DOMENICA 21 LUGLIO 2013 GAZZETTA

Pavullo y Serramazzoni y Appennino

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Il procuratore De Paolis: «Ora la parola alla Cassazione»
 PALAGANO

Il procuratore De Paolis, Buffa e il sindaco Braglia

Marco De Paolis, l’uomo che diede il la ai processi sulle stragi nazifasciste, ora Procuratore militare di Roma, ricorda l’importanza dei processi, anche se con un ritardo di più di 60 anni. Ora si aspetta la Cassazione. Per la strage di Monchio, dove erano stati condannati in primo grado 3 ufficiali e un caporale tedeschi, i primi tre avevano fatto appello, vincendolo e innescando il ricorso dell’accusa; «Ora aspettiamo la Cassazione – ha spiegato ieri

Marco De Paolis, intervenendo alla presentazione del libro di Buffa -, ma quale che sia l’esito non sfuggirà la difficoltà di fare processi a 70 anni di distanza. In 8 anni di processi sono stati emessi 60 ergastoli, ma solo uno è in fase di esecuzione, con Priebcke che tra pochi giorni compirà 100 anni. Ma a parte l’aspetto giuridico credo che, innanzitutto per chi ha subito un’ingiustizia così grande, il minimo sia accertare le colpe, a prescindere che poi segua una pena, perché nessuna pena potrà mai restituire un caro ucciso».

Di questi fatti, «bisogna parlarne non solo perché i processi sono un obbligo d’ufficio, con reati come questi che non cadono in prescrizione – ha continuato il procuratore -, ma anche perché è un obbligo morale, da tramandare e di cui dare testimonianza. Abbiamo avuto un ‘Armadio della vergogna’, ma pure una ‘’Cultura della vergogna’; c’è stata un’ingiustizia straordinaria, ma pure un silenzio straordinario». Sul caso della strage di Monchio la Corte di Cassazione si riunirà indicativamente tra la fine dell’anno e l’inizio del 2014.

«Così siamo sopravvissuti alla strage»
Palagano. Commovente incontro pubblico ieri a Monchio con i testimoni dell’eccidio nazifascista dove morirono in 129
di Andrea Minghelli

Un documentario per non dimenticare

 PALAGANO

IN BREVE
SESTOLA

Un documentario per ricordare la strage di Monchio, Susano, Costrignano e Savoniero; questo uno dei progetti già in campo per il 18 marzo prossimo, quando si celebrerà il 70esimo anniversario di quel tragico giorno del ’44. Dietro la macchina da presa una coppia di registi ormai esperta di quel giorno. I registi sono infatti Riccardo Stefani e Sabrina Gigli, già autori un paio di anni fa del film “Sopra le Nuvole”, trasposizione in chiave romanzata di quanto accaduto nelle frazioni di Palagano. Per il documentario, i due registi potranno contare sulle interviste realizzate durante le riprese del film.

Memorie intime, private e dolorose: i ricordi dei testimoni oculari della strage di Monchio, Susano, Costrignano e Savoniero, all'epoca poco più che bambini, nero su bianco nelle pagine di "Io ho visto", il libro di Pier Vittorio Buffa presentato ieri a Monchio di Palagano. Nel libro anche tre testimonianza dei sopravvissuti al 18 marzo 1944. «Vivevamo in una borgata di 6 case vicino a Monchio (San Vitale) - ha ricordato Gervasio Tincani, all'epoca appena 12enne -; lì uccisero 12 persone. Tutti lavoravano la terra, non c'erano né partigiani, né spie, li riunirono e li uccisero, tra loro c'era anche mio padre, Geminiano. Quando vennero a prenderlo ricordo che volevo andare con lui, ma cercava di allontanarmi, 'torna indietro che ci sono le donne', mi diceva. L'avrò seguito per 600 metri poi sono tornato indietro. I tedeschi mi guardano, borbottano ma mi lasciano andare. Tornato a San Vitale ho visto uccidere il padre di Armando, Enio. Parlava con un tedesco e gli mostrava la carta d'identità; ma questi l'ha buttata per terra e gli ha sparato». Ad assistere all'omicidio anche lo stesso Armando, di 7 anni, e uno dei 3 superstiti di Monchio intervistati da Buffa nel

Antiquariato, arte e visite guidate
ss Domenica di appuntamenti quella di oggi a Sestola. In piazza Vittoria per tutto il giorno “Mercatino dell’antiquariato” mentre in piazza Barozzi va in scena sempre da mattina a sera “Mostra in piazzetta” esposizione di quadri a cura del circolo culturale “Sette Quadri”. Alle 17, invece, ritrovo davanti alla chiesa del Rosario per una visita guidata gratuita al centro a cura dell’associazione E’ Scamàdul.
GUIGLIA

Parte del pubblico ieri alla presentazione del libro “Io ho visto” e sopra Monchio dopo i bombardamenti del 1944

suo libro. «Ci hanno buttati giù dal letto al mattino presto, non abbiamo avuto nemmeno il tempo di vestirci - ha dolorosamente ricordato un'altra testimone oculare, Adriana Gualmini, pure lei intervistata da Buffa -. Fuori c'era la neve ed eravamo scalzi. Ad accompagnarci fino a Savoniero c'erano due tedeschi, e lungo la strada abbiamo incontrato mio padre, morto, e coperto da un lago di sangue. Mia madre ha cercato di raggiungerlo, ma i soldati l'hanno allontanata malmenandola. A Savoniero ci hanno radunato davanti al muro della canonica, e alle 5

del pomeriggio è arrivato l'ordine da Montefiorino di interrompere tutto e di lasciarci andare». Ma questo non significa tuttavia che il dolore sia finito: «Alla curva del paese - ha continuato la Gualmini - abbiamo visto la nostra casa in fiamme; la mamma ha cercato di salvare il possibile e poi siamo scappati dai nonni, ma li abbiamo trovati tutti morti», 10 cadaveri, compresi una donna incinta e il suo bambino, colpiti da una raffica di mitragliatrice al grembo. Alla fine della giornata la conta dei trucidati arriverà a 129 persone, tra uomini, donne e bambini, tutti civili, per quella che è stata la prima

strage nazifascista nell'Italia occupata. Al passaggio dei tedeschi, e degli italiani che li accompagnavano, quello che è rimasto è stato solo una scia di dolore e di devastazione, con le case date alle fiamme. Nulla a che vedere con un'operazione militare, «il loro scopo era il terrore - ha spiegato ieri Roberto Tincani, dell'Associazione famigliari vittime della strage di Monchio, Susano, Costrignano e Savoniero - tanto che si può parlare di 'modello Monchio', con la stessa tecnica replicata poi nelle stragi successive della divisione tedesca Goering», responsabile del massacro.

Ciclista ai Sassi fuori strada: è grave
ss Assieme agli amici aveva programmato un’escursione con la mountain bike sui sentieri del Parco dei Sassi a Roccamalatina, ma in passaggio molto ripido è volato fuori strada finendo a terra dopo una corsa terrificante. Gli amici lo hanno soccorso ma le numerose fratture hanno consigliato l’allarme al 118. Di qui l’invio dell’Elisoccorso e il trasporto a Bologna.

La Croce sul Giovo ha 50 anni
 PIEVEPELAGO

ZOCCA

Ladri in municipio rubano Pievepelago. Oggi la festa con il vescovo Lanfranchi. Il ruolo del rifugio Marchetti le chitarre di Massimino Riva
Inizia tutto con la guerra in Etiopia. Siamo nel 1936 e Tullio Marchetti fa il suo ritorno sull’Appennino dopo aver partecipato alla spedizione voluta da Mussolini. Con sé ha un piccolo bottino, che decide di investire sul territorio di Pievepelago, costruendo una struttura laddove c’era soltanto una casa in pietra arenaria, sulle rive del Lago Santo. Una scelta lungimirante: oggi il rifugio “Marchetti” ha superato i 75 anni di storia e si avvia a celebrare nel migliore dei modi il cinquantenario della posa della Croce su Monte Giovo. «I lavori sono andati avanti – ha assicurato Giorgio Ballestri, figlio del cofondatore Emilio e gestore della struttura – abbiamo già compiuto un’opera di restauro in passato e ve n’è un’altra che si sta chiudendo, a cura dei gruppi scout Vignola 2˚ e Vignola 1˚. La scelta non è casuale: nel luglio 1963 la Croce è stata ne settimana in cui vi è il periodo riservato all’Appennino Cinemafestival, da tempo appuntamento fisso del rifugio. «L’anno scorso abbiamo avuto Paolo Borciani – aggiunge Ballestri – presidente regionale del Cai, in occasione anche della settimana nazionale escursionistica. Sono stati o saranno ospiti del rifugio Simone Origone, specialista del chilometro lanciato, lo scalatore Franco Miotto. Ricordiamo anche Zeno Colò, lo scrittore Roberto Pazzi (due premi letterari alla carriera nel 2009) ed Everardo Della Noce (giornalista esperto d’economia). Ancora, il fotografo Beppe Zagaglia, modenese doc, che ha realizzato tanti scatti della zona». «Ci saranno una mostra fotografica e un filmato dal tema “Il Lago Santo” – conclude Ballestri – tuttavia quest’anno ci concentreremo sul cinquantenario. La cerimonia sarà molto importante per noi e la nostra provincia». Gabriele Farina

di Marco Garbin
 ZOCCA

Il rifugio Marchetti che si specchia nelle acque del Lago Santo

posta sulla vetta (a 1991 metri d’altezza) dagli scout di Vignola, Bologna e Cento, alla presenza dell’arcivescovo di Modena, Giuseppe Amici. La Curia ha sempre seguito la zona, sono poi venuti tutti i vescovi: è salito Bruno Foresti, Bartolomeo Santo Quadri (in occasione del trentesimo anniversario), Benito Cocchi (per il qua-

rantesimo) e adesso attendiamo l’arcivescovo Antonio Lanfranchi per il cinquantesimo anniversario». La cerimonia si terrà oggi, come da tradizione; infatti, a partire dal 1993, anno in cui sono ricorsi i trent’anni dalla posa della Croce, un traliccio di ferro di 180 chili, l’evento si rinnova ogni terza domenica di luglio; lo stesso fi-

La prima ad accorgersi del fatto è stata la signora delle pulizie, ieri mattina: la maniglia forzata, la porta dell'ufficio del sindaco aperta. Nella notte tra venerdì e sabato, all'interno del municipio di Zocca, si sono introdotti i ladri. Immediatamente sono stati avvertiti i carabinieri, e assieme a loro la mattinata è passata nel tentativo di ricostruire l'accaduto; i ladri sarebbero entrati dalla porta a vetri del municipio situata al piano terra, forzando un maniglione antincendio, per poi entrare anche nell'ufficio del sindaco, nella ragioneria, in biblioteca e nella scuola di musica “Massimo Riva”, situata proprio accanto alla sede del Comune. Il bottino del furto non è particolarmente ricco, ma ha un valore affettivo per l'intero paese: sono state infatti sottratte due chitarre elettriche appartenute pro-

prio a Massimo Riva, ex chitarrista di Vasco Rossi deceduto quattordici anni fa, ed è stato rubato anche lo spadino donato al Comune dalla famiglia di Natale Mascagni, primo sindaco del paese e patriota protagonista del Risorgimento. Oltre a ciò, sono stati portati via anche due computer. Nell'ufficio del sindaco, infine, sono state trovate le ante degli armadi aperte e numerosi oggetti sono stati gettati a terra. Le due chitarre erano chiuse in una delle sale della scuola di musica, e quel che ha fatto riflettere gli impiegati del Comune e i carabinieri è che i ladri siano probabilmente andati a colpo sicuro, forzando soltanto quella porta e aprendo solamente quella stanza tra le varie della scuola di musica, lasciando tra l'altro al suo posto un'altra chitarra acustica che si trovava nella sala. I militi della stazione carabinieri di Zocca stanno conducendo le indagini sull'accaduto.

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