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Marta Materni

ATTIVITÀ SCIENTIFICHE DI GERBERTO D’AURILLAC
Résumé
La figure de Gerbert d’Aurillac — le pape Sylvestre II s’est toujours distinguée, dans l’imaginaire historique, par sa particulière inclination pour les disciplines du quadrivium. En même temps que le contact avec des éléments d’origine arabe, cette activité “scientifique” a donné lieu dans les siècles, autour du scolastique de Reims, aussi bien à une légende noire que à des enthousiastes attributions scientifiques tout à fait anachroniques. Pendant les derniers vingt ans, en particulier à commencer par les congrès de Bobbio, on a constaté un renouveau d’intérêt pour ce personnage, et une reconsidération de son oeuvre “scientifique” qui a permis, en même temps, aussi bien de reconduire à de plus justes proportions ses connaissances que d’avancer des nouvelles attributions, en particulier, en ce qui concerne les éléments orientaux. Cette revue bibliographique veut présenter un panorama d’ensemble sur la figure de Gerbert en tant qu’expert du quadrivium, à commencer par l’époque de son séjour en Catalogne, qui se configurera dans l’imaginaire comme un moment déterminant pour sa formation, en cherchant surtout de reconstituer le réseau de ses probables relations. On continue puis en analysant ses compétences dans chaque discipline du quadrivium, en suivant son enseignement près de l’école de la cathédrale de Reims. Il en résulte une figure située plus correctement dans son contexte historique, mais qui n’en est pas moins surprenante: l’intérêt pour Gerbert se déplace d’une question de contenus à une question de méthode et d’esprit.

Abstract
In the common historical view the personality of Gerbert of Aurillac — pope Silvestre II has been always characterized by his peculiar bent for the quadrivium’s arts. This “scientific” activity, at the same time as the contact with some data from the Arabic world, generated in the course of centuries, about the Reims’ school-master, both a dark legend and some enthusiastic scientific attributions that were decidedly anachronistic. As from the latest twenty years, particularly thanks to the Bobbio’s conferences, there has been an interest’s return in this personage and a revaluation of his scientific work. This fact permitted some exacter reappraisals and yet some new attributions, especially about the eastern components of his knowledge. This bibliographic review wants to present a global outline of Gerbert’s figure as quadrivium’s student as from the time of his stay in Catalogne, that will seem as a crucial moment for his cultural education in the mind of the contemporaries and of the posterity; it tried especially to reconstruct his probably acquaintances’ network. Then it analysed his competences in the single disciplines in accordance with his teaching at the Reims’ cathedral’s school. Consequently this figure is situated more correctly in her historical context, but in spite of all this she isn’t less remarkable: the interest for Gerbert moves from question of contents to a question of method and spirit.

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Scolastico di Reims, arcivescovo di Ravenna, abate di Bobbio, precettore di Ottone II prima, di Ottone III poi, papa infine dal 999 al 1003, destinato quindi ad occupare la cattedra di Pietro allo scoccare del fatidico anno Mille, Gerberto d’Aurillac appare senza dubbio come uno dei protagonisti indiscussi sulla scena della fine del primo millennio1. Quale fedele segretario dell’arcivescovo Adalberone di Reims, egli svolse un ruolo di primissimo piano nella complessa vicenda che portò all’ascesa della dinastia capetingia. Fu il maturo, amato, precettore che stette al fianco di un imperatore adolescente nell’ultimo tentativo di restaurare la gloria di Roma fra le rovine dell’Urbe, ricordando nel suo stesso nome di papa quello di chi, secoli avanti, aveva battezzato il primo imperatore cristiano. Fu sotto il suo pontificato che venne incoronato re Stefano I d’Ungheria, contribuendo ad affermare la presenza della Chiesa cattolica nell’est europeo. Forse nella sua lettera a Gerusalemme balena l’idea di una crociata 2; forse in quell’anno Mille ci fu

Per una panoramica generale sulla situazione politica, sociale e culturale del decimo secolo si vedano RICHÉ 1999 e HOMMES 2004, in particolare per gli aspetti culturali OLDONI 2004 e ZIMMERMANN 2004. 2 GERBERT, Correspondance, Ep. 28, anno 984: «Ex persona Iherusalem devastatae, universali aecclesiae. Ea quae est Hierosolimis, universali ecclesiae sceptris regnorum imperanti. Cum bene vigeas, immaculata sponsa Dei, cujus membrum esse me fateor, spes michi maxima per te caput attolendi, jam pene attritum. An quoquam diffiderem de te, rerum domina? Si me recognoscis tuam, quisquamne tuorum famosam cladem illatam michi putare debebit ad se minime pertinere, utque rerum infimam abhorrere? En quamvis nunc dejecta, tamen habet me orbis terrarum optimam partem sui. Penes me, prophetarum oracula, patriarcharum insignia, hinc clara mundi lumina apostoli prodierunt, hic Christi fidem repperit, apud me redemptorem suum inveni. Etenim quamvis ubique sit divinitate, tamen hic humanitate natus, passus, sepultus, hinc ad caelos elevatus. Sed cum propheta dixerit: “Erit sepulchrum ejus gloriosum”, paganis sancta loca subvertentibus, temptat diabolus reddere inglorium. Enitere ergo, miles Christi, esto signifer et conpugnator, et quod armis nequis, consilio et opum auxilio subveni. Quid est quod das, aut cui das? Nempe ex multo modicum, et ei qui omne quod habes gratis dedit, nec tamen ingratus recepit. Etenim hic multiplicat, et in fu-

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qualcosa che si precisò solo secoli dopo con il primo giubileo ufficiale indetto da Bonifacio VIII3. Ma in tutta questa straordinaria carriera politica la costante che emerge maggiormente nella raffigurazione di Gerberto d’Aurillac – Silvestro II, sia durante la sua vita sia, e ancor più, dopo la sua morte, è quella del grande sapiente. Gerberto è sempre, e innanzi tutto, il più celebre maestro del X secolo. Maestro di retorica, che compone il suo epistolario sul modello ciceroniano, offrendolo al pubblico non solo come memoria del suo agire ma anche come testimonianza di quel bene dicere che è garanzia di bene facere: «...Cumque ratio morum dicendique ratio a philosophia non separentur, cum studio bene vivendi semper coniunxi studium bene dicendi...»4 Maestro di filosofia, che nella prefazione al suo trattato filosofico augura al giovane Ottone III di superare in ingegno ed eloquenza gli antichi Greci e Latini: «...Noster es Caesar, Romanorum imperator et Auguste, qui summo Grecorum sanguine ortus Grecos imperio superas, Romanis hereditario jure imperas, utrosque ingenio et eloquentia praevenis...».5 Ma soprattutto egli è maestro di quadrivium6. Uomo di scienza sullo scorcio del X secolo, educato in gioventù in una terra di confine, nella Marca Hispanica, a diretto contatto con il mondo dei mori di Spagna, portatori agli occhi dei latini di
turo remunerat, per me benedicit tibi, ut largiendo crescas, et peccata relaxat, ut secum regnando vivas». Si veda al proposito MOR 1952 e LIGATO 2001. 3 Cf. MONTECCHIO 2000. 4 GERBERT, Correspondance, Ep. 44, a Evrardo abate di Tours, inizio del 985. 5 GERBERTUS, De rationale. 6 Si veda al proposito, sul valore dell’insegnamento del quadrivium, LEVET 1990 e 1997c.

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quanto come l’inventore di straordinari strumenti in anticipo di secoli sui tempi. Per la biografia del cardinale si veda ZAFARANA 1966. La singolare esperienza del viaggio in Catalogna. che segnerà irrimediabilmente la fama del papa dell’anno Mille. nata nel 1084 ad opera del cardinale Bennone di Osnabrück7. lo studio delle scienze e in particolar modo dell’astronomia: la vita di Silvestro II conteneva realmente tutti gli elementi per creare una leggenda. Si impegnò allora in un violento attacco contro il papa. è descritta nel cap. come curiosità. tutti con traduzione. Qualche accenno è presente anche nel testo di Michael Kieckhefer (KIECKHEFER 2004) dove la leggenda gerbertiana. leggende e superstizioni del Medioevo.13. lo spettro quindi del contatto diretto con questo sapere arabo ancora avvolto dal sospetto. è contenuta nel testo di Arturo Graf del 1892-93. da tempo covo di eretici e negromanti.una sapienza occulta. le oscure origini e la straordinaria carriera politica ed ecclesiastica. data la sua biografia intellettuale.ABob xxix Mate.PM 4 2008. Nella lotta fra Enrico IV e Gregorio VII. Miti. i cui caratteri sono condivisi peraltro anche da altri intellettuali tacciati di magia. Giovanni in Laterano. È del 1996 la pièce teatrale La Cabeza 7 4 . e poi ripresa in OLDONI 1985 e OLDONI 2001. con la sua leggenda nera. Una leggenda assai dura a morire se ancora nel 1981 la biografia scritta da Mario Bacchiega (BACCHIEGA 1981) si intitola Silvestro II papa mago. Gesta Romanae) ricostruisce quindi una storia intellettuale della Chiesa romana che vede avvicendarsi una serie di papi maghi. Estremamente dettagliata l’analisi di Massimo Oldoni apparsa nell’arco di un decennio sulle pagine di Studi medievali (OLDONI 1977). 8 Si segnala. non ha ancora cessato di suscitare fantasie letterarie. teso a dimostrare non solo l’eterodossia di Gregorio ma la profonda corruzione della sede pontificia. trovava il capostipite naturale in Gerberto d’Aurillac. Una prima analisi di questa leggenda. recentemente ripubblicato (GRAF 2002).02. VI dedicato alla cultura araba e alle scienze occulte8.Testo. Bennone (BENNONE. l’allusione. peraltro senza esplicito scopo diffamatorio. guadagnandosi l’ufficialità non solo del Liber Pontificalis (DUCHESNE. Liber) ma anche quella di una lapide diffamatoria posta sul suo sepolcro in S. accompagnata da una ricca antologia di testi. che la figura di Gerberto. Gerberto passerà alla storia tanto come il papa-mago iniziato a un oscuro e diabolico sapere. il cardinale Bennone di Osnabrück si schierò dalla parte dell’antipapa nominato dall’imperatore. 7:34 . di Ademaro di Chabannes a un soggiorno a Cordova (si veda NUVOLONE 2001b). Una leggenda demoniaca. serie che.

Sevilla. E a Gerberto ha dedicato un romanzo. Bisognerà però attendere il 1835 perché Jacques-Paul Migne. A ciegas. Bubnov (BUBNOV 1899. Consejería de Cultura de la Junta de Andalucía 2002. Oeuvres de Gerbert (OLLÉRIS 1867). la Geometria Gerberti e la lettera a Adelboldo di Utrecht. Fondamentale per ricostruire la ABob xxix . 7:34 . pubblicata da Jean Mabillon negli anni ’40. Nel XVIII secolo si scoprono la lettera a Costantino De sphaerae constructione . e infine. Paterno y Jerusalem hace sólo 1000 años».it/~rossi/ romanzi. romanzo consultabile all’indirizzo http://www. in progress dal 1999. nel 1898.unipi. composte su invito dello stesso Gerberto e redatte in due momenti. Roma.02.5 Mate. inventor y filósofo maestrescuela de Reims. Olléris. consultabile on-line all’indirizzo http://www.jesuscampos. que llegó poseer la Cabeza del Diablo. Historiarum). peraltro piena di errori di trascrizione.com/pdf/30lacabeza. sin mayor fondamento. nel 1867. Reims. La Cabeza del Diablo. seguirà quindi. dia alle stampe la prima raccolta di tutti i testi scientifici di Gerberto. Contemporaneamente. che la figura di Gerberto scienziato comincia lentamente a riemergere. Es mentira.html.13. del drammaturgo spagnolo contemporaneo Jesús Campos García. y de quien se dija. mecánico. coprono un arco cronologico che va dalla morte di Eudes (888) alla morte di Ugo Capeto (996) e sono geograficamente concentrate nell’area della Francia dell’Ovest e della Lotaringia. assieme agli Historiarum libri quatuor del suo allievo remense Richero9 (RICHERUS. nel 995-996 e nel 997-998. della lettera a Costantino De numerorum multiplicatione et divisione da parte di Jean Masson. Paolo Rossi ordinario di Fisica presso l’Università di Pisa. ristampato). nel 1721 (PEZ 1721). fonte principale. el cual ocupó el solio pontificio en las postrimerías del milenio con el nombre de Silvestre II. grazie a Bernard Pez. arcidiacono della cattedrale di Bayeux. l’edizione per eccellenza degli Opera Mathematica dello scolastico di Reims a cura di N. matemático.df. Rávena. gli scritti geometrici. il prof. Gerbert. La acción transcurre en Córdoba. e.Testo.pdf e pubblicata nel volume Jesús Campos.È a partire dal XVII secolo. con l’edizione (nel 1611). l’opera di A. nel volume CCCXXXIX della sua Patrologia Latina. l’introduzione dell’opera: «Obra en la qual se representa la historia de Gerberto d’Aurillac: arabista. significativamente. 9 Le Historiae di Richero.PM 5 2008. numerose sono state anche le edizioni dell’epistolario gerbertiano. per la ricostruzione della biografia e dell’opera del Diablo. Questa.

quella di Pladevall Font. Silvestre II (Gerbert d’Orlhac) (PLADEVALL 1998). Picavet. Gerbert d’Aurillac. Correspondance). 7:34 .13. Leflon. per il trattatello De utilitatibus astrolabii. Numerose anche le biografie realizzate a partire dalla seconda metà del XIX secolo: Hock. ma di dimensioni ben più modeste. Gerbert. Trystram. Correspondance). edizione che presenta in appendice i testi scientifici epistolari di Gerberto curati da A. le “faiseur de rois”. Gerbert. un pape philosophe (PICAVET 1897). biografia intellettuale di Gerberto è il libro III. alla quale si fa riferimento in questo lavoro. oltre l’edizione di Migne sempre nel volume CCCXXXIX della Patrologia Latina. solo recentemente attribuito a Gerberto e non senza lo scetticismo di alcuni studiosi. The Peasant Boy Who Became Pope: Story of Gerbert (LATTIN 1951). di Ségonds per le lettere scientifiche (GERBERT. quella di Julien Havet. p. Le savant. l’ultima. si è fatto riferimento all’edizione pubblicata nel 2000 da Gemma Puigvert i Planagumá in appendice a PUIGVERT 2000b.02. Pratt Lattin. infine la recente edizione e traduzione francese condotta da Pierre Riché e Jean Paul Callu nel 1993 per Les Belles Lettres (GERBERT. Per una storia delle edizioni dei testi di Gerberto si veda HUGLO 2000. Lettres de Gerbert (HAVET 1889). le pontife (LA SALLE 1914). dove l’autore dà notizia del viaggio dell’aquitano nella Marca Hispanica e descrive l’insegnamento dello scolastico alla scuola di Reims. Vedere al riguardo PALADINO 2007. Geometria). La Salle de Rochemaure. Le coq et la louve: Gerbert et l’an Mille (TRYSTRAM 1984). Lettres scientifiques). riveduta nel 2006 e tradotta in italiano nel 1988). The Letters of Gerbert (LATTIN 1961). quella di Riché-Callu per l’epistolario (GERBERT. la traduzione inglese di Harriet Pratt Latin del 1961. Gerbert : Humanisme et chrétienté au Xe siècle (LEFLON 1940). La più completa biografia di recente pubblicazione è quella di Riché. Gerbert : Etude historique sur le 10e siècle (LAUSER 1866). Die Briefsammlung Gerberts von Reims (WEIGLE 1971). l’edizione di Fritz Weigle del 1971.PM 6 2008. 145-148. Philippe Segonds (GERBERT.ABob xxix Mate. Le pape de l’An Mil (RICHÉ 1987. Silvestre Deux. 6 . la traduzione italiana L’epistolario di Gerberto in PAVINI 1980. Lettres scientifiques)10.dell’aquitano: si segnalano. Lauser.Testo. 10 Nel presente lavoro le citazioni sono tratte da: l’edizione di Migne per la Geometria Gerberti (GERBERTUS. Silvestro II Papa e il suo secolo (HOCK 1846).

Inoltre il nome di Gerberto compare sempre più spesso nei contributi di congressi dedicati alla storia della scienza medievale (si vedano ad es. e cercando altresì di liberarsi di un’altra leggenda fiorita intorno all’aquitano. Negli stessi anni si sono poi moltiplicati gli studi relativi alla Catalogna del X secolo (si veda oltre).02. Sulla scia di queste iniziative sono nati così anche altri congressi organizzati in luoghi significativi della biografia gerbertiana: quelli di Aurillac del 1996 (CHARBONNEL 1997) e del 1999 (RICHÉ 2000). i quali hanno posto in evidenza precoci fenomeni di traduzione dall’arabo che ridisegnano le origini del processo di trasmissione della cultura araba all’Occidente latino. in particolare quelli condotti da M.7 Mate. ad esempio ZIMMERMANN 2003. presenti nell’opera di Gerberto.Testo. di orologi meccanici e di congegni che sfruttavano la forza del vapore. 7:34 . sostenuta presso l’Università di Melbourne. il secondo del 2000 (NUVOLONE 2001a). come illustrato in LINDGREN 2001. finora non individuate. FREGUGLIA 2000 e SCIENCE 2000). e intitolata The earli- ABob xxix . A riportare in auge il nome di Gerberto hanno poi contribuito notevolmente i Congressi Internazionali organizzati a Bobbio da F. e quello di Vic-Ripoll del 1999 (OLLICH 1999).13. il terzo dell’ottobre 2004 (NUVOLONE 2005a). quella cioè nata dalla glorificazione francese ottocentesca che ne fece uno straordinario inventore: di telescopi. all’interno della quale lo scolastico di Reims occupa un ruolo di primo piano. Tosi: il primo del 1983 (TOSI 1985). Nuvolone e da M. accompagnati dalla regolare pubblicazione annuale della rivista Archivum Bobiense. mettendo in evidenza tracce di conoscenze di origine araba. Zimmermann. Si tratta della sua tesi di dottorato. il quale offre un quadro dettagliato degli scambi scientifici realizzatisi nel X sec.PM 7 2008.Tuttavia è solo negli ultimi decenni che si è intrapreso uno studio dettagliato dell’opera scientifica di Gerberto d’Aurillac. tra mondo islamico e latino in area catalana. Zuccato recensito in NUVOLONE 2005f. tentando di discernere con precisione quanto di reale vi fosse nella sua leggenda di giovane educato a contatto con la cultura araba. È da segnalare poi il lavoro ancora inedito di M.

est filtration of Arabic science in the Latin world: Gerbert d’Aurillac and the case of “Gotmar’s circle”. Gli ultimi anni hanno visto così, rispetto all’opera scientifica di Gerberto d’Aurillac, mutamenti nelle attribuzioni dei testi, analisi puntuali delle fonti utilizzate, un ridimensionamento della sua fama di scienziato e al tempo stesso il riconoscimento della presenza effettiva di elementi estranei alla tradizione antica. Nella presente rassegna bibliografica si prenderà in considerazione dapprima il momento decisivo del soggiorno di Gerberto in Catalogna fra il 967 e il 970, quindi la sua attività scientifica, analizzando singolarmente ciascuna disciplina del quadrivium.

Cap. 1 L’educazione di Gerberto d’Aurillac Le Storie di Richero ci indicano con chiarezza che la formazione scolastica di Gerberto si è svolta in due momenti e in due luoghi differenti. Dapprima nel suo monastero d’origine, Saint Géraud d’Aurillac, ove riceve un’istruzione di base comprendente la grammatica e — come si può arguire da quello che era il comune cursus di studi di un giovane monaco — almeno nozioni elementari di retorica e di computo: i maestri di Gerberto ad Aurillac sono identificati in L ABANDE 1985; per un quadro generale sull’insegnamento di base alto-medievale si faccia riferimento a RICHÉ 1984, in particolare p. 230-244, e RICHÉ 2006, p. 37-68. Successivamente — e sarà questa l’esperienza che maggiormente segnerà l’attività e la fama di scienziato dello scolastico di Reims — fra il 967 e il 970 il giovane monaco soggiorna nella Marca Hispanica, la Catalogna del X secolo, scoprendo quel quadrivium allora pressoché dimenticato nel resto dell’Occidente11.
11 L’episodio suggerisce almeno una riflessione: l’atteggiamento dell’abate, Géraud de Saint-Céré, che prega il conte barcellonese Borrel di portare con sé il giovane perché

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La Catalogna in cui Gerberto compie il suo viaggio, politicamente dominata dalla dinastia dei conti di Barcellona (ZIMMERMANN 1991 e 1996), si presenta come un ambiente culturale vivace e attivo, ma soprattutto direttamente legato a quella Spagna islamica che appunto nel X secolo raggiunge l’acme della sua potenza. È proprio il legame con tale realtà culturale drasticamente “altra” rispetto a quella occidentale latina che fa della Marca Hispanica un unicum nell’Europa medievale, la sola area cristiana in cui nel X secolo si possano studiare con profitto le scienze esatte attingendo non solo al patrimonio della tradizione classica, ma avendo anche la possibilità di entrare in contatto con la cultura scientifica elaborata in seno alla civiltà islamica, dalla quale pervennero all’Occidente molti elementi di novità, soprattutto nel campo della matematica e dell’astronomia. È infatti attraverso la via catalana (e in questo senso anche Gerberto darà, come vedremo, un suo pionieristico contributo) che penetrano in Europa alcuni elementi essenziali per lo sviluppo del pensiero scientifico, fra i quali il sistema di numerazione decimale posizionale e l’astrolabio; tutti elementi importanti non tanto in sé per sé, ma in quanto vanno a costituire le basi di quel bagaglio tecnico di cui gli scienziati europei potranno poi avvalersi per le loro successive speculazioni.

possa istruirsi, e anche dei confratelli di Gerberto dal momento che essi non esitano a offrire il loro consenso, è testimonianza del rinnovato fervore intellettuale degli ambienti monastici ed episcopali del X secolo, spesso in corrispondenza con l’affermarsi delle riforme monastiche; al proposito si veda quanto ricordato dallo stesso Richero riguardo all’attività di Adalberone, appena eletto vescovo di Reims: «... Quo tempore, monachorum religio admodum floruit, cum eorum religionis peritissimus metropolitanus huius rei hortatur esset et suasor. Et ut nobilitati suae in omnibus responderet, aecclesiae suae filios studiis liberalibus instruere utiliter querebat…» (RICHERUS, Historiarum, III, 42), o si consideri lo zelo di Arnulfo nell’arricchire la biblioteca di S. Maria di Ripoll e nell’incentivare l’attività dello scriptorium all’indomani della sua elezione ad abate (su Arnulfo e il monastero di Ripoll vedi oltre). Sugli effetti culturali delle riforme monastiche del X secolo si veda RICHÉ 1984, p. 127-128; CONSTABLE 1990.

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1.1. La Catalogna Alla metà del X secolo l’ambiente culturale catalano, descritto nel già citato ZIMMERMANN 2003, si presenta composto da tre diversi elementi: la tradizione della cultura visigota, la cultura carolingia e, fattore questo più caratterizzante, l’apertura verso il sapere arabo. Il sostrato di tale complesso profilo è costituito dall’elemento visigoto, una tradizione intellettuale di matrice latino-ecclesiastica che, nei suoi termini generali, è una continuazione diretta della cultura antica. La penisola iberica, in cui era stato istituito il regno visigoto, aveva infatti rappresentato un’eccezione rispetto agli altri regni romano-barbarici, costituendo un’isola felice di sopravvivenza della cultura latina: il VII secolo, che vede il definitivo estinguersi della tradizione scolastica dell’età classica, produsse invece in Spagna un’opera come quella di Isidoro di Siviglia, il quale, con le sue Etymologiae, diede vita all’enciclopedia per eccellenza del mondo medievale. Né tale tradizione cedette di fronte all’invasione araba, ma seguì senza estinguersi la ritirata dei profughi cristiani negli stati del Nord della penisola, penetrando anche al di là dei Pirenei. Non va tuttavia dimenticato che si tratta di una cultura essenzialmente letteraria e oratoria: benché infatti si registrino casi di interesse nei confronti delle discipline scientifiche, nel campo dell’insegnamento però, rispetto al canone antico delle arti liberali, è ormai caduto nell’oblio non solo tutto il sistema del quadrivio ma anche l’ultima branca del trivio, cioè la dialettica. Su questa base, comune a tutto l’ambiente ibero-cristiano, si innesta, all’indomani della costituzione della Catalogna come Marca Hispanica , la cultura carolingia. Tale innesto fu particolarmente fruttuoso e incisivo in quanto non fu il frutto di un’imposizione di politica culturale diretta dall’alto e dall’esterno, ma penetrò al seguito della riforma liturgica secondo il rito occidentale, e della contemporanea e ancor più radicale riforma monastica secondo la regola benedettina. Non da ultimo, la cultura carolingia si affermò anche grazie all’adozione della nuova scrittura
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p. proprio a partire dalla metà del X secolo. ZIMMERMANN 1996. in sostituzione della tradizionale minuscola visigotica. p.Testo. Diaz y Diaz (DIAZ Y DIAZ 1969 e 1964) dedicati alla circolazione dei manoscritti e alla trasmissione dei testi antichi nella penisola iberica fra VIII e IX sec. p. riuscendo anche a ottenere il riconoscimento ufficiale degli stati cristiani. del viaggio di Giovanni di Gorze (per il quale si veda PARISSE 1996 e MCCLUSKEY 1998. delle ambasciate inviate dal conte Borrell a Cordova a partire dal 950 d. sull’arabismo occidentale. monaco interessato a Con il califfato di Abd-ar-Rahman III (922-961 d.C. WATT 1991.C. non sistematica. 7:34 . C. 92.C. In relazione a questi primi due elementi culturali risultano interessanti i lavori di M. di cui inizia una prima. Sui rapporti culturali fra il califfato ommayade e la parte orientale dell’impero.). PUIGVERT 2000b. 32. ZIMMERMANN 1996. p. e più in generale per una prima introduzione al mondo islamico iberico. assorbito dapprima attraverso l’azione mediatrice dei mozarabi. con Abd-ar-Rahman II (822-853 d.. p. ma soprattutto i due califfi proseguono attivamente in quell’opera di mecenatismo che nel secolo precedente. nel 953. 137.) e del suo successore. attraverso il contatto diretto sia con i sapienti arabi sia con i loro testi.). sentita come espressione di nobiltà culturale. opera di traduzione in latino.13. p. si veda ALBORNOZ 1965. Il X secolo vede allora realizzarsi episodi come quello del viaggio alla corte cordovese di Gotmar IV. 375. 14 Cf. 91. e per l’aspetto scientifico VERNET 1965.carolina. aveva dato avvio all’ascesa culturale di al-Andalus. 13 Cf. il quale offre al figlio del califfo Abd-ar-Rahman III. o l’episodio. oltre che LACARRA 1963. e poi. RICHÉ 1991. grazie alle quali si stabiliscono rapporti amichevoli fra le due autorità14.C.PM 11 2008. Il terzo elemento che concorre a caratterizzare questo ambiente intellettuale è quello arabo.)13. vescovo di Gerona e ambasciatore del conte catalano Sunyer. Un parallelo con l’ambito francese è offerto da VERNET 1974. il regno indipendente di Cordova raggiunge la massima espansione territoriale. 12 ABob xxix . GABRIELI 1974. la sua Cronica regum Francorum (940 ca. il figlio alHakam II (961-979 d. al-Hakam II12.02.11 Mate. attirando alla corte cordovese intellettuali e artisti provenienti da Oriente e segnando così l’inizio della massiccia influenza della tradizione araba orientale. RICHÉ 1984. 166-170).

D’ABADAL 1961. dunque. porre i centri ecclesiastici sotto la protezione diretta della sede di Roma. p. come base di partenza. 1949 e 1960. entrambi personaggi con il quale Gerberto entrerà in contatto. con un atteggiamento di vivacità intellettuale che. 8-9. 12 . nell’arco di un triennio. può essere considerato come il maggior contributo offerto da questa terra alla formazione culturale di Gerberto. fatta di un costante richiamo al passato ma anche di un’apertura agli stimoli esterni. al di là delle precise conoscenze scientifiche acquisite e delle quali si parlerà in seguito. DIAZ Y DIAZ 1969. al seguito dei quali Gerberto giungerà a Roma).02. Ci troviamo. LACARRA 1963. quanto a est. La Marca Hispanica dell’epoca di Gerberto si presenta dunque aperta a influssi culturali stranieri tanto a ovest. 239. precedenti a quello di Attone e Borrell. MILLÁS VALLICROSA 1931. 15 Si ricordano. Cf. i lavori di Millás Vallicrosa. p. ma soprattutto per cercare di riunire le chiese catalane in una metropoli indipendente da quella di Narbona (proprio questo scopo avrà anche il viaggio del vescovo Attone di Vic e del conte Borrel. 268-269. si registrano numerosi viaggi di vescovi.13. i viaggi nel 951 del conte Sunifredo di Cerdona accompagnato da Arnulfo di Ripoll. e i protagonisti di questi viaggi spesso riportavano nel loro paese codici dall’Urbe15. dove Giovanni. e nel 968 del conte Oliba accompagnato dall’abate Garín di Cuxá. dove la tendenza a costituirsi in entità politica indipendente si accompagna alla volontà di costruirsi anche una propria identità culturale. infatti. di fronte a un ambiente in piena esplosione culturale. Ed est significa non solo regno franco. conti e abati catalani nella città papale per ottenere dal pontefice immunità e privilegi e. verso il mondo islamico. risiederà più volte alla corte di Abd arRahman III. nello spirito della riforma cluniacense. p. ma anche Roma: nel X secolo.Testo.ABob xxix Mate. 7:34 .problemi di computo astronomico.PM 12 2008. scelto da Ottone I come suo rappresentante in un’ambasciata diretta a Cordova. Per quel che riguarda poi l’argomento specifico della cultura scientifica della Catalogna medievale rimangono fondamentali. verso il mondo franco meridionale.

caratterizzati da un maggiore conservatorismo. 83-84. avendo meno sofferto delle altre per l’ultima ondata di invasioni. sarebbe difficile giustificare pienamente l’eccezionalità della sua istruzione scientifica rispetto agli standard dell’epoca. Puigvert i Planagumá (PUIGVERT 2000a. Riu y Riu (RIU 1999) e G. con i monasteri di San Feliu di Gerona. ZIMMERMANN 1996. grazie a due inventari redatti nel 16 Tale area culturale si caratterizzava per essere molto ricettiva nei confronti delle nuove correnti culturali franco-italiane. San Cugat del Vallès y Terrassa16.13. sullo sfondo del quale si può ragionevolmente collocare l’attività di studio di Gerberto.02. 171). p. D’altronde.Testo. di cui si tenta una qualche ricostruzione biografica in ORDEIG 1989 e 1999.13 Mate. Come ben si evidenzia nei contributi di M. Benché infatti Richero menzioni come unico maestro di Gerberto Attone di Vic. emerge allora nella Marca Hispanica una sorta di triangolo culturale particolarmente attivo.2. Santa Maria e San Joan di Ripoll. se l’esperienza di Gerberto non fosse andata oltre lo scriptorium di Vic. ABob xxix . Fra i centri menzionati. quello di Vic è in quegli anni il meno originale. 7:34 . e bisognerà aspettare ancora un secolo perché la sua produzione raggiunga buoni livelli qualitativi. e PUIGVERT 2000b.1. la cui attività è analizzata in JUNYENT 1974 (si vedano anche IBARBURU 1986. Inoltre. p. Altri centri culturali di rilievo della Catalogna del X secolo. p. erano quello ruotante intorno alla cattedrale di Urgell e quello legato ai monasteri di Elna e Cuixà. la corrispondenza dello stesso monaco di Aurillac ci lascia invece intravedere una rete di relazioni ben più ampia (per una introduzione alle conoscenze catalane di Gerberto si veda GÜMPEL 2003). infatti. i cui vertici sono rappresentati dai centri di Vic. in coincidenza con l’episcopato del grande abate di Ripoll Oliba (vedi oltre).PM 13 2008. Gerona e Barcellona. senza rinunciare comunque alla tradizione visigota. 31-32). Il viaggio di Gerberto All’epoca in cui si compiva il viaggio di Gerberto le abbazie catalane fondate nel IX secolo erano in pieno rigoglio rispetto a quelle del resto del continente. e la cui esperienza culturale dal punto di vista della produzione scritta è illustrata in MUNDÒ 1991.

Considerando comunque che è ad Attone che il conte Borrell affida il giovane per la sua istruzione nelle arti liberali. Riguardo alla personalità scientifica di Attone si sa però ben poco. in realtà. dalla quale avrebbe potuto perciò riportare in patria testi scientifici. Per un tentativo di ricostruzione di possibili studi scientifici a Vic si veda il contributo di Molins e Pau (MOLINS 1993) in relazione proprio al soggiorno di Gerberto. strettamente legato al monastero di Ripoll per il quale redige.ABob xxix Mate. inoltre. celebre intellettuale dell’epoca e animatore della fioritura culturale della scuola episcopale. A 17 Cf. conte di Besalù e vescovo di Gerona dal 971 (lo stesso anno in cui compie un viaggio a Cordova). Pladevalli Font (PLADEVALL 1999). cugino del conte Borrell. Miró Bonfill.PM 14 2008. All’altro polo di quest’area culturale. si collega la figura di uno dei corrispondenti di Gerberto.13.Testo. piuttosto che a uno scriptorium che ne contempli programmaticamente lo studio. e nel 971 alla morte dello stesso Attone.02. 31-32. è però da segnalare l’ipotesi riscontrabile in PUIGVERT 2000b. non offriva nulla di più rispetto a una qualsiasi biblioteca monastica franca. della sua presenza. SALRACH I MARES 1984a. e non è quindi possibile valutare con esattezza il peso della sua influenza sulla formazione di Gerberto.957 alla morte dell’abate Guadamir. bisognerà pensare alla figura di un singolo intellettuale personalmente interessato alle discipline scientifiche. Bonfill risulta legato anche a Cuixá (SALRACH I MARES 1984b). il mecenate di Gerberto. possiamo dedurre quale fosse il contenuto della biblioteca (descritto anche in JUNYIENT 1963) all’epoca del soggiorno di Gerberto: ed essa. 7:34 . p. personaggio. 14 . il terzo atto della consacrazione della chiesa17. alludendo all’esistenza di biblioteche private a fianco di quelle monastiche. come arcidiacono di Gerona (su questo ruolo si veda ORDEIG 1989). nel seguito di Gotmar IV in occasione della sua ambasciata a Cordova. e in questo senso si muove A. nel 977. il centro vescovile di Gerona.

e considerato uno dei testi attraverso cui fu veicolata la trasmissione delle cifre arabe in Occidente.Testo. BEAUJOUAN 1965. che traduceva dall’arabo al volgare. p. 34-35) e soprattutto M. cioè la componente giudaica (la cui presenza nella Catalogna dell’anno Mille è analizzata in ROMANO 1991 e 1999) che. richiede per ben due volte un testo che dovette molto interessarlo. nell’ep. 90. Resta aperta la questione se Miró sia stato maestro di Gerberto: la sua parentela con il conte Borrell. con Abu Yusuf Hasday ben Ishaq ben Shaprut (che avrebbe realizzato la versione latina all’epoca della sua attività diplomatica al fianco del vescovo Gotmar di Gerona) la lettera di Gerberto pone in scena un’altra componente distintiva del mondo culturale iberico. La città. 28-31. Proprio questo indiretto contatto fra Gerberto e il mondo ebraico è oggetto del contributo di ZUCCATO 2005b. che effettuava poi la redazione del testo in latino. i suoi legami con il monastero 18 Il primo a intuire le enormi potenzialità culturali insite nella presenza di comunità ebraiche bilingui. culturalmente di lingua araba.13. portando alla costituzione di una vera e propria scuola di Toledo in cui spicca il nome di Gherardo di Cremona. svolgerà due secoli più tardi un ruolo di primo piano all’epoca delle traduzioni toledane18. generalmente cristiano. p. Puigvert i Planagumá (PUIGVERT 2000b. p. HASKINS 1926. Cf.02. Zuccato (NUVOLONE 2005f. Se poi è esatta l’identificazione di Joseph Hispanus come intellettuale ebreo.PM 15 2008. 12 e 25.15 Mate. vale a dire il De multiplicatione et divisione numerorum del sapiente Joseph Hispanus. p. identificato da G. 593-595. composto a Quayrawan (Tunisia).Miró Bonfill Gerberto. p. probabilmente per i suoi studi sull’abaco. Raimundo cercò pertanto di attrarre studiosi da tutta Europa nella città spagnola e patrocinò l’attività di traduzione dell’ebreo convertito Giovanni di Luno e dell’arcidiacono Domenico Gondiscalco. fu Raimundo. parlanti cioè l’arabo e il volgare. secondo Zuccato. con la traduzione del Maqala fi l-darc wa-l-quisma («Sulla moltiplicazione e divisione»). riconquistata dai cristiani nel 1085. 7:34 . La maggior parte delle traduzioni del XII secolo fu il frutto della collaborazione fra un ebreo. Dopo la morte dell’arcivescovo il fenomeno delle traduzioni esplode. arcivescovo di Toledo dal 1126 al 1152. 494). era stata infatti uno dei principali centri di cultura araba di al-Andalus. WATT 1991. e più esattamente. e di uno studioso. ABob xxix . GRANT 1983.

173. p. il quale gli indica due date possibili per potersi incontrare in Italia. gli stretti legami esistenti fra i centri culturali di quest’area della Catalogna. UDINA 1985. anche con codici provenienti da Roma (nel 951 infatti si reca nell’Urbe per chiedere al papa Agapito II di porre il monastero di Ripoll sotto la diretta protezione del pontefice)20.ABob xxix Mate. dall’elezione nel 1008 fino alla morte nel 1040. Maria di Ripoll a distinguersi come centro culturale di primissimo piano. soprattutto. che raggiungerà la sua acme nel secolo successivo con la figura dell’abate Oliba il quale. e. va sottolineato infine anche il fatto che Oliba era nipote del conte Miró Bonfill19. 16 . analizzato nei suoi rapporti con la città di Vic nel contributo GROS 1999. tanto più che la lettera inviata a Miró rivela una certa familiarità fra il vescovo catalano e Gerberto.13.Testo. in particolare con l’abate Arnulfo. sembrano comunque rendere plausibile una risposta affermativa. ottiene successivamente anche l’abbaziato di Cuixá e l’episcopato di Vic. p.02.di Ripoll. è a lui che si deve il sostanzioso arricchimento della biblioteca. come si vedrà anche oltre. Ma è soprattutto il monastero di S. p. 165-166. in particolare con la cattedrale di Le Puy in Alvernia. 164. confermando così. al quale succedette sulla cattedra vescovile di Gerona. PUIGVERT 2000b. Ma ciò che maggiormente caratterizza Ripoll è il fatto che nel suo scriptorium si registrino alcuni fra i primi casi di traduzione in latino di testi arabi. inoltre. PUIGVERT 2000b. dedicherà gran parte delle sue energie all’attività dello scriptorium della scuola monastica. un fenomeno questo di 19 20 Cf. RICHÉ 1984. PUIGVERT 2000a. 7:34 . 27. aperto alle maggiori innovazioni. RICHÉ 1984. p. 29. inauguratore della stagione della fioritura culturale di Ripoll. Arnulfo dimostra immediatamente uno spiccato interesse per l’educazione dei monaci: si preoccupa in primo luogo di rafforzare i legami con la Francia meridionale. L’abate Oliba. Gli anni del viaggio di Gerberto coincidono con quelli dell’abbaziato di Arnulfo (948-970). p. p.PM 16 2008. 40-42. Cf.

Seguendo ancora la corrispondenza dell’aquitano è possibile segnalare altri due intellettuali dell’ambiente catalano.fondamentale importanza per lo sviluppo della cultura europea. Maria di Ripoll possedeva codici tali da permettere l’apprendimento delle discipline scientifiche facendo riferimento non solo alla tradizione tardo-antica ma permettendo anche un primo approccio con le novità provenienti da Oriente. al quale Gerberto dovette molto probabilmente avere accesso21. ABob xxix . UDINA 1985. come illustrato in UDINA 1985. p. cioè uno dei testi che fecero conoscere all’Occidente europeo l’astrolabio (vedi oltre il cap. 235. di un libro scolastico per l’insegnamento del quadrivio. SAMSÓ 1991 e PUIGVERT 2000b. rispettivamente di Boezio e di Beda. Va infine segnalato che gli abati di Ripoll erano spesso anche vescovi di Gerona e Vic — ne è un esempio lo stesso Arnulfo. Per quel che riguarda in particolare il campo scientifico.17 Mate. 40-42. un testo fondamentale per l’astronomia come il ms. 2. abate di Ripoll dal 948 e vescovo di Gerona dal 954 — per cui fra i tre centri si era venuto a creare uno stretto legame che rende ancora più plausibile l’ipotesi di un soggiorno di Gerberto anche al di fuori di Vic. è proprio allo scriptorium di Ripoll che si deve ascrivere. 47-48. 39-41. seguito da testi di aritmetica e astronomia applicata al computo pasquale. p. ad esempio. abate di San Miguel de Cuixá dal 962 e uno dei personaggi di maggiore levatura culturale dell’epoca.Testo. PUIGVERT 2000b. In primo luogo Guarín (ep. L’Astronomia). 17 e 45). evidentemente.3. p. da collocarsi cronologicamente a cavallo fra il IX e il X secolo: la ricchezza principale del manoscritto è la presenza di un corpus di gromatici veteres. ACA 106 Ripoll.PM 17 2008. DIAZ Y DIAZ 1969.02. Fra le miscellanee di argomento scientifico giunte fino a noi è da ricordare il ms.13. ACA Ripoll 225 (metà XI sec. 7:34 . si tratta.). Grazie ai cataloghi della biblioteca è dunque possibile affermare che all’epoca del viaggio di Gerberto il centro di S. la 21 Cf.

7:34 . PUIGVERT 2000b. Da sottolineare che l’abbazia di Cuixá era strettamente legata all’area Vic-Gerona-Ripoll22. cioè la scuola della cattedrale di Barcellona nel X secolo. M. ACA 225. p. Juste (JUSTE 2000. l’identificazione del testo a lui richiesto da Gerberto con una parte di un trattato sull’astrolabio contenuta nel suddetto codice.C. se è giusta. Gerberto compia uno dei primi significativi 22 Cf. 277).ABob xxix Mate. p.). come si legge ancora in LATTIN 1932 ma anche più recentemente in PUIGVERT 2000b p. al quale richiede la traduzione dall’arabo di un testo di astronomia. così come illustrato in LATTIN 1932. un corpus costituitosi probabilmente su suolo spagnolo (vedi oltre il cap.PM 18 2008. 18 .02. con le sue richieste a Miró Bonfill e a Lupito. Con la sua lettera a Lupito. per il quale l’espressione liber de astrologia è troppo vaga per poter stabilire con certezza l’appartenenza del testo al corpus astrologico del Liber Alchandraei o al corpus astrolabico costituitosi anch’esso in Catalogna nel medesimo periodo. e in FELIU 1972. Il secondo personaggio è Lupito di Barcellona. 34. nella sua tesi di dottorato ancora inedita. Gerberto ci illumina su una realtà culturale altrimenti quasi sconosciuta. nonché probabile uomo di fiducia di Borrell: un’identificazione non facile.cui figura in relazione all’attività ecclesiastica e alla partecipazione al movimento di riforma cluniacense è analizzata in D’ABADAL 1961. identificato generalmente con Sunifredo Llobet.13. Inoltre il nome di Lupito si intreccia ancora con la storia dei testi poi confluiti nella più tarda compilazione del ms. articolo nel quale si affacciano anche ipotesi riguardo le modalità con cui si instaurarono i rapporti fra l’abate e Gerberto. 2.Testo. Zuccato.3 L’Astronomia). propone un’identificazione alternativa con Lupinus abate del monastero di Arles di Vallespir. arcidiacono di Barcellona (963977 d. 30. È dunque da sottolineare come. Più cauto D. Secondo Zuccato invece il testo coinciderebbe con una parte degli Alchandreana.

In primo luogo per motivi politici: sono questi. Gli storici sono però unanimi nel negare la probabilità di una simile esperienza. ma anche in alcune bolle papali (al visconte di Barcellona. Epistolae ).C. a Oddo vescovo di Gerona. risulta evidente che Gerberto ebbe la fortuna non solo di poter risiedere ABob xxix . testimoniando il forte legame stabilitosi fra Gerberto e questo ambiente. non solo sono presenti nelle lettere. Chronicon). a Sallo vescovo di Urgell. che parlavano dunque in latino. Tale ipotesi si basa sulla sola testimonianza di Ademaro di Chabannes (analizzata in NUVOLONE 2001b) il quale afferma che il futuro papa si spinse fino a Cordova (ADEMARUS. di ipotizzare un viaggio nella Spagna islamica. quindi. la Marca offriva all’epoca la possibilità di istruirsi nelle arti del quadrivium attraverso maestri cristiani. personaggio assai intollerante nei confronti dei cristiani e il cui generale. I nomi di personaggi cristiani dell’area catalana. anticipando quella che diventerà una prassi culturale abituale solo un secolo e mezzo più tardi. quello cioè dell’ipotesi di un suo viaggio nel cuore della Spagna islamica.tentativi del mondo occidentale di aprirsi alla scoperta del sapere arabo. e si è visto come le date delle spedizioni ufficiali a cui parteciparono i personaggi catalani legati a Gerberto siano tutte antecedenti o posteriori il triennio 967-970. invece.13. al–Mansur. Il soggiorno di Gerberto in Catalogna pone un ulteriore problema. Inoltre. all’abate di San Cugat) (S YLVESTER II. nella sua corrispondenza ricorrono mai nomi di eventuali maestri mozarabi. 7:34 . nonostante il persistere di contatti tra il califfato e la Marca appare quindi poco probabile che un giovane monaco potesse aggirarsi liberamente in territorio islamico senza la protezione rappresentata da un’ambasciata diplomatica. Senza bisogno. con il fiorire della scuola di traduttori di Toledo.02. né.19 Mate. In secondo luogo Gerberto non sembra conoscere l’arabo (si consideri la sua richiesta a Lupito). guidò l’attacco a Barcellona.PM 19 2008. d’altronde.. León e Santiago de Compostela del 985 d. infatti. da quanto detto in precedenza.Testo. gli anni del califfato di Hisham II.

infine. 23 20 .13. Cap. Desideroso di istruirsi nella logica. che negli anni del viaggio di Gerberto Arnulfo era sia abate di Ripoll sia vescovo di Gerona.PM 20 2008.Testo. configurandosi.02. alla corte romana dell’imperatore. Gli stretti legami che li univano l’uno all’altro24 devono indubbiamente aver facilitato e incoraggiato i movimenti del giovane monaco fra i vari centri dell’area barcellonese. Interrogato dal papa. oltre che le frequenti ambasciate promosse verso Cordova dal conte Borrell a partire dal 950 d. suo predecessore sulla cattedra vescovile della città. come una costante fonte di novità. che. vescovo di Gerona. al loro seguito c’è Gerberto d’Aurillac. 7:34 . che Lupito di Barcellona era un probabile uomo di fiducia del conte Borrell. l’unica materia che ancora mancava al suo cursus studiorum. in particolare astronomiche e musicali. continueranno a influenzare per anni la sua vita intellettuale. entrati per questa via in contatto diretto con la corte di Cordova23. 24 Ricordo in sintesi che Miró Bonfill.C. Con loro Gerberto riuscì a stabilire durature amicizie che. ma di godere oltretutto della protezione dei maggiori rappresentanti di questo stesso ambiente. protraendosi nel tempo per via epistolare. in particolare all’abate Arnulfo. Attone prima di diventare vescovo di Vic era stato arcidiacono di Gerona. 2 L’insegnamento scientifico di Gerberto d’Aurillac Nel 970 il conte Borrell e il vescovo Attone di Vic si recano a Roma per chiedere al papa Giovanni XIII l’indipendenza delle diocesi catalane dalla metropoli di Narbona. ha inizio la carriera di scolastico di Gerberto. anche della vita politica del paese. il viaggio di Mirò Bonfill nel 971. Si consideri l’ipotesi della presenza di Attone al seguito del vescovo di Gerona Gotmar IV nell’ambasciata del 940. vivace e aperto. probabilmente.ABob xxix Mate. era cugino del conte Borrell ed era legato al monastero di Ripoll.per tre anni in un ambiente culturale dinamico. Gerberto stupisce tutti per le sue conoscenze scientifiche. fra l’altro. il papa si affretta allora a segnalare la presenza del giovane a Ottone I e. personaggi di spicco.

LINDGREN 2001b.. scolastico di St. FRANCI 2000. lo segue in terra di Francia (RICHERUS.. adprime eruditus. primo. monaco benedettino di Fleury e.. Mesmin vicino a Orléans. dal 972 al 982 Gerberto guiderà la scuola dell’arcivescovato di Reims. Principale destinatario dei suoi scritti scientifici è Costantino.nobilis scolasticus.Testo. RICHÉ 1985. Lettres scientifiques. 1).02. 7:34 . ep. così lo descrive lo stesso Gerberto: «.. POULLE 2005. arcidiacono di Reims inviato in missione diplomatica dal re Lotario (e del quale era nota la profonda cultura logica) e. «…vis amicitiae impossibilia redigit ad possibilia. POUPARD 2003. Per un’analisi generale della figura di Gerberto nel suo ruolo di maestro si vedano FROVA 1974b.13. Ed è alle quattro discipline della mathesis che Richero dedica il maggior numero di capitoli nella descrizione dell’insegnamento del suo maestro.l’aquitano si lega a Geranno. ep. fidato amico oltre che fedele discepolo. Costantine. Per inserire l’insegnamento dell’aquitano nel contesto dell’ambiente culturale a lui contemporaneo è utile consultare RICHÉ 1984. Historiarum. Historiarum. WOLFF 1987... con l’autorizzazione dell’imperatore.o mi dolce solamen laborum. la sua corrispondenza verterà però soprattutto su problematiche scientifiche. RICHÉ 2000a. Correspondance. III.. 92). 45).. GASEC 1986. III.» (GERBERT. trovando nuovo alimento sia nella corrispondenza con i vecchi maestri catalani sia nel contatto con la ricchissima biblioteca di Bobbio negli anni del suo abbaziato (981-984). L’interesse di Gerberto per la scienza non si esaurirà nell’esperienza remense ma si protrarrà per tutta la vita.21 Mate. capace di insegnare l’intero sistema del trivium e del quadrivium (RICHERUS. ABob xxix . » (G ERBERT.PM 21 2008. 43-44-45). e saranno proprio gli strumenti astronomici da lui realizzati a essere impiegati come oggetto di scambio per ottenere manoscritti. Succeduto al suo maestro. dopo secoli. Certamente esperto di filosofia e abile insegnante di retorica. michique in amicitia conjunctissimus. LINDGREN 1976. LINDGREN 1991. dal 989 al 995.

PM 22 2008. erano all’epoca. essa era stata sottoposta prevalentemente a influenze di tipo neo-platonico. in GUILLAUMIN 1995. e lo saranno ancora per molto. 2.In particolare poi per ciò che concerne la storia della scienza medievale si faccia riferimento a G RANT 1983. perciò. si intendeva propriamente la scienza dei numeri quale era tramandata dall’opera boeziana.02. e questa priorità è da spiegarsi con il fatto che essa. tanto nei suoi aspetti puramente speculativi quanto nelle sue applicazioni pratiche.Testo. né si potrà fare a meno di uno strumento di calcolo nello studio della geometria pratica e dell’astronomia. rispetto al periodo greco. Ma i due aspetti della disciplina. mentre la pratica matematica costituiva la scienza del computo. fortemente distinti: con il nome di aritmetica. ampiamente analizzato in BORST 1997. la fonte principale per lo studio dell’aritmetica: la sua opera sul quadrivium è ampiamente illustrata in C HADWICK 1986 e. a partire soprattutto dal periodo del basso-impero. Il filosofo romano tardo-antico si trovò a vivere in un periodo particolarmente critico per la scienza: da una parte essa aveva subito. E Boezio costituisce dunque.ABob xxix Mate.13. Date poi le allusioni a conoscenze di origine araba si segnala anche NASR 1971. Di fronte quindi allo 22 . ampliato e parzialmente modificato in alcune sue conclusioni in GRANT 2001. con particolare riferimento alla matematica. quello teorico e quello pratico. una situazione di fondamentale disinteresse nella cultura latina. che l’aveva emarginata relegandola quasi esclusivamente nel campo della tecnica. dall’altra. oltre che delle mistiche orientali e delle sempre più diffuse pratiche magiche. e a DIJKSTERIUS 1970. 7:34 .1 La Matematica È con l’aritmetica che Gerberto inizia l’insegnamento del quadrivium. rappresenta l’indispensabile chiave di accesso alle altre discipline: non si può infatti comprendere la teoria musicale se non si conosce quella dei numeri e delle loro proporzioni. anche per Gerberto.

Il versetto era già stato citato. attingendo agli originali greci. nel mondo occidentale. sostanziale traduzione dell’Introduzione all’aritmetica di Nicomaco di Gerasa (sulla cui opera si veda BOYER 1976) — pitagorico del II secolo d. ABob xxix . fra gli altri. la sua Institutio arithmetica. Gerberto mostra di condividere questa visione: non a caso. Boezio si propone. la cui opera divenne il libro di testo corrente delle scuole neoplatoniche di Atene ed Alessandria — trasmise al Medioevo. Agostino. in particolar modo quelli legati alla scuola pitagorica.13. cristianamente inteso come propedeutica allo studio teologico.PM 23 2008. il quale aveva ammesso che le speculazioni matematiche non sono inutili per comprendere alcuni passaggi oscuri delle sacre scritture25. nel Prologus della Geometria (vedi oltre) egli cita il versetto biblico della Sapienza (XI. 7:34 . essi celavano nell’armonia.23 Mate. BEAUJOUAN 1991a. gli aspetti più esoterici della matematica greca.Testo. garantisse la sopravvivenza del quadrivium. I numeri erano allora concepiti come principi ordinatori dell’Universo. nella coerenza e nell’eleganza delle loro proporzioni. in armonia con il clima culturale in cui Boezio viveva. da s. Nel caso dell’aritmetica. le regole poste dal Creatore a garanzia della perfezione del creato. di consegnare al mondo latino un corpus di scritti scientifici e filosofici che.stato di abbandono in cui versavano gli studi scientifici dell’epoca. rivisti alla luce della sua formazione cristiana.C. impegnandosi in una sistematica opera di traduzione. Così intesa. La conoscenza della teoria dei numeri e la meditazione sulle loro proprietà aprivano perciò la mente umana all’intuizione della perfezione del divino. p. 161. l’aritmetica era quindi la disciplina scientifica più adatta a fondersi con la teologia cristiana dando vita a un complesso simbolismo mistico che sfruttava il linguaggio dei numeri.02. versetto nel quale si esalta un Creatore il quale ha posto «… omnia in numero et mensura et pondere…». 25 Cf. elementi dotati ciascuno di una propria personalità. 21) che tante volta ritorna negli scritti medievali.

13. 6. a una visione dei numeri come uniche e reali scaturigini dell’universo. Abbone di Fleury. e che la scienza dei numeri permette quindi di comprendere anche il funzionamento della natura. Inoltre la comprensione delle leggi che regolano i rapporti fra i numeri è per Gerberto anche una sfida all’intelligenza. 154-155. piuttosto che alla tendenza cristiana.10).Tuttavia. Gerberto non evita qui di far trapelare il proprio orgoglio introducendo la sua soluzione. a proposito di Gerberto. associazione fra numeri e simboli o concetti religiosi. spesso scadente in una semplice. A riprova del successo che effettivamente ottenne il commento proposto da 24 . dismesso il simbolismo. si deve ora sottolineare che l’elogio della scienza dei numeri. Il suo scritto propriamente aritmetico è una lettera a Costantino (ep. si è citato il versetto biblico della Sapienza. 134 a Remigio (GERBERT. Se precedentemente. Egli riesce a dimostrare con chiarezza come una proporzione numerica di tre elementi diseguali sia riconducibile. p. 344345 e HUGLO 2000. un modo per esercitarla e raffinarla: nel Fragmentum de norma abacis (vedi oltre).PM 24 2008. un interesse questo per le proporzioni fra i numeri che ritorna anche nell’ep. principi di ogni realtà. il porre i rapporti fra numeri a base del creato può significare anche.02. GERBERT. p. a tre termini uguali. mentre per la sua analisi si considerino FROVA 1974a. appare scevra da misticismi cristiani e più vicina all’esaltazione pitagorica. per la cui tradizione manoscritta si vedano MOSTERT 1997 e SILVESTRE 1949. intesa in senso fisico e non solo come teatro della manifestazione del divino. seppur complessa nei modi di espressione.ABob xxix Mate. tramite un’operazione costante ripetuta in più passaggi. Gerberto dice infatti a Costantino che gli assiomi proposti nel suo trattato sono destinati ad acuirne la prontezza di spirito. 7:34 . Correspondance). riconoscere che il mondo delle cose è regolato da rapporti di tipo quantitativo. laddove molti si erano cimentati ma non con risultati altrettanto validi: fra i tanti anche l’altro grande maestro del secolo. Lettres scientifiques) contenente il commento a un passo piuttosto oscuro dell’Institutio arithmetica boeziana (II. contenuta nell’epistola 187 a Ottone III. al di là di un evidente misticismo.Testo.

in verità.a. Ciò che affascina maggiormente Gerberto. 1) guardano con disdegno a simili problematiche. cioè Gerberto e Abbone di Fleury. Si segnala infine la possibilità di un’attribuzione a Gerberto. il Leitmotiv di NAVARJ 1975.Gerberto si tenga presente che in molti manoscritti dell’XI secolo dell’Institutio arithmetica. un profondo conoscitore del testo in grado di creare dal nulla dei diagrammi esplicativi. ep. Lettres scientifiques. il contesto scolastico.13. L’autore di tali glosse potrebbe essere considerato l’iniziatore della lettura matematica di alcuni passaggi del dialogo platonico. nonché rivale politico di Gerberto: ABob xxix . E lo incanta il motivo dell’ordine perfetto che regola i rapporti fra numeri. La tendenza a cercare di ricomporre la frattura esistente fra i due aspetti della disciplina si fa sentire.02. provenienti dalla Lotaringia. ma philosophi sine litteris (GERBERT. attirandosi così il disprezzo di quanti.25 Mate. con una netta preferenza però per il primo. Bibliothèque Royale 9625-26 (X sec. 2.PM 25 2008. o al suo entourage. 7:34 . per gradi successivi si riduce a uguaglianza. l’idea del molteplice riconducibile all’unità. attraverso un processo ordinato. la lettera a Costantino viene riportata come glossa al passo preso in esame. Lo stile delle glosse.). Brussels.Testo. anche nell’opera dell’altro grande maestro.1. le caratteristiche paleografiche portano l’autrice a ricollegare questi testi ai due maestri per eccellenza del X secolo. è dunque l’idea della disuguaglianza che. philosophi li definisce. delle glosse al commento di Calcidio al Timeo del ms. in lui si evidenzia infatti anche la volontà di elaborare un sistema di calcolo più efficace rispetto a quello dell’antichità. un motivo che ritorna più volte nello scolio boeziano al termine del quale lo scolastico afferma che proprio in esso risiede la vera natura dei numeri. avanzata da Anna Somfai in SOMFAI 2005. L’abaco e le cifre decimali L’interesse matematico di Gerberto non è tuttavia limitato solo a questo aspetto speculativo.

soprattutto in questo secondo campo lo scolastico di Reims poteva d’altronde vantare conoscenze pressoché uniche nell’ambiente occidentale latino dell’epoca. gli abacisti saranno spesso chiamati con il nome di «Gerbertisti». è stata identificata dallo studioso russo con l’introduzione al trattato sull’abaco perduto di cui ci dà testimonianza solo un’allusione di Richero. 2) una seconda lettera a Costantino. quando si registrerà il fiorire di questo genere di studi. p. più che altro un compendio di norme d’uso per effettuare la moltiplicazione e la divisione. con traduzione francese. THOMSON 1998 e MCCLUSKEY 1998. oltre a RICHÉ 1984. e THOMSON 1985. in GERBERT. Lettres scientifiques. 26 . Questi i testi gerbertiani legati all’abaco. sia dal punto di vista teorico che da quello della risoluzione dei problemi del calcolo. ep.Testo.02. 148-155. 3123.Abbone di Fleury. 141. lat.. scoperta da Bubnov e testimoniata da un solo manoscritto. 1. Esso è edito in BUBNOV 1899 come Regulae de numerorum abaci rationibus.PM 26 2008. come si legge in DIJKSTHERIUS 1971. tanto che. edita in BUBNOV 1899 e in GERBERT. È dunque all’abaco che Gerberto deve principalmente la sua fama nel campo della matematica. il maggiore contributo dello studioso di Reims alla storia dell’aritmetica. 152-157. e in LEVET 1997a. datata verso il 980: essa contiene una sorta di breve trattatello. p. 2. e. nell’XI secolo. intitolato spesso anche Libellus de numerorum divisione.ABob xxix Mate. ed effettivamente la riforma dello strumento calcolatorio fu. per l’astronomia. 7:34 . e intitolata Fragmentum de norma rationis abacis. Per un primo approccio con l’opera di Abbone si vedano EVANS 1985 e FROVA 2000 per l’aritmetica. Per un più specifico confronto fra l’opera di Abbone e quella di Gerberto si considerino invece BISSON 1999 e MOSTERT 2001. il Vat. Lettres scientifiques. autore di un Commentarium in calculum Victorii e di un Computus. L’opera di Abbone risulta tuttavia decisamente inferiore a quella di Gerberto. ep. e 2004 per una valutazione globale del suo insegnamento. la cui tradizione manoscritta è analizzata in MOSTERT 1997: 1) la prima lettera indirizzata a Costantino di Fleury.13. p.

Per quest’ultimo problema bisognerà allora ricorrere alle descrizioni contenute nelle Storie di Richero (RICHERUS. tenendo presente che. la sintesi fra uno strumento tradizionale per il mondo latino. l’abaco. non è neanche presente in alcuna fonte araba. L’abaco utilizzato da Gerberto pone innanzi tutto un problema di origine.13. LINDGREN 1976. caput XII). rispetto al quale si vedano i contributi di FROVA 1974a. tuttavia è indiscutibile il fatto che il suo uso presupponga necessariamente il ricorso al sistema di numerazione arabo. cioè il sistema decimale posizionale. 4) un’ultima citazione dell’abaco è infine contenuta nell’epistola 183 (GERBERT. Correspondance) a Ottone III dove. più o meno direttamente. importato dall’Oriente nella Spagna islamica. Gli scritti di Gerberto ci forniscono indicazioni solo sul modo di eseguire le operazioni ma non contengono nessuna informazione sull’aspetto dello strumento. i numeri decimali. a esso estraneo.3) nella sezione relativa al teorema di Pitagora della Geometria Gerberti abbiamo poi l’esemplificazione di numerosi casi di calcolo con le frazioni. di sicuro lo si potrà però considerare come il maggior divulgatore di questo strumento.PM 27 2008.» (GERBERTUS.Testo. non v’è traccia del suo utilizzo. a fronte di quanti ne affermano come sicura l’origine islamica.. In esso bisognerà allora vedere il prodotto di una contaminazione culturale. Historiarum. VOGEL 1985.02. prima di lui. Geometria.. e un importante elemento di novità. nella chiusa. peraltro irrisolto. esportando materialmente l’abaco al ritorno dal suo viaggio in Catalogna. e che gli abacisti dell’XI secolo si ricollegano tutti. è quello di stabilire se egli sia stato il creatore dell’abaco a colonne oppure se la sua elaborazione vada ricondotta all’ambiente dei matematici spagnoli cristiani e Gerberto si sia limitato allora a svolgere una funzione di mediatore. Gerberto augura al giovane sovrano di poter vivere tanti anni quanto il numero più grande rappresentabile sull’abaco. 7:34 . BEAUJOUAN 1996: esso è obiettivamente diverso dall’abaco usato nell’antichità ma. dei quali si dice «… quod abacistae facillimum est . ABob xxix . 54) e nei trattati sull’abaco dell’XI secolo. Il problema rispetto a Gerberto. III.27 Mate. alla scuola di Reims.

attraverso la combinazione di nove segni incisi sugli apices. scolastico e abate di Lobbes dal 970 al 1007. integrando tali descrizioni con le illustrazioni presenti nei manoscritti della Seconda Geometria apocrifa di Boezio.PM 28 2008. in quanto essi testimoniano l’utilizzo del nuovo sistema di numerazione arabo: Richero afferma infatti che. sull’abaco si poteva comporre qualsiasi numero. ma la parte propriamente geometrica attinge molto probabilmente a quel manoscritto. matematico greco pitagorico del IV secolo a.13 si veda cap.in particolare quelli di Bernelino ed Erigero di Lobbes26. fu corrispondente di Gerberto.13.13.Testo. 2.C. riunite in gruppi da tre. 2003a.ABob xxix Mate. coerentemente con la falsificazione. oggi Napoli V. è autore di due trattati sull’abaco: Regulae numerorum super abacum Gerberti (perduto) e Regulae de numerorum abaci rationibus (a lungo attribuito a Gerberto e pubblicato ancora come tale da Olleris. in OLLERIS 1867. Sono proprio gli apices l’elemento di maggiore interesse. 26 28 .4. che utilizza le regole esposte nel Libellus di Gerberto27.A. sotto il nome di Archytas di Taranto. 7:34 . nelle quali si collocavano gli apices. Sulla sua storia e sui suoi legami con Gerberto si veda FOLKERTS 1970.02.. Sulla problematica della tradizione degli scritti geometrici in epoca medievale si veda il lavoro di TONEATTO 1994. che Gerberto scoprì a Bobbio e del quale fece dono al suo corrispondente Adelboldo di Liegi. Lo stesso Gerberto è citato dall’autore ma. istruito a Liegi da Notkero. Si arriva così a determinare con esattezza l’aspetto dell’abaco. 27 La Seconda Geometria apocrifa di Boezio è un falso dell’XI secolo composto in Lotaringia e strettamente legato alla figura di Gerberto: non solo infatti l’autore utilizza le regole di calcolo con l’abaco esposte nel Libellus. e l’abaco è detto tabula Pythagorae (sul manoscritto Napoli V. La testimonianza di Richero è confermata poi dalle illustrazioni della Seconda Geometria dove sono Bernelino è autore di un Liber abaci scritto fra il 999 e il 1003. Erigero. La Geometria). contenente numerosi estratti di gromatici e testi geometrici sotto il nome di Boezio. In riferimento a questi successivi trattati sull’abaco si veda FROVA 1974a e FOLKERTS 2001. il più antico trattato sull’abaco che contenga una descrizione della tavola calcolatoria. con il titolo di Regula de abaci computo).A. cioè quadratini mobili di avorio od osso per mezzo dei quali si componevano i numeri e si eseguivano le operazioni. costituito da una tavola divisa verticalmente in 27 colonne. entrambi dipendenti nei loro studi dall’insegnamento di Gerberto. 2003c.

Era proprio l’assenza di una cifra rappresentante il concetto di zero che rendeva indispensabile l’uso dell’abaco dove. la cui attestazione più antica.II. la sua caratteristica.I. 256-262. 29 Nell’XI secolo l’abacista Raoul di Laon introdusse l’uso di un gettone bianco designato con il nome greco sipos (gettone). L’unico passo suscettibile di essere interpretato come un’allusione al sistema decimale è contenuto nel Fragmentum. 99-100 e NUVOLONE 2005e. Cf. Più complessa è la testimonianza del miscellaneo Ovetense di El Escorial (R. compreso lo zero. in luogo dello zero.appunto rappresentati i nove segni della numerazione araba nella forma occidentale detta ghubar28.2) originario del monastero di Albelda in Asturia. in cui Gerberto afferma che tutti i numeri sono dati dall’alternanza di digiti e articuli. non risiede infatti nell’aspetto dei segni utilizzati per rappresentare le cifre ma nel concetto di valore posizionale. al foglio 12v. BEAUJOUAN 1991b. p.13. data la fedele aderenza dello pseudo-Boezio all’insegnamento di Gerberto. Per il codex Ovietensis si veda DIAZ Y DIAZ 1969.PM 29 2008. 7. e sul loro nome. p. La forma conosciuta nella Spagna cristiana è quella ghubar. 588-589. fig. copiato in un arco di tempo che va dal 974 al 976. p. L’attuale nome di zero deriva appunto dalla convergenza fra questo termine e quello arabo imparentato di al-sifr (cifra). figurano in una nota marginale: è difficile però stabilire se si tratti di una mano mozarabica cordovese. giunto a Oviedo nell’ 884. nessuna menzione dei numeri decimali è contenuta negli scritti autentici di Gerberto. Per una storia della diffusione delle cifre indiane nel bacino del Mediterraneo si consideri BURNETT 2002. NUVOLONE 2003. escluso però lo zero. fondamentale. FOLKERTS 2003.Testo. e nel quale i numeri indiani. come il sistema greco che utilizzava le lettere dell’alfabeto minuscolo. p. 14-19. e posteriore quindi a tale data.02. in un manoscritto di datazione certa è contenuta nel codex Vigilanus (Escorialensis D. e una parziale edizione del codex Vigilanus. si presenta con una notevole varietà di forme. a dispetto della sua fama di introduttore della scienza araba. e di origine indiana. permette di escludere l’uso di altri sistemi di numerazione alternativi a quello latino. 226-227. FOLKERTS 2001. anteriore all’884. La contemporanea testimonianza di Richero è poi tanto più importante in quanto. ABob xxix . BEAUJOUAN 1965. si veda GOMEZ 1989. p. Riguardo al problema dell’uso delle cifre in Gerberto si veda POULLE 2005. Il sistema di numerazione introdotto dagli arabi. mentre sull’argomento particolare della numerazione decimale nella forma ghubar si faccia tiferimento a FOLKERTS 2001.29 Mate. e importanza. Per un’analisi paleografica e codicologica. 2004. sulle forme numeriche incise sugli apici. si lasciava una colonna vuota29. 293-297.18). 7:34 . il che potrebbe essere spiegato facendo riferimento al valore posizionale 28 Il che. oppure di quella di un rifugiato a Oviedo.

/ vere libri apta piatur. Dos/ a Gerberto Ottoni Theophano»). 7:34 . che vedevano l’associazione del poema figurato con una pagina in cui i versi erano riscritti in forma di testo normale in modo da evidenziarne tutti i significati nascosti. All’interno del testo così ottenuto l’autore rintraccia. le cui lettere sembrano essere disposte a formare figurae equivalenti alle cifre arabiche secondo le forme presenti nel Codex Vigilanus. riconnettendo così il testo alla dinastia ottoniana. 2005b e 2005e. L’ipotesi della presenza delle cifre arabe in uno scritto di Gerberto è stata formulata nel 1995 dal musicologo americano Clyde Brockett. Brockett ha riconosciuto la paternità gerbertiana di un poema figurato al f./ a tumore vertas una novem. 1v del ms. probabile modello del poema attribuito a Gerberto. l’evidenziazione delle lettere maiuscole O e T fornisce la chiave di lettura del poema. BNF.02. tropi e officii secondo lo stile “aquitano”. articolo quest’ultimo in cui si ripercorre la storia delle polemiche nate intorno alla scoperta delle figurae nascoste. Brockett procede a una ridistribuzione dei versi associandoli in modo tale che le prime e le ultime lettere costituiscano l’acrostico OTTO./ Ararum ala ducta minor. in BROCKETT 1995.13. Paris. L’occasione per la composizione del poema sarebbe stata il dono di un organo a Ottone II per il suo matrimonio con la principessa bizantina Teofano nell’aprile 972. un codice liturgico realizzato nel monastero benedettino della diocesi di Albi e contenente un corpus di graduali. ecce.PM 30 2008. 2004. Assai 30 . Il poema è inserito in una figura composta da un’orbita circolare a otto raggi. permettendo di individuare sugli assi centrali la scritta OTO e lungo i raggi il nome OTTO. si può però osservare che questa terminologia si collega in realtà a quella tradizionale del computo digitale. lavoro successivamente ripreso e ampliato da Nuvolone in NUVOLONE 2003.ABob xxix Mate. Sul modello delle pagine a tappeto di Rabano Mauro (per le quali si veda SCHIPPER 2004). convergenti verso un centro racchiuso da due quadrati iscritti a 45° l’uno nell’altro.delle cifre. Lat. un’ulteriore strofa (in cui si esplicitano l’autore e i destinatari della composizione: «Reum a qua aequa dedoce meta.Testo. inscritta fra i versi. 776.

esso è dunque destinato alla coppia imperiale Ottone II – Teofano. spostata a dieci anni dopo. non solo per il riferimento agli Ottoni. Nuvolone infatti individua. nel giugno 983. connettendovi il ruolo della famiglia imperiale. L’importanza dell’abaco di Gerberto è stata sottolineata in particolar modo dallo storico della scienza medievale Guy Beaujouan in BEAUJOUAN 1971.scettico nei confronti della tesi di Brockett si rivela Emmanuel Poulle.Testo. 1985. anche la parola OTTTO. leggibile sui perimetri dei quadrati iscritti a partire dalla O posta al centro della composizione. il triplice zero o triqueta e l’omega. 7:34 .02. cioè il quadrato e il cerchio. e soprattutto. Ma le tesi di Brockett sono ampiamente confermate dagli approfondimenti del prof.13. A tutto questo si aggiungono poi le considerazioni sulle valenze simboliche delle due figure che compongono la struttura. sia soprattutto la sua datazione. nous sommes même ici plus près de la science-fiction que du roman historique… ». ma anche per il richiamo a un complesso simbolismo numerico: otto sono i toni della salmodia che formano l’ octoechos o modalità “gregoriana”. ma con un occhio da una parte al ricordo di Ottone I e dall’altro. 1991a e 1991b: lo studioso ABob xxix . dopo OTO e OTTO. Il numero otto è così il leit-motiv della composizione. Il testo quindi riecheggia l’ordine della creazione e della provvidenza.31 Mate. e delle ultime due figurae. 103-108). al bambino futuro Ottone III.PM 31 2008. otto sono le “stazioni” dell’orbita solare corrispondenti a quelle della liturgia quotidiana delle ore nei monasteri. Severo il suo giudizio finale (ivi. visto il ruolo grafico centrale. rimprovera al musicologo americano di non aver minimamente esplicitato il metodo di lavoro che lo ha condotto all’individuazione del testo nascosto (POULLE 2005. simboli di perfezione e completezza. sia per quel che riguarda l’edizione del testo e la traduzione. 113): «… Je ne puis tenir une telle riconstitution pour un travail d’historien. p. p. Nuvolone. il quale ha apportato anche alcune modifiche alle conclusioni del collega. pur accettando l’autorità gerbertiana dello scritto e la sua composizione in occasione del matrimonio di Ottone II. il quale.

PM 32 2008. a riprova del fatto che l’uso dell’abaco si insegnava molto più attraverso la pratica che attraverso testi canonici. di tecniche integrate dalle conoscenze del maestro piuttosto che della pratica con i soli testi.02.ABob xxix Mate.13. bensì erano copiati su rotuli o schedulae intitolate. L’esperienza degli abacisti sarà rapidamente superata dall’affermarsi. il suo vivere cioè della trasmissione. generando così confusioni ed errori che talvolta finivano per essere assunti come la norma. secondo un metodo 32 . un ruolo fondamentale nella fase iniziale di diffusione del nuovo sistema di numerazione. guadagnandosi la dignità del testo scritto. in forme apparentemente diverse. tale fenomeno è spiegabile supponendo appunto che la prima conoscenza delle cifre arabe nel mondo occidentale sia derivata dalla consuetudine con lo strumento dell’abaco e in particolare con gli apices che. potevano essere ruotati. l’algoritmo. a partire dal XII secolo. che sarà quello destinato a trasmettersi al mondo moderno: introdotto ormai anche lo zero l’abaco a colonne risulterà del tutto obsoleto. evidenziando la priorità dell’uso dello strumento rispetto allo scritto. essendo quadratini mobili e non fissi sull’abaco. e il nuovo sistema consisterà nel tracciare i vari passaggi delle operazioni su una superficie coperta di polvere o sabbia (e in seguito su carta). A questo proposito è interessante notare che spesso i trattati sull’abaco non si presentavano come trattati dogmatici contenuti in codices. L’abaco di Gerberto svolse quindi. nell’ambito dell’insegnamento. Le rappresentazioni delle cifre presentano il fenomeno definito da Beaujouan come «rotazione paleografica delle cifre»: la stessa cifra compare cioè. coerentemente d’altronde con quella che Beaujouan identifica come una delle caratteristiche fondamentali dello studio del quadrivium nell’Alto Medioevo. negli antichi cataloghi. secondo Beaujouan. che sono in realtà il frutto di una o più rotazioni di novanta gradi rispetto alla forma ghubar originale. di un nuovo sistema di calcolo. Tabula abaci o Regula abaci. 7:34 . nei vari testi.Testo.stabilisce un legame fra l’uso degli apici dell’abaco e le modalità con cui vengono rappresentate le cifre arabe nelle più antiche testimonianze manoscritte.

Certamente quindi Gerberto dovette avere una formazione piuttosto solida in campo musicale (e si ricorda anche che nel Liber pontificalis l’aquitano è definito Gerbertus cognomento musicus). in questo caso. Richero esagera nella lode del suo maestro quando afferma che. quella per la quale disponiamo del minor numero di testimonianze significative.Testo. per una panoramica più approfondita si veda LIÉBERT 2001 e. in coincidenza anche con la riscoperta del IX libro del De nuptiis di Martiano Capella (per un’introduzione ABob xxix . si dimostrò assai esperto di musica e astronomia. interrogato dal papa Giovanni XIII. 2. ma dovette arrendersi di fronte alle difficoltà incontrate nell’ambito della musica.2 La Musica La musica è. Per uno sguardo d’insieme sui più recenti contributi allo studio della musica in Gerberto si veda NUVOLONE 2005b. Ancora attraverso Richero sappiamo poi che il logico di Reims Geranno chiese al giovane allievo di essere istruito nelle arti del quadrivium. HUGLO 1980. fra le discipline insegnate da Gerberto. GÜMPEL 2003. tuttavia. e l’episodio di Geranno dimostra come anche tale tipo di conoscenze non fosse facilmente acquisibile. con particolare riferimento al contesto catalano. Già presso i maestri carolingi si era infatti registrato un crescente interesse per tale disciplina. e consiste nell’aver effettuato il primo tentativo organico di superare il farraginoso sistema di calcolo ereditato dall’antichità. Nelle Storie Richero afferma che il giovane monaco aquitano.PM 33 2008. per una prima introduzione a Gerbertomusico si legga la voce Gerbert nel New Grove Dictionary. la musica era totalmente ignorata sia in Italia sia in Gallia. allora. 7:34 .33 Mate.assai più agile rispetto a quello degli abacisti (sulla difficoltà dei trattati sull’abaco si veda EVANS 1972).02. ed è quindi piuttosto difficile definire con precisione i limiti delle conoscenze dello scolastico.13. Tuttavia il loro contributo alla storia della scienza resta.

così come illustrato in FARMER 1970.4.2. p.13. 586). 186-187.3. per 30 Sulla trasmissione di Calcidio in epoca medievale si veda HUGLO 1990.ABob xxix Mate. anche nei secoli successivi. e gli intervalli attraverso rapporti numerici.Testo. Per comprendere il perché dell’inserimento della musica fra le discipline del quadrivium. in particolare attraverso l’opera latina per eccellenza di musica speculativa (e riferimento principale dello stesso Gerberto) vale a dire l’Institutio musica di Boezio. 34 . p. consolidatasi nella Tarda Antichità nelle due figure distinte del musicus e del cantor. alla loro attualizzazione. noto agli studiosi altomedievali attraverso la traduzione di Calcidio30: nel Timeo si afferma infatti che l’anima del mondo è strutturata secondo le proporzioni che si possono stabilire fra le serie dei quadrati e dei cubi di 2 e 3 (cioè fra le due serie 1. 181-182. la musica cosmica. noti fin dall’Antichità e la cui scoperta era attribuita per tradizione a Pitagora: i suoni sono cioè rappresentabili attraverso numeri. relegata in una posizione decisamente inferiore.02. 7:34 . p. Su questi principi matematici si basava poi l’interpretazione metafisica della musica che trovava una completa formulazione nel Timeo di Platone. p. come ben illustrato in BELLISSIMA 2000. interesse che spinse alla riesamina delle teorie antiche. MEYER 2001. Questa distinzione.27). non percepibile dall’orecchio umano. si deve tener presente che la teoria musicale si fonda su presupposti numerici. il movimento delle sfere celesti produce così un’armonia. 120-128 e CONTE 2000. si trasmise anche all’Alto Medioevo. BOWER 2002 e SANTI 2003.9. A partire proprio dalle formulazioni platoniche si era venuta però a costituire una profonda frattura fra quella che era la teoria della musica e la pratica strumentale. e alla creazione di ottimi manuali che resteranno a lungo. MEYER 1997.PM 34 2008. la base dell’insegnamento musicale.8 e 1. proporzioni che conducono a una scala musicale (precisamente la scala di Mi) considerata come il sistema acustico perfetto.all’opera del quale si vedano MCCLUSKEY 1998.

13. la cui paternità gerbertiana è stata riconosciuta solo nel 1976 dal musicologo tedesco KlausJürghen Sachs. 7:34 . caratteristica questa delle opere di Gerberto. De mensura. p. ma era stato attribuito a Bernelino. De mensura fistularum. La posizione di Sachs si giustifica. dove l’inizio dell’opera è il seguente: «Gerbertus de commensurabilitate fistularum et monochordi.II (in realtà essi concernono problemi solo aritmetici analoghi a quelli dello scolio all’Institutio arithmetica). cur non conveniant.IV-21.02. 3) Si segnala che M. Meyer. p.35 Mate. 19-21. con traduzione francese. 190-196.II-2. 158. 10. Vi si affrontano questioni legate ai rapporti fra numeri: nella prima lettera Gerberto intende chiarire l’affermazione di Boezio per cui un rapporto superparticolare moltiplicato per due dà un risultato che non è né superparticolare né multiplo.PM 35 2008. 113-139. 9088. p. Inoltre Sachs sottolinea che si tratta di un testo scritto su richiesta (esso è infatti identificato anche con l’incipit «Rogatus a pluribus»). fra l’altro. nella sua opera Scriptores de musica sacra.». se si sottrae a un rapporto superparticolare un altro rapporto superparticolare più piccolo. p. avanzano l’ipotesi della possibilità di attribuire a Gerberto anche ABob xxix . Huglo e C. Il testo era già stato edito nel 1779 dall’abate di Saint-Blaise (Foresta Nera) Martin Gerbert. I testi a noi pervenuti di mano dello scolastico di Reims sono: 1) due lettere indirizzate a Costantino di Fleury e contenenti scolii all’Institutio musica di Boezio. in HUGLO 2000.la cui analisi si vedano FARMER 1970. e pubblicato in GERBERTUS. e che le autorità citate sono le stesse presenti nella Geometria Gerberti. CHADWICK 1986. testo con il quale si possono rilevare anche delle affinità lessicali. 2) Un trattato sulle canne d’organo.. il resto è minore della metà del rapporto che è stato sottratto. XXIX-XXXIX e MEYER 2001. edite in BUBNOV 1899 e in GERBERT. composto a Reims intorno al 980. Biblioteca Nacional. Per la tradizione manoscritta si veda MOSTERT 1997.Testo. GUILLAUMIN 1995. nella seconda lettera viene invece commentata la proposizione boeziana per cui. Madrid. Lettres scientifiques. p. Sull’argomento si vedano anche SACHS 1972. con l’esplicita attribuzione dell’opera a Gerberto contenuta nel ms. 257-274 e NUVOLONE 2005b.. p.

Huglo.ABob xxix Mate. p.2.un secondo trattatello intitolato De ratione. 2. fa notare come Richero utilizzi un appropriatissimo vocabolario tecnico.13. Si tratta. come è noto. di uno strumento dimostrativo assai antico.02. esso è ampiamente descritto dal punto di vista tecnico in BEAUJOUAN 1971 e BELLISSIMA 2000. 7:34 . proportione et divisione semitonii. MEYER 2001. Il monocordo Secondo quanto affermato da Richero l’insegnamento musicale di Gerberto a Reims prevedeva l’utilizzo del monocordo. 60-69. resta il 31 Cf. 36 . e al proposito M.PM 36 2008. Teoria della musica e sua dimostrazione pratica sembrano dunque ricongiungersi nell’insegnamento di Gerberto. variando la lunghezza della corda rispetto alla cassa di risonanza. il cui testimone più antico è un manoscritto della fine del X secolo proveniente dalla Lotaringia. corrispondenti alle misure dei due tratti in cui la corda è divisa dal suddetto peso. la cui invenzione è attribuita dalla tradizione addirittura a Pitagora. L’affermazione di Richero ci dimostra che il monocordo era concretamente presente nella “classe” di Gerberto a Reims. la corrispondenza reale31. in HUGLO 2000.Testo. il problema del calcolo del semitono qui esposto è infatti al centro anche del De mensura fistularum. p. permette di produrre i sette suoni naturali e di verificare quindi praticamente l’esattezza delle proporzioni numeriche che li generano.a. 181-182. mentre i trattati sulla divisione del monocordo prodotti in epoca medievale sono analizzati in MEYER 1996. Esso è costituito da una cassa di risonanza sopra la quale è tesa una corda: l’applicazione di piccoli pesi di piombo a diverse altezze prestabilite. e che lo scolastico non si limitava quindi a illustrare le proporzioni numeriche che generano i suoni ma ne mostrava fattivamente. FARMER 1970. udibilmente.

HUGLO 2000. fa sospettare che nell’affermazione di Richero. e che tutti i trattati di musica successivi a questo periodo (a partire dal Dialogus de musica. MEYER 2001. il canto gregoriano. invece. era pratica comune fra i musici arabi. era insegnato quasi esclusivamente senza alcun ausilio strumentale.PM 37 2008. secondo il quale attraverso questo strumento Gerberto metteva in corrispondenza toni e suoni. 249-250.Testo. in corrispondenza con gli anni del pontificato di Silvestro II. p. in particolare si sottolinea. dove il suo insegnamento. grazie ad esso. L’utilizzo pratico del monocordo. rispetto al quale nel Dialogus de musica si afferma che. il monocordo si sia diffuso improvvisamente nei monasteri d’Europa e sia entrato nelle scuole cantorie per imporsi come strumento fondamentale per l’insegnamento del canto gregoriano. strumento che però non garantiva la stessa precisione e ampiezza di possibilità del monocordo. Il fatto che proprio intorno all’anno Mille. p. canto senza accompagnamento sviluppatosi a partire dall’età carolingia. 7:34 . ma avendo come guida a cui conformarsi solo la voce del maestro. 156. come suggerito in MEYER 1997.37 Mate. p.problema se questo possa significare anche introduzione dell’uso del monocordo nelle scuole cantorie. ABob xxix . Nell’Occidente latino. sulla scia del fiorire della trattatistica orientale al riguardo. che la musica era ampiamente diffusa in Andalusia. risalente proprio agli anni del pontificato di Silvestro II. possa celarsi l’allusione al suo utilizzo non solo per la verifica dei principi della teoria 32 RICHÉ 1984. 26-28 e SANTI 2003. p. vista l’esperienza di Gerberto. 40-44. l’allievo può imparare il canto anche senza un maestro32.13. e composto in Italia settentrionale) si aprano invariabilmente con l’illustrazione del metodo di divisione.02. tanto come strumento-guida per l’insegnamento del canto quanto come strumento dimostrativo per la comprensione della musica speculativa. come illustrato in FARMER 1970. si era affermato a partire dal IX secolo. talvolta poteva essere utilizzato come riferimento per l’intonazione un organo.

data finora per scontata. in cui gli autori alto medievali avevano mostrato una notevole originalità. MEYER 1997. p. SACHS 1972. 191. 2. quella appunto sulle proporzioni delle canne d’organo. Il trattato di Gerberto si propone di dimostrare come le proporzioni 33 Cf. recentemente sollevato. benché le Storie di Richere facciano menzione del solo monocordo come strumento utilizzato da Gerberto. con la quale Gerberto si inserisce in una tradizione di trattatistica tecnico-speculativa. inutilmente.b. 185. p. FARMER 1970. GERBERT. di contrastare l’ingerenza delle grandi famiglie aristocratiche della regione nelle questioni riguardanti l’abbazia. ben quattro epistole dello stesso scolastico parlano degli organa (ep. In generale poi sull’argomento Gerberto-costruttore di organi si segnala il volume FLUSCHE 1994. Gerberto costruttore di organa? Un primo problema.Testo.PM 38 2008.181-182.2. 7:34 .ABob xxix Mate. 84. 38 . 259-260.musicale.02. 70-91-92-160. Correspondance) rimasti a Bobbio dopo il precipitoso ritorno a Reims34. e il conseguente rafforzarsi del partito di corte a lui avverso. ma anche come strumento guida nell’apprendimento del canto33. La morte improvvisa del suo protettore Ottone II il 7 dicembre 983. con l’anonimo strumento musicale. p. rispetto alla questione degli organa. lo spinsero ad abbandonare Bobbio e. Per quel che concerne i testi. p. dopo alcune soste in città italiane. organa che l’aquitano avrebbe voluto recuperare per farne dono al monastero di Aurillac. SANTI 2003. oltre che buone conoscenze e abilità d’analisi del sistema acustico.13. a ritornare a Reims. 34 Come abate di Bobbio Gerberto aveva cercato. è quello della identificazione. problema illustrato in H ENTSCHEL 2003. A questa testimonianza va aggiunta poi quella dell’operetta De mensura fistularum (vedi sopra).

02. Per un’analisi del trattato e del procedimento matematico usato da Gerberto per la sua dimostrazione si vedano SACHS 1972.39 Mate. e così equivalenti a quelle del monocordo. Gerberto. riesce a dimostrare. Michel Huglo. attraverso una complessa serie di operazioni aritmetiche. quella del monocordo e quella delle canne d’organo. manoscritti che in Catalogna lo scolastico avrebbe potuto facilmente consultare. costantemente alla ricerca di quell’ordine universale che ha ampiamente lodato nei suoi scritti geometrici e matematici. a quelle del sistema perfetto pitagorico. in quanto. sottolinea la probabilità che. p.numeriche valide per il monocordo. rivelando in tal modo l’esistenza di un unico ordine razionale a fondamento dell’universo.Testo. poema che accompagnava proprio il dono di un organo. in questo secondo caso. come le proporzioni valide per le canne dell’organo siano in realtà riconducibili.13. Ultima testimonianza della capacità di Gerberto di costruire organa è il già citato carmen figurato analizzato da Clyde Brockett. Il problema della non corrispondenza fra le due serie di proporzioni numeriche. in HUGLO 2000. vi sia anche la Musica Isidorii. 7:34 . ma aveva pesanti implicazioni teoriche data l’equivalenza dei valori numerici validi per il monocordo con quelli alla base della struttura dell’anima del mondo secondo il Timeo platonico. 266-274 e MEYER 1997. Come si è già visto nel caso del monocordo. in base a una serie di semplificazioni. cioè il III libro delle Etymologiae di Isidoro di Siviglia interpolato. il suono non è prodotto dalla vibrazione di una corda bensì di un corpo cilindrico ed è quindi necessario tener conto del volume della canna oltre che della sua lunghezza. e corrispondenti alla scala del sistema acustico perfetto di Platone-Calcidio. in Gerberto si vedono dunque convergere le conoscenze del teorico musicale e quelle del musicista strumentale. non siano automaticamente applicabili alle canne dell’organo. con la scala dei suoni tratta dal Commento di Porfirio al Timeo (HUGLO 1994).PM 39 2008. p. 187-190. fra le fonti di Gerberto. in manoscritti in scrittura visigotica. unite in questo caso anche a notevoli abilità artigianali. ABob xxix . non era solo un problema di natura tecnica.

è confermato dall’epistola 13 (GERBERT. con molta probabilità è riconducibile alla scuola gerbertiana. APEL 1948.128 Inf. era Il fatto che a Bobbio Gerberto avesse organizzato una scuola. Il f. Per una storia di questo strumento si vedano ROBBINS 1929. prima del 7 dicembre 983) a Egberto.13. l’Ambr. nella quale l’abate promette al suo corrispondente di accogliere studenti in Italia . questo potrebbe essere proprio l’aspetto degli organa realizzati da Gerberto. 7:34 .. Correspondance) (Bobbio o Pavia. databile alla seconda metà del X secolo e contenente scritti musicali e aritmetici legati a Boezio.PM 40 2008.Testo.ABob xxix Mate. a differenza di quest’ultimo.02. secondo l’autore. a prescindere dalle materie insegnate. in base all’ipotesi formulata da Tosi. giugno del 983. e che ci fornisce così un prezioso indizio per individuare l’ambiente in cui il manoscritto è stato prodotto. che lega quindi questo manoscritto alla scuola musicale bobbiense organizzata dal nuovo abate. che potevano essere utilizzati non solo come ausilio per la comprensione dei principi della teoria musicale. Più difficile è stabilire di quale tipologia di organo si trattasse. manoscritto che. come veri e propri strumenti musicali di accompagnamento alla liturgia..C. 35 40 . alla destra è collocato il suonatore e alla sinistra un inserviente che manovra i mantici. impegnandosi soprattutto nella realizzazione di strumenti. Al f. Tosi (T OSI 1985) l’esistenza di un manoscritto. realizzata dall’ingegnere alessandrino Ctesibio nel III secolo a. al pari del monocordo. Inoltre proprio all’epoca dell’abbaziato bobiense. gli organa. 1 di questo codice contiene infatti una decorazione a piena pagina costruita sull’espressione «pone superparticolares». ma anche. 46v è poi presente un disegno rappresentante un organo: si tratta di una struttura verticale a 10 canne alla base delle quali è posta la tastiera. C.A Bobbio dunque Gerberto dovette essersi dedicato con particolare attenzione all’insegnamento della musica 35 . l’espressione cioè che apre lo scolio gerbertiano all’Institutio arithmetica di Boezio. arcivescovo di Trevi. In relazione all’insegnamento musicale di Gerberto a Bobbio è stata evidenziata da M. WILLIAMS 1993 e MORENO 2000: la prima forma. è datato il carmen figurato secondo Nuvolone.

l’ hydraulis , nel quale, per equilibrare la pressione dell’aria all’interno delle canne, veniva utilizzata l’acqua; successivamente si passò all’impiego di mantici e, a partire dal III secolo d.C., si introdusse il termine organum, a indicare soprattutto il nuovo modello dell’organo pneumatico. La storia dello strumento in Occidente subisce un arresto all’epoca delle invasioni barbariche: intorno al VI secolo, infatti, si perde del tutto la capacità di realizzare l’ hydraulis, mentre permane qualche sporadica realizzazione del tipo pneumatico. L’uso dell’organo, riservato come già nell’Antichità alle cerimonie civili, rimane invece sempre vivo a Bisanzio, e riceve un nuovo impulso dal contatto con il mondo arabo, dove la sua tecnica di costruzione, in primo luogo del tipo idraulico, era stata appresa direttamente dai testi greci. A partire dall’VIII secolo l’hydraulis, grazie a Bisanzio, fa la sua ricomparsa nell’Occidente latino, suscitando un immenso stupore e guadagnandosi menzioni nelle cronache dell’epoca: nel 757 l’imperatore Costantino Copronimo ne fa dono a Pipino il Breve, nell’812 un secondo organo viene inviato a Carlo Magno, nell’826, alla corte di Ludovico il Pio, un hydraulis è realizzato da un prete veneziano edotto in quest’arte a Bisanzio. Benché il tipo pneumatico resti comunque quello più diffuso nell’Occidente latino, un passaggio del carmen figurato analizzato da Brockett — nel quale si afferma che «... omnia que nato rogite cum pneumate sacro/ occupat atque suo mare quod tam gurgite vasto...», «...Richieda con insistenza tutto ciò che necessita al figlio col Soffio sacro,/ pressato inoltre dal mare con le sue onde profonde...», versi questi che giocano sul doppio senso dell’espressione «pneuma sacer», interpretabile sia come Spirito santo sia come soffio dell’organo utilizzato nelle celebrazioni liturgiche e sospinto dall’acqua36 — fa propendere piuttosto verso

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Cf. NUVOLONE 2003, p. 140-141, 199-205 e 2004, p. 315-322.

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la tipologia idraulica, di più complessa fattura, il che spiegherebbe anche le difficoltà di trasporto dall’Italia al monastero di Aurillac. Al proposito si segnala che, benché la testimonianza di Guglielmo di Malmesbury vada considerata con cautela dato il suo legame con il filone letterario della leggenda di Gerberto papamago, egli fa comunque riferimento a un organo idraulico lasciato dallo scolastico a Reims (di cui tuttavia non fa menzione Richero) (WILLELMUS, Gesta).

2.3 L’Astronomia Una storia dell’astronomia alto-medievale è offerta dal lavoro MCCLUSKEY 1998, dal quale risulta che, persi i contatti con la tradizione antica di osservazione e di studio secondo modelli geometrici di rappresentazione, tale disciplina si era sostanzialmente ridotta al rango di ausiliaria della liturgia: ad essere praticata era infatti quasi esclusivamente l’arte del computo (per il quale si veda il già citato B ORST 1997), sia per la determinazione del calendario liturgico, in particolar modo della data della Pasqua, sia per il calcolo del tempo giornaliero, fondamentale per la vita monastica rigorosamente scandita dalle ore della preghiera. L’astronomia pratica dunque, limitata a tali ambiti esclusivamente monastici, finiva per diventare in realtà un semplice caso particolare della pratica aritmetica. Un’altra forma di interesse per l’astronomia, tendenzialmente più teorica, registra la sua fioritura a partire dall’epoca carolingia e si concretizza nella produzione dei cosiddetti “cataloghi di stelle”: si tratta di descrizioni dell’aspetto visivo delle costellazioni, delle quali vengono messe in evidenza il numero di stelle che le compongono e la localizzazione di quelle principali; vi si affrontavano, inoltre, anche problemi di cosmologia, fornendo schematiche rappresentazioni pittoriche del sistema delle sfere
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celesti. Si tratta tuttavia di testi più letterari che scientifici, che attingono alla tradizione enciclopedica latina, dalla Naturalis Historia di Plinio alle Etymologiae di Isidoro di Siviglia fino ad arrivare al De natura rerum di Beda il Venerabile, e che non sono scevri da fascinazioni mitologiche: spesso, infatti, le illustrazioni che accompagnano il testo rappresentano in realtà la figura mitologica che dà il nome alla costellazione piuttosto che lo schema reale secondo cui sono disposte le stelle; né manca, talvolta, un certo simbolismo religioso riscontrabile ad esempio in Alcuino di York. Sempre costante era il rischio che lo studio dell’astronomia degenerasse in astrologia, a tutto discapito della scientificità. È ancora alla corte carolingia, in particolar modo a partire da Luigi il Pio, che si registra un revival di quella contaminazione fra astronomia e astrologia che era fiorita alla corte imperiale romana, e aveva poi lasciato scarse tracce di sé nei primi tempi dell’Alto Medioevo. Si tenga presente tuttavia che questa astrologia di corte non va confusa con la semplice predizione astrologica, unanimamente deprecata, e godeva di una considerazione pari a quella della scienza astronomica vera e propria; almeno teoricamente, infatti, astronomia e astrologia costituivano due discipline distinte e di pari dignità, secondo la definizione isidoriana che assegnava all’una lo studio dei movimenti dei corpi celesti, e all’altra le ragioni che presiedono a tali movimenti, cioè rispettivamente il nomos e il logos. La latente ambiguità perlomeno nella pratica, se non nella definizione ufficiale della materia, risulta però chiara dal fatto che i due termini astronomia/astrologia nel linguaggio comune spesso si sovrapponevano e si confondevano. Ma nessuna ambiguità emerge nell’attività di Gerberto, il quale si mostra a tutti gli effetti un astronomo, osservatore del cielo non già per scorgervi segni e determinare influssi astrali ma per individuare pianeti e stelle in esso presenti: l’invito da lui rivolto ai suoi studenti di Reims è infatti quello di scrutare, nelle notti serene, i corpi celesti per riconoscerli e determinarne le altezze sull’orizzonte al momento del sorgere e del tramontare:

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di data sconosciuta ma collocabile entro il 982 (della quale si parlerà nel paragrafo seguente). tipica dell’ambiente monastico.02. MCCLUSKEY 1998. 600-602. p. 2) la lettera 153 (GERBERT. Di notevole aiuto sono poi le Storie di Richero. scolastico dall’883 al 900. III. nonostante la possibilità di accedere all’opera di Remigio. nel quale si dimostra a tal punto versato nell’arte del computo da riuscire a chiarire. Historiarum.ABob xxix Mate. Con questo scritto inoltre l’aquitano si inserisce nella tradizione altomedievale dei computi. 612. e che soprattutto aveva avuto a Reims un illustre rappresentante in Remigio d’Auxerre. avvicinandosi maggiormente. GERBERT. il quale si diffonde dettagliatamente nella descrizione degli strumenti usati dallo scolastico per l’insegnamento dell’astronomia alla scuola di Reims. allo spirito antico di osservazione: nonostante la tradizione della scuola. 70-75. 44 .Testo. Correspondance) a Adamo sul metodo di determinazione degli archi diurni e notturni alle diverse latitudini. tam in ortu quam in occasu notarent…» (RICHERUS. agebatque ut eas in mundi regionibus diversis obliquatas. Remigio fu autore.13. 65-70. in questa branca del sapere. 50) Per quel che riguarda i testi sicuramente autentici di Gerberto ricordiamo: 1) la lettera a Costantino di Fleury sulla costruzione della semisfera (ep. la lettera di Gerberto presenta infatti un grossolano fraintendimento della regola di Capella commentata. In realtà l’interesse di Gerberto per tale tradizione era probabilmente debole. datata al 989. 7:34 .«… Nam tempore nocturno ardentibus stellis operam dabat. si vedano LINDGREN 1985 e SIGISMONDI 2003a. in particolare gli aspetti tolemaici di esse. SIGISMONDI 2003. Lettres scientifiques). in particolare Gerberto commenta qui una regola esposta nel De nuptiis di Marciano Capella. 3. La lettera si fonda su una conoscenza astronomica esclusivamente latina. p. analizzata in POULLE 1985. e talvolta perfino correggere. alcune affermazioni dell’autore. fra l’altro.PM 44 2008. Sull’aspetto delle conoscenze geografiche di Gerberto. p. di un commentario In Marcianum Capellam.

e che paiono scaturire dall’inventiva dello scolastico. rivela quale dovette essere l’entusiasmo suscitato fra i contemporanei.Testo. e dedica proprio all’insegnamento dell’astronomia il numero maggiore di capitoli delle sue Storie. 79. Correspondance). in particolare le sfere.13.a. tanto che lo scolastico di Reims poté utilizzarli come prezioso oggetto di scambio per ottenere un bene altrettanto prezioso per lui: manoscritti (ep. Correspondance). 2. 24.45 Mate. di cui non c’è traccia in precedenza nelle scuole alto-medievali né in quelle contemporanee37. 134. Correspondance). GERBERT. Si tratta dunque di ottimi strumenti pedagogici. il tutto corroborato probabilmente 37 38 Cf.02. dalla capacità di rileggere le fonti tradizionali del sapere operando un’intelligente contaminazione fra di esse.PM 45 2008. dalla sua stessa passione per l’insegnamento38. l’ars di Gerberto sottolineata da Richero. GERBERT. L’estrema cura con cui tali sfere sono descritte da Richero. Gli strumenti astronomici di Gerberto Furono essenzialmente gli strumenti usati da Gerberto. FROVA 1974b. ABob xxix . citata nell’epistola 92 al monaco Bernardo (inizio del 987) (GERBERT. Gerberto rivela una spiccata propensione per l’elaborazione di efficaci strumenti pedagogici: oltre alle sfere astronomiche si consideri infatti la tavola-manuale da lui creata per aiutare nella memorizzazione delle regole retoriche.Come spia dell’interesse sempre vivo di Gerberto in questo campo si consideri poi anche la richiesta del trattato di astronomia tradotto dall’arabo fatta a Lupito di Barcellona nel 984 (ep. a destare la grande ammirazione dei suoi contemporanei. non limitandosi come i suoi predecessori a semplici rielaborazioni letterarie ma riproducendo fattivamente quelle descrizioni in modelli tangibili. il quale sottolinea come esse rendessero facilmente comprensibile a chiunque una disciplina tanto ardua.3. p. 7:34 .

e di origine araba è il più antico globo celeste esistente al mondo. si consideri che il ms. Per una panoramica generale sugli strumenti astronomici in uso nel Medioevo si consulti poi DESTOMBES 1966. testimoniata da Richero (RICHERUS.13. Historiarum. rivestita di cuoio. È da sottolineare. e reca in mano un globo celeste. contiene il De orologio secundum alkoram.PM 46 2008. visti durante il suo soggiorno in Catalogna.dal ricordo di strumenti utilizzati in ambiente culturale arabo. speram rotundam. 1) una sfera delle stelle. Si tratta cioè di una sfera celeste. che si tratta solo di strumenti pedagogici e non di veri e propri strumenti di osservazione. ACA 225 Ripoll. recante sulla superficie il disegno delle costellazioni. 7:34 . 46 . in quanto essi permettono esclusivamente l’individuazione dei corpi celesti ma non offrono la possibilità di effettuare la misurazione delle coordinate stellari.ABob xxix Mate. III. POULLE 1985. fabbricato a Valencia da Ibrahim ‘Ibn Said nel 1085 e conservato all’Istituto e Museo della Storia della Scienza di Firenze. comunque. ampiamente descritte in SAVAGE 1985. strumento di rappresentazione astronomico di origine ellenistica utilizzato anche dagli arabi. Correspondance). ZUCCATO 2005a.Testo. che è appunto la testimonianza di una sfera celeste ed utilizza una fonte araba.02. per cui le stelle appaiono come punti fissi luminosi incastonati sulla superficie di una volta centrata verso l’osservatore: lo strumento non fa altro che riprodurre questa volta immaginaria. la quale indossa un mantello sul quale sono rappresentati il sistema dei cieli. Si individuano quattro tipi di sfere. piena e in legno. le orbite del sole e della luna e varie costellazioni. 148 e 152 (GERBERT. Per quel che riguarda l’origine araba di queste sfere. per la cui descrizione tecnica si vedano FROVA 1974b. La rappresentazione della sfera celeste si basa sull’impressione che si ricava dall’osservazione del cielo in una notte serena. di cui si parlerà più oltre. Una descrizione letteraria latina di un globo celeste è quella contenuta nel libro VIII del De nuptiis di Marciano Capella: nella rappresentazione allegorica l’Astronomia compare sulla scena accompagnata dalla sorella Geometria. LINDGREN 1976. id est. 50) e da Gerberto nell’ep.

III. in LINDGREN 1976. 3 a Costantino (GERBERT. Historiarum. lo strumento più complesso e quello più specificatamente legato all’osservazione diretta dei corpi celesti. tropici). eclittica. cioè un tubo rettilineo per l’individuazione dei corpi celesti. 51) anche di quella dello stesso Gerberto nella ep. in pratica corrispondente a una sorta di scheletro della sfera celeste. le fistulae comprese fra le due polari non sarebbero state convergenti verso il centro ma parallele fra loro. cioè un antico strumento di rappresentazione dei grandi cerchi celesti (equatore. Nei punti di intersezione fra i paralleli e il meridiano erano praticati dei fori e inserite delle fistulae. Secondo Ute Lindgren invece. non era altro in realtà che una rielaborazione dell’armilla in modo tale da trasformarla da modello ABob xxix . La prima versione dell’astrolabio.. Lettres scientifiques).47 Mate. era possibile individuare le stelle presenti di volta in volta alle principali latitudini. il cosiddetto astrolabio sferico illustrato da Tolomeo. Guardando attraverso le fistulae. dove si collocava l’osservatore. 3) la terza è una sfera armillare. essenziale per comprendere i principi base dell’astronomia classica. descritto ampiamente insieme ad altre tipologie dello stesso strumento in MICHEL 1954. in tutto sette. oggetto oltre che della descrizione di Richero (RICHERUS.02. meridiani.C. La più antica armilla completa conosciuta è quella utilizzata dai Greci di Alessandria nel 140 d. ma modelli più semplici erano di uso generale anche prima di questa epoca. i tropici e l’equatore. per la cui tradizione manoscritta si veda MOSTERT 1997. Essa era. di origine araba. Si trattava di una semisfera in legno di grandi dimensioni sulla cui superficie erano segnati i circoli polari. 7:34 . fra tutte.PM 47 2008.2) la semi-sfera. ca. una volta orientata la sfera secondo l’inclinazione del globo terrestre. intersecati da un meridiano. convergenti verso il centro. Tale strumento non ebbe però seguito nel Medioevo in quanto soppiantato dall’affermarsi di un nuovo.13.Testo. Siamo qui di fronte ad una anbuba. Come si sottolinea in ZUCCATO 2005a l’intento di Gerberto era quindi quello di familiarizzare gli studenti con i cinque cerchi della tradizione aratea. autentico e ben più maneggevole strumento di osservazione: l’astrolabio.

è costituita dai cerchi rappresentanti i circoli polari. di orientare la sfera in modo analogo all’inclinazione reale del globo terrestre: era quindi soprattutto quest’ultimo particolare a distinguerla dal primo globo celeste. da non confondersi con il concetto teorico di linea dell’orizzone.astronomico a strumento d’osservazione. Zuccato. ha messo in evidenza che l’aspetto più interessante di questa sfera è la presenza dell’anello dell’orizzonte. Si tratta di un anello esterno. III. nel già citato ZUCCATO 2005a. il tutto tenuto insieme dai due coluri (cioè dai meridiani celesti passanti per il punto equinoziale e solstiziale). 48 . Come illustrato da Zuccato (NUVOLONE 2005f. 7:34 .Testo.ABob xxix Mate. era totalmente sconosciuto alla tradizione latina antecedente a Gerberto. nozione questa del tutto comune.PM 48 2008. regolabile. testimoniata da Richero (RICHERUS.02. la cui prima attestazione risale alla descrizione di un globo solido nell’opera di Tolomeo. Quella di Gerberto. ed esternamente dall’eclittica. all’interno della quale erano sospese le sfere delle orbite dei pianeti. 53. 495) i pianeti sono collocati nello loro sedi d’origine all’inizio dell’anno cosmico.13. III. La sfera era munita di una fistula passante per i poli che permetteva. che rappresenta una commistione fra la sfera armillare e la sfera delle stelle: essa presentava infatti la struttura di un’armilla sulla quale però erano rappresentate le costellazioni per mezzo di fili metallici. individuando attraverso di essa l’Orsa maggiore. 52). 4) infine una sfera. Historiarum. Tale espediente tecnico. Historiarum. Le sfere armillari conobbero una grandissima diffusione nel mondo islamico e le armille utilizzate nel XII secolo dagli arabi di Spagna costituirono i prototipi di tutte le successive sfere europee. secondo il metodo illustrato dal Liber Alchandrei. utile per mostrare la posizione delle stelle a differenti latitudini geografiche. mentre è sistematicamente utilizzato nei globi celesti islamici. p. descritta in RICHERUS. l’equatore e i tropici. un particolare tecnico che la ricollega senza possibilità di equivoco al mondo islamico. così da permettere la localizzazione dei singoli pianeti nello Zodiaco e l’individuazione dei principali rapporti di ciascuno con gli altri.

ma di cui. Poulle in POULLE 1985. Le due testimonianza sono analizzate da E. nato alla fine del XIII secolo e sconosciuto quindi allo stesso autore. Nel X secolo una clessidra ad acqua era presente nel monastero di Fleury. si potrà pensare o ancora a un notturlabio. lo strumento andrà sicuramente identificato con un notturlabio. e il problema di come calcolare il tempo in base alla quantità d’acqua che scorre nei vasi di una clessidra è affrontato in uno scritto di Abbone di Fleury sulla base di Macrobio.PM 49 2008.13. 1996a e 2000. Chronicon. L’autore conclude che per quanto riguarda il primo testo. a una meridiana o a una clessidra. cioè uno strumento per determinare l’ora notturna avvalendosi dell’osservazione della posizione dell’Orsa Maggiore.49 Mate. nel suo Chronicon. come dono all’imperatore Ottone III (THIETMARUS. quanto invece alla testimonianza di Guglielmo di Malmesbury. Gerberto nomina una clepsydra. nella lettera a Adamo. Infine. della quale avvalersi per la determinazione degli archi temporali: si tratta di un orologio ad acqua. non si conoscono esattamente i dettagli tecnici.Se le sfere erano la base dell’insegnamento astronomico di Gerberto a Reims. II. 168).Testo.02. escludendo che si tratti di un orologio meccanico. Guglielmo di Malmesbury parla di un horologium arte mecanica compositum lasciato a Reims (WILLELMUS. per l’epoca in questione. 61). strumento del quale si è conservata la tradizione dall’Antichità fino al XIII-XIV secolo. non manca tuttavia nelle fonti la menzione di altri strumenti. oppure. ABob xxix . Abbiamo due testimonianze della costruzione da parte di Gerberto di quello che viene definito come un horologium: Tietmaro di Magdeburgo. Gesta. riferisce della costruzione di un horologium a Magdeburgo. 7:34 . considerando le valenze della parola horologium nel Medioevo.

in due fasi temporali successive. totalmente estranea per un Occidente che ignorava l’opera di Tolomeo.Testo. corrispondente agli ultimi decenni del X secolo (quella dunque in cui si colloca anche la figura di Gerberto) vede in atto i primi tentativi di traduzione di opere arabe sull’argomento: il risultato sarà la produzione di un corpus astrolabico in lingua latina.2. La sua storia nel mondo latino è ampiamente descritta in BORST 1989. una delle più importanti testimonianze al riguardo è il ms. Gerberto e l’astrolabio: un problema irrisolto Il nome di Gerberto di Aurillac si inserisce in modo molto problematico nella discussione riguardo alle modalità di trasmissione dell’astrolabio dal mondo islamico a quello dell’Europa occidentale latina. ma si veda anche MCCLUSKEY 1998. La prima. 7:34 . saranno destinati per la maggior parte a cadere nell’oblio. p.02. descritto dal punto di vista paleografico e codicologico in MARTINEZ 2000. mentre. quella cioè dell’ondata di traduzioni sistematiche del XII secolo — in particolare quelle di Johannes Hispalensis — quando si renderanno disponibili in latino non solo i trattati sull’astrolabio ma anche l’opera che ne espone i principi teorici: vale a dire il Planispherium di Tolomeo.b. contenente un’ampia raccolta di testi appartenenti all’antico corpus (fra i quali anche il De utilitatibus e alcuni passi della Geometria Incerti Auctoris. Tali testi. ACA Ripoll 225.13. dall’Andalusia alla Catalogna. data la difficoltà di adattare in latino la nuova terminologia araba e di comprendere appieno la materia stessa. Tornando alla prima fase di trasmissione. per la reale diffusione del nuovo strumento e la generalizzazione del suo utilizzo. vedi oltre) e copiato nello scriptorium di 50 . Benché si trattasse di uno strumento molto antico è però con gli arabi che esso viene portato alla perfezione e conosce un’ampia diffusione. L’astrolabio penetra nel mondo occidentale latino attraverso la via spagnola. 171-175. bisognerà aspettare la seconda fase.ABob xxix Mate. proprio per la loro difficile accessibilità.PM 50 2008.3. rappresentato da testi molto complessi e spesso oscuri.

697-701) di identificare il testo di Lupito con lo stesso De utilitatibus attribuito a Gerberto.S. sul finire del X sec. p. sebbene per le traduzioni sistematiche delle grandi opere di Tolomeo bisognerà aspettare l’attività organizzata delle scuole di traduzione toledane. Dubbi sulla identificazione delle Sententiae con l’opera di Lupito avanza invece E. in Catalogna. In particolare il ms. con il quale è stato identificato dai più (si vedano ad es. si veda anche l’articolo JUSTE 2000. Kunitzsch ha anche messo in rilievo che. alcune righe identificate dallo studioso come gli inizi della traduzione dei primi due capitoli del Planispherium nella versione araba. entrambi originali. MCCLUSKEY 1998.51 Mate. p.02. in KUNITZSCH 1997 e 2000. p. senza peraltro intervenire in modo sostanziale sul contenuto. confermando così il ruolo svolto dal monastero catalano in questo processo di trasmissione culturale. Sul problema della esistenza di traduzioni dall’arabo in latino già prima del XII sec. di un trattato sull’utilizzo dell’astrolabio di al-Kwarizmi (Baghdad. BNF. primi tentativi di adattamento parziale di tali testi poterono essere realizzati già nel X secolo: ne è testimonianza il manoscritto Paris. cioè il più completo dei primi testi sull’astrolabio. p. Paul Kunitzsch.Testo. frammisti proprio al testo delle Astrolabii Sententiae.13. come fonte principale. 7412.). testimoniando così che i primi approcci latini alla nuova astronomia si avvalsero contemporaneamente sia di materiale testuale che di oggetti. oltre che dell’osservazione diretta di uno strumento originale arabo. MARTINEZ 2000. 7:34 . Poulle in POULLE 2005. 243-246.PM 51 2008. che contiene. 175. la ABob xxix . una traduzione cioè precedente di un secolo e mezzo quella di Ermanno di Carinzia (1143 d. Maria de Ripoll prima della metà dell’XI secolo. chiudendo quindi in negativo la spinosa questione sulla paternità gerbertiana dello scritto con l’ipotesi che l’aquitano si sia limitato a una semplice “ripulitura” dell’ostico testo latino inviatogli dal suo corrispondente catalano. 225 contiene le Astrolabii Sententiae. IX sec.C. Una proposta alternativa è quella (THORNDIKE 1923. ha messo in evidenza che tale testo si avvale. KUNITZSCH 2000. L’autore individua.). 392) il Liber de astrologia tradotto da Lupito e conosciuto da Gerberto. lat.

PUIGVERT 2000b.PM 52 2008. MARTINEZ 2000. 248-249. 7:34 .composizione di due corpora destinati a contendersi il primato per quel che riguarda l’elaborazione dei primi testi scientifici latini con elementi arabi: il corpus dei testi astrologici conosciuto sotto il nome di Alchandreus e il corpus astrolabico. 54. è un oggetto di fabbricazione catalana risalente al terzo o ultimo quarto del X secolo39.C. è non solo quello di capire se egli abbia conosciuto tale strumento. come Ute Lindgren. come Emmanuel Poulle. l’astrolabio “carolingio” o astrolabio Destombes. e la loro diffusione in ambito catalano. la sua conoscenza possa essere stata tale da permettere di attribuirgli la paternità di un trattato sull’argomento. Il testo del Planispherium è d’altronde. 52 . Come si evidenzia in KUNITZSCH 1997. A conferma di tale datazione si consideri che il più antico astrolabio latino conosciuto. oggetto dei commenti dell’astronomo andaluso Maslama. ma anche di collocare il pieno sviluppo degli studi arabo-andalusi sull’astrolabio. il maggior propugnatore degli studi sull’astrolabio nell’ambiente islamico d’Occidente. PUIGVERT 2000b. ma soprattutto se.Testo. proprio il nome di Maslama si collega indirettamente con le Astrolabii sententiae: questo testo infatti contiene una tavola delle coordinate stellari ricalcata sul modello di quella elaborata da Maslama o dalla sua scuola nel 978 d. proprio nel X secolo. p. a partire dal terzo quarto circa del X secolo.13.02. la sostiene invece con fermezza. il che ci permette non solo di stabilire un sicuro termine post quem per la redazione delle Astrolabii Sententiae. Questo dunque il quadro cronologico-culturale sul cui sfondo si colloca l’attività di Gerberto. nega la possibilità di una tale attribuzione e chi. Il problema. p. il De utilitatibus astrolabii o Quicumque astronomice peritiam discipline.ABob xxix Mate. È soprattutto quest’ultimo punto a dividere gli storici della scienza medievale fra chi. p. riguardo allo scolastico di Reims. 247-248. 51 e MARTINEZ 2000. eventualmente. SAMSÓ 1999.. la cui tradizione manoscritta è analizzata in MOSTERT 1997. p. Lo stesso Bubnov pone 39 Cf.

646. degli organa. ABob xxix . A conferma della sua tesi lo studioso sottolinea come la semi-sfera descritta da Richero e dallo stesso Gerberto non avrebbe avuto senso se lo scolastico avesse avuto conoscenza e pratica dell’astrolabio: la semi-sfera infatti non avrà seguito proprio perché del tutto inutile in conseguenza della diffusione del nuovo strumento. BEAUJOUAN 1985. Lettres scientifiques) può essere chiarita se la si interpreta come ricordo dell’alidade. in campo musicale. e ben altre. Poulle. non fa menzione dell’astrolabio. di cui ci dà invece testimonianza certa la corrispondenza dello stesso scolastico). in POULLE 1985.02. non sapendo fondamentalmente esprimersi né a favore né a sfavore della presunta autenticità gerbertiana. ancora nel 989. funzioni in modo assai più pratico. 651.13. Che Gerberto abbia potuto perlomeno vedere un astrolabio durante il suo soggiorno in Catalogna è possibile: l’allusione a un oscuro radium geometricum contenuta in una lettera a Costantino (ep. 40 Cf. Inoltre Richero.il trattato fra gli opera dubia. cioè la lettera a Adamo. nega l’attribuzione del trattato a Gerberto e pone l’eventuale conoscenza dell’astrolabio in un’epoca molto avanzata. cioè di quella parte dell’astrolabio costituita da un’asticella munita di mirino. su conoscenze astronomiche esclusivamente latine. 171. che scrive alla fine del X sec.53 Mate. MCCLUSKEY 1998. p. (È però da sottolineare che Richero non fa nemmeno menzione. pur dedicando un’esauriente sezione delle sue Historiae all’insegnamento astronomico del maestro. Resta da chiarire tuttavia il punto fondamentale: se Gerberto abbia potuto cioè anche assimilare le conoscenze teoriche sottintese alla possibilità di utilizzo di tale strumento. 309.. p. 1996b e 2005. GERBERT. 7:34 .Testo. che assolveva le medesime. BEAUJOUAN 1991. bisogna ammettere che essa poggia. p. Se si considera poi l’unico scritto di teoria astronomica senza alcun dubbio di Gerberto. utilizzata per calcolare l’altezza di un astro sull’orizzonte40.PM 53 2008. 1.

da collocarsi sicuramente dopo il 984. Quanto all’origine del De utilitatibus astrolabii. Secondo lo storico francese Gerberto si sarebbe allora limitato allo studio del testo inviatogli.ABob xxix Mate. e. Recentemente Poulle. Fleury).Se l’aquitano conobbe l’astrolabio. 7:34 . non identificabile peraltro con nessuno dei testi del primo corpus astrolabico.02. l’epoca cioè della lettera a Adamo.PM 54 2008. Poulle nega però la possibilità che Gerberto sia stato l’autore di un testo complesso come il De utilitatibus astrolabii. il quale presenta inoltre uno stile alquanto differente da quello abituale dello scolastico. l’ambiente cioè al quale va attribuita anche la Geometria Incerti Auctoris (vedi oltre). illustrando un lavoro ancora inedito di Jacquemard che sembra confermare le sue teorie. esso andrà allora ricondotto. considerato il tempo di avere il manoscritto e di assimilarne il contenuto.Testo. La dispersione dei suoi allievi fra la Valle della Loira (Micy. Jacquemard individua il momento in cui si registra una presa di coscienza delle possibilità pedagogiche dell’astrolabio intorno al 1020. autore del De mensura astrolabii. all’ambiente degli studiosi di Lorena dell’inizio dell’XI secolo. l’anno in cui Gerberto richiede a Lupito di Barcellona la sua traduzione di un Liber de astrologia. di cui sono noti i rapporti con la Catalogna. sempre decisamente contrarie alla paternità gerbertiana dello scritto. secondo lo storico francese. e in cui operò l’altro divulgatore latino dell’astrolabio. una prosa infarcita di termini arabi per la cui conoscenza si dovrebbe postulare anche un’altra fonte rispetto alle Astrolabii sententiae.13. in POULLE 2005. Ammessa la conoscenza dello strumento. ha ripreso le sue posizioni. Ermanno Contratto. attraverso i discepoli di Gerberto. e lo situa a Chartres in relazione con l’insegnamento di Fulberto. lo scolastico di Reims fu eventualmente in grado di comprendere correttamente il funzionamento dello strumento solo dopo il 989. fra i quali dette notevoli risultati la diffusione dello spirito dell’insegnamento dello scolastico di Reims. divulgando progressivamente ai propri discepoli le conoscenze che andava acquisendo. tale conoscenza è dunque. la Lotaringia (Liegi) e la Germania 54 .

(Ratisbona. 7:34 . 246). 1985 e 2001. Il ruolo di questa area geografica nel processo di trasmissione delle nuove conoscenze scientifiche influenzate da elementi arabi è oggetto in particolare dello studio di Charles Burnett.). in DALCHÉ 1996. Oxford. De orologio secundum alkoram ) in quanto tutti sembrano far riferimento alla latitudine di 42°. De mensura astrolapsus. ritiene probabile che in questo processo siano stati tuttavia coinvolti discepoli di Gerberto. Infatti.55 Mate. 225 (Astrolabii Sententiae. In LINDGREN 1976. il quale. pur non negando anch’egli l’esistenza di alcuni casi molto antichi di attribuzione del trattato a Gerberto: ne è un esempio un catalogo di Saint-Evre de Toul. p. cioè quella dell’area Barcellona. e Samsò (citato in PUIGVERT 2000b. Su una posizione diametralmente opposta si pone invece Ute Lindgren. che colloca lo scritto in area barcellonese insieme agli atri testi contenuti nel ms. che cita un Gerbertus de astrolapsu). la studiosa si esprime a favore della paternità gerbertiana dello scritto. anteriore al 1084. BURNETT 1998. l’argomento stesso è di una tale rarità per l’epoca che il ritrovarlo nella corrispondenza di Gerberto ABob xxix . nel ms. Poulle non dà peso alla nota in questione. Bodleian Library. e la redazione di una nuova generazione di testi. Augsburg e Reichenau). ad es. a differenza di Poulle. Vic e Ripoll.02. come un indizio a favore della paternità gerbertiana del De utilitatibus astrolabii. anche se nella lettera la questione dei climata è affrontato secondo una prospettiva esclusivamente latina. Inoltre la comparazione con la lettera a Adamo è considerata dalla studiosa. Gerona. Digby 174 (XII sec. tracciando una linea di diffusione dell’astrolabio che passa attraverso la Catalogna e poi la regione della Loira. Oltre a Poulle.Testo.13. (A differenza della Lindgren. considerando innanzitutto che l’attribuzione a Gerberto presente nella tradizione manoscritta risale a epoca molto precoce. 51 e MARTINEZ 2000. assicurò la diffusione della collezione catalana primitiva. contro la paternità gerbertiana dello scritto si sono espressi anche Dalché. di cui farebbe parte Quicumque astronomice o De utilitatibus. p.PM 55 2008.

in quest’ultimo caso. sarebbe comunque legato ad esso in modo molto stretto attraverso uno dei suoi allievi diretti (mentre Poulle. 18 e 19 del trattato. un astrolabio andaluso che presenta le sette fasce climatiche secondo le latitudini individuate da Tolomeo. e che presentavano perciò la rappresentazione dell’intero mondo: di questo tipo è l’astrolabio riprodotto nel Paris. La differenza di stile rispetto agli altri scritti di Gerberto è poi spiegabile come il risultato di una fedele aderenza dell’autore alla fonte originale. p. pone il problema delle fonti da cui può aver tratto questi dati un autore latino del X secolo (il problema si porrebbe anche se la data di composizione del trattato fosse spostata all’XI secolo). in un ambiente piuttosto di “eredi spirituali” dell’insegnamento di Gerberto). In questo dibattito si è inserito anche Guy Beaujouan. Gerberto dunque sarebbe stato in grado di produrre un testo che spiegasse le modalità d’impiego del nuovo strumento astronomico. della prima traduzione da lui conosciuta al riguardo.Testo. Kunitzsch. 56 . il Liber de astrologia richiesto al suo corrispondente barcellonese. al di là della questione della paternità gerbertiana. dovrebbe tuttavia far riflettere sulla sorprendente vivacità dell’ambiente culturale catalano). Beaujouan fa notare 41 L’argomento dei climata come esposto nel De utilitatibus testimonia la conoscenza di alcuni dati presenti esclusivamente nell’Almagesto di Tolomeo. pur se. traendo i dati dallo stesso Kunitzsch. tipica di manoscritti siriani derivanti da modelli arabi.PM 56 2008. senza la divisione dei climata. 394-396. in una forma più comprensibile. in KUNITZSCH 2000.13.ABob xxix Mate. cioè le Astrolabii Sententiae. propone come soluzione che l’autore abbia tratto i dati relativi alle zone climatiche dall’osservazione di un astrolabio originale arabo: sappiamo infatti che i primi esempi dello strumento erano degli astrolabi universali. 7:34 . 1971 e 1985. in DALCHÉ 1996. il che. È stato rilevato anche. in BEAUJOUAN 1965. 7142. (Quanto detto sopra sui frammenti del Planispherium. che la tavola dei climi del De utilitatibus presenta una caratteristica distorsione delle fasce climatiche da spiegarsi con la conoscenza di rappresentazioni cartografiche comprendenti i soli toponimi. secondo una prospettiva di conoscenze ben più ampia41.02.e come cap. depone a favore dell’autenticità gerbertiana dello scritto. realizzando un ulteriore volgarizzamento in latino. come si è visto. e corrispondenti a quelle del De utilitatibus. sposta la composizione in area lorenese. BNF. non adattati cioè alla latitudine di utilizzo. Sostanzialmente lo storico francese afferma che se anche Gerberto non fosse l’autore del trattato.

Ora. il quale era stato educato nel monastero di Gorze. come per Poulle. Stck 7). l’abate Immo (1006-1008). Costantino. da parte dello studioso. dati i rapporti che con esso intratteneva Gerberto. In base alle caratteristiche paleografiche è possibile datare i frammenti con precisione agli anni intorno al 1008. fatto questo che lega la produzione del codice a cui appartenevano i testi alla figura di Bern. dei “frammenti di Costanza” (Konstanz. proveniente dal monastero di Fleury. editi e analizzati paleograficamente e codicologicamente nell’opera citata. Come già ABob xxix . 7:34 . Si tratta di due frammenti pergamenacei contenenti testi del corpus astrolabico testimoniato dal ms. e ampiamente analizzato in BORST 1989 (citato anche in MCCLUSKEY 1998. La discussione si è arricchita nel 1989 di un ulteriore dato messo in evidenza da Arno Borst. Né il testo modello in base al quale fu realizzata la copia di Reichenau poteva essere stato portato dal predecessore di Bern. Stadtarchiv.13. da lui stesso erudito dopo aver fatto pervenire la documentazione da Barcellona — è da collocarsi dopo il 989. cioè dopo la lettera a Adamo. da quel monastero cioè in cui risiedeva il principale corrispondente scientifico di Gerberto. probabilmente. potrebbe quindi permettere di porre lo scolastico di Reims in relazione con i testi contenuti nel detto codice. è presente nella lettera a Costantino.02. Anche per Beaujouan tuttavia.che nel De utilitatibus è presente l’utilizzo del termine radium nel senso di alidada così come un radium geometricum. 176-177): la scoperta cioè. e permette perciò di stabilire uno stretto legame fra il trattato e l’entourage di Gerberto. p.PM 57 2008. spiegabile solo come allusione all’alidada. Fragmentensammlung Mape 2. Umschlag 8. centro di meditazione ascetica fornito di una ricca biblioteca i cui codici non andavano però oltre il IX secolo.Testo. l’utilizzo del termine radium come equivalente di alidada non ha riscontro in nessun altro testo del corpus astrolabico. Il ruolo svolto in questa vicenda dal monastero di Fleury. la stesura del trattato — che sarebbe quindi opera. di un allievo di Gerberto. e fra i quali non era dunque compreso nessun testo sull’abaco e sull’astrolabio. Ripoll 225. ma soprattutto alcuni passi del De utilitatibus astrolabii.57 Mate. abate dal 1008 al 1048.

Questo minimo bagaglio di conoscenze fu perciò 58 . confluita nella grande opera di sistemazione realizzata da Euclide con i suoi Elementi. La recettività dell’area lorenese. i Romani ritennero in prevalenza solo quanto necessario a effettuare misurazioni sul terreno e calcoli in ambito architettonico: formule. 2.13. e in particolare di Fleury. che avrebbe probabilmente reso assai difficoltoso per l’aquitano il cimentarsi in prima persona nella stesura di un trattato scientifico. il quale colloca proprio in quest’area l’elaborazione del Liber Alchandraei nella versione oggi conosciuta. nella seconda metà del X sec. del tutto impermeabile allo spirito speculativo greco.4 La Geometria L’ultima materia di insegnamento nel corso scolastico proposto da Gerberto è la Geometria. e in particolare astronomica (in linea con quanto affermato da Emmanuel Poulle. di determinazione di aree e volumi. (in nota. 7:34 . considerando che gli anni dopo il 989 sono anni di un’intensa attività politica. anche Borst sostiene l’idea che l’autore probabile del De utilitatibus sia un allievo piuttosto che Gerberto stesso. Della tradizione ellenica degli studi di geometria. soprattutto in POULLE 2005). quindi.02. in Catalogna. rispetto ai testi di natura scientifica. Juste cita la tesi di REICHEL 1991 per il quale Gerberto sarebbe stato il traduttore del Liber Alchandrei e il responsabile della sua diffusione in Europa).PM 58 2008. è stata poi ulteriormente messa in evidenza da David Juste (JUSTE 2000). a p.ABob xxix Mate. 286 del suo articolo. Per comprendere il modesto livello delle conoscenze dello scolastico di Reims in questo campo è necessario far riferimento a quella che era stata la sorte di tale disciplina nel mondo latino.Beaujouan. applicate in modo meccanico senza alcun interesse per le dimostrazioni.Testo. a partire da un corpus tradotto in latino.

Testo. e sempre esclusivamente in una prospettiva di utilità pratica: la geometria era cioè considerata solo come l’arte di prender misure. CHADWICK 1986. quella dell’architetto nel mondo medievale. GUILLAUMIN 1995. della cui cultura Boezio è erede e divulgatore. afferma che Boezio aveva adattato Euclide in latino. Cf. nel suo progetto di dotare il mondo latino di un bagaglio di testi utili allo studio delle scienze. L’entità della tradizione di sapere che si offriva a Gerberto nel campo geometrico era dunque modestissima. tanto più se si considera che in quest’ambito lo scolastico di Reims non aveva neanche il supporto dell’opera di Boezio: sicuramente il filosofo tardo-antico. D’altronde.59 Mate. e confluiti poi nella redazione della medievale Prima Geometria apocrifa di Boezio. è analizzata in STEVENS 2005. Ciò non implica. p. 141. Si possono però considerare come indizi della sua esistenza gli excerpta di Euclide in latino sopravvissuti nella tradizione manoscritta. inoltre alcuni manoscritti della medesima opera contengono passi di una traduzione latina di Euclide che potrebbe essere quella boeziana.02. dovette aver composto un’opera geometrica42. lo studio delle forme geometriche permette di guidare il pensiero fino alla contemplazione dell’essere immutabile: 42 Ne dà testimonianza Cassiodoro il quale. XXVI.appannaggio quasi esclusivo di figure professionali: quella dell’agrimensore nel mondo latino e. 7:34 .PM 59 2008.13. conosciuta anche come Geometria Euclidis a Boethio in latinum lucidius translata e composta a Corbie probabilmente nell’VIII secolo. p. la cui tradizione manoscritta fino al X sec. che a Gerberto non fosse chiaro perlomeno l’alto valore formativo attribuito dal suo auctor a tale disciplina. Per i platonici e i pitagorici. ABob xxix . nelle Institutiones. successivamente. L’insegnamento fu invece scarsamente praticato. tuttavia. ma di essa si perse ben presto la memoria. è anche vero che il concetto di geometria teorica non potrà di nuovo assumere pieno significato se non al momento della riscoperta dei testi originali di Euclide grazie alle traduzioni arabe del XII secolo.

2) la lettera a Adelboldo.PM 60 2008. è considerato come una delle più ferree forme di ragionamento e. geometrico e aritmetico. delle quali si riconosce l’astrattezza. massima espressione di razionalità. si arriva a ricondurre le forme naturali alle forme geometriche. p. composta fra il 997 e il 999. per il quale la geometria. Sul piano però delle effettive conoscenze. e la sua geometria si colloca dunque. consistente nel porre definizioni. con tutti i suoi limiti e soprattutto con il suo disinteresse per la dimostrazione.ABob xxix Mate. per la determinazione dell’area del 60 . 7:34 . p. I testi a noi pervenuti sono due: 1) la Geometria Gerberti. attraverso il distacco dal mondo del divenire che costituisce la realtà contingente.Testo. pubblicata in BUBNOV 1899 e GERBERT. a esse sottese. Per un’ampia trattazione dei testi di agrimensura si faccia riferimento al lavoro di Lucio Toneatto. immutabili.partendo infatti dalla materia.02. predispone alla comprensione delle verità spirituali: non a caso Gerberto cita proprio un passo del De quantitate animae nel cap. monaco di Liegi divenuto nel 1010 vescovo di Utrecht. Tale posizione era stata condivisa anche da S. La riflessione sulle figure geometriche è perciò addestramento della mente alla riflessione sull’essere supremo. I della sua opera. e per la cui tradizione manoscritta si veda MOSTERT 1997. Vi si troverà in particolare l’analisi dei manoscritti citati di seguito.13. distraendo dal mondo delle realtà materiali. in quanto tale. e nel discutere poi quali conseguenze ne derivino necessariamente. l’aquitano chiarisce al suo corrispondente il perché della differenza fra i risultati ottenuti con i due metodi. TONEATTO 1994. Gerberto mancava totalmente del rapporto con quella tradizione greca ancora accessibile a Boezio. assiomi e postulati. 327 e VOGEL 1985. Agostino. dall’attività pratica di misurazione della terra. Il metodo geometrico. 592-593). Lettres scientifiques (con traduzione francese). inevitabilmente. Nell’epistola. nella scia dell’agrimensura romana. l’unica sua opera scientifica di un certo respiro sopravvissuta (vedi oltre). composta in una data imprecisata fra il 980 e il 983 (per le varie ipotesi sulla datazione dell’opera si vedano FROVA 1974a.

Gerbertus.61 Mate. e dell’esistenza di una precedente discussione dello scolastico di Reims sul metodo di determinazione dell’area del triangolo. a Gerberto ormai papa. di cui non possediamo la risposta.13. erede in questo della tradizione occidentale. testimoniando così come l’aquitano fosse considerato un’autorità in materia. il quale si limita ad affermare che lo studio della geometria era preceduto dallo studio dell’abaco (RICHERUS. del quale si parlerà più avanti. V.4.PM 61 2008. vale a dire il ms. Napoli. La lettera è pubblicata in Migne come De ratione inveniendi crassitudinem spherae (ADELBOLDUS. Geometria.02. OLLERIS 1867) ma nel 1889 Bubnov ne considerò autentici solo i primi tredici. LEVET ABob xxix .triangolo equilatero. e quindi assommante in sé le loro virtù. II. 2. Scarsissime informazioni ci fornisce invece Richero.13. III. Di essa ci dà testimonianza anche Guglielmo di Malmesbury in WILLELMUS. numero significativo in quanto prodotto dalla somma dei primi quattro numeri naturali. una figura quindi che suscita in lui un notevole interesse. interrogandolo sul problema della determinazione del volume della sfera (problema assai arduo per gli studiosi dell’epoca che non conoscevano il valore del pi greco). da riconnettersi al particolare simbolismo pitagorico che associava il triangolo al numero 10. Gesta. La Geometria Gerberti La Geometria Gerberti venne edita nel XVIII e XIX secolo in 94 capitoli (PEZ 1772. e in BUBNOV 1899 come Epistola Adelboldi ad Silvestrum II papam. Il fatto che lo strumento calcolatorio fosse associato agli studi di geometria dimostra come la componente pratica fosse senz’altro ben presente nella mentalità di Gerberto. 54). 168. De ratione). 7:34 . Recentemente.Testo. Adelboldo scriverà anche una seconda lettera. Historiarum. La lettera a Adelboldo ci informa anche che Gerberto aveva fatto dono al monaco di Liegi di un testo contenente figure geometriche.A. raccogliendo il resto sotto il nome di Geometria Incerti Auctoris.a.

7:34 . 106.02. ma i due hanno anche notevoli difficoltà nella comprensione della Prima Geometria apocrifa: ad esempio risultano per loro tremendamente oscure le espressioni “angolo interno” e “angolo esterno” di un triangolo43 . fra il 980 e il 983.): sicuramente ne conobbe a Ripoll.PM 62 2008. LINDGREN 1976. Gerberto abbia utilizzato come fonte quanto ritrovato nella biblioteca di Bobbio. come ci testimonia il ms. 62 . Si segnala che. Si consideri che nella corrispondenza fra i due scolastici dell’XI secolo. per la tradizione manoscritta dell’opera si veda MOSTERT 1997. cioè dalla definizione di figura solida a quella di punto.1997b. p. del quale vengono forniti numerosi esempi numerici. a proposito del triangolo. nella sua composizione. Ripoll. p. 142. segue una dissertazione di geometria piana limitata però solo alla prima figura. inverso rispetto a quello abituale. VOGEL 1985. Ragimboldo di Colonia e Rodolfo di Liegi.ABob xxix Mate. non esitando nemmeno di fronte al calcolo con le frazioni.Testo. Possedeva perciò una conoscenza di base della geometria secondo la metodologia usata dagli agrimensores (che è poi quella su cui è impostato gran parte del linguaggio della Geometria). è stata proposta una traduzione francese. non solo. non si evidenzia la conoscenza del teorema. propone in un ordine che va dal generale al particolare. il triangolo. Gerberto dimostra di saper padroneggiare il teorema di Pitagora. La datazione incerta della Geometria. per un’analisi del testo consultare FRIEDRICK 1973. Già in precedenza lo scolastico doveva esser venuto in contatto con manoscritti di gromatici (organizzati in un corpus a partire dal VI secolo d. Ma a Bobbio Gerberto scopre 43 Cf.13. FROVA 1974b. pone il problema di determinare se. BEAUJOUAN 1985. Essa consiste in un’esposizione delle definizioni delle fondamentali entità geometriche che Gerberto.C. 26-27. ACA. alludendo così a quel processo di progressiva astrazione che è alla base dello studio geometrico. con un metodo caratteristico e del tutto personale. GRANT 1983. DIJKSTHERIUS 1971.

ABob xxix . aliaque non minus admiranda…» Su questo passo si è appuntata l’attenzione degli storici: in particolar modo è sorto il problema di chiarire se i materiali che Gerberto definisce preclarissima figurarum geometriae fossero da legare all’opera di Boezio o fossero invece presenti in un manoscritto a parte. una collezione cioè di trattati gromatici. e di identificare l’opera geometrica con il contenuto del Codex Arcerianus di Wolfenbüttel (Aug. nella quale comunica al suo arcivescovo di aver trovato «…VIII volumina Boetii de astrologia. La prima proposta avanzata (Havet e Bubnov in un primo momento) è stata quella di considerare le due opere come facenti parte di due manoscritti diversi. Anche se questa è la tesi generalmente accettata dagli storici della scienza non mancano riserve: Riché (GERBERT. 7:34 . p. Come illustrato in TOSI 1985. 2° 36. V. Napoli.02. quindi.13 (lo stesso Bubnov modificò la sua posizione al momento della scoperta di questo secondo codice). Gerberto dovette averlo fra le mani. Correspondance) a Adalberone di Reims.qualcosa di molto interessante (sull’inventario della biblioteca all’epoca si veda GENEST 1996) e ce ne dà notizia nell’ep.A.23).A. e Genest. di cui quella di Gerberto sarebbe l’unica testimonianza esistente. contenente la Prima Geometria dello pseudo-Boezio — e quindi excerpta euclidei – e alcuni testi astronomici e di computo. GENEST 1996. certamente.Testo. Napoli.13 con il manoscritto conosciuto da Gerberto è stata poi confermata dagli studi di Menso Folkerts sulle Geometrie apocrife boeziane (FOLKERTS 2003a e 2003b). Correspondance. V.13. L’identificazione del ms. Ma il manoscritto che catturò il suo interesse è stato successivamente identificato con il ms. il codice era sicuramente presente a Bobbio nel X secolo quando le illustrazioni vennero colorate dal pittore Adalberto. datata all’estate del 983. In questo secondo caso sorge allora il problema di identificare l’eventuale opera astronomica boeziana. 17) continua a considerare valida l’identificazione con il Codex arcerianus. 8 (GERBERT. praeclarissima quoque figurarum geometriae.PM 63 2008. la cui firma compare in testa al foglio 41v in lettere greche del X secolo.63 Mate.

mentre non si fa menzione alcuna di un eventuale lavoro geometrico del maestro. forse effettivamente una copia.sottolinea come nel Napoli. è questa la collezione di testi che sarebbe stata oggetto della richiesta di copia fatta da Gerberto al monaco Rainardo (ep. totalmente estranea alla tradizione latina. 7:34 . V. Correspondance). Inoltre le citazioni boeziane presenti nella Geometria sono tratte dall’Institutio arithmetica. forse lo stesso originale) che Gerberto avrebbe poi donato a Adelboldo di Liegi. messa in evidenza in GUILLAUMIN 2000.13. fornendo così all’ambiente delle scuole di Lotaringia dell’XI secolo la fonte principale per la redazione della Seconda Geometria apocrifa boeziana. nella quale non esistono tracce del metodo euclideo. Se il manoscritto scoperto da Gerberto era il Napoli V.PM 64 2008. Considerando corretta l’identificazione con il codice napoletano. Per individuare tale fonte è necessario porre attenzione alle due definizioni che Gerberto dà dell’angolo piano al cap. Sive aliter: angulus est spatium quod sub duabus lineis se invicem tangentibus continetur…» 64 .02.13. V. rendendo così problematica l’espressione di Gerberto il quale parla invece esplicitamente di un Boetii de astrologia.13 i trattati di astronomia siano esplicitamente attribuiti a Isidoro e Cassiodoro e quelli di computo a Isidoro e Beda.A.ABob xxix Mate. ed è il codice ricevuto (cioè il Napoli. effettivamente esso non poté costituire la fonte della Geometria. Geometria): «… Est autem planus angulus duarum linearum in planitie e diverso ductarum ad unum punctum coadunatio. IV (GERBERTUS. una dimostrazione. mentre il nome di Boezio si lega solo alla Geometria. La conoscenza di tale opera fu invece certamente alla base del progresso matematico riscontrabile nella lettera a Adelboldo.A. G ERBERT .A. 130. dove non ci si limita a enunciare una definizione ma si tenta anche. attraverso un disegno.13.Testo. e rispetto alla quale non è al momento possibile chiarire il modo in cui Gerberto ne sia venuto a conoscenza. Ma nella Geometria è rintracciabile un’altra fonte.

Testo.C. 7:34 . 46 L’assioma 9 era in realtà apocrifo.C.)44. La sua opera principale sono i Conici. GUILLAUMIN 1995. 166-184. BOYER 1976. 223-224. a.). « e0 p ifa/ n eia ». «ad unum punctum coadunatio».. Boezio lo riporta in Institutio arithmetica II. ma appunto come spazio.6. ma saldamente radicato nella tradizione latina. Le origini di tale espressione andranno ricondotte a una tradizione di scuola geometrica assai meno conosciuta.PM 65 2008.». dopo la morte dei suoi insegnanti. assioma conosciuto dallo scolastico in quanto contenuto nell’Institutio arithmetica di Boezio.2: «…duae enim lineae rectae spatium non continent. illustrata accanto a quella di Euclide (nello stesso spirito quindi da cui deriva la sintesi di Gerberto) da Proclo45 nel suo Commento al Primo libro degli Elementi. p. nel latino classico. definiva l’angolo Apollonio. 44 ABob xxix . Cf. p. guadagnandosi così il soprannome di Diadochus (successore). 45 Proclo (411-485 d. XLII.C. per la quale l’angolo è uno «spatium». successivamente continuò i suoi studi all’Accademia platonica ateniese. parte cioè della definizione di Apollonio riportata da Proclo.) Filosofo e matematico formatosi alla scuola di Alessandria. Cf. mai attestato in campo scientifico.02. della quale. l’espressione di Gerberto «coadunatio ad unum punctum» si spiega allora come calco latino dell’espressione greca «sunagwgh\ pro/j e0n shmei~on». divenne il maestro. la tradizione cioè di Apollonio di Pergamo (III sec. che è non euclidea e quindi del tutto sconosciuta alla tradizione latina.Nella conclusione essa presenta un’espressione.65 Mate. Cf. Il suo Commento al primo libro degli Elementi di Euclide rappresenta la principale fonte per la più antica storia della geometria greca. Si formò ad Alessandria sotto la guida dei discepoli di Euclide. un concetto questo non solo non euclideo ma apertamente contrastante con l’assioma 946 per il quale due linee non delimitano uno spazio.a. lo stesso termine coadunatio è estremamente raro e. p..-190 ca. Il riferimento a Proclo si fa più evidente nella seconda definizione. BOYER 1976. Matematico dedito soprattutto agli studi di geometria e alla matematica astronomica.13. Apollonio di Pergamo (262 ca.

unitariamente concepiti. è rappresentato dai capitoli 20-25 che. Gerberto ne presenta due che.L’opposizione concettuale con la scuola euclidea. per quanto possibile. il tentativo cioè.Testo. 7:34 . di un secondo redattore — che può essere considerato come colui che ha impresso una svolta decisiva alla geometria pratica nel mondo latino — il quale ha utilizzato come fonte un trattato completo sugli usi geometrici dell’astrolabio (testimoniando così un livello più avanzato rispetto alle nozioni del corpus antico). si sia parlato di una Geometria Incerti Auctoris respinta in blocco come non appartenente all’insieme delle opere autentiche dello scolastico di Reims. l’altro nucleo è invece costituito dall’intervento. JAQUEMARD 2000.4.ABob xxix Mate. È dunque all’opera di Proclo che Gerberto sembra coscientemente far riferimento. espongono con rigorosa coerenza una serie di problemi di geometria pratica risolti attraverso l’astrolabio. Ma soprattutto molti dati di questo studio permettono forse di ricollegare l’opera al nome di Gerberto. presentando una strettissima affinità con i testi del più antico corpus astrolabico.02. e presupponendo quindi l’utilizzo di fonti arabe. ben individuabile.PM 66 2008. mutuandone non solo le espressioni ma lo stesso spirito informatore del testo. ha però messo in evidenza come essa non sia in realtà un’opera unitaria. di operare una sintesi fra le due scuole: se Proclo aveva infine formulato una sola definizione. La Geometria Incerti Auctoris Si è visto in precedenza come.b. e come i due libri che la compongono abbiano un’origine indipendente l’uno dall’altro. Un recente lavoro di ricerca sulla Geometria Incerti.13. a partire dall’edizione ottocentesca di Bubnov. unite dal sive aliter. è qui totale. Il primo libro della Geometria Incerti presenta due nuclei fondamentali: il primo. 2. quello originale dell’opera. risultano però fra loro complementari. ed è stato in grado di reperire nella tradizione carolingia quelle pratiche geometriche che riposavano 66 . e quindi con la tradizione latina.

Il secondo libro si presenta invece come una semplice compilazione.Testo. che la tradizione manoscritta dell’opera non risale oltre l’XI secolo. Dell’opera. della Geometria Incerti: Chartres aveva. Tenuto conto di questi dati. che muore nel 1026. fra i quali si ricordano la Prima e soprattutto la Seconda Geometria apocrifa di Boezio. all’epoca. tanto che Fulberto educa un’intera generazione di monaci mosani fra i quali i già citati Ragimboldo di Colonia e Rodolfo di Liegi.13.02. essenzialmente tributaria della tradizione degli agrimensores. Mesmin de Micy. fondamentali per l’identificazione del secondo redattore e del luogo in cui i due testi sono stati associati: va innanzitutto sottolineato che molti manoscritti della Geometria Incerti contengono frammenti riguardanti l’opera di Gerberto (come evidenziato in LINDGREN 2001). che infine è nell’ambiente delle scuole della Lotaringia dell’XI e dei secoli precedenti che si registra la tendenza a creare collezioni di testi geometrici. il secondo redattore del primo libro è stato individuato in uno degli allievi mosani di Fulberto di Chartres.67 Mate. La situazione della scuola di Fulberto. aveva particolari legami intellettuali con la regione della Mosa. che è all’incirca contemporanea alla redazione definitiva della Geometria Incerti. nel suo complesso. Costantino. permette infatti di giustificare tutte le caratteristiche. un poema di Fulberto che ha come oggetto le stelle ABob xxix . e la possibilità quindi di raccogliere l’eredità di Gerberto attraverso la figura di uno dei suoi migliori allievi. costituendo così una via ancor più diretta per la conoscenza dei lavori dello scolastico di Reims. aveva ricevuto nel 991 la visita di Richero. 7:34 .sui medesimi principi di utilizzo di questo strumento. recatosi là per approfondire i suoi studi di medicina. sopra enunciate. rapporti privilegiati con l’abbazia di St. sono state evidenziate le seguenti caratteristiche. per la quale si veda OLDONI 1998. fra cui la corrispondenza con Costantino di Fleury e quella con Adelboldo di Liegi. la cui corrispondenza rappresenta una delle prime testimonianze certe di conoscenza dell’astrolabio da parte di monaci latini (e l’interesse dell’ambiente mosano per la geometria trova conferma anche nello scambio epistolare tra Gerberto e Adelboldo).PM 67 2008.

a breve distanza dall’intervento del secondo redattore. Risulta quindi evidente come il nome di Gerberto emerga nella storia della Geometria Incerti. scriptores auctorumque exemplaria multitudine mummorum redemi. erano sì copiati e conservati nelle biblioteche ma spesso erano conosciuti solo in modo superficiale. Gerberto è in primo luogo. profondo conoscitore di quanto. era sopravvissuto in Occidente: egli non scopre nuovi testi ma riprende in mano quelli che. adjutus benivolentia. in Germania quoque et Belgica. È un ricercatore instancabile di manoscritti.02. destinata nel tempo al maggiore successo. l’apertura costante verso quella nuova fonte di sapere che il mondo arabo rappresentava per l’Occidente di lingua latina dall’altro.rappresentate sul disco dell’astrolabio.. dell’eredità antica. si sarà realizzato anche l’accorpamento fra il primo e il secondo libro. ac studio 68 . È poi ancora nell’ambiente di Lotaringia che.ABob xxix Mate. bibliothecam assidue comparo et sicut Romae dudum ac in aliis partibus Italiae. appare così quella del “precursore”: precursore. e questi manoscritti contengono opere dell’antichità.13. di pratiche e atteggiamenti culturali che si affermeranno con decisione solo due secoli dopo. in pieno X secolo. Un “intellettuale”? La figura di Gerberto d’Aurillac “scienziato” offre innanzitutto almeno due aspetti di particolare interesse..Testo.PM 68 2008. «. 7:34 . che riguardano la natura delle sue conoscenze: la tendenza al recupero e alla rilettura della tradizione antica da un lato. da secoli ormai. conferma infine la conoscenza dello strumento a Chartres a una determinata altezza cronologica. La prima definizione possibile dello scolastico di Reims. e soprattutto.

«. 8. qui Orbacis et apud sanctum Basolum sunt prescribantur. settembre-ottobre 984: «. 130.. 7:34 . dopo la grande sintesi isidoriana.... e la ricerca incessante di testi originali.. remittes. Plinius emendetur. a Evrardo abate di Tours. settembre 988)47. Quintosque Aurelios... estinguendosi in mera ripetizione.Istoriam Julii Caesaris a domno Azone abbate Dervensi ad rescribendum nobis adquirite.02... L’elezione di Boezio a suo maestro e punto di riferimento. tanto nelle discipline scientifiche quanto in quelle del trivium (in particolar modo la logica). riallacciare rapporti diretti con la tradizione antica. e la capacità di rielaborare il sapere delle sue fonti al fine di creare una personale sintesi lo porta a superare decisamente la ripetitiva tendenza all’enciclopedismo dei suoi predecessori.». Ep.Petitionibus tuis annuimus. qui inscribitur Ophtalmicus. affondando le sue radici nella Naturalis Historia di Plinio e poi. 40. ABob xxix .De morbis ac remediis oculorum. Demostenes philosophus librum edidit. a Stefano diacono della Chiesa romana. Correspondance) Ep. Correspondance. all’abate Gisalberto. Nosti quot scriptores in urbibus ac in agris Italiae passim habeantur…» (Ep. 44.69 Mate. nelle Institutiones di Cassiodoro. da parte dello scolastico.. 7. sic identidem. a Adalberone arcivescovo di Reims. Restringendo il campo di interesse all’ambito scientifico.»..PM 69 2008..13... all’alba dell’epoca altomedievale. Ep. al monaco Rainardo. apud vos fieri ac per vos. Ejus principium si habetis habeamus. nostra ut exequaris negotia velut propria monemus. Bobbio estate 983: «. Correspondance. 9. tendenza che.. si riportano i significativi giudizi di tre storici della scienza: 47 Altre richieste di manoscritti sono le seguenti: (GERBERT.». Eugraphius recipiatur. andava progressivamente..Testo. Bobbio o Mantova estate del 983: «. GERBERT.. inizio del 985). Ep.. cum caeteris quos nosti. significa. sempre più frammentaria.Michi quidem ac nostro Adalberoni archepiscopo Suetonios Tranquillos. che è quello qui analizzato ma è peraltro anche quello a cui maggiormente si lega la fama di Gerberto. simulque finem Ciceronis pro rege Dejotaro.. sempre più eterogenea. GERBERT. Nosti quanto studio librorum exemplaria undique conquiram.». a Ayrardo..amicorum comprovincialium. Bobbio primavera o estate del 983: «. sinite ut exorem…» (Ep.

.. Nel corso dell’XI secolo il seme gettato da Gerberto d’Aurillac produsse un frutto evidente nella forma di un accresciuto interesse per la matematica.. Gerberto di Aurillac. Questa [l’epoca di Isidoro di Siviglia] fu veramente l’“Età buia” della scienza.. la conoscenza del greco cominciò a diventare rara e ancor più raro divenne il possesso di una scienza specialistica..» (DIJKSTHERIUS 1971. al punto che...» ( BOYER 1976.. Ma per un altro secolo e mezzo non si verificò alcun cambiamento degno di nota nell’ambito della matematica dell’Europa occidentale: alla fine però qualcosa di diverso si ebbe con la comparsa di un uomo che doveva diventare papa Silvestro II. si stacca la notevole figura di Gerberto d’Aurillac. p.. dovevano prima essere destati e stimolati ad un nuovo interesse per la scienza e la natura. 140). Rabano Mauro (784-856) continuò i deboli sforzi matematici e astronomici di Beda... E come spesso accade nella storia della scienza.. 25). La tradizione enciclopedica [era] ora dominante.. p. «..] la cui opera era principalmente di natura ricettiva e preservativa.PM 70 2008. Per altri due secoli la cultura europea continuò ad essere avvolta da un buio profondo.C. «… Dal 500 d. in Europa si poteva sentire soltanto il graffiare della penna del Venerabile Beda (637 circa-735) che in Inghilterra scriveva intorno alla matematica necessaria al calendario ecclesiastico o alla rappresentazione per mezzo delle dita. Rabano Mauro ecc. Isidoro..02. Perché gli europei occidentali acquistassero un serio incentivo a trovare nuove conoscenze nelle civiltà e culture vicine..... un singolo individuo avrebbe giocato un ruolo assai importante nello svolgimento di questo compito essenziale. 7:34 .13..ABob xxix Mate.«. p. Dagli autori discussi nelle pagine precedenti [Cassiodoro.. 291). 70 . a motivo della grande indipendenza della sua attività scientifica..Testo..» (GRANT 1983...... Beda.

Tornare all’opera boeziana come fonte principale significa. Ed è quest’ultimo elemento quello che maggiormente caratterizza la figura di Gerberto d’Aurillac. Si è visto come effettivamente. dai tempi di Boezio. bensì in tutta quella serie di strumenti pedagogici che accompagnano il suo insegnamento. nell’opera dello scolastico di Reims siano rintracciabili elementi arabi: essi si evidenziano non nell’impianto teorico delle conoscenze. e soprattutto.13. a uno spiccato spirito pratico ereditato dagli scolastici altomedievali. In campo scientifico Gerberto offre perciò ai suoi allievi un programma completo.02. non solo una massa di curiosità sul mondo fisico. nel quadrivium. la logica nova.71 Mate. nonché a elementi che a tutta questa tradizione erano estranei e che provengono invece da quel vivace mondo catalano conosciuto in gioventù. fra l’altro.Testo. derivate da Boezio. nella realtà e non solo nell’immaginario. a prescindere dal livello delle conoscenze del filosofo tardo-antico. fino a questo momento relegato in una posizione decisamente di secondaria importanza: sarà cioè il primo.PM 71 2008. all’epoca delle grandi traduzioni dall’arabo. a saper padroneggiare l’intero sistema delle sette arti liberali. che. a un personale acume pedagogico da vero maestro. tornare a opere che offrono al loro lettore e studioso una chiave di interpretazione della realtà e. ABob xxix . tanto nel trivium quanto. Ed è la combinazione di questi due fattori che rende la scuola di Reims un unicum per l’epoca. a testimonianza dell’eterogeneità della sua formazione unisce antiche ascendenze filosofiche di matrice pitagorica. quella logica vetus che resterà la base del programma di insegnamento filosofico fino alla riscoperta della restante opera aristotelica. che è un impianto classico. il primo. o meglio fondato su quanto dell’erudizione classica era sopravvissuto. soprattutto nel campo scientifico. avvezzi a insegnare attraverso giochi linguistici e manuali. a ricostituire l’intero corpus dei testi aristotelici disponibili in latino. 7:34 . dimostrando una conoscenza sicura di tutte le fonti allora disponibili. È proprio partendo da queste basi che Gerberto sarà in grado di costituire un organico programma di insegnamento.

ma si impegna a tradurre quei dati in modelli reali. per la prima volta nell’Occidente latino. 7:34 . ma è anche capacità di coniugare.Così. della geometria e dell’astronomia.ABob xxix Mate. le cifre arabo-indiane. e adattare. Gerberto insegna che il mondo è retto. ed è lui. in quelle sfere delle quali ha probabilmente visto modelli di origine araba. bensì utili nello studio della terra e del cielo. munendola di arabe fistulae. visibili e tangibili. sono semplici strumenti di calcolo. riportati al livello di “cifre” (nel senso di simboli grafici). in quanto essi non sono fini a sé stessi.02. né di mostrar loro fantasiose immagini cariche di reminescenze mitologiche. che aiutino la memoria al momento della reale osservazione. È per l’osservazione diretta degli astri che ingegnosamente crea. dalle affascinanti leggi dei numeri. Sembra. Nell’insegnare l’astronomia non si accontenta di proporre ai suoi studenti elenchi più o meno letterari di costellazioni. in un’esperienza che costringe ad una strettissima collaborazione lo scienziato e l’artigiano. quasi giochi di prestigio. in prima persona. Il suo insegnamento della musica è conoscenza e approfondimento della teoria musicale in un modo che supera quello dei suoi predecessori. E con Gerberto vediamo comparire.PM 72 2008. la dicotomia venutasi a creare fra musica e cantus. e tentativo forse di superare anche. e insegna allora come eseguire quei calcoli nel modo più semplice e rapido. nel più perfetto ordine. attraverso un utilizzo pratico del monocordo. la sua semisfera. che il suo nome possa anche legarsi alla prima diffusione dell’astrolabio nell’Occidente latino. La sua geometria è sì scienza della misurazione della terra ma. ad accompagnare all’aperto i suoi studenti per approfittare delle notti serene. in campo matematico.Testo. contro la tendenza generale che ne faceva materia di architetti e carpentieri. secondo il metodo arabo. ma sa anche che quegli stessi numeri. infine. a quanto pare dal nulla. 72 .13. è anche aspirazione a una speculazione astratta che affini l’intelletto. teoria musicale e principi tecnici nella realizzazione di uno strumento complesso come l’organo.

7:34 .. LINDGREN 2001. riguardo allo stesso astrolabio Gerberto può forse scrivere o ispirare.. Così in DIJKSTHERIUS 1971. può venir definito come studio della cultura antica con una forte inclinazione verso la matematica e la scienza. il contatto fra i due mondi culturali.PM 73 2008.73 Mate. non è ancora l’epoca delle traduzioni toledane.. non si può perciò attribuire a Gerberto quello che la situazione culturale dell’epoca non rendeva obbiettivamente possibile: lo scolastico conosce le cifre arabo-indiane ma non ancora l’algorismo moderno ed è così costretto a creare (o adottare) uno strumento di compromesso come l’abaco.. la sua Geometria. date le fonti disponibili. e non è indubbiamente poco. un trattato sui modi di utilizzo ma non ancora sul metodo di costruzione. p. il che presupporebbe conoscenze teoriche ancora non accessibili. 118: «. anzi potremmo dire che con Gerberto esso prende le mosse.. esiste..». On pourra résumer que Gerbert a repris le fil de l’érudition classique — sans pour autant être représentant de l’âge obscur qui avait négligé les arts libéraux — et en même temps il est allé au-delà. ed è un contatto fatto essenzialmente di percezioni di elementi sparsi ingegnosamente reinterpretati. semplice strumento di individuazione dei corpi celesti.. ABob xxix . p.13. nonostante tutti i limiti sopra elencati. non avrà futuro di fronte all’affermarsi dell’astrolabio.». ma alimentato anche da quei testi ricercati per tutta la vita. la sua semi-sfera. Eppure. certamente gli Elementi di Euclide.. 143-144: «.Testo. non può spingersi oltre le conoscenze di un trattato di agrimensura.Certamente non siamo ancora nel XII secolo. Lo spirito che Gerberto aveva infuso al suo insegnamento a Reims... quello arabo e quello latino. l’opera di Tolomeo e quella di Al-Kwarizmi sono ancora lontani.02.

che prosegue i suoi studi a Chartres. l’opera di Gerberto cade nell’oblio. futuro abate di Chagny. ramenée à une plus juste appréciation de la liste de ses oeuvres. al fine di non isolare la figura di Gerberto dal suo contesto. ci permettono dunque. nell’Inghilterra del sud attraverso 48 Fra gli allievi di Gerberto si ricordano Remi.13. nella Lotaringia. pour un enseignant. monaco di Mettlach presso Treviri. puisque ce sont les élèves du maitre ainsi formés qui furent ensuite en mesure d’accueillir les prémices de la nouvelle science: n’est-ce pas là en définitive. come visto. 7:34 . Ratisbona. Essa necessita però di un corollario. infine Costantino di Fleury (sugli allievi di Gerberto si veda RICHÉ 1984. nel corso di quel X secolo denso di cambiamenti. a SaintEmmeran. che per riformare la scuola di Echternach fa adottare un programma di studi analogo a quello di Reims. p.Testo. autore di un trattato sull’abaco così come Erigero di Lobbes.PM 74 2008.. e della tradizione testuale. Si. di avallare la definizione del “precursore”. Herbert.02. 65-66). è definire esattamente il peso avuto dalle sue opere all’epoca. Una più profonda conoscenza dei circostanti ambienti culturali a lui contemporanei. zio di Adalberone di Reims. illuminandola di uno sfavillio che a posteriori appare senza ombre. la réputation de Gerbert en matière scientifique est sans doute moins prestigieuse que de passer pour le fondateur de la science médiévale. i suoi testi sono sì copiati. Ed è ulteriormente da precisare che. p. negli anni che seguono la sua morte. nei centri della Germania del sud-ovest. Reichenau. Si ricorda infine che è nelle scuole di Lotaringia che 74 ... l’abate Sigefroid I.. Il problema che si pone considerando quella che è stata la reale eredità di Gerberto. 122: «. Si deve infatti constatare al riguardo che. De telles méthodes d’enseignement ont d’ailleurs fait leur preuves. le plus solide des mérites?». elle reste du moins celle d’un pédagogue averti tel que nous le décrit son élève Richer. nello spazio di nemmeno due secoli. patria della maggior parte dei discepoli di Gerberto48.ABob xxix Mate.POULLE 2005.

PM 75 2008. visti gli esiti della sua azione. E oggi esso è un fatto conosciuto solo in ambito strettamente specialistico. avente in sé la propria giustificazione senza proiezioni sul futuro. con un utilizzo peraltro assai marginale. Se lo si identifica essenzialmente come “precursore” in alcuni specifici ambiti. Né d’altronde l’esperimento gerbertiano era più ricordato all’epoca.Testo. MOSTERT 1997. p. oltre che dalla provenienza dallo scriptorium della cattedrale di alcuni manoscritti contenenti i testi scientifici di Gerberto (cf. dal fatto che il trattato gerbertiano De rationale et ratione uti fosse presente.75 Mate. 312-318). in primis e soprattutto l’uso delle cifre arabe. Sulla scuola di Chartres si veda DIJKSTHERIUS 1971. 100 di Chartres (distrutto durante la guerra). vale a dire il testo utilizzato da Fulberto per l’insegnamento della filosofia (cf. 64). 7:34 . limitato a una ristretta circolazione fra “addetti ai lavori”.02. Non si può dunque disconoscere che il ruolo di Leonardo Fibonacci sia stato carico di ben più significative conseguenze: egli a tutti gli effetti è colui che ha introdotto le cifre arabe nell’uso comune del mondo latino. p. GRANT 1983. la storia di Gerberto ha dunque validità soprattutto come storia di un’individualità. 26-28. p. saranno conosciute a Chartres. ABob xxix . Solo ottant’anni dopo la sua morte essa può già cominciare ad affermarsi. ma quegli elementi di novità così caratterizzanti. p. 143-146. accanto al corpus aristotelico. e non trova invero alcuno che la contrasti viene prodotta la Seconda Geometria apocrifa di Boezio e parte della Geometria incerti auctoris. p. 49 La conoscenza di Gerberto a Chartres è confermata. Ancora un altro corollario è poi necessario aggiungere: sottolineare cioè la rapidità con cui prese piede la leggenda nera di Gerberto. non riusciranno a uscir fuori dalle pagine dei manoscritti prodotti in ambito monastico. Per i manoscritti delle opere di Gerberto provenienti dalla Germania e dall’Inghilterra si veda MOSTERT 1997. dove la scuola di Fulberto si affermerà come il nuovo polo culturale e prevederà un programma di insegnamento assai simile a quello di Reims49. potenzialmente carico di effetti rivoluzionari. nel ms. 312-318.13.il canale rappresentato da Fleury e Abbone. RICHÉ 1984. se non forse nella memoria di qualche erudito monastico che poteva aver visto quei segni in codici già antichi.

Diffidenza o ammirazione che evidentemente non riguardano solo le sue competenze culturali ma anche la sua carriera politica.efficacemente. cioè una sostanziale incomprensione. con le dovute cautele. bensì un’aura di eccezionalità agli occhi dei contemporanei che trascina la sua figura storica verso l’ambiguità di una leggenda. che appare nell’Alto Medioevo. è possibile definire Gerberto un “intellettuale” del suo tempo? Per una riflessione in questo senso è d’obbligo avere come punto di partenza la definizione data da Le Goff nel testo che ha ormai permesso anche agli storici del Medioevo di appropriarsi di questo termine.13.Testo. superare la definizione di Gerberto semplicemente come maestro particolarmente avveduto e precursore nel campo di determinati dati dottrinali. per cercare di riconnettere la sua vicenda a categorie più ampie di storia della cultura. 7:34 .ABob xxix Mate. non senza carattere anche qui di eccezionalità: dal nulla al papato nel giro di un quarto di secolo. oscillante fra il demoniaco e il meraviglioso. proceduta decisamente a “tappe forzate”.02. vista anche la strana sorte subita. sia che essa sia stata generata dalla diffidenza che da un’ingenua ammirazione. tali da giustificare in modo più significativo lo stesso interesse per la sua persona? In altri termini. Ma al discorso sulla carriera politica di Gerberto si intreccia un altro tema che vorrei qui affrontare. Il suo essere “precursore” per l’epoca non gli garantisce allora una degna eredità. vale a dire Gli intellettuali nel Medioevo: «… questa [la funzione dell’intellettuale] designa per me un gruppo dai contorni ben definiti: quello dei maestri delle scuole. e si afferma a partire dal XIII nelle università. È possibile cioè. si sviluppa nelle scuole urbane dell’ XI secolo.PM 76 2008. Questo nome designa coloro che fanno il mestiere di pensatore e di trasmettere il proprio pensiero mediante l’insegnamento…». 76 . ma che in entrambi i casi rivela un dato di fondo.

la preoccupazione di garantire la corretta comprensione e memorizzazione delle nozioni sia constantemente presente nella sua attività scolastica. E qui è il punto che determina una mancanza di aderenza perfetta alla definizione di Le Goff. ma maestro continua ad esserlo anche dopo. che è l’appartenenza a un contesto urbano. gli scribi pagati in tutta Europa. dai quali con rammarico l’avanzare degli anni e della carriera lo tengono lontano per tempi sempre più lunghi. Abbiamo poi visto quanto la comunicazione nel senso di attenzione per la didattica. in questo un vero “precursore”. Conoscenze da comunicare. trasmette il proprio pensiero mediante l’insegnamento».Testo. Ma la sua attività di uomo di cultura non si esaurisce nella dimensione dell’aula scolastica: c’è tutta un’attività intellettuale per così dire privata che permane. è forse proprio quella che meglio caratterizza Gerberto: maestro lo è ufficialmente per dieci anni a Reims.13. anche quando si esaurisce l’esperienza di scolastico. conformandosi per ciò a un tratto determinante nel profilo dell’intellettuale definito da Le Goff. c’è la ricerca di manoscritti. La congiuntura della sua vita lo porta anche.77 Mate. Le sue opere sono scritte spesso su richiesta e in quanto tali contengono già implicitamente in sé la spinta alla diffusione. A questo proposito si può introdurre un altro aggettivo che rischia l’anacronismo se non trattato con cautela: dal momento ABob xxix .Il suo collocarsi nell’ultimo quarto del X secolo fa sì che Gerberto si trovi esattamente a metà fra l’epoca delle prime attestazioni di questa categoria e quella del vero sviluppo nel XII sec. questa la cifra dello stile intellettuale di Gerberto. Gerberto è «pensatore. con più o meno difficoltà. al di là delle sue caratteristiche qualitative. in quanto figura di riferimento a cui porre quesiti di natura intellettuale. ma questo non è propriamente il mestiere della sua vita.. ci sono quegli studia. a svolgere la sua attività di scolastico in una scuola cattedrale e non già monastica. La dimensione di maestro.PM 77 2008. 7:34 .02. ma la sua eccezionalità per l’epoca può essere interpretata come sintomo di una decisa proiezione in avanti. singolarmente.

invano. quella dell’uomo di cultura e quella dell’uomo politico. raggiunge determinati livelli. ma aveva il suo precedente mitico e illustre in Aristotele e Alessandro. la realtà della sua figura si potrà cogliere meglio invertendo i termini. E tuttavia il discorso non può giungere a nette separazioni. a cominciare dall’intricata vicenda che lo vede coinvolto nell’ascesa della dinastia capetingia. quello che. ci fosse anche.ABob xxix Mate. in Boezio e Teodorico.Testo. più o meno cosciente. lo si potrà definire come una sorta di “intellettuale engagé”? Forse. la fascinazione di un sogno antico. è comunque innegabile che la relazione fra il giovanissimo Gerberto e la dinastia ottoniana sia passato attraverso il dato culturale. sia esso di politica laica o ecclesiastica.che in Gerberto convivono strettamente due istanze. in una luce diversa: le novità rispetto alla sua epoca sono spia dell’attività di un personaggio che non fa ancora il “pensatore per mestiere”. per citare un modello sicuramente ben noto a Gerberto. che cede quando necessario di fronte alle priorità imposte dalle circostanze pubbliche. a questo punto. visto quanto detto sul suo rapporto con l’intellettualità in quanto mestiere. “un engagé intellettuale”. 7:34 . perché le due situazioni di “intellettuale engagé” e di “engagé intellettuale” sono costantemente in uno stato di mescolanza. aveva cercato di riproporsi. ma 78 . in cui il papa assume un nome altamente significativo. C’era certamente una progettualità politica in questa coppia imperatore-papa. ma è azzardato pensare che dietro il rapporto maestro-discepolo. La capacità intellettuale di Gerberto ha infatti avuto un peso nella eccezionalità della sua carriera politica? Pur tenendo conto della dimensione celebrativa della testimonianza di Richero. un sogno tutto da intellettuali. e il rapporto con Ottone III nasce comunque come rapporto fra un maestro e un discepolo.PM 78 2008. per non parlare di quello sfortunatissimo di Seneca e Nerone? Il suo essere “precursore” nel campo delle singole conoscenze dottrinali appare allora.02. Nel momento in cui il coinvolgimento politico. dove il discepolo è un uomo di potere. la dimensione intellettuale diviene affaire del tutto privato.13.

p. BEAUJOUAN 1985: G. 149-308. BOURGAIN – R. CISAM. e ad essa è in parte debitore della propria fama. Bibliografia ADELBOLDUS. APEL. BEAUJOUAN.PM 79 2008. in negotio.Testo. Spoleto. in: R. ALBORNOZ.79 Mate. di un personaggio dotato di una curiosità intellettuale fuori del comune. in: La scuola nell’Occidente latino dell’Alto Medioevo. 191-216. p. 645-655.ADEMARUS CABANENSIS. CISAM 1971. BEAUJOUAN. BACCHIEGA. BEAUJOUAN 1971: G. 1965. «L’enseignement du quadrivium». Patrologia Latina. Par raison des nombres: l’art du calcul et les savoirs scientifiques médiévaux (Variorum reprints). capace di affermare che «… proinde in otio. «El Islam de España y el Occidente». in: L’Occidente e l’Islam nell’Alto Medioevo. la testimonianza di un grande maestro per il quale «… discipuli victoria. p. Resta. Paris 1999.dedica all’attività del pensare una parte notevole della sua vita. III. Spoleto. BEAUJOUAN 1991a: G. Chronicon (Corpus christianorum. «Les apochryphes mathématiques de Gerbert». BEAUJOUAN. APEL 1948: W. Correspondance. TATON (a cura di). De rationi: ADELBOLDUS. infine. S. Ep. 1948. Silvestro II papa mago. Ep. 7:34 . «La science antique et médiévale (des origines à 1450)». ADEMARUS. Continuatio mediaevalis 129). in: G. BEAUJOUAN. «Étude paléographique sur la rotation ABob xxix . Foggia 1981. MIGNE (éd. Chronicon: P. 1853. Correspondance. Speculum 23. PON (ed.).) . Paris 1965. BACCHIEGA 1981: M. magistri est gloria…» (GERBERT. ALBORNOZ 1965: C. et docemus quod scimus. J. Histoire générale des sciences. De rationi inveniendi crassitudinem spherae. «Early History of the Organ». 194). BEAUJOUAN 1991b: G. Aldershot 1991. «The transformation of the Quadrivium».13.) 1985a. CCCXXXIX.02. BEAUJOUAN 1965: G. cap. tome I. LANDES – G. in: TOSI (ed. p. BEAUJOUAN. BEAUJOUAN. vol. 44). 639667. P. et addiscimus quod nescimus…» (GERBERT.

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