ABU GHRAIB PART II Baghdad, 15 febbraio 2006.

Una stazione televisiva australiana trasmette immagini inedite di quelli che appaiono come abusi sui prigionieri di Abu Ghraib. Gli iracheni si infuriano al punto di chiedere che le truppe americane lascino il Paese. Il programma "Dateline", di Special Broadcasting Service, dichiara che le immagini sono state registrate all'epoca di quelle divenute ormai tristemente famose, in cui soldati USA abusavano, compiaciuti, di detenuti nel carcere di Abu Ghraib, che hanno provocato aspre polemiche a livello internazionale nel 2004. Alcune delle nuove immagini fanno pensare che ci siano stati altri abusi come omicidi, torture e umiliazioni di natura sessuale, dice Dateline. Fotografie e immagini video mostrano i prigionieri sanguinanti o incappucciati, legati a letti e porte, a volte con accanto una guardia americana che sorride. Ci sono anche due uomini nudi ammanettati insieme, una pila formata da cinque prigionieri nudi fotografati da dietro, e un cane al guinzaglio vicino al viso di un uomo accovacciato con indosso una tuta arancione. Le immagini sono subito state ritrasmesse da stazioni satellitari arabe e diversi organi d'informazione, tra cui la tv American ABC News, le hanno mostrate sui propri siti web. Sostanzialmente, sono gli stessi abusi immortalati nel 2003, con tanto di sorrisi degli aguzzini. In alcune di queste si vedono alcuni dei nove soldati americani incriminati e condannati per torture, come Linndye England e Charles Graner. Tutto questo ha fatto crescere tra gli arabi la rabbia suscitata dalla pubblicazione domenica scorsa di immagini di soldati britannici che picchiavano dei ragazzi e dalle "vignette sataniche"che ritraggono Maometto pubblicate da alcuni giornali europei. "Le nuove immagini hanno riacceso la lunga sofferenza iniziata con l'occupazione dell'Iraq. Mi ha fatto arrabbiare profondamente, mi ha pugnalato al cuore vedere il mio popolo pagare per nessuna buona ragione", ha detto un insegnante iracheno, Hanan Adeeb, di 34 anni. New York, 15 febbraio 2006. Fonti del Pentagono confermano l'autenticità delle nuove foto diffuse dalla tv australiana SBS. Secondo i comandanti USA in Iraq, il carcere di Abu Ghraib sta diventando una vera e propria scuola dove si formano strategie e si addestrano terroristi.

«Una università della Jihad», l'ha definita uno dei militari intervistati dal New York Times. Il sovraffollamento del carcere - in gennaio vi erano rinchiusi oltre 4.000 detenuti di tutti i tipi - fa da incubatrice di strategie e tattiche di combattimento. «È diventato un campo di addestramento a livello superiore per l'insurrezione armata», ha detto un comandante protetto dall'anonimato.

ABU GHRAIB PART I Il generale Janis Karpinski, l'unico generale donna nelle forze armate Usa in Iraq, comandante del sistema delle prigioni in Iraq, e degli stessi soldati responsabili delle torture nella famigerata prigione irachena sotto il cui controllo era la sezione di massima sicurezza del carcere, dichiarò che erano stati gli 007 a "incoraggiare" i soldati Usa a tali comportamenti sui prigionieri. Parlando dalla sua casa del Sud Carolina - nei suoi primi commenti pubblici sulla vicenda - il generale Karpinski ha affermato che lo speciale blocco di massima sicurezza ad Abu Ghraib, noto come 1A, era (ed è) sotto il diretto controllo di ufficiali dell'intelligence militare, non dei riservisti che lei comandava. Ha poi aggiunto che agenti della CIA spesso si univano agli interrogatori effettuati nella prigione. Karpinski decise di parlare perché aveva capito che i comandanti militari stavano cercando di addossare esclusivamente a lei e ai suoi soldati la responsabilità di quanto avvenuto nella prigione, per non coinvolgere ufficiali dell'intelligence ancora operativi in Iraq. "Vogliono che la colpa cada sulla polizia militare, sperando che tutto passi". Il generale ha aggiunto che gli ufficiali dell'intelligence militare entravano e uscivano dal blocco di massima sicurezza "24 ore su 24", spesso per scortare i detenuti a un centro di interrogatori all'esterno del carcere, e per riportarli in prigione: "Erano lì alle 2 del mattino, ed erano lì alle quattro del pomeriggio". Non era certo un lavoro da impiegati, "dalle 9 alle 17", il loro, ha commentato. Il sipario sul primo atto dello scandalo cala ad aprile del 2005 con la condanna a pochi anni di carcere di nove "mele marce", soldati di livello inferiore immortalati nelle foto dello scandalo, tra cui la soldatessa Lynndie England con l'iracheno al guinzaglio, in galera per appena tre anni. Assolti tutti gli ufficiali. La generale Karpinski è rimossa dal comando: i suoi uomini sono direttamente responsabili degli abusi. WAR PORN Secondo Joanna Burke, le immagini delle torture di Abu Ghraib assomigliano ad una forma di pornografia sado-masochistica. In un articolo pubblicato su The Guardian il 7 maggio

2004, la Bourke dice che quelle immagini sono il "cuore di tenebra" della società dell'informazione. Una vera e propria "mostra delle atrocità" in cui le vittime sono ridotte a oggetti di carne mentre i carnefici esultano sopra i loro genitali Non c'è alcun segno di confusione morale tra i carnefici: le immagini ritraggono chiaramente quella che appare come una "follia normalizzata". Non traspare alcuna "coscienza criminale", ma solo una pornoestetica, capace di suscitare grande ilarità, in un'atmosfera quasi carnevalesca. Ci troviamo di fronte, secondo la Burke, a una glorificazione della "porno-violenza": uno spettacolo di sofferenza come parte di un rituale che riflette uno schema mentale comune, atto a rafforzare il cameratismo trans-sessuale tra i carnefici, e gli spettatori. Un rituale che costituisce quello che Mikhail Bakhtin chiama "trasgressione autorizzata". Uno spettacolo voyeuristico, pubblico, teatrale, osceno, come quello che ci viene propinato ogni giorno dai porno-mass-media: immagini di dolore sistematicamente eroticizzate. La mostra delle atrocità di Abu Ghraib è una rappresentazione, affatto casuale, del rapporto sadomasochistico che il potere instaura con le persone che gli sono sottomesse: i corpi nudi sono ridotti a oggetti, a figure ammassate sui pavimenti, porno-estetica; spogliati del loro significato simbolico, diventano incolori, carne da macello. Seduzione erotica e pulsioni libidinose diventano un'arma per attuare gli scopi del potere. Non deve sorprendere dunque venire a sapere che lo "spettacolo" è stato ordito da un'operazione di intelligence. SOLDATO LYNNDIE Il momento topico di "Soldato Jane", il filmaccio di Ridley Scott in cui Demi Moore interpreta il ruolo della "soldatessa" sottoposta al crudo addestramento dei Seals, è quando la protagonista (catturata durante un’esercitazione, picchiata a sangue, incapsulata dentro una fangosa gabbia per polli), riesce a divincolarsi mentre l’istruttore capo cerca di sodomizzarla, abbatte il suo avversario a suon di calcioni e pugni e lo sfida in maniera fiera e provocatoria: "Succhiami il cazzo!".

Urlo liberatorio da parte di tutti gli altri addestrandi, prigionieri anche loro nelle stesse gabbie per polli: "Succhiami il cazzo!". Soldato Jane è finalmente uno di loro. Ha perso ogni connotazione civile, ogni traccia di umanità, ogni traccia di femminilità. È diventata una spietata e orrenda macchina da guerra. Odia e si fa odiare. È un maschio e un soldato. Anche il "soldato Lynndie" è diventata un maschio che odia con "leggerezza" e con "leggerezza" si fa odiare. Spara "per finta" ai genitali del prigioniero, lo porta a passeggio come un cagnolino, ride beata mentre fa ammucchiare a terra i corpi nudi degli iracheni. Lynndie R. England, 21 anni, 372simo battaglione di polizia militare. E' stata richiamata dall'Iraq e confinata in una base del North Carolina. Degradata da specialista a soldato semplice. Ad Abu Ghraib, era stata assegnata all'ala della prigione dove i detenuti venivano identificati. Ma nel braccio A1 andava spesso, perché il soldato Charles Garner, uno degli aguzzini, era il suo boyfriend. "Voglio che sappiate che ho avuto un problema", aveva detto, prima di finire sotto inchiesta. Per aggiungere, dopo, "mamma, sono stata la persona sbagliata al momento sbagliato". La madre Terrie ha provato a difenderla: "Abusi? Erano stupidi giochi da ragazzi. Bravate. Ma quel che gli iracheni fanno ai nostri ragazzi è giusto?". Lynndie fin da bambina ha avuto una propensione per le "emozioni forti". Amava temporali e cicloni, se c'era un tornado, hanno detto i genitori, non c'era verso di farla rientrare.Mai vista in minigonna: sempre in mimetica e anfibi. Era, dicono amici e parenti, una donna dura e indipendente, che "non ha paura di spezzare un chiodo con le mani". Secondo alcuni studiosi, la "trasformazione" in aguzzino non sarebbe nulla di straordinario. Philip Zimbardo, un docente dell'università di Stanford, nel 1971 fece un esperimento. Creò una prigione e vi chiuse dentro 24 studenti, divisi tra guardie e prigionieri. Nel giro di pochi giorni, i "custodi" si erano trasformati in carnefici, e ad un certo punto coprirono la testa dei detenuti con dei sacchetti, li obbligarono a spogliarsi e ad eseguire atti sessuali. I responsabili dello studio bloccarono l'esperimento, di cui sono rimaste le foto come documentazione.

Secondo il ricercatore, chiunque potrebbe superare il limite. Per questo Zimbardo, in un'intervista al New York Times, si è detto "non sorpreso" di quanto accaduto ad Abu Ghraib. È un ambiente carcerario come quello che si è creato a Bagdad, secondo lo studioso, che crea il problema. Per Charles Strozier, direttore del Centro sul terrorismo al John Jay College di New York, l'11 settembre potrebbe aver spinto molti a ritenere che il fine giustifica i mezzi, anche brutali. Negli Usa, ha detto Strozier, c'è oggi chi pensa "che sia giusto torturare qualcuno, se questo serve ad ottenere informazioni che salvino dai terroristi". PSICO-SESSUALITA' [...] Sadismo e masochismo. La più comune e la più significativa di tutte le perversioni. Il desiderio di far soffrire l'oggetto sessuale, e il suo contrario, ha ricevuto da Krafft-Ebing il nome di "sadismo" e di "masochismo", rispettivamente per la sua forma attiva e passiva. Altri scrittori (Schrenck-Notzing, 1899) hanno preferito il termine più ristretto di "algolagnia" per rendere meglio il piacere della sofferenza, della crudeltà; mentre i nomi scelti da KrafflEbing sottolineavano il piacere di ogni forma d'umiliazione o di soggezione. Per quel che riguarda la algolagnia attiva, cioè il sadismo, le radici si possono trovare facilmente nell'uomo normale. La sessualità di molti esseri umani di sesso maschile contiene un elemento di aggressività, un desiderio di dominare, che la biologia sembra mettere in relazione con la necessità di superare la resistenza dell'oggetto sessuale, quando la seduzione si dimostra inefficace. Così, il sadismo non sarebbe altro che una componente aggressiva dell'istinto sessuale che, esasperata, può diventare una psicopatologia [...] Nel linguaggio comune, il significato di sadismo oscilla tra i casi in cui si presenta caratterizzato puramente da un atteggiamento attivo o violento nei confronti dell'oggetto sessuale e quelli nei quali il soddisfacimento è condizionato del tutto dal suo maltrattamento e dalla sua umiliazione. In senso stretto, solo questi ultimi casi estremi possono essere definiti come perversione. Così pure, il termine masochismo comprende un certo atteggiamento passivo verso la vita e l'oggetto sessuale; il caso estremo si ha quando il soddisfacimento dipende da una sofferenza fisica o mentale ricevuta dall'oggetto sessuale. Il masochismo, come forma di perversione, sembra essere più lontano dallo scopo sessuale normale di quanto non lo sia il suo contrario. Ci si può chiedere se esso rappresenti un fenomeno primario o se, al contrario, non risulti ogni volta da una trasformazione del sadismo. Si può notare spesso che il masochismo non è altro che un prolungamento del sadismo rivolto sul soggetto stesso, il quale, in questo modo, prende il posto dell'oggetto sessuale [...] L'analisi clinica dei casi estremi di masochismo mostra come esso derivi da una combinazione di un gran numero di fattori (come il complesso di castrazione e il senso di colpa) i quali esagerano e fissano l'originario atteggiamento di passività sessuale. Il dolore, che in questi casi si supera, corrisponde appunto al disgusto e al pudore come forza che si oppone e fa resistenza alla libido [...] Il sadismo e il masochismo occupano una posizione speciale tra le perversioni, perché il contrasto tra attività e passività che li caratterizza è tra gli elementi fondamentali della vita sessuale. La storia della civiltà umana mostra, al di fuori d'ogni dubbio, che esiste un intimo rapporto tra la crudeltà e l'istinto sessuale. Il tratto più importante di questa perversione è che le sue forme, attiva e passiva, si presentano abitualmente insieme nello stesso individuo. Una persona che provi piacere a produrre del dolore in qualche altra durante una relazione

sessuale è anche in grado di avvertire come piacere un dolore che da quel rapporto gli possa derivare. Un sadico è sempre al tempo stesso un masochista, per quanto l'aspetto attivo o quello passivo della perversione possa essere in lui più decisamente sviluppato, al punto da rappresentare la sua attività sessuale predominante [...] Dai nostri studi sulle perversioni si rileva che l'istinto sessuale deve lottare contro alcune forze psichiche che si comportano come resistenze, e fra le quali le più importanti sono il pudore e il disgusto. Possiamo dunque supporre che queste forze servono a contenere l'istinto nei limiti che si considerano normali [...] (Freud, "Tre Saggi sulla Psico-Sessualità") THE ABU GHRAIB SHOW Quindi, da una parte si vuole incidere sui processi inconsci, facendo leva sulla pulsione sado-masochistica, innata, facendo leva sull'attrazione che proviamo verso l'orrore, l'eccitazione verso la sofferenza altrui, il fascino della perversione; dall'altra, si mette in atto una strategia della tensione, perché si vuole provocare una reazione nell'opinione pubblica arabomusulmana, perché si combatte una guerra, e la si combatte anche e soprattutto attraverso le immagini, attraverso la simulazione, si combatte una guerra di informazione. Non bisogna meravigliarsi: i poteri forti, quali l'Impero, la Chiesa, lo Stato, hanno sempre usato tecniche di terrore e tortura psico-fisica per mantenere il proprio dominio. Oggi, il potere globale usa i mass-media per mettere in atto una strategia iper-terroristica. Ciò che sorprende, semmai, è la tendenza, ormai diffusa, ad accettare implicitamente, inconsciamente, a livello collettivo, le peggiori atrocità e i crimini più abominevoli. Questo perché l'esposizione mass-mediatica, l'immersione nell''universo iper-reale videopoietico, ci rende assuefatti alle peggiori nefandezze: decapitazioni, torture, stupri... merda, sangue, sperma. È proprio questo l'effetto che si vuole provocare nelle coscienze "sedotte e sedate". Non lasciatevi ingannare dall'Abu Ghraib Show: si tratta di una messa in scena rigorosamente psico-analitica, in cui nulla è lasciato al caso. Ma, come tutti i sequel, non riesce a colpire come nella prima uscita. Se guardate bene, e liberate la mente, riuscirete a vedere la verità. (Pubblicato su Ecplanet 06-03-2006)

LINKS Il carcere della vergogna PeaceReporter 07-05-2004 Irak, generale USA: "La CIA incoraggiò abusi sui prigionieri" Adnkronos 02-05-2004 Behind the Abu Ghraib photos - Dateline NBC 02-10-2005 Lynndie England convicted in Abu Ghraib trial USA Today 26-09-2005 A taste for torture? The Guardian 13-09-2006 Abu Ghraib abuse photos 'show rape' - Telegraph 27-05-2009 A Soldier's Tale: Lynndie England Abu Ghraib torture and prisoner abuse - Wikipedia Stanford prison experiment - Wikipedia THE ABU GHRAIB SHOW 2 LA MOSTRA DELLE ATROCITA’ RIVOLUZIONE SESSUALE: ORIGINI

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