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Tabard 2 Final

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R I V I S TA M I L I TA N T E

LA PERSONALITA’ AUTORITARIA

Anno I Numero 2 Marzo 2006

E’ Daria Biagi - Mimmo Cangiano - Francesco Capobianco - Lorenzo Casaburi Achille Castaldo - Walter Cavatoi - Andrea Cedrola - Miriam Costa Michele Cotelli - Paolo Cova - Francesco Frisari - Matteo Geron Francesco Ghibaudo - Chiara Giannini - Lorenza Iannacci Marco Madonia - Vittorio Martone - Davide Masoero Carla Montesi - Matilde Montesi - Roberta Micaglio - Eugenio Passarini Marco Persico - Eugenio Santangelo - Federica Santangelo Andrea Severi Con la partecipazione per questo numero di Pier Damiano Ori

Progetto grafico di: Matteo Mattarello Impaginazione e realizzazione grafica di: Massimo Maoret Foto in copertina di: Annalisa Brambilla Rivista a cura dell’associazione “Il Pasticciaccio” www.rivistatabard.it redazione@rivistatabard.it

Con il contributo dell’Università di Bologna

Sommario
Editoriale La personalità autoritaria. Quando la società tende all’involuzione
di Vittorio Martone

4 6 12 16 21 23 28 30 33 41 44 48 53 56 60 61

La violenza domestica: dall’etichettamento al conflitto
di Federica Santangelo

Tabard intervista Edoardo Sanguineti La rivoluzione è un gioco
di Chiara Giannini

Tra delirio e realtà: Primo amore
di Marco Persico

Politiche della scrittura. Scrittura – tradimento – segreto
di Pier Damiano Ori

Le figure di potere nella fiaba
di Matilde Montesi

Quarantena. Tabard incontra Fuoricasa Mondo del lavoro e leadership autoritaria: problematiche di un controllo sbagliato di Carla Montesi Animaloni. Sui modi d’oppressione dei leviatani letterari: Melville, Buzzati, D’Arrigo di Daria Biagi Joshep Beuys: scultura sociale e pensiero plastico
di Paolo Cova

La modernità flessibile
di Marco Madonia

Sorvegliare e punire Nella colonia penale di Kafka
di Michele Cotelli

Riceviamo e pubblichiamo. “Tutti nella Casa col fratello Franco”.
a cura di Andrea Severi

Movimento per la vita nei consultori: reale problema?
di Roberta Micaglio

Ogni volta che noi. la modifichiamo. 4 . dall’altro lato bisogna entrare in un procedimento che la sociologia contemporanea ha indagato a lungo e che serve a ben spiegare questo flusso di ritorno di tradizione e ortodossia. Essere relativisti non vuol dire porsi fuori da questo procedimento (cosa impossibile proprio a causa del nostro non poterci porre fuori dal mondo). pieghiamo la realtà ad un interesse di parte. A una lettura più attenta si comprende che il vero nemico da abbattere per questi sedicenti “realisti” è proprio il potere disgregante della discussione. ci poniamo di fatto in una situazione trascendente che ci garantisca l’immobilità dei fatti cercando di tirarci dietro il mondo. categorie oggi invocate come ancore di salvezza purché riproposte in modo assoluto e integralista. Vi sono raccolte posizioni pro e contro questa filosofia. vuol dire avere coscienza di questo procedimento. questo per due motivi: da un lato il loro discorso è più semplice. Tabard invita vivamente alla lettura di un testo uscito nel novembre 2005 per l’editore Marsilio dal titolo Il bello del relativismo. per fare un esempio. ne tradiamo la natura intrinseca distorcendola sulla base della nostra precomprensione. argomentate partendo da una considerazione piuttosto rozza di Julian Baggini. giacché a sua volta è lui stesso il portato di una serie teoricamente infinita di relazioni che nella successione temporale finiranno per modificarlo attimo dopo attimo e dunque per modificare anche il suo mondo (la gente cambia e cambia la realtà in una relazione che è doppiamente determinata). Vuol dire cioè avere la coscienza di essere situati in essa. temporali. vale a dire il meccanismo mediante il quale le opposte posizioni entrano in relazione e in questa si stemperano. si relativizzano. si serve di distinzioni manichee più o meno mal celate che possono essere comprese da tutti (è il ritornello “se ci attaccano rispondiamo”). prendiamo una decisione (ma è appunto solo un esempio e può valere per qualsiasi azione o pensiero). Risulta evidente che in quest’ottica la pretesa di una realtà oggettiva decade insieme alla possibilità di conoscerla oggettivamente e da ciò consegue che il vero assoluto su cui esercitare l’epochè non è né Dio. coscienza di essere storici. ma è l’IO. Attuiamo dunque un processo simbolico atto a darle senso e unità di significato. in modo banale. Ogni individuo forma il mondo sulla base delle proprie interpretazioni sul mondo. ma quello che forma non è altro che il suo mondo.Mar ‘06 Editoriale Essere relativisti vuol dire cercare di mantenere sempre saldo il contatto con la realtà. Al di là di considerazioni spicciole dettate da opposte scelte di campo politico emerge un problema reale che può essere. argomentato così: preso atto dei nuovi conflitti e delle nuove tensioni che attraversano il mondo. contingenti. isoliamo le relazioni nel loro senso astratto. secondo cui dopo l’11 settembre è impossibile negare l’esistenza di una realtà oggettiva: decadrebbero di conseguenza visioni post-moderniste e “deboliste” di interpretazione del mondo. né l’essere. Eppure i difensori dell’oggettività sembrano avere buon gioco nel far presa sulla società civile. la creazione del nemico e la paura che da ciò consegue serve storicamente ad evitare che le popolazioni si chiedano perché ci sia un nemico. proprio come il reale. può essere più utile al superamento di questi problemi una filosofia di tipo normativo o un approccio scettico? A nostro parere l’aumento dell’incertezza e dell’insicurezza non può essere combattuto mediante “un acritico ritorno al passato”1.

ci siamo voluti occupare di una delle forme dell’unità: l’autoritarismo. Venezia. Ferrara. Arriviamo così al numero presente dove. con un qualche grado di differenziazione e non solo con reazioni a stimoli elementari. 5 . a nostro parere. contro Wittgenstein. ma che anzi sia proprio un’etica contingente a non essere ricettacolo di rischi e derive autoritarie. o meglio. in Il bello del relativismo. abbiamo un buon maestro: “la classe rivoluzionaria dev’essere pronta alla sostituzione più rapida ed inattesa di una forma con l’altra”. 76-77. Ambrosi. nella società. contro Quine. Numero pluri-metodologico dunque. Per tutte le soluzioni volte all’indietro valga questa risposta di Alessandro Ferrara: Avete voi modo per affermare. dopo l’esaltazione del molteplice del primo numero.Mar ‘06 Il discorso. contro Weber. che stabilire se una regola sia stata seguita è indipendente dal rifarsi a una prassi a sua volta inclusa in una forma di vita? Avete voi modo. Marsilio. Del resto. consiste nel non avere nostalgia per quel centro perduto. p. di negare che ogni operazione conoscitiva comporti un momento di selezione in cui si isola ciò che riteniamo importante conoscere in un oggetto. ne anticipiamo ora quelli che saranno i due nuclei principali. pregno di aspri conflitti o promettente paci più o meno perpetue. La filosofia dopo l’11 settembre. in quelli familiari e analizzando come l’arte abbia messo in evidenza tale questione. il controllo violento che chi detiene il potere esercita. dovrà vertere su un punto centrale costituito dalle differenti reazioni che si sono avute nel corso del secolo alla presa d’atto della frantumazione dell’unità: dolore o gioia. (Lenin) 1 E. 17. 1) Come superare il post-moderno? C’è davvero bisogno di superarlo? E’ possibile farlo senza soluzioni reattive? L’analisi. nei rapporti lavorativi. campi diversi nel tentativo di arrivare a qualche conoscenza. insuperato. in Il bello del relativismo. e lo rimarrà finché non rispondete. che possiamo pensare il mondo. L’assoluta novità del post-moderno non consiste infatti nel rendersi conto della perdita di un centro. anche in questo. foriero di speranze o carico di delusioni. pur parziale. e che tale attribuzione di importanza conoscitiva dipende da valori spesso rivali non riconducibili a una gerarchia unica e incontestabile? Non avete risposta esauriente e conclusiva a queste domande? E allora l’orizzonte postmoderno è ancora tutto davanti a voi. e quale che sia il clima attuale del mondo. di rintracciare con precisione la linea che separa ciò che è vero in virtù di uno stato del mondo e ciò che è vero in virtù del significato dei termini? Avete voi modo. contro Wittgenstein. Ma dopo Wittgenstein non si torna indietro. Venezia. pp. 2 A. molto complesso. quali che siano le evoluzioni interne o le difficoltà del pensiero di alcuni autori che hanno trasformato questo orizzonte in logo filosofico.2 2) Quale etica nel relativismo? Riteniamo infatti che l’impossibilità di un’etica razionalmente fondata non escluda l’esistenza di questa. Marsilio. fuori dai quadri semantici di un linguaggio? Avete voi modo di riaffermare. verrà aperto dal prossimo numero.

Per quanto riguarda la questione della responsabilizzazione dell’individuo. le molteplici manifestazioni che permettono di pensare a questa realtà nei termini descritti? 6 . In quest’ottica dunque assume grande rilievo il proclama dello psicoanalista austriaco Wilhelm Reich. poiché il termine fa riferimento esclusivamente alla produzione di beni. Questo impegno è dettato dal desiderio di impedire. Volendo riassumere è possibile precisare il significato dei due vocaboli affermando che “il «progresso» è dunque una nozione ideale (sociale e politica): là dove lo «sviluppo» è un fatto pragmatico ed economico”1. infatti. L’auspicio è quello di non incorrere nello stesso sbaglio che ha compiuto la società italiana nel corso del secondo dopoguerra. Abbiamo sinora accennato alla percezione del rischio di una svolta autoritaria della nostra società. Nel parlare d’educazione si fa qui riferimento ad un processo d’acquisizione di consapevolezza sia individuale sia collettiva che non sia guidato dall’alto o eterodiretto. esso va pensato come un tipo di intervento basato sulla trasversalità. tramite il cui consumo si aspira alla promozione sociale o si rimarca l’appartenenza ad un gruppo privilegiato. Il lavoro comune deve dunque puntare – e da subito – in direzione del progresso. Dunque: educazione e responsabilità. Ma quali sono gli aspetti. Tramite l’introduzione del concetto di “lavoro vitalmente necessario” è inoltre possibile superare la classica distinzione gerarchizzata tra lavoro manuale e lavoro intellettuale. per quanto possibile. ritengo che essa derivi soprattutto da un’acquisizione di consapevolezza del proprio ruolo nella società. in larga parte superflui. quando ci si è illusi che il raggiungimento di uno sviluppo materiale potesse gettare le fondamenta per l’avvio del progresso. Al contrario il “progresso” identifica un percorso di profonda evoluzione individuale e collettiva. i comportamenti. Quel che è derivato da questo errore. Con ciò si intende evidenziare che se processo educativo ci dev’essere. È possibile identificare nell’educazione e nella responsabilità i principi fondanti del percorso sociale evolutivo.Mar ‘06 L a Personalità Autoritaria Quando la società tende all’involuzione di Vittorio Martone Queste riflessioni muovono da un’imprescindibile valutazione di due basilari concetti. Secondo Pasolini la parola “sviluppo” “ha oggi una rete di riferimenti che riguardano un contesto indubbiamente di «destra»”. secondo cui va responsabilizzato il “lavoro vitalmente necessario”2. sulla molteplicità dei punti di vista e di direzione e sulla continua evoluzione. interpretati seguendo il modello che Pier Paolo Pasolini ha proposto nello scritto Sviluppo e progresso. educazione alla responsabilità come strumenti per opporsi al crescente autoritarismo di alcuni spregiudicati gruppi di potere che si sta diffondendo su base internazionale. Questo passaggio è direttamente consequenziale alla comprensione dell’importanza del proprio lavoro. ovvero quello che giova alla comunità e che per essa risulta indispensabile. sia in termini di utilità sociale che per la soddisfazione personale. Teorie come quella gobettiana delle élite o quella gramsciana dell’educazione dal basso hanno già dimostrato la loro sterilità nel passato e tanto meno possono risultare valide se applicate alla realtà attuale. tipico derivato della teoria delle élite. pericolose derive della società in senso autoritario. è stato un intorpidimento che ha fortemente rallentato la possibilità di un’evoluzione nel nostro paese.

è vissuta sulla scia di quella che Adorno definisce la “neutralizzazione” della religione3. o meglio reazionarie. come è accaduto ad esempio per la politica di riduzione della pressione fiscale sulle classi più ricche secondo la teoria del trickling down. l’aborto. Il culto “neutralizzato”. La ripetitività del messaggio ci sembra però intesa a far crescere nell’individuo una sorta di morale spersonalizzata. in un contesto storico moderno in cui lo spirito a-religioso è oramai assodato. riempiendo la prima fino all’eccesso. In ultima analisi. viene trasformato. Ma l’atteggiamento della chiesa su simili questioni ha una particolarità: l’istituzione si limita a diffondere proclami senza apparentemente invadere la sfera personale del fedele. nel corso dei quali veniva sostenuta la necessità della castità per evitare l’AIDS e le gravidanze. Negli ultimi anni ad esempio il governo degli Stati Uniti ha ripetutamente finanziato programmi di educazione sessuale finalizzati a terrorizzare i giovani. Inoltre non si può dire che i soggetti che partecipano a simili manifestazioni siano ferventi credenti e rigidi osservanti della dottrina cattolica. ovvero mantenuto e consumato in maniera casuale e come merce culturale. della chiesa e delle varie formazioni religiose nelle questioni etiche. il sesso fuori dal matrimonio etc. Il neoconservatorismo americano ha infatti tracciato una via precisa che in Italia è stata sinora seguita pedissequamente. che funga da freno inibitorio e. che si è distinta per il rapidissimo rispecchiamento dei comportamenti e delle ideologie di marca Usa. Proprio nell’ambito delle questioni sulla spersonalizzazione e sull’identità di gruppo ci pare interessan- 7 . ma anche a quella italiana. in cui l’individuo agisce come se fosse teleguidato da una morale coercitiva estranea all’ego. quello che preoccupa nei parallelismi tra Stati Uniti e Italia è lo sviluppo di ideologie puramente conservatrici. Proprio questo tipo di comportamento spersonalizzato. L’identità di gruppo diventa sempre più importante per i membri di una società estremamente frammentata. finisca con lo spingere verso una condizione di inappagamento frustrante. con il tempo. in un fattore di conformità sociale e di adattamento al gruppo interno. In base a questo modello economico la riduzione delle tasse ai ceti privilegiati viene giustificata affermando che. Oltre al ricorso ad una politica economica comune. sulla base dell’adesione convenzionale ad esso. portando avanti un’ammissione di superficie del relativismo. si tratta dello stesso processo che attuava il nazi-fascismo prendendo a prestito dal socialismo formule e organizzazione sino a realizzare il paradosso di raggiungere una maggiore internazionalizzazione della stessa Internazionale comunista. Ma ad accomunare i due paesi è anche il costante processo di invasione dello stato. Infatti sempre più spesso l’appartenenza ad un credo religioso. Questa dinamica risulta particolarmente interessante. i quali hanno fatto del neoliberismo selvaggio e del favoreggiamento delle classi più abbienti la propria bandiera. Le riforme dell’attuale governo Berlusconi hanno ricalcato fedelmente diversi programmi realizzati dall’amministrazione Bush. È possibile affermare che l’adesione a simili eventi sia determinata da costrizioni aliene ai reali desideri dell’individuo. per sovrabbondanza tra i più abbienti. questa straborda e fa colmare progressivamente anche le sottostanti). In Italia si assiste ormai quotidianamente ad attacchi incrociati su temi come l’utilizzo degli anticoncezionali. sembra essere alla base della partecipazione massiccia ai sempre più imponenti raduni cattolici di massa. in un superamento di facciata della “verità” biblica sulla creazione oppone il concetto di “disegno intelligente” all’evoluzionismo darwiniano. sconnessa dai reali comportamenti e desideri del soggetto e anzi in contrasto con essi. o addirittura la loro invenzione quando se ne presenta l’occorrenza. in realtà con lo scopo di difendere il proprio assolutismo. È il caso del neo-creazionismo che. possa derivare benessere anche per il resto della società (come nell’esempio della piramide di coppe di champagne in cui. Questo tipo di strategia desta un particolare interesse: è una forma di reazione che in qualche modo tende a fagocitare gli assunti o le dinamiche di base dell’ideologia opposta in funzione della propria affermazione. con tempi prossimi alla simultaneità. Il riferimento non è diretto solo alla situazione statunitense. e tra poco la ritroveremo applicata anche alla sessualità.Mar ‘06 È possibile riscontrare tendenze verso l’autoritarismo nella produzione ideologica di numerosi gruppi legati a contesti politici di destra.

Ma la dinamica in assoluto più importante nel contesto della repressione della libido è la creazione e il successivo sviluppo di una sessualità nevrotica. sino alle recenti guerre “del gas”. del divorzio. i proclami in difesa dell’unità della famiglia e dell’educazione cattolica e le accuse ai consultori appartengono proprio a questo tipo di strategia. Da quanto abbiamo potuto constatare è possibile riconoscere nelle riflessioni diffuse nel forum la tendenza ad un rigido riconoscimento della proprio identità in termini di gruppo interno e gruppo esterno. ad esempio. La distorsione del linguaggio tramite l’uso di formule legata alla guerra ha un’origine antichissima. Quando parliamo di repressione sessuale non intendiamo di certo un’azione diretta sui comportamenti quale potrebbe essere. dell’aborto. Nella realtà sociale attuale sembrano asso- 8 Annalisa Brambilla. che dopo essersi affermata negli Stati Uniti ha conosciuto una rapida diffusione anche nel nostro paese attraverso il forum Aven Italia4. poiché questi soggetti non vivono “semplicemente” un rifiuto totale della sessualità ma addirittura sostengono di essere privi di qualunque pulsione sessuale. sviluppato con la critica.te riflettere su un fenomeno come la nascita e lo sviluppo dell’associazione degli asessuali. la “guerra della razza” del nazismo. Le osservazioni quasi quotidiane contro la legittimità dell’utilizzo di metodi anticoncezionali. se stimolato in maniera opportuna. Una simile strategia infatti scatenerebbe. 2005 . una forte tendenza autoritaria. E allora in che modo i gruppi conservatori e reazionari tentano di realizzare il proprio progetto di repressione? Una metodologia di fondo che comunque mantiene una propria efficacia resta sempre l’attacco diretto. una contrapposizione frontale tra istituzioni e masse sulla base del risentimento per il tentativo di abolizione delle libertà. È fondamentale per la reazione completare il processo di sottomissione dell’individuo all’autoritarismo attraverso la repressione sessuale. o peggio “guerre in difesa dell’identità”. Potrebbe sembrare anacronistico parlare di repressione del desiderio in una società apparentemente laicizzata come quella attuale. Ma tutto questo non basta. Eppure quella che potrebbe sembrare una forzatura rivela una realtà più complessa di quella che emerge da un’analisi superficiale. Un soggetto che interpreta la realtà nella sua interezza partendo da questa ideologia polarizzata interno/esterno può facilmente sviluppare. Quello dell’affermazione del movimento asessuale è un fenomeno di particolare interesse. la “guerra fredda”. in difesa di diritti da tempo acquisiti e ormai ritenuti a livello profondo inviolabili. Questo tipo di visione polarizzata delle relazioni interpersonali è alla base di una struttura caratteriale nel complesso estremamente propensa all’accettazione dell’autoritarismo. potremmo ricordare le famose “battaglie della lira” indette dal fascismo. Con un minimo di attenzione è possibile notare facilmente come qualsiasi tipo di discorso sui temi più importanti della politica nazionale o mondiale venga affrontato facendo ricorso ad una terminologia fondamentalmente bellicosa. Ma volendo fare degli esempi. la contestazione e gli altri mezzi di espressione più o meno ufficiali che rientrano nel novero delle pratiche democratiche. Uno dei più abusati strumenti di sollecitazione in tal senso è il ricorso alla terminologia ideologico-bellicosa. il ritorno a un divieto formale dei rapporti prima del matrimonio.

Essa crea da sé i feticci contro cui combattere e in questa lotta pone le basi caratteriali che le permettono di rinforzare la propria base vitale. La dinamica è uguale a quella che Goebbels stesso definì quando affermò che era necessario rifornirsi “nell’arsenale della demo- 9 . censo. non sempre è vero. Dunque. possiamo affermare che una limitazione di queste libertà acquisite debba passare per la creazione di blocchi profondi a livello della personalità. assumendo che una sessualità sana è in grado di esprimere un potenziale evolutivo funzionale al progresso. che per queste sue stesse caratteristiche non esula dal cliché. ma qui corriamo il rischio di estendere questa trattazione – che certamente non ha pretese di esaustività – in maniera praticamente infinita. Dunque con la sovrastimolazione si conduce il soggetto all’interiorizzazione di una feticistica visione da sogno. ne deriva l’assoluta necessità per la reazione di bloccare questo percorso. utilizzando meccanismi di estrema semplicità ma anche di estrema efficacia. Ciò vuol dire che la limitazione diretta della sessualità o la sua profonda inibizione possono essere sfruttati dal regime conservatore e autoritario con l’intento di produrre negli individui una predisposizione alla sottomissione all’autoritarismo. Dunque poco importa se il contesto è quella della coppia aperta al molteplice o di quella pienamente soddisfatta dell’esclusività monogamica. età o stato civile. Allora. purtroppo. Questo. nella molteplicità delle manifestazioni comportamentali umane. ma che risulta insoddisfacente per il fatto stesso di essere reale e non onirica. La reazione quindi sfrutta a proprio vantaggio la libido al fine di reprimerla. sino a quando la ricerca dei rapporti non sia accompagnata – ci ripetiamo – da atteggiamenti nevrotici o da comportamenti ossessivo-compulsivi. siano esse di casta. E proprio questa esasperazione del cliché conduce il nuovo sogno interiorizzato a tramutarsi progressivamente – ma con impressionante rapidità – in elemento kitsch. e di cosa. In presenza di un atteggiamento consapevole e soprattutto in assenza di forme patologiche della personalità. in assenza di comportamenti patologici ogni forma di sessualità è da ritenersi positiva. è il modo migliore per farlo assurgere al grado di feticcio. possa essere descritto in tal modo. Una delle metodologie principali adottate in questo senso è la sovrastimolazione sessuale. Si apre a questo punto la questione sull’identificazione dell’eventuale patologia. completando in questo modo il percorso spiraliforme d’involuzione del desiderio. Vale la medesima affermazione anche quando essa è vissuta al di fuori di ogni rapporto stabile. L’esasperante martellamento mediatico realizzato con immagini di una sessualità distorta ci sembra connesso al tentativo di inibire nel profondo quei soggetti che invece nel quotidiano hanno accesso a una libera vita sessuale.Mar ‘06 date la libertà dei costumi e la possibilità di vivere la sessualità senza restrizioni di alcun tipo. Il potenziale “orgastico” dell’individuo si caratterizza dunque come elemento centrale negli attacchi della reazione. si realizza un tipo di strategia simile a quella del nazismo. Quello che invece vogliamo evidenziare è che la possibilità di vivere una sessualità completa e consapevole può esprimere un potenziale evolutivo per l’individuo che in qualche modo atterrisce il reazionario. Sovraccaricare di senso e di interesse morboso un argomento. Secondo la teoria di Reich è possibile considerare la libertà sessuale come strumento per evitare i comportamenti e l’appestamento ideologico reazionari. E la feticizzazione inevitabilmente conduce alla distorsione percettiva nei riguardi dell’oggetto in questione. In questa sede di discussione non ci dilungheremo nel tentativo di stabilire quale tipo di struttura della coppia sia più funzionale al superamento di antiche costrizioni. Ma questo tipo di riflessione non appartiene all’ambito di analisi di questo articolo e non potrà essere sviluppata in questa sede. la sessualità ricopre sempre una funzione positiva rispetto ai tentativi di repressione. In definitiva. Poco conta il contesto in cui si vive la propria sessualità. Aspirando quindi ad un chimerico raggiungimento del nuovo desiderio che si è prodotto nell’individuo e data la sua totale estraneità al reale – dovuta al suo carattere intrinseco di feticcio – ecco che si crea nell’individuo un’aspirazione frustrata capace di determinare inibizione anche rispetto a quella realtà che invece resta accessibile. assumendo che la realtà attuale sia quella di una società pienamente laicizzata. un soggetto. che per reprimere l’internazionalismo socialista ne prendeva a prestito le forme organizzative. Come già accennato prima.

Oggi. ma in questa sede il concetto è ripreso dal contesto novecentesco in maniera non proprio ortodossa. Infatti un soggetto consapevolmente impegnato in una visione critica della società e desideroso di partecipare attivamente ai processi sociali può essere fortemente inibito da una realtà di cui percepisce la negatività ma nella quale non trova margini d’azione per realizzare un cambiamento. Come già detto la spersonalizzazione dell’ego consente di creare una scissione nella psiche dell’individuo tale da mettere in contraddizione comportamenti e posizioni morali. Le posizioni assunte dai vertici istituzionali del nostro paese sulle più varie questioni – legalità in testa (leggi ad personam. Ogni progetto di legge si ritrova battezzato con assoluta rapidità con un nome alternativo e più “confidenziale”. E la creazione di questi molteplici “segreti di Pulcinella” è accompagnata da un’arroganza tanto fastidiosa quanto apparentemente inattaccabile. lo fanno già – e molto bene – semplicemente perché agiscono sulla base dell’ideologia autoritaria che hanno profondamente interiorizzato. Questo processo non potrebbe però risultare completo senza una profonda inibizione anche del comportamento politico di un soggetto civile consapevole. anche perché non dispone dell’intelligenza per farlo. Vengono dunque palesati. 2005 . Proprio la mancanza di una struttura organizzativa tale da convogliare queste istanze – argomento che ci fa toccare la questione della crisi dei partiti politici e dei sindacati – determina una sorta di sottomissione coatta allo status quo che potremmo definire come una specie di imbavagliamento nevrotico. E il fastidioso revisionismo sull’argomento è un chiaro esempio di questo: il governo in carica cerca di distruggere alla base la fonte ideologica che crea la sua opposizione.Mar ‘06 crazia delle sue stesse armi al fine di distruggerla dall’interno”. La questione è invece incentrata sul complesso della personalità dell’individuo. La sfacciataggine della dirigenza politica e il generale contesto di assopimento di massa bastano a far sentire isolati quegli individui la cui coscienza politica imporrebbe loro una presa di posizione ed un tentativo di azione diretta. che ne rivela la motivazione reale (la “salvapreviti” è un ottimo esempio). invece. Come è spiegabile una simile situazione? Forse semplicemente ricordando che il berlusconismo e tutte le sue più bieche derive rappresentano il punto di arrivo di un percorso involutivo che ha radici antiche. di una certa progettualità finalizzata a spingere il paese nella direzione che dei poteri paralleli avevano scelto. non si può parlare di “pianificazione” autoritaria. Risulta quindi diffi- 10 Annalisa Brambilla. depenalizzazioni. i moventi fondamentali delle principali azioni di governo realizzate tutte a colpi di maggioranza. di “doppio stato”. Così come Piero Gobetti descrisse il fascismo come il punto di arrivo del fallimento dei moti risorgimentali. La situazione politica attuale è totalmente diversa da quella della prima Repubblica. conflitto d’interesse) – mostrano la sicurezza e la sfacciataggine di un gruppo dirigente che intende accumulare ricchezze e potere sfruttando la politica come semplice mezzo per superare gli ostacoli istituzionali alla propria affermazione. In quella realtà era possibile parlare di “poteri oscuri”. La struttura caratteriale di chi è oggi deputato al governo di questa nazione fa il resto: non c’è bisogno che loro pensino di trascinarci verso il regime. come se non dovessero essere più oggetto di imbarazzo. Il ricorso a queste tematiche non deve ingannarci riportandoci al dibattito sulla società moderna dell’industria e delle macchine. Eppure è esattamente in quella direzione che ci stiamo muovendo. È difficile credere che questo governo abbia un progetto dettagliato per spingere il paese verso il regime. così è possibile parlare di questa attualità come del punto d’arrivo di un “cammino” iniziato con il fallimento degli ideali della resistenza. L’alienazione riveste un ruolo centrale nella sottomissione all’autoritarismo.

11 . “Sviluppo e progresso”. convinti che non ci possa essere individualità completa senza socialità e viceversa. E l’aspetto più grave di questa situazione non è solo l’agevolazione di una classe a discapito delle altre. che nel perseguimento del proprio interesse traduce in forza materiale un’ideologia reazionaria. laddove occorra. Importante sarà anche la capacità di sbilanciarsi nelle esposizioni. 3 Cfr. Inoltre bisogna sottolineare la necessità di affrontare ogni problematica attraverso la moltiplicazione dei punti di vista. È dunque necessario porre in risalto l’importanza dell’autonomia di pensiero dell’individuo e della sua rete di relazioni sociali. 4 Cfr. P. rifiutando soluzioni semplicistiche. Bisogna ribadire quanto già sostenuto in apertura: se una forma di azione si può ipotizzare questa deve necessariamente avere come caratteristiche la trasversalità.asexuality. Reich. welfare.) vengono semplicemente bollate con un’etichetta qualsiasi per poi essere ignorate e dimenticate. come forma di lavoro. che deve tendere non ad una banale semplificazione. E quindi diventa “assolutamente” necessario il rifiuto di ogni impostazione di pensiero in qualche modo viziata dal totalitarismo. Psicologia di massa del fascismo. Theodor W. la molteplicità dei punti di vista e di direzione e la continua evoluzione.org/it/ >. Torino. Quindi non solo rifiuto. ma anche attenzione al rischio di assolutizzazione del relativo. che significherebbe assumere il presupposto che le masse non siano capaci di intendere un linguaggio tecnico o specialistico. tenendo presente che simili processi hanno un’evoluzione rapida e dalla lunga permanenza a livello profondo? Noi riteniamo che l’amplificazione del dibattito su temi politici. Robert N. in Scritti corsari. basata sul confronto continuo e reciproco. Pasolini. Edizioni di Comunità. informazione etc. 2002. Quali possono essere le vie da percorrere per evitare questo slittamento progressivo nell’autoritarismo. Adorno. ma anche e soprattutto la modificazione della struttura caratteriale delle masse. La personalità autoritaria. tentando sempre di far nascere un dibattito proficuo. purtroppo. 1 P. finalizzata al superamento anche delle insicurezze individuali. ambiente. W. non onnicomprensivo e privo di pretese di esaustività. il forum di Aven Italia all’indirizzo < http://www. Di rilievo è poi il lavoro sul linguaggio. L’intento deve essere quello di puntare con decisione in direzione della comunicatività. avendo la fondamentale capacità di sviluppare. Levinson. E lo scontro diretto cui pure si ambisce nei momenti di disperazione – sottolineiamo l’utilizzo letterale di questo termine – risulta impossibile a realizzarsi fino a quando l’autoritarismo non si sia manifestato nella sua assolutezza. Questo perché. che vengono predisposte a una progressiva radicalizzazione dell’estremismo autoritario. sociali e culturali – nel senso più vasto che questi termini possono assumere – sia di fondamentale importanza. vol. Daniel J. Le manifestazioni di dissenso ormai sempre più frequenti e riguardanti ogni settore della vita politica (lavoro. il percorso involutivo si completa nel momento in cui le istanze sociali critiche e consapevoli vengono assoggettate ad una forma ideologica totalitaria e cercano di sovvertire lo status quo per riutilizzarne le metodologie in un contesto diverso. di “training”. per evitare sterili arroccamenti in un mondo solipsistico. giustizia. Non è casuale che i processi ideologici cui fa ricorso il panorama politico che si sta contestando in questa sede sfruttino in maniera ripetuta l’accettazione di facciata del relativismo al fine di consolidare il proprio assolutismo. 1997. ovviamente. Milano. Esse. una “progressista” asistematicità di pensiero. Einaudi. Else Frenkel-Brunswik. 2 Cfr. 1999. È fondamentale non accettare l’identificazione di una soluzione unica o definitiva. 3. non riescono a sortire un effetto diretto sulla realtà. E quindi diventa necessaria un’educazione comune. senza difendere aprioristicamente le proprie posizioni. nell’analisi di ogni molteplice fenomeno della realtà condotta con un atteggiamento comprensivo. concetti che spaventano solo per il loro carattere evocativo. Il risultato resta però lo stesso: la società si tramuta in un’organizzazione autoritaria in mano ad un’oligarchia squisitamente economica. Risulta poi fondamentale l’impegno. Mondadori. avendo in seguito l’apertura necessaria al confronto e senza il timore di critiche o smentite.Mar ‘06 cile manifestare attivamente il proprio rifiuto di questa situazione. Milano. Sanford.

non si occupò mai di politica. dunque. cerca di mantenerlo. Da Durkheim si è derivato il relativismo del concetto di devianza. valido in una determinata società. e per questo afferma che essi. Chi ha il potere. omicidio di un membro del gruppo.”3 Il fatto che si faccia una «somma tonda» di personalità e si operi con questa senza alcun riguardo per le particolarità degli individui che vi sono compresi. quindi. seppur “odiosi”2. prestazioni e concessioni siano stabiliti a priori sulla base di un determinato numero di persone – tutto ciò non è dispotico o democratico. repressi sempre formalmente. e sempre suscettibile di mutamento. Se devianti sono gli atti che vengono repressi. furto. la classe dominante. formalmente o informalmente. ma in ogni caso comporta un abbassamento del vero e proprio contenuto della singola personalità al fatto formale che essa è appunto una. tale affermazione non distingue. Non lo biasimiamo perché è un reato. esaminando in particolare il problema della violenza perpetrata sulle donne all’interno di relazioni di coppia. senza cura alcuna per il potere). Che il soggetto è vincolato dagli altri e vincola altri. secondo il suo particolare sviluppo storico. e chi fissa il diritto? È più semplice rispondere alla seconda parte della domanda: i gruppi che sono al potere. mancano due elementi: esistono crimini che sono sempre stati repressi (incesto. ovvero coloro che hanno l’interesse e la forza politica di fissare i propri valori. Assume. ma di domandarsi quanto sia ancora valida “la legge ferrea dell’oligarchia” di Michels5. tra potere dispotico e democrazia. Al conteggio finale. ma che è criminale perché urta la coscienza comune. che le donne 12 . la libertà diventa un fatto sociologico. inoltre. perché hanno un cranio più piccolo di quello degli uomini. un loro sottoinsieme è costituito dai reati. in maniera tale che alcune categorie di devianza siano ufficialmente istituite. Durkheim definisce le donne inferiori. stupro di una donna sposata). come molti altri sociologi. utilizzando due degli approcci sociologici ritenuti più rilevanti: le teorie dell’etichettamento e del conflitto. Egli osserva che nella storia non sono mai esistite società senza reati. pur fondando molte delle sue ricerche sul diritto. che si contino e non si pesino i voti. e. così. Accettando che la società si fondi sul conflitto. sembra. sono sociologicamente normali. Chi è un “tossico”? Chi uno “stupratore”? Ne La divisione del lavoro sociale (1893). si intende affrontare il concetto di devianza. in secondo luogo. comandi e divieti. non aspira certo a tornare in una catena di montaggio. ma è un reato perché lo biasimiamo1. chi cambia status. prodotto stabile delle società in mutamento (senza contare la “sacralità” attribuita alla società stessa. Infatti egli osserva i meccanismi di attribuzione di potere all’interno dei sindacati e riscontra una totale assenza di alternanza. La medesima struttura è riscontrabile all’interno dei partiti politici: dall’aristocrazia democratica alla democrazia aristocratica.4 Il punto non è di mettere in discussione il procedimento democratico. Chi stabilisce cosa sia deviante. enorme rilevanza la definizione data da Becker nel 1963 di “imprenditori morali”6. che istituzioni. Nel presente articolo.Mar ‘06 L a Violenza Domestica Dall’etichettamento al conflitto di Federica Santangelo Non bisogna dire che un atto urta la coscienza comune perché è criminale. ed inevitabilmente un esercizio di potere: “Il senso della libertà limitato al soggetto in sé e per sé è così solamente lo spartiacque tra questi due suoi significati sociali. Durkheim. tuttavia.

tipico di famiglie di basso stato socioeconomico. oltraggio alla castità”. infatti. ci sono più casi di violenza di quanti non ve ne siano nel Nord. ma anche “forza rivolta ostilmente verso qualcuno o qualcosa. violenza. La radice etimologica non è di poca importanza: si consideri che l’origine sanscrita è vaiah da cui l’antico termine greco tendine.Mar ‘06 parigine lo abbiano mediamente più piccolo di tutte le altre. e tuttavia. Gli uomini che perpetrano violenza sono già stati etichettati come outsiders. non sulle dimensioni craniche). Chi si prende la briga di leggere le ricerche anglosassoni e nord-americane che parlano invece di differenziale economico e culturale quale fattore di rischio di violenza? Una donna più istruita o che guadagni più del partner corre un rischio maggiore di subire violenza. biva. si dice. potenza”. questi finisse per rivalersi con l’esercizio di un potere dispotico all’interno della propria casa7. o nel Delaware. le donne immigrate. ex partner. Tant’è che nel 2003 in Emilia Romagna il 74. non un delitto da inserire nei fattori criminologici contro la morale. sono più esposte alla violenza. vigore. il termine al plurale. infatti. Senza voler precisare che egualmente immigrata è una donna nord-americana. “uomo”. dunque. ex conviventi. cento anni dopo. il fenomeno è limitato e marginale. dove la donna ha meno remore nel lasciare il partner. Nel Sud. ma si evitano accuratamente indagini di vittimizzazione. e più numerose le vittime donne di mariti. deriva vir. sono. “muscolo. Vires. può identificare sia il “valore generativo” sia le “forze militari”. in entrambi i casi. anche per violenza contro le donne. in cui la donna ha meno diritti. I greci parla13 . e quindi vi è il nulla osta nel punirli. Si dice. In Italia. e l’italiano “virile”. violenza”. nonostante queste affermazioni. A parte la frustrazione derivante dalla povertà. conviventi. che significa “forza. un binomio che ha radici antiche. Ci si chiede. gli uomini violenti classici. Già nel 1903 Simmel notava che in organizzazioni in cui il bisogno di un’alta coesione sociale richiedeva ferrei vincoli alla vita autonoma del singolo. Il potere domestico maschile è minacciato. che ad un’immagine sociale irreprensibile associano la violenza all’interno delle mura di casa? Il medesimo percorso di marginalizzazione viene seguito anche per le vittime: sono economicamente dipendenti. per arrivare alle stesse conclusioni (sullo stupro. ovviamente. Violenza e potere. e a nessuno viene in mente di andare a salvare le donne nei 33 stati USA in cui lo stupro del marito è depenalizzato. Ora. e con basso livello di istruzione. bivaß “vigore fisico. ogni teoria che punti a spiegare la violenza attraverso disparità economiche. Procedendo per stereotipi: un tema sociologicamente di moda è oggi la questione dell’immigrazione. non esita a sottolineare che lo stupro è un delitto violento contro la persona. si dice ancora. provenienti da una cultura diversa. ivnovß. se il fenomeno sia davvero diffuso quanto le femministe vogliono far apparire. Ma che ne è degli “insospettabili”. forza muscolare” la cui evoluzione è ivß. dove la depenalizzazione è estesa a chiunque abbia avuto almeno un rapporto sessuale consenziente con la donna nell’anno precedente il reato? Che la devianza sia una costruzione sociale della classe dominante. “Violenza” deriva dal termine latino vis. ex mariti. In Italia si deve attendere il 1996. Il finanziamento della ricerca è pur sempre un meccanismo di controllo. Ma oggi. o nei cinque in cui lo è anche quello dei conviventi.45% delle donne extracomunitarie che si sono rivolte a centri antiviolenza sono state maltrattate da partner italiani. prepotenza. culturali od occupazionali nella coppia si riduce ad inquadrare il fenomeno all’interno del più ampio schema della gestione del potere. infatti. la maggioranza. in effetti. sembra un’affermazione non lontana dalla realtà. come mai salvare le donne musulmane dal burka è compito morale del mondo unito. Dal termine. L’analisi delle denunce ovviamente sottostima l’incidenza della violenza. Deve essere la ragione per cui nel Nord gli omicidi familiari sono più numerosi. il tema della violenza domestica non solo resta appannaggio esclusivo delle associazioni femministe. si dice. partner. allora. cui difficilmente tale etichetta è applicabile anche in questo caso è solo la solitudine sociale potenzialmente maggiore a rendere le immigrate più a rischio.

Che la Chiesa Cattolica abbia una visione androcentrica non è una novità e sebbene il nostro paese si definisca laico. non sono «la Donna». Maria. una disparità di risorse. termine simbolico: le donne viste nella loro essenza perdono l’individualità di persone. sostiene la Magli. riducendole alla loro funzione sessuale e biologica. potenza o forza”.Mar ‘06 vano di forza. si concorda con Ida Dominijanni: il cardinale critica il femminismo emancipazionista che in nome della parità infuoca una guerra tra i sessi per l’ottenimento del potere. in quanto gruppo di potere in grado di indirizzare le politiche statali così come le abitudini di voto degli italiani. Si osservi quanto una tale concezione abbia influenza anche solo nel tema specifico della violenza sulle donne: se il potere si fonda sul controllo della morte. verserà il prezzo perché diventi sua moglie. violenza esercitata non più solo con la prestanza fisica. Anche per questo. a seconda del contesto. non di potenza. di violenza. qualsiasi tipo di potere. sia stata costruita una figura ideale di donna.di nuovo. La Magli sostiene inoltre che. Se il padre di lei rifiuta di dargliela. in linea con la tradizione cristiana del sacrificio. perché priva di intenzionalità. potestà o potere. Una parentesi a parte merita a questo punto l’esame dell’influenza sul tema della violenza contro le donne da parte della Chiesa cattolica. appare chiara la grande influenza del Vaticano. “violenza. più ambiguo resta quello tra violenza e potenza. Tre concetti di forte interconnessione. La Mulieris dignitatem. forza. autorità e dominio”. che può far sentire l’uomo in pericolo (ma è un concetto ampliabile a molte altre situazioni da cui possa derivare insicurezza). le chiama Donna. e da maschi che si sono sempre ritenuti unici soggetti. la coscienza di essere valore per sé. non sempre simbolico. critica la 14 . nella Mulieris dignitatem. di per sé eversivo. ha chiesto alle donne bosniache stuprate in guerra di non ricorrere all’aborto. può apparire a molti il canale privilegiato del controllo. che racchiude in sé miracolosamente entrambe le opposizioni. il Papa. il Cardinale Ratzinger scriveva la Lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella chiesa e nel mondo. egli pagherà in denaro secondo il prezzo nuziale delle vergini”. è stata conservata in Italia fino al 1981. La violenza terrificante che si sprigiona da questo vuoto storico è la prova più evidente che il Cristianesimo è una religione costruita dai maschi. Nel caso della violenza domestica. la violenza su di loro.10 Il 31 maggio 2004. L’importanza che viene attribuita dalla religione cattolica alla famiglia. almeno potenzialmente. Basti pensare che nell’Esodo 22 è scritto: “Se uno seduce una vergine che non sia fidanzata e dorme con lei. obiettare che non v’è nulla di più intenzionale di un’azione orientata alla salvezza della propria esistenza fisica. distingue tra potere e potenza. essendo madre e vergine. causa la violenza come forma di potere. Ancora oggi la parola tedesca Gewalt. tutte le risorse per rendersi autonome. di vigore fisico. Se il legame tra forza e violenza è chiaro. è una costruzione nel vuoto. evidentemente connessa al sanscrito. oggi che le donne hanno. Non si può dimenticare quanto essa abbia contribuito alla supremazia di genere. allo scopo. che sono esseri storici.il ruolo di madri o vergini. Analizzando il testo di Ratzinger. non solo come strumento di potere (si consideri che Gewalt è “violenza. però. all’interno del nucleo familiare. forza. si fonda sul controllo della morte”8. In sostanza nel passaggio dalla cultura greca a quella latina si è passati dall’identificazione della pura forza fisica al più ampio significato di potenza. Giovanni Paolo II affida. ehemännliche Gewalt è la “potestà maritale”). significa. Alle donne. ad esempio. un vuoto che costituisce il massimo dell’ingiustizia per le donne. non riconoscendo valore sociologico all’obbedienza determinata dalla potenza. “Wojtyla riesce a stravolgere la massima conquista dell’uomo moderno. e. ma anche mediante l’esercizio del potere. dichiarando che l’uomo è per sé in quanto è per l’altro”9. Gewalt akt è un “atto di violenza”. al perdono e alla sopportazione è parte della nostra cultura. Weber. come degenerazione di queste accezioni. dunque. attori e interpreti della vita. Si potrebbe. poiché attribuisce alla donna un potere di vita e di morte che non può esserle proprio. sancita per legge. si ritiene condivisibile l’affermazione di Ida Magli: “Nessuna società è laica perché il Potere. Riflettendo sul fatto che la medesima pratica.

Porterà alla paralisi della normale gestione quotidiana nella famiglia e aggraverà le situazioni in cui la violenza è presente. Guanda. Edizioni di Comunità. 4 Ibidem. Michels. Dio è lo sposo. p. non si può spiegare la violenza domestica. Durkheim. scevra soprattutto di violenza. p. una mobilitazione di massa deve implicare impulsi “relativamente semplici. Ega. lei è l’Altro. 7 G. 2 È. Le regole del metodo sociologico. 103.”11 Concludendo. 60. Se le parlamentari donne (ma si auspica che il tema diventi prima o poi così generale da interessare anche gli uomini) non si uniscono per combattere la violenza è solo perché la questione nasconde interessi trasversali e per questo non consente una presa di posizione netta e semplice. Il Mulino. 3 G. Saggi di sociologia della devianza. Il punto è che Ratzinger compie un salto che riduce la differenza di nuovo a pura biologia. Magli Sulla dignità della donna. per cui la donna pagherà nei secoli con la dominazione. Si potrebbe dire che. se non dovute a condizionamenti culturali. l’Assoluto. Edizioni di Comunità. Israele la sposa. Bologna 1966.gender theory. Nel capitolo 13 della lettera ricompare il binomio maternità-verginità entro cui risiede la più alta realizzazione della donna. Gli strumenti legislativi a tutela delle donne sono ancora inadeguati. 70. Gestisce maggiori risorse e protegge interessi più diffusi l’Associazione dei padri separati o la costellazione. quindi. Edizioni di Comunità. per indole portata a tutto quanto sia disposto per gli altri e nell’accudimento degli altri. Torino 1998. ma si contesta il fatto che la si utilizzi per attribuire ruoli stereotipati agli uni e alle altre. evidentemente il suo esercizio non ha genere. nel caso in cui non si riconosca reciprocità. Il Saggiatore. È più facile che un fumatore abituale di marijuana sia etichettato come criminale. 48. Non solo. il solo che può condurre l’umanità fuori dall’autosufficienza e dalla violenza. che un uomo ricco e socialmente affermato come maltrattatore. Per essere comune a molti. peraltro non sempre unita. senza poterne comprendere le ragioni. Ci si chiede cosa resti della donna che non è proiettata verso l’altro come si aspetta la cultura cattolica. Sociologia. op.254 15 . S. Milano 2002.. come prima di lui Papa Giovanni Paolo II nella Mulieris dignitatem. ma l’altro possa essere disumanizzato e perciò oggetto di pericolose aggressioni: “La donna si determina e si differenzia in relazione all’uomo. 12 G. Outsiders. Egli è il Soggetto. una supremazia fra i sessi appare evidente. 6 H. Il secondo sesso. 8 I. In questo paese la famiglia è un terreno ancora molto farraginoso e troppo intoccabile. cit. 9 Ibidem. che pure le riconosce “il genio femminile”. è l’inessenziale di fronte all’essenziale. al di fuori di una libertà del sé. se il potere è un sostantivo maschile. p. Becker. di queste due essenziali caratteristiche. dimenticando la differenza sessuale. Simmel. Roma 2005. Sociologia. Simmel. che non riconosce differenze tra uomo e donna. La sociologia del partito politico nella democrazia moderna. 1 È. Armando Editore. Le metropoli e la vita dello spirito. Qui non si intende negare la differenza esistente tra gli uomini e le donne. dall’altro lato è essenziale la modalità con la quale si giunge ad identificare la differenza. p. p. Milano 2001. e senza ricorrere alla categoria del potere non si può spiegare l’enorme diffusione di miti e stereotipi sul tema. si è visto che senza ricorrere alla categoria del potere. p. La scelta dell’unità di misura è di per sé costitutiva della volontà di sopraffazione. p. di difficile utilizzo. 11 S. Parma 1993. afferma Ratzinger. p. 5 R. inutili nelle emergenze e soprattutto inefficaci nel lungo periodo. 35. de Beauvoir. di associazioni femminili che si occupano di violenza? La legge Tarditi sull’affidamento condiviso è un esempio lampante della disparità delle forze in gioco. Milano 1992. 16. universalmente umani”12. non l’uomo in relazione a lei. è il peccato compiuto nell’Eden a rompere la biunivocità complementare della relazione uomodonna. Torino 1987. Simmel. 35. Durkheim. 10 Ibidem. La divisione del lavoro sociale. ma la violenza di cui sono vittime le donne italiane non è ancora dotata.

Ma questo può anche essere un eccesso di rigorismo. cioè con il fatto che gli scrittori.dissi che erano. i tre intellettuali a cui lui faceva riferimento: Pasolini. nella migliore delle ipotesi. cioè non credo che al di fuori di posizioni di materialismo storico sia possibile condurre nessuna critica all’esistente.. di prospettive. gli artisti tendono da quel momento in poi a smarrire la necessità dell’esercizio critico del proprio lavoro e sul proprio lavoro. che non mantiene più il ruolo di intellettuale che prima gli era proprio e tende a farsi solo poeta. A mio parere. di utopia. In passato. Recentemente ho detto che oggi il grande capitale finanziario odia i proletari. Secondo me questi non rappresentavano assolutamente una posizione critica accettabile. in cui non c’è più spazio per mediazioni tra i conflitti che si istituiscono oggettivamente tra dominio capitalistico sterminato e iper-elitario. e ribadita nel suo ultimo libro La fine del postmoderno. riguardo alla diminuzione della capacità dell’intellettuale di intervenire sul reale. Perché di fronte a tutta questa conciliazione. di fronte alla nostalgia che Luperini mostra verso certe figure di intellettuali. è un grande errore della posizione delle sinistre . ovviamente. Il problema. tranne rarissime eccezioni. Una posizione materialistica si occupa di vendetta.Mar ‘06 I ntervista a Edoardo Sanguineti a cura di Mimmo Cangiano e Andrea Severi Vorremmo partire dall’analisi condotta da Luperini. grande capitale finanziario che gioca su tutti i tavoli. invece. credo che le posizioni fossero anche più articolabili. L’elemento di concordia è l’odierna carenza di un’attività critica da parte del mondo intellettuale. i poeti. Devo dire che in questo io sono molto tendenzioso. anche nell’accezione più negativa. di polemizzare con Luperini. Sarebbe strano 16 .usando per capirci un termine molto largo . Non sono d’accordo che si possano trovare interessanti.quella di pensare che il proletariato privo di coscienza abbia bisogno di sogno. ma con un elemento di concordia. assolutamente essenziale per recuperare la coscienza dei conflitti di classe. insomma. In questo io sono un benjaminiano assoluto. cioè in una società meno catastroficamente organizzata. persa la coscienza di classe. Dunque bisogna riabilitare prima di tutto la coscienza di classe. da questo punto di vista. per cui siamo cittadini della democrazia ecc. e nell’analisi del reale? Il poeta. Fortini. degli “utopisti sbandati”. le altre non sono posizioni alternative ed efficacemente critiche. Questo tradimento dei padri è il tradimento di tutte le social-democrazie e Benjamin su questo è stato di una chiarezza esemplare: il futuro non ci riguarda. Non invece nella società odierna a globalizzazione compiuta. «Recentemente mi è capitato. è vendicare i padri che hanno sofferto. e non pensare assolutamente alla felicità dei figli. Secondo: bisogna riabilitare l’odio di classe. si perde l’odio di classe.. Dunque su questa diagnosi negativa intorno alla carenza odierna di intellettuali concordo.. Il compito dell’intellettuale. come diceva Benjamin. per quanto è possibile (ognuno fa quello che può) la coscienza di classe in un proletariato che l’ha sostanzialmente perduta. Volponi. Secondo lei questo problema può esser messo in relazione con la parallela perdita della capacità critica della generazione di coloro che scrivono a partire dalla fine degli anni ’70. pressappoco su questo tema. e un proletariato che grosso modo costituisce il 98 % della popolazione mondiale e che non sa di essere proletariato o sottoproletariato in quanto la coscienza di classe è praticamente distrutta. è sempre lo stesso: portare. Non sono d’accordo. in un’intervista a Liberazione. quello che ci riguarda è soltanto la distruzione del presente e la vendetta del passato. Credo di aver usato una definizione felice una volta. da un punto di vista critico.

Ora. cioè di quelli che ammorbidivano il conflitto del capitale facendo gli agenti pubblicitari al servizio di un capitalismo dal volto umano ma dalla sostanza assolutamente sfruttatrice. Ma Occhi sulla graticola è veramente un libro eccellente e il 17 . Caliceti. che si leggono anche con un certo interesse. il ruolo del critico di fronte a tale situazione? «Si potrebbe rispondere che non si riesce a fare un canone perché non ci sono i canonizzabili. l’apparato critico è sovrabbondante rispetto a poeti. la risposta è: non si fanno canoni perché mancano i canonizzabili. il pontefice recentemente scomparso ha santificato pressoché l’universo mondo. almeno nelle prime cose scritte. Mentre ho l’impressione che sul terreno della narrativa Scarpa. Su questo torneremo dopo. si deve lavorare costantemente sul campo senza indicare vie maestre. Allora. è Bush. anche diseguali per età. cioè quella da Lei curata e quella di Mengaldo. Ora. hanno dato. Questo è il punto. c’è una sorta di caccia all’uomo disperata per raccogliere quelle che sarebbero le voci nuove. Ottonieri. non c’è oggi eversione dal basso. di Fortini e di Volponi non servivano a niente. facendo un volumone utilissimo. ognuna di queste antologie scatena una marea di dubbi. erano soltanto gente di tipo olivettiano. Partendo dall’esempio della proliferazione di antologie uscite negli ultimi anni. la produzione è in crisi di sovrapproduzione. per cui non bisogna sottoscrivere nessun trattato internazionale che danneggi il capitale americano. così sentendosi nobilitati in questa sorta di equilibrio morale». l’eversione nasce dall’odio che il capitalismo ha nei confronti dei proletari. oltre tutto. francamente. ci sono pochi eroi che riescono a leggere tutto. o quasi. ma è difficile a vedersi. hanno scovato 64 poeti (non so se è una cabala). di un’operazione di “canonizzazione” del contemporaneo. il maggiore eversore che oggi ci sia al mondo. mistici e affaristi. mi pare un annuncio impossibile. il livello è estremamente basso. non mi sentirei oggi di dire finalmente ‘habemus poetam’. in cui si dice “ma chi facciamo santo?”. è quella di Alberto Bertoni che in Trent’anni di novecento è arrivato ad antologizzare più di 200 voci affermando che “se le grandi strade sono interrotte restano da tracciare i sentieri” e che dunque. mentre a livello ecclesiastico. è “l’eversione dall’alto”. di quanto il panorama offre. come quella di Rondoni-Loi e tante altre. non condividerei i suoi gusti. assistiamo all’uscita di una marea di tentativi. significa che la fase imperialistica è esplosa. La soluzione più estrema. Per quello che noto. Ci può essere un Dino Campana perso in mezzo a questa gente che si scoprirà fra cinquant’anni magari. in quanto a poetica. che non hanno nemmeno pubblicato ancora un libro di versi. e che erano stati raccolti sotto l’etichetta di Cannibali. pressappoco. per cui è legittimato l’uso dell’atomica. sul terreno culturale le cose si complicano molto e capita il contrario: non si sa più chi santificare. di destra e di sinistra. le fanfaluche teoriche di Pasolini. nessuno dei quali riesce realmente ad incidere in ambito critico. possiamo riscontrare questa situazione: dopo le due antologie ormai storiche. secondo Lei. in cui si sono messi insieme ben otto critici. critiche. non escludendo niente. ci si rende conto dell’impossibilità. negli ultimi trent’anni della poesia. Continuando ad analizzare il problema della critica. Si possono fare altri nomi di qualche interesse. per esempio.Mar ‘06 se i proletari non ricambiassero la cosa. Quando uno elabora la teoria per cui è lecita la guerra preventiva. Per usare un’espressione gramsciana. ma a livello di informazione. l’eversione è propria dei poteri. e questo è umanamente comprensibile. qualunque sia l’argomentazione falsa con cui essa è mossa. e se dovessi canonizzare qualcuno canonizzerei lui. dei risultati notevoli. da questo punto di vista. perché non mi sento di canonizzare nessuno. una sorta di resa coerente al postmoderno. Posso notare che alcuni poeti sono interessanti. Qual è il problema? Quale deve essere. Il capolavoro in questo senso è toccato dall’ultima antologia di Cortellessa e altri. non c’è niente di particolarmente eversivo. Perché. 8 ciascuno. come elenco telefonico. cosa mai capitata. ma il migliore a mio parere rimane Scarpa. Cosa vuol dire? Vuol dire che c’è un numero sterminato di poeti dentro al quale ci può anche essere un gigante. benché. Sennonché la constatazione è che siamo proprio di fronte a una poesia plurale. Per intenderci. anche terribili. giusti e ingiusti. Nove. ma non voglio far nomi. il maggiore responsabile. E’ come in un’epoca di corruzione molto grave. Allora.

tutti Poeti puri ed esclusivi». io personalmente non sono assolutamente d’accordo e non credo che Savinio avesse in mente una cosa del genere. è a mio parere invece un libro ugualmente di qualità. e se non si tiene conto di queste cose è impossibile fare opera critica. e in fondo della letteratura non me ne importa nulla: considero la poesia uno dei tanti modi di comunicazione di messaggi ideologici e dunque. Edoardo Sanguineti . è il pensiero debole? «No. Fine dei modelli di Savinio è anche per noi testo di riferimento. politici. Nel momento in cui nel mondo esse- 18 in foto. a Darwin. In fondo per lui il grosso deficit era culturale. Allora. Ora. coraggio!”. a Marx. in ultima istanza. Potrei metter l’accento sulla posizione politica. a uno sguardo il più possibile franco nei confronti della realtà. Questo è quello che oggi effettivamente manca. a Groddeck. Il problema della fine delle parole che cominciano con la maiuscola è ciò che riteniamo assolutamente centrale. nonostante sia caduto quasi nel disdegno generale. Quello che aveva in mente. dato che per me è la cosa più rilevante. che è il suo secondo libro. a Freud. Savinio conclude con: “Amici. dunque rispetto all’angoscia dell’uomo moderno che da questo deriva. della Campo. Ma questo vuol dire che alle nostre spalle sta una posizione di disillusione nei confronti della condizione umana di cui siamo grati a Copernico. altro che pensiero debole. ma tutto ciò che favorisce qualsiasi tipo di ottimismo modellizzato.Mar ‘06 Kamikaze d’occidente. a puntare su questo. cioè che richiami nostalgie rispetto a una pienezza umana che sarebbe stata perduta. ha una tenuta oltretutto che negli altri mi pare meno compatta. anche certe cose di Culicchia. era prender coscienza dell’assoluta necessità di essere copernicani e non tolemaici. insieme ad altri e ai libri di Anceschi in particolare. vuol dire resistere. la necessità di riportare ogni cosa sulla terra dove può essere messa in relazione con gli strumenti del riso. mi pare. Sul terreno della poesia il ritorno all’ordine ha funzionato invece in maniera assolutamente schiacciante. dell’ironia. per esempio. penso che occorra un pensiero fortissimo in cui davvero ci si responsabilizza di fronte alla realtà e si prende posizione. Però un certo numero di nomi si possono fare. per non essere eccessivamente tendenzioso. attraverso i fumi del sogno e dell’oppio. come dobbiamo leggere questa esortazione-incitazione? Forse la soluzione rispetto al crollo dei modelli. della Santacroce. Posso anche rinunciare.

non una cosa marginale . Mi sentivo in una posizione non troppo lontana da quella di Lukacs quando dice “il più grande pensatore moderno è Wittgenstein”. vuol dire che siamo veramente in una situazione di barbarie. Fra l’altro. intendiamoci bene. e lo stesso avviene per i gruppi letterari. attento a verificarla nelle sue dimensioni concrete. le potrebbe scrivere un rivoluzionario di sinistra. Il pensiero debole è invece la rinuncia a delle prospettive che siano sanamente tendenziose.il libro uscirà nel ’61 [Interpretazione di Malebolge]. e che hanno risantificato di nuovo una modellizzazione che ha una sua teleologia da cui facilmente si scivola in una teologia. che si sbranano e nello stesso tempo cercano di rialzare comunque una prospettiva religiosa): di fronte a tutto ciò è assolutamente capitale prendere posizione. perché le critiche che lui fa ad esempio all’economia della morte. Anche il gruppo più aperto. Voleva dire in quel caso soltanto che io mi aprivo alla Commedia. nel ’56 . Partendo dalla neo-fenomenologia e dal relazionismo anceschiano letto da noi in senso relativista. Il ruolo che ebbe Anceschi. Nella mia formazione. che il nostro governo ha tentato di eliminare l’evoluzionismo dall’insegnamento.parlavo di una lettura fenomenologica di Dante. Quando ero giovane ho avuto molto interesse per la fenomenologia. oscillando tra un embressons-nous generale (religioni. teorico proprio organico al nazismo. che si discute della possibilità di libera opzione tra darwinismo o creazionismo. secondo lei è possibile conciliare marxismo e fenomenologia come rispettivamente strategia e tattica. mettendo in luce la forza di questo problema. non che di per sé abbia però collaborato ad illuminare in modo fecondo e accoglibile da un punto di vista interpretativo. scegliere l’avversario giusto è una cosa molto importante. come si guarda a un degno avversario. consciamente e inconsciamente. di fronte a una politica della Chiesa che torna assolutamente egemone. 19 . poesia/non poesia era un problema assolutamente incompatibile con una lettura corretta. e di fronte ai teocon che oggi imperano nel mondo. può funzionare e diventare significativo». Elaborai l’idea di una lettura narrativa di Dante. non per un accidente biografico o cose del genere. senza nessun pre-giudizio di fronte a quella che era l’eredità culturale. Quando ero giovane lessi con grande interesse Heidegger.perché decide di cosa io penso della condizione umana. della storia umana. il ruolo dell’intellettuale è prendere posizione per questo asse. e ricavare da questo avversario tutto quello che c’è di positivo da un punto di vista di problemi e di diagnosi. Aveva scelto l’obiettivo giusto. per esempio. Bene. Bisogna stare molto attenti a non muoversi su zone che poi risultino incompatibili fra di loro. Mancano tra l’altro dei gruppi che davvero siano decisi a discutere. deve prendersi le proprie responsabilità. Credo che la fenomenologia abbia collaborato a liquidare forme più arcaiche di pensiero conservatore. non solo intellettuali: bisogna militare per una problematica di poesia. se diventa un terreno di incontro e scontro dove però si colgono alcuni problemi essenziali che siano comuni. Quando scrissi il mio primo libro significativo. delle culture del libro. lo considero positivo perché rappresentò una grossa apertura sul terreno estetico di fronte a una cultura idealistico-crociana. torno a dire. che poi era la mia tesi di laurea. agli integralismi e a questa specie di Santa Alleanza che si cerca di stabilire tra le religioni. dato che Heidegger era il maggiore teorico del nazismo. che non voleva dire assolutamente che ci fosse qualcosa in comune tra le posizioni dell’uno e dell’altro. elementi di uno stesso progetto per intervenire sul reale? «Non si combinano. oppure all’anonimato della chiacchiera e del discorso. Lukacs non avrebbe scritto tutto quello che ha scritto da un certo momento in poi se non avesse avuto in odio Heidegger. con tutte le difficoltà del caso. qualcosa di molto notevole.Mar ‘06 re darwinisti o non darwinisti è una questione assolutamente capitale. Quindi. di fronte alle posizioni dell’idealismo tradizionale. perché rappresentava nella cultura italiana. dell’occidente. un libro come Sein und Zeit è stato fondamentale. Se penso che nelle università americane in molti stati è proibito insegnare la dottrina darwiniana. si scoprirebbe che non ha niente a che fare con i diecimila evoluzionismi concorrenziali che si sono stabiliti nel tempo. se si insegnasse cosa ha veramente detto Darwin. Notavo una qualità di pensiero. Ognuno.

era di dire invece che è Lucini. colui che veramente pone i termini dell’allegorismo moderno. ma era aperta la strada a vedere in Gozzano un liquidatore del d’annunzianesimo e del pascolismo non diverso da Marinetti. tanto che ad Anceschi sfuggì Lucini. 2005 Realizzata a Genova il 12/01/2006 con la collaborazione dell’ associazione “La Bottega dell’ Elefante” 20 . alta. era l’uomo di Quasimodo. Questo volume ne sarà il monumento funerario. anche lui simpatizzante per Marinetti da giovane. come. Collaborò a individuare una serie di problemi. quando feci l’antologia. Anche se lo chiama simbolismo. ma nel ‘56 non lo faceva nessuno. due che erano partiti d’annunziani e\o pascoliani e che poi vergognandosi come cani di essere passati attraverso quella fase avevano aperto alla modernità. ma sono equivoci lessicali. invece l’ermetismo come poetica. Daniela Bacchetta. La fenomenologia aiutava nel far emergere alcuni problemi. Mi ricordo che conobbi Anceschi perché recensii il suo Lirica del Novecento. in poetese. perché oggi parlare di Dante come narratore è ovvio. A tutto questo sgombero di falsi problemi Anceschi avrebbe dato un contributo essenziale». Luzi chiude in qualche modo questo tipo di esperienza o almeno si poteva legittimamente pensare negli anni Cinquanta che chiudesse. su cui Anceschi pose l’accento. Ero in disaccordo essenziale di fronte alla diagnosi anceschiana che metteva al centro della problematica la poetica ermetica. come piace dire a me. ma la soluzione non era certamente per lui quella dell’avanguardia. per esempio. in realtà. quelli portati dalla poetica americana. da figure come quelle di Eliot e Pound. non è morto nemmeno oggi. Le argomentazioni potevano essere molto diverse. è già molto indicativo che per simbolismo e allegorismo non ci fosse distinzione. D’altra parte lui è stato un teorico dell’ermetismo. cioè forse lo era per tanti riguardi. Lui teneva molto conto di una elaborazione che stava deviando rispetto a quelle che erano le prospettive di partenza. anzi c’è un rigurgito di una poesia nobile.Mar ‘06 Non era mica la soluzione. Quello che ai miei occhi emergeva dalla lunga recensione era questa idea: con questo volume la poetica ermetica trova il suo compimento anche analitico e storico. voleva già dire liquidare quella poetica simbolista per cui lui lavorava. più che di poetica. anche lui d’annunziano pentito. La mia preoccupazione. L’interpretazione di Anceschi era di ordine eminentemente psicologico e se così possiamo dire ‘cosistico’.

nella loro morte. da cui non può che scaturire una dittatura delle immagini e un assopimento delle coscienze. ma è comunque diventato un obbligo cercare di trovarla e. ogni epoca ha veduto sbocciare una forma di romanzo che.. Ma. in realtà. un tempo garante dell’identità collettiva che si è ormai sfaldata. assaporata la dittatura della tecnica. nel romanzo. definiva un ordine. era un dramma. 21 .] Continuo. la rivoluzione». Robbe-Grillet scrive: Ogni società. Assai presto i sociologi hanno identificato tale ordine narrativo con l’ordine politico e morale della società che lo ha portato al suo apogeo. [. tutto di nailon bianco? . stranamente. Partendo da questo presupposto e proseguendo oltre. li credeva in buona fede naturali. le uniche armi con cui possa pensare di combattere sono quelle della letteratura. Sotto il suo impero. è un messaggio a senso unico. sicura dei propri poteri.Quello in cui c’è la ragazza immersa nel proprio sangue. Sotto. in mezzo al tappeto di un salotto moderno. questo discorso è generato da una forza organizzatrice: la cronologia. oggettivo.. un pizzico di detersivo Johnson e la moquete è come nuova». si è autorappresentata. svuotato di ogni intento conoscitivo e ripetuto ossessivamente fino a diventare sistema autoreferenziale. È garantito da un valore: la verità. per quel che mi riguarda..La scritta dice: «Ieri. che è tendenza al consumo e semplificazione di ogni forma di comunicazione. Sappiamo quel che ne resta oggi. cioè un modo particolare di pensare il mondo e di viverci. Come dire. non so chi aveva aggiunto con un timbro a feltro: «e domani. .] . Il brano è tratto da un romanzo di Alain Robbe-Grillet. e mi pare rappresenti bene la situazione dalla quale si vuole partire: viviamo in una società dominata da un’ossessione per il progresso. unilaterale. cioè quello di una borghesia che. che porta necessariamente all’inevitabile e grottesca autodistruzione.. Progetto per una rivoluzione a New York1. vanno ad irrigidirsi così come fa un cadavere che si è ormai raffreddato. L’unica risposta che ci viene dalla classe intellettuale o presunta tale..Mar ‘06 L a Rivoluzione è un Gioco di Chiara Giannini C’era un grande cartellone del nuovo detergente Johnson. eterni e giusti. quello.. posti di fronte alla fine di ogni certezza.Oggi. Bachtin ci ha insegnato che il romanzo come genere letterario nasce in quanto espressione della nuova classe borghese che nell’Ottocento trova la sua massima affermazione e che. e misurati i fallimenti delle rivoluzioni della storia. A questo punto la domanda è: ma quale tipo di rivoluzione è ancora possibile? La risposta non è certo semplice. il solo discorso narrativo ufficialmente riconosciuto oggi dalla gran massa dei lettori è un discorso fossile. crollate le solide fondamenta delle scienze esatte.[. il racconto è definitivo come una sentenza.Si. ci si accorge che “il filo che doveva farci uscire dal labirinto / si è avvolto intorno a noi” ed allora diventa necessario trovare qualcosa che sostituisca quei valori borghesi che si vanno estinguendo e che.

perché si sa. Dopo il fallimento dell’ordine divino (della società borghese) e.]) . L’amore è un gioco. Quando leggo fatti di cronaca scandalosi o criminali. senza arte non può esistere umanità. invece di tapparmi gli occhi velandomi la faccia. cambiarsi i ruoli e. il suo. Robbe-Grillet decide di fare come colui che. Ma il bridge e gli scacchi hanno regole immutabili. Torino 2000. la vita deve diventare un gioco (è la sola speranza delle nostre lotte politiche) e «la stessa rivoluzione è un gioco».oppure assumerli e. il riflesso delle ansietà che la turbano. ciò che ci doveva manipolare diventerà inerte materiale combinatorio di cui noi saremo i veri artefici. il proprio modo di inventare la partita che sta giocando.3 Assaliti e nauseati dalla volgarità e dall’arroganza del “senso comune”. e che. la poesia è un gioco. Ma come sceglierli? Vediamo come risponde Robbe-Grillet: Quanto a me. ancora una volta. bisogna infine capire che solo le organizzazioni ludiche rimangono ormai possibili.e mi pare sia proprio questa la strada che si stia imponendo . Il gioco. inventa e distrugge le proprie regole durante ogni partita […]. dal momento che verranno riprese da un discorso vivo il solo spazio rimasto alla mia libertà. riconoscere che queste immagini sono intorno a me. li prendo volentieri dal materiale mitologico che mi circonda nella vita quotidiana. Il rapido recupero del loro gesto da parte dei valori morali. la nostra società non era del tutto pronta a udire una tale parola. 22 . dell’ordine razionalista (del socialismo burocratico). Tornando allora a Robbe-Grillet possiamo con lui dire che: Per noi non sono più che piatte figure di un mazzo di carte.. 2 Il corsivo è mio. 1 A. decide di berselo. e in definitiva cristiani. cioè l’immagine che vuole dare a sé di se stessa e. ovvero l’idea secondo la quale sono i temi stessi del romanzo a diventare gli elementi di base capaci di generare tutta l’architettura del racconto. mi vedo assalito da una moltitudine di segni il cui insieme costituisce la mitologia del mondo in cui vivo. pur lasciandoli alla loro banale funzione di immagini di moda. queste immagini non funzioneranno più come trappole. Designate in piena luce come stereotipe. ancora più libero. ha mostrato che. quando compio un percorso nei corridoi del metrò. Ed ecco che le ricerche del Nouveau Roman pongono alla ribalta la “teoria dei temi generatori”.Eppure Robbe-Grillet propone una soluzione a questa urgenza di trovare una nuova strada.. quando guardo le vetrine e i manifesti che compongono la facciata di ogni grande città. sono possibili due comportamenti: o condannarli in nome dei valori ammessi (condannare l’iconografia erotica in nome del «vero amore»[. solo allora. Robbe-Grillet. mi resta la possibilità di giocare con loro2. Insomma quel che si deve fare è sovvertire l’autorità con “l’autorialità”. una nuova forza organizzatrice possibile per il romanzo. qualcosa come l’inconscio collettivo della società. Progetto per una rivoluzione a New York. nello stesso tempo. Mar ‘06 Insomma. Edizioni Testo&Immagine. ma a cui ogni giocatore darà un senso. dopo di esso. umanistici. 3 Il corsivo è mio. ciò che ci resta da fare è invertire le prospettive. gli autori. per non perdersi in un bicchiere d’acqua. sprovviste in sé di significato e di valore. e prosegue: Di fronte a questi miti moderni. disponendosele in mano e poi deponendole sul tavolo secondo il proprio ordine. come dicevano i più coscienti tra i rivoluzionari di maggio. di cui si tratta per noi.

Eloquente. la macchina da presa muove dallo sguardo di Vittorio a quello di Sonia passando per i rispettivi piatti (quello di lei è semi-vuoto): capiamo così che tra i due personaggi il rapporto è consolidato. anche per quel che riguarda gli sviluppi nel rapporto tra i due. soprattutto nella prima parte. Ma la ripresa dura un istante: subito dopo ritroviamo Sonia alle prese con la preparazione della cena mentre pesa uno ad uno gli ortaggi. che rifugge in questo modo ogni possibile spiegazione didascalica: in un film come questo. lì. Vittorio si presenta fin dall’inizio come un inetto.T ra Delirio e Realtà: Primo Amore di Marco Persico Vorremmo qui tracciare un percorso di lettura dell’ultimo film di Matteo Garrone. nella quale la protagonista confronta con una certa invidia il proprio fisico con quello di un’altra ragazza. uno stacco ci porta in una stanza semibuia del centro termale. ma prima di analizzare il complesso rapporto tra i due protagonisti è importante fare alcune osservazioni sulla narrazione in Primo amore. Per la prima volta Vittorio trova in lei la mente che da tempo cercava nelle donne. il protagonista. con il conseguente rischio di cadere in un semplicismo fuorviante se non addirittura mendace nel descrivere una situazione così delicatamente complessa. ma su questo punto torneremo in seguito. Entrambi i protagonisti conducono un’esistenza piuttosto ordinaria. ma bisogna subito rilevare una differenza: mentre Sonia pare piuttosto inserita nel proprio contesto sociale. bisogna però evidenziare come fino a questo punto il ruolo di lui nel determinare nella ragazza il desiderio di dimagrire pare praticamente nullo. fatta di abitudini. mentre nella scena immediatamente successiva vediamo i due amanti mangiare guardandosi soddisfatti negli occhi. dove Sonia manifesta per la prima volta un disagio nel rapporto con il proprio corpo. questa ricerca ossessiva. risolvendola a priori. ed è ormai normalissimo per Sonia non mangiare praticamente nulla. una giovane venticinquenne conosciuta attraverso un annuncio per cuori solitari. Allo spettatore viene dunque presentato un racconto di fatto frammentato. accanto alla protagonista che si pesa e si specchia. che solo in apparenza è di tipo lineare: infatti. Il montaggio ci porta poi senza soluzione di continuità nella casa dei protagonisti. Primo amore (2001). 23 . Il loro incontro determinerà una rottura nella quotidianità delle vite di entrambi. che vorrebbe decisamente più magro. in fuori fuoco al limite dell’inquadratura che ci parla così di un potere silenzioso ma terribilmente incisivo. invece di arricchire la comprensione dell’opera essa circoscriverebbe la sua interpretazione. il risultato è che al posto dei punti di svolta nel rapporto tra Vittorio e Sonia ci vengono mostrati gli effetti di quei momenti. un escluso dalla società. notiamo l’inquietante presenza di lui. attraverso il montaggio delle varie sequenze il film procede in realtà attraverso una serie di microellissi che nascondono alcuni importanti snodi narrativi. votata per il suo stesso porsi in essere al fallimento. si dispiega nel film attraverso la delirante relazione d’amore che il protagonista intende instaurare con Sonia. è la sequenza delle terme. di pratiche e rapporti consolidati da tempo. La storia di Vittorio. dove la ritroviamo mentre viene fasciata da capo a piedi da una donna. è la storia di un uomo in cerca di un dominio assoluto sulla realtà che lo circonda. non riesce invece ad accettare il suo corpo. Sono i primi segni delle conseguenze di un amore patologico radicato in un rapporto di potere che si dispiega nel film attraverso i continui ed univoci sacrifici messi in pratica da Sonia per compiacere Vittorio. Dopo la scena in piscina.

fondandosi sul razionalismo estremo e delirante di Vittorio. Sarebbe però erroneo ridurre Sonia al mero ruolo di vittima perché. Questi. proprio in quanto vittima. al quale non resta che “spiare” alcuni frammenti del loro sprofondare in un mondo sempre più lontano da quello reale. vuole spingere Sonia alla morte. con le sue vittime ed i suoi carnefici. piuttosto che seguire il protagonista nel suo viaggio verso l’auto-annientamento. determinano una segregazione ancor più pericolosa di quella determinata dalla società capitalistica: il protagonista. Ci riesce dunque difficile attribuire alla sola Sonia la scelta di mettersi a dieta.Marco Spoletini. Prima della metà del film Vittorio inizia ad avere contrasti con i propri operai a causa dell’idea di produrre una nuova serie di gioielli. con il suo lavoro alternativo e la sua solarità. ad esigere da qualcun altro quella stessa purezza che non potrebbe mai trovare in se stesso. montatore del film. Ad ogni modo anche questa sequenza ci conferma come il rapporto tra i due è quindi sempre più un rapporto precluso allo spettatore. A riprova di ciò notiamo come nella narrazione degli eventi non viene riprodotto nemmeno il momento in cui Sonia. Da questo punto di vista Vittorio appare quasi come un eroe romantico. con le sue regole sragionate e le sue punizioni sproporzionate. In realtà. Dunque in questo film ciò che non ci viene mostrato conta molto. che pare generato dall’incontro-scontro con la ragazza in piscina. questi. Ma le nuove regole del microcosmo della coppia. Quindi ci Mar ‘06 24 . La villetta pacifica ed isolata dove si rinchiudono i due protagonisti non è in fondo molto diversa da un piccolo stato a regime totalitario. Lo sfaldarsi dei legami con la realtà sociale (di per sé alienante) che circonda i protagonisti diventa così indice del progredire (o del degenerare) del loro rapporto. è stato probabilmente Vittorio ad aver innestato in Sonia il desiderio di dimagrire. per le ragioni che abbiamo esposto analizzando la sequenza delle terme. si rendono ai nostri occhi metafora di ciò che egli cerca in Sonia. Nel suo rifiuto Vittorio defice però della capacità di formulare una risposta teorica abbastanza forte e costruttiva: egli abbraccia così posizioni sempre più estreme. come lascerà supporre una discussione tra il protagonista ed il suo psichiatra. talvolta anche più di quello che ci viene fatto vedere. Consapevole delle conseguenze a cui porta tale ricerca si trova. poiché ripudia una situazione sociale che pur producendo sviluppo economico e benessere fisico si dimentica della salute psichica dei suoi attori tendendo ad alienarli ed ingabbiarli (la casa-carcere del protagonista è un simbolo eloquente di questo processo). anche perché nella scena immediatamente successiva si manifestano appieno il potere ed il controllo sull’amata esercitato da Vittorio. simboleggiando il concetto di bellezza per il protagonista (scarna. non siamo nelle condizioni di stabilire fino a che punto la protagonista abbia assecondato coscientemente il delirio di Vittorio. fondendole di fatto in un’unica macro-sequenza: il risultato è che in pochi minuti lo spettatore percepisce un cambiamento drastico nei rapporti tra i due. La stravaganza dei preziosi di Vittorio non viene accettata dai due dipendenti. pur senza ammetterlo. Vittorio in fondo non si rende conto che lo stesso realizzarsi di questa sua società utopica coincide di fatto con il suo annientamento: egli per sopravvivere ha bisogno di una vittima su cui proiettare le proprie inquietudini. si congratula con lei per i chili persi in un dialogo che per il divario tra la felicità gioiosa mostrata dai protagonisti ed i contenuti estremamente seri rasenta l’umorismo grottesco. ha legato attraverso l’uso della colonna sonora le sequenze che abbiamo appena preso in considerazione (a partire da quella della fasciatura. La supposizione più ragionevole è che il vero punto di svolta nella relazione (ad esempio una possibile discussione sul peso tra Vittorio e Sonia) venga nascosto agli occhi dello spettatore. I due protagonisti si allontanano così dalla società delle “gabbie”. i quali preferirebbero uniformarsi a quanto richiede la società producendo gioielli normali. pur consapevole di alcune delle stranezze di Vittorio. alle terme). striminzita ed effimera). verificando il peso di Sonia. pare rappresentare l’esatto contrario del mondo che li circonda. sebbene sotto la sua pressione. decide di vivere con lui: ci riesce piuttosto difficile credere che alla fine della sequenza dell’acquisto della casa lei abbia accettato senza discutere minimamente l’improbabile offerta dell’amante. per fondarne una nuova ed esclusiva. forse si innamora di Sonia proprio perché lei. ma questa. attraverso un meccanismo proiettivo. è destinata a scomparire. l’unico mezzo in grado di sottrarla ad ogni compromesso con la realtà.

che influenzano non solo il suo stato fisico ma anche quello psichico. di questo peggioramento abbiamo più segni: ogni volta che è costretto a lasciarla in casa da sola pesa gli alimenti presenti prima di ogni uscita. Sonia. arrivato ormai a dubitare anche della propria amata. Contemporaneamente notiamo un aggravamento delle condizioni di Vittorio. Sonia inizia a fare i conti con gli effetti delle pressioni inaudite alle quali viene sottoposta dal convivente. Ma per ora è meglio non spingerci oltre con paragoni che potrebbero allontanarci dal nostro oggetto di indagine. Ma il calvario continua: mentre a Vittorio gli affari vanno sempre peggio. Come abbiamo appena rilevato l’analisi portata avanti fino a questo punto evidenzia come la storia di Primo amore sia un esempio sintomatico e paradigmatico di come possa svilupparsi e scemare un regime di tipo totalitario. Durante un litigio per un biscotto di troppo Sonia lascia trasparire una certa consapevolezza della situazione. Sonia cede e lascia cadere l’argomento. Il disegno esclusivo del protagonista si sta dunque avvicinando al proprio apice. che sono i primi ad accusare in lei un comportamento isterico ed antisociale: in una scena Sonia rifiuta di ammettere un proprio errore e cerca di scaricare istericamente la colpa su di una collega. 2005 25 . cercando uno specchio di sé nei nuovi ritratti degli studenti dell’Accademia d’Arte scopre che dove prima venivano rappresentate curve sode e vitali. ammettere che lei abbia raggiunto un peso “accettabile” significherebbe il collasso del proprio microimpero.Mar ‘06 pare corretto segnalare in Sonia sia i caratteri della vittima che quelli del complice. pur concedendosi di nascosto qualche strappo alla regola. quando Vittorio le chiede se lei si preferisce com’era prima della dieta o come è ora ella risponde sinceramente: “Mi piaccio perché piaccio a te”. che si raggiungerà nella scena della gita in barca. questi due aspetti si alternano e confondono nello svolgersi degli eventi. della quale scriveremo più avanti. Ma di fronte all’incalzare delle domande di lui. per vedere in che modo si trasforma il rapporto tra i due amanti. per poi ripesarli una volta tornato. così da scoprire se Sonia ha mangiato qualcosa. torniamo dunque ad occuparci del film. A questo punto è evidente che la giovane sta assumendo in sé tratti e comportamenti del proprio carnefice: è come se Sonia e Vittorio iniziassero a parlare una lingua condivisa solamente da loro due e non fossero più in grado di relazionarsi con il resto del mondo. generando nella ragazza un rapporto di tipo sadomasochista con il proprio carnefice. per amore di Vittorio. In questo modo Vittorio arriva a negare l’evidenza del fatto scientifico: ecco dunque un’altra interessante analogia con un’ideologia totalitaria come quella nazista. Daniela Bacchetta. continua con il proprio assurdo sacrificio quotidiano. Inevitabile a questo punto il peggiorare dei rapporti con i colleghi di lavoro. corpi smagriti in penombra e volti severi. che vorrebbe vederla felice non per compiacerlo. un segno per certi versi ancor più rilevante del suo delirio è che egli inizia a pensare che Sonia non stia effettivamente dimagrendo come indica la bilancia: come abbiamo scritto. ora restano solo ossa. ma perché condivide il suo ragionamento di fondo.

ad allontanarsi dai protagonisti. Questa scena ci spinge ad una considerazione generale sullo stile dell’ultimo Garrone: spesso al realismo della messa in scena (ottenuto qui soprattutto attraverso il ricorso a numerosi long takes e la ricerca di una recitazione trasparente. Secondo questa visione la storia di Primo amore è la storia di un film che perde progressivamente di vista i propri personaggi. essendo l’unico ad aver sentito il dolore della sorella -ormai distante da tutto e da tutti-. indossa due grosse orecchie da alieno. quasi provenisse da un altro mondo. Ad una resa realistica viene qui associato un elemento fortemente simbolico: infatti Roberto. Si prenda ad esempio la scena dello svenimento in discoteca. in cui quello che viene fatto vedere allo spettatore corrisponde in realtà a quello che vede uno dei presenti. rivolto allo spettatore.. Ecco quindi che lo stile del regista e degli attori si mette al servizio della storia per intensificarne ed amplificarne i contenuti. del quale non conosciamo l’identità. oltre ad accentuarsi per intensità espressiva inglobano anche la co-protagonista. ovvero quello che conta davvero. dopo aver deciso di chiudere la propria bottega. un altro espediente che il regista utilizza per sottolineare l’estraneità di Vittorio dalla realtà è la sua voce naturale che. Prima di proseguire con l’analisi dell’intreccio narrativo. durante la seconda seduta. soprattutto in momenti particolarmente rilevanti della trama. a lasciarli perdere. l’interposizione di una porta con una finestrella tra l’attore principale e la macchina da presa crea una sorta di split screen naturale che ci consente solo di intravedere Vittorio dietro la finestrella. immaginando di spiegare a Sonia quello che sta facendo. se non invisibile) si sovrappone il forte valore simbolico della storia e delle singole sequenze. Del resto 26 . Il segno del gestore (che può esser volgarmente tradotto con la formula retorica “Circolare! Non c’è più nulla da vedere. afferma che anche una volta bruciato tutto restano le ceneri e che queste devono a loro volta esser fuse affinché resti solo la materia pura. che era andata a fare una passeggiata. raschia i muri dell’officina per fondere gli scarti e recuperare così l’oro rimasto intrappolato nelle pareti. Tutto ciò tende ad amplificare ulteriormente il gioco delle significazioni. pur rimanendo episodi isolati. Mentre i due disperati protagonisti si allontanano lentamente dal centro della scena. fa segno con la mano di allontanarsi. fissandola. Tutta la prima parte è accompagnata dalla voce fuori campo di Vittorio che. invocando ed accettando solo quello di Vittorio. Subito dopo l’ex-orefice torna a casa per mostrare a Sonia i lingotti d’oro ottenuti con la pulizia della bottega. il gestore si volta verso la macchina da presa e. per riassumere l’intero modus vivendi di Vittorio. Non è difficile leggere in questa operazione una metafora del tentativo di depurazione dell’amata: non a caso la stessa metafora verrà ripresa anche a fine film. contestualmente alla sua progressiva adesione al piano di Vittorio. che si riallaccia a molti dei temi già affrontati: contemporaneamente al progressivo allontanamento dalla realtà dei protagonisti assistiamo ad una saltuaria scomparsa degli stessi dall’universo diegetico. medaglia: quando Sonia rinviene rifiuta tutti gli aiuti offerti. nella quale gli amanti sembrano ormai diventati due facce della stessa. non giunge camminando lungo la mulattiera principale. lasciando invece completamente visibile lo psichiatra). si rende necessario introdurre un nuovo elemento di riflessione. a tratti incomprensibile. qui. A dire il vero l’occhio della macchina da presa mantiene il protagonista maschile in una posizione segregata rispetto al mondo che lo circonda fin dall’inizio della storia: per avere un riscontro di ciò si presti attenzione a come durante le sedute psichiatriche l’inquadratura tenda a cancellare. e cercando contemporaneamente di sottrarre il proprio uomo ai rimproveri del gestore del locale. nascondere o almeno isolare Vittorio dal suo analista (ad esempio. Vittorio è visibilmente sconvolto: non riesce a trovar pace finché lei. ma non trovandola perde il controllo della situazione: inizia a vagare per i sentieri che si perdono nel boschetto attorno alla casa senza imboccarne veramente nessuno e gridando in continuazione il nome dell’amata. Ci troviamo in questo caso di fronte ad una ripresa soggettiva.. specie all’inizio. che in una scena che chiude la parte centrale della film coglie senza bisogno di spiegazioni lo stato di disagio e fragilità in cui si ritrova Sonia. Con il passare del tempo queste “sparizioni”. suo fratello.Mar ‘06 L’unico che ancora riesce ad instaurare una debole forma di comunicazione con Sonia è Roberto. delirante. Consideriamo ad esempio la sequenza in cui Vittorio. risulta confusa.”) può ragionevolmente essere letto come un invito.

Sonia scende in cucina per mangiare qualcosa di nascosto e. Milano 2000 (data dell’ultima ristampa). La sera. staziona sotto la trave. Il vaso è colmo. mentre l’ambiente circostante è perfettamente a fuoco. In questo modo la macchina da presa prende definitivamente le distanze dai suoi protagonisti. allora inizia a lanciare il cibo addosso alla ragazza che. ma per lei si apre la possibilità di un ritorno alla vita. si ostina a ribadire le proprie tesi: ma è un monologo oramai autoreferenziale. Arrivati a questo punto riteniamo opportuno fare un’ultima considerazione. che ribalta in parte quanto scritto a proposito del rapporto distorto di Vittorio con la realtà. Ci riferiamo alla tendenza a rifiutare una realtà che non ci soddisfa sostituendola con una fittizia. nuda e tremante. ma presto la luce del sole pervade lo schermo. alla ragazza non restano ormai che due possibilità: concedersi definitivamente alla pazzia di Vittorio e dunque alla morte. scopre un’intercapedine nella quale aveva nascosto tutto il cibo per timore che Sonia lo mangiasse di nascosto. se non di appagarci per l’eternità. Il cibo è ora sparso per tutta la stanza. Il primo segno di netto rifiuto delle leggi impostegli viene manifestato da Sonia durante la scena al ristorante. ideale: a questa noi chiediamo. il confronto con Bazin è qui puramente strumentale: rispetto alle tesi del critico francese il regista romano ha infatti una concezione completamente diversa di ciò che il cinema può mostrare. Sonia. che mette in risalto il livello estremo e paradossale che ha raggiunto la sua pazzia. Già per la rappresentazione del viaggio in moto si ricorre ad una sorta di solarizzazione della pellicola che lascia soltanto intravedere i profili effimeri dei protagonisti. La sequenza più vistosamente eloquente per ciò che riguarda la sparizione dei personaggi dallo schermo è certamente quella della gita al lago. Bazin. Sonia inizialmente sembra piegarsi alla sua pazzia. afferra un attizzatoio e lo scaraventa sulla sua testa: egli non è ancora morto. Vittorio continua ad inveire in un monologo delirante. una dissolvenza ci porta poi sulla barca dove stanno Sonia ed il suo amante: entrambi sono totalmente fuori fuoco. Vittorio non accetta questo oltraggio. almeno di farci sognare un po’. la addenta con voracità. 1 Ci riferiamo qui alla nota tesi di A. scambiando una cipolla per una coscia di pollo. Forse la pazzia del protagonista non ci scandalizza perché estranea al nostro sentire. esposta nel suo saggio L’evoluzione del linguaggio cinematografico. Dopo aver spogliato Sonia ne getta i vestiti in un forno a legna. Sonia. scostando una trave del soffitto. A costo di umiliarsi agli occhi dei presenti. A sottolineare un mutamento nei rapporti tra i due la scelta registica di mettere a fuoco la protagonista femminile. poi. o sottrarvisi rifiutando una volta per tutte il suo gioco perverso. lasciando ancora una volta fuori fuoco Vittorio. presente in A. in una sequenza grottescamente parodica de La febbre dell’oro. e che è quasi impossibile da estirpare. approfittando di una distrazione dell’uomo. una predisposizione che in fondo ogni persona cova in segreto. ma pian piano si chiude in un mutismo sempre più ostile. approfittando della temporanea assenza del convivente. quel semplice gesto deve aver fatto riscoprire il piacere di vivere a Sonia. poiché il film di Garrone vede proprio nel celare determinati elementi agli occhi dello spettatore un possibile strumento di amplificazione del significati profondi dell’opera. relegandoli a puro suppellettile del film. 27 .se il valore del cinema risiede nella sua capacità di rivelazione della realtà1 come potrebbe mostrare con efficacia qualcosa di estraneo ad essa? Sia chiaro. Bazin. quando. che vorrebbe farsi dialogo ma di fatto non accetta altro che conferme nell’interlocutrice. Ma è già troppo. attraverso un effetto perturbante. la riporta a casa e si prepara ad una punizione esemplare. Da lontano Vittorio si accorge però della cosa e si affretta a raggiungere la traditrice. arrivando a cancellare anche quei profili. l’unico elemento che ci lega ancora ai due è la voce di Vittorio che. al contrario: essa pare rivelare. fugge in cucina per poter mangiare qualcos’altro. che viene ormai abbandonato al suo destino. prende una grossa forchettata di pasta dal suo piatto lasciandosi andare ad un sorriso di compiacimento quasi animale. che sembra aver dimenticato le proprie ascetiche promesse. Che cos’è il cinema?. cercando di convincere Sonia a seguirlo nella ricerca di un fantomatico rapporto perfetto. in preda ad un frenetico quanto salutare desiderio di cibo.

o se nel caso la sua impossibilità. che comunica. ma non perseguendo il suo svelamento. di avere. un segreto come porto: poiché io scrivente non sono interessato al contenuto della scrittura (non ora. dove tornare a immaginare ciò che non finisce. E soprattutto autonomo. non tradire cosa o chi. Se mi interessasse il tradimento. bisognoso insomma di un rifugio. toccata dalla lettura autentica oppure pronta a gonfiarsi. colui che ha generato questa catena di molteplicità e di eterno. allora mi rifugerei nel segno definitivo. di me scrivente. Il segreto della scrittura. Quella traccia che è come una miccia pronta a esplodere al momento. il fatto. poi nelle letture. a diventare altra cosa. ma non altro da sé. io corsaro.Mar ‘06 P olitiche della Scrittura Scrittura . non il segreto contiene questo. qui dallo sguardo di un lettore sapiente. le molteplici scritture. dei personaggi. non nel momento aurorale della scrittura) e nemmeno alla comunicazione (non ora. un luogo dove vedo ma non sono visto. tradirlo e non pensarlo. della materia. Senza fine. di indicarmi. quindi solo il segno. tecnica. Due Il segreto sta al di sopra e al di sotto del nostro piacere: del piacere dello scrivente e di quello del lettore. Cioè: non mi interessa tradire nel contenuto (o un contenuto). nemmeno inizialmente. ma la scrittura che rende esplicito. dove aspettare. la passione di poter affermare è di questo che si tratta quando c’è un segreto. a 28 . ma sono interessato alla traccia. quindi. quando. volontà) bisognoso di un luogo dove riparare. ma. insomma il pensiero e la sua regolazione. delle caratterizzazioni) per non dovere occuparmi. non pensato e scritto. magari al di là del suo confine (coscienza. Sapiente in quanto autore della volontà. non l’enunciato? Se avessi rinunciato all’inganno (delle trame. la volontà. ma perseguendo il suo riconoscimento. io così esposto. l’unico eterno davvero pensabile che rende lo scrivente. poiché qui trattiamo. Abolendo il confine. cioè un segreto. che non può essere che il segreto. non il segreto occulta questo. capacità. Ad interessarci. che sto scrivendo come in un rito che non comprendo) e nemmeno all’emozione (che mi sembra una riduzione del mio progetto di scrivente). indispensabile per tradire. ma cosa che era nella cosa. La traccia che lascia la mia volontà di scrivente: la traccia come volere. ma l’azione di tradire… allora. io traditore. E chiederei alla scrittura. che non conosco. come un liofilizzato fecondato dall’acqua. Un segreto come casa. che tutto afferma e spiega. un segreto come giustificazione. così è fatto un segreto. Questo dunque è il segreto. Il segreto è ciò a cui tendiamo. ma il mio stesso testo prima di scriverlo. siamo nel mondo delle idee. Tradito e scritto. mezzo.Segreto di Pier Damiano Ori Uno E se volessi tradire? Non il segreto della scrittura. non il segreto secreta questo. se mi interessasse solo il tradimento. la traccia come potenza. di donarmi un riparo. che non è il pittorico o il musicale. del contenuto dell’inganno. ma anche aperto alla realtà del risultato della mia volontà di scrivente. In un eterno possibile. La traccia che lascia la scrittura. intero. che sono una e si moltiplicano nella lettura. m’interessa l’atto di tradire.Tradimento .

ma dei segreti. Magari leggiamo per amore della molteplicità. il testo e il suo significato. Nell’estate 1997. o anche prima del testo. La scrittura e la differenza. è possibile se si esclude la molteplicità. Né prima né dopo: durante.lo scrivente. Torino 1997. infine bisogna chiedersi in questa discesa nei recessi della scrittura attraverso il tradimento. prima. non ciò che il segreto nasconde. E’ lo scrivente che scrive che capisce e capisce mentre compie l’atto della scrittura e solo durante la scrittura comprende appieno. Poi. prevede. i lettori sono molteplici. ma la natura del segreto. Maria Luigia di Parma (Camunia 1984). all’interno del programma “Macaroni Radio Container” ha condotto la rubrica “Viaggi impossibili”. Bompiani. ed è la volontà di impiantarvi. il seme del sì. La scrittura è ciò che più si avvicina al silenzio. Cortina. Ciò che il segreto secreta è questo: noi scriviamo a causa della nostra insufficienza. lo scrivente è uno. Nell’ambito della narrativa per ragazzi: Nato per la musica (1992) e Il viaggio di Matilde (1994) entrambi per Signorelli 29 . il segreto. l’opera è una. E’ questa possibilità che rende il segreto. Scrivere diventa così un assalto a ciò che non abbiamo. E così la lettura è l’ultimo di questa catena di livelli segreti che costruiscono la scrittura: la scrittura è stata inventata per riparare.muoverci. Einuadi. nella coscienza del lettore. Torino 1995. la pluralità dei segreti non farebbe che sconfiggere in partenza la verità della verità. Sarà unicamente la lettura che potrà fare lievitare. è un paradosso. sono le verità. un ulteriore livello del segreto: è il segreto come senso del senso. in ultima analisi degli scriventi: un segreto. ma perché il segreto è la possibilità che da qualche parte ci sia una verità. dove rimarrà come un fantasma. Lavora in RAI come giornalista. Jacques Derrida. la traccia della scrittura (unico lascito certo dello scrivente). questo senso che concede il significato. dei leggenti. attraverso il segreto. Maurisce Blanchot Lo spazio letteraro. nel territorio del no. Lo scherzo di Rossini (Camunia 1991). uno scrivente. Verso un sapere dell’anima. la vittoria della lettura. La verità. cosa dice il segreto di così prezioso da dover essere tenuto segreto? Il segreto della scrittura risiede nella negazione. il motore della scrittura. qual è? Questo segreto di secondo livello non è un contenuto. La scrittura serve a dire ciò che la voce non può dire perché troppo vero. Jaca Book. Scrivere è assalire per riconciliarci con noi. la possibilità di una verità. quel significato si disperde nella stessa coscienza dello scrivente. impiantare nel deserto del no. ma scriviamo per necessità di domanda. Tre Ma. assale il proprio pensiero e lo possiede. non la molteplicità dei richiedenti. Milano 1999. il segreto è un uno. del solo pensiero che desidera un testo) si rivela allo scrivente mentre compie la scrittura. Einaudi. Aporie. tutti in collaborazione con Giovanni Perich. non la verità. Il segreto è uno. Ha pubblicato le biografie: Talleirand (1978) e Matilde di Canossa (1980) per Rusconi. a ciò che ci sfugge. Questo segreto che dà senso al senso e rende lo scrivente possibile e plausibile. un’ombra di un pensiero spesso estraneo alla stessa esperienza dello scrivente nel momento che non è più scrivente “quella cosa”. e con l’esterno da noi. Milano 1996. non perché la verità sia incistata nel segreto. le interpretazioni plurali. Jacques Derrida. Nel campo della narrativa La carrozza di San Pietro (De Agostini 1983). è il segreto. su Radio Due. Donare la morte. C’è allora un altro. La lettura è l’ultimo assalto al segreto ed è l’unico vincente. Il segreto non sono i segreti. questo: il significato (del testo. PIER DAMIANO ORI è nato a Modena nel 1949. Jacque Derrida. riparare l’uomo dall’urto insostenibile del suono che dice la verità. Milano 2002. Maria Zambrano. in seguito. Nel segreto c’è la verità. la sconfitta della scrittura. La lettura.

Il potere regale nella fiaba è sempre assoluto e prevaricante: la capricciosa volontà di un Re può mettere in palio la propria figlia come sposa per il solutore di un indovinello (La pelle di pidocchio di Calvino1) o forzarla a un matrimonio incestuoso (Pelle d’asino di Perrault2) . del dominio. e per riuscire deve sapersi giovare dell’aiuto degli esseri sovrannaturali. o ancora cacciarla di casa avventatamente (Bene come il sale di Calvino) . e il viaggio. è invariabilmente il minore tra i fratelli o le sorelle. capricciosa. Il favore delle fate rappresenta la forza del caso. così come è sempre disposto a credere alle calunnie che su di lui riversano i malvagi consiglieri o figli maggiori. della riappacificazione e della punizione che coronano la vicenda. regno del meraviglioso e dell’incontro con la magia. La famiglia è il luogo del conflitto da cui prende avvio la narrazione. sociale. senza il quale non è possibile trionfare. Il potere magico presenta molti tratti in comune con quello regale. imprevedibile nella scelta del privilegiato e soprattutto irripetibile: colui che prova ad imitare l’eroe viene sempre punito. la madre-matrigna malvagia. L’eroe è favorito nel suo scontro con l’autorità unicamente dall’intervento della magia: viene aiutato da una creatura ferica che può assumere le più svariate incarnazioni. Essi sono. della ricchezza o all’infelicità della bruttezza. osteggiata o favorita dalle figure del potere familiare. […] In ogni caso il destino dei viaggiatori che tornano è alterato. Dopo la loro apparizione le linee di tutti i destini sono irrimediabilmente alterate e l’intreccio effettua una svolta decisiva. che la fiaba inizi descrivendo una condizione di miseria e indigenza. Il Re è poi pronto a mantenere la parola data di fronte all’antagonista. del folletto (omino. minacciosi o benigni. magico. Tale contrapposizione rispecchia i due grandi ambiti in cui la fiaba si svolge: la famiglia. ma solo sostituzione: il Re lascia il trono all’eroe.Mar ‘06 L e Figure di Potere nella Fiaba di Matilde Montesi La narrazione fiabesca prevede l’affermazione sociale ed economica di un soggetto inizialmente “debole”. spesso viene maltrattato e poco considerato anche all’interno della sua stessa famiglia. Tuttavia si tratta dell’unica forza capace di costringere la “società dei ranghi” (la definizione è di Michele Rak). efficace. L’eroe parte sempre dalla condizione socialmente più sfortunata: è di umile ceto. In ogni caso. 30 . avviati alla felicità della bellezza. i fratelli o le sorelle invidiosi del figlio minore del loro stesso sesso. dell’esilio. tipizzata ma non estranea al mondo contadino che ha informato e tramandato la tradizione fiabesca. senza alternative. molto meno di fronte all’eroe. della morte3. La famiglia fiabesca si basa su tipi fissi: il padre crudele o viceversa incapace di difendere i propri figli. come dimostrano le fiabe del tipo Cenerentola o Pollicino. ostile ai figliastri e alle nuore. Non è raro. infatti. non si dà mai condivisione del potere. prende sempre le mosse da una situazione di mancanza e dal conseguente allontanamento dell’eroe da casa. Orchi e fate sono la personificazione di un’azione possibile che ha i contrassegni del dominio: è arbitraria. L’eroe si scontra con l’autorità paterna e regale. con i suoi difficili rapporti di forza. in quanto è capriccioso ed imprevedibile. ad elevare un reietto al suo vertice. vecchietto) o anche dell’Orco. senza ritorno. riconducibili al tipo della fata. La fiaba descrive dunque l’affermazione e l’ascesa sociale di questo soggetto. immediata.

Il Pentamerone. generalmente negativa nella tradizione. ciò può avvenire del tutto arbitrariamente. anche la principessa Zoza ride alle spalle di una vecchia. governato da leggi occulte. la ricchezza che gli deriva dalle profondità della terra (l’Orco è nel mito l’Ade. Pur essendo un soggetto comico. 1 Il racconto dell’orco) e la bella Viola (II. la sua bruttezza è l’aspetto bestiale (che ne sottolinea la natura marginale. di contatto con la natura e la terra). pubblicato fra il 1634 e il 31 Annalisa Brambilla. è stata gettata dalla finestra rimanendo appesa per i capelli ad un albero. orchi e fate. a dare un assenso. 3 Viola). Provocare il riso delle fate significa indurle a stabilire un contatto con la vicenda. “il ricco”). e la fiaba risolve per lui l’ambiguità sdoppiandola in due figure: la madre morta (o la madrina) e la perfida matrigna. caratterizzando più nettamente fate e streghe.Mar ‘06 Le fate sono fondamentalmente indifferenti ai destini umani: è interessante. D’altronde. 2005 . e poteva essere provocato solo dalla goffaggine o dalle disavventure degli impotenti 9”. È qui opportuno esaminare la figura dell’Orco che. si divertono a vedere una vecchia che. Rak. la trasformano in una bellissima ragazza. fossero figlie di re. come ricompensa. ad esempio. e va propiziato con un’offerta anche simbolica7. oppure perché l’eroe si comporta in maniera a loro gradita. e Ade è anche Pluto. a volte crudele. Quando gli esseri magici accordano il loro aiuto. avendo ingannato il Re. e questo suo riso costituisce il motore fondamentale di tutta l’opera. In effetti si tratta di una codificazione del meccanismo di polarizzazione che informa la mente infantile. nella storia-cornice del Pentamerone. cortigiano. Il riso ricopre una funzione importante nella fiaba. connessa originariamente alla fecondità e alla generazione: la principessa che non ride mai viene promessa in sposa all’uomo magicamente forte che sarà stato in grado di farla ridere. Si tratta cioè di un riso connotato in senso sociale. tuttavia non è escluso da una fondamentale prerogativa del potere. e a questo proposito va esaminata la funzione del riso. Spesso anche il donatore magico potrebbe rivelarsi aggressivo. Le versioni più arcaiche della fiaba presentano invece un’unica figura di madre-matrigna: per il tipo Biancaneve si può fare un confronto con la fiaba La Bella Venezia proposta da Calvino 6. Nota Rak che il riso è proprio “soltanto dei potenti. ma a volte cattiva. in mano a un padrone a volte generoso. individua la centralità del rapporto fra riso e potere. e. ma anche e soprattutto a riaffermare il loro dominio assoluto. La casa dell’Orco si presenta come analoga alla corte: un luogo di potere assoluto. deride il villano. a proposito del Pentamerone di Giambattista Basile 8. viene proposta da Basile in una diversa luce: l’Orco è fortemente comico. Le creature fatate possono alternativamente manifestarsi come benigne o maligne: solo una tradizione relativamente tarda tende a dividere nettamente la magia positiva da quella negativa. Emblematico è il racconto La vecchia scorticata: alcune fate che non hanno mai parlato né riso. come notato da Bettelheim 5: il bambino percepisce la madre come buona. e anche il suo riso è seguito da un dono: l’Orco prende a benvolere lo sciocco Antonio (I. la tradizione popolare irlandese che qualifica le creature fatate come “angeli non abbastanza buoni da essere salvati ma neanche tanto cattivi da essere dannati”4.

Conti. Bettelheim si mostra critico nei confronti di Perrault. peraltro in termini di sostituzione e non di condivisione. cit. Rak. Basile. dunque solo se sono predestinati o favoriti casualmente dalle fate. Il mondo incantato.. op. Milano 2005. pericoloso [. 61. D’altra parte Basile. del motivo della bella addormentata. Difesa del Gatto con gli stivali. o la Aschenputtel dei fratelli Grimm. seguendo l’etica “disinvolta e violenta” propria della corte. regolarlo. imprevedibile. allusivamente. invece La Belle au Bois dormant presenta l’insidia come proveniente da una suocera-orchessa. Ja. 7 Cfr. “la valutazione del mondo della Corte come un luogo immaturo. e in seguito uccide la moglie gelosa. p. reazionario. Yeats.cit. p. cit. Calvino. a differenza di quanto può accadere nella tradizione popolare. non garantisce il superamento della paura. oltre ad essere una misura prudenziale che consente di trattare temi al limite del lecito. la Cendrillon di Perrault appare una figura notevolmente più sbiadita e passiva che non la Gatta Cenerentola di Basile (che uccide con indifferenza la propria matrigna). ma anche teatrali e novellistici: l’ambiguità di fruizione del testo viene ribadita anche a questo livello. pubblicati nel 1697. 2 Ch. Luna e Talia presenta un Re seduttore che. Un esempio calzante è il diverso trattamento. Anche in questo caso si possono individuare due livelli dell’opera: il materiale tradizionale rielaborato in termini di etica ed etichetta cortigiana. rimproverandogli di edulcorare alcuni aspetti del fiabesco che risultano utili alla psiche infantile. 3 M. Le radici storiche dei racconti di fate. Il contenuto poteva anche essere conformista.Mar ‘06 1636. V. Calvino. Logica della fiaba. Tuttavia. oltre a costruire il testo secondo raffinati schemi speculari. già sposato. è un’opera concepita per l’intrattenimento della Corte: il riso dei potenti risulta fondamentale anche per la fortuna del letterato cortigiano. Roma 2005. introduzione a Lo cunto de li cunti.. 5 Cfr B. XXXV. terminando con la vittoria del lupo.. controllarlo. p. n. 9 M. Ad esempio. 109. violenta la fanciulla addormentata per poi abbandonarla con due figli. e quello delle fate ne è una facile metafora. I racconti di Mamma l’Oca. Torino 1985. 32 . manipolarlo e accettarlo”. 141. È interessante considerare anche la dedica che Basile fa della sua opera all’intrattenimento dei bambini: secondo Rak. Rak. Propp.. anche in termini di punizione dell’antagonista. 1 I. in I racconti delle fate. Anche Cappuccetto Rosso. 1972.. in Basile e in Perrault. il passaggio di rango implica anche una metamorfosi corporea. Fiabe italiane. Roma 2003. 29. con costante riferimento a temi e modelli letterari innanzitutto mitologici. 11 L. Rak. in quanto “l’esercizio del potere prevede forme di regressione dalle regole e dalle convenzioni”10. p. op. 4 W. B. Bettelheim. solo se ne possiedono o acquistano i requisiti (bellezza e ricchezza). 10 M.] è un luogo di bambini”. Insomma in Basile “il racconto fiabesco ha a che fare con il cambiamento sociale: è uno degli strumenti con cui dargli una forma. Nel Pentamerone l’innalzamento sociale prende la forma di un moto immobile: un giovane o una fanciulla possono aspirare al potere. 3-4. 6 I. sfrutta il racconto “per fanciulli” per elaborare lambiccate metafore e ironici accostamenti di sublime e scurrile. Milano 2005. 8 G. “Giornale dei Genitori” n. Lo cunto de li cunti. ma il movimento era ben diverso”11. e rimane un fatto individuale: la famiglia di origine rimane confinata nel proprio rango senza poter condividere lo status raggiunto dall’eroe. è anche. di cui è un buon esempio Il Gatto con gli stivali. Sole. Milano 2003. Queste considerazioni possono venire applicate anche a un’altra opera cortigiana: i Contes di Perrault. Fiabe irlandesi. a proposito dell’etica cortigiana veicolata da queste fiabe (ad esempio Il Gatto con gli stivali potrebbe apparire come un modello di frode e adulazione) bisogna ricordare che “non il ‘contenuto’ ma il ‘movimento’ era l’essenziale della fiaba. op. Perrault. Torino 1956.

cosa non facile dato le profonde differenze che animano i loro versi. Ma attenzione. interviene. Sbaglieremmo dunque a volerne fare un discendente per vie dirette. ma si qualifica come un andamento di pensiero. la ribellione rispetto al ripiegamento. come se la lettura fosse fatta da un bambino che fa risaltare le rime e le cadenze più spiccatamente musicali. bisognerebbe parlare piuttosto di un Giudici ascoltato a velocità doppia. sceglieremmo il loro riferirsi alle zone “basse” dell’esistenza e della realtà. una forma adatta allo svolgimento di una poesia narrativa e argomentativa. istintuale. Ha scritto Heidegger: “La trasposizione della parola vivente. E’ lo stesso bisogno di scrivere che diventa funzione del nostro prendere possesso del reale. colui che dice io avverte di trovarsi nella condizione di “giornalista” (io semplice reporter del suo male) inserendosi così in quella linea tortuosa del Novecentismo nostrano con un certo Montale. la ricerca di un alto livello formale della scrittura non funge da schermo con il reale. ciò non porta mai a concezioni semplicistiche dell’esistenza e ci si guarda bene dall’utilizzare il termine “vita” con noncuranza. la concezione del poeta lirico viene qui depauperata di senso. più “veri”. spesso si tratta di un vero e proprio inabissarsi nella realtà. Le rispettive scelte stilistiche sono ovviamente già specchio delle reciproche differenze. non accetta nulla supinamente. L’io rivendica un proprio spazio d’azione proprio in quanto inserito nella vita e così facendo dà forma alla propria personalissima verità. Ciò che lega le tre anime di Fuoricasa è l’attenzione ai territori più prosastici del nostro vivere. terroso. la parola si configura come un elemento di resistenza. In queste poesie di Massari. il congelamento e la desolazione dell’esistenza”. meccanico. nella rigidità di una sequenza di segni fissata in modo univoco. Giancarlo Sissa a cura di Mimmo Cangiano Se dovessimo scegliere un minimo comune denominatore per i tre poeti qui antologizzati. La sua poesia vive in un costante corpo a corpo con la realtà. dice la sua. Stefano Massari. e la resistenza è parte integrante della vita stessa se questa vuole davvero essere chiamata vita. in questo senso. mentre in Sissa e Massari a prevalere in questi casi è un sentimento di impotenza.Q uarantena Tabard incontra i poeti di Fuoricasa: Alberto Bertoni. Anche qui come in Sissa la moralità gioca un ruolo determinante legandosi agli aspetti più primordiali dell’esistenza e. Sereni e ovviamente Giudici. un narratore in versi che privilegia l’aspetto drammatico del reale (nei suoi testi i personaggi prendono spesso la parola) coerentemente con una funzione di tipo mimetico. sarebbe la morte della lingua. la riformulazione della mappa dell’esistere non si limita ad attraversare i territori del “dolore” ma frequenta anche quelli dell’ironia (spingendosi soprattutto in Bertoni fino all’autoparodia. la volpe si trova nella condizione (come tutti) di cacciato e cacciatore. 33 . ma il paragone non va portato all’eccesso. più caotici. vibrante. in Sissa prevale la rabbia etica. il meno prosastico dei tre. l’astio. potremmo quasi dire di titanismo mancato). La caccia è processo naturale. La parole hanno un ritmo spezzato. Sissa è davvero “un melodista” come ha scritto Roberto Galaverni.

anche se il registro comico. non si scioglie in risata. A metà strada fra il dolore e il riso le sue pagine sono segnate da un sentimento di noia costante. Parla la madre del bambino testi di Giancarlo Sissa NELLE VOCI DI UNA STANZA Così e qui e via facendo batte il cuore l’insonne carezza che felici siamo stati un mattino improvviso di primo novecento e poi più tardi senza saperlo specchiati nella fretta lungomare di un bambino – in nebbie e sguardi sfiniti o ingenuamente rapiti – in noi cercando o nella fuga in bicicletta quasi di scavarlo un poco di futuro in tanta guerra e facendo nostalgia di ogni panchina – con poco dopo ma ogni prima – e un regno di pioggia o un ritorno da Parigi – l’idea più intera della terra a occhi bassi senza prodigi ma nel varco aperto dal cenno con la mano di una bambina – noi muti e ligi nella luce sommessa di una scommessa – col senno di poi sempre la stessa – vale a dire bendata e spalle al muro a un rullo di tamburo infernale nell’inverno di un treno scortato quando alta si solleva un’onda di prato oltre lo stridore del freno – oltre la trafittura di ciò che è stato – o il respiro di un’alba senza offesa dove sbatte un oceano di parole alla bocca spalancata nell’incanto dell’inganno senza difesa piegati nel silenzio dell’insulto senza pianto senza canto quasi senza direzione nel buio immacolato della deportazione e acuta più acuta di ogni possibile resa la vita non stivata a vagone o scafo nella miserabile transumanza – ma la nostra sola rassegnata invenzione – la nostra sola e acerba mite costanza che di tutto il resto ha fatto attesa e solitudine d’albergo nelle voci vuote di una vuota stanza – qui a riscrivere la storia nella ruota della dimenticanza . pur costantemente utilizzato. Sereni..e quale lo scandaglio che fruga melma e alghe della ragione – così e qui noi finalmente assomigliamo a verità incatenate a cancelli – ma senza perfezione – e non a perfezioni ma a morsi di realtà e pietosamente offerti i nervi scoperti in ciò che davvero siamo e ignoriamo non avendolo voluto – o il palmo senza mano – ma senza viltà e senza averlo saputo se qui 34 . Poesia verso la prosa? Anche. di scrivere in versi. AUTOPSIA DELLA FAME Così qui ci cresce fra il costato un prato che a notte bagna gli occhi a un sogno di bambino che si medica i ginocchi – e l’insetto in volo pietrificato nella foto in bianco e nero del permesso di soggiorno o della morte senza certificato – se poi davvero nessuno amava o almeno così sembrava – che l’autopsia non ha verificato. lascia al contrasto fra ciò e i temi trattati il compito di produrre lo scarto ironico. ma in stanchezza. ma in un accezione eminentemente maschile e che cerca di mantenere sempre il tragico a debita distanza. E appesa al frenulo del cuore la domanda che impazziva in un lancio di coltelli o la voce senza riva del come ci conterete ora? senza numero non c’è prigione . ma non mancano altri “maestri”: l’ultimo Raboni. ma la forma si mantiene sempre alta (per quanto può essere alto uno stile senza scadere nel ridicolo). mettere in scena “il piccolo fatto privato/ o il buffo semitragico del nostro quotidiano”. una spaventosa consapevolezza dell’indistinto materiale in cui tutti ci troviamo. forse come unico modo.Mar ‘06 Bertoni lavora su una scrittura poetica di tipo diaristico il cui riferimento più evidente è il Montale degli anni 70’. Poesia del corpo? Anche. un’oscura consapevolezza ha la meglio su speranza e disperazione. Caproni e più indietro fino a Gozzano. I testi che seguono sono tutti inediti. A livello sintattico Bertoni non abbandona mai un certo livello di “decoro”. Poesia diaristica si diceva. Ringraziamo gli autori per la loro disponibilità e per l’opportunità offertaci. il Sanguineti di Postkarten. nell’oggi.

Premio Caput Gauri.fine) Così questo è il campo dove viene da tacere finalmente un poco e poi per sempre – qui senza voce siamo attesi con il sorriso dei non arresi – qui la pianta del pomodoro stranamente torna al suo folle niente in un silenzio di vento – né triste né contento – che voi non sentite che vi spartite l’incredula durezza dello sgomento nella scaramanzia della sconfitta vittoriosa – o gli occhi della morte senza sguardo o la carezza della sposa che non riposa e la vita tutta sempre e ancora un poco ai margini di ciò che resta d’altro fuoco – ma così ancora e sempre questo è il campo questa la sua buia geografia umana tanto da sembrare la tua la sua la mia ma per niente strana e senza malinconia verso il fondo della campagna e nell’abisso orizzontale della pianura – senza fatica quasi o nascondigli di paura – e quanto camminare e sostare e sperare e aspettare sempre con il sasso del sapere in mano e qui tornare per scavare fonda più fonda un’altra fossa … nel tempo umano allo schioccare di una bandiera rossa! GIANCARLO SISSA è nato a Mantova nel 1961. suoi racconti e poesie sono comparsi su numerose riviste. nel 2002 Il mestiere dell’educatore (Book Editore) Premio Ceppo d’Argento Pistoia. Del 2004 è Manuale d’insonnia (Nino Aragno Editore. nel 1998 Prima della tac e altre poesie (Marcos y Marcos. in particolare.Mar ‘06 ci mangia il mare gli occhi nella sua luce – se qui la paura nostra non fa pietà ma stella dopo stella cuce la costellazione infame della fame – qui la storia ha in noi il suo nome di miseria di ignoranza di nuova civiltà. prefazione di Giovanni Giudici). E’ presente in diverse antologie. 35 . dallo spagnolo). dell’handicap psicofisico. dall’inglese. Francesista e traduttore (dal francese. Come Educatore professionale opera da oltre quindici anni negli ambiti della tossicodipendenza. Vive a Bologna. COSI’ QUESTO E’ IL CAMPO (al Teatro delle Ariette. della psichiatria e. l’Estate. postfazione di Alberto Bertoni) Premio Opera Prima città di Sondrio. Per Gallo et Calzati Editori ha ideato e curato il volume “Poesia a Bologna”(2004) raccolta di testi autobiografici dei più importanti poeti attivi a Bologna. Attualmente è Coordinatore di un servizio rivolto a minori a rischio di devianza sociale. della prevenzione del disagio minorile. finalista Premio San Pellegrino. postfazione di Roberto Galaverni). Come poeta ha pubblicato nel 1997 Laureola (Book Editore. Le sue poesie sono state tradotte in diversi paesi europei.

delle dinamiche di gruppo. Da Libro dei vivi (parole della volpe) di Stefano Massari fuga la mia piena di rabbia che ancora la ruota tua rapida fiamma gela scarta mi manca (la preda era stanca era vicina era pronta) la stolta gioia tua di vedere me scappare e non capire che ci lascio la fame e la preda mia che scampi adesso dove muore che andare tutto il tempo a cercare di mangiare che nebbia non mi copre io assassina furba che in altro modo non sa ammazzare come la tua come preghiera la mia è un’attesa tutta di schiena corro per le figlie tue per le figlie mie in pieno sole la dura cuna che sarà di grano domani sarà di pane domani mi nascondo meglio e ti si spezza schiena e cuore come a me si schianta quando atroce l’allarme dalla tana io madre faccio guerra alla poiana metto via legnetti e fili del mio odore davanti a casa tua al tuo agnello tessitore che mi guarda ignara dal primo suo stupore di cosa ridi allora l’umano tuo è di stesso dolore qui sta il dio che non sai chiamare facile per me cacciare abituato a ricominciare giorno e notte ad ascoltare la morte tutta o solo una che tanto è uguale io che ho paura e che so amare io madre grande madre terra io come te non so ammazzare sfilo dal tuo sguardo troppo lento per vedere me bellissima di muso incapace di lamento tu illuso che ritorno e non uccido mai di giorno che mistero arrivo a masticarti il sonno attratta dalla luce che hai lasciato a sfidare il buio intorno e disumano mai saprai mai quanto vero mondo è disumano te che spio che ascolti nomi scendere e salire di lontano mani battere fallire abbandonare tutto invano mi allontano che ora piove non sono qui per il tuo sogno cerco da mangiare muoio come la volpe nel suo sangue cercavo di arrivarti al collo terrorizzato dal tuo addio o dal fuoco intorno sorgenti le città lasciate abbandonate per vendetta ora ti chiedo un gesto calmo che mi aiuti il sonno il canto che piovendo fa in casa nostra il legno il bambino nascerà in fretta sano come questo vento spargerà la luce intorno e io che sento il mondo perché urlo quando sto da solo sempre non mi piego un po’ a pregare un po’ al perdono consento l’odio invece accendo il forno per mangiare mia madre maledico i segretari della guerra e i ciarlatani a piombo ho paura se farà caldo troppo che mio fratello non respiri bene e chieda aiuto nel deserto costruito addosso a quelli che hanno mani capaci con le pietre e piene d’ali libereremo le nostre figlie dal recinto ? giulia si dipinge i denti col rossetto ameranno il loro padre estinto ? 36 . corsi di formazione per docenti e studenti. di docenti della Scuola Pubblica e Privata e. della scrittura professionale (riferita cioè alle professioni socioeducative e mediche) e dell’autoscrittura. Da anni è inoltre attivo nell’ambito della scrittura autobiografica. più in generale. del maltrattamento e dell’abbandono. scambi internazionali e realizzazione di video relativi alle tematiche indicate e che distribuisce via internet in tutto il mondo l’omonimo Bollettino letterario. Presentemente è Presidente “provvisorio” dell’Associazione Culturale Fuoricasa che si occupa di poesia. degli Operatori del Sociale è riconosciuto come esperto nazionale per quanto attiene alle tematiche del bullismo.Come formatore.

gli zigomi alti. Ha scritto l’idolo anteriore (1991/96 auto-produzione). del gesto più porco che hai inventato e reso e che forse consideri sepolto per sempre. l’estate. Progetto che è successivamente confluito nell’operazione SECOLOZERO (produzione video FuoriCasa. sofferto come non capitava da un millennio tanto che ci ho mandato un altro a scendere dal treno baciarti i capelli mordendo le labbra sul binario. Scritti sono apparsi su svariate riviste e su web. è presente in Poesia a Bologna. Ha realizzato inoltre Salmo dell’Attesa (Gallo et Calzati Editore. l’incarnato E contro ogni stile collaudato chiederti il topless bianco nella vacanza imminente Essere dopo niente Colpa dei Beatles A casa di un compagno giocavo da bambino stando in porta atterrito che per colpa dei Beatles sbucassero dai pali scarafaggi Tutto era pulito il prato pettinato e piovevano tiri che ogni tanto paravo anche avendoli addosso molto più della palla quei milioni di larve Disegnavo dune i fili sotto le cortecce nelle fenditure del cemento draghi dell’erba povera 37 . 1998). intorno Bologna. 2003. 2004. sofferto. 2004). cortometraggio pubblicato in VHS allegato all’antologia Altri Salmi curata da Maria Gervasio e Luca Egidi). a cura di Giancarlo Sissa. è inoltre in uscita presso Book Editore Libro dei vivi . Da Ho visto perdere Varenne di Alberto Bertoni Ritorno a scuola Questo giorno di ritorno a scuola non vuoi sentirmi anche se ti cerco dallo 051 di Bologna Super-ego e più verminosa la storia consumata a primavera con il collega che non ti piaceva ma scoperto alla fine gemello con tutto il rovello. nel dialogo nostro Invece ho sofferto. Ha progettato e cura in collaborazione con Alberto Bertoni e Giancarlo Sissa il Bollettino FuoriCasa. 2004.fine (le ariette-video. Ha realizzato video su importanti poeti contemporanei nell’ambito di un progetto di archivio audiovisivo della poesia italiana ed europea contemporanea. 1969) vive a Monteveglio. ideato e curato con Giancarlo Sissa.Stefano Massari (Roma. cortometraggio dedicato allo spettacolo omonimo realizzato dal Teatro delle Ariette e prodotto da Santarcangelo dei Teatri nell’estate del 2004). Collabora con il Teatro delle Ariette con cui ha realizzato i video: EIZEL – di cosa è fatto un teatro (le ariette video. ammetto del luogo. diario del pane (Raffaelli Editore. (Gallo et Calzati Editori. corda occidentale (auto-produzione. 2003).Poesia).Poesia mail magazine di poesia e critica. della tecnica. finalista al Premio Riccione TTV nel 2004).

La prima iniziativa di peso è stata quella dei poeti spagnoli (Montero. Oltre a numerosi saggi e volumi di argomento novecentesco. Pereiro) che abbiamo invitato a Bologna e da lì molte cose si sono chiarite. F uori di Casa a cura di Mimmo Cangiano e Eugenio Santangelo Conversazione con Alberto Bertoni. Io.Mar ‘06 In mortem Se in principio era il Verbo oggi mio padre non è morto davvero Per tutto il mesto rito il prete lo ha chiamato in Paradiso con un nome non suo -Gisberto. pubblicazioni. 1999). Questa è l’origine reale. Prado. le cose non sono andate come avevamo previsto. Stefano Massari. Poi è nata la collana che Alberto cura per Book editore. Il catalogo è questo. una collana molto fortunata. fare incontri con altri poeti. un titolo di Montale. e – in collaborazione con il poeta Enrico Trebbi e con il sassofonista e compositore jazz Ivan Valentini – dei cd: La casa azzurra (Mobydick. Poesie 1978-2000 (il cavaliere azzurro. in realtà di bolognesi c’era solo Salvatore Jemma. Già in precedenza. è autore – sul versante poetico – dei volumi: Lettere stagionali (Book Editore. lui rilanciò Fuoricasa che ci piacque moltissimo». Nel ‘94 abbiamo appunto fatto il bis e l’antologia si chiamò Fuoricasa. Le poesie qui presenti sono tratte dalla raccolta Ho visto perdere Varenne che uscirà a breve per l’editore Manni. Tatì (Book Editore. è lì che l’idea cominciò a prendere forma». 1996). nel ’92 si era fatta questa antologia a nome Quaderno bolognese che raccoglieva i testi di otto autori. senza chiedere finanziamenti o contributi. 2001). piccole rassegne. Nel ‘94 è uscita la seconda antologia di un gruppo di poeti bolognesi. io proposi a lui Fuori di casa. SISSA: «L’origine dunque è alta. Andò molto bene ma ne derivammo una profonda stanchezza. L’idea era quella di far tutto nel modo più libero immaginabile occupandoci di poesia e letteratura in modo autonomo. insegna Letteratura italiana contemporanea all’Università di Bologna. Poi la cosa si è pervertita rapidamente. Santos. Alberto e Stefano abbiamo invitato ad entrare nella banda Salvatore Jemma e Francesca Serragnoli. solo l’origine però. Il primo germe che prelude alla creazione dell’associazione invece sono stati una serie di video sulla poesia che Stefano Massari aveva 38 . 2000). nato a Modena nel 1955. 1997) e Viaggi (Arxcollana & Book Editore. o meglio di poeti che scrivevano qui a Bologna. ALBERTO BERTONI: «La scelta del nome attaccato fra l’altro è di Giovanni Giudici. Giancarlo Sissa Come nasce il gruppo Fuoricasa e quali sono i suoi obiettivi? GIANCARLO SISSA: «E’ una storia lunga. Nel 2003 ci venne questa idea di fare un’ associazione per capitalizzare le ricche entrate dei poeti. lapsus di Dio Alberto Bertoni.

inventato e in cui io e Alberto abbiamo partecipato a titolo diverso. degli emarginati. BERTONI: «Il problema è che. otto personalità poetiche che si confrontavano dunque anche nei loro attriti». 39 . c’è qualcosa che ognuno di noi ha riconosciuto nell’altro di simile. ma un concetto generale in cui crediamo molto». insieme ad altri. che lo riplasma. Altro rispetto a una tradizione data. quando Stefano era ancora a Roma. io e Alberto e altri come Vitaniello Bonito. il senso della letteratura è dare voce al popolo che manca o dare a un popolo la voce che manca. fa sua. un modo di tradurre il dialogo nei termini della poesia. i grandi irlandesi. e anche il fatto che la poesia ha di specifico il fatto di essere nel linguaggio ma di non esserci in modo arreso. Proprio perché oggi. Non ha una sola definizione o linea. parlavamo della poesia robustamente. come dice Cortellessa citando Deleuze. un’azione». quindi non semplicemente degli equilibrismi linguistici o dialettici. come amici. non un atto di barbarie. Virginia Woolf ne parlava come di un linguaggio saturo. Questa è una delle cose che sopravvivono ancora. è un grande tema del ‘900. dunque non solo poesia italiana e non solo poesia contemporanea». nel senso di uomo della strada. una prassi. Ricordo che a Borgo Panigale. un linguaggio di intensità totale. E in questo senso anche la letteratura del passato è qualcosa che nutre il presente. di restare altro. Ritorniamo qui al tema dell’esilio che da Joyce. non vuol dire infatti altro sentimento. L’elemento comune è stato l’etichetta di poesia dell’esperienza. come lettori. STEFANO MASSARI: «Poi il fondamento vero nasce dal fatto che al di là delle differenze c’è fra noi questo dialogo costante. L’intento era quello di affrontare secondo una diagonale anarchica e molto libera l’universo della poesia e anche di sghettizzarlo. Montero dice che il poeta ha esperienza col dialogo che si svolge in sè rispetto alla realtà. Come mai non avete prodotto un manifesto o elaborato una sorta di punti programmatici? BERTONI: «Un manifesto in realtà lo producemmo in un vivo pomeriggio di lavoro. L’idea di “poesia dell’esperienza” si lega in Spagna anche a un concetto come quello di “otra sentimentalidad”. Sempre da Stefano Massari è nato poi il Bollettino Fuoricasa poesia. I poeti dell’esperienza in Spagna riprendono questo concetto e cercano la loro sentimentalità e la ravvisano nella poetica della strada di Rafael Alberti. bisognerebbe veramente andare a misurare tecniche e tradizioni nei singoli individui e nei singoli libri dei signoli individui. Beckett. Jemma. Nel nostro caso è il popolo degli esuli. Riprendendo Adorno. nella diaspora di stili e forme. è quello che caratterizza la poesia. come tecnici. nel quale noi siamo redattori. Il problema centrale è proprio il dialogo che scaturisce dai nostri testi». dei diseredati. la prima cosa che ci dicemmo era quella di non fare il gruppo letterario. ma decidemmo poi di non pubblicarlo perché la struttura del libro o libretto rischiava essere una forma privativa verso l’idea di libertà che volevamo dare. nel ’91. Jean Robaey. la facevamo leggendo di qua e di là. di cosa si tratta? SISSA: «La “otra sentimentalidad” è una citazione da Machado. un dialogo con la tradizione della lingua e con se stesso. ma anche quello di chi riempie le barche della disperazione approdando a Lampedusa. costruito su basi di verità ma non in senso assoluto Uno strumento di dialogo e confronto fra le scritture molto serrato e severo. prima dell’idea di Fuoricasa. dopo Auschwitz la poesia può essere solo barbarica. costruito sul riconoscimento di alcuni dati comuni. che Montero. BERTONI: «Riteniamo infatti necessario che ognuno di noi abbia uno stile proprio. SISSA: «L’incontro avviene storicamente sul fare. ciò che crea scarto e novità. ma altro sentire». è un modo per dire che a ogni tempo corrisponde una diversa sensibilità poetica da parte di poeti e lettori e che questa capacità del sentimento poetico di mutare. ma qualcosa che viene da fuori.

auto-referenziale e non coraggioso. se vuoi anche di infanzia recuperata. BERTONI: «Se noi siamo una sequenza e collana di io diversi. ma un quotidiano che può anche essere inabissato e terribile. il reale invece mi da l’idea di tutte quelle cose. suona falsa. territorio iniziale della poesia. realtà mi riguarda ma mi trascende. SISSA: «Quando la poesia pensa di sapere perde. la poesia passa attraverso rifrazioni sbagliate. per trarre dalla mia esperienza quello che mi sembra essenziale comunicare. abbiamo però anche continue e diverse percezioni della realtà. Questo tempo per me ha bisogno di incendio. Mar ‘06 Eppure la lirica. SISSA: «Montero dice che il linguaggio è una piazza. quei richiami. MASSARI: «Lirico è un genere confessionale. il restare al di fuori delle mode. del contesto culturale e umano. almeno in Italia. senza per questo il bisogno di pontificare». come faccio a dare voce a uno che vive in un cartone? La risposta che mi sono dato non è quella che chi appartiene al primo mondo non può scrivere poesia. è il testo che scrivi. un significato diverso da quello che voi avete espresso. deriva introflessa di un io dimesso. non la posso contenere tutta o attraversare tutta. Ognuno di noi è una sequenza di io diversi. in modo consapevole e inconsapevole. non di un lamento irrelato e non misurabile nella realtà». di poeti che si sentono tramiti di Dio. non corrisponde ai reali movimenti della vita. Il problema è se siamo buoni poeti o no». Il fatto che il surrealismo sia entrato da noi solo molto più tardi. Una cosa. Un atteggiamento onesto in cui so di poter partire solo da me e con la coscienza di questo». Tenendo conto a priori del nostro essere occidentale». sembra prendere un’altra strada. non di tranquillità. Abdica alla dimensione della curiosità». nella certezza che viviamo in una sorta di marmellata antropologica dove è molto difficile dire Io. e vi agisco con l’ascolto. In questo senso la poesia è un impegno e una responsabilità quotidiana. MASSARI: «Marco Ercolani in un saggio di qualche anno fa introduceva questa idea di urto col reale e quindi esperienza». filtrato attraverso i Carlo Bo e forme spirituali e religiose. allo stesso concetto di lirica noi affidiamo ormai. 40 . MASSARI: «Io faccio una differenza fra realtà e reale. penso a Esenin. in quanto poesia dell’esperienza vuol dire poesia della tua esperienza. Preferisco scrivere una sorta di possibile decenza quotidiana. dove è difficile distinguere autentico e inautentico. veicolate soprattutto attraverso l’ermetismo. Nella poesia dell’esperienza vi è l’abolizione di ogni preconcetto letterario. quasi istintivamente. di una lingua che vada alla radice del problema. la tua condizione di mancanza a te stesso. mi sono dovuto porre questo problema: è chiaro che uno alla fine si vergogna. quando è reiterata a prescindere da tutto. BERTONI: «Ci sono delle esperienze. La realtà è continuamente in movimento e il poeta deve continuamente giocare questa avventura di conoscenza. Quando invece uno scrive essendo sempre identico a se stesso. è ancora più grave quando entriamo anche noi in questi meccanismi». non ho problemi di sopravvivenza né di sostentamento. Io che ad esempio sono stato a lungo interessato a una poesia autobiografica. Distillare da questo dialogo con te stesso il momento in cui non sei presente a te stesso. Bisogna essere consapevoli del dove si è. con i quali interagisco. Scelta umana e etica nella direzione del dialogo dunque. è il momento in cui tu devi trovare il tuo esilio dentro di te. Il problema è però sempre l’oggettività di quello che fai.E questo è un tratto fondante di Fuoricasa. dando ovviamente le briciole. costituisce di sicuro un grave handicap». bene o male io appartengo al primo mondo. esperienze non linguistiche ma spiritualistiche. BERTONI: «Ma il fatto terribile è che lo star system ha invaso anche il mondo della poesia. quando sei il fanciullino di te stesso o il teppista di te stesso. franto. La poesia mi fa vivere in una condizione di ascolto e di dialogo.

Gli studiosi identificano diversi stili di leadership. all’interno di due polarità di comportamento chiamate “comportamento di relazione” (propensione al coinvolgimento pratico di tutti i membri) e “comportamento direttivo” (propensione all’accentramento delle decisioni). e variabili di tipo processuale. deve essere definito in termini di risultato. Un obiettivo chiaro e ben esplicitato contribuisce a consolidare la coesione e il senso di appartenenza al gruppo da parte dei suoi componenti e contemporaneamente contribuisce a definire in maniera chiara il rapporto con l’organizzazione. il motivo principale di questo cambiamento rispetto ad una gestione gerarchica dell’azienda è che in questo modo il lavoro diventa più fluido e più veloce. che qui si vuole analizzare più approfonditamente. comunicazione e sviluppo. costruito su dati osservabili e risorse disponibili in quel caso specifico. Questo stile di leadership può essere formativo. quali obiettivo. permettendo così ai dipendenti di seguire il proprio lavoro dall’inizio alla fine. Ogni persona all’interno del suo gruppo copre un ruolo preciso. risulta cioè particolarmente produttivo nel caso in cui il gruppo di lavoro sia composto da persone all’inizio della vita lavorativa o alla prima esperienza nell’azienda. si riserva una partecipazione diretta a tutte le fasi del lavoro imponendo la propria visione attraverso i suoi interventi. il ruolo consiste nella parte assegnata a ciascuno in funzione del riconoscimento delle sue competenze e capacità. quali: partecipativo. articolato in compiti e valutabile. oltre ad assegnare i compiti ai membri del suo gruppo. la leadership è il punto di snodo tra le variabili di tipo strutturale. nella consapevolezza di dipendere l’uno dall’altro e di condividere gli stessi obiettivi e gli stessi compiti. ognuno dei quali ha una propria autonomia e una propria suddivisione gerarchica interna. quindi il clima interno all’azienda. rendendo così meno attiva la partecipazione degli altri. contribuisce a far assimilare ai collaboratori le specifiche esigenze di lavoro e le regole di comportamen- 41 . ovviamente esso racchiude anche l’insieme dei comportamenti che ci si attende da chi occupa una certa posizione all’interno del gruppo stesso. manipolativo. Ruolo fondamentale per il corretto e produttivo funzionamento del gruppo è quello del leader. La leadership autoritaria. quali clima.M ondo del lavoro e leadership autoritaria Problematiche di un controllo sbagliato di Carla Montesi La tendenza che si riscontra da qualche anno nel mondo del lavoro è quella di suddividere i diversi compiti tra gruppi di lavoro. in un gruppo di lavoro efficace. ma piuttosto si dovrebbero definire delle funzioni di leadership efficacemente svolte e ruoli di leader ben negoziati e definiti. Nessun gruppo può essere efficace se l’obiettivo che deve raggiungere non è chiaro e ampiamente condiviso da tutti i suoi membri. vede prevalere la seconda polarità rispetto alla prima. rendendoli più partecipi e maggiormente coinvolti nello stesso. In tal caso il leader. Il leader si definisce in primo luogo come un professionista di relazioni personali. i quali interagiscono tra loro con una certa regolarità. metodo e ruoli. assumendo il ruolo di supervisore. senza passaggi intermedi tra vari uffici. La caratteristica principale di questo stile di gestione è che il leader. espresso in termini chiari. questo obiettivo. delegante e autoritario1. anche se non esiste “il buon leader” per antonomasia. Un gruppo di lavoro è costituito da un insieme di individui. con mansioni e responsabilità specifiche.

fenomeno giunto alla ribalta nel mondo del lavoro in questi ultimi anni. Invece se il gruppo di lavoro è composto da persone esperte. la leadership situazionale si configura come correttiva degli eccessi degli altri tipi di leadership. oppure. viceversa. unicamente all’obiettivo di cui è direttamente responsabile. non un atteggiamento prevalente. questo atteggiamento è relativo. mentre il primo a parlare di mobbing quale condizione di persecuzione psicologica nell’ambiente di lavoro è stato alla fine degli anni ‘80 lo psicologo svedese Heinz Leymann. derisioni. il presupposto da cui parte è senz’altro il comportamento di relazione: il comportamento autoritario viene adottato nei casi in cui si reputa esser il miglior modo di raggiungere l’obiettivo. limitandosi a fare il minimo indispensabile. ad esempio si è notato che spesso le donne che occupano posti di responsabilità tendono ad esercitare una leadership autoritaria in funzione di questa dimostrazione di potere. Lo stile di leadership autoritario è prevalentemente adottato da persone con anzianità di servizio e convinte delle proprie competenze. che lo definiva come una comunicazione ostile e non etica diretta in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo che è progressivamente spinto in una posizione priva di appoggio e di difesa e lì relegato per mezzo di ripetute e protratte attività mobbizzanti2 . perde progressivamente interesse alla propria attività.Mar ‘06 ALTO Stile Partecipativo Comportamento di relazione Stile Delegante Stile Situazionale Stile Manipolativo Stile Direttivo BASSO Comportamento direttivo ALTO to aziendale (cultura aziendale). Generalmente il tratto di personalità più spiccato di un leader autoritario è il bisogno di controllare costantemente il lavoro di ogni persona. tale stile di leadership può risultare frustrante e in ultima analisi controproducente ai fini dell’obiettivo da conseguire. boicottaggio. non uno stile unico ma la capacità di modulare diversamente l’approccio in relazione alla situazione e alla persone coinvolte nel gruppo di lavoro. La degenerazione dello stile di leadership autoritaria può sfociare nel mobbing. se è impossibilitato a fornire un contributo personale al compito che svolge ed è tenuto a seguire direttive non passibili di modifica. autentiche cattiverie) messe in atto siste- 42 . da coloro che si trovano a lavorare in un nuovo contesto aziendale immediatamente con ruolo di leadership e vogliono dimostrare la loro idoneità a tale ruolo. motivate e abituate ad avere un approccio creativo ai compiti da svolgere.consiste cioè in una serie di ostilità (allusioni. ovviamente. per essere sempre al corrente di come si sviluppa e poter intervenire in tempo nel caso egli lo reputi necessario. Il termine è stato coniato agli inizi degli anni settanta dall’etologo Konrad Lorenz per descrivere un particolare comportamento di alcune specie animali che circondano un proprio simile e lo assalgono rumorosamente in gruppo al fine di allontanarlo dal branco. Allo stato attuale si tende a preferire uno stile di leadership denominata situazionale. Il lavoratore.

logicamente. allusioni. la sua durata e la sproporzione fra i tanti “mobbers” e l’unicità e solitudine della vittima. · isolamento fisico e professionale. porta ad un ulteriore isolamento dell’individuo dal nucleo familiare. esterno: la vittima è il datore di lavoro che subisce pressioni attuate sotto forma di minacce di denuncia per comportamenti mobbizzanti. la vera degenerazione di un clima lavorativo sbagliato. che delinea il fenomeno come “una forma di terrore psicologico sul posto di lavoro.leymann. e messe in atto. 1 Cfr. Le azioni di mobbing possono essere di vario tipo. 2 Per ulteriori informazioni si può anche consultare il sito di Leymann www. non solo a causa di una leadership sbagliata. Ad una prima fase di comprensione dei familiari segue una condizione di distacco che. collettivo: spesso attuato come strategia aziendale mirata a ridurre o razionalizzare gli organici e rivolto a gruppi numerosi di persone.inutile sottolinearlo -uno stato di continuativa e penosa sofferenza nel soggetto vittima. e trovare le soluzioni più adatte. Successivo compito della dirigenza è quello di capire quali fossero le reali motivazioni che hanno portato al verificarsi di quella situazione. esercitata attraverso comportamenti aggressivi e vessatori ripetuti. L’elevata frequenza e la lunga durata del comportamento ostile hanno come effetto. da parte dei colleghi o superiori” attuati in modo ripetitivo e protratti nel tempo per un periodo di almeno sei mesi. a parere di Ege. sotto gli occhi suoi e di tutti. · discredito. il più delle volte. sul piano psicologico. sino al limite di disinfettare.maticamente. pettegolezzi. in maniera continuativa e in misura crescente In Italia si inizia a parlare di questo fenomeno solo negli anni ‘90 grazie allo psicologo del lavoro Haraid Ege. · plateale ghettizzazione. di addurre le proprie ragioni. che può persino consistere nell’evitare il contatto con oggetti appartenenti o toccati dal malcapitato. come l’occultamento di strumenti di lavoro o di notizie essenziali per lo svolgimento delle mansioni di cui la vittima è responsabile. · sabotaggio e boicottaggio. Molte possono essere le cause che portano alcuni lavoratori a perpetrare un comportamento di questo tipo e se si è vittime di mobbing senza dubbio la cosa migliore da fare è denunciare questa situazione al direttore generale o al consiglio di amministrazione dell’azienda. che possono indurre il soggetto a licenziarsi. in presenza della vittima ma entro la cerchia dei mobbers coalizzati: · sarcasmo. dalla ridistribuzione dei ruoli al licenziamento dei soggetti mobbizzanti. calunnie. Ciò che distingue un semplice conflitto dal mobbing è la frequenza del maltrattamento. Questo fenomeno è. Si possono descrivere diverse modalità di mobbing: verticale: quando è attuato da un superiore nei confronti di un subordinato o viceversa da parte di un gruppo di dipendenti nei confronti di un superiore. sia da parte di organizzazioni sindacali che da dipendenti con velleità carrieristiche. i lavori di Lewin e Likert sull’argomento. doppio mobbing: si realizza. relazionale e psicosomatico. In seguito a questi attacchi la vittima progressivamente precipita verso una condizione di estremo disagio che cronicizzandosi si ripercuote negativamente sul suo equilibrio psico-fisico. quando il mobbizzato carica la famiglia di tutte le sue problematiche. · limitazione dell’assertività della vittima.se 43 . di difendersi. impedendogli di parlare. attribuzione di mansioni (o non-mansioni) frustranti e umilianti. quando la situazione si aggrava. propalazione di segreti o di anteriori confidenze. anche presso terzi. la cornetta del telefono da lui usata. derisione. orizzontale: tra pari grado.

è l’oppressore che minaccia col suo peso di ridurre il mondo a una sola dimensione. il leviatano è “la fonte della sterilità sociale”1. D’Arrigo di Daria Biagi Pare che la letteratura di tutte le epoche sia stata appestata dall’ingombrante presenza di mostri marini più o meno spaventosi.Mar ‘06 Animaloni Sui modi d’oppressione dei leviatani letterari: Melville. associato all’oscurità. si nascondono freddezza e morte. immobile e instancabile. i valori della solarità. del divino. al contrario. gli scrittori sembrano da sempre congiurare coi peggiori rappresentanti della fauna ittica per trovare qualcuno che inghiotta i protagonisti delle loro storie. sotto questa purezza estrema. in tutti e tre i casi. il luogo della morte rituale dell’eroe. del tragico: il mostro abissale è di volta in volta l’oggetto di una caccia disperata. dalla Storia vera di Luciano fino al Vecchio e il mare di Hemingway. “puro”. Buzzati. La Balena Bianca. Una delle immagini più spaventose del romanzo è forse proprio quella in cui il corpo immane della balena palesa la sua natura sepolcrale: Moby Dick spalanca le fauci 44 . inseguita dal Pequod per oltre cinquecento pagine. un’ossessione che tiranneggia i protagonisti. sempre. Peschiamo a caso dalla storia della letteratura occidentale tre di questi mostri marini: la Balena Bianca di Melville – probabilmente il più celebre-. al caos. dell’ordine. Allo stesso modo. contrapponendosi all’ “eroe” che incarna. è “immortale”. In tutte le sue versioni è però. si fonda su poche ma ricorrenti caratteristiche. che maschera il terrore della carne e sancisce il rifiuto di ogni “colore”. Il romanzo di Melville2 è forse la più minuziosa analisi di questa patologia monomaniaca da mostro marino. ossessiona la mente dei personaggi (e del lettore) con la sola forza delle cose che si dicono di lei: è l’indagine teorica sulla balena a costituire la reale ossatura del romanzo. il fascino che esercitano è dettato. il poderoso romanzo di Stefano D’Arrigo. L’uomo viene sempre presentato in una condizione di svantaggio rispetto alla balena. Il potere che permette al leviatano di sottrarre gli “eroi” a qualunque possibilità di condurre una vita normale fra i propri simili. l’incarnazione di un ideale di perfezione o di un terrore ancestrale. il colombre di Buzzati e l’orcaferone che giganteggia nella seconda parte di Horcynus Orca. Più di qualunque altro elemento. di ogni pluralità. assicurano le dicerie sul suo conto. che la vittima prescelta si consegni spontaneamente al suo destino. calamitando le loro azioni verso un immancabile destino di autodistruzione e dirigendo dispoticamente gli intrecci. è “la bianchezza della balena” che atterrisce: il bianco di Moby Dick è assoluto. a costo di attenderla una vita intera: tanto lui. Secondo Northrop Frye. Tuttavia. Dal leviatano biblico al pescecane di Pinocchio. della fertilità. Ma il lato più inquietante del mostro è la sua capacità di aspettare. alla vecchiaia. ma anche dell’intelligenza: il colombre viene definito “più astuto degli uomini”. da “qualcosa di indefinibile” che i personaggi stessi non riescono ad afferrare. così come Moby Dick è dotata di una “malvagità intelligente” e l’orca di D’Arrigo sembra ingannare ad arte “cristiani e fere” . la balena bianca non è che “una mostruosa corruzione del grande ideale occidentale del corpo classico”3. Nella figura archetipica di quello che chiameremo per convenzione “leviatano” – che alla dimensione della balena aggiunge la violenza assassina tipica piuttosto dell’orca o dello squalosi riversa tutta una serie di significati variamente connessi all’idea dell’assoluto. aggressivo. per l’incommensurabilità non solo delle dimensioni. e a precipitare la narrazione in maniera unidirezionale dritta nelle fauci del mostro.

Essi erano un solo uomo. non razionale. il protagonista del breve racconto pubblicato da Buzzati nel ‘665. dove troverà un lavoro.. una gara a distanza con il mostro che lo perseguita. ma il fascino che emana è appunto il segno del suo dispotismo. nel racconto breve. ben chiare. molti svaghi: ma quando il giovane compie ventidue anni il richiamo del “suo” colombre si fa irresistibile. Stefano viene condotto piccolissimo per mare. anche il fascino irrazionale che circonda questa folle caccia all’assoluto: Stefano si era ormai fatto la sua vita. accorgendosi di aver sprecato una vita intera per sfuggirgli. morto il padre. che veniva su con rapidità prodigiosa e ingrandiva salendo. è inequivocabilmente una vittima della “sterilità” di cui il colombre/ leviatano è portatore. che Achab. finché si volse e si videro allora.. perché pretende un’adesione passiva. nelle poche pagine del Colombre sembra esserci spazio appena per il protagonista e il suo nemico.tutte le differenze. e il delirio di Achab una “dittatura irresistibile”4. forse proprio in virtù di esso. anziché svanire. I personaggi secondari non sono portatori di istanze autonome. i suoi commenti sulle vicende stanno a conclusione di quasi tutti i capitoli. (Moby Dick . scoprendo troppo tardi che il compito del temibile mostro era ben diverso da quello che si aspettava. vide al fondo un punto bianco e vivente. che i marinai chiamano “colombre”.Mar ‘06 sotto il Pequod. Era la bocca aperta e la mandibola ricurva di Moby Dick. Stefano viene distolto con ogni mezzo dal mare. esplicitamente. (Il Colombre. un mostro simile ad uno squalo dal muso di bisonte. Ma d’improvviso. Nel racconto di Buzzati si innesca. domina incontrastata l’ansia di sfuggire al colombre. sembrava farsi più insistente. finché il padre non si accorge che la nave su cui viaggiano è seguita a distanza da un colombre. scrutando giù negli abissi. che insegue tutta la vita la sua preda finché non riesce a divorarla. il corpo enorme. ciononostante il pensiero del colombre lo assillava come un funesto e insieme affascinante miraggio. mandato a studiare in una città dell’interno. a fronte della quale pochissimo peso hanno “gli svaghi” e i richiami della vita. ancor mezzo confuso nell’azzurro del mare. fino a che. Stefano andrà incontro al colombre per affrontarlo. mettendo in luce. Figlio di un capitano proprietario di un veliero. descrivendo il tranquillo nuotare con cui la balena “spargeva seduzioni”: il mostro marino conquista nonostante il terrore che incute. Riassumendo. è proprio grazie alla sobrietà della narrazione che Buzzati ottiene la massima intensità. che si accorge di colpo di essere diventato vecchio. passando i giorni. 13) Anche Melville riconosceva a Moby Dick un fascino particolare. p. e solo da questa e dai suoi familiari può essere scorto.] . è possibile identificare due direzioni fondamentali su cui agisce l’appe- 45 . 570) La stessa fascinazione per un misterioso mostro marino. Anzi. ormai vecchissimo. poneva. amici. due file storte di denti bianchi. (Moby Dick. sorgenti dall’abisso imperscrutabile. sconvolge la vita di Stefano. lo stesso meccanismo che Moretti rileva in Moby Dick: tutte le istanze diverse da quelle del protagonista vengono appiattite su uno sfondo privo di rilievi. in ombra. [... e. sul piano narratologico. e lo costringe. Franco Moretti interpreta il romanzo di Melville come la vicenda di una “polifonia perduta”. p. erano saldate in una unità ed erano indirizzate a quel segno fatale.. loro unico signore e loro chiglia. 562) Moby Dick è una fissazione. vengono inglobati dalla volontà del capo. in cui la monomania del protagonista inghiotte come un buco nero tutte le altre possibili voci.. non maggiore di una donnola bianca. e anche la personalità del narratore è rigidamente monologica: Ismaele non concede spazio a voci alternative alla sua. Stefano. spaventando gli aironi che volano via: La loro vista era più acuta di quella dell’uomo: Achab non riusciva a vedere nessun segno nel mare. a rimettersi per mare. La bocca scintillante si spalancava sotto la lancia come una tomba di marmo scoperchiata. Tuttavia. scintillanti. Da quel momento la sua vita diventa una fuga interminabile per mari e oceani. non trenta. p. la narrazione non soffre di questa mancanza d’aria.

Orca. anziché causare deserto e carestia. Inoltre. a “disalberare” Achab. Per cominciare. ha la singolare tendenza a sfuggire tutti gli amplessi che gli si presentano nel corso del viaggio. nonostante l’indubbia prestanza fisica. L’orca dovrebbe provocare mutilazioni. costretta ad un monologismo continuo che esprima l’idea fissa del protagonista o del narratore. ogni scarto dalla vicenda principale viene avvertito come un differimento inutile dell’azione a cui il romanzo tende.. La prima riguarda l’architettura della narrazione. il mondo è diventato un organismo talmente complesso che ormai neanche un leviatano può sperare di inghiottirlo senza controindicazioni. provocando inaspettati affioramenti di pesce dagli abissi. ferone. mentre lei passa per immortale: lei. mutilata da un branco di delfini che la riducono a vagare per lo stretto sbattuta dalle onde come una nave alla deriva. Nel corso del secolo che separa il romanzo di Melville da quello di D’Arrigo. L’orca è un mostro realistico e simbolico. invece. e lo fa stroncando la polifonia nella scrittura. diventare policentrico. Appare subito chiaro come gli attributi del leviatano identificati da Frye si siano guastati. per chiamarla col nome e l’abitudine di dare morte e di non riceverne. ad esempio. la loro fine non ha nulla dell’epico inabissamento di Achab e Moby Dick: la prima viene finita a cannonate dagli inglesi. moltissimo tempo. ma le conseguenze del suo passaggio durano poi per molto. Anche ‘Ndrja. è stata Moby Dick.. ma per quanto la figura del leviatano possa essere ancestrale. 618-619) Il terzo mostro di cui ci occuperemo emerge dalle pagine di Horcynus Orca6. con cui veniva mentovata nel famoso libro figurato del Delegato di Spiaggia. il corpo mutilato.. quest’immortale orca assassina ha una piaga sul fianco e puzza di carogna: ben lontano. l’intreccio e i contenuti: il mostro marino attrae simbolicamente la storia verso un unico punto di fuga. immagine culminante di un romanzo che riesce a un tempo ad essere comico e spietato.. l’orca compare nello stretto di Messina a stringere d’assedio i pescatori già stremati dalla carestia. Alla fine della seconda guerra mondiale.] Senza fermarsi mai.. il romanzo a cui Stefano D’Arrigo attese per oltre vent’anni. totalmente corrotta dagli effetti della guerra. Era l’Orca. mentre il giovane reduce ‘Ndrja Cambrìa compie il suo viaggio di ritorno verso Cariddi. ‘Ndrja. Si mescolano i ruoli tra vittime e carnefici. l’orca di D’Arrigo si preoccupa di sfamare i pescatori di Cariddi.. il protagonista che dovrebbe ricostituire l’ordine originario nella comunità dei pescatori. simbolo dell’ideale assoluto e del destino tragico. quella che dà morte. pp. che allude alla castrazione ed è connesso alla sterilità. con una determinazione degna del capitano Achab. Il romanzo non può aprirsi a storie secondarie. plurale. dalla marmorea perfezione della balena bianca. sembra non avere tutte le carte in regole: se l’“eroe” del romance è associato alla giovinezza. dimostra subito di avere problemi specificamente novecenteschi. Non solo: nel corso della narrazione finirà addirittura “scodata”. in una parola. appestando e spopolando le acque per miglia e miglia. Ma del resto tutte le mani- 46 . il secondo fulminato da una pallottola vagante per l’eccesso di zelo di una sentinella alleata. e se alla fine sia l’orca che ‘Ndria muoiono.Mar ‘06 stamento del leviatano. dove troverà una comunità irriconoscibile. l’animalone s’è lasciato dietro mari di rovine. tra oppressi e oppressori.] Sono i mari dove appare almeno una volta nella vita di un pescatore: una sola. dovrebbe caratterizzare piuttosto la sua vittima. dirigendo le vicende narrate in una sola direzione. dunque. come quelle del vaiolo nel giallore trapunto della faccia. La seconda “oppressione” che il leviatano esercita agisce direttamente sul modo della narrazione. [. come viene intesa nei mari intorno alla Sicilia [. Tutto deve finire in bocca al mostro. Il mostro marino. la Morte marina. alla rinascita e alla fertilità. sarebbe a dire la Morte. passando di carneficina in carneficina. (Horcynus Orca. Il mostro marino trasforma la varietà della vita reale in un desolato e sterile deserto. sembra qui del tutto impotente a mantenere il suo dominio. tranciandogli una gamba. non subirle: la ferita. metafisico e grottesco.

Nel momento in cui il leviatano è debellato. Torino. D. il narratore prende prontamente le distanze dal pathos del racconto. 2003. op. 251. E’ tipico della prosa di D’Arrigo dare fiato alla nota comica quando la tensione drammatica sembra farsi eccessiva. Saggio sul tragico. Adelphi. Einaudi. sembra essere la dimensione spropositata della materia stessa. S. La morte dell’orca assassina è quindi la morte stessa del tragico. H. i cataloghi. Insomma.. Cromofobia. La scena dei Pupi siciliani nell’episodio delle “due parolette”. S. vivono e muoiono all’interno del suo ventre10. per sbaglio? L’unica possibilità del tragico si definisce quindi in senso dialettico: il ridicolo si ribalta in tragedia. esplodono le metafore. peraltro.festazioni del divino. Moby Dick o la Balena. 487) Frye suggerisce inoltre che se il leviatano rappresenta l’ordine della natura dopo una caduta (e nel romanzo di D’Arrigo la “caduta” è facilmente identificabile con la guerra). è la più seria delle tragedie: cosa c’è di più tragico che morire. Ma a questo punto conviene forse fermarsi. Già Melville sembra sospettare qualcosa del genere: .. S. p. cit. Einaudi. Anatomia della critica. Responsabile di questa deflagrazione anche linguistica. dato che “come cittadini del ventre di tale mostro anche noi siamo perciò.. XII. i centri narrativi. 254. Nell’accorato monologo che Caitanello infligge al figlio ‘Ndrja tornato dalla guerra.che cosa accadrà di me allora. allora. come suggerisce Szondi7. tuttavia. nel Novecento. Batchelor. fingendosi una sorta di spettatore che assiste a una mascherata dei pupi. tutto il carnevale si sposta dentro il mostro a cui si dava la caccia. N. Einaudi. 1996. Melville. 1966. Si moltiplicano le voci. Mondadori. come quando si entra in una taverna). dal comico”8. Storia della paura del colore. 1969. Donzelli. 252. 11 Ibid. Torino. anzi superato. i giochi di parole. in un mondo allora non molto diverso da quello che Rabelais descrive dentro la bocca del gigante Pantagruele. Il comico nella letteratura italiana. scrivendo di questo Leviatan? Inconsciamente la mia calligrafia si espande in maiuscole cubitali! Datemi una penna di condor! Datemi il cratere del Vesuvio per calamaio! (Moby Dick. iniziano a dare segni di cedimento. Milano. Rizzoli. tutto il nostro mondo reale. peccato e tirannia in cui Adamo è gettato dopo la caduta. il diritto di un giudizio dall’esterno9. D. P. così come il tragico è “costitutivamente seguito. e riservandosi. nei meandri labirintici del suo intestino (dove. Givone. cfr. Horcynus Orca. 2001. 12. 10 N. Milano. 2005. Frye.. che almeno nelle pagine di D’Arrigo finisce per diventare il principale centro d’interesse. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 47 . 1994. Roma. le elencazioni. Mondadori. Opere mondo. metaforicamente. le lingue spastiche. op. e forse proprio questa impossibilità. come ‘Ndria. Teatro e romanzo in Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo. D’Arrigo. Frye. Szondi. sfugge da ogni parte alle fauci del mostro marino. La varietà dell’esistente è veramente troppa. Sgravicchia. di conseguenza. Introduzione a P. Torino. le morali antitetiche. Pinocchio aveva detto di sentire un odore acuto di “pesce fritto”. si scontrano i punti di vista. Buzzati.. in Il Colombre e altri cinquanta racconti. non è altro che l’interno del mostro: Ora. 57-70. in un caravanserraglio di personaggi e situazioni confusionarie che riproduce tutto il “rumore” del mondo reale. cfr. Milano. p. cit. la presa d’atto della sua impossibilità nel mondo contemporaneo. p. Moretti. come se la scrittura stessa arrivasse ad un suo punto di rottura. p. Szondi. p. se il leviatano rappresenta l’intero mondo di morte. F. Il Colombre. Milano. Cirillo (a cura di). la narrazione non è più schiacciata dal peso di un pensiero dominante e riacquista la sua libertà. ne deriva che i figli di Adamo nascono. p. 1987. pp. sott’acqua”11. in S.

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oshep Beuys: scultura sociale e pensiero plastico
di Paolo Cova
Dio è morto. E da un punto di vista antropologico, l’importanza di tale dichiarazione è enorme, poiché il momento in cui Dio muore, è lo stesso momento in cui l’Uomo conquista la libertà […]: ora siamo noi che dobbiamo essere creatori del futuro. Ogni possibile futuro sarà così il risultato dell’opera di noi esseri umani.1

Cercare di avvicinarsi nelle poche pagine di un articolo alla vicenda biografico-artistica di Joseph Beuys (1921-1986)2, uno dei più importanti maestri del Novecento, mi sembrava un’operazione forzata e assolutamente riduttiva. Allo stesso tempo temevo che, nel tentativo di sviluppare un’analisi compiuta di una parte seppur piccola della sua opera o di alcune sue specifiche teorizzazioni estetico-esistenziali, rischiassi di tinteggiare solo parzialmente la grandezza storiografica delle sue esperienze artistiche e di annebbiare e confondere l’eterogenea, multidisciplinare e totalizzante vastità della sua riflessione. Ho maturato così la decisione di attingere direttamente dalle parole di Beuys la materia per le mie rapide considerazioni. Inoltre, mi sembrava importante richiamare l’attenzione sull’attualità del “pensiero beuysiano”3, della sua dimensione politica, del suo rapporto con il sistema sociale, con l’establishment culturale, e con l’autorità. Mi auguro che la grande forza e la genuina immediatezza delle idee dell’autore tedesco, connesse ad un mirato esempio della sua produzione artistica, potranno divenire lo stimolo ai più per approfondire la conoscenza dell’uomo-artista e riflettere sulla potenza libertaria e sulla carica creativa e rivoluzionaria delle sue idee.
[…] Quando l’uomo vuole attuare una rivoluzione, ovvero, quando decide di cambiare le condizioni del suo malessere, deve necessariamente dare inizio al cambiamento dalla sfera culturale, operando nelle scuole, nelle università, nella cultura, nell’arte e in termini più generali in tutto ciò che attiene alla creatività. Il cambiamento deve iniziare nel modo di pensare e solo da quel momento, da quel momento di libertà, si potrà pensare a cambiare il resto.4

Il pensiero di Joseph Beuys parte da presupposti sociali e getta le sue basi per la ricerca di una nuova via per lo sviluppo del mondo. Tramite la destabilizzazione della cultura autoritaria vuole determinare “una coscienza della natura e della società in quanto coscienza dell’uomo”5. Nell’idea di un nuovo ruolo dell’arte, e della sua rispettiva didattica, dove l’arte è indispensabile “idealità di una società autoeducante, prospettiva ecologica - l’Utopia è l’unica realtà possibile - precisa ricerca di una prassi creativa e realmente popolare”6. Si rintraccia così una fondamentale problematica pedagogica: centrale è la convinzione che l’educazione si possa attuare attraverso una cultura della comprensione e del libero confronto, che porti l’individuo, grazie alla sua potenziale creatività, ad avviare una presa di coscienza della situazione storica, che gli consenta un libero e totale sviluppo, un’autoliberazione. Su questa linea Beuys, nella sua poliedrica azione, cerca costantemente di sconfiggere e di appianare il caos del reale, di guarire l’inguaribile. L’arte viene vista come il linguaggio più completo, l’unico che ammette l’esistenza di un vero pluralismo comunicativo, dalla scienza alla tecnologia, dalla filosofia all’ecologia. Il pluralismo è molteplice e il molteplice è il veicolo evoluti-

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vo e rivoluzionario, che è la base del processo di liberazione dell’uomo, come ricerca continua di libertà. Una delle sue massime più famose, “Tutti gli uomini sono artisti”, esemplifica alla perfezione la sua idea profonda di genesi creativa dell’individuo. Questo concetto, che spesso è stato male interpretato, non significa certamente che ogni uomo è un pittore o uno scultore, ma che ogni individuo può liberamente sviluppare le proprie potenzialità creative nel rispettivo campo d’interesse. Beuys sottintende così che la creatività è insita in ogni essere vivente, e che quindi tutti gli uomini sono potenziali artisti perché creativi. Il concetto di arte che ne scaturisce è completamente nuovo, perché l’oggetto che viene plasmato ed elaborato è la società stessa. “Individuo e società come insieme di persone sono non solo veicoli dell’arte, ma arte essi stessi, Sculture Sociali”7. Con il concetto di Scultura Sociale, Beuys sostiene che, se l’uomo può esprimersi liberamente e autodeterminarsi, può anche cercare di plasmare l’opera d’arte totale, cioè il futuro ordinamento sociale stesso. La teoria della Scultura Sociale è una teorizzazione della realtà. Infatti l’uomo, tramite la sua cultura e la liberazione dalle costrizioni, non solo può, ma deve plasmare il caos del reale, generando il progresso e trasformando il vecchio sistema, in un ordine nuovo. In questo contesto tutti gli uomini sono scultori e architetti, perché, dopo aver lavorato sulla propria materia grezza, il proprio pensiero, che Beuys concepisce come Pensiero Plastico, possono effettivamente autodeterminarsi e agire nel proprio contesto plasmando la modernità. L’arte di Beuys è concentrata realmente in uno sforzo rivoluzionario, la sua opera è tesa a disgregare le visioni del mondo canonizzate e dogmatiche, alla continua ricerca della libera manifestazione di ogni individualità, della forza del singolo nel molteplice. Egli sostituisce “la coscienza della persona alla coscienza di classe”8, conscio che l’uomo debba svincolarsi da ogni concetto di autorità, liberarsi dal caos statico delle sue dogmatiche e morali convinzioni e dalla falsa semplicità di qualsiasi rigida ideologia. Il processo di liberazione è totale, assoluto, l’incoscienza deve lasciare spazio alla comprensione. Ciò avviene attraverso un’evoluzione culturale che spinga l’uomo verso il confronto con il diverso, la ricerca del plurimo e della varietà, la volontà di mantenere i propri valori e le proprie convinzioni in uno stato continuo di tensione critica, nella certezza dell’inesistenza dell’assoluto e nella totale apertura alle diverse dimensioni dell’umano e del reale. Il diverso e il molteplice sono la forza di una profonda ricerca materiale e spirituale, che vuole l’uomo come assoluto protagonista della storia attraverso “uno Joseph Beuys, 1967

Joseph Beuys, How to explain painting to a dead hare, 1965

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Joseph Beuys, Arena, 1972

stato di chiarezza e di coscienza”9. Beuys predica la fratellanza, l’antimilitarismo e la tolleranza; ritiene che si debba imparare ad ascoltare l’uomo e la natura e cercare il senso più profondo, anche quando un concetto o una realtà ci è poco gradita, estranea, incomprensibile. Beuys teorizza la nascita di una democrazia reale, di un vero governo del popolo, dove l’autodeterminazione sociale sia la base e il potere vada realmente alle masse. La sua è una dura condanna alle false democrazie occidentali con le loro partitocrazie capitaliste, e alle autoritarie repubbliche comuniste orientali. Rifiuta senza se e senza ma il concetto per cui una minoranza, espressione di un credo filosofico, ideologico o religioso eserciti un potere oppressivo e coercitivo sugli altri uomini. Sostiene l’Unità nella Diversità, che garantisca ogni differente identità, perché è consapevole che l’esistenza di un vero movimento alternativo di massa è vincolato al confronto e all’alleanza di più gruppi autonomi, che “rappresentino il rapporto tra loro e nei confronti dell’opinione pubblica con spirito di tolleranza attiva”10. Questo spirito viene messo in pratica nelle sue discussioni collegiali, tese all’analisi dei problemi e alla ricerca delle loro possibili soluzioni. In questi veri e propri happening sviluppa tutta la sua potenza comunicativa, nella capacità di confronto e collaborazione tra gruppi diversi: anarchici, marxisti, cattolici, ecologisti, protestanti, liberali,… La sua opera ha quindi lo scopo primo di stimolare la discussione tra diverse realtà sui problemi dell’arte e della società: la creazione artistica è fondamentale anche perché permette una comunicazione con la gente e con gli studenti e una visibilità delle sue teorie, altrimenti difficile.
La questione principale consiste nel risvegliare l’uomo dal riflusso individualistico, sottraendolo al privato. Il presente è caratterizzato ovunque da una forte tendenza alla depoliticizzazione, alla privatizzazione, alla rassegnazione. E’ nostro compito tentare di riportare la gente con ogni mezzo possibile, a interessarsi del sociale, a riappropriarsi del suo innato senso di collettivismo.11

Mar ‘06

La pratica artistica di Beuys si configura allora come “un’arte del dissenso”12, dove egli esprime con convinzione il suo azionismo culturale contro il qualunquismo e i luoghi comuni, il perbenismo borghese e il moralismo cattolico, la rigidità comunista e l’omologazione piccolo borghese, contro qualunque ingiustizia e qualsiasi autoritarismo. La sua azione artistica eclettica e innovativa è caratterizzata da una visione utopica, “un progetto pragmatico perseguibile e realizzabile adesso, ora e qui”13. L’arte diviene così una creazione assoluta, uno strumento reale di comunicazione e di critica, di dissenso e di dialogo, lo strumento primo della rivoluzione, del cambiamento, del progresso. Per Beuys un altro mondo non solo è possibile, ma la sua realizzazione è necessaria e doverosa per l’umanità intera e per le future generazioni. Nella sua vita, la teoria si è sempre tramutata in pratica e la sua riflessione politica è divenuta realtà in diverse organizzazioni come il Partito Studentesco Tedesco (1967) - i cui obiettivi erano il disarmo totale, l’Europa unita, l’autoamministrazione di legge, cultura, economia e lo sviluppo di nuovi criteri educativi, didattici e di ricerca -, l’Organizzazione per la Democrazia Diretta attraverso Referendum (1970), la Libera Università Internazionale (1974) e l’Istituto per la Rinascita dell’Agricoltura (1978). Le sue azioni e i suoi happenings sono opere complete che, con grande immediatezza, complessità creativa e qualità formale, sviluppano pienamente la sua teorizzazione socio-estetica, fondendo la potenza visiva e magica della parola e gli oggetti autobiografici, i materiali

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argento e prodotti chimici e poste in cento contenitori quadrati di alluminio dipinti di grigio. per la predicazione dell’internazionalità della rivoluzione e l’universalità della repubblica. lastre di rame e ferro. categorie o forme determinate. quanto sfumato complesso dell’Utopia. Fondendosi e diventando parte integrante dell’azione rivoluzionaria di Beuys. la 51 . un rivoluzionario tedesco che nel 1780 pubblicò la Certitudes des preuves du Mahométisme. è Arena presentata una prima volta nel 1972 a Napoli nella galleria di Lucio Amelio e ripresentata modificata nello stesso anno. Nell’esposizione di Roma tre di questi. grassi naturali. Il testo riguarda la vita di Anachasis Cloots (1755-94). in modo da poter essere fruiti direttamente sul pavimento. Prima dell’esecuzione egli fece una serie di tre inchini al pubblico . a sinistra e al centro . per la sua contrarietà al nazionalismo. nell’ambito di una volontà ideologica di matrice anarchica e nel chiaro. 1973 scientifici e gli elementi della natura. Beuys si esibisce allora in una performance. concepiti come transfert matericonarrativi. Arena.Joseph Beuys.che riproponevano le tre direzioni su cui ogni rivoluzione si sarebbe dovuta muovere: libertà. infatti anch’egli crede profondamente in quei tre principi e li ritiene pilastri di ogni rivoluzione. Con Beuys entra nel fenomeno arte ogni attività creativa che investe l’esistenza umana. coniugandosi alla cera. attraversando lo spazio delle cornici-contenitori con indosso un pastrano militare che al posto delle mostrine ha due croci di panno rosso. L’installazione è composta da quattrocento fotografie delle precedenti esperienze artistiche di Beuys. con la sua vasta installazione. allo zolfo e all’argento. Cloots fu condannato a morte da Roberspierre e ghigliottinato. generano la propria rivitalizzazione. I cento contenitori vengono disposti nello spazio. cioè di una concezione artistica secondo cui il prodotto-arte non può essere fissato da criteri. ripeterà i tre inchini. Mentre si muove all’interno dell’installazione. Si aggiunge ad esse una scultura composta di cera. il principio primo di tutte le rivoluzioni. che vengono trattate con cera. grasso. al grasso. Nell’azione romana Beuys. vengono posti in evidenza. estrae un libretto rosso di tasca e lo legge ad alta voce. uguaglianza e fratellanza. zolfo. Nella sua azione si esemplifica l’identità tra arte/vita e arte/uomo. alla galleria Attico di Roma. Le foto. quindi anche della sua. che si differenziavano perché contenevano una superficie trasparente blu e gialla. Una delle sue opere fondamentali. Per la sua vicinanza a Herbert. lo sviluppo libero dell’uomo che modifica la società. Twelve hours lecture. Si compie così l’esegesi profonda di questi elementi autobiografici. con lunghi passi. Nella sua fase creativa fa spesso uso di elementi e parole tese all’avvio di una reale trasformazione della società e del sistema delle arti. simboleggia la genesi della persona creativa. avviando un chiaro processo d’identificazione con Cloots. per forza comunicativa ed esplicazione del suo messaggio politico. Il tutto viene plasmato dall’idea del Flusso14. una delle prime testimonianze della polemica anticristiana.a destra.

Il Cappello di Feltro. 3 L. simbolo del cielo.. simbolo della potenza vitale e della dinamica.. luogo simbolico di esibizione e di misura delle peripezie dell’anonimo o dell’eroe”15.. Napoli 1978. 4 Ibidem. Doria. il rame ed il ferro che insieme alla cera e al grasso compongono la statua posta al centro. De Domizio Durini. op. 7 Incontro con Beuys. p.. 52 Operazione difesa della Natura. op. 7. p. p. 10.. p. e cioè della creatività. cit. 13 Ibidem.Tivoli 1996. Joseph Beuys e Toni Ferro artisti del dissenso. op. all’apice del periodo di massima collaborazione con il movimento internazionale Fluxus. Il Cappello di Feltro. 8 P. 11 Ibidem. che formano l’artistacreatore. vera Internazionale della libertà contro ogni forma di autoritarismo. cit. si ritrova nella simbologia cromatica presente nel dualismo giallo/blu delle superfici trasparenti dei tre contenitori. 14 Beuys sviluppa il concetto di Flusso tra il 1962 e 1965. 16 L. 15 P. photo di Buby Durini. Joseph Beuys e Toni Ferro artisti del dissenso. 5 P. 2 Per quanto riguarda la vita e l’opera di Beuys rimando all’ottima bibliografia essenziale presente nel testo di P. “una vera e propria arena. Doria. un’ideologia politica. op. 62. 11. p. Il Cappello di Feltro. Doria. p. 10 L. Milano 1998. op. Celant (a cura di).rinascita del passato come unità significante e totalizzante nella ricerca artistica presente. 11. Dunque Arena celebra la genesi dell’uomo-artista Beuys attraverso il suo passato e la sua carica spirituale. p. Joseph Beuys e Toni Ferro artisti del dissenso. op. l’elemento energetico per antonomasia. Doria. cit. Doria. Torino 1988. Joseph Beuys e Toni Ferro artisti del dissenso. p. p. 139. 71. Adesso dobbiamo confrontarci con il fatto che non è più possibile seguire qualcuno che ci guida. p. 12 P. Infine l’esemplificazione delle radici culturali. De Domizio Durini (a cura di). cit. Milano-Pescara 1984. vitalistica e ideologica. De Domizio Durini. L’insieme è statico.. Come sempre in Beuys poi. Questa lo spinge all’identificazione con l’anarchico Cloots. Joseph Beuys e Toni Ferro artisti del dissenso. o un’autorità dello stato: dobbiamo cominciare a fare pieno uso di quella che è la più importante di tutte le nostre facoltà. Beuys: tracce in Italia. 134.16 1 L. simbolo degli elementi caldi e della tradizione greco-latina-italiana. 19. 18. rappresentano i poli della tensione sessuale: il rame è il polo femminile e il ferro quello maschile. 155-156. ma profondamente energetico. De Domizio Durini. 27. 368. è infatti paradigma del nord e della matrice culturale romantico-germanica. p. cit. mentre il giallo (il sole) rappresenta il sud. p. L’essenzialità della dimensione sessuale dell’esistenza viene unita e completata dal grasso. nel celebrare la sua arte militante che lotta per una civiltà nuova. militarismo e nazionalismo. 1984 . Il Blu. 9 Ibidem. 6 G.. cit. La parte più importante della creatività o la parte più importante dell’intero concetto della creatività è la libertà. Difesa della natura. p. 167. p.

incertezza e caduta di ogni confine…nella prima modernità (delimitata e organizzata entro la cornice nazional-statale) capitale. Cavallaro.co (oltre che naturalmente 53 . a una accelerata modifica della sociologia del lavoro non è seguito un cambiamento di strategia nelle forme e nelle lotte sindacali. mentre ora all’economia è stata regalata una ruspa con la quale essa spiana l’intero recinto. lascia il lavoratore molto più solo davanti al datore di lavoro e di conseguenza rende impossibile una contrattazione collettiva delle condizioni di lavoro. le nuove tipologie di lavoro rendono inefficaci quasi tutti i complessi modelli culturali sul tema del lavoro elaborati nel corso del ’900. In realtà su questo tema la questione più importante ci pare essere quella della rappresentanza: evidentemente. chiunque voglia parlare del futuro delle nostre relazioni industriali non può infatti esimersi dal constatare che. analizza così nel suo saggio Tramonto delle idee e nuovo impegno civile quello che. ha come conseguenza una maggiore ricattabilità di colui che si trova a negoziare individualmente il suo contratto. Il che. che risultano molto difficili da governare e da comprendere.3 milioni di lavoratrici e lavoratori di cui poco meno di sei milioni alle dipendenze di imprese con oltre quindici dipendenti e circa tre milioni e mezzo alle dipendenze di amministrazioni pubbliche. attualmente. Per i tre milioni di persone che lavorano in un’impresa con meno di sedici dipendenti. a nostro parere. è chiaro.co. sta subentrando una seconda modernità caratterizzata da insicurezza. certezza. a questo proposito.1 Ulrich Beck. nonché una sempre più visibile crisi del significato sociale del lavoro e dei meccanismi di partecipazione democratica del lavoratore nell’elaborazione della sua condizione di occupato. quello cioè del “lavoro nell’epoca della fine del lavoro”. alla questione di estrema attualità dell’utilità del sindacato. squalifica gran parte delle categorie in tema di politica economica con cui eravamo abituati a confrontarci. una delle funzioni fondamentali che il sindacato è chiamato a compiere. eliminando. o. che. storicamente. ma produce anche una crisi del sistema del welfare che non si riesce ad integrare nelle nuove condizioni che il mercato impone. rubandosele reciprocamente dalla paletta secondo tutte le regole del conflitto istituzionalizzato. per le altrettante che lavorano in nero e per i due milioni di veri o falsi co. L’introduzione di tipologie diaboliche quali il lavoro a chiamata e il lavoro a progetto. è uno dei problemi fondamentali del nostro tempo. lavoro e Stato hanno giocato a fare le formine dentro il recinto della sabbia. famoso sociologo tedesco. ma che in realtà sta perdendo progressivamente di credibilità e di efficacia a causa di una sempre più marcata personalizzazione del rapporto di lavoro. per meglio dire. quello della sua assenza o della sua riqualificazione in ambiti economici e sociali di nuova formazione. così. siamo abituati a pensare come elemento fondamentale di tutela del lavoratore nel rapporto con il datore di lavoro. spazi definiti per la persona e la comunità. ma soprattutto cancellano tutta una serie di garanzie e tutele che consideravamo come precipue del nostro vivere individuale e sociale. Il tema della precarietà è in realtà una questione estremamente interessante in quanto. Basti pensare. leggi e contratti collettivi valgono per meno della metà della forza lavoro occupata: 9. a causa della sua particolare mobilità.Mar ‘06 L a Modernità Flessibile di Marco Madonia Ad una modernità costruita sull’idea di sicurezza. Come dice molto bene L.

La questione della precarietà diventa quindi parte integrante e centrale dello spazio pubblico europeo ed italiano e tende sempre di più a caratterizzare in modo strutturale i processi di accumulazione e la regolarizzazione del rapporto di lavoro. si potrebbe leggere tutta la produzione legislativa su questo tema come una sorta di progressivo ribaltamento delle posizioni espresse dai sindacati e.2 Evidentemente però il problema nasce da un processo storico particolarmente articolato che alla fine degli anni settanta vede le prime significative richieste da parte del mondo imprenditoriale di flessibilità e di forme alternative come il part-time. effettivamente.944 del 27 Aprile 1984) che oltre a mantenere le caratteristiche peggiori dell’apprendistato. nonché di rimarcare una totale assenza della politica. anzi. il limi- 54 . n. dal movimento dei lavoratori nel corso dei primi sessanta anni del ‘900.l. Inoltre nel 1987. se la flessibilità diventa un modo per render più agevole l’ingresso nel mercato del lavoro.d. Le altre riforme in questo campo. aggiunge il vero salto di qualità che consiste nell’esclusione di questo tipo di occupati dal computo dei limiti numerici previsti da leggi e contratti collettivi. all’articolo 18. l’assenza del lavoro di domenica o per maternità. non si capisce in quale maniera il lavoratore eserciti la sua possibilità di scelta tra questi due poli. e vanno di pari passo con una elaborazione culturale che porta ad una netta separazione dei due concetti di “tempo del lavoro” e di “tempo della vita”. L’assoluta libertà di azione che viene concessa al mercato viene spesso giustificata anche da sinistra attraverso l’utilizzo dell’antinomia tra flessibilità e precarietà a cui vengono attribuiti valori contrastanti. In realtà la contrapposizione tra questi due concetti è del tutto pretestuosa. inizia l’opera di delegittimazione delle funzioni del sindacato e di isolamento del lavoratore di cui prima parlavamo. che del resto hanno lo stesso significato: la scelta viene sempre imposta da colui che offre il lavoro e in questa maniera il concetto di flessibilità perde totalmente di significato risultando quasi del tutto inapplicata. temporale o in affitto (Legge Treu) che non obbligano il datore ad alcuna forma di assunzione ma. Queste azioni politiche hanno in comune il tentativo di “allontanare il mercato da una serie di aspetti della vita individuale e sociale del cittadino”3.Mar ‘06 per il milione e passa di disoccupati) il contratto collettivo nazionale è un puro flatus vocis che può servire tutt’al più a intentare una causa quando il rapporto di lavoro è cessato. Cosicché non solo al lavoro viene negato l’accesso in spazi fondamentali della vita di un individuo (l’obbligo delle ferie. Ma è negli anni ottanta che la questione diventa realmente molto importante e l’attività legislativa su questa materia è imponente: viene introdotto il contratto di formazione lavoro (d. più in generale. molte aziende potranno occupare molti di più dei 15 dipendenti stabiliti per legge senza però incorrere nell’articolo 18. la precarietà lo vieta. la seconda rimanda all’idea della costrizione. con l’introduzione della chiamata nominativa del lavoratore da parte del datore. hanno lo stesso tenore di quelle descritte precedentemente: attacco sempre più marcato alla titolarità del posto di lavoro. che in questo dominio preferisce lasciare libertà d’azione al mercato. quali la temporaneità dell’occupazione e il disagio economico per un salario sottopagato. Da questo punto di vista è molto interessante notare quanto queste riforme si sviluppino sempre in momenti di grande difficoltà da parte dei sindacati e. riducendo di conseguenza lo spazio di applicabilità dello Statuto dei Lavoratori. Infatti se la prima è frutto di una scelta volontaria. legalizzazione del lavoro in affitto e restrizione del campo di applicazione dello Statuto dei Lavoratori con espedienti come la creazione del lavoro interinale. dagli anni novanta fino ad oggi. In pratica in questi anni si delineano quelle linee di politica economica che permangono ancora oggi e le cui uniche priorità sembrano essere quelle di liberare le imprese da ogni tipo di vincolo tutelare nei confronti dei cittadini. gli consentono di ricorrervi con flessibilità secondo le sue necessità temporanee.

Mar ‘06 te di otto ore lavorative per giorno). il diritto alla pensione o alla retribuzione in caso di malattia. La libertà economica deve ancora essere adeguata alla richiesta di partecipazione della maggioranza. Oggi. L’opera del movimento dei lavoratori nel corso del ‘900 (diamo evidentemente a questo termine un’accezione molto ampia) si configura come un tentativo di spostare il potere dal denaro alle regole sociali. 3 L. che chiaramente non esaurisce la portata problematica della questione. Le giustificazioni culturali del precariato partono. I limiti sociali dello sviluppo. 55 . Sono questi infatti che hanno posto dei livelli irraggiungibili. Cavallaro. Il mercato inficia ogni aspetto della vita individuale e collettiva proiettandoci in una sorta di medioevo moderno. in pratica. tutto è commercializzabile. tutto è in vendita. alle istituzioni. Sono i ricchi che chiedono troppo4. Il lavoro nell’epoca della fine del lavoro. questo non è certo un fatto positivo. La proliferazione del lavoro flessibile in questi termini significa “disponibilità ed assoggettamento pressoché totale”. di diritti collettivi e garanzie. Torino 2000 2 L. Vorremmo concludere questa nostra breve riflessione. “Un contratto di cittadinanza”. né un saper comune. Di conseguenza ormai non si può parlare di una qualsiasi distinzione tra tempo del lavoro e tempo della vita. in Il manifesto. infatti. dal ribaltamento delle considerazioni che abbiamo appena esposto. né diritti. tanto per citare gli elementi più eclatanti di un sistema che diventa sempre più oppressivo e soffocante e che trasforma in chimera anche il diritto più elementare. un economista che nel suo saggio I limiti sociali dello sviluppo rappresenta bene il nostro punto di vista e le strade da percorrere per fermare questo “orrore economico”.Beck. non tanto in termini quantitativi. in cui la cittadinanza diventa un concetto astratto valido solo al momento del voto. ma piuttosto qualitativi. si lavora in media 1600 ore all’anno contro le 1900 degli anni ’70. in cui non sono più garantiti né servizi. con una citazione di Fred Hirsch. non in vendita (diritto alla gratuità di sanità e istruzione). alle libertà ed al salario di ognuno. Occorre operare un adeguamento di grande portata nello spazio legittimo per l’azione economica individuale. ma è evidente che le lotte di quegli anni avevano disseminato i rapporti di lavoro di tutele giuridiche. 1 U. 28 gennaio 2006. In questi anni il mercato svela il suo aspetto più aggressivo. ma anche in luoghi della vita collettiva che sono pensati come non commercializzabili. 1 maggio 2004. La netta separazione almeno in termini culturali tra Stato ed economia consente al lavoratore di essere soggetto attivo della sua condizione e fa sì che lui e la sua soggettività vengano posti al centro dei processi produttivi. Hirsch. contro ognuna di queste libertà si è scatenata un’offensiva generalizzata tesa a destabilizzare ogni norma o istituzione connesse ai diritti. Bompiani Milano 2001. In questo senso le aspettative eccessive nell’economia moderna sono le tradizionali aspettative di chi occupa i gradini più elevati. quindi la invade e la colonizza. “Quel tempo di lavoro che invade tutto il tempo”. rende impossibile una separazione netta tra il tempo della vita lavorativa e le altre dimensioni che caratterizzano l’esperienza di un essere umano. Einaudi. il punto semmai è che lo stesso lavoro è distribuito nell’arco della stessa giornata. né beni. cancella. questa non vuole essere una sperticata difesa dell’economia fordista. appunto. il quale adesso può agire senza ostacoli. al fine di riaffermare il dominio del denaro e di chi lo possiede. Il precariato impedisce l’assenza dal lavoro per maternità. spacciato per progresso. 4 F. ed era diventato automatico pensare a queste condizioni come ad un presupposto scontato di una cittadinanza democratica. in Liberazione. in questi aspetti si qualifica la personalità autoritaria del mercato che progressivamente rientra di forza in contesti che prima gli erano preclusi. Gallino. cioè di ridarlo agli uomini. tutto diviene merce.

si sono moltiplicate le procedure della disciplina: tecniche intese come strumenti di potere e nello stesso tempo procedimenti del sapere. Il braccio destro deve essere lontano dal corpo circa tre dita ed uscire di circa cinque dita dal tavolo sul quale deve appoggiare leggermente. prigione del corpo. l’anima. che è essa stessa un elemento della signoria che il potere esercita sul corpo. oggetto di studi. E nella classe vengono introdotti i posti individuali. effetto e strumento di una anatomia politica. il mento possa essere appoggiato sul pugno. i “ranghi”. e sia pur poco inclinato sul davanti. ci si è resi conto che il corpo poteva essere trasformato e perfezionato. Un’ anima lo abita e lo conduce all’esistenza. oggetto da controllare e correggere mediante processi empirici. con un segno o in altro modo. Si devono intendere in questo senso la riorganizzazione ed il fiorire delle caserme. Anche la scuola fa parte di questo processo di organizzazione in uno “spazio seriale”. Bisogna lasciare una distanza di due dita dal corpo al tavolo.” M. garantiscono l’obbedienza degli individui. Sono spazi che assicurano la fissazione e permettono la circolazione. in molteplicità ordinate e produttive. 56 . e la correggerà. organizzando le “celle”. i “posti”. l’imporsi del modello del convento all’interno dei collegi. essendo il gomito appoggiato sulla tavola. Tattiche che tentavano di trasformare le moltitudini confuse. segnano dei posti ed indicano dei valori. nelle classi. dove compaiono le cartelle cliniche con il nome del paziente ai piedi del letto. Sorvegliare e punire 1 Foucault ci mostra nel suo Sorvegliare e punire. sotto il tavolo. quando se ne allontanassero”2. ed il mutare degli ospedali in spazi organizzati. la condotta. Foucault. Da qui la serie di istituti e di regolamenti di istituto. il ceto. la gamba sinistra deve essere un poco più in avanti. mentre il gruppo confuso di quelli che attendono rimane in ozio. in modo che.Mar ‘06 S orvegliare e Punire Nella colonia penale di Kafka di Michele Cotelli “L’uomo è già in se stesso l’effetto di un assoggettamento ben più profondo di lui. In sostanza si riorganizza una nuova economia dei tempi di apprendimento e si fa funzionare lo spazio scolare come una macchina per apprendere ma anche per sorvegliare. della sua utilizzazione. come. la possibilità della sua sottomissione. Alla forma tradizionale subentra un allineamento obbligatorio nei corridoi. tra il diciottesimo ed il diciannovesimo secolo. fabbricano spazi complessi: architettonici. le prestazioni. ritagliano segmenti individuali e stabiliscono legami operativi. nei corsi. un po’ girato e sciolto verso il lato sinistro. così che non si verificherà più che un allievo lavori per qualche minuto col maestro. Scoperta la docilità del corpo. Il maestro farà conoscere agli scolari la posizione che essi devono tenere scrivendo. macchina da sezionare per mostrarne i funzionamenti. la trasformazione dei laboratori-officine in fabbriche-cittàchiuse. inutili o pericolose. bensì risulterà possibile il controllo di ciascuno ed il lavoro simultaneo di tutti. L’anima. 1975. di impiego e scansione del tempo. la sua manipolabilità. ma anche una migliore economia del tempo e dei gesti1. funzionali e gerarchici allo stesso tempo. Compare la figura dell’Uomo-Macchina. In generale Foucault ci spiega come le discipline. divisi in settori. di manuali per i gesti e per l’uso degli oggetti. della destra. secondo le età. Vediamo come il corpo intellegibile porta con sé inevitabilmente il corpo utile: Bisogna tenere il corpo dritto.

non più semplicemente “Quale legge sanziona questa infrazione?” ma “Come prevedere l’evoluzione del soggetto? In qual modo verrà sicuramente corretto?”. non più semplicemente “Chi ne è l’autore?” ma “Dove è nello stesso autore. ostentando agli occhi degli spettatori il potere del sovrano così da indurre un effetto di terrore deterrente. Il nobile intento dei riformatori di riqualificare gli individui come soggetti di diritto. mediante il funzionamento di un potere che si esercita su coloro che vengono puniti – in modo più generale su quelli che vengono sorvegliati. all’interno del corpo. addestrati. che ha rotto il patto sociale che aveva firmato con la sua nascita.2 Con l’avvento dei riformatori ed il progetto di istituzione carceraria che viene elaborato dal 1760 in poi. Non bisognerebbe dire che l’anima è un’illusione. ambiente?”. finisce l’epoca della giustizia dei supplizi dove il condannato riproduceva su se stesso la verità del crimine attraverso una cerimonia partecipata in cui avvenivano una pubblica ammissione di colpa e la punizione corporale conseguente. che ha una realtà. la sua origine? Istinto. gli scolari. al corpo del condannato non viene più inferto alcun supplizio: con i Lumi nasce una nuova politica di controllo: la sottomissione del corpo per mezzo del controllo delle idee. esercizi destinati a lasciare tracce. o un effetto ideologico. viene recluso. i colonizzati. sotto forma di abitudini. episodio delirante. ereditarietà. Il corpo indisciplinato. Ma che esiste. su quelli che vengono legati ad un apparato di produzione e controllati lungo tutta la loro esistenza. si tramuta in uno studio dell’anima che andrà a produrre tutte quelle forme di controllo per correggerla. corretti. Si è imposta una nuova idea di giustizia che non risponde più alle sole domande “Il fatto è accertato ed è delittuoso?” ma si interroga poi su “Cos’è questo fatto. Ma aldilà della costrizione in spazi ed in tempi. depravazione?”. lo “spirito” come superficie su cui inscrivere il potere. i bambini. Esercizi correttivi che si dovranno applicare preventivamente in tutta la città-punitiva ed in tutte le fasce di età affinché l’uomo non si corrompa e resti socialmente ed economicamente utile. intorno alla superficie. che viene prodotta in permanenza. Alla colonia penale spetta quindi la massima rieducazione del corpo: luogo dove tutti i poteri ed i saperi vengono applicati al corpo datole in totale affidamento.3 Daniela Bacchetta. Con il tramonto del sovrano nasce invece un apparato amministrativo che intende la punizione come una tecnica di coercizione degli individui che va a porre in opera dei processi di addestramento del corpo. cos’è questa violenza o questo assassinio? Allucinazione. reazione psicotica. che è andato contro le leggi della società. 2005 57 . nel comportamento. per il bene dell’intera società ed a suo risarcimento. sui pazzi.

2005 . a cui un ufficiale. “E’ un congegno strano”4 dice l’ufficiale al viaggiatore in visita alla colonia. tipicamente moderna. in un futuro prossimo. senza conoscere la sentenza e senza sapere quale sia la condanna che gli spetta. Infatti. il responsabile e giudice ed esecutore dell’intero apparato giustizia. dal gravoso compito di giustiziare un suo simile.”. a dormire alle due in punto. ha in meno di un’ora emessa la sentenza capitale senza neppure sentire l’incriminato. è stato prima ripreso con il frustino e poi. L’imputato è l’attendente di un capitano al quale offriva il servizio di sorveglianza domestica dormendo di fronte alla porta di casa. deve mostrare il funzionamento della colonia penale. “Congegno”.. Vediamo paradossalmente in una moderna città punitiva.3 Nella Colonia penale di Kafka. dopo il grido di reazione “butta via quel frustino o mi ti mangio vivo. Il racconto prende inizio con l’arrivo di un illustre visitatore. una simbologia dei gesti. dove tutti controllano e il potere di sorvegliare è distribuito gerarchicamente nei suoi “ranghi”. Egli durante il servizio “ha il dovere di alzarsi ogni volta che batte l’ora e di fare il saluto davanti alla porta del suo superiore”5. 1914. come abbiamo visto in precedenza. l’imputato è stato incatenato senza possibilità di difesa. E come il sovrano può fare la guerra ai suoi nemici: s’impossessa del loro corpo che mar- Mar ‘06 58 Annalisa Brambilla. e una ripartizione dei luoghi. si ancori all’antica concezione del diritto di regia vendetta. In programma c’è l’esecuzione capitale di un soldato colpevole di indisciplina. L’ufficiale. Sorpreso dal superiore. la moderna concezione della disciplina. sentita e trascritta la denuncia del capitano. che ha il dovere a sua volta di sorvegliare che l’attendente compia bene il servizio. colpa. appare una visione della giustizia come mero apparato burocratico. sintesi tecnologica che solleverà l’uomo. perché l’elemento fondamentale che permette il compiersi della giustizia è un macchinario. allo stesso tempo. dove alla potenza sovrana spetta in maniera esclusiva il diritto assoluto di giudicare e punire. dove l’istruttoria penale era una macchina che poteva produrre la verità anche in assenza dell’accusato6. un’invenzione perfetta. affiorare il principio che dove c’è una denuncia “la colpa è sempre fuori dubbio”7. E’ curioso notare in primo luogo come in questa prassi.. ed inoltre come tutta la procedura penale rimanga segreta fino alla sentenza . denunciato all’autorità competente. che impone una ritmica dei tempi. Insomma siamo nel tempo indeterminato del racconto di Kafka dove alla moltitudine è stato donato l’obbligo di essere disciplinati e di far rispettare la disciplina e.

pp. op. è indecifrabile. la grafia della scritta sul corpo. 33. di renderla vana agli occhi di chi assiste. L’esecuzione consisterà nell’incidere con l’erpice. Foucault. cit.” M.63-64.chia e strazia sulla pubblica piazza in maniera simbolica e teatrale (si taglia la mano a chi ha ucciso con lo stesso coltello con il quale aveva commesso il crimine. p. Sorvegliare e punire. condivisa dal popolo.. 161. darà il moto “all’erpice”. “lo splendore di quella giustizia finalmente raggiunta e già evanescente”8. che sta sopra l’uomo. Foucault. Affinché si possa compiere la redenzione. 59 . e “l’incisore”. cit. Questa è l’unica sentenza prevista nella colonia. 4 F. Resta dunque il solo procedimento della giustizia per imporre se stessa. op. 1995. p. cit.. op. ma il tutto perde totalmente di senso poiché il popolo è assente allo svolgersi della sentenza. di fronte alle orecchie di tutti l’inchiesta segreta del potere si svela nella pubblica confessione dell’accusato. 129. è talmente piena di ghirigori ad ornamento della scritta che solo il custode della macchina ed il condannato. Conduite des écoles chrétiennes. la totale volontà di controllo dell’anima e del corpo dei suoi sudditi che sta al di là dei propositi di sapere e correggere. 1828. si ristabilisce l’ordine padroneggiando la violenza commessa dal condannato in un eccesso di violenza che ha lo scopo di annullarla. circa 12 ore. L’esecuzione all’apparenza sembra rispettare la funzione dei supplizi dell’ ancien régime: il corpo diventa lo strumento ultimo per compiere la verità giudiziaria. 123. 7 F. Al condannato spetta la morte per mezzo della complessissima ma efficace macchina delle esecuzioni. Kafka. Dopo di che l’erpice trapassa definitivamente il condannato uccidendolo. 129. che rimanda al precetto violato. Si tratta di un congegno fatto di tre parti: il condannato si sdraierà nudo sul “letto” semovente. e la varietà dei precetti infranti sarà resa cambiando di volta in volta la scritta che l’erpice deve incidere. non si poteva essere innocentemente oggetto di un sospetto. 46. della punizione. così questa colonia penale della disciplina può infliggere la pena capitale – inconcepibile ed inutile per i riformatori . 2 La Salle. 138. p.all’indisciplinato che la sovverte: dato che qualsiasi atto criminale è iniziato dall’infrazione di uno dei regolamenti di disciplina dell’anima e quindi del corpo. riescono a decifrarla. p. il precetto violato.. il nostro sarà trapassato dalla scritta “Onora il tuo superiore”. ed è solo per lui che si può concepire il macabro cerimoniale della giustizia. Nella colonia penale in La metamorfosi e altri racconti. meritava sempre un certo castigo. sul corpo del condannato. ma ad un principio di graduazione continua: un grado raggiunto nella dimostrazione formava già un grado di colpevolezza e implicava per conseguenza un grado di punizione. Torino 2005. scrive nella carne.. la colonia s’impossesserà del corpo del condannato per redimere la sua anima attraverso un supplizio moderno. attraverso le più pulite tecnologie.. p. 8 Ibid. p. Ciò che la fantasia di Kafka sottolinea in tutta la sua brutalità è quindi l’essenza del potere. l’incisione deve essere lenta. vediamo come la giustizia. ma solo poco prima di morire. Einaudi. Fuori di metafora. In Kafka invece notiamo delle significative differenze: nel macchinario c’è un feltro che viene infilato nella bocca del condannato con lo scopo di impedire le grida ma anche la confessione che la redenzione per tortura esigerebbe. Gulliver. i precetti dell’anima che devono essere i binari per un’esistenza produttiva. si rende noto il crimine commesso attraverso la simbologia. Santarcangelo di Romagna. p. nel racconto. 1 M. fino al punto di uccidere. Il sospettato. 6 Sulla giustizia del sovrano: “La dimostrazione in materia penale non obbediva ad un sistema dualista: vero o falso. in quanto tale. pieno di meccanismi per compiere il programma. così che il condannato dopo una lunga sofferenza rinsavisca e attraverso le sue ferite riesca a rendersi conto di cosa ha commesso leggendo la scritta che ha sul corpo. o si buca la lingua del bestemmiatore). 5 Ibid. una sagoma di uomo piena di aculei. Foucault. Kafka. 3 M.

tutti pronti a scendere in strada e l’atto rivoluzionario avrà inizio. ma… suvvia. Cervetto. Nessuno che abbia capito il suo progetto insieme culturale e politico. invece. Franco. L’Italia è un paese pieno di Ferrari che spesso si tengono in garage o si fanno correre all’estero. dove ognuno avrà una Ferrari nel garage e non ci saranno più blocchi del traffico? È proprio questo che Franco ha in testa. o buonasera. Soprattutto se i teleutenti non vorranno esercitare la loro malvagità contro il Nostro. che italianità! Peccato che pochi possano cogliere le finezze e l’ampia progettualità politica che vi si sdipana dentro. Si dà il caso che io sia un sodale di Franco Alvisi. l’associazione degli italianisti? Suvvia. forza (sì. Grande Fratello. il noto poeta italo-svizzero di cui da tempo non si hanno più notizie. per costruire la RPI. sarà… BENIAMINO MERUMENI. lo spassosissimo enunciato dell’idiota Forrest Gamp. Quando Franco pronuncerà all’improvviso questo nome. la Repubblica Poetica Italiana. appena rifatta su stilemi togliattiani. “A me invece piacerebbe correre nel mio Paese”: tutti gli estimatori di Tom Hanks avranno riconosciuto. prematuramente. anche rimettendo in ordine nella memoria alcune frasi sparse che pronunciò con solennità sul balcone di casa mia. ringrazio per la terminologia i giovani leninisti di Lotta Comunista). “Al centro del sistema”. il suo sterminato amore (foscoliano) per la patria. Vi aiuto io. oserei dire: esemplare. il giovanetto letterato entrato di grand’astuzia capace nella Casa del Grande Fratello (il nostro carteggio epistolare è stato pubblicato dall’editore Sparogrosso col titolo Mai soli…mai da soli). Io penso che verso il sessantunesimo giorno lui pronuncerà la parola d’ordine. i suoi umanisti preferiti? Verrà giù il mondo per l’ADI. a dire “Un poeta lì. Porcelio Pandoni. Ora capisco che non tutti possano percepire tutte le citazioni e il substratuus culturale sotteso in questo – apparentemente – semplice discorso.[…]* Ha detto.Mar ‘06 R iceviamo e pubblichiamo Tutti nella casa col fratello Franco a cura di Andrea Severi Buongiorno. la sua propensione nazionalpopolare. Mo dove siam finiti… tradimento delle sacrae litterae!” e altre idiotaggini di genere. e la parola d’ordine per l’inizio dell’“azione oggettivamente rivoluzionaria” (A. al Grande Fratello non si possono sdeclamare i poeti e le sublimi poesie che fanno il solletico alle nuvole? […] E cosa succederà quando Franco-occhi-azzurri (come lo chiamiamo io e la mia compagna di “pax” Erminia) citerà Ubertino da Crescentino. avete letto bene). Ce l’ho D’Alcamo [nota per la redazione: attenzione ai nomi che possono essere storpiati dal correttore]. Guarda la gente come sbraiteggia! Vai al suo italianistico dipartimento di Bologna (dove ha fatto assieme a me grandi spanzate di libri) e vedi tutti gli studentelli e dottorelli schifiltosi spocchiosi a sridacchiare di lui. A me. e quando sarà il momento tutti dovremo essere pronti a far la nostra parte nel PRA (Progetto Rivoluzionario Alvisi). sta correndo per noi. Tutto un gran fracasso perché ha citato Mario de Sa-Carneiro e Ardengo Soffici. forza! Poesia. piacerebbe correre nel mio paese”. Ciriaco D’Ancona. quando tutti penderanno ormai dalle sue labbra (o quasi). E che. Che enfasi. alcune allusioni sono alla portata di tutti. cari amici. Eppure la sua dichiarazione al popolo è stato chiarissima. vogliamo renderci conto che abbiamo un nostro rappresentante nel mondo che conta e che lui. che nerbo. presto. sgranate gli occhi: “E’ una maniera per entrare al centro del sistema. questa parola sarà. “L’Italia è un paese pieno di Ferrari che spesso si tengono in garage” riecheggia palesemente una celebre frase ritrovata nel diario privato di Gianni Agnelli (“Sogno un’Italia dove ogni italiano abbia una Ferrari nel garage”). poi smutandati). Voi mi potreste chiedere: ma quando sarà l’ora giusta? Quando ci sarà il salto rivoluzionario tanto atteso? Quando potremo unire i nostri cuori in una sgommata che seppellirà i nostri padroni? […] Presto. fra i suoi poeti preferiti. forza! *(per ragioni di spazio siamo stati costretti ad operare qualche taglio nella lettera del signor Cischifrulli. il nostro eroe. non c’è bisogno di sottolineare tutte le volte che i signori del Gruppo ’23 hanno pronunciato questa espressione (e dunque Franco ammicca ai miei vecchi amici di percorso. tra i tamarri e bell’imbusti…mo roba da matti…. ne sono sicuro. mi chiamo Sebastiano Cischifrulli e vorrei nuovamente approfittare della sensibilità della redazione di Batard per esprimere il mio vero “io” e difendere i miei amici pubblici ingiustamente colpiti dagli strali del popolinaccio maligno. Ce ne scusiamo con l’autore e con i lettori) 60 .

le rilascia copia di un documento firmato anche dalla donna. secondo cui la vita della madre e la sua salute.Mar ‘06 M ovimento per la vita nei consultori: Reale problema? di Roberta Micaglio Con la legge n. Art. o a un medico di sua fiducia. diritti costituzionalmente protetti. di una probabilità. oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici hanno il compito in ogni caso e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche o sociali o familiari sulla salute della gestante. lettera a). di fronte alla richiesta della donna di interrompere la gravidanza sulla base delle circostanze di cui all’art.Il consultorio e la struttura socio-sanitaria. o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento. si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell’art 2. attestante lo stato di gravidanza e l’avvenuta richiesta e la invita a ottenere l’interruzione della gravidanza[…] presso una delle sedi autorizzate. offrendo tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza che dopo il parto[…].L’interruzione volontaria della gravidanza dopo i primi 90 giorni. la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione di gravidanza. o alle sue condizioni economiche.4 . costituiscono beni reali e quindi prevalenti sul diritto alla vita del nascituro. di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre. o ad una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione. stabilito dalla sentenza della Corte Costituzionale.. 194 il diritto alla vita ed alla salute della madre è posto a confronto con il diritto alla vita del nascituro. n. o sociali o familiari. può essere prati- 61 . Art. di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero all’interruzione della gravidanza. in quanto possibile fonte di pericolo per la vita e la salute della madre. Nella L.6 . in rapporto al grado di sviluppo del prodotto del concepimento. la cui vita è poco più di una speranza. La base di questo confronto è costituita dall’assunto. Così la gravidanza viene diversamente considerata. di esaminare con la donna e con il padre del concepito[…] le possibili soluzioni dei problemi proposti.194 del 22 Maggio del 1978 è stata disciplinata l’interruzione volontaria della gravidanza (IVG). 4. o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito. di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna. della legge 29 Luglio 1975.Al termine dell’incontro il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria o il medico di fiducia.5 . prevedendo le condizioni per le quali la gravidanza può essere interrotta volontariamente dalla donna per salvaguardare la propria salute. in relazione al suo stato di salute. il parto o la maternità comporterebbero un serio rischio per la sua salute fisica o psichica.Per l’interruzione volontaria di gravidanza entro i primi 90 gg. 405. Art.

dato che sarebbe stato sufficiente discutere i dati della relazione annuale. ai prezzi dei preservativi (che. L’ Italia è un paese dove non esiste l’educazione sessuale nelle scuole. infine.S. così come prevede quest’ultima. negli U. Basti pensare.Mar ‘06 cata: Quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna. anche sul piano psicologico e. per esempio. come ci illumina la “compagna-ministro Prestigiacomo”. La scelta del limite di 90 giorni per distinguere le due evenienze è stata sicuramente fatta in base alla considerazione della relativamente bassa pericolosità dell’interruzione nei primi 3 mesi di gestazione. Inoltre per molte donne oggi l’aborto molto spesso non è una scelta: ricordiamoci che in molti posti di lavoro essere incinta significa perdere il posto e che mantenere più di un figlio è per molte famiglie impossibile. andrebbero distribuiti gratis a scuola e all’università). Quindi l’attuale esigenza da parte del Governo di un’indagine conoscitiva sull’applicazione della 194 non ha assolutamente senso. con una costante diminuzione degli stessi da allora fino ad oggi. oggi sono 10 ogni 1000 donne. se non come stimolo per l’approfondimento in sedi extra-scolastiche dedicate (ad es. Mentre nel 1982 c’erano 17. Spazio Giovani dei Consultori Familiari) e dove la cultura della contraccezione è continuamente ostacolata. a differenza di quanto accade nel resto del mondo: in Russia le cifre sono circa 7 volte superiori all’Italia. 62 . per mantenere entro limiti sopportabili il costo sociale di queste attività. in Gran Bretagna ed in Norvegia il 60% in più. infatti ogni anno il Governo consegna al Parlamento una relazione sulla legge. Come si è rivelata la tanto contestata legge in questo trentennio? C’è stato un picco massimo degli interventi di IVG nel 1982. dove soprattutto mancano i mediatori culturali che possano dialogare con le extra-comunitarie. tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro. che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna. se non quello di una disperata corsa al voto cattolico. Quando siano accertati processi patologici.A. mentre l’abortività fra le adolescenti è rimasta pressoché invariata. ed in Svezia circa il doppio. e certamente di non secondaria importanza risulta la questione della costante diminuzione delle risorse per i consultori. perché queste cifre valgono solo per le donne adulte. della pillola e soprattutto alla “pillola del giorno dopo”: qualcuno è mai riuscito ad acquistarla senza appellarsi a preziosissime conoscenze mediche e senza scene melodrammatiche al Pronto Soccorso? Altro problema assolutamente attuale è rappresentato dall’aumento dei casi di IVG tra le donne extra-comunitarie. della possibilità di realizzare l’intervento in tempi precoci per renderlo meno traumatico per la madre. e questo è un dato completamente in linea con il ritardo dell’Italia nel campo della prevenzione. L’ unico tra i grandi paesi che ha un livello di IVG inferiore al nostro è la Germania. Ma non va tutto bene. consegnata poche settimane fa al Senato ed alla Camera da Storace in persona.2 IVG ogni 1000 donne. in Francia il 30% in più.194 è stata sempre monitorata. Cosa è successo in questi 30 anni? Innanzitutto la L.

ciò non significa che debba essere applicata senza alcuna attenzione a valori etici e morali. arricchirli di volontari che garantiscano il pluralismo e non solo la “parola”. Nel 1994 l’O.000 aborti). meno traumatico di un’operazione chirurgica.194. in Francia la mortalità per IVG era stimata in 332 casi/ l’anno nel 1963. la quale.M. perché rinunciarvi? In conclusione gli obiettivi che ci si dovrebbe porre sono certamente stanziare maggiori finanziamenti per i consultori. ma capace di ottenere lo stesso effetto.Montale.S. e finalmente occuparsi delle adolescenti. Anche le complicanze immediate (perforazioni uterine. Astuto il flamengo nasconde il capo sotto l’ala e crede che il cacciatore n o n l o ve d a (E. con o senza infezione) hanno mostrato la stessa evoluzione decrescente. Satura) 63 . (Organizzazione Mondiale della Sanità) stimava che nel mondo 70. ma senza ombra di dubbio non credo che il principale problema sia fare entrare o meno il Movimento per la vita nei consultori. ha permesso una nettissima riduzione delle complicazioni e dei decessi dovuti all’IVG. per intenderci la tanto additata pillola abortiva. ritenzione di materiale ovulare. ma è proprio questo il ruolo d’informazione che dovrebbero avere sia i medici che i volontari che se ne occupano. emorragie. dato che sono queste le categorie che maggiormente ricorrono all’IVG. mentre negli ultimi anni oscilla tra 0 e 2 casi/ l’anno. dove viene utilizzata.Mar ‘06 Altra battaglia del tutto inconcepibile resta quella contro la sperimentazione della “medicalizzazione dell’aborto”. l’aborto medico è la tecnica di scelta per epoche gestazionali inferiori ai 49 giorni di gravidanza. mentre erano in totale 500 i decessi dopo aborto medico e la mortalità è tanto minore quanto più precoce è l’epoca gestazionale. Quindi certamente c’è molto da discutere in tema di L. Ad esempio. In sostanza la 194 nasce non come un mezzo di controllo delle nascite ma come una garanzia di libertà per le donne. e soprattutto non permettere che la religione divenga un’arma elettorale persino su questioni tanto delicate. delle donne extra-comunitarie e delle donne in condizioni economiche più disagiate. quindi se c’è la possibilità di interrompere una gravidanza con un metodo farmacologico.000 morti materne fossero attribuite alle complicazioni dell’aborto volontario (350 decessi per 100. Inoltre.

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