Riccardo Bacchelli Il diavolo al Pontelungo Oscar classici moderni Copyright 1965 Arnoldo Mondadori Editore S'p'A' Milano I edizione Oscar

classici moderni gennaio 1994 Arnoldo Mondadori Editore Storia di una rivolta anarco-sindacalista, tramata tra la Svizzera e Bologna, Il diavolo al Pontelungo (1927) ha come protagonisti, oltre alla centrale figura di Michail Bakùnin, alcuni fra i più popolari e discussi personaggi dell'estremismo eversivo del secondo Ottocento italiano. Dal romanzo - uno dei punti più alti raggiunti dall'autore del Mulino del Po - emerge la disincantata visione della storia di Bacchelli: uno sguardo ironico che osserva dall'alto il vano agitarsi, l'incessante farsi e disfarsi degli ideali e delle vicende umane. Riccardo Bacchelli La vita Nato a Bologna il 19 aprile 1891 e allevato in un clima di diramata sensibilità alla letteratura, alla politica, alla musica e all'arte, Bacchelli cresce la sua poliforme vena creativa, tra studi ed esperienze, in una "...città gaudente, giuridica ed erudita, confine tra sangue e civiltà romana e nordica, città di funzioni importanti e di azioni mediocri, città mista, agraria, pacifica, di donne, ghiotta, di duttili cittadini, acquiescente, eliminatrice". Segue i corsi della Facoltà di Lettere in questa città fino al 1912, anno in cui lascia l'Università. Il primo romanzo, Il filo meraviglioso di Lodovico Clò, pubblicato a fascicoli nel 1911, già rivela la potenza della sua vocazione letteraria. Nel 1913 inizia a collaborare a "La Voce", e l'anno seguente pubblica i Poemi lirici ("un'impresa di costume letterario", costruita all'ombra di meditate letture di Goethe e Rimbaud). Riformato e non interventista, si arruola tuttavia volontario allo scoppiare della Grande Guerra, restando sotto le armi fino al '19, anno in cui, gravitando su Roma, tra Cecchi e Baldini e Cardarelli, fonda con loro la nota rivista letteraria mensile "La Ronda". Dallo straordinario carnet creativo di Bacchelli escono, intanto, opere di teatro, saggi, articoli per "Il Resto del Carlino". Ma ben presto sarà di nuovo tempo di prosa: con Lo sa il tonno, del 1923, per esempio, favola mondana e filosofica, ironico-satirica e vagamente profetica sull'Italia dei tempi nuovi. Mentre gli si aprono occasioni pubblicistiche di ogni livello e di ogni genere (dalla novella alla critica drammatica, dal saggio letterario alla prosa di costume), Bacchelli si fa parallelamente tentare dal romanzo storico-sociale. E siamo a Il diavolo al Pontelungo (1927): un'opera che, riuscendo a superare le prove censorie del Regime, magnetizza attorno alle sue copiose e intense pagine l'attenzione di tutti. Da qui in poi non c'è anno che non sia scandito da un titolo: se nel '28 è la volta di Bella Italia (novelle, fiabe e racconti), nonché di La ruota del tempo (che insieme al precedente conferma la

passione di Bacchelli per i viaggi e i paesaggi), nel '29 esce La città degli amanti ("romanzo morale" che per attingere la sua verità etica transita per una intenzionale varietà di trame erotiche). Da tre anni Bacchelli è a Milano, città che non abbandonerà più (se non per un breve esodo durante la seconda guerra mondiale). Sono anni fecondi. Nel 1930, infatti vedono la luce Acque dolci e peccati, sul versante novellistico; Amore di poesia, una raccolta fra le più complete dei suoi versi, giocati su una vastissima gamma di sensazioni e "istigazioni" filosofiche; Una passione coniugale, storia "povera" dalla interiore "ricchezza". Al rigo specificamente narrativo (e quindi a parte lo studio storico La congiura di don Giulio d'Este, del '31; le polemiche critiche di Confessioni letterarie, del '32; le memorie esotiche di Mal d'Africa, del '34) Bacchelli si attiene con Oggi, domani e mai (1932), Il rabdomante (1936), e Iride (1937). Arriviamo quindi a Il mulino del Po, straordinaria impresa letteraria, realizzata fra il 1938 e il 1940. Con questo romanzo storico, che abbraccia più di un secolo di vita italiana, Bacchelli si conquista la notorietà presso il grande pubblico. A parte l'operazione del Mulino, Bacchelli è ormai una "stella fissa" del giornalismo nazionale: attività che, rallentata solo dal conflitto, riprenderà con immutato fervore nel dopoguerra, in tutti i più importanti quotidiani e periodici del tempo. Fitta e sempre più consistente è inoltre la sequela dei riconoscimenti alla sua opera, a cominciare dalla nomina all'Accademia d'Italia nel '41 (dalla quale si dimise nel '44), via via, alla designazione di Socio dell'Accademia della Crusca, dell'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, dell'Accademia dei Lincei, fino al conferimento del dottorato in lettere honoris causa alle università di Milano e Bologna. Premi e menzioni non si contano. Titolare di una invidiabile forza creativa dai memorabili risultati e di una altrettanto meravigliante salute fisica, Bacchelli sovrasta, con la sua "mole" intellettuale (e reale), con la sua scandita presenza in occasioni pubbliche nazionali e internazionali, il nostro secolo. Neanche in tarda età, e con alle spalle una delle più consolidate fatiche creative della nostra intera letteratura (che la critica ha concordemente considerato "fluviale") Bacchelli cessa la sua attività di scrittore, critico, pubblicista, polemista. Dopo una lunga degenza in clinica (che costringerà lo Stato a formulare e approvare un apposito stanziamento - la cosiddetta "Legge Bacchelli" - che servirà da quel momento a tutelare gli scrittori rimasti senza sufficienti mezzi economici), Bacchelli muore a Monza l'8 ottobre 1985. Le opere "L'artista" aveva detto Leopardi "crea in un tempo di forza tranquilla" e non sembra ci sia, in un contesto come questo che retrospettivamente tenta la fugace considerazione di un impegno letterario durato più di tre quarti di secolo, altra frase da collocare a mo' di epigrafe in testa alla soverchiante mole di risultati creativi ascrivibili allo scrittore bolognese, accademico e socio di accademie, romanziere, poeta e narratore, saggista storico e letterario, commediografo e musicologo, elzevirista e traduttore. Dopo di che, l'opera di Bacchelli, che salda in sé lo stesso risvolto esistenziale dello scrittore (difficilmente un uomo fu i suoi libri, e i suoi libri furono lui, come nel suo caso), risulta protesa a sperimentare temi e tesi, nonché forme e formalità, a tutto campo: dallo studio autobiografico alle ricostruzioni biblico-religiose; dalla rappresentazione coloristica e aneddotica di

piccole storie paesane al racconto psicologico e intimista. Il giovane Bacchelli si forma al confluire delle disparate docenze di De Sanctis, Carducci e Pascoli: una contraddizione in termini per chi non fosse, come lui, di fermissimo ed esclusivo metabolismo culturale. Ciò fu chiaro fin dal suo primo romanzo, Il filo meraviglioso di Lodovico Clò, libero da tracce sia crepuscolari che frammentiste, sia futuriste che dannunziane. Nell'Italia che dichiarava il suffragio universale; nella Bologna liberal-democratica investita dall'urto socialista che veniva dalla sua campagna e nell'acceso fuoco delle controversie fra reazionari e progressisti, Bacchelli aveva lanciato il "suo manufatto singolare", giovanilmente pessimistico e sessualmente audace, che suscitò scandali e scalpori ma si buscò gli elogi del Croce. La fondazione della rivista "La Ronda" segnò un ritorno all'ordine, come allora si disse, un ritorno al gusto degli scrittori classici, alla prosa di Leopardi contro le splendide mitografie dannunziane, alla moralità del Manzoni contro gli irrazionalismi iconoclasti della recente contemporaneità, alla limpidezza del Petrarca contro i simbolismi alla Pascoli. Il successivo approdo, nella produzione di Bacchelli, è senz'altro Il diavolo al Pontelungo, sintetizzabile come la riproposta di un momento della vita politica di Michail Bakùnin. E' la storia di una rivolta anarco-sindacalista, tramata in Svizzera e tentata in Italia, tra Bologna e i suoi dintorni, nel periodo di tempo che va dall'estate 1873 all'estate 1874, coprotagonisti alcuni fra i più popolari e discussi personaggi dell'estremismo eversivo del secondo Ottocento italiano: Carlo Cafiero, devoto seguace di Bakùnin, che agisce a Locarno; Andrea Costa e Abdon Negri, attivi a Bologna e nelle sue campagne. Prima del racconto vero e proprio, Bacchelli stende un "Preludio" in cui è riportata la leggenda che ha originato il libro: l'arciprete di Borgo Panigale traversava un giorno di cent'anni prima il Pontelungo sul Reno per recarsi a Bologna quando, sotto le vesti di un gentiluomo, incontrò il diavolo. Breve il colloquio tra i due, ma il prete capisce di che cosa si tratta (far esplodere a ciel sereno, cioè mentre nessuno se l'aspetta, un nubifragio devastante sulle imminenti messi). Pronto a difendersi e a mandare a monte i progetti del diavolo, benché questi metta subito in opera la sua minaccia, il sacerdote dà mano alle campane e a sante benedizioni, in modo da allontanare il temporale, salvando campagne e popolo e beffando l'impudente malignità del demonio. Questo fatto, che al momento può risultare gratuito, avrà la sua spiegazione nelle ultime pagine del libro: il diavolo è il Bakùnin della storia reale e il suo movimento viene neutralizzato sì dall'intervento della polizia e dalla vigile coscienza popolare, ma soprattutto dalla presunzione sovvertitrice dell'impresa stessa. Con Il mulino del Po giungiamo all'opera di Bacchelli più ampia e famosa. Divisa in tre volumi, essa riprende il criterio di origine naturalistica del racconto ciclico, che comprende la storia di più generazioni. Conseguentemente pubblicata in tre volumi (Dio ti salvi, 1938; La miseria viene in barca, 1939; Mondo vecchio sempre nuovo, 1940), la storia abbraccia un arco di tempo di oltre cent'anni, e cioè dal 1812, anno in cui al passaggio del fiume Vop durante la ritirata dell'armata napoleonica in Russia conosciamo il primo Lazzaro Scacerni, al 1818, quando, durante la prima guerra mondiale, muore al passaggio del Piave l'ultimo Lazzaro Scacerni. Protagonista della trilogia è appunto la famiglia Scacerni, cui fanno corona tutta una serie di personaggi minori a completamento del grande quadro epico. Strutturato attorno al binomio narratività e documento, Il mulino

libro dalla sigla inventiva assai moderna. gli avversari politici e i titolari di ideologie libertarie sentono svilite alla radice mitiche figure di eversori quali quelle di Bakùnin e di Cafiero. I tre schiavi di Giulio Cesare (1957). il Bacchelli del Diavolo al Pontelungo risulta essere. dialoghi. Il diavolo al Pontelungo piace pure a Mussolini e per questo supera indenne la . Tra satira moralistica e fantasia si collocano Rapporto segreto (1967) e il più tardo Il progresso è un razzo: romanzo matto (1975). e comunque radicalmente orientata alla denuncia della frana etico-morale dei nostri giorni. lo scrittore non è ancora quella strepitosa quercia letteraria eccessivamente frondosa e la sua pagina. l'esortazione a una presa di coscienza più precisa e realistica del movimento socialista in Italia. ma tutti al 1942. in primo luogo. trentaseienne. comunista.del Po si salda a Il diavolo al Pontelungo per la palese affinità dei temi politico-civili e per la continuità degli intenti morali. Quando Bacchelli. Bacchelli ha ancora una stoccata romanzesca con Il sommergibile (1978). L'elmo di Tancredi ed altre novelle giocose e Il brigante di Tacca del Lupo ed altri racconti disperati. che si riallaccia alla vita di San Francesco. su questa linea. di tono apocalittico. rivolta a quanti non accettano il nuovo corso. mentre L'Afrodite (1969) ci riporta idealmente e carnalmente a remoti ma mai ignorati romanzi d'amore. 1980). i titoli di Il fiore della Mirabilis (storia di un artista dall'animo puro ma fatuo e impotente a esprimersi sia nell'arte che nella vita). tra storia ed elegia. Nel 1927. ma non tanto da non essere presenti alla memoria di molti nemici del Regime. Potrà ora bastare. dopo gli anni del Mulino del Po. irretite le centrali sovversive di tendenza anarchica e. interpretazione autonoma della vita di Giobbe dopo la fatidica prova. finanche di quello del Mulino. Il tempo del racconto non è eccessivamente lento pur restando sempre pregno di fatti. il Bacchelli migliore. infine. vigenti e operative le leggi speciali antidemocratiche. Più tardi. il rimando a singoli e più notevoli titoli. per di più circoscritte al solo registro narrativo. pubblica Il diavolo al Pontelungo. ragionamenti o commenti. che trae spunto dalle Vite di Svetonio. a tratti visionaria. per concorde parere dei critici e per la costante attenzione dei lettori. e di chiudere con la poesia (In grotta e in valle. sempre vigilata nella cadenza. corrisponde Lo sguardo di Gesù (1948). il romanzo interessa il pubblico dei lettori: i conformisti vi vedono una lezione storica e morale. infatti. gli intellettuali di lunga vista vi avvertono. La fortuna Con una vena narrativa fresca e distesa e con ritmo sintattico che rasenta a volte la suite di rossiniana memoria. La fine d'Atlantide e altre favole lunatiche. Mussolini è al potere da cinque anni e l'Italia sta diventando fascista. Il figlio di Stalin (1953). Prima di chiudere. A questo vanno subito assegnati. digressioni o parentesi. e Il coccio di terracotta (1966). ed è giocoforza procedere per citazioni intermittenti. che riprende un episodio del Vangelo. a proposito della residua fatica letteraria di Bacchelli. battute se non disperse le opposizioni parlamentari. raramente è abbandonata alla quantità. romanzo che inaugura il filone biblico di Bacchelli. come La cometa (1951). A Il pianto del figlio di Lais (1945). si collocheranno anche Non ti chiamerò più padre (1959). intinta di ironia e benpensante integralismo. Rievocando con nomi e cognomi veri vicende lontane. E' impressionante il regesto sistematico degli scritti di Bacchelli. riflessioni.

In una delle più recenti monografie su Bacchelli. conclude: "Incontro con la storia . così si esprime: "La materia storica viene dunque racchiusa entro una cornice che rinvia ad una sua esplicita ed intenzionale utilizzazione in chiave emblematica. memoria e colloquio.] Opera più rappresentativa di Bacchelli. non solo politico-sociale. sommersi e tolti gli "stati di necessità". escono dalla lettura del libro con accenti d'approvazione. sintattiche e grammaticali. La sua umanità cala nel mondo della storia e sul quotidiano trascorrere dell'esistenza senza giudizi demiurgici. di riflessioni ideologico-politiche dalla vitale strategia: letterarietà e istinto. il suo stile fluente e fluviale ancora non si imbatte in erratici intermezzi storico-riflessivi o in sfiancati sconfinamenti culturali.] Nonostante il taglio episodico impresso alla . morale e filosofica. dei romanzi successivi non fanno che confermare le disposizioni e i procedimenti che hanno portato alla felicità artistica del Diavolo". Inizialmente. chi più chi meno. la struttura della sua creatività ancora non si incrosta del solenne e barocco reticolo di figure retoriche. sia Giachino che don Mondrone. disincantata osservazione del tanto agitarsi invano dell'uomo. consumati e dimenticati certi personaggi. Eppure i difetti. ribadendo il concetto di incontro della prosa bacchelliana con la storia. A ben vedere. Bisogna giungere al Gramsci di Letteratura e vita nazionale per avere un negativo fendente critico sul Diavolo al Pontelungo. [. ritratto e bozzetto. Non è in quest'opera che Bacchelli ama risolvere il suo moralismo in più o meno svagata o noiosa precettistica. ma qui l'intreccio è seminato di ironico divertimento. Mario Saccenti. ma interpretando i fatti per linee interne allo stesso scorrere della vita. di livello artistico uniforme. il "rondismo" di Bacchelli si riassume qui nell'onesto e operoso restauro degli sventramenti avanguardistici. infine.. in un avverso.. le combinazioni e gli scioglimenti puntuali. non è facile parlare per i successivi romanzi di Bacchelli. e addirittura certi fallimenti. di contenute e funzionali "distrazioni" critiche. di realizzazione piena. nel Bacchelli c'è molto brescianesimo. il critico Alessandro Briganti. meditazione e spontaneità.in senso assai lato e insieme particolare: scoperta del reale.] Il flusso vitale invade e governa la composizione bacchelliana operando contro la logica tradizionale del romanzo: frantumato l'intreccio. deformarsi e disfarsi d'ideali fabbriche con tutti i limiti dell'origine umana.. tempi e moltitudini. la sigla creativa di Bacchelli è quella di un ibrido storico-fantastico e saggistico-narrativo. del continuo formarsi.. già in precedenza accennato anche da altri critici. di "tenuta" continua. le traiettorie continue. ad altra logica. per far posto ad altre necessità. sia Benco che Cajumi. e in ogni caso non è più lecito parlare come per Il Diavolo al Pontelungo. nel loro profondo umanesimo.vigile censura fascista. ed anche la più compiuta? Certo. [. al di sopra dei salti di struttura e materia romanzesca. Scrive Gramsci: "Il diavolo al Pontelungo è da porre insieme a Pietro e Paolo del Sobrero per il chiaroscuro nel saggio sui Nipotini di padre Bresciani: del resto... Anche nel Diavolo al Pontelungo. sia pure perfetti nella loro compiuta ricchezza linguistica. al capitolo del Diavolo. parallele alla conoscenza dell'uomo che vichianamente si fa e si dà in attendibili formule di conoscenza. In un organico commento al Bacchelli del Diavolo al Pontelungo. commossa registrazione dei segni del tempo sulle cose. ma anche letterario: la "Ronda" fu una manifestazione di gesuitismo artistico". [. nella loro versatile controversia intellettuale. travolgente contesto di luoghi. badando ora al lato storico. ora a quello inventivo.occorre di nuovo intendersi .

vol' I. Riccardo Bacchelli. I trent'anni de "Il diavolo al Pontelungo". ad una caratteristica psicologica". pp' 802-824. Fra strutturalismo e semiologia. in "Il Piccolo della sera". in "Il Baretti". Milano 1972.] E infine il gusto della caratterizzazione del personaggio. di una natura quasi personificata. Su Riccardo Bacchelli M' Apollonio. Milano 1927. secondo parametri ideologici a lui cari. Torino 1969. vol' V. C' Varese. Milano 1963. Alcuni romanzi. in Vita letteraria del Novecento. G' Titta Rosa.. in Letteratura dell'Italia unita 1861-1968. pp' 620-629. E' Cecchi. Così non è mai nominato un tratto esteriore che non rinvii immediatamente ad una qualità.. dicembre 1928. in Storia della letteratura italiana. A' Gramsci. ridondante. [. Nistri-Lischi. volto e animo. Milano 1962(2). pp'163-208. in "Corriere lombardo". A proposito di romanzo storico.. Utet. Firenze 1952. reiterata. vol' IX. A' Caiumi. pp' 709-710. in Dizionario critico della letteratura italiana. Mursia.] E accanto a questo gusto della rappresentazione densa. La Nuova Italia. in Cultura letteraria contemporanea. in "Nuova rivista storica". in I segni e la critica. voce Riccardo Bacchelli. A' Cannella. diretto da V' Branca. M' Saccenti. in Letteratura italiana del Novecento. pp' 445-501. Sansoni. E' De Michelis. Ceschina. Riccardo Bacchelli. Riccardo Bacchelli: "Il diavolo al Pontelungo". Milano 1973. condotta secondo lo schema tipico del romanzo di consumo che pone in diretta relazione aspetto fisico e sostanza etica. Milano 1971. settembre-ottobre 1936. G' Titta Rosa. Bacchelli. Il caso Bacchelli. Firenze 1980. voce Riccardo Bacchelli. Riccardo Bacchelli. psicologizzata secondo cicli ritmici vitali. Torino 1950. Milano 1969. Su "Il diavolo al Pontelungo" S' Benco. Mondadori. A' Dosi Barzizza. in Letteratura e vita nazionale. pp' 141-154. Bacchelli. Il Saggiatore. i non rari indugi descrittivi. Mondadori. Bacchelli. in Le Muse. Il Diavolo Bacchelli. Torino 1973 (1986(2)). 23 aprile 1927. vol' II. aprile 1927. luglio 1957. piena. Firenze 1968. pp' 106-116.. vol' II. Bacchelli non rinuncia a manipolare i personaggi per renderli idonei a una più minuziosa funzione di commento e di giudizio. Il Novecento. affollata.narrazione. Garzanti. A' Briganti. E' Cecchi. Istituto geografico De Agostini. E' Caccia. Pisa 1951. Novara 1964. Einaudi. in Scrittori negli anni. in "La Libra". Padova 1943. vol' I. Bibliografia Prima edizione Il diavolo al Pontelungo. F' Flora. Ceschina. Mursia. Saggi e note sulla letteratura del '900. S' Solmi. Einaudi. in Storia della letteratura italiana. romanziere e saggista. La Nuova Italia. . 11-12 giugno 1957 e in "L'osservatore politico-letterario". pp'173-175. in Narratori antinarratori. G' Contini. A' Caiumi. pp' 123-189. pp' 761-783. Cedal. Milano 1972. E' Giachino. Invito alla lettura di Riccardo Bacchelli. [. C' Segre.

R' Bertacchini. Cosa logica e naturale del resto. Certo nessuno ebbe il coraggio di seguirlo nel ragionamento fin dove arrivava lui. oggi benemerito medico tropicale. come "Nosotros" lo presenta. Riccardo Bacchelli tra critica e poesia dal "Diavolo" al "Mulino". Ma se il dottor Luigi Bakùnin fosse soltanto. Milano-Napoli 1966. Ma su questo punto è inutile discutere. quale stimolo casuale ma non senza una hegheliana "astuzia della ragione" ebbe nei primordi del socialismo in Italia. Essa mi ha ricordata la noia che. da premettere alla seconda edizione. appunto perché egli è della famiglia. tanto più che. Probabilmente io conosco suo nonno (altro che invitarmi a leggere il Guillaume e il Nett-lau!) assai meglio di lui. Di questa polemica. che di anarchici non avrei mai più letta una riga. aprile 1960. Ma "Nosotros" presenta il dottor Bakùnin anche in qualità di ufficiale italiano e di combattente. Riccardo Bacchelli. Come polemista.la letteratura democratico-umanitaria utopistica e sentimentale anch'egli dia fiato a gonfiare. anzi costituisce l'unica giustificazione storica di quel singolarissimo personaggio. M' Fubini. Certo. Come teorico infatti diceva sempre la stessa cosa. e della parte storica che la dialettica di Bakùnin. Non è lunga. in "Studium". E questi sono titoli di rispetto. Faceva proprio quel che i logici chiamano "per troppo provare non provar nulla". E questo poi no! Mancherei di metodo storico. A' Vicinelli. ma troppo debole d'argomenti. con un oceano di mezzo. e sul romanzo storico in genere. quantunque anarchica. mi fece giurare. Anche la sua polemica riusciva dunque troppo facile. in "Il Resto del Carlino". il mio romanzo è un ritratto fedele. Bacchelli storico. Inoltre egli si è mosso per difendere suo nonno. il suo affetto per la famiglia. 22 marzo 1965. Tanto spesso accade di pentirsi d'aver discorso con vicini. fu più brillante. quando l'idea è sbagliata. lo stimolo sarebbe stato troppo lieve. in "Ausonia". Ricciardi.G' Vergani. Non sarei nemmeno arrivato in fondo alla sua protesta. e abile a trovare i punti deboli e le incertezze dei suoi rivali: i maggiori uomini della democrazia e del socialismo. Il diavolo al Pontelungo. in "Visto". 5 aprile 1958. non bisogna credere che il buon Nettlau sia . alla lettura dei testi teorici degli anarchici. E' Bassi. in Discorrendo di Riccardo Bacchelli. in ultima analisi. le discussioni non vanno per le lunghe! E la sdegnata protesta mi ha dato stimolo a mettere in carta alcune riflessioni sul Diavolo al Pontelungo. maggio-giugno 1961. io nego che questo sia un merito. Egli dice che Bakùnin sacrificò tutto alla sua idea. pp' 215-251. Ed egli mi invita anche a leggere tutte le opere di Michele Bakùnin. appunti di lettura. Le fonti del Diavolo. quanto di rado con lontani. e par che non sospetti qual razza di pallone di carta . e questo sentimento mi ricorda uno dei più simpatici tratti del vecchio Michele. spesso caustico. Il dottor Bakùnin crede di dir qualcosa quando parla di "redimir a la humanitad". Il diavolo al Pontelungo Transatlantica Nel numero di dicembre 1928 della rivista bonearense "Nosotros" apparve una protesta del dottor Luigi Bakùnin contro il mio modo di raffigurare suo nonno Michele. per intendermi. uno studioso di questioni sociali e letterarie. finita la preparazione del Diavolo. Storia di un autore di romanzi storici.

la mobilità di fantasia. nel quale. che negava tutte le discipline e le separazioni.restano nei "carnets" dell'agitatore riprodotti dal Nettlau. il suo credo ateo ed anarchico di solidarista assoluto. se mai. Confesso. il quale. in quanto riuscì il teorico da cui si richiamò "la propaganda coi fatti". e poi certi tratti di buon senso tanto inaspettato da riuscir bizzarro e cinico: un tesoro per un romanziere! Se non avessi avuto scrupoli da storico. Accorarsi perché la neve nel cimitero di Blumengarten a Berna non nasconde in perpetuo la tomba di Michele agli occhi degli investigatori e dei denigratori. la sua avventurosa fiducia. . e la sua postuma responsabilità di dottrinario può ben essere lasciata da parte da un artista: fantastico.uno "storico"! Al di fuori della dialettica. e a volte dura disciplina.combatté invece sulle barricate. sapevo ed accettavo di assumere una responsabilità morale. fatto da sé. l'imperterrita illusione. e della malizia polemica di Bakùnin. un professionista valente. che ho dovuto in parte rilevar la vicenda. e io molto debbo inoltre ai racconti dell'ultimo superstite della congiura bolognese. E lo storico riconosce ch'egli restò. che lo possedette. come si sa. nei libri e nei giornali. investigabile con tutti i metodi. fu per sua disgrazia e condanna. la fede nello stato di natura. Il dottor Bakùnin chiede se ho fatto opera storica o polemica. era un nulla e tutto. Perché la storia non è quella faccenda liscia e semplice e piattamente scientifica che s'immaginavano i filosofi positivisti della cui scuola fu Bakùnin. gli partorì nel cervello slavo una sorta di nirvana materialistico. realissima. E' un personaggio che ho trovato bell'e fatto. ma io non credo fino a questo punto all'estetica. la sua generosità sventata. . che pone la storia. fino al punto di proclamar la ribellione anche contro sé medesimo. E' stato il meglio che potesse capitargli. Bakùnin poi non l'ho ingiuriato. negli ultimissimi limiti della politica di una certa epoca: dal '48 al 1871. non avrebbe inteso neanche questa. Ma loico fu. anche quelli bellicosi ed ingiuriosi. fresca e alacre memoria. al contrario. l'azzardo. quando rende di pubblico dominio la vita di un uomo. che è saporita. Sarebbe presto fatto replicare che ho fatto opera estetica. di giudizio storico.e in ciò fu più fortunato che meritevole. Questa mistica idea della Società spontanea. e da parte gli attentati. con dispiacere. se per far la palingenesi gli fosse stato forza prender autorità. . e quando impresi a trattare coi nomi e cognomi personaggi storici e fatti accaduti. egli può andar nelle mani di un fantastico. Bakùnin. è ancor di vegeta. d'un progresso troppo definito nel passato e troppo indefinibile nel futuro. dare più spicco e più moto alla materia del mondo anarchico. nelle memorie scritte. è sentimento delicato. per mia fortuna. che è una pazzia. l'esaltazione. per un capello e perché era fortunato. che mosse alla sua ultima impresa verso Bologna perché non voleva morire senza aver fatto ancor niente. un assurdo. Ma Bakùnin personalmente non riuscì mai a gettare delle bombe. che in logica è una risoluzione. il capriccio. Non lo dico io: lo dice Bakùnin. ma inammissibile. E se nella storia egli è entrato. resta. anche solo da romanziere mi sarei ben guardato dal lavorar troppo di fantasia. e la verità storica non si sa mai da qual investimento può uscire. e quei fatti avevano delle miccie. I sentimenti affettuosi e familiari sono la cosa più estranea alla storia. non succedeva mai nulla. contrariamente a quanto si può credere. di pubblica ragione ed arbitrio. poiché la naturale ambizione del romanziere è che il lettore creda a quel che legge. . L'idea. la passione.

Agli occhi dello storico i grandi uomini hanno pubblico destino. mi ha aiutato non meno fantasia di romanzo che rigore di storia. Questo genere infatti. mentre invece cerco delle autorità. al contrario di Bakùnin. perché lo storico li ha assunti e definiti. ragionando da romanziere. uomini e momenti. significano di più e offrono di meno al romanziere. umanità. che sta all'epico come il drammaturgo al trageda (Shakespeare fra i due. trova nella storia le sue risorse con figure e tempi che offran gran parte di sé come costume. Risposte di questo genere gli servivano per ogni sorta di argomenti. Ora il romanziere. cioè che tutta la storia è uno sbaglio. secondo il detto di Goethe!). con quelli che sfiorino la storia e l'illuminino da un angolo. di non aver definito ed esercitato un genere da dilettante senza metodo. di un'ora o dell'illusione. che fanno dire tante parole a coloro che nei secoli si spiegano così grandemente tacendo o dicendo tanto in così poco. Valgano romanzi come I Promessi Sposi. non soltanto nella curiosità aneddotica o arcaicizzante. i romanzi storici di Thackeray. o la fisionomica magari e la chiromanzia alla tedesca. Guerra e Pace. nella storia vera e propria. No. giusto secondo le sue leggi. così ha cercato anche nella storia. illusione. il più sublime momento di un'autorità che ne riscuote un'altra. come tutto ha aggredito e di tutto si è valso. la storia. Uomini e momenti capitali. e li apprezza pure. quel tal genere in voga di biografie. eroi singolari o mezzi eroi o eroi di straforo. R' B' Milano. In una parola ho inteso di fare un romanzo storico. e se ne rimette all'artista e all'avventura delle sue intuizioni fantastiche. o è risaputo o è falso. pregò per riscattare l'anima del persecutore Traiano. Gli altri. se non mi lusinga una speranza vana. ma sì per sapere chi era Rostopcin e come prese fuoco Mosca. E personaggi ed eventi storici adatti al romanzo sono per eccellenza quelli minori. che ogni autorità è sopraffazione. Non dirò che per sapere che cosa fu il falanstero della Baronata convenga leggere il Diavolo al Pontelungo. non già vita privata. Ma vi son riuscito? La risposta tocca al lettore. persuaso che occorrono autorità anche in queste materie. E. specchiandosi in essi la sua perennità e universalità. toglie via psicologia. e. non ho inteso di far entrare la psicologia alla francese. altrimenti in qualche paese di qua dall'oceano direbbero che mi paragono a Tolstoi. indole. indole. e i trent'anni di vita privata di Gesù Cristo costano all'Evangelista non più di tre parole. quella che oggi par essere una diffusa tentazione degli storici. nella storia. io credo. egli avrebbe risposto che anima e Dio non fanno parte delle nozioni umane. per venire alla conclusione. 1 marzo 1929 . non una storia romanzesca. che non si sa bene se sia fortuna o sfortuna della nostra epoca artistica. costume. fortuna. E mi sembra.A uno che gli avesse detto che Gregorio Magno. se vi son riuscito. Lo storico li conosce. Non ricorra nessuno a Guerra e Pace per sapere chi era Napoleone e come fu condotta Borodino. e quel che offrono all'artista o è ozio o è illusione sua. o dei pretesi storici: il vezzo di ciò che si chiama ibridamente storia romanzesca. e perché gli uomini vi si riconoscano. essendo. scacchi o vane vittorie o sogni di vittorie. egli fu figura da adattarsi particolarissimamente al romanzo. non cessa di riproporli sempre uguali e sempre nuovi alla conoscenza e all'azione umana. momenti fuggevoli o perplessi. che è. magari ragionevole aberrazione. Mi sembra di aver escluso. L'éducation Sentimentale. santo papa.

Mi permetta il lettore di prender l'occasione per avvertire che nei particolari d'indole privata ho usato del mio diritto artistico di inventare. e raccomandava alla Madonna di San Luca i campi suoi e dei suoi . come raccoglitore di documenti e di curiosità riguardanti il mondo strampalato dei primi anarchici. L'arciprete aveva terre al sole e carità di cristiano. 1939) ho mutato il nome a un personaggio. La carestia va spartita fra tutti. credette di dover indirizzare al"Times" una lettera di protesta per rivendicare la memoria del Bakùnin. così basta anche per essi quel ch'è scritto qui sopra. ma la grandine. The Devil at the Long Bridge. pur non uscendo dai limiti che si possono un po' largamente chiamare il piede di una altura. e della difficoltà che incontrano. a chi tocca il danno è tutto suo. pensassi. di dominare i loro estri ed umori intemperanti. anche a lui. (3a. avesse oggi curiosità di sapere se. per la festa di San Giovanni. ragionano ognun per sé i contadini. fatte d'uno stelo secco di canapa piantato sui seminati. se proprio qualche invenzione ho fatto credere che fosse desunta da documenti. Pensavo. quando un giorno l'arciprete del Borgo Panigale si avviava a traversar Pontelungo sul Reno. Tanto perché se qualche lettore affezionato volesse rileggere il romanzo in questa edizione riveduta. e il giorno era vigilia di San Giovanni. Poiché è sorte che questo romanzo si sia corredato e aggravato di note preliminari. perché questi nella storia del socialismo del suo paese ebbe in seguito una parte alla quale sconveniva il carattere da me dato al personaggio corrispondente che si chiama ora Domela Raavenstein. Del resto il Nettlau. sulla vetta del colle di dove scopre tanti gioghi di colline e tanta stesa di pianura. ai tempi del Papa. ai quali risposi sul medesimo giornale. non abbia a rimanere un po' sconcertato del mutamento. ma la gente ci riposava ancora cent'anni fa. Il ponte di rossi mattoni si dice Pontelungo. E per scrupolo. Allora si comprende perché i vecchi abbiano piantato il Santuario della Madonna di San Luca. s'intende di quelli anteriori alla "propaganda coi fatti". 1951). nel '27. parlando di romagnoli politici e della necessità ch'essi hanno. aggiungerò che in questa edizione. 23 di giugno. ma come gli argomenti. (Nota alla 3a edizione. propriamente. dove da tante strade e da tanti campi chiama e risponde ai voti del popolo. erano dello stesso stampo. Guarda il santuario da quel tanto in linea d'aria che scopre la vista intiera delle spalle di un colle modesto. a Mussolini. la messe indorava e santificava le campagne sotto la tutela delle croci benedette.Anche il Nettlau. forse non senza convenienza. e per corrispondere in qualche modo alla sua benevolenza. 1939). e sopra tutto a lui. Oggi l'assicurazione contro la grandine è uno dei cento e un modi di perdere la fiducia in Dio. all'olandese Domela Nieuwenhuis. special protettrice della città e del contado bolognese. arrivato al capitolo "San Cassiano". (Nota alla 5a edizione. ne aggiungo un'ultima per il lettore che. e particolarmente nei riguardi dell'autore di questo romanzo che di quei documenti ha fatto tesoro. in sostanza. da un'edizione all'altra. Preludio Cent'anni fa. Il pane è vita degli italiani. fu benemerito. quando nel 1929 questo romanzo uscì nella eccellente traduzione inglese di Orlo Williams. propriamente. Sotto San Giovanni ricordano volentieri che Dio pensa a tutti. e il grano finisce di maturare nella stagione più spessa di grandinate. Il Borgo è posto sulla sinistra del fiume a ugual distanza da Bologna e dalla chiostra delle colline.

parrocchiani. si salutarono in fretta e l'arciprete tornò al Borgo. Idea più eretica e proposito più vigliacco. signor arciprete. vestito com'era della sottana nuova. che spia tutti i momenti e specialmente quelli in cui non lo si aspetta. attaccatevi alle corde e non risparmiate le braccia: suonate alla tempesta. fatto sta che all'entrare il ponte gli era apparso deserto quanto lungo sulla fuga salda delle sue pazienti arcate. . Si vedeva già l'ombra della nuvola di là dal fiume. quando se lo trovò davanti come sortito dalla polvere della strada. . e arrivato alla chiesa chiamò il sagrestano. con buon rispetto dell'obbedienza.gridò giù all'arciprete che stava sul sagrato a naso in aria e mani sui fianchi. scendi più presto che puoi. e già forse partiva. ma: . . Anzi salite subito sul campanile e ditemi se si vede nulla in giro. Il sagrestano salì per contentarlo.Sereno ai quattro venti. .gridò il sagrestano fra le mani a tromba. e veniva così in fretta. Non per niente. e fino al mezzo non s'accorse.Buon giorno. . quel signore forestiero. L'arciprete era saggio e fino.urlò il prete.Non mancherà di fare il suo dovere. mentre veniva con poca voglia lungo la spalletta a monte. la polizia non le avrebbe dovute lasciare in giro per le campagne. piccola e rabbiosa. Viene in furia: ma è grande come una noce soltanto. . una nuvoletta. signor arciprete del Borgo.rispose fermandosi l'arciprete che. Allungò il passo. .Avete una bella campagna quest'anno. che un signore in gibus veniva lungo la spalletta a valle e in quel punto attraversava il ponte per farglisi incontro. . si attaccò alle funi delle campane.disse colui scappellandosi con una compitezza senza creanza. com'era. che nel tempo d'andare e tornare di sagrestia già spuntava sul filare dei pioppi in fondo allo stradale della canonica: d'un .Un momento. senza cura d'impolverarsi. denso di azzurro come certi occhi chiari si caricano di colore nella rabbia.Scendi. e quando s'affacciò vide sereno da levante a ponente e da mezzogiorno a tramontana. ma lasciare i seminati maturi in quel momento era come invitare il Maligno.Meglio. l'arciprete non aveva udito mai. La nuvola era sorta dalle parti infedeli di Levante.E io ho delle buone redini per tenerli in briglia. dal mare. .rispose l'arciprete. e quello era per lo meno un Giacobino. Tosto uscì col chierico a benedire i campi. e. gli pareva che Monsignore Arcivescovo avrebbe potuto risparmiarsi di levare dai campi i parroci alla vigilia di San Giovanni. se Dio ci aiuta. Avrei dei buoni cavalli da mandare a pascere dentro il vostro frumento. Era nero come un grillo. il più lontano segnale di nuvole o di vento. Guardava il cielo sereno. e aveva sguardo duro e fuggitivo. .è spuntata una nuvola. tutto volto al grano.Buon giorno. . non volle dire il suo nome a uno che lo abbordava con tanta indiscrezione. e corse in sagrestia a indossare i paramenti. a buon conto.gli disse . . elemento dei meno devoti. e. abbottonato. Poi le dette al sagrestano stupefatto ma docile. . Forse il riverbero del greto gli aveva abbacinata la vista. signor non so di dove! Come fosse per non detto.Bella. .Se mai .Don come si chiama. . schifiltoso nel mettere i piedi nella polvere di strada. che il Maligno potesse spiar più dei campi il suo cuore e quel poco di presunzione e di mormorazione.vedeste mai la più piccola mossa del tempo. . Faccie sospette a quella maniera. . . ma non pensò.

mentre il sole rorido tornava bellissimo e lieto sul Borgo. andò a porsi sul Reno.tratto si torsero e si piegarono investiti come da un fuoco. per riprendere il tempo che non aveva perduto. Questo si racconta al Borgo Panigale. all'estremo della cittadina. Era pensione modesta. Di steso ch'era. ridotto senza risorse. Parte prima: La Baronata I. in memoria di quella vigilia di San Giovanni. L'arciprete sentì la vita dei suoi fedeli attaccata al braccio levato a segnare. che crebbe tre braccia sul greto del fiume. sulle colline di Casalecchio di Reno e di San Luca. nell'anno 1873 l'agitatore Michele Bakùnin si trovava rifugiato nella libera Elvezia. E Bakùnin stese la seggiola a sdraio. che cominciava ad assestarsi. e da tre mesi non aveva potuto pagarla. per soffocarvi la squilla. Ma intanto la noce aveva partorito e svolto il più nero e feroce nembo che si vedesse da un pezzo in qua. Sole si rifece lontano. cacciata dal suono della campana e dai segni di croce dell'arciprete. sotto l'ombra smeraldina del pergolato. Alloggiava alla Locanda del Gallo. Là sgravò. Antonia era salita a riposare dopo la colazione. a Locarno. vivaci e simpatici a tutti. alla mercé della grazia di Dio. fra strette orrende di fulmini e di tuoni. unico desto in quella vasta calura pomeridiana sprovveduta. Allora. michele Bakùnin a Locarno Falliti al principio d'estate i moti anarchici di Spagna a San Lucar de Barramonda e a Cordoba. in cui non credeva. e il lembo inferiore dell'orrida nuvola s'era impigliato nelle braccia della croce del campanile. preferita delle sue sieste. L'arciprete finiva il santo giro quando la nube si scrollò e procedette rigida e intiera come una colonna. ribollì come la risacca del mare. Il prete doveva essere matto o ubbriaco per suonare alla tempesta in quel sereno. nemico ormai di quasi tutti i suoi antichi e nuovi compagni. e di buon animo. si inginocchiavano sul bordo delle strade e dei fossi. e sul piano l'ombra si restrinse per incupire a gravare tutta e a torreggiare colla sua notte sul Borgo e sulla chiesa. e ogni anno ai ventitré di giugno da mezzanotte a mezzanotte la campanella del Borgo suona per ventiquattr'ore continue. I contadini. a scusarsi del ritardo con Monsignor Arcivescovo. Non trovava palmo di terreno profano in quel di Borgo Panigale. In principio i contadini sul lavoro s'erano fatti meraviglia. Vivevano a suo carico Antonia e numerosa figliolanza. poi risero e sacramentarono. cent'anni fa. L'arciprete svestì i paramenti e andò di buon passo. bandito da tutti gli stati d'Europa. la vasta carica di grandine divoratrice. erano sulle rive del lago o del fiume Maggia. Ma lì fu respinto. inzeppato su sé medesimo come un furioso che venga a scontrar la corsa e la rabbia su due saldi pugni. quasi che l'arsura agostana li mettesse in lena con le cicale che strepevano sotto il gran sole. Trasse da una capace borsetta di . mentre il prete passava nel bianco camice a benedire le messi. rifluì e impennò il suo precipizio in una colonna da sfondare il firmamento. che quando la vide muoversi parve cresciuto un palmo. Tutta la campagna fu presa da una fosca disperazione di vento. o su per i greppi. Parve che si avventasse dirittamente sul campanile. Le donne cantavano le litanie sugli usci delle case livide. La campana squillava come la campanella di una nave in balìa. crescente ad aduggiar cielo e terra. i ragazzi maggiori.

il cielo cordiale delle affabili alpi ticinesi e del Lago Maggiore. che non stare a far congetture. e un sonno facile e dolce veniva già a chiudergli gli occhi sui preferiti assiomi. poteva passare di vita un anno prima o dopo nell'imperturbabile tutto. nelle assopenti sublimità scientifiche. fosse andata in frantumi per qualche urto celeste. .lavoro turchesco del tabacco. Ormai non aspettava più nulla da nessuno. fa tutto e fa tutto bene e non sa quel che fa. Terza. La prediletta filosofia diventava sentimento e riposo. A questo pensiero importuno sospirò di noia e rimpianse la filosofia di pocanzi. e perciò va riposato il cervello come i muscoli. Così nulla s'era creato da nulla e nulla si sarebbe perso. quando la Terra stessa. Meglio e più presto fatto vederlo.pensò. Bakùnin aveva tre ragioni per non pensare. che godeva con lui tanta pace in quel momento. il riflesso trascorrente. egli era stato prodigo del suo e di quello degli altri. e hanno imposto alla natura una coscienza e un padrone. senza commuoverlo più di una foglia strappata. Sempre. l'indolenza sarmatica in quello splendido silenzio di natura. guardava l'uva trascolorata. senza rimetterci i sonni. E gli amici in grado di aiutarlo s'erano stancati tutti. L'acqua silenziosa agitava.Fate passare.disse alla cameriera. Ma essa non considera di più lo scontro di due stelle che lo spiaccicamento di un formicaio. Il rivoluzionario non si stupì che il visitatore non desse il nome. Era estate grande e tutti i fiumi magri. rivoluzionario di vocazione. Così fu creato Dio. Prima. I monti tacevano e il lago. Forse il suo unico errore è stato di far gli uomini capaci d'intendere. un riflesso lento e vivo. Materialista come un professore tedesco di quei tempi. e rifletteva in germe di sonno e di pensiero che in quel pacifico cosmo l'individuo ateo. . Figlio del secolo. Così dette congedo ai pensieri. . onnipotente e ignorante. ché ragionava sempre in lungo e in largo. Nato gran signore. fatalista come un russo d'ogni tempo. e tutto fu come tutto sarà. né dagli uomini né dai popoli. che avevano ancora qualche fiore di seconda fioritura. dalla fisica e dalla mistica del materialismo derivava anche lui la religione della disperazione cosmica. in fatto di denaro. Così. Il giardinetto misto d'ortaglia dava su un rivo affluente della Maggia. compiva cinquantanove anni e non aveva fatto altro che l'agitatore. chiamato Michele Bakùnin nei perituri registri dello Stato Civile. . Vedeva egli nella luce miriadi di viventi fervidi nell'aria estiva: e forse che la natura tratta peggio le farfalle con tre ore di vita che non il coccodrillo con tre secoli? La natura indifferente. .per un pranzo il debito non aumenterà di molto alla fine del mese. prontissimo a chiedere quanto generoso nel dare. .E se è uno che ha fame. accomodata sulla fresca tela della sedia la gran persona aitante. Agli angoli della casa salivano fino alla grondaia due ritorti glicini secolari. filosofava e si stordiva. sdraiandosi a fumare. denari da pagare il Gallo non ne avrebbe potuto trarre. Qua e là grappoli d'uva imbrunivano o indoravano. quand'anche si fosse stillato il cervello. Gli uomini han voluto sapere. In quel momento un italiano faceva chiedere di lui. passando lungo il giardino. giocoso sul cielo di foglie della pergola. Certo soltanto un compagno di fede e uno spiantato poteva venire a cercar di lui a Locarno. si fece una sigaretta e cominciò ad affumicare la pergola. Seconda. visitandogli il cuore a Zurigo ultimamente. glielo aveva inibito l'amico professor Vogt. La scienza insegnava a Bakùnin che il pensiero si produce come una qualsiasi secrezione di glandole.

Ti credevo in prigione. birra.Credo . chieste da Cafiero. . . che si sedette fumando con lena.La tua famiglia ha potuto . si poteva leggere una tal quale cocciutaggine di Cafiero e una certa svaporatezza fantastica di Bakùnin. un grog in ghiaccio.Perché? Con quattro soldi . . di una delicatezza sensitiva che ispirava il timore d'offenderla. La signora Antonia non sarà contenta. al contrario. e andò a prendere le due dita di vino in un bicchiere d'acqua. tesoro. .Come? Dal nostro beatissimo Impero knutocratico. Infatti Bakùnin consumava tè in enormi quantità. diceva essere merito dei suoi principii d'uguaglianza e fraternità.Da bere. nessuno desideravo di più. . .che mi fermerò qui per molto. levandosi. .disse Bakùnin che aveva imparato l'italiano a Napoli e a Firenze. . .Carlo. .Quante tazze di tè ha bevuto da stamane? .Tutti e due.La vedremo dunque presto . Una certa familiarità rispettosa e cordiale circondava Bakùnin dovunque fosse.disse Bakùnin . al congresso degli Internazionali italiani. . Polverose le scarpe. . . . ma probabilmente si trattava del dono cordiale di una natura allegra e vigorosa. polverosa la barba nera. amico mio.chiese la cameriera.concluse Bakùnin .Ah.Cafiero. dalla Santa Russia? E che ci sei stato a fare? . Sono il gigante che vive di tè.continuò Bakùnin.Per risparmiare. .disse Cafiero. . Tu già ti fermi qui? . stava davanti a lui una figura d'intellettuale austero. molto zuccherato.Infatti.disse Cafiero sorridendo . ma l'amo e mi ama.ma mi rilasciò quasi subito. sorridente dietro le lenti.E di dove vieni ora? . .Dalla Russia. L'ho sposata legalmente perché le diano il passaporto e possa uscire dalla Russia. di caffè e di tabacco. e il tè di Bakùnin. o per lo meno che non ci separeremo più. vino.A sposare Olimpia Kutùzof. gli tese ambe le mani: . .la diligenza accompagna fino a domicilio. era timido e intimidente.e le faremo festa. Bakùnin. e piuttosto appuntita e tonda quella dell'italiano. scusa. dallo sguardo mansueto e vago. Cafiero. nessuno speravo meno di rivedere oggi! I due uomini si abbracciarono. quel che c'è di meglio! E per me un tè. Aveva infatti le dita e i baffi ingialliti del perpetuo fumatore. l'abito scuro abbottonato fino al mento. spolverandosi un poco colla mano.. . .Non lo bevo a tazze.Mi avevan detto che la polizia dei Savoia ti aveva arrestato a Bologna.Sono venuto a piedi dallo stallo della diligenza. A lui era rimasto qualcosa della prima educazione in seminario a Barletta. aranciata. di una nascita libera e di un'educazione signorile e di militare e di viaggiatore. larga e piatta quella del russo. Quando glielo facevano notare. .da bere per l'amico che vien dalla Russia: acqua e limone.Matrimonio nichilista o d'amore? . al solito.La ghiaia cricchiò sotto un passo stanco e lieve. Ma ora ho sete. La cameriera guardò sorridendo il gigante che le enunciava quella singolare maniera di nutrizione. . La cameriera sorrise. . .disse Cafiero. di buona famiglia facoltosa. Sulle fronti dei due uomini.ordinò con foga alla cameriera che s'era tratta in disparte. ma a teiere.disse con esaltata fierezza Cafiero.gridò. come poteva in certi casi dar la tentazione di ferirla. . . dov'era nato.fece Bakùnin. comprendo.E tu non glielo dire.

il naso era vivo e la bocca carnale. da quando la legge degli uomini e della natura me l'ha data. sull'occhio. che gli italiani fanno così bene anche qui in Svizzera. Anarchico.A me . il risultato era quel che in allora si cominciava a chiamare. pronto sugli oggetti e sull'interlocutore. cauto e temerario. capace d'esser dappertutto a tutte le ore.disse sorridendo.pensò sorridendo Bakùnin. così possiamo berle senza rimorso di spender il denaro della Rivoluzione.Gli sia lieve la terra. delicato e avventuriere. e la sagoma dell'uomo era ampia e possente in pari proporzione. non lesinava né corpo né anima per compiere quel che ritenesse un dovere. . La barba gli scorreva sul petto larga e appuntita. a volte accompagnando e a volte contraddicendo le parole e le azioni di quel che stava facendo e dicendo. il nichilismo.Quattrini ne ho in abbondanza. Bakùnin non ebbe bisogno di spiegazioni. Arrivava colle bibite la cameriera. Cafiero accese un sigaro toscano. Infaticabile.Riposi in pace. intelligente e acuto. Pensiamo a noi. che gli facevano una raggiera folta dietro la nuca.Per due anni .E risparmi quattro soldi? . ma siccome queste bibite probabilmente non le pagherò mai. ondulata e brizzolata come i capelli. di cui era appassionatissimo fumatore. dopo I Padri e i Figli di Turghenief. indirizzato a tutto e a niente. Perciò. . Queste due espressioni di estrema petulanza e di estrema indolenza si inseguivano sul viso di Bakùnin a distanza di momenti. perciò la sua dottrina era evasiva. E' della Rivoluzione. La cameriera li aveva lasciati soli. e messo alle strette avrebbe confessato di volere una cosa sola: nulla e tutto.Bravo e raro giovane l'amico Carlo. e tacquero guardandosi. La fronte era larga e un po' sfuggente. Michele Alessandrovic Bakùnin sfiorava due metri di statura. Lo sguardo era azzurro come l'illusione e trasparente come la logica assurda. eroe e dilettante. e Bakùnin pensò: . e anche perché era l'uomo meno nato a comprendere l'economia. non considero più mio nemmeno un soldo di questa sostanza. morbida. aveva sempre fatto vita più che sobria. poiché tutti i tuoi denari li spendevi con questi scavezzacolli di rivoluzionari. ragionava per universali astratti e non mirava meno che al mondo e all'assoluto.ottenere di farti interdire per la seconda volta. Astuto. Questo era acuto.E tu che fai? . . . il quale allora a ventisette anni e fra molte difficoltà familiari aveva già speso grosse somme per la causa. . così come. Mai personaggio più generosamente privo di senso comune seppero produrre tutte le Russie e le filosofie. Egli sapeva che Cafiero. E poiché voler tutto è esattamente come non voler niente. . ricco e ben fornito. poi ho pensato che poteva essere ostentazione ed orgoglio.notre jeune ami.Quelque peu calotin aussi . oppure vago e perso in un lieve sorriso estatico.ho risparmiato anche questi. .il medico ha proibito il tè e il fumo. .disse Bakùnin . E' morto mio padre e nessuno può interdirmi. le palpebre gravavano un poco. Michele tacque. tutto poteva capire fuor di quello che fosse ragionevole. en vrai italien qu'il est. non c'era mai nell'ora e nel luogo capitale.Bakùnin. coraggioso ed attivo tanto da essere la bestia nera di quattro o cinque polizie. fronte di fantastico e di sensuale. . L'aspetto stesso era d'uomo che accettava tutto e respingeva tutto. pigrissimo. interrogativo. .Ho aggiunto il caffè. e in periodi di più esaltato fervore s'era anche privato nel mangiare. come quelle dei pigri o degli assonnati.

abbottonato e scialbo nel modo di vestire quanto Bakùnin era libero. aveva nelle dita qualcosa che non voleva mai star fermo. Quanto a Bakùnin e a Cafiero. nei quali l'utopia si esacerbò e si corruppe e si seppellì in delinquenza comune. e interessata in un cantiere e in varie industrie di Barletta. Questi gesti divenivano nelle contrarietà veri accessi nervosi. era un uomo gracile e composto. né sanità. uniti e ravviati. che non è affar suo. Il loro esempio e le loro dottrine ebbero terribili e detestabili sviluppi ed influssi.ho liquidata più di metà della mia parte prima di partire per la Russia. il fanatico. i Caserio e i Lucheni. la stima che destava Cafiero era causa di freddezza. maniche e bavero della giacca. taciturno. Al solo vederlo si scorgeva l'uomo scrupoloso e sottile. nei gesti maniaci furono diagnosticati sintomi premonitori della sua follia. e solo essa poteva salvare l'uomo che aveva rotto tutti i ponti cogli uomini e colla storia. Bakùnin chiese che professione avesse fatto suo padre. e sono libero e ricco. Bakùnin. era tutt'altra figura fisica e morale. Quando. severo. la loro proprietà vitale era di non poter imparare.Mi sono diviso dai fratelli. che può essere ancora un modo d'essere umano. Ma ce n'è al mondo anche di questi. Era di media statura. E fregava spessissimo i gomiti sul fianco. né svago. stropicciando fra le dita. umano per assurdo. Cafiero allevato per prete era stato casto fino al matrimonio recente. ma non smetto d'imparare". senza assolvere né condannare. risparmiando in loro quel tanto d'innocenza e d'illusione che basta al narratore per narrarli e per comprenderli. Cafiero fu salvato forse soltanto alla pazzia.aggiunse Cafiero. Poiché infatti occorre dire che questa è la storia di un errore. Carlo Cafiero. gli ossessi e i pazzi lucidi. se Cafiero avesse avute in tutto dieci lire. non si . cresceva una sua fissità assente e penosa. ma basterà per noi in questo caso assumere la norma e la misura della più virile saggezza umana col detto del greco Solone: "I miei anni passano. la fronte appuntita di testardo e di mistico. Era Cafiero di famiglia ricca e proprietaria di terre. di fronte allo slavo rumoroso e massiccio. Non era mai così furbo come quando si credeva semplice. storico. Era un uomo riconoscibile. e allora lo sguardo. sciolto e colorito nel suo. L'inquietudine che suscitava lo scioperato Bakùnin era un elemento di simpatia umana. trovato a passeggiare nudo sulle colline di Firenze fu ricoverato. Egli era spinto ad agire dalla testa. Quando i due amici si furono guardati abbastanza dopo i parecchi mesi di separazione. e casto non era stato mai. . . Il naso era bonario. davano allo sfrenato Bakùnin un passato e una tradizione. e su tutta la persona un segno. e di un errore che produsse in seguito delitti e nefasti. i dementi. Asciutto. miope dietro gli spessi occhiali a stanghetta da studioso. come per strapparli. se l'avessero potuto. Capelli e barba aveva lisci. assai ricco. . Ciò non significa che fosse furbo quando gli pareva d'esserlo.ma poteva vivere tranquillo anche senza doveri. e la testa esaltata non lascia requie. Ora ottant'anni di rivoluzioni. Assurdo e follia del loico Bakùnin e del mistico Cafiero dunque salvarono questi due. L'illusione di Bakùnin e l'eresia di Cafiero precorsero e scatenarono gli Henry e i Ravachol. la bocca arida. Sapeva svagarsi e dormire. alcuni anni dopo. agiva per esuberanza di forze: era sano. Non sarebbero più stati loro. un'astratta e nervosa figura d'italiano e di meridionale. un'ombra di destino funesto e smarrito. Ma Bakùnin non era un santo. i deformi. dal '93 al '73.

Perché vuoi fingere? Tu sei il più valido. ma li illuminava ambedue.sarebbe peritato di chiedergliene cinque.disse .Michele. . . all'idealista sentimentale.. sperduti per il mondo.Cristo cominciò con dodici discepoli disprezzati. l'amico Vogt ha prescritto al mio cuore il più assoluto riposo. deluso.disse Bakùnin che voleva prender tempo. e ha ragione. Voialtri giovani disse poi ridendo e levando il bicchiere .Il suo consanguineo Carlo Marx è riuscito a farmi espellere dall'Internazionale con infamia pochi mesi or sono. . e dopo tutto avete ragione voi.Ma quel che è mio è tuo. Il vecchio agitatore riscontrava colla coda dell'occhio tutti i sintomi di una febbre ben nota. . cose grandi.E la signora Olimpia . che è più generoso coi vinti e cogli stravaganti che coi vincitori e coi saggi. mi facesse l'onore di lasciarmegliela chiedere. Finita in niente. .che quando uno vuol farmi l'elemosina.è sempre una gran cosa. suscettibile e vendicativo come il Dio dei suoi padri. E chi crede a me. . Tengo dalla mia parte forse mille desperados tra la fame e le galere. rabbioso. ma a queste parole si adombrò e si mise sulle sue. e senz'acqua.E io vorrei.Salute e fraternità. e la Federazione del Giura in Svizzera..Carlo mio bello. salutandosi col motto massonico di: Amicizia.Non c'entrano né gioventù né limosine. capace di muover le montagne inutilmente. Una vera vanità d'ebreo. . ma sono vecchio. . e non ho torto? Egli è tutto per sé. Sono in miseria in un mondo dove la povertà è schiavitù. . mosse il sangue di Bakùnin. anime perse. così mi accogli? .Io non sono libero. ecco la mia vita.Ho girato tanta terra che ho perse le prevenzioni come il resto. .ma perché mi rispondi così? . sei il maestro. . Carlo. per l'uno era nel sorgere. .soggiunse versando vino in due bicchieri prima che Cafiero avesse il tempo di replicare.Ma riposo. tu hai un progetto.Salute e fraternità. ma prima che avessi il tempo di muovermi era già finita in niente. .disse Bakùnin.disse Bakùnin per deviare il discorso verrà anche lei a Locarno? . . viva la libertà! .Perché ci sei tu. ma ne aveva avuto anche troppe. come mi chiama Carlo Marx.disse Cafiero dopo aver bevuto. . . . Sono stanco delle sue calunnie. . Ora è un mese doveva esserci rivoluzione in Spagna. Io sono isolato. se ti ho detto che sono ricco! .Sicuro. Il sole dell'illusione.Carlo.Fra qualche mese. nessun altro mi segue? E voi stessi italiani non sapete neppure quanti siete.esclamò Cafiero. un sentimento di offesa. di tentazione e d'orgoglio. mentre Cafiero aspettava ancora la sua. .riposo vengo a portartelo io. sono stanco di miserie. diffamato. sospettoso. sei il capo. sii sincero. . Egli le aveva perdute tutte le sue giornate. . viva la Rivoluzione! Bevvero.disse Cafiero ansioso.Con questa temperatura hai di queste idee? . E perché sei proprio venuto a Locarno? . mentre io chiamo lui un ambizioso perfido e sornione.Di che? Di chi? Lo sai che quando hai tolta qualche sezione dell'Internazionale in Italia. . e tu ascoltami senza prevenzioni.beviamo. e forse sei. sono stanco.e mi meraviglio di sentirti parlare in questi termini. perfino questa libertà del denaro borghese. . Preso così di petto. sfiduciato. nel tramontare per l'altro.non dubitate mai di nulla.La libertà . che disse sarcasticamente: . Beviamo.

gracile. Pensa che egli si esercitava tutti i giorni in esercizi di ginnastica da camera perché diceva che in carcere il rivoluzionario ha il dovere di serbare intatta la salute e le forze per resistere agli interrogatorii e per evadere.disse Cafiero. ed egli una cosa sola. programma. ho il cuore stanco. esile. disceso tanto innanzi nella disperazione e nell'odio sociale da concepire il terrore come sistema. Quelli discutevano prodigalmente e senza fine. dove non hai persa la fede tu. statuti alla Rivoluzione. l'eroe senza nome. la fatalità incarnata nei dolori della Russia tetri e silenziosi come le sue nevi. Nichilisti e terroristi . insostenibili e persecutivi. Mi dichiarò che da me solo riconosceva d'aver appreso esempi e insegnamenti. l'uomo nuovo. era tradirla prima di iniziarla. mentre sei stato in Italia. di Firenze. . goffo nei modi da vero maestruccio qual era. Nel '66 era complice di Karakosof nell'attentato fallito contro Alessandro II. nihil. Forse noi avevamo tutto. hai diritto d'essere stanco. Io ho visto infatti nel '48 e nel '70 che cosa è un governo provvisorio. Questo l'aveva appreso da me. . tu? . . di Napoli ti attendono. la tua gioventù ha il diritto di passare sul corpo di chi resta indietro. . Assegnare termini. nella più terribile fossa della Fortezza dei Santi Pietro e Paolo. scopi. Sono sicuro che fa regolarmente gli esercizi ogni mattina. Già fin d'allora nei circoli di studenti russi egli non apriva mai bocca. Mi par di sentire il suono delle catene mentre fa la ginnastica svedese. . La forza di Netciaief si scopriva negli occhi troppo larghi. Carlo. d'una chiarezza catastrofica. e mi espose i tre punti della sua idea: distruggere. aveva il suo principio. ascolta la mia ultima delusione. Disprezzò tutti. annichilire. condannarti io? Tu. hai persa la fede. come un giorno di sole primaverile su una qualche città in terremoto. e non posso credere ancora che fosse il vigore selvaggio della pazzia soltanto. io ti ammiro. spietato e rettilineo. quando sarà l'ora. Ogaref. occhi su cui le palpebre non avevano mai un battito né un palpito. alla moscovita. Così si può dir che arda Netciaief. la distruzione. il barbaro nuovo. .L'hai logorato per la causa. hai diritto anche di bestemmiare.domandò Cafiero. Scopo.Io ti rispetto.Hai mai sentito nominare Netciaief? II.Tu ci rientrerai con gloria. Ma noi siamo pronti a obbedirti. . Quel che prescrive l'ha già fatto prima di dirlo. Gli Internazionali di Bologna. . fa come se ti ardesse. egli.Molto più che risoluto. Io non posso più credere che in quegli occhi stesse la forza e il destino di un genio e di un profeta. Io vidi in lui il giustiziere senza codice.Te lo dirò più avanti. terrorizzare. E' appena provvisorio da ventiquattr'ore.Che fine ha fatto? . Puoi dire che il ghiaccio bruci? Eppure se tu stringi in mano un pezzo di ghiaccio. E sia pur sul mio! Sarò il primo a gridarti: bravo! Ma prima di condannarmi. il logico senza sistema. fuor che me. . e gli altri. che già si ritiene necessario per l'eternità. nihil.Restar indietro tu..disse Bakùnin. il terrore. che mancava a . Ma io non avevo sentito suonare quella parola.disperato lo chiamerei. e hai avuto ragione. metodo.Un uomo risoluto. . Adesso è in Russia. . ma gelido e metodico. fece come tanta gioventù russa il suo "pellegrinaggio di Londra" per visitare gli anziani della Rivoluzione: Herzen.Non lo so. E' cosa di questi ultimi mesi. Quattro anni fa non era mai venuto in Europa.Ho letto i suoi Principii della Rivoluzione. non so più niente.

Se un tal uomo fosse nato in una società innocente. nel sangue. le compagne. La coscienza.La pietà era per lui debolezza. "Ammazzeremo anche lui". i Fourier. povero Ivanof. se non ce ne fossero più. Io non mi accorsi del pericolo. ovvero è più probabile che la sua colpa sia stata d'aver detto che il misterioso Comitato Centrale. il tradimento. E per questo solo egli valeva. Ma. perché non ci sono innocenti in una società ingiusta. l'esitazione tradimento: divideva la società umana in esecutori e in vittime. E questa fu la sua prima bugia. che Danton metteva a fondamento e motore delle rivoluzioni. la chiamava un lusso da clericali conservatori. non si possono considerare colpe. credetti a Netciaief che mi prometteva la Rivoluzione per l'anno dopo. Questa seconda volta avrei dovuto essere più circospetto. veramente. E nell'esilio. ma soltanto l'opera futura e gli uomini per quel che servono: inutili o traditori per lui erano la stessa cosa. reo d'una novella lesa maestà! La rivoluzione del '70 fu tutta qui. secondo lui. 6o Donne. Fra le sue armi non c'erano solo il pugnale. le "orsini". la generazione del '70. lo scrupolo viltà. diceva quietamente Netciaief. "Come". Nessuno mi ha fatto tanto male quanto lui. 4o Influenti di cui ci si può servire. In pochi mesi raccolse veramente nella Società della Scure una organizzazione di rivoluzionari legati in gruppi di cinque persone. Non riconosceva uomini e meriti sorpassati. in nome del quale Netciaief si faceva obbedire ciecamente. Così fu chiesto a Robespierre. e le rivoluzioni non si preparano ma si fanno. i Proudhon e i Bakùnin. E quando gli dissi che il dubbio scientifico. "Herzen ammazzeresti?". i Malon. sapevo che i movimenti del '60 si riannunciavano per il '70. mentre stava dicendo dalla tribuna che in Francia c'erano ancora dei cattivi: "Robespierre. mi si diceva di una migrazione di intellettuali verso il popolo. Ma un affiliato di Mosca. i Toulain. a mio parere. si sarebbe inventato dei colpevoli per condannarli. queste seconde divennero purtroppo le sue uniche e principali armi. ligie a un Comitato Centrale. 5o Scrittori e pubblicisti da far parlare e scrivere come fa comodo a noi. i Flourens. inerme. e Ivanof fu trovato sgozzato nello stagno dell'Orto Botanico della Scuola di Agricoltura. 3o Ricchi da taglieggiare. Anzi aveva diviso gli uomini in sei categorie: 1o Potenti da uccidere subito. diceva. maledetto. come diceva lui. tradì. lo studente d'agronomia Ivanof. divise in tre parti: quelle "senz'anima". Secondo lui. Il rivoluzionario deve considerarsi uomo perduto. come i Gesuiti al loro Generale. . mi rispose: "Anzi. i Marx. la seduzione. ti dispiacerebbe?" Terribile domanda! Ognuno che si crede giustiziere. Fu la Lega dei Cinque. e coprì mezza Russia in brevissimo tempo. negli averi e nell'onore. le minaccie e il veleno. Netciaief poté scappare e tornò in Svizzera. Era un'idea che non m'era passata per la testa mai. . Passammo insieme il '71 e il '72. ma anche la calunnia. dovrebbe rivolgersela tre volte al giorno.Ecco le idee di Netciaief. Herzen. non ci credette per niente.tutti noi: l'audacia. sono la colpa delle colpe". Che vuoi? Io cominciavo a conoscer le cose di Russia soltanto per sentito dire. La sua audacia era senza limiti. dicevo a . mi diceva che in Russia fra la gioventù egli era uno fra migliaia. dissi. gli Herzen. Tornò in Russia lasciandomi stordito. la delazione. da servirsene sfruttandole e sacrificandole a piacere. sospetto. era composto del solo Netciaief. soltanto un avvenire. più di tutti i Saint-Simon. "Sei un disperato". e quelle già convertite. e anche secondo me. quelle suscettibili d'essere convertite. 2o Potenti da lasciar vivere provvisoriamente. gli uomini non avevano un passato. se è sofferta e sincera. Ma per Netciaief parlare contro di lui o far la spia erano la stessa colpa. gli Stirner. la mancanza di fede. Quando me ne stupivo. e che lo stesso spirito ferreo dominava tutti i nuovi ribelli.

rispondeva.Netciaief qualche volta. . e solo la presunzione superava la sua ignoranza. che non si può dare un capitale a una dottrina che vuol distruggerlo. si divideva in terrorizzatori e in terrorizzati. quando Bakùnin bevve un altro bicchiere di tè freddo. potevo ormai consegnare la fiaccola al primo liberato. fu scoperto. In fondo tutti noi abbiamo bisogno della nostra terra. Questo l'ho scritto io! Io.Era purtroppo un vero asino. mi sentivo di far la stessa figura! A cinquantasette anni! Con una vita come la mia! .E' il sillogismo massimo.esclamò Bakùnin soddisfattissimo.ho altri fondamenti.Se l'uomo è servo. Ebbi un bel dimostrargli che finanziare una rivoluzione che nega la proprietà e il denaro. vanesio e facondo. di fronte a Netciaief. Gli dette una lezione di logica e di realtà.fai di questi confronti? . ripensando alla barba di De Gubernatis. e riposarmi dell'avvenire su di lui. Mio caro. e certe volte mi facevo delle belle risate da solo. che non un De Gubernatis. era un servo della follia di dispotismo. è una contraddizione in termini. ma l'uomo è libero. l'ultimo liberatore.citò Cafiero. non so se piangere o ridere. la chiave di volta del mio incrollabile sistema. e si mise in testa di opporre una Ragion della Rivoluzione alla Ragion di Stato. Non mi stette a sentire. Là si è ritrovato. Non sapeva di filosofia né di economia politica. . . "bisognerebbe essere o stupidi o corrotti". Per lui bisognava perdersi. il professore! Allora gli dettero addosso da tutte le parti. Mi umiliava. Aveva sentito dire che secondo Machiavelli e i Gesuiti il fine giustifica i mezzi. io mi paragonavo. si mise a formare una banda d'avanzi di galera per costituire. furioso come il coraggio della disperazione e come l'orgoglio dell'infamia. . Io sono storico e scientifico. E c'è nell'umiliazione uno stimolo dannato.interruppe Cafiero indignato .Dio esiste. . Io avevo preso l'abitudine di rallegrarmi meco stesso del modo come spende i soldi nelle sue università il governo italiano. E non pensai che anche Netciaief. Il processo ebbe luogo ai primi di quest'anno. Quanto a me. Figurati che avevo trovato da ridere. Netciaief non ha piegato di un dito. Il mondo. E mi guardava con quegli occhi sciaguratamente luminosi. per lui. e ci perse la testa. democratica e borghese. Qui si sarebbe perduto. mediante furti. sai a chi? al professor Angelo de Gubernatis.Io veramente. la pietra d'angolo. . e disse tranquillamente e con negligenza: . Compresi i giovinetti e le fanciulle russe delle ultime generazioni. Si credette chiamato. con questo eccellente confusionario della buona volontà. dunque non esiste Dio. a Netciaief. egli solo può dire d'averlo saputo fare. e mi addottorai a Berlino con una tesi di severa filosofia hegheliana nel più metafisico tedesco. dieci anni fa in Italia. per cui si moriva e si uccideva. Gli mostrai alcune prospettive politiche e sociali della mia filosofia. "Per non esserlo". Non trovando nulla di meglio. per cui nulla è impossibile: né le più nobili né le più infami azioni. altro metodo. e lo consegnò l'anno scorso alla polizia dello Czar come delinquente comune.disse serio Bakùnin. Raggiante. ed egli abiurò e mi va ancora chiamando nei salotti liberali il gran serpente incantatore.insultando Czar.E perché . dà asilo a qualunque opinione politica. . Forse è stato meglio per lui. tribunali e . il capitale di una Cassa della Rivoluzione. ricatti ed estorsioni. . il giovine Cafiero ritrovava il maestro nelle sonanti parole. inesprimibilmente cattedratico. e la Svizzera. ma non accetta scherzi in fatto di attentati contro la proprietà. Avrebbe saputo morire magnifico e insolente come ha accolto una condanna peggiore della morte: venticinque anni di lavori forzati.

nei Diritti dell'Uomo e nel parafulmine. Si seppero ben presto gli incendi delle . di Garibaldi e di Mazzini. So dov'è ora: ci sono stato cinque anni: nel rivellino d'Alessio nella Fortezza di San Pietro e Paolo. quando tentai con Netciaief di spinger agli estremi le agitazioni operaie. stiamo pronti a fare altrettanto. diceva. due anni fa.tutto quanto. Ma. In simili condizioni d'animo avrei voluto alleggerirlo del peso della nostra ospitalità. Ci rispettavamo a vicenda: io non gli dicevo il contenuto dei miei discorsi agli operai. l'orologiaio dichiarò che se ne sarebbe offeso. era un filantropo democratico. di Robespierre e di Voltaire.chiese Cafiero dopo un silenzio. egli non me lo chiedeva.A me. Ma non troveranno cella tanto fonda da dove non possa agitarsi e inquietare chi ce lo ha sepolto. appena proclamata. di Franklin e della Capanna dello Zio Tom: tutto era religione per lui. Non dormiva e non aveva più pace. e: "La misura è colma".che male ha fatto? Michele riprese scorato: . gridò il povero vecchio. in lode dell'alacrità. Insomma.Ma a te. Credeva. lavorava insieme ai suoi operai. . Chiamava Gesù Cristo il primo socialista. candido e buono che mai conoscessi. ma mi ha offeso. invece di abolire ogni governo ne costituì uno a modo suo. della speranza e della benevolenza. ed io ci pativo a veder l'amico angosciarsi di quegli eccessi. il terrore prese il sopravvento. Questi comunisti vogliono che lo stato sia tutto. e ne ricavai un fiasco. che costituivano la mia speranza. "è un vecchio impagabile". e restammo. Lo vidi piangere di gioia quando questi lanciò la sottoscrizione universale per il prestito di un soldo a favore dell'abolizione della guerra. La nostra amicizia era cominciata in Germania nel '48. Netciaief. mi ricordo che eravamo a tavola. La mia crisi di stanchezza era cominciata l'anno prima a Lione. "la bilancia ha traboccato!". Io non avevo mai voluto amareggiarlo inutilmente contraddicendogli le sue rispettabili convinzioni. "E' meglio che a teatro". per disgrazia. La Comune lo esaltava e lo interroriva insieme. E noi siamo tutti usciti di lì. a me? Io lo invidio. Eravamo ospiti di un mio vecchio amico della Chaux-de-Fonds. Proprietario di una piccola industria di orologi a sveglia e di boîtes à musique. di interrogarci per discutere e di scansarci per dimenticare. verso l'ultimo. uomo il più modesto.Due parole su questo vecchio amico. mi accompagnava e taceva. Netciaief mi toccava col piede sotto la tavola. per le religioni contro le chiese. come dite voialtri italiani. Quando giunse la notizia della fucilazione dell'Arcivescovo di Parigi e degli ostaggi. Giurava sulle parole di Victor Hugo e di Saint-Marc Girardin. Era per la giustizia contro i giudici. e anche la Comune. Sulle sue sveglie scriveva motti tedeschi. Il mio ritornello era questo: Parigi brucerà in fuochi di gioia tutte le carte pubbliche e private. . Era botanico ed erborista. Netciaief tutto questo lo capiva e se ne divertiva silenziosamente moltissimo. . francesi e latini. Aveva un modo pallido e immobile di ridere. come un devoto. mentre io voglio che non sia nulla: ecco la differenza. nell'illuminazione a gaz e nella vaccinazione. e con lui non vorrei morire! Durante la Comune io non fui a Parigi. ma per non stare ozioso mentre tanti morivano. tanto più che lo vedevo tormentato dalla voglia di dire e di non dire. Quanto a separarci. per lo stato contro i governi. Io ho persa allora la fiducia nel popolo francese. Non andai dunque a Parigi. Aveva una religione di Washington e di Rousseau. ottimista e patriota. dici. come sai. e fischiettando un'arietta. facevo della propaganda segreta fra gli operai svizzeri. di sollevare la rivolta permanente della vendetta e della disperazione. che non era parlatore. una delle mecche del nostro movimento. nel Giuramento della Palla a Corda e nello Stato di Liberia. . L'erborista paventava i Comunardi e malediceva i Versagliesi.

interruppe un po' sorpreso Cafiero . Poliakof non si fece più vivo. quando Netciaief quietamente tirò fuori la frase che aveva acuminata pazientemente in quelle settimane di silenzio: "Sono i tuoi fuochi di gioia". Questo lavoro mi pesava. e che aveva voluto punire i pregiudizi nell'onore di un idealista democratico borghese. figurati se non gli parve vero! Falso monetario! Ecco tutto Marx colla sua borghese adorazione della rispettabilità. Naturalmente io non potei rimetter piede in quella casa. una recluta dell'odio di classe. e che aveva voluto fare di sua figlia. s'era zittito. Netciaief.Ma ce l'hai molto . certo che non avrei scrupolo a . Netciaief offerse di liberarmene e di rispondere alle insistenze di Poliakof. Mentre s'alzava per andarsene. Avevo già riscossi trecento rubli e non avevo ancor tradotto nulla. e parlò per tutto il tempo che aveva taciuto. come certo non gli ripugnava rubare. e il rimorso che avrebbe dovuto sentir Netciaief. delle mie idee e della Comune. "sono per me carne da cospirazione e da rivolta". quando l'anno scorso al Congresso di Londra compare un rapporto di Utin.disse Bakùnin .esclamò Bakùnin. per spia. a lui non mancavan donne fra le sue seguaci.cogli ebrei. ingannare: carne da cospirazione! A lui devo anche la mia espulsione dall'Internazionale. . Bakùnin". da tempo mi ero impegnato a tradurre per l'editore Poliakof Il Capitale di Carlo Marx. E non era nemmeno bella.Piaceva alle donne? . il Maccabeo dell'Internazionale! . Quello prese carta. Io dissi che facesse pure. non senza darmi d'ipocrita. per falso monetario. o se per diventare economista anch'io. Quella ragazza apparteneva alla seconda categoria: donne da convertire in carne da rivoluzione. colla sua rivoluzione scientifica. A Lione. Quando finalmente lo svizzero lo pregò di tacere o di andarsene. . una in Russia e una in Inghilterra.loro ce l'han con me! E sai che diceva il rapporto? Che io ero colpevole di scrocco. per amore o per forza. e ripeteva che da me non se lo sarebbe mai aspettato. svenne la figliuola maggiore del povero vecchio. tradire. a guerra dichiarata. Per un vero collettivista è forse meno falsa o meno iniqua la moneta vera che la falsa? E domani.chiese Cafiero. Come erano andate le cose? Netciaief gli aveva scritto che il tempo di Michele Bakùnin apparteneva all'azione e che badasse a farla finita coi trecento rubli e colla traduzione.che le sforzasse col disprezzo freddo. lo sentii io. per ladro. . Bisognò spiegarsi. disse mentre il povero padre era ricaduto senza forze. penna e calamaio. Poliakof sapeva con chi aveva a che fare.Tuileries e le imprese dei petrolieri parigini. . "Uomini e donne".Io? Loro. il confidente da commedia.E chi sa? Io credo . Il fatto venne alle orecchie di Marx. furono arrestati all'uscir di casa mia. l'aveva sedotta e incinta. L'insaziabile Netciaief si gettò in un elogio. l'uomo per tutti i servizi di Marx. Il nostro ospite pareva immerso nella stupefazione. intimidazioni e truffa ai danni di Poliakof per mezzo di Netciaief. Il suo silenzio e il suo color terreo non mi dissero nulla di buono. "è la tua profezia che si avvera. e quando gli disse che il diritto di simili idee si acquistava in quei giorni soltanto a Parigi a prezzo di piombo versagliese. e il povero erborista mi guardava attonito. disse. siccome certi compagni d'idee più temperate gli parvero eliminabili. e dichiarò seduta stante d'aver non una ma due mogli. colle sue diffamazioni. in breve. se mi temeva e se già aveva tentato di mettermi fuor dai piedi facendomi passare per agente provocatore della polizia russa. e figurati. Riflettendo. Non so infatti se in un momento di penuria. Netciaief tacque.. l'infatuato a freddo. perché se no se ne sarebbe pentito. non osai convincermi che per i suoi fini non gli ripugnasse la denuncia. e io mi ero già dimenticato di tutto da un pezzo.

L'intrigo universitario era un campo troppo ristretto per i suoi talenti di persecutore.O Cafiero.Michele. Non sono più sicuro di me. Eppure. preparando le vie. di uno stanco e sfiduciato ex rivoluzionario.Più di duecento e più di trecentomila lire. di addormentare i sospetti delle polizie e dei nemici.disse Cafiero.Purtroppo. anche il buon nome. "non ti appartiene? Ti ho mai chiesto di non abusarne?". benedetta gioventù. . A questo ricordo di seminario. e chi crederà all'apostasia di Bakùnin? . .Denaro ne ho quanto basta.Parla dunque. Netciaief mi scrutava con insolenza. dei calunniatori farisei. credito ne ho fino alla fine del mese appena. dovranno diventare inutili. Ora dubito che Cristo avesse ragione. .Gli rimproverai .E' un patrimonio. . occupato della famiglia e degli interessi. E non saprei modo migliore né più grande di spenderlo. Credevo d'avere una morale più alta di quella di Cristo. La lettera è stata pubblicata. . L'han fatto Federico e Napoleone.Finalmente! Tu sei necessario alla causa. ma fare il ricco costa denaro. . ma del mal di cuore non c'è ricchezza che . Mi turbai. l'orientale ortodosso si mise a ridere. per quanti anni occorrerà. . . Ma pensa che fare il povero non costa nulla. .L'ho letta. Io rimasi male. per la redenzione dell'umanità. "E il mio".disse. se non per rendere alla Rivoluzione il suo capo naturale. chiese. che sarà quella sociale? Ma Marx è un vero professore d'università tedesca.E non è un male piccolo. e tutto l'occorrente. ma lì mi accorsi che c'è differenza fra quel che si fa ad altri e quel che altri fa a te.e la mia idea nasce di lì. L'ho scritto al "Journal de Genève": "Ne ho abbastanza". senza il becco di un quattrino. e: . io non sono socialista a parole.Netciaief? . . come diceva Fourier.chiese Cafiero . . per i figli e per Antonia ho diritto di riposare. è implacabile e geniale. che si nutrì di locuste nel deserto. .inondare il mercato dei nemici capitalisti di moneta falsa.ma ricordati del Battista.disse Cafiero. Ho sacrificato tutto. a danno di chi gli dà ombra. . per due. Devi prendere l'apparenza di un pacifico e materiale borghese. Mi rise in faccia. Per questo io ti comprerò una villa qui a Locarno.Il mio denaro non è mio. III.Io. E gli esempi non mancano per dar loro ragione. Ho quasi sessant'anni. . anche più a fingersi che a essere.Lo sono di già. e io per un anno. tu eviti le mie parole e disprezzi il mio amore! . Da molti anni non leggo il Sermone sulla Montagna. e perché non si farebbe nella prima ed ultima guerra legittima.Per esempio? .dal deserto ho ricavato soltanto le cavallette. . e che sia già molto chiedere alla nostra natura soltanto di non fare quel che a noi non piacerebbe fosse fatto. ti vengo ad offrire il modo di guarire. Ecco che male ha fatto a me Netciaief. Io voglio darlo per la causa.Ma per iniziarla sei indispensabile tu. I grandi uomini. .disse Bakùnin . . Tu hai bisogno di riposo. Inutile diventerai dopo.E . della mia coscienza e libertà morale. Parliamo in lingua povera.Gli uomini credono più facilmente al male che al bene. sono cardiaco.Sentiamola. Se non per me. La proposta di Cafiero . e insieme di far perdere le tue traccie. . sono abbandonato e diffamato.La società anarchica non può ammettere uomini necessari. .l'abuso del mio nome. . ha sbagliato carriera.

Te ne citavo apposta le parole. . . . La storia ti dovrà non poco. Diceva a volte che se mai ci fu donna che potesse dirsi fortunata. l'animatore della cospirazione mondiale e perpetua. Antonia entrava in quel punto sotto la pergola. dallo sguardo onesto e amichevole. ch'ella conosceva e alla quale non si ribellava mai. Non era di grande nascita né di molta istruzione. troppo sottile. prender tempo. mio maestro. e si sentiva che non si sarebbe permesso più di quel che poteva. e il riflesso del sole. . Non finirà questo decennio senza che il mondo sia emancipato dalla nostra Repubblica Sociale. C'era in lei. IV. . nel linguaggio della setta. amico mio. voluttuaria. e già ci vedo studiare la situazione d'Europa. riunire i dati e le forze.guarisca.Attizzeremo i fuochi fino a far scoppiare la caldaia! E' il programma della mia Alleanza Segreta di Fratelli Internazionali! . destava fra i ricci pagliuzze d'oro. . fra gli anarchici. piuttosto lenta. Tu sarai il centro segreto e onnipresente. soffondeva la chioma di un cinereo pallore biondo. credi che rimpiangerei il mio avere anche se andasse solo per te. Michele l'aveva conosciuta in miseria. te. bisogna pur dirlo. furon questi dei due nichilisti. E se mai ci furono sponsali felici. il che. D'anarchia si curava poco o niente. ma ben costituita. amico vero? Ma poi che serve? Io sono certo che tu riprenderai le forze e l'animo. Anche l'età aveva facilitata la missione di Antonia verso i figliastri. per dare a te.A mia moglie. era lei. Antonia era sopra tutto materna. ai tuoi. una sorta di licenziosa carità naturale. il più grande rivoluzionario del secolo nostro. Aveva occhi intelligenti e chiari. della tua nobile proposta. Forse non era neppure anarchica. anche nel darsi per amore. Un matrimonio nichilista Antonia s'era fermata per discrezione a metà del pergolato. . Bakùnin. in anni posteriori.Accetto. rientrare tempestivamente e inatteso nella lotta. si chiamava appunto matrimonio nichilista. . rapiti nella storia. . Bakùnin. Sono finito. liberando colla larga mano la fronte dai capelli. bellezza. sana e normale. che queste qualità divenivano in lei armonia di facoltà. al contrario di Bakùnin che le si ribellava sempre senza conoscerla mai. aveva avuto prole da un'altra donna.disse lesto Bakùnin. Aveva vita di orientale. per cui prese ad amare Bakùnin maternamente. Era stato un amore breve troncato dalla morte. Bakùnin la considerava e . Da parecchi anni vivevano ormai insieme come fratello e sorella. Era alta. Netciaief lo chiamerebbe un tradimento. Condotta dalla sorte. qualche anno di pace? Perché non vuoi intendere che io sono tuo amico. ma di nativa finezza.Io domando soltanto di servire. Sicura di sé. e decidere la vittoria.lascia che parli io di quest'affare. così a pieno. Già ti vedo.esclamò. Rifiuti il denaro perché non è tuo? E' uno scrupolo borghese.E avrebbe ragione! . si poteva permettere quel che voleva. si abbracciarono.Michele. mentre come marito le sarebbe stato indifferente o quasi. Del resto era donna che ispirava piuttosto il rispetto e la fiducia che non il desiderio.E io troppo presto disperavo! I due uomini. Ella aveva già un'esperienza dolorosa degli uomini ed in quei giorni era sull'orlo della disperazione. induce nelle mosse femminili una fragilità languida e pieghevole. formosa. Era donna più naturale che morale. accarezzandole i magnifici capelli screziati di qualche filo grigio. per curarti. che aggravata dall'opulenza del seno e delle anche. Quel che tu fai è grande. Di vocazione sua. dignità e penetrazione.

Benvenuto. . poi subito si riprese: . .Mettendo a mia disposizione tutta la sua eredità. Antonia. . quando Bakùnin le disse: . . ma vi prego.Se sapesse. .. generoso. . quanto ho penato per persuadere Michele! . . Cafiero.aveva cancellata dal suo dizionario la parola impossibile: vorremmo esser da meno di un tiranno? .disse Bakùnin.l'amicizia? Da questo punto oggi ricomincia la Rivoluzione Mondiale per l'emancipazione dell'umanità. signora? Il dovere di agire come si pensa: io nego la proprietà.Ah. . perché lei. aspettando.Quand'è così. Cafiero. Carlo. vedi chi è venuto a trovarci! . superbo. .sarebbero inutilmente gettati.io evidentemente debbo tacere. .Ma io ho senso comune. Non mi giudichi male.disse Cafiero. s'era messa a levar la scorza di un rugoso ceppo di vite colle sue bianche mani. non si tratta affatto di sacrificio.intervenne Bakùnin.a questo modo avrei saputo dirlo anch'io! Vedi che l'hai offesa.Non si tratta di sacrificio. Scusate.Tu vedi la nostra salvezza.tentò Bakùnin. che l'onestà medesima delle vostre intenzioni non vi portino oltre il segno e non vi ingannino.Napoleone.Che cosa mi obbliga. impossibile. . offesa no. Bakùnin. quasi smarrita. se non so alzarmi fino alla vostra fede. che l'entusiasmo. io accetto. sia come volete: non tocca a me.In che modo? .disse Antonia.sorrise Cafiero. a mettere in comune le sue ricchezze? Io ci sento qualcosa di pericoloso. . .Ebbene.Michele. .Quest'anima generosa. . Perdonatemi. . e le diceva che non comprendeva l'anarchia. . Ecco su quale fondamento riposa la nostra amicizia e la generosità di Cafiero. .Per me è sempre uno dei nostri amici migliori e più graditi. . mi spiego da donna. signora.Vedi. sì.Dovrei essere contrariata e mortificata io. io anzi le domando un soccorso per me.Anche se potessi dirlo non potrei pensarlo! Che modo di discutere è questo? .Ebbene.Offesa.è venuta a Locarno per soccorrerci. . .. Antonia.Perché. Non sapeva poi nemmeno lui se questo fosse un bene o un male. signora. . Michele.disse Bakùnin. queste sono cose che mi sorpassano di troppo. ma tu. ma di dovere e di azione. e disse: .l'ammirava come la miglior parte della sua vita. tu hai rifiutato un sacrificio così grande. . e Bakùnin gli fece eco con un sospiro. guardi. Antonia. .Allora. e noi abbiamo invece un piano rivoluzionario. ora. qualcosa di troppo. non ha la fede anarchica quanto noi? . per Bakùnin. . per i figli. state attenti. .disse Bakùnin. per mostrarle che non la giudico da meno di quel che è.L'amicizia. così nobile e gentile.Ben trovata. vi prego caldamente: fate in modo che la nostra amicizia non ne vada di mezzo mai. che la vostra bontà. . Ma che cosa lo obbliga a spossessarsi. . ma impossibile. signora Antonia. ma lasciatemi dire per l'ultima volta: state attenti.E però vuol farne due al posto d'una? Perché non li dà a tutti i suoi soldi? . con un gesto d'impazienza scoraggiata batté mano su mano. lasciami dire che tu hai rifiutato? Non si offenda lei. come posso.Tu dunque pensi che noi possiamo essere gente da fanciullaggini? . e vogliatemi bene così .sfuggì detto a Antonia. Carlo.

Come potremo sdebitarci. sarà forse meglio. Non mi importa tanto di dividere le idee.non mi piace più. . mi riserbo il diritto di parlare.Lei signora. Assentirono sorridendo. Antonia. .chiese con finezza che non fu rilevata Antonia.Sai tu come faremo? Noi la daremo per qualcosa che è da più di noi e d'ogni denaro nostro od altrui: per l'anarchia. . rivoltatevi sette volte la lingua in bocca prima di parlare. .. poi la compreremo. per nessun denaro: a me pare così.la condizione essenziale. Siccome poi non mi ingerisco mai nella condotta di Michele in fatto di interessi politici.un soccorso glielo avrei chiesto io.come sono.proclamò Cafiero. sorridendo con grazia affettuosa: . mi permetterete di dubitarne. ridendo. per cominciare. Sono una semplice donna.Esplicitamente mi riserbo il diritto insindacabile di andare a morire in qualche grande tormenta rivoluzionaria.disse Antonia .Allora perdonatemi i discorsi della prudenza di una donna pratica e scettica. me li giuoco.E dunque . anche se volesse? I due rivoluzionari si strinsero la mano con aria di ispirato trasporto. che venero e ammiro. per viltà! .concluse sorridendo .Così. Per denaro non si può né offrire né accettare la vita. . . quando lo credessi mio dovere.Ti ascolteremo.disse Antonia.no.Vuol proprio fare l'avvocato del diavolo. Bakùnin le baciò la mano. E oggi stesso andremo a cercare una villa. . Avrà bisogno di lavarsi e di riposare. Cafiero. Poi Cafiero andò a cercarsi la sua camera. Non temo di dirle quanto sia stringente la nostra miseria: sono fiera di dirlo.L'abbiamo detto.La discussione .Sta bene. per superstizione. . . li butto nel lago! Perché vuole umiliarci. come a un bambino. . . e: .io non parlerò più del lato politico del vostro progetto. che obbligarsi con lei è un piacere. Le sorrisero daccapo. . . . per buon senso. .Mi dimenticavo . Ella prese la mano di Michele e.Colla vita.disse.E . si fermò. .tanto vale se vi dò partita vinta.se il mondo fosse fatto d'anime simili.Non occorrerebbe combattere per l'anarchia.intervenne Bakùnin .Questo. . .E chi potrebbe trattenerti. Del resto neppur lei capì il significato del suo motto.è mal impostata. signora? . . . questo no.disse. avete detto che mi ascolterete? . . come all'innocua caparbietà di un bambino. di Bakùnin. . Carlo.disse Cafiero. Vado a dare gli ordini. o uomini! .o Michele. qui possiamo aiutarvi.disse . non fatelo.disse. . colla vita! Ma Antonia si rimbrunì.Dilla. e.Capisco. Ma se verrà l'ora.Allora i denari li brucio. . quando ridivenne seria. e Antonia poco dopo .Ma per timore.Allora . con Cafiero. quanto le sue sofferenze e la sua povertà. sarebbe un mondo di giusti e di buoni. Ma siate prudenti. l'intesteremo a Bakùnin. A queste cose siamo nate noi donne. stava per allontanarsi. Ragioniamo. lasci che dia gli ordini perché le preparino una buona camera. .Michele. che ci salva? . vedi. non una umiliazione. E s'avviava. e lei è così generoso. quando Bakùnin lo richiamò.continuò essa . . e voglio l'assicurazione che mi ascolterete. . almeno per modestia. .mi fate proprio una gran donna! Ma.Ti dispiacerebbe? . ma riguardo al lato privato. è già sdebitata.

dimmi. la maestria. ed ora è divenuta un'autorità essa stessa.Perché questa domanda? . non voglio pensar male. Piace anche a me l'esperienza.io ho fatto le mie difficoltà. Così è corrotto anche l'ingegno.Sii prudente colle parole: di' che compri una casa. E cosa è poi questa famosa esperienza? Un feticcio reazionario per intimidire e per rattrappire le audacie e la buona volontà.. Sarà una cosa adatta alle circostanze: un vecchio signore. o alla macchina a vapore prima di Watt. avrò delle rendite! sarò in regola colla morale dei coupons!). così chi mi dice che l'economia rurale borghese non sia suscettibile di miglioramenti? Chi mi dice che la scienza.Bakùnin. V. il cuore stanco! .Ma tenterò l'agricoltura io! . . un ipse dixit. e li distribuiscono a pascere le vanità e a comprare la rassegnazione di quelli che potrebbero aver voglia e maniera di tagliarsi qualche fetta nella loro torta ereditaria! Così. Studierò i trattati.Ah. sicuro. castelli in aria .Bella ragione! A ragionar così. non sia tenuta lontana dai campi da una congiura d'interessi di proprietari? Io riformerò le colture agricole colla scienza. allora non basterebbero quelli dei Rothschild. è una villa.E io penso che potrai curarti il cuore. L'esperienza scrollò l'autorità dei teologi e di Aristotile. ma no. . ma se vi mettete a farli fruttare. il professorato.Non tentare la fortuna.Ah.Casa campestre con terreno coltivabile. . ma corretto (che diamine.disse Antonia. . specialmente in agricoltura. che per distrarre l'attenzione dei diseredati.E' già guarito. Così i vanitosi sentenziano a favore dei prepotenti. La scienza è esperienza concentrata. . e riformerò i costumi dei contadini colla benevolenza. Vedi che autorità e proprietà sono per ogni capo i nemici dell'uomo. Esperienza! Sono i privilegiati. prima della liberazione. Ma come nessuno pensava al telaio meccanico prima che fosse inventato. il cuore stanco: il cuore: très bien posé.. ma dopo tutto son contenta. posso sperare che gli bastino quelli che ha.Dio non esiste. e per questo compra una villa a Locarno.Certo. . l'umanità sarebbe ancora alla selce e alle caverne. come i telai meccanici al tempo del telaio a macchina. la fama pubblica. molto ricco Cafiero? . inventano tanti altri privilegi secondari e gratuiti: l'esperienza. è questa la fiducia che hai? . come in Russia si credeva. un vecchio signore irreprensibile fa una cura sui laghi. Che animo raro il nostro amico! . .tornò in giardino. che l'unico modo di coltivare i campi fosse il servaggio della gleba. très bien porté. .Ma ci vuole esperienza. ma non quella già fatta: quella da fare. per avere capitale e rendita. c'è la classe vanitosa dei dotti e dei competenti. sotto la classe feroce dei ricchi e dei rapinatori. non cominciare a parlar di villa.Perché se vi mettete a buttare i denari. . cara. Sono contento per te e per i ragazzi.Sublime. Bisogna cominciare a educarli e istruirli.E io me la farò. . alquanto misterioso come tutti i russi. Il mio campo e il mio contadino renderanno cento volte . Ma quanto a curarmi.Come sei contento! Dio non voglia che poi. .Anche il terreno? .Michele. non hai mai fatto l'agricoltore un giorno in vita tua. . La cura. per carità! . è molto. mi curerò. .

detta la Baronata. Troppo ventosa d'inverno e troppo solatia d'estate. e molto gli costò ostinarsi a far crescere un pescheto in terreno che non era da peschi. cara. con quella fretta che è quasi infallibile segno di impresa destinata a corta vita. io vi vedo già in fallimento! . in paraggi solitari. aveva ragionato così: . e caldo e fresco si potevano regolare perfettamente. tutte le compere a buon mercato perché erano scadenti.Se trovo una località aperta ai quattro venti. Il campo da un pezzo stava tornando greppo e sassaia in mano di un contadino chiamato Fausto. che alterava ogni previdenza.Per carità. La Baronata distava un'oretta di strada a piedi. pur di non sentirne mai più discorrere. di quattro stanze d'angolo al pian terreno e cinque al piano di sopra. Gli anziani di Locarno ricordavano quanto denaro avesse profuso il padrone. e coi frutti faremo altri miglioramenti. Da quindici anni non si eran più fatti vedere. avevano preso in odio perfino Locarno e il Lago Maggiore. pianteremo un bellissimo giardino e un frutteto modello. anche nelle ore della canicola. si misero in giro Bakùnin e Cafiero a cercar villa e podere. d'estate a mezzanotte. a cui gli eredi l'avevano affittato per un canone irrisorio. E per te. si era stipulata la vendita della Baronata. E qualche resto di stradale. Ma che siano rosse! E la prima pesca originale che otterrò nel frutteto. quando altrove c'è . Vedrai che si smentirà anche la leggenda che per coltivare la terra bisogna esser nati in campagna. Bakùnin? . . Bakùnin ebbe il frutteto. gli eredi del suo costruttore l'avevano trovata inabitabile e improduttiva.La grandine è anch'essa nell'ordine naturale delle cose. Pensando ai soldi ch'era costata la Baronata al defunto zio. con facciata a mezzogiorno.di più. La conoscenza della storia mi dà questa certezza. La villa. Erano rotti molti vetri. e finirono per cascare su una. raddoppieremo i frutti. La villa era orientata da mezzogiorno a settentrione. e che il contadino sia retrivo. Videro tutti i beni vendibili. La prima varietà di rose nuove che otterrai nel tuo giardino la chiameremo Bakuninia. e così avremo presto un grandissimo capitale. col primo anno. in una località un trenta metri alta sul lago. Il giorno dopo. per carità. all'italiana. A memoria d'uomo la Baronata era stata quasi sempre in vendita. antico notaro del luogo. era una palazzina modesta ma comoda. . ma la vista era superba. chiuso ed avido. lombardo facoltoso commerciante in ritiro. presso l'entrata del possedimento. che era stato ai suoi giorni fortunato commerciante di calze. almeno tornò in lode del suo affetto coniugale.E la grandine. D'inverno conveniva aprire a mezzogiorno. e il Dottor Chiesa aveva la procura per vendere. Ma il proprietario e fondatore della Baronata. Locarno è bene riparata dai monti che sovrastano l'estrema punta del Lago Maggiore. le meraviglie smisero soltanto quando si seppe che l'era andata a comprare il russo. e siccome volevano fare le cose con criterio e misurando il passo sulla gamba. quando non ci si mischiava il vento.Ora tu hai voglia di scherzare. che senza essere una buona compera non era neppure a buon mercato. più larga che alta. Quando per Locarno si disse che nello studio del Dottor Chiesa. che sei appassionata di fiori e di frutta. qualche bocca di fogna si vedeva ancora fra l'erbe magre e le povere colture. come si vedrà. la battezzerò Antonia. Girarono una settimana dall'alba al crepuscolo. Se non dell'agricoltore. scartarono tutte le buone compere perché erano care. Vedrai i miracoli del lavoro fraterno e solidale! Subito. nel tentativo di far di quelle scese brulle e di quella ristretta piana sassosa un podere modello.

e un cocuzzoletto. un campo sterile. che fu una delle gioie del defunto. o veramente se le procurava in carne e ossa. Il notaio aveva scelto un sistema illogico. non diceva né pregi né difetti. Ogni tanto qualche signorina sola. buttare i soldi nel lago. sul quale egli aveva condotto un sentiero serpeggiante. Era il suo modo di fare il prezzo. e gli eredi lo maledivano più che abbastanza. avrà da far col libeccio tiepido. Su questo fondamento. ma infallibile. Insomma. che per molte. chissà perché. Da più anni Generoso era avvezzo. La siepe aveva prosperato sola. Il possesso scendeva al lago.Per il prezzo si rivolgano al notaio Chiesa di Locarno. ma che sapeva arrendersi quando . della Baronata.Non l'ho data per diciottomila. a mostrar la stanca bicocca senza nessuna speranza di rivederceli più. che vedeva e sosteneva le cose secondo ragione. A levante c'era boscaglia magra. non avrò mai né freddo né afa. il notaio lo licenziava. Questo era quanto si ricordava e quanto si poteva dire della Baronata. di dignità. se aveva chiesto diciassettemila all'ultimo. non era più tempo né luogo di discutere. Arrivati all'uscio. tanto più che Cafiero s'impuntò e disse di farne una questione di fiducia. diceva al seguente: . e coll'uno e coll'altro. poiché a discutere sulla Baronata c'era solo da rimetterci. dov'erano i resti di una darsena. Il calzettaio aveva chiamato quel cocuzzolo "Le Mille e Una Notte". terminando in una breve spiaggetta sassosa. e sempre il più dannoso. La signora Antonia sostenne fino all'ultimo il suo punto. in verità. Minacciò di ritirarsi. e l'unico luogo dei paraggi dove il vento non lasciasse viver quieti un'ora. come agli altri. Ma egli era morto soddisfatto. a buon conto. quando qualche villeggiante in escursione si lasciava tentare dalla grossa scritta "Da vendere". di sincerità e che altrimenti un'ombra di equivoco e di malaugurio avrebbe coperto il principio dell'impresa. e appoggiò svogliatamente la moglie. Forse lassù sognava delizie. Qualche fiore per altro lo ricavava ancora dal giardinetto. Anche con Bakùnin e Cafiero lasciò che se la vedessero e considerassero. Quando uno cominciava a discutere sul prezzo. disse anche a loro: . spirava l'altro. Risorse. Cafiero l'ebbe per ventimila franchi svizzeri. la questione dell'intestazione. Quando taceva uno. e sul cancello. invadendo tutta la cima del cocuzzolo e facendone un folto e nodoso macchione. Il pezzo meglio conservato era la casetta del custode. Disse che avrebbe preferito far testamento e poi uccidersi. Generoso Motta.Tenga a mente che al prossimo acquirente chiederemo mille franchi di più. giardiniere appassionato. Purtroppo i tempi eran tristi. Generoso Motta. ed erano anni di cambio cattivo per l'Italia. ma a Cafiero. Anche il campanello dava un suono scoraggiato. e si trascinò fin sulla soglia dello studio notarile. che menava a un ridotto arboreo entro un'alta e densa siepe di bosso rotonda. quando altrove c'è tramontana e gelo. A tramontana e a ponente della villa si stendeva in prevalenza la parte pianeggiante e coltivabile. E infatti. onesto con tutti. Antonia. veniva a rallegrare il soggiorno dello scapolo. aveva trovato una bella vista. galantuomo. pacifico e accorto ticinese. A Bakùnin pareva una formalità. a mezzogiorno il giardino e il dirupo che dava sul lago. ragionevoli e prudenti ragioni non si dovesse intestare a Bakùnin.libeccio e caligine lo combatterà tramontana o maestro o levante. stinta e smorta sul muro di cinta. venti freschi e limpidi. e diceva al suo primo commesso: .

comprando soltanto l'indispensabile per la cucina e la guardaroba. sentì: . Vi si recava a piedi di buon mattino. l'anarchico lituano Ross. saldato il conto e distribuite generose mancie. quando pagano. Coi pochi mobili tarlati che ci si trovavano. Cafiero aveva avuto la delicatezza di volere che li portasse in tasca Michele e che li desse lui al notaro. Eccellenza. Quando chiese di chi fosse l'attacco. operaio italiano fuggitivo. auguri e feste. . Prima di trasferirsi alla Baronata. poi Bakùnin. I ragazzi erano andati innanzi a piedi. ordinare. Bakùnin ringraziò della sincerità e disse: . si mise d'un tratto a ridere lietamente. Quanto ai lavori agricoli. Fausto confessò più tardi che fino a quel momento non aveva mai creduto di veder comparire denari.E' tuo. e ci si sarebbero messi col giorno del trasloco alla Baronata. Quando vide contare uno sull'altro i venti biglietti da mille. e anche Antonia. VI. con un amico di Bakùnin. Per la villeggiatura poteva andare benissimo. Il giardiniere rigirava il cappello fra le dita. E fra saluti. rimettere i vetri. la casa parve un'altra. E via. La bimba più piccola stava sulle ginocchia di Antonia.Alle meraviglie di lei. i figliuoletti e una cognata di lui. in carrozza non volevano esser pagati: . c'è tempo. .Tutti i russi sono chiamati Eccellenza all'estero. era passato quasi più che mezzo. Antonia fece nettare. nome di battaglia.C'è tempo. Li chiamava i suoi collaboratori. Bakùnin si ricordò di un paio di conti da pagare. replicava che i soldi sono di chi li caccia di tasca. Passando davanti alle botteghe. che gli avevano fatto tutt'altro viso a piedi. con poca spesa e molto olio di gomiti.come volete. Una sera Cafiero e Bakùnin vennero a rilevare Antonia in carrozzella con un allegro attacco di due cavalli estrosi e vivi. e Cafiero che gliela dovevano per quel che faceva alla villa. faceva colazione alla tavola di famiglia del Motta. quando si sente che potrà essere soltanto l'ultima ed estrema dolcezza dell'anno. gli adulti lasciarono il Gallo in carrozza. Ingresso in villa Settembre. il contadino non diceva nulla.non c'era da far altro. mese bellissimo.E sia . Bakùnin era un discreto guidatore. e la sua uggia contro Carlo era di quei sentimenti che non si possono confessare né chiarire. a cui le gite in carrozza piacevano moltissimo. arrivati ambedue da poco. Sullo stato di conservazione del fondo. . e quando gli dicevano che i soldi eran di Cafiero. e tornava al tramonto. Il contadino non disse nulla. che ne dice Fausto? Il contadino tacque più che mai. Ma i contadini sono fatti di una pasta tutta propria. colla moglie. Non ci fu mai verso di fargli prendere in istima Cafiero. Alla sua sociale considerazione per l'uomo ricco si aggiungeva l'ingenito rispetto per l'uomo furbo. e risalì ridendo: . mentre si dava lettura degli articoli.Ma Bakùnin pagò lo stesso. con molta cera e petrolio e molta aria e a forza di granata e di stracci. Da quel momento cominciò a sberrettarsi davanti a Bakùnin. intanto studiavano i trattati. Gli esercenti. e questi più volte se ne dispiacque. sbarrò gli occhi e guardò prima i denari. e a cassetta salì l'ottimo Cerutti.disse . schioccando la frusta. colmando terra e cielo della dolcezza autunnale.Ripareremo noi. Vogliamo guastarci il sangue per troppo amore? All'atto Bakùnin volle per testimoni Generoso Motta e Fausto. Bakùnin rispose che l'avevano comprata usata. in un pomeriggio limpido e puro e . il notaio Chiesa dichiarò espressamente che era in uno stato di quasi abbandono.

Lago. Erano motti festosi e salaci.Scusi la confidenza.. che mai vuol che si canti: il Miserere? Guardi.disse Fausto. . . . che cosa è mai? . Infatti era piacevolissima.E' più che la vita. brezza e tramonto.e poi andava strusciandosi le dita lungo la costura dei pantaloni.Questa . con feste e con salti i ragazzi insieme con quelli del Motta. . .disse Cafiero . Ma cantate. invitato daccapo. dette appena la punta delle dita. è una rinascita.l'ha distrutta la siccità: guardino che disastro. Andiamo a veder vendemmiare? Avevano gli occhi umidi e il cuore aperto.Per carità. cominciarono a sentire gli scherzi che i contadini si scambiavano fra giovani e ragazze. e se volete farci piacere. Coi canti dal podere arrivavano dal lago le voci dei ragazzi scesi alla riva. mio padre ha novant'anni e sta inchiodato dall'artrite tutto il giorno su una seggiola. e la voce acuta dell'a solo che cantava l'aria. la moglie e la cognata vestite a festa.disse Bakùnin. Fu per tutti un momento di soddisfazione pura e piena come quell'ora vespertina di settembre. ve ne prego. . uomo furbo. E poi ci sarebbero tante cose da dire e da . Quando furono presso il cancello. . dico quel dei tre anni perduti! . . .Meno male . scherzate e cantate come prima. .Continuate il lavoro.siamo qui per aiutarci da fratelli.. tenete il cappello. Motta augurò ogni bene e felice possesso per cent'anni. . a far gli onori e i rispetti per l'ingresso dei padroni nuovi. io lo debbo a te. .disse Fausto. . Fausto coi suoi vendemmiava cantando.disse Cafiero. Fausto si fece incontro col cappello in mano. . montagna.disse Bakùnin ai due nuovi arrivati . Giù nel podere. .rinfrescato dalla brezza.Carlo mio. e Fausto guardava la mano senza prenderla e senza mostrar di capire. diveniva rapidamente diffidenza e ammirazione spaventata. . e sarebbe un'opera pia se il male lo levasse da questo mondo di pena. . dicendo:. . Egli restava colla mano tesa fra tanti musi di contadini contriti. .Oh. mio padre in novant'anni dice che annate scarse come queste non le vide mai.E cantò così: .E quest'anno. gelarono scherzi e rimase in tronco il canto. come per togliere una malia o un patto stretto senza saperlo. in novant'anni! mettiamo ottantacinque per dargli tempo sul principio di capire.disse Michele.che quest'anno è asciutto. L'anno scorso era il terzo che la pioggia distruggeva il raccolto dell'uva. .Lo stimavo fino. Accostandosi. .non vi mettete in soggezione.E tutto questo..anche lui vuol che si canti! .pensava. . La sua stima per Bakùnin.Onesto lavoratore. a mangiare il pane della famiglia. erano luminoso silenzio animato dalle voci umane. sbucarono con evviva.Credo che nemmeno la tua generosità potrà riuscirci.Io spero di poterti dare ben altro e ben di più.disse Bakùnin rimettendogli il cappello in testa e tendendogli la destra. . padrone.Signore mio.scherzi di miseria: si canta per non piangere.ma a questo punto no. . e si sentiva il coro dell'allegro ritornello.la sentirete anche meglio alla Baronata: è una delle sue delizie la brezza serale. Finalmente.cantate. . e dietro compostamente venne il giardiniere col cappello in mano. poiché la vendemmia è il più giocondo mestiere dell'anno. . Ben presto rimasero soli Cafiero e Bakùnin.Anche lui.pensò Fausto.Eh.Non parlar così. Non appena furono in vista i padroni. per carità. .

la migliore da latte della stalla. . .Un uomo infido. amici. e poi studioso all'estero. E uno aggiunse:. Bisogna cominciare dal difficile.sono tutti così.disse Bakùnin . che non conosco e che rispetto.disse Cafiero.Ma no.Vedremo .disse Fausto. che col calar del sole ventava il calore raccolto.sentì nel venirsene via dicevano coi visi bassi i vendemmiatori l'un con l'altro. con rispetto. Ci sarebbe stato bisogno di un terreno per il foraggio.non le avete mai dette prima queste cose? . Bakùnin cominciò ad appuntare sopra un taccuino nuovo tutti i lavori più necessari e più urgenti.fare! Vedranno. E tanto meglio se sarà difficile. con loro. Vedranno che non c'è da cantar molto.Ah sì. ridotta in stato inabitabile e che chiamava il muratore come l'anima morente chiama i sacramenti. Spese grosse. Il terreno coltivabile a grano era smunto. Bakùnin fece il suo primo giro di proprietario. E il contadino non gli aveva ancora detto nulla della casa. e non era umano che ci stesse gente ad abitare.non stava a me tradire i padroni di prima. Pare che io paghi poco d'affitto. . sì. lontani si ricordano del campo solo per tirar le rendite. cantiamo.chiese Bakùnin allontanandosi. Inoltre c'eran da fare strade nuove. Alla parola amici. Il frutteto non esisteva più. Col viottolo rovinoso che c'era allora. anche la settimana prima per poco non ci pericolava una mucca. liberato dai sassi. Cominciò dal podere. Non parlo per lei. gli farei pietà. . .E perché . non conosceva i contadini. Li conosceva invece il figlio di proprietario italiano.ce n'era una sola. Fausto non disse per altro quel che il Motta . Veramente la casa colonica gridava vendetta. . ma chi mi conosce e sa che campo è questo. e ingrassato. La colpa non è sua. ma di chi ha tenuto lui e i suoi antenati nell'avvilimento e nella diffidenza. . . . Sentiranno.I padroni di prima non facevano niente. . vedranno. . le faccie dell'irriducibile schiatta s'intenebrarono di nuova diffidenza. Settembre era vigoroso come un uomo che ha ancora tutta la sua forza. . bello come la bellezza di una donna ancora intatta.esclamò rinfrancandosi tutto Bakùnin. ghignando. . si sentiva un poco a disagio a queste parole. Non parlo per lei.Che ti possa menar gramo. e non sapeva dire né di sì né di no.disse il contadino . Da più anni la vigna aveva bisogno d'essere concimata e governata.provvederemo. Ma prima non li conoscevo. Settembre indorava il cielo limpido e la terra. Cafiero.Cantiamo.ma i padroni sono una genia che vicini ci vorrebbero scannare. . Adesso che sono padroni loro. non ti pare? .fece Bakùnin un po' seccato .Io? Dio mi perdoni. . Ne faremo un uomo e un anarchico. ma andava scassato. allevato giovinetto per la carriera delle armi in artiglieria. . ma già fu provato dai dolori. ma a cui il passar degli anni comincia a impedire d'esser obliosa pur nelle gioie che le recano ancora.un cattivo colono.e la mucca costava più delle strade da fare. VII.a noi tocca rigenerarlo. . e una specialmente da portare le bestie a bere giù al lago. Proprietario La mattina dopo per tempo. sentiranno. Bakùnin. anarchico e proprietario. Bakùnin. Decisero di dividersi il lavoro. Bakùnin si prese la cura dei lavori agricoli e Cafiero quella dei lavori murari. . parlo. nobile.

Un giorno . Crebbe la famiglia di un bovaro parente di Fausto. . Giaceva aggiaccato un larice ch'era l'unica pianta bella del giardino inselvatichito. e che invece. i viali attorno alla villa erano coperti di tegole rotte. ma andò perso il raccolto delle mele. La vendemmia era finita. . e cioè che il contadino. .confidò a Cerutti.meriterebbe di chiamarsi Monte Verità. i quali avevan riconosciute intatte le radici. quando una sera al tramonto Generoso Motta indicò un certo monte d'oltrelago. Era stata opera di Motta e di Cerutti. Giù. e il fienile. aprì le cateratte della pioggia e della grandine. come avrebbe potuto fare benissimo da solo. come quella collina che sta sopra Ascona. Viva il Monte Verità! . squassando.dateremo forse l'atto di affrancazione del mondo "dai piedi del Monte Verità".disse Bakùnin. simili a sterminate carra di ferrareccia tratte a corsa orribile su un basso cielo di ciottoli. rapinando.disse con involontario malaugurio il Motta . di quelle che non avrebbe mai dovute tralasciare. e Bakùnin. e si può dire che rifece la casa di sana pianta. Cafiero chiamò un capomastro. aveva preferito rischiare a ogni temporale di restar sotto il tetto. tornò verso la villa. a iscrivere a suo debito qualche spesa di opere agricole. il lago s'impiombò sinistramente e le nuvole dense premettero sui monti.Che ci siam messi a fare? .disse . Poi Cafiero andò col capomastro. Il bel larice eletto e fresco era tornato in piedi e scintillava al sole. disperato dai debiti. poi. e il campo apparve desolato. furono continui. . la Maggia in piena macchiava il lago. concertati i primi rimedi e dato l'ordine di assumere braccianti per i lavori di dissodamento e della nuova strada al lago. Intanto. non dice né verità né bugia. Sorse infatti una notte oscura e rapida. Sulla Baronata batté fortissimo nel buio pesto della notte. I fossi colmati avevano straripato.disse Cafiero .Vedranno . sentirono in cuore lo scotto di quello scoraggiamento con cui la natura si fa pagare l'arte dell'uomo. Fausto mostrò colle cifre d'essere povero. crebbe la stalla di più capi di bestiame. ascoltando le doglianze del contadino ed esaminando i danni. .. e a forza di corde. di rami schiantati e di tronchi giovani abbattuti. sull'acqua. quando vuol mostrargli con un minimo dei suoi giuochi che cosa essa può. dopo parecchie ore d'angoscia. lei. Questi non volarono. Acconsentì soltanto. piuttosto che puntellare il muro con un paio di travi. gravando. Bakùnin e Cafiero. non lo so. quando questi si fecero sentire. Ma questo fu in progresso di tempo. Già da lontano qualcosa lo racconsolò. da cinque o sei giorni erano entrati. e il sentiero del lago era franato. mi basti di conoscerlo per monte galantuomo. Poi Fausto chiese un'aggiunta. dove biancheggiava la spiaggia fra Locarno ed Ascona. e mise in testa a Bakùnin di domandare una stalla più larga e meglio fornita per il beneficio del podere. . e scatenò i venti. La mattina. che se n'eran fatto un giuoco. Un fulmine che ne generò tre diversi e spaventosi sopra una delle vette più vicine. stando ai patti. aiutati da Ross e dai ragazzi. che s'era incappucciato. per non fare un lavoro in pro' del proprietario.che quello manderà tempesta.fu il primo pensiero scoraggiato che non si dissero i due agricoltori. Ma quello là non inganna. sulle piante. ma s'abbatterono come una mano tremenda sulle case.Quello lì . quando si trattò di crescere l'affitto.E' il monte che conviene a noi. con gemiti e sospiri. Fu un travaglio della natura. col quale s'erano fatti subito grandi amici. Quanto al suo nome. Crudamente lampeggiava senza tuoni. e che il campo avrebbe cominciato a rendere l'anno prossimo.è il più bello d'ogni nome.

rispose che durante i mesi umidi davan fuori ogni anno. era il motto del capomastro con Cafiero. durante il lavoro avevan tenuti grandi bracieri nelle stanze. e aveva braccianti giornalieri ai quali soprastava e comandava con gran zelo e poco frutto. e riattò il giardino. girava con un libro qua e là per i punti più belli. Era stato un lavoro del calzettaio. Non le pare. che quest'ala richiederebbe . Antonia non spese nulla. Interrogato il Motta. Chi più spende meno spende. Cafiero lo sapeva. C'erano le fondamenta e i muri maestri di un'ala da fabbricare a ponente sul fianco della villa. lo seminò per la primavera. Pareva che avesse fatto schiera di tutti i più scellerati fannulloni delle rive del lago. peggio se ne patisce. E stavano lietamente ripulendo i viali. ma la costernazione riprese i due proprietari. e Cafiero non ne diffidò. quando si vide che coll'acqua penetrata durante il fortunale. Generoso e il Cerutti eran già gli aiutanti designati di Antonia nei lavori domestici e di giardinaggio. nelle case sguernite contro i rigori. allargò l'orto per la famiglia.è due volte risparmiato. Quando Bakùnin aveva protestato per l'ingrandimento della casa. che doveva portare gran sollievo di pesce alla tavola e alle spese domestiche. di progetti. . e di non volere spese per lui. ma alla sola vista gli parve di risentire i dolori del reuma. signor Cafiero. di proprietà e di intemperie. che vennero fatte tardi e male. chiamava il reuma dei Santi Pietro e Paolo. Fausto ora non faceva più niente. e a fin d'ottobre avevano alcune belle stanze nuove. Chiamò il capomastro. Domela e i ragazzi erano in barca dalla mattina alla sera. alla vista del lago sentì risvegliarsi la passione delle barche e dell'acqua. Quando arrivò l'anarchico olandese Domela Raavenstein. Inoltre egli temeva il freddo in casa. Sul tetto i muratori stavan rimettendo le tegole. Generoso ci aveva cavato qualche deposito e ripostiglio d'ortolano.Denaro speso bene . Fausto trascurò le semine. e credo anche a Locarno. Il capomastro non se lo fece dire due volte. Per asciugare l'intonaco in così breve tempo. VIII. scioperato dichiarato. Pesce non se ne vedeva. Fu comprata nuova colla vela e quattro remi. dove i Bakùnin e Cafiero poterono trasferirsi. A fare di pianta si spende meno e meglio. Migliorie Per disgrazia poi il capomastro era un uomo eloquente. Bakùnin per discrezione non disse nulla. come tutti i nordici. interrotto dalla morte. o glielo lesse in viso.diceva il capomastro .l'avevan raddrizzato. Così si misero su una via che può condurre lontano. che. ma non c'era nulla da fare: difetto di materiale del muro. Cafiero ordinò che a qualunque prezzo in un mese fosse coperta. e sapeva che più si va al sud. In Toscana lo chiamano "il mal della pietra". era il motto di Fausto con Bakùnin. Ross. s'erano ravvivate sui muri grandi e maligne chiazze d'umido e di salnitro. finita e resa abitabile. a rappezzare si spende di più e peggio. Rammentava con raccapriccio certi giorni di tramontana a Firenze. e cominciò a congiurare coi due ragazzi maggiori per indurre Cafiero a comprare una barca usata. mentre Antonia disegnava la risurrezione del giardino. Fra tante novità di lavori. e gli dimostrò che eran denari impiegati al cento per cento nelle migliorie del possesso. dal nome della prigione di Pietroburgo dove l'aveva preso. Non facciamo le cose a metà. Cafiero aveva replicato d'averle fatte per sé.

. . Ma d'altra parte. resta il nemico invincibile. di calce e di vetrate. . Una serra a metà riscaldata e a metà naturale era una rendita sicura e pronta. . lo vedeva purtroppo anche Cafiero. finiti i lavori della villa. Molto più sicura e più pronta delle rendite agricole. .Non il superfluo e neppure l'utile ma soltanto il necessario? Antonia. Parlavano un giorno Cafiero e Pesce in Barile di quel che si sarebbe potuto fare nell'ala futura richiesta sempre più imperiosamente dalla simmetria. . Pesce in Barile guardava sospirando la difettosa simmetria della villa.quel bravo signore! Parlatemi di fiori e non di campagna. Cafiero chiese al giardiniere e al capomastro un preventivo di spese. Apparteneva al partito dei codini ticinesi. Sarebbe per l'insieme. dove bisogna combattere insetti. Non per nulla di soprannome era detto Pesce in Barile. come decidersi ad aumentar le spese già ingenti e superiori al previsto. cominciò a sentirsi il capogiro. anzi si salutavano mane e sera con un reciproco monito economico: . si pentì. a Cerutti e a Generoso. Le piante fini hanno bisogno di ricovero per l'inverno. . lo rimproverarono affettuosamente e gravemente. Ma fu tradita da Domela. Pesce in Barile aveva fatto cenno di sì col capo. senza parole. ma non lo diceva: Chi troppo tira la corda si spezza. Parlò con Bakùnin. si fece premura di consigliare a Cafiero di comprarlo subito. si sarebbe ripreso il lavoro. di non far motto di spese nuove in nessun caso. I fiori di Locarno si spedivano per ferrovia fino a Milano e fino a Parigi. e quando ben si son vinti tanti nemici. e voleva spennare la gallina senza farla strepitare.disse.e mostrava Bakùnin in distanza che parlava con Fausto fra i lavoranti occupati allo sterro. detti in allora "oreggion". il contadino. al cessar dei geli invernali. ma che cosa se ne sarebbero fatta di un'ala nuova? .Il padrone è lei. quando Generoso li sentì. attenta ai fatti suoi. Pensò alla raccomandazione d'Antonia. Intanto. interpellarono Cafiero. Così Pesce in Barile ebbe la sicurezza che anche in primavera. soleva dire. aveva raccomandato a Ross e a Domela. mentre procedevano egregiamente i lavori alla casa colonica. . a cliente che paga non chieder altra fede. di travi. Pareva anche a Cafiero. per viver prosperi e contenti. Gli alberghi di Lugano ne facevano grande richiesta. e: .un corpo di fabbricato dall'altra parte? Parlo per la simmetria.Se n'accorgerà. Generoso domandò che non fosse svelato alla signora Antonia di chi era l'idea della serra.La serra. quando Bakùnin e lui concludevano ogni progetto ed ogni discussione. il quale sapeva anche un altro proverbio. frane. E il diavolo persuase il Motta e dette eloquenza alla sua passione di giardiniere. e Cafiero lo assaliva coi rimproveri di uno che già ne aveva più voglia di lui: La serra? Idea da matti! E non sarebbe buttar denaro dalle finestre? Il Motta dovette difendersi. intonacate a nuovo le stanze umide.se n'accorgerà. l'umido e il secco. so quel che faccio. Così fu stabilito di riparare la darsena. Era ossequioso di modi e rapace d'animo. ma. Ogni tanto. si turbò. .si rimetteva l'uomo subdolo. Per dir la verità stava proprio male. poiché il materiale accennava a crescer di prezzo. Il Motta aveva finito per scaldarsi. .gli venne detto quasi suo malgrado. morie. ché l'occhio non ci si poteva adattare. il caldo e il freddo. il quale dimostrò che a tirar la barca in secco sul greto e a lasciarla al sole e alle intemperie deperiva. Quando la signora Antonia vide che a ponente della casa veniva stabilito un deposito di mattoni.Lasciatemi fare. ad ogni punto fermo.rispondeva quegli ostinato.

e Pesce in Barile si guardava bene da presentarglieli. e non gelò quasi mai. lo rassicurava sul deposito del suo cliente. e di passaggio ed ospiti stabili. c'era da faticare per valutarla poco più di quel ch'era costata all'acquisto. Curando la casa e il giardino. che venivan per curiosità a congratularsi coi nuovi proprietari. Antonia e Bakùnin si commossero. e aggiunse il parere di un medico di Locarno: agli ammalati di cuore che soffrono d'asma. Cafiero aveva liquidi duecentomila franchi svizzeri in banca. Tutti i lavori furon sospesi fino al ritorno della bella stagione. La strada per scendere al lago venne così bene. le spese al finir dell'inverno.diceva Pesce in Barile: . il sabato pi. a lume di calcoli esatti e irrefutabili. che si spendessero ancora. Collo sterro i sassi crescevano. ma per una ragione o per l'altra. appena il necessario! Come se ci si mettesse anche la natura. Antonia volle comunicarle a Cafiero e a Bak-nin settimanalmente. piantamenti. come i sassi dallo sterro. Un impiegato "orecchione" della banca di Locarno. dopo i quali la Baronata sarebbe valsa almeno il doppio del suo costo. che fu sviluppata fino alla villa. i muratori avevan rizzati palchi d'ogni parte. e sempre ultimi. Il podere pareva un campo di trinceramenti militari. fa bene respirare l'aria balsamica dei fiori. la fecero girare intorno al fabbricato e dietro.spesso che gli altri giorni. fino al cancello. fra acquisto e lavori e spese di casa. se la Baronata doveva in progresso di tempo rifar di tutte le spese e darne d'avanzo? Antonia sospirava. ed ebbero un mese di vita ritirata e casalinga. fu un inverno mite. . la signora Antonia sospirava. Agli abitanti della Baronata s'erano aggiunti. Altrimenti. Ma. si poté metter mano subito anche ai lavori della serra. per tanta gente tutta povera in canna. anarchici militanti e compagni di fede che avevan bisogno di riposo o che venivano. che condotte libere giù per la ripa a precipizio sul lago avrebbero prodotto un rovinio. IX. Muratori e lavoranti erano il suo incubo. Così di mese in mese. e scese dal nord un freddo rabbioso. ultimi. dalle spese nascevano le spese. ogni sabato. ci volle un collettore delle acque. il suo fondamento economico e commerciale. Era l'opinione unanime dei conoscenti di Locarno. Ospiti Le spese di casa. . innesti. Si trattava di semine. L'occhio vuol la sua parte.La rifinitura? .ma la rifinitura val più dell'ossatura. Alla metà di febbraio l'inverno volle rifarsi del ritardo. A occhio e croce. passavano i centomila franchi. cominciarono a fare spavento. E a che pro' amareggiarsi. ventimila franchi. Ora l'economia ben intesa voleva. Cafiero non aveva ancor fatti i conti. a proporre e a prendere accordi per future prossime rivolte. I due si abbracciarono: né il superfluo né l'utile. Gli argomenti di Fausto con Bakùnin erano più seri e positivi. i ventimila franchi per mettere in pieno valore la Baronata.E finalmente palesò l'idea della serra. Rifatte le chiaviche e i fossi. passavano anche due o tre settimane senza che i due gerenti trovassero il tempo di ascoltare il rendiconto. specialmente dall'Italia. e per uno levato ne uscivan fuori tre. Furon messi caminetti in tutti gli ambienti. quanto tardivo. sì che i lavori poterono essere continuati tutti con gran lena. sarebbe stato buttar via i tre quarti dei denari già impiegati. sempre indispensabili. colture per l'anno venturo. ingrandito e abbellito per figurar degnamente colla via nuova e più ampia. Anzi. Non spender quegli ultimi ventimila. risultando così la strada interna più larga di quella d'ingresso.

la Comune aveva dato cinquantamila morti alla Reazione.Così non si ragiona. Quando un compagno veniva a chiedere un pane alla Baronata.Bisogna scusarla. ma la loro opera non intimidiva. furon trovati tutti questi conti e quelli della banca nelle loro buste intatte e chiuse. Se fossi giovane.E aggiungeva un'empia esclamazione imparata a Napoli: . nel '66 in Italia.Santo diavolo! . né inutile. ammucchiati nel cassetto di Cafiero. quando nel '63 in Russia. . il siciliano dottor Friscia. Giuseppe Fanelli e Carmelo Paladino e il giovane Errico Malatesta.Ma se non sapete nemmeno quanti ce n'avete buttati in questa Baronata senza fondo! .. Diceva a Costa: . . . sarei entrato in un ambiente di operai a spartire lavoro e pena coi fratelli. l'operaio piemontese Francesco Natta. . In Russia la Rivoluzione s'era dovuta sotterrare. Garibaldi in fine aveva dato un regno ai Savoia.sbuffava Bak-nin.Signora. . E fra gli Internazionali affiliati alla sua Alleanza Segreta. Il fuoco. l'esilio lungo e l'avventura con Netciaief avevano finito per straniarlo ormai. divisa dalla guerra dei Carlisti. come Icaria in America.E le donne . e da politica fosse per diventar sociale. Si sentiva veramente sfiduciato. né scoraggiava i rivoluzionari. aveva creduto che la Rivoluzione del '93 e del '48 riprendesse la via. non dico superfluo.lei fa bene. ma non necessario.concluse Bak-nin. Finì che Antonia ci perse la pazienza: . dispersi dalle persecuzioni poliziesche e dalla lotta con Marx e dalla catastrofe della Comune. Pi.perché lei pensa ai figli.se lei conosce che abbiamo speso un soldo. Dall'Italia arrivavano i vecchi amici di Napoli.cruda al giornale ginevrino. . distratta dai riformatori. nel '70 in Francia. Questa lettera seguì a quella pi. aveva scritto con pubblica lettera ai suoi fedeli "Compagni della Federazione del Giura": "Per nascita e stato io sono soltanto un borghese.Ma l'altro protestava con foga. confusa dai teorici. .diceva Bak-nin. repressa dalle armi. non tema di mortificarci. dove aveva scritto: "Ne ho abbastanza".rispondeva Cafiero. Il fatto è che la voce del ritiro di Bak-nin si sparse in varie maniere. . si riconosceva e si ritrovava ai segni e alle voci da un capo all'altro dei continenti. Di questo approfittavano le spie. per istinto e vocazione. Bak-nin era alquanto diffidente delle belle parole italiane. Costoro gli assicuravano la rivoluzione in Italia per l'estate ventura.Santo diavolo! . perseguitata dalle polizie. e Antonia prese l'abitudine di fare il conto per iscritto e di lasciarlo sul tavolo di Cafiero.E' giusto. covava ancora in Spagna. la prego.Cara.. e nella nuova Italia.A voialtri italiani spender belle parole non costa nulla. C'era in quegli anni per il mondo un vero e proprio personale errante della Rivoluzione: fugato e rotto. . Quanto alla Russia.rincalzava Cafiero.i sospiri non sono ragioni. La Rivoluzione languiva in tutta Europa. me lo dica. per seguire il loro programma. non gli si chiedeva quanto sarebbe rimasto ospite. circolò la notizia che tutto era una finta e che Bak-nin preparava un colpo. .diceva Bak-nin. che in Russia diventava tenebroso. . . ed emiliani e romagnoli come Celso Cerretti e Andrea Costa. fra gli amici si disse ch'egli apriva a Locarno una colonia fraterna di comunisti.innanzi. ma gli anni e la salute cattiva mi costringono a ritirarmi e a riposare". . .diceva Bak-nin . miserabile e proscritto. e mentre gli procurò tregua presso i nemici.sono di vedute ristrette. che aveva ventisei anni ed era ardito e veemente. Pensava ai tredici anni passati dalla sua evasione dalla Siberia. Bak-nin. e neppure chi fosse. .

Fu comprato un altro cavallo. Ora cantavano canzoni sovversive. ma Fausto in segreto gli confidò queste parole: . ma non per questo gli fu fatto viso men buono che agli altri. i garzoni menavano all'anello e alla corda il bove riluttante e quasi conscio della sua sorte. Il povero O25 non poteva assistere ai colpi.pregare per stringere la mano. John Willcox. ostricaro di Cannes. Fausto disse: . si accostava tetro e indifferente il mattatore col maglio pesante. fra l'altro. e che preconizzava grandi vantaggi economici rurali. nella loro ignoranza. La famiglia non andò pi. le rare volte che lasciava i libri. anzi l'offrivano con un certo modo tra la sfacciataggine e la compunzione. Cerutti dormiva in casa di Generoso. Il buon prete levò le mani al cielo: . e fuggiva. Gaston Barbassou. E mentre. Così si trovavano alla Baronata. Reverendo. O25 era istruito. oltre a Domela Raavenstein. e vedrà che non dimenticherò il mio debito con Nostro Signore. Sull'uscio lo raggiungevano i tonfi sordi sul cranio della bestia e il mugghio dell'agonia. In principio avevan temuto. A sentir lui. sicari lo pedinavano per freddarlo o per rapirlo.Badate che non sia poi tardi: ci pensi almeno quel peccatore con due piedi nella fossa. Il contadino Fausto si fece socialista anarchico con tutta la famiglia. gli allacciavano le corna. Mentre egli discuteva contro i pregiudizi. O25. e un carrozzino nuovo: una vera occasione procurata da Pesce in Barile. A Bak-nin che raggiante lo complimentava. l'animale soffiava e rantolava. nome di guerra.Se le cose si devon fare. che quella morte così repentina non avesse a avvelenare le . munito di commendatizie. Il prete della parrocchia fece aspro rimprovero a Fausto della sua miscredenza.Ai primi di febbraio del '74. il quale non disse forse dieci parole in quattro mesi. è meglio farle del tutto. che è vostro padre. Egli simpatizzò con Barbassou. e uno spagnolo. O25 tornava alla Baronata sconvolto.Mi lasci far s. in considerazione dell'odio con cui lo perseguitava la Reazione. che diceva d'avere una condanna politica in Francia.una rendita. l'incredulità e l'abitudine. vegetariano. che poco parlò anch'egli. faceva le viste di non accorgersi della mano di Fausto. Colla carrozza nuova e col terzo cavallo. grandissimo infingardo. e non si facevano pi. .E fece libertario perfino il padre paralitico.a messa. Nessuno ci credette. polacco. ma dapprima non si poté attaccare per il cattivo tempo. e spese alcuni giorni con macellai di Locarno a spiegare come la punta agisce. e sempre nel capo. ostricaro e venditore di zuccheri filati. e Ross nell'ala nuova. e che si legò di amicizia coll'inglese per il comune amore della pipa e della lenza. che faceva bellissimo vedere. il quale domandò di essere chiamato soltanto con una lettera e una cifra. E venne anche un individuo sconosciuto e misterioso. e la pigra contemplazione. Solo Ross. operaio delle Trade Unions. ficcandosi nel midollo spinale e fulminando il bove. colle froge palpitanti sul pavimento. bisognò allargare stalla e rimessa. un inglese. i due androni per quelli di passaggio. Per altro ebbe la soddisfazione di fare adottare le sue maschere. Aveva recato seco un paio di maschere inglesi per uccidere i buoi senza farli soffrire. tutta la parte vecchia della casa era ridotta a dormitorio: le stanze per gli stabili. e tirando sulla fune gli piegavano di forza la cervice e il muso. grande e vario lettore. collo stomaco che rifiutava il cibo. come si cominciò a dire dagli invidiosi. chiamato Scevola. dilettante di pittura e zoofilo. condannato era da non so quanti tribunali marziali. dall'altro canto del mattatoio fetido e sanguinante. coi "padroni". e i macellai trovarono che facevan buona prova.

che sul conto di lei ne aveva sapute da Barbassou parecchie e belline. magistrale. e non gli parve democratico. riferite dalle donne di casa di Fausto.alto di Bak-nin.fieramente dispiacque ad O25.carni.diceva O25 a Barbassou felice e glorioso delle confidenze di simile Rousseau del Lago Maggiore. Non andò molto che tutti cercarono di scansarlo.viva diffidenza e animosità contro Generoso Motta. ma siccome nel discorrere e nel fare esempi entrava in casi personali e di coscienza. Prese ad esaminare il contegno di Bak-nin e di Antonia coi Motta. e che discepolo gli divenne l'ostricaro Barbassou. la minor sofferenza dei buoi macellati a Locarno. che era molto piacente e tutt'altro che inaccessibile.L'altro era Emidio . si elevò a considerare nel suo insieme l'impresa. . aveva un pizzo nero. E voleva convertire Generoso al libero pensiero. buon giardiniere e buon sottoposto. . La risposta spiacque all'ostricaro. gli fece dire che O25 le pareva una scimmia ripescata in lago. indiscreto. eloquente. e tutto quanto cominciò a puzzargli d'aristocratico. altri due ospiti. O25. Accigliato. La signora rise e si strinse nelle spalle. quando O25 pensò bene di caderne innamorato. ma rispettasse quel che si deve alla religione. Che questa. passeggiando solitario. Quella fu la prima attività di O25. cominciò a levarsi ogni domenica contro l'ipocrisia cattolica e contro la confessione. Cafiero s'irritava. si divertì qualche tempo alle sue spalle. e continuava a andare a messa colla famiglia e colla cognata. che le recasse a O25. Il cavalletto e la scatola dei colori attendevano in un angolo il ritorno del bel tempo. e dava speranze a Barbassou. in fatto di coscienza non ammetteva intrusioni né consigli. e secco e allampanato. in conversazioni con Barbassou e in serie meditazioni. O25 sapeva tutto. per quanto fra lui e Bak-nin ci fosse l'antipatia naturale dei russi coi polacchi. Jean Paul Marat". facesse all'amore. anche quando non era richiesto. Suppongo che non sia solo in quel tanto che se ne vede per ora. le maniere. perché possan ricominciare in pace etc' etc' etc'. e riscosse le simpatie d'ognuno. ma che ogni missione e propaganda dimostra in chi se ne investe una disposizione a entrar nei fatti altrui. quando mangiava una bistecca. Ancor pi. e di scaldarsi tanto da farle offerta di sposalizio. era proclive ad ammirare le missioni e a temere i missionari. . per esempio. e su tutto correggeva e insegnava. che monda il peccatore e la peccatrice. Intanto arrivarono. già direttore del giornale "Le Salut Public" che aveva recato come motti in testata: "Dilexi iustitiam" e "Pour vaincre le despotisme des Rois il faut créer le despotisme de la Liberté. così: . il Motta gli disse chiaro e stizzito che si occupasse dei fatti suoi. un'aria languente ed esaltata assai spiacevole. Fermava Bak-nin e Cafiero su due piedi. il quale da allora cominciò a nutrire sempre pi. Uno era il comunardo Aristippe Marotteau.Avrete poi a comodo vostro la bontà di spiegarmi quale è il fine ultimo e filosofico di questa Baronata. così in zoofilia come in filantropia. il carattere della Baronata. La vanità di O25 s'inacetì.Non ci vedo chiaro. Barbassou recò le ambasciate alla cognata del Motta. e li interpellava. O25 era pi. e che egli. La ragazza. Da questo. quando n'ebbe abbastanza. due lenti a stanghetta di uno spessore da lenti di faro. Ross poi dichiarò alla signora Antonia di apprezzare. Questi. se così voleva il sangue. evasi dalla Nuova Caledonia. era di difficilissima contentatura. Poi. Bak-nin divagava. che era bassoccio e tondeggiante e pettegolo. venuto all'anarchia dalla lettura dei Miserabili di Victor Hugo e pieno d'ammirazione per il carattere scientifico e rivoluzionario di O25.

Salzana. arso d'un suo . Virtuoso. ostaggi della Comune. Io ho visto degli uomini andare alla mitraglia e alla ghigliottina. Comunardo a Parigi. Salzana come marinaio. E lui mi guarda. grandissimo mangiapreti. che trovò letto. Salzana. fra Londra e la Spagna e l'Africa e il Sud America. Uno era odio filosofico. rivoluzionario in tutte le rivoluzioni da vent'anni a quella parte.che libero. Era lingua di vagabondo e d'emigrante. ma Salzana. italiano di ventura. dice. Marotteau passava i giorni fra letto e poltrona. che Salzana non avrebbe mai chiesta né voluta. gendarmi e selvaggi.e della continenza. Ma in verità il povero uomo. mentre Marotteau aveva partecipato di persona alla fucilazione dei Gesuiti e dell'Arcivescovo di Parigi. La gratitudine.Salzana levava le spalle. dove Marotteau da solo sarebbe morto di febbri in pochi mesi. ristoro e buon viso. quando le diceva: . o regina. soltanto perché eran stati compagni di catena nel viaggio d'andata. per energia esuberante. Salzana aveva fatto questo. Allora me lo caricai sulle spalle e lo portai per un bel pezzo: uno che non aveva paura dei coccodrilli. l'aveva aiutato ad evadere dalla Nuova Caledonia. le cancre ha fatto questa.Un giorno . e Antonia fu piena di delicate premure per l'ammalato.d'esser pigretta del vizio. lingua e costume pi. sempre colla punta di bizzarria scherzevole sua propria. Un sorriso pallido sfiorava le labbra esangui dell'infermo. Alla Baronata tutti li accolsero a cuore aperto. Chiamava gli anarchici les gars. "lasciami ai coccodrilli e mettiti in salvo". . che non vi crediate! C'est un fier cancre le gars. da che erano sbarcati in terre comode. Salzana aveva imparato ad ammirare. e aveva battezzato Marotteau cancre.Andiamo a guarire le tue febbri. Marotteau Bak-nin fin dal '48 a Parigi. che non poteva far parola né atto senza offender la fibra del virtuoso ed austero Marotteau. senza darsi cura né pensieri. pur di non dover la vita a un simile spregiatore delle virt.Merci. quale ogni giorno pi. "Io non posso camminare". fanatico. Noi stavamo quatti e appollaiati tra le piante. scappato di casa a dodici anni. e per un lungo tratto l'aveva perfino portato a spalla. pratico d'ogni mestiere e sdegnoso di tutti. me n'intendo. ho fatto alle coltellate. amatore di donne.giovato che d'un solo rimedio. non aveva mai torto un capello a un sacerdote. Siam fottuti. e solo con Antonia mostrava di addolcire di gratitudine la patita e chiusa fisonomia. notre camarade. avendo pagata la traversata. Salzana conosceva Cafiero. Lo guardai negli occhi: diceva sul serio.C'était justice. dico io. non si sarebbe pi. imbarcato a tredici. che in certi momenti avrebbe preferito la Nuova Caledonia e la morte. bell'uomo vigoroso. sangue di Carbonaro. pesava a Marotteau. . stato un pochetto pirata in mari lontani. fuoco. Ma durante la fuga aveva esposta pi. bastava vederlo.che i gendarmi ci avevan chiusi nella savana.volte la vita per lui contro belve. Sbarcati in estrema miseria a Napoli. aveva detto Salzana.narrava . . con tutti i suoi discorsi. la forza irriducibile e feroce dell'animo di quell'infermo.gli si svelava Emidio Salzana. Salzana parlava una specie di lingua franca. E' spesso un torto della virt. racimolata tra i porti mediterranei e Parigi. anima di calvinista comunardo. Marotteau come contabile di bordo. Su un punto lui e Salzana erano sempre andati d'accordo: nell'odiare i preti. l'altro odio carnale. carcerato a quattordici. che diceva: . non doveva morire. avevan sentito dire della Baronata. che guarisce infallantemente tutti i mali di questa terra. quando una dozzina di coccodrilli escono dal pantano coll'idea di venirci a annusare le scarpe. senza sapere che così s'eran chiamati i Vandeani.

Amico intrinseco di Marotteau divenne O25. anzi. sarebbe lo stesso. Quando la Baronata sarà il primo falanstero. Un punto pareva particolarmente ben risolto a Marotteau: l'istituzione di una religione del libero pensiero e di una Inquisizione atea "de religiosa pravitate". Inoltre per ogni articolo aveva escogitato le obbiezioni possibili sotto qualunque punto di vista logico. Salzana s'era dato corpo e anima a incantare la cognata del Motta. sottocapitoli. e ghigliottina ai non conformi! Bak-nin promise di leggere la proposta di falanstero. morale. Ben inteso.Io il suo nome non lo so. Perciò. e alla prima occasione gli disse: . sentiva la poca simpatia dei padroni per O25.e delitti. ma si informò del significato dell'ultima parola. Era diviso in capitoli. e ci mise sopra un pesacarte. udendo che si tollerava un giardiniere cattolico. e sospirava compunto. Platone e Fourier. Tutto vi era regolato e tutto previsto. arte. commi e paragrafi minuziosissimi. religione. tenuto in sacro deposito presso un amico parigino. . ghignando. articoli. temperava insieme Tomaso Campanella e Saint-Simon. la nostra Inquisizione avrà da pensare al caso di un Motta. lui e i padroni forse. a cui si lascia tranquillamente continuare il pi. Da trent'anni Aristippe Marotteau ci lavorava con uno scrupolo da Consigliere di Stato. era cosa già fatta. O25 se lo tenne per detto. e gli faceva vedere di poco curarlo. la sua virt. tutto vi era sistemato fino alla virgola. e la sedusse tosto e pienamente. Ma del resto Marotteau lo sapeva quasi a memoria. li compativa. Era ormai un grosso volume. che correggeva. ignorava gli ignari del suo statuto. e le aveva tutte risolte e confutate una per una. In alcune notti d'insonnia. virt. fuoco.sfacciato esercizio domenicale delle pratiche nefaste della superstizione giudaico-romana. Disprezzava. integrava. ma cominciò a premere su Bak-nin perché liquidasse lo scandalo dei Motta religiosi e reazionari. La ragazza se ne contentò. che non era ancora cominciata. e in quanto al prezzolato. per non confondere. Ogni giorno Marotteau chiedeva a O25 a che punto fosse la lettura della sua "proposta compendiata di statuto per la fondazione di un falanstero comunitario alla Baronata presso Locarno". e ogni giorno O25 rispondeva. e si trattava solo d'applicarlo. Amor di marinaio. che io dessi a lei di mangiapane a ufo. levava gli occhi in alto con un atto tutto chiericale. prestante figura. la chiamava. Dopo pochi giorni. coll'idea onesta che non si facesse illusioni. Affettava di non sapere il suo nome e lo chiamava stipendiato o salariato. con finezza di servitore. come diceva lui. Marotteau. premi e pene.dispotica s'era alienato ognuno. Generoso. Allora O25 in via d'esperienza cominciò a trattarlo seccamente.bisogno incontrastabile e catoniano di prevalere su ogni cosa e in ogni uomo.diceva O25 applaudendo la conseguenza. perché lei è qui invitato dai miei padroni. comunitario. O25 concertò con lui e scrisse un piano da proporre a Bak-nin per far della Baronata un falanstero comunista. In punto di nomi e di definizioni le esigenze di Marotteau erano terribili e minuziose. Salzana aveva baffi vigorosi. economia.Questa è logica! . Proudhon e Moro. e perché . Il Motta gli ordini non li eseguì mai. come se già lo consegnasse al braccio secolare ateo. Gracco Babeuf e Augusto Comte. corda e mannaia! Politica. secondo lui. mentre Barbassou cambiava le pezzuole gelate sulla fronte dolente del febbricitante. così gli piaceva sentir discorrere. egli aveva in testa lo statuto perfetto di uno Stato Universale. ma lei può sapere il mio perché non lo nascondo. quel carattere robespierriano non era inaccessibile all'adulazione. ma per quelli che si fossero attentati a proporre di modificarlo. anzi prezzolato. e a dargli degli ordini.

Chi può costringermi a chiamar capolavori i ritratti delle concubine regali e papali. .Certo. saggezza. a un avvenire pi. Ross. I prussiani avevano messo in batteria cannoni e mortai per far breccia. che chiamano buon senso. . . fra il giansenista dell'ateismo. Comandai e difesi per quattro giorni e mezzo la città di Dresda.Fu allora .disse Ross ridendo. Una sera. morale e logica. Ah. . . Mentre la dava. perché intanto presero la città.e vorrei chieder grazia per i capolavori dell'arte. con un'aria che diceva molte cose. Credete che ci avrebbero tirato? I prussiani sono troppo colti per aver simile coraggio. conversando con Ross. Per lei.E avessero anche tirato.Finge. . Sarebbero stati sacrificati. Si trattava di giorni. Guai ai tiepidi! La virt.fece O25. e Scevola e Willcox che tacevano in spagnuolo e in inglese.nulla era perso per l'umanità.disse O25. . e O25 che non apriva bocca senza dar noia a qualcuno. era conscio della debolezza della risposta.Non mi pento. la coerenza delle idee e della vita. temo d'aver fatto molto cammino per procurarmi una delusione grave! Marotteau scuoteva la testa macilenta. . . d'esserci venuto. . Finalmente Bak-nin. al quale dovetti render Dresda. diventavano lunghe e impacciate.che ti battezzarono Re di Sassonia.bello del passato a cui essi appartengono. unica donna. . Allora proposi di prendere fuori dal museo i celebri Raffaello e Murillo. l'azione sopra tutto. . per altro. le . la serata era anche pi.disse .disse Marotteau.La transigenza. Anche su questo.è così? Fingi. disse che non era possibile. misura. ma io mi ricordo ora di essere qualche poco artista.gridò Marotteau. quei capolavori. allora fingi. . sentenziava Marotteau. qualche volta le serate. che repressero in Germania il movimento liberale. X. .a Dresda assediata dai prussiani. in quanto il piano suo e di Cafiero era di fingersi imborghesiti e ritirati dalla politica.è il principio d'ogni corruzione civica. la sincerità assoluta. . quando seppe la scusa.adottasse nel privato governo della Baronata lo statuto compendiato di Marotteau. Salzana regolarmente se la batteva. Io non ero liberale.Non volevo ricordarlo per modestia! Ma scommetto che son pifiero e contento io di quel regno di quattro giorni. .Quali capolavori? .Eravamo . che non è del suo il legittimo e consacrato Sassonia-Coburgo. O25 faceva in disparte il sopracciò: l'avrebbe voluta veder lavorare a far la calza.benissimo. . . . e intimarono la resa. Antonia si riprometteva di diventar buone amiche. I capi liberali moderati erano spariti tutti. Fummo assediati.diceva O25. Marotteau. e di portarli sulle mura. .lunga che per gli altri. finite alcune formalità. . . ma fui sempre del parere che dove è ribellione c'è speranza. Bak-nin e Cafiero leggevano. Antonia lavorava all'uncinetto o al tombolo.grande e pi. nei punti sui quali i prussiani fossero per aprire il fuoco. messo alle strette.soltanto perché ho conosciuto te. Noi eravamo quasi inermi. .(sorrise con modestia) . Bak-nin rievocò un episodio del '49.finge! Un tempo predicava l'insurrezione perpetua. e chiedeva spesso a Cafiero quando sarebbe arrivata sua moglie dalla Russia. la vita di un ribelle Durante il tempo cattivo e il freddo in ritardo.Ah. torse le labbra in un sorriso amaro.assoluta è il fondamento della libertà. Non ci fu tempo di far la prova.esclamava dopo un sospiro O25.

non si addice la falsa modestia pi. opera.Non diciamo frivolezze. Accostarono le seggiole. . Colla notte aveva prevalso il sereno. che quando si vestivano da buoni pastori per corrompere e addormentare i popoli? Questa è l'arte: poema. .Robespierre alla Festa dell'Ente Supremo.come nascono le tirannie dell'orgoglio intellettuale! La discussione stava per dare in disputa. e tutta la discussione diventa inutile. o altrimenti non ha neppure le attenuanti della stupidità e dell'ignoranza.Il petrolio . le glorificazioni impudenti dei loro delitti e delle loro violenze. e nel fondo dell'aria tornato gelido si inframmetteva a tratti l'umida e corrotta tiepidezza della burrasca sciroccale.il genio è libero di sua natura. . e non ne occorreva uno minore.era virtuoso.replicò Marotteau . E lasciate dire gli esteti! Non avesse fatto altro che rovesciare l'infame Colonna del Cesare corso. Ma non tollerava d'essere interrotto e che si sviasse il discorso. perché i quadri non furono esposti. Se fu borghese e non proletario.a un amico del popolo. il genio! Rimpiango che le nostre pompe da petrolio non abbiano raggiunto anche il Louvre.efferate o ipocrite maschere dei tiranni.esclamò Bak-nin . commedia. dev'essere virtuoso.disse Barbassou. fu difetto dei tempi.insinuò Bak-nin. Il vento fischiava fra gli embrici del tetto. .Il genio! Il genio . Tacquero.disse rabbiosamente Marotteau . un poco malavvezza.non mi venga fra i piedi colle sue superbe vanità. non . quando entrarono in Parigi i sanguinosi satelliti di Thiers. . ululava nelle bocche delle grondaie e in soffitta. .Gli mancasti tu.Mi sembri .disse Cafiero a Bak-nin. Se è genio davvero.è un'idea.Per altro . che si sentiva irritare. pittura. . e divideva i suoi oppositori in perfidi e in frivoli. .Mi rassegno.Abbasso l'esistente! Un simile argomento era capace d'arrestare in tronco qualunque discorso. Fuori del circolo rimasero Marotteau con gli altri due.Robespierre .e sacrificò Raffaello e Fidia. Disse: . dopo esser salita a dar la buona notte alla figlia minore. Dalle vetrate si vedeva il tormento degli alberi e l'immobilità delle stelle. . .che la iattanza: posso ammettere d'essergli mancato. che. i secondi con odio. . e bruciare il regale postribolo delle Tuileries. la sua superbia di loico vi si dilettava a confutare e a disprezzare i negatori e gli oppositori della verità: non aveva altro nome per chiamare le sue idee. . I primi li avrebbe bruciati senza pietà.Raccontaci la tua vita. quando Scevola aprì bocca e gridò: . Al rogo! Capolavoro è soltanto proletario e virtuoso. Antonia scendeva in quel momento le scale. All'interruzione di Bak-nin si volse torvo: . .disse Aristippe.Per ordine e per disteso non l'hai mai fatto. .disse Bak-nin . Chiamava la frivolezza maestra e provveditrice di corruzione. .sussurrò Ross a Cafiero .Ecco .disse Ross fra una boccata di fumo e l'altra .un Torquemada della canaglia.Insomma .Ecco .Dresda cadde. lupanare di questo vostro genio. I torrenti s'eran gonfiati delle nevi tardive. combattendo colle nuvole piovorne e col lago. mugghiava fra gli alberi e portava la voce grossa del lago in burrasca. La diceva frivolezza. meno colpevoli quando erompevano in aperte scelleraggini. la Comune sarebbe santa. .Ad un filosofo. Aveva soffiato tutto il giorno da scirocco. O25 gli strinse la mano officiosamente compunto. . A Marotteau non dispiaceva d'esser contraddetto.disse Bak-nin .

S'immaginò d'essere amatore di libertà oltre che d'arte. a Corte. Mio padre ebbe gusto artistico e visse molto all'estero.Spero che faccia pi. . ed era il marito che le occorreva per darle in mano le redini della casa. da molti anni non ci scriviamo pi-.Mi rammento . . nel distretto di Tver.disse sorridendo Antonia. . Da un pezzo mio padre è sepolto là a Priamukino. fedeli sudditi dello Czar.piacere . non ne cavo gran soddisfazione né molta speranza ormai. che erano scesi. Era insomma.disse con superiorità uno dei ragazzi.Non c'è pericolo.cominciò Bak-nin . durerà almeno tre giorni. ordinare e padroneggiare era la sua passione. . Mia madre era una donna orgogliosa. Non seguiva all'estero mio padre. a veder se la barca in darsena stava bene ricoverata.non vi arrischiate. affettuosa e mite. . Quanto a me. Anche quand'era lontana da Priamukino.Domela.Domani . a Firenze.dissero. ma buono e che meritava d'essere amato. Si levavano prestissimo alla mattina e avevan sempre mille cose da fare in darsena. E' la burrasca di primavera. nel 1814. mi raccomando.Figurati. rientrò nell'ordine e finì i suoi anni sulle sue terre sempre annoiandosi amabilmente.hanno la vocazione.è così grosso. .molti furono e sono peggiori di lui. e cospirò qualche poco nelle congiure di signori come usavano sotto Alessandro e Nicola nei primi anni del secolo. egoista e intelligentissima.disse O25 gravemente.a voialtri che a me. . La mia famiglia è d'antica data. sensibile. lo ammetto.riprese vivacemente Bak-nin . di quelle che i nostri romanzieri han fatto conoscere all'Europa. da navigatori appassionati. . Aveva sposato mio padre per amore.Dorme.Nessuno lo nega. Marotteau non perdeva una parola. . inflessibile. e aveva paura del vento. Quella cannoniera. Coi miei fratelli.il vento forte e il cielo sereno: un po' fa freddo e un po' fa caldo. nei salotti. . . si dava da fare e brigava con passione. .le estati e gli inverni grandi.disse gaiamente Cafiero .disse maternamente nel riprendere il suo posto.premise Bak-nin . . col Santo Sinodo perfino.voleva addormentarsi senza la sua mamma. e la mia parte d'eredità è stata confiscata. egli come i suoi pari.Il lago è grosso.Del resto . ma di politica. Salirono a dormire. che dimenticarla quando si seppe che cosa essa è.sessant'anni fa. la nostra educazione e l'amministrazione dei campi procedevano come sotto gli occhi suoi. . vivacissimo di spirito: noi figliuoli l'adoravamo. a spiare il tempo e a rafforzar gli ormeggi.mi raccomando di non me ne fare affogare qualcuno di questi ragazzi! . tanto vero che i figli vengon diversi dai padri. Dominare. un signore liberale dilettante e a fior di pelle. Colla dote aveva pagato i debiti di mio nonno.ci racconta la sua vita. . .disse Domela. . Tutto le piegava . a metà strada fra le due capitali della Russia. . . senza fine. era l'ammirazione e la curiosità dei figli dell'anarchico. Era di indole buona. nella casa russa. e riassestato i dissesti di mio padre. un uomo che al mondo c'è per di pi-. Si pensavano allora d'essere generosi e illuminati proponendosi vagamente di largire al popolo quel che non potevano negargli e il loro di pi-. Fu interrotto da Domela e dai ragazzi. Era un uomo inconcludente. e a Mosca e a Pietroburgo. d'arte non si curava. vana d'onori e di ricchezze. Intimidito dalla reazione di Nicola.riprese con imbarazzo sottile Bak-nin .disse Antonia . Era la felicità! E' pifacile rinunciare alla felicità se non si è mai conosciuta.Sono nato a Priamukino . che è rimasta in porto anche la cannoniera italiana che fa servizio di finanza. indolente. . . dissipatore. Era un dilettante e un uomo delicato.Michele .

prima cugina del generale Muraviev.disse Marotteau.Siamo colleghi. Poi divenne al solito suo impertinente. il sangue del '63.Parente . mentre l'altro ripeteva in aria tragica: . Bak-nin ricominciò a narrare la sua giovinezza lontana: . . . Ma O25 questa volta contraddì anche Marotteau e disse sarcastico: .il sangue del '63 sta fra noi due! . C'era con me un fratello. L'atto di grazia mi fu letto dopo che ci ebbero schierati davanti alle forche. Evasi. La forza di quarant'anni di ribellione mi viene dal sangue dei Muraviev. che non verso quello amabile di mio padre.disse Bak-nin con veemenza . E poiché soltanto la Chiesa di Roma conosce e pratica veramente l'autorità.Il sangue polacco. Allora intervenne Ross. Conobbi Bak-nin. Da questo forse avrei ereditato soltanto una inutile filantropia. Se c'era qualcosa da perdonarci nel nostro sangue. Ti degni di comandare. quando Muraviev fermò l'esecutore e lesse. Io combattei insieme agli insorti del '63.Prima cugina. .innanzi. . Taceva il vento di fuori. il mio unico fratello. . se non fossi libertario anarchico mi sarei fatto Gesuita.Bajo palabra de mi honor! . Sei generoso. .E un gran pericolo! In altri termini. . Che pi-? Era una Muraviev. a una ripresa della bufera. . Correggevo le bozze del mio giornale stando di servizio nelle batterie del Trocadero. Dal sangue dell'Impiccatore non poteva che nascere un reazionario o un rivoluzionario estremo. .disse teatralmente O25. Ho combattuto sulla Senna a Sèvres.mi riconosco pi.Tu hai ragione. mi fece grazia della vita. Toccava a me. . e sulle locomotive blindate. . Condannati alla forca. che ho poco conosciuto e non amato. Con questi occhi vidi impiccare il fratello amatissimo. che nell'insurrezione di undici anni fa si meritò da voialtri polacchi il nome di Impiccatore. . Bak-nin. d'illustre famiglia tedesca lituana. .rispose Bak-nin. perché non si spegnesse la nostra famiglia. Io sono nobile. con una negligenza dolente ed affranta: . finché. e da mio nonno l'amor delle spese generose. tu degni di far grazia al popolo del tuo orgoglio di aristocratico. e al Viadotto. Risalgo alle Crociate. Bak-nin.disse tentando lo scherzo Marotteau. relegandomi nel nostro castello. sulla Farcy. Fummo presi dai russi colle armi in mano. La stirpe dei Muraviev mi fa sdegnare in tutto le mezze misure. fuor che Bak-nin. e ognuno pensò per sé.chiese bonariamente Bak-nin. . ce lo siamo rimessi l'un l'altro. .giurò scherzosamente il Salzana: pare la giaculatoria di un frate che racconti le stazioni del Calvario.Voialtri non conoscete il mio vero cognome. Disse.dell'Impiccatore? .Io sono stato artigliere sulla cannoniera comunarda. e chiese a Bak-nin se il feroce sangue materno non lo tormentasse mai.Ah.Io . e nessuno ruppe il silenzio.Che c'entro io? . fuggii come dall'inferno.ma hai anche una grande e terribile responsabilità nel tuo sangue. Veramente disturbava tutti. ma la fibra mi vien dalla madre. seguendo collo sguardo il fumo del sigaro per l'aria. Chiesi inutilmente la morte accanto a mio fratello. e aveva le idee politiche della sua famiglia. lo Czar. Eravamo orfani e soli al mondo. mi lesse in faccia l'atto di grazia. e disse le seguenti parole lentamente.in debito verso il fiero sangue di mia madre.Fui ufficiale nell'arma dell'artiglieria. Questa è la vita che Muraviev mi rese.chiese O25 .

. . a Parigi nel '47 conobbi Proudhon e Marx. che allora era tutto libertà.sillabò con sprezzo Marotteau. della storia e delle rivoluzioni. assoluta. mi restituì agli slavi.E siccome non volevo fermarmi quando al gran senno dei politici rivoluzionari parve l'ora di fermare il popolo. uguale a quello del sanculotto Ges.Pure. finiti gli anni del '48. Dico anzi che il nemico naturale e diretto del socialismo sono i capitalisti pi.. pensa che ci sia un ponte e si figura d'esser di là.E perciò .che i re legittimi. fui a Dresda Re di Sassonia.Così. mandandomi in missione a Praga. come diceva Herzen. Del resto quello di Caussidière è il grido dell'anima poco caritatevole della politica. Caussidière.. Herzen . Prefetto delle Barricate nel Governo Provvisorio. quando Bak-nin non può passare un fiume.Cristo.fece O25 che non poté pi.Ti servo subito. . tiranni. del divenire.io cominciai a considerare Herzen un vecchio arnese fuori uso. .disse O25 . ora. ma per una pivera redenzione dell'umanità! . e vedevo una federazione di popoli poveri. la mia rivolta. . ma non ci volemmo mai bene. e conobbi te.precisò Marotteau. Noi dobbiamo morire per la libertà.Presto diedi le dimissioni. Anch'io sperai negli sviluppi del '48. Reazionari o socialisti. A me non è riuscito ancora di morire per lei. dev'essere sociale e universale. Bak-nin ci si getta dentro perché non teme d'affogare.Sulle barricate. continua la tua storia. rivoluzione. Ora è un cortigiano anche lui.sostenne nel '63 sul vostro giornale "Kolokol" la causa nazionale dei polacchi. . nichilisti o liberali. .replicò Bak-nin . Dando io dunque noia. Marotteau. ma il sacrificio. e nel '49. . Là feci al solito il rompicollo. e vi conobbi Riccardo Wagner. al secondo starebbe bene fucilato". Con Proudhon facevo l'alba discutendo della Fenomenologia di Hegel.fu il Calvario del popolo parigino. E imparai che il popolo non ha nulla da guadagnare sostanzialmente da rivolgimenti politici e nazionali. Italia.. . ma traditore. e non l'uguaglianza legale. Romania e la grande unione dei popoli slavi nascenti allora alla storia: li vedevo . .ma non perché fosse autoritario. naturalmente. dico io. Noi non dobbiamo proporci il successo. siete e foste sempre così. .Dico . tutti così! .protestò Bak-nin .Ma di' piuttosto .Amen. bensì quella sociale. Con lui e con Herzen approfondii la polemica rivoluzionaria. imparai due cose. . . della dialettica.Artisti.di un'Europa assolutista aristocratica.disse frettolosamente Bak-nin. Fin da allora fui per la rivolta popolare senza limiti né freni. e io suppongo che con quelle attitudini sarà passato presto a una costituita prefettura repubblicana o imperiale.Non voglio discutere questo. totale. ma la sola libertà è l'uguaglianza.lo rimbeccò Marotteau. No. che uomo quel Bak-nin! Il primo giorno di rivoluzione è un tesoro. Feci le giornate di febbraio del '48 a Parigi.Così credo. Nel parlare di Bak-nin si mischiavano il fuoco e l'umiltà.che da vero russo sei un nemico irriducibile dell'indipendenza polacca. E me ne glorio.tenersi . Spagna. La sua. a Berlino studiai filosofia. Caussidière. Conobbi allora anche Marx e il fondamento scientifico dell'uguaglianza economica.E fu. . ossia. diceva di me: "Che uomo. boiardi. come v'ho detto.fece Salzana che non portava rispetto a nessuno: Bak-nin. a un governo dove poteva sedere un Ledru-Rollin e tanti borghesi liberali temperati. avvenire. come Lohengrin salvatore di Elsa. .che un'Europa liberale borghese non mi alletta pi. moscoviti. vissi a Mosca cogli intellettuali.disse Marotteau. . economica. . come si espresse lui. per favore.

non l'avrei insultata. Il fatto avveniva in un posto di polizia nella città di Chemnitz.né sangue né idee russe. perché . Ma .Io sono . e nei Balcani.russi. . e in Austria. o consegnarmi ai superiori. io.interrompere procediamo con ordine.esclamò Bak-nin . . mistico e filantropo. Ma. Allora gli dissi che un delinquente non ero. cominciano a imparare come si fa la guerra". a forza di prenderne. "la via verde". soprusi. e il provvedimento illuminato del filantropo despota produce disgregazione. cioè se mi dovesse passar per le armi sommariamente.chiese subdolamente O25 . grande o piccina.per tua regola un socialista anarchico internazionale. usura. come dicono in Russia. Lo ringraziai. Re di Sassonia. per attuare la uguaglianza economica come conseguenza e conquista della libertà politica. rispose l'ufficiale. Ecco la libertà largita dall'alto. ma l'ha fatto in modo che i contadini non stettero mai così male come adesso. il governo imitò invenzioni del tedesco senza cuore. una volta che la parola è detta. un barin! Bak-nin. Io mi diletto di questioni eleganti. e mi disse: "Se ella mi avesse fatto sapere che capisce il tedesco. gli Czar non hanno pi. e m'importa della Russia come di una parte del mondo. come la chiamano i soldati.non sono pi. Inghilterra. e l'ufficiale passeggiava sacramentando contro quella peste di malnati vagabondi da forca che avevano fatto il '48 nella sua feudale Germania. "Lei dunque sa il tedesco. carestia e fame. che introdusse la "via verde". elegante e accurato anche in campagna. pensai io press'a poco come Napoleone a Lipsia quando disse: "Questi asini. disordine. col tuo permesso.insinuò O25. debbo mantenere e confermare che lei e i suoi compagni sono una manica di delinquenti". E forse peggiori diventano quelli che cominciano liberaleggiando come Alessandro. ecco l'impero knutogermanico degli Czar! . e mi vanto di aver saputo discorrermela con qualunque persona del mondo. ma fui catturato dalle truppe del Re di Prussia.Perché gli Czar . un proprietario. mi trattava di delinquente. mi fa ridere e mi disgusta oggi come allora.vuoi liberare la Russia dallo Czar? . Parlando coi suoi. estorsioni. L'ufficiale che comandava la pattuglia non sapeva se dovesse trattarmi come prigioniero armato o inerme. stracciato e logoro sulla panca di polizia. per non dire il mio nome. Vi prego di figurarvi la scena fra il tedesco ufficiale di cavalleria. . mentre aspettava il parere di un superiore a cui aveva spedito un cavalleggiero. davanti all'argomento ad hominem del polacco.disse in fretta . Perché a forza di sposar principesse tedesche e di governare con tedeschi alla tedesca. perché dalla burocrazia schiacciante al mortale passaggio sotto le bacchette tagliate di fresco. ripiegò sulle formulazioni generiche. che ha affrancato i servi della gleba. in Polonia.E quand'è così. o anche. Sogni! Le pretensioni a posare da martiri e da cenerentole delle nazioni. e me. "Il prussiano si civilizza". Invece di entrare in furore e di farmi ammaccare coi calci dei fucili perché avevo finto di non sapere il tedesco. il primo.aggiunse senza lasciarsi pi. solo perché gli avvocati e i professori voglion comandare al posto dei militari e dei funzionari. E' segno di una certa cultura. Io stavo seduto su una panca. Caduta dunque che fu Dresda. Francia e Germania. e perché possano cavarsi il gusto di eleggersi a chiacchierare in Parlamento. "Non c'è di che". e il secondo.giovani e intatti tender la mano ai proletari delle nazioni ricche ed esose. Il suo imbarazzo era cresciuto dal fatto che io fingevo di non sapere il tedesco. Un gentiluomo non offende gli impotenti". La mia regalità mi valse poco.E allora dillo . presi la fuga. il Junker pomerano si ricompose immediatamente. e in Italia. oggi regnante.che non sei altro che uno slavofilo e un patriota nazionale russo.

se non altro. Io gli dissi che da nessuna pi. e mi deportò in Siberia. quella di cui in Russia non ci si arrischia a dire ad alta voce neppure il nome. Dimenticai di dirvi che ero ammanettato. "Ora sappia che noi prussiani non facciamo una politica di castelli in aria. . "In rebus politicis. . di Germania e di Russia. Mi avevano messo alla catena fissata nel muro e dovevo starci a vita. "Grazie". Quod dixi dixi. io prenderei il posto del Re di Prussia ed egli il mio. "Anche il latino sa lei".compita persona avrei potuto avere il piacere di farmi fucilare. replicai io. . e che non sempre. se ti piace. disse quella testa realistica.permettete che condanni in questo episodio un gusto frivolo del sofisma e della dialettica oziosa? Non si discute coi liberticidi e coi satelliti del dispotismo. ma siccome l'ordine dei fattori non muta il risultato. di passare lei per le armi.permetto. dopo sei anni di rivellino d'Alessio. .disse Marotteau che a sentir parlare di prussiani e di Bismarck era diventato scuro scuro. . per diritto storico di vincitore". Fui consegnato a Nicola I. e si sapeva che quando la Neva ingrossa. allaga il rivellino e le celle. Intanto arrivò l'ordine di consegnarmi alle autorità civili.ma certo con qualcosa della regalità perduta ancora visibile e imponente sul mio viso. continuando. principalmente nel piorrido fossato della Fortezza dei Santi Pietro e Paolo. disse il tenente. nel rivellino di Alessio. "Non c'è di che". mio natural padrone. e ci lasciammo rallegrandoci della conoscenza. come fa periodicamente col disgelo e le pioggie. "non è cattivo. "solo il risultato decide se vi fu eroismo o delinquenza". fino al giorno in cui cadrà la Bastiglia russa. Mi dicono. signor tenente". Noi la sentivamo lambire il bastione sotto le nostre finestre. . il risultato del risultato sarà la fucilazione seduta stante. Piace raccontare pericoli e battaglie passate. se non sbaglio". Può darsi. La fortezza non mi ha spezzato. Era. mentre mi stava davanti sulle gambe aperte a compasso. e il tenente non mi nascose che preferiva questo a un altro. poi nel . dove Pietro il Grande fece torturare ed uccise di sua mano il figlio Alessio. ma io mi inorgoglisco veramente di non averci smarrito il buon umore. Nel '57 il successore di Nicola alleggerì la mia pena. Nel rivellino ci stanno quelli che il governo non avrebbe dispiacere se sparissero. "quel che conta è il fatto". coraggioso come prima. "Ein verfluchter Kerl". "Come giuoco di parole". da vero cavalleggiero. In Austria vi avevo fatto un paio d'anni. gli dissi. l'aria aperta. "Perfettamente". la sentivamo ingrossare e dimagrare. che io sono uscito. dissi fregandomi i polsi e pensando al discorso di Socrate quando gli levano le catene. e non mi sono stupito della diplomazia di Bis-marck. riconosca che se si invertissero le parti. Ci stetti quattro anni. interdetto dall'aggressiva pedagogia del francese. non mi ha neppure incupito. sentii che diceva ridendo nel rimontare a cavallo. sia caso o volontà. "anche il latino! Io l'ho dimenticato. e sei ne feci in Russia. non per vantarmi. mi disse il tenente abbozzando col corpo la piega di un inchino ironico. E. Era una cella orribile e buia. E' la fortezza del terrore. Slegatelo". mi trovai condannato a morte dalle Graziose Maestà d'Austria. Così che se avrò l'ordine in nome di quel risultato prussiano che è il mio Re. perché non voleva europeizzarsi come piaceva al padre. ma del carcere duro nessuno riparla volontieri. Da allora cominciai a persuadermi che i prussiani avrebbero fatto parlar di sé.Permetto. c'è il tempo di smurare le catene. Perciò permettetemi di abbreviare. E' un buon augurio per quelli che ci sono adesso e per quelli che ci andranno ancora.Stimatissimo Michele.fece Bak-nin. che mi commutò la pena di morte in quella del carcere. appoggiando le mani inguantate sull'elsa della lunga sciabola. e che io accetto perfettamente la sua teoria dei risultati.

e nei giorni di miseria digiunavamo. Furono anni. Tornavo dalla Siberia pi. serena e cara Antonia. .disse materna Antonia. Attribuisco a questa mia lontananza il fatto che i miei ragazzi.domando scusa: io delle mie . e in Cina cercai un imbarco da marinaio. un problema da squadernare in discussione.Del resto . La mia meta era Londra. Arrivavano i "pellegrini di Londra" dalla Russia per vedere Michele. anche questa volta: . degli Internazionali italiani e spagnoli e svizzeri. . una libbra di buon tabacco sulla tavola. concludere? . allora ce n'era per tutti. sulle Tuileries del liberticida Buonaparte. . sbalordita e spaventata del nostro stomaco e del nostro vivere diabolico e senza regole. buoni e cari. . ragazzi! Allora non si badava a mio né a tuo. Scesi colle zattere e le barche da traffico il corso dell'Amour. ingannando la fame col tè e col fumo. dove gli scioperati nababbi vanno a vedere in funicolare il levar del sole fra le Alpi. e chi ne aveva spendeva per chi non ne aveva. Traversai l'Asia settentrionale a piedi colle carovane dei nomadi. sentendo che in Russia e in Europa si preparavano rivolgimenti e che l'avvenire ricominciava a fermentare. insomma: niente. certo dell'avvenire e della forza provata. Lei e Miss Groos mi volevano un ben dell'anima. . Antonia coi figli e coi figliastri trovò soccorso e ricovero presso buoni amici nostri in Germania e in Svizzera. ma quando un articolo pagato o il favore della fortuna ci dava da sfamarci. come a Parigi in Rue de Bourgogne. figlia di un altro deportato. Veniva la serva in cuffia da notte.Dunque avevo già sposato questa buona. ah. mio consiglio e mio affetto. . Si chiamava Miss Groos la padrona. poté appena arrivare a portarli in Europa un anno prima che io evadessi. vivevo affumicando le tendine candide della mia camera inglese a Paddington Green. diciamo le cose come stanno! Emidio Salzana tendeva ad abusare. Io chiedevo acqua calda e zucchero per il tè a tutte le ore. dei socialisti francesi. Così. dove abitavo prima del '48. che vita larga. con un nome e un'autorità fra i compagni. siano piuttosto indifferenti per le cose della Rivoluzione. e la loro povera madre.fece. che vita! Propriamente la vita del cuore d'un russo. morì. sull'Escuriale e sul Quirinale e in cima al Rigi. e affidatili a Antonia.rispose col suo candore profondo Bak-nin. un progetto sorridente nella fantasia. della gratitudine dovutagli. la porta era aperta a ognuno.riprese Bak-nin . Ero solo a Londra. niente. riscaldata in modo da contenere perfino uno slavo esigente in fatto di stufe. che faceva andar la stufa superbamente: una linda vecchia zitella.diritto e pisicuro di me stesso. Ripresi subito la propaganda e le discussioni. Un bicchiere di tè.E che. e come si faceva di notte giorno e ogni ora era buona. o almeno così pareva qualche volta a Marotteau. Number 10 Padd-ington Green. avessero a sventolar sul Palazzo d'Inverno. ma era meglio evitare i porti europei.chiese a questo punto Marotteau. . Avevo avuto figli in Siberia. coraggiosa. e per New York rientrai a Londra. Perciò m'imbarcai per San Francisco. Per tutta la via io ero famoso col nome di russo del numero dieci.E levò le spalle. come da studente a Mosca e a Berlino. venivano a trovarmi i vecchi e i nuovi compagni. Qui Herzen mi fece arrivare del denaro. Li ho divertiti e stupefatti quei buoni inglesi! E s'intende non dovevano passare tre mesi innanzi che le bandiere della Società "Terra e Libertà". . dentro una perpetua nuvola di fumo. concludere. A Londra sposai Antonia. A Londra dunque ero solo. E rivedo la dimora di Londra.Sono ragazzi.Ah. evasi. Era una bella camera.c'è sempre bisogno di concludere. E non si pensava a domani né a stasera. . . Marotteau tacque sdegnato.'61.E che cosa concludeste finalmente? .cioè.

.tu la chiami passata! . Cerutti di quattro ne spense tre. che avrebbe voluto dire una cosa molto pi. .Non macina pi-. Bak-nin e Cerutti. sono cose che conoscete.e noi dobbiamo macinare. quando lo bruciò per una questione teologica. Cafiero. . andiamo a dormire.esclamò con disprezzo Bak-nin.calmo. eh? passata. serena. naturalmente.Passata. riscontrare i ruoli degli affiliati all'Alleanza Segreta dei Fratelli Internazionali. e credono che la mia vita mi inorgoglisca! Ahimè! Il lago era ora pi. .Stasera ci hai istruiti. questi diventano gli ozii di Capua. ma per la famiglia mia e . . e non ho saputo morire utilmente. .. Specialmente dall'Italia da qualche tempo l'amico Andrea Costa scrive spesso e in modo promettente. Il resto della mia vita e la lotta con Marx e l'espulsione dall'Internazionale.mi tratterebbe come Calvino trattò Serveto. Solo Cafiero.vicina e affettuosa. . Ma voleva sempre ancor dire un'altra cosa. Avrei voluto vedercelo lui. E' ora di riprendere le fila della cospirazione mondiale. o tutt'al pi. e non gli riusciva. il professore! Herzen è morto quattro anni or sono. quanti sono ancora fedeli. Ecco. passandosi il dorso della mano sugli occhi. ahimè! Bisogna spogliare la corrispondenza e rispondere. Di questo. mi chiamava vagabondo. Presi di sul mobile. Così fecero l'alba. perché Carlo Marx fa dire che la catena. salvava il mozzicone e ne accendeva un'altra. anzi la fantasia del suo desiderio. E il ricordo della sua vita riempiva d'amarezza Bak-nin.chiese John Willcox. epicureo e affastellatore di nuvole e sogni. non incolpava il concetto né la fantasia. venne la guerra del '70 e mi trovò solo o quasi. Fu data la buona notte. E visto che le candele non sarebbero bastate. ognuno accese la candela. . .riprese Cerutti.esclamò contento Bak-nin. avete conosciuto le Trade Unions? . . rimasero sulle scale a chiacchierare. . dove stavano allineati.non credevo di bagnare gli occhi alla mia età! Quando hai detto della catena nel muro e del fiume di fuori! .disse . .venne fuori a dire il buon Cerutti.disse Bak-nin. per quella sera si interruppero i discorsi. vedere quanti sono ancor vivi. Stanotte. . ma domani bisogna riprendere il lavoro. dopo poco cessò ogni voce e si spense ogni lume nella villa. a monte. e sentiva pizzicar gli occhi.prigioni preferisco non parlare.diceva il semplice galantuomo.Mister Bak-nin. lasciai Londra.acqua passata! La Neva! . . . conobbi Netciaief cinque anni fa.elevati. la Siberia e l'evasione me le sono inventate io. cosa che mi disgusterebbe di me stesso. ma siccome era tardi e la vita alla Baronata non correva del tutto come quella di Londra in Padd-ington Green. Non ti ringrazio per me. Sempre egli era stato per conseguire qualcosa che avrebbe dovuto superare il concetto. Non andavamo pid'accordo. La luna si affacciava alla finestra della scala.In Inghilterra.Marotteau . Cafiero. preferisco tacerne. ho passate molte miserie.Bella roba! . e poi non era stato mai nulla. anzi fra poco stamattina.concluse finendo di confondersi.A monte. chiamar nuove acque al mulino. e man mano che l'unica arrivava al fondo. la cella. sì che non ringraziava Cafiero di avergliela fatta riandare. Ma era un amico di vecchia estrazione. e che sono un agente provocatore della polizia russa! Per non parere di difendermi da un simile economista. . Ci disperdemmo un po' tutti. ma Bak-nin capì lo stesso e gli strinse la mano. i candelieri d'ottone. Ross. Cerutti si tormentava i baffi.L'idea non perisce. che aveva ascoltato con occhi umidi il racconto.cosa da non potersi accettare nemmeno come una sconfitta.

poiché era facile ribaltarsi in avanti a capofitto.largo al progresso.di un'ora sul guanciale. . Disapprovava. lasciati ringraziare da chi hai salvato. . ma questi si rifiutò. E prendeva certi giri nascosti dietro le siepi per apparire fra i gruppi.le disse Bak-nin baciandola gaiamente sulla fronte. . . stipendiato? Io vigilo. Pi. . su due ruote. Forse è una provvidenza che a noi sull'atto non sia manifesta qual'è l'ora migliore. .E' il progresso.disse Cafiero coll'intenerimento burbero dei sentimentali nervosi.disse il taciturno Ross . Cafiero.a me non dirà di no. forte donna. ci guasterebbe anche quella. Presbite e miope Colla buona stagione ricominciarono i lavori. Cafiero? . . alla quale forse ho chiesto troppo e dato poco. . e s'ammaccò.Ma ci permetterai . pedalava. Il pensiero che non possano seguirne altre. .di esserti grati con tutta l'anima a te. e dove Bak-nin. Voleva che imparasse quell'esercizio anche Bak-nin. XI. Erano tutti inteneriti e felici andando a letto. O25 si levava gli occhiali di presbite. O25 trovò da comprare a Locarno per poca moneta un velocipede d'occasione. di quelli d'allora.disse Cafiero.Ma tu.E perché dovresti disturbare? Qui siamo tutti uguali. Girava per il giardino e si avventurava fin sul campo dove i lavoranti se la prendevano comoda.Signora. ripreso dalla malattia del proprietario. . Un giorno riportarono a casa uno dei ragazzi contuso e svenuto.disse Antonia. . Lo sperticato polacco. Sul lago scorreva nei venti di primavera la vela di Domela e dei ragazzi.L'ho fatto per l'idea.diceva il polacco.Ce l'ha mandato la polizia? . . e anche questo fatto non accrebbe le simpatie di Antonia per il possessore della calamitosa macchina.Cerchiamo tutti il modo di fare economia. zazzeruto. . Una notte così buona prometteva giorni molti e sempre migliori. . .Ho piacere di sentirlo dire. . poiché ogni cosa ha un colmo donde scende per decreto di natura. una grande davanti e l'altra minima. buona. . arrancava.Ci avresti gusto.volte cadde. Sparivano sorrisi e le parole tacevano. disegnava lavori nuovi sui vecchi non anco finiti. . . questo lascialo dire a me. e andate a dormire! Con questo chiacchierare mi tenete sveglia. altissimi.vi lascio in libertà.Anche se a voialtri non permettesse. . che soffre per le mie idee e che forse non mi rivedrà pi-. facendo stridere e cigolare la macchina rugginosa su per le strade dei dintorni.Antonia. perché non se ne va? .Questo. e non si salvava pi. non all'idea. Una volta il Motta perse la pazienza e trovatolo da solo gli fece: .Se disturbo.Tu non lo diresti mai.disse Antonia comparendo sul suo uscio in vestaglia. io le voglio bene come a mia madre lontana. . e tu Bak-nin sai che l'insonnia ti fa male e che se non vai a letto per tempo non dormi pi-! .Se le dà noia la Baronata. O25 era presbite. a me.diceva O25. Affetti e speranze li tennero desti pi.d'Antonia. .nessuno per quanto lontano fosse. mentre l'alba sbiancava già il chiaro di luna.Vi si va sviluppando il bernoccolo del proprietario. Bak-nin si tirava il cappello sugli occhi e metteva le mani in saccoccia. . arcigno e riprensivo.

ottimo guidatore anche lui. Aveva la vocazione. se non fossero stati guidatori ottimi. e via. Soffriva tremendamente il mal di mare. e in càmice dava di piglio alla tavolozza. e Ross prendeva le redini. . che s'era comprato. Quand'ebbero due carrozze. gli rispondeva soltanto a monosillabi. come sovente trovava modo di far sapere.Questa è farina del tuo sacco. Il Motta per non sbagliare pi-. e sui muri aveva stese delle stuoie. nella migliore e nuova saliva Antonia. crebbe e si fece sempre pipalese. Willcox scrollava le redini buttando avanti gomiti e spalle con un grido roco che pareva una bestemmia. allargava i gomiti. per far entrare le carrozze fin davanti alla villa dove poi bisognò inghiaiare meglio. sul cancello al momento della partenza. Un altro svago al quale Cafiero non poteva partecipare era la barca. Drizzava il cavalletto da pittore in qualche posizione dominante. ma siccome O25 non fece motto. . Dei fatti altrui non gli sfuggiva briciola. Le reggeva alte e leggiere con piglio e garbo signorile fra le dita inguantate. Egli conosceva la storia d'ogni pietra della Baronata. O25 andò a sfogarsi con Gaston Barbassou.Capì il Motta d'aver parlato troppo e fuor di proposito. ardito e bravo. E spesso veramente. ma O25 non si arrabbiò. Per dipingere si levava le lenti: non passava una mosca sulle terre della Baronata ch'egli non la marcasse.diceva O25 a Barbassou ritirandosi la sera nella camera assegnatagli. La primavera cominciava a far crescere il prezzo della mano d'opera. perché aveva poco gusto e poca dimestichezza coi cavalli. Ma Ross lo vinceva in abilità oltre che in garbo. ma rozzo. a cui restava la polvere. e questi lo rimproverò. Ross allentava le dita dando un pochino appena di voce ai cavalli. avrebbero conosciuti dei guai. nero e lungo come il malaugurio. facevano coll'uno o coll'altro degli ospiti qualche bella gita pomeridiana. coi denari suoi e non con quelli di Cafiero. Furono assunti nuovi lavoranti. nel dire: . come sovente si curava di dimostrare. O25 si dilettava nell'amaro che spargeva e in quello che inghiottiva. ai quali andar coi cavalli piaceva come a due veri russi. L'altra la guidava John Willcox. Non accettava il sacrificio di nessuno. Del resto per lui non restava mai posto. Come. impugnava le redini. Parve anzi soddisfatto.siamo gli ospiti in guazzo noi. Così. sulle gambe di cicogna. o l'hai sentita dire dai padroni? Motta capì che avrebbe fatto meglio a mordersi la lingua.Siamo. e alla prima svolta nessuno si ricordava pi. Arrivavano i gitanti. comparendo all'ultimo momento. la cosa rimase lì. Le sonagliere tinnivano davanti al cancello. Puntava i piedi. . ma non c'è mai convenienza a tirare in lungo un lavoro cominciato. perché la strada dal cancello alla villa era incomoda e l'entrata difficoltosa. Cafiero restava a casa. E fu così che i lavori già progettati per allargare il cancello e la strada d'ingresso furono affrettati. e le andature e le voltate di Ross in gara con Willcox non gli garbavano. restava solo con .di O25. sì che con pochi soldi aveva trovato un buon rimedio contro l'umido. Antonia era riuscita a risanare assai bene la parte vecchia della casa. Schioccavan le fruste. Il giardiniere credette suo debito confidar l'errore a Bak-nin. si spassava solitario col velocipede. Qualcuno gli offriva il posto. non si sa. riparare due gradini e proteggerli con paracarri artistici. e ogni giorno Bak-nin e Antonia. ma il suo disprezzo per uno che digeriva col pane degli ospiti un insulto e un sospetto simile. Quanto a O25.

nell'aria sempre un pochettino malcontenta che si lascia dietro il divertimento degli altri. Per di pi. Per marinai e rematori ci siamo noi.il primo naviglio della Rivoluzione Sociale. a un prezzo d'occasione unica. egli fingeva di non udire.Tu poi . .Barbassou. . mi impegno io con qualunque tempo.la capocchia di uno spillo. e discutevano di una nuova spesa. Pensateci. Deus nobis haec otia fecit! Ah. Occorreva un ragazzo per tener pulite le carrozze.e voi. Quando O25 gli si faceva sentire coi suoi discorsi maligni ed amari. .Perché avete da parlare dei vostri interessi. . Domela fece tastar terreno dai ragazzi.Quando si leva le lenti. La barca vecchia non la potevano pi. e bisogna approfittare delle notti di tempo grosso. Cafiero al contrario era miope. e furono chiamate.Ha una vista.Ora uscite un momento. dopo aver profuse le decine di migliaia.Ross s'è fatti comprare i guanti bianchi per guidare in stile. lo infastidivano tristemente.Perché? . fra Domela e i ragazzi. per una volta tanto riuscivano a risparmiare un paio di centinaia. . .grande indiscretezza da parte nostra.O25 alla villa. anzi si sarebbe offeso a dar la spugna e la votazza a un estraneo. per mostrare che in coscienza non erano spese inutili. è meglio non sapere il latino e serbare una coscienza delicata. . Fu una congiura concertata in darsena.Coglie per terra . . Michele e Carlo. sì! . e impiombavano scotte o intrecciavano stropoli per i remi.chiese Cafiero. . Barche ne comprarono non una ma due. Colla barca che vi propongo. Riscatto e Vendetta.La barca vecchia può servire durante i tempi buoni per risparmiare il cavallo di Fausto e per portare prodotti agricoli a Locarno.disse O25. e quando gli occhiali l'affaticavano. Mi piacerebbe sapere quanto costa l'ozio di un anarchico. I ragazzi le ribattezzarono per altro col nome delle famose perdute nell'Antartico: Erebus e Terror. Non che credesse al male.Un tenor di vita da castellano.Sì. . quando Domela Raavenstein si fece avanti e tenne questo discorso: . come sapete.gli disse . Può capitare l'opportunità di portare di là o di qua qualche compagno.in barca non puoi metter piede perché ti fa male: sarebbe la pi.c'era in vendita a Locarno una barca eccellente.attenuava il buon Cerutti che rispettava il sapere di O25 . . . Barbassou. fornita di quattro remi di rovere e d'una velatura finita.disse Domela ai ragazzi. O25. E si levava gli occhiali.diceva con Barbassou o anche da solo. .lasciamoli in pace. . .patire. ma sbatteva gli occhi. . . ma simili chiose sulla sua liberalità e sul conto di Michele. ma con questa vecchia non ci sarebbe da fidarsi.nulla. ma Bak-nin questa volta si oppose risolutamente al buon cuore di Cafiero. taglia il lago poco lontano da qui.da castigo di Dio. non vedeva pi.diceva di O25 il Motta.disse Cafiero guardando Bak-nin . Il confine italiano. perché non potevano accostarsi a una rada qualsiasi senza che la prima vela uscita non li passasse. specialmente quando Cafiero poteva udirlo per caso. ascoltatemi. . Erano sull'uscio dopo colazione a prendere i primi soli. E già. Oltre alle carrozze crebbero di numero le barche. .ha la vista del castigo di Dio. quando racconciavano la vela che se n'andava tutta in strappi. Alle barche pensava l'equipaggio. . noi.dissero i ragazzi che ascoltavano cogli occhi accesi. . .diceva il Motta al Cerutti.Sarebbe dunque .

. Lo stato non serve al comodo ma alla morale degli uomini.si darebbe pane a un proletario. Ma la mia è diversa: si è virtuosi del tutto o niente. .Allora puoi restare. e lasciamelo dire. . Aspetta che lascino un privilegio: non è mai l'ora! L'argomento non era nuovo.Ma di che mali parli? . Cafiero.Lo pigliamo questo ragazzo per pulire le carrozze.disse Ross. e: . crede di confutare il socialismo. Così la penso io.disse Marotteau. spieghiamoci tutt'in una volta. io? Gaston Barbassou.Era prematura. Ma Bak-nin d'un tratto aveva persa la pazienza. ecco la scusa dei vizi! Argomento da prosseneti eleganti! Periscano centomila proletari.ma benissimo! Con questo ragionamento.Così dicono e diranno sempre .O25.la colonia.proruppe Aristippe Marotteau. . . Industrie di lusso! Industrie dell'ozio brutale e dell'orgia insolente: dan da vivere a centomila proletari. .In fondo poi . . Qui non ci sono interessi pi. una scuola di pubblicisti servi della borghesia giustifica le industrie di lusso.. . e manda a letto tranquilli i ventri d'oro! Il possesso di denaro ti ha già tanto corrotto? Non bisogna cercare l'utilità. economico e indispensabile. . . Sono carrozze fini e in mano ai contadini deperiscono. un ragazzo che la pulisca non vivrebbe sul vizio. uomo sincero.Tutto sta a cominciare. ma perseguitare l'immoralità.speriamo in bene.insisté Bak-nin.Ora fai finta di non saperlo! .O si vendono le carrozze. . .fece Bak-nin. . e la carrozza è necessaria per fare un po' di esercizio salubre. e questi tuoi discorsi sono affettazioni o insinuazioni: ti prego di scegliere qual parte vuoi fare. piccole o grandi. con questo sofisma economico.Ma . anzi era uno degli argomenti decisivi di Bak-nin in favore della rivolta perpetua e immediata.Che male.di dove? . sporcano tutte. i denari li mette Cafiero? E' un bell'atto.Un'altra! Qui i padroni non ci sono. Sono un intrigante io? .Ah.Speriamo. .o si prende il ragazzo.sentenziò Marotteau . . . e le macchie. Non ti celare. Avete sprezzato la nostra proposta di colonia comunista. ma certamente.Che parte. .E sono forse il padrone? .scapestrata si sacrificano ogni anno migliaia di figlie del popolo. solo che l'aveva sempre rivolto lui ad altri.Che ho da sapere? Lo so ora.Allora non fare lo sdegnoso né l'appartato. . . .A un esercizio naturale e salubre della giovent. ma non la virt-. . . .disse Bak-nin intimidito.sviò il discorso O25. Le prostitute sono considerate dai medici e dai sociologhi borghesi oggetto pratico.replicò l'implacabile Marotteau. alla cui generosità si deve tutto. ospite discreto! .Non aver fatta la colonia comunitaria .una carrozza non è lusso d'orgia brutale.Sì. vieni a sentire! Faccio delle parti io! . .miei che tuoi. .disse Marotteau a questo punto. . .. .Tutto il male.i privilegiati. . Un anello del sistema schiavistico borghese ribadisce tutta la catena. . nella Babele gaudente di Parigi.disse guardando per aria dietro il fumo del tabacco.Senti. .disse Cafiero. e sta qui a sentire e a dir la tua da compagno leale. così l'intende Cafiero.disse Bak-nin. .Ah. Questa è la loro morale.disse.Non ho bisogno di farmelo dire. . ma non voglio serbarvene rancore.o non lo pigliamo? . e noi consideriamo questo possesso come una cosa provvisoria fino alla realizzazione dei comuni ideali.tutto il male vien di lì.

XII. il vitriolo: attentati.Basate sull'egoismo. Destavano soltanto qualche rana.No. corta quasi come il naso rubicondo e massiccio. Da allora Ross lo chiamò Satana nel Paradiso Terrestre. venuto alla Baronata come Guerin Meschino quando gli chiesero donde veniva. passavano in certo loro studio per scoprire se i pesci di notte dormano. le leghe di operai saranno tutte le stesse dappertutto.disse Willcox cominciando a sorridere. .aggiunse malignamente . con buona pace di Michele. ma quasi alla chetichella. . che cosa è il picketing? Willcox si strinse nelle spalle. . mise fuori il suo pensiero: .disse Bak-nin.vive le sue inquietudini. Una volta. eh? . Ma . che in questa circostanza sono felice di chiamare un grande maestro. Volevano accertarsene in vista delle notti di luna della buona stagione. i caporali delle fabbriche.disse . trovandosi riuniti i soliti.rendergli impossibile vita e lavoro. . di furto.. in ricatti finanziari e politici e in grasse prebende.rispose Willcox.Grande conquista dell'operaio britannico. jobs. ma lo spirito della cosa non è cambiato e non può essere cambiato. preferisco tacere per discrezione.Dal mondo. la dinamite. corruttrici e corrompibili.questi mezzi di persuasione. demagoghi tutti lingua e stomaco. non mi hai poi mai espresso la tua opinione sulle Trade Unions. Non sei persuaso? .E'.sono in tutto e per tutto del parere di Marotteau. I vostri grossi capi trafficano in carne da lavoro.Bella roba! .da quando le Trade Unions non sono pisocietà segrete. in quei paraggi del lago.Bak-nin si trovò legato nei suoi argomenti. Trionfò O25: . per amor di vanità. I piccoli. mosse dall'appetito del salario. pesce.disse Bak-nin. e andavano con gran cautela illuminando l'acqua con lanternino a occhio di bue.sereni Scevola con John Willcox. .disse John Willcox.ripeté Bak-nin. 1874 John Willcox non dimenticava come Bak-nin aveva risposto alla sua domanda sulle unioni operaie inglesi. . che rispose: . Il ragazzo fu assunto in servizio. no! . Così con certe canne fustigavano di notte fra gli scogli. e il tempo che non spendevano a pescare.oh. E se in Europa si estenderanno. . assassinii. carne. ecco le associazioni e il loro spirito. di gesso. sono affezionati all'associazione per le razioni di pane. Conosci il rattening? . S'intendevano senza parole. birra e liquori che la carica procura. I contadini di quelle plaghe poco abitate credettero che sulla riva della Baronata frequentasse il fantasma di una ragazza suicida. sfregi. di radica. anni prima. voialtri le chiamate bagatelle. .Allora dimmi: le fucilate. . e potenti e riconosciute. .Certo. e. Europa. Lo spagnuolo fumava una pipa lunga ed esile. . Sereni veramente erano Salzana nei suoi amori colla cognata del Motta. d'ozio.Bak-nin. continuare a considerarmi semplice ospite estraneo e discreto in questo delizioso buon ritiro. per veder di guadagnare anche le ore notturne. Quando un operaio è ricalcitrante a iscriversi o a pagare.Io . ma Antonia sentì rinascere pi. .Jobs.Ah. sì? Le conosco.se le mie parole dovessero recare una nota stonata in questo Eden del buon gusto e dell'amicizia. ostriche. . e da quando sono ricche.ma non si usano pi. . . e tacque.disse Bak-nin agli altri. e di vessazione brutale o ipocrita. si imporranno coi jobs e poi colla prepotenza autoritaria. . prepotenti ed abbiette. l'inglese. e Cafiero cominciò a provare un indefinibile disagio.

all'intemerata. non è vero? . . per il gusto d'associarsi e di discorrere.pericoloso.riescono ubbidienti nella pratica. Era un grande politico anche Cavour. .la congiura del silenzio e del disprezzo generale.Willcox fece un gesto furbesco delle dita. .Lo so.è un mezzo: to gouge the eyes out. che prove ha? Denuncierà che nessuno gli vuol parlare? Farà ridere.sono sovvertitori nelle teorie. In Italia il popolo dice: "Come prima. Ma l'Italia rivoluzionaria bisogna che guarisca del melodramma. dei gran gesti e dei discorsi sonanti.Sì.proseguì intanto Bak-nin . ogni merlettaio vuol rifar Zuinglio.pericolosi.disse Willcox. ma temo che tutto finirà in discorsi. e Hegel ha creata l'autorità di Bismarck e dello Stato prussiano. La gente è povera.disse Bak-nin. Almeno non è un negriere ipocrita. . come tutti i preti di religioni novelle. So di un movimento degli intellettuali che si spossessano e si mescolano al popolo.continuò Bak-nin: . come voialtri mandate le vostre flotte nelle colonie. Sai come "si manda a Coventry" uno che non vuole obbedire alla Unione? . John Willcox. Gli svizzeri sono i veri democratici. . socialista a parole. tanto pi. . perfettamente indifferente a qualunque argomento. e poi in qualche gara di boxe o scherzando fra compagni nelle ore di libertà. per mesi. banchettano e discorrono come risparmiano e si associano. cioè Mazzini. e tutti voglion fare la Roma della Protesta e del libero esame sulle rive del lago di Ginevra o di quello dei Quattro Cantoni. il prete della libertà.disse Bak-nin. igienisti e alcoolizzati. Anzi dirò che le tirannidi dal basso sono peggiori di quelle dall'alto. .Già. se son grandi: sono pi. . e non disse mai pinulla d'allora in poi. . di fatto . Essi non fanno scuole per studiare.fanatico di quelli del Vaticano. Ogni orologiaio vuol rifar Calvino. eh? . Ma bisogna che si cavi dalla testa l'eroe. quanto pi.la Rivoluzione.il popolo è scontento del nuovo governo. .. entusiasmi e nuove sètte. cerimoniosi.Gli si fa intorno.disse Salzana ridendo di gusto. in questa Europa del '74? La Russia è lontana e da troppo tempo io sono esule. Ma l'associazione deve vivere e difendersi anche a scapito degli individui ribelli. e non sa con chi prendersela: perché se maledice o denuncia l'associazione. se proprio è uomo che stenta troppo a diventar matto. Garibaldi. discutono per discutere. e che i delitti del collettivismo e della demagogia statale sono peggiori di quelli del dispotismo. per anni. I tedeschi. pi. deluso della indipendenza. c'è da sperare. peggio di prima". . uno pratico gli appoggia i pollici sugli occhi e gliene fa schizzare uno o tutti e due fuori dalle orbite. ma studiano per andare a scuola. E un giorno si finge di rompere la cospirazione inumana.Quanto all'Italia. Quando penso che lo Czar i suoi cosacchi non li manda in nome della Bibbia e dell'igiene. cioè Garibaldi. fantastico e audace.disse Willcox. . in modo che diventa pazzo per disperazione. Verso l'uguaglianza sociale.Jobs.è sottrargli continuamente gli attrezzi in modo che non possa lavorare e muoia di fame.Coventry è il manicomio. Che cosa importa la grandezza personale di questi due? Peggio. . non batté ciglio. Questo significa per noi anarchici un nemico pi. e dice: "Si stava meglio quando si stava peggio". perdono volentieri allo Czar gli anni che m'ha fatto fare ai ferri. . venali. borghesi e vanitosi.Chi ci darà . delle congiure da teatro d'opera.Anche gli svizzeri sono serviti. si fa la pace.jobs! L'associazione deve vivere: ecco perché io dico che qualunque autorità perverte chi l'esercita ed abbrutisce chi la subisce.disse Bak-nin . . Rispettabili e libertini.

. Soltanto Roma ha capito la forza del principio d'autorità. pareva poco se il mondo si fosse scannato per voialtri. credevo che la sconfitta avesse liberata la Francia dal vecchio male della blague.ho troppo trascurata la mia febbre. . liberato dagli operai.Lasciami dire. e il '48. Grande Nation. per il quale la parola Dio non è neppure pi.Può darsi. appartengono alla borghesia. Fui arrestato dalla Guardia Nazionale.pronunciabile con un senso qualsiasi. E io lui. La Rivoluzione non ha niente da sperare in Francia. lasciami dire che siete tutti degli infatuati.e in tal caso tu saresti un . in nome di tutto quel che sarà. nessuno mi seguì.colpevoli dei governi ch'essi hanno rovesciato.io non voglio discutere queste tue proposizioni. Fraternité: taglie e contribuzioni e levate d'uomini.disse levandosi rigido Marotteau . ma col popolo mi consolo d'essere stato sempre sincero. rossa.disse sarcastico O25 .disse. Comitato per la Salvezza della Francia! A voialtri.Ne feci parte.Anche questo mi conforta. e non riconoscono l'autorità di Marx.Stasera . . Dunque solo un ateo. . . dicevano i feudali. .disse.parla tanto bene! . . che era in vena. Marotteau. soltanto un Bak-nin può opporsi a tutto quel che fu fino ad ora. dove le guerre dei Carlisti travagliano il paese povero e scontento. La Francia non è temibile quando viene per aggredire. . domani.e io dovrò sentir questo? . . o. . Chi muore per la Francia. mi farei Gesuita.eresia contro cui gridano cinquantamila morti della Comune.disse Cafiero . .Reo discorso.Nel settembre del '70 ci sono stato. Io ho conosciuto soltanto sconfitte e delusioni.Le sezioni italiane dell'Internazionale . senza volerlo. mentre Mazzini. . sia pace a lui. Speravo di lasciare in Francia le mie vecchie ossa utilmente. l'ho detto e lo ripeto. . e che almeno ebbero il merito di lasciarsi rovesciare. crociata o tricolore. mi scrive da Bologna Andrea Costa. Marotteau non si tenne pi-: . calcolatore e comodo. quando li invitai ad insorgere. Il popolo in Francia s'è imborghesito.Bak-nin. . un sensuale dispotico e capriccioso. Liberté. Ma io dico che l'arroganza sanguinaria e la scienza brutale dei feudatari.domandò Gaston Barbassou . . . degli industriali e degli strateghi tedeschi. sono pi.Vecchia fola: Gesta Dei per Francos.a Lione. dopo che non aveste saputo vincere. come quando viene per beneficare. hanno fatto un beneficio immenso all'Europa distruggendo quell'istrumento di dispotismo che le pesava addosso: l'esercito dei Borboni e dei Buonaparte.replicò Bak-nin. Ma in Italia c'è fermento. e il '59.disse Bak-nin. dicevano i Giacobini e il loro generale Buonaparte: e rapinavano l'Europa. .chiese Marotteau .Hai conosciuto il Comitato . Tutto il radicalismo.gridò Marotteau. ma ti dico veramente che io temo che tu sia.sono tutte anarchiche e bakuniniste.soldato d'una nazione borghese. mi attaccò fieramente. e che si potesse dar mano a qualcosa che avrebbe fatto impallidire tutte le glorie giacobine del '93. quando io fui pochi anni or sono in polemica con lui.da quanto tempo non sei pi. La ribellione nascerà in Italia e in Spagna. ora che è morto. égalité. Diritti dell'Uomo. tutto il '93 con Robespierre. dottrinario. a perder le ultime illusioni sul popolo francese.stato? La domanda cadde sul furor profetico di Bak-nin. tutte le idee repubblicane.disse Marotteau. . . Mazzini profeta della medesima nazione borghese. muore per la libertà del mondo! . s'è fatto avaro.E.Bak-nin . Se io non fossi anarchico. come uno zolfanello in una polveriera..per la Salvezza della Francia? .In Francia .

capisce. Io. . . E ora che qua e là ho messe delle buone fondamenta.disse Salzana . Dare e Avere Era una mattina primaverile da allargar di quattro spanne i polmoni. Piuttosto che cedere i miei lavori. . .protestò Pesce in Barile. . .frigido intollerante e fanatico.Un ponte? . qualcuno vorrebbe finire il tetto sui muri che io ho innalzato col mio sudore. .pretto '93. . signor Cafiero. Si tolse di là pigramente Cafiero. Un tozzo di pane! E' vero che se n'intendono. ma per costruire bisogna lasciarmi stare. qualcuno vorrebbe raccogliere dove io ho seminato.Ma perché? . quando si presentò alla Baronata il capomastro Pesce in Barile.Quando non ci si è stati. . soffro di troppo buon cuore. che non mi troverei a certi passi.quando Cafiero spinse l'usciolo ed entrò nell'aria dolce e corrotta della serra. Il capomastro si profuse in saluti.Che c'è. Cafiero stava ammirando con Bak-nin le prime gemme d'un filare d'alberi da frutta: e alcuni mandorli in fiore intenerivano la mente di chi li guardava.Sanno già.Peggio! . . . . La discussione lasciò tutti quanti stonati.Mi permetta d'andarmene.bella e tanto magnifiche orchidee non aveva ottenute neppure il milordo inglese. e trovò il capomastro nella serra. disfo quel che ho cominciato! . e c'è chi li ispira.Oh. quando non ci si è stati nel '71! .Veramente. col mio sangue. . .disse il capomastro. di strozzini! Mi vogliono fallito. .chiese Motta.Che io posso pagarvi almeno parte di quel che vi debbo. e Pesce in Barile stava dicendo: .sanno già. perché mi vuol soppiantare. e non fanno spese inutili. signor Cafiero. parlo per sfogare il cuore.una inezia! Loro hanno la fortuna per il ciuffetto.non si dovrebbe calunniare Parigi.disse Gaston Barbassou.Signor Cafiero. lei mi dà un grosso dispiacere. XIII. .Il fornello fa il calore promesso? Fa vedere il termometro. . . .Infatti tu .Molto no. che in altra parte di Locarno nella sua villa aveva speso una sostanza per coltivarle. ma è nel momento del bisogno che manca anche il poco.Capisco che lei dirà che dei miei dispiaceri una persona come lei ha altro da fare che curarsene. Li ho serviti bene i tuoi padroni.Ma vi occorre molto denaro? . signor Cafiero? . .Sono in mano di banchieri. e dichiarò che serra pi.v'è andato male qualcosa? E' crollata una casa? . . sanno già! Così sapessi io il mio mestiere.Intanto potrei cominciare io.anche noi. i miei affari non li so fare.fece Cafiero modesto. .si impara: cerchiamo di approfittare dell'esperienza.Una miseria. abbiamo speso.c'eri? Non rispondi? Facevi il comunardo vendendo le ostriche agli inglesi a Nizza e a Cannes? I tre si ritirarono senza dar la mano a nessuno.Ma perché? Ma questa è curiosa! .chiese Cafiero. del pi.Ma quando mai? .disse sorridendo Cafiero. . per spendere. . .No. .Ma io ci posso qualcosa? .Che cosa intende di dire. Il Motta gli faceva vedere una bellissima orchidea. . pensando al coraggio di quel delicato alberello frettoloso di fiorire.

. Peggio fu. Abuso della sua bontà.par che sia colpa mia! E' la prima volta che mi chiedete un acconto. è per pura curiosità. E' una parola sola di tutti: "Quel raro uomo del signor Cafiero!". Se mai.diceva intanto. Ma le ripeto. . e come gli zingari capaci di andarsene nottetempo. si sentì un poco rinascere e gli squadrò sul tavolino le colonne di cifre: .Non è curiosa. aveva preparate tante giaculatorie che un poco dovette sfilarne fuori. Lei crede che io sia venuto per amor dei quattrini.Ma io non conosco vostra moglie! . si pentì di non . E che mai e poi mai si sarebbe indotto a chiedere a un debitore come il signor Cafiero.Gente. perché presiedeva alle spese la signora Antonia. il timore di non fare fuggire senz'altro i debitori: . deciso che ebbe di riscuotere. venuti come gli zingari.sicuri che alle banche. Finalmente Cafiero l'obbligò a andar con lui nello studiolo per fare i conti. e prima di tagliar corto e di concludere. è mortificante. . Generoso era disgustato della buona fede di Cafiero. si trattava di inezie. signore mio! Tutta Locarno l'ama. L'ingorda speranza d'altro maggior guadagno in primavera l'aveva spinto a non voler esser pagato. .Anche mia moglie l'altra notte. la Baronata non sarebbe fuggita. forse ti darà tanto da contentare i pi.gente senz'arte né parte. che tanto era del suo sangue da meritar d'essergli sorella oltre che moglie.Ma io vi dò tutto quel che vi debbo! Pesce in Barile non sperava di spuntarla così presto. . ma mi piange il cuore. Quando vide in che modo Cafiero segnava le spese.Insomma .si spazientì Cafiero. ed ora la primavera era venuta. Mi perdoni: mi offende. gente senza stato né patria. mi diceva: "Il signor Cafiero è tanto buono. e Dio sa se a Locarno mi tartassano i creditori! . perché vuol così lei: io sarei pi. ma spiava colla coda dell'occhio il viso di Cafiero. per ora". quasi piche della scena ipocrita del capomastro. s'era messa e l'aveva messo nel dubbio che quei pazzi eretici della Baronata potessero un giorno o l'altro sparire senza pagare. che volete di pi-? . parlavo perché avevo il mio amor proprio anch'io. E davvero da dieci notti il capomastro dormiva male.pi. Solo quando ebbe Cafiero a quattr'occhi davanti ai conti. io non v'offendo per nulla. e Pesce in Barile si fermò da sé. . il Motta che lo conosceva non si mosse. Vediamo se i conti combinano. Mi perdoni. E faceva le viste d'andarsene via.spietati. Perciò Pesce in Barile aveva prese tante precauzioni per entrare nel discorso. non parlo pi-. per amor di regola. ma Pesce in Barile sapeva che la Baronata intiera non valeva quel che dovevano a lui per gli spropositi di lavori e di costruzioni. Debiti veramente nelle botteghe di Locarno non ne avevano. l'ammira e la riverisce. e di altri lavori non si parlava ancora. che pagava per quanto comprava. ma in confronto del debito verso Pesce in Barile. E si avanzò fino a dire di non voler nulla assolutamente.contento d'andarmene di qui a tasche vuote come ci son venuto.. che piuttosto voleva fallire. che gli era troppo caro l'onore che ne riceveva. vi rispondo pagando tutto.Ma è ben conosciuto lei.diceva la moglie facendo l'alba angosciosamente a parlare con lui del comune rovello. Fosse finita la miniera? A questo pensiero sudò freddo. Vado contro l'interesse mio.Non parlo pi-. Quando Cafiero disse al Motta di trattenerlo.Li considero . .Ma io non credo nulla. da quando la moglie. poiché da dieci notti non dormo per non sognare l'usciere. e la moglie invelenì.

volle spender meno scelleratamente quella mezz'ora disponibile. Ma quando seppe che se n'era andato: . Il risultato fu anche piasciutto e sconsolato. e nessuno fece frutto. gli dette una scossa. Così si lasciarono imbarazzati l'uno dell'altro. Dal canto suo. questo ringagliardì assai Bak-nin. e che andasse a fermare Cafiero. Cafiero d'un . L'impressione fu quando vide il totale. che teneva dietro soltanto alle cifre complessive.aver messo in conto. Vedersi in poche cifre una spesa di pi. . e non seppe andar avanti. tanto pi. Andò a riscontrare. Disse poi che.E che cosa . e segretamente pauroso di dover subire un esame delle sue proprie spese. Gli fece la storia della Baronata azienda agricola.si duole quanto pi. buona parte della sua sostanza. indignato contro Pesce in Barile. con un consiglio unico e solo: nel campo della Baronata non seminar pi. dei quali attecchirono poi due su dieci sì e no. Quante cose avrebbe bisognato? Come uno al quale vengon aperti gli occhi sopra un inganno in cui sia vissuto. . a vedere quel gesto trasognato di Cafiero. Invece ebbe un regolare e valevole ordine di pagamento sulla banca a Locarno. Cominciò dunque a spiegargli come qualmente tutto quel che faceva Bak-nin nel podere fosse denaro gettato via. gli dimostrò gli inconvenienti e gli errori e gli impossibili dell'impresa. parlare e tornare.fece Cafiero . Generoso Motta.pensò stupefatto: . e fino alle due la banca non apriva.non gli avrai già pagato senz'altro tutto quello che chiedeva? . Gli parve di travedere. insieme colle piantine di peschi e di altri frutti pregiati e costosi.Qui non si va pi. si prende tempo.avanti.fu prodigo. e lo lasciò doloroso e stordito. . sperando di poter avere sbagliato.cominciò Bak-nin. e si accordarono per tirare le somme finali.Ma si discute. Fece la riprova e rimase colla penna in aria. A dire il vero. .E poi? Tanto .avrei dovuto dargli? Generoso Motta si mise le mani nei capelli e non volle sentir altro. Bak-nin a svolgere i maglioli venuti dal vivaio per gli innesti. Doveva al capomastro ottantamila franchi.ma come abbiamo fatto? Bisognava esaminare prima. i rendiconti della banca. . Cafiero tornando ai suoi conteggi. lì per lì.quanto pi. coi conti di casa settimanali della diligente Antonia. ma guardò l'orologio. Le cifre erano molte. . Pesce in Barile era già partito coll'assegno in tasca. il quale si avvicinava molto incerto delle ragioni da mettere in campo contro il capomastro. fra andare.un soldo.disse. ma ciascuna per sé non aveva fatto impressione a Cafiero. s'era aspettato di sentirsi dire che soldi non ce n'era. Pesce in Barile boccheggiò di paura. Prima di mezzodì non sarebbe arrivato. di cui non s'era ancora curato d'aprire le buste e che giacevano in un cassettino dello scrittoio.disse Cafiero che era quasi stordito dal colpo bisogna pagare lo stesso. ebbe presto fatto a tirar le somme. come ci aveva messo da farne due di case.durò la buona fede. Fece quel che poté. Allora tanto bene volle d'un tratto a Cafiero.Oh.di duecentomila franchi. così un prodigo che passi un attacco d'avarizia ne arde tanto pi. gonfiando il pipossibile le partite sospese e certe rimanenze ancor da trattare. si esamina. Cafiero. e quando Bak-nin arrivò. . Aveva fretta di correre a riscuotere. illuminava intanto Bak-nin sul carattere del personaggio e sulla probabile enormità delle sue richieste. tanto da farne tre. che colla generosità e la benevolenza dei furbi e dei mariuoli verso gli spogliati docili. che stava per pagarlo senza discutere! Ci volle un po' di tempo.

e che errore! . per quel poco che ne so.tratto divenne geloso d'ogni franco.Mi spiego. ebbe spavento e rimorso. . . piantata la vanga nella terra dello scavo. anzi.Ma se .Aveva ragione Antonia.esclamava Bak-nin colle mani nei capelli. Cafiero rimase cogli occhi fissi sul manico della vanga. la parte di ciascuno sarà così diminuita.chiese seccamente. anzi all'avarizia e alla privazione.Vieni. buttato sul divano. . . e vedi. Rispose subito. è una partita di dare e avere. E se ne son fatti anche d'inutili. . bisogna mettere regola e misura. .Errori? L'errore.Qual'è? . quando li ebbe visti. Fecero colazione in fretta e con quel pensiero in testa. pensano che dopo quello se ne sarebbe privato. e che si sentiva già nella pelle di un povero.disse . . -E' fallita la banca? . .Per esempio. per verità tu non avresti dovuto pagare i lavori senza discutere. Cafiero n'aveva già pi.di me e che conosce meglio la vita. non per scialare pacificamente. Così già in certi tempi s'era privato. e: .Regola. si volse impetuosamente al risparmio.Il giorno in cui tutti avranno un lavoro manuale. Certo quell'imbroglione ti ha spillato il doppio del giusto. . e la sua indole estrema ed ascetica. senza curarsi del lavoratore che sentiva: . villa e campagna. Cafiero.Carta canta. . per amor della causa. Un lavoratore gagliardo. .ti voglio far vedere i conti. rappresentandogli all'animo le ragioni per le quali s'era fondata la Baronata. .chiese. Certo lo capirà anche Bak-nin.credi che tu ed io potremmo guadagnarci la giornata colle nostre braccia? Bak-nin aveva immaginazione inventiva e fervorosa. .L'ho fatta per te.I soldi per altro son finiti. Ci siamo spaventati del passivo.domandò ridendo.Michele. per non dire: . mi mostrerà dov'è il difetto e mi insegnerà a correggerlo. . ma l'attivo dov'è? Ci siamo dimenticati nientemeno che il valore della Baronata. .Hai trovato errori? .non è possibile! Questo diceva.Non è possibile. che anche i pi. e stese la mano per pesarla. .disse Cafiero: . egli che ha trent'anni pi.Questo sì. gustava lentissimamente un sigaro toscano.Perciò posso dirlo. .che un sospetto. . fin nel cibo e del fumare. santo diavolo! Noi stiamo facendo un bilancio.a noi dovesse toccare prima di quel giorno? Bak-nin non si scompose. la serra. Bak-nin tempestava con una matita su un foglio. . Non mise tempo in mezzo e raggiunse l'amico nel campo.E' un valore anche quella. anche questo è un fatto. che aveva immaginativa sensibile e nervosa. col badile stava ripulendo e squadrando una fossa per le prossime piantagioni d'alberi da frutta.deboli potranno farla senza pena.Quali lavori inutili? . Va all'attivo. . L'idea che se ne fece fu sconfortante. poi si ritirarono in studio. e si seccò a sentirselo ridire. guardò la vanga lucida e pesante.chiese Cafiero stancamente. Mezza giornata col capo fra le mani su quei conti disperatamente esatti.pensava. . Cafiero. sì o no? Il bilancio.Credi? . devi dire. A un tratto levò gli occhi dalle cifre con un'esclamazione di felicità.

E per un momento gli parve una soddisfazione.noti scannapagnotte del luogo. sai! . sospendere ogni lavoro. le chiaviche inservibili.A giorni. Ognuno era umiliato dei rimproveri ricevuti e di quelli fatti. Cafiero invece l'aveva indolenzita.Per altro in Italia potrai visitare i gruppi dei nostri e portar buone notizie della Rivoluzione Sociale.Come sarebbe a dire? E allora agli ammaestramenti del Motta si opposero gli ammaestramenti di Pesce in Barile: l'inutilità e gli errori di certe voltate dei viali. .Così. certamente. Gli parve d'averla trovata: le barche. Io. i troppi ospiti.La nostra situazione. non appena avrò ricevuto Olimpia. Al mio ritorno.. poiché i tramonti erano precoci e non avevano avuto voglia di accendere il lume per guardarsi in viso..disse nell'ombra Bak-nin. nella mia posizione di quello che paga. . non c'è poi questa fretta! Per il mangiare di ogni giorno. è delicata. Io credo che non passerà l'estate. riordineremo l'azienda. e non si lagnerà. ma insipida e triste. sai. Non credere che io parli a casaccio. Invece nel podere. . . Ma mia moglie è un'anarchica. vedi. andrò a Barletta a cercar di realizzare quel che mi resta. Ne metteva dieci al posto di cinque. E qui. questa poi.Eh. Senza volerlo e senz'accorgersene si erano accalorati e si eran parlati come per accusarsi. pur piccola e sola. . indietro non tornavan certo.. questo lo farai tu. i piantamenti sbagliati..Voglio passare prima qualche giorno con mia moglie.domandò. che non avrebbero attecchito. figurati! Ma.interruppe Cafiero.Sì. . puoi dirlo: le donne. mi dispiace. . Come la prenderà? .stretta economia. Ha sfruttato il tuo generoso entusiasmo e ti ha fatto murare il doppio del necessario. I suoi operai a guardarli facevano venire il languore. i lavoratori ingaggiati in troppi fra i pi. Tanto i denari erano andati. e cercava nella memoria una spesa. licenziare. dopo tutto.Che cosa? . a quistionare.Di' un poco. .Questo sì. per piacere. Tu ti sei fidato troppo di quell'uomo. E ora? . difficilmente realizzabile. ne ho ancora alla banca! . .Ora bisognerà mettersi nella pi. Era meglio dare i conti in mano alla signora Antonia. gli sbagli manifesti. Sai. . . .questa poi! Del podere è meglio non parlare. . ma voluttuario. le spese disastrose e i frutti di là da venire.Quando parti? . le donne. perché a te riuscirà meno odioso che a me.e inoltre non sarà un viaggio divertente. Bak-nin per delicatezza non chiese quanto fosse quel che gli restava a Barletta.di': fra poco dovrà arrivare tua moglie dalla Russia. Faremo fruttare questo attivo che tu dici che c'è.cari. di quello che paga.disse Cafiero accendendo. per saperlo. Bak-nin aveva la testa confusa e una gran voglia di buttare all'aria tutta quella cartoleria. non faccio per dire! Erano ambedue spaventati delle parole.Ah.Non dicevo per questo. ma che non ci avesse colpa lui. Le sue tariffe sono di fantasia.. Anzi. Perché? . Costui ti ha fatto comprare i mattoni nell'epoca in cui sono pi. le semine misere. i fossi mal condotti. senti. le previsioni sinistre.Sì. anche la mia. accendiamo il lume? Del resto se la posizione tua. . . che suonavan false e irose in quello scuro. pagare il triplo dell'onesto. colla primavera cominciano le . mentre li cavava dal suo magazzino dove li aveva lui. troppo giustamente gli uni e gli altri.

sotto un tetto che forse mi fa complice di bestemmie perfide e di perverse frivolezze. . fra gli ultimi. . vedi. .esclamò Marotteau . quei miei fratelli! Vorran sapere.pensò Bak-nin.Bak-nin.Povero Cafiero! Era meglio se a Locarno non ci venivi.i profeti né il loro stile. .disse Cafiero svogliato. Ognuno pensava a sé. mi spettava l'esecuzione sommaria sul luogo. .Ma tu .I miei fratelli mi vorran far sudare sangue. E' un'entrata. per morire qui nel nome della Comune. . chiedere. . .sei pi. in che impiccio mi son messo io. io scuoto la polvere dei miei calzari sulla soglia della tua casa e l'abbandono. . Mi vien la nausea a pensarci. io ero là.un vero figlio di famiglia. era meglio. vorrei che tu li sentissi! Loro san far denaro. e se essa è quale sospetto. La finestrella del filosofo Non pi. se Cafiero mi cala? Mi diranno imbroglione. E io.d'essere udito da tutti.Il mio passato . Non chiedevo altro. e se mi avessero preso colle armi alla mano. .replicò Bak-nin.A lui che importa? Che cosa ho fatto? Non doveva.disse . Rideranno e disprezzeranno me e la Baronata e anche te. Dal canto suo. Aristippe Marotteau venne a cercar di Bak-nin e di Cafiero. Cafiero pensava che evidentemente l'ultimo pensiero di Michele erano le sue noie e tristezze casalinghe. e s'ingolfò in un veemente discorso: . ma per venire a riprendere la lotta. e mentre cercavo un fucile di qualche compagno morto. e non mi dispiace.disse. ficcare il naso nei fatti miei! Loro. che dicono tutte la medesima cosa. A Bak-nin montò subito la mosca al naso. accompagnato da O25 e da Barbassou.Sì. Neanche il lume giovava a schiarire i pensieri dei due amici. è meglio che non mi dica niente! Eh. Volevo la morte al pi. fu presa la mia barricata. . il podere renderà qualcosa.E dàlli! . Feci fuoco fino all'ultima cartuccia. e pensò: . . colle tristi parole: .E' un pulcino nella stoppa. ma fu primo e solo. Mi si inceppò il revolver. loro.Eh sì. Se tu non riconosci che in essa è la verità.primizie.mi obbliga a non restare un'ora di pi.aggiunse indicando gli astanti. Avrò ore e ore di discussioni e di litigi. Ma Aristippe non gliele lasciò dire per allora. subornatore di ragazzi. Se sono fuggito dalla galera. Il giorno che i Versagliesi ebbero costretta col ferro e col fuoco l'ultima resistenza dei Comunardi sulle Buttes Chaumont.Tu vuoi sapere quel che penso della Comune? In due parole ti contento. vengano da chi che sia. . E poi avevo promesso di lasciar questo resto almeno per tre anni indiviso nel patrimonio comune.disse finalmente Bak-nin con sforzo .Bak-nin. giudicare. . tristemente..forte delle circostanze e maggiore delle miserie umane. . Se tu non mi dici esattamente la tua opinione sulla Francia e sulla Comune.parole da dirsi. etc' etc'. E delle scomuniche me ne rido. In giugno poi c'è il frumento.Non apprezzo . non è perché là si muore. . .Bella scusa per lasciarmi nelle peste! XIV. non sai quanto odiosi.Il malinteso e l'irritazione hanno mille parole. mi obbliga il mio passato. dichiaro infame la tua .tardi del giorno seguente uno degli ospiti cominciò ad andarsene da sé. .presto.ho voluto aver testimoni. e non trovavano pi. la via e la luce. che mi avrebbe risparmiato il dispiacere di ricevere la vita da un tribunale di Thiers e di Mac-Mahon. Ci sarà da patire. se non trovi altro da dirmi. Mortalmente mi rincrebbe e mi rincresce d'aver gettato via quel revolver.

E dunque io per primo non mi fiderò pi-. . io. che io invoco e preparo. ecco come mi propongo di deporla. almeno. deve ai Versagliesi un terribile beneficio. Io non rinnegherò i nostri morti. non darà autorità e potere a un nuovo governo. d'aver dovuto dominare e comandare. Se l'Europa deve alla Prussia un beneficio: la fine dell'armata imperiale e del pennacchio militare francese.Ma sicuro! E' gente del tuo stampo quella che mandava alla ghigliottina chi trovava da ridere sulla palandrana di Robespierre e sulla cravatta di Saint-Just.di tutti della scena inaspettata.gridò O25 con voce che il furore e la soddisfazione insieme rendevano acuta come voce di donna. . dopo. e mi pento come d'un tradimento d'ogni ora passata qui con te. Io sentirò vergogna di vivere fra uomini liberati da me. e morirò nell'ultima vittoria. Pazzia per pazzia. sacrilega la tua presunzione.intervenne Cafiero imbarazzato. della tua eloquenza da predicatore laico.Marotteau. .disse Marotteau dominandosi gelido.disse Bak-nin esasperato: . .gridò Marotteau. . o soltanto gli altri? Truffi le idee o i denari in questa Baronata? S'intromisero. . se non vuoi starci. Ti dirò che mi dispiace. La disputa degenerò in litigio.Un anno di febbri. ..Sì. che la inizierò e che la scatenerò. e desidero fin d'ora che il giorno primo dell'età nuova sia per me l'ultimo della mia vita mortale. Tutti foste sedotti dai vecchi idoli e dalla smania di dominare. . . ma abolirà lo stato. . cervelli infiammati.bastano a qualificare la frivolezza di chi li adopera. Vattene. potere. . . altrimenti Bak-nin l'avrebbe sbattuto per terra. .Sono morti inutilmente. ché beneficio è la fine sanguinosa della Bohème parigina finalmente distrutta! Marotteau era terreo e tremava come nei peggiori assalti delle sue febbri.aspetta almeno che ti sian passate le febbri. Non muterà gli stati. non ha da essere l'esecuzione di un piano teorico di quattro o di quattrocento chiappanuvole. . La Comune è caduta in errore perché è stata diretta da gente come te.tu qui inganni te stesso o anche gli altri.Ma le forze. molto gravi: non vi intrudere motivi d'ordine privato. . quella che non hai tu.disse Antonia dispiacente pi. uomo.tieni il tuo dispiacere per te e per chi se ne degna! . parolai infiammati. Rifiuterò il tuo pane. guarda! .insolenza.disse Bak-nin.eravate in Parigi centomila invasati e presuntuosi del tuo genere: letterati infatuati. agli uomini. . Conosco la vostra perpetua rabbia di sistemi. . perché nessuno possa dire mai pi-: "Io ho comandato su un mio uguale".Mi regge la coscienza. preferisco Caligola e Tamerlano.Ma tu.disse Bak-nin furioso: .O25. dei sospetti.Io non rispondo ai dileggi. io me ne rido. .venimmo per accuse pubbliche.Per te.puoi piangerli due volte.gridò l'esaltato.Riconosco il Quartier Latino. perché avrò dovuto comandarli. come un pane d'apostasia! . Ecco la mia dittatura. E io. . avrò la tristezza e la degradazione d'essermi dovuto imporre. . di me stesso. Silla.Inquisitore da burattini! . Non parlo per me: delle tue accuse. La rivolta dei santi e degli indemoniati.replicò Marotteau.le forze non ti reggono.disse Bak-nin rincresciuto anche lui. . .ma non un'ora qua dentro. perché distruggerà governo. . Tu sei Silla! . prurigine di profeti a un soldo il foglio. . per te. autorità. . . tiranni affamati e despoti in scarpe rotte! Peggiore è la rabbia dell'impotenza che quella stessa della prepotenza.

. si prese la fronte in mano e disse: .Così sincero era nel dir questo.domandò Ross . O25 e Gaston Barbassou rimasero. che ho fatto? Non lo rivedremo pi-. quando Bak-nin. Ognun di loro ha la sua finestrella. che suscitava. salutando soltanto Antonia.doveva importare al filosofo del pessimismo che vincessero gli uni o gli altri? . per lavarmi di quel che può esser costato il pane che ho mangiato qui. che stava per inseguirlo con nuove parole violente. e là. . A queste parole inaspettate. e state sicuri che non c'è maggior male che si possa fare a un filosofo.Bisognerà fare economia. Bak-nin lasciò cadere la mano di Cafiero.questa Baronata non porterà sfortuna? . e mi pare che riveli lo stato dell'opinione popolare.ha recato da parte di Andrea Costa tutta questa corrispondenza. seduto con Ross e con Cafiero davanti alla corrispondenza. Vera Karpof . quando questi lo ferì colle seguenti parole: Mai ho sentito desiderio di aver denaro. la voglia di difenderlo.disse Bak-nin ansioso. e volse le spalle. Bak-nin. .Miei cari. e tutto si aggiusterà.Ho timore.Che male gli avevan fatto? . al sentir le schioppettate. Io non credo alle tue fanfaronate. tu maturi e avveleni l'offesa. .Ah. non ha pi. . . Fece un gesto come per gettare del denaro per terra ai piedi di Bak-nin. Ma forse era meglio ricordarmi che sempre e in ogni modo dov'è possesso è gelosia. Basta guardarlo. ammazzateli tutti quei cani di liberali!". Anche fra noi due questo possesso ha già fatto correre parole risentite. . addosso. Perché non ho saputo tacere? E sentì la vanità delle dispute e l'amarezza delle offese.Ahimè. narrava: .Ma tu che dici? . e di lì si affaccia a condannare gli oppositori. tanto Marotteau che l'economia. nella disperata fissazione. sospetto: è il principio maligno. . inquietudine. Io ti credo un bugiardo. Così terminò anche quella volta l'incontro di un fanatico con un fantastico: due sorte d'uomini che non smetteranno mai di cercarsi e di provocarsi. che aveva presa fra le sue. tutto pareva dimenticato. e brevemente.l'idea del progresso è un'idea liberale ed hegeliana: negli insorti egli odiava appunto degli oppositori filosofici.astioso intellettuale! Mentre un uomo ti parla a cuore aperto. A Genova: "La Fame".rispose Bak-nin. . .Lo so.Che cosa . di placarlo contro sé stesso e la sua rabbia.molto da vivere.Il filosofo Schopenhauer nel '48 a Francoforte. Catone! Ma le spalle di Marotteau erano così grame e rattrappite nella debolezza delle febbre. e non disse pi. Siamo stati imprudenti. se non adesso per sdebitarmi. Marotteau partì la sera stessa. come quella del granaio di Schopenhauer. che credeva forse d'aver commosso e convinto Marotteau. Qualche mattino dopo.E' un'altra cosa. .continuò rimettendosi alle carte . disprezzati e trascurati da tutti. . Trovo un elenco di periodici sovversivi che si stampano oggi nella Penisola. della miseria.nulla.Cafiero. cominciò a gridare: "Addosso. una gran pena umana..disse Bak-nin. Ce l'ha anche Aristippe la sua finestrella di filosofo. della passione divoratrice e perduta. . vedendo da una finestrella le truppe che mitragliavano le barricate.chiese Cafiero. si rifugiò in granaio. soltanto una specie di arrabbiata pietà. guardandogli dietro.

disse Cafiero. "Il Mongibello". L'indirizzo generale mi sembra buono. l'unità del Regno è compiuta da quattro anni e già non contenta pi. come al solito. cioè furente. . peggio che se avesse quattro secoli..(Beniamino era il nome di guerra di Errico Malatesta). che per altro è diretta dal Bignami di tendenze moderatrici. "La Plebe". E il giorno in cui ci faremo mitragliare per le strade d'Italia. "Il Romagnolo". per dar polvere negli occhi. uno dei primi operai socialisti d'Italia. Il popolo. a Ferrara. A maggio saranno finite le scorte di frumento. "Il Petrolio".Leggi.disse Cafiero ."sono gli elementi di fatto.Costa fa la spola fra le Romagne e la Toscana. a Girgenti.Non è pensata male davvero. ma essa stessa è divisa fra moderati che han paura d'essere andati troppo avanti. ma a Catanzaro."Questi" .disse Ross. . noi socialisti entreremo terzi a dire al popolo di non tornarci a casa! E viva allora la Rivoluzione Sociale Universale! Il governo farà troppo o troppo poco.E' un vero Machiavelli . A noi toccherà unirli e indirizzarli. che non basteranno fino al raccolto nuovo. a Ravenna. La borghesia accende i bengala la sera del 20 settembre.Vera Karpof.nessuno. Come stato degli spiriti. e questi idealisti hanno tanto detto e promesso al popolo che loro non l'avrebbero voluta così e che qualcosa faranno per ripararla. . a Lodi. perché quello d'anno fu scarsissimo. a Firenze. "Lo Scarafaggio". e repubblicani che non sanno pi. .Costa . ha condotto da Zurigo una sua amica. e condurre il popolo dove non sa ancora che arriverà. Bisognerà esser pronti per quel momento. Quando questi si fideranno. Hai finito. I professori d'università. .. dimostrazioni.come fare a tirarsi indietro."La Canaglia". Beniamino è nell'Italia meridionale. che ormai se continuano a dar parole perderanno tutto il credito.Costa vede diritto. . . e di tornare a casa. di non far altro che sbandieramenti. Ci sono fra loro anche degli energumeni e dei delinquenti. Cafiero? Cafiero stava facendo rinvenire al calor di una candela l'inchiostro simpatico di una lettera di Costa. le vestali del verbo di Staglieno. perché si tratta di abolir per sempre la politica e l'intrigo e la ragion di stato e tutto il resto. a Taranto. li temono e temono noi. della presa di Roma se n'infischia. Per giugno si aspettano di sicuro chiassi. "La Giustizia". "Il Ladro Primo" e "Il Vero Satana". che ha portato queste carte dall'Italia. disperato e fantastico: gli elementi ci sono. e quelli che la disprezzano perché dan retta a noi. . come quelli che l'anno passato ammazzarono a Lugo il nostro povero Piccinini. Ci sono quelli che la detestano perché dan retta ai preti.il nostro Andrea! . Carlo Marx starà alla finestrella del granaio del suo sistema a maledirci.continuò a leggere Cafiero . I mazziniani vorrebbero averla fatta loro.. La Rivoluzione è matura.Vecchio sangue politico degli italiani.l'amante di Andrea. . . cioè per gli scamiciati. . . l'eloquenza dello stomaco. forse sollevazioni. Ecco quel che scrive: "L'inverno è stato durissimo per la povera gente e la tassa sul macinato fa maledire il governo. profugo comunardo. le Marche e l'Umbria.approvò Bak-nin. "Il Povero" di Bénoit Malon. e i mazziniani patrioti per l'Internazionale anarchica petroliera". . . e i borghesi liberali avranno lavorato per il Re di Prussia. Bisogna lasciarlo scendere in piazza dietro le persuasioni della fame e dietro i discorsi dei repubblicani. Il popolo per ora ci conosce poco. Una loro Breccia la dovran fare.disse con gioia Bak-nin .Benissimo. Una buona carta nel nostro giuoco sono questi mazziniani. a Palermo. Bisogna soltanto scarrucolarla".disse Bak-nin.per questa volta potrà ancora sfogarsi.sorrise Bak-nin. .ha lavorato molto.

Vedrai. E' quasi una bambina, ma fiera come un falchetto. Bionda, candida, di ciglia sdegnose, è una vera bellezza russa e un viso da eroina. - Come si chiama? - Anna Kulisciof. - Se va in Italia, già mi par di sentire le teste calde: ne faranno la Madonnina della Rivoluzione. - S'ingelosirà Vera. Costa è così volubile! - Adesso sono tutt'e due a salutare la signora Antonia. - Andiamo a conoscere le due ragazze, che per oggi s'è lavorato abbastanza. Nel tuo prossimo viaggio a Barletta, quando sarà arrivata Olimpia, tu, Cafiero, prenderai accordi con Costa, perché non si manchi né ci manchi l'occasione. Appena scoppieranno i primi moti, intendo di portar le mie vecchie ossa in Italia. Così Bak-nin, col venir della primavera, alle voci che gli venivano di rivolta, cominciò a risentirsi e a straniarsi: il campo, la moltitudine di lavori pi- o meno sbagliati e tutti da finire e tutti costosi, e quella sanguisuga di Fausto, e tutta la Baronata, vennero a gravar sulle spalle e sui pensieri di Cafiero. Bak-nin aveva voglia di migrare, come una gru che sente il tempo. XV. Donne Il campo pareva uno sterro. Si sarebbe detto che non vi dovesse pispuntare nemmeno l'erba. - Crescono troppe belle ragioni su questo podere, - diceva il Salzana quando Bak-nin dava la spiegazione delle future speranze. - L'agricoltura è l'arte di sapere aspettare, - replicava questi. - Campa caval, che l'erba cresce, - traduceva l'irriducibile italiano.- Il principio è buono, e chi vive di buoni principii finisce all'ospedale. - Domela, - diceva scherzando Bak-nin all'olandese, - non tradire per le barche l'idea! Domela sorrideva. A ogni bava di vento che tralucesse in tremito sul pel dell'acqua, apriva le vele coi ragazzi. Oppure passavano le ore sotto le ragnatele del vecchio tetto della darsena riparata, dove l'acqua scura, scossa dal movimento dell'onda di fuori, sciabordava umile ed amena attorno alle chiglie, sulla scarpata per trarre in secco, sugli ultimi gradini della scaletta d'imbarco e fra le pietre inverdite. - Domela, non tradire! Sentì O25, e: - Scherza, - disse a Gaston Barbassou, - scherza lui, ma si comincia scherzando e si finisce sul serio. Intanto paga l'asino Cafiero. - Bisognerebbe aprirgli gli occhi. - Mi fido di sua moglie, - disse O25, - che deve arrivare presto. Se gli vuol bene, non lo lascierà rovinare da questo molle e dissipato discendente di boiardi. Nessuno gli parlava pi-, lo salutavano appena, ma nel risentimento dell'antipatia generale era come se O25 trovasse le sue acque. Quanto alle economie, se c'erano, non si facevano sentire. Passarono così due settimane, e Cafiero scese a Locarno col carrozzino ad incontrare Olimpia che arrivava dalla Russia. Gli altri rimasero in giardino ad aspettare il suono della sonagliera per farsi incontro sul cancello alla nuova arrivata. Antonia non presentiva nulla di buono da quell'arrivo, ma non voleva confessarsi non che insistere in simile apprensione. Ella aveva finito per rassegnarsi, o anzi per non pi- pensare alla condizione dei due amici e della Baronata. Poiché i suoi consigli non erano stati accettati, Antonia aveva preso il partito di far bene, dal canto suo di padrona di casa, quel che dal loro facevano tanto male Bak-nin e Cafiero. E messi da

parte i consigli inutili, aveva deposte anche le inutili apprensioni. - Durerà quel che durerà, - pensava con un sorriso misto di sospiro. Di grande ed affettuosa amicizia s'era stretta coll'amica di Vera Karpof. Vera Karpof era bruna di pelle e di capelli: una bellezza carnale, calda, prospera e lustra, indolente. Faceva l'anarchica perché ci s'era trovata, e sopra tutto perché s'era innamorata di Costa. Aveva portato le corrispondenze segrete di Costa, e spasimava pigramente di mal d'amore e della voglia di tornare a Bologna dall'amante. Anna Kulisciof era quale l'aveva descritta Ross. Non aveva vent'anni: le splendide treccie bionde e folte, aggirate attorno al capo, strette, scintillavano al sole come il miele fresco. Snella e vigorosa, ardente e chiara, lo sguardo fermo di vergine lampeggiava sotto l'arco nitido e pensoso di una fronte ardita. Le sopracciglia, che spesso ombrava d'un rapido corrugare, erano la parte pisensibile del suo volto intatto e impassibile. Animo calmo, dura volontà, giudizio reciso, intelligenza intransigente, c'era in lei qualcosa d'intollerante, ma era troppo ragionevole e troppo serena per divenire una giustiziera e un'eroina del revolver, come ne nascevano in quei tempi nel suo paese. La bocca sua non era severa né insensibile, ma senza sorriso. La passione non l'aveva sfiorata ancora. Per vincere Anna e per darla a un uomo, la passione aveva da superare in lei, maggiore ostacolo, l'orgoglio. Perciò, il giorno che si fosse innamorata, scandalo e ribellione l'avrebbero tentata, non già intimidita. In ciò era nello stile dell'epoca e delle idee nichiliste. Quanto all'amore, la giovine dottoressa era, lo diceva spesso ella stessa ai suoi spasimanti, nella condizione di uno scienziato che studia un morbo che gli si attaccherà. In lei c'era misura e finezza; e anche quello che avrebbe potuto parere o diventare fanatismo e sospetto, si salvava per un fondo lieto e arguto d'ironia senza offesa. Le piaceva assai di ascoltare e di interrompere pi- che di discutere. Ma se discuteva, cercava il fondo, e, segno di giovinezza, aveva bisogno di ragionare le proprie antipatie per condannarle o per teorizzarle. Si adirava facilmente e silenziosamente. Arrivata pervasa di ammirazione e quasi di venerazione per Bak-nin, che conosceva dai libri, la persona del maestro di primo acchito non le era riuscita così grande né così venerabile come se l'era fatta nella lettura. Bak-nin, vecchio praticante, se n'era accorto subito, e la temeva e l'ammirava. In compenso, e forse proprio per il timor dell'uno e la diminuita stima dell'altra, era subito spuntato fra i due un vivo affetto, ritroso e filiale, in una, aperto e paternamente entusiastico nell'altro; e una grande amicizia reciproca. - Anna, - diceva Bak-nin ridendo, - voi mi giudicherete, e sarò trovato scarso di peso. - Michele Alessandrovic, - rispondeva la Kulisciof seria e indignata, - vi sembran cose da scherzare? - Sentite, sentite? - esclamava Bak-nin: - mi pesa, e teme già di avermi giudicato! Antonia la circonfondeva di sguardi materni, senza pretendere né sperar di riaverne quel che la fanciulla non le avrebbe mai reso. Per Antonia ella professava e sentiva stima e rispetto pi- che affetto e tenerezza. Trattava con lei come col proprio padre, dal quale s'era staccata per venire a studiare chimica e medicina a Zurigo. Lo rispettava, ma senza accettarne l'autorità; e quando nel '73 il governo moscovita, allarmato dai progressi delle idee nichiliste fra gli studenti russi di Zurigo, aveva richiamato gli studenti e le studentesse in Russia, pena la perdita della cittadinanza, Anna Kulisciof s'era rifiutata alle preghiere dolorose del padre, ed era

rimasta a Zurigo, dove quegli era venuto a supplicarla. Questo appunto stava raccontando a Bak-nin e alla compagnia, aspettando il ritorno di Cafiero colla moglie. - Sicché, - disse Bak-nin, - siete emancipata. - Certo. - Ma vi è tanto cara la libertà? - Vi prego di riflettere, Michele Alessandrovic, che contristare un padre ottimo ed amato, esiliarsi, affrontare un avvenire incerto e penoso, non è un piacere. In fatto di libertà personale ed egoistica, io ne avrei avuta di pi- tornando a casa: ma questa libertà l'ho sacrificata. Si tratta di un'altra libertà, di quella che è dignità, dovere, segno umano. L'ordine dello Czar è ingiusto, dunque non si doveva obbedire. Ma queste cose le sapete molto meglio di me, altrimenti non sareste Michele Bak-nin. Mi volete provare. - Io vi ammiro, Anna. - Se è un complimento, non me lo dovreste fare; se è per amicizia, non valgo la pena dell'ammirazione, caro Michele Alessandrovic. - Ditemi quel che si fa adesso in Russia da parte della gioventrivoluzionaria. Che cosa è: andare verso il popolo? - E' lasciar casa, famiglia, nome, e andare a lavorare fra i contadini e gli operai. - Lo fanno veramente in molti? - A centinaia. - Ah, Santa Russia! Non ne verrà fuori soltanto una nuova setta superstiziosa? - Può darsi. Intanto provano. - Mi ricordo che anche Netciaief, fra gli altri progetti, voleva lanciare in qualche distretto remoto delle Russie una voce e un falso proclama dello Czar, annunciante la venuta dell'Anticristo, la divisione dei beni, qualche strepitosa fandonia, insomma: un falso Dimitri rivoluzionario. E io gli dicevo che l'errore produce soltanto errore, e che la libertà non può sorgere dall'inganno. L'Anticristo! Figuriamoci! Ma egli mi rispondeva: "Si prova, qualcosa può nascere: si approfitta di tutto". Come dite voi, Anna, in questo punto. - No, io sono del vostro parere. Tanto è vero che non sono rientrata in Russia. Io voglio un socialismo veramente scientifico. - Divento vecchio e Netciaief mi diceva che non conosco pi- la Russia. E può bene esser vero. Ma anche lui, ne diceva di bugie! Su questo tasto doloroso di esule, si sentì la sonagliera, e John Willcox fermò sugli otto zoccoli i cavalli fumanti. Accorsero al cancello festosamente. Willcox gettò le briglie al ragazzo, senza degnar di rispondere ai rallegramenti di rivale che facetamente gli rivolgeva Ross; ci furono complimenti, saluti, abbracci. Media la statura, nere le sopracciglia e un po' rossi i capelli, naso curvo e grandetto, mento prepotente; il volto bello ma senza attrattiva aveva un'idea d'alterigia caparbia, d'imperio e di poca sofferenza del prossimo: Olimpia andò subito a genio a O25, comparso a riverirla cogli altri. - E' una testa, - disse a Gaston Barbassou, - una testa capace. Metterà a posto parecchie cosette. Il giorno dopo, Antonia le voleva cedere la condotta della casa, ma Cafiero non volle. Per altro Antonia la volle associata e partecipe, ma Olimpia, appena ebbe visto la regola irreprensibile con cui da questo lato procedeva il governo della Baronata, se ne sviò. In altra parte c'era quel che avrebbe soddisfatto il suo carattere inquisitivo e riprensivo. Da inquisire non ebbe molto, e ben presto Cafiero le confidò i conti e tutto lo stato della Baronata. Dopo breve esame, levò gli occhi al marito, e disse una parola sola: - C'est la débâcle. Mischiava mediocre francese e italiano.

- Ma aspetta a dirlo, - obbiettò Cafiero, - vedi, esamina. - Lo sapevo, - fu la replica, - già prima d'arrivare. Dopo la scenata ultima, O25 faceva l'appartato, e tutti erano lieti di lasciarlo in disparte con Gaston Barbassou. Ma coll'arrivo di Olimpia Kutuzof, O25 ricomparve e, fra la meraviglia generale, fecero subito amicizia. Quando passeggiavano per i viali e per il campo, mettevano tutti quanti a disagio. Olimpia, di famiglia signorile, entrata nel nichilismo per dispetto e per vanità, ci stava per ostinazione e perché tutto poteva ammettere fuor che di aver sbagliato. Del resto era una persona pratica, l'unica di tutta la Baronata. O25 la trattava di signora in polacco, e la chiamava Pania Olimpia. - Quel che mi dispiace, Pania, - cominciò a dirle quando le ebbe illustrato ogni sperpero dell'azienda, e non eran pochi davvero, quel che mi addolora non è che Cafiero sia tanto generoso, non è neppure che Carlo si sia lasciato animare contro di me da Bak-nin. No, Pania Olimpia. Io ammiro la generosità e mi rassegno all'ingiustizia, ma che questa colpisca e danneggi me, me solo. Ora, quando vedo che il modesto e serio e sapiente Cafiero è sacrificato, trascurato, eclissato da Bak-nin, che sa tanto e tanto meno di lui, e che parla e sentenzia e sproposita tanto e da tutte le parti, allora mi ribello, questo non lo tollero. Il capo della Rivoluzione dev'essere Cafiero, mente di scienziato e cuore d'apostolo; non Bak-nin, vecchio chiacchierone e fanfarone. - Ma a Cafiero, - domandò Olimpia, - gliel'avete detto? - Oh, Bak-nin ha saputo fare, e Cafiero non ascolterebbe neppure le prime parole. Se non fosse? - Che cosa? - Soltanto la donna che egli ama e che merita d'essere amata da simile uomo, può avere la misura, il tatto, la finezza, l'occasione d'aprirgli gli occhi. - Ci penserò, se dite per me, se mi stimate tanto. - Procedete cautamente. Io benedirò il giorno del vostro arrivo, Pania. Credete, che ci pativo. - Per un animo ben fatto nulla è pi- doloroso dell'ingiustizia. Si lasciarono, ed O25 era così contento che si fermò, contro il suo solito da un pezzo, dietro a Generoso Motta e a Cerutti che stavano vanghettando un'aiuola. Generoso stava dicendo che la nuova strada d'ingresso gli pareva inutile e costosa. O25, che camminava senza rumore sul prato, arrivò alle loro spalle e disse: - La proprietà è furto, e perciò anche se è dissipata pi- che restituita, sempre è ben distrutta. E mi meraviglio di voi, Cerutti, che vi pretendete socialista collettivista. Cerutti si confuse. Motta ficcò la vanga nel terreno e si mise le mani in tasca. - Io - disse - non mi meraviglio di niente, quando mi trovo ad essere spiato dietro le spalle. - Dite per me? - Dico per chi se la piglia, e ho qui due giudici di cinque dita ognuno, pronti a decidere la lite. - Lavorate, stipendiato, - e O25 dette indietro, - non mangiate il pane dei padroni a tradimento. - Questo - disse Motta saltando fuori dal vangato - non me lo lascierò dire da lei, scannapagnotte sfacciato e temerario. Ma O25, dichiarando che non gli stava leticare con un Motta, batté in ritirata a precipizio. - Bada, - diceva Cerutti mentre Generoso sfogava l'ira piantando la vanga nella terra fino al manico, - è uno scienziato. - Gliela cerco dentro la testa la sua scienza, io! - diceva il

. che pure lo angustiava. crescendole il disagio. col nasconderle il tenore del contratto di compera.Ah. . mon ami.E vedrai che per amore dello stomaco non si lamenterà neanche dell'offesa.Io mi domando . Ma O25 aveva ormai un'alleata laboriosa. Di questa reticenza si era subito pentito. mon Carlo. . à notre très grande confusion et édification. il malanimo e il sospetto verso il padre suo spirituale Bak-nin.Tutto quel che tu fai . domandò daccapo che Olimpia prendesse il governo della casa.concluse angustiato . e simili. .Piuttosto che tormentarti così. Ben presto Antonia. Est-ce de la parte de Bakounine que tu as reçu ce très mauvais conseil de te taire avec moi? Cafiero. forse quasi altrettanto di quel che era sfumato in quella sventurata Baronata.fu la risposta . mais sans rancune de ma part. senza saper nemmeno lui perché. Nel dimostrare a Bak-nin lo stato delle spese e delle sue finanze. Io non ci tengo. que tu es un saint. . con tristezza composta e grave. Allora Cafiero le confidò un altro segreto. Cafiero ebbe quasi a fare un gesto della sua devota puerizia. . Olimpia disse: .L'hai offeso. Questa era compita.disse la moglie quando rimasero soli. quasi pianse dal dispetto. che non un ricco per la porta del Paradiso! Olimpia capì che bisognava andar cauti. . e questo non era l'ultimo motivo della sua agitazione. Cafiero si adontò.Motta rivoltando zolle di pondo.Tale è soltanto per la delicatezza dell'animo tuo. e si approfondiva ogni volta che aveva da trattare con Olimpia.e null'altro. come lo chiamava O25 per far onta al giardiniere retrogrado. ed era finito togliendogli del tutto la voglia di sincerare l'amico. Parve Olimpia contentarsene. Se preferisci. glielo dico io. moglie ed amica.disse. . ma senza ombra di cordialità. Ora si rimproverava continuamente la reticenza. . . Si trattava invece di un discreto patrimonio. et je ne discute pas. contadino dell'avvenire. il quale l'aveva ripescato coltivando l'amicizia di Fausto. I denari li metti tu. s'impuntò. .Ah.Pardon. ma l'offerta di Antonia mi pare tout à fait naturelle. Carlo. E dubito entro di me se non sia stata vanità e ostinazione ed eccesso di fiducia nelle mie forze. finché non seppe il fatto come stava da O25. Ora è da sapere che Cafiero non aveva ancora confidato a Olimpia che la Baronata era intestata a Bak-nin.se non sono un avaro attaccato ai beni materiali. Aggravò per altro in volto una lontana somiglianza col viso maschio e tabaccoso di Caterina la Grande. e fu prudentissima: .faglielo sapere. e la Baronata è tua.facile che un cammello passi per la cruna di un ago. essermi messo in questa impresa della Baronata. chéri.disse. Quel giorno ed altre volte di poi se la cavò stando sulle generali: la Baronata era dell'idea. il tuo pensiero politico e sociale? E forse credi che io al tuo fianco non sappia affrontare serenamente la miseria e il pericolo? J'en suis navrée. ma per me questo basta. ma il discorso con Bak-nin aveva presa una piega litigiosa. aveva detto. si scusò alla meglio e chiese perdono.è ben fatto. tu mi libereresti da un gran peso! .Credevi che non sapessi apprezzare la tua fede. Una lieve ruga comparve fra le ciglia di Antonia. confusissimo.io vorrei saper perché te la prendi tanto. . Col marito si lagnò. . cruellement navrée. . . che a Barletta gli restava da riscuoter ben poco. socialista e donna. Je vois.la tua generosità. Come aveva ragione GesCristo: E' pi. della poca fiducia dimostratale.

Per ora. poiché Cafiero. ti dico soltanto le ragioni terre à terre della prudenza. .serra fredda! Tal quale come far vino coi semi di zucca. né per Bak-nin te lo chiedo: per la Rivoluzione.E per amor di verità? . credilo a me. . Bak-nin. Olimpia aveva un conto esatto di spese e entrate.sentenziò. Risparmia quel che ti resta: qui tutto va speso inutilmente. non sa far altro che dissiparlo. faceva il solito gesto di strapparsi di dosso l'abito e la manica. ma nella menzogna e nel peccato. non gioverebbe né a te né a lui. ed anche dei tuoi e suoi progetti. con soddisfazione di O25 pensando al viso lungo del Motta. Tutto quel ch'era economia dava nel gusto di Antonia.Ma non pare anche a te che sia necessario dire a Michele le cose come stanno. si ça ne te dérange pas: Bakounine dans la vie pratique est tout à fait incapable. per suo e per nostro bene. certo è necessario. La Baronata? Mais c'est un gouffre sans fond! Non renderà mai un traître sou! Così il segreto rimase. né per me. e la Baronata lo dimostra.e non lagnarsi che passano.Per amor della tua pace. agitato. . amico. non vivremmo pi. una volta che sono ancora ricco? . finché saranno piccini. . perché per natura durano poco. . e la prima economia proposta.disse Bak-nin al Motta. . raisonnons. Bak-nin. Finalmente venne in tavola la questione pi. e diminuì la confidenza. mais voyons.di quello che tu hai fatto per Bak-nin. . Olimpia voleva addirittura vender i vetri e la ferraglia e la stufa. è una mossa nervosa. je te supplie de me pardonner si je me pousse trop. Ma neppure per i figli. che tu li regolassi a modo tuo.borbottava Generoso Motta trafitto . . si contentò di ridurla a serra fredda.delicata: quella degli .per la verità e per la virt-. se gli dai denaro. Crebbe di molto invece il dominio di Olimpia su Carlo. e se le colpe si scusassero fra loro. I suoi meriti sono altri.Bisogna sapere approfittare delle cuccagne. spero.Scusa. se un vizio autorizzasse un difetto.disse invece con un pallido sorriso. Certo è dimostrato che Bak-nin. chiese un giorno se poi la serra fredda rappresentasse una tanto sensibile economia. ed anche. e allora Fausto sentì che era finito il tempo dell'abbondanza. Pensa che noi avremo.Au scrupule de ton admirable conscience non posso opporre nulla.Ma io pure sono un incapace. Allora. e sarebbe ben presto la rovina di tutti. .Sono in pena.Permettimi di chiederti di soprassedere. . non la far pi-. anzi. faible esprit de femme. Olimpia.Non c'è niente da fare. e non si lagnò. Che essi abbiano da vivere. Sta fermo colle mani: perché fai così? Gli fermò la mano. . .Non sei tenuto a mettere tutti i fatti tuoi in potere di Bak-nin. La società nuova forse è ancor lontana. che consolò un poco il giardiniere cercando seco lui e suggerendogli piante adatte a crescere nella nuova serra. .E' penosa. dei figli. ma poiché non c'era tornaconto. . al quale il Motta esponeva i suoi lamenti e le sue critiche. col quale provvide a dimostrarglielo. Bak-nin fu lieto di cedere a Olimpia la disastrosa azienda agricola.quello di battersi il petto dicendo il Mea culpa. in questo momento. . E pensa che nessuno per un amico e per una idea può fare pi. fu di disfar la serra. . Io.Non sono santo. . . la prudenza vorrebbe.Quella donna mi ha chiuso la bocca.Serra fredda. Ma aveva già un gruzzolo in disparte.

. Gli altri. Chinava gli occhi e credeva in buona fede d'arrossire.Abbiamo . ma tutti rispettavano "Le mille e una notte". .ghignava O25 . La povera Antonia non è mai stata elegante.Donna. Dopo alcune conversazioni obbligate. e Cafiero passava soprassalti e dispiaceri finanziari. che nessuno vi bazzicava neanche di mattina o di sera. Aveva solo quelle tre ore al giorno di suo. Lass-. Marzo sul finire era limpido e tiepido. Antonia passava nel suo rifugio le ore del pomeriggio soltanto. e poiché su questo terreno Olimpia non si sentiva abbastanza ferrata. aveva ingentilito. che non risultò né sua né di Antonia. diciamo due fiordalisi. E vi costa anche poco. Per cortesia aveva invitato due o tre volte Olimpia. ma era così ben diventato per tutti il luogo di Antonia. come tutto il resto. una canocchia colma di stoppa bionda con due perline di vetro azzurro a far da occhi! O.riprendeva O25. sono sue.Perché siete bella e giovine. lasciatemelo dire quantunque socialista. Olimpia fece cantar le cifre. Una volta Anna vi aveva trovata sul sedile una forcella da capelli. se non ci foste voi al confronto. mauvaise langue! . . O25 le faceva un tantino di corte.avete ragione voi! Sapete compatire le debolezze umane. donna: io intendo altra cosa quando dico donna! Olimpia esagerava l'impegno di cercare un discorso meno infiammato. ingrossa. non è pi. dentro il ridotto di bosso. vera dama. Pania Olimpia? Olimpia faceva un risino di sopportazione.E la cosa era rimasta lì. aveva riaperto e rinettato l'entrata simile ai labirinti vegetali dei vecchi giardini. Si trattava della questione di principio. . il rustico delle "Mille e una notte".ospiti. . . . Senza bisogno d'invito. concedendosi il lusso di invitar soltanto le persone che pi.le gradivano. insieme alla quale stava leggendo e ammirando un libro uscito da pochi anni in Russia: Guerra e Pace del famoso conte Leone Tolstoi.il nostro giardino riservato. ma la cosa non era tale da starci a pensare. Non ebbe mai il je ne sais quoi. trattiamo veramente da padrona. Così. E vi andava a far la siesta nelle ore del pomeriggio. se volete. E anche come bellezza fu una bellezza ordinaria. e fra il bosso straripato e incattivito aveva ritrovato e liberato alcuni fusti di rododendri superstiti. Pania Olimpia. si facevano riguardo di disturbarla.Non ho bisogno di dirle che anche "Le mille e una notte".Non scherziamo! Una ragazzetta pretensiosa e intollerante. ché le restanti le dava per gli altri. . per quel tanto giusto che stava bene. O25. Tra fissi e fluttuanti ce n'erano sempre in numero tale che bastavano a mangiare in brev'ora il grano in erba e anche le terre.Toujours galant. . Bisognava prima di tutto rimetterlo in grazia di Cafiero. il cocuzzolo a levante della villa.giovane. . che ve ne pare. che vedevano quanto da fare le dava la Baronata. Antonia le aveva detto:.Non esagero no. XVI.Perché mi costa poco? . Potrebbe passare ancora per una bella donna. "Le mille e una notte" Non tutti nella varia compagnia erano specchio di discrezione. pensò di procurarsi l'aiuto di O25. con mano sobria. siete signora. elegante e.Eh. .E Anna Kulisciof? . Antonia aveva riattato il sedile di pietra che da tanti anni giaceva spezzato.Non esageriamo. sua compagnia ordinaria era Anna Kulisciof. ma senza esito simpatico.

risero. per sorprendere alla macchia l'innamorato di Anna.Quale? . sciolti i capelli sull'erba. frettoloso.Bella creatura. Un silenzio interminato regnava col sole fra i monti e il lago. Le disse: .chi meno. chi pi. sorse così bella che destò in tutti serenità e letizia. Erano tutti contenti. cuor mio. Ma. e decisero una passeggiatina. C'era inoltre un motivo tacito di divertimento: O25 si esibiva in effetti alpinistici innanzi a Olimpia. Dove si va? . la quale invece ravvivava le bellezze apparenti e sparenti.L'amore. avevano gentilmente commossa la giovinetta. e l'allegria crebbe all'aria aperta e col sole. Si disposero a salire in gran silenzio senza muover foglia e tenendo il respiro. che pareva confessarsi in quella voce e in quel respiro d'amore. chi di qua chi di là. Antonia avrebbe voluto fare un discorso materno alla giovine amica. Un lieve. paloma.Una mattina fra l'altre. Ai primi che spinser la testa incuriosita fra lo stipato e minuto fogliame freddo e glabro del bosso. O25 rimaneva: perché nessuno lo invitava.rispose in fretta e furia Anna. Qualcuno parlava. e il fruscio dell'erba e delle vesti. . e l'incitante Salzana vigorosamente la possedeva con pi. protestarono che non ce n'era bisogno. nell'alito e nell'anima della natura circostante. Pretendevano che fra il bosso e nel macchione nascondesse l'innamorato. . accompagnava parole e suoni. e che si sporsero nel ridotto stupefatti.Mi pare che tu abbia il respiro un poco grosso: ti han fatta arrabbiare? . Lei e Antonia presero per il sentiero. lo scherzo. l'avrebber detto i sospiri e gli ansiti di voluttà.e vari atti in un solo. ed eran strane voci foreste e nostrane. vida del alma mea. . gli altri attraverso la fratta. tutti ebbero la stessa sorpresa. spiegò ad Olimpia. . dentro il ridotto di bosso.E' la salita.disse Bak-nin . come passano sorrisi e luci sulla fronte di chi dormendo sogna delizie. sorrideva perdutamente. Ed era veramente un innamorato questi! Prima che le parole.Alle "Mille e una notte" tutti insieme.è come se studiasse il germe di un male che prenderà. sweet heart. Si mossero a gruppi. le proteste. apparve in gruppo giacente la cognata del Motta ribaltata. Ci scherzarono. Si sentiva venir dalla macchia suono di baci frammisto a parole.Anna .che mai del suo adorno rossore. Antonia e Anna.si distinguevano queste parole dell'uomo fra le voci immutabili e irripetibili dell'amore spasimoso e incitante. in silenzio. L'insistenza su questa parola d'amore. Arrivati dunque in prossimità della vetta. hermosa. coccolona. guapìsima! Bendita tu madre! erano soltanto alcune fra le tante parole del poliglottesco combattimento erotico. bianche e cospicue. la manometteva con foga da sciuparla. le risa e il rossore. un principe persiano. sul suo turbamento. e mise nelle donne il pensiero di vestirsi di chiaro. lontano. Scherzeggiavano l'Anna. Cafiero seguiva le due donne. Protestò arrossendo e non s'arrischiò a svelare che era un suo modo di dire. Risero pi. Il viso arrovesciato della donna allacciata e riversa nel pendio. agile respiro. sì che respirava con un poco di animazione. di quel sorridere che illumina di dentro le palpebre chiuse. Il fatto fu rilevato allo scendere di camera. un personaggio in carattere col nome del luogo. E nacque un giuoco fra loro. . te gusta. nell'abbandono e nella tempesta degli abiti. te gusta? Qué guapa. si allargava senza turbamento nel segreto della luce e del silenzio. . un gemito di felicità in voce di donna. così l'amore li aveva condotti.

O25.se ci fosse stato Generoso. e fu un errore accettarlo. geloso e invidioso. una vergogna. Si offerse O25. bisognerebbe farne un altro. perché quella ragazza è sana come un corallo. caramba! per quanto non ci sia bisogno di medicina in questo caso.disse Bak-nin. verdi.mi parrebbe ora! O se no. Possa morir di cimurro! .diceva tanto per mettersi in lena. ipocrisia. e si sentì rumore d'alterco.. . è il sorriso di felicità e di gratitudine. .abbiamo visto tutto. Pareva che gli avesser messo nella camicia polvere d'asino. vi dirò che le vostre faccie lunghe mi fanno ridere. .Mi sarebbe dispiaciuto . .Non sarebbe meglio .disse Antonia . rossi. Cafiero era incerto. physician.Per me . voilà mon idée. e sempre me li ritrovo fra i piedi: preti neri.Noi non abbiamo pregiudizi.cambiar discorso? . preti in sottana e preti in pantaloni! .disse Antonia .Veramente. maldicenza. . Poi: . una temerità inaudita! E voi siete una sgualdrina! . che non c'è niente di male in quello che facevamo. perché non avete la testa libera. Levava e rimetteva gli occhiali.Ecco come educa la famiglia! Ross e Bak-nin avevan voglia di ridere.Pensare . . umor nero e stizza tutto il santo giorno: che meraviglia se poi parlando sputate sospetto.disse Cafiero . . State troppo a intristirvi il sangue. Coi suoi principii religiosi ne avrebbe avuto dolore. non poteva star fermo sui piedi. . .E brava. bianchi.rimangiati la parola e non offendere una donna.uscì detto agramente a Olimpia.Infatti la miglior cosa dell'amore. e ipocritaccio Don Basilio! S'intromisero.non vi date pensiero. . lei che è medichessa. come dicono gli inglesi. . ma a tutti seccava l'incombenza.disse Salzana. calunnia? Ho passata la vita sui due oceani a fuggir dai preti. e l'amore . Scorsero pochi istanti.disse Salzana.Eh. ditelo a quel canchero schifoso di O25. Qui si passa di permali in dispiaceri. Antonia taceva un poco annoiata.Buon pro' vi faccia.non credo che fosse disgustoso nemmeno da vedere.Meglio di questo? Qui nessuno vede. Su questa scena nel cerchio del verde si appuntò lo stupore dei volti affacciati e ritratti dei sopravvenuti. Olimpia battagliera in volto attendeva. dei Gesuiti.che lo spettacolo innominabile poteva esser veduto dalle signore! . . e il bene pi.Figlio d'una mignotta! Giunsero che su questa parola Salzana si rimboccava le maniche e provava in aria i pugni. Sono studentessa di medicina. Quello che mi avete visto fare a me. . sguaiatissimo.umano. . Mancan donne! Que pregunta. La ragazza s'era dileguata per qualche uscita nota a lei. .blaterò O25.di mattina non ci vien nessuno.diceva il polacco con gran gesti desolati . invidia. serve benissimo.è libero: ma potevi scegliere un altro luogo. Inghiottite noie..disse l'Anna . Brevemente. O25 strideva: -E' un'indecenza. Avete fatto le maniere dei calotins. morto di fame. E lei glielo faccia sapere a questi signori. Si riunirono sul sentiero per consigliarsi sul da fare. per vivere allegri e in salute. decisero di mandar qualcuno a interrompere l'idillio. .Superstizione. faccia d'impiccato.brava la medichessa. E siccome sono in vena e tengo il gatto per la coda. si pratica troppo poco qui alla Baronata. aggiustandosi allo sbaraglio capelli e sottana. . . . la meno usurpabile. .Spilungone asino e impertinente.esclamò Salzana. Usted? Bisognabuscar mujeres.

comico quanto meno si capiva se fosse vero o finto. . vous trouverez bon que je garde ma chambre. io desidero d'accontentarla.che . Sull'uscio.per carità! Ho già la testa intronata. calcandosi il cappellaccio e sistemando la fusciacca in cintola. comparivano in tavola due trentennali bottiglie di Val d'Inferno. Del resto la passeggiata e la fresca aria.disse Bak-nin. . mostrando uno spavento tanto pi.che mi attacchi alla cannella della botte? E così. al solito e anche pi.disse Antonia .Quel Valtellina. Detto questo senza aspettare risposta. O25! Ecco fatto il becco all'oca e le corna al podestà. . Olimpia cominciò a insinuare a Cafiero che quella era la migliore occasione per principiar a sfollare la Baronata. sorrise un poco e diede le chiavi di cantina a Salzana. e: . sappiate. Non sono la padrona di casa alla Baronata. non ci trovo nulla da ridere. cantando la canzone di Diderot e del Père Duches-ne: . venitemi a cercare fra due giorni.Di che calunnia parli? .E' questione di delicatezza. scusate tanto.disse Cafiero nervosamente.cominciò a dire Salzana. .Sempre preti.quel Valtellina se lo devono proprio bere i figliuoli che non avremo? Ridendo si unì a lui Bak-nin. . che siccome non bisognava lasciar freddare l'occasione.non scende a bere un bicchiere con noi? Cafiero si scusò col mal di testa. E se non vorrete far in modo che io non l'incontri pi-. menagramo. veramente. e se ha parlato per me. deciso a trattar la cosa colle buone. Emidio Salzana. che recava gi.disse Olimpia. Per me quell'individuo è dégoutant. E l'impertinente libertino entrò fra la macchia dietro l'amica.Colle budelle dell'ultimo prete . Tanto fece. e tutto sarebbe forse finito lì. sa? Pas digne? Parlavo. e tornarono piuttosto mogi verso casa.disse. si rallegrò oltre misura. e li lasciò pi. Antonia ruppe il silenzio.Ah? . Disse. e mangiò e alzò il gomito di gusto. avevano stimolato l'appetito a tutti. al caffè.ma a lei nessuno ha mancato di rispetto. Glielo dica. abominable.Hai paura . Cafiero? Cafiero non rispose nulla. La seguì O25 dicendo forte: .chiese O25. sempre preti! . proprio allo scendere di Cafiero.fece con buone intenzioni l'inopportuno Salzana . A ciò Willcox.impiccheremo l'ultimo re! Bak-nin ruppe in una grandissima risata. Quando vide che nessuno gli teneva il broncio per la sua scappata. trista fegura.del solito.e io comprendo anche la parlata francesa. .se Olimpia desidera essere qua la padrona. s'era presentato in tavola franco in viso e dubbioso in cuore. .Olimpia .laissez! Ce n'est pas digne de nous. e Antonia.. . . Cafiero scese in fin di tavola. .Per carità. .dalle cime dei monti incappucciati di bianco quasi un sentor di neve intiepidito nel precoce sole di marzo.E quanto a me. .disse Salzana .Cafiero.Salzana ha ecceduto. Riconosceva d'averne dette troppe. A tavola non scesero né Olimpia né Cafiero. lei lo sa. . li lasciò tutti a disagio. che non era per niente allegra come gli altri. mi perdoni.Lo so io .fece Salzana. pretonzolo. come ha diritto.Se non mi vedete tornare. lo seguì in cantina.confusi e disturbati di prima.Laissez ça . Quegli mosse dicendo: . Che te ne pare. . propriamente delle calunnie e delle maldicenze tue. se Olimpia non avesse detto: . ma esigo che non mi si manchi di rispetto. . e partì. . resto di seminario. .

.di nessuno. Vada! Addio. Antonia e Bak-nin erano in imbarazzo e pena. pregiudizioso borghese. Scese a dire che il mal di testa era troppo forte. quando Salzana cominciò un'arringa: .E allora. ipocrita. Ce l'ha con me. ho capito. sacrificati come il romano antico che si buttò nella . amichevolmente. A partita vinta. se a te non costa nulla. . non si tratta di andarsene oggi o domani. è meglio vuotare il sacco. L'altro ricusò senza parole. e aggiunse: . Salzana andò.pensosi che allegri. A disagio era Cafiero pidi tutti. Questo Val d'Inferno è così prelibato! .Riconosco.disse Salzana .disse Salzana.non c'è ira che tenga. E meglio oggi che domani. e Cafiero in quel momento le pareva un tortuoso.chiese Salzana con una lepida sconsolatezza. .Sicuro. davanti a quello scoppio di suscettibilità borghese.Non lo scuotere.disse Scevola.scesa. . Va'. dove nessuno si aspettava il latino. E se accetta di bere un bicchiere di questo qui.Lascia stare il vino. O25 s'aggiustò gli occhiali.Dunque .parta. riconosco.Non ricominciate.Ma tu riconosci dunque che stamani erano maldicenze e calunnie le tue. Per quel che mi costa! . Cafiero.Parti. .già che ci siamo. per amor di pace.Che tempo? Subito deve andarsene. Sturarono e bevvero. Salzana. Questa volta la donna se la prese anche con lui. Di chi e di che cosa intendevi discorrere parlando di calunnia e maldicenza stamane.Lascia stare anche tu le parole passate. Stava rientrando Cafiero con Olimpia contegnosa e degnevole. Tutti tacevano senza guardarsi negli occhi.disse Salzana serio e brusco. si scolò silenzioso la bottiglia. e ha ragione.Sta bene. Chiedo perdono a tutti. come amico e come anarchico. O25. preparandosi al commiato. .Di nulla. Si rimproverava anzi già d'avere approfittato della condiscendenza di un ebbro. . Salzana. . .Ma d'accordo. Cafiero salì a chiamar la moglie. vada via. O25. prima di ingaggiarti per questo imbarco.Altroché se c'è! C'è benissimo! Così Cafiero credette d'esser riuscito a fare la penosa ambasciata a Salzana. si arrabbiò e protestò che in compagnia di simili mascalzoni non sarebbe mai pi. . .bene né per sé né per la compagnia? .Sai. Cafiero. venisse a salutar Salzana.disse serenamente. Voglio bene a tutti.entrò a dir Cafiero di scatto.Pro bono pacis . . proprio le tue? . Cafiero s'attaccò a quella speranza e salì da Olimpia.Eppure. . pi. Ma io son pronto a chiederle scusa. Usted. Cafiero. non aveva ancor detta una parola. O25. Questi. Forse non sai che cosa può costarti insultare Emidio Salzana.proclamò levando in alto per il collo le due bottiglie. .mal di testa è. a offrirgli di toccar il bicchiere. . Vaglielo a dire. . parlava l'ira. . .disse Cafiero. qualcuno che non ci sta pi. Lo tratto come il proprio frutto delle mie viscere. e gli pareva d'esserci riuscito anche troppo bene.Forse però tu non lo sai quel che significa rifiutar di bere da noi in Italia.Allora debbo riportare le bottiglie in cantina? . contro questo qui. per far la pace. Chiederò scusa. Ad Anna scintillavan gli occhi d'indignazione. . era imbarazzato come marito.disse dolente e uggito Bak-nin. in cui il vino lavorava. . Fattelo dire. amichevolmente. che qui ci sia qualcuno di troppo. . o Salzana? .No tienga miedo. . . ingrognato. C'è tempo. . non ti pare. per amor di pace.

A me questo? . se mai. Per me.disse infine Bak-nin.gridava a O25.Senti. Je ne veux pas employer d'autre mot.sei un velenoso cobra! Finalmente lo portaron fuori. guastamestieri. E va'. come tutti quanti. Son io che sparirò. forse.Mon ami.chiese tragica Olimpia. Va'.disse O25 levando le spalle. so quel che dico! forse farei meglio a tacere.Non ti avevo promesso di star con te fino a domani. Michele Alessandrovic. io non ti lascierei.occhio dopo queste tue parole. Ah. legò l'involto. mais ce n'est pas faute d'en trouver! Desolante! Voi. e al destarsi saltò dal letto sano e lieto come un pesce. Qui scoppiò la confusione dei vari sdegni. meno quella di O25. che qui la pace. continuava nel medesimo stile a deplorare il pericolo e la perfidia dei falsi amici e degli invidiosi che si trovano per il mondo: . Non disse grazie.riprese Salzana. va'. Lasciò tanta corda quanta occorreva per passarsi il bagaglio a tracolla.Quando vi potessi servire. vilissima.Cobra. .voragine. Se sto troppo fermo mi ammalo. Bak-nin aveva in viso un'aria stanca e umiliata. o fratello. e le donne anche. io non chiuderò pi. che si dispiacevano della sua partenza. Je suis excédée.Cafiero. levati dagli stivali. vale in aeternum! Questo discorso avrebbe spianato tutte le fronti. ma il tuo grugno asciutto e stento ha finito per guastar l'armonia della Baronata. . e mi trattengo.A me? La Baronata è tua. E tu. e questo qui vorrebbe metter male fra voi due per restar solo a scialare. . tu ce la rompi a noi. Ma voglio rispettare la tua bell'azione. come lui. Salzana. e rimasero soli Bak-nin.lasciamo i discorsi inutili. Antonia e Anna.disse Cafiero come se l'avesse colpito nel petto. col vino che gli lavorava in corpo. sai. come me. . ma son devoto di Sant'Espedito.io non credo a Dio né allo Spirito Santo. va'. Debbo fare le valigie e andarmene dalla Baronata? Sono pronto. Cafiero. che ti consolerai! Yo soy vagamundo. lasciate che vi dica la mia indignazione! Il vostro procedimento è perfido. mi spiego? le corna. fra la strada e il "collegio": vamos! Condusse la ragazza a far l'ultima passeggiata. Cafiero. . Vattene in pace. ma tant'è: io credo che O25 sia innamorato di tua moglie e ti voglia metter. Bak-nin è un buon compagno e un buon amico. che le offrì il braccio e la ricondusse. . è crudele. disse: . mentre lei diceva: . le involtolò in una sua tela cerata. guarda di non fare la figura dello scemo. Salzana intanto smaltì la sbornia con un sonno di quattro ore. delle risate represse. tout à fait excédée. lo vuol la pace e la città. pencolante sulla tavola. Sull'uscio incontrò O25. il tuo sacrificio romano. . l'ho detto: mi chiudo in camera mia. non volle neppur sentir discorrere di seguirlo. un vero rivoluzionario. O25. E anche. . Pappasti comodamente a questa tavola. insolente e débraillée: di questo mascalzone di Salzana! Ma non sarà così. e salutò brusco e cordiale Antonia e Bak-nin. . .che tutti. ma addensava tempesta su quella di Olimpia. minacciando di partire. E ti spedisco. sono vostro amico. ne me parlez pas.Malcreato ubbriacone. vattene in tanta malora.Ma se è la mia vita. Con Cerutti e Willcox. E chi sa che non ci rivedremo? Gli uomini si muovono.io? Ci sono io a vegliar su di te. . Olimpia. delle officiosità d'occasione. Con poche manate raccolse le sue robe. e le asciugò le lacrime colle seguenti parole:.E io? . . è astuto! Con un amico come Cafiero? E' desolante. volete costringere noi a tollerare la compagnia di gente infima. con ritorte e nodi da marinaio. Carlo. . . e contro di lui pi. . Esci di qui. ma: . L'amicizia lo chiede. che Anna non poteva guardare senza sentirsi ardere d'una specie di vergogna e di sdegno contro tutti.

. e. nel linguaggio furbesco che gli tornava alla lingua man mano che gli tornava il gusto della strada.le aveva replicato. e tanto meno punire il simile nostro.esatto. Mi pento di averti date tante parole. . .che par vivo. Intanto noi abbiamo mancato ai nostri principii. sì.gli aveva chiesto la cognata del Motta stemperata in lacrime. ladro. e cacciò nella rapace tasca della giacca alla cacciatora.Diciamo così: lo abbiamo mandato via da sé. .Senza far torto a nessuno.Vedi. che voialtri chiamate anima.lo invidii.Ma se n'è andato da sé! . gli cantò queste poche note: . . vide in distanza l'atto del giramondo. . per quanto avesse i suoi difetti.non dobbiamo giudicare.se sono allegro. ti faccio sudare il collo con queste mani. perché sarebbe solo. . . non condannare. .perché sei allegro? Dove vai? . Il pollo non ebbe tempo neppur di dare due tratti di convulsione. . (E tirò fuori un coltellaccio a serramanico.disse con subita amarezza Cafiero . Mi piace di vedere il Luminoso sulle strade. Michele. strozzò. muta riprovazione. non può sussistere un uomo cattivo. che cercava appunto il pollo smarrito chiamandolo per il giardino. . vedi. che gli scattò in mano. figlio di quaranta unghie! Già non ho mai potuto soffrire il contadiname. Ma la moglie di Fausto. . ti smonto il colore con questo amico. e m'arrangio. . cioè libera.La mia fantasia. proprio perché non so dove vado? Bak-nin a sera raccontò la partenza dell'italiano. non esiste. ammirazione e complicità pratica e morale.rendi il pollo.Come faccio a dirtelo. Perciò di ogni errore o colpa o difetto. grèbano. perché Fausto dopo il discorso aveva creduto opportuno il pi. Era meglio un calcio solo. e l'altro se n'andò col "raspante" predato. E noi potevamo risparmiarci di mandarlo via. . e di spendere. Questi si parò alla svolta della strada davanti al Salzana. ché.tardi possibile. il quinto elemento senza contare. occhio allo scalino! Ti saprò ritrovare in capo al mondo. Siamo stati gretti e meschini. Col non giudicarlo.disse.Perché.aggiunse mentre Cafiero taceva . allontanamento. meno il fatto del pollo. e se fosse scritto che allungherò la vita al laccio della forca e che avrò la mia mattina brusca.Tieni fra i denti la dannosa. di mangiare il mio arton in libertà. da teppista e da marinaio: viva la Leggiera! Infatti si provvide per il viaggio. che io te lo giuro per la salsa di questo corpo. . Quando non ce n'è. cioè cattiva. tutti lo condanneranno. Sarà pi. perché la società è schiava. non ci faccio caso.disse Bak-nin. aprendosi quasimente da solo). e chiamò il marito. Quando uno è in . è di morire libero il pi. o ti denuncio ai gendarmi! Salzana diventò fosco.Rendi. Fausto rimase di sale.Tu . ma soltanto silenzio. perché se parli alle guardie. con un lesto e silenzioso colpo di mano lo colse. di farmi giustizia col coltello. un ospite della Baronata non dovrebbe ricevere né riprensione né castigo. .un poco lo invidio. aiuti. fonderemo poi la giustizia sulla nostra volontà personale? Sulla nostra miseria? Sulle nostre suscettibilità? Il malvagio è malvagio soltanto perché in un bosco come su un trono trova sostegni.profondo silenzio. Ma tu non fare il commerciante di fiato.continuò. Noi . incontrando sull'uscita un pollo della moglie di Fausto. quando ce n'è. voglio lasciare al boia la pelle pifrusta possibile. Con che diritto negheremmo altrimenti alle leggi della società quel che noi ci arrogheremmo coi fatti nostri privati? Quando diciamo che non le leggi ma la legge è ingiusta. Invidio la sua spensierata libertà. Ma in una società buona.

fiacca nella sua bontà trepida di madre. Pure rimproverandosi dunque con una specie di disperazione ingenua. . Che Bak-nin non ce n'aveva colpa. qual era stato il padre. Ma se sapesse che cosa dicono della signora e del signor Michele. che era nato e fatto così. sciuponi e scioperati. Piangente l'aveva incontrata Anna. Non poteva darsi pace che Bak-nin tollerasse di passar da parassita. dei quali naturalmente i domestici erano a giorno. le pratiche di Gaston Barbassou. Aver udite queste maldicenze la metteva in uno stato di ira contro tutti.Lei e la signora. Anna aveva scacciato l'ostricaro. imbarazzata.che mai. anche contro i propri orecchi. che apparirle minore della sua fiducia. Noli iudicare. a volte esiziali. se non addirittura umiliata. per dir tutto. i due amici si sentiron fratelli. mentre Gas-ton Barbassou la derideva. Anna apparteneva alla specie dei credenti esigentissimi. sorpresa nel volto di Bak-nin. per salvarsi dalla rovina aveva dovuto metter ogni facoltà in mano della moglie Muraviev. sul viale d'uscita. compiangere. Anna usò d'astuzia. Questi.le diceva la ragazza cercando di baciar le mani che Anna le contendeva invano. ci siamo elevati contro il nostro prossimo. Questa dev'essere la sanzione unica degli errori in una società di fratelli. l'aveva messa fuori di casa a male parole. il boiardo stravagante qual era stato il nonno. Cafiero si sentì inumidire gli occhi. giustificare. La larghezza remissiva dello slavo.lei è un angelo. diventava rossa in volto.o meno coi suoi migliori amici. Gastone e quell'altro signore! Se sapesse tutto! E le aveva narrato il tentativo amoroso di O25. e aveva finito per farla riprendere e quasi perdonare. che la vergine intatta. e ammirò il maestro pi. Cafiero. Presto questa le ripeté i discorsi che faceva a Cafiero ogni giorno. le disse la cognata del Motta. che sotto tutte le accuse fattegli. non poteva ancora comprendere. I Bak-nin erano sempre stati veri signori moscoviti. Quando ci pensava. GioventAnna non sapeva rassegnarsi all'espressione stanca. Altre cose. aveva ricoverato la ragazza nella villa. la nobile ed acerba giovinetta. Anna non era pettegola. e se ne nutrivano. Anche nell'amicizia. i loro pettegolezzi acerbi su Bak-nin. ma che insomma era un dissipatore terribile e. un indelicato. E cominciò a interrogare Antonia. fantastici. sono umanamente inevitabili ombre ed intrusioni. era diventato purtroppo uno stoccatore e uno scroccone e un disgraziato senz'arte né parte qual era il figlio e nipote. . Suo padre. l'ardore mistico dell'italiano. come Herzen. come nell'amore. pi. per così dire.meschine e pettegole. che a mezze parole e con sospiri le espose lo stato finanziario e morale delle cose alla Baronata. e si fece amica di Olimpia. . si appagavano di quell'idea utopistica ma caritatevole. nel primo fuoco dello scandalo. Si poteva comprendere. E anche Antonia le parve infine troppo remissiva. Abbiamo errato. tacendo. quasi di fanciulla comunicanda che crede persa l'anima ad ogni scrupolo di peccato che le venga.fallo. Di una sola cosa era ormai certa: che così non avrebbe lasciato che le cose continuassero. con tanti anni di vagabondaggio e d'avventura. Ma quella fu un'ora in cui. ricco. Nessun maggior torto poteva farle l'oggetto della sua venerazione. s'era intromessa insieme con Antonia presso il Motta. il signore dissestato. ma non lasciargli denaro e facoltà di spenderlo. . XVII. Colla miseria. Ricordarsi che per questioni di denaro s'era rotto pi. sempre dannose. puniamolo mostrando che pensiamo a noi e ai nostri errori.

. per la legge della natura umana. Olimpia scrutò l'Anna con uno sguardo carico di insinuazioni e: Adesso . . e. E sentì d'arrossire sotto la barba. Inoltre presto non seppe pi.che son finiti i denari! . Bak-nin lo salutò espansivamente.indignata contro la parte di calunnia. diveniva sempre pi. E ad ambedue Olimpia prodigava frequenti e regolari dimostrazioni di conti.per nulla.disse Bak-nin. di mano in mano che in realtà sempre meno riusciva a farsene un'idea chiara.con chi confidarsi.disse infatti .dai pregiudizi. Certo fu che mentre essa dal lato suo poté subito mostrar parecchie economie. Fu accettato il patto. ingiurie. Aveva il diritto di convitare quanta gente gli pareva a titolo di congiurati. poiché l'irritava anche Antonia. Olimpia si rifiutò di dare. si poteva dire. e la confusione genera enfasi. Ma se le tenne per sé. avrebbe avuta una gran voglia di fuggirsene via dalla Baronata. e alla Baronata non pensava pi. E colla soddisfazione di lasciare con un buon pretesto l'insoffribile Baronata. al fine di evitare ch'egli dicesse a Bak-nin la esatta rimanenza delle sue risorse. Antonia mia. l'indelicatezza. cominciò a farsi una idea eccessiva della propria importanza e missione. Fu lì lì per dire a Bak-nin non sapeva neppur lei che cosa: se accuse. un entusiasta sentimentale: bisognava difenderlo per il bene suo. Quindi anche. Cafiero era un ragazzo. Antonia largheggiava coi domestici e li lasciava assai spendere e fare. Olimpia procurava questi accessi a Cafiero.o meno l'abuso del denaro. lo scrocco. entro ventiquattr'ore ognuno sentì che era cambiata la mano del guidatore. . Nessuna maggiore imprudenza può commettere un giovane inesperto e immaturo. Anzi a Bak-nin si allargò il cuore.Non sei ancora libera. Aveva fatto conto su questo la donna? Affermarlo sarebbe eccessivo.come in quelle di Marx. Il discorso era sensato e senza eccezioni possibili. che quella di entrare in mezzo a giudicar i fatti del prossimo. di cui. Su questo punto. che non valutava il denaro. prego anch'io Olimpia di levarti questo peso. E ci scapitava in tutti i modi il suo rispetto per Bak-nin. spese e governo alla moglie e proprietaria legittima. Altrettanto accadeva di Cafiero. A lei spettava soltanto la sua parte di dirigente la casa e la cucina. si dicevan tali cose. nemmeno pareri. Bak-nin era tornato alla politica. aveva voluto rimettere entrate. e trovandosi a dover riconoscere la parte di verità che pur c'era nelle parole di Olimpia. erano prove dell'indelicatezza e sventatezza di Bak-nin. Ma per farti piacere. Questa era faccenda che riguardava i principii in genere e l'azione politica in particolare. c'era pi. Olimpia si fece pregare. non poteva negarlo e non sapeva ammetterlo. profondendola in quel vortice. Che torto e ragione non fosser divisi da un taglio netto. dovendo partir Cafiero. non che ordini o consigli. Anna l'aveva commessa. dai quali appariva che la Baronata continuava a macinar denaro irresistibilmente e inutilmente. e. per Cafiero erano spaventi e amarezze composite. e poi accettò. Per Anna. Cafiero partì per Barletta a fin d'aprile. avvertimenti o suppliche. tenendosi dentro il seme cattivo di una bugia: . questa volta si era imposta. vere o non vere.triste e pi.Alla giovinetta scintillavan gli occhi e tremavan le labbra. Si mostrò subito accorta massaia. se non avesse aborrito sopra ogni cosa la viltà.mormorò . Bak-nin dal suo fece crescere subito le spese con nuovi arrivi e . un sognatore inesperto. e dovevano vedersela gli uomini. In quanto a Antonia. Ma sul punto degli ospiti.a racimolare i pochi soldi che mi restano dell'eredità. come per quello di Bak-nin.Vado .

ti allontana dagli affari d'importanza. né quella a cui ha pi. e neanche Antonia e Anna. D'une part on peut le comprendre. Lettere"Carlo mio amatissimo. j'oubliais que nous sommes anarchistes! Ritorna presto. . Soltanto quando è presente O25. O25. Ma perdonami se offendo il tuo sentimento per Michele Bak-nin. tout ce fatras de beaux discours: che bisogna morire nel fare la Rivoluzione.nuovi inviti. Gli altri sembra che si divertano abbastanza. né la pi. mi diceva O25 (nous parlons toujours français afin de n'être pas compris du sieur Motta. sei generoso tu. anche gli ospiti che continuano a andare e venire. Coi caldi di maggio rifiorivano le speranze rivoluzionarie. Mi ci è voluto del bello e del buono per trattenerlo. Soffrirei troppo ad esser giudicata male dal mio Carlo. Ah. tu non pensi male della mia diligenza. Bak-nin si dette corpo e anima. A questo. e io li sento sempre ridere. sinon l'excuser. sei un'anima rara! O25 non voleva persuadersi. che i capi non devono sopravvivere et patati et patata! Quand je pense. in confidenza. al tuo ritorno imparando quanto si continua a spendere. ma poi aveva cancellato per non dar ombra alla modestia). . sia O25. I lavori campestri lasciati in tronco testimoniavano ai primi venuti la grandiosa inettitudine pratica ed agricola di Bak-nin. il est jaloux. un franc espion de Ross et de . Egli teme con gran ragione che nella prossima Rivoluzione Universale tu prenda il primo posto. La dévergondée cognata di Motta è stata perdonata. come sai. Allora soltanto si è arreso. Michele Bak-nin ti tratta come un ragazzo. XVIII. Michele è geloso di te. Carlo. ma. A guardar la natura delle rivoluzioni. Ah. mi ha dévoilé le grand sécret. Parlo per me. ti vuole nascondere a te stesso e agli altri. Il est vieux le bonhomme. "Permettimi anche di dire che Michele Alessandrovic non ti ha lasciato conoscere questo degno amico O25. Te lo scrivo soltanto per scrupolo di ménagère e perché. Erano spese da far fremere. in Italia questa volta. Tutto il resto va son train. per lui.Corte bandita. finché non gli ho detto che almeno restasse per riveder te prima di partire. Sembra che non voglia parlar con lui.diritto. Ma questo non mi riguarda. vi si scorgono delle qualità alimentari e sessuali: fame e crudeltà sadica. oltre le gravi cause politiche.pimpante di prima.adatta. A impedire questo mirano tutte le sue teorie del comando segreto e del capo invisibile. ed è pi. Le rivoluzioni si direbbe che preferiscano la primavera e l'estate. (Olimpia aveva scritto un fiore. Bak-nin fa il serio e il sostenuto. il est gentilhomme! Pardon. In verità credo che il nostro miglior amico e quello che apprezza quanto tu vali. Perdonami di scriverti così del tuo maestro e amico. O25. e che a te sarebbe dispiaciuto troppo. in serenità di coscienza. La Baronata è rimasta senza vita e senza anima. Il via vai degli ospiti costava quasi quanto i lavori smessi. accortosi della sgarberia (io non so chiamarla altrimenti) di Bak-nin. alla politica. e ha ragione di esserlo. voleva andarsene immediatamente. Dopo la tua partenza. faresti bene a fargli capire che la parte di profeta offeso e di offuscato moralista non è. un sincero e penetrante osservatore. perché senza di te la tua Olimpia languisce come una pianta privata d'aria e di luce". Non rideva Olimpia. questo ottimo amico che ha troppe ragioni per celare il suo nome di perseguitato da tante polizie. e vi si trovano anche delle circostanze climatiche. tanto che ne rideva egli stesso.diceva O25. Tu solo non sai il tuo merito.

passava nella afosa Barletta un maggio e un giugno di fatiche e di pene. ha la parte di capo e di profeta perfino agli occhi di un uomo del merito scientifico. forse perché si vorrebbe che stentasse. Ogni giorno capita qualcuno: per la politica. Cafiero. Diceva che gli facevan l'effetto d'una tromba che suona la carica. confuso e poco scrupoloso come Bak-nin. politico e morale di Carlo Cafiero. inchiostri chimici. pare che tutti ti abbiano dimenticato di già.volte Cafiero nelle sue lettere raccomandò. . di non far venire altri ospiti. come tutti gli entusiasti sentimentali. Quanto agli altri. Quando si stenta per un amico. ma non vietarmi di ammirarti e di credere in te. Ma le insinuazioni fanno sempre strada.che da me: quel giorno io voglio avere il diritto di dirti che la tua Olimpia lo sapeva fin da adesso. torna presto! Tua per sempre Olimpia". E quanto alle adulazioni. compatiscimi. torna. e uomo che seppe difendersi dall'invidia e vincer la calunnia. Cafiero protestò. e sarebbe abbastanza dans l'ordinaire. prudente e religiosa.cette chipie d'Antonia). pare a me. dicono. Si vede bene qui che chi invita non spende del suo. per contentare Olimpia. come vogliono les bienséances à la campagne. tanto beneficati da te. . fanno sempre piacere anche quelle meno credibili. la madre e i fratelli cercavano dilazioni. era avido di gratitudine. Forse ha capito che è la miglior maniera di farmi due dita di corte. cifrari. al par di noi. Bak-nin. Famiglia antica. j'enrage. non si desse pensiero al mondo delle sue pene familiari. il quale gli scriveva con inchiostri simpatici lettere di sola politica. in grazia della Baronata. si è portati a pensare male di lui. e poi qual è l'adulazione a cui non si creda almeno in parte? Cafiero. fin da quando tutti ti posponevano a un Bak-nin! Perdonami dunque. se è possibile. Una calunnia si sfata e cade. . Non mi sgridare. Cafiero a casa aveva trovato di che crucciarsi l'animo. nella risposta.e già discorri di ripartire? Per il denaro sei tornato? Per la roba? Vuoi dare questo crepacuore a tua madre! . Parlo per amor tuo e per amor tuo saprei sfidare anche il tuo rimprovero. quistionavano. raccomandagli. Sempre era arrivato qualcuno quel giorno stesso. intendeva poi di sbrigarsene. volevano impedirgli di rovinarsi. molto in alto. una voce ronza inafferrabile. ma da nessuno pi. ma sempre sarebbe stato l'ultimo. Pi. cede al sospetto ed è sconfitto dalle voci vaghe. adorato dagli uomini tutti. In quanto alla loro corrispondenza.Sei tornato da tanto lontano e dopo tanto tempo. A proposito: Michele fra giorni andrà a Berna. Io so che noi ti vedremo un giorno molto. Scrivendogli. riconosciuto il benefizio. e se non conosco ancora abbastanza bene la tua bella lingua. se non di dimenticarlo. E gli pareva che Bak-nin. di non condurre qui altra gente come l'insopportabile Salzana. E scusami se ho messo delle parole francesi. quando io penso che un ciarlone vuoto. alfabeti segreti. Mais ça me fait de la peine tout de même a moi! Torna. discutevano. per simpatia.gli dicevano i fratelli. per la tavola. a cui non si era potuto dir di no. su un vecchio cavallo da guerra. elenchi convenzionali. O25 mi parla continuamente di te. erano una delle sue passioni. la sua modestia e la fiducia in Bak-nin. e poi le spese sono spaventose! Non ti dico altro. come tutti i fantastici attivi. e sempre ne ebbe assicurazioni ampie e risolute. cara a me perché tua e perché in essa tu mi hai insegnato l'amore.

fra lui e loro era stata chiusa per sempre.diceva. .della metà del mondo.E io non rimprovero voi. In legge era laureato.disse Donna Luigia. . di padre in figlio il genio delle dilazioni e delle sottigliezze era ereditario. Allora ricorse e si alleò all'avarizia degli stessi figli e d'uno zio. e chiese al parroco se non ci fosse modo di esorcizzarlo. ci vedete tutti quanti preti siamo coll'aspersorio in mano a non far altro da mane a sera e da gennaio a dicembre? Ora che gli scomunicati piemontesi hanno preso Roma al Papa? Eh? Ce ne vorrebbero di esorcismi! . tanto in fatto di contabilità che di codice civile. si faceva il segno della croce.diceva la madre . mamma.diceva Luigia Azzariti Cafiero . Donna Luigia faceva dire una messa ogni giorno per la conversione del peccatore. E mise di mezzo anche i preti.e scienza di quella dinastia di curiali. Questi mettevano avanti la promessa dell'anno innanzi. Dal demonio oggi è posseduta pi. mamma. Mai si vide ostinazione simile in figlio di cattolica romana. quando mai ti feci studiare! .Pregate.supplicava Donna Luigia. uomo grande per le cavillazioni: nel suo studio. C'eran liti nella provincia che stavan in piedi da pi. egli non si stupiva di niente. Donna Luigia. .rispose il prete.io non avrei voluto! .Questo figlio vuol farmi morire in peccato mortale di disperazione! Fu ricorso al notaro di casa. Cafiero aveva serbato memoria affettuosa. . . il giorno che l'avevan fatto interdire come squilibrato. contabile si improvvisò. Cafiero se la rimangiò senza riguardi.gridò la madre . sempre per lo scapato e per il ribelle! E per levarselo di torno cominciarono a trattar di transazione.Madre. Reverendissimo. . e alle cose mie devo pensarci io. come già un tempo.. che stai fra eretici e negatori di Dio. venerabile sacerdote. Le pareva di sentirsi addosso . Ma neppur lui ci poté nulla. Ma Cafiero seppe metterlo colle spalle al muro. ho ventott'anni.Questo figlio .Donna Luigia. La madre pia sentiva che quando Carlo avesse avuto tutto il suo sarebbe partito per sempre. Vollero dargli dei consigli d'affetto. Eri la mia gloria e consolazione! I fratelli ricominciarono a mormorare.Mi salvi questo figlio. Ma il prete le mostrò di non stupirsene.me l'ha dato il Signore a sconto su gli anni di Purgatorio. . Questa via.Dio ha toccato cuori anche pitraviati del suo. i vecchi maestri del seminario. .Non hai passione e respiro .Dovresti maledirmi come la tua perdita. . è tardi per pentirsene.di cent'anni per virt.E di questo. Le madri. Per uno. contro la preferenza.Ma io. Donna Luigia andava a pregare per suo figlio la Madonna e i santi nell'oratorio della sua confraternita.esclamava. Un simile indurimento non le poteva parere naturale.mio figlio è posseduto dal demonio veramente? . .se oggigiorno si dovessero esorcizzare tutti i posseduti dal demonio.. In fatto di capacità maligne della natura umana. Quando nominava eretici e turchi. . dichiarò Cafiero. . Cafiero scrollava il capo sorridendo quietamente. . eretico tu stesso.Mi dicono che hai sposata un'eretica.altro che per ferirmi il cuore: ed eri il mio prediletto! . mi dicono che vivete come turchi! A ventott'anni è presto per metter insieme tanto peccato. anni prima.Ah..volte. vi ringrazio. nata su coste che i turchi li hanno visti pi. .Dunque .

. I suoi fratelli s'erano sdegnati. Questa è la lettera che scrisse da Bologna in data dei primi di luglio: "Caro Michele.dissero d'altro canto i fratelli scotendo il capo. mamma tua. terribile e felice. che mi leverebbe il passaporto. . si accordarono di trovarsi insieme a Locarno il secondo lunedì di luglio. Cafiero partì di mattina a buio innanzi l'alba. Carlo non ne poteva pi-. sì che n'ebbe l'emicrania. e il cuore mi prese passione. io servo Cristo. quei settentrionali al sangue di pesce.le mie parole al delegato. Delle lacrime fatte spargere a mia madre. a Cristo in Croce. . sono pi. fratello. E ho pianto io. Della Baronata Cafiero a Barletta non ricordava pi. che conveniva ad entrambi. c'è speranza. Donna Luigia fece dire altre messe per la conversione del peccatore. in cui potrete persuadervi anche voi che io sono un vero discepolo di Cristo. gli ultimi.speriamo nella sua misericordia.e dentro gli unghioni del Tentatore per via di quel figlio traviato.T'hanno guastato quelli di lass-.risoluto e . . figlio di mamma. L'ultima notte che passai a casa mia non potei chiuder occhio.E' uscito pazzo. e agognava di tornarci. . poi rattristati.sopportare madre.Figlio. e che stava per partire. inghiotte amaro e si rassegna alla meglio. che basti a vedere il giorno grande. chi smaniava. . . Certo non mi pento e non dubito. Agli ultimi di giugno poté annunciare a Bak-nin e a Olimpia d'essersi sbrigato d'ogni faccenda. di tutte.mi prese invece una tristezza e un rimorso che non ti posso dire. La società ingiusta l'ha rinnegato e lo rifigge in croce ogni giorno. chi t'ha guastato? Nell'enfasi delle apostrofi Cafiero riconosceva la veemenza verbale con cui svaporano spesso e si addormentano. le passioni e i propositi dei meridionali.Non ti riconosco pi-. . in quel che si lamentava.disse Carlo. quando può. figlio di mamma? . per rientrare insieme alla Baronata. gente senza cuore. e finalmente stupiti di lui. ai chiodi che i nostri peccati ribadiscono ogni giorno.Per chi ci prendi? . L'italiano e l'italiana che non mente al suo carattere.Speriamo. Divenne sempre pi. Ma non appena fui solo. anzi. allora. Siccome Bak-nin intanto andava per un paio di settimane a Berna.che mi pareva d'aver tanto sospirato quel momento! . . Sua madre sentiva la freddezza crescente: . Se ami Cristo. Si sarebbe fermato in viaggio per vedere Costa a Bologna. . che tutto finiva in voci e cantilene.i dispiaceri. fratelli. Chi piangeva. e aggiunse avemarie al rosario della sera. e che avevo creduto d'aver prese a noia. Avrei finito per odiar casa e città nativa. Donna Luigia se n'andò poi a confessare.protestarono i fratelli. ma piuttosto che far la spia.Cristo. La madre lo supplicava di pensare alla salute dell'anima.fece Cafiero sorridendo . Capiva che Donna Luigia. Io vi desidero tanta vita. anzi. mi ricordai a una a una. . a Barletta non potevo pivedermici.l'investivano da tutte le parti. al sangue e alla spugna di aceto e di fiele. e che non potevo pi.disse Donna Luigia di subito placata. Perché partisti. amici di casa.Non andate a riferire . . stava per farsi una rassegnazione. ma neppure lei ricorse a quel mezzo per trattenere Carlo.freddo e frettoloso. E questo lo consolava e l'infastidiva. . le sue ragioni se le fa da sé.io non lo rinnego. di pena e di rimorso. Donna Luigia pianse due giorni sani. quasi cadenzate e cullate. mamma. chi dava consigli. Confesso che fino alla sera innanzi.

a Olimpia. Tu mi chiederai di dove io. Trascrivo altre sue parole: "Non sarà tralasciato alcun mezzo perché la lotta fra le . al solito.Si sarà rimesso. E io perciò penso che finora negli affari della Baronata siamo stati di una colpevole leggerezza e prodigalità. "Abbiamo il diritto". mi pare uno dei raggi del sole della Rivoluzione Sociale. Quanti dolori e quanti patemi nostri e degli altri ci costa essa! Ebbene. Perché tu ti faccia un'idea dei suoi criteri nella propaganda.E ringraziamo Olimpia. per ognuno di quei dolori. alle Camere costituzionali. . alle Repubbliche borghesi.preziosa e sacra che mai.pensò Bak-nin che tosto a onor del vero si pentì del pensiero.si sarà rimesso a non fumare. In marzo il secondo Bollettino proclama che il Parlamento è un gran mercato. nostro e avversario. Romagna e Marche. e forse ti sembrerò presuntuoso.fiducioso che mai nella nostra missione. Altri compiti ti attendono. Egli non attende che un tuo cenno. "Noi morremo di fame su di esso. "Ogni lira che servirà a comprar baionette.fece Bak-nin che continuava a pentirsi dei pensieri che faceva. "Io penso di nascondere nelle cantine della Baronata un tesoro della Rivoluzione. Siamone avari! Sarà un'avarizia santa". Ti dirò che l'ho cambiato in oro e che lo porto meco giorno e notte in una cintura sotto i panni. poiché anche l'odio è dolore. . piuttosto che distrarne una lira dal suo sacro destino.pensò Bak-nin giunto a questo punto della lettera e pi. devono rendercela pi. dove ti scrivo. Donna intelligente e di senso pratico.s'è montata la testa su Plutarco. il sangue che occorrerà. . bisogna farne uso molto migliore e pi. come quello che Metello e il Senato non contesero abbastanza a Cesare.L'amico. ma all'umanità. . caro fratello. l'Amministrazione una greppia. Non abbiamo pensato che quel denaro non apparteneva né a me né a te.pensò Bak-nin. non temé di violare". la Rivoluzione matura! Costa ha organizzato le forze socialiste d'Emilia. mi incarica (tu sai che egli è pigro a scrivere quanto attivissimo nella propaganda) di farti un estratto dei Bollettini della Rivoluzione Sociale. Il gran giorno si avvicina. molto pieccelsi: ad altre lotte tu devi guidarci". inesperto della vita pratica. Ma di questo basti per oggi. all'Esercito.Non ha bisogno di dirselo. mi ha fatto vedere e toccar con mano.stretto".infastidito che rimorso. . "Mondo di ladri e di grassatori in guanti gialli". Anche tu. la Magistratura una manutengola dei privilegiati. La lettera continuava: "Sì. Ecco le notizie che da Bologna. . queste lacrime di madri e di parenti. . Infatti Cafiero s'era privato daccapo d'ogni pi. non vali niente per gli affari e per l'agricoltura.piccolo piacere. gli stessi dolori dei nemici. alla Monarchia di diritto divino. Ora che so quanto costa. al Capitale. abbia potuto capire che abbiamo sperperato. ogni lira mi pare una lacrima di mia madre e una speranza dell'umanità. sacro e intangibile. al Suffragio universale o parziale. Ma di questo dobbiamo essere grati. e che il tiranno. di questa somma che ho potuto raccogliere a Barletta. ti manda Costa. editi da lui alla macchia. caro amico. Preziosi e sacri. . che sta per spuntare. (sono sue parole). . non te n'offendere. dichiarava guerra a tutte le manifestazioni della vita odierna: alla Chiesa. Il primo. devono esserci i mezzi che così cari acquistiamo per preparare la Rivoluzione. il quale ti saluta fraternamente. come tutti i tiranni. . in data del gennaio scorso. "avremo la forza".

ti mando un abbraccio anarchico. Il malcontento trapela e scoppia dappertutto. "Proletari d'Italia. avanti. e abbondano i grassatori sulle strade. Degni e veri figli. gli oppressi vengano a noi. né Napoleone col Codice Civile. ci avrebbero trovato molto minor . non conclude. e se un giorno potremo uscire laceri e affamati dalle capanne. i diseredati. dalle ruine. sfruttatori. Le condizioni della sicurezza pubblica sono poco buone. . La lesse subito all'operaio Francesco Natta. allora. Internazionale piemontese di nascita ma fiorentinizzato dal lungo soggiorno. Torniamo a bomba! Il raccolto del '73 è finito. Così parla per bocca di Costa. tutte le belle cose che noi producemmo e che voi da tanti anni vi godete. La Sicilia è separatista.meschina cosa del mondo". e si contenta di vagheggiare il socialismo. dai chiassuoli senza luce e senz'aria. Via i maestri. se fosse stata cosa fatta. dai tuguri. vincitori. So che scrisse un progetto di società dell'uguaglianza. La sua base parlamentare è pochissimo sicura. che ci furono recate a Locarno da Gelso Cerretti intermediario. Noi li combatteremo nella Chiesa. quando l'idea era ancora di pochissimi. Il Governo è debole e incerto. CARLO CAFIERO". alla chiara luce del sole. da aver bisogno del mandriano che ci accarezzi per tosarci la lana. Né sudditi di Metternich né patrioti di Mazzini. e ritoglierci queste terre. e la scarsità dei viveri è grande. l'Italia di Filippo Buonarroti. che era con lui. e la Sinistra vuole spodestare la Destra.di rallegrarsi tutti e due. come lo chiama lui. Questa lettera giunse a Bak-nin a Berna. Garibaldi. e del quale io da un pezzo vorrei rintracciare gli scritti smarriti. questi ori. nel Comune. sono quelli che si conducono pi. come i Ciompi di Lando!". i dottori. guai a voi allora. sole dell'avvenire. fratello. Perciò vedi che il gran giorno matura. queste ricchezze. che fu compagno di Gracchus Babeuf. i dittatori: non siamo un vile gregge. o Michele.innanzi dei padri: noi che vogliamo condurre la Rivoluzione dove non son giunti né Robespierre coi Diritti dell'Uomo. Uniamoci. nella Famiglia. Nel meridionale sono sempre vivi i ricordi dei briganti. ma per determinare le forze. La seconda parte lo fece felice. né Mazzini colla Repubblica. Costa insegna che la patria è da amare quando si accorda coll'Internazionale.è tempo di scendere alla lotta. gli avvocati. E Costa scrive così agli operai: "Non date ascolto a Garibaldi. Sei soddisfatto? "I derubati. né Luigi Filippo colla Costituzione. i presidenti. nello Stato. e non finivano pi. quasi che la Rivoluzione fosse cosa fatta senz'altro. se potremo fare che della presente società non rimanga pietra sopra pietra. e saranno la pi. avanti.moltitudini e i privilegiati cominci. l'Italia di Carlo Pisacane. come gli schiavi di Spartaco. e neppure la Comune colla Dittatura Proletaria. fratelli!". che dette la vita per un'Italia collettivista. non l'Internazionale se si accordi colla patria. Anzi. non già per discutere vane formole astratte. i consoli. se potremo atterrare questi edifici innalzati alla superstizione. noi socialisti anarchici siamo i veri e degni figli dell''89. Egli vorrebbe che le associazioni operaie dovessero essere press'a poco tante società di mutuo soccorso: togliete alle medesime il programma e il carattere rivoluzionario. Il socialismo come egli l'intende è un equivoco: quelle che egli chiama le esagerazioni dei socialisti sono i nostri principii fondamentali. Il popolo è stanco di parole. Che esso ci trovi preparati! In questo augurio. trionfatori dell'oggi!". dopo le vaghe promesse di appoggiarci.

o Natta. Eppure non ci s'era sentito mai nei giorni disperati. che non ne aveva altra da dire al mondo: "Miseria". Sulla busta c'era l'indirizzo: "A chi mi ripescherà". col volto al cielo. E dentro una parola sola: "Miseria".Il pelo d'un gatto rabbioso.disse uscendo avvilito dal barbiere. Si sentiva nel corpo il disagio di tutta la polvere che aveva intriso e strinato colla pioggia e col sole gli abiti che portava addosso. mi ha invilito. . Per la verità. la città di Berna. Natta. passate tante volte alla strada e alla macchia. . Bak-nin e Natta erano andati per incontrarsi con tre messi rivoluzionari: russo. nelle sentine delle navi e negli abbaini delle stanze miserande. rivedo la faccia di colui e quel mezzo foglietto di carta da lettere.Ha preso cento versi. Sospirava. Sperava di togliersi di dosso la tentazione. Sul morto trovarono una busta dentro il portafogli. lessero forte quella parola sola. ch'egli spese a far vedere al Natta. a Locarno e poi alla Baronata. . I messi tardarono tre giorni. cappello strinato. . cotesto pelame.E' un racconto che fa paura davvero. con una timidezza da povero. ingegno vivo e curioso d'artiere toscano. e spaziava sempre pi. quasi che la lunghezza del viaggio tedesco e olandese del Reno in cui affluirà.La vita comoda. hai mai avuto paura della miseria? . Si sentì un'angustia disperata.grande.Provò a lisciarlo. . come se sognassi.Tu. . un gatto affogato. Lo stesero come Cristo in Croce sul ponte. Da molti mesi era vissuto fuor del mondo. . e la pigrizia dell'oceano lontano. e non lo distraeva l'Aar profonda. pareva un fagotto di cenci. un oggetto da nulla. si vide biancheria lisa. Un giorno.stretta economia. Bak-nin si sentì povero e misero. e faceva paura a tutti.contento di sicuro. XIX. che sanno ancor di montagna e di ghiaccio.altro.meno quello buono. Bak-nin si accorse con un certo disagio che la gente per la strada si voltava a guardare con stupore la sua frusta assisa di chierico vagante della Rivoluzione. Rivedo sempre il morto in acqua. E che t'ho da dire? Il Ponte alla Carraia e mezzo Lungarno stipati di gente se la ridissero a mezza voce. Quando arrivò nella antica capitale svizzera. quando si guardò nello specchio del negozio. aggrondato e accartocciato: . ma fu peggio. vesti stinte e pelate.disse.Quando non ho da comprarmi il pane. . Berna e Zurigo A Berna. affrettino le sue onde rigogliose. chiese a . tedesco e americano.E come no? Sentimi. nelle sere e nelle notti senza tetto e senza pane. che portava due radi baffetti. nuova in lui. cresciuto sopra una vecchia pergamena. si fece radere il mento. nella città degli orsi. saliva. era una giornata di sole fiorentino. saliva. Entrò da un barbiere e se li fece acconciare. io vidi ripescare in Arno sotto il Ponte alla Carraia un disgraziato. Presto seppe nome e vetrina dei principali sarti e camiciai della città. sor Michele. Ma non c'era caso. Bak-nin aveva fatto e promesso il proponimento della pi. paura di non aver un letto per l'ultima malattia. Un morto con quella parola. . Quando calcò alla brava il cappellaccio. . Non si vide e non si udì pi. Barba e capelli gli scendevano sul petto e sul collo. Bak-nin durante il taglio e le lavande profferiva esclamazioni di piacere. passando davanti ai sarti e ai negozi di biancheria. incitata.disse il Natta. sor Michele mio. Poi mentre lo issavano colle funi. Il Natta. Lo frugarono.

a impararla. per farla bene.o sor Michele.è meglio non averne. piuttosto che stare a consumarsi pensando se li spendi o non li spendi! . Parve agli sbigottiti di rivivere. . godeva per sé e per loro. amplissimi l'una e l'altro. chi pi. . a dir di Bak-nin. Anzi. . . In quanto ai messaggi da ricevere e da trasmettere ai fratelli dell'Alleanza Segreta russi. Il russo.Per compagnia .tu dovresti ormai saperla che solo i poveri non temono povertà. una testa di ponte della Rivoluzione Sociale in Italia. aveva trovata la scusa dell'estate. non si contentarono pi. e ritirare le precedenti. L'aiuto e la giustificazione di Bak-nin arrivarono nelle persone dei tre messi. uomo di cuore. e per farne ricerca al loro ritorno. e poiché il sarto per cinque avrebbe concesso uno sconto. tutte annullate. Stessero tutti pronti ad allargarla su tutto il mondo. in tutto un paio di cifrari indecifrabili e di elenchi convenzionali che non tornavano.Di' che sarebbe carità fiorita! . che veniva da una nazione dove le società segrete erano . e: .disse. Il bello fu quando i tre.gelosi istrumenti della cospirazione? Con questa incuria si spiegavano le sconfitte e i disastri.d'abiti fatti. sono in peggio arnese di te.Ha cinque anni. . . Natta mio caro! Carità fiorita! E invece di due andarono in cinque a rivestirsi. Bak-nin. chiesero di vedere una lista dei cifrari dell'Alleanza e degli elenchi convenzionali di congiurati. e: .fece Bak-nin. tappati in camera di locanda. Ma indosso a me gli abiti non finiscono mai. gli fece vedere l'abito proprio ancora in buono stato.disse. . si trattava di avvertimenti generici. Era quella la maniera di tenere i pi. e per rinnovare le spoglie scelsero i migliori magazzini. Se il Natta gli avesse fatto compagnia. andarono da un sarto dei buoni.Natta.disse il Natta .e pare nuovo.ristretti. tedeschi e americani. A quei tempi non si ragionava mai in termini pi. Presero la nuova e spesero un giorno. e il tedesco era addirittura senza cappello. Infatti. Ad alloggiare erano scesi in una locanda infima. e Bak-nin. per sapere almeno quanti ne mancavano.disse il Natta dopo la prova .franco ad affrontar la spesa e il viso di Cafiero. si sarebbe stabilita in quell'estate. trassero di tasca qualche foglio logoro e mal rappezzato. .Io . Quanto alle precedenti. poiché neppur Natta volle fare il ritroso visto che si scialava.entrare in sartoria. . Inoltre Bak-nin aveva fatto il viaggio per consegnare personalmente ai tre fiduciari una nuova cifra di corrispondenza segreta.Eh.Natta se non gli avrebbe fatto compagnia nel comprarsi un abito nuovo. faccio dieci anni senza pi. già che far si doveva. In sostanza. I loro abiti erano sbrindellati.Fiorita? Che bella espressione. che li aveva compilati. Ma il Natta. e probabilmente a Bologna. . ma ci stavano il meno possibile.disse . Bak-nin non ammirò questa virt-.disse il Natta. .E non ti pare . mortificati. Seguendo il genio razionalista della sua nazione. egli si sarebbe sentito pi. siccome non si trovava abito della misura di Bak-nin. non aveva ricordo o nota precisa né di cifrari né di elenchi. accurato e micragnoso per due.prese moglie un frate. e. di cotali gelosi istrumenti.con questo stagionato e con quello nuovo. Bak-nin ci s'arrabbiò. e sulle carte degli utopisti il mondo fu sempremai una parvità.che sarebbe umano rivestirli un poco? .spende meno spende.Questi.

nostro cliente. essendo gli svizzeri molto suscettibili in materia d'orgoglio cantonale e federale. pi.Un puro capriccio. Comprò una bella cravatta. tre morti e cinque spie notorie. mi ha rifiutato dodici camicie. ma il negoziante non gliele dava.diceva il camiciaio sciorinandogli sul banco le belle camicie.signore? Sono stato in Italia. Questo signore che le ha rifiutate. amo molto l'Italia e ho fatto un brindisi alla libertà italiana. poi sei. e un altro impiegato nel gazometro di Pisa. Uscirono per andare a vedere gli orsi. Conosco. Non rispettava nemmeno Guglielmo Tell.disse il Natta che di tedesco non capiva parola . . Viva Roma capitale intangibile! Lei è fiorentino. Si rifornirono anche di queste. Dagli orsi poi il fiorentino passava a beffare gli svizzeri e i bernesi seri e compunti attorno alle fiere tutelari del Cantone. riscontrò tra i Fratelli. S'erano fidati che il . e ha cambiato bottega. poveracci. Ma creda. . parecchi deportati. l'ordinazione annuale. Sono gli incerti del mestiere. guardi che lavoro! A lei le cedo a un prezzo di favore: anzi si può dire per niente. piuttosto intontiti dal caldo dell'estate incipiente. Le scelse belle e di cuoio. . la spigliatezza. a Mosca il russo. il quale dovette comprare un paio di valigie. e calze e scarpe. e io le avevo già messe fra le spese perdute. in conclusione rimase quasi al verde. quattro anni fa in settembre. signore. . per sua fortuna. I messi potevano fare un involto dei loro stracci. . ritrovava negli abiti nuovi e di buon taglio l'eleganza. Natta e i tre messi.Questo svizzero . si serve da noi da vent'anni. che Bak-nin citava come affiliati a Mosca e a Pietroburgo.pi. tre di quelle camicie. adoro Firenze. ma ci avrebbe rimesso lui. e non la finiva picoi paragoni. Ho un figlio direttore di albergo a Firenze. perché i tre messi gli confessarono d'esser venuti fino a Berna senza denari per il ritorno. e quando si davano ai loro strani e sonnolenti diporti.un vero capriccio. dopo aver pagato il conto dell'albergo per sé e per i compagni. . Il vecchio signore. per la vita agiata e larga. e le comprò tutte e dodici. che in lui sopravviveva a quarant'anni di ventura. Alla fine. molti ignoti. ma cogli abiti nuovi stridevano peggio i vecchi cappelli e le camicie. clienti della sua prestanza. e in fatto di biancheria accadde il caso contrario che per l'abito di Bak-nin: ce n'era una muta di dodici capi già fatti per un cliente della sua statura. il gusto antico di aristocratico e di russo. si è arrabbiato. per non spaiarle. signore egregio.concluse Bak-nin.che una parvenza e un sogno. E guardi che tela. E la fiamma non è nei cifrari. che li aveva rifiutati. Questa volta si è messo in testa che il taglio di queste non sia uguale a quello solito. Così il sarto finì gli abiti. Il Natta ci si divertiva moltissimo. perché capitano raramente. e per quanto nessuno lo capisse. durevoli.volte il guardiano era stato sul punto d'impermalirsi delle risate. non così Bak-nin. Bak-nin avrebbe voluto comprare. che certe volte ci vuole molta pazienza. . . grugnenti e ciondolanti in fondo alla loro fossa. vista l'occasione. E non era finita. Con queste parole dissipò l'imbarazzo e risolse la questione.quel che occorre è l'audacia: accendere un fuoco tale da bruciar tutto.Insomma .si rifà colla sua bella parlantina del silenzio e della mutria degli altri. quando le tozze belve levavano il muso arguto e ferino verso il cerchio degli spettatori. ma nei nostri petti. e uscì rinnovato. a Berlino il tedesco e a Londra l'americano. rispettabilissimo signore.disse in italiano il mercante.Lei è italiano. gli stavano attorno contenti come pasque. vera Olanda. Gli stavano a pennello.

Fino a Zurigo ho denaro per prendere il biglietto di terza per tutti. la musica sinfonica e la libertà del pensiero.Questi sapienti ammettono . e quanti altri ne contava l'Europa. la libertà dei popoli e l'arte democratica.Scusami. coi politici dottrinari. Medico e scienziato di merito. e per il culto della salute pagana contro l'ascesi cristiana. Tutte cose che sarebbero state ottime e serie a patto. la filosofia e l'istruzione sessuale. A Zurigo.disse questi: . e di quel mondo dotto era rimasto unico amico di Michele. Pascal colla Vita di Cristo di Strauss.disse Bak-nin al pensiero che il Comitato Centrale eran le tasche di Cafiero. Così li ho scandalizzati e sono rimasto solo.non vengo per farmi visitare. non era solo filantropo. per non falsarla. quando bussò alla porta del suo vecchio amico. e credevano nel progresso e nel libero pensiero. . . anche quelle della filosofia e della scienza. non è l'azione. per rifare il mondo. Era di quelli che avevan sostituito la Genesi con Darwin. Tomaso con Büchner. visitando Garibaldi a Caprera.amici tuoi: lo stesso come se fosser miei. Era l'epoca della morale in natura. il Vangelo con Hegel.disse Vogt. secondo i dettami dell'igiene.Comitato Centrale dell'Alleanza Segreta li avrebbe riforniti. in disprezzo della vanità aristocratica e dei pregiudizi della moda.disse il Natta.pensava salendo le scale e davanti all'uscio del Vogt .Riportiamo questa roba . non è vita e morte.Amici. . come al trionfo della luce su l'oscurantismo. apostoli e eroi di liberalismo radicale e di libero pensiero. di non voler esser né religioni né morali dogmatiche.Non la vorranno di certo.diceva questi. Anche da questa vanità. Certo rifiutava. . dal solino bassissimo e molto aperto. .Ditegli per favore che c'è Michele Bak-nin. Bak-nin s'era ormai staccato. costui era intollerante e dogmatico in una sola cosa: nella tolleranza e nel libero pensiero. cose che non vanno necessariamente di pari passo. . . ma Gustav Vogt gli ricordava tempi nei quali anch'egli aveva vissuto in familiarità e discussioni coi dotti universitari. Ma Gustav Vogt era un animo buono e liberale oltre che un libero pensatore. dalla chioma cattedraticamente e democraticamente prolissa. Vogt abbracciò Bak-nin. come ogni autorità preordinata. in primis. .Ho trovato! Andiamo a Zurigo. Agostino con Feuerbach. . .ai fornitori? . A forza di battagliar contro il peccato originale e contro la trascendenza. forse senza dirselo. Bak-nin li condusse a casa del suo amico professore Gustav Vogt. La verità della scienza è inerte.che la verità l'abbian conosciuta soltanto loro: io ammetto soltanto errore.se ti porto tanta gente. la quale a quei tempi assumeva volentieri significato di propaganda scientifica. .La vendiamo ai rigattieri? . e la verità l'aspetto dal futuro senza definirla né vincolarla. Accettarono la proposta colla remissività delle tasche vuote. frequentando congressi per la pace perpetua e per la libertà dei popoli oppressi. ma amava gli amici. di Dio in ogni cosa. . non è la verità della vita.Ce ne daranno quattro crazie. Dopo poco apparve l'onesto viso di Vogt. . la ginnastica. filantropica e panteistica. Victor Hugo a Parigi e a Bruxelles. . erano nate un'infinità di immanenti religioni ridicole e di morali insulse: l'igiene. che non discute e nemmeno domanda. A questo punto un'infermiera aprì la porta e disse che il professore aveva terminato per quel giorno le sue visite d'ambulatorio. che avevano la loro capitale morale a Ginevra.

se la tua azione dovesse andar fallita. . A lui pareva succo di more piuttosto che d'uve. e se tu avessi bisogno di un asilo e di cure. ma per celebrar la vittoria col migliore dei miei amici. Natta assaggiava una specie di denso e torbido umore livido e dolciastro.disse Vogt. Bevo alla . e ora intendeva di spender le forze ricuperate in una nuova azione.di un anno fa? Attento che ora ti parla il medico. . a saperlo usare bene.per adoperarci alla vittoria del vero e del bene. infatti.bisogno di cure.Siamo in terra. poterlo bere a nostro libero piacere senza timore e rimorso di danneggiare noi stessi.Quale soddisfazione. che pretendeva di far dei vini senza alcool. . questo nettare maturato al sole.Come stai. Bak-nin annuì. . amici. della deliziosa Firenze. ..Lei che è toscano della bella. e non diceva niente. non sono un uomo d'azione e non so quali fini ultimi tu persegua oggi.E io che non ho mai potuto patire l'infusione di malva né la camomilla. senta. e da tutto esce per tornare in tutto. fra poco. potervi offrire. Vogt non ne era immune.sciapo del sidro. . principio della vita. persuadendogli che vi possa essere un quid di cattivo nelle cose della natura. .senta se questo non è vero trebbiano. S'era alzato per fare un brindisi all'ideale e al progresso dell'umanità.Ma .disse commosso Bak-nin.continuò Vogt . vi prego. . Alla scintillante empietà del Settecento salottiere e cortigiano.Si vive. .Come evoluzionista ti potrei dire che sono partitante di uno svolgimento graduale. Michele. .L'anarchia universale e assoluta.disse fra i denti il Natta. Poi dovettero assaggiare ed elogiare per cortesia un Borgogna della stessa elezione e un Johannisberg un poco pi. Ma il buon Vogt non lo sentì. eterna in sé e per sé. . . S'era riposato. . pervade e regge il tutto infinito e interminabile. ricordati di me. la quale. E vedrai che non avrò pi. La superstizione teologica sola poté traviare per troppi secoli il giudizio umano. era succeduta la pacchiana facezia anticlericale cattedratica e da comizio. di compiere un delitto verso i figli e un tradimento verso la specie! Né per questo.diceva l'onesto professore. .Io. . che conosco. . Vogt diventò serio. Vogt era incantato dell'idea e dei prodotti: . A Zurigo hai una casa. un medico e un amico.concluse Bak-nin. dico. pensate male dell'alcool. purgato e liberato del suo nefasto veleno.In Italia. quale soddisfazione.Tornerò a Zurigo non per rifugiarmi vinto. Alla tavola di Vogt si beveva il vino di una manifattura filantropica sorta in Svizzera di recente. Poi andaron a tavola e trovarono una innovazione che al Natta piacque assai poco. Ma ti sei riposato. Il medico non è un confessore papista.Non mi aspettavo meno. e al medico non è lecito mentire. diceva mescendo. In sé anch'esso è buono. come ti prescrissi pi. come il moto e la gravitazione. .Dove? . ma non voglio turbare con discussioni teoriche la tua fede. caro Michele? In breve si furon scambiate le principali notizie dell'uno e dell'altro. e una decisione che suppongo già presa. Bak-nin gli raccontò della magnificenza di Cafiero e della Baronata. I due amici tacquero e lasciarono parlare la schiettezza dei loro cuori affezionati.

Che era tornato lo seppe soltanto Cerutti.galantuomo coi fiocchi il professore! Peccato quel vino! Mah. il 12 luglio.diceva il Natta al muoversi del treno. si colorivano di sanfedismo e di rimpianti legittimisti borbonici. e con grandi misteri disse a Bak-nin di aver preparata una sorpresa. che al solito d'ogni anno aveva condotto in guardina parecchi fedeli molto accaldati e alquanti popolani di Borgo e di Trastevere. gli pareva un giorno guadagnato sul conto finale. Imola cittadella degli Internazionali socialisti. già trascesa ai peggiori eccessi.Senta. ed era domenica. a Brisighella. la potenza della mafia. ogni giorno pi. Stabilirono d'aspettar Cafiero alla locanda del Gallo. al libero pensiero e all'amore e al gran Tutto! Il Natta per altro non volle brindare. Faenza era clericale. come quella del '73.evangeliche non ostentavano la mansuetudine. nell'Italia meridionale i ricordi e i lutti del brigantaggio da poco represso. . col pretesto del garibaldinismo.e Abbasso i Piemontesi. a Lugo. ma il grido delle dimostrazioni era stato uno solo. in fatto di farina. e il Natta si rinfrancò e brindò. . Mi parrebbe di fare offesa e cattivo augurio a quelle belle cose che lei ha dette.Galantuomo. come di consueto dopo la scarsità dell'anno precedente. A quei tempi ogni famiglia. proprio. Bak-nin non si sentiva una gran voglia d'affrontare Olimpia con quella squadra d'ospiti e con quella nota di spese. fece venire un fiasco di vino vero. vino e lardo. e con tanti bei propositi di fare parche spendite. perché lei è un sapiente e io un ignorante. . San Cassiano Cafiero intanto quella prima settimana di luglio l'aveva passata con Andrea Costa fra Bologna e Imola. al grido di "Viva il Papa-Re. che dopo tutto era un uomo ospitale e di spirito. che lo può. e così tornavano in cinque e senza un soldo.lei mi perdoni. Si discorreva popolarmente di carestia. . Quando la raccolta. Dappertutto nel nuovo Regno la delusione e le strettezze incitavano . Arrivarono a Locarno un giorno prima del fissato. alla salute. E le melanconie. Morte ai Buzzurri". nel giugno del '74. lanciato dai socialisti: "Pane e Lavoro". a Castel Bolognese. non c'è uomo senza difetto. non era bastata per dodici mesi.redenzione dell'umanità. A Roma s'era appunto rinnovata al 29 di giugno davanti al Portone di Bronzo la annuale dimostrazione del giorno di San Pietro. al lavoro. . . alla scienza. dove tutti fecero gran festa al cliente beneamato. XX. Bak-nin prese poi in disparte l'amico e gli chiese in prestito il denaro per tornare a Locarno. Viva Ges.disse. . al tempo d'Aspromonte. . e durante il mese c'erano stati scioperi e agitazioni per il caro dei viveri e per la disoccupazione a Faenza.perché senza lei la Baronata passa giorni molto melanconici. e una gran miseria. che avrebbe dato molto piacere a lui e a Cafiero e a tutti quanti.tardi impararle.aggiunse andandosene colla promessa del segreto. a Solarolo e un po' dappertutto in Romagna e fuori. La Sicilia covava fermento separatista. i prezzi ai forni e ai mulini rincaravano esosamente. Vogt fu contento di poterlo aiutare. Allora Vogt.E ce n'è bisogno. Ma giugno è il mese delle speranze e delle strettezze per la gente povera. dove erano partiti in due a tasche piene. San Giovanni e San Pietro avevano recata una messe abbondante. aveva ancora le sue scorte in casa. che delle virt. . il quale scese al Gallo. ma con quella bibita temerei. A proposte di divertimenti Bak-nin ci stava sempre volentieri. Lugo repubblicana.

o anche camorra e grassazione. disgustava i rivoluzionari. ma cotesti pochi. E allora sono sottili e capaci "animali politici". Il giovane Andrea aveva affinato alla letteratissima scuola toscana e bolognese del Carducci un gusto delle lettere umane.a sedizione.attiva e accesa fiamma di ribellione era ad Imola. il Risorgimento s'era compiuto perché col venir meno della maestà per diritto divino. come si riconosce nei frementi. Ma era di quei romagnoli. quali animavano in Bak-nin gran follia di teorie e turbolenta licenza ma anche una reale libertà di giudizio. ignorandoli. La Romagna è terra troppo grata e piacente. ma dalle rive segnate e strette. repubblica.rari. rivoluzione. studio di addottrinati e conquista di soldati. i congressi degli Internazionali anarchici antimarxisti in Svizzera e in Belgio. o si trattava di poca cosa. Occorreva infatti la frenesia. dominando le cose e prima sé stesso con quell'arte senza fondo. le utopie sociali. raffina la volontà. e Andrea Costa sognava la bandiera rossa sulla vecchia chiesa cittadina di San Cassiano. tutta diversa. neanche Garibaldi era veramente . Ma di assai cose può farsi padrone un romagnolo. non aveva avuto da offrire beni confiscati. neppure un'orgia di sangue. il popolo. Ma la pi. e i suoi l'amano di un affetto municipale. Altrimenti molti ingegni di Romagna si logorano nella vita del caffè di piazza e in certi enfatici e sonori motti e vezzi di vanagloria locale. sensuale e fazioso. . l'estremo di tutte le utopie che in tale estremo si distruggevano. la diabolica vertigine degli stupri e del sacrilegio. dal piglio ardito di frase e di formola. Il Risorgimento era compiuto. che è la politica. chi lo voleva destro e chi sinistro: conquista. tanto chi l'aveva voluto quanto chi l'aveva subìto. fame e coltello. e ricorre all'emiliana Bologna. Tutti quanti i partiti detestava. e per invaghirlo di idee nuove e ben diverse. Lo statista appassionato impara l'esperienza. Emigrare a pochi romagnoli riesce senza che si sperdano. Ma. l'esilio li forma. un'eloquenza trascinante e pulita. Natura e storia vogliono che nessuna novità possa tornare allo stato di prima. La consuetudine con Bak-nin. col sorgere delle democrazie europee aggressive e attrezzate.Imolesi. vivo e schietto nella patria del Perticari e del Monti. che si sia fatto padrone di sé e della propria natura. dava noia ai conquistatori. è inutile nascondere com'è fatto l'uomo. che a Locarno Bak-nin si leggeva con gusto. che sanno trar profitto col giudizio e cogli atti dagli eccessi di passione e di discorso. Le guerre regie erano state di second'ordine. socialismo. che aveva resa possibile la libera federazione dei principati italiani. sarcastici e coloriti appelli all'ira dei poveri. dagli investiti né dagli spossessati. sanfedismo. o. per distogliere un giovane italiano di quegli anni dall'amore dei principii e degli uomini del Risorgimento e dell'Unità. il mistico furore di libertà. era divenuta indispensabile all'Italia la unità e l'indipendenza territoriale. Andrea era romagnolo: alla sua mente si affacciavano d'acchito San Cassiano e il mondo. pi. Speranza di martiri e capolavoro d'arte diplomatica. scontentava federalisti e unitari. Il malcontento si chiamava religione.intendeva: Proletari del mondo. suo onore ma non suo vantaggio. in quei Bollettini della Rivoluzione Sociale. Quando gridava: . appena compiuto. non piaceva in quei giorni ai monarchici né ai repubblicani. ma che nessuna opera sia chiusa da chi l'ha impresa. avevano allargato l'intelletto e la pratica di Costa. era una delusione e un pericolo per ognuno. non poteva esser ammesso come cosa compiuta e finita dagli eredi né dai diseredati. Ad esso il governo nuovo. senza mezzi termini. e mentre scontentava ogni uomo. Non ha perciò ricevuto una capitale.

. le Repubbliche e le Monarchie. Principati illustri e governi stupendi. Contro la Chiesa. capolavori di acconcia sapienza paternale. La violenza delle ribellioni si dovette rintuzzare colla violenza delle armi. non la plebe d'Italia. massimo sovrano nazionale. contro i municipi la burocrazia. Pesavano le tasse. delle guerre di religione e di supremazia europea. che grande non era. Ma originale era la persuasione che la gente si entusiasmasse e si saziasse. millenaria difenditrice dell'Italia. le apoteosi ufficiali e sbrigative: Incontro di Teano. il provvidenziale errore di una giovent. disposto naturalmente. nella storia e negli animi.di Malta e Cipro. e. le offese d'antichi affetti e costumi. che in essa sentì e si sacrificò alla unità e libertà. e parve una parola che avesse senso l'insulsaggine pedagogica: l'Italia è fatta. non si poté far altro che distruggerlo. la coscrizione rivoltava. si largivano i monumenti che decorano le nostre piazze e vie odierne. bisogna fare gli italiani. da buon anglosassone. non persuadevano neppure quelli che le escogitavano. e l'Impero.e ora se la mangiano. si giudicava per luoghi comuni così il potere temporale e la politica di Costantino e la donazione di Carlo come il dramma dei Guelfi e Ghibellini. i disagi. la quale aveva le buone ragioni di non voler la Riforma. e Comuni e Signorie. faceva fallimento e bancarotta in scandali e crisi politiche. come un'importazione e una tardità. le confische.conosciuto dai contadini. Sembrò un gran fatto costruire ferrovie e scuole elementari. i censimenti annoiavano. Al popolo. Ma ci dovettero essere e ci furono sì le soppressioni. come il Granducato di Toscana. Per non perdere criterio e governo fra le distinzioni infinite del pi. cioè il motivo popolare. all'apatia plebea riottosa rispose il livello e l'accentramento burocratico. anzi disprezzarlo e sconoscerlo. Quel che era nato a Roma ed a Milano in fatto di vita moderna. che aveva in altri tempi giudicato fra Ghiberti e Brunelleschi. i . aveva chiuse le porte del passato. infine. oltre che nel fatto. economiche. giungeva in Italia. Tutto questo. qualche mito universitario colorì le cose alla meglio di scienza e di poesia civile. fra i particolari regionali e la maestà cattolica universale. Porta Pia.antico e diverso e tenace e suscettibile assetto sociale e politico. Che eran fatti da tanti secoli con forti vizi e forti virt-. il modo come si arrivò a Roma avrebbe compromesso un prestigio assai pi. prodotto delle grandi monarchie. alimentò l'illusione quel tanto che occorse per liberare la patria. quell'assetto.grande di quello. poteva in certo modo anche non uscire dalle regole d'ogni rivolgimento. La questione delle nazionalità. si levò la giacobina massoneria. industriale e bancaria. e simili. a scoprire una "negazione di Dio" indigena dovunque si potesse intravvedere una colonia o un protettorato: e la Sicilia valeva pi. e ben tosto le repressioni. di quella mediocre mitologia: Arnaldo da Brescia precursore di Porta Pia. finanziarie. . aperte quelle dell'avvenire. si spacciavan colle parole d'un Gladstone. accaduta bene o male contro di lei e contro la seconda civiltà romana e cattolica. le ridicolezze inevitabili di tempi nuovi. spirito e corpo. Era già questione di alta scienza e di diplomazia nella politica d'equilibrio. ultimo Cesare. Con quattro morali apologhi convenzionali e molti sbagli storici. A fondare il Regno.diceva la plebe. Quattro Fattori. come il Regno delle Due Sicilie. quando Mazzini si figurava che costituisse una questione religiosa.Hanno fatto l'Italia. . mancava quel che degli stati e governi è vita e sale. I plebisciti potevano confondere Napoleone III e intrigare la diplomazia. a cui Napoleone.generosa e patriottica.

la questione sociale. Il socialismo sostituì all'"impuro tiranno" il non pi. per l'umor popolare. colla lotta per i salari. piesosi e gravosi che gli antichi. popolarizzò come mezzi e fini di riscatto. A un popolo avvezzo a comporre la sua vita colle pi. la quiete dei beni della vita in regime di scarsa e sicura moneta.Ora basta. e che rispondeva crucciosamente ridendo. che nei borghesi a Roma riconosceva soltanto dei padroni meno amabili e meno spiritosi e men saggi. il . Rispose al caro della vita e alle tasse. ma in quella industriale e moderna regione era già nato l'odio di classe. che fastidi e vessazioni. per uno scherzo di cattivo genere. che altrove era tutt'al pi. Fu una fortuna che la maggior parte del popolo. esaltando il suo rancore nella lotta di classe. Anzi. provvidenze. Beatrice tricolore nella visione del Purgatorio. costituito per volontà sovrana di un popolo e per diritto di libertà opposto a quello divino. i costumi di suo gusto. produzioni nuove. . a opera ed a sviluppo storico compiuto. provocò pensieri. dietro i preti chiusi nella politica di astensione. da individuo minore. produsse assetti. e quasi soltanto in Lombardia lo sforzo di liberazione era stato sentito e operato da tutte le classi. Alle ideologie radicali e ai Diritti dell'Uomo sostituì l'uguaglianza economica e la lotta sociale: alle lucubrazioni dei pubblicisti. il socialismo in Italia. il rancore ambiguo proruppe in odio schietto. gli appetiti dei poveri. di dignità e di conquista. i suoi principi spodestati. Per muoverle. si era ribellata al potere regio. Il popolo.falso né pivero. scuola obbligatoria. non c'è speranza né promessa minore che valga. E in ogni senso è vero che madre di tutte le cose è la guerra. Savonarola vittima dell'intolleranza e quasi martire del libero pensiero. ebbe aperto alla noia il beneficio della lotta.di quelli che volevano la modernità senza le sue condizioni proprie. Sorse. polizia. e che si voleva trattar da popolo arretrato. mostrava di conoscere bene il popolo quando scherzando esponeva una fine verità: . Il socialismo eccitò sentimenti. ebbe scossa dal socialismo l'indifferenza e l'inerzia. La guerra era stata contro lo straniero soltanto nel Lombardo-Veneto. la "singolar costituzione" italiana. in sé stesso. se la storia non avesse risolto quel che essa aveva annodato. particolarissimo.I "todesch" ci fanno da sbirri. Intanto perfino la reale e leale Torino. da soldati e da esattori: ve ne accorgerete voi. Mostrò alle plebi che c'era qualcosa da conquistare anche per esse. Altrimenti l'avrebbe preso. dove non erano. da giudici. che odiava "i sciori de Milan". Igiene. non ne sapesse nulla. quando li avrete scacciati e dovrete far voialtri da tedeschi! Alla delusione generale e alle ribellioni sparse stava forse per seguire l'inerzia del decadimento. da aguzzini. la scheda stessa elettorale. "sfruttatore borghese".terribili potentati del mondo. Salvò la nazione dal pericolo e dall'insipienza di quelli che credevano di poter dire: . Fece sottentrare alla questione delle nazionalità.Ciompi di Lando precursori del Diritto Elettorale e delle Società Operaie di Mutuo Soccorso. E se in ciò doveva stare.invidia spicciola. Sparse insomma la forza di sentimenti vivi. interessi. restituì la serietà e la forza colla coscienza di sé. che la nazione dei plebisciti avesse amati e amasse tuttavia i legittimi. Ed essa rimpiangeva i governi assestati. le amministrazioni temperate. tutto.grandi idee e coi pi. nella sua troppo reale penuria. quando si era saputo regolare tollerabilmente e ironicamente perfino il brigantaggio: rimpiangeva la libera povertà. al perder la capitale per Firenze. Cattaneo. E il Regno non poteva ammettere senza fellonia contro il suo stato.

Non perfetta. fecero dell'insurrezionale carcerato del '74 e dell'uomo di parte degli anni seguenti. ebbe il desiderio. e si professò socialista. attraverso i travagli. Andrea. per chiudere l'era delle insurrezioni. nel '72. di "non morire senza aver fatto qualcosa". del dramma. "Noi Internazionali" scrisse dunque Costa dieci anni dopo "ci racchiudemmo troppo in noi stessi. La Dinastia. Quale esso fu. in Italia pi.principio della fine. ma la parte pi.grande di un Costa. popolano e soldato. Non ci mescolammo abbastanza col popolo. emiliano. e ci preoccupammo assai pi. che di storia sapeva tanto meno. Così. è naturale. Che le lezioni dell'esperienza ci profittino". della punizione storica del socialismo. Non rinacque l'Italia. che non fu mai morta: visse il Regno. E infine maturità di tempi significa maturare nuove acerbità. Marco Minghetti.fortunata della politica italiana di cinquant'anni fu quella che l'esperienza del socialismo non respinse o represse ma capì e vi provvide. della storia futura. Garibaldi. della vita politica d'Italia dal '61 al '911. vuol dire che le cose periscono di quello da cui son cominciate.della logica delle nostre idee e della composizione di un programma rivoluzionario. e il popolo non ci ha capiti e ci ha lasciati soli. Per compiere la sua funzione eminentemente nazionale. sognante la bandiera rossa su San Cassiano. con diritto storico di dirla non inutile. Qualcosa di meglio che la Rivoluzione Anarchica Universale partì da San Cassiano e dalla disperata volontà di Bak-nin a Locarno. attese la maturità dei tempi. ma la vita è tutto colle sue leggi. Presidente del Consiglio. In quei giorni del giugno e luglio del '74.vivente e pi. se non la coscienza. da quel moto che negava la proprietà. umane. stava per andare in prigione e in esilio a maturare in quasi un decennio penoso quella conversione al socialismo popolare e di riforme. quei dubbi storici e politici che prendevano favola e passione nella fantasia del giovane agitatore. Costa non fu un genio. neanche eroica: un Crispi fu pi. vi fece corpo vivente. Finalmente l'amore del popolo ebbe una nuova patria da quelle idee che s'eran mosse per distruggerne pure il concetto. e colla sua utopia e coi suoi errori.sensibile fra quelli del Risorgimento. per essersele dette e applicate. E c'eran di questo fatto le ragioni naturali.che altrove il socialismo doveva cominciare negando la nazione. e non poteva foggiarla: Minghetti stava per essere rovesciato colla Destra. conquistando lo stato. Ed è patria soltanto quella che il popolo si scopre. Mazzini. ma superare le vecchie. il politico che vecchio poteva volgersi indietro dalla Vicepresidenza della Camera a guardar trenta anni di esperienza. rinfacciatagli ferocemente dai vecchi compagni insurrezionali. Nell'Italia moderna la Dinastia recava la saggezza politica che le è propria ed antica: la sua forza era fatta di avversari illuminati e convertiti. lo statista forse meno energico ma pi. Dalla Palla a Corda dell''89 alle . che smise d'essere un'intelaiatura statale sommaria e inadatta. in un periodo che non comportava maggior genio che quel di non averne. insieme colla dichiarazione di quel che fu e doveva essere la fondamentale esigenza. era morto due anni innanzi. che. ciò che solo alle dinastie è concesso di fare. doveva incominciare insurrezionale estremo. Sorse una moderna classe proprietaria. filosofo e borghese. che dello studio delle condizioni del popolo e dei suoi bisogni sentiti. Minghetti sapeva la storia. detestando il socialismo che alienava gli animi dalla sua repubblica. E' un vuoto vocabolo il progresso. Parole vere e profonde. agitava nella sua lunga prudenza di federalista giobertiano convertito per forza di necessità. si conquista e si difende. nella quale è la sconfessione dell'utopia esaltata bakuniniana e sua.

le signore si riparavano con grida e tossi di graziosa soffocazione e di spavento. non temevano la fuliggine sulle estive tube e sui gibus grigi e giallini. E c'era qualche scienziato di grido. Alle dieci di mattina la stazione era affollata di bel mondo. come fecero poi. e il fortunale. scrittori.incendiate Tuileries del '71. ai quali lo storico può riconoscere il diritto sentimentale di gridare. e i superstiti garibaldini e mazziniani. Era bellissima e singolare.Ed erano attucci e mosse di scandalo semiserio. Ma la salute degli stati ogni tanto vuol essere rifatta dal principio. aveva inclinazione a far delle passioni per le donne. Era l'epoca delle sottane abbondanti e pieghettate. Intanto. Quella folla mattinale produceva un vasto e garbato sussurro sotto la nera tettoia. promesse. fra un grande andar di ventagli.rispondeva un'altra. dalle camiciette accollate. altri una figlia naturale di re. Quando Costa chiamava Bak-nin a Bologna. . attendendo l'ora della partenza. e in Italia fu appunto il socialismo un rifarsi dal principio. Altre dame e damigelle passeggiavano.lontane delle lezioni e delle sentenze. Furono rottami i posteriori anarchici.Ai Bagni della Porretta. I maligni e le maligne assicuravano che di quel passaggio fumoso approfittava l'esotica stabilita da qualche mese a Bologna. in diciassettesimo e in nono grado. era stato in Europa un fortunale vario e diverso. oppure facendo riparo del petto contro la sgraziatissima fumata. . Erano rottami Bak-nin e quegli Internazionali agitatori. .efficaci e pi. e i sorrisi sapidi e furtivi degli amanti e quelli un poco sciocchi dei fidanzati. credevano essi che la tempesta stesse per riprendere pi. La cessata capitale delle Legazioni era colla illustre università la capitale letteraria. per passare lui al primo grado. di maniche attillate al polso e rigonfie alla spalla. che stupiva tutti colle sue eccentricità. al tradimento di Andrea. Ogni tanto. al braccio o al fianco di cavalieri stretti e impettiti nelle stilizzate foggie degli abiti da passeggio. i desperados. si sussurrava quando le signorine non sentivano. che quell'anno eran di moda di sproporzionata ampiezza. in quel lontano e torrido primo di luglio. S'accompagnò Cafiero. come fa quando si placa. un pretendente al trono di Francia e di Spagna. Era stato fatto il conto che. per baciare la bocca del suo ultimo amante in titolo. fra commiati.Chi bacerà all'arrivo? . risa e maldicenze ed invidie.feroce che mai: era invece la fine.Dove va? . ma. occhiate. Innamorava di sé gli uomini. I cavalieri. che precipitarono nel delitto comune. gettava a spiaggia i rottami. avvocati: molte notabilità cittadine. appoggiato il piede sul predellino e il pugno sul fianco. Costa da Bologna accorreva ad Imola.Che polmoni però! . scientifica e musicale d'Italia. che dal lungo fumaiuolo sbuffava denso nerofumo. che davano grazia esile al collo e alle cintole. professori. A tutti gli sportelli di prima e di seconda classe si affacciavano signore e signorine sorridenti in vesti di colori vivaci. chiamato in fretta. l'orario dei treni che s'incrociavano da Nord e da Sud a Bologna in quell'ora aveva adunata tanta società alla . Tutti partivano per la Porretta sull'Appennino o per i Bagni di Riolo presso Imola. cioè dal popolo italiano. sapevano da troppo tempo. Ogni rivoluzione politica si riduce nell'andare a imparare quel che gli altri. e del vitino. C'era anche. Ma la storia ha delle conclusioni pi. al passar di una locomotiva. Alcuni la credevano un'avventuriera. che c'eran prima. musicisti. esule a Bologna. .chiedeva uno. sarebbero dovuto morire complessivamente settantasette persone pi.vicine di lui alle due corone.

ed era divenuta pretesto di pettegolezzo politico assai aspro. . .Addio. sopra Porretta. a cui la Parigi di Balzac e di Zola turbava i sonni.Si è ritrovato Cavagnati? . Costa riconobbe e salutò qualche maestro e parecchi condiscepoli. la vaporiera. o "La Patria". . Un giovane romanziere filosofante. perché la guarnigione era alle manovre sull'Appennino. a Piteccio. . . i lunghi sproni tinnenti. non si sapeva se vera o falsa. Partenza. chiusi nelle tuniche luccicanti.andiamo alla Porretta.ozioso esteta! Se saranno rose fioriranno.E se per amore vale la pena di morire.domandò Cafiero quando il treno si mosse fra candido e odoroso sventolio di fazzoletti. si parlava già di dimissioni da cariche pubbliche. La "Gazzetta" la dà con un punto interrogativo.rispondevan gli informati spiegando "La Gazzetta dell'Emilia". finito tragicamente. era stata protestata. . una delle bellezze della città. I pochi ufficiali presenti.Chi è Cavagnati? .Si è creduto un'altra volta. la Messa da Requiem per Alessandro Manzoni. e d'una cambiale a firma di Vittorio Emanuele II.Ciao. lo interpellò così:. .stazione. la quale. fra nubi di vapore. a quanto si diceva. per essere vicina al mio fidanzato. amatore wagneriano. . Il maestro.stava dicendo un bello spirito. Fervevano le discussioni. restavano in città per servizio. e perfino di sfide. Scarseggiavano i militari.Chi è Cavagnati? .rispose Costa ridendo. le sfide correvano in quegli anni frequenti e gravi. erano corse appunto offese e sfide. col "fiore" d'oro arabescato sulle maniche.gli ultimi sportelli. . Ma il Marchese P' e il Conte M' si eran battuti a morte per una donna:.Sei l'unico in tutto il treno a . per quelli che lavoravano come per quelli che tutto l'anno non facevano niente. Era il primo di luglio e cominciavano le vacanze. se per manovra di maligni sediziosi o per errore. Gli artisti e gli intellettuali si appassionavano sopra tutto alla questione se o no a Bologna si sarebbe riusciti a dare un'esecuzione degna dell'ultimo lavoro di Verdi. Era a quei tempi una scena festosa e clamorosa la partenza di un treno. in quei giorni a Milano. Ma la notizia merita conferma.Dice il foglio che sia comparso a Trieste.Quest'anno . Nessuno li invidiava. S'iniziava la guerra dei trent'anni fra il sinfonismo tedesco e il bel canto italiano.diceva appunto una ragazza incantevole. sotto i rigidi chepì. e di Depretis e del Baron Nicotera. e fra gentiluomini per tradizione. Vivissimo era nella memoria di tutti un duello recente. ch'è alle manovre alla Collina.Partenza. anzi del bilancio. e gli inservienti chiudevano fra grandi grida di . delle notizie da Roma. di Minghetti e della Destra. anzi da ventinove giorni esatti: . aveva risposto vietando risolutamente il progetto ridicolo di un'esecuzione ridotta con alcuni pianoforti al posto dell'orchestra. mentre la campanella delle partenze suonava a distesa gaiamente.disse Costa. radicale. per Roma e per Milano. e alla Collina. che non aveva peli sulla lingua. . maritate e fanciulle. capi delle Sinistre. Ancona e per Firenze. e parecchie li sospiravano. E durante le prove e alla prima del Lohengrin al Comunale. ma non di rivoluzione. agitatore! E' vero che volete far la Rivoluzione? . ciò ch'era ancora una singolarità.. e fischiava con prepotenza. per la musica basta scender sul terreno. conservatrice. armati di sciabole massiccie. Quanto discorrere di Wagner e di Rossini. La gente anziana e grave parlava della situazione politica. fra borghesi per ambizione d'emulazione. di Verdi e della Stolz e della gelosia del direttore Mariani! Ma una domanda era d'obbligo da un mese.

un puledro s'imbizziva fra gridi di paura e risate. così. e Costa con Cafiero. dalla terza alla seconda classe. si era affiliato come i byroniani aristocratici delle Vendite Carbonare del '20 e del '31. cioè non senza amor giovanile di singolarità e di novità. Tinnivan sonagliere. e bestemmie del vetturale. Una gaia fila di carrozze. Luigi Lorati. ma sparire. del successo dell'amico Costa. senza invidia. uno di quelli della cospirazione. di punto in bianco. simpatico ai giurati. Sostituto Procuratore del Re di Bologna. uscì. e stava zitto a guardar l'opima campagna che fuggiva ai suoi sguardi davanti al finestrino del treno. dal Club Felsineo. Il mondo elegante aveva fremuto alle notizie della Comune. o forse era. E' sparito. parola favolosa.Intanto i villeggianti occupavano le carrozze. e. contro la quale tempestava il Professor Tullio Martello all'università. uno a cui sorride la vita. a mezzanotte. Ebbero quel brivido di paura e di curiosità che assai piace alle donne. Disse che sarebbe stato assente alcuni giorni. Cafiero non approvava queste compiacenze. gli informati sapevano che un comico a spasso. Mentre Costa cedeva il biglietto al guardasala. Ogni tanto qualcuno crede di aver scoperto lui o la sua sepoltura. Poi proseguì tranquillamente verso casa sua in Via Sant'Isaia.elegante ritrovo cittadino.Ah. come al solito. boia? .gli disse Frizzolino con precauzione e sussiego. aveva introdotto l'Associazione Internazionale dei Lavoratori a Bologna pochi anni prima. . esule da molti anni in Svizzera dopo uno scandalo d'amore. con poca soddisfazione di Cafiero. era wagneriano. detto con soprannome che gli stava bene nel fisico e nel morale.Hai fatto bene a venire. Erano passati. Andrea. ombreggiate da bianche ombrelle.Oggi ha da succedere qualcosa. e quasi quasi d'aver corso un gran pericolo. morire. aspettava all'ombra dei platani del viale della stazione. molto incuriosite di conoscere quell'allievo di Carducci di cui si diceva che era Internazionale. Andrea. sei qui. Costa aveva cambiato di classe volontieri. un eletto. . Costa era allegro. perché doveva andare a visitare in villa la fidanzata. E questi anche. schioccavan fruste. per disgusti di vanità coi repubblicani. Tu capisci: che un povero sparisca e muoia. E'. si accomiatò dagli amici. . Erminio Pescatori. questi lo salutò:Ben arrivato. e lo salutò alla romagnola con un paio d'amichevoli insulti:. la carriera. lo trovarono tutte simpatico e originale. il pi. in uno scompartimento doppio. un brillante magistrato di bell'avvenire. Dalla stazione alla città di Imola c'è appunto un lungo viale. e aveva sentito dire che un Tanari. A Imola il treno scaricò le brigate avviate a Riolo. nessuno l'ha pivisto né sentito. alla nuova e pi. magari contro gli Internazionali! Ecco che il 2 del giugno scorso. e. un felice. Quando quelle giovani donne ebbero conosciuto Costa. brillante oratore. Il suo discorso sul mistero Cavagnati le incantò come usignuoli davanti all'occhio del serpente. perché coll'avvocato c'erano alcune belle e giovani donne. poco se ne curano lui come gli altri. Si persuasero d'aver udito terribili cose da un tremendo cospiratore.non saperlo. A Andrea si accostò un giovane facchino. la ricchezza. benvisto dalle donne. Frizzolino. e l'avvocato si pavoneggiava. Ognuno di questi egoisti pensa che potrebbe trovarsi lui al posto del Cavagnati. Da quel momento.tenebrosa setta. La borghesia si pela dalla paura quando ci pensa. Sognava di far carriera con qualche bel processo. questo non par tollerabile. un poco come quell'altro di poco fa. per seguir l'invito di un giovane ambizioso avvocato. arrivato sotto i portici della Banca d'Italia. I dotti conoscevano le dottrine del Marx. un benestante. e queste notizie servono soltanto a crescere il ridicolo smacco della polizia. amatore di musica. si sdegna contro la polizia. . amico di Costa e socialista. non sapendo con chi prendersela.

Qualcosa vuol succedere davvero.Siete sempre i medesimi ignoranti. a rapina e a scherno. investigando con occhi pi. . occupava le viste e le meraviglie: era come l'incarnata paurosa stranezza della folla umana quando si sbriglia. che le rispose. e indicandogliela disse: . fra offeso e intimidito. e Frizzolino rimase con Cafiero ad attendere. .Può darsi. e tutti precedeva.replicò rasserenandosi Frizzolino. le comitive guardavano con tanto d'occhi. pi.Sono i signori! Vanno alle acque di Riolo! A noialtri neanche il pane per i figliuoli. quel goffo. quando una massa nera e silenziosa apparve in capo il viale. .E che cosa sarebbero le grandi cose che volete fare? Ma Frizzolino non ne sapeva altro. le carrozze e le persone dei signori. E già la gente invadeva il breve spiazzo della stazione e s'accalcava nel viale.Ci siamo. Se non venivi. .Se lo dici tu. si avvicinò a Costa. Frizzolino. sciancata e obesa. E si assiepò gridando. quando Costa. smaniando.(Così era chiamato a Imola e a Bologna). riavutosi in tempo. meglio così. che da quarant'anni tutta Imola motteggiava per il suo continuo poltrire sulla scranna di bottega. Aveva sentito dire che si trattava di frumento e di affamatori del popolo. che se n'accorse per primo. inarrivabile. . Un grido universale di gioia e di saluto lo accolse: .Non dicevo per offenderti.Non basto? Che hai oggi? Ti prilla il boccino? Frizzolino tacque. L'avvocato e le nuove conoscenze di Andrea lo chiamarono per salutarlo. Costa alzò le spalle. con un urlo. La folla. . Poi si sperse e sparì nella folla stipata.Ve'. Nessuno aveva ancora capito nulla. Quel giorno se n'era levata. Mentre così dialogavano. da presso. e si mostrò sventolando il cappello: un suo conosciutissimo e spavaldo panama candido a larghissime tese.Che cosa? .ladri e temerari di tutto quel che le mani ancora inoperose avrebbero saputo fare.energico o di un pi. salì ritto a cassetta della carrozza dove erano le sue conoscenze. . . la comitiva s'era allogata nelle numerose carrozze. a gridar per prima fra quei silenziosi: . Anche Costa non seppe che dire..Neanche io te. e ormai mancava soltanto la voce di un pi. .Cose grandi.disse. Già le donne allungavano le dita lercie sulle belle vesti. colla voce stentorea di un muratore che superò quella degli altri: .Il Biondino! . i cavalli avevan perso il brio.Senza di me? . Fu la Sburdellona.Asini presuntuosi! . che per la distanza si scorgeva crescere pi. I vetturali erano rimasti colle fruste levate. . . ma già che ci sei. Ora.ve' la Sburdellona come la va svelta! Era questa una fruttivendola. facevamo senza di te.insolenti delle parole.ebbe tempo appena di dire Andrea. sguaiato e veloce mozzicone di donna galoppante a sottane succinte davanti al fiotto nero. .disse Frizzolino in tono di stupore. . bestemmiando. il Biondino. come se essa gli avesse data la voce. arrivando. il Biondino! E' qui lui! E' lui! Dio lo benedica! Evviva Andrea! Evviva il nostro Andrea! E la sboccata cordialità romagnola aggiunse.temerario e malvagio. che dietro scompariva nella nube di polvere levata dai piedi frettolosi. .che non muovere. .feroci e pi.Hai fatto bene a . e: .fece allora Costa conciliativo.Il Biondino. percorreva rapidamente il viale. così detta di soprannome.

disse fra lo spavento delle carrozze il bello spirito wagneriano. scegliendo le parole: . Il popolo è stanco di parole.(era un mercante di granaglie.rispose giovialmente Costa col pi. canaglia. parla tu solo. pane per i suoi figli e lavoro per sé. . domanda pane e lavoro.se li mangia.Non partiranno. con una sua curiosa voce nasale che divertì il popolo e lo fece ridere). che mi conoscete e mi volete bene. dovrebbero partire adesso: non partiranno! Ascoltatemi. Parlò dunque.E perché no? Anzi grandissimo.E tu carogna. si spurgò. e che per voialtri forse è un padre.a Imola e di non conoscer nessuno. . Quello che voialtri eletti chiamate Dio. il salvatore generoso.Sì. insieme. pi. e in appresso durò. sono qui. ascoltatemi. la miglior pasta d'uomo. Le vetture erano tuttavia prigioniere della folla.altri insisteva. e l'effetto che gli avevan fatto la gente e tante teste. e che gli era parso di non esser pi. Un incettatore di grano.. Costa aveva raccapezzato dai vicini di che si trattava. il vostro Dio.venire. . .tutti voialtri. o ricchi. . dopo la carestia della scorsa primavera. o eletti della Terra.le maniche della camicia. .adatto dei principii. Garganella era il muratore dalla gran voce. feccia. disprezzo e piombo? Questa feccia.sei il nostro Andrea!) . e gli prese d'un subito una timidezza tale che affiochì di colpo. feccia ed eletti. e la folla rise. o signori. tardi loquace quanto allora fu muto. . fiero e soddisfatto.Sì. per così dire. che una sera all'osteria ci prese le legnate. o felici. Se la fa da sé la giustizia. . questo branco di ladri ingordi. non meno crudeli. che è quello di far ridere. si schiarì. il sedatore e il tribuno dominatore. . Divenne così noioso e insistente.urlò la gente. un esoso affamatore del popolo. voi. pane per la fame lunga di questo inverno. comanda che i vagoni dell'affamatore non partano. Dove l'hai messa la voce? . e Andrea sentì con piacere l'occasione che gli si porgeva di avere un pubblico eletto e di apparire.. ha mandato un'annata migliore di quella dell'anno scorso.aggiunse uno. Domanda.E se li mangia. in cambio del vostro lusso.Imolesi. e. . uno solo! Garganella.urlò a una voce il popolo. di pazienza e di ingiustizia.disse Costa.chiese uno. poveri e ricchi. . e dimmi che cosa volete fare.La cavi dal fondo delle scarpe? . Li ha caricati stanotte. ma la gente mostrò con feroci grida di morte di non sopportarne nemmeno il nome).e anche voialtri.ingordi.il famigerato Puttini ha sottratto alla fame del popolo imolese. e quel che . il famigerato Puttini. .riprese Costa. Sorrise alla gente che lo guardava intenta e che lo incoraggiava a bassa voce. proletari. si guardò in giro. davanti al mare. ricchi e poveri. Intanto che la gente corbellava Garganella.(.positivi e pi. Noi non permetteremo che serva a impinguare le tasche e l'adipe immondo degli affamatori. Noi a Puttini gli bucheremo la pancia e gli daremo da mangiare un'erba molto amara. e d'essere. questa canaglia santa senza la quale voi eletti morireste di fame e alla quale date. ma per noi è il crudele tiranno del Cielo da cui si rifanno e in cui cercan giustificazione e terrore i tiranni della Terra. . fame. boia d'un vigliacco! . gettando addietro il cappello e tirandosi s. voi. . La causa di questa sollevazione è santa. . esige. Garganella sparì come la Sburdellona. vuole. Questi tre vagoni non partiranno! . si apprestò a rispondere. quindici giorni a spiegare come mai. che non ci conoscete e che non avrete certo un gran piacere a dovervi fermar un poco qui con noi. Voi volete sapere che cosa domanda questo popolo. .(. tre vagoni di frumento.Che cosa siete venuti a fare? Parli uno. .Il popolo di Imola li prende in consegna. no.

avrete la vostra pace con noi.l'aspetta al Gallo per imbrogliarlo subito all'arrivo. stavano ripetendosi a quei giorni e da anni in molti luoghi e assai di frequente in Italia.comodo di rubarglieli ingolfandolo nella sciagurata speculazione della Baronata. e quando questi disse che l'aveva fatto per salvare i villeggianti. e di qui ad allora. Intanto Costa era saltato gi. guerra. Non l'aspetta da nessun re e da nessun papa. La sua libertà. il quale lo informò del fermento popolare e gli disse che a suo parere bisognava vigilare e star pronti. Olimpia. la sua giustizia. Perciò fu dato il sacco a un forno. . Il fuoco d'artificio Che cosa fosse il divertimento allestito da Cerutti. finché non intervennero con energia i carabinieri. Questi vagoni di frumento non partiranno! Un giorno. il Negri disse: Quelli poi potevi lasciarli impiccare agli alberi del viale. mentre i vetturali frustavano pi. Simili scene contro mugnai e fornai e mercanti e contro l'odiatissima tassa sul macinato. un venditore di fumo rivoluzionario. Quel giorno in San Cassiano. avido dei denari di Cafiero. forse è domani. Invece alla Baronata. il cospiratore Abdon Negri. borghesi.finì Olimpia . e non con vino senza alcool. e che . o preti che non credete in Dio perché altrimenti l'ostia vi avvelenerebbe di spavento all'altare. Quanto alla sorpresa del buon Cerutti. è tuo.gli occorre sa dov'è.che in fretta verso Riolo. ci sarà una palestra per i figli del popolo. Ce lo riprenderemo. o forse è vicino. e con Cafiero se n'era venuto a Imola a piedi. Tutto quello che noi non abbiamo e che ci bisogna è stato rubato a noi. Olimpia riseppe ben presto che Bak-nin era tornato rivestito a nuovo. una giustizia e una patria ai borghesi. e riportò in trionfo a Imola i sacchi di frumento. un impostore. E comincia dal pane.Che vadino a Riolo! . s'impadronì dei vagoni. Popolo. Le disse in che stato eran le cose. e che aveva trovato il modo pi. e presumibilmente senza un soldo. aprì tutto l'animo suo ad Anna Kulisciof. uno spaccio dei generi che servono alla vita. e sarà ben preso. A Imola trovò il suo braccio destro.Ora . là è il frumento. sempre guerra e morte! Per oggi noi vi lasciamo andare. Io credo addirittura che Michele Alessandrovic sia stato d'accordo con Pesce in Barile e cogli altri fornitori ladri. e cominciamo da questo frumento. o borghesi che non andate a messa ma che stimate che per il popolo ci vuol religione.vociò il popolo a sprezzo della grammatica e poi della legge. un giorno la bandiera rossa sventolerà su San Cassiano. sa dove prenderselo. la sua patria. Altrimenti. e voi. questi aveva saputo celarne il segreto anche a lei e ad O25. incitare senza compromettersi ancora. forse da vecchi arriveremo a vederlo. e non bastò a contentar nessuno. la sua patria. aveva complimentato le signore. Prendilo. se avrete aperti gli occhi in tempo.dalla carrozza. il popolo se la farà da sé. Mazzini e Garibaldi hanno dato una libertà. Perciò non approvò il discorso di Costa. Bak-nin non lo volle chiedere per non guastarsi la sorpresa. li spiombò. che sforzò i cancelli e invase lo scalo delle merci. e concluse che Bak-nin era uno scroccone trivialissimo. una biblioteca non d'inutile scienza e d'arte oziosa: quel giorno il popolo avrà avuta la sua libertà. la sua giustizia. XXI. con tre ospiti nuovi. In piazza fu fatta la distribuzione di quel che non andò perduto per la strada. un teatro. presa da una furia fredda. la bandiera rossa della Rivoluzione Sociale sventolerà sulle rocche di cui la tirannide ha seminata la nostra Romagna. E per oggi questi li lasciamo andare ai bagni di Riolo! . Mentre i viaggiatori la sera della domenica banchettavano lietamente al Gallo.

e: . chi sa perché. Alle prime avvisaglie sarebbe accorso nelle Romagne. Questo punto doveva venire. no davvero. .Era meglio se non tornavo. Non ebbe nessun piacere ritrovando Michele. . mentre s'indignava mortalmente di simili sospetti contro Bak-nin. forse perché.mi dice tutte queste cose? E' diventato noioso l'amico Michele. Anna.Io. Ti ringrazio anzi.calmati. e non troppo a proposito: . cara. volgeva in mente questo pensiero: . Ormai. cara.Ti sei fatto un vestito nuovo? Bak-nin fece la relazione finanziaria del viaggio di Berna. il quale fece un sorriso stentato per dire: .Calmati. Londra e Mosca. Due persone quella notte alla Baronata non poteron chiuder occhio: Olimpia ed Anna. che vergogna. Si sentiva quasi sporcata l'anima. e Cafiero interpretò male anche questo. e senza ragione. la ragguagliò affannosamente.Voglio dire che non ti sembro indiscreta? . che era venuto al pontile colla comitiva. Ora sei troppo giovane per sapere quanto questo sia vero. avvisaglie. anche tu. un certo imbarazzo prese Bak-nin.Ora mi giudichi male tu. terminò colla dichiarazione del debito da pagare a Vogt e colla spesa dei viaggi di ritorno da pagare ai tre messi per Parigi. Narrò anch'egli di Bologna e di Costa e d'Imola: Bak-nin s'entusiasmò.abbia spartito con loro. .Capirai. quasi per un'interna eclissi. . e sentì prendersi da un'invincibile e sciocchissima apatia.Perché.ripeteva da sé solo Cafiero. Contentati che domani io parli a Michele a costo della miseria per i figli. che da quarant'anni accorreva alle avvisaglie. Cafiero ascoltava intontito. Guardava Bak-nin senza capire la metà delle parole con cui questi gli narrava il viaggio a Berna.Che vergogna. Bak-nin. . Si sentiva il cervello imbibito di stanchezza senza sonno. perché non vi siete ribellati prima? . . L'altro parlava. Corse da Antonia. e quel che ho sentito! Ma anche Michele.Che vergogna. alla persistente disattenzione di Cafiero. . Cafiero lo guardò intontito. avvisaglie: che parola buffa! A un tratto. gli dirai tutto. Antonia. per lui e per me. sul lago e in piroscafo gli parve d'aver lasciato tutto il suo buon umore e tutte le speranze in treno.No.Tu. . .diceva Antonia. ti dico per filo e per segno tutte queste cose per . rafforzandolo col combatterlo. come a volte fanno.pensava. che ci prende da giovani alle prime scoperte delle miserie del mondo.chiese. Sentì quel che si dice il cattivo presentimento. no. si fece riguardo di chieder notizie.ripeteva Anna. le forze dell'entusiasmo l'avessero abbandonato sull'ultima ora. Finalmente. .Dunque non mi serbi rancore? . e io sono contenta che l'abbia fatto giungere un'anima fiera ed onesta come la tua. tutto? .Tu non mi giudichi male? .Avvisaglie. cara Anna. . che vergogna! Quel che ha detto. . Sul lago. neppur questo suo idolo restava intatto. Antonia. Cafiero arrivò al lunedì col piroscafo.Ti sei tagliato i capelli? .Appena tornerà. dimostrò tutte le spese a una a una. . credendolo stanco del viaggio. risibile e grottesca. . Gli pareva ridicolo quest'uomo. Anna diventò pallida e sentì di sé e del mondo quel disgusto appassionato ed amaro.Ogni cosa ha il suo tempo. La parola stessa di avvisaglie gli vellicava la mente. non è vero. .

spende meno spende.Alla gente. . hai una bellissima camicia.Restino.(Cafiero repentinamente arrabbiò): . La giornata tramontava splendidissimamente in silenzio. se non paghi tu. Bak-nin non pensava pi. dicendo: . Volevano perfino portar le valigie. disse:. .Ma. . ti pare che abbia sbagliato? . Era come se col declinar del sole e col risorgere dell'ombra al piede delle cose e sotto i monti. lo specchio immobile del lago taceva. Ho l'obbligo di esserne avaro. ma in città vidi subito l'errore. perché è della Causa. E perciò mi sono mutato panni e biancheria. so quel che mi costa. . vedi. .Ragioniamo.Eh.Ah! . Le accoglienze all'arrivo non mancarono di cordialità. anch'io. . . caro Cafiero. l'incongruenza. Si misero in via.fece il Natta. Cafiero si fece portare il conto della domenica e del lunedì. non fummo d'accordo. non me ne ero mai accorto. Dalle pendici lontane cominciavano a scendere blandi e pacifici suoni.Ah sì? . Pi. ma si tratta che questo denaro non lo considero mio.Ora sono senza denaro in tasca. rinascesse respiro ed aria per entro il calore e la luce. io ti sembrerò esoso. . Quando si trattò di avviarsi per l'ora del fresco alla Baronata. dopo la colazione. vedi.Il sarto faceva uno sconto.tardi. Venne l'ora di andare. ti dà tutti i diritti fuor che quello di schernirmi! . senza discorrere. a me.Anche i vestiti sono di buona stoffa e di buon taglio. I tre poveri diavoli s'illuminarono all'idea di una tregua colla fame. già.Sta bene. .materiale e pacifico borghese danaroso? Figurati che a Berna tutti si voltavano a guardarmi con tanto d'occhi per via del vestito e della biancheria. Senti. Natta. I pacifici e materiali borghesi non portano le valigie. si tratta di ragionare. Ne ho comprate dodici. Questi glielo rese senza guardarlo. La stanchezza del viaggio spiegò abbastanza la scarsità di parole. io? .son dolori! Le cose rimasero a questo punto. e chi pi. che io avrei prese tutte le apparenze del pi. vedi. macché! Anzi. Cafiero innanzi. alla polizia.Ah. tu. . Pranzarono. .No. . eh? Che ti ha preso? Cafiero? Cafiero era già uscito sbattendo l'uscio.Stasera si manderà il contadino . alle spie forse. capirai. quando si comprò la Baronata.Mettetelo cogli altri.Quel che ho fatto.a prenderle e a portarle s-.Oh. E i borghesi viaggiano con valigie di cuoio fine. Li fornirò fra qualche giorno.Eh.disse seccamente Cafiero .A chi? . il cameriere portò il conto a Bak-nin. I tre erano incantati.Perché. Michele. . . . fu minuzioso e sottile.E' una parola! . .Lo dicono tutti. E poi.alla sorpresa di Cerutti che li aspettava. . che fu parca e imbarazzata.Una vera occasione. . Stando qui a fare il gentiluomo campagnolo. chiese a Natta di riscontrar le note e le somme. . .disse Cafiero.mostrarti che ho speso il puro necessario.Non ne dubito. Bak-nin chiese se i tre dovessero restare o partire.Le valigie poi occorrevano per non guastare la roba.Eh. e poi perché viaggiare con involti e fagotti avrebbe dato nell'occhio. Perché. Poi uscirono a .

rimuginavano i pensieri e le parole già dette e da dirsi.rispose il bravuomo che passava correndo rosso di fatica. E i fuochi. . giardino e riva emisero dai tronchi e dalle roccie. . ossia solo di bei pensieri. contemplava e godeva. per aiutare Cerutti.O mamma mia! . che aveva tosto sospese le accoglienze di gioia per dirgli d'aver molte cose da denunciargli. In quel punto scoppiò la sorpresa di Cerutti. nei luoghi destinati per ognuno.Venite di qua. . di qua! . gli era. . si spargevano per i sentieri. furoreggiavano. . che bellezza! Solo Olimpia rimase seduta. Anche l'accigliata Olimpia.Questo è niente. offrì un effetto di pi-. viva! . sfrigolavano.Viva Cerutti.ecco. Al fermarsi della girandola apparve una scritta luminosa: Viva la Baronata! Un razzo detonante chiuse la festa dei fuochi lavorati. Anna e O25. ciascuno coi suoi pensieri. restò presso Olimpia che non si mosse. gli ricordavano il mare di Puglia.(e pareva che annunziasse una sventura irreparabile). Olimpia e Cafiero. Dopo il primo istante di meraviglia. D'ogni parte i cartocci si stappavano con quella loro rabbiosa furia abbagliante e sfavillante. Un fischio immane uscì allora dal poggetto delle "Mille e una notte". di Motta e di Fausto. centicolore. come se nulla ci fosse da vedere. nel giardino e sulla riva. di pece e di polvere bruciata. di poca risorsa. Pensò. la casa. sorseggiando il caffè e guardando le stelle infinite del cielo di luglio. gridar d'entusiasmo per la riuscita simultanea dell'accensione. quand'egli le si fece vicino con un bisogno in cuore di tenerezza e di soccorso. e ricondusse buio e pace. E sorte che la brezza lieve della sera cacciò sul lago la lenta nube di fumo pirico e cartaceo. la sorpresa. di fierezza e di gioia.La sorpresa. l'infanzia. condotti dai ragazzi a vedere i mozziconi fumiganti dei cartocci e la spettrale armatura della girandola. E d'un tratto bosco. sparsi per il bosco. Inoltre la sua generosità durava da molto tempo. Domela Raavenstein. gli anni che non torneranno. passione specialissima e irresistibile del "Meridione". con una voglia di lacrime sotto le palpebre: .gli disse Olimpia seduta. vorticosa. dove i comuni s'indebitano per soddisfarla. Cerutti fischiò in modo convenuto coi ragazzi di Bak-nin. . incapace di dominarsi. Antonia e Bak-nin. Ad accenderla era stato deputato. congratulandosi ed esclamando. i quali. s'imbizzivano.Guardate sul lago.Ecco. Era poco contento. ad arrossare e a dar barbagli infiacchiti. il mondo senza pensieri. Risparmiò così i polmoni dei festeggiati. A questa legge comune Cafiero non poteva sottrarsi. Michele si alzò in piedi e cominciò a batter le mani e a gridare:. restava l'ilarità negli occhi dei ricreati spettatori. Erano tutti piuttosto melanconici e taciturni.facile fare un'azione generosa che contentarsi delle dimostrazioni di riconoscenza che se ne riscuotono. e la girandola si avviò. coi ragazzi che gli galoppavano dietro fuor di loro dalla gioia. . in quel momento di spaesata e svogliata melanconia. viva Cerutti! Ognuno applaudiva. E' pi.come si gettano .Che ci sarà? Lo seppero non appena i fuochi cominciarono a stingere. Si sentì la voce di Cerutti. raggiante. Restava l'odoretto di carta. Invece di andar cogli altri.prendere il caffè sul prato. Cerutti s'era bruciata mezza la barba e strinato il viso ma non sentiva bruciore dalla soddisfazione. incandescenti getti di bengala. . lampeggiata dai bengala della riva riflessi stupendamente dall'acqua iridata e serpentina. e cinerea. viva Cerutti.

ma la rigida moglie non lo lasciò continuare. di sotto si chiedeva di Cafiero e di Olimpia. Potremmo esser morti.Questa gente non ne vale la pena.saturnina passione. sul prato.Scimuniti. .disse Cafiero. . Ma non sa.insorgeva Cafiero non sapendo come insultare altrimenti l'amico. Uno ne disse una. Cafiero fu preso da un gran mal di testa. s'era riformato gaiamente il circolo dei serenanti. e: .Cosacco. non importerebbe. essere materialissimo! . o almeno s'allontanassero dalla casa. Quante cose ha da dire chi può godersi contento un dolce far niente in buona compagnia! Le parole liete e capricciose sul prato. acceso il lume.disse perentoria Olimpia. che dà a chi ne soffre accessi di positiva e feroce quanto stramba e risibile pazzia.Pagliaccio. vuoi che faccia tacere questi importuni? .No. torceva in lui una fibra dolente e stravagante. Era rancore e gelosia. Cerutti. sguaiati! Come ti senti. il sussurro (perfino O25 aveva trovato il modo di scherzare). La voce di Michele pi. in voce che diceva tutto a chi voleva intendere e a chi no. ingratitudine umana! In quel momento appunto. Certo dalla delicatissima Antonia.Quante sciocchezze dicono! E di te nessuno chiede. animatissimo. E Antonia dunque ha rubato sulle spese. . .mauvais plaisant. non voglio veder nessuno. Gli risalì alla testa l'ira del giorno. . . e per non chiamar zanzare dalla finestra aperta.brutale cosacco.chiese timido Cafiero . Olimpia non aveva sperato tanto. scroccone spudorato. perché dava noia agli occhi di Carlo. La finestra dava sul giardino. quel che ci sente il paziente. Cafiero ascoltava.Non ti agitare. Carlo? Cafiero si sentiva molto male.Carlo.Centinaia e centinaia di franchi. E. Ah. poiché probabilmente il fuoco d'artificio li aveva messi di buona voglia e s'eran persi nella macchia. . te l'assicuro. . . .diceva Olimpia che fino allora aveva sparso sale sulla piaga viva colle sue parole. avido. erano moleste e tediose all'orecchio di Cafiero. la pi. e disse a Olimpia scuramente: . da questo ermellino di Antonia. . . Carlo. annunciò a quelli di sotto.Vieni. le risate. Si ritirarono in camera loro. Poi spense e si ritrasse senza rendere .proseguì.sibilò Olimpia sentendo il discorso e le risate. arsiccio e stanco dell'arsura di luglio. Olimpia restò a vegliarlo. . .Da chi.Ma costa tanto . quella voce amata e odiosa del maestro. quando Ross disse che bisognava lasciar in pace gli sposi novelli. quando aveva sbattuto l'uscio all'osteria del Gallo. pieno di barzellette e intento a stuzzicare Cerutti. Avevano il lume spento.allegro di tutti. fuori e dentro.commentava Olimpia. aveva potuto spender pochissimo.via i tuoi denari! . un altro un'altra. ma ormai l'animo di Cafiero in queste cose aveva preso una piega. facendosi da sé anche la polvere e lavorando tutto inverno.da chi ha avuti tutti questi denari quel tristo figuro di Cerutti? Da me no. Finì in ridere. chi sulle seggiole e chi sull'erba. che gli faceva male. a cui prometteva il posto di artificiere generale della Rivoluzione Sociale. Sospirava. . e andò subito a letto. che non facessero tanto rumore.Olimpia. . sta qui con me. Sotto. si fece alla finestra. l'emicrania di Cafiero.un fuoco d'artificio? . . chi non ne soffre. Olimpia gli teneva una mano e ogni tanto gli mutava un impacco fresco sulla fronte dolente. è mio sacro dovere di dirtelo: Tu sei in mano di ladri.

Ma che cosa è successo. Bisognava aprire gli occhi. vestita. gli dormiva al fianco. ed ella che men d'ogni altro li aveva chiusi in principio. tu sai che per farti ascoltare bastan parole meno gravi.Salgo io. aveva qualcosa da dirgli. Antonia.cominciò senz'altro non appena si fu seduta al tavolo di Bak-nin. o Michele. era per lei e per lui qualcosa di meglio che l'entrare dei comuni mariti e mogli nelle camere della loro noia malintesa. tu sai come ti stimo. Intanto Antonia scese fra le aiuole dei fiori. Da pi. Essi. . Voleste fare a modo vostro. . il pensiero che fra uomo e donna è sempre nell'aria.la buona notte impacciata e dolente della brigata. E. Ma ora è venuto il tempo in cui mi prometteste. Sapeva anche quanto impossibile gli fosse metterci riparo. addio. che ti voglio sempre uguale a te stesso. XXII. Bussò alla porta di Michele e gli disse che. quando fosse pronto.ore tutti erano andati a dormire. pensava con una melanconia dolce: . esaminando lo stato delle piante nella siccità. . sapeva quanto pensiero Bak-nin si prendeva della miseria di lei e dei figli. . Spiegazione E la mattina seguente Antonia mantenne la sua promessa a Anna. tanto tu che Cafiero. che l'unione e la sazietà dei sessi nei matrimoni regolari spesso offuscano e distruggono. e la mia paura era quella di chi sa che continuare a soffrire è meno doloroso che ricominciare a soffrire. . Michele. Egli cercava nella memoria con angoscia e terrore quando mai avesse potuto tradire. d'avere svelato i nomi dei compagni. simile a un sasso irremovibile sul petto. Egli giaceva nello spavento dell'incubo. La voce di Bak-nin lo rimproverava e lo malediceva da un'orribile segreta. E una angoscia sorda e lenta come l'eternità gli gravava e intenebrava il cuore. o scendo io? . che mi avreste ascoltata. quella singolare condizione di moglie d'anima aveva imposto un riserbo e sviluppata una delicatezza fra i due coniugi nichilisti. poiché natura ha le sue immutabili leggi. E ascoltami. . e mondando una foglia secca. cosa anche pi. Patì certo in quella notte il primo accesso di quella malattia che doveva condurlo in seguito al manicomio degli inguaribili.Sai quanto bene ti voglio.prevedevo questo giorno. A Cafiero le tempie battevano e rintronavano nel capo. raddrizzando uno stelo. grata.Sali tu. era di non poter ricordare e rintracciare quando e come né perché avesse parlato e tradita la causa. caro.E io ti stimo tanto. perché pensai: "Questo bene mi è capitato senza che io lo cercassi. Antonia? Parla. duri finché può!". era sulla fine la prima ad aprirli. Non dormiva. induceva a gradevoli e utili esagerazioni di rispetto e di riguardo i due coniugi senza letto. e il suo affanno. L'educazione non è mai troppa. avevano confidenza reciproca e sapevano trattarsi.Quando io facevo delle difficoltà al vostro patto. Bak-nin scese dal letto e cominciò a vestirsi. il quale accese una sigaretta e si sedette sul letto. . e Olimpia. Poiché essi si trattavano come fratello e sorella. il suo sudor freddo. fiori. per me siete finiti.rara fra coniugati che fra liberi maschi e femmine. Entrare o ricevere in camera quel marito amato come un fratello minore e maggiore. S'accorse che Michele la guardava dalla finestra facendosi la cravatta. simile a un piombo doloroso.Addio. . bei giorni. Gli sorrise e lo salutò con un cenno della mano. Gli pareva di essere in prigione e sotto accusa. e io ho taciuto. Una funerea stanchezza immemore gli occupò il cervello. eppure sognava o gli pareva di sognare.

.Doveva succedere. Io no.Calunniatori.ti devo oggi. e con essa un libro da Bologna. . e ti dirò l'esito. scriveva: "Il regno dell'amore.E non voglio che per amor mio e dei figli. . . Sappi che è quanto vanno dicendo di me O25 e tua moglie. Nello spessore della copertina v'era celata lettera e Bollettino di Costa. Parlerò subito con Carlo. Olimpia si allontanò. Ma da chi? . il quale.E noi ci saremo. . costi quel che costerà. ex abrupto. E' mai possibile? . .Credi che occorrano veramente? . C'è un malinteso. uno che approfitta della tua giovent-.In presenza di testimoni. tu ti avvilisca. Ti dovetti sempre molto.Sì.re. Michele.Meglio per te...Ma come mi sono avvilito? . Michele? . Bak-nin rifletteva:Non mi chiede perché voglio parlargli: dunque lo sa.Non credi che intenderà la verità? . e pi. Bak-nin si chinò a baciar la mano di Antonia.Poi. per mangiarti le sostanze: un ladro e un traditore. Ross? . .Senza saperlo.Certo. Ma si è ripetuto abbastanza. Non pi. Carlo. perché ha venduto i suoi fulmini al Vaticano. . e ricada sulle immonde cervici di chi lo vuole. fin da quando è arrivata.O Antonia! . . e tu lo sapevi! . così propriamente. La legge nemmeno. disse così: . in entrambi i casi tu devi parlargliene e sentire quel che ne pensa.Questo è vero. Spero ancora. Stettero alquanto zitti.Prima di tutto importa che l'intendiamo noi. non sa nulla? .Vorrei sbagliare. non pi. e subito. .ricchi né affamatori!".Da tutti.Ti spiegherò. . dell'uguaglianza. Ora sappi quel che di te si dice qui alla Baronata. . . perché non si può credere che Cafiero non sappia nulla. .O sa e sta zitto.disse Bak-nin. E Antonia gli fece la storia dei sussurri di O25 e delle accuse di Olimpia. Antonia? Cafiero mi potrebbe credere un ladro anche lui? .Tu dunque mi credi uno scroccone. lo sai anche tu.Hai ragione.A questo punto. e poi. Era arrivata la posta. Michele. della tua fede e della tua inesperienza.Qualcosa di simile dunque. che gli accarezzò la testa. che sarà di noi? E' da tremare a pensarci. Si versi. La lettera annunciava che ai primi di agosto Romagna ed Emilia sarebbero state pronte per la ribellione. no! . Poi chiamò Ross. . di te che troppo poco sai pensare il male che c'è nel mondo.Te lo chiedo.No. . o non sa e deve essere informato. amica mia.anime meschine! Ma Cafiero non crede. Purtroppo è necessario versare il sangue.Ma non vuol dire che io pensi del mio migliore amico e maestro gli orrori e le iniquità che ti sono state riferite. che assistesse al dialogo con Cafiero. Abbiamo speso troppo. della giustizia. perché è un pregiudizio di pochi. Non aveva mai notato che fosser tanti i capelli canuti su quel capo. ed è successo.disse Bak-nin chiedendo il colloquio a Cafiero. Chi potrà resisterci? Dio no. . con falsa data di Bruxelles. Non è vero.Io. sta per essere inaugurato. Lo trovarono con Olimpia in giardino. non pipreti. Gli sono affezionata anch'io.

Olimpia. .disse Bak-nin sopraffatto . denari. Io mi privo anche del sigaro.Io. vedendo che stavano quasi per venire alle mani. gli ascoltatori avevano meno fiato di lui. . . quando Cafiero ripeté le accuse ed elencò tutti i torti suoi. dei fatti miei.ognuno ha i suoi torti. a te che ti permetti di schernirmi e d'insultare i miei capelli bianchi. . e che rivoluzioni non se ne vedono! Si vedon fuochi d'artificio.disse. e tutti quelli di Bak-nin colorendoli sinistramente. e c'erano anche Anna. . E i buoni tagliatori non sarebbero solo a Berna. . .Se ne ricordi lui! . Ross. . e costano.Chiamalo! Chiama anche gli altri. e alla prima sommossa mi farò uccidere. . e che si disfi questo contratto. quelli sì. piagnucolone! . basta. . quando mi misi con un ragazzo! Io. .gridò Bak-nin. e disse: . e sono burle di cattivo genere. le barche.disse Bak-nin voltandosi.io ti voglio per testimone.E' vero.Ora siete troppo eccitati. e non ne andai mai cercando.Oggi. A me non piacciono i fiori. . fino al viaggio di Berna.dissero ambedue gli avversari. O25 e Cerutti.disse Ross. .Allora. e non faccio andar fuochi artificiali e girandole.Rovinato? E la Baronata? . Cafiero stette qualche minuto zitto e pensoso poi accadde una cosa improvvisa. e la colpa è mia.Oggi si va dal Chiesa a far la cessione legale. che aveva parlato di furia.Già! Intestata a te! Sapevi quel che facevi.Siamo uomini.Pensi ai suoi.Riprenderete questo discorso pi.Parlerete dopo.fece Cafiero.Io non parlerò mai pi. .disse Bak-nin.Michele non sarà un ladro né uno scroccone. Ross si mise in mezzo. Ma: . Alla fine. Bak-nin a questo punto non resse. allora! . della mia fede e della mia mancanza di pratica. Così mi sdebiterò. . . Capiterà pure in qualche parte d'Europa. Bak-nin diventò pallido.. .Ipocrita! .Basta. Si animò.tardi. come li ho dati li ho presi.Che storie facciamo? Io so che tu hai rovinato mia moglie e me. gettandoli su Bak-nin. . si irritò.disse Ross.Devo chiamare Bak-nin? ..E finiscila coi piagnistei! . e per moderarsi un poco s'allontanò. che compromette la mia vita! Ci sarà una formola legale per fartela riprendere questa detestata e infame Baronata! E se non c'è.oggi stesso dal notaio Chiesa. . Ne abuserebbe ancora e sempre peggio. che aveva preso aria e s'era un poco rimesso. Io porto addosso ancora il vestito col quale uscii di prigione or è un anno.Non li cercasti.Che ne so io? . basta! . Ti farò vedere chi sono io. Così fu detta la parola irrimediabile.chiese Ross. .Ross così dicendo riuscì a farli andare uno da una parte e l'altro dall'altra. E anche O25 è un buon amico. o basterò io anche solo a farla nascere.disse Cafiero esasperato di esser chiamato ragazzo. quanto lo siete! . Bak-nin non ha diritto di far l'altezzoso! . .cominciò Cafiero tristissimo d'un tratto.ma li mangiasti quando ti capitarono! Ti tornava comodo il ragazzo. Tornò Bak-nin. ma ha abusato della mia giovent-. .disse. . . .fra noi tutto è detto? . Antonia. se Olimpia non mi difendesse. e non sono uomo da miserie.Se ne ricordi lui! . i cavalli e le carrozze e il giardino.con lui. . Ricordatevi quanto foste amici. farò testamento in tuo favore. un uomo sincero.

E qui .Ma di che? Ma se è uno sciagurato anche lui! Ma se salvando questo poco che ci resta hai salvato anche l'ultimo pane di quello sconclusionato! .la parola i due amici. Anche questo costò denaro in bolli. spese notarili. . Carlo. ma la tua soddisfazione innanzi tutto! Se ho sbagliato.La Baronata è mia. Le formalità furono abbastanza brevi. . Non comunicarono pi. è tardi. Non l'ho odiata mai tanto! . Cafiero si corrucciò anche con lei. Divisione Cafiero aveva ecceduto.Sentirti parlar così.gridò Cafiero. . ed egli stesso passava giorni di passione a Barletta. non fece domande né gesti che potessero inasprire i contraenti.Carlo. all'Olimpia.gridava.Non la vorrebbe. non sapete alla mia età che cosa significa sentirsi dire certe cose. Se vuoi rendere La Baronata a Bak-nin. . L'ora fu fissata da Olimpia.Devo chiedergli perdono? .diceva . debbo averli.Ingordo! .. .tu che sei pi. mentre sua madre piangeva.E non voleva saperne. Cafiero.esclamò. . pratico del suo mestiere.come sono stimato qui? Un coglione da sfruttare.Non sapete.vecchio! Basta. . poiché la ragione rende vendicativi. io ho creduto di parlare per il tuo vantaggio.disse Bak-nin che parve abbattersi d'un tratto. . no? Ho dei pensieri. come due nemici che non voglion fare la strada insieme.disse Ross. . o Carlo mio. Come sarebbe? Io qui passo da importuno e avaro. tremava. . Cafiero andava disperandosi. tasse. . se posso riparare. nemmeno mi si dice: "E va a morire ammazzato!". mentre egli andava in rovina. e sempre la maggior passione mette dalla parte del torto. . . eccomi. posso. Manco mi si chiede come vanno i fatti miei.Lo ucciderei. il notaro. non sentirai mai lamenti da me. e con Ross aprì il cuore sull'indifferenza di Bak-nin. e Bak-nin abusò del suo vantaggio. e sua moglie s'angustiava. pallido. .dal notaro Chiesa! .Michele. .sorse gridando fra le aiuole Bak-nin che si aggirava per i viali furioso. Non si rivolsero pi.che per l'intermedio di Ross e di O25.E' fatta. Andarono dal notaro ciascuno per conto proprio e coi propri testimoni. non ho ricchezze da offrirti. .disse Olimpia che vittoriosa faceva ora la mammamia. e un altro colpo lo ricevette quando Ross gli . Quando Ross venne a chiedergli l'ora d'andar dal notaro: .Mi disprezza. Non ho gioielli. m'odia.lo ucciderei volontieri! Veramente Cafiero era in uno di quegli stati in cui avrebbe potuto ugualmente percuotere il viso o abbracciare le ginocchia dell'amico. è la ricompensa di tutte le mie amarezze. . si smarriva. Bak-nin fiammeggiava e fumigava.Io me la vorrei strappar di dosso la camicia. . .e poi ipocrita si dice a me! . Una parola di Bak-nin avrebbe ricondotta la pace.vedi che mi disprezza! . E si spende del mio. perdonami. . . XXIII.Per fare il borghese occorrono camicie fini e valigie di cuoio.disse Cafiero di ritorno. solo se faccio caso a guanto si spende. e La Baronata fu di Cafiero.Parole! Questa volta accorsero a mettersi di mezzo tutti gli astanti. . Ma Cafiero non le poteva esser grato. gli fece l'effetto d'esser untuosa e ipocrita. gridò di rimando Cafiero. comanda.Dal notaro.

Al pi. anche subito. Lui ed io. . dimenticai che non possedere. E non fu questo solo. ad annunciar l'arrivo di Bak-nin coll'intenzione di suscitare una rivolta a tutt'oltranza. Del resto ci sarà da fare anche altrove. Antonia troverà lavoro.disse Cafiero colla bocca amara di ardente fiele del dispetto. . finché Antonia non avrà trovato da vivere. .Carlo. per vezzo suo antico e per far dispetto a Cafiero che se ne rodeva.Andarsene lui? E quando? .Avrà il denaro. poiché tu non mi ci vuoi. M'ingannai.Te lo prometto. e senza aver fatto danno a te. . sotto nessuna forma. .Tu hai offeso me. nella sua generosità ed improntitudine. e se ho avuto dei torti. . . .vado a Bologna da Andrea. né il peggio. Bak-nin. Ma sta sicuro che questo è l'ultimo favore che ti chiedo. . capisco. L'avrete anche voi due.non mi invita! . lo senti? Risponde colle offese. e per la linea di condotta della mia vita. Non ti peserà troppo. Ma tu non credere che io non legga chiaro nello sfoggio della tua ciarlataneria sentimentale. . non li lasciare in mezzo di strada colla fame. nemmeno a . .Soli? . non lo sappia da me! Io lascio una donna e dei figli che amo molto. e perdonami anche tu. se no. se lo ospiti fin allora. Non dire a Antonia perché parto e con quale pensiero. esagerò il mistero delle trattative e delle istruzioni da trasmettere per mezzo di Vera Karpof. A queste parole l'animo di Cafiero si aprì alla speranza. sarebbe stato meglio per te e per me. .Con me. che qui ho compromessa. come spero se non vincerò. . e se non tornerò pi-. . là avrò la mia rivincita.continuò Bak-nin. in questa domanda senti.Ne faccio cosa mia. fra dieci o dodici giorni. Cafiero era offeso a morte d'esser escluso. allora. se tu vorrai fornirla del denaro per il viaggio. . . Carlo. li lascio qui senza un soldo. Manderà innanzi. e anche qui. tu! Non dubitare.Io parto. senti come io ti perdono. ti lascierò tutto il vanto. L'avrei potuta concludere senza esser venuto meno ai principii. Ora ne abbiamo avuta un'altra prova.se un anno fa io non avessi accettato la tua offerta.E non mi invita con lui.venne a partecipare l'intenzione di Bak-nin d'andarsene dalla Baronata. Cafiero.riprese questi. fece chiedere a Cafiero un colloquio. che mi era cara quanto i miei figli e quanto la Rivoluzione. . Chi dice proprietà dice il male. E il giorno in cui questa fu partita. Muovendoci in troppi si può destar sospetti. Là spero di ritrovare la fede in me. cioè ai primi d'agosto. ti prego. . E con chi? .A te.presto possibile. Guardò ansioso Bak-nin negli occhi. Non ci sarò. . dev'essere il primo principio nostro. Sta bene.Non cercare scuse.pensava Cafiero. Vera Karpof colle istruzioni per Costa. e nel mondo intiero. . per la nostra amicizia. .Ross. Tutto Bak-nin era in questo discorso. Dal 20 al 25 luglio. Ma di questo non parlo pi-. .A Bologna. se tu ne hai avuti. Voglio credere e credo che tu ne soffra non meno di me.Soli.troppo sono costato io. . nella sua perfidia e sincerità.Ah. Se è destino ch'io muoia. Tu la conosci. a Bologna non verrò. o nel successo o in una fine degna. Aiutali tu.E dove va? . Soccorrili finché non tornerò. T'ho detto che non ci verrò. quando Vera partì per Bologna.gli disse. E poi non credo pid'esserti compagnia gradita. raggiante all'idea di riavere il suo amante. Non mi interrompere.Ma ci sarà da fare certo.

che mi asfissii! E davvero anfanava. fra le carte del passato. Se Antonia fosse stata sola. tu sei accorto e cattivo! Hai voluto farmi del male e umiliarmi. . E tu sai che so farlo. Si riprometteva di poter trovare lavoro da vivere. la galera a Pietroburgo e la Siberia. in grande stile insurrezionale. Lione e il '70. . con Generoso. Rimasero ed esistono pagine di taccuini. come rimorso di tempo perduto. Londra. finché Venezia fu austriaca e la capitale a Firenze.e quante delusioni. e che mi insegua e mi seppellisca senza rumore. tanto da dirtelo anche adesso che ti odio. e cominciò i suoi preparativi per trasferirsi a Zurigo colla figliolanza e con Anna Kulisciof. Bologna infatti e le sue colline erano state fortificate per coprire la capitale. Cerutti servizievole. O25. utile. pensando piani strategici e colpi di mano. . e bombe e mine. .Questo baule . Fatto lo spoglio. avrebbe rifiutato il soccorso di Cafiero. non ricominciamo. per quanto sia l'odio. sono invecchiato in questi pochi giorni. Ma non ci trovò la soddisfazione e la felicità avventurosa delle altre volte. che non cadessero in mano della polizia. le fortificazioni da minare e da assalire. La giovane Anna l'incoraggiava. Andrea Costa gli aveva spedita una carta della città di Bologna.Amici morti o perduti.disse Bak-nin . Willcox.Son vecchio. Antonia faceva i bauli. che rimase in consegna di Cafiero. speriamo di non rivederci mai pi-! .grande.Non avresti dovuto aprirlo. . sulla quale aveva segnato con inchiostri simpatici gli edifici pubblici e militari. Ross.Tu ti sai vendicare perfidamente. Bak-nin. Ma sappi che io ti ho voluto molto bene. Bak-nin studiò la carta. e le prometteva di far vita comune nella sorte buona e nella cattiva. tranquillo sulla sorte della famiglia. Parte dei documenti la distrusse poi Cafiero in un accesso di timor panico. fu chiuso il baule. perché. ora. ché il cuore stanco gli doleva e l'affaticava. e di aiutarla colla sua professione di medichessa. . Napoli: . Mi pare che la mia vita passata ne sorta fuori come una valanga di sabbia. li faceva tossire e lacrimare. ne stracciò. parte bruciarono a Londra in un incendio in casa di Malatesta. i punti da barricare le strade. e di rinunciare al pi.Ahimè. io ti verrei al viso coi coltelli! . mio caro Ross! La polvere acre e mordente che dorme. nemmeno! Ah. Ci sei riuscito. io! E noi due. Ne bruciò.è un archivio di disastri.crepare.Credevo che tu volessi restar qui per mettere riparo con tua moglie alla mia pessima amministrazione. Firenze. a dar aiuto di qua e di là. . l'affetto è ancora pi. con quella domanda del rimorso e dei perduti affetti che insiste a chiedere dentro l'animo: "Che hai fatto di te e di noi?". Domela e i ragazzi che si spassionavano al pensiero di lasciar le barche e il lago. Alla tua famiglia penso io. Ne accettò solo la metà. sui quali Bak-nin segnava quasi ora per ora i fatti delle sue giornate. speranze fallite. Parigi e Dresda e il '48. come una nuvola di fumo. dovessi levarmi il pane di bocca. per carità! .Michele. vedi. .presto ai mensili di Cafiero e di Olimpia. si diede agli ultimi preparativi segreti.Allora ci possiamo stringere la mano? Si strinsero la mano col rancore e colla disperazione dell'amicizia antica e della nuova inimicizia con tutto quel che s'eran detti e coll'altro che non erano in tempo a dirsi pi-. ne mise da parte e sigillò.diceva Bak-nin rinfrescando vecchie memorie e ritrovando i dispiaceri vecchi e nuovi dai quattro canti del mondo nello scorrere i fogli. Trascorse quattro giorni con Ross a far lo spoglio di un gran baule di carte.

Nel secondo grado. la vita è dipendenza. le due irremissibili passioni della lenza e della metafisica. Lo spagnuolo Scevola. ai lussuriosi. di Ross e del Natta. non bisogna nascere. . i .Pesci no. esaminandola. non basta morire. Un solo delitto puniremo: la nascita di un figlio. un ordine armato.Se ne son degno. . quegli strepiti di chiodi e di martelli e di trasporti. Di questi orfani di stato faremo un esercito. . Anche la vigna veniva promettente.Hai ragione. La libertà è soltanto nella morte. Era la casa già lasciata dall'animo. solo ormai. sento che te ne vai.Michele Bak-nin. la dipendenza è dolore. e quella conclusione veramente ultima dell'anarchia filosofante. Quella rumorosa tristezza. La testa secca e fervorosa dello spagnuolo aveva maturato al sole dei giorni passati colla canna in mano sullo specchio torbido del lago e fra il pietrame cocente della riva. e ci fece sopra un generoso guadagno. . una fiaccola dell'umanità. ma purché non generino. fra sètte estreme di anarchici spagnuoli e catalani). dunque la vita è dolore. . (La sua dottrina mistica e catastrofica non finì poi sulle dolci rive del Verbano. Ho ragione fin qui? . distruggeremo la società. Io ti considero un pensatore. e che la desolazione stava per tornare nel giardino. pensava già alle gherminelle da mettere in opera per assicurarsi degna parte anche della vendemmia. Agli altri. lascieremo l'opera della carne. e chi lavora rinfaccia senza parole l'ozio a chi sa soltanto sospirare. che per dominarci in questa hanno inventata l'altra vita. . E la punizione sarà la morte dei genitori. e pensava che presto sarebbe ricomparsa sul muro di cinta quella squallida scritta Da Vendere.chiedeva ogni tanto qualcuno passando presso Scevola. ma ebbe seguito e qualche fortuna. immutato.Abboccano? .rispondeva Scevola: . . . . Questa sarà l'unica e vera Rivoluzione. la natura è la nostra schiavit-. in progresso di tempo. Per liberarsi. Michele. e il contadino. sino pensamientos! E abbordò Bak-nin.facevano quel trambusto. Poco uscivano questi due di camera loro. quando pare che una parte si prenda tutto il da fare.continuò Scevola fra la perplessità di Bak-nin.Michele. comanderanno i casti.disse Scevola. vendette il grano del raccolto. Perciò ti voglio confidare prima che tu parta. non felici.gli disse. ed è servit. ma c'è la libertà. Bisogna liberarci della vita e della paura e della natura. mentre coi sospiri questi l'accusa di sentir poco.Non ne sei indegno.scherzò Bak-nin. ai deboli. Generoso legava i bagagli sospirando.No pescados. che fu bellissimo. poiché del campo divenuto odioso nessuno voleva curarsi.Che libertà è quella di chi ha un corpo da servire? Michele. da che anche Willcox aveva perso la fiducia nelle lenze. . . vivere piace anche nel dolore. che aveva mezza voglia di ridere. salivano ad angustiare Cafiero.così il piacere che il dolore. Nel primo grado imporremo colla violenza la negazione.Abbasso l'esistente. . il mio sistema filosofico. l'altra tutto il crepacuore. che è servit-. Sarà in tre gradi: la guerra. continuava a tendere l'amo ai pesci che non abboccavano. la persuasione. e anche la soddisfazione di Olimpia. . Uccidersi fa paura. Abbasso l'esistente! Bak-nin rimase colpito. che ci vuole vivi. Ma la morte fa paura: così ha voluto la natura. pensieri sì. Fausto. la pace. E così han voluto i preti e i tiranni. La Baronata era perciò occupata da un ozio indaffarato e dalla scioperata melanconia. Ma da luglio a autunno tempo da pensarci ce n'era.

quando. che non ricordava dove fosse.Ma bada. Scevola viveva con un vecchio strambo custode della villa rinselvata. e voglio essere la morte. .di sette confessioni. eremita del nichilismo presso che inselvatichito. Gli avevan bruciato il sangue le inquietudini e le conversioni. o forse.nessuno a guardare con occhi di essere pensante la inutilità del sole. Scevola rimaneva ancora alla Baronata.spagnolesco medioevo. la pace. dopo i moti di San Lupo. le sue donne partite. lacero e quasi scalzo. per esempio. parecchi anni dopo. . Finis hominum. io voglio perderlo. vedi. mania di prodigalità.disse Bak-nin sopra pensiero. che combinarono nelle vene del padre di Marat il sangue di un simile figliuolo. . come aveva detto.sorte di mondi? E allora noi a che giuoco giochiamo? Scevola era tornato ai suoi pesci e al silenzio. come ti odio e come ti amo. che è l'apostasia e il mutar religioni. sarà scritto: Non temette di procreare uno schiavo. Solo lui può impedire la liberazione. Ho rinnegata la Messa. E non ci sarà pi. capitò a Locarno in un accesso della sua pazzia.Non si può negargli la logica. si era fatto protestante di pi. e una scritta unica su ognuna: Si è liberato. che serbava nel furore della sua malattia. come favoleggiò il popolo che di lui serbò memoria affettuosa e fantastica. se pure si .no! Cristo vuol salvare il mondo.Ma dunque . Non mi parlare di Cristo! Solo Cristo mi potrebbe vincere.si chiedeva Ross stupito. . humani nihil! . .Ci sono ancora di questi uomini? . Sono stato frate. no. .che tombe.fece Bak-nin mentre lo spiritato fanatico si allontanava. Là. . Non cristiano! I preti sanno che forza è la castità. . anche Cafiero e Olimpia (e a nessuna delle successive partenze chiese neppur: Dove si va?). . Questa armata di uomini vergini sarà la forza dello stato sterile ed ultimo. Ma su chi avrà generato un figlio.che non prevedevo neppure io.anche colla logica pura si costruiscono pi.E le donne. tornato custode. dopo carcere ed esilio a Parigi e a Londra. un vestigio di quel che fu la sua nobiltà umana. sarà il terzo grado: la Terra. Lo condusse a ricoverarsi presso il custode. il niente.tardi se ne furono andati tutti.conturbante. e impagliando seggiole si sdebitava del pochissimo che costava la vita sua. s'incontrò sulla via della Baronata con Scevola. Ma io insegnerò a trionfare della vita.Teste indocili e cuori voluttuosi.la castità è un concetto cristiano. riteneva la invenzione del telefono un mezzo della polizia per carpire segreti anarchici. cimitero di morti. lo ritrovò Cafiero. non avrà pi.obiettò Ross. e se nasce un casto lo vogliono per loro: i santi! Li conosco io. Chiusa e in vendita la villa.. tu non mi vincerai! Ah. era asceta e pazzo. persuaso di poter trattenere così qualche raggio di sole. Questa povera larva.Sono sviluppi dell'idea anarchica. . Che cosa si dissero. Frate sfratato. chiudeva in fretta e furia le imposte della finestra.templari dell'annientamento.disse Bak-nin impensierito.credi che lascieranno l'amore e la maternità per paura della tua armata e per filosofia? . Ho buttato la tonaca.Le metteremo in conventi laici! O forse le cinture di castità? . Vedi che sei già alle idee del pi. Generoso Motta era morto. ho fatto i voti. e finalmente ateo professante.gridò Scevola come se lo toccasse la fiamma dell'Inferno. per dare ai poveri anche la sua parte di sole.Ebbe un sorriso da confessore prepotente e fanatico. La pace. . Egli aveva fatto di tutte le esperienze la pi. .gridò con èmpito strano Scevola. Fausto s'era potuto comperare un campo fertile. si allogò in casa di Generoso Motta. Trovò Cafiero. saranno gli eroi della fine. Vedeva spie in tutti. . La Baronata era stata venduta rovinosamente. Dell'ultima a cui si era fermato. Quando pi. Cristo! .disse Ross senza risposta . Cristo.No. che ha detto d'essere la vita e ha trionfato della morte. .

disperato di me. . natura. ."Al di sotto la vita: esuberante. .Era da figurarselo che solo uno spagnuolo avrebbe potuto dar dei punti ai russi in fatto di nichilismo! Scevola è pi. e anche morti ci impasta. Scevola crede alla libertà nella morte. Fra mucchi di carte lacerate e mobili aperti.storia. .Che cosa vai a cercare a Bologna? .Che mi vuoi dire. . Bak-nin rimase dunque colpito dalla teoria di Scevola.disse Bak-nin quasi rispondesse così all'invito antico a pregare. fallisce l'uomo. vissuti e morti non per sé ma per la storia. Ma questo accadde in progresso di tempo. e disse: . . .La morte. è un caso personale. Anarchia è la libertà di vivere e di morire solo per sé.Verrò con te.Bisogna disperare filosoficamente del Cielo. . Ma quando si pensa il loro costo! Miliardi di individui di carne e di sentimenti hanno fornita la dolente materia viva della storia trionfale e lugubre. anche tu? . Fallendo noi. un paio d'occhiali azzurri. scelto fra i molti che possedeva Bak-nin. Appesi all'attaccapanni. Io credo anche a quella dei vivi. io nella vita. ma uomini siamo noi. il povero alienato Cafiero e l'allucinato Scevola? Il giorno dopo. . La sua idea attecchì. se crede alla felicità dei morti soltanto. Era il crepuscolo stremato di un'ardente fine di luglio. e la chiamo anarchia. lo spagnuolo menò Cafiero in casa dei Bellerio. Ross raccoglieva i pochi indumenti di Bak-nin e suoi in una delle due valigie di Berna. Ma la natura è inevitabile. creazione.per sperare storicamente in Terra.La vita non ha molta attrattiva per me.Ross.e si dette un partito d'anarchici del suo paese. Ross lo guardava attentamente. come l'eterna e universa trasformazione senza principio e senza fine.gli raccomandava Michele dal letto dove s'era sdraiato fumando. Ross? . e ormai la digressione ha abusato abbastanza dell'unica ricchezza che ai romanzieri è data a discrezione: l'uso del tempo. fra certe sètte fanatiche della penisola. esseri caduchi e fallaci. senza pi. come ho detto. lo consegnò con poche parole.chiese Bak-nin. infatti. amici vecchi di Cafiero e di Bak-nin. per il Conte di Armfeld. ma questo riguarda me. nella pace raccolta sul lago. E quando si guarda la storia! Nessuna delle sue mille e mille creazioni sussiste oggi. elegante e attempato viaggiatore in . Sul tavolo c'era una tintura bionda. . e un periodico anarchico di Madrid si fregiò in testata del suo motto: Abajo el existente! . come il gibus: costituivano gli elementi del travestimento di Bak-nin in Conte di Armfeld. un paio di pantaloni a quadretti con ghette caffè e latte. Da una pieve lontana. Sarà la vittoria dell'uomo. . logica quanto fatale.leggiero possibile. e un paio di guanti chiari. e lasciò Locarno. magnifica e transitoria". una giacca nocciola. venivano dalla bella Val Maggia le note dell'Ave Maria. un passaporto falso. risultati astratti.dissero qualcosa.Bagaglio pi. e pareva quell'anno che l'estate si fosse gettata a consumar sé stessa nel suo ardente furore. solidarietà spontanea. disse Bak-nin citando da un suo libro. ed appaiono memorie passate. Probabilmente tornò in Spagna. che è orribile e affascinante come la natura. che propugnavano la sterilità di stato e l'estinzione del genere umano. nati. eterna inconcludente. un panciotto di fantasia e un pastrano a mantellina color tortora. larve ed ombre. che viaggiava col suo intendente per istruzione e per diporto."al di sopra la monotonia eterna e sublime: la morte". Essa è vita.

giorni mi persuado che in questa casa non sono pi.debbo confessare che da pi.Ora . per pi. Ma nella notte di venerdì Bak-nin fu colto da un insulto al cuore. E si credettero irrevocabili nemici da quel giorno.Se avessi potuto farne senza.di un'ora. fu fatto.non lo vorrei. Non è certo la prima volta nel corso della storia umana. Era l'accesso pi. si levò fra lo stupore di tutti O25 a pronunciare un discorsetto. . Poi lentamente si addormentò. come pare nascer dalla gleba il bagliore delle lucciole prima che la mietitura le spenga.disse Bak-nin ricevendo il denaro. insegnerai ai nostri figli a volermi bene? Amorevolmente lo riprese Antonia. se non fosse così. .pensò . forse la fame. Dopo cena. te l'accerto. . ma non gli riusciva. Bak-nin si fece alla finestra. L'altro giorno lo promise. dove non c'era che molta pena e un impotentissimo rimpianto. Ross. e quando vuoi partire. Ross.Che cosa? Tutto quel che ho è di Cafiero. Non mi pento. sì a Bologna. ma non vorrei esser io a ricordargli la promessa. Antonia stette a vegliarlo. Fra una boccata e l'altra dell'aria penosa. . . stanca ed ignara.interruppe Cafiero. Ross aggiornò e completò il passaporto... ombre. . E volle che glielo promettesse. che pareva nascer dalla terra. Come un notaro in ritiro. ma io non mi pento d'averti proposto. Ahi.violento che avesse ancor subìto.pensò Bak-nin. Così infatti il giorno dopo.Divento .gradito. che parlava soltanto tedesco col suo intendente. . . prese con affetto la mano di Antonia che lo sorreggeva sul mucchio inutile di guanciali.Italia. di Giordano Bruno e di Kosciutzco. non hai che da dirlo.. Antonia accorse ad assisterlo. . che era il sabato ultimo di luglio.superstizioso come un russo e come un italiano. come un proprietario fanatico e borghese! Cercava di scherzare. come mi ordinava l'imperativo della coscienza. . . in un momento meno travagliato. Poi andò a dormire anche lei. probabilmente il carcere e la morte mi attendono.disse Ross levandosi .disse. forse non le sarei tanto affezionato. fallita. Senti. A giorno fatto vennero a trovar Bak-nin Ross e Cafiero col denaro.Manca soltanto il denaro per il viaggio.disse Bak-nin.Michele Alessandrovic Bak-nin. I due amici non seppero dirsi nulla.Ross. . Ma non posseggo altro che questo anello che era di mio padre. quando non ci sarò pi-. Così si misero d'accordo per passar la frontiera allo Spluga. che la libera voce della coscienza si rende ingrata ed odiosa.Primo quarto. Sui monti opposti era sorta la luna.Antonia. . fammi un servizio da amico. . .Io te lo dò volontieri. . . . martiri della verità. col sentimento e il sorriso di una madre. come mi ha tradito questa Baronata! Ingrata.Ross.tutto è all'ordine.e io non ne ho. e ciascun dei due finì per credere di leggere una crudele animosità negli occhi dell'altro.disse dopo un poco.il primo che vedo di questa luna. campagna e lago.Vendi qualcosa. E fu tutto. l'ho vista da sinistra! Sorrise stancamente. ma non sapeva che così dicendo egli non aveva il pensiero al mal di cuore. E non io mi lagnerò della sorte di Socrate. La miseria. sterile. risparmiami una pena e un imbarazzo: chiedi tu questo denaro a Cafiero. il quale masticava appena qualche parola d'italiano. di elevare . e le disse:. dove la sorveglianza era minore che alle stazioni di traffico intenso. la sera di quella domenica. Una luce soave. e rideva tenue al lago. inazzurrava alberi.

Parto. Questo modo di partire in segreto. come a nessuno fuorché a Cafiero. irrevocabile. che non s'incontrerà piin questa storia. per non dar sospetti. non era nuovo. e diventò col suo sano criterio consigliera di Andrea Costa e del suo passaggio a un socialismo temperato e popolare. di non osar d'insistere di fronte a un caso di coscienza. lo dimostrò anche arrivando in vista di Bellinzona all'alba. dove andava. Sono incorso nel tuo odio.sani e pi. Cerutti. troppa fantasia e troppa fantasticheria aveva scoperto nella politica di Bak-nin. quando andava in missione. Col cuore gonfio e grosso. ma il buon Cerutti avea capito che andava lontano e ad incerta sorte. e davvero caddero dalle nuvole.io qui mi accorgo d'essere un tollerato. Bak-nin non gli aveva detto.ammirare Bak-nin senza sorridere. A questo modo fu messo alla porta bellamente O25 col fido Gaston Barbassou. con Cerutti che portava la valigia. mentre nessuno lo contraddiva. Perdono a tutti. se Olimpia non gli avesse detto di ammirare e di comprendere la sua delicatezza.Cafiero e gli altri della Baronata.disse con forza.ammirato. avevano preso posto il Conte di Armfeld e il suo intendente. Nella notte. come non si incontreranno pi. La giovane russa aveva raccolto molte riflessioni alla Baronata. Nel sedile esterno accanto al cocchiere. Cerutti si appostò allo svolto della via maestra. Ma vi prego. Parte seconda: Bologna I. e Antonia lo conosceva. Ma non posso sopportare ulteriormente l'offesa alla mia dignità e alle idee che porto in me. Troppo fatto personale. e rimane un buon poco ritto impalato sul ciglio di strada.allegri e pi. Vi lascio. rimproverandosi la sua melanconia come una debolezza e un cattivo augurio per il viaggio di Bak-nin. . Sente arrivar la diligenza. e non divenne quel che non sarebbe divenuta nemmeno se ci fosse rientrata. L'azione politica e sociale. E chissà quante volte avrebbe ripetuto di non insistere.dolorosa una decisione irrevocabile.coraggiosi. scorge al baglior dei fanali Bak-nin e Ross seduti in serpa intabarrati per il freschetto dell'alba che s'annuncia nell'aria prima che nella luce. non insistete. e quindi pi. Pochi giorni dopo partirono anche Antonia. E addio Baronata.Noi dovremmo viaggiare pi. cioè una dispotica e fanatica revolveratrice e ispiratrice nichilista. Da Zurigo ella non rientrò in Russia. cogli occhi in lacrime e l'orecchio teso al rumore delle ruote che portano via Bak-nin. senza far saluti. viaggio d'Italia Bak-nin. perché il viaggio ci fa pi. che era uno degli uomini meno casalinghi d'Europa. lasciando solo un biglietto per Antonia con su scritto che attendesse lui o sue nuove a Zurigo. Era ancor notte. Bak-nin e Ross. Le insistenze farebbero pi. e che insomma se n'andasse pure.alla Baronata una colonia comunitaria. non è un romanzo. Sì. ma non gli era bastato l'animo di tornare senz'altro alla Baronata. mi rassegno. la vede. E me ne vado. pensava Anna. è visto e salutato con un cenno fuggevole di Bak-nin. Con Antonia andò Anna Kulisciof. poiché nessuno insisteva.spesso. scesero a Locarno per prendere la diligenza. E non ha la presenza di spirito di rispondere. Bellinzona fu attraversata al trotto sonoro dei quattro cavalli . col dir che fece a Ross: . quando la diligenza per Bellinzona varcò l'androne dello stallatico. Venne invece in Italia. e se non avesse sorriso non l'avrebbe pi. ma questa volta Bak-nin l'aveva scelto per stornare la propria melanconia. E col suo lucido criterio non seppe pi. . era rimasto fuori del paese.buoni.

come un violinista riduce la corda. di solida struttura e di fianchi tarchiati e neri. e dalle ruote giallo canarino. alla nota voluta. I cavalli affrettarono. rigido e sterminato silenzio.ne avete quanto occorre per la biada che vi ho dato. e prendono il passo. che si affacciavano ai finestrini a ascoltarlo e a sorridere senza capir parola. e quello stormire aereo.Eh. Infatti cominciava la salita verso il passo di San Bernardino. che gli rispondevano colle orecchie.lo sapete anche voialtri che c'è poco ancora da sbizzarrirsi! Altri discorsi. familiari e d'ammonizione.disse alle sue bestie. dove l'animo dei viaggiatori. . I due di timone gli risposero saviamente rimettendosi a un trotto regolato. e per ingannare il tedio dovette contentarsi di parlare ai cavalli. disse: . e di lagnarsi. sorrise. e si trasferirono in una pipiccola. ingagliardì le impertinenze. e: . Allentò le briglie. A Mesocco ci fu cambio di diligenza. desolati e immani i denti e le vette. Ma non si staccavan ghiacci né sassi in quell'ora. E il pensiero degli esuli ritorna disperatamente alla patria che perdono. sul passo dei monti. Nessuno gli rispose. . già bruna ed azzurra. Il conducente depose la cornetta colla quale aveva salutata la strada e schioccò colla frusta. i due di volata levando le groppe e scrollandosi. Grandi luci fatate del crepuscolo sulle cime. desse la tempera ai ghiacci e alle roccie. Allora li toccò colla frusta nei pressi delle orecchie. come ad una di quelle a cui sole . dei forestieri che non sanno parola fuor delle loro lingue strane. imbroccò la frusta. A mezzogiorno fecero colazione e ci fu un altro cambio di cavalli. L'immagine della corda di violino venne in mente al Conte di Armfeld nel guardare? Certo qualcosa di simile. fra la curiosità e il diletto degli inglesi. dopo la verifica dei passaporti.Che nota sta per dare il nostro destino in Italia? .Adesso disse . inseguita per le pendici. che riempie di sé le grandi conche: luci e voci s'incontravano lass-. voci di acque umili e lontane. Al tramonto furono allo Spluga. quasi teso e sforzato e incrinato. da alta montagna. La notte.Alla qual domanda. di groppe danzanti e di zoccoli sicuri. come quel barba di pastinaca che gli era salito in serpa. e perdeva nella fuga l'esser suo d'ombra e di buio.disse ai due passeggeri . . poiché la montagna raggelava nell'alito freddo della sera. che avevano aspettato quell'ora di pace per far sentire il paziente mormorio.col silenzio dei ghiacciai. Le coste eran selvaggie e sterminate. La diligenza era stipata di inglesi. affrettando la strada da fare e l'arrivo. Ma non molto tempo corse anche l'alba davanti al giorno ed al sole. celate fra sassi e nelle valli. s'era prenotati i posti in serpa coll'intendente. quando l'intendente lo raggiunse per chiamarlo. che il tinnire del gelo maturante e il tuono delle frane gelate assordano ed esasperano. . grande amatore della montagna. cercata nelle valli.Lo sanno anche loro . Aspettando il cambio della diligenza il Conte di Armfeld si appartò a guardare il paesaggio. col tenderla. Anche qui il Conte di Armfeld. e si faceva lunghe risate da solo.che la salita è lunga.baldi e scapricciati. Si slanciarono frementi. si rivolge alle memorie della partenza e alla strada che lascia dietro. fece. perché. e di fischiettare ariette ticinesi. fasciati di rosso cupo. fugata dall'alba su tutte le cime. Pareva che la notte. sempre coi cavalli. Rassicurato poi dall'imperturbabilità del conte. crocchiava nel morso del gelo notturno. viaggiatore di poche parole e di nessuna confidenza. Voci e luci s'incontravano lass. si smarriva prima di giungere al fondo.

e il primo quarto avanzato di luna accompagnava il viaggio di svolta in svolta. Quivi il silenzioso guidatore disse: . Uno dei pi. i quali lo tenevano in corrispondenza cogli Internazionali di San Giovanni in Persiceto.illusi entusiasti della congiura era il cameriere del Caffè del Foro Boario. La diligenza sorvolava sulle svolte i precipizi. come un veliero sulla maretta viva. Costa. fingendo di non aver trovato quelli che era venuto ad aspettare al treno. Il Conte di Armfeld coll'Adda entrò nella maestà ubertosa e verde e fluviale della piana lombarda. Ross portava la valigia. Quando Erminio . e Costa era alla stazione. . e. e anche se la diligenza non fosse stata pronta a ripartire e ci fosse stato tempo di discorrere. per non aver facchini attorno. stavano molte famiglie di barrocciai. Ma non lo riconosceva. Quel poco di mistero era bastato a risvegliare la sua indomita passione di congiure e sommosse.Andiamo. . garibaldino dei Vosgi. . gente amica del rischio.pensava con simpatia e con poca illusione. agli Alemanni e precisamente al Caffè del Foro Boario. . quando si vide guardato fissamente. Costa li guardò partire in disparte. fecero il giro delle mura fino alla Porta di San Felice. passando. l'anima semplice e buona di Teobaldo Buggini.gli fece questi quando Andrea lo ravvisò. lo precedette fino a un barroccino sul piazzale sonnolento della stazione nel pomeriggio avanzato. a ponente. Inoltre gli Alemanni erano sulla via d'Imola e della Romagna come il Pontelungo era su quella di San Giovanni e dell'Emilia. splendida di sole e d'acque e di caligini argentine e silenti. senza parlare.Qui va caricata la mercanzia. secondo i nomi d'allora. il quale disse a Bak-nin e a Ross seguenti: . nessuno avrebbe potuto darla. ordini e messaggieri facevan capo fuori di Porta Maggiore. Notizie. aveva telegrafato a Costa il Conte di Armfeld. Di sabato. Fra costoro Andrea Costa aveva molti fidi. come tutti quelli che fan la vita loro per le strade. La diligenza fiottava e mareggiava sulle molle. e l'occasione e il luogo erano opportuni per incontrarsi e passar carte e voci di sottomano e all'orecchio senza dar nell'occhio agli indiscreti. II. fece moto al popolano che attendeva sul barroccino. centro emiliano della progettata rivolta.rispose Bak-nin.varrebbe veramente la pena d'aver risposta. Consiglio di guerra Nelle case del Pontelungo e nel vicino Borgo Panigale. a levante.Ha detto Andrea che li conduca a Borgo Panigale. . e a Lecco presero il treno. alla Porta Maggiore. "Mercanzia arriverà pomeriggio giorno trenta". Salirono. giorno del mercato. da quella esotica e distinta figura di viaggiatore aristocratico. i gendarmi e i doganieri di confine. con un sorriso. come Imola era quello romagnolo.grandi faccendieri e dei pi. Ross indovinava che gli lucevan gli occhi. poiché la Via Emilia. . che va dal Po al Rubicone. Il cocchiere regnicolo si mostrò nella discesa altrettanto taciturno quanto quello federale della salita era stato loquace. trillavano le sonagliere alla disperata. e Costa. anzi pipericolosi. I viaggiatori fecero sosta a Chiavenna.E' un eterno fanciullone. anche se non ci fossero state persone estranee.Zitto. Mercoledì 30 luglio arrivarono a Bologna. attraversa in linea retta Bologna dalla Porta di San Felice. sfiorava i paracarri vertiginosi. là conveniva tutto il contado. i ferri dei cavalli battevano la strada. luoghi di traffico sulle strade che dalla pianura emiliana e padana convergono sul Reno nella grande Via Emilia.

Egli era un ometto anziano. Poi c'era il retrobottega dei calzolai ortopedici fratelli Berardi. Aveva biondi capelli e baffetti arditi. florido e tracagnotto. Era capo riconosciuto dell'Internazionale emiliana e romagnola.Pescatori. agile e lesto.Alla gente andai sempre in faccia. miope. per ripicco contro i radicali e i repubblicani. e all'Osteria della Stella fuori di Porta Lame. mirandolano. e non si sarebbe detto. cortese a modo suo. e mi disse anche che c'era della gente rispettata che gli . Teobaldo era stato una delle prime reclute del nuovo partito. a vederlo. del fabbricante di ferri chirurgici. donna carnale. era per tutti una grande quanto onorevole responsabilità di fronte alla Rivoluzione. dove Andrea bazzicava spesso anche per cagion di donna. il popolano che guidò il barroccino all'arrivo. comico vanesio passato alla politica.impenetrabile pseudonimo. Contro questi due sospetti non si curava di protestare. Sandrone. Io non cerco le liti. era un'infermiera. Ma per la prima sera Costa aveva deciso di allogare Bak-nin in campagna fra Borgo Panigale e Casteldebole sul Reno. La polizia poteva aver avuto sentore del viaggio del Conte di Armfeld. e la bottega dell'arrotino. Le donne. e così veniva designato nelle osterie e nei comizi. quieto. uomo saccente e infatuato. diceva nero nero:. erano. ed era opportuno che questi stesse al largo e uccel di bosco. sua o non sua. Due degli omicidi in rissa rimasti impuniti negli ultimi vent'anni. lavoro di mano sua. L'amante di Costa in Via Broccaindosso. Disponevano di un vasto stanzone a terreno a metà di Borgo delle Casse. di cui andava pazzo. Muratori non cedevano a barrocciai in fatto d'irriducibile turbolenza e amor del torbido. in Via Broccaindosso. mentre con lui conviveva in camera ammobiliata Vera Karpof. Altro recapito di cospiratori era la casa di Teobaldo Buggini poco dentro da Porta Maggiore. Andrea era di statura un po' meno che mezzana. barrocciaio. amico dei fatti suoi. campava carreggiando la sabbia del Reno ai muratori. gli avevan messo nome Il Biondino. ciò che gli procurava i tormenti della gelosia di Vera. a detta d'ognuno. borgo di malavita. taciturno di solito e ciarliero in certi casi soltanto. nelle carte della cospirazione come nei rapporti della polizia. che aveva trovato in Andrea il capo e l'idolo. Ippolito Dalvit. il campione di tutte le risse e braverie. luride e cupe. I cospiratori si trovavano anche nelle catapecchie e nelle taverne del quadrivio del Pratello. aveva introdotto in Bologna non molti anni prima l'Internazionale. che s'ammalava se non metteva bocca in quel che non capiva: e non capiva quasi niente. Ho leticato molto. ed era smilzo allora. Ma se si sentiva accusare di un agguato a tradimento. quando lo coprivano col soprannome di Biondino. portava le lenti. perché l'uccisione. d'essersi nascosti nel pi. Avere Bak-nin a Bologna.diceva. ma chi le cerca. E quando Pietro Ceneri venne a cercarmi perché mi mettessi nella sua banda di briganti. era avvenuta in ambo i casi onoratamente a viso aperto. Per altro a lui e ai suoi pareva. e non si sapeva come avesse potuto scansar la galera. con me le ha sempre trovate con poca fatica. battezzata Argalia. che non gli avevan dato non so che carica sociale. . ma sempre per le donne o per la giustizia. a ventisei anni. nella cui pece Andrea s'era molto invescato.e sempre per non star di sotto a prepotenze inique. ricche di doppie e triple uscite. aveva detto Costa fra l'assenso dei caporioni. che pure gli era imputato sottovoce. che da giovane fosse stato nei mercati e nelle osterie dal Po al Reno il fiore e il grido di tutti i barrocciai.Vuoi fare il terzo tu? . o come a lui meglio suonava. .

gli risposi io. Io non farò a tempo a vederla. voglio dire: a tu? . Adesso tiro gi.sono in casa di un poveretto. .Non me l'hanno insegnato alla dottrina i preti. Alle donne non bado pi-.una volta viaggiavo a ridosso qui della stanga.Sarà meglio. e cominciò la Causa Lunga.Di me non si diano pensiero. .rispose coniando lì per lì un proverbio. .E tu credi . Ora abbiamo sonno sopra tutto. .giovane di me.Io. nutriva i sentimenti pi.che noi veniamo a cercare le case dei ricchi? Il barrocciaio ebbe un tuffo al cuore. .replicò questi sbattendo con furia il materasso crocchiante e ispido. In ogni modo io non avevo paura nemmeno di Ceneri. . e che lo trattava così fraternamente. . . dopo. non a io! . Uno avrà la bontà di dormire sul saccone.diceva. "Badate ai fatti vostri.ingenui e piprofondi della gratitudine e della fedeltà. come narrò per anni. sta bene.A questo amico è inutile che tu parli.A me. comincio a spogliarmi. e l'altro sul materasso per terra. .Ecco il letto. E dammi del tu. mi fece lui. .Quanto a me. e i briganti finirono la loro carriera. se si ricorderanno di noi.E dove dormirai tu? .chiese Sandrone. . "mi dispiacerebbe che aveste a pentirvene". . Me l'ha insegnato Andrea. a me.bene che mai. ma neanche a cercarla apposta! Vedete. che però è rifatto da poco tempo di buona foglia di granturco e non è troppo duro.Del tu. . Siamo in viaggio da tre giorni. . . Han fatto bene a venire al mondo pi. Dormirò benissimo. adesso mi siedo comodo sul barroccio. Ma alla giustizia voleva pi. perché non sa l'italiano. perché se no mi confondo.Sa che cosa ho da dirti io! Che è meglio che faccia il letto.Così come faccio io: da fratelli. io? Come devo fare? . ebbe.aggiungeva per spiegare come si sentiva invecchiato.disse Sandrone all'arrivo aprendo la porta di casa a Bak-nin e a Ross.spiegò Bak-nin.e ai miei tempi a scuola non si andava. .tardi.disse Bak-nin .di cento. ma mi basta che ci sia della gente pi. Lui poi dovette scappare in America. che l'aveva iniziato al socialismo. . perché vi garantisco che certe volte ho avuto curiosità di sentirla com'è fatta la paura. Intanto che tu di uno fai due letti. subito timore di volergli anche pi. . . . perché non mi reggo. "E". gli dissi di no.Mi perdoneranno.Cuor contento. . Loro ci ringrazieranno. . e per Costa.Perché. i suoi furono presi in gabbia.Che cosa posso offrire? . .Ne riparleremo domattina.bene che a Costa. . Ci va lei per terra? (Si rivolgeva con queste parole a Ross). del quale sapeva che era il "generale dei rivoluzionari di tutto il mondo". .se si ricorderanno? .Un letto.E da mangiare? .il materasso. memoria corta. Pir-la".teneva il sacco di rimpiatto.sarà meglio! E voleva dire d'esser pronto da quel momento a dar la sua vecchia vita con felicità a un ordine di Bak-nin. .Domattina. . Bak-nin e Ross cadevano dal sonno.disse Bak-nin a cui il sonno impediva di valutar a pieno tutta l'ammirazione e la devozione sbocciata nel cuore del barrocciaio. che cosa è la giustizia. . pi. .gli chiese un ascoltatore una volta. a lei.

seduto sul gradino consunto della porta.Vi servo.Bak-nin e Ross appena a letto s'erano addormentati. . . troveranno sottomano da cavarsela. . un'ottima cena. . ma è anche il fratello di tutti i poveri del mondo. .Sandrone? Avete degli invitati? . compagno della sua dimora e dei suoi viaggi. Per molti anni ci aveva dormito un amatissimo cane. . Si presentò con due lire. E sono anche buono perché potrei tenermi queste due lire. E uscì pensando: . il sentiero fra i quattro filari di viti che gli aveva lasciato suo padre.Ci vuole un'altra lira. Aveva preso con sé. colle buone e colle cattive. ora morto. E io non vi dò pollo se non lo pagate in contanti. Sandrone entrò nel capanno. dico io. e l'aveva caricato con cura. Lui è il generale.Da fratelli! Questo è un uomo che intende la giustizia! Ha fatto bene a venire a Bologna. . . .Ma che bisogno ne avete. che era la sua maniera di ringraziarlo. (Il salumaio teneva anche pollame). . .Mi è piaciuta.Mi è piaciuta quella faccia. venti di prosciutto.E io non ce l'ho. .Ehi. . colse al chiaro delle stelle qualche fico primaticcio e due susine. Dieci soldi di mortadella. e .Non basta.E un pollo. e che avrebbe condito il pane colla fame. Imbruniva quando uscì di casa con quel pensiero in testa. e si fece una soddisfattissima fumata alle stelle. Il salumaio del Borgo gli aveva chiuso il credito. il fucile a bacchetta. Sandrone caricò la pipa col tabacco che gli restava.Se si svegliano stanotte. Bussò sul banco con quella ricchezza.disse.Prendo moglie. ma il primo negozio da dargli fuoco nella Rivoluzione è il suo. un olmo. vissuto in tempi che a fare il barrocciaio si poteva anche metter da parte qualcosa.pensava bestemmiando il nome del Signore. Era tutta la sua ricchezza e avrebbe dovuto bastargli per una settimana di foglia da pipa e di cipolle per il companatico. a modo di quelli dei contadini per la guardia dell'uva. vuol dire che avrebbe fumato foglie secche di vigna e barbe di granturco. Sandrone stette un poco a guardare Bak-nin. . il mio uomo.Avete quattro scudi di debito. .E questi pugni. non costano quattro scudi e un cavurrino? Quando il salumaio vide che Sandrone era in un brutto momento. Passò poi nella stalla a rinnovare la razione di fieno del cavallo.aggiunse Sandrone. ladro ladrone.bottega! Il cavurrino è buono. e non darvi nemmeno il prosciutto e la mortadella. moneta che il popolo chiamava cavurrino. . .disse freddo il bottegaio. Questa è la volta che giustizia si farà. Accanto alla porta aveva fatto ad uso di ripostiglio un piccolo capanno. . e con certi atti affettuosi rispose alle carezze. per ogni buon fine. sparse un po' di paglia per terra e vi si sdraiò. e pensava:. gli dette la buona notte palpandogli il muso con affetto.chiese. . Fece arrostire il pollo da una vicina.Quello lì è magari una spia.fece il barrocciaio. .disse Sandrone brusco e prudente.disse il salumaio.pensava mentre apparecchiava in punta di piedi per non svegliare i due dormienti.e che abbian fame. Il cavallo sentì la contentezza del padrone. . ma Sandrone era deciso a farselo riaprire per l'occasione. voltò la cosa in ridere e gli fece credito del pollo. Davanti alla casupola c'era un po' di prato. Per fare onore a Bak-nin restava senza un soldo. . . . e imbandì sulla tavola dell'unica stanza che gli serviva da camera e da cucina.

coi calzolai Berardi. influenti nella congiura. Alceste Faggioli. senza un'oncia di grasso inutile. . prima l'han da fare con me. .se venissero gli sbirri a cercarlo. Bell'uomo.disse con voce roca. Il solo aspetto annunciava l'uomo straordinario. pi. Congiurato cogli Internazionali. Leonesi e Danesi.E ora che cosa fanno? . a non risparmiarsi né a risparmiare. se non anzi con gratitudine. Era di quelli in cui la convinzione.chiese Costa. . quadrato.Amici. e non c'era pericolo. fervido e generoso d'animo. figlio di un proprietario della collina bolognese. e i due artigiani Silvio Fruggeri e Guardigli. Quasi rasato in capo. E poi ho preso un giro di stradette che non saprebbe ritrovarle nemmeno un gatto.Chi è si fermi. aitante. . un italiano di quelli che si chiamano del Cinquecento. che aveva grandissima e perfetta ad ogni uso. diventan febbre. e li manda per le proprie contrade e delle Americhe e in Africa a non far mai male senza bene né bene senza male. dalla volontà di ferro come i suoi muscoli. poi processato con Costa nel '76 disse ai giurati accoratamente che avrebbe voluto morire in testimonianza delle sue idee. di fronte pareva un uscio di rovere largo e nodoso. Taciturno. . Era nel fiore dell'età virile e della vigoria. aveva l'amor proprio di offrirsi a fatiche e rischi. e io dormirò da un occhio solo al posto suo.o tiro! . In viaggio di notte gli lasciavo la guardia del carro. Se ci fosse ancora Pufèrla mi fiderei di lui.E li lascieremo dormire anche noi. ma senza stupire nessuno. era di viso delicato e di gracile e lunga corporatura. .Nessuno vi ha notati ieri? . matto? E saresti anche capace! C'erano Andrea Costa. suo compatriota e suo modello. aveva testa piccola e rotonda da atleta. . e poco dopo lo rapì nel suo letto di ammalato. ma per chi narra una storia di caratteri umani. capaci di stupire con ottime e con pessime cose. . Il suo destino doloroso e il suo cuore ardente e ingenuo commossero e lo fecero benvolere dal Carducci e ricordare lungamente dagli amici. Assolto. Infatti all'alba fu destato da un rumore di passi sul viottolo. Silvio Fruggeri e il Guardigli romagnolo. garibaldino a Domokos. Alceste Faggioli. Ma Pufèrla è morto. una commedia come questa nostra. Votato a morte precoce per mal di petto. Abdon Negri.fece la voce d'Andrea. Un italiano alla Felice Orsini. ma l'Italia ne dà continuamente. come avrebbe accettata la galera senza odio. la morte sul campo non lo volle. ma il dubbio di non reggerci gli dava una passione. era un uomo senza rimedio. Così chi si sdraiò su quel po' di praticello che c'era sotto l'olmo. e mise subito fuori la canna del fucile e dietro l'occhio sulla mira. visto di profilo era tagliente e agile come una lama.Che paura avevi? . . generosamente feroci e prodi e folli e non mai pentiti né del bene né del male.notabili erano Alceste Faggioli ed Abdon Negri.amici! Cosa vuoi sparare. Capace di ottime e di pessime cose era del pari Abdon Negri. Leonesi. persone istruite. ma lunga e larga.Nessuno. e chi accese la pipa e dette la via ai suoi pensieri dietro la fumata. . . Danesi.So io? Quella è una faccia che gli sbirri non hanno da avere il privilegio di vederla. resistente quanto veloce. erano. che appariva nella melanconia del viso. Era infatti agile quanto robusto.chiese questi. il pericolo e l'azione.Dormono da ieri all'ora delle galline. il pallore della pelle spiccava sul nero corvino della barba non folta. .

.Garibaldi .disse il Guardigli a Silvio Fruggeri in un tono che fece ridere la compagnia. Ma l'idea di far senza Garibaldi. ragguagliato ogni tanto da Bak-nin. . .si fece a dir Sandrone.che già non fosse d'abitudine. .Questo è schietto! Se non ne bevo oggi. pareva. Ma ho apparecchiato per il caso che ti fossi svegliato a metà della notte colla fame.che l'appetito non manca.Nessuna. Il sole era già alto.chiese Bak-nin .il tempo stringe e io ho fame. . se vi contentate. ma l'ignoranza della lingua costrinse questi d'ora in poi.perché pare chiara d'ovo. .E' qui pronto da ieri sera. Sono stato con Garibaldi al Volturno. quando ne berrò? . a prender sonno. . Abdon fumava.disse Costa .Mentre Alceste non riusciva per la febbricosa spossatezza dell'alba insonne a prender riposo. e di notti senza chiuder occhio ne avrebbe potute passare anche quattro o cinque in fila. ho del pane e della cipolla.E noi faremo senza Garibaldi."La forza". . quello che voleva lui: ha preferito farsi pecora e cortigiano.rispose Costa. avrebbe potuto fare la Repubblica Sociale. e ho visto che si può far quel che si vuole di un soldato che ha paura. . mi scrisse Celso Cerretti? .continuò il Negri. . .disse al primo calmarsi dell'appetito Abdon Negri . .c'è qualche speranza che ci appoggi. Me l'ha detto lui .disse il Guardigli.esclamò Guardigli. . . . Mi ripugnerebbe combattere camuffato.chiamò col motivo del Barbiere.gridò Sandrone dando un pugno sull'uscio tarlato dell'affumicata catapecchia. dove aveva appoggiate le spalle nel consumar la sua cipolla in piedi.Ho creduto di far bene a non svegliarti. al pi. e dare un regno ai Savoia! Per quanto l'ho amato tanto lo odio adesso. se non impossibile. . Ti contenterai di quello che c'è. . a Mentana e a Aspromonte.ma per il giorno della Rivoluzione mi leverò il biondo. . . . . . per un signore? Si sedettero al desco nero ed annoso.disse gaiamente Bak-nin .Mi sono tinto. e le cipolle schiacciate sulla tavola col palmo della mano e intinte nel sale grosso. assoluta e segreta del moto passa al nostro maestro.gli cantò di rimando Andrea. . vigile che a Bak-nin non mancasse nulla e a tenergli pieno il bicchiere.Faremo tutta una tavola. . ed entraron tutti.Ma se è biondo! ."Ohi.egli ha troppa paura che una rivoluzione proletaria distrugga la sua cara unità e indipendenza borghese.disse Bak-nin. E quanto a voialtri.di dargli del tu.Grazie mille della generosità! .era un leone.. Meglio.Ma terzanello oggi non si ha da bere.Da questo momento .Ma .Sì perdio.la direzione suprema. Io per primo mi metto ai suoi ordini.esclamò Sandrone rimovendo dalla tavola il fiasco del vino di graspe annacquate e mettendocene uno di vin pretto.Farai bene. Solo Alceste mangiò svogliatamente. mandarono odore appetitoso. Alceste Faggioli si sentì mortificato e non disse niente.disse Bak-nin vestendosi in fretta. perché dormivi troppo di gusto.Vedo . . . quando Bak-nin si svegliò. tanto era grande il prestigio di quel nostro favoloso e frugale eroe. ma niente di quello che ha lo stomaco debole.santo diavolone! Mi prendi per un pezzo grosso.aggiunse volto a Costa .grande agitatore del secolo. . a Michele Bak-nin. . .spiegò Bak-nin. . per lo meno disperata. di casa". Fu presentato Ross. pallido. .Fratelli. e ho piacere del fatto di Aspromonte. . . a osservare e a rifletter taciturno pi. Perciò parliamo mangiando. e Faggioli aveva rinunciato.

. . .continuò Costa. Secondo gli altri era questione difficile e incerta per allora.Perché basteranno i centocinquanta buoni. ma era certezza in astratto e in futuro. Secondo Abdon sì. . Gli altri cominciarono a guardarsi in viso di sottecchi. . a rivoluzione ultimata. . perché il mondo non sappia a chi dovrà la sua felicità. Andrea Costa disse: . a San Giovanni in Persiceto. . .ripeterono. asciugò colla mano . . .E come. e basterà aver tentato.Abbiamo anche . . questa qui del Pontelungo. Sandrone..il popolo mangerà la minestra. pronti a marciare su Bologna. Fuori di città invece. Li comanda Abdon Negri. a Porta Maggiore.disse Costa . valutare le forze.Perché . . e la sua pipa gorgogliò.In città . ma il sacrificio e la testimonianza dell'idea.E il popolo .disse il Negri. . al cauto Fruggeri. La difficoltà fu risolta da Bak-nin con queste parole: . Abdon Negri con dura e animosa freddezza. .Ora ditemi lo stato delle nostre forze e di quelle nemiche. .come potrebbe essere? . .Da che strada? . e arriveranno da levante.Fino in fondo. Si tratta di rischiare tutto per tutto.dici questo? . ma non bisognerà neppure far ridere alle nostre spalle. naturalmente. Li conosco uno per uno. piloti invisibili nella tempesta. secondo voialtri? Le opinioni si divisero.Sono centocinquanta al massimo.Da fratello a fratello. E solo dei morti sveleremo i nomi.Gli altri si muoveranno a parole. E quella della vita è la perdita meno da considerare. e ho temuto di far troppa propaganda per la maggior facilità di scoprirci alla polizia.disse Bak-nin leggendo la carta. pur di mostrarsi audaci fino a sbalordirlo e a spaventarlo. . Se la bandiera rossa dei libertari sventolerà per dodici ore sole sul Palazzo di Città. .abbiamo molti simpatizzanti.Da quella di ponente. Noi. .fece il Negri. quando gliel'avremo cotta e scodellata.Hum. . . . . . che entra per la Porta di San Felice.replicò Abdon Negri.fece Bak-nin. pesare le circostanze. a far figura di quattro gatti. Il terreno in città non è molto favorevole. A Imola poi abbiamo i migliori e i pi. non priva di comico.Per esempio. per ricompensarci d'ogni perdita.scegliere il momento. . che capì solo l'ultima proposizione. sia pure abbattuta con noi.Allora siamo d'accordo.disse Bak-nin.accetto. per non creare nuovi idoli di gloria e di tirannia.Bisognerà .disse Abdon Negri con quel disprezzo che solo i rivoluzionari sanno nutrire verso il popolo.Sta bene. e il nostro esempio non sarà vano.chiese Bak-nin dopo una pausa .Vedo.ci seguirà. . avrà avuto tempo di vederla il mondo. abbiamo fra paese e contado mezzo migliaio di affiliati giurati. .chiese Bak-nin .risoluti.alcune decine di affiliati.chiese Bak-nin spiegando la carta topografica. per quanto non uno ammettesse il dubbio sui sentimenti finali del popolo. Ci furono approvazioni che parvero di sollievo.A noi non spetta il successo. Una parola sola sia la nostra: Fino in fondo e a qualunque costo.e fare un piano. . Guardigli dette un'occhiata inquieta e interrogativa. . Alceste Faggioli assentì con entusiasmo.S'intende. . dirigeremo il moto. che gli rispose alzando un poco le ciglia.disse Costa . se scendessimo in piazza per restar soli. che ci seguirebbero dopo una prima vittoria.Il popolo.disse Bak-nin. Io invidio chi morirà nella gran giornata.

Era poca la distanza dalla casa di Sandrone al Pontelungo. e:. . avevan tutti sete. . Andrea.Racconta a questi miei amici . . .E coi fatti.disse il contadino celando la sua secolare astuzia sotto un riso sornione e una guardatura pi.Come può essere? .Che cosa ne dici del russo? .Quel tale. . mentre uscivano per avviarsi verso Bologna tutti quanti. e il sole batteva caldo molto. obbedisco. che le sanno fare tanto buone! III.disse.disse Abdon Negri anima di cospiratore a andar così tutti insieme? . Roba di sempre.si fanno le rivoluzioni. quando la raccontava a me diceva: "Son cent'anni". che invita a bere. Molte cisterne e pozzi della contrada eran secchi. e i contadini a sera menavano i buoi a bere nel poco fiume rimasto vivo. Abdon Negri pose mente al suo silenzio. lungo sulla sconvolta sassaia bianca del Reno. sul ponte vigilato dalle statue decorative sull'entrata e sull'uscita.quante braccia di fune ci vogliono! E' calato anche questo pozzo.disse con una punta di vanità Sandrone .non è roba da amici di un pari tuo.sembrerà che torniamo da una scampagnata in comitiva.Guarda te.di un braccio o due. Andrea sarà contento? Fruggeri si strinse nelle spalle. vicino alla testa del ponte.A me pare che dica sul serio. quando si sentono certe parole? Viva la giustizia! Bak-nin gli strinse la mano. Sono stato io a chiamarlo qui.Racconta. .Mio padre.chiese riscuotendosi da un pensiero Costa. Fu levato il consiglio su questa parola. il contadino li guardava con curiosità gioviale. da aver mangiate le tagliatelle alla bolognese in una di queste osterie del Pontelungo.sei diventato molto riserbato oggi. come ve la dico.chiese Guardigli.Non è roba da gente istruita. incontrò l'arciprete proprio lì. . Sandrone li condusse al pozzo perenne di un contadino di sua conoscenza. . quello che sapete.disse il Negri. . corpo d'una pipa! ma come si fa.scura e callosa una lacrima. quell'amico.Lui se la fa e lui se la disfa. dicendo: . che abbandonando il borgo di . .Dici con me? .Mai a questa età mi sarei creduto di piangere. . Il diavolo al Pontelungo Erano le prime ore del pomeriggio di quel 31 di luglio.Così.la storia dell'arciprete che incontrò il diavolo in gibus su per il Pontelungo alla vigilia di San Giovanni. Allora il contadino raccontò:. Mentre si rinfrescavano.Non ho mica chiesto io di raccontarla! .disse .Sciocchezze di ignoranti imboccati dai preti. .Non daremo nell'occhio . .coperta dell'occhio della talpa.Con questo animo .Sei molto prudente.Io intendo d'essere il primo a obbedire a Michele Bak-nin. . Io non discuto. racconta. .fece il contadino ch'era ad attingere. .Conta lo stesso! Mi vuoi minchionare? . .aggiunse bruscamente il Negri. Guardigli a Fruggeri.Anzi . . .. . che mio padre in ottant'anni non si ricorda mai d'aver visto calare pi. ma fra il sole e la cipolla. E indicava la polvere candida e ardente nel sole. . Costa tacque. . Roba antica.chiese in disparte. fa e dice. . Io dico lo stesso ai miei figliuoli.replicò Costa con bocca da ridere . in malora! Si dice per scherzare. tutto lui.

Era la sete e la salute della gleba. chi passa lungo le siepiNe vede uscire i campanili rossi e i pioppiSenz'ombra.proruppe Abdon Negri. sui dorsi e sui ripiani e nei valloncelli verdi e nella pi. e la compiacenza del successo incontrato dalla sortita del suo amico presso Bak-nin.profonde viscere e tutte le sue forze. . salvo che al posto dei frumenti mietuti eran le stoppie crude. . il quale cominciò una gran risata. poiché il sole la rigenera. Quando il contadino ebbe finito:.anche voi andate per la via della dottoranza? Servo di tutti. . suoni. erose dal fiume antico sotto i colli di San Luca. .Da allora non è grandinato pi-. forte e tenace terra della ferace Emilia. ma quella decima la pago volentieri io. dolce ed afosa.E non vi vergognate? . Quando furono a metà del ponte. galantuomo. e prende spazio in pianura.disse il contadino chiuso nella sua prudenza.Dai fieni mézzi che dan la febbre.Sono storie di ignoranti. che non si saA che vento mai trovino il modo di tremareIn queste calme di luglio. ed essa resiste all'aratro soltanto per essere cercata e franta pi.intimamente. brezze. Voi la sapete pi. Secondo le parole di un locale poeta dimenticato. .chiese a tradimento il contadino andandosene col secchio colmo che sciabordava.E suona. per dare alla luce e al calore pi.Sapete almeno leggere e scrivere alla vostra età? . dove sostavano. fin l'ombre. Volgendo l'occhio verso la pianura. i miei signori. ma piacque molto a Bak-nin. .la campanella per la vigilia di San Giovanni? . annegati nella canicola. per avventura) dei suoi metri libertini: In fiore gli oscillanti canapai ubbriacavano.curiosa a sentirla raccontare le altre volte.Ha ragione! Ha ragione! L'istruzione obbligatoria! Specchietti e inganni borghesi! Chi sa scrivere paga le tasse! Sandrone era diviso fra l'imbarazzo del poco esito sortito dalla favola presso i rivoluzionari paesani.sentenziò il contadino. . Sandrone.disse Costa . quivi è che Il Reno si stacca dai monti con incantevoliIndugi. che ha voglia di sole entro le sue vene. il terreno di due provincie.E la grandine va sempre in fiume? . senza respiro e senza scampo.ci credete a queste storie che vi danno da intendere i preti? . e diceva: .E voialtri . se non fosse l'opera lenta ed assidua degli argini. il secco aveva cominciato ad aprire le grosse e serpentine crepe in quella pallida. .Casalecchio e i monti e la valle allarga i suoi erratici capricci di torrentaccio immane nella pianura. suona sempre. paghiamo una decima di frutta perché suoni. Per noi son buone. E questa non se l'aspettava nessuno. .Chi sa scrivere paga le tasse.Anche voi.la favola mi era sembrata pi.chiese Bak-nin. . .disse Sandrone. .lunga di me e di quel tale in gibus. Una sottile caligine soffocava. .A dir la verità. iniziando volte e rivolte a cui non basterebbe. La canicola regnava possente. che siamo ignoranti. da ondateDi frumenti pesanti.prossima campagna e sull'arso letto. .Tutti gli anni ventiquattro ore filate. e noi. il verseggiatore avrebbe potuto ripetere la cadenza lenta (estiva. .l'ho detto prima. Anche sul prato attorno al pozzo. Sandrone ci era rimasto male. Bak-nin si fermò a guardar la città . Ardevano di luce azzurra alle viste le nude argille sul fianco della valle.

o Satana.d'uno. . . la sagoma lunga e bassa di un terrapieno.per le esercitazioni delle truppe alla Porretta e alla Collina. . Armfeld. Invece di scendere in piazza a farsi schiacciare. . come di tutte le insurrezioni. e a sollevare popolo e soldati.Di quattro cannoni rigati da 149 di ghisa. con una mano dei pi. . Ti ho detto già che è il pi. e voltiamo i cannoni sulla città.E' armato? . alla mente.I Prati di Caprara.il diavolo al Pontelungo! E questa volta di qui Satana spiccherà il volo di liberazione per tutto il mondo.Occupato il forte.E' meglio che mi chiamiate sempre Armfeld anche fra noi. .O forza vindiceDella ragione! Ma: .risposero in pi. tanto pi. chiamandoli a libertà. . . . disse Costa.Di qui si vedono le fortificazioni della città? Siamo positivi! .E' venuto davvero.Ecco la pi. scenderò in piazza a intimare la resa a Palazzo.O ribellione.Bisogna prenderlo per prima cosa. . per quel che me ne intendo io. per farci l'abitudine. .di queste casse ne parleremo dopo. come mi si presentano in questo momento.qui vicino. Nel frattempo la gente di San Giovanni si riunirà qui sulla destra del fiume.il sole. sorprendiamo il forte della Guardia. Chi ha questo ha la chiave del sistema. .L'idea è buona. . batté la mano sul margine della spalletta e recitò quei versi che non fanno il maggiore onore al maestro: Salute.altro che Litanie e Libera nos per fermarlo! Costa. . .Guardiamoci dalle arie e cabalette. in modo che perdere quello è quasi come perderli tutti.fece il Negri mutando faccia.Sta bene. .Hai ragione.Di sorpresa. è la sorpresa e la rapidità. dalle congiure da melodramma. preso da improvviso entusiasmo.E ci vorrà altro che campane.affocata e i colli. Vanno benissimo. e la difesa della piazza. . . . Domina la città da quella parte. . .che dagli altri forti io credo che poco danno gli si possa fare.risoluti. e allora quelli di Imola la occuperanno da levante. .O la città si arrende subito. Bak-nin. Il segreto del nostro successo.disse subito Bak-nin . . sarà sparato un colpo in bianco.rispose Abdon Negri mostrandogli a fianco della mole di San Luca armoniosa e fortemente assisa sulla vetta. . .disse Abdon Negri . e da questa i ponti sul fiume e le vie della Toscana per la Porretta.alto. C'è un luogo adatto? Nessuno sentiva pi.Io fui da giovane ufficiale d'artiglieria dello Czar.Appunto le caserme sono quasi vuote .A proposito . Lì si farà subito un deposito d'armi nascoste per armare la banda di San Giovanni. continua. e dall'esame della carta è sembrato anche a me quel che ora mi dici. .Ci sono le casse di fucili depositati alla Cartiera del Maglio.disse appoggiandosi alla spalletta bollente.Da Porta Maggiore.disse Faggioli. .Non sarà come dirlo. . Allora io. Ascoltate dunque le linee generali del piano di guerra. .specificò Costa. mi pare combinata in maniera da potersi ridurre al forte della Guardia.alta.E' il forte della Guardia. e quelle del Modenese e del Ferrarese. . limpidissime.

.E io? .E allora . . di qua e di là. Bak-nin scrollò le spalle. . .Tu verrai qui a dirigere l'azione esterna contro le due porte e l'assalto alle mura. senz'altro segno che la voce del cannone.fece il Guardigli. . . . saranno gli unici motivi di cessare il fuoco. lo esigo. . . da ponente.la morte è sempre la morte. .per l'appunto votati al sacrificio. .chiese il Negri. e spedirli con Faggioli. . Dice che ha simpatia per le nostre idee.Grazie.T'intendi d'artiglieria? ..disse Bak-nin. l'iniziativa suprema passerà da me a te e da te a Abdon Negri. ma non sono uomini da fare i capi. . sentivano un certo senso di disagio.Molti o pochi. In caso di morte. . la fine delle munizioni o la morte di tutti i serventi.Ma tu.Che fa . Quelli di fuori. I migliori resteranno con me in città.disse . . La bandiera rossa sugli edifizi. lo comando.e tu non fare dello spirito da carogna.sulla Torre degli Asinelli non sventola la bandiera rossa. . . . Per San Giovanni in Persiceto. propose Costa e fu approvato. e quelli di là vogliono comandarsi da sé.disse Faggioli.Allora avremo vinto certamente. e con due altri.E dove si riuniranno quelli della sorpresa al forte? . lo affermo. che fin d'ora è designato per quell'azione.se il Palazzo si arrende o no? .Basta che arrivino nella notte e che assalgano la città alla voce del cannone.Spero. .quelli di Imola. .chiese Costa. i ponti sul Reno.Abdon Negri comanda già .quanti artiglieri o veterani contiamo nelle nostre file. . . se è indispensabile. .Ma spareranno anche su quelli nostri che saranno dentro? .disse Bak-nin. vuol dire che non si arrende e che si battaglia in piazza.Porta di San Felice. .Se entro mezz'ora dal colpo a polvere . A Faggioli sfavillavano gli occhi.disse Costa . . Qui ai Prati di Caprara si riuniranno colla banda di Persiceto i congiurati cittadini che non saranno rimasti dentro con me. . . Teobaldo Buggini e Ippolito Dalvit ci portano le notizie.E come sapranno quelli del forte . .qualche morto pi. .Io .mi offro per la sorpresa al forte.disse .Al prato di San Giuseppe fuori di porta Saragozza sulla strada.E da sé si facciano il comandante che vogliono. coll'autorità che mi avete data. Guardigli si morse la lingua. investiranno la città.disse Bak-nin serenamente .Lo conosco.E quelli qui dei Prati.con due cannoni i nostri batteranno la città. .Bisognerà raccogliere per la spedizione del forte .ma tu sei necessario fuori e vivo per dirigere l'azione. meno Negri e Faggioli. .disse Costa fra l'assenso degli altri i quali.continuò Bak-nin.Siamo . Ognuno si chiuse alquanto coi suoi pensieri. ma è mio amico intimo fra i nostri un sottufficiale in congedo che fu artigliere all'assedio di Gaeta e a Custoza.disse Abdon Negri . è un buon soldato e sa il mestiere.chiese il Guardigli.chiese il Guardigli spalancando tanto d'occhi.Sarò necessario soltanto dove ci sarà pi. .disse Abdon Negri.pericolo.chiese un altro della comitiva .E se ci restate tutti e tre? . Ma ci starà a venir con noi? . .No.chiese Faggioli.o meno? Un'esitazione del fuoco invece può compromettere tutto.

fumava una pigra locomotiva.L'esperienza insegna . Per svegliare i figli del popolo che lo stato arma e veste contro i fratelli. Di là dal verde.Io voglio esserci con te .qualche artigliere da fortezza. ma senza farci molto conto. ci staranno come se fossero melloni primaticci. nella rete metallica.Noi abbiamo fucili e pistole. ma di aprir la strada agli assalitori delle mura e di sparger terrore e confusione nel nemico. . ma prima. Se colpirà anche noi.disse Costa . .chi non risica non rosica.disse Bak-nin. ma la voce ebbe un suono che fermò la comitiva in mezzo di strada. .che le insurrezioni cittadine riescono subito o non riescono pi-.per altro non ne abbiamo. dei barattoli di metallo. Dev'essere semplicemente quella del non far conto della vita. Poteva parere che scherzasse.che quando ero innamorato non l'ho mai fatto alle mie donne! . delle capsule. Ma che fai.chiese Costa. .Il piano è bellissimo.sono quasi sempre fallite per averle volute allargar troppo. . . . . basterà il suono della nostra fucileria. non importa. . e una delle sue migliori doti è d'essere tanto da matti che i savi non possono figurarselo né aspettarselo.Siamo tutti pronti .Procuratemi un ambiente un poco spazioso. gli ingredienti chimici per far gli esplosivi. .disse poi ridendo con lacrime sul ciglio .disse Costa .verrò col barroccino a portarle. . Saranno con noi allora.E sta bene.disse Abdon Negri. sarebbe una buona combinazione. ripeto. . di quelli che montan di guardia al forte.ai tuoi ordini. Sotto. una fra i cocci e l'ortica delle mura fra Porta Galliera e Porta Lame. incalzò Abdon Negri: .sentenziò Bak-nin .stanotte ho da dir due parole al custode della cartiera.A proposito. e sono schiacciate.disse allora Costa . La nostra strategia non dev'essere complicata. .Siete persuasi del mio piano? .E non stiamo a aspettare troppe circostanze e occasioni. . e di chi combatte senza scampo. e le bombe le preparo io.disse Sandrone . poi aggiunse nello stesso tono allegro: .Le cospirazioni . che cosa ti viene in mente? Il barrocciaio gli aveva baciata la mano con furore. Rispose per tutti in modo che non a tutti piacque Abdon Negri: .che sono l'arma della strada e della disperazione.E stanotte andrò a spaccar la testa con una pistolettata al custode della Cartiera del Maglio..Giuro . Ma: . le caserme lasciatele stare.Se si potesse tirar dalla nostra . non difenderci. .Bombe . fratello. . . . ci sarai.chiese Bak-nin. . Larghi e distesi erano infatti.disse Sandrone . Tre sono a Pontecchio nei magazzini della Cartiera del Maglio.E perché? Che ha fatto? In breve seppero da Abdon Negri che le tre casse di fucili consegnate.E come vi armerete? . .rispose Bak-nin.procurati da un armaiuolo di Brescia: due casse sono nascoste all'Osteria della Stella fuori di Porta Lame.quel giorno! . Perciò noi studieremo i punti migliori per le barricate. e Bak-nin fu del parere che lì si poteva riunire un intiero Corpo d'Armata.osservò Costa.disse Bak-nin rimettendosi in via per uscir dal ponte . Intanto erano giunti davanti agli ampi Prati di Caprara. Dovremo offendere.Di bombe a mano. e il compito del forte della Guardia non sarà di sostenere né tanto meno di risparmiare o proteggere noi in piazza. Sorrise. per consiglio e opera del giovane avvocato che aveva .E io . aggiustate colla paglia. sui binari esterni della stazione. negli Orti Garagnani.

Ma che cosa vuoi fare? . . i discorsi e l'esame del terreno avevano intanto preso tanto tempo. come i gatti alla luce del giorno.chiese Costa. . il cielo. orgoglio e rissa degli antichi cittadini.concluse il Negri. Bologna figgeva in cielo gli stocchi delle sue cento torri grigie.O è una spia o ha avuto paura.non gli lascierò tempo di ridirlo a molte persone. Il ponte della carità La strada. e teneva le palpebre un poco socchiuse. anche se ha mancato in quello dei fucili da custodire. . un carattere.noi che la polizia. . che quando furono in vista della Porta di San Felice. se vogliamo spuntarla.Anche se adesso lo sa. quasi che voglia vendicarsi. un'usanza. e se spia è soltanto a metà. possiamo andare a dire il Rosario colle beghine.immaginato. Se no. parola che giudica la cosa. stretti e lunghi. Dentro nella cerchia. . s'incendiò di rosso su certe nuvole di caldo addensate all'orizzonte. perché per liberarci dalla pianta delle spie c'è un mezzo solo. e il tramonto ferì con una dolcezza limpida e stanca. o era soltanto sul principiare.Ma quel custode è Internazionale? . . e paura dobbiamo farne pi. E infatti aveva occhi tagliati come quelli dei felini. S'è voluta levar la curiosità? Stanotte condurrò con me a Pontecchio anche l'avvocatino. perché conosca e impari a esser pi.se questi fucili vengono a mancare. . Non state a dubitare: di notte ci vedo meglio che di giorno. Roma i barbari. di distruggere quel che con esso gli uomini sepper fare di meglio.disse Abdon fermo nell'idea. nido di falchi oggi. Così in tutto faranno due giuste. una ricreazione: quel che è civiltà vera e reale insomma. le massiccie e fiere mura della città. che s'era lentamente impallidito di verde. .No.in ogni modo devo ammazzarlo. e io stanotte gli faccio firmare un impegno che non se l'è mai pi. non gli dicemmo di guardarci dentro. Almeno questo custode non sa niente né di noi né dell'uso dei fucili? . una comodità. Fuoco ci vuole. Non era ancor consumata.fatto il viaggio di Imola con Costa e Cafiero.In ogni modo . . la gran pietà delle città d'Italia: gli igienici. E' una conoscenza dell'avvocato.E ce n'è che sono spie una volta e mezzo! Quando avrò spacciato questa scarsa. come la tenerezza serotina dei ricordi di uno sguardo che non ha pi. I romani saccheggiarono la Grecia. Tamerlano e gli ingegneri sono necessari anch'essi. neri e gialli.desideri né speranze. gliene manderò dietro una di quelle abbondanti. l'Italia è stata malmenata dalle pensate moderne. lucidi e vivi. alla custodia del guardiano della cartiera. IV. A Bologna nel '74 non c'era angolo o svolto o portico o crocevia o piazza che non significasse una memoria. Quest'impegno qui durerà per sempre. Io ho il polso fermo e sbaglio difficilmente. E' legge del tempo. eterna ingiuria di tempi.disse Costa .Farlo chiamare alla finestra dall'avvocatino. di genti e di guadagni nuovi e insolenti contro le finezze e le bellezze del passato. .Ma se costui non è dell'Internazionale. . e lasciargli andare una pistolettata fra un occhio e l'altro. . Le casse gliele abbiamo consegnate l'avvocatino e io. nera e rosea in quell'ora. a quanto si diceva erano state denunciate ai carabinieri di Pontecchio. Ma quando gli demmo le casse. di cui si fida. edilizi e affaristici "sventramenti".prudente quando raccomanda le persone. non si può dire traditore. Si conosce che Alarico. è un contrattempo spiacevole e pericoloso.

forniti di grandissime speranze e carichi di un morto. Il sole va gi. . dando le spalle al sole che ingentiliva il color del tempo sulle mura comunali che tante ne avevan viste e vedevano anche questo. Un ragazzo. ma non giova. donne e uomini delle pi.La settimana scorsa . e le piazze solatie. quando Bak-nin e i suoi arrivavano alla occidentale Porta di San Felice.coperto.disse Costa. per amor del traffico e del progresso. e che due contrari possono discendere dal medesimo ramo.disse asciugandosi la fronte .una buona sudata.varie età. soavi d'inverno.lui che è pi. non chiesero neppure se avesser roba di dazio. aureo sulla porta. .Davvero. ma è durata poco. pronostici sulla pioggia dal colore del tramonto. . che per allora era soltanto nella ferrea fantasia di Abdon Negri vendicativo come un Carbonaro. promettendo che sarebbe tornato il giorno appresso a portar la valigia a casa di Fruggeri. cercavano il fresco che non c'era.fece Abdon: .E senti qua! . . accanto agli zelatori della città moderna per progetto. .da far altro che arrivare qui a Riva di Reno. . Infatti le nuvole crescevano il sòffoco. Tanto è vero che le cose si provano coi loro opposti. alla bruttezza pretensiosa. . dove soffiava la sizza. alle insolazioni e alle polmoniti. e siamo subito al Borgo delle Casse.che è il pi. I ragazzi invece correvano e gridavano giuocando.d'uno.disse Costa che s'infastidiva delle raccomandazioni del Negri. Costa ci si godeva e rispondeva animatamente.disse il Negri ostinato.conosciuto della bettonica! Infatti parecchi popolani l'avevan già salutato giovialmente col nome di Biondino. comari. perché diamo troppo nell'occhio. ma Abdon disse: . La statura di Bak-nin attirò l'attenzione di pi. quando il gruppo dei nostri venturosi e sprovveduti facinorosi. Allora non erano ancora sorti.fresco. entrarono per la porta papale della città. . Risero. Questa era la scena e l'ora e il tempo. vedendoli senza involti. specialmente tu. dove andava ad alloggiare Ross.largo . E sotto i portici angusti e sui lati della strada popolare.ci fu la rinfrescata di un grosso temporale. alla noia. Il mormorio di quella folla in siesta crepuscolare era sommesso e quasi spossato. .ma sì! Chi parla di farsi vedere? .Abbiamo fatta . dove oggi si squadernano sgraziatissimi e inospiti spazi alle tramontane e ai solleoni. e traevano. biancastra e pomposa e barocca nel cupo e severo volume delle mura medioevali. Armfeld. Quanto a Bak-nin. avvampanti d'estate. I gabellieri. quando gli uomini si mettono in mente di agir per programmi e di riformar la pianta delle cose del mondo. . . e Armfeld è a casa. i restauratori a rivolere l'altrettanto cervellotica città medioevale.Non abbiamo .disse Alceste . Sandrone prese congedo sulla Porta. Bisogna farsi veder meno. quasi che potessero cavarne ristoro.Ma sì. e di porpora nell'impalpabile velo di polvere che si vedeva di sotto l'arco altissimo nell'aria senza vento della lunga prospettiva del rettilineo Borgo di San Felice. c'erano i cantoni del freddo.Ecco: sentivo che qualcosa non m'andava. in Via Pietralata. Preme a me quanto a ogni altro di non farci prendere in castagna. Bologna aveva dunque ancora le sue nobili mura.disse . Tutto vi sapeva e vi ricordava l'uomo e la civica familiarità.Ma il tuo panama. passandogli accanto.Come c'erano le vie e i portici delle arti e dei mestieri e dei passeggi. operai. gli chiese se a quell'altezza facesse gi. suo albergo e laboratorio e quartier generale sarebbe stato lo stanzone oscuro a pianterreno di una catapecchia a metà del Borgo delle Casse. Il sole era roseo sulle mura.

Quando il Papa . né le strida pietose del cane.c'è il canale per te e per i pari tuoi.Ora ci trattano di signori. e di conseguenza.Non ha l'ordine di strozzarlo. perché mostriamo i denti! Le folle prendon lena nell'insolenza. aggiungendosi l'affronto d'un accalappiacani che gli chiappò una sua diletta bestiola. di mal francese. è troppo conosciuto. lo lasci gi-. dài. Il carretto detestato fu bloccato in mezzo al ponte. e avrebbe dato il pennacchio di generale del Regio Esercito per i galloni d'un caporale garibaldino pur di poter menar le mani.E' meglio di uno sbirro! . .frequenti. che non si reggeva sulle zampe e che si accosciò mezzo svenuta. Dicevano:. andava per le spiccie. Il chiappacani posò a terra la bestia.parti.Te le sogni anche di giorno le spie. facevi meglio a far l'avvocato. Fra molte voci miste e sdegnate.dicevano le guardie. né la profilassi dell'idrofobia. questa era la pi.né il laccio penoso. .Se lo strozzi.Circolare. . lo prese a scudisciate. . è una cattiveria. quando poteva. La gente. . riprendendo fiato. vedendo i quattro "polismani". Eran le due parole pi.della città. Se ti piace di discutere. ci han da venire a rompere le bisacche a tutti? . di colera. Fra le nuove odiose istituzioni di polizia. e le spie vedono e notano i segni di riconoscimento. Ma io però stavo nelle cospirazioni quando tu andavi a scuola in brache corte. sul Ponte della Carità. Il popolo rideva: . Erano sul Canal di Reno. di passaggio da Bologna.aggiunse una voce rauca. ricominciò a urlare. e se vuoi aver ragione l'hai troppo facilmente.si gridava nelle file esterne. gridava al chiappacani e al vigliacco. altra testa effervescente e cavalleresca. si sciolgano! . Una guardia credette opportuno di dire che si trattava poi di un cane soltanto.alte e pi. gridò la gente. si attruppò con un certo rispetto. il chiappacani. Perciò anche quel carretto sul Ponte della Carità era accompagnato da buona scorta di quattro agenti armati.aggiungevano i pi.Muoiono continuamente tanti di quei cristiani: di mal di petto.fu risposto da pi. non il rivoluzionario.Ammazzali. La gente non poteva mandar gi. e legnava. irritando il furore e la perplessità.Tu hai fatta l'università. si sfidarono a duello col sindaco della città. Il cane.odiosa. a voi è mai morto nessuno di rabbia? E per la rabbia di uno sì e no su centomila. restò col laccio teso e il cane appeso. Casarini. signori. che deve il suo bel nome alla vicina chiesa di Santa Maria della Carità.sottili .impiccali. di guerre. d'indigestione. Pronta e adirata irruppe dalle case e dalle vie una folla. Qualcuno ricordava la popolarità del General Bixio.rabbiosi: gli avversari si guardavano negli occhi. . . dove gli era toccato di star colle mani in mano a guardare. e se i lontani potevano sfogarsi e sentivan la fuga libera. deliberazione nel rumore e animo nell'efferatezza. d'accidente. . Gli agenti si davan d'attorno. Il popolo. ma questi che interesse ci fanno? E' per mantenere degli altri mangiapane alle spese del pubblico. e si dice che è stata la volontà di Dio. Il gruppo dei nostri rimase preso fra folla e muro. . quando si levò lo strido angosciato di un cane.prossime alle guardie le parole erano pi. i vicini . faceva per aiutarci a salvar l'anima. che nel '66. dài ai vigliacchi! Assassini! Carne venduta! Nelle file pi. .mandava a visitar le pentole di venerdì. stordito. La gente tumultuò. Ma ti pare che il destino della Rivoluzione Mondiale dipenda dalla tesa del mio panama? .blande e gli animi pi. e stavano per svoltare a sinistra. aggiungendosi al cruccio di Custoza. di mal di pancia.

Ride il ruffiano! . . da parecchi. spaventati e mareggiati. sempre disposta a prender le cose secondo un genio fantastico e vendicativo. vivevano.Ci pensiamo da noi alla nostra salute! Siamo diventati bambini? . che nelle ultime superstiti corporazioni. . e molti cominciarono ad acclamarlo e a chiedergli consiglio.coll'immancabile effetto dell'olio sul fuoco. .tenera e pi.Abbasso i salumai! . .Piano. . Può darsi che il chiappacani ghignasse.. è una vera brutalità! . calma.Ma di tanti cani che pigliano. Le guardie no.sentivan l'impegno delle sfide e degli insulti. l'arte del teatro. . le teste s'infiammarono.che cosa ne fanno poi? .Date la via a quei cani.Noi facciamo il nostro dovere. Pasquino.Li insaccano nelle mortadelle. di notte a ciel sereno in ogni tempo. .si gridò. e non sarebbe stata la prima volta che per odio contro i regolamenti municipali avesse lavorato il coltello in corpo a qualche disgraziato agente dell'ordine. attorno ai fuochi dove arrostivano i gatti di cui eran ghiotti e ladri emeriti. Intanto un largo cerchio che ormai chiudeva le due rive del canale e gli sbocchi di San Felice.E noi non ce l'abbiamo con voialtri! . E c'erano i soliti importanti che per metter bene andavano raccomandando: . invece dei cani innocenti. indomiti e presso che selvatici nel costume.punteggiando il ritornello con variazioni e raccomandazioni risolutive. gridava in cadenza: . alla strada e randagi.Noi obbediamo agli ordini. presero a guaire e a urlare fieramente. Datela ai topi la carne di sbirro! Intanto fu riconosciuto Costa. . . . Gli agenti fecero l'errore di accettar la discussione: . C'erano facchini.dolce. Una voce sola. usciti da vicoli infami poco distanti. insaccate carne di signore. calma.si sentiva.Se manca il porco. che è pi.A questo grido la folla si gettò tutta avanti.chiese. piano. Quel che dell'Ufficio d'Igiene il popolo volesse fare.. Il popolo prese quel ghigno in sinistra parte: . e dove dicesse d'avercelo l'Ufficio d'Igiene. calma e di bizzarro effetto in chi l'udì: . fra le spinte che li gettavano fin sulle ruote del carretto e sul muso del cavalluccio. Né mancavano gli individui torbidi sopraggiunti. ma certo se mai di paura. come continuasse un suo pensiero o discorso. non è decente a ripetersi.. il quale era estroso. è carne venduta. I vicinissimi si fecero a discutere colle guardie. poiché per esperienza si sa che non c'è tanto per aizzare il furore quanto raccomandar la calma. e la commedia nelle atrocità della storia.al canile le guardie! Metteteci i "polismani". . al quale si deve il fieno offerto alla testa di Foulon per le strade di Parigi. .All'acqua il carrettone. . Era stato Costa a rispondere. C'erano Bulli e gente di malaffare.Si tratta della salute pubblica.L'Ufficio d'Igiene. L'uscita piacque alla plebe. come onde che nella furia e nel contrasto del frangente balzano sulle schiene delle compagne. Ma i cani prigionieri nel carretto. Le guardie si trovavano ormai staccate e isolate fra la calca. è veleno. dategli fuoco col petrolio! Acqua! Fuoco! Petrolio! Strozzate il sindaco e i signori.Vuoi minchionarci noi? Gente senza cuore! Ma li prendono dunque dalle galere per farci una schernia a noi? Aguzzini! La calca fu pressantissima. Il cane sgusciò dal laccio e si perse fra le gambe della gente. dette Balle.Sono ordini cattivi. ci fu un momento di silenzio cattivo. la satira e l'epigramma. la ritirata preclusa.

con garbo gaglioffo. frustato e incitato. assicuratosi che la polizia era sparita. Le guardie sparirono. cominciò un ironico applauso. Il popolo cominciò a mandarsi a male dalle risate vedendo il carretto che stava salpando faticosamente dall'angustia del ponte. e toltogli di mano il laccio. lazzi e silenzio dei cani affogati.Che cos'ha questo cane? . cominciò a camminar nel filo della corrente sulle sue ruote. Vistoso e agghindato. che è a pel dell'acqua. proprio delle genie perdute. Perciò accadde che uscito di sotto del ponte. ai quali nessuno pensava pi-. in pantaloni attillati alla caviglia e sgonfiati in infinite pieghette alla coscia. Anche quella di costei derivava da vecchie mode. Ella s'appoggiava al braccio del protettore e speculatore. maneggiato bene. Solo il salvato. gli coprivan le dita sporche. sapeva di lercio e di profumeria. singolare. Tutte le sorte di riccioli. Fra gorgoglio e fremito della corrente. di volute e di cannelloni. ma subito un altro pensiero la fece correre prestamente a gremir le spallette delle rive a valle. di vizio crudele e di malvagità noiosa. ancor giovane. La corrente lo soffocò sotto il ponte. e la gente rimase perplessa. e il carretto era caduto sulle ruote. l'acqua stava cacciando fuori le stanghe e il cofano.Poi qualcuno lo prese a calci per allontanar la seccaggine: fatto che può prestarsi alla riflessione storica e morale. come è bello tutto quel che ha un carattere. e in un punto la folla s'aprì. vestiva in giacca a coda di rondine color mugnaga. La Bulla era formosa. prese la carriera verso la Porta col chiappacani aggrappato al collo. carica di volanti e di galanterie dagli orecchi e per il busto fino alle scarpette di raso. La tuba immensa pendeva alquanto di lato. Da un lato. o forse per caso. il panciotto sgargiava di colore e d'ori pendenti dai taschini. Guardava queste cose in atto di degnazione un Bullo. Ci saranno state due braccia d'acqua nel canale. Ma la gente non lo riconosceva. e il carretto coperto gorgogliò. coprì il clamore della folla. Ma l'ambizione principale nello sfarzo delle Bulle stava nella pettinatura. Aveva al collo cravattone alto e prolisso di pizzo. Con lui. dei dieci o dodici cani che v'eran dentro. e quando ebbe richiamata l'attenzione di parecchi. di foggia detta vent'anni prima all'Ypsillanti. era bella d'una bellezza infame e tutta sua. abbandonate dal bel mondo: riassumeva addirittura su quella testa un secolo di storia della parrucchieria. si mise a correre lungo la riva e a guaire verso il carretto delle salme dei suoi congeneri. e simile a lui. I cani dentro ebber agio di smetter di soffrire. probabilmente animata da un fil di ferro da schiantar la gola e da sfilar la schiena. in crinolina sontuosa e passata di moda. Sciupata e infetta. e le gelò il sangue. ossia un bravaccio della malavita di allora. le azzimavano la testa e le pendevano dalle tempie sulle guancie e dalla nuca sul collo e sulle spalle ampie. chi sa per quale istinto. per vedere la ricomparsa del carretto. C'era in costoro un gusto di barbarie e di squisitezza corrotta e degenerata. e dicevano: . piena l'occhio cupo e intormentito. issarono l'uomo sul cavallo. Un urlo immane. dall'altro il cavallo. Il Bullo. Fra le dita mulinava con rapida e noncurante rotazione una lieve e sottile canna d'India. veri o falsi. feroce e pauroso. fra risate infinite. . Altri s'impadronirono del chiappacani intontito.Ma gente s'era ficcata colle spalle sotto la carretta. Anelli. c'era quella che coi suoi guadagni pagava quei lussi di stile. la carretta traboccò in canale a monte del ponte. sulla testa arricciata al ferro. grasse e saporite. affondando sotto l'arco del ponte. e altra invece aveva con leste mani staccato il cavallo.

La Bulla. stralunato e sanguinoso.domando Abdon. Fu una cosa rapidissima.per voialtri. Tagliò corto Abdon Negri. fu cosa rapida come il lancio d'un gatto. appeso per la mano.dette la stura a un clamore strepitoso e crepitante di pernacchi. La Bulla degnò di sorridere a questo genere di virtuosismo. e costui no! Il Bullo cominciò a sfilare i "Con chi dite". lo sguaiato goffo fu condotto a far il giro degli spettatori. l'indifferenza della Bulla alle sorti della lotta e la sua eccitazione contenta alla vista del sangue e del . . mentre questi gli torse il braccio dietro la schiena. ma restare colla mano armata tesa in alto. e i "Ripetete un po'". Vedendo Bak-nin vestito da Armfeld. quando l'allacciato cercava di aiutarsi con quella. cadde la lama.. una ginocchiata di Abdon sullo stomaco rispose al tentativo di una pedata di taglio sullo stinco. il Bullo cominciò a deridere l'"inglese". e fu una cosa fulminea: colpito dal Negri alla ganascia e al naso. .disse. e qualcuno chiese: . Per farsi sentire a cento passi non aveva bisogno di alzar la voce. perché in mano del Bullo lampeggiò freddo un coltello. . Abdon gli avea colto il polso e lo figgeva così in aria. . bastava che lo sprezzo gliela facesse vibrare in petto. il Bullo saltò in guardia. Si vide. Ma l'amica mise fuori un risolino. Volgersi. la cosa poteva diventar pericolosa per i nostri. e il Bullo che facendo onore agli obblighi della sua condizione. Chi chiama le guardie.Scappa.Chi si mette in mezzo.guai a lui.tiengli dietro. se fosse sopraggiunta la polizia.Ti puzza la salute? . si mosse dondolando i fianchi. ed era bello da vedere la quieta e dolce ammirazione del popolo. mezzo intraversato. slanciarsi il Bullo. . uno sgrugnone gli fece levar la bocca dal polso dove cercava d'addentare la mano di Abdon. come impiccato. . Stravolto e girato sulla persona. che scattavano. sbatterne a terra la tuba del bravaccio.Per chi li vuole. Il Negri si raccolse in guardia. fu contento che il Negri s'avviasse via senza degnar di rispondere. afferrarla. La gente silenziosa fece tutt'a un tratto largo circolo.disse con un sorriso in cui la gloria del trionfo non arrivava a coprir tutto il sollievo. dal quale apparve chiaro che non intendeva di pagare un amante. che dovevate buttar in canale i poliziotti. è un vigliacco. che l'incontra. e arrivò coll'amica davanti al gruppo dei nostri.Se è vero che scappa. Bak-nin e gli altri non ebber tempo neppur d'intervenire. disimpegnati dalla calca. non i cani. siccome nessuno replicava. guardava la lotta con occhio e respiro cupido e lascivo. non sapeva nemmen lui perché.disse. o piuttosto non si vide. La gente fece circolo. il quale alla prova non le risultasse valere i quattrini che le costava.Poi. rimasta nello spiazzo.. . e.disse il Bullo continuando a rotar la mazzetta tra indice e pollice: .A chi? . . il Negri aprì e richiuse le mani grandi e nocchiute. sibilante. sollevando l'uomo in punta di piedi. stavano per seguir Riva di Reno fino a Borgo delle Gasse. che preoccupato di quella pubblicità tirava di lungo. menandogli Abdon per accompagnamento colpi secchi a rimettere al dovere la mano libera. coprendosi col braccio sinistro. Il Bullo mugolava di rabbia e di dolore. raggiunse Abdon Negri e gli batté sulla spalla colla canna d'India. i quali. L'altro si fece sotto per menargli un pugno. . La gente tornava a raggrupparsi.Avete affogato una dozzina di cani. E disse: . e. a guisa del granchio. La canna era volata in canale. che sono di prammatica in queste sfide. la faccia gli si coprì di sangue. e attese. La folla seguì in silenzio il gruppo.

Abdon si animò contro gli spettatori: . a metà della via popolosa. quando fra alte e nuove risa Sgombrino gli fece mettere le manette. E poi siamo tutti poveri. C'era una branda in un angolo.perché mi avete preso a tradimento. aggiunse. . .disse . dileguò per un vicolo.fu il saluto della Bulla. sotto la quale il russo dovette chinar il capo per passare. sgombrare! Dove il portico del vetusto e cadente Borgo delle Gasse è pi. Già non mi meraviglio che essendo ignoranti siate anche vigliacchi. . . amico mio. Costa. . e restò a faccia a faccia col brigadiere il Bullo. dandogli un paio di strattoni.che una cantina. . popolare per la lestezza nell'operare e per l'unico intercalare: Sgombrare. ti racconterò un giorno quali dolorose prove io abbia passate di recente a causa della ricchezza e dei comodi.sarai sicuro. se non altro. .si rallegrò Costa. ma bassa e umida.E voialtri.E bestia anch'io. perché così vuole il progresso della civiltà.Ma se va anche troppo bene! .e dategli una pulita.disse alla femmina . in un andito oscuro.Meno male. . Il chiappacani.che sto a lavar la testa all'asino. con equivoca sollecitudine. l'intemerata del Negri.strillò a questo punto il Bullo. ed essi si dilungarono tanto lesti quanto potevano senza destar sospetti.basso e stretto e graveolente. Ma in quella guardò la gente. una porta bassa e misera. svelti! . . L'insieme era così sconfortato che Costa sentì il bisogno di scusarsene. E la scienza a voialtri bisognerebbe cacciarvela in testa col pagadebiti. parecchie seggiole. il quale cominciava una certa sua storia melliflua di pretesa vittima. che lo guardava. ma lì si vide che forza era quella del Negri. libertà. l'idrofobia. sgombrare! A Sgombrino il popolo voleva bene. e con una spinta gettò per terra l'avversario. boia il mondo! dovete rispettarlo.vigore maschile. in una stanza ampia. assai modesta.pezzi d'asini. .disse il brigadiere al Bullo che voleva protestare. audacia.E' qui Sgombrino! Era il soprannome del brigadiere di polizia Pietro Spinelli.. e dà ancora nell'anno in cui scriviamo. . la civiltà. La gente intese benissimo che "pagadebiti" era il bastone.Ah. che abbiamo perso troppo tempo. verso l'alloggio destinato a Bak-nin. e dimenticò il chiappacani.perché sei un poveruomo. . .Avete avuto ragione. Da questo si entrava. Belle imprese! Imprese da lasciar ai ruffiani e alle puttane come quei due là. che non si curava d'andar in questura.Qui . . . che: . Era robusto costui.Il resto lo dirai in guardina. la folla ammiri i valenti singoli e dell'uno stato e dell'altro.aggiungeva il Negri. poco pi.Se non vuoi altro che libertà e . Abdon. anzi per un gradino si scendeva. . una tavola ampia e una catinella. Andiamo. La gente scoppiò a ridere. .intimò ai compagni Abdon Negri. Abdon aprì la mano che ammorsava il polso. i cani e il resto.Ti sta bene. popolo bestia. .Via. la quale dalla finestra meschina e sotto portico riceveva poca aria e meno luce. dava. mi leva vent'anni! E il vecchio barricadiero del '48 diceva la verità. quando si sentì un grido: . cercava di riassettare lo sconquassato amico. che tremava come un bue legato al cappio del macello.disse. . Questa povertà di cui tu ti scusi mi rende fiducia. e non è strano né raro che odiando la polizia e i delinquenti in corpo.disse Bak-nin gaiamente. . e mentre la Bulla. E' il luogo delle nostre riunioni segrete.Ce l'ho con voialtri.Riprendetevelo .

Bisogna che imparino . se si vuole che rispettino poi quelle che daremo noi.Staremo a vedere. scese: Che c'è?.Ma io lo conosco per galantuomo: si sarà presa paura. e negli angoli. pentole di terracotta quasi tutti. lapis. Fedele alla sua idea.Con un popolo. . .Per qualche cane morto.C'è . . la carta topografica di Bologna attaccata al muro nel punto men buio del locale.disse Costa ridendo. se basta una poi di case! Guardigli scuoteva la testa e si stringeva nelle spalle: . V. Fruggeri cominciò così ad affezionarsi a Bak-nin. sulla tavola. ci credi? Li hai mai visti i congiurati? Siamo sempre quattro gatti fra noi. a studiar la grammatica italiana. diverse batterie di recipienti. per ammazzare il tempo.esclamò Bak-nin. con sollecitudine come si ha verso un pericolante ignaro di sé. e si mise. viva la canaglia bolognese! .presto possibile dell'occorrente per fabbricar bombe e sigarette. . il quale volle esser rifornito al pi. Ci vuole il Moltke della Rivoluzione. . tanto entusiasmo? .miseria! . carta e cifrario per gli ordini.Noi no! Le bruceremo tutte! Viva la plebe.disse Bak-nin in quella che entrava Abdon Negri. Fuma giorno e notte. come si ha verso uno che non conosce il paese dove cammina. cogli itinerari.di mezzo quintale di polveri. .disse il Negri .tu ti dai pensiero del mio panama e poi sollevi addirittura delle sommosse! . in mezzo del piancito. Silvio.il quale per istinto odia tanto l'autorità da sollevarsi in aiuto dei cani senza museruola. Guardigli chiedeva a Fruggeri notizie del russo almeno tre volte al giorno. Questi s'incaricò di procurare da mangiare e da fumare a Bak-nin. .Noi non daremo leggi.Pensati tu che avrà messo insieme pi. nel cui sano e semplice criterio si faceva strada un'idea sola: che Bak-nin andasse e li menasse incontro a delusioni grosse e a pericoli seri. del calcolo. Abdon Negri la sera seguente era andato poi a svegliare quello che chiamava l'avvocatino. i raduni e gli obbiettivi segnati. con una certa protezione. e che devi venir con me a vedere quello che costa a far la spia a noialtri.che il custode della Cartiera del Maglio ha tradito e ha chiamato i carabinieri. e che nel far le dosi passeggia colla sigaretta accesa fra le pentole.rispose questi. Era l'una di notte e la famiglia dormiva. ma avevano un segno convenuto.Già. Ross andò ospite in casa di Fruggeri.disse il Negri . pieni di miscele esplosive. C'è che me l'hai presentato tu. Ben presto Fruggeri fu in grado di rispondergli che si sarebbe fatto certamente sul serio. Per la parte sua aveva chiesto venti anime perse.E come te ne accorgi? . aiutato per la pronuncia dalla moglie di Fruggeri. . sul tavolo.Ma tu.chiese Guardigli piano a Fruggeri. è l'epoca del metodo. che cosa non riusciremo a fare? Che cosa non farà questo popolo quando gli daremo per meta e per coscienza la Rivoluzione Anarchica? E l'amico Negri rimproverava quei valenti ribelli! .. .Bisogna finirla anche colle insurrezioni dell'improvvisazione avventuriera. a rischio di saltare lui e la casa. . Questa sarà la prima insurrezione strategicamente condotta. . la febbre della dinamite Di buon'ora il giorno appresso Bak-nin aveva davanti a sé. .a rispettare le leggi che ci sono. E guardando la carta aveva aggiunto: . Si vestì.Io sto a quello che assicura Andrea.

meglio così.Dalvit. Del mangiare non si curava. il calzolaio. .E a loro chi l'ha detto? . come.Questo era il pensiero da far prima d'ogni altro. sempre andando forte. e badava a ripetere: . avvocatino. . . La tua parte di colpa già l'avresti. se no. credo. e Abdon. e che si sentiva la voglia di tornare indietro a far quel che non aveva fatto. e tutto era stato chiacchiera soltanto. .di strada. rivoluzionario al latte e miele? Le armi erano dove le avevan messe. Finalmente. avvolto in una nube di fumo pagato con quel ch'era rimasto dell'ultima largizione di Cafiero per le spese di viaggio. presto. . Strada facendo. dichiarò che un inutile dappoco come quel custode valeva pi. siccome l'avvocatino non sapeva nascondere la sua soddisfazione.In fondo hai ragione..Ehi. senza guardar nel piatto.Bene.E' qui il pi-. come un fringuello a far la primavera.Avvocatino.disse il Negri mostrandogli una pistola di precisione a due canne.Ma se questa volta si sbagliasse? .Cosa vuoi di pi-? .Purtroppo non si sbaglia mai a pensare il peggio. scherzo così. che non deve veder l'alba colui! Poi espose la sua idea. Se tentenna un secondo. e prendeva il modesto cibo che gli poteva passare la cucina di Fruggeri. . Sai come va? Con voialtri sapienti non c'è gusto a ragionare. e che è meno male farseli quando non capitano da sé.Ma io ti dico questo soltanto. . E gli si scaldava mirabilmente il cervello. che s'era mangiata una buona bistecca antelucana al suo desco per tenersi in forze. ricordati che gli esempi ci vogliono. che perdere l'autorità. quando io scherzo.Ma dirai per scherzo. e passava fra le sue manipolazioni gran parte del giorno e della notte colla mezza tazza di caffè su un angolo del tavolo e col mucchietto del tabacco e le cartine delle sigarette a portata di mano.Non sai che Dalvit è tutto chiacchiera? . congiurato di stoppa. . il giovine avvocato si ricordò dei suoi studi di procedura. . Bak-nin stava chiuso allo scuro nella sua stanzaccia. hai capito. che il Negri prese a passo di bersagliere. E l'autorità nelle sètte si tiene soltanto col terrore. perché la spuntate sempre voialtri.morto che vivo. prima non gli voleva nemmen dire il suo progetto. . uscendo serenamente dalla cartiera. che non è la volta. Il gigante campava di tabacco e di caffè. gli chiederemo di farci vedere la mercanzia. da buon romagnolo. . .Tu starai a vedere. a dir la verità. dove le abbiamo nascoste? Se il fatto non fosse vero? .L'hanno sentito dire Teobaldo Buggini e lo Storto. Prima d'ammazzarlo.Non fermarti. non lo difendere. lo freddo. Abdon? . Il custode non seppe mai che pericolo aveva scampato.Tu come lo sai che ha chiamato i carabinieri? . e poi dimmi anche traditore: e se le casse delle armi fossero ancora sotto la paglia e i cenci da macero.E basta? .Adesso lo metto tranquillo per sempre io.Ma tu dimentichi il pi-. Non si potrebbe giurare che l'avvocato non si pentisse in quel momento d'esser amico degli Internazionali. secondo un paragone del Guardigli uccellatore. dopo tutto. fitta di pallide stelle. e tenditore. a piedi. ed avevan già passato Casalecchio. e battendosi la fronte disse: . e me la piglio anche con te. e c'eran due ore e pi. e la notte era alta e chiara. Era la febbre della dinamite. quel boia.

.Gente di penna. . di quelli che il popolo chiama segnati da Dio. . mandò a impegnare l'anello del padre. di Pergola. . meno Sandrone. fece una pila di pentole in disparte. calzolai i piarrabbiati. richiesta da Bak-nin come se la passasse a Bologna.Fratelli.che si potrebbe sentire di fuori. . Allo Storto si potevan dare trent'anni.. . come il nostro povero Piccinini. . i capi del Partito d'Azione. nulla in seguito che abbia giustificato il suo agile appellativo. che sapeva contraddire e maledire come un calzolaio. mancasse l'occasione o la capacità.disse Ippolito Dalvit.chiese con sprezzo pi. . eh? L'odio lampeggiò negli occhi. Ma lo vendicheremo Piccinini. la quale. . in Romagna.professori. quando il bischetto e la lesina gli vanno in sangue acre e in malevolenza.Siate politici.Siamo politici. . .ripeté Costa.perché c'è del fulmicotone per le capsule. . Facchini e muratori erano i pi.Io dormo sopra un vero arsenale che ho sotto il letto.No! Mai! . giovanissimi e agili questi due. orologiaio. Noi dobbiamo allearci coi mazziniani.. Fortis.Questo fu il suo modo di vivere per una settimana. . Valzania. .pesiamo i fatti e diamo adito alla ragione.Melanconicamente. .No! Ascoltatemi. La notte del 2 agosto ci fu la riunione di tutti i capi per una grave notizia arrivata a Costa.disse lo Storto. avvocati. . . e per un ribelle pareva un nome di promettente augurio. per la verità. E c'era Ross colla Vera Karpof.disse Costa. Andrea la faceva spasimar di gelosia. col facchino Luigi Lorati detto Frizzolino. tutti gli influenti già noti a Bak-nin. e d'Imola Pietro Gagliardi. e come uno storto di natura. Non ci facciamo illusioni.Fuori che farci accoltellare alle spalle.cominciarono a dire i congiurati. a Villa Ruffi. La fortuna ci dà l'occasione: prendiamola! Stamattina il governo di Minghetti ha fatto arrestare Saffi. detto Budellina. . .e parlate basso.da qualche giorno i mazziniani di Romagna. ma. tutti quanti. erano riuniti segretamente. . . non crescono né levano. incaricato di allargare il moto vittorioso o di offrire ai congiurati via e scampo attraverso gli Appennini. Per fare acquisto d'esplosivi per caricare le "orsini". che servivano da messi e da porta ordini.fu la risposta unanime e feroce. E per un romanzo è una perdita. Di soprannome si chiamava Saltafinestra. Le Romagne domani a questa notizia si solleveranno. che cosa vogliono fare? . .disse Costa senza preamboli. che conosceva Bak-nin per la prima volta.d'uno. nella persona di Giambattista Guidobaldi.Arsenale di peti.Non urtate.A far che? . non fece. se si ammetteva che l'avesse invecchiato il fiele che gli cucinava la pelle del viso. un soprannome sprecato. sotto la presidenza di Aurelio Saffi. .Stiano al fresco! Buon pro' gli faccia il sole a scacchi! ghignarono.ammonì Costa. E c'era lo Storto.Per concertare un moto repubblicano. .disse il Guardigli con un impassibile volto che accrebbe le risate degli altri. per dar posto. rispose:. . . Sono in gran parte . in pi. L'arrotino farabolano dovette starsene chiotto.Teobaldo Buggini e il Dalvit. C'erano dunque.avvertì.numerosi. Ce n'era anche un altro di questi. Bak-nin. sul confine delle Marche e della Toscana.Ridete piano. Risate scoppiarono da tutte le parti. chiacchieroni.

chiese Abdon. e la sovranità del popolo è la pi. .disse un altro. perché sia generoso e risponda al bisogno. .Sarà dunque per sabato mattina.Dio non fa parte delle nozioni umane. prendilo tu il mio posto". Dalvit cominciò a declamare: Quando un popolo si destaDio si mette alla sua testa.Faremo in tempo.fece Guardigli.chiese lo Storto. e che nessuno pensi a salvarsi. che non bastin pi. . .Andrea? . Fra mazziniani e Internazionali l'odio era vivissimo.Ho un cavallo io.entrare in città. tardi se n'accorgeranno dove avran vogato con noi galeotti! E faranno il salto. e noi ci solleveremo con loro per liberare gli arrestati di Villa Ruffi! Quando la barca sarà varata.Senti.E quando? . se non vogliono perdere ogni ascendente sul popolo.disse Bak-nin.Questa è una storia vecchia.disse Buggini. e gli Internazionali.fece Bak-nin. . perché te l'ho detto cento volte: "Se ti senti da pi. . Perciò noi li aiuteremo. starà a noi.giovedì o venerdì.Il progetto del fratello Andrea è ottimo. Noi non combattiamo per noi. non ricominciare. Intervenne Bak-nin: . Storto. . . . .Io da Imola posso marciare su Bologna .disse il Negri .disse lo Storto.Lo n-trico. .rispose Bak-nin.Sono i nostri peggiori nemici. .replicò Bak-nin. I mazziniani invece sono molti.Farete in tempo a raccoglierli per venerdì? .Le direttive di marcia e gli obbiettivi dell'attacco li conoscete. insorgiamo noi.a San Giovanni sì. .si sente dire in proverbio.disse Dalvit. .da soli? .Senza occasione? . . al nostro coraggio. .Sì. . . E' amaro aiutare i mazziniani. e questa volta dovranno far qualcosa. . Ditemi piuttosto se sono pronti gli uomini.di me.disse il Buggini. .non è ancora vendicata.Che cosa? . dico io.replicò Dalvit.sottile delle gherminelle politiche.chiese Costa. . . gettarsi in piazza alla disperata. all'iniziativa.Cavallo d'arrotino. .a biada e avena da quindici giorni.Non ti piace. . . sono quattro gatti. .Dici per me? . . visto che da soli siamo pochi per principiare.mazziniane. farla galleggiare e governarla col vento e colla corrente al gran Niagara della Rivoluzione Sociale! I mazziniani.Io non le so le belle parole.le parole? .Bel modo di andare a cavare le castagne dal fuoco per conto degli altri. .disse il Negri . Io credo che si solleveranno.incalzo Costa. .La morte di Piccinini . patriziato borghese.disse Costa.indietro. La proposta incontrò molto freddo nei compagni.Lasciamo il '48. . .Anzi è per cavarle collo zampino dei repubblicani. fuori che a Imola. .Appena saranno pronte le bombe. . .Vuoi migliore occasione di questa? . .Che sia venuto il momento di non dar pi. .L'ordine per tutti è uno solo. all'entusiasmo che sapremo tirar fuori ognuno di noi.Non si ammette questo caso. .disse Bak-nin: . Propongo di accettarlo con una correzione: si sollevino o non si sollevino le Romagne. .che va come la saetta.E in caso di insuccesso? . . . E la finezza della politica di Costa sorpassava di troppo l'intelligenza dei pi-. e la ridici perché sai che il popolo .Le sue folgori gli dà. . .

.disse Bak-nin. perché vuoi continuare a incantarla. ma: . Ci hai sempre tenuti nascosti.Ormai . poverina? E' a letto coll'infermiera che fai la Rivoluzione Sociale? Ci hai preso anche il male. delinquenti e simili. che era vera.che Internazionali anarchici siete? E volle che s'abbracciassero. . . .Bolognese bastardo di prete! .concluse Bak-nin . ma qui. In ogni caso dubbio o incerto. Abdon Negri fu primo a mettersi in mezzo. .Se fossi tuo fratello! Riguardo.Un'ultima parola. . .ghignava lo Storto.Dovresti aver riguardo a questa qui. anche l'alterco. Sicuri di non essere capiti dal forestiero.Adoperarli. che ho in tasca il trincetto.disse Faggioli: . dove non istavano interessi politici.. .disse la bella.. Mostriamoci poco. e la controparola: No. era la bestia nera degli Internazionali. senza strepiti e a bassa voce per prudenza. .gridò Costa.Vescicone romagnolo pieno d'aria! Allora il Negri cominciò a bestemmiare con tale scellerata protervia disperata.fare riunioni plenarie. sindaco di Imola e funzionario agli Interni a Roma.Sei tu . e noi non ci conosce. .Se volete far guerra fra Imola e Bologna.schiumava Costa.Parleremo poi. così discorsero fra loro due in dialetto: . L'altro levò il trincetto. Sai fare il tuo interesse.Come non ci sono innocenti fra quelli che vivono in una società ingiusta. e non occorre pi. in dialetto: Che bêl dé ch'l'è inc-.Storto.disse Costa. E tutto. .nel caso che si insinuassero fra noi elementi torbidi. . Costa cercò di approfittare dell'aria cambiata per abbracciar Vera e far la pace. a andare colle donne d'ogni risma. Lo Storto stava per dir la sua. vuoi vedere che ti raddrizzo? . non dubitare. così non ci sono delinquenti fra quelli che la vogliono distruggere.l'hai detto troppe volte. A rivederci sabato mattina. scura come il temporale. in Via Broccaindosso! Quell'ultima notizia intima. Ognuno sa quel che ha da fare. .disse il Guardigli.Io sono conosciuto. ch'l'è una bêla sîra.siamo d'accordo in tutto. e il Guardigli li accompagnò fin sull'uscio.rispose Bak-nin. Fruggeri rincasò con Ross.Giusto! I borghesi tremano sempre . . E Giovanni Codronchi non perdona. come dobbiamo regolarci? .perché sei ancora giovane e poco pratico. . .dalla paura di veder ritornare dall'America Pietro Ceneri! Concertata la parola d'ordine che fu. Tre mesi fa il petrolio e il fuoco al portone dei Conti Codronchi l'ho fatto dare io. Vera Karpof diventò pallida. accorrete alla voce del cannone. accadeva in men che non si dica.Parlo per il tuo bene.bue dà retta alle chiacchiere del Biondino. . .Non fare il bullo. esasperò Costa. Il Conte Giovanni Codronchi. gli andò storta e fu respinto.disse Abdon Negri. si sanno bene. che rimise pace.figlio d'una bagascia! .Questo portone che hai fatto bruciare. .che hai dato il puzzo al petrolio? Rise anche Costa.si sa chi sono. . e comincia a esser noioso. A te la rivoluzione piace soltanto a parole.disse Costa . perché vuoi salvare la pelle per quel capolavoro dell'Argalia di Broccaindosso. svergognato. . il quale estrasse la rivoltella. si divisero e andarono a dormire che era quasi l'alba. Si sanno tutte. . teppa. . .Costui parla per invidia. .

fioriva nuda fuori dalla scollatura della camicia. Il suo amante vide la scapola rilevata nella schiena carnosa. . calda. e la spalla destra. secondo te come la vedi finire? .Come Dio vorrà. scabra al tatto.Fruggeri.Mi prendi . e l'ombra vertiginosa del seno profondo.Sono ancora da prendere. e sarebbe bastato molto meno.E. . . i probabili insorti una parvità.me ne vado. . . Il sonno li schiariva e la voluttà li faceva pi. e lentamente insaziabile.Ma noi avremo perfino i cannoni! .cattivo umore. solida e piccante. e il giaciglio stretto e corto.ripeté. per il caldo grande. e poi. Si fermò sull'uscio. Voleva attribuirlo al malanimo di Vera. Non stette a ragionare. . Aveva respinto il lenzuolo oltre il seno. Lo sai che i soldati al caso tirano a palla? ..esclamò Costa.E farai bene. pallida.Grazie della speranza. siccome non la lasciava.per una delle vostre italiane. Costa l'aveva osservato pi. l'esito pi. che non gli era riuscito di placare e che si era fatto un letto sul divano in quella delle due stanzuccie ammobigliate che serviva loro da studio. Ma dopo dieci o dodici giravolte per il letto. giurando di farla finita. rotonda ed opulenta.disse quella. . intanto. mentre quella non mostrava d'averlo sentito. A questo punto dei ragionamenti. VI. anzi un tradimento. come la buccia di un bellissimo frutto. I suoi lenti e densi occhi di orientale erravano dietro il fumo del tabacco e dietro la pigrizia dei pensieri. La sua voluttà era greve e senza brividi.Accidenti alla pazzia delle russe! . il piano un sogno. Vera Karpof fumava una sigaretta guardando il soffitto e posando la testa sul braccio sinistro passato sotto la nuca. granita.sopraggiunse altro pensiero. senza soprassalti. e lasciar dunque Bak-nin nell'illusione era una leggerezza.Vado via per non picchiarti. La giovane era di pelle scura. Vera gli schiacciò tranquillamente la brace della sigaretta su una mano.No. .Non saranno i cenci a andare all'aria? . poggiando ella sul fianco sinistro.Va'. . Il braccio rilevato usciva dalla manica della camicia fino all'ascella.volte. . cadremo tutti e due nel ridicolo.pensava Andrea per le . La ragazza rideva: . li interruppe e si vestì di ancor pi. a patire e a ringraziarvi delle offese vostre? Mi prendi per una delle vostre sottomesse massaie e donne da piacere? Costa non poteva sentirla dir male delle italiane.disse schernevole la donna . . che beveva la luce. disposte a servirvi. va'.in tutti i casi nel pericolo ci sarò anch'io dove va lui.Non sarebbe la prima volta. rilevava sotto il lenzuolo l'anca voluttuosa e prepotente. Notti bolognesi Costa si svegliò tardi e svogliato. Costa dovette arrendersi alla molestia di un pi. soffusa di una viva e lucida cera. obbligandola a stare un poco in traverso raccolta. La congiura era un'inezia.lucidi e opachi.Maledetta l'ora che mi misi con colei. tenace. . .Me ne vado. . morbida. la voluttuosa incavatura della clavicola. italiano! . .pensò Costa trasalendo.grave e increscioso pensiero.che certo. Il dolore acuto lo fece levare e arretrare succhiandosi la mano. Prima n'ebbe uno schiaffo sonoro. un inganno.. Erano occhi bellissimi.

sono discorsi inutili e c'è una cosa sola da fare: battersi e battersi bene! Sai che cosa faremo stasera? Porteremo.a far la pace con quel bel tomo di ragazza. va bene. . Anzi gli raccomandava. Biondino. e Costa si fece mettere ai ferri sulla brace viva una lauta bistecca. dove l'anima buona del Buggini faceva lunghi crediti all'appetito di quelli "che la pensavano per il verso della giustizia e della libertà".gli disse Teobaldo che era raggiante. fatti bene i conti. il signor Abdon? Cosa gli importa? Cosa vuole? Chi gli chiede consigli e pareri? Si tenga la sua barba da Carbonaro del '21. potremo racimolare sì e no trecento scalzacani. la città la coglierò. .fece Costa ripreso dal malumore . E' un bersaglio così grande! E passò a Costa un foglio cifrato coi nomi dei prescelti per le due operazioni.che tutti costoro non hanno un dubbio! E sì che gli occhi nella testa non li avrò mica io solo. . Come vuol finire.al dovere. E lo ripresero i pensieri molesti: . Io inoltre sto imparando come si carica e come si punta un cannone. dopo che lo abbiamo fatto venire a Bologna. quello zuccone! Che paura ha? . colla notizia che a Forlì. e quanti ne ha presi in mano. la gente tumultuava per il fatto di Villa Ruffi. Il pensiero del torto che faceva ai compagni fiduciosi lo arrestò. E mi par di sentire poi abbaiare quel cane dello Storto! Bisognerebbe che da qui a venerdì succedesse qualcosa. o forse a una tragedia ridicola. come vuol finire non lo so io! E se svelo questo stato di fatto. Adesso voglio mangiare. al ridicolo o alla tragedia. e gli artiglieri per te? .pensò. di non andar troppo in giro. che avranno tanta voglia di farsi ammazzare come io di farmi frate. era arrivato al Caffè del Foro Boario. in barba di tutti i panami e di tutte le paure. Poi gli venne da ridere. . specialmente con quel panama vistosissimo. Così meditando. fra noi che siamo amici. aumentando l'inquietudine e lo scontento di sé. e noi.Fai bene a tenerti in forze. vincitori o morti! .Andrea. Ma morire inutilmente? Be'.che quel ladro dell'armaiuolo di Brescia ci ha mandato cinque casse di catenacci fuori uso. Alla peggio. Qui Costa sbroccò: .Quell'altro matto da catena sta là a far le bombe. senti. che dici mai? . Hai scelte le venti anime perse per lui. patria del Saffi. e che quell'asino di Dalvit aveva detto di essere un armaiuolo di prima classe. Bak-nin avrà ragione di dirsi canzonato. .Ma dimmi.Che ti arrestino. e voleva tornar s. .Non dubitare che per morire sono uomo anch'io. .Io? Io preferisco morire per la buona causa che vivere per la cattiva.Va bene. tanti ne ha rovinati del tutto! .Quando penso .Stanotte col cavallo di Dalvit andiamo a San Giovanni e ci rivedremo sabato mattina in piazza. ma era meglio castigarla un poco per ridurla pi.E il bello è.E sai che è un bel pretensioso.E non sarebbe meglio? . E' che dentro ci hanno dei semi di zucca. Così gli faremo anche vedere la città e il campo delle barricate di sabato prossimo. Arrivò dopo poco Alceste Faggioli. e lasci a me il mio panama. e un bell'asino anche. l'amico Bak-nin a teatro. dimmi un po': Ci credi tu? . per mezzo di Alceste appunto. .freschi e in lena. Così ci svagheremo e ci serberemo pi. Ma che cosa? L'eclissi di Colombo? Eppure è inutile: andiamo incontro a un fiasco madornale. Alceste.scale.Sono in questa lista. . e che Abdon Negri era già partito per Imola.

piace alle donne. il paese dei nichilisti. . non faccio per dire. . mi ha divorziato dal sonno. Del resto sarebbe inutile che andassi a letto. non dico pi. Io ci verrò con Bak-nin e con Ross. E di giorno qui al lavoro. .disse a Faggioli che lo guardava mangiare colla mestizia e l'invidia di un sofferente di stomaco.A che teatro? .bistecche di prima mattina! . perché l'idea che sabato si farà qualcosa.E sai. .Andiamoci. si sa. .Sei matto? . alla pi.fece Faggioli:.Andiamoci. perché quella di un sentimentale come te farebbe un boccone solo. Andrea. quando ci sarà la libertà e l'uguaglianza.Perché volevo darle un bacio.E' la fame.Smettila. . .Andiamo a queste! Eh? .Ti sostieni? . .Sempre in lite. a cose fatte. o in piedi a organizzare quei ragazzi di San Giovanni.L'abbiamo vista.sentenziò Buggini. Ma ho che da una settimana quasi tutte le notti le passo in barroccino per la strada.chiese Faggioli. Ma tu mi sembri preoccupato. La Francia la conosco. . .Se portassi anche l'Argalia? . e di portarla stasera a teatro.Che cosa c'è stasera? . Tu non ti comporti come dovresti con questa ragazza. . .niente.Per ora no. stanotte mi trasferisco a San Giovanni.Garibaldi dice che il fucile serve per far da manico alla baionetta.All'Arena del Sole Giacinta Pezzana dà Teresa Raquin di Zola.Hai una russa anche tu? . se non hai altro da fare. .Al Brunetti ci sono i quadri plastici delle "Dame Ungheresi". . . . E allora..Ah.Ma digli che non rompa gli zebedei nemmeno Garibaldi! Teobaldo portava la bistecca fragrante e crepitante nell'intingolo dell'olio. per esempio! E anch'io. rabbiose ambedue..E che donne! Quella russa.Il Biondino. Ho già domandato un congedo al caffettiere. senti. e poi ti farebbe anche fare delle figure .Quest'anno che viene. Andrea.. A buon conto.A cose fatte? Quanto ci vorrà secondo te? . ho in idea d'andare a fare un giro per la Russia davvero.Perché? . Voglio proprio andare a vedere.Per castigare e guarire la gelosia di Vera.E Vera? .E la vorresti anche tu una russa? . e la vinceva compensando colle possenti e sostanziose mangiate le spese dell'attività e della lussuria. chi sa? . ci giuocherei il dito grosso della man dritta. C'è altro da fare che servir dei caffè.visto che ormai abbiamo soltanto da aspettare la notte di venerdì. Anzi. se ha trovato un difensore in te. la vedremo tornare da Porta di San Felice. Dio ti maledica! Il Buggini se la rise. oggi me la passerò coll'Argalia di Broccaindosso. sui posti. . Guarda qua che mi ha bruciata la mano. Il buon cameriere non poteva trattenere la sua felicità. Ma bada di non innamorartene. e i danni della malattia latente. . . . Costa mangiava con avidità. . la Rivoluzione avrà fatto il giro del mondo. di tenerle un poco di compagnia. Ci troveremo sull'entrata di loggione. fammi il piacere tu. Partita da Porta Maggiore.lunga. Chi sa: potrebbero anche fare amicizia. La sua vigorosa e risentita natura era minata dalla tubercolosi.E io.

A Costa parve un gran fatto aver pensato a procurar compagnia alla Vera. Insulti o tenerezze. Ma a Vera vorrò bene ancora quando di donne come l'Argalia ne avrò avute e lasciate una mezza dozzina almeno. la quale. Andrea. dei poemi. . L'Argalia poi non era gelosa per niente. e che io l'amo. era mora.Smettila. Otelli e Ofelie. Possente e villosa. formosa ed ampia. Ma era appunto il ragionamento che Vera non voleva intendere e per il quale lo chiamava con rancore. E Faggioli stette tutto il giorno con Vera a provar l'ineffabile. struggente soavità di raccogliere l'animo e le lacrime della donna amata senza speranza. pallida di un pallore lentigginato e carnale. colle maniere feline e sanguigne. livida e quasi paurosa. di cui si serve il traditore amore nei casi dove altro non può o non gli conviene mettere innanzi.Vera dovrebbe capir due cose: che così fa peggio. nella pianura emiliana e romagnola fertile di grano e di canapa e di donne belle e fervorose. arricciati magnificamente.basso di lei. E' la dolcezza sconsolata e piagata della confidenza. l'infermiera di Broccaindosso. stupito e contento e caldo di quel ch'ella insegnava a prendere e a dare.sensuale che sensibile. come in questo caso. di quel che secolei si poteva. . che non era molto alta. Perciò fu contento d'aver una giornata da trascorrer secolei. Questa qui. delle tragedie e dei libretti d'opera e dei drammi romantici: Armide e Orlandi. come se sorbissero nel loro languore le palpebre violette e le occhiaie color del carbone. Gli occhi le s'ingrandivano. . non se ne era neppure accorta. L'amasse o no. Qualche volta poi. è soltanto una segreta punta di diletto dolceamaro. Sul conto di lei il delicato Alceste si faceva intanto molte belle e rispettose illusioni.Vera. Il Biondino era di mezza testa pi. rigogliosi e riottosi. si esponeva ignuda con impudicizia candida e lasciva. capelli aridi e spessi. scambiava il sesso nell'applicarli. L'Argalia. sì che l'amore con lei era strano per la brama insaziabile e per l'orgoglio instancabile che da lei usciva invadendo l'amante. quando leticavano: Italiano donnaiolo! Il popolo dell'addottrinata Bologna ebbe da lungo tempo una simpatia spiccata per i nomi epici ed eroici.pensava lasciando l'amico all'entrata di Via Broccaindosso e guardandolo allontanarsi per Via Maggiore verso le sagome ardite delle larghe arcate sulle colonne di bel marmo rosa e avorio del Portico dei Servi dalla studiosa e graziosa architettura. Il pensiero di lei gli sommoveva il sangue. Soltanto quando nelle estreme convulsioni gli occhi suoi stravolti mostravano il bianco. da vero temperamento sanguigno pi. . quasi temesse ed odiasse in ogni uomo quello che era destinato a soggiogarla riluttante e lussuriosa. Aveva sopracciglia folte. in quei giorni non poteva farne senza. in una rabbia di disperazione gioiosa insultava sé stessa e si dava di . Il suo sguardo era sospettoso ed oscuro.serena coscienza di questo mondo.barbine. mi piace per lo zènzero che ha. mentre la bocca rossa e carnosa nei baci e nei morsi s'increspava esangue. quando la gelosia. e nell'orgasmo dell'amore il giallo si accendeva e splendeva nel nero. presa di Costa e poco perspicace. della fiducia e della stima. respingeva ed aizzava. nata in quel di Molinella. Faggioli si era effettivamente innamorato della Vera Karpof. la lasciavano indifferente. Gli occhi neri erano pagliettati di giallo. e colla voce rauca e aggressiva. che la carne e la voluttà non hanno ancora inasprita. e andò dall'infermiera colla pi. sia pure a sentirla spassionarsi della gelosia per Costa.

come diceva lei.Ci si sta sempre meglio che sottoterra.pensò Costa affrettando il passo. . e se vuoi andare a letto. Gli chiedeva spesso come stesse di salute Vera che chiamava la bambina. Faremo colazione insieme. non ti verrei a cercare io. . ma vado e torno. . Madre d'un figlio avuto da un dottore. Grazie a Dio e a me nessun uomo mi ha mai vista pregarlo. non aveva fatto battezzare il figlio. o della Stella fuori di Porta Lame.la porta è lì. Sbilenco com'era. Costa doveva passare davanti alla bottega dello Storto. . . Agli increduli diceva: .gli disse. Se gli uomini non l'avessero cercata.Giusto! E se ve l'ammazzano? Rispondeva facendo gli scongiuri.rispondeva. né quel che significasse la parola. che l'aveva abbandonata incinta. Non era viziosa. Aspettava le barricate. di "quegli uomini". Né dubitava che la Rivoluzione.il ragazzo ha da sapere che per non essere bastardo lui bisogna che non ci siano pi. . Quando fu all'uscio dell'Argalia. dove andava spesso a trovarlo. In casa non lo teneva. e col figlio ragazzo era madre affettuosa.un assassino? La colpa è di suo padre. E sentendo che era gelosa.Che tu possa inghiottire il trincetto per la punta.Sei pure la gran carogna a far dispiacere a una ragazza così. aveva rifiutato ogni soccorso. in cappello. e d'esserglisi offerta.Io devo andare a fare un'iniezione di canfora a un vecchio signore che non vuole ancora dare ai suoi eredi la consolazione che aspettano da sette o otto anni. ciò che era impossibile solo a vederla. sì che non passava anima viva senza che egli la notasse. che ce n'è dei santi: è per questo che bisogna odiarli di pi-. Aveva sgomento e ribrezzo della morte.Non temete. affannosa e morente di voluttà. Lo teneva alla Molinella. sta' tranquillo. il letto è ancora da fare. molto ricercata dai medici e dalle famiglie. I preti sono forti. Intanto mettiti in libertà.Tutto quel vigliacco di suo padre. parola che ha riempito di sé un secolo e che è stata tanto potente sugli animi da potersi esimere varie volte d'aver un significato qualunque.chiedeva Costa.Vi dico io che ce n'è dei buoni. diceva la madre che avrebbe dato il suo sangue per il ragazzo. Ed era vero. lei sarebbe stata quieta e forse casta. e guadagnava bene.di qualche cena alle osterie della Fontanina in Val d'Aposa.Ma se andrà a finire in galera? . ridente. non dovesse aver luogo prima dell'autunno. gli diceva: . era soltanto naturale. . . amantissima. o a Casalecchio. Narrava d'essersi innamorata da ragazzina di un prete del suo paese. Se tu non ci venissi. Era ottima e intelligente infermiera. . . . . .bagascia e di porcona.le dicevano. Ancor giovanetto. e d'essere stata rifiutata.Il mio caro Biondino.Hai fatto bene a venire. . Notò anche Costa. premurosa. Teneva in granaio un paio di vecchi fucili e qualche pistola e daga della Guardia Nazionale. e ci . . aveva un occhio alla lesina e un altro sulla strada. Era d'indole viziata ed egoistica: . e lo salutò con un ghignetto. ma il calzolaio c'era e batteva il cuoio di una tomaia.di tirar s. Campava del suo lavoro. come conveniva a una stimata infermiera. né sindaci e curati. . . socialista. questa stava per uscire di casa. e non aveva mai accettato dai suoi amanti pi. come di una cosa che ripugnava al suo sangue caloroso. e ci sarebbe salita certamente a far le schioppettate fra i primi. il figlio non la amava per niente. Avrebbe preferito di non esser visto da costui.E tu? .rispondeva quella figlia della terra. nemica di Dio. Non celava al figlio d'essere un bastardo. per via.rispondeva. Rivoluzionaria. perché a suo dire il Signore non si meritava devozioni.figli legittimi né matrimoni. ai suoi sensi vogliosi.

intromise i suoi buoni uffici. detta Selciata di San Francesco. Sull'entrata del Brunetti. e i padroni di casa in onor del santo e della parrocchia rimettono a nuovo le case. Gli altri. . e mi vorrai bene per quando tornerò. e quella dell'Argalia. li lasciarono sfogarsi. Vera non voleva neppur salutare Andrea.bei punti di Bologna. al quale.sentiva nel suo proprio dispetto di essere innamorata di Costa. imbandite a banchetto notturno all'aperto. che lo meritava meno d'ogni altro. messo al corrente da Costa durante la salita delle scale di lubbione.disposto alla pazienza e alla dolcezza. per la giornata coll'Argalia. ottimo per le prove d'amore. Fruggeri e Guardigli. d'un caldo potente. . per il quale ogni parrocchia di dieci in dieci anni addobba di variati drappi le strade. l'apprezzò e disse: . e le famiglie. amena.dalle colline che la guardano. che non era un fanatico.dev'esser ancora il caldo e l'odore della mia pelle. per condurlo con Ross. Costa spiegò a Bak-nin incuriosito l'uso cittadino. Gliel'aveva detto finalmente. Non vorrei che ci prendessero caldi caldi. Vado e torno. consci del buon principio. Si sentiva leggiero come una canna dall'anima vuota.Sii prudente. Si sentiva pacifico e contento. . aveva detto infinito male degli italiani. ma Bak-nin. E col dirne peggio. vigliacco d'un Biondino. nel giorno della festa. tengon tavola e rinfresco a disposizione dei visitatori.Non sospetta niente. . in cui la voluttà aveva lasciato la traccia dei brividi. La festa degli addobbi si fa in domenica. Usanza utile e decente non meno che dilettevole e cordiale. quando uscirono di Borgo delle Casse. e ognuno s'industria per fare e per ricevere buona ciera e allegria. Costa. ma quella volta per eccezione continuava anche il lunedì. una volta o l'altra invece di canfora gli faccio una iniezione di curaro. ma un entusiasta. Andrea non badò né a lui né ad altri. e i due giovani cominciarono a leticare fra di loro.Nulla di nuovo? .Nulla. e non mi darà pi.Per venerdì notte sempre. . andò a rilevare Bak-nin. Aspettami. e il calore riverberato dal suolo e dalle pietre confortava le ossa e la cuticagna. Costa passò tutta la giornata spensieratamente a letto coll'Argalia. Se quel vecchio non si sbriga a morire. in pace con sé e col mondo. colorita e diversa.E' sempre per venerdì notte quel negozio? . E in una parrocchia vicina. tanto pi. dove c'eran gli addobbi. Così in questa mezz'ora farai dei pensieri. una fresca e sottil brezza s'era mossa verso la lunga e domestica piazza. Andrea! Io vado vedendo faccie di sbirri travestiti che sorvegliano la mia bottega.I preti la sanno lunga. a veder le "Dame Ungheresi" al Teatro Brunetti. e del resto amava sinceramente la Karpof. era ora pi. uno dei pi. Bak-nin. la quale aveva avuto tempo di annoiarsi da sola e poi di sfogar l'ira col buon Faggioli.Quando sia così! E il calzolaio si strinse nelle spalle. . Quando sull'imbrunire se ne uscì e ripassò davanti allo stambugio dello Storto.briga. salubre.Non aver paura. già si adunava la gente e si illuminavano le tavole lunghe sotto i portici. . Gi. asciutto e vasto. questi prendeva il fresco sulla soglia. . La giornata era caldissima. la casa qui di Buggini. Hai fatto bene a venire perché avevo proprio voglia di te. per il pubblico e per i particolari. Per tutt'oggi sono libera. Abbandonato a quella indolenza deliziosamente smemorata e indolenzita.E la polizia? .chiese.

derivati tutti da quello primordiale del sole. intesi come furono a riconciliarsi. religioni. che si fonda sul miracolo.Dovete volergli molto bene. Era un discorso preparatorio allo spettacolo "instructifo et artisticamente conzepito telle Tame Uncheresi". e la famiglia.Teniamola pi. Non per niente è stata una vittoria dei maestri di scuola e di ginnastica.brontolò Bak-nin. poiché lo spettacolo era attesissimo. ribattezzato poi in Teatro Duse. Di qui tornò alle "Dame". ma per missione di diffondere nei popoli l'amore e il concetto del bello naturale. prima dell'aprirsi del sipario. in marsina e guanti bianchi. Non era ancor lecito a nessuno. bellissime. battaglia dei Titani.Dopo Sedan . e di quel vero estetico e filosofico che innalza ed educa gli animi avviliti dalle superstizioni e dalle mortificazioni ascetiche. com'eran di moda allora. L'ultima delle nazioni antiche. dove s'incontrava con tutti. nell'anno di grazia 1874. donde si impara la unità spirituale e di origine dei popoli e di tutte le religioni. . e cominciò a impartire tedeschissima lettura allo "Spectapile e zelepre pupplico di cuesta totta zittà di Pologna".insidiose. Poi esaltò la ginnastica. Prima di convertir chicchessia era regola chiedere se aveva voglia e tempo d'esser convertito. Il Brunetti. per diffondere e persuadere sul vivo la conoscenza delle mitologie comparate. non aveva ancora sviluppata la piaga sociale moderna. le quali prestavano la loro bellezza. la piazza pubblica. giravano il mondo non a scopi di lucro immorale. era gremito. per avere un'idea fosse pur salutare e grandiosa. dello spettacolo di quadri plastici quei due videro assai poco. e l'arte dal gusto . e dell'intelletto non si fida troppo. e bene e altamente nate nella miglior società. lo stesso Alceste:. Tre persone nella trinità indiana di Brama. Dio unico perché è unico il sole. sette i pianeti.cortina. e navigava acque sempre pi. trasse un fascio di carte. senza falsi pudori.disse a tempo opportuno una voce dal lubbione. retaggio dell'oscurantismo. ma l'imbonitore non capiva molto l'italiano.profondo parve il silenzio quando venne alla ribalta. fra calendari. E snocciolò qualche strampaleria comparativa. venticinque di numero. coltura fisica che sviluppa i corpi e affranca gli spiriti e preserva dai vizi. e citò Platone: "Il bello splendore del vero". perdonava piuttosto un farabutto galante che un onest'uomo indiscreto. Qui fece una digressione filosofica. Siva e Visn-. che è la propaganda. Il lubbione pareva un alveare. che depose la tuba sulla cuffia del suggeritore. Insomma. Così l'avevano educato la vecchia disciplina cattolica. per maledirlo con tanta furia. e se ne eran date notizie mirabolanti e ghiotte da pi. . dodici gli Apostoli. Il pubblico taceva tetramente. L'italiano aspettava le prediche in quaresima. l'identità dei fondamenti morali e dei culti divini. astronomie ed aritmetica. Intanto il dimostratore s'era imbarcato a discorrere delle razze indo-europee. fermar la gente per la falda dell'abito e inculcargliela. una specie di professore decaduto. tre persone in quella cristiana. di stampa e di associazione. sette le virt. La libertà di opinione. . mito dell'inverno. dodici le divinità olimpiche. tanto pi. tien conto della natura. calvo. dove faceva entrare solo gli intimi.con molta melanconia. le lezioni dalla cattedra.di un mese. dodici i mesi. Quanto maggiore lo strepito. Hegel e Goethe e Feuerbach. Il fatto proprio e i conti in tasca non se li lasciava dire e fare da nessuno. e altre fanfaluche. educando forti soldati alla patria.questi tedeschi non conoscono piimpedimenti né limiti. Disse che costoro.e sette i peccati.

fine. Né a filosofi né a poeti si sarebbe mai data la repubblica, e neppure ai frati; sì che non da noi i gesuiti avrebber prodotto gli enciclopedisti. A quei tempi s'era ancora ai primordi della modernità in Italia e giravano sì e no le prime anime pie di Miss inglesi zoofile. E quel direttore delle "Dame Ungheresi" si può considerare come uno dei precursori dell'esportazione colturale tedesca in grande stile, che cominciava. Anche la ginnastica (Frisch, Fromm, Frölich, Frei) sarebbero venuti a insegnarci, sostituendo le tetre palestre scientifiche e protestanti al nostro Pallone, affetto della nazione! Questa digressione non è soltanto uno sfogo di melanconia misoneista, ma occorre per far comprendere a che rischio si mettesse quel buon tedesco, suscitando quel che meno poteva essergli perdonato in un teatro italiano: la noia. Il popolo tetramente taceva. La gente della città godente, ridanciana e licenziosa alquanto, s'era riunita al Brunetti per vedere venticinque tocchi di donne nude. E di orecchio in orecchio si diffuse fra gli scamiciati del loggione fumante d'un immenso sudore, una proposta nata a un tempo in picervelli travagliati dal caldo e dalla noia, e capaci di eseguirla non che di pensarla: schiodare un'asse della gradinata, che era di legno assai massiccio, e dai posti pi- vicini al boccascena farla cader di piatto non proprio in testa, ma ai piedi dell'oratore. Non era sempre il luogo pi- sicuro la ribalta, e vivevano gli umori e la tradizione di quel facchino, che avendo sacrificata la cena per assicurarsi un buon posto sulla gradinata dell'Arena del Sole, si era portato un pane raffermo e sodo, di parecchie libbre, da sbocconcellare con comodo durante la recita. Ma l'iniquità dell'Egisto alfieriano tanto l'aveva sfamato e infuriato, che dimenticò di mangiare, e il pane gli volò di mano, attraversò quanto era lunga la platea, e fischiò agli orecchi dell'adultero. Che se l'avesse colto in pieno avrebbe anticipata la vendetta di Agamennone e il fatto di Oreste. E già un partito s'era formato che proponeva di accoppare addirittura l'infelice ignaro tedesco. Ma i pi- sostenevano che non occorresse tanto, considerando che la paura sarebbe bastata a farlo diventar muto, ciò che era il fine da cercare. - "Utile dulci" - stava dicendo a questo punto il tedesco, proseguendo dalle mitologie comparate verso la pedagogia, quando fu salvato dal grido di uno studente, che gridò: - Vogliamo i... delle ungheresi! Quel che voleva era una parte rotonda del corpo umano, aspettativa universale, che aveva riempito così strabocchevolmente il teatro. Per un istante dominò quel grande silenzio delle aspirazioni unanimi, col quale la folla dà a conoscere d'essere stata indovinata e spiegata. Ma il conferenziere interdetto e perso dentro la sua indigesta lettura non capì la richiesta, e si volse verso l'interruttore, araldo del desiderio popolare, e chiese cortesemente che cosa volesse il signore, pensando forse, nella sua buona fede, che si trattasse di una delucidazione scientifica. Si sarebbe sentito volare una mosca, quando l'altro rispose. Era un famoso burlone, studente a vita, capo e principale uomo di una compagnia di studenti e di rompicolli, che faceva scherzi e tiri efferati e ridicolissimi, dei quali, per quanto non ne andassero sempre immuni né l'umanità né l'onestà, tutta la città era costretta anche suo malgrado a ridere. Si levò dunque, cerimoniosissimo, fra i suoi accoliti seri e compunti, e disse che, salvo il beneplacito suo e delle "Dame", avrebbe desiderato, nulla ostando, un confronto fra le bellezze ungheresi e quelle bolognesi. Il disgraziato tedesco rispose che uno scopo dell'impresa era

appunto questo di porgere occasione per simili confronti, onde conoscere, confrontare ed eventualmente migliorare le razze. - Ella mi consola, dottissimo signore, - rispose il matricolato. Siamo qui per migliorare, disposti e pronti. Ce ne vuol favorire un saggio con cortese sollecitudine? La gente tratteneva le risa per non abbreviare il divertimento. Le donne non sapevano dove volgere gli occhi: risate gorgogliavano e serpeggiavano nella massa come sprizzi d'acqua combattuta. Lo studente, che si chiamava Aristodemo Calderai, salì, a rischio di cascar in platea, sul parapetto del lubbione. Quattro compagnacci lo reggevano. Fu solenne ed aulico nell'esordio, ma proseguendo il discorso degenerò in una girandola di gesti pazzi, di urli e di trapestii incredibili, mentre la folla stipata impediva passivamente ai carabinieri di raggiungerlo. Sporgendosi sulle valide braccia dei sostenitori come se da un momento all'altro stesse per volare su quelli di platea spaventati e affascinati, pronunciò l'elogio specifico ed anatomico delle bolognesi. L'animale era spiritoso e non aveva paura di niente, né in senso fisico né in senso morale. Trattò, con loquela velocissima, l'argomento sotto l'aspetto estetico, ginnico, etico, storico, mitologico e scientifico, encomiastico e ditirambico. Punteggiava i periodi con un grido, che a modo di ritornello la moltitudine ripeteva a gran voce: - Fuori i culi! Il delegato di servizio, che non poteva star serio, non riusciva a penetrar la calca; il grido diveniva sempre pi- tonante, l'oratore sempre pi- squillante. E il tedesco sbalordito provava nelle pause a insinuare la sua voce per riprendere la lettura, ma ogni volta lo interrompeva un sempre crescente: - Sì, o signore, - dopo il quale seguivano latino e tedesco maccheronico, scelleraggini e oscenità, gridi inumani dell'energumeno ormai fuori di sé. Finalmente, a un ultimo tentativo del dimostratore, piccolo, lontano, illuminato dai lumi della ribalta quasi per ironia in cospetto di quel tenebricoso fortunale umano squassato da un riso che stava diventando malsano e doloroso; a un ultimo tentativo di riprendere lo sventurato discorso, usciron dal velario due mani ad afferrarlo per la cintura. Quello, credendo d'aver nemici anche alle spalle, perse la testa e cominciò a sferrare calci all'indietro. La gente non rideva pi-, ululava continuamente. Due signore si sentiron male. Il malcapitato sapiente fu tirato dietro il velario, come un somaro tratto per la coda, recalcitrando, e il popolo intravvide la persona delle due braccia e riconobbe il pompiere di servizio, il popolare Salvavina. Il soprannome proveniva dal dialetto: salvavina si chiama l'imbuto che si adopera per separare il mosto dalle graspe durante la pigiatura dell'uva. Allora alle grida di prima si aggiunsero gli evviva a Salvavina e ad Aristodemo Calderai, che giaceva spossato fra i degni compari affaccendati a fargli vento. S'aprì la scena intanto, e la delusione e lo scorno furono così grandi che il teatro rimase al colpo senza fiato. Due dozzine di sciagurate: obese e flaccide e cascanti dentro veli degni d'essere stati vent'anni alla polvere e alle mosche sui lumi, straripanti in gonfie maglie carnicine; ovvero magre e irte di punte d'ossa scheletriche; un'esposizione di sbardellate anatomie paurose e dolenti, atteggiate in varie pose attorno a una fontana, gridavan la vendetta della fame. Volevan essere sorrisi, ed erano ventiquattro ghigni d'obbrobrio. Diana, ventesimaquinta, sperticata e vizza zitellaccia, con cipiglio goffo e astioso per parere furente e maestosa divinità, soprastava senza veli, squallida sul gregge squallido.

Un bardassone senza grazia e senza sale figurava Atteone, assalito da cani di pezza e di cartone; e sul capo gli eran cresciute le corna, corna sperticate, arborescenti. Non ci vollero due minuti. Di ognuna fu fatta e detta l'anatomia pi- spietata e pi- sboccata. Né furono risparmiate le corna d'Atteone. In breve fra lui e la Diana fu imbastito e recitato dal pubblico tutto un romanzo matrimoniale, un'odissea postribolare di oscenità e di tristezze. E non fu ancor nulla. Ma quando il dimostratore, infelice ed incredibile prova di fedeltà al dovere, sbucò per dare la spiegazione del gruppo mitologico, la gazzarra, il furore, il delirio raggiunsero un punto tale da metter paura. - Dàgli del gesso! - fu il grido unanime, quello che infoiava il getto dei coriandoli di gesso, a palate, nei corsi mascherati di Carnevale. Lo spettacolo fu sospeso d'ordine dell'autorità, perché diventava pericoloso. Sull'uscita, quando si furon svincolati dalla folla in cui guizzava la baldoria come la fiamma di un fuoco greco mal sopito sopra un mare notturno e agitato, i nostri furono accostati da Frizzolino, spedito da Abdon Negri ad avvertire che l'autorità aveva fatto cercare Costa a Imola per arrestarlo. - Domani dunque - disse Costa- non uscirò di casa. Sarai contenta, Vera? Ma tu veramente saresti gelosa anche delle "Dame Ungheresi". Vera sorrise placata. - Frizzolino, - soggiunse Costa,- di' a Abdon che stia tranquillo, e che in tutti i casi quel tal negozio si farà venerdì notte, come è stato detto. Bak-nin aveva riso allo spettacolo fino alle lacrime, nella sua barba di Conte di Armfeld. - Popolo vivo, - diceva, - popolo come piace a me, buona stoffa da rivoluzioni. Passavano per il quartiere degli addobbi. Splendevano le folte tavole di lumi e di cristalli e di bottiglie. La gente tripudiava, mangiava e beveva, facendo grandissimo consumo di una torta di riso in teglia, che è tradizionale nell'occasione. Alceste Faggioli scoprì fra le costellazioni, quando sbucarono al largo della Selciata di San Francesco, una cometa, che era stata annunciata dai giornali. Era minuscola ma vera, e non le mancava la coda. - Comete - disse Costa cingendo la vita della sua bella ragazza per gli astrologi significavano guerre, pazzie, morti di regnanti, delitti, rivoluzioni, cadute di corone, pestilenze e cataclismi. - Tutto quello che, salvo le pestilenze e i cataclismi, - disse Bak-nin, - noi stiamo per provocare nel mondo per la sua liberazione, e per l'ultima volta. A quella testa realistica di Andrea, che era alquanto stordito, ma che sapeva quel che sapeva, venne quasi quasi da scoppiare in un risata. Bak-nin invece, per la prima volta da che aveva varcato lo Spluga, ripensò Locarno. Ripensò la sua vita fuggitiva come l'illusione, errante come la speranza e fissa come la disperazione: gli anni andati, le imprese, gli amici, i vivi e i morti. Ricercava nella memoria nomi e visi, ma non si accompagnavano. Bensì rivedeva nettissimi i volti di innominati che ricordava fra le tenebre del carcere al suono delle catene, o nei gelati confini della Siberia, o negli errori di terra e di mare, e fra il fumo degli spari sulle barricate di Parigi e di Dresda. Quei visi di morti eran senza nome quasi tutti, ma chiarissimi nel ricordo. Si salutarono sull'uscio in Borgo delle Gasse, e rientrò. Quella sera lasciò stare le bombe. Cercava invece, coll'affetto della pietà e dell'arcano, che cosa

E' antico adagio che chi parla da solo è matto.Bak-nin non se lo proponeva. che gli rispondeva senza voce. Così fece giorno.Presto. il popolo delle scene del Ponte della Carità e del Teatro Brunetti era il vero popolo.per quanto non ci sarebbe nulla di straordinario. .Accende una sigaretta coll'altra. a guisa di un alveare che aspettasse soltanto lui. La fantasia di Bak-nin intanto. Di mangiare e di dormire non si curava e non s'accorgeva ormai pi-. cioè di quella classe di non molte migliaia.chiedeva Guardigli. Che cosa significasse: . Sapeva che Cafiero non se ne sarebbe consolato mai pi-. .se: .rispondeva Alceste.No. Lo sconfortavano o l'incitavano? Interrogò fino a tarda notte quella folla sottile e numerosa.diceva fra sé. pigro e trascurato quanto impetuoso ed acuto. la speranza febbre di impazienza.presto.Si tratta soltanto di buttare un sasso contro l'alveare. fra studenti. . . e gli pareva d'aver trovato finalmente il popolo vero a Bologna. quello che occorreva a lui per il suo sogno di Stato Senza Leggi.Faggioli.che altro per . di ambiziosi e di fanatici.Usciranno tutti irresistibili come le api furiose. Gli pareva troppo punito col mancar quell'ora e quell'inizio e quella levata. parlando ai morti. infondendosi nel sangue come il sole s'infonde nei grappoli morbidi e nei duri grani di frumento. frolli d'antichità e trasudati d'umanità. ridanciano e protervo. si sentiva rispondere: . così confusa e fallace. che corrompono i nomi dove non posson altro. . non gli importava. Mattine da Bastiglia sbastigliata: si va dove non si sa. dosa le bombe e beve trenta caffè al giorno. tenuta al chiuso.Vinceremo presto. che non sapeva stancar la sua curiosità. che formavano nelle città d'Europa quasi i ghetti e le sètte della Rivoluzione. E l'alveare non è forse una repubblica d'operaie egualitarie e solidali? Solo gli uomini.gli dicessero i morti. chiedeva a Fruggeri notizie del russo. . . e per la prima volta in tanti anni gli pareva di conoscerlo. . non v'inquietate. pregna di popolo stivato nei quartieri poveri fra muri oscuri.Presto. artieri e avventurieri della spada e della penna. l'amico col quale s'erano voluti tanto bene. innumerevole. Bak-nin ripensava a quella larga consorteria di spostati e di esaltati.Sarcasmo. . . . Ma io non darei la mia parte di sabato venturo neppure se avessi da perdere due vite invece di una.Parla da solo? .sei melanconico? .gli diceva Fruggeri pi. cari.. E avrebbe voluto aver con lui anche Cafiero. hanno supposto nomi e principii d'autorità e di regine in quel mondo delle api.o se: . La fiducia divenne furiosa certezza. e soltanto così è bene andare. .E che la vada. gremita. . alla Bohème. e se è vero che fa melanconia. Bak-nin dal pensiero di quella moltitudine di morti passò al pensiero dei superstiti. Rivedeva la sedizione dei cani e il fumo del sudore nel lubbione.diceva lui fra sé. come neanche del mal di cuore e dell'età.Presto saremo con voi.diceva intanto Costa mentre l'amico accompagnava pensoso a casa lui e Vera. fermentante. Michele! . riottoso. pensava. . che ingrandisce le immagini a dismisura. si figurava ormai di già la vecchia città bugnosa. Quando Guardigli. L'estate possente e asciutta stemperava e rifaceva le forze umane. che nella Comune aveva fatta la sua ultima e pisciagurata prova.degli scamiciati e degli scalzi: manda avanti la parola a scalzare quel che il braccio demolirà. sé è vero che stasera si è riso troppo. . . spensierato. Audace. senza teorie. .

tanto pi. con tutto il chiasso di parole del Partito d'Azione. ma perché? . . Sentir Costa parlare così. come l'Argalia. la politica. meglio che vada in Broccaindosso! Alceste Faggioli credette di sognare. Ma ora addio.mugolava sorridendo Bak-nin trafelato nella cantinaccia. di meraviglie e di rimproveri.Costa. Una vera smania. Voglio rientrare con te perché lei non abbia sospetti.a un vero politico che le cose inutili. . e uscirono. che il caldo non risparmiava ormai pi-.acerbo quanto pi. e a rivederci a mezzanotte.Io non desidero altro.Andrea.Bisogna che me ne schiarisca il sangue di quella donna.E che la vada! .bene se non fosse gelosa! . volle uscire con Faggioli a prender l'aria. Costa passò il giorno 3 in casa a discutere con Vera Karpof di politica e della situazione. che gli arresti di Villa Ruffi. Ah. .farlo contento.. la polizia conosce i recapiti nostri in bottega dello Storto. Appena fuori disse a Alceste: . avrebbero servito soltanto come arma d'opposizione parlamentare.niente di niente e sarebbe meglio per tutti. squagliati. fu uno dei pi. e Alceste aveva dentro un gran carico di domande. e se questa prestezza non era quello che avrebbe fatto un martire.Ti dà noia il panama anche a te? . Allora poi mi pizzicherebbero le mani e. . e a mezzanotte si ritrovarono nel luogo predetto.Non sarei così arrabbiato se buona parte della colpa non fosse mia. dimostrava per altro l'acutezza del politico.grossi dispiaceri della sua vita. E questo panama! .Ti ho fatto uscire con me perché Vera non sospetti e non si guasti il sangue e non lo guasti a me colla gelosia. non ti ricordi quel che dicevi fino a ieri? .. che s'era venuto fabbricando in quelle ore per opporli al pessimismo di Costa. .quando arrivarono ai gradini del Portico dei Servi. perché Vera sa di politica. e se Dio guardi le confidassi i miei timori. Intanto quegli si allontanò rapidamente. non entro nei fatti tuoi: ma tu sei ricercato.All'imbocco di Via Broccaindosso. o peggio.sentendosi rispondere: . sarebbe capace di darmi d'italiano chiacchierone.Andrea. di argomenti. di dilemmi.riprese voci e notizie.Ma se ti prendono? . Avevano fatto cinquanta o sessanta passi per Via Maggiore.Ma se ti facessero la posta? . in casa di Teobaldo. Non stette a sentire obbiezioni. come dici? .Meglio. e a sera.Non si farebbe pi. ma aveva appena potuto dire: . tutt'al pi.doveva imputar sé stesso sopra tutti e sopra tutto. passò una brutta giornata.Come? Vorresti andare? . non potendo stare alle mosse. Passarono alcune melanconiche ore per Alceste. si mise in testa il solito panama. . E sperare che sia soltanto ridicolo! Vado dall'Argalia. . piantona Broccaindosso.Non dico per questo. In conclusione.Ci vuol tanto? Perché faremo un ridicolo buco nell'acqua. Costa era un uomo di coraggio ma nulla ripugna di pi.a far succedere Nicotera a Minghetti.Ma dove venirti a rilevare a mezzanotte? . se la prese dentro di sé colla Karpof che non sapeva fargli dimenticare. Fece tre o quattro spugnature d'acqua gelida per calmar la testa e scaricare il cervello. . Era arrabbiatissimo. senza sentir discorsi. lo prese e lo serrò. Costa vide nello spazio di quella sola giornata. Alceste Faggioli gli recò a pi. sa che bazzichi dall'Argalia. un acuto scontento. le donne! E dire che le vorrei tanto pi.

Senza sospetto. e non dimise pil'impazienza e il furore. La stessa notte fu arrestato in casa sua. E fu per lui una fortuna presso i suoi.Avevano appena messo il piede sui gradini.non ci metterà dentro tutti prima. A Bak-nin il luogo piacque. capì che poteva esserci pi. La viuzza principale si chiamava Via della Corda. al panama! E' il Biondino! Sgombrate! Dieci mani afferrarono Costa.restano quali sono. tu. E sotto il portico due altri. di queste risposte. e dovette arrendersi. Andremo a liberarlo! Stasera. Quanto a Bak-nin. che si scrollò. ed era veramente adatto per asserragliarsi ai capi della strada a difendercisi in pochi contro molti. balle di canapa e rotoli di cordami.la responsabilità. volle ribellarsi.Non sarebbe il primo a vedersi. Faggioli saltò dal portico nella strada. considerate con salutare timore dal popolo per antica e terribile fama. il calor dell'odio e il languore dell'invidia. Da quel momento. Anime perse Scaltrivano lo Storto il naturale maligno. dimenticò subito quel che aveva detto a Faggioli. ai quali era vietato dal prefetto di far parola di Villa Ruffi. che dall'oscurità del portico di destra e da un vicolo a sinistra. il quale fuggiva sulle lunghe gambe mordendosi le mani. nella fioca illuminazione. come pubblicò il giorno dopo la liberale moderata "Gazzetta dell'Emilia". sarà quel che sarà: bruciamo i nostri vascelli! . Faggioli. lì . Teobaldo Buggini. tenendo per sé soltanto le confidenze.Ci vorrebbe un traditore! . I giornali. VII. nelle carceri che erano ancora quelle papali del Torrone.disse . La notizia fu recata il 4 a Bak-nin quasi insieme da Alceste Faggioli e dallo Storto. e si sentì la voce di Sgombrino che gridava: Lasciatelo stare quello! Badate al panama. Dietro il Palazzo del Podestà c'era un intrico di viuzze e di androni.disse lo Storto . professione: cospiratore. dove avevan bottega cordai. sbucarono tre individui. canapini e uccellieri. schiumò. poi che non ne ebbe pi.Andrea Costa. del suo furore. Faggioli disse il fatto come era successo punto per punto. che gli parevano fatte all'amico. stamparono dell'arresto di Costa. Così fu condotto in Palazzo. un labirinto fra altissimi muri stretti. Non appena sentì che Faggioli era stato presente e a parte del fatto. ampia e armoniosa fra l'arcana fronte nera dell'incompiuto San Petronio e la serena scena del vignolesco Portico dei Fiori e i due palazzi civici e la sobria meraviglia del Palazzo del Podestà. La sera fu con Alceste a riconoscere le vie attorno alla Piazza Maggiore. che se le ripeterono con ammirazione. a impedire la fuga da tre lati. E fra tre notti. Bak-nin non volle rilevare il discorso inutile e malizioso. . accolse serenamente la nuova: . Richiesto delle generalità.Se la polizia . mi condurrai a vedere il luogo dove avrò da combattere. patria: il mondo. venivano lesti e sciolti con un'andatura a zig-zag che non lasciava spazio né scampo.Gli ordini . perse gli occhiali. in Via Broccaindosso. le diede così: . Quanto al materiale. struttura romana aggraziata di un umanesimo fresco.profitto ad ascoltare che a discorrere. e domani sera ci riuniremo all'Osteria della Stella per contarci un'ultima volta. sperò e attese daccapo e fermamente che la Rivoluzione scoppiasse e venisse a liberarlo.

in campagna. Si va in giro. Noi non sappiamo nemmeno quanti siamo.chiese . e liberarlo. guardando con dispettosa compassione l'entusiasmo di Faggioli. un errore peggiore di un tradimento! La bontà delle nostre ragioni aspetta l'azione.Non c'è bisogno di saperlo. .così titubavano. ci prestasse soddisfazioni. . . Ascoltarono zitti le parole di Bak-nin.Io so quel che so e dico quel che dico.Ma.Come sarebbe? Avresti paura? Parliamoci chiaro. io dico che non mi tiro indietro. che disse: Prudenza non è paura.di due. . e non anche l'errore.Non è già tutto considerato? . . . il sacrificio.di una volta e pi. che è intelligente. da gente che deve andare al fuoco insieme.E chi ce le minaccia? . .e credo di poter dire secondo noi.per affrettare la Rivoluzione. La vista del terreno della battaglia prossima calò nell'animo del vecchio Bak-nin una focosa calma e serenità: la tranquillità dell'uomo che ha fatto tutto quello che per sua parte gli spettava.ripeté. . finché si fermarono nella sentenza di uno. La sera dopo. . .Io no.nel caso nostro. da fratelli e da militanti. non va per le strade dove è pi.dove i cavalli e il cannone liberticida non potevan servire in quelle strettoie. Uno stupido non è.Ma io. diserzione.per prevenirla. sentiva che non gli apparteneva pi-. con un cappello che fora il buio della . probabilmente. non va a perdere le giornate colle puttane in certi casi.Lo Storto forse non ha tutti i torti. La notte splendeva nell'alto cielo morbido e sereno fra le vecchie grondaie e fra le mura profonde come la pazienza effimera degli uomini.conosciuto. La campana dell'orologio di piazza suonò lentamente e gravemente la mezzanotte. E' vero Faggioli? L'hai detto tu. quando si è ricercati. non persuasi. . si riunirono i soliti caporioni. lo sapete. aberrante. ma che non mi fido del Biondino. . . Se l'era anche fatto dire pi. . .Avete . L'arresto di Costa li aveva avviliti. . e può attendere gli eventi.già che si spendono sulla nostra pelle tante belle parole. Bak-nin se n'accorse.disse.I fili li aveva tutti in mano Costa. .. salvo Abdon Negri già a Imola.Ma è.Ragione di pi. Ma vorrei avere le spalle sicure.Aspettare d'esser sicuri.disse allora di ripicco lo Storto. non i calcoli.L'autorità sta sull'avviso.Però. E lui niente! E sapete che cosa ha gridato Sgombrino? "Dàgli a quello del panama".delle obbiezioni da fare? Parlò lo Storto: . sarebbero stati un primo materiale spedito e ottimo da requisire in quelle botteghe per far le prime barricate. . Finsero di trovarsi a bere un litro a una tavola appartata. Uno come lui. . .disse Bak-nin. . all'Osteria della Stella. Basta farlo. che le aveva costruite. che l'oste della congiura aveva disposto per loro sul prato dietro l'osteria.parliamoci chiaro. non la riuscita. e sull'esito sentiva qualcosa di meglio che certezza.Ragione di pi. . Come va? E uno stupido non è. e troncò il discorso: . ma sarebbe troppo disperata la nostra condizione d'uomini se solo la verità. . .Bisogna vedere.Esagera.Ma non è mica come dirlo! .C'è stato l'arresto di Andrea.Secondo me. bisogna considerare meglio come stanno le cose. Ognuno a quest'ora sa già quel che deve fare. Intimiditi tacquero. dove sa che lo aspettano i poliziotti. . Fu probabilmente l'ora migliore della sua lunga vita.Ragazzi. Bak-nin girò l'occhio sugli ingrognati.

figuratevi. conosciuto da tutti? Eh? Faggioli? Allora Faggioli si pentì d'aver parlato. Credete che possa andar perso? Se lo credete. a piedi o in carrozza. non ancora perfidia e tradimento. Vedete che io non ci metto nulla di mio.s'era angustiato prima per la verosimiglianza delle accuse. Non andrà perso. aveva la gola troppo chiusa per poter parlare. vi ricorderete di me. Storto di nome e di cuore! E chi ti può stare a sentire è peggio di te.Che cosa importa a me? Ci può tradire senza perfidia. vincerete in nome di Bak-nin. colla disperazione di un vecchio.che non gli è dispiaciuto d'essere in gattabuia quando noi saremo a far le fucilate. Lo Storto era violento. Oh bella! Vuoi dir di no adesso? Tu sei un bravo figliuolo. che anche lo Storto si arrese. quanto pi. compagni. ma con noialtri non attaccherebbe. Fu questo. ma per imprudenza. .esclamò e s'interruppe. leggiero. non ho pitempo: ora o mai pi-! Le discordie. Bak-nin.disse lo Storto. fratelli.Significa . muoia. . viltà se vuoi. Dico che sapete tutti chi è. .E dunque. dico: all'inferno te e la tua lingua velenosa. mi pare. . con armi o senza si difenda. troppe! La mia vita è finita. e.E io non dico . pensate sopra tutto che Andrea è popolare.Siamo italiani.Tu. quand'è così. sarebbe calcolo. . con foga rovente. voglio averle solo di faccia. vi servirà il mio esempio. mi hanno ingannato troppe volte. a concigliargli talmente gli animi. Il giorno che riprenderete la battaglia. ma questa volta non finirà come le altre! E non mi rincrescerà di esser solo. era un uomo di ferro.tu. per domani. . in prigione o dove ti pare! Ma dico che chi può pensare che Andrea è vile. Parlò allora Bak-nin. .disse Bak-nin . Nemmeno il sospetto alle spalle. Ribellione. sconsiderato. Alceste Faggioli era una gracile canna. Io sarei stato zitto. fratelli. insieme alla ragione e all'equità ch'erano dalla parte sua. Diamo l'esempio per oggi. dico che è mio amico. ribellarsi bisogna. di cui si rimproverava d'esser cagione. per il secolo che verrà. e non alle spalle. ed esponeva la vita con quelle parole. con tanto maggiore e quasi lieto sdegno si volse contro la perfidia dell'ultima insinuazione: .disse lo Storto. Ci può tradire benissimo senza calcolo. sia quel che vuol essere. potete dirlo. si ribelli.Chi ti ha detto? . Morirò anche solo! . senza patti! Se ognuno di noi fra poco troverà le guardie all'uscio di casa.che Andrea è stato imprudente. Morirò solo. . in quarant'anni! Amici. . i sospetti. viltà: non basta? Volete le schioppettate? Finché vi pare. subito.solo non andrai! .che Andrea dovesse andare in panama o in lobbia. brontolando qualche magra ritrattazione e il suo rispetto per l'amicizia. . lasciatemi solo.gli rispondeva infatti lo Storto. leggerezza. ti dispiace per l'amico. se con lui libererà il mondo! E se anche fosse un traditore. ma non peggio.Questa volta.Ah.notte. sai! . per venir fuori a cose finite a ridarsi le arie di Faccio Tutto Io. e che deve restare a qualunque costo un eroe per il popolo. sempre. Il popolo ci seguirà a liberarlo.e boia chi si ritira. è vigliacco lui due volte. . stretto da una subitanea disperazione. e io non sarò stato inutile. non ve ne farò rimprovero. questa non deve finire come tutte le altre. le invidie. Sono venuto a Bologna per morire. . mio caro. Ma voglio vederle. Troppe. Ho dovuto parlare.Tutto questo significa .proruppe . questa volta. che non ha pi.gridarono sommessamente levandosi tutti. io. Mi pare che ne hai dette abbastanza. per quanto storpio.tempo da aspettare: . Ma l'animo appassionato di Alceste Faggioli.

Io e il cocchiere? Peccatore. perché bestemmi? Non temi per l'anima tua? Così passò altro tempo. dopo essere salita all'acutezza insostenibile e lacerante. come fanno gli ubbriachi: . Le ore si consumavano lentamente precipitose. L'ansietà di Bak-nin. accanto ai nomi olimpici. levare il grido. chiamare il popolo. presso la finestra di Bak-nin.Vedo . Sulla lista. finalmente. e si sentì borbottare prolissamente. In simile guisa il caldo eccessivo tormentava d'affanno e di trasognanti sudori la città intiera. in modo che c'erano Apollo e Priapo.Che sappia io. simile a un mantice oppresso e poderoso. Allora l'ubbriaco riparò sotto il portico. e da una finestra scoppiò alla fine una voce furibonda.concluse Bak-nin. e non stette a voler vedere nessuno. che la polizia non cercava pi. E non sapeva uscirne. che gli consigliò di prendere un po' di sonno sul letto. Era una notte afosissima.Fratelli.Questo è Sandrone che aspetta col barroccino. accennando a mezza voce parecchi altri "Dio mi guidò". sul barroccino sonnecchiava Sandrone. Michele girava per la stanza come un orso bianco nella gabbia.Si strascicò quel canto per un quarto d'ora.A te e al "cocchiere"! Sbalordito. c'erano gli indirizzi: Mercurio stava in Via di San Carlino. il quale aveva avuto assicurazione da ciascuno dei venti. La lista era stata compilata da Costa. . o almeno l'insensibilità. che le bande erano pronte a Imola e a San Giovanni in Persiceto. . L'ubbriaco dormiva per terra. e questi avrebbe seguìto: era questo il dogma. Nessuno aveva ancor toccato l'uscio. Uscì a vedere. Le armi furono riunite ai Prati di Caprara e nascoste dentro una buca appartata. e pensò:.d'altro né d'altri. Da questi seppe che tutto procedeva regolarmente. Dio mi guidò. e Saturno in Vicolo Calcaspinazzi. e l'ansietà agitava il suo petto. Se gli avessero chiesto dov'era allora e che stava per fare. l'ubbriaco cominciò certe sue filastrocche di scuse. . anche per non dare nell'occhio con troppi movimenti. .che non le piace la musica. Fino alla notte del 7 non vide pi. Si riscosse quando sentì suonare le due di notte. che si sarebbe trovato la notte di venerdì in Borgo delle Casse. e che il mistero aumenta il prestigio oltre che la sicurezza. e partì Fruggeri per andare a prender Ross.Nessuno? . .Dio mi guidò. scagliando una ingiuria infame e una sanguinosa bestemmia: . Se in quella settimana Bak-nin aveva dormito poco.mugolava. avrebbe saputo appena rispondere. aveva ceduto come uno spasimo che raggiunge la calma.spesso per indiscrezione che per tradimento. lo fece ridere. Ruggeri con Ross era fra quelli che dovevano seguire Bak-nin in piazza. Poco dopo un ubbriaco prese a cantar la Traviata e:Dio mi guidò. . . Perciò si fidò. sull'imbrunire del giovedì Fruggeri. E s'interrompeva:. Occorreva aver cuore soltanto.ma la stessa voce gli ingiunse di tacere con minaccie feroci. tutti levati dalla mitologia. Le bombe erano pronte in mucchio in un angolo. Il cielo impallidiva a vista d'occhio. Ognuno sa quel che deve fare. Sentì un cavallo grattare il selciato. pronti a qualunque cosa. Bak-nin ricevette la lista dei nomi convenzionali. delle sue venti anime perse.Così furono prese le ultime disposizioni. L'esperienza delle rivoluzioni e degli errori insegnava a Bak-nin che le cospirazioni falliscono pi. e Bak-nin uscì daccapo. e se ognuno lo farà.. Vulcano e Giove. Venne mezzanotte. e:. nel suo eccesso. vinceremo.L'alba è vicina. Bastava dar la spinta e l'esempio.a rivederci sabato mattina.diceva . Bak-nin destò il barrocciaio: .che Silvio Fruggeri e Alceste Faggioli.

Si inibì di pensare non che di sospettare. Il primo e il secondo non capirono o non vollero capire. che venivano ultimi. Il pi.Ah. il quarto rispose colla controparola: . . così rimasero a letto tutti. siete "di quelli" anche voialtri? Io vado con mio figlio a vendere il latte in mercato. rientrato a ingannar l'ansia e a ristorar lo stomaco con una colma tazza di caffè.cominciò Sandrone. . lo spinse avanti con una bestemmia e con un: . Da San Giovanni in Persiceto erano arrivati in pessimo arnese cinquanta o sessanta individui. . e nessuno comparso.smaniò Bak-nin. .fresca. Da questa parte della città le cose stavano dunque nel modo seguente. Ancora non passava per la testa di Bak-nin la semplice verità. Così che non lo riconobbero. mentre stringeva la mano a Ross. quando incontrò per via. che aveva fretta. vide la luce antelucana già chiara. . il gruppetto di Leonesi e degli altri che tornavano dai Prati. in cravatta nera e cappellaccio rivoluzionario. Tosto arrivarono Ross e Fruggeri.Si sente dall'aria che spira pi. Siccome a uno a uno pensarono la stessa cosa in venti. poco fuori della Porta di San Felice. se tu non sarai ancor tornato. inermi.disse poi come uno che sogna . dimettendo il figurino da viaggiatore in pastrano a mantellina e tuba chiara. E che per uno che mancasse. se Faggioli è riuscito a prendere il forte. in pace con sé stesso e coll'universo mondo. diciannove facevan come venti.No ch'l'é una bêla sîra. Bak-nin fece fermare il cavallo davanti ai primi della fila. .presto a ritirarla. che era meglio stare a vedere come si sarebbero messe le cose.disse Fruggeri. la quale era che le venti anime perse s'erano ben pensato che una parola si fa presto a dare e pi.Resterò qui io.Hai voglia di farti prendere dai carabinieri? Un altro. disse: . .ch'l'é inc-. Solo l'ubbriaco sul nudo pavimento del portico. e aveva ripreso il color nero e brizzolato della barba e dei capelli. saviamente. e Silvio gli rispose stringendosi nelle spalle. la gran bevanda delle albe insonni.. quando pensò d'uscire a offrirne una al buon barrocciaio. Accese una sigaretta. invece della controparola. Alla riunione sui Prati. Tornavano alla spicciolata.li farò nascondere qui in camera. Bak-nin salì con Ross sul barroccino di Sandrone.C'era infatti sulla strada un barroccino con fiasche di latte guidato da un ragazzo. Ma non poteva nemmeno fumare. E finalmente arrivarono faccie note a Bak-nin. alla peggio li condurrò io in piazza all'assalto di Palazzo. al momento d'inquadrarsi sotto il comando dei capi. La buttò via. .disse. Bak-nin. . S'era rimesso nella solita assise sciolta e trascurata. e nei chiassi non esser mai il primo.Io bisogna che vada a vedere. Saranno state quindici o venti persone. parte aveva dichiarato di non voler capi bolognesi e se n'era tornata. parte si .si dovrebbe sentir il cannone. Io aspetto qui come ti ho detto. .Tra poco . oltre i noti.Sta bene. dormiva. . Bak-nin interrogò Fruggeri cogli occhi.ma il quinto. Io vado a vedere che cosa fanno Faggioli e quelli dei Prati di Caprara. .la parola d'ordine. e quando sentirò il cannone.Dovrebbero già esser qui tutti da un pezzo. .placido silenzio d'alba estiva rispose in cielo e sulla terra. il terzo si strinse nelle spalle. per niente marziali. . .Ma se intanto arrivassero i miei venti? . S'era levata la tintura durante la notte. .Che bêl dé. Ma non lo riconoscevano lì per lì a causa della truccatura smessa. .Sandrone.Va bene.

quand'ebbe passato gli Alemanni e il selciato e la gente che poteva farci caso.non poté tenersi d'esclamare Sandrone. Un fondo di cassa di fucili era stato abbandonato a due carabinieri sopravvenuti. invettive. che quell'anno erano squisiti. . Era un buon cavallo. Quanto a Faggioli. uno di quei trottatori veementi. a predare "l'ugliatica". E a destra.che trainato. va'. i contadini grandi e piccoli si volgevano sorpresi verso quel trotto così veloce. destando la terra. piane e diritte. chiamò per nome sommessamente ma con orgoglio e affetto il cavallo: .Frusta. intonati. il forte taceva. oh? Fa invidia al vento. . D'un tratto si sentì dire che era stato appiccato il fuoco a Imola. arrabbiati per il tempo perso e la levata sprecata. che vale e rimerita la pena..disse.tardivi fra i galli mandavano le ultime diane alla mattina.disse Bak-nin a Sandrone. in cui si mescolavano.svelta del mondo il vento. .fa vedere che non occorre frusta. Era prevedibile e sicuro che fra pochi istanti l'autorità avrebbe avuto avviso di qualcosa. Sandrone! . segno che anche là l'operazione era fallita.Tamberlano. e tutti se la batterono. . allentò le redini e dette voce al suo cavallo. o alla guida davanti al giogo di testa. ben che si dica che voglia essere la creatura pi. uva primaticcia già matura agli ultimi di luglio. Ritti tra i filari. trovarono lunghe file di carrettini e di barroccini. E tutti si chiedevano che cosa era stato.Ma San Donato.rispondevano i gabellieri dalla graticola del pertugio. sciorinò la coda che se non fosse stata sostenuta dall'aria veloce avrebbe spazzata la polvere della strada. Questa giornata non finirà così.era data alla campagna portandosi il fucile ricevuto. Tamberlano.pigri di loro. Fecero il giro attorno alla città.si chiedeva. e i poponi. il bravo animale scrollò al vento la lunga criniera nera.vicini e i primi arrivati. . col sopraggiungere di altri pi. generosi e resistenti. e l'altro era rimasto a guardia dei fucili catturati. stavano probabilmente fra Casteldebole e Borgo Panigale. che stavano chiedendosi con avara inquietudine come mai le porte di città fossero chiuse. .Ordine dell'autorità.Volta e frusta. va'. frusta! Sandrone. e si allungò.andiamo incontro al Negri. Sandrone.lontani. leggiera.Ma che dici? Frusta? Sta' a vedere. . passavano i quattro e i sei gioghi di bovi all'aratro. Schioccò pi. d'ortolani e di villani. Così passavano le ville addormentate. . parve appeso alla groppa lunga e adusta del potente animale. Il barroccino era una domatrice dalle lunghe stanghe. contrade degli orti che forniscono la città. . fra Pontelungo e il ponte di Casalecchio. ai pi. Che frusta.Eh. . che tanti occorrono ad aprir quella gleba. Infatti comparve sulla strada in distanza uno dei due carabinieri.Frusta. bassa: pi. e dalla cupola quella luce scendeva sulle pendici del colle. e quando furono alla Porta di Santo Stefano e a quella di Strada Maggiore. mentre i pi. per farsi tosto indispettiti anch'essi. che cavallo? . o colla sferza in mano a incitare con lunghe grida tradizionali. e a quelli che via via arrivando si rallegravano del vantaggio ripreso e del dispetto dei primi. Al sentire lo schiocco di labbra che gli chiedeva di accelerare.forte labbra e lingua. Voci diverse correvano dai pi. incoraggiamenti e blandizie a "Moro" e a "Bigio" protesi nella lenta fatica sotto il giogo.ma la Mascarella sono chiuse? Tutte dodici le porte eran chiuse. che si mangiano le miglia serene delle lunghe strade emiliane. . . La cupola di mattone di San Luca si illuminava dell'oro lieve del sol levante. Quelli che non eran già tornati alle case. oltre i .

dimesse e rade quelle di coda. A sinistra e innanzi. recanti un paio di bandiere rosse minuscole e di manico corto. quando uno di quei villici si accostò attraverso il campo alla strada. Abbattuti un paio di pali del telegrafo. . senza entrarvi. Non aveva ancor fatto le debite riflessioni. passarono il paese. fraternità.Ferma. riposo degli occhi. In testa al magro e polveroso esercito degli Scalzi e della Canaglia. appunto per aver agio di vedere il contegno del contadiname. incaricata di sollecitare i ritardatari.gridò Bak-nin. Bak-nin non aveva ancora fatto avanzare il barroccino. Passarono Savena sul ponte di San Lazzaro.replicò l'altro levandosi in fretta di . . col dispetto in viso e la preoccupazione del contadino interrotto nei lavori da un'intempestiva minaccia di temporale. furono messi ad attraversar la strada alla testa del ponte. dove un carabiniere fece cenno di fermare ed essi finsero di non vedere. la pianura si perdeva in quella vaga e stupenda promessa di luce marina. Bak-nin non vedeva. si pentiva di quella pace e bellezza. raccogliere i dispersi. Ultimo veniva quel giovane Frizzolino.o la morte! . . Abdon.Queste comincio a adoperarle su chi si azzarda a rubar qualcosa ai contadini per dove passeremo. seguivano due o tre individui. aitante. . uguaglianza. spedito. agli occhi di Bak-nin! Una torma oscura di circa un centinaio e mezzo d'uomini le seguivano. né bellezze di natura. Come fiammeggiarono.bell'incanto dell'orizzonte pianigiano di Bologna e di Romagna dalla parte di levante. armati di bastoni. e in piena rotolano sassi grossi come macine. e che per un grappolo d'uva ha fatto fucilare un uomo. il quale sapeva che gli irregolari hanno bisogno in queste cose di osservare la disciplina pi. Finita quella specie di cavallo di frisia rudimentale.ci sono ancora degli uomini! Nulla è perduto! VIII. . come che in grande e nera angustia.Libertà. padrone. Sono torrentacci pigri e violenti. che in magra non hanno tanta acqua da ravvivare nemmeno i sassi dei loro letti troppo larghi. pi.scrupolosa. schiere compatte e baldanzose quelle di testa.rispose Bak-nin. che avrebbe stancato a camminare un ascaro.Servo suo.campi. vigilare a che nessuno si spargesse a rubare. il dolore ci faccia rimorsi ed offesi del giorno e della natura. passavano le dolcissime colline del Savena. Abdon aveva in cintura due pistole. Stavano attraversando il ponte in quel momento. anzi se ne rodeva. e ricondusse i buoi alla stalla. . . gridando a squarciagola: .Viva la Repubblica Sociale! Viva i poveretti! Morte ai signori! I rustici si ritrassero nelle case immediatamente. d'Emilia e di Romagna. Ma opere umane campestri. La banda ormai aveva passato il ponte. Qualcuno interruppe perfino l'aratura. la banda si voltò verso i contadini. aggrovigliati nel filo. che è il pi. e alcuni scalzavano i pali del telegrafo. I contadini venivan sulle porte delle case e delle stalle a guardare. marciava. ed è facile immaginare che avesse detto: .dura e pi. Chiudeva la marcia una retroguardia dall'aspetto risoluto e ordinato. con una trombetta a tracolla e pieno d'estri in testa. per chiedere a quelli del barroccino se sapessero che cosa si voleva fare. nero. A qualche passo da lui. ribaltò il vomero. La Quaderna Era la banda di Imola.Abdon Negri aveva imparato la guerra con Garibaldi. . arrivarono in vista del ponte sulla Quaderna. per quanto piccole e stinte.

bel paio di guanti bianchi. .disse a Ross. Tira aria di ladri. chiara.Sono giacobini. Si trattava veramente di una cornetta e di bandiere da segnali ferroviari. il telegrafo. quando un ragazzo di contadini indicò a Bak-nin qualcosa che variopinto e rapido scorreva.rispose l'uomo.rispose Ross. Così accadde che al ponte della Quaderna abbia avuto luogo fra gli Scamiciati e i Carabinieri Reali forse l'ultimo fatto d'arme di quando per combattere i soldati si mettevano in alta tenuta e gli ufficiali calzavano il loro pi. ma io a buon conto serro il bestiame. e i carabinieri avevano avuta la sveglia due ore prima per mettersi in alta uniforme per la cerimonia del giorno. sfilava per il fondo d'un torrente asciutto attorno a Imola. che suscitò risate e lazzi fra gli insorti. in feluca lui. brillante ufficiale della Legione. Interrotto. . aveva fatto salire in sella gli uomini in alta uniforme. dando fuoco all'ufficio e svellendo alcuni metri di rotaia. il reparto pi. Una ventina d'uomini. mentre sprangava la stalla. puntavano i moschetti. in lucerna col pennacchio i soldati. usciva indisturbato dalla parte di Faenza. riusciva inosservato sulla Via Emilia mentre i carabinieri l'inseguivano verso Faenza. il capitano Simon Viollet. E non fu forse senza un significato. Abdon radunò i suoi. Per non perder tempo. e ci fu poco tempo da deliberare. . facevan testa contro i ribelli. . . come di regola. entrando nella Via Emilia. ma non fece a tempo a ritirarli dietro la difesa approntata alla testa del ponte. data festiva e patriottica per la città. La moglie gli chiese.cospicuo. s'era quindi messo in via per Bologna. militare. si mettevano per quattro rapidamente. Allora Bak-nin e Sandrone riconobbero anche le bandierine. che intimava: . neri ed azzurri.unirsi ai fratelli. bellissima gente nella loro colorita divisa. riuniti gli uomini e creato un diversivo e una dimostrazione di guerra dalla parte di Bologna coll'appiccare il fuoco a una casa del suburbio di proprietà di una nobile e codina famiglia locale. rossi. di che cosa si trattasse. poiché quegli insorti erano senza saperlo gli ultimi di un passato finito. al ponte sulla Quaderna. Frizzolino diede fiato alla tromba.Non è pi. .possibile. . Stavano lucidando stivali. con frettoloso batter di zoccoli di cavalli al galoppo. Figurati che gridano libertà. . del capitano Simon Viollet.vogliono fare un quarantotto. Ci dev'essere anche della gente istruita. quando dalla prefettura venne d'urgenza l'ordine di chiudere le porte della città. perché dicono delle parole difficili. Infatti il Negri la sera innanzi. a Castel San Pietro assaliva con gran prestezza la stazione ferroviaria. I carabinieri. e di battere la campagna verso Imola e verso San Giovanni.dov'era. alcuni minuti di riposo ai suoi militi. bianchi e oro. arrivò al ponte della Quaderna e avvistò gli imolesi. che commemorava l'episodio del '48.Bisogna raggiungerli. finché tira quest'aria. e si sentì la voce di testa. i . Sudava freddo. a fior della siepe d'una strada laterale. argentina. che lo comandava. E ora stava per dare.Fermi tutti o faccio fuoco! Bak-nin diventò rosso di colpo e poi lentamente pallido come un lenzuolo. All'intimazione del capitano e sotto la mira dei moschetti. dopo aver mandati innanzi alcuni a far le stesse operazioni alla stazione d'Ozzano e della Mirandola. Prontissimo. ma l'istruzione fa l'uomo malizioso. Era l'8 agosto. Del resto le cose procedettero con grandissima lestezza. moschetti e buffetterie.

il capitano parve seccato d'aver spese tante parole.fiatare. e gridando ai suoi: . e mentre il Negri si doveva spostare per ritrovar la mira. i quali uscirono a indicarli in pid'un caso ai carabinieri. Altri batterono invano alle porte dei contadini. protervo.Chi siete? Aveva accento piemontese. sostenendosi sulla sinistra. ma rauca e pi. Solo qualcuno dei pi.A Bologna. .Se stendi mano a raccoglierle . nasale e strascicato con tal qual trascuranza ironica e altezzosa. Davanti rimase il capintesta coi due alfieri delle bandierine ferroviarie. Per quanta fosse la forza di Abdon.Per impadronircene. . che fiero. Impennò il cavallo per farsene riparo.intimò Simon Viollet senza fretta. . abbassavano di necessità le armi. . Ma mentre i militi della Benemerita.si gettò contro il capitano per sparargli a colpo sicuro a bruciapelo. cupo.Dietro la barricata del ponte voialtri e difendetela! . socialisti anarchici.Vuole attirare il fuoco su di sé? . . e si drizzò sulle ginocchia. Abdon gli rispose con quell'altra sua voce.ti spacco la testa. Intanto i carabinieri raccolsero le pistole. Carabinieri. E continuava a farsi avanti. Abdon Negri guardò torvo il cavaliere. . disse questi scostando il cavallo e guardando i militi che per la campagna radunavano piccole torme di prigionieri.Internazionali di Imola.ribelli si erano stretti e accalcati.E dove avreste intenzione d'andare? . arrestate questi scalzacani! Nel dar l'ordine. coprendosi coi bastoni. Nella destra il capitano alzava la sciabola per calare un fendente alla prima mossa aggressiva.Ammanettatelo.lesti riuscì a dileguarsi. saltando siepi e fossi.La stazione di Mirandola e quella di Castel San Pietro bruciano. Abdon. I carabinieri lanciarono i cavalli sugli insorti. trasse le pistole. siamo. che domandò: . I due non si perdevan di vista gli occhi.squillava la voce del capitano Viollet mentre nella sinistra aveva le redini e reggeva il cavallo imbizzito su Abdon. che erano a punta di ferro. .Nientedimeno! Ed è per questo che avete rubato le bandierine ai ferrovieri? . che oppose la spalla destra all'urto del cavallo. Due carabinieri erano rimasti col capitano. sotto il colpo tracollò per terra. Perse le due pistole che ruzzolarono nella polvere. ma questi non li attesero. Abdon non ubbidì all'intimazione. lesto come un gatto. A terra. quando vider la fine della cosa. ma continuò posatamente la sua strada verso il capitano Viollet. disdegnava di coprirsi col braccio il petto e la testa.Vivi prendeteli! Piattonate bastano! . militaresca. inerme.Va bene. e saltarono nei campi. dove lungo i filari e per le cavedagne.profonda del solito: . si sparse la caccia corrente. e attendeva. . avanzando. Gli era sopra a sciabola levata. coll'ordine di uccidere i fuggitivi. La maggior parte era spossata e s'era fatta coraggio con troppe bevute di vino lungo la strada. con due lanci gli fu sopra. si accostarono a Abdon e gli misero le mani sulle braccia. e gli uomini scelti che Abdon aveva messi a far da retroguardia a tergo.Per far che? . Ma Simon Viollet era della stessa stoffa e non aveva perso d'occhio il suo uomo.si chiese Bak-nin che non sapeva pi. coll'erre in gola. S'aggrupparono dunque in grande sospetto e sconsolati fra i carabinieri che avevan di fronte. Come se quel contatto destasse la . che gli spicciava dal petto come rigida vena di ferro che si scopra nello spaccare un sasso.

Era meglio tornare a casa e non perder tanto tempo. ma non eran di troppo.Signor Internazionale. violentissima. sperando che s'aprisser le porte e di non veder andare a male la roba. aduste e pingui. Le contadine sonniferavano sui sedili. e fra un sonno e l'altro si lagnavano e mandavano all'inferno chi faceva nascer gli scompigli. Quel di destra perse la presa.disse alla fine. e: . Mettetegli le manette. Il primo lo riprese in cintola. di frutta e d'erbaggi. colla mano libera Abdon menò un pugno da spaccargli il capo a quello che lo teneva. La fila dei barroccini riempiva la via d'odor di stalla. si erse duramente. e nessuno si muoveva. e le bestie. Il Negri non rispose niente. In quel groviglio vivo e guizzante. fra i due vigorosi e pesanti carabinieri. . dovette ammirare quella lotta. In quel momento Sandrone voltò il barroccino. Erano due uomini potenti. e trovarono la fila medesima di carretti cresciuta e meno paziente. raccontava pi. Ma agli Alemanni. Li riaprì soltanto agli Alemanni. come per non dar nessuna soddisfazione ai nemici odiati. era il discorso che si sentiva pi. tutti quei contadini e ortolani. e rimpiangendo le ore che colla digestione facevano diminuir di peso i gozzi rimpinzati del pollame. . e. il Foro Boario. dove arrivarono sul mezzogiorno.Bisogna morire. Bak-nin ricusò con un gesto della mano.non mi dispiace d'aver avuto a che fare coll'unico uomo di fegato del tuo esercito. Ansavano e facevan sangue tutti e tre.. stimolò il suo buon Tamberlano. Una lacrima gli scese sulla barba. Volse l'occhio Abdon Negri. Di notizia in notizia e d'ora in ora. Ne offrì a Ross. Gli ortolani dal canto loro rispondevano e rinforzavano le imprecazioni delle contadine.furia sua estrema. Il simile accadeva davanti alle dodici porte della città. . . che durò. E mostrò colla punta della sciabola i branchi avviliti che i carabinieri radunavano e incolonnavano sulla strada. Ma in quel trambusto il mercato non s'avviava.da portare ai giurati. sognando il mercato. vasto spiazzale scompartito da file e da riquadri di paracarri. costui ruggì sordamente e si scrollò. Bak-nin chiuse gli occhi.gridò. . la frutta andava a male in capo a poche ore.e hai una ribellione e un reato di pi. Ai primi di un agosto come quello.Adesso sei infarinato come un pesce da friggere. svincolando sempre qualche membro. per il quale le massaie dei poderi vicini alla città nutrono una passione vera e propria. avevan fatto mezzogiorno.tardi Sandrone. e rotolarono sulla strada tutti e tre. Ammanettato stretto colle mani dietro la schiena. perché poteva bastare l'espressione dell'accento. fuor di Porta Maggiore. l'agile sacripante si dibatteva.Vigliacchi! Lo disse una volta sola. Pensavano alle ceste colme. . Era diventato vecchio di colpo.spesso. e giudicando opportuno di non aver da fare discorsi colla forza pubblica. col quale sempre si aiutava e offendeva gli assalitori. quasi per domandare la testimonianza di colui al quale non credeva. saltando in piedi. In giorno di sabato a Bologna c'è mercato agricolo. da conoscitore. Sandrone scese alle prime case di quel sobborgo a comprare del pane e del salame. da lavoro e da macello. e i boari vi avevano radunato centinaia di capi di bestiame.continuò Simon Viollet. quel poco che poteva. di stia. e la voce si sentì a un chilometro di distanza: . Simon Viollet. c'era. Bak-nin aveva seguito il fatto tremando di passione. Alzò le braccia al cielo. .

Io invece vi faccio vedere la faccia del Re. incuriosirono il popolo. . La gente si accalcava.lamentavano le massaie sui barroccini. e parlavano della Rivoluzione che stava per scoppiare. famoso a quei giorni per la sua mania di . né di discorsi né di grappini.Se non sarà oggi. e il bestiame ve lo verranno a requisire nelle stalle.lustre groppe al sole. cercavano di spaventarli per indurli a vendere a basso prezzo. Ognuno tornò tutto ai suoi pensieri e sentimenti. . Là trovarono un giovanotto sull'uscio. ma non s'ubbriacavano. mostravano il mercato desolato e fermo. Si volsero. tutti i frequentatori del Foro Boario lo conoscevano. che nella possibilità di trovarsi a non saper dove riparare i buoi pagati in sonanti marenghi e scudi di Napoleone e di Vittorio. chi compiangeva e chi bestemmiava. e si recarono in Borgo delle Casse indisturbati. e questa è quella che vale. domani non può mancare. chi si uggiva e crollava il capo.C'è della gente che non ha timor di Dio. coll'idea di una rivoluzione per le strade non s'azzardavano a far contratti. vi daranno in cambio della carta col berretto frigio: sono i frutti dell'albero della libertà. Poi di colpo si facevano all'orecchio dei capoccia e dei fattori. vincerà la bandiera rossa. lasciato a guardia da Fruggeri. Teobaldo in prigione. un gruppo di speculatori azzardati aveva improvvisato una sorta di piccola borsa del bestiame per speculare sul ribasso. se li tenesse. la repubblica si farà. nel silenzio degli uomini. e sui prezzi non cedevano.Gente che non ha niente da perdere. disincagliati. Si levava dunque dal piazzale.Miseria. Chi rideva.A piangere c'è tempo dopo. pareva che sentissero la melanconia dei padroni. I contadini cacciavan gli occhi fuori dalla testa e si spaventavano di quel che capivano e di quel che non capivano. Di potersi svincolare dalla calca non c'era speranza. gridavano.miseria di un mondo! . Uno sguattero indicò Sandrone. facendoli bere a digiuno.Si ha da vedere anche questa! . Fortuna volle. offrivano biglietti di banca e monete d'argento. e Sandrone lo interrogò. volsero per la via del Ricovero di Mendicità.a nessuno. un mugghio lento e triste di quel bestiame tenuto fermo da molte ore sotto il sole e senza mangiare né bere. finché siete in tempo.replicavano gli uomini. . dei sensali scioperati. che è ladro. mancheranno le pietre dei focolari sotto la repubblica? L'oro e l'argento non è tuo se non lo puoi nascondere alla vista del mondo. I buoi la repubblica può mangiarveli: ma mancheranno materassi. Era un muratore. E chi aveva buoi. di autorità in fuga.alta d'ogni clamore piangeva e malediceva la voce d'una contadina a cui nel trambusto s'era ribaltato un cesto di molte serque d'ova. e i nostri. Vendete. di spartizione d'ogni avere. era un esempio per avvalorare i detti. Fu sulla porta del Caffè del Foro Boario. dei mercanti. e. singolarissimo il russo. Per la Porta di San Vitale entrarono. di sterminio e fuoco. e: . chi motteggiava. che la porta si aprisse. . faticanti cervici e larghe giogaie. di mio e di tuo a monte. Bak-nin non rispondeva pi. e si ritrovarono a conoscerlo in breve pi. . Nel vicino caffè.C'è della gran gente cattiva a questo mondo! . prima che arrivasse qualche agente della forza pubblica. venuto molte volte a parlar col Buggini. I due forestieri. dove prima dell'arresto aveva servito il buon Teobaldo Buggini. Pi. Avevano circuito parecchi boari. Così si sentiva discorrere. Gestivano. regge e fa tornare i conti. .di venti persone. In pochi istanti circolò la voce ch'erano tre di quelli che avevan "dato fuoco" a Imola.

dar la scalata alle scabre torri e alle facciate delle chiese bolognesi.di una politica che tratti di rimettere al mondo quell'uomo là! IX. fino al Meloncello. fuori Saragozza. Erano veri mostri vegetali nani. Ma allora il bel mondo. Alceste Faggioli Verso mezzanotte del 7. nell'erba e fra le zolle della gleba. e da crescer tutte in legno. sullo spigolo d'angolo.diceva . quartiere tutto sistemato per buon servizio e abitazione di gente che colla polizia desiderava per massima di non trovarsi sulla medesima via. per modo di dire. Al muro dell'orto dei frati. Sandrone stimò opportuno condurre i due a casa di Fruggeri in Via Pietralata.Giustizia. quando un infinito e minuto popolo notturno corre.col gesto che colla parola. Di lì una via saliva ai colli dalle belle ville. mettendo in bozze e gozzi e gobbe bitorzolute e scabre quasi tutto quello che avrebbe dovuto andare in verdura e in altezza. spesso lo ripensò. Spesso Sandrone chiese poi a questo e a quello del suo amico ammiratissimo. e diceva:. lungo il portico che poi sale fin sul colle miracoloso e pio della Madonna di San Luca. dove il portico attacca la salita. E non volle pi. Indifferente rimase quando Bak-nin lo rimandò pi. si dilettavano di due file fiancheggianti di acacie potate in modo da gonfiare senza allungarsi. stormisce. che per il giorno del santo vi fanno una festa.Parlatemi .saperne di politica: . Fruggeri li accolse e approvò. e unico fra le venti anime perse. che si godeva a farsi vedere in carrozza. massima festa della città. . disse: . essendo stato per molto tempo quello l'unico tratto di via lastricata fuor di una porta di città.ma quel che non si è fatto oggi. che per la via di un abbaino e di alcune soffitte riusciva assai lontana in una casa del Pratello. Mercurio era arrivato tardi. Sul Prato di San Giuseppe i Padri del convento. e quelli che non appartenendogli si godevano ad ammirarlo o a criticarlo a piedi. già s'era volto d'abitudine al Pavaglione e alle vie del Ponte di Ferro e di Santo Stefano. quando il ghiro timido guaisce d'amore e di timore sulle grandi e tenebrose . e per esserci il portico caro ai bolognesi. Egli aveva in tutti i casi un'uscita sui tetti. fuori. Doveva essere una delle venti anime perse. Questo era quel che Bak-nin non credeva mai pi-. e si perdeva nel buio vivo di mille voli morbidi. che partì per Borgo Panigale. se ci fosse colui! Quando ebbe la notizia ch'era morto.Eh. non sono arrivato a vederti: sono nato troppo presto. Ringraziò dunque Sandrone. tripudia e si sposa sugli alberi.disse Sandrone: . ardeva una lampada.precisamente dalla Selciata di San Francesco. c'era stato per molti lustri il passeggio delle carrozze. o pi. e perché ci passa la processione della Madonna. Bak-nin chiese come si chiamasse il fiume sul quale si era. a carrucola su un braccio di ferro davanti a una Madonna. Fuori di Saragozza. Alceste Faggioli si era trovato sul Prato di San Giuseppe fuor di Porta Saragozza. davanti al sagrato dei Cappuccini. e gli sarebbe toccato il compito di innalzar la bandiera rossa del segnale e della battaglia sulla Torre e su San Petronio. in città.Quaderna. di cui molte sono rimaste incompiute e grezze. . Era indifferente e pacifico. come era rimasto con Bak-nin e cogli altri. c'è tempo domani. combattuto. Era stata una pensata di Ippolito Dalvit questa di trovar lo scalatore e d'ingaggiarlo sotto il nome di guerra di Mercurio. di trilli e friniti e crepitii e sospiri di vento e tremiti e fruscii dell'alta notte estiva.

Come? Tu hai il coraggio. io vi ho condotti fin quasssenza dirvi dove andiamo.ripeterono cinquanta voci che si strascicarono in Ah.A prendere di sorpresa il forte di San Luca. e non si fermerà finché non avrà fatto il giro del mondo.A . . Alceste fece procedere la sua cinquantina d'uomini alla spicciolata.Fratelli. . siccome respingerli era in ogni modo pi..pericoloso che tenerli con sé. . è quello del rischio pi. compagni Internazionali. poi. ma le gambe e le braccia ottime. e il Guazzaloca si fece a spiegare il caso suo e press'a poco di ognuno di essi. stupefatti e incredibili. e in Eh.io non ci vengo. già non molto lontani dal santuario e dal forte.Se ci sono i soldati . Arrivavano puntuali e in buon numero i convocati. Sotto quel fioco lume si pose Alceste Faggioli appoggiato al muro. . Anzi le faccie erano poco belle. Faggioli riscontrava il loro arrivo sopra una lista. tale Ligopasseri. non perché volessi far sfoggio di comando. albeggiante e sontuosa nella notte. . Fino alla Madonna Grassa.Ho detto che tutti obbediamo. ma per non spendere parole superflue. Faggioli s'era studiato il terreno e le strade. Ma alla risposta ridivenner seri: . e furono lasciati a far gruppo da soli. e davanti ai cancelli della villa dei Principi Spada.A prendere di sorpresa il forte di San Luca. dette il benestare.Adesso però .Anzi sono sicuro che ce n'è.ci potresti dire dove si va. . Siatene fieri. Ma non ci fu da attender molto. . Il nostro posto è il posto d'onore. . disse poche parole: .disse il falegname Fausto Guazzaloca . Di estate infatti sul prato convenivano a dormire pitocchi e mendicanti parecchi. a quanto appariva. L'indignazione ammutolì Faggioli. per aver uomini riposati e perché non dessero nell'occhio di qualche passante.Sei sicuro che non ci siano soldati dentro? Questa uscita del Guazzaloca mosse tanto quanto il riso dei meno spaventati. poiché fra noi tutti obbediamo e nessuno comanda. così il popolo burlone ha battezzato una statua troppo formosa in un'edicola del portico all'altezza di Val di Ravone. Ma avevano faccie che piacquero poco a quegli onesti artigiani. . non per minor vigore. Per le scorciatoie. Faggioli. da un dei cinque.quercie. poi li fece uscir dalla strada maestra. anzi cinque di pi-.grande. che venivano di giorno all'elemosina della minestra dei Padri. Ce l'ha assegnato il Comitato Fraterno Segreto. Ligopasseri e i suoi quattro. ignoto a Faggioli fino allora. guidati.Comanda l'idea! Questo li lasciò freddissimi.Hai detto che nessuno comanda.disse il garzone fornaio Egisto Dall'Acqua. per un effetto naturale della poca simpatia.E io obbedisco alla paura.Non bastano loro a dar la caccia ai topi del forte? Questa facezia non fece rider nessuno.disse Faggioli. Con costoro si sarebbero confusi i congiurati. erano rimasti in coda. Domani mattina in Bologna scoppierà la Rivoluzione Sociale. a quanto subito si scorgeva.. . dissero. che quella notte non sentiva fatica al mondo. li riunì. cominciarono a salire verso San Luca dalla parte che si chiama di Casaglia. . Anzi egli stette un momento in forse. e passa lesto e lieve come il capriccio del vento e come il brivido fra le foglie. . Al primo riposo. . e li mandava a giacere sul prato. colle seguenti parole: . ravennati. Tutti i notati si presentarono. in fila e in silenzio.

dove c'è il manicomio. e qualcuno di portarlo in Sant'Isaia al numero 90. che aveva temutissimo centro a Ravenna. e poi. Eccomi qua. . ma non mi ha mica detto che si tratta d'andare a prender dei forti colle mani. .non è per farti torto.Comment s'appelle? .Ma tu sei proprio matto! Tu e chi te lo fa fare. sparo! Si puntava la pistola contro la tempia. Ma al forte non c'è niente da spartire. no. Io sono stato artigliere..Comment? . .perché credevo che l'Internazionale volesse dire spartir la roba dei signori. e sono nemici degli sbirri. . Io ci sto a far l'Internazionale. Ciascuno sapeva che cosa erano i Buoni Figliuoli. . . Al primo che si muove per abbandonarmi. dei re e del nome di Dio. che al fioco lume delle stelle luccicarono come la schiena bruna e lustra della biscia frettolosa. .disse. e poi. Ben presto qualcuno propose di tornare in città e di piantar lì Faggioli. "Trovati da lui a mezzanotte al Prato di San Giuseppe". perché vogliono la giustizia. . Ragioniamo. "Sì".E poi. si schiacciano..Io son qui .L'idea è una bella cosa. Dunque voialtri obbedirete Alceste Faggioli. fuori le armi! I quattro sgusciarono con lui certi coltelli a serramanico. Noi poi che cosa sia l'idea lo sappiamo così e colà. sparo! Così sarete assassini. sopraffatto e disperato di quel gioviale ammutinamento: . sul fondamento del farsi giustizia da sé e di certe degenerate tradizioni politiche e corporative. .E poi. e avete da restar qui tutti in ogni maniera: o vivi o morti. ma dove sono le armi? .Ha ragione lui. che sanno tutto.I Buoni Figliuoli.fece Ligopasseri.hanno deciso che gli Internazionali siano aiutati. In ogni modo abbiamo qui cinque lingue che possono parlare per me senza far mercato di parole. società di accoltellatori. senza riconoscer altre leggi che quella della complicità e del rischio. .. . dei preti. fuori che le pillole dei fucili. e siamo tutti qui per servirla. . .Non si pelano. ma non vorrei mica finire malamente. . vuol bene al popolo". . Guazzaloca si accostò a lui. ma non ci piacerebbero le fucilate.Nel forte sono! . .Ma noi non abbiamo armi. . ma sei sicuro che il forte sia roba che si lascia prendere? Il padrone mi ha detto ieri: "Conosci Faggioli?".cominciarono in parecchi. . E anche i Buoni Figliuoli vogliono la giustizia. Non ti sparare.Alceste.scoppiaron voci incoraggiate dal silenzio stupefatto e doloroso di Faggioli: . Il mio padrone di bottega mi ha scritto fra gli Internazionali. .Hai detto niente! .Al forte! . viveva di prepotenza e di ricatto. non con le mani. Non so se mi sono spiegato chiaro.Al primo che muove un dito per toccarmi.Mo zizzole! . la pensa bene.E con che cosa si prende? Guazzaloca ripeté il dialoghetto abusato fra il soldato di Napoleone e la venditrice di noci: . per amore o per forza. dove. interdetti fra diverse inquietudini e maledicendo entro di loro il momento che non erano andati a letto quella sera. Non so se mi spiego. oltre che vigliacchi e spergiuri. che io ho autorità di nominare per questa notte Buon Figliuolo. Un forte si prende coi cannoni da assedio.Buoni Figliuoli.Col martello.Ah son matto? Vi farò veder dunque un atto da matto. dei signori.ha ragione lui. che poi toccheranno tutte a noi. . "è un buon giovane.disse un altro . qualche altro di salvarlo anche per forza. dico io.disse pavoneggiandosi sinistramente quel freddo e spaventoso figuro.disse a questo punto Ligopasseri senza scomporsi e con certa negligenza sprezzante di guappo.

Su questa speranza si fondava poi anche. e in che modo dal forte non li scorgessero.Solo in caso di estrema necessità. aitanti montanari dei distretti friulani e carnioti. a un fischio collegiale di Ligopasseri. suo istruttore. . in esecuzione dei quali la banda di quei poveri diavoli. attirando il fuoco dei possibili difensori. Andavano come farfalle di notte. Dei pezzi egli s'era fatta in quei pochi giorni una conoscenza teorica. le altre sugli altri due lati del terrapieno.. per caso improbabile in quella solitudine chiesastica abitata solo dal prete e da un paio di sagrestani. perché il sottufficiale garibaldino artigliere.Ora .c'è poco da discorrere: andiamo. Comando io. Allora Faggioli espose il piano e distribuì gli ordini. con Alceste. coll'ordine di sopprimere senza rumore chiunque. . tanto li aveva alleggeriti la paura. .Quand'è così. . si rifilò dal lato di settentrione fra un folto spinoso d'acacie.Coll'aiuto del diavolo. mentre Faggioli li avrebbe presi alle spalle dall'interno.s'intende. Alceste. dove il pendio era dolce e dove c'era l'ingresso al forte. e cogli altri tre e Ligopasseri.S'intende.disse Ligopasseri . bisogna dire che il maresciallo e i due sergenti avessero alzato il gomito all'Osteria di San Luca e che le sentinelle dormissero.E comanda dunque. Che il piano potesse riuscire non è credibile. gli altri due Buoni Figliuoli. e ogni romanzo di autore liberale e radicale attestava che ciò sempre accadde.fecero i due.disse.Sai come devi fare? .e Faggioli cominciò a pentirsi d'averli per alleati.non li insultare.disse Ligopasseri. avrebber preso alla sprovvista gli addormentati del corpo di guardia.. . sarebbero saltati dentro il forte. cioè a Ovest e a Nord. Faggioli si oppose: . . Internazionale. tirò diritto lungo le siepi. e rendere impotente la sentinella. Lasciò con loro uno dei Buoni Figliuoli. Mi avete disobbedito Internazionale. di prender il tempo. li scoprisse e minacciasse di svelarli. . non aveva voluto saperne di partecipare a quella "mattata". e negli artiglieri congedati. . e io solo. e sentiva che non bastava.disse Faggioli che s'era ripreso . Sfilarono come ombre per il prato sotto il muro del santuario. Fratelli. senza smuovere un sasso per terra né una foglia nella fratta. . Fatta quella prima mossa. Abbracciamoci tutti! avrebber fatta causa comune.disse Ligopasseri. Lì fu lasciato uno dei tre coll'ordine. Forse stavano sognando le acque di cielo del Tagliamento e le amorose donne di bel sangue friulano. così l'aveva definita. e Ligopasseri col grosso avrebbe dato l'assalto dalla parte piana dove l'opera era aggredibile in forze. presa fra due paure. .ci saremmo risparmiati di seccarci la nostra a parlare. dalla Bastiglia in poi.disse il Guazzaloca.E' sempre bene . che facevan parte della sua truppa. Erano tre: una dove il monte dirupava. . Faceva parte del dogma questa fede.Se ce le facevi veder prima le cinque lingue vostre. . . .Gli dai una coltellata da non lasciarla nemmeno sospirare. mi obbedirete Buon Figliuolo. ma sono riusciti a volte piani di guerra soltanto per la ragione d'essere incredibili. Dunque contava sui soldati .fece Egisto. Inoltre Faggioli faceva conto che i soldati a sentir gridare: Figli del popolo. . salir sul terrapieno. che vestiva il piede della scarpata sopra il dirupo. Nessuno fiatò. . a duecento metri in piena vista. Faggioli aveva persa ogni fiducia. Erano artiglieri da fortezza le sentinelle.vedere fin dove va la vigliaccheria dei poltroni. Faggioli dispose il grosso dei suoi uomini nell'ombra del portico.

non curavano o disprezzavano ogni politica. Era un giovane velocissimo e agile come una scimmia. e te lo mostro io. La sentinella dormicchiava appoggiata alla bocca del fucile col mento. Io torno là.No. Tartagliava dalla rabbia. con queste funicelle e con questo fazzoletto.Io ti voglio impiccare.disse il ragazzo. . anche pi. aspetto la risposta. .nessuno. ma . come in ogni altra braveria azzardata e pazza. Faggioli si rassegnò.Legagli la bocca . . . Il portico era vuoto. . Questi Buoni Figliuoli.intimò. tenendo per il collo un giovanetto pallido e fiero.Questo vuol dire che Ligopasseri ci chiama tutti là. col quale teneva fermi e in rispetto due bolognesi. Passò un quarto d'ora.Tutti no. ma senza spirito chimerico non si farebbero le rivoluzioni. Il Buon Figliuolo aveva il coltello fra i denti. .disse ai suoi .Non importa.o sparo! La sua voce non era di uno a cui non importasse d'essere ucciso. te. che non nascono già dal verosimile né dal ragionevole. correva un rischio disperato. . ma è Ligopasseri. Del rimanente non c'era pi. A rivederci. . imbavagliato. con quella stessa funicella.ammutinati e convertiti per bombardar Bologna. .Siamo intesi? . poi sono scappati tutti senza svegliar nemmeno l'aria.che per lucro e profitto dei delitti. ma la loro cavalleria delittuosa li aveva spinti a mandar quei cinque a prender parte nei torbidi bolognesi. Rispose modulando il medesimo fischio. A Bologna. . tanto meglio se a sfregio d'ogni legge.. e colla schiena alla garitta. .Non c'è un chiodo su questi muri sacramentati? .La paura . se non il forte.Siamo intesi.o è un rosignuolo? . L'altro Buon Figliuolo aveva nella sinistra un fazzoletto e una funicella e nella destra il coltello. . ma la pagheranno.disse uno di costoro mentre l'altro si levava il coltello di bocca. e quarantanove di quelli non sarebbero bastati. Faggioli non ebbe il tempo di chiedere spiegazioni. Anche questa era una chimera.diceva volgendo l'occhio nelle prime luci dell'alba. . . mentre era così lontana da aspettarselo. . . . l'hanno legato. . Intanto il fischio non si sentiva. né di dieci come te. un loro conoscente Internazionale li aveva indirizzati quella notte al Prato di San Giuseppe. . Così partì. Alzò il cane della pistola ed appoggiò la bocca della canna sulla fronte di quell'uomo di cruccio e di sangue. . bestemmiando la Madonna fin nelle pietre della sua chiesa.disse Ligopasseri dalle labbra pallide di furore . perché mi vuoi sostenere che i bolognesi non sono tutti vigliacchi e figli di preti. che non ho paura di te. Ligopasseri schizzava gelido veleno dagli occhi.E' per questo che ti voglio ammazzare! La faccia del Ligopasseri era di uomo da farlo. assalto il forte. Ma Faggioli terminò la scena proterva e feroce.perché non griderò.e mostrava il Buon Figliuolo.che l'impicco. Pare un rosignuolo. Non è vero.fa diventar leoni le pecore.disse a un tratto Alceste.chiese Faggioli a Ligopasseri. faccio il fischio.Alte le braccia tutti. e attesero. Hanno preso questo qui. Andarono. .Impiccami. . Ligopasseri.Ecco.disse il ragazzo. . La povera sentinella.tutti no: io sono qui e ho persuaso questi due a non scappare.l'hanno preso in cinquanta. società di bravacci uniti per mostra e passione e sfogo d'indole efferata e disperata.

Me l'ha detto un amico mio che è dei vostri. e senza prendersi cura di sé. fosse la voce. . . Faggioli si sedette sul parapetto del portico. . essi non sapevano esattamente che cosa erano stati per fare.e dette la pistola al Gombruti.disse ai Buoni Figliuoli. Vi tremava la nausea disperata della vergogna e del disonore. Intanto Ligopasseri faceva schioccar le nocche delle dita. il fatto sta che a braccia levate. il suo scorno.. partirono col loro capo i Buoni Figliuoli.Ti ha messe le mani addosso. perché io gli ho giurato che dove andrai tu andrò anch'io. . non si può! Faccia di gattamorta. quando questi divenne riformista e parlamentare. ripensandoci lo conosceva. . . onesti e non molto intelligenti. Poco pi. ma non fece mai pi. Ma tu mi conosci.Ma tu non sei Internazionale. . fosse la riflessione.Carluccio. Il processo del '76. chiedendogli come si chiamasse. ti dico! . . e infatti Faggioli. dagli occhi chiari. . gli darei io. inferno. ma io volevo scherzare! Faggioli abbassò la mira.Non si può.gli disse in un orecchio un Buon Figliuolo.gi. o forse Ligopasseri sentì una superiorità di quel galantuomo Alceste.niente di notevole.Come hai saputo di questa impresa? .rispose in un soffio Ligopasseri bestemmiando oscenamente. . gran lettore di romanzi e di trattati umanitari e libertari. .chiese Faggioli voltandosi. E in genere quasi tutti i cospiratori di Costa. perché non posso cavarmi questo gusto! . gli dò io? .datemi! . Pianse la sua disdetta. e pianse.Gli dò. con un tal suo goffo e mortificato sorriso.ammazzandomi in questo momento? .No. e studio per prendere la laurea e per farmi degno di diventarlo. . Al mondo ci sono uomini di un minuto solo. gli volse le spalle e tese la mano al giovinetto. Era scrivano nello studio di un noto avvocato progressista e radicale. . Parve col tempo che dimenticasse totalmente e quella notte e il forte e il suo grande entusiasmo per Faggioli e Faggioli stesso. .rispose quello. esile. poi fatto un passo: Ammazzate. in cui comparvero . disse: Eh. .Così dando l'anima al diavolo.Credi tu che mi faresti un dispiacere. Vienimi a prendere. Dopo tutto.Non lo so.proruppe Ligopasseri.Carluccio Gombruti. serbarono di quei fatti memoria come di quel che si dice un errore di giovent-. e non sapeva che mai stesse a far lui. vienimi a prendere. Era rimasto dunque quel giovane entusiasta e risoluto Gombruti.intonarono una canzone ribalda.Tieni. Aveva mostrato molto coraggio sotto il coltello e innanzi al laccio di Ligopasseri. ci s'eran messi per simpatia per Costa.Lo sono nell'anima. alto. Scrivano era e scrivano rimase. .per l'inferno. Fosse la pistola.di uno a cui la morte avrebbe fatto anzi piacere fino al fondo all'anima. come il grosso di tutti i partiti. e quello che gli pareva il disonore di un soldato della Rivoluzione. I tre compagni gli si fecero intorno commossi da quel dolore e intimiditi. mi cavi il coltello di mano. in luogo di ragioni s'eran contentati di parole. morto pochi anni dopo di consunzione e di melanconia. . Spaventa l'animo la vista scoperta delle passioni. e. e di gesuita.la pistola sulla faccia: perché non gli dai una coltellata ora che volta le spalle? . Se si voltasse.

chiese uno. divise da una larga e brulla sella di monte. e ai radicali della Sinistra. non gli venne in mente. e così dolce ormai..Ma non lo stia a credere. gli ultimi gorgheggi di quella notte. .Per colpa mia oggi a Bologna moriranno centinaia di compagni. molte creste di quelle vaste frane di argilla che son dette nel Bolognese calanchi. Accorrer a spiegare il suo smacco. Valli. Si buttarono i quattro alla collina. e fu il segreto di quel melanconico rimpianto. La sua stanchezza intrisa di lacrime era così grande.alla collina. Faggioli lasciò dire e lasciò fare. L'aria vi è chiara. anche contro il parere e i dileggi di Costa antigaribaldino e antiromantico.chiese Gombruti.Dove si va? . . o per proteggere o per mordere nelle avide frane del terreno argilloso. Gli altri due rimasti erano due scialbe figure. monti e fiumi paiono abbracciare. n'era persuaso. per riscattarsi agli occhi propri.principalmente gli imolesi catturati alla Quaderna. salita intanto al potere.rispose uno dei due. sa qual sia la forza di tenui cose sull'animo. . Intanto Faggioli singhiozzava sull'onore perduto di soldato della Rivoluzione e sul moto fallito.Io sono perduto. integro di forze.Alla macchia. e dalla parte della pianura lo limita l'ultimo risentimento dell'Appennino coi due monti di Sabbiuno e di Paderno.Che si fa ora? . sa. o la rivolta vinceva o perdeva. e non seppe nulla di Bak-nin. Passarono Val di Ravone. meno ebbri e impetuosi. perché non dovrebbero scappare gli altri? Siamo tutti di una pasta. . giovava lasciar credere che a Bologna s'era voluto da Minghetti e dalla polizia montare un colpo e gonfiare le cose per coinvolgere gli arrestati di Villa Ruffi coi sovversivi anarchici. e perché? Accorrere a farsi ammazzare.di quel che s'era tramato a Bologna. o in pericoli simili. Li sentì. che gli resero la dolcezza del vivere. rodendo il fianco dei colli che lo sostengono. costeggiarono le vette di Paderno e di Sabbiuno. A monte gira la vasta chiostra dell'Appennino sovrano. . La luce destava canti e pigolii nelle forre. Forse fu colpa di quei rosignuoli. . solo in quel punto. ed entrarono sul ripiano che si apre a moderata altezza fra Savena e Reno. I due fiumi gemelli lo chiudono ai lati. quella stesa adusta . e delle lacrime. Stiamo uccel di bosco finché si può. . dopo tutto. . Se lo rimproverò poi come una viltà. ma pi. argentea veduta. a Domokos. per colpa sua. e della luce. che hanno tutto il diritto d'essere paragonate alla guerra e al duello. In realtà la polizia non conobbe il pi. Alceste. ma non l'avrebbe fatta vincer lui. e i rosignuoli d'agosto. Chi è stato alla guerra o in duello. che non ebbe pipensieri. . che fu notato anche nelle sue deposizioni d'imputato nel processo di due anni dopo. paragonabile soltanto a quella che tenui cose san prendere nelle passioni d'amore e di dolore. e lo spinse poi.Siamo scappati noi. Il giorno era alto e vedeva la sua sconfitta. Quel ripiano è bellissimo e nascosto.arguti che nei primi mesi del canto. con un misto struggente di pena e di consolazione amara.dotti e pi. Tutto era perduto e consumato. In città. . sgranavano nei boschetti di quercioli delle vallette per cui il monte della Guardia scoscende verso Casalecchio di Reno e verso la filanda della Canonica. e scavalcarono per vie fuor di mano. dolce anche nella pena.fece coll'impazienza del buon senso offeso uno di quei due onesti cospiratori. finì in una bolla di sapone. o in quelle disperazioni attive e veementi dell'animo.disse Faggioli. e anche fuor di via. ci sarebbe sempre tempo. poco innanzi che termini sopra Bologna la lunga e lenta corsa digradante degli Appennini. umane.

li vedete? All'osteria.rispose il prete seccato che Faggioli non si levasse il cappello. .Vedete.disse astioso Faggioli. scusi tanto? . avevan già ridotto alle stalle gli scuri buoi e i piccoli aratri montanini. grigio e saporito. .Per questo ho detto che non è un'osteria. e. . . dove la gentilezza e la quiete del luogo forse insegnò alle famiglie che vi abitano la tradizione di gentilezza e di pace dei cipressi. da cima a cima solitari si rispondono senza stormire. non ci vanno. che sono cittadini? Faggioli e i tre fuggitivi si spaventarono. . all'ora di mezzogiorno. Ma la maggior dovizia di cipressi. . Il prete.Allora a rivederci. a circondare le polle. e come sono piantati bene! Incigliano. Ecco! scantonano per i campi. Sono andati all'osteria qui di sotto anche i carabinieri. si è sentito. . . finse di non aver sentita l'empietà della risposta.disse Faggioli aspramente.di campi magri ed eleganti. i pozzi e le aie coloniche. In fila s'accompagnano. da quando ho detto loro che ci sono i carabinieri.Grazie.disse Faggioli. Ma se fosse per amor di Dio. e io ho pensato che se sapeste qualcosa di Bologna. Buon appetito. a quattro.non ho sentito proprio niente. ché il cipresso è l'albero pi.Quel che vi ho detto.discorrer di scompigli a Bologna. . e d'alberi potati. Andate pure all'osteria senza paura. I contadini che adoperano per i lavori estivi le prime ore del giorno e che sul mezzodì le danno al sonno.Per noi? Fa proprio lo stesso. che era acuto e curioso. Ne sanno niente loro.Sono passati i carabinieri poco fa.Si è sentito . ma cipressi. si raccoglie a cingere il sagrato verde della Pieve del Pino. le vie campestri. Ma era un pensiero mio. Basta un nulla a angustiare un fuggitivo.Io non ho bisogno della vostra carità. e non son pini.Don Peppino. non sarà mai detto che qui si neghi la carità. Il prete chiamò il cappellano alla finestra.A rivederci.Paura di che.Meglio. . Scusate se ho sbagliato. Il popolo ha un suo modo di poetizzare anche cogli errori di lingua. solitari s'ergono sulle vette dei brevi cocuzzoli.Ho detto pagando.silenzioso che esista. I crampi della spossatezza travagliavano Alceste. annaffiato d'acidulo mezzo vino. Quanti sono. .replicò il prete. s'aggruppano a tre. e avevano già fatto il pasto loro di pane. . in gruppo par che s'intrattengano fra loro. a cinque. in sottana stinta e verdiccia per l'età. fresca nella sua grazia villereccia. Essi avevano sete e fame. .Niente. giusti e modesti. cipolla e sale grosso. forse che non vi farebbe piacere raccontarlo a loro. di terre gialle e grigie e azzurre. Il prete della Pieve stava sul prato all'ombra a fare il chilo.si potrebbe aver qualcosa da mangiare e da bere? . I nostri arrivarono alla Pieve.chiese Faggioli. . Le cicale strepitavano e garrivano vicine e lontane. Sbirciò i forestieri che si toccavano il cappello. . come facesse tanto per dire: . .Questa non è un'osteria. Era un prete di campagna. . . . Ne sa qualcosa lei? . . .e neanche dell'amor di Dio.disse quando questi s'affacciò. . come se tutti gli altri sparsi vi conducano.Pagando.disse . E a me volevan dire che non sanno niente dei fatti di stanotte? Povera . .

. .e un po' di pane. ed era un'autorità questa. taci. il mio giovanotto. di dove si specolava su molte strade vicine e lontane. . e lo guardava scuotendo il capo: . .il moto è fallito. . . .Le vie del Signore. . . Quando li vide da vicino. e.E come? . il patema e la stanchezza furon piforti di lui.Oh. . .disse il contadino. sarebbe stramazzato. pagando. . . . e masticavano il pane. Il contadino era andato a postarsi dove s'allargava la vista in capo all'aia. Intanto gli altri facevano scialba comparsa. Ma ci si mise la vecchia madre. e la moglie del capoccia sentì pietà per Faggioli.due uova a bere.disse Faggioli .nascondeteci. la saggia e operosa reggitrice della casa. . .Dunque .ripeté la vecchia. .di loro ma sì dei carabinieri. .Io non so di popolo e di non popolo.Che cosa avete mai fatto. . che dall'uscio di casa li squadrò scuramente.poverino.Anche a Bologna dunque .sono note a Lui solo.La faccia l'ha buona.anche se parla senza criterio.Nascondervi? E non ho da aver paura? Uscì intanto la famiglia.Mamma. A un tratto tornò in fretta: . com'è bianco. .chiese il contadino sporgendo il mento verso Faggioli.Che male ha? . La vecchia volle che col pane mandasse gi. . arrivati adesso a cavallo.chiese .io. Dapprima il contadino aveva temuto di loro. e ora lasciatemi dire il breviario e fare un sonnellino.gente! Eh.Perché rifiutano l'amor di Dio. da ridurvi così? La faccia l'avete buona.Tu. Alceste sulla panca accanto all'uscio aveva ricuperato respiro almeno tanto da ringraziare. con cui è meglio far conoscenza da lontano.Non abbiate paura di questo: oppure nascondeteci nel fienile. Faggioli provò a muoversi per andarsene. .assicurò il prete.fece il contadino spazientito. sono già castigati.cominciò a dire .E' sfinito. Fallo sedere almeno. .Marianna. ma il breve riposo gli . per questo galantuomo che si sente male. Il disagio.disse il prete . donna. lo so e mi basta.disse. chi siete voialtri non lo voglio sapere.Manigoldi! .Si è visto .disse la serva sopravvenuta.un grande via vai di quei tali.Un po' d'acqua .disse. ma chi sono quelli là colla lucerna in testa. Il resto ha da venire. . . se non fossero stati pronti a sorreggerlo per le ascelle.disse il marito. . Faggioli allargò le braccia melanconicamente. L'erta che stavan facendo per uscir di strada lo vinse. come s'arrampicano! .Sentite. . . che abbiamo fame.Che cosa cercate .Li ho sentiti io con queste orecchie. Queste sono ancora rose e fiori. Così arrivarono sull'aia d'un contadino. e per noi.Dio Signore.si faccia come vi pare a voi. La nostra colpa sta tutta nell'amare il popolo.maledì la serva. tu! . ma questo governo italiano se n'accorgerà che cosa vuol dire rubare Roma al Papa e spargere l'empietà fra il popolo.domandò il cappellano. non temette pi.da queste parti? .castigali! . Ce ne sono altri due alla Pieve. in risposta alla buona vecchia.diceva intanto Faggioli .Ma proprio? . .disse Gombruti . . Guardateli là. se ci sono già in giro i carabinieri. la privazione. .

per la Via Emilia verso Bologna. nella quiete alta e vivente della notte campestre. logorandola. che sfece un rovere per fare un cavicchio. Gli altri pensavano allo stomaco. Alle case di San Lazzaro. che andasse a seppellirle. anzi gli tornò in bocca una parola di quando era bambino.e cercate di rimettervi un poco in forze. Ma Simon Viollet fece un discorso breve: Hanno fame e sono stanchi anche i miei carabinieri. Vogliono disfare il mondo. fino alla mattina seguente. dalle pareti aperte. quando il contadino li fermò. incolonnata dai carabinieri del capitano Simon Viollet. subito dopo il fatto della Quaderna. proseguirono verso Bologna. .e levarsi in piedi a suon di piattonate. levando nell'aria immobile e nel sole spietato una scia di polvere.umana. Perciò chi grida. Bastavano i carabinieri fiancheggianti la lamentevole colonna per sorvegliarli.casa che mai. a San Lazzaro qualcuno della languida truppa gridò d'aver fame e d'esser stanco.presto possibile. . e c'era anche qualche famiglia signorile di villeggianti contenti di avere uno svago in quel torrido e sonnolento pomeriggio dell'8 agosto. copriva. Oramai in lui e negli altri parlava soltanto il sonno. Forse avevano sperato che il capitano requisisse per loro qualche mezzo quintale di pane. lo farò gridare di pi. . ma soltanto di mangiare. dove tutto il paese e le vicinanze erano accorsi al passaggio.Dio vi rimeriti. che non la sono andati a cercare. Sbiancò e ricadde seduto. il torturante sonno. issando quel povero cencio d'Alceste.Nascondetevi nella figna. e spesso. E trascinando i piedi. c'eran stampate su terracotta le iniziali di Gessalvatore degli uomini. era stata avviata. Gli altri avevano le mani libere. Sulla porta di stalla era inchiodata la stampa di Sant'Antonio. Non voleva che si scoprissero in casa sua. In testa cavalcava Simon Viollet. e dietro di lui veniva Abdon ammanettato. che avete bisogno di questo. . . le mettesser gi-. La casa era antica. Sotto. Erano le tre o le quattro del pomeriggio.aveva fiaccate le ginocchia del tutto.paura non avere. preso da crampi e da capogiri. "Figna" è chiamato questo palco. persuase. la sconfitta La banda degli imolesi. Se non sfamò. Che si ricordasse dell'Internazionale fra loro c'era di sicuro Abdon Negri solo. affumicata. Gliele dette. e con quelli non si scherza. a terreno. pi. nel fresco della notte a Pieve del Pino. . Eran già sulla scala a piuoli. Così su quella casa avevano operato le intemperie e i danni e il tempo e l'uso.e sono come Mastro Tampicchio. ma facendola pi. Questa volta Faggioli non pensò a rifiutarla. X. Le mura rappezzate confortavano come la faccia d'un vecchio e rustico galantuomo provato dagli anni e dal mondo. e dormirono sedici ore e pi-. Se avessero avuto armi in tasca. entro un assito. Sulla porta arcata. e chi si buttasse a terra. . Le donne invocarono la carità cristiana. c'è la rimessa dell'aratro o del carro.domestica e pi. . In capo alla via rettilinea cominciò ad apparire la Torre degli Asinelli. all'uso antico bolognese. scrostata. logora. E del resto nessuno aveva voglia di fuggire.disse la vecchia.aggiunse. Il quarto d'angolo a mezzogiorno-levante. ed era viva sua madre: . Occorreva una tempra come quella di costui per non cedere alle contusioni della caduta sotto l'urto del cavallo.disse il contadino quando le donne l'ebber smosso. dal battente frusto e i cardini languenti. Faggioli aveva le pistole. il palco di legno su cui si stipava la paglia e il fieno. la stalluccia del somaro. Cadder sulla lucida e folta paglia recente.Male non fare. Aveva sentito all'osteria discorrere che a Bologna comandavano i militari. per uscirmi di casa al pi. .

eccitata. d'Imola in fiamme. . Notabile. che per l'occasione diventò siberiano.lunga ed agile come una freccia. brache lise e scarpe fruste. Non sapendo con chi prendersela. ridicoli. e la leggenda favoleggiò di un comunardo petroliere terribile. Erano irritati i bolognesi. rivoluzionario spaventoso. e le grida riempirono la vecchia strada signorile e austera: . La folla cominciò a far coda dietro e accompagnamento ai lati sotto i portici. perché le voci passano muri e serrami. perché se non fosse stato vile essa avrebbe da obbedirgli. dalla Siberia per lo meno. vendettero quanto vollero. camicie sbrindellate. chi aveva scarpe ai piedi. S'improvvisò in città una specie di carnevale. E corsero subito voci. l'effetto non mancò. dalle risa ai gridi. loquace. che impiantaron sotto i portici i banchi stillanti dell'acqua che geme sotto il coltello da quelle fresche carni insipide e dolcigne dove occhieggiano i semi color d'ebano.Carogne! . cominciavano le delusioni.Soldati del Papa! Soldati dal Becco di Legno! .vicino di malcontento. . e le porte chiuse.Come a teatro. che i carabinieri avevan lasciato loro perché potessero appoggiarsi e trascinarsi lungo la strada. che tra fame e fastidio di tanto pubblico faceva un viso durissimo. per la maggior parte. che là ci sarebbe stata una minestra e un pancaccio almeno. di commemorazione della cacciata degli austriaci nel '48. e non piegava d'un dito la testa.Scannapagnotte! . ed egli temette che fosse preso Bak-nin. colle loro carrette in forma di navicelle bianche.Scacazzoni! . lasciando star la storia. Dagli scherzi ai lazzi. venuto non si sa di dove. I venditori ambulanti di sorbetti.Morti di fame! . Cento ragazzacci erano. e camminavano a testa bassa col solo pensiero. avevano finito di scioperare una popolazione di per sé curiosa e avida di novità e concorrente a ogni spettacolo. che suscitava infinito sussurro col suo aspetto. e di lingua impertinente. giacche lacere. di un gigante barbuto. con Abdon Negri. fischiò. che vide Carlo V e Napoleone. non s'era mai visto concorso pigrande per quella Strada Maggiore. miserabili. ma la cortigianeria della folla è molto complessa. passato Abdon. è che mezza Bologna conosceva benissimo Abdon Negri di Imola. La ragazzaglia accorse.Faccie da morti in piedi! Certo. nel '57. d'una battaglia alla Quaderna. e non degnava d'uno sguardo la folla. sode al tatto. Quando comparve la testa della colonna. ha contro di lui rancore. Qualche vecchio volle dire che dalla venuta di Pio IX. Sui deboli perdenti essa sfoga anche l'astio naturale contro i forti vincenti. col capitano. come a teatro. Furon battezzati subito Esercito della Fame. Ma procedendo la fila. insultare dei vinti prigionieri non era un atto esente da vigliaccheria. Arrivarono a Porta Maggiore disfatti. coi bastoni puntuti. Già la giornata di commemorazione patriottica avrebbe dovuto essere di mezza festa. i cocomerai.borbottò seccatissimo Simon Viollet. e tutti sparuti. per la storia delle voci. Fu questo ben presto il grido di rimprovero universale della folla. la gente si sentì positivamente truffata nella sua attesa. la voce dei fatti rivoluzionari. Ma quel giorno d'agosto il popolo trovò un argomento pi. che ha sentimenti complessi ma espressioni semplici: . e l'aspettativa pubblica era grande. La voce arrivò anzi fino a Costa in prigione. I giovani badavano alle ragazze floride. Da un'ora i portici di Strada Maggiore erano gremiti. perché l'autorità aveva dovuto ordinare che si rimandasse il fuoco d'artificio alla Montagnola. quando levavano gli occhi a guardarla. e mentre disprezza ed opprime chi ha perso perché le par vile. bramosa.

Se non farò altre battaglie. Quando Costa seppe che entravano nelle carceri del Torrone gli imolesi e il Negri.Quando comprese che il popolo rimpiangeva un fuoco d'artificio. tanto che fu messo in cella separata e condotto a prender aria da solo. non appena il giorno 9 tentarono di prendere il largo sugli Appennini. Costa non aveva perso l'appetito.sopportabile. a quelli non parve vero d'aver da mangiare e da dormire. al dire del prete della Pieve del Pino. di Bologna e di San Giovanni in Persiceto. che la divinità cominciava a averne abbastanza della nequizia umana. verso sera. fece uno sterminio di tegoli. confluì in quello ingenuo e naturale del popolo. . erano arrivati rinforzi da Modena. I carabinieri la battevano giorno e notte. fu noiatissimo di quegli applausi: . Chi comprava i giornali di Roma. che scatenò sul borgo di San Ruffillo grande violenza di tuoni. che forse non l'avrebbe data in cambio di aver vinto e di raccoglier lui gli applausi.meditato. piche un fuoco d'artificio. rimaneva punto nella civica vanità.il sovversivo che mi voleva sparare. La popolazione civile improvvisò una di quelle dimostrazioni alla forza pubblica. per voialtri perdiamo i fuochi! Alle Due Torri cominciò ad affluire il pubblico dei benpensanti. farina e forche! E fu tanta l'amara sua dilettazione nel dirlo. e delle contumelie del Biondino si curavano assai poco. buono e spiccio militare. di chi ha terre e rendita da perdere. bella gloria! Questi borghesi perdon la testa per amor della cassaforte. L'Argalia invece gli portava ogni giorno un cestino colmo di roba da mangiare. persero interesse e novità. grandine e vento. ormai balordi del tutto. Il 9.Vi conviene e fate bene. per vedere che cosa ne dicessero alla Capitale. intorbidò molto e gonfiò la scarsa vena del Savena. come scrissero i giornali in cronaca. Anche Faggioli e il Gombruti. e rinfrescò l'aria quando veramente pareva che l'afa non fosse pi. ebbe sollievo che questo non fosse Bak-nin. si formò in Val di Savena un turbine ciclonico. brontolò: . Altri fuggitivi. Anche i discorsi di caffè e di farmacia sui fatti di Imola e della Quaderna e sulla congiura dei Prati di Caprara.Vigliacchi. Molte risate e applausi raccolsero i monelli col lancio di buccie di cocomero sui disgraziati. e andò a fare in parlatorio una scenata di gelosia a Andrea Costa.. I secondini ci ridevano. poi si infuriò e coprì d'insulti i primi che incontrò nei corridoi e in cortile. acqua. e lo sdegno. mostrò. trattandoli di vigliacchi e di scannapagnotte. Don Ferdinando di Borbone delle Due Sicilie quella formola la diceva amenamente e pi. Vera Karpof aveva avuta l'autorizzazione di visita.Feste. Abdon Negri non si curava di niente. Mi piace quasi quasi di pi. dopo qualche giorno. scoprendo che dei . per esempio il brillante "Fanfulla". Il capitano Simon Viollet. la città fu tenuta militarmente. Tanto è vero che l'istinto dispotico e il disprezzo del popolo si trova nei tirannicidi almeno altrettanto che nei tiranni. E nel caso particolare. furon catturati vicino a Pieve del Pino. Abdon Negri fu passato in infermeria. . nell'entusiasmo zelantissimo delle quali traspare sempre l'incomparabile servilità dei denarosi e dei provveduti in qualunque ordine e regola sociale essi vivano. Erano state richiamate le truppe dai campi della Porretta e di Piteccio. Fece del danno assai. pi. si dettero alla montagna. ma questo fu fatto smettere da un gesto del capitano e da un paio di ingiunzioni brusche dei militi della Benemerita. fulmini. Agli applausi borghesi disse fra sé: .borbottò.per ridere che per offendere. Del resto. Abdon Negri con furore e disprezzo.

del traffico. quanta storia è passata da allora sulla Via Emilia! Arrivarono popoli dalle Alpi e dagli Appennini. da quello dei bolognesi "Burgi Sancti Felicis". pensando di fare un bel fatto e che occorressero a Mazzini e a Aurelio Saffi. i magnifici etruschi. non la strada dalla regione.resistente nei secoli è il suo fragile ossame composto nella pia terra.che nomi dell'antico tempo trascorso. Nacquero sul suo asse le città dove si scopre il lastrico romano e il selciato etrusco sotto le macerie barbariche. che era a caccia sulle . e servì a uomini belluini e a belve per cercar l'acqua e la preda e per condurre le prime greggi. noi del nostro passato e dell'età del nostro genere non sapremmo quasi nulla. gli indispensabili moderni. XI. dopo Brenno. Quirinale e Via Emilia La Via Emilia è fra le pi. vide anche questo.gran fatti di Bologna quelli facevano appena menzione in poche righe di cronaca. da quando i cacciatori cominciarono a portar notizia delle montagne ai pescatori. i celti furiosi: tutti lascandovi testimonianze di sepolcri. e ancora e sempre d'armi e di leggi e di popoli fino a noi. a forza di nevi alpine e di pioggie appenniniche. ultimo lembo della maggior palude dove il Po. Barbarossa. per scambiare coi cacciatori e coi pastori delle caverne le originali scoperte di una selce appuntita in cima a un'asta. Tanto servì e tanto seppe questa strada. di una selce da fuoco. e dei remi e d'una vela. serbò memoria di due nomi del tratto di essa che attraversa Bologna. e Bak-nin. e che. che. e di una barca scavata in un tronco. servì agli uomini che avevan piantate palafitte nella palude e che avevano imparato a pescare. distinguendo il linguaggio dei bolognesi "Stratae Maioris". se è vero che i greci stimavano la nobiltà delle famiglie e delle città dall'essere state nominate nell'Iliade. dimostrarono già intiero in potenza l'animo umano. poco pi. disegnò anch'egli di assalir la città da Strada Maggiore e da Borgo di San Felice. e conobbe la sua sconfitta sulla Via Emilia. il nomenclatore d'Italia. da quando lungh'essa gli uomini della preistoria esaurirono con queste scoperte press'a poco tutto quel che distingue dall'istinto bestiale la conoscenza e la capacità dell'uomo. che la sanno pi. da quando. dopo tanti popoli ed eserciti e re. dal continente e dal mare: veneti ed umbri. Cesare Borgia e Napoleone. di un curro.lunga. rassodata e diradata. di una leva. dell'agricoltura durante la conquista e la pace romana. da quando cominciarono a formarla i piedi nudi degli uomini delle caverne. Dante. Se non fosse così. coll'ingegno. che la gente chiamò infine la regione dalla strada. e dopo essere stata la via degli eserciti. che rendevan loro notizia del mare. li hanno cambiati. e coll'arte. e via del Sacro Romano Impero e dei Papi. avrebbero dovuto essere considerati titolo di famosa nobiltà. di una ruota e della fusione del bronzo. Questi nomi. Da quando. tratturo e callaia che seguiva le colline sul margine del grande acquitrino renano. fu via d'invasioni e di risse immani. di una pentola e di un manico. colla comunità e certo colle religioni prime. si cercava la via del mare senza risparmio di secoli.nobili strade dell'Occidente e della Cristianità. che il popolo serba ancora. Ma nell'anno della nostra storia non erano ancor cambiati. Cesare. delle splendide Signorie. 2 I torbidi avevano richiamato Re Vittorio. E' una strada destinata. poiché fra le opere dell'uomo di gran lunga la pi. dei Comuni popolari e guelfi. i greci ingegnosi.

sue Alpi.Non è gran cosa. Garibaldi: a modo suo. . il Re Carlo Alberto. Vittorio Emanuele che le aveva ascoltate passeggiando. c'è gusto a fare il re costituzionale! Se fossi Mons. la piazza di Monte Cavallo e i due eroici nudi delle statue. debito d'onore secondo me. Ah. il paesaggio dell'anima di lui. si era portata una seggiola nel vano di una finestra del Quirinale. .nessuno! Quanto a Roma. La politica la lasciai fare a Cavour. .Insomma. colonnello dei cavalleggeri.Se non lo dite lo pensate.Grazie. Voi dite che la facevo anch'io? . che pareva la voce crepuscolare di Roma estiva sontuosa. ferme nell'armoniosa tristezza della perfezione greca. un soldato.. ci siamo venuti e bisognava venirci.. Sono teste traviate. voleva tutto lui. alla Capitale e al caldo. .protesto Minghetti. Minghetti? . che prediligeva la Val d'Aosta e San Rossore. lo dico anch'io. di disfar quella vergogna.Maestà . e fumando un sigaro guardava col melanconico furore di un cacciatore costretto a perdere la caccia. . perfino al genio di Cavour. Minghetti: sapete che cosa ha sofferto.Savoia. .disse il Re. faceva tutto lui. certe pillole non me le farebbe mandar gi. gran testa. Lo dicono. Maestà. di. ascoltava il singulto della fontana nella vasca. e si trattava di vendicare quella giornata. Io ho chiesto al sindaco di Milano di fare una piazza dove c'è quel palazzo.coll'aria militare. Il 9 d'agosto verso sera. . c'è gusto. Minghetti. Non c'è stata maniera. Poi. io? . curiale. Quando questi gli ebbe date le ultime notizie da Bologna. e pi. del ministro. quando dovemmo ripassare il Ticino. quella veduta. gli chiese se "la grana di Bologna" era tutta lì.disse il Re soddisfatto della risposta. Era tutta lì per ora.disse il Re. dentro la stanza dov'era mio padre.Lo dico anch'io. dignitosa. veramente non so che dire. specie nella circostanza critica di Villafranca. Io stavo meglio Re di Sardegna in Piemonte. . e i ministri. lo so anch'io. . Ci siamo venuti male.Lo dicono i demagoghi. Maestà. . eccola qua. .disse Minghetti sorridendo a quella brusca impetuosità che conquistava al Re Galantuomo irresistibilmente le simpatie. Il Re. troppo violento. . e già la vogliono disfare! Che cosa ne dite voi.interruppe officiosamente Minghetti. Finalmente siamo venuti a Roma. Per un Savoia questo non fa dubbio. voi. e guardandolo di sotto in s. Del '66 non parlo.che abbia lavorato per mio piacere personale a farla. a cavalcioni sulla seggiola. Ma ho avuto il trono a Novara io. mi pare che ci aspettasse così . Ma a Milano c'è un palazzo dove si vedono ancora nel soffitto le schioppettate che la canaglia della strada tirò nel '48. Novara fu vendicata. . . di.che bella. ma.Amanti notturni. non stava mai quieto.Maestà.disse il Re. un gran soldato. non dico che figura facevano i ministri.suggerì con squisitezza cortigiana Minghetti. Nasceva un caso di stato. io che stimavo macchiato il mio onore di soldato perché non si andò in aiuto di Napoleone III. Eravate del suo stato maggiore.Maestà. sbaglierebbero.. diciamo la verità. . .ma insomma l'abbiamo appena fatta questa Italia. E furono nuovi pensieri col '60. Non era.il senno e la forza d'animo vostra hanno avuto molto da insegnare.e il mondo è di chi se lo piglia. E' bella. .Demagoghi o no. .Insomma. aspettava il Presidente Minghetti. e avete forse ragione. dite pure. si fermò davanti alla persona alta. Ma esser venuti a Roma alla maniera di. io che me la presi col Sella e col ministero in modo.continuò il Re.Se credessero . . inquieto.

che vorrebbe abolita ogni autorità e proprietà. colui che detiene. per quanto mi risulta. . che rispondeva . atomica. . Maestà. che queste cose le ha dette un professore. anche la pi.Ve ne sarò grato anche per me. . . individualistica. Intanto credete che potrò tornar presto s. Appartengono alla società che ha centro in Londra.chiese il Re meravigliato.ugualitaria e collettiva. .Sbagliando s'impara. che vuol tutto uguale. L'importante è aver la coscienza tranquilla d'aver fatto il proprio dovere.folle. e utopistica e pi. poi disse: . . E questi ribelli di Bologna che cosa vogliono precisamente? Sono repubblicani? Si immaginano che nascer re sia una fortuna? E' la volontà di Dio. . ci si odia. avranno le frazioni. .Se Vostra Maestà permette. Si fa tutto per l'Italia.Maestà.Pi. . . queste cose le sapete meglio di me.Comunardi? .Maestà. . dando la ricchezza e gli istrumenti alla collettività di chi li adopera e di chi la produce.Spero che fra pochi giorni Vostra Maestà sarà soddisfatta. Ma egli è soltanto l'ultimo di una serie di utopisti. per quanto mi dite si divide di già in frazioni. . Minghetti. in cui sempre del cattivo si mischia col buono.Giustissimo anche questo.La Maestà Vostra ha colto giusto.che comunardi sono Internazionali. per quanto sarà anche bene non sbagliar troppo. Minghetti. che si chiamerebbe grecamente anarchia. .poco! Il Papa mi chiama l'usurpatore.Addio. .La Maestà Vostra parla benissimo. ma che cosa non si farebbe per lei? E che tutto sia per il suo meglio! Re Vittorio rimase un poco sopra pensiero. Che questa gente.in Valsavaranche? I miei battitori hanno scoperto lo stambecco. che si dividano la pelle dell'orso prima di averlo preso. Minghetti. Minghetti. Sarà una bella cosa? Un progresso? .Voi. parlate molto bene ed è un piacere starvi a sentire.Anche in Italia? .Voi. quasi quasi. abbattere tutte le frontiere e fondare la comunità dei beni e delle nazioni. . ogni secolo ha le sue idee. Addio.Scommetto. quando saremo davanti a Quello per il quale siamo tutti uguali. Carlo Marx. eh? Ci si lamenta. direi che importa che ognuno faccia quel che crede essere il suo.E dopo tutto s'immagineranno di fare il loro dovere anche loro. parlo da cacciatore. mentre il ministro attendeva licenza. questi giovanotti? . Questo palazzo non l'han fatto i Savoia ma i Papi. e lassle giornate buone sono contate e preziose. sto per dargli ragione. nella setta essi appartengono a una frazione avversaria del Marx. siete uomo di studio e di lettere. Minghetti. ci si fa la guerra. non avranno pi. "Bisogna morire" Fruggeri non si era sentito di lasciare Bak-nin. per fondare la comunità propriamente libertaria. .nazioni. Un economista e filosofo tedesco israelita. . Lasciamo stare. Minghetti! La seconda cosa è che mi pare.Non mi adulate. anche se per avventura sbaglia e merita pena.Vostra Maestà indovina.disse Minghetti che nel '48 era stato ministro costituzionale di Pio IX in quel medesimo Quirinale e che era in grado di comprendere a fondo la verità umana di quelle parole stizzite. Minghetti. Minghetti. Bene. Io vi chiedo soltanto se credete che avvocati e professori siano mani da saper tenere il mondo. Sapete che cosa dico io? Due cose. e che vuole unire tutti i proletari del mondo. XII.Sono socialisti.

che la riscontrò carica. Ma questo non lo assolse presso Cafiero e presso i rigidi.fece l'ufficiale. Fu messa la pistola sul tavolo da notte. che d'allora in poi lo tennero. note alla polizia come una località dove gli uomini nascevano rivoluzionari a quel modo che in un paese nascon piuttosto biondi che neri o viceversa. . il passaggio dei ribelli e della forza levarono grande sussurro e scalpore nel Borgo.da Bologna. due scudi d'argento. Per conoscere l'indole di questo Fruggeri giova un fatto che accadde due anni dopo. Ross lo aiutò a spogliarsi. . possedendone quattro in tutti. Fra i vecchi Internazionali. Ross accennò a Fruggeri di contentarlo. Egli dava alla cosa un valore morale e simbolico. La polizia non è venuta. . Naturalmente i carabinieri li perquisirono. Bak-nin. Gli avevan sottoposti al capo . . Lo tenevo per scaramanzia. e alla messa del giorno 9 il prete annunciò che domenica a otto avrebbe fatta parola dal pulpito sugli avvenimenti. e che bisogna piuttosto morir di fame che spender l'ultimo scudo. con averne dati ben due alla cassa comune. ma insomma anche la miseria è un'eredità. . .Ho sempre sentito dire che i soldi non corrono dove non ce n'è. appena arrivato a casa di Fruggeri. che s'eran risentiti nell'uva e nella frutta. e ci si affeziona ai ricordi di famiglia. sequestrando ogni oggetto personale.Vivo no. veneratori del nome di Cafiero. in sospetto e in disparte. Cafiero scomunicò Silvio cogli occhi. E' nella tasca dei pantaloni. Le armi ai Prati di Caprara. e un maresciallo che prendeva in consegna la roba e ne rendeva conto ad alta voce all'ufficiale. Fu data la caccia alla banda dispersa.Ora calmati e riposa. Anche alle case del Pontelungo.Ma qui sei al sicuro.disse Fruggeri raccogliendo gli abiti.Vivo non mi prenderanno. nella stamberga di Borgo delle Casse.Dove porti i vestiti? . ai moti di San Lupo. . Fruggeri versò dieci lire.Lasciami la pistola. che ne chiamasse degli altri. .A mia moglie.Silvio Fruggeri. . che li spolveri. . Ora non corsero molti giorni che la banda fu catturata. furon molto attivi e bruschi nel dare aiuto ai carabinieri e ai soldati.questo è l'unico che abbia soldi in tasca. E armai che ci sarebbe stato a fare? Sandrone aveva caricate le bombe nel carretto e le era andate a nascondere nel greto del Reno. Le esperienze della Baronata e la rottura dolorosa con Bak-nin avevano confermato e irrigidito la mente esaltata di Cafiero nella sua fanatica e mistica avversità contro la proprietà privata. e qui i contadini. non mi prenderanno! . Cafiero ordinò che ognuno versasse alla comunità fin l'ultimo centesimo.Toh. la cosa piacque poco. con suo rammarico.appena qualche monosillabo a Ross e a lui. E' vero che nelle tasche nostre aveva sempre trovato da ballare.diceva Michele premendosi al petto il palmo della sinistra in un gesto pieno di pànico quasi per tener giil cuore che lo soffocava in gola. spesseggiarono le perquisizioni. il quale per altro non seppe mai capacitarsi di non aver fatto molto. quando cioè egli partecipò sotto gli ordini di Carlo Cafiero e di Errico Malatesta e del famoso Stepniak. quel fatto pesò poi sempre contro Fruggeri. operaio. in tasca di:. . dopo qualche orologio e i coltelli e simili cose.poveri. E soggiungeva: . Le pene dell'asma e del caldo tormentavano dunque nel letto odioso la disperazione dell'animo di Bak-nin. Riunita la banda dei cospiratori. e non riuscì uno dei pi. si mise a letto. E uno di quei due era stato di mio nonno e di mio padre. .Lasciami la pistola. A Silvio. disse. e dovette esser sorretto per far le scale tali erano le fitte del cuore ammalato e l'affanno.

. Ma le caverò il divertimento io! . . Già da tempo io non cercavo altro che una fine. Bak-nin sembrò calmato inaspettatamente da questo discorso. ma non bastavano a rendergli il respiro libero. Rivide sé stesso in lacrime nella stalla ad accarezzare la testa del prediletto cavallo. . Ma la vita vuol essere pi.Io sapevo come sarebbe finita. rassegnarti.gli chiese . i seminati di segale e di frumento. .Ho seguito te e le idee di libertà. .O Ross. .alle nostre idee di tanti anni.tre guanciali. stette quel disperato pi. la neve. . per me tutto fa lo stesso. i cani festosi. il villaggio. pi. mai! E tu lo potresti. Michele Alessandrovic. pareva pi. . e lo ringraziò. ma funesto e .fede. perché non mi pare che sia pi.di tre ore muto. di un casamento antico dai tenui soffitti di arelle e dai pianciti di mattone su travicelli sottili. Rivide i suoi ritorni da Pietroburgo.riprese Ross senza rispondergli.Sempre qui. dimmi. noi siamo vecchi e abbiamo fatto tutto quello che abbiamo potuto.l'età. Sarà quel che sarà.L'unica .Buona notte. Non rifiuto di morire per queste idee.Dove sei stato . . che te ne pare? . aveva canzonato crudamente. L'affanno e il tremito del corpo gigantesco scuotevano il letto e facevano tremare sottilmente il pavimento.che io abbia amato. non hai pi.disse Ross trasalendo . ti ricordi? .Tu non credi. che sarebbe indegno. la prima volta che partì da Priamukino per la scuola militare di Pietroburgo. La mia vita è stata la fedeltà a un'ombra e a un patibolo. tu? . il futuro artigliere che piangeva. non mi cambio. amico mio.ti ricordi come ti aveva battezzato una donna. Probabilmente aveva cominciato in quel momento a odiare la divisa fin allora desideratissima. .E mi avresti lasciato andare a morir da solo. e.In niente sempre. Ecco. il fiume lento. Non diserto. l'odio esaltato e spropositato. i giorni di nuvole e di sereno. in niente. A occhi chiusi. Rivide i campi e i prati. Ross.Mai.forte di noi fino all'ultima fine. ma soltanto della volontà.Caro Ross! Ora vorrei dormire. . Il generoso animale rispondeva alle carezze e pareva che lo capisse. ma pulita. Sorrise lungamente. tu non credi pi-. scoperti sul soffitto imbiancato. . i servitori. o forse capiva davvero a modo suo il dolore del ragazzo. fattolo venir in mezzo alla famiglia e agli ospiti ancora lacrimoso. dunque? .disse. Era una camera spoglia. tese la mano sorridendo un poco. i contadini. Questa non ci è mancata. e che mi ha tradito. Michele. . forse credendo di far bene. Poi guardò Ross. . a Londra.Che dovresti farti una ragione. perché non mi pareva che valesse la pena.Michele Alessandrovic.perché furono quelle di mio fratello. . che non gli era strappato dal male fisico ma dalle riflessioni che gli passavano sotto la fronte. col nudo colonnato sopra i gradini d'ingresso. e non ci lascia liberi di scegliere nemmeno questa.Da parecchi anni. con qualche gemito stranamente infantile. Ma la madre ne rise. alle quali non credo pi-. io ti confesso.E a te.di dieci anni fa? Il Cavalier Sans-Souci. Nessuno è responsabile degli eventi.Non lo facevo capire.Tu? E lo dici ora soltanto? .calmo e meno oppresso. la vasta casa a due piani. quarant'anni! Io sono lo zimbello della sorte maligna.in questi giorni? . Quella mortificazione. Porta via il lume. che non credo pi.

Berardi.disse Leonesi.Alle quattro . Domattina senz'altro. lo riassalirono. Tutto.niente.Non verrà mai pi-.disse Leonesi. come sul punto acuto della sonnolenza vien meno col desiderio il piacere: e si dorme. capì.E io dico . tutta di pace. Guardigli. ed egli non sentiva pi. A ogni obbiezione o risposta o dubbiezza degli altri replicò furiosamente la stessa parola: .potrei mancare alla pi. .Sarebbe un sacrificio inutile. e vita e morte. . .Siamo in sei. . e costoro furono in condizione di raccontargli come le cose s'erano risolte in fumo definitivamente.rispose quegli.disse . in russo. Era già passata la mezzanotte. In quel punto entrò Ross in punta di piedi. . introdusse Fruggeri e Leonesi. . . senza curiosità.grande follia della mia vita? . la desiderava anzi. . cosa che gli procurò castighi e umiliazioni esacerbate. Si sentì così felice.fece Guardigli. Bak-nin allungò la mano sul tavolino da notte.Non è mai inutile il sacrificio! Bisogna morire. .che bisogna campare: guarda mo'! Bak-nin. Gli parve d'essere schernito ancora e sempre.Bisogna morire! Poi si interruppe e.Allora. . egli non sapeva pi. domandò a Ross se ci stesse. . . .Non lo può dire nessuno. . gli parvero un desideratissimo sonno. pur senza intender il dialetto. Quella stessa delizia obliosa s'era come intontita nell'animo suo. Fu come se in perpetuo non avesse desiderato. Si sentiva già morto e stava già bene. Alla sventura ormai non si ricusava pi-. non dalla madre sola. .vero.riprese. come se il destino sul finir della vita gli si dichiarasse in quel ricordo del principio. tende l'orecchio dietro l'uscio e tormenta la .Bisogna morire! . uno dietro l'altro. Avevano lasciata la candela accesa.Ma dov'è il popolo. E dall'intimo fondo dell'esser suo pensò che non aver avuto amor di madre significhi segno di sventura perpetua. a ingiuriare e a levar la mano contro sua madre. Per le scale e per la strada Guardigli continuava a commentare lo strano volere di quel matto. e quella veglia. la Muraviev che l'aveva ricusato clamorosamente al tempo delle sue condanne in Russia. .se non ne vuol sapere? . il torpore. Erano le tre e mezzo.gridò Bak-nin. .Certo. Così un amoroso attende che la casa s'addormenti e che i passi e le voci tacciano.fece Bak-nin.Non abbiamo armi. . Prese in mano la pistola e alzò il cane. che volle vedere l'ora dell'orologio. fra la costernazione generale. come lo chiamava lui.Cavaliere Sans-Souci! Poi si rivolse agli altri.Bisogna aspettare un'occasione migliore. Gettiamoci alla piazza fra il popolo. senza saperlo. nient'altro fin a quel punto.Ah. e:.neanche se fosse ancor viva. fervida. . Era una voglia morbida. La invocava. ma dalla sorte. . . poco gloriosi.bastiamo e siamo anche troppi. e si voltò dalla parte del muro. che in quel momento l'aveva infuriato. come se nella feccia desiderasse e sperasse di trovar quel che non sapeva ancora e la pace dell'ultima disperazione. .sparerò. Sua madre.disse. e visto Bak-nin sveglio cogli occhi da febbre. .Non occorrono. amena e dolce.buona notte. . Gli fu resa e se ne andarono.disse Berardi.proruppe in dialetto Guardigli . I minuti passavano. .

maniglia; e: - Non la finiscon mai di girare per casa stanotte! - Non è tanto per prudenza che aspetta il sonno di tutti, quanto perché della sua felicità è geloso, perfin dei respiri, e non sa solitudine che basti. Così tendeva l'orecchio Bak-nin. La casa taceva, ma qualche passo, una ruota da lungi, il fischio d'un treno, un canto in una via vicina, passarono. Mancavano cinque minuti alle quattro. Ancora cinque minuti da vivere. Entrò Fruggeri, che era a piedi nudi, vide l'arma, esclamò: Neanche se me l'avessero detto! - si gettò innanzi e gliela levò di mano. Bak-nin sentì quel che si prova al primo destarsi dal sonno dopo un grande dolore, quando il dolore è già tornato pi- aspro, quasi che il sonno abbia resa la forza per soffrire, e la memoria, quasi che il dolore sia sceso pi- fondo di lei nella carne, cerca per un momento la causa del dolore ridesto prima di lei. - Chi sei? Perché? - chiese Bak-nin. - Perché - rispose alla sua maniera Fruggeri - non c'è il tempo di pentirsene, quando si è fatto quello sproposito lì. A qualunque altro argomento Bak-nin, sconfitto, disperato, ateo, rivoluzionario, filosofo, avrebbe avuto di che rispondere, ribattere, confutare, sdegnarsi, esigere e imporre la sua libera elezione di morire. Ma a quello di Fruggeri non seppe che dire. - E poi, - soggiunse questi umilmente, - se mi credi e se non te n'offendi, mi sono messo a volerti bene. In casa mia non lo farai. - Potrei alzarmi e andar fuori. - Della mia amicizia vuol proprio dire che non sai che cosa fartene. - E non sarebbe pi- da amico, Silvio, che tu mi lasciassi fare? - Forse hai ragione, ma io non posso. Due grosse lacrime impacciate, inette, disavvezze, ma sincere tanto, spicciarono dagli occhi del buon Fruggeri. Una viltà suadente, incolpevole, vitale, invase l'animo, turbò il sangue di Bak-nin. Non si sarebbe pi- ucciso. Egli sentì d'avvampare fin dietro gli orecchi. - Rendimi - esclamò - quella pistola! E' mia, è mia come la mia vita, che non voglio cedere a nessuno: a niente e a nessuno. Io non voglio serbare queste vecchie ossa al disastro e al ridicolo miserabile di questa giornata. - E a me sembrerebbe di ammazzarti, se te la rendessi. - La passione rivoluzionaria non è nel popolo. - E dunque la colpa non è tua. - Io ci ho creduto! Ora non starò a far da peso alla terra e da uomo di troppo. - Parla, che ti farà bene. Bak-nin maledisse lui e la sua carità, il popolo e Bologna, l'ora e il tempo e la propria nascita. - Se noialtri ci siamo portati male, - disse Fruggeri, - un'altra volta noi, o qualche altro nel mondo, che è lungo e largo, si porterà meglio. - Il popolo non è quello che ho creduto fino a ieri. - E bene, può darsi che ne abbia anche le sue ragioni! A questa uscita inaspettata quanto ragionevole, Bak-nin scoppiò in una risata. Era sul principiare, una risata ammalata, che si fece pischietta via via che si stendeva. - Ora vedo che comincia a passarti, - disse Fruggeri, - e son contento. Ma non hai nessuno al mondo da risparmiargli un dolore siffatto? E il popolo, e lascialo pensare ai casi suoi anche lui! Se sbaglia, avrai la soddisfazione di potergli dire somaro. Se ti desse retta a te, tanto per dire, e poi le cose andassero peggio d'adesso,

e ti toccasse di sentirti dire che sei stato tu a fargli fare uno sproposito, non sarebbe peggio per te? Io parlo da quell'ignorante che sono, ma mi sento di dire che il mondo mi par fatto d'una tempera che vuole il suo buono e il suo cattivo. La ragione combatte, e non è mai tutta da una parte sola. Tutta quanta la composizione e la regola della macchina sono di un misto e di una misura da sembrare un birillo che abbia il culo pi- peso della testa. Se gli dai la balta da diritta, salta tanto a man stanca quanto dalla dritta l'avevi sforzato. E dunque chi sa che ieri non abbian avuto ragione i bolognesi a non voler ribaltare il birillo, per quanto scappare non sia mai una bella azione? - Tu hai - disse Bak-nin - pi- proverbi e pi- sentenze di Sancio Pancia. Ora mi puoi rendere la pistola. Gliela rese. - E se il mondo è fatto come dici, - aggiunse Bak-nin, - che cosa ci resta a noi? - Dormirci s-, direi io parlando sempre a lume di naso, dormirci sfino a domani mattina. Quando Bak-nin, rimasto solo, guardò nella pistola, vide che il buon Fruggeri aveva levate le cariche. Nei giorni seguenti lo ringraziò pi- volte del suo affetto, ma l'altro faceva lo sprezzante, dicendo che non aveva voluto un suicidio in casa per paura della polizia. Intanto la natura, riparatrice anche quando a poco ci sia pi- da mettere riparo, lo addormentò profondamente, per la prima volta da che aveva passato lo Spluga e fatta, con tante speranze, quella sana dormita in casa di Sandrone. Averle perse tutte, le speranze, gli dette la stessa pace che averle tutte intatte. Non tutto il male vien per nuocere. XIII. Epilogo dell'esperienza Le ali ardenti e temerarie dell'utopia erano cadute come ali da teatro, e Bak-nin si destò sereno e curioso del mondo. Era una curiosità pacifica, di ogni e qualsiasi oggetto. Per quanto gli paresse di aver da apprendere tutto, cioè quel che in sessant'anni aveva ignorato o visto di straforo coll'occhio dell'arbitrio e dell'idea fissa; tutto il vasto mondo, le tantissime cose, ora che di vita gli restavano mesi pi- che anni, non gli facevan fretta, non erano una ricchezza da dilapidare per timor d'essere tardi a goderla. Il mondo era una ricchezza sua e senza fondo, tranquilla, inconsumabile. Già si sa che era uomo di pronti e decisivi rivolgimenti. Scoprì così in un'ora l'immortale beneficio dell'esperienza, dono virile, che in sé stessa ha il bene di rinnovarsi. Sentì voglia di paesi nuovi, e dichiarò a Ross e a Fruggeri, stupiti e lieti di vederlo così sereno, che sarebbe andato in America. Con che denari, non stette a mettersene in pensiero. Veramente era capace di chiederli a Cafiero, per poco che le circostanze tornassero a permetterlo. Intanto era senza un soldo, e Fruggeri fece una raccolta fra i rimasti a piede libero, per pagare a Bak-nin e a Ross il viaggio fino a Zurigo. Bak-nin cominciò subito a leggere i giornali politici, cosa che da molto tempo aveva lasciata, e a informarsi di che cosa dicessero o facessero un cancelliere Bismarck a Berlino, il ministro Thiers o il tribuno Gambetta a Parigi, i partiti d'Inghilterra, il Vaticano e le nazioni, cose che aveva giudicate fin allora trascurabili al confronto della sua grande idea. Anche verso l'autore di quell'Internazionale in cui aveva voluto creare uno scisma, si sentì

disposto a equità. Era come una convalescenza fisica e intellettuale. Era anche la calma e la distanza dalle cose del mondo che precedono la morte. E questa doveva coglierlo in Zurigo a casa del buon amico Vogt, che tanti inutili buoni consigli gli aveva dati per la sua salute, nel 1876. E poiché gli ebbe lasciato frattanto il tempo di godersi abbastanza, e non tanto da annoiarsene, la ritrovata quiete, la morte con lui non fu maligna. Partì Michele Bak-nin da Bologna il giorno 12, di mercoledì, travestito da prete. Una vecchia veste gliela procurò, prendendola a credito da un rivendugliolo del mercato settimanale delle robe smesse, che si dice "La Piazzuola" a Bologna, l'amico Fruggeri. Ross rimase com'era, tanto non poteva conoscerlo nessuno. Non avendo passaporti d'uscita, perché nel partir dalla Svizzera Bak-nin non aveva pensato a ritorni, dovettero studiare di passar di frodo il confine, ciò che venne lor fatto tre giorni pi- tardi senza inconvenienti. Fruggeri, per condurre i due fuggiaschi alla stazione, fece venire un suo amico fiaccheraio colla carrozza. Era una di quelle capaci carrozze di piazza a soffietto, in uso a Bologna, battezzate con una certa pompa "landò". Bak-nin s'era rasa la barba e i baffi, tagliati i capelli, e, in abito talare, riusciva un canonico molto imponente. Non era del resto il suo primo travestimento pretesco. E aspettando l'ora, ci scherzava sopra con quella svogliatura di melanconia che tinge le attese di partenza. Quando si sentì per Via Pietralata il rumor delle ruote sui ciottoli del selciato bolognese, Bak-nin abbracciò Fruggeri. - Silvio, - gli disse, - non so se ti debbo ringraziare della vita che mi hai conservata, ma so che sei un vero amico. - Non me lo dire in quella vesta, - scherzò Fruggeri per combattere la commozione, - se no per odio ai preti non ti posso sentire! Si fece alla finestra e disse al cocchiere di tirar s- il soffietto. - Con questo caldo? - oppose quello da gi-. - Tira s-, e non ti curare. - Vogliono i servizi dell'amicizia, - borbottava ubbidendo l'amico cocchiere che era uomo stizzoso e borbottone, - e poi sono anche insolenti, e comandano! Fruggeri non scese alla porta, per essere in minor numero possibile a farsi vedere, e rimase alla finestra dietro le griglie. - Un reverendo? - fece il vetturino al comparir di Bak-nin. - Che Silvio si sia convertito? Dalla finestra Fruggeri gli fece cenno di sbrigarsi e di tacere. Allora aprì lo sportello a Bak-nin. Al fatto insolito di una carrozza nella popolare Via Pietralata, s'erano già raccolti alcuni ragazzi, ai quali la sottana da prete ispirò dapprima un certo rispetto, aumentando la curiosità. - Muore qualcuno? - domandò un ragazzo. - Asino, - rispose una beghina che passava, - dove hai visto il Santissimo? E' questa l'istruzione che ti danno a casa tua? E il governo vuol mettere delle scuole! Mandateli alla Dottrina, altro che leggere e scrivere! Il vetturino sbirciò le vaste dimensioni del cliente, e pensò: Varrebbe corsa doppia un simile omaccione. Bak-nin, che passava malamente per lo sportello, introdusse una spalla di sbieco, e stava levandosi col piede destro sul predellino, quando le vecchie molle sfiancate sbandarono, il piede gli scivolò, e il possente torace del finto sacerdote s'incastrò nel pertugio

Modestia: e non si fidò di sé. Colla presunzione viene l'inquietudine. per quanto rasata e chiericata. . è una sentenza . Ross non sapeva che pesci pigliare. che era andato a donna. tanto pi. la sinistra fuori. buia e malcontenta. dove difficilmente qualcuno avrebbe mai chiamate le guardie. conosci quel che ti occorre.gli disse Bak-nin con imperio.Il Tentatore. per farsi intendere pi. si rigirò. dopo quella dell'amor di Dio. fece forza. e si vede gente agra.Via! . La ragazzaglia si triplicò in un istante. che ripeté per anni. e quella reliquia rivoluzionaria andò ignota all'asta del Monte di Pietà. che per farsi venire a noia la salute va a cercare le idee strampalate e i rischi mortali ai quattro venti. sui guasti subìti e sul pericoloso servizio in cui l'aveva impegnato. Il cocchiere terrorizzato chiedeva ai quattro venti chi gli avrebbe pagati i danni. di quel discendente di boiardi anarchico. già si disse. Accorreva gente a vedere il prete. Mettetevi in testa che per essere onestamente felici bisogna far così: ama quello che è tuo. di non aver bisogno di Colui senza l'aiuto del quale ogni opera è fondata sulla sabbia. da uomo. . In questo frangente. citò.da che parti rifarsi. perso ogni rispetto. stracca ed infida. ma non ebbe mai i soldi. il cocchiere salì a cassetta. il vetturino andò da Fruggeri a fargli rimostranze. con che bestemmie aiutarsi. Ma Bak-nin. nella predica in cui fece accenno ai fatti che avevano turbata anche la sua parrocchia e le vicinanze. e per concludere anche noi. Così disse l'arciprete. Fruggeri per altro lo mandò sempre al diavolo. non potendo tirarsi né dentro né fuori.Ecco cosa succede . Vigilanza: e non si fidò delle apparenze.Via! .ristretto. Ma potevano arrivare da sé.sacramentava il vetturino . né. l'apologo locale del diavolo al Pontelungo. e ricuperato a fatica l'uso delle braccia. . Che cosa salvò le messi dei nostri nonni? La vigilanza e la modestia dell'arciprete d'allora. sfogato il ridere. E così concluse: . fu preso da un riso smisurato. e partirono fra gli schiamazzi. si contenta di canzonarlo. come si esprimevano. Il vetturino non sapeva pi.a fare i servizi per amicizia! Voglio chiedere a tutti i santi qual'è il diavolo dei miei peccati che mi ha messo fra i piedi questo prete matto. come se in casa non ce ne fossero abbastanza. Fruggeri non sapeva se a scendere avrebbe fatto bene o male. e i ragazzi stavano richiamando l'attenzione su quei pantaloni. non credette tutto buono. Ross si impacciava alla peggio d'aiutar Bak-nin. Dopo. con grande ansietà di Fruggeri.vivamente dal suo rustico uditorio. Comparve agli astanti fra strepiti di gioia la faccia poco devota. tutto bello. se ne vanno pazienza e discrezione. L'arciprete di Borgo Panigale. che si aprì con impeto. perché la giornata era serena. in modo da non potersi aiutare. che lo incastrava sempre pi-. Così. I ragazzi cominciarono a rumoreggiare e a festeggiare il caso. senza pagarlo. quando non gli riesce di mettere il mondo allo sconquasso. Bak-nin. quello di quei paraggi. La gente capiva che non si trattava di un prete. Era un territorio franco. La destra gli rimase dentro. di potere. che badava a ridere. e fa' quel che fai. e sganasciò il soffietto. Non c'è altra regola. Il mondo è di natura maligna. La cosa poteva diventar pericolosa. nettando e rimettendosi il cappello da prete. sbuffando. Aveva anche promesso a Bak-nin di disimpegnare l'anello paterno.gli ripeté Fruggeri dalla finestra.che la sottana scomposta dava a vedere i pantaloni lunghi di foggia borghese. tutto facile. non credette di sapere.

E però. ma la storia del diavolo al Pontelungo non ebbe mai meno di cento anni. i nonni la tramanderanno ai nipoti dei nipoti. se i nipoti la riseppero dai nonni dei nonni.che ad alcuni finirà e ad altri no. E nulla sarà che non sia già stato. Fine .

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