LICEO ARTISTICO STATALE DI BENEVENTO

Corso Post-Diploma

Operatore tecnico per la valorizzazione delle risorse turistico-culturali del territorio campano

Francesco Morante

STORIA DELL’ARTE
profilo storico

anno 1999

I. Premessa
I.1 Realtà e rappresentazione La produzione figurativa ha per scopo la «rappresentazione». Intendiamo con tale termine, il rendere visibile e concreto, attraverso un oggetto o un’immagine, qualcosa che possa essere comunicabile o trasmesso ad altri. Nel campo delle arti figurative rientrano fondamentalmente la pittura e la scultura, ma nella loro accezione più ampia, è da intendere con il primo termine tutte le arti che producono immagini, e con il secondo tutte le arti che producono oggetti. La rappresentazione è quindi quell’atto, cosciente e volontario, del dar forma. Che cosa sia una forma è argomento che può essere visto da numerosi punti di vista. In questo caso, intendiamo essenzialmente per forma l’insieme delle cose esistenti. Dar forma, significa far entrare nel mondo qualcosa che, da quel momento, inizia ad esistere. Dar forma, in questo caso, diviene il risultato di un processo creativo. Ma da cosa nascono le forme? Sicuramente da una necessità funzionale. La natura ha creato l’insieme delle cose che ci circondano con una logica di ottimizzazione delle funzioni che dovevano svolgere. Ne è derivato un insieme in cui ci sono elementi esteticamente gradevoli, altri meno. L’uomo, nelle sue manifestazioni artistiche, è ovviamente partito dalle forme già esistenti. In sostanza, la sua è divenuta rappresentazione della realtà che lo circondava. Cosa sia la realtà, lo acquisiamo come dato empirico. La realtà è tutto ciò che ci circonda, e che possiamo percepire con i nostri sensi. Nel caso che la produzione artistica abbia ad obiettivo la rappresentazione della realtà, il rapporto che intercorre tra realtà e rappresentazione è il seguente: REALTÀ percezione ARTISTA interpretazione RAPPRESENTAZIONE Tra la realtà e la rappresentazione, vi è di mezzo l’artista che, per giungere all’opera d’arte, ossia alla rappresentazione, compie almeno due processi: uno di percezione e uno di interpretazione. Il primo, possiamo considerarlo un atto oggettivo, mentre il secondo è maggiormente un atto soggettivo. Questo tipo di processo descritto, non è solo finalizzato alla rappresentazione, ma anche alla conoscenza, ossia, solo attraverso i processi di percezione ed interpretazione (e quindi di rappresentazione verbale o di autorappresentazione mentale, non necessariamente figurativa) si può giungere alla conoscenza della realtà. Si comprende, ovviamente, come la rappresentazione non solo consenta la conoscenza della realtà, ma amplia la realtà stessa di nuove forme, siano esse oggetti o immagini. La realtà, quindi, per noi, oggi non è solo natura ma anche storia e cultura. Ossia, la realtà è l’insieme di tutte le cose esistenti, siano esse create dalla natura, siano esse create dall’uomo. I.2. Naturalismo ed antinaturalismo Nelle arti figurative, possiamo distinguere due atteggiamenti fondamentali: il naturalismo e l’antinaturalismo. Diciamo che un’arte figurativa è di tipo naturalistica, quando la rappresentazione tende ad essere uguale alla realtà o alla percezione di essa. È invece antinaturalistica quando la rappresentazione è dissimile dalla realtà o dalla sua percezione. Naturalismo e antinaturalismo non sono due categorie assolute, ma hanno infiniti gradi intermedi. Ad un estremo, avremo manifestazioni naturalistiche di tipo mimetico o imitativo (ad es. il ritratto); dall’altro, manifestazioni quali la pittura astratta, che sono antinaturalistiche in quanto rappresentano realtà che non sono altrimenti percepibili se non attraverso quella rappresentazione.

Il concetto di naturalismo ed antinaturalismo non è da intendersi come meccanica corrispondenza tra un modello (la realtà) e una copia (la rappresentazione), bensì definisce un atteggiamento più complessivo che potremmo definire come segue. La produzione umana è sempre artificio. Essa, tuttavia, può simulare la natura, utilizzando le immagini che essa offre, anche per rappresentare cose prodotte dalla propria immaginazione. Il naturalismo, quindi, si basa più sul concetto di simulazione, che non di imitazione della realtà. Quando manca non solo l’imitazione, ma anche la categoria più generica di simulazione del reale, si ha, in assoluto, l’antinaturalismo. Rivedendo la storia dell’arte, sulla scorta di questi due parametri, si possono classificare tutti i periodi storici come naturalistici o antinaturalistici. L’arte, nelle sue prime manifestazioni del periodo paleolitico, nacque come naturalistica. Il pensiero umano, non possedendo ancora la razionalità che solo un linguaggio articolato consente, operava per categorie analogiche: l’immagine percepita differenziava e qualificava la sostanza delle cose. E così l’immagine era il referente unico per la rappresentazione del reale. Quando nel neolitico si abbandona la rappresentazione dell’immagine, per ricercare la sinteticità del graffito, si opera, forse, la più grande rivoluzione culturale mai realizzata. Passando dal disegno al segno, l’arte ci testimonia che l’uomo preistorico non lavora più sulle immagini, ma sui concetti. È iniziato quel processo di razionalizzazione logica, che porta alla nascita del linguaggio. Il linguaggio, con la sua rappresentazione verbale del mondo, consente, prima ancora che la comunicazione, il pensiero. È con la formulazione del linguaggio articolato che, l’uomo, inventa il software per far funzionare il suo cervello. E la nascita del linguaggio, si accompagna ad una sperimentazione per tradurre il linguaggio in scrittura. È una fase di elaborazione lenta, che si andò perfezionando per alcuni millenni, anche se è implicito ritenere che linguaggio e scrittura abbiano seguito fin dall’inizio un percorso comune e parallelo. E tra i graffiti neolitici e i geroglifici egizi non correre alcuna differenza concettuale. Infatti le prime scritture, per essere ideogrammatiche e non fonetiche, ci danno la prima prova di come linguaggio e scrittura nascono con il passaggio dal disegno al segno, operata tra la fine del paleolitico ed l’inizio del neolitico. L’arte neolitica, quindi, è sicuramente antinaturalistica. Ma, seppure in misura minore, lo sono anche le arti delle prime grandi civiltà che troviamo nei periodi storici: quella egiziana e quella sumerica. Il primo grande balzo, per ritornare al naturalismo, lo operò solo la cultura greca classica, nel VI secolo a.C. Solo in questo momento l’arte recupera un legame forte con l’oggettività della realtà che rappresenta, senza il filtro di schematizzazioni o semplificazioni interpretative più o meno logiche. E l’aderenza all’oggettività è il dato che caratterizza ed omogeneizza tutto il periodo classico, esteso non solo all’arte greca, ma anche a quella ellenistica e romana. Il medioevo è invece profondamente antinaturalistico. Abbandonando la preoccupazione per la resa formale, per privilegiare l’aspetto contenutistico del messaggio artistico, fece divenire l’arte visiva un surrogato della comunicazione verbale. In ciò, giocò un ruolo notevole l’egemonia della cultura religiosa cristiana sulle manifestazioni artistiche. Il ritorno al naturalismo coincise con la fine del medioevo. In scultura, il naturalismo fu riconquistato già dalla cultura tardo-gotica. In pittura, invece, il ritorno al naturalismo fu tutto di marca italiana, e soprattutto fiorentina, prima con Giotto e poi con la scoperta della prospettiva e l’avvio della grande stagione dell’arte rinascimentale. E l’arte moderna è rimasta naturalistica fino alla metà dell’Ottocento. Da Manet in poi, attraverso l’Impressionismo e le Avanguardie storiche, l’arte ritorna ad essere profondamente antinaturalistica. E, come detto, non è un caso che questa trasformazione avvenga in coincidenza con l’avvento della fotografia e del cinema, che consentono una diversa rappresentazione della realtà del tutto naturalistica, perché ottenuta con mezzi meccanici.

finirono per costituire una comunità con propri usi e costumi. al di là dei suoi limiti tecnici. L’agricoltore neolitico deve necessariamente radicare la propria vita al sito che ha scelto di coltivare. In questo momento. Molte ipotesi sono state fatte. che. che possiamo definire. A queste si dava probabilmente una risposta in termini. trasformandola da ambiente naturale.000 anni fa. passando queste da una economia di prelievo (caccia e raccolta di vegetali spontanei) ad una economia di produzione (agricoltura ed allevamento). doveva ingenerare molte ansie esistenziali. così come ancora oggi lo intendiamo. L’attività costruttiva. producono relazioni di cause ed effetti. In questo periodo si ha una modificazione notevole nelle società umane. nacque il concetto di nazione. se sfruttati. e portarono ad una struttura embrionale delle società umane. insieme a quella agricola. Le manifestazione artistiche di questo periodo sono pitture rupestri ritrovate in grotte. un animale).000 anni fa. ma vivesse di flussi migratori. Il dato che che appare evidente. Questa età viene definita paleolitica. spesso inaccessibili. ad habitat umano. spostandosi alla ricerca di nuove mandrie da cacciare. e di conseguenza la società cominciò a differenziarsi in classi sociali. è sempre momento di conoscenza. agendo sulla sua immagine. Si specializzò ulteriormente la differenziazione dei popoli. prima di andare a caccia. come connubio di etnia e di territorio di appartenenza. possiamo ritenere che in questa fase nacque il concetto di territorio. Con le prime forme di villaggi stabili e di città nacque la specializzazione del lavoro. Realtà che. In questa fase. necessario per distinguere dagli altri il sito che il singolo agricoltore coltivava. uno dei pilastri della magia. Tuttavia. La preistoria II. si può produrre un effetto (benefico o malefico) sulla cosa (per esempio. in queste prime rappresentazioni. in quanto gli agricoltori che coltivavano appezzamenti contermini. Da sempre. che è ancora quella attuale. in pratica. Così si giustificherebbe questa produzione di immagini di animali. Nacque così il concetto di proprietà terriera. ma più plausibile. a livello di coscienza dell’artista. magici.II. In tal modo. La magia è il credere che esistono legami misteriosi tra le cose. in quanto sono i periodi iniziali in cui l’uomo utilizza utensili in pietra. Le divinità dei cacciatori paleolitici non potevano .2. che compivano i cacciatori. l’uomo è andato compiendo della superficie terrestre. si è pensato ad una specie di ritualità religiosa. ricorrendo allo schema illustrato in premessa.000 o 30. fu l’inizio della trasformazione che. quale magia propiziatoria. del perché l’uomo del paleolitico abbia iniziato a disegnare immagini nelle caverne. È probabile che questa sia la spiegazione più semplice. da allora. Procurarsi il proprio sostentamento con un’attività violenta basata sullo scontro fisico. Attraverso la costruzione di una immagine. ubicate nella Francia centrale e nella Spagna settentrionale. sulle motivazioni che hanno indotto gli uomini preistorici a produrre immagini nelle caverne.1. l’artista cerca di raffigurare così come egli la percepisce. è l’aderenza al naturalismo: l’uomo preistorico concepisce le immagini come raffigurazione del mondo visibile. Il neolitico L’età paleolitica finisce circa 10. Le conseguenze di ciò furono notevoli. L’uomo del paleolitico viveva soprattutto di caccia. Ed in questa fase. la rappresentazione del reale.000 o 12. è il credere che esista un legame invisibile tra l’immagine e la cosa rappresentata. II. possiamo ritenere che si modificò anche la religione. In sintesi. Dato che i soggetti di queste immagini sono quasi sempre animali. con la necessità di insediamenti stabili nacquero l’architettura e le prime forme di insediamenti urbani. la realtà che si va a rappresentare. Possiamo ritenere che il cacciatore paleolitico non avesse un legame stabile con un luogo specifico. si chiarisce meglio. L’arte paleolitica I primi esempi di arte figurativa risalgono a circa 25.

indipendentemente da forma e fattura. vengono preferite le incisioni.C. in quanto il linguaggio è lo strumento di pensiero per eccellenza. La nascita della storia Il passaggio. Quando. proprio perché non rimandono visivamente all’immagine delle cose. ma in maniera diversa. Questo è un passaggio che si comincia a verificare già nell’età neolitica. ma a scapito degli altri uomini che avevano già accomulato altre ricchezze. così come le immagini. II. ma diventano il simbolo di una classe di individui. bottiglia. in poi. affinché si abbia un linguaggio. L’invenzione del linguaggio Il passaggio dal paleolitico al neolitico è una fase fondamentale della nostra storia umana. Le prime grandi civiltà III. tavolo. l’oggetto o il concetto che rappresenta (il significato). le comunità divennero predatrici di altre comunità. È solo grazie al linguaggio che l’uomo può articolare dei pensieri. ancor prima che a comunicare. In questo momento. e dalla sostituzione degli utensili in pietra con quelli forgiati prima in bronzo e poi in ferro. Un ritorno alle divinità maschili si ebbe quando la forza divenne nuovamente un elemento propulsivo. Si passa. III. in sostanza. e quel segno deve indicare solo quella categoria di oggetti e non anche altre. cioè. viene segnata dalla scoperta dei metalli. In questa fase. Il cacciatore si procurava il cibo attraverso la morte. Bisogna. l’agricoltore attraverso la nascita. perché dovevano “dare” la forza necessaria allo scontro con le prede. che vide sorgere i primi grandi imperi lungo il Nilo e l’Eufrate. con l’immagine si ottiene una rappresentazione di una realtà particolare. la rappresentazione serve a sperimentare la conquista successiva. si passa da un pensiero fondato sull’analogia (l’immagine) ad uno fondato sulla logica (la parola). infatti. Essa rappresenta una realtà. dopo quella del linguaggio: la scrittura. ad una concezione antinaturalistica. con le parole si ottiene una rappresentazione più generica ed universale (la parola «sedia» indica tutti gli oggetti. Le immagini colgono l’aspetto visibile del reale.3. e non solo elaborare delle sensazioni. per funzionare devono essere univoci: ad una categoria di oggetti deve corrispondere un solo segno. rende universalmente validi i segni linguistici. l’uomo riesce ad inventare un linguaggio più articolato. e le regole per usarli. Per cui. Le raffigurazioni non colgono più l’individuo. viene testimoniata proprio dalle rappresentazioni artistiche del neolitico. nel grande processo della «significazione». le parole solo il concetto. dal neolitico alla successiva età. Riesce ad elaborare un meccanismo che serve a pensare. Rispetto alle pitture. ma che diverrà intenso solo quando si passerà dalla preistoria alla storia: in quella fase. che consentono di contenere un liquido. proprio per la maggiore immediatezza di esecuzione e comunicazione. In questo modo nasce un segno: quando la parola (il significante) indica. senza possibilità di errore. Le divinità degli agricoltori neolitici divennero femminili. che permettono di sedersi. deve avviarsi un grande processo che è quello della significazione. Operando per categorie concettuali. di dimensione non eccessiva. I segni linguistici. bicchiere) è un segno. Questa fase di elaborazione del linguaggio. dal disegno al segno. la parola «bottiglia» tutti gli oggetti.1. perché l’agricoltura si fonda non sulla forza (che è un principio genetico maschile) ma sulla fertilità (che è invece un principio genetico femminile). Ma.che essere maschili. in pratica. Ma la . La conquista della ricchezza avveniva non più a scapito della natura e degli animali. Le raffigurazioni tendono ad essere sempre più semplificate e stilizzate. cioè. si definisce segno l’unione inscindibile di significato e significante. e così via). Una parola (sedia. Nel passaggio dal paleolitico al neolitico si passa da una visione fondamentalmente naturalistica. che va dal 4000 a. In base alla moderna linguistica.

considerando che la scrittura geroglifica egiziana. era espressione di un potere forte.2. non ha mai caratteri creativi. l’amministrazione della giustizia e delle funzioni di governo. e la nascita dei primi grandi imperi. altre civiltà sorte nel bacino del Mediterraneo e nell’Asia Minore: i fenici. L’arte egiziana rimane. basata su una contemporanea visione di profilo (per gambe. Ossia. quello dei dignitari e dei notabili. Segni e disegni. Questo modo. ma diviene strumento fondamentale per l’accumulo del sapere. Anche questa è una costante che si ritroverà nelle culture successive: ogni qualvolta l’arte viene prodotta in un regime di tipo dittatoriale. conserva ancora un legame con la significazione visiva (e non fonetica. non fosse molto distante la differenza tra scrittura ed immagini. esprime sempre il medesimo significato. si può dire che. prendono sempre più autonomia. di uscire dalla preistoria per entrare nella storia. la creatività diviene elemento considerato negativo. Per costituire quella grande memoria collettiva che sono i libri e le notizie scritte: strumenti principe per la trasmissione del sapere. nella cultura egiziana. che denuncia palesemente il suo antinaturalistico. originate dalle immagini. Anche la religione era detenuta da caste sacerdotali aristocratiche e dogmatiche. sull’uso e sul significato delle arti visive: il rapporto con il potere. In sintesi. che il potere dittatoriale persegue. Anzi. La produzione artistica. Lo stato egiziano era impostato su una monarchia fortemente autoritaria. L’attività degli artisti era rivolta anche ad un mercato più ampio. non tutta la produzione artistica era probabilmente diretta alla rappresentazione del potere. Arte aulica e arte popolare Nell’antico Egitto. Come detto in precedenza. in questa società. o un fine . In pratica. ed altri. ed alla esportazione. per quanto detto. il pensiero logico (che si affida alle parole. Nello stesso periodo vediamo formarsi delle civiltà fortemente caratterizzate: l’impero egiziano. nella sua immutabilità. pur nelle poche testimonianze ritrovate. Non solo la scrittura permette di differire la comunicazione umana nel tempo e nello spazio. è possibile notare una espressione più immediata e popolare. La prima scoperta permette. ebbe caratteristiche sempre uguali. ma doveva attenersi alle formule stereotipe della tradizione. nascono. Maniera decisamente caratteristica. nel corso dei secoli successivi. In questa fase. alle formulazioni dialettiche e matematiche). Da questo momento. per poter regolare le attribuzioni di poteri. dall’altro. già nell’antico Egitto. un fenomeno abbastanza singolare. gli stati. finisce per funzionare al pari di un segno: è cioè un significante. ai numeri. come abitualmente detto. al pari di tutte le scritture ideogrammatiche. seguiranno sempre due percorsi paralleli. costituendo i due grandi poli del pensiero umano. dopo la nascita delle nazioni. e non poteva avere. caratteri di creatività individuale. degli insiemi organizzati politicamente e giuridicamente. lungo le sponde del fiume Nilo. L’antico Egitto La civiltà dell’antico Egitto. da eliminare perché non funzionale al controllo delle coscienze e delle libertà individuale. gli ittiti. con la sua forma immodificabile. immagini e parole. e l’impero sumero. avremo da un lato il pensiero analogico (che si affida alle immagini). si affiancheranno. La figura umana venne disegnata sempre alla stessa maniera. Per tremila anni. necessarie a perpetuare l’immagine di potenza del faraone. l’emanazione delle leggi.transizione è segnata da due altri fenomeni notevoli: la nascita della scrittura. III. con la nascita della scrittura. In pratica. veniva diversamente considerata l’arte se aveva un fine aulico. dal suo sorgere al suo tramontare. Ad essi. Qui. braccia e viso) e frontale (per il busto e l’occhio). E come tale non ebbe. pone un altro problema interessante. e del suo impero.3. come nelle nostre lingue). hanno la medesima radice ed il medesimo fine: la comunicazione. nella valle tra il Tigri e l’Eufrate. che. le parole. in questo periodo. i cretesi. III.

III. si sviluppò una civiltà dai caratteri più liberi e fantasiosi. L’arte. che avevano la dimensione. ed in quella occidentale in genere). in quanto tutta la produzione umana viene a soddisfare la identità domanda di qualità. La composizione dell’edificio avveniva adattandosi al luogo. con in nostro giudizio sull’arte. che riescono a cogliere la realtà con immediatezza e felice sintesi. dal nome della città.popolare. data la sua condizione insulare. di un intero villaggio. si fondava invece sul concetto di immodificabilità nel tempo. meno angosciata da guerre e da saccheggi. come nell’arte egiziana. un atteggiamento duplice. l’arte cretese (anche detta minoica. È un arte. E. l’arte. tende a negare la storia come evoluzione e cambiamento. L’arte aulica ha. III. anche se non esente da qualche tecnica antinaturalistica. se il potere non si legittima sulla storia: cioè sulla grandezza dei fatti del passato. Le figure si affidano soprattutto al disegno della linea di contorno. Può accettare ed utilizzare la narrazione. di tipo naturalistico. con varietà planimetrica ed altimetrica. La storia è un pensiero dinamico: si basa sull’evoluzione e sul cambiamento. ovviamente. In questi palazzi. forse. meno condizionata da poteri forti. fino al 1100 a. Nel secondo. se crede nella storia (ed è quanto avviene nell’arte romana. Concetto poi trasmesso all’arte greca. . i colori sono stesi senza effetti chiaroscurali. ma venivano utilizzate per abbellire i luoghi di vita. Chi detiene il potere. appare come un’unica attività tesa al bello. ad esempio. ma con campiture uniformi e vivaci. nello stesso periodo. Nella sua ultima fase. E lo faceva senza forzature eccessive. non era suscettibile di potenzialità diverse. anzi. Fu proprio in questo momento.C. e la differenziazione al proprio interno. il carattere richiesto ad un’arte così intesa. di queste immagini. Sempre uguale a se stesso. Gli oggetti e le rappresentazioni hanno un carattere più intimo. all’architettura egizia o sumera. dal nome del mitico personaggio Minosse). Ha caratteri di freschezza rappresentativa. quindi. l’arte acquistava maggior libertà ed un intento narrativo superiore. l’arte figurativa giocava un ruolo. non coincide. la bellezza. se non a livello popolare. giunto fino a noi. e di qui. E così. della vita. fino ad allora. Il fine è quello del godimento estetico. a Creta. non utilizza la narrazione. Le immagini. nella fissità della tradizione.4.5. in genere.C. quindi. nei confronti della narrazione. In questo caso. la storia viene vista. eroici o grotteschi. dal 2500 a. non venivano utilizzate per rappresentare concetti da comunicare. Qui. doveva affermare il principio che il tempo era immutabile. La vita si svolgeva in grandi palazzi. Un potere come quello egiziano. veniva affermando una diversa visione dell’arte. nelle rigide simmetrie. visto che. oggi. e raccontano i fatti. nella cultura cretese. nelle mentalità politiche orientali. dove sono state scoperte le maggiori testimonianze archeologiche. con alterne vicende. influenzando quella cultura di origine achea detta «micenea». che finivano per esaltare il valore decorativo. si estese anche alla penisola peloponnesica. le esigenze della ufficialità venivano espresse nella grandezza monumentale. anche se più come preconcetto. La storia sono le modificazione nel tempo. rispetto a quella egiziana. sconosciuta. anche l’arte. Il futuro. per le esigenze della sua conservazione. L’arte minoica Coeva allo sviluppo dell’arte egiziana. arte e artificio tendono a coincidere. che nacque il concetto che arte è sinonimo di bello. L’arte cretese. Ed è quanto avviene. è. Qui. sia come architettura che come pittura. e quindi meno oppressa dalla militarizzazione della propria società. perché l’arte del passato e del presente rappresentavano l’immagine di un potere senza modificazioni. e. aveva innanzitutto il compito dell’architettura: plasmare l’habitat di vita. Nel primo caso. cioè. rispetto a quello mimetico. Nel suo caso. L’arte micenea La cultura cretese sopravvisse. inedito: quello della decorazione. come qualcosa di negativo. appare più libera e spontanea.

dalle connotazioni di maggior virilità. La periodizzazione dell’arte greca Nell’ambito delle civiltà antiche. e che resterà insuperata in tutto il mondo antico. venne resa con una geometrizzazione costruttiva. a. Inizia. periodo di diffusione. Il periodo della maturazione. dando alla poesia il suo valore di forma estetica. di eccezionale fioritura. acquisirono maggior importanza rispetto alle immagini. In sintesi. periodo di maturazione 3. . da rimanere eredità valida per molti secoli a venire. il cono. Dalla filosofia al teatro. 1. Ma l’esaltazione dell’eroe guerriero. alcuni secoli dopo. tra l’altro. che tendeva a rendere le varie parti di un corpo a figure elementari quali il triangolo.C. si ritrova. le parole.C. rispetto a quella minoica. Anche la figura. l’architettura perfezionò talmente le sue forme. il trapezio. si possono distinguere diversi periodi. possiamo suddividere l’arte greca in tre periodi fondamentali: 1. Da un contesto così vivace e produttivo. Il periodo di formazione va dal 1100 al 650 circa a. 2.): è il periodo in cui iniziò a mostrarsi l’autonomia del gusto greco. dove predomina una stilizzazione geometrica di fondo. L’arte greca IV. In base all’evoluzione stilistica.C. hanno combattuto la guerra contro Troia. portò invece a perfezionare quelle tecniche di scrittura. non c’è stato ambito della conoscenza che non sia stato esplorato dagli antichi greci. nell’architettura. In quella lenta elaborazione delle forme di scrittura e recitazione. in particolare la metrica. IV. e che va sotto il nome di arte cicladica. ad esempio.): in cui predomina uno stile astratto e decorativo. la pittura raggiunse obiettivi mai neppure tentati. L’espressione verbale. periodo di formazione 2. impostata a caratteri di imponenza e solidità difensiva.): in questo periodo. memore ancora della produzione che in queste zone avvenne in età neolitica e del bronzo. è maggiormente influenzata dagli «eroi»: quei principi achei che. in una cultura occidentale. questo periodo. In questo momento.La civiltà micenea. eccetera. ai poemi omerici. rimane più legata ad una immediata percezione del contenuto. la civiltà greca ha fornito una accelerazione notevole a molti ambiti del pensiero e della cultura. sia umana che animale. ottenuto con motivi geometrici. sviluppando la filosofia ha di fatto ulteriormente accentuato la distanza tra immagini e parole. a. anche nell’arte e non solo nella comunicazione. dalla poesia alla matematica. tramandandola a tutta la cultura occidentale.C. si iniziò a produrre la grande statuaria e l’architettura monumentale dei templi.C. da parte di aedi e rapsodi. che portò. l’uso della parola in forma artistica. (dal 650 al 330 circa a.1.) vede l’arte greca raggiungere le alte vette di una espressione artistica piena e matura. rispetto ad altre. Nella grande parabola dell’arte greca. In questa fase si assiste ad una produzione artistica ancora legata a schemi rudimentali. può essere suddiviso nei seguenti periodi: il periodo arcaico (650-480 a. nel momento in cui le influenze orientaleggianti erano pienamente superate. il cilindro. trovò la sua forma di rappresentazione preferita nei canti poetici. L’elaborazione dei carmi eroici. La scultura venne portata a livelli insuperabili. che segnano l’evolversi delle conquiste tecniche ed artistiche di questa civiltà. il periodo orientale (VII sec. La successiva cultura greca. sotto l’influenza delle grandi culture orientali. la sfera. erede delle civiltà minoico-micenea. E il carattere di questa cultura. in questa fase. non rimane esclusa nessuna attività artistica. Una ulteriore partizione di questo periodo può essere sinteticamente fatta tra due periodi principali: il periodo geometrico (XI-VIII sec.

diffuso in tutta l’area del Mediterraneo ed oltre. . Lo spirito matematico.31 a. a:b=c:d Gli artisti greci non si limitano ad osservare il corpo umano. il periodo della diffusione (323 . In realtà. Ictino e Callicrate. come poi vedremo. la produzione artistica. ed inizia la grande statuaria in bronzo..C. quali fenomeni di gusto individuali e soggettivi. Il classico.): fase di transizione dal periodo arcaico a quello classico. Da questo momento. il periodo classico (450-400 a. ma senza perdere il suo essenziale spirito matematico. La proporzione è anche una formulazione matematica: essa stabilisce l’uguaglianza di due rapporti. ed è quello che è stato sempre considerato di maggior perfezione. in cui si assiste alla progressiva ricerca di un espressionismo maggiore. Lo misurano. quando il Peloponneso fu invaso dai Dori. e tra le singole parti e il tutto. iniziò il suo autonomo percorso agli inizi del 1000-1100 a. in cui emergono le grandi figure di scultori quali Mirone e Policleto. anche nei periodi successivi.): coincide con l’età di Pericle. ma ispirata a valori universali ed eterni. per individuare i rapporti numerici. quando l’arte greca venne a spostarsi sul piano delle arti orientali.C. che daranno sempre un sereno godimento estetico. finì per produrre oggetti e rappresentazioni del tutto antinaturalistiche. di solito. Il «classico» L’arte greca si lega indissolubilmente con il concetto di classico. in questa fase si affermò una nuova visione del manufatto artistico. rimase una costante della visione artistica greca. ridotta a sperimentazioni geometriche. pur quando si esaurì la fase detta «periodo geometrico». A questo periodo si dà. in realtà. quando i romani divennero i padroni assoluti di tutte le principali aree in produzione ellenistica. sull’acropoli di Atene delle grandi opere di Fidia. L’arte greca iniziò a convertirsi al naturalismo. rispetto all’ultima produzione sub-micenea. e con la realizzazione.): è la fase in cui l’arte greca non è più lo stile nazionale di alcune città greche e delle loro colonie. in questo atteggiamento. e rappresenta una fase di maggior interesse problematico. possiamo dire. in cui prevaleva la rappresentazione volumetrica e la produzione della grande statuaria. in cui prevaleva la volontà di affidarsi alla matematica e alla geometria. si lega al concetto di perfezione assoluta.C.2. in cui prevaleva una schematizzazione geometrica di tipo quasi astratto. ma viene assorbito da quell’arte romana. meno legato alla pura forma estetica. Come giunse l’arte greca ad un simile risultato? L’arte greca. più che l’individuazione cronologica di un periodo storico preciso. ma diviene uno stile internazionale. benché avesse l’eredità della cultura minoica-micenea come base di partenza. E così ottenne risultati superiori a qualsiasi altro stile antico. il periodo del secondo classicismo (400-323 a. 3. L’inversione di tendenza avvenne nel cosiddetto «periodo orientale».C. va richiesto il contenuto estetico di una particolare visione dell’arte. I dori. che esistono tra una parte e l’altra. popolo di origine rurale esente da raffinatezze estetizzanti. il nome di arte ellenistica. È classica un’arte non suscettibile di valutazioni contingenti o relative.C. L’arrivo di queste nuove popolazioni. In questa fase.): è il periodo che va dalla guerra del Peloponneso alla morte di Alessandro.il periodo severo (480-450 a. le premesse per lo sviluppo del razionalismo greco. Vi era. comportò lo spostamento degli achei e degli ioni verso est: verso le isole cicladiche e la costa turca. Al termine classico. IV. portò inizialmente ad un apparente decadimento della produzione artistica. È il momento di maggior equilibrio estetico dell’arte greca. l’ellenismo di fatto non scompare. Esso va convenzionalmente dalla morte di Alessandro alla battaglia di Azio. Uno dei concetti guida del naturalismo greco è la proporzione. che divenne l’erede del mondo artistico dei greci.

Ossia: rapporti della rappresentazione = rapporti della realtà L’arte greca classica non potrebbe essere più naturalistica. È divenuto l’espressione di principi e valori senza tempo. all’espressione del viso. L’arte egizia potrebbe. IV. che garantiva una più diretta partecipazione alla vita politica delle classi sia aristocratiche sia borghesi. essere paragonata ad una retta orizzontale. di una bellezza. la testa. E a ciò. il «classico» è divenuto sinonimo di perfezione. invece. Il primo motivo fu di ordine politico: l’arte egizia. indipendentemente dalla sua dimensione. artisti. E da allora. che fosse esente da mode passeggere. ma fu anche alla base degli ordini architettonici. e come tale. la statua. sono divenute le caratteristiche di qualsiasi «classico».3. pur restando un astratto strumento matematico. il corpo umano è anche movimento. Può modificare il proprio aspetto in base alla posa. L’idea che l’arte sia ricerca del nuovo. se rispetta il medesimo rapporto.Arrivarono così a definire che. La Grecia. non divenne mai uno stato. non ha eguali. Perché i greci volevano rappresentare l’uomo? Sicuramente perché intesero sempre la conoscenza come conoscenza universale. Il concetto di proporzione fu alla base dell’istituzione del canone di Policleto. depurata da qualsiasi forma di soggettivismo sia percettivo sia interpretativo. con analogo paragone geometrico. strumenti normativi che fissavano le leggi e gli ambiti in cui poteva muoversi la creatività artistica. Inutile dire che. l’arte greca ci appare. Giunge così. per contro. un fase apicale. per una migliore rappresentazione mimetica. e si organizzò secondo una visione municipalistica (le polis). Ma il concetto di classico non si limita qui. altri meno. Non si limita ad una razionalizzazione dei metodi e delle procedure artistiche. avrebbero portato solo a conquiste tecniche. nella sua stereotipa ripetizione. che. che annulla anche il problema della percezione: cerca di rappresentare la realtà. ma l’espressione di un significato universale. La concezione con cui si guarda al fenomeno dell’arte greca. democrazia Se l’arte egizia ci appare statica ed immutabile. in un corpo perfetto ed armonico. giunge per approssimazioni successive: sceglie le parti migliori. ad esempio deve essere l’ottava parte dell’altezza. Il classico va oltre. non è altro che una ricerca del mito. nella statuaria. in cui non importa la verità ma la verosimiglianza. in sostanza. Proporzione ed armonia: queste sono le due ricette principali dell’arte classica. il classico è tale perché ricerca il momento di maggior armonia formale. Finalità dell’arte. in fondo. Un simile atteggiamento li portò alla formulazione del mito. quindi. sul piano della fedeltà anatomica. ossia il limite perfetto a cui può giungere la forma umana. che rendono eterno un singolo istante. e quindi evoluzione qualitativa secondo una . oltre che forma. di grande concentrazione interiore. Ed anche qui. dove ciò che conta non è il ricordo di un fatto particolare. per la grande fortuna di cui ha goduto. finì per adeguarsi alla generale visione di sudditanza e mancanza di libertà. si avrebbe la rappresentazione di un uomo. dinamica ed evolutiva. invece. per contro. nel successivo sviluppo dell’arte occidentale. come racconto archetipo. La realtà umana ha infinite forme: gli individui. L’artista greco. Cioè: testa : altezza = 1 : 8 Dopo di che. ed una fase discendente. La rappresentazione dell’uomo ideale. Canone ed ordini divennero. I motivi di questa differenza furono essenzialmente due. risulterà proporzionata. Alcuni possono essere belli. risentiva della subordinazione ad un potere politico forte. Ha una tale fiducia nel suo spirito di razionalizzazione. l’arte greca ricevette benefico impulso dal clima di democrazia in cui fiorì. ai gesti che compie. vuole rappresentare l’uomo. e le assembla. abbiamo visto. a risultati che. o di assenza di emozioni. è quello tipico della «parabola»: una fase crescente. Ma. Quell’istante. che prende il nome di momento pregnante. Essi contribuirono molto a definire l’omogeneità stilistica dell’arte greca. che riesce ad individuare nei singoli individui. pur essendo una nazione. Copiando l’individuo.

A questa fase. in fondo anche questa solo apparente. con una punta anche di disprezzo. dagli antichi romani alle dittature del XX secolo. decretandone la definitiva subordinazione alla parola. è diretta conseguenza della libertà espressiva dell’artista. rappresenta una motivazione fondamentale per i progressi dell’arte. il Partenone. La bellezza rappresentava. Il «classico».C. di fatto la pose su un livello di importanza inferiore. per la comunicazione e la propaganda politica. per i greci. fu il definitivo trionfo del linguaggio.dinamica di sperimentazione. tanto che. può raggiungere obiettivi diversi. oltre alla democrazia. . i greci. poteva fomentare. sembra una contraddizione con uno stile che nacque proprio dalla democrazia. Non a caso. Mirone. di coneguenza. bensì il piacere per le cose giuste e perfette. il regime «forte». Se la democrazia fu la premessa per lo sviluppo dell’arte greca. imprigionando la fantasia e la libertà creativa individuale. se intesa come rappresentazione del reale. e quindi della conoscenza. L’ellenismo Viene universalmente riconosciuto che. a. L’intensità drammatica di azioni eroiche. pur portando l’arte figurativa a livelli qualitativi mai prima raggiunti. Un’altra contraddizione. appare evidente che le libertà politiche creano un terreno fertile anche per l’arte. inteso come strumento fondamentale del pensiero. in cui l’arte greca si avviò a percorrere nuove vie. invece. Ovvero. È il periodo in cui operarono i grandi scultori quali Policleto. non era solo decorazione. Non più un’arte basata solo sul sereno godimento estetico della forma pura e perfetta. fu di ordine culturale: gli egizi usavano l’arte figurativa. La bellezza. e migliori. rispetto agli artisti delle generazioni precedenti. e non solo della forma esteriore del corpo umano. La filosofia. l’ansia di conoscenza ne fu invece la spinta principale. Con scultori come Skopas o Prassitele. l’arte figurativa veniva denominata con la parola «techne». Pur senza considerarla una meccanica equazione. ne seguì una successiva. nelle concezioni successive. fu l’utilizzo successivo dell’arte greca. l’arte classica è sempre stata quella a cui hanno ricorso i regimi «forti». a. ma solo da imitare ed applicare. al pari della scrittura. facevano arte per due diversi motivi: la bellezza e la conoscenza. mentre la rigida coercizione dittatoriale. aveva buon gioco sulla pericolosa ed incontrollabile anarchia che l’arte. nacque anche la filosofia. esso può variare la propria visione dell’arte. come attività conoscitiva basata sulla speculazione. appare in tutta la sua evidenza se si passa a considerare l’atteggiamento che i greci ebbero nei confronti degli artisti. la fase di maturazione dell’arte greca giunse. nell’antica Grecia. che rappresenta il maggior tempio greco mai costruito. La bellezza. Fidia. Questi non furono mai considerati dei veri intellettuali. proprio per gli alti risultati raggiunti. appare evidente che anche l’artista non gode di quel fervore di ricerca e perfezione individuale.. l’ordine dell’universo. che ricorreva al classico. si iniziò a sperimentare anche la rappresentazione del contenuto interiore e psicologico. imponendo una visione artistica basata sul metodo applicativo e non sulla fantasia creatrice.4. E l’attività artistica.C. Se il clima politico non è basato sul principio delle libertà individuali. l’arte greca è rimasta. o la rappresentazione di sensazioni quali la malinconia o l’estasi. coincidente con il IV sec. In tal modo. limitano le modificazioni dell’espressione artistica e l’evoluzione dello stile. come arte di regime. da sempre. furono sempre considerati né più né meno che degli artigiani. nell’Atene di Pericle. Fino ai nostri giorni.. come un risultato. Se all’artista viene riconosciuta la libertà. in greco. È il periodo in cui furono eretti i principali templi dell’acropoli di Atene. Si iniziò ad utilizzare la rappresentazione per comunicare emozioni. e. I greci. IV. dei tecnici. In realtà. Su tutti. abbiamo visto. per i greci aveva sempre un fondamento matematico. in sostanza. che differenziò l’arte greca da quella egizia. non più perfezionabile. durante il V sec. lasciata libera. è sempre un metodo per attingere la «conoscenza». Questa apparente contraddizione. che. divennero parametri nuovi dell’arte greca. Il secondo motivo. Anzi.

campane. e che utilizzano. la complessità e il virtuosismo tecnico. uno scacchiere di culture diversificate. in cui l’arte greca era stata l’espressione nazionalistica di alcune polis greche. fu quella etrusca. fino alla totale distruzione nel VII secolo ad opera degli arabi. appenniniche. Centro in cui converse tutta la sapienza antica. ma soprattutto le influenze greche. non limitandosi alle funzioni civiche e religiose. in culture villanoviane. Essa. ma si aprì ad un pubblico molto più vasto. sviluppò una propria identità culturale nei territori dell’Italia centrale compresi tra i fiumi Arno e Tevere. anche privato. laziali. dall’età della pietra all’età del ferro. si assiste ad un maggior verismo e ad una maggior analisi anche introspettiva e psicologica.) alla conquista romana dell’Egitto. ancora lacunose sulla cultura etrusca. hanno di fatto condizionato anche la nostra comprensione del fenomeno artistico. dall’arte greca ed ellenistica. in età protostorica. E. che però non raggiunsero mai i caratteri elevati delle civiltà che. ci hanno privato di una grande fonte di conoscenza sulla storia e sulla cultura antica. Essa ebbe. che le pongano in contatto con civiltà più evolute. non solo fu più estesa territorialmente. umbre. sancita dalla battaglia di Azio del 41 a.C. negli stessi secoli.E ciò si intensificò soprattutto nel periodo ellenistico. Ebbe uno sviluppo temporale compreso tra il 700 e il 100 a. nell’età del ferro. infatti. V.1. Nell’arte etrusca. Sono evidenti influenze orientali e puniche. quale criterio ideativo. che portavano i manufatti artistici a risultati di vigorosa ed intensa espressione.C. L’arte ellenistica fu un fenomeno di ampia e profonda portata. sannitiche. specie nella rappresentazione umana. È questo il periodo che vide l’arte greca diffondersi per un’area molto vasta del bacino mediterraneo e dell’Asia mediorientale. la misura. Rodi. la vera capitale culturale dell’antichità. Alessandria divenne. pur se di sommaria esecuzione. Questo popolo. nell’arte ellenistica. il suo maggior monumento divenne la Biblioteca. successe una fase in cui quest’arte divenne cosmopolita ed universale. La sua opera di divulgazione della civilità artistica greca fu fondamentale sia per la successiva arte romana. Vengono sempre meno rispettati canoni quali la proporzione. Sono prodotti di culture a scarsa urbanizzazione. in questo periodo. coincidente con il periodo monarchico e repubblicano di Roma. Le conoscenze. prive di notevoli traffici commerciali. sia per i riflessi che produsse sulla cultura bizantina e sulla coscienza artistica europea fino a tempi recenti. I numerosi incendi che subì. In essa erano raccolti la maggior parte dei testi prodotti dal mondo classico. non sempre organicamente sintetizzabili. esaurendosi solo quando Roma fu conquistata.. l’unica cultura che sviluppò maggiormente la vocazione al commercio e ai traffici. allo scenografico. come centri di produzione non solo Atene. rimase sostanzialmente etrusca. osco-sabelliche. L’arte romana V. ma anche Pergamo. sulle cui origini molto si è discusso.. l’arte prodotta a Roma. la città fondata da Alessandro Magno alle foci del Nilo. E difatti. per i primi secoli della storia romana. picene e apule) conservano nell’arte un carattere comune: una tendenza alla geometrica semplificazione.C. Antiochia e soprattutto Alessandria d’Egitto. si andavano sviluppando in Grecia ed in Oriente. L’arte ellenistica presenta caratteri che la differenziano da quella propriamente classica. a partire dal II secolo a. per essere poi distinte. Tra di esse. di contro all’arte classica che tendeva ad idealizzare le proprie rappresentazioni artistiche. convivono molteplici tendenze. quindi. per dar luogo a prodotti che miravano al meraviglioso. l’equilibrio compositivo. frutto degli scambi commerciali con le città . Con il termine ellenismo si intende il periodo che va dalla morte di Alessadro Magno (323 a. Queste culture (che con termine generico vengono definite. L’arte proto italica e etrusca La penisola italiana aveva conosciuto. limitandosi però alla sola forma esteriore dell’uomo.C. Ad una fase.

La categoria della storia è più funzionale a chi. che. Di fatto. Ma cambiò. La differenza non sta nel fatto che la storia è racconto di fatti veri. Così come lo erano cippi e iscrizioni funerarie. fanno giustamente considerare l’arte romana più realista dell’arte greca. erano sconosciuti all’arte greca.C. apparsa solo una copia. reale protagonista della storia. simbolo della bellezza ideale (mito dell’uomo perfetto). come categoria di pensiero. per il suo fine pratico. per trovare un fine etico. rispetto all’arte greca divenne non solo più realista. V. mentre la storia insegna ciò che è avvenuto nel passato. Ma. in sostanza. ma ha sfruttato gli stili delle culture etrusche ed ellenistiche. ricollocandolo nella sua giusta prospettiva. La cultura romana si differenzia da quella greca per una costante di fondo: crede alla storia e non al mito. Non più una rappresentazione tesa al bello e alla conoscenza. Oggi. È esistita un’arte prodotta a Roma: questa arte è stata etrusca. non è mai esistita. ma quello ad arco. meno naturalistica di quella greca. come i greci. dando le coordinate dell’esistenza e dell’immutabilità nella condizione umana. La cultura europea ha scoperto l’arte greca solo dopo il XVIII secolo. E da quel momento.meridionali della Magna Grecia. Storia e mito servono. Ed è da queste premesse che l’arte romana differisce dalla greca. E non è un caso. Ne derivò un’arte con alti contenuti estetici. utilizzandola per la propaganda di valori politici. ossia la memoria del singolo. rispondeva meglio alle esigenze di una grande organizzazione civile come era l’impero romano. dall’universale al particolare. più attente valutazioni dei fenomeni artistici del passato. il mito insegna i grandi fatti esistenziali e metafisici. ma l’uomo particolare. E nell’architettura i romani si applicarono più che in altre arti. hanno portato a rivalutare il contributo artistico romano. Parlare solo di scopi utilitaristici è riduttivo. vuole legittimare e conservare il frutto del proprio passato. potenzialmente volta ad un pubblico meno aristocratico ma più popolare. e pertanto sia la storia che il mito insegnano. è divenuta ellenistica dopo questa data. Ed ovviamente. vuole conoscere. intesa come stile autonomo ed originale. Non l’uomo universale. La categoria del mito è più funzionale a chi. in sostanza. dell’arte greca. inteso come evoluzione. dando loro un inedito scopo e significato. con minore impiego di materiale. l’arte romana. Storia e mito hanno in comune la forma di rappresentazione: il racconto. Non la rappresentazione statuaria di atleti. la narrazione di fatti storici divenne per la prima volta autonoma categoria di rappresentazione. o al meglio un epigono. I cicli narrativi concepiti sulle colonne istoriate o sugli archi trionfali. non adottarono il sistema trilitico.. un’arte romana. rispetto all’arte greca. E quindi. Questa arte. dal momento pregnante alla narrazione. La storia ha fiducia nella categoria del progresso. dandoci le coordinate del presente. mentre i romani ci hanno lasciato in eredità il diritto. fino al I secolo a. ma tesa agli scopi utilitaristici che ha sempre la rappresentazione del passato: conservare la memoria. dal bello ideale al ritratto. ma con una maggiore tendenza al realismo. Il racconto ha sempre la funzione di insegnare. la storia racconta cose particolari. ed ha subito notevoli revisioni critiche. e coltiva la religione della memoria. come i romani. L’arte classica secondo Roma La definizione di arte romana è stata molto controversa. capire e spiegare. Questo per ciò che riguarda le arti figurative. La differenza è che il mito racconta cose universali. ma anche più popolaresca. ossia l’impero costruito. consentiva di realizzare maggiori superfici coperte. è legata al tempo molto più che il mito. Roma non ha elaborato un suo stile. Lì dove invece i romani mostrarono originalità ed inventiva fu nell’architettura. L’archittetura . se si pensa che i greci ci hanno lasciato in eredità la filosofia. l’arte romana perse il fine estetico. In sostanza. A differenza dei greci. chiarito meglio il contributo greco alla costruzione dell’arte classica. si è svalutata l’arte romana. mentre il mito è racconto di cose false. anche il fine dell’arte. a due cose diverse.2. ma nell’arte romana troviamo il ritratto. La storia. Il passaggio dal mito alla storia.

Solo con il Rinascimento. inziata dai greci nel VII secolo a. dalle terme alle basiliche. si concluse la parabola dell’arte classica. che non esitarono ad utilizzarli. spaziò in un maggior numero di tipologie di edifici (dalle case ai templi. La perfezione degli ordini dorico. infatti. con l’editto di Milano. avvenne la conversione dell’impero romano al cattolicesimo. che invece sviluppò un solo tipo di edificio: il tempio. Nel 330. l’arte romana. dei valori estetici. rispetto a quella greca. Di fatto. la ricerca del bello e. Anzi. i principi dell’arte classica. e rinnegato. che l’architettura occidentale ha continuato a sperimentare fino ai giorni nostri. pur se costruivano i loro edifici con la tecnica dell’arco. Tuttavia. E con la fine dell’arte romana. della conoscenza. In oriente. . perfezionò ulteriormente il linguaggio classico dell’architettura. L’arte antica si diramò in due direzioni. e facendola rivivere in una nuova stagione artistica che scelse nuovamente i principi ispiratore dell’arte classica: il naturalismo. l’equilibrio compositivo. invece. attraverso essa. l’impiego che essi fecero degli ordini – come elemento decorativo ma soprattutto come strumento di progettazione modulare – coniugandolo alla statica dell’arco. dagli anfiteatri e alle ville). sempre l’imperatore Costantino spostò la capitale dell’impero da Roma a Bisanzio. Si concluse quella ricerca formale basata sui principi del naturalismo.romana. si invertì nuovamente il segno dell’arte occidentale. In occidente la direzione fu quella dell’arte paleocristiana. dopo circa mille anni. per essere sostituita da un’arte antinaturalistica e alla ricerca di nuove forme di espressione. in seguito. L’arte romana esaurì la sua vitalità agli inizi del IV secolo. dell’equilibrio. anche nell’architettura. agli inizi. i romani furono debitori verso i greci di un importante aspetto stilistico: gli ordini architettonici. reinterpretando l’eredità della cultura classica. e medievale. che presto avrebbero totalmente modificato. Nel 313. l’eredità dell’antico fu raccolta dall’arte bizantina. per i nuovi contenuti morali imposti dall’egemonia della religione cattolica. in questa svolta scomparve definitivamente. ionico e corinzio conquistò i romani. Ai tempi di Costantino avvennero due eventi che avrebbero dato una svolta improvvisa al mondo antico. rendendolo valido per una infinità di soluzioni.C.

che utilizzando le immagini delle divinità e il racconto delle loro storie. ma che. fondamento dell’arte classica. venne visto con sospetto. Il primo divenne solo il contenitore. E con questo nuovo concetto aprì un dualismo di profonda ed intensa dialettica tra il corpo e l’anima. imperfetto e corruttibile. si può affermare che. La prima è funzionale al culto della personalità dell’imperatore e alla legittimazione del suo potere. All’arte venne riconosciuta la funzione di comunicare con gli analfabeti. protagonista della rappresentazione artistica divenne solo il contenuto. la quale aveva sempre privilegiato la forma sul contenuto.1. Il bello. ma dandole una funzione ben precisa ed univoca: quella dell’insegnamento religioso. l’arte paleocristiana è tesa alla propaganda di ideologie religiose ed etiche. appare evidente che l’arte funziona soprattutto come linguaggio. Considerando che un’opera d’arte è sempre un’unione inscindibile di contenuto e forma. È un periodo in cui l’arte classica ha ancora vitalità e sviluppo sotto la sfera della egemonia culturale di Roma. Con coloro che non potevano apprendere la dottrina dalle scritture. se non con aperta avversione. Con l’arte paleocristiana iniziano quelle funzioni comunicative della allegoria e della metafora. ma scomparve soprattutto il concetto di bellezza. L’arte paleocristiana si sviluppò in tutte le regioni interessate dalla nuova religione. è la trasformazione dell’immagine in simbolo. La prima grande innovazione fu l’abbandono della visione naturalistica. Anche la forma di rappresentazione rimase sostanzialmente identica. Ciò che le distingue è che l’arte romana è tesa alla propaganda di ideologie politiche e civili. ma è solo con il . La prima arte paleocristiana non differisce stilisticamente dall’arte romana. Ciò che l’arte paleocristiana inventa. Ed è un periodo in cui si creò una consonanza di fondo tra arte classica e paleocristiana. Tuttavia la religione cristiana non ha mai rifiutato l’arte figurativa. in un periodo compreso tra il I e V secolo. La rivoluzione politicoistituzionale fu determinata dalla calata dei barbari. L’arte paleocristiana non rischia di inventarsi un suo linguaggio. che separano il senso letterale dal contenuto vero della comunicazione. Una funzione quindi didattica o didascalica. la seconda al proselitismo e alla conversione. cercava di insegnare i fondamenti e i precetti della nuova religione ad un più ampio pubblico possibile. Questi due eventi hanno definitivamente chiuso un’epoca storica. Allegoria e metafora erano già ampiamente presenti nella produzione artistica precedente.VI. ma si affida ad un linguaggio già collaudo: quello appunto dell’arte classica in versione romana. Bisogna ricordare che la nuova religione cristiana diede per la prima volta all’uomo una sostanza spirituale eterna: l’anima. che provocò la fine dell’impero romano d’occidente. Con la scomparsa del mondo antico anche l’arte cambiò profondamente e radicalmente. per un’arte di tipo antinaturalistica. potevano conoscere la nuova religione. con la nuova religione cristiana. In questa fase. ma ne imita schemi compositivi e tecniche esecutive. con la cultura cristiana. che poteva non cogliere l’obiettivo della massima divulgazione. Entrambe hanno caratteri della comunicazione eminentemente narrativa e popolare. L’ha anzi favorita ed ampiamente utilizzata. Il piano dei valori venne spostato a quello unicamente spirituale. Il tardo antico VI. guardando le immagini sacre. L’arte paleocristiana Il passaggio dall’età antica all’età medievale fu segnato da due rivoluzioni fondamentali: una ideologico-culturale e una politico-istituzionale. ovvero tra la forma e il contenuto. dell’anima. E ciò fu in sostanza la più grande frattura che si creò con l’arte classica. in quanto legato all’effimero piacere dei sensi. La rivoluzione ideologico-culturale fu la sostituzione delle religioni pagane con la religione cristiana. Tutto ciò che poteva produrre piacere ai sensi. E così l’arte perse una delle sue principali funzioni: quella del piacere estetico. la vera essenza umana. Non solo scomparve il concetto della mimesi. perse di valore. divenendo anzi un non-valore.

ha rappresentato per tutto il medioevo il vero erede della cultura figurativa del mondo antico. con capitale Roma e. Con la fine del classicismo scomparve definitivamente la tipologia del tempio.2. Milano. l’impero iniziò quel processo di divisione. La sorte di questi due imperi ebbe esiti molto diversi. Fu egli ad emanare. e a questo ordine bisognava adeguare il tutto. si è estinto solo nel XVI secolo con la conquista da parte degli ottomani. Questo impero. Dopo il 313. Ma. così da nascondere il reale messaggio dell’opera d’arte in una spiegazione apparentemente diversa. La scelta della basilica quale nuovo edificio di culto. ma fu il riadattamento di una tipologia già esistente presso gli antichi romani: quella della basilica. Prima di tale data l’arte paleocristiana è un fenomeno quasi illegale. non avrebbero affermato quella grande novità che li contraddistingueva dalle altre religioni pagane. pertanto. ma interpretata con connotati teocratici e assolutistici. per essere sostituito da quello della chiesa. che avrebbe portato alla costituzione dell’impero romano d’Oriente. oltre che politico e sociale. e che aprirono gli scenari futuri del mondo medievale. Il tempio era visivamente troppo legato al concetto di religione pagana. scomparve nel 476. anno in cui. che. L’arte paleocristiana sostituì man mano l’arte classica. ma anche da una esigenza di immagine. nella sua duplice significazione di allegoria e metafora. spostò la capitale dell’impero da Roma a Bisanzio. con alterne vicende. e dell’impero romano d’Occidente. VI. pur se ha dirottato questa eredità ad esiti che non hanno più nulla in comune con l’arte classica. anche noto come impero bizantino. la religione veniva vista come «rivelazione». divenuta capitale. non fu dettata solo da una esigenza funzionale. ed ovviamente immutabile . L’impero romano d’oriente. Una specie di tribunale. La venuta di Gesù nel mondo aveva rivelato il vero ordine dell’universo. con l’editto di Costantino. e in ciò si giustifica anche il suo totale ricorso all’allegoria e alla metafora. La sua ampia spazialità interna ben si prestava a contenere vaste masse di popolo che potevano assistere alla celebrazione delle liturgie evangeliche. Il simbolo. sopravvisse per ben altra durata. con finalità civili. Successivamente. Una entità perfetta. ma era il concetto stesso di «assoluto». nel 313. sotto la pressione e le invasioni dei barbari. L’impero romano d’occidente. e non può entrare in un pantheon di dei considerati falsi. e quindi. non nacque da una nuova invenzione. in questa sua sacralità. l’arte paleocristiana. con capitale Costantinopoli. intorno al 330. anche la chiesa. La base della cultura artistica bizantina fu la religione cristiana. finora manifestatasi solo come arte figurativa in luoghi nascosti quali le catacombe. Il dio dei cristiani è unico. Alla morte di Costantino. per lasciare una situazione di desolante azzeramento culturale ed artistico. La basilica servì così ad affermare la discontinuità della religione cristiana rispetto alle altre religioni esistenti. In una condizione ideologica molto serrata e statica. la religione non fu più perseguitata dalla legge romana. L’arte bizantina L’imperatore Costantino fu protagonista dei due eventi principali che contribuirono a chiudere il mondo antico. e questo suo progressivo affermarsi avvenne principalmente dopo il 313. fu un parametro che condizionò tutta la produzione artistica del medioevo. e quindi accessibile a tutti. si avvicina ad un altro ambito artistico: quello dell’architettura. prese il nome di Costantinopoli. La basilica. per un periodo. l’editto di Milano. Dio non solo era unico. inaccessibile ai comuni fedeli. Mentre le religioni pagane hanno sempre considerato il tempio come la casa della divinità. Se i cristiani avessero edificato un tempio al loro dio. I primi cristiani adattarono questo edificio a luogo di culto. per gli antichi romani era un vasto edificio coperto. con il quale fu liberalizzato il culto della religione cattolica.cristianesimo che assurgono a pratica universale. la religione cristiana ha considerato l’edificio di culto come la casa del popolo di Dio. e. E qui vi apportò una grande innovazione.

La scomparsa dell’impero romano e la formazione dei nuovi regni barbarici segnò un periodo di profonda instabilità sociale. pur mantenendosi pressoché costante per tutti i suoi mille e più anni di storia (fenomeno riscontrabile solo nell’arte dell’antico Egitto). scomparsa in occidente dopo il crollo dell’arte classica. gli sfondi dorati : essi servivano a dare alle immagini sacre un valore assoluto. non doveva essere narrativa. rimase come il linguaggio figurativo proprio della cristianità ortodossa.nella sua perfezione. che da Costantinopoli furono costretti a trasferirsi altrove. in particolare nell’Europa occidentale. L’arte. 3. con le sue ultime manifestazioni tardo-antiche e paleocristiane. dopo la scissione della chiesa d’oriente da quella d’occidente. sopravvivendo in tutti quei paesi (soprattutto dell’Europa orientale. negando la possibilità e la plausibilità di una loro rappresentazione in immagine. La nobiltà di nuovo lignaggio scelse come propria residenza non la città ma i castelli. Il VI secolo rappresentò una cesura anche nella cultura artistica. La cultura venne del tutto azzerata. guerre. passionalità o tratto psicologico. dalla Grecia alla Russia) in cui tale religione è ancora presente. Da questo momento la cultura europea ripartì quasi dal nulla. ed occidentale in genere. Di particolare significato fu soprattutto il periodo iconoclasta. L’arte bizantina. Da questo momento l’arte bizantina acquistò un maggior interesse per la narrazione. perché immateriale.1. In questo periodo avvenne una notevole diaspora di artisti. che si affermò proprio dal VI secolo in poi. Non doveva «raccontare» storie. Uniche autorità politico-istituzionali che rimasero in alcuni dei principali centri urbani. anche la cultura religiosa si trasferì in àmbiti extra-urbani: i monasteri. La popolazione europea fu letteralmente decimata da carestie. l’assenza di tridimensionalità : le figure. scomparve definitivamente a metà del VI secolo. ma doveva rappresentare l’«epifania del divino». per ritornare ad un grado zero di civiltà. non potevano avere lo spessore tipico delle cose terrene. ebbe diverse fasi. ma quelle della visione interiore. Le città si spopolarono progressivamente. fin quasi a scomparire del tutto. L’incontro della cultura bizantina con quella occidentale produsse notevoli influenze reciproche. dove la divinità veniva intesa nell’assenza di qualsiasi emozione interiore. in quanto le astraevano da qualsiasi contesto spaziale o temporale. come apparizioni diafane ed evanescenti. quindi. grazie agli artisti bizantini ebbe modo di riallacciarsi a quell’eredità dell’antico. dislocati in posizioni isolate rispetto ai centri urbani. Fu negato il concetto di storia come divenire. Il divino era qualcosa di astratto. mentre la cultura occidentale. per sua natura. sempre immutabili e fisse. Uno dei primi effetti di questa nuova precarietà politica e sociale fu la scomparsa della civiltà urbana. epidemie. I punti fondamentali della tecnica pittorica bizantina furono: 1. 2. Pertanto la sua rappresentazione non doveva seguire le leggi fisiche della nostra percezione sensoriale. E questo concetto di immutabilità sembrò pervadere ogni manifestazione di vita sociale e culturale. quindi. In questo periodo la cultura teocratica bizantina portò agli estremi limiti la sua concezione di assolutezza spirituale degli enti divini. L’arte altomedievale L’arte classica. saccheggi e distruzioni varie. Sorsero villaggi rurali dall’economia di autosussistenza definiti «curtes». la ieraticità dei volti : espressioni. ma apparire come immagini proiettate. ed in ciò si produsse la maggiore frattura con l’eredità tardo-romana. L’arte bizantina. Il decimarsi della . furono i vescovi. La popolazione sopravvissuta ai profondi disastri del VI secolo si spostò a vivere in àmbiti rurali. Il Medioevo VII. VII. Con il fenomeno del monachesimo. compreso tra il 730 e l’843. proprio perché rappresentavano enti immateriali. e ne garantirono una loro larvale sopravvivenza.

Scomparsi le grandi entità statali. come l’impero romano. detti amanuensi. I monaci dediti alla copia dei manoscritti antichi. trabeazioni. I monasteri rimasero gli unici centri culturali attivi nell’alto medioevo. surrogato povero delle pietre preziose. Ad un analogo fenomeno di riduzione di dimensioni si assiste anche nella produzione pittorica. quali edifici pubblici. ma che consentiva agli orafi medievali di arricchire di effetti notevoli la loro produzione artistica. Scomparve del tutto la grande statuaria. chiese ed opere d’arte ad esse connesse. mentre ebbe scarsissime sopravvivenze la decorazione ad affresco. l’oro divenne l’unico valore economico certo. che sostituì il rotolo antico. e le illustrazioni inserite nel testo. non dotati di una elaborata cultura architettonica. Del resto il calo demografico aveva reso le città superstiti sovradimensionate per le nuove esigenze abitative. Le illustrazioni inserite nei codici vennero definite miniature per l’uso prevalente . la perdita della sapienza tecnica antica. L’arte classica era oramai definitivamente persa. il nuovo significato dato all’arte visiva dalla religione cristiana. ed era quindi del tutto naturale che l’arte si rivolgesse soprattutto alla lavorazione di questo metallo. l’unica attenzione dei nuovi costruttori veniva posta solo alla solidità dell’edificio. I nuovi dominatori barbari. E allo sviluppo dell’oreficeria si legò anche lo sviluppo degli smalti. sviluppando al contempo un linguaggio architettonico del tutto nuovo. in molti casi. inventarono due grosse novità: la forma del libro rilegato. Scomparsa la moneta. In campo figurativo si determinò una netta tendenza alla riduzione di dimensioni delle opere d’arte. ma conserva comunque il suo valore intrinseco di metallo prezioso. negando spesso il concetto stesso di plasticità: i rilievi divennero talmente bassi da finire. e la loro attività principale fu la trascrizione dei testi antichi. senza alcuna preoccupazione estetica fondata su canoni di proporzione e di equilibrio tra le parti compositive. ecc. Tre sono dunque i fenomeni che maggiormente segnano lo sviluppo della successiva arte altomedievale: 1. In tale contesto. Scomparsi quasi del tutto gli affreschi ed i mosaici. Contemporaneamente si sviluppò con maggior intensità l’arte orafa. Tale tecnica fu resa sempre più stilizzata. Un oggetto d’oro può anche essere un brutto prodotto artistico. I loro edifici furono plasmati con materiali poveri (soprattutto mattoni) in cui compaiono spesso elementi lapidei (colonne. la scomparsa della civiltà urbana.popolazione tolse ogni possibilità di produzione artistica per più generazioni. la produzione figurativa si esplicò unicamente negli scriptoria. E in un contesto sociale in cui il diritto e la legge vengono sostituite dai patti e dai vincoli di feudalità. e delle attività artistiche ad esse connesse.) provenienti da edifici classici in rovina. Nacquero così i codici miniati la cui scomparsa avverrà solo nel XVI secolo quando si afferma definitivamente la nuova tecnica di stampa a caratteri mobili. Il decadere delle città comportò ovviamente un crollo anche delle attività architettoniche. Inoltre l’oggettistica d’oro e le pietre preziose erano maggiormente funzionali ad una tesaurizzazione basata principalmente sul formarsi dei patrimoni personali e non collettivi. In tal modo venne ad interrompersi quella trasmissione del sapere (e del saper fare) che si acquisiva proprio nell’apprendistato presso le botteghe e i maestri attivi. cornici. In tal modo fu consentita la conservazione e la trasmissione del sapere antico che sarebbe andato altrimenti perso. Il sapere antico scomparve definitivamente. la scultura si manifestò solo in realizzazioni a bassorilievo. appare abbastanza comprensibile che la preoccupazione principale era la difesa della propria individuale situazione. rimaneva unicamente l’oro a garantire il formarsi della ricchezza. 3. che garantivano una economia monetaria. 2. si limitarono a riutilizzare gli edifici già esistenti. Ciò fu una naturale conseguenza della nuova economia medievale. per essere semplici disegni incisi sul piano lapideo. Scomparsa la statuaria. garantita solo ed unicamente dal possesso di un patrimonio personale.

Anche nella denominazione di Sacro Romano Impero. E. la conoscenza del passato era scarsamente posseduta. Le opere. Motivi geometrici lineari e curvi vengono variamente intrecciati. riscontrabile sia nelle miniature. Nell’iconografia dell’arte medievale tutto acquista un significato simbolico. A parte la considerazione sugli esiti di tale rinascenza artistica carolingia. che conquistò gran parte dei territori compresi tra l’Asia minore il nord Africa e l’Europa meridionale (in particolare la Spagna e la Sicilia). Anche la cultura artistica bizantina di questo periodo. Ed anche l’arte islamica è sempre stata connotata da una tendenza di fondo di tipo aniconico. con tutto il loro carico di concettualizzazioni che potevano essere tradotte in immagini solo attraverso la funzione segnica dei simboli. la nuova cultura araba produsse notevoli effetti sull’arte figurativa occidentale. si ritrova soprattutto nell’arte del VII e VIII secolo. Nel corso dell’alto medioevo. il cane della fedeltà. La tendenza a far rinascere la classicità è fenomeno che in Occidente appare per la prima volta con il formarsi del regno carolingio di Carlo Magno. per alcuni loro attributi tipici. appare chiara la volontà di ricollegarsi all’eredità dell’antico. in particolare gli animali che. secondo una visione urbanistica agli antipodi di quella classica: non più schemi geometrici regolari. sia nell’oreficeria. Il romanico La ripresa dell’economia. rigettò la produzione di immagini. Un’altra caratteristica dell’arte alto medievale è la tendenza alla decorazione aniconica. di contro a quell’antinaturalismo la cui ispirazione erano unicamente le sacre scritture. Nuove città e villaggi sorsero. longobardi. un’altra cultura si affacciò ai margini dell’Europa occidentale: quella araba. e non solo in Europa occidentale. Questa tendenza all’aniconismo. il pavone della vita eterna. e l’antico preso a modello venne in realtà filtrato dalla cultura bizantina. Sulla spinta della religione mussulmana. la fenice della resurrezione. Questa tendenza aniconica fu un fenomeno molto generalizzato nell’arte di quei secoli. franchi. acquistano valori simbolici ben precisi: il leone è simbolo della forza. per effetto dell’iconoclastia decretata dagli imperatori di Bisanzio. Il tutto formava un insieme molto pittoresco. fatti di strade che si incontravano ad angolo retto. riportandola nel canale di una riscoperta del naturalismo che traesse ispirazione dalla realtà e dalla natura. realizzate con notevole fantasia e ricercatezza. già sentono il fascino di un passato di maggiore forza e splendore artistico. che con il mondo classico conservava comunque una linea di continuità diretta. in vario modo. specie quando i paesi – ed era la .2. il nuovo impulso che ebbe l’agricoltura. È il periodo in cui maggiormente la cultura figurativa fu influenzata dalle nuove dominazioni di origine barbarica che si vennero a formare in Europa (goti. in uno con il rinnovato sviluppo delle città. Questa tendenza al simbolismo. e così via. ma un intrigo di vie e viuzze. si compongono prevalentemente di simboli. percorre tutto il medioevo. la cultura occidentale appare decisamente indietro rispetto agli splendori dell’arte classica. La preziosità della lavorazione dei manufatti arabi è sempre giocata su decorazioni astratte. Il rifiorire dei commerci. Tuttavia. su cui si aprivano case secondo una morfologia quanto mai varia. La loro realizzazione formale è sempre basata sulla stilizzazione. che fece proprio dell’appartenenza ad una città il fondamento della propria identità e cultura. mentre il loro contenuto va variamente interpretato come allegorie o metafore simboliche. che. sia nelle decorazioni scultoree a bassorilievo. iniziata con l’arte paleocristiana. crearono un clima adatto alla ripresa dell’attività costruttiva. nello stesso periodo.dell’inchiostro rosso. per la quasi totalità di soggetto religioso. insieme ad una rinnovata coscienza civica. VII. avvenne dopo l’anno mille. ecc. il controllo dell’immagine attuata dagli artisti dell’alto medioevo è spesso grossolana e di fattura incerta. chiamato «minio». il fenomeno fu di notevole importanza per invertire il segno dell’arte occidentale. Nel campo dell’arte iconica. il serpente del peccato. E questo arretramento apparve chiaro anche alla coscienza degli stessi protagonisti del tempo. per ottenere effetti decorativi astratti.).

I motivi per sostituire le capriate erano molteplici: le strutture in legno richiedevano continua manutenzione. le altre crociere che appartengono alla stessa navata devono avere la stessa dimensione. La soluzione giusta era ricorrere alla volta a crociera. in quanto non interrotte da muri. lo stile ebbe alcune costanti che sono rintracciabili in tutte le aree geografiche che applicarono questa nuova architettura.maggior parte dei casi – sorgevano su cime di colline. In questo caso una volta a crociera. E. in senso generale può considerarsi come termine iniziale la fine del X secolo. anche le altre campate laterali. I limiti cronologici in cui il romanico si sviluppò vanno intesi secondo le aree geografiche. o può riferirsi ad una ripresa delle concezioni architettoniche già conosciute dai romani. rinnovò ampiamente il bagaglio tecnico e formale dell’architettura. E ciò per una necessità statica imprescindibile: gli archi che compongono una corciera devono avere la stessa altezza. Il termine romanico è stato interpretato in diversi modi: può essere un riferimento all’area geografica in cui si diffuse. le città che sorsero nel medioevo sono quasi sempre situate in posizione dominante sul territorio circostante. Pur avendo varianti regionali che rendono distinguibile il romanico lombardo da quello pisano. che sorgevano per lo più in posizione pianeggiante e nei fondo valle. in quanto hanno con il primo quadrato un lato in comune. Quando le volte sostituirono i tetti in capriate lignee. permetteva di scomporre lo spazio della chiesa in campate tra loro comunicanti. per meglio controllare le vie che percorrevano l’impero. ma soprattutto erano facilmente infiammabili. Rispetto alle città fondate dai romani. per . era a tutto sesto: aveva cioè il profilo di un perfetto semicerchio. cioè. Fissata la dimensione di un quadrato che costituisce una porzione della navata laterale. Esso cadde in disuso quando lo stile gotico. In particolare. con il risultato che era necessario rifare i tetti alle chiese con una frequenza notevole. scaricando il suo peso su quattro pilastri d’angolo. E così il quadrato della crociera divenne il modulo costruttivo della cattedrale romanica. dato che in un arco a tutto sesto la larghezza dell’arco è obbligatoriamente doppia rispetto alla sua altezza. Gli incendi che si sviluppavano nelle chiese erano difficilmente domabili. si concentrò l’attenzione della cultura architettonica del tempo. Su questo edificio. La difficoltà di accedere a questi nuovi borghi era motivo di difesa. in cui si riconosceva la popolazione di una città o di un villaggio. elaborando quello stile detto «romanico» che. ancora in fase di preromanico. sarà il primo stile internazionale adottato da tutti gli stati europei allora esistenti. le prime sperimentazioni di coprire le chiese con delle volte avvenne utilizzando le volte a botte. in cui quindi la varietà planimetrica si univa al movimento altimetrico. in un periodo in cui la sicurezza delle città era garantita solo dalla propria milizia civica. ne derivava la necessità di impostare una volta a crociera su una pianta quadrata. per avere una dimensione maggiore delle navate laterali. Ecco quindi la scelta di coprire le chiese con volte in muratura. portò a sostituire il legno con i mattoni in laterizio o le pietre. L’edificio più simbolico di questa rinnovata attività costruttiva fu la cattedrale. La navata centrale. Ma la volta a botte era difficilmente adattabile a chiese a più navate: essa infatti necessita di un muro continuo e notevolmente pesante sui due lati perimetrali. E quindi. dall’architettura romana. quella romanica fece propria la tecnica costruttiva delle volte a crociera. o il romanico provenzale da quello renano o da quello catalano. che si compone di archi a tutto sesto. e come termine finale la metà del XIII secolo. dovrà comporsi necessariamente di quadrati multipli – in genere doppi – di quelli che costituiscono le navate laterali: in tal modo essa scarica il proprio peso su un pilastro ogni due. L’arco utilizzato dall’architettura romanica. tra i quattro pilastri deve essere uguale su ogni lato. al pari di quanto avevano già fatto i romani. Il tentativo di dare alle chiese una copertura più stabile e duratura. che. che pure era una evoluzione del romanico. e che coincideva con quella in cui si parlavano le lingue romanze. Inizialmente. deve avere la base quadrata: la distanza. tuttavia. dopo l’età classica. l’architettura iniziò il nuovo corso stilistico che noi definiamo romanico.

definendo una pianta non longitudinale ma centrale. si arricchì di più cappelle che si aprivano a raggiera verso l’esterno. Controversa è anche l’adesione al romanico dell’architettura toscana di quei secoli. all’interno si componevano di spazi silenziosi ed oscuri. e non mediato da tecniche costruttive nordiche. Molta della suggestione religiosa che una cattedrale romanica trasmette si deve proprio a queste sue caratteristiche. Esempi del romanico padano sono la chiesa di S. già dopo l’anno mille divenne il laboratorio di incubazione di quell’architettura rinascimentale. a volte solo decorativi: la loro concezione sembra legarsi con un filo autonomo. Ambrogio a Milano. Le architetture che qui si produssero. Spesso sotto il presbiterio sorgeva la cripta. Michele a Pavia. sia interna che esterna. coperta con cupole raccordate a pilastri mediante pennacchi. è soprattutto la concezione dell’edificio ad essere diversa. ambiente semi sotterraneo. Con il termine «croce latina» si distingueva la croce che aveva un braccio più lungo degli altri – che nella chiesa corrispondeva alla navata –. soprattutto nella parte terminale della chiesa. oltre questa modularità costruttiva. le cattedrali romaniche divennero edifici molto bui. Maggior sviluppo ebbe anche il transetto. che per i suoi contatti con l’oriente. che contribuì a dare alle chiese la forma di una croce latina. Rispetto alle basiliche paleocristiane o bizantine. ed inoltre scaricano forze inclinate. Tant’è che dopo l’anno mille. non verticali: pertanto necessitano di murature molto spesse e pesanti. Quest’area della chiesa. che. Il corpo delle navate rimase pressoché intatto. lo fa secondo una concezione originale: in pratica.avere lati in comune con le altre navate. Le volte. Queste murature dovevano essere così pesanti e resistenti che era necessario anche limitare l’apertura di finestre. Di qui il romanico si diffuse in tutta l’area centro settentrionale. creando un insieme poco controllato. per la facciata a capanna tripartita. Uno degli aspetti più significativi di questa singolarità è che in queste città si usò ancora la decorazione marmorea. Ma. ma che veniva omogeneizzato dall’impiego di analoghi materiali e tecniche costruttive. Siena e Pisa. detta anche coro o presbiterio. L’architettura romanica funzionava secondo un principio additivo: si aggiungevano parti secondo le esigenze funzionali. seppure aderisce in parte al romanico o al gotico. In Toscana tre città si distinsero per una ricerca stilistica che le portò ad esiti diversi ed originali: Firenze. in cui la luce pioveva dall’alto dei finestroni che si aprivano in sommità alla navata centrale. Questo tipo di croce fu definita «greca» perché era preferita ed utilizzata dall’architettura bizantina. si adottò una soluzione tipicamente bizantina: una chiesa a croce greca. per l’impiego di mattoni o pietre a faccia vista. dovranno necessariamente comporsi dello stesso modulo quadrato. Questa chiese si contraddistinguono per la chiarezza compositiva delle piante. nel XVI secolo. Ma. In Italia il romanico ebbe più varianti regionali: tra queste. All’esterno queste chiese avevano un aspetto così solido e massiccio da sembrare quasi delle fortezze. la cattedrale romanica portò delle innovazioni rispetto alla basilica paleocristiana. rimase legata ad una concezione architettonica ancora bizantina. rispetto alle capriate lignee. restandone esclusa Venezia. mentre fu maggiormente articolata la zona absidale. la chiesa di S. braccio trasversale rispetto alla navata. chiuse . la prima si sviluppò nell’area padana e si configurò come uno stile abbastanza omogeneo. quando si andò alla costruzione della basilica di San Marco. Sul piano tipologico. assimilarono dal romanico solo alcuni elementi. ma soprattutto Firenze sembra invece non dimenticare quei concetti già sperimentati dall’architettura classica. è la pesantezza strutturale. così che. all’architettura tardo romana. ciò che unifica lo stile romanico. la cattedrale di Parma e la cattedrale di Modena. rispetto alla «croce greca» che aveva i quattro bracci tutti uguali. riservato alla conservazione di sepolcri o di reliquie. L’area toscana. Restavano assenti valutazioni legate alla proporzione estetica degli edifici e alla simmetria. sono più pesanti. adatte a contrastare le notevoli spinte ribaltanti delle pesanti volte. in quanto destinata ai religiosi.

indipendentemente da tutta la volta. La costruzione di una volta a crociera richiede una impalcatura lignea che riproduca per intero l’intradosso – ossia la superficie inferiore – della volta. in perenne lotta con uomini che sembrano sempre soccombere a questa natura fantastica e terribile. Ma ciò che rende interessante queste sculture è la tendenza al tutto tondo. Diverso è invece il caso della Puglia. Qui il romanico. si era accompagnata ad una ripresa dell’attività scultorea. con una caratteristica decisamente originale: la risoluzione plastica degli elementi decorativi. più esplicita che altrove. e la capacità di controllare dinamismo e movimento delle figure scolpite. VII. portò a due risultati fondamentali: uno estetico. In questo periodo la Puglia conobbe i cantieri artistici federiciani.definitivamente l’architettura medievale. le parti portanti – quelle che devono sorreggere i pesi propri e di altre membrature – da quelle portate – che sono in genere . pur nelle varianti stilistiche. eccetera. La ripresa dell’architettura. Il gotico I normanni furono grandi costruttori di cattedrali. Quest’ultimo fu forse il più notevole. Nell’Italia meridionale la stagione del romanico coincise con la dominazione normanna. grazie all’intenso traffico di pellegrini e crociati che interessò la regione. sul quale l’architettura gotica fondò molta della sua immagine. in una struttura architettonica. La scultura pugliese romanica elaborò invece un suo repertorio originale di figure. In tal modo la costruzione della volta poteva realizzarsi in fasi successive – ogni unghia poteva poi essere costruita indipendentemente dalle altre – con impalcature meno impegnative e più economiche. così da convogliare su di esse la resistenza strutturale dell’edificio. La costolonatura degli archi. quindi il riempimento dei quattro triangoli sferici detti unghie – che erano compresi tra gli archi realizzati. In pratica cominciarono a distinguere. aveva aspetti severi e seriosi. da montarsi con grande sapienza di incastri. trovò terreno fertile per esplicitare un’architettura dallo stile più omogeneo. I normanni indicarono invece una nuova via: nelle masse e nei volumi i carichi e le forze si possono concentrare solo in alcune linee e punti. Ciò comportava un notevole impiego di legname. La scoperta dei normanni fu che una volta a crociera si compone non solo dei quattro archi perimetrali. Questi due archi possono realizzarsi. che costituivano le volte a crociera. cattedre. mentre a tutto tondo sono solo le parti architettoniche. Solo quando la volta sarà completata. potrà essere disarmata della struttura di sostegno. Questa popolazione aveva fornito contributi notevoli. su temi religiosi. pulpiti. ed uno statico. In pratica fece capire che le strutture possono essere scomposte secondo linee di forze. Nell’Italia meridionale trovarono un ambiente culturale già segnato dalla presenza bizantina ed araba – quest’ultima soprattutto in Sicilia. la cui produzione si era intimamente legata a quella delle cattedrali. Ecco che così. quindi. infatti. nelle costruzioni che Federico II di Svevia realizzò all’inizio del XIII secolo. che permise al romanico di evolversi nello stile gotico: le volte costolonate. Il carattere delle figurazioni iconografiche. così da riprodurre con esattezza la superficie su cui dovevano appoggiarsi i conci in pietra o in mattoni. non solo alla nascita del romanico ma anche alla sua evoluzione nel gotico. L’architettura romanica si basava sul principio statico di masse voluminose che venivano contrastate e sorrette da altre masse dalla notevole gravità. esotici o fantastici. ma anche di due archi in diagonale. ebbe commistioni originali ed interessanti con elementi spuri presi da queste altre concezioni architettoniche. ed è lecito supporre che qui si elaborò la nuova cultura artistica che portò al rinnovamento plastico del XIV e XV secolo. la volta a crociera può scomporsi in due fasi costruttive: prima la realizzazione dei quattro archi laterali e dei due diagonali. che avevano in comune il concio in chiave.3. Il romanico che qui sorse. che raccontavano di strani animali. ceri pasquali. I canoni formali di questa scultura. quali cibori. sono omogenei per l’intera Europa: le figurazioni iconografiche sono sempre a bassorilievo. dopo l’anno mille. a loro si deve una tecnica costruttiva.

come dicevamo. Cioè. nell’architettura gotica. ridivenne un ambiente luminoso. e nel contempo. Il gotico divenne. mostrando con orgoglio l’intelligenza ingegneristica che ne aveva contraddistinto la realizzazione. della Germania. fu l’accentuazione del linearismo. L’arco a sesto acuto permise agli architetti medievali di esplicitare meglio la loro nuova concezione costruttiva. Queste forze tendono a ribaltare verso l’esterno i sostegni. con vetri dai colori vivaci. Un arco. Le strutture potevano essere più alte e slanciate. in un arco a sesto acuto l’altezza dell’arco è sempre superiore alla metà della sua larghezza. l’altezza dell’arco non è strettamente correlato alla sua larghezza. per andare a sostenere gli archi impostati ad altezze sempre più vertiginose. in quanto le vetrate erano sempre istoriate. per via della sua particolare geometria. Rispetto all’arco a tutto sesto. correndo senza soluzione di continuità su tutte le parti dell’edificio – volte e pilastri – rendendo visibile quell’intrigo di linee-forze che costituivano lo scheletro portante dell’edificio. non poteva essere quella di ricorrere alla maggior gravità dei sostegni. Una spinta laterale di un arco può anche essere molto contenuta. Da questa data lo stile gotico si diffuse prima in Francia e poi in tutta Europa. Ciò. Ma la svolta decisiva per l’evoluzione dal romanico al gotico fu l’utilizzo dell’arco a sesto acuto. aumentandone spessore e peso. favorendo la tendenza a realizzare costruzioni sempre più alte. come puntelli. con una libertà di conformazione molto più ampia. trovando numerose applicazioni non solo nell’architettura religiosa ma anche civile della Francia. progressivamente.solo di riempimento e di chiusura degli spazi. che per resistere alla spinta devono avere un peso notevole. con gli archi a sesto acuto la condizione statica di realizzare archi della stessa altezza può ottenersi anche con archi dalla larghezza variabile: in un arco acuto. partivano da terra. quindi. trovarono un impiego totale. L’arco a sesto acuto. nella nuova logica strutturale. potendo concentrare la parte resistente dell’edificio in pilastri snelli. liberarono ampie superfici che non vennero occupate da murature ma da vetrate. Una volta a crociera con archi acuti può essere rettangolare. rispetto a quella romanica. portò a due risultati notevoli per la realizzazione delle cattedrali. poi. ma può assumere rapporti diversi. ma di una quantità che può essere variabile. e di una luminosità molto suggestiva. La cattedrale gotica. che si estese anche alle arti figurative. rispetto ad un arco a tutto sesto scarica una forza meno inclinata rispetto alla verticale. I germi della nuova archittettura gotica sono visibili in alcune costruzioni normanne già al fine del XII secolo. che si basava su un telaio strutturale concentrato in punti e linee di forze. ma di contrapporre alle forze destabilizzanti altre linee di forze resistenti. Infatti. e pertanto i sostegni possono essere più snelli e leggeri. Nell’arco a tutto sesto l’altezza dell’arco è sempre pari alla metà della sua larghezza. Ritornando quindi alle costolonature. Sul piano compositivo. che. gli archi a sesto acuto permisero agli architetti di svincolarsi dal modulo quadrato che aveva condizionato le cattedrali romaniche. lo stile dell’Europa nordica. l’arco acuto ha una geometria variabile: in esso l’altezza non è in funzione della larghezza. Entrambe le caratteristiche erano racchiuse nell’arco a sesto acuto. l’effetto di ribaltamento verso l’esterno è inferiore. queste. ma l’edificio che per primo applicò il nuovo stile fu la cattedrale di Saint Denis. pur a parità di peso. La soluzione però. Ecco che così nacquero all’esterno delle cattedrali gli archi rampanti. e sfruttando tale immagine a fini decorativi: in pratica la bellezza di queste cattedrali veniva manifestata nella mirabile concezione strutturale. ma se essa sollecita un pilastro eccessivamente alto e snello. la instabilità dei sostegni degli archi si ripresentò nuovamente. nell’Île de France costruita a partire dal 1130. soppiantando progressivamente lo stile romanico. E in questo linearismo prevalse una tendenza alla verticalità e alla linea spezzata. Ma esso . dell’Inghilterra. Il carattere più tipico del gusto gotico. Trasmette ai sostegni una spinta orizzontale minore. Ma quando le cattedrali divennero troppo alte. questa spinta è sufficiente a creare instabilità sul sottostante pilastro. scarica il proprio peso con forze inclinate.

realizzate con povertà di mezzi espressivi. da Cluny. quando Carlo d’Angiò sconfisse Manfredi di Svevia. In Italia. quella degli angioini. La prima perché ebbe. che ne rendevano evidenti le linee-forza. una cifra stilistica originale rispetto al gotico d’oltralpe. pulpiti. il gotico trovò applicazioni molto limitate. VII. Durante il periodo romanico anche la pittura e la scultura conoscono una più intensa produzione. Le immagini appaiono bloccate in forme stereotipe. Gli angioini introdussero nel regno di Napoli l’uso dell’arco acuto. nell’uso degli archi ogivali in tufo e nelle coperture con capriate lignee. che ebbe fortuna soprattutto in Inghilterra. sempre a bassorilievo. Ciò avviene a partire dal XIII secolo in poi. infatti. ma più come elemento di decorazione alla moda. il tufo. La nascita dell’arte italiana Mentre la rinascita dell’architettura avviene a partire dall’anno mille. in Francia. dove l’arco acuto fu utilizzato non con le sue consequenzialità di logica strutturale. avvenuta nel 1266. Francia e Germania. Esempio di questa architettura è la chiesa di Santa Croce a Firenze. Tale scelta fu originata dalla precisa volontà di proporre un’architettura «povera». bisogna aspettare ancora qualche secolo prima che un analogo fenomeno interessi le arti figurative. già l’ordine cluniacense aveva diffuso la concezione architettonica romanica. di gotico fiorito. con evidenti effetti di sproporzione e di irrazionalità spaziale. portici. Tale stile trovò applicazioni notevoli soprattutto in Inghilterra. –.4. Sia in pittura che in scultura è del tutto sconosciuto il problema della visione in profondità: le figure che animano una scena sono poste su un unico piano di rappresentazione. che ebbe un rapido sviluppo prima in Francia e poi in Europa a partire dal 1100. che il gotico del tardo XIV e del XV secolo prese il nome. da cui importò un gusto artistico complessivamente gotico. nel corso del XIV secolo notevoli scambi diplomatici e culturali con la Francia. balconi. adottò uno stile gotico semplice ed essenziale. che si ebbe nel basso medio evo. ecc. Il gotico francescano. che consentiva di realizzare strutture più leggere. più attenta agli effetti di decorazione plastica e pittorica che non alle invenzioni strutturali.non fu l’unico arco utilizzato in questo periodo: molta fortuna ebbe anche l’arco polilobato. in campo architettonico. Ma un altro ordine monastico. ma non conoscono un reale rinnovamento stilistico. utilizzato in architettura soprattutto per l’apertura di bucature – finestre. L’avvio di un’arte figurativa di reale ispirazione europea inizia proprio quando si avverte la necessità di superare gli stilemi figurativi bizantini. Precedentemente. perché in questo periodo andò intensificando i suoi scambi culturali soprattutto con il mondo tedesco. l’ordine francescano. Un fenomeno di diffusione del gotico fu anche lo sviluppo degli ordini monastici. Nell’Italia meridionale. baldacchini. Lo sviluppo dell’architettura gotica in Europa. la seconda. o nella costruzione di elementi scultorei decorativi – altari. il maggiore centro di irradiazione artistica rimane sempre Bisanzio. si moltiplicarono a tal punto. invece delle volte a crociera costolonate. adottò nuovamente la copertura a capriate lignee. e ciò soprattutto per la decorazione delle cattedrali. hanno figure rigide e geometrizzate. e da lì il gusto dell’icone dorate pervade ancora l’Europa occidentale. in due . Le costolonature. in linea con i concetti di povertà materiale su cui si è sempre fondato l’insegnamento francescano. Le sculture. Successivamente l’ordine cistercense. ecc. Le città che più si convertirono al gotico furono Siena e Venezia. in questo periodo. E molte chiese gotiche dell’Italia meridionale trovarono. Altro arco dal gusto tardo gotico. Ne nacque un’architettura ibrida. portò a costruzioni sempre più ardite e complesse nel loro meccanismo strutturale. l’introduzione dell’architettura gotica coincise con un’altra conquista. fu l’arco «tudor». divenne in Italia mezzo di diffusione di uno stile gotico alquanto originale. Gli unici esempi che ci rimangono in Italia di queste chiese gotico-cistercense sono le abbazie di Fossanova e Casamari nel Lazio. ma qui venne impiegato con un materiale diverso. Di fatto.

Fu così definitivamente superato il limite della scultura romanica di porre le figure su un unico piano di rappresentazione. Il percorso che l’arte italiana compì per giungere alla nascita del rinascimento durò circa due secoli. In Italia il problema di superare l’arte bizantina viene impostato sul ritorno al naturalismo e alla razionalità terrena della visione. trassero indicazioni per il recupero dei volumi e dello spazio. famiglia di scultori il cui capostipite Nicola era forse originario della Puglia. ecc. E questa particolare subalternità delle arti figurative all’architettura determinò una precisa differenzazione tipologica tra arte italiana e arte gotica. una identica destinazione: entrambe sono realizzate come decorazione o arredo degli edifici architettonici. e può essere collocato alla prima metà del Duecento. La prima imbocca decisamente la strada della tridimensionalità. in opposizione al misticismo antinaturalistico bizantino. Siena ed altre città del centro Italia. Tra fine Duecento e inizi Trecento anche la pittura aveva trovato la sua precisa autonomia. Le passate grandezze dell’arte romana mostravano sempre più non solo la superiorità dell’arte classica rispetto a quella medievale. benché a basso rilievo. monasteri.aree geografiche precise: l’Italia centrale e la Francia. o gotica. In Francia. In Italia questa rigida concezione strutturale del gotico non ebbe mai ampia diffusione. ma un’arte laica che esprimesse i nuovi ideali cavallereschi dell’Europa cortese. La sua principale tecnica fu l’uso del chiaroscuro. il gusto per la narrazione. Tuttavia l’arte figurativa sia gotica che italiana mostrano. dopo quasi mille anni. In particolare. e ciò grazie soprattutto a Giotto. pievi. fu invece l’arte italiana ad imporre la propria visione artistica all’intero mondo occidentale. la scultura superò anche il limite che aveva connotato tutta la produzione medievale: il ricorso esclusivo al bassorilievo. con lo sviluppo del rinascimento. Le forme divennero più plastiche e salde. dove alla razionalità della rappresentazione viene preferito l’effetto decorativo delle linee curve e dei colori vivaci. la scultura a tutto tondo. Egli fu il primo pittore a produrre immagini che possono essere definite realistiche. dallo studio degli antichi sarcofagi romani. l’affresco divenne impraticabile: nacquero così le vetrate istoriate. dove i piani di rappresentazione si sviluppavano in profondità. ma indicavano chiaramente la differenza tra l’arte occidentale e quella bizantina. Le loro composizioni. La seconda si mantiene invece sul piano di una concezione antinaturalistica dell’arte. In tali edifici. il maggiore artista italiano del Trecento. in particolare in Toscana. il superamento avviene sul piano della significazione: non più un’arte di ispirazione religiosa che rimandasse ad un ordine teocratico delle cose. in particolare edifici religiosi: chiese. Le immagini furono realizzate in vetri dai colori vivaci connessi tra loro da sottile piombature. Tema fondamentale per ritrovare una autonoma vocazione artistica fu lo studio dell’antico. sono notevolissime. Con lui ricomparve. In un primo momento fu l’arte gotica a egemonizzare il panorama artistico europeo. Sfruttando la . operarono tra Pisa. e collocate nei vani delle finestre. fece spostare il baricentro dell’attività artistica e culturale nell’Italia centrale. e ciò fino alla metà del XV secolo. E con Giovanni Pisano. Ed è proprio partendo da questi tre parametri che l’arte italiana iniziò il suo percorso di affrancamento rispetto all’arte bizantina. nel corso del XIII e XIV secolo. In seguito. ridottisi le superfici murarie. per giungere a quella rappresentazione del reale che sia in armonia con i reali fenomeni della visione umana. così che l’architettura praticata in quei secoli offrì sempre ai pittori ampie superfici murarie su cui era possibile intervenire con la classica tecnica della pittura ad affresco. I Pisano. Ma la scomparsa di Federico II nel 1250. I primi fermenti di questo nuovo atteggiamento culturale – da ricordare che si manifestano negli stessi anni in cui nasce anche la lingua italiana – hanno origine nell’Italia meridionale all’epoca di Federico II. L’edificio gotico ha uno scheletro strutturale di tipo lineare che riesce a liberare ampie superfici da destinare a vetrate. In particolare la prima ha tre fondamenti che all’arte bizantina sono sconosciuti: il naturalismo. Ed è qui che nascono o operano i grandi protagonisti dell’arte italiana. agivano in uno spazio virtuale ampio. acquistando nel contempo naturalismo e verità. cattedrali. Sul piano stilistico le differenze tra arte italiana e arte francese. il senso della bellezza terrena.

diversa tonalità che il colore assume in funzione della luce che colpisce gli oggetti e i corpi, riuscì a dare apparenza tridimensionale alle sue figure. Ma egli ebbe chiari anche altri problemi della riduzione della visione reale in immagini bidimensionali. Tra questi lo scorcio e la prospettiva, che egli iniziò ad applicare in maniera intuitiva, con l’anticipo di quasi un secolo rispetto ai pittori rinascimentali. La sua attività di artista lo portò ad operare in molti centri della penisola, da Roma a Milano, da Firenze a Napoli, da Assisi a Padova, dando ampia diffusione alla sua nuova visione artistica. Nel Trecento un altro centro mostrò notevole vitalità nell’area toscana: Siena. Quì si affermò, al contrario di Firenze, una visione artistica che la avvicinava maggiormente alla Francia e allo stile gotico. Numerosi furono i protagonisti di questo gotico senese, anche se tra tutti spicca Simone Martini. Nello stesso periodo a Siena l’attività artistica dei fratelli Pietro e Ambrogio Lorenzetti sembrò introdurre nell’arte senese la precisa influenza delle novità giottesche. Ma la loro scomparsa avvenuta nel 1348, contagiati dalla «peste nera» che fece numerosissime vittime anche tra gli artisti, interruppe l’evoluzione del linguaggio pittorico giottesco, e non solo in ambito senese. Nella seconda metà del Trecento furono gli artisti gotici ad imporre nuovamente la loro visione artistica, basata sulle linee curve e leziose, realizzata con colori puri stesi a campiture uniformi, dove prevaleva la evocazione fantastica di un mondo fatato e magico che tanto successo riscuoteva nell’ambito di quelle corti europee che vivevano l’autunno del medioevo. Il gotico aveva solo vinto una momentanea battaglia. Agli inizi del Quattrocento Firenze produsse alcuni dei massimi geni artistici mai esistiti – Brunelleschi, Masaccio, Donatello – che resero improvvisamente inattuale lo stile gotico, così come Giotto aveva fatto con lo stile bizantino. Da questo momento ebbe inizio il Rinascimento, e con esso la più grande stagione artistica mai verificatasi in Italia. L’arte visiva giunse al massimo controllo possibile della rappresentazione naturalistica, consentendo agli artisti il pieno controllo della propria espressione figurativa.

VIII. Il rinascimento e il barocco
VIII.1. Il ritorno all’antico Il tema del ritorno all’antico nel rinascimento non ha un significato di restaurazione del passato, ma di ritorno a quella visione artistica, basata sul naturalismo, che già caratterizzava l’età classica, e che fu poi disattesa e modifica, in direzione fondamentalmente antinaturalistica, dall’arte del periodo medievale. Ossia, gli artisti rinascimentali cercarono di imitare, negli antichi, il senso per l’osservazione della natura, della sua rappresentazione in senso oggettivo e non simbolico, la ricerca della perfezione delle forme, delle composizioni armoniose. E soprattutto cercarono di spostare il baricentro della volontà di rappresentazione (e quindi di conoscenza) da Dio all’uomo. Nel medioevo, il senso dell’essere dell’uomo nel mondo era sempre mediato dalla teologia, dall’interpretazione delle sacre scritture, dalla mistica trascendentale. L’arte finiva, necessariamente, per rappresentare solo il tema del sacro, e il rapporto dell’uomo con il mondo divino. Temi questi, che, per il loro elevato tasso di spiritualità, portavano a rappresentazioni dove l’immagine era il simbolo: ossia le cose rappresentate seguivano una logica allusiva, che nulla aveva a ché vedere con la dinamica della realtà oggettiva, che i nostri sensi colgono. L’arte bizantina, che notevole presenza ed influenza ebbe in Occidente durante il periodo medievale, si basava unicamente sull’«epifania del divino». Il divino era qualcosa di astratto, per sua natura, perché immateriale. Pertanto la sua rappresentazione non doveva seguire le leggi fisiche della nostra percezione sensoriale, ma quelle della visione interiore. La cultura artistica italiana iniziò a reagire, contro l’arte medievale e bizantina, già nel XIII secolo, quando, uno studio più attento dell’eredità figurativa del tardo antico, portò a riavvicinare gli artisti del tempo ai valori dell’arte classica. Se una prima scintilla nacque già nella prima metà del secolo, nell’Italia meridionale, grazie al mecenatismo di Federico II di Svevia; lì dove il rinnovamento divenne più intenso fu nell’Italia centrale, ed in particolare in Toscana, nel periodo tra il 1250 e il 1348. Tanti furono gli artefici, che dettero contributi a questo rinnovamento artistico: tra essi due impersonano più compiutamente la figura dell’artista nuovo: Giotto e Giovanni Pisano. Entrambi ebbero come obiettivo la rappresentazione tridimensionale. Il primo, Giotto, riportò in pittura l’uso del chiaroscuro, nella rappresentazione dei volumi, e si avviò a sperimentare, in maniera più intuitiva che non analitica, la tridimensionalità prospettica; il secondo, Giovanni Pisano, riscoprì, nei bassorilievi, la disposizione delle figure su più piani di rappresentazione, e ritornò ad una scultura a tutto tondo, praticamente scomparsa in occidente, dopo la caduta dell’impero romano. Il rinnovamento artistico italiano avvenne in un momento in cui la cultura artistica europea era egemonizzata dal gotico. Questo nuovo stile, nato inizialmente in ambito architettonico, ben presto influenzò anche la pittura e la scultura. Nel gotico era del tutto ignorato il problema della tridimensionalità, mentre enorme attenzione veniva posto negli effetti preziosi, nella decorazione delle superfici, nell’intreccio delle linee curve, nella leziosità delle pose. Nella prima metà del Trecento, il gotico in Italia trovò la sua prima applicazione a Siena, ove massimo interprete di questo periodo fu Simone Martini. Dopo la peste del 1348, che numerose vittime fece anche tra gli artisti, il cammino dell’arte italiana, sulla traccia di Giotto e Giovanni Pisano, sembrò interrompersi, per lasciare il campo alla tendenza gotica. Il secolo che va dalla metà del Trecento alla metà del Quattrocento, fu il secolo del tardo-gotico, anche detto gotico internazionale (per l’ampia diffusione che conobbe in tutta Europa), o gotico cortese (perché fu lo stile che meglio interpretò l’ideale cavalleresco e mondano delle corti europee). In questo periodo, in contrasto con la egemonia del gotico, nacque l’arte rinascimentale. Essa nacque a Firenze, nei primi decenni del Quattrocento, grazie ad un genio indiscusso: Filippo Brunelleschi. Il Brunelleschi iniziò la sua attività come orafo (mestiere che, per tutto

il periodo del basso medioevo, non differiva in nulla da quello dello scultore), e in tale veste partecipò al concorso, bandito nel 1401, per la realizzazione della seconda porta del Battistero di Firenze. Tema del concorso era il Sacrificio di Isacco, da inserirsi in una formella di forma e dimensione analoga al compasso gotico, adottato da Andrea Pisano, nella realizzazione, nel 1330, della prima porta del Battistero. Il Brunelleschi presentò una formella di chiara impostazione volumetrica, dove le figure erano poste in uno spazio tridimensionale. Il concorso fu vinto, invece, da Lorenzo Ghiberti, che presentò una formella di stile tardo gotico, con figure non sovrapposte ma distanziate l’una dall’altra, e poste su un unico piano di rappresentazione. Ma l’importanza del Brunelleschi era ancora da venire. Nel secondo e terzo decennio del secolo, egli diede un contributo fondamentale alla pittura rinascimentale: scoprì la prospettiva. Si completava, così, il problema di tradurre le immagini, prese dalla realtà tridimensionale, in rappresentazioni bidimensionali. Se Giotto, con il chiaroscuro, aveva insegnato come rappresentare i volumi, Brunelleschi, con la prospettiva, insegnò come rappresentare lo spazio. Ma il Brunelleschi non fu mai pittore. Dopo gli esordi come orafo e scultore, l’attività che più lo caratterizzò, fu quella di architetto. Egli, infatti, riuscì a trovare una soluzione all’arduo problema di edificare la cupola sulla chiesa di Santa Maria del Fiore a Firenze. Questa chiesa, progettata da Arnolfo di Cambio alla fine del Duecento, fu progressivamente ampliata, in corso di costruzione, così che agli inizi del Quattrocento, risultava ancora incompleta. La dimensione eccessiva a cui era stata portata, rendeva quasi impossibile, secondo le conoscenze tecniche del tempo, realizzare la cupola che doveva coronare l’incrocio della navata con il transetto. In pratica una cupola, come qualsiasi struttura a volta, in fase di costruzione, necessita di una impalcatura di legno, che sostenga i conci fino al momento in cui viene collocato il concio in chiave. Il tamburo, su cui andava impostata la cupola, aveva già un’altezza di circa 60 metri: la cupola, pertanto doveva innalzarsi ad un’altezza da terra notevole. Inoltre, data la larghezza del tamburo, questa cupola doveva avere un diametro di circa 43 metri. Vi era bisogno di una quantità enorme di legname, per realizzare qualcosa come un palazzo di trenta piani: una simile incastellatura andava al di là delle possibilità tecnologiche del tempo. Tuttavia un’altra cupola, di dimensioni analoghe a quella del duomo fiorentino, era già stata realizzata dai romani: la cupola del Pantheon. In fondo la cupola di S. Maria del Fiore era più grande di soli 90 centimetri. Bastava capire come avevano fatto i romani, e seguire il loro esempio. Fu quanto fece il Brunelleschi. Una cupola è in effetti una volta abbastanza singolare: essa è una perfetta semisfera. Pertanto può considerarsi composta da meridiani e paralleli. I meridiani sono gli archi, che hanno in comune lo stesso concio in chiave; i paralleli sono invece le sezioni orizzontali della cupola che costituiscono dei perfetti anelli concentrici posti uno sull’altro. Se affrontiamo la costruzione della cupola tenendo presenti i paralleli, appare evidente che ogni anello viene sostenuto dall’anello sottostante, e non necessita quindi di armature provvisorie. In pratica, basta sostenere i conci finché questi non formano un anello intero. Dopo di che si può disarmare, e passare alla costruzione dell’anello superiore. In tal modo si realizzava la cupola secondo quel principio costruttivo definito «autoportante». Anche nella costruzione della cupola di Santa Maria del Fiore, Brunelleschi indicò il rapporto di un artista rinascimentale, con l’antico: un rapporto fatto di metodo di indagine e di riscoperta di insegnamenti, non di pedissequa imitazione. Tuttalpiù di comune sentire e di affinità di vedute. VIII.2. La prospettiva L’arte medievale aveva semplificato la raffigurazione sia pittorica che scultorea, annullando tutti gli effetti di spazialità. Le figure, in pose e immagini sempre molto

Ciò portava ad una rappresentazione del tutto anti-naturalistica. da applicarsi per la costruzione della rappresentazione. dove le figure sembrano non collocarsi su una superficie piana. nello spazio tridimensionale sono parallele. Una pittura estremamente analitica. in campo pittorico. L’occhio raccoglie i raggi visivi dallo spazio. portò ad indagare con maggior attenzione la specificità della luce. Maestri indiscussi di questa corrente artistica furono Jan Van Eyck. ed occidentale in genere. Dopo la scoperta del chiaroscuro. spesso. bidimensionali. abbiamo una pittura naturalistica. e la traduce in rappresentazioni bidimensionali. la tecnica pittorica del rinascimento italiano.schematiche. nelle rappresentazioni piane tendono a convergere in un punto. In tal modo. Masaccio. venivano collocate. rispetto alla pittura a tempera. Paolo Uccello. traduce la realtà. un tentativo di mediazione tra il rinascimento eroico e severo di Masaccio. in immagini. riconducendo tutto ad un unico punto di vista. può essere definito come la riproduzione che più si avvicina a quella sensoriale del nostro occhio. alla base della prospettiva. Tale sistema logico è ciò che si definisce «prospettiva». fino alla metà dell’Ottocento. in quegli stessi anni vedeva. che sfruttava la luce per definire attraverso la differenza di tonalità la tridimensionalità dei volumi. che venne presto ripresa da altri pittori operanti a Firenze. in pratica. conquistando un ruolo di egemonia in campo europeo. che. Il pittore. Intanto nuovi fronti di ricerca artistica venivano aperti in Olanda. ma soprattutto portò all’invenzione della pittura ad olio. in Italia. 2. le rette che. La loro fu una pittura dalla resa fotografica. e le leziosità e preziosità dell’ultimo tardo gotico. che si apre a partire dal piano di rappresentazione. li fà convergere in un punto. diversamente si va nel simbolico o nell’astratto. Roger Van Der Wayden. ma in uno spazio virtuale. in quanto le immagini artistiche non assomigliavano in nulla alle immagini che i nostri occhi colgono della realtà circostante. il quadro viene ad essere una sorta di illusione spaziale. se ne possono citare almeno due: 1. e in genere più veritieri. Domenico Veneziano. In pratica. ed altri. ottenuta grazie ad una grande sapienza nel trattamento del più minuto particolare. se questa porta a modificare la oggettività della visione e della rappresentazione. Il naturalismo. detto punto di fuga. rendeva la composizione pittorica unitaria e razionale. Le prime applicazioni della prospettiva avvennero a Firenze. senza dubbio il primo pittore rinascimentale. Da questo momento in poi. nel naturalismo pittorico si tende ad annullare l’interpretazione. l’altra grande novità europea del XV secolo nel contesto egemone della cultura tardo-gotica. che regolano la nostra vista. Vi sono delle leggi ottiche molto precise. Se la rappresentazione segue le stesse leggi ottiche dell’occhio umano. lasciò un’eredità. Applicando queste regole si possono ottenere immagini del tutto simili a quelle che i nostri occhi trasmettono al cervello. La conclusione di questa ricerca. in pittura. nel quadro o nei bassorilievi. In essi si nota. man mano che questi si allontanano dal punto di osservazione. attraverso l’uso della geometria proiettiva. Qui. e a tradurlo in un sistema logico. portava a comprendere il funzionamento della visione oculare. più sfumati. opera allo stesso modo: percepisce una realtà tridimensionale. e quindi li proietta su un piano ideale posto all’interno dell’occhio. Filippo Lippi. quali il Beato Angelico. nella formazione della visione. la scoperta della prospettiva consentiva di rappresentare la tridimensionalità dello spazio. In pratica. ad opera di Masaccio nel campo della pittura e di Donatello nel campo della scultura. il Maestro di Flemalle. tridimensionale. che. Tra le varie regole. e che è unico per tutte le rette parallele alla medesima direzione. consentiva di ottenere colori più brillanti. l’altezza degli oggetti tende a ridursi progressivamente. a cui però mancava la sintesi propria della visione prospettica: quella sintesi che. nel terzo decennio del XV secolo. lo sviluppo della pittura fiamminga. morto all’età di soli 26 anni. sempre su un unico piano verticale. . andò ad affermarsi come la più avanzata e perfetta.

la cui abilità artigianale non ne fece personaggi degni di ricordo postumo. era patrimonio comune dell’intera cultura artistica europea. quali la poesia. scritti sulla prospettiva. L’arte romana fu anch’essa imitazione. la cui invenzione non richiedeva abilità manuale (non comportava che le mani si sporcassero). il medioevo è percorso da numerosi artisti anonimi. Ma perché l’invenzione si . cioè. e non più dell’esecuzione. Alla metà del secolo. ma solo ispirazione intellettiva. la considerazione del ruolo dell’artista. nell’ambito della società. All’inizio del Cinquecento la capitale del Rinascimento italiano divenne Roma. attraverso il cognato Giovanni Bellini. e non tra le «arti liberali». che al limite poteva anche essere demandata ad altri. ossia di intellettuali. in quanto. Luca Signorelli. Raffaello. ma soprattutto contribuì proprio la presenza di artisti. Piero della Francesca fu chiamato alla splendida corte di Federico di Montefeltro ad Urbino. di cui essi si facevano imitatori. definiamo di intellettuale. politico o religioso. Il Beato Angelico fu chiamato a decorare la cappella Niccolina a Roma. restavano condizionati e subordinati alla creazione superiore della natura. all’artista non veniva riconosciuto il ruolo che. ripetiamo. Con la nascita dell’umanesimo. Il nuovo ruolo dell’artista Fino alla fine del medioevo. ma come qualcosa di prevalentemente tecnico. per aprire la storia moderna. crearono una stagione di intensa ed esaltante creatività artistica. Così. E difatti. In sostanza. l’aderenza al «dogma» divenne un vincolo ancora più inibitivo per qualsiasi libertà creativa personale. il Perugino. Sebastiano del Piombo e tanti altri. Ed infatti. Nel medioevo. Persone. Sandro Botticelli. E quanto più il committente era espressione di un potere forte. In tal modo. ormai. Ciò che consentiva la nuova rivendicazione. dell’artista veniva spostata sul piano dell’ideazione. Leonardo da Vinci operò nella Milano degli Sforza. contribuì a quel rinnovamento culturale che chiudeva definitivamente il medioevo. sul piano delle scelte dei soggetti e dei contenuti. o professionalità. la vera abilità.3. tanto più il ruolo dell’artista si limitava a quello di mero esecutore. l’artista svolse un ruolo prevalentemente tecnico. che portava a scindere concettualmente il momento della ideazione da quello della esecuzione. E pertanto la pittura e la scultura venivano annoverate tra le cosiddette «arti meccaniche». tuttavia. Ma un’evoluzione che. con termine moderno. la cui abilità era soprattutto manuale. E questo era un atteggiamento antico: come noto. Andrea Mantegna fu chiamato alla corte dei Gonzaga a Mantova. già al tempo degli antichi greci. quali quello di Leon Battista Alberti o di Piero della Francesca. di formazione fiorentina. che iniziarono ad operare in vari centri della penisola. la pittura rinascimentale si cominciava a diffondere in tutta Italia. l’arte figurativa veniva definita col termine «techne». in cui si assiste ad un quasi monopolio artistico da parte delle gerarchie ecclesiastiche. quali Gentile da Fabriano e il Pisanello. Giulio Romano. in cui per la prima volta fu impostato il problema dell’autonomia dell’arte. All’artista era di pertinenza il momento dell’invenzione. unico e vero arbitro era solo il committente. anche nel mondo romano. In sostanza. Bramante. e rivendicarono anche per loro il ruolo di artisti liberali. ma non dell’invenzione creativa (l’arte era soprattutto mimesi). questi. non portò alla libertà creativa degli artista. la grande evoluzione dell’arte greca fu anche conseguenza del regime democratico in cui poté svilupparsi. il Pinturicchio furono chiamati a decorare la cappella Sistina in Vaticano. era pari a quella di un artigiano. o della realtà o dei modelli greci. A questa diffusione contribuirono alcuni trattati. VIII. ad estendere la pittura rinascimentale anche in area veneziana. ove la contemporanea presenza di artisti quali Michelangelo.ancora qualche grande interprete. gli artisti presero coscienza del nuovo ruolo che andavano svolgendo nella società del loro tempo. Il Rinascimento. Ciò perché non si intendeva l’attività artistica come qualcosa di creativo. fu un’inedita articolazione del processo artistico. e di lì riuscì. e contemporaneamente alla scoperta dell’America. e del rinascimento nelle arti figurative.

il contrasto spirito-corpo. Suo grande rivale fu il Michelangelo Buonarroti. Michelangelo operò prevalentemente tra Firenze e Roma. razionalità che divenne il termine di maggior differenziazione polemica con il mondo medievale. Anche qui. In questo grande ritorno alla razionalità. a privilegiare la razionalità del pensare e del fare. creano la massima tensione possibile tra questi opposti. delineando le figure. dove operava l’architettura. per la quale si sentiva più votato. consentiva di ritornare a princìpi di armonia. riesce a spaziare nei campi più disparati. in pittura e scultura. una scultura. più valore per la riscoperta di uno strumento progettuale. un edificio. in modo molto intenso e lancinante. Michelangelo avvertiva nella fisicità materiale dell’uomo il lato bruto del suo essere. il disegno assunse una considerazione ed una importanza nuova. cioè. a quelli pratici. lasciandoci la testimonianza più alta ed intensa del dolore di vivere. vita-morte. la cui validità estetica è stata sperimentata da secoli di architettura classica. da quelli teorici. la rappresentazione dello spazio. Nel far uscire una forma da un masso di materia bruta. infatti. formamateria. Leonardo da Vinci ha rappresentato l’uomo emblematico del Rinascimento. E tale strumento fu il disegno. fatta di norme precise e certe. Michelangelo predilesse sempre l’attività di scultura. le leggi meccaniche e fisiologiche del loro funzionamento. . Genio solare e felice. Nato ad Urbino. Il disegno. e dopo un periodo di formazione fiorentina. un mobile… praticamente tutto. E questo bisogno di organizzare razionalmente. di partizioni regolari e sequenziali. Da questo momento. già quanto era in vita. di distribuzione di masse e di pesi. Anch’egli di formazione fiorentina. nella sua breve vita (morì nel 1520 al 37 anni) ha operato con lena instancabile. quali la pietà Rondanini. sperimentando nuovi punti di vista e nuovi scorci. che risultavano più gradevoli allo spirito ordinatore dell’artista rinascimentale. lasciandoci una quantità incredibile di opere. un gioiello. con l’uso della sua mente. ma più suggestionato dall’ambiente neoplatonico della Firenze di Lorenzo de’ Medici. primo protagonista del nuovo corso fu Filippo Brunelleschi. egli avvertiva. che verificasse la bontà dell’invenzione. rendeva l’attività artistica una continua sperimentazione. era necessario mettere a punto uno strumento progettuale. Egli riuscì a sintetizzare gli insegnamenti più diversi. che erano del tutto indipendenti dalla esecuzione definitiva delle opere. dai connotati fortemente logici e razionali. Artista eclettico quanto pochi altri. l’aggettivo di «divino». Michelangelo fu un genio più passionale ed irruento di Leonardo. da quelli artistici. con freddo spirito osservatore. quanto il primo era freddo. E i suoi erano quadri costruiti sempre con grande equilibrio e con grazia dolcissima. Il suo non-finito in scultura. Se Leonardo indagava i corpi umani. per scoprirvi. sua ultima opera. come abbiamo visto. organizzando la loro distribuzione. basata più sulla fede e sulla trascendenza. La loro applicazione. Raffaello si trasferì a Roma. ove divenne uno dei massimi interpreti della pittura rinascimentale. La nuova concezione artistica portava. anche qui. infatti. che egli sublimò in quella sua famosa «terribilità» di visione. Il ritorno agli ordini architettonici classici ebbe. per tutta la sua attività artistica. alla quale si opponeva la incorruttibilità dello spirito e del suo anelito di eternità. E la pratica del disegno divenne lo strumento fondamentale che unificava tutte le arti: possedere la capacità di disegnare significava saper progettare un dipinto. Di temperamento caldo. ebbe come conseguenza la necessità di organizzare razionalmente anche lo spazio costruito: quello. quel lato che lo portava alla corruzione della materia e alla morte. dal Perugino a Leonardo e al Michelangelo. tanto da meritargli. Un percorso analogo seguì un altro grande maestro del Rinascimento: Raffaello Sanzio. che non sulla razionalità umana. prima della sua esecuzione definitiva. da grandi ossessioni esistenziali. che non per il ritorno ad un fattore di gusto. a quelli ingegneristici. acquisendo una tale abilità da poter controllare la rappresentazione di qualsiasi immagine. Gli ordini classici sono un sistema modulare. Colui che.traducesse in progetto dell’opera d’arte. fu percorso. di simmetria.

La novità della pittura veneziana stava nel trattare con tonalità chiare o scure gli effetti atmosferici. mentre all’esecuzione veniva affidata la dipintura vera e propria. dove la parete di fondo. E se la pittura occidentale aveva sempre considerato la luce come uniformemente diffusa. tuttavia. sia attraverso Leonardo da Vinci. inventata dai fiamminghi). Questa osservazione aveva già portato alla scoperta di quell’effetto chiamato «chiaro-scuro». Antonello fu invece uno dei protagonisti della introduzione a Venezia del colore fiammingo. avremo un angolo d’incidenza costante. Ma. Questa novità. un altro grande contributo all’arte rinascimentale venne da Venezia. in quanto la luce che la illumina è solo quella proveniente dalla finestra posta sulla destra. anche l’arte rinascimentale. ma con variazioni di colori o di toni. Il disegno. Il tono è quella sfumatura di un colore. che ebbe influenze profonde in tutta l’arte successiva. capirono che la luce può provenire da una fonte diffusa (con raggi tutti paralleli tra loro) o da una fonte concentrata (con raggi che tengono a convergere in un punto). infatti. cerebrale della creazione artistica: il momento che rendeva la pratica artistica un’arte «liberale». La luce. in quanto le forme non finiscono con tratti neri. Quest’ultimo si incamminò poi su ricerche personali. pur essendo piana. La loro divenne presto una ricerca del tutto originale. se il colore può essere considerato una qualità oggettiva dell’oggetto. è trattata a chiaroscuro. quindi. e varia al variare sia dell’intensità luminosa. raggiungendo livelli di conoscenza della percezione ottica delle forme. anche l’illuminazione di una superficie piana avviene con un angolo di incidenza variabile. Il primato del disegno era quindi assodato. e quindi la tonalità varia uniformemente da un tono più chiaro ad uno più scuro. introdotta dai fiamminghi. portava ad immagini ove la riconoscibilità delle forme era garantita dai tratti neri che ne delineavano i margini. Se la luce illumina un oggetto piano. già agli inizi del Quattrocento. I fiamminghi. Questa grande novità. la pittura rinascimentale venne introdotta da Giovanni Bellini. dello spazio e della luce. Un’ulteriore comprensione della luce era stata avviata dall’arte fiamminga. Alla fine del secolo. Suoi continuatori furono Giorgione e Tiziano Vecellio. In questa dicotomia. cioè la colorazione della immagini. almeno fino a Manet nella seconda metà dell’Ottocento. fornendo uno degli stimoli allo sviluppo della pittura «tonale». Ciò era un’astrazione. i fiamminghi furono i primi a sperimentare la differenza di tono. prediligendo la pittura al disegno. la nostra percezione del colore è invece condizionata dalla luce. fino alla fine del Quattrocento. il momento ideativo veniva affidato al disegno. La città lagunare. potremmo dire. E ciò è tanto più vero. era ancora legata ad un mix stilistico che interpretava in maniera originale le influenze dell’arte bizantina e dell’arte gotica. Gli artisti veneziani. In sostanza.Agli inizi del Cinquecento. nel caso la fonte luminosa sia concentrata. creando profondità spaziali ottenute solo con la luce e le ombre. nacque per la grande importanza che i pittori veneziani attribuivano al colore. a cui fu dato il nome di «pittura tonale». talmente avanzate. se invece illumina un oggetto curvo. quando colpisce gli oggetti. avevano l’obiettivo di giungere ad immagini più vere e . che nell’arte rinascimentale fiorentina. Dicevamo che la grande novità dell’arte rinascimentale fu la differenziazione tra ideazione ed esecuzione dell’opera d’arte. E ciò è possibile notarlo già nel «Ritratto dei Coniugi Arnolfini» di Jan Van Eyck. e ci rimanda così la percezione dei colori. sia attraverso Antonello da Messina (che introdusse in Italia anche la pittura ad olio. che varia al variare della sua luminosità. quanto più gli artisti si sono formati nella cultura fiorentina del Quattrocento. rendevano visibile lo spazio virtuale in cui si rappresentava la scena. sia dell’angolo d’incidenza della luce rispetto alla superficie riflettente. influenzò in maniera più o meno diretta. e che già nell’arte italiana del Trecento era usato per la resa tridimensionale dei corpi e dei volumi. che rimasero quasi senza seguito nella cultura artistica successiva. se la fonte luminosa è concentrata. viene riflessa. costituendo il momento. avremo un angolo d’incidenza variabile. e quindi avremo una tonalità uniforme di colore. senza ricorrere alle geometrie delle architetture dipinte.

di fatto chiudeva definitivamente il mondo figurativo del Rinascimento. Ricordiamo che. Michelangelo. l’ultimo grande pittore italiano che ha fatto scuola in Europa. indicando in sostanza il medesimo atteggiamento. Il mondo dell’arte sembrò reagire con senso di cupezza a questo nuovo clima. riscontrabile in tutti i periodi storici. riacquistarono nuovo vigore. Michelangelo. pur se in forme meno mistiche ma più truculenti. caratterizzata da tantissimi ottimi artisti. Paolo Veronese. in rapporto al precedente. all’arte della seconda metà del Cinquecento è stato dato il nome di «manierismo». Il Concilio di Trento dettò norme precise sulla produzione artistica. soprattutto etici. che divenne. e di loro diffusione attraverso la pratica accademica. avevano avuto sulla produzione artistica per tutto il medioevo. L’arte manieristica.4. dopo la fine dell’età classica. da un lato. all’interno della produzione artistica. fu il Concilio di Trento e il clima controriformistico che ne seguì. doveva maggiormente influenzare l’arte del periodo successivo. Raffaello. una «Cena in casa Levi». Il dissolversi del rinascimento Nella seconda metà del Cinquecento. il Rinascimento. nella seconda metà del Cinquecento. nel contempo. unita alle altre scoperte sulla luce e sul colore. fu costretto ad eliminare dal suo affresco le figure considerate blasfeme. che da Giotto in poi aveva acquisito un ruolo primario indiscusso. Paolo Veronese. E. conobbe una stagione intensa. La sua fu un’autentica rivoluzione. così come praticato dai grandi maestri precedenti. rispetto al medioevo. non più un’ultima cena. ma mancante delle personalità geniali della prima metà del secolo: Leonardo. Da qui. La scoperta della prospettiva. ma. fatto di inquisizione e di caccia alle streghe. Ma l’evento che. appunto. ma applicando i princìpi artistici già di provata efficacia e successo. il numero di opere su soggetti religiosi. Vietando l’uso del nudo. L’artista. in cui grazie al Rinascimento aveva totalmente dominato la scena europea. ove con il termine «maniera» (“fare arte alla maniera di…”) si denotava appunto la codificazione accademica del fare artistico. dall’Ottocento in poi. che per la sua validità tecnica ebbe il senso di una conquista astorica. non legata a fattori di gusto o di stile. alla metà del Cinquecento. divenuta sempre più formale. nel campo della pittura. e la sua influenza sull’arte europea successiva fu immensa. fu Michelangelo Merisi. costituivano la quota maggiore della produzione di un artista. e. In seguito. e a cambiar titolo all’opera. per il suo Giudizio Universale nella Cappella Sistina. aveva riportato anche contenuti mitologici. e così finirono per abolire quasi del tutto il disegno. in cui si procedeva senza ulteriori sperimentazioni. spezzando di fatto quel monopolio che. con Caravaggio chiude il suo . il termine «manierismo» è stato generalmente sostituito da quello di «accademismo». poi. per una sua ultima cena (nota come «Cena in casa Levi»). il Rinascimento vide una generale diffusione in tutta Europa. che più di ogni altro impersonificò questo momento storico. o laici. aveva fornito un vocabolario completo di soluzioni formali. il termine «manierismo» ha acquisito una universalità astorica. Egli è stato. Nel 1563. I primi a farne le spese furono. La controriforma volle invece richiamare gli artisti ad una maggior osservanza della serietà del compito loro affidato. dall’altro. Il senso della morte. era quasi del tutto indifferente ai contenuti. VIII. e l’ispirazione al mondo classico e alla mitologia pagana. soprattutto quando producevano opere di soggetto religioso. Intanto. anche nel Rinascimento. per questo motivo. Tuttavia. in Italia il Rinascimento. detto il Caravaggio. nella realizzazione dei loro quadri. la Chiesa e la religione. in maniera analoga al rapporto che ci fu tra ellenismo e arte greca classica: non più periodo di ricerca. anno di conclusione del Concilio di Trento e anno di morte di Michelangelo. indicando sempre quel momento della produzione artistica. L’arte italiana.naturali. a cui si contestava l’eccessiva liceità. Ciò ha portato a considerare questo periodo. si iniziarono a coprire le nudità considerate più scandalose dal suo affresco nella Sistina. ormai maturo. ma di codificazione delle norme artistiche già acquisite. dopo tre secoli. del peccato. dell’espiazione.

sembra uno specchio della sua pittura: breve. intensa. la sua influenza si estese anche alla Spagna (Zurbaran). che nelle sue ultime opere. Qui lasciò un’impronta che avrebbe condizionato tutta l’arte napoletana del Seicento (Battistello Carracciolo). che non al orrifico. La esecuzione. Ma la sua pittura suggestionò anche quella olandese (Rembrandt. Una tecnica che lo avvicina al vecchio Tiziano. dove la morte era la vera protagonista dei destini umani. Il caravaggismo. Ma torniamo a Caravaggio. E in ciò l’esempio più caratteristico. In Rembrandt. In Tiziano. quella tecnica. La pittura di Caravaggio creava un pathos. le sue immagini sono grandiose e sublimi. soprattutto nell’ultimo Rembrandt. che diffondeva una luce vivace ma rossastra. Ma in un attimo. ad esempio. Van Honthorst) e quella francese (De La Tour). la Spagna. dove le sue immagini hanno la sostanza stessa dei sogni. Questa visione molto moderna. in area napoletana e spagnola. Un’oscurità densa. Anche la vita di Caravaggio. anche se possono esserci le stesse motivazioni legate alla maturità e alla vecchiaia. con tutto il suo carico di macabri ed orridi ammennicoli. Non si era mai visto. fu la pittura della religione gesuitica e controriformistica. perché sono la sintesi inscindibile di ideazione ed esecuzione. aveva idealmente separato il momento della ideazione. e i giovani avevano l’aspetto di ragazzi di borgata. Immagini parziali. a cui bastano pochi tocchi di pennello per creare le forme. piena di mistero e di angoscia. finiva col togliere alle opere quella loro aura di unicità. da quello della esecuzione. soprattutto. attraverso una mano felice. Tuttavia. La sua fuga da Roma. Una tale scarsa illuminazione era più l’ombra che creava. che andava al di là del dramma che rappresentava. proveniente. acquistò toni di intimismo lirico. sintomatico di quel disfarsi della forma che si accompagna al disfarsi della materia vitale di chi è al tramonto della propria vita. Ma dell’ultimo Rembrandt va notata soprattutto la tecnica. spesso. fu quello di Raffaello. ma anche l’Olanda. con tutta la loro . La sua fu una pittura tutta giocata sulla verità nuda e cruda. di Caravaggio. di paura e di terrori. E questo suo realismo. aveva già sperimentato una pittura dalla trama rada. la Sicilia e Malta. la cui enorme bottega lavorava quasi a ciclo industriale. anche se rappresentavano divinità mitologiche (vedasi il Bacchino malato). la grande novità tecnica che portò Caravaggio. quasi come incubi. Un’oscurità da cui emergono. E nei quadri di Caravaggio. estendendosi così a tutta l’Europa. qualcosa di così drammatico. che mostrano quel tanto che basta per farci intendere cosa succede. Ed anche la pittura di Michelangelo. se vogliamo. sceglieva una luce concentrata. che ai suoi contemporanei apparve eccessivo. ha fatto definire la sua pittura «naturalistica». Creava una sottile e penetrante inquietudine. con l’accusa di aver ucciso un giovane in una lite da osteria. ciò che fa realmente da protagonista è proprio il buio. da una fiaccola. Il Rinascimento. nei suoi quadri. quanto il suo modo di dosare la luce e l’ombra. Egli. aveva reso le sue immagini quasi in decomposizione (il sacrificio di Marsia). Dagli inizi del Seicento in poi. drammatica. l’Inghilterra. prima. nessuna trasfigurazione. anche se impersonavano dei santi (vedasi la Crocifissione di San Pietro). In Olanda. Nessuna idealizzazione. con poche pennellate. e di qui. E ciò.primato. per illuminare la scena. le suggestioni atmosferiche. le novità artistiche verranno da altri luoghi: Parigi. tra Napoli. Sono immagini che vanno direttamente da una visione interiore alla tela. come una catena di montaggio. come abbiamo detto. non era più neppure eseguita dall’artista. che lo fa di certo il pittore più importante del Seicento europeo. lo portò a peregrinare nel sud d’Italia. che non ciò che rischiarava. di un’opera d’arte. non fu tanto il naturalismo. I vecchi avevano l’aspetto di veri vecchi. invece. senza levigatezza ma con il tocco del pennello reso evidente dalla mancanza di rifiniture successive. ma veniva quasi totalmente demandata ai collaboratori della sua bottega. violenta. che solleticava direttamente alcune delle risonanze più profonde dell’animo umano. di concepire un ciclo produttivo. che tendeva più al fiabesco. le immagini delle persone. prima che tutto ritorni alla sostanza tenebrosa dell’ombra. i riflessi della luce.

invece. Visione. al bizzarro. che potevano indifferentemente rivestire un edificio antico o uno nuovo. prevalentemente degli spazi urbani. meno legittimo è giudicare il barocco come irrazionale. Se l’architettura rinascimentale si era occupata solo degli edifici. fu solo architetto. furono avvertite. che basandosi sul metodo sperimentale di Galileo Galilei. di eccessivo. al capriccioso. che tendono con facilità a confondersi tra loro. qualcosa di posticcio che nasconde la verità delle cose. al retorico. Seicento barocco Il Seicento è stato il secolo di Caravaggio e di Rembrandt. i protagonisti principali del Barocco. e solo raramente delle città (giusto qualche piazza quale il Campidoglio). in verità. ebbe un riscontro anche nella produzione artistica. in sostanza. Con questo termine. non può che tendere all’enfatico. acconciature elaborate. infatti. tutto era ostentazione e vanità. invece. basato sulla razionalizzazione delle immagini sulla base della prospettiva ottica umana. che denota qualcosa di fantasioso. e sui nuovi metodi matematici di Isaac Newton. Gian Lorenzo Bernini e Pietro da Cortona. mai geometriche. Queste decorazioni. soprattutto nell’architettura. La stessa vita sociale era legata agli sfarzi e ai protocolli formali: gli abbigliamenti erano sempre complicati ed artificiosi. Di quella scienza. E l’apparenza in un secolo come il Seicento. E con ciò si riaffermava. quindi. che nacque a Roma intorno al 1630. come «apparenza» delle cose. E sul dualismo vero-falso. va inteso un modo di essere che va oltre la produzione artistica. Il barocco. dell’artista. crea il concetto di «immagine». all’artificioso. parrucche. . o veritiere. era alla ricerca del vero. anche immagini false: da qui uno dei grandi filoni dell’arte barocca. di irregolare. lusso e sfarzosità. in quanto oggetti in sé. gli oggetti d’uso avevano sempre forme arzigogolate e strambe. ma è stato soprattutto il secolo del Barocco. che potremmo definire dell’illusionismo. se si cerca il gioco delle apparenze. prepotentemente. cercava il suo primato proprio nella verità della visione rappresentata. che entrerà in crisi solo con le avanguardie storiche del Novecento.5. furono tre architetti: Francesco Borromini. si fonda molto della concezione artistica del barocco. nei confronti della trascendentalità medievale che riduceva tutto alla fede. Il primo. perché era il frutto di una mano unica. Appare chiaro che. Questo atteggiamento basato sull’eccesso. VIII. mentre Pietro da Cortona fu anche pittore. con dorature. aveva scisso l’apparenza dalla sostanza delle cose. velluti. Il barocco. in senso già moderno. questa. Il Seicento è stato un secolo in cui le apparenze avevano un ruolo notevole. era divenuto di esclusivo dominio della scienza. fu totalmente negata da un’architettura tutta e solo di linee curve. si crea l’ambiguità tra il vero e il falso. E il suo naturalismo pittorico. di artificioso. in seguito. fatti di merletti. creando una omogeneità di immagine che nulla rivelava dell’essenza delle strutture. mentre il Bernini fu anche e soprattutto scultore. la cultura figurativa barocca. Infatti.carica di innovazione e di invenzione. Una pelle che creava decorazioni mosse e curve. più che uno stile. Nelle città il barocco dilagò. alla fine poteva sempre essere imitata o copiata. che rivestiva gli spazi secondo le necessità del rinnovamento del gusto. di creatore unico della sua opera. Ed infatti. come una pelle nuova. La pittura di Rembrandt invece no. il barocco si occupò. Il Rinascimento era nato dalla polemica razionalista. il ruolo dell’artista in quanto sintesi di pensiero ed azione. Se a ciò si dà un giudizio di falsità è del tutto legittimo. Qui. L’aveva condotta in un territorio dove la fantasia e l’immaginazione non avevano cittadinanza. di quel vero che era una caratteristica imprescindibile dal bello. aveva ridotto la ricerca del vero a fredda razionalità. il termine «barocco» ha preso un significato universale. E per questo tende ad aprire un varco tra immagine e sostanza. Ed infatti. come qualcosa di falso. E riusciva a rendere vere. Il Rinascimento. la razionalità basata sulla geometria e sugli ordini architettonici che aveva informato l’architettura del Rinascimento. con degli effetti scenografici bellissimi. Ma perché il barocco gioca con il «falso»? Perché il «vero» in quegli anni. decorazioni eccessive.

della seduzione. il nuovo gusto neoclassico chiuse definitivamente l’epoca barocca. Ma il barocco ebbe successo anche in Francia. E. insieme agli scavi che. venne definito rococò. a cui. per estensione. Il gusto dell’irregolare e del fantasioso servì a dare immagine al gusto aristocratico e neoborghese della galanteria. nel corso del XVIII secolo. in Germania. tipico del barocco e del rococò. dall’inizio del secolo. quasi come un mito. in nome di un pratica artistica che unisse razionalità illuministica e riscoperta filologica dell’antico. fece di colpo avvertire il barocco come una peste del gusto. più che uno stile artistico. Ma il Settecento si apriva a nuove istanze sociali e culturali. il barocco prese toni meno foschi e drammatici. rispetto all’arte del secolo precedente. tutta l’arte italiana a partire dal Duecento in poi. è stato soprattutto un movimento di gusto. . come un vento nuovo. Ebbe molta fortuna in Spagna ed in Portogallo. si era ispirata l’arte rinascimentale. Lo spirito di razionalità dell’illuminismo avrebbe presto reagito contro il principio dell’irregolarità fantasiosa ed arbitraria. partendo da principi classici. si è basata su una grandissima perizia tecnica. in Austria. la nascita dell’archeologia moderna. era poi andata verso l’anarchia e l’arbitrio. In seguito. comunque. quasi come un ritorno all’ordine. cominciarono ad effettuarsi ad Ercolano e Pompei. e. Il barocco. che non poteva assolutamente essere irrazionale. divenendo il barocco lo stile anche dell’America Latina. Una perizia spinta fino ai limiti del virtuosismo. diffondendosi così anche nelle loro colonie. e nell’est europeo. Nel contempo. che si diffuse per tutte le capitali europee.così come l’architettura e l’artigianato del periodo. permise di conoscere meglio quell’arte classica. Divenne quello stile che. Fu una conoscenza che. Una degenerazione di quella rinascita che. con termine francese.

Il neoclassicismo tende a scomparire subito dopo il 1815. soprattutto nella produzione aulica dell’arte ufficiale e di stato. gli scultori Antonio Canova (1757-1822) e Bertel Thorvaldsen (1770-1844). 4. grazie alle numerose scoperte archeologiche. la cui opera si è sempre attenuta ai canoni estetici della grazia e della perfezione. I caratteri principali del neoclassicismo sono diversi: 1. Uno dei motivi di questo rinato interesse per il mondo antico furono le scoperte archeologiche che segnarono tutto il XVIII secolo. 3.1. che erano presenti nell’arte degli antichi greci e degli antichi romani. 2. ma Parigi. Con l’opera del David. fu un movimento teorico. proporzione. che ai segni della romanità affidava la consacrazione dei suoi successi politico-militari. ed ancor più divenne. che rappresentava. in seguito. che divenne. Quei principi di armonia. Tra questi vi fu anche il David. per concludersi con la fine dell’impero napoleonico nel 1815. lo storico dell’arte Johann Joachim Winckelmann (1717-1768). e nelle Accademie di Belle Arti. fu una riscoperta dei valori etici della romanità. fu l’immagine del potere imperiale di Napoleone. in particolare. I principali protagonisti del neoclassicismo furono il pittore Anton Raphael Mengs (17281779). è riscontrabile soprattutto nella produzione di un artista come Ingres. fu la destinazione obbligata di quel «Grand Tour». come fatto stilistico. proprio in questo periodo fu riscoperta e ristudiata con maggior attenzione ed interesse. A Roma. nella seconda metà del Settecento. serenità. Roma. con la sconfitta di Napoleone. che rappresentò il pittore più ortodosso del nuovo gusto neoclassico. operarono tutti a Roma. Winckelmann. il baricentro dal quale questo nuovo gusto si irradiò per tutta Europa. ed infine . Tra Settecento e Ottocento IX. L’Italia. Il Neoclassicismo La vicenda del neoclassicismo inizia alla metà del XVIII secolo (1750). i pittori italiani Andrea Appiani (1754-1817) e Vincenzo Camuccini (1771-1844). poi Pompei.IX. ove si stabilirono scuole ed accademie di tutta Europa. che teorizzò il ritorno al principio classico del «bello ideale». una fondamentale esperienza di formazione del gusto e dell’estetica artistica. il neoclassicismo di fatto sopravvisse. che. per quasi tutto l’Ottocento. lo stile ufficiale dell’impero di Napoleone. diffuse il gusto per le rovine e le antichità romane. al 1830. operava un altro originale artista italiano. ha definitivamente soppiantato il neoclassicismo. nello stesso periodo. fu un vasto movimento di gusto. Canova. compostezza. E dalla fine del Settecento la nuova capitale del neoclassicismo non fu più Roma. che. nel Settecento. Mengs. 5. esprime il rifiuto dell’arte barocca e della sua eccessiva irregolarità. e negli intellettuali della Rivoluzione Francese. il pittore francese Jacques-Louis David (1748-1825). divenne la città dove avveniva l’educazione artistica di intere generazioni di pittori e scultori. per la nobiltà e gli intellettuali europei. grazie soprattutto al Winckelmann. equilibrio. la capitale incontrastata del neoclassicismo. Nei decenni successivi venne progressivamente sostituito dal Romanticismo che. pur se non rappresenta più l’immagine di un’epoca. quindi Villa Adriana a Tivoli e i templi greci di Paestum. che finì per riempire con i suoi segni anche gli oggetti d’uso e d’arredamento. In questo secolo furono scoperte prima Ercolano. con le sue incisioni a stampa. Giovan Battista Piranesi. Thorvaldsen. E questa sopravvivenza stilistica. che furono anche i teorici del neoclassicismo. Tuttavia. capisaldi di qualsiasi classicismo. Ciò che contraddistingue lo stile artistico di quegli anni fu l’adesione ai princìpi dell’arte classica. e ciò soprattutto in David. il neoclassicismo divenne lo stile della Rivoluzione Francese. oltre ai consueti limiti cronologici.

1758. rispetto alla grande stagione dell’arte rinascimentale. per l’artista rinascimentale era il ritorno ad un atteggiamento naturalistico nei confronti della rappresentazione. il neoclassicismo non si accontenta della sola bellezza esteriore. Il barocco apparve allora come il frutto malato di una degenerazione stilistica che. le brutture interiori. con queste campagne di scavo. divenendo modello per gli artisti del tempo. pur partita dai principi della classicità rinascimentale. In particolare. che la rende poco affascinante. nel mondo classico. che lo liberasse dal simbolismo astratto del medioevo. ma fu chiaro il rapporto. Infine. Quel periodo eroico che vide sorgere la plastica statuaria di Fidia. degli inglesi Stuart e Revett. Ma le differenze sono sostanziali: la razionalità rinascimentale era di matrice umanistica. vuole che questa corrisponda ad una razionalità interiore. che già in età classica si era ottenuta un’arte semplice. dalla ignoranza e dalla falsità barocca. per l’artista neoclassico fu invece la codificazione di una serie di norme e di regole. se non addirittura una semplice copia. E per far ciò bisogna innanzitutto liberarsi da tutto ciò che è illusorio. La vera fonte della grandezza dell’arte classica venne riconosciuta nella produzione greca degli artisti del V-IV secolo a. Il neoclassicismo nacque come desiderio di una arte più semplice e pura rispetto a quella barocca. Quest’ultima. Negli stessi anni si diffusero numerose pubblicazioni. Il barocco è complesso. Mirone. del francese Le Roy. quella neoclassica ha esiti ben modesti. Parigi. il neoclassicismo cerca l’equilibrio e la simmetria. Policleto. Il ritorno all’antico. Il principio del razionalismo è una componente fondamentale del neoclassicismo. 1762. Prassitele. Di una corrente filosofica che cerca di «rischiarare» la mente degli uomini per liberarli dalle tenebre dell’ignoranza.C. Massimo teorico del neoclassicismo fu il Winckelmann. ma anche per il diffondersi dell’estetica del neoclassicismo. la razionalità neoclassica è invece di matrice illuministica. che può anche nascondere. e le incisioni di antichità italiane del romano Piranesi. genuino. virtuosistico. E la perfezione senza tempo di questa scultura influenzò profondamente l’estetica del Settecento. ma di nobile grandiosità. Questo desiderio di semplicità si coniugò alla constatazione. e tendeva a liberare l’uomo dalla trascendenza medievale. attraverso la conoscenza e la scienza. e tendeva a liberare l’uomo dalla retorica. tra arte greca e arte romana. fornita dalle scoperte archeologiche. aveva agito con eccessiva licenza e sregolatezza. Il barocco perseguiva effetti fantasiosi e bizzarri. Monaco. vista come eccessivamente fantasiosa e complicata. nel 1763 . Questa opera di divulgazione fu importante non solo per la conoscenza della storia dell’arte. nella sua bellezza esterna. Nel 1755 pubblicava le Considerazioni sull’imitazione delle opere greche nella pittura e nella scultura. fino a Lisippo. tra cui Le rovine dei più bei monumenti della Grecia. che finirono nei principali musei europei a Londra. come pratica artistica. il neoclassicismo si affida alle norme e alle regole.giunsero dalla Grecia numerosi reperti archeologici. È da ricordare che il Settecento è stato il secolo dell’Illuminismo. della superstizione. che contribuirono notevolmente a diffondere la conoscenza dell’arte classica. E l’arte barocca ha sempre perseguito l’illusionismo. che servissero ad imbrigliare quella fantasia che. Il barocco propone l’immagine delle cose. sensuale. ove si avverte una frigidità di sentimenti e di sensazioni. Il neoclassicismo ha diversi punti di similitudine con il Rinascimento: come questo fu un ritorno all’arte antica e alla razionalità. se il barocco si affidava alla immaginazione e all’estro. il neoclassicismo vuole essere semplice. Le antichità di Atene. nell’età barocca. dell’oscurantismo. era andata deformandosi per la ricerca dell’effetto spettacolare ed illusionistico. non solo si ampliò la conoscenza del passato. rispetto alla greca apparve solo un pallido riflesso ed un epigono. razionale.

Le storie di questo passato. Il neoclassicismo non propone mai attimi fuggenti. di fatto. della passione ed anche della irrazionalità. I caratteri della scultura neoclassica sono la perfezione di esecuzione. per contro il romanticismo è un movimento di grandi suggestioni religiose. La pittura neoclassica si riaffidò agli strumenti del naturalismo rinascimentale: la costruzione prospettica. I momenti pregnanti sono quelli in cui vi è la maggiore carica simbolica di una storia. per proporre valori ed idee per il proprio tempo. la precisione del disegno. in realtà era nato molto prima. Le uniche pitture ad affresco. che non all’arte classica vera e propria. La scultura. che lui idealizzava al di là della realtà storica). più di ogni altra arte. In questi scritti egli affermava il primato dello stile classico (soprattutto greco. E nella scultura neoclassica si avverte il legame più diretto ed immediato con l’idea di bellezza classica. la mancanza di tonalismi sensuali.2 Il Romanticismo Il romanticismo è un movimento artistico dai contorni meno definiti rispetto al neoclassicismo. di alto contenuto civile. il romanticismo rivaluta la sfera del sentimento. Il neoclassicismo. comparvero proprio in quegli anni negli scavi di Ercolano e Pompei. immagini nitide senza giochi di luce ad effetto. nella sua poetica. rappresenta solo «momenti pregnanti». per quanto suggestive nella loro iconografia così esotica. divenne un serbatoio di immagine allegoriche da utilizzare come metafora sulle situazioni del presente. che tanto suggestionava l’immaginario collettivo di quegli anni. non esiste. La storia antica. tutta cerebrale e razionale. sembrò adatta a far rivivere la classicità. tuttavia. Winckelmann considerava l’arte come espressione di «un’idea concepita senza il soccorso dei sensi». sceglieva immagini che materializzavano l’«attimo fuggente». la composizione molto equilibrata e simmetrica. il volume risaltato con il chiaroscuro. Esse. serviva alla riscoperta di valori etici e morali. Un’arte. nei cui quadri la storia del passato è solo un pretesto. purificata dalle passioni. quale mezzo per ottenere la bellezza «ideale» contraddistinta da «nobile semplicità e calma grandezza». Le sue teorie artistiche trovarono un riscontro immediato nell’attività scultorea di Antonio Canova e di Thorvaldsen. I soggetti delle opere d’arte neoclassiche divennero personaggi e situazioni tratte dall’antichità classica e dalla mitologia. che la storia antica proponeva come modelli al presente. Esse. In cui si raggiunge l’apice di intensità psicologica. In sostanza. Ciò è maggiormente avvertibile per un pittore come il David. Una pittura classica. rimasero in incubazione durante tutto lo sviluppo del neoclassicismo. Il romanticismo. si presentavano di una semplificazione stilistica (definita compendiaria) inutilizzabile per la moderna sensibilità pittorica. nella sua ricerca della sensazione emotiva o sensuale. entra nella storia o nel mito. quindi. senza scatti dinamici. Questa. oltre a far rivivere lo spirito di quell’epoca. quindi. Le maggiori testimonianze artistiche dell’antichità sono infatti sculture. anche se alcune sue suggestioni e propaggini giungono fino alla fine del secolo. anche perché le testimonianze di quel periodo sono quasi tutte scomparse. Così che i pittori neoclassici dovettero ispirarsi stilisticamente più alla pittura rinascimentale italiana. invertì il precedente atteggiamento dell’arte rococò. Il neoclassicismo è profondamente laico. e persino ateo. coerentemente con la sua impostazione classica. ha poi cominciato ad affievolirsi verso la metà del XIX secolo. ma. la estrema levigatezza del modellato. di concentrazione. di significanza: il momento in cui. tuttavia. Il romanticismo è un movimento che si definisce bene proprio confrontandolo con il neoclassicismo. o una metafora.pubblicava la Storia dell’arte nell’antichità. Le prime tematiche che lo preannunciavano sorsero già verso la metà del XVIII secolo. IX. in particolare Raffaello. Il neoclassicismo aveva preso come riferimento la . a noi note. ossia intorno al 1830. Benché si affermi in Europa dopo che il neoclassicismo ha esaurito la sua vitalità. mentre il neoclassicismo dà importanza alla razionalità umana. per riapparire e consolidarsi solo nei primi decenni dell’Ottocento. un certo fatto od evento. e fondata su canoni di bellezza astratta.

e così via. da «tutto ciò che è terribile o riguarda cose terribili» (per es. Il bello è qualcosa che deve ispirare sensazioni estetiche piacevoli. guarda alla storia del medioevo. siepi. conserva al suo fondo una regolarità geometrica che è il frutto della capacità umana di immaginare e realizzare forme perfette. gradevoli. il romanticismo rivalutava l’ispirazione ed il genio individuale. Tuttavia la sua prima comparsa nel panorama artistico è rintracciabile già agli inizi del Settecento. paragonato al sublime e al bello. Burke considera il bello e il sublime tra loro opposti. con un saggio dal titolo: Ricerca filosofica sulla origine delle idee del sublime e del bello. risultano differenti il romanticismo inglese da quello francese. La natura non produce il bello. Il sublime conosce la sua prima definizione teorica grazie a E. nel 1756. a differenza del neoclassicismo. in quanto non si fonda su dei princìpi formali definiti. l’oscurità. Pertanto. soprattutto nella pittura inglese. Il pittoresco rifiuta la precisione delle geometrie regolari. Il sublime non deriva. in quanto. riprendendo questi esempi Kant dirà: sono sublimi le alte querce e belle le aiuole.storia classica. ma ha la sua radice nei sentimenti di paura e di orrore suscitati dall’infinito. che nel 1792 scrisse: Un saggio sul pittoresco. che. l’armonia dell’uomo nella natura 2. fino ad allora. in realtà. la solitudine. inoltre. tende alla omogeneità dei contenuti. nel corso del Settecento. Il bello. ossia di livello inferiore. rivalutando questo periodo che. la notte è sublime. per ritrovare la sensazione gradevole nella irregolarità e nel disordine spontaneo della natura. Burke. aiuole) e artificiali (vialetti. Essa. eccetera. nella concezione propriamente neoclassica. di fatto. Infine. come il bello. Immanuel Kant approfondisce il significato del sublime. Price. il romanticismo. ispirò anche il giardinaggio. la rivalutazione dei caratteri nazionali dei popoli 4. il bello è la qualità specifica dell’operare umano. La categoria estetica del neoclassicismo è stata sempre e solo una: il bello. aveva prodotto il giardino «all’italiana». non è uno stile.. il romanticismo si presenta con caratteristiche differenziate da nazione a nazione. scalinate. mentre il neoclassicismo è uno stile internazionale. né dalla contemplazione disinteressata dell’oggetto. ed in ciò rifiuta le espressioni locali considerandole folkloristiche. dalla loro armonia. e per far ciò deve nascere dalla perfezione delle forme. era stato considerato buio e barbarico. dalla dismisura. facendo nascere il cosiddetto giardino «all’inglese». panchine. invece. ossia una composizione di elementi vegetali (alberi. Il pittoresco è la categoria estetica dei paesaggi. Il sublime non nasce dal piacere della misura e della forma bella. Così. regolarità. il sentimento della religione 3. già dalle sue prime formulazioni teoriche presso gli antichi greci. ma dal conflitto tra sensibilità e ragione. Esso può essere invece considerato una poetica. È da considerare. Il romanticismo. equilibrio. più che alla omogeneità stilistica. il vuoto. Questi contenuti della poetica romantica sono sintetizzabili in quattro grandi categorie: 1. Tutta la pittura romantica di paesaggio conserva questa caratteristica. e poi nel rococò francese. padiglioni. il giorno è bello). dal libero gioco tra sensibilità e intelletto. ecc. Si ha pertanto quel sentimento misto di sgomento e di piacere che è determinato sia dall’assolutamente grande e incommensurabile (la serie infinita dei numeri o l’illimitatezza del tempo e dello spazio: sublime matematico). Il pittoresco è una categoria estetica che trova la sua prima formulazione solo alla fine del Settecento grazie ad U. ma produce immagini che possono ispirare due sentimenti fondamentali: il pittoresco o il sublime. o il romanticismo italiano da quello tedesco. nel corso del rinascimento e del barocco. il riferimento alle storie del medioevo. mentre il neoclassicismo impostava la pratica artistica sulle regole e sul metodo. . L’arte del giardinaggio. sia dallo spettacolo dei grandi sconvolgimenti e fenomeni naturali che suscitano nell’uomo il senso della sua fragilità e finitezza (sublime dinamico). il silenzio.

di questo tipo di giardino: i vialetti tortuosi. Le testimonianze delle civiltà passate. nell’arte del giardinaggio. grazie a von Schlegel e Schelling. rivelando concetti quali il sentimento. nel nostro continente si erano formate proprio nel medioevo. E la rovina. da parte di Chateaubriand de Il genio del Cristianesimo. l’orrido ed il pauroso. Il giardino «all’inglese» rifiuta invece la regolarità geometrica. infatti. Il primo pittore a seguire queste indicazioni fu il tedesco C. le pendenze. in realtà. incarnano lo spirito del romanticismo. che alimentano il proprio genio di trasgressioni ed eccessi. nelle coscienze europee. nella sua ultima fase. Friedrich. nel medioevo il lavoro era soprattutto artigianale. i dislivelli. sono le arti che. più di altre. che aveva cercato di eliminare le varie nazioni europee per fonderle in un unico stato. L’artista romantico è un personaggio fondamentalmente pessimista. sono decisamente asociali e amorali. Negli stessi anni iniziava. e dispone ogni cosa in un’apparente casualità. dopo un secolo. nel romanticismo. la rivalutazione del medioevo nasceva da un atteggiamento polemico sul piano politico. Inoltre. Le motivazioni principali sono fondamentalmente tre: 1. una concezione mistica ed idealistica dell’arte. Sono artisti disperati e maledetti. intero. È da ricordare. In alcuni casi. Il crollo dell’impero napoleonico aveva significato. il romanticismo a preferire linguaggi artisti non figurativi. intesa come dono divino. Forniva le coordinate non solo morali. sempre pronto a continui turbamenti. L’artista romantico ha un animo ipersensibile. Vive il proprio malessere psicologico con grande drammaticità. le sensazioni forti. il Settecento.gazebi) ordinati secondo figure geometriche e regolari. che il neoclassicismo. è più emozionante e piacevole. Questa tendenza porta a ricercare le atmosfere buie e tenebrose. con il . soprattutto la rivalutazione delle diverse nazionalità che. Sono diversi i motivi che portarono la cultura romantica a rivalutare il medioevo. come in alcuni quadri di Gericault che raffigurano teste di decapitati o nelle visioni allucinate di Goya quali «Saturno che divora i figli». portò. ricerca l’orrore. L’artista non si sente più un borghese. ma inizia a comportarsi sempre più in modo anticonvenzionale. di un edificio. Questo interesse per la dimensione della interiorità e della spiritualità umana. perché pervasa da un forte misticismo e spiritualità.D. Uno dei tratti più caratteristici del romanticismo è la rivalutazione del lato passionale ed istintivo dell’uomo. la disposizione irregolare degli arbusti. Divengono elementi caratteristici. infatti. Ed un altro elemento caratteristico del giardino «all’inglese» è la falsa rovina. L’arte romantica riscopre anche la sfera religiosa. Ossia di copie di edifici o statue del passato riprodotte allo stato cadente. Ovviamente. Questo aspetto fa sì che. Di una entità politica. cioè. Il sentimento della rovina è tipico della poetica romantica. come la musica e la letteratura o la poesia. che era stato fortemente laico ed anticlericale. o di un manufatto. non di rado. Queste. ci si accontentava di false rovine. pur in mancanza di rovine autentiche. La riscoperta dei valori religiosi era iniziata già nel 1802 con la pubblicazione. L’arte deve scoprire l’anima delle cose. l’interiore. soprattutto in Germania. pur se vengono aggredite dalla corrosione del tempo. ma anche esistenziali. il mistero. rimangono comunque presenti in questi rovine del passato. dando allo spettatore la commozione del tempo che passa. Nel medioevo la religione aveva svolto un ruolo fondamentale per la società del tempo. era divenuto lo stile di Napoleone e del suo impero. Allo spirito della religione era improntata tutta l’esistenza umana. nel medioevo si sono formate le nazioni europee 3. si guardi al medioevo come ad un’epoca positiva. per lo spirito romantico. E il risultato di questo atteggiamento è un arte che. il medioevo è stato un periodo mistico e religioso 2. il religioso. Le rovine ispirano la sensazione del disfacimento delle cose prodotte dall’uomo.

Le motivazioni di questo atteggiamento nuovo furono molteplici. ed inoltre arricchiva il lavoratore del piacere del lavoro.crollo di un altro impero sovranazionale: quello romano. nella sua perfezione senza tempo. sorse in Inghilterra un movimento pittorico. sul sentimento. La nascita delle industrie rivoluzionò molti aspetti della vita sociale ed economica. l’industrial design. E quindi non più alla portata proprio della classe operaia. Il gruppo. in Inghilterra. verso la metà dell’Ottocento. produsse una nuova fiducia nei mezzi del progresso. Il neoclassicismo. dalla rivoluzione industriale aveva tratto il beneficio di poter acquistare un maggior numero di oggetti perché più economici. Il lavoro artigianale. delle scuole di arte applicata e di mestieri. che diede una ultima interpretazione del Romanticismo. ad un costo notevolmente inferiore. anche sull’irrazionalità. che. finivano per costare notevolmente in più rispetto alle analoghe merci prodotte dalle industrie. IX. Parallelamente ai movimenti di «Arts and Crafts». La giusta soluzione. ma. che nelle industrie non era possibile. anche nel nome. la produzione industriale portò ad un peggioramente della qualità estetica degli oggetti prodotti. che introduceva elementi di pensiero nuovi.3 Il Realismo Il romanticismo cominciò a mostrare qualche cedimento già alla metà dell’Ottocento. La soluzione fu la definizione di una nuova specificità estetica. secondo questi intellettuali. si ripropose. soprattutto in Francia. Questa conseguenza fu avvertita soprattutto dagli intellettuali inglesi. o nel mondo dei sentimenti e della religione. consentiva la produzione di oggetti qualitativamente migliori. le nuove conquiste scientifiche e tecnologiche avevano permesso di modificare sostanzialmente i mezzi della produzione. e quindi guarda positivamente a quell’epoca in cui la diversità culturale si era formata in Europa: il medioevo. Sul piano culturale. fu data solo alla fine del secolo. La risposta ai mali della rivoluzione industriale data dai movimenti di «Arts and Crafts» era anacronistica. sviluppatasi appunto prima di Raffaello. che prediligeva una forma di pensiero basata sull’emozione. vuole rivalutare la diversità dei vari popoli e delle varie nazioni. in alcuni casi. Alla metà del Settecento. dalla cultura che si sviluppò nell’ambito del Liberty. che. ad una fase in cui venivano prodotti meccanicamente con un ciclo industriale. si cominciarono a sentire sempre più gli effetti della Rivoluzione industriale. Le industrie. animato da Dante Gabriel Rossetti. Il romanticismo. quando. di far rivivere la pittura medievale. Il terzo motivo di rivalutazione del medioevo nasce da un atteggiamento polemico nei confronti della rivoluzione industriale. dette «Arts and Crafts». sulla religione. senza fughe indietro nella storia del passato. Tuttavia. alla qualità della produzione industriale. E l’illusione di poter sostituire le industrie con l’artiginato si rivelò fallimentare. ci fu l’affermazione della nuova mentalità del positivismo. soprattutto nella sua prima fase. Sorsero così. Tendenzialmente erano quindi destinate ad un pubblico ricco e di élite. per un ritorno all’artigianato. L’abbandono dell’artigianato e dell’agricoltura determinò una . gli artisti scelsero una maggiore adesione alla realtà sociale del proprio tempo. che avrebbe portato ad una nuova figura professionale: il designer. e. non creavano le possibilità per un lavoratore di amare il proprio lavoro. aveva cercato di sovrapporsi alle diversità locali. della scienza e della razionalità umana. proposero un rifiuto delle industrie. per questa loro caratteristica. Il grande sviluppo scientifico e tecnologico che si stava svolgendo in quegli anni. passando da una fase in cui i manufatti erano prodotti artigianalmenti. Fu una novità che diede un duro colpo a quella mentalità tipicamente romantica. invece. Permise di produrre una quantità di oggetti notevolmente superiore. Sul piano sociale ed economico. nella seconda metà dell’Ottocento: i Preraffaelliti. con la conseguenza della sua alienazione e dell’impoverimento interiore. In queste scuole venivano prodotti manufatti in modo rigorosamente artigianale. con il loro ciclo ripetitivo della catena di montaggio.

dopo nuovi moti rivoluzionari. si riunirono in un paesino chiamato Barbizon. fatta di grandi borghesi. che dal 1835 in poi. la cui grande carica innovativa. I problemi di questo fenomeno furono l’inurbamento eccessivo delle città e il peggioramento delle condizioni di vita delle classi del proletariato urbano. nacque il realismo di alcuni pittori francesi della metà del secolo: Coubert. in genere. si sviluppò il naturalismo di Zola e Flaubert. È in questo clima che iniziarono a sorgere le prime teorie artistiche del realismo nelle arti figurative. abituato a considerare l’arte il luogo nobile di fatti epici e grandiosi. Di una corrente che preferiva raccontare i dramma e le passioni delle persone comuni. non infastidiva gli interessi della grande borghesia del tempo. anche per via dei numerosi viaggi che il pittore fece nella nostra penisola. non dei grandi eroi. fu una caratteristica che attraversa tutta l’arte francese dell’Ottocento. la cui rappresentazione di un mondo rurale. e arriva fino a Cezanne. di cui il principale è Theodore Rousseau. L’attenzione per le classi piccolo borghesi e del proletariato fu comune. il positivismo di Auguste Comte portò alla nascita della sociologia. Nel fenomeno del realismo va anche considerata l’esperienza pittorica della Scuola di Barbizon. Maggior accettazione ebbe invece il realismo di Millet. non deve far dimenticare che anche l’impressionismo fu soprattutto un movimento di rappresentazione del vero. descrivendo la realtà del proprio tempo in maniera cruda ed impietosa. passa per la pittura di Courbet e degli impressionisti. In realtà. Questa situazione creò notevoli tensioni sociali. gli procurò notevoli problemi. fu proprio il . in campo politico ed economico. il realismo attraversa il romanticismo di Gericault e Delacroix. l’adesione alla realtà quotidiana e alla storia del presente. sempre in Francia. la descrizione di quelle sofferenze delle classi inferiori. perché aveva l’obiettivo di imporre al pubblico dell’arte. semplice. da parte di classi di popolazione che si riversarono sul settore delle industrie. Ma ciò che porta a definire. In campo filosofico. In questo caso. dai caratteri ancora idilliaci e romantici. influenzando la maggior parte dei pittori italiani dell’Ottocento. Ed avvenne con l’affermazione. realista la pittura di Courbet. Il realismo francese della seconda metà dell’Ottocento non si discosta da altri tipi di correnti realiste. ed indica. senza nessuna trasfigurazione che mascherasse i reali problemi sociali. brutta. e portò alla nascita delle teorie socialiste. a più campi del sapere. la scelta ha però un preciso significato culturale e ideologico: rappresentare la vera condizione di vita delle classi lavoratrici. più delle altre. la cui colpa era socialmente imputabile proprio agli interessi della grande borghesia. La sua pittura produsse un grande impatto sul panorama artistico francese. la cui spietata critica sociale e politica. la cui capacità di cogliere il vero nella visione di paesaggio. Flaubert e Zola. Analoga sorte fu riservata a Daumier. Daumier. del naturalismo letterario di Baudelaire. in nome di una maggiore sincerità di rappresentazione. ogni movimento artistico che sceglie la rappresentazione fedele della realtà. Protagonista principale del realismo pittorico francese fu soprattutto Gustave Courbet. Courbet propose invece quadri i cui soggetti erano gente povera.notevole riconversione sociale. realizzata con litografie caricaturali. ne fa uno dei più grandi vedutisti di tutti i tempi. e. Questa scuola pittorica produsse soprattutto paesaggi. le analisi e gli scritti di Marx ed Engels portarono alla nascita del socialismo. Con tale termine si intende un gruppo di pittori. Il realismo fu la premessa per la pittura di Manet e degli impressionisti. Millet. per mostrarne tutta la vera realtà. Questa scelta di Courbet ebbe un effetto provocatorio e polemico. nei pressi di Fontainebleau. E tra i pittori francesi che più hanno innovato la pittura di paesaggio deve essere considerato soprattutto Camille Corot. La pittura di paesaggio di Corot fu molto conosciuta in Italia. sul piano del linguaggio pittorico. quindi. nel campo artistico. Dal tardo neoclassicismo di David e Gros. Nel 1848 ci furono nuove tensioni politiche in Francia. in campo letterario. Inutile dire che l’arte di Courbet non ricevette una accettazione entusiastica. Il termine realismo è molto generico. fu deposta la monarchia e proclamata la seconda repubblica. e contribuì a superare il vedutismo settecentesco.

in quanto come questo si interessa soprattutto alla rappresentazione della realtà quotidiana. per occuparsi solo dei fenomeni ottici della visione. cerca di riprodurre la sensazione ottica con la maggior fedeltà possibile. L’Impressionismo L’impressionismo è un movimento pittorico francese. ha scelto il realismo come stile documentario. e Paul Cézanne. Alfred Sisley. a rimeditare tutta la pittura dei secoli precedenti che hanno esaltato il tonalismo coloristico: dai pittori veneziani del Cinquecento. qualsiasi arte di forte contenuto ideologico. alcuna romantica evasione verso mondi idilliaci. il problema della luce e del colore . per la sua nascita. Non è azzardato dire che è l’impressionismo ad aprire la storia dell’arte contemporanea.4. Camille Pissarro e. E da questo momento. I protagonisti dell’impressionismo furono soprattutto pittori francesi. Esperienze fondamentali. Ma. l’impressionismo sembra indifferente ai soggetti. come la Russia e la Cina. Dura poco meno di venti anni: al 1880 l’impressionismo può già considerarsi una esperienza chiusa. la profonda opzione per una pittura legata alla realtà sensibile. sia rurali sia mitici. IX. tuttavia. ma solo dei lati gradevoli della società del tempo. non ne condivide l’impegno ideologico o politico: non si occupa dei problemi. In realtà. c’è invece una volontà dichiarata di calarsi interamente nella realtà urbana di quegli anni. il più impressionista di tutti. La vicenda dell’impressionismo è quasi una cometa che attraversa la storia dell’arte. che nasce intorno al 1860 a Parigi. Evita qualsiasi riferimento alla costruzione ideale della realtà. tra la schiera dei pittori definiti impressionisti: Edouard Manet. Edgar Degas. per evidenziarne tutti i lati positivi e piacevoli. Date fondamentali per seguire lo sviluppo dell’impressionismo sono: 1863: Edouard Manet espone «La colazione sull’erba» 1874: anno della prima mostra dei pittori impressionisti presso lo studio del fotografo Nadar 1886: anno dell’ottava e ultima mostra impressionista. È un movimento che deriva direttamente dal realismo. ai fiamminghi del Seicento. Esso. anche se molta della sua fortuna presso il grande pubblico deriva dalla sua poetica. che hanno scelto il socialismo reale come forma di governo. Un posto separato lo occupano. L’impressionismo non nacque dal nulla. rivoluzionandone completamente soprattutto la tecnica. Ed anche le rappresentazioni paesaggistiche o rurali. portata sul piano della denuncia sociale. rispetto al realismo. che rappresenta la reale condizione sociale delle classi povere ed emarginate. La tecnica impressionista nasce dalla scelta di rappresentare solo e soltanto la realtà sensibile. La grande rivoluzione dell’impressionismo è soprattutto la tecnica. la cui opera è quella che per prima supera l’impressionismo degli inizi. Gli altri grandi protagonisti furono: Auguste Renoir. l’impressionismo divenne lo stile della dolce vita parigina di quegli anni. e soprattutto il loro precursore Manet. sono da rintracciarsi nelle esperienze pittoriche della prima metà del secolo: soprattutto nella pittura di Delacroix e dei pittori inglesi Constable e Turner. Tra essi. Il realismo ebbe infatti una eredità nel realismo socialista. E per far ciò. Sono paesaggi visti con occhi da cittadini. portò gli impressionisti. fu Claude Monet. che si è sviluppato nel XX secolo presso quegli stati. seppure con qualche originalità. lascia una eredità con cui faranno i conti tutte le esperienze pittoriche successive. Tuttavia. proprio perché può rendere piacevole qualsiasi cosa rappresenti. all’esperienza degli spagnoli Velazquez e Goya. Dal punto di vista della poetica.diverso contenuto ideologico della sua arte: la rappresentazione della realtà come denuncia della società. che fu in realtà il precursore del movimento. vero ed inoppugnabile. portano il segno della bellezza e del progresso della civiltà. nell’impressionismo. Punti fondamentali per seguire le specificità dell’impressionismo sono: 1. Non c’è.

La grande specificità del linguaggio pittorico impressionista sta soprattutto nell’uso del colore e della luce. fino a giungere al nero. non diluiscono i colori per realizzare il chiaro-scuro. per esaltare la sensazione luminosa. i soggetti urbani. La pittura. Il rinnovamento della tecnica pittorica. dopo di che. I colori. mediante tre luci pure (rossa. riducono. I colori posti su una tela agiscono sempre operando una sintesi sottrattiva: più i colori si mischiano e si sovrappongono. parte proprio dalla scelta di rappresentare solo la realtà sensibile. Il meccanismo della visione umana divenne sempre più chiaro. tranne alcune eccezioni. non usano mai il nero. meno luce riflette il quadro. la esaltazione dell’attimo fuggente 4. Ciò che distingue due atteggiamenti fondamentalmente diversi. La diversa stimolazione di questi tre recettori producono nell’occhio la visione dei diversi colori. la pratica del disegno. così come concepita dagli impressionisti. Questo meccanismo è quello che viene definito sintesi additiva. ma direttamente sul posto. viene definito en plain air. . In questo caso. ne seleziona solo alcune. di varie colorazioni. In questo caso si ottiene quella che viene definita sintesi sottrattiva. successivamente. L’occhio umano ha recettori sensibili soprattutto a tre colori: il rosso. che l’artista pone su una tela bianca. sovrapponendo più colori. si ottiene. la pittura en plain air 3. con termine usuale. Su questa scelta non poca influenza ebbero le scoperte scientifiche di quegli anni. ma utilizzando solo la luce e il colore. il verde e il blu. tra i pittori impressionisti. 3. che nelle loro tele è del tutto assente. si è sempre basata sulla rappresentazione delle forme e dello spazio. Il colore e la luce sono gli elementi principali della visione: l’occhio umano percepisce inizialmente la luce e i colori. Essi.2. è il risultato a cui essi tendono: – da un lato ci sono pittori. così da dare alle loro tele la stessa intensità visiva che si ottiene da una percezione diretta della realtà. come Cézanne e Degas. ma solo quelle corrispondenti al verde. Per far ciò. In pratica. la progressiva filtratura. tra tutte le onde che costituiscono lo spettro visibile della luce. È ciò che. Una stimolazione simultanea di tutti e tre i recettori. 2. come Monet. In questo caso. 4. che utilizzano la tecnica impressionista per proporre la visione di forme inserite in uno spazio. seguono lo stesso meccanismo: selezionano solo alcune onde da riflette. l’oggetto di colore verde non riflette le onde di colore rosso e blu. dissolvendole nella luce. 5. e quindi soppressione. anche le ombre sono colorate. che propongono sensazioni visive pure. Monet fa evaporizzare le forme. utilizzano solo colori puri. La maggior parte della esperienza pittorica occidentale. e in alcuni casi sopprimono del tutto. i colori sono dei filtri che non consentono la riflessione degli altri colori. accostano colori complementari. – dall’altro ci sono pittori. Questa scelta esecutiva si accostava alla altra caratteristica di questo movimento: la realizzazioni dei quadri al di fuori degli atelier. era solo colore. L’intento degli impressionisti è proprio evitare al minimo la perdita di luce riflessa. iniziata da Manet. senza preoccuparsi delle forme che producono queste sensazioni ottiche. l’oggetto. Il colore che percepiamo dagli oggetti è luce riflessa dagli oggetti stessi. e si capì meglio il procedimento ottico di percezione dei colori e della luce. In pratica. verde e blu). adottano le seguenti tecniche: 1. Cezanne ricostruisce le forme. dà la luce bianca. attraverso la sua capacità di elaborazione cerebrale distingue le forme e lo spazio in cui sono collocate. pertanto.

La nascita delle industrie avevano congestionato le città. Una successiva prosecuzione del quadro nello studio. Che. le cose si muovono spostandosi nello spazio: la visione di un momento è già diversa nel momento successivo. diventano tutti seducenti: le strade. E di una città in particolare: Parigi. gradevoli. Tutto questo fa da sfondo alla pittura degli impressionisti. ma anche i particolari tagli di inquadratura. Questa scelta era dettata dalla volontà di cogliere con freschezza e immediatezza tutti gli effetti luministici che la visione diretta fornisce. coglie una immagine della realtà in una frazione di secondo. sul finire dell’Ottocento è. nei quadri impressionisti. portarono al limite estremo questa pratica dell’en plain air. E dalla fotografia. che loro temevano si perdesse con una stesura troppo meditata dell’opera. di rappresentare la realtà cogliendone le impressioni istantanee. ci sono i maggiori teatri e locali di spettacolo. realizzando e finendo i loro quadri direttamente sul posto. Un mondo dove si può vivere bene. Questo atteggiamento è una novità decisa. i bar. si trovano le cose più eleganti e alla moda. La luce varia ad ogni istante. I luoghi raffigurati. l’impressionismo si presenta con un’altra notevole caratteristica: quella di rappresentare principalmente gli spazi urbani. per la prima volta dopo la scomparsa della pittura rococò. che poteva alterare la sensazione immediata di una visione. La scelta dei pittori impressionisti. L’attimo fuggente della pittura impressionista è totalmente diverso dal momento pregnante della pittura neoclassica e romantica. la città più importante e gaudente d’Europa. L’impressionismo è il primo movimento pittorico che ha un atteggiamento positivo nei confronti della città. senza alcuna qualità estetica ed igienica. Soprattutto dopo lo sviluppo della Rivoluzione Industriale. da cui ottenere il motivo sul quale lavorare poi in studio. che danno alle loro immagini particolare sapore di modernità. Già i paesaggisti della Scuola di Barbizon utilizzavano questa tecnica. Secondo i pittori impressionisti la realtà muta continuamente di aspetto. e soprattutto Monet. le periferie sorgevano come baraccopoli. Tuttavia. portò questo stile ad esaltare su tutto la sensazione dell’attimo fuggente. Tutto scorre. i teatri (da ricordare soprattutto . sempre più. quindi. Sul piano dei soggetti. gli stabilimenti balneari lungo la Senna. In essa si raccolgono i maggiori intellettuali ed artisti. L’attimo fuggente della pittura impressionista ha analogie evidenti con la fotografia. e ne fornisce molto del suo fascino. si possono godere di tutti i maggiori divertimenti del tempo. Il momento pregnante sintetizza la storia nel suo momento più significativo. rifinendolo fino alla stadio definitivo. E quelle raccolte nella pittura impressionista sono sempre sensazioni e impressioni felici. l’attimo fuggente non ha nulla a che fare con le storie: esso coglie le sensazioni e le emozioni. L’impressionismo. Gli impressionisti avevano osservato che la luce è estremamente mutevole. rifugge dagli atteggiamenti tragici o drammatici. I centri storici si erano affollati di immigrati dalle campagne. La capitale francese. Nella pittura impressionista le immagini trasmettono sempre una sensazione di mobilità. positive. gli impressionisti non solo prendono la velocità della sensazione. Le città erano dunque viste come entità malsane. E lo fa con una evidente esaltazione della gradevolezza della vita in città. E questa sensazione di mutevolezza è una delle sensazioni piacevoli della visione diretta. ciò che questi pittori realizzavano all’aria aperta era in genere una stesura iniziale. anche i colori erano soggetti a continue variazioni. Torna a rappresentare un mondo felice ed allegro. Anche la fotografia. avrebbe messo in gioco la memoria. le piazze. infatti. i fenomeni di urbanesimo avevano deteriorato gli ambienti cittadini. Erano sorti i primi effetti dell’inquinamento. Gli impressionisti. la città era stata vista come qualcosa di malefico e di infernale. i viali. Fino a questo momento.L’en plain air non è una invenzione degli impressionisti.

Il postimpressionismo Il postimpressionismo è un termine convenzionale. È quanto. Solo che nell’arte precedente questa comunicazione avveniva sempre per il tramite della riproduzione del visibile. In sostanza. Ovvero.le ballerine di Degas). non può essere giudicato uno stile. Ora. la pittura in questo processo si trova a svolgere un ruolo sempre più marginale. Competere con la fotografia sul piano del naturalismo sarebbe stato perdente. dove. Alla pittura bisognava trovare un’altra specificità. le emozioni del proprio occhio. faranno i pittori della fase successiva. La grande novità dell’impressionismo è stata la rivendicazione di una specificità del linguaggio pittorico. ma comunicano. perfezionando allo stesso tempo le tecniche della riproduzione a stampa. tutta la cultura occidentale ha sempre inteso l’arte quale riproduzione del reale. La civiltà occidentale diviene sempre più una civiltà delle immagini. e perfettamente inutile. quando le nuove scoperte scientifiche e tecnologiche portano alla nascita della fotografia e del cinema. Il postimpressionismo. persino le stazioni. l’arte si pone solo ed unicamente l’obiettivo della comunicazione. in sostanza.5. Esso è solo un’etichetta per individuare un periodo cronologico. senza riprodurre la realtà visibile. sul piano tecnico. la nascita dell’astrattismo. paradossalmente. Agli inizi del Novecento. La fotografia registra la visione ottica con una fedeltà e velocità a cui nessun pittore potrà mai giungere. comunicava. Nella fase del postimpressionismo. dal postimpressionismo in poi. in quanto non è assolutamente accomunato da caratteri stilistici unici. usato per individuare le molteplici esperienze figurative sorte dopo l’impressionismo. IX. da sempre. in questi anni. Il termine «espressionismo» nacque proprio in opposizione a quello di «impressionismo». pertanto. che ponesse la pittura su di un piano totalmente diverso dalla produzione di altre immagini. realtà. Da ricordare che. Questo atteggiamento culturale di fondo si rompe proprio nel corso del XIX secolo. tuttavia. La fotografia. periodo che vide l’affermazione della iconoclastia dei bizantini e dell’aniconismo delle culture arabe e barbariche. era un dato implicito e costante di tutta l’esperienza artistica occidentale. dal VII al IX secolo. che va all’incirca dal 1880 agli inizi del 1900. sul piano dei contenuti. l’arte. Esprimono. che non fosse quella della riproduzione naturalistica. fanno i pittori dell’impressionismo. sancisce definitivamente la rottura tra arte e rappresentazione del reale. e quanto. I pittori impressionisti esprimono le proprie sensazioni visive. l’attività di alcuni pittori crea le premesse di uno degli stili fondamentali del Novecento: l’espressionismo. che l’altomedioevo fu il periodo di maggior decadenza della cultura occidentale in genere. essa stessa. l’arte serve a mettere in comunicazione due soggetti – l’artista e lo spettatore – utilizzando la forma che è. Che l’arte avesse per mezzo espressivo la riproduzione della realtà visibile. ma. avendo come obiettivo qualitativo finale il perfetto naturalismo. la nascita della fotografia aveva messo a disposizione uno strumento di riproduzione della realtà totalmente naturalistico. intorno al 1910. Nel breve volgere di pochi decenni. ed in particolare la pittura. Il denominatore comune di queste esperienze è proprio l’eredità che loro assorbono dallo stile precedente. da ricordare. le premesse di questo nuovo atteggiamento porteranno a rivoluzioni totali nel campo dell’arte. hanno completamento cambianto funzione: non riproducono. Ma. Vogliono esprimere tutta le proprie emozioni . I pittori espressionisti vogliono esprimere molto di più. Tutto ciò che rientra nell’ambito della creatività umana è anche comunicazione. senza più porsi il problema della riproduzione. ha occupato di prepotenza uno dei campi specifici per cui era nata la pittura: quello di riprodurre la realtà. Solo nell’altomedioevo. come nel famoso quadro di Monet raffigurante «La Gare Saint-Lazare». Ovviamente anche l’arte precedente. si era assistito ad una fase artistica aniconica.

che contraddistinse la produzione di arte applicata tra fine Ottocento e inizi Novecento. . Tra essi troviamo pittori. ossia la mescolanza ottica. e la forma evanescente della rappresentazione. Tuttavia. esprimono una forte carica di drammaticità. Questo stile. infatti. anche per la sua produzione di manifesti. l’occhio vede un verde molto brillante. negli stessi anni. più brillante di quanto possa fare un pittore mescolando dei pigmenti per ottenere sulla sua tavolozza un verde da utilizzare sulla tela. Toulouse-Lautrec rappresenta un caso particolare. Egli tendeva a cogliere l’equilibrio delle forme. non solo quelle sensoriali ottiche. nasce intorno al 1905 contemporaneamente in Francia ed in Germania. la più complessa risulta quella di Cezanne. sia Van Gogh. Se i due puntini sono blu e giallo. L’impressionismo è stato connotato da una gioiosità di fondo. Gauguin e Munch. L’impressionismo si era caratterizzato per due punti fondamentali: le inquadrature di tipo fotografico. L’occhio umano. che più correttamente va definito «divisionismo». dalla attività di tre principali pittori postimpressionisti: Van Gogh. evitandone la sovrapposizione. definito Liberty. che lo accomuna alla pittura espressionista. Quello che storicamente viene definito «espressionismo». così come sono diversi i risultati ai quali giungono. ad una certa distanza. ma anche un precursore dell’espressionismo per il suo tratto molto inciso e nervoso. molti dei quali saranno protagonisti delle avanguardie storiche del Novecento. dal 1880 in poi. Tra queste personalità. Ma egli cercava di ottenere una immagine più ferma ed equilibrata. La pittura divisionista produsse una influenza notevolissima su tutti i pittori della generazione successiva. esprime sentimenti e sensazioni più intense e dolorose. La sua pittura. Questo procedimento fu portato alle estreme conseguenze da George Seurat. per esprimere una sensazione di serenità senza tempo. Tutto era risolto con il colore. Se i puntini blu e giallo sono puri. sia Gauguin. la pittura comincia a riprodurre realtà non visibili dall’occhio. Seurat. si basava su un principio ottico fondamentale: il «melange optique». nello studio di Nadar. La sua pittura fu importante soprattutto per le influenze che produsse su un pittore come Picasso. ma vede una sola macchia. non riesce più a distinguere due puntini accostati tra loro.interiori e psicologiche. Anche Cezanne risolveva la sua pittura solo con il colore. Tuttavia. che li pone su un piano opposto rispetto all’impressionismo. proponendo quadri che già mostravano una certa originalità. sia Munch. Aveva esposto nella prima mostra di pittori impressionisti. egli fornì molti stimoli al sorgere di quello stile decorativo. Al contrario l’espressionismo. l’attività pittorica di altri pittori definiti postimpressionisti. l’occhio vede invece una macchia verde. Toulouse-Lautrec. Egli potrebbe essere considerato l’ultimo degli impressionisti. si componeva di tanti minuscoli punti di colori primari. rispetto a quelli degli altri pittori del gruppo. Ma riproduce il riflesso interiore della realtà esterna. nella vicenda della pittura di fine secolo. dando vita ad un altro grande movimento avanguardistico del Novecento: il cubismo. divenendo egli uno dei protagonisti del superamento della pittura impressionista. In questi tre pittori. con due gruppi artistici: i «Fauves» e «Die Brucke». che toccano alcuni dei centri nervosi più profondi della natura umana. e tutto ciò che è venuto prima e dopo. Egli aveva partecipato a tutta la vicenda artistica della seconda metà dell’Ottocento. accostati sulla tela a formare una specie di mosaico. la cui pittura rimane una delle più difficili da decodificare. a cominciare da Van Gogh. quali Cezanne. Le loro novità artistiche e stilistiche vengono preparate. ma per cercare la sensazione di un solo istante. Su un versante opposto si svolge. La ricerca dell’impressionismo si era basata su un principio tecnico che era già alla base della pittura di Manet: quello di usare solo colori puri. In tal modo i quadri acquistavano una maggiore luminosità. Le motivazioni all’origine dell’opera di questi tre pittori sono molto diverse. che fu il fondatore di uno stile definito «pointillisme». La sua differenza appare più evidente dopo il 1880. che superano l’impressionismo soprattutto sul piano della tecnica di rappresentazione.

risolti con notevole sintesi espressiva. pur su un piano stilistico totalmente diverso. ha una sintesi che riesce a racchiudere solo nella sua forma contenuti anche complessi. i Nabis operarono prevalentemente tra il 1891 e il 1900. al pari del Decadentismo. La Scuola di Pont-Aven era un gruppo di artisti che si riuniva intorno Gauguin. inspiegabili. che vanno sotto il nome di Decadentismo. momento di incontro e di fusione di elementi della percezione sensoriale ed elementi spirituali. carte da gioco. in cui facevano ampio uso di simboli storici e mitologici. anche la . paraventi. in quanto quest’ultima rimane maggiormente confinata nell’ambito della significazione letteraria e logica.). la bilancia che simboleggia la giustizia. e più intima. ed egli ne coglie gli aspetti più sfuggenti. La loro opera contribuì notevolmente alla nascita dell’estetica liberty. sono rintracciabili anche nella pittura di Paul Gauguin. egli rifiutò decisamente l’uso di questo stile. Benché amico degli impressionisti. e si proponeva di esplorare quelle suggestive regioni della coscienza umana. che conobbero nel 1888. Nei loro quadri sono già evidenti alcuni dei temi utilizzati dalla pittura simbolista: in particolare. della realtà. in cui l’azione è pressocché nulla. anormali. soprattutto perché non era interessato a rappresentare la realtà così come essa appare. dà immagine a quelle suggestioni culturali molto più vaste.6. il ricorso alla mitologia e alle storie bibliche. Si dedicarono con grande attenzione alle arti applicate (francobolli. Nella sua pittura la natura è soprattutto sogno. Suggestionati dalla pittura di Gauguin. La pittura che ne derivava era estremamente raffinata. I soggetti dei suoi quadri hanno sempre un contenuto simbolico. rivisitate come l’apparizione di un sogno. in cui le immagini e i contenuti hanno la finalità di essere dei simboli. ricca di simbologie mitologiche-religiose. in questo movimento. in Bretagna. In tal modo cercavano una dimensione nuova. Altre suggestioni simboliste. per lo più universali o mitici. Il simbolismo. e che caratterizzano la fine del XIX secolo. che spesso traduce solo in immagini concetti ed emozioni che con le parole necessitano di complesse elaborazioni. che fino ad allora erano rimaste sempre escluse da qualsiasi indagine artistica. In Svizzera può considerarsi simbolista l’opera pittorica di Arnold Böcklin (18271901). L’arte. Pur esente da quel clima di morboso decadentismo del simbolismo francese. manifesti. Il simbolo è qualcosa «che sta in luogo di» (ad es. dal 1886 al 1894. E. ma in Gauguin è assente qualsiasi suggestione letteraria. Si differenzia dall’allegoria. la loro pittura si componeva di stesure di zone piatte di colore delimitate da contorni scuri. mentre tutte le passioni e le tensioni vitali vengono vissute nell’ambito del sogno. effettuando una specie di doppia fuga verso il passato e verso l’esotico. Il simbolo è invece analogico. Precorritori di questo movimento furono i pittori Gustave Moreau (1826-1898) e Pierre Puvis de Chavannes (1824-1898). decorazioni murali). per esplorare in maniera autonoma i territori della spiritualità ancestrale e primitiva. l’esaltazione della memoria e dell’immaginazione. all’affascinante confine tra realtà e sogno. come reazione al naturalismo e all’impressionismo. pertanto. Il simbolismo è una delle componenti fondamentali dell’animo umano. era concepita come espressione concreta e analogica dell’Idea. ma conobbe una ampia diffusione in tutta Europa. ecc.IX. Temi fondamentali della loro pittura erano il rifiuto della copia dal vero. marionette. Il simbolismo non interessò solo la Francia. il simbolismo è caratterizzato da una estetizzazione ultra-raffinata. Il Simbolismo Il Simbolismo è una corrente artistica che si affermò in Francia a partire dal 1885 circa. La loro tecnica stilistica divenne il «cloissonisme»: al pari di come erano realizzate le vetrate gotiche. carte da parati. I Nabis (nome che in ebraico significa «profeti») fu un movimento della seconda generazione simbolista. in quanto risolve il suo significato solo nella forma. Da Gauguin prendeno però le mosse alcuni dei gruppi artistici che si collocano decisamente nella scia del simbolismo: prima la «Scuola di Pont-Aven» e quindi i «Nabis». Il simbolo. Il maggior pittore simbolista è Odilon Redon (1840-1916). in pittura.

si basa sempre su soggetti di tipo simbolico: quali «Le tre età della vita». e meno visionario. il Germania il nome di «Jugendstil». creando uno stile nuovo. Ne risulta una spazialità del tutto inedita. Il Liberty diede per la prima volta la risposta giusta al problema della qualità del prodotto industriale. Il Liberty cercò invece ispirazione nella natura e nelle forme vegetali. Ma il pittore che più di ogni altro raccolse nel suo stile le indicazioni che derivavano dal Liberty fu Gustav Klimt. ma che in genere tendevano all’astrazione più pura. la risposta data era semplicemente anacronistica: ritornare alla produzione artigianale. L’estetica del Liberty si affidò molto all’uso della linea e degli elementi lineari. e di colori molti vivaci e puri. di fatto il Liberty giunse per la prima volta alla definizione di una nuova progettualità: quella progettualità che definiamo industrial design. Protagonista divenne soprattutto la linea curva definita «a colpo di frusta»: una linea. Caratteri distintivi del Liberty divennero l’accentuato linearismo e l’eleganza decorativa. che dopo una curvatura ampia si torceva in repentini scatti di curvatura più stretta. Quando nel Liberty comparivano delle immagini. Il problema andava risolto sul piano della qualità progettuale. egli componeva i suoi quadri come fossero dei mosaici o degli arabeschi. tra fine Ottocento ed inizi Novecento. per assumere poi il più noto nome di «Liberty». benché ha una cifra stilistica molto originale. così come veniva chiamato in Inghilterra. Ma. Le sue figure. Il Liberty nacque dal rifiuto degli stili storici del passato. cioè. IX. Di marca simbolista è anche il contenuto della pittura di Gustav Klimt (1862-1918). Il suo stile è più saldo e plastico. spesso utilizzato per lo sfondo. appaiono all’interno di tessuti coloristici molto vivaci e tendenti al bidimensionale. che rimase utilizzato soprattutto nella grafica o nelle arti applicate. quali il ferro. 1880) hanno un indubbio fascino visionario. in Spagna «Modernismo». Tra i maggiori esponenti della Secessione viennese. nel caso dei movimenti di Arts and Crafts inglesi. Nato inizialmente in Belgio. queste risentivano molto del clima simbolista in voga in quegli anni. risolte tutte sul piano della bidimensionalità con l’uso della linea funzionale di contorno. Toorop e Hodler. Il Liberty Con il nome di Liberty si intende un vasto movimento artistico che. totalmente originale rispetto a quelli allora in voga. in cui le immagini appaiono sospese tra realtà e sogno. interessò soprattutto l’architettura e le arti applicate. eccetera. «Giuditta». La stilizzazione delle figure era sempre molto evidente. Adottando le nuove tecniche di produzione industriale. reinterpretando i temi del romanticismo nordico. Esso si fondò sul concetto di coerenza stilistica e progettuale tra forma e funzione. La sua pittura. Nel campo pittorico non vi fu un vero e proprio stile Liberty. che. di quello degli altri pittori simbolisti. il vetro e il cemento. a seconda delle nazioni in cui sorse.7. Influenze e suggestioni liberty sono avvertibili in alcuni pittori che operarono in quegli anni.sua pittura si colloca nei territori tra la realtà e il sogno. il maggiore esponente della Secessione viennese. che nell’architettura di quegli anni erano la prassi più seguita. In Italia ebbe inizialmente il nome di «Floreale». Faceva largo uso dell’oro. Klimt elaborò uno stile inconfondibile molto originale e personale. Il problema di dare qualità alla produzione industriale era stato già avvertito dalla cultura precedente. in Austria fu denominato «Secessione». Reinterpretando elementi della tradizione gotica e bizantina. producevano effetti decorativi molto suggestivi e di grande eleganza. «Salomè». ed i nuovi materiali. grazie all’architetto Victor Horta. In Francia prese il nome di «Art Noveau». il Liberty si diffuse presto in tutta Europa. in una dimensione dove il tempo sembra sciogliersi nel silenzio. Ma le sue immagini (L’isola dei morti. sono contraddistinte da atmosfere tenebrose e lugubri. connotate da torsioni e deformazioni che già preannunciano l’espressionismo. divenendo in breve lo stile della nuova borghesia in ascesa. «Danae». Le immagini che si ottenevano. . quali Aubrey Beardsley. Il fenomeno prese nomi diversi.

tuttavia. e così via. Il Novecento X. la comunicazione 2. In sostanza. 1. emozioni. condizione essenziale è che il linguaggio deve essere conosciuto da entrambi i soggetti: l’emittente ed il ricevente. guardando un’opera d’arte. nell’approccio all’arte moderna. La storiografia di questo secolo. quali la musica. il relativismo. In particolare.Caratteri generali sul Novecento Mai come nel Novecento la cultura artistica ha conosciuto una tale velocità di evoluzione. la psicologia 3. Ciò ha decisamente tolto alla pittura uno dei suoi scopi ritenuti specifici: quello di riprodurre in immagini la realtà. risulta un elenco. l’arte moderna non ha più interesse a «rappresentare» la realtà. Tuttavia. Le immagini possono essere considerate un linguaggio anch’esso universale. non bisogna mai porsi l’interrogativo. Decine e decine di movimenti e di stili si sono succeduti. Ciò ha permesso all’arte figurativa di essere un mezzo di comunicazione più popolare e diffuso che non la scrittura. a volte. e quindi del naturalismo. Ricordiamo che definiamo «naturalistiche» quelle immagini che propongono una rappresentazione della realtà simile a quella che i nostri occhi propongono al cervello. ricordi e quanto altro può risultare significativo. la colorazione tonale data dalla luce. Pertanto. Le immagini naturalistiche rispettano i meccanismi fondamentali della visione umana: la prospettiva. Nel corso dell’Ottocento. Abbandonato il terreno della rappresentazione. più o meno dettagliato. il senso della tridimensionalità. l’arte figurativa ha cominciato ad esplorare i vasti ed inediti territori della comunicazione. con riferimento agli inizi del Novecento. nel giro di pochi anni o al massimo di qualche decennio. la nascita prima della fotografia e poi della cinematografia. Altri linguaggi richiedono una conoscenza specifica: per poter leggere una poesia bisogna conoscere la lingua in cui è stata scritta.1. che possono in genere essere compresi da tutti. esaurendo la loro presenza. fornisce scarsi riferimenti di catalogazione critica. La gran parte dell’arte occidentale ha sempre utilizzato il naturalismo per la rappresentazione artistica. Un diverso approccio all’interpretazione artistica del Novecento può ottenersi ricorrendo a categorie dell’àmbito culturale più generali. la comunicazione richiede sempre un linguaggio che deve essere noto sia . L’arte moderna usa le forme per «comunicare» pensieri. le categorie critiche più agevoli risultano soprattutto tre: 1. purché esse rimangano nell’ambito della rappresentazione naturalistica. dai suoni (musica) ai movimenti del corpo (danza) e così via. cosa essa rappresenti ma cosa essa comunichi. Affinché avvenga una comunicazione. nella maggior parte dei casi. Ciò.X. di fatto ha imposto alla pittura una diversa impostazione del suo fare. Il naturalismo è sempre rappresentazione della realtà in quanto ne segue le leggi fondamentali di strutturazione. idee. ha permesso la riproduzione della realtà con strumenti tecnici pressoché perfetti. Alcuni linguaggi posseggono una universalità. dei tanti movimenti e protagonisti apparsi alla ribalta della scena artistica. Il mezzo di trasmissione della comunicazione è il linguaggio. Nel corso di questo secolo le novità e le sperimentazioni artistiche si sono susseguite con ritmo talmente incalzante da fornire un quadro molto disomogeneo in cui è difficile la organizzazione del tutto in pochi schemi interpretativi. Nell’ambito dell’arte molti possono essere i linguaggi utilizzabili: dalle parole (poesia) alle immagini (pittura). Se la cosa poteva apparire negativa. La comunicazione La comunicazione è quell’atto mediante il quale si ottiene una trasmissione di informazioni da un soggetto (emittente) ad un altro soggetto (ricevente).

le quali. Nasce l’esigenza di manifestare preventivamente le proprie intenzioni per dare le coordinate entro cui collocare la nuova esperienza estetica. quali l’Espressionismo e l’Astrattismo. ad inventarsi un nuovo linguaggio. rimette in gioco anche la partecipazione del fruitore dell’opera d’arte. con la Teoria della Relatività di Einstein. Con il rischio che i linguaggi nuovi non vengono sempre assimilati e compresi. ove di fatto ha sede la razionalità umana. di fatto abbandona il linguaggio comunicativo più diffuso e popolare. abbiamo detto. che con le sue opere letterarie e teatrali vuole dimostrare come la verità sia solo un «punto di vista» che varia da persona a persona. consente la comunicazione più immediata e diretta con la coscienza delle persone. ora viene spostata sul dualismo coscienza-inconscio. è un linguaggio universale in quanto rispetta le regole universali della visione umana. A questa conclusione sembra giungere anche la scienza che. senza che l’individuo se ne renda conto. quali i manifesti. motivazioni e scelte esistenziali. al quale si chiede una partecipazione attiva alla . L’arte moderna. diviene possibile comprendere il significato di un’opera d’arte. essendo un linguaggio logico. 3. Solo studiando da vicino le problematiche. Se prima l’articolazione della psiche veniva posta sul dualismo ragione-sentimento. quali Luigi Pirandello. porta a riconsiderare tutto l’impianto di certezze fisse su cui era costruito l’edificio della fisica. abbandonando il naturalismo. L’aver individuato questo nuovo territorio dell’animo umano ha aperto notevoli possibilità all’arte moderna. Cadono le certezze. ogni volta. Venuta meno la certezza di una verità assoluta. In campo filosofico la comparsa dell’esistenzialismo contribuisce a ridefinire la realtà solo in rapporto al singolo individuo. producendo di fatto l’incomprensibilità del messaggio che l’artista voleva trasmettere.all’artista sia al fruitore dell’opera. che servono proprio a questo scopo. Il relativismo Nel corso del Novecento si assiste ad una sempre maggiore frantumazione delle epistemologie forti. Il naturalismo. Tra tutti. per lo meno. con l’inconscio delle persone. E ciò produce un singolare paradosso: l’arte moderna vuole solo comunicare ma per far ciò sceglie spesso la strada della incomunicabilità. 2. O. la ulteriore frammentazione della ricerca artistica. Tuttavia. connesse ai movimenti ed ai singoli artisti. Ma tale interesse ha alimentato anche la poetica di altri movimenti avanguardistici dell’inizio secolo. Alcuni movimenti artistici sono nati proprio con l’intenzione di tradurre in immagini ciò che ha sede nell’inconscio. chi ha scelto con maggior impegno questa strada è stato soprattutto il Surrealismo. si presta meglio ad esplorare. E così è costretta. rimane costante a tutti i movimenti del Novecento. Ad analoghe posizioni giungono gli scrittori. data la sua natura di linguaggio analogico. ha rivoluzionato il concetto dell’interiorità umana. prima di capire il messaggio. L’inconscio è quella parte della nostra psiche in cui sono collocati pensieri ed emozioni nascoste. Il linguaggio delle immagini. La psicanalisi La nascita della psicanalisi. Questo nuovo clima culturale non poteva non incidere sul panorama artistico. sia quelle della politica o della filosofia. ogni sperimentazione sembra muoversi nel campo di una preventiva ricerca di sé. Ciò comporta che l’arte moderna necessita di un approccio «colto». sia quelle riposte nella scienza. In seguito. sia dovute alla religione. grazie a Sigmund Freud. interagiscono con la sua coscienza orientando o influenzando le sue preferenze. giunga anche ai territori più profondi e recessi della psiche umana. la necessità di studiare il nuovo linguaggio utilizzato dall’artista. Il linguaggio delle parole. E ne è la riprova il fatto che quasi tutti i movimenti avanguardistici dei primi anni del secolo nascono con dichiarazioni programmatiche. o a comunicare. la finalità di una comunicazione che sia «totale»: ossia. impone. dove tutto è relativo. L’uomo si sente sempre più immerso in un mondo incerto.

Il Cubismo e il Futurismo produssero influenze notevoli in Russia. X. Le prime avanguardie sorgono intorno al 1905. Le prime due avanguardie sorsero infatti nella capitale francese. e molti di essi morirono in guerra. Il fenomeno delle avanguardie storiche interessa invece tutta l’Europa. Questa forte carica di rinnovamento. in realtà. li ha di fatto posti in prima linea nell’ambito delle nuove ricerche artistiche. che è un’avanguardia decisamente italiana. nel 1916. Anche il Futurismo. nella neutrale Svizzera. Dal Dadaismo e dalla Metafisica. A Zurigo. vi è la convenzione di definirli «avanguardie storiche». per delimitare quelli che sono stati i primi movimenti di rinnovamento. Nel 1905. sempre a Parigi sorse il movimento del Cubismo. infatti. pur se non può essere considerato un movimento omogeneo e compatto. le avanguardie storiche produssero il fenomeno di maggior novità nell’arte del Novecento: l’Astrattismo. sul quotidiano Le Figaro. tanto che l’Astrattismo. Lo spazio temporale di questo fenomeno coincide con gli anni a cavallo della prima guerra mondiale. Tutto il Novecento. con l’Espressionismo. in quegli anni. grazie a Picasso e Braque. di regimi totalitari e reazionari. che attraverso l’arte Informale e l’arte Concettuale.2. soprattutto nel secondo dopoguerra. Infine. ma operante in Germania: Wassilj Kandiskij. il massimo rappresentante del movimento. Nello stesso anno l’Espressionismo si diffuse soprattutto in Germania e nei paesi nordici. Anche la seconda avanguardia italiana di quegli anni. può essere considerato un estremo limite dell’Espressionismo. corrispose. dato a questi movimenti.significazione del fare artistico. lasciando il senso di quanto proposto alla libera. La sua formazione artistica è di matrice espressionistica. Nel 1907. il movimento di maggior rottura tra le avanguardie storiche: il Dadaismo. La foga rinnovatrice aveva momentaneamente esaurito la sua carica rivoluzionaria. Anche qui. Parigi. Il fenomeno delle avanguardie si spense intorno agli anni ’30. si rifugiarono numerosi artisti ed intellettuali. e qui nacque. la Metafisica. arrivano fino ai giorni nostri. in embrione nacque a Parigi. in campo politico. nel 1924. In seguito. di «avanguardie». che si fecero fautori di un indirizzo . l’Astrattismo conobbe sviluppi notevolissimi. interpretazione del pubblico e dei critici. si costituì il gruppo dei Fauves. anche se Parigi continua a conservare un ruolo determinante nel campo artistico. e a volte diversa. sono stati tutti caratterizzati da una volontà di rottura con il passato. nella sua fase iniziale. Ciò ha determinato l’appellativo. L’abbandono definitivo della mimesi naturalistica avvenne intorno al 1910. più che dare delle risposte. Concetto di avanguardia I numerosi movimenti artistici sorti all’inizio del Novecento. con il Surrealismo (1924). il Suprematismo e il Costruttivismo. le ultime agli inizi degli anni ’20. A questo momento di pausa artistica. che rappresenta il primo movimento di ispirazione espressionistica. nel corso del XIX secolo. Una cesura notevole nello sviluppo delle avanguardie fu determinato dallo scoppio. si era affermata come la capitale europea in campo artistico. Numerosi artisti furono costretti a partire per il fronte bellico. l’arte. dove Giorgio De Chirico. Ma. Filippo Tommaso Marinetti pubblicò nel 1909 il «Manifesto del Futurismo». partì da Parigi. La necessità di un rapporto così problematico all’arte contribuisce in maniera. è stato caratterizzato da un clima di sperimentazione continua. a rendere l’arte moderna sempre meno popolare e sempre più élitaria. a volte decisiva. svolse parte della sua attività giovanile. l’affermazione. divenendo. quali il fascismo in Italia e il nazismo in Germania. il centro di maggior irradiamento del nuovo movimento fu soprattutto Parigi e la Francia. dove in quegli anni sorsero movimenti quali il Cubofuturismo. Qui. grazie soprattutto ad un artista di origine russa. della prima guerra mondiale. nel 1914. propone delle domande. In questo caso. terreno fertile per numerose sperimentazioni. nacque quella che viene considerata l’ultima delle avanguardie storiche: il Surrealismo.

Nello stesso anno. il termine «espressionismo» è sinonimo di deformazione. in senso molto generale. Avversarono apertamente i nuovi stili artistici. nacque in Francia nel 1905: i Fauves. in senso non solo artistico. Al pari del termine «classico». che divenne la nazione che più si identificò. Di questo gruppo facevano parte Matisse. In essi sono presenti i tratti tipici dell’espressionismo: la violenza cromatica e la deformazione caricaturale.3. il termine espressionismo prende una valenza molto universale. la critica ad una società borghese ipocrita e ad uno stato militarista e violento. Nell’ambito delle avanguardie storiche. Alla definizione dello stile concorsero soprattutto la conoscenza della pittura di Van Gogh e Gauguin. Il primo movimento che può essere considerato espressionistico. nei Fauves non era presente. un’arte dove prevale la deformazione di alcuni aspetti della realtà. proprio da Munch. in francese. Nell’espressionismo nordico. In particolare possono essere considerati dei pre-espressionisti Van Gogh. steso in tonalità pure. la drammaticità dei contenuti. in favore di un’arte di matrice popolare. Gauguin. Da questi due pittori. o di «barocco» che caratterizza ogni manifestazione legata al fantasioso o all’irregolare. Nella pittura .artistico di stampo tradizionalistico e accademico. Ma le avanguardie storiche avevano oramai totalmente modificato il concetto di arte visiva. Un grido che portasse in superficie tutti i dolori e le sofferenze umane ed intellettuali degli artisti del tempo. il 1905. con questo fenomeno culturale. Munch ed Ensor. con il termine espressionismo indichiamo una serie di esperienze sorte soprattutto in Germania. I principali protagonisti di questo gruppo furono Ernest Ludwig Kirchner e Emil Nolde. definito «realismo socialista». Un fenomeno analogo accadde in Russia. In questi pittori sono già presenti molti degli elementi che costituiscono le caratteristiche più tipiche dell’espressionismo: l’accentuazione cromatica. che rifiutava la sperimentazione. Con questo movimento l’espressionismo prese una svolta decisiva. in Germania. eliminandola dai musei e dalle collezioni statali. che divennero la vera eredità per tutti i futuri movimenti che si sono sviluppati in campo artistico fino ai giorni nostri. i pittori espressionisti presero la suggestione del fare pittura come esplosione di un grido interiore. nel 1911: «Der Blaue Reiter» (Il Cavaliere Azzurro). Un secondo gruppo espressionistico si costituì a Monaco. La loro caratteristica era il colore. E. così da accentuarne i valori emozionali ed espressivi. ad esempio. che. e la risoluzione dell’immagine solo sul piano bidimensionale. In pochi anni avevano accumulato un patrimonio enorme di idee e di concetti. Alla nascita dell’Espressionismo contribuirono diversi artisti operanti negli ultimi decenni dell’Ottocento. significa «belve». dove trasferirono molte delle novità culturali prodotte in Europa. un gruppo di artisti che si diede il nome «Die Brücke» (il Ponte). Derain. prevalgono sempre temi quali il disagio esistenziale. che esprime sempre il concetto di misura ed armonia. traducendo il tutto in segni colorati che creavano una pittura molto decorativa. Il dato visibile veniva reinterpretato con molta libertà. dove. Alla definizione dell’espressionismo nordico fu determinante il contributo di pittori quali Munch ed Ensor. arrivando in Germania a definirli «arte degenerata». X. In tal senso. L’Espressionismo Il termine espressionismo indica. il tratto forte ed inciso. ma in più vi è una forte carica di drammaticità. Principali ispiratori del movimento furono Wassilj Kandiskij e Franz Marc. Le immagini che loro ottenevano erano sempre autonome rispetto alla realtà. l’angoscia psicologica. Vlaminck. con forti contenuti ideologici. i fauves presero la sensibilità per il colore acceso. che esposero presso il Salon d’Automne quadri dall’impatto cromatico molto violento. Fauves. Marquet ed altri. Molti esponenti artistici che avevano operato in Germania furono costretti ad emigrare negli Stati Uniti. si affermò un indirizzo artistico. che comparvero i Fauves si costituì a Dresda. Con questo termine vennero dispregiativamente indicati alcuni pittori. sotto Stalin. infatti.

nella storia dell’arte occidentale. Il termine espressionismo nacque come alternativa alla definizione di impressionismo. invece. lì dove l’aderenza alla realtà dell’impressionismo. Di una vita connotata da ritmi piacevoli. ad una pittura totalmente astratta. Der Blaue Reiter propose invece un’arte dove la componente principale era l’espressione interiore dell’artista. Le differenze tra i due movimenti sono sostanziali e profonde. E la pittura che nasce in questo modo.4. così da farla coincidere con le risonanze interiori dell’artista. o dentro gli altri. Al suo interno trova l’angoscia. l’attività didattica di Kandiskij e Klee contribuì in maniera determinante a fondare i principi di una estetica moderna. Era alla ricerca del bello. la tecnica era di rendere «espressiva» la realtà esterna. l’artista espressionista non esita a ricorre ad immagini «brutte» e sgradevoli. La sua matrice di fondo rimane sempre profondamente drammatica. La pittura espressionistica risulta quindi totalmente antinaturalistica. E per rappresentare tutto ciò. Anzi. dal secondo. con l’espressionismo il «brutto» diviene una vera e propria categoria estetica. collocava questo movimento ancora nei limiti di un naturalismo seppure inteso solo come percezione della realtà. e vissuta quasi con spensieratezza. Dal primo prende il segno profondo e gestuale. il passo era breve. che aveva fornito gli strumenti razionali e tecnici del . spostando la visione dall’occhio all’interiorità più profonda dell’animo umano. il colore come simbolo interiore. le immagini della pittura devono riprodurre fedelmente la realtà. cosa mai prima avvenuta. rispettando gli stessi meccanismi della visione ottica umana. Da un punto di vista stilistico. trova sempre toni foschi e cupi. La loro ultima mostra avvenne nel 1914. Da qui. cogliendo solo quegli effetti luministici e coloristici che rendono piacevole ed interessante uno sguardo sul mondo esterno. la scuola d’arte applicata fondata nel 1919 dall’architetto Walter Gropius. L’impressionismo è stato sempre connotato da un atteggiamento positivo nei confronti della vita. I soggetti erano scelti con l’intento di illustrare la gioia di vivere. L’artista impressionista limitava la sua sfera di azione all’interazione che c’è tra la luce ed l’occhio. L’impressionismo rimase sempre legato alla realtà esteriore. cercava di rappresentare la realtà con una nuova sensibilità. In tal modo. la pittura espressionista muove soprattutto da Van Gogh e da Gauguin. In quell’anno scoppiò la guerra. partito per il fronte. Nella storia artistica occidentale l’immagine pittorica per eccellenza è stata sempre considerata di tipo naturalistico. Questo obiettivo era stato raggiunto con il Rinascimento italiano. o dei pittori del gruppo Die Brücke. L’espressionismo. che si sarebbe reincontrato con Wassilj Kandiskij nell’ambito della Bauhaus. Il gruppo Der Blaue Reiter si disciolse in breve tempo. e proponeva immagini di indubbia gradevolezza. dentro gli altri trova la bruttura mascherata dall’ipocrisia borghese. dove la visione interagisce con la nostra sensibilità psicologica. ma deve giungere al suo interno. è solo un mezzo per giungere all’interno. non deve fermarsi all’occhio dell’osservatore. che. con tanta enfasi. All’interno di questa scuola. X. Ossia. Totalmente opposto è l’atteggiamento dell’espressionismo. Alle attività del gruppo partecipò anche il pittore svizzero Paul Klee. Il cubismo Il percorso dell’arte contemporanea è costituito di tappe che hanno segnato il progressivo annullamento dei canoni fondamentali della pittura tradizionale. secondo l’espressionismo. trasformando l’espressionismo e l’astrattismo da un movimento di intonazione lirica ad un metodo di progettazione razionale di una nuova sensibilità estetica. morì nel 1916. fu proprio Wassilj Kandiskij il primo pittore a scegliere la strada dell’astrattismo totale. Un’altra profonda differenza divide i due movimenti. e Franz Marc. poteva anche ignorare totalmente la realtà esterna a se stesso. al limite. rifiutava il concetto di una pittura sensuale (ossia di una pittura tesa al piacere del senso della vista). L’occhio.fauvista. Ed infatti. Quando l’artista espressionista vuol guardare dentro di sé.

La pittura di Gauguin ha una risoluzione bidimensionale che già la rende antiprospettica. Nella prospettiva tradizionale. se ciò era più vicino alla sensibilità del pittore e ai suoi obiettivi di comunicazione. ma fu semplicemente trovato da Picasso. il cubismo viene solitamente diviso in due fasi principali: una prima.controllo dell’immagine naturalistica: il chiaroscuro per i volumi. la scelta di un unico punto di vista. portando la ricerca pittorica ad esplorare territori che. Il tutto era finalizzato a rispettare il principio della verosimiglianza. istituendo quella prassi che. Ed è quando fece Picasso. Il cubismo sintetico. imponeva al pittore di guardare solo ad alcune facce della realtà. E da ciò nacque anche il termine «Cubismo». non nacque in un momento preciso. Già Manet aveva totalmente abolito il chiaroscuro. né con un intento preventivamente dichiarato. ma di sperimentare tutto ciò che era nelle sue possibilità. di non essersi mai costituito come un vero e proprio movimento. nel suo periodo di attività che viene definito «cubista». Tuttavia. Subito dopo. Il cubismo analitico è caratterizzato da un procedimento di numerose scomposizioni e ricomposizioni. viene indicato come l’inizio del Cubismo è «Les demoiselles d’Avignon». nella ricerca sul Cubismo si inserì anche George Braque. sembravano posti al di fuori delle regole. in quanto i quadri di Picasso sembravano comporsi solo di sfaccettature di cubi. Ciò consentiva. che rappresenta l’altro grande protagonista di questo movimento. fino a quel momento. Gli spostamenti del punto di vista sono a volte minimi. quali Juan Gris. Questo principio divenne. e miscelati in una sintesi del tutto originale. proprio per questa sua particolarità. Dall’impressionismo in poi. e neppure percepibili ad un primo sguardo. visti tutti da angolazioni diverse. Nei suoi quadri. si caratterizza per una rappresentazione . sia plastica che spaziale. con intento denigratorio. Il Cubismo. Era rimasto da smontare l’ultimo pilastro. portò lo spostamento e la molteplicità dei punti di vista alle estreme conseguenze. così da ottenere una rappresentazione «totale» dell’oggetto. colui che volutamente deforma la prospettiva è Paul Cezanne. definita «cubismo analitico» ed una seconda. Picasso. sono divenuti legge fondamentale del fare pittorico. la prospettiva per lo spazio. l’oggetto viene rappresentato da una molteplicità di punti di vista. Le diverse parti che compongono i suoi quadri sono quasi tutte messe in prospettiva. con termine corrente. realizzato da Picasso tra il 1906 e il 1907. questa sua particolare tecnica lo portava ad ottenere immagini dalla apparente incomprensibiltà. I confini del Cubismo rimangono però incerti. invece. le immagini si compongono di frammenti di realtà. poi. in soli termini coloristici. Ma. definita «cubismo sintetico». su cui era costruita la pittura accademica: la prospettiva. Il Cubismo non fu cercato. viene definita «accademica». dato a questo movimento. Fernand Léger e Robert Delaunay. di rappresentare dei cavalli di colore blu. dal Rinascimento in poi. Questi princìpi. ma da angoli visivi diversi. ha una sua autonomia di espressione. che negli anni antecedenti la prima guerra mondiale vide la partecipazione di altri artisti. ma di fatto demoliscono il principio fondamentale della prospettiva: l’unicità del punto di vista. Già nel periodo post-impressionista. gli artisti cominciarono a svincolarsi dalle ferree leggi della costruzione prospettica. Il colore. a differenza degli altri movimenti avanguardistici. attraverso la fedeltà plastica e coloristica. grazie al suo particolare atteggiamento di non darsi alcun limite. convenzionalmente. Avendo soprattutto a riferimento la ricerca pittorica di Picasso e Braque. in quanto risultavano del tutto diverse da come la nostra esperienza è abituata a vedere le cose. anche se nella realtà i cavalli non hanno quella colorazione. che va al di là della imitazione della natura. meditando la lezione di Cezanne. Il quadro che. risolvendo l’immagine. in questi movimenti. uno dei fondamenti dell’espressionismo. che danno ai quadri di questo periodo la loro inconfondibile trama di angoli variamente incrociati. Le ricerche condotte dal post-impressionismo avevano smontato un altro pilastro della pittura accademica: la fedeltà coloristica. la storia dell’arte ha progressivamente rinnegato questi princìpi. ad esempio. Nei quadri di Picasso.

senza un reale nesso di dipendenza reciproca. musicisti. incollati sulla tela. di analizzarne le singole parti. Avviene da un solo punto di vista. pertanto. grazie al poeta e scrittore Filippo Tommaso Marinetti. è necessario che la percezione avvenga in un tempo prolungato. carte da parati.più diretta ed immediata della realtà che vuole evocare. la velocità. infatti. più di ogni altro movimento pittorico. il futurismo divenne in breve tempo il movimento artistico di maggior novità nel panorama culturale italiano. confinata nei musei e negli spazi della cultura aulica. 1. per giungere con gradualità dalla immagine al suo significato. e così via. ma implica l’indagine sulla struttura delle cose e sul loro funzionamento. il tempo. giornale parigino. È necessario che l’artista abbia il tempo di vedere l’oggetto. I quadri cubisti sconvolgono la visione. Il futurismo ha una data di nascita precisa: il 20 febbraio 1909. carte da gioco e frammenti di legno. compaiono nei quadri cubisti dei caratteri e delle scritte. e quando passa alla rappresentazione porta nel quadro la conoscenza che egli ha acquisito dell’oggetto. Il cubismo sintetico. come quarta dimensione della realtà.l’impeto irruento del fare artistico. Quando il cubismo rompe la convenzione sull’unicità del punto di vista. per esplorare il mondo del futuro. annullando del tutto il rapporto tra figurazione e spazio. Marinetti pubblicò sul «Figaro». che non si limita ad un solo istante. fatto di parametri quali la modernità. di fatto introduce. così come tantissimi quadri di altri movimenti del Novecento. Per poter vedere un oggetto da più punti di vista. e ricostruirle mentalmente. Negli stessi anni. la definizione di tempo. nella rappresentazione pittorica. In sostanza il futurismo si connota già al suo nascere come un movimento che ha due caratteri fondamentali: . essere percepito con un tempo preciso di lettura. la violenza.l’esaltazione della modernità . Dopo una parte introduttiva. un nuovo elemento: il tempo. l’audacia. In quel giorno. saranno elementi essenziali della nostra poesia. Un quadro cubista. non si limita al solo sguardo. di andare oltre la conoscenza empirica della realtà. Ciò che il futurismo rifiutava era il concetto di un’arte élitaria e decadente. scultori. invece. non può essere letto e compreso con uno sguardo istantaneo. Nato nel 1909. è un dato che non riguarda solo la costruzione del quadro. Deve. Marinetti sintetizza in undici punti i principi del nuovo movimento. Il futurismo Il Futurismo è un’avanguardia storica di matrice totalmente italiana. veniva postulata in fisica dalla Teoria della Relatività di Albert Einstein. Proponeva invece un balzo in avanti. contro la stasi. il Manifesto del Futurismo. l’abitudine all’energia e alla temerità. 2.5. cioè. perché vi introducono quella che viene definita la «quarta dimensione»: il tempo. . Si rivolgeva a tutte le arti. ma anche la sua lettura. contro la quiete. contro l’antico. X. la ribellione. La contemporaneità dei due fenomeni rimane tuttavia casuale. L’immagine naturalistica ha un limite ben preciso: può rappresentare solo un istante della percezione. comprendendo sia poeti che pittori. proponendo in sostanza un nuovo atteggiamento nei confronti del concetto stesso di arte. e infine anche i «papier collés»: ossia frammenti. di giornali. Noi vogliamo cantar l’amor del pericolo. in due campi diversissimi tra loro. In questo scritto sono già contenuti tutti i caratteri del nuovo movimento. si avverta la medesima necessità. In questa fase. per giungere a nuovi modelli di descrizione e rappresentazione del reale. portandolo ad essere esso stesso «realtà» e non «rappresentazione della realtà». rivoluziona il concetto stesso di quadro. e coglie solo un momento. Il tempo. Il coraggio. La percezione. e così via. L’introduzione di questa nuova variabile. Appare tuttavia singolare come.

le accademie d’ogni specie. 7. il patriottismo. dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne. Boccioni morì nel 1916 in guerra. le stazioni ingorde. Chi odia i ruderi. i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte. dal tradizionalismo e dall’accademismo e incoraggiando tutte le creazioni audaci dei giovani». 4. 8. liberandola dalle imitazioni del passato. In un altro suo scritto. il femminismo e contro ogni viltà opportunistica. si rivolse alla pittura metafisica. 6. balenanti al sole con un luccichio di coltelli. il purismo. l’estasi e il sonno. la tarda cultura ottocentesca si era anche caratterizzata per quel decadentismo. e il volo scivolante degli aeroplani. che sembra correre sulla mitraglia. Il fenomeno del Futurismo ha quindi una spiegazione genetica molto chiara. il passo di corsa. essa pure. per costruire un mondo nuovo basato su una nuova estetica. era divenuto un vincolo dal quale sembrava impossibile affrancarsi. vivacità. Lo scoppio della guerra disperse molti degli artisti protagonisti della prima fase del futurismo. Il movimento ebbe due fasi. il culturismo. tra cui numerosi pittori. Contro tutto ciò insorse il futurismo. chiarezza. come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi. lo schiaffo e il pugno. per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali. 11. Gino Severini. Tra essi. agilità e sintesi. le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente. è più bello della Vittoria di Samotracia. 5. Luigi Russolo e Carlo Carrà. specie in Italia. le locomotive dall’ampio petto. 10. l’imitazione del passato. che crearono nel giro di pochi anni uno stile futurista ben chiaro e preciso. l’accademismo. rinvigorire e rallegrare l’arte italiana. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo. il salto mortale. Noi viviamo già nell’assoluto. il gesto distruttore dei libertarî. l’insonnia febbrile. Noi vogliamo distruggere i musei. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. L’adesione al futurismo coinvolse molte delle giovani leve di artisti. i cimiteri. Marinetti disse come doveva essere l’artista futurista. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote. entusiasmo. le lungaggini e le meticolosità. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa. e combattere contro il moralismo. Carrà. se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. La cultura dell’Ottocento era stata troppo condizionata dai modelli storici. le biblioteche. le biblioteche. quale fuga dalla realtà nel mondo dei sogni. 9. separate dalla prima guerra mondiale. al quale si affiancarono Giacomo Balla. Non v’è più bellezza. Bisogna che il poeta si prodighi. canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche. sfarzo e mugnificenza. cercando un’arte che esprimesse vitalità e ottimismo. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.3. per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro. Oltre ciò. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!… Perché dovremmo guardarci alle spalle. «Chi pensa e si esprime con originalità. i musei. se non nella lotta. poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente. il maggior protagonista fu Umberto Boccioni. divoratrici di serpi che fumano. sul circuito della sua orbita. forza. i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi. che scalpitano sulle rotaie. il professoralismo. Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo. Il passato. la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta. Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante. lanciata a corsa. che proponeva un’arte fatta di estasi pensose. e . Chi vuole svecchiare. semplicità. dopo aver incontrato De Chirico. la cui asta ideale attraversa la Terra. con ardore.

In esso. le quali alla loro volta si scaraventano sul tram e con esso si amalgamano. e i divani entrano in noi. Questa sua adesione al fascismo ne ha molto limitato la critica riscoperta da parte della cultura italiana. ma anche in che misura le intenzioni si sono attuate nella loro produzione reale. si deformano. Lo spazio non esiste più. ma degli oggetti in continuo movimento. E cercando soprattutto di rappresentarli dando l’idea del loro dinamismo. esaurendo così la sua spinta rinnovatrice. e gli strumenti per ottenerli. talvolta. e solo dopo che soprattutto la storiografia inglese ha storicamente riscoperto questo fenomeno artistico. che gli stessi artisti redassero l’anno successivo. Attraverso questi scritti. indi tornano a sedersi. In esso non si va molto oltre della semplici enunciazioni di principi. La sua rivalutazione sta avvenendo solo da pochi anni. la sensazione dinamica eternata come tale. Per la persistenza delle immagini nella retina. arrivando ad una rappresentazione di sintesi. che ricalcano gli obiettivi fondamentali del movimento. ma appare e scompare incessantemente. quali il Cubofuturismo. Uno dei tratti più tipici del futurismo è proprio la grande produzione di manifesti. La sensazione dinamica doveva ricercarsi moltiplicando le immagini. rimbalzano sulla strada. e non internazionale. le cose in movimento si moltiplicano. delle convenzioni e delle imitazioni. quali Mario Sironi e Giorgio Morandi. Carrà. ma la casa che ci sta davanti non ci appare forse incastronata nel disco solare? […] Le sedici persone che avete intorno a voi in un tram che corre sono una. Il futurismo. tutto corre. come vibrazioni. che ha sempre visto questo movimento come qualcosa di folkloristico e provinciale. Così un cavallo da corsa non ha quattro gambe: ne ha venti. simboli persistenti della vibrazione universale. gli artisti dichiaravano i propri obiettivi. Più oltre. così che il tram che passa entra nelle case. una strada bagnata dalla pioggia e illuminata da globi elettrici s’inabissa fino al centro della terra. . vanno e vengono. dove tutte le cose si compenetrano tra loro. i cui esordi erano stati da pittori futuristi. e contribuendo in maniera determinante alla nascita delle avanguardie russe. Da essi è possibile non solo valutare le intenzioni degli artisti. Il Sole dista da noi migliaia di chilometri. Una figura non è mai stabile davanti a noi. e i divani entrano in noi»: la frase esprime con estrema chiarezza uno dei tratti più tipici del futurismo: la scelta di intersercare le immagini. non sarà più un momento fermato del dinamismo universale: sarà. dell’accademismo. tutto volge rapido. si legge: Il gesto. nello spazio che percorrono.come lui. decisamente. divorate da una zona di sole. molto importanti per la comprensione del futursimo. Molto più interessante appare il secondo manifesto. chiamato La pittura futurista. Essi risultano. sulla guancia della persona con cui parliamo nella via noi vediamo il cavallo che passa oltre. In questo passo si coglie già uno dei principali fondamenti della pittura futurista: l’intenzione di rappresentare non degli oggetti statici. «I nostri corpi entrano nei divani. A firmarlo furono Boccioni. quattro tre: stanno ferme e si muovo. nonostante il suo limite di essere un movimento solo italiano. e datato 11 febbraio 1911. scomponendole e ricomponendole secondo le direzioni del loro movimento. Russolo. Nel dopoguerra il carattere di virile forza di questo movimento. I nostri corpi entrano nei divani su cui ci sediamo. tuttavia. ha esercitato notevole influenza nel dibattito artistico di quegli anni. quindi. susseguendosi. Severini e Balla. e finire paradossalmente assorbito negli schemi di una cultura ufficiale e reazionaria. altri giovani pittori. finì per farlo integrare nell’ideologia del fascismo. E. segue un passo che ci fornisce un altro dei parametri fondamentali della pittura futurista. Manifesto tecnico. il Suprematismo e il Costruttivismo. Si ribadisce il rifiuto del passato. Tutto si muove. dieci. per noi. Il primo manifesto sulla pittura futurista risale al 1910. e i loro movimenti sono triangolari.

Parte del manifesto è ovviamente dedicata allo stile. La Metafisica La Metafisica è l’altro grande contributo all’arte europea che provenne dall’Italia. che davano l’idea della scia che lasciava un oggetto che correva a grande velocità. ma tutto sembra congelarsi in un istante senza tempo.6. non appartengono a più persone. fatto di osservazione. X. la dimensione temporale era già stata introdotta nella pittura dal cubismo. nel periodo delle avanguardie storiche. esente da qualsiasi innovazione del linguaggio pittorico. Per la sua palese figuratività. 2. Essa. È proprio la velocità il parametro estetico della modernità. espressa in quattro punti: NOI PROCLAMIAMO: 1. ma sempre alla stessa bambina. Mentre. Il futurismo ha invece il culto del tempo veloce. la Metafisica è da alcuni esclusa dal contesto vero e proprio delle avanguardie. tuttavia. Ciò che invece distingue principalmente i due movimenti. 4. ma deve contribuire a quella nuova spazialità. Il manifesto si conclude con una sintesi finale. e deforma l’immagine delle cose. insieme al moto. Ma il divisionismo deve essere solo uno strumento. Del dinamismo che agita tutto. ma anche perché uno di loro. a far compenetrare gli oggetti tra loro. La pittura futurista ha molte analogie con il cubismo. Gino Severini. correre a grande velocità è una preghiera». Ma si trattava di un tempo lento. Che nell’interpretazione della Natura occorre sincerità e verginità. Del resto. a Parigi con Marinetti. e qualche notevole differenza. Non solo non c’è la velocità. Che il dinamismo universale deve essere reso come sensazione dinamica. la Metafisica si affida invece agli strumenti più . Che il complementarismo congenito è una necessità assoluta nella pittura. la velocità si traduceva in linee di forza rette. Così che le innumerevoli gambe che compaiono su un suo quadro. Protagonista ed inventore di questo stile fu Giorgio De Chirico. Il futurismo non intersecava diverse immagini della stessa cosa. Ma rispetto a quest’ultimo movimento. La scomposizione dei colori (che loro definiscono «complementarismo congenito»). la sensazione dinamica era ricercata come moltiplicazione di immagini. anno di nascita del Futurismo. riflessione e meditazione. già attuata dai divisionisti. non bisogna dimenticare che gli artisti futuristi erano ben a conoscenza di ciò che il cubismo faceva in Francia. molto simile ed affine. affermando che la nuova pittura deve basarsi sulla scomposizione del colore. ma interseca direttamente diverse cose tra loro. Il cubismo scomponeva l’oggetto in varie immagini. Il Futurismo vuole totalmente rinnovare il linguaggio pittorico.creando un nuovo tipo di spazialità. Del resto il mito della velocità. Nei quadri futuristi. nella Metafisica predomina la stasi più immobile. non solo deve esaltare la sensazione di dinamicità. per il futurismo ha degli impeti quasi religiosi. fu soprattutto il diverso valore dato al tempo. nella Metafisica predomina invece la dimensione del silenzio più assoluto. come il verso libero nella poesia e come la polifonia nella musica. viveva ed operava nella capitale francese. e poi le ricomponeva in una nuova rappresentazione. la Metafisica si colloca decisamente agli antipodi. Non solo perché il futurismo nacque. Che il moto e la luce distruggono la materialità dei corpi. messe in sequenza tra loro. in altri quadri. soprattutto di Balla. fornì importanti elementi per la nascita di quella che viene considerata l’ultima tra le avanguardie: il Surrealismo. non un fine della rappresentazione. Iniziò a fare pittura metafisica già nel 1909. 3. Nel Futurismo è tutto dinamismo e velocità. Come detto. di fatto. dove le cose e gli spazi si pietrificano per sempre. dove è proprio la luce. Il Futurismo vuol rendere l’arte un grido alto e possente. Il risultato stilistico a cui si giungeva era. Disse Marinetti in un suo scritto: «Se pregare vuol dire comunicare con la divinità. vista nell’atto di correre («Bambina che corre sul balcone»). però.

Ed in effetti i due movimenti. Altri punti in comune tra i due movimenti sono inoltre l’uso dei “manifesti” quale momento di dichiarazione di intenti. è invece quasi sempre volutamente deformata. Uno sguardo più attento. Le atmosfere magiche ed enigmatiche dei quadri di De Chirico colpiscono proprio per l’apparente semplicità di ciò che mostrano. Richard Huelsenbeck. Si potrebbe pensare che la Metafisica sia alla fine solo un movimento di retroguardia. e colora gli oggetti e il cielo di tinte innaturali. seppure a tratti. I futuristi. come movimento dichiarato. Nel 1921 il gruppo della Metafisica era già sciolto. così che lo spazio acquista un aspetto inedito. fermo a posizioni accademiche. e il loro esordio ufficiale viene fissato al 5 febbraio 1916. L’incontro con De Chirico lo convinse al recupero della figura. Innanzitutto il titolo. andando in qualche modo «oltre». nel 1916. fratello di De Chirico. Le serate al Cabaret Voltaire non sono molto diverse dalle serate organizzate dai futuristi: in entrambe vi è l’intento di stupire con manifestazioni inusuali e provocatorie. nella loro posizione interventista. Tristan Tzara. che sono protagoniste indiscusse di questi quadri. La parola Dada. Ed invece riesce a trasmettere messaggi totalmente nuovi. Questa diversa impostazione conduce ad una facile. In esse predomina l’assenza di vita e il silenzio più assoluto. altri pittori italiani.7. Quest’ultimo proveniva dalle file del Futurismo. Marcel Janco. così da proporre un’arte nuova ed originale. futurismo e dadaismo. giorno in cui fu inaugurato il Cabaret Voltaire fondato dal regista teatrale Hugo Ball. dall’incontro tra De Chirico e Carlo Carrà. di Giorgio De Chirico. la cui carica di suggestione è immediata ed evidente. Da ciò il termine «metafisica» usata per definirla. come il pittore e scultore Hans Arp. creata dal nostro vivere. anche se non proprio esatta. ma se ne era progressivamente distaccato. Il Dadaismo Il Dadaismo è un movimento artistico che nasce in Svizzera.tradizionali della pittura: soprattutto la prospettiva. e di molti degli artisti che avevano condiviso la sua esperienza. mentre il dadaismo è di sinistra. Questo gruppo è formato da Hans Arp. Alla Metafisica aderirono. Filippo De Pisis. che identificò il movimento. altri rumeni. sono tutto sommato favorevoli alla guerra. restando una cifra di fondo. e l’esplorazione di quel mondo arcaico e fisso che caratterizza la pittura metafisica di De Chirico. ci mostra che la luce è irreale. dato che la maggior parte dei suoi protagonisti si erano aggregati intorno alla corrente di Valori Plastici. le sue immagini mostrano una realtà che solo apparentemente assomiglia a quella che noi conosciamo dalla nostra esperienza. hanno diversi punti comuni (quale l’intento dissacratorio e la ricerca di meccanismi nuovi del fare arte) ma anche qualche punto di notevole differenza: soprattutto il diverso atteggiamento nei confronti della guerra. Ma la pittura metafisica di fatto non scomparve. come il poeta e scrittore Tristan Tzara o l’architetto Marcel Janco. Le rappresentazioni di De Chirico superano la realtà. a Ferrara. molto riconoscibile. tra cui Alberto Savinio. che nella purezza e severità delle immagini metafische trovò la sua cifra stilistica più personale. mentre ne sono del tutto contrari i dadaisti. Le immagini di De Chirico sono il contesto ultimo a cui può pervenire la realtà. La Metafisica. che sembrava costruire uno spazio geometricamente plausibile. Ci mostrano una nuova dimensione del reale. Alcuni di loro sono tedeschi. Il rifiuto . Dal Futurismo si convertì anche Giorgio Morandi. e già in ciò vi è una prima caratteristica del movimento: quella di rifiutare ogni atteggiamento razionalistico. Ma veniamo ai contenuti principali del dadaismo. X. La prospettiva. sorse solo nel 1917. valutazione per cui il futurismo è un movimento di destra. a Zurigo. Hans Richter. non significava assolutamente nulla. con un gruppo di intellettuali europei che si rifugiano in Svizzera per sfuggire alla guerra. Le scene urbane. La situazione storica in cui il movimento ha origine è quello della Prima Guerra Mondiale. Mario Sironi e Felice Casorati. Ed invece. hanno un aspetto dilatato e vuoto.

della razionalità è ovviamente provocatorio e viene usato come una clava per abbattere le convenzioni borghesi intorno all’arte. che di seguito riportiamo. è decisamente esplicativo del loro modo di procedere. Prendete un giornale. Ritagliate l’articolo. ma per poter divenire proposita necessitava di una trasformazione. Ed eccovi “uno scrittore infinitamente originale e d’una sensibilità affascinante. sia gli espressionisti astratti. Il “caso”. il pittore e fotografo americano Man Ray. Benché il dadaismo è un movimento ben circoscritto e definito in area europea. in seguito. Si capisce come il dadaismo non muore del tutto. Il poema vi assomiglierà. La funzione principale del dadaismo era quello di distruggere una concezione oramai vecchia e desueta dell’arte. In un suo scritto. quando il dadaismo scomparve e nacque il surrealismo. può essere conosciuta soltanto in un completo abbandono all’inconscio. Ma torniamo al dadaismo. il pittore francospagnolo Francis Picabia e il gallerista americano Alfred Stieglitz. Il passo. Del resto non poteva essere diversamente. quest’ultimo. negli stessi anni. Ma la vita del movimento è abbastanza breve. uno dopo l’altro. si diffonde ben presto in Europa. Scegliete nel giornale un articolo che abbia la lunghezza che contate di dare al vostro poema. Distruzione assolutamente necessaria per poter ripartire con una nuova arte non più sul piedistallo dei valori borghesi ma coincidente con la vita stessa e non separata da essa. come farà Jackson Polloch con l’action painting. Ritagliate quindi con cura ognuna delle parole che formano questo articolo e mettetele in un sacco. Il dadaismo rifiuta ogni atteggiamento razionale. troverà diverse applicazioni in arte: lo useranno sia i surrealisti. E questa è una funzione che svolge in maniera egregia. movimento. ebbero luogo a New York negli Stati Uniti. che racchiude in sé tutte le leggi e resta a noi incomprensibile come la causa prima onde origina la vita. Per fare un poema dadaista. «già pronti». Copiate coscienziosamente. vi è la tendenza di far ricadere nel medesimo ambito anche alcune esperienze artistiche che. il quale inventa anche il termine per definirli che in italiano significa approssimativamente «già fatti». Agitate piano. Pur di rinnegare la razionalità i dadaisti non rifiutano alcun atteggiamento dissacratorio. In un suo passo Hans Arp afferma: «La legge del caso. e presentati come opere d’arte. per giungere a nuove rappresentazioni del caos. soprattutto in Germania e quindi a Parigi. dato che il primo «ready- . che può quasi considerarsi una naturale evoluzione del primo. ma si trasforma. il poeta Tristan Tzara descrive il modo dadaista di produrre una poesia. Il termine indica opere realizzate con oggetti reali. nel surrealismo. per far emergere l’inconscio umano. e ciò avvenne tra il 1922 e il 1924. dopo il suo esordio a Zurigo. disponendoli nell’ordine in cui hanno lasciato il sacco. Tirate fuori quindi ogni ritaglio. e per poter continuare a produrre opere d’arte si affida ad un meccanismo ben preciso: la casualità. Io affermo che chi segue questa legge creerà la vita vera e propria». Prendete delle forbici. non prodotti con finalità estetiche. in effetti. Il movimento. In pratica i «ready-made» sono un’invenzione di Marcel Duchamp. sebbene incompresa dall’uomo della strada”. L’esperienza dadaista americana nacque dall’incontro di alcune notevoli personalità artistiche: il pittore francese Marcel Duchamp. Un notevole contributo dato alla definizione di una nuova estetica sono i «ready-made». I «ready-made» nascono ancor prima del movimento dadaista. e tutti i mezzi sono idonei per giungere al loro fine ultimo: distruggere l’arte.

il sogno è la «via regia verso la scoperta dell’inconscio». In pratica. senza scopi . possono essere svincolate dalla normale catena logica degli eventi reali. nacque nel 1924. visto che trascorriamo buona parte della nostra vita a dormire. Soprattutto nei paesi dell’Europa centro settentrionale. Soprattutto quando Duchamp. nel 1924. le correnti pre-espressionistiche e espressionistiche hanno ampiamente utilizzato il concetto di inconscio. sia in qualsiasi altro modo. Essi diventano. Il Surrealismo. per far emergere alcune delle caratteristiche più profonde dell’animo umano. il funzionamento reale del pensiero. come movimento artistico. E da qui. viene meno il controllo della coscienza sui pensieri dell’uomo. in genere. che dettero vita al Surrealismo. emozioni che si svolgono in maniera irreale o illogica. Opera d’arte poteva essere qualsiasi cosa: posizione che aveva la sua conseguenza che nulla è arte. sia verbalmente. Il Surrealismo La nascita della psicologia moderna. La produzione figurativa può. nel 1917. Teorico del gruppo fu soprattutto lo scrittore André Breton. mostrando situazioni che. travestendosi in immagini di tipo simbolico. nell’ambito dell’estetica dadaista. Sempre Breton così definisce il Surrealismo: «Automatismo psichico puro col quale ci si propone di esprimere. grazie a Freud. e può quindi liberamente emergere il suo inconscio. al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale». Dettato dal pensiero. la ruota di bicicletta. l’artista. propose uno dei suoi più noti «ready-made»: fontana. bisogna cercare il modo di giungere ad una realtà superiore (appunto una surrealtà). parole. ma è colui che sa proporre nuovi significati alle cose. secondo un linguaggio analogico. che rappresenta molta dell’attività di pensiero dell’uomo. ma nelle idee che riesce a proporre. e che l’opera dell’artista non consiste nella sua abilità manuale. per chiedersi come mai sul sogno. Il primo studio sistematico sull’argomento risale al 1900. percezioni. presero un altro elemento che diede loro la possibilità di scandagliare e far emergere l’inconscio: il sogno. senza costrizioni o propositi precostituiti. sia per iscritto. Nel sonno. Infatti. in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione. il valore dei «ready-made» era solo nell’idea. libro di vagare e raccogliere immagini. Egli mosse da Freud. pulsioni o malesseri e disagi. infatti. con i «ready-made» si ruppe il concetto per cui l’arte era il prodotto di una attività manuale coltivata e ben finalizzata. Il sogno propone soprattutto immagini: si svolge. Ma questa evidente tautologia era superata dal capire che. spesso. non è più colui che sa fare delle cose con le proprie mani. ci si sia interessati così poco. risultare più immediata per la rappresentazione diretta ed immediata del sogno. quando Freud pubblicò L’interpretazione dei sogni. in cui conciliare i due momenti fondamentali del pensiero umano: quello della veglia e quello del sogno. Secondo lo studioso. Abolendo qualsiasi significato o valore alla manualità dell’artista. O. nacque la teoria del Surrealismo. quindi. ha fornito molte suggestioni alla produzione artistica della prima metà del Novecento. Alla sua nascita contribuirono in maniera determinante sia il Dadaismo sia la pittura Metafisica. in termini di desideri. ossia in un linguaggio logico. anche per quelle già esistenti. innanzitutto l’arte non deve separarsi altezzosamente dalla vita reale ma confondersi con questa. uno dei meccanismi di maggior dissacrazione dei concetti tradizionali di arte. La funzione interpretativa è necessaria per capire il messaggio che proviene dall’inconscio. Fu egli. Sempre da Freud. a redigere il Manifesto del Surrealismo. L’automatismo psichico è quindi un processo automatico che si realizza senza il controllo della ragione (il pensiero senza freni inibitori. idee. dunque. i pittori. per meglio dire. Di qui. X. di solito mascherate dall’ipocrisia della società borghese del tempo. Il sogno è quella produzione psichica che ha luogo durante il sonno ed è caratterizzata da immagini. Il Surrealismo è dunque il processo mediante il quale si giunge a questa surrealtà. nella realtà sono impossibili a verificarsi. Secondo Breton. siano essi morali o estetici. la sua difficoltà ad essere tradotto in parole.8.made» di Duchamp. è del 1913.

più noto con lo pseudonimo di Alberto Savinio. Fa ritratti. L’arte . Tra i surrealisti. Accosta. I suoi quadri sono realizzati in uno stile da illustratore. che non hanno nulla in comune. partendo da una frase del poeta Comte de Lautréamont: «bello come l’incontro casuale di una macchina da cucire e di un ombrello su un tavolo operatorio». La bellezza surrealista nasce. dal trovare due oggetti reali. in sostanza. cieli diurni e paesaggi notturni. Fa baciare due persone tra loro con la testa completamente coperta da un lenzuolo bianco. ed erano tese alla accentuazione dei caratteri e delle sensazioni psicologiche. Juan Mirò. La sua figurazione non è ovviamente naturalistica.preordinati). la surrealtà. Trasforma gli animali in foglie o in pietra. quella parte di noi che si fa viva nel sogno. nel medesimo quadro. Nell’opera di Magritte è possibile trovare un po’ tutti gli elementi e le tecniche del surrealismo. divendone uno dei principali protagonisti. Ossia la trasformazione delle immagini.9. e fa sì che l’inconscio. spiegava che tale bellezza proveniva dall’«accoppiamento di due realtà in apparenza inconciliabili su un piano che in apparenza non è conveniente per esse». per le ovvie ragioni delle diversità personali di chi lo ha interpretato. pittore e scultore surrealista. in immagini che ci trasmettono l’idea di un diverso ordine della realtà. Al Surrealismo aderirono diversi pittori europei. L’approccio al Surrealismo è stato diverso da artista ad artista. anche se ha con il naturalismo un dialogo serrato. è il pittore belga René Magritte (1898-1967). una nuvola ed un enorme masso di pietra. accostando oggetti e nomi non loro. Egli. Entrambi questi procedimenti hanno un unico fine: lo spostamento del senso. che abitualmente siamo abituati a vedere in base al senso comune. tra i quali Max Ernst. Non vi aderì Giorgio De Chirico. In sostanza. dei quali nasconde la parte più significativa. X. delle donne che si trasformano in alberi (Delvaux) o delle foglie che hanno forma di uccelli (Magritte). ad esempio. sospesi nel cielo. E ciò per l’ovvio motivo che vuol trasfigurare la realtà. al punto da confondersi con esso. di evidenza quasi infantile. Ma. proponendo immagini dove il quadro nel quadro ha lo stesso identico aspetto della realtà che rappresenta. per ricavarne una sensazione inedita. Gioca con il rapporto tra immagine naturalistica e realtà. René Magritte e Salvador Dalì. ma non negarla. esistenti (l’ombrello e la macchina da cucire). Dopo aver scoperto la pittura di De Chirico. Le deformazioni irreali riguardano invece la categoria della metamorfosi. procedendo per libera associazione di idee. possiamo suddividere la tecnica surrealista in due grosse categorie: quella degli accostamenti inconsuenti e quella delle deformazioni irreali. seppure con una certa originalità. È così raggiunta quella realtà superiore. che pure aveva fornito con la sua pittura metafisica un contributo determinante alla nascita del movimento. chi più gioca con gli spostamenti del senso. si uniscono cose e spazi tra loro apparentemente estranei. in cui si conciliano veglia e sogno. assieme in un luogo ugualmente estraneo ad entrambi. L’Astrattismo Nelle arti figurative il concetto di astratto assume il significato di «non reale». Egli gioca con le immagini e le parole. allora. emerga e si esprima divenendo operante mentre siamo svegli. Il suo è un surrealismo molto mentale. Le deformazioni espressionistiche nascevano dal procedimento della caricatura. il volto. La metamorfosi è invece la trasformazione di un oggetto in un altro. veri. anche se ha contenuti di una poesia lieve e suggestiva. oppure disegnando una pipa e scrivendoci sotto che quella non è un pipa. Tale situazione genera una inattesa visione che sorprende per la sua assurdità e perché contraddice le nostre certezze. Combina. Gli accostamenti inconsueti sono stati spiegati da Max Ernst. come. mentre vi aderì. Il Surrealismo è un movimento che pratica una arte figurativa e non astratta. il fratello Andrea. si avvicinò nel 1927 al Surrealismo.

e così via. è un processo che si compie nella Bauhaus. L’arte astratta di questo secolo ha. grazie al pittore russo Wassilj Kandinskij. L’Astrattismo nasce. Sono astratte sia le figurazioni che compaiono sui vasi greci più antichi. e che vede protagonista ancora Wassilj Kandinskij. sia le miniature altomedievali. intesa come realtà esistente. però. ovviamente. negli anni ’20 e ’30. La scomposizione di una bottiglia. per cercare e trovare forme ed immagini del tutto inedite e diverse da quelle già esistenti. con quella avanguardia definita Costruttivismo. che nasce dalle cose stesse. con una “pelle” stilistica a cui affidare la riuscita estetica del manufatto. Da questo momento. con premesse ed esiti profondamente diversi. che effettua Picasso. L’arte astratta crea immagini che non appartengono alla nostra esperienza visiva. rimane presente. senza prendere in prestito nulla dalle immagini già esistenti intorno a noi. tutta l’esperienza estetica delle avanguardie storiche è un modo tendenzialmente astratto di rappresentare la realtà. È teso a suscitare emozioni interiori. Nel campo dell’astrazione entrano anche la stilizzazioni che. cerca di esprimere i propri contenuti nella libera composizione di linee. Ma nel suo quadro la bottiglia. senza imitare la realtà concreta in cui noi viviamo. il . nasce agli inizi di questo secolo. che l’astratto potesse servire a costruire un mondo nuovo. In questi casi. la nascita dell’Astrattismo ha la forza di liberare la fantasia di molti artisti. al pari di quella delle altre avanguardie. All’astratto si è arrivati mediante un processo. L’astratto.astratta è quella che non rappresenta la realtà. in tal senso. i segni. è già un modo “astratto” di rappresentare la realtà. È un’arte che. cioè. ad esempio. Vuole esprimere contenuti e significati. Il suo astrattismo conserva infatti una matrice fondamentalmente espressionistica. In questo caso. il comunismo in Russia. non viene accettata dai regimi totalitari che si formano in quegli anni: il nazismo in Germania. che può essere definito di astrazione. Ma esso era già presente in molta produzione estetica precedente. E come l’arte astratta possa divenire metodo di una nuova progettazione estetica. invece. Nasce quando i pittori procedono in maniera totalmente autonoma rispetto alle forme reali. in coincidenza con quel fenomeno di ritorno alla figuratività. nell’architettura e nelle arti applicate. un fine completamente diverso: quello della comunicazione. gli consente di giungere ad una rappresentazione “astratta” di quella bottiglia. colori. ed esprime un procedimento mediante il quale l’intelletto umano descrive la realtà solo in alcune sue caratteristiche. ad esempio. la figurazione astratta aveva un solo fine estetico ben preciso: quello della decorazione. solo per fare alcuni esempi. il fascimo in Italia. forme. proponeva l’arte liberty. i numeri. quando nei quadri non vi è più alcun riferimento alla realtà. Ma l’idea. che si sentono totalmente svincolati dalle norme e dalle convenzioni fino ad allora imposte al fare artistico. definito «ritorno all’ordine». l’astrattismo subisce dei momenti di pausa. Negli anni ’30. Nel campo dell’architettura e del design l’arte astratta smuove finalmente un grosso vincolo che aveva condizionato tutta la produzione ottocentesca: quella di mascherare le cose e gli edifici. E le direzioni in cui si svolge l’arte astratta appaiono decisamente eterogenee. Da processi di astrazione nascono le parole. era già nata qualche anno prima in Russia. L’Astrattismo nasce intorno al 1910. I campi in cui agire per nuove sperimentazioni si aprono a dismisura. intesi come simboli che rimandano a cose o idee. Il concetto di astrazione è molto generale. ma diviene totale invenzione. l’Astrattismo ha un procedimento che non è più definibile di astrazione. anche molto antica. a Monaco dove aveva fondato il movimento espressionistico «Der Blaue Reiter». Essa. Nel campo delle immagini. L’arte astratta sembra dire che può esistere un’estetica delle cose. invece. in quegli anni. Ed. senza che esse debbano necessariamente imitare qualcosa di altro. i segni. Egli operava. utilizzando solo la capacità dei colori di trasmettere delle sensazioni.

quali l’Action Painting. chiarendo come l’arte astratta riesca a comunicare con la psicologia dell’osservatore. il cerchio tende ad esprimere sempre la medesima sensazione. non può fornire elementi di valutazione critica. e tra forme e colori. L’arte astratta nasce come volontà di espressione e di comunicazione. tra colori e colori. che risulta il valore minimo. come la percezione delle forme diviene esperienza psicologica. l’Informale. sostanziandosi in un’opera. vive la medesima realtà di tutti. hanno totalmente rivoluzionato il panorama artistico europeo. la seconda all’esistenzialismo. Se la psicologia gestaltica può spiegare il meccanismo per cui un’opera astratta può apparire bella o brutta. indipendentemente da cosa esse rappresentino. in una particolare situazione. Le esperienze astrattiste hanno ritrovato nuova vitalità nel secondo dopoguerra. E. In nome di una sperimentazione continua. valore di documento storico-culturale. il Concettuale. Il secondo dopoguerra Le avanguardie storiche.10. e così via. nei primi due decenni di questo secolo. proprio perché è tale. i quali furono fondamentalmente contrari alle arti di avanguardia ed alle implicite . pertanto. E così avviene per i colori. sa esprimere e oggettivare. diviene traccia esistenziale. come qualsiasi altra persona di questo mondo. l’astrattismo si è ampiamente appoggiata alle categorie interpretative gestaltiche. Ad esempio. uscendo dal campo delle immagini. In questo decennio si incontrarono due opposte tendenze che ricondussero il panorama artistico ad un ritorno alla figuratività. E. che può essere comune a tutti. La rottura con il passato appare definitiva. In questo caso. Il modo come si struttura questa esperienza psicologica segue leggi universali. la materia. giungono con l’astrattismo ad un’arte che è totalmente agli antipodi con qualsiasi tradizione precedente. L’artista. in conseguenza di questo atteggiamento. Nuovi campi di sperimentazioni sono stati tentati dagli artisti.franchismo in Spagna. Il problema interpretativo dell’arte astratta è stato in genere impostato su due categorie essenziali: la prima si affida alla psicologia gestalitica. Pertanto anche l’immagine astratta trasmette informazioni percettive che stimolano una reazione di tipo psicologico. dando luogo a diverse correnti. X. molti artisti europei emigrarono negli Stati Uniti. per rendere esperienza estetica la gestualità. ma lo fa con un linguaggio di cui difficilmente si conoscono le regole. Riceve le medesime sollecitazioni. In sostanza l’atto percettivo. Il gesto creativo. in più rispetto agli altri. le interpreta con la sua specifica sensibilità. l’opera non solo è traccia del proprio essere al mondo. ma rimane come testimonianza dell’essere al mondo in un particolare momento. sensibilità e creatività. sollecitazione. restando questi comunque pertinenti al campo specifico della storia dell’arte e alla storia del gusto. Tuttavia la psicologia gestaltica ha fornito numerosi elementi per inquadrare il problema. La psicologia gestaltica studia l’iterazione tra l’uomo e le forme. in un particolare contesto e così via. indipendentemente da cosa abbia forma circolare. e. proprio perché è il frutto di quella particolare storia e di quella particolare cultura. Ma l’apice di questa parabola si esaurì già nel terzo decennio del secolo. Da un lato vi fu l’atteggiamento dei regimi totalitari che si instaurarono in Europa. le sa tradurre in forma. difficilmente può spiegare quale opera apparirà bella e quale brutta. In sostanza. l’Optical art. Ossia. Il riflusso ad un’arte più tradizionale si compì soprattutto negli anni ’30. Altro metodo di decifrazione dell’arte astratta è quello di rintracciare l’esperienza esistenziale da cui è nata la specifica opera. tende a interpretare le cose che vede. affidandosi ad esperienze già possedute e a meccanismi di fondo. Ed assume. ma che solo l’artista. E avviene per l’articolazione tra forme e forme. soprattutto nella sua fase iniziale. L’opera creata diviene traccia di tutta l’iterazione tra realtà. dove portarono l’eredità delle esperienze artistiche dei primi decenni del Novecento europeo.

innescando una serie di esperienze che sul suolo americano avrebbero prodotto molte novità. nascono solo nella visione (o immaginazione) dell’artista. I primi. si presentava così tragica. L’Informale Con il termine «informale» vengono definite una serie di esperienze artistiche. si costruisce per organizzazione di forme. ritornarono a modelli rappresentativi più tradizionali. Questo tipo di polemica culturale ci dà comunque il senso di quell’idealismo ingenuo. I grandi problemi lasciati sul campo dal conflitto bellico. rendendo di fatto inattuale la definizione di capitale artistica. e nel quale si definiscono le sue caratteristiche visive e tattili. di credere che l’arte possa servire a cambiare la realtà e a costruire un mondo migliore. Questo atteggiamento segnò la situazione artistica italiana di quegli anni. La caratteristica dell’«informale» è di essere contrario a qualsiasi «forma». ma anche nel continente americano. definito in seguito Informale. dall’altro vi fu il riflusso degli stessi protagonisti delle avanguardie (emblematico il caso di Picasso) che. non più imitate dalla natura.11. Il decennio degli anni ’30 fu infatti significativo per un altro fenomeno: la grande emigrazione di artisti europei verso gli Stati Uniti. inaspettatamente. Qui la loro presenza fornì grandi stimoli. rivendicando il diritto alle ricerche formali e stilistiche. Ma con l’espressionismo astratto abbiamo un’ulteriore novità. hanno creato oggi anche nel mondo dell’arte quel senso di «villaggio globale» che caratterizza la cultura odierna. Queste. Le tendenze innovative dell’arte contemporanea non si formano più solo in Europa. Achille Perilli. di tutt’altra portata e segno appare quindi la comparsa sulla scena artistica internazionale dell’espressionismo astratto americano. Piero Dorazio ed altri) pretendevano una maggior autonomia. sviluppatesi soprattutto negli anni ’50. Tuttavia la rapida evoluzione dei sistemi di comunicazione e spostamenti. proponevano un’arte che si impegnasse nella realtà sociale del tempo. La sua grande carica rivoluzionaria fu proprio la dichiarata disillusione nelle possibilità dell’arte. il suo linguaggio figurativo tornò improvvisamente alle scomposizioni e sintesi cubiste. con il quale un oggetto o un organismo si differenzia dalla realtà circostante. Ma ciò passò quasi in secondo piano rispetto al grande significato extra-artistico dell’opera: ossia l’impegno che l’artista esplicava nel denunciare una grande tragedia dell’umanità. i secondi (Pietro Consagra. e che costituisce di fatto la prima tendenza nuova del secondo dopoguerra. ma soprattutto l’inizio della guerra fredda. X. tipicamente europeo. con l’immane conflitto bellico che scatenò. soprattutto nelle sue correnti più geometriche. Anche l’arte astratta. non consentiva ad alcuno di estraniarsi da un impegno attivo. con lo scontro ideologico tra mondo occidentale capitalistico e paesi a regime comunista. soprattutto nel dopoguerra. Il significato di Guernica fu quindi principalmente letto come monito per gli artisti ad impegnarsi nella lotta ideologica e politica. ma rimangono pur sempre delle forme. . Rispetto a ciò. Neppure agli artisti era consentita l’evasione dalla realtà che. questo primato si è successivamente spostato verso New York. capeggiati soprattutto da Guttuso. Con l’espressionismo astratto si inaugurò un nuovo filone artistico. Ma cosa sono le «forme»? Nella realtà sensibile è forma tutto ciò che ha un contorno. indussero molti artisti a mettere la propria arte al servizio delle idee politiche e sociali. Questo atteggiamento si protrasse anche negli anni immediatamente seguenti la fine della seconda guerra mondiale. determinando la comparsa di due opposti schieramenti: i realisti ed i formalisti. Ed in questi ultimi quarant’anni si è prodotto il netto fenomeno di uno spostamento dei baricentri artistici. e che hanno una fondamentale matrice astratta. Non bisogna infatti dimenticare che il momento storico era dei più drammatici: la conquista del mondo. in quel momento.libertà che esse pretendevano. tentata dai nazisti. Se prima Parigi poteva ben considerarsi la capitale mondiale dell’arte moderna. Quando nel 1937 Picasso compose la sua grande opera sul bombardamento di Guernica.

L’informale di materia è la tendenza che maggiormente si manifesta in Europa. due correnti principali: l’informale gestuale e l’informale materico. Esso deriva da un’antica dicotomia. che proponevano una visione di tipo pessimistico della reale possibilità dell’uomo di realizzarsi nel mondo. Questo contrasto materia-forma divenne un termine problematico nella scultura di Michelangelo. oltre a Pollock. Il termine «informale» fu coniato negli anni ’50 dal critico francese Tapié. A questa etichetta sono state variamente attribuite. e da lì ha influenzato. Da essa infatti possiamo far derivare tutte quelle esperienze successive. in cui il risultato estetico non risiede più nell’opera compiuta. e alle ricerche surrealiste di Max Ernst. rifiutando il concetto di forma. La sua tecnica pittorica consisteva nello spruzzare o far gocciolare (dripping) i colori sulla tela senza procedere ad alcun intervento manuale diretto sulla superficie pittorica. si differenzia dalla stessa arte astratta. e poi negate. e coincide di fatto con l’espressionismo astratto. in cui non è possibile riconoscere alcuna forma. In tal modo l’esperienza artistica diventa solo testimonianza dell’essere e dell’agire. Uno dei grandi fascini di quest’arte risiede proprio nel suo farsi. Ma a queste due tendenze vanno di certo uniti altri due segmenti: quello dello spazialismo e quello della pittura segnica. Questo ampliamento non è da intendersi solo come possibilità di creare immagini nuove. Nell’informale di gesto infatti il risultato che si ottiene è del tutto automatico: deriva non da scelte formali coscienti ma da gesti compiuti secondo movenze in cui la gestualità deriva dalla liberazione delle proprie energie interiori. dall’espressionismo la violenza delle immagini proposte. ma solo nel vedere l’artista all’opera. Il primo termine indica il magma informe delle energie primordiali. L’informale è pertanto da considerarsi una matrice fondamentale di tutta l’esperienza artistica contemporanea. nell’ambito dell’informale. Willem de Kooning e Franz Kline. Le premesse dell’informale di gesto si legano in maniera molto diretta ad alcune esperienze delle avanguardie storiche. In tal modo l’automatismo psichico dei surrealisti arriva alle sue estreme conseguenze: in esso non vi è alcun momento cosciente che cerca di razionalizzare o spiegare ciò che proviene dall’inconscio. Protagonista è il pittore francese Jean Fautrier. molte ricerche di quegli anni. Suo maggior rappresentante è Jackson Pollock. Con l’informale si appropriano di questa problematica anche i pittori. L’informale di materia inizia nello stesso anno in cui Pollock inventa l’action painting: il 1943. Egli rifacendosi alle esperienze del cubismo sintetico di Picasso e Braque. E in ciò si lega molto profondamente alle filosofie esistenzialistiche di quegli anni. proponendo immagini in cui i valori estetici ed espressivi sono appunto quelli dei materiali utilizzati. Oggi si tende a individuare. Le immagini così ottenute si presentano come un caotico intreccio di segni colorati. attraverso la riscoperta di Rodin. costituendone al contempo un ampliamento. da Platone in poi: la polarità materia-forma. ma anche come allargamento del concetto stesso di creatività artistica in quanto l’informale produrrà in seguito una notevole serie di tendenze che finiscono per sconfinare del tutto dalle tradizionali categorie di pittura e scultura.L’informale. I quadri informali sono pertanto la negazione di una conoscenza razionale della realtà. il secondo definisce l’organizzazione della materia in organismi superiori. la scultura moderna. quali il comportamentismo. L’informale gestuale. ossia diventano la rappresentazione di un universo caotico in cui non è possibile porre alcun ordine razionale. In particolare dal dadaismo si può fa risalire il suo rifiuto per la cultura. anche definito «action painting» proviene soprattutto dagli Stati Uniti. la body art o le performance. Tra i principali artisti americani dell’action painting vanno ricordati. da sempre presente nella cultura occidentale. inserisce nei . ma soprattutto dal surrealismo l’informale prende un principio fondamentale: la valorizzazione dell’inconscio.

plastica. In queste ricerche la forma.12. il primo Fontana. un’ultima versione dell’informale anche se da questa si differenzia per la mancanza di un netto rifiuto della forma. Si va dalle bandiere americane di Jasper Johns alle bottiglie di Coca Cola di Warhol. La sua nascita avviene negli Stati Uniti intorno alla metà degli anni ’50 con le prime ricerche di Robert Raushenberg e Jasper Johns. L’apparente indifferenza per le qualità formali dei soggetti proposti. ecc. La pop art documenta quindi in maniera precisa la cultura popolare americana (da qui quindi il suo nome. così come sopra definite. Quest’ultimo. lamiere. Ed in ciò si definisce anche una componente fondamentale di questo stile: essa appare decisamente il frutto della società e della cultura americana. dai fumetti di Lichtenstein alle locandine cinematografiche di Rosenquist. proponendo opere che non sono più classificabili nelle tradizionali categorie di pittura o scultura. Anche le loro ricerche possono ricondursi all’informale per la comune assenza di «forme». vecchi sacchi di juta. dai rotocalchi. Tra gli artisti più significativi di questa tendenza sono da citare l’italiano Giuseppe Capogrossi e in Francia George Mathieu. tende a trasformarsi in «segno». questi ultimi due di origine tedesca. La Pop Art L’informale ha sicuramente ben rappresentato un certo clima culturale esistenzialistico tipico degli anni Cinquanta. Tom Wesselmann. Tuttavia la loro ricerca mira ad altri risultati. proponendo una inedita visione di spazi che vanno al di là dello spazio percettivo naturale. La pop art ricicla tutto ciò in una pittura che rifà in maniera fredda ed impersonale le immagini proposte dai mass-media. conoscendo una prima diffusione e consacrazione con la Biennale di Venezia del 1964. Wols (pseudonimo di Wolfgang Schultze) e Hans Hartung. Ai valori espressivi dei materiali si rivolgono altri artisti informali europei: tra essi emergono soprattutto il francese Jean Dubuffet. lo spagnolo Antoni Tápies e l’italiano Alberto Burri. dal paesaggio urbano largamente dominato dai grandi cartelloni pubblicitari. diversi da quelle degli altri informali. Claes Oldenburg. dove pop sta per diminutivo di popolare). X. dalla pubblicità. La sua carica pessimistica di fondo fu tuttavia compresa solo da una ristretta cultura d’élite. che può aggregarsi intorno a due artisti principali: il milanese Lucio Fontana e il russo (ma naturalizzato americano) Marc Rothko. La pittura segnica è. ma non concettuali. in particolare. ma immagine che proveniva dal cinema. Lo spazialismo è una corrente non uniforme. Le ricerche della pittura segnica tendono a costruire nuovi alfabeti visivi. Cultura largamente dominata dall’immagine. il secondo ricorrendo invece alle stesure di colori secondo macchie di sottile variazione tonale. ricorrendo a materiali poveri: legni bruciati. in cui è evidente la componente calligrafica. propone opere dalla singolare forza espressiva. In tal modo rompe il confine tra immagine bidimensionale e immagine plastica. infine. Ma la sua esplosione avviene soprattutto nel decennio degli anni ’60. cioè in un elemento grafico di riconoscibilità formale ma non contenutistica. Con le loro opere mirano a suggerire effetti spaziali del tutto inediti. trasformando in icone le immagini più note o simboliche tra quelle proposte dai mass-media. Entrambe queste ricerche hanno la capacità di suscitare atmosfere immateriali e non terrene. E ben presto ha mostrato la sua inattualità nei confronti di una società in rapida trasformazione. I maggiori rappresentanti di questa tendenza sono tutti artisti americani: Andy Warhol.suoi quadri materiali plastici che emergono dalla superficie del quadro. benché non del tutto assente. così come il procedimento di pescare tra oggetti . Roy Lichtenstein ed altri. dalla televisione. che si caratterizzava sempre più come società di massa dominata dai tratti positivi ed ottimistici del consumismo. James Rosenquist. ricorrendo a buchi e tagli prodotti nelle tele. Ed è proprio dall’incontro tra arte e cultura dei mass-media che nacque la pop art.

del “valore venale” dell’opera (dadaismo). Si è così rotto l’ultimo tabù. Quei cambiamenti che consistono in una preferenza per valori legati al consumo di beni materiali e alla proiezione degli ideali comuni sui valori dell’immagine. per giungere a quella condizione esistenziale che i mass media propagandano come vincente nella società contemporanea.). Se guardiamo all’arte del ventesimo secolo da una particolare ottica. la riflessione. ma che si accomunano per una intenzionalità di fondo che appare molto evidente. comprendendo in questo termine molteplici esperienze. ironico o di denuncia. e non primari. noi utilizzeremo l’accezione più ampia. Il più grosso pregio della pop art rimane invece quello di documentare. In sostanza un quadro di Warhol che ripete l’ossessiva immagine di una bottiglia di Coca Cola ci testimonia come quell’oggetto sia oramai divenuto un referente più importante. per trasformarli in consumatori sempre più avidi di beni materiali. Si comprende come un’arte di questo tipo tende ad eliminare qualsiasi significato emozionale. nel campo artistico. in quanto un’arte che si manifesti senza opere era decisamente l’ultima frontiera che restava da conquistare. Il primo artista ad aver usato programmaticamente la definizione «concettuale» è stato Joseph Kosuth intorno alla metà degli anni Sessanta. Come già fatto con l’«Informale». Gli artisti si sono aperti territori nuovi di ricerca “privandosi” di qualcosa che sembrava appartenere indissolubilmente al significato stesso di arte (così come storicamente si era costruito in Occidente). rappresentazione iconica (immagine) e rappresentazione logica (parola). fino a giungere a fare a meno dell’“opera d’arte”. il comportamento. ma ben presto si comincia a comprendere come si può giungere all’obiettivo “concettuale” anche facendo a meno di opere materiali o durature. per proporsi con lucida e fredda razionalità. un significato polivalente. E da questo punto comincia il significato più pregnante del termine «concettuale»: un’arte che riesce a fare a meno delle opere d’arte. problematico e conflittuale. Si inizia con il fare a meno del “naturalismo” e della “mimesi” (postimpressionismo. espressionismo. intesa in questo caso soprattutto come apparenza. Il suo intento era di proporre opere il cui fine non era il godimento estetico bensì l’attività di pensiero. diverso è il fine a cui giunge la pop art. un’immagine fotografica e la definizione scritta della parola “sedia”. «Una e tre sedie». E in ciò testimoniano dei nuovi idoli o miti in cui le masse popolari tendono ad identificarsi. Arte diviene anche il parlare dell’arte. . rispetto ad altri valori interiori o spirituali. che esiste tra realtà. anche tra loro molto diverse. i cambiamenti di valori indotti nella società dal consumismo. Torniamo al problema iniziale. si procede facendo a meno della “prospettiva” (cubismo). ha indotto molti critici a considerare la pop art come una specie di nuovo dadaismo. Se ciò può apparire in parte plausibile. della “realtà” (astrattismo). e così via. per cui è necessario fare una premessa sul suo utilizzo. Nell’opera di Kosuth ciò avviene ancora attraverso la proposizione di opere concrete. Il termine «concettuale» può essere utilizzato in una accezione ristretta. Ciò a cui egli tende è di avviare nello spettatore la riflessione sul rapporto. della “forma” (informale). X. del “passato” (futurismo).che apparivano triviali e non estetici. ecc. In essa infatti è assente qualsiasi intento dissacratorio. in cui egli espone una sedia vera. Miti ovviamente creati dalla pubblicità e dai mass-media che proiettano sulle masse sempre più bisogni indotti. guardando a tutte le esperienze in cui la mancanza dell’«opera» tradizionalmente intesa appare il dato caratterizzante. o in una accezione più ampia. Il Concettuale Il termine «concettuale» ha assunto.13. riferendoci ad un gruppo limitato di esperienze. ci accorgiamo che l’evoluzione artistica ha seguito una linea di progressive “riduzioni” o “privamenti”. Del 1965 è una delle sue opere più famose. senza paura di sporcarsi le mani con la cultura popolare.

la Narrative Art. alla maniera new dada. Infine nella «Narrative Art» ritroviamo una serie di artisti che lavorano utilizzando testi scritti e immagini fotografiche. Michelangelo Pistoletto. il tedesco Joseph Beyus. la cui produzione si caratterizza per grandi strutture tridimensionali. possiamo dividere le esperienze concettuali in due gruppi principali: quelle legate al «pensiero» e quelle legate all’«evento». degli oggetti presi dalla realtà più umile: stracci. Luciano Fabro. terra. dell’oggetto d’uso quotidiano da inserire nelle opere d’arte. il . luce. e tuttavia rimane una delle fasi più salienti dell’arte contemporanea. Il «pensiero» concettuale. per costruire percorsi narrativi indipendenti. Caratteristica di questo movimento fu soprattutto il recupero. la Land Art. In questo periodo troviamo una serie di movimenti e di artisti che. spesso metalliche a tinte unite. dove i testi narrano una storia mentre le foto ne narrano un’altra. Ricordiamo che. l’«Arte Povera» e la «Narrative Art». in chiave dadaista. presentati per la prima volta nel 1967 dal critico Germano Celant. e la cui traccia rimane solo nella testimonianza (fotografica. Con il termine «Arte Povera» si fa invece riferimento ad un gruppo di artisti italiani (Mario Merz. propongono un’arte il cui approccio è effettivamente concettuale: l’Environment. il cui significato non può che essere concettuale. con maggiore o minore consapevolezza. In Italia il fenomeno del New Dada arriva agli inizi degli anni ’60 con il gruppo dei Nouveaux Réalistes ed in Italia con l’attività di alcuni artisti tra cui il più emblematico rimane Piero Manzoni. Dura appena una quindicina d’anni. e altri). Nel primo gruppo possono essere inclusi oltre al già citato Joseph Kosuth. L’«evento» concettuale. Alighiero Boetti. la Body Art. mentre la performance è un’azione o un evento pianificato. Nel secondo caso rientrano quelle esperienze artistiche che non producono opere ma solo eventi temporalmente limitati. intesa nel senso più proprio. In questa categoria possiamo includere quegli artisti e quei movimenti la cui attività si esprime soprattutto attraverso happening e performance. filmica o altro) dell’evento stesso. Con New Dada si intende un movimento nato inizialmente negli Stati Uniti e i cui protagonisti americani coinfluiranno in seguito nella Pop Art (Rauschenberg e Jasper Johns). Il termine nacque a designare un’arte fatta di elementi primari (acqua. la differenza solitamente consiste nel fatto che l’happening è un’azione in cui gioca un ruolo determinante l’improvvisazione e il caso. pur legata alla produzione di opere concrete. Nel primo caso abbiamo artisti la cui attività. unite secondo criteri di asettica composizione. ecc. l’Arte Povera. quali le famose scatolette con i suoi escrementi. spesso a sfondo autobiografico.) che non disdegnava l’uso. si pone come messaggio prettamente intellettuale. ma in cui prevale l’atteggiamento di freddo razionalismo. Ci riferiamo soprattutto al «New Dada» e alla «Minimal Art». l’italiano Giulio Paolini. giornali vecchi e così via. i movimenti che più si pongono in linea con queste premesse sono soprattutto tre: l’«Arte Concettuale». e spesso prevede anche il coinvolgimento del pubblico.Cominciamo a delimitare i termini cronologici: il Concettuale inizia alla metà degli anni Sessanta e si esaurisce alla fine degli anni Settanta. benché i due termini sono quasi equivalenti nel significato di fondo di “esibizione”. Le strutture minimaliste si pongono quindi ad una fruizione da cui è del tutto escluso il piacere estetico. Con il termine «Minimal Art» si intende invece un movimento. Nel corso degli anni Sessanta e Settanta. ecc. nato anch’esso negli Stati Uniti negli anni ’60. Atteggiamento che finirà per attraversare trasversalmente molti fenomeni artistici del dopoguerra: l’uso e la manipolazione di oggetti presi dalla realtà è tratto comune a molti movimenti ed artisti. Jannis Kounellis. Di Manzoni rimangono celebri alcune provocazioni. gli americani Bruce Nauman e Lawrence Weiner. Le premesse più dirette dell’atteggiamento concettuale vanno individuate soprattutto in alcuni movimenti che vengono a definirsi già negli anni Cinquanta e agli inizi degli anni Sessanta. Giusto per comodità di classificazione. realizzate in forma di geometria assoluta. Anche qui la derivazione dall’approccio già sperimentato da Joseph Kosuth appare evidente.

quali il prodursi ferite o nell’infliggersi dolore per produrre negli spettatori livelli di emozione sicuramente inediti. non più legata ad un fattività manuale ma solo alle idee da consumarsi sul piano della comunicazione. e alla fine. l’arte figurativa si trovò ad un nuovo grado zero. con le loro “Serate futuriste”. consistente in 400 pali d’acciaio infissi a distanze costanti. In altri casi la performance aveva effetti meno cruenti. accomunate dal desiderio di recupero di visioni più tradizionali dell’arte figurativa. qualche ora o al massimo qualche giorno. Mischiate le tradizionali categorie di pittura e scultura. Non era più l’opera d’arte (intesa come oggetto) a stabilire un contatto tra artista e fruitore. Con il termine «Land Art» si indicano invece quelle operazioni. ma anche qui il significato andava ricercato maggiormente nella concettualità dell’operazione che non nel significato estetico delle opere. funziona soprattutto per ciò che fornisce alla definizione di pensieri e concetti nuovi in campo artistico. l’effetto spettacolare di un simile “impacchettamento” è indubbio. altre esperienze artistiche iniziarono a sorgere a metà degli anni ’60. Il precedente più diretto è da individuarsi senz’altro nell’opera di Jackson Pollock. E da questo momento iniziano le nuove tendenze. Altro caso tipico della «Land Art» è l’operazione «Lightning Field» dell’artista americano Walter De Maria. Negli anni Sessanta la tendenza all’uso dell’azione teatrale e spettacolare trova sbocco in due direzioni principali: la «Body Art» e la «Land Art». o la Land Art con operazioni condotte su scala territoriale. ma anche a ricerche nuove quali la Narrative Art o la Poesia Visiva. quali l’Arte Povera o l’Enviroment. in quanto i primi a pensare all’arte come spettacolo sono stati senz’altro i futuristi. indipendentemente dal prodotto finito. Ovviamente. divenuto famoso per avere completamente “impacchettato” monumenti di grande dimensione quali il Pont-Neuf a Parigi o il Palazzo del Parlamento di Berlino. La maggior parte di queste sono confluite in quell’etichetta dai confini imprecisati che è l’«arte concettuale». In senso più generale oggi è maggiormente usato il termine performance per indicare qualsiasi operazione artistica basata sull’esibizione di tipo teatrale. queste performance tendevano ad un effetto-choc ai limiti dell’irrazionale. proponendo una diversa percezione della scala di rapporti tra uomo e spazio. lasciano solo una traccia documentaria alla fine del suo accadere. modificato totalmente il significato di creatività artistica. delle provocazioni. Il caso più emblematico è quello dell’artista bulgaro Christo. in cui ritornare . subito seguiti dai dadaisti del Cabaret Voltaire. dei concetti. Questa imponente installazione è nota soprattutto attraverso le foto. Ciò è evidente soprattutto in quelle ricerche legate alle Perfomance e alla Body Art.14. dei comportamenti. In tal modo si ruppe l’ultima frontiera: si arrivò a proporre un’arte fatta senza opere d’arte. in un tratto inaccessibile del deserto del New Mexico. X. Con il primo termine si indicano quegli artisti che tendono ad utilizzare se stessi in prima persona nell’evento proposto. di durata limitata. Il Post Modern In contemporanea con l’affermarsi della pop art.cui esito non è casuale ma è quello che specificamente l’artista vuole ottenere. ma il significato concettuale dell’operazione che egli andava a proporre. Da questo panorama emerse una situazione in cui l’arte stessa sembrò priva di un identità certa e definita. spesso condotte a scala territoriale. Con tale termine si intese definire una serie di esperienze in cui il piano dei valori estetici e dei significati artistici veniva spostato prevalentemente sul piano delle idee. che. come le performance. mettendo in gioco meccanismi quali il travestimento o l’azione collettiva. come altre operazioni concettuali. Altre ricerche accomunabili al concettuale conservarono un rapporto con il fruitore mediato da «opere». la cui pittura avveniva con una gestualità che. soprattutto negli anni Settanta. Spesso. o ambienti naturali quali un tratto di scogliera in Australia o un’intera isola in Florida. già aveva valenza spettacolari ed estetiche. poi definite «post-modern». ma ovviamente non può che essere contenuta in tempi molto ristretti. Ma è anche da ricordare i precedenti più storici. dove la creazione artistica si risolveva in fogli con su scritte delle frasi.

oltre che lo stile. ma. ha finito per identificare una intera epoca: l’ultimo scorcio di questo secolo. Le diversità tra queste correnti sono notevolissime e riguardano. quasi condizione perenne di un futuro che si presentava sempre migliore delle epoche che lo precedevano. maturatesi negli anni ’70. E così la «citazione» diviene uno dei procedimenti tipici e più riconoscibili delle varie tendenze artistiche accomunabili sotto l’etichetta di post-modern. infatti. quindi. che l’artista post-modern sceglie per le sue citazioni. La storia del passato. talora ironico. o Anacronismo o anche Nuova Maniera. La Biennale di Venezia dell’80 presentò due interessanti mostre: alla Corderia dell’Arsenale fu allestita la «Via Novissima». La dizione post-modern indica la coscienza. benché non si può parlare di un vero e proprio stile postmodern. In quell’anno. Gli artisti della Pittura Colta guardano invece alla storia dell’arte neoclassica o barocca. Sempre nel 1980 una mostra a Roma curata da Maurizio Calvesi presentò in maniera organica quella tendenza definita Pittura Colta. la fortuna di questa etichetta. inteso non più come eterna fuga in avanti. la Pittura Colta. ha solo la possibilità di «citare». ma anche come stasi o ritorno. In tutti prevale comunque l’atteggiamento di chi non è più obbligato a guardare affannosamente avanti alla ricerca continua del nuovo. ma si fa rivivere solo quel frammento che più interessa. le nuove tendenze apparvero tutte insieme alla ribalta. il diverso ricorso alla memoria. Ed infine nel 1980 il critico Renato Barilli raggruppò una serie di artisti. Questo ottimismo nel futuro inizia ad impoverirsi. anche la più recente. al suo spirito possono accomunarsi una serie di esperienze degli ultimi anni: in particolare la Transavanguardia. ed è da qui che bisogna scegliere la citazione per esprimersi. emergono agli inizi degli anni ’80. è il deposito del «tutto già detto». nell’etichetta di Nuovi nuovi. nell’ambito di Aperto ’80. il Citazionismo. si ebbe la prima mostra della Transavanguardia. esprime anche un diverso spirito: ciò che era possibile dire. I Nuovi nuovi praticano invece un citazionismo disimpegnato. Sono tutte tendenze che. Ossia quella modernità che si basava sul concetto di progresso continuo ed ascendente. ma può tranquillamente e senza inibizioni girarsi alle spalle e rimeditare sul proprio passato e sulla propria memoria. visto che è stato già espresso tutto. E così. All’artista postmodern non rimane quasi possibilità di inventare altro di nuovo. è solo quella filtrata dalla memoria. che iniziò a manifestarsi negli anni ’70. nella società contemporanea. o che più colpisce e si incide nella memoria. curata da Achille Bonito Oliva. in cui appare indispensabile rimeditare sul concetto di storia.all’antica divisione tra quadri e sculture. specifico dell’architettura. Nel caso della Transavanguardia la memoria è quella delle esperienze avanguardistiche di inizio secolo. che rimane la prima e più completa mostra ad illustrare la nuova architettura post-modern. fino a negare la fiducia in un mondo che vada nella direzione di uno sviluppo continuo. In tal modo si evita di ripetere il passato in formule di falsificazione storica (come faceva ad esempio l’eclettismo storicistico ottocentesco). può consentirgli il nuovo della sua arte: la composizione. Ma la storia. traendo di lì la loro diversa poetica e stile. Con il termine post-modern venne inizialmente individuato un fenomeno stilistico. sempre di spirito post-modern. l’utilizzo di più frammenti (o citazioni). Altra componente fondamentale del post-modern è la memoria. era già stato detto. . fatto non solo di motivi iconici ma anche di motivi aniconici e decorativi. Ma il post-modern. con particolare predilizione per l’espressionismo. In seguito. ed ai Magazzini alle Zattere. Nell’ambito delle arti figurative. che l’artista può scegliere anche da culture e storie diverse. i Nuovi nuovi. soprattutto nel campo delle arti e della cultura. In particolare è proprio il 1980 che può definirsi l’anno del post-modern. che un certo tipo di modernità è oramai finito. Epoca di crisi. o esprimere.

Sign up to vote on this title
UsefulNot useful