Cartesio.

1. Il fondatore del razionalismo.
Cartesio segna la svolta nel passaggio tra Rinascimento e Età Moderna. Egli infatti rielabora le questioni tipiche della filosofia umanistica affrontando un nuovo problema, costituito dalle questioni di: • Uomo come soggetto. • Mondo oggettivo. Cartesio fonda il: ➢ Razionalismo: corrente filosofica che considera la ragione l'organo della verità e strumento per avere una nuova visione del mondo. Biografia:  1596: Nasce René Descartes a La Haye; e viene educato dai gesuiti. -In futuro, nel “Discorso sul metodo”, Cartesio stesso criticherà questi studi definendoli troppo superficiali. 1619: In questo anno Cartesio inizia propriamente il suo lavoro, con la prima intuizione sul metodo, riportata nell'opera Regulae ad directione ingenii, scritta in vari anni. Durante questi anni Cartesio fa parte dell'esercito, ma a quel tempo il “servizio militare”, lasciava molta libertà; ecco la ragione per cui egli combatté pochissimo, ma sfruttò la propria posizione di soldato per viaggiare.  1628: Si stabilisce in Olanda per sfruttare la libertà di pensiero che garantiva questo stato. In Olanda riprende lo studio della fisica e prepara un'opera -che appoggia la teoria copernicana-, ma la condanna a Galilei lo convince a non pubblicarla; sceglie comunque di divulgare parte dei risultati raggiunti tramite tre saggi accompagnati dalla prefazione intitolata “Discorso sul metodo”.  1641: Pubblica un'opera sulla metafisica intitolata “Meditazioni sulla filosofia prima”.  1650: Dopo aver pubblicato altre due opere, muore presso la corte svedese, vittima del rigido inverno.

2. Il metodo.
Cartesio elabora, teorizzandolo (a differenza di Galileo), il METODO. Tutto nasce dal fatto che egli, pur avendo studiato in una scuola particolarmente prestigiosa, si accorge che ciò che sa è privo di criteri sicuri e oggettivi per discutere sul vero e sul falso, ed è assolutamente inutile nella vita di tutti i giorni.

I termini del problema. Il metodo che Cartesio ricerca è: • Teoretico: E cioè generale -sempre valido-, perché deve permettere all'uomo di distinguere il vero dal falso. • Pratico: Perché deve avere lo scopo di portare vantaggi all'uomo. Dunque anche la filosofia cartesiana è al tempo stesso teorica e pratica, in quanto incentrata in buona parte su questa questione. Il metodo cartesiano deve essere quindi un criterio di orientamento unico e semplice, utile all'uomo in ogni campo e con il fine di migliorare le sue condizioni. L'unità del metodo per tutti i campi del sapere, viene riconosciuta da Cartesio già nel “ Regole per dirigere l'ingegno”, dove afferma che la saggezza umana è unica, qualunque sia il campo alla quale viene applicata, in quanto anche l'uomo è uno. Le scienze matematiche, secondo Cartesio, hanno già un metodo; ma prendere coscienza delle regole di questo, formularle generalmente e applicarle in generale non basta, è necessario giustificarle, perché la giustificazione consente e autorizza l'applicazione del metodo in tutto il sapere. Il compito di Cartesio è dunque: 1. Formulare le regole del metodo. 2. Dimostrare il valore assoluto del metodo. 3. Mostrare la fecondità del metodo dal punto di vista del sapere. Le regole. Nella seconda parte del discorso sul metodo, vengono espressi i punti chiave -regole- del metodo stesso: 1. Evidenza: L'intuizione chiara e inequivocabile che dimostra che qualcosa è reale e vero, ed esclude ogni forma di dubbio. 2. Analisi: Il problema deve essere diviso nelle sue parti più semplici, da considerarsi separatamente, per risolverlo più facilmente. 3. Sintesi: Si passa gradatamente dalle conoscenze più semplici alle più complesse. 4. Enumerazione e Revisione: la prima controlla l'analisi, la seconda la sintesi; permettono il controllo dei due punti precedenti.

3.Il dubbio e il cogito ergo sum.
Le regole del metodo, non hanno in sé, la propria giustificazione; e neppure il fatto che le scienze matematiche le utilizzino con successo le giustifica, in quanto potrebbero essere valide solo per queste discipline e non per le altre. Cartesio decide di giustificare le regole del metodo risalendo a quella che secondo lui è la loro radice: L'uomo come soggettività o come ragione.

Dal dubbio metodico al dubbio iperbolico. Secondo Cartesio il fondamento del metodo si può trovare solo tramite una critica radicale di tutto il sapere del tempo; si deve DUBITARE di tutto, e cioè considerare -almeno momentaneamente- come falso, tutto ciò su cui sia possibile avere dubbi. Se utilizzando questo metodo si giungerà ad un concetto sul quale non sarà possibile dubitare, quello dovrà essere il principio, il fondamento e la giustificazione del metodo e di tutte le conoscenze.

che. in quanto questa è una delle sue perfezioni necessarie. deve esistere. le cose che penso e percepisco esistono chiaramente nel mio spirito come idee. ma ha torto nell'affermare che esso esista come spirito. ma solo come cosa che dubita. ma se fossi causa di me stesso. Dio come garante dell'evidenza e la possibilità dell'errore. 2. la sua esistenza: 1. Vi furono varie critiche attorno alla concezione del cogito cartesiano: • Accusa di circolo vizioso: Perché il cogito viene accettato in quanto evidente. dunque non posso averla creata io stesso. deve esistere. infatti non possiamo dire di esistere come corpo. intelletto o ragione. ➢ Fattizie: Formate da me stesso autonomamente. io esisto”. ✗ Risposta: 1. esso è qualcosa di più. ma entro certi limiti. ma un'intuizione immediata. Dunque esiste Dio. che pensa. L'idea di Dio e le prove della sua esistenza. e ci ha pure conferito l'idea di perfezione che altrimenti non potremmo avere. Con l'ipotesi del genio maligno il dubbio si estende a tutte le conoscenze e a tutta la realtà. ma dato che invece riesco. • Accusa di sillogismo abbreviato: Perché il cogito sarebbe la contrazione del sillogismo “ciò che pensa esiste. in quanto sono privo di tali perfezioni e non potrei concepirle. quindi sono una passeggiata”. L'uomo non passeggia costantemente. La seconda prova è data dal fatto che io sono finito e imperfetto -questo perché dubito-. • Conoscenze matematiche: Queste sono valide anche nei sogni -2+2 fa sempre 4-. quindi appaiono evidenti. Cartesio afferma che egli non può averci dato una facoltà di giudizio tale da condurci in errore -è perfetto. Dunque se io dubito deve esistere qualcosa che dubita. ✗ Risposta: Cartesio. dunque potrebbe averci creato un Genio Maligno che ha fatto in modo che le cose che a noi appaiono più ovvie siano in realtà assolutamente false. in maniera simile ad altri prima di lui. Dio come giustificazione metafisica delle certezze umane. quindi. a questa classe appartengono le idee delle cose naturali. ma non abbiamo un criterio di distinzione chiaro tra le une e le altre -chi ci dice che quando crediamo di dormire non siamo in realtà svegli e viceversa????-. Con il termine pensiero si può indicare l'atto del pensare. in quanto il pensiero potrebbe tranquillamente essere una caratteristica determinata dal cervello. L'idea di Dio riguarda una sostanza perfetta. mi sarei dato le perfezioni che sono in grado di concepire.Secondo Cartesio. così non è. Sull'idea di Dio invece Cartesio porta avanti tre prove che dimostrano. cioè un qualcosa come spirito. secondo lui. Dal concetto del cogito. Come non può esistere un triangolo senza tre lati. Le discussioni intorno al cogito. ma non si sottraggono al dubbio in quanto noi non abbiamo alcuna certezza riguardo alla nostra origine. così non può essere concepito un essere perfetto senza che esso esista. 3. nessuna forma di conoscenza si può sottrarre al dubbio: • Conoscenze sensibili: Si deve dubitare di esse in quanto i sensi alcune volte ci ingannano. nasce il concetto di: Dubbio Iperbolico. e cioè ricercando nell'esistenza del soggetto pensante il principio che determina la validità del sapere umano e l'efficacia del suo agire nel mondo. quanto non lo si è del fatto che le cose che penso e percepisco siano realmente così anche nella vera realtà. Per quanto riguarda le idee delle cose naturali. e perché nei sogni abbiamo conoscenze simili a quelle della veglia. Per scoprire quali di queste idee realmente corrispondono a una realtà esterna. esse non hanno niente di tanto perfetto per cui non possa averle create ognuno di noi autonomamente. quindi io devo esistere. ma rimane aperta la questione delle altre evidenze. Prova ontologica: Non è possibile concepire Dio come essere perfetto senza ammettere la sua esistenza. ma chi assicura che esse corrispondano a qualcosa che esiste davvero all'infuori di me e non siano solo una mia creazione? Per rispondere a questo quesito Cartesio divide le idee in tre categorie: ➢ Innate: Che sembrano sempre esistite nella mia mente ancor prima della nascita. La proposizione “io esisto” equivale dunque a “io sono un soggetto che pensa”. dunque mi ha creato Dio. ✗ Risposta: Cartesio afferma che il cogito non dipende dall'evidenza. in quanto equivale all'autoevidenza esistenziale che il soggetto ha di sè stesso -e cioè la sicurezza di esistere e pensare che ognuno di noi ha-. ricaviamo il fatto che noi esistiamo. infatti noi potremmo tranquillamente pensare cose che realmente non esistono davvero -dunque rimane valido il dubbio iperbolico-. perché dovrebbe farci questo scherzo?!-. Cartesio ricerca la causa di esse. perché niente ce lo assicura. ➢ Avventizie: Che paiono ricavate dal di fuori. ragionamenti e così via-. in quanto pensante. La natura del cogito. similmente alla prima questione. costituite dalla capacità di pensare e avere idee. infatti. ma con uno scopo diverso. quindi il pensiero è essenziale per esso. 2. quindi potrebbero farlo sempre . ma pensa sempre. dice che il cogito non è un ragionamento. ma questo sarebbe infondato in base alla teoria del genio maligno per cui ogni ragionamento è dubbio. dunque tutto quello . Hobbes afferma che Cartesio esprime un ragionamento simile a “io passeggio. la capacità. ➢ Cogito ergo sum: proprio dal dubbio iperbolico nasce l'intuizione per la quale ognuno di noi ha una prima certezza che consiste nel: Sto dubitando. penso quindi sono. finito ma con l'idea di infinito. In base alla perfezione di Dio. 4. io penso. • Critica di Hobbes: Hobbes dice che Cartesio ha ragione nel dire che l'io. quindi questa non può esserne contemporaneamente la dimostrazione e il risultato del cogito. caratterizzate dalle idee di cose inventate. ma la regola dell'evidenza è fondata sul cogito. A questo punto si è certi di questo. o anche la “sostanza” del pensiero -quelle che noi possiamo chiamare idee. Cartesio effettua questo studio. Il cogito mi rende sicuro della mia esistenza. Da qui il concetto di Cogito ergo sum. esse devono essermi state “inculcate” da un qualcosa di perfetto . dunque risulta corretto parlare di sostanza pensante come essenza costituita dal pensiero.

in quanto l'idea di queste è evidente e non può essere ingannevole. 6. sebbene avesse riportato grandi successi. come quello di Dio. così che il linguaggio algebrico possa essere riprodotto in termini geometrici. senza però formulare delle leggi generali. non è concepibile il vuoto. L'errore dunque dipende dal libero arbitrio donatoci da Dio. ritenute senza solide fondamenta. Ma sorge subito il problema del COME si collegano queste due componenti della realtà. Cartesio separa la realtà in due parti ben distinte: ➢ Res cogitans: cioè la "sostanza pensante". Le critiche alla concezione cartesiana di Dio. L'uguaglianza spazio=materia. inoltre. ➢ Ma allora come può esistere l'errore? Cartesio lo giustifica dividendo la nostra “interiorità” in due parti.che appare evidente e chiaro deve essere realmente vero -quindi viene confermata la correttezza del basarsi sull'evidenza-. Secondo questa mentalità la sperimentazione era completamente ignorata perché egli credeva che quando un'ipotesi veniva formulata. quindi capace di unificare le sensazioni. Introdusse quindi un sistema di riferimento dato da due rette perpendicolari (gli assi cartesiani) e un'unità di misura che permetta di "trasformare" un numero in una distanza. Ecco così che procedimenti algebrici possono ora essere riprodotti nello spazio. Vuole allora unificare la geometria antica e l'algebra moderna. Inoltre per il filosofo spazio e res extensa sono strettamente legati. Anche per il discorso dell'esistenza divina vengono mosse delle obbiezioni a Cartesio: • Accusa di circolo vizioso: Perché per dimostrare che Dio esiste si serve dell'evidenza. • Accusa di "presunzione metafisica": Cioè Cartesio utilizzerebbe Dio per motivare cose che lui ritiene già vere. sarà infinita anche la sostanza. La fisica cartesiana è basata sulla netta divisione fra sostanza pensante ed estesa. infatti: • La geometria antica. Cartesio innanzitutto riordina la simbologia in maniera più chiara e sistematica. essa può fare delle scelte in maniera autonoma rispetto all'intelletto e così PUO' PORTARCI IN ERRORE. quasi inutile (probabilmente perché il filosofo cercava di inserire la divinità per accontentare anche la chiesa). • Volontà: E' libera e molto più estesa dell'intelletto. dunque è ovvio che le proprietà spaziali costituiscano l'esistenza e siano realmente oggettive e geometricamente definibili. porta a delle necessarie conseguenze: 1. Il dualismo cartesiano. seguendo precise e necessarie regole (le leggi naturali). Partendo da ciò. per via di Dio. pur studiando oggetti differenti. • L'algebra del tempo invece risultava confusa. mentre le altre come colore o sapore. • Moto. Dato che lo spazio euclideo è infinito. ➢ Res extensa: la "sostanza estesa". l'intelletto e la volontà: • Intelletto: E' limitato. addirittura infiniti. La fisica. che comprende tutto lo spazio che ci circonda. Essendo lo spazio continuo e senza frammenti. . Questa res extensa però possiede realmente solo le proprietà quantitative (durata. sono soggettive. in quanto fosse l'unica parte del cervello singola -non divisa in due emisferi-. libera e priva d'estensione. Questi due attributi della materia. In questo modo però la funzione di Dio risulta solo marginale. Cartesio riconduce tutti i fenomeni fisici a DUE fattori principali: • Estensione. Era infatti Meccanicista in quanto convinto che l'universo fosse come una macchina che. agisce in maniera infinita. ESISTERE SIGNIFICA OCCUPARE UNO SPAZIO. l'andamento del fenomeno considerato si potesse dedurre matematicamente dall'ipotesi stessa. • infine le altre critiche si rifacevano alle prove dell'esistenza di Dio. il problema stava però nello smussare alcuni lati di entrambe le discipline. in quanto. 2. Secondo Cartesio le scienze matematiche sono unite fra loro. ecc). creati da Dio. la considerava il "punto d'incontro" nel cervello fra anima e corpo. Cartesio era interessato a trovare un metodo e dei principi generali riguardanti la fisica. è quindi determinata. Cartesio afferma infatti che: L'errore avviene quando viene espresso un giudizio su qualcosa che non è abbastanza chiaro al nostro intelletto. Lo spazio geometrico si può dividere all'infinito: in base a questo Cartesio esclude la presenza di atomi che formano la materia. Il filosofo tenta di risolvere la questione con la teoria della ghiandola pineale (l'epifisi). ne considerano i rapporti e le proporzioni. Il mondo fisico e la geometria. 3. L'evidenza è ormai certa. tralasciando lo studio più accurato dei singoli fenomeni. questo perché per esempio può affermare o negare qualcosa che l'intelletto non percepisce chiaramente. numero. La geometria analitica. dunque viene eliminato ogni dubbio sulle cose corporee. che è consapevole. Considerando che il mondo si identifica con l'estensione. danno ad essa una quantità di moto. può essere evitato solo seguendo le regole del metodo e in primo luogo quella dell'evidenza. la fisica si ritrova allora nella geometria. cosa che spesso avviene a causa della nostra volontà. la conservazione e l'immutabilità. ✗ Risposta: Cartesio si difende dicendo che Dio garantisce la permanenza della verità. si usavano tanti diversi simboli (di alcuni non si sapeva bene neanche il significato) e inoltre era "sottomessa" alla geometria. ma per giustificare questa ricorre a Dio. tendeva a cercare una dimostrazione per ogni singolo caso. rischia così però di accettare una nuova dogmatizzazione del sapere. infatti possiamo concepirne di più estesi.

ma essendo in un turbinio di emozioni deve farsi guidare dalla ragione e trovare un giusto equilibrio. L'uomo è quindi propenso a cercare la gioia. Infatti era visto anch'esso come una macchina che segue determinate leggi. giacché questo è immutabile. Cartesio distingue due emozioni basilari: ➢ Tristezza: Data dalle cose che provocano dolore. Per esempio. non si capisce infatti come uno spazio uniforme come quello euclideo potesse comprendere al suo interno l'idea di moto. un corpo solido presenterà frammenti di spazio fra loro più strettamente legati e così via. si riflette anche nella concezione dell'uomo. questi li portano a girare su se stessi e intorno al sole. e che possiede una sua quantità di moto. considerava validi solo il principio d'inerzia e quello appunto della conservazione della quantità di moto. Secondo lui ogni pianeta è avvolto da un vortice. liquide. quando Dio creò il mondo diede a questo una certa quantità di moto che continua a propagarsi di corpo in corpo. ➢ Gioia: Data invece dalle cose che regalano piacere. Cartesio giustifica questo affermando che frammenti di spazio si muovono “armoniosamente” rispetto ad altri. 3. gassose) è determinata da come sono posti questi frammenti e da come essi si muovono -dunque proprio dal moto-. La forza dell'anima sta nel dominare le emozioni. Cambiare i propri desideri anzi che tentare di cambiare il mondo. dato invece dalla saggezza. sentimenti e emozioni suscitate dagli spiriti vitali (forze meccaniche che agiscono nel nostro corpo). La filosofia pratica. da qui il desiderio di liberarsene. e così anche il sole. in questo modo questi formano dei vortici. chiara anche in questi studi. La tendenza a generalizzare da parte di Cartesio. Il modello di Cartesio però era traballante. Cartesio aveva stabilito alcune regole di "morale provvisoria": 1. Secondo il filosofo ciò che chiamiamo vuoto è in realtà spazio riempito da corpuscoli -chiamati Etere-. Scriverà in seguito a proposito di: • Azioni: Che dipendono dalla volontà • Affezioni: Involontarie e date da percezioni.4. un corpo che noi percepiamo intero. . e quando un corpo si muove forma un solco tra questi corpuscoli che poi si richiude dietro di lui. 7. La morale provvisoria e lo studio delle passioni. 2. Il filosofo infatti non concepiva nessuna forza a distanza (come la gravità). Per Cartesio. ma una volta scelto si deve perseguire con tutte le proprie capacità quella scelta. e non far sì che queste dominino l'anima. Questa è data dalla separazione del pensiero dalle emozioni. inoltre l'apparenza delle cose che noi percepiamo (solide. Essere decisi nelle proprie azioni: si può anche dubitare di scegliere questo o quello. potrà essere costituito da più frammenti di spazio che però si muovono simultaneamente. deriva quindi il desiderio di cercarla. cioè frammenti sottilissimi di Res Extensa. Obbedire e adeguarsi alle tradizioni e ai costumi del proprio paese. Lo spazio non ha differenze di qualità nella sua estensione: dunque ogni attributo che gli conferiamo è soggettivo.

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