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Due saggi raccontano il rapporto tra vino, liquori, cocktail e ispirazione negli scrittori di tutte le epoche

LAGRANDE

SETE
VALERIO MAGRELLI

DA LONDON A BUKOWSKI QUELL’ANTICO AMORE FRA ALCOL E LETTERATURA

econdo un antico detto taoista, «dopo averla bevuta, una BUKOWSKI Lo scrittore coppa di vino può portare con sé cento strofe». L’assune poeta to è presto detto: alcol e letteratura costituiscono un conamericano nubio tanto antico quanto geograficamente ampio. La (1920-1994) loro sacra unione affonda nei millenni, per realizzarsi ebbe fin da praticamente in ogni tipo di civiltà. Ciò che cambia, è soltanto la giovane la forma assunta via via dallo spirito (con l'iniziale minuscola, per dipassione e stinguerlo da quello di Hegel). Birra, distillati e vino, sono così evopoi la malattia cati nei luoghi e nelle culture più diverse come preziosi, talvolta indel bere dispensabili alleati nell'esercizio della scrittura. Ma già dire “vino” solleva un problema. Come possiamo infatti definire tale, almeno rispetto alle nostre abitudini, la potentissima salsa che i romani amavano diluire attentamente durante i loro sterminati banchetti? Cosa pensare, poi, delle infinite varietà di acquavite, estratte da tante piante nel corso dei secoli? E quanto alle coppe che circolano vorticosamente nelle quartine composte all’inizio del 1100 dal poeta persiano Omar Khayyam, che cosa avranno davvero contenuto? «Esser, non esser, salvezza, destino, / cielo, inferno e mi- una prospettiva priva di pre- cui tanto deve l'ispirazione. È steri... Ah parolai! / Con tutto il concetti. Partendo dalla con- come se la gratitudine degli aumio studiare io non trovai / che statazione che Oriente e Occi- tori verso la loro liquida musa li una cosa quaggiù profonda: il dente esistono fianco a fianco, spingesse a sdebitarsi dei tesori «in un atteggiamento di reci- scoperti grazie a lei. Non per vino». Insomma, evitiamo il rischio proca incomprensione», l’au- niente, nella Parigi di fine Ottodi smarrirci nell'immensa fore- tore si spinge attraverso l’O- cento, i poeti maledetti ribatsta delle varietà etilico-lettera- man, la Turchia, l’Egitto, il Paki- tezzarono il letale assenzio con rie, dalla Scandinavia al Messi- stan e gli Emirati Arabi, alla pe- il nome di “fata verde”. In effetco, dalla Grecia alla Cina, e ri- renne ricerca di un drink. La sua ti, c'è qualcosa di magico nell'iprendiamo il nodo della que- provocazione scatta esatta- dea di poter attingere un grado stione, costituito appunto dal mente alle 18,10 (improrogabi- superiore di conoscenza e d'arquasi indissolubile legame tra le limite del cocktail), e lo con- te ricorrendo a ingredienti fermentati. L’alcol, in definitiva, versi, prosa e alcol. Il tema è di pare agire alla stregua di quelle recente tornato alla ribalta grazie a due saggi apparsi sul mer- C’è qualcosa di magico “brecce” di cui parlò Henri Michaux a proposito delle droghe cato anglosassone e accolti con nell’idea che si possa (sulla scia di Confessioni di un vivo interesse. Si tratta di The Trip to Echo Spring, di Olivia attingere un alto grado mangiatore d'oppio di De Quincey), ovvero dischiudenLaing (Canongate) e di The Wet di conoscenza grazie do alla coscienza dimensioni and the Dry. A Drinker's Jour- al tasso etilico ulteriori, inaudite. È quanto ney, di Lawrence Osborne grosso modo sostengono d’al(Crown). Il titolo del primo è ispirato a una battuta del dram- duce spesso in situazioni di tronde Hemingway («Scrivi da ma di Tennessee Williams La estremo pericolo. Dietro lo ubriaco; correggi da sobrio») o gatta sul tetto che scotta, quan- scontro fra civiltà, sembra sug- Cheever («L’eccitazione data do uno dei personaggi ricorre gerirci, può nascondersi anche dall’alcol e quella data dalla all’espressione “trip to Echo un differente uso delle bevan- fantasia sono molto simili»). Certo, la dipendenza dal bere Spring” per indicare il bour- de. Inutile dire che entrambi i può essere provocata da traumi bon. Da notare, di passaggio, che il precedente libro della volumi pullulano di citazioni. infantili. Olivia Laing menzioLaing, To the River, era stato de- Infatti una fra le caratteristiche na per esempio il suicidio del dicato ai rapporti fra la lettera- del rapporto che stringe alcol e padre (nel caso di Berryman e tura inglese e l’acqua… Al con- letteratura, consiste nel piacere Hemingway) o l’anaffettività trario, il suo nuovo volume si di commentare, e assai spesso della madre (che afflisse in parconcentra sull'opera “alcolica” addirittura cantare, la sostanza ticolar modo Cheever). Ma di sei scrittori americani, ossia Hemingway, Williams, Carver, Cheever, Berryman e FitzgeIl festival rald. Ma i nomi da aggiungere sarebbero molti altri, con Poe, Faulkner, Hart Crane, Truman Capote, Dorothy Parker, Raymond Chandler, Jack London, Jack Kerouac, Charles BukowTORNA "Capalbio libri", in programma dal 3 al 14 agoski, Anne Sexton e Patricia Histo. Sarà Eugenio Scalfari ad aprire la rassegna, con la ghsmith, in una sterminata lista presentazione di una raccolta di suoi scritti che vanno composta da adoratori di Bacdal 1963 al 2012, La passione dell'etica (Mondadori): ne co. Volgendosi poi agli inglesi, parlerà con Alberto Asor Rosa. Il 6 agosto toccherà inche dire di Malcom Lowry, Dyvece a Roberto Napoletano, direttore del Sole24Ore, lan Thomas o Philip Larkin? con il suo Promemoria italiano (Rizzoli). Chiuderà il feQuanto al testo di Osborne, si stival Gianluca Nicoletti che racconterà invece il suo tratta invece di un viaggio vero rapporto con il figlio autistico (Una notte ho sognato che e proprio, intrapreso nel monparlavi, Mondadori). do musulmano per osservare l’impiego degli alcolici sotto

S

SCALFARI E ASOR ROSA A “CAPALBIO LIBRI”

I casi

EDGAR ALLAN POE
Lo scrittore nato a Boston nel 1809, a 46 anni precipitò in una crisi dopo la morte della moglie e si diede all’alcol. Tre anni dopo morì

Tennessee Williams è perentorio: «Perché un uomo beve? Due sono le ragioni, unite o separate: 1. Ha una paura matta di qualcosa 2. Non riesce a affrontare la verità». Accanto a tutto ciò, si dispega poi un’autentica fenomenologia dei gradi etilici. Stando a Osborne, «la birra e il vino sono fatti per gli amici, ma i distillati per chi beve da solo», salvo precisare: «La vodka è come un clistere per l’anima». Chissà cosa direbbe al riguardo Sapo Mat-

teucci, che un paio d’anni fa pubblicò il manuale-diariopamphlet C’era una vodka. Un’educazione spirituale da 0° a 60° (Laterza)? Senz’altro in disaccordo sarebbe la messe degli scrittori russi che, da Tolstoij a Dostoevskij, da Erofeev a Dovlatov, soggiacque, più o meno consenziente, all’insinuante richiamo del liquore (lo ricorda fra gli altri The Dedalus book of Vodka di Geoffrey Elborn, appena edito da Dedalus). Ma nel crudele bilancio fra

vantaggi e svantaggi, avere e dare, euforia artistica e cirrosi epatica, la parola definitiva rimane forse quella di Ernst Jünger, che nel suo saggio Avvicinamenti. Droghe ed ebbrezza (Guanda), vasta escursione dall’alcool fino all’acido lisergico, conclude amaramente: «Nell’ebbrezza […] porzioni di tempo vengono anticipate, amministrate in modo diverso, prese in prestito; e questo prestito va restituito».
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ERNEST HEMINGWAY
Lo scrittore di Fiesta, nato nel 1899 e morto nel 1961, fu un grande bevitore. Disse: «Scrivi da ubriaco; correggi da sobrio»

TRUMAN CAPOTE
“Sono un alcolizzato Sono un tossicomane Sono un omosessuale Sono un genio”. Così in un’intervista si definì lo scrittore (1924-1984)

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