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Lucio Lombardo-Radice Istituzioni di algebra astratta con “Esercizi e complementi” acuta di V. Corbas e G. Panella Ecdixjone rioeduta ° : : Giangiacomo Feline Eatore Feltrinelli Milano Prefazione Questo libro non 2 stato scritto per i colleghi universitari e per i ricercatori matematici: ¢ stato scritto, innanzitutto e soprattutto, per gli studenti del Primo anno del corso di laurea in matematica, per i quali 2 previsto, a par- tire dal 1961-62, un esame “ fondamentale” di algebra. (Di altre categorie di Lettori che questo libro ambirebbe avere, si dird tra un momento.) Questa prefazione, invece, 0 scritta per i colleghi dell’ Universita ¢ per gli altri matematici di professione, ciob per coloro che conoscono gia gli argomenti trattati nel libro (tutte le prefazioni, del resto, sono scritte di necessita in un meta-linguaggio rispetto al linguaggio del testo). Sento infatti il bisogno di dare ai colleghi e “ correligionari” matematici di professione qualche spiega- xione preliminare. Non mi preoccupano le imperfezioni, che so ¢ immagino numerose. Non sono un“ perfexionista”’: preferisco una tempestivita efficace a una messa a punto che faccia perdere a un'opera il suo momento. Se questo mio libro, come Spero, ha in sé qualche motivo di validita, meritera una seconda edizione; ¢ allora potrd farne una revisione davvero officace, percht Jo avrd letto non solo con gli occhi miei e con quelli dei miei collaboratori immediati, ma con quelli del pubblico al quale 2 destinato, ¢ dei colleghi matematici che avranno voluto Servirsene. Se, invece, questo mio libro non andra avanti, cid accadra per sta intrinseca debolexza; neanche la pid esauriente messa a punto di ogni minuto Particolare lo avrebbe potuto salvare dalla sua sorte. Nel presentare questo mio libro ai colleghi matematici voglio rispondere sananzitutto a una domanda che 2 legittimo fare, ¢ che io mi sono posta pid volte: “ perché non utiligzare uno degli ottimi manuali stranieri di algebra astratta oggi esistenti, invece di scrivere delle istituzioni italiane che si rico- noscono in partenza cariche di imperfexioni?” Non ho creduto il caso di fare una bibliografia dei testi d’ algebra stranieri ebe ho consultato : volta a volta bo atto citaxioni, in modo da invogliare il x Prefazione Lettore a ricercare questa o quell’opera. Dird qui soltanto che mi sono stati particolarmente utili tre algebristi di grande classe, con Je loro numerose opere didattiche: 1) yrancese Dubreil, l’americano Jacovson, il sovietico Kuroi. E, naturalmente, come per tutti i matematici della mia generazione, fonda- mentale nella mia prima formazione culturale di algebrista é stato il trat- tato dell’ olandese van der Waerden. Perché non adottare una delle magnifiche opere di questi (0 di altri) insigni autori come testo per gli studenti italiani del primo anno di matematica? Non escludo che nella mia decisione di scrivere, malgrado cid, un nuovo te- sto, non abbia giocato (inconsciamente) il gusto e l’ambizione di “ faire le livre.” Credo perd abbiano prevalso motivi impersonali e razionali, che passo ad esporre. E vero, si, che la ricerca scientifica ha carattere internazionale e che — al livello della ricerca e della “‘ cultura di frontiera”’ dalla quale la ricerca parte — siazno tutti cittadini della stessa polis matematica, e non pit ita- liani 0 americani o francesi o russi. Se, pero, non esiste una ricerca matema- tica naxjonale, esiste — io credo — una didattica con un’impronta e una tra- dizione naxionale. Si scrivono Note e Memorie per lettori apolidi (0, se si vuole, per lettori cosmopoliti); si scrivono libri di testo per cittadini di un paese, per giovani allievi di una scuola nazionale, che possiedono una lingua e una fradizione culturale. A 18 anni, un giovane 0 una ragazza si disorientano e si scoraggiano facil- mente se, entrando all’ Universita, si trovano di fronte a un linguaggio, a un discorso, a una mentalita del tutto nuovi. La connazionalita — che é un Satto culturale, e non solo linguistico — offre le migliori condizioni per comprendere le difficolta reali dei giovani di fronte a nuovi studi. Il fatto che questo volume sia basato sulle esperienze di tre corsi di algebra, di qualche centinaio di esami; il fatto che esso abbia raggiunto la forma attuale dopo due stesure intermedie, discusse a fondo con i miei assistenti; la partecipazione alla riunione nazionale indetta dal Conarm a Pisa per esaminare ¢ dibattere i problemi del nuovo insegnamento — tutto cid non rende in alcun modo questo libro mighiore di tanti analoghi testi stranieri; pud essere perd che lo renda pit adatto alla formazione matematica dello studente italiano di oggi, migliore hic et nunc. Tuttavia, la ragion d’essere pid profonda di questo libro é un’altra. E non 2 una ragione interna alla matematica: 0, piuttosto, il problema della collo- cazione della matematica nella cultura. Se avessi pensato (se pensassi) che la matematica é solo tecnica e non anche cultura generale; solo calcolo e non anche filosofia, ciob pensiero valido per tutti, non avrei fatto il matematico (non continuerei a farlo). Sono uno dei non pochi intellettuali italiani che, in un succedersi di generazioni, hanno se- Prefazione guito all’Universita i corsi di studi di matematica per una“ infezione filo- Sofica liceale,” come diceva di sé conversando con gli allievi uno dei grandi maestri che ho avuto la fortuna di avere nell’ Ateneo romano tra il 1934 ¢ il 1938: Federigo Enriques. All’Universita, il maestro che predilessi e prescelsi fu Gaetano Scorza: colui che pit di ogni altro mi sembro sentire con contenuta passione, e mi fece sentire, la matematica come arte, come filosofia, come pen- siero. L’indirizzo di ricerca che decisi di seguire sin dagli anni universitari fu Valgebra astratta, non solo per virtsi e per stimolo del maestro Gaetano Scorza, ma perché mi sembro di vedere concentrata nell’algebra astratta la pit potente “ carica’’ innovatrice di pensiero. Questo modo (mio come di tanti altri) di essere matematico corrisponde a una tradizione umanistica della matematica, particolarmente forte e consa- pevole in Italia (fare altri nomi oltre a quelli decisivi nella storia personale di chi scrive sarebbe, all’incirca, scrivere la storia della matematica italiana negli ultimi cento anni). E una tradizione che é, nello stesso tempo, un’ antica e spesso drammatica lotta del matematico italiano per affermare — fuori della sua“ provincia scientifica’’ — il valore della sua scienza come cultura e pensiero di tutti. Questo volume vorrebbe percid essere un libro di informazione culturale e di formazione mentale da tutti utilizzabile (almeno in parte). Vorrebbe esporre quei fondamenti dell’astrazione matematica di oggi che debbono di- ventare “ senso comune”’ domani, non diversamente da quanto @ accaduto per il principio posizionale nella numerazione. Poiché, allo stato attuale, ri- tengo che il corso d’algebra del primo anno di matematica sia destinato essenzialmente a far pervenire le menti dei giovani a un certo livello di astra- tone coll’introduxione di certi procedimenti mentali standard, ho gindicato possibile scrivere un volume che sia insieme manuale scolastico e libro di “ cultura disinteressata.” Un “ libro da leggere”? per curiosita o per esigenva intellettuale ¢ non solo per il dovere di sostenere un esame. Un libro ‘di aggiornamento della propria cultura professionale e della pro- bria mentalita matematica in vista di una modernizzazione di tutto l’inse- Snamento matematico, per i colleghi che insegnano negli Istituti di istruzione secondaria. Un libro per arricchire ¢ rinvigorire il proprio pensiero (di speri- mentatore naturalista o di indagatore di fenomeni umani) con Ja conoscenza di alcuni nuovi livelli raggiunti dall’astrazione matematica, cio di strutture mentali utili — a mio avviso — in ogni tipo di ricerca (utili al “ pensare in generale” e non al solo “ pensare matematico”’). Di um siffatto — ¢ ambizioso — proponimento alcune scelte sono a mio parere conseguenza necessaria. Prima di tutto, una scelta di linguaggio. Questo 2 un libro di mate- xI Prefazione matica “ discorsivo”’: @ stato voluramente scelto, per scriverlo, il linguaggio comune. In secondo luogo, uns scelta di metodo. Ho cercato di non imporre nulla al Lettore (“‘ devi fare cost, i motivi li vedrai molto pit tardi”’); ho cercato sempre non solo di far capire il testo pagina per pagina, ma di far compren- dere il perché di quel testo, di quella successione di pagine. Percid, quasi sempre, il procedimento “ naturale” di formazione di un nuovo concetto pre- cede la sua definizione formale. Da cid, il rilievo dato alla genesi storica dei concetti e dei metodi dell’algebra astratta (ad essa sono dedicate sette Note storiche separate solo tipograficamente dal testo). In terzo /uogo, una scelta di contenuto. Essendo prevalente l’esigenga della impostazione mentale, era necessario — a mio avviso — non solo iniziare con gli“ insiemi privi di struttura” e dare una certa ampiezza alla esposi~ xione dei concetti e delle costruxioni insiemistiche, ma anche assumere quei concetti e quelle costruxioni come“ prototipi” per tutti i successivi sviluppi. Dalla linea concettuale: insiemi-corrispondenze biunivoche-equipotenza, si passa infatti in modo naturale alla linea: struttura algebrica concreta-iso- morfismo-struttura algebrica astratta. Cost dalla linea: insieme-equivalenza- insieme quoxiente, discende facilmente la catena logica: insieme con operazioni- equivalenza componibile rispetto alle operazioni-struttura quoziente. O an- cora: le operaxioni sui sottoinsiemi di un insieme, la costruzione di nuovi in- siemi a partire da due (0 pitt) insiemi servono da “ base mentale” per ana- loghi, 0 pit complicati, procedimenti costruttivi relativi a questo o a quel tipo di struttura algebrica e alle sue substrutture. Alcuni concetti-tipo e alcuni procedimenti-tipo sono esposti, in tutta la loro generalita, nel secondo capitol. Che @ secondo perd solo nella logica della scrittura, ed é invece ultimo nella logica della Jettura di chi affronta per la prima volta un testo di algebra astratta. L’esperienza mi fa ritenere impossibile — oggi come oggi — la utilizza- xione di tutto if materiale contenuto in questo volume ia un corso di algebra per il primo anno universitario. La sovrabbondanza del materiale risponde ad alcuni precisi motivi. Innanzitutto, consentire ai colleghi che volessero ser- virsi del volume una certa varieta di scelte. In secondo luogo, dare al princi- piante un testo che possa essergli utile anche quando principiante non sara pit, al quale possa tornare per un ampliamento della sua cultura algebrica dopo Vesame. In terzo luogo, offrire al lettore “ filosofo”” alcune conquiste del pen- Siero matematico, di carattere concettuale-critico, che interessano invece solo marginalmente chi voglia impadronirsi della tecnica algebrica (mi riferisco soprattutto alla distinzione tra “ insieme”’ e “ classe,” ¢ alla conseguente rimoxione delle classiche antinorie della teoria degli insiemi, argomenti ai XIT Prefazione quali sono dedicati alcuni paragrafi det capitolo primo che possono essere omessi senza pregindizio del successivo studio). Cu. voglia comprendere V’algebra astratta, non importa se per esigenze stru- mentali o per curiosita intellettuale, deve accompagnare Ja Jettura di un testo (sempre relativamente “ passiva’’) con l’impegno attivo di risoluzione di pro- blemi. I] volume é pervid corredato da un gran numero di esercizi e comple- menti, raccolti da Vassili Corbas e Gianfranco Panella. In ognuna delle quattro sexioni nelle quali sono suddivisi (gruppi; anelli; reticoli; spazi vetto- riali) gli esercizi salgono molto gradualmente di difficolta. Dalla verifica quasi automatica, che pud incoraggiare la ragazza, il giovane sgomenti per le inconsuete astrazioni delle prime lexioni, si sale su su fino al vero e proprio problema, che pud interessare ¢ appassionare anche lo studioso esperto. La raccolta (e la creaxione!) di esercizi ¢ complementi, & stata fatica in- telligente di Panella e Corbas, non mia. Gia questo fatto indica che opera, nel suo complesso, 2 frutto di una collaborazione. Ma, se pure scritto da me, anche il“ testo” deve essere considerato un “ lavoro di gruppo.” Bi il risul- tato di tre anni di collaborazione, di amicizia, di discussione e di critiche re- ciproche del “ collettivo di lavoro” dei corsi d’algebra di Roma svoltisi tra w 1961 ¢ il 1964, collettivo composto da me e dai miei assistenti Michael V. D. Burmester, Vassili Corbas, Gianfranco Panella (Burmester ci ha lasciati da qualche mese, chiamato ad insegnare a Londra; non ha percid potuto aiutarmi nella correxione delle bozxe, per la quale debbo ringraziare soprattutto l’attentissimo e “ criticissimo” Corbas, ma anche Panella, e il dottor Galileo Violini, un giovane fisico teorico appassionato all algebra). Anche ai miei allievi di quei tre corsi di algebra debbo molto: li ringrazio per Ja loro attenzione, per il loro interesse, per la loro confidenza: sono loro che mi hanno fatto molto spesso capire che cosa “ andava” e che cosa “ non andava.”” Questo libro 2 dedicato a una persona che non lo leggera mai, impegnata com’e in altra ¢ lontana scienza: a mia moglie. Ma senza di lei non sarei io, in quel poco o molto di buono che ho, neppure come algebrista, Lucio Lombardo-Radice Roma, 25 febbraio 1965, xl Capitolo prime Lnsiemi privi di struttura 1*. L! metodo della matematica moderna: assiomatizgazione, studio di strutture formali Che cosa é la matematica moderna? in che cosa si differenzia da quella “classica?” in particolare, qual é la differenza tra Palgebra astratta studiata nel primo anno del corso di laurea in Matematica, e Valgebra elementare delle scuole medie su- periori? Una esauriente risposta a tali interrogativi é la conclusione, non la premessa, di un volume che si proponga di esporre i fondamenti, e i primi sviluppi, dell’algebra astratta. Ci sem- bra tuttavia opportuno dare al Lettore un orientamento men- tale preliminare, un’idea generale, e sia pure generica, del me- todo che verti seguito, un’indicazione della “ strada di pen- siero ” che dovra percorrere. A tale orientamento dedicheremo i primi due numeri del primo capitolo. Essi potranno essere omessi in prima lettura, dovranno comunque essere riletti dallo studente al termine dello studio dell’intero volume. La matematica & sempre astrazione. Anche gli elementarissimi numeri natarali (inteti positivi) sono astrazioni. La matematica moderna si differenzia da quella classica per an pit elevato grado di astrazione, raggiunto, in primo luogo, coll’impiego sistema- tico del procedimento della assiomatizzazione. Per una prima illustrazione di tale procedimento, prenderemo le mosse dagli interi relativi (positivi, negativi, lo zero). 1 Contrassegneremo con un asterisco,*, i numeri che possono essere umuesal senza un essenziale pregiudizio per la comprensione del seguito. La matematica @ sempre astrazione Proprieta for- mali degli interi Proprieta for- mali come identita Per | polinomi: le stesse pro- prieta formali (c. I, 1*) Istituzioni di algebra astratta Consideriamo alcune proprieta notevoli degli interi relativi. Jn primo luogo, sono definite due operazioni: l’addizione (sim- bolo: +), e la moltiplicazione (simbolo:-, 0 semplice giu- stapposizione) tra interi, cioé due “ leggi di composizione ” che associano, ciascuna, a ogni coppia? di interi: (@, 6) un ben determinato intero ¢ (¢ = 4+ b si chiama la somma,c=a-+b il prodotto di a e 6). Ambedue le leggi di composizione verifi- cano le “ proprieta formali” della associativitd e della commu- tativitd; sono connesse tra di loro dalla /egge distributiva, che & anch’essa una “ proprieta formale.” (Le proprieta formali sono relazioni tra interi identicamente soddisfatte, 0 identita, cioée uguaglianze verificate per qualsiasi sostituzione di interi al po- sto delle lettere-indeterminate che in esse compaiono; cosi, «+b=b+ a é verificata quando al posto delle lettere 2 e b si sostituiscano interi relativi comunque scelti.) Osserviamo ancora che lo 0 é@ elemento “ indifferente,” o mextro, per la addizione, cioé che: 0+ ¢=a4+0=a quale che sia l’in- tero a, e che ogni intero @ possiede un opposto, — a, cioé che Pequazione: a+ x= 0, ammette una e una sola soluzione quale che sia la scelta dell’intero a. In secondo luogo, notiamo che anche la divisione dei numeri (interi relativi)-in positivi, negativi, e nulli (lo zero), da luogo ad alcune proprieta formali. Cosi, dato un qualunque numero 2 non nullo, avo, e uno solo dei due numeri a, — a & positivo (simbolo: > 0); inoltre, dati due numeri positivi quali si vogliano, anche la loro somma e il loro prodotto sono positivi (se ¢2>0, b>0, allora anche 2+ b> 0, a-b>0). In luogo dei numeri interi relativi, consideriamo ora poi- nomi a coefficienti interi relativi: A= Ax" + amt wot ayy Xx + aay a # 0, = Oy X™ + by K™A TD A On + Om bp 0, * L’ordine degli elementi nell’interno della coppia non ha importanza in que- sto caso, perché: a+ b=b+a; a-b=b-a, cioé perché le operazioni sono commutative. * Nell’ipotesi che il coefficiente, ap, del termine di grado massimo, x, sia non nullo, si dice che il polinomio ha grado effettivo n; ay si chiama allora il coefi- ciente direttore del polinomio a. Insiemi privi di struttura (c. I, 14) Osserviamo che, per denotare un polinomio generico, inde- terminato, abbiamo usato lettere latine minuscole: a, b, ... cosi come avevamo fatto per indicare numeri interi relativi indeter- minati, discostandoci dalla notazione funzionale abituale: a (x), b(x), ..., colla quale si sottolinea che i polinomi a, b, ... sono espressioni nell’indeterminata x: il simbolo @ potra intendersi come abbreviazione del simbolo a(x), né vi potranno essere equivoci, perché i coefficienti (numeri interi) vengono da noi rappresentati da lettere latine minuscole munite di indice: ag, yy very Aig vee Orbene: anche tra polinomi sono definite due operazioni, che continuano a chiamarsi con i nomi di addizione e molti- plicazione, e a denotarsi con i medesimi simboli delle omonime operazioni tra interi (tutto cid é ben noto dall’algebra elemen- tare). Di pit, per x positivo sufficientemente grande, diciamo per ogni numero reale x > N, essendo N un intero positivo abbastanza grande, si ha che il polinomio ¢ = a(x), conside- rato come funzione della variabile reale x, ha lo stesso segno di a (prevale il contributo del termine di grado piu elevato, da un certo “ momento ” in poi: come si intuisce, e come verra rigorosamente dimostrato nel corso parallelo di Analisi ma- tematica). Chiamando un polinomio a + 0 “ positivo ” o “ ne- gativo ” a seconda che il suo coefficiente direttore a) & posi- tivo o negativo, si vede senza difficolta che sono verificate le medesime proprieta formali prima enunciate relativamente al- P“ essere positivo” nel caso degli interi relativi. A questo punto occorre compiere quella “ operazione men- tale” che é la prima caratteristica della matematica moderna. Occorre prescindere dalla natura degli elementi a, , ¢, ..., non pensare pid ad essi come a numeri interi, o a polinomi, o ad altro che sia; occorre invece considerarli come puri simboli, suscettibili di assumere volta a volta i pit svariati significati concreti. Occorre, nello stesso tempo, prescindere dal signi- ficato concreto delle operazioni (nel nostro esempio: + e -), dalle proprieta ¢ relazioni (nel nostro caso, dalla proprieta di essere positivo, in simboli: “ > 0”; anche lo 0 @ un simbolo caratterizzato formalmente dal fatto di essere “ elemento neu- tro” rispetto all’operazione “+ ”!). * Ul concetto di numero reale si suppone noto; per la detinizione assiomaticy dei numeri reali, v. il c. X. La definizione assiomatica unifica formal mente teorie diverse Prescindere della natura degli elementi.. w @ dal signifi. cato concreto delle operazion e relazioni Formalizzazione completa delle teorie matematiche Algebra ele- mentare e al- gebra astratta Dall'astratto al concreto Uastratto come pluralita di concreti (. I, 1*) Istituzioni di algebra astratta Che cosa resta? Resta un sistema (insieme) di elementi di natura non precisata, a priori “ qualsiasi”: a, b, ¢, ..., nel quale sono definite due “ leggi di composizione” + e -, anch’esse di natura non precisata, e una relazione, 0 proprieta (l’essere un elemento “ positivo ”), anch’essa di natura non Ptecisata; testa il fatto che “ addizione,” “ moltiplicazione,” “ essere po- sitivo ” debbono vetificare le proprietd formali sopra elencate. Ecco, dal punto di vista moderno, che cosa é il punto di partenza di una teoria: un sistema di ipotesi formali (assiomi) telativo a operazioni, relazioni ecc. di natura non prtecisata (“ arbitraria ”) definite tra elementi anche essi di natura non precisata (‘“ arbitraria ”). La teoria procederi, da questo punto di partenza, come successione di costruzioni e di deduzioni logico-formali, nelle quali non si impiegano cioé altro che le tegole della logica formale (ordinaria) e gli assiomi formali sui quali la teoria & fondata. Siamo ora in grado di dare un primo chiarimento della dif- ferenza tra algebra elementare e algebra astratta, avendo pre- senti gli esempi addotti. L’algebra elementare considera, studia separatamente \a teoria degli interi relativi e quella dei polinomi in una indeterminata a coefficienti interi. L’algebra astratta svi- luppa, al posto di queste due teorie (e delle molte altre suscet- tibili della medesima formalizzazione), una anica teoria, quella degli anelli ordinati, chiamando “ anello ordinato ” ogni pos- sibile insieme con operazioni + e - e con una definizione del- P“ essere positivo ” soddisfacenti gli assiomi formali sopra elencati, che dal punto di vista elementare yenivano conside- rati come proprieta formali delle omonime operazioni e de- finizioni concrete, nell’ambito degli inteti o dei polinomi. La teoria astratta degli anelli ordinati potra essere applicata alla teoria dei numeri interi, a quella dei polinomi in una in- determinata a coefficienti interi, a ogni teoria matematica “ con- creta ” (elementi, operazioni ecc. presi in un senso determinato) tiducibile allo schema formale desctitto. L’impostazione as- siomatica, pertanto, lungi dal rendere Pindagine pit compli- cata, la semplifica, riducendola all’essenziale: e l’essenziale é la struttura formale. Il pid elevato grado di astrazione cos! raggiunto non signi- fica percid in alcun modo fuga in elucubrazioni di scarsa o nulla utilita pratica; si é — al contrariol — conquistato un Tesiemi privi di struttura (12%) mezzo straordinariamente potente, atto a risolvere, con un solo ragionamento formale, parecchi problemi concreti a prima vista diversissimi (potenzialmente: infiniti problemi concreti diversi, se infiniti sono i “ modelli” concreti con la medesima struttura formiale), Quanto pit astratta é la matematica, tanto pit essa & semplice ed utile. 2*. Concetto di struttura matematica. Riduione di una struttura multipla a strutture semplici Con il procedimento di assiomatizzazione che abbiamo cer- cato di delineare nel paragrafo 1, oggetto della ricerca mate- matica divengono alcune s¢rutture formali: tra elementi non pre- cisati nella loro natura esistono delle connessioni non preci- sate nella loro natura, definite solo da alcune loro proprietd formali (gli assiomi). E opinione di chi scrive che non sia petd vera Paffermazione inversa; che, cioé, non sia giusto affermare che ogni possibile struttura formale interessa la matematica. Certo, sarebbe vana presunzione il volere predeterminare quali strutture formali Ptesentino interesse (siano “ importanti”) per la matematica; é anche vero, perd, che lo sviluppo storico concreto della ma- tematica, e la /ogica interna di tale sviluppo, mettono in primo piano determinate strutture formali, e precisamente quelle strut- ture che “ schematizzano ” fenomeni, processi, situazioni che pfesentano un concreto interesse per la prassi dell’umanita as- sociata. Si reintroduce cosi, in qualche misura, quella applicabilita della matematica a problemi concteti (naturalistici, economici, logici, ec.) che occorre invece completamente mettere da parte nella srattazione assiomatica delle teorie. L’assiomatizzazione & un metodo puramente logico-formale; la sce/ta degli assiomi, cio’ la scelta delle teorie formali da sviluppare, implica invece va- lutazioni che vanno al di 14 della logica e della matematica pure (“ meta ”-logiche e “ meta ”’-matematiche). Insomma: mentre lo sviluppo di una teoria matematica pud, anzi deve, essere por- tato avanti con il metodo astratto e formale prima tratteggiato, la fondazione della teoria ¢ un fatto pit complesso; proprio nel momento (pre-matemdtico) della fondazione, appare il legame Metodo for- male, fondazio- ne non formale Strutture ma- tematiche: loro dduzione a tipi «semplici » Anelli... ~Insiemi ordinati (c. 1, 2*) Istituzioni di algebra astratta della matematica pura con le scienze naturali, con l’economia, con la filosofia. Vastissimo é il panorama delle sérusture che si sono imposte all’attenzione dei ricercatori nella ormai pik che bimillenaria storia della matematica come scienza. Tuttavia, una analisi lo- gica accurata permette di individuare alcuni (pochi) tipi fon- damentali di strutture, per sovrapposizione e connessione delle quali é possibile ottenere tutte (o quasi) le strutture matematiche pit importanti. Consideriamo la struttura di anello ordinato, definita nel pa- ragrafo 1. Ebbene, salta agli occhi che gli assiomi possonoes- sere divisi in ¢re gruppi. Nel primo sono da porte gli assiomi che si esprimono con identita relative alle operazioni; nel se- condo, assioma relativo alla proprieta di un elemento non nullo di “essere positivo ” (“ dato un elemento a0, uno, e uno solo, degli elementi a, — a é positivo ”); nel terzo, gli assiomi per cosi dire wisti, relativi a operazioni tra elementi positivi e al loro risultato (“ somma e prodotto di due positivi sono an- cota positivi”’). Isoliamo il primo gruppo di assiomi; essi definiscono una struttura matematica (detta ane//o), assai pit generale della strut- tura di anello ordinato. Cosa vuol dire “ pit generale? ” Vuol dire che, mentre — ovviamente — ogni anello ordinato é un anello, non ogni anello é “ ordinabile” (cosi, ad esempio, non é@ possibile suddividere i numeri complessi non nulli — che costituiscono un anello — in “ positivi” e “ negativi,” in modo che siano verificati gli assiomi di un anello ordinato).§ Dagli altri assiomi, possiamo ricavare una “ relazione d’or- dine” tra elementi, affermando che “a segue b” (o meglio: “a non precede 6”, in simboli: ¢@ >) se e solo se a—b é positivo o nullo. Si vede facilmente che la “ relazione d’or- dine” cosi introdotta gode delle seguenti proprieta formali: “sea>beb>a, alloraa=b”; “sea>beb>s, allora a>c.” Si potranno considerare le proprieta formali or ora enunciate come una definizione assiomatica di una relazione “a>b” esistente tra coppie di elementi di un “ insieme ” (le coppie vanno ora considerate in un determinato ordine), © Se #2 Punita immaginaria, o i o — i dovra essete positivo; percid: — 1 = =i. i=(—/)-(—A) é in ogni caso positivo. Ma anche 1 =(— 1) -(—1) @ allora positivo; 1 ¢ —1 sarebbero insieme positivi, contro il primo assioma. Insiemi privi di struttura (c. I, 24) e si potra sviluppare su questa base una nuova teoria, quella degli “insiemi ordinati,” prescindendo totalmente dall’esi- stenza di operazioni, cosi come la teoria degli anelli prescinde dall’ordinamento. Solo in un secondo (anzi in: un terzo) tempo si sviluppera la teoria degli “ anelli ordinati”; in essa continueranno a va lere i risultati generali ¢ della teoria degli anelli ¢ della teoria degli insiemi ordinati; si dovranno aggiungere i teoremi deri- vanti dal terzo gruppo di assiomi, che postulano certe connes- sioni tra “ operazioni” e “ ordinamento.” Si tratta, come é facile intuire, di un procedimento generale, che possiamo chiamare procedimento di riduzione di una strut- tura multipla a strutture semplici sovrapposte e (eventualmente) in- terconnesse. Un siffatto procedimento di analisi, applicato alle strutture matematiche fino ad ora studiate, porta a una con- clusione abbastanza sorprendente: le strutture semplici (“ strut- ture-madri ”) per sovrapposizione delle quali si possono otte- nere le pit importanti strutture matematiche appartengono a pochissimi tipi elementari indipendenti. Pit precisamente, le strutture semplici fondamentali sono dei seguenti tre tipi: I) Strutture algebriche. — Si tratta di “ insiemi” con “ opera- zioni” (vedi esempio degli “ anelli””). Lo studio delle strut- ture algebriche, definite assiomaticamente, & Poggetto dell’a/- gebra, modernamente intesa; a tale studio é essenzialmente de- dicato il presente volume. Il) Strutture d’ordine. - Esiste una “ relazione,” detta “ rela- zione d’ordine,” tra coppie di elementi, verificante gli assiomi che sono stati sopra elencati. Lo studio delle “ strutture d’or- dine ” viene, per solito, condotto parallelamente a quello delle strutture algebriche, poiché — sotto certe condizioni — si pud associare a una struttura d’ordine una struttura algebrica, de- finita usufruendo solamente della relazione d’ordine. Cosi fa- remo anche noi, esponendo i primi elementi della teoria degli insiemi “totalmente ” o “ parzialmente ” ordinati nel capitolo dedicato alla struttura algebrica di “ reticolo” (v. c. VIII). III) Sérutture topologiche, o “ spazi topologici.”” — Dedicheremo un paragrafo di questo volume (v. c. VIII, par. 12) alle strutture Anelli ordinat: come anelli @ insiemi ordinat Riduzione di una struttura multipla a strut ture semplici Tre tip! di strutture-made: Algebra e topo- logia, primi capitoli delle matematiche La teorla degli insiemi, ntro- duzione alle matematiche Dalla classifica- zione secondo ‘oggetto... «. I, 2*) Istituzioni di algebra astratta topologiche, che costituiscono perd l’oggetto di una disciplina diversa, la sopologia. Diciamo ora, di sfuggita, che le nozioni di “‘ limite,” di “ continuita,” di “ frontiera,” di “ interno,” di “esterno,” appartengono alla topologia. Naturalmente, tutti ¢ tre i tipi di struttura possono essere sovrapposti, e intrecciati, in una data struttura matematica. De- dicheremo un apposito capitolo ai numeri reali; in esso, i reali saranno costruiti, e caratterizzati (in un senso da preci- sare), partendo da una struttura algebrica, sovrapponendo ad essa una struttura d’ordine, sovrapponendo ancora alla strut- tura “doppia” cosi ottenuta una struttura topologica, e po- stulando alcune connessioni tra le tre strutture sovrapposte. Algebra e topologia appaiono quindi, nella visione moderna, come i due pilastri fondamentali di tutto l’edificio delle mate- matiche. Per restare nel patagone, é da osservare perd che al- gebra e topologia non sono esse stesse il fondamento primo delle matematiche, ma che poggiano ambedue su di una base comune: la seoria degli insiomi “ privi di struttura.” Infatti, ’estremo punto di approdo del procedimento di se- parazione degli assiomi in gruppi, e di riduzione di una strut- tura multipla a strutture semplici sovrapposte, é lo studio dei puri “ aggregati ” (insiemi) di elementi, privi di qualsiasi con- nessione tra di loro, diversa da quella che consiste nel pensarli “ riuniti.” Fuor di metafora: algebra e topologia sono i capitoli iniziali delle matematiche, la teoria degli insiemi @ la introdu- zione a tutte le matematiche. Crediamo didatticamente oppor- tuno che i fondamenti primi della teoria degli insiemi siano’ esposti nel corso universitario di algebra, agli studenti del pri- mo anno di matematica; dedicheremo percid i paragrafi suc- cessivi di questo capitolo introduttivo allo studio degli insiemi privi di struttura. Nota storica 1 - Il procedimento assiomatico e il concetto di struttura matematica Da Pitagora fino a Gauss, dalla civilt’ greca fino all’inizio dell’800, la matematica fu concepita come lo studio dei numeri e delle figure, consi- derati come oggetti, o meglio come “enti ideali” aventi un’esistenza obiettiva (se pure in senso “ trascendentale,” come in Kant). Di qui la tradizionale bipartizione della matematica in aritmetica ¢ geometria, cioé la classificazione secondo la natura degli oggetti presi in Insiemi privi di struttura (c. I, 2") esame. Nella prima meta del XIX secolo vi é petd uno straordinario arric- chimento degli “ oggetti della matematica.” Gauss, Lobatevskij, Bolyai, Riemann ritengono possibili, e costrui- scono, nuove “ geometrie,” nelle quali non vale il postulato dell’unicita della parallela condotta in un piano per un punto a una retta. Ancora Gauss, Galois, Hamilton, Boole inventano nuovi tipi di calcolo, intro- ducono operazioni non aritmetiche su “ oggetti” che non sono gli or- dinari numeri. Le relazioni formali passano in primo piano; perde via via importanza la natura degli elementi che si indicano col nome di “ punti,” “ rette,” “ piani,” o degli elementi sui quali si opera come su numeri, Gia nel 1847 George Boole, fondatore del “ calcolo logico,”* afferma che Valgebra si occupa “ delle operazioni in sé considerate, indipendentemente dalle materie diverse alle quali possono essere applicate.” Gia, quindi, verso la meta dello scorso secolo prende corpo Videa della matematica come studio di relazioni formali. In quello stesso periodo si hanno le prime impostazioni assiomatiche consapevoli ¢ sistematiche, con Grassmann (1844), Riemann, Hankel (1867). Il procedimento di as- siomatizzazione si perfeziona, si approfondisce e si generalizza, acqui- stando piena consapevolezza di sé, tra la fine dell’800 e il principio del °900. Ricordiamo qui solo i grandi nomi di G. R. Cantor, Dedekind, D. Hilbert, e dell’italiano G. Peano, Mentre Peano offre un’assiomatica del- Paritmetica, Dedekind e Hilbert gettano solide basi per lo studio assioma- tico di strutture algebriche pid generali, e, con F. Klein, della geometria. Il grande, fecondissimo lavoro dei primi trent’anni del nostro secolo ha trovato una prima, magistrale sistemazione nel tratiato dell’olandese B. L. van der Waerden, pubblicato nella sua prima edizione (1930) con il titolo di Moderne Algebra (Algebra moderna). Recentemente rielaborato dall’Autore, @ stato ripubblicato con il semplice titolo di Algebra, quasi ad indicate che, ormai, con il nome di “ algebra” ¢ senza aggettivi, oc- corre intendere lo studio delle strutture algebriche formali. Qualche anno pit tardi (1939) ha inizio la pubblicazione di una grande e ambiziosa opera collettiva, gli Eiéments de mathématique,’ sotto lo pseu- donimo (collettivo) di Nicolas Bourbaki. Al “ gruppo Bourbaki ” (fran- cese, con collaboratori nord-americani; all’inizio, Universita di Nancy, poi Chicago), si deve il concetto generale e preciso di struttura matema- tica, Pindividuazione delle strutture-madri, e con cid tutta una nuova “architettura della matematica.” Nota bene. — Si suggerisce la lettura dell’articolo: L’architecture des ma- thématiques, di N. Bourbaki, pubblicato nel volume Les grands courants de Ja pensée mathématique (a cura di F. Le Lionnais, “Cahiers du Sud,” 1948); a tale articolo sono ispirati i paragrafi 1 e 2. Si consiglia inoltre il libro, ® V. anche la nota storica 5, VII. 7 Il Lettore ricordi che Elementi (Ztotyeta) é il titolo del grande trattato di Euclide, che ha dominato per due millenni le matematiche; il titolo, quindi, esprime il proposito di “ scrivere un nuovo Buclide,” di dare nuova fondazione alla matematica. «alle " ope- razioni in sé considerate” 1900: perfe- zionamento del metodo assiomatico 1930: la “ Moderne Algebra” 1939: gll “Eléments de mathématique’ Insleme; elemento; appartenenza In simboli... (c. I, 3) Istituzioni di algebra astratta di pit Autori: Strutture algebriche ¢ strutture topologiche (Feltrinelli, Milano, 1963). Di non facile comprensione, ma fondamentale per la storia mo- derna e contemporanea delle matematiche, il volume di N. Bourbaki, Eléments @histoire des mathématiques (Hermann, Paris, 1960; tradotto in italiano, Feltrinelli, Milano, 1963), che abbiamo tenuto presente nel co! pilare questa prima nota storica, e che terremo presente, senza pid ci- tarlo ogni volta, in parecchie delle note storiche che seguiranno. 3. Generalita sulla nozione di insieme. Insieme delle parti In prima istanza, considereremo la nozione di “insieme” come primitiva, cioe come non riconducibile a nozioni pia semplici. Locuzioni equivalenti saranno per noi collezione e aggregato.® In effetti, il concetto di insieme nasce dal procedimento pik elementare di astrazione, avente un carattere primario, non de- tivabile da processi pi semplici: si tratta del procedimento che consiste nel raggruppare mentalmente (“ identificare ”) pit og- getti individuali distinti, conservando la loro individualita e la loro reciproca distinzione anche dopo compiuto il taggrup- pamento mentale.® Scomponendo nei suoi vari momenti il detto procedimento di astrazione, ricaviamo una nozione di insieme, una nozione di elemento (“ oggetto,” “ individuo”) una relaxione di appar- tenenza (di un elemento a un insieme). Introduciamo una volta per tutte simboli standard: Per un imsieme: lettere latine maiuscole (J, J, Ky Ny, ..). Per un elemento: \ettere latine minuscole (4, b, ..., x, ...)- Per la relazione di appartenenza: x €J7; oppure, “ rovesciando””: [3 x, vuol dire che x & elemento di J;1° ® Eviteremo invece l’espressione classe, riservandola a un altro concetto. Negli ultimi paragrafi del capitolo, presenteremo al lettore le difficolta che sor- gono dall’uso “ ingenuo ” del concetto di “ insieme,” indicando anche vie atte a superarle. ® Si tratta del procedimento dialettico nella sua forma elementare, “ pura.” La distinzione tra gli elementi di un certo gruppo viene, al tempo stesso, annul- Jata e conservata. Dalla individualita assoluta si passa alla individualita relazionale: un individuo, cioé un elemento, non é pit dato isolatamente, ma come elemento di un insieme, cioé in rapporto ad altri elementi. 1° L* epsilon ” rovesciato, simbolo di appartenenza, fu introdotto da Giu- seppe Peano (v. note storiche 1 ¢ 2), ¢ si chiama pertanto; “ simbolo de! Peano.” 10 Insiemi privi di struttura (c. I, 3) x €/; oppure 7} x, vuol dire che > non! & elemento di i. Considereremo xguali due insiemi J e J quando ogni ele- mento di / é anche elemento di J, e viceversa, cioé quando [ e J contengono gli stessi elementi (principio estensionale), Di conseguenza, dovremo considerare coincidenti in un unico insieme, detto Vinsieme vuoto, due insiemi J e J del tutto privi di elementi (per es. se J é l’insieme dei numeri primi com- presi tra 32 e 36; J é P'insieme degli uomini nati nel 1200 d. C. e viventi ancora oggi, nell’anno 1965, diremo che /= /). Per V’insieme vuoto useremo sempre il simbolo: 0. Se 1 é composto dagli elementi a, b, C, ... scriveremo: I= {a, b, ¢, whe usando parentesi a graffa. Naturalmente, se J @ costituito da un numero finito di elementi, li potremo scrivere ‘uff tra graffe. Ma la notazione potra essere usata anche per insiemi infiniti (con un numero infinito di elementi), quando si tratti di: Insiemi con indice, cioe quando si tratti di un insieme J com- posto dagli elementi 2,, al variare dell’indice a in un altro in- sieme K gia definito. In simboli: 1= {a\cck + Per esempio: [= {V 2 hee rn» se B & Pinsieme dei reali posi- tivi e se si considera il valore aritmetico (reale positivo) della radice, é Pinsieme costituito dai numeri reali positivi, tali che una loro potenza ad esponente reale positivo sia uguale a 2; o ancora: [= {m/2}new , NV = insieme dei numeri naturali, é neN Vinsieme delle frazioni positive. Se 7 = (2), si scrive anche J = a. A partite dalle nozioni primitive di insieme, elemento, ap- partenenza, ricaviamo una relazione tra insiemi: la “ inclu- sione.” Diremo che un insieme J include (o contiene) un in- sieme J, se ogni elemento di J é anche elemento di J, e scri- veremo allora: J¢d; oppure, “rovesciando”: J 2 /. 1! ‘Tanto la barra verticale, sovrapposta a un simbolo relazionale, quanto la barra orizzontale sopra una affermazione, sono simboli di negazione in logica. 11 Uuguagilanza come equiestensione Un unico “insieme vuoto” Inctustone tra insiemi i caso della coincidénza S.1. propri, inclusione Propria implicazione semplice @ doppia «. I, 3) Istituzioni di algebra astratta Insomma, scrivere: J < J val quanto dire: “se xe J, allora anche xe J.” Diremo in tal caso che J un sottoinsieme,2 o una parte, di J. Con il simbolo: J¢l, negheremo invece che J sia un sottoinsieme (s.i.) di J; esistera cioé qualche elemento x € / tale che x ¢ J. Sctivendo J ¢ J non escludiamo che J coincida con J stesso; é infatti banalmente vero che: cp in quanto ogni elemento di J appartiene ad Z. Poiché due in- siemi, J e J, coincidono (sono identici) quando ogni elemento di J elemento di J, e viceversa ogni elemento di J & anche elemento di J, si ha: l=JeUseJe John» ; Linsieme vuoto, 9, é da considerate come un s.i. di ogni insieme; quale che sia J: Oc. Dato quindi un insieme J non vuoto, esso possiede certa- mente i due s.i. distinti: 1) se stesso; 2) l’insieme vuoto. Chia- . ee 5 poi, adopereremo per sottoinsieme l’abbreviazione s.i. ic P e O sono due asserzioni, e se accade che P “ implichi ” se é vera P, allora & vera anche Q”), si sctive in simboli: id ed P=Q. Se si ha anche: QO = P, allora si scrive: PQ, esi legge: “ P equivalente a Q.” Infatti, nel caso della doppia implicazione: P si ha; “se é vera P, allora é vera”, “see vera O, alors vane Pin tiene Pé vera Se, € solo se, é vera Q.” Insomma, Pimplicazione semplice, =, pud essere considerata come un’abbreviazione di “se...” la doppia = di “se e solo se,” , 12 Insiemi privi di struttura (c. I, 3) meremo i s.i. 1) e 2) s.i. impropri o banali, di I; chiameremo invece proprio ogni altro s.i. di J (gli insiemi dotati di am solo ele- mento sono gli unici insiemi non vuoti privi di s.i. propri o “non banali,” come il Lettore potra osservare agevolmente a titolo di esercizio). Se J @ un s.i. proprio di J (non vuotol) 1) J é non vuoto e 2) I contiene almeno un elemento x tale che x € /. Scriveremo: Jc, quando sia verificata la 2), cioé quando: JsI, ma I¢ J (inclusione propria). Possiamo considerare i s.i. (propri e impropri) di un insieme I come elementi di un nuovo insieme, che chiameremo insieme delle parti di I, e indicheremo con il simbolo: P.). Si ha allora: “Je P() « JS J” (v. anche esercizio 2). Osservazione 1. — Nella teoria generale (astratta) degli insiemi, si pre- scinde dalla natura degli elementi; cid che interessa, ¢ la relazione di ap- partenenza, come relazione formale. Cid contrasta con la (inconsapevole) abitudine mentale di raggruppare in un insieme sempre e soltanto ele- menti tra di loro omogenei. Occorre abituarsi a considerare anche insiemi composti da’ elementi di svariata natura, raggruppando, ad esempio, og- getti fisici, numeri, persone, punti, sottoinsiemi, attributi ecc. (v. anche Pes. 2). Prescindere dalla natura degli elementi vuol dire perd qualcosa di pit: considerare gli elementi di un insieme come puri simboli, suscetti- bili volta a volta di diversi significati concreti (“‘insieme astratto ”). Osservazione 2, - Un discorso matematico comincia sempre (si pud " ben dire) con le parole: “ Sia dato un insieme...”” Vedremo, alla fine del capitolo I, che questa frase implica difficolta cosi serie, da costringere a una precisazione e a una limitazione del concetto stesso di insieme, da noi per ora accettato come primitivo e intuitivo. Esistono infatti classi di oggetti (mentali) perfettamente definiti, che perd non possiamo pensare come dati tutti in una volta, e una volta per tutte; a tali classi, come si vedra, non si potra attribuire la qualifica di “ insieme,” che sara riservata solo a classi suscettibili di essere assegnate in modo completo e “ definiti- vo,” senza possibilita di aggiunta indefinita di nuovi oggetti, non ancora pensati e pensabili al momento della definizione della classe. 13 Insieme delle parti, P() " Elementi di natura qualunque “ “Sila dato un Corrisponden- za, immagini Antimmagini, corrispondenza inversa Corrispondenze plurivoche e univoche Rappresenta- zioni, cc. I, 4) Istituzioni di algebra astratta 4. Corrispondenze tra insiemi Dati due insiemi, / e /', chiameremo corrispondenza tra 1 ¢ I! una legge, o funzione, p, che associa a ogni elemento x € / ciascuno degli elementi x" € J’ appartenenti a un s.i. X’ ¢ J’ individuato da x e da y. Notazione: X'i=xop oppure X’= x (in altri testi, é preferita la “ notazione fun- zionale” classica: X' = p(x). Terminologia: x’ eX’ & un corrispondente, 0 una immagine di x in 9; x @ una antimmagine, 0 immagine inversa, di x’, Sia X < J il s.i. di J costituito dalle antimmagini, in gy, di un elemento x’ € J’, cioé il's.i. di J formato dagli elementi x tali che x’, un’immagine di x in y. Associando a ogni x’ € J’ il si. X ¢ J costituito dalle antimmagini di x’ nella ¢, otte- niamo una nuova corrispondenza, ¢ra I’ e I, che denoteremo con il simbolo: ? e che chiameremo la corrispondenza inversa di 9. Non é escluso che X = xp sia vuoto, cioé che vi siano elementi x’ € J‘ che non sono immagine di alcun x € J. Se, per qualche x EJ, X’= xg CI’ & composto da pit (in particolare da infiniti) elementi di J’, diremo che la » é una cortispondenza piurivoca tra I e I' (in particolare: infinitivoca). Se, invece, per ogni x e J, X'= xy & un s.i. di J’ composto da un solo elemento x’, si scriverd senz’altro x'= x9, e si dira che y @ una corrispondenza univoca, o una applicazione, o una rappresentazione di \ in I’ (useremo in generale quest’ultima locuzione). In luogo di x’ = x y, useremo spesso il simbolo: x Pe x! Consideriamo il sottoinsieme Ip di 7’ costituito dalle im- magini in gy degli elementi di /. Due casi possono presentarsi: 14 Insiemi privi di struttura (c. I, 4) 1) Ip c I’.- Esiste qualche elemento x’ € J’ non appar- tenente a Jp; cid significa che c’é qualche elemento di /' che non é immagine di alcun elemento di J nella y. Diremo che gy & una rappresentazione di I i# I’ in senso stretto. 2) Ip=IJ'.-Comundque si scelga un elemento x’ € J’, esi- ste almeno un elemento x € J che ha per immagine x’ in g. Diremo che é una rappresentazione di J sa J’, o anche che gy @ una sovraiezione (o “ suriezione ”) di J su I'. Osservazione 1. - Il limitarsi a considerare “ rappresentazioni su” non é sostanzialmente restrittivo. Data una rappresen- tazione @ di I in I’ (in senso stretto), si ha infatti che la p stessa é una rappresentazione di I s# I 9, s.i. costituito dalle immagini di elementi di I(/ yp = insieme immagine di 1 in 9). Osservazione 2. - La nozione di corrispondenza é solo in ap- parenza pit generale di quella di rappresentazione. Infatti, per la definizione data all’inizio, una corrispondenza tra J e J’ non é altro che una rappresentazione di J in P(J'), insieme delle parti di J’. Data una rappresentazione ¢ di I in I’, si consideri la p come rappresentazione di I s# Ip 22 Insiemi privi di strattura (c. 1, 7) soddisfatta da tutte, e sole, le coppie di reali x, y per le quali y @ il quadrato di x. Il piano reale é il prodotto cartesiano RX RB di due repliche della retta reale (cioé dell’insieme dei reali ordinato secondo grandezza); la parabola, diagramma del- Pequazione y— x* = 0, é il s.i. (curva) di R x R costituito da tutte e sole le coppie (x, y) tali che: x oy. Viceversa, dato un s.i. @ del prodotto cartesiano A x B di due insiemi A e B, a 9 é associata la relazione, che possiamo denotare con il medesimo simbolo g, tra A e B, cos} definita: aoeb seesolose: (4, b)EQECAxB. Si é stabilita cos) una corrispondenza biunivoca tra l’insieme delle relazioni tra A e Be l’insieme delle parti del prodotto cartesiano A x B, cosicché una relazione potra senz’altro ve- nite pensata come il corrispondente s.i. del prodotto carte- siano (e sotto questa forma poteva addirittura venir definita sin dall’inizio). 7. Relazioni di equivalenza. Partizioni. Insieme quoxiente modulo una equivalenga Tra le relazioni binarie definite in un insieme hanno ecce- zionale importanza le “relazioni di equivalenza,” che gene- talizzano (e precisano) il concetto intuitivo di “ uguaglianza relativa ” (“ uguaglianza rispetto a ...,” “ uguaglianza a meno di ...”). Un’ equivalenza in un insieme A é una relazione p in A che verifica le seguenti tre proprieta formali: 1) Proprieta riflessiva: aga, per ogni ae A. 2) Proprieta simmetrica: se ab, allora bg a, (comunque si prendano a, b in A nella relazione g). 3) Proprieta transitiva: comunque si prendano in A gli elementi a, b, ¢ tali che: a29b, boc, si ha di conseguen- zarage. Se 9 é una equivalenza, ¢ se a gb, si dira che “‘a & equiva- lente a 5.” SA. di AxB come relazion taAe®’ Equivalenza = relazione rifles siva, simmetri- ca, transitive Esempl: il parallelismo... la equiscom- ponibilita... la congruenza modulo m... sla uguagilan- 2a tra frazioni Indipendenza delie 3 pro- prieta ¢.1,7) Ustituzioni di algebra astratta Esempi di equivalenza tratti dalla matematica a) La relazione di parallelismo, 9 = |/ (tra rette di un piano o dello spazio; tra piani dello spazio) é simmetrica e transitiva; é anche riflessiva se, come d’abitudine, rette (0 piani) coinci- denti vengono considerati “ paralleli” (@ // ha allora il si- gnificato: “a e b o coincidono, o sono paralleli”). b) La equiscomponibilita & una relazione riflessiva, simmetrica, transitiva nell’insieme dei poligoni del piano; in geometria elementare, viene spesso chiamata “ equivalenza” per anto- nomasia. c) Nell’insieme Z degli interi relativi si introduca la re- lazione di congruenza modulo m (m intero positivo prefissato), in simboli: a=b modm, oppute: b(m) ponendo “a congruo 6 modulo w” se e soltanto se: m|(a— b) (wm divide 2a—b). Ovviamente a—a= 0 @ divisibile per m; a—b e b--a@ sono insieme divisibili, o non divisibili, per ~; se a—be b—c sono divisibili per m, lo @ anche la loro somma a—¢; pettanto, la congruenza mod # é una equivalenza tra interi telativi. d) L’ugnaglianza di frazioni positive & la equivalenza « che si introduce nell’insieme delle coppie ordinate (4, b) di numeri interi positivi ponendo: (4, ) e(, 4) Le proprieta riflessiva e simmetrica si verificano immediata- mente. Sia (@, De(, a), © dee, f), cod: a-d=b-a, ¢.fod-+e Allora é anche: a-d-f=b-c-f, b-e-f= =b-d-e, quindi a-f.d=b-e-d; essendo d#0, a-f= =b-e, ciot: (a b)e(, f), e€ anche la transitivita é veri- ficata. a-d=b-e,. se e solo se: Vogliamo ora far vedere che le proprieta riflessiva, simmetrica, tran- sitiva sono indipendenti, cio? che nessuna delle tre ¢ conseguenza delle altre due. A tale scopo, sara sufficiente costruire esempi di relazioni che soddisfano due delle proprieta in esame, ma non la terza. 24 Insiemi privi di struttura 17) Un esempio di relazione riflessiva ¢ transitiva, ma non simmetrica 2 offerto dalla divisione tra numeri naturali (v. par. 6, d)). Infatti, a/a; se a/b ¢ bfe, allora a/c; ma se a/b e a #b, allora ba. Un esempio di relazione riflessiva ¢ simmetrica, ma non transitiva & offerto dall’incidenza (complanarit’) tra rette dello spazio, quando si intenda che due rette sono incidenti (complanari) se hanno a/meno un punto comune (se almeno un piano passa per esse). In questo senso, una retta é incidente a sé stessa; se a incidente b, b incidente a; ma se a incidente , e b incidente ¢, pud ben accadere che 2 e ¢ siano sghembe. Un esempio di relazione simmetrica e transitiva, ma non riflessiva pud essere anche dato, ma é necessariamente pit “ artificioso ” dei precedenti (per il motivo che sata tra un momento spiegato). Sia A Vinsieme dei cittadini aventi diritto al voto; si introduca tra di essi una relazione V, ponendo aVbseaeb hanno votato, e hanno votato per la medesima lista. La V & ovvia- mente una relazione simmetrica e transitiva; ma non é riflessiva nel caso di un “ astenuto ” a. In tal caso, infatti, 2 V 2, giacché ¢ non ha votato, ¢ la relazione V, per definizione, pud sussistere solo tra cittadini che hanno votato. In questo caso, perd, un astenuto non é in relazione V con alcun elemento di A. La proprieta riffessiva @ conseguenza delle altre due sotto la seguente ipotesi: “Dato un elemento qualunque a, c’é sempre almeno un elemento > tale che 4 Vb.” Se b =a, tutto va bene; se b 4a, avendosi: a Vb, si avra anche: + V a, essendosi supposta valida la proprieta simmetrica; ma allora, es- sendo valida per ipotesi anche la transitiva, da a Vb e b Va discende aVa, cioé la riflessivita. Partizione di A associata a un’ equivalenza. — Si dice che una famiglia F = {.A,} di si. di un insieme A & una partizione di A se: 1) ogni elemento a e€ A appartiene almeno a un s.i. A,; 2) due s.i. A,, A, di F hanno intersezione vuota, a meno che non coincidano (se A, A Ag% 9, allora A,= As). In conseguenza di 2), la 1) pud essere rafforzata nella: 1’) ogni elemento di A appartiene esattamente a un s.i. di F (sea € A, a € Ay si ha: A, MN Ay FY, € con cid A,= Ay). Una partizione & un caso particolare di “ ricoprimento”. Si dice infatti che F = {.4,} @ un ricoprimento di A se vale la sola condizione 1) (un elemento @ € A puéd allora appartenere a pid di uno dei si. A, che “ ricoprono” A; non si escludono, 25 Ma, sotto una ipotesi: abba- stanza debole, la riflessiva conseguenza delle altre due Partizione Ricoprimento Classi di equivaienze Ogni elemento fappresenta la classe Classi-resto distinte sono disgiunte... CLD Istituxioni di algebra astratta cioé, parziali “ sovrapposizioni” dei “ pezzi” .A, che costi- tuiscono il ricoprimento dell’insieme .A). Data ora una equivalenza « in A, si chiama classe di equi- valenza dell’elemento a € A modulo « il s.i. di A costituito da tutti gli elementi equivalenti ad a in ¢ (“ mod e ”), cioé da tutti gli elementi x € A tali che: atx. Per denotare la classe di equivalenza di ¢ mod « useremo il simbolo: (4). o semplicemente: [4], se é in discorso una sola equivalenza ¢ e non vi &@ percid pericolo di equivoci. Useremo anche il termine: c/asse resto mod &. Se x € [a], allora [x] =[a]. Per ipotesi: x € [a], cioé aex. Sia _y €[x], cioé x ey; per la transitivita di «, aey, cioe » € [a]. Cid significa, intanto: [x] ¢ [a]. Da aex segue x €,a cioé a € [x]; donde: [2] ¢ [x], e, concludendo, l’asserto (se [=] S [2] e [2] S [x], allora: [2]= [x]). Percid: Se C 2 ana classe di equivalenza (mod «) di A, allora ogni ele- mento a, b, C, «. di C pad essere scelto come rappresentante della classe, ciod: C=(d=W=f=.., ¢ Ja classe C pud essere definita come un s.i. completo di elementi di A tra di loro equivalenti mod « (completo significa: tutti gli elementi di C sono tra di loro equivalenti, e non esistono in A—C elementi equivalenti a elementi di C). Due classi resto mod ¢, ¢ siano C e D, 0 coincidono, 0 sono disgiunte (cio: CO D=9, se C4 D). Infatti se CA DQ, esistera un elemento aé A tale che: ae C, ae D. Ma allora, presi un xé€C e un ye D a piacere, ae x, a ey, donde (per sim- metria e transitivita) x ey. Per il teorema che precede: |x] =[)]; ma x € C, ye D, donde lasserto. 26 Insiemi privi di struttura (1,7) Basta ora osservare che, preso a piacere a € A, a appartiene certo a una classe resto mod ¢, e precisamente alla classe [a], per concludere che: Le classi resto mode di un insieme A costituiscono una partizione di A. Tale partizione @ un nuovo insieme, gli elementi del quale sono le classi resto di A mode; questo nuovo insieme si chiama l’insieme quo- xiente di A rispetto ad © (mode), ¢ si denota con il simbolo: Aj(e), oppure: A/e Viceversa, a ogni partizione, F= {4}, di un insieme A si associa in modo univoco un’equivalenza e (equivalenza de- finita dalla partizione) ponendo: “aeb quando e solo quando ae b appartengono a un me- desimo insieme A,.” Gli insiemi A, sono, insomma, per definizione le classi di equivalenza dell’equivalenza ¢ associata alla partizione F= = {A}, mentre la partizione F é a sua volta l’insieme-quoziente di A mod ¢; pertanto: Esiste una corrispondenza biunivoca tra le partizioni di un in- sieme A e le equivalenze definite in A. II passaggio dall’insieme A all’ insieme-quoziente A/e (essendo € un’equiva- lenza) schematizza e precisa il processo di formazione dei concetti a partire da oggetti, e pit in generale, Vordinario processo di astrazione, consistente nel- Videntificazione di elementi diversi, si, ma godenti tutti di una comune “ proprieta.” Si tratta, infatti, di considerare classi di elementi (di A) come elementi (di un nuovo insieme, A/(e)); gli elementi di A possono essere riguardati come (oggetti) “‘ dati,” gli elementi di A/(e) come “ astrazioni concettuali ” (classi di oggetti pensate come un unico oggetto). I “ nomi comuni” del linguaggio ordinario sono simboli di classi di equivalenza; cosi ad esempio, le “ classi di leva,” le “ classi scolastiche,” i “ partiti po- litici ” sono classi rispetto all’equivalenza di eta, di studio, di opinioni po- litiche. Il “ passaggio all’insieme quoziente ” & la matematizzazione del processo di pensiero che ci porta a identificare elementi sostituibili l'uno coll’altro in un determinato contesto: “ elementi uguali rispetto a...,” “ in- tercambiabili relativamente a....” Percid, come si é accennato all’inizio del paragrafo, il concetto logico-matematico di equivalenza amplia e pre- cisa il concetto di “ uguaglianza” del linguaggio comune, mettendone bene in evidenza il carattere relativo. L’ “ uguaglianza assoluta ” diventa un caso particolare di equivalenza, l’identita; & la equivalenza associata alla partizione di un insicme nelle classi composte dai singoli elementi. 27 --formano una partizione di A Insieme-quo- ziente A/(e) Equlvalenza definita da una partizione Partizioni — — equivalenze L'ordinaria astrazione co- me passaggio all'insieme quoziente Definizione di equipotenza... = una equivalenza (c. I, 8) Istituzioni di algebra astratta Una classe di equivalenza mod « pud essere considerata da aye punti di vista: 1) come s.#. dell’insieme A nel quale ¢ é definita; 2) come elemento del nuovo insieme -A/(e). Questo duplice punto di vista trova talvolta il suo riscontro in una differente denominazione. Cosl, se si considera l’equiva- lenza di parallelismo tra rette in un piano, si parla dal punto di vista 1) di: fascio improprio di rette; dal punto di vista 2) di: Girexione. Tl Lettore consideti i due punti di vista per ciascuno degli esempi a), ..., d) sopra esposti. Nota bene. — Ci & parso opportuno conservare la locuzione: “classe di equivalenza,” perché essa é@ generalmente adot- tata. Osserviamo perd che, in questo caso (e solo in questo), usiamo la parola “ classe” come sinonimo di “ insieme ”; al di fuori di questo caso, il termine “ classe” avra per noi un diverso significato (v. par. 13, 14). 8. Equipotenza di due insiemi. Numero cardinale (potenza) Potenza del numerabile e numeri cardinali finiti. Una caratteriz- zaxione degli insiemi infiniti. Un’importante relazione di equivalenza tra insiemi @ la “ equipotenza ”’, cosi' definita: Due insiemi, 1 eV, si dicono equipotenti se 2 possibile porre tra di essi almeno una corrispondenza biunivoca. La relazione tra insiemi ora definita é effettivamente un’equi- valenza. Infatti: 1) (Riffessivitd) I & equipotente a J, perché Videntita & bene una corrispondenza biunivoca tra Je J.. 2) (Simmetria) Se p & una corrispondenza biunivoca di J con /', py € una corrispondenza biunivoca di J’ con i. 28 Insiemi privi di strattura «. I, 8) 3) (Transitivita) Se I e I' sono equipotenti, e cosi J’ e I", si consideri una corrispondenza biunivoca p tra J e J’, una corrispondenza biunivoca y tra J’ e J. Si ponga ay = (a) y. y & una corrispondenza biunivoca tra J e J’. (A ogni elemento a di J corrisponde, per definizione, l’elemento ay= a" = =a'y=(ay)y di I”; viceversa, preso a piacere a’ el", esiste x2 a' in I' tale che: a’ =a' y, ed wn a in J tale che a’ = = ay; di modo che a” é il corrispondente in y di a, e dia soltanto.) Diremo che due insiemi equipotenti hanno Jo stesso numero cardi- nale, 0 potenza.® Senza preoccuparci, per il momento, delle difficolta che il concetto di “tutti gli insiemi”’ comporta (v. par. 13, 14), po- tremo anche dire che un sumero cardinale & una classe di equi- valenza rispetto alla relazione di equipotenza tra insiemi. In tutto questo volume, consideriamo come primitivo, cioé non suscettibile di definizione attraverso altri enti matema- tici, Pinsieme N degli interi naturali ordinati secondo gran- dezza (v. par. 9). Cominceremo, pertanto, dallo studio della potenza di Ne dei suoi s.i. Chiameremo potenza del numerabile il numero cardinale (0 car- dinalita) di N; chiameremo sumerabile un insieme equipotente con N. Per denotare la potenza di un insieme J, useremo il simbolo: |Z]. Indicheremo con | #| il numero cardinale del s.i. di N for- mato dai numeri da 1 finoan. Se|A|=|2|, se — cioé — esiste una corrispondenza biunivoca tra A e {1, 2, ..., n}, potremo attribuire come indice a ogni elemento di A i] numero 18 La definizione ora data di numero cardinale di un insieme (dovuta a G. Cantor, v. Nota storica 2) estende al caso di due insiemi qualunque — in parti- colare: infiniti — quell’clementarissimo procedimento di confronto diretto, che ci permette di stabilire se gli oggetti di un insieme finito I sono “ tanti quanti ” gli oggetti di un altro insieme finito, I’, o no. Si tratta del procedimento usato dai popoli primitivi, e dai bambini che non sanno contare, per stabilire se due insiemi contengono lo stesso numero di oggetti, e cioé dell” accoppiamento ” di un oggetto del primo insieme con un oggetto del secondo. I due insiemi con- tengono lo stesso numero di oggetti se, alla fine, non avanzano oggetti né del primo né del secondo insieme (‘‘ a ogni bambino una caramella, in modo che né avanzino caramelle, né qualche bambino resti senza caramelle ”), 29 Numero cardi- nale, 0 potenze {numero Intero cardinale | a] Intzlm sons 3 (c. I, 8) Tstituzioni di algebra astratta che ad esso corrisponde nella y, cioé disporre gli elementi di 1 in una successione numerata da 1 a a: A= {a, Gey wey a,} Che gli insiemi: {1, 2, ..., #} e: {1, 2, .... m}, per ma, non siano equipotenti, appare estremamente evidente. Ma é possibile dimostrarlo, senza far ricorso all’intuizione o a un postulato. Faremo vedere precisamente che: Non @ possibile stabilire una corrispondenza biunivoca, p, tra un insieme A tale che | A| =| n|, ¢ an insieme B che contenga propria- mente A, Dimostrazione per “ induzione completa ” (v. par. 9). 1) Il teorema 2 vero per n = 1. - Se A possiede un solo ele- mento, 2,, B > A conterra, oltre ad a,, almeno un secondo elemento b=4 a. E assurdo supporre che esista una rappre- sentazione y di A sa B. Infatti, se 2, = a,, non esiste alcun elemento di A che abbia per immagine in ¢ l’elemento b € B; se poi a, y 4, non esiste in A alcun elemento che abbia per immagine (in ¢) l’elemento a, € B. 2) Se il teorema @ vero per |A|=|n—1|, 2 vero anche per | A|=|n|. - Sia (per ipotesi che vogliamo dimostrare as- surda) y una rappresentazione di A sa B. Poiché B> A, esistera almeno un elemento a,,, di B diverso da ciascuno de- gli elementi 2,, a, ..., a, di A. Dovra ben esistere un # tale che: 4;9 = a4, Sia A’ = A—a,, B' = B—a,y,; | A’ |= =|n—1|, e B’ contiene propriamente A’ (B' contiene A’, e in pix almeno a,). Se y rappresenta A su B, y rappresenta anche A’ su B’ (si é tolto un elemento ad A, la sua immagine a B}). Ma cid é@ in contrasto con Vipotesi induttiva, cioé con Vipotesi che il teorema sia vero per insiemi di potenza | #— 1 |. Abbiamo di proposito indicato con un simbolo speciale, ||, il numero cardinale del “ segmento” iniziale; {1, 2, ..5 a} dell’insieme N dei numeri naturali ordinati secondo grandezza, per sottolineare la differenza tra “ numero cardinale finito ” e “simbolo che occupa un determinato posto nella successione 30 insiemi privi di struttura (c. 1, 8) degli interi naturali.” Ma, come si vedra meglio in seguito (v. c. VIII, 11), nel caso finito il numero cardinale coincide con il “ numero d’ordine ”; potremo quindi d’ora in poi scri- vere n invece di ||; dire che A é un insieme con n elementi invece di scrivere: | A | = | #|, ecc. Chiameremo finifo un insie- me A se |.A|=|x|, per un opportuno numero naturale 1. Chiameremo infinifo un insieme (non vuoto) se non é finito. Nel paragrafo 10, si vedra come sia possibile istituire un “ con- fronto ” (una relazione di minore, uguale o maggiore) tra nu- meri cardinali; potremo perd sin d’ora dire che | A| & diverso da | B|, quando tra A e B non é possibile stabilire una corri- spondenza biunivoca. L’ultima dimostrazione faceva appunto vedere una siffatta impossibilita per due insiemi finiti con un diverso numero di elementi: | #| || se » Am. Ci chiediamo allora: “ quale potenza pud avere un sotto- insieme di un insieme numerabile?”. La risposta é: Un sottoinsieme (non vuoto), A', di un insieme numerabile A o contiene un numero finito di elementi, 0 e numerabile. Dire che A é numerabile, val quanto dire che i suoi elementi possono ¢s- sere disposti in una successione: A= {a ay, oy Oy wah (a tal fine, se y @ una cortispondenza biunivoca tra 4 e N, basterd porre: a,= 19, dg= 29, 1) dy = NP, »)2% Disposti allora, una volta per tutte, gli elementi di A in una succes- sione {a,}, sia x, il pit piccolo indice # per il quale a, € A’. Se A'x {a,,} consideriamo il pit piccolo indice x, > x, tale che a,,€ A’. Se A’ A {a,, »4z,}5 consideriamo il pit pic- colo indice x, > x, tale che a,, € A’; e cost via. I casi possibili sono due: 1) esiste un » tale che a; ¢ A’ se i>n. 2) comunque grande si scelga #, esiste un x; > tale che az, € A’. Nel caso 1) A’ 2 un insieme con un numero finito di 48 Questa asserzione non é pienamente rigorosa. Si potrebbe infatti aver di- mostrato in modo non costruttivo (per assurdo) che A é numerabile, senza es- sere perd in grado di assegnare effettivamente una cottispondenza biunivoca tra Ae N. Di qui la distinzione (W. Sierpinski) ta insiemi numerabili ¢ insiemi effettivamente numerabils, 31 insiemi finiti.. .@ infinity Parti di un A numerabile: o finite. o nu- merabili ¢«. I, 8) Istituzioni di algebra astratta elementi. Nel caso 2) A’ é numerabile, perché gli elementi di A’ possono essere disposti nella successione: _ te By = Bg, > Fy = zy ory = dg, 5 we Molto interessante é l’osservare che: Parti proprie ‘asi p ' ee ws eral Un insieme numerabile A possiede sottoinsiemi propti numerabili, un A numera- ¢i0@ parti proprie che hanno la potenza dell’intero insieme. bile... Bastera verificare la cosa per l’insieme N dei naturali, con qualche esempio. Parti proprie numerabili di N sono: 1) Pinsieme P dei numeri pari; 2) Vinsieme K dei multipli di un numero &; 3) Vinsieme Q dei quadrati.1” Le tre asserzioni sono com- provate dalle corrispondenze biunivoche: 1) non 2) nokn 3) now «Includere" : fF noincludere” _ Osservazione. — Tl teorema precedente pud apparire “ para- “ee necessaria- dossale,” perché pud sembrare “ irragionevole” che si abbia eta wen contemporaneamente A’ c A, | .A’|=| Al. Il fatto é che giore"” si é abituati a ragionare su insiemi finiti; nel caso di insiemi finiti, come si é visto, un insieme contenuto propriamente in un altro non pud averne la stessa potenza; percid, nel linguaggio corrente, un termine come “maggiore di 4’” significa tanto “ contenente propriamente A’ ” quanto “avente pit elementi di A’”, “numero di elementi mag- giore di quello di A’”. In verita, i due significati vanno nettamente distinti (proprio cid & stato or ora provato); wna cosa & la inclusione di insiemi, altra cosa V’avere “ potenza mag- giore” (v. par. 10). Si ha pid in generale: Parte propria inste i ‘ . : a . rede iets Un insieme infinito M possiede sempre parti proprie, e sia M!' con |M'| = || uaa di esse, tali che: |M|=|M’|. Per la definizione data di Quest’ultimo esempio risale a Galileo (1638) che, in polemica con Aristo- tele, se ne serve per fat vedere che il principio: “ il tutto é maggiore della parte ” non pud essere ¢steso acriticamente dal finito all’infinito. 32 Insiemi privi di struttura (c. I, 8) insieme infinito, M possiede certamente una parte numerabile A.® Posto: M,= M— A, si ha: M=AuUM,, AnNM,=9. Sappiamo gia che 4, numerabile, possiede una parte propria numerabile A’. Pertanto, l’insieme: M=AUM, (A'n M,=9), & una parte propria di M. M e M' sono equipotenti. \nfatti tra Me M' si pwd stabilire una corrispondenza biunivoca y nel seguente modo: 1) a ogni elemento di M, si fa corrispondere se stesso (y & Pidentita su M,); 2) a ogni elemento di A si fa corrispondere elemento di A’ ad esso associato in una corrispondenza biunivoca ¢ tra i due insiemi, certo esistente per la numerabilita di ambedue gli in- siemi A, A’ (p coincide con come corrispondenza tra A e A’; tutto va bene perché sia A che A’, complementi di M, in M risp. M’, hanno intersezione vuota con Af,). J risultati ottenuti si possono allora cosi riassumete nel loro complesso: Un insieme 2 infinito quando e soltanto quando pub essere posto in corrispondenza biunivoca con una sua parte ptoptia. Il possedere parti (proprie) equipotenti con il fuffo (con Pin- tero insieme) & quindi una proprieta caratteristica degli insiemi infiniti; come tale, potrebbe essere, viceversa, assunta come definizione di insieme infinito,® evitando Vaccettazione dell’in- sieme N dei naturali e dei suoi “ segmenti”: {1, 2, 3, ..., m} come “ insiemi-campione,” aventi carattere primitivo, come dati pre-matematici. 1® In quanto M non é vuoto, e da esso si pud estrarre una successione nume- tabile: Gy, Gay gy vory Spy vor giacché {a,, a, 5 4,}, per m comunque elevato, non pud per ipotesi coinci- dere con M. Cosi ragionando, si eseguono pero infinite scelte di elementi (in M, M— a, M— {a,, a3}, ...); Si fa cio’ uso del “ postulato della scelta “(v. par. 15*). w Bf questa una famosa definizione di insieme infinito dovuta a Richard Dedekind (1888). 33 A infinito <= > Al=. AL ACA ©. 1,9) Istituzioni di algebra astratta 9. Gh assiomi dé Peano e il postulato di esistenza dei naturali. Buon ordinamento e induzione transfinita Pur senza poter trattare in modo minuzioso la questione, dob- biamo chiarire un’asserzione fatta nel paragrafo 8: “ conside- riamo come Primitivo, cioe non suscettibile di definizione attra- verso altri enti matematici, l’insieme N dei naturali ordinati secondo gtrandezza” (usiamo il termine naturali, 0 numeri na- tarali, come equivalente di “cardinali naturali”’). In tutto questo libro, noi utilizzeremo le seguenti proprieta formali dell’insieme dei naturali ordinati secondo grandezza, basate sul simbolo “1” ¢ sulla “ operazione di passaggio al successivo immediato, x' = x-+ 1, di un naturale x,” (P,) 1 @ un numero naturale. (,) Se # & un naturale, lo é anche il suo successivo imme- diato: 7 =n+ 1. . (Pz) Se i successivi di due naturali sono uguali, lo sono anche i due naturali (se m' = n’, allora m =n). (P,) 1 non é il successivo immediato di alcun naturale. (Ps) (Principio di induzione completa, 0 matematica) Se J @ un s.i, dell’insieme N dei naturali tale che: a)le/; b) se 2 € J anche n' e J, allora J coincide coll’intero insieme N. Le proprieta formali (P,), «+» (P;) dei naturali furono assunte dal matematico italiano Giuseppe Peano come assiomi (assiomi del Peano) nel suo tentativo di fondazione formale dell’aritmetica. Nota bene. — Molti Autori considerano lo zero un naturale, € pongono negli assiomi “0” in luogo di “1.” Non é difficile dimostrare che: Se P, B sono due insiemi verificanti gli assioni del Peano, esiste una corrispondenza biunivoca, 9, di P con P tale che, se ii=no, allora fi’ = n'9 (a parole: “il successivo immediato del corrispon- dente é il cortispondente del successivo immediato ”). _ Si dice, in questo caso, che il sistema di assiomi (P) = {(P,)} f= 1, .., 5, @ monomorfo, cioé “ di una sola forma,” in quanto 34 Insiemi privi di struttura (1,9) tutti gli (eventuali) insiemi che lo verificano hanno “ la stessa forma ” (questo concetto sara illustrato nel c. I). Questa é una conseguenza delle ipotesi assiomatiche (P). Cid che ora postuliamo (= affermiamo vero senza dimostrarlo) é la esistenga di un insieme N verificante il sistema (P) degli as- siomi del Peano. Questa asserzione esistenziale, che non sem- bra dimostrabile nell’ambito logico-formale (v. la Nota sto- rica 3), ha — a nostro avviso — una solida base sperimentale nella multimillenaria pratica del “ contare,” e nella esperienza, “solo” plurisecolare, ma ormai vastissima, della costruzione di teorie matematiche praticamente applicabili e coerenti (quan- to meno, non hanno a /uti’oggi condotto a contraddizioni) sul fondamento dei naturali.? Dagli assiorni di Peano si pud dedurre formalmente (senza pit fate appello all’esperienza) /utta Paritmetica. Il primo passo consistera nell’introdurre l’operazione di addizione, a partire dai concetti di “uno,” di “ successive immediato ” € delle loro proprieta formali (P); procedendo, si introducono le “ quat- tro operazioni” e si dimostrano le loro proprieta formali. Ma su cid non ci soffermeremo. Ci interessa invece accennare all’introduzione in N del con- sueto “ordinamento secondo grandezza,” a partire dagli as- siomi del Peano. Il principio di induzione completa (assioma (P,)) ci assicura che ogni elemento 2 € N si ottiene dall’elemento iniziale, 1, mediante una catena di successivi immediati: (nt) 1; M1 1=2; = 24+1=3; 05 n=(s—1)! =@@—1) +1. Questa catena sara da chiamare ératio iniziale (di estremo n) delPinsieme N dei naturali. Essa é individuata dal suo estremo n, in quanto non solo ogni & individua il suo successivo im- 20 “ Tesistenza dei numeri interi é per noi, allo stato attuale, un fatto pura- mente sperimentale, evidente quanto si vuole, ma che, in sede matematica (ove non si voglia far ricorso ad altri postulati) occorre accettare come postulato: esi- ste un insieme di elementi I verificante le ...” (M. Piconz-G. FicHERA, Lexioni di Analisi Matematica, 1, Dispense, Tumminelli, 1962, Roma, p. 15). Picone € Fichera partono dagli inferi, mentre noi partiamo dai naturali (interi positivi); ab- biamo percid interrotto la citazione al momento in cui si trattava di elencare Pas- siomatica prescelta da quegli Autoti, di necessita diversa, 35 Gli assiomi d: Peano tormano un sistema monomorfo Dagli assiomi di Peano, tutta “aritmetica In particolare, dagli assiomi di Peano, l’ordina- mento secondo grandezza Insiem! total- mente ordi- nati.. @ bene ordi- nati In un Insieme bene ordinato & un teorema... (e. I, 9) Istituzioni di algebra astratta mediato &', ma ogni &' individua il suo precedente imme- diato &, a norma dell’assioma (P;). Indichiamo con {n} il s.i. di J formato dagli elementi del tratto iniziale di estremo n. Diremo che m <1 (a parole: “m minore o uguale adn”, “ m non precede n”) see solo se: {a} < {n}. Scriveremo: |A|. Diremo che B ha potenza maggiore di A, oppure che B é prevalente ti- spetto ad A, 37 va I principio di induzione transfinita 5 cast possibili @ priori Equipotenza Prevalenza Suwalenza Prevalenza e suwalenza insieme (sare da escludere) Inconfrontabi- lita (sara da escludere) O uguale, o maggiore, o minore: uno de tre Una relazione di> “ antisim- metrica"... @ transitiva (c. I, 10) Istituzioni di algebra astratta 3° Caso. - E possibile stabilire una corrispondenza biunivoca tra Be una parte propria, A’, di A, ma non tra A e una parte (propria o no) di B. Scriveremo: |B|<|A|. Diremo che B ha potenza minore di A, oppure che B é suvvalente rispetto ad A. Ae Caso. - E possibile stabilire tanto una corrispondenza biunivoca tra A e una parte propria di B quanto una corri- spondenza biunivoca tra B e una parte propria di A, ma non una corrispondenza biunivoca tra Ae B. 5° Caso. ~ Non é possibile stabilire né una cortispondenza biunivoca tra A e una parte (propria o no) di B, né tra Be una parte (propria o no) di A. Di fatto, perd, il 4° e il 5° caso non si possono presentare (v. oltre, in questo paragrafo). Pertanto: a) Dati comunque due insiemi, A e B, si presenta per essi una, ed una soltanto, delle segnenti tre relazioni: 14) =|3]3 |Al>( 415 |Al<1 2]. Inoltre, una volta provata Pimpossibilita del 4° caso, si avra: b) Se |A| >| BI, ¢ |B] >| Al, alora |A|=|B. Infine, si vede facilmente che: c) Se|A|>|B| ¢|B| >|[C], aora: | A|>|C| (sia c ‘un s.i, di B che é possibile porre in corrispondenza biunivoca con C; poiché é possibile stabilire una corrispon- denza biunivoca tra Be A’ ¢ A, é possibile stabilire una cor- tispondenza biunivoca tra C'c Be C" ¢ A’ c A, e quindi, col tramite di C’, tra Ce Cc A). : Una relazione di “ >” tra gli elementi a, b, ¢, ... di un in- sieme J, per la quale, dati due elementi a piacere a, b di J, 0 a>bob>a,e per la quale valgono le proprieta 2) (antisim- meiria) e 3) (transitivita), si dice una relazione d’ordine (totale) o un ordinamento totale dellinsieme 1.2% _ % Il simbolo: | .A| >| BI, significa che o A & equipotente, 0 & prevalente rispetto a B. **Definizione gid data nel par. 9; v. poi il c. VIII, dedi i “insiemi ordinati” ¢ ai“ seticoli.” Par. 93 V. p , dedicato agli “‘insiemi 38 (c. I, 10) Insiemi privi di struttura Possiamo pertanto dire di aver introdotto un ordinamento “secondo grandezza” (> = maggiore, < = minore) tra nu- meri cardinali; esso estende l’ordinatio ordinamento secondo grandezza dei numeri cardinali finiti. Infatti, utilizzando per la potenza del numerabile il simbolo: &, (leggi “ aleph zero ””) 524 possiamo cos} riassumere i risultati finali del paragrafo 8: 1) || >| |, se # segue m nell’ordinamento naturale; 2) So > ||, per ogni a; 3) Se | A| | Bl oppure(“vel”) | A] <| BI. Non daremo la dimostrazione, che richiede uso essenziale dell’ assioma della scelta” (v. par. 15*), e va percid al di la della trattazione “ ingenua ” della teoria degli insiemi che an- diamo qui svolgendo.?* Daremo invece la dimostrazione dell’impossibilita del caso 40, Si tratta del celebre: Teorema di Cantor-Bernstein.® — Se esistono una corrisponden- za biunivoca tra A e una parte propria B, di B, e una corri- spondenza biunivoca tra B e una parte propria A, di A, al- lora A e B sono equipotenti. *4 I) simbolo risale a G. Cantor. “ Aleph” @ la prima lettera dell’alfabeto ebraico. 28 Una dimostrazione piuttosto semplice, basata sul “lemma di Zorn” (v. par. 15*), che evita il “ buon ordinamento ” di un insieme (ibidem), pud essere trovata nella nota di A. AstAN, On comparability of sets, “ Mathematische Anna- len,” vol. 149, fasc. 4 (1963), pp. 276-77. 28 Il problema dell’impossibilita, o meno, del caso 4° affaticd la mente di G. Cantor. La prima dimostrazione pienamente rigorosa fu data da F. Bernstein nel 1897. Seguiamo qui la dimostrazione riportata da P.S. Aleksandrov nel volume: Vvedenie » obsttuiu teoriu mnoyesty i funkzii, Mosca-Leningrado, 1948, pp. 37-39. 39 Ordinamento “secondo grandezza " de cardinal’ Aleph-zero" sO Hl pid ple- colo cardinale transfinito (. 1, 10) Astituzioni di algebra astratta Dimostrazione, a Nella cortispondenza biunivoca tra Be A B, ha per immagine una parte propria, A,, di 4,; A,é equi- potente ad 4 perché A e B, sono equipotenti. Sia y una cor- rispondenza biunivoca trad e A, c A, c A; y dara luogo alla seguente “ catena di equipotenze ”: ; ° A equipotente .A, A,c A equipotente A, c A, A, < A, equipotente A, c A; A, c A, equipotente A, cA, Da esse segue un’altra catena di equipotenze: A —A, equipotente .A,— A, A,— A, equipotente A,— A, A,— Ay equipotente A,— A, (Giustifichiamo la prima. Poiché Ap = . stific ; : p= A, Ap = A,, | immagini in degli clementi di A ma non di 4, foal ali elementi di A, ma non di .A,). Poiché: A2r>A,X7A,> AD... el insiemi A = Ay A, oad As +++ sono due a due privi di d cmenti comuni. L immagine in p della loro unione é'’unione elle loro immagini in g, anche esse due a due disgiunte; per- tanto se: H =(A— A) U (4,— A.) U(Ay— A) « Hy = K= (A,— A) U (A,— A) U (A, — Aes eH e K sono equipotenti. Gli elementi di A che non appartengono a: Y (4,_,— A), dove A, = A, sono gli elementi che aj ee i gli dove + A, ‘ [ppartengono a ¢utti gli insiemi A, i= 0,1, 2... ; ciod gli elementi dell’insieme: 5 D=NA=...= = izn 40 Insiemi privi di struttura (c. I, 11) (poiché A; > Aj41, basta considerare l’intersezione degli A; da un indice i >a in poi). Percid: A= Dvu(A—A)) U (A1— Ay) U (42 — As) VU = = Du (Ay— A,) U (As — Ay) V (A,— A) UU U(A— A) U (4A,— As) U (Ag — Ay) oe = =LUH, quando si ponga: L=DvU(A,y— A) UV (A,— Ay) U (As— Ao) U ow Ragionando allo stesso modo per A, otteniamo: A, = DU (Ay— A,) U (Ap— As) U (As — AQ) U = DU(A\— Ay) U (As— Ay) U (As — Ae) U U (Ag— Ay) U (Ay— Ag) U (Agp— Ay) U =LUK=LvuHp. i} Cc L eH non hanno elementi comuni, e cosi Le K= H9; pertanto, la rappresentazione y di A su A, che coincide con Pidentita su L, e con y su H, é una corrispondenza biunivoca tra A e A, Ae A, sono dunque equipotenti; lo erano, per ipotesi, A, e B; quindi, per la transitivita dell’equipotenza, A e B sono equipotenti. 11. Insiemi aventi la potenza del numerabile Prima di costruire insiemi di potenza superiore al numera- bile, e anzi di potenza via via crescente (v. par. 12, 13), voglia- mo dimostrate la numerabilita di alcuni importanti insiemi. Dedurremo la numerabilita di detti insiemi dal fatto che ogni sottoinsieme infinito di un insieme numerabile é anch’esso nu- merabile (v. c. I, par. 8) e dal seguente: Teorsma fondamentale sul numerabile. — L’unione di un numero finito 0 di una infinita numerabile di insiemi 0 finiti o numerabili e un insieme di potenza non superiore al numerabile. 41 " primo procedimento diagonale di Cantor (c. 1, 11) Tstituzioni di algebra astratta Sara sufficiente far vedere che: L’unione, /, di un’infinita numerabile di insiemi numerabili Ly, 1, Is, .. a due a due disgiunti (privi di elementi comuni) ha la potenza del numerabile.?” . Disponiamo, una volta per tutte, in una ben determinata suc- cessione numerabile gli elementi di ciascun insieme J,: Ty yy Giny Ajgy ove Any oo (il primo indice denota l’insieme al quale appartiene l’elemento, il secondo il posto da esso occupato nella numerazione scelta per quell’insieme). Allora, la dimostrazione si pud ridurre allo schema che segue (primo procedimento diagonale di G. Cantor): a + “4 fer 44 422 423 ae pe 431 439 f: ay 413 A parole. Chiamiamo “ diagonale di indice j” la successione: Fir» WG-12 F299 9 ay cioé Pinsieme degli j elementi a,, tali che: x+y=/+ 1, ordinati secondo i valori crescenti del secondo indice. Un ele- mento 4,,,, preso a piacere nell’insieme 7= LU J,, appartiene ad una e ad una sola diagonale (quella di indice j = x + y— 1). Ad a,, facciamo allora corrispondere lintero naturale: 1424..4G—D+y, cioé l’intero che si ottiene, aggiungendo al numero comples- sivo degli elementi posti sulle diagonali di indice < /, V’intero v che determina il posto di a,, nella diagonale di indice . 2” Gli altri casi inclusi nel Teorema darno luogo infatti a insiemi che hanno la stessa potenza di una parte di I. 42 Insiemi privi di struttura (ce. I, 11) Il Lettore controlli aritmeticamente che la corrispondenza cos! posta é una corrispondenza biunivoca tra Ie N (ogni intero, n, pud essere posto in uno, e in un sol modo, nella forma: 14+24+.4+G-—-D+y con j e0< y IMI cio... wll > Se IMI > s M=M-—si, fumerabile ha (c. I, 12) Ustituzioni di algebra astratta con cid tutti gli A nella successione (*). Ogni A, é, a sua volta, una successione: Ay = gy Ayy vee Ayy ove Opp vos di elementi a,, uguali ciascuno 0 a 0, 0a 1. Definiamo ora elemento A € 2": Al = yy Moy sary Xpy one nel seguente modo: x,=1 se 4,=0; x,=0 se a,=1. A é un elemento di 2”, ma A é diverso da ogni A, (k= 1, 2, ...) perché differisce da A, almeno per l’elemento di posto k (x; 4 44). L’ipotesi della corrispondenza biunivoca tra 2” e M (numerabile) é cosi contraddetta; poiché 2" contiene s.i. numerabili (per es. il s.i. delle successioni che contengono 1 in un posto, 0 altrove), possiamo asserire che (v. par. 10, de- finizioni): | 2" | >| Af| (per M numerabile). Chiameremo potenza del continuo, e denoteremo con il sim- bolo € (“¢ gotica”’) la potenza dell’insieme delle parti di un insieme numerabile; il teorema ora dimostrato é espresso in simboli dalla disuguaglianza: C> NR. Osservazione. — Il procedimento dimostrativo (di G. Cantor) si chiama diagonale, perché la successione A, diversa da tutte le successioni .4,, k= 1, 2, .. si costruisce considerando la “successione diagonale ” D, formata dagli elementi di indici uguali a,,, € sostituendo ad ogni simbolo a, il simbolo da esso diferente (allo 0, 11; all’1, lo 0). Per dimostrare che determinati insiemi hanno la potenza del continuo, é molto utile il seguente teorema (di carattere gene- tale, valido per ogni insieme avente potenza superiore al nu- merabile): Dato un insieme M di potenza superiore al numerabile, e dato un suo s.i. numerabile A, Dinsieme differenza M' = M— A ha Ja stessa & potenza di M4 potenza di M. 46 Insiemi privi di struttura (c. I, 12) Infatti, M = M'U A, e M' avra potenza superiore al nu- merabile (altrimenti M, unione di due insiemi numerabili, sa- rebbe numerabile). Iterando la costruzione per M’, si ha: Mf’ = = M"U A’, con A’ numerabile, M’ di potenza superiore al numerabile. Allora: M=M' UA=M" VA UA=M"VU A"; A" & numerabile, al pari di A e A’; esiste percid una corrispondenza biunivoca p tra A" e A’. Stabiliamo una cor- rispondenza biunivoca y tra M e M’ ponendo: 1) y= per gli elementi di M appartenenti ad A”; 2) y= identita per gli elementi di 1”. Corollario 1. — L’insieme dei numeri reali compresi tra 0 ¢ 1 ha la potenza del continuo. Infatti, nella numerazione in base 2 (v. esercizi) ogni suc- cessione composta dai simboli 0 e 1 — preceduta da 0 — rappresenta un numero reale dell’intervallo chiuso 0 H 1 (in particolare, 1 = 0,1111...), Un numero razionale avente per denominatore una potenza del 2 ha perd due rappresentazioni: quella in cui da un certo punto in poi ci sono tutti 0, quella in cui da un certo punto in poi ci sono tutti 1 (per es.: 0,100000, .. = 0,011111 ...). Escludendo per esempio la seconda rap- presentazione, per rendere biunivoca la cortispondenza, to- gliamo da 2” che ha la potenza del continuo, un s.i. numera- bile, e quindi non alteriamo la potenza, che resta quella del continuo. Corollario 2. — L’insieme di tutti i numeri reali ha la potenza del continuo. (Dimostrazione geometrica). Si consideri, in un ri- ferimento cartesiano ortogonale, il segmento 0 — 1 sull’asse delle x, la semicirconferenza C appartenente al semipiano y < 1/2 (estremi esclusi!) tangente all’asse x nel punto (1/2, 0), di raggio 1/2, e quindi di centro Q (1/2, 1/2). Sia y la proiezione di 0—1 su C in direzione ortogonale al segmento, y la proie- zione di C sull’asse x da Q. Posto: P’= P gy, P” = P' y, la corrispondenza: P «+ P’ & ovviamente una corrispondenza biunivoca tra O—1 e Vintero asse delle x. Corollario 3. — Linsieme dei numeri reali trascendenti ha la po- tenza del continuo. Un numero reale o é algebrico (radice di una equazione algebrica a coefficienti interi), o non lo é, e al- 47 I continuo éla potenza di un segmento... ..dell'intera retta (reaia).. ...del soll reali trascendenti 1a"| = continuo se |R| = con- tinuo (c. I, 12) Istituzioni di algebra astratta Jora si chiama frascendente. Detto R Vinsieme dei reali, R, e R, risp. gli insiemi dei reali algebrici e dei reali trascendenti, si ha: R=R8,VUR,, essendo anzi addirittura: R= R—R, (RR, =9). Ma R, @ numerabile (v. par. 11, corollario 5’), R ha potenza su- periore al numerabile; pertanto R, ha la medesima potenza di R, cioé la potenza del continuo.* Vale poi per la potenza del continuo un teorema del tutto analogo al corollario 3 del “ teorema fondamentale sul nume- rabile” (v. par. 11): L’insieme, R®, delle n-ple ordinate di elementi di un insieme R avente la potenza del continuo ha ancora la potenza del continuo. E lecito prendere, come insieme continuo “ standard,” l’in- sieme 2% delle successioni A composte da simboli 0 e 1. Svi- lupperemo la dimostrazione per # = 2 (si lascia al Lettore la 31 I] Lettore trova qui un primo, importante esempio di seorema (puramente) esistenziale. Vogliamo chiatire questo concetto. A priori, in base alla sola defi- nizione formale di numero reale algebrico e trascendente, numeri reali trascen- denti potrebbero anche non esistere. Per dimostrare l’esistenza di numeti siffatti, si possono seguire due vie: 1) (Dimostrazione costruttiva). Si fa vedere che qualche numero reale dato (anche uno solol) & trascendente, cioé si danno esempi di numeri reali trascen- denti, cosf come si & dimostrata |’esistenza di irrazionali algebrici (ancora nel- Vantica Grecia!) facendo vedere che Vv 2, algebrico, non é razionale. 2) (imostrazione puramente esistenziale). Si fa vedere, come sopra si é fatto, che i reali algebrici non possono esaurire tutti i reali, senza dimostrare la tra- scendenza di alcun numero reale singolarmente preso. Seguendo 2), noi possiamo affermare che esistono numeri reali trascendenti (anzi che i] loro insieme ha la stessa potenza di quello di tutti i reali!) senza co- noscere individualmente alcun numeto teale trascendente. Nel nostro caso, anche una dimostrazione del tipo 1) @ possibile; essa ¢ perd di gran lunga piti difficile. Per informazione: il primo numero reale del quale é stata dimostrata la trascendenza é il “numero di Archimede,” 7; la dimostrs- zione stata data dal Lindemann nel 1882, dopo che il problema aveva affaticato intere ‘“civilta matematiche,” nel corso di ben due millenni! % Questo teorema, e il corollario 3 del par. 11, sono casi particolari di un teorema generale (che non dimostriamo): Dato sn insieme I, il prodotto cartesiano UxI ba la stessa potengza di L, 48 (c. I, 12) Ucsierai privi di struttura facile generalizzazione, prima al caso di # = 3, poi al caso di a qualunque). Gli elementi di R? = RxXB sono allora le coppie ordinate: (Ay, Ay) , Ay € 2%. Giacché Vinsieme N dei naturali ha la medesima potenza tanto del s.i. P dei pati quanto del s.i. D dei dispati, potremo usare indici dispari nella numerazione degli elementi della suc- cessione .A,, indici pari nella numerazione di quelli di A,: Ay = GG Og ow Ay = Gy dy Gy (essendo ogni 2; 0 0 0 1). Ma allora potremo bene associate alla coppia ordinata di successioni: (A,, A,) sma (unica) succes- sione A, e precisamente la: A= Ay Gy Og Ay Ay ww Dalla successione .A, inversamente, potremo “ riottenere ” la coppia ordinata (A, A,) con il procedimento inverso, pren- dendo cioé gli elementi di A uno si e uno no, partendo dal primo per scrivere A,, dal secondo per scrivere A,, La corti- spondenza biunivoca: A <+(A,, A) cosi costruita dimostra lasserto. Conseguenza immediata di questo teorema sono i due co- rollari che seguono, davvero “ inaspettati ’’:5° Corollario A. — L’insieme dei punti di un quadrato, cost come Pin- sieme dei punti dell’intero piano reale affine (“ otdinario ”) ba la potenza del continuo, cioe la medesima potenza dell’insieme dei punti di un suo lato, risp. di una sua retta. Corollario B. — Linsieme dei punti di un cubo, cost come quello dei punti dellintero spazio reale affine (“ ordinario ”) ha la po- tenza del continuo. Dimostriamo infine che: Linsieme delle parti, P (1), di un insieme I, ha potenza saperiore all’ insieme 1. % Y. la nota storica 2 sui “ paradossi dell’infinito.” 49 Ml continuo @ la potenza de! piano reale affine... «@ dello spazlo reale affine tPMi>t Insiem! di potenza sempre crescente (c. E12) Astituzioni di algebra astratta 1) Che P(J) contenga un s.i} equipotente ad J, & evidente (basta considerate il s.i. di P(/) formato dai s.i. di J dotati di un solo elemento). 2) Ie P(Z) non possono avere la medesima potenza. Se cid fosse, esisterebbe una corrispondenza biunivoca tra I e€ 2), equipotente con P(Z). Detta corrispondenza permetterebbe di associate a ogni funzione caratteristica fe 2’ un x € I, che potra essere allora attribuito come “ indice” a f: f= f,. Ma, in tal caso, é possibile costruite una F di 2! diversa da tutte le f,; allora la corrispondenza supposta biunivoca non é tale, Vipotesi dell’equipotenza é contraddetta. Una F siffatta si co- struisce con un procedimento che generalizza il “ secondo pro- cedimento diagonale” di G. Cantor (v. n. 12, inizio), e cioé ponendo: F(x)=0,se f,() = 1; F(x) =1, se fp) = 9. Con cid, la F @ una funzione caratteristica (una funzione che assume i valori 0 0 1, definita per ogni x € J), ed é diversa da f, per ogni indice x, giacché: FR) AL). Rimane cos} dimostrata la possibilita di costruire insiemi di potenza (infinita) via via crescente, a partire dall’insieme NV dei naturali, costruendo Vinsieme delle parti di N, e — induttiva- mente — V’insieme delle parti dell’insieme per ultimo costruito. Non si sa pero se esistano “ potenze intermedie ” tra quella di un insieme J e quella del suo insieme delle parti, P(Z). In particolare, non si sa se esista una potenza compresa tra quella del numetabile e quella del continuo. L’ipotesi del continuo & Passerzione che una siffatta potenza non vi sia. Nota storica 2 - I paradossi dell’infinito Sin dai tempi dell’antica Grecia, scienziati ¢ filosofi si resero conto delle “ difficolt& che derivano dal discorso che noi facciamo col nostro intel- letto finito intorno agli infiniti, dandogli quegli attributi che noi diamo alle cose finite e terminate” (G. Gawitet, Discorsi ¢ dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze, Giornata Prima). La soluzione adottata per molti secoli — anzi, per quasi due milleani — fu quella proposta da Aristotele, 50 Ansiemi privi di struttura (c. I, 12) e tramandata nella famosa formula: infinitum actu non datur, Non & ammis- sibile una infinita “data in atto”, un infinito attuale; e cid implica l’inam- missibilita anche dell’infinitesimo attuale (quantita non nulla, ma inferiore a ogni quantita data, sia pur piccola). In verita, gi Archimede contravvenne al principio aristotelico, usando per le sue “ quadrature” e “cubature”? un suo Metodo, meccanico- geometrico, che richiedeva (ad es.) la decomposizione di una superficie piana nelle sue infinite corde parallele a una direzione data, Archimede giustificd perd pubblicamente i risultati da lui ottenuti con rigorose di- mostrazioni per assutdo; la lettera ad Eratostene, nella quale spiegava il Metodo, fu tuttavia ritrovata in un papiro soltanto nel 1906. Assai interessante @ perd osservare che, nel XVII secolo, precur- soti e fondatori del calcolo infinitesimale (il “‘ parto maschio” di quel secolo!) ripresero, in diversi modi, la via di pensiero di Archimede, in- frangendo il divieto aristotelico, e reintroducendo, in questo o quel modo, infiniti e infinitesimi aftuali. Si pensi alla derivata come quoziente differen- ziale, all’integrale definito come somma di infiniti addendi infinitesimi. Grandi successi, da un lato; dall’altro, il continuo rischio di contrad- dizioni ed errori. Per garantire i nuovi concetti, per fondare in modo si- curo Panalisi infinitesimale, occorse una elaborazione di ben due secoli, che ebbe per risultato l’eliminazione completa del ricorso all’infinito e alPinfinitesimo attuale (coll’idea di “ tendenza all’infinito” e di “ten- denza a zero,” cioé coll’uso di infiniti e infinitesimi soltanto potenziali), Ricordiamo, al inizio del XIX secolo, Popera di A. Cauchy (1789-1857) e, alla fine del secolo, opera — in un cetto senso conclusiva — di K. Weierstrass (1815-1897). Tuttavia, gia attorno alla meta del secolo XIX, in polemica tanto con Cantor quanto con Hegel, il matematico, filosofo e teologo boemo, B. Bolzano (1781-1848) sostenne la pensabilita di ‘molte- plicita’ attualmente infinite, come insieme degli elementi verificanti una data proprietd (Paradossi de/l’infinito, Feltrinelli, 1965). Negli anni stessi in cui K. Weierstrass dava solido fondamento all’ana- lisi eliminando la considerazione di infiniti e infinitesimi attuali e ripor- tando tutto il calcolo a procedimenti finiti, il concetto di infinito attuale veniva “ recuperato” da Georg Cantor.** Abbiamo esaminato il modo nel quale Cantor riesce a confrontare insiemi infiniti, pensati come dati in atto. In sede di nota storica, vogliamo osservare che il grande contributo originale del Cantor non consiste gid nell’idea della corrispondenza biu- nivoca come metodo di confronto della “ numerosita” degli elementi di due insiemi infiniti (cardinalita), quanto nel coraggio e nella coerenza intellettuale con i quali affrontd i risultati “ paradossali” che da quel metodo derivavano. La corrispondenza biunivoca come metodo per “ confrontare” in- siemi infiniti era stata gia infatti chiaramente esposta da Galileo Galilei, quasi duecento e cinquanta anni prima, nella “ Prima giornata” delle Nuove Scienze (1638). “ Interrogando io... quanti siano i numeri quadrati, si pud con verita rispondere, loro esser tanti quante sono le proprie ra- dici, avvenga che ogni quadrato ha la sua radice, ogni radice il suo qua- “ Le prime memorie fondamentali di G. Cantor sono degli anni 1877-1878, 51 (c. I, 12) Tstituzioni di algebra astratta drato, né quadrato alcuno ha pid d’una sola radice, né radice alcuna pit d@’un quadrato solo ” (si osservi con quale elegante precisione Galileo de- finisce la biunivocita della corrispondenza). Galileo, perd, non osa affer- mate che i “ numeri quadrati” sono “ tanti quanti” tutti i numeri, per- ché la “ verita ” da lui sopra intravista gli sembra contraddetta da un’altra “ verita ’: “se io dird, i numeri tutti, comprendendo i quadrati e i non quadrati, esser pit che i quadrati soli, dird proposizione verissima.” Le due “verita ” apparendogli contraddittorie, Galileo non vedeva “che ad altra decisione si possa venite che a dire... in ultima conclusione, gli, attributi di eguale maggiore e minore non aver luogo negl’infiniti, ma solo nelle quantita terminate.” Georg Cantor, invece, dimostra che la contraddizione é solo apparente, distinguendo tra il concetto di “incluso in...” e quello di “ avente po- tenza minore di...,” che siamo abituati (e solo abituati, non obbligatil) a identificare, perché essi significano la stessa cosa nel caso finito, Percid il risultato fondamentale: “una parte di un insieme infinito pud avere lo stesso numero cardinale di elementi dell’intero insieme, anti elementi quanti Yintero insieme ” non é in alcun modo antinomica (contraddittoria), ma soltanto paradossale, cioé “ non credibile,” perché in contrasto con in- veterate abitudini di pensiero. “ Je le vois, mais je ne le crois pas!’”, sctiveva Cantor a Dedekind nel 1877, comunicandogli per lettera la sua dimostrazione della equipotenza del- Pintero quadrato con un suo lato. Anche qui, siamo in presenza di un “ paradosso,” non di una “ antinomia.” II risultato é vero, e non implica contraddizioni. Il risultato sembra perd “ incredibile,” per un’altra inve- terata abitudine mentale, che consiste nel confondere i concetti di “ po- tenza” e di “dimensione” (0, meglio, nel non possedere una precisa definizione dei due concetti, che sono differenti). Siamo abituati ad af- fermare — senza sapere bene che cosa significhi — che la retta ha “‘ dimen- sione” 1, il piano 2, lo spazio 3; siamo portati a “non credere,” anche se lo “ vediamo ” col ragionamentol, che insiemi di dimensione diversa abbiano la medesima potenza, ritenendo — fallacemente — che un in- sieme avente dimensione maggiore di un altro debba di quello avere an- che maggiore potenza. In verita, il concetto di “ dimensione ”? non appartiene alla teoria degli insiemi (privi di struttura), bens{ alla sopo/ogia. Due insiemi hanno la stessa dimensione quando, innanzitutto, in essi sia stata introdotta una “ strut- tura topologica,” cioé una opportuna nozione di “ vicinanza ” tra “ pun- ti’? (= elementi), e quando, cid fatto, sia possibile stabilire tra i due in- siemi cosf strutturati (“ spazi topologici”) una corrispondenza che non solo sia univoca nei due sensi (biunivoca), ma anche “ continua” nei due sensi (bicontinua).** Pertanto, perché due spazi topologici abbiano la me- 35 Per il momento, il Lettore pensi alla “ continuita” in senso intuitivo; elementi corrispondenti “ vicini ” sono immagini di elementi anch’essi “ vicini” (cid non accade per la corrispondenza sulla quale é basata la dimostrazione dei corollari A e B, intendendo la “vicinanza” nel senso metrico ordinariol), Per una definizione precisa di spazio topologico e di corrispondenza biunivoca e bicontinua (omeomorfismo), v. c. 12, 52 Insiemi privi di struttura (c. I, 13*) desima dimensione, l’avere essi la medesima potenza (come insiemi) é condizione necessaria ma non sufftiente; e proprio questa non-sufficienza & dimostrata dai famosi teoremi che Cantor vedeva, senza riuscire a credere ad essi (v. c. I, pat. 12, corollati A e B). La “ incredibilita’ (paradossalita) di un risultato non contraddittorio é dunque un fatto puramente psicologico, correlato alle abitudini di pen- siero dominanti in un’epoca storica (si pensi alla “ incredibilita” della geometria non-euclidea per il pensiero filosofico del primo ottocento, dominato dall’idea kantiana del carattere necessario, a-priori, della geo- metria euclidea), Le “ incredibili” conclusioni di G. Cantor, a distanza di neppure cento anni, sono abitudine di pensiero per tutti i matematici, e diventeranno tra non molto “ senso comune.” 13*. La teoria ingenua degli insiemi e la antinomia della classe totale Nei paragrafi 3-12 del I capitolo abbiamo sviluppato alcune parti della cosiddetta teoria “ingenua” degli insiemi. Fare della teoria degli insiemi ingenua significa non date una vera e propria definizione di “insieme,” ma limitarsi a una spiega- zione che abbia valore indicativo, presupponendo che il con- cetto di “insieme ” abbia carattere primario (primitivo), non sia riconducibile a concetti pit precisamente definiti, né for- malizzabile. Una spiegazione di questo genere & quella data da G. Cantor (e da noi parafrasata all’inizio del par. 3): “ Per ‘insieme’ intendiamo ogni riunione [raccolta - ted. Zusam- menfassung| M in una totalita di oggetti # determinati, ben di- stinti della nostra intuizione o del nostro pensiero (i quali sa- ranno chiamati gli ‘elementi’ di M/).” Partendo peré da una siffatta impostazione ingenua (acritica, intuitiva) si incontrano non soltanto paradossi, cioé risultati “sorprendenti” ma perfettamente accettabili (v. Nota storica 2), bensi anche antinomie, cioé vere e proprie contraddizioni. In matematica (in logica, in filosofia) si dice che si ha un’an- tinomia quando, data un’asserzione A, si dimostra tanto che “ A é vera” quanto che “A é falsa,” cioé che “ A é vera,” A essendo la negazione di A. Si chiama “ principio di non- contraddizione ” il principio secondo il quale in una teoria non debbono presentarsi antinomie, perché la teoria possa es- sere accettata; cioé il principio secondo il quale, se in una teo- tia si pud dimostrare la verita tanto di A quanto di A, V’in- tera teoria deve essere abbandonata. 53 La teorla Ingenua” degli insiemi Definizione di antinomia Princtplo di non-con- traddizione inaccettabilita di contraddi- zioni... win una teoria formale Antinomia della Al/klasse (ANP UN> 1] (Alert 4, risp. con b divisore di a. Potra essere percid talvolta ne- cessario adottare una definizione ancora pit generale di “ ope- razione,” distinguendo tra “ operazione sa A” e “ operazione in A” Doefinizione di operazione n-aria, w, in un insieme. - Se A é un insieme, » un numero naturale, si dice che é definita in A un’operazione #-atia w, se esistono n-ple ordinate (4), aa, ...5 @n) di elementi di .A alle quali é associato um elemento di A, da denotarsi come sopra con: (G1, 425 G3, +105 2n) @» Insomma, w é definita “ parzialmente ” (non necessariamente per tutte le #-ple ordinate di elementi di A). Nota bene. — Un’altra generalizzazione viene spontanea, ed é quella che si ottiene quando si suppone associata a ogni (a qualche) #-pla ordinata di elementi di un insieme A un ele- mento di w# altro insieme, B. E questo il caso dell’ordinario “ prodotto scalare” di vettori (a ogni coppia — ordinata — di vettori & associato un numero). O ancora: si pud pensare as- sociato az elemento di B a una n-pla di elementi: (a), ag, «.., an) presi in insiemi diversi: 2, € Aj, ..., 4, € Ay. Ci interesserd perd, nel seguito, solo il caso in cui s = 2, B= A, (oppure A,), cioé il caso in cui a ogni coppia ordinata di elementi (a,, 42), @, € Ay, ag € Ay, & associato (per es.) un elemento di A, stesso. Diremo in tal caso che A, possiede un insieme Ay, di operatori (destri). Ma di cid si dira meglio nel capitolo IX. Osservazioni ed esempt. - Numerosi esempi di operaxioni a ca- rattere nou aritmetico (su insiemi non numerici) sono stati gid da noi incontrati nel capitolo I, paragrafo 5, quando, sull’ins sieme delle parti: A= P(J), di un insieme J, abbiamo defi- nito unione, intersezione, differenza simmetrica. Sono tutte operazioni bérarie (2 = 2). Avvertiamo subito che le operazioni binarie hanno, a tutt’oggi, una posizione predominante nel- 66 Generalita sulle strutture algebriche astratte (c. U, 2*) Palgebra. Comincia ad acquistare importanza lo studio di alcune operazioni ternarie. Diamo un semplice esempio di operazione ternaria definita nell’insieme degli interi (esempio che pud essere generalizzato al caso di “‘anelli non associativi”, v. c. IV). L’ordinaria “ ele- vazione a potenza” é un’operazione binaria negli interi che non @ associativa, in quanto, in generale: (a) 4 a [(2%) = = 2%, mentre: 2) = 28]. Poniamo allora, per ogni terna or- dinata (a:, a2, a3) di naturali: (G1, 25 dg) @ = [44, ag, 25] = (2,2)? — a", e avremo definito un’operazione ternaria ‘‘ non banale ””? (che non é pero sui naturali, in quanto a una terna ordinata di naturali resta associato un inéero, negativo o nullo). Osserviamo, infine, che un’operazione wnaria (n= 1) non é€ altro che una rappresentazione di A in A, e che la definizione da noi data si pud estendere anche al caso # = 0 (operaxione nullaria), intendendo per operazione O-aria in un insieme A la scelta in esso, una volta per tutte, di un dato elemento. 2*, Subordinazione del concetto di operazione n-aria a quello di rela- zione (n+ 1)-aria, Operativo di un’ operaxione Ricordando che il prodotto cartesiano: a volte AxAx..X A=A* di # “ copie” di un insieme A é@ linsieme delle #-ple ordinate di elementi di A (v. c. I, par. 5), la definizione del par. 1 di Operazione n-aria su A pud essere tradotta nei seguenti termini: Una operazione n-aria, w, sa A, non 2 altro che una rappresen- tazione w di A” in A, Possiamo perd anche prendere le mosse dal prodotto carte- siano, At}, di #+ 1 copie di A. Potremo ailora infatti as- * “Non banale” significa qui che il risultato non @ sempre lo 0, come acca- drebbe se definissimo a partire dalla moltiplicazione l’analoga operazione ternaria: (a, b, ¢) w = (ab) + s—a + (be). 67 Un esempio di operazione ternaria Operazione t-aria = rap- presentazione Operazione O-aria = scelta di un elemento Operazione n-aria su A... «come applica zlone di A" inA Due condizioni per un opera- tivo Dall’operativo a una operazione SU AW wl A (c. TI, 2*) Istituzioni di algebra astratta sociare a un’operazione #-atia w definita su A il s.i. @ di At formato dalle (# + 1)-ple seguenti: (G3 da3 +063 n> (G1y Gop 03 Gq)@) » ciod dalle (2 + 1)-ple che contengono come (” + 1)-mo ele- mento il “ risultato dell’operazione w” applicata alla #-pla or- dinata formata dalle prime # “ componenti”; @;-@ si chia- mera allora Voperativo di w. L’operativo, ©, di un’operazione n-atia w su A, é un si. di A”+ che deve soddisfare certe condizioni (non pud essere assunto come operativo un s.i. atbitrario di A+; v. oltre). Chiamiamo, come é naturale, e come gia sopra si é fatto, com- ponente i-ma di (a, da, +3 Gny1) € A"? Velemento a; € A, che compare all’i-mo posto. Chiamiamo poi proiezione dell’ele- mento sopra scritto di A”! su A” lelemento (4,, ag, ..., 4,) € A” che ha per componenti le prime # componenti di detto elemento. Allora, operativo © di un’operazione n-aria w su A é un sii. di A”+1 tale che: 1) Se due elementi di & hanno ordinatamente uguali le prime n componenti, essi coincidono addirittura, avendo uguali anche le ultime componenti. (La 1) discende dal fatto che la w associa ad una n-pla ordinata di A” wm elemento di A.) 2) La proiexione di w su A® coincide con A®. (La 2) discende dal fatto che la w associa a ogni n-pla di A” un elemento di A.) A questo punto, la considerazione si pud invertire: Un si. & di A®*! verificante 1) ¢ 2) definisce un’ operaxione n-aria w sa A, la quale si ottiene ponendo: (Qi, Gay ory Gq) O = see solo se: (@y, aay 103 Any 2) ED, La giustificazione di questa asserzione é¢ immediata; ¢ anche subito visto che: Un 5.4. & di A™*1 verificante 1) definisce un operazione n-aria w ia A (come sopra); viceversa, Poperativo associate a un’ operaxione n-arta in A é un si. di A+ soddisfacente la 1). 68 Generalita sulle strutture algebriche astratte (c. II, 3*) Quando si lasci cadere anche la condizione 1) — cioé quando si prenda un s.i. affatto arbitrario @ ¢ A™+1— data una (s+ 1)-pla ordinata arbitraria di elementi di 4, sara vera una, e una sol- tanto, delle due asserzioni: ® (Gy 425 +9 nix) € D5 qm (41, Gay omy Gaia) € D. Si potra dire allora che é definita in A una relazione(n + 1)-aria, @, associata a @ © Ant; dati(a + 1) elementi di A in un certo ordine, essi “ stanno”, o “non stanno” nella telazione w a seconda che valga la (I) o la (II). Viceversa, supporre definita in A una relazione (# + 1)-aria w significa supporre esistente un qualche criterio che permetta di affermate, dati (# + 1) elementi di A in un certo ordine, 0 che essi stanno nella relazione w, 0 che essi non stanno nella rela- zione w (aut... ant); ma allora la relazione w é individuata dall’insieme @ ¢ A+, ad essa associato, delle (2+ 1)-ple di elementi di A che la verificano. Osservazione. — Si & cosi estesa in modo affatto naturale la definizione di relazione binaria, data nel capitolo I, paragrafo 6. Come le operazioni 1-arie sv, o in A (tappresentazioni di A, o di una parte di A, in A) sono particolati relazioni binarie, cosi in generale le operazioni n-arie definite in A, o su A, sono particolari relazioni (# + 1)-arie, rappresentate da s.i. di A+! verificanti la 1), oppure le 1) e 2), s.i. ai quali si riserva il nome di operativi. 3*, Le strutiure algebriche e Ja loro classificazione Sia dato un insieme A (ora e nel seguito non vuoto). Sup- poniamo, innanzitutto, che su A siano definite r operazioni: Wy, Wy wry W, la prima m,-aria, la seconda n,-aria, ..., la r-ma n,-aria. Chiameremo l’insieme A con le operazioni w, (= 1, ... r) una strattura algebrica (s.a.); diremo anche che nell’insieme 69 Relazione (n + 1)-aria definita da un sl. di AMY S.l. di AM de- finito da una relazione (a + 1)-aria Insleme con operazionten -.0 struttura algebrica In uno stesso insieme, le pit. diverse strutture Espression: etterali in una struttura algebrica Qualche esempio Esempi con i simboli di ope- razione + @. (. I, 3*) Istituzioni di algebra astratta A & stata introdotta una struttura algebrica. Scriveremo: A (4, Woy sry Wy) 5 mettendo tra parentesi i simboli delle operazioni introdotte. Cosi, per esempio, dato Vinsiewe Z degli interi, introducendo in esso le ordinarie operazioni di addizione e moltiplicazione, avremo una sétruttura algebrica Z (+, +). In un medesimo in- sieme si possono introdurre differenti strutture algebriche, per esempio in Z si pud introdurre Poperazione ternaria (a,b, ¢) w = (a*)'— a in modo da trasformarlo in una diversa strut- tura algebrica Z(w). Data una struttura algebrica A (a, ..., @,), consideriamo le espressioni formali (letterali) che possono essere scritte con Pausilio delle operazioni w; utilizzando elementi indeterminati x, di A. Cosi, per esempio, se w, é una operazione binaria, si possono formare le espressioni: (X15 %2) 13 (1, 2) Os Xs) O15 Hs (X25 5) 3) 13 ECC, a ognuna delle quali corrisponde un ben determinato elemento di .A ogni qual volta si fissino i valori (in A) delle “ lettere ” X4, X2, Xs Oppure, se @,, w, sono due diverse operazioni bi- narie, sono espressioni letterali le: (ts %2) Wry 2) 23 ((Xry 5) Way (Has 3) 2) O1- O, ancora, se w, é un’operazione ternaria, é un’espressione letterale la: (1, X25 3) Oa» Hay Xs) Ws Nota bene. — Se si pone, negli esempi precedenti: (x, 7) @ = x+y (notazione moltiplicativa) (x, 2) 2= 2+ (notazione additiva), quelle espressioni letterali si risctivono cos{: Xa Mes (M1 Xe) Xe 3 r+ (Oe HK) 5 EC HM Xy ty 3 (2%, + Hs) + (Xe + XQ). 70 Generalita sulle strutture algebriche astratte (c. II, 3*) Un’espressione letterale di A (1, @2) «++» ,) si chiama anche, assai espressivamente, una parola.® Pud accadere che due parole, P,e P,, contenenti le stesse lettere x1, 2, «+ Xg. Ma formalmente diverse (diverse come scrittura) diano luogo allo stesso ele- mento di A per ogni scelta delle lettere x; in altri termini, assegnando comunque a xy, ., X¢ valori in A, si ha sempre: P\= Py, benché P, ~ P,. Se cid accade, diremo che la struttura alge- brica (s.a.) A (a, -, @,) verifica Passioma: Py = Pr. Il Lettore verifichera subito che in questa definizione gene- rale e astratta di assioma rientrano gli ordinari assiomi dell’a- ritmetica elementare: x ySyex (legge commutativa) x DY=H%N-Z (legge associativa) x(gt+x=x-yt%+% (legge distributiva destra) Gt) x= x+x%-+x% (legge distributiva sinistra). Avvertiamo sin d’ora che, nello sviluppare la teoria dei “ oruppi” (v. c. II, IV) come insiemi con sna operazione, saremo costretti a chiamare “ assiomi” delle affermazioni che non rientrano nella definizione ora data; sara perd fatto vedere come i “ gruppi” possano anche essere considerati s.a. con tre operazioni, per esempio una nullaria, una unaria, e una binaria verificante la legge associativa, e che pertanto anche il concetto di gruppo rientra in quello di s.a. con assiomi che stiamo per dare (v. c. III, par. 1, Oss. 4*). Chiameremo s.a. con un sistema (S) di assiomi una s.a. A(o, wu: @,) tale che in essa sia verificato un insieme finito (0 sistema) di assiomi, che indicheremo nel loro complesso con (J); per la s.a. useremo allora il simbolo: A (Oy 2 oy @,)3 (S))- 2 Nella nostra trattazione, dedicata essenzialmente agli studenti del pritno corso di matematica, preferiamo chiarire i concetti di parla, e di assioma come identita di parole, attraverso indicazioni generali ed esempi particolari, piutto- sto che con una definizione compiutamente rigorosa. Per essa vedi, ad es., A. G. Kuro’, Lekésii po obstei algebri, Mosca, 1962, ¢. ML. 71 Un assioma @ = relazione identicamente soddisfatta In particolare, gli assiomi aritmeticl elementari S.a. con un sistema di assioml Isotipla tra s.a. Tipo di struttura Classtficazione In tipi univer- sali... meno fine di quella in tipi di struttura (c. I, 3*) Ustituzioni di algebra astratta Ditemo che due s.a. A e A’ con sistemi di assiomi risp. (S) e (S’) sono ésotipiche (o dello stesso tipo) se si verificano i seguenti fatti: 1) In A e A’ é definito lo stesso numero, r, di operazioni; 2) E possibile stabilire una corrispondenza biunivoca tra le operazioni w di A e quelle w’ di A’ (operazioni corrispondenti siano allora w, e w,’) in modo che w; e w,/ siano entrambe n-arie; 3) Il sistema di assiomi (5’) si ottiene da (S) sostituendo a ogni w; la sua corrispondente w,’. La classe (v. c. I, par. 14*) che ha per elementi tutte e sole le s.a. dello stesso tipo si chiamera un tipo di struttura. Evidente- mente, la relazione di isotipia tra s.a. é riflessiva, simmetrica e transitiva; pertanto, abbiamo ottenuto in questo modo una prima partizione di tutte le possibili strutture algebriche in classi di equivalenza, dette tipi. Trascurando la considerazione dei sistemi di assiomi e la- sciando allora cadere la condizione 3) si ottiene una equiva- lenza ‘‘ meno fine ” tra s.a. Precisamente, diremo che due s.a. Ae A’ appartengono allo stesso “ipo universale se 1) e 2) sono soddisfatte, ma non necessariamente 3). Ogni tipo di struttura sopra definito é una sottoclasse della classe di s.a. equivalenti che abbiamo ora chiamato tipo universale; la classificazione in tipi di struttura é da chiamarsi piu “ fine” di quella in tipi universali perché, appunto, ogni tipo universale contiene pit tipi di struttura. Cos{, per esempio, tutte le s.a. con un’opera- zione binaria appartengono ad un medesimo tipo universale (che prende il nome di gruppoide) ; i gruppoidi, perd, contengono i pid diversi tipi di struttura, a seconda del sistema (S) di as- siomi che si “ impone ” all’operazione (si hanno cosi, ad esem- pio, come tipi di struttura i gruppoidi commutativi e quelli asso- ciativi, prendendo risp. come (5) la legge commutativa o quella associativa.*) * Abbiamo introdotto la terminologia che ci @ sembrata la pitt semplice ed espressiva, e anche la pid vicina al linguaggio comune. Avvertiamo perd che, pit spesso, vengono usati i termini seguenti: a/gebra universale in luogo di s.a. senza assiomi ((S) ¢ vuoto); classe primitiva di algebre in luogo di tipo di strut- tura algebrica (v. A. G. Kuro’, op. cit.). 72 Generalita sulle strutture algebriche astratte (c. I, 4*) 4*, Isomorfismi e strutture algebriche astratte Lalgebra astratta trova il suo fondamento in una classifica- zione delle s.a. assai pit fine che non quella fatta secondo il loro tipo di struttura (v. par. 3*); tale classificazione é basata sul concetto di “ isomorfismo ” (uguaglianza di forma). Un isomorfismo tra due sa. A e A’, in ciascuna delle quali sono definite \« operazioni, risp. w, ew (i= 1, ..., kk), in modo che la w, definita su A @ la corrispondente operazione w' definita su A’ siano entrambe n-arie, @ una corrispondenza biunivoca @ tra gli insiemi “ sostegno”” Ae A! tale che: ® (Cts a5 ones Ming) Oi) P= a Ps Ho Ps oes Mae P) OF per ogni coppia di operazioni corrispondenti w,, wi ¢ per ogni scelta degli elementi 4, w., Xp, in A Osservazione 1. — Esaminiamo la condizione (I), che gioca un ruolo fondamentale. Essa esprime il fatto seguente: “ si ottiene il medesimo risultato se: a) si esegue prima una composizione di elementi in A me- diante una delle operazioni definite in A e poi si trova Vele- mento di A’ corrispondente del composto — oppure se; b) si passa prima ai corrispondenti degli elementi di A, € poi li si compone mediante l’operazione corrispondente di A’.” Con formulazione precisa, sttingata ed espressiva, si usa dire che: In un isomorfismo, il corrispondente del composto 2 il composto dei corrispondenti (e cid per ogni coppia w, w’ di operazioni cor- rispondenti nelle due s.a. 4 e 4’). Osservazione 2. — Per le ipotesi contenute nella definizione stessa, due s.a. isomorfe A e A’ sono senz’altro dello stesso tipo universale (v. par. 3*). Ma la condizione (1) ci assicura an- che che: Due s.a. isomorfe appartengono al medesimo tipo di struttura. Infatti la corrispondente in y di una parola di A é la parola di A’ che da quella si ottiene sostituendo alle lettere che deno- tano indeterminate in A lettere che denotano le corrispondenti 73 somorfismo: definizione Se isomorte, isotipe infatti ‘a (i) " conserva gli assiomi" Un isomorfismo € una equi- valenza Classe di equi- valenza di s.a. isomorfe = s.a. astratta Identificazione di s.a. isomorfe nell’algebra astratta (c. IT, 4*) Istituzioni di algebra astratta indeterminate in A’, e alle operazioni w di A le operazioni w' di A’ (cid discende dall’osservazione 1, cioé dalla (1), appli- cata successivamente quante volte occorra). Percid, se la s.a. A verifica identicamente un’eguaglianza di parole, P,= P,, la s.a. A’ ad essa isomorfa verifichera identicamente l’uguaglianza delle parole corrispondenti: P,’= P,’. Ma le due identita (quella in A e quella in A’) sono da considerarsi no stesso as- sioma, in quanto differiscono solo per la differente denomina- zione delle lettere e delle operazioni. In conclusione, se A ve- rifica un sistema di assiomi (5), anche A’ ad essa isomorfa ve- tifica lo stesso sistema di assiomi; e viceversa, essendo la re- lazione di isomorfismo simmetrica.5 Potremo allora dire, espressivamente: Un isomorfismo “ conserva”? le operazioni (v. oss. 1) ¢ “ conserva” anche gli assiomi (v. oss. 2). Dimostreremo nel par. 6* che: Un isomorfismo é una relazione di equivalenza (entro un tipo di struttura algebrica), di modo che: Ogni tipo di s.a. pud essere decomposto in classi (disgiunte) di s.a. tra loro isomorfe; ciascuna di tali classi verra da noi chiamata una struttura algebrica astratta. Con definizione diretta: Si chiama stratiura algebrica astratta (s.a.a.) una classe comple- ta di strutture algebriche tra di loro isomorfe, e quindi la classe formata da /utte le s.a. isomorfe a una struttura della classe (che pud essere scelta a piacere, trattandosi di una classe di equivalenza). Oggetto dell’algebra astratta 2 lo studio delle strutiure algebriche astratte, NelPalgebra astratta, insomma, s.a. tra di loro iso- morfe vengono addirittura identificate. Cid si esptime spesso dicendo che nell’algebra astratta le s.a. vengono studiate “a meno di isomorfismi.” ® Liargomentazione @ corretta, ma molto succinta. Percio, e anche per renderne la lettura indipendente da questo paragrafo, ridimostreremo in suc- cessivi paragrafi questo teorema, nei diversi casi particolari (gruppi, anel- li, cee.) 74 (c. U, 5*) Generalita sulle strutture algebriche astratte 5*, Morfismi. Omomorfismi ed equivalenze componibili Manteniamo le notazioni dei paragrafi precedenti, con qual- che alleggerimento. Con A e A’ indicheremo d’ora in poi, senza ripeterlo ogni volta, due s.a. dello stesso tipo universale; se w & una delle operazioni di .A, w' é la corrispondente ope- razione di A’, w e w! sono insieme n-arie. Chiameremo morfismo di A in A’ una rappresentazione @ di A in A’ tale che: ® (ers Hap sven Mn) ©) P= (1 Py Ha Ps vnen Xn P) per ogni scelta degli elementi x e della operaxione w in A. Precisando le ipotesi sulla rappresentazione (v. c. I, par. 4), otteniamo il seguente “ quadro ”: (A) Endomorfismi (propri); p & una tappresentazione di A in A’ in senso stretto (von rappresenta A sa 4’). 1 1) Omomorfie, 0 “ omomorfismi in”: y non & univoca. -1 2) Isomorfie (monomorfismi), o “isomorfismi in”: y é uni- voca, p & una iniezione di A in A’. (B) Epimorfismi: p & una rappresentazione di A sx A’ (A’ = = Ap). 4 1) Omomorfismi (propri), 0 “ omomorfismi su”: y non é& univoca. | 2) Isomorfismi (v. par. 4*): p-! & univoca, p & una biiexione. 2") Automorfismi: A’ = A (isomorfismo di A con se stesso). Consideriamo pit da vicino un omomorfismo di A su A’. La relazione tra A e A’ non é simmetrica: indicheremo perciO spesso ’omomorfismo @ con una freccia, orientata da 4 verso A’ (e sormontata, se necessario, dal simbolo ¢), cosi come si era fatto per le rappresentazioni su: A a, Diremo che A’ é omomorfo ad A, o meglio, che A’ é una immagine omomorfa di A. 75 1 vari tipi di morfismi Omomorfismi Equivalenza di omomorfismo in A... ..& componibile Da una compo- sizione @, n-aria in A... «.€ una compo- sizione n-aria » In Ale, seg & un omomor- fismo (c. , 5*) Istituzioni di algebra astratta A un omomorfismo g di A su A’ é associata una equiva- lenza (equivalenza di omomorfismo), ottenuta collocando in una medesima classe tutti e soli gli elementi di A che hanno per immagine in g un medesimo elemento di A’. Una equivalenza di omomorfismo non é un’equivalenza ar- bitraria nell’insieme A; essa deve godere di una proprieta, connessa alla struttura algebrica introdotta in A, che chia- meremo componibilita. Precisamente: (C) Date » classi X), ..., X,, della equivalenza relativa ad un omomorfismo y e un’operazione #-atia w su A, il composto mediante w: (XX). 0 %y) 3 HEX, 7 1; 2, .. varia in una medesima classe X al variare di x, € Xj, ..., x, € X,. Infatti, comunque si scelgano x4, %,/, .. © Xy3 203 Mps Mpls vey E Xp Si ha: (21 Py vey Hp YP) O" = (204 Py ory Xp! Y) O = a perché Xj, x’, «., in X;, per la definizione stessa di equivalenza di omomorfismo (relativa a y), hanno la medesima immagine: x pP=x/p=.. in A’ Ma ¢ @ un omomorfismo, e percid: (Coy see Xp) ©) P= 061 P, wey Hn) O's donde la proprieta (C) di “ componibilita ”. Potremo allora introdurre un’operazione #-aria w nell’insieme delle classi di equivalenza relative all’omomorfismo 9 (“mod y”), cioé nell’insieme-quoziente A/y, per ogni operazione n-aria w de- finita in A, ponendo: (Xa, Lay oony Xq) O = X, essendo X la classe di equivalenza mod individuata da: (Hp Xa, +, X_) 3 HE X, §=1, 2, 0 (la definizione é corretta perché, al variare di x, in X,, si é visto che il “ composto ” sopra scritto varia in una medesima classe). 76 Generalita sulle strutture algebriche astratte ¢c. I, 5*) Ma allora A/p diventa una s.a. dello stesso tipo universale di .A; di pit, la corrispondenza + che ad una classe X di Alp le Isomerto a A associa elemento xy = Xt di A’, immagine comune in degli elementi x di X, @ (ovviamente) biunivoca, e conserva ogni operazione @, per il modo stesso in cui ogni operazione w é stata definita in Alp. Infatti (X;, X2, ..., Xp) w & la classe X di Alp alla quale appartiene Pelemento (,,....%,) © di A; ma ((Xq, 1005 Xp) ©) T= = XT (X45 Hay oy Hq) O) P= (KY ory MnP) O = (XY Ty woes X,,7) w’, e percio’t é un isomorfismo di A/p con A’, Viceversa, data un’equivalenza p, componibile rispetto a tutte le operazioni, in una s.a. A, e definite in A/p operazioni corrispondenti a quelle di.A, come sopra fatto, A/p si trasforma in una s.a. omomorfa ad A, quando si faccia cortispondere a ogni elemento di A la classe di equivalenza mod 9 (elemento di Alp) nella quale & contenuto (omomorfismo naturale di A su Alp). Raccogliendo queste considerazioni, possiamo enunciare il: Teorema generale di omomorfismo per Je s.a. — Le immagini omo- morfe di una s.a. A sono, tutte e sole, a meno di isomorfismi, le s.a. che si ottengono introducendo, nell’insieme quoziente Al modulo un’equivalenza componibile (condizione (C)!), per ogni operazione n-aria w di A un’operazione n-aria w nel modo seguente: (Xy ny Xp) O= essendo .X la classe di Aj/p che contiene a# elemento (e quindi, per (C), ogni elemento): (2, «+5 X,) @ con x; € KX, i= 1, ..., 2. Osserviamo infine che, ragionando come si é fatto nel para- gtafo 4* per gli isomorfismi, si ha ancora che: L’immagine omomorfa A! di una s.a, A nella quale vale un sistema di assiomi (S) @ una s.a. che verifica anch’essa almeno (S); cioe: L'immagine omomorfa A’ di A appartiene allo stesso tipo di strut- tura di A. Non vale perd V’inversa; cioé, pud ben darsi che assiomi va- lidi nel?’immagine omomorfa A’ di A non valgano in A (il passaggio da a una data immagine omomorfa pud impli- TT Da una equi- valenza compo- nibile in A. ..@ una imma- ine ~omomorfa A Prodotto ‘operatorio di rappresenta- zionl... (c. IT, 6*) Istituzioni di algebra astratta care la validita per le immagini di assiomi “ verificati dalle contro-immagini). ageiuntivi” non 6*. Prodotto operatorio di corrispondenze e di morfismi Sia y una corrispondenza qualunque (v. c. I, par. 4) tra due insiemi A e A’; sia y una corrispondenza tra A’ e un terzo insieme A”, Sia a’ = ap € A’ uno dei corrispondenti dia ¢ A nella y; sia a’ = a’ y uno degli elementi di A” associati ad a’ nella y. Potremo allora associare a un elemento a2 di A I’in- sieme: (p)y degli elementi a’ sopra definiti, cioé l’insieme dei corrispon- denti in y dei corrispondenti di @ in y. Si é cosi definita una nuova corrispondenza, y, questa volta tra 4 e A”: axy= (Ge) yp. Diremo che la corrispondenza y tra A e A” é il prodoito ope- ratorio delle corrispondenze y, tra Ae A’, e y, tra A’e A”, assegnate nell’ordine dato, e scriveremo: X= PCY, tiservando il simbolo: “o” al prodotto operatorio. Nota bene. - Chiamiamo C (A, A’ oy C (A, A”), C (A, A”) gli insiemi che hanno per elementi risp. le corrispondenze tra Ac A’, tra A’ e A”, tra A e A”. Il prodotto operatotio as- socia a una coppia ordinata di elementi, i/ primo in C (A, A’), il secondo in C (A, A”), un elemento di C (A, A”). Esso & percis un’operazione solo nel senso generalizzato di cui nel capitolo II, paragrafo 1; non & perd un’operazione su di un insieme. Il prodotto operatorio di due rappresentarioni ¢ una rappresenta- xione. Se y & una tappresentazione di 4 in A’, y una rappre- sentazione di A’ in A”, allora, dato comunque aé 4, ay si riduce a un unico elemento a2’ € A’; a’ p= (ay) y si si- duce a un unico elemento a” € A”; il prodotto operatorio 78 Generalita sulle strutture algebriche astratte (c. I, 6*) “pow” associa a ogni a in A un unico elemento a” in A”, ed @ pertanto una rappresentazione di A in A”. I] prodotto operatorio di due corrispondenze biunivoche @ una cor- rispondenza biunivoca. Con le notazioni precedenti, si ha — vice- versa — che preso comunque a” in A”, esiste uno ed un solo a’ =a" py di A’ che ha per immagine a” in y; analogamente, a’ & immagine di un solo elemento a gy" nella yp. Pertanto, la corrispondenza invetsa (po y)" della corrispondenza yo p tra A e A”, e cioé la corrispondenza tra A’ e A che associa aad a”, & anch’essa univoca; da quanto detto risulta anzi che: (Poy)t= ytop?. Se introduciamo negli insiemi A, A’, A” operazioni, e se consideriamo allora quelle particolati corrispondenze tra strut- ture algebriche che sono i morfismi, ci accorgiamo che: Il prodotto operatorio di due morfismi é ancora un morfismo, — Si ha infatti, con le notazioni precedenti, e denotando con a’, (tisp. w’’) Poperazione di A’ (risp. di A’) che corrisponde alla w di A (risp. alla w’ di A’) nel morfismo p di A in A’ (risp. nel morfismo y di A’ in A”): (Cras ay v9 Xn) ©) PO P= (CH, Hay vey Kp) O) Y) Y= = (C1, 2 Ps vor MP) 0) Y= (1G) Ps es Cen y) Y) O = = (01) POY, oes (Hn) POY) O” Puguaglianza tra la prima e ultima espressione dimostra che poy éun morfismo di A in A”. Confrontando quest’ultimo risultato col precedente, si ha in particolare che: Ll prodotto operatorio di due isomorfismi @ un isomorfismo; con cid resta completamente giustificata l’asserzione del paragrafo 5*, secondo la quale l’isomorfismo é una relazione di equivalenza tra s.a. Osservazione sull’uso delle “ frecce.” - Se p, y sono rappresen- tazioni — in particolare morfismi — risp. di A in A’ e di A’ in A”, il teorema secondo il quale il prodotto operatorio x= oy € una rappresentazione — in particolare un mor- 79 --dI_corrispon- denze biuni- voche.. wt morfismi... ..di lsomorflsmi Prodotto ope- ratorio = ese- cuzione suc- cessiva di corrispondenze \p.o. di trasfor- mazioni é una trasformazione (c. II. 7) Istituzioni di algebra astratta fismo — di A in A”, pud essere efficacemente “ visualizzato ” dallo schema seguente: iE Ne 7. I! gruppo delle trasformazioni di un insieme Dato un insieme A, abbiamo chiamato srasformazione di .A una corrispondenza biunivoca di A con A stesso (v. c, I, par. 4, fine). Chiamiamo 7, linsieme delle trasformazioni di A, denotando — come al solito — le singole trasformazioni con lettere greche minuscole. Faremo ora diventare V’insieme T, una struttura algebrica (8.a.) T4(©), introducendo un’operazione (py, y) w= yoy su T,, detta il prodotto opsratorio.® Precisamente: y= yoy é la corrispondenza: 44= 9) % cioé la cortispondenza: Sr Insomma, la definizione ora data di prodotto operatorio pre- cisa Pidea, assai naturale, di corrispondenza “ composta” con due altre, date in un certo ordine, cioé di corrispondenza ot- tenuta eseguendo successivamente due trasformazioni date, in un ordine dato. Si tratta effettivamente di un’operaione su T,, in quanto: @) La Corrispondenza composta y= poy ¢ ancora una irasfor- maxione di A, Che x sia una rappresentazione: to a—a di A in A, é evidente dalla definizione stessa, essendo %» ® Per rendere Ja lettura di questo paragrafo indipendente da quella dei pa- ragrafi 2*-6* tipetiamo la definizione di prodotto operatorio, e uno dei pe temi esposti nel paragrafo 6*, nel caso particolare delle trasformazioni. 80 Generalita sulle strutture algebriche astratte ©¢L7) fappresentazioni. Ma gy, y sono addirittura corrispondenze biunivoche di A con A; pertanto, dato comunque un a” in A, esiste uno e un solo a’ tale che a’ y= a”, ed esiste uno e un solo a tale che apy = a’; dunque, esiste uno ed un solo a tale che ay = (27) p= a", € x & biunivoca. Indicando allora con y~ la corrispondenza inversa (a y-! = a), il ragionamento ora fatto mostra che: X1= @oy)t= prog. (IL) IJ prodotto operatorio definito sul’, (0) @ una operaxione (bi- naria) associativa, Si ha infatti:? @) 9° (pot) = @y) por= (ay) ¥)t, e cos{ anche: (2) ~oy)ot= (@)pov)t= (Ge) ¥) Tt. Pertanto: po (por) = (poyp)or. (IIL) La trasformazione identica, 0 identita: I: al=a per ogni a in A 2 tale che: gol=Iop=gq, per ogni y in Ty. Si dice allora che J & elemento neutro (a sinistra e a destra) per loperazione o, CV) Linversa, p71, di una trasformazione 9 di A é una trasfor- mazione di A tale che: gopt=ptop=l. Si dice allora che ogni elemento di T,(0) @ ivertibile. 7 Per denotare il corrispondente di a in p sctiveremo per solito: a p; qualche volta perd anche: (a) y, ¢ cid quando la ¢ sia un prodotto, per sottolineare che Pespressione scritta a destra di a “ opera su a” (¢ una funzione che associa ad a un altro elemento di A). 81 «0 & una ope- razione binaria associativa... »esiste un " elemento neutro".. ..ognl elemento 6 invertiblie Ta) & un “gruppo” 1" sottogrup- po" degli automorfismi (se A =sa) Nel caso finito... w= fissata una numerazione- base... »0gnt trasformazione diventan. (c. II, 7) Istituzioni di algebra astratta (V) Date due trasformazioni 9, di A esistono due trasfor mazioni E, 4 @ A dali che: (V1) pok=y; (V2) (si prenda: = yoy, 7 = yoo, e si utilizzino (II) e (IV) per constatare che tali elementi verificano, risp., (V,) e (V.)). Poiché una struttura algebrica dotata di un’operazione bi- naria tale che (I), ..., (V) siano sempre verificate si chiama un “ gruppo ” (v. c. III), chiameremo 7,(0) il gruppo totale delle trasformazioni di AS Se A é un insieme munito di operazioni (struttura algebrica), e se ci limitiamo alla considerazione del s.i. x“ di T, composto da quelle trasformazioni dell’insieme A che sono anche aufo- morfismi (v. par. 6*) della struttura algebrica A (wy, «5 @,), a accorgiamo senza difficolta (utilizzando alcuni teoremi del par. 6*) che (0) é anch’esso un gruppo, poiché in .2%(0) sono verificate le proprieta (I), ..., (IV). (0) si chiama il gruppo (totale) degli antomorfismi della s.a. A, ed @ (nel senso che sara meglio chiarito nel c. III) un “ sotto- gtuppo ” del gruppo totale 7, (0) delle trasformazioni dell’in- sieme sostegno A. nop=HyY LI caso finito. Se A é un insieme composto da un numeto finito, m, di ele- menti, T, (0) viene per solito chiamato il gruppo totale delle so- Stituzioni sa n elementi. Fissata una volta per tutte una numera- zione (“ numerazione-base ”) per gli # elementi di A: By, woey Any ogni sostituzione (= trasformazione) gy di A pud essere scritta collocando sotto ogni a; il suo corrispondente (4;) = 4,,: Gy ay ue Gy Pia Cr 1 2 Ma gy é una trasformazione, e percid gli a, (i= 1, ..., ”) non sono altro che gli a; (¢= 1, ..., 2), presi in altro ordine; * 1 due capoversi che seguono debbono essere omessi dai Lettori che sono passati al paragrafo 7 direttamente dal paragrafo 1. 82 Generalita sulle strutture algebriche astratte (c. I, 7) pertanto la p induce una trasformazione dell’insieme (1, ..., 7) degli indici, e viceversa una “ permutazione degli indici ” de- termina wna trasformazione di A, una volta fissata la numera- zione — base degli elementi di A. Pertanto, alla p si pud as- sociare biunivocamente la sostituzione: ip 2t oe ky Ry hk, indotta dalla p sugli indici, anzi la p pud essere identificata con detta sostituzione (a meno del passaggio da un indice i al cor- tispondente elemento a4; nella numerazione-base): = (; Qe "E) P= Ney Ry we Reon Ry) Ridotte le trasformazioni di A a tale forma, il prodotto ope- ratorio si esegue facilmente (anzi: meccanicamente), con la regola: Tata mtn) 5 (Fa Bam Ba) (Aa tam te ee eae tte ww ty) NA ty we A)? la facile giustificazione della quale si lascia al Lettore. Osservazione 1, — Poiché i simboli sopra introdotti rappre- sentano cortispondenze, é lecito in essi cambiare l’ordine delle colonne. Con cid si altera il simbolo, non la corrispondenza da esso tappresentata: per esempio i due simboli: 12345 35214 Pe rappresentano la medesima sostituzione su 5 elementi, in quanto differiscono solo per l’ordine delle colonne (mutando il quale, non cambia il corrispondente di un elemento della prima riga, che resta quello “ scritto sotto”). Osservazione 2. — Sappiamo gia, dal teorema valido anche nel caso delle trasformazioni di un insieme infinito, che il prodotto operatorio di sostituzioni é associative. Esso non ¢ 83 «una permuta- zione degli indici... «donde le regola di calcolo (c. II, 7) Istituzioni di algebra astratia perd (in generale) commutative, come risulta dall’esempio se- guente: 123 (27-633 (13 ° 43.21) > \2 31)? 123 123) (123 G2a)° (43) = (312 : Osservazione 3. - Il simbolo del prodotto di sostituzioni, 0, viene spesso sostituito, per comodita, con il punto, -, o con la semplice giustapposizione (simboli del prodotto aritmetico ordinario). Capitolo terzo Gruppi astratti 1. Definizione di gruppo come insieme con una operazione associativa ¢ invertibile Tra gli insiemi muniti di operazioni hanno importanza cen- trale gli insiemi con ava operazione binaria, associativa € in- vertibile, detti brevemente gruppi. Pit precisamente: Si chiama gruppo (in simboli: G(w), 0 brevemente,G) un insieme G sul quale 2 definita un’ operazione binaria, w, in modo che siano ve- rificati i seguenti assiomi (1) (Legge associativa). — (x, (9, %) ©) w= (x9) @ 2%) quali che siano x, y, x in G. (1l,) (Assioma dei quozienti a destra).* - Dati comunque a, b in G, esiste uno [ed un solo] elemento x tale che: (a, x)w=b (x si potra chiamare il “ quoziente a destra ” nella “ divisione a sinistra” di > per a). (1l,) (Assioma dei quozienti a sinistra)* — Dati comunque a, b 1 Avvertiamo, una volta per tutte, che ora € poi sottointendiamo che l’insieme Gé non moto. 2 Lrunicita dei quozienti & conseguenza delle rimanenti asserzioni contenute in (1), (11,), (I). V. pat. 3, fine. Quando parleremo di “* assiomi dei quozienti” intenderemo le proposizioni (II), (II,) senza le frasi in parentesi quadre, cioé senza le asserzioni di unicitd. 85 1° sistema di assiomi di un gruppo Associativita Divisione a sinistra Divisione a destra Lassioma (G) La sottoclasse dei gruppi abeliani Notazione moltipticativa in generate (c. IIT, 1) Istituzioni di algebra astratia in G, esiste uno [ed un solo] elemento y tale che: (y, adam hb (y si potra chiamare il “ quoziente a sinistra ” nella “ divisione a destra” di b per a). Osservazione 1. - Unificazione di assiomi. Vassioma: (G) Dati comunque due tra i tre elementi x, xg, x, in G la relazione: X= (Hy 2) © individua il terzo, racchiude in sé tre delle asserzioni fatte nella definizione di gruppo sopra data. (I) L’esistenza di una operazione binaria su G, che si deduce da (G) fissando x, x; (II,) che si ottiene fissando x, X33 (II,) che si ricava da (G) fissando x2, x5. Osservazione 2. — Gruppi commutativi (0 abeliani) e non commu- tativi. - Tra gli assiomi che definiscono un gruppo non figura: (IL) (Legge commutativa). (x, 9) w= (J, x) @. Il gruppo delle sostituzioni su di un insieme composto da un numero finito, ( maggiore di 2), di elementi (v. c. Il, par. 7) offre gid al Lettore un esempio di gruppo om commiu- tativo, cio’ di gruppo nel quale la (III) non é identicamente sod- disfatta. Se, quindi, agli assiomi (1), (II,), (Iz) si aggiunge Passioma (III), si ottiene una sottoclasse della classe dei gruppi: quella dei gruppi commutativi, o abeliani (in onore del mate- matico norvegese Niels Erik Abel, v. Nota storica 4). Osservazione 3. — Notazione moltiplicativa e additiva. Nella de- finizione iniziale, abbiamo di proposito usato un simbolo “ in- determinato,” w, di operazione binaria, perché risulti chiaro al Lettore il carattere astratto (assiomatico-formale) della de- finizione stessa; G @ un insieme di natura qualsiasi, w un’ope- razione binaria di natura qualsiasi, alla quale si tichiede sol- tanto di verificare le proprieta formali (assiomi) sopra elencati. D’ora, in poi, perd, adotteremo come simbolo di operazione astratta in un gruppo quello della moltiplicazione aritmetica otdinaria (un punto, o la semplice giustapposizione): (% y) OS e+ = Ye 86 Gruppi astratti (c. IH, 1) Nel caso di un gruppo abeliano, preferiremo invece il sim- bolo + dell’addizione ordinaria: (x ypo=xty. In questo caso, si modifichera opportunamente il linguag- gio, adottando quello consueto dell’addizione aritmetica. Non si parlera di “ quozienti,” ma di “ differenze” (per altre dif- ferenze di linguaggio nella notazione moltiplicativa e in quella additiva, v. par. 2, osservazione alla fine). Per il prodotto operatorio di trasformazioni (o anche di cor- rispondenze) su di un insieme, adotteremo spesso il simbolo speciale “‘o”, gia introdotto nel c. II, par. 7 (ma useremo an- che la notazione moltiplicativa). Osservazione 4*, — I gruppi come strutture algebriche con assiomi, nel senso del c. II, par. 3*. La definizione di “ gruppo ” cosi come é stata da noi data, ov rientra in quella di “ struttura al- gebrica con assiomi,” perché (II,) e (II,) non sono “ identita di parole,” come invece é (I) ((I) ¢ un’uguaglianza di parole soddisfatta per ogni scelta di elementi in G al posto delle let- tere indeterminate; in (II), (11,) compaiono invece asserzioni di esistenza e unicita). Tuttavia, un gruppo é una struttura al- gebrica con assiomi, nel senso del c. II, par. 3*. La cosa si pud vedere, innanzitutto, considerando G come un insieme mu- nito di ¢re operazioni binarie: la composizione w; la divisione a sinistra w,; la divisione a destra we, e richiedendo che siano identita le seguenti uguaglianze di parole: ((% 7) & 2) ©= (% (UX) 0) 05 (4, (0, 2) @,)o= b; (6, 2) w,4)0=5b (infatti, si vuole che x = (b, 2) w,, composto di 6 ea nella divisione a sinistra w,, sia il quoziente a destra di b perva rispetto alla composizione w, cioé che si abbia: a- x=. ecc. ). In verita, si pud anche considerare un gruppo come una strut- tura algebrica con na opertazione binaria (scegliendo una delle tre sopra elencate) verificante na relazione identica tra parole 87 Notazione additiva peri @ruppi abellani Simbolo « per ll prodotto operatorio La struttura di gruppo, sotto- tipo della struttura di gruppoide Legge associa- tiva per tre fattori... «per quattro fattorl... €e. Ill, 2) Istituzioni di algebra astratta (come hanno dimostrato G. Higman e B.H. Neumann nel 19528), La classe dei gruppi é percid un tipo di struttura algebrica, sotto-tipo del #ipo universale costituito dai gruppoidi (insiemi sui quali @ definita un’operazione binaria qualsivoglia). 2. Le prime conseguenze degli assiomi gruppali Utilizzando soltanto gli assiomi (I), (II,), (II,)* dimostre- remo ora alcune proposizioni. (’) (Legge associativa generalizzata).—Poiché, per (1) : x (yx) = = (xy) potremo parlare senz’altro del “prodotto di tre elementi,” e scrivere: xk senza parentesi [x + y+ x= (xy) + zy= x» (yz)]. Si diano ora quattro elementi: x, y, x, ¢ nell’ordine scritto. Essi definiscono, in un gruppoide nel quale (1) non valga, cinque “ prodotti” di 4 fattori: (Gey) GAs & (92) 45 (ey) &) 43 & (C02) 43. * O QP). Se invece vale Ja (1), i cinque prodotti (*) coincidono, come si vede applicando ripetutamente la (I) stessa: (xy) (xt) = x (y (x#)) (Si. consideri yz come elemento 2’);, (ey) (x2) = (0) 2) 45 2 C7 RA) = & (2) 4S (C9) 2) A= = (« (92) 4 Anche in questo caso, dunque, con l’unico simbolo: ryt si pud indicare il risultato comune dei prodotti (*); il prodotto di 4 fattori dati in un certo ordine non dipende dal modo in cui 3 Groups as groupoids with one law, “ Publicationes Mathematicae,” Debrecen, 1952, vol. 2, fasc. 3-4, pp. 215-221. 4 Ricordiamo che in (II,), (IIx) si intendono omesse le asserzioni tra parentesi quadre, relative alla snicitd della soluzione delle equazioni: ax = b, xa = b. Si suppone, insomma, che essc abbiano a/meno una soluzione 88 Gruppi astratti (c. III, 2) viene eseguito (dal modo in cui i fattori vengono associati, cioé dalla “ collocazione delle parentesi”’). La cosa é vera in generale: (’) In un gruppo, il prodotto di » fattori dati in un deter- minato ordine: x,, x2, ..., X,, non dipende dal modo nel quale i fattori vengono via via associati, e potra quindi essere deno- tato con il simbolo: Xp Xt wet May senza che sia necessario ricorrere a parentesi. Per non appesantire la trattazione, rinviamo la dimostrazione (per induzione) agli esercizi (v. esercizio n. 12).* (IV) (Esistenza e unicita dell’ elemento neutro). In un gruppo G, esiste un elemento # nentro rispetto all’ope- tazione gruppale, cioé un elemento » tale che, per ogni x € G: un elemento siffatto é necessariamente nico. Dimostrazione. - Dato comunque un elemento a in G, esi- stera, per (II,), almeno un elemento x, tale che: 1) a+h=a. Allo stesso modo, dato un qualunque altro elemento, d, esistera almeno un , di G tale che: 2) b-m=ob. D’altra parte, per (II,), esiste almeno un y di G tale che: 3) yrb=a. Moltiplicando a sinistra per _y primo e secondo membro della (2) si ha la nuova uguaglianza: 4) yb mH) =7+b, 5 Nota bene. (I') ci consente di introdurre il concetto di potenza n-ma di un elemento x di un gruppo, come il prodotto di m fattori uguali ad x. 89 -per A fattori Potenze di un elemento Definizione di elemento neutro Esiste almeno un up neutro @ destra... .almeno un ug neutro @ sinistra... 8 gli elementi neutrl “da un lato" coinci- dono in un unico elemento neutro, u (c. HII, 2) Istituzioni di algebra astratts donde, per la legge associativa (I): #) Ub) m= 4 cioé, per 3): 4") a:h= Interpretando 2 come elemento variabile in G, b come ele- mento prefissato, si cosidimostrata Vesistenza di almeno un elemento # = 4p neutro a destra, tale cioé che: @) X+ap=x perognixinG. Scambiando la destra con la sinistra, si dimostrerd allo stesso modo V’esistenza di (almeno) un elemento 4g neutro a sinistra: (S) tgs x=x per ognixinG. Ma, proprio in virti di (D), (S): Ug Up = tg = Hp = 4; allora tutti gli elementi neutri a sinistra coincidono con 1p, tutti quelli neutri a destra con 45; pertanto, esiste un unico elemerito nentro (a destra e a sinistra), #. Osservazione. - Quando si usa la notazione moltiplicativa, si usa per Pelemento neutro il simbolo “1” dell’ordinaria unita aritmetica, e il nome di smitd. Quando si usa la notazione ad- ditiva, Pelemento neutro si chiama lo zero del gruppo, € per esso si usa il simbolo “0”. Nel caso di gruppi di trasforma- zioni, Pelemento neutro si chiama identita, e per esso si usa il simbolo “J”. (V) (Esistenza ¢ unicita dell inverso). - Dato comunque un ele- mento a di G, esiste un (ben determinato) elemento a”, Pin- verso dia, tale che: a:a+=a+-a=x= elemento neutro. 90 Gruppi astratti (c. UII, 2) Dimostrazione. ~ Da (II,), (,) si deduce Vesistenza di (al- Ogni inverso meno) un inverso aestro, @p, e di (almeno) un inverso sinistro, ag, eee Gesto. cioé di due elementi tali che: ° a+ ap= 4, 4g+a=4h, . Poiché 4 & elemento neuito, e poiché vale la legge associa- tiva, si ha: : Ga G+ ap=ag+h=ds3 ag+a+ap=4-+ap=ap, “bilatero" percid: Ip==ag= a; ogni inverso destro coincide con ag, ogni inverso sinistro con @p, esiste uno e un solo inverso (sinistro e destro), a—, per ogni elemento a € G. (VI) (Regola per il calcolo dell’inverso di un prodotto). — L’in- Inverso di un verso del prodotto di x fattori é il prodotto degli inversi dei Prodotiow singoli fattori presi in ordine inverso: + dy oe GI a - (ay + dg oe + dy) == a aye aye a. La dimostrazione é una verifica, fondata sulla legge associa-_ ...prodotto degli tiva generalizzata (I’), su (IV) e (V): inversi in ordine inverso Gi + Gey oes Ana * Ga) + Gat ay + = Ay dg es Gy Ay Gy a} ll Ay Gg tet Any th Gyr. . . . . 1 FE Gy + Agron * Any * Gn * Se Ay dg ag ata be ata -at=y, Osservazione. - Abbiamo usato la notazione moltiplicativa; Lminverso” 8 con essa il nome di “ inverso” e il simbolo “ a-1.” Nella no- [oposta,se si . ae a e : usa "+" tazione additiva, sara da usare il nome di “ opposto,” e il sim- * « ” prey 7 bolo “—a (poiche elemento neutro si denota con 0, I’o- perazione con “‘-+,” l’operazione inversa é da chiamare “ dif- 91 In una egua- glianza, un fattore " dalla stessa parte” a 1¢@2°membro... »pud essere cancellato (c. TI, 3) Istituzioni di algebra astratta ferenza?; —a éV’elemento x tale che: a+ x=x+a= 0). (WII) (Reguse di cancellazione, o semplificazione) (VII,) Ser-x=r-y, allora: x=y (VII,) Se x-r=y-r, allora: x= y (se due prodotti sono uguali, e se contengono un medesimo fattore, r, dalla medesima parte — tutti e due a sinistra, o tutt’e due a destra — allora é lecito cancellare quel fattore). Verifichiamo la cancellazione a sinistra, (VII,), utilizzando @, GV) e (V): se rexarey, allota: riopexart-r-y,ciodias x=a- y,clodix=y. 3. Secondo sistema di assiomi di un gruppo Dagli assiomi (1), (II,) e (I2)* discendono come teoremi le proposizioni (IV) e (V). Assumiamo ora invece come as- siomi (I), (IV), (V). Supponiamo cioé che: Su di un insieme G, sia definita un’ operazione binaria (che deno- teremo come una moltiplicazione) is modo che: (1) valga la legge associativa; . CV) esista un’ elemento neutro, a destra ea sinistra, ms (V) ogni elemento x di G possieda un inverso x~, sinistro e destro nello stesso tempo. Dimostreremo ora che: Dagli assiomi (1), (IV), (VW) discendono come teoremi Pesistenga dei quoxienti a destra e a sinistra, (I1,) ¢ (U2), ¢ anche Ja loro unicita, cio’ la invertibilita univoca delle operazioni. © Senza supporre unica la soluzione x di ax =b (y di ya = b) in (11) (risp. in (1I,)). eee di 1 segue immediatamente. Se #’ in G é tale che: w’- y = y per ogni y di G, allora in particolare: 92 Gruppi astratti (c. II, 3) Infatti, se esiste un x di G tale che: a:x=b, moltiplicando primo e secondo membro a sinistra per a, ¢ applicando (I), (V), (IV) si ha: Q.a-x=u-x=x=a-b, Percid, se la a» x= 6 ammette una soluzione, essa é unica ed @ data da: x= a1 - b. Ma a - b é effettivamente solu- zione della a - x = b, in quanto: a - a1b= bd; percid, sotto le ipotesi (I), (IV), (V), la (Il,) @ vera. Analogamente, si vede che l’equazione y - ¢@ = b ammette wna soluzione, y = b - a+, cioé che (II,) & conseguenza di (I), (IV), (V). Chiameremo: (1), (IV), (V), il secondo sistema di assiomi di un gruppo.® Diremo che il 1° sistema ((1), (1I,), (II,)) ¢ #/ 2° sistema ((1), (IV), (V)) sono equivalenti, perché gli assiomi dell’uno sono teoremi nell altro. Cid significa che i due sistemi di assiomi definiscono uno stesso tipo di struttura algebrica, i gruppi. Pertanto, d’ora in poi, per provare che un determinato in- sieme munito di una determinata operazione é un gruppo, sara indifferente verificare la validita degli assiomi del primo sistema, o di quelli del secondo. Osservazione. - Poiché dall’associativita (I), e dall’esistenza di almeno una soluzione per le espressioni: ax = b, ya= b, cioé da (II,), (II,) senza lasserzione di unicitd, discendono (IV), (V), e da (I), (IV), (V) discende la unicita della soluzione x di ax = b(y di ya= b), testa provato quanto asserito nella nota 2, p. 85, e cioé che la unicita dei quozienti ¢ conseguenza della loro esistenza e della associativita. I] 2° sistema ‘ ridotto’ di assiomi per un gruppo si ottiene dal 2° sistema sostituendo (IV) e (V) con gli assiomi ‘ meno esi- genti’ (v. anche il par. 5*): ® Anche in questo caso, il termine “ assiomi” @ usato in una accezione pit generale di quella della definizione di assioma data nel c. II, par. 3*. Anche in questo caso, perd, si potrebbe ‘considerare un gruppo come un insieme dotato di #re operazioni; quella hinaria gruppale; quella wnaria che é il passaggio da un elemento al suo inverso; quella nullaria che é la scelta di un elemento, e x, im- porre poi assiomi nel senso del c. IJ, par. 3* (“ identita di parole ”). Se esiste un elemento uw neutro a destra... @ un inverso a destra per ogni elemento... allora u @ an- che neutro a sinistra... ..@ Vinverso @ anche sinistro Sempre a de- stra, o sempre a sinistra ( UI, 3) Istituzioni di algebra astratia CV, Esiste un elemento neutro a desira, u: x+H=x per ogni xin G. (V,) Per ogni a di G esiste un inverso a destra, a7: a-at=4, Dimostreremo ora che (IV), (V) sono conseguenza di (1), (IV,), (Va); cioé che il 2° sistema di assiomi ¢ conseguenza del 2° sistema ‘ ridotto.’ Dimostrazione di IV). — 4+ (a+ a4)=4-u=4=(4-a)- -a=a-a™ (si utilizzano (Vz), (Va), (1), ancora (V,)). Per (V,), esiste in G un a* = (a)* tale che: a4 - a* = 4; pertanto, dalla: #-@-a%=a-a™ si deduce: (4+a-a7)-a* = (@-a4)-a*, cioé, associando: elemento #, supposto neutro soltanto a destra, é neutro anche a sinistra, (IV) & dimostrata. Dimostrazione di (V). - Si ha: a-.a-a%=at.y=at=4-a4 (per (IV), gid dedotta); moltiplicando allora a destra per a* (v. sopra) Puguaglianza sopra scritta (1° e ultimo termine): ai.a=4&, e a-, supposto inverso di a a destra, ¢ inverso di @ anche a si- nistra; (V) é dimostrata. Nota bene. — Sarebbe lo stesso sostituire (IV) e (V) con (IV,) — esistenza di un elemento neutro a sinistra — e (V,) — esistenza di un inverso a sinistra per ogni elemento; avrem- mo cosi un sistema ridotto anch’esso equivalente al 2° sistema. Non si avrebbe, invece, un sistema equivalente aggiungendo a (1) la ([Vq) e la (V,) oppure la (IV,) e la (V4). 94 Gruppi astratti (c. 11, 4) 4. Esempi di gruppi (1) Gruppi gli elementi dei quali sono numeri d, 1) G = Z = insieme degli interi relativi; loperazione gtuppale @ l’addizione ordinaria, scritta coll’ordinario segno “4%; Pelemento neutro é lo 0, I’ inverso” di un numero a é il suo opposto —a. Nota bene. - I soli numeri naturali, con Vaggiunta dello 0, formano, rispetto all’addizione, un gruppoide associativo con elemento neutro, ma von un gruppo (non vale (V), perché l’op- posto di un positivo non é pit un positivo, e con cid nep- pure (II), assioma dei “ quozienti,” anzi in questo caso delle differenze; non esiste ad es. un numero naturale x tale che 5-4 «= 2!) (2) E anche ua gruppo Vinsieme dei numeri pari relativi, P, rispetto all’addizione (la verifica si lascia al Lettore). Nota bene. - L’insieme, D, dei numeri relativi dispari, ri- spetto all’addizione, von & invece un gruppo, perché l’opera- zione non é definita sui dispari (la somma di due dispari é un paril). (I, 3); U4); C5). L’insieme, Q, dei razionali (relativi) non nulli (0 anche dei soli razionali positivi); ’insieme R dei reali non nulli (positivi e negativi, o solo positivi); l’insieme C dei numeri complessi non nulli rispetto alla moltiplicazione forni- scono altrettanti esempi di gruppi. L’elemento neutro é 1’1; Pinverso gruppale, a1, é Pinverso ordinario, 1/a. d, 6); (1,7). Rispetto alla moltiplicazione, linsieme com- posto dai due numeri 1 e —1, cosi come l’insieme composto dai 4 numeri complessi: 1, — 1, i, — é, forniscono esempi di gtuppi. (IL) Gruppi gli elementi dei quali sono polinomi e loro quozienti (II, 1) E un gruppo Vinsieme dei polinomi in una indeter- minata, x, a coefficienti interi relativi, rispetto all’ordinaria ad- dizione di polinomi; l’elemento neutro é lo 0 (concepito come — Punico — polinomio a coefficienti tutti nulli). Si ottiene un gruppo anche considerando i polinomi i pid indeterminate tispetto all’addizione, con coefficienti: a) interi relativi; b) ra- 95 Gruppi in aritmetice (e. IM, 4) Istituzioni di algebra astratta zionali relativi; c) reali relativi; d) complessi. In tutti i casi elencati, i polinomi non nulli, rispetto alla moltiplicazione, for- mano un gruppoide associativo con elemento neutro @l “ po- linomio di grado zero,” 1), ma non un gruppo. Nota bene. - Formano invece un gruppo: (II, 2) Le fungioni razionali a coeficienti (per es.) interi relativi rispetto alla moltiplicaxione (fanzione tazionale=quoziente di due polinomi). (IIL) Gruppi gli elementi dei quali sono trasformazioni di un insieme (III, 1) Si é gid visto che formano gruppo tutte le trasforma- zioni di un insieme .A, rispetto a quella composizione binaria che @ il prodotto operatorio (v. c. Il, par. 7) (gruppo totale, T,(0), delle trasformazioni di A). In particolare, per un insieme finito con # elementi, otteniamo il: (IIL, 2) Gruppo totale delle permutaxioni sun elementi, composto da n! elementi. In tutti e due i casi, si é gia detto che l’elemento neutro si chiama jdentifa e si denota con il simbolo J. Tra i pia notevoli gruppi composti da trasformazioni di un insieme (ma non da #wfe) rispetto al prodotto operatorio se- naliamo: (UI, 3) Z/ gruppo simmetrico numerabile: & costituito dalle tra- sformazioni dell’insieme dei naturali che cambiano di posto soltanto un numero finito di elementi (lasciando fissi tutti gli altri). B un gruppo infinito (con infiniti elementi). (IIL, 4) Z/ gruppo alterno su n elementi: & costituito dalle sole sostituzioni di classe pari su # elementi, ed & percid composto da 1/2 elementi.1° Come gruppi di trasformazioni geometriche, ricordiamo: (IL, 5) Gruppo dei movimenti rigidi del piano ordinario™ (dello spazio ordinario). 1 movimenti tigidi sono quelle particolari tra- sformazioni del piano (dello spazio ordinario) che lasciano inva- riate le distanze (la distanza di due punti @ uguale a quella dei loro trasformati). Componendo due movimenti rigidi, si ha ancora un movimento rigido; tale é la trasformazione identica » (IIL, 2) si chiama anche gruppo simmetrico di grado n. 19 La nozione di classe di una sostituzione @ richiamata negli esercizi, ™ Pes “ordinario” intenderemo, ora e dopo, reale affine. 96 Gruppi astratti (c. II, 4) (che possiamo chiamare in questo contesto la quiere); la trasfor- mazione inversa di un movimento rigido é ancora un movi- mento rigido. Per una trattazione analitica, vedere gli esercizi. (III, 6); (III, 7) Gruppo delle rotazioni di una sfera attorno al suo centro. — Gruppo formato dalle rotazioni e dalle simmetrie assiali che mutano in sé un dato poliedro regolare (gruppo del tetraedro, del cubo, dell’ottaedro, del dodecaedro, dell’icosaedro): sono tutti gruppi finiti (con un numero finito di elementi). (III, 8) Gruppo delle tre simmetrie, o trirettangolo (0 quadrino- mio): & formato dalle simmetrie assiali, S,, S,, tispetto a due rette ortogonali x, y di un piano, dalla simmetria centrale ri- spetto al punto 0, intersezione di x ey, e dall’identita (il Lettore controlli che il prodotto di due qualunque delle tre simmetrie & uguale alla terza, mentre — come é ovvio — il quadrato di una simmetria é¢ lidentita). Per altri esempi di gruppi di trasformazioni, vedere gli esercizi. (IV) Gruppi gli elementi dei quali sono matrici (IV, 1) Gruppo formato dalle matrici quadrate di ordine n a elementi reali, non singolari (= con determinante non nullo). Gli elementi del gruppo sono le matrici: Ay, Aq + Bin A= (a) = 7 zg w+ Aon nt Fn2 s+ Fun, con le a,; numeri realie con det A # 0. L’operazione gruppale é il prodotto “ righe per colonne ” (useremo la notazione molti- plicativa). Se: (a aig +. @j,) ¢ 1a tiga ima di A,e Dy, Pox One 12 Ma quello che si dirk va bene anche per mattici a elementi razionali re- lativi, o complessi. 97 (c. Il, 4) Istituzioni di algebra astratta é la colonna &ma di B, si chiama prodotto della riga i-ma di A per la colonna &-ma di B il numero: Cg E aig by = 4a Det oe + Sin ae Allora il prodotto, A - B, di A per B righe per colonne, si definisce ponendo: A B= (Ca)= Ci §£R=1,2 05 Ricotdando che il determinante di un prodotto (righe per colonne) di due matrici @ il prodotto dei determinanti, si ha che det C40 sei determinanti di A e B sono non nulli; il prodotto di matrici non singolari é non singolare, ed é per- tanto umoperazione su/l’insieme delle matrici non singolari. La matrice identica di ordine #, cioé la matrice: 10... 00) 01..00 oe oe ? oe che ha tutti gli elementi uguali a uno sulla diagonale principale, e zero altrove, ¢ ovviamente elemento neutro rispetto alla mol- tiplicazione tra matrici sopra definita. Indicato con A,; il com- plemento algebrico di aj; in A, e posto: /Ay[det.A Ag|det-A ... Ag/det A Ate A,,[det A A, /det A... eee ela! Tutte queste proprieta (e cioé il prodotto righe per colonne come operazione sa; lesistenza di un elemento neutro; Desi- stenza di un inverso) si presuppongono note dalalgebra li- neare, studiata nel corso parallelo di geometria o di analisi matematica. Vale anche la legge associativa, della quale il Let- tore potra trovare la dimostrazione negli esercizi. 98 Gruppi astratti (c. TIT, 5*) Nota bene. - Si osservi che il gruppo G L(, &), delle matrici quadrate non singolari di ordine # a elementi teali non é com- mutativo, per # > 2. Ad esempio: 1—1 fe ee 1—1)_ (1 0) (1—1 (6-3) G)<@ 46> = 69) 09} (IV, 2) Gruppo unimodulare reale, U,, formato dalle matrici quadrate non-singolari di ordine # a determinate + 10 —1 (no in valore assoluto). Il Lettore verifichera che il prodotto “tighe per colonne” di matrici siffatte € ancora una matrice dello stesso tipo, che J lo é, che lo € A se loé A. (V) Gruppi gli elementi dei quali sono vettori (V, 1) Gli elementi di G siano tutti i vettori del piano (dello spazio) ordinario; l’operazione gruppale sia la ordinaria addi- zione di vettori (composizione con la “ regola del parallelo- gtamma” delle forze). Notazione additiva; l’elemento neu- tro, 0, @ il vettore nullo (corrispondente allo “ spostamento ” nullo). (V, 2) Si ottiene un gruppo, rispetto alla medesima opera- zione, considerando i soli vettori aventi una direzione data. Osservazione 1. - Esistono gruppi con un numero finito di elementi (gruppi finiti), come risulta dagli esempi (III, 2), di, 7), (III, 8), e da altri. Osservazione 2. - Esistono gruppi non-abeliani (non commu- tativi), come risulta da (III, 2) o da (IV, 1), e gruppi abe- liani, come tisulta da numerosi esempi (tutti quelli sotto (1), (II, 1), ecc.). 5*, Onestioni relative alla compatibilita e alla indipendenza degli assiomi atti a definire un gruppo a) Questioni di compatibilita o coerenza. — Gli assiomi®® S,, #= 1, 2, .., & di un sistema (S) relativo a un tipo di struttura alge- 18 J] Lettore che ha omesso il c. II pensi a “ proprieta formali” relative a operazioni, in particolare agli assiomi di un gruppo (1° 0 29 sistema). Tl Let. tore che ha letto il c. Il, par. 3* tenga prescnte l’osservazione 4* alla fine del c. TL, par. 1. 99 Gruppi finiti e@ non... ..commutativi e non Coerenza di (S) Non dimostra- bilita della coerenza con un numero fi- nito di passi Riduzione della coerenza di (S$) @ quella del- laritmetica... +Cloé costru- zione di un ‘modello arit- metico (c. IIT, 5*) Astituzioni di algebra astratta brica con una o pit operazioni si dicono compatibili (e (S) al- lora si dice coerente) se non implicano contraddizioni; cioé, se da essi non possono essere dedotte contemporaneamente una pro- posizione, P, e la sua negazione, P (v. c. I, par. 13*).14 Ma: come si riuscird a dimostrare una siffatta impossibilita? Anche se da (J) abbiamo dedotto cento, o mille, o un numero # comunque grande di proposizioni senza imbatterci mai in una contraddizione, nulla ci garantisce che la (” + 1)-ma propo- sizione (quella che dimostreremo!) non sia la negazione di una delle precedenti 2. Abbiamo pero gia dichiarato (v. c. I, par. 14*; Nota storica 3) che noi accettiamo la non-contraddittorieta, 0 coerenza, dell’arit- metica come un principio pre-matematico. Pertanto, considereremo dimostrata la coerenza di una strut- tura algebrica con assiomi quando essa sia stata ricondotta alla coerenza dell’aritmetica. Precisamente: ci basteri far vedere che, se quel sistema di assiomi non fosse coerente, neanche |’aritme- tica lo sarebbe. Una dimostrazione (in questo senso) é possibile, e consiste nella costruzione di un “ modello aritmetico ” di struttura al- gebrica con assiomi (S). Chiameremo “ modello aritmetico ” di detta struttura un insieme gli elementi del quale si definiscano mediante numeri, nel quale si introducano operazioni defi- nite attraverso le operazioni aritmetiche ordinarie, in modo da trasformarlo in una struttura algebrica con assiomi (S). Ogni proposizione dedotta da (S), allora, si traduce nel “ modello ” in una proposizione aritmetica; (S) é coerente se l’aritmetica lo & La coerenza dei due sistemi di assiomi di un gruppo (tra di loro equivalenti) & ricondotta a quella dell’aritmetica dal mo- dello (I, 1) (v. c. III, par. 4), e, per i gruppi non abeliani, dal modello (III, 1) (v. c. II, par. 4). b) Questioni relative alla indipendenza, — Data una struttuta al- gebrica con un sistema (5) di assiomi, si dice che uno di essi, ‘La proposizione P pud essere uno degli assiomi di partenza. % Gli elementi potranno essere allora non solo numeri (interi), ma numeri frazionari, reali, ecc. definibili mediante coppie ordinate di interi (v. c. VI), mediante successioni di razionali (v. c. X), ecc.; oppure punti del piano (dello spazio) ordinario, pensati come coppie (terne) ordinate di reali; oppure sostitu- zioni su # elementi, matrici a elemeati razionali, reali ecc.; e cosi via. 100 Gruppi astratti (c. III, 5*) S,, @ dipendente o indipendente dai rimanenti a seconda che pud, o non puso, essere ticavato da essi come teorema. Si dira che gli assiomi di un sistema (S) sono indipendenti se mai uno di essi é conseguenza dei rimanenti. Se cosi non é, il si- stema (S) sara da dirsi sovrabbondante, in quanto, riducendolo al sistema (S’) che si ottiene sopprimendo in (S) via via gli as- siomi che sono conseguenza di quelli che via via rimangono, (S’) — che contiene wna parte degli assiomi che compongono (S) — é tuttavia equivalente a (5), perché in (5’) i rimanenti assiomi di (S) sono recuperabili come teoremi. L’indipendenza degli assiomi di un sistema (J) (relativi alle operazioni di un tipo di struttura algebrica) si dimostra con Pausilio di “ modelli,” e precisamente costruendo degli esempi (concreti) di strutture algebriche con quelle operazioni sod- disfacenti gli assiomi di (S) ad eccezione di wo. Quell’uno, pertanto, non potra essere conseguenza dei rimanenti in gene- tale, perché allora lo sarebbe anche nel caso patticolare (“ mo- dello ’’) che si é costruito. Potremo dire che, cosi, l’indipendenza di un assioma dai rimanenti é dedotta riducendo all’assurdo la dipendenza mediante un “esempio in contratio,” 0 contro- esempio. Applichiamo il procedimento al 1° sistema di assiomi di un gruppo facendo vedere che: II sistema (S) = {Q), (lh), (,)} @ composto da assiomi indi- pendenti. a) (II,) @ indipendente da (1), (1I,). - L’esempio pud essere fornito da un insieme con due elementi, 4 e 4, nel quale una composizione binaria (‘‘ moltiplicazione ”) é definita dalla se- guente “ tavola di moltiplicazione ” (si legge il prodotto di due elementi all’incrocio della riga contrassegnata dal primo e della colonna contrassegnata dal secondo): 4 é 4 4a é é 4a é @, (II,) sono verificati; non cosi (II,), perché le equazioni: y:4=tey-+t¢=4 sono prive di soluzioni. 101 Sistema di assiomi indipendenti Sistemi so- vrabbondanti La indipenden- za di un assio- ma dagli altri... Si dimostra con esempi che negano la sua dipendenza (contro-esempl) (c. HI, 5*) Istituzioni di algebra astratta b) (Il,) ¢ indipendente da (1), (II,). - Esempio: é t c) @) 2 indipendente da (11,), (II,). - Un esempio é@ offerto da un insieme G con tre elementi: 4, a2, 6, con una composi- zione binaria definita dalla seguente tavola di moltiplicazione: 4 a b 4 4“ a SZ a | bh 4 a b a | b “ I,), CI.) valgono per losservazione 1, che segue (ma il Lettore potra anche verificarlo direttamente). Non vale la (1), giacché, ad es.: a@:(@-a)=a-4u=bAa=u-a=(a-a)-a Osservazione 1. - Quando si ha a che fare con un gruppoide (= insieme dotato di una composizione binaria) finito, la sua “tavola di moltiplicazione” rende evidente (“visibile”) il verificarsi, o meno, di certi assiomi. Precisamente: 1) La composizione (“ moltiplicazione ”) @ commutativa se e solo se la tavola di moltiplicazione ¢ simmetrica rispetto alla diagonale principale (da sinistra in alto a destra in basso). Se wia commutati- = hater ; ; Se : : vita. infatti, gli elementi sono denotati con gli # simboli x,, = 1, ., a, nella “ casella” di indici i, 7, “ incrocio” della i-ma tiga e della j-ma colonna, troviamo scritto il prodotto: x; + x; mentre nella casella simmetrica rispetto alla diagonale (quella di indice 7, #) troviamo il prodotto x, - x;. eceorial del 2) (II,) é valido se e solo se ogni riga é una permutazione desta, degli » element del gruppoide; 102 Gruppi astratti (c. TH, 5*) 3) (II,) & valido se e solo se ogni colonna & una permuta- zione degli elementi del gruppoide. La 2) si giustifica con il fatto che, se la successione: Mit My, Mi Me gre ys Kit Kn che costituisce la riga i-ma della tavola di moltiplicazione * una permutazione degli # elementi x,, allora esiste unv ¢ un solo x di G tale che: Xp = yy per ogni scelta di x,. Analoga giustificazione per la 3). Osservazione 2. - La regola di cancellazione a destra (VII,) (v. c. III, par. 2) pud essere espressa anche cosl: La corrispondenza che fa passare da x,, variabile in G, a Xx; + Xj, Con x; fisso in G, é una iniexione (v. c. I, par. 4). Infatti, se da x, + x;== x, + x; Si pud dedurre: x; = x, per x; x, si avra: 2x, + x; x, + x; Percid, in ogni caso, l’insieme for- mato dagli elementi x, + 2; (2; fisso, x; variabile in G), che & un sottoinsieme di G, ha la stessa potenza di G. Se G 2 finito, non pud essere equipotente a una sua parte propria (v. c. I, par. 8), e pertanto gli # elementi x, - x; sono una permutazione degli n elementi di G; di conseguenza (wv. sopra) vale l’assioma dei quozienti a sinistra, (II,). Di conseguenza: Un gruppoide associativo finito nel quale valgono le regole di cancellazione a sinistra e a destra, é un gruppo, e quindi: Nel caso finito, (1), (VUg), (VII,) formano un sistema di assiomi equivalente al primo e¢ al secondo sistema di assiomi di un gruppo. La cosa non @ vera nel caso infinito, e lo dimostra il contro- esempio del gruppoide associativo dei naturali rispetto alla moltiplicazione, nel quale valgono le regole di cancellazione, ma non gli assiomi dei quozienti (nel caso infinito, un insieme & equipotente a qualche sua parte propria!). Osservazione 3, - Sistemi minimali di assiomi di un gruppo. L’analisi assio- matica da noi compiuta sul 1° sistema di assiomi di un gruppo é da rite- nersi tutt’altro che “ raffinata.” Infatti, abbiamo adottato (per semplicita) come assiomi delle proposizioni che contengono pit di una asserzione, 103 auello dei quozient: a sinistra Nel caso finito, dalle regote di cancellazione... agli assiomi dei quozienti... _ma non nel caso infinito Essenziale provare la coerenza... Non ta indi- pendenza 'somorfismo: corrispondenza biunivoca tra gli insiemi so- stegno... sche " con- serva le operazioni * c. III, 6) Istituzioni di algebra astratta e abbiamo enunciato nella premessa altre asserzioni (esistenza di una com- posizione), che andrebbero collocate tra gli assiomi. Ad esempio, (II,), senza esclusione della frase tra parentesi quadre, si compone delle due seguenti asserzioni, che possono essere verificate separatamente (I’una si e laltra no): (IL,,:) Esiste a/meno un elemento x di G tale che: a » x = b, per ogni coppia a, bin G, (IL,,) Esiste a/ pit un elemento x € G tale che: a+ x = b, per ogni coppia a, b in G. Per effettuare un’analisi “ raffinata” del sistema occorrerd allora (se- guendo R. Baer e F. Levi)'* considerare, innanzitutto, come assiomi le singole asserzioni (si ottengono cosi 7 assiomi “ elementari”). Occorrera poi individuare i subsistemi di n assiomi, n <7, tali che dagli # assiomi scelti seguono i rimanenti 7—n € che gii m assiomi siano indipendenti (sistemi “ minimali ”). Ci limitiamo a questo accenno, e avvertiamo che d’ora in poi, nel caso di altre strutture algebriche con assiomi (anelli, campi, reticoli ecc.) non ci preoccuperemo gran che dell’eventuale sovrabbondanza degli assiomi che via via adotteremo, limitandoci a controllarne la coerenga con modelli aritmetici. Infatti, mentre la questione della non-contraddittorieta di un sistema di assiomi @ pregiudiziale per tutta la teoria, quella della indipen- denza riguarda in definitiva, pia che altro, la “eleganza” logica della teorla stessa, 6. Lsomorfismi tra gruppi. Gruppi astratti Si dira che il gruppo G’ (w’) & isomorfo al gruppo G (w) se: a) Esiste una corrispondenza biunivoca, p, tra gli insiemi Gie Geg— a9. b) La 9 é tale che: (9) ) P= OF 7') o cioé a parole: LL corrispondente in G' del corsposto in G di due elementi 2 uguale al composto in G' dei corrispondenti dei due elementi. Si dira anche che un isomorfismo é una corrispondenza biu- nivoca tra gli insiemi G e G’ che “conserva le operazioni ” indifferente eseguire prima la composizione in G e poi pas- 1 Vollastandige irreduzible Systeme von Gruppenaxiomen, Akad. Wiss., Heidel- berg, 1932. 104 Gruppi astratti (c. IIL, 6) sate al corrispondente in G’, oppure passare prima ai corri- spondenti in G’ e poi eseguire la composizione in G’). Osservazione 1. - D’ora in poi, per comodita, indicheremo tanto w che w’ con uno stesso simbolo (moltiplicativo); scri- veremo percid la b) nella forma: (y= x 7", Il Lettore non dimentichi perd che con un medesimo sim- bolo si indicano dve operazioni (a primo membro la compo- sizione in G, a secondo quella in G’). Osservazione 2. - Poiché gli isomorfismi, nel caso di insiemi con struttura di gruppo, giocano il cuolo che avevano le corri- spondenze biunivoche nel caso degli insiemi privi di struttura, useremo per Visomorfismo tra gruppi la doppia freccia sor- montata dal “nome ” della corrispondenza introdotta per le corrispondenze biunivoche tra insiemi: Go=GE Si potrebbe pensare di dare una definizione pit generale la- sciando inalterate a) e b), richiedendo peré nella premessa che sol/tanto G sia un gruppo, G’ potendo essere un insieme con una operazione binaria (gruppoide) senza ulteriori ipotesi. Una siffatta generalizzazione nella definizione sarebbe del tutto illusoria perché: Un gruppoide G' isomorfo a G é necessariamente un gruppo. Verifichiamo il secondo sistema di assiomi: 1) Poiché in G: x «(y+ %) = («+ y) + % applicando la b) ripetutamente si ha: (x -(y- x) =x’ -(y- 2) =%'- CU" - 2) = (+9) BY = (IY = +9") +B © anche la operazione in G’ é associativa. 17 Il teorema qui enunciato nom é un caso particolare del terzo teorema del c. II, par. 4*, secondo il quale strutture algebriche isomorfe sono isotipe. Per applicare que/ teorema ai gruppi, occorrerebbe considerare un gruppo come una struttura algebrica con tre operazioni (per es. quella gruppale, la divisione a de- stta e quella a sinistra). Invece, qui si dimostra che basta supporre che la corri- spondenza conservi ’operazione gruppale, petché anche le altre due siano con- servate (con i relativi assiomi). 105 L'immagine ‘somorta di un Gruppo é un gruppo L'isomorflsmo. é una equiva- lenza Partizione rispetto alla equivalenza di isomorfismo... ¢€. IIT, 6) Istituzioni di algebra astratta 2) Se #’ @ il corrispondente in G’ dell’elemento neutro # di G, si ha: (#-x)'= (+4) =x’ =H - x =x’ wen! é elemento neutro di G’. 3) Da x. x-4= 4H in G si deduce, sempre per la b): (x - sxct) = n' = x’ - (x1); questa ultima uguaglianza ci dice che x’, in G’, possiede un inverso destro, e che esso é: (x~1)’, il che va scritto cosi: x’-! = (x-1)’ (il corrispondente dell’in- verso é linverso del corrispondente). La dimostrazione ci per- mette di enunciare il teorema in forma pit completa: Un gruppoide G' isomorfo a un gruppo G é un gruppo; elemento neutro di G' é il corrispondente, u' = u 9, dell’elemento neutro di G nell isomorfismo 3; V’inverso di un elemento x' di G', corrispondente di x in 9, é il corrispondente dell’inverso, x“, di x in G. Potremo parlare di gruppi “ra di loro isomorfi, immagine iso- morfa uno dell’altro, considerando G e G’ in modo simmetrico, perché: Nella classe delle strutture algebriche di gruppo l’isomorfismo @ una relazione di equivalenza. \nfatti: 1) La riflessivita ¢ garantita dal fatto che Videntita («<> x) @ bene un isomorfismo. 2) Simmetria: gt @ una corrispondenza biunivoca tra G’ e G, essendo ¢ una corrispondenza biunivoca tra G e G’. La b), scritta nella forma: x’ - y’= (x + y)@, si traduce nella: x y= (&’ +’) yp; ma, essendo x = x’ gy, y= y’ y-, si ha: x! pl. y pt = (x" - 9’) py, e pe un isomorfismo tra G’ eG. 3) Transitivita: se g é un isomorfismo tra G e G’, y un isomorfismo tra G’ e G”, il prodotto operatorio yo y & (non solo una corrispondenza biunivoca, a norma del c. II, par. 7, ma) un isomorfismo tra Ge G”, Infatti: (x +) ¢) p= (xo: “I7) B= (&P) BUM) ¥, Cive, posto: y= Yo ys (* + ¥) X= = XL IL: La classe dei gruppi pud essere percid suddivisa in classi di equivalenza rispetto all’isomorfismo, cioé in classi (disgiunte) di gruppi tra di loro isomorfi. Ciascuna di dette classi si chia- mera un grappo asiratto. Se si vuole evitare il ricorso al concetto di: “ classe avente per elementi tutti i possibili gruppi,” si potra dire che, parlando di 106 Gruppi astratti (c. III, 6) gruppo astratto, si parla di un gruppo G “a meno di un isomor- fismo,” cioé di G, o di un qualunque altro gruppo ad esso isomorfo. Nell’algebra astratta, oggetto di studi saranno i gruppi astratti. Si prescinde non solo dalla natura degli elementi costituenti il gruppo, ma anche dalla natura dell’operazione gruppale; due gruppi vengono identificati non appena siano “ strutturati ” allo stesso modo, non appena abbiano la stessa forma (iso-morfo & un neologismo matematico, tratto dalla lingua greca, che si- gnifica appunto: “di uguale forma’). Con una formulazione piu vicina ad altre consuete nella definizione di geometria (me- trica, proiettiva ecc.): La teoria dei gruppi astratti, parte dell’algebra astratta, studia le proprieta dei gruppi invarianti per isomorfismi, cioé le proprieta che sono godute tanto da un dato gruppo, G, quanto da ogni altro gruppo G' ad esso isomorfo. Un singolo gruppo, appartenente ad una data classe di gruppi tra di loro isomorfi, verra chiamato un modello (o un rappre- sentante) del gruppo astratto, formato da quella classe. Esempi di gruppi astratti: I) Gruppo ciclico del quarto ordine.® — Si considerino i se- guenti 3 gruppi: la) Gruppo G delle radici quarte (complesse) dell’unita, rispetto alla moltiplicazione: aw=1;~x=>—1;y=i;7=—i #=—1,i ginaria). unita imma- Ib) Gruppo G’ delle seguenti sostituzioni su 4 elementi: rope (1234) (1234) 234), w=*=—\1234)) *—(341 2/3 7-23 41)3 , (1234 T= 4123) Ic) Gruppo G”, formato dalle seguenti 4 rotazioni di un 18 Si chiama ordine di un yruppo il numero cardinale dell’insicme de: suoi elementi. 107 «Oruppi astratti identificati gruppi di “-ugual forma * Studio “a meno di un isomorfismo " Modelli di un gruppo astratte (c. 1, 6) Istituzioni di algebra asiratta piano attorno a un medesimo punto O (rotazioni tutte, ad es., in senso antiorario): 4" = rotazione nulla; x” = rotazione positiva di 180°; y” = = rotazione di 90°; x” = rotazione di 270°. Tl Lettore verifichi che le corrispondenze: te>#’ (t= 4, x, 1, 2), #'<+#”, sono effettivamente isomorfismi (e con cid anche la #9 #”, come sappiamo). G, G’, G” debbono pertanto con- siderarsi wodelfi di un unico gruppo asttatto, I", che sara da chiamarsi il gruppo ciclico del 4° ordine. Infatti, [', potra es- sete definito come P’insieme composto da un simbolo y e dalle sue “ potenze”: 7°, y°, y*, con le seguenti regole che defini- scono un’operazione binaria: 1) y*= elemento neutro. 2) Il prodotto di due potenze di y si fa addizionando gli esponenti, e passando quindi al resto nella divisione per 4 della somma ottenuta (per esempio: y? - y3= y*= 7%). Osservazione. — Conviene spesso definire un gruppo astratto, G, considerandolo come un insieme di puri simboli dati con una loro “ tavola di moltiplicazione ” gruppale. G si ha allora come classe completa di gruppi tra di loro isomorfi quando ai simboli si sostituiscano elementi concretamente definiti con una data composizione binaria, in modo che la “ tavola di mol- tiplicazione ”rimanga la stessa. IL) Gruppo ciclico di ordine n, Gy (v. ossetvazione precedente): pud essere descritto come Vinsieme composto dai simboli: % V2, vey VL, "= w, Con le seguenti regole che definiscono una composizione binaria gruppale: 1) x= @ elemento neutro. 2) Il prodotto: x - zi & dato da x, dove 4 é il resto della divisione di #-+/ per #. Otteniamo modelli di G, po- nendo: Ila) y= una radice #-ma “ primitiva ” dell’unitd (ciod una radice n-ma dell’unita che non é anche tadice m-ma, per m pit piccolo di ”; cosi, —1 @ radice primitiva seconda ma non quarta; i é radice primitiva quarta ma non ottava, ecc, Sara fatto vedere negli esercizi che, pet ogni m, esiste qualche ra- dice primitiva s-ma; allora é subito visto che tutte le altre ra- 108 Gruppi astratti (c, IH, 6) dici »-me, compresa l’unita stessa — radice primitiva “ prima ” — sono le prime potenze successive di essa). II b) x= rotazione di 1/z-mo di angolo giro di una circon- ferenza [del piano che la contiene] attorno al suo centro. Osservazione. — L’aggettivo “ ciclico ” viene attribuito ai grup- pi G, in quanto, nell’eseguire le successive potenze dell’ele- mento x, generatore del gruppo, gli elementi vanno pensati di- sposti in un “ giro ” (ciclo) da za x" = 4, che si ripete indefini- tamente, perché: grt oh = BS RE a gts etd = gnds tn (gn) 9; eine (gr lh eg = a5. 5 PUI (gt )t. gmt gmt, gihttin y; IIL) Gruppo ciclico infinite. - Si considerino i seguenti due gruppi: Ill a) Gruppo additivo, Z (++), degli interi relativi (si ricordi che elemento neutto é lo 0, Vinverso gruppale é l’opposto aritmetico). IIIb) Gruppo moltiplicativo delle potenze di 10 (o di un altro intero positivo diverso da 1) con esponente intero rela- tivo. La corrispondenza che associa all’intero i la potenza di 10 con esponente # (non solo é biunivoca ma) é un isomorfismo. Infatti: 10* - 107 = 10+; il “ composto” dei corrispondenti é il cortispondente del composto (si noti che in questo caso la composizione binaria in III a) é la addizione ordinaria, mentre in [II b) é la moltiplicazione ordinaria). La cortispondenza in- versa é il passaggio al logaritmo decimale:!® i= Log 10%. Diremo che III a) e III b) sono due modelli di un medesimo gruppo astratto, che chiameremo il gruppo ciclico infinito. Si tratta della classe dei gruppi che hanno la seguente “ forma ”: Gli elementi sono, tutti e soli, le potenze (rispetto a una legge di composizione gruppale non determinata, indicata col sim- bolo di moltiplicazione) di un simbolo x e del simbolo x~', assunto come suo inverso gruppale, con la clausola: x‘ = x se e solo se: i= 7. Gli elernenti x*, dunque, per / intero variabile tra — co € + 00 (cioé in Z), si dispongono in un unico ciclo di %® Con Log si intende il logaritmo in base 10 di x. 109 Definiztone di automorfismo (. UII, 7) Istituzioni di algebra astratta lunghezza infinta. In IIa), x» = 1, x= — 1, la composizio- n volte ne gruppale é Paddizione ordinaria "= 14+1+4..+1= =n-1=n); in IIb) x= 10, x= 1/10, la composizione gruppale @ la moltiplicazione ordinaria. {V) Gruppo quadrinomio, 0 trirettangolo. — Si verifichi lisomor- fismo dei seguenti gruppi del 4° ordine (non ciclici!): IV a) G composto da 4 sostituzioni su 4 elementi: 1234, (1234). (1234), #=\123 47) *=\2143)*? J=\3 41 2)? 123 IV b) G’ composto da 4 trasformazioni del piano ordinario: uw’ = identita; x’ = simmetria rispetto all’asse x; 9’ = simme- tria rispetto all’asse _y; x’ = simmetria rispetto all’origine. Si tratta di due modelli di un gruppo astratto (quadrinomio © trirettangolo) che pud essere cos{ descritto: esistono 4 elementi: U, X, Y, Z; il gruppo é commutativo; UéPelemento neutro; X?= Y?= Z?= U (ogni elemento non identico @ inverso di se stesso); X-Y=Z; Y-Z= xX; oF Ulteriori esempi di gruppi astratti e di loro modelli saranno offerti negli esercizi. 1. Automorfismi. Automorfismi interni, Elementi coningati L’identita®® @ un isomorfismo di G con G stesso; pud ben accadere che non sia il solo. Ogni isomorfismo A di G con G si chiama un automorfismo di G; percid: Un automorfismo di un gruppo G(-) @ una corrispondenza biu- nivoca, a, tra G e G fale che: (xy) «= xa - ya. Gli automorfismi di G costituiscono quindi, per definizione, un sottoinsieme Ag dell’insieme Tg di tutte le trasformazioni © Cioe Papplicazione identica, che fa corrispondere a ogni elemento se stesso. 110 Gruppi astratti (c. HI, 7) dell’insieme sostegno G del gruppo G (-). Sappiamo (v. c. I, par. 7) che Tg € un gruppo, T¢(°), rispetto al prodotto opera- torio, o. Ebbene: Rispetto al prodotto operatorio, Ag é un gruppo, Ag(°); chiame- remo Ag(o) Pantomorfo di G. 1) Il prodotto a0 8 di due automorfismi a e B di Geé (non solo una trasformazione ma addirittura) un automorfismo: (x + 9) @ OB = (x + 9) @) B = (xa - yo) B= = (xa) B+ (ya) B= (x) a0 B-(y)ao8. 2) L’associativita é garantita dal fatto che si tratta di un pro- dotto operatorio di trasformazioni. 3) L’identita @ un automorfismo. 4) La trasformazione inversa, a1, di un automorfismo a, é ancora un automorfismo. Infatti: (xa! - yo) o = = (xa)a -(ya)a=x-y= ((x + y) a+) a, donde, per la biunivocita della corrispondenza A: xa» ya = (xy)ar. Osservazione. - Interessa, per il seguito, notare che: a) Un automorfismo @ porta Punita # di G in se stessa (poiché (w+ x) @ = na + xa = x a, per ogni x in G, si ha: ua = #). b) In un automorfismo @ il corrispondente dell’inverso di un elemento x é Pinverso del corrispondente di x (si deve avere: (x > x7)a= va =4= xa + xa, donde: (xa)-? = x @. Tra gli automorfismi di un gruppo G, grande importanza hanno gli automorfismi y,, detti “ interni.” Premettiamo che si chiama coningato di x rispetto ad a (x, ain G) elemento a1 xa. Fissato a, é chiaro che ad ogni x in G é associato wm coniugato rispetto ad a; viceversa, scelto a piacere un x’ in G, per l’as- sioma dei quozienti si ha che esiste 4# x tale che: 111 Age) éun Gruppo vou cxay = ta Conlugato dix tispetto ad a (c. IH, 7) Istituzioni di algebra astratta pertanto x’ = a7 xa é il coniugato tispetto ad @ di un (ben determinato) elemento x. Aatomorismo -Lasttomorfismo interno, Ya, di G, associato al suo elemento a, interno 3 Ig trasformaxione di G che"fa corrispondere ad ogni elemento x il suo coniugato rispetto ad a. Che la corrispondenza y,, tale che xy.= x’ = axa sia una trasformazione di G come insieme, lo si & visto sopra. Che y, sia un automorfismo lo si prova osservando che: xy = XY gq Ng = TO Kaa Ya = a xya = (% + 9) Yar Gruppo det Gi antomorfismi interni formano un gruppo rispetto al prodotto Ci operatorio di trasformaxioni. Infatti: 1) 72° Ye= Ya» in quanto: (x)¥0° y= (Ka) Yo= (1 Ha) Y= Dat xab= = (ab)* x (ab) = Ya (si ticordi la regola VI del paragrafo 2 per il calcolo dell’in- verso di un prodotto). 2) yy @ la trasformazione identica: xy, = #7) xu = ux“ = x per ogni x. 3) (ya)? = yo, in quanto xye7! = (a)! xa! = axam* e€ (x) ya 0 yar! = a (a7) xa) at = x per ogni x in G, cioe: Ya 0 ya! = y, = identita. 4) La legge associativa vale, trattandosi di prodotto opera- torio di trasformazioni. Rongtuttigal Un importante esempio di automorfismo & la inversione in un automeris™! srappo commutativo (0 abeliano), cioé la cortispondenza o che associa a ogni elemento il suo inverso: xo = x7, Per la (V1) del paragrafo 2, si ha in generale: *) (« +9) ¢=() - eo), in quanto Pinverso di un prodotto & il prodotto degli in- versi in ordine inverso; essendo perd il gruppo commutativo, si has (oy = Ge y)ea xt y= x0 +30, 112 Gruppi astratti (c. IU, 7) eo & un automorfismo. Se vi é qualche elemento che non coincide col proprio inverso, o é diverso dalla trasformazione identica, e offre allora un esempio di automorfismo zon interno. Infatti, un gruppo abeliano G non possiede automorfismi in- terni diversi dalla identita, giacché (comunque si scelga a in G): xy, = a) xa = a ax = x per ogni x in G,e y, & Pidentita. Nota bene. — Per la (x), si ha che nel caso generale, non abe- liano, V'inversione non é un automorfismo, ma un antiautomor- fismo (0 “ automorfismo inverso ”’), cosi chiamandosi appunto ‘una trasformazione A di un gruppo G(-) tale che il corri- spondente del prodotto é il prodotto dei corrispondenti in or- dine inverso. Chiameremo tra di loro coningati due elementi, x € 9, di G, quando esiste (almeno) un elemento a di G tale che y é il co- niugato di x rispetto ad a: J=a xa. La relazione & simmetrica, perché allora: x= (atta, cioé x @ coniugato diy rispetto ad a+, La relazione & sransitiva, perché, se: y=atma, 2=b1yb, allora: Z= ba xab = (ab) x (ab) ; cio, se x € y, y € % sono coniugati, anche x € x lo sono. Ov- viamente, la relazione é riflessiva (ogni elemento é bene coniu- gato di se stesso rispetto all’unita, ~). Insomma, la relazione tra elementi consistente nell’ essere coniugati,” detta conixgio, 2 una relazione di equivalenza in un gruppo G. A ogni equivalenza @ associata una pattizione in classi disgiunte (“ classi di equi- valenza”: v. c. I, par. 7); pertanto: Gli elementi di un gruppo G si suddividono in classi (complete) di elementi coningati, in modo che tutti gli elementi di una classe sono tra di loro coniugati, mentre elementi di classi diverse non lo sono. 113 Un gruppo abeliano non possiede automorfismi interni_ non identici Uinversione 6 in generale un antiautomor- fismo Elementi coniugati I conluglo & una equivalenza Classi complete di elementi coniugati (c. HI, 8) Istituzioni di algebra astratta Quali sono le classi di elementi coniugati composte da un solo elemento, c? L’elemento ¢ dovra essere tale che: xl ¢ x = ¢ quale che sia x in G, cioé tale che: (**) cx=xc, per ogni x in G. Elementi © Chiamando sormale un elemento per il quale valga la (#*), normal’ abbiamo quindi che: Tutti e soli gli elementi di un gruppo G che non possiedono coningati diversi da se stessi sono gli elementi normali, ciot gli elementi permu- tabili con ogni altro elemento di G. Un gruppo G possiede almeno un elemento normale, il suo elemento identico 4. Ogni elemento di G é normale quando, e soltanto quando, G é abeliano; pertanto, per un gruppo abeliano, e solo per un gruppo abeliano, la partizione in classi complete di elementi coniugati si riduce alla decomposizione nei singoli elementi. 8. Sottogruppi. Sottogruppi caratteristici e normali Sottoinsiemi Un gruppo G(-) é un insieme G nel quale é definita un’o- del'insieme @ Herazione binaria. E percid del tutto naturale scegliere nell’in- sieme delle parti, P (G), dell’insieme G, sostegno di un gruppo, quei sottoinsiemi, S, che costituiscono a loro volta un gruppo rispetto alla legge di composizione introdotta in G. Sottoaruppi de! Chiameremo sottogruppo di un gruppo G (-) un sottoinsieme (non gruppo G(*) A iyi 7 Me = vuoto) S < G che costituisca un gruppo S (+) rispetto alla compo sizione binaria, ““.”, definita su G. Sor = sotto. Useremo: “‘sgr” come abbreviazione di “ sottogruppo.” gruppo Se SS TSG, eS, T sono sgt di G, allora, a norma della definizione, § é sgr anche di T; se S é sgr di Te T é sgt di G, allora S é sgr di G: Un ser S di G 2 ser di ogni sor T di G che contenga S; un ser S di un sgr'T di G 2 @ sua volta sgr di G. Quando é che © Vogliamo ora cercare un modo (un criterio) semplice per uns..unsar? riconoscere se un dato s.i. S di G @ o no, un sgr. 114 Gruppi astratti (c. U1, 8) Osserviamo che: 1) Occorrera, innanzitutto, assicurarsi che S sia chiuso ti- spetto alla composizione definita in G, cioé che il prodotto (“ composto ”) a - b di due elementi di S, che @ per ipotesi un elemento di G, sia ancora un elemento di S. 2) L’elemento neutro, #, di S, deve coincidere con l’elemento neutro # di G (S é non vuoto: preso un x in S si ha: x -#= = a+ x= x; essendo perd anche x -4= 4+ x= x, deve es- sere addirittura: #= 4). Un s.i. S di G che sia un sgr deve pertanto contenere l’unita # di G. 3) In conseguenza di 2), S deve contenere, insieme ad ogni suo elemento a, il suo inverso 4-1 in G, che coincide con il suo inverso in S. Viceversa, se S verifica le proprieta 1), 2), 3), S é un sgr di G. Infatti, in tal caso, S (-) verifica il secondo sistema di as- siomi di un gruppo (la legge associativa é verificata a priori, perché la composizione in S é nient’altro che quella del gruppo “ambiente” G). Le tre condizioni, necessarie e sufficienti nel loro complesso, si unificano in una sola: Condizione necessaria e sufficiente (S) affinche un s.i. S di un gruppo G sia un sgr di G: (S) S @ un sgr di G se e solo se dax eS, y Ee S segue: x-yteS. Infatti, se S é un sgr di G, la condizione é soddisfatta. Vice- versa, se la condizione é soddisfatta per un s.i. SS G, posto y= x si ha che Velemento identico # di G appartiene a S (proprieta 2)); ma allora S, contenendo # e x, contiene w - + x7l= x71 insieme a x (proprieta 3)) percid S é chiuso ri- spetto alla composizione di G, in quanto insieme a x, y, con- tiene yt e x + (y71)-1= x + y. (proprieta 1)). In ogni caso, un gruppo (che non si riduca alla sola unita) possiede almeno due sgr: 1) Il sottogruppo identico, S= (u), composto dal solo ele- mento identico del gruppo G; 2) Il sottogruppo totale, S = G, coincidente con l’intero gruppo. 115 Deve essera chiuso... «.contenere Vunita di G... con un ele+ mento il suo inverso... +@ queste condizioni sono anche suffl- cienti In sintesl; sex, yeS xeyteS Msgr identico... 8 quello totale... +»S0N0 "' ba- nali'* (impropri) Sar ciclico generato da un elemento Elementi periodici aperiodici Un automorfi- smo porta... =Sottogru ppi in sottogruppi (c. I, 8) Istituzioni di algebra astratta Questi due sgr sempte esistenti (e coincidenti solo quando G é il gruppo identico, composto dal solo elemento neutro) sono da considerarsi banali, 0 impropri. Chiametemo sgr proprio (non banale) di un gruppo G ogni sgr che non si riduca a quello identico né coincida con lintero gruppo. Un primo modo per costruire sgr di un gruppo G, consiste nel costruire tutte le potenze (rispetto alla composizione grup- pale) di un dato elemento x di G, con esponente intero, posi- tivo, negativo, o nullo, ponendo convenzionalmente: x=4, e ticordando che x-? @ Vinverso di x, x-® = (x7)8, ..., x7? = = (xy, Si ottiene cosi un s.i., (x), che si chiama il sottogruppo ciclico generato dall’elemento x (che si tratti di un sottogruppo, e che tale sottogruppo sia un gruppo ciclico, sara visto senza difficolta dal Lettore). Potra accadere che (x) sia un gruppo ciclico finito di ordine n (v. pat. 6, esempio II), e allora si dira che x é un elemento periodico, di periodo n. Se invece (x) é il gruppo ciclico infinito (v. par. 6, esempio III)), x si dita aperiodico o di “ periodo infinito ”. Ovviamente, un gruppo son ciclico non é identico e possiede sgr propri (tale é il sgr (x) generato da un elemento diverso da quello neutro). Ma é facile ottenere un tisultato esauriente (v. gli esercizi): I gruppi che non possiedono sgr non banali sono, tutti e soli, i gruppi ciclici di ordine primo. Dato un automorfismo a di un gruppo G, consideriamo l’in- sieme Sa dei corrispondenti in a degli elementi di un sgr S di G. Se a, bE S, anche ab € S; percid Sa contiene, con aa e ba anche (ab) a = aa - b4 @ (@ & un automorfismo!). Ma, per l’osservazione b) del paragrafo 7: ba = (ba); quindi Se contiene, insieme a due elementi ae e ba, anche Velemento: aa - (ba); pertanto (per la regola (S)): Un antomorfismo « del gruppo G trasforma un ser, (S), in un sgt Sa, dsomorfo a S (Vultima affermazione é ovvia). 116 Gruppi astratti (c. IH, 8) Un ser invariante per automorfismi, ciot un sgt S tale che: Sa ¢S, per ogni automorfismo a del gruppo ambiente G, sara da noi chiamato un sgr caratteristico. Osservazione. - Nella definizione data si pud porre addirittura: “ Sa = S per ogni automorfismo a,” giacché questa proprieta (pit forte) é conseguenza dell’ipotesi: “Sa SS per ogni a.” Infatti, essendo @ una trasformazione di G, esistera bene un x €G tale che: xa = s, dove s é un elemento comunque scelto in S. Allora: x» = sa-}; a-1 é del pari un automorfismo, quindi: Sa ¢ Se, in particolare, x €S, donde: Sa = S. Un importante esempio di sgr caratteristico di un gruppo G & il cosiddetto centro, C, di G, cioé il sottogruppo degli elementi normali (permutabili con ogni elemento di G). 1) L’insieme C degli elementi normali di un gruppo G 2, infatti, un sgr di G. C non é vuoto (4 € C). Se a, b € C, allora: ax=xa, bx=xb per ogni x in G; percid si ha anche: xb = bx, e: ab» x= axb = x -ab4, si ha cioé che anche ab! € C, e C é un sgt per il ctiterio (S). 2) C 2 wm sgr caratteristico. Da: ax = xa pet ogni x in G, si deduce infatti: axa = aa + xa = xaa = xa + aga; ma poiché xa, se a & un automorfismo, é l’elemento generico di G al pari di x, si ha che aa @ elemento normale se a lo é, cioé che: Ca ¢ C (donde, per l’osservazione: Ca = C, es- sendo la cosa vera per ogni automorfismo a del gruppo am- biente G). Ovviamente, i gruppi che coincidono con il loro centro sono, tutti e soli, i gruppi abeliani, Esistono, all’altro “ estremo,” anche gruppi il centro dei quali si riduce al solo elemento neutro (gruppi a centro identico; un importante esempio é dato dal gruppo totale delle sostituzioni su # elementi, 2 >2; un altro dal gruppo dei movimenti del piano ordinario; v. esercizi). Si dira che un gruppo é a centro proprio quando il suo centro non é un sgr banale (non coincide coll’intero gruppo, né si riduce alla sola identita). Esempi saranno dati negli esercizi (gruppo dei quaternioni, ecc.). 117 Sor caratteri- stico = inva- riante per auto- morfismi... +8 allora trasformato in sé da ogni automorfismo 1 centro di un QFUPPO.. +& un sotto- GFUPPOw ..caratterlation Gruppl colnol- denti col centro. a centro Identico... +8 centro proprio