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Le Derivate Dispensa

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dispensa sulle derivate
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Modulo 8 - Le Derivate

Andrea Scozzari

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Introduzione

Lo studio delle derivate di una funzione ` e un argomento centrale dell’analisi matematica. Esso consente di acquisire informazioni riguardo le variazioni subite dal valore di una funzione in corrispondenza di variazioni del suo argomento. Consideriamo, dunque, una funzione y = f (x), siamo interessati a studiare le variazioni subite dalla variabile dipendente y in corrispondenza di variazioni della variabile indipendente x. Tali variazioni sono comunemente dette incrementi. Sia x ¯ un valore fissato ed x un valore generico della variabile indipendente, l’incremento della variabile indipendente dal suo valore (iniziale) x ¯ viene indicato con ∆x = x − x ¯o con h = x − x ¯, mentre il corrispondente incremento del valore della funzione ` e indicato indifferentemente con uno dei seguenti simboli: ∆f, ∆y, f (¯ x + h) − f (¯ x), f (¯ x + ∆x) − f (¯ x).

Definizione 1 Data una funzione y = f (x), il rapporto: f (¯ x + h) − f (¯ x) ∆y f (x) − f (¯ x) = = x−x ¯ h ∆x ` e detto rapporto incrementale o tasso medio di variazione della funzione y = f (x) rispetto al punto x ¯, ovvero rispetto all’intervallo di estremi x ¯ e x. Si osservi che la differenza x − x ¯ pu` o essere sia positiva che negativa, ci` o dipende ovviamente da dove “ci si sposta” rispetto al punto x ¯. Esempio 1 Sia data la funzione af f ine y = mx ¯ + n calcolata in un punto x ¯, il rapporto incrementale della funzione rispetto ad x ¯` e: ∆y (m(¯ x + h) + n) − (mx ¯ + n) = =m ∆x h m rappresenta la pendenza della retta ed ` e indipendente (costante) rispetto ad x. Quando, per` o, si passa a funzioni y = f (x) pi` u generali della funzione af f ine, non ha pi` u significato parlare di pendenza riferendosi globalmente a tutta la “curva”, in quanto tale pendenza cambia da punto a punto. Occorre pertanto definire il concetto di pendenza in ogni punto della funzione. 1

x x ¯ (x − 1) ¯ Attraverso una sostituzione di variabile poniamo t = ( x − 1) e si ha: x ¯ 1 loga (1 + t) f (x) − f (¯ x) = lim · . esiste ed ` e finito il limite f (x) − f (¯ x) . Esempio 3 Si calcoli il limite del rapporto incrementale della funzione logaritmo y = loga x in un generico punto x ¯ > 0. − 1) 1 loga (1 + x x ¯ · . dx dx dx Esempio 2 Si calcoli il limite del rapporto incrementale della funzione f (x) = 2x2 . x→x ¯ t→0 x x−x ¯ ¯ t lim Si noti che l’espressione x → x ¯` e stata riscritta come t → 0 dato che se x → x ¯ il rapporto x x tende al valore 1 per cui ( − 1) → (1 − 1) = 0 . Si ha: 2x2 − 2¯ x2 2(x − x ¯)(x + x ¯) f (x) − f (¯ x) = = = 2(x + x ¯). fissato un punto x ¯ ∈ I . continua e definita in tutto R. x−x ¯ allora la funzione y = f (x) si dice derivabile nel punto x ¯. Si ha: x loga x loga x − loga x ¯ f (x) − f (¯ x) ¯ = = . x−x ¯ x−x ¯ x−x ¯ Calcoliamo il limite: lim 2(x + x ¯) = 4¯ x. +∞) ed ` e continua in I . Ci sono altri modi per indicare la derivata prima di una funzione in un punto x ¯. x−x ¯ x−x ¯ x−x ¯ Per semplificare i calcoli possimo riscrivere il numeratore nel modo seguente: loga (1 + mentre per il denominatore scriviamo x ¯( x − 1). se. x ¯ x ¯ 2 . in un generico punto x ¯. Sappiamo che la funzione y = loga x ` e definita nell’intervallo I = (0. x−x ¯ La funzione si dice derivabile in tutto l’intervallo I se essa ` e derivabile in tutti i punti interni di I . Si ottiene: x ¯ x x ¯ − 1). ed il limite introdotto sopra ` e la derivata prima della funzione y = f (x) in x ¯ e si indica comunemente con: x→x ¯ lim x→x ¯ lim f (x) − f (¯ x) = f (¯ x). ovvero: D f (¯ x) = df (¯ x) df dy = ( )x=¯ )x=¯ x = ( x.Definizione 2 Sia data una funzione y = f (x) definita in un intervallo I . e dunque risulta: f (x) = 4¯ x. x→x ¯ dalla continuit` a della funzione y = 2x2 il limite esiste per qualsiasi x ¯ ∈ R.

La derivata prima. La retta tangente nel punto di coordinate (¯ x. per la retta tangente deve risultare m = f (¯ x). il rapporto incrementale rappresenta la pendenza della retta secante che passa per i due punti di coordinate (¯ x. si dimostra (anche se non lo faremo vedere) che: 1 loga (1 + x) = lim x→ 0 x ln a In particolare. se a = e si ha: lim x→0 ln(1+x) x = 1. f (¯ x)) e (x. f (¯ x)). da cui: 3 . invece. Figure 1: Rappresentazione geometrica del rapporto incrementale e della derivata prima di una funzione y = f (x). ` e la pendenza della retta limite o retta tangente alla funzione quando x → x ¯ (vedi Figura 1b). f (¯ x)) ha dunque pendenza pari a f (¯ x).Data la continuit` a della funzione logaritmo y = loga x. Tornando allora all’esercizio si avr` a: lim 1 loga (1 + t) 1 · = . f (x)) (vedi Figura 1a). Infatti. Aspetti geometrici La derivata (ed in particolare la derivata prima) di una funzione y = f (x) ha anche ovviamente un significato geometrico. la sua equazione dovr` a essere: f (¯ x) = mx ¯ + n. x ln a e se a = e allora 1 D ln x = x . Sapendo che la generica equazione di una retta ` e y = mx + n. Dato che tale retta deve passare per il punto (¯ x. t→0 x ¯ t x ¯ ln a per cui il lmite esiste per ogni x ∈ I e risulta: D loga x = 1 .

altrimenti. si osserva che. Ma la condizione (ii) ` e anche la stessa che stabilisce la continuit` a della f (x) nel punto x ¯. Si vedr` a nel seguito l’importanza di questa propriet` a. ` e un sottoinsieme dell’insieme delle funzioni continue. ogni funzione derivabile in un intervallo I ` e anche continua in I . i punti in cui la derivata prima di una funzione si annulla sono tutti e soli quelli in cui la retta tangente ` e orizzontale. Dato che una funzione y = f (x) definita in un intervallo I ` e derivabile in un punto x ¯ ∈ I se esiste finito il limite: f lim ∆ x→x ¯ ∆x (i). Questa funzione ` e definita e continua in tutto R. Dunque. Esempio 4 Sia data la funzione y = f (x) = |x − 3|. se nell’equazione della retta tangente in x ¯ si ha f (¯ x) = 0. Per cui la retta tangente ` e orizzontale. se tale limite fosse infinito o pari ad una quantit` a finita diversa da 0. se l’equazione di una generica retta ` e y = mx + n. che rappresenta l’equazione di una retta parallela all’asse delle ascisse. La funzione per` o non ` e derivabile nel punto x ¯ = 3. Allora. Infatti. Per concludere riguardo gli aspetti geometrici della derivata prima di una funzione y = f (x). la condizione (ii) ` e una condizione necessaria affinch` e la funzione f (x) sia derivabile in x ¯. 2 Derivabilit` a e continuit` a Nella lezione sullo studio del limite di una funzione ` e stata introdotta la definizione di continuit` a per una funzione y = f (x) basata sulla definizione di limite. Allora. ossia quelle funzioni che ammettono almeno derivata prima. L’esempio che segue dimostra. sostituendo ad n l’espressione sopra si ottiene l’equazione della retta tangente alla curva y = f (x) nel punto x ¯: y = f (¯ x)x + f (¯ x) − f (¯ x)¯ x = f (¯ x) + f (¯ x)(x − x ¯). per il numeratore di (i) dovr` a aversi: x→x ¯ lim [f (x) − f (¯ x)] = 0 (ii). invece. allora l’equazione si riduce a: y = f (¯ x) = cost. Pertanto. che la condizione (ii) non ` e sufficiente. affinch` e esista f inito il limite del rapporto incrementale. ∆x x−3 x−3 4 . il limite in questione divergerebbe. Allora. allora ci` o significa che l’insieme delle funzioni derivabili.n = f (¯ x) − mx ¯ = f (¯ x) − f (¯ x)¯ x. Infatti: ∆f f (x) − f (3) |x − 3| = = . dire che x → x ¯` e equivalente a dire che ∆x = (x − x ¯) → 0.

Ci` o = −1. Consideriamo anche il seguente esempio: √ 3 Esempio 5 Sia data la funzione y = x2 . 2.Figure 2: Rappresentazione della funzione f (x) = |x − 3|. supponiamo che essa sia derivabile in tutti i punti del suo intervallo I di definizione. lim − x→3 ∆f ∆x ∆f ∆x ∆f ∆x = −1. mentre se x > 3 si ha ∆f ∆x = 1. ma questi non coincidono. x−0 + + x + x→0 x→ 0 x→0 x3 In maniera analoga consideriamo: x→ 0 lim − √ 3 x2 −0 x− 0 √ 3 = lim − x→0 |x | 2 −|x| = − lim − x→ 0 1 |x | 3 1 = −∞. = 1. Geometricamente ci` o significa che le due semirette tangenti alla funzione nel punto x ¯ = 3 non coincidono. Il punto di ascissa x = 3 ` e un punto di discontinuit` a di prima specie o anche detto punto angoloso. Si conclude che nel punto 0 la derivata prima non esiste e si dice che il suo grafico presenta una cuspide nell’origine (vedi Figura 3). associando ad ogni punto x ∈ I la derivata prima di f in x si pu` o definire una nuova funzione: 5 . Dalla definizione di modulo. lim + x→3 ossia esistono finiti i limiti destro e sinistro del rapporto incrementale. per cui la funzione non ` e derivabile. Applicando la definizione di limite del rapporto incrementale per x → 0: √ 2 3 2 x −0 x3 1 = lim = lim lim 1 = +∞. Derivate di ordine superiore Data la funzione reale f : I → R. se x < 3 allora significa che: 1.

Pu` o accadere che anche f (x) sia a sua volta derivabile in un punto x ¯ ∈ I . Supponiamo che esse siano derivabili in tutto I . 2. La derivata prima di f (x) in x ¯ si chiama derivata seconda di f (x) e si denota con uno dei simboli seguenti: d2 f (¯ x) . la funzione f (x) ` e la funzione derivata prima di f (x). con n > 0. 2 dx Volendo dare una definizione pi` u formale della derivata seconda della funzione f (x) in un punto x ¯. (x) ]= 3. 6 . f : I → R. Siano date due funzioni f (x) e g (x) tali che f. L’origine degli assi ` e una cuspide per la f (x). allora risultano definite tutte le derivate successive della funzione f (x) fino alla derivata n-esima o derivata di ordine n. D[ f g (x) f (x)g (x)−f (x)g (x) [g (x)]2 nei punti dove g (x) = 0. n f (n) (¯ x) . D[f (x) ± g (x)] = f (x) ± g (x). n dx A questo punto ` e opportuno mostrare alcune regole ed operazioni di derivazione per le funzioni f (x). si pu` o dire: D2 f (¯ x) . x→ x ¯ x−x ¯ Se il procedimento indicato si applica n-volte.Figure 3: Esempio di non esistenza del limite in x = 0. g : I → R. f (x) − f (¯ x) . D[f (x) · g (x)] = f (x) · g (x) + f (x) · g (x). f (¯ x). dn f (¯ x) . n ∈ N. indicate con: D2 f (¯ x) = Df (¯ x) = lim D f (¯ x). allora valgono le seguenti operazioni: 1.

Poich` e la derivata prima di f (x) ` e Df (x) = 2x e si annulla solo in x = 0. essa ` e invertibile e la sua √ funzione inversa f −1 (y ) ` e: x = y . 2 y Nella tabella seguente sono riportate le derivate di alcune funzioni elementari. in tutti i punti in cui f (x) = 0..In particolare. La seguente proposizione introduce una ulteriore propriet` a utile per il calcolo delle derivate di una funzione: Proposizione 1 Sia f : I → R una funzione crescente e derivabile in I . allora per la √ funzione inversa x = f −1 (y ) = y la sua derivata prima. f (x) Esempio 6 Sia data la funzione y = x2 (una parabola se definita su tutto R) che ` e strettamente crescente se si restringe il suo dominio in tutti e soli i punti x ≥ 0. ossia se si vuole studiare la funzione nell’intervallo I = [0. ossia: Dk = 0. si ha che se g (x) = k avremo: D[f (x) ± k ] = f (x). Col simbolo R∗ + \{1} si intende l’insieme dei numeri reali positivi. 7 . +∞). In particolare. anche la sua funzione inversa ` e derivabile e si ha: D f −1 (y ) = 1 . dalle propriet` a 1. diversi da zero e diversi da 1. Allora la funzione f (x) ` e dotata di funzione inversa f −1 (y ) e. le prima delle due relazioni indica che la derivata di una funzione costante ` e sempre nulla. k ∈ Z} |x| < 1 |x| < 1 x∈R R∗ + N. f (x) f (x) k 0 α x αxα−1 x a ax ln a ex ex 1 loga |x| (x ln a) 1 ln x x sin x cos x cos x − sin x tan x 1 + tan2 x √ 1 arcsin x 1−x2 arccos x − √11 −x2 1 arctan x (1+x2 ) k∈R α ∈ R\{0} x∈ x ∈ R a ∈ R∗ + \{1} x∈R x ∈ R\{0} a ∈ R∗ + \{1} x ∈ R\{0} x∈R x∈R π x∈ / { 2 + kπ . e 2.B. ` e: Df −1 (y ) = 1 f (x) = 1 2x = 1 √ . Dunque. D[kf (x)] = kf (x). per tutti gli y = 0.

Dato che questa ` e strettamente crescente e continua in R. Poich` e l’ordinata della tangente in x ¯ ` e f (¯ x). D( x2 − 1) = · y − 2 · 2x = · √ 2 2 x2 − 1 Differenziale. definita e continua su tutto R. L’equazione della retta tangente nel punto di ascissa x ¯` e data da: y = f (¯ x) + f (¯ x)(x − x ¯). e sia la funzione f : J → R derivabile in un punto y ¯ = g (x) ∈ J . Ad esempio. nel passaggio da x ¯ a x la retta tangente subisce l’incremento f (¯ x)(x − x ¯). il dif f erenziale della funzione f (x) = x3 . Proposizione 2 Sia la funzione g : I → R derivabile in x ¯ ∈ I . 8 . ed anche la sua funzione inversa x = f −1 (y ) = ln y ` e derivabile. Questa funzione ` funzioni: 1 √ f (y ) = y = y 2 e g (x) = y = x2 − 1. in un generico punto x ¯ del suo dominio ` e dato da: df = 3¯ x2 · (x − x ¯) = 3¯ x2 · dx. allora la funzione composta F (x) = f (g (x)) ` e derivabile in x ¯ e risulta: D F (¯ x) = f (¯ y ) · g (¯ x) = f (g (¯ x)) · g (¯ x) .Derivata di una funzione composta. dove dom f = (0. Riprendiamo la rappresentazione geometrica della derivata prima (vedi Figura 1). Per cui dalla proposizione precedente segue: √ 1 1 1 1 · 2x. Elasticit` a Si consideri la funzione esponenziale f (x) = ex dove dom f = R. +∞) e dom g = R. √ e composta dalle Esempio 7 Si consideri la funzione: F (x) = x2 − 1. f (x) = ex non si annulla mai. Tale incremento prende il nome di differenziale della funzione in x ¯ e si indica con: df = f (¯ x)(x − x ¯) = f (¯ x)dx. Entrambe le funzioni sono derivabili in tutto il loro dominio. In virt` u della proposizione sulla derivabilit` a delle funzioni inverse avremo: D ln y = 1 1 1 = x = x De e y y = 0.

la derivata logaritmica misura l’incremento o il tasso di variazione relativo della funzione f (x) rispetto alle variazioni assolute della variabile indipendente x. f (x) f (x) x Se la funzione ` e derivabile in I ed esiste il limite di ∆∆ · f( per ∆x → 0. si ottiene: DF (¯ x) = D[ln h(¯ x)] = Df [g (¯ x)] = f [g (¯ x)] · g (¯ x) = h (¯ x) 1 · h (¯ x) = . si pu` o dire che per una funzione y = ln f (x). si ha: D ln f (¯ x) = f (¯ x) . Consideriamo adesso la funzione y = ln h(x) con h(x) > 0 e derivabile. ∆f (x) ∆x Dalle due precedenti si ricava il prodotto · x . h(¯ x) h(¯ x) Allora.1 Questo. con la funzione f (x) > 0 e derivabile in un punto x ¯. f (¯ x) Se la funzione f (x) ` e derivabile in tutto il suo dominio e f (x) > 0. ∆f (x) f (x) ∆x x la variazione relativa della f (x). si ha che. Considerando che la funzione y = ln h(x) pu` o essere in effetti vista come la composizione delle due seguenti funzioni: f (x) = ln x e g (x) = y = h(x). data una funzione f (x) che non si annulla in tutto un intervallo I ⊆ dom f . significa che D ln x = x . come gi` a sappiamo. x x) ricordando che il dif f erenziale di una funzione f (x) in tutto un intervallo I (ossia in ogni punto x ∈ I ) ` e: df = f dx la seguente quantit` a: 9 . In alcune applicazioni ` e si ha interesse a calcolare il tasso di variazione relativo della funzione f (x) rispetto alle variazioni relative della variabile indipendente x. la variazione relativa della x. f (x) Dato che la derivata prima di una funzione f (x) in un punto x ¯ misura l’incremento del valore della funzione in corrispondenza dell’incremento (x − x ¯). possiamo definire: 1. 2. Calcoliamo D ln h(x) nel punto x ¯ ∈ dom h(x) applicando la proposizione sulla derivazione delle funzioni composte. allora: D ln f (x) = f (x) . In generale. con I che non include lo 0.

10 . allora esiste almeno un punto c ∈ (a. b) tale che: f (c) = 0. Dimostrazione 1 Si prenda la retta g (x) secante la funzione f (x) nei punti di ascissa a e b (vedi Figura 4). b] e derivabile in ogni suo punto interno. Esiste un punto interno c ∈ (a. e derivabili in tutti i punti interni di questo. la cui equazione ` e: g (x) = f (b) − f (a) (x − a) + f (a). In particolare. ∆x→0 ∆x f ( x) dx f (x) f ( x) ` e chiamata elasticit` a della funzione f (x). b−a Figure 4: Rappresentazione della funzione f (x) e della retta secante g (x). se f (x) > 0 per ogni x ∈ I allora si definisce l’elasticit` a nel modo seguente: η (x) = x · D ln f (x). Sia f (x) una funzione continua in un intervallo [a. b] e derivabile in ogni suo punto interno.η (x) = lim ∆f (x) x df (x) x f (x) · = · =x· . con I chiuso e limitato (cio` e I = [a. b]). 3 Teoremi sulle Derivate Consideriamo ora alcuni risultati che sussistono per funzioni f (x) continue in un intervallo I ⊆ dom f . Teorema 1 Teorema di Rolle. Teorema 2 Teorema di Lagrange o del valor medio. Sia inoltre f (a) = f (b). b) tale che: f (b) − f (a) = f (c)(b − a). Sia f (x) una funzione continua in un intervallo [a.

Questo modo di procedere ` e formalizzato attraverso il seguente Teorema di L’Hospital o Teorema di de L’Hopital . b). Tali criteri si basano sulla possibilit` a di ∞ f sostituire il calcolo del limite di una forma indeterminata del tipo g . b] e derivabili in ogni punto interno di questo. si ha che: F (a) = F (b) = 0. Preso un intorno di un punto x0 ∈ I . Se allora si prende la nuova funzione F (x) = f (x) − g (x). allora se esiste finito il (x) limite lim f . Teorema 4 Siano f (x) e g (x) due funzioni definite e derivabili in un intervallo I = (a. nel calcolo del limite del rapporto f g . b−a 4 Il Teorema di L’Hospital Una diretta conseguenza del Teorema di Cauchy sono alcuni criteri per il calcolo dei 0 limiti delle forme indeterminate del tipo 0 o ∞ . b]. Se g (x) = 0 per ogni x ∈ (a. b] dato che ` e ottenuta come differenza tra due funzioni continue e derivabli in [a. allora esiste un punto c ∈ (a. b) tale che: F (c) = f (c) − Da cui: f (c) = che si pu` o riscrivere: f (b) − f (a) = f (c)(b − a). supponiamo che per entrambe le funzioni risulti (con la eventuale eccezione di x0 ): x→x0 lim f (x) = 0 x→x0 lim g (x) = 0. che ` e contunua e derivabile in [a. Vale dunque il teorema di Rolle. b) tale che: f (c) f (b) − f (a) = .Dall’equazione di g (x) si ricava: g (a) = f (a) e g (b) = f (b). per cui esiste un punto c ∈ (a. Se in un intorno di x0 si ha g (x) = 0 e g (x) = 0 per ogni x = x0 . Siano date due funzioni f (x) e g (x) entrambe continue in un intervallo [a. b−a f ( b ) − f ( a) = 0. g ( b ) − g ( a) g (c) f ( b ) − f ( a) . b). Teorema 3 Teorema di Cauchy. x → x g (x) 0 g (x) 11 . risulta: g (x) x→x0 x→x0 lim f (x) f (x) = lim .

∞ . Da cui: ex − 1 ex 1 = lim = . x→+∞ x ∞ . b) e che quindi in un punto x0 ∈ (a. L’equazione di tale retta ` e: y = f (x0 ) + f (x0 )(x − x0 ). 0 e −1 . x→+∞ x x→+∞ 1 5 Approssimazioni Supponiamo che una funzione f (x) sia derivabile in un intervallo (a. Preso un intorno I (x0 . b) esista la retta tangente alla funzione f (x) nel punto x0 . δ ). il teorema vale anche per i limiti destri e sinistri. δ ) e introduciamo la seguente quantit` a che esprime la differenza tra la funzione calcolata in x ¯ e la retta tangente in x0 . cio` e con x → x± . = f (x0 ) + f (x0 )(¯ 12 . con raggio δ > 0 arbitrariamente piccolo. ∞ Il limite si trova nella forma indeterminata lim Applicando il teorema si ha: ex ex = lim = +∞. Inoltre. Si tratta di una forma indeterminata dato che Esempio 8 Si calcoli il limite lim sen 2x x→0 x lim e − 1 = 0 e lim sen2x = sen0 = 0. ossia: f (¯ x) ∼ x − x0 ) = P1 (¯ x). ∞ Il limite si trova nella forma indeterminata lim Applicando il teorema si ha: log x 1 1 1 = lim = lim = 0. l’espressione (1) pu` o essere utilizzata per approssimare la funzione f (¯ x) con la sua retta tangente in x0 . Dato che la differenza R1 (¯ x) ` e “piccola” in quanto il punto x ¯` e in generale vicino ad x0 . x→0 x→0 x Dato che sono verificate le ipotesi del Teorema di L’Hospital si ha che f (x) = ex e g (x) = 2cos2x (derivata di una funzione composta). x→+∞ xα x→+∞ x αxα−1 x→+∞ αxα Esempio 10 Si calcoli il limite lim ex .Il Teorema di L’Hospital vale anche se per x → x0 le due funzioni f (x) e g (x) tendono singolarmente all’infinito. ossia: R1 (¯ x) = f (¯ x) − [f (x0 ) + f (x0 )(¯ x − x0 )] (1). consideriamo un punto x ¯ ∈ I (x0 . x→0 sen2x x→0 2cos2x 2 lim Esempio 9 Si calcoli il limite lim log x α . x→+∞ x con α ∈ R+ .

possiamo anche dire che preso un punto x0 si pu` o approssimare la funzione f (x) in un punto x vicino ad x0 con l’espressione: f (x) ∼ = f (x0 ) + f (x0 )(x − x0 ) = P1 (x). Ossia. Nell’effettuare tale approssimazione si commette per` o un errore che ` e proprio dato da: R1 (x). + (x − x0 )n + Rn (x). . Con l’operazione precedente si dice. . Proposizione 3 Sia data una funzione f (x) derivabile n-volte in un punto x0 ∈ (a. k! ed esso prende il nome di Serie di Taylor. appunto. per cui per x “abbastanza vicino” ad x0 . Supponendo che la funzione f (x) sia derivabile n-volte nell’intervallo (a. che la funzione f (x) ` e approssimata con il polinomio del primo ordine P1 (x) = f (x0 ) + f (x0 )(x − x0 ). x − x0 x→x0 Si dice allora che il resto R1 (x) tende a zero pi` u velocemente di x − x0 .In termini pi` u generali. si pu` o dimostrare che R1 (x) ` e tale per cui: lim R1 (x) = 0. dove R1 (x) viene detto resto o errore di approssimazione. l’errore R1 (x) ` e trascurabile. ci si pu` o domandare se sia possibile ottenere un miglior grado di approssimazione rispetto al polinomio P1 (x). n n x → x ( x − x0 ) 0 (x − x0 ) x→x0 lim L’espressione nella proposizione precedente prende il nome di Formula di Taylor. 13 . b) considerato. 2 n! Pn (x) = f (x0 ) + f (x0 )(x − x0 ) + ` e l’unico tra quelli di grado ≤ n che soddisfa la condizione: f (x) − Pn (x) Rn (x) = lim = 0. Inoltre. si vuole vedere se ` e possibile approssimare la f (x) con un polinomio di grado superiore al primo commettendo un errore trascurabile Rn (x) per n > 1. b). Il polinomio definito nella proposizione si pu` o riscrivere anche in una forma pi` u compatta: n Pn (x) = k=0 f (k) (x0 ) (x − x0 )k . Il polinomio: f (n) (x0 ) f (x0 ) (x − x0 )2 + .

.Si noti che nella formula precedente. 5! = 5 · 4 · 3 · 2 · 1. 14 . La Formula di Taylor calcolata per x0 = 0 prende anche il nome di Formula di Taylor-Mc Laurin. Esempio. · 3 · 2 · 1. . mentre il simbolo k ! si legge k f attoriale e rappresenta il prodotto dei primi k numeri naturali. cio` e k ! = k · (k − 1) · (k − 2) · . Si calcoli il fattoriale del numero 5. f (k) indica la derivata di ordine k della funzione.

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