ELOGIO DELL’APOCALISSE INFRASETTIMANALE

ALDO BUSI

L
LO SCRITTORE
Aldo Busi è tra i finalisti del premio Strega con il romanzo El especialista de Barcelona (Dalai)

a Terra non ha doppioni e si va esaurendo, e con essa la vita umana, che nel suo divenire ha creato essa stessa l’antidoto alla razza umana: diecimila anni, gli anni per così dire della ragione, di tempo perduto a non capire niente né di sé né del luogo in cui con gli altri sé avveniva questo sé umano. Quanto resta all’umanità prima di estinguersi? Duecento, trecento anni? Mi sembrano francamente un’enormità ottimista. La razza umana, se qualcuno potesse darne un valore una volta estinta, non è un granché, quindi sarà giusto che non ci sia nessuno a tracciare le tappe del suo passaggio. Chi c’è c’è e chi non c’è non ci sarà mai più. Va da sé che nessuno sarà mai stato. Trecento anni di scorta finale equivalgono a tre secondi rispetto ai milioni di anni che sono passati dalla prima forma di vita terrestre: non bastano a cambiare rotta. Non ci sarà un’altra Storia... un’altra manutenzione del sistema dentro/fuori, di quanto è mio e quanto è tuo e quanto di tutti e pertanto inalienabile... si procede con la so- cabile dal proprio, di una biodegradabilita storia conosciuta, che porta diretta- lità tutto sommato aliena, spregevole, e mente alla morte collettiva dell’uma- impensatamente preziosa, fino a che nità. E ben le sta. Doveva organizzarsi non ha fatto tutt’uno e la cosa da spingemeglio, contenere il suo istinto più bas- re fuori era colui che per millenni.. di proso: quello della stupidità, che ovviamen- va... fuori la spingeva. Il water si fa cote riguarda anche i più ricchi di spirito e smico e risucchia e sprofonda la fogna di cultura. Per quello che ne hanno fat- nella fogna, e la ferita dello sciacquone to... un trampolino quanto un altro ver- umano si richiude. L’asilo è finito. so, un qualche potere su chi non ne ha. Mi immagino la Terra spopolata di Mi guardo attorno e non vedo davve- ogni presenza umana, e nella quale tutti ro segni di una qualche misura umana gli orpelli dell’Essere e dell’Avere Per Apintelligente: guerre, superstizioni, inane parire siano, se non ancora polvere, coe irresponsabile fertilità di uteri a cento, perti da foreste pluviali e da allegri termicarestie, olocausti, santi, madonne, dro- tai: televisori, telefonini, computer, play ga, prostituzione, sfruttamento minori- station, elisir di lunga vita e contro ogni le, tratta di schiavi, la cultura della vitti- minimo dolore, matracci... ah sì, la ma necessaria, amico o nemico, inno- scienza, il progresso: a forza di pretendecente o capro espiatorio, e furbizia, reli- re di far morire la morte... telescopi, augione, demagogia, superomismo e il ses- to, aerei, navi, chiese e grattacieli e banso più che mai come merce di scambio e che e rotative e falli e vagine di resina e che per essere veri a letto bisogna avere il santuari di una qualche vergine e maucontentino per recitare una parte, e la solei a imperitura memoria dei Grandi prosopopea dei capetti che, come altri Raddrizzatori Di Banane e biblioteche dicono di essere il medium della Volontà dedicate al Principe e al Cardinale e friDivina che si serve della loro lingua per goriferi e microonde e discariche di plamanifestarsi, affermano di stare vivi a stica, di rifiuti tossici, di veleni industriapane e cicoria, loro, e che stanno dando li e di pannolini e pannoloni alte quanto solo una mano per la crescita della ci- montagne, e cimiteri e ossari dei fedeli viltà, e tutti che mangiano, mangiano, che hanno fatto a tempo a morire di mormangiano, scavano, svuotano, appesta- te naturale, i più sfortunati, e che ora sano, desertificano e poi pregano, talvolta ranno nell’al di là a maledirlo per l’eteraddirittura nell’intimità, come tanti nità se mai ne avessero trovato uno, due bambini che sanno di avere rubato la palleee, e finalmente capisco la bellezza marmellata sin dalle radici stesse che ne della razza umana pur nella sua bruta producevano il frutto, e il loro unico di- bruttezza: era necessaria perché almeno stintivo di civiltà è che defecano tre volte una volta ci fosse, perché una volta più del necessario e che, comunque, sa- scomparsa si compisse la bellezza ripriranno perdonati se agli altri non resta stinata, suprema e definitiva della terra, nemmeno il torsolo del rotolo. Tempo finalmente tutta minuscola e inutile se perduto, tempo scaduto. Nessuna di- non al suo proprio equilibrio tra cielo e stinzione più tra la merda di chi la fa e la sole, immemore e gentile nella sua merimerda che è chi pensava di spingerla so- tata e fin troppo tardiva convalescenza. lo fuori come altro da sé, un corpo stac© RIPRODUZIONE RISERVATA

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