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Infibulazione
L’infibulazione è la forma più grave di mutilazione dei genitali femminili. Non ha alcuna
base religiosa ma solo culturale e viene praticata in molte società dell’Africa, del sud della
penisola araba e del sud-est asiatico.
Sotto il nome generico di infibulazione, vengono spesso raccolte tutte le mutilazioni a
carico dei genitali femminili, che ledono fortemente la salute psichica e fisica delle donne
che ne sono sottoposte.
L’OMS(Organizzazione Mondiale della Sanità) ha distinto le mutilazioni in 4 tipi
differenti a seconda della gravità per il soggetto:

 Circoncisione o infibulazione as sunnah: si limita all’incisione della punta del


clitoride con fuoriuscita di sette gocce di sangue simboliche;
 Escissione al uasat: asportazione del clitoride e taglio totale o parziale delle piccole
labbra;
 Infibulazione o circoncisione faraonica o sudanese: asportazione del clitoride, delle
piccole labbra, di parte delle grandi labbra con cauterizzazione, cui segue la
cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita
dell’urina e del sangue mestruale;
 Il quarto tipo comprende una serie di interventi di varia natura sui genitali
femminili.

Queste pratiche sono eseguite in età differenti a seconda della tradizione: per esempio nel
sud della Nigeria si praticano sulle neonate, in Uganda sulle adolescenti, in Somalia sulle
bambine.

Ricerca a cura di Roberta Pizzitola, H.R.Y.O. – Human Rights Youth Organization

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Ovviamente, mentre la prima è puramente simbolica e non comporta quasi nessuna


conseguenza, la seconda e la terza ledono gravemente sia la vita sessuale sia la salute delle
donne, ed è contro queste ultime che si adoperano i movimenti per l’emancipazione
femminile, soprattutto in Africa. Attualmente si calcola che vi siano più di 120 milioni di
donne infibulate in tutto il mondo. I rapporti sessuali, attraverso questa pratica, vengono
impossibilitati fino alla defibulazione (cioè alla scucitura della vulva) che in queste
culture, viene effettuata direttamente dallo sposo prima della consumazione del
matrimonio. Dopo ogni parto viene effettuata una nuova infibulazione per ripristinare la
situazione prematrimoniale. La pratica dell’infibulazione ha lo scopo di preservare la
verginità al futuro sposo; oltre a ciò, il fatto costituisce il modo per annullare il piacere
sessuale femminile e “controllare” possibili infedeltà durante il matrimonio. Inoltre,
l’infibulazione è operata in precarie condizioni igieniche e senza anestesia, pertanto
frequenti sono le infezioni delle vie urinarie, vaginali, le insorgenze di cisti, emorragie e
sterilità.
Dai primi anni novanta del XX secolo è andata crescendo la mobilitazione delle
organizzazioni non governative e dell’ONU per il riconoscimento delle mutilazioni
genitali quali gravissime violazioni del diritto della persona all’integrità e alla salute.
La recente legge n. 7 del 9/1/2006 ha provveduto a tutelare la donna dalle pratiche di
mutilazione genitale femminile, dichiarandone un reato punibile con detenzione da 6 a
12 anni. Le disposizioni di questo articolo si applicano altresì quando il fatto è commesso
all’estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia. In tal caso, il colpevole è
punito a richiesta del Ministero della Giustizia.
L’Italia è oggi la nazione europea che, per la particolare tipologia di flussi migratori,
risulta il Paese con il più alto numero di donne infibulate.
In Eritrea da 31 marzo 2007 praticare infibulazione è reato e per i trasgressori sono
previste multe e la carcerazione a seconda della gravità del reato.

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Unione delle Donne Eritree stima che il 90% delle donne siano state soggette a
infibulazione e che nel continente africano almeno tre milioni di bambine subiscano la
pratica ogni anno.
Così la donna perde la propria individualità e i propri diritti fondamentali , ed in cambio
viene accettata dal gruppo, riconosciuta degna di farne parte, al prezzo di altre
innumerevoli rinunce e sofferenze. In questo modo una donna contribuisce a
salvaguardare l’onore della famiglia , preservandone l’integrità.

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