P. 1
TOLSTOJ Che Cos e l Arte

TOLSTOJ Che Cos e l Arte

|Views: 153|Likes:
Published by VESPALE
INTRO
INTRO

More info:

Published by: VESPALE on Jul 22, 2013
Copyright:Attribution Non-commercial

Availability:

Read on Scribd mobile: iPhone, iPad and Android.
download as PDF, TXT or read online from Scribd
See more
See less

01/06/2014

pdf

text

original

Lev Tolstoj CHE COS’È L’ARTE?

Introduzione di Pietro Montani

Saggine
Estratto della pubblicazione

DONZELLI EDITORE

Saggine / 165

Estratto della pubblicazione

Lev Tolstoj CHE COS’È L’ARTE? Traduzione e note di Filippo Frassati Introduzione di Pietro Montani DONZELLI EDITORE Estratto della pubblicazione .

L’editore si dichiara sin d’ora disponibile a riconoscere i diritti a chi ne facesse legittimamente richiesta.it E-MAIL editore@donzelli.it ISBN 978-88-6036-510-1 ISBN PDF 9788860366139 Estratto della pubblicazione . Roma via Mentana 2b INTERNET www. Donzelli editore.donzelli.© 2010 Donzelli editore ˇ to takoe iskusstvo? Titolo originale: C Per la traduzione e le note non è stato possibile rintracciare i detentori dei diritti.

e Tolstoj ha già pubblicato tutti i suoi grandi romanzi. Il suo vertere anzitutto sulla cosa e solo in via subordinata sul suo fine. salvo Resurrezione. una storia fantastica di principi e principesse indiane. Ma l’una e l’altro. che esce nel 1899). In due modi. Narrativo e «straniante» il primo. il lettore dovrà essere indotto a rimettere in questione le opinioni correnti sull’arte che egli ha già assunto in modo acritico ma che dovrebbero lasciarsi agevolmente confutare. ma conta la sostanza – il secondo. com’è giusto per un romanziere – quand’anche pentito o ravveduto (siamo nel 1897. di assistere alla prova di un’opera lirica moderna. genuino o deviante. Sono entrambi importanti e vale la pena di commentarli rapidamente. Gli è capitato. Erudito – è un po’ schematico.CHE COS’È L’ARTE? Introduzione di Pietro Montani Per rispondere alla domanda «Che cos’è l’arte?» Tolstoj si sofferma a lungo sulla superiore finalità etica dell’esperienza estetica – la sola ragione per cui valga la pena di occuparsene – e ancor più a lungo sul suo snaturamento moderno (al quale del resto riconosce di aver contribuito con la sua opera). È arrivato con un po’ di ritardo e per condurlo in sala gli hanno fatto attraVII . Prima di raggiungerla. non si capirebbero adeguatamente se non si prendesse sul serio il profilo ontologico della domanda. la destinazione etica e il suo snaturamento. La risposta si farà attendere un po’. Tolstoj apre raccontando un’esperienza personale. infatti. di recente.

però. evidentemente. Ma è indubbio che i gorgheggi di quei principi e principesse hanno a che fare con l’arte. con i suoi innumerevoli addetti: tecnici. Anzi. Ma come è potuto accadere tutto questo? La seconda mossa preparatoria di Tolstoj consiste nell’abbozzare una ricognizione sistematica dell’estetica moderna. per pigrizia o timidezza. quel che più conta. Il ritardo e la posizione eccentrica. da Baumgarten. L’esempio scelto è facile e parecchio corrivo. la figura di un lavorio convulso e dispendioso. coristi. Per il momento Tolstoj vuole solo che al suo lettore sia mostrato in modo esplicito ciò che costui già sa ma rilutta. Ma è troppo presto per rispondere. La tesi è limpida: l’arte si è talmente dissociata dalla vita che per riconoscerla e apprezzarla sono necessari codici e istruzioni non solo specifici ma anche particolarmente stravaganti e inverosimili. a prendere seriamente in carico: e cioè che l’arte si è ristretta in un mondo chiuso. tutto potrà essere restituito nella sua figura più autentica. che ne coniò il VIII Estratto della pubblicazione . è vero.Pietro Montani versare il «retroscena». o meglio con le opinioni correnti sull’arte al tempo di Tolstoj. come accade a Pierre Bezuchov nella battaglia di Borodino. comparse. Un complicato e avvilente cerimoniale che si conforma a regole insensate eppure costrittive e. Resta da capire se sia anche un discorso retrivo. è sotto gli occhi di tutti che oggi l’arbitrarietà delle regole vigenti nel «mondo dell’arte» si è ulteriormente radicalizzata. ballerini. hanno fatto guadagnare al narratore lo sguardo straniato grazie al quale. la grande macchina occulta che produce lo spettacolo. sia chiaro: prova ne sia l’altrettanto caustico (e più divertito) smontaggio dell’Anello wagneriano che leggeremo nel capitolo XIII e nel compassato riassunto che Tolstoj ne pubblica in appendice. ridondante e perfino crudele impegnato a sostenere un’esibizione puerile e inverosimile. È un discorso datato? Per nulla. Nella fattispecie. abissalmente distanti dal mondo della vita. Sull’arte dozzinale come su quella elevata. privo di contatti con la vita e particolarmente incline alla finzione astrusa e all’invenzione sensazionale. semplici manovali.

fino ai contemporanei. insomma. L’estetica moderna. ma la tesi di fondo appare sensata e sostanzialmente condividibile (nonché autorevolmente condivisa in tempi più recenti: e basterà riferirsi al concetto di «differenziazione estetica» introdotto da Gadamer). L’estetica filosofica ha ricondotto l’esperienza dell’arte al mero apprezzamento del bello. inoltre. a un’occasione di piacere che ha via via indebolito. Non è dunque su un’estetica – ecco la prima conclusione a cui Tolstoj voleva giungere – che si può costruire una definizione adeguata dell’arte. naturalmente. le sue valenze spirituali. L’arte. Essa definisce un aspetto costitutivo dell’esser-uomo dell’uomo. Le semplificazioni sono qui numerose. L’arte. si è a sua volta ridotto a una considerazione puramente sensuale. è anche la condizione espressiva in cui l’uomo si ritrova tutte le volte che egli elabora uno di questi sentimenti al fine di condividerlo con altri uomini e tutte le volte in cui lo riceve da chi. come pure le incomprensioni e le forzature. bisogna guardare altrove. Eccoci allora alla tesi centrale del libro. un tratto antropologico. che compare nel capitolo V. del giudizio di gusto. separata dalla vita e in ultima analisi edonistica. in primo luogo. avrebbe canalizzato tutta la ricchezza del sentimento (čuvstvo. fino a perderle del tutto. aspira a metterlo IX Estratto della pubblicazione . è una condizione di possibilità della vita dell’uomo. l’unione del buono e del bello pensata dagli antichi greci). insomma. avendo perso del tutto la sua originaria latitudine metafisica (la kalokagathia. Per sapere che cos’è l’arte. scrive Tolstoj. si potrebbe dire. è «una delle condizioni della vita umana». E dove? Ma alla vita.Introduzione nome all’inizio del XVIII secolo. ma quest’ultimo. Il termine «condizione» (uslovie) dev’essere inteso in senso forte e nella sua felice duplicità semantica. Ma l’arte. che consiste nella capacità di incontrare il mondo secondo una ricchissima gamma di sentimenti. una parola densa di significati che la traduzione italiana restituisce solo in piccola parte) nella dimensione. avendone fatto esperienza.

cioè.Pietro Montani in comune. Il contagio a cui pensa Tolstoj. L’arte. se Tolstoj non avesse ancora qualcosa da dire sul fondamento antropologico dell’arte. e dell’arte come del veicolo essenziale di un tale evento partecipativo. infatti. Più precisamente: un mezzo per comunicarsi – cioè per condividere – i sentimenti. Tolstoj parla a questo proposito di una specifica «attitudine degli uomini a lasciarsi contagiare dai sentimenti altrui (zaražatsja čuvstvami drugich ljudej)». dice Tolstoj. una condizione di possibilità dell’umanità dell’uomo. Se così non fosse. deve cadere sul concetto di comunicazione. da questo punto di vista. Sul suo essere. ma va interpretato secondo lo schema semantico di un sentire trascinante che. L’aspetto essenziale della comunicazione è quello della comunità: è il ritrovarsi uniti in un sentire condiviso. in prima battuta. pertanto. l’uomo sarebbe simile agli animali o all’autistico Caspar Hauser. dunque. proprio per questa sua qualità estatica. Siamo dunque dalle parti di una teoria della Einfühlung (o dei «neuroni specchio» come oggi usa dire)? Non proprio. Il concetto di contagio sarebbe. che in tal modo viene autenticamente condiviso. L’accento. non è che l’organo di una tale comunità e unità del sentire. Si tratta di un’idea notevole quanto facile da fraintendere o da banalizzare. è già virtualmente spiritualizzato perché si risolve (o può risolversi) nelX Estratto della pubblicazione . Condizione di possibilità dell’umanità dell’uomo. Saremmo così già passati dalla cosa (che cos’è l’arte) alla sua funzione (a cosa serve). proprio come il linguaggio è un mezzo per comunicarsi – cioè per condividere – i pensieri. fino a trasportarsi completamente nel sentire altrui. l’arte è anche «uno dei mezzi attraverso i quali si attuano le relazioni tra gli uomini». che ha in Tolstoj una portata tanto ampia quanto profonda e ricca di conseguenze rilevanti. non ha nulla di passivo (l’essere invasi da qualcosa d’altro). decisamente bizzarro se l’autore non lo avesse scelto al fine di sottolinearne innanzitutto l’elemento estatico: il lasciarsi trascinare fuori di sé. Esaminiamo la più importante. da parte del «contagiato».

certo saliente. Su ciò che gli uomini possono e debbono mettere in comune per realizzare in modo compiuto – e cioè storico – quanto di trascendente è già fin dall’inizio iscritto nella loro umanità. Bisognerà dire. è da vedere l’intima insorgenza di un elemento etico nel contesto della risposta alla domanda su che cos’è l’arte. E anzi: «quanto più intensa è la comunicatività (zarazitel’nost’). che nel rifiuto. allora. e cioè con la religione quale egli la intende cogliendone il modello nel cristianesimo delle origini. e cioè indipendentemente dal valore delle sensazioni (dostoinstvo tech čuvstv: dalla dignità di quei sentimenti) che essa trasmette» (capitolo XV). E nondimeno la sua risposta alla domanda su che cos’è l’arte si lascia comprendere pienamente solo sullo sfondo di una preciXI . Ma è evidente che una tale insorgenza. In questo potere e dover essere un’esperienza in ultima analisi religiosa. di cui abbiamo appena appreso la natura estatica e trascinante indipendentemente dai contenuti. tanto migliore è l’arte come tale. Tolstoj sta dunque riformulando a modo suo la figura del dionisiaco.Introduzione l’idea di una communitas. comunque documentabile) dal mondo della vita. dell’estetica in senso moderno Tolstoj ha di mira il fenomeno. senza riferimenti al suo contenuto. pertanto. proprio in quanto intima e non surrettizia. Solo che si tratta – e non è cosa da poco – di un dionisiaco spiritualizzato. Di un dionisiaco che può e deve essere messo in relazione con un elemento di trascendenza. non potrà restare disgiunta da una presa di posizione sui contenuti spirituali della comunicazione artistica. la sua separazione (presunta o vera. Nel riflettere sul fondamento antropologico dell’arte. La comunicazione in quanto contagio (zarazitel’nost’) evidenzia dunque il movimento – «gioioso» dice Tolstoj – di una «unione spirituale» che va a costituirsi (o è virtualmente in via di costituirsi) sul fondamento di un sentire potentemente condiviso. Nel loro sentirsi uomini prima ancora che nel loro sapersi tali. radicale e senza appello. dell’autonomizzazione dell’arte.

Un episodio devastante. tuttavia. insomma. al di là del suo desiderio di entrare autenticamente in contatto con quest’altra estetica. Il processo va fatto risalire agli «anni del rinascimento delle scienze e delle arti» (capitolo VI).Pietro Montani sa – e notevole – riflessione sul sentire (sull’aisthesis: un buon equivalente greco del russo čuvstvo). una tale comprensione risulterebbe comunque interdetta dalla teoria. delle forme belle. Detto altrimenti. l’estetica non sarebbe che un episodio del moderno nichilismo. da cui nulla o quasi può essere salvato. quando «le classi superiori». essa abbia perduto la capacità di farsi esperire come una condizione dell’umanità dell’uomo e della comunità spirituale degli uomini. come si è detto. che viene esposta in diversi passi del libro. In che modo. A Tolstoj. E dunque non ci si dovrà meravigliare del fatto che la condanna di Tolstoj si spinga fino a coinXII . Vale a dire sullo sfondo di un’altra estetica. al cristianesimo delle origini) e lasciarono che l’arte continuasse ad attingere a un patrimonio di temi religiosi ormai svuotati di ogni forza di verità per ricavarne null’altro che il piacere. attraverso la quale egli si propone di spiegare storicamente in che modo l’arte abbia potuto deviare dai suoi obiettivi più qualificanti e antropologicamente fondati. parallelo all’istituzionalizzazione ecclesiastica e all’irrigidimento dottrinale della religiosità originaria. in qualche misura idolatrico. persero ogni contatto con i valori spirituali profondi della religione (Tolstoj pensa. che la modernità ha conosciuto e indagato (per esempio con Kant) e ha saputo coordinare con una prospettiva etica (per esempio con Schiller) che si renderebbe disponibile a molte intersezioni rilevanti (ci torneremo). Che cos’è l’arte? non si sottrae al compito di proporre un’interpretazione storico-sociologica dell’evento culturale che avrebbe reso possibile la nascita dell’estetica moderna (ovvero la separazione dell’arte dalla vita). disposte a finanziare gli artisti e a indirizzarne l’opera.

Il sentire religioso. come già sappiamo. È un punto nodale. che essi si ispirino all’universalismo del bene. a proposito del quale il libro ci riserva. trasformandola radicalmente. Non c’è «nulla di più nuovo – scrive Tolstoj – che le sensazioni scaturite dalla coscienza religiosa di una determinata epoca». insieme. è complesso e può essere adeguatamente compreso solo attraverso il chiarimento di quali siano i contenuti genuini della religione secondo Tolstoj e di quale ne sia il rapporto con l’esperienza dell’arte. in realtà. amore e solidarietà che il cristianesimo ha insediato nella coscienza religiosa istintiva. L’arte. le aperture più spregiudicate e le più ostinate chiusure. verso l’idea di una communitas – è anche un sentire pronto a lasciarsi spiritualizzare in modo imprevedibile e creativo. abbiamo detto in modo ancora sommario. di cui l’arte è l’organo principale. Ma su che cosa verte. Il tema. cioè. non è solo un sentire intimamente spiritualizzato – teso. Ma i contenuti che l’arte mette in comune sono tanto vari e ricchi quanto lo è l’umana capacità di sentire. questa condanna così generalizzata e così inflessibile? In che cosa tutta o quasi tutta l’arte in senso estetico moderno non sarebbe più all’altezza della sua vocazione etica? Nell’avere interrotto la sua relazione di scambio con la vita degli uomini. cioè. è per Tolstoj un modo per comunicare – cioè per condividere – i sentimenti provati dagli uomini in vista di una loro più ampia comunità spirituale.Introduzione volgere la sua stessa opera precedente alla conversione degli anni ottanta. ai valori di fratellanza. L’accento deve ora cadere sul processo di spiritualizzazione del sentire. in altri termini. occorre anche che l’arte sappia far fronte al modo in cui questo stesso universalismo si rinnova e si riconfigura nel corso del tempo secondo «l’indice del prodursi di un nuovo atteggiamento dell’uomo nei confronti del mondo» (capitolo IX). Non basta. Occorre pertanto guardare all’arte come all’organo che rende autenticamente esperibili e condividibili XIII Estratto della pubblicazione . precisamente.

Una via sbarrata. a suo dire. proprio come è il linguagXIV Estratto della pubblicazione . l’unico. un’esperienza che ha «ridotto la gamma dei sentimenti» invece di incrementarla e diversificarla sotto il segno della fondamentale innovatività del sentire religioso. del resto. capace di conformarsi spontaneamente ai contenuti profondi del sentimento religioso.Pietro Montani proprio queste innovazioni e queste riconfigurazioni del sentire religioso. tuttavia. L’unione di arte e religiosità. L’arte autentica. non c’è dubbio. Quest’idea di un’accessibilità immediata e senza sforzo è responsabile della chiusura ostinata di cui s’è detto. è la via maestra di un’inesauribile rigenerazione creativa della spiritualizzazione del sentire. bisognerà comprenderne le motivazioni. È attraverso l’arte che gli uomini si uniscono in un sentire condiviso. per Tolstoj. insomma. il suo costituirsi come una «condizione» dell’umanità dell’uomo e della comunità degli uomini. Una chiusura che fa aggio. insomma. Si tratta. Prima di discuterne le debolezze. L’unico. ancora in grado di tenere in riserva. riducendo l’arte al mero apprezzamento sensuale delle belle forme. Questa tesi dev’essere intesa sullo sfondo della considerazione antropologica dell’arte che Tolstoj ha introdotto nel V capitolo del suo libro e che è stata discussa più sopra. nella devastazione del moderno. sull’apertura appena descritta. dall’estetica moderna che. è arte «popolare». che rafforzerebbe l’affinità del pensiero di Tolstoj con il progetto schilleriano di un’«educazione estetica» (lo Schiller drammaturgo. di una posizione notevole e molto feconda. e di molto. dimostra di essere in realtà una tendenziale anestetica. è tra i pochi che Tolstoj salva dalla sua condanna) se non trovasse un sistematico correttivo nella pregiudiziale di una comprensibilità immediata e senza sforzo che Tolstoj attribuisce all’arte autentica al fine di salvaguardarne l’irriducibile inerenza al sentire del «popolo». per Tolstoj. la determinazione antropologica dell’arte.

dagli uffici religiosi alle solenni processioni. sul registro del cristianesimo). una facoltà intellettuale dell’uomo quanto il tramandamento delle parole (slovo) e dei discorsi (reč) attraverso cui gli uomini hanno ricevuto da altri uomini quel modo di interpretare il senso della vita. quella «sapienza» (razumenie) che nasce solo nel contatto sempre rinnovato tra il linguaggio e il mondo della prassi. La natura «popolare» dell’arte. a sua volta. ribadiamolo. ai concerti e alle mostre. si potrebbe dire. dalle imitazioni agli ornamenti delle nostre dimore. per Tolstoj. agli abiti e alle suppellettili domestiche. l’arte. Tutta la vita umana è piena di opere d’arte d’ogni genere. È così che «ai nostri tempi la intende la gente del popolo che nutre credenze religiose». a sua volta innestato in una forma di vita diffusa e radicata nella quale quel sentire vada a fecondare la razumenie dell’uomo. È così. dunque. «Noi siamo abituati – scrive Tolstoj – a intendere per arte solo ciò che leggiamo. dice Tolstoj.Introduzione gio a unirli nella condivisione del pensiero. non è tanto una collezione di opere o un insieme di forme canonizzate quanto il tramandamento del senso della vita colto sotto il profilo della sua essenziale tonalità emotiva: il necessario risvolto sentimentale. che la intesero i filosofi dell’antichità. di ogni autentica sapienza di vita. Ciò che si tratta di trasmettere – e di rinnovare – nella sua più ampia e comunitaria spiritualità non è altro che questo sentimento religioso spontaneo. consiste nel suo sciogliersi in «forme di vita». e gli edifici. i romanzi […]. L’ambito di un’«educazione estetica» risulta in tal modo confermato ma anche rigorosamente circoscritto e la pregiudiziale della comprensibilità immediata e senza sforzo viene XV . Ma tutto questo è soltanto la minima parte di quell’arte che nella vita utilizziamo per intrattenere le relazioni tra noi. dalla ninna-nanna alla celia. le statue. Ma se il linguaggio (jazyk) non è tanto. Tutto ciò è attività artistica». la sua capacità di dare un senso a ciò che gli accade intonandolo sul registro del bene (vale a dire. i poemi. o ascoltiamo e vediamo nei teatri.

La strada di un’etica che si intreccia intimaXVI . soffermarsi in modo critico. Monet e Renoir. lo si è visto. Il punto saliente è questo: l’arte quale la intende Tolstoj deve limitarsi alla comunicazione di una serie di variazioni sul tema di un sentire già preventivamente accolto nell’ordine del giusto e del bene (vale a dire di un sentire conforme al cristianesimo delle origini) o non deve. Sul fondamento di questo criterio restrittivo e penalizzante Tolstoj può abbandonarsi. da ultimo. Senza escludere i suoi grandi romanzi. una feroce descrizione straniata). ma anche Baudelaire (con speciale accanimento) e Verlaine. Mallarmé e Maeterlinck. lo si è detto. occorre dirlo. E nemmeno discutere. i risvolti apparentemente irriducibili? L’orientamento di Tolstoj. sembra propendere per questa seconda strada. che occorrerà ancora. quando Tolstoj propone al suo lettore qualche modello di arte popolare contemporanea) per saggiarne fino in fondo la coerenza. tuttavia. Il che significa: rinunciare a smontarle prendendone di mira l’impresentabilità della pars destruens (che cresce. È proprio su queste motivazioni. le zone oscure. non senza compiacimento. Quella che nessun lettore di oggi potrebbe seriamente accogliere. Quella pseudo-arte che «facendosi sempre più esclusiva è divenuta sempre più incomprensibile per un numero crescente di persone» (capitolo X): un «simulacro contraffatto» (poddelka) che Tolstoj riconosce esemplarmente nel Gesamtkunstwerk wagneriano (di cui presenta. Non solo Wagner. piuttosto. Beethoven e Brahms.Pietro Montani legittimata nella sua ambizione a farsi valere come criterio selettivo. È la parte più fragile del libro. perché le sue motivazioni sono state esplicitate senza la più piccola esitazione: prendere o lasciare. come discrimine tra l’arte vera e l’arte intesa come «passatempo» delle classi colte. a una debordante demolizione dell’arte che gli risulta più lontana dalla sua idea di educazione estetica. rinnovare ed estendere questo stesso ambito sentimentale perlustrandone gli aspetti imprevedibili.

fantastica qui di un’arte del futuro (capitolo XIX) che potrebbe risparmiarsele senza rinunciare a «destare sentimenti nuovissimi e insoliti».Introduzione mente con le forme del sentire fino a presentarsi essa stessa come un sentire permeato di trascendenza. ma nel senso che saprà comunicare sobriamente. il sentimento che l’artista ha provato e vuol diffondere». con semplicità e chiarezza e senza alcunché di superfluo. sarebbe rieXVII . ma anche che al lavoro sulla forma. che conosceva perfettamente la fatica e la complessità della forma espressiva. è tenuta a rimettersi in contatto con i sentimenti. ma superiore […] non per la raffinatezza di una tecnica complicata. Questa considerazione restrittiva della forma. Ma ciò comporta non solo che alla disposizione sentimentale dell’uomo vada riconosciuto il requisito inalienabile della libertà (ecco un concetto con cui Tolstoj denuncia un rapporto irrisolto). Se così non fosse. e perfino al rischio dell’oscurità e dell’azzardo sperimentale quando ciò sia richiesto dal carattere incognito del territorio in cui sempre di nuovo la razumenie. che Tolstoj decide di imporsi anche al prezzo di incrinare la coerenza delle sue tesi e di mortificarne i tratti più audaci e innovativi. adeguarsi all’ordine del già noto e del già sperimentato. Un’arte che «diverrà infinitamente più ricca di contenuto» proprio in quanto «la sua forma non sarà inferiore all’attuale. vada riconosciuta una specifica capacità maieutica. l’arte ricadrebbe nella condanna più penetrante che Tolstoj riserva all’estetica: quella di depotenziare il sentimento e di svuotarne la costitutiva apertura all’imprevedibilità dell’esperienza. E che non dovrebbe. aperto al rinnovamento e all’estensione dei suoi contenuti. in via di principio. infatti. all’elaborazione comunicativa del sentire. un’attitudine ad addentrarsi nell’incognito e nell’inesplorato che non potrebbe tollerare alcuna prescrizione limitativa né potrebbe. la sapienza di vita. infine. consolidando gli steccati che separano l’arte dalla vita. indietreggiare di fronte alle difficoltà della forma. Tolstoj.

nelle poetiche ufficiali dei regimi totalitari che l’avrebbero collegata a una parallela scomunica dell’arte «degenerata» di cui Tolstoj. se ne avesse avuto la possibilità.Pietro Montani mersa potentemente. Sarebbe tuttavia ingiusto concludere su questa convergenza. se è possibile. sotto il segno di un’etica del sentire che sappia riconoscere il suo intreccio indeterminato – e dunque libero – ma anche ineludibile – e dunque vincolante – con un’etica della forma. a distanza di qualche decennio. XVIII Estratto della pubblicazione . Dalla quale si dovrà piuttosto trarre l’invito a districare i numerosi fili del discorso tolstojano per riannodarli. non avrebbe potuto che registrare con raccapriccio le perverse consonanze con il suo giudizio.

Che cos’è l’arte? Estratto della pubblicazione .

Le restanti note sono di Tolstoj. i commenti e le traduzioni fra parentesi quadre sono del traduttore. Estratto della pubblicazione .Tutte le note.

mentre in tutti troverete le recensioni dei nuovi libri apparsi. Potrete inoltre conoscere con tempestività e dovizia di particolari come la tale attrice o il tale attore abbiano recitato la loro parte in un certo dramma o commedia o opera. Con la stessa sollecitudine e con identica profusione di particolari verrete anche a sapere come il tale artista abbia cantato. il governo stanzia mi3 Estratto della pubblicazione . o suonato al pianoforte o col violino. e sui suoi difetti e meriti. Prendete un qualsiasi giornale del nostro tempo. In Russia. di versi. i cui pregi e difetti sono vagliati con acutissima profondità di pensiero da critici e intenditori. In ogni grande città v’è sempre almeno una mostra di nuovi quadri. e i giornali si ritengono in obbligo di fornire ai loro lettori minuziose recensioni di queste opere d’arte. sian essi di contenuto artistico. dove a favore dell’educazione popolare si spende soltanto la centesima parte di quanto sarebbe necessario per porre tutto il popolo in condizione di studiare. e ci troverete sempre una rubrica di teatro e di musica. di racconti. sia in volume sia nelle riviste. Quasi ogni giorno vengono pubblicati nuovi romanzi o versi. quasi in ogni numero potrete leggere la descrizione di questa o quella mostra o d’un singolo quadro. o siano romanzi. un certo pezzo e in che cosa consistano i pregi e i difetti di quel pezzo e della sua esecuzione. e sarete informati sull’argomento del nuovo dramma o commedia o opera. e quali pregi abbiano rivelato.CHE COS’È L’ARTE? I.

tappezzieri. a disegnare e dipingere tutto ciò che vedono. e lo stesso accade in Germania e in Inghilterra. su invito del direttore del conservatorio di Mosca. o per rappresentazioni e concerti. proprio come in guerra. ad eccezione della guerra. accademie. conservatorî. si sacrificano addirittura vite umane: centinaia di migliaia d’uomini si dedicano sin dalla giovane età e per tutta la loro esistenza ad apprendere a muovere i piedi con estrema rapidità (i ballerini). tipografi – trascorrono la vita intera in pesanti fatiche per soddisfare le esigenze dell’arte. F. Per entrare nella sala dovetti passare dal retroscena. falegnami. rappre1 4 Estratto della pubblicazione . muratori. imbianchini. intelligenti. In Francia. capace di assorbire altrettante energie.Lev Tolstoj lioni per sostenere l’arte sovvenzionando accademie. altri (i musicisti). E non basta che una tal massa di lavoro venga spesa in questa attività: ad essa. a una prova dell’opera Feramors di Anton Grigor’evic ˇ Rubinštejn. Vasilij Il’ic ˇ Safonov. Arrivai quando già era cominciato il primo atto. parrucchieri. s’inselvatichiscono in queste occupazioni singolari e stupefacenti e diventano sordi a tutte le manifestazioni serie della vita. Ricordo d’avere una volta assistito alla prova di un’opera moderna tra quelle che più abitualmente vengono rappresentate in tutti i teatri d’Europa e d’America1. Né basta ancora. scuole d’arte drammatica. spesso molto buoni. si trasformano in specialisti limitati e pienamente soddisfatti di sé. teatri. E tali uomini. Mi condussero per gli [Dal diario del critico V. sarti. capaci soltanto di virtuosismi coi piedi. Lazurskij si apprende che il 19 aprile 1897 Tolstoj si recò. infine. fonditori in bronzo. altri ancora (i pittori). con la lingua e con le dita. a rigirar le frasi nei modi più diversi e a trovare la rima a ogni parola. a toccare ancor più rapidamente tasti e corde. all’arte sono assegnati otto milioni. In ogni grande città si costruiscono edifici immensi per adibirli a musei. conservatorî. talché non esiste forse alcun’altra attività umana. ed altri. adatti a ogni lavoro utile. orefici. Centinaia di migliaia d’operai – carpentieri.

Sul Reno. gli consiglia di prendersi Brunilde e di dare la sorella in moglie a Sigfrido. viene a trovarla una Valchiria. Gli viene propinato un filtro magico. Hagen colpisce alla schiena Sigfrido. e accusa quest’ultimo d’essere stato lui. ma dice d’aver collocato la sua spada tra loro. naturalmente. Hagen eccita lo sdegno di tutti contro Sigfrido e risolve d’ucciderlo l’indomani a caccia. esige da Brunilde l’anello. Primo atto. e Hagen ammazza Gunther. riconosce l’anello alla mano di Sigfrido. Giunge Brunilde. le dà l’anello e se ne va. Sopraggiunge Sigfrido. allora Sigfrido racconta come egli ha ridestato Brunilde. Sigfrido racconta la sua storia. e tutti si meravigliano. monta a cavallo e si butta anch’essa nel fuoco. quando il cadavere di Sigfrido viene portato sul rogo. Gunther e Hagen si disputano l’anello. s’innamora di Gutruna e s’accorda con Gunther per procurargli Brunilde in sposa. a dormire con lei. Sigfrido s’accomiata da lei. arriva Sigfrido. Hagen si butta nel fuoco per prendere l’anello. in virtù del quale egli dimentica tutto il passato. le racconta che la lancia di Wotan è andata in pezzi. Secondo atto. e se la porta a letto. Le Norne escono. che si è smarrito. appare Sigfrido con Brunilde. Sul Reno. Nel fiume ci sono tre ondine. Hagen gli dà una bevanda che gli fa tornare la memoria. e racconta pure d’aver trascorso la notte con lei. Alberico e Hagen discutono sul modo di procurarsi l’anello. e la consiglia di restituire l’anello alle ondine del Reno. Hagen vuol togliere l’anello dal dito di Sigfrido. ma la mano si solleva. glielo strappa via. racconta che ha trovato la sposa per Gunther. e non Gunther. e cambia la scena. ma le ondine lo agguantano e se lo trascinano via. Compare Sigfrido.Tolstoj. Il Reno cresce e l’acqua raggiunge il rogo. Hagen. fratello cattivo del re. Ancora le ondine nel Reno raccontano tutto ciò che è accaduto. L’impressione che lascia il mio riassunto è. ma lui non lo cede. Che cos’è l’arte? Le tre Norne intrecciano una fune d’oro e parlano del futuro. E l’opera è finita. Gutruna accoglie alla reggia il cadavere di Sigfrido. Brunilde piange. Una di esse detiene l’anello. Le ondine gli chiedono l’anello. Terzo atto. Brunilde se ne sta con l’anello. Arriva Sigfrido. Cambiamento di scena. incompleta. è certo incomparabilmente più vantag248 Estratto della pubblicazione . Ma per quanto incompleta. Brunilde prende l’anello e. un re vuole sposarsi e trovare un marito per sua sorella. trasformatosi in Gunther grazie all’elmo magico. Giungono i cacciatori.

Appendice II giosa per l’autore. di quella che riceve chi legge i quattro libretti ove è stampata per intero questa storia. 249 Estratto della pubblicazione .

You're Reading a Free Preview

Download
scribd
/*********** DO NOT ALTER ANYTHING BELOW THIS LINE ! ************/ var s_code=s.t();if(s_code)document.write(s_code)//-->