Le cappella medicea: la Sagrestia Nuova

Cenni storici
Il complesso di San Lorenzo è stato rielaborato per ottenere più spazi, di cui verrà analizzata la Sagrestia Nuova. La prima costruzione a cui si accede è quella della cripta dove vengono conservate le spoglie della famiglia Medici. Da questo primo ambiente si accede attraverso scalinate alla costruzione della Cappella dei Principi che venne realizzata per commemorare i granduchi della famiglia Medici che comprende i cenotafi (monumenti sepolcrali) dei Granduchi (Cosimo I, Francesco I, Ferdinando I, Cosimo II, Ferdinando II, Cosimo III) con le iscrizioni dedicatorie. La Sagrestia Nuova, voluta da Papa Leone X alla morte dei suoi parenti Giuliano duca di Nemours e Lorenzo duca d'Urbino, opposta alla Vecchia del Brunelleschi, si raggiunge tramite un corridoio. I lavori, che furono caratterizzati da numerose interruzioni e che finirono per rendere i ritmi assai lenti, iniziarono nel 1520, anno in cui venne stipulato il contratto con Michelangelo, che avrebbe costruito e progettato l'intera opera. L’artista inoltre colse l'opportunità di accettare nuovi incarichi a Roma e lasciò Firenze nel 1534, non mettendovi mai più piede. Nonostante mancasse da sistemare un'intera parete con le tombe dei "Magnifici" e dovessero essere ancora create le divinità fluviali, le statue, gli stucchi e gli affreschi di corredo previsti dal contratto, la Sagrestia venne considerata opera conclusa.

Struttura e monumenti tombali della Sagrestia
La struttura medicea è ricavata da alcune parti della Basilica di San Lorenzo a Firenze: questo è un elemento fondamentale in quanto strettamente legato alla creatività dell’artista che ha costruito e progettato l’opera. Egli infatti si è trovato, in quasi tutti i suoi incarichi, di fronte a situazioni o elementi prefissati e non modificabili che hanno limitato la sua libera iniziativa. Talvolta le dimensioni erano già definite da fondazioni esistenti (la facciata di San Lorenzo nel nostro caso), oppure l’edificio era stato lasciato incompleto da altri architetti, oppure ancora era necessario trasformarlo per renderlo adatto ad altri scopi. Possiamo capire quindi che l’ottenimento del complesso da una costruzione preesistente abbia creato un ostacolo non poco importante per l’artista che comunque ha saputo sfruttarlo a suo vantaggio lavorando con grande passione. Notiamo il caratteristico stile di Michelangelo in quanto la struttura architettonica trasmette con intensità il contrasto tra i limiti statici precostituiti e le forme dinamiche che l’artista ha saputo far nascere. Tale contrasto, presente in quasi tutte le opere scultoree, sembra voler comunicare la concezione di tutto quello che è umano come “carcer terreno” che impedisce all’anima di elevarsi a Dio. Troviamo due parti principali: la prima è la struttura muraria della sacrestia con le pareti rivestite di stucco bianco e scompartite da

non abbia utilizzato lo spazio così ottenuto per dare respiro ed ampliamento agli elementi tombali: in tal modo viene ad aumentare l’effetto di pressione che già era esercitata sul nuovo organismo architettonico da quello preesistente. La novità più grande che Michelangelo apportò fu l’interposizione di un intero piano tra quello terreno e la cupola. Le membrature dell’ordine inferiore in marmo vengono associate alle tombe e ai sarcofagi piuttosto che al vero e proprio edificio di per sé è autosufficiente. Queste componenti quindi. tutta di marmo bianco venato. costruita all’estremità opposta del transetto di San Lorenzo. L’opera rappresenta la commistione di più stili a partire da quello delle antichità romane che viene a volte ignorato. È caratteristico come Michelangelo. pur facendo di tutto per restringere gli ingressi dell’edificio . nel secondo piano infatti le finestre hanno cornici da lui disegnate. fattore che esenta quindi le suddette membrature da qualsiasi funzione strutturale. La prima parte ha rappresentato uno dei tanti vincoli architettonici di cui si è parlato in precedenza. per certi aspetti . in quanto quella del Buonarroti doveva essere molto simile se non identica a quella del Brunelleschi. La cupola in cima alla quale troviamo la lanterna è caratterizzata da un cassettonato che sembra ricordare quello del Pantheon ma a sua differenza è insolitamente minuto. Se Brunelleschi aveva infatti imposto i pennacchi direttamente sulla trabeazione dell’ordine inferiore. La pianta avrebbe avuto circa le stesse dimensioni e anche i materiali impiegati sarebbero stati gli stessi. Le grandi e sobrie finestre permettono l’entrata della massima quantità di luce e la trabeazione che sembra essere una ruota dentata crea numerosi giochi di ombre. l’altra. Vediamo che lo stile brunelleschiano viene quasi completamente mantenuto nelle parti inferiori mentre l’individualità di Michelangelo va affermandosi man mano che l’edificio si sviluppa verso l’altro. Michelangelo inserì un piano intermedio con archi fiancheggiati da finestre situando i pennacchi in una zona superiore ed erigendo su di essi una cupola a cassettoni e una lanterna di stile assai differente da quello orientaleggiante ed esotico del Brunelleschi. La lanterna è l’unico elemento esterno che l’artista ha aggiunto. a volte violato da quello singolare e innovativo dell’artista che apportò numerose modifiche senza per esempio conservare le proporzioni delle campate brunelleschiane . Lo scalarsi dei lacunari inoltre mette in risalto il reticolo che si forma tra i cassettoni che crea un animato gioco tra motivi concentrici e radiali. è costituita dalle tombe medicee ed è sistemata in rientranze delle suddette membrature. In conclusione Michelangelo ha cercato di apportare il minor numero di modifiche all’opera preesistente andando ad agire solo nei punti fondamentali per i suoi intenti: dare alle tombe profondità sufficiente e sviluppare maggiormente l’edificio in altezza.membrature di pietra serena. Dovunque non fosse d’ostacolo il linguaggio brunelleschiano venne mantenuto contrastando la novità dell’innovazione. esse si distinguono per la loro rastremazione verso l’alto mossa a creare una prospettiva che sembra avere centro nella lanterna.

perfino le porte d’ingresso alla cappella trovano un riscontro nei pannelli rettangolari sottostanti le edicole del documento. mentre le laterali hanno edicole con frontoni curvi. se completi. elementi che Michelangelo ricava per creare un maggior contrasto con la morbide sculture modellate dei due monumenti. Tutti questi rapporti e proporzioni ipotizzati e presenti nei disegni non sono stati poi riprodotti effettivamente nell’esecuzione dell’opera che perde di unità ritmica. Da notare è che l’unità dell’edificio come si può facilmente dedurre non è rappresentata dalla slegata struttura marmorea. una tendenza a rispecchiare nel progetto del monumento tombale la disposizione d’insieme della parete su cui questo è collocato: il rapporto delle campate della parete è riprodotto in quelle del monumento e in entrambi la campata centrale è la più grande e di forma pressoché quadrata. ma piuttosto dai corpi scultorei non terminati che generano impulsi dinamici che avrebbero portato. ad un movimento verso l’alto e l’esterno. sono il frutto di una scelta determinata dalla tradizione del monumento funebre parietale che richiedeva la presenza di nicchie ed edicole riccamente decorate da simboli che avevano scopo celebrativo. L’artista in conclusione riesce a conciliare gli elementi canonici degli stili precedenti con le sue innovazioni. disposti a formare una cornice di dimensioni obbligate. Sempre nei disegni preparatori osserviamo come lo stile delle tombe è di ispirazione quattrocentesca in quanto presentano sistemi in rilievo isolati. probabilmente la scelta di collocare una sola effigie al centro di ogni tomba voleva essere un accorgimento teso ad armonizzare gli organismi architettonici con l’intero ambiente sviluppato maggiormente in altezza. Il fatto che le varie componenti della cappella siano state ideate e progettate in periodi differenti e distanziati . Il divario tra le membrature e le tombe è dovuto anche alla differenza dei materiali utilizzati: il marmo si presta molto più della pietra serena all’ottenimento di finezze plastiche. più che nella soluzione definitiva.separate dalla Cappella sia nella struttura che nei materiali. armi e trofei. Osserviamo in questi. sempre e comunque dominate dalla consapevolezza che l’effetto derivante dall’alterazione delle forme tradizionali verrebbe meno se queste forme venissero completamente ripudiate ed eliminate a favore di un’incontrollata novità. In alcuni schizzi preparatori dei seguaci di Michelangelo vediamo infatti che gli organismi architettonici di cui si è appena parlato venivano decorati con simbologie e allegorie di troni. Questa scelta che interruppe la continuità tra le campate laterali e il monumento non sappiamo da quali motivi o pensieri sia stata mossa. È difficile quindi analizzare l’opera priva di questi elementi che avrebbero cambiato radicalmente i rapporti con l’ambiente interno dell’edificio e che avrebbero reso le tombe ancora più indipendenti dall’architettura della cappella. forme nette e minute. Nella soluzione definitiva infatti Michelangelo preferì diminuire la larghezza del monumento tombale a scapito dello scomparto centrale che da pannello quadrato si trasformò in una stretta nicchia occupata dall’effigie.

In questa oltre alle porte d’ingresso troviamo il monumento tombale dedicato a Giuliano duca di Nemours. Le sculture a lui dedicate sono Il Giorno e La Notte. Immagini . Le opere paiono essere incomplete. allungate e in torsione. ed ecco appunto che troviamo conferma dello stile michelangiolesco che si manifesta nella contrapposizione tra limiti statici e forme dinamiche. Nella parete opposta invece troviamo incassato il monumento tombale di Lorenzo duca d’Urbino a cui l’artista ha riservato le allegorie del Crepuscolo e dell’Aurora. esse non sono fedele al vero. Se nel primo gruppo l’opposizione tra le due statue era accentuata dalla loro posizione ( il Giorno da le spalle allo spettatore. Troviamo come ulteriori simbologie il gufo e il papavero che sarebbero i gemelli figli della notte. qui viene messa in risalto dai loro atteggiamenti: il Crepuscolo è in procinto di addormentarsi mentre l’Aurora sembra si stia destando malinconicamente dal suo sonno. viceversa la Notte risulta rivolta verso l’ambiente interno). ma piuttosto idealizzate: Giuliano rappresenta la vita attiva mentre Lorenzo l’attitudine contemplativa. I gruppi scultorei Come sappiamo si accede alla cappella tramite una parete consecutiva al lato in cui è ricavato l’altare. due delle quattro opere che Michelangelo creò intendendole come “le quattro Allegorie del Tempo” che stavano a testimoniare la vittoria della famiglia Medici sullo scorrere del tempo. solo la fede e la spiritualità potessero placare le inquietudini umane. quella dov’è posta la statua della Madonna Medici e questo ha un forte significato simbolico e religioso. dinamiche. In entrambi i monumenti le figure dei due duchi sono situate al centro delle allegorie.da un discreto numero di anni. Le statue sembrano rivolgere lo sguardo alla parete opposta all’altare. infatti trasmettono il pensiero dell’artista che sosteneva che alla morte della gloria terrena. rende possibile osservare l’ideazione stessa svolgersi e maturarsi davanti ai nostri occhi mentre percorriamo con lo sguardo le pareti dell’edificio.

Cappella dei Principi Sagrestia Vecchia Sagrestia Nuova Cupola Cassettonato con linee radiali che hanno come centro la lanterna intersecate a quelle concentriche .

Membrature e Monumenti tombali Proporzioni presenti nel disegno preparatorio Soluzione applicata: i rapporti non vengono più rispettati .

Sculture Crepuscolo e Aurora sotto Lorenzo Giorno e Notte sotto Giuliano Madonna Medici .

Analisi al gruppo scultoreo “il Giorno” e “la Notte” L’opera è stata una delle prime realizzate dall’artista e in particolare una sua parte (la Notte) gode di una certa notorietà in quanto ad essa è dedicato un sonetto di Strozzi che ne decantava la bellezza. realizzato nella sua interezza tra il 1526 e il 1531. Inoltre il sarcofago vero e proprio possiede una superficie incurvata che segue la stessa linea delle statue che. seppur abbia voluto rappresentare due allegorie completamente opposte dominate dal caos. occorre evidenziare ciò che nel complesso riescono a trasmettere all’osservatore. Ogni statua però rappresenta il risultato dello scorrere del tempo ed è forse questo dettaglio che fa pensare che il Buonarroti abbia voluto comunque sottolineare come un’epoca di prosperità si stesse proprio concludendo con la fine della nobile famiglia fiorentina. per lasciar spazio alla statua del defunto conferendo dinamicità a tutto il monumento. sorprende il meticoloso contrasto che unisce gli elementi architettonici a quelli scultorei: dove troviamo uno spazio pieno nel gruppo di statue percepiamo un vuoto nell’architettura della parete (determinato dalle membrature). come a voler far intendere un tentativo di ascensione al cielo da parte del defunto stesso. cadendo ai lati. . Questo gruppo. Bisogna notare come il Buonarroti. nelle edicole e nelle cornici. Prima di esaminare le due statue separatamente. Infine si nota che l’alternanza di linee curve e spezzate presenti nelle sculture e in particolare nel corpo del sarcofago si ritrovano coerentemente anche nelle membrature delle pareti. Ha un forte significato allegorico ed è posto sul monumento tombale di Giuliano de Medici a celebrare assieme al gruppo scultoreo dell’Aurora e del Crepuscolo la fama e lo splendore dell’importante casata. sembra formare una freccia che suggerisce un movimento verticale verso l’alto. unito ai piedi. è in marmo. Esse sono disposte lungo un arco di circonferenza e sembrano voler spostarsi. sia comunque riuscito a rispettare una simmetria secondo un asse verticale che divide l’opera in due parti quasi identiche in cui ogni elemento di una parte occupa lo stesso spazio del corrispondente presente nell’altra metà simmetrica.

In gialloasse di simmetria in blu e rosso linee principali Entrambe le statue sono rappresentate in un’evidente torsione ed è proprio l’occhio dell’osservatore che percorrendo le curve sinuose dei corpi sviluppa il senso di movimento. volontà di espansione. ha intorno a sé varie simbologie strettamente legate alla sua allegoria (un diadema con crescente lunare sul capo. ma ciò che colpisce di più è che il volto e l’avambraccio risultano volutamente incompleti: l’artista voleva conferire un aspetto maggiormente enigmatico ed evocativo. contrasto. Ogni singolo elemento e l’opera nella sua totalità sono espressioni di dinamicità. rappresentata come personificazione femminile. un barbagianni. Michelangelo in . pressione contro i vincoli fisici. Se la Notte risulta serena e in parte rilassata. La notte. il Giorno è invece in torsione e profonda tensione. il movimento rotatorio del busto è opposto a quello delle gambe ed è inoltre l’unica delle quattro statue delle allegorie a dare le spalle allo spettatore. È in procinto di addormentarsi e i lineamenti del volto distesi suggeriscono una profonda serenità. una maschera con occhi vuoti e un mazzo di papaveri). Il giorno ha aspetti molto differenti.

adempiendo al suo incarico con personalità e genio. . un’opera capace di celebrare la nobile famiglia fiorentina. di esprimere il pensiero dell’artista e di armonizzarsi alla perfezione con la struttura architettonica in cui è contenuta.conclusione è stato in grado di scolpire un’opera evocativa. ha saputo rendere il marmo freddo un’esplosione di emozioni contrastanti tra loro ma in perfetto equilibrio.

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