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CIVILTÀ LAICA

PERIODICO DI CULTURA NEO-ILLUMINISTA
Numero 3, Anno I, Settembre-Ottobre 2007

In questo numero parliamo di:
I predecessori tedeschi di Benedetto XVI

Mr. Socrate, I suppose!

Siamo anticlericali e spieghiamo anche perché!

Il sesso, l’amore e chi l’interpreta a proprio uso e consumo

Il virus di Pitagora

Rubriche
CriticaMente

vignetta di Maurizio “the hand” Di Bona

www.thehand.it

Periodico bimestrale a diffusione gratuita!

I SETTE PREDECESSORI TEDESCHI
(III parte)
La serie dei Papi tedeschi fu inaugurata da Bruno o Brunone, figlio del Duca Ottone di Carinzia e cugino dell’Imperatore Ottone III, che gli conferì la carica, che venne da lui assunta con il nome di Gregorio V: "... da allora tutti i papi cambiarono il proprio nome di nascita, per significare fondamentalmente nella suprema elezione al pontificato una specie di seconda nascita". [11] Naturalmente, un laico, individuo di per sé prevenuto, potrebbe insinuare che la parentela con l’Imperatore, l’esserne il suo cappellano, abbiano agevolato Brunone, giovane sacerdote di 24 anni, nell’ascesa al soglio di Pietro, il 3 Maggio del 996. Deschner, storico noto per la sua acredine, sia pur documentata, nei confronti della Chiesa, si spinge ad affermare: "... il 21 Maggio (dello stesso anno, NdA) il sedicenne Ottone III venne incoronato imperatore dal papa ventiquattrenne: una festa al vertice e, per così dire, nell’ambito della famiglia". [12] Sicuramente, il novello Pontefice ebbe un’esistenza molto travagliata, poiché, tornato Ottone III in Germania, nel mese di Giugno, i Romani diedero vita ad una congiura, che sfociò in aperta rivolta il 29 Settembre del 996, cosicché Gregorio V dovette fuggire e rifugiarsi a Pavia. Il capo della rivolta era un esponente della potente famiglia dei Crescenzi, la quale, nella seconda metà del X secolo, ebbe su Roma e sulle vicende del Papato una tale influenza che meriterebbe un capitolo a parte; può, comunque, essere sufficiente illustrare le gesta di questo suo degno rappresentante, conosciuto come Crescenzio II Nomentano, che, cacciato il Pontefice, assunse il titolo di Patricius. Incurante della scomunica emessa contro di lui da Gregorio V, il novello Patricius non solo si impegnò nel fortificare il più possibile Castel Sant’Angelo, al fine di fronteggiare la prevedibile reazione di Ottone III, ma nominò un nuovo Papa, ovvero Giovanni Filagato, greco di Calabria ed arcivescovo di Piacenza, che prese il nome di Giovanni XVI, nell’Aprile del 997. Ma, nel Febbraio del 998, l’Imperatore giunse a Roma e prese possesso della città, con l’eccezione di Castel Sant’Angelo, ove Crescenzio II Nomentano si era asserragliato. L’antipapa pensò di salvarsi, fuggendo nella Campagna romana e nascondendosi in una torre fortificata, ma il conte di Bresgovia, Birichtilo degli Zeringhi, lo scovò e lo consegnò ad Ottone III. Parafrasando Roberto Vecchioni, che, riguardo al protagonista di una sua canzone, dice: "Ma a lui non valse a nulla/il sangue sui castelli/Rocroi, la spada/il sole sul viso nei duelli...", si potrebbe affermare che a Giovanni XVI non servì a nulla l’essere stato l’istitutore di Ottone III, nonché padrino dello stesso e di Gregorio V. Infatti, l’ex allievo ordinò che all’antipapa fossero "... mozzati il naso, la lingua, e le orecchie e strappati gli occhi; così malridotto venne gettato in carcere in un convento, dove dovevano essergli curate le ferite in attesa di un giudizio definitivo nei suoi confronti. Questo si ebbe nel marzo, quando Gregorio convocò un concilio in Laterano...". [13] Il Papa fu ugualmente spietato nei confronti del suo padrino: "... Gregorio V, un papa convinto della causa riformistica, non incolto, il cui epitaffio encomia la capacità di predicare in latino, in francese e tedesco, fece avvolgere in chiesa, ancora una volta, l’accecato Giovanni XVI, pressoché incapace di dire e di parlare, nei paramenti pontifici,per strapparglieli di dosso pezzo per pezzo... Ordinò che il povero cieco fosse incoronato con una mammella, anziché col copricapo papale, lo fece espellere dal tempio e cavalcare per Roma seduto all’indietro su un asino di cui teneva in mano la coda a mò di briglia... fino ad un carcere monastico dove pare vegetasse ancora per anni". [14] È arduo stabilire se sorte migliore sia stata riservata a Crescenzio, quando il marchese Eckard di Meissen, il 29 Aprile del 998, riuscì ad impadronirsi, dopo un lungo assedio, di Castel Sant’Angelo. "A Crescenzio, per ordine del sovrano, aveva giurato la protezione della vita Tammo, il fratello del vescovo Bernardo di Hildesheim e amico di Ottone...(invece, NdA) Per suggerimento del Santo Padre, pare che Crescenzio fosse decapitato insieme con dodici comandanti subalterni sul punto più alto di Castel Sant’Angelo, visibile a tutti; oltre a ciò la sua salma venne buttata giù dai merli, trascinata da mucche attraverso le strade paludose di Roma ed appesa a testa in giù, con quei dodici congiurati, ad una croce sul Monte Mario, sopra il Vaticano". [15] Non molti mesi dopo, il 18 Febbraio del 999, a 27 anni, Gregorio V morì di malaria e fu sepolto in San Pietro. Valerio Bruschini _____________________________________________
[[11] Rendina Claudio, op. cit., p. 348. [12] Deschner Karlheinz, Storia criminale del Cristianesimo, tomo V: IX e X secolo Da Ludovico il Pio (814) fino alla morte di Ottone III (1002), p. 417, Edizioni Ariele, Milano, 2004. [13] Rendina Claudio, op. cit., p. 351. [14] Deschner Karlheinz, op. cit., pp. 418-419. [15] Deschner Karlheinz, op. cit., p. 419.

Per avere la prima parte del lavoro storico di Valerio Bruschini potete contattare l’Associazione Culturale Civiltà Laica ai recapiti indicati nel giornale.

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Le vie della laicità e della non violenza sono infinite?
di Marcello Ricci
bbiamo dunque visto che è possibile un fondamento religioso della laicità e della nonviolenza, seppure nei modi diversi delle tre diverse filosofie. Proveremo ora a mostrare che è possibile anche una loro fondazione razionale a partire dal padre della laicità occidentale: Socrate. Abbiamo detto all’inizio che laicità significa libertà di coscienza per sé e per gli altri,dobbiamo allora vedere come si fonda in Socrate la libertà perché così ne risulta fondata automaticamente la laicità. Il concetto di libertà si misura sul concetto di verità, in altre parole la libertà si può definire solo in relazione alla verità: se per verità s'intende la verità assoluta, allora sarà assoluta anche la libertà (per pochi), se per verità s'intende la verità relativa, allora sarà relativa anche la libertà (per tutti). Nel primo caso assistiamo alla sistematica negazione della libertà,nel secondo alla sua affermazione in quanto patrimonio inalienabile di ogni individuo. Esaminiamo dunque la prima ipotesi. Esiste una verità assolutamente vera, che nessuno può o deve mettere in discussione e può essere una verità religiosa (Dio, la Bibbia, il Corano) o una verità ideologico-politica (nazismo, fascismo, stalinismo), in tutti e due i casi le conseguenze sul concetto di libertà sono le stesse : essa viene permessa soltanto a chi accetta questa verità, ma negata a chi tale verità rifiuta. Dunque la libertà subisce una limitazione e da valore universale viene ridotta a possesso di pochi. Questa posizione filosofica possiamo definirla dogmatismo o meglio clericalismo. Quest'ultimo termine si addice, contrariamente a quanto comunemente si crede, sia alla verità religiosa sia a quella ideologico-politica, perché in tutti e due i casi siamo di fronte a una verità creduta per fede (dogma) e al suo sfruttamento per motivi di potere. In tutti e due i casi assistiamo alla negazione del concetto laico di libertà,che comporta invece l'esistenza di una pluralità di verità, e dunque di verità diverse l'una dall'altra,la cui scelta dipende dalla libertà di ogni singolo individuo. Si capisce allora che cosa vuol dire anticlericalismo: il rifiuto di ogni forma di dogmatismo religioso o ideologico,perché entrambi hanno come scopo inevitabile l'imposizione, con la forza o con altri mezzi più subdoli, di un dogma, che rifiuta ogni forma di dubbio.Nel caso dell'Italia di oggi il termine "clericalismo" assume

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soprattutto significato religioso e sta ad indicare l'uso politico a fini di potere che Il Vaticano e la Chiesa fanno della religione cattolica. Chiariamo ora la seconda ipotesi ,chiedendoci quale sia l'origine storica del concetto laico di libertà.La risposta viene quasi immediata: la filosofia greca e precisamente Socrate.Se la laicità si misura sul rifiuto della verità assoluta, allora la filosofia socratica si presenta come il più formidabile e laico strumento che la cultura occidentale alla sue origini ha prodotto contro ogni forma di assolutismo.Il metodo con il quale Socrate conduce la sua ricerca è il metodo razionale,perché la ragione è il solo strumento critico che l'uomo possiede e con il quale egli passa in rassegna, pregiudizi, errori,definizioni sofistiche,luoghi comuni della società ateniese tradizionale.La sua ricerca filosofica è volta a cercare quei valori universali,assoluti(la verità) ,che possono farci da guida nella nostra esistenza: “Che cos’è la giustizia?”,”Che cos’è la santità?, “Che cos’è la saggezza?” e questo lo porta a scontrarsi inevitabilmente con le verità confezionate dalla cultura dominante e dal potere. Il primo strumento laico, di cui la ragione socratica si serve è il dubbio,presupposto essenziale della libertà di ricerca ,che contrassegna l'essenza della filosofia. Il secondo è il dialogo con l'altro,perché la ricerca della verità si fa insieme.Mentre il dialogo di Gesù è in realtà un monologo che annuncia la verità ("in verità,in verità vi dico"), il dialogo socratico ,non presupponendo nessuna verità,è scambio reale , ricerca comune. Al termine della quale la constatazione, sempre provvisoria perché la ricerca non ha mai fine ("una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta" dice nella Apologia), è che non abbiamo trovato quei concetti universali ed assoluti che cercavamo come guida della nostra vita,siamo al nichilismo, cioè all'annullamento di tutti i valori assoluti, quel nichilismo che tanto preoccupa e inquieta gli spacciatori di verità di tutti i tempi. Non sappiamo ad esempio che cosa è la giustizia assoluta. Dobbiamo prendere atto della nostra ignoranza: so di non sapere. Dunque la laica ricerca razionale della verità ha fallito? Affatto. Proprio mentre la ragione prende atto dell'inesistenza di valori assoluti essa riesce a darci un'indicazione preziosa e decisiva: se non ci sono valori assoluti, allora c'è
continua

PROPRIETARIO ED EDITORE: Associazione Culturale Civiltà Laica, Via Carrara, 2 - 05100 Terni e-mail redazione@civiltalaica.it tel: 348 4088638 DIRETTORE RESPONSABILE Sergio Moscatelli COMITATO DI REDAZIONE: Maurizio Magnani, Raffaela Trequattrini, Alessandro Petrucci, Diana Ursini, Alessandro Chiometti, Marcello Ricci, Nicoletta Bernardi Stampato perl’Ass. Cult. Civiltà Laica dalla Tipolitografia Visconti - Terni Autorizzazione del tribunale di Terni n. 03/07 dell’ 8 Marzo 2007

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M.Ricci dalla pag. precedente

posto per una pluralità di valori tutti relativi (relativismo), che devono necessariamente convivere,non perché sono tutti veri, ma perché nessuno è vero in assoluto e sono tutti diversi. Da tutto ciò deriva il concetto laico di tolleranza, che non vuol dire sopportazione delle idee altrui giudicate dall'alto della propria verità assoluta, ma convinzione che anche queste idee hanno diritto di cittadinanza nel mondo del relativo perchè non esiste un criterio assoluto per giudicarne la verità. Tutte queste indicazioni sono più che sufficienti a fondare una società aperta, tollerante e democratica, nella quale soltanto è possibile sviluppare la libertà laica, ovvero la libertà di ciascun individuo in quanto soggetto di diritti ma anche portatore di doveri verso la libertà dell'altro, perché libertà laica non vuol dire onnipotenza,ma limite, perché, come dice il filosofo Karl Popper, la libertà di movimento del mio pugno è limitata dalla presenza del naso del mio vicino,o ancora "io non voglio non deve tradursi nel "tu non devi". Giunti a questo punto occorre esaminare l’atteggiamento di Socrate nei confronti della religione istituzionale tradizionale e degli dei. Nel dialogo omonimo Eutifrone, il sacerdote indovino, racconta a Socrate, di aver denunciato il proprio padre per aver fatto morire uno schiavo e a testimonianza della santità della sua azione ricorda che anche Zeus aveva incatenato il padre Crono e che anche quest’ultimo mutilò il padre Urano. Appena sentite queste affermazioni Socrate esclama: “Ah sì,proprio questa ,o Eutifrone deve essere la ragione per cui io sono citato in tribunale,che quando uno mi racconta intorno agli dei di tali storie,io non le posso mandare giù; eccolo qui il punto,si vede chiaro,dove diranno che io sono colpevole”.Dunque Socrate non crede agli dei tradizionali e per questo è stato accusato di empietà e aggiunge che di tali storie non sa assolutamente niente: ”Che cosa potremmo dire in contrario noi che di tali cose confessiamo apertamente di non sapere niente?”. Quest’ultima affermazione riveste una grande importanza perché esprime chiaramente l’agnosticismo socratico, che trova

conferma nelle affermazioni dell’Apologia quando dice che la morte o è come un sonno senza sogni, la fine di tutto, la liberazione da ogni pena,per cui sarebbe un guadagno meraviglioso o invece è solo un mutare di luogo e un andare nell’Ade a dialogare con tutti i grandi del passato e sarebbe altrettanto piacevole.Quale delle due ipotesi sia vera Socrate dice di non saperlo. Dunque possiamo dire che Socrate rifiuta la religione istituzionale, sottoponendola a critica razionale e che,la libertà di coscienza si manifesta e si concretizza nella libertà di critica e nella pratica filosofica del dialogo come strumento di libera ricerca razionale. Da qui il rifiuto di ogni forma di violenza e la nonviolenza come disobbedienza civile, che lo conduce ad accettare la morte per dimostrare l’ingiustizia della legge che lo condanna come ateo e corruttore di giovani. D’altronde non si vede in nome di quale verità assoluta l’agnostico potrebbe usare violenza, quando la ragione critica gli ha indicato la via del relativismo. Da qui hanno attinto tutti i grandi non violenti della storia,anche quando,come abbiamo visto, non è stata la ragione ma la religiosità a fondare la loro laicità e nonviolenza. Pochi anni dopo l'assassinio di Socrate, il suo allievo Platone lo ammazzava una seconda volta, sostituendo il suo "so di non sapere" con il "so di sapere tutto", conosco la verità assoluta, la giustizia assoluta, dunque sono in grado di dirvi come fare uno stato perfettamente giusto. Era la negazione di quel concetto laico di libertà per affermare il quale Socrate aveva pagato con la vita,era la giustificazione filosofica del totalitarismo politico e della violenza, di quello stato etico, che Platone lascerà in eredità alla cultura occidentale e che sarà la madre di tutti i totalitarismi del Novecento. Ancora oggi la scelta è tra Socrate e Platone, tra la libertà e la sua negazione. Sono queste le radici greche della civiltà occidentale.

per avere gli articoli precedenti di Marcello Ricci contatteci ai recapiti indicati

I quaderni
dell’Associazione Culturale Civiltà Laica Vol. I Raccolta di Articoli 2003-2004 Vol. II Le “radici cristiane”: la grande menzogna. Di Valerio Bruschini Vol. III Raccolta di Articoli 2004-2006 Vol. IV La questione Laica. Di Carlo Talenti
I quaderni non sono in vendita: si possono avere facendo un offerta libera all’associazione per sostenere le sue iniziative. tel. 348-4088638 e-mail: info@civiltalaica.it

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Interpretazioni divergenti
di Raffaela Trequattrini
Non ho mai capito come mai la Chiesa Cattolica da un lato cerchi di convincerci che il corpo è soltanto un involucro senza importanza, destinato a ridursi in cenere, e dall’altro dedichi al sesso un’attenzione quasi febbrile, come se dalla sua pratica scaturissero chissà quali ripercussioni sulla salute della psiche. Se così fosse, come di fatto in gran parte è, allora non sarebbe vero che tutto ciò che è legato alla nostra “fisicità” debba essere considerato poi tanto irrilevante… Infatti un uomo che soffre la fame o la sete, oppure un malato di lebbra, non si trovano di certo nella condizione ottimale per dedicarsi alla filosofia e alle meditazioni, visto che il dolore e gli stenti, da che mondo è mondo, hanno sempre tolto i lumi della ragione; mentre un pasciuto signorotto che gode di ottima salute (e che gode in generale) è sicuramente più propenso a cercare nutrimento per il suo intelletto rispetto ad un affamato o ad un lebbroso… Anzi, è proprio chi ha risolto le esigenze primarie che avverte maggiormente la necessità di ampliare i confini del suo cosiddetto universo interiore. Il problema è che in realtà la Chiesa Cattolica non propone una filosofia di vita, ma “vende” una sorta di “assicurazione” per tranquillizzare tutti coloro che da soli non riuscirebbero a trovare una buona ragione per sopportare dolori e difficoltà. Quindi, più sono i dolori e le difficoltà, meglio si vende l’assicurazione. In tale ottica si spiega la feroce opposizione delle gerarchie ecclesiastiche nei confronti, ad esempio, di alcune branche della ricerca scientifica, grazie alle quali potremmo allontanare lo spettro di molte gravi malattie. Ciò però comporterebbe, come presumibile conseguenza, la minore appetibilità di altre forme di “garanzia”… Inoltre la Chiesa ci invita a proliferare in abbondanza, nonostante questo precluda alle donne la possibilità di cercare ulteriori forme di realizzazione personale oltre quelle di moglie e di madre, ruoli senz’altro non da disprezzare, ma alquanto restrittivi dal punto di vista intellettuale poiché non consentono di coltivare interessi diversi dalla casa e dalla famiglia, con tutte le loro numerosissime incombenze. E’ già faticosissimo con un figlio o due, figuriamoci se si dà il via alle nascite fuori programma! Ma la Chiesa insiste: no alle scuole a tempo pieno! No ai metodi anticoncezionali! Naturalmente no all’interruzione di gravidanza! No ad uno stato sociale che, come avviene nei ben più evoluti Paesi del Nord-Europa, fa sì che le donne non si trovino di fronte al bivio: carriera o famiglia. In altre parole: no a tutto ciò che riduce gli stati di malessere e di dipendenza! Per la Chiesa dobbiamo soffrire!!! Soprattutto noi donne… Così, per raggiungere questo obiettivo, il sesso viene demonizzato (ricordo i continui richiami dei vari pontefici alla castità), affinché rappresenti una sorta di “bisogno” che induca le donne a vedere il marito come un benefattore, unica chance per evitare l’abbandono, la frustrazione e, per l’appunto, l’astinenza sessuale assoluta. Gli uomini invece, per il “bene della famiglia”, sono più che giustificati ad impegnarsi nella ricerca di una professione soddisfacente, anzi, tanto più è numerosa la famiglia tanto più è auspicabile che “papà” abbia una buona posizione. (Senza contare che da un reddito più alto si ricava un otto per mille più consistente…) Ma onde evitare che il maschio decida di dedicare i suoi successi personali interamente a se stesso e non alla famiglia, non è opportuno che trovi da sollazzarsi se non all’interno del matrimonio. Donne inibite, ovvero terrorizzate dall’idea di essere considerate puttane, lascino dunque spazio, in casi estremi, alle donne da marciapiede le quali, se possono ritenersi salvifiche per quanto concerne la pura astinenza fisica, non risultano però gratificanti dal punto di vista narcisistico, giacché… basta pagarle! E’ soprattutto sulle donne che la Chiesa “lavora” al fine di mantenere intatto quel senso di insoddisfazione generale che porta a rifugiarsi in un’assicurazione per il futuro. E siccome Gesù ha lasciato detto che bisogna dar da mangiare agli affamati, la Chiesa fa leva su un altro genere di “fame” per alimentare il disagio individuale e, contemporaneamente, sfrutta la fame “classica” per esibire la sua immensa generosità. (Se non fosse che tale generosità, salvo rare eccezioni, non comporta alcuna rinuncia sul piano personale da parte di chi se ne fa bello, perché i mezzi utilizzati dalla Chiesa per aiutare i più sfortunati vengono prelevati dalle tasche di noi comuni mortali, attraverso la cessione dell’otto per mille. E’ facile essere generosi con i soldi degli altri, mantenendo lussi, comodità, privilegi, o meglio, attingendo addirittura da questi stessi soldi per vivere in prima persona nella bambagia… E siccome è ovvio che il prelievo di una simile “tassa” deve essere in qualche modo giustificato, altrimenti nessuno la pagherebbe, ecco spiegata la beneficenza! Ma questo è un altro discorso ancora, che merita di essere trattato in separata sede). Per tornare invece all’argomento “sesso”, ritengo che una Chiesa “in buona fede” dovrebbe affrontare la questione sotto tutt’altro aspetto: il corpo ha le sue esigenze e non si può non tenerne conto, ma il tentativo di risolverle non deve andare a discapito della salute interiore. Fin qui non ci piove! Si tratta solo di appurare in quali casi si verifica tale circostanza… Non certo quando si appaga un istinto allegramente e senza pretese, quanto piuttosto nel momento in cui l’istinto viene confuso con il sentimento… Scambiare il piacere per amore, è questa l’unica vera fregatura! Le due cose non vanno necessariamente di pari passo: per essere più precisi, l’amore è sempre accompagnato dal piacere, ma non viceversa. Gli uomini lo sanno molto bene, mentre le donne si rifiutano di ammetterlo perché l’educazione religiosa ha inculcato loro la convinzione che il sesso senza amore sia “peccato”. Quindi, per non sentirsi laide, le donne ogni volta che fanno sesso con qualcuno si autoconvincono di esserne innamorate. Nessuna differenza di sensibilità, nessuna precipua tenerezza di cuore, ma solo condizionamenti sociali di vecchia, vecchissima data… Risultato: oggi è sempre più facile incontrare donne che non soltanto hanno avuto rapporti sessuali con diversi partner (le regole che vanno contro natura non hanno mai resistito a lungo nel tempo), ma che “si sono innamorate” di altrettanti partner, per cui il significato che esse attribuiscono alla parola “amore” è ormai ampiamente squalificato. Se fossero state più libere (quanto lo sono stati i maschi), la differenza tra sesso e amore l’avrebbero capita da un bel pezzo (come l’hanno capita i maschi) e ciò forse avrebbe aiutato i rapporti di coppia a durare anche dopo la fine della cotta fisica, impedendo a quest’ultima di determinare il crollo generale del rapporto, sotto la spinta di un nuovo “grande amore”… Io sono convinta che chi è in possesso di una “reale” autostima preferisca ricevere attenzioni da un autentico e palese gaudente (uomo o donna che sia) piuttosto che da un falso, perenne “innamorato”; sono convinta che debba definirsi “pura” non una persona che si tiene stretto il proprio corpo quanto una persona che non scioglie con facilità i propri sentimenti; e sono altresì convinta che quanti aspirano a sentirsi dire subito “ti amo” siano, per contro, gli individui più insicuri, sebbene le apparenze a volte possano ingannare…

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Perché siamo anticlericali
di Federico Piccirillo
Siamo anticlericali e non ce ne vergognamo. Pensiamo ci si debba vergognare solo se si fa del male al prossimo e noi, essendo anticlericali, non facciamo del male a nessuno. La parola "anticlericale" nella nostra cultura, prevalentemente cattolica, viene associata con una certa facilità ad intenzioni come quelle di voler rinchiudere e sterminare i preti nei campi di concentramento, come avveniva nell'URSS o voler far sparire ogni traccia di cattolicesimo dall'Italia e perchè no anche al voler lanciare intimidazioni "alla BR" a uomini di Chiesa. Queste sono idee distorte. Nessuno di noi farebbe cose del genere nè si sognerebbe di appoggiare chi le facesse. Tali gesti sconsiderati sono tipici di fanatici che non contribuiranno mai all'edificazione di uno stato laico e democratico,in cui consiste il nostro progetto. Noi non vogliamo istituire una sorta di "caccia al prete". Uno stato laico non è uno stato in cui il cattolicesimo viene messo al bando, ma uno stato in cui esso viene tolto dalla sua posizione di religione privilegiata e posto sullo stesso piano delle altre culture ed esperienze religiose, che nulla hanno di inferiore al cattolicesimo stesso. Noi rispettiamo chi si professa cattolico, ma notiamo con grande rammarico che molti cattolici e preti non hanno alcun rispetto verso di noi e verso esperienze religiose differenti, considerandole inferiori; anche se questo viene detto in modo molto più sofisticato rispetto agli insulti espliciti e diretti che venivano utilizzati nel passato. La legge italiana privilegia i cattolici rispetto ai non cattolici, dando origine ad ingiustizie sociali, come testimonia la non approvazione della legge sui "DICO". E' innegabile che il Papa, in Italia, influenza fortemente i criteri in base ai quali il governo stabilisce se una legge sia degna di essere approvata o meno. In poche parole, noi non crediamo che una persona debba avere meno diritti di un altra solo perchè appartiene ad una cultura diversa ed ha avuto esperienze religiose diverse. Non esiste, secondo noi un criterio con cui poter stabilire che il cristianesimo è una religione più vera delle altre. Maometto, ad esempio, diceva di essere ispirato da Dio proprio come i quattro evangelisti. Con quale criterio possiamo permetterci di dire che Maometto mentiva e gli evangelisti no o viceversa? Siamo così convinti che la nostra cultura e religione sia superiore alle altre? Perchè non proviamo invece ad aprirci agli altri in modo da poter vivere civilmente insieme? Uno stato laico è uno stato in cui il cattolico, il protestante, il musulmano, il taoista e l'ateo vivono pacificamente isieme rispettandosi a vicenda! Come può la Chiesa cattolica dichiararsi seguace di Gesù, che diceva "Ama il prossimo tuo come te stesso", dando vita ad una cultura dell'oppressione, della censura e della discriminazione? Come si può vivere in pace se si continua a discriminare gli altri per le loro diversità? Noi non combattiamo il cattolicesimo ma l'integralismo e il fanatismo con cui si vuole imporre con la violenza psicologica, non molto meno grave di quella fisica, una verità agli altri che non vogliono accoglierla. Questo atteggiamento in Italia è tipico del cattolicesimo. Quando dei politici, che dovrebbero tutelare tutti gli esseri umani, a prescindere dalla religione e dalla cultura a cui appartengono, propongono leggi che vanno a beneficio della Chiesa e pongono i cattolici in una posizione di privilegio rispetto agli altri, siamo di fronte a ciò che si definisce clericalismo! Noi ci opponiamo a ciò e quindi per questo siamo anticlericali! La Chiesa dovrebbe limitarsi ad illustrare il messaggio cristiano e ad evangelizzare con l'amore e con il dialogo, come faceva Gesù, lasciando a tutti la libertà di scegliere di accettare tale messaggio o no. Nel nostro paese sembra invece che il Papa e i cardinali, siano impegati ogni giorno in una crociata volta all'imposizione della verità, non curante della lbertà di arbitrio della gente.

LA BEFANA NON ESISTE! Ogni martedi dalle 18.00 alle 19.30 su Radio Galileo
trasmissione radiofonica a cura dell’Associazione Culturale Civiltà Laica Rassegna stampa, discussioni, interviste, recensioni barzellette e poi.... e poi ASCOLTATECI ! RADIOGALILEO: ATerni 97.4 - 98.4 - 100.5 Mhz APerugia 97.4 - 105.6 Mhz ARoma 97.4 Mhz

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Sempre gli stessi, neh! ( o forse è un virus?)
Premetto che non sono piemontese (mi riferisco al “neh!”). Sono solo un po’ (very po’) poliglotta. Detto questo, di cui frega niente a nessuno, aggiungo che intendo qui mettere in rilievo cos’ è l’atteggiamento mentale confessionale nei confronti del sapere - di quello scientifico in particolare - che chi è laico - e spero sia così per ognuno - non ha fondato motivo di praticare. Rimando ad altra sede la questione della conciliabilità tra scienza e fede. Anticipo solo che si tratta un po’ di una trappola per gonzi - o per topi? - beh, per topi gonzi. L’antagonista ‘forte’ della religione è infatti la filosofia. La scienza non è concepita ne’ organizzata per questo. Il timore panico dei religiosi nei confronti della scienza sta nel fatto che questa sembra innocentemente divertirsi a mandare all’aria tutti i castelletti di carte che quelli costruiscono per sé stessi; i quali riescono a malapena a dissimulare il desiderio di volerla mettere a tacere. Così, dato che oggi non è più possibile, hanno montato la problematica della ‘conciliabilità’, destinata a trascinarsi , ovviamente, ad libitum. Magari in attesa di tempi… MIGLIORI! (A conferma che furbizia ed intelligenza sono in antitesi). In ambiente cristiano sono paradigmatici i casi di Galileo e dell’ evoluzionismo darwiniano. (Significativo e gustoso è l’aneddoto riguardante quella leggiadra lady inglese che, resa nota che fu la scoperta di Charles Darwin che l’uomo è strettamente imparentato con le scimmie, ebbe a commentare: “Sarà pur vero, ma almeno… che non se ne parli! Che non si sappia in giro!”). E per quanto riguarda i seguaci di Macometto? La situazione è anche peggiore. Un esempio: “La terra è piatta, e chi discute questa dichiarazione è un ateo che merita solo di essere punito” (Sceicco Abdel-Aziz Ibn Baaz, autorità religiosa suprema; Arabia Saudita). Medio evo? Macché! 1993. Intendo in questo articolo dimostrare come questo habitus mentale non sia solo specificatamente cristiano o musulmano, ma tout court, religioso; e questo non a parziale giustificazione delle due concezioni suddette, ma a loro ulteriore condanna, come i più ‘scafati’ capiranno al volo. Per farlo racconto della disavventura occorsa nientemeno che al grande Pitagora, matematico, filosofo e… qualcos’ altro; con la cui tabella numerica abbiamo avuto tutti a che fare da piccoli, e poi col suo celebre teorema, anche se sembra fosse noto già da prima. Comunque porta il suo nome. Cosa c’entra questo con la religione? Purtroppo c’ entra. Accadde che in seguito alle sue scoperte (peraltro di valore immenso!) sui rapporti armonici tra i suoni, il Nostro si fosse convinto di aver trovato l’ essenza ultima dell’universo, il vero logos, in altri termini: l’assoluto. Probabilmente aveva un’ indole, per così dire, ‘predisposta’, e questo, unitamente alle sue dimostrate capacità, ne abbassò le difese immunitarie a livelli allarmanti. Il Maestro aveva fondato una scuola a Crotone, nella nostra bella Calabria (che ritrovi presto i motivi della sua grandezza autentica: Bernardino Telesio, Tommaso Campanella, Pasquale Galluppi, etc.), scuola a cui arrivò a conferire tutte le caratteristiche di una vera e propria CHIESA; di cui lui era il leader indiscusso … e indiscutibile! (valeva lo autòs éphe - ipse dixit !). Oltre che ad infischiarsi sommamente dei pareri dei suoi discepoli, Pitagora li sottoponeva a regole igieniche e dietetiche rigorose (il Maestro detestava in particolare le fave. Mah!). Dall’ Orfismo mediò il disprezzo per il mondo sensibile e la teoria della trasmigrazione delle anime (metempsicosi), nota anche come reincarnazione, di origine chiaramente orientale. Tramite quel poco decoroso froschsprung (‘salto della rana’. E’tedesco. Vedi all’inizio) di corpo in corpo, che a me, devo dire, fa anche un po’ schifo, le anime si sarebbero progressivamente purificate in vista di una finale beatitudine contemplativa. In seguito anche Platone, e poi il primo cristianesimo, se l’approprieranno. Ma qual era questa superiore entità, unica realtà vera del mondo, di

di Qfwfq

cui lui si autoproclamò Sommo Sacerdote ed unico depositario in terra? E’ presto detto: era, o meglio, erano, i numeri interi, che coi loro rapporti producono l’armonia universale. E i numeri decimali? Beh, per l’appunto, ogni decimale – si disse – ‘sottintende’ comunque numeri interi, poiché può essere ricondotto al rapporto fra due di questi (es. 0,375 = 3/8. I numeri con questa proprietà saranno chiamati razionali, da ratio = rapporto. E’ evidente che anche i numeri interi appartengono ai razionali; li si consideri divisi per 1). Il principio era pertanto salvo. Davvero? Non si sa se fu lui, Pitagora, in persona, od un suo discepolo, a fare, proprio sul più bello, una scoperta sconvolgente. Si era calcolata facilmente la lunghezza della diagonale di un quadrato di lato pari a 1 (si fa applicando proprio il teorema di Pitagora; suo o no che sia!), che risultò pari a v2 (radice quadrata di 2; = 1,414213562 …). Si può immaginare quale sgomento quando, analizzando tale numero, ci si accorse che non era riducibile in alcun modo al rapporto fra due interi (per chi fosse interessato ne allego, fuori testo, la dimostrazione algebrica. Non è difficile). Il colpo fu devastante. La scoperta distruggeva le fondamenta del suo edificio mistico-matematico. A questo punto uno ‘normale’ avrebbe detto: “Beh, ci siamo sbagliati; cerchiamo di capirci qualcosa di più”. Lui no! Ormai il ‘virus’ religioso aveva avvelenato la più intima essenza, sua e dei suoi adepti. Nella sua confraternita fu imposta una congiura del silenzio. Guai a chi avesse rivelato quanto era stato scoperto! Edificante, non è vero? Specie se si considera la statura del personaggio. Se non che, mantenere un segreto sembra non essere una virtù della nostra specie; la voglia di spifferare è più forte di qualsiasi costrizione. Accadde infatti che un discepolo, tale Ippaso di Metaponto, aprì le valvole e sparse la verità ai quattro venti. Il ‘traditore’ venne ovviamente cacciato con ignominia ed a lui si eresse una tomba mentre era ancora in vita, segno tangibile dei sentimenti nei suoi confronti. Ippaso ebbe invero il buon gusto di morirsene in mare in un naufragio. Che gli fossero arrivate tutte le maledizioni? Non lo sapremo mai. Il guaio era però ormai fatto e l’ onore compromesso. Sarebbe interessante vedere cosa resta nel pensiero (spec. matematico) moderno dell’eredità pitagorica, ma questa, come si dice nei peggiori articoli: “ … è un’ altra storia”. La morale che si può trarre da questa storia - ma non solo da questa - è che pare proprio che Madre Natura non sopporti di essere ‘imbracata’ una volta per tutte, e che detesta esclusivismi e monopoli. Certamente noi tutti onoriamo Pitagora e lo commemoriamo come uno dei grandi geni che hanno dato lustro all’ umano intelletto, ma quell’amara disavventura in cui occorse fu ampiamente meritata. Voi che ne dite? Dim. I due numeri interi p e q che individuano un numero razionale col loro rapporto p/q , se occorre opportunamente ridotto ai minimi termini (p e q non contengano fattori comuni), non possono essere entrambi pari (avrebbero almeno il fattore 2 in comune). Supponiamo che v2 sia un numero razionale (la dimostrazione è per assurdo). Abbiamo: v2 = p/q da cui, quadrando: 2 = p²/q² ; p²= 2q² (1). p² è un numero pari perché il secondo membro di (1) contiene il fattore 2; ma il quadrato di un numero dispari è dispari, dunque p è pari. Può essere perciò scritto come p = 2r (2). Introducendo la (2) nella (1) : 4r² = 2q² ; 2r² = q² . La situazione è analoga alla precedente: q² è pari e quindi lo è anche q; come p! Pertanto v2 non può essere un numero razionale. C. d. d.

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CriticaMente di J.Mnemonic
V per Vendetta [voto al film 7.8/10; al fumetto 8.5/10]
dei Wachoski Bros. con N. Portman, H. Weaving “Un altro film preso da un fumetto? Oh per favore no!”... È vero, ultimamente gli effetti speciali realizzati con i computer hanno fatto esplodere la mania di produrre film ispirati dai fumetti in quantità effettivamente abnorme; e se lo Spider Man di Sam Raimi è stato un buon risultato (almeno il primo della serie) la maggior parte degli altri ha lasciato molto a desiderare relegando il genere ai bambini e ai post adolescenti nostalgici. Ma quando si parla di fumetti bisogna tener presente che non tutti questi sono uguali. Per intenderci meglio: ci sono gli albi periodici dei supereroi riservati ad un pubblico di giovanissimi, i fumetti in bianco e nero della casa italiana “Sergio Bonelli Editore” adatti ad un pubblico di qualunque età (Tex e Dylan Dog tanto per capirci) e infine le storie raccontate nei cosiddetti “graphic book” fatti per un pubblico adulto e disposto a sborsare considerevoli cifre. Di quest'ultima categoria fanno parte tutta una serie di bellissime opere che si fanno apprezzare, oltre che per i disegni, per la storia, la caratterizzazione dei personaggi e l'originalità del soggetto. Esattamente come un libro, insomma. Voglio citare (a beneficio di chi voglia avvicinarsi a questo mondo che riserva delle autentiche sorprese), Maus di Art Spiegelman, Perseopolis di Marjane Satrapi, Sin City di Frank Miller, Prima dell'Incal di Jodorowsky & Janjetov, Sandman di Neil Gaiman, Preacher di Garth Ennis, OMAC di John Byrne, Watchmen di Alan Moore. Dello stesso Alan Moore è per l'appunto il fumetto V for Vendetta da cui è stato tratto il film dei fratelli Wachoski (gli stessi autori di “Matrix”). Questa opera è stato concepita dall'autore al momento della riconferma della Thatcher al governo dell’Inghilterra dopo la guerra nelle Falkland; in tale periodo storico è ben comprensibile la paura dell'autore di vedere sprofondare il suo paese in una forma di fascismo. Ed è proprio questa paura che ha ispirato la realizzazione del fumetto. È, in estrema sintesi, una condanna senza appello di ogni forma di dittatura, politica, religiosa e psicologica. Nonché un accusa alla politica di usare le paure di ogni uomo per controllare e soggiogare la popolazione. Ogni vignetta è un opera d'arte che grida il suo elogio alla libertà, ogni sequenza ha un solo fine: mettere a nudo le menzogne che “il potere” può raccontare solo al fine di controllarci togliendoci le nostre libertà. Il film, sotto la sapiente mano dei Wachoski, non solo riesce a rispettare abbastanza fedelmente la storia, ma riesce anche nell'impresa di renderla più attuale. Tramontato o quasi l'incubo della guerra nucleare che caratterizzò il clima degli anni ‘80, i Wachoski scelgono di usare la fobia degli attacchi biologici. Oppure, sempre confrontando il film con il fumetto, usano molto di più la definizione "terrorista" per il protagonista (che per tutto il film sarà chiamato semplicemente “V”), presumibilmente per sottolineare quante volte questa parola sia stata usata a sproposito nei nostri giorni. La storia è geniale ed imprevedibile, e svelarla sarebbe veramente un delitto. Ribadisco solo che il film è un'accusa spietata al nostro tempo e alla nostra società, all'uso distorto dell'informazione, all'ipocrisia delle gerarchie religiose colluse con le peggiori parti del potere. Non è possibile vedere il film senza pensare a quanti diritti stiamo calpestando nel nostro civilissimo mondo occidentale con la realizzazioni di prigioni come Guantanamo (solo per citare quella più famosa) o di “centri di accoglienza” per stranieri che niente hanno da invidiare ai lager o ai gulag. Ed è proprio questa l'accusa più forte del film, quella contro la cosidetta maggioranza silenziosa che preferisce le comode menzogne alla scomoda realtà per scambiare quotidianamente la propria tranquillità con la libertà ed i diritti degli “altri”. Non ho potuto fare a meno di uscire dal cinema con un motivetto in testa che faceva più o meno cosi.... "Non so che viso avesse, neppure come si chiamava, con che voce parlasse, con quale voce poi cantava, quanti anni avesse visto allora o di che colore i suoi capelli, ma nella fantasia ho l'immagine sua: gli eroi son tutti giovani e belli, gli eroi son tutti giovani e belli, gli eroi son tutti giovani e belli..."

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