La Fenomenologia dello Spirito viene alla luce presso l’editore Goebhardt di Bamberga e Würzburg il 29 Marzo 1807, nel periodo

conclusivo dell’insegnamento di Hegel a Jena. La prima esplicita traccia riguardante l’opera risale all’estate 1803, in un annuncio delle lezioni in cui Hegel dichiarava che “avrebbe esposto l’intera filosofia” 1, richiamando l’attenzione “su di un compendio che avrebbe dovuto pubblicare presso Cotta: Philosophiae universae delineatio ex compendio currente aestate (Tubingae, Cotta) prodituro”2. Per l’effettiva comprensione del ruolo che la Fenomenologia assume all’interno della produzione Hegeliana, risulta difficilmente prescindibile il riferimento ad alcune delle questioni contenute nella Logica Jenense. In qualità di disciplina a carattere introduttivo, alla logica pertiene infatti il compito di “ nientificare le forme finite della conoscenza e così di introdurre al conoscere infinito ovvero alla speculazione”3. Alla comprensione di queste fondamentali istanze (l’ ufficio introduttivo proprio della logica, la nientificazione del sapere finito, l’accesso alla speculazione) sono ancorate le sorti della comprensione delle modalità secondo cui si va articolando l’intero impianto filosofico di Hegel, fino alla configurazione che si troverà ad assumere nel 1807. La progressiva inclusione della logica all’interno del sistema vero e proprio, inclusione che va maturando nel corso dell’insegnamento a Jena, costituisce una questione fondamentale per la formulazione prima, e la soluzione poi, del problema di introdurre alla speculazione. L’avviso delle lezioni per il semestre invernale 1806\1807 sancisce di fatto la configurazione assunta dall’impianto filosofico Hegeliano e pone incontestabilmente la Fenomenologia in veste introduttiva al sistema. Il progetto originario esposto nel 1802 e affidato alla Logica Jenense sembra quindi esser stato interamente riconfigurato dalla Fenomenologia nel quadro di quella che Rosenkranz, alquanto emblematicamente, ha definito la “crisi fenomenologica del sistema”. Fino al Gennaio 1807 l’opera aveva come unico titolo quello di “ Scienza dell’esperienza della coscienza”, integrato successivamente dalla dizione “Fenomenologia dello Spirito”, dizione che diverrà poi quella prevalente . In quale maniera possono espressioni così diverse venire pensate al modo di sinonimi? Entro quali margini è possibile pensare che uno studio in forma scientifica delle manifestazioni dello spirito possa coincidere con una scienza che abbia come suo campo d’azione l’esperienza della coscienza? Quale possibilità esiste di argomentare una relazione di equivalenza tra le due espressioni? Da queste originarie e capitali questioni dipende la comprensione non soltanto di una singola opera ma già, preliminarmente, dell’intero sistema che essa stessa è chiamata a introdurre e per la loro comprensione passa la possibilità di accedere al cuore del pensiero Hegeliano.

1

Karl Rosenkranz, Vita di Hegel, trad. it di Remo Bodei, Vallecchi Editore Firenze, 1966, pag. 178. 2 Ibidem. 3 Leo Lugarini, Hegel dal mondo storico alla filosofia, Armando Editore, Roma, 1973, pag.105

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