Alexandra Vranceanu Pagliardini Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran

Alexandra Vranceanu Pagliardini

Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran

2012

Referenţi ştiinţifici: prof. univ. dr. Rodica ZAFIU lector univ. dr. Oana UȚĂ

Şos. Panduri, 90-92, Bucureşti – 050663, România Telefon/Fax: (0040) 021.410.23.84, E-mail: editura_unibuc@yahoo.com, Librărie online: http://librarie-unibuc.ro Centru de vânzare: Bd. Regina Elisabeta, nr. 4-12, Bucureşti, tel. (0040) 021.314.35.08/2125 Web: www.editura.unibuc.ro

Tehnoredactare computerizată: Meri Pogonariu Descrierea CIP a Bibliotecii Naţionale a României VRANCEANU PAGLIARDINI, ALEXANDRA Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran / Alexandra Vranceanu Pagliardini – Bucureşti: Editura Universităţii din Bucureşti, 2012 ISBN 978-606-16-0146-2 821.135.1.09

Sommario

Introduzione / 9 1. Le mappe filologiche dell’Europa / 21
Curtius e Valery Larbaud ▪ Il canone della letteratura europea ▪ Il modello di Curtius e l'evoluzione delle sue idee nelle ricerche attuali ▪ Il superamento delle correnti letterarie ▪ L'abbattimento delle frontiere delle letterature nazionali ▪ Il ruolo delle traduzioni nella creazione di uno spazio letterario europeo ▪ Applicazione e attualizzazione della topologia di Curtius ▪ La topologia e il terreno di unità della letteratura europea ▪ Un topos stabile nella cultura romena: «il paragone con le altre culture» ▪ Cultura della frontiera: centro e periferia per la cultura romena ▪ La cultura degli intellettuali migranti, i cittadini europei ▪ Nazione e migrazione

2.

Grigore Ureche e il mito di Bisanzio / 65
Le prime cronache: fra storia, politica e letteratura ▪ Ureche, uomo politico e umanista ▪ I topoï umanistici nella cronaca di Grigore Ureche ▪ Grigore Ureche: senza un libro in cui si parla delle sue origini nazionali, l'uomo è simile agli animali ▪ Il principe-eroe. Ștefan cel Mare ▪ La «fortitudo» nel ritratto di Ștefan cel Mare ▪ La Sapientia. Battaglia di Podul Înalt (Vaslui) ▪ Ștefan cel Mare e la pietas. Il mito di Bisanzio ▪ Le linee di separazione che hanno portato alla formazione dell'identità europea nella visione di Ureche ▪ «De la Râm ne tragem» [Da Roma discendiamo] ▪ Sulla separazione fra cattolici e ortodossi, fra Oriente e Occidente dell'Europa ▪ La relazione con i polacchi ▪ Testo e immagine: temi comuni nel Letopiseț di Ureche e negli affreschi della

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Bucovina ▪ Dalla pittura bizantina all'arte post-bizantina all'epoca di Petru Rareș ▪ Dall’esercizio retorico alla pratica della narrazione negli affreschi della Bucovina ▪ L’Assedio di Costantinopoli e l’Inno acatisto alla Vergine Maria ▪ Il ritratto dei fondatori ▪ Il Giudizio Universale ▪ Dalla retorica bizantina alla narrazione della storia

3.

Il simbolo del libro (Miron Costin, Dimitrie Cantemir, Constantin Cantacuzino Stolnicul, Ion Budai Deleanu) / 131
Medio Evo, Umanesimo, Rinascimento e Barocco nella cultura romena ▪ Miron Costin, guerriero, umanista, poeta ▪ Il libro è stato dato da Dio come uno specchio intelligente della mente dell'uomo: De neamul moldovenilor ▪ «Défense et illustration» de la langue roumaine: il poema filosofico Viața lumii ▪ Da Fortuna labilis al pessimismo storico «bietul om subt vremi» [il povero uomo schiacciato dai tempi] ▪ Constantin Cantacuzino Stolnicul (1639-1716), il modello padovano e il moto del libro ▪ Il libro come strumento di lavoro e di lotta ▪ Translatio studii ▪ Dimitrie Cantemir (1673- 1723), l'esiliato perenne ▪ Una cultura cosmopolita: Cantemir fra Oriente e Occidente ▪ Divanul: Il libro è composto di tre portate. Metafore alimentari ▪ L'«impero della retorica» e l'arricchimento della lingua romena: le influenze della cultura umanistica ▪ Descriptio Moldaviae e Hronicul vechimei al romano-moldo-vlahilor: culto della latinità, europeismo e occidentalismo ▪ Ion Budai Deleanu (1760-1820), intellettuale e poeta ▪ Il cammino tortuoso dalla scienza alla letteratura. Tiganiada (1812) ▪ L'elogio della retorica. Dalla storia alla poesia ▪ Musa iocosa ▪ Défense et illustration ▪ Dulcis amor patriae e oggettività ▪ Guerra o esilio? ▪ Miles gloriosus e la guerra contro i turchi ▪ La decostruzione della retorica mer mezzo di una parata di erudizione. Filologia iocosa ▪ Filologi e muse

4.

L'utopia di Cioran / 249
Costanti formali ▪ Il topos «translatio studii» ▪ La «romanità» come topos identitario per i romeni ▪ «Défence et illustration» ▪ Il mito di Bisanzio e il complesso della frontiera e del ritardo ▪ Cioran come

2008. Perché Parigi? ▪ L'utopia di Cioran: il cosmopolitismo ▪ Cioran. il troglodita. scrittore europeo ▪ «Literature for Europe» Casanova vs. Neubauer ▪ «Cioran. 308) ▪ Esilio o migrazione? 7 Corpus / 297 Bibliografia / 299 . il membro di un'orda sconosciuta ▪ L'uscita dallo spazio nazionale: la forza creatrice dell'esilio ▪ Cambio di lingua e assunzione di un'altra identità ▪ Translatio studii. de l’inconvenient d’etre né en Roumanie» (Casanova. fra il mito di Bisanzio e il complesso della frontiera: Schimbarea la față a României [La trasfigurazione della Romania] (1936) ▪ La teoria della barbaritas come alternativa alla romanitas ▪ Il Rinnegato ▪ Il meteco ▪ Il persiano e il romeno ▪ Lo scita.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran scrittore rappresentativo dell'esilio ▪ «Il destino» di Cioran ▪ Cioran.

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Nal caso degli uomini di cultura romeni. la cultura classica. che hanno trascorso lunghi periodi della loro vita in altri paesi. fuga o viaggio di studio. porta spesso ad una cristallizzazione della coscienza nazionale. necessaria per il cambiamento di ambiente culturale. il russo. il polacco. la cultura polacca o turca. Miron Costin aveva avuto un'esperienza di esilio in Polonia e anche Dimitrie Cantemir conosce l'esilio. l'umanista Miron Costin. Ureche. sia per studiare. il turco. con la scrittura del primo testo in lingua romena con valore letterario. il greco. che aveva trascorso i primi due decenni della vita in Polonia. Il modello sarà seguito da un altro nobile moldavo. Non sono gli unici intellettuali romeni che hanno vissuto in esilio o. gli scrittori esiliati o pribegi fanno un esame anatomico preciso dello «specifico nazionale». Letopisețul Țării Moldovei (La cronaca della Moldavia) di Grigore Ureche. questo fatto si verifica a partire dal secolo XVII. Questi umanisti e intellettuali conoscevano molte lingue straniere. rifugiatosi con la famiglia di suo padre. scriverà negli ultimi anni di vita una cronaca in cui riflette sulla storia della Moldavia. Analogamente ad Ureche. e scrivevano opere in lingue straniere. sia essa esilio.Introduzione L'esperienza della partenza lontano da casa. quanto in età matura in Russia presso Pietro il Grande. la cultura bizantina. li conduce verso una riflessione sull’identità della loro cultura. che riflette anche lui sull’origine della sua stirpe in De neamul moldovenilor (Sulla stirpe dei Moldavi). «în pribegie». come si dice in romeno. sia per trovare rifugio. tanto in gioventù. sia per cospirare. il latino. Li accumuna il modo in cui il confronto con altre culture. lo slavone. a Istambul. Trovatisi nella crisi di ridefinizione. Nel caso di Cioran il paragone fra .

sul modo in cui si distinguono dal punto di vista giuridico e sulle differenze fra la letteratura dell'esilio e la letteratura migrante. Per quale motivo scelgo qui il termine «migrazione» e non «esilio» oppure «viaggio»? Ancorché questo lavoro parta da testi antichi della letteratura romena. il bersaglio cui mira è il mondo contemporaneo. ma che non è un esilio propriamente detto. è utilizzato soprattutto nello spazio della letteratura in lingua inglese. che si conclude con una decisione brusca: la rinuncia alla lingua romena a favore del francese. La partenza per un dottorato a Parigi ha per lui un effetto di ridimensionamento dell'identità culturale romena. spesso causato da considerazioni economiche o politiche. francese e spagnola (chicano): . Negli ultimi tempi è apparso un termine che definisce il mutamento di luogo degli scrittori. la «letteratura migrante». che si manifesterà poi nella sua controversa opera a tinte fasciste Schimbarea la față a României [La trasfigurazione della Romania]. Termine recente. Il vantaggio del termine «esilio» è che esso risulta più chiaro. Il soggiorno di studio di due anni in Germania all'età di 22 anni produce in lui una crisi identitaria profonda. quando era ancora uno scrittore romeno.10 Alexandra Vranceanu Pagliardini la cultura romena e le altre comincia già nel periodo giovanile. Cioran commenterà nei suoi scritti in francese questo passaggio doloroso e farà una riflessione sull'esilio e sul cambiamento di identità che esso presuppone. essendo definito esattamente nella legislazione delle diverse epoche. Ho scelto alcuni esempi rappresentativi di scrittori di epoche diverse della letteratura romena per poter seguire il modo in cui gli scrittori romeni hanno accolto la relazione fra migrazione e appartenenza nazionale. Molto si è scritto negli ultimi anni su esilio e migrazione.

opera molto citata dagli specialisti della letteratura migrante. Come osserva un teorico della letteratura migrante. in seguito pubblicata tale quale con il titolo assai espressivo The World and the Home. e anche di cultura e di lingua. Homi Bhabha. today.» (Bhabha. Il soulignait l’emergence de cette écriture au Quebec. homelessness.» (Giguère. impossibilitato ad avere una casa sua.because it captures something of the estranging sense of the relocation of the home and the world in an unhallowed place. Nell’introduzione al dizionario Passages et ancrages en France. Il termine pone l'accento sul fatto che lo scrittore «migrante» non si trova nella sua heimat.the unhomely . the deep stirring of the "unhomely. genera in essi una coscienza di estraneità. che egli usa per distinguersi dagli scrittori in esilio. privo di casa. ma abita «una patria immaginaria». To be unhomed is not to be homeless. forse la «repubblica delle lettere». le curatrici del volume. Le loro osservazioni critiche mi saranno molto utili nello studio degli scrittori esaminati in questo ." You must permit me this awkward word . dans un article paru dans le magazine transculturel Viceversa (1986). 19) Lo scrittore britannico Salman Rushdie è uno degli inventori del termine «migrant writer». e ripresa in seguito in The Location of Culture. nor can the "unhomely" be easily accommodated in that familiar division of social life into private and the public spheres. 1992. il cambiamento di luogo fa sentire lo scrittore «unhomely». 2001. Ursula Mathis-Moser e Birgit MertzBaumgartner spiegano per quale motivo hanno scelto il termine migrante invece di esilio o diaspora.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 11 «L’expression "écriture migrante et métisse" est apparue pour la première fois sous la plume du poete et linguiste Robert Berrouë-Oriol. 141) Il brano fa parte di una conferenza tenuta all'Università di Harvard. Dictionnaire des écrivains migrants de langue française (1981-2011). Homi Bhabha problematizza la necessità di trovare un posto per la letteratura migrante nella cosiddetta "casa della finzione": «In the House of Fiction you can hear. e che questo mutamento di luogo.

reconnaissant l’étrangeté. Mertz-Baumgartner. une identité soumise à un constant processus de trasformation et de translation. Il rifugio in Polonia di Grigore Ureche o Miron Costin a causa dei conflitti con i turchi. e che alla fine decide di «esiliarsi». in quanto mette il relazione due tipi di relazioni fra centro e periferia: per l'esiliato il centro è sempre la casa dove gli è proibito tornare. «illustrare» la letteratura nazionale. mentre per il migrante la casa è il mondo. sostenere. Le critique qui se sert du concept de "littérature migrante" renonce à une perception du contact culturel comme processus d’échange entre deux identitiés culturelles autonomes et préconise une logique non-binaire. 2012. anche se non si tratterà di scrittori contemporanei. membri di famiglie nobiliari e influenti. ma presenta un interesse anche per la letteratura romena antica. Quando inizia l'«esilio» di Cioran e possiamo considerare che abbia a che fare veramente con l'«esilio»? Ho scelto di mettere in relazione il caso di Cioran con quella che si può considerare la . trascorrevano spesso lunghi periodi all'estero per motivi politici. in cui gli scrittori romeni. la partenza definitiva di Dimitrie Cantemir in Russia dopo la perdita del dominio della Moldavia. l'identità nazionale.» (MathisMoser. lo scrittore migrante scrive per un pubblico internazionale. 2012. l’hétérogeneité inhérente à toute culture. ad eccezione di Cioran: «Le sujet migrant dispose de plusieurs systèmes référentiels et très souvent de plusieurs langues pour transcrire dans un acte performatif une identité de l’entre-deux. Risulta interessante il caso di Cioran. MertzBaumgartner. rientrano nella categoria dell'esilio piuttosto che in quella della migrazione. Lo scrittore che ha sperimentato l'esilio scrive per rafforzare. 10-18) Il termine «scrittore migrante» è utilissimo per la letteratura contemporanea. Ma la relazione fra letteratura migrante e letteratura di esilio ha anche un'altra utilità. cioè di non tornare più nella Romania occupata dai sovietici.12 Alexandra Vranceanu Pagliardini volume. 13) (vedi anche Mathis-Moser. che si reca a Parigi per un soggiorno di studi prolungatosi indefinitamente.

che dà identità ad una stirpe. che l'autore fa risalire alla conquista romana. ma prima di Cioran altri intellettuali e umanisti avevano messo in relazione la cultura romena con la cultura latina.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 13 tradizione romena del suo pensiero. della latinità della lingua. Qui appare per la prima volta nella cultura romena il mito della latinità dei romeni. che lui confronta con altre lingue romanze e che decide di usare per porre l'accento sul fatto che i romeni di Valacchia. Ureche schizza il ritratto di un principe-eroe. per definirsi meglio. Incontreremo spesso nei testi degli scrittori qui analizzati. o polacca. quindi della storia. Stefano il . che legittima. Dimitrie Cantemir. nella letteratura romena antica. che ha come scopo quello di far luce su alcuni nodi di significato. perché ci è utile per seguire il modo in cui si costruisce l'immagine della cultura romena attraverso le relazioni con le altre culture. o turca. Mi sembra utile mettere in evidenza in che modo la circolazione di uomini di cultura romeni nel mondo e il loro cosmopolitismo li ha portati ad una riflessione profonda sulla propria identità. che oggi viene considerato tratto caratteristico dell'intellettuale europeo. ha portato a un cosmopolitismo. Grigore Ureche. Letopisețul di Grigore Ureche introduce certi miti essenziali nella cultura romena. Constantin Cantzcuzino Stolnicul e Cioran. Miron Costin. con il topos del libro che fonda. o bizantina. Le informazioni storiche e di storia letteraria sono soltanto una base per l'analisi di testo. propria di uno spirito colto. Transilvania e Moldavia fanno parte dello stesso popolo. Questa modalità di autodefinizione. Nel caso di Cioran il dialogo è principalmente con la cultura francese. miti fondanti che incontreremo poi in altri testi. Cercherò di evidenziare il dialogo implicito che si porta avanti nei secoli fra questi scrittori e che si vede nella comparsa di alcune costanti formali riconoscibili nelle loro opere. topoï e miti. Questo topos si associa. un topos ricorrente nella cultura romena: il paragone fra la cultura romena e le altre culture.

Constantin Cantacuzino Stolnicul sono stati uomini di cultura. L'accesso alla repubblica delle lettere umanistica è consentito dalla produzione di scritti filologici in cui si presenta la propria cultura. altrimenti. in assenza di tali scritti. I viaggi in Europa hanno segnato la loro esistenza e li hanno condotti ad una riflessione profonda sulla cultura nazionale. Gli uomini di cultura romeni hanno cominciato fin dal secolo XVI a porsi il problema della definizione. attraverso gli scritti. ma anche politici. Grigore Ureche e. Miron Costin scrivono per assicurare alla cultura moldava un posto nella repubblica delle lettere. Nelle opere di questi scrittori appare spesso il desiderio di trovarsi un posto nella repubblica delle lettere umanistica. che descrive come un erede degli imperatori bizantini. i romeni sono considerati un popolo inferiore. che questi uomini di cultura e al tempo stesso politici hanno sentito il bisogno di trapiantare in Moldavia.R. In una terra dove la tradizione culturale era basata sui testi religiosi scritti in slavone e dove il pubblico dei lettori era ridotto. e in modo speciale il simbolo del libro che legittima un popolo e una cultura. Per gli scrittori romeni del XVII secolo il fatto di scrivere in lingua romena rivestiva un'importanza politica e storica. non poteva fiorire. della propria identità.14 Alexandra Vranceanu Pagliardini Grande («Ștefan cel Mare»). Da ciò deriva che è stato necessario legare questi testi ad una tradizione umanistica europea. Prenderò in esame alcuni topoï che E. Dimitrie Cantemir risponde ad un invito dell'Accademia di Berlino scrivendo in latino una Descriptio Moldaviae. e hanno associato nella loro opera retorica e politica. in seguito. Questa idealizzazione di un personaggio storico porterà alla comparsa del mito di Bisanzio. Dimitrie Cantemir. ministri o voievoda. Miron Costin.Curtius identifica fra le costanti formali che hanno generato la letteratura europea. In virtù di questo mi sembra importante seguire il modo in cui essi hanno adottato la retorica classica per scrivere la storia. Essi rispondono così ad . una letteratura intesa nel senso moderno del termine.

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un complesso di marginalità e di ritardo culturale che appare spesso nella cultura romena. La cultura europea si costruisce nell'ambito di una polarità centro-periferia che esclude numerose culture considerate come periferiche. Nel XX secolo il complesso «marginalità/ periferia/ ritardo» genera un trauma che appare soprattutto nei primi decenni del secolo, incoraggiato dalla teoria del sincronismo di Lovinescu ed esploderà negli anni Trenta con Nu (No) di Eugen Ionescu e con Schimbarea la față a României (La trasfigurazione della Romania) di Cioran. Il topos del paragone con le altre culture ha un merito particolare, specialmente nel contesto delle discussioni recenti sulla letteratura europea. La storia letteraria è sempre stata legata alla ricerca identitaria, ma i suoi metodi sono cambiati molto nei ultimi anni. Dopo lo storicismo del XIX secolo è apparso un altro bisogno nella storia letteraria, quello di sottolineare il multiculturalismo, le intersezioni fra le culture. Nel XIX secolo lo studio della letteratura e della cultura ha dato ai Paesi formatisi dopo la caduta degli imperi un’identità che li ha aiutati a definirsi: in questo senso lo studio della letteratura nazionale giocava allora un ruolo centrale nella formazione dei giovani paesi europei. Adesso però viviamo l’epoca della globalizzazione e la letteratura serve anche per dialogare, per presentarsi agli altri. Non solo il mondo globalizzato è più uniforme e omogeneo, ma siccome la circolazione delle persone si fa sempre più agevole, diventa più importante potersi presentare davanti agli altri tramite il biglietto da visita costituito dalla propria cultura. Tanto più se si tratta di popolazioni in parte migranti, che quindi hanno radici almeno in due paesi. In questa situazione, la letteratura nazionale diventa piuttosto un tipo di passaporto, una via d’accesso all’altro attraverso un portfolio di valori culturali in parte peculiari in parte condivisi. L’Europa attuale conta numerosi cittadini con identità nazionale multipla, che affondano le radici in più aree culturali. I fenomeni

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migratori che hanno coinvolto anche la Romania sono, da una parte, fenomeni che richiedono un’attenta presentazione della cultura romena in vista della migliore integrazione della popolazione romena stabilitasi ormai da molto tempo in altri paesi europei. D'altro canto proprio a questa porzione migrante della nazione romena risulta essere naturalmente affidata la funzione di promotori capillari della conoscenza e dell'apprezzamento della loro cultura di origine. In quest'ottica penso soprattutto all’Italia, dove la minoranza romena è numerosa e bene integrata. Mi sembra importante cominciare a immaginare un sistema concettuale che metta insieme e riscopra i valori culturali romeni conosciuti in Europa e che vanno a formare il fondo comune europeo. Gli scrittori romeni hanno arricchito la letteratura e l’arte francese già dal secolo scorso e la letteratura romena francofona è ormai assai importante e ben conosciuta. È mio avviso che la storia letteraria possa dare numerose ed esaurienti risposte alle crisi di identità dei cittadini della nuova Europa. L’opera di Cioran, dove si incontrano tutti questi temi, è la meta del viaggio che propongo in questo libro. Ma, per capire la crisi identitaria di Cioran, la sua disperazione e la sua utopia, si deve fare un percorso storico-letterario che faccia vedere come il suo pensiero si costruisce in riferimento (implicito) a una lunga tradizione romena di riflessione sulla propria identità. Benché una parte del presente studio si riferisca alla letteratura romena antica, partirò da una domanda che intendo porre alla letteratura romena contemporanea: come si spiega la facilità con cui un gran numero di scrittori romeni ha trovato il suo posto in altre culture, da dove poi, almeno alcuni, furono reintegrati nel circuito di valore della cultura romena? È questo un fenomeno che caratterizza solo l'epoca attuale? Che importanza può avere il fatto che uno scrittore abbia trascorso lunghi periodi di tempo al di fuori delle frontiere nazionali per quanto riguarda il suo modo di vedere la cultura romena e la propria identità? Cercherò di rispondere a questa

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domanda studiando alcuni testi letterari romeni e presentando i destini di alcuni umanisti e scrittori. Il mio punto di partenza è La Letteratura europea e il Medio Evo latino di E.R.Curtius, tanto per la sua visione di letteratura europea, quanto per il suo metodo di lavoro, la topologia. Nel primo capitolo mi soffermerò brevemente sulla relazione fra filologia e letteratura comparata e presenterò l'evoluzione delle innovative idee di Curtius sul rapporto fra letteratura nazionale e letteratura europea. Il secondo capitolo riguarda il mito di Bisanzio inventato da Grigore Ureche nell'opera Letopisețul Țării Moldovei de la începuturi și până la domnia lui Aron Vodă. Analizzerò alcuni topoï che Curtius considera rappresentativi per la letteratura europea e che Ureche utilizza per costruire la sua versione del mito di Bisanzio: l'immagine del principe eroe come mito fondante, il topos dell'origine romana dei romeni di Moldavia, Valacchia e Transilvania. Mi sembra utile focalizzare in Ureche la continuità delle forme umanistiche della cultura europea per sottolineare il modo in cui egli, per effetto della propria educazione, si accinge a scrivere un libro in cui la storia dei moldavi è presentata nel modo che aveva visto lui nelle scuole gesuitiche della Polonia, dove aveva studiato. Nella seconda parte del capitolo mi soffermerò su alcuni rappresentazioni degli affreschi moldavi del XVI secolo, che hanno giocato probabilmente un ruolo importante nella genesi del mito di Bisanzio. Nel terzo capitolo l'attenzione si sposta sul topos del libro che fonda e dà legittimazione ad una stirpe o ad una cultura. Considerato da Curtius un simbolo ricorrente in diversi periodi della letteratura europea, tale topos appare nelle opere di Miron Costin, Dimitrie Cantemir, Constantin Cantacuzino Stolnicul e Ion Budai Deleanu. Nel secondo e terzo capitolo farò diversi riferimenti all'utilizzo della retorica classica, il che dimostra come, nonostante lo slavone e il greco fossero le principali lingue di cultura in Moldavia e in Valacchia, l'umanesimo era tuttavia penetrato anche nell'Europa

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orientale. L'educazione nelle scuole della Polonia, dove si studiava la cultura latina, la cultura bizantina, arrivata dai romeni in slavone, la conoscenza della lingua greca, attraverso le relazioni diplomatiche e amministrative con i funzionari della Sublime Porta, tutto ciò ha fatto emergere la necessità di definire la cultura romena in rapporto a tutte queste altre culture fra loro molto differenti. Il fatto che gli umanisti romeni dovevano confrontarsi con lingue e culture diverse ha portato all'utilizzo della filologia come argomento politico per la definizione della propria identità romena nell'ambito della repubblica delle lettere. Il contatto con l'Oriente, tramite l'eredità bizantina, e quello con l'Occidente, attraverso le scuole latine, sono una costante della cultura romena. Il quarto capitolo ha per protagonista Cioran. Ritroveremo nella sua opera una parte dei miti e dei topoï che apparivano in Ureche, Costin, Cantemir, Budai Deleanu. Seguiremo qui il modo in cui Cioran si definisce e, implicitamente, definisce la cultura romena utilizzando una retorica rovesciata, ma in cui si riconoscono ancora i modelli romeni originari. Tutti gli scrittori che sono stati scelti appaiono dei cosmopoliti, e per questo motivo il modo in cui essi riflettono sul destino della cultura romena è intimamente connesso ad una visione più ampia, di dimensione europea. Francis Claudon osserva un legame profondo fra migrazione, cambiamenti di lingue e di culture e cosmopolitismo, inteso come tratto specifico di uno scrittore europeo. Nell'ultimo sottocapitolo del libro dedicato ai movimenti letterari europei, Claudon si pone la domanda: «Qu’est-ce qu’un écrivain européen?». Ed ecco la risposta: «Al limite, e senza temere un certo spessore di questo tratto, si comprenderà meglio l'europeità della letteratura contemporanea cercandola presso coloro che non abitano più nel vecchio continente. Vladimir Nabokov ha lasciato la Russia sovietica subito dopo la rivoluzione leninista, ha vissuto a Berlino, poi in Francia, poi in Inghilterra, quindi si è stabilito definitivamente negli

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Stai Uniti, come professore di letteratura russa; morirà in un palazzo di Montreux, in Svizzera. Esiste un'opera russa, tedesca, americana di Nabokov (cfr. Lolita, 1955), ma come classificarlo, a che nazionalità attribuirlo, se non al cosmopolitismo europeo, di cui afferma l'esistenza proprio passando da una cultura all'altra? E poi, soprattutto, questi trasferimenti non mostrano il desiderio di una nostalgia di un ‘territorio’ sentimentale che non esiste più, devastato dalla guerra, relegato dalla storia di questa cara Europa?» (Claudon, 2004, 125) 1 Il fatto che il cosmopolitismo sia, secondo Francis Claudon, tratto distintivo dello scrittore europeo è l'idea che qui mi interessa. Ma occorrerebbe che ci si ponesse la domanda – può essere per un puro caso che Francis Claudon chiuda la sua descrizione della letteratura europea con uno scrittore migrante che, inoltre, ha anche in qualche modo abbandonato l'Europa? Questo lavoro parte da una relazione presentata al convegno interuniversitario di Bressanone sul tema Curtius e l’identità europea (2009), in cui avevo lavorato sul rapporto fra la topologia di Curtius e la letteratura romena antica. Dalla discussione sono emersi spunti interessanti che mi hanno spinto ad approfondire l’esperimento. La seconda tappa di questa ricerca è stata la seduta di soutenance de habilitation à diriger des recherches all’Università Paris Est Val-de Marne. In quella sede dalla comissione sono venute domande feconde e l’incoraggiamento ad approfondire questo fra i miei campi di ricerca. Il terzo cantiere in cui si è costruita questa ricerca sono state le mie lezioni tenute all’Università di Padova, e soprattutto le discussioni con gli studenti e il loro interesse e coinvolgimento nell’indagine del rapporto lacerante, ma fecondo fra nazione e migrazione.

1 Le traduzioni in italiano di testi citati in altre lingue sono a cura di chi scrive, salvo altra esplicita indicazione.

Curtius e Valery Larbaud Discutendo.1. 300) . elle est couverte de 1 «Il concetto di letteratura mondiale doveva spezzare il già vacillante canone francese. che per il metodo di lavoro qui adottato: presenterò per questo brevemente il modo in cui Curtius vede il rapporto fra le letterature nazionali e la letteratura europea e la presenza e l'evoluzione delle sue idee nelle teorie comparatistiche più attuali. ci risulta essenziale. la cui attualità. 300) e cita la riflessione fatta dal critico francese sul rapporto fra le culture centrali e le culture marginali in Europa: «Il y a une grande différence entre la carte politique et la carte intellectuelle du monde. in maniera polemica. 1. R. 2006. Curtius osserva il ruolo centrale di Valery Larbaud. Curtius Letteratura europea e Medio Evo latino. per la comprensione della letteratura oggi.1 Le mappe filologiche dell’Europa La base teorica di questo studio prende le mosse dal monumentale lavoro di E. nell'epoca della globalizzazione. La première change d’aspect tous les cinquante ans. In esso si trova ispirazione sia per la visione d'insieme. 2006. l’influenza del canone francese in relazione alla letteratura mondiale 1 .» (Curtius. all'interno del volume sulla Letteratura europea. che «ha dedicato al cosmopolitismo letterario un’analisi seria e sottile» (Curtius.

. 2006. la carte intellectuelle se modifie très lentement et ses divisions présentent une grande stabilité. Possiamo quindi parlare di una 2 Si trovano riflessioni e spunti su questo tema nel volume Paccagnella. Gregori ( a cura di). romeno. espagnol. Ma l'assenza di unità nazionale non ha impedito agli uomini di cultura di scrivere in romeno.. 46 s)» (Cit..] (Valery Larbaud. slave. la cui mappa è stata per secoli più estesa della Romania. portoghese e inglese. . cercando di recuperare attraverso la cultura quello che la politica sembra aver perduto per sempre. Al contrario. dato che sono le stesse che figurano sulla mappa che conoscono i filologi. catalan.. che osserva la differenza fra le mappe politiche e quelle filologiche. Il critico francese ritiene che le carte dei filologi. Esiste un triplice dominio centrale francese-tedesco-italiano. il latino o il greco come lingue di cultura. slaves. greco. siano più stabili di quelle dei politici. nonostante utilizzassero anche lo slavone. è uno dei punti su cui si basa la mia ricerca. de «marches»: scandinaves. cioè l'unità e l'identità stessa dell'Europa. basate sui centri di potere. 2011. et une ceinture de domaines extérieurs. grec.» [C'è una grande differenza fra la mappa politica e la mappa intellettuale del mondo. la lecture. Au contraire. che ricalcano aree culturali e linguistiche. portugais et anglais. Il existe un triple domaine central: français-allemand-italien. roumain. la mappa intellettuale si modifica molto lentamente e le sue divisioni presentano una grande stabilità. di "marche": scandinave. La prima cambia aspetto ogni cinquant'anni. 300) La frase di Valery Larbaud. Ce vice impuni. 2 Questa concezione può risultare molto utile per lo studio della letteratura romena. spagnolo. catalano. 1925.. che scrive la sua opera negli anni bui della seconda guerra mondiale. è piena di divisioni arbitrarie e incerte. ma soltanto i domini linguistici. che come entità politica nasce solo nel XIX secolo. et ses centres prépondérants sont très mobiles.. dove non trovano spazio nazioni e potenze. in Curtius. car ce sont les mêmes qui figurent sur la carte que connaissent les philologues et où il n’est question ni de nations ni de puissances. e i suoi centri di potere sono molto mobili. Gregori. mais seulement de domaines linguistiques.22 Alexandra Vranceanu Pagliardini divisions arbitraires et incertaines. L'idea piace a Curtius. e una cintura di domini esterni..

Miron Costin. per riprendere l'etichetta che Pascale Casanova attribuisce alla capitale francese nel suo libro La république mondiale des lettres (2008). Per mezzo delle relazioni con gli umanisti di altre culture. La cultura romena appare sulla «mappa intellettuale» di cui parla Valery Larbaud proprio grazie ai suoi esponenti che hanno viaggiato. Ancora una volta il concetto di mappa filologica è utile per descrivere una realtà ambigua che non corrisponde a nessuna nazione in senso politico e istituzionale. siano essi stati degli umanisti. o degli intellettuali nel senso moderno del termine 3 . molti scrittori romeni si sono integrati in altri spazi culturali. essi partono in molti per Parigi. Benjamin Fondane. . Fra questi abbiamo Grigore Ureche. Isidore Isou. che sono entrati in contatto con altri letterati e filologi in epoche diverse. a collocare la cultura romena sulla mappa intellettuale dell'Europa sono stati in pari misura letterati e uomini politici. e molti altri che appartengono contemporaneamente a due letterature nazionali. Constantin Cantacuzino Stolnicul. alla ricerca del «Meridiano Greenwich della modernità». ma hanno anche agito politicamente con i mezzi e con le prerogative di uomini di cultura europei. se guardiamo al numero di scrittori migranti francofoni presenti in Francia. a un certo punto della loro vita. romena e francese. che sono stati tutti uomini politici: hanno avuto in mano il potere. Dopo la formazione dello stato nazionale. nei secoli. i romeni sono di gran lunga i più numerosi fra quelli provenienti da paesi europei (Moser. In questa categoria rientrano Tristan Tzara. 2012).Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 23 mappa filologica della cultura romena molto prima dell'esistenza di una formazione territoriale denominata Romania. Inoltre molti degli scrittori e filologi romeni che hanno contribuito. essi hanno giocato il ruolo di anello 3 Ancora nel periodo fra il 1980 e il 2011. pubblicato per la prima volta nel 1999. Dimitrie Cantemir. e più in particolare nel periodo della sua storia che ha seguito la prima guerra mondiale. in primo luogo emigrando a Parigi e scrivendo in francese. Senza che li si possa considerare a pieno titolo esiliati.

cittadini di più Stati fin dal XVI secolo.24 Alexandra Vranceanu Pagliardini di congiunzione fra romeni ed europei. ma vorrei soltanto rimarcare che. . alle porte dell'Oriente. La circolazione dei valori romeni in Europa si è prodotta con mezzi diversi: certi scrittori hanno studiato nei paesi stranieri. collocandola in una posizione marginale in rapporto al centro dell'Europa. Il passaggio di Valery Larbaud citato da Curtius è utile nel nostro lavoro anche perché nomina esplicitamente la cultura romena. La metafora delle mappe della cultura può essere letta anche in chiave diversa. il che ha generato un complesso d'inferiorità e di marginalità. a Constantinopoli. molti di loro furono simultaneamente. Il rapporto fra centro e margine. Ci sono poi i concetti di frontiera e di periferia. è legato alla posizione della cultura romena sospesa fra Oriente e Occidente. integrandosi in più culture. Parigi. nel contesto europeo. nel caso dei romeni. essi hanno assunto questa posizione periferica come un vero e proprio segno distintivo dal punto di vista culturale. di demarcazione nei confronti degli altri spazi. sarebbe altrettanto marginale che la cultura romena. Non vorrei qui addentrarmi troppo nel dettaglio riguardo alla gerarchia delle culture in Europa. o in periodi diversi della vita. gravidi di conseguenze sia sul piano politico che su quello culturale. un tema assai importante nella cultura romena moderna. in altri hanno fatto viaggi o peregrinazioni che nascondevano scopi politici. inoltre hanno scritto in lingue diverse. È vero altresì che per lui la cultura inglese. al margine dell'Europa. In primo luogo si lega alle linee di separazione. Padova. L'Umanesimo romeno porta in sé l'impronta di queste appartenenze culturali e nazionali multiple. in qualche caso furono esiliati. e possiamo facilmente comprendere che dietro a questa visione sta di fatto la visione del primato assoluto della latinità: per i filologi romanzi la centralità dipende dal peso che riveste il latino nella struttura profonda di una cultura o di una lingua. in Polonia.

che può essere intesa come un tutto unico soltanto se entrambe le sue componenti vengono comprese in uno sguardo solo. quello anticomediterraneo e quello moderno-occidentale. Per questo appare vincente la scelta di orientare una ricerca come la presente su Curtius. lo stesso deve valere anche per la sua letteratura. Questa novità richiede un cambiamento profondo nell'affrontare lo studio della letteratura. per Curtius. 16) È importante osservare che. Sarà quindi compito dei filologi tracciare le nuove mappe dell'Europa. Quella "europeizzazione del quadro storico" oggi tanto necessaria deve essere applicata anche alla letteratura. oggi. Se l’Europa è un organismo che partecipa di due insiemi culturali. una convergenza. l'Europa va costruita secondo linee diacroniche o. al tempo stesso uno dei più importanti filologi europei e uno dei padri fondatori della letteratura comparata. noi ci riferiamo all’Europa non in senso geografico. a sua volta. in modo che la geografia ne viene ridisegnata secondo le coordinate culturali: «Accingendoci ora a trattare questo argomento. ma in senso storico.» (Curtius. la cultura europea va studiata nel suo sviluppo diacronico. in modo che possa essere rappresentata. Il fenomeno della migrazione. pone ulteriormente in discussione le frontiere fra culture e richiede un approccio del tutto nuovo. più esattamente. le mappe dei filologi sono diventate più importanti di quelle dei politici. L'interesse per la mediazione culturale cresce progressivamente in un universo in cui tanti cittadini possiedono (almeno una) doppia appartenenza. Per definire l'Europa.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 25 Dal momento in cui le frontiere interne dell'Europa sono più o meno completamente cadute. assai diverso dal nazionalismo delle storie letterarie d'impronta herderiana. giacché anch'essa ha sempre avuto un'imprescindibile funzione identitaria. se non . Curtius pensa alla storia e alla cultura del vecchio continente. 2006. Non potremmo mai comprendere come si sia formato lo spirito europeo. laddove nel passato si sottolineavano la differenze.

» (Curtius. Il canone della letteratura europea Accettiamo l'assunto preliminare che. la storia dell’Europa. 1. la cultura romena può trarre molto profitto da tale modello proposto da Curtius. esistono solo le storie parallele. comprende cioè circa ventisei secoli (calcolati da Omero a Goethe). 20) 4 Questo fatto è stato evidenziato e analizzato in particolare in Krömer. di vari popoli e Stati. in quanto il canone di Curtius lascia del tutto fuori l'Europa orientale 4 . un’"espressione geografica" (come Metternich ebbe a dire dell’Italia). mentre altre no. 2011. 2006.26 Alexandra Vranceanu Pagliardini seguissimo passo passo come si sono separati e distinti gli spazi culturali. quando parliamo della letteratura europea. se non vi si annettesse un significato storico. come determinate culture sono arrivate ad essere considerate europee. Curtius utilizza inoltre due coordinate. senza collegamenti reciproci. 189-198. delle vecchie concezioni contenute nei nostri trattati scolastici: per questi. come tale. la mappa è una metafora cognitiva per il canone: lo è certo per Curtius. infatti. è anche perché l’analisi a cui mi accingo richiede preliminarmente un’interpretazione storica dell’Europa. Per definire la letteratura europea. è addirittura inesistente. oppure non sufficientemente. che disegna la mappa culturale e filologica dell’Europa prendendo come punti di riferimento i nomi importanti che hanno fondato il canone europeo. però. Parlando della sua ricerca sulla letteratura europea. L’Europa sarebbe semplicemente un nome. una temporale e una spaziale. Non può trattarsi. Sospesa in una sorta di zona grigia. in riferimento a uno spazio simbolico: «La letteratura europea abbraccia il medesimo periodo di tempo della cultura europea. .» (Curtius.2. 2006. Curtius spiega: «Se mi sono soffermato su tale opera. 14) In questa visione d'insieme non appare mai il nome degli scrittori romeni.

Pur restando un nome importante nella storia della disciplina delle letterature comparate. Nessun richiamo alla zona slava. So often praised for its remarkable range across Western literature. potrebbe condurre a certe conclusioni rischiose. Curtius viene criticato per il suo canone europeo troppo riduttivo.» (Curtius. di cui fa parte anche la cultura romena. a quella nordeuropea o a quella romena. dal punto di vista storico. e così si spiega l'attenzione esclusiva riservata alle letterature romanze occidentali e il silenzio sul Medio Evo slavo o greco. indeed. 255) Egli sceglie esempi soltanto da alcune letterature: tedesca. un'unità vitale. spagnola. Ci siamo proposti di dimostrare tale unità anche nell’ambito letterario […]. i comparatisti filologi parlano solo di due tre letterature 5 . come ad esempio il fatto che potremmo arrivare a definire la letteratura europea soltanto in funzione delle letterature nominate da Curtius. inglese. Il tema essenziale della ricerca di Curtius è. che comprende solo una parte delle letterature europee. parlando di cultura europea. con pochi riferimenti a quelle catalana e portoghese. francese. bensì un periodo di continuità nella cultura europea. 2006. as in Ernst Robert Curtius’s European Literature and the Latin Middle Ages or Erich Auerbach’s Mimesis: The Representation of Reality in Western Literature. in effetti.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 27 Per Curtius la letteratura europea significa essenzialmente quella dell'Europa occidentale: «La nostra analisi è partita dalla constatazione che l’Occidente mediteraneo e nordico costituiscono. Even within their announced focus on Europe and on Western literature. Il modo in cui Curtius argomenta che la letteratura medievale latina non è un momento di arresto. they usually stayed within a particular region. 481–495) che spesso. italiana.» (Damrosch. 2008. David Damrosch osserva in Toward a History of World Literature (Damrosch. Sul termine di letteratura europea grava un'accusa pesante da parte dei comparatisti dell'ultimo ventennio: le prime attestazioni del termine Weltliteratur risalenti al XIX secolo associano 5 «When people did look beyond the boundaries of a single nation. 482) . cioè praticamente su tutta l'area della cultura bizantina. il Medio Evo latino. Mimesis might just as well have been subtitled The Representation of Reality in Italy and France — home to fifteen of the book’s twenty central texts. Curtius and Auerbach concentrated largely on the literatures of just a few countries. 2008.

se pensiamo che la «letteratura europea» ha costituito. Hutcheon. intavolando una discussione teorica sulla legitimità di tale apertura del canone 7 . il concetto di letteratura europea viene talora discusso secondo questa duplice prospettiva: da un lato si 6 Benché Goethe parli del romanzo cinese. 2003. il termine è definito in modo limitativo ed è quasi sinonimo di letteratura europea 6 . considerate minoritarie. discipline come la storia letteraria e la letteratura comparata mettono in discussione la loro antica relazione di interdipendenza e si ridefiniscono a vicenda. Il dibattito sulla letteratura europea comincia timidamente dopo l’unificazione economica. giuridica e. in Germania con Goethe e in Francia con Madame de Staël.28 Alexandra Vranceanu Pagliardini l'eurocentrismo al concetto di letteratura universale. 7 Per esempio Weixlmann. fin da quando Goethe ha proposto l’idea di una Weltliteratur. politica. 213-227. che guardi al di là delle divergenze nazionali. Pizer. il nucleo forte della letteratura universale. Nel momento in cui si inizia a parlare di letteratura universale. pochissimi studiosi europei sembrano essersi preoccupati di vedere quali sono le caratteristiche della letteratura europea in quanto tale. Nel contesto della globalizzazione. 273-283. che sono riusciti a trovare un terreno comune di discussione. in senso ancora più restrittivo. e a scrittori non canonici. tuttavia lo spazio destinato alle letterature non-europee nel quadro della Weltliteratur resta sempre ridotto fino all'epoca del postcolonialismo (cfr. 64-68. oppure. Sono gli studi portati avanti soprattutto da americani e canadesi che hanno aperto il canone ad altre culture. 1988. che ritiene simile al romanzo europeo. Goethe coins a phrase. Di fronte a queste accuse. parallelamente alla fioritura degli studi postcoloniali. 1-36). la letteratura europea è ridotta alla letteratura di alcuni paesi europei. Siccome la disciplina della letteratura universale ha ricevuto un grande impulso negli ultimi decenni. Un fatto strano. 1995. sebbene gli uomini di cultura e in particolare gli storici letterari siano rimasti abbastanza indietro rispetto agli economisti e ai giuristi. in parte. 2000. introduzione a Damrosch. 2001. . Said.

Un particolare sguardo critico si rintraccia in ricerche recenti. per individuarne l’identità. e negli studi più recenti le letterature «minori». Anche dopo essere stata accusata di aver monopolizzato l’attenzione e aver marginalizzato altri spazi. come la letteratura romena. e soprattutto attraverso la critica letteraria. effettuata con l'ausilio di racconti. . ha lasciato la sua impronta anche su certi studi che riguardano la zona balcanica. dall'altro si rileva che il termine è stato associato. con l'esclusione arbitraria di vaste aree culturali. come i lavori di Maria Todorova. caleidoscopica e multiculturale di questo mondo. continuano ad avere uno spazio ridotto. con una limitazione arrogante. Gli studiosi analizzano soprattutto per quali vie le culture hanno rafforzato.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 29 pone la questione dell'allargamento delle frontiere e del superamento dell'eurocentrismo. è stata applicata in una storia della cultura dell'Europa centrale e orientale. ad un numero ristretto di autori e correnti. si continua a parlare di letteratura occidentale. isolano lo spazio balcanico e del Sud-Est europeo. e che nominano anche la Romania e la sua cultura. In quest'opera gli autori cercano di offrire una visione trasversale. talora etichettato come balcanico. secondo cui è l'Occidente che inventa l'Oriente. e talvolta anche inventato. miti e figure rappresentative. oppure il nucleo di valori culturali che incarnerebbero lo spirito nazionale. John Neubauer 8 e Maria Todorova 9 . Si veda in particolare il saggio «The Balkans: From Discovery to Invention» (1994) e il volume Todorova (a c. I volumi dedicati a queste letterature riscrivono in senso postmoderno la storia della letteratura della regione. Sul piano metodologico. Le letterature dell’Est non sono riuscite a interagire con il nucleo del canone europeo e neppure a mettere in crisi il sistema gerarchico adottato finora. mettendo in luce sia il modo in cui la letteratura e l’identità nazionale si sono 8 L'idea che la nazione sia un'invenzione del XIX secolo. la propria identità attraverso i miti letterari. coordinata da Marcel Cornis-Pope e John Neubauer (2004). capace di promuovere un poeta nazionale. di)(2004). espressione meglio definita di quanto sia quella di letteratura europea. i quali. 9 La visione di Edward Said. la letteratura europea si è venuta a trovare in una situazione paradossale: a quasi due decenni dalla caduta del comunismo. si può parlare oggi di un cambiamento di paradigma nella rappresentazione della letteratura europea. come quelle di Cornis-Pope.

Sapienza. X/1 (2007). 2008. even as it has worked to see European literature within the broader world at large. this expansion also involves an expanded conception of Europe itself. 1998. da cui deriva l'importanza della definizione di letteratura europea nel rinnovato contesto attuale. oggi. but from the beginning. In 1960. Ci sono anche altri tentativi di costruire una storia della letteratura europea. Didier (1998) Claudon. Roberto Antonelli coordina il numero tematico Il canone europeo della rivista «Critica del testo». much of Europe has often been farther than China from the discipline’s field of vision. If comparatists are striving for a more fully global vision today. domani (pp. sia il processo che ha condotto all’«invenzione» dell’universo balcanico. Paris. la ridefinizione della letteratura europea è legata alla rivisitazione della memoria collettiva che ha strutturato il relativo spazio culturale: «Rethinking Europe concerns relations of national identities and collective memories. Antonelli commenta qui la teoria di Curtius. 1998.30 Alexandra Vranceanu Pagliardini determinate reciprocamente. Beatrice Didier cura il monumentale Précis de littérature europeenne. Gli studiosi hanno cominciato ad immaginare una possibile storia della letteratura europea. e si sofferma sul problema del canone letterario nell'articolo La letteratura europea. and the collective memories on which nations build are often transnational in nature. 9-40). Comparative Literature as a discipline has been involved in rethinking the cultural-political landscape of Europe. e in particolare le trasformazioni che il canone europeo ha subito ineluttabilmente sotto l'influsso del multiculturalismo. 10 Mi riferisco a Gérard. . ma il dominio di riferimento della categoria «letteratura europea» non è definito in modo esauriente 10 . Presses Universitaires de France. Per il teorico della letteratura mondiale (world literature) David Damrosch. secondo diverse prospettive. Per esempio.’ yet during the past century. Comparative Literature has often been accused of ‘Eurocentrism. Werner Friederich. These concerns are very current today. ieri. founder of the Yearbook of Comparative and General Literature.

dalla separazione in stati nazionali. Ciò che colpisce di primo acchito è l’impressione di crisi profonda che consegue a un imponente rovesciamento del paradigma: è come se la letteratura europea. a sua volta.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 31 noted wryly that the term ‘world literature’ was rarely being applied to anything like the full world.» (Damrosch. e forse anche il modo in cui la letteratura nazionale ne definisce l’identità. L’unificazione europea all’inizio del terzo millennio dovrebbe produrre dei cambiamenti di prospettiva di importanza analoga a quella introdotta. 135) L’unificazione europea. ma una conoscenza reciproca e una visione comune che non dovrebbero avere come effetto una separazione brutale del centro (o dei centri) dal margine (o dai margini). 2007. definita in modo meno lungimirante che all’epoca di Goethe. dovesse essere ripensata. avrebbe come modello non gli stati-nazione del XIX secolo. nel XIX secolo. Questi nuovi punti di vista riflettono un aggiornamento della metodologia. e la differenziazione identitaria. allora anche i confini del dominio culturale studiato dovrebbero essere riformati. Non si potrà certo parlare della sparizione di un ambito. dovrebbe rispondere a questo cambiamento di paradigma con un cambiamento di mentalità. ma almeno di un mutamento di prospettiva del nostro abituale modo di affrontare la storia letteraria tradizionale. La storia letteraria. la caduta delle frontiere interne nel contesto dell'Unione europea dovrebbe produrre una differenza nel modo in cui percepiamo la nostra identità nazionale. che sul piano culturale è ancora solo un’aspirazione. perché la metodologia della storia letteraria . Ad esempio. even the full European world. del modo in cui è recepita la letteratura e del modo in cui è organizzata e gerarchizzata dalla storiografia. che perseguivano l’unità linguistico-nazionale. Se nell’epoca della globalizzazione è cambiato il modo in cui percepiamo la nazione.

1998. può dimostrarsi estremamente feconda e produttiva. così come è stata praticata nel XIX secolo. come osserva Adrian Marino nel primo capitolo del Précis de littérature européenne diretto da Beatrice Didier (Marino. La metodologia della storia letteraria narrativa. può trarre profitto dalle ricerche di letteratura comparata. un modo diverso di scrivere la storia letteraria.32 Alexandra Vranceanu Pagliardini ha subito una profonda trasformazione. Dai contributi critici e teorici citati. metodo che può offrire uno strumento di presentazione più adeguato alle esigenze di culture non contrapposte ma dialoganti. Quest’ultima definizione va verso l’idea che esistono degli scrittori europei da considerare transnazionali grazie alla loro presenza in più sistemi letterari (Casanova. . Sintetizzando le definizioni della letteratura europea che emergono nel dibattito contemporaneo. La moderna letteratura europea dovrà continuare in un certo senso la repubblica delle lettere. che non possono più essere catalogate tassonomicamente nel quadro di una storia letteraria nazionale. Ma proprio questa crisi. si osserva che essa può essere definita sostanzialmente o come la somma delle letterature nazionali che compongono l’Europa o come un insieme di testi che hanno circolato molto e che hanno prodotto in questo modo un’identità comune riconducibile a un canone europeo. o sta per produrre. 2009. innescata dagli studi teorici sulla storia letteraria e sulla relazione fra letteratura nazionale e universale. derivano alcune idee portanti di un nuovo modello. 20-21). 13-18). La serie dei cambiamenti politici legati all’unificazione europea e alla globalizzazione ha prodotto. La dissoluzione del concetto di nazione e l’emigrazione determinano la formazione di identità nazionali ambigue. Il fatto di oltrepassare le frontiere nazionali inscrivendosi in una corrente letteraria europea è una costante nella riflessione di molti scrittori europei moderni.

the other patron saint of the discipline.R. quanto il desiderio di innovare. Antonelli. nel volume già citato di Pascale Casanova. La république mondiale des lettres (1999). nazionale o meno. dal XIX secolo. in quanto riguarda non tanto il rapporto dello scrittore con la tradizione. and found perhaps their most haunting expression in the work of Eric Auerbach. il Realismo. Il Simbolismo. Così si fa strada l’idea di una letteratura che si propone di dissolvere le frontiere nazionali europee e di comunicare. subsequently reiterated in the middle of the twentieth century by Ernst Robert Curtius and Leo Spitzer in the forms of a Latinate Europe’s common tradition.» (Cooppan. hanno riunito scrittori di diversi paesi. Questo concetto appare spesso nelle discussioni recenti sulla formazione di un corpus letterario europeo. 2004. Il libro di Curtius non ha avuto però molti 11 «The foundational aspirations to a broadly imagined. cui dedica un libro. incipiently global knowledge of literature were first voiced for comparative literature by Goethe. fra l’altro. 16) . afferma che i filologi E. L’idea che è la modernità che consolida il concetto di letteratura europea apparirà poi. Vilashini Cooppan.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 33 Le correnti letterarie che. un teorico americano della world literature. I rapporti fra filologia e comparatistica sono stati fin dalla nascita della seconda disciplina molto strette. Francis Claudon vede l’unità della letteratura europea proprio in queste ondate che si chiamano «les mouvements littéraires européens». Dall'Ottocento le innovazioni nella letteratura europea assomigliano a delle ondate che percorrono il continente portando oltre le frontiere nazionali il Romanticismo. attraverso le traduzioni. con diversi sistemi culturali. In quest'ottica il concetto di modernità gioca un ruolo centrale.(2008). costituiscono la via più semplice per avere una visione sintetica della letteratura europea. che potrebbe addirittura entrare nei futuri programmi scolastici (R.Curtius e Erich Auerbach sono i fondatori della disciplina della letteratura comparata 11 . il Naturalismo. «Sul senso e sulle prospettive di una ricerca»).

dal carattere nazionale o da una combinazione di questi tratti. ma soprattutto dal modo in cui si strutturano le sue argomentazioni. Curtius crede che tale metodo tenda a considerare le epoche storiche come se fossero collocate in sistemi chiusi. ma come anello di congiunzione fra il mondo dell'antichità e quello della modernità. vista non come sorella minore della cultura classica. Il modello di Curtius e l'evoluzione delle sue idee nelle ricerche attuali. che egli considera riduttivo in quanto associa in una stessa categoria fenomeni del tutto eterogenei. che metterò in relazione con gli orientamenti più recenti della . in quanto non ha aperto una scuola di pensiero che avrebbe portato alla costituzione di una disciplina di studio. È importante ricordare che questo metodo è il risultato di alcune polemiche in cui era coinvolto lo stesso Curtius. Curtius spiega assai poco del suo metodo di analisi. essendo le loro caratteristiche generali derivate dall'estetica. in una visione ispirata allo stesso tempo alla filologia e alla letteratura comparata. che tuttavia si può ricavare da alcune sue enunciazioni generali.3. Mi soffermerò nel paragrafo successivo sul suo modello d'indagine. Una delle polemiche è la rivalutazione della posizione della letteratura medievale latina. per descriverlo in breve e per mostrare quali sono i punti del suo metodo che si potrebbero applicare utilmente allo studio della letteratura romena. anche se è stato tradotto e citato numerose volte. Un risultato secondario ma essenziale di questa polemica è il fatto che così si cerca di stabilire una continuità della cultura europea. Un'altra polemica che coinvolge Curtius è quella contro il metodo della Geistesgeschichte (storia dello spirito). 1. Farò riferimento ai criteri secondo i quali Curtius definisce la letteratura europea e alle caratteristiche essenziali del suo metodo. dalla metafisica.34 Alexandra Vranceanu Pagliardini seguaci.

la strumentazione di concetti diferenziati ed elaborati secondo principi autonomi. alcuni dei topoï identificati da Curtius nella letteratura europea. ma è assai importante per l'epoca della globalizzazione in cui viviamo oggi e si evince da un'affermazione di Curtius sul ruolo della traduzione nella conservazione della «freschezza» di un testo. e infine la terza prende come oggetto il ruolo della traduzione nello studio della letteratura europea. Tre sono le osservazioni preliminari per lo studio della letteratura europea che derivano dal metodo di Curtius. rinascimento. una una mezza dozzina di concetti: ma sono come macigni. 1. Esistono. Il superamento delle correnti letterarie La strutturazione in correnti ed epoche letterarie viene considerata da Curtius un ostacolo per lo studio delle forme della tradizione letteraria. per imbastire una procedura di analisi che si propone di cercare. pesanti e grossolani. La prima riguarda il superamento della suddivisione della letteratura europea in correnti. Queste tre osservazioni hanno trasformato Curtius in un pioniere degli studi sulla globalizzazione in letteratura. gli aspetti metodologici che possono essere applicati alla letteratura romena e che possono aiutare a presentarla in un contesto europeo. nella letteratura romena. . alla scienza infima della storia letteraria. Quest'ultima osservazione viene espressa in modo indiretto. Si sceglieranno così dal ricchissimo libro di Curtius. e si chiamano umanesimo.4. «Si potrebbe abbozzare una morfologia della tradizione letteraria: ma ecco che ancora una volta manca.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 35 comparatistica. classicismo. romanticismo. e che riprenderemo nel nostro lavoro. la seconda osservazione si riferisce alla non opportunità della suddivisione della letteratura europea in letterature nazionali. sì. che risulta del tutto limitativa.

generalizzanti e dunque trasferibili con difficoltà da una letteratura all'altra. Parlando dell'opposizione arbitraria fra Classicismo e Romanticismo. XVIII = classicismo e preromanticismo. si nascondono realtà letterarie diffuse e che non hanno un corrispondente preciso nelle letterature nazionali europee. Quando il teorico Hans Perkins parla di crisi delle storie letterarie e della difficoltà di realizzare storie unitarie della letteratura universale.36 Alexandra Vranceanu Pagliardini preromanticismo. Curtius osserva che questa fu introdotta dai comparatisti francesi in quanto rilevante in modo specifico per la storia letteraria francese. preumanesimo: con una così misera strumentazione. 2006. non c’è più nulla da fare. 1992). dato che questo si ritrova nella letteratura romena in forma . Anch'esso sottolinea in Is Literary History Possible?. Si tratta di un punto di vista oggi molto attuale. esso usa gli stessi termini di Curtius. perché secondo lui questo modo tassonomico di definizione manca di concretezza e non parte dall'analisi concreta dei testi. 299) Per quanto riguarda la letteratura romena. fra cui quello di costituire un insieme di concetti vaghi.» (Curtius. anche se in effetti non lo cita esplicitamente. che. 434) Egli crede che questa sistematizzazione presenti molti inconvenienti. XIX = romanticismo) combinanadoli con la carta geografica-politica uscita dai trattati di pace. seguiti alla prima guerra mondiale. dietro a certi termini come manierismo o classicismo. 2006. Curtius respinge quindi senza appello la suddivisione della letteratura europea in epoche letterarie. mentre nelle altre letterature è fortemente limitativa: «Questa specie di scienza letteraria ha l’ingenua intenzione di imporre alla letteratura europea schemi di sviluppo validi esclusiamente per la Francia (secolo XVII = classicismo. essa potrebbe trarre assai profitto da questa dissoluzione del concetto di corrente letteraria. assunto nella discussione in corso negli ultimi anni sulla crisi delle storie letterarie (Perkins.» (Curtius.

» (Curtius 2006. e quindi della filologia. dall'altro la doppia limitazione imposta dal frazionamento sia nel tempo che nello spazio gli sembra eccessiva: «La storia delle "grandi potenze" di oggi o di ieri viene insegnata sulla base delle ideologie e dei miti nazionali. Tuttavia.» (Curtius. 1. Da un lato l'associazione della geografia e storia politica con lo studio della cultura gli sembra sbagliata. necessario per motivi pedagogici. 21) L'espressione «filologie tra loro disgiunte» solleva un ulteriore problema. fino ad un certo punto (per lo più superato nella pratica). L'abbattimento delle frontiere delle letterature nazionali. mediante le suddivisioni in Evo antico.5. nello studio della Weltliteratur? «Le filologie “moderne” si dedicano alle ”letterature nazionali moderne”: tale concezione è sorta . Eliminando alla radice questo genere di polemiche riguardo all'esistenza di un unico barocco o classicismo. Tale duplice scomposizione è. ci possiamo meglio concentrare sui testi letterari e sui temi o gli stili ad essi connessi. La suddivisione dello studio della letteratura europea nelle singole letterature nazionali sembra a Curtius persino più limitativa di quella in correnti letterarie. per motivi pedagogici sarebbe altretanto necessario collegare il tutto con una visione d’insieme. L’Europa. negli studi recenti di letteratura comparata: qual è il ruolo della lingua. artificiosamente isolati. 14-15) Ciò che interessa Curtius sembra essere quella visione globale che non si può ottenere al di fuori di uno studio comparatistico: «La parcellizzazione della letteratura europea in una quantità di filologie tra loro disgiunte lo impedisce quasi totalmente. inoltre. cosí. viene frazionata anche nel tempo. e quindi costituisce un metodo del tutto superato.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 37 impura fino al periodo moderno. Medio Evo ed Evo moderno. viene dunque scomposta in tanti frammenti geografici. 2006. assai discusso. e in modo polemico.

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con il risveglio delle nazionalità sotto la spinta del Super-stato napoleonico; è dunque legata ad un’epoca precisa ed apare perciò tanto più dannosa per la visione globale.» (Curtius, 1999, 21) In una recensione all’apparizione di Europaische Literatur und lateinisches Mittelalter, l’altro padre fondatore della disciplina della comparatistica, anche lui filologo romanzo, Erich Auerbach, osserva:
«Among the leading ideas, there is first of all the radical rejection of all national or chronological isolation within European civilization, and the establishemnent of “European Literature as the intelligible field of study” for historians of literature. Closely linked with this program is the conception of European literature as a unity based on the Latin tradition – a tradition which has never been interrupted, if not in the last two centuries.» (Auerbach, 1950, 348)

Il motivo per cui Curtius rifiuta la separazione della letteratura europea in filologie disgiunte è l'importanza centrale accordata all'analisi dei topoï, intesi come unità intermedie del discorso che si sono tramandate dalla cultura classica a quella moderna per mezzo della retorica. Il fatto che tali topoï si ritrovano in diverse letterature neolatine, ad esempio in quella francese, in quella spagnola e in quella italiana, è proprio ciò che, secondo Curtius, conferisce unità alla cultura europea. Quindi, di là dal fatto che sono stati originariamente trasmessi attraverso la lingua latina, questi topoï verranno studiati ora nelle lingue moderne in cui si manifestano, in quanto la loro circolazione ne evidenzia il carattere transnazionale, in questo caso europeo. In molti paesi dell’Europa centrale e sud-orientale, le storie nazionali si affermano, nel XIX secolo, in stretta relazione con lo sviluppo del concetto di nazione. Nello spazio europeo orientale, la tradizione delle storie letterarie ha una genealogia legata molto strettamente alla storia e alla politica. Nella presentazione di una ricerca collettiva in più volumi dedicata alla storia letteraria dell’Europa orientale, Marcel Cornis-Pope e John Neubauer osservano:

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«Literature was first institutionalized in societies that had problematic identities: Germany, Italy, some Scandinavian, and most East-Central European cultures. Constructing a national literature was in these areas a major contribution to the struggle for a national language, culture, and political independence.» (CornisPope, Neubauer, 2002, 12)

Nell’Europa sud-orientale i poeti e gli scrittori hanno contribuito all’«invenzione delle nazioni» attraverso le loro opere e l’impegno profuso nella fondazione di istituzioni culturali. Un buon esempio per la cultura romena è la generazione del 1848 (Paşoptişti), che era al corrente di ciò che accadeva nell’Europa contemporanea, e cercava di produrre altrettanto per l'identità letteraria romena. I filologi che studiavano la lingua, i folcloristi che raccoglievano testi popolari, i critici che sostenevano un «poeta nazionale» e che sottolineavano l’importanza della scelta di soggetti ispirati alla storia nazionale, sono stati coloro i quali hanno legato la storia letteraria all’identità nazionale. I filologi hanno giocato quindi un ruolo centrale in questa operazione mirata a modellare uno spirito nazionale 12 . Ebbene, qui si trova il nucleo concettuale della storiografia letteraria nazionale 13 , che appare e si sviluppa in un momento in cui alla letteratura si chiedeva di generare un’immagine forte e stabile: «National literary histories
12 «The philologists also republished medieval and Baroque texts, which often represented glorious chapters in the national history. Above all, they canonized national poets. In the early phases of constructing a national literature this usually meant the revival of an older poet; in the later phases it amounted to the apotheosis of a nineteenth-century one. All peoples of East-Central Europe manufactured in this way national icons.» (Cornis-Pope, Nebauer, 2002, 14) 13 Nella letteratura inglese, il luogo che occupa Shakespeare fin dal XVIII secolo è essenziale par la definizione di uno spirito nazionale. Steven Grennblatt osserva: «The project of literary history in the eighteenth and nineteenth centuries and the particular place that Shakespeare occupied in it were bound up with nationalism not only in England but in France, for example, where a rejection of Shakespeare played a role in the defining of national taste, and in Germany, where an emulation of Shakespeare shaped several of the greatest literary careers.» (Greenblatt, 2001, 51) Quindi la letteratura gioca un ruolo centrale nella formazione dello spirito nazionale non solo nei paesi che si formano politicamente nel XIX secolo, ma anche in un paese con una lunga continuità e stabilità istituzionale, come la Gran Bretagna.

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had archetypal structures and stock roles that could be filled by different heroes and villains. The nation assumed in these grand narratives the role of a collective hero» (Cornis-Pope, Neubauer, 2002,15) Le storie letterarie romene si sono definite secondo la poetica ottocentesca che richiedeva la ricerca di uno spirito nazionale – anche se critici come G. Călinescu o E. Lovinescu hanno sempre sottolineato lo stretto rapporto con la cultura europea. Sarà forse giunto il momento di pensare non solo a come la letteratura ci può aiutare a capire la nostra specificità nazionale, ma anche al fatto che non abbiamo più tutti un’identità nazionale semplice, pura, bensì siamo il risultato dell’epoca della globalizzazione e la nostra cultura è sempre più ibrida. Si tratta di un'ibridità che non possiamo nettamente definire, proprio perché derivante da molteplici radici culturali. In virtù di tutto ciò, negli ultimi decenni questo tipo di storia letteraria romena, il cui modello si può riconoscere in Iorga o Călinescu, è da considerarsi superato. La storiografia letteraria nazionale è entrata in crisi a causa di numerosi e diversi fattori: la globalizzazione, i fenomeni migratori, la diffusione degli studi postcoloniali e la generale imposizione dell’inglese quale lingua di comunicazione. Non si sente più la necessità di sottolineare il carattere nazionale della letteratura, in quanto la storiografia non è più chiamata a inventare un’identità nazionale, mentre, al contrario, le identità marginali e difficilmente classificabili sembrano attrarre l’attenzione dei critici proprio sui loro elementi di ibridismo e indefinibilità. Ebbene come si fa storia letteraria in questo contesto? O meglio, è ancora possibile la storia letteraria in questa situazione? Questa ultima domanda costituisce il titolo di un importante saggio di David Perkins, Is Literary History Possible? 14
14 Muovendo dall’osservazione che la maggior parte delle storie letterarie del XIX secolo sono assimilabili a delle narrazioni, David Perkins pone la questione in questi termini: «The question, then, of whether literary history is possible is really whether any

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La crisi delle storie letterarie nazionali acquista nuova luce se guardiamo la questione da una prospettiva di tipo comparatistico. In un articolo intitolato «'Living in the Same Place': the Old Mononationalism and the New Comparative Literature», pubblicato nel 1995, Marjorie Perloff osserva che è diventato impossibile parlare della letteratura americana come espressione di un’unica nazione 15 . Il modo in cui Marjorie Perloff guarda alla migrazione degli scrittori 16 e alla circolazione delle idee e dei temi da una letteratura all’altra si applica molto bene alla letteratura europea. La Perloff continua quindi con un’osservazione di ordine metodologico che mostra come anche il modo di fare letteratura comparata sia cambiato rispetto al metodo in voga nel XIX secol, quando si confrontavano le letterature nazionali 17 . Alla crisi delle storie nazionali corrisponde il cambiamento del concetto delle nazioni, che nell’Europa di oggi si stanno trovando una

construction of a literary past can meet our present criteria of plausibility.» (Perkins, 1992, 17) 15 «This, I shall argue here, is where comparative literature can – indeed must – play a central role. For, given the migrations and emigrations, the exiles (sometimes voluntary, more often forced) that have created U.S. citizenry in the late twentieth century, how can we continue to take 'American literature,' as it continues to be called in survey courses and textbooks, as a mononational entity? And what about an earlier period like the Renaissance? Given the movement from nation to nation in that period, coupled with the exploration of the New World, is it meaningful to study, say, English Renaissance lyric in isolation?» (Perloff, 1995, 249) 16 Il tema è stato molto dibattuto negli ultimi anni e offre interessanti spunti di riflessione nella questione dell’identità europea e, in modo particolare, anche del fenomeno dell’esilio romeno. Riporto alcuni titoli che si riferiscono alla difficoltà di classificare opere o scrittori che non appartengono a una (sola) letteratura nazionale: Mardorossian, 2002, 15-33; Walkowitz, 2006; Mathis-Moser; Mertz-Baumgartner, 2012. 17 «I am thinking not so much about comparisons between national literatures--the old comparative literature, which was, in many ways, a natural response to nineteenthcentury national paradigms--as about the simple reality that today the national literatures are themselves assemblages of many 'other-national' strands, sedimentations where different national and hence linguistic elements won't separate out, compost heaps, so to speak, in which nations of origin become curiously conflated. To understand this new situation, we must begin by looking at the nineteenth-century model of a 'nation space.'» (Perloff, 1995, 249)

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definizione piu aperta. Alla luce di tutto ciò, sarà quindi utile pensare a un modello di analisi della storia letteraria come quello di Curtius. Non si dovranno certo annullare tutte le distinzioni che riguardano le letterature nazionali, piuttosto, dovremmo imparare a fare la storia delle letterature nazionali in una maniera comparatistica, europea. In Italia è già stata pubblicata una magistrale storia letteraria romena impostata secondo questi nuovi e imprescindibili parametri, diretta da Bruno Mazzoni e Angela Tarantino. I curatori presentano la loro visione sulla storia letteraria con queste parole: «Rispetto alle indagini e agli studi romeni di storia letteraria e alle sintesi critiche recenti […] abbiamo ritenuto di dovere operare un taglio tematicoproblematico che superasse l’impianto storicistico classico, teso in prevalenza a illustrare il sistema letterario di una determinata realtà linguistico-culturale, e i suoi relativi codici di riferimento, come sistema stabile, rigidamente fissato lungo un asse cronologicoevenemenziale.» (Mazzoni; Tarantino, 2010, VIII-IX). Il risultato di questa ricerca revoluzionaria nel campo della storia letteraria romena, a cui ci siamo ispirati, viene descritto cosi dagli curatori: «L’insieme di questi elementi è stato il prodotto dell’incontro/scontro tra civiltà e culture diverse, impostesi talora con la forza ovvero liberamente scelte in nome del loro proprio prestigio e della loro affinità o consonanza con taluni elementi propri dell’immaginario romeno, che si sarebbe tentati di definire, sulla scorta dell’affascinante morfologia della cultura del poeta e filosofo transilvano Lucian Blaga, con il sintagma "matrici stilistiche"» (Mazzoni; Tarantino, 2010, IX). 1.6. Il ruolo delle traduzioni nella creazione di uno spazio letterario europeo All'interno di un paragrafo in cui polemizza con la Geistesgeschichte, Curtius osserva: «Per la letteratura tutto il passato è

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presente; Omero può apparirci nuovo grazie ad una nuova traduzione, e l’Omero di Rudolf Alexander Schröder non è quello di Voss. In qualsiasi momento io posso leggere Omero o Platone, ed allora ne sono "padrone", totalmente padrone; essi esistono in inumerevoili esemplari.» (Curtius, 2006, 21-22) Sebbene egli rimanga un adepto della filologia e scelga di parlare di testi la cui lingua gli è nota, non esclude però l'attualizzazione di un testo per mezzo della traduzione. La visione che ha Curtius del problema della traduzione è sorprendentemente moderna. È vero che Curtius fa tale affermazione per sottolineare la differenza fra le arti figurative e la letteratura, ma l'idea che un testo possa essere studiato in traduzione, e in tal modo esso diventi più attuale, è rivoluzionaria per lo studio comparatista. In ricerche recenti sulla letteratura universale nell'epoca della globalizzazione, 18 si è riaccesa questa polemica: è meglio che in un corso di letteratura universale vengano introdotti testi, altrimenti inaccessibili, in traduzione, in modo da superare l'eurocentrismo, oppure dovranno essere studiati solamente testi in lingua originale? La visione globalizzante della questione apre l'accesso anche ad alcuni testi scritti in lingue inaccessibili e da leggere in traduzione, ma resistono i puristi che ritengono che in tal modo si aprirebbe il vaso di Pandora e si distruggerebbero a poco a poco dalle fondamenta sia la filologia che lo studio del testo 19 . Curtius rimane sicuramente un filologo, tuttavia il fatto che vede la traduzione come un mezzo con cui uno scrittore può essere "rinfrescato" non è molto differente dall'argomento dei comparatisti che credono che sia meglio se un romanzo in cinese viene letto in traduzione, piuttosto che farlo rimanere completamente inaccessibile

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Vedi Gillespie, 2005, 337–341. Negli ultimi anni questa polemica si è trasferita nel contesto dell'allargamento del campo della disciplina che studia la letteratura universale. Vedi Damrosch, 2003.

Il latino. è il mezzo ideale di trasmissione di quei topoï che assicurano unità formale alla letteratura europea. Curtius ricorre a un . non essendo il romeno una lingua di comunicazione internazionale. 1. come è anche il caso di Omero. Il motivo per cui Curtius sottolinea il ruolo e l'importanza della traduzione nella ricezione di alcuni testi che altrimenti sarebbero rimasti inaccessibili. 1. dato che.7. 7. La topologia e il terreno di unità della letteratura europea Per mostrare il campo in cui la letteratura europea si costituisce in unità concettuale che può essere studiata. Applicazione e attualizzazione della topologia di Curtius La letteratura europea non andrebbe dunque studiata in funzione delle correnti o delle letterature nazionali. Nel caso della letteratura romena la questione riveste una certa importanza. Anche l'esistenza delle diverse lingue nazionali non andrebbe utilizzata come argomento per la separazione della letteratura europea nelle differenti filologie. Goethe non pensava diversamente quando parlava di Weltliteratur nelle conversazioni con Eckermann. Si vedranno molti casi antichi di autori che scrivono le proprie opere sia in romeno che in altre lingue. superando la distinzione fra le filologie parallele. cioè alla topologia. fino agli esiti paradossali cui condurrà Cioran il rapporto con la sua madrelingua. D'altra parte il culto di Curtius per il latino spiega forse la frequenza con cui appare il termine "globale" nelle sue affermazioni di valore teorico.1. le traduzioni svolgono una funzione insostituibile per l'accesso all'agone culturale europeo. come il latino o il greco. è che lui cerca in ogni modo di abbattere le frontiere fra le letterature. ma si dovrebbero al contrario studiare gli elementi di continuità e di unità nel contesto europeo. E così siamo giunti all'adozione del metodo di Curtius.44 Alexandra Vranceanu Pagliardini a studiosi che non conoscono la lingua. e in particolare il latino medievale.

Curtius evita il conflitto latente fra nazionale ed europeo o universale. argomenta l’esistenza di un certo numero di topoï che circolano dagli antichi ai moderni passando attraverso la letteratura medievale. l’Europa.» (Curtius. che egli non spiega a fondo. Ci siamo proposti di dimostrare tale unità anche nell’ambito letterario. In virtù di tale metodo. 2006. 12) Questa morfologia comparata delle culture e composta da elementi di continuità ed elementi di identica struttura: «La nostra analisi è partita dalla constatazione che l’Occidente mediteraneo e nordico costituiscono. in testi di più varia provenienza. e si trasmettono lungo i secoli nelle diverse letterature su un'area geografica abbastanza vasta. Curtius ci fa vedere una sorta di rete che lega con il filo rosso dei topoï le letterature e poi. un'unità vitale. elementi di identica struttura che sono stati interpretati. cioè non appartengono specificamente alla letteratura greca o a quella latina. perciò. Pensando come un comparatista moderno. Una minuziosa analisi filologica ci ha permesso di scoprire. dal punto di vista storico. Utilizzando la topologia come metodo di ricerca. Curtius descrive il suo metodo come una morfologia comparata delle culture: «La prima guerra mondiale aveva posto in evidenza la crisi della cultura europea. da fine filologo. era dunque necessario rendere visibili gli elementi di continuità che fino ad oggi erano sfuggiti all’osservazione degli studiosi. analizza i singoli testi scendendo al livello più profondo (close reading) e nelle lingue originali. Egli accorda un’importanza maggiore a queste unità del discorso che sono i topoï e al fatto che esse circolano fin dall'antichità. Come nascono.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 45 termine preso in prestito dalla retorica classica: il topos. come costanti espressive della letteratura europea: essi . come crescono e tramontano le culture e gli elementi storici che lo sostengono? La risposta a questa domanda può provenire solo da una morfologia comparata delle culture che operi secondo una logica stringente. ma applica con dovizia di esempi.

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dimostrano che la teoria e la prassi dell’espressione letteraria si sono propagate dappertutto con le medesime caratteristiche: il denominatore comune fu la retorica.» (Curtius, 2006, 255) L'idea che esista una letteratura europea è argomentata implicitamente mediante una strutturazione unitaria del dominio dell'analisi. Curtius argomenta parallelamente la necessità di trovare un punto di coincidenza fra antichità e modernità 20 , e l'esistenza di una letteratura europea. Lo studio dei topoï come metodo per sottolineare l'unità culturale di uno spazio ha attirato molti adepti. In effetti, fra le prime recensioni sul volume di Curtius, c'è quella di Spitzer, secondo cui non vi si trova in verità un metodo 21 . Anche Gelley manifesta la stessa osservazione, affermando che la topologia è semplicemente un’arte per trovare la verità 22 . L'idea più importante fra quelle che hanno ispirato il lavoro di Curtius potrebbe essere che, con l'aiuto della retorica, diventa possibile trovare l'unità di un universo apparentemente caotico e restio a ogni principio ordinatore e classificatore: la letteratura europea. Anche se egli non ha accordato nessuna attenzione alle zone

20 Curtius dimostra che la letteratura medievale, invece di costituire una pausa nell'evoluzione del pensiero europeo, presenta numerosi punti in comune tanto con la letteratura dell'antichità, che con quella del Rinascimento, del Manierismo o dell'Illuminismo. «Nessun periodo della storia letteraria europea è stato tanto negletto quanto la letteratura latina del primo e dell’alto Medio Evo. Eppure risulta evidente dalla concezione storica dell’Europa che proprio quel periodo assume una posizione chiave, come anello di congiunzione fra il mondo antico avviato al tramonto ed il mondo occidentale in lenta, graduale formazione.» (Curtius, 2006, 21) 21 «Personally, I am not convinced that topology is a new method - it is only a new, and very rich, source of historical information which finds its place within the age-old inquiry into outward sources-it represents indeed a more systematic approach to the ultimate out-ward sources.» (Spitzer, 1949, 426). 22 «It might be said that Curtius makes no claim for any general method, that what he offers in European Literature is only a propaedeutic for further historical and critical studies. On one occasion he does indeed write that topology (Toposforschung) represents for him simply “a heuristic, an ars inveniendi”» (Gelley, 1966, 586)

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letterarie la cui lingua non gli era nota, come nel caso del romeno, nulla ci impedisce di applicare il suo metodo a tale area ed estenderne così il campo di applicazione. Il libro di Curtius diventa così estremamente attuale e tuttora assai fecondo, in quanto il modo in cui propone di oltrepassare le coordinate nazionali, cercando invece i punti di continuità fra letterature, risulta utile particolarmente nel caso di una ricerca che mira a mettere in relazione la letteratura romena con la letteratura europea. Attingerò quindi a piene mani al suo metodo per rilevare, da un lato, l’unità della cultura romena all’interno di un'area che fino al 1859 non era chiamata «Romania», bensì corrispondeva ai territori di Valacchia, Transilvania e Moldavia, dall’altro, per evidenziare i punti di comunicazione fra questa e la cultura europea. Applicando il metodo di Curtius, si potrà aprire il canone europeo a testi romeni, anche meno conosciuti, attraverso delle analisi di testo. Si mostrerà che le «costanti formali della letteratura europea», identificate da Curtius, appaiono anche nella letteratura romena. In questo modo il mio lavoro s'ispirerà alla Letteratura europea, di Curtius, e, al tempo stesso, vi si farà uso sia della ricerca filologica, che dei metodi della letteratura comparata. Il soggetto del lavoro, per coerenza metodologica, si focalizza invece in modo esclusivo sulla letteratura romena. Perché è cosi importante definire una letteratura nazionale, in questo caso la letteratura romena, in un contesto europeo? Definendo la letteratura nazionale nell’ottica della letteratura europea sottolineiamo il fatto che esistono due universi: il primo è quello dei prodotti letterari nazionali, strutturati in un sistema coerente che esprime, secondo un discorso critico dato, l’identità nazionale; il secondo è un sistema più ampio e complesso, più difficile da definire, ma all'interno del quale è importante l'inclusione della letteratura romena, per non rischiare facili e deleterie marginalizzazioni, ghettizzazioni o addirittura esclusioni. In altri termini, una storia

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letteraria narrativa costruita solo in funzione di valori nazionali, tenuta al di fuori del sistema letterario europeo, può difficilemente essere immaginata nel mondo globalizzato. La piena conoscenza dell’altro (sia esso un popolo, un’epoca, uno spazio geografico) avviene oggi per il tramite della cultura (traduzioni, mostre ed esposizioni, turismo), ma questo non è una novità assoluta, in quanto anche i nostri avi illuministi e romantici conoscevano gli altri attraverso i viaggi, e possiamo affermare che le memorie di viaggio siano parte integrante dell’immaginario europeo fin da prima del XIX secolo 23 . A differenza del viaggiatore romantico che attraversa l’Europa alla ricerca di paessaggi esotici e che, giunto a Budapest, crede di essere approdato in Oriente, il lettore contemporaneo dispone certo di un numero di informazioni virtualmente infinite. Eppure la percezione che un citadino occidentale ha della Romania è rimasta pericolosamente vicina agli stereotipi veicolati più di un secolo fa da Paul Morand e Bram Stoker. In tale contesto affrontare la questione dell’immagine della letteratura romena nel mondo e in Europa significa, in buona sostanza, accettare il fatto che assumiamo un punto di vista più aperto anche quando pensiamo alla storia letteraria nazionale. Vale a dire che, nel momento in cui presentiamo le grandi figure della letteratura romena, lo facciamo nella prospettiva della loro potenziale integrazione nella cultura europea. Se accettiamo che la necessità di integrarci culturalmente nella famiglia degli spiriti europei sia molto più pressante per la cultura romena che per quella tedesca, italiana o tedesca – che costituiscono il nucleo forte del canone letterario europeo, come osserva Curtius, – allora diventa essenziale elaborare un percorso metodologico ben fondato che conduce dalla storia letteraria romena alla letteratura europea.
23 Cfr. la relazione molto importante fra le memorie di viaggio e l’invenzione dell’Europa orientale sottolineata in Andersen (2007) e Gephardt (2005).

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Quando associamo la letteratura romena alla letteratura europea riprendiamo, secondo una prospettiva diversa, il dibattito che G. Călinescu affrontava nei capitoli dedicati alla relazione fra valori nazionale e valori universali. La differenza è che la storia di Călinescu era una narrazione unitaria, concepita secondo il modello impostosi nel XIX secolo, con al centro Eminescu, poeta nazionale, mentre la storia letteraria postmoderna, organizzandosi in altri modi, fa affiorare implicitamente il discorso dell’attuale crisi delle storie letterarie nazionali 24 , e allo stesso tempo, ci costringe a guardare il destinatario e il punto di arrivo, ovvero la letteratura europea. Finora esiste una sola storia letteraria romena che potremmo definire postmoderna, di cui è apparso il secondo volume, curata da B. Mazzoni e A. Tarantino. La visione originale presente in questa storia letteraria è pari alla precisione con cui riesce a cogliere i punti più importanti del modernismo romeno. 1.7.2. Un topos stabile nella cultura romena: «il paragone con le altre culture» Si seguirà in primo luogo la storia di un topos persistente nella storia letteraria romena: il paragone fra la cultura romena e le altre culture. Esso compare già negli umanisti ed è legato in origine alla responsabilità di definizione della propria nazione di fronte agli altri popoli. Si ritrova negli scrittori vissuti fra Cinquecento e Seicento, come Grigore Ureche (1590-1694), che scrive il suo Letopisețul Țării Moldovei de când s-au descălecat țara și de cursul anilor și de viața domnilor care scrie de la Dragoș până la Aron Vodă per conservare la memoria della storia della Moldavia, ma in sostanza per rendere nota l'esistenza stessa di questa terra e di questo popolo. In certi casi il topos è legato a un più o meno esplicito complesso d’inferiorità rispetto alle
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Cfr. Greenblatt (1997, 2001), Perkins (1992).

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altre culture, che compare talora legato ad un altro topos classico, «io offro cose mai dette» . In queste prime opere storiche gioca un ruolo essenziale anche l’esilio o il viaggio, nella cristallizzazione della conscience de soi dell'autore e della sua appartenenza identitaria. Nel Cinquecento e nel Seicento, infatti, molti intellettuali moldavi o valacchi erano obbligati a partire dal loro paese a causa delle condizioni politiche. In un libro dedicato all'esilio romeno Eva Behring scrive: «Grigore Ureche (circa 1590-1647) si reca da bambino in Polonia, dove suo padre, gran governatore (vornic) di Moldavia, si era dovuto rifugiare; Miron Costin (1633-1691), al quale è stata attribuita, al pari del padre e dei fratelli, anche la cittadinanza polacca e il rango di nobile di Polonia, ha frequentato il collegio gesuita di Bar, divenendo membro della «șleahtă» (consiglio del regno polacco), e, a venti anni, ha colto con gioia l'occasione di tornare in Moldavia. [...] Dimitrie Cantemir (16731723), [...] a causa della sua politica antiturca, è partito per l'esilio in Russia (1711) ed è stato attivo lì fino alla morte, come sapiente di corte e famigliare di Pietro il Grande. » (Behring, 2001, 16) Questi intellettuali, la cui esistenza fu segnata da partenze, in alcuni casi ripetute, e di ritorni, come accadde per Miron Costin, Dimitrie Cantemir o Grigore Ureche, hanno scritto opere allo scopo di definire la romenità scrivendone la storia, sotto l’influsso della retorica umanistica. Perché tuttavia questi intellettuali umanisti scrivevano in lingua romena? Perché credevano che fosse importante l'esistenza di scritti non solo in slavone o in greco o in latino, ma anche in romeno? Una ragione è sicuramente il fatto che avevano viaggiato e che si erano integrati nella repubblica delle lettere umanista. Ma il ruolo centrale della cultura in lingua nazionale ha nel loro caso un valore politico. L'isolamento degli intellettuali romeni dal Centro e dall'Oriente dell'Europa, in combinazione con il loro legame con l'area culturale

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bizantina, ha fatto sì che la cultura romena fosse meno conosciuta in Occidente. Dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453 i romeni si sono rivolti verso l’Occidente e hanno capito quanto fosse importante far conoscere la propria terra. Per Ureche e Costin diventa quindi importante scrivere un libro con valore fondante, in cui i romeni potessero riconoscersi, e far conoscere il loro paese agli stranieri. Le loro cronache si ispirano sia all'umanesimo europeo, che al desiderio che avevano gli autori stessi di legittimare la propria stirpe, mediante la scrittura e la circolazione dei libri. Il contatto con altri umanisti europei ha generato un processo di auto-definizione: capiamo chi siamo nella misura in cui ci confrontiamo con gli altri e ci definiamo per mezzo degli altri, in relazione al modo in cui gli altri ci vedono. Grigore Ureche, Miron Costin, Dimitrie Cantemir, Constantin Cantacuzino Stolnicul hanno deciso di presentarsi in modo migliore, più chiaro, più completo, allorché si sono resi conto di non essere sufficientemente conosciuti dagli altri. Parallelamente, uno specifico e profondo legame fra nazione e migrazione si può leggere in alcune biografie letterarie della letteratura contemporanea. Per esempio nella letteratura dell’esilio e di migrazione, questo desiderio di auto-definizione è legato all'autofinzione che spinge gli autori, non solo romeni, a tematizzare il loro essere stranieri nella terra di esilio o di migrazione. Occupa un posto particolare nel caso dei saggi filosofici di Cioran, la relazione fra biografia e metafore dello straniero. A ben vedere, Cioran prosegue, con un uso molto originale della retorica, la messa in discussione dell’identità del romeno, e implicitamente la ridefinizione, dal punto di vista di un marginale, della cultura europea. La cultura europea ha affidato un ruolo privilegiato alla riflessione sul dialogo fra le culture, basato sia sull'imitazione sia sulla competizione. Basti qui ricordare le relazioni fra greci e romani nel

o la «querelle des anciens e des modernes». la relazione profonda fra filologia e politica. è essenziale per alimentare lo spirito europeo e per generare il topos del «paragone della propria cultura con le altre». Ronsard imita Petrarca. considerata superiore o inferiore per un motivo o per un altro. Oltre all'importanza del viaggio in altri spazi culturali. in assenza di testi umanistici in cui si presentano i romeni agli altri popoli. sono fra i fattori generanti di questo topos. o altrimenti diversa. Siamo di fronte ad un complesso di marginalità. Ma occorre fare attenzione a definizioni troppo sbrigative. Un altro topos letterario. che.52 Alexandra Vranceanu Pagliardini modo antico. Mazzini chiede agli scrittori italiani di leggere la letteratura europea più recente e così via. e in generale delle istituzioni che promuovono la diffusione e la conoscenza di culture diverse. Potremmo affermare che l'educazione. nasce dall'angoscia che. Certamente l'apparizione costante di questo topos ha contribuito alla nascita dell'identità europea. connesso al precedente. rimane essenziale il ruolo delle biblioteche. appare come costante formale negli scritti degli intellettuali romeni dalle origini fino ad oggi. essi saranno considerati una stirpe culturalmente inferiore. delle università. la cui frequentazione conduce al desiderio di auto-definizione in rapporto agli altri e alle loro culture. che persiste fino all'epoca moderna. Così Virgilio imita Omero. in quanto ciò che chiamiamo oggi complesso di inferiorità nel XVII secolo poteva essere una struttura retorica ricorrente («io offro cose mai dette»). fino al periodo moderno. . a ragione o a torto. oppure più giovane. La circolazione degli uomini di cultura. la comunicazione con altri intellettuali e. al pari di quella dei valori. Il paragone si aggancia non di rado all'esortazione a identificare una cultura come più antica. per capire come la cultura europea si sia costruita su questo tipo di dialogo fra culture. quello del «complesso d'inferiorità culturale». talora d'inferiorità.

. si sono perfettamente integrati nel panorama culturale europeo. e cioè Parigi 25 . Numerosi intellettuali sviluppano inoltre in questo periodo un complesso d'inferiorità che li spinge ad emigrare verso quello che considerano il centro dell'Europa. come conseguenza indiretta. 1999. a un complesso della frontiera. Ritroviamo le discussioni legate all'identità dei romeni anche nel periodo moderno. 2004. Questo concetto comparatistico dogmatico. recuperando il suo ritardo sull'orologio della storia. apparso agli albori della letteratura romena colta. Questo complesso della periferia.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 53 Nella Școala ardeleană (Scuola latinista romena). e cioè la capitale francese. i casi di Tristan Tzara. cioè quello di definire la cultura romena nel principato soggetto all'Impero asburgico (vedi Senatore. Emil Cioran. 2010. per mezzo della cultura francese. si accompagnerà più tardi a un'angoscia della marginalità. ha portato. 25 Vedi Spiridon. le ricerche filologiche sulla romanità della lingua romena hanno principalmente uno scopo politico. Fra i nomi che potremmo citare. vere e proprie ondate di scrittori. Benjamin Fondane. artisti e filosofi romeni che. quando la cultura romena si rapporta al nuovo centro culturale dell'Europa. in altri termini che si «sincronizzasse» in riferimento a quest'ultima. . probabilmente proprio ad opera di Eugen Lovinescu e a causa della sua teoria del sincronismo. 2006). toccando nel periodo contemporaneo forme radicali. tipico per il periodo moderno. si sviluppa soprattutto con il modernismo. 2006 e Alexandrescu. Il critico romeno credeva che la cultura romena avrebbe dovuto percorrere a tappe forzate tutti i periodi e le fasi storiche che la separavano dalla cultura europea. Eugen Ionesco. Potremmo dire che ciò che era apparso all'inizio come angoscia del ritardo culturale. Il topos del paragone fra la cultura romena e le altre culture si trasforma in un complesso d'inferiorità a partire dal XX secolo.

54 Alexandra Vranceanu Pagliardini 1. ma il fatto di trovarsi all’incontro di due forme di cultura. Se cerchiamo di definire la collocazione della cultura romena in funzione di questi spazi. mi soffermerò su un saggio in cui si spiega la formazione dell’Europa proprio attraverso una somma di linee separazione e frontiere fra culture. un'altra rottura essenziale è data dall'occupazione dell'Impero bizantino da parte degli Ottomani. la caduta di Costantinopoli nel 1453. che coincide con l'inizio .7. era diventato. determinate dal cambiamento di alcune frontiere geografiche. i barbari. a partire dal XVIII e poi nel XIX secolo. 97) afferma che l'identità europea si è formata in funzione di linee successive di separazione culturale (clivages). una frontiera fra Oriente e Occidente. ma lontano dal suo centro. la frontiera concreta. considerate come irriducibilmente antagonistiche: la cultura musulmana e la cultura europea. che hanno definito e costruito lo spazio che oggi chiamiamo Europa. Dopo l'ultima. Non conta tanto la geografia reale.3. diventa assai più facile definire che cosa non è Europa. frattura. seguita poi dallo scisma fra la chiesa ortodossa e quella romana. in cui Vincent Fournier (Fournier. 1998. un luogo comune. il momento in cui l'Europa rischia di restringersi alla sua parte occidentale. Per capire l’importanza di questa frontiera tra Oriente e Occidente che caratterizza l’immagine della Romania. diretto da Beatrice Didier. Si tratta di un saggio sintetico nel già citato volume Précis de litterature européenne. la seconda separazione è quella fra la parte occidentale e quella bizantina dell'Impero romano. vedremo che essa si ritrova sempre alla frontiera: sia essa ai margini dell'Impero romano. In virtù di questa teoria. Si tratta di una serie di linee di rottura. oppure nella zona bizantina. Cultura della frontiera: centro e periferia per la cultura romena Dire che la Romania è un paese alla frontiera dell’Europa. traumatica. piuttosto che ciò che essa è: la prima separazione essenziale si produce fra lo spazio greco-romano e il resto del mondo.

e anche. sia ciò che porta i romeni ad un complesso di inferiorità 27 . Sorin Alexandrescu ritiene che la posizione delle terre romene fra tre potenti imperi. Per secoli la cultura romena è stata orientata. nel senso etimologico di straniero. cui appartiene per quanto riguarda la parte transilvana. quando lo spazio romeno continua a essere concepito come orientale e pertanto esotico. allo stesso 26 Si veda per il confronto fra orientalismo e balcanismo Todorova. come zona di frontiera. da cui dipende politicamente. con l'avvento di una successiva sfumatura del concetto. L'appartenenza per secoli a una zona di frontiera conferisce allo spazio romeno. Il multiculturalismo che caratterizza d'altra parte molte culture europee. 2010. lo spazio romeno rimane in sospeso fra la zona orientale ottomana. 27 Alexandrescu. 455-456. ai margini dell'Europa. secondo la prospettiva del centro occidentale. un ruolo che nella cultura romena hanno ricoperto prima Costantinopoli e in seguito Parigi. la Transilvania o la Muntenia. e l'Europa centrale.di). 2000. un momento essenziale per la storia della cultura europea moderna. fra culture molto dissimili (un'isola latina all'interno del mare slavo). sia esso la Moldavia. un certo carattere esotico. bizzarro e sorprendente. Fino al XIX secolo i paesi romeni sono percepiti come un certo tipo di Oriente. il balcanismo 26 . In funzione del centro si definisce la posizione dell'intellettuale romeno. 1999. che si sente più o meno. Ciò che è ancor più interessante è che persino gli uomini di cultura romeni percepiscono lo spazio romeno. nonostante tutto. 2004 (a c. . come uno spazio in cui s'incontrano prodigiosamente le combinazioni più insolite di civiltà diverse. in quanto vi si possono reperire. diventa per gli intellettuali romeni un tema ricorrente. Todorova.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 55 del Rinascimento italiano. Le cose non cambiano radicalmente con il passaggio al XX secolo. Intendiamo sottolineare anche l'importanza del concetto di «centro». alcuni elementi di modernità e anche di «europeità». marginale. 1994.

una tensione generata dal fatto che. il mito della rinascita di Bisanzio è rimasto nell'identità culturale. Il rapporto con Bisanzio si richiama piuttosto al mito di Bisanzio che alla città reale sul Bosforo. sopravvissuto in Europa occidentale nel Sacro Romano Impero fino all'epoca napoleonica. Parigi. che di questo tema ha fatto un vero e proprio topos divenuto patrimonio universale attraverso i suoi scritti. La scoperta dell'Occidente e della modernità porta invece con sé. l'esilio e la migrazione. Allo stesso modo il mito di una continuità. La cultura romena si mette in relazione quindi.56 Alexandra Vranceanu Pagliardini modo delle altre culture ortodosse dell'Est europeo. Quest'oscillazione successiva tra due centri di cultura ci può aiutare a capire il ruolo che hanno giocato nella cultura romena. in epoche successive. immaginano un centro ormai assente. ad iniziare dal XIX secolo. dove ha resistito per molto tempo. appare nel XVI secolo e si spegne solo con la comparsa di un nuovo centro culturale capace di affascinare le menti degli intellettuali. Queste due relazioni hanno lasciato impronte profonde nella cultura romena e ci possono aiutare a coglierne i rapporti con la cultura europea. anche e soprattutto dopo la scomparsa di questo centro di cultura. la renovatio imperi del franco Carlo Magno e del tedesco Ottone I nel Medio Evo. in epoca moderna. in quanto CostantinopoliBisanzio era già divenuta Istambul. Nel caso romeno. su Bisanzio. sentendosi abbandonati alle porte dell'Oriente. Tale mito può essere accostato al sogno di continuazione dell'Impero romano d'occidente. essenzialmente a due centri culturali. I romeni ricreano un mito. la cui assenza produce angoscia. L'osservatore critico più famoso della posizione non sufficientemente centrale ed europea della Romania è Cioran. i romeni temono di trovarsi troppo lontani dal «meridiano Greenwich» della modenità. Infelice di appartenere a una cultura che considera minore e marginale. Parigi. Cioran si trasforma in un apolide parigino e commentatore lucido e apparentemente . o meglio di una rinascita di Bisanzio.

perché la loro stirpe non «arrossisca di vergogna» di fronte alle altre. nei collegi dei gesuiti. le cronache moldave dei secoli XVI-XVII.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 57 cinico dei rapporti fra culture maggiori e culture minori. Più tardi la Școala ardeleană (Scuola latinista romena) continuerà l’attività di auto-definizione per mezzo della filologia. In seguito saranno i Pașoptiști (gli scrittori del ‘48) che cambieranno il centro d'interesse adottando Parigi e la modernità. in mancanza di una cultura scritta. Ma Cioran non fa altro che proseguire un'idea presente già da tempo. che non si è placata fino ad oggi. Il tema della riflessione sulla propria identità culturale in dialogo con l'identità degli altri popoli della regione. Questo può derivare da cause oggettive. Educati in Polonia. il complesso e la frustrazione della frontiera. o con diversi centri di potere e di cultura. Berlino. quella della translatio studii. Già i primi scritti importanti in lingua romena. il popolo romeno non possa integrarsi fra gli altri stati. ma è di fatto una creazione degli intellettuali. sono temi che fanno parte del topos del paragone con le altre culture. L'angoscia della marginalità culturale. erano dovute alla paura degli umanisti romeni che. scritta in latino. Vienna o Parigi. Con il XX secolo arriva l'angoscia della sincronizzazione culturale con l'Europa. sviluppa la sua ricerca in Hronicul vechimei al romano-moldo-vlahilor. tramandata lungo i secoli e stabilizzatasi nel tempo. La definizione della cultura romena in rapporto alle altre culture appare anche in Dimitrie Cantemir. e portarla al parossismo. è ricorrente nella cultura romena. come Bisanzio. i «cronicari» (cronisti) moldavi iniziano a scrivere la storia dei romeni in romeno. A mio avviso è importante che accettiamo l'esistenza di questo topos anche perché esso può aiutare i . Istambul. ma che poi decide di autotradursi in romeno perché considerava fondamentale che la sua cultura si dotasse di testi scritti nella propria lingua. che scrive la sua Descriptio Moldaviae su richiesta dell'Accademia di Berlino.

Le teorie della frontiera (Border theory) ipotizzate negli ultimi due decenni ruotano attorno ad alcuni temi d'elezione. al confine dei grandi imperi. 1997. Un paragone che genera angoscia. in cui tali fenomeni hanno portato alla riscrittura delle storie delle letterature nazionali. al punto d'incontro/di scontro fra cristianesimo e islam. a questo eterno paragone con gli altri. Vol. l'identità ibrida o di frontiera. e non più come espressioni di uno spirito culturale unitario. quali la marginalità sessuale. 337-347. L'interesse delle teorie che riguardano la frontiera 29 deriva dal legame con la dissoluzione del nazionalismo nel multiculturalismo. Il tema interessa molto sia gli studi culturali che gli studi letterari. Potremmo dire che la cultura romena nel suo insieme si definisce cultura di frontiera. secondo prospettive come il métissage. al margine dell'Europa. la battaglia contro il canone portata avanti dalle personalità «di frontiera». Spring. le differenze e le ibridazioni. come vedremo. di). . il campo degli studi postcoloniali 28 . Da ciò discende anche l'interesse particolare per gli scrittori 28 Vedi Greene. Johnson (a c. Infatti la cultura romena è stata costruita proprio attorno a questa angoscia identitaria. e nr. alla confluenza fra Oriente e Occidente. Summer. di). i métissages postmoderni. 2000. diretti da Homi Bhaba. un paragone praticato dagli intellettuali romeni fin dal XVI secolo. Messico. 1997 e Welchman (a c. 4. 23. 1997. Canada.58 Alexandra Vranceanu Pagliardini giovani romeni che vanno cercando il loro posto in Europa a capire in che modo si è costituita la cultura romena. Front Lines/Border Posts. sociale o nazionale. 3. ma che può anche essere adottato come segno distintivo. prima di tutto in aree come Stati Uniti. Uno dei punti fondamentali delle teorie della frontiera è l'individuazione di uno spazio culturale specifico costituitosi in prossimità delle linee di frattura (clivages). Michaelsen. 29 Si vedano anche i numeri tematici Critical Inquiry. in cui si analizzano i concetti proposti in due lavori che sono punti di riferimento nel campo della teoria della frontiera. con esiti paradossali in Cioran. 1996. No.

I testi in cui appare il tema della frontiera mettono spesso in discussione il tema dell'identità. allora possiamo considerare che «la frontiera» è diventata nella cultura romena un vero e proprio topos. poiché la loro identità risulta indefinibile ed appartiene in pari misura a molti spazi culturali. Evidentemente. 88-102) caratterizzata da determinate problematiche: il viaggio. Border Theory. 30 Walkowitz. data la costanza con cui appare. tanto da poter parlare di una narrativa (Smorkaloff. il rapporto centrale-marginale. come quella romena. il rapporto fra il canone della letteratura nazionale e quello della letteratura europea. . Sicuramente gli scrittori assumono nelle loro opere la frontiera in modi diversi e la trasformano secondo la mentalità della loro epoca e le peculiarità del loro stile. Tale argomento. allora la frontiera è generata dalla storia o dalla storia delle mentalità. applicato agli aspetti dell'integrazione della Romania nella cultura europea. 1994. interno alle frontiere stesse. Se si tratta poi di una geografia simbolica. costituisce un campo di ricerca di grande interesse per le aree marginali dell'Europa. essendo questa strettamente legata ad uno spazio inequivocabilmente definito. 2012. 2006. il personaggio migrante con identità ambigua. Mertz-Baugartner. ma è anche determinata da temi di ricerca che interessano in modo particolare gli studi umanistici anglosassoni: il postcolonialismo e la globalizzazione. la teoria della frontiera. che non sono più integrabili in una sola letteratura. in questo contesto. la border theory non solo si collega ad essi. in quanto si lega a temi rilevanti come il problema dell'identità e.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 59 migranti 30 . il confronto fra nazionalismo e cosmopolitismo. povero e alla ricerca perpetua di una destinazione. Ma se ci avvaliamo della terminologia di Curtius. si può rivelare estremamente produttivo. Mathis-Moser. l'identità del migrante. Il tema della frontiera s'incontra frequentemente nelle letterature dell'ultimo decennio del XX secolo.

dato che nella realtà è difficile determinare con chiarezza le frontiere e le caratteristiche dello «spirito nazionale». Immaginiamo come un cerchio anche lo scrittore nazionale. . A partire dall’epoca moderna. Bisanzio rimane un centro spirituale molto importante per la letteratura e per la cultura. Sicuramente di tratta di una creazione di laboratorio. strutturata e purificata di ogni elemento allotropo. al poeta nazionale. e a frontiere o a zone marginali ben definite. che utilizzo come metafora gnoseologica. e alla definizione di questa rappresentazione è dedicato nell'insieme il mio lavoro. insieme con la migrazione massiccia dei romeni verso diversi centri culturali del mondo globalizzato. è Parigi che diventa il centro determinante. Questa modifica è probabilmente legata al fatto che. La figura cui mi riferisco. la cultura nazionale è stabile. Immaginiamo per un istante che una cultura nazionale sia assimilabile con un cerchio. La cultura degli intellettuali migranti. nel corso dei secoli. alla lingua nazionale. 1. mentre il complesso della lontananza dal centro appare piuttosto nel periodo moderno e in particolare nel XX secolo.4. invece. fa la sua comparsa. un'altra figura. essi si vedono anche come una cultura di frontiera nel senso della separazione dal centro.60 Alexandra Vranceanu Pagliardini Se i romeni si vedono come frontiera fra Oriente e Occidente. che si riferisce ad un centro con cui si pone in relazione. il centro culturale percepito dagli uomini di cultura romeni è cambiato. Si tratta di una figura geometrica che potrebbe forse anche portare al superamento del conflitto fra margine e centro. La prima idea caratterizza il periodo antico della letteratura romena. i cittadini europei Sullo sfondo del conflitto fra centro e frontiera. è l'ellissi. Costruita attorno allo specifico nazionale. per la cultura europea.7. Subito dopo la caduta sotto la dominazione turca. una rappresentazione simbolica del fenomeno.

abitudini di vita e cultura. bensì il suo universo culturale è dotato di due centri. nello stesso tempo. Molti cittadini hanno origini miste o famiglie multiculturali. sempre di più. e disegniamolo come un'ellissi. e per questo pongono alcuni problemi. Gli intellettuali romeni si sono definiti attraverso lo sguardo di scrittori diventati in qualche modo stranieri. Non si vive più in comunità chiuse mono-nazionali: le vicende migratorie. cittadini di uno o più stati europei. uno nel mondo da cui proviene. ma nella nostra epoca lo sguardo dello straniero si trova dovunque. l’insegamento e il marketing culturale fanno di tutto per aprire le porte alle culture diverse. Le ellissi sono strutture geometriche complesse. In questo senso tutti i cittadini dell'Europa moderna non hanno più . Immaginiamo inscritti in questa ellissi anche gli scrittori che hanno viaggiato molto. che si sono formati attraverso il confronto con le altre culture: questi scrittori. e al tempo stesso cittadini europei. e un secondo nella terra in cui è arrivato. Vorrei dire con questa analogia che egli non gravita attorno ad una sola identità definita.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 61 Immaginiamo ora uno scrittore in esilio o migrante. sono proprio coloro che contribuiscono al dissolvimento delle frontiere. per mezzo del loro doppio legame con le due culture. e siamo ormai tutti. alla varietà. più difficili da descrivere e da rappresentare che i cerchi. a due mondi. per mezzo del loro doppio centro di riferimento. i cittadini dell'Europa futura assomiglieranno tutti ad ellissi in movimento piuttosto che a cerchi chiusi e stabili. la cui lingua ha appreso. e la crisi di identità che ne consegue. a cui rimane legato per lingua. ma anche perché credo che. e di cui è diventato di fatto cittadino. tutti viaggiano. la figura geometrica che ha due centri e non uno solo: lo scrittore esiliato o migrante non è un cerchio costruito intorno ad un unico centro. allo stesso tempo. cui si è legato in anni di coabitazione. Ho scelto questa analogia fra scrittori migranti ed ellissi per sottolineare proprio la difficoltà di appartenenza.

o almeno tollerato tanto da poter sopravvivere. Ma è questo vero o si tratta di una falsa apparenza? A ben vedere. La cultura romena conosce negli ultimi anni una situazione senza precedenti causata dall’emigrazione dei giovani. più o meno complesse. ache alla luce delle analisi testuali e dei personaggi che prenderemo in considerazione nel presente lavoro.7. 1. ma assomigliano piuttosto a delle ellissi.62 Alexandra Vranceanu Pagliardini un singolo centro. è entrata in lizza per la corsa verso l’Europa. dato che il paradigma dell’Ottocento è da considerarsi caduco e non eterno. più o meno definite. almeno la migrazione come si svolge in Europa oggi. a partire dal 1989. nei primi decenni del .5. integrato con pieni diritti. il migrante cerca di integrarsi nella nuova nazione e di essere accettato. Nazione e migrazione Alla crisi delle storie letterarie nazionali corrisponde una crisi profonda del concetto di nazione. che corrisponde alla nazione di provenienza. Così sembra che la migrazione indebolisca la nazione. La Romania. una crisi profonda di ridefinizione nazionale. Come definiamo l’identità nazionale oramai che si è costituita l’Europa e che si parla della globalizzazione? Sarebbe utile parlare della nazione e dello «specific național» (specifico nazionale) in un modo diverso. complessa? Qual è il legame fra nazione e migrazione? A prima vista nazione e migrazione appaiono due concetti che si pongono in opposizione: mediante la migrazione si perde proprio la nazionalità. la questione non sta proprio in questi termini: la migrazione. e che le nazioni si ridefiniscono con un occhio all’Europa (e forse un altro agli Stati Uniti. In che modo si può definire l’identità nazionale quando si tratta di un’identità mista. una corsa che fa pensare alla modernizzazione del paese nella seconda metà del XIX secolo. il cui modello culturale è presente più di quanto non sembri).

che si confrontano con la necessità costante e quotidiana di autodefinirsi. mi sembra ancora piu importante immaginare descrizioni della letteratura romena che non parlino solo ai romeni. quando era da definire la nascente identità nazionale del futuro stato italiano. che al cerchio di mura dov’io t’ho collocato. invece. ma visibile talvolta anche nelle opere di Cantemir o Costin. suggeriva agli scrittori italiani. né potete toccare una corda.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 63 nuovo millennio. nel suo saggio «D’Una letteratura europea (1829)». il maggior teorico del Risorgimento italiano. come l'Italia. voi dovete parlare ad un mondo: ogni suono della vostra cetra è patrimonio dell’umana stirpe. che il membro di un popolo poco conosciuto sente quando deve presentarsi di fronte ad un cittadino appartenente ad un paese più conosciuto o rispettato in Europa e nel mondo. su un suolo straniero. di scrivere per un publico europeo e non solo italiano. Mazzini usa a tale proposito la metafora del teatro: «Un tempo la Patria consegnava al Poeta il volume delle leggi. ma anche agli europei. Giuseppe Mazzini.» (Mazzini. descritto nel periodo moderno da Cioran. al contrario. – Ma ora. 1967. voi avete un mondo a teatro di vostra gloria. e delle religioni de’ padri. Per questa ragione ho scelto il topos del . 121). ci chiedono di definirla. sembra piuttosto aiutare la nazione a svilupparsi e a propagarsi nel tempo. Trasferendo queste parole di Mazzini allo studio della letteratura romena. la Francia o la Germania. Gli studi recenti sulla letteratura dell’esilio e di migrazione hanno mostrato che la nazionalità è vissuta assai più intensamente dai migranti. Un primo fatto che fa riflettere è che l'identità nazionale resta latente a casa e diventa invece essenziale quando. raramente si ha l'occasione di tematizzare la propria coscienza e appartenenza nazionale. Ne derivano un sentimento di vergogna e una pressione psicologica. i tuoi voti non saranno sacri. che l’eco non si propaghi fino all’ultimo limite dell’Oceano. dicendogli: Tu veglierai perché questo deposito rimanga intatto nel core de’ concittadini. Rimanendo a casa.

nel senso che si riferisce al modo in cui gli intellettualli hanno definito la cultura romena come risultato dei loro incontri con altre culture. .64 Alexandra Vranceanu Pagliardini «paragone con le altre culture» che presenta una mise en abyme di questa ricerca.

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bensì per creare. si è dedicato negli ultimi anni di vita alla stesura della sua cronaca. un testo capace di definire la posizione dei moldavi. Il valore letterario del nostro testo deriva dal modo in cui Ureche racconta la storia ricorrendo a strumenti retorici sottili. dove ha sintetizzato tutti i documenti precedenti sulla storia della Moldavia a lui noti. Letopisețul Țării Moldovei (La cronaca della Moldavia). muti e senza senno] (Ureche. Ureche scrive la sua opera storica. 57). e anche per giustificare azioni militari o cambi di alleanze. i voievoda [sovrani] della Moldavia utilizzavano le cronache storiche per stipulare accordi diplomatici con le altre potenze. ma non su committenza di un principe. all'interno della cultura della Moldavia. con un risultato che avrebbe . Alla fine di una lunghissima vita ricolma di funzioni ufficiali di rilievo e di onori militari.2. Per Ureche la storia ha un valore morale: se gli uomini non conoscono il proprio passato. 1955. «să să aseamene fiarălor și dobitoacelor celor mute și fără minte» [assomigliano agli animali selvaggi e al bestiame. fin dal XV secolo. Grigore Ureche (1590-1647). l'aristocratico moldavo autore della prima cronaca in lingua romena con valore letterario. integrandoli nella sua visione della storia. nel contesto dell'Europa orientale del XVII secolo. in quanto. dopo aver ricoperto cariche politiche di rilievo in Moldavia. Grigore Ureche e il mito di Bisanzio Questo capitolo s'incentra sulla figura di un umanista romeno. Il suo Letopiseț ha anche un valore politico.

2. Nella prima parte del capitolo mi soffermerò sul modo in cui Ureche genera. pur nel suo stile sobrio e conciso. seguirà l'interpretazione di tale recupero del mito. Moldovița). Valacchia e Transilvania hanno un'origine comune. Si tratta di cicli pittorici anteriori di circa mezzo secolo alla stesura dell'opera di Ureche. che si ritrovano negli affreschi di certi monasteri moldavi (Humor. Un'altra «costante formale» che diventerà ricorrente nella cultura romena è il mito di Bisanzio. politica e letteratura Il testo di Ureche.1. più ancora. per capire il modo in cui il suo soggiorno giovanile in Polonia lo ha portato a cristallizzare una coscienza identitaria romeno-moldava. occorrerà riferirci al ruolo dello slavone nella cultura romena e al rapporto fra la cronaca di Ureche e le fonti da cui ha attinto le sue informazioni. Barbu Delavrancea). ripreso e ricreato nella figura eroica di Ștefan cel Mare [Stefano il Grande] (1457-1504) e nella trasfigurazione mitica della sua crociata contro i turchi. fino agli scrittori moderni (Vasile Alecsandri. a partire dai contemporanei (Miron Costin). e neanche la prima in lingua romena. Letopisețul Țării Moldovei. e quindi la lingua romena è romanza. Nella seconda parte del capitolo. Per vedere come fa uso Grigore Ureche della retorica classica nella scrittura della storia della Moldavia e. collegandolo ad alcune rappresentazioni figurative assai celebri. Il Letopiseț di Ureche apre la discussione sul problema dell'origine dei romeni e della loro relazione con le altre culture. il mito della continuità della missione di Bisanzio per mezzo della Moldavia. Costache Negruzzi. in cui questo stesso mito appare nella sua variante figurativa. . romana.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 67 avuto una eco assai vasta nella letteratura romena. non è la prima cronaca storica della Moldavia. ripresa e sviluppata in seguito dagli altri umanisti: i romeni di Moldavia. Le prime cronache: fra storia.

riguardo alla storia della Moldavia prima del regno di Stefano il Grande. Panaitescu afferma: «Le conoscenze all'interno del letopiseț. Si sa ad esempio che alcuni principi la conoscevano. secondo le ricerche di Panaitescu. lontani dalla corte. nei secoli XV e XVI. Da ciò conclude che il testo non poteva essere stato scritto in monastero. È difficile comunque stabilire con precisione quale sia stata la prima cronaca scritta in lingua romena. e di un Letopiseț [cronaca] in romeno 1 . dato che la maggior parte di esse ci è giunta in copie infarcite di interpolazioni.68 Alexandra Vranceanu Pagliardini Conosciamo l'esistenza di diverse opere in slavone che sono servite proprio come punto di partenza per Ureche. Le altre cronache in slavone sono quelle scritte da Macarie. oggi perduto. scritta. 2 Panaitescu osserva che in questa cronaca appaiono dettagli estremamente concreti. egumen a Căpriana. scarse e talvolta errate. riguardo ad un terremoto avvenuto proprio mentre Ștefan era a tavola. da Eftimie. e dal monaco 1 P. Il prototipo che ha costituito il modello di queste varianti è Cronica despre Ștefan cel mare [Cronaca su Stefano il Grande]. un'opera ufficiale. proprio alla corte del signore 2 . 1971. sono imprecise. 1919. In Moldavia si conservano molte cronache derivate da un prototipo più antico. vescovo di Roman. (Panaitescu. Il letopiseț in slavone di Stefano il Grande è dunque un letopiseț signorile. 125153).1971. 1971. e in seguito copiata in diversi monasteri e così diffusa. bensì da un membro della corte di Ștefan. o legati al numero di armi catturate in battaglia. di cui due vengono chiamate dagli editori Letopisețul de la Putna e Letopisețul de la Bistrița (Panaitescu. lo stesso ruolo del latino nelle cancellerie principesche dell'Europa occidentale.» (Panaitescu. ed era anche la lingua usata in diplomazia.Panaitescu fa un riepilogo storico dei testi in lingua romena in «Începuturile literaturii în limba română» (Gli inizi della letteratura in lingua romena) e osserva che «la prima cronaca in lingua romena è quella di Mihai Viteazul» (Panaitescu. cose che un monaco o un ecclesiastico. La composizione della cronaca signorile a partire dal secolo XV è stata fatta a corte.P. 479). purtroppo per noi impossibile da identificare. non potevano sapere. 352). 135-142) . 1971. ad esempio Stefano il Grande la capiva e la parlava (Bogdan. 354-355) La lingua slavona gioca qui.

Eftimie e Azarie sono influenzate dalla retorica bizantino-slava. e anche il Letopiseț anonimo su Stefano il Grande. e risentono dell'influsso della versione medio-bulgara della cronaca di Manasse» (Panaitescu. che è scritto in romeno. che saranno al tempo stesso un panegirico di costui. in cui scrive Ureche. «letopisețe domnești» [cronache signorili]. alcuni con funzioni di spicco nella gerarchia ecclesiastica. con un'interpretazione razionale e morale della storia. con valore in Si veda anche Bogdan. 3 . sono opere in lingua slavona. Una terza differenza è fra le funzioni degli autori delle cronache precedenti e la posizione di Ureche: questi è un nobile di corte che scrive per altri nobili come lui. bensì la classe di grandi boiardi. Una seconda distinzione si può cogliere a livello stilistico: le cronache scritte da Macarie. Le cronache in slavone erano scritti ufficiali di corte. 354) 3 . 1971. P. La differenza essenziale nei confronti del Letopiseț di Ureche appare in primo luogo a livello linguistico: le cronache scritte da Macarie. Si tratta di autori che sono tutti dei chierici. mentre nello stile di Ureche tale influsso non appare. P. 360) Un'altra differenza profonda fra le cronache precedenti e l’opera di Ureche si manifesta a livello di destinazione e di funzione del testo. alla cronaca di stampo umanistico.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 69 Azarie. 1971. «che dal punto di vista stilistico sono più complesse. Se fra i secoli XV e XVI la politica era dominata dal principe. 1924. a differenza del testo di Ureche. il che spiega il cambiamento di paradigma che introduce nel proprio Letopiseț. e quindi le loro opere sono cronache ufficiali. sostituendosi all'autorità del sovrano: «L'elemento di continuità nella politica del paese non è la signoria. i nobili diventano sempre più ricchi e dominano l'economia del paese.» (Panaitescu. nel secolo seguente. Panaitescu ritiene che questo passaggio. Eftimie o Azarie. 1891 e Iorga. sia il risultato di un profondo mutamento nella società moldava del XVI secolo. da cronache ufficiali su committenza del signore.

Sintetizzando il valore politico delle cronache in più epoche. avevano la funzione di fornire spiegazioni diplomatiche su una terra straniera. di procurarmi quella cronaca della Moldavia. recandosi alla Porta. di un letopiseț che non si potrà studiare soltanto con i metodi dell'analisi letteraria. Nel 1597 il cancelliere polacco Ioan Zamoyski scriveva al logoteta moldavo Luca Stroici: "Prego moltissimo. polacche e russe della cronaca della Moldavia. 144) Da questa sintesi fatta da Panaitescu si possono capire le motivazioni profonde. e il suo discorso viene utilizzato nella relazione all'ambasciatore polacco. Ad esempio la Cronica despre Ștefan cel Mare era usata dal signore come argomento nelle trattative con gli altri sovrani: «Un dettaglio interessante. Inizierò dalla funzione esterna delle cronache moldave.] Nel 1565 l'ambasciatore polacco Nicolae Brzeski. 1971. la vostra signoria. prende la cronaca moldava-polacca per usarla come strumento diplomatico. 145) Ștefan chiama il suo logoteta (logofăt) e gli fa leggere il passaggio della cronaca in cui si parla della regione della Pocuția..] Le traduzioni tedesche. 1971.» (Panaitescu. è la rivelazione che venivano utilizzate le cronache ufficiali per stendere i trattati diplomatici del 1503. prende con sé a Iași una copia della cronaca polacca di Miron Costin. e quella di sostenere all'interno le prerogative del principe di fronte alle pretese della nobiltà. nella storia di Stefano il Grande. [.» (Panaitescu. più facile da documentare..70 Alexandra Vranceanu Pagliardini primo luogo politico e diplomatico. Rafael Leszczynski. che ha avuto la benevolenza di promettermi". fatte nel XV secolo.. ma la motivazione . politiche e diplomatiche. Panaitescu osserva: «Le cronache ufficiali avevano una duplice funzione. quella di sostenere all'esterno gli argomenti della diplomazia di fronte alle nazioni straniere. È evidente che la retorica trovi impiego in un testo del genere. durante il suo passaggio per Iași. [. mandato dalla Porta ottomana in Moldavia per intavolare trattative.. finora non rilevato. Nel 1700 un altro ambasciatore polacco.

per imparare e per migliorare.. Egli ha una concezione pragmatica della storia. si rende ben conto che la prima condizione da adempiere è la seguente: obiettività totale nella ricostruzione della verità storica. fatto salvo tutto il potenziale valore diplomatico." Ma chi ha una concezione simile della storia. sorretto da informazioni raccolte da fonti diverse […]. H. politica e argomentativa.» (Cartojan.» (Mazilu. che si trova nella situazione di poter professare il proprio punto di vista. A questo proposito Cartojan osserva: «Ureche è uno spirito critico. essa deve darci delle norme di educazione "ai figli e ai nipoti. il passato di una terra e di un popolo.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 71 sarà. Pur avendo funzioni differenti. che comunque cercano tutti nel testo dei segnali identitari da cui partire per alleanze politiche e diplomatiche. 2000. ma al contrario la pone in una luce più chiara ed evidente. resta in primo luogo una riflessione sulla storia. esaminate con occhio critico […]. 1996. 2000. con la pazienza dell'archeologo. come nel mondo classico. con una comprensione umanistica delle cose» (Mazilu. in modo che dal confronto delle notizie contraddittorie. 249) Un altro studioso di letteratura romena antica. struttura una concezione coerente della storia e. e al contrario su quelle buone da seguire. Tutto ciò non esclude la possibilità di una riflessione sulla storia. si possano raccogliere quei chicchi di verità che si riescono a capire. 70) . sulle cose cattive da evitare. Mazilu.. La tradizione delle cronache scritte è quindi legata a un ampio spettro di destinatari differenti. D. lo considera «una persona equilibrata. anche il Letopiseț di Ureche. Per questo Grigore Ureche confronta continuamente le fonti nazionali con quelle straniere. Con l'aiuto di esse. non estetica e letteraria. Ureche è uno storico dalle letture ben solide. ricompone. che esprime in modo più esplicito: «Indipendente come un grande aristocratico. e di avere quella dignità e autonomia – verticalità che mancava agli "scrittori a comando". 69 ) e arriva a conclusioni simili a quelle di Cartojan.

Historia rerum ubique gestarum. 1971. P. Ha utilizzato inoltre. con l'aggiunta di leggende: i miracoli di San Procopie e di San Dimitrie» (Panaitescu. una traduzione di vecchi annali slavoni. Mazilu pone l'accento. in particolare il documentato studio introduttivo all'edizione del testo (Ureche.» (Cartojan. amico di Costin. e anche l'Atlas sive cosmographicae meditationes (Duisburg. 1924. sullo spirito indipendente di Urechie. Panaitescu attribuisce questo Letopiseț. Ha consultato sicuramente una cronaca polacca (Kronika Polska) scritta da Joachim Bielski. umanista romeno quasi contemporaneo a Ureche e grande ammiratore della sua opera. che è esistito un Letopiseț in romeno. aveva. servito da modello e da fonte d'informazioni ad Ureche. Alla data della composizione della cronaca. 1578. P. ma pubblicata con il nome di suo padre. e forse anche. Si veda anche D. cioè «il secondo dei notabili boiardi. H. Ureche ha utilizzato anche altre fonti oltre a quelle sopra enumerate. e Poloniae finitimarumque locorum descriptio. in tempo di pace. il compito di amministrare la Moldavia da Iași al confine della Valacchia. 5-54 ) e anche il suo lavoro più ampio Influența polonă în opera și personalitatea cronicarilor Grigore Ureche și Miron Costin. H. . Panaitescu.72 Alexandra Vranceanu Pagliardini D. di Gerardo Mercatore. oggi perduto. 2000. e afferma: «La cronaca di Eustratie appare come uno scritto storico indipendente da ogni partito o signore. 244) Grigore Ureche non è il primo autore di una cronaca in lingua romena. di Enea Silvio Piccolomini. nel 1597 a Cracovia. 352353). Mazilu. con maggiore precisione. oltre ad altre opere a noi non note 4 . Sarmatiae Europaeae Descriptio. con le province bessarabiane e CetateaAlbă. 1955. mettendolo in relazione con la sua posizione sociale molto elevata. 4 Vedi P. di Abraham Ortelius. di Alessandro Guagnini. 1996. P. 1611). egli è vornic al Țării de jos. Si sa già da Miron Costin. Cracovia. ad un importante umanista dell'epoca. mentre in tempo di guerra comandava l'esercito. Eustratie Logofătul. Marcin Bielski.

197-271. fra l'altro. Il valacco Constantin Cantacuzino Stolnicul si procura a Iași la cronaca. laddove lo ritenevano necessario. 2000. Come Ureche. Non essendo una cronaca ufficiale. Secondo D. Capisce l'importanza delle opere umanistiche per la politica della Moldavia e per le sue relazioni diplomatiche. La 5 Per il problema delle interpolazioni si veda Mazilu.Mazilu. il testo di Ureche. 60-63. le interpolazioni così numerose e frequenti. . sono dovute al successo che ha raccolto all'epoca il Letopiseț di Ureche (Mazilu. Axinte Uricariul ed altri). quelle di Simion Dascălul hanno suscitato grandi polemiche e sono state commentate da filologi a partire dal XVII secolo. Miron Costin avrebbe in seguito scritto un'opera in romeno De neamul moldovenilor [Sulla stirpe dei moldavi]. da cui risultava. interpolate da Simion Dascălul e anche da copisti meno importanti (Misail Călugărul. ma in diverse copie manoscritte. e due in polacco (Poema polonă e Cronica polonă). e crede fermamente nel valore umanistico del libro come elemento fondatore di un'identità culturale. anche Miron Costin è allo stesso tempo umanista e uomo politico. Essi hanno completato. essa ha circolato solo per il merito intrinseco dell'interesse suscitato. ma ottiene solo la variante copiata e interpolata da Simion Dascălul.H.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 73 La cronaca di Ureche non si è conservata in originale. 59). Tali interpolazioni rendono assai difficile un'analisi della lingua di Ureche 5 . 2000. Fra le interpolazioni a carattere tendenzioso. Dimitrie Cantemir cita Ureche e continua la sua opera in Hronicul vechimei a ungaro-moldo-vlahilor 6 . 6 Tratteremo queste opere nel capitolo seguente. 1972. per mettere a tacere le discussioni sulle interpolazioni di Simion Dascălul alla cronaca di Ureche. Una sintesi delle discussioni sull'interpolazioni si trova in Chițimia. che i romeni sarebbero i discendenti di malviventi liberati dalle prigioni romane e confinati nella Dacia dopo la conquista romana. aggiungendo talvolta il proprio nome al testo.

è il fatto che altri umanisti hanno scritto libri per continuare il Letopiseț. Al tempo di Ștefan cel Mare. cioè un fenomeno locale in qualche misura isolato e diverso dal Rinascimento europeo. Ureche. Per gli umanisti romeni che l'hanno conosciuto e che. la famiglia Ureche faceva parte della nobiltà senza funzioni politiche.74 Alexandra Vranceanu Pagliardini miglior dimostrazione che il modo di scrivere di Ureche ha avuto veramente un'influenza importante sulla cultura romena. nel suo libro Rinascimento e rinascenze nell’arte occidentale (2009) chiamava Rinascimento ottoniano. un personaggio che occuperà un posto centrale nel Letopiseț di Grigore Ureche. sul ruolo della cultura e su quello della ricerca umanistica. Ștefan cel Mare ha regnato in Moldavia per 47 anni. Stolnicul Constantin Cantacuzino in Valacchia. Ion Neculce e Dimitrie Cantemir. in Moldavia. figlio di Ștefan. un fenomeno simile in qualche modo a quello che Erwin Panofsky. L'inizio della potenza della famiglia si lega alla figura leggendaria di Ștefan cel Mare.2. uomo politico e umanista Ureche appartiene ad una famiglia nobiliare moldava. ma il bisnonno dello scrittore riceve da Ștefan cel Mare e da Petru Rareș. È durante il suo regno che comincia il Rinascimento moldavo. a loro volta. al tempo della signoria di Alexandru cel Bun [Alessandro il Buono]. hanno scritto opere analoghe di grande rilievo citeremo i seguenti: Miron Costin. che ha lottato con successo contro i turchi. o meglio per sviluppare i problemi da esso aperti. e che è stato fregiato dal papa del titolo di «Athleta Christi». Principe coraggioso. diventato anche lui voievoda. 2. attestata nei documenti fin dagli inizi del XV secolo. ampi possedimenti nei villaggi di Hotinești e . Possiamo affermare che il Letopiseț di Ureche ha fatto scuola e ha aperto la strada a un modo di riflettere sulla storia romena.

gli ha lasciato in eredità una visione storica di ampi orizzonti. Con una vita piena di imprese eccezionali e numerose missioni diplomatiche. . Nestor Ureche guida il consiglio dei nobili moldavi (divan) e diventa per un breve periodo principe reggente della Moldavia. 1899. Nistor Ureche può essere considerato una fonte importante tanto per la cultura del figlio che per il suo interesse verso la storia. A lui si devono i beni ingenti accumulati e la conquista del potere da parte della famiglia. Nistor Ureche. fa anche parte del gruppo dei nobili polacchi esentati dalle imposte (șleahtă). Nistor Ureche era anche un uomo molto colto. il futuro cronicar. un'educazione umanistica nelle scuole dei Gesuiti polacchi. tutti elementi che si rifletteranno nella sua cronaca. che gli permette di offrire a suo figlio. cioé ha il diritto legale di comprare possedimenti in Polonia. Il nipote di questo nobile bellicoso. un rispetto per la scrittura e per la conoscenza. dove si è fatto lui stesso monaco nei suoi ultimi anni di vita. Nistor Ureche ha scritto un'agiografia in romeno e di lui si conservano anche delle lettere dilpomatiche in latino. il che gli consente di rifugiarsi in Polonia quando la situazione politica della Moldavia lo richiede. Trascorre in esilio in Polonia un lungo periodo. Questo lungo periodo trascorso presso stranieri. Avrà raccontato a suo figlio una serie di storie sugli uomini potenti del suo tempo e. si dimostra un grande diplomatico e un politico squisito. può in parte spiegare la decisione successiva di Ureche di scrivere un'opera di grande respiro sulla cultura moldava. in ogni caso. in particolare umanisti. Lascia in eredità a Grigore Ureche dei beni ingenti. 1971. Egli ha fondato il monastero di Secul. una cultura cosmopolita e relazioni diplomatiche assai utili in un'epoca così turbolenta. padre di Grigore. proprio negli anni decisivi della formazione. per meriti militari 7 . 40-41. che conosceva il latino (Panaitescu. 7 Vedi St.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 75 Brătulești. appartiene al rango nobiliare polacco. Ottiene «indigenatul polonez».Orășanu. 481). una grande esperienza politica.

1996. 8 «Il logofat o cancelliere era chiamato a ricercare i testi che riguardavano i fatti storici. ma contrastato. Comincia in quegli anni a scrivere la sua cronaca. necessari ai bisogni della diplomazia. 1971. una funzione importante nella corte. Ureche promuove una coalizione cristiana in funzione anti-turca. con il papa e con i veneziani. quanto il suo modo di confrontare la situazione della Moldavia con quella delle altre terre. dove si svolge la sua formazione. Grigore Ureche ha una carriera politica molto più lineare: all'inizio logofat 8 . Vasile Lupu si allea con il cneaz polacco Radziwill. Insieme con altri due nobili. Iliaș. 146) .76 Alexandra Vranceanu Pagliardini Grigore Ureche. l'autore del Letopiseț. ma questa coalizione non riuscirà a sconfiggere i turchi.» (Panaitescu. e nel 1642 mare vornic al Țării de Jos [gran governatore della Moldavia del Sud]. quando viene a sapere che i turchi avevano deciso di sostituire il signore regnante con un altro. in seguito fa ritorno in Moldavia. il voievoda suo amico. Dopo un breve interregno viene incoronato voievoda Vasile Lupu. vive quindi fino ai diciotto anni in Polonia. Ioan Costin (padre dello scrittore Miron Costin) e Vasile Lupu. Ureche muore comunque senza sapere che Vasile Lupu. mentre Ureche ottiene dall'amico l'investitura a mare vornic [gran governatore]. 244-245). Era spătar. si sia ispirato alle esperienze vissute durante l'esilio. sarebbe stato sconfitto (Cartojan. ma non ci riesce. Al contrario di Nistor Ureche. in seguito mare spătar [gran portatore di spada (del sovrano)]. Nel suo ultimo anno di vita. che si era rifugiato spesso in Polonia. cerca di fermare questa sostituzione del signore. il cronista non è mai stato obbligato a fuggire dal suo paese. Possiamo presupporre che tanto il gusto per la retorica classica. Seguendo il consiglio di Ureche. Il nuovo voievoda cerca di ucciderli con un complotto. ma egli lo viene a sapere in tempo e riesce a organizzare una rivolta popolare che spinge alla fuga Iliaș. dove partecipa in prima persona ai maggiori eventi storici. del padre. per seguire il padre nella sua ascesa politica. ma anche al destino politico notevole. che aveva lasciato ricordi molto amari.

al pari di lui. figlio e nipote di nobili che avevano avuto un ruolo importante nella storia moldava. a carattere eminentemente storico e retorico. Queste competenze linguistiche gli consentono di leggere numerose cronache latine.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 77 Ureche non è un chierico o un umanista che vive nel mondo dei libri. ma anche perché ha compreso il pericolo costituito dai turchi. lo slavone. al fine di poter stabilire delle relazioni diplomatiche con le altre potenze. slavone e polacche. Niculescu osserva: «In Moldavia i monasteri erano delle vere università» (Niculescu. ma soprattutto affinché sulla storia della Moldavia non cada l'oblio. 1970. 28) . per poter confrontare le fonti ed elaborare così la sua versione della storia. Il suo Letopiseț rimarrà custodito nel Monastero di Bistrița. 1981. acquisita negli studi in Polonia. appare nel panorama delle prime cronache. capitolo secondo. Possiamo affermare che con esso. 200-201. Scrive il Letopiseț indirizzandosi ad altri nobili che vorranno. Ureche scrive in virtù della propria cultura umanistica. pp. la prima opera letteraria romena scritta da un protagonista della storia. Il punto di convergenza fra tutte le cronache del XV e del XVI secolo è che descrivevano la storia utilizzando la retorica a fini sia politici che culturali. e lui stesso uomo politico di primo rango. in cui va alla ricerca di riferimenti alla storia della Moldavia. Grigore Ureche occupa una posizione importante proprio per la sua cultura. 64-84. bensì un uomo di potere. che all'epoca svolge un ruolo analogo a quello di un'università 9 . dato che conosceva il latino. Qui Ureche viene anche sepolto e da qui il libro inizia il suo viaggio nella cultura romena. probabilmente il greco e benissimo il polacco. Gli umanisti moldavi avevano capito la necessità di autodefinirsi dal punto di vista culturale. si veda Ruffini. Si veda anche Alzati. Al. alla cui stesura si dedica negli ultimi anni di vita. 45-95 e pp. 1980. dove è destinato a fare scuola. fare e scrivere la storia della Moldavia. 204. e quindi troveremo nel suo testo la 9 Sui monasteri focolari di cultura.

si sviluppa sotto l'influsso bizantino. ma se ne percepisce solo quello minaccioso 10 . P.78 Alexandra Vranceanu Pagliardini definizione e il commento dei margini e confini che sono alla base della formazione dell'identità europea medievale: la separazione fra cristianesimo e mondo musulmano e la separazione fra chiesa ortodossa e chiesa romana.3. serbi e russi. così come appare per quanto riguarda gli slavi meridionali. P. come in Europa occidentale. quando il ricordo delle invasioni turche e tartare sarà entrato nel dominio della storia remota e per questo si sarà del tutto affievolito. Panaitescu sostiene che per influsso slavo si deve intendere piuttosto influsso bizantivo filtrato attraverso la lingua slavona: «La cultura slava ortodossa del Medioevo. Di 10 Per poter parlare di un «esotismo» romeno. le arti politiche e le scienze dell'amministrazione. la storia. 2. in coincidenza con l'entrata delle terre romene nella sfera dell'Ortodossia. A quella corte brillavano la filosofia. Bisanzio è il centro di cultura più fiorente del primo periodo del Medioevo. I moldavi dell'epoca si sentono nettamente distinti da turchi e tartari. cioè i turchi o i tartari. rappresentano un pericolo che mette a repentaglio l'esistenza stessa. I topoï umanistici nella cronaca di Grigore Ureche La retorica classica si fa strada per due vie nella cultura romena antica. La prima è quella bizantino-slava. la cui influenza si fa sentire precocemente. quindi non si avverte. Attraverso i suoi missionari ed evangelizzatori. . la poesia. Gli slavi meridionali ovviamente furono legati per molti più secoli alla dominazione bizantina. che li invadono a ondate frequenti e la cui lingua e cultura rimane per loro del tutto estranea: per i romeni le civiltà orientali. Nei suoi studi sulla relazione fra cultura slava e cultura romena nei secoli XV e XVI. l'arte dell'architettura e del mosaico. la teologia. Bisanzio ha cristianizzato e conquistato dal punto di vista culturale gli slavi. si dovranno attendere gli anni Trenta del XX secolo. cioè bulgari. l'aspetto esotico e affascinante dell'Oriente. l'educazione accademica.

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conseguenza, la cultura slavo-ortodossa, adottata anche dai romeni, era originariamente bizantina.» (Panaitescu, 1971, 40) Le cultura bizantina è stata un'evoluzione naturale della cultura classica greco-latina, di cui ha sviluppato anche il culto per la retorica. Fra i romeni, dove la lingua slava era usata nelle cancellerie voievodali e in chiesa, l'influsso della retorica bizantina arriva nei documenti e negli scritti del XVI secolo. Trattando l'influsso della retorica bizantina nelle cronache slavone di Macarie, Eftimie e Azarie, Panaitescu osserva: «la lingua slava di questi testi è assai ardua, ricca e con volute retoriche complesse» (Panaitescu, 1971, 64) e «A differenza delle cronache del XV secolo, esse hanno la tendenza di abbellire il racconto a guisa di un testo retorico-letterario, secondo il modello della cronaca bizantina – tradotta in slavone – di C. Manasse» (Panaitescu, 1971, 73) (Si veda anche Panaitescu, 1971, 114- 115). La seconda via di accesso della retorica alla cultura romena è di matrice umanistica, nel senso che si tratta del risultato dell'educazione umanistica dei giovani nobili che, pur non intraprendendo una carriera ecclesiastica, hanno frequentato gli studi nei collegi gesuiti della Polonia. Di conseguenza, possiamo ipotizzare che la retorica di stampo umanistico appare negli scritti in lingua romena dei secoli XVI e XVII, mentre la retorica bizantino-slava caratterizza le opere in slavone scritte da ecclesiastici anche nei secoli precedenti. Nella Moldavia del XVII secolo troviamo una grande varietà di scuole: ci sono certamente scuole di orientamento bizantino (che nel XV secolo usavano la lingua slavona, ma che si apriranno gradualmente al greco, e accanto a queste ci sono anche scuole a influenza occidentale in cui si usa il latino 11 . Del resto, i romeni studiavano in latino non solo nelle scuole dei Gesuiti in Polonia, bensì anche alla Scuola della Patriarchia di Costantinopoli, dove «predominava l'insegnamento classico con professori che avevano
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Vedi Iorga, 1935, cap. «La Renaissance par l’ecole», pp. 201-219.

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studiato in Italia» (Panaitescu, 1971, 44), e in seguito anche a Iași: «Alla metà del XVII secolo, Vasile Lupu realizza la prima scuola voivodale, una specie di università, basata sugli studi classici, a Iași. Si tratta del collegio Trei Ierarahi. Questo collegio fu fondato nel 1641 [...] si basava sugli studi classici e la lingua d'insegnamento era il latino.» (Panaitescu, 1971, 82-83) Vasile Lupu, voievoda di Moldavia per 17 anni, è amico di Grigore Ureche, e non a caso gli anni in cui viene fondata questa accademia signorile sono proprio gli stessi in cui Ureche scrive la propria cronaca e si interroga sull'origine romana dei romeni e della loro lingua. P. P. Panaitescu, che ha studiato la questione dell'insegnamento nei principati romeni e il rapporto fra le diverse lingue di cultura presenti, lo slavone, il greco, il latino e il romeno, offre numerosi dati sull'apertura in Moldavia di scuole in latino e in greco, di matrice bizantina o classicizzante, e anche sulla circolazione di intellettuali romeni nelle diverse scuole in Polonia e in Italia, e anche a Costantinopoli, che resta ancora un centro di interazione degli intellettuali fra Oriente e Occidente. Dal suo quadro si può concludere che, a partire dal XVII secolo, gli intellettuali romeni hanno accesso a molti modelli di formazione 12 , in cui la retorica è in tutti i casi «il denominatore comune» (Curtius, 2006). In Ureche incontreremo unicamente l'influsso della retorica umanistica, che egli aveva studiato in Polonia, e non la retorica lussureggiante bizantina o post-bizantina, penetrata invece attraverso la filiera religiosa nelle cronache di Macarie, Eftimie e Azarie. Gli specialisti hanno inoltre rilevato nello stile di Ureche possibili influssi da Tito Livio o da Tacito. Inoltre Ureche segue il modello umanistico della storiografia, che, come definito da Tito Livio, parte dalle origini e si propone di arrivare fino al tempo
Vedi Panaitescu, 1971, 81-85, 43-47.

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presente 13 . Purtroppo, la cronaca di Ureche rimane incompiuta, in quanto non arriva fino al racconto dei fatti che l'autore ha vissuto in prima persona. È tuttavia probabile che molte delle informazioni che egli riprende sull'epoca immediatamente precedente, le abbia ricevute da suo padre. Come Machiavelli, Ureche aveva partecipato ai fatti politici e la sua cronaca è dunque una riflessione sulla storia recente, vista dall'interno. Ureche ha uno stile conciso e chiaro, dalle fatture classiche (Cartojan, 1996, 251). Proprio come osserva Curtius, all'interno del volume già citato, nell'Excursus XIII. La concisione come ideale stilistico (Curtius, 2006, 543), Ureche abbrevia molto i commenti. La sua preferenza per la brevità e concisione crea l'illusione dell'oggettività; seleziona, fra tutti i fatti storici che conosce, non solo per via libresca, ma anche dall'esperienza politica del padre, quelli che può utilizzare meglio per sottolineare le sue idee di fondo. Si utilizzano inoltre nella cronaca i topoï umanistici, che vengono adattati alla lingua romena. Ureche separa il ritratto fisico e morale dei principi, dalla descrizione delle loro azioni. A questo ritratto non dedica che poche frasi, mentre di solito usa una sintassi articolata e arborescente. Il motivo per cui sceglie la brevitas a discapito dell'amplificatio (cfr. Curtius, 2006, 546-547), risiede nel fatto che il Letopiseț non è un panegirico, bensì una storia critica della Moldavia. L'autore ha uno spiccato senso critico, derivante, da un lato, dall'età ormai avanzata, dall'altro dalla lunga esperienza politica, da cui gli derivavano una notevole capacità di comprendere gli eventi e anche in qualche misura distacco e indifferenza. D'altra parte, i principi su cui scrive Ureche, e ormai anche i loro successori, erano morti all'epoca della stesura della cronaca. Lo stile di Ureche non ubbidisce a costrizioni formali o condizionamenti politici: egli utilizza la retorica per presentare la sua
13 Pompiliu Constantinescu (1957) ha legato il ritratto di Annibale in Tito Livio a quello di Ștefan.

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spiegazione della storia e per sostenere le sue idee, mai con funzione di laudatio. La prima parte di questo capitolo sarà dedicata all'analisi di tre aspetti della cronaca, di cui i primi due sono considerati da Curtius costanti formali della cultura europea, e che Ureche riprende dagli umanisti. Il primo è costituito dal simbolo del libro, che in Ureche assume valori legati alla legittimazione della stirpe di fronte alla storia. Il secondo aspetto su cui mi soffermerò è il ritratto del sovranno-eroe, Ștefan cel Mare. Le modalità con cui viene descritto Ștefan corrispondono alle caratteristiche che Curtius attribuisce alla tipica descrizione di sovrani ed eroi nella letteratura europea. Il ritratto di Ștefan è una meditazione sulla storia dei moldavi, con l'adozione di un altro topos classico, «la decadenza dei moderni rispetto agli antichi», e conduce alla generazione di un mito di Bisanzio. Dopo il 1453 i popoli dell'Europa sud-orientale hanno vissuto un trauma collettivo che ha generato un mito, quello di una nuova Bisanzio che continua la gloria dell'impero distrutto dai turchi. Si tratta di una continuazione a livello spirituale: al pari di Enea che porta lontano dalla città distrutta i lari e i penati di Troia, si immagina una continuazione di Bisanzio, vista come simbolo culturale, come mito, nelle terre romene. Nella visione di Ureche, Ștefan è l'eroe salvatore che prende il posto del Basileus di Bisanzio. Il quarto aspetto esaminato si riferisce al paragone con le altre culture, un risultato, probabilmente, sia dell'esilio da lui sperimentato in gioventù, sia della sua cultura, dei libri consultati per ricostruire la storia della Moldavia. Questa riflessione sul rapporto fra «noi» e «gli altri» riveste un ruolo importante nella definizione identitaria perseguita all'interno del suo Letopiseț. 2.4. Grigore Ureche: senza un libro in cui si parla delle sue origini nazionali, l'uomo è simile agli animali Ureche è un uomo politico umanista preoccupato di spiegare in un libro l'origine dei romeni. Uno dei copisti e interpolatori più

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importanti di Ureche, Simion Dascălul, aggiunge all'opera diversi commenti, fra i quali la prefazione, in cui presenta le opere di Ureche riportando le sue parole in terza persona 14 :
«Mulţi scriitorii au nevoit de au scris rândul şi povéstea ţărâlor, de au lăsat izvod pă urmă, şi bune şi réle, să rămâie feciorilor şi nepoţilor, să le fie de învăţătură, despre céle réle să să ferească şi să să socotească, iar dupre céle bune să urméze şi să să învéţe şi să să îndireptéze. Şi pentru acéia, unii de la alţii chizmindu şi însemnând şi pre scurtu scriind, adecă şi răposatul Gligorie Uréche ce au fost vornic mare, cu multa nevoinţă cetind cărţile şi izvoadele şi ale noastre şi cele striine, au aflat cap şi începătura moşilor, de unde au izvorât în ţară şi s-au înmulţit şi s-au lăţit, ca să nu să înnéce a toate ţările anii trecuţi şi să nu să ştie ce s-au lucrat, să sa asémene fierălor şi dobitoacelor celor mute şi fără minte.» (Ureche, 1955, 57) Grigore Ureche (Simion Dascalu) [Molti scrittori hanno sentito il bisogno di scrivere l'ordine e il racconto dei fatti delle loro terre, di lasciare una traccia, buona o cattiva, che potesse rimanere ai discendenti e ai nipoti, in modo da essere d'insegnamento, nelle imprese malvage perché se ne guardino e ci ragionino sopra, nelle imprese lodevoli perché le imitino, in modo da imparare e diventare più retti. E per questo, gli uni dagli altri componendo e redigendo e in breve scrivendo, cioè anche la buonanima di Grigorie Ureche, già vornic mare (gran governatore), con tanta fatica leggendo i libri e le fonti, le nostre e quelle straniere, hanno trovato l’inizio e il cominciamento della stirpe, da dove sono sgorgati nel paese e si sono moltiplicati e ingranditi [e l'ha scritto] perché non sia dimenticato che cosa sia capitato nel Paese nei tempi passati e perché gli uomini non siano come le belve o il bestiame, muti e senza ragione». Grigore Ureche (Simion Dascalu)

Secondo Ureche, il libro sull'origine e sulla storia della stirpe è per i moldavi la sola via per essere ammessi nel teatro della storia. Il libro, capace di mettere in salvo il passato e di conferire così l'identità a un popolo e a una stirpe, è ciò che distingue l'uomo dall'animale privo di voce e d'intelligenza. La figura retorica in cui si sottolinea il ruolo pionieristico del libro, viene identificata da Curtius nel topos,
14 P. P. Panaitescu, il filologo che ha curato l’edizione migliore del libro di Ureche, ritiene che queste parole appartengano a Ureche, anche se sono state riportate dal copista. A proposito della difficoltà di distinguere le interpolazioni di Simion Dascălul dal testo originale di Ureche, vedi anche Mazilu, 2000, 3, 58-63

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caracteristico per l'esordio di un'opera, «io offro cose mai dette». Nel testo di Ureche viene adottata nel commento introduttivo di un copista, Simion Dascălul, che però non si limita a copiare, bensì interviene nel testo con l'aggiunta di rettifiche o commenti ritenuti essenziali dallo stesso copista. Curtius osserva che fin dalla tarda antichità il simbolo del libro riveste un ruolo importante nella cultura europea: «L’Antichità pagana nella sua fase religiosa conclusiva attribuì al libro un senso di salvazione e di sacralità. I poemi omerici erano allora divenuti i "libri sacri del paganesimo"». (Curtius, 2006, 341) L'immagine del corso della storia già scritto nello «spirito della divinità» appare in Bernardo Silvestre, insieme all'idea che «il cielo è aperto come un libro di figure» (Curtius, 2006, 355). Il posto centrale che occupa nel libro di Ureche la riflessione sulla storia spiega l'apparizione del simbolo del libro come legittimazione culturale della stirpe dei moldavi. L'autore è cosciente del valore originale della sua ricerca e riflessione storica, che parte da fonti in sé povere e non convincenti. Ureche ha portato avanti un'indagine storica di stampo umanistico sul passato della Moldavia, descritto impropriamente nei testi precedenti:
«nu numai letopisețul nostru, ce și cărți striine am cercat, ca să putem afla adevărul, ca să nu mă aflu scriitoriu de cuvinte deșarte, ce de dereptate, că letopisețul nostru așa de pre scurt scrie, că nici de viața domnilor, carii au fost toată cârma, nu alege, necum lucrurile den lăuntru să aleagă (…).» (Ureche, 1955, 58) [non solo la nostra cronaca(la nostra cronaca, intende la sua fonte romena, n.d.r.), ma anche libri stranieri abbiamo cercato, per poter sapere la verità, per non essere uno che scrive parole vuote, ma cose giuste, perché la nostra cronaca così brevemente scrive che né della vita dei signori, che sono stati al timone, parla, e neanche spiega le ragioni interne dei fatti (…)]

Ureche sottolinea in questo passo la mancanza di documenti delle storie precedenti e la loro debolezza interna: essi non fornivano un'informazione sufficiente, e neanche si ponevano il problema di

la povertà e l'ignoranza: «Nici iaste a să mira. quelle scritte in polacco e in latino. non solo nello scrivere le proprie vicende. mai mult proști decât să știe carte. Le cronache anteriori erano o cronache di corte o cronache scritte da ecclesiastici. ma anche nell'insegnare quelle straniere. Și de acolo multe luînd și lipindu de ale noastre. că/scriitorii dentăiu n-au aflat scrisori. ca de niște oameni neașăzați și nemernici. A proposito di esse si avverte tutta la sua ammirazione per gli stranieri che si sono interessati alla storia di altri popoli. 58) [Quelli hanno scritto soprattutto partendo dalle favole e dai racconti che hanno udito raccontare gli uni dagli altri] Al contrario cita con rispetto le fonti straniere documentate. come presso uomini instabili e vagabondi. né a quello stilistico-retorico. se i nostri scrittori non hanno avuto donde raccogliere libri perché i primi scrittori non hanno trovato libri. 1955. «Iar scrisorile striinilor mai pe largu și de agiunsu scriu. de am scris acest letopiseț» (Ureche. ce și cele striine să însemneze. 58) [Non c’è da meravigliarsi. E così. că scriitorii noștri n-au avut de unde strânge cărți. 58) [Gli scritti che gli stranieri più ampiamente e più compiutamente scrivono.» (Ureche. 1955. piuttosto incolti che letterati] Ureche respinge fermamente le fonti non attendibili. cioè quelle in cui si mescolano leggende e voci: «Ce și ei au scris. quindi sia le une che le altre non potevano incontrare il favore del fine umanista Ureche. mai mult den basne și den povești ce au auzit unul de la altul.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 85 riflettere sui fatti storici e sulle loro cause («Necum lucrurile din lăuntru să aleagă»). in particolare dei moldavi. 1955. riprendendo molte . e non soltanto alla propria. né a livello dei contenuti. carii au fost fierbinți și râvnitori.» (Ureche. Ureche ricorda poi anche le due cause che sono alla base della penuria di informazione storica in lingua romena. nu numai a sale să scrie. potrivindu vremea și anii. quelli che sono stati ferventi e ambiziosi. che ha consultato direttamente.

apre l'Accademia signorile Trei Ierarhi. așa am arătat. E per questo tante cose muta. descrivere bene tutto ciò che vede. gândescu că acela ce va fi înțeleptu nu va vinui. come le ho sapute. penso che le persone intelligenti non mi troverano colpevole.86 Alexandra Vranceanu Pagliardini cose da questi e aggiungendole alle nostre. se risulta in molti punti imperfetta. au mai puțin. pe cum am aflat. 1955. mai apoi și scăderea care se vede că au venit în zilele noastre. ho scritto questa mia cronaca storica] Da questo passaggio emerge chiaramente il ruolo del libro come strumento veridico e autentico per la conservazione della memoria storica. che sono passate da tanto tempo? Ma io. dicendo di più o di meno. 58) [ho scritto questa cronaca. Occorre ricordare che. Vasile Lupu. con insegnamento in latino. verosimilmente su consiglio dell'amico. de au spune mai mult. că de. attribuendone il difetto alla lontananza nel tempo dei fatti narrati: «am scris acest letopiseț. perché non può l’uomo. il voivoda suo amico.» (Ureche. după cum au fost întâiu țărîi . cela ce vede cu ochii săi și multe smintește. così le ho presentate. e allo stesso tempo il desiderio di Ureche che ci siano anche per la sua cultura degli scrittori come ne esistono stranieri. anche quello che succede sotto i suoi occhi. nu poate de multe ori omul să spuie așa pre cale tot pre rândul. dară lucrurile vechi și de demult. Allora che sarà con le cose antiche e lontane. sotto la denominazione «modestia del retore». fra le costanti formali della letteratura europea. L'introduzione al Letopiseț si conclude con un topos catalogato da Curtius. de s-au răsuflat atâta vreme de ani? Ci eu. che. in tanti casi. carile de pre în multe locuri de nu să va fi nimerit. equilibrato e in nessun caso basato su «basne» [favole]. riprendendo le parole dello stesso Ureche: «apucatu-s-au și dumnealui de au scris/începătura și adaosul. Ureche si scusa qui del risultato imperfetto costituito dalla sua opera. trascorrendo in questa fatica anni e anni. Simion Dascălul aggiunge. quando Ureche era mare vornic.] Dobbiamo porre in relazione questa excusatio propter infirmitatem con il suo desiderio di produrre un testo convincente.

la produzione di libri e la fiducia nella capacità di resistenza della Moldavia. sia con i mezzi umanistici che con quelli politici. in cui il ritratto dei voievoda viene fatto mediante strumenti . avrebbe avuto come soluzione. anche se in questo caso la realtà storica corrisponde.] Questa «decadenza». Il Letopiseț di Grigore Ureche è una storia umanistica della Moldavia. la cui memoria si tramanda nella famiglia Ureche a partire dal bisnonno del nostro cronista. così è cresciuta anche la Moldavia. che viene una quantità grande di acqua e poi scende e diminuisce. 1955. poi la discesa che si vede arrivata nei nostri tempi.5. carea mai apoi de alte țări s-au descălecat. secondo Ureche. legata soprattutto alla politica di vassallaggio nei confronti dei turchi. la Moldavia era una terra potente. 2. mentre ai tempi di Ureche non lo è più.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 87 și pământului nostru Moldovei. sotto lo scettro di Șefan cel Mare. Nel suo grado di mare vornic. Il principe-eroe. Ureche ha lottato per liberare la Moldavia dalla dominazione turca. l'apertura di scuole. «laudatio temporis acti». 57) [ha cominciato la sua signoria a scrivere l’inizio e il seguito. Si tratta di un topos della retorica classica. așa s-au adaos și Moldova. dal che deriva il peso accordato nell'opera alla retorica. Ureche non scrive una storia «oggettiva». de s-au de sîrgu lățit și făr zăbavă îndireptatu» (Ureche. ormai imboccata dalla Moldavia. in quanto al tempo di Ștefan. l'alleanza con i polacchi. La sua cronaca è la dimostrazione della sua fiducia nel ruolo fondamentale del libro e della cultura per l'educazione e per la legittimazione stessa di un popolo. Come accade spesso. che poi in altri paesi si è installata e si è allargata e senza pigrizia in ogni direzione indirizzata. Că cum se tîmplă de sîrgu de adaoge povoiul apei și iarăși de sîrgu scade și se împuținează. Ștefan cel Mare Ureche crede di vivere in un'epoca di decadenza rispetto a quella precedente. come ai tempi di Ștefan cel Mare. quanto piuttosto una storia «argomentativa». rispetto a come era all’inizio la terra e il paese nostro di Moldavia. che era stata di grande splendore.

vanno di pari passo con il rispetto per la divinità. Per Ureche la continuità con Bisanzio s'incarna nell'immagine di un voievoda che. In posizione centrale nel testo si trova il principe che ha dominato la storia rinascimentale della Moldavia. dall'altra omettendo la menzione del suo vassallaggio nei confronti dei polacchi o dei turchi. 2. la fortitudo. la sapientia.88 Alexandra Vranceanu Pagliardini retorico-letterari. seguendo la retorica classica. riuscendo anche a manipolarli. in momenti diversi del suo lungo regno. Si tratta di Ștefan cel Mare.5. che ha portato il sovrano a fondare nuove chiese. sullo stesso piano. 197-203). descritto secondo il modello del sovrano-eroe. Siamo di fronte ai tratti caratteristici dei sovrani del Medioevo europeo. riesce a conservare una Moldavia forte e autonoma. Avendo come scopo il valore pedagogico della storia. in cui sono inseriti. La «fortitudo» nel ritratto di Ștefan cel Mare Pur avendo il Letopiseț di Ureche una struttura narrativa paratattica. i profili di molti . ma queste tre caratteristiche in particolare configurano Ștefan come il basileus che continuerà Bisanzio su un piano ideale. Uno dei procedimenti usati dal cronicar al fine di educare i contemporanei è la creazione eroica del sovrano-eroe. 2006. Il ritratto di Ștefan è costruito. in funzione di tre costanti formali: fortitudo. così come l'ha identificato Curtius nella cultura europea.1. in riferimento allo stesso Ștefan cel Mare. cui la cronaca attribuisce il ruolo di modello. con l'aiuto di Dio. pietas. da una parte avvalendosi dei mezzi della retorica classica. unita all'intelligenza nel negoziare con i nemici. Il valore di Ștefan nel campo delle armi. a ricevere l'aiuto della divina provvidenza e ad essere riconosciuto dal vescovo come novello imperatore. sapientia e pietas (Curtius. durato ben 47 anni. Ureche sceglie quali fatti menzionare e quali ignorare nella costruzione della sua cronaca. Ștefan cel Mare.

questo tratto si manifesta certo con le capacità politiche e militari di vincere le battaglie. mentre descrive dettagliatamente diversi avvenimenti del voivodato di Ștefan. 1981. quindi molto ricca di dettagli concreti appresi per via diretta.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 89 principi che hanno regnato sulla Moldavia a partire dal XIV secolo. La fortitudo è la caratteristica principale di Ștefan cel Mare. ma anche. Ureche poco si sofferma sui primi sovrani. che aveva lottato insieme con Ștefan. 15 Sull’autonomia dei paesi romeni. che per lo spazio ad essa assegnato. la stabilità e l'autonomia dei moldavi 15 . Si tratta di una figura dominante sia per la posizione occupata nel testo. di cui non possiede sufficienti informazioni. considerato da Curtius una costante dei ritratti eroici nella letteratura europea antica e medievale (vedi Curtius. si veda Alzati. che ascende al trono della Moldavia nel 1457: in quegli anni duri e difficili per la Moldavia. Questo fenomeno si può spiegare in più modi: con le relazioni dirette fra il sovrano e il bisavolo di Grigore. Eroi e sovrani. come si vede fin dall'inizio del voivodato. Per questo il voievoda sarà descritto con il topos «fortitudo et sapientia». ma anche con l'esistenza di una cronaca scritta proprio alla corte del principe. in altri termini per la ricchezza di dettagli e l'ampiezza dei commenti sulle sue gesta. per mezzo della fortitudo e della sapientia. 2006. cap. . con l'abilità di tessere relazioni diplomatiche con le terre vicine. Danciul Ureche. Un'ulteriore motivazione per cui la sua immagine è così chiaramente definita nel testo deriva dal rispetto professato da Ureche per i valori che erano alla base dell'azione politica di Ștefan. e più ancora per la sua presentazione dal punto di vista retorico. la figura di Ștefan cel Mare si staglia sul panorama e domina la scena della storia moldava. p. 197-203). coincidenti con i propri: Ștefan è riuscito a mantenere. 142-146.

[un uomo bellicoso e sempre pronto a versare sangue] Siamo di fronte a una costante del suo carattere che torna più volte nel corso della sua cronaca: «ca un leu gata de vînatu» (Ureche.» (Ureche. uccidendo il principe regnante Aron. e tutte queste gli sono riuscite con buona sorte] Ureche descrive Ștefan come «om războinic și de-a pururi trăgîndu-l inima/ spre vărsare de sânge» (Ureche. infatti. che aveva usurpato il regno di suo padre. nu cerca să așeze țara. essendo il suo cuore acceso di imprese valorose. ci de războiu se gătiia. fiindu aprinsă inima lui de lucrurile vitejești. Dopo la morte di questi. carile toate cu noroc i-au venit. il padre. 1955. Egli vendica. preparandosi ad imprese ancora più grandi. 1955. 89) «Ștefan vodă fiindu gata de războiu ca un leu ce nu-l poate îmblânzi niminea» (Ureche. îi părea că un an ce n-au avut treabă de războiu. [Essendo il vodă Ștefan pronto alla guerra. 83). socotindu că și inimile voinicilor în războaie trăind se ascut și truda și osteneala cu carea să diprinsese iaste o a doao vitejie» [Al principe Stefano. dato che ha distribuito al suo esercito bandiere e ha nominato centurioni e capitani. 83) [Quindi il vodă Ștefan. 1955. e le fatiche e i lavori a cui si abituano in battaglia aggiungono un secondo valore in battaglia. Ștefan viene confermato sul trono dall'assemblea dei nobili e si prepara subito alla guerra: «Decii Ștefan vodă gătindu-să de mai mari lucruri să facă. e riteneva che anche i cuori dei suoi soldati si affilano vivendo nella guerra.90 Alexandra Vranceanu Pagliardini Il regno di Ștefan s'inaugura nel sangue. Bogdan. că au împărțitu oștii sale steaguri și au pus hotnogi și căpitani. 110). sembrava che un anno senza guerra avesse molte perdite. non si applicava ad organizzare il paese. come un leone che nessuno può addomesticare] . că are multă scădere. 1955. 1955.] (Ureche. 88) [come un leone pronto alla caccia] «Ștefan vodă. ma alla guerra si preparava.

Tale scelta stilistica si collega strettamente al ruolo centrale accordato al libro: affinché i moldavi non rimangano «come fiere selvatiche o bestiame domestico. că știindu-să căzut jos. 1955. l'autore si appoggia alle opinioni di altri: . Și unde biruia alții nu pierdea nădejdea. Altrimenti era un uomo integro. să rădica deasupra biruitorilor. Quando si rende necessario per Ureche abbandonare la brevitas e avventurarsi nei territori del panegirico. acolo îl aflai. 111) [Era questo principe Stefano un uomo non alto di statura. non pigro e sapeva prendere cura delle sue cose e lo trovavi dove non avresti mai creduto. La lucruri de războaie meșter. unde era nevoie însuși se vîrîea. tante volte ai festini uccideva senza giudizio. facile all’ira e pronto a versare sangue innocente. anche sapendosi caduto. Ureche ci tiene molto al proprio stile conciso e minimale. dove era necessario interveniva personalmente. collocato da Ureche alla fine della parte dedicata a Ștefan. nel senso da lui intesto. cioè non sarà destinata al diletto.] La descrizione inizia assai verosimilmente.» (Ureche. quindi si trasforma gradualmente in ritratto da epopea. de multe ori la ospețe omorîea fără giudețu. In cose di guerre maestro. si sarebbe rialzato sopra i suoi vincitori. con la concisione che si mostra al lettore come indizio dell'imparzialità del narratore. Citerò il passaggio perché vi si ritrovano in sintesi tutti i tratti considerati da Curtius come costanti formali dei ritratti di sovrani ed eroi. ma anche per mostrare determinate contraddizioni retoriche di cui si serve Ureche per schizzare il ritratto di Ștefan cel Mare.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 91 L'elemento ritorna anche nel ritratto. neleneșu. să nu să îndărăptieze și pentru aceia raru războiu de nu /biruia. lui non perdeva la speranza. ma all'educazione. così i suoi lo vedevano e non si ritiravano e per ciò poche guerre non ha vinto. Amintrelea era om întreg la fire. și lucrul său îl știia a-l acoperi și unde nu gândiiai. ca văzându-l ai săi. scrive la sua storia che vuole oggettiva. Colpisce anche qui la concisione dell'autore: «Fost-au acest Ștefan vodă om nu mare la statu. E quando vincevano gli altri. che anche nei commenti morali lascia trasparire appena l'opinione delnarratore. che. mînios și de grabu vărsătoriu de sînge nevinovat. muti e senza senno».

că cunoștiia toți că s-au scăpatu de mult bine și de multă apărătură. Nessuno degli altri cronisti ha tracciato. un ritratto in cui la storia si trasforma quasi spontaneamente in leggenda (sveti Ștefan). una caratteristica tipica dell'eroe: «plângea toți ca după un părinte al său. că el încă au fost om cu păcate. il paese intero. Poiché Ureche tiene molto alla propria obiettività. nu pentru sufletu. «îi zic sveti Ștefan» [lo chiamano Santo Stefano]. né dopo di lui. Il personaggio eroico è visto come un padre. nici după aceia l-au ajunsu [per le sue imprese potenti. ci pentru lucrurile lui cele vitejești. care era zidită de dânsul. ha eguagliato]. nici după aceia l-au ajunsu. Atâta jale era. el încă au fost om cu păcate [lui è stato comunque un uomo peccatore]. că cunoștiia toți că s-au scăpatu de mult bine și de multă apărătură. poiché sapevano tutti che avevano perso un grande bene e una grande gloria] (Ureche. né prima. 1955. per nessun principe moldavo o valacco. 1955. 111) Facendo uso di un soggetto indeterminato. de plângea toți ca după un părinte al său. nici mai nainte. carile niminea din domni. 111).92 Alexandra Vranceanu Pagliardini «Iar pre Ștefan vodă l-a îngropat țara cu multă jale și plângere în mănăstire în Putna. Ureche racconta che «l’intero paese» ha pianto la sua morte come la morte del padre. lo colloca al di sopra degli altri uomini. Ștefan si avvia a diventare così. egli sottolinea che Ștefan non possedeva la perfezione morale. tuttavia la sua fortitudo. .» [piangevano tutti come per il proprio padre. e quindi un simbolo eroico. pentru lucrurile lui cele vitejești. nella memoria collettiva. ce iaste în mîna lui Dumnezeu. che nessuno fra i principi. carile niminea din domni. 111) Il ritratto di Ștefan rimane un unicum nella letteratura romena antica. ma anche l'apostolo dell'integrità nazionale di fronte ai polacchi o agli ungheresi. 1955. nici mai nainte. Ce după moartea lui până azi îi zicu sveti Ștefan vodă. Ureche descrive Ștefan come un eroe da epopea e fa uso del termine «țara» [il paese] come soggetto per designare la sofferenza collettiva: «l-au îngropat țara cu multă jale și plângere» [lo hanno seppellito. con gran cordoglio e pianto] (Ureche. l'apostolo della fede cristiana di fronte ai musulmani.» (Ureche.

Că întâi au fostu învățatu de au pîrjolitu iarba pretutindeni. Perché prima ha avuto l’astuzia di bruciare .5. che non ha scritto una leggenda agiografica. dându semnu de războiu. 1955. ca să treacă la glasul bucinilor. e gli ha vinti il principe Stefano. il principe di Ungheria. ha affrontato i turchi sopra Vaslui.000 e 2000 polacchi che gli erano venuti in aiuto con Buciațchi da parte del principe Casimiro. quanto con la tecnica. Un evento centrale è costituito dalla battaglia di Podul Înalt (o di Vaslui). abbinando fortitudo e sapientia. la Podul Înalt. 92). nu așa cu vitejia. 2. ridotto ai minimi termini dell'epiteto omerico fortitudo.» (Ureche. Și Ștefan vodă tocmisă puțini oameni preste lunca Bîrladului.» [non solo con la forza. che riesce.000 și 2000 de leși ce-i venise într-ajutoriu cu Buciațchi de la craiul Cazimir și 5000 de unguri. appare molte volte nella descrizione delle imprese di Ștefan. 1955. cum cu meșteșugul.2. tăindu-i lunca și sfărămându. nel 1475. La battaglia di Podul Înalt è una vittoria della cristianità sotto la guida del principe moldavo. așa i-au coprinsu pre turci negura. Battaglia di Podul Înalt (Vaslui). ce-i dobîndise de la Mateiașu craiul ungurescu. de nu să vedea unul cu altul. ca să-i amăgească cu buciune și cu trâmbițe. a Podul Înalt. pre carii i-au biruitu Ștefan vodă. L'idea che la lotta contro i turchi non può essere vinta solo con la fortitudo. cum să vrea tocmi voia lui Dumnezeu cu a oamenilor. che aveva ricevuto da Matei. le-au ieșit înaintea turcilor din sus de Vasluiu. e vince «nu așa cu vitejia. de au slăbitu caii turcilor cei gingași. Decii ajutorindu puterea cea dumnezeiască. rischierebbe però di non farci cogliere le sottigliezze del testo di Ureche.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 93 Una semplificazione del ritratto di Ștefan. bensì una storia morale della Moldavia. a sconfiggere i turchi: «Ștefan vodă avîndu oastea sa. La Sapientia. cum cu meșterșugul. in cui Ștefan. avendo il suo esercito di 40. e 5000 ungheresi. con l'aiuto di polacchi e transilvani. si scontra con i turchi. atunci oastea turcească întrocându-să la glasul bucinelor și împiedicîndu-i și apa și lunca și negura acoperindu-i. ma anche con la tecnica] (Ureche. non tanto con il valore. 40. 92) [Il principe Stefano. bensì occorre anche il ricorso alla sapientia.

presenti anche nella descrizione della battaglia di Podul Înalt. che essi possono tenere in vita con le proprie azioni e opere gloriose.1. e dove fa costruire una nuova chiesa. Ritroveremo in questi affreschi. che non si vedevano più l’un l’altro. Il mito si costruisce attraverso alcuni tratti essenziali: l'eroe. dîndu laudă lui Dumnezeu de biruință ce au făcut. aiutato da Dio (talvolta la Madonna o i Santi militari) e dal miracolo da lei concesso. Il principe è così consacrato «eroe della cristianità» ed è visto con gli attributi di «un imperatore». la . E il principe Stefano aveva assoldato un po’ di gente per imbrogliare con buccine e trombete. dove viene accolto dal metropolita e da tutto il clero. la nebbia. e quindi l’esercito turco arretrando al suono delle buccine e impedendoli l’acqua e il pantano e la nebbia coprendoli. per gli umanisti romeni Bisanzio resta il centro della cultura. Anche se caduta con il suo impero ormai da due secoli. così sono stati avvolti i turchi nella nebbia.). dando il segnale di guerra.94 Alexandra Vranceanu Pagliardini l’erba dappertutto. l'elemento acquatico e il miracolo divino. a memoria perenne dell'impresa. Dopo la vittoria di Podul Înalt Ștefan fonda una chiesa: «Și într-aceia laudă și bucurie au ziditu biserica în tîrgu la Vasluiu. quasi un secolo prima. in modo da indebolire i cavalli fragili dei turchi. riesce vittorioso contro i musulmani e fa ritorno da trionfatore nella sua città. in certi affreschi realizzati nelle chiese di Moldovița e Humor. ma si tratta di una Bisanzio simbolica e ideale. e attraversando il pantano e andando a morire nel tentativo di seguire il suono delle buccine. ] La descrizione di questa battaglia svolge un ruolo centrale nella genesi del mito di Bisanzio all'interno del testo. un pittore aveva rappresentato la scena dell'assedio di Costantinopoli (fig. Și decii s-au întorsu la scaunul său. La battaglia di Podul Înalt presenta inoltre numerose affinità con le modalità con cui. Le tappe progressive di questa consacrazione appaiono nella cronaca di Ureche per raccontare le imprese di Ștefan e per costruire al tempo stesso l'idea che lo spirito di Bisanzio è sopravvissuto in terra romena. Quindi aiutandolo la potenza di Dio. che formeranno l’argomento della seconda parte di questo capitolo. come accade quando la volontà di Dio incontra quella del uomo.

8283) (Iorga. quando i capi della montagna romena hanno organizzato un principato capace di mantenersi e di resistere alle pretese ungheresi e all'invasione ottomana. come davanti a un imperatore e trionfatore sulle lingue pagane e lo hanno benedetto. non sottolinei abbastanza l'idea di "imperator" che sorge con questo ribelle. cu mare pohvală și biruință.] (Iorga. questo "antarte" all'epoca di Papa Gregorio. 93) [E per questi fatti in segno di lode e di gioia hanno fondato la chiesa nella città di Vaslui. Il est compréhensible que quiconque étudie seulement la vie de l’Occident ne se rende pas compte de l’importance de cette "Romania" de l’époque des Lombards.] Il fatto che Ștefan sia accolto dal clero della città che gli concede pohvală. 82-83) Nel caso di altri paesi il romeno non traduce. c’est-à-dire «Dominatio totius terrae romane». 1923. e che. Soffermiamoci sul termine împărat atribuito da Ureche a Ștefan in questo paragrafo. come ad un imperatore e biruitoriu de limbi păgâne [vincitore di lingue pagane]. Allora grande e stata la gioia di tutti i signori e principi vicini per la vittoria del principe Stefano. ma prende in prestito. che con il termine di origine latina domn o domnitor 16 . que.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 95 Suceava. 1955. de l-au blagoslovitu. partendo dall'Occidente ma mantenendosi all'interno dei limiti occidentali. concessi proprio da Dio l’altissimo.» [Dunque. il ne souligne pas assez l’idée de l’"imperator" qui surgit dans la personne de ce rebelle. . perciò esistono i termini «crai». portando il santo vangelo e la croce santa nelle sue mani. e gli sono venuti incontro il metropolita e tutto il clero. cioè «Dominatio totius terrae romanae». Il termine împărat 16 Iorga commenta l’origine latina del termine «domn» per i capi romeni: «Donc. en partant de l’Occident et en se maintenant dans les limites occidentales. è un procedimento definitorio nei confronti del mito di Bisanzio. aducîndu sfînta Evanghelie și cinstita cruce în mîinile sale. ieșindu-i înainte mitropolitul și cu toți preoții. Atuncea mare bucurie au fostu tuturor domnilor și crailor de prin prejur de biruință ce au făcut Ștefan vodă. de cet "antarte" à l’époque du Pape Grégoire. con grande gloria e trionfo.» (Ureche. È comprensibile che chiunque studi soltanto la vita dell'Occidente non si renda affatto conto dell'importanza di questa "Romania" dell'epoca dei Longobardi. ca înaintea unui împăratu și biruitoriu de limbi păgîne. cioè gloria. lodando Dio che aveva dato loro gloria. Nella lingua romena il sovrano della Moldavia è denominato sia con il termine slavo di voievod o vodă. «țar» etc. lorsque les chefs de la montagne roumaine ont organisé une principauté capable de se maintenir et de résister aux prétentions hongroises et à l’invasion ottomane. ils ont appelé cet Etat Domnia a toată Țara Românească. 1923. de la însuși Dumnezeu de sus. hanno chiamato questo Stato Domnia a toată Țara Românească. Quindi è tornato sul suo trono a Suceava.

1981. sognando di recuperare una Bisanzio dove lo avrebbero portato le armi dei Veneziani e dei Polacchi.163-180 il capitolo dedicato a Vasile Lupu) Il tema della vittoria dei cristiani sui pagani è ricorrente nella letteratura europea. era l’împărat.] Lupu. si recavano nella Slavia del nord per cercarvi soccorso e asilo. Nella letteratura romena esso fa già la sua comparsa nella Cronica lui Ștefan cel Mare. il voivoda amico di Ureche. aumentasse in dignità agli occhi sia dell’oriente cristiano. di cui. in cui le vittorie di Ștefan venivano presentate come vittorie della cristianità. il paese moldavo divenne infatti il primo rifugio di quei vescovi e patriarchi che. mentre a Iaşi usciva la prima traduzione integrale di Erodoto. profughi delle terre turche. 236). Ureche segue una tendenza che era apparsa in Moldavia dopo la caduta di Bisanzio. dunque in questo caso Ureche lo usa per assimilare Ștefan al basileus bizantino. 1935. il basileus di Bisanzio. come l'imperatore legislatore. Questa tendenza di presentarsi come continuatore di Bisanzio era diventata particolarmente forte con Vasile Lupu. Cesare Alzati.. 1981. Commentando . 11)» (Si veda anche in Iorga. 200201. sotto la cui tutela si ponevano i gerarchi delle più grandi Chiese. che il voivoda.. discutendo dei rapporti fra l'ortodossia moldava e l'oriente bizantino nel tardo Cinquecento. dalla tradizione ortodossa perennemente riproposto all’attenzione dei fedeli nella persona di Costantino.96 Alexandra Vranceanu Pagliardini [imperatore] fa riferimento all'impero di Constantinopoli. sia degli stessi sudditi che in lui vedevano riproporsi l’immagine del monarca amante di Cristo e protettore della Chiesa il cui prototipo per eccelenza. salito al trono della Moldavia. 1935. osserva: «Posto sulla via che da Costantinopoli conduceva alla Moscovia.] (Iorga. Si veda anche Alzati. si fece chiamare Basile.» (Alzati. […] Questa circostanza fece sì che il piccolo stato si aprisse in breve alla vita dell’intera ortodossia e. avrebbe emulato l'opera promulgando un suo codice. inoltre. A questo proposito scrive Iorga: «[.

egli è pio (pius). abbia subito l'influsso di questa cronaca. un procedimento che lo ha portato a fondare ben 43 chiese. 2004. secondo il titolo attribuitogli dal papa). Portret în cronică. fiindu-i întru ajutoriu și dînd 17 In una lettera ai principi europei Ștefan si proclama «porta della cristianità» (in Ștefan cel Mare și Sfânt. Panaitescu afferma: «Il signore della Moldavia Ștefan è legato a trutti i principi cristiani nella lotta contro i turchi: tutti gli stati cristiani interessati alla guerra con i turchi sono denominati dal cronista con il termine collettivo hristiansvo. scritta in slavo al tempo del voievoda 17 . Elemento centrale nel ritratto di Enea. Accanto agli attributi della fortitudo e della sapientia. Ștefan cel Mare e la pietas. nella descrizione di Ștefan. Il mito di Bisanzio. mondo cristiano. La sua pietas è pienamente ricambiata. nel senso di unità di azione politica.5. 146-147) È possibile che Grigore Ureche. respublica christiana. Ștefan costruiva una chiesa e la offriva in voto ogni volta che riusciva vittorioso in battaglia. che ha cercato anche di mettela in pratica incoraggiando l'alleanza con la Polonia e con gli stati cattolici italiani. in funzione anti-turca. e anche nella sua opera instancabile di fondatore di monasteri. il che corrisponde al termine latino usato dagli scrittori medievali. călare și într-armatu ca un viteazu. con il frequente sostegno ottenuto da Dio in battaglia: spesso nell'epos medievale coraggio e successo in battaglia derivano dall'aiuto divino: «Zic unii să să fie arătat lui Ștefan vodă la acest războiu sfântul mucenicu Dimitrie. 2. P. Ștefan ha una terza qualifica importante. È anche molto probabile che il termine hristiansvo corrispondesse in pieno alla visione politica di Ureche.3. 1971. P. La pietas di Ștefan emerge nella costanza della sua lotta contro i turchi (come un «atleta di Cristo». non pervenutaci. 348-349) . dove viene ripresa e attribuita al cristianesimo. la pietas riappare nei ritratti dei sovrani medievali.» (Panaitescu.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 97 proprio quest'antica cronaca.

nel nartece si rappresenta «una schiera di santi militari rappresentata come una processione di cavalieri condotti dall’arcangelo Michele a cavallo. invisibile e invincibile. L'importanza accordata da Ștefan ai santi militari si ritrova anche nell'iconografia. de vreme ce au zidit biserică. e non sulla figura dell’imperatore Constatino guidato dall’arcangelo Michele. secondo la Vita Constantini di Eusebio di Cesarea. sia con la protezione della Vergine Maria. al primo sguardo. benché non abbia. il monastero in cui sarà seppellito. ed è da credere. relegati entrambi nella parte destra della composizione. niente di propriamente escatologico. o in procinto di combattere sotto l’egida di questo esercito santo. dove si conservano affreschi del suo tempo. sul cavallo e armato come un valoroso. l’episodio della visione della Croce apparsa all’imperatore prima della battaglia con Massenzio nei presi di Ponte Milvio. si tratta di una cavalcata di santi al seguito dell’imperatore Constatino. visto che ha costruito la chiesa] L'aiuto divino si manifesta sia ad opera dei santi guerrieri. 1930. difensore del cristianesimo e già futuro santo. 19-27). che illustra o piuttosto interpreta. 106) [Dicono certi che si sia mostrato al principe Stefano durante questa guerra il santo martire Dimitrie. 1998. a cui Ștefan dedica Putna. concedendogli aiuto e dando gloria al suo esercito.» (Vasiliu. 1955. che fa in seguito rappresentare nella sua prima fondazione ecclesiastica.98 Alexandra Vranceanu Pagliardini vălhvă oștii lui. 43) (Vedi Grabar. santo al quale Stefano il Grande consacrava un culto particolare. una delle chiese fondate da Ștefan. L’immagine merita che ci si soffermi un poco in questo contesto. . Dumitru e Procopie. Anca Vasiliu segnala che a Pătrăuți. ci iaste de a și credere.» (Ureche. […] Può darsi che invece l’aspro guerriero Stefan cel Mare si vedesse proiettato al seguito di questi cavalieri in armi e nimbati. […] l’accento della composizione è posto sulla figura centrale di San Giorgio (ben distinto dall’insieme per mezzo di uno spazio libero assicurato in seno alla processione).

quelle che chiudono il ritratto. nessun sovrano della . Ricordiamo questi elementi: l'aiuto divino. seguita alla morte di Ștefan. di generare un mito. Da ciò si può dedurre che. la fondazione di una nuova chiesa. il mito di Bisanzio. Ureche si rammarica per la caduta di Costantinopoli (pur non confessandolo esplicitamente). tuttavia nelle ultime righe. che certificano la natura sovrumana ed eroica. il miracolo della nebbia che a Podul Înalt provoca lo sterminio dell'esercito turco. Ma essuno potrà uguagliare Ștefan. 111) [dopo la sua morte aveva continuato le imprese gloriose. soprattutto. senza eluderla completamente. il ricordo del fatto che tutti i crai [principi di Polonia] e gli altri sovrani cristiani esultano per la sua vittoria (hristiansvo) [l'intera cristianità]). 1955. Il ritratto di Ștefan è costruito con un procedimento di trasfigurazione della realtà storica. 1904) e. Dietro la concisione non si trova l'obiettività. Ureche mette da parte la sua abituale concisione e ricorda che il suo personaggio è chiamato sveti Ștefan [santo Stefano]. La retorica utilizzata da Ureche per trattrggiare la figura di Ștefan è del tutto trasparente. da un lato. né in fortitudo. dalla gente o dal paese (țara). Attraverso questi elementi l'impresa concreta della battaglia acquisisce una dimensione spirituale. in senso cristiano. l'omaggio riservatogli dal metropolita con tutto il clero. e ci sono anche altri momenti in cui Ureche associa al ritratto del principe alcuni elementi definitori della sfera del miracoloso. dall'altro. il vodă Bogdan. come succede che da albero buono viene buon frutto]. a proposito del figlio di Ștefan. Ureche scrive: «după moartea lui luasă. bensì l'aspirazione di fornire un modello morale. l'immagine imperiale di Ștefan. Infatti. per offrire una immagine-modello. del sovrano. più direttamente. si duole per la decadenza della Moldavia. de lucruri vitejești. ma correggendola con omissioni mirate.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 99 Anche se il ritratto di Ștefan non è in sé costruito come un panegirico. né in sapientia (Iorga. cum se tîmplă din pom bun roadă bună iase» (Ureche.

Le linee di separazione che hanno portato alla formazione dell'identità europea nella visione di Ureche Prendiamo in esame a questo punto il modo in cui Ureche riflette sulle linee di separazione (clivages) che hanno portato alla cristallizzazione dell'identità europea. sarà destinata a diventare un luogo comune della cultura romena. il secondo riguarda la relazione privilegiata con la Polonia. il terzo livello riguarda la rete di relazioni con le potenze vicine. e la sua lapidaria affermazione. ma edificanti. mentre le sue riflessioni sulla relazione fra «noi» e gli «altri» si struttura su tre livelli: il primo livello riguarda la relazione con le proprie origini.1. né si potrà ritrovare un altro sovrano così benedetto da tutta la cristianità (hristiansvo). che costituisce per Ureche un modello sia per la forma di organizzazione statale. Incontreremo tutti gli elementi sopra negli affreschi di Moldovița e di Humor.100 Alexandra Vranceanu Pagliardini Moldava lo potrà uguagliare in pietas. da Dimitrie Cantemir e anche dai filologi della Scuola latina romena. trattato nella seconda parte di questo capitolo. sia per la cultura umanistica. «De la Râm ne tragem» [Da Roma discendiamo] Le indicazioni più importanti fornite da Ureche riguardano l'origine latina dei romeni. Le riflessioni di Ureche sulla romanità sono concise. «de la Râm ne tragem».6. con cui la Moldavia ha avuto rapporti diversificati posti tra i due estremi dell'alleanza e del conflitto aperto. Ureche avverte queste linee di frattura come traumi identitari difficili da superare. . 2.6. 2. e qui troviamo i riferimenti a Roma e a Bisanzio. in particolare nell'affresco che ha come soggetto l'Assedio di Costantinopoli. basata sul ruolo centrale della nobiltà. che lo stesso Domineddio favorisca come ha favorito lui. ripresa e sviluppata in seguito da Miron Costin.

che tornano più volte nel testo. Notevoli sono invece le osservazioni di Ureche sul lessico. 1971. Egli osserva che la Valacchia era stata fondata. Molti umanisti italiani. anche se da Roma discendiamo e con le loro parole le nostre si sono mescolate. Dopo aver raccontato la leggenda secondo cui la Valacchia sarebbe stata fondata da un generale romano il cui nome era Flaccus.» (Ureche. derivante dalla loro origine romana comune. chiamata in romeno antico «descălecat» [discesa da cavallo]. Se pochissimi erano i testi letterari in romeno. aggiunge che il nome di Valacchia non può essere adattato anche alla Moldavia.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 101 Le affermazioni di Ureche sulla latinità della lingua romena possono avere come fonte diverse cronache latine. Ureche apre la discussione su un tema che tornerà spesso nella cultura romena. 1996. tedeschi e slavi avevano osservato che la lingua parlata da moldavi e valacchi è di origine latina. Il nome della Moldavia deriva dalla cagna che ha cacciato (a vânat) l'uro. quello dell'unità dei romeni di Moldavia. e che a quell'epoca non erano comuni. del bizantino Laonic Chalkokondyl (metà del XV secolo). 2000) Parlando dell'origine della Moldavia. del polacco Jan Dlugosz (Panaitescu. e racconta la leggenda che sarebbe alla base della scelta di un uro (zimbru) per lo stemma della Moldavia. del tutto assenti erano studi filologici sull'origine della lingua romena. come voivodato. 61) [Allo stesso modo anche la nostra lingua è assemblata e la nostra favella è mescolata con quelle dei vicini dei dintorni.] . prima della Moldavia. 1955. Mazilu. di Poggio Bracciolini (1451). di Flavio Biondo (1453). măcară că de la Rîm ne tragem. Questa leggenda sarà commentata e ricorretta da Miron Costin e da Dimitrie Cantemir. che scriveranno opere filologiche importanti sulla romanità dei moldavi. «Așijderea și limba noastră din multe limbi iaste adunată și ne iaste amestecat graiul nostru cu al vecinilor de prin prejur. 97-98) (Vedi anche Cartojan. Panaitescu cita le opere del tedesco Johann Schltberger (1396). e per questo l'uro appare sullo stemma della Moldavaia. și cu ale lor cuvinte ni-s amestecate. Valacchia e Transilvania.

una grande assemblea di sacerdoti. de nevoia turcilor ce-i venise la grumazi. come rappresentante della Moldavia. Ureche parla del possibile ricongiungimento di ortodossi e cattolici nel concilio di Firenze: «fu săbor mare în Florenția. è un filo rosso che collega le cronache di corte.102 Alexandra Vranceanu Pagliardini Desta particolare interesse un'osservazione di Ureche sul francese. 1955. ce-i și făgăduisă. [Ugualmente [accade] con i francesi. fra Oriente e Occidente dell'Europa. 72) [ci fu un grande concilio a Firenze. numai să-i dea ajutoriu împotriva vrăjmașului său. ca să poată împreuna biserica răsăritului și cu apusului» (Ureche. dedicate ai sovrani. pristănise la toate capetele legii. Sulla separazione fra cattolici e ortodossi. iare afară coprinsese turcii tot. 2.» (Ureche. fra ortodossi e cattolici. Con queste riflessioni Ureche non fa altro che dischiudere un campo di discussione che diventerà centrale nei secoli successivi. 72) . ei zic caval» (Ureche. că rămăsese numai cu numele împăratu. era disposto a qualsiasi concessione: «Unde pre urmă bun nimica nu s-au ales. în țara Italii. ma non per questo non sensibile.2. ma con la quale vuol confrontare il romeno: «Așijderea și de la frânci. una divisione che potrebbe portare tutti alla schiavitù nei confronti dei musulmani. e loro dicono caval]. una lingua che probabilmente non conosceva. La seconda linea di separazione che innerva l'identità europea è quella religiosa. per scongiurare la caduta di Costantinopoli in mano turca. adunare mare de părinți. că în loc de împreunare. Il commento di Ureche denuncia che fu a causa della corruzione e dei tanti conflitti che non si arrivò a nessuna soluzione. Grigore Țamblac. al fine di unificare la chiesa d’oriente con quella d’occidente] Al concilio partecipa. 1955. 61).6. mai mare vrajbă și zarvă și dispărțire s-au făcută măcară că împăratul paleolog. che corre fra cattolici e ortodossi. pre voia papii. anche se l'imperatore bizantino. che noi diciamo cal. La riflessione su questo confine invisibile. nel paese dell’Italia. noi zicem cal.

mentre l'Occidente è diventato in un secondo tempo più potente. il risultato era stato che pur avendo sottoscritto gli accordi di unione.] Ureche ritiene colpevole di questo conflitto il vescovo di Efeso. Da come Ureche ignora del tutto le motivazioni religiose. le due chiese erano rimaste più divise di prima. come gli avevano promesso. perché solo il nome gli era rimasto di imperatore. era a conoscenza delle difficoltà con cui i principi romeni potevano ricevere aiuto dall'Occidente per le loro guerre contro i turchi. anche se l’imperatore paleologo. accusando di corruzione quelli che avevano accettato l'accordo. allorché nei paesi romeni si sono presentate numerose famiglie nobili greche che avevano acquisito potere collaborando con i turchi vincitori. questa riunificazione non sarebbe un fatto religioso. Secondo lui il conflitto fra ortodossi e cattolici è fra Oriente e Occidente dell'Europa. Il ritratto del greco corrotto è una costante nella cultura romena. si era accordato su tutti i capi di legge. fra l'impero orientale vicino alla fine e l'Occidente in netta crescita. si capisce che per lui le questioni dogmatiche e teologiche nascondono un conflitto di natura economica e politica. uno stereotipo che va spiegato probabilmente con la sensazione del tradimento. perché invece dell’unione. e intorno tutto avevano preso i turchi. fino all'epoca moderna. purché lo aiutassero contro il suo nemico. Presumibilmente Ureche. ma dà un'interpretazione tutta politica del conflitto. e dalla loro competizione risulta questo conflitto religioso senza frutti per nessuno.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 103 [Dove alla fine niente di buono è uscito. attraverso le esperienze fatte dal padre. Per il cronista moldavo. che si sarebbe opposto all'unificazione delle due chiese «pentru pizma grecească» [per l’invidia greca]. scondo il volere del papa. avvertito dopo la caduta di Costantinopoli. ma piuttosto politico: egli non è infatti preoccupato degli argomenti teologici delle due parti. che secondo lui «au luat mâzdă» [hanno preso la bustarella]. e si basa sul fatto che per secoli Bisanzio aveva il potere e il primato. per l’urgenza dei turchi che gli arrivava alla gola. Tornando al concilio di Firenze. hanno fatto più grande conflitto e rumore e separazione. .

come se quella d’oriente e quella d’occidente non fossero entrambe spose di Cristo. aveva conosciuto momenti di gloria.» (Ureche. Anche la Moldavia. che ha portato all'accentuazione dei dissensi fra la chiesa orientale e quella occidentale. con cui i moldavi devono lottare con tutte le forze.104 Alexandra Vranceanu Pagliardini Torneremo su questi aspetti. torniamo alle nostre vicende.] Dato che quando lui scrive Bisanzio è già scomparsa da molti anni. quando scrive Ureche. . intitolata proprio Incrementa atque decrementa Aulae Othomanicae (1714-16). si trova in decadenza. fra Est e Ovest. 73) [L’oriente è iniziatore. in quanto secondo lui dopo lo sviluppo segue una decadenza e. adesso sarebbe stata la volta del primato dell'Occidente. apusul va să să înalțe și așa una alțiia nu va să dea cale. ma osserveremo ancora che. sarebbe apparsa anche nell'opera di Dimitrie Cantemir.] (Ureche. 73). come se questo conflitto fra Occidente e Oriente non lo riguardasse: «Ci de acestea destulu-i. e quindi l'Oriente. l’occidente si vuol innalzare e così l’uno all’altro non vuole cedere. cum răsăritul cu apusul n-ar fi fostu logodna lui Hristos. 1955. Questa visione. Sarà comunque da ricordare il commento politico di Ureche sul concilio di Firenze terminato con un nulla di fatto. la ale noastre să ne întoarcem. aveva dominato la cultura europea per secoli. comune a quell'epoca. Egli osserva che pur essendo le due chiese spose di Cristo. Ureche conclude la discussione. con il suo stile brusco e conciso. mentre. e il suo posto è stato ormai occupato dall'impero ottomano. all'inizio del XVII secolo. troviamo un solo commento sugli aspetti religiosi delle questione. come abbiamo già visto. 1955. tuttavia rimangono fra loro separate: «Răsăritul iaste începător. La visione della storia e del potere politico è in Ureche moralizzatrice e fatalista.» [Ma di questo abbiamo parlato abbastanza. redatta in latino e divenuta immediatamente il libro di riferimento in questo campo. essendo lo stile di Ureche caratterizzato da brevitas e concisione. come Bisanzio.

turcul. e mostrandosi amico con false parole. da lui chiamato «craiul ungurescu» [principe ungherese]. il principe Matei e il principe Stefano hanno fatto la pace e si sono fermati. perche lui gli darà aiuto e poi li dominerà sotto il suo giogo. per trovare un motivo e creare un conflitto e cominciare una guerra. 86) [Quindi dopo poco tempo hanno concluso la lite tra il principe ungherese e il Principe Stefano. Mateiași craiul și cu Ștefan vodă s-au împăcatu și s-au așezatu.» (Ureche. nemico comune e potente: «Decii. 1955. il turco. vedendo questa truffa. vedendo che il loro nemico e di tutta la cristianità.gândindu-să că într-acele amestecături i să vor închina lui. rivolte all’uno e anche all’altro. voievoda della Transilvania. Dopo aver descritto concisamente una serie di conflitti con gli stati vicini. ca să-i poată zădărî cap de price și să înceapă zarvă. le stă în spate și volniciei tuturor întinde mrejile sale. pensando che in questo modo diventeranno suoi vassalli. că văzîndu ei că vrăjmașul lor și a toată creștinătatea.3. tradiscono speso i patti nelle alleanze. ca să-i coprinză și arătându-să priitenu cu multe cuvinte de înșălăciune și cătră unul și cătră altul. gli sta dietro e alla libertà di tutti lancia le sue esche per catturarli.6. pentru să le dea ajutoriu și mai apoi îi va pleca și suptu jugul său. Ureche narra che Ștefan alla fine avrebbe apprezzato un'alleanza con Matiaș Crai. il che non fa che aumentare la forza dei turchi. văzându această înșelăciune. perché. Ci soffermeremo su alcuni esempi di effetti nefasti di questa politica controproducente e inefficace. La relazione con i polacchi Abbiamo visto come Ureche considera l'ortodossia e il cattolicesimo chiese sorelle e che secondo lui l'unione non si è potuta realizzare prima della caduta di Costantinopoli solo a causa della corruzione e della sete di potere dei rappresentanti delle due chiese. Ureche riflette a fondo sull'idea che i sovrani moldavi avrebbero dovuto allearsi con altri cristiani per difendersi dai turchi.] .Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 105 2. după puțină vreme au încetatu vrajba între craiul ungurescu și între Ștefan vodă. al fine di opporsi con forze maggiori ai turchi. ma osserva anche che i principi cristiani. siano essi i valacchi ortodossi o gli ungheresi e i polacchi cattolici.

105) [Perché questo Albert non contro i pagani. ma vuole indebolire quello che lotta con i nemici dei cristiani. Voronet e Sucevita. che attacca la Moldavia è seguita da una breve riflessione. Ad esempio la relazione fra Ștefan e Albrichtu. ci vrea să slăbască pre acela ce să lupta cu vrăjmașii creștinilor. non dà aiuto a quello che [lottava] senza riposo contro i turchi. quello che tutti dovrebbero aiutare. Il tema era stato già rappresentato anche negli affreschi di Moldovita. invece di lottare insieme. nu da ajutoriu celui ce nu avea odihnă de turci. crai [principe] di Polonia. Forse Ureche aveva potuto conoscere questo repertorio epico attraverso l'intermediario dei romanzi popolari.] Viene qui evidenziata la linea di rottura all'interno della cristianità. come Cristo dall'apostolo Giuda e Charlemagne da Ganelon. Nella cronaca di Ureche il principe-eroe Ștefan è tradito proprio da un alleato. di cui si parlerà più avanti. i quali. Si tratta della tecnica di rappresentare i popoli vicini con le loro particolarità di abbigliamento. ma contro i cristiani vuole fare guerra. un commento morale intitolato «Nacazanie silnim. Non sappiamo se Ureche aveva letto l'epica medievale. adică certarea celor puternici» (Rimprovero dei potenti): «Că acesta Olbrihtu nu spre păgâni. divenendo così facile preda dell'impero ottomano.» (Ureche. ma la legge interna della storia degli eroi combattenti è costruita con una logica interna. un Gano il cui ruolo viene interpretato proprio dal principe polacco Albert (Albrichtu). come si faceva comunemente nelle varie Cosmografie e come fa Ureche stesso in un brano che interrompe le sequenze narrative che si riferiscono al . pre carile trebuia cu toții să-l ajutorească.106 Alexandra Vranceanu Pagliardini Ma le alleanze fra cristiani non sono destinate a durare. fra cattolici e ortodossi. si attaccano reciprocamente. in cui la struttura si ripete. ci spre creștini vrea să facă războiul. 1955. secondo una struttura tipica dell'epos medievale. che Ureche descrive. La storia del tradimento del principe cattolico. in cui l'eroe è tradito da un alleato. nella forma del Giudizio Universale.

fino agli ultimi anni di vita. Nella descrizione della signoria (del territorio su cui regna) Ștefan l'autore si dilunga anche a descrivere i popoli che vivono nelle vicinanze della Moldavia. ne per la spesa. I principi romeni sono spaventati dall'idea della sostituzione 18 Si ricordi il matrimonio della figlia di Lupu con un cneaz (principe) polacco e l'alleanza antiturca con i polacchi. per educarsi e faticare da giovani per essere saggi da vecchi (…)] Applicando queste idee alla politica estera. si avverte tutta l'ammirazione di Ureche per il ruolo da essi accordato alla cultura. Ad esempio. che esprimono chiaramente la sua visione politica. i veneziani e il papa. e in particolare del libro. per quanto riguarda i polacchi. né per la fatica. 2.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 107 sovrano moldavo. perché per l’insegnamento e per i libri e per imprese gloriose non hanno esitazioni. . A questo proposito grande è la sua ammirazione per l'amore per la cultura che ha riscontrato tra i polacchi: «Leșii sântu […] oameni învățați de carte. ca să deprinză tinerețile truda și la bătrânețe înțelepciunea […] » (Ureche. 244). Ureche ha sostenuto l'avvicinamento alla Polonia e all'alleanza con Venezia e con il papa. girano nel mondo per studiare. că pentru învățătură și a cărții și a vitejii nu li-i preget. ce încunjură țările de învață. 1955. 1996. con estrema coerenza. Il cronista crede infatti fermamente nel valore dello studio e della conoscenza del passato e nel ruolo fondante della cultura. conclusasi con esito sfavorevole (Cartojan. cui miravano anche i polacchi in funzione anti-turca 18 . Testo e immagine: temi comuni nel Letopiseț di Ureche e negli affreschi della Bucovina Il mito di Bisanzio ha un impatto molto grande sulla cultura romena. nici de cheltuială.7. 113) [I polacchi sono (…) uomini istruiti sui libri. nici de trudă. Fra queste sono rilevanti le considerazioni sui polacchi e sui turchi.

La ieratica grandezza del domn. 1971. con l'arte moldava del XVI secolo. che assume gli attributi del basileus: «Nonostante i condizionamenti e le dipendenze cui i voivodi furono spesso costretti dalle potenze vicine. e si sentono in dovere di raccogliere e preservare l'eredità di Bisanzio. l’alto concetto dell’autorità e della dignità connesse al titolo voivodale. Cesare Alzati in particolare fa notare che questa continuità con Bisanzio si rende visibile nella figura del voievoda. succeduto al padre dal 1527 al 1538. possiamo mettere in relazione la descrizione fatta da Ureche della battaglia di Podu Înalt. tratteggiata sul modello degli imperatori romani di Bisanzio. . anche Alzati. trovava nei riti di incoronazione. nella coscienza del paese. 1981.» (Alzati. e soprattutto nel loro momento propriamente religioso. almeno fino all’età fanariota. L’ordo liturgico per la benedizione e l’incoronazione riproduceva l’antico rituale dei basilei di Constantinopoli. 299-309. e in particolare il miracolo divino della nebbia che consente ai moldavi di sbaragliare l'esercito musulmano. Il tema della lotta con i pagani costituisce una costante della cultura europea e Fournier considera la divisione fra cristiani e musulmani come una delle linee di frattura più forti fra quelle che 19 Cfr. non si attenuò.108 Alexandra Vranceanu Pagliardini dell'imparo bizantino con un impero islamico. Petru Rareș. 313-337 e Șerban. la sua più piena manifestazione. come del resto nella vicina Ungrovalacchia. 206-207. 191) 19 I moldavi si rappresentano sia nei testi che nei dipinti come combattenti per la fede cristiana contro i musulmani. quanto nel Letopiseț di Ureche. presente fin dal XV secolo nella Cronica despre Ștefan cel mare. Leggendo attentamente il contenuto degli affreschi esterni di Moldovița (1537) e Humor (1535). 1971. riproponendone i contenuti teologici e le significazioni simboliche. appare tanto negli affreschi risalenti al tempo del regno del figlio di Ștefan. da noi precedentemente analizzata. Si veda inoltre Georgescu. 1981. Tale concezione della propria storia.

Spariscono in rapida successione il Territorio di Bulgaria. La cultura europea si è formata proprio attraverso questi ripetuti rifiuti dell'alterità. Allo stesso modo in cui Carlo Magno si considera il continuatore di Roma nella lotta contro i nemici della chiesa e del cristianesimo. per mezzo di testi. che troviamo tanto nel sogno carolingio di renovatio imperii quanto nel mitul Bizanțului generato in primo luogo dalla figura di Ștefan cel Mare. per il fatto che prima di questo evento i romeni non avevano avuto relazioni con il mondo musulmano (Anghelescu. dopo la caduta dell'Impero bizantino. con cui pare impossibile una sintesi o fusione. 1975). di costruire moschee e di sposarsi nel territorio romeno. Sotto le insegne di questo sovrano. Senza essere occupati direttamente dai turchi. i moldavi si autodefiniscono frontiera d'Europa di fronte agli invasori musulmani e trasformano il sovrano in eroe. allo stesso modo i voievoda moldavi si vedono continuatori degli imperatori di Bisanzio nella difesa della religione ortodossa e della cultura bizantina. Potremmo fare un'analogia fra il mito di Bisanzio e la renovatio imperii di Carlo Magno. il Regno di Serbia. assunta rispettivamente da questi sovrani di fronte a potenziali invasori di altra cultura e religione. nel 1460 soccombe la Morea nel Peloponneso. Da . ma anche di opere d'arte. Nella cultura moldava essa appare nel XV secolo. i romeni sono obbligati a cercare una via per negoziare i loro diritti e i loro spazi di libertà e autonomia.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 109 hanno generato l'identità europea. Nel 1456 Atene cade in mano turca e il Partenone diventa una moschea. Si tratta evidentemente di una ipostasi simbolica. nel 1461 è la volta della fine dell'Impero di Trebisonda. Il Regno di Serbia. tuttavia i moldavi hanno dovuto dipendere per secoli dalla Sublime Porta. che non ebbero mai il diritto di comprare terreni. Dopo la caduta di Bisanzio e la conseguente occupazione da parte dell'Impero ottomano di tutte le regioni che ne facevano parte. i nuovi barbari.

» (Vasiliu. nel caso in cui tale procedimento può portare ad una maggiore comprensione del significato e anche del destino di certi temi. Proseguendo sulla linea delle analogie fra renovatio imperii. 1969. che nasce la manifestazione la più spettacolare dell’attività artistica in Moldavia: il rivestimento delle facciate di chiese con un programma completo e coerente di pitture. 1967 e Hatzfeld. temi. specialista in particolare del Rinascimento (Studi di iconologia. . 20 Secondo la sua opinione. 12) La ricerca filologica ci consente un'analisi in parallelo dei testi e delle immagini. religiosa e persino identitaria del mito di Bisanzio nella cultura romena. Literature through Arts 21 . che ha per soggetto. Seguendo un percorso simile. una disciplina umanistica. Nella storia dell'arte romena. breve ma straordinariamente fecondo come ogni Rinascimento. definito in questi termini da Anca Vasiliu: «È in questo periodo. nel senso che per capire a fondo un quadro o una scultura non si può prescindere dalla lettura dei testi letterari o dalla conoscenza del contesto storico e filosofico in cui l'opera d'arte ha visto la luce. la storia dell'arte è. Il più celebre sostenitore teorico dell'idea che la storia dell'arte rientri in pieno fra le discipline umanistiche è stato Erwin Panofsky. ma orientato in primo luogo sull'analisi dei testi leterari. il XVI e XVII secolo costituiscono un periodo di grande fioritura. il filologo Helmut Hatzfeld ha scritto una sorta di storia delle diverse arti viste in parallelo con la letteratura. la letteratura francese. Hatzfeld ha identificato. in particolare. L'arte moldava successiva al 1550 presenta inoltre molti temi in comune con il testo di Ureche. con tutti i suoi effetti successivi sul Medioevo europeo.110 Alexandra Vranceanu Pagliardini ciò deriva la funzione politica. possiamo considerare gli affreschi in cui si rappresenta l'assedio della città di Costantinopoli come una sorta di Chanson de Roland per immagini. 1998. nelle diverse epoche culturali. e mitul Bizanţului. o meglio dovrebbe essere. motivi e stili che caratterizzano sia la letteratura che l'arte in Francia. 21 Hatzfeld. 2009b) 20 . e nel quadro di questo processo di continuità e non di ripetizione del modello bizantino.

secondo Sorin Ulea (1968. che non coincide però con quella del Rinascimento. e metterò in relazione tali temi con quelli che ho già individuato in Letopisețul Țării Moldovei: la rappresentazione dell'assedio di Costantinopoli. e la rappresentazione degli «stranieri» nel Giudizio universale. Seguendo il metodo di questo tipo di ricerche. in quanto. i sovrani moldavi rappresentati con le insegne degli imperatori bisantini. di cui al tempo stesso troviamo in queste opere sia una continuazione che una evoluzione ulteriore. nel senso cioè della scoperta di una forma di realismo. 1984.7. Questi affreschi vengono considerati da specialisti come André Grabar (1930. 1935) come post-bizantini. pur partendo da forme bizantine. 1985) e Vasile Drăguț (1987). Per poter presentare il carattere innovativo degli affreschi sia dal punto di vista plastico che per quanto concerne il contenuto. Dalla pittura bizantina all'arte post-bizantina all'epoca di Petru Rareș Per analizzare la pittura parietale delle chiese dei monasteri di Moldovita e Humor occorre definire esattemente il posto che essa occupa nel quadro dell'arte bizantina.1. nel Nord della Moldavia romena? Una risposta a tali quesiti potrebbe essere collegata. delle corrispondenze fra arte romanica ed epica medievale. mi soffermerò sui tre temi più importanti che appaiono negli affreschi dei monasteri di Moldovița e Humor. Qual è la causa della comparsa di tali innovazioni iconografiche – il cosiddetto realismo moldavo – e perché esse si ritrovano soltanto in un perimetro ristretto. sarà opportuna una breve digressione sulla relazione fra arte bizantina e arte moldava post-bizantina. alla continuazione . fra lo stile gotico e la poesia cortese.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 111 Ha individuato. gli artisti moldavi del Cinquecento introducono una serie di modificazioni sul piano della percezione della realtà. ad esempio. il ritratto dei donatori. 2.

e i loro rapporti con Monte Athos. . I pittori e gli autori del programma iconografico utilizzano gli affreschi come rappresentazioni identitarie. i principi offrivano offrivano a queste terreni e possedimenti. nelle terre soggette ai turchi dopo la progressiva fine dell'impero di Bisanzio. 10-14. Ad esempio. I principati romeni hanno devoluto somme ingenti di denaro ai monasteri greci. per sostenere l'impresa del sovrano anche per mezzo delle arti e della cultura. le cui rendite venivano poi inviate ai monasteri affratellati. Gli aiuti finanziari dei principi romeni per l'ortodossia bizantina sono durati per secoli. «Il grande boiardo moldavo Nestor Ureche aveva creato un legame fra il nuovo monastero nel Monta Athos. Gli ecclesiastici e i monaci ortodossi erano i soli che. ricostruito da Alexandru Lăpușneanu. avevano mantenuto il legame con tutto quello che era sopravvissuto della cultura bizantina. 1980. Questi legami sono stati studiati dagli storici e sono di vario tipo: finanziari. Attraverso l'istituzione delle «chiese dedicate». 159) 22 In Byzance après Byzance Iorga dedica il sesto capitolo al tema «L’Imperialisme Byzantin par les princes roumains» [L'Imperialismo Bizantino adopera dei principi 22 Sull’influsso bizantino sui territori romeni e sull’istituzione delle metropolie di Valacchia e di Moldavia. come una forme di argomentazione politica e morale. si veda Ruffini. al fine di sostenere la loro resistenza e sopravvivenza culturale e religiosa. per mezzo di una retorica visuale. e il monastero di Secul» (Iorga. Il fatto che la chiesa accetti tale attualizzazione politica del messaggio religioso si può spiegare facilmente con molte ragioni. in quanto per noi oggi essi hanno soltanto un valore estetico. La chiesa ortodossa era nel XVI secolo la depositaria della cultura in Moldavia. come registra Iorga.112 Alexandra Vranceanu Pagliardini della politica antiottomana di Ștefan da parte del figlio Petru Rareș. Il risultato artistico sarebbe l'adattamento delle tematiche religiose rappresentate al contesto politico. mentre essi erano concepiti. soprattutto nel suo primo periodo di regno. politici e di immagine.

l'Impero romano d'Oriente. 103). Una delle caratteristiche più importanti dello stile bizantino. come il prete. che risulta dalle condizioni stesse da cui nasce: il trionfo e la diffusione del cristianesimo coincidono con l’apparizione di uno Stato. 1935. e la sua creazione deve essere impersonale e basata sulla tradizione. . l’arte bizantina sceglierà l’immagine schematica.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 113 romeni] (Iorga. considerati essenziali. che mette l’accento solo sulla maniera in cui il volto umano può esprimere e trasmettere la fede. 142-145) . e in particolare al fatto che non si permettesse la penetrazione turca sul suo territorio.» [Questo Patriarcato. sostituendo Bisanzio. ma vedi anche 129-134. considerato estremamente unitario. Il primo punto di riferimento per la definizione della pittura della Bucovina è dunque il canone bizantino. Questa forza viene conferita prima di tutto dal carattere religioso dell’arte bizantina. Era dunque naturale che la chiesa ortodossa fosse particolarmente interessata all'indipendenza della Moldavia. Dall’altro lato queste opere si costruiscono sulla ripresa dei prototipi visuali già codificati. media l’accesso alla divinità. partendo dall’idea che. 1935. che rappresenta il punto di partenza per l’arte religiosa ortodossa. 1935. che si basa sulla religione. allo stesso modo le immagini devono riprendere gli stessi modelli. Né la rappresentazione anatomica del corpo umano. Al posto delle forme pure preferite dalla scultura e dalla pittura greca classica. è costituita dalla sua forza di conservazione. 129. da un lato. e ancora «Ce Patriarcat remplaçant Byzance se cherchait aussi des relations à l’extérieur. e sottolinea che «Les rapports entre la Valachie avec l’Athos commencent dès le XIV-e siècle (…)» [I rapporti fra la Valacchia e il Monta Athos iniziano nel XIV secolo] (Iorga. cercava anche relazioni esterne] (Iorga. Di conseguenza. la parola e l’immagine sono poste al servizio della religione. le opere d’arte bizantine sono anonime: l’artista. che devono rendere più accessibile ai fedeli. 126-156). Perciò. né la somiglianza con la realtà interessano l’artista bizantino. così come la liturgia ripete lo stesso contenuto.

con uno stile più austero: il nuovo stile (X secolo). Una causa importante della stabilità iconografica dello stile bizantino è costituita dal fatto che. ad affermare che non si può parlare di stile bizantino. Tornando all'arte bizantina. e non verso la somiglianza con la peritura realtà individuale e concreta. vengono scelti in base a un modello preciso. nell'arte moldava. costituito e definito in funzione dell’architettura. dopo la sconfitta del movimento iconoclasta. la sua funzione essendo quella di tradurre in linguaggio visivo le decisioni dei concili. porta l’impronta dei manoscritti miniati.114 Alexandra Vranceanu Pagliardini Perciò. l’asceta magro e severo dalle guance smunte. in primo luogo Grabar. ma piuttosto post-bizantino. per il quale hanno optato gli artisti nel tentativo di ritrovare le forme perdute nell’iconoclastia. dalla fine dell’Antichità fino al XII secolo. negli affreschi cinquecenteschi di Moldovița e Humor. l’arte monastica tende a fissare il . In questo periodo. Tali innovazioni formali e tematiche nella pittura murale delle chiese moldave hanno indotto gli studiosi. Al contrario. dell’iconografia e del pensiero religioso cristiano. Tuttavia la ripresa dei prototipi visuali è avvenuta entro certi limiti. orientata verso il divino e l’eterno. ma diventa il portavoce del dogma della Chiesa. e gli argomenti sono presi dal Vecchio e dal Nuovo Testamento. Bisanzio rimane il più notevole e il più stabile centro culturale europeo. a partire dalla fine del IV secolo l’arte ecclesiastica diventa un mezzo per l’educazione dei fedeli. dai testi apocrifi. l'artista adatta l'alfabeto formale bizantino alla realtà contemporanea. gli argomenti. Il posto dei mosaici o degli affreschi nelle chiese. È un’arte teologica. che diventerà ortodosso con lo scisma dell’XI secolo. l’atteggiamento o l’espressione dei personaggi. visto che l’artista non aspira alla libertà d’interpretazione. carico di significati teologici. occhi grandi ed aspetto drammatico è il protagonista di quest’arte stilizzata. fortemente influenzato dai monaci. dall’agiografia. Il fasto che caratterizzava il periodo di Giustiniano (si pensi a San Vitale a Ravenna) viene sostituito.

l’Italia meridionale. ma illustrano sempre i testi sacri. scandita dai significati teologici assegnati a ciascuna parte dell’edificio. Ci sono due luoghi centrali: la cupola. la Serbia. e dal XII secolo la sua influenza si estende molto: Venezia. Il legame tra queste due rappresentazioni viene fatto attraverso una composizione che occupa la volta davanti all’abside: un trono vuoto preparato per il Giudizio universale su cui vengono collocati gli strumenti della Passione di Cristo (Etimasia). in cui figura la Vergine col Bambino. La pittura ricopre interamente le pareti. il modo di «raccontare in immagini». il modo di rappresentare i personaggi. . colorato a Sucevița). nel Peloponneso. Ritroveremo nelle chiese moldave questo stile che porta l’impronta dei manoscritti miniati a diversi livelli: le tecniche pitturali (utilizzo dello sfondo dorato. e l’abside.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 115 dogma visuale. a Costantinopoli. influenza molto l’arte e l’archittetura della Bucovina. la Bulgaria. Analizzeremo in modo speciale un inno dedicato alla Vergine. i mosaici del monastero di Chora. 23 Ad esempio. mentre le composizioni diventano più complesse. Nella chiesa bizantina la sintassi spaziale è netta e precisa. preghiere o inni sacri 23 . che porrà nuovamente in valore la pittura «a fresco». l'Inno acatista. divenuta poi la moschea Kahriye. che rappresenta il cielo e dove appare il Cristo Pantocrator. la Russia. Nei secoli XIV-XV. la Rinascenza bizantina dell’epoca della dinastia dei Paleologi. È questo tipo di arte bizantina che sara il punto di partenza delle pitture parietali dei monasteri della Bucovina. o gli affreschi del complesso di Mistra. il fatto che le immagini non hanno soggetti liberi. fino ad illustrare anche salmi. la Sicilia normanna. e la sua illustrazione pittorica. L’arte bizantina diventa narrativa. e i pittori cominciano a prestare uno spazio maggiore alla vita della Vergine e maggior attenzione ai dettagli pittoreschi e drammatici o alla rappresentazione del movimento. effettuata dagli artisti moldavi negli affreschi di Moldovița e di Humor.

che conservano in quanto tale all’interno della chiesa. collocati nel Nord della Moldavia. Per quanto riguarda i Principati Romeni. Dall’esercizio retorico alla pratica della narrazione negli affreschi della Bucovina Come abbiamo visto. in Bucovina. e questo fatto si rivela essenziale per la comprensione delle innovazioni della pittura parietale moldava. L’influsso dell’impero inizia a indebolirsi già dal XII secolo. Nel nartece viene raffigurata la vita della Vergine e nel timpano dell’ingresso.116 Alexandra Vranceanu Pagliardini Sulle pareti vicino all’altare appaiono i profeti del Vecchio Testamento.7. la sua importanza rimane notevole. 1942). secondo il modello dell’illustrazione dei manoscritti e uno spazio importante riservato alla simbologia. poiché l’arte bizantina diventerà l’arte dell’ortodossia.2. le chiese della Bucovina conservano tali schemi e parimenti lo stile della rappresentazione e l’iconografia. l’importanza maggiore attribuita all’affresco. Arbore. Compaiono però anche interessanti modifiche: nella pittura murale del Nord della Moldavia gli artisti partono dallo schema bizantino. la composizione Deesis (la Santa Vergine e Giovanni Battista intercedono per l’umanità davanti a Cristo. 1980. che riassumono il dogma. all’inizio l’architettura religiosa romena prende a modello le forme bizantine: la costruzione basata sul sistema della cupola centrale. La Chiesa ortodossa ha avuto qui una funzione considerevole nell’organizzazione della vita laica e soprattutto nel consolidamento dello Stato (si veda Ruffini. che conduce dal nartece verso l’interno della chiesa. Moldoviţa. Si tratta di monumenti dipinti tra i secoli XV-XVIII – Suceviţa. si può parlare dell’influsso dell’arte bizantina solo nel XV secolo. mentre le navate sono consacrate alle dodici festività della chiesa. Voroneţ. ma. in trono). anche dopo la sua scomparsa nel XV secolo. Humor -. non solo religioso. ma che modificano negli affreschi delle . Dunque un ruolo sociale e politico. All'interno. 2.

» (Vasiliu. 135). Gli affreschi che ricoprono le pareti esterne e interne delle chiese dei monasteri Moldoviţa. Ulea. l’Albero di Jesse.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 117 pareti esterne. generalmente molto vicino all’ingresso principale. 1985. e alcuni santi militari che combattono il drago o il nemico. in più. Vi appaiono. accompagnata in generale dalle Dogane celesti. Finanche gli arabeschi e i motivi decorativi rassomigliano a quelli ricamati sulle camicie della Bucovina.3. comporta la presenza quasiobbligatoria del Giudizio Universale sulla facciata occidentale. raffigurate sul pilastro o sul contrafforte sud. specifici di quest’area culturale. su una narrativizzazione dell’enunciato pittorico.7. un posto a parte è occupato dall’Assedio di Costantinopoli. L’Assedio di Costantinopoli e l’Inno acatisto alla Vergine Maria (fig. 1) Tra le scene ricorrenti nei monasteri del Nord della Bucovina. 1968) Il loro elemento di originalità proviene dalla trasformazione e dall’adattamento dei temi sacri alla realtà contemporanea: i paesaggi ricordano la natura del Nord della Moldavia. Le innovazioni stilistiche e iconografiche della pittura murale moldava sono state notate e commentate varie volte (Grabar. autentiche «psichomachie». 1998. Arbore e Voroneţ illustrano il Vecchio e il Nuovo Testamento. e alcuni personaggi indossano costumi popolari rumeni e utilizzano attrezzi contadini. 1998. 1935. una serie di temi ricorrenti. mentre alcuni temi sono ispirati al folclore locale. Nandriș. 2. Il tema fa . equivalente popolare della Scala di San Giovanni il Sinaita. Questa forma di realismo si fonda su una attualizzazione e. relativamente stabile per tutto il gruppo di chiese dipinte durante il regno di Petru Rares (da Probota fino a Voronet). l’Assedio di Costantinopoli. Suceviţa. ancor più. l’Inno alla Vergine: «Questo programma. organizzati in un discorso unitario ed eloquente: il Giudizio Universale. Vasiliu. sostituendo l’ascensione di una torre a quella di una scala.

Grabar). ma in realtà si tratta di un'attualizzazione della storia bizantina. dalla quale si chiede un miracolo analogo per i moldavi: «Lode. dall’altro. la Moldavia viene presentata come la diretta erede e continuatrice dell’Impero bizantino e dell’ortodossia. All’inizio questo veniva interpretato come un’anacronismo (Henry. trasformando i bizantini in moldavi e i persiani in turchi. i turchi avevano già conquistato Bisanzio. Il pittore di Moldovita ha modificato però la leggenda. un doppio ruolo: quello di un racconto. che viene salvata miracolosamente dalla Vergine Maria. mentre al di fuori delle porte della città gli infedeli vengono bruciati dalle fiamme inviate dal cielo. l’immagine costituisce una preghiera rivolta alla Santa Vergine. essa costituisce un impulso alla lotta contro i turchi. Ma al tempo in cui si dipingeva questa scena. Il pretesto storico della scena è il seguente: nel 626 le truppe persiane pongono l’assedio a Costantinopoli. 134). con un riferimento diretto alla storia contemporanea della Moldavia. Qui il principio dell’attualizzazione dei temi religiosi è evidente già nella scelta del soggetto. Il valore retorico di questa sostituzione che riscrive la storia ha una duplice valenza: da un canto. inno alla gloria della Vergina Madre e ricordo dei fatti esemplari legati alla "storia" dell’Incarnazione. nell’estensione delle dodici prime strofe. concernenti lo . Non da ultimo. letterariamente e pittoricamente. All’inizio. la scena raffigura la città bizantina al cui interno si vede una processione con l’icona della Santa Vergine. e per estensione della Chiesa.118 Alexandra Vranceanu Pagliardini parte dell’Inno acatisto dedicato alla Santa Vergine e rappresenta la traduzione in immagini della prima strofa del canto: «Il canto di gloria alla Vergine (In Te il mondo si rallegra) meglio conservato a Humor. ma è raffigurato in una disposizione simile a Probota e a San Giovanni il Nuovo di Suceava» (Vasiliu. l’Inno acathistos gioca. alla sua lotta anti-ottomana. dell’icona della Vergine. 1998. grazie a questa sostituzione.

A Humor l'artista (Toma?) ha collocato. I santi militari. Nella pittura murale della Bucovina fa così la sua comparsa il valore retorico del discorso figurativo. e quello di un canto poetico. Inoltre. a Pătrăuţi. Il tema dell'Assedio è distinto dal resto delle scene che illustrano l'inno. 158) Negli affreschi di Humor l’attualizzazione del tema viene ulteriormente sviluppata: i persiani. raffigurati ancora in abbigliamento turco. sviluppato nelle dodici ultime strofe. cosi come i veri turchi avevano fatto nel 1453. e gli studiosi (Ulea. riceve il colpo di grazia dal soldato Toma. che invece porta il berretto tipico (bonetă) dei dignitari moldavi del XVI secolo. consacrate alle funzioni rappresentative e iconiche della Theotòkos. che possiamo riconoscere come turco perché porta il turbante. autore dell’affresco. […] E stato concepito nel VI secolo. fanno la loro comparsa già nella Cavalcata dell'imperatore Costantino (1487). che si rivolge a due istanze: quella umana e quella divina. e amplificato dalla dimensione molto maggiore. attaccano la città con l’artiglieria. Il comandante della cavalleria degli assedianti. che si autorappresentava come esempio di coraggio. oltre che dalla posizione. della maternità verginale. del Cristo e della Chiesa nel mondo. come vengono rappresentati nei quadri votivi dell'epoca. centrale.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 119 sviluppo storico. mistico. La stabilità del programma iconografico dimostra che alla corte di Petru Rares (1527-1538) la forza persuasiva dell’immagine era ben . all'altezza degli occhi. Drăguț) considerano che possa trattarsi del pittore Toma da Suceava. e posta in grande evidenza sulla parete esterna. nell'atto di sterminare i nemici. ad una delle porte della città viene raffigurato un soldato sul punto di uccidere un turco. verosimilmente da Roman il Melode (al tempo di Giustiniano) (Vasiliu. 1998. a sinistra della scena che rappresenta l'Assedio. esemplare . nella chiesa fondata da Ştefan cel Mare. come simbolo del combattimanto per la vera fede. i quattro santi militari a cavallo. Sopra la testa di questo soldato c’è scritto Toma.

l’Inno acatisto alla Santa Vergine. la prima che viene decorata con affreschi esterni. si avvale abilmente di questo mezzo di propaganda visiva. Il filo temporale delle diverse storie può essere legato o intrecciato in vari modi. Come l’immagine bizantina illustrava il discorso biblico. 1985. minacciato da Solimano il Magnifico. dove si dipinge un programma iconografico unitario. vale a dire al discorso politico abbinato a quello religioso. I programmi iconografici erano concepiti con la supervisione dei monaci ortodossi fra cui avevano probabilmente un ruolo preminente quelli del monastero di Bistrița. 1980). all’autrice del miracolo di Costantinopoli. La politica di indipendenza di Petru Rares. ma rende difficile l’interpretazione per uno sguardo a cui manchi la conoscenza del testo illustrato. che aveva conquistato Belgrado nel 1521 e il regno d’Ungheria nel 1526. autore ugualmente del programma delle pitture di Dobrovăț. ma si distribuiscono secondo lo spazio. La concezione del programma era stata affidata al teologo Macario. 14-48). la fonte principale utilizzata da Ureche per la sua opera. Le chiese della Bucovina sono interamente rivestite con una serie di narrazioni visuali in cui gli eventi non si costruiscono secondo un asse narrativo temporale. il che conferisce una certa libertà di lettura. ma che domina con la vista contemporaneamente. il centro di cultura che custadiva i manoscritti del Letopisețul moldovenesc. in cui può saltare da un evento all’altro. Gli episodi vengono però collegati gerarchicamene e retoricamente ad un tema centrale. (Ruffini. sostiene palesemente il discorso di una . realizzate per iniziativa di Rareș nel 1529 (Ulea. L’osservatore si confronta quindi con un ciclo di narrazioni visuali simultanee. S. In tale contesto. parimenti gli artisti selezionano nelle storie religiose quegli aspetti che possono sottolineare e sostenere il tema dell’indipendenza della Moldavia.Ulea attribuisce a Petru Rareș l’iniziativa di rivestire l’esterno delle chiesa.120 Alexandra Vranceanu Pagliardini nota e apprezzata. pratica che si inizia con la chiesa principesca (la cappella della corte signorile di Rareș) di Hârlău.

) possiamo osservare che svolge un ruolo centrale l’immagine della Vergine. concepite e giustapposte come le componenti di un discorso che voglia recuperare. raffigurato nell’Albero di Jesse. La processione religiosa compare in Ureche dopo la vittoria del principe. ma anche gli elementi centrali che Ureche avrebbe utilizzato più tardi nella sua cronaca per incarnare il mito di Bisanzio. 93) Nelgli affreschi di Moldovița (fig. che aveva salvato Bisanzio dai Persiani nel VII secolo: «Il posto . l’economia teologica e politica dell’icona e la sua funzione operativa . in condizioni nuove. la nebbia e i soldati annegati per mezzo di un inganno di Stefano. attraverso una sorta di mise en abîme rituale. l’esercito turco è disfatto da un miracolo divino. Riprendendo in un'immagine il miracolo compiuto dall'icona. in effetti.» (Vasiliu. di infondere al suo dipinto la stessa forza dell’icona che compie miracoli. 1998. che abbina la difesa della Moldavia a quella della fede cristiana. Tutti gli elementi scelti nei cicli narrativi hanno un valore pienamente argomentativo. mentre nell’affresco la processione è proprio all’origine del miracolo. un’icona in immagine. trasfigurato nel testo come se fosse un intervento divino. strutturato in nuclei tematici autonomi ma resi interdipendenti: la preghiera a Gesù. e quella alla Santa Vergine (Inno acatisto). I temi degli affreschi sono organizzati in un discorso complesso. tutti gli elementi visuali dell’affresco sono presenti nella narrazione della battaglia di Podu Înalt. Questi temi erano facilmente compresi dai contemporanei. in un insieme retorico in cui la narrazione sostiene la retorica visuale. Ma anche se in un ordine diverso. il pittore si propone. salvata grazie al miracolo compiuto dall’icona della Vergine: «Le immagini moldave sembrano. Come negli affreschi di Moldovița. cioè da una precedente rappresentazione della Vergine Maria. 1. con la conoscenza del passato leggendario e con l'esperienza politica del presente. i quali potevano agevolmente colmare le ellissi di contenuto presenti nei cicli di immagini. confluiscono nell’Assedio della città di Costantinopoli.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 121 guerra giusta.

pienamente leggibili alla luce naturale. in un certo senso sottratte allo spazio strettamente sacro e impenetrabile del sacello. in un rapporto che potremmo definire para-liturgico. mentre nella miniatura l’immagine è vista da vicino e l’artista è preoccupato della fisionomia. la «chiave» di lettura stessa di tutti i programmi concepiti nei pochi decenni durante i quali sono state realizzate in gran parte le pitture esterne nei monasteri moldavi. qui l’accento cade sull’azione dei personaggi o. ci sembra di poter dire. l’artista moldavo prova a circoscrivere gli attori in uno spazio reale e a includervi dei personaggi in azione. Dobbiamo sottolineare che con tale procedimento. per eccellenza conservatore. I personaggi si differenziano per l’aspetto esteriore che li colloca in una gerarchia sociale o li attribuisce ad un’area religiosa e culturale. . vincola gli artisti per quanto riguarda lo sfruttamento della sintassi spaziale: lo spazio interno era delimitato e definito liturgicamente con precisione. Le immagini diventano in tal modo accessibili a tutti. nella teoria della Incarnazione diventa all’inizio del XVI secolo. pur rimanendo sotto gli auspici della sacralità dell'edificio. A proposito del rapporto con la pittura di illustrazione dei manoscritti. 1998. A differenza dell’arte bizantina. 102) Il fatto che questi temi attualizzati appaiano sulle pareti esterne della chiesa conferisce ad essi un ulteriore e cospicuo rilievo. il tema ridondante della decorazione iconografica e. dove lo spazio in cui vengono iscritte le figure è una superficie opaca. rimanevano disponibili per le innovazioni soltanto le pareti esterne. L’appartenenza all'area culturale ortodossa. a massimo dorata. Ci sono due registri sovrapposti. piuttosto. sui loro costumi e attributi. semi-velo.122 Alexandra Vranceanu Pagliardini centrale che occupa l’icona. bensì completato. lo stile bizantino non viene abbandonato. Senza che si tratti di una rottura con la tradizione medievale della rappresentazione dello spazio. e semi-Immagine. gli artisti cercano di ridefinire più chiaramente possibile uno spazio per le azioni dei personaggi. e l’altro che simboleggia una effigie sacra. uno descrittivo. rispetto a quello liturgico dell'interno. il punto di partenza.» (Vasiliu.

Del resto. .Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 123 Gli affreschi esterni delle chiese in Bucovina sono concepiti inoltre come un enunciato retorico. che dovrebbero essere letti come in un libro. mantenendo qualcosa dal loro carattere di illustrazione di un testo. quali La Chanson de Roland o El Cid. Senza abbandonare l’area culturale bizantina. l’epopea medievale. Stiennon. quanto nasce piuttosto dalla necessità di trovare un linguaggio plastico atto a tradurre un discorso nuovo. un tema specifico 24 Il pittore sfrutta qualsiasi occasione per attualizzare il messaggio religioso. e proprio questo carattere persuasivo li allontana dal modello bizantino. le Dogane celesti (Vamile Vazduhului) o l’Atto d’intesa tra Adamo e il diavolo (Zapisul intelegerii dintre Adam si diavol). ad esempio. 25 Custodi della tradizione bizantina durante la riforma iconoclasta. che sono quelli tradizionali adoperati nella pittura medievale. come nell’immagine pubblicitaria. Gli influssi dei manoscritti miniati sulla pittura religiosa si possono notare nell’Inno Acatisto dedicato alla Vergine. 1966). essi hanno lasciato la loro impronta sullo stile degli affreschi. ciò che permetteva una convincente identificazione dell’osservatore dei secoli XV-XVI con i personaggi degli affreschi. Perciò il pittore sarà piuttosto impegnato ad adattare alcuni attributi. Vengono introdotti nella tematica sacra vari temi specifici al folclore romeno. i pittori moldavi adatteranno gli schemi conosciuti al messaggio politico. La scoperta del realismo non è dunque il risultato di una ricerca teorica. in modo che possano conferire individualità ai personaggi. Proprio in quest'ultimo il pittore rappresenta Adamo nelle vesti di un contadino moldavo. servivano a incoraggiare le truppe prima della battaglia e numerose sono state le rappresentazioni all'esterno delle chiese medievali del XII e XIII secolo dei personaggi della narrativa carolingia (Lejeune. ad esempio le chansons de geste. Va sottolineata pure l’influenza specifica che hanno avuto i manoscritti sugli affreschi bizantini 25 . Sicché gli affreschi si devono leggere come un testo su più piani. Il messaggio politico rimarrà però sempre celato dietro i soggetti sacri. Gli artisti bizantini trasferiranno sulle pareti delle chiese le storie concepite per ornare i manoscritti. La forza del linguaggio visuale di questi affreschi esterni deriva dalla narrativizzazione dell’enunciato retorico 24 . la narrazione visuale è capace di captare l’attenzione e di orientare subliminalmente l’osservatore nella direzione desiderata. numerose opere d’arte hanno avuto nella cultura europea una funzione retorica di stampo simile.

Perché la lettura attualizzante dell’immagine possa essere resa agevole al potenziale combattente contro i turchi.124 Alexandra Vranceanu Pagliardini dell’ortodossia. all'ingresso della chiesa. ma della scelta dei temi o delle storie capaci di rappresentare abilmente un’esortazione alla lotta. che però non ha avuto conseguenze ulteriori né sulla teoria della pittura. il tema iconografico della Caduta di Costantinopoli scompare dalla pittura. privo ormai del significato politico-militare che gli era stato attribuito. come avveniva nel Rinascimento italiano. I pittori moldavi non si preoccupavano di un nuovo stile visivo. . gli artisti della Bucovina innovano. magari basata su nuove idee matematiche e filosofiche. Il realismo che abbiamo rilevato negli affreschi moldavi proviene dunque dalla necessità di trovare un linguaggio pittorico capace di esprimere un discorso politico. dove le rappresentazioni sono direttamente riprese dai codici miniati. ridiventa simbolo meramente liturgico e le sue illustrazioni pittoriche non vengono più collocate in posizione centrale. ma solo fino a un certo punto. imparando a raccontare per immagini a scopo di persuasione. a Sucevita si può trovare finanche la tecnica dei miniaturisti di mescolare i pigmenti con dell’oro per conferire loro lucentezza e spessore. ma trasferite piuttosto alla facciata nord. A volte l’influsso si spinge fino al livello della tecnica artistica: ad esempio. vale a dire un discorso 26 Ciò costituisce un’innovazione importante. Negli anni che hanno seguito il voivodato di Petru Rareş. mentre l'Inno Acatisto. A questo scopo vengono scelti i temi da illustrare e viene sperimentata una gamma di procedimenti tecnici ad hoc 26 . Quindi. perché si fonda solo su un procedimento di illustrazione di un discorso verbale. il pittore ha modificato il suo stile visuale e ha adattato gli schemi rigidi dell’iconografia bizantina alla realtà quotidiana attraverso una serie di dettagli. Questo tipo di innovazione non ha prodotto un’influenza decisiva. questo discorso visuale perderà la sua attualità e i pittori abbandoneranno le ricerche nel campo del realismo. Con l’asservimento della Moldavia all'Impero ottomano. per adattarsi a un discorso diverso da quello strettamente religioso. né sulla storia della pittura romena. e non sulla definizione di un nuovo stile.

i pittori moldavi rimangono fedeli alla teoria dell’arte bizantina. […]. Deus Pantocrator. che usavano molto lo schema nella rappresentazione della fisionomia umana. A proposito di questi ritratti dei fondatori delle chiese. vescovi. mentre sulle pareti vengono rappresentate figure di santi. si traduceva in immagine e in persuasione retorica il discorso religioso. Il ritratto dei fondatori Ritornando agli affreschi moldavi che stiamo analizzando. martiri. fra il Basileus e il Voievod. pittore (?) di Humor. in quanto in essa. Non deve essere guardata con sorpresa questa maniera di abbinare la narrazione con la retorica. 153) . mentre nella pittura parietale della Moldavia. si può osservare che i santi assumono talora il volto riconoscibile di personaggi famosi del tempo 27 . vicino all’entrata) e in quanto metropolita di Moldavia a Voronetz (sempre in vicinanza dell’entrata.7. «santificato» ante literam della pietà popolare. in una maniera analoga. profeti.4. si devono sottolineare alcuni elementi che hanno portato alla genesi del mito di Bisanzio: i principi moldavi si rappresentano 27 «Inoltre sono rare le intrusioni di carattere parimente storico: il ritratto di Grigorie Roșca. in compagnia dell’eremita Daniele. Gli artisti bizantini. nella rappresentazione dell’assedio di Costantinopoli. Come all’immagine religiosa veniva chiesto di far rivolgere il pensiero del fedele a Dio. o icone – la Vergine Maria. 2. in quanto egumeno a Probota (sulla facciata Nord. «autoritratto» presunto dell’artista che cavalca verso il nemico.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 125 attuale. monaci. parimenti gli affreschi esterni dovevano sottolineare la continuità fra Bisanzio e la Moldavia. visto che la retorica visuale è un acomponente fondamentale della pittura medievale. come le raffigurazioni dei filosofi dell’antichità oppure il quadro votivo della famiglia del donatore. sul lato sud). non s’interessavano affatto all’arte del ritratto. sulla facciata sud […]» (Vasiliu. I ritratti dei fondatori. Da questo punto di vista. un tempo posti nel santuario. non tutte le immagini sono narrative. il «cavaliere» Toma di Suceava. figura quasi leggendaria del periodo del principe Stefano il Grande. per mezzo della chiesa ortodossa. 1998. appaiono qui nel nartece. bensì viene inserita anche una serie di «ritratti» idealizzati.

5. il legame con Bisanzio diventa paradossalmente più forte dopo la scomparsa dell'impero stesso. 2. La tematica politica si insinua anche nel ritratto di Petru Rareş e della sua famiglia. proprio per mostrare che sono i discendenti degli imperatori di Bisanzio. L'incoronazione dei principi romeni ha luogo a Costantinopoli. venne ripristinato il cerimoniale degli imperatori. Allo «Sguardo divino» vengono rivolte le preghiere espresse in linguaggio visuale e viene . così come accade nelle regioni occupate dagli slavi medirionali. Il Giudizio Universale A proposito dei temi escatologici.» (Iorga. trasferendolo su un piano religioso. Iorga. 2) Nei principati romeni.126 Alexandra Vranceanu Pagliardini secondo l'ipostati degli imperatori bizantini. 1935. Iorga osserva che Alexandru Lăpușneanu. ebbe ottenuto quello che lui chiamava "l'eredità di suo padre e dei suoi antenati". dopo lughi sforzi da parte dell'ambasciatore francese.7. Tutto ciò si vede chiaramente nella rappresentazione pittorica dei donatori. che non avevano fatto parte dell'Impero bizantino. rispettando il rituale bizantino : «a risoluzione d'incoronare un principe romeno fu presa quando. Pierre detto Boucle d’Oreille. Per la sua ambizione e per quella di ciò che restava di bizantino a Istambul. in cui i principi moldavi fanno ricorso al rituale di Bisanzio. si fa rappresentare insieme alla sua famiglia in un'ipostasi imperiale («il ritratto di questo principe in atteggiamento imperiale». che illustra il momento dell'incoronazione. 1935. Tale continuità appare in modo specifico al momento dell'incoronazione. la miscela tra il registro ancorato nel presente e quello miracoloso-divino si realizza negli affreschi in una maniera simile all’Inferno di Dante. i quali vengono raffigurati a Moldoviţa in costumi di tipo bizantino. 135). 137). principe della Moldavia. (fig. e i contemporanei che non prendono una posizione favorevole alla politica esterna moldava vengono collocati nell’Inferno. il vecchio cortigiano del re di Francia Henri III.

lo spazio dell’azione. i quali conferiscono loro personalità. parimenti. talvolta. del resto. assai diversificati e fantasiosi. Un’altra spiegazione per cui il gruppo dei cattolici . un rinvio esplicito ai polacchi. porta). i personaggi. Nel Giudizio Universale i gruppi di dannati vengono identificati secondo l’abito e. la pittura della Bucovina si serve di questi segni codificati per permettere all’osservatore di identificare il soggetto. una pietra. degli schemi bizantini a cui aggiungono una serie di tratti distintivi e variabili. come abbiamo visto a proposito di Ştefan cel Mare. Gli artisti moldavi si servono dunque. Nell’arte dell’affresco esterno l’accento cade sul colore.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 127 consacrata l’intera chiesa. Il dettaglio funge da etichetta. che non avevano sostenuto i moldavi contro i turchi. un mandorlo per definire l’appartenenza del personaggio allo spazio terreno o celeste. la fortezza. una nuvola. per la rappresentazione dei personaggi. la linea che segna il suolo. la posizione e la postura sono gli elementi che danno individualità alle immagini dei personaggi. Un posto notevole viene concesso all’elemento favoloso. Finanche lo spazio viene identificato attraverso alcuni dettagli come la merlatura. la storia rappresentata. I pittori moldavi non sono tanto interessati all’organizzazione del quadro in base alla prospettiva spaziale. identifica il personaggio. In assenza di regole precise nel ricalcare la realtà. Anche nel Giudizio Universale risulta evidente l’attualizzazione: accanto ai turchi e agli ebrei. Il costume. e l’inventività e il talento dei pittori si può notare anche nella rappresentazione dei demoni. tra i dannati appaiono anche dei cattolici. sul dettaglio e sulla narrazione. l’azione e. bensì ai dettagli che permettono l’identificazione del soggetto. o un motivo architettonico (colonna. abbiamo visto che nell’Assedio di Costantinopoli la trasformazione dei persiani in turchi avviene sempre attraverso gli abiti e le armi. i principi moldavi erano soliti erigere una chiesa dopo ogni vittoria contro i turchi.

un fondo su cui le immagini diventano leggibili. potrebbe essere che la chiesa ortodossa si esprimeva così apertamente contro l’unione con la Chiesa di Roma. 28 Nella nota Vasiliu aggiunge: «Enunciata già nel 1912 da W. Pertanto. Anca Vasiliu osserva: «Le rappresentazioni realistiche delle nazioni sono state spesso interpretate dagli storici dell’arte come un "quadro della vendetta divina" cui i Moldavi votavano i loro nemici.7. 1998. in diversi contesti. il messaggio d’una guerra santa" contro i pagani (i Turchi e i Tatari invasori del paese) e contro tutti gli eretici e avversari della Vera fede (Armeni. (…) Una posizione piu cauta rispetto all’interpretazione storicizzante di Podlacha la troviamo nell’opera di Vasile Nandriș. 249) . i molteplici elementi possono essere ricomposti in un testo visuale unitario attraverso una linea (o una rete di linee) retorica. che fornisce. fino al "cuore del popolo". simbolicamente. Parlando della rappresentazione negli affreschi parietali della Bucovina. ma anche politica. nel ciclo dell’Inno acathistos) del ruolo conferito alle pitture esterne: rendere vivo. che sarebbe stata pronunziata attraverso le pitture esterne moldave. un numero di elementi. 249) 28 2.Podlacha l’idea di un messaggio politico. stirpi.» (Vasiliu. 1998.6.» (Vasiliu. come gentili nell’immagine della Pentecoste. Benché l’asse temporale sia discontinuo. quasi fossero unità di un discorso. È anche possibile che questa separazione fra popoli. come la "prova" più espressiva (con la rappresentazione dell’Assedio di Constantinopoli. le nazioni non sono rappresentate unicamente nel Giudizio universale – figurano pure. Dalla retorica bizantina alla narrazione della storia Nella maggior parte dei casi esaminati. La successione degli affreschi obbedisce al principio di una necessità esterna all’ordine della pittura. Maroniti etc. degli stranieri. allo stesso tempo.). sara ampiamente ripresa da Sorin Ulea e Vasile Drăguț.128 Alexandra Vranceanu Pagliardini viene collocato nell’Inferno. Latini. religioni non sia soltanto «morale». siamo di fronte a cicli narrativi composti da più riquadri che vanno letti in serie.

Colui che guarda viene a mano a mano introdotto in un universo concreto. si completano. e la forza dell’argomentazione è ugualmente grande in entrambi gli enunciati. che dev’essere guardato nel suo insieme per essere compreso. alla quale corrisponde lo stile bizantino e quella politica. che attualizza l’enunciato pittorico e lo adatta al discorso politico di Petru Rareş. che gli artisti nascondono dietro le narrazioni visuali a soggetto sacro. sul piano dello sguardo. soffermandoci più specificamente sui moldavi. Soltanto all’interno della chiesa l’osservatore ritrova i prototipi sacri. Le due retoriche visuali. Abbiamo anche visto. che completerà all’uscita con la lettura degli affreschi «politici» esterni. ma al contempo sottilmente informato della sorte dei polacchi. ma rappresentate in uno stile pittorico in buona misura realista. viene altresì ricordata la possibilità di un miracolo. contro cui a lui si chiede di lottare. Abbiamo seguito in questo capitolo il modo in cui i romeni si sono definiti in funzione degli altri. si trasmette ai moldavi.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 129 Nella pittura parietale moldava si possono dunque identificare due retoriche: la retorica religiosa. e gli viene suggerita cosi l’idea che Dio non può lasciare la Moldavia sola dinanzi al pericolo. Lo sguardo umano è preparato per la lotta contro i turchi attraverso le preghiere visive rivolte a Gesù e alla Santa Vergine. quella bizantina e quella realistica. la retorica nuova. che finiscono nell’inferno perché non difendono il cristianesimo. e potenziale combattente. ma la pittura dell’intera chiesa costituisce un enunciato visuale. nella Scala di Climax viene sottolineata l’idea che la vita è piena di prove. estraneo ad un’arte di tipo bizantino che si esprime attraverso prototipi. nella pittura del XVI . attraverso lo slavone e la cultura ortodossa. In modo analogo. Abbiamo visto il ruolo centrale dell'eredità bizantina che. Prevale. ma che alla fine del percorso si trova il Paradiso. Al fedele. con i suoi riti e i suoi miti. L’originalità degli affreschi del Nord della Moldavia consiste in queste rappresentazioni esterne. cosi com’era già successo nel caso dell’assedio di Costantinopoli.

come vedremo. slavone. e con le scuole di pensiero. l'importanza che i moldavi hanno dato al Letopiseț di Ureche. Un ruolo centrale ha giocato in questa autodefinizione la relazione con le lingue di cultura. Come vedremo nel prossimo capitolo. greco. cresciuto all’ombra di Bisanzio. Passeremo in rassegna nel capitolo successivo la continuità dell'eredità dell'opera di Ureche. e vedremo come le idee da lui intuite e introdotte nel circuito culturale. al fine di auto-definirsi rapportandosi alle origini romane. 1981. che studiano alla Scuola ortodossa di Costantinopoli o a anche Padova. siano destinate ad avere un impatto enorme. quindi studiano in latino. al sistema dei conflitti e delle alleanze con i vicini. identificandosi fortemente con quest'ultimo. e costruiscono un vero e proprio mito di questa resistenza. . Si sforzano di costituire una sorta di bastione europeo o cristiano di fronte all'avanzata dei turchi e della religione musulmana. possiamo definire i paesi romeni come collocati fra l’Oriente e l’Occidente: «Posto al confine tra l’occidente latino e l’oriente. ci sarà da riflettere sul fatto che tutti i grandi cronicari romeni sono stati uomini politici con la vita piena di peripezie. a partire dal Letopiseț di Ureche.» (Alzati. Inoltre. quando Buda cade sotto la dominazione turca. con quello di Ungheria. sebbene mai sia giunto ad identificarsi con uno di essi a tal punto da venire assorbito. alla relazione con Bisanzio e. questo popolo si è trovato infatti ad essere compartecipe di entrambi i mondi. Da questo punto di vista. parlare di Oriente e Occidente è ambiguo e non del tutto corretto.130 Alexandra Vranceanu Pagliardini secolo. umanistica e bizantina. sempre allo scopo di opporsi ai turchi o ai tartari. ma conoscono sicuramente tanto il greco che lo slavone. in quanto i moldavi si vedono sempre come una vera e propria barriera fra Oriente e Occidente. Chiedono aiuto al papa o alla Repubblica di Venezia. e in seguito. però. latino. fra cui non manca l'esilio. in seguito. fanno alleanze con il re di Polonia. gli umanisti romeni vengono educati nei collegi dei Gesuiti in Polonia. 9) Dal punta di vista culturale. con il principato transilvano.

Monastero Humor. Dettaglio del proemio dell’Inno acatisto Fig.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 131 Fig. quadro votivo. L’assedio di Costantinopoli. il principe Petru Rares accompagnato dalla principesa Elena e il principe ereditario presentano il plastico della chiesa . La Chiesa dell’Annunciazione del monastero di Moldovita. 2. La chiesa della Dormizione. 1.

Dimitrie Cantemir e Stolnicul Cantacuzino. polacchi e romeni. Ion Budai Deleanu) Il presente capitolo tratterà di quattro scrittori romeni. il quarto è stato magistrato asburgico in una zona di frontiera fra tedeschi. i primi tre del XVII secolo. Sarà opportuno tuttavia fornire qualche breve indicazione preliminare in merito alla polemica storico-culturale sull'uso delle etichette e denominazioni di correnti letterarie nella letteratura romena antica. Miron Costin. Dal punto di vista politico-culturale i primi tre hanno avuto anche accesso a posizioni chiave nel voidodato di Modavia. Constantin Cantacuzino Stolnicul. . Ion Budai Deleanu. Quindi passerò in rassegna i quattro scrittori iniziando con una presentazione biografica. a Bar o a Camenița in Polonia. a Vienna. e tutti e quattro hanno avuto una cultura umanistica. Dimitrie Cantemir. filologico e culturale. mirata soprattutto ad evidenziare lo stretto legame fra esperienza personale di migrazione o di esilio e coscienza di una forte appartenenza culturale identitaria. a Padova. mentre accumuna tutti la convinzione che fosse loro dovere scrivere un libro in lingua romena che desse fondamento all'identità romena da punto di vista storico. e il quarto che si colloca fra il XVIII e il XIX secolo. avendo compiuto studi a Costantinopoli.3 Il simbolo del libro (Miron Costin. da innestare nel contesto culturale europeo. Il loro destino è stato fortemente segnato dal viaggio e dalla peregrinazione. a Berlino.

nell'Europa centrale e occidentale. tuttavia il suo esempio sarà utile per completare la mia analisi. Abbiamo già analizzato. si incontra con una frequenza e una persistenza tale da trasformarsi a pieno titolo in topos. non ha ricoperto funzioni politiche e non appartiene alla nobiltà. alla fine della vita attiva. È probabile che l'immediato successo della copia manoscritta.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 133 I primi tre. questo simbolo. il suo libro. Tutti tre erano a conoscenza del libro di Ureche. che prende le mosse dalle pagine di Ureche. che essi hanno in qualche modo . sia dovuta al fatto che la stessa fiducia dell'autore nel ruolo politico-culturale della conoscenza del passato e nella scrittura di tipo umanistico fosse condivisa anche dai suoi successori ideali. e tale concezione si è poi cristallizzata nell'azione di scrivere. ha avuto l'occasione di vedere come si definisce. Cantemir e Cantacuzino. Lo scrittore Ureche. elencato da Curtius fra le costanti formali della letteratura europea. Ion Budai Deleanu è un caso un po' diverso. dall'altro modellizzante in riferimento al presente. si ritrovano sulla scena politica delle terre romene nello stesso periodo. un ruolo bivalente. in quanto è da considerare già uno scrittore moderno. Il filo rosso che attraversa queste mie analisi e le personalità dei quattro autori è il simbolo del libro. Anche nella letteratura romena antica. e anche al testo. Miron Costin. l'identità culturale specifica in funzione della diffusione della cultura umanistica. seguendo quale sviluppo del tutto originale ha dato ai topoï identitari che i primi tre hanno introdotto stabilmente nella cultura romena. da un lato fondante della propria identità. dopo tante esperienze. che è anche e soprattutto uomo politico e di potere. qualche decennio dopo la morte di Grigore Ureche. il ruolo centrale che Ureche aveva riservato alla conoscenza del passato. lasciata incompiuta alla sua morte da Grigore Ureche. Stolnicul Constantin Cantacuzino e Dimitrie Cantemir. Letopisețul Țării Moldovei. Costin. della sua Țiganiada. Farò riferimento in particolare all'introduzione. l'ultima parte del XVII secolo. nel capitolo precedente.

segnalare alcune incongruenze e incoerenze che si ritrovano a proposito di questi termini nella storiografia letteraria romena. Simbolismo. cioè scandagliando in profondità il loro ricorso alla retorica e all'utilizzo dei topoï. è impossibile separare la vocazione culturale umanistica dalla visione politica. anche per mostrare quali rischi presenta l'utilizzo di queste categorie per la periodizzazione della letteratura romena. E se in Grigore Ureche. Uno degli assi lungo i quali è stata sistematizzata la grande famiglia delle lettere europee fa capo alle correnti che hanno marcato la cultura europea. Manierismo.134 Alexandra Vranceanu Pagliardini continuato e sviluppato. come si è mostrato nel capitolo precedente. Realismo. Illuminismo fino a Romanticismo. Naturalismo. a cominciare da Rinascimento. tuttavia ritengo importante. ci apprestiamo a individuare la stessa convergenza negli scrittori che analizzeremo nelle prossime pagine. nella costellazione dei temi costruita attorno al simbolo del libro. e questa affermazione verrà argomentata attraverso il metodo di Curtius. 3. Rinascimento e Barocco nella cultura romena Il titolo di questo sottocapitolo è in qualche misura ironico: evidentemente non potrò analizzare questi concetti in riferimento alla letteratura romena antica nello spazio di qualche pagina. Ci poniamo qundi una seconda domanda: possono essere con certezza compresi nel quadro delle correnti europee del Rinascimento o del Barocco? Su questo vale la pena soffermarci all'inizio. La domanda di fondo che ci poniamo su questi scrittori è la seguente: sono essi scrittori europei? A nostro avviso assolutamente sì. Umanesimo. Inoltre nelle pagine che seguono si cercheranno anche spiegazioni e cause di questo problema terminologico. Medio Evo. prima di procedere nella mia analisi. Barocco. . così come appare. ad esempio.1.

sia per mezzo della cultura bizantina. per il periodo fra il XV e il XVIII secolo le «etichette» non corrispondono più. Ciò non ha impedito tuttavia la circolazione della cultura classica. com’è normale. sono presenti anche nella letteratura romena rappresentanti delle correnti letterarie diffuse in tutta l'Europa. come si può dedurre dal capitolo precedente. in quanto risulta assai arduo trovare corrispondenze nei testi della letteratura romena. dalla religione ortodossa e anche dalle lingue di cultura greca e slavona. Se è vero che per quanto concerne l'Illuminismo e il Romanticismo. con la persuasione che soltanto in questo modo la letteratura romena antica potesse essere considerata a pieno titolo una delle letterature europee. esse corrispondono a grandi linee alla periodizzazione della letteratura romena che coincide con le teppe nella storia nazionale romena. è il fatto che nella zona sud-orientale dell'Europa. al Modernismo e al Postmodernismo. se cerchiamo rappresentanti romeni nelle definizioni di questi correnti europee. Fanno eccezioni. vediamo che. insegnata nelle scuole . e quindi si sono integrati per questa via nella cultura europea. non ne troviamo. fornite nella bibliografia di riferimento in inglese. Se ci soffermiamo su queste etichette che descrivono correnti moderne. dominata dalla cultura bizantina. italiano. Tuttavia. La causa di ciò. a partire dal XVIII secolo. il discorso cambia per le correnti dei secoli precedenti. per il semplice motivo che scrittori nati in Romania hanno pubblicato in francese i loro testi. di lingua greca e poi slavona. spagnolo o persino in francese. le correnti che si sono sviluppate in Europa sono penetrate con molta difficoltà. Gli storici della letteratura romena hanno accordato attenzione particolare a categorie letterarie del tipo «Umanesimo». Invece. sia per mezzo della lingua latina.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 135 passando poi alle Avanguardie. il Dadaismo e talvolta il Surrealismo. vale a dire le correnti che hanno caratterizzato la seconda metà del XVIII secolo e soprattutto il XIX secolo. «Rinascimento» o «Barocco».

in correlazione con il complesso della frontiera. Un nuovo insegnamento. P. è quello di suscitare la nascita di un complesso d'inferiorità che non è necessario. anche in campo artistico. 262-266) . 1979. Panaitescu scrive molti articoli polemici per spiegare il rapporto complesso fra Umanesimo occidentale e influenza della cultura bizantina che si instaura nel XV e nel XVI secolo (Panaitescu. Tuttavia ritroveremo tutti i singoli fenomeni. ad esempio i fenomeni da noi descritti nel capitolo precedente. Filologo di grande valore e specialista di letterature slave. 1 Il titolo completo è «Remediile întârzierii: 2. Un nou învățământ. 1979. Ma in questo contesto non è stato possibile trasmettere quei paradigmi unitari che definiscono correnti come «Rinascimento» o «Barocco». Il rischio che si incontra se si intendono omologare gli scrittori dell'Europa orientale alle correnti che si sono sviluppate in Occidente. [I rimedi del ritardo: 2. di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente. così ritroveremo nella cultura romena i topoï barocchi. come potremo incontrare anche dei «Rinascimenti» simili a quelli descritti e analizzati da Erwin Panofsky nel suo libro Rinascimento e rinascimenti nella cultura europea. concessioni dottrinali e accettazione delle innovazioni] (Cândea. e questo modo di rapportarsi alla letteratura europea. Ciononostante difficilmente possiamo parlare di correnti letterarie che si presentino con gli stessi tratti formali che si riscontrano in Europa occidentale. genera uno iato. P. 1971). 262266). concesii doctrinare și acceptarea inovațiilor».136 Alexandra Vranceanu Pagliardini cattoliche dell'Europa orientale. Da ciò deriva il fatto di sentirsi «in ritardo» rispetto al calendario culturale europeo. né risulta utile. in particolare nei secoli che hanno seguito la caduta di Bisanzio. una linea di frattura. o comunque un po' «meno europei» degli altri. in quanto non ci sono in esse rappresentanti diretti e contemporanei delle correnti letterarie europee. Questo complesso del ritardo fa la sua comparsa nelle letterature dell'Europa centrale e orientale. Virgil Cândea intitola un capitolo sull'Umanesimo romeno: «Remediile întârzierii» 1 [I rimedi per il ritardo] (Cândea.

di cui la cultura romena era affetta almeno dal XIX secolo.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 137 Panaitescu resta fino alla fine scettico di fronte alle possibilità di una piena omologazione. Tuttavia. paradigmi. 1984. fra cui senz'altro le più evidenti sono il complesso della frontiera e il complesso della marginalità. fra le correnti letterarie europee e quelle romene in questo periodo. sente il bisogno di difendere la letteratura antica. Mazilu. egli afferma: «Il problema dell'umanesimo romeno è relativamente recente e 2 Mazilu. sia a livello di denominazione che a livello concettuale. Il filologo spiega in che modo l'appartenenza allo spazio culturale dell'Europa orientale abbia avuto una funzione definitoria per la cultura romena. esasperati dal «ritardo» ella cultura romena. 1996. influenze e sono pervenuti a conclusioni diverse rispetto alla questione di fondo: esistono un Rinascimento o un Barocco rumeno? 2 L'esistenza di un Umanesimo romeno ha sollevato meno polemiche. ma che risalgono ad altre cause. Negli studi di storia letteraria rumena dedicati al periodo antico si è discusso in maniera polemica in relazione alle categorie estetiche corrispondenti alle correnti di Rinascimento o Barocco. I critici letterari hanno confrontato tratti comuni. In termini più espliciti. negli anni Venti e Trenta del XX secolo. essendo stato tale problema analizzato a fondo da uno storico equilibrato come Virgil Cândea. esploso con il modernismo nella cultura romena degli anni Venti e Trenta. consideravano questi fattori come la causa principale dell'isolamento della cultura romena in Europa. . Il problema del sincronismo e del ritardo. di lingua slavona e sottoposta alla sfera d'influenza bizantina. nella conclusione del suo volume su Umanism în cultura română. rispondendo così agli adepti del «modernismo» e dell'«europeismo». è alla base di alcune polemiche che di fatto nulla hanno a che vedere con le opere degli scrittori romeni del XVI e XVII secolo. pubblicato nel 1979. dalle accuse di critici che.

per almeno tre decenni. ad esempio. Începuturile. Fino ad oggi. come. 7-56). Si veda anche Alexandru Duțu. Le note. 1979. Literatura de Ev Mediu întârziat» [Epoca antica. 327) Il motivo del rifiuto di parlare di un Umanesimo romeno deriva. Gli inizi. quando viene concepita la Istoria literaturii române de la origini până în prezent [Storia della letteratura romena dalle origini fino al presente] (1982) di George Călinescu. Liliana Botez. Panaitescu. P. 1979. Mircea Muthu 3 . l'uso di queste categorie storiografiche era assai problematico. L'uso del termine «Medioevo» riferito ai secoli XVII e XVIII sarà certamente difficile da giustificare. «dall'applicazione meccanica dei criteri cronologici e morfologici della storiografia culturale occidentale» (Cândea. Alexandru Duțu. 1983. che potrebbe benissimo essere stata scritta da Curtius. Virgil Cândea aveva pienamente ragione quanto affermava che. Petru Iroaie. Mihai Berza. La letteratura del tardo Medioevo] (Călinescu. che però non viene qui citato. P. Călinescu parlerà di «classici ritardati» ancora 3 Nel capitolo «Istoriografia umanismului românesc» [Storiografia dell'umanesimo romeno] (Cândea. 1975. in quanto pure curiosità e particolarità letterarie. questa. che potevano essere interpretati come manifesti umanistici. 327) Una conclusione.» (Cândea. la conoscenza della lingua latina da parte di quel tale boiardo moldavo. 327-349). sono stati segnalati e analizzati come fatti isolati. secondo Cândea. 1979. Secolele XVI-XVIII.138 Alexandra Vranceanu Pagliardini da poco occupa uno spazio fra i concetti degli storici. i commenti e la bibliografia di questo capitolo costituiscono una sintesi notevole delle ricerche in questo campo. oppure i versi in italiano composti dal principe valacco Petre Cercel. le opere e le idee di scrittori romeni del XVII secolo. I secoli XVI-XVIII. Tudor Vianu. fino agli anni Quaranta. Ad esempio lo stesso Călinescu comprende l'epoca che va dal XVI al XVIII secolo sotto l'etichetta «Epoca veche. Cândea passa quindi in rivista tutti gli studiosi che hanno portato un contributo importante in questo campo di ricerca: Nicolae Iorga. .

d. dilatando il Medioevo fino al XVIII secolo. è stata favorita la penetrazione presso di noi della condizione di spirito del Barocco. da lui identificato negli scrittori del XVII secolo. Il volume contiene un'antologia di testi romeni. nel XIX secolo. in cui Al. 1976). e collocando il Classicismo nel XIX secolo.] (n. L. che ha cercato di trovare categorie equivalenti. con una formazione da slavista. che hanno scelto il titolo: Testi romeni antichi (secoli XVIXVIII) (Niculescu... l'omologazione degli scrittori romeni alla cultura europea diventa un'impresa assai ardua.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 139 con i poeti Văcărești. gli scrittori Mihai Eminescu. Niculescu disegna un panorama della storia della letteratura romena antica. 1976. fra letteratura romena e letteratura europea.r. Assai più equilibrata la scelta di Alexandru Niculescu e Florica Dimitrescu. sec. 15-51). Dan Horia Mazilu è uno specialista di letteratura romena antica. D. e una Introduzione (pp. che gli elementi che attestano questi contatti nel XVII secolo non sono affatto «inconsistenti». H. 21) . Chiamerà poi «i grandi classici». a partire dal quarto decennio. della seconda metà del XIX secolo. H.XVIII). evitando le etichette pericolose delle correnti letterarie. Dimitrescu. a livello di corrente letteraria.» (Mazilu. Mazilu parte dai seguenti concetti: «Siamo pienamente convinti che i legami fra gli scrittori delle Terre Romene e la spiritualità barocca siano iniziati molto prima della data comunemente oggi accettata [. Ion Creangă e I. 1970). In questo modo. Nell'Introduzione al suo volume Barocul în literatura română din secolul al XVII-lea [Il Barocco nella letteratura romena del XVII secolo] D. utilizzando il senso di classicus come categoria generale e non facendo riferimento alla corrente storica. Caragiale. e infine che proprio in quel secolo. I titolo dei suoi lavori sono estremamente suggestivi: Vocația europeană a literaturii române vechi [La vocazione europea della letteratura romena antica] (Mazilu. Mazilu ha riflettuto a più riprese sui problemi del Barocco romeno. 1991) o Barocul în literatura română [Il Barocco nella letteratura romena] (Mazilu.

5 Si veda anche Muthu.140 Alexandra Vranceanu Pagliardini D. in Mazilu. Mazilu parla di una «situazione privilegiata» «sul piano delle relazioni dei letterati di qui con i movimenti di idee e con la sensibilità dell'Occidente 4 Sulle polemiche legate all'accettazione del concetto di Barocco nella letteratura romena antica. [La partecipazione della tradizione bizantina]. 1994.. mondo che. Per quanto riguarda la Transilvania. 1994. per la quale la maniera stilistica del Barocco è potuta penetrare nella cultura e nella letteratura polacca (e non solo polacca)» (Mazilu. 240-243. che hanno preparato il terreno alla sensibilità barocca per mezzo della retorica: «Le scuole hanno portato la retorica e non pochi studiosi sostengono che quest'arte della costruzione e dell'ornamento del discorso sia stata la strada maestra. 1994. Nel 1994 lo studioso riprende questi argomenti e sintetizza quali sono stati i fattori che hanno portato alla comparsa dei tratti barocchi nella cultura romena. Questa apertura verso la retorica barocca era stata del resto preparata dalla tradizione della retorica bizantina (interessante al proposito il capitolo di Mazilu «Participarea tradiției bizantine». 1994. 246). 1974. . Marino. oltre ai numerosi modelli e suggestioni proprie. i legami con il mondo romanzo. Curticăpeanu. 1994. Un primo fattore di diffusione del barocco è costituito dalle scuole gesuite aperte in Polonia (Mazilu. la circolazione degli intellettuali romeni e le loro relazioni con gli scrittori europei: «Hanno avuto un ruolo definitorio i contatti (. sia per precisare i dettagli della sua analisi 4 . H. 245). 278-279) 5 . è servito ai letterati dell'Europa dell'Est e del Sud-Est come filiera (analogamente a quanto accaduto con il caso neoellenico) per la ricezione dei testi barocchi appartenenti alle altre letterature (ad esempio a quella francese)» (Mazilu.). 1975. Mazilu tornerà in seguito sul tema sia per rispondere alle polemiche. secondo Mazilu. 1969.. Un'altra fonte del barocco è stata nel XVII secolo. con l'Italia in primo luogo. in particolare il capitolo «Arhipelagul baroc». 245). si veda Mazilu.

gli scrittori continuano ad essere classificati. non troveremo mail il nome di scrittori romeni nei manuali di letteratura europea. rimangono necessarie almeno finché la letteratura europea continuerà ad essere organizzata in funzione di esse. Risulta allora molto importante l'esistenza di ricerche filologiche rigorose al fine di identificare motivi. 30). 273) Nicolae Manolescu. è che. un periodo del Barocco. e ad essere classificati con etichette che non corrispondono dall'uno all'altro studioso. anche polemiche.» 6 (Mazilu. di un Classicismo. riguardo all'influsso della cultura polacca o italiana. ma autore anche di una storia della letteratura delle origini (Manolescu. per mezzo delle scuole. delle biblioteche o della retorica gesuita. Dal suo punto di vista.» (Mazilu. nel suo insieme. 2008. specialista di letteratura romena moderna. 1994. Il motivo per cui sono importanti le discussioni sulla presenza nella letteratura romena di un Barocco. 29-31). 270) e conclude: «Il XVIII secolo transilvano è. concezioni. nonostante le polemiche e le critiche a tale sistema classificatorio. Fino ad oggi sia le storie letterarie nazionali che quelle europee sono strutturate in funzione delle correnti e dei generi letterari.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 141 europeo. o di un Rinascimento. come abbiamo potuto constatare. o più specificamente. sulle correnti letterarie. 1970. 1994. Le discussioni. in assenza di ciò. Non lo convince nessuno degli argomenti esposti da diversi specialisti della letteratura romena del XVII secolo. 2008). Ma. temi. in quanto appaiono anche in Ovidio e in Orazio (Manolescu. 2008. che appaiono tanto nella letteratura romena che in quella europea. . idee. i temi barocchi presenti nel poema Viața lumii di Miron Costin sono classici. contemporanea. e che possano essere ascritti 6 Si veda anche Zamfir. respinge tutte le discussioni che riguardano il barocco nel capitolo «A existat un baroc românesc?» [È esistito un Barocco romeno?] (Manolescu. Così si approda ad una situazione di confusione difficile da spiegare.

categorie che fossero più facilmente applicabili sia ai testi scritti nell'Occidente. Manolescu. in quanto quello che egli propone è una dissoluzione dei limiti imposti da categorie come le correnti letterarie. La topologia di Curtius si può usare proficuamente anche allorché ci troviamo di fronte a testi letterari difficilmente inquadrabili nella rete di coordinate costruita su correnti e generi letterari. assai limitative allorché si trasferiscono da un campo all’altro. per definire la letteratura europea.142 Alexandra Vranceanu Pagliardini alla sensibilità e alla temperie barocca. analizza il poema Viața lumii di Miron Costin. il quale. H. Grigore Ureche o Dimitrie Cantemir nelle sintesi sulla letteratura europea. Mazilu. a una tragedia. che a quelli scritti nell'Oriente europeo. Restano dunque essenziali le ricerche svolte da D. suggerisce che i generi letterari sono anch'essi categorie le cui frontiere possono essere superate. Un caso del tutto eccezionale fra gli storici della cultura europea resta quello di Ramiro Ortiz. Il metodo di Curtius può certamente costituire un modello per lo studio della letteratura antica romena. Curtius si spinge a sostenere che le correnti letterarie sono dannose per la comprensione dell'unità della cultura europea e propone di sostituire a tale sistema la topologia come metodo di lavoro. anche perché in alcuni casi i nomi delle correnti sono solo metafore epistemologiche. e anche i generi letterari: tramite l'analisi della circolazione di un topos da un'epopea. a un sermone. a prescindere dal fatto che abbia convinto o meno il collega N. . In assenza di ciò non incontreremo mai nomi come Miron Costin. La circolazione dei topoï può dare un’idea tanto dell'influenza della cultura classica sulla cultura rumena che degli elementi di continuità che esistono fra la cultura dell'Europa occidentale e quella dell'Europa orientale. di cui abbiamo testé parlato. all'interno di un lavoro dedicato allo studio del topos «fortuna labilis» nella letteratura europea. Sarebbe però forse anche il momento di trovare categorie meno restrittive delle correnti letterarie. La topologia può fornire una soluzione più semplice a tali questioni.

intesa come definizione della propria cultura nel paragone con le altre. Tutti e quattro sono molto preoccupati del posto occupato dai rumeni nel mondo e dal modo in cui viene presentata la loro storia «nazionale». In questi testi romeni.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 143 Curtius sottolinea a questo proposito il ruolo della retorica nella cultura europea: «Nella nostra analisi ci siamo attenuti al sistema della retorica greca. essi credevano che la scrittura in sé di un libro consentisse loro di trovare un posto al sole per i rumeni per mezzo della cultura. anche se da parte loro non si usa ancora esplicitamente il termine Europa. che vedremo applicata nei topoï analizzati. Oltre alla retorica. la retorica è «il denominatore comune» della cultura europea.» (Curtius. il topos del libro lega l'identità culturale dei romeni al posto da loro occupato nella storia. non sarà a caso che utilizzano i topoï umanisti e fanno appello alla retorica a sostegno delle proprie idee. Gli scrittori scelti per questo capitolo. come ritiene Curtius. fin dalle origini. dunque per essi l'impresa di scrivere un libro e di immetterlo nella circolazione europea è una posta importante all'interno del gioco dell'Umanesimo. basata sullo studio del latino e della letteratura classica. Dimitrie Cantemir. Stolnicul Constantin Cantacuzino e Ion Budai Deleanu. Da tale punto di vista questo libro potrebbe intitolarsi Nova rhetorica. arrivano a costruire il tema della ricerca identitaria. Miron Costin. si apre per noi una prospettiva assai stimolante. durante i secoli. che metterò in relazione con altri topoï che. Negli esempi citati appaiono . presentano nei proemi i loro libri non tanto come imprese individuali. in quanto essa appare costantemente nella letteratura romena. Mi soffermerò quindi sulle loro opere cercando soprattutto il topos del libro. 147) Se veramente. 2006. Avendo ricevuto tutti e quattro un’educazione umanistica. le cui concezioni metodologiche ci hanno portato a stabilire alcune categorie storiche. bensì come il risultato del desiderio di assegnare uno spazio alla cultura rumena nel contesto europeo.

2006. e che coinvolge anche il testo di Ureche che abbiamo già analizzato. Si sposa con una giovane appartenente alla famiglia dei signori di Moldavia. anche Miron Costin (1633-1691) era nobile polacco. Percorre un ricco cursus honorum nella politica della Modavia. con la ripresa di idee dall'uno all'altro e anche con citazioni esplicite. quindi partecipa alla sua prima guerra. 3. Miron Costin frequenta così i collegi gesuiti polacchi di Bar e Camenița.144 Alexandra Vranceanu Pagliardini anche altre delle «costanti formali "concrete" della tradizione letteraria» 7 (Curtius. e trascorre anch'egli i suoi primi venti anni in Polonia. contro i cazachi. 7 «Tra le costanti formali "concrete" della tradizione letteraria si collocano le Muse. Miron Costin. 255) come «le muse». 2006. Si è scelto di studiare questi casi concreti per mostrare in che modo la topologia possa sostituire una storia letteraria concepita in funzione delle correnti e in che modo nasce. che diventeranno i suoi protettori e amici. viste all'interno di un contesto umanistico. applicato a questi testi rumeni. I loro testi appartengono a più generi e sono stati scritti fra il XVII secolo e gli inizi del XIX. umanista.» (Curtius.2. «il culto della retorica». «gli eroi». 255) . Movilă. poeta Come Grigore Ureche. ed ecco perché il metodo di analisi proposto da Curtius per studiare l'unità della cultura europea. Dopo la morte del padre. il topos del «paragone con altre culture». che gli porta in dote beni ingenti. dove si era rifugiato il padre a causa della sua politica filo-polacca. attraverso la relazione con la retorica umanistica. dove studia «secondo il metodo scolastico la lingua latina e il classicismo latino» (Panaitescu. «l’esordio». parte per la Moldavia. cala a pennello. dove si prepara a entrare in politica al servizio della famiglia di boiardi Cantacuzino. Il topos del libro assume qui una serie di valori legati alla storia e all'identità nazionale. ma ritroveremo un dialogo che si instaura fra essi. guerriero. come nobile polacco. 1923. 536).

537538). un personaggio che occupa un posto nella storia culturale romena per i suoi scritti storici raffinati ma anche molto documentati: «Per mezzo delle cariche da lui ricoperte nella gerarchia dei boiardi (mare comis. e anche per mezzo della sua cultura latina e polacca. In seguito Costin avrà un conflitto diretto molto forte con il sovrano stesso. vornic al Țării de Jos. dedicato proprio a Sobieski. Nel 1685 viene catturato di polacchi insieme al suo principe. Miron Costin si trova continuamente sui campi di battaglia e nel consiglio ristretto dei sovrani. paharnic. piuttosto che quella con gli Asburgo. come abbiamo già detto. anche se che ospitava. Duca Vodă. preferita da Constantin Cantemir. Il re. 263) I suoi scritti sono molto più vari di quelli di . Cartojan sintetizza nel brano seguente la carriera politica di Miron Costin. Constantin Cantemir. e la sua parola ha sempre grande peso nei luoghi in cui si decide la storia della Moldavia nella seconda metà del XVII secolo. ma il sovrano ne era venuto a conoscenza e di conseguenza aveva condannato a morte entrambi i fratelli. Costin scriverà in esilio il suo Poema polonă [Poema polacco]. Le relazioni di Miron Costin con il re di Polonia continueranno anche dopo il suo ritorno in Moldavia. mare logofăt).Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 145 e partecipa anche a un grande numero di battaglie (Panaitescu. dove Costin rimarrà due anni. a Putna. che descriverà puntualmente nel suo Letopiseț. aveva ordito un complotto per rimuovere dal trono Constantin Cantemir. che tuttavia gli affida un incarico di scarso rilievo lontano da Iași.» (Cartojan. Costin sosteneva infatti l'alleanza della Moldavia con la Polonia. località non rilevante dal punto di vista politicoamministrativa. Il fratello di Miron. Era stato richiamato in Moldavia dal nuovo sovrano. 1996. la tomba di Ștefan cel Mare. Velicico Costin. pur non essendoci nessuna prova del coinvolgimento di Miron Costin nel complotto. lo libera e lo invita nel suo castello di caccia di Daszow. che lo conosceva già. che si concluderà con la sua decapitazione. e condotto al cospetto del re Giovanni III Sobieski (1624-1696).

si presenta sulla scena della storia «come le belve o il bestiame». un tema che Costin approfondisce in una cronaca in lingua polacca. e da noi analizzati ed evidenziati nel capitolo precedente. centrale secondo la prospettiva del nostro studio. piuttosto che quelli della cronaca o della storia con valore morale e pedagogico adottati da Ureche. Miron Costin ha avuto accesso a molte più fonti rispetto a Ureche 8 . . Per queste ragioni egli usa i toni e gli stili delle memorie. che non possiede libri di stampo umanistico sul proprio passato. è rappresentato dal ruolo del libro nella politica e nella cultura. 1991. e ancora in De neamul moldovenilor. e inoltre di queste ha fatto un uso diverso dal suo predecessore. cronaca che Miron Costin riprende e prosegue in riferimento agli anni che vanno dal 1594 al 1661. della rete dei nostri rapporti culturali. 1967. e cioè il fatto che un popolo che non conosce le proprie origini. In sostanza Costin sviluppa quello che Ureche aveva intuito.146 Alexandra Vranceanu Pagliardini Ureche. Il terzo elemento di continuità. Ha anche il vantaggio di scrivere su eventi che conosce personalmente o su cui può interrogare testimoni diretti. dei libri di stampo 8 Si veda Onu. Pienamente convinto che «gli altri» ci vedono in funzione della nostra storia. 8-10. che Ureche aveva lasciata incompiuta. quindi nel Poema polonă (Istorie în versuri polone despre Țara Moldovei și despre Țara Românească -Historya polskimi rytmami o Woloskiey ziemi I Moltanskiey). Mazilu. Cronica Țărilor Moldovei și Munteniei (Chronika ziem moldawskich y multanskich). Il secondo elemento di continuità con l'opera di Ureche è la cornaca Letopisețul Țării Moldovei. scritto direttamente in romeno alla fine della sua vita e rimasto incompiuto. Panaitescu. ma occorre puntualizzare che sono tre i punti importanti in cui Miron Costin risulta essere un continuatore di Ureche. Il primo è costituito dalla problematica dell'origine romana della Romania. due opere scritte durante il suo esilio polacco e dedicate a Giovanni Sobieski. din ce țară au eșit strămoșii lor. 31-32. 1923. al voivodato di Aron Vodă.

da fine diplomatico. 199. ucraino. aveva copiato il manoscritto lasciato da Ureche. e anche un poema morale Stihuri împotriva zavistiei [Versetti contro l'invidia]. con cui ha anche scambiato le opere 10 . poemi che Liviu Oni attribuisce agli anni 1671-1673 (Onu. Viața lumii [La vita del mondo]. L'umanista Costin apprezzò molto la retorica 9 e. 200. Simeon Dascălul.2. il simbolo del libro occupa la posizione centrale. il che ha prodotto l'effetto di diffondere largamente la conoscenza dei suoi scritti fra i contemporanei. il quale. slavone. Il Letopiseț Țării Moldovei è stato tradotto in latino già nel XVII secolo. Simeon aveva interpolato la cronaca di Ureche introducendo uan leggenda secondo cui i romeni sarebbero i discendenti di malviventi liberati dalle carceri da parte 9 10 Sul rapporto di Costin con l'oratoria polacca. scrisse molti discorsi ufficiali in lingua polacca. subito dopo la morte di Ureche. 78). polacco) gli ha anche consentito di intrattenere una corrispondenza epistolare intensa e copiosa con molti uomini di cultura del suo tempo. 2000. si veda Mazilu. A lui si deve inoltre un poema filosofico. Per i contatti di Costin con intellettuali polacchi.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 147 umanistico che abbiamo prodotto e messo in circolazione. vol. 16-17). 1996. si veda Mazilu. 1996. facendolo circolare solo nella variante che comprendeva le sue modifiche. 3. dove ritroviamo molti dei topoï che Curtius considera costanti formali della letteratura europea. 1967. 3. Costin si avvale della filologia come arma politica e diplomatica in un modo molto più raffinato e complesso rispetto a Ureche.1. . La conoscenza di numerose lingue straniere (latino. in greco nel 1729 e in francese nel XIX secolo (Mazilu. Si tratta di un testo polemico. in cui Costin polemizza innanzitutto con il più famoso degli interpolatori del testo di Ureche. Il libro è stato dato da Dio come uno specchio intelligente della mente dell'uomo: De neamul moldovenilor Nell'opera De neamul moldovenilor [Sulla stirpe dei moldavi].

La scomparsa del testo originale di Grigore Ureche subito dopo la morte dell'autore e il fatto che le uniche copie disponibili contenessero le interpolazioni di Simeon spinge gli umanisti romeni. da dove sono e di che semenza. romeni. in seguito. 1967. e da che fonte e da che semenza sono gli abitanti del nostro paese. dopo tanti secoli dalla prima colonizzazione di questi paesi. 132) [L’inizio di questi paesi e della stirpe moldava e valacca (…) e di quelli che sono nei paesi ungheresi con questo nome. de când și cum au descălecat aceste părți de pământ. da quando e come si sono insediati su questo lembo di terra. cu mare ocară înfundat neamul acesta de o seamă de scriitori. scrivere.. necessario nei tempi storici duri e difficili in cui si trova a vivere. a scrie. Dimitrie Cantemir e Stolnicul Cantacuzino. . să scoţ lumii la vedere feliul neamului. è per il cuore un grande dolore. Ma lasciare non scritto.148 Alexandra Vranceanu Pagliardini dell'Imperatore romano. Să încep osteneala aceasta. e fino ad oggi. români. Ha vinto il pensiero di cominciare questa fatica e portare alla vista di tutti la natura della stirpe. per molto tempo sospesa è rimasta la nostra anima. din ce izvor şi săminţie sîntu lăcuitorii ţării noastre. să sparie gândul.. și pînă astăzi. cu câteva sute de ani peste mie trecute. Accingerci a questa fatica. este inimii durére.] 11 Cfr. «teza imposibilei delimitări» [la tesi della delimitazione impossibile delle interpolazioni] Chițimia. 58-59). Costin inizia il suo De neamul moldovenilor partendo dall'idea che il suo libro costituisce un recupero della verità. fatta da Traiano. Di qui l'uso nell'esordio di una strategia retorica che mette in evidenza la difficoltà della sua impresa: «Începutul ţărâlor acestora şi neamului moldovenesc şi muntenesc (. (. a scrivere opere polemiche destinate a correggere «basnele» [le favole menzognere] fatte circolare da Simion Dascălul 11 . de unde sint și din ce seminție. e inviati al re degli ungari per colonizzare un territorio del tutto disabitato (Ureche. la stirpe trafitta con questa offesa da diversi scrittori. l’imperatore di Roma.) (Costin. după atâta vacuri de la descălecatul ţărâlor cel dintîi de Traian împăratul Rîmului. multă vréme la cumpănă au stătut sufletul nostru. con mille e qualche secolo in più passati.) și cîți sint și in țările ungurești cu acest nume... 1955. il pensiero si spaventa. A lăsa iarăş nescris. Biruit-au gândul să mă apuc de această trudă. 1972. fra cui Miron Costin e.

La sua preoccupazione per la retorica appare nelle molte digressioni che fa prima di entrare in un soggetto da trattare. daca va nevoi omul. cum să vor putea şti poveştile adevărate. 133) [Qualcuno dirà: "È troppo ormai tardi. che vede nel libro un oggetto quasi sacro. staturile şi începăturile ţărilor și a împărățiilor. dopo centinaia di anni come faranno a sapere le vere storie. cele trecute cu multe vremi le va putea şti şi oblici. Così. 133-134) . 1967.» (Costin. capace di ridare la dignità a un popolo solo perché conserva la memoria del passato. Costin si mette in scena. scrisoarea. 1967. dintru carea. ci şi singură lumea. con le grandi offese conficcate nel profondo a questo popolo da parte di certi altri scrittori» gli porta grande sofferenza «gli addolora il cuore». de atâtea veacuri?"» (Costin. 2006. in quanto Costin dichiara: «Per molto tempo la nostra anima è rimasta sospesa» prima di decidere se cominciare un lavoro di cui «il pensiero si spaventa».Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 149 La sua strategia è imparentata con la falsa modestia e con il topos «io offro cose mai prima dette». decide di intraprendere l'impresa. ma li presenta in uno stile elevato. dono lasciato da Dio agli uomini è «lo specchio intelligente della mente umana» e per suo tramite si può conoscere il mondo. Egli non solo parla dei fatti. A differenza di Ureche. Costin introduce una voce fittizia che mette in dubbio la possibilità di tale impresa: «Zice-va neştine: "prea târziu iaste! După sutele de ani. terminato con la decisione di scrivere il libro. și nu numai lucrurile lumii. 102). Però siccome «lasciare ancora non scritta [la vera storia]. Incontriamo qui anche un topos secondo Curtius specifico dell'exordium. dopo aver presentato con modestia il suo dialogo con sé stesso. da tempo trqscorse?"] La risposta mette in luce un valore conferito al libro in quanto il libro. «Răspunz: Lăsat-au puternicul Dumnezeu iscusită oglindă minţii omeneşti. că sînt zidite după cuvântul lui Dumnezeu celui puternic. «chi possiede sapientia ha il dovere di comunicarla agli altri» (Curtius. ceriul şi pămîntul.

) [Lodo lo zelo di Ureche il governatore. da lui rispettato profondamente. che sono stati creati secondo la parola del potente Domineddio. 136). che ha prodotto con l'amore per la nostra terra il suo Letopiseț] (Costin. lo stato attuale e gli inizii dei paesi del mondo. scrivendo «Laud osîrdia răpăosatului Ureche vornicul. Simion Dascălul e il monaco Misail. ce ocări sunt. ma calunnie] (Costin. specchio intelligente della mente umana. e il cielo e la terra. come specchio intelligente della mente umana e quindi mezzo di conoscenza del mondo. nel quale.] Costin utilizza questa duplice analogia costruita in funzione di più metafore dopo aver preparato il lettore attraverso la tecnica della retardatio: il libro è visto qui sia dal punto di vista umanistico. să nu rămâie în înturnerecul neștiinții» [di questo paese solo a lui si deve la benevolenza di non averla fatta rimanere nelle tenebre dell'ignoranza] (Costin. se l'uomo faticherà. sia dal punto di vista religioso. E non solo le cose del mondo. Dato che la storia politica dell'umanità «lo stato attuale e gli inizii dei paesi del mondo». Al proposito egli scrive «Și mult mă mir de unde au aflat ei aceste basne» . come dono divino dotato di un carattere sacrale. l'intelletto umano era stato assimilato a un libro da Giovanni di Salisbury (Curtius. affermando che non saprebbe dire quali siano le fonti delle leggende ingiuriose sull'origine dei romeni come discendenti di briganti e fuorilegge.» [non sono cronache.150 Alexandra Vranceanu Pagliardini [Risposta: Il potente Domineddio ha lasciato in dono. 136). 1967. ma anche il mondo in sé. Coglie l'occasione per distingure nel suo giudizio l'opera di Ureche da quella degli interpolatori. 2006. le cose da lungo tempo passate potrà conoscere e capire. Del resto lo cita cià nella prefazione de suo De neamul moldovenilor. al pari di cielo e terra. 1967. Vediamo ora in che modo Costin si pone come continuatore di Ureche. 1967. il libro. Costin preannuncia così fin dal proemio il bersaglio polemico della propria opera. carele au făcut de dragostea țării letopisețul său (. che «nu letopisăță. 135) e aggiunge ancora «numai lui de această țară i-au fost milă. 355). creazione divina.. è. Inoltre dal punto di vista umanistico.. cristiano.

» (Costin. 136) aggiungendo di aver fatto attente ricerche su tutte le fonti scritte. e per questo chi scrive ha la responsabilità di stabilire il vero. né polacco. L'amore per il vero e il ruolo fondante del libro si sposano in Miron Costin con il piacere della conoscenza. 137) [Io. «Eu. secondo Costin. adică perene» [i cui scritti sono classici. senza trovare traccia di questa notizia. și de această ocară. Nici este șagă a scrie ocară vecinică unui neam. Dio lo sa. 137) e. che Costin dichiara di aver trascorso l'intera vita cercando e leggendo libri («viața mea. né ungherese. nicăiuri n-am aflat nici un historic. in una delle citazioni precedenti. De aceste basne să dea samă ei. né latino. Di queste menzogne rendono conto loro. conferisce al libro. con che amore per le storie ho trascorso continuamente]). è difficile sopportare. perché la scrittura è cosa eterna. denuncia Costin.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 151 [E mi meraviglio molto delle fonti in cui essi hanno trovato queste menzogne] (Costin. cioè imperituri]. « mari și vestiți historici» [gli storici grandi e illustri]. iaste greu a răbda. ora anche arrivata alla sua debolezza. 1967. né il monaco Misail hanno scritto il vero libro umanistico «sacro» di politica e storia. nici leahu. e in vita mia. cu ce dragostea pururea la istorii iaste» [la mia vita. Când ocărăsc într-o zi pe cineva. 1967. 1967. «și acu scrisorile în lume și vor trăi în veci» [e ora i loro scritti vanno per il mondo e vivono nei secoli] (Costin. dară în veci? Eu oi da seamă de ale mele câte scriu. con che amore mi sono dedicato alla lettura delle storie. că scrisoarea iaste lucru vecinic. Dumnezeu știe. ma egli pensa anche . Quando insulto un giorno qualcuno. și viața mea. E non è uno scherzo quando si scrivono falsità antiche su un popolo. Egli cita poi le sue fonti. Dumnezeu știe. Dio lo sa. Abbiamo già visto. e di queste falsità. nici latin. cu ce dragoste pururea la istorii iaste și până la această vârstă. amato lettore. «ale căror scrieri sunt clasice. un valore sacro. iubite cetitoriule. dalle loro opere si vedeva chiaramente che né Simeon Dascălul.] L'idea che lo scritto è eterno. e se è per sempre? Io risponderò personalmente del mio scritto. nici ungur. in nessun luogo ho trovato nessuno storico. fino alla mia età attuale. acum și slăbită.

cu cetitul.. e in cui il libro si confonde e va a coincidere a poco a poco con le Sacre scritture: «Puternicul Dumnezeu. al fine di esaltare il ruolo del libro. L'ammirazione per l'antichità. să aibi vreme și cu cetitul cărților a face iscusită zăbavă. ti conceda. (. cu cetitul cărților. gentile e amato lettore.] Diverse volte nei suoi proemi Costin colloca sullo stesso piano gli scrittori classici e i testi biblici. dopo questi tempi terribili dei nostri anni.) La Sacra Scrittura ci insegna le cose che sono dai nostri occhi lontane. accanto alle altre attività. perché quei tempi lontani ci aiutino a capire quelli futuri. cu cetitul laudă îi facem pentru toate a lui cătră noi bunătăți. nel gusto per la retorica e nel culto della filologia..152 Alexandra Vranceanu Pagliardini al suo «diletto lettore». in cui Costin lega il piacere della conoscenza al dulce litterarum otium del lettore. tu abbia il tempo e con la lettura dei libri tu faccia l'ozio che affina la mente. cândva. 138-139) Dio onnipotente. che non c'è un altro e più utile per la vita dell'uomo ozio che la lettura dei libri. leggendo pieno di pietà per i nostri errori lo troviamo. che si manisfesta anche nello stile barocco.. leggendo gli rendiamo lode per tutte le sue bontà vero di noi.» (Costin. secoli più liberi nei quali. cu acele trecute vremi să pricepem cele viitoare. del mito dell'Occidente: . che corrisponde all'espressione metonimica di Ureche «de la Râm ne tragem» [Veniamo da Roma]. cunoaștem pe ziditorul nostru Dumnezeu. Egli si vede come autore umanista di un libro «sacro» di politica e storia.. che diventa per Costin fonte d'istruzione della mente all'astuzia («iscusită zăbavă» [ozio che rende affilata la mente]). Il primo capitolo dell'opera De neamul moldovenilor si intitola «De Italiia» e descrive il territorio moderno. și mai slobode vacuri. (. după aceste cumplite vremi anilor noștri. pre lângă alte trebi. să-ți dăruiască. pentru greșalele noastre. perché lrggendo libri libri conosciamo Dio nostro creatore. întru care. că nu iaste altă și mai de folos în toată viața omului zăbavă. milostiv îl aflăm. Segue una vera e propria ode della lettura. căci. un giorno. cinstite și iubite cetitoriule.) Scriptura depărtate lucruri de ochii noștri ne învață. decât cetitul cărților. cui continuamente si rivolge. in epoca moderna. appare anche nel modo in cui viene descritta l'Italia. Siamo di fronte ad una translatio studii in cui l'Italia prende il posto del mito di Bisanzio e che prepara l'avvento. 1967.

la sua ammirazione è smisurata: «Iaste țara Italiei plină. e di altre astuzie e belle arti. de cetăți și orașă iscusite. foarte pre voia gândului mieu. 1967. care între alte. mi-au zis cuvinte de aceste neamuri. o lettore. che introduce come personaggio. amu este Padova în Italia. târguri vestite. 1967. come si dice.. come in uno specchio e contemplati da dove vieni liberati da tutte le altre menzogne. e cita un amico vescovo italiano..) "» (Costin. zicând așa. preo o seamă de obiceaiuri.. cum să zice. una fitta moltitudine di gente. 142) [È il paese d'Italia pieno.)]) Il questo contesto riappare il simbolo del libro visto come specchio.)» (Costin. l'hanno chiamata il paradiso terrestre (. cetitorule. ca într-o oglindă și te privește de unde ești lepădând de la tine toate celelalte basne» (Costin. 1967. di citadelle e città fatte ad'arte. foarte bine îi cunosc de unde sîntu (. și de alte iscusite și trufașă meșteșuguri.. come un melograno. e fa anche parlare in prima persona: «În casa noastră au fost această voroavă. mulțime și desime de oameni. 145) . il francescano Vito Piluzzi.] Costin insiste sulle affinità fra Moldavia e Italia. Pentru mare iscusăniia și frumsățări a pământului aceluia. cu un episcop italian.. 1967. pieni di tutte le ricchezze. 143) [Quel paese è adesso il seggio e il nido di tutta la scienza e l'insegnamento: come era Atene un tempo dai greci.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 153 «Aceea țară iaste amu scaunul și cuibul a toată dăscăliia și învățătura: cum era Athina într-o vreme la greci.. pline de toate bișugurile..] Anche se conosceva solo per fama l'Italia e il Rinascimento. adesso è Padova in Italia. mercati famosi. cine sint. – și era om de înțăles: "Mie nu-mi trebuiaște să mai cetesc la istorii de moldoveni. i-au zis raiul pământului (. ca o rodie. e Costin esorta il lettore a contemplarsi nello specchio costituito dal libro: «Caută-te dară acum. 143) [Guardati quindi adesso. Per la grande civiltà e bellezza di quella contrada..) Toate acestea întocmai cu italiianii sînt (.» (Costin. în Iași.

145). pubblica in romeno il testo Dottrina Christiana. capisco molto bene da dove vengono. da diverse habitudini che hanno. cioè combattenti anziani]. Egli ci ricorda anche l'etimologia di bătrân [vecchio]. de grădini. 12 Un altro argomento di cui discute Costin nel capitolo sull'Italia è la lingua romena. Roma: Stamperia di Propaganda Fide 1677. chi sono. fra le altre cose.. "] Padre Vito Piluzzi. Per questa via Costin risolve il problema delle interpolazioni di Simeon Dascălul. li toglieva da sotto le insegne e dava loro. che viene proprio dal latino veteranus. e racconta: «Acestor veterani apoi îmbătrâniți în slujbe vestite îi scotea de subt steaguri și le da pre la orașă pre la sate locuri de casă. (. che credeva che una terra si potesse colonizzare solo con ladri e briganti. de vii. «veterani. il terzo «De Dachiia». Inoltre secondo alcuni storici è proprio lui la fonte principale da cui Miron Costin attinge le informazioni sull'Italia per scrivere questo capitolo della sua opera. 1967. Il secondo capitolo si intitola «Pentru Împărăția Râmului» [Per l'Impero romano].154 Alexandra Vranceanu Pagliardini [A casa nostra c'è stata questa discussione. che lo colmano di malinconia e lo portano verso il topos «ubi sunt». della missione cattolica in Moldavia. nonché vescovo titolare di Marcianopoli. de pământuri. a Iaòi.. . terreni per 12 Il titolo originale del testo di Peluzzi è: Dottrina christiana tradotta in lingua valacha dal padre Vito Pilutio.) Tutte queste sono proprie nche dei italiani. e poi vicario apostolico. 2004.» [A questi veterani. il quarto «De Traian împăratul» [Sull'imperatore Traiano]. proprio come lo penso anch'io. Per le informazioni su Vito Peluzzi e la sua opera si veda Pacelli. per primo fra gli umanisti romeni. che egli confronta sia con il latino che con l'italiano (Costin. con un vescovo italiano che. che ha ricoperto anche l'incarico di prefetto. Costin spiega che i coloni romani erano vecchi soldati. adică slujitori bătrâni» [veterani. invecchiati in guerre gloriose. mi ha detto riguardo a questi popoli – ed era un uomo di buon senso: "Non mi serve leggere storie sui moldavi. 2009 e Teresa Ferro. vicino alla città o vicino al villaggio. delle rovine archeologiche romane. che viene stampato a Roma in caratteri latini. In questo capitolo egli parla.

in Cronica polonă [Cronaca polacca]. discute sulle abitudini. Nell'ultimo capitolo intendeva descrivere la vita della Dacia romanizzata dopo la partenza dei romani. per giardini o campi] (Costin. sulla lingua. 405). 406) [Ma un carcere con centinaia di migliaia di detenuti da liberare. e apre così la strada all'opera di Dimitrie Cantemir. Cantemir ritorna qui anche sulle menzogne di Simeon Dascălul e ironizza. presenta. măcar în parte. Descriptio Moldaviae. căci natura cea dintâi a lucrurilor nu piere ci.» (Costin. a cui sarebbero stati inviati i briganti delle carceri romane per colonizzare la Dacia. 2003. se păstrează veșnic. Il tema della latinità o romanità era stato trattato da Costin anche nelle opere composte in Polonia. 2003. per viti. Dal modo in cui struttura De neamul moldovenilor. Nel sesto capitolo descrive le città della Moldavia di origine romana. in eleganti versi polacchi.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 155 abitare. 1996. allo stesso modo l'Italia era stata colonizzata dai cittadini romani. 249) . din cauza seminței celei bune semănate mai întâi în acest popor. come aveva affermato già nel poema dedicato anni prima a Giovanni Sobieski: «Totuși (românii) nu s-au sălbăticit cu totul. dove. notando che sarebbe stato difficile trovare tanti briganti per poter colonizzare un'area così vasta: «Din temniță cu sutele de mii de oamni cum s-ar afla? Și apoi fămei. l'origine romana dei moldavi è motivo di vanto. rimasto incompiuto. iară atâtea tâlhărițe?» (Costin. in quanto fra l'impero di Traiano e il regno di Laslo. dimpotrivă. ci sono molti secoli di distanza. 275-279). ma non poté portare a compimento la sua opera. il passato latino dei romeni (Cartojan. sull'evangelizzazione. 1965. Per Costin. si capisce che Costin ha posto al centro dell'opera la relazione fra daci e romani. Nel settimo. sarebbero altrettante brigantesse?] L'argomento più evidente fra quelli utilizzati da Costin è quello della periodizzazione. come si sarebbe trovato? E poi le donne.

in cui Costin sceglie come soggetto l'origine dei romeni (Poema polonă. l'erudizione e sceglie di insistere alcuni elementi che potrebbero dare un aspetto letterario all'opera: le leggende e le descrizioni (la descrizione della Moldavia vista dalla montagna da parte degli occupanti. precum și Aretuzele și Pieridele. Panaitescu ha analizzato. le vergini dalle parti dalla Sicilia.» (Costin. Lascia da parte le argomentazioni. mentre in Poema polonă.156 Alexandra Vranceanu Pagliardini [Pero ( i romeni) non si sono inselvatichiti del tutto. almeno in parte. ma. ma che Costin non aveva adottato nelle opere scritte in romeno. 244-245) [le dee lontane del monte Elicona e tutte le dee del canto che sono intorno all'Ellesponto. facendo un parallelo tematico. perché la natura originaria delle cose non perisce. Diane di Assiria. 1971. al contrario. «l'autore è preoccupato in primo luogo della forma artistica. și n-ați lipsit și voi. si conserva per sempre. Cronica polonă și De neamul moldovenilor) ed è pervenuto alla conclusione che in Cronica polonă egli insiste soprattutto sulla geografia e sulla religione dei moldavi. metrica. i tre scritti in lingue e stili diversi. fecioarele din părțile Siciliei. e descrive estesamente l'Italia. Diane din Asiria. P. 570-571) 13 In Poema polonă Miron Costin ricorre a molti riferimenti alla mitologia classica. Il riferimento alla Muse ha lo scopo di mettere in scena il topos «translatio studii»: «zeițele depărtate din Helicon și câte cântărețe sunt în jurul Helespontului. e il suo stile si avvicina qui molto alla moda barocca che piaceva ai polacchi. 1923. in quanto questo tipo di scrittura cronachistica epica si 13 Vedi anche Panaitescu.] P.] Non siamo di fronte a un'impresa che caratterizza solo la cultura romena. 1965. in De nemaul moldovenilor si sofferma sulle «menzogne» di Simion Dascălul. a causa del buon seme seminato prima in questo popolo. . la leggenda del cacciatore del mitico uro e quella dell'anello di Negru Vodă). come anche le Aretuse e le Pieridi. e non siete mancate neanche voi.» (Panaitescu.

Si tratta dunque di un esilio politico. che l'autore esplicita alla fine del proemio: «Doamne! Dacă păgânul nu va tăia acum ultimul fir al vieții locuitorilor. Suo padre era stato al servizio della corona e si era rifugiato in Polonia. nascondeva. 258. desigur va preface această țară în pașalâc. Cartojan. nu vei mai vedea curând altul asemănător. Possiamo affermare che Costin. Mazilu ritiene che il gesto di Costin. Ma dobbiamo anche pensare che qui l'autore si rivolgeva a Giovanni Sobieski. con cui Costin aveva intrattenuto rapporti epistolari quando Sobieski non era ancora salito al trono. dove era rimasto fino alla morte. 1996. Era stato tenuto prigioniero nel castello personale del re. pe care Dumnezeu și-l arată prin brațul războinic al marelui tău rege. 234) (Vedi anche Mazilu. 1965. ma occorre considerare due attenuanti. 1996.» (Costin. polonule. accanto al desiderio di enfatizzare l'importanza storica del suo popolo. Che cosa ha significato per Costin l'esilio in Polonia? Catturato dai polacchi e fatto prigioniero. Costin era cresciuto in Polonia ed era nobile polacco dall'età di 5 anni. ce fel de vecini vei dobândi la granițele tale. il re che aveva respinto l'attacco dei turchi alla conquista di Vienna e da cui Costin aspettava grazia e libertà. in quanto in primo luogo Costin padre era anche cittadino polacco e membro della nobiltà della Polonia. in terzo luogo gioca un ruolo anche l'amicizia e l'ammirazione per Giovanni Sobieski.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 157 pratica spesso. Anche il fatto che Poema polonă è un'opera scritta durante l'esilio andrebbe spiegato e chiarito meglio. che dedica il poema al re polacco. quando Constantin Catemir lo invita a tornare in Moldavia. s'inscrive nelle linee di tendenza della letteratura polacca. (…) Atunci vei vedea. in secondo luogo occorre considerare la sua ammirazione per la cultura polacca e per quella occidentale. Dacă pierzi prilejul de acum. chiare connotazioni politiche. in cui vede la sola speranza di salvezza dei moldavi. căci de mult pregătește acest lucru. ce nenorocire înseamnă să locuiești aproape de asemenea vecin. 279-282) . con il suo Poema polonă. ma liberato immediatamente su richiesta.

279-282) La sottigliezza retorica di Costin. ci si rende ben conto. prădăciuni. non ne vedrai presto un'altra simile. cruzimi de nepovestit. 1996. 1996. 1965.» (Costin. raggiunge un livello inattingibile allorché solletica la sensibilità di re Giovanni Sobieski con argomenti filologici. in quanto si afferma che le muse si sono trasferite in Polonia: «ai adus cu multă cheltuială și doice. o polacco. pe mine mă îndurerau nemaiauzite scene de tiranie neroniană. saccheggi e crudeltà inenarrabili. chemând pe zeițele îndepărtate din Helicon» (Costin.) Per quanto riguarda la ricchezza della lingua polacca. Se perdi questa occasione. che sciagura significa habitare accanto vicini siffatti. ea este mai bogată decât vestita limbă latină (…)» (Costin. 220) [hai portato a caro prezzo anche balie. 234) (Vedi anche Mazilu. certamente trasformerà questo paese in pașalâc. Cartojan.» (Costin. che razza di vicini otterai per le tue frontiere. 1965. chiamando le dee lontane dell’Elicone].158 Alexandra Vranceanu Pagliardini «Oddio! Se il pagano non taglierà adesso l’ultimo filo di vita degli abitanti. perché da molto tempo prepara questa impresa (…) Allora verdai. mi affliggevano scene inaudite di tirania neroniana. 1965. 260) [Ma mentre queste divinità volavano sopra il paese della Moldavia verso il regno glorioso e libero. Possiamo mette in relazione questo tono pessimistico con il fatto che Miron Costin si . All'inerno di una barocca excusatio propter infirmitatem Costin tesse un elogio della lingua polacca che colloca al di sopra della latina: «Mă rușinez de muza mea sarmată în fața maiestății voastre regale (…) Cât privește bogăția limbii polone.] Questo trasloco delle muse in direzione dell'Occidente europeo preannuncia la scomparsa del mito di Bisanzio.. 256-257) [Arrossisco di vergogna per la mia musa sarmatica che si trova di fronte alla vostra regale maestà (. Costin prosegue quindi «Dar pe când aceste zeități zburau pe deasupra țării Moldovei spre regatul slăvit și liber. che essa è più ricca dell'illustre lingua latina] La menzione della musa sarmatica prosegue con un riferimento alla translatio studii. 1965.. 218) (Vedi Mazilu. 258. 1996. dacă se ia bine seama. che Dio ti mostra per mezzo del braccio guerriero del tuo grande ré.

27) e per questo in tutti i suoi proemi fa riferimento alle opere dell'antichità. (. in un . 2000. del resto. Se il poema inizia con il ricorso alla musa sarmatica. «C'era la moda delle "ascendenze" romane (anche i cronisti russi ne avevano costruita una per la stirpe slava) e delle radici conficcate saldamente in un'antichità nobile e gloriosa. 2000. Costin ha conosciuto la letteratura e la storiografia latina (Mazilu. è vero.. 27). Questa familiarizzazione con la retorica e la letteratura classica lo ha condotto a «l'assimilazione di alcuni scrittori che ci tenevano lla grande spiritualità umanistica dell'Europa e l'avvicinamento. 234). Partea a III-a. che ha arricchito la dote delle muse latine e greche. Come abbiamo già accennato. come tutti gli umanisti del tempo.» (Mazilu.» (Mazilu.H..) il sarmatismo. il tema centrale dell'opera resta la latinità della lingua e del popolo romeno.Mazilu osserva: «Le esercitazioni svolte nel periodo del collegio lo hanno fatto familiarizzare con gli strumenti (a cui rimarrà fedele per sempre) con cui hanno operato gli scrittori e i poeti del tempo. L'Italia è l'altro luogo prediletto che Costin descrive come la terra utopica della civiltà e della bellezza. era stato educato nella venerazione dei valori latini e romani. la sua amicizia con il missionario francescano e vescovo cattolico italiano Vito Piluzzi è probabilmente il motivo per cui descrive l'Italia contemporanea (Mazilu. 233) Abbiamo osservato che la Polonia non è l'unico luogo di destinazione della translatio studii. Questa idea di nobilitazione propter latinitatem della stirpe moldava aveva come scopo retorico quello di attirare la simpatia del re umanista polacco. era già in voga nel XVII secolo. un esilio dorato e regale. Mazilu rileva che nel periodo in cui Costin scrive il suo Poema polonă. Nel suo lavoro Vocația europeană a literaturii române vechi. ma comunque un esilio che lo tiene lontano da casa. 1991. 1991. il quale. D.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 159 trovava in esilio.

1967. (Costin. di signori. mentre in slavone stihoslovie. 1991. . tutto ciò. e narrato gli inizi della storia dei loro paesi e dei loro imperi. care elinește ritmos să chiamă. 1950). Călinescu ritiene che il contributo più importante di Costin alla cultura rumena sia stata la regolarizzazione sintattica sulla base del modello latino. diletto lettore. che era in piena fioritura nella Polonia del Seicento.2.2. Il critico G.» (Predoslovie – voroavă la cetitoriu). 159) [In tutte le terre. si trovano scritti di questo tipo. molti hanno scritto opere e lodi di imperatori. și ca acestu chip de scrisoare au scris mulți lucrurile și laudele împăraților. sia per le qualità estetiche intrinseche. a domnilor și începăturile țărâlor și a împărăției lor. «Défense et illustration» de la langue roumaine: il poema filosofico Viața lumii La frequentazione della letteratura classica. Analogamente agli altri proemi. conduce naturalmente Costin sulla via della poesia. a crailor. Il suo poema filosofico Viața lumii occupa un posto particolare nella letteratura romena. di principi. il gusto per la perfezione della forma e per la retorica. «În toate țările. să află acest fel de scrisoare. anche in questo si mettono sullo stesso piano le scritture sacre e gli scritti umanistici. 3. che si chiamano in greco ritmos. la convinzione che la lettura è l'occupazione più piacevole. 28) L'ammirazione per la cultura classica si manifesta in modi molteplici in Costin attraverso l'influenza del latino. si perché nel proemio che lo precede Costin sostiene la necessità di scrivere poesia in lingua romena.160 Alexandra Vranceanu Pagliardini piano sufficientemente ampio. che lo scrittore adatta alla lingua parlata rumena con risultati notevoli 14 . Rosetti. come nel caso di altri grandi umanisti europei. Anche i linguisti si sono occupati di questo fenomeno (Cazacu. 1960. dalla citazione fino alla ripresa della sintassi.» (Mazilu. si citano Omero e Virgilio accanto ai padri della chiesa: 14 Călinescu. 1982.] (Proemio – discorso al lettore). e in questo tipo di scrittura. alla cultura e alla letteratura barocca. iar slovenește stihoslovie. iubite cetitoriule.

Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 161 «Așa au scris vestit istoric Omir războiaele Troadii cu Ahileus. 162) [Quando leggi. și așa vei înțelege dulceața. că a ceti și a nu înțelege ieste a vântura vântul sau a fiierbe apa» (Costin.» (Costin. così Virgilio sulle origini dell'Impero di Roma. piuttosto che si veda che anche nella nostra lingua ci possono essere questo tipo di scritture che si chiamano versi. leggi anche la seconda e la terza riga.] Con la modestia del retore. è quello di «illustrare» la lingua romena. e così capirai la dolcezza.] Alla fine di preambolo intitolato «înțelesul stihurilor. ricorda che il ruolo del suo poema. nel senso in cui intendeva il concetto la Pléiade francese. de n-ar fi covârșit vacul acesta de acum de mare greotăți. ce și alte dăscălii și învățături ar putea fi pre limba românească. într-acest chip și sfinții învățători besericii noastre cum ieste Ioan Damaschin. 1967. Și nu numai aceasta. e innumerevoli altri aedi. in cui Costin parla in particolare della rima e del ritmo. ci mai multu să să vază că poate și în limba noastră a fi acest feliu de scrisoare ce să cheamă stihuri. «Nu să poftescu vreo laudă dintr-această puține osteneală. come conviene che si legga]. cum trebuie să să citească» [la comprensione dei versi. 159) [Così ha scritto il celebre Omero sulle guerre con Achille nella Troade. più potentemente capirai che cosa leggi. troviamo un'esortazione rivolta «al suo diletto lettore»: «Cetindu. și să fie și spre învățături scripturii mai plecate a lăcuitorilor țării noastre voie. perché leggere e non capire è come dare aria al vento o cuocere l'acqua. 160) [Non desidero nessuna lode per questa piccola fatica. e se anche gli abitanti di queso paese fossero più orientati verso lo studio dei libri. trebuie să citești și al doilea și al treilea rându. ma anche altri insegnamenti e arti ci potrebbero essere in lingua romena.] . mai vârtos să înțelegi ce citești. E non solo queste. 1967. 1967. Cosma. » (Costin. începătura Împărăției Râmului și alții fără număr dascăli. come Giovanni Damasceno. che gli è costato ben poca fatica. se questo nostro tempo non fosse opresso da grandi difficoltà. Cozma. in tal guisa hanno scritto anche i santi maestri della nostra chiesa. așa Verghilie.

1996.2. 2003. fino a prendere. la tendenza al dettaglio e la cura del particolare (Mazilu. da basileus (Costin. Mazilu vede in questo poema «O sensibilitate de tip baroc născută sub apăsarea "vremilor cumplite". il capitolo «Miron Costin sau neliniștea aparentului echilibru». 1996. Non si trova nell'opera di Costin nessun principe della Moldavia che non venga idealizzato. da sovrano. 225).Mazilu identifica il labirinto. 3. D. 1991. fortuna labilis (Mazilu. Costin anche per il regno di Vasile Lupu trova ragioni di lode e di elogio. Vedi inoltre in Mazilu.» 15 [Una sensibilità di tipo barocco sotto l'oppressione "di tempi terribili".162 Alexandra Vranceanu Pagliardini D. 1996. 1996. [Miron Costin o l'inquietudine dell'equilibrio apparente] (190-271). le meditazioni sulla morte e la coscienza della decadenza di tutte le cose (Mazilu. 257). 142-143). 2003.287. Come Ureche aveva fatto nella sua cronaca solo nel caso di Ștefan cel Mare. 282. 16 Sul poema Viața lumii e sul motivo fortuna labilis. 2000. 1996. e viene sostituito dalla translatio studii verso l'Italia e la Polonia. H. Il mito di Bisanzio scompare. 248). come afferma Mazilu. 165). 38 e Mazilu.H. 2000. vol 2.3. 80) Fortuna labilis 16 è un motivo a larga diffusione nella letteratura europea e. 226). Mazilu. Ortiz. 1927. può essere una dimostrazione del modo in cui Costin ha recepito il gusto barocco dalla filiera polacca del XVII secolo. ma la sua visione della storia è assai diversa. vedi Cartojan. Il suo regno di 19 anni viene introdotto con queste parole: «Fericită domniia lui Vasile Lupu» [felice la signoria di Vasile Lupu] (Costin.] (Mazilu. carpe diem (Mazilu. mettendone in evidenza il desiderio di essere un seguace degli imperatori di Bisanzio. Da Fortuna labilis al pessimismo storico «bietul om subt vremi» [il povero uomo schiacciato dai tempi] Costin si propone la continuazione di Letopisețul Țării Moldovei dal punto in cui lo ha lasciato Ureche. 223). piuttosto una formula che esprime la sua visione della storia. il nome di Vasile. ma il capitolo si Fra i temi che Miron Costin trae dalla poetica barocca. 1996. 15 . la ruota della fortuna (Mazilu. Ma nel caso si Costin fortuna labilis è molto più che un artificio retorico.

alla fine del suo regno.] (Costin. in quanto vi compaiono cazachi. sovrano della Moldavia e amico di Ureche. Ștefan. dato che Miron Costin lo ha conosciuto personalmente e. né spende una parola per spiegare perché lui ha abbandonato Vasile Lupu – la ragione sarà certamente fortuna labilis. senza fornire spiegazioni. Vasile Lupu 17 andrà a finire in una sua tenuta a Costantinopoli. ma affondava le sue origini nella letteratura latina classica e medievale. Il tema fortuna labilis si collega così al tema dei «tempi difficili». la sua ammirazione per Vasile Lupu gli porge il destro per una rilessione sul tema fortuna labilis. che si limitava a cercare le fonti di informazione. ed era già al centro. Il suo Letopiseț è ricco di riferimenti alle relazioni internazionali.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 163 conclude così: «pre cât au fostu fericită domniia aceasta. una delle idee predilette di Costin. 17 Mazilu osserva che Miron Costin utilizza questo topos in modo meno esplicito. Costin descrive da stratega gli errori compiuti da Lupu e in seguito. La descrizione della signoria di Vasile Lupu è centrale nell'opera di Costin principalmente per questo motivo. tanto più erano aspri i tempi in cui è iniziata. 276) Ma. dato che racconta la storia della signoria si Vasile Lupu. nonché conosciuto in gioventù dallo stesso Costin: «Esemplare per l'illustrazione dei meandri della fortuna labilis è la notevole storiella che costruisce "grandezza e decadenza di Vasile Lupu". 35) . ritroviamo Costin nel campo avverso.» (Mazilu. come si è visto. A differenza di Ureche.» [come pure è stata felice questa signoria. fino a oggi. cu atât mai cumplite vremi s-au început de atunce. che prenderà poi il suo posto. ma Costin non dice perché. lo ha anche tradito per favorire un suo consigliere. del poema filosoficoViața lumii. 1991. den care au purces den scădere în scădere această țară. La sua vicenda politica consente a Costin di sviluppare in modo narrativo questo motivo che non solo era oltremodo apprezzato dalla letteratura barocca. turchi e soprattutto i polacchi. e ha cominciato a decadere sempre più la nostra terra. până astădz. 2003.

2003. Costin manifesta la propria visione politica. de unde au părăsit a scrie răpăosatul Ureche vornicul. decât de loc de țară. ho seguito questa strada. ha realizzato. e che sembrerebbe rendere del tutto vana la conservazione della memoria della stirpe. Iară noi prăvim cumplite vremi și cumpănă mare pământului nostru și noaă. espone.» (Costin. fa delle analogie. 286) [Anche se ricevessi da qualcuno per questo lavoro una dura critica per il fatto che questa mia cronaca riferisce più su fatti stranieri invece che su quelli del posto. ma i tempi durissimi non gli hanno lasciato quell'«ozio che affila la mente» («iscusita zăbavă») necessario per compiere tale opera: «Ce sosiră asupra noastră cumplite aceste vremi de acmu. care la ce vreme s-au prilejuit. cât să nu să uite lucrurile și cursul țărâi. Și la acestu fel de scrisoare gându slobod și fără valuri trebuește. per chiarire meglio i fatti del paese. 2006). senza unirsi e agire insieme con altri paesi. în ceastă dată. Per inciso noteremo che si tratta di un modo di procedere dell'argomentazione storica del tutto simile a quella presente nelle opere storiche dell'umanista italiano Nicolò Machiavelli (Inglese. nel proemio del Letopiseț. Deci priimește. Sempre attento al suo lettore diletto. Quindi non si tratta solo di modestia del retore quando Costin. 2003. E quelli sappiano che questo paese. n-au făcut. Și aceia să știe că această țară fiindu mai mică. 174) . quali e quando si sono svolti. atâta din truda noastră. si schermisce affermando che avrebbe desiderato iniziare dalle origini la storia dei moldavi. de nu stăm de scrisori. essendo più piccolo. commenta e trae le sue conclusioni. dà esempi. ce de griji și de suspinuri. făcut-am acestu cursu. pentru să să dezlege mai bine lucrurile țărâi.» (Costin. neanche un singolo fatto da solo. nice un lucru sângur den sine. Costin prevede una possibile critica a cui risponde in anticipo: «Și de ași avia la cineva pentru acestu lucru vreo hulă. fără adunare și amestec cu alte țărî.164 Alexandra Vranceanu Pagliardini soprattutto nelle cronache antiche.] Questo sentimento dell'imminente fine del mondo è motivato in Costin dalla crisi politica pressoché continua in cui si trova a vivere. că letopisețul acesta mai multu de lucruri străine pomenește.

e si lega alla costellazione concettuale classico-cristiana del pessimismo stoico. cambiamenti di sovrano. 304) [Diciamo che se allora fosse stato così o cosà. e anche molti poemi e un certo numero di discorsi. quindi senza la possibilità di scolparsi o difendersi. solo questo poco dalla nostra fatica. Costin è tuttavia riuscito a trovare il tempo di scrivere due Letopiseț. In effetti alcune frasi epigrammatiche del suo Letopiseț che sono poi divenute celebri.] Vedremo nell'ultimo capitolo il destino di questa frase nel pensiero di Cioran. stavolta. in ogni caso. Constantin Cantacuzino Stolnicul (1639-1716). ma il povero uomo soggetto ai tempi. E per questo tipo di scrittura ci vorebbe un pensiero libero e senza tempeste. Iară nu sunt vremile supt cârma omului. 3. attività diplomatiche. dal punto in cui ha smesso di scrivere la buonanima di Ureche il comandante.] Il topos dei «tempi durissimi» che non lasciano spazio per le imprese umanistiche appare molto spesso in Costin.3. adesso sarebbe interamente diverso.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 165 [Purtroppo arrivarono su di noi questi terribili tempi di adesso.» (Costin. quando non stiamo a scrivere. allora «cumplitele vremi» [i dempi durissimi] che descrive prendono una colorazione del tutto differente. uno in romeno e uno in polacco. prendendo in considerazione che. ce bietul om supt vremi. ma stiamo in ansia e in pianto. Quindi ricevi. il modello padovano e il moto del libro Per comprendere a fondo il simbolo del libro nella Istoria di Constantin Cantacuzino Stolnicul è necessario conoscere il destino di . solo per non far dimenticare le cose e il corso dei fatti del paese. Potremmo interpretarlo attraverso il prisma della retorica. Ma se ci ricordiamo che alla fine muore decapitato senza giudizio. assomigliano in qualche misura agli aforismi di Cioran: «Dzicem că de-ar hi cutare și cutare. acmu ar hi într-altu chip. in mezzo a innumerevoli battaglie. 2003. Ma non sono i tempi sotto il timone dell’uomo. Invece noi guardiamo tempi terribili e le incertezze delle scelte per noi e per la nostra terra.

che arriva solo fino al IV secolo d.C. pur avendo egli scritto relativamente poco. e come farà negli anni successivi Dimitrie Cantemir. quindi a Venezia. 18 Vedi a questo proposito il primo lavoro monografico su Constantin Cantacuzino Stolnicul (Ortiz. ma non è riuscito a terminare il suo lavoro. e infine all'Università di Padova. geometria. filosofia. 1943). Constantin Cantacuzino parte per un lungo viaggio che lo porterà a Costantinopoli. dopo l'uccisione del padre. Constantin Cantacuzino aveva in mente un'opera monumentale che affrontasse il tema della storia dei paesi romeni dalle origini fino all'età contemporanea. Nel 1665. dando così origine al ramo valacco della famiglia Cantacuzino. Il padre di Constantin. i Cantacuzino. Allo stesso modo di Miron Costin. dove studia logica. Ma la figura di Constantin Cantacuzino Stolnicul deve essere vista sia attraverso la lente delle sue realizzazioni come scrittore nel genere storico che collocata nel contesto culturale della sua epoca. .166 Alexandra Vranceanu Pagliardini questo umanista valacco. i libri hanno occupato un posto centrale. fisica. in piedi e rivestito di un lungo mantello. nella cui vita. 1973). Nato nel 1639. Di questo periodo ci è pervenuto solo un diario di viaggio molto sintetico (vedi Ruffini. Cartojan. in quanto accampavano la discendenza dal basileus Giovanni VI Cantacuzeno (1347-1354). da cui possiamo dedurre che cosa ha studiato e che libri ha comprato a Padova 18 . che aveva avuto fra gli antenati un imperatore di Bisanzio. dove troviamo appunto quaranta eruditi illustri che hanno frequentato l'Università di Padova. Il ritratto di Constantin Cantacuzino. matematica. Constantin Cantacuzino Stolnicul apparteneva ad una famiglia dell'alta nobiltà. si può ancor oggi ammirare nella Sala dei Quaranta. A tale scopo ha raccolto una quantità impressionante di libri. di origine greca. era venuto da Costantinopoli e aveva sposato una principessa romena.

Stolnicul organizza la Cancelleria per gli affari esteri di Bucarest «reclutando ogni sorta di dragomanni e traduttori. Accusato di aver complottato contro l'Impero Ottomano. i suoi averi confiscati e il suo corpo gettato in mare senza sepoltura. e a lui succede Constantin Brâncoveanu. 180) Ma la carriera brillante del nostro autore avrà un epilogo tragico. Nell'ultimo trentennio del XVII secolo. Șerban Cantacuzino sale al trono negli anni 1679-1688. Constantin Cantacuzino Stolnicul. Il fratello di Constantin Cantacuzino. Constantin Cantacuzino Stolnicul era stato il mentore del nipote Constantin Brâncoveanu. che hanno lasciato un'impronta profonda nella storia della Romania. ha potuto applicare nell'azione di governo e di promozione culturale tutto ciò che aveva appreso Padova e nelle altre tappe del suo viaggio di studio. è stato costituito un corpo di cavallerizzi di fiducia. suo fratello Șerban Cantacuzino e Constantin Brâncoveanu.» (Cantacuzino. 1996. Constantin Cantacuzino ha avuto un ruolo importante a corte e può essere considerato una sorta di eminenza grigia (consigliere di fiducia) di due principi regnanti romeni. rapidi e ingegnosi nell'opera di trasmettere e nascondere i messaggi diplomatici. consigliere di entrambi. che per questo sceglierà lo zio per amministrare la politica estera e la diplomazia della Valacchia. che regnerà per ben 26 anni. Constantin Cantacuzino sarà decapitato. che partono da e arrivano a Bucarest. «Il 16 .Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 167 Anche se non ha mai accettato di diventare voievoda di Valacchia. e di esperti nella cifratura e nella decifrazione della scritture e dei messaggi che gli passavano per le mani. mentre la sua testa sarà esposta nel centro della città a monito per tutti i possibili futuri traditori. sono stati posti all'opera cartografi per elaborare carte geografiche del paese. In questa funzione. i fratelli Cantacuzino hanno in mano il dominio della Valacchia e usano il loro potere per far eleggere sovrani scelti da loro. nipote di Șerban e di Constantin. In questo lungo periodo.

in primo luogo di Padova. di cui si ereditavano anche gli studi di grammatica e di retorica. ricevuta da Constantin Cantacuzino Stolnicul: «Ma ben presto Constantin Cantacuzino Stolnicul esercitò la guida di questo mondo di letterati riuniti a Bucarest. ai piedi e alle mani. Nel suo libro Byzance après Byzance Nicolae Iorga dedica un capitolo a questo tema. e la sua Accademia. fino alla fondazione. Il libro come strumento di lavoro e di lotta Nicolae Iorga sottolinea l'importanza dell'educazione umanistica.» (Cantacuzino.1. i beni. l'argento e anche i cavalli di loro proprietà. che prendeva nome da suo fratello. vengono torturati affinché rivelino il nascondiglio di tutti i propri tesori. 1935. 1996. 201-219). secondo il modello dell'Università di Padova.» (Iorga. ma era di lingua greca e con un programma di studio nel quale si leggevano gli stessi autori che a Bisanzio. e anche dell'influenza occidentale. 201) Prima della decapitazione. l'oro.3. ha quindi protetto e incoraggiato lo sviluppo delle scuole. riproduceva nella capitale valacca il tipo della scuola di Padova. chiamata Academia Princiară de la Sfîntul Sava (1694). In questo periodo si passa dallo slavone al greco e si .168 Alexandra Vranceanu Pagliardini aprile 1716. che aveva compreso a fondo l'importanza dell'educazione. 1935. la circolazione degli uomini di cultura e di scienza ha portato all'integrazione della Valacchia nel circuito europeo. e osserva l'influsso del modello delle scuole di origine bizantina a Costantinopoli. Nel mercato di Costantinopoli vengono venduti all'asta i gioielli. quindi uccisi insieme a tutti i membri maschili della loro famiglia. sulla «rinascita» culturale dell'epoca Brâncoveanu. Ștefan Cantacuzino e suo padre sono condotti al patibolo con catene alla gola. di una scuola superiore a Bucarest. 205-206) Constantin Cantacuzino. 3. intitolato «La renaissance par l’école» [Il Rinascimento per mezzo della scuola] (Iorga. il principe regnante Șerban.

D. con professori di gran fama (il primo rettore. soprattutto in seguito alle lezioni del filosofo Cesare Cremonini. discepolo di Corydaleu. nel 1707) e promuoveva. cap. Gheorghe Maiota. 19 Per la relazione fra influenza slavona e greca. e ha contato fra i suoi studenti anche i figli del voievoda. nei primi paragrafi del proemio della sua Istoria. gli studi umanistici e classici.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 169 modernizza e si laicizza l'insegnamento 19 . nel 1694. di rango universitario. fra i centri d'insegnamento che si trovavano in questa parte dell'Europa. sarà il futuro sovrano). La Scuola de la Sfîntul Sava. 331-337. In essa venne adottato un programma di studi che rifiutava il dogmatismo costantinopolitano (tale alleggerimento è evidente dopo le riforme introdotte da Stolnicul Cantacuzino. come Toma e Ștefan Cantacuzino (il secondo. Gheorghe Hypomenas. M.«Epoca lui Șerban Cantacuzino». si veda Cartojan. che insegnò il neoaristotelismo a Padova dal 1591 al 1631 (Ruffini. 337-346. Ioannes Avramios. 1973. istituzione che ha goduto del sostegno generoso e costante da parte di Brâncoveanu.» (Mazilu. 1996. Panait Sinopeus. Barbu Greceanu e altri rampolli della famiglie aristocratiche. nello spirito del neoaristotelismo secondo l'interpretazione di Corydaleu. figlio dello Stolnic. Ruffini osserva che l'insegnamento a Padova era considerato il più liberale in Italia e qui si fondava il libero pensiero. e da Hrisant Nottaras. 22). di eccellenza.Mazilu commenta così questa evoluzione delle scuole secondo il modello occidentale nell'epoca Brâncoveanu: «L'Accademia Signorile. che fu anche «borsista Brâncoveanu» a Padova) ha conferito a Bucarest una posizione culturale privilegiata. e quindi «Epoca lui Brâncoveanu». cui sono succeduti il cipriota Markos Porphoropoulos e un altro maestro di Trebisonda.H. Sevastos Kyminitis di Trebisonda. fu illustrata da grandi personalità come docenti. . 2000. Bartolomeo Ferranti. Ioanes Komnênos. Cantacuzino cita proprio Aristotele. dal disperso mondo ellenico e anche dalla Russia. Così si spiega anche perché. 110). Mitrofan Grigoras. ma si sono qui formati anche giovani provenienti dai paesi balcanici.

1933. Șerban Cantacuzino). è altrettanto importante l'attività editoriale di Constantin Cantacuzino Stolnicul. 1943). 1996. in un'edizione a cura di Iordache-Coconul (n. si veda Cartojan. (Cartojan. resta fondamentale Iorga.» (Cartojan. suo discendente. (Cartojan. 1996. Cartojan. Cantacuzino). 1916.] Nel 1683 si pubblicano gli Atti degli Apostoli. Nel 1682 vengono pubblicati integralmente i Vangeli in lingua romena. Per l'influenza italiana nell' epoca Brâncoveanu. [. i testi canonici sono tutti in slavone. N.r. 338) (Vedi anche Ortiz. si vedano Ortiz. così annota riguardo al periodo del principato di Șerban Cantacuzino: «Sul piano culturale.Cartojan osserva che «le relazioni politiche e culturali dei nostri paesi con Venezia non furono mai così intense come al tempo di Brâncoveanu.. Egli cura dal punto di vista filologico e pubblica diversi libri in romeno. . Per il ruolo di Brâncoveanu nella cultura romena.170 Alexandra Vranceanu Pagliardini Studiando le relazioni fra la Valacchia e l'Italia. 1996. che inserisce nel testamento la richiesta che il figlio studi latino e italiano. il che nel XVII secolo significa per i romeni studiare in Italia.. l'altro fratello del voievoda (n. 1996. 340-341). Un po' paradossalmente. un certo Matei Crețulescu. dopo 26 anni di chiusura: ciò permette la pubblicazione in romeno di numerosi libri religiosi.r. fratello del voievoda. appare ad esempio in un boiardo contemporaneo a Stolnicul Cantacuzino.d. anche l'influsso greco si fa sentire da noi attraverso la filiera della formazione italiana: «D'altronde. Lo storico Ion Mihai Cantacuzino. 1969. curato dall'erudito Constantin. la tipografia della Mitropolia di Bucarest è stata riaperta nel 1680. Ruffini. si veda anche Cartojan. a partire da quella data. 341-344. viene officiata nella lingua compresa da tutti e non in slavone. 341) 20 Accanto a quella politica. L'interesse per una formazione occidentale. 1928.d. Brâncoveanu aveva appreso da Stolnicul Constantin Cantacuzino quale grande prestigio godeva la cultura greca nell'Italia cattolica. che 20 Per l'influsso greco sulla cultura romena. ma i commenti vengono redatti in lingua romena. in quanto la liturgia religiosa. Per l'influsso della letteratura italiana. Nel 1680 esce il libro Liturghierul.

196). curata da Nicolas Glykis. 1992. ma da quanto ci resta possiamo capire che Stolnicul Constantin Cantacuzino preparava la stesura delle sue opere storiche partendo dalla consultazione di molte fonti documentarie. Qundi la stesura dell'opera storica è stata preparata minuziosamente attraverso la scelta e la raccolta di un grande numero di testi. Solo una parte di essa si è conservata. Non possiamo quindi separare la sua opera. Nel 1687 esce a Venezia una Bibbia in greco. che ad essa ha dedicato uno studio molto dettagliato. 67-76. 1973. 2000. insieme ai Vangeli. 109-112). Inoltre la lingua romena si costruisce in funzione di questo monumento costituito dalla Biblia de la București o Biblia Cantacuzino (Si veda anche Mazilu. molto bella e molto rara. presso editori romeni. la considera una delle più grandi bibliteche private dell'Europa del tempo (Ruffini. Valacchia e Craiova]. 1973. Questi fatti mostrano come per Stolnicul Cantacuzino la pubblicazione di libri in romeno o in greco. Rimane legata al nome di Constantin Cantacuzino Stolnicul l'esistenza di una steraordinaria biblioteca. voievodul Ungrovlahiei și al Craiovei» [il principe Șerban Cantacuzino. in particolare per il problema delle fonti storiche di Constantin Cantacuzino. . con cui l'autore intendeva colmare tutte le lacune che aveva trovato nella precedente stroriografia. dalla costituzione di questa biblioteca. 21 21 Vedi Ruffini. voievoda di Transilvania. 56). su pagamento di «Kir Ioanni Serbano Cantacuzino. il Nuovo testamento. fosse un'attività essenziale. Mario Ruffini. mentre il resto si è disperso in Europa. Questa Bibbia. Divina Scriptura. in cui si preparava le proprie basi documentarie. iniziata da Șerban al tempo del suo regno» (Cantacuzino.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 171 vanno a formare. Istoria. è una riproduzione di quella apparsa a Francoforte sul Meno nel 1557. Si tratta dello stesso testo greco alla base della traduzione delle prima bibbia in lingua romena.

in parte greca. Cantacuzino ha avuto una sensibilità nazionale particolare. in parte romena. Constantin Cantacuzino Stolnicul può essere considerato un intellettuale che ha fatto parte della repubblica delle lettere. ma che alla fine vengono scoperti dai turchi e giustiziati o esiliati. il fatto che aveva assunto. il fatto di aver ricoperto cariche politiche rilevanti e di aver sentito al tempo stesso il bisogno di scrivere un libro fondamentale. dal punto di vista delle attività concrete. a Constantin Brâncoveanu. grazie ai suoi studi in Italia. Da un altro punto di vista. è una prova ultariore di questa sua apertura verso l'Europa. il desiderio di liberare le terre romene dalla dominazione turca. come del resto al suo principe. al Seminario greco. un'opera in cui si spieghi al mondo e ai romeni stessi la vera origine e identità culturale della stirpe. da cui politicamente dipendono. un intellettuale che ha voluto sempre essere informato sulla vita culturale europea. ma anche a Constantinopoli. dove verrà pubblicata nello stesso anno. Data la sua origine. mentre l'interesse culturale trova espressione nella scrittura di libri in cui si . si sono preoccupati delle relazioni diplomatiche fra i paesi romeni e l'Europa. relazioni che cercano di occultare di fronte agli ottomani. Tutti gli autori di cui si parla in questo capitolo. Li accumuna quindi l'interesse per la cultura europea. la invia al figlio Radu per farla stampare a Padova. Senza essere certo un esiliato. la guida degli affari esteri del principato. e. e che che ha definito la propria identità e quella della sua cultura in rapporto ai centri culturali da lui frequentati. agli inizi del 1713. Miron Costin. che traspare dalle sue opere sia nel modo in cui interpreta il topos della «translatio studii». che nel modo in cui definisce l'identità nazionale. un'apertura che gli sarebbe costata la vita. Dopo aver terminato. Tale interesse di definirsi rispetto all'Europa si manifesta politicamente con lettere diplomatiche e con accordi. parlando in termini moderni. una carta geografica di Valacchia.172 Alexandra Vranceanu Pagliardini Constantin Cantacuzino Stolnicul fu anche il primo cartografo della Valacchia. Dimitrie Cantemir e anche Stolnicul Constantin Cantacuzino.

non viene portata a termine. 33-34). Moldavia și Nomi per la lingua valacca (Ruffini. Così si spiega che il topos del libro assume forme simili nelle loro opere. Allo storico Nicolae Iorga (Iorga. Carlo Tagliavini ha attribuito a Constantin Cantacuzino molti manoscritto ritrovati fra le carte di F. 1973. il testo è sparito dalla circolazione per due secoli. Cantacuzino conosceva l'opera di Ureche. in cui era pervenuto in forma anonima. Bibliofilo e appassionato di storia. di tutta la Dacia. grazie ad alcune lettere scritte in risposta al generale Ferdinand Marsigli (1658-1730). la cui redazione. Costantin Cantacuzino Stolnicul si è impegnato per molti anni nella crittura dell'opera intitolata Istoriia Țării rumânești întru care să cuprinde numele ei cel dintâi și cine au fost lăcuitorii ei atunci și apoi cine o au mai descălecat și o au stăpânit până și în vremile de acum s-au tras și stă Istoria Țării Românești. che si era procurato a Iași con le interpolazioni di Simion Dascălul. Valacchia. Fiumi. Sono molti i punti in comune fra la Istorie di Cantacuzino e le opere storiche dei suoi predecessori moldavi. presenti nella Istorie. prima di essere ritrovato.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 173 presenti la storia culturale dei romeni. autore dell'opera Danubius Pannonicomysiens (1726). interrotta dalla morte violenta.Marsigli gli aveva richiesto alcune informazioni sulla storia della Valacchia. Marsigli: Nomi geografici per la lingua transilvana. Rimasto manoscritto. Cantacuzino conosceva poi personalmente . cioé Transilvania. Queste interpolazioni sono anche per lui fonte di sospetto e di irritazione. F. e di aver potuto così attribuire l'opera anonima proprio a Stolnicul Cantacuzino. nel secolo XIX. e lui aveva rinviato la risposta. dicendo che stava lavorando ad una storia del paese. Monti. Selve. Abbiamo saputo che Stolnicul Cantacuzino lavorava alla sua opera. quindi. in copie presenti in più monasteri. Nomi geografici de' Comitati e Circoli della Città. 1889) va il merito di aver collegato la corrispondenza fra Constantin Cantacuzino e Marsigli ai temi della romanità della lingua e del popolo romeno.

nici știință de la alții. finché non fosse stato da un altro istruito. făcându-se și ca o luminare arătânduse. e che ogni insegnamento del vero ha bisogno di basarsi su fonti precedenti. Anche il suo desiderio di far uscire la storia della Valacchia dalle temebre dell'ignoranza appare nel proemio. che lui intitola Predoslovie. che non sono stati capaci di conservare memoria dei secoli passati. un elogio indiretto del ruolo fondante del libro. né conoscenza presso altri. nessuno al mondo ha mai trovato nulla. ca să poată ajuta cel ce nu știe de la cel ce știe și cel din întuneric să iasă la lumină. sau pomenire măcară să află ca o povață. che si mostri come una luce. 1) [Difficile e pesante è per chiunque trovare la strada e dare inizio a qualsiasi cosa. perché quello che non sa possa essere aiutato da quello che sa. e il suo interesse maggiore concentrato sulla latinità dei romeni. ma siccome tutti e tue scrivono le loro opere contemporaneamente. nici de nici o parte ajutor iaste. afferma che nessuna conoscenza può nascere da zero.» (Cantacuzino.] Da autentico umanista. 1988. con cui si era anche imparentato. analogo a quelli che abbiamo trovato in Ureche e Costin: «Cu greu și cu strâmt iaste neștine a da cap și începătură fieștecărui lucru. Tuttavia il simbolo del libro come luce che illumina nelle tenebre è un tema ricorrente. o almeno una menzione che si trovi come un consiglio. până n-au fost de altul invățat. dove si criticano i predecessori. in primo luogo vorremmo sottolineare il suo desiderio di iniziare la storia dalle origini. 1988. Anche Cantacuzino esordisce presentando l'unicità della propria impresa e parla di assenza totale di fonti (sulle fonti latine di Cantacuzino. 37). e quello che è nelle tenebre possa uscire nella luce. Per quanto riguarda Stolnicul. mai vârtos celuia când nici cum. vedi Ruffini. 1973.] . 1) [Poiché non c'è nessuno al mondo che possa sapere da sé. «Că nici unul în lume nu iaste carele den sine numai să știe și nici unul nu au aflat nimic. ma più difficile è per quello che in nessun modo e da nessuna parte trova aiuto. entrambi si autopresentano come pionieri.» (Cantacuzino.174 Alexandra Vranceanu Pagliardini Miron Costin.

il filosofo che aveva studiato a Padova.» (Cantacuzino... măcar cât am ostenit. ho chiesto (. Il primo motivo per la scarsità di fonti storiche è. iar la noi mai nici unul.. visto che non ho trovato finora. (. ma poi ritorna sulla mancanza di una tradizione umanistica nel suo paese: «Cu greu..» (Cantacuzino.) come in altri paesi fanno e scrivono in lungo e in largo di tutto ciò.] Cantacuzino si mostra così irritato per l'assenza di testi storici. de vréme ce nu aflu eu pănă acum.) precum de alte țări fac și scriu pe larg toate. e se non molti e molte. il fatto che la Valacchia sia sembrata un paese piccolo e quindi marginale. nel corso degli studi da lui effettuati.. 1988. poiché entrambi hanno lodato i loro modelli e le loro fonti.. e da noi quasi nessuno. per quanto ho faticato.) se solo avessi trovato uno storico che si fosse occupato di questo paese.) că doar aș fi aflat vreun istoric. ca să șază ei să scrie ale patriei lor și să istorisească întâmplările moșiei lor. comunque lo fanno. (. precum fac alții de ale lor.2) [pochi sono stati gli abitanti di questo paese che si siano messi a scrivere sulla loro patria e che abbiano raccontato gli avvenimenti della loro terra. che afferma che i romeni sono il solo popolo rimasto senza un libro che getti le basi della loro identità: . carele și de țara aceasta. secondo lui. cum să vede. zic. cita qui Aristotele. cât am întrebat (. foarte-mi iaste. ma nondimeno critica esplicitamente la mancanza di un libro che abbia conservato la memoria del passato: «puțini au fost pământenii aceștii țări. însă tot fac. e Diodoro Siculo. è per me.. come fanno gli altri con le loro. dico. Non sfugge quindi che le informazioni che ha avuto sulla storia degli altri paesi.] Si nota qui che importanza aveva per l'autore il fatto che gli altri paesi avevano quello che la Valacchia ancora non aveva. și de nu mulți și multe. 1988.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 175 Come abbiamo anticipato. 1) [Difficile.. cât am cercat. hanno fatto nascere in lui il desiderio di scrivere una storia dettagliata dalla propria terra. ho cercato.

5) [Anche se certi di quelli che scrivono di essa. și multe hule găsesc. sono soltanto straniere «pe la alții voi umbla a cere și a mă îndatori» [dagli altri andrò in giro a chiedere e a indebitarmi] (Cantacuzino. 1988. și scrie. a opporsi e a rispondere. nici cu palma. 5) [chiunque.. criticandone la scarsità di informazioni e il carattere spesso soggettivo di quelle che vengono fornite (Cantacuzino. fino ad un certo momento della storia. secondo Cantacuzino. come gli va.» (Cantacuzino. può dire e scrivere. nu adevărul scriu. a-i sta împotrivă.. Perché non c’è nessuno. iaste pricină. poiché stranieri sono e di cattiva fede alcuni. ci și orbi. ca niște streini ce sunt. né con la penna. ci sono quesiti sulla storia a cui nessuno potrebbe dare risposta: «cine cum îi iaste voia poate și zice. nu numai de râsul altora și de ocară suntem. e molti ingiurie trovano.] Guardiamo per un attimo al simbolo del libro come a un duello cavalleresco: alle parole infamanti si può rispondere con la penna o . de astăzi. che oggi. muti e sordi delle cose e dei fatti che sono successi e che sono accaduti tempo fa (. și pe lăcuitorii ei rău îi defaimă. 1988. 5). muți.] Spiega quindi di che fonti si è servito. și a-i răspunde.) hanno lasciato che tutto crolli nella voragine dell’oblio e nelle tenebre eterne sono rimasti. surzi suntem de lucrurile și faptele celor mai de demult s-au întâmplat și s-au făcut (…) au lăsat toate de s-au surpat în prăpastia uitării și întru întunerecul de véci au rămas.176 Alexandra Vranceanu Pagliardini «Această dară scădére mare și jale doar într-acest norod al neștiinței și al nevrerei să învéțe fiind. 1988. 1988. Osserva quindi che le sole fonti credibili. 3) [Quindi. questo declino e patimento dell'ignoranza e della non-volontà di imparare solo in questo popolo essendo.» (Cantacuzino. nici cu condeiul. e i suoi abitanti male diffamano. 1988. non solo la derisione e la zimbello degli altri siamo. 5). ma ne diminuiscono i fatti. è la ragione. tuttavia anche queste fonti parlano dei romeni sminuendone il valore: «Măcar că unii dintr-aceia ce scriu de dînsa. né con la mano.» (Cantacuzino. ci-i micșorează lucrurile. și sî voitori de rău unii. ma anche ciechi. non la verità scrivono. Căci nu iaste nimeni.] Dunque. in assenza di umanisti romeni e di fonti credibili.

2. e questo detto sentendolo i romani. risalente ai greci. per primo. come nel caso di Stolnicul Cantacuzino.» (Cantacuzino. iaste varvar". ma insiste poi sul fatto che si è . și de la acea vrednicie a lor ieșise acel cuvînt și acea ce să zice că "tot cine nu iaste elen. mentre ricorda la cultura degli antichi greci e in particolare l'uso che essi facevano del termine «barbaro». Accettare il guanto di sfida di questo duello umanistico contro i detrattori è un obbligo d'onore. 30) [Da lì quindi. 1988. 29). iaste varvar. 1998. da lui affrontato sia dal punto di vista storico. 30). Cantacuzino riconosce la celebrità di «toate istoriile și toate scripturile câte de ei scriu» [tutte le storie e tutti i libri scritti da loro] (Cantacuzino. che ha compreso in pieno l'importanza fondamentale dell'impresa. întîi. anche loro dicevano che tutto ciò che non è greco o romano è barbaro. Ci sorprende il fatto che.3. che egli analizza secondo diverse prospettive e nelle varie tappe della civiltà europea. sia attraverso il commento critico delle fonti che presentano imprecisioni (Cantacuzino. pur essendo egli figlio di un greco. și lor zicea că tot cine nu iaste elen.] Sempre a proposito dei greci. Cantacuzino si accinge dunque a scrivere per mettere a riparo la stirpe dei romeni da quelli che hanno scritto falsità («basne»). che solo un umanista può adempiere. poi viene la ripresa da parte dei romani: «De acolo dară.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 177 con il pugno. și care zisă ascultînd-o romanii. quindi nel loro caso il libro è anche un'arma. e da quel valore loro erano venuti quella parola e quel modo di dire che "tutto ciò che non è greco. non fa nessun cenno al mito di Bisanzio. 3. La prima fase è l'invenzione del termine. Translatio studii Cantacuzino si sofferma a lungu sul problema della romanità. è barbaro". come aveva già affermato Costin parlando di Simeon Dascălul. nici roman.

ingiurata. ma ciò. sottomessa. Il fatto che Cantacuzino apprezzava la letteratura barocca si vede certo dai titoli presenti nella sua biblioteca. 38) 23 . cît milă să face tuturor celor ce știind. e Delle lettere. 1973. che pietà hanno tutti quelli che sapendo quello che c’è stato. di cui abbiamo già parlato. della caducità di tutte le cose. cinstele ș-au stins și de toate cîte mai întîi au avut slave. s-au dezbrăcat. e vada alla ricerca di una ragione: «astăzi acel neam atîta iaste de scăzut.] Ruffini ritiene che Cantacuzino conosca la filosofia della storia. 113). da umanista-politico. 2000. gîndesc ce au fost și la ce sunt: dăscălia au pierdut. de supus. si sono spogliati. Piuttosto pare che egli. la loro caduta in diverse forme di barbarie. comune all'epoca «fortuna labilis». 22 Mazilu non crede che il gusto per il Barocco di Stolnicul Cantacuzino si giustifichi solo con il suo soggiorno in Italia. offesa e abbattuta. stăpînirile au răpus. pubblicata nel 1581. 23 Il nostro autore era versato nel campo delle controverse religiose (Ruffini. bensì che sia opportuno ipotizzare un suo interesse specifico per la letteratura e la poetica barocca: «La sua particolare applicazione allo stile (documentata nell'opera Istorie) trova un sicuro riscontro nei testi di Tasso (il Rinaldo. di Paolo Segneri o di La Calprenède. le proprietà le hanno disfatto. și de mojic. insieme al suo interesse per lo stile. non giustifica a nostro parere la sua inclusione nella corrente barocca.» (Mazilu. tuttavia la comparsa di fortuna labilis non ci pare giustifichi l'attribuzione di Cantacuzino alla corrente del Barocco 22 . all'Università di Padova (Ruffini. 31) [oggi quella stirpe è così decaduta. ma anche per la . gli onori si sono spenti e di tutto ciò che prima gli dava la gloria. 1973. e collega queste riflessioni alla diffusione delle teorie filosofiche di Teofil Coridaleu e alla filosofia neoaristotelica. 133) e ha avuto una passione costante per Aristotele (Ruffini. motivata secondo il topos. insegnata da Cesare Cremonini. si trovavano fra i volumi della famosa biblioteca Cantacuzino). e l'Aminta. 1708). nell'edizione del 1562. de hulit și de ocărît.» (Cantacuzino. e anche se legge e apprezza scrittori italiani come Tasso o Ariosto. Non è facile identificare nello stile di Constantin Cantacuzino Stolnicul caratteristiche barocche. 1973. faccia uso del topos per spiegare la decadenza di un grande popolo. 1678. 1988.178 Alexandra Vranceanu Pagliardini avuta la totale decadenza dei greci. 270-271). di Giovanni Francesco Loredan (De gli scherzi geniali. poiché troviamo nei suoi scritti il senso dell'evoluzione storica. pensano a quello che c’è ora: l’istruzione l’hanno perduta.

cioè loro. mandandoglieli i loro genitori lì. ca să folosească rodul lor cevași. per spiegare meglio al lettore il concetto di translatio studii. adicăte ei. Angelo Paciucchelli e altri. măcar că-i batjocoresc frâncii. e il logoramento della lingua greca: filosofia neo-aristotelica. per cui vengono fornite come motivazioni la decadenza politica. 31) [loro in Italia vanno e lì le scienze imparando. la Athine. în Elada. elinii. Carii odată toți feciorii oamenilor celor mari și ai domnilor romani mergea. sia la teologia e la prosa latina. sono fuggiti e sono andati da loro. Ruffini osserva che nei suoi studi affronta sia Tommaso d’Aquino. dicendo questi che le loro dotte signorie. Giulio Cesare. cioè la perdita di indipendenza della Grecia.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 179 Stolnicul Cantacuzino osserva inoltre che. indietro tornano e ad altri insegnano. de la carii și pănă astăzi pe alocurea să vede că au cîte o școlișoară de învață. Cicerone. E altri lì rimanendo diventano papisti e così contro l’ortodossia di questi altri cominciano e fustigare. dei quali fino ad oggi si vede qua e là. unii.» (Cantacuzino. anche se gli italiani li deridono. de învăța carte grecească și în științe acolo procopsiia desăvârșit. ad Atene. spronare. și așa împotriva orthodoxiei cestorlalți a îmboldi și a înghimpa să ascut și scriu. certi. Louis Godin. per godere del loro frutto. . che hanno una scuoletta per insegnare.] Cantacuzino elenca poi una serie di personaggi illustri che hanno rispettato a Roma la cultura greca. înapoi se întorc și pe alții învață. pungere. Inoltre era sempre informato su tutto perché leggeva costantemente giornali di diversi paesi (Ruffini. 90. e su questo ironizza e sviluppa osservazioni molto interessanti: «ei în Țara Frîncească să duc și acolo științéle învățînd. che Mailha. 1988. nel periodo in cui scrive. i greci erano emigrati «dai romani». Augusto. e che in questo campo la sua biblioteca era ben fornita. si affilano e scrivono. dai romani. trimițîndu-i părinții lor. 1973. Ruffini rileva in Constantin Cantacuzino Stolnicul un eclettismo letterario e uno spirito privo di pregiudizi (Ruffini. in Grecia. Iar alții acolo rămîind. che leggeva sia Tasso o Ariosto. per studiare greco e perfezionarsi nello studio delle scienze. 92-96). Adriano. cioè in Italia. zicîndu-le că descăliile lor. să paistășescu. Laddove una volta tutti i figli delle persone dei grandi andavano. 91). i greci. au fugit și au mers la dînșii. la romani.

con essa vivono. (. e la critica alle falsità («basne») di Simion Dascălul (Cantacuzino. Appare anche nella Istorie di Cantacuzino Stolnicul il tema dell'origine romana dei romeni. tanto che non potremmo ricavare una figura di principe-modello dalle pagine di Cantacuzino. 1988. (. cu dînsa trăiesc. 1988.. una massa di sfruttatori e arrivisti pericolosi. che vedono negli emigranti greci.. Ci de la unii să véde și rămîne și folos în pămînturile acestea. cum se vede că den tot feliul de limbi au într-însa amestecate cuvinte și așa stricîndu-ș-o. come si vede. si sono mescolati la lingua con quella di altri barbari.) e cose terribili fanno e portano. ș-au amestecat limba cu tot feliul de varvari. 31) [loro grazie ai turchi in Moldavia e in Valachia arrivano. A differenza degli altri scrittori trattati finora.» (Cantacuzino. da cui risulta la visione di Cantacuzino sulla . incontriamo in Stolnicul Cantacuzino il tema dell'origine mista. iar alții ca să jăfuiască și ca să răpească numai ce vin.180 Alexandra Vranceanu Pagliardini «robi supuși altora căzînd.. anche sotto la dominazione turca (Cantacuzino. Egli assume quindi il punto di vista degli autoctoni del suo tempo. da diverse lingue.] Lo scrittore cambia bruscamente prospettiva e guarda così i greci dal punto di vista dei romeni. E certi si vede che hanno da trarre profitto da queste terre. che approfittano della posizione di protetti dagli ottomani.» (Cantacuzino. 32).. Citerò in particolare due paragrafi. 1988. o almeno in parte di essi. che egli introduce con attenzione e prudenza fra le dispute sulla latinità dei romeni. e su cattive strade i principi del paese conducono e gli danno consigli. così rovinandola. 31) [schiavi sottomessi ad altri diventando. hanno mescolato in essa delle parole e. manca in lui ogni riferimento alla storia romena propriamente detta. și la réle căi pe domnii țărîlor pun și sfătuiesc.) și multe rele și grozăvii fac și aduc. per sottoporre il paese a questi soprusi: «ei prin mijlocul turcilor la Moldova și în Țara Rumânească vin. 36). che. e altri per predare e per rubare vengono solo. 1988.] Ma d'altra parte loda i greci rimasti nell'Impero ottomano per aver conservato la propria fede.

cum în viețile lor să va arăta. măcară fie și cevași mai osebită în niște cuvinte den amestecarea altor limbi. che sono ancora più schietti. fiind dintr-aceia mai mulți vrédnici și destoinici. carii încă și mai neaoși sînt.. Nu zic însă că toți. și toți cîți și într-altă parte să află și au această limbă. ma sono tutti gli stessi.) Perché. molti dagli stranieri sono venuti.» (Cantacuzino. sempre romani li chiamiamo. Nel primo afferma che l'origine romana e romena dei romeni di tutte e tre le provincie risulta dal fatto che si capiscono nella stessa lingua. come ad esempio i Basarab sono di stirpe serba e altri principi di altre stirpi. cum și Basarabeștii se trag din neam sîrbesc și alți domni de alte neamuri . tot romani îi ținem. (. viind ei aici. venendo loro qui e sposandosi e mescolandosi con gli abitanti del posto e installandosi. ce și den Ardeal. și căsătorindu-se. come dicevo. și moldovénii. E quindi. că sînt toți români (. toți cîți sînt astăzi să află lăcuitori într-aceste țărî. Ca acéstea dară neamuri de tot feliul. ma anche quelli della Transilvania. essendo di quelli più valorosi e capaci. Non dico pero che tutti. anche se un po’ diversa in certe parole per la mescolanza di altre lingue. anche considerando la propria . rimangono a ereditare il nome di romeno. Stolnicul Cantacuzino è il primo storico che. accanto alla ripresa degli stessi topoï. quindi passa ad un argomento che lo interessa diversamente: «Însă rumânii înțeleg nu numai ceștea de aici. și amestecîndu-se cu lăcuitorii pămînturilor și așezîndu-se. Ce dară pe aceștea. come si mostrerà nelle loro biografie. 1988. la storia propriamente detta di questi scambi e incontri che hanno portato alla formazione del popolo romeno. așa cum s-au zis mai sus. iară tot unii sînt.» (Cantacuzino.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 181 questione dell'identità nazionale. purtroppo. 1988. anche i principi. legati alla romanità e alla continuità storica. quanti ancora si saprà da che frutto vengono.) Că și domnii încă mai mulți den străini au stătut. e i moldavi e tutti quelli che si trovano in altre parti.. perché tutti da una fonte sono sgorgati e scorrono. 40-41) [Però per romeni intendo non solo questi di qui. Siccome queste stirpi di tutti tipi. tutti quelli che sono oggi abitanti di questi paesi sono romeni. 40-41) Manca. e hanno questa lingua. che Stolnicul aveva intenzione di descrivere nel proseguimento della propria storia. încă cîți să vor ști den ce rod au fost.. com zic. că toți aceștia dintr-o fîntînă au izvorît și cură. Ma è importante sottolineare che. come si è detto sopra.. rămîind moșténi și numele de a să chema rumâni.

mi sembra.» (Cantacuzino. che seguirà di lì a poco. 1988. introduce l'elemento della combinazione e del cambiamento continuo dell'identità nazionale in virtù di incontri e incroci che modificano la combinazione e la composizione etnica. 41) [Perché nessuna razza può rimanere per secoli la stessa nel mondo. ci toate cîte sînt.] Accanto al topos dell'instabilità. Sembra poco. come caratteristica dell'epoca moderna. invariate e immutate possono restare. nici feliurile limbilor în mii de ani tot acélea neschimbate și nemutate pot sta. che cosa unisce gli individui in modo che si possano chiamare romeni. e riflettono su questo tipo di identità mista. dalla eterna di Dio sagezza e potenza. in Eraclito e poi nella poetica barocca. Ma allora che cosa resta. come ha detto in una citazione precedente? Due elementi in primo luogo: la lingua e il fatto che si sono insediati («s-au așezat») in uno stesso territorio. Că nimic subt soare iaste stătătoriu. né i tipi di lingue. incontrato frequentemente già nella Bibbia. .182 Alexandra Vranceanu Pagliardini origine greca. che nell'epoca fanariota. credo che sia importante notare qui il modo in cui Stolnicul Cantacuzino è riuscito a ridefinire in termini migranti l'identità nazionale. Stolnicul Cantacuzino sviluppa nel paragrafo successivo la sua idea della combinazione. neanche uno è soltanto turco]) o i russi (și la Moscu – lasă altele – că mai mulți să trag den fel tătărăsc și leșesc [anche a Mosca – lascio le altre – molti camminano in modo tartaresco o polacco]). della sintesi ineffabile e indecidibile che porta alla formazione di un solo popolo anche presso i turchi («tac de turci că îmi pare că nici unul neaoș turc nu e» [taccio dei turchi dove. E conclude: «Că nici un rod osebit de oameni în véci poate rămînea în lume. allorché discutono dell'identità migrante. ma è esattamente il pensiero che incontreremo negli scrittori moderni. per migliaia di anni. în curgere și în mutări sînt zidite de vecinica lui Dumnezeu înțelepciune și putere. Perché niente è uguale sotto il sole e tutto ciò che esiste per scorrere e per mutare è creato. porterà invece allo sviluppo del nazionalismo romeno.

allorché salì al trono della Moldavia. fino ad avere il privilegio di consultare la biblioteca sultanale del serraglio. Cantemir ha lavorato instancabilmente.4. A tal fine concorda il matrimonio . retorica e grammatica. nelle famiglie in cui viene accolto. tedeschi e austriaci. francesi. l'educazione e la scrittura dei libri non è solo una via di accesso alla repubblica delle lettere. In questa fase della sua vita. compie studi di filosofia. russi. bensì un modo per otterere il potere. Poiché a Costantinopoli fiorivano numerose scuole e biblioteche.1723).Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 183 3. un celebre traduttore greco che aveva studiato a Leipzig e a Vienna. ma anche per completare i suoi studi. A 15 anni Dimitrie viene inviato dal padre come ostaggio. tanto con i turchi. Dimitrie Cantemir (1673. Nel periodo trascorso a Costantinopoli. contadino libero (răzeș) del villaggio di Silișteni non aveva posseduto alcuna cultura. quanto con gli occidentali presenti nella città. ed era poi diventato voievoda di Moldavia tramite una rete di abili relazioni diplomatiche che aveva intessuto con la Sublime Porta. il giovane Cantemir ha approfittato del suo soggiorno per assimilare un ricco patrimonio di conoscenze. Suo padre. in primo luogo per costruirsi una rete di relazioni. Cantemir si prepara ad ottenere il trono di uno dei voivodati romeni. che avrebbe poi messo a frutto nelle sue opere in età matura. vietata normalmente a tutti. l'esiliato perenne Per Cantemir la conoscenza. per questo fu bersaglio delle ironie dei coltissimi fratelli Costin. un periodo che per lui è stato di formazione e di apertura di orizzonti. alla corte ottomana. Aveva tuttavia compreso il ruolo essenziale dell'educazione e per questo aveva invitato presso di sé un precettore d'eccezione per il figlio. storia. Constantin Cantemir. Mentre si applica per imparare molte lingue straniere. Ieremia Cacavela. la cultura. Constantin Cantemir si era fatto un nome combattendo come mercenario per il polacchi.

e fra i suoi primi atti di governo si registra un trattato di alleanza e vassallaggio nei confronti dello Zar di Russia Pietro il Grande. con Descriptio Moldaviae (1714-16). si devono a lui scritti sulla musica orientale. si nascondono protagonisti e vicende delle famiglie Cantemir e Brâncoveanu. che ha costituito il suo debutto editoriale. ha scritto un trattato di metafisica e uno di logica. in quanto a lui si deve un'importante storia dell'Impero ottomano. Qui si sposa in seconde nozze con la figlia di un principe della nobiltà locale e ottiene così da Pietro il Grande la nomina nel Senato russo. Ma questa unione coniugale gli aliena in primo luogo le simpatie di Constantin Brâncoveanu. Quindi i suoi interessi si sono reindirizzati verso la storia e la filologia. 24 A proposito di quest'opera. e con diversi trattati storici che hanno preparato la sua opera maggiore: Hronicul Romano-Moldo-Vlahilor (1719-1722). anche se non si può parlare con certezza di una conoscenza diretta delle opere di Vico da parte di Cantemir (Condrea Derer. Fra la sua produzione più strettamente letteraria. Tuttavia Dimitrie Cantemir era diventato prima famoso come orientalista. la filologa Nina Façon parla di una coincidenze di idee con i corsi e ricorsi della storia. che sono degli animali. di cui ha scritto Giovan Battista Vico. in cui dietro i personaggi. Dimitrie Cantemir aveva iniziato la propria vita intellettuale come filosofo. Segue il conflitto inevitabile con i turchi e nella battaglia di Stănilești escono vincitori questi ultimi. ricorderemo un romanzo allegorico. e anche composizioni di musica orientale. Nel 1710 ottiene il trono della Moldavia. 163-173).184 Alexandra Vranceanu Pagliardini con Casandra Cantacuzino. Istoria ieroglifică. e anche quelle della stessa famiglia Cantacuzino. in funzione anti-turca. La sua morte avviene nel 1723. Oltre a questo. Incrementa atque decrementa Aulae Othomanicae (1714-16) 24 . . e dove resterà per tutta la vita. Dopo Divanul (1698). il che gli offre il diritto di avere pretese sul trono di Valacchia. dove ripara presso i suoi alleati. 2011. per cui Cantemir si vede obbligato all'esilio in Russia.

» (Cândea. Ma questo tipo di formazione intellettuale da «Giano Bifronte» (vedi Muthu. dall'altro si tratta di un perenne esiliato. In un intellettuale con una cultura così ricca e con interessi tanto vari e caleidoscopici. fra la fine de XVII e gli inizi del XVIII secolo. . e all'inizio del XVIII secolo veniva incoraggiato dall'indebolimento del potere militare dell'Impero ottomano.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 185 Dalla mole enorme degli scritti di Cantemir. 3.4. Mazilu 2000. una formazione veramente cosmopolita. o un territorio. 1973. due spiritualità. Prima che si formasse una scuola orientalista in Occidente. il simbolo del libro di arricchisce di nuove valenze. che aveva luogo in quest'area nella republica delle lettere alla fine del XVII secolo 25 . raffina l'espressione e il contenuto concettuale delle molte opere dedicate alla al tema della romenità. 1979. che a lungo. più fertili per le indagini che l'Europa sud-orientale del XVII secolo. abbiamo scelto alcuni passaggi particolarmente significativi per individuare alcuni elementi di continuità con l'opera di Miron Costin. probabilmente in misura maggiore rispetto agli altri intellettuali della sua epoca.1. 3-13) si poteva incontrare anche in altri intellettuali di quest'area. cristiana e maomettana. 2011. 9-55. sia per la prima che per la seconda caratteristica. c'erano qui scrittori cristiani che possedevano. Virgil Cândea scrive: «La storia delle relazioni OrienteOccidente non potrebbe trovare un'epoca. 301-302. Una cultura cosmopolita: Cantemir fra Oriente e Occidente Dimitrie Cantemir possiede. Ci sono altri due aspetti per cui Cantemir deve essere considerato un esempio d'elezione per questa ricerca: da un lato siamo di fronte ad un grande amante della retorica. dalla crescente curiosità degli 25 Vedi Simion. per la loro stessa formazione. 230) Il dialogo fra Oriente e Occidente. e due culture. europea e araba.

accanto a quella turca. 1979. più tardi. 257) (vedi anche Cândea.186 Alexandra Vranceanu Pagliardini occidentali per questo impero esotico. București e Iași per i romeni e per i greci. a livello diplomatico. essa era. Fin dalla caduta dell'Impero bizantino. dei turchi. 1979. un luogo d'incontro per scrittori di altre nazionalità. romeni o armeni. 1979. 245) Si spiega così la comparsa di alcuni intellettuali che conoscevano entrambe le culture e che sentivano il bisogno di spiegare la cultura orientale agli europei. punti di vista opposti. gli intellettuali fanarioti. All'interno dell'impero o all'esterno. Ragusa per gli italiani e per gli slavi del sud. secondo le circostanze. le università italiane e.» (Cândea. 1979. storico dell'Impero ottomano e studioso della civiltà dell'Islam (…)» (Cândea. i più importanti sono da considerare Dimitrie Cantemir e Nicolae Milescu. permeabili a diversi sistemi di pensiero. capaci di comprendere o anche di adottare. autore di un sistema di notazione della musica turca. rinnegati magiari o veneziani. Creta e le isole ionie erano centri di educazione sia per i greci che per gli italiani. anche attraverso le aree culturali di lingua francese e tedesca. questi centri favorivano i contatti fra Oriente e Occidente. e dalla progressiva apertura. si definisce e si manifesta fin da quest'epoca. 256) È lo stesso Cândea che fissa i punti di riferimento geograficoculturali di Dimitrie Cantemir: «conoscitore del classicismo grecolatino e arabo-persiano. Scrive Cândea: «Costantinopoli conosceva una vita culturale greca. beneficiari di più stili di cultura. allo stesso tempo. ma anche per gli orientalisti occidentali. allo stesso tempo consigliere personale dello zar Pietro il Grande e membro dell'Accademia delle Scienze di Berlino. «Uno dei tratti specifici di questi intellettuali. hanno ricoperto la funzione di anello di collegamento nel dialogo fra Oriente e Occidente. ma anche esperti della cultura orientale. 1979. che hanno circolato fra le scuole di Costantinopoli. Fra gli intellettuali romeni di formazione umanistica.» (Cândea. 230) . 257) (Cândea.

né l'unione delle chiese. ma più tardi di Cantemir. Studiando il mondo orientale. una fine progressiva che lui spiega con la corruzione. recentemente studiato e approfondito. la decadenza dell'impero orientale dei turchi: «È interessante che Milescu. Mircea Anghelescu osserva che Nicolae Milescu. Per lui la conoscenza della cultura orientale aveva lo scopo di trovare una via per poter liberare la Moldavia dalla dominazione ottomana. Vedi Joița. una conoscenza dunque a carattere difensivo. in ambito politico e anche militare. Constatando con amarezza che l'Impero bizantino non era riuscito a ottenere la collaborazione del papa. 20) Abbiamo visto nel capitolo precedente che Ureche leggeva. che prevede. . mentre la conoscenza della cultura occidentale coincideva con la ricerca di un modello in cui rispecchiarsi e identificarsi. la decadenza dell'Impero turco. come Cantemir ma più tardi. Il suo Incrementa atque decrementa Aulae Othomanicae 26 non appare certo l'opera di un 26 Non mi soffermerò sulla visione della storia di Dimitrie Cantemir. compone in Russia opere sulla vittoria dell'Impero del Nord sull'Impero del Sud (quello dei turchi). uno scontro politico fra Oriente e Occidente. dietro al conflitto fra le chiese ortodossa e cattolica. Il tema del confronto fra Oriente e Occidente riappare in Cantemir. tuttavia Ureche contrinua a credere che le due chiese sono sorelle e che le divisioni religiose nascondano in realtà una linea di frattura fra due poteri. compilando documenti apocrifi e altri scritti di origine remota. di segnali di debolezza e di fragilità. ma in ogni caso orientale. anch'egli esule in Russia. un tema assai delicato e complesso.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 187 Esiste tuttavia una grande differenza fra il ruolo assegnato da Cantemir all'Oriente e quello da lui riservato all'Occidente. 2004. per cui P. Cantemir andava alla ricerca di punti deboli. ma in ogni caso entrambi gli scritti circolarono in questo periodo in traduzione romena» (Anghelescu. andando così incontro alla sua disfatta e alla sua scomparsa. 1975. Panaitescu ha proposto modelli greci. Si tratta di Cartea sibilelor e Hrismologhionul. di decadenza («descreșterea») dell'opprimente Impero ottomano. prevede. P.

P. egli fu sicuramente uno dei primi scrittori romeni tradotti in un lingua orientale (è stato tradotto in arabo Letopisețul Țării Românești nella più antica forma conosciuta. 120) L'osservazione di I. A conferma di ciò. che su impulso dello zar metteva in atto una modernizzazione delle élites al potere sul modello occidentale. 990) Nella visione di Cantemir. la soluzione per uscire dal circolo vizioso dell'influenza ottomana sarebbe stata quella di aprirsi verso l'Occidente e assegnare alla cultura umanistica un ruolo centrale.Panaitescu. i tartari] (Cantemir. ma anche una visione politica. Siamo convinti che il suo avvicinamento alla Russia sia da considerare nel contesto della riforma della Russia. come un secolo prima in quella di Ureche. Non si dovrà tuttavia negare l'importanza di Dimitrie Cantemir come orientalista 27 . dal giogo ottomano. 197).» (Pop. l'Occidente è il nuovo centro dell'Europa. perduta nella redazione in . nell'alleanza della sua terra con la Russia e nella possibilità che questa si potesse liberare.188 Alexandra Vranceanu Pagliardini ammiratore della cultura orientale. «un libro destinato ai nemici dell'impero ottomano» (Panaitescu. bensì. la nuova Bisanzio. 2011. Pop è molto importante e ci torneremo quando analizzeremo il simbolo del libro nell'opera di Cantemir: si constaterà che. Ioan Aurel Pop ritiene che «Anche se ha creduto sinceramente. Questo duplice valore si ritrova sia nell'alleanza stretta da Cantemir con lo zar Pietro il Grande. Riguardo alla visione politica di Cantemir. con l'aiuto dello zar Pietro il Grande. Camtemir lo ha fatto sempre con lo sguardo rivolto a Occidente. La sua Istoria Imperiului otoman esce in traduzione 27 «Pero Cantemir non è solo il primo scrittore romeno la cui opera sia stata fortemente segnata dal contatto concreto con i valori culturali dell'Oriente. Hronicul. secondo la sua visione da umanista. A. 2003. 1958. certo. ma invano. come già osservato da P. Una translatio studii. in Hronicul vechimei al romano-moldo-vlahilor Cantemir descriverà i turchi e i tartari come «vrășmașii lupi turcii și cu cei de-o fire cu dânșii tătarâi» [i nemici lupi turchi e quelli simili a loro di carattere. sia nell'evoluzione dei suoi scritti sulla storia della cultura dei romeni.

Per quanto riguarda la tesi di Șăineanu riguardo all'influsso del turco sulla sintassi della frase in Cantemir. Lazăr Șăineanu constata che la sintassi turca con i suoi periodi molto ampi e con il verbo alla fine si rispecchia nella sua Istorie ieroglifică. (Mazilu. Egli spiega le dislocazioni morfo-sintattiche all'interno della frase di Cantemir con il rilievo che ha avuto per lui lo studio approfondito della retorica fin dall'inizio della sua formazione.. attraverso una traduzione intermedia in greco. Mircea Anghelescu sostiene che «questa influenza stilistica è stata probabilmene più grande di quanto è stato esplicitamente affermato» (Anghelescu. 40) ha attribuito questa caratteristica della frase lunga e complessa a motivazioni retoriche. Rosetti si sono espressi a favore dell'influsso della lingua turca. 181). 23) e la riconosce anche per quanto riguarda «lo stile astratto delle descrizioni». 1988.» (Anghelescu. 1975. 1976.» (Anghelescu. 1975. D. 31) 28 Vedi anche Ciocan Ivănescu. 24) 28 .). 1975. Se Lazăr Șăineanu e Al. 1953) vi ha visto piuttosto un influsso della lingua latina. i linguisti non sono tutti concordi e hanno avanzato anche altre ipotesi. che si manifesta su diversi piani è stata già da tempo osservata (. mentre Iorga lo chiama esplicitamente «un orientale» (Iorga. 23). 1969. «l'abbondanza delle citazioni dal tesoro della sensibilità folclorica». La figura retorica raffinata dell'iperbato (dislocazione morfo-sintattica) romeno. in tedesco nel 1745 e in inglese negli anni 1734-1736. . 1994. Emil Petrovici (Petrovici.. come altre opere di cui sappiamo molto poco): il libro Divanul sau Gâlceava înțeleptului cu lumea è stato tradotto in arabo. 243). «la trasformazione frequente della prosa narrativa in prosa rimata (e ritmata)» (Anghelescu. Mazilu identifica nella opere di Dimitrie Cantemir la presenza «del barocco orientale». 1975. H. mentre Dragoș Moldovanu (Moldovanu.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 189 francese nel 1743. E non va certo taciuto l'influsso che la conoscenza delle culture orientali ha lasciato in generale nelle sue opere: «L'esistenza di un'influenza orientale nelle opere di Dimitrie Cantemir.

si parlava sempre meno di nobiltà degli antenati o del sangue (. in Quintiliano. Sullo scorcio del XVII secolo. Curtius analizza nella sezione Excursus V (Curtius..). Si tratta di un'associazione che appare. è la convinzione del potere nobilitante della cultura. Un'altra acquisizione definitiva che legittima l'ordine sociale degli intellettuali. Metafore alimentari. 4).. In questa situazione Dimitrie resta a Costantinopoli. accanto al topos del libro. osserva lo storico: «Il calo del rispetto per l'autorità procura audacia di spirito e i nuovi intellettuali non si sentono più legati alle vecchie strutture. fortemente ambito e divenuto anticamera del potere. 154) molti esempi di metafore . 2006. 2006. pubblicata all'età di 25 anni in romeno e in greco (Iasi. 3. una grande biblioteca e una collezione di opere antiche.) In un tempo in cui si cominciava a far commercio venale delle cariche e dignità. Subito dopo la morte di Constantin Cantemir diventano sovrani. 1698). (. sia stata concepita per farsi un nome nell'alta società. ma non aveva ricevuto la necessaria conferma della Sublime Porta. Divanul: Il libro è composto di tre portate.2. Duca Vodă e Antioh Cantemir. per un periodo brevissimo. Divanul. anch'essi per breve tempo. In questo lavoro filosofico di Dimitrie Cantemir troviamo metafore alimentari della cultura. dove possiede un palazzo (fig. oltre che in altri autori. fratello di Dimitrie.. da parte de consiglio della nobiltà (divan) della Moldavia. Virgil Cândea ritiene che la prima opera di Cantemir. 1979..4. e scrive Divanul sau Gâlceava Înțeleptului cu Lumea sau a Sufletului cu trupul [Il Divan o la disputa del saggio con il mondo o dell'anima con il corpo].» (Cândea.190 Alexandra Vranceanu Pagliardini caratterizza infatti sia le opere giovanili che quelle della maturità dello scrittore (si veda anche Uță Bărbulescu (2011). 488) e nella sezione Metaforica (Curtius. 314) Nel 1693 Dimitrie Cantemir era stato eletto come signore.

a tre specchi in cui il lettore può specchiarsi al fine di migliorarsi. privind. socotește și ceva dintr-această lipsă sau grozav vădzind.» (Cantemir. quindi un tema tipicamente medievale. ca în trei luminoase și neprăvuite oglinde. p. 2003. tavolini si stendono davanti a te.] Avevamo incontrato anche nel libro di Costin. davanti a questi tre pasti. 107) [Onesto e laborioso lettore. așé oamenilor plăcut și cinstit a fi să te învrednicești. In quel caso la funzione dello specchio era quella di mostrare la vera origine dei romeni. Esaminandoti dunque. a cura di Al. ecco tre. nella Carte către cetitoriu [Proemio per il lettore] troviamo con un primo paragone: i tre libri che compongono il volume sono paragonati a tre portate di vivande e. Editura Minerva. come in tre luminose e senza polvere specchi. cioé trattatini. . ți să întind meșcioare. tocméște și cum să cade frumos orânduiaște și împodobește. București. pensa. Duțu. per il dolce piacere della tua anima. All'inizio del testo. in seguito. la metafora del libro come specchio che riflette il mondo. cioè davanti a questi tre libretti. adecă trătăjei. 107) [In questi tre tavolini. așé a sufletului stat și podoabă îți. Divanul sau gâlceava înțeleptului cu lumea sau giudețul sufletului cu trupul. come del corpo così dell’anima lo stato e la bellezza pensa. lo stato e la bellezza del tuo corpo e della tua anima. mentre Divanul è un testo di etica e la metafora del libro come specchio ha una funzione morale in quanto può migliorare oltre che rispecchiare la mente dell'uomo: «Într-aceste trei meșcioare. e vedendo un difetto o una bruttura. guardando. precum/ a trupului.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 191 alimentari riferite all'universo della conoscenza. 2003.» 29 (Cantemir. come davanti a tre specchi splendenti e senza macchia. 1990. e se 29 Dimitrie Cantemir. și precum lui Dumnădzău. come accade per il topos del libro. iată trei. 13. Il testo di Cantemir ha come tema il dialogo fra il saggio e il mondo. che riflette il rapporto fra l’anima e il corpo. Sulla stirpe dei moldavi. spre a sufletului dulce gustare. «Cinstite şi de trudă iubitoriule cetitoriu.

in esilio e senza altre armi che intelligenza e istruzione. mette la sua dote culturale al servizio dei suoi scopi immediati» (Cândea.] Nell'arsenale di strumenti culturali e raffinatezze retoriche sfoggiato da Cantemir in Divanul Virgil Cândea vede un'operazione politica: «Era certo naturale che questo combattente per una causa politica. 2009. acélea vei mânca. iaste pâinea vieții. talvolta molto più ricco di quanto potesse sprimerlo la «giovane» lingua romena. su di essi. 19). iaste poama morții. sono da considerare con un altro significato. iată tot feliul de hrană. in quanto effettivamente molti intellettuali dello spazio culturale bizantino vedono nell'educazione una modalità di ascensione sociale. pre meșcioare. Per poter comprendere a fondo questo significato. due risorse che lo distinguevano tuttavia nella società del suo tempo. il pane della morte – ciò che vorrai. iată tot niamul de poamă: iaste poama vieții. per una scrittura raffinata. sui tavolini. 18-19). con una sintassi elegante e un lessico ricchissimo.» (Cantemir. raddrizzala e correggila bene e come si conviene. 2003. occorre seguire l'evoluzione della sua opera e la ricorrenza di determinate idee che vanno a costruire una costellazione concettuale che definisce nell'opera di Costin il simbolo umanistico del libro.192 Alexandra Vranceanu Pagliardini vedrai un difetto o una bruttura. iaste pâinea morții – carele vii vrea.] Incontriamo anche in Cantemir la sintesi fra la retorica classica e i temi cristiani. ecco tutte le famiglie di frutti: c’è il frutto della vita. quello mangerai. pre acéstea. L'osservazione di Cândea può essere vera. ma in Cantemir l'interesse per la retorica. il pane della vita. e adornali. ecco tutti tipi di cibo. . caratteristica del topos del libro nella letteratura europea: «După aceasta. il frutto della morte. per essere onesto e piacevole davanti a Dio e davanti agli uomini. In altri termini Divanul è per lui un «certificat de cărturărie» [attestato da dotto] (Cândea. 2003. 109) [Dopo di ciò.

Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 193 3. mostra il suo interesse costante per la forma e il piacere di usare un lessico variato. D'altronde Cantemir . Ritroveremo queste lodi della retorica anche nelle altre opere di Cantemir. L'«impero della retorica» e l'arricchimento della lingua romena: le influenze della cultura umanistica Fin dalla sua prima opera. A prescindere dal fatto che la preferenza per l'iperbato dipenda dall'influsso di lingue diverse dal romeno. che era stato espresso da Miron Costin nel poema Viața Lumii. Divanul. Il fatto che in seguito egli scrive spesso in latino le sue opere. ricevendo il libro. întru tot împărăteasă ritorică! Cu câte daruri. cât a nu striga n-am putut: "O.4. în puțină vreme pre iubitorii tăi îmbogățăști!"» (Cantemir. Ieremia Cacavela. specchio della conoscenza o modalità di salvataggio dall'oblio del destino di una stirpe. cu câte slave. 2003. cioè dal latino o dal turco. una sintassi complicata dall'iperbato.3. osserviamo comunque che la passione per la retorica resta un elemento ossessivo nell'opera di Cantemir. scritta in romeno e in greco. retorica! Di quanti doni. di quante glorie in poco tempo i tuoi amanti arricchisci!". Nell'opera giovanile di Cantemir è maggiormente presente il piacere di scrivere e di leggere. come in Ureche o in Costin. forse inculcatogli dal suo professore. 114) [con arte retorica addobbata].] Il vecchio insegnante di Dimitrie loda quindi il libro «cu ritoricesc meșteșug împodobită» (Cantemir. «atâta de frumoase și dulce în gustare mi-au părut. bensì ad un raffinato buongustaio di tavolini («meșcioare») intellettuali. 2003. Per questo in Cantemir non incontreremo all'inizio delle sue opere il tema del ruolo del libro come fondatore di identità. Cantemir si considera un adepto della poliglossia. che non si rivolgono ad un lettore qualunque. in tutto imperatrice. 114) [così belle e dolci da mangiare mi sono sembrate che non esclamare non ho potuto: "O. Nella prefazione a Divanul lo stesso Ieremia Cacavela scrive che.

in quanto il suo intento sarebbe quello di educare il lettore non solo facendogli conoscere il passato. Come era accaduto nel caso dei poeti francesi della Pléiade. come avevano fatto Ureche o Costin. lo portano alla presa di coscienza delle imperfezioni e insufficienze della lingua nazionale. perché potesse conseguire la perfezione del latino. In altri termini. si ritrova in Divanul di Cantemir come argomento nella discussione fra Înțelept [Intelletto] e Lume [Mondo]. con prestiti dal latino o dal greco. allo stesso modo Cantemir cerca di arricchire il lessico del romeno. espresso nel proemio a Viața lumii. viene studiato anche da Cândea. come 30 31 I versi di Viata lumii vengono ripresi in Descriptio Moldaviae. 1694. 41-61.194 Alexandra Vranceanu Pagliardini apprezza esplicitamente l'opera di Costin. 1961. Il tema Fortuna labilis. Nel testo di Cantemir. . 179. Anche Cantemir scrive su temi filosofici e. ma guidandolo in una vera e propria educazione umanistica completa. e si ritroverà anche in Descriptio Moldaviae 31 . che era stato centrale nel poema di Costin. Possiamo affermare che Dimitrie Cantemir intende continuare l'opera di Costin nei suoi lavori dedicati alla storia e alla cultura romene: Descriptio Moldaviae e Hronicul vechimei ai romano-moldo-vlahilor. Il topos «fortuna labilis». la pratica delle letterature classiche e dell'insegnamento. Il simbolo del libro diventa assai complesso in Cantemir. al fine di dare al lettore un'educazione umanistica. Avevamo già incontrato e commentato l'intento di Miron Costin di «illustrare» la lingua romena con la poesia filosofica. Come Ronsard e Du Bellay consigliavano ai poeti di arricchire e a raffinare la lingua francese. Ortiz nel suo studio su Fortuna labilis non fa cenno di Cantemir. e cita anche alcuni versi di Viața lumii nella sua opera 30 . ritroviamo Fortuna labilis (I 3-62) fra le argomentazioni addotte da Înțelept [Intelletto] contro Lume [Mondo]. Dimitrie Cantemir sente il desiderio di riformare la lingua romena dalle fondamenta. che poneva l'accento sullo studio della retorica e della perfezione classica dei poeti latini. e di perfezionare la sintassi con artifici retorici.

chiamato scară [scala]. . puntualmente tradotte nel glossario. di Cantemir. ai concetti astratti. Egli si preoccupa anche di compilare glossari dei termini da lui adattati in romeno dal latino o dal greco. ma piuttosto un lauto banchetto filologico e retorico.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 195 Miron Costin. tanto da essere stata analizzata da linguisti e filologi. con una terminologia che era assente dalla lingua romena e che egli adotta dal greco o dal latino. ritiene. storico. Si vedano ad esempio le osservazioni che riguardatno il lessico. filosofo e scrittore. Secondo lui anche la lingua romena avrebbe dovuto dotarsi di un fondo lessicale astratto per la denominazione di concetti indispensabili a chi scrive opere filosofiche. 2011. Per la questione della terminologia in Cantemir. L'attività di filosofo di Cantemir va di pari passo con quella di filologo 32 . in Chivu. Il simbolo del libro. e in particolare i neologismi. 1973. Nelle «mescioare» [tavolini] di Cantemir non dobbiamo vedere solo un banchetto di idee morali. come si legge fra le righe nella sua attività di linguista. Nel romanzo Istoria ieroglifică Cantemir si premura di avvertire i critici che nel testo sono state utilizzate parole straniere. All'inizio della scară l'autore spiega il motivo dell'introduzione nel testo di un numero csì elevato di parole straniere. 32 Notevole è stata l'attività di Cantemir come creatore di neologismi. si veda Giosu. 125-138. alla maturità di lingua retorica e letteraria a pieno titolo. che scrivendo questo libro si compie un atto fondamentale per la nobilitazione della lingua romena e allo stesso tempo un'operazione ad elevato contenuto educativo. considerando che per questa via può rendere il romeno una lingua aperta alla trattazione di temi filosofici. Questi glossari accompagnano tanto le opere filosofiche che quelle storiche o letterarie. in cui nessuno aveva ancora scritto trattati filosofici impegnativi. dato che lo scrittore dedica molto spazio al metalinguaggio. è profondamente legato per Cantemir alla missione di condurre la «giovane» lingua romena. al fine di educare il «diletto lettore» di Cantemir.

Grigore Brâncuș (2011). Il lessico di una lingua è assai recalcitrante alle indicazioni dei grammatici. Ciononostante. Un'altra . è stato osservato che più della metà dei neologismi proposti nei glossari di Cantemir sono stati effettivamente adottati dalla lingua romena. ha portato ad una debole circolazione e penetrazione delle sue opere nei paesi romeni. nel quale sono stati unificati in un unico rtepertorio lessicale gli originari glossari di Cantemir. 2011. Istoria ieroglifică e Hronicul vechimei al romano-moldo-vlahilor. 2003. nella struttura primaria della nostra lingua. inglese e francese (Cantemir. di elementi ereditati dal sostrato traco-dacico. del 2003.] Come esempio prende il termine greco hypothesis. adottato da molte lingue. abbiamo la sorpresa di riconoscere come oggi comuni molti dei termini interodotti da Cantemir. ed è assai difficile.» (Brâncuș. Istoria ieroglifică. fra cui polacco. a livello di sintassi e di lessico. con la frequentazione prolungata. latino e italiano. in cui sono stati pubblicati Divanul. che siano pienamente accettate.» (Cantemir. se non impossibile. 65). 388). L'attività di linguista di Cantemir è stata analizzata da uno specialista della storia della lingua romena. potremmo aggiungere noi. il quale ha osservato che «Cantemir è il primo studioso che ha mostrato l'esistenza. imporre delle regole. Istoria ieroglifică.196 Alexandra Vranceanu Pagliardini Cantemir giustifica i prestiti adottati con l'osservazione che si tratta di parole che già circolano in tutte le lingue europee: «Precum toate alalte limbi de la cea elliniască întăi îndămănăndu-să cu deprinderea îndelungă și a limbii sale supțiiare și a cuvintelor însămnare ș-au agonisit. e ancora. alcuni dei quali proprio nella forma proposta da Cantemir. il raffinamento della loro lingua e l’arrichimento delle parole hanno accumulato. 388) [Come tutte le altre lingue da quella greca prima attingendo. Inoltre il destino biografico di Cantemir. 2003. in perenne esilio. Se leggiamo il glossario pubblicato alla fine del primo volume dell'edizione delle sue opere Editură Academiei.

che non era mai stata fatta da nessun filologo precedente. quanto piuttosto. sempre secondo G. 2003. all'incapacità di esprimere le sottigliezze del pensiero filosofico. 2011.] Nel frammento appena citato. 386) [non tanto il filo della storia ho avuto in mente. 386). prea aspră piatră. tratta da Izvoditoriul cititoriului sănătate.Brâncuș. la simcea groasă ca aceasta.» (Cantemir. 67). quelle antiche oggi sono lasciate cadere. troppa mola e molta e prolungata affilatura. Le stesse osservazioni riguardo alla lingua si ritrovano nel brano in cui esprime la difficoltà di adattare la propria retorica raffinata alla lingua romena: «nu atâta cursul istoriii în minte mi-au fost. 74). 2011. pre cât spre deprinderea ritoricească nevoindu-mă. per una lama così restia come questa. multă și îndelungată ascuțitură să-i fie trebuit am socotit. riguarda la natura dell'influsso slavo subito dal romeno. La giovinezza della lingua non è certo una qualità dal punto di vista del poliglotta Cantemir.» (Brâncuș. bambina». stră-româna. L'importanza dell'attività di linguista di Cantemir sta nelle sue osservazioni riguardo alla «giovinezza» della lingua romena. giovane. che ne avesse bisogno ho pensato. che ha interessato il lessico piuttosto che la struttura grammaticale: «La lingua dei romeni […] ha conservato tuttavia fermamente una cosa.» (Brâncuș. Un'altra intuizione da linguista degna di nota è stata l'idea di Cantemir di una lingua comune. in quanto egli la riferisce piuttosto alla povertà terminologica. visto che con l’esercizio della retorica ho faticato. come ad esempio l'aromeno. mentre alcune parole della lingua latina.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 197 importante segnalazione risalente a Cantemir. Istoria ieroglifică. per cui egli parla di «brudia noastră limbă» (Cantemir. Istoria ieroglifică. Altre osservazioni nei campi della dialettologia e della dialettologia romene spingono Gr.Brâncuș a dichiarare che il nome di Cantemir «spicca nella storia della linguistica romena. come le declinazioni e le coniugazioni. 2003. cioè «nostra lingua pargoletta. da cui si sono sviluppati poi i dialetti. Dimitrie Cantemir avverte il lettore che nel romanzo allegorico Istoria .

Quindi sarà da tener presente il suo stile pieno di ornamenti e orpelli. dove il matrimonio viene presentato allegoricamente come una battuta di caccia. Per questo fu anche considerato uno dei primi folcloristi romeni 34 . raccontata e descritta con uno stile così raffinato che i critici hanno parlato di poetica barocca 33 . sopravvivevano ancora nel folclore di determinate regioni romene fino agli anni ’70 (Cartojan. Il romanzo ha per soggetto la storia contemporanea. Di segno opposto. si veda Mazilu. europeismo e occidentalismo. storia e lingua romena scritti da Cantemir sia in versione Sull'importanza della retorica in Istoria Ieroglifică. 1974.4. 275). che ha indotto gli studiosi a classificare l'autore fra gli scrittori barocchi. Un altro aspetto della sua opera in cui si mostra l'interesse per la retorica è costituito dalle minuziose descrizioni dei cerimoniali bizantini legati alle liturgie religiose o d'incoronazione dei principi.4. L'interesse per la retorica si manifesta in Cantemir in diversi aspetti della sua opera. ma piuttosto della retorica. Descriptio Moldaviae e Hronicul vechimei al romano-moldovlahilor: culto della latinità. 561-587 Zamfir. I critici non si sono trovati d'accordo sulla datazione dei testi di cultura. In primo luogo si deve osservare la sua conoscenza della retorica e degli autori classici. 34 Nicolae Cartojan ha osservato che le tappe dello sposalizio. così come le descrive Cantemir. 2000. In questi casi Cantemir riporta e descrive discorsi nuziali ispirati a una retorica popolare. 3. sono i discorsi di nozze che vengono riportati in Descriptio Moldaviae. 33 .198 Alexandra Vranceanu Pagliardini ieroglifică l'autore non si è preoccupato della narrazione. ma anch'essi altamente retoriche. In questo caso egli compone un brano poetico che non ha nulla della retorica umanistica o manierista. Qui si può vedere il suo interesse per le tecniche del discorso. 1986. e che si presenta secondo uno schema rituale prefissato proprio della tradizione popolare. legata ai costumi popolari romeni. anche quando queste non appartengono direttamente al repertorio classico della retorica.

L'opera Descriptio Moldaviae. Citerò qui la datazione fornita da Andrei Pippidi. adottato in Descriptio Moldaviae. a distanza di anni. la versione romena di Hronicului vechimei a romano-moldo-vlahilor (1717-1723) 35 . nel frattempo. oggi perduta. 35 36 . 37 Vedi Mazilu. e non solo dei moldavi o dei valacchi. comprende una descrizione geografica. e l'ultima parte della Descriptio Moldaviae (1715-1716). 1958. A differenza di Miron Costin o di Stolnicul Constantin Cantacuzino. 2000. Pop osserva un cambiamento. Si spiega coì il passaggio dallo stile narrativo. A. 119). che commenta e cita anche ampiamente 37 . per dare un'idea del fatto che D. Cantemir consulta un numero molto più vasto di fonti. Hronicul vechimei a romano-moldovlahilor. 327). 227. allo stile scientifico e saggistico presente in Hronic. Vedi Panaitescu.» (Pop. I. lo storico Ioan Aurel Pop. Cantemir è tornato a più riprese su questi soggetti. Cantemir si era maturato e aveva avuto accesso a più opere in cui si presentava la storia identitaria di altre stirpi. di altri popoli. 292. Osservato già da Iorga (Iorga. Historia Moldo-Vlachica (1714). Cantemir mira a scrivere una storia dei romeni 36 . un'evoluzione fra la visione della storia in Descriptio Moldaviae e quella che si presenta in Hronic (Pop. redatta in latino su richiesta dell'Accademia di Berlino. i riferimenti Vedi Mazilu. 2000. 2011. 2011.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 199 latina che in romeno. Descriptio Moldavie. con la prima carta della Moldavia (vedi fig. 120-121). nella versione latina. In modo molto chiaro. 3). in testi scritti in latino o in romeno: De antiquis et hodiernis Moldaviae nominibus (1712). questo cambiamento di prospettiva è motivato dal fatto che. 246-248. nel cui consesso era stato ammesso Cantemir. annota: «In Cantemir tutti gli episodi della storia dei romeni appaiono correlati con la storia universale e collocati nel quadro della storia universale. 1969.

» 38 38 Vezi Mazilu. romeni e stranieri. dove fra l'altro Cantemir si esime dallo sfoggiare le sue tecniche retoriche abituali.200 Alexandra Vranceanu Pagliardini all'origine romana del popolo romeno. avevano una trasparente origine bizantina. H. Gli esperti dei giorni nostri. veniva dall'eredità lasciata da Bisanzio. con origini romane illustri. 2000. l'organizzazione politica e legislativa. Descriptio Moldaviae non è una difesa politica. Iorga. studiando con metodi scientifici e rigorosi la conservazione e l'utilizzo delle tradizioni bizantine nei paesi romeni. la veridicità delle affermazioni del nostro principe studioso. hanno dimostrato. D. e non ha nulla delle argomentazioni di Miron Costin nel suo Poema polonă. Siamo di fronte invece ad ul libro che contiene informazioni molto varie e che si legge con piacere. Cantemir presenta la Moldavia all'Accademia di Berlino come un paese ricco. . soprattutto a livello dei cerimoniali e a quello legislativo. 3). Secondo Cantemir l'esistenza di un legame ininterrotto fra impero bizantino e voivodati romeni era al di là di ogni dubbio. Mazilu osserva che « descrivendo "le tradizioni del passato e quelle di oggi per l'incoronazione dei signori della Moldavia" (II. in modo sistematico e inconfutabile. incredibilmente complesso. Dimitrie Cantemir. in primo luogo a livello politico. 1983. per cui le dignità sovrane ("aulae officia") istituite nelle corti di Suceava e Iași. ritiene che l'intero "îghemonicon". i rituali e il folclore romeni. con descrizioni inverosimili ispirate all'immagine retorica del corno dell'abbondanza. e con una rilevante eredità bizantina. vezi Pippidi. 261-263. dove l'umanista-politico cerca di suggerire al re polacco Giovanni Sobieski di liberare la Moldavia dalla dominazione ottomana. Ma in Cantemir non si trova propriamente il mito di Bisanzio. praticato nelle corti dei sovrani romeni. 1935. in quanto si limita a descrivere scrupolosamente il legame culturale della Moldavia con Bisanzio.

105-106. 1961. rămas și azi călăuza judecătorilor din Moldova pentru împărțirea dreptății» 40 (Cantemir. [ha incaricato uomini assennati e conoscitori delle leggi del paese di mettere insieme qua e là tutte le leggi scritte e non scritte. Qui si parla anche di tangenti.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 201 Cantemir descrive il cerimoniale dell'incoronazione nei minimi dettagli e osserva che i sultani non hanno abolito queste forme di riverenza nei confronti dei sovrani romeni e «hanno lasciato tutte le leggi del paese. și din cărțile acelea întinse a scos ceea ce alcătuiește acum pravila în Moldova. hanno però chiesto sempre più tributi in denaro 39 . 1961. Quando descrive il modo in cui effettua i giudizi il Divan della Moldavia. Cantemir osserva che se si prova che 39 Nel cap.» [ha ricevuto dall'impero bizantino. 40 Questo corpus legislativo. alcătuindu-se din ele un codice deosebit de legi. și legile grecești. Come contropartita. Il secondo aspetto in cui emerge la continuità fra Bisanzio e la Moldavia è quello legislativo. 94). che ha modernizzato l'eredità bizantina e «a pus oameni cinstiți și cunoscând legile țării să adune laolaltă toate legile scrise și nescrise. nella seconda parte alla Praxis et Theorica Criminalis (1616) del giurista italiano Prospero Farinacci. 136). o dată cu domnia. anche leggi greche. tanto quelle politiche che quelle canoniche» (Cantemir. Cantemir si riferisce con rispetto a Vasile Lupu. 136). Despre legile Moldovei [Sulle leggi della Moldavia]. insieme alla signoria. rimasto fino ad oggi la guida dei giudici per amministrare la giustizia in Moldavia]. XII. . che Cantemir illustra nel cap. La Moldavia «a primit de la împărații bizantini. In questo capitolo appare una opposizione interessante: la corruzione dei funzionari turchi e l'iccorruttibilità dei moldavi. regali. e dai libri in esse compresi ha estratto tutto quello che costituisce adesso la legge in Moldavia] (Cantemir. comprese nei Codici delle chiese. costituendo con esse un codice legislativo speciale. 1961. cuprinse în Codicele bazilicalelor. publicato nel 1646 in romeno a Trei Ierarhi si ispira nella prima parte alle leggi bizantine. XIV Cantemir parla del tributo da pagare ai turchi.

e giunge alla conclusione esagerata che il romeno ha conservato più elementi latini dell'italiano. Cantemir fornisce una spiegazione fantasiosa sul modo in cui è avvenuto il passaggio dalla scrittura latina a quella cirillica. «Despre graiul moldovenesc» [Sulla favella moldava] (Cantemir. di ricaduta nella barbarie 42 . da lui molto apprezzati. IV. «Despre literele moldovenilor» [Sulle lettere dei moldavi]. 42 Vedi Gheție. 138). italiano e latino. 1976. Un'altra idea importante da lui ripresa e approfondita è quella della romanità dei romeni e della loro lingua. visto come optimus princeps che ha portato la Moldavia alla sua piena fioritura e che non è stato più eguagliato da nessun altro successore. 519-521 e Gheție. 190-195). sottolinea più volte che nell'Impero ottomano tutto può e deve essere ottenuto con omaggi. Cantemir fa un paragone fra romeno. Mareș. che il vescovo Marco di Efeso avrebbe chiesto ad Alessandro il Buono di passare all'alfabeto cirillico per impedire ai moldavi di leggere «vicleșugurile papistașe» [le ipocrisie papiste] (Cantemir. Una fra queste è l'immagine idealizzata di Ștefan cel Mare.V. bustarelle. .202 Alexandra Vranceanu Pagliardini un boiardo «a luat plocoane» [ha preso omaggi] e «a făcut judecată strâmbă» [ha emesso una sentenza ingiusta] «se pedepsește înfricoșat» [viene punito spaventosamente] (Cantemir. Al contrario. Nel cap. Nel cap. Le sue osservazioni linguistiche verranno approfondite e raffinate meglio in Hronic. erroneamente. Lo stesso afferma a proposito dell'incorruttibilità del voievod. le cui decisione non possono essere comprate con doni (Cantemir. 1985. 69). 141). racconta del tributo e degli omaggi chiesti dai turchi e afferma che dalla corruzione degli ottomani è derivata quella dei principi moldavi. regali 41 . 1961. Sono molte le idee che Cantemir ricava da Ureche e da Costin. Egli lo lega alla rottura fra le due chiese e afferma. 195). Così «el a ajuns ctitorul cel dintâi al barbariei în care 41 Cantemir ritiene che tutti i problemi del paese derivino dai principi stranieri e dai turchi (Cantemir. 1961. vista da lui come una forma di regresso. Il suo culto per la latinità lo porta ad affermazioni critiche sulla cultura slava.

anche se avrebbe voluto soltanto lodare «neamul din care ne-am născut» [la stirpe da cui sono nato].)] . Qui Cantemir decrive i moldavi con uno sguardo critico profondo.. dalla loro «vera» essenza culturale. piuttosto che se li inganno con adulazioni carezzevoli (. comincia con l'affermazione che. 282-283) e arriva fino al periodo moderno. Cercando di non farsi influenzare dal sentimento. Ma Cantemir avrebbe voluto che tutte le sue opere scritte in romeno si presentassero in una forma almeno potenzialmente europea. e di essere invece più obiettivo possibile. Questa linea di separazione (clivage). L'idea che lo slavismo sia una forma di regressione culturale viene poi ripresa dalla Școala ardeleană (Mazilu. Uno dei capitoli più interessanti è il XVII. scritta in latino. Dunque l'alfabeto cirillico non costituiva certo ai suoi occhi un buon vestito per la lingua di cui egli sosteneva a spada tratta la latinità. dulcis amor Patriae.. questa frattura prodotta dal rifiuto della cultura slava. è più utile per i moldavi.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 203 este împotmolită azi Moldova» [egli ha raggiunto il primo creatore della barbarie in cui è sprofondata oggi la Moldavia] (Cantemir. Per Cantemir era quindi essenziale che le sue opere fossero scritte in una forma che rappresentasse in modo genuino la cultura romena. che non si ritroverà più fino a Cioran. L'idea che per mezzo della cultura slava sia pervenuta ai romeni la cultura bizantina non appare in Cantemir. rappresenta una sorta di passaporto culturale per l'Europa. dall'Occidente. 196). che divide i romeni dal centro. Descriptio Moldaviae. dalla latinità. vista come elemento alogeno. «Despre năravurile moldovenilor» [Sulle abitudini dei moldavi]. «dacă le vom arăta limpede în față cusururile care-i sluțesc decât dacă i-am înșela cu lingușiri blajine (…)» [se mostrerò loro limpidamente per quanto riguarda i vizi che li sfigurano. in lui molto forte. apparirà costantemente da questo momento. Inizia così con Cantemir l'ossessione della latinità della stirpe.

e quindi quando vogliono lodare l'istruzione di qualcuno dicono che è impazzito di troppa educazione. Rammentiamoci che Ureche ammira nei polacchi l'amore per l'educazione.] Nel brano successivo. un'utopia di questo tipo trovava difficilmente riscontro nella Moldavia reale del suo tempo. ma . Ispirata forse al mito dell'età dell'oro presente nella letteratura latina. mancanza di cultura. dopo aver finito di occuparsi dei suoi buoi. i quali credono che: «pentru un om de rând este de ajuns să știe să citească și să scrie. ma addirittura questa viene odiata quasi da tutti. i cavalli. Detto questo elenca una lunga serie di difetti. piacere dell'alcol. dall'altezza della sua cultura cosmopolita. gusto per i piaceri della carne. «credința cea adevărată» [la giusta fede]. che desidera anche per sé. Descriptio. Il giudizio di Cantemir. Costin suggeriva ai moldavi di dedicare più tempo alla lettura. scrivere il proprio nome.] Certamente Cantemir pensava ad un'età ideale. e l'arte dell'ospitalità. 1961.. o il trattato di filosofia. si vede che Cantemir non si riferisce qui ai nobili. oile și alte dobitoace de povară […]» (Cantemir. 166-167).) Essi credono che gli uomini istruiti perdono il lume della ragione. in cui un contadino. zic că a înnebunit de prea multă învățătură. [per le persone semplici è già abbastanza saper leggere e scrivere.. o ai ricchi. bensì alle persone semplici. cioè l'ortodossia. le pecore e le altre bestie da basto. per poter segnare sul suo registro un bue bianco. negru și cu coarne. fra cui arroganza. con una carica critica minore. ci chiar le e urâtă aproape la toți. eventualmente. Divanul. să-și scrie numele. 164) La severità di Cantemir in questo capitolo è molto forte ed egli riconosce qui solo due qualità ai moldavi. incostanza. è drastico: «moldovenii nu numai că nu sunt iubitori de învățătură. a leggere il suo romanzo allegorico Istoria ieroglifică. […] Ei cred că oamenii învățați își pierd mintea și atunci când vor să laude învățătura cuiva. (.204 Alexandra Vranceanu Pagliardini (Cantemir.» [i moldavi non solo non sono amanti dell'educazione. mancanza di misura. nero e con le corna. să-și treacă în condica lui un bou alb. avrebbe cominciato. caii.

Il libro si chiude con la frase: «Din vremea aceea mulți moldoveni au început să învețe literatura grecească. ca pre un vârtos și tare scut îmbrățășind. che considera insieme i fondatori della cultura moderna. latinească. che gli hanno costato la perdita del trono dopo appena 6 mesi di signoria. e la tipografia. 1979. italienească. il che può anche spiegare i suoi gravi errori politici. «cel mai bun cronicar pe care l-au avut moldovenii» [il miglior cronista che abbiano avuto i moldavi] (Cantemir. 321. che ha istituito la scuola greca a Trei Ierarhi. Analogamente a Cantacusino. Il quarto fondatore della cultura moderna è per lui suo padre. 1961. latina e italiana. Miron Costin. 320. a cui Cantemir lavora fino alla fine della vita.» [Da quel tempo molti moldavi hanno intrapreso lo studio della letteratura greca. drepte arme pe dreptul vom apuca. di integrarla nel circuito europeo a cui aveva avuto accesso da Costantinopoli e poi per mezzo di Mosca. și în câmpul istoriilor ieșind. 199) e anche Șerban Cantacuzino. marele acela a romanilor Dimosthinis» [Cicerone. Cantemir descrive la scrittura di questo libro come un combattimento cavalleresco in cui l'amore per il paese è lo scudo: «Pre care noi.] (Cantemir. signore della Valacchia. L'opera Hronicul vechimei al romano-moldo-vlahilor riprende la problematica presente in Descriptio Moldaviae. ma si tratta di un'opera della maturità. mostrano il suo desiderio di portare la cultura romena verso l'Occidente. cu înfipți pași și cu neîntoarsă față. pre 43 Per la fiducia nel ruolo dell'insegnamento e del libro in Cantemir vedi Cândea. il grande Demostene dei romani] ha penato molto per scrivere un libro. 199) 43 Gli scritti di Cantemir sulla storia e sulla storia della lingua romene. Prolegomena del Hronic inizia con una lunga frase in cui mostra che anche «Țițeron. che gli ha condotto come professore Ieremia Cacavela.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 205 Cantemir viveva nel suo universo libresco. Cantemir ricorda con rispetto Vasile Lupu. .

Cantemir vorrebbe utilizzare. sclavoni. cioè i resti remoti della Scizia. Non è più. giuste armi per una giusta causa prenderemo. de năprasnă nemernic te ivești. 879) [Perché uno potrebbe dire: chi sei e da dove vieni tu. slavi. lontano dal suo palazzo di Costantinopoli. adică a Schinthiii înghețate rumpturi. l’oblio. 882) [Perché tutte le stirpi dell’Occidente dell’Europa (non faccia Dio arrogante la parola) anche se grandi e grossi.] Nella seconda parte del capitolo 1 dei Prolegomena affronta un tema oggi molto dibattuto e attuale: in che modo cambiano i centri della . 2003.206 Alexandra Vranceanu Pagliardini vrăjmașea a de demult uitării tiranie la lupta monomahii vom chema. Cantemir sente il bisogno di definire scientificamente la propria cultura. unni. come per Ureche o Costin. nell’arte del duello. dove la sua preziosa biblioteca era diventata ormai per lui inaccessibile.» (Cantemir. Esiliato in Russia. e nel campo delle storie uscendo. la monomahia: «Ce poate cineva să dzică: Cine și de unde ești tu. con passi decisi e con sguardo coraggioso. Come mai hai ottenuto armi come quelle? Da dove? E. vandali. Hronicul. se non i goti . vandali. un'azione da pioniere. însă alți părinți nu-și pot cunoaște. il nemico di sempre. tari și evghenisite sunt. in questa lotta cavalleresca. Hronicul. quando ti sei addestrato?] Torna anche sul concetto di barbarie e osserva: «Căci toate céle despre apus a Evropii niamuri (nu dea Dumnedzeu trufie cuvântului) măcar că astădzi mari. fără numai pe gotthi. all’improvviso esiliato ti trovi. 2003. perduta ogni speranza di poter riacquistare la signoria della Moldavia. 879) [Il quale noi. l'anelito di argomentare che non si tratta di un popolo barbarico. omuncolo? Dai barbari da poco sei uscito. unni. sono. Ce caută la tine arme ca acélea? De unde? Și în lupta monomahiii când ti-ai învățat?» (Cantemir. però altri genitori non conoscono.] La motivazione della scrittura è il desiderio di legittimare la stirpe da cui proviene. o. imbracciandolo come un forte e robusto scudo. omănașule? Din mijlocul varvarilor ieri alaltăieri ieșind. lo sfidiamo a duello. e nobili. 2003.» (Cantemir.

e lo dichiara esplicitamente. socotit-am că cu strâmbătate. ricorda che aveva scritto Hronicul in latino. più dagli stranieri che dai nostri sarà conosciuto (…) Che usi. De unde orice și cât noi astădzi avem și știm. fiind de noi în limba lătinească scrise/și alcătuite. il corpo. 2003. 2003. essendo da noi scritte e composte in latino. 2003. Prolegomena. Dopo aver reso omaggio a quelli che considera i suoi veri precursori. guardando. se delle nostre cose. l’antichità e l’ onore della stirpe. Ureche e Costin. bătrânețele și cinstea neamului său privindu-și îl sfătuiesc (…)» Cantemir. ad opera di Cicerone (Cantemir. Hronic. de n-ar fi fost urmat îndată scrâșnetul condéielor după tunetul și trăsnetul armelor. e per questo aveva tradotto quello che aveva scritto in latino: «Însă acéstea toate. (…) Slujască-să dară. come in uno specchio lucido. și ca într-o oglindă curată. 931) [Perché lo specchio del nostro hronic. Si parla qui della translatio studii dai greci ai romani. aggiungendo anche pagine molto suggestive sulla difficoltà dell'atto della scrittura: «împreună cu făcătorii și faptele tot într-un mormânt s-ar fi îngropat. davanti allo sguardo del lettore lo mettiamo(…)] L'importanza della scrittura è per Cantemir molto più grande di quella dell'azione. Hronicul. di tutta la polvere del dubbio deterso e ripulito. le nostre fatiche la stirpe moldava e. mai mult de la scriitorii lucrurilor . abbiamo pensato che una stortura e un peccato sarebbe. încă și cu păcat va fi. Hronicul.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 207 cultura. il viso. da oggi in poi. capitolo 1: «Pentru ca oglinda hronicului nostru de tot pravul îndoinții mai ștearsă și mai curată înaintea privelii cititorului să o punem (…)» (Cantemir. 1076 [Però tutte queste. 966) per mostrare come dall'Oriente. de ciia înainte. quindi. il vero centro si è spostato in Occidente. ma che poi aveva sentito l'importanza di scrivere libri in romeno. chipul și statul. cu cu ostenințele noastre niamul moldovenesc. lo consiglio (…)] L'immagine del libro come specchio appare in Hronic. mai mult streinii decât ai noștri să știe. de lucrurile noastre.

Le coordinate fondamentali di questo modello – la romanità dei romeni. Hronicul.» (Pop. 1406 (dove rivela con pena che ha trovato quella storia ripresa dai russi e raccontata di nuvo in tre testi sulla storia della Moldavia). 122) (Scuola latina romena) 44 Su Simion Dascălul (Cantemir. 2003. – sono diventate delle costanti nella ricostruzione del passato della nazione per molte generazioni di storici. come anche Alessandro Magno il Macedone invidiava Achille perché gli è accaduto che uno scrittore come Omero gli ha raccontato le sue glorie. partecipazione al grande sforzo di contenimento della potenza degli ottomani ecc. La prima generazione di questo tipo.» (Cantemir. è stata la Scuola Transilvana. precum și Alexandru Marele Machedon pe Ahilevs fericiia. 2011. quelli attuali. 1300). 2003. Sulla polemica contro quelli che «cu basne au muruit hârtia» [con le storielle hanno insozzato le carte] (Cantemir. se non avesse seguito. pentru că i s-au tâmplat scriitoru ca Omir să-i istorisască vitejiile. E quindi qualsiasi cosa noi abbiamo e sappiamo oggi. 2003. 2003. compresi. Hronicul. la loro unità. più dagli scrittori che dagli attori delle imprese lo conosciamo. Per questa ragione. 1027). 1396. 1218) e così è riuscito ad evitare molte difficoltà. il clamore e il clangore delle armi. Ci dice quindi che «nu toți istoricii condeile ș-au frânt» [non tutti gli storici hanno rotto le penne] (Cantemir. diventata una corrente segnata dal punto di vista culturale-ideologico. Sempre su Simeon e Misail. 1065) [insieme con gli attori le azioni nella stessa tomba si sarebbero sepolte. che hanno trattato i romeni «ca pre bureții fără sămânță de ieri. . troveremo molti riferimenti alle interpolazioni infondate di Simeon Dascălul e del Monaco Misail al Letopiseț di Grigore Ureche 44 . lo scricchiolio delle penne. 1024). Hronicul. «puturoase basne» [favole puzzolenti] (Cantemir. Hronicul. «Dimitrie Cantemir ha tracciato quello che rimarrà per molto tempo lo schema della storia del passato dei romeni nel contesto europeo. sotto molti aspetti. 2003. Hronicul.] Per Cantemir il fatto di non trovare fonti per libri sulla storia è un grande problema. de alaltăieri îi faceți» [come quando lo spago senza fibre di ieri lo fate con quelle dell'altro ieri???] (Cantemir. unità e persistenza della loro identità di fronte ai valori della migrazione. 1292). Si veda anche 1334. 2003. Secondo Ion Aurel Pop.208 Alexandra Vranceanu Pagliardini decât de la făcătorii lor trebuie să le cunoaștem.

Petru Maior. un membro di rilievo della Scuola laina romena. Samuil Micu. Erano loro negati alcuni diritti. che erano riuscite a conservare una certa autonomia. ortodossi. I membri della Scuola transilvana. greco-cattolici. e questa discriminazione ha comportato l'assenza di scritti in lingua romena. e comprendente varie confessioni religiose. in quanto formata da ungheresi. sassoni e romeni (che ne costituiscono la maggioranza). cattolici. che. una copia di Hronicul vechimei si trovava nelle mani di Inocentiu Klein. per la Transilvania andò diversamente: dopo aver fatto parte di un regno ungherese.5. Antioh Cantemir. Solo sette anni dopo la morte di Cantemir. per essere in un secondo momento annessa all'Impero d'Austria e quindi all'Impero Austro-Ungarico. anche lui poeta. Così si spiega perché le sue opere sull'origine dei romani e sulle relazioni con le altre culture troveranno continuatori nella Scuola latina romena. come l'insegnamento in lingua materna. che si inscrive nel segno dell'Illuminismo. Gheorghe Șincai. Timotei Cipariu. 3. intellettuale e poeta A differenza della Moldavia e della Valacchia. dove viene portata da suo figlio.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 209 Così Cantemir trascorre gli ultimi anni di vita esiliato in Russia. fino alla fine della prima guerra mondiale. La popolazione della Transilvania è multiculturale. In Transilvania i romeni avevano meno diritti di ungheresi e germanici. ed erano considerati una «popolazione tollerata». che l'aveva comprata nel 1730 a Vienna. la sua opera circola in Occidente. Aron Pumnul. alla scomparsa di questo è diventata un principato autonomo vassallo dei turchi. protestanti. Ion Budai Deleanu (1760-1820). I primi contributi letterari e culturali in romeno risalgono alla Școală ardeleană (Scuola transilvana). erano degli . del XVIII secolo. Il lavoro di Cantemir diventerà un elemento centrale per l'attività filologica della scuola stessa. svevi.

come rileva la stessa Adriana Senatore (Senatore. 9-25. 2006. Al ritorno cerca di inserirsi nella struttura ecclesiastica locale. prendono chiara coscienza del comune retaggio storico (…)» (Senatore. 10). Nasce nel comune di Cigmău. al pensiero dell’Occidente. Il legame fra romeno e latino e l'eredità culturale romana sono gli srgomenti che ritornano com maggiore feequenza nei contributi scientifici dei membri della Scuola: «Per questa ragione la denominazione di "Școala ardeleană" che al movimento è solita attribuire la storiografia letteraria romena potrebbe a prima vista apparire limitativa. Ion Budai Deleanu 45 è stato il solo membro della Școală ardeleană che ha anche scritto testi letterari.210 Alexandra Vranceanu Pagliardini uomini di scienza. linguisti. nel distretto di Hunedoara. ed è uno dei dieci figli del prete greco-cattolico Solomon Budai. vedi Senatore. Il termine fu proposto da Ruffini e in seguito adottato dei critici italiani che si sono occupati di questo movimento. Gli studiosi italiani hanno. A questo proposito afferma Adriana Senatore: «Nell’arco di meno di un secolo gli intellettuali romeni si accostano. 2006. in generale. ove non si considerasse che in primo piano ne è stata sempre posta la connaturale rilevanza panromena. preferito la definizione di "scuola latinista romena"» (Senatore. dunque. e per questo lo adottiamo anche noi. . storici. nel 1760. La Școala ardeleană è un movimento fortemente unitario di intellettuali romeni. ne traggono suggestioni che li obbligano a riflettere su se stessi e sulla propria identità. ma non ci riesce 45 Per i dettagli della sua biografia e della sua formazione intellettuale. 2006. quindi si sposta a Vienna per gli studi di teologia e diritto. in cui la filologia viene usata come mezzo per ottenere diritti politici per i romeni di Transilvania. 10-11). rivolta quasi a ribadirne la localizzazione regionale. che hanno lottato con i mezzi delle scienze umanistiche per i diritti dei romeni di Transilvania. giuristi. Studia al seminario di Blaj. 2006. 10). ecclesiastici.

Lexiconul românesc-nemțesc. che ha tradotto in gran numero dal tedesco al romeno. di Metastasio. Come linguista. dall'italiano al romeno. in parte ucraina e in parte compresa nella romena Bucovina del Nord. Inizia a lavorare a un dizionario romeno-tedesco. era specialista di leggi. trattando il tema del multiculturalismo dei transilvani. capitale della regione storica della Galizia. . Ha indirizzato nel 1804 un memoriale all'imperatore per denunciare la pessima situazione in cui si trovavano i romeni nel principato di Transilvania. che nel frattempo era passata dalla Polonia all'Impero d'Austria. ha scritto un'opera in latino sui popoli della Transilvania. De originis populorul Transilvaniae. Ha scritto anche un'opera sulle popolazioni della Galizia. che apparirà solo postuma nel 1894.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 211 per disaccordi e incomprensioni. Ha anche tradotto una parte della cronaca di Grigore Ureche in latino e una parte del melodramma Temistocle. Diventa segretario. l'opera Hronicul vechimei al romano-moldo-vlahilor di Dimitrie Cantemir. pubblica un lavoro sulle metodologie didattiche e diverse traduzioni romene di leggi imperiali austriache. in cui si continua. Scurte observații asupra Bucovinei. L'attività scientifica di Ion Budai Deleanu è assai vasta. ha realizzato un dizionario romeno-tedesco. Rinuncia all'ordinazione sacerdotale e si sposa. Commentatiuncula cum observationibus historicocriticis. fra cui il codice civile e il codice penale. ma anche diversi studi sulla storia della lingua romena e due grammatiche Temeiurile gramaticii românești [I fondamenti della grammatica romena] e Dascălul românesc pentru temeiurile gramaticii românești [Il mentore romeno per i fondamenti della grammatica romena]. Come storico. Svolgendo questa funzione rimane per tutta la vita in questa città multiculturale. scegliendo la carriera giudiziaria. per questo torna a Vienna e continua gli studi giuridici già intrapresi. Di professione. capoluogo di una regione in parte polacca. Fino alla fine della vita continua le traduzioni delle leggi più importanti dell'Impero. consigliere e infine magistrato del tribunale di Leopoli.

traduttore e storico. offre ai romeni di Transilvania (o cerca di offrire. per far rispettare i propri diritti in uno stato di diritto. elaborate e sviluppate scientificamente. Purtroppo molte delle sue opere. che traduce in gran numero perché anche i romeni le potessero conoscere. Ion Budai Deleanu. neanche si propose la pubblicazione. rimasti in possesso dei membri della . Ma per Budai Deleanu è fondamentale anche che i romeni conoscano la propria lingua e cultura e l'origine della lingua. non videro la luce durante la vita dell'autore. dato che molte delle sue opere restano inedite) le armi giuridiche e culturali per poter essere considerati sudditi con gli stessi diritti rispetto a quelli di origine tedesca o ungherese. mentre per altre. nell'introduzione al suo Lexicon presenta la storia della lingua romena. come l'epopea Tiganiada o il poema Trei viteji. per questo scrive una grammatica della lingua romena e. per questo l'autore arriva ad occupare una posizione importante nel campo degli studi storici. linguistici e lossicologici.212 Alexandra Vranceanu Pagliardini Nella sua attività di linguista. come il dizionario romenotedesco. si può riconoscere un'idea ricorrente: con la sua opera poliedrica intende creare per i romeni di Transilvania tutti quegli strumenti di cui ha bisogno il suddito. In terzo luogo si rende conto di quanto sia utile la conoscenza dell'origine dei romeni e dei loro rapporti con gli altri popoli della Transilvania. in epoca illuministica. I suoi lavori si basano sulla raccolta di una ricchissima base di informazioni. Con l'attenzione e lo scrupolo del giurista. e per questo intende offrire queste informazioni alla comunità dei dotti. I manoscritti. Il primo campo in cui si applica è quello delle leggi. e per questo realizza il suo dizionario bilingue romeno-tedesco. quindi si rende conto dell'importanza della conoscenza della lingua ufficiale dell'Impero. Tutti questi lavori sono il risultato di ricerche accurate e condotte con metodo moderno. come l'Impero austriaco. scrivendo un trattato di storia in latino. secondo l'orientamento illuministico che era allora dominante in Europa.

La seconda variante dell'epopea Țiganiada (Manoscritto B) viene terminata nel 1812. Eugen Simion afferma che Țiganiada non ha avuto la risonanza che avrebbe meritato. Molte monografie sono state dedicate all'autore (Petrescu. 2006). realizzata a cura di J. che resta incompiuto.1. Senatore. 1974. Purtroppo le prime edizioni presentavano modifiche arbitrarie del testo. apparsa presso Editura Academiei Române. Il poema Țiganiada avrà molte edizioni: la prima. Pavel. . e anche in Italia esiste una ricchissima bibliografia sia sulla Școală ardeleană. quindi nel 1905 e ancora nel 1925. saranno venduti per una somma ingente di denaro allo stato romeno. Il cammino tortuoso dalla scienza alla letteratura. pur essendo un testo di grande valore e analizza le cause delle riserve che hanno avuto i critici (Simion.Byck è basata sul confronto fra le due varianti manoscritte del testo e appare nel 1956. postuma. 2011. che specificamente su Ion Budai Deleanu (Valmarin. nel commento all'edizione più recente dell'opera (Chivu. l'unico membro della Scuola latina romena che scrive anche opere letterarie è Ion Budai Deleanu. 46 Il nostro scrittore si era sposato con una polacca che non conosceva il romeno e neanche i figli avevano appreso la lingua del padre. da parte del nipote dell'autore. che non conoscevano la lingua romena 46 . ma non vede la pubblicazione. 3. 2011).Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 213 famiglia di Ion Budai Deleanu.5. XCII). Nell'introduzione all'ultima edizione. L'edizione definitiva del testo. Tiganiada (1812) Come si è detto. ma in seguito lo scrittore torna sull'opera e separa una parte del testo. La prima variante dell'epopea Țiganiada. distinguendo così il poema intitolato Trei viteji [I tre valorosi]. come ci spiegano Gheorghe Chivu e Eugen Pavel. risale agli anni intorno al 1800 (Manoscritto A). la seconda variante sarà pubblicata nel 1900. arriverà solo negli anni 1875-1877.

noto. Senatore. LXVIII) 47 In quest'opera di Budai Deleanu incontriamo frasi che riappariranno negli scritti di un altro transilvano. 2006. Ma è certo un po' esagerata l'affermazione riguardo alla mancanza di moralità che sussiste nella comunità dei discendenti di Roma. dovuti a questa esperienza pare eccessiva. ma quando si tratta delle loro colpe. Caragiale e a Cioran. 2011. quella di criticare i romeni rappresentandoli allegoricamente come zingari. un testo di divulgazione storico-geografica di Ion Budai Deleanu. il poema tragicomico. 2011. . la loro origine e la loro organizzazione sociale e politica. fino a Nicolae Manolescu. Ruffini. È vero che Ion Budai-Deleanu la spiega con l'occupazione turca e con il dispotismo fanariota. a dispetto dei suoi notevoli pregi letterari. temi sempre molto dolorosi per i romeni stessi. Il consigliere giuridico del tribunale provinciale di Leopoli. non li risparmia certo. ma questa critica lo allontana dal gusto del grande pubblico e anche dagli intellettuali contemporanei. temi come l'identità dei romeni. Ion Budai Deleanu critica così in modo acido e raffinato i difetti dei romeni. Con largo anticipo rispetto a I. 1997. perché tratta in un genere comico e satirico. ma l'accumulazione dei vizi strutturali nel carattere del popolo. Nell'introduzione al volume già citato pubblicato dall' Academia Română. come recita un documento "per la sua proba moralità". ama certo i romeni. commentando l'opera Scurtele observații asupra Bucovinei [Brevi osservazioni sulla Bucovina]. osserva che « l'analisi non è certo adulatoria nei confronti dei romeni del nord.» (Simion. Eugen Simion.214 Alexandra Vranceanu Pagliardini 1995. non considerano il nostro autore uno scrittore fondamentale della letteratura romena. anche lui figlio di un 47 Simion. Ma è anche vero che gli autori di storie letterarie. Ion Budai Deleanu osa una scelta molto coraggiosa. L. Mazzoni.V-LXXII. È possibile che Țiganiada non abbia avuto grande eco. 1941).

la filologia . Budai Deleanu separa definitivamente la scienza dalla finzione letteraria. Costin. ma il suo tono non cambia quando si riferisce all'occupazione russa. che non risparmia né i rappresentanti del potere. Il dispotismo di cui parla Budai Deleanu è quello imposto dall'Impero turco. Cioran. Cantacuzino o Cantemir: la guerra con il turco. che erano le stesse che avevano già discusso gli uomini di cultura moldavi e valacchi prima di lui. Ion Budai Deleanu vi esprime la sua preoccupazione per il destino dei romeni nell'Impero asburgico: «"Ce poți aștepta de la o națiune (…) care a fost impusă de lungul despotism în clasa sclavilor?"» [Che cosa puoi aspettarti da una nazione (…) che è stata costretta nella classe degli schiavi da un lungo dispotismo?] (cit. la conoscenza delle lingue straniere e la possibilità di accedere per molti anni a grandi biblioteche europee. la storia dalla narrazione e dal mito. In più. La differenza fra Ion Budai Deleanu e gli scrittori fin qui esaminati è in sostanza la differenza fra l'intellettuale moderno e gli umanisti. hanno consentito a Budai Deleanu di raccogliere tutte le informazioni che gli potevano essere utili per argomentare le sue tesi. Da un lato. Già in questo lavoro emerge lo straordinario spirito critico di Ion Budai Deleanu. la ricerca della propria identità e il confronto con le altre culture. LXIX). l'altra faccia del Giano Bifronte. che lui chiama «pustiirea rusească» [la devastazione russa]. il problema delle origini nobili. l'incapacità dei romeni di organizzarsi. in cui presenta in modo comico tutti i topoï che abbiamo identificato in Ureche. in Simion. orientandole in direzione delle scienze moderne che lui aveva avuto l'occasione di studiare a Vienna.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 215 prete. egli prosegue l'opera linguistica e storica dei vari Ureche. 2011. Dall'altro lato. Inizieremo l'analisi osservando la natura di Giano bifronte con cui si presenta Ion Budai Deleanu. né le vittime che hanno accettato la subordinazione. Budai Deleanu compie un atto del tutto innovativo scrivendo un testo di finzione. Costin o Cantemir.

356) Il fatto che egli era pienamente informato come storico ed estremamente moderno come giurista. che racchiude riferimenti alla letteratura europea. al fine di educarli. come. e soprattutto dalla storia nel senso umanistico.216 Alexandra Vranceanu Pagliardini dalla politica. In un saggio in cui ne analizza il pensiero politico e giuridico. Ha dedicato a questo molto studio e ha compreso che avrebbe dovuto separare completamente il discorso storico dalla letteratura» (Neumann. Finora abbiamo potuto vedere quanto si potevano mescolare i generi. 2008. in primo . possiamo essere certi che quando scrive Tiganiada egli non ha intenti denigratori o offensivi. vista come modalità di legittimazione della stirpe e del popolo. (…) Ciò che è notevole è che Budai Deleanu aveva imparato a costruire una storia in accordo con le idee del suo tempo. per dare un altro esempio. Țiganiada di Ion Budai Deleanu si presenta come poema eroicomico. linguistica e lessicologia. In Ion Budai Deleanu ciò cambia profondamente. ma fa capolino nell'intertesto assai ricco e complesso che accompagna l'epopea. cioè il poema eroicomico Țiganiada. nel Poemă polonă. Lo spirito scientifico dell'autore non scompare completamente in quest'opera. il senso del termine "storia" si era cominciato a definire. il mito si insinuava tra le maglie della narrazione storica in Ureche. dotato di un apparato di commento. in quanto la finzione letteraria. o infine come la retorica era chiamata in causa per argomentare la narrazione dei fatti storici in Costin o in Cantemir. Victor Neuman osserva che «Negli anni in cui Budai Deleanu scriveva sulle origini dei popoli di Transilvania. come nota lo stesso Neumann. Costin era tanto poeta quanto filologo. aveva probabilmente anche scatenato in lui il desiderio di ironizzare sui romeni. bensì mette in gioco il topos della musa iocosa. Considerando che aveva prodotto contributi veramente scientifici attraverso i suoi lavori di storia. come ad esempio. si allontana chiaramente dalla storia. di un intertesto. e che aveva fatto per questa via tutto quello che poteva essere in suo potere per nobilitare il destino dei romeni di Transilvania.

unita alla sua erudizione in tutti i campi di cui si è occupato. . ai temi illuministici della Școală ardeleană. che ha scelto in un secondo tempo di assumere la condizione di scrittore romeno. sono gli elementi che gli hanno consentito di scrivere questo tipo di epopea intertestuale. alla tradizione culturale romena. ad esempio. con un apparato di note sotterranee divertenti. intrecciano le loro voci per spiegare il testo e dare informazioni culturali al lettore potenziale incolto. può certamente essere considerato. chi sono le Muse. 1958).Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 217 luogo italiana. Il canone della letteratura europea del classicismo e del barocco è il canovaccio su cui e Ion Budai Deleanu tesse la storia dei suoi «zingari». L'enciclopedismo settecentesco di Ion Budai Deleanu si manifesta in primo luogo nei suoi lavori scientifici. fra l'altro scritti in romeno. che non saprebbe. in cui diversi «filologi». che cosa è l'Olimpo. i personaggi e le scene celebri da testi della letteratura europea che vengono implicitamente citati. Ciò che rende ardua la lettura di Țiganiada è proprio questa complessità di riferimenti e l'erudizione messa in campo dallo scrittore. Per questa poliglossia e per la sua formazione viennese. Si potrebbero fare molte ipotesi per rispodere alla difficile domanda di fondo: per quale motivo lo scrittore sceglie di scrivere un testo tanto complesso dal punto di vista dei riferimenti culturali? Certamente la sua formazione di giurista e di studioso. accanto a Dimitrie Cantemir. Abbiamo così delle digressioni dotte e comiche allo stesso tempo. Il testo è assai complesso per quanto riguarda i riferimenti alla cultura europea (del Conte. uno scrittore prima di tutto europeo. qual'è l'etimologia di «Dumnezeu» [Domineddio]. La sua appartenenza all'Illuminismo enciclopedico ha sicuramente contribuito alla sua idea di scrivere un'epopea comica. latino e tedesco. in cosa consiste un'epopea. che dilatano in modo abnorme il testo e mettono in ombra l'azione epica. bene o male intenzionati. tanto da rimanere impenetrabile ad un lettore che non sia in grado di individuare i topoï classici cui si allude.

3. vestit cântăreț [Epistola dedicatoria. Costin. Către Mitru Perea.218 Alexandra Vranceanu Pagliardini Un'altra possibile motivazione va cercata nel fatto che Budai Deleanu viveva al di fuori di un sistema nazionale. A Mitru Perea. era in sostanza un auto-esiliato. ognuna delle due con funzioni diverse. Non deve sfuggire che Leonachi Dianeu è l'anagramma del nome dell'autore. La seconda introduzione. anche lui zingaro.5. e così integra il proprio poema nel sistema letterario europeo. Cantacuzino Stolnicul e Cantemir. illustre vate] è attribuita ad un alter ego dell'autore. per raccontargli come mai ha scritto Țiganiada. Mitru Perea. Del resto egli vive del tutto isolato anche dai colleghi e amici della Școală ardeleană. riprendendoli in una prospettiva comica. Ion Budai Deleanu ci ha lasciato due «introduceri» [introduzioni] a Țiganiada. che da trent'anni abitava in una città multiculturale dell'Impero asburgico. i topoï di cui abbiamo parlato a proposito delle opere di Ureche. Questa elaborata modalità di ingresso nel mondo della finzione attira la nostra attenzione e ci avverte che avremo a che fare con un testo letterario . compagno di studi e amico di Ion Budai Deleanu. L'elogio della retorica. che essi utilizzano per spiegare e giustificare retoricamente i loro passi. La prima s'intitola Prolog e colloca Țiganiada sulla linea dell'epica eroica che risale all'Iliade di Omero. intitolata Epistolie închinătorie. su quella dell'epopea eroicomica classica (Batrachiomachia) e moderna (La secchia rapita). che scrive al suo amico lontano. lo zingaro Leonachi Dianeu. e anche per definirsi di fronte agli altri umanisti. noto linguista della Școală ardeleană. Dalla storia alla poesia Mi soffermerò ora sul modo in cui Ion Budai Deleanu decostruisce. il che lo affrancava da una vera e propria tradizione letteraria.2. mentre Mitru Perea è l'anagramma di Petru Maior. Abbiamo osservato che ruolo importante ricopre nelle loro cronache il proemio.

Properzio. che sconfigge il tempo e legittima. Il topos della superiorità del testo scritto rispetto ai fatti. confondendo il mondo della finzione con i fatti storici. o fra quelli che vengono chiamati selvaggi. se non fosse nato il poeta Omero?] Nel suo Excursus IX. da dove potrebbe averlo ripreso Ion Budai Deleanu. lipsind. accordando però. cel a Troii naltă sprijană. se non resi eterni dal testo che sfiderà i secoli. con la forza della parola. e Achille la forza e il muro dei greci. la stirpe romena. cioè della retorica e della poesia. Ma siccome nella loro stirpe e ai loro tempi non c'era alcun Omero e alcun Virgilio. Riconosciamo qui il simbolo umanistico del libro. come lo hanno compreso i greci e i romani. oh! quanti eroi eccelsi si sarebbero visti fra i barbari. il difensore supremo di Troia. era apparso anche in Hronic di Cantemir. uno spazio maggiore alla finzione. Apparentemente. Budai Deleanu comincia il Prolog (Proemio) di Tiganiada con l’elogio della retorica e della poesia. nel caso di Budai Deleanu. in quanto i fatti sono in sé perituri. gli uomini colti questi eroi non li hanno mai nominati. Curtius osserva che il topos che mette in relazione poesia e immortalità risale a Omero. întru neamul lor şi pe vremile când au trăit. e riappare poi in Teocrito. sau doară din cei ce să numea sălbateci. Ion Budai Deleanu mescola la poesia con la storia. alle imprese che vengono narrate. 2011. Orazio. Ş-unde era Ector. o! câţi eròi slăviţi să ar ivi dintre vàrvari. E dove sarebbe stato Ettore. cui attribuisce un ruolo essenziale nella creazione degli eroi: Să fie preceput ş-alte neamuri a Europei preţul voroavei şi dulceaţa graiurilor bine rânduită. . şi Ahil. vecinică i-au acoperit nepomenire.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 219 che fa parte del genere comico. Ovidio. un Omèr ş-un Virghil. tăria şi zidul grecilor. ma in cui la parata di sorprese letterarie erudite non è certo gratuita e fine a se stessa. adecă ritòrica şi poesia. de nu să ar fi născut cântăreţul Omèr? (Budai deleanu. Questo topos sviluppa l'idea che solo il libro può salvare i fatti storici dall'oblio. 5) [Se altri popoli europei avessero compreso il pregio della parola e della dolcezza delle lingue ben tornite. cum au înţălesu-o elinii şi romanii. pe carii oameni luminaţi.

Puţine raze a mărimii lor. cât noi astezi. ne mirăm cetind vieţile slăviţilor eroi elineşti şi romani. ci meravigliamo leggendo le vite degli eroi valorosi greci e romani. carii cu supţirimea şi gingăşia condeiului său. da quando si sono insediati in Dacia tanti e tanti uomini. au ştiut într-atâta frumsăţa pe eroii săi. come i suoi predecessori. ma piuttosto perché la Grecia e Roma hanno partorito uomini con una conoscenza meravigliosa degli ornamenti della parola. 5-6) [Prendendo il filo della storia della stirpe nostra romena. cu tot feliul de vârtuţi strălucitori. Riprendendo questo topos Budai Deleanu è cosciente del ruolo fondamentale dello scrittore che inventa dei mondi. acum. să îi fie trimis strănepoţilor viitori. 5) [Allora non perché solo in Grecia e a Roma sono nati uomini grandi e coraggiosi e istruiti. cu care vieţuind strălucea. lo . ci meravigliamo della loro magnanimità. i quali con la sottigliezza e la grazia della loro penna hanno saputo idealizzare i loro eroi. non conoscendone altri simili. am cunoaşte doară acum. La lipsa unor ca aceşti autori. necunoscând pe alţii asemene. (Budai Deleanu. Ureche. perché sono loro che trascrivono i fatti nel libro e così li salvano dall'oblio: Deci nu pentru că numa Ellada şi Roma au putut naşte oameni înalţi şi viteji luminaţi. tanto che noi oggi. 2011. de când să au aşezat în Dacia. della loro intelligenza. deacă să ar fi aflat între români. au putut străbate la noi. risplendenti di tutti i tipi di virtù. 2011. bărbaţi care să fie scris viaţa lor şi cu măiestru condeiu împodobindu-le fapte şi înălţându-i după vrednicie. din vreme în vreme. pre toate acele persoane luminate din căruntele veacuri. ne uimim de mare-sufleţia. şi doară nu luom sama că mai mare partea întru aceasta este a scriptoriului.] Budai Deleanu si rammarica poi. ci mai vârtos pentru că Ellada şi Roma au crescut oameni întru podoaba şi măestria voroavei deplin săvârşiţi.220 Alexandra Vranceanu Pagliardini simbolo che avevamo trovato in Costin.» (Budai Deleanu. naltă-cugetarea. I poeti sono più importanti degli eroi. e non ci rendiamo conto che il maggior merito di tutto ciò va al poeta. Cantacuzino e Cantemir. ceaţa uităciunii i-au acoperit. della mancanza di testi di valore romeni in cui poeti di talento avessero cantato il destino di certi eroi: «Luând firul istoriii neamului nostru romănesc. del loro coraggio e delle altre virtù. câţi şi mai câţi bărbaţi. bărbăţia ş-alte vârtuţi a lor.

non che i principi sono morti. In mancanza di autori come questi. ogni tanto.] Fra gli scrittori trattati in questo capitolo. Pochi raggi della loro grandezza. cărora nu lipsea numai un Omer. ca să fie înălţaţi preste toţi eroii. per mezzo del libro. L'erudizione che caratterizza lo stile di Cantemir diventa una rassegna di riferimenti culturali citati in chiave ironica. adesso. il principe di Moldavia. in cui il poeta manifesta la sfiducia nel proprio talento retorico e nella capacità della lingua di esprimere un contenuto elevato: «Răvărsându-şi întru mine neşte scântei din focul ceresc a muselor. tutte quelle persone illustri dei secoli canuti. Budai Deleanu ci offre così una perfetta parodia dell'umanesimo che. însă băgând de samă că .Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 221 conosceremmo adesso. sau unui Mihai. uomini che avessero scritto la loro vita e che. Stolnicul Constantin Cantacuzino è stato quello che ha sviluppato e approfondito maggiormente questo topos. 6) [E dove troviamo la storia di un eroe come Stefan. bucuros aş fi cântat doară pre vreun eroe dintru cei mai sus numiţi. sono potuti arrivare fino a noi. tanto da rimproverare i suoi predecessori per la loro poca cura nella conservazione del passato. Quindi si passa al topos della falsa modestia. domnului Ugrovlàhiii. Di qui si passa facilmente al topos «Ubi sunt qui ante nos». se ci fossero stati fra i romeni. ma del fatto che non sono stati cantati da un poeta sufficientemente illustre: «Şi unde aflăm la istorie un eroe asemene lui Stefan. ma in Țiganiada il topos viene trattato in chiave comica.] Si possono qui riscontrare elementi di continuità con Ureche. Costin e soprattutto con Cantemir. signore di Ugrovlàhii. dà fondamento a una cultura e identità a un popolo. principul Moldaviii. in cui Budai Deleanu si lamenta. che risplendevano in vita. la nebbia dell'oblio li ha coperti. 2011.» (Budai Deleanu. a cui mancava solo un Omero per essere innalzati al di sopra di ogni altro eroe. con penna magistrale arricchendo le loro azioni ed elevandoli secondo il loro valore. o di un Mihai. li avessero tramandati ai futuri nipoti.

6) [Essendosi riversate su di me alcune scintille dal fuoco celeste delle muse. Formule di devozione e umiltà. scabies). certo. simplex. nesocotinţă dar ar fi să cânt fapte eroiceşti. communis. exilitas. con l'aiuto. delle Muse: Cu toate aceste. incompositus. avrei cantato con piacere anche solo uno degli eroi fra quelli sopra nominati. siccitas.. che l'epica è un genere letterario troppo elevato per la sua lingua. inopia. Ma anche rispetto a sé afferma di non essere sicuramente il poeta capace di trattare un soggetto eroico. Come spiega puntualmente Curtius nel suo Excursus II. iar neajungerea limbii cu totul mă dezmântă. mai vârtos când nice eu mă încredinţăz în putere.. meschini (egestas. incultus).cit.» (Budai Deleanu. senz’arte (rudis.. secchi. sau mai bine zicând jucăreauă. nel proemio a Divanul. op.. cioè di una lingua con tradizione letteraria. visto che io non penso di averne la capacità e che la lingua non la posso maneggiare. am izvodit această poeticească alcătuire.» (Curtius. incomptus. răpit fiind cu nespusă poftă de a cânta ceva. rozzi (impolitus. vrând a forma ş-a . un altro topos classico. scarni (ariditas. che aveva lamentato l'immaturità concettuale della lingua romena. Budai Deleanu afferma che l'epica ha bisogno di una lingua ben lavorata. però capendo che una poesia come quella che si chiama epica ha bisogno di un vero poeta e di una lingua ben lavorata. 457) La modestia viene però vinta dal «desiderio di dire cose mai dette». ieiunae macies orationis – quest’ultima espressione è già in Tacito). o meglio finge di ritenere. Budai Deleanu per scusarsi dei suoi limiti usa formule che caratterizzavano questo topos già presso lo storico Tacito. «L’autore si scusa perché il suo stile (sermo) o il suo ingegno (ingegnum). sarebbe insensato che io cantassi fatti eroici. rugginosi (rubigo).] Come aveva fatto anche Cantemir. sterilitas). Allo stesso modo in cui Cantemir osservava l'inadeguatezza della lingua romena di fronte all'espressione dei concetti filosofici. ce să chiamă epicească. pofteşte un poet deplin şi o limbă bine lucrată. Budai Deleanu ritiene.. o ambedue sarebbero aridi. paupertas.222 Alexandra Vranceanu Pagliardini un feliu de poesie de-aceste. sordidi (sordidus). 2011.

533). il poeta cade in uno stagno pieno di rane. Il ruolo del testo letterario non è più quello di conservare memoria del passato. la sensazione di . 6) [Pero.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 223 introduce un gust nou de poesie romănească. A differenza di Ureche. lo zingaro Leonachi Dianeu racconta la propria vita all'amico Mitrea Perea. quanto piuttosto di incoraggiare la riflessione sulla storia.. ho inventato questa composizione poetica. o piuttosto. questo giocattolo. Ion Budai Deleanu intende divertire educando. apoi şi ca prin acest feliu mai uşoare înainte deprinderi să se înveţe tinerii cei de limbă iubitori a cerca şi cele mai rădicate şi mai ascunse desişuri a Parnasului. 2011. partendo alla ricerca delle Muse.» (Ion Budai-Deleanu. dove abitano le muse di Omero e di Virgilio!. basti pensare che Țiganiada è definita nel Prolog «jucărea» [giocattolo]. 3.. 2006. ma anche educare criticando. Il topos Musa iocosa compare spesso in Budai Deleanu. ma in essa possiamo riconoscere gli eventi principali della vita di Ion Budai Deleanu: la partenza dal proprio paese e gli studi fatti all'estero.5. per mezzo delle critiche.] Il discorso è poi deviato con cura verso l'autoironia perché. Poesia come intrattenimento. nel suo Excursus X. La biografia di Dianeu è del tutto fantasiosa. Costin e Cantemir. anche acide. Musa iocosa In Curtius troviamo anche il concetto di musa iocosa in cui alla poesia si associa sia un valore educativo che quello «esteticoedonistico» (Curtius... dell'autore..3. vestit cântăreț. «scritta» in prima persona dall'alter ego dell'autore. [. allusione al poema eroicomico di Omero Batracomiomachia (cioè La guerra delle rane con i topi). ma comiche..] volendo che i giovani che amano la lingua arrivassero ai punti più alti e nelle foreste più nascoste del Parnaso. unde lăcuiesc musele lui Omer şi a lui Virghil!. siccome sono stato rapito dal desiderio di cantare e mettere in versi qualcosa. Nella sua Epistolia închătorie cătră Mitru Perea.

la ricerca delle proprie origini. Căci auzisăm todeuna. sceglie tuttavia di rimanere in Egitto.» [calunniati e perseguitati da tutti] (Budai Deleanu. cum că soiul nostru țigănesc să trage de la Eghipet și purcede din faraonii cei slăviți. lo zingaro dice all'amico Perea: «O.224 Alexandra Vranceanu Pagliardini marginalità dovuta alla propria appartenenza nazionale..» (Budai Deleanu. un'antica cronaca del tempo di Vlad Tepes (Dracula). Dianeu parte per la guerra contro i francesi. e in generale si dice. un miles gloriosus che non senza motivo si accinge a scrivere un'epopea sulla guerra del popolo di cui fa parte. che la nostra razza zingara viene dall’Egitto e deriva dai gloriosi faraoni. dove studia: «dobândii prilej a învăța carte și mai multe limbi» (Budai Deleanu. il desiderio di scrivere per l'educazione del proprio popolo. 7) [Oh. che come abbiamo visto è tanto frequente nella cultura romena. socotind că acolo voi s-aflu doară cuibul strămoșilor noștri și neamul nostru cel adevărat !. Perché avevo sempre sentito dire. 7). 2011. l'esilio e la nostalgia del proprio paese e della propria lingua. dove può . pensando che laggiù avrei trovato il vero nido dei nostri antenati e la nostra stirpe. și de obște să zice. Allora si arruola nell'esercito francese e viene mandato in Egitto. con quanta gioia facevo questo viaggio. 2011. ma viene fatto prigioniero e mandato in Francia. il popolo zingaro. cu câtă bucurie făceam eu acea călătorie. Felice di poter andare a scoprire in Egitto le origini nobili autentiche del suo popolo. 2011. I fatti narrati dallo zingaro Dianeu all'amico di gioventù sono reinterpretati secondo la tradizione dell'epica eroicomica e del romanzo europeo del XVIII secolo. A questo punto troviamo la prima parodia del topos della ricerca delle origini. e al contrario scopre che laggiù gli zingari sono «defăimați și de toți urgisiți. in quanto l'autore finge di partire da un manoscritto da lui trovato. 7-8) Ferito profondamente.] Sarà però deluso e non troverà in Egitto le vere origini del suo popolo. lo zingaro Leonachi Dianeu è un soldato... Volontario nella guerra fra turchi e tedeschi.. quella vera!.

mi manca la patria. drăguță Pereo! De când eu fui silit a mă înstrăina de țara mea. 6) [attraverso queste . 2011.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 225 vivere nell'abbondanza. Leonachi Dianeu scrive questa «izvodire poeticească» [creazione poetica] per ricordarsi della terra in cui è nato. caro Perea ! Da quando sono stato obbligato ad andare in esilio dal mio paese. ma prova una forte nsotalgia per il suo paese e quindi scrive il poema Țiganiada utilizzando come fonte una cronaca del Monastero di Cioara: «Treizăci de ani au trecut. gli racconta la storia di Țiganiada.» (Budai Deleanu.» (Budai Deleanu. mi occupo più della cetra e del canto. 8) 3.«vrând a forma ş-a introduce un gust nou de poesie romănească» [volendo formare e introdurre un nuovo tipo di poesia romena] (Ion BudaiDeleanu. anche se vivo qui nell’abbondanza di ogni bene. Défense et illustration Appare anche in Ion Budai Deeleanu questo topos. 6) e scrivere un testo facile da leggere perché «apoi şi ca prin acest feliu mai uşoare înainte deprinderi să se înveţe tinerii cei de limbă iubitori» (Ion Budai-Deleanu.4. e la dedica a Mitru Perea. Mârza. 2011. tuttavia per avere la felicità. 7) «nu-mi pociu scoate din inimă dorul țării în care m-am născut. mă îndeletnicesc mai mult cu cetera și cu cântări. Având aici vreme de ajuns. Avendo qui abbastanza tempo. che è «măiestru cântăreț și viersuitoriu» [maestro di poesia e di versificazione].5. Leonachi Dianeu vorrebbe educare il gusto dei giovani con una forma nuova . che ha sentito il racconto dai suoi trisavoli. e legato al desiderio di «illustrare» la lingua romena con un nuovo genere letterario. 2011.] [non posso far uscire dal mio cuore la nostalgia del paese in cui sono nato.] Anche un altro zingaro. già incontrato in Costin e in Cantemir. totuș. 2011. spre fericirea deplin patria-mi lipsește. (Budai Deleanu. 8) [Trent’anni sono passati. «măcar că noao ne este mașteră». 2011. și macar trăiesc aici în prisos de toate.

ma in quel testo il poeta umanista loda le vitù dell'otium dedicato alla lettura e augura al lettore che Dio gli conceda il tempo necessario per praticare questo piacere. Per quanto riguarda il secondo aspetto. Cantemir. in tutti i campi. e non «iubesc învățătura» [amano l'apprendimento]. per introdurre abitudini più facili. nei casi di Ureche. L'idea si affacciava anche presso Costin. in Budai Deleanu compare l'idea che i destinatari sono «tinerii cei de limbă iubitori» [i giovani amanti della lingua] e che è necessario fornire loro «deprinderi» [abitudini]. era contrariato dal fatto che i contadini utilizzano il poco sapere che hanno solo per scopi pratici. più critico. . cioè non dedicano tempo alla lettura. È vero che. ma anche a livello di destinatario del testo. Costin. andare a colmare certe lacune della cultura o delle scienze umanistiche romene. Sono tre gli aspetti importanti nell'argomentazione di Budai Deleanu. poi anche «dolce». nel proemio a Viața lumii. non esiste per secoli nei paesi romeni un pubblico al di fuori dei professionisti della scrittura. e per questo ha voluto. Il primo aspetto è la novità.226 Alexandra Vranceanu Pagliardini abitudini più piacevoli i giovani che amano la lingua possano imparare]. Il terzo aspetto importante in questa sua «ars poetica» è che Budai Deleanu intende scrivere un testo facile da leggere. non può essere separata dall'idea dell'utilità civica ed etica della cultura. si basava sugli strumenti della retorica. cioè l'abitudine di leggere. Cantacuzino o Cantemir il fatto che la cultura potesse essere innanzitutto «utile». in quanto vorrebbe educare il gusto del pubblico non tanto per lo studio. che è essenziale in Budai Deleanu. dal punto di vista storico. cioè in pratica gli autori sono umanisti e scrivono per essere letti da altri umanisti. quanto per il diletto estetico. Questa vocazione di pioniere che ha caratterizzato anche gli altri scrittori di cui ci siamo occupati. Per questo l'impresa di Budai Deleanu è radicalmente nuova non solo a livello di forma.

Ma Budai Deleanu. 10-11) [Quest’opera (lavoro) non è rubato. aduce în limba aceasta un product nou» (Budai Deleanu. italienește și frănțozește. ci chiar izvoditură noao și orighinală românească. porta in questa lingua un nuovo prodotto. quello che si definisce amico di Dianeu. la pressione del cosmopolitismo si manifesta nel desiderio di introdurre nella letteratura romena un nuovo genere. quella zingara. dove Leonachi motiva il proprio scritto con il modello che ha trovato nelle altre letterature: «cum eu.] Il topos dell'«illustrazione» della letteratura romena con un genere letterario della cultura europea è ripreso in stile scientifico nella nota esplicativa di uno dei commentatori nell'apparato fittizio. pienamente cosciente della difficoltà di fondere nella sua opera comica innumerevoli frammenti di testi fondamentali per la letteratura europea. imparando il latino. întru care limbi să află poesii frumoase. ed esprime tutta la soddisfazione dell'autore per aver scritto un'opera originalissima: «Aceast operă (lucrare) nu este furată. cea țigănească. Deci. mi sono esortato a fare una prova: se si potesse fare anche nella nostra lingua. cioè il romeno (perchè la nostra. 2011. m-am îndemnat a face o cercare: de s-ar putea face ș-în limba noastră. non si può scrivere e pochi la capiscono). buona o cattiva che sia. nu să poate scrie și puțini o înțăleg). 10) [siccome io. cevaș asemene (…)» (Budai Deleanu. l’italiano e il francese. Quindi. adecă cea românească (căci a noastră. qualcosa di simile (…)] Come nelle opere di Costin e Cantemir. Il commentatore presenta una breve storia . né preso in prestito da nessun’altra lingua. 2011. ma è prorio un’invenzione nuova e originale romena. si preoccupa anche di attrarre l'attenzione del lettore sul fatto che sta scrivendo un'opera totalmente nuova e senza un modello precedente. nici împrumutată de la vreo altă limbă. nelle quale lingue si trovano belle poesie. bună sau rea cum este. învățând lătinește. un nuovo stile e una nuova forma. Entra qui in gioco il topos «io offro cose mai dette».Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 227 L'idea della novità assoluta di Țiganiada ricompare in Epistolie.

in cui il lettore curioso può trovare un vero e proprio piccolo trattato di letteratura europea. prendendo in esame caratteristiche come la strofa. 2011. Potremmo anche affermare che. precum să află la italieni și alte neamuri. Budai Deleanu fa delle scelte che. per questo il testo produce diversi tipi di comico. neanche quando scrive un testo comico. nelle note in cui si descrivono personaggi. cioè dell'ispirazione poetica il cui scopo è quello di piacere (delectare). Separa su due piani i livelli di difficoltà del testo: in alto. in basso. cioè le voci che informano. i personaggi. in modo che talvolta dal cumulo di informazioni e pareri che forniscono risulta un effetto comico più forte che dall'azione dei personaggi. nel testo.] (Budai Deleanu. i temi. Nella stessa nota l'amico di Dianeu fornisce una definizione dell'epopea e fa un'analisi comparativa fra le fonti classiche e italiane di Dianeu. abbiamo il regno delle Muse. abbiamo il dominio dei filologi e degli spiriti critici.228 Alexandra Vranceanu Pagliardini del genere dell'epopea e afferma così che in romeno questo genere letterario non esisteva prima: «poeticul. situazioni tipiche. che è un mio amico. Non riuscendo a dismettere la propria veste di erudito. Il dialogo fra questi due piani si complica ulteriormente. topoï. (…)» [il poeta. e l'adattamento che ne ha fatto l'autore alla lingua e al contesto culturale romeno. 50). . contestualizzano il testo. il ritmo. educano il lettore. care-i unul din prietenii miei. Nella nota troviamo anche una definizione del senso del termine «ritmo». ha voluto portare nella nostra lingua un genere poetico nuovo. 50-51) È evidente la vocazione pedagogica presente in questo testo. nelle note. poiché Budai Deleanu destina il testo a categorie diverse di lettori. alla stregua di altre note che ci spiegano l'origine del termine «Dumnezeu» [Domineddio] (Budai Deleanu. 2011. saranno proprie dei postmoderni. dopo duecento anni. in quanto anche le voci dei filologi e dei diversi commentatori assumono sfumature comiche si contraddicono a vicenda. temi. già presente presso gli italiani e altri popoli. appartenenti a livelli culturali differenti. au vrut să aducă în limba noastră un feliu de poesie noao.

ho pensato che sia una cosa pia scrivere per i nostri zingari per far loro capire che tipo di antenati hanno avuto. care scriind de începutul norodului său. È vero che avrei potuto ficcare dentro tante bugie lodando gli zingari e inventando azioni che non hanno compiuto. essendo io zingaro come te. Certamente da questo culto dell'oggettività dichiarato dallo zingaro Dianeu sorge in noi un dubbio che ci fa pensare al paradosso del cretese bugiardo. am socotit cuvios lucru de a scrie pentru țiganii noștri. non loda mai eccessivamente il proprio popolo. Nel momento in cui Dianeu dichiara la sua intenzione di dire la verità. ca să să priceapă ce feliu de strămoși au avut și să să învețe a nu face și ei doară nebunii asemene. diventa un narratore non credibile. scrivendo sugli inizi della loro stirpe. come fanno oggi gli storici di alcuni popoli. che da un lato entrano in conflitto con la sua musa. cum fac astezi istoricii unor neamuri. Adevărat că aș fi putut să bag multe minciuni lăudând pe țigani și scornind fapte care ei n-au făcut. hanno portato Dianeu alla conclusione che è più utile criticare che lodare.» (Budai Deleanu. când s-ar tâmpla să vie cândva la o tâmplare ca aceasta. si affida a innumerevoli fonti esterne. il valore educativo della conoscenza. Ma io amo la verità. fin dall'inizio.] La necessità di scrivere la storia per salvare dall'oblio la memoria del popolo. arrivano fino a Dio e sempre cose meravigliose blaterano. lodato da Cantemir nel capitolo dedicato ai vizi dei moldavi in Descriptio Moldaviae. să suie până la Dumnezeu și tot lucruri minunate bârfăsc. e imparare a non fare anche loro simili pazzie. 11-12) [sappi che. Allo stesso modo del narratore del Don Quijote. nell'epistola dedicatoria. e non messo a tacere dal suo dulcis amor patriae.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 229 3. associati con l'oggettività propria dello studioso. 2011. appare anche nell'epistola dedicatoria di Țiganiada a Mitru Perea: «să știi că. dall'altro non vengono presentate in modo convincente. in quanto il vero uomo di scienza. Dar eu iubesc adevărul. che. se accadese un fatto di questo genere. Lo stesso Dianeu è chiaramente un miles gloriosus [soldato fanfarone] e . Dulcis amor patriae e oggettività L'amore per l'oggettività. fiind eu țigan ca și tine.5.5.

un altro soldato fanfarone. una tradizione che Budai Deleanu conosceva molto bene. i quali commentano «la verità del testo» facendo una perfetta parodia dello stile scientifico. ma anche lui soldato fanfarono. proprio le cronache. e oltre. non smette di affascinare gli scrittori. ha sentito dal suo bisnonno. Abbiamo già mostrato che occupano una posizione centrale.230 Alexandra Vranceanu Pagliardini racconta una storia che Mârza. In altri termini qui sicuramente Budai Deleanu si riferisce alla tradizione culturale romena delle cronache e delle storie. che fino alle Lettres persanes. Il topos dell'oggettività si raffina ulteriormente nel testo attraverso le voci dei «filologi» e dei «critici» presenti nelle note. soprattutto moderna (post-medievale). È certo una costante della letteratura europea. Non si tratterà qui della categoria aristotelica del «verosimile». il paragone con le altre culture. la loro origine. Sappiamo dai suoi lavori storici e linguistici che Budai Deleanu conosceva molto bene i testi di Cantemir e Costin. dall'altro. Questa tecnica di basare la presunta verità di un testo di finzione letteraria su una fonte documentaria esterna ha una lunga tradizione nella cultura europea 48 . bensì della pretesa «fonte autentica» a cui si ispira il roamnzo. riscrive con un rovesciamento parodico i topoï 48 L'esempio più celebre è quello del Don Quijote. da un lato. In questo modo più il narratore insiste per convincere il lettore che Tiganiada racconta dei fatti realmente accaduti. Leonachi Dianeu pretende dunque di essersi ispirato ad una cronaca. la loro romanità. in cui sono topoï ricorrenti la storia dei romeni. e che fece addirittura una traduzione in latino delle opere di Ureche. ma se il riferimento alla letteratura europea è esplicito. nella tradizione culturale romena antica. . ma a molte cronache romene antiche. riprende in chiave parodistica strutture ricorrenti della letteratura europea. dato che le fonti vengono dichiarate. Mitrofan. ma in numerosi adottano questa tecnica. più il lettore diventa diffidente e prudente. testimone oculare dei fatti. dobbiamo qui leggere un riferimento non solo ad una. Possiamo quindi confermare che Țiganiada.

Abbiamo già visto che in Scurte observații asupra Bucovinei Budai Deleanu vede i romeni della Bucovina come un popolo oppresso. sia per confermare i fatti per mezzo dei testimoni diretti. care să zice că au fost scrisă mai întâi de Mitrofan. ca și țiganii oarecând. ma qui esse diventano ben più acide e chiaramente orientate. Il ruolo educativo del testo di Budai Deleanu appare chiaramente nella frase conclusiva dell'epistola dedicatoria. che finiscono per uccidersi fra loro e per discperdersi poi nel mondo. benché in esilio da trent'anni.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 231 definitori della cultura romena. dove Leonachi Dianeu ricorda all'amico Mitru Perea che. unde prin țigani să-nțeleg ș-alții. Questo è stato il suo modo per costruire una sintesi che avesse lo scopo di integrare la letteratura romena nel circuito dei valori letterari europei. ] In questo passaggio Dianeu ci offre la principale chiave di lettura del testo: gli zingari sono di fatto romeni.. Lo spirito critico di Ion Budai Deleanu si scatena in questa antiepopea popolata da anti-eroi che non hanno nessuna intenzione di combattere.. Cel înțălept va înțelege!. che si dice sia stato scritto prima da Mitrofan che a visto tutto.. degli schiavi. ce au fost de față la toate …. Ritroviamo qui le critiche che Cantemir aveva rivolto ai moldavi in Descriptio Moldaviae. dove per zingari si intendono anche altri. Chi è saggio capisca!. carii tocma așa au făcut și fac. A questo proposito. căci toată povestea mi se pare că-i numai o alegorie în multe locuri. egli fa ancora parte del gruppo: . Însă tu bagă de seamă bine. scrive Dianeu a Mitru Perea: «Eu socotesc că țiganii noștri sânt foarte bine zugrăviți în povestea asta. ossessionati dal cibo. che così hanno fatto e fanno. 10) [Io penso che i nostri zingari sono disegnati molto bene in questo racconto. perché mi sembra che tutta la storia sia solo un’allegoria in molti punti. 2011.» ( Budai Deleanu. litigiosi e incapaci di ogni organizzazione.. come gli zingari una volta. Però tu stai attento. e quindi non ci deve stupire la scelta di rappresentarli allegoricamente come zingari.. Il tema dell'autenticità appare sia per quanto riguarda il rapporto del suo testo con la presupposta cronaca che lo ha ispirato.

partendo da Cantemir. 2011. Nicolae Manolescu si chiede perché l'autore non abbia pubblicato Țiganiada e ritiene che Budai Deleanu temeva di sollevare uno scandalo con un'opera «che presentava in forma comica. si genera nella cultura romena una modalità di approfondimento della propria identità nazionale in chiave profondamente critica. 127). Le «constanti formali». perché io ancora sono del vostro clan e non mi sono svincolato finora. oppure. come vi trovate. il che significa che l'autore ha tenuto per otto anni il testo nel cassetto. se lo ha mandato a qualcuno. 9) [Scrivimi. non deve essere affatto piaciuto.] Questo sarà per sempre? L'epistola è datata 1812. non solo a livello biografico. di queste posizioni . senza mandarlo a nessuno. corrosivamente critiche. ti prego. in quanto i romeni della Transilvania stavano conducendo un'offensiva politica per otterenere i propri diritti con i mezzi della cultura umanistica. in Descriptio Moldaviae. Per quanto riguarda il loro percorso concettuale. rogu-te. Entrambi sono moralisti e hanno una buona conoscenza della teologia.» (Budai Deleanu. arrivando ad affermazioni considerate. al contrario giorno e notte per quello lavoro e fatico. in entrambi il grande entusiasmo per il sentimento nazionale è accompagnato da una profonda angoscia. quando l'autore aveva terminato la seconda redazione di Țiganiada. cum vă aflați. le idee care gli illuministi transilvani. E sono molti i punti in comune fra i due. che per imporle avavano sostenuto lotte molto aspre» (Manolescu. proprio come accadrà in seguito a Cioran. ba zioa și noaptea pentru dânsa lucru ș-ostănesc. dai lettori. entrambi hanno riflettuto nelle loro opere sulla «romenità». 2008. că eu încă mă țân de ceata voastră și nu mă am lăpădat până acum. mentre egli muore nel 1820. Ma tre decenni di esilio avevano acutizzato lo spirito critico di Budai Deleanu. All'epoca queste cose non erano da prendere in giro. Sarà interessante osservare che.232 Alexandra Vranceanu Pagliardini «Scrie-m. e passando per Țiganiada. per riprendere un'espressione di Curtius. ma anche canzonatoria.

A questo punto ricevono la . Parpangel viene a sapere che la sua amata. Il secondo filone epico è il racconto d'amore che termina.5. Il racconto di Parpangel si chiude con le nozze. e abbandona il gruppo di zingari che si preparavano alla guerra con i turchi.6. gli zingari vengono ingannati da Vlad Țepeș e dal suo esercito. che appaiono sia nel testo che. dopo numerose peripezie. Romica. ma non avanzano molto.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 233 critiche sono tanto di carattere sociale che intellettuale. è stata rapita. per andare alla ricerca di lei. Le minacce fanno effetto. fra cui la discesa nell'Inferno e la salita in Paradiso. e alla sposa Romica gli altri racconteranno il suo viaggio «dantesco». ma Vlad si fa riconoscere e li minaccia aspramente. come si è visto. e così quando incontrano i veri turchi. gli zingari si spaventano e si arrendono. Essi partono da una terra chiamata Flămânda (Affamata). la ritrova. perché si fermano a mangiare le provviste che hanno ricevuto e si attardano in lunghe discussioni. nelle note. 3. messi in ombra dalle innumerevoli digressioni. Mentre Parpangel vaga alla ricerca di Romica. combattono coraggiosamente. temendo che si tratti ancora di Vlad travestito insieme ai suoi soldati. L'azione epica principale riguarda la guerra degli zingari con i turchi: Vlad Țepes arma un gruppo di zingari per la guerra contro i turchi. Alla vista di quelli che sembrano turchi. che si sono travestiti da turchi per andare alla ricerca degli zingari e provare il loro coraggio. con un matrimonio. La fanciulla era stata rapita da spiriti malvagi e. Guerra o esilio? L'intreccio di Tiganiada si basa su due filoni epici. la «chanson de geste» e il racconto d'amore. entrambi gli intellettuali sono scontenti soprattutto dell'incapacità dei romeni di organizzarsi meglio e dello scarso amore per la lettura. verso una terra chiamata Inimoasa (Coraggiosa). dopo avventure rocambolesche ispirate all'Orlando furioso e ad altre epopee rinascimentali e barocche.

2011.» (Budai Deleanu./Care fu silit a merge în streini./Che fu obbligato ad andare fra gli stranieri]. né cibo? Ah. consiglia agli zingari di lottare con parole molto .. 423) [tutti gli zingari da qui. né casa. O alla morte la strada ci porti!. del paese/in esilio si sparsero] Il finale del poema porta esilio per tutti: gli zingari emigrano. e nei canti X e XI si descrivono in forma di satira le sterili discussioni fra gli zingari sulla forma di governo migliore per la terra che hanno ricevuto. Dopo questo scontro il gruppo di disperde: «toți țiganii de aici.234 Alexandra Vranceanu Pagliardini terra promessa da Vlad Tepes. Ori la moarte drumul să ne fie!. iar se împrăștiară.» (Budai Deleanu.. Nu. Romândor (Sogno romeno). Senza essere dominante nel poema... 427) [Il principe voloroso i suoi lo vendettero. il vecchio zingaro moș Drăghici. No. dragi voinici! Ori la slobozie. prin țară/ Pribegind. cari valorosi! O alla libertà... cel mai amar! Ba și făr’nume Purtând cu voi vecinică prihană!. dove il tema centrale è piuttosto la guerra. quanto e amaro! In più senza nome Portando con voi eterna colpa!. All'inizio dell'epopea. e gli zingari si uccidono a vicenda. 429) [E dove andrete sparsi per il mondo Senza patria. casă. 2011. fără hrană? Ah. Appare allora un nuovo personaggio. Alla discussione segue una battaglia fra zingari molto più violenta di quella con i turchi.. che rivolge la parola all'esercito di Vlad Țepes e lo esorta alla guerra come unica alternativa all'esilio: «Ș-unde-ți merge răsipiți în lume Făr’patrie.. I turchi si preparano a occupare il paese. una sorta di Nestore. Vlad Țepeș è tradito e perde il trono: «Pe domnul viteaz ai săi vândură.] Il tema dell'esilio riappare più volte nel corso del poema (vedi Senatore).» (Budai Deleanu. l'esilio è visto come un trauma o una sorte abominata. 2011. creato come un deus ex machina.

Ce n-au țară. nel suo discorso ai soldati.» (Budai Deleanu. Părtășiri iubind și împărăcheare. Che non hanno un paese e vivono sulla strada. Ba veți hi cum furăt pân-acum.. dacă nu vă veți prinde dă mână. eu-s de aice!. Condividendo amore e amicizia. che sono maledetti. «Că. io son di qua! In nota. ecco!.] (Budai Deleanu. che bene prezioso è avera una terra che sia tua. Al pari degli ebrei. nu ar huli așa pe sine. accanto al desiderio di criticare i difetti della società romena contemporanea. non prenderci in giro.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 235 simili a quelle pronunciate da Romândor nell'ultimo canto. potesse comprendere la mia stirpe. né diffamare la stirpe gli stranieri che ci stanno sopra. Mitru Perea offre la parafrasi del discorso di moș Drăghici e aggiunge: «O. Cumu-s jidovii blăstămați. Asupri-vă-va limbă străină Și veți hi pieriți fără scăpare... Ma sarete come siete stati finora. de-ar înțelege neamul mieu ce bunătate este a avea țara sa. 2011. Dalla nota si capisce che. 2011. né nome. Ma sarete senza paese. 27) [Perché se non vi terrete per mano. Vi dominerà lingua straniera E sarete persi senza scampo. Non sarete più una stirpe nel mondo.. Nice veți mai face un neam pă lume. l'autore ha il timore che al lettore possa sfuggire il contenuto morale del suo testo. ci trăiesc pă drum… Să hie țara cât dă săracă.. Ci veți hi fără țară și nume. 27). È dolce quando uno può dire: Questo è il mio paese. prendendo in . iacă!. Sia il paese quanto più povero. Dulce-i când poate cineva zice: Asta-i țara mea. nici ș-ar defăima neamul slujind străinilor care o asupresc (…)» [O.

2011. Sarebbe stato meglio cantare come i nostri zingari con versi come d’abitudine. ma l'effetto comico del testo.236 Alexandra Vranceanu Pagliardini considerazione solo il lato comico dei personaggi. bla. Mai bine era să cânte ca țiganii noștri și cu verșuri cum sânt obicinuite. Critica ad esempio l'intero canto I. Propone quindi una sua parafrasi in uno stile poetico secondo lui più appropriato: «Adică teacă-fleacă! Vorbe goale. Miles gloriosus e la guerra contro i turchi Gli zingari guidati da Gogoman sono anti-eroi per eccellenza. Come loro. Un'altra voce sotterranea è quella di Cocon Idiotiseanu.] 3. che si riconosce nel corso del testo per i commenti pieni di malignità. Iacă țiganii s-armară Ca să-ș puie un vodă în țară. in cui gli zingari si preparano alla guerra. essi si . su una cornacchia. 18) «Cioè bla. Io tutto ciò che è stato detto finora. pe-o cioară. Dopo aver accettato le armi e le provviste da Vlad Țepeș. Asemene lor. carta persa.7. è molto più forte delle idee morali. Per questo orienta la sua lettura. pagubă de hârtie. per mancanza di concisione. lo avrei cantato in breve così: Foglia verde di segale Ecco che gli zingari si armarono Per scegliersi un capo nel paese.» (Budai Deleanu.5. Precum le-au părut mai bine. Eu toate câte s-au zis pînă aice în scurt le-aș fi cântat: Frunză verde de săcară. qui e in altri passi. Ma litigando fra loro Lasciarono e capo e terre E partirono in paesi stranieri Come meglio gli sembrò. bla! Parole vuote. Dar sfădindu-se între sine Lăsară-ș vodă ș-ocine Și mearseră în țări străine.

Noi n-am vrea să avem cu dânșii price. Un personaggio di nome Criticos scrive la prima nota: «Aici să vede că autoriu Țiganiadei.] Quando. au părtenit neamului său (…)» (Budai Deleanu. e allora il loro capo.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 237 preparano alla guerra. Dă ar hi măcar numa doao sute!» (Budai Deleanu. 49) [Ma perdoni (sua Signoria!) si dice Che fossero di ladri le strade piene. 2011. fiind și el țigan. ha parteggiato per il suo popolo. Ca la primejdie să ne ajute. 49) [Qui si vede che l'autore di Țiganiada. essendo anche lui zingaro.. 2011. Che ce ne siano almeno duecento. Noi non vorremmo avere con loro scontri. Perchè ci aiutino nel pericolo..] . contro tutte le previsioni. Rugăm dară pă Măria Sa foarte Ca să ne deie pă drum vo pavăză Ori oșteni ce n-au frică de moarte Sau și haiduci cu groaznice obrază. Ci am trăi cu toată lumea în pace! Deci de temem să nu ne-asuprească Cumva pă drum laia tâlhărească!. Gogoman. Preghiamo quindi la Sua Signoria molto Di darci per il cammino una protezione Oppure guardie che non hanno paura di morire Oppure fuorilegge con brutte facce. e anche contro le proprie intenzioni. la vittoria viene sminuita e messa in dubbio nell'apparato delle note. chiede al principe una guardia che lo protegga. perché ha paura dei nemici: Dar (să ierți. Ma vorremmo in pace con tutti vivere! Quindi temiamo che ci assalga Sulla strada la banda di ladri!... Măria ta!) să zice Că ar hi dă tâlhari căile pline. gli zingari vincono una battaglia contro i turchi. e con vero coraggio ottengono una vittoria reale.

Un'altra fonte d'informazione fittizia citata nelle note è il libro di Zănoaga (Budai Deleanu. foarte pe mulți au prăvălit ș-au călcat. 50). 161). 2011. La cronaca conservata nel Monastero di Cioara «nu spune» [non dice] (Budai Deleanu. Di antichi eroi giovane gemma!] Una delle note che commentano questa strofa è attribuita a Părinte Filologos. 47). 2011.» (Budai Deleanu. che rileva una contraddizione: «Mai sus au zis poeticul că țigani-is din India. Simplițian» (Budai Deleanu. Un'altra nota. Din vechi iroi tinără mlădiță!» (Budai Deleanu. 2011. 2011. iar mai sus au grăit poeticul din sine și după adevărata cunoștință de acum. Erudițian aggiunge che gli zingari non si sarebbero di fatto battuti con i turche. che corregge le informazioni contenute nella cronaca del Monastero di Cioara. din care să culege că boii. cum că au cetit nește cronice de demult. de molii roase. căci așa au însemnat și învățatul Talalău. e contraddice spesso il testo del poema (Budai Deleanu. și aici zice că sunt viță eghipteană și faraonească. 2011. 2011. mentre quella «din Zănoagă» conserva un discorso in cui Vlad si rivolge agli zingari con queste parole: «Vitează eghipteană rămășiță! De faraoni viță strălucită. replica allora a Filologos. ricordando la distinzione aristotelica fra io poetico e personaggio: «Trebuie a ști că aici grăiește Vlad Vodă și precum gândea el și după cum socoteala de obște de atunci. 48) [Devi sapere che qui parla il principe Vlad secondo quanto pensava lui e come si credeva in quel . 2011. 260) Questo Talalău Viene citato spesso da Erudițian. 47) [Brava egiziana reliquia! Di faraoni specie illustre. C. e qui dice che sono prosapia egizia e faraonica. Deci nu e nice o împrotiveală.238 Alexandra Vranceanu Pagliardini A questa nota. să împrotivește una cu alta. Simplițian. di C. 47). ca turbați dând pe țigani.» [Più su il poeta aveva detto che gli zingari vengono dall'India. le cose si contraddicono l'una con l'altra] (Budai Deleanu. Anche l'origine degli zingari è oggetto di ironie. ma sarebbero stati asaliti da un branco di buoi selvatici: «Bine zice dumnealui Criticos. come fonte importante sui fatti.

Mentre una. c'è un'allegoria delle terre romene. che sembravano schiave (…) Due di lor erano vestite Come delle signore e principesse Ma tuttavia facevano un lavoro da serve. mescolando i ricordi del viaggio di Enea nell'Eneide e di quello di Dante nella Commedia.» (Budai Deleanu. in vestiti umili Da serva. in tono comico. în văștmânte ovilitoare/ Dă roabă. ma questi non ha tempo di rispondere 49 . 312) [Vidi per la prima volta tre fanciulle Figlie di imperatore. 2011. discende nell'Inferno e sale in Paradiso.] Parpangel chiede al suo trisavolo che cosa accade con le figlie dell'imperatore. Parpangel. e la loro collocazione nel contesto sociale e politico contemporaneo. fa riferimento. Come ad Enea si presentava il futuro glorioso di Roma e della stirpe di Augusto. e anche quello di Astolfo nella Luna nell'Orlando furioso. Quindi non c’è nessuna contradizione. 94-95. C. l'eroe innamorato che parte alla ricerca dell'amata rapita./ Iar una. Fra le cose che vede Parpangel in Paradiso./ dar totuș făcea slujbă de argate. alle ricerche della Școala ardeleană. Come 49 Vedi i commenti a questa strofa. Parpangel vede una parte del destino delle terre romene. 2006. . presentate allegoricamente: «Zării întâiaș dată trii fete Dă împărat. mentre la pretesa oggettività dei filologi. era sâlită a face/ Orice răpitorilor săi place. e sopra parlava il poeta secondo la sua opinione e secondo la vera conoscenza di oggi. Il patriottismo e l'identità nazionale sono trattate anch'esse in chiave comica e parodica. Simplițian] Nelle discussioni sull'origine degli zingari si rispecchia il tema della ricerca delle origini dei romeni. ca când ar hi robite./(…) Doao dântr-înse era îmbrăcate/ Ca nește doamne stăpânitoare. era obbligata a fare Tutto cio che ai suoi rapitori piace.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 239 tempo. in Senatore.

come modello dichiarato. in modo da operare questa nobilitazione della lingua romena con l'innesto in essa della eltteratura europea. 314).» [venendo non so chi / mi prende e mi porta con lui] (Budai Deleanu. personaggi e soggetti originari della letteratura europea: il viaggio. e del romanzo del XVIII secolo. rinascimentali e barocchi. la ricerca delle origini. in particolare quelle proprie dell'epica classica. il Paradiso. La decostruzione della retorica mer mezzo di una parata di erudizione.8. I critici sono caduti nella stessa trappola. anche Parpangel resta perplesso. Riprende così parodicamente i modelli classici. la Batracomiomachia . l'amore. il rapimento amoroso. dichiarandolo sia nel proemio che nelle note. L'eroe si risveglia allora all'improvviso «venind nu știu cine/ mă luă și mă dusă cu sine.5. la guerra con i turchi. la discesa agli Inferi o all'Inferno. ritroviamo gran parte delle «costanti culturali della letteratura europea». In particolare le fonti principali sono. l'intervento degli dei (trasformatisi anche in santi o demoni) nella guerra dei mortali. 2011. Se facciamo quindi un'analisi topologica dettagliata di Țiganiada. ma questo lo aveva già fatto Ion Budai Deleanu. ridotta ai suoi tratti essenziali e più rappresentativi.240 Alexandra Vranceanu Pagliardini accade a Enea. 3. rinascimentale e barocca. il cavaliere con lo scudiero. e così non conosce il futuro di quelle tre figlie dell'imperatore finite schiave. e hanno disfatto il testo in pezzetti per poter identificare tutte le fonti. di levigarla scrivendo filosofia e romanzi. che non comprende il senso delle rappresentazioni che si riferiscono alla storia del futuro Impero romano. la pazzia d'amore. Ion Budai Deleanu vorrebbe illustrare la lingua romena con un'epopea. il miles gloriosus. Filologia iocosa Come Miron Costin e Dimitrie Cantemir hanno cercato di portare alla maturità «brudia noastră limbă» [l'imberbe nostra lingua]. in modo che sia comunque possibile riconsocere temi.

chi era Achille. da testi di tutte le epoche. messa in scena soprattutto nelle note. venti secoli della letteratura europea. della letteratura europea classica e moderna. e così via. situazioni. questi topoï ricompongono un'immagine del tutto nuova. un festino ha sostituito il paradiso. bambinesco. È come se il giardino dei topoï di Curtius fosse stato trasformato in un terreno di gioco e fosse stato ricostruito con questo mosaico un disegno ironico in cui gli zingari hanno preso il posto degli achei. chi erano Orlando o Virgilio. In sostanza egli ha inglobato nella carne del suo testo. ridotta al canone e alle sue costanti formali. questi sarebbero stati sicuramente rilevanti. queste costanti formali. per mezzo delle note a piè di pagina. Come si può spiegare questa parata di erudizione giocosa? Budai Deleanu non dimentica che il suo lettore. come avrebbe detto Cantemir. «brudia». Tiganiada sembra proprio una parodia del canone della letteratura europea. ma il numero del tutto abnorme di riferimenti e citazioni. cioè giovane. per mezzo di una piccola enciclopedia di topoï. sulla loro incapacità organizzativa. Un'ostentazione di erudizione tanto complessa non può essere motivata solo da servilismo o da mancanza d'ispirazione. com'è il verso delle epopee. l'indifferenza e la litigiosità svolgono il ruolo del coraggio. D'altro canto.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 241 di Omero. perché gli dei dell'Iliade decidono il destino degli eroi. come riferimento moderno La secchia rapita di Tassoni e il Don Quijote di Cervantes 50 . immaturo. . mette in discussione l'idea stessa di modello. come in un quadro di Arcimboldo. Ma la sua erudizione è sotto il controllo di uno spirito critico eccezionale. com'è il verso delle epopee. infatti non dimentica il proposito di ironizzare sulla mancanza di coesione dei romeni. il che ha messo in evidenza l'irrilevanza del concetto. ridotta alle solo costanti formali. 50 Manolescu vede in Țiganiada il vero testo barocco della letteratura romena. non sa chi sono le Muse. Ma a troppi testi letterari romeni à stata attribuita la qualifica di «barocco». personaggi. Se avesse imitato soltanto alcuni di questi modelli.

le loro azioni non hanno alcuna finalità. Il sistema di note di Țiganiada è assai più complesso di quello di un testo scientifico. con formazioni diverse. la retorica nelle sua antica funzione aristotelica di scienza dell'argomentazione.9. affastellando argomenti convincenti. Filologi e muse Come abbiamo già osservato. come accadeva nell'epopea classica. indicando le fonti classiche del testo. Come i romanzieri del XVIII secolo raddoppiavano il testo com i commenti del narratore. 3. così Ion Budai Deleanu raddoppia il proprio testo con le note. che dilatano inutilmente e comicamente l'azione dei personaggi. che talora fanno parentesi utili. Il filologo che compare più spesso è Mitru Perea. che alla fine assumono un ruolo più rilevante di quello dell'azione dei personaggi nel testo. Il solo rapporto fra il canovaccio lussuoso. con il pretesto dell'erudizione e della chiarezza. mentre altre volte scrivono lunghe digressioni etimologiche o storiche. Ci sono . che dovrebbero chiarire il senso del testo. Le note al testo contengono i commenti di alcuni personaggi che leggono il testo e orientano la lettura in direzioni diverse. non esiste nessun significato elevato e nessuna unità. di cui era esperto. talora contraddittorie. in particolare dei linguaggi della filologia e del diritto. Per questa via parodizza lo stile giuridico. tessuto da Budai Deleanu. La voci di questi lettori filologi argomentano le loro posizioni come in un processo. per mezzo dell'allegoria degli zingari. Un'altra categoria di glossatori è formata da Philologus e Musofilos. da giurista. Ion Budai Deleanu fa in Țiganiada una parodia dello stile scientifico. Si vede chiaramente che Budai Deleanu aveva praticato. la maschera che nasconde il filologo e amico dell'autore Petru Maior. in quanto i personaggi suscitano il riso. e invece lo complicano del tutto. lo stesso a cui Leonachi Dianeu aveva dedicato Țiganiada. già da solo sarebbe comico. Le note sono attribuite a molti interpreti.5. costituito dai riferimenti alla letteratura europea. attraverso un accumulo di precisazioni. e il soggetto zingaresco.242 Alexandra Vranceanu Pagliardini sulla loro incostanza.

Egli fa commenti critici. polemizzano fra loro nelle note riguardo al senso del testo. all'indirizzo di tutti. Părintele Disidemonescul o Părintele Evlavios. perché arrivano a mettere in ombra l'azione dei personaggi. Per questo moti commentatori e studiosi di Țiganiada le hanno ignorate. Abbiamo osservato. Simplițian o Chir Onochefalos rappresentano un'altra categoria di critici: quelli che leggono tutto liberalmente e che non vedono nel testo la descrizione di fatti reali o una finzione. Esse non si legano affatto alla trama narrativa del poema. In primo luogo possiamo affermare che egli faccia della retorica una sorta di . negli scrittori fin qui studiati. per quanto riguarda la trama del poema. come ad esempio la cronaca trovata al Monastero di Cioara (non sfugga che in romeno il termine Cioară [Cornacchia] si usa come ingiuria nei confronti degli zingari). che non capiscono e ironizzano continuamente sul testo. talora ingiuriosi. ma ciscuno di loro sceglieva una scuola. appetitose per il lettore avvertito e informato. senza avvertire che queste voci che materializzano nel testo un gran numero di potenziali lettori differente. e potrebbero essere eliminate in una lettura superficiale del testo. sull'autore e sui personaggi. Esiste anche una categoria di lettori pieni di malignità. del tutto irrilevanti. I loro commenti sono così comici. come accade nella realtà. uno di questi critici si chiama Idiotiseanu. anch'essa assai poco lineare. Le note dei filologi. sono una parte essenziale dell'opera. ma legano l'opera alle fonti storiche e documentarie di Țiganiada. Spesso i filologi.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 243 anche alcune voci di teologi. un tipo di retorica particolare. complicano il testo con i loro continui riferimenti intertestuali alla letteratura europea e alla sua tradizione culturale. Le informazioni che forniscono sono. che la retorica è una presenza costante. che vorrebbero espungere dal testo le parti riferite ai demoni o le scene con connotazioni sessuali. cui si attribuiscono commenti moralizzanti. soprattutto quando l'azione dei personaggi sembra mettere in pericolo la virtù dei cittadini. ad esempio. la loro presenza oppressiva snatura a volte l'azione dei personaggi e allontana il lettore dal senso del testo. In Budai Deleanu troviamo invece la sintesi erudita di molte scuole e tipi di retorica.

2011. e arriva nel bosco. Poartă ș-aceste stihuri a mele. Come Orlando. fra l'io poetico e la sua musa. Parpangel parte per cercare la sua amata. și bune și rele. molto più di un lettore comune. I dialoghi dell'io poetico con la sua musa. come anche la retorica classica aristotelica come scienza dell'argomentazione.» (Budai Deleanu. che non solo sembra rinunciare. Guardiamo adesso un altro dialogo. carta molto paziente Che sulla tua schiena. Certamente. Come te li do. abbandona il gruppo di zingari proprio durante i preparativi per la guerra. e buoni e cattivi. A questo punto la voce narrante interrompe il racconto e si scontra con la sua musa: . 17) [O tu!. cu voie bună Toată înțălepția de supt soare Și nebunia porți împreună. la carta. che cerchi nel poema solo la trama epica. con la quale addirittura polemizza. capace di cogliere tutte le sovrapposizioni dei vari topoï e i personaggi della letteratura europea sovrapposti ai topoï apprezzati dagli umanisti romeni. Cum ți le dau. Nella strofa 1225. le guida. le chiama. leggendo Țiganiada.] Qui il topos della «modestia del retore» raggiunge la derisione dell'attività poetica. ma non intende neanche tentare di uguagliare i grandi modelli. hârtie mult răbdătoare Care pe spate-ți. mostra sempre il suo desiderio di decostruire il modello dell'epopea eroi-comica: O! tu. rapita da Satana. si divertirà. e neanche si vuole che la poesia abbia un fine educativo. riprendendo in modo parodistico tanto la retorica classica che barocca. Porta anche questi versi miei. è tanto disperato da pensare di uccidersi. con gioia Tutta la saggezza che c’è sotto il sole E la pazzia porti insieme. Le muse sono una presenza costante in Budai Deleanu: il narratore si rivolge a loro. un lettore filologo. con un commento dei vari filologi che compare nelle note.244 Alexandra Vranceanu Pagliardini personaggio principale del testo.

Nici s-abată în dalba țigănie? Ma cosa mi sussuri. Deci în loc de a zice poetul cu alte cuvinte: "eu văd că ar fi rândul să spun mai încolo despre țigani. M. Cum căpăstru și zebele frânsă. însă poeticește. e Chir Onochefalos. ma poeticamente. mentre lui dice che Pegaso. musă. Il canto dovrei finire? Pero Non vedi come il mio Pegaso si imbizzarì Come ruppe il freno e le briglie. che non capisce. continua commentando tanto la nota di Mitru Perea che la discussione fra l'io poetico e la sua Musa: «a) Așadar poeticii aceia trebuie să fie un feliu de nebuni ce nu vorbesc ca oamenii. îi streche. dar.P. cioè invece di dire ciò. râmpând frâul. nell’orecchio!. Idiotiseanu. fiindcă acum am apucat a zice de Parpangel. Non ne vuol sapere di riposo Ne di fare un giro dai pallidi zingari?] 245 La lite fra io poetico e Musa viene commentata in nota da tre critici.P. 79) [Qui il poeta scherza. în ureche!. rompendo il freno. lui ha detto la stessa cosa. meglio è concludere con lui.. Pegazul este un cal cu arepi.» (Budai Deleanu. Mitru Perea fa una parafrasi della strofa precedente per spiegarla: «Aici poeticul șuguiește. adică fuge și nu vra să rămâie pe loc. iar el zice că Pegazul. come se la musa gli sussurrasse all’orecchio di tornare con il raconto agli zingari. Idiotiseanul. în loc adică de a zice aceste.] Nella seconda nota (nota della nota) Idiotiseanul. visto che ho cominciato a parlare di Parpangel. Nice vra de poposit să știe.. cioè fugge e non vuole restare fermo. Mitru Perea.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran Dar ce-mi șoptești. Quindi invece di dire il poeta in altre parole: "io vedo che sarebbe il momento di continuare a parlare degli zingari. un critico malevolo. Cântecul doară să-m sfârșesc? Însă Nu vezi tu cum Pegazul îmi streche!. despre care multe vei afla la mitologhie. el au zis tot aceaeaș. ma. ca când musa i-ar șopti la ureche să întoarcă cu povestirea la țigani. si imbizzarrisce. Pegaso è un cavallo con ali. M..". che la spiega..» (Budai . 2011.. di cui saprai di più dalla mitologia.. che cerca conferme nelle cronache storiche a cui s'ispira il poema. musa. Nella prima nota. mai bine este a fârși cu dânsul".

[«b) Ma non è così. mettendo in discussione in modo comico tutti i topoï gia classicizzati nella letteratura romena: il problema delle origini dei romeni. Onoche. 79). Budai Deleanu è stato il primo intellettuale che ha posto in relazione i topoï che definiscono la ricerca dell'identità romena con l'idea di esilio. è stato sempre segnato dall'esilio. e quelle negative. Il destino degli umanisti e intellettuali che abbiamo preso in esame finora. adepto del rispetto del vero storico. che non appariva né in Ureche. Țiganiada è un testo con una complessità di cui la letteratura romena non era ancora pronta a prendere coscienza. come il cosmopolitismo e l'apertura di spirito. Onoche. né in Costin.246 Alexandra Vranceanu Pagliardini Deleanu. vere! Căci îm pare că ai auzit că poeticul așa află scris. 79). la perdita di radici e l'angoscia delle origini. Chir Onochefalos. .»] Nella nota b) (una nota alla nota della nota). 2011. il confronto con le altre culture. 2011. Il testo fu quindi letto in generale per le sue valenze comiche ed è stato apprezzato per quanto riguarda il comico delle situazioni e del linguaggio. [a) Quindi questi poeti saranno una specie di pazzi che non parlano come la gente. che gli chiede proprio di non fare tante digressioni. si vede chiaramente il rapporto del tutto inconsistente fra il filo della narrazione epica e quello dell'erudizione. A questi temi dobbiamo aggiungerne un altro. né in Cantemir. il dialogo fra il poeta e la musa. Idiotiseanul. ma che faceva la sua comparsa in Cantacuzino: il tema dell'esilio e della migrazione. la loro unità e la possibile indipendenza. con le sue componenti positive. polemizza con Idiotiseanul: «b) Dar nu-i așa.» (Budai Deleanu.] Da questa abnorme dilatazione di una digressione già in sé insignificante dal punto di vista della trama epica. Ma non si è compreso che il comico è per Budai Deleanu soltanto un mezzo con il quale poter «sincronizzare» la letteratura romena con la letteratura europea. compare! Perché mi sembra che hai sentito che il poeta così trovò scritto.

pianta della Moldavia . Dimitrie Cantemir. Descriptio Moldaviae. 3.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 247 Fig.

4. Il palazzo di Dimitrie Cantemir di Constantinopole .248 Alexandra Vranceanu Pagliardini Fig.

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quindi anche il tedesco e il francese. Valmarin. dopo la caduta di Bisanzio. Gli uomini di cultura romeni si sono rapportati sempre a un centro culturale all'esterno del loro territorio e ad una lingua di cultura che non è stata mai la loro madrelingua. proprio per la loro posizione di passeurs entre les langues et les cultures [viandanti fra le lingue e le culture]. gli intellettuali dell'Est europeo diventano cosmopoliti. nel XVII secolo gli intellettuali dell'Europa orientale conoscono tanto le lingue orientali che quelle occidentali. Come osserva Virgul Cândea. Abbiamo osservato nei capitoli precedenti che l'eteroglossia caratterizza molti scrittori romeni dei secoli XVII e XVIII. Al latino si aggiunge l'italiano. dove si era realizzata la translatio studii. un'area in cui le lingue di cultura erano indifferentemente slavone e greco e. a riflettere sulle identità nazionali. sulle lingue di cultura e sui rapporti fra centro e margine (o frontiera). il greco. ma volta a volta lo slavone. Dopo la fine di Bisanzio come centro culturale. rimane una costante anche nell'epoca moderna. sul rapporto fra le letterature da cui provengono e quelle che li hanno adottati. Ebbene il cosmopolitismo. anche il latino. L'ultimo capitolo di questo studio prende in esame Cioran in quanto scrittore europeo. 2002.4 L'utopia di Cioran Gli scrittori esiliati o migranti sono inclini. lingue che servono per entrare in contatto con gli umanisti occidentali dei nuovi centri di cultura. 2002). Se in Europa occidentale il . il latino. l'italiano. allora presente nella cultura dell'Europa centrale. il francese (Niculescu.

2004a . in epoca moderna. hanno ottenuto accesso alla repubblica delle lettere. 2004. in altre culture: essi facevano parte di una tradizione culturale. con la totale apertura alla cultura moderna. Costanti formali Una discussione riguardo all'esilio romeno moderno non può non partire dalla tradizione del cosmopolitismo nella cultura romena. ad una cultura centrale (la sua "cultura di adozione"). con tutti i traumi che ciò comporta. Cantacuzino Stolnicul e Budai Deleanu. Cominciamo al proposito con una breve ricapitolazione dei topoï che abbiamo seguito finora negli scrittori dei secoli XVII e XVIII. 4. Cioran è un caso rappresentativo di tutto ciò perché egli problematizza nei suoi scritti questo passaggio dall'Est all'Ovest. Costin. Questa è una delle spiegazione per la facilità con sui gli scrittori romeni hanno potuto integrarsi. 1 Spiridon. La città di Parigi è solo il più recente dei centri verso cui si realizza una translatio studii. Seguiremo il modo in cui si riflettono nell'opera di Cioran le costanti formali che abbiamo fin qui analizzato nelle opere di Ureche. nell'Oriente europeo la poliglossia culturale e la moltiplicazione dei centri culturali di riferimento ha portato ad un cosmopolitismo che si manifesterà pienamente nei secoli XIX e XX. in modo da poter constatare come e in che cosa il discorso cambia nel periodo moderno.1. Tanto è folta la schiera di scrittori romeni che hanno adottato in epoca moderna un'altra lingua di espressione letteraria e che si sono integrati in altri sistemi culturali e linguistici. adottando la lingua francese.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 251 latino ha giocato un ruolo unificante. intrinsecamente cosmopolita e aperta. che si dovrebbe scrivere una storia letteraria dell'esilio romeno. da una cultura (la sua "cultura madre") che egli considera minore. Cantemir. ma anche il centro che attrae il numero più grande d'intellettuali moderni 1 . Questi intellettuali. per natura sua.

tanto che l'influenza francese è dominante nella letteratura romena moderna.1. quindi in Russia. a questo ci riferiamo analizzando il topos «translatio studii». ma aveva un rapporto molto profondo con la letteratura italiana. tanto da diventare topos identitario e da essere utilizzata. 2008) I romeni scelgono questo centro culturale fin dal XIX secolo. (Casanova. Cantemir. la scoperta di forme letterarie nuove. Stolnicul Cantacuzino e anche Budai Deleanu. per lui il centro era Vienna.2. Per quanto riguarda Budai Deleanu. La «romanità» come topos identitario per i romeni Un altro topos centrale nelle opere degli scrittori da noi studiati è la ricerca delle origini romane del popolo romeno e la conseguente ammirazione incondizionata per la cultura classica. da essi poi trapiantate nella cultura romena.1. mentre Dimitrie Cantemir passa da Constantinopoli a Iași. Il topos «translatio studii» I centri culturali dell'Europa cambiano nei secoli. nella forma della «nobiltà della stirpe» anche come argomento politico e ideologico. nella visione di Stolnicul Cantacuzino Padova ha preso il posto di Bisanzio. che si manifesta sia nella produzione di storie della lingua.1. 4. tanto che alcuni studiosi della letteratura europea considerano la capitale francese «méridien Greenwich de la modernité». A prescindere dal fatto che siano . Nel periodo moderno la translatio studii approda sulle rive della Senna. e non solo culturale.252 Alexandra Vranceanu Pagliardini 4. La «romanità» romena. in particolare latina. La scoperta della cultura classica comporta per Costin. Per Ureche e Costin il centro era il mondo umanista a cui avevano avuto accesso tramite le scuole gesuite della Polonia. conservando però le sue relazioni con L'Accademia di Berlino. diventa una costante e assume un valore essenziale per gli intellettuali romeni dei secoli XVII e XVIII. che nell'adozione della retorica classica.

Costin inserisce nel suo De neamul moldovenilor una vera e propria ode all'Italia. come Ion Heliade Rădulescu. «Défence et illustration» La cultura europea ha esercitato un fascino costante sugli intellettuali romeni. si possa perdere. topoï. parafrasando un principio della Pléiade francese. Budai Deleanu assume in sé sia l'eredità romena che la cultura europea: egli produce. dove aveva studiato. in . sia scritti storici e linguistici. su commissione dell'Accademia di Berlino.1. Ciascuno di essi rielabora però in forme diverse questa eredità latina: Ureche afferma lapidariamente «de la Râm ne tragem» [da Roma veniamo]. questi intellettuali cosmopoliti definiscono l'identità culturale romena per mezzo della relazione con la romanità. mettendo insieme la sua rinomata biblioteca e fondando a Bucarest una scuola superiore sul modello dell'Università di Padova. in cui analizza la romanità dei romeni. ma nel XX secolo l'ammirazione per la latinità e il suo ruolo di modello si rivolgeranno alla cultura francese. personaggi. 4. «défence et illustration» della lingua romena. e di conseguenza l'identità stessa dei romeni. tradotta poi in romeno con il titolo Hronicul vechimei al romano-moldo-vlahilor. soggetti. Il topos della romanità ricomparirà anche in altri srittori romeni moderni. la sua Descriptio Moldaviae.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 253 moldavi. che un'epopea in cui fonde le costanti formali della cultura europea. valacchi o transilvani. Stolnicul Cantacuzino investe nell'educazione umanistica dei valacchi. in una forma comica per cui li adatta a tematiche romene di attualità. La loro angoscia che l'eredità romana. Ognuno di questi scrittori esprime nel proemio della propria opera il desiderio di scrivere «il libro» fondamentale per integrare la cultura romena nella cultura europea.3. mentre Cantemir scrive inlatino. per mostrare ai lettori e compatrioti da che paradiso vengono i loro antenati. Questo fascino si è manifestato tramite il topos che abbiamo denominato. infatti.

o un'epopea. Il mito di Bisanzio e il complesso della frontiera e del ritardo Gli scrittori da noi studiati finora hanno un altro tratto in comune: tutti definiscono la cultura romena mettendola in relazione con altre culture. tramite il 2 Nel XIX secolo e nella prima parte del XX secolo. . le relazioni intellettuali con i centri più rilevanti del tempo. Tale vergogna si manifesta retoricamente in forme diverse. queste idee non scompaiono. si ritrova tanto in Grigore Ureche o Miron Costin. ad esempio la cultura italiana. nella propria cultura i generi moderni della letteratura europea.4. sia con le culture moderne. si intensificano gli sforzi per ottenere la «sincronizzazione» con la cultura europea. Berlino e. l'importante storia letteraria coordinata da Bruno Mazzoni e Angela Tarantino (2010). a seconda dei casi. considerate fondamentali.1. in modo speciale. ma. che la loro lingua non è ancora abbastanza «matura». Dimitrie Cantemir e Ioan Budai Deleanu. e trova riparazione con la produzione di quelle forme letterarie di cui si lamentava la mancanza. trova espressione rispettivamente negli scritti di Miron Costin. un trattato morale. la vergogna per il fatto che la lingua romena non possiede fino a quel momento un poema filosofico. Il viaggio di studio. in italiano. Parigi. 4. quanto in Dimitrie Cantemir. Vienna.254 Alexandra Vranceanu Pagliardini mancanza di un libro che possa conservare la memoria del passato. di nobilitare. presenti in particolare nella letteratura francese. Questo tema è stato oggetto di numerose trattazioni. sia con quella romana e poi bizantina. fra le queli ricorderemo. Nel XIX e nel XX secolo gli scrittori romeni sentono il bisogno di illustrare. il dialogo con i rappresentanti più significativi di questa. al contrario. la migrazione o addirittura l'esilio. sono esperienze che portano questi intellettuali a un complesso della frontiera e del ritardo: essi hanno la sensazione che non si sono scritti abbastanza testi fondamentali nella cultura romena. Constantin Cantacuzino Stolnicul o Ion Budai Deleanu 2 . che non sia stata «illustrata» da una sufficiente varietà di generi letterari. Se negli autori antichi tutto ciò confluiva nel topos «io offro cose mai dette».

considerando che questa scelta era una prova che la loro lingua è lingua di cultura. un vero e proprio modello di intellettuale proveniente da una cultura minore. in un concetto che si premura di approfondire e analizzare nelle sue opere filosofiche scritte in francese. Cioran come scrittore rappresentativo dell'esilio Dopo essere emigrato in Francia. ma questo legame traspare anche solo dalle metafore di cui fa uso. cioé poco note e «lontane dal centro». ma non lo accetta. attraverso l'integrazione in uno dei centri principali di questa. per definire la posizione dell'intellettuale che proviene da una cultura considerata come marginale. nello stile conciso delle sue opere in francese. La problematica della letteratura dell'esilio ha conosciuto negli ultimi decenni uno sviluppo enorme. rimanendo però (o temendo intimamente di rimanere) solo un «meteco» per la cultura che lo tollera. Queste culture «grandi» hanno integrato gli scrittori migranti o esiliati. Cioran trasforma il complesso della marginalità in marchio distintivo. Ancora una forma di translatio studii. Cioran ritorna molte volte sul tema. ed esplode con Eugen Ionescu ed Emil Cioran. come quella inglese. si sono integrati in culture considerate «grandi» e «centrali». alla ricerca di asilo nella moderna repubblica delle lettere. 4. Il fatto che sia riuscito a definire.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 255 quale essi potevano presentarsi come pionieri. . al pari del latino in altre epoche. Cioran ha cercato di non legare esplicitamente la sua speculazione sull'intellettuale esiliato alla propria biografia. un «rinnegato» per la cultura di origine che ha lasciato. fa di lui un vero e proprio punto di riferimento per la letteratura dell'esilio. quella francese o quella spagnola. dato che molti intellettuali provenienti da culture «piccole». questa «constante formale» si trasforma nel periodo moderno in complesso dell'inferiorità culturale. e che ha cambiato lingua di espressione e che si è adattato ad un nuovo universo culturale. solo che nel mondo globalizzato i centri sono ormai divenuti numerosi e le opzioni possibili si sono moltiplicate.2.

così come sarebbe indispensabile che conoscesse a fondo la storia delle relazioni fra le due culture. alcuni dei quali integrandosi perfettamente nel canone letterario francese. e che si aprono a non circoscrivere lo studio delle letterature solo in funzione della lingua di espressione. come nel caso di Cioran o Eugen Ionescu. In tutte queste ricerche dedicate agli scrittori cosmopoliti che oltrepassano le frontiere nazionali in direzione di una «letteratura transnazionale» (Vranceanu. 2012). sia l'uno che l'altro. Studi di genere. costituisce un fenomeno già studiato come caso esemplare (Quinney. ma il tema presenta un interesse pari a quello che aveva nei secoli passati. analizzano secondo una . mostra il maggiore interesse esistente verso questi scrittori.256 Alexandra Vranceanu Pagliardini Alcune letterature. Nell'universo della globalizzazione è più arduo stabilire verso quale centro e verso quale lingua avvenga la translatio studii. come ad esempio quella di lingua francese. in molte lingue. Mertz-Baumgartner. hanno inventato concetti nuovi per descrivere questo fenomeno dell'inclusione degli scrittori migranti una formula che superi le griglie della letteratura nazionale. gli scrittori romeni occupano una posizione privilegiata. 2012). recentissimi. Il gran numero di premi ottenuti da scrittori migranti e gli studi specialistici a essi dedicati negli ultimi anni. Arriviamo così ad una domanda spinosa: Cioran è uno scrittore francese o romeno? Potremmo rispondere semplicemente. la cui esperienza mette in discussione il concetto chiuso di letteratura nazionale. Per questo le ricerche legate alla letteratura dell'esilio o della migrazione mettono insieme gruppi di specialisti che vanno oltre le singole lingue o discipline. Il gan numero di scrittori di origine romena che hanno scritto in francese. che cerca di dissolvere la nuova frontiera eretta fra scrittori francofoni e scrittori francesi (Mathis-Moser. ma in questo caso lo studioso che rivolge a lui le sue ricerche dovrebbe avere conoscenze approfondite sia sulla cultura francese che su quella romena. Al termine «letteratura francofona» si sta oggi sostituendo quello più ampio di litterature monde en français. 2010).

Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 257 prospettiva del tutto nuova le letterature nazionali «maggiori». sia che si tratti delle grandi culture moderne. sia che si tratti della cultura classica. Quest'apertura verso le altre culture. ma dove anche il greco e lo slavone rappresentavano veicoli importanti per la circolazione di idee e forme da una cultura all'altra. vere e proprie fortezze assediate ed espugnate da scrittori il cui percorso non può certo essere descritto con i metodi offerti dalla disciplina tradizionale della storia letteraria. produce una frattura nel modello fin qui descritto (viaggio – complesso d'inferiorità – creazione di un libro fondamentale). . in quanto 3 Mi sono riferita alla relazione fra crisi delle letterature nazionali e letteratura dell'esilio in Vranceanu. al fine di mostrare che molte sono le costanti formali e concettuali che persistono. ha questa frattura come modello. in funzione di quello che gli altri sanno su di noi e di quello che noi sappiamo sugli altri. perché. grazie alle lingue di cultura. Ma questo superamento delle frontiere delle lingue e delle culture e la migrazione degli intellettuali è veramente un fenomeno caratteristico solo del nostro tempo? Proprio per dare una risposta non scontata a questa domanda ho scelto di mettere in relazione nel presente volume alcune opere della letteratura romena antica con quelle di Emil Cioran. ha portato un contributo notevole alla formazione della coscienza della propria identità culturale specifica. L'identità culturale si costruisce per mezzo di successive delimitazioni. da un lato. dall'altro. inventata nel XIX secolo per definire lo «specifico nazionale» 3 . Il Medioevo europeo era forse molto più «cosmopolita» del nostro mondo globalizzato. Cioran ha saputo guardare oltre la propria esperienza individuale. 2010. fra cui un ruolo privilegiato ricopriva il latino. «grande» o «piccola» che sia. L'esempio di Cioran è molto interessante da questo punto di vista. ma queste delimitazioni non sono certo una novità dei tempi moderni.

quello del «meteco». ma ha saputo rappresentare la condizione «universale» sia la condizione di tutti i romeni che si erano trasferiti a Parigi. di chi ha rinnegato la propria lingua e la propria cultura. partendo dal volume di Curtius. Per mostrare come Cioran riesca a descrivere l'esperienza dell'esilio senza scrivere opere narrative (tanto che nelle librerie i suoi saggi sono allineati sullo scaffale della narrativa). Non è neanche il primo scrittore che critica i romeni per non aver scritto o letto abbastanza. Cioran cristallizza un nuovo topos. considerate marginali. Nella seconda tappa. Nella prima seguiremo il modo in cui Cioran riprende e trasforma i topoï identificati finora. Attraverso la sua riflessione sull'esilio. nella cui strategia retorica si combinano la concisione del moralista con una sorta di confessione che porta con sé una illusione di autenticità. sia quella di tutti gli scrittori francofoni. «Il destino» di Cioran Cioran non è il primo scrittore romeno partito per studiare all'estero in un centro importante. spiegherò perché possiamo considerare Cioran molto più che uno scrittore romeno francofono. ma non di madrelingua francese. 4. Per . nella cultura europea tout court. e come sia riuscito a trasformare le propria esperienza intellettuale in un modello esemplare di scrittore europeo.258 Alexandra Vranceanu Pagliardini non si è limitato a descriverla.3. Per questo. che ha raggiunto il successo a Parigi. seguiremo un percorso in due tappe. attraverso una lingua e una cultura di circolazione internazionale. né il primo che è invaso dall'angoscia che la propria cultura non è dotata di un numero sufficiente di opere rappresentative e significative. e si è integrato. che nel suo caso era Berlino. il modello che si ricava dalle sue opere diventa rappresentativo per lo studio della letteratura europea. Molto intenso è il contenuto autofinzionale dei sui essais (saggi). per non avere abbastanza libri fondamentali. negli autori romeni che abbiamo studiato.

della marginalità. Probabilmente non sarebbe ritornato in Romania anche se la Romania non fosse stata occupata dai sovietici. Dal 1937 fino alla morte ha abitato nel centro di Parigi. dell'esclusione. riflette e commenta. In un mondo popolato da migranti e passeurs entre les langues. un altro tassello di questo capitolo: gli scrittori trattati finora regiscono all'angoscia della marginalità. uno in Germania e uno in Francia. ma senza avere mai un posto fisso di lavoro. cambia lingua. di superamento fisico. Cioran. e a lui aveva dedicato anche un libro: Schimbarea la față a României (1936). dato che in ogni caso. Durante questo processo di «cambio d'identità». Ha scritto 6 libri in . e questo cambiamento è. che aveva come obiettivo una tesi di dottorato. al contrario. poiché dall'avvento del comunismo tutti coloro che avevano avuto legami con il movimento fascista venivano incarcerati. la sua esperienza risulta estremamente rappresentativa. è vissuto con le borse di studio e con i diritti d'autore. fra centro e margine. linguistico e canonico di uno spazio marginale. attira l'attenzione dei lettori sui rapporti fra culture grandi e culture piccole. Il secondo viaggio di studio a Parigi. Cioran ha fatto studi di filosofia a Bucarest e due soggiorni di studio all'estero. ma qualcosa cambia. opere fondamentali. lavorando anche occasionalmente come lettore per la sua casa editrice. e «diventa scrittore francese». canoniche per la lingua romena. Cantemir o Budai Deleanu. in romeno. Costin. stile. della frontiera e del ritardo. tanto che Cioran non ha più fatto ritorno in Romania. altrettanto. Cioran non avrebbe mai potuto fare ritorno in Romania. È stato un esiliato? Sì e no.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 259 questa via ritroviamo nella sua opera tutti i topoï di cui abbiamo discusso finora a proposito di Ureche. ma è difficile rispondere in modo definitivo a questa domanda. si è poi prolungato. Questi commenti lo trasformano in un filosofo dell'esilio. il capo di uno dei movimenti estremisti fascisti. Cioran aveva scritto diversi articoli in cui simpatizzava con Corneliu Zelea Codreanu. Stolnicul Cantacuzino. dopo il 1944. scrivendo.

egli afferma che secondo i tedeschi la Romania è: «o țară acoperită de păduri.» (apud Petreu. fra il mito di Bisanzio e il complesso della frontiera: Schimbarea la față a României [La trasfigurazione della Romania] (1936) Cioran ha il suo primo confronto con l'Europa fra il 1933 e il 1935. Il risultato di questo confronto si può vedere nella sua opera già citata Schimbarea la față a României.3. che vive come in un'epoca leggendaria. 22) [una terra ricoperta di foreste. ma ci soffermeremo soltanto sul suo contributo alla letteratura dell'esilio. . vista da lui come un paese avanzato. prin tradiție. quando lo ha ripubblicato eliminando un capitolo dal contenuto fascista 4 . prin ce are modern. dove il mito di Bisanzio si combina con il complesso della frontiera e quello del ritardo. Il tema è stato trattato esaurientemente da Petreu. primitiva. c'erano sicuramente questi complessi che derivavano in lui dall'essere romeno. seguendo gli aspetti della sua opera legati all'interculturalismo e alle metamorfosi della sua identità nazionale. da cui Cioran ha preso le distanze nel 1990. ușuratică și superficială. Un testo difficile. frivola e superficiale. trăind ca-n epoci legendare. nei due anni del soggiorno di studio in Germania. per 4 Non farò qui riferimenti al contenuto idelologico di questo saggio. due anni in Germania. neinteresantă și inexistentă. 4. 2011. Fra i motivi che hanno portato Cioran all'ammirazione per la Germania nazista. In un articolo dal titolo «România în fața străinătății» [La Romania di fronte alle nazioni straniere]. 2011.1. che analizza dettagliatamente come si è prodotta l'adesione del giovane Cioran al fascismo dopo aver trascorso. Cioran. primitivă. per quanto riguarda gli aspetti moderni.260 Alexandra Vranceanu Pagliardini romeno e 11 in francese. Se crede că la noi siguranța vieții este o simplă poveste. con la prima borsa di studio. 2005. né alle osservazioni qui presenti sugli ebrei e sugli ungheresi. Vedi Rotiroti . Câțiva m-au întrebat cum ne apărăm de haiducii din păduri și dacă avem jandarmi. ordinato e bene orientato verso i suoi scopi.

storiche. è l'attenzione. când te văd deștept. Ad esempio. è stata poi ripresa da diversi scrittori dei paesi vicini. Dar cu ce am greșit eu de trebuie să spăl rușinea unui popor cae n-are istorie?"» [nelle lettere lo choc identitario traspare in modo più brutale: "È terribile essere romeno: non puoi ricevere la fiducia d'amore di nessuna donna. lo hanno sofferto anche Cantemir. iar oamenii serioși zâmbesc. te cred escroc.] Marta Petreu legge una lettera di Cioran dalla Germania e osserva: «în scrisori șocul de identitate transpare și mai brutal: "Este teribil să fii român: nu câștigi încrederea afectivă a nici unei femei. che ci può sembrare eccessiva. Alcuni mi hanno chiesto come ci difendiamo dagli haiduc (uomini selvatici) che vivono nei boschi e se abbiamo dei gendarmi. quando ti vedono intelligente. Lo stesso complesso. che trovavano in circolazione. e si è potuta contestare solo per mezzo di una vera e propria offensiva di opere umanistiche. si scontra con lo stesso disprezzo per i . Uno dei segni della loro esasperazione di fronte ai testi denigratori nei confronti dei romeni. per le interpolazioni di Simeon Dascălul nella cronaca di Grigore Ureche. nota 55). Ma la leggenda raccontata da Simeon. di far parte di una cultura sconosciuta da parte degli europei. 38). Costin e Budai Deleanu. Stolnicul Cantacuzino fa una vera perorazione a favore della produzione di un libro che possa conservare la memoria del passato. Si crede che da noi sicurezza di vita sia una pura favola. Cantemir si lamenta nel suo Hronic di aver trovato la «favola» di Simeon Dascălul in ben tre libri in Russia (cap.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 261 quanto riguarda la tradizione.3. per rispondere a coloro che scrivono «ciò che vogliono» sui romeni. priva di interesse e inesistente. Ma in cosa ho peccato io per dover lavare la vergogna di un popolo senza storia?] (Petreu. durante il suo viaggio di studio nella Germania nazista. se ancora Cioran. linguistiche ecc. 2011. Ma sembra che tutti questi sforzi degli intellettuali romeni non abbiano avuto successo. ti credono uno scroccone. secondo cui i romeni hanno come antenati avanzi di galera romani. mentre le persone serie sorridono.

Vedi Petreu. I termini violenti ed esaltati da lui usati ricordano la verve satirica di Tudor Arghezi. il rapporto fra Oriente e Occidente dell'Europa. scursurile. Resturile. nella sua opera Scurte observații asupra Bucovinei. orizont imediat. nel capitolo Spirala istorică a României. o sterilitatate jalnică.262 Alexandra Vranceanu Pagliardini romeni che avevano provato i suoi predecessori. le imbecillità dell'istinto. di un grottesco deprimente. 5 Nel libro appaiono due elementi che avranno in seguito un rilievo maggiore sul destino di esiliato di Cioran: il mito di Bisanzio e il complesso della periferia. 5 Marta Petreu ha condotto un'analisi dettagliata e molto ben documentata sul desiderio. un libro che potesse aiutare i romeni a svegliarsi da una sorta di letargo secolare. Cioran approfondisce. 1994). le rimanenze. provato da Cioran. a mettersi in movimento per diventare un grande popolo. determină toate o fizionomie caraghioasă și tristă. secondo la prospettiva degli europei occidentali (Todorova. 2011. de un grotesc deprimant. 196) [I Balcani non sono solo alla periferia geografica dell'Europa. nella sua intima essenza. Budai Deleanu non parlava con molta empatia o simpatia dell'influsso turco. Balcanul în esența lui reprezintă o zvârcolire ratată. Mai cu seamă la aceasta. imbecilități ale instinctului. cangrena morală. ci și la cea spirituală. tutto questo determina una fisionomia da saltimbanco e triste al tempo stesso. la zona balcanica. 1990.] Il motivo per cui Cioran vede la zona balcanica come una frontiera in cui la civiltà scompare si collega all'influenza turca. l'orizzonte immediato. nella sostanza. . un dinamism închis. ma anche a quella spirituale. e definisce. una sterilità straziante. la cancrena morale. diversa da quella degli antichi cronicari: anche lui scrive un libro che vedeva come fondamentale.» (Cioran. e neanche Cantemir. Il balcanico. un dinamismo bloccato. è un divincolarsi fallito. di «scuotere» il popolo romeno. I resti. soprattutto a questa periferia. poeta contemporaneo ammirato da Cioran: «Balcanii nu sînt numai la periferia geografică a Europei. Cerca di spiegare in che modo la posizione geografica ha determinato la sorte politica della Romania. La reazione di Cioran non è. Anzi. 19-43.

La Turchia. Astfel. el avea o unitate. Turcia ca mare putere și-a definit tăria extensiv. non ha potuto dare una forma ad uno spazio culturale così vasto. attraverso quel terrore sterile che ha caratterizzato l'imperialismo ottomano. L'imperialismo turco è un caso tipico di disarticolazione storica. o moschee un prilej de amărăciune. prin acea teroare sterilă ce a definit imperialismul otoman. ea n-a putut imprima un stil istoric valabil țărilor cucerite. che. pur essendo solo esterna. Altcum nu ne-am explica de ce toate popoarele care au cunoscut jugul semilunei și-au făcut un merit din a-și lichida erditățile turcești. era un ammiratore della loro cultura. Pe timpul când Imperiul Otoman se întindea până din Maroc la marginile Arabiei și de la Viena la Nil.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 263 profondo conoscitore della storia e della religione dei turchi. da Vienna al Nilo. O urmă de drum roman este un îndemn la glorie. 1990. che preannuncia lo stile conciso dei suoi libri in francese. Cioran crede che la mancanza di coesione culturale nella penisola balcanica sia stata la fonte dei conflitti politici. el n-a putut să dea o formă unui așa mare spațiu de cultură. răzlețite fără rost pe meleagurile acestea. Una traccia di strada romana è uno stimolo alla gloria. In essa si esprime .] L'ultima frase del brano citato. una moschea un'occasione di amarezza. con un potere molto forte. non legava tuttavia meno fortemente. In questo modo. nell'epoca in cui l'Impero Ottomano si estendeva dal Marocco ai confini dell'Arabia. Altrimenti non si potrebbe spiegare che tutti i popoli che hanno conosciuto il giogo della mezzaluna si sono vantati come un merito della liquidazione di ogni eredità turca. care dacă era exterioară.» (Cioran. Imperialismul turcesc este un caz tipic e nearticulație istorică. L'esempio della Turchia ci insegna come non si deve costruire un imperialismo. Il suo disprezzo per la cultura turca è senza diritto di appello: «Atât timp cât dominația turcească s-a întins în acest colț de lume. La Turchia. schiacciati senza memoria su questo territorio. popoli diversi. 202-3) [Per tutto il tempo che la dominazione turca si è estesa su questo angolo di mondo. diversele neamuri. non ha potuto imprimere caratteristiche storiche valide e persistenti alle terre che ha conquistato. esso possedeva una unità. nu lega totuși mai puțin. Exemplul Turciei ne învață de cum nu trebuie să fie un imperialism. sintetizza anche la visione politico-culturale delle opere dei cronicari da noi trattate finora. ha definito in modo estensivo la sua identità.

1998). Despre o refacere a Turciei. Să ne gândim. românii privim cu dispreț mărturisit celelalte popoare balcanice (…) Este desigur o rușine inevitabilă a condiției noastre. queste zone sono separate da un clivage profond (Fournier. Schimbarea….. Aparținem prin soartă Balcanilor.264 Alexandra Vranceanu Pagliardini perfettamente la rottura fra Oriente e Occidente.. essere condannati a vivere e a crescere in mezzo ad una comunità balcanica. de a fi fost condamnați să trăim și să creștem în mijlocul unei comunități balcanice. le vestigia romane sono il simbolo dell'Occidente. mentre la moschea. Problema hegemoniei în sud-estul Europei este identică cu acea a noului Constantinopol. deși aspirația noastră continuă ar fi evadarea spirituală din ei.] Tornato da Berlino dopo due anni di borsa di studio. una fonte di decadimento: «Noi. che non aveva ancora mostrato negli anni Trenta tutto il suo potenziale nocivo. 203) . è il simbolo della separazione dall'Europa. della civiltà. mentre la nostra aspirazione continua sarebbe una evasione spirituale da essi. ma si era impregnato di politica fascista. 1990.» (Cioran. 1990. numai la ce a reprezentat Constantinopolul pentru această regiune umană și ce vid avem să umplem prin apusul său. ar fi o crimă să vorbim.» (Cioran. l'Europa dai Balcani. Come per gli altri europei. in cui aveva frequentato con una certa libertà i corsi. Schimbarea…. romeni. guardiamo con un disprezzo professato tutti gli altri popoli balcanici (. la cui costruzione era peraltro proibita nei trattati su tutto il territorio della Valacchia e della Moldavia. Da Ureche a Cioran si riconosce una linea immaginaria che separa la civiltà dalla non civiltà. Cioran assume interamente il punto di vista delle potenze occidentali riguardo alla regione dei Balcani: «Încetând hegemonia turcească. Proprio per questo Cioran ritiene che la collocazione geografica dei romeni alla frontiera del mondo balcanico sia una condanna. così come appare nella visione degli intellettuali romeni. Per destino apparteniamo ai Balcani. individualizarea politică a popoarelor balcanice a dus la o fragmentare a cărei continuare nu mai are nici un sens. însă. 195) [Noi. Anche per Costin o Cantacuzino Stolnicul.) È certo una vergogna inevitabile della nostra condizione. l'Occidente romano dall'Oriente turco.

Pensiamo solo. că oamenii politici l-au uitat? Noi însă nu-i vom uita semnificația și greutatea. Byzance après Byzance (1935). compreso solo dai poeti. a che cosa ha rappresentato Costantinopoli per questa regione umana e che vuoto dobbiamo riempire dopo il suo tramonto.» (Cioran. da noi spesso citato nei capitoli precedenti. l'individualizzazione dei popoli balcanici ha portato ad una frammentazione la cui prosecuzione non ha più senso. che oppone al complesso della marginalità. Secondo la sua opinione. Schimbarea…. e getta così un ponte nel tempo per collegarsi alla visione di Ureche: «Cum să ne bucurăm când vechiul Constantinopol a degenerat într-o temă romantică și că-l mai înțeleg doar poeții. diventerà Bucarest la nuova Costantinopoli?] La rinascita folgorante del mito di Bisanzio nell'opera di Cioran è ispirata alla letteratura romantica. sarebbe criminale solo parlare. 1990. Iorga cerca nella sua opera di spiegare. 203) [In questo genere di questione non si può che parlare apertamente: diventerà la Romania il paese unificatore dei Balcani. Cioran recupera il mito di Bisanzio. in francese. fi-va Bucureștiul noul Constantinopol?» (Cioran. tuttavia. risalente proprio a quegli anni. 204) [Come possiamo gioire da quando l'antica Costantinopoli è degenarata in un tema romantico. Il problema dell'egemonia nel Sud-Est dell'Europa coincide con quello di una nuova Costantinopoli. la via sola per non rimanere una cultura piccola e marginale.] Un'altra fonte del pensiero politico del giovane Cioran è il libro di Nicolae Iorga. 1990. che il giovane Cioran vorrebbe trasferire nella politica. ma anche italiana. mentre i politici l'hanno del tutto dimenticata? Ma noi non dimenticheremo il suo significato e la sua importanza. è fare di Bucarest la nuova Bisanzio: «Într-o astfel de problemă nu se poate vorbi decât deschis: fi-va România țara unificatoare a Balcanului. fatalitatea și tragicul.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 265 [Cessando l'egemonia turca. e in particolare nelle terre romene.] . dunque per un pubblico occidentale. Egli riprende idealisticamente un mito che anche Iorga considerava già scomparso fin dal XIX secolo. la fatalità e la tragicità. Di una ricostituzione della Turchia. in che modo era sopravvissuta la cultura bizantina nella zona balcanica.

che giustifica il suo valore non per l'intensità. è una coscienza insoddisfatta. ma per la persistenza. soltanto espresse con una diversa retorica. . (Cioran. Tarrantino. e così il mito di Bisanzio si era unito al mito di Roma origine nobile della stirpe. sia l'insoddisfazione di se stessi: «Ceea ce are România în plus. in quegli anni l'Europa era diminata dal fascismo. rispetto agli altri paesi piccoli che la circondano. Queste costanti formali apparivano anche nelle opere degli scrittori da noi studiati. ideologici e culturali. Purtroppo. 6 Vedi Mazzoni. la sensazione di essere alla frontiera dell'Europa. L'angoscia ispirata dalla cultura orientale aveva portato Stolnicul Cantacuzino. 1990. este o conștiință nemulțumită. il tema derivato dalla caduta di Bisanzio aveva generato il mito di una sua rinascita attraverso la cultura. ci prin permanență.] Cioran intende per «conștiința nemulțumită» dei romeni il modo in cui gli intellettuali degli anni Venti e Trenta commentavano l'influenza della geografia politica sui paesi romeni. per liberare la Moldavia dai turchi. di origine fanariota. care-și justifică valabilitatea nu prin adâncime. 197) [Ciò che ha in più la Romania. 1997). che giustificherebbe questa posizione di nuova Costantinopoli. ad allearsi con lo zar Pietro il Grande. a preferire Padova.266 Alexandra Vranceanu Pagliardini Negli scrittori dei secoli XVII e XVIII. che aveva approfittato scuole e delle biblioteche di Constantinopoli. l'effetto negativo dell'influsso turco. Schimbarea…. 2010. față de celelalte țări mici care o înconjoară. Sono costanti che ritroviamo in Cioran. e Cantemir. Nei suoi discorsi politici. egli sviluppa questo tema in direzione dell'avvicinamento maggiore alla cultura europea (Pițu. Cioran ritiene che la superiorità dei romeni a confronto con gli altri popoli della regione. la religione e i rituali. come centro di studi. proprio quando scrive anche Cioran 6 . ma l'insoddisfazione degli intellettuali romeni raggiunge il culmine negli anni Trenta del XX secolo. russo o ungherese. identificate da umanisti e intellettuali romeni nel corso dei secoli. Il disprezzo di Cioran per i Balcani è il risultato di una lunga serie di separazioni di identità.

La rinuncia di Cioran alla lingua romena non si produce senza fare rumore. vedendo che la Romania non era riuscita ad «evadere spiritualmente» dai Balcani. Allo scopo sceglie. A Parigi scrive ancora in romeno tre libri: Lacrimi și sfinți [Lacrime e santi] (București. Il suo primo libro in francese appare nel 1949. . che lui prolungherà indefinitamente. un premio che lo porta alla ribalta sulla scena degli intellettuali francesi. in cui continua a paragonare le culture fra loro e a stabilire delle gerarchie 7 . Amurgul gândurilor [Il crepuscolo dei pensieri] (București. ma essa non scompare del tutto neanche nei testi successivi. il complesso della frontiera. anno della partenza per Parigi. anche nella vita privata. Potremmo affermare che. La teoria della barbaritas come alternativa alla romanitas Nel 1937. Fra il 1937. Précis de décomposition [Sommario di decomposizione]. 7 Marta Petreu osserva che la gerarchizzazione delle culture in maggiori e minori deriva dall'influsso del filosofo tedesco Spengler. Îndreptar pătimaș [Guida passionale] (publicato solo nel 1990). Cioran parte per la Francia con una borsa per il dottorato. e il 1949. Cioran attribuirà alla cultura romena i tratti negativi che nel 1936 attribuiva ai Balcani. Dopo la partenza per Parigi. Cioran prende la decisione di «evadere» dalla cultura romena. Egli abbandona del tutto la lingua romena. Studia freneticamente la lingua e la cultura francese per trovarsi un posto in questa cultura.3. cioè solo un anno dopo la pubblicazione di Schimbării la față a României. A Parigi scompare anche del tutto dagli scritti di Cioran il mito di Bisanzio. con un ruolo centrale. 1940). quando diventa uno scrittore francese insignito del prestigioso Premio Rivarol per il suo debutto. 4. 1937). mentre rimane. erano trascorsi 12 anni.2.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 267 L'arroganza del giovane Cioran può essere in parte spiegata con l'influsso delle idee fasciste.

Lo straniero (Le météque) in forma esplicita.3. La ricerca dell'identità sfocia in lui nella scoperta di un'identità straniera. che lo porterà all'espressione per aforismi. compaiono due figure che descrivono l'esperienza dell'esilio. anche se risulta assai difficile separare in esse la retorica autofinzionale dalla concisione del moralista. riscritto quattro volte dall'autore. e si integra solo in un universo libresco. raffinatezza. Il Rinnegato. in forma implicita. la seconda. utilizzando anche la loro lingua. non-europea. Le rappresentazioni dell'esiliato o dello straniero si raffineranno ulteriormente nella sua opera. ed effettua un trapianto stilistico e linguistico. 4. la prima. mantenendo inalterato il fondo del suo pensiero. Le sue opere non vanno lette in chiave biografica o narrativa. Il Rinnegato Il Rinnegato è una sintesi dell'esilio assoluto. un testo che. e non tratta soltanto il caso . sarà apprezzato dalla critica come opera di un grande maestro di stile della lingua francese. Il risultato è il suo Traité de décomposition (Sommario di decomposizione). razionalità. del rendersi straniero rispetto al mondo e a se stesso. la Francia del XVIII secolo e comincia a scrivere nello stile dei moralisti francesi di quel secolo.268 Alexandra Vranceanu Pagliardini anacronisticamente. in rapporto ad un sistema di valori culturali. concisione. che descriverà trasformando in modo sorprendente i topoï che abbiamo incontrato negli scrittori studiati nei capitoli precedenti.3. eleganza. la concisione diventa il suo nuovo ideale stilistico. Il tema della barbaritas sostituisce in Cioran l'ossessione della romanitas. e ognuna delle successive rappresentazioni apporterà nuove valenze a questo personaggio che ha ossessionato Cioran dal primo momento in cui ha cominciato a scrivere in francese. In Sommario di decomposizione. Cioran vive isolato in Francia. ad una lingua conosciuta in profondità e a uno stile che esprime un modo di pensare. Cioran sceglie alcuni tratti che considera definitori dello spirito francese.

Cioran pone qui il problema della perdita di una identità. in cui un «narratore onnisciente» descrive l'esperienza del suo personaggio. e si accanisce ad abiurare il suo passato. perseguire – seguendo il variare degli esili – le tappe dello sradicamento. e l'abbandono degli ideali. Ne ha vergogna. Non troverà pace se non dopo aver annientato in sé l’ultimo riflesso del cittadino e gli entusiasmi ereditati. Marta Petreu ha interpretato questo testo in relazione con le idee fasciste che Cioran aveva professato in gioventù.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 269 particolare dell'espatrio. gli pare un compromesso? Colui che non può più prendere partito. preché tutti gli uomini hanno necessariamente ragione e torto. Non leggendo in chiave biografica il saggio. le sue patrie reali o sognate. inprecisata. piuttosto che l'idea del passaggio da un paese ad un altro. vissuta in un tempo caduco. non troviamo neanche il paradigma generale giovinezza-maturità. dovrebbe rinunciare al proprio nome. la rinuncia a sé. spregiatore di tutte le città. «il rinnegato». calpestare la propria identità e ricominciare una vita nuova nell’impassibilità nella disperazione. di cambiamento del contesto nazionale. o da una cultura ad un'altra. perché tutto è giustificato e irragionevole al tempo stesso. né ad alcuna identità marginale o barbarica. che si associa in generale a questo tema: «Si rammenta di essere nato da qualche parte. La perdita della patria. emigrare nel vuoto. non è legata alla Romania. la rinuncia agli antenati. Il saggio adotta la forma di una narrazione in terza persona. . di aver proposto princìpi e vantato idiozie appassionate. come accadrà negli scritti successivi di Cioran.» (Cioran. le verità scaturite dalle sue midolla. 1996. 84-85) In questo primo testo in cui Cioran descrive la figura dell'esiliato. della rinuncia alle radici. di aver creduto agli inganni nativi. Il tema del saggio è la rinuncia a un'identità precedente. quando vuole emanciparsi dalle genealogie e quando l’ideale stesso del saggio antico. la perdita della genealogia. Come possono le consuetudini del cuore tenerlo ancora incatenato. appaiono certe caratteristiche essenziali: la perdita del nome. appaiono in una ipostasi poetica – emigrare nel vuoto – e non in una variante sociale. Oppure inventarsi un altro tipo di solitudine. ma Cioran non lo precisa in nessun modo. La separazione da sé ed eventualmente l'emigrazione e l'esilio.

Il rinnegamento è visto come una separazione da sé. Emancipato da ciò che ha vissuto. il che ci permetterà di leggere nel «destino» filosofico di Cioran un'evoluzione della sua concezione dell'esilio. sono le metafore che supportano l'idea della liberazione da uno spazio concreto. né a quello di destinazione. materiale. incurante di ciò che vivrà. Tornerò sul modo in cui egli definisce spațiul neantului [lo spazio della stirpe] per commentare un lavoro di maturità del filosofo. e da tutte le anime e da se stesso. 84-85) «Emigrare nel vuoto». credeva nella possibilità che Bucarest diventasse la nuova Bisanzio. Alcuni anni prima di pubblicare Précis de décomposition. un tempo turbolente. che Cioran si elegge per patria ideale. dagli amici. pensa. 1996. né in riferimento allo spazio di origine. sempre meno reale: «(Di rinnegamento in rinnegamento. ma solo ad una perdita. per attingere uno spazio astratto. Possiamo interpretare questo spazio esangue come la cultura francese del XVIII secolo. "Non mi incontrerò mai più con me stesso". riposa la luce di un altro mondo. e neanche un elemento che ci permetta di fissare coordinate spaziali. egli rivaleggia con l’Idea. dotata di coordinate che si preciseranno e si concretizzeranno. come potrebbe essere ancora fatto di carne? Esangue. Exerciții de admirații [Esercizi di ammirazione]. si è astratto dai suoi avi. egli rivaleggia con l’Idea». per arrivare poi a rinunciare definitivamente tanto alla lingua che alla sua cultura di origine. senza coordinate. In questo saggio l'esilio è per Cioran uno spazio astratto. felice di rivolgere il suo ultimo odio contro di sé. nelle sue vene. Cioran scriveva libri in romeno.)» (Cioran. . e ancor più felice di annientare – nel suo perdono – gli esseri e le cose. Il rinnegato emigra nel vuoto e diventa sempre meno concreto. Negli altri testi l'immagine riapparirà. egli abbatte le pietre miliari di tutte le sue strade e si svelle dai segnali di tutti i tempi. In questo testo non compaiono termini concreti riferiti all'esilio. la sua esistenza si assottiglia: più vago e più irreale di un sillogismo di sospiri. che non conduce ad una rinascita.270 Alexandra Vranceanu Pagliardini Possiamo leggere qui nei termini genealogie o sradicamento una metafora riferita alla famiglia culturale. «Esangue.

Costin e Cantemir. ad esempio in caso di guerra.3. purtroppo. cittadino del mondo – e di nessun mondo –. difficile da immaginare. (Cioran. Il meteco Il secondo saggio di Précis de décomposition. Innamorato successivamente di diverse patrie. essendo diventato il meteco un «cittadino del mondo. non spera più di trovarne una: irrigidito in un crepuscolo intemporale. ha portato all'esplosione del concetto. a cui aveva dato un senso particolare e che ritorna nella sua opera. il traduttore italiano ha fatto una scelta che limita molto il senso originale. è inefficace. In questo saggio. Cioran raffinerà poi nelle opere successive l'immagine del barbaro. 1996. al meteco è associata la figura del barbaro nato in una tribu sfortunata. Sarà da ritenere. Avendo un'identità sociale precaria. nel passaggio verso la sua nuova identità francese. è Tribolazioni di uno straniero. percorre in lungo e in largo i viali dell’Occidente.4. Vedremo che. Il «meteco» è una figura interessante del mondo greco antico. Cioran ritorna sul tema del destino. o per meglio . dal brano seguente. ma poteva diventarlo se e quando gli interessi dalla città lo richiedevano. non ha nome ne vigore. In francese Cioran aveva usato il termine meteco. Il meteco non era schiavo. il meteco era uno straniero che si trovava nel rischio permanente di perdere la libertà. e li sostituirà con diverse rappresentazione del barbaro. ma che poteva godere del benessere materiale delle città greche. uno straniero che veniva tollerato nella città. in cui appare una riflessione sull'esilio.»: «Nato in una qualche tribù sfortunata. l'idea delle patrie successive di cui si è innamorato il meteco e il fatto che la moltiplicazione delle «patrie». senza però che avesse i diritti di un cittadino. 132) Dopo aver descritto il luogo da cui proviene il meteco come una «tribù sfortunata». dove.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 271 4. associandola a diversi valori: questo diventerà una struttura ricorrente che sostituisce il topos della stirpe latina presente nelle opere dei cronicari. Cioran respingerà uno ad uno tutti i topoï identitari consolidati nelle opere di Ureche.

non la lega al proprio destino. Il meteco di Cioran è descritto come un personaggio tragico che deve pagare un hybris per la sua colpa di aver trasgredito la nazionalità. Cioran non definisce l'immagine del meteco proprio come l'immagine di un romeno a Parigi. dove il loro entusiasmo stupisce gli indigeni. politica e finanziaria del paese. per aver eletto l’Indefinito a mia patria e venerato divinità straniere. osserviamo che lo spazio di origine del meteco è definitivamente condannato dal punto di vista politico. 132) La relazione del meteco con le sue patrie è descritta come una relazione d'amore. in altre contrade. della Romania. Nel frattempo la Romania aveva perso la seconda guerra mondiale. ma tale amore non può attingere l'intensità che aveva avuto l'amore per la sua vera patria. in altri termini. della mancanza di destino. (…) E lo Straniero che si è dissipato lungo tante strade esclama: "(…) Si hanno risorse soltanto per gli assoluti della propria razza. un tema già toccato in Schimbarea la față a României. giacché un’anima. al pari di un paese. era stata occupata dei sovietici. non la narrativizza. Leggendo in chiave biografica il testo. di aver venerato culture straniere e di aver scelto come patria l’Indefinito. Dalla lettura di saggi e aforismi . Il destino infelice della sua patria ha portato il meteco all'amore per altre patrie. Molti amici di gioventù di Cioran sono morti nelle prigioni comuniste. Cioran credeva ancora alla possibilità che Bucarest diventasse la nuova Constantinopoli. Così si può spiegare l'idea che il destino della Romania non possa portare che sfortuna ai suoi cittadini. Non attribuisce in questo testo neanche un nome allo spazio di origine del meteco.272 Alexandra Vranceanu Pagliardini dire. (…) (Cioran. ripongono il loro amore altrove. non sboccia se non entro le proprie frontiere: io pago per averle varcate. che avevano imposto il comunismo e avevano cominciato a incarcerare l'élite intellettuale. in quanto è una tribù sfortunata e senza destino: «I popoli senza destino non possono darne uno ai loro figli (…) Non avendo nulla da amare nel loro paese. per essermi prosternato davanti a secoli che avevano escluso i miei antenati. In Schimbarea la față a României. 1996.

Il meteco di Cioran. io senza io. L'assenza della divinità. Il Meteco si descrive poi come un vandalo che ha perduto orientamento e identità. al contrario. 1996. ma essi avevano scelto di «illustrare» la lingua romena. e addormentarmi all’ombra dei suoi ultimi dubbi e dei suoi ultimi miracoli. scritti in uno stile più conciso e con l'abbandono dell'esaltazione romantica da parte di Cioran. popoli senza destino). verso non so più quali luoghi… per scoprire un dio abbandonato. e la metafora assurda del dio abbandonato o ateo nasconde la solitudine senza soluzione del meteco. La colpa tragica del meteco è quella di aver scelto una cultura e un momento storico di quella cultura che non hanno nessun legame con la sua cultura natale.». la perdita d'identità. possiamo ricavare che il meteco risente come colpa tragica la sua scelta diversa di fronte all'angoscia culturale. afferma il meteco. Ma qual'è la hybris del meteco? Perché deve pagare questa colpa? «Io pago (…) per essermi prosternato davanti a secoli che avevano escluso i miei antenati. Anche altri intellettuali avevano vissuto. Il Rinnegato e Il Meteco."» (Cioran. abbandona la lingua e la cultura. scegliendo un momento della cultura francese per scegliere una forma di cultura a lui totalmente straniera. scrivendo a loro volta il libro. meteco). un dio lui stesso ateo. la natura . la ricerca di un nuovo dio. alcuni dei concetti essenziali che descrivono il trauma dell'esilio nella visione di Cioran: l'origine infamante (membro di una tribù sfortunata. mi dirigo senza meta. 133) In questi due brevi testi.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 273 posteriori. davanti alle culture straniere. risulterà chiaro che la patria del meteco è la repubblica delle lettere. il barbaro (vandalo. Se mettiamo in relazione questa frase con la tradizione intellettuale romena. lo choc di non potersi presentare con un sufficiente patrimonio culturale di libri scritti in romeno. abbandonato al proprio nulla: «Come un vandalo roso dalla malinconia.

insignificante. gli antenati.4.274 Alexandra Vranceanu Pagliardini tragica della condizione dell'esiliato. in un non-spazio che non ha nessuna delle caratteristiche di una «città» reale.3. venuto dall'Oriente a Parigi. in Cioran è un romeno venuto da un popolo piccolo. e l'emigrazione nel vuoto. 1984. e in particolare alle Lettres persanes di Montesquieu. riscritte in francese e spogliate del tono patetico proprio del testo romeno. eccetto quella di essere ossessionati da se stessi. di uno spazio concreto. qui l'attenzione s'incentra sui «grandi» popoli: «un popolo che è un tormento per se stesso è un popolo malato. dove appaiono allusioni esplicite alla saggistica francese del XVIII secolo. poiché a nulla li conduce e a nessuno interessa. 51) Cioran mette qui in relazione due identità nazionali in contrasto: quella di un popolo piccolo. Nel saggio «Piccola teoria del destino». gli dei. i francesi. e quella di un popolo grande. si riconoscono frasi presenti in Schimbarea la față a României.1. non possono porvi rimedio né con la delusione né con il sogno. 4. ma se in Montesquieu il persiano è un personaggio esotico. Ma. Il persiano e il romeno Cioran ritorna sulla teoria dell'esilio nel volume La tentazione di esistere. ossessionato dalla propria identità. Ossessione non priva di bellezza. Egli riprende il personaggio inventato da Montesquieu nelle Lettres persanes. Cioran fa di nuovo un parallelismo fra le culture dei diversi popoli europei. i romeni. con una cultura maggiore. i piccoli popoli si dibattono per non avere alcuna di queste ragioni di disperarsi o di spazientirsi.» (Cioran. tarato. Non hanno quindi altre risorse. marchiato dalla colpa di aver abbandonato le proprie radici. Il persiano rientra nella serie di personaggi che Cioran aveva schizzato in Précis de . ma se nel saggio giovanile era interessato all'Oriente dell'Europa. mentre la Spagna soffre per essere uscita dalla Storia e la Russia per volere con tutte le sue forze insediarvisi. Segnati da una tara originaria.

si dispone di una certezza che giustifica la vecchia domanda: "Come si può essere Persiano?" Il paradosso d’essere Persiano (nella fattispecie Rumeno) è un tormento che occorre saper sfruttare. che vede nei romeni un popolo discendente da una massa di disertori ai confini dell’Impero. massa di disertori ai confini dell’Impero. da quelle orde che. nel saggio La transfigurazione della Romania. un difetto da cui trarre profitto. Costin o Cantemir. e che simboleggia la natura di «straniero». Cioran diventa una sorta di nuovo Simeon Dascălul. incapaci di proseguire la loro marcia verso Ovest. tale il presente. e forse non mi sbagliavo.» (Cioran. Quale prova per la mia giovane arroganza! «Come si può essere Rumeno?». 52) Se nei saggi su temi legati all'esilio compresi in Précis de decomposition Cioran non aveva legato l'immagine dell'emigrante ad uno spazio geografico definito. plebaglia imbellettata con un pizzico di latinità. si accasciarono lungo i Carpazi e il Danubio. dietro la maschera dello zingaro Dianeu: «Essere Francese è un’evidenza: per questo non si soffre né ci si rallegra. E tale l’avvenire. sulle cui origini nessuna illusione mi era concessa. Tale il passato. Cioran aveva attribuito allo spazio balcanico. 52) Si riconoscono qui i tratti infamanti che.» (Cioran. 1984. nel testo del 1956 la tribù sfortunata ha un nome. Credevo. Con l'assunzione di un'identità nazionale differente dalla propria. che aveva anche lui nascosto la propria identità. al meteco. per rintanarvisi e sonnecchiare. a questa domanda potevo rispondere soltanto con una incessante mortificazione. dai relitti delle grandi Invasioni. di «non-europeo». a una collettività di vinti. al vandalo.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 275 décomposition. Romania: «Confesso che un tempo considerai un’onta l’appartenere a una nazione qualunque. insieme al rinnegato. Ma occorre osservare che il brano appena citato è anche uno sviluppo in negativo dei topoï presenti nelle opere di Ureche. 1984. espresse nelle metafore feccia dei Barbari o . Egli assume su di sé tutte le storie infamanti che aveva letto Stolnicul Cantacuzino. Cioran prosegue il discorso di Budai Deleanu. che il nostro popolo discendesse dalla feccia dei Barbari.

» (Cioran. quella latinità che avrebbe accettato prontamente anche Simeon Dascălul. una legge che la storia si premura di illustrare. Costin. ma i tempi che comandano l’uomo." Formula logora. Al posto della lunga e raffinata risposta di Cantemir in Hronicul vechimei al romano-moldo-vlahilor. e da questo punto di vista Cioran prosegue una filiera storica della cultura romena. che a sua volta si piegherà davanti al germano. con l'uso della retorica classica.276 Alexandra Vranceanu Pagliardini relitti delle grandi Invasioni. ma che anche i popoli occidentali sono il frutto di una mescolanza di barbari e di altri popoli. 55) Cioran cita spesso in modo approssimativo: il suo testo é una enorme macchina che divora e motamorfizza citazioni. Il riferimento agli antichi cronicari non è irrilevante. In questo brano Cioran nomina esplicitamente i romeni. Tanto Cioran. programma ed epitaffio di un angolo d’Europa. reinterpretandole e integrandole nel proprio sistema concettuale. in quanto Cioran stesso nomina Miron Costin ironizzando sul modo in cui lo scrittore giustificava i tempi difficili in cui scriveva: «Il più antico storico rumeno cosi inizia le sue cronache: "Non è l’uomo che comanda i tempi. È impari la . Cioran cede le armi. anche se la trapianta sul terreno francese e ci innesta lo stile francese. che vede come vittima della storia. in cui si spiega. oggi ancora più che all’inizio della nostra èra. Per il modo in cui riutilizza strutture e idee precedenti il suo stile presenta numerosi tratti in comune con Borges. Cantemir o Stolnicul Cantacuzino sono dei moralisti. In «La caduta del tempo». Cioran scrive un brano che sarebbe potuto apparire tanto in Cantemir. che non solo in Moldavia sono passati popoli migratori. secondo un ritmo inesorabile. che del resto lui ammira moltissimo. quando affermava che i moldavi sono i discendenti di avanzi di galera venuti da Roma. Della nobile stirpe latina dei cronicari rimane solo «un pizzico di latinità». che Ureche. 1984. quanto in Cantacuzino o in Costin: «il greco si piega davanti al romano.

Cioran mescola i dati storici. Il testo assume la forma di una lettera indirizzata all'amico di gioventù Costantin Noica." dice un testo tibetano. e spiega i suoi rapporti con la cultura francese. con dati culturali. tanto più che i primi. è come una musica in sordina. Non li cita esplicitamente per costruire l'immagine dello straniero. rimasto in Romania. il . (…) Tutti siamo inseguiti dalle nostre origini. sullo sfondo dei suoi saggi. ripresi da Montesquieu. 59) 4.4. 28). proprio per il posto centrale che in esso ricopre lo straniero esotico che va alla scoperta dell'Europa. più conciso. Il tema dello straniero riappare nel saggio Lettre pour un ami lointain. come il persiano e il troglodita.2. 1969. che fa parte del volume Storia e utopia. La presenza della letteratura francese del XVIII secolo. ma la presenza dei loro testi si sente. Lo stile è diverso. Lettre pour un ami lointain è la risposta a questa domanda che si pone lo stesso Cioran. quasi da confessione. in particolare il mito del buon selvaggio che compare in Rousseau e Voltaire. Cioran assume l'identità del rinnegato. ma più personale. si sentono attratti dalla rudezza e dal silenzio dei secondi. in una certa misura. 1995. e una gradazione del concetto. Io non vado così lontano. il membro di un'orda sconosciuta Per l'invenzione dell'immagine dello straniero. come tu insinui?» (Cioran. Lo scita.» (Cioran. ma che ora attribuisce a Noica: «Sarei forse un rinnegato. il troglodita.3. Si potrebbe a questo punto sollevare la questione se Cioran scelga il Settecento francese.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 277 lotta fra popoli che discutono e popoli che tacciono. Comincia sottolineando la difficoltà di liberarsi definitivamente delle proprie origini: «"La patria non è che un accampamento nel deserto. Cioran ritorna qui su un termine che aveva scelto proprio lui in Sommario di decomposizione. ad esempio la storia degli sciti e e dei vandali. avendo consumato la loro vitalità in arguzie.

proclamata. dei nostri. 28) Quindi fantastica. 1969. Discendo forse da qualche orda inconfessabile o sono il portavoce di una razza un tempo turbolenta e oggi muta? Spesso mi piglia la tentazione di forgiarmi un’altra genealogia. 44-45) Cioran ritorna sul topos dell'origine latina. utilizzata da Montesquieu per designare un popolo barbaro dell'antichità. al contrario dei miei.278 Alexandra Vranceanu Pagliardini sentimento che le mie m’ispirano si traduce necessariamente in termini negativi. anche perché gli storici hanno a lungo creduto che daci e sciti fossero un unico popolo. che però gli resta irrimediabilmente straniera: «mi ritrovo. aggiungendo la figura dello scita. amalgamati al fango e piangenti sotto l’anatema dei .» (Cioran. ai loro tempi. 1969. rimpinzati di miserie. dell’assenso al disastro. Lo scita è. sento l’Asia che si muove nelle mie vene. sprofondato in preghiere sovversive (…). Per trovarsi un'identità completamente non-europea. Se nello scita possiamo riconoscere un'identità preromana. moltiplicando le maschere dello straniero con altre figure. dell’umiliazione assunta. 1969. alla fine della lettera Cioran si sposta più a est. a maneggiarle con scrupolo e probità? (Cioran. come un intruso. interamente non-latina: «Impermeabile alle sollecitazioni della chiarezza e alla contaminazione latina. hanno saputo spargere il lutto fra le nazioni. egli favoleggia di un'origine mongolica. come un troglodita innamorato della caducità. 28) Un'altra figura dello straniero è quella del troglodita. che riscrive parodisticamente. Cioran si descrive come un intruso. scialbi e piagati. asiatica. un incivile nascosto in mezzo ad una società civilizzata. Nei cronisti romeni compare spesso questa confusione: «Come puoi pensare che uno Scita vi si possa adattare e riesca ad afferrarne il significato preciso. di cambiare antenati e di scegliermeli fra coloro che. in mezzo alla gente civile. nel linguaggio dell’autopunizione.» (Cioran. forse daca. l'immagine del barbaro per i romani. un'identità dell'Est europeo. in qualche misura.

Questa ricorrenza del topos del barbaro corrisponde specularmente alla costanza con cui si ritrova. ma questa biografia fantasiosa fu registrata da Voltaire. con il fatto che riesce a superare la propria esperienza individuale. l’ultimo mongolo…» (Cioran. Lo straniero di Cioran è un personaggio libresco: anche se volessimo legarlo all'identità romena di Cioran. Pretendeva di discendere da Timur Lenk. 44-45) Il tema politico di questa lettera è importante per capire come mai Cioran assume l'identità di un membro di un'orda d'invasori selvaggi venuti dalle steppe asiatiche 8 . fra elementi biografici e riferimenti culturali. e ricorda anche il modo in cui Budai Deleanu reinventa l'identità dei romeni con l'ipostasi dello zingaro. anche se invano. La scrive dopo i fatti dell'Ungheria del 1956. Costin. nelle opere di Ureche. una identità fittizia di barbaro. nelle mie crisi di fatuità propendo a ritenermi epigono di un’orda illustre per le sue depredazioni. il cui padre era contadino. 1969. Cantemir o Cantacuzino Stolnicul. quando gli ungheresi si erano ribellati contro il comunismo imposto dall'occupazione sovietica. aveva ceduto alla tentazione di reinventarsi la biografia. un turanico di cuore. attraverso una continua riflessione e un progressivo raffinamento del concetto. Ma in Cioran risulta più importante della connotazione politica la costanza con cui assume. Probabilmente così si spiega che Cioran viene considerato un pensatore dell'esilio. e soprattuto per la combinazione nella sua ispirazione.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 279 secoli. ad una materializzazione geografica. il tema della romanità. nei suoi libri in francese. che avevano avuto il coraggio di ribellarsi. . sfuggirebbe comunque ad una puntuale attribuzione di nazionalità. gli hanno fatto assumere per un attimo un'identità selvatica. L'ammirazione di Cioran per gli ungheresi. Sì. l’erede legittimo delle steppe. di membro dell'Orda. 8 Anche Cantemir. e i sovietici avevano reagito mandando i carri armati.

ce geste de mépris. seguita da una nuova delusione dovuta alla lentezza con cui i vecchi comunisti venivano esclusi dal potere. vedendo che i romeni non riuscivano a liberarsi dal comunismo. non voglio parlarne. Questo libro riproduce. 2009.. e c'era un Francese particolarmente insolente." Ça m’a blessé. Dopo la caduta del comunismo. on parlait de choses et d’autres. questo vuol dire che non esiste. Vous savez.280 Alexandra Vranceanu Pagliardini 4. frequente in Cioran. tramite le domande elegantemente poste da Pițu e Antohi. questo gesto di disprezzo. 105) [il disprezzo della Romania era così grande ad un certo momento. Cioran vive per un breve periodo una fase di rinnovata accettazione dell'identità romena. Cito qui una delle confessioni di Cioran riguardo al disprezzo dei francesi per la Romania: «le mépris de la Roumanie était si grand à un certain moment. anche dopo essere diventato uno scrittore francese famoso? Il complesso d'inferiorità che aveva provato nei due anni passati in Germania. je ne pouvais pas. di paesi." Questo mi ha ferito. Il titolo del volume si riferisce sia al tema del «nulla». je veux pas en parler. [Il Nulla romeno] Luca Pițu e Sorin Antohi trascrivono una conversazione con Cioran registrata dopo il 1990. e di colpo quello si gira verso di me: "La Romania.3. de pays. si sente uno straniero con identità di frontiera.". e la sua impressione sulla Romania vista a distanza. J’aurais voulu le gifler! Seulement j’étais invité. Ero fra dei borghesi. etc. Mais c’est le pays le plus méprisé de l’Europe!» (Cioran. et d’un coup il se tourne vers moi: "La Roumanie. ça veut dire que ça n’existe pas. alla fine della carriera brillante di Cioran? In un libro intitolato Le Néant roumain. J’étais parmi des bourgeois.". che alla confessione del filosofo che avrebbe voluto scrivere un libro con questo titolo nel 1989. Avrei voluto dargli uno . ecc. "La Romania ecc. la nuova delusione di Cioran. riappare in Francia. Sapete si parlava di una cosa e di un'altra. L'uscita dallo spazio nazionale: la forza creatrice dell'esilio Soffre veramente Cioran per la propria «romenità».5. "La Roumanie etc. et il y avait un Français particulièrement insolent.

C’est la première fois que je l’entends parler sur ce ton vraiment alarmé. in quanto appare già negli scritti romeni. Cioran se dit bien décidé à en finir avec les Roumains. 29) [10 aprile 1990. complesso che non scompare neanche dopo che ha raggiunto la gloria come scrittore francese. știu eu prea bine că nu mai am pe nimeni: fără țară. che ha aperto di nuovo alla Romania le porte dell'Europa. Rămas cu suspinele . dopo un cinquantennio di comunismo: «10 avril 1990. È la prima volta che la sento parlare con questo tono veramente preoccupato. Il a repris son leitmotiv: la Roumanie s’est déconsidérée. Ha ripresto il suo leit-motiv: la Romania si è squalificata. cependant Simon s’inquiète de le voir si changé: "Il a fait tant d’efforts pour s’adapter (retenir cet aveu) et maintenant il redevient roumain".] Da queste informazioni si può dedurre che Cioran ha sofferto per tutta la vita per un complesso legato alla sua origine romena. Ma il tema dell'esilio non deve essere spiegato in Cioran soltanto per via biografica. Cioran si dice ben deciso a finirla con i Romeni. Deve aver avvertito quanto era stato coinvolto positivamente dalla resurrezione della Romania. fără continent și fără lume.» (Stolojan. 2001. non potevo. În fluxul și refluxul gândurilor.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 281 schiaffo! Soltanto ero ospite. Elle a dû sentir qu’il qu’il était affecté pour de bon par la résurgence de la Roumanie. Sanda Stolojan descrive il modo in cui Cioran ha vissuto il suo rapporto con la Romania dopo la rivoluzione del 1989. Amica di famiglia di Cioran e Simone Boué. ad esempio in Amurgul gândurilor. tradotto anche in numerose altre lingue. Căci nu-mi pot construi o patrie decât din spuma valurilor. pubblicato in romeno nel 1940: «Nu mă simt "acasă" decât pe țărmurile mării. tuttavia Simon si preoccupa di vederlo così cambiato: "Ha fatto tanti sforzi per adattarsi (ricordare questa confessione) e ora ridiventa romeno". Ma è il paese più disprezzato dell'Europa! ] Un'altra confessione riguardo allo sforzo di Cioran per liberarsi dal complesso della frontiera e della marginalità appare nel diario di Sanda Stolojan.

Salman Rushdie. nelle notti che mettono insieme la felicità e la pazzia. . Cioran vede nell'esilio una forma di iniziazione: «Sotto qualsiasi forma si presenti e indipendemente dalla sua causa. so anche troppo bene che non ho più nessuno: senza paese. Se l’espressione "esilio metafisico" non avesse alcun senso. Cioran riesce così nell'impresa di dissolvere nel nulla tutte le ricerche d'identità degli intellettuali romeni. Nel flusso e riflusso dei pensieri. 1991. senza continente e senza mondo.» (Cioran. dove l'eccesso di mobilità nazionale segna il suo apogeo: «In perpetua rivolta contro la mia stirpe.282 Alexandra Vranceanu Pagliardini lucide ale iubirilor fugare în nopți care împreună fericirea cu nebunia. Rimasto con i sospiri lucidi degli amori fugaci. 195) [Non mi sento "a casa" che sulle grandi spiagge. Che non posso costruirmi una patria se non con la schiuma delle onde. è il vero soggetto delle sue riflessioni sull'esilio 9 . e questa natura nonnazionale. insieme al cammino iniziatico che ad essa conduce. E alla vertigine non a tutti è dato accedere.] L'idea sarà sviluppata più tardi in De l’inconvénient d’être né: «Per tutta la vita ho vissuto con la sensazione di essere stato allontanato dal mio vero luogo. 78) Il passaggio in cui Cioran sintetizza la sua idea di esilio è forse questo. È un’aberazione volersi differenti da quello che si è. russo. È una situazione limite e come il confine estremo dello stato poetico. e lo incontriamo spesso nelle opere degli autori migranti contemporanei. ho desiderato per tutta la vita essere altro: spagnolo. la mia sola esistenza gliene fornirebbe uno.» (Cioran. Questo spiega la rinnovata fama di Cioran come pensatore dell'esilio. Egli non diventa di fatto francese. è una scuola di vertigine. (Cioran. 1991. indiano e britanico. 59) 9 Il tema delle patrie immaginarie riappare in uno scrittore contemporaneo. l’esilio. adottare in teoria tutte le condizioni. agli inizi. cannibale – tutto eccetto quello che ero. 1996. (Cioran. esclusa la propria. 68) La moltiplicazione delle identità nazionali corrisponde alla moltiplicazione delle patrie che apparivano nel saggio Il rinnegato: in questo modo si annulla tanto l'idea di patria che quella di identità nazionale. 1984. quanto piuttosto «apatride».

Cioran era un grande amante della poesia.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 283 la perdita dell'identità nazionale. Il secondo elemento è il paragone fra esilio e «stato poetico». la liberazione dalle proprie tradizioni e dai propri avi.» (Cioran. una vertigine di libertà totale. Città del Nulla. 60) . sono per lui una forma di educazione. o la loro metamorfosi. e avrebbe voluto essere anche poeta: il lirismo delle prime opere è una prova della sua ammirazione per il linguaggio poetico. La definizione che dà dell'esilio ci fa dubitare che egli intendesse per esilio l'obbligo esterno di lasciare lo spazio natale: «Non è facile non essere di nessun luogo quando nessuna condizione esterna vi ci costringe. il cambiamento di lingua. Il primo elemento è il fatto che egli vede nell'esilio una scuola: la partenza e la dissoluzione delle radici. una nuova manifestazione delle muse. 59) Se lo scrittore non è costretto a lasciare il suo paese. più ancora. Con la rottura della tradizione nazionale. L'atto della traduzione diventa per lui un cammino iniziatico che conduce alla decisione dell'abbandono della lingua romena a favore del francese. ma. Altri due elementi ci portano a credere che per Cioran l'esperienza del cosiddetto esilio abbia piuttosto una valenza gnoseologica e non dovrebbe essere racchiusa nei termini di esperienza biografica. Una vertigine creativa. che conduce lo scrittore ad una situazione poetica parossistica. conduce alla vertigine. allora non possiamo parlare di esilio. la «Città del Nulla»: «Che cosa allora di più normale che stabilirsi nell’esilio. Anche l'esperienza del cambio di lingua si lega alla poesia: traduceva in romeno la poesia di Mallarmé allorché diventa cosciente della tensione insita nel passaggio da una lingua all'altra. 1984. 1984. patria alla rovescia?» (Cioran. l'esilio introduce una crisi. con la messa in discussione della propria identità.

in definitiva. fuorché il suo . una caduta. è sottoposto alla distruzione e alla morte. 1991. ma in pari misura un conquistatore. il suo valore positivo. 1991. Se lo osserviamo. scopriremo in lui un ambizioso. proprio per questo. in quanto nella logica gnostica di Cioran l'inesistenza è superiore all'esistenza: «Non nascere è indubbiamente la migliore formula che esista. e che. la perdita delle lingua equivale ad un cambiamento d'identità: «Colui che ha perduto tutto. Cioran equipara le proprie origini con «neantul» [il nulla]. In «Vantaggi dell’esilio» Cioran presenta il lato creativo dell'esilio. 151) Questo annullamento delle proprie origini ha per lui un valore concettuale. Non è purtroppo alla portata di nessuno.284 Alexandra Vranceanu Pagliardini In uno dei suoi aforismi paradossali. 57) la conquista di un nuovo spazio culturale è legata al combiamento della lingua per entrare in un nuovo sistema. è meglio non essere niente di niente che una parvenza di qualcosa. rassegnato alle sue miserie. 1984. L'esiliato non è quindi solo un rinnegato o un meteco. conserva come ultima risorsa la speranza della gloria o dello scandalo letterario. un deluso aggressivo. che consiste nell'uscita dal sistema chiuso nazionale e nella conquista di un mondo diverso: «A torto ci immaginiamo l’esiliato come qualcuno che abdica.» (Cioran.(…) (Cioran.» (Cioran. che «è caduto nel tempo». Sappiamo che per Cioran. cioè essere romeno significa per lui non essere nulla: «Se non rinnego le mie origini è perché. Tutto accetta di abbandonare. Nella stessa logica l'appartenenza ad una singola cultura è una limitazione. un amareggiato e un conquistatore insieme. non come un umanista. alla sua condizione di relitto. che pensa come un poeta. si ritira e si tiene in disparte. 187) Allo stesso modo ciò che non è creato è superiore al creato.

turco o greco. Miron Costin componeva le sue cronache e poemi in polacco. 4. rompe con i suoi ricordi. come tedesco. dava loro l'idea che la lingua romena era una lingua «giovane». spagnola. 57) Cominciamo così a capire perché il cambio di lingua assume in Cioran l'aspetto di una hybris. ben quattro volte. Cioran ritorna sul verbo rinnegare. come appariva nel saggio Il Rinnegato. tedesca.» (Cioran. e in modo speciale la loro frequentazione degli autori latini. Ma la prova che il romeno aveva in sé le potenzialità per «illustrare». ma qui egli associa il termine al cambiamento di lingua: «Chi rinnega la propria lingua per adottarne un’altra. In La tentazione di esistere. francese. il cambiamento di lingue. Ma il suo nome.3. la sua prima opera in lingua francese. che aveva ancora bisogno di molta pratica. anzi di delusioni. russa. nobilitare. ma anche in altre lingue. cambia d’identità. perché non voleva che sembrasse il libro di uno straniero. già da noi analizzato. 1984. come riuscirà a imporlo dal momento che scrive in una lingua che i civilizzati ignorano e disprezzano?» (Cioran. Come si spiega il trauma di cui parla Cioran? Conosceva anche lui molte lingue ed era anche un grande lettore di letterature straniere. Certamente.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 285 nome. Nessuno di loro viveva questi passaggi da una lingua all'altra come esperienze traumatiche. italiana. Eroicamente traditore. 1984. già usato da lui per definire l'immagine dello straniero nel saggio Il rinnegato. di uno venuto da fuori: . Cambio di lingua e assunzione di un'altra identità Budai Deleanu e Cantemir scrivevano in latino. forme e generi nuovi è che gli sforzi di questi scrittori furono coronati dal successo anche per quanto concerne le opere in lingua romena. 57) Lo scrittore confessa che ha riscritto Le traité de decomposition. e fino a un certo punto con se stesso.6.

Dal suo punto di vista. 1988. (…) Come puoi pensare che uno Scita vi si possa adattare e riesca ad afferrarne il significato preciso. perché non volevo a nessun costo che fosse considerato come il prodotto di uno venuto da altrove. non ha il coraggio di innovare e ha come ideale l'imitazione degli indigeni: «Se il meteco non è un creatore in materia di linguaggio è perché cerca di fare proprio come gli indigeni: ci riesca o meno. 27-28) Il cambio della lingua romena con quella francese lo porta a grandi sofferenze. talora lirico.» (Cioran. che non gli sembra mai di aver vinto. quell’ambizione è la sua rovina. Cioran illustra questo trauma del passaggio dalla lingua romena alla francese nel saggio «Lettre a un ami lointain». Riuscirà certo a diventare un maestro dello stile anche in lingua francese. me ne sono accorto a cose fatte. altrimenti. ma descrive questo sforzo di addomesticamento della lingua francese come una lotta. 1969. mentre facile non mi è e non mi sarà mai. che supponi gratuitamente mi sia facile. di «illustrare» la sua nuova lingua come se fosse stata la sua. 100) Ora Cioran. 223) L'ambizione di Cioran è di creare qualcosa di nuovo. con il suo stile di poeta. 1991. di anima. il cui miscuglio di sole e di sterco. talora cifrato e concettuale. (…) Disgraziatamente. il cui odore di marciume. la cui robustezza nostalgica. non poteva non trasgredire le regole della lingua standard. Tornarci non posso. nel volume Storia e utopia. la cui sguaiataggine superba mi capita ancora di rimpiangere. il meteco. Adotta lo stile dei .» (Cioran. La lingua che ho dovuto adottare mi trattiene e mi soggioga con le pene stesse che m’è costata.286 Alexandra Vranceanu Pagliardini «In realtà ho scritto il libro quattro volte. già citato: «Vorresti sapere se ho l’intenzione di tornare un giorno alla nostra lingua comune o se intendo invece restare fedele a quest’altra. sospeso fra due identità. quando ormai era troppo tardi per poter tornare indietro. perché Cioran cambia anche stile.» (Cioran. di sangue. a maneggiarla con scrupolo e probità? Non c’è una sola parola la cui eleganza estenuata non mi dia vertigine: vi manca ogni traccia di terra. non avrei mai abbandonato la nostra lingua.

le «patrie» successive che rammenta in Il rinnegato simboleggiano la sua apertura verso le altre culture. D'altra parte. Sceglie Parigi non in quanto capitale della Fancia. diventato nel frattempo professore di filosofia a Brașov. Quindi parte per Parigi. prega l'amico Mircea Eliade che lo aiuti a ottenere una borsa di studio per Roma. La cultura francese non è la sola per cui ha dell'ammirazione. quando sente la tensione del passaggio da una lingua all'altra e decide di diventare uno scrittore francese. al contrario lo parlava con un forte accento romeno. ma piuttosto perché era Le méridien Greenwich de la modernité. anche se conosceva meglio il tedesco e in gioventù era anche stato grande ammiratore di Hitler? Nel 1936. troviamo innumerevoli riferimenti alla letteratura e alla filosofia europea. Cioran. dove rimarrà fino alla morte. Dunque per . Tolstoi è uno dei suoi scrittori preferiti. molte generazioni di romeni. stava traducendo la poesia di Mallarmé. Ma il tentativo fallisce. Come in Țiganiada di Budai Deleanu. la filosofia tedesca aveva segnato la sua gioventù e conosceva molto bene il tedesco. anche nei saggi di Cioran.3. dato che qui si trovava la nuova Atene dell'Europa. come afferma Pascale Casanova.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 287 moralisti francesi del XVIII secolo. mentre avrebbe voluto essere spagnolo. Non sceglie Parigi perché conosceva il francese meglio di altre lingue. il solo posto fisso di lavoro da lui mai avuto nella vita. L'amore di Cioran non è certo orientato verso una sola cultura: adora Shakespeare. Translatio studii. Come abbiamo detto. prima di Cioran.7. la loro concisione che li conduce talora all'aforisma. 4. dopo la pubblicazione di Schimbarea la față a României. L'amore per la poesia è legato in Cioran all'abbandono del romeno. avevano ritenuto che la translatio studii si fosse realizzata verso Parigi. mentre ne ottiene una per Parigi. Perché Parigi? Perché Cioran sceglie di emigrare a Parigi.

bensí una vera e propria lingua internazionale. insieme con lei!» (Cioran. e che la lingua. Essa appare gradualmente dall'abbandono delle patrie successive. Osservando.3. possa diventare provinciale come il romeno: «Il francese è diventato una lingua provinciale. ache grande. dopo il 1990. il centro da lui scelto sarebbe diventato a sua volta periferia. Sceglie Parigi per la sua qualità di capitale di una littérature-monde en francais. E sono io. 225) Teme che. Solo il meteco è inconsolabile. fra tante patrie successive possibili. L'utopia di Cioran: il cosmopolitismo Quest'utopia nasce per filiazione diretta dal raffinamento delle metafore che descrivono lo straniero. che lo aiuta a oltrepassare le frontiere nazionali che circoscrivono una singola cultura. inconsolabile. 2001. il troglodita. da lui appresa con tanto sforzo. Cioran teme che Parigi possa smettere di essere il centro culturale dominante. Gli indigeni si adattano. il meteco. Solo lui porta il lutto della sfumatura…» (Cioran. rifiuto dei Balcani. la cultura europea. lo scita. per avere accesso a un universo più vasto. Ciò che ha voluto evitare Cioran era la propria appartenenza ad una sola cultura. come il francese non è soltanto una nuova lingua di cultura. e commenta: «Oggi che questa lingua è in completo declino. dall'evasione . 1988. fino al membro di un'orda sconosciuta. 4. ciò che mi rattrista di più è costatare che i Francesi non hanno l’aria di soffrirne. Cioran era in primo luogo europeo. che mi affliggo di vederla naufragare. il declino della Francia e l'ascesa di spagnoli e inglesi nel mondo. Ebbene sprofonderò. il barbaro.288 Alexandra Vranceanu Pagliardini Cioran Parigi non è soltanto la capitale della Francia. con una nuova translatio studii. come quella francese.8. 123) Possiamo da ciò dedurre che Cioran ha scelto la lingua e la cultura francese.

ma non sappiamo che cosa ha trovato nella nuova patria.» (Cioran. Cioran dichiara di ammirare Borges perché «incarnava il paradosso di un sedentario senza patria intellettuale. 1988. Abbiamo osservato ripetutamente che in Cioran la patria è descritta per mezzo di categorie negative – sappiamo da lui che cosa l'esiliato non ha. 1988. Esercizi di ammirazione. Saggi e ritratti.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 289 nel vuoto che l'esilio presuppone nella sua visione. una lingua. Forse per questo il barbaro di Cioran resta uno straniero. non appartenere a nessuna comunità – questo è stato il mio motto. che non ha un «acasă». Rivolto verso altri orizzonti. anonimo. Non radicarsi. 172-173) . di un avventuriero immobile. e ho notato che i suoi rappresentanti sono infinitamente più informati e più "colti" di quanto non lo siano gli occidentali. La figura dello straniero non viene definita da Cioran come un semplice passeur da una patria a un'altra. Il testo è concepito come una lettera indirizzata al filosofo Fernando Savater. di essere nati in uno spazio «culturale» minore. che cosa ha abbandonato. un mostro superbo e condannato. di divorarle con un ardore malsano. dalla vertigine prodotta dalla contemplazione simultanea di più culture europee. e neanche se ha trovato una nuova patria. Ciò che era straniero divenne il mio dio. da una cultura all'altra. E il dramma.» (Cioran. antenati. incurabilmente provinciali. A vent’anni. e anche il vantaggio. a suo agio in numerose civiltà e letterature. Cioran sovrappone un autoritratto al ritratto celebrativo di Borges: «Non sono mai stato attirato da spiriti confinati in una sola forma di cultura. i Balcani non potevano offrirmi nulla. Da qui la sete di peregrinare attraverso le letterature e le filosofie. da una lingua all'altra. Ciò che accade nell’Est dell’Europa deve neccessariamente accadere nei paesi dell’America Latina. 171-172) L'ammirazione per il cosmopolitismo di Borges porta Cioran alla formulazione di una utopia che ci fornisce la chiave di lettura per le patrie successive in cui ha abitato Il Rinnegato. Nel suo penultimo volume. Cioran interpreta le diverse tappe del suo diventare straniero rispetto alla cultura romena e il suo destino di esiliato. ho sempre cercato di sapere quello che succedeva altrove. nel saggio in cui esprime la sua ammirazione per Borges.

4.4. . 2004. che gli occidentali hanno sempre considerato «lontano». e non soltanto francese o francofono. uno scrittore cosmopolita. sarebbe quella che ciascuno si modellasse su di lui. e. sull’ultimo dei delicati…» (Cioran. e il suo esilio dalla cultura romena è motivato da questo desiderio di apertura totale. 174) Cioran quindi è. Egli riesce. o ha voluto sempre essere. Per il modo in cui concettualizza il ritratto dell'esiliato. scrittore europeo La figura di Cioran come scrittore europeo. fra le altre. in modo paradossale. a realizzare un'impresa per cui sarebbe stato invidiato sia da Cantemir che da Costin. Borges potrebbe diventare il simbolo di un’umanità senza dogmi né sistemi. 125) per descrivere la caratteristica definitoria dello scrittore europeo. che lui ha potuto trovare per mezzo della sua vita a Parigi. Cioran formula quindi un'utopia in cui il fine degli umanisti s'interseca con quello degli scrittori esiliati o migranti di oggi: «Ma dopo tutto. se c’è un’utopia alla quale sottoscriverei volentieri. per i temi che definiscono la relazione fra l'«Occidente» e un «Oriente» europeo. Per questo motivo la sua opera viene scelta e studiata. dello «scita» venuto dalla remota frontiera dell'Europa. e soprattutto da Budai Deleanu. appare più distintamente se viene interpretata alla luce della tradizione del cosmopolitismo degli scrittori romeni dei secoli XVII e XVIII. Cioran arriva alla stessa analogia che fa Francis Claudon 10 (Claudon. Nella sua ammirazione per Borges. Cioran apporta un contributo fondamentale alla letteratura europea. su uno degli spiriti meno pesanti che mai vi siano stati.290 Alexandra Vranceanu Pagliardini Questo passaggio riproduce sinteticamente il percorso dell'esilio di Cioran da una cultura minore a una patria cosmopolita. 1988. uno scrittore dell'Europa o del mondo. ed è al centro dell'attenzione per la sua qualità di scrittura di frontiera. il cosmopolitismo. 10 Ho citato il brano nell'introduzione. Cioran.

Grande amante dei paradossi. Riprende formalmente la retorica della filosofia moralista francese e. Non è senza motivo che utilizzo il termine antiretorica. un turanico di cuore. Come ha fatto la rivoluzione Dada. a raffinati scrittori romeni. che aveva anch'egli tentato un'esperienza simile. in quanto non si può affermare che Cioran scriva un testo che si collochi al di fuori dei canoni. Cioran riprende e porta avanti l'eredità di Budai Deleanu. in due secoli di elaborazione retorica. che affermavano la propria identità europea attraverso il riferimento all'origine romana della loro stirpe. per quanto riguarda l'identità e l'appartenenza nazionale. Ciò che non era riuscito. quanto piuttosto dobbiamo dire che rovescia un discorso. 1969. cambiano il romeno con il francese e Bucarest con Parigi. fondendo le costanti formali della letteratura europea con un tema romeno. quando Cioran afferma di essere «epigono di un’orda illustre per le sue depredazioni. Non senza motivo l'opera di Cioran occupa un posto così centrale negli studi critici e teorici sulla letteratura dell'esilio. Tristan Tsara. l’ultimo mongolo…» (Cioran. gli studiosi che si occupano di questo campo . ma considerata da lui non più efficace. Cioran si propone un effetto di choc. l’erede legittimo delle steppe. realizzata da un altro celebre romeno. è riuscito a Cioran. La sua anti-retorica sostituisce un discorso identitario di continuità («de la Râm ne tragem»). 44-45). utilizzando la concisione come ideale stilistico. di cambiare il modo di vedere le cose.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 291 Il suo destino di barbaro venuto da «oriente» solleva la curiosità sulla cultura romena. In un certo senso. in funzione dei quali si era a poco a poco costruito in due secoli il ritratto nazionale dei romeni. menzogne] di Simeon Dascălul. e brucia uno a uno tutti i topoï identitari. Cioran avrebbe sicuramente apprezzato l'evoluzione attuale della sua ricezione critica. con un discorso di rottura. che in sostanza ha solo riscritto in francese le «basne» [favole. Ma Cioran ha fatto una scelta decisiva. una retorica stabilizzata. Allo stesso modo di lui.

4. 2008. che sono «grands intermediaires transnationaux» (Casanova. «Literature for Europe» Casanova vs. dal titolo History of the Literary Cultures of East Central Europe: Junctures and Disjunctures in the 19th and 20th Century (2004). e per citare solo una delle riflessioni che ha suscitato. Per quanto riguarda John Neubauer. all'avanguardia per quanto riguarda gli studi sulla letteratura europea e sulle relazioni di questa con la letteratura dell'esilio 11 . uscito per la prima volta nel 1999.292 Alexandra Vranceanu Pagliardini cercano di non rimanere ancorati all'interno delle frontiere di una sola letteratura nazionale.1. del 2009. l'autore di un saggio dal titolo «Voices from Exile» pubblicato nel volume Literature for Europe. de l’inconvenient d’etre né en Roumanie» (Casanova. 4. egli è il coordinatore. l'autrice del libro La république mondiale des lettres. e John Neubauer. e sono sempre alla ricerca di un'utopia cosmopolita che corrisponde perfettamente all'utopia di Cioran. Neubauer La polemica si accende fra Pascale Casanova.4. il volume curato de Saussy (2006) stato ispirato dal suo lavoro. . 2008. Sia Pascale Casanova che John Neubauer sono studiosi di prima grandezza. Presenterò in quest'ultima parte del capitolo una polemica recente riguardante proprio l'opera di Cioran e il modo in cui si relaziona con la cultura europea.1. 11 Il lavoro della Casanova (2008) è uno dei più letti e citati lavori teorici sull nuova letteratura dell'Europa o del mondo. «Cioran. 43) e cita anche lei. Gli studiosi che indagano la letteratura europea hanno studiato a fondo la sua opera.1. che hanno considerato un esempio rivelatore per la nuova identità europea ancora in formazione. 308) La tesi di Pascale Casanova è che la republica mondiale delle lettere viene consolidata dagli scrittori esiliati. Nessuno dei due è uno specialista di lingua e letteratura romena. insieme a Marcel Cornis-Pope (di origine romena) della monumentale e rivoluzionaria storia dello spazio culturale dell'Europa centro-orientale. 4.

ma proprio il francese di Racine: «Cioran cherche à retrouver l’état de la langue et du style français correspondant à leur plus haut degré de reconnaissance universelle. de la République des Lettres. en quelque sorte. 2008. in qualche modo. [Non si può ad esempio comprendere la forma della scrittura di Cioran (1911-1995). della Repubblica delle Lettere] (Casanova. che a partire dalla sua appartenenza a ciò che egli vive molto presto come una fatalità: lo spazio culturale romeno] Casanova parafrasa un titolo di Cioran nel capitolo a lui dedicato.» [strappando i testi alle recinzioni e alle separazioni letterarie. comme pour tenter d’atteindre au génie .] (Casanova. e neanche il suo progetto filosofico e intellettuale. impongono una definizione autonoma (cioè non nazionale.» [descriveva i letterati del mondo intero come i menbri di una società invisibile. sono il fronte della repubblica delle lettere. che «en arrachant les textes aux clôtures et aux cloisonnements littéraires. Pascale Casanova ritiene che la filosofia di Cioran possa essere interpretata solo per mezzo della sua relazione ambivalente. 45). sia con la cultura «minore» romena. Valery Larbaud. les "legislateurs".Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 293 come aveva fatto Curtius. 263). il quale «décrivait les lettrés du monde entier comme les membres d’une société invisible. 44) Questi legislatori sono cosmopoliti e poliglotti. che sono cosmopoliti e poliglotti. i "legislatori". de l’inconvenient d’etre né en Roumanie» e osserva che egli non sceglie solo il francese come lingua universale. «Cioran. 2008. internationale) des critères de la légitimité littéraire. sia con la cultura francese o con la «repubblica delle lettere»: «On ne peut par exemple comprendre la forme de l’ecriture de Cioran (1911-1995). 2008. Gli scrittori esiliati.» (Casanova. ni même son projet philosophique et intellectuel. internazionale) dei criteri di legittimità letteraria. qu’à partir de son appartenance à ce qu’il vit très tôt comme une fatalité: l’espace intellectuel roumain. ils imposent une définition autonome (c’est à dire non nationale.

294 Alexandra Vranceanu Pagliardini "pur". il meridiano Greenwich della modernità. e i fantasmi letterari dei Francesi.» [Come se nell'opera e per mezzo dell'opera di Cioran. 309) La studiosa sintetizza in una frase il destino critico di Cioran nella repubblica delle lettere: «Comme si dans et par l’œuvre de Cioran. si fosse compiuto l'incontro fra l'immaginario più convenzionale della "grandeur" dell'arte letteraria. John Neubauer non è d'accordo nel considerare Cioran un esiliato. s’accomplissait la rencontre entre l’imagerie la plus conventionelle de la "grandeur" de l’art littéraire resuscitée par l’imagination nationaliste d’un écrivain roumain devenu par hyperidentification – ironie de l’histoire – plus français que les Français. . par une sorte de quiproquo dont seule l’histoire de la République internationale des Lettres peut rendre compte. 2008.» [Cioran cerca di ritrovare lo stato della lingua e dello stile francese corrispondenti al loro grado più elevato di riconoscimento universale.] (Casanova. Anche se accetta fino a un certo punto l'analisi della Casanova. 310) Il nome di Cioran ricorre molte volte nel libro della Casanova. disertati per paura del loro declino e blanditi nelle loro rappresentazioni della storia letteraria nazionale e nelle loro concezioni più arcaiche dello stile e del pensiero. 2008. come per tentare di attingere al genio "puro"] (Casanova. in quanto lei lo considera un esiliato a Parigi. come esempio di scrittore europeo. et les fantasmes littéraires des Francais. con una sorta di quiproquo di cui solo la storia della Repubblica internazioanle delle Lettere può rendere conto. divenuto per iperidentificazione – ironia della storia – più francese dei Francesi. risuscitata dall'immaginazione nazionalista di uno scrittore romeno. hantés par la peur de leur déclin et flattés dans leur représentations de l’histoire littéraire nationale et leurs conceptions les plus archaïques du style et de la pensée.

and expatritates? I believe so.» (Neubauer. more specifically.1. si chiede Neubauer. rispetto alla letteratura nazionale. hanno scritto «letteratura europea»: «I have chosen to write on literary exiles because the flight from home. real or imaginary.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 295 4. Exiles often obstinately and nostalgically bewail the lost paradise of their childhood and youth. non ci conviene fare una distinzione fra lo scrittore esiliato e lo scrittore che ha scelto di cambiare il suo paese per un altro. considerata periferica. da una parte. che gli scrittori esiliati hanno contribuito alla genesi di una coscienza europea. la propria cultura. call "Literature for Europe". rispetto alla letteratura europea.» (Neubauer. émigrés.2. yet all exiles are forced to redefine in some way not just their worldview but. dall’altra. of the audience they are writing for. for all its tragedy. a new way of perceiving the world – in this case of Europe. Egli sostiene che: «exile has frequently been a prime stimulus to turn to a broad. and starting to contribute to what we may. Esilio o migrazione? Conviene davvero riflettere sulla distinzione fra cambiamento volontario e involontario di luogo. For many writers in exile this means abandoning the all but exclusive focus on a vernacular reading public at home. 228). fra esilio e migrazione? Nel suo articolo «Voices From Exile» (2009). per quello che si puo considerare un centro? 12 12 «Does it make sense to distinguish between exiles. the image. John Neubauer parte dall’idea. John Neubauer fa una distinzione molto sottile fra la letteratura dell’esilio e la letteratura di migrazione secondo il loro posizionamento.4. indeed. 216) La tesi di John Neubaeur è uno dei punti di appoggio importanti per questo nostro lavoro. Perhaps one may even claim that exile writing constitutes a considerable segment of "literature for Europe". 2009.» (Neubauer. 217) Però. . European readership. sostenuta da Pascale Casanova. can also be an "eye opener".

Neubauer commenta le affermazioni di P. 2009. 2009. rivolge a orienta a questo spazio le sue opere. In exile they could explicitly criticize those who expelled them. Casanova e discute sul contributo della letteratura dell’esilio alla formazione della coscienza di una letteratura europea: «Of the genuine twentieth-century literary exiles only Emil Cioran. . or political identity. who were in my view not literally exiles but rather émigrés and expatriates. perché. partendo. Juan Benet. but they were not forced to leave it. hanno assunto una nuova identità e si sono integrati nella letteratura europea. Beckett. 228) Neubauer pensa che gli scrittori che sono stati costretti ad abbandonare il loro paesi rimangano legati alla letteratura nazionale e non si possano sradicare definitivamente. and. con un cambiamento totale di prospettiva: «most exiles remain patriotic and deeply political precisely because they were forced into exile due to their ethnic. 230) Questo non è il caso di Cioran. Milan Kundera. Secondo Neubauer questa distinzione è essenziale. and Danilo Kiš receive adequate attention in Casanova’s book. I could add more examples.296 Alexandra Vranceanu Pagliardini Pur accettando che gli scrittori esiliati sono obbligati a uscire dal quadro ridotto della loro letteratura e quindi generano una visione della letteratura europea. or they could write literary works that express in some way the ideology for which they had to suffer.» (Neubauer. Vintilă Horia. che Neubauer considera fra gli «scrittori europei». Neubauer pensa che le distinzioni fra queste due categorie siano importanti. she is interested in them mainly because these "genuine" exiles come close to her book’s real heroes. it seems to me. Joyce. che. Vladimir Nabokov. but it shows no intention to move towards literary autonomy. abbandonando la letteratura nazionale. se un esiliato rimane ancorato nello spazio da cui proviene. True. belongs to the latter category: Dieux est né en exil reformulates and refines his former ideology. Al contrario.» (Neubauer. national. and many others. became alienated from their culture. Arno Schmidt and others.

per cercarvi i fantasmi dell'esilio. Mi è parso importante ritornare in questo lavoro sulla letteratura romena antica. proprio il nostro Cioran. o emigré. sceglie ancora uno scrittore romeno. crea davvero una «literature for Europe». un fenomeno recente.Meridiani della migrazione nella letteratura romena da Ureche a Cioran 297 lo scrittore che abbandona le proprie radici. è un cittadino della repubblica delle lettere. e quindi ben presente fin dal XVII secolo. ma uno sviluppo del cosmopolitismo di scrittori come Miron Costin. quello dello scrittore esiliato che si rivolge ad una identità europea. uno scrittore romeno che ha ricevuto il premio Goncourt. e in particolare la sua relazione sia con la letteratura nazionale che con la letteratura europea. Per definire l'altro caso. John Neubaeur prende come esempio di scrittore esiliato che continua a fantasticare sullo spazio di origine. . della partenza. ma è vissuto in Spagna. Vintilă Horia. Questa rivisitazione storica ha mostrato che la letteratura dell'esilio non è. Ion Budai Deleanu o Dimitrie Cantemir. della ricerca d'identità in rapporto alle altre culture. dopo aver letto gli studi di questi due esperti e teorici della letteratura europea. della poliglossia. che la letteratura romena si sia integrata in Europa proprio grazie a queste figure di primo piano. Questo tipo di integrazione pone però la questione che occorre riconsiderare la letteratura dell'esilio. Lo scrittore migrante. nel caso della cultura romena. Possiamo credere. Fra gli altri scrittori che rientrano in questa categoria. attraversa volontariamente la frontiera di una letteratura nazionale.

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3113/2012 la Tipografia Editurii Universității din București .Tiparul s-a efectuat sub c-da nr.