizione. 1999  Pagine di Filosofia: I principi della natura. osservano che il viaggio a Parigi non avrebbe avuto alcun senso se Tommaso non avesse dovuto svolgervi i suoi studi. teologia naturale. pag. San Tommaso d'Aquino. Sgarbossa. 1-2. 11. nella sua opera Croniche ed antichità di Calabria. I. senza essere certo. Summa Theologiae.      vol. Il male. p. politica e pedagogia Note [modifica] 1. data della sua apertura dovuta a fra Alberto al momento del suo ritorno in questa città. 2000. Bologna. La potenza divina. La potenza divina. Summa Theologiae. Questioni su argomenti vari. Lettera alla duchessa del Brabante. a.2. 3 6. di Gabriele Barrio nella sua opera De antiquitate et situ Calabriae e di padreGirolamo Marafioti. Expositio Libri Peryermenias. Bibliografia [modifica]    Le Ragioni del Tomismo. Bologna. 2 a. si segnalano quelle di fra' Giovanni Fiore da Cropani. Secondo alcune tesi. Bologna. Iª q. 1997  Opuscoli politici: Il governo dei principi. storico calabrese del XVII secolo. può considerarsi probabile. 10. Lettera a uno studente. san Tommaso sarebbe nato a Belcastro. De principiis naturae ad fratrem Silvestrum. Bologna. Questioni su argomenti vari.. 7. 2003 vol. 2003 vol. 3 ad 1.. 8. ma erano più riservati circa la questione degli studi a Parigi. 1973 Inos Biffi. e luoghi paralleli nei commenti aristotelici 5. Casale Monferrato (AL). sola trad. 9. questo perché lo studium generale di Colonia non era funzionante prima del 1248. Cedam. Ares. ». Bologna. Amico della verità. teologo dell'ordine dei Minori Osservanti. Edizioni Piemme. Milano. a. ^ Cf. 3. Bologna. datate e di stampo localistico. 392 4. q. Walz-Novarina e Pietro Calo concludono che il viaggio di Tommaso in compagnia di Giovanni Teutonico «. ^ cfr.. 16 aa.

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la ragione serve agli esseri umani per interrogarsi anche su alcuni enigmi di fede.3 L'essere.2 Le refutazioni alle confutazioni di Kant 5 La Trinità ed i misteri della fede . se poi la ragione si trova in contrasto con la fede deve cedere a questa. il pensiero e il linguaggio 3 Un sistema filosofico 4 Le cinque vie di Tommaso e la metafisica o o  4.Tomismo Da Wikipedia. anzi.1 I principi della metafisica 2. San Tommaso d'Aquino scrive ispirato dagli angeli Il Tomismo è il pensiero filosofico di San Tommaso d'Aquino.1 Le confutazioni di Kant 4. Voce principale: Tommaso d'Aquino. » Indice [nascondi]   1 San Tommaso: allora ed ora 2 Il metodo della metafisica o o o   2. l'enciclopedia libera. da molti considerato il più significativo dell'età medievale. Lo scopo della fede e della ragione è lo stesso. Secondo Tommaso: « Fede e ragione si possono conciliare.2 Il metodo elenchico 2.

il domenicano franceseGiovanni Capreolus e Antonino di Firenze. Il metodo della metafisica [modifica] La metafisica studia la realtà tutta secondo l'orizzonte più ampio possibile e non si occupa delle singole determinazioni del reale. grazie al suo metodo di lavoro. ma la studia in quanto tale. Oggigiorno il pensiero di Tommaso d'Aquino trova ampio consenso anche in ambienti non cattolici (studiosi protestanti statunitensi. fortemente razionale ed aperto a fonti e contributi di ogni genere: la sua indagine intellettuale procede dalla Bibbia agli autori pagani. con la lenta dissoluzione della Scolastica.2 Il libero arbitrio e la morale 9.1 La natura dell'uomo 9. « La scienza filosofica riguarda l'ente in quanto ente. Tali punti fermi del suo pensiero furono difesi da diversi suoi seguaci successivi. in cui tratta in maniera sistematica il rapporto fede-ragione ed altre grandi questioni teologiche. Infine però. Tolomeo da Lucca. che verso la metà del XIII secolo aveva raggiunto il suo apogeo. e non . cioè considera l'ente dal punto di vista della ratio universale di ente.3 Liceità della pena di morte 10 La posizione sulla donna 11 La legge e la politica 12 Le posizioni economiche della Scolastica 13 Opere di San Tommaso d'Aquino 14 Note 15 Bibliografia 16 Voci correlate 17 Altri progetti 18 Collegamenti esterni San Tommaso: allora ed ora [modifica] San Tommaso d'Aquino fu uno dei pensatori più eminenti della filosofia scolastica.    6 L'essere e gli enti 7 Causalità e Creazione 8 L'antropologia di san Tommaso 9 Etica o o o          9. ad esempio) e perfino non cristiani. senza alcun pregiudizio. che subordina ogni campo della conoscenza. le questioni sull'autorità della religione e della teologia. che sono oggetto delle scienze particolari. dagli ebrei ai musulmani. tra i quali Reginaldo di Piperno. le tesi sull'anima (in contrapposizione ad Averroè). ma tenendo sempre il suo centro nella Rivelazione cristiana. Egli indirizzò diversi aspetti della filosofia del tempo: la questione del rapporto tra fede e ragione. Giovanni di Napoli. Il suo operato culmina nella Summa Theologiae (cioè "Il complesso di teologia"). si ebbe parallelamente anche la dissoluzione del Tomismo.

infatti.. Difficile perché. l. Facile perché i principi di cui tratta sono ovvi e di per sé noti a tutti tanto da essere impliciti in ogni discorso umano. XI. Così tutti gli uomini nel loro pensiero e nel loro parlare usano correttamente i principi della metafisica. ossia imperfetto. ma si deve fare un'analisi fenomenologica della realtà e dell'esperienza dell'uomo per far emergere il non detto del detto.tomista è mettere in evidenza quei principi così innati nella ragione che. » (Tommaso d'Aquino in Met.3 n. perché quello che si dice sia un dire sensato. « . questi principi non sono banali e non li si coglie mai in tutta la loro profondità. » (Tommaso d'Aquino in Symbolum. « Come gli occhi della nottola sono abbagliati dalla luce del sole che non riescono a vedere. » (Tommaso d'Aquino in Contra Gentiles I. ed è sempre colta in modo umano. e il compito del filosofo è condurre alla luce della ragione questi principi.10) Ecco perché lo studio della metafisica è facile e difficile allo stesso tempo. due: .7 n. » (Tommaso d'Aquino in Met. per questo al filosofo è chiesta un'umile disposizione d'animo per accoglierla.la nostra conoscenza è talmente debole che nessun filosofo ha mai potuto investigare in modo esaustivo la natura di una singola mosca. ossia ciò che necessariamente si deve ammettere. proemium) I principi della metafisica [modifica] La verità dei principi non si afferma da sola. La grande forza della filosofia aristotelico .. I percorsi per invalidare una tesi metafisica sono. così si comporta l'intelletto umano di fronte ai primi principi.. Per cogliere questa verità nascosta non si può partire da principi. e quindi li si riafferma. per quanto siano ovvi. essendo verissimi.. è altrettanto impossibile non coglierla in modo assoluto. II. per natura.1 n. e solo studiando la sintassi si rende conto delle regole che ordinano il suo parlare. c. regole che peraltro anche ignorandole venivano da lui usate anche prima di conoscerle. le più manifeste. tanto che se è impossibile coglierne in modo completo la verità. o quelle che risultano estranee all'esperienza. perché sono proprio quelli che si stanno indagando. anche solo implicitamente.1) La realtà colta nella sua assolutezza ci rivela la sua struttura e i suoi principi che sono così evidenti da abbagliarci. che confronta diverse tesi poste nell'agone della dialettica per scartare quelle che si mostrano contraddittorie. Così come un illetterato può parlare correttamente la sua lingua pur non conoscendo le regole della grammatica. ma vedono bene le cose poco illuminate. perché nel momento in cui li si nega ne si fa surrettizio uso. l.dal punto di vista della ratio specifica di qualche ente particolare.2) Il metodo elenchico [modifica] È da questa osservazione che nasce il famoso metodo confutativo (o elenchico). « I principi innati nella ragione si dimostrano verissimi: al punto che non è neppure possibile pensare che siano falsi. è persino impossibile pensare di negarli. almeno implicitamente. che sono tra tutte le cose.

si risolve tutta nell'essere conosciuto. Nello studio della metafisica non esiste un inizio privilegiato. Il metodo confutativo procede per negazioni: scartando le dottrine contraddittorie e insostenibili fa emergere. la verità. e l'essere è sempre colto nel pensiero.11 a.co) L'unità intenzionale di essere e pensiero è l'esperienza stessa. bisogna ricercare tutte le tesi possibili per vagliarle e ottenere.9) per cui l'oggettività della cosa conosciuta. e perché la figura che viene a mano a mano emergendo sia ben definita. l'oggettività dell'oggetto.2 n. L'essere. essa può al massimo essere considerata come opinione o fede. Soggetto e oggetto sono due concetti distinti ma non separabili. sono diversi modi di un'unica realtà. come si usa invece fare con le scienze esatte. non è possibile partire da principi e dedurre conclusioni. circoscrivente e non circoscritto. ma forse opinione o fede » (Tommaso d'Aquino in De Veritate. una verità sempre più profonda. q. ossia nell'esser presente. tale da escludere assolutamente che ci si possa porre al di fuori di essa. non produrrà in lui sapere. Ipotizzare una dimensione alternativa. l. sentimenti. In proposito è bene ricordare che non è possibile separare acriticamente l'oggetto dal soggetto conoscente giacché: « uno e identico è l'atto del sentito e del senziente. la realtà e chi la indaga. in quanto l'uno è tale grazie alla presenza dell'altro. mentre la soggettività del soggetto si risolve tutta nella presenza dell'oggetto. Ogni esperienza non ci si presenta mai in modo di per sé concluso. un tema che è come un orizzonte unico e ampio fino a comprendere tutto. . intesa come insieme di conoscenze. In questa incessante ricerca non esiste un oggetto d'indagine perché chi ricerca si ritrova a studiare anche se stesso. cultura. bensì perché non è possibile che sia altrimenti. è agli occhi del filosofo una tesi acritica e insostenibile in sede filosofica. È più corretto dire allora che la metafisica abbia un tema. come una statua da un blocco di marmo. » (Tommaso d'Aquino in De Anima III. nel primo si mostra l'intrinseca contraddittorietà di quegli assunti che implicano la negazione e l'affermazione della stessa cosa nel medesimo tempo e sotto il medesimo aspetto. come per esempio l'esistenza di una realtà che fugga di per sé la nostra conoscenza. ma un tema (e come tale non è possibile vederlo dal di fuori). sono catalogabili come opinione o fede.1 . L'esperienza è per questo un tema onnicomprensivo. il suo pensiero e il suo linguaggio. « Se invero uno propone ad un altro cose che non sono incluse nei principi per sé noti. ma la si coglie solo nel suo riferimento organico con tutte le altre esperienze. Il pensiero è sempre pensiero dell'essere. proprio perché essa non ha un oggetto isolato di indagine. il pensiero e il linguaggio [modifica] L'essere. vita e storia. per negazione.  nel secondo si evidenzia l'insostenibilità di tesi che non hanno riscontro nell'esperienza comune e che quindi. il pensiero e il linguaggio sono i poli del tema della metafisica. non rientrando nell'indagine razionale. o che non appaiono chiaramente incluse. e questo non perché si stabilisce arbitrariamente che il pensiero dell'uomo sia rivelatore della realtà.

il filosofo deve invece partire nell'esposizione da esperienze facilmente verificabili per introdurre una visione d'insieme della realtà che non può essere dedotta ma intuita. anche se la giustificazione è data in un secondo tempo. X. Come già visto la conoscenza dei principi è naturalmente insita nell'uomo e ogni nuovo apprendimento viene allora da una conoscenza già acquisita anche se non pienamente in atto. che è cosa ineseguibile essendo noi stessi una tessera di quel puzzle. e così ancora dovremo studiare il suo tempo e la mentalità della sua gente. perché questa coinvolge il tutto. non potremo esimerci dallo studiare l'autore e il suo pensiero. se non può darsela da sola in modo esaustivo? Queste domande arrivano per ultime nell'indagine filosofica. Dallo studio della realtà (in senso generico. Un sistema filosofico [modifica] Ma quando anche fossimo riusciti ad esaurire tutte le possibili relazioni della realtà. Quindi si dovrebbe recuperare tutta la storia precedente per capire come è potuto nascere un tale poeta. lafisica). identità e differenza s'intendono solo dialetticamente e si semantizzano reciprocamente (Tommaso d'Aquino in Met. ma se vogliamo insegnare la metafisica a qualcuno dovremo partire da esperienze che il discente possa personalmente verificare. se vuole capire.L'identità di una singola cosa la si vede nella differenza dalle altre e la differenza tra le cose la si vede nell'identità dei singoli. avremo risposto a tutte le domande del come.1 . l'insieme del discorso che capire ogni singola dimostrazione. l. » (Tommaso d'Aquino in De Veritate. e la storia successiva per vedere come ha influenzato la società. Perché questo disegno e non un altro? Perché questa realtà e non un'altra? Che cosa giustifica questa realtà.. « I primi concetti dell'intelletto preesistono in noi come semi di scienza. volessimo capire tutta la verità della Divina Commedia. q. Colui che ascolta. ogni entità viene intesa nella relazione con tutte le altre e all'uomo non è possibile esaurire la verità su di una cosa..in questi principi universali sono compresi. intuendo. Tutte le singole cose si relazionano a tutto. Perché quand'anche potessimo vedere l'insieme del puzzle. e fossimo in grado di costruire un enorme e straordinario puzzle dove ogni pezzo s'incastra perfettamente con gli altri. per esempio. ma sono di per sé le prime. questi sono conosciuti immediatamente dalla luce dell'intelletto agente dall'astrazione delle specie sensibili. deve inizialmente accettare come valide alcune categorie di pensiero e alcune dimostrazioni. Se. forse. cosa impossibile vista la nostra finitezza. Non ci si aspetti però un discorso che parte da principi e giunge a conclusioni. e l'insieme ci si rivelasse come un grandioso disegno di cui allora capiremmo. come germi di ragione. e così ogni nuovo elemento ne richiede un altro. il senso. avremo allora finito le nostre domande? Potremmo dichiarare chiuso il problema della filosofia? Assolutamente no. la quale dipende per la sua comprensione proprio dall'intero del sistema. Questo perché è più importante intendere. questo è il metodo delle scienze particolari. ma rimarrebbero insolute quelle del perché. tutte le successive cognizioni.33-34). in una continua correlazione. . si arriva allo studio del suo fondamento che sta oltre la realtà: la metafisica. che cosa le dà ragione di essere.11 a.4 nn. in quanto riguardano il fondamento stesso della realtà.co) Uno dei migliori inizi per il discorso metafisico è quello che descrive un'esperienza accessibile e verificabile a tutti: il processo di conoscenza e la sua espressione nel linguaggio. Per condurre un discorso metafisico si può partire da qualunque esperienza.

perché ciò che non esiste. che tutti chiamano Dio. come la freccia dell'arciere. [... Per rendere valide le argomentazioni..] ora. Se dunque tutte le cose [. e di conseguenza nessun altro motore. [.. non comincia ad esistere se non per qualcosa che è. e niente può essere ridotto dalla potenza all'atto se non mediante un essere che è già in atto..] alcune cose nascono e finiscono. »  Seconda via: Ex causa: « [.] in tutte le cause efficienti concatenate la prima è causa dell'intermedia e l'intermedia è causa dell'ultima [...] alcune cose. Ora. quindi si può sostenere che la validità del sistema è che sia rispondente all'esperienza e che tutto si tenga.] tutto ciò che si muove è mosso da un altro.. Ma se questo è vero. è impossibile che cose di tal natura siano sempre state [. [. Dunque.]... ai gradi di perfezione (di stampo platonico) e alla presenza di finalità negli esseri privi di conoscenza. [. ciò che è privo d'intelligenza non tende al fine se non perché è diretto da un essere conoscitivo ed intelligente. ma bisogna che nella realtà vi sia qualche cosa di necessario..] Perché muovere significa trarre qualcosa dalla potenza all'atto.]. questione 2. le quali sono prive di conoscenza.. E questo tutti dicono Dio. articolo 3) ..] negli enti necessari che hanno altrove la causa della loro necessità. una cosa sia al tempo stesso movente e mossa. I... ma sia causa di necessità agli altri.... bisogna concludere all'esistenza di un essere che sia di per sé necessario. dal quale tutte le cose naturali sono ordinate a un fine: e quest'essere chiamiamo Dio. non tutti gli esseri sono contingenti. »  Terza via: Ex contingentia: « [.. Ma procedere all'infinito nelle cause efficienti equivale ad eliminare la prima causa efficiente [.] possono non esistere.]. non si può procedere all'infinito [.  Prima via: Ex motu: « [. Ora.... [.. Ora... della bontà e di qualsiasi perfezione. perché i motori intermedi non muovono se non in quanto sono mossi dal primo motore [. perché altrimenti non vi sarebbe un primo motore. Dunque è necessario arrivare ad un primo motore che non sia mosso da altri.] Dunque.. e tutti riconoscono che esso è Dio. operano per un fine [. in un dato momento niente ci fu nella realtà. [.. e non tragga da altri la propria necessità. E questo chiamiamo Dio. è tale anche in quanto ente.]. » (Tommaso d'Aquino. »  Quinta via: Ex fine: « [. né l'intermedia... Summa theologiae.... non si può procedere all'infinito. eliminata la causa è tolto anche l'effetto: se dunque nell'ordine delle cause efficienti non vi fosse una prima causa. cioè che muova sé stessa. anche ora non esisterebbe niente.. ossia che non si contraddica internamente.] come dice Aristotele. Le cinque vie di Tommaso e la metafisica [modifica] Tommaso propone dunque cinque vie[1] per dimostrare l'esistenza di Dio. cioè i corpi fisici. non vi sarebbe neanche l'ultima.. »  Quarta via: Ex gradu perfectionis: « [. Tommaso ricorre (in ordine) alle categorie aristoteliche di "potenza" e di "atto". Dunque bisogna ammettere una prima causa efficiente.].Lo sviluppo del sistema filosofico è sempre più dettagliato grazie all'esplorazione sempre più profonda della realtà. ciò che è massimo in quanto è vero.] Ora... è causa di tutti gli appartenenti a quel genere [. il che vuol dire che possono essere e non essere.] È dunque impossibile che sotto il medesimo aspetto..] il grado maggiore o minore si attribuisce alle diverse cose secondo che si accostano di più o di meno ad alcunché di sommo e di assoluto. ciò che è massimo in un dato genere. e tutti i discorsi in questo sistema si legano tra loro con un'infinita serie di relazioni.. Vi è dunque un qualche essere intelligente. alla nozione di "essere necessario" e di "essere contingente" (desunta da Avicenna). Dunque vi è qualche cosa che per tutti gli enti è causa dell'essere.].

fecero notare che quella di Kant era un'instabile teoria della conoscenza. Aristotele era giunto a concepire l'essere come pensiero di pensiero. ma cautela nelle conclusioni. la fiducia critica nella ragione umana. ad esempio. Però. che ebbe anche fama di alchimista di valore: secondo alcuni. Si noterà. Tommaso inizia una trattazione teologica dell'essere. Si apre qui lo spazio per l'esame di quanto la fede ci propone. la disciplina nata nell'antichità con l'intento di partire dalla physis (natura) per raggiungere induttivamente e per caratterizzare il mondo immateriale ed invisibile. Jacobi. ritenendo questo compito un'opera che la ragione non può assolvere compiutamente. creando una distinzione fasulla tra il conoscere l'oggetto e i modi del conoscere: « Uno dei punti di vista capitali della filosofia critica è che prima di procedere a conoscere Dio. prova di cui lo stesso Kant avanzò una confutazione.[2][3] Le confutazioni di Kant [modifica] Immanuel Kant argomentò che le cinque vie di san Tommaso sarebbero riconducibili alla prova ontologica di sant'Anselmo d'Aosta. perché l'uomo nelle sue conoscenze procede anche a posteriori. d'imparare a nuotare prima di arrischiarsi . perché può sempre accadere che gli uomini pensino a qualche nuova teoria. di usare il principio di causa nel suo valore ontologico. Per Fichte era illogico ammettere. contestandogli di anteporre la critica della conoscenza alla conoscenza stessa. bisogni indagare la facoltà del conoscere per vedere se sia capace di adempiere quel compito [. come sussidio ed integrazione del lavoro puramente razionale: Tommaso pensa che. ragione e fede. da nessuno elaborata prima.. in linea di principio. grazie al maestro Alberto Magno. filtrate attraverso Wolff). come faceva Kant. Sono note tra l'altro varie refutazioni all'argomento di Kant (che comunque non si occupò mai delle cinque vie: egli non le conosceva direttamente ma solo tramite le argomentazioni della tarda scolastica. ci avverte di non dare mai per assolutamente certe le teorie scientifiche. non meno del saggio proposito di quel tale Scolastico. essere che si pone pensando sé stesso. Dottrina della scienza). basata sulla negazione (arbitraria) del realismo filosofico. avrebbe potuto disporre. che l'intuizione intellettuale (strumento filosofico per eccellenza con cui poter dedurre l'essere dall'idea) non avesse valore (cfr. La filosofia della rivelazione). da molti contestata.Tommaso fornisce queste 5 prove dell'esistenza di Dio al culmine della metafisica. tra cui Fichte.. superando il politeismo antico verso un monoteismo più vicino al nostro. della pietra filosofale. Hegel fu poi il più critico di tutti nei confronti di Kant. Le cinque vie di san Tommaso costituiscono tuttora per la Chiesa Cattolica e per altri laici un argomento valido e incontestato per giungere alla conoscenza di Dio. che lo chiudeva nell'ambito fenomenico e impediva. [4] Le refutazioni alle confutazioni di Kant [modifica] Le confutazioni di Kant si basavano in effetti sulla convinzione. provenienti entrambe da Dio.. che contraddistingue l'Aquinate: libertà di indagine. ma una copula ricavabile solo per via empirica: alcuni suoi contemporanei. Forte è l'interesse di Tommaso per il mondo dei fenomeni e per le scienze (notiamo. ma si tratta di un accertato falso storico). l'essenza delle cose. che l'esistenza non fosse una proprietà autonoma.] Voler conoscere dunque prima che si conosca è assurdo. per lui conoscibile tramite la reciprocità di filosofia negativa e filosofia positiva (cfr. sebbene anche Tommaso l'avesse già a sua volta contestata: per Tommaso infatti la dimostrazione esclusivamente a priori di Anselmo non sarebbe valida. Anche l'ultimo Schelling riformulò su queste basi la prova dell'esistenza di Dio. Schelling. qui. non possano mai essere in contrasto tra loro. ecc.

unità. Tommaso nota come il Padre esca continuamente fuori di sé inestasi. non solo "sono meno" nelle singole attribuzioni. » (Hegel) C'è poi da aggiungere che la Chiesa cattolica non ha mai dato credito alla tesi kantiana secondo cui le prove di San Tommaso sarebbero inconsistenti. ergo non possono esservene due). Come l'Uno ineffabile diPlotino (Neoplatonismo). Causalità e Creazione [modifica] Se due enti hanno qualcosa in comune.ontologica con una temporale. ad esempio dallo studioso Samek Lodovici. dove non è differenza fra il prima e il poi. in un'incontenibile esplosione di amore. lo Spirito Santo è la relazione di amore che lega il Padre al Figlio. ossia Dio è la comunione delle tre Persone nell'unica natura divina (Padre. il teologo Alberto Grammatico. riaffermò la validità della dimostrazione tomista.» La Trinità ed i misteri della fede [modifica] Il Dio cristiano è Uno e Trino. poteva fare inferire l'esistenza di un grande architetto. Nell'ambito della neoscolastica. L'essere e gli enti [modifica] La proprietà dell'essere è l'identità di unità-verità-bontà. Ci sono persone veramente malvagie. rendendo il Figlio partecipe di tutto ciò che Dio ha creato. dall'interno […]. solo un ordinatore che abbia fatto le cose. ad esempio. può determinare la costituzione intima di una cosa in modo che sia principio di un agire finalizzato. riscontrabile nell'esperienza della realtà. ma non vere. Al giorno d'oggi anche in ambito laico è stata rivalutata in particolare la quinta via di San Tommaso. esiste allora un ente che è loro causa. e perciò non si deve confondere una priorità logico . Importante è anche che Dio non può mentire perché è vero (verità): a questo argomento ricorrerà Cartesio con i suoi studi scolastici per dimostrare che il mondo davanti a noi è reale e non un'illusione. contestando le confutazioni moderne che le erano state mosse (tra cui quella kantiana). Gli enti creati (fra cui l'uomo) sono in qualche modo lontani dall'essere con infiniti gradi di perfezione (partendo dal più basso). L'ente-causa ha poco o nulla in comune con gli altri due enti che si ritengono un suo effetto. per così dire. Da ciò deriva che vi sono due cose che nemmeno Dio può fare: Dio non può fare il male (è buono) e non può creare un altro Dio (è uno.nell'acqua. l'essere di pensiero che non avendo il bene fuori di sé (l'Uno è ineffabile e nemmeno l'essere può vederlo o parlarne) pensa se stesso. ecc. cioè un Creatore. ma non quella di un creatore. Lodovici spiega però che «un ordinatore può solo agire dall'esterno. ma con infinite gradazioni viene anche a mancare la relazione d'identità esatta fra verità. In essi causa-effetto non sono costruiti considerando . mentre le attività finalizzate degli enti procedono. Egli spiega che per Kant il finalismo. bontà. il Padre uscendo fuori di sé diventa Uno-che-è. Queste operazioni avvengono nell'eterno. il quale ha inteso replicare alle obiezioni che le erano state mosse da Kant. dove non esiste tempo. ma per opportunismi. da lui giudicata espressione di un "realismo metafisico" in opposizione alle «varie avventure del pensiero contemporaneo germogliato dal nominalismo». unitamente (senza incoerenze interne) buone. Figlio e Spirito Santo). divenendo pensiero di essere e infine (come diceva Aristotele) pensiero di pensiero. in quanto creazione di un Dio che è verità e non può illuderci o mentirci.

Essendo l'essere comune a tutti gli enti. Causa-effetto sono sinonimi di potenza-atto.un solo effetto e una sola causa (fra due enti). è definibile una potenza che non è materia. non sono proprio. lo stato che precede la Creazione è potenza di potenza. un istante dopo si pensa che si tratta dello stesso ente. e un'altra che si potrebbe raggruppare con la precedente. due stati. con gli effetti e fra loro anche la causa ha qualcosa in comune con i due effetti: due enti qualunque (anche di coordinate temporali e/o spaziali diverse). non esiste un ente che sia causa dell'essere. La causa non è più definita dal precedere sempre un dato ente: diciamo che "A" causa l'ente "B". essendo la materia indissolubilmente legata alla forma per Aristotele come per Tommaso. ma una delle quattro categorie proposte. In particolare. se un ente è uguale a quello visibile. ovvero il Creato non è dato una volta per tutte. Tommaso estende la nozione di potenza ed atto in una che include le due categorie aristoteliche e va oltre (aggiungendone altre due). potenza di un atto. quando nessuno li pensa. La potenza. quanto maggiore è la diversità tanto più è ipotizzabile che quello che si manifesta per primo sia la causa di quello successivo. ovvero dal nulla (che da Platone in poi è stato inteso in senso relativo anche dai filosofi che storicamente non poterono accedere ai suoi scritti). e che può essere informe. si aggiunge una seconda condizione per definire un ente come causa. in cui atto e potenza (forma e materia) non sono legati indissolubilmente. nota come pensavano la "causa" gli antichi Greci. atto di un atto. nel senso che in alcuni momenti (non in ogni causa-effetto). Intuitivamente. L'alternativa. anche se non hanno niente in comune. Tommaso sostiene l'idea della Creazione per un motivo di fede (il racconto della Genesi). comunque. Entrambi dipendono dal fatto che potenza e atto possano esistere separatamente. la domanda "perché?" dell'essere non può avere risposta. Un ente è causa d'altri quanto meno ha in comune con gli effetti. come la definiva Aristotele. ma anche per un motivo filosofico che è una prova a sostegno del dato di fede ed una forte convinzione personale: l'esistenza delle cause seconde. ma introduce due concetti che sono sostanzialmente diversi da quelli di potenza ed atto aristotelici. quello che era chiamato "atto" è con maggior precisione "atto di una potenza". La causa non è un ente completamente distinto dai suoi effetti. non potenza come la definiva Aristotele. propriamente non si dovrebbero più usare le parole "potenza" ed "atto". La ragione procede così a costruire non delle semplici catene causa-effetto. parlare di cause seconde significa articolare la distinzione aristotelica di potenza ed atto in potenza di una potenza. e . Poiché l'essere è comune a tutti gli enti. che la causa si dà se due enti hanno qualcosa in comune (la causa è di due effetti). esso se deriva da qualcosa. in tale modo. hanno quanto meno in comune di essere nella stessa dimensione spaziale e temporale. come pensava Aristotele. è ipotizzare che l'essere non abbia proprio una causa e che il mondo esista da sempre. atto di una potenza. Potenza di potenza e atto di un atto sono due modi di essere. ossia non si può dire perché il mondo è così e non altrimenti. anche due enti di spazi ed epoche diverse a cui pensa un essere cosciente sono. suoi effetti. se prima di "B" vediamo sempre manifestarsi "A". sono categorie ignorate dalla filosofia antica. che esso non ha poco o nulla in comune con gli altri due. col poter essere. soltanto Dio può creare. non può che derivare da un non-ente. La Creazione è avvenuta una sola volta. sarebbe potenza di un atto. ma un albero ramificato in cui ogni nodo è causa dei due enti sottostanti. sebbene solo nella sua mente. ma la Creazione è continua. Il passaggio non è un vuoto cambio di parole. La prima e l'ultima di queste. ma fra tre: due "enti-effetto" e un terzo "ente-causa". Dio può agire nel mondo soltanto creando. Dio vi interviene creando. In particolare. nello stesso spazio-tempo.

I mezzi che ogni io impiega per raggiungere questo fine sono proporzionali a tale obiettivo e dunque l'"io" è un essere proporzionato al suo bene: il . Averroè aveva provato a superare questa difficoltà affermando che l’anima non è la forma razionale del corpo. Anche le traiettorie di comete ed astri. unico per tutti gli uomini. e il secondo l'esistenza di Dio come Atto puro. L'anima è fortemente legata e relazionata al corpo (e questo è dimostrato dal fatto che è lo stesso uomo quello che coglie i principi primi.uno implica quindi l'altro. il problema del contenuto si limita alla scelta di obiettivi raggiungibili che siano veri. almeno in potenza. e tale interpretazione era contraria alla Bibbia. necessariamente la sua forma deve essere un principio intellettivo. Da notare è che il concetto di causa seconda che fonda l'idea di un mondo che evolve in modo indipendente (e libero. anche in fisica ogni movimento è descritto da un vettore che ha intensità. vero e buono. Dall'identità ampiamente dimostrata di uno. la capacità di cogliere realtà immateriali o concetti universali. direzione e verso e dunque pare avere un qualche fine. Il fine è. Dunque. In questo modo. Ogni ente che si muove è mosso da altro. pur essendo ellittiche (senza verso. segue che il fine che è unico e vero (in quanto raggiungibile) è anche il bene dell'uomo. e la capacità di configurarsi come autocoscienza. ma finiva per annullare l'individualità dell'anima del singolo. sia passivo che attivo trascende il corpo ed è universale. è lo stesso che fonda la potenza di potenza e la dipendenza del mondo da un Dio Creatore. mantengono una direzione calcolabile e avranno una fine del loro movimento (prima o poi si scaglieranno contro qualche corpo dell'universo). L'antropologia di san Tommaso [modifica] L'antropologia tomista nasce dall'esigenza di conciliare la dottrina Platonico-Agostiniana dell'immortalità dell'anima e di per sé sussistente. e contemporaneamente avverte i più bassi appetiti sensoriali). A dimostrazione di questa duplice esistenza dell'anima (una legata al corpo. e se l'uomo è caratterizzato dal suo essere razionale e dalla sua facoltà intellettiva. e quindi anche nelle sue specifiche facoltà. L'immortalità dell'anima è dimostrata dal fatto che essa è caratterizzata dal desiderio di vita. qualcosa di unico (l'uomo tende a porsi un solo obiettivo per volta) e di vero. al contrario. le realtà intelligibili. perché l'intelletto. per l'uomo. poteva portare ad affermare la mortalità dell’anima. Anche alla luce di scoperte astronomiche posteriori a Tommaso si è confermata l'impossibilità teorica e pratica del moto perpetuo. nel caso dell'uomo) dalla causa prima che è Dio. ed Egli non ha creato nessun desiderio che non possa essere soddisfatto. Pertanto anche la "sete" di vita dell'anima deve essere per forza soddisfatta. e la concezione aristotelica. inoltre. l'altra da esso indipendente) Tommaso porta tre fatti: la reale constatazione del fatto che l'anima conosce tutti i corpi (ciò non avverrebbe se fosse un ente reale e corporeo). darsi degli obiettivi è una regola etica. In questo modo salvaguardava l'immortalità dell'anima. e nella natura non si ha un moto senza fine. conserva l'individualità della vita dopo la morte. Tommaso risponde affermando che: se la forma è il principio che caratterizza la natura di un ente. vista secondo errate interpretazioni. e completamente vero quando sarà atto raggiunto (poiché non ha senso che la ragione si dia obiettivi velleitari e non raggiungibili). ma. o meglio con una sua inversione periodica). Il primo afferma la possibilità del mondo di evolversi. secondo la quale dopo il giudizio universale ogni anima si ricongiungerà col proprio corpo. che spiegava bene il sinolon di anima e corpo. ma possiede un’esistenza autonoma e indipendente dal corpo. e pertanto ogni desiderio presente sulla terra vi è stato posto da Dio.

Inoltre. come per Aristotele. cioè la beatitudine. verità e bontà della creatura. e dice che è il "sommo bene" che realizza davvero e al massimo grado la natura umana. ma Tommaso va oltre. a seconda del grado di unità. poiché.bene è il fine che cerca di raggiungere e. Questo movimento non è un vagare senza senso eterno. la fine è il fine. fisicamente non più in grado di muoversi. per Tommaso. Senza la Provvidenza diviene inconcepibile l'esistenza stessa di Dio. inteso nel senso originale di "libertà di giudizio". verità e bontà. tuttavia. La beatitudine. Il libero arbitrio e la morale [modifica] L'etica di Tommaso si fonda sulla "libertà" dell'uomo. è la felicità. Nell'atto creativo la divinità è passata da uno stato di non-mosso e non-movente ad uno stato di movente nonmosso. l'identità di unità. e nel Suo agire già ne tiene conto. che poneva l'uomo stesso come oggetto di tale "contemplazione intellettuale". cioè l'esser privati della visione di Dio. Per Aristotele il "bene" era ciò che perfezionava l'uomo e portava a compimento la sua natura. al contrario di Aristotele. in quanto solo l'uomo è padrone del giudizio. essendo unica. ma ha una fine determinata (non infinite possibili) che. come egli dice. Poiché il carattere specifico dell'uomo è la ragione. Tommaso pone invece Dio come oggetto primo ed ultimo della contemplazione. l'unica "azione" possibile per raggiungere la beatitudine è di genere intellettuale. non è affatto in contrasto con la Provvidenza divina che ordina le vicende del mondo. tale. Tale fine ultimo. Etica [modifica] Per approfondire. Per una sorta di unità dei contrari. è anche il suo fine. è un agire. Nel Creato vale che omne quod movetur ab alio movetur ed ogni ente è in uno stato di "mosso" (mosso non-movente o mosso-movente). Dunque. per Tommaso. L'"io" è un agire (come più tardi diranno gli idealisti) ed è in vita solo mentre agisce e si muove per qualche cosa. vedi la voce Il male (Tommaso d'Aquino). In ogni uomo. questo vale per le cose superficiali e terrene. sarà uno stato di non-mosso e non-movente (fine di ogni movimento) oppure il ritorno alla causa prima del movimento nello stato di movente non-mosso. il libero arbitrio. Dio. ossia una creatura fuori dallo spazio-tempo. Per Tommaso questo movimento non può essere eterno e tende ad uno stato di non-mosso che. ma è solo un orientamento per la condotta umana che ha lo scopo di indirizzare l'uomo al suo proprio fine. come il nostro Io che è a sua immagine e somiglianza. coimplica anche la continua azione di questo Dio nel mondo e nella vita di ogni Io. in quanto egli solo può giudicare attraverso la ragione il suo stesso giudizio. l'"io" è in quanto agisce. La natura dell'uomo [modifica] Per Tommaso l'etica non è il pieno raggiungimento del fine ultimo dell'uomo. Se l'uomo non si sforza di soddisfare tale desiderio andando oltre il mondo fisico. poiché ciascuno. ma comunque libera di muovere parte del mondo. solo l'uomo possiede il libero arbitrio. vi è naturale desiderio di conoscenza. allora. e tanto più vale per le cose spirituali e divine. infatti. vedendo un "effetto". sarebbe la vera condanna eterna. che è nient'altro che l'operazione più nobile e più alta dell'uomo. che fondano le 5 vie per dimostrare l'esistenza di un Dio trascendente. vuole conoscerne la "causa". rimarrà in eterno insoddisfatto. per Tommaso. il libero arbitrio non è in contraddizione nemmeno con . perché essa è "al di sopra" d'ogni giudizio e libertà umana. con una fine qualunque. dunque. è infatti la "visione dell'essenza di Dio".

Il teologo sosteneva tuttavia che la pena andasse inflitta solo al colpevole di gravissimi delitti. 29. 92 a. 1 ad 1) « [. Ma poi Tommaso prosegue dicendo che: (LA) (IT) « . 92 a. estirpare un membro malato per salvare tutto il corpo. ovvero la naturale disposizione e tendenza al bene e alla conoscenza di tale bene.. per valutare ogni caso di comportamento che gli si presenti. L'aiuto quindi è per la generazione. La volontà. speranza e carità). La coscienza. cioè Dio.] L'aiuto non è per qualsiasi altra opera. poi ha voluto creare la donna per dargli un aiuto simile a lui.la predestinazione alla salvezza. La posizione sulla donna [modifica] Nella Summa Theologiae scrive: (LA) (IT) « dicitur Gen. Tommaso riprende da Aristotele le quattro virtù cardinali (ovvero giustizia. Tommaso. in adiutorium viri. che è il mezzo per decidere se tendere ad un bene per sé stesso. L'argomentazione di Tommaso d'Aquino è la seguente: come è lecito. [.. mentre all'epoca veniva utilizzata con facilità e grande discrezionalità. sed in adiutorium generationis. moralmente sbagliato. La prudenza. la virtù è un habitus. [. sicut Scriptura dicit. 4. faciamus ei adiutorium simile sibi. temperanza. Tali mezzi sono: 1. egli necessita di opportuni mezzi.] » Questo è nient'altro che è una riesposizione del testo biblico. Per quanto riguarda la morale. [. per qualsiasi altra opera un maschio potrebbe essere aiutato più opportunamente da un altro maschio che da una femmina. poiché la libertà umana e l'azione divina di Grazia (che è la conseguenza della predestinazione) tendono ad unico fine. per Tommaso. così quando una persona è divenuta un pericolo per la comunità o è causa di corruzione degli altri. cioè la virtù pratica che consente di valutare rettamente in ogni caso particolare. come alcuni hanno detto. q. dice che l'uomo ha sinderesi. prudenza e fortezza) ma introduce. 3. in più. anzi doveroso.necessarium fuit feminam fieri.. cum ad quodlibet aliud opus convenientius iuvari possit vir per alium virum quam per mulierem. artt. ovvero l'agire secondo natura e secondo ragione. non est bonum hominem esse solum.] Infatti.. La virtù. ut quidam dixerunt. come Bonaventura da Bagnoregio. intesa come capacità di ragionamento pratico e dunque di applicazione dei principi morali universali alle situazioni concrete particolari. Tuttavia. ed hanno una medesima causa. 1 co) « Il Signore ha creato l'uomo... le tre virtù teologali cristiane (fede. che occorrono al conseguimento della beatitudine eterna.. 2. » (Iª q.] » .. 37-42). II.. essa viene eliminata per garantire la salvezza della comunità (Summa Theologiae II-II. un "abito" consolidato nella natura.. oppure per tendere ad un altro comportamento. Liceità della pena di morte [modifica] Sant'Agostino e San Tommaso d'Aquino sostengono la liceità della pena di morte sulla base del concetto della conservazione del bene comune. non quidem in adiutorium alicuius alterius operis. » ( Iª q. Tuttavia.

e che pure dev'essere accettata dagli uomini con umiltà. inteso come ordine. La legge e la politica [modifica] Il trionfo di san Tommaso su Averroè Tommaso studiò a fondo il diritto e la giustizia. e lo stesso mondo. » (Iª q. la prima fonte della giustizia. Per Tommaso. oltre che biologica. mantiene il legame con la tradizione del pensiero cristiano medioevale del secolo precedente (definito da alcuni storici il "secolo delle donne"). cosa che indica dunque la presenza. cosa che nessun uomo potrebbe fare. scrive anche: (LA) (IT) « Ad tertium dicendum quod.. la Chiesa deriva dunque la concezione della sessualità come complementarità soprattutto spirituale (in ogni caso antropologica). per chiarire il punto di vista: evidentemente. » Dalla teologia di Tommaso. si omnia ex quibus homo sumpsit occasionem peccandi. ma è anche la parte mancante senza la quale l'uomo sarebbe monco. che è . di un dibattito sul tema della sessualità.. cioè privo di ordine. senza lasciarsi totalmente trascinare dal richiamo ai pregiudizi del mondo antico. insondabile e inconoscibile per l'intelletto umano. in sostanza. 92 a. Tommaso. dunque. 1 ad 3) « [. sarebbe incompleto. tuttavia. la donna non avrebbe doveri pari a quelli degli uomini. quello biologico. considerandoli i pilastri della società e differenziandone le fontiInfatti. a livello biologico la donna è inferiore all'uomo. Tale giustizia concerne la legge divina.] Il mondo sarebbe imperfetto senza la presenza della donna. è la "ragione divina". dove la donna non è solo un mezzo necessario per la generazione (che tale sarebbe la sua funzione biologica). attenta ai fenomeni naturali. ma il suo unico dovere sarebbe la generazione. all'epoca. ma in ogni livello (compreso quello biologico) è l'armonico che completa la disarmonia (cioè l'uomo).Si tratta qui di altri autori della Scolastica. Deus subtraxisset a mundo. per Tommaso. Il testo prosegue poi con una breve esposizione della differenza tra riproduzione asessuata e riproduzione sessuale. Per Tommaso. Pertanto. remansisset universum imperfectum.

Per quanto concerne lo Stato e la politica. dichiarando legittimo il pagamento di un interesse per la disponibilità (immobilizzo) di denaro del creditore. il quale tratteneva l'Anticristo fungendo da Nocchiero nei confronti del Re. Il teologo fa. usandola come mezzo di scambio. ma è la distinzione tra la sfera visibile e la sfera invisibile dell'uomo: esteriormente egli deve obbedire ad un re terreno. La Scolastica univa valore intrinseco e valore convenzionale della moneta. è "la perpetua e costante volontà di riconoscere e attribuire a ciascuno il suo diritto". una precisa differenza tra diritto e giustizia: per Tommaso il diritto è "la proporzione tra il profitto che il mio atto produce ad un altro individuo e la prestazione che questi mi deve in cambio". consigliandolo e guidandolo nella guida del popolo e dell'umanità in generale. Tommaso pone dei solidi limiti all'azione della società e della politica quando afferma che l'uomo "nel suo essere. Tommaso fece un'apertura. ma è bensì colui al quale il popolo ha delegato la propria libertà e sovranità in nome della pace. dunque. Comunque. al di là dei diritti e dei doveri sociali e politici. ma anche in quanto il re non è il tiranno. Tommaso afferma che la migliore forma di governo è la monarchia. e può (anzi. che è ben conosciuta dalla ragione ed è formata da principi universali che sono comuni a tutti gli uomini (come ad esempio la generazione). ma non sufficiente. sono malvagi per definizione. dell'unità e del buon governo (ovvero il bene comune). Le monete non acquistano valore perché le persone lo riconoscono usandole. in certi limiti. come usura. Tale però non è affatto una visione teocratica. il comportamento degli uomini che non si sottomettono alla legge divina e che. Dunque. afferma che. per il quale la moneta vale soltanto se le persone che la usano le riconoscono un valore. ma serve in realtà solamente a guidare ed a frenare. come hanno detto alcuni. La moneta-merce si compra contro un'altra merce che può essere un'altra moneta oppureoro. ma interiormente deve obbedire solo a Cristo Re. l'uomo deve tendere interamente a Dio. la "legge umana" ha come suo fondamento sia la legge divina che quella naturale. che sono spesso contrapposti. devono avere un valore intrinseco. nel suo potere e nel suo avere deve essere ordinato a Dio" e non alla società politica. Altra fonte di giustizia è poi la "legge naturale". Tale condizione è necessaria.guida dell'uomo verso la beatitudine eterna. qualunque fosse il tasso d'interesse applicato. non solo come trasposizione nell'umano della monarchia divina. In sostanza. considerando che fino alla restituzione del debito il creditore è privato delle sue finanze. poiché il suo governo spirituale è affidato ad un solo re. la giustizia. Secondo i filosofi scolastici la moneta era una merce come le altre che serve ad acquistare altre merci. perché chi detiene . deve) disobbedire al re terreno solo se egli viene in contrasto col re interiore Gesù Cristo. invece. anche se riconosce la positività dello Stato (monarchico). cioè Cristo. anche. La Scolastica sosteneva il valore convenzionale della moneta. Nell'Alto Medioevo cominciavano a circolare note-da-banco (poi chiamate banconote) di sola carta che erano utilizzate nei pagamenti e valevano quanto le monete d'oro: ciò provava che la moneta può avere un valore per il semplice fatto che le persone lo riconoscono (valore convenzionale come condizione sufficiente della moneta). Egli credeva che dopo la dissoluzione dell'impero cristiano l'ordine fosse mantenuto dal Papa. Le posizioni economiche della Scolastica [modifica] La Scolastica condannò con durezza il prestito di denaro contro interesse.

come avviene per definizione di prodotto. ma non intrinseco). il pagamento di interessi secondo Tommaso è un legittimo risarcimento del denaro che il creditore tiene a disposizione del debitore. o l'oro che è depositato in garanzia della nota-da-banco. Un'apertura al mondo del credito avviene considerando che chi presta denaro se ne priva per un certo periodo.moneta possa incassare oro è necessario che la moneta possegga un valore tale da giustificare il prezzo pagato. Il valore intrinseco implica un valore convenzionale. All'atto d'emissione una moneta non legittima alcun tipo di interessi e. . Non ci sono rapporti successivi che giustificherebbero il pagamento d'interessi. altra moneta o una merce si esaurirebbe con lo scambio. Tale valore non è la capacità di acquistare beni di importo equivalente che garantisce la moneta (valore della moneta. Altrimenti chi emette moneta priva di valore intrinseco dovrebbe pagare quanti l'accettano come mezzo di pagamento. ad esempio l'oro con cui è coniata. è un valore della moneta). chi compra monete compra l'oro di cui sono fatte. nemmeno il pagamento di un prezzo (deve essere emessa gratuitamente). la relazione fra chi acquista moneta e chi riceve in cambio oro. che sono gli stessi che l'acquistano. se è priva di valore intrinseco. ma è un valore intrinseco che avrebbe anche senza essere usata come mezzo di scambio. Una moneta già esistente e prestata legittima un pagamento d'interessi per il tempo per il quale la sua disponibilità è stata sottratta al creditore. In questo modo. cioè la sicurezza che altri accetteranno in pagamento il denaro. immobilizza delle somme che da al debitore. mentre non dovrebbe valere il contrario (anche se il valore convenzionale. anche per la Scolastica. pagamento e fruizione sono contemporanei. Noi diremmo che la moneta è un prodotto (della zecca) e.

ma lo fanno con punti di partenza differenti: il primo quella della ragione naturale. L'originalità della metafisica di Tommaso discende in gran parte dall'integrazione creativa di tratti neoplatonici nel quadro aristotelico di fondo. il secondo quello della rivelazione di Dio. in quanto contingente. Riguardo alla morale viene rivendicato il valore di un'etica naturale. Una valutazione profondamente positiva della realtà creata emerge dalla teoria dei trascendentali. Tommaso d'Aquino prende decisamente posizione a favore di Aristotele. che le vengono partecipate da Dio. qualcosa cioè in cui essere ed essenza non sono distinti. e solo con questa premessa la teologia cristiana può cominciare a muovere i suoi passi. L'elemento risultante che verrà dai posteri ritenuto più caratteristico è la distinzione reale tra essere ed essenza: l'“essenza” di ogni cosa. della bellezza. Entrambi prendono a proprio oggetto le ultime realtà. La psicologia e la morale applicano tale sguardo positivo alla realtà umana. della bontà. della verità. Solo il discorso teologico raggiunge dunque il fine soprannaturale dell'uomo. che mostra che ogni cosa che esiste possiede. in quanto esistente. ma anche indispensabile: l'esistenza di Dio è per esempio dimostrabile razionalmente. Riguardo all'anima. ma quello filosofico risulta non solo pienamente giustificato. Nella valutazione dell'atto umano Tommaso accoglie . significa una semplice possibilità. bisogna ammettere che all'origine ci sia lo “stesso essere sussistente”. che non è annullata dalla constatazione che il fine della perfetta beatitudine a cui aspira l'uomo non può essere raggiunto con le sole forze naturali. Tommaso ritiene che essa ha il potere naturale di conoscere la realtà e non ha dunque bisogno di una continua illuminazione da parte di Dio. Quest'ultima ha del resto un carattere pienamente scientifico in quanto al suo interno rispetta i criteri dell'argomentazione logica quanto qualsiasi altra scienza. che si realizza solo quando si esprime in un “atto di essere”. le caratteristiche dell'unità. Questa distinzione costituisce anche il punto di partenza per dimostrare l'esistenza di Dio e la creazione del mondo: essendo contraddittorio affermare che una cosa conferisce l'essere a sé stessa e non potendosi andare all'infinito. in polemica con gli agostiniani.TOMMASO D'AQUINO A cura di MAXI-RIASSUNTO Al centro della novità costituita dall'ingresso delle opere filosofiche greche nel mondo latino e dei susseguenti conflitti sulla loro compatibilità con la fede cristiana. che va chiamato “Dio”. sviluppando anzitutto una precisa distinzione di piani tra discorso filosofico e discorso teologico.

. q2a2ad1). che assegnavano un ruolo determinante all'intenzione con la quale si agisce: per questo l'uomo ha sempre il dovere di agire seguendo la propria coscienza.19. presentando le verità cui l'uomo può giungere con le sue sole forze. La necessità della teologia è fondata da Tommaso sulla necessità della rivelazione stessa: dato che l'uomo è diretto per la sua natura ad un fine che eccede le sue capacità naturali (un tema che diverrà più chiaro parlando della morale). Tuttavia nulla proibisce che ciò che di per sé è dimostrabile e conoscibile venga accettato come credibile da qualcuno che non capisce la dimostrazione (Somma teologica 1. così come la grazia presuppone la natura. per esempio fidandosi di chi gli assicura che essa è corretta (se così non fosse la fede cristiana sarebbe accessibile solo al filosofo!). Ma la sacra dottrina procede dagli articoli di fede. e quindi può essere “conosciuta”. per la salvezza dell'uomo è necessaria una rivelazione divina. filosofia e teologia. superiore per valore alle scienze filosofiche e certa quanto esse. L'ultima annotazione significa questo: l'esistenza di Dio è per esempio una verità razionale. che pareva a prima vista conciliabile con molta difficoltà con il pensiero cristiano. come viene detto in Rom. e altre cose di questo tipo che tramite la ragione naturale possono essere note su dio. come preferisce chiamarla Tommaso) può essere definita “scienza”? Ecco per intero la discussione del problema:Per il secondo articolo si procede così: sembra che la sacra dottrina non sia una scienza. Infatti ogni scienza procede da princìpi noti per sé. Uno dei tratti più caratteristici del pensiero di Tommaso d'Aquino è senza dubbio il tentativo di armonizzare. ma premesse agli articoli: infatti la fede presuppone la conoscenza. 1. Bisogna quindi anzitutto mostrare che oltre le scienze filosofiche è necessaria all'uomo un'altra dottrina. nella loro reciproca autonomia. Un caso tipico è costituito dall'esistenza di Dio: Il fatto che dio esista. ma chi non ne capisce la dimostrazione potrà semplicemente “credervi”. poteva suscitare l'impressione di una subordinazione della rivelazione al pensiero razionale (come sembrava essere avvenuto nella filosofia araba di Averroè [1126-1198]). Ma la teologia in sé (o “sacra dottrina”.fin dove gli era possibile le coraggiose proposte di Abelardo. e contemporaneamente il dovere di conoscere sempre meglio che cosa è veramente bene . la teologia rivelata così come egli ha voluto rivelare sé stesso. In questo modo è assicurata anche l'autonomia della speculazione puramente razionale: tutt'altro che essere esautorata. Per Tommaso il problema si poneva in maniera molto forte: la sostanziale accettazione della filosofia aristotelica. che attendono poi completamento dalla rivelazione. La dottrina basata sulla rivelazione non va però confusa con la teologia razionale: quest'ultima prende a proprio oggetto Dio così come egli può essere conosciuto alla sola luce della ragione (come per esempio aveva fatto Aristotele). essa diviene invece la premessa (il preambulum) della teologia. non sono articoli [= princìpi] di fede. e come la perfezione presuppone ciò che può essere reso perfetto.

ma anzi si trovano intimamente d'accordo con essa. non essendo ammessi da tutti: la fede infatti non è di tutti. così il teologo (come ogni altro credente) si fida delle notizie che Dio ha dato di sé stesso rivelandosi.che non sono noti per sé. Altre invece sono quelle che procedono da princìpi noti alla luce di una scienza superiore: come la prospettiva procede da princìpi resi noti dalla geometria.7: “A questa scienza si attribuisce solo ciò tramite cui la fede che dà la salvezza viene generata. o dimostrando che i princìpi rivelati non solo non sono contrari alla ragione. Rispondo dicendo che la sacra dottrina è una scienza. come la musica crede ai princìpi trasmessile dal matematico. Alla seconda bisogna dire che le cose singolari vengono trasmesse nella sacra dottrina non perché si tratti principalmente di essi: ma vengono introdotti sia come esempio di vita.2. Dunque la sacra dottrina non è una scienza. q1a2).In sintesi: la teologia trae i suoi princìpi da una “scienza” superiore. sia anche per rendere chiara l'autorità degli uomini tramite cui giunse a noi la rivelazione divina. Ma contro c'è ciò che dice Agostino in De Trinitate 14. E in questo modo la sacra dottrina è una scienza. Dunque la sacra dottrina non è una scienza. nutrita. Ciò non significa per Tommaso (come s'intenderà più tardi) che la teologia sia esclusivamente una scientia conclusionum. la geometria e le scienze di questo tipo. Alla prima obiezione dunque bisogna dire che i princìpi di qualsiasi scienza o sono noti per sé. così la sacra dottrina crede ai princìpi rivelatile da dio. Infatti alcune sono quelle che procedono da princìpi noti alla luce naturale dell'intelletto. La fede non è infatti concepita come qualcosa di irrazionale e . Quindi. Inoltre. o si riconducono alla notizia di una scienza superiore. come l'aritmetica. Ma bisogna sapere che ci sono due generi di scienze. e come il musicista si fida delle informazioni che il matematico gli dà riguardo alla sua scienza. perché procede da princìpi noti alla luce di una scienza superiore. e simili. per esempio delle gesta di Abramo. Ma la sacra dottrina tratta di cose singolari. Ciò può essere fatto in due modi: o evidenziando l'autorità del rivelante. la scienza non riguarda le cose singolari. Dunque la sacra dottrina è una scienza. vale a dire la scienza che posseggono dio e i beati. difesa. 3. che è la conoscenza che Dio ha di sé stesso (e che posseggono per quanto possibile anche coloro che sono giunti alla beatitudine eterna). una scienza cioè che non fa altro che tirare conseguenze da princìpi indiscutibili: anche nei confronti dei princìpi di fede la ragione ha infatti il compito di mostrare che essi sono credibili. rafforzata”. come nelle scienze morali. Isacco e Giacobbe. sulla quale si fonda la sacra Scrittura ovvero la sacra dottrina (Somma teologica 1. e la musica da princìpi noti tramite la matematica. come si dice in 2Tess. come è stato detto. che permette di ricavare conclusioni logiche da premesse di fede e anche di ragione. Ma il carattere scientifico della teologia è assicurato dal suo metodo razionale e argomentato. E tali sono i princìpi della sacra dottrina. Ma ciò non appartiene a nessuna scienza se non alla sacra dottrina.

cioè in ultima analisi la coerenza. nonostante affermi che l'unico scopo dei fatti “singolari” è servire o da esempio morale o da prova dell'autorità. 2) mostra la “credibilità”.. in Tommaso la ragione svolge un triplice compito a servizio della teologia: 1) dimostra le premesse che permettono l'accoglienza dei princìpi di fede. non può rimanere fedele a quest'assunto di origine aristotelica. verbo. Questo è il senso anche delle molte dimostrazioni di “convenienza”: delle opere di Dio non è possibile mostrare la necessità (ciò significherebbe negare la libertà di Dio). e dunque di attendere un completamento da una scienza guidata da una luce superiore alla ragione naturale. rivendica i suoi diritti. Ma appartiene al carattere del bene che si comunichi ad altri.. alla sua vita. Bisogna inoltre notare che Tommaso. L'aristotelismo di Tommaso d'Aquino è tuttavia fortemente impregnato di elementi neoplatonici. ma l'atto tramite cui accettiamo come vero sulla base di buoni motivi qualcosa rivelato da qualcuno. è facilmente separabile dalle discussioni teologiche. Inoltre. Nel seguito toccheremo quasi esclusivamente gli aspetti più originali della filosofia di Tommaso che. Dunque è chiaro che fu conveniente che dio si sia incarnato (Somma teologica 3. In questo modo la fede cristiana. Riassumendo. anima e carne”. Si noterà tuttavia che si tratta di una separazione che ha un carattere provvisorio: la filosofia è infatti secondo Tommaso capace di comprendere i propri stessi limiti. q1a1c).. È evidente allora che. Quindi qualsiasi cosa appartenga al carattere del bene è conveniente a dio. come dice Agostino in De Trinitate 13. proprio per le ragioni dette.17. dei princìpi di fede. la teologia di Tommaso non può rinunciare a quel fatto del tutto unico e particolare che è costituito dal compimento della salvezza nella storia. tutti aspetti o fatti singolari per eccellenza. comprendere che sono coerenti con la sua natura. 3) offre il metodo argomentativo tramite cui dedurre dalle premesse razionali e dai princìpi di fede ulteriori verità. eminentemente storica. alla sua passione. malgrado le affermazioni di principio contrarie. costringendo Tommaso a trasgredire tacitamente le regole della scientificità della cultura del suo tempo. il ruolo chiarificatore che la ragione assume nei confronti degli articoli di fede fa sì che molte delle discussioni filosoficamente più interessanti si trovino in un contesto propriamente teologico. Una parte importante della Somma Teologica è infatti dedicata a Cristo: alla sua persona. a posteriori. Un esempio tipico tra i molti possibili è la discussione sull'incarnazione di Dio: La stessa natura di dio è la bontà.Nelle sue linee generali. le cui opere proprio in quell'epoca cominciavano a circolare nella loro interezza nel mondo culturale di lingua latina. Ciò in verità avviene per il fatto che “congiunge a sé la natura creata di modo che venga una sola persona da tre elementi. . . desunti da . la metafisica di Tommaso si presenta come un'intenzionale ripresa di Aristotele.. Quindi al carattere del sommo bene appartiene che si comunichi alla creatura nel modo più alto. si può però.privato. morte e resurrezione.

ma piuttosto una maggiore stima della corporeità. E dico materia determinata quella che viene considerata sotto certe dimensioni. ibn Sînâ ovvero Avicenna [980-1037]). Secondo Tommaso ciò è pienamente vero solo nel caso degli enti privi di materia (detti “sostanze separate” e identificati con gli angeli). Da qui nasce un problema che in Aristotele non poteva porsi: vale a dire il problema dell'individuazione.6). che dunque sarà diversa per ogni angelo e si identificherà con lui.. ma la realtà è del resto solo singolare (in questo Tommaso accetta integralmente la critica d'Aristotele a Platone). ma nel caso degli enti necessariamente possedenti materia (le “sostanze composte”. In . Tale precisazione di sapore neoplatonico in Tommaso sembra però ottenere un risultato contrario a quello originario: non una svalutazione delle sostanze composte. L'influenza neoplatonica si può rilevare anzitutto nella maggiore sottolineatura della distinzione tra gli enti sensibili e quelli puramente intellegibili. Diverso è il caso degli angeli: non avendo essi materia. cioè di specie. che sono la materia non determinata dell'uomo (Sull'ente 2. che comprende in sé la materia e assieme la forma. per esempio l'uomo). Se l'essentia è universale. ma solo la materia determinata (materia signata). non è l'anima in quanto tale che conferisce individualità (l'anima è forma).. Nella definizione dell'uomo viene posta la materia non determinata: infatti nella definizione dell'uomo non si pone questa carne e queste ossa. l'essentia è il composto di forma e materia. Dionigi l'Areopagita [5º secolo]. ma carne e ossa in assoluto. la cui natura o essentia (questa è l'originaria traduzione latina di ousía) è solo forma. . sia soltanto particolare e non universale. È comunque solo l'ente pienamente individuato che può ricevere il nome di “sostanza” (traduzione del greco hypóstasis). Affermare che la materia fa parte dell'essenza significa infatti sostenere per esempio che la perfezione dell'uomo include necessariamente anche la corporeità (donde la giustificazione razionale dell'articolo di fede sulla resurrezione della carne). ma solo in quanto fatta per unirsi ad un corpo (“la moltiplicazione delle anime è secondo la moltiplicazione dei corpi”. distinzione che in Aristotele veniva attenuata dall'identificazione dell'ousía con la “forma”. .. che cosa conferisce l'individualità alla singola cosa? Sfruttando un'osservazione marginale di Aristotele e seguendo Avicenna. q72a2ad2). Parimenti influenzata dal neoplatonismo è la diversa concezione dell'essenza. e viene così ad avvicinarsi alla nozione logica di éidos. E dunque bisogna sapere che non la materia comunque intesa è principio d'individuazione. Mentre in Aristotele l'ousía e il tí én éinai (l'“essere-per-ciascuna-cosa”) erano anzitutto singolari. Nel caso dell'uomo dunque. Proclo [410-485].varie fonti (Porfirio [232-304]. indicante ciò che sussiste realmente e autonomamente. in Tommaso l'essentia (o quidditas) è universale. Somma teologica 1. Da ciò sembrerebbe seguire che l'essenza. l'individualità sarà necessariamente data dalla forma. Tommaso risponde che si tratta della materia: Il principio di individuazione è la materia..

Dunque la stessa natura è in rapporto con il suo essere come una potenza con un atto.3). Il passo ulteriore è invece più originale. rimane ancora il rapporto della forma con lo stesso essere. nascente dalla giustapposizione tra l'individualità della realtà e l'universalità della scienza: in quale modo la scienza può allora avere una sua verità? In Tommaso il problema è risolto perché l'universale non è solo un prodotto dell'astrazione dell'intelletto (universale post rem). ovvero ideae). La prima è quella di forma e materia. come della potenza con l'atto. Con l'affermazione dell'universalità dell'essenza Tommaso riesce infatti ad aggirare una difficoltà della filosofia aristotelica. Affermare che essi sono forme pure non equivale forse a designarli come “atti puri”. e posto che la stessa forma sussista senza materia. anzi la precede pure (neoplatonicamente) nella mente di Dio. Dunque è evidente che l'essere è altro dall'essenza o quiddità (Sull'ente 5. La scienza dunque è valida anzitutto perché non si basa solo su generalizzazioni (in quanto tali fallibili). e tuttavia ignorare se abbiano essere nella natura reale (an esse habeant in rerum natura). Posso infatti comprendere che cos'è l'uomo o la fenice. perché nessuna essenza potrebbe essere compresa senza ciò che fa parte dell'essenza. le viene dall'esterno ed entra in composizione con l'essenza. la relazione tra essenza ed essere va chiarita con l'aiuto dei concetti aristotelici di potenza e atto: Nelle cose materiali si trova una duplice composizione. dalle quali viene costituita una certa natura [ovvero essenza]. eliminata la materia. che possiede i modelli esemplari di tutte le cose create (universale ante rem.questo mutamento di prospettiva c'è anche una importante conseguenza di carattere gnoseologico. Fin qui. Ciò significa che le cose di cui abbiamo esperienza sono contingenti. che impedisce di considerarlo un essere assolutamente “semplice”. Tommaso segue sostanzialmente l'opinione che era già stata di Guglielmo di Alvernia (1190-1249). liberamente creato da Dio. Ma ogni essenza o quiddità può essere compresa senza che si comprenda alcunché del suo essere di fatto (de esse suo facto). non posseggono cioè in sé stesse nulla che richieda necessariamente la loro esistenza. c'è dunque una tale composizione tra essere ed essenza. ma sulla capacità che l'intelletto possiede di riconoscere l'universale incarnato nelle singole cose. Ma la natura così composta non è il suo essere. Anche nell'angelo. Dunque. eguali quindi a Dio stesso? Tommaso evita questa conseguenza con la dottrina della distinzione reale tra esse ed essentia: Qualsiasi cosa non faccia parte della comprensione dell'essenza o quiddità. Questa era già la soluzione che aveva dato al problema degli universali Pietro Abelardo. ma piuttosto l'essere è il suo atto. La totale assenza di materia negli angeli (sostenuta in polemica con il contemporaneo Bonaventura [1221-1274]. che vedeva in essi la presenza di una “materia spirituale”) pone di fronte ad un ulteriore problema. ma è anche realmente presente nella singola cosa (universale in re). Come più chiaramente viene detto in testi successivi al Sull'ente e l'essenza. E questa composizione .

ma solo di ragione (e infatti “convertuntur”. I trascendentali sono gli attributi generalissimi che riguardano l'ente in quanto tale. nella seconda in quanto consegue ad un ente in rapporto ad un altro. perché esprime nell'ente qualcosa o affermativamente o negativamente. per quanto non venga presentata con molta enfasi da lui stesso. i termini potenza e atto possono indicare due cose distinte: o la materia in rapporto alla forma (questo è il significato aristotelico). Tale distinzione ha così costituito un punto di riferimento fondamentale per pressoché tutte le filosofie posteriori. Essi quindi oltrepassano. proprio per questo però essi aiutano a comprendere la ricchezza di un termine -. Se è nella prima maniera. perché “ente” viene tratto dall'atto di essere. In questo modo Tommaso integra all'interno della metafisica aristotelica la tendenza neoplatonica a considerare l'“essere” come un qualcosa dotato di una sua autonomia (non solo concettuale. La distinzione di Tommaso tra essere ed essenza.“ente” -. e così via). che differisce da “ente”. e questo modo può essere inteso in due maniere: nella prima in quanto consegue a qualsiasi ente in sé. La distinzione tra i trascendentali non è quindi reale. se non la sua essenza. Un'importanza particolare ha nella metafisica di Tommaso d'Aquino la teoria dei “trascendentali” (come saranno in realtà solo più tardi chiamati). . E non si trova nulla che sia detto affermativamente in modo assoluto. Il passo più completo sui trascendentali si trova nella prima questione Sulla verità. fino all'esistenzialismo contemporaneo. sostanzialmente originale rispetto ad Aristotele (ma in parte ripresa da Alessandro di Hales [11851245]). o l'essenza (materia più forma o forma pura) in rapporto all'essere. Nella seconda cosicché il modo espresso sia un modo generale che consegue ad ogni ente. “trascendono” le categorie (o “predicamenti”). ma il nome “cosa” esprime la quiddità o . q50a2ad3). dice Tommaso).e costituisce l'autentico vertice della conoscenza metafisica. ciò avviene in due maniere.. Ciò accade in due maniere: nella prima cosicché il modo espresso è un qualche modo speciale dell'ente [= categorie]. per lo più sotto la forma della coppia concettuale essentia / existentia (un termine quest'ultimo poco amato da Tommaso). che dividono invece l'ente in differenti generi (altro è la sostanza.che altrimenti rischierebbe di rimanere vago e indeterminato.. Quest'ultimo andrà quindi definito “l'attualità di tutti gli atti” -. secondo la quale si dice che esso è. e come tale vivacemente contestata o difesa. altro la quantità. venne presto ritenuta il tratto più caratteristico del suo pensiero. che possa essere inteso in ogni ente. ma reale) rispetto a tutte le possibili determinazioni degli enti. e così viene assegnato il nome “cosa”.per questo viene spesso chiamato anche actus essendi -.bisogna intenderla negli angeli (Somma teologica 1. che opera una precisa deduzione dei caratteri dell'ente: Alcune cose vengono dette aggiunte all'ente per il fatto che esprimono un modo dell'ente stesso che non viene espresso dal nome “ente”. Quindi. secondo ciò che dice Avicenna all'inizio della Metafisica.

sia di quello oggettivo. aliquid. La definizione di verità come adaequatio rei et intellectus. che viene espressa dal nome “uno”: infatti l'uno non è nient'altro che l'ente indiviso. Questo in sintesi lo schema del ragionamento di Tommaso: attributi speciali (praedicamenta) attributi generali (trascendentia) conseguono all'ente in sé affermativamente (res) negativamente (unum [indivisio]) conseguono all'ente in rapporto ad altro secondo la divisione di un ente da un altro (aliquid [aliud quid]) secondo l'accordo di un ente con un altro con l'intelletto (verum) con il desiderio (bonum) Qualche osservazione aggiuntiva. ma non per l'albero. che rimarrà classica nei secoli. e più precisamente di un essere dovuto: la cecità è un male per l'uomo. Il fatto che esso sia un trascendentale dell'ente non significa che la verità sia una proprietà più delle cose che dell'intelletto: Tommaso tiene infatti ferma la nozione aristotelica di verità come corrispondenza soggettiva tra la mente umana e la realtà. “bello”. che viene espressa dal nome “qualcosa”: infatti si dice “qualcosa” come se si dicesse “un'altra cosa”. che è in un certo senso tutte le cose. res. unum. che viene ripresa dal neoplatonismo: il male è soltanto la mancanza di bene. che è derivato.essenza dell'ente. è buono in quanto desiderabile. Tommaso interpreta infatti . La prima riguarda il verum. ciò può avvenire in due maniere. sei sono (contando anche ens) le nozioni trascendentali: ens. è vero in quanto conoscibile. E l'accordo dell'ente con l'intelletto viene espresso dal nome “vero” (Sulla verità q1a1c). Ciò significa che ogni ente (cioè ogni cosa che ha essere) è una cosa in quanto determinato (cioè in quanto ha un'essenza). e ciò però non può avvenire se non si prende qualcosa che possa per natura accordarsi con ogni ente: e ciò è l'anima. intende tener conto sia dell'aspetto soggettivo. Piuttosto. è un'unità in quanto identico a sé (come già esplicitamente rilevava Aristotele). è un qualcosa in quanto distinto dagli altri enti. La seconda notazione riguarda il trascendentale bonum. Esso riceve discreta attenzione. E se il modo dell'ente viene inteso nel secondo modo. come viene detto nel terzo libro Sull'anima. Esso suppone la tesi della “irrealtà” del male. ma non viene incluso nella lista dei trascendentali in quanto sostanzialmente omologato al verum. Dunque l'accordo dell'ente con il desiderio viene espresso dal nome “buono”. cioè di essere. cioè secondo il rapporto di una cosa all'altra. Nella prima secondo la divisione di un ente dall'altro. L'ultima osservazione riguarda il pulchrum. ogni cosa ha già. bonum. Ma nell'anima c'è una facoltà conoscitiva e desiderativa. una naturale predisposizione ad essere conosciuta. verum. Nella seconda maniera secondo l'accordo di un ente con un altro. in quanto possiede essere ed essenza. così viene detto “qualcosa” in quanto è diviso dagli altri. che è primario. In conclusione. così come all'inizio dell'Etica [Nicomachea] si dice che il buono è ciò che tutti desiderano. E la negazione che consegue ad ogni ente in maniera assoluta è la non divisione. dunque come l'ente viene detto “uno” in quanto è in sé non diviso.

che è: il bene è ciò che tutti desiderano. E dunque il primo principio nella ragione pratica è quello che si fonda sul carattere del bene. Seguendo Avicenna. che ha il carattere di bene. Esso infatti è la diretta traduzione in un giudizio del trascendentale unum. e la somiglianza riguarda la forma. e su questo principio si fondano tutti gli altri. il male evitato. perché il senso prova diletto nelle cose debitamente proporzionate. la supremazia del primo principio dell'intelletto. in modo più rigoroso di quanto aveva fatto Aristotele. Dunque il bello consiste in una debita proporzione. così il bene è la prima cosa che cade sotto l'apprensione della ragione pratica. ma ne costituisce piuttosto la base: ogni essenza può essere conosciuta infatti solo in quanto esistente. Infatti ciò che cade per primo sotto l'apprensione è l'ente. e ogni concetto si formerà dunque “per addizione” rispetto alla nozione trascendentale di ente. Tommaso afferma ripetutamente che l'ens è il primo oggetto dell'intelletto. E dunque il primo principio indimostrabile è che è impossibile contemporaneamente affermare e negare. il principio di non contraddizione. La dottrina dei trascendentali acquista anche un immediato rilievo dal punto di vista conoscitivo. quantunque originariamente colta solo nella sua assoluta generalità (a questo proposito egli parla di esse commune). il bello propriamente riguarda il carattere della causa formale (Somma teologica 1. Ma differiscono per il carattere. Ma come l'ente è la prima cosa che cade sotto l'apprensione in assoluto. cioè sulla forma: e per questo il buono viene lodato come bello. si trova un certo ordine. la cui comprensione è inclusa in tutte le cose che uno conosce. così come in campo morale è il trascendentale bonum a costituire la premessa per il primo principio pratico: Nelle cose che cadono sotto l'apprensione di tutti. infatti anche il senso è una certa ragione. perché si fondano sulla stessa cosa. Questo è dunque il primo precetto della legge: il bene dev'essere fatto e cercato. q5a4ad1). E giacché la conoscenza avviene per assimilazione. Infatti il buono propriamente riguarda il desiderio: infatti il buono è ciò che tutti desiderano. Il bello invece riguarda la facoltà conoscitiva: vengono dette infatti belle quelle cose che piacciono quando sono viste. come ogni virtù conoscitiva. In questo modo è possibile fondare anche. E su di esso si fondano tutti gli altri precetti della legge di natura: in modo che cioè facciano parte dei precetti della legge di natura tutte le cose da fare o da evitare . Quest'affermazione non è contrapposta all'altra (di origine aristotelica) secondo cui l'oggetto proprio dell'intelletto umano è costituito dalla quidditas rei materialis. In questo modo viene affermata l'originaria e immediata consonanza della mente umana con la totalità della realtà.l'esperienza estetica come il piacere che si accompagna spontaneamente alla percezione della verità: Il bello e il buono in un soggetto sono lo stesso. che è ordinata all'azione: tutto ciò che agisce infatti agisce per un fine. che si fonda sul carattere dell'ente e del non ente. come in cose simili a sé. E perciò ha il carattere di fine: infatti il desiderio è quasi un certo movimento verso una cosa.

Dio dev'essere indicato come ipsum esse subsistens. abbia l'essere da un altro. Dunque è necessario che ogni cosa.che la ragione pratica conosce essere beni umani (Somma teologica 2/1. ma un punto di partenza niente affatto aristotelico. quella di costruire una scienza dell'“ente in quanto ente”. e che ha l'essere dal primo essere che è soltanto essere (et quod esse habeat a primo esse quod est esse tantum). lo studio dell'ente in quanto tale culmina per Tommaso nella teoria dell'ente sommo. a differenza di tutti gli altri che hanno l'essere. Il brano che abbiamo riportato presenta anche la struttura fondamentale della prova dell'esistenza di Dio secondo Tommaso: la stessa esistenza di cose che posseggono un essere soltanto partecipato mostra la necessità di qualcosa che sia originariamente l'essere e dunque causa prima di tutto il resto -. come cioè l'unico ente che è l'essere. È chiaro quindi che l'intelligenza [l'angelo] è forma ed essere. q94a2c). ma anche con il suo stesso essere. come s'è detto. dunque è necessario che ci sia qualcosa che sia causa dell'essere per tutte le cose per il fatto che essa è soltanto essere. che è dio (Sull'ente 5.ciò che appunto si indica con la parola “Dio”. 3. seppure in una prospettiva diversa. l'essere che possiedono tutte le cose create considerate astraendo dalle loro determinazioni). ovvero nella teologia: Tutto ciò che compete a qualcosa o è causato dai princìpi della sua natura. come la capacità di ridere nell'uomo. È difficile sopravvalutare l'importanza di questa dottrina. Perciò. come la luce nell'aria per influenza del sole. E poiché tutto ciò che è tramite un altro si riconduce a ciò che è per sé come alla causa prima. q2a3) elenca cinque diverse “vie” per dimostrare l'esistenza . In maniera simile a quanto avveniva in Aristotele . Altrimenti si andrebbe all'infinito nella cause.4). giacché ogni cosa che non è soltanto essere ha una causa del suo essere. tale che il suo essere è diverso dalla sua natura. Con essa infatti sembra giungere alla propria meta l'originaria intenzione di Aristotele. Ma non può essere che lo stesso essere sia causato dalla stessa forma o quiddità della cosa (intendo come causa efficiente): perché così una qualche cosa sarebbe causa di sé stessa.14): questo è infatti il nome che può indicare meglio di qualsiasi altro “il mare infinito dell'essere” (che però va tenuto chiaramente distinto dall'esse commune. In questo modo viene confermato razionalmente il nome che Dio rivela sul roveto ardente: “Così dirai a loro: "Io Sono mi ha mandato a voi"” (Es. giungerà fino a Kant). e cioè la distinzione reale di essenza ed essere nelle cose diverse da Dio. o viene da qualche principio esterno. e già Giovanni Duns Scoto (1266-1308) definirà la metafisica scientia transcendens (una definizione questa che. e questo è la causa prima. Un articolo celeberrimo della Somma Teologica (I. La successiva storia della filosofia in gran parte seguirà questa intuizione di Tommaso. Si noti che questo ragionamento ha una forma induttiva di tipo aristotelico (si parte da ciò che è sott'occhio per giungere al principio primo). il che è impossibile. Non soltanto egli s'identifica con la sua essenza (come gli angeli).

. E così qualsiasi cosa venga detta di dio e delle creature si dice per il fatto che c'è un qualche ordine della . Ma è stato mostrato . E ricevere l'essere per partecipazione è proprio ciò che si indica con il termine “creazione” (ciò tuttavia non equivale a negare l'eternità del mondo.di Dio. ma partecipino dell'essere (non sint suum esse. soprattutto nelle creature e in Dio: le prime “hanno” essere.. cioè la produzione di tutte le cose “dal nulla” (cioè “non da qualcosa di preesistente”): È necessario dire che tutto ciò che è in qualsiasi modo. E poi è stato mostrato che l'essere sussistente non può essere che uno. ma non nello stesso modo. il divenire è impossibile se non si ammette una prima causa efficiente. a deo esse). Sulle stesse basi Tommaso dimostra razionalmente la creazione. come in Aristotele. alcune di ùispirazione pi aristotelica (la prima. i vari gradi di essere (e anche di verità.. . il secondo “è” essere. sia da dio (omne quod quocumque modo est. è necessario che sia causato in essa da ciò a cui conviene essenzialmente (così come il ferro diventa infuocato per opera del fuoco). q44a1c). e non puramente equivoca. Resta dunque che tutte le cose altre da dio non siano il loro essere. è impossibile se non c'è un intelletto che la ordina.. il contingente o possibile non può essere se non c'è qualcosa che è di per sé necessario (questa via si identifica con la dimostrazione prima considerata). né univoca. In questo secondo senso. non sono tuttavia false.. l'analogia è una qualifica primaria della nozione di “ente”: l'essere infatti si trova in tutte le cose. assente dalla metafisica di Aristotele . di bontà ecc. il finalismo della natura. una tesi questa che viene confutata solo dalla rivelazione: è il tema dell'opuscolo Sull'eternità del mondo contro i mormoratori).. Infatti non possiamo nominare dio se non a partire dalle creature. ma anche la diversità di rapporti rispetto ad una stessa cosa (analogia attributionis). La struttura delle cinque vie è però simile: in tutte infatti si tratta di mostrare come ciò di cui si ha esperienza sarebbe inspiegabile se non si ammettesse un Dio che sta al di fuori del campo dell'esperienza stessa. Ecco in sintesi i ragionamenti seguiti: il movimento è impossibile se non si ammette un primo motore che non è mosso da nulla. La nozione platonica di “partecipazione”. diventa allora centrale in Tommaso: essa indica appunto la condivisione di qualche cosa da parte di chi la possiede originariamente e dunque definisce il rapporto originario tra Dio e le creature. la quinta). altre di sapore più neoplatonico (la terza e la quarta). La stessa cosa si dovrà anzi dire a proposito di tutti gli attributi che si possono dire di lui: Alcune cose vengono dette di dio in maniera analoga. anche inanimata. che significa non più. che dio è lo stesso essere sussistente per sé. solo l'uguaglianza di rapporti tra cose diverse(analogia proportionalitatis).. Altrettanto importante è la nozione di “analogia”. pur limitate. È perciò possibile formulare su Dio affermazioni che. Se infatti qualcosa si trova in un'altra cosa per partecipazione. sed participant esse) (Somma teologica 1. la seconda.) sono impossibili se non c'è un ente supremo in riferimento al quale giudicarli.

Anche in questo modo Tommaso si pone sulla scia di Aristotele. In Dio c'è potenza? Certamente essa non c'è nel senso in cui si oppone all'atto: Dio è infatti atto puro. la verità. Tommaso sfrutta però un secondo significato di potenza. Infatti. come nelle equivoche: ma il nome che così viene detto in molti modi significa diverse proporzioni nei confronti di qualcosa di unico (Somma teologica 1. la bontà a tutto il creato. che così porta la traccia della sua perfezione. dall'altra c'è un Dio che proprio in quanto atto puro partecipa il proprio essere a tutte le creature.. Ciò che si deve dire dell'essere va allora ripetuto per tutti gli altri trascendentali: Dio partecipa l'essenza. sul quale si fonda il carattere della . q1a4ob1). i trascendentali gli competono per eccellenza: “qualsiasi cosa conviene all'ente in quanto ente è necessario che si trovi soprattutto nel primo ente” (Commento a Boezio. l'individualità. . Ma l'essere divino. Per la sua importanza storica. Si potrà dunque dire che Dio è assolutamente unico (in quanto unum). E questo modo di comunanza si trova tra la pura equivocità e la semplice univocità. come dono dalla propria ricchezza. Infatti nelle cose che vengono dette per analogia non c'è una sola relazione (ratio). ma anzi onnipotente. Sulla trinità. come in quelle univoche. essendo perfettissimo.. considerando la teologia (razionale) come il coronamento della scienza dell'ente in quanto tale: ma contemporaneamente l'immagine di Dio -. come al principio e alla causa in cui preesistono in modo eminente tutte le perfezioni delle cose. il fatto stesso che le cose di cui abbiamo esperienza ci sono pur non godendo della coincidenza di essere ed essenza dimostra che il loro essere è ricevuto in dono. né una relazione totalmente diversa. che racchiude in sé ogni possibile verità (in quanto verum). Ma che cosa significa che egli può tutto? Dio viene detto onnipotente perché può tutte le cose possibili in assoluto. l'unità. Uno dei più importanti fili conduttori per parlare analogicamente di Dio è costituito per Tommaso dalla teoria dei trascendentali. conviene inoltre toccare il problema della potenza di Dio (affrontato con dettaglio nelle questioni Sulla potenza e riassunto nella Somma). In questo secondo senso Dio non solo è potente. che è massimamente desiderabile da qualsiasi ente intelligente (in quanto bonum).muta profondamente: se da una parte c'è un Dio “pensiero di sé stesso” che non può amare il mondo pena la perdita della propria perfetta attualità. ovvero perfezione (potentia activa). che era stato già evidenziato (ma meno usato) da Aristotele: la potenza cioè non come possibilità di essere modificato. ovvero imperfezione (potentia passiva). Se infatti Dio è “ente” nel significato più alto. Cose simili si potrebbero senza dubbio dire per gli altri trascendentali (anche se Tommaso non lo fa esplicitamente): Dio possiede l'essenza più ricca e anzi infinita (in quanto res).già ad un livello puramente razionale -. è massimamente individuato perché il suo essere coincide con la sua essenza (in quanto aliquid). ma come possesso di un principio di movimento o mutamento. q13a5c).creatura rispetto a dio.

l'ignoranza dell'essenza di Dio è l'unico motivo per cui Tommaso contesta Anselmo d'Aosta (1033-1109). Esso dunque ripugna al carattere del possibile in assoluto. In questo modo Tommaso interpreta l'affermazione del prologo del vangelo di Giovanni: “Dio nessuno lo ha mai visto” (1. Tale precisazione consente a Tommaso d'Aquino di respingere l'opinione secondo cui il mondo creato da Dio sarebbe “il migliore possibile”: Quando si dice che Dio può fare qualcosa meglio rispetto a ciò che fa. e contemporaneamente valorizza la tradizione della teologia “negativa” o “apofantica” (soprattutto Dionigi l'Areopagita). 1. Dimostrare che Dio c'è (an est) è infatti ben diverso dal sapere che cosa egli sia (quid est).18). è vero: infatti di qualsiasi cosa può farne un'altra migliore. q25a3c). che . non limitato a qualche genere dell'ente.potenza divina. che essendo unita al corpo è la forma di una materia. Ma conoscere lo stesso essere sussistente che è Dio è al di sopra delle possibilità naturali di qualsiasi intelletto creato. secondo la quale di Dio si può dire propriamente solo ciò che egli non è. è l'essere infinito. si trovano dichiarazioni di ispirazione neoplatonica (analoghe a quelle che molto pi saranno caratteristiche di Leibniz ). 1. Ma nulla si oppone al carattere di ente. lo stesso concetto di “mondo migliore possibile” è contraddittorio. che possiede l'essere solo per partecipazione. perché non ci sarebbero in quello tante buone nature quante in questo. Ma se “meglio” è un avverbio e riguarda il modo da parte di colui che fa. Tutte le cose dunque che non implicano contraddizione fanno parte di quelle cose possibili rispetto alle quali dio viene detto onnipotente (Somma teologica 1. in cui ci sono alcune nature buone alle quali non si aggiunge del male.. soprattutto nelle opere giovanili. D'altra parte. Dunque qualsiasi cosa possa avere il carattere di ente fa parte delle cose possibili in assoluto. ma recante in sé la perfezione di tutto l'essere. La facoltà di parlare analogicamente di Dio non toglie che la sua essenza sia assolutamente impossibile da conoscere tramite le facoltà naturali dell'anima umana: questa. d44q1a2ad5). rispetto alle quali dio viene detto onnipotente. in cui viene riconosciuto anche al male un ruolo nella bontà complessiva del mondo: Un universo in cui non ci fosse nulla di male non avrebbe tanta bontà quanta ne ha quest'universo. se “meglio” è un nome. Insomma. per esempio. se non il non ente. perché implica in sé l'essere e contemporaneamente il non essere. può infatti conoscere solo ciò che le è connaturale: cioè le cose individuate nella materia (tramite i sensi) e le forme universali astratte dalle cose (tramite l'intelletto). allora Dio non può fare meglio di come fa: perché non può fare con maggiore sapienza e bontà (Somma teologica. e alcune alle quali si aggiunge: ed è meglio che ci siano entrambi i tipi di nature piuttosto che le prime soltanto (Commento al Libro delle sentenze. è contraddittorio il concetto di “numero maggiore possibile”). . q25a6ad1). . Tuttavia anche in Tommaso... perché di qualsiasi cosa finita è sempre possibile una più perfetta (allo stesso modo. che è sottomesso alla potenza divina..

I due punti più delicati erano costituiti dalla dottrina dell'intelletto agente (o “produttivo”) e dall'immortalità. tramite la quale l'anima umana le rende attualmente intellegibili. Alcune correzioni dovevano però essere introdotte per renderla compatibile con la rivelazione cristiana. Il risultato finale della metafisica di Tommaso è dunque differente da quello di Aristotele: la domanda sull'essere. che.. il che equivale sostanzialmente ad una petitio principii. Come la fisica nel suo complesso. ma non ad una risposta intellettualmente completa. concesso che ci sia un tale intelletto agente separato. . La metafisica culmina così in un grande interrogativo. Riguardo al primo. . ma ha bisogno di essere dimostrata tramite le cose che sono più note dal nostro punto di vista e meno note dal punto di vista della natura... cioè immediatamente evidente. prendendo posizione in una celebre questione che Aristotele aveva lasciato poco definita. Il problema dell'essere si sposta così dal campo speculativo al campo morale.riteneva che l'affermazione dell'esistenza di Dio sia “per sé nota”. E questo lo conosciamo sperimentalmente. può giungere alla fine solo ad una indicazione. Ma dato che così non è. Tommaso.. Infatti nessuna azione conviene a qualche cosa se non tramite un qualche principio che gli inerisca formalmente.. Ma . Si potrebbe dire che anche davanti ad una pietra risulta impossibile chiarire fino in fondo che cosa significhi per essa esistere: si potrà sì dire che ciò vuol dire avere l'atto di essere partecipato da colui che è l'essere. Ma poiché noi non sappiamo di dio che cosa egli sia. ma al contrario la sovrabbondanza di tutte le perfezioni che conosciamo solo imperfettamente e limitatamente e tuttavia desideriamo spontaneamente nella loro totalità. le rende attualmente intellegibili. perché il predicato è identico al soggetto: dio infatti è il suo essere. Ma. vale a dire tramite gli effetti (Somma teologica 1. il che significa renderle attualmente intellegibili. ma nella supposizione che l'uomo conosca l'essenza di Dio. ma quale sia l'essenza dello stesso essere rimane ignoto.. il concetto di Dio come essere sussistente viene formato dall'uomo solo a partire dalle cose contingenti che sono a lui più vicine: Questa proposizione: dio esiste. quando percepiamo di astrarre forme universali da condizioni particolari. purtuttavia bisogna affermare che nella stessa anima ci sia una qualche facoltà partecipata da quell'intelletto superiore. ritiene che vada necessariamente ammesso che l'intelletto agente sia qualcosa appartenente alla singola anima: Alcuni hanno affermato che quest'intelletto separato secondo la sostanza sia l'intelletto agente. è nota per sé. q2a1c). per noi non è nota per sé. che muove la meraviglia dell'uomo. Il difetto di questa opinione non consiste per Tommaso (come spesso poi affermato) in un indebito passaggio dal piano mentale a quello reale (per quanto riguarda Dio è perfettamente lecito dedurre dall'essenza l'esistenza). anche la dottrina dell'anima è in Tommaso pressoché interamente ripresa da Aristotele. . in quanto è in sé. dietro al quale però è già assicurato che non si trova il nulla. quasi illuminando le immagini sensibili.

una luce naturale sufficiente a garantire l'autonomia e la correttezza della sua conoscenza.l'intelletto separato. Sul piano teologico. è tuttavia un principio incorporeo e sussistente. che è creatore dell'anima. Ma non viene in questo modo negata l'immortalità? Tommaso ritiene di no. La posizione di Agostino e dei contemporanei maestri francescani viene rifiutata anche da un altro punto di vista: in quanto cioè essa sosteneva che nell'uomo esistano più “forme”. Ora. lo svolgimento di una conoscenza universale. quantunque sia forma del corpo. Ciò è un ulteriore segno che solo l'unione di anima e corpo può essere indicata come “uomo”. che cioè le anime intellettiva. Dunque da lui l'anima umana partecipa la luce dell'intelletto (Somma teologica 1. In questo modo Tommaso modifica drasticamente anche la dottrina agostiniana dell'illuminazione: l'uomo conosce non perché attualmente lo illumini Dio (che alcuni identificavano con l'intelletto agente unico di cui parlava Avicenna). Il desiderio naturale non può del resto essere vano. Ma l'anima è forma. Dunque ogni sostanza intellettuale è incorruttibile (Somma teologica I q75a6c).. cioè autonomo. tramite il quale si può indurre l'immortalità dell'anima: Un segno di questa cosa può essere preso anche dal fatto che ciascuna cosa naturalmente desidera essere a suo modo. che. essendo legata al qui e all'ora. è lo stesso uomo che percepisce di sentire (tramite il corpo) e di pensare (tramite il solo intelletto). Dunque chiunque ha intelletto desidera naturalmente essere sempre. che teorizzavano l'unicità anche dell'intelletto possibile. affermando così un'unica anima per tutta la specie umana (questo è l'argomento affrontato nell'opuscolo polemico Sull'unità dell'intelletto contro gli averroisti). con un argomento simile si può sostenere la . Gli atti intellettuali infatti manifestano un carattere di universalità che non può essere attribuito ai sensi corporei. Ma c'è anche un argomento più immediato. Il senso non conosce l'essere se non sotto il qui e l'ora: ma l'intelletto apprende l'essere assolutamente e secondo ogni tempo. in quanto esistente grazie alla partecipazione dell'essere divino e ad esso orientata. Ma nelle cose conoscenti il desiderio segue la conoscenza.una volta per tutte -. che assume anche le funzioni delle anime inferiori e dev'essere dunque definita ancora “forma corporis”. è dio stesso. q79a4c). ma perché il suo proprio intelletto ha ricevuto -. Infatti. sensitiva e vegetativa siano realmente distinte. La chiave dell'argomentazione è costituita dal mostrare che l'anima intellettuale. secondo i documenti della nostra fede. ed è impossibile che una cosa si separi da sé. qualcosa di sussistente può corrompersi solo perdendo la propria forma. Il presupposto è ovviamente costituito dalla coerenza e dalla bontà dell'intera natura. Dunque l'anima è incorruttibile.. di sapore agostiniano. non può mai ispirare un desiderio irrealizzabile. A maggior ragione risulta confutata la teoria di Averroè e dei suoi seguaci. neanche come semplici strumenti: la corporeità impedirebbe infatti. Seguendo Aristotele. Tommaso afferma invece che nell'uomo c'è un'unica anima intellettiva. .

Bisogna precisare più da vicino in quale modo l'uomo . Dunque. Anche nella morale Tommaso d'Aquino si ispira da vicino ad Aristotele. consiste nel precisare che l'uomo agisce sempre -in maniera più o meno consapevole -. secondo le parole del Salmo 102. non riescono a soddisfare la sua sete di felicità: né le ricchezza.anima e corpo -. Da ciò è evidente che nulla può soddisfare la volontà dell'uomo all'infuori del bene universale. La dottrina dell'anima di Tommaso suscitò numerose discussioni presso i contemporanei. se restasse ancora qualcosa da desiderare. Anzitutto bisogna mostrare come tutti i beni naturali. che è il desiderio umano. e la sua psicologia divenne addirittura parte dell'insegnamento ufficiale della Chiesa: nel 1312 il Concilio di Vienna addirittura anatematizzerà chi affermi che “anima rationalis seu intellectiva non sit forma corporis humani per se et essentialiter” (DS 902). né in generale alcun bene creato può costituire la sua felicità ovvero beatitudine: La beatitudine infatti è un bene perfetto. Dire che Dio è la beatitudine dell'uomo però non basta.5: “Colui che ricolma di beni il tuo desiderio”. q2a8c). ma solo in dio. che il piano puramente naturale -. e nel cercare quale mai possa essere questo fine. è il bene universale (così come l'oggetto dell'intelletto è il vero universale).convenienza della resurrezione finale dei corpi: quantunque infatti -come si vedrà -. perché ogni creatura ha solo una bontà partecipata. né la perfezione dell'anima. la stessa assunzione dell'etica aristotelica è molto significativa: essa sottolinea. né gli onori. né il potere.l'anima può giungere di per sé alla beatitudine.quello che era stato raggiunto dalla filosofia pagana -mantiene una sua autonomia e validità anche all'interno della prospettiva cristiana. né la perfezione corporale. così come per Aristotele. Ma l'oggetto della volontà. Ed esso non si trova in nulla di creato. solo in dio consiste la beatitudine dell'uomo (Somma teologica 2/1. tanto che la sua esposizione sembra spesso obbedire solo alla preoccupazione di mettere maggiore ordine e precisione nella teoria aristotelica. una volta di più. che rendevano problematici perfino elementi essenziali della fede cristiana.che poteva apparire pericolosa per la religione cristiana. la riunione con il corpo la renderà più perfetta. né la fama. Il punto di partenza. In essa infatti sembravano essere presenti troppe concessioni alla filosofia pagana. che sono alla portata delle sole forze dell'uomo. Dietro alle discussioni speculative c'era tuttavia una questione fondamentale di atteggiamento culturale: in Tommaso la rivendicazione della verità della psicologia aristotelica supponeva implicitamente una piena valutazione dell'autonomia e della globale bontà dell'essere umano -. né il piacere. Il tempo avrebbe in realtà dato ragione a Tommaso. Dunque solo dio può soddisfare la volontà dell'uomo. L'aspetto più interessante della morale di Tommaso consiste allora proprio nel modo in cui quest'ultima viene integrata all'interno della struttura classica. che sazia totalmente il desiderio: altrimenti non sarebbe il fine ultimo. In realtà.in vista di un fine.

sebbene tramite l'effetto possa conoscere della causa che essa c'è. Dunque per la perfezione della beatitudine si richiede che l'intelletto giunga alla stessa essenza della prima causa (Somma teologica 2/1. tramite la quale non possa essere conosciuta l'essenza della causa (non si possa cioè sapere che cosa sia la causa). di dio sa soltanto che c'è. conoscendo l'essenza di qualche effetto creato.. In primo luogo. di sapere anche che cosa sia quella causa.. che l'uomo non è perfettamente beato finché gli resta qualcosa da cercare e desiderare.nella vita teoretica. Una proporzionata alla natura umana. q3a8c). cioè alla quale l'uomo può giungere tramite i princìpi della sua natura. non si deve dire che l'intelletto abbia raggiunto in senso assoluto la causa. Se in lui la felicità maggiore veniva individuata -. il che è contraddittorio). Dunque la perfezione dell'intelletto procede in tanto in quanto esso conosce l'essenza di qualche cosa. la sua perfezione non raggiunge ancora in senso assoluto la causa prima. . che però era realizzabile solo in maniera parziale (è impossibile per l'uomo passare la vita a contemplare soltanto). Se dunque l'intelletto umano. quando conosce l'effetto e sa che esso ha una causa.. la cui realtà è testimoniata dalla rivelazione cristiana: C'è una duplice beatitudine ovvero felicità dell'uomo. come viene detto all'inizio della Metafisica. Ciò mostra la necessità di ammettere razionalmente la possibilità di altre virtù oltre quelle intellettuali (dianoetiche) e morali (etiche): quelle teologiche (o teologali). ma tuttavia le sue forze naturali sono palesemente insufficienti a raggiungerlo: ciascuna creatura infatti conosce “secundum modum substantiae eius”. la perfezione di qualsiasi facoltà è in rapporto al genere del suo oggetto. Se dunque un intelletto conosce l'essenza di qualche effetto. Affinché ciò sia evidente bisogna considerare due cose. Un'altra è la beatitudine che eccede la natura dell'uomo.al termine dell'analisi del comportamento umano -. E questo desiderio è la meraviglia. secondo una certa . . cioè adattando l'oggetto conosciuto alla propria natura: ma l'essenza divina eccede infinitamente qualsiasi essenza creata.possa conquistare questa felicità ultima: La beatitudine ultima e perfetta non può consistere in altro che nella visione dell'essenza divina. in Tommaso la stessa morale è fin dall'inizio mossa da quella meraviglia che costituisce il primo movente della ricerca. In questo modo morale e metafisica vengono legate in modo ancora più stretto di quanto già avveniva in Aristotele. e dunque orientata ad un fine ultimo di sua natura assoluto e perfetto. In secondo luogo. Ma l'oggetto dell'intelletto è il che cos'è. E dunque all'uomo rimane naturalmente il desiderio. Dunque non è ancora perfettamente beato. alla quale l'uomo può giungere solo per virtù divina. che causa la ricerca.. ma gli rimane ancora un desiderio naturale di cercare la causa. Si realizza allora un curioso contrasto: il fatto stesso che l'uomo possa desiderare il bene perfetto mostra che egli di fatto lo può raggiungere (altrimenti esisterebbe un desiderio naturale smentito dalla natura stessa. cioè l'essenza della cosa.

così come enumerate da Paolo in 1Cor.. i princìpi naturali dell'uomo. nella Sacra Scrittura. nel fatto che l'amante viene attratto verso la cosa amata (Somma teologica 2/1. Esso è da giudicare la più grande delle virtù.partecipazione da parte della divinità.. speranza e amore (caritas). secondo ciò che viene detto in 2Pt. non consistono nel “giusto mezzo”: nei confronti di Dio non possono infatti esistere eccessi. 13. non bastano per ordinare l'uomo verso la suddetta beatitudine. La loro trattazione è compito della teologia e non più della filosofia. q62a1c). sia perché solo tramite la rivelazione divina. viene corretto sulla base della creaturalità dell'uomo e degli insuperabili limiti del suo intelletto.potrà infatti mai amare Dio o credere o sperare in lui quanto sarebbe giusto. Ma in ciò che è sopra l'uomo l'amore è più nobile della conoscenza. Dunque è necessario che all'uomo vengano aggiunti da parte di dio alcuni princìpi per mezzo dei quali egli venga ordinato alla beatitudine soprannaturale.13 -. E tali princìpi vengono detti virtù teologiche: sia perché hanno dio come oggetto. E poiché una tale beatitudine eccede la proporzione della natura umana. è destinato a rimanere sempre . Le virtù teologiche -. ma piuttosto amarlo: Le virtù teologiche hanno un oggetto che è al di sopra dell'anima umana. simili virtù vengono tramandate (Somma teologica 2/1. sia perché solo da dio vengono infuse in noi. la speranza ciò che non si ha (e dunque non avrà più motivo quando si possederà Dio): solo l'amore conduce in assoluto all'unione con colui che si ama. l'amore il suo conformarsi al fine ultimo. ma ciò non toglie che anche su di esse è possibile e necessario riflettere in maniera razionale. a differenza di tutte le altre (secondo Tommaso anche di quelle intellettuali). la speranza il tendere della volontà al sommo bene. q66a6ad1). Il secondo consiste nella preminenza che viene accordata all'amore. ed è l'unica ad avere un carattere definitivo: la fede riguarda infatti ciò che non si vede (dunque scomparirà quando si vedrà l'essenza divina). che Tommaso dapprima sembra condividere. 1. ma l'amore. anzi la loro stessa “forma” (in quanto indirizza tutte le altre al fine ultimo che è Dio). . Questo mostra anche che solo in un certo senso la meraviglia che motiva la vita morale è destinata ad essere spenta: nella visione dell'essenza divina infatti la cosa più importante non è comprendere Dio tramite l'intelletto. ma anzi vi sono sempre difetti: nessun uomo -.in quanto creatura finita -. Il primo consiste nel fatto che le virtù teologiche. che tramite Cristo siamo diventati partecipi della natura divina.4. in base ai quali procede per agire bene secondo la sua proporzione. in quanto tramite esse veniamo rettamente ordinati verso dio. .. In questo modo il tipico intellettualismo greco.. dunque come beatitudine. Infatti la conoscenza si realizza nel fatto che le cose conosciute sono nel conoscente. Ciascuna di esse porta a perfezione un aspetto dell'anima razionale in relazione al suo fine ultimo: la fede perfeziona l'intelletto. Notiamo solo due aspetti interessanti.sono fede. Il primo oggetto del pensiero dell'uomo è l'essere: ma questo nella sua forma più perfetta.

Il principio della destinazione soprannaturale dell'uomo conferisce importanza centrale ad un tema che non poteva interessare molto un'etica puramente naturale: il problema cioè dei criteri di valutazione degli atti umani. In questa prospettiva però si crea un grande problema. ma piuttosto all'intenzione con la quale esse vengono compiute. sia sensitivo. Nella sua forma più semplice può essere espresso così: se tutto ciò che viene fatto volontariamente dall'uomo è scelto sub specie boni. ma piuttosto ordinata alla felicità completa e infinita cui l'uomo aspira. che è un suo disordine (Somma teologica 2/1. nessuno potrà scusarsi dell'adulterio adducendo la sua ignoranza della legge di natura che proibisce di andare con la moglie di un altro: perché proprio questa ignoranza è colpevole. che costituirà nelle sue implicazioni tema di interminabili discussioni nella morale cristiana. così anche per difetto di volontà. cioè perché in esso viene visto qualcosa di buono. In questo modo la felicità naturale non viene però negata. È insomma alla ragione che spetta l'insostituibile compito di dare senso e valore all'intero campo dei comportamenti autenticamente umani. in Tommaso essi sono tanto buoni quanto rendono l'uomo meritevole di ricevere in dono . q78a1). Il primo si verifica quando l'uomo agisce in sèguito ad un'ignoranza volontaria o a cui egli avrebbe potuto rimediare. Esaminiamo brevemente i tre casi.dopo il corso della vita terrena -. come quando uno pecca per passione.l'unica che rende un'azione realmente umana -di un'azione cattiva? Ancora più semplicemente: come può esistere un peccato realmente imputabile all'uomo? Il problema nasce appunto perché viene presupposta l'esistenza di un giudice delle azioni umane che non guarda solo al loro aspetto materiale.incomprensibile. Per esempio. Dunque il peccato negli atti umani accade sia per difetto d'intelletto. È per questo che il criterio fondamentale della moralità delle azioni resta ancora la recta ratio (corrispondente all'orthós lógos aristotelico): se la ragione è in grado di dirigersi verso un fine soprannaturale. Anzitutto bisogna distinguere più cause che possono rendere cattiva un'azione umana: L'uomo. Laddove in Aristotele il loro valore veniva immediatamente attribuito dalla capacità di contribuire ad una felicità naturale. essa sarà capace anche di ordinare le azioni dell'uomo verso di esso. per esempio quando uno pecca per ignoranza. sia razionale (che viene chiamato volontà). La risposta di Tommaso (in buona parte ispirata a Pietro Abelardo) è piuttosto articolata. ha naturalmente desiderio di bene (appetitum boni). come anche qualsiasi altra cosa. su quale base si potrà parlare dal punto di vista della volontà -. chiedendo solo l'adesione dell'amore. e per difetto del desiderio sensitivo. Ma i princìpi degli atti umani sono l'intelletto e il desiderio. L'unica ignoranza che scusa un'azione in sé cattiva è infatti quella che non è causata da . Dunque il fatto che il suo desiderio devìi al male accade a causa di una qualche corruzione o disordine in qualcuno dei princìpi dell'uomo: così infatti si trova l'errore nell'azione delle cose naturali.la visione dell'essenza divina.

ab eo qui curam communitatis habet promulgata”. Ma. La legge divina -. ha il dovere di rendere il più corretto possibile il giudizio della ragione. promulgato da colui che ha la cura della comunità” (“quaedam rationis ordinatio ad bonum commune. commetterebbe peccato. la volontà vi si dirigerebbe come ad un male: non perché sia in sé male.negligenza né tanto meno intenzionale. si lascia tuttavia sopraffare dalla passione sensibile. e non di un bene reale. Il terzo caso avviene quando l'uomo coscientemente preferisce un bene subordinato ad uno sovraordinato: quando per esempio preferisce la ricchezza (che in sé è un bene) alla vita di un altro uomo (che è un bene immensamente più grande): in questo caso si può quasi dire che l'uomo scelga coscientemente il male. Nella misura in cui essa viene partecipata all'uomo tramite la ragione. la seconda delle quali perfeziona e adempie . essa va poi chiamata lex naturalis. Un esempio estremo e paradossale: Credere in Cristo per sé è cosa buona e necessaria alla salvezza: ma la volontà non vi si dirige se non secondo ciò che la ragione propone. definita come “ordinamento razionale diretto al bene comune. come anche si esprime Tommaso. Ma non è certamente la legge umana quella che interessa di più Tommaso. Sostanzialmente originale rispetto ad Aristotele è anche la dettagliata trattazione che Tommaso offre del concetto di legge. Il secondo caso succede quando l'uomo. parimenti. ma piuttosto quella che. presenta ad un uomo come buona un'azione che invece in sé è cattiva? L'uomo ha il dovere di seguirla. promulgata dal Dio onniprovvidente (o meglio coincidente con il suo intelletto). in seguito all'apprensione della ragione (Somma teologica 2/1. È lo strettissimo nesso con la ragione umana che permette di assumere la legge come criterio della bontà dei comportamenti. che gli suggerisce un bene che per quanto abbia una sua validità (per esempio il puro piacere). perché sceglierebbe un'azione in quanto cattiva. pur conoscendo la legge universale (che è dettata dalla ragione). In conclusione: l'uomo ha sempre il dovere di agire secondo ragione (o. sebbene sarebbe più corretto dire che sceglie consapevolmente un bene palesemente minore. Ma che cosa accade se la ragione.la cui trattazione è compito non più della filosofia ma della teologia -. è tuttavia disordinato per l'uomo. se dalla ragione ciò fosse proposto come un male. “secondo coscienza”).è quella che la rivelazione ci trasmette nella duplice forma di legge antica e legge nuova (cioè evangelica). è necessario che egli riceva anche una lex divina positiva. Dunque. senza alcuna colpa. Somma teologica 2/1. q19a5). se viceversa agisse contro la propria ragione. in cui la forma essenziale è costituita dall'intelletto: si tratta quindi di un bene apparente. q90a4c). tende al massimo bene comune dell'intero universo: questo è il concetto di lex aeterna. tramite le quale anche la legge naturale acquisti maggiore certezza ed efficacia. ma perché è male per accidente. Questa tuttavia sarebbe sufficiente solo se l'uomo fosse ordinato ad un fine puramente naturale: ma dato che la sua destinazione è soprannaturale.

Uno in maniera principale: cioè la stessa grazia dello Spirito santo data interiormente. l'equilibrio. di portare a realizzazione l'obiettivo della sua perfetta umanità e perfetta felicità. q106a1c). Per questo l'Apostolo dice in 2Cor. “per la formazione dei principianti”. q106a2c). Lo straordinario successo ottenuto lungo i secoli tanto dalla filosofia quanto dalla teologia di Tommaso d'Aquino è certamente un segno del loro valore.cioè nel Nuovo Testamento -. Ma in che cosa consiste la legge divina nella sua forma definitiva assunta nel Vangelo? Qui la risposta di Tommaso è molto originale: la legge nuova non è una legge scritta. Infatti.pienamente la prima. La profondità. che si presenta espressamente come un'opera solo ad eruditionem incipientium. per spaventare gli ingiusti. Dunque anche la lettera del Vangelo ucciderebbe. ma piuttosto una legge che iustificat. nella comunione con lui. la legge nuova non giustifica. che con “lettera” s'intende qualsiasi scrittura che sta fuori dell'uomo. l'armonia tra esigenze razionali ed esigenze di fede condussero rapidamente alla loro assunzione nell'insegnamento ordinario della Chiesa. Non va però dimenticato che il pensiero di Tommaso si sviluppa in un contesto culturale estremamente vivace e ricco. oltre che essere legata ad un giudizio sul valore delle tesi di Tommaso. ma piuttosto la stessa capacità. Per questo Agostino dice in De Spiritu et littera. E Agostino spiega. donata da Dio all'uomo.è stata data dall'interno. così come le virtù naturali vengono portate a perfezione e completate da quelle teologiche. cioè perdona: Alla legge del Vangelo appartengono due aspetti. Dunque. che quindi è scritta nel cuore stesso dell'uomo. q99a1).cioè nell'Antico Testamento -. la legge nuova giustifica. “come l'intenzione principale della legge umana è di fare amicizia reciproca tra gli uomini. non contiene quindi precetti. se non ci fosse dall'interno la grazia sanante della fede (Somma teologica 2/1. anche quella dei precetti morali quali sono contenuti nel Vangelo. ma lo Spirito dà la vita”. Un altro elemento appartiene alla legge del Vangelo in maniera secondaria: cioè le testimonianze della fede e i precetti che ordinano gli affetti umani e gli atti umani. per giustificarli”. 3. Il testo più letto e studiato diventa la Somma teologica. E quanto a ciò. ma piuttosto è “la stessa grazia dello Spirito Santo. La legge nuova non è così un insieme di norme da rispettare. Bisognerebbe anzi notare che la recezione dei secoli successivi. all'interno del quale la sua figura non è affatto quella di un genio isolato. così la legge naturale è assunta e trasfigurata all'interno della libera autocomunicazione di Dio attraverso quel dono di sé che è lo Spirito. è in gran parte motivata dalla sua grande sensibilità didattica. Quanto a ciò. Bisogna però rammaricarsi che spesso lo . così l'intenzione della legge divina è di costituire principalmente l'amicizia dell'uomo verso Dio” (Somma teologica 2/1.6: “La lettera uccide. che viene data ai credenti in Cristo” (Somma teologica 2/1. Per questo la legge nuova non è una legge che condanna. qua -.la legge era posta dall'esterno. in De Spiritu et littera. 17: “Là -.

. rigorosamente confrontate usando tutti gli strumenti razionali e le più aggiornate premesse filosofiche.spirito del pensiero di Tommaso sia stato frainteso e dimenticato: la ricerca instancabile ed equilibrata di nuove soluzioni. oppure una stanca e arida ripetizione di tesi (che nella Chiesa cattolica sarà travolta dal rinnovamento ispirato dall'ultimo Concilio ecumenico). La riflessione e la valutazione della filosofia di Tommaso è così ancora oggi un compito in gran parte da svolgere. divenne così o una disquisizione puramente verbale su questioni pressoché impalpabili (che susciterà la rivolta del Rinascimento).

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