XIX domenica del tempo Ordinario

Anno C Sap 18,3.6-9; Sal 32; Eb 11,1-2.8-19; Lc 12,32-48 Nella notte dell’esodo dall’Egitto i figli d’Israele ebbero come guida una luce donata dall’alto, da Dio; piccolo gregge del Signore, essi si prepararono al passaggio del Signore in mezzo a loro attendendolo come salvezza (I lettura). Il piccolo gregge dei discepoli di Gesù è chiamato anch’esso a tenersi desto e pronto, “i fianchi cinti e le lucerne accese” (Lc 12,35; cf. Es 12,11) per compiere il viaggio notturno, il nuovo esodo, verso la salvezza (vangelo). Alla preparazione di coloro che attendono il passaggio del Signore (I lettura) risponde l’attesa zelante di coloro che, svegli, sono pronti ad accogliere il padrone che torna dalle nozze, ovvero dei discepoli che tengono viva la fiamma dell’attesa del Signore credendo, nonostante tutto, alla promessa della sua venuta (vangelo). Credere la venuta del Signore significa accettare di vedere l’invisibile (cf. Eb 11,27), accettare che l’invisibile e l’incredibile sono più veri del constatabile e dell’ovvio. Come i figli d’Israele non seppero sostenere il prolungarsi dell’assenza di Mosè salito sul Sinai e si fabbricarono il vitello d’oro (cf. Es 32,1), così i cristiani possono non sopportare l’invisibilità di Dio, la sua assenza; possono non tollerare la non-venuta del Messia. E divenire idolatri assolutizzando le cose penultime e finendo nel disordine, nell’aggressività e negli eccessi (cf. Lc 12,45). L’esodo a cui si preparano i credenti con i fianchi cinti e le lucerne accese è un viaggio più in profondità che in estensione, un viaggio che in realtà rende pronti a ricevere Colui che viene. Si attende ciò che si ama e a ragione Gesù afferma che “dove è il vostro tesoro là sarà anche il vostro cuore” (Lc 12,34). Colui che ama cerca di vedere e trova piacere nel guardare il “tu” amato: “ubi amor, ibi oculus” scrive Riccardo di san Vittore. L’amato assimila a sé colui che ama: noi diventiamo ciò che amiamo. Annota Agostino: “La terra ami tu? Terra sarai. Dio tu ami? Dio tu sarai”. Come l’idolo ha il potere di assimilare alla propria vacuità colui che lo venera, così il Dio che è amore assimila a sé il credente rendendolo capace di amore. La vigilanza è rapporto equilibrato con se stessi, con il proprio corpo, con le cose, con gli altri, con Dio. Colui che allenta e dimentica il rapporto con il Signore, stravolge anche il rapporto con gli altri mettendosi a percuoterli e, cominciando a mangiare, bere e ubriacarsi, perverte anche il rapporto con se stesso, il proprio corpo e le cose esterne. Il Signore proclama beato il servo che, alla sua venuta, sarà trovato intento al suo servizio. Ovvero il servo chetrova la sua gioia e il suo riposo nel servire, nel servire il Signore e nel servire i fratelli. Chi ama, ama servire le persone amate. Gesù chiama i suoi discepoli “piccolo gregge”. “Piccolo” non ha solo un significato numerico. E non pensiamo lapiccolezza in termini semplicemente numerici, quantitativi. Qual è il numero che distingue tra piccolezza e non più piccolezza? Gesù ricorda che, dove due o tre sono riuniti nel suo nome, Egli è in mezzo a loro (cf. Mt 18,20). La piccolezza si riferisce certamente alla poca importanza che quel gruppo di uomini aveva agli occhi delle autorità religiose e di tutti gli uomini. Ma è anche e soprattutto una messa in guardia contro l’aspirazione a essere grandi e importanti, a essere ammirati e considerati. Davvero grande, a questo proposito, la lezione della piccola Teresa di Lisieux: “La santità non risiede in questa o quella pratica di pietà, ma in una disposizione del cuore che ci rende umili e piccoli nelle braccia di Dio, coscienti della nostra debolezza e fiduciosi nella sua bontà di padre. Ciò che

monasterodibose.2013) . è la cieca speranza che ho nella sua misericordia. Lc 12.it/content/view/5192/1911/lang.it/ (07.piace a Dio nella mia anima è di vedermi amare la mia piccolezza e la mia povertà.Anno C © 2009 Vita e Pensiero http://www.37) nel banchetto escatologico.08. Riflessioni sulle letture di LUCIANO MANICARDI Comunità di Bose Eucaristia e Parola Testi per le celebrazioni eucaristiche . Non temere: più sarai povera più Gesù ti amerà”. I servi fedeli che il Signore alla sua venuta troverà vigilanti vedranno il Signore stesso farsi loro servo (cf. Il rovesciamento dei ruoli riprende ciò che il Signore Gesù ha sempre fatto durante la sua vita: farsi servo dei suoi servi.