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L’arbitrato estero

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Antonio Briguglio

L’arbitrato estero e l’ordinamento processuale italiano
Vol. I Arbitrato estero e giurisdizione italiana

ARACNE

Copyright © MMIV ARACNE editrice S.r.l. www.aracneeditrice.it info@aracneeditrice.it via Raffaele Garofalo, 133 a/b 00173 Roma (06) 93781065 fax (06) 72678427
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88–7999-889-7

I diritti di traduzione, di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento anche parziale, con qualsiasi mezzo, sono riservati per tutti i Paesi. Non sono assolutamente consentite le fotocopie senza il permesso scritto dell’Editore. I edizione: ottobre 2004

INDICE SOMMARIO

Premessa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

9

CAPITOLO PRIMO IL GIUDICE ITALIANO E LA QUALIFICAZIONE DELL’ARBITRATO ESTERO 1. L ’arbitrato estero come concetto normativo di diritto interno . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2. La discriminazione fra arbitrato interno ed arbitrato estero secondo l’ordinamento italiano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3. La qualificazione dell’arbitrato fra determinazione della sede, sua indicazione nel lodo, e determinazione non ancora avvenuta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4. Divergenze tra volontà delle parti e fissazione (o indicazione) della sede ad opera degli arbitri . . . . . . . . . . . 5. Individuazione della nazionalità d’origine dell’arbitrato estero dal punto di vista dell’ordinamento italiano . . . . . . . .

11 17

24 30 37

CAPITOLO SECONDO IL RICONOSCIMENTO DELL’ACCORDO COMPROMISSORIO PER ARBITRATO ESTERO NELL’ORDINAMENTO ITALIANO 1. Premessa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sezione I Condizioni ed effetti del riconoscimento: incidenza della normativa interna 2. Legge n. 218/1995 sul diritto internazionale privato: coordinamento sistematico con la Convenzione di New York. . . . . . . . . . . 3. Svolgimenti relativi ai vari profili di verifica delle condizioni di riconoscimento: a) validità formale . . . . . . . . . . . . . . . 4. Segue: b) capacità delle parti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5. Segue: c) compromettibilità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6. Segue: insussistenza di altri limiti di ordine pubblico al riconoscimento dell’accordo compromissorio per arbitrato estero diversi dalla incompromettibilità o indisponibilità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 46

49 52 54 55

64

5

. . Segue: in relazione alla qualificazione dell’eccezione di arbitrato estero come eccezione di merito ed alla inammissibilità del regolamento di giurisdizione sulla relativa questione . fondamenti normativi e concettuali . . . . . . . . . . Regime processuale della eccezione e Convenzione di New York . . . . . . . arbitrato estero e pregiudizialità internazionale (art. . . . . . . . . . . . . . . b) nuova disciplina dell’arbitrato in materia di opere pubbliche. . . . . . . . . e) disciplina del riconoscimento e della esecuzione delle sentenze straniere . . . . . . . . Arbitrato estero e litispendenza internazionale (art. . . . . Altri complessi normativi: a) normative di “embargo”. 103 14. . . . n. . . . . . . . . . . d)legge fallimentare. . . . . . . . . . 100 13. . . . . . . . . . 106 15. . . . . . . . . . c. . Sezione II Il regime processuale della eccezione fondata su accordo compromissorio per arbitrato estero. . . . . . La rivoluzione delle Sezioni Unite . degli elementi della valutazione prognostica sulla riconoscibilità del lodo estero e dell’effetto sospensivo (piuttosto che immediatamente declinatorio). . . . accoglimento della eccezione e successiva declinatoria da parte degli arbitri esteri . . . . . . . . . 116 19. . . . . . . . . . . . Critica al nuovo orientamento: in relazione alla qualificazione della eccezione di arbitrato interno come eccezione di merito ed alla inammissibilità del regolamento di competenza avverso la sentenza che decide su di essa . . . . . . . 218/1995) . . . . . . . . 10. . . . . . 9. . 110 16. . . . . .7. . . . Effetto sospensivo particolare derivante dalla interferenza della Convenzione di Ginevra del 1961 sul regime processuale della eccezione di accordo compromissorio per arbitrato estero . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8. . . . . . Rilievo su istanza di parte o d’ufficio . . . 3° l. . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7. . . . . . Disciplina comunitaria ed interna delle clausole abusive nei contratti con i consumatori . Segue: e) validità extraformale ed efficacia . . . . Segue: d) individuazione della controversia . . 99 12. . . . . . . 114 18. . . . Tendenziale estraneità. . . nuove tendenze giurisprudenziali ed ulteriori implicazioni 17. n. . Eccezione di difetto di giurisdizione e proponibilità del regolamento preventivo. . . . . . . . . . . . . . . c. . . . . 7. . . . . . . . . . . . . . . . rispetto al regime della eccezione. . 131 6 . . . . . 218/1995). . . . . 1° l. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 112 Sezione III Regime dell’eccezione. . . . . 65 68 71 80 11. . . . . . . c) nuova disciplina dell’arbitrato in materia societaria. . . . . . .

. . . . . . . 2. . . . . . . . . . . .p. . . . . . . .. . . . b) omologazione. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 669 bis e ss. . 193 203 214 226 7 . . . . Giurisdizione italiana in materia cautelare ed arbitrato estero . . . . . . . . . . Segue: errore o divergenza (fra giurisdizione italiana e straniera) sulla qualificazione della nazionalità dell’arbitrato. . . . . . . . . . . . Dalla critica al completamento ricostruttivo del regime processuale del riconoscimento dell’accordo compromissorio per arbitrato estero: ancora sul regolamento di giurisdizione . . . . . . . . . . . . . . . . 22. .c. . . . . . . . . . . . . . . . . . Giurisdizione statuale e arbitrato: incompatibilità. . . . . . . . . 4. . . . tendenziale negazione . . . . . Competenza cautelare ed arbitrato estero: la ricostruzione prevalente della disciplina uniforme ex artt. . Segue: questione relativa all’accordo per arbitrato estero come oggetto di “causa” pregiudiziale o autonoma. 3. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Tutela cautelare nell’ordinamento italiano ed arbitrato estero: premesse sistematiche. non necessità di un titolo di giurisdizione per l’esame di quella eccezione . . . . . . CAPITOLO TERZO ESERCIZIO DELLA GIURISDIZIONE ORDINARIA COMPATIBILE E FUNZIONALE RISPETTO A QUELLA ARBITRALE ED ARBITRATO ESTERO 1. . 23. . . Segue: l’esame della eccezione fondata su accordo per arbitrato estero e l’“ordine delle questioni”. . . . . . . . . . . . . . . . . L ’eccezione di arbitrato interno e l’eccezione di arbitrato estero: prospettive future di unificazione del regime processuale sotto il segno del difetto di giurisdizione del giudice statuale . . . . . . . . . c. . . . . . . 21. . Il problema extravagante della istruzione preventiva italiana funzionale all’arbitrato estero . . . 141 144 157 163 167 170 173 182 CAPITOLO QUARTO TUTELA CAUTELARE ED ARBITRATO ESTERO 1. . . . . d) liquidazione del compenso agli arbitri . . . . . . . . compatibilità per indifferenza. Segue: ancora sui rapporti tra funzioni giudiziali incidenti sulla costituzione dell’organo arbitrale e determinazione della sede (e della nazionalità) dell’arbitrato . conseguenze riguardo a: a) costituzione dell’organo arbitrale. . . compatibilità funzionale. 3. . . . . . . . . .20. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2. . . . . . 4. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Funzioni di ausilio e controllo giudiziale ed arbitrato estero: inquadramento generale . c) impugnazione del lodo. . . . .

261 9. . Segue: . . . . . . . . . . . . . . . (cenni alla trascrizione della domanda d’arbitrato ed alla interruzione della prescrizione in caso di arbitrato estero o amministrato). . . . . Inefficacia del provvedimento cautelare per mancata instaurazione del giudizio arbitrale estero. 228 6.. . . . . . 265 10. . . . . . . . . . . . . Inefficacia del provvedimento cautelare a seguito della emanazione di lodo estero o del suo annullamento nel Paese di origine. . . . 276 8 . (cenni alla modifica e revoca del provvedimento cautelare italiano in pendenza di giudizio di merito affidato ad arbitri esteri) . . . . ed in caso di litispendenza fra giudizio ordinario italiano ed arbitrale estero. . Segue: una ricostruzione alternativa implicante la tendenziale indifferenza tra accordo compromissorio per arbitrato interno e per arbitrato estero in relazione alla competenza cautelare ante causam . . . . . . . . . . . . . . . 236 7. . . . Inefficacia del provvedimento cautelare per estinzione del giudizio arbitrale estero o sua conclusione senza pronuncia di merito . . Inefficacia del provvedimento cautelare per mancata richiesta di exequatur del lodo estero o per rigetto della richiesta .. . . . . . . . . .5. . . . . . . . . . .ed in relazione alla competenza cautelare in corso di causa . 245 8. . . .

Ciò che in questo ed in successivo saggio si intende affrontare è l’analisi di rapporti fra l’arbitrato estero ed il nostro sistema processuale. Ed in specie si dirà di quella giurisdizione funzionale in un senso del tutto particolare che è la giurisdizione cautelare. uno dei due tradizionali topics largamente influenzati dal sistema convenzionale: il riconoscimento dell’accordo compromissorio per arbitrato estero. Roma. in altre parole: il trattamento dell’arbitrato estero nell’ordinamento processuale italiano. Si dà esercizio di giurisdizione statuale in vario modo funzionale rispetto all’arbitrato e per ciò stesso compatibile con l’accordo compromissorio: se ne vedranno limiti e interazioni rispetto all’arbitrato estero. all’altro dei due profili a forte caratterizzazione sovranazionale: Il riconoscimento e l’esecuzione dei lodi esteri. e sempre dal punto di vista dell’ordinamento italiano. e qui dunque la sua concretizzazione nelle dinamiche del processo civile italiano.Premessa In un precedente volume (L’arbitrato estero. Il volume II sarà destinato per intero. 1999) si è delineata la koiné dell’arbitrato estero: quel sistema convenzionale sovranazionale imperniato sulla Convenzione di New York del 1958 che disciplina in modo uniforme la circolazione transnazionale dell’accordo compromissorio e del lodo. Ma non solo. Il sistema delle convenzioni internazionali. Il presente volume I è dedicato alle interferenze fra l’esercizio della giurisdizione statuale italiana e l’arbitrato estero. Vi trova anzitutto posto. settembre 2004 9 . riconsiderato sotto la lente della nostra disciplina processuale. e del suo rapportarsi all’arbitrato non italiano. Padova.

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La discriminazione fra arbitrato interno ed arbitrato estero secondo l’ordinamento italiano. nota 24. e non specificamente l’arbitrato estero2. Che l’arbitrato estero come concetto normativo possa trovare una definizione compiuta esplicita o implicita in ciascun ordinamento nazionale è scontato. 4° c. – 4. nonché subito oltre alla nota 3). Almeno quanto è scontato che ciascun ordinamento nazionale delimita l’ambito di applicazione della propria disciplina arbitrale. 669 novies. ovvero l’art. – 5. La qualificazione dell’arbitrato fra determinazione della sede. si applichi solo ed Questa sequenza corrisponde all’ipotesi limite in cui la risposta dell’ordinamento nazionale sia più oscura e carente di definizioni normative espresse e in senso proprio. sono gli artt. e perciò di riflesso il criterio distintivo fra arbitrato interno ed estero e la nozione di arbitrato estero1. come fra breve vedremo proprio il caso del nostro ordinamento. Divergenze tra volontà delle parti e fissazione (o indicazione) della sede ad opera degli arbitri. L’arbitrato estero come concetto normativo di diritto interno. Individuazione della nazionalità d’origine dell’arbitrato estero dal punto di vista dell’ordinamento italiano. 1 11 . Ciò non vuol dire affatto che in ogni ordinamento nazionale qualsiasi delle disposizioni normative che riguardano genericamente l’arbitrato.p. 1. c.CAPITOLO PRIMO IL GIUDICE ITALIANO E LA QUALIFICAZIONE DELL’ARBITRATO ESTERO SOMMARIO: 1. definendo o se non altro consentendo di individuare la nozione di arbitrato interno.c. L’arbitrato estero come concetto normativo di diritto interno. e determinazione non ancora avvenuta. ed in numero sempre maggiore. sua indicazione nel lodo. 839–840. nel nostro ordinamento. – 2. – 3. ed è. in cui la sequenza è mutata dalla presenza di un’esplicita definizione di arbitrato estero o di arbitrato interno o di entrambi (vedi al § 2. 2 Esempi di codeste. Altre ve ne sono.

sulle limitatissime eccezioni a tale quadro.esclusivamente all’arbitrato che quell’ordinamento consideri come interno3. e sull’atteggiamento neutro della Convenzione di New York a riguardo. in linea di larga massima. BRIGUGLIO. Il sistema delle convenzioni internazionali. (almeno nella interpretazione che né sarà proposta infra. se espressa. dal punto di osservazione di un ordinamento nazionale determinato. o viceversa ove quella espressa definizione normativa manchi 5 Cfr. e 94. Padova. IV.p. quasi tautologica e autoreferenziale (l’arbitrato estero è l’arbitrato non nazionale6) essa non consentirebbe da sola di discriminare l’arbitrato estero da quello interno dal punto di vista di nessun ordinamento. v. 1. 669 quinquies c. è ictu oculi una definizione puramente generica. L’arbitrato estero. cap. L’arbitrato estero . il lodo.c. tuttavia. e saranno evocate nel presente volume. Questa definizione per così dire universale. alla previsione dell’originaria efficacia dell’arbitrato e del suo prodotto. Per rendere più chiaro il discorso si consideri ad esempio l’art. l’unica possibile definizione universalmente valida sembra quella da cui si è partiti nel volume che ha preceduto il presente: “L’arbitrato estero è l’arbitrato che. ancora attualmente significare solo “proveniente” da un (altro) ordinamento nazionale e non già totalmente a–nazionale. 4 Sicché — a seconda dei casi — la definizione normativa di arbitrato interno. Stando così le cose. 17 ss. nonché alla stabilità e al controllo impugnatorio di questo — che in ogni ordinamento corrisponde al solo arbitrato interno4.. 1999. cit. vale a delimitare l’ambito di applicabilità di quella disciplina. BRIGUGLIO. originariamente e direttamente da un ordinamento diverso”5. Ma vi è un nucleo essenziale e largamente prevalente di disciplina — quella che attiene alla regolamentazione inderogabile del procedimento. 3 12 . è previsto e regolato complessivamente. § 5). verrebbe subito fatto di chiedersi se in questo Ipotesi di applicazione invariata di una disposizione in caso di arbitrato interno o estero si riscontrano anche nell’ordinamento italiano. e considerando per il momento la sola molteplicità degli ordinamenti nazionali. 6 Sul perché questo predicato “non nazionale” possa. Poiché l’argomento che trattiamo ha conosciuto nella storia moderna degli istituti e delle norme la benemerita invadenza della legislazione sovranazionale culminata e imperniata nella Convenzione di New York del 1958.

accettando tranquillamente di essere integrata dalla nozione di arbitrato estero che ciascun giudice chiamato ad applicare la Convenzione riscontra nel proprio ordinamento. fra arbitrato interno e arbitrato estero. L’arbitrato estero. un criterio discriminante comune. Dopo aver apparentemente abbozzato un criterio specifico (art. 10 Cfr. o se si vuole il completamento della nozione universale generica ed autoreferenziale da cui muove la Convenzione di New York.sistema convenzionale e in particolare nella Convenzione di New York sia rinvenibile una definizione. Altri elementi testuali e sistematici interni alla Convenzione sono nello stesso senso. la Convenzione di New York non si allontana sostanzialmente dal livello puramente generico della definizione di cui sopra. cit. però. ovvero rese all’esito di procedimento instaurato. Ed anche ciò è sintomatico della sostanziale intenzione di non adottare in realtà alcun criterio specifico. che si sostituisca in tutti quegli ordinamenti nazionali ad ogni altro possibile. si rinvia a quelli.. BRIGUGLIO. 91 ss. o meglio una somma di possibili criteri8 specifici (quelli variamente afferenti alla localizzazione geografica9). criterio mediante il quale evidentemente si ritorna. dal punto di vista della Convenzione. è ricavabile. 215 ss. 8 7 13 .. Per come sì diffusamente esposto nel volume precedente7. in via esplicita o implicita. o effettivamente o prevalentemente svoltosi. o con sede formale all’estero. o siano rinvenibili elementi per una definizione di arbitrato estero quasi altrettanto uniforme — valida cioè per tutti gli ordinamenti degli Stati parte della Convenzione — e che sia però specifica ed esaustiva. I: la Convenzione si applica alle sentenze arbitrali “rendues sur le territorie d’un Etat autre que celui où la reconnaissance et l’exécution sont demandées”). I: ovvero si applica alle sentenze “qui ne sont pas considérées comme sentences nationales” nello Stato richiesto). si vanifica l’abbozzo di ogni altro criterio. mentre solo apparenti sono quelli contrari10. ed in particolare deliberate o sottoscritte all’estero. 222 ss. 9 “Rendues sur le territoire” può significare emanate all’estero. la Convenzione propone un criterio generico (v. In definitiva: una nozione specifica ed esaustiva di arbitrato estero. sempre l’art. alla tautologia (l’arbitrato estero è l’arbitrato che secondo un ordinamento dato non è nazionale). nonché 210. potenzialmente svariati. stabiliti dagli ordinamenti interni. solo in ciascun ordinamento interno e L’arbitrato estero .

l’art. La Convenzione di New York avrebbe potuto contenere una nozione autonoma esaustiva di arbitrato estero11. o l’art. 839–840 c. o le norme processuali attraverso cui si concretizza il riconoscimento dell’accordo compromissorio per arbitrato estero imposto dall’art. II della Convenzione di New York14). 13 V. e darebbe luogo ancora oggi. cap IV. vuoi quando si tratti di applicare altre disposizioni interne che quella nozione presuppongono (ad es.p. quelle scritte nella disciplina uniforme del procedimento cautelare15. o di disposizioni che a essa fanno riferimento esplicito (ad es. cit. ed arbitrati. 15 Infra. 2° della legge sul diritto internazionale privato del 1995 per quel tanto che esso non è assorbito dall’art. 12 Ratifica cioè senza apposizione della “riserva di reciprocità” (che rende applicabile la Convenzione ai soli lodi.c. § § 2 ss. ovvero si tratti di limitare l’applicazione di disposi- Come ad esempio — ma in ben altro contesto e con ben altra portata e conseguenze — la Convenzione di Ginevra del 1961 contiene una nozione autonoma esaustiva di arbitrato commerciale internazionale. perché in concreto la cosa era pressoché inimmaginabile ed avrebbe dato luogo allora. cap. almeno in teoria. Ma è ovvio allora che tale nozione specifica ed esaustiva potrà essere diversa a seconda dell’ordinamento considerato. sarebbe stata applicata dal giudice italiano in ogni caso. 4. Altrettanto ovvio è che la ricostruzione compiuta del concetto normativo di arbitrato estero secondo l’ordinamento italiano trovi posto nel capitolo iniziale di una indagine sul “trattamento” dell’arbitrato estero nel nostro sistema processuale. Poteva essere diversamente. II. Viceversa la nozione specifica ed esaustiva di arbitrato estero è ricavabile per intero dalla nostra legge interna e si adopera vuoi per circoscrivere l’ambito applicativo della Convenzione di New York. provenienti da altri Stati parte. 16 Supra. II. BRIGUGLIO. II della Convenzione16). 11 14 . L’arbitrato estero. a complicazioni notevoli. 14 Infra. cap. IX della Convenzione di Ginevra del 196113) o implicita (ad esempio gli artt. c.. in virtù della nostra ratifica erga omnes della Convenzione12.dal punto di vista di ciascun ordinamento. E questa nozione. 218 ss.

ebbene la circolazione transnazionale e la effettività del lodo X non sarà verosimilmente diminuita dal fatto che in nessuno di quei due Paesi il lodo riceverà la tutela della Convenzione. Ma questa disarmonia risulta sostanzialmente innocua sul piano funzionale e della finalità fondamentale della Convenzione: favorire la circolazione e l’effettività transnazionale dei lodi arbitrali. 15 . piuttosto che estero. ma contemporaneamente e per ciò stesso avrebbe uniformato il criterio di individuazione dell’ordinamento di provenienza dell’arbitrato e del lodo estero. Se l’ordinamento nazionale A considera interno. il lodo X sebbene esso sia considerato a sua volta interno anche dall’ordinamento B (tipica situazione che non potrebbe mai verificarsi se la Convenzione di New York contenesse e impartisse uniformemente una nozione specifica ed esaustiva di arbitrato estero). eterointegrato in proposito da altri sistemi non coordinati fra loro: le norme della Convenzione di New York si applicano o non si applicano nei vari sistemi nazionali a seconda delle definizioni di arbitrato estero da essi adottate e non coordinate né dalla Convenzione né da altro strumento uniforme. § § 2 ss. Viceversa anche questo criterio di individuazione va riscontrato volta per volta ponendosi dal punto di vi17 Infra. La stessa Convenzione (arg. Sul piano dell’armonia astratta la Convenzione di New York è dunque un sistema normativo che non definisce compiutamente il proprio ambito di applicazione.zioni che presuppongono la sola contrapposta nozione di arbitrato interno17. ma più rilevante sul piano pratico e della funzionalità della Convenzione. e per lo meno altrettanto favorevole di quello del lodo estero che si giovi della Convenzione. III) assume infatti — e la cosa è altresì sostanzialmente vera — che il trattamento del lodo interno nei vari ordinamenti nazionali sia semmai più favorevole di quello che in essi riceverebbe il lodo estero se non vi fosse la Convenzione. ex art. Vi è però altra e parallela disarmonica anch’essa allo stato inevitabile. Se quest’ultima avesse fornito una nozione specifica ed esaustiva di arbitrato estero avrebbe non solo uniformato la distinzione fra arbitrato interno e arbitrato estero dal punto di vista di ciascun ordinamento nazionale. cap III.

e in ogni caso l’individuazione dell’ordinamento di provenienza dell’arbitrato e del lodo influenza la concreta applicazione di alcune norme19 della Convenzione (o meglio del sistema convenzionale nel suo complesso dovendosi considerare in proposito anche la Convenzione di Ginevra sull’arbitrato commerciale internazionale del 1961). e 91 ss. almeno sul piano dei conflitti fra le decisioni sui lodi che possono a loro volta derivare da conflitti triangolari sulla individuazione dell’ordinamento di appartenenza: il lodo X è considerato come interno sia dall’ordinamento A che dall’ordinamento B. per le puntuali indicazioni oltre. se non forse in assoluto e sul piano delle potenzialità complessive di circolazione dei lodi20. è considerato dall’ordinamento C come estero e proveniente dall’ordinamento A. ma anche a quest’ultimo riguardo la Convenzione di New York finisce col rinviare al punto di vista non necessariamente coordinato e dunque potenzialmente diverso dei singoli ordinamenti interni. ed al quale il giudice del Paese C si rifiuti. cit. o può presupporre.. 77 s. come proveniente dal Paese A non parte della Convenzione — non danneggia sul piano complessivo. La disarmonia sta in ciò: che dall’individuazione dell’ordinamento di provenienza dell’arbitrato e del lodo estero dipende in alcuni casi la stessa applicabilità o meno della Convenzione di New York (allorché operi la riserva di reciprocità e la Convenzione si applichi solo se l’arbitrato e il lodo provengono da altro Stato contraente18). Le disfunzioni pratiche conseguenti sono rare ma di maggior momento. 20 La situazione possibile — lodo X qualificato come interno sia dall’ordinamento del Paese A che dall’ordinamento del Paese B.sta di un determinato ordinamento nazionale. dal suo punto di vista. di applicare la Convenzione di New York perché lo qualifica. Insomma: applicare la Convenzione di New York presuppone. è annullato dall’ordinamento B senza che ciò osti V. V. in nome della “riserva di reciprocità”. specificamente BRIGUGLIO. 19 18 16 . al § 5. Sarebbe infatti ben possibile che anche attraverso quel criterio uniforme il giudice dello Stato C individui nello Stato A quello di provenienza del lodo X e ad esso pertanto non applichi la Convenzione di New York. L’arbitrato estero . la circolazione transnazionale del lodo rispetto a quanto accadrebbe se la stessa Convenzione di New York imponesse ad ogni giudice nazionale il criterio per la individuazione del Paese di provenienza del lodo (mantenendo al contempo la riserva di reciprocità). e per così dire probabilistico. individuare l’ordinamento nazionale di originaria provenienza del lodo.

1° lett. 283. e imposto uniformemente. dal punto di vista del nostro ordinamento. 23 E a entrambi tali incombenze preliminari. e la cui soluzione va ricercata dal punto di vista degli ordinamenti interni. e via seguitando22. appunto. in proposito già Cass. Disegno sistematico dell’arbitrato. e che dal punto di vista del nostro ordinamento sono raggiungibili con percorsi diversificati e solo parzialmente collegati. ma anche stabilire come. c. quando occorra. e perciò il lodo che ne scaturisca. 832 ss. I. 1979. 27 febbraio 1979. raggiunto entrambi.. Padova. La discriminazione fra arbitrato interno ed arbitrato estero secondo l’ordinamento italiano. 24 Sui criteri qualificatori adoperabili dagli arbitri v. oltre. nonché di recente PUNZI. e somministra al giudice italiano24 i criteri idonei a qualificare come estero l’arbitrato25. Per quel che ora importa va comunque osservato che attiene alle incombenze preliminari di chi si accinge ad analizzare il trattamento dell’arbitrato estero nel nostro ordinamento processuale23 non solo stabilire quale sia secondo il nostro ordinamento il criterio di distinzione fra arbitrato interno e arbitrato estero.c. con un unico input normativo. civ. si individui. La lex fori determina dunque la distinzione fra arbitrato di diritto italiano (puramente domestico. ovvero a qualificare l’accordo compromissorio che quell’arbitrato preveda come “accordo compromissorio per arbitrato estePerché appunto il giudice dello Stato C non lo considererebbe annullato nel Paese di provenienza. se avesse potuto. 22 Situazioni conflittuali. II. 2. 1273 in Giust. e della Convenzione. 2000.) e l’arbitrato estero. saranno dedicati in sequenza i paragrafi successivi. n. o internazionale ai sensi degli artt. 25 V. l’ordinamento straniero di originaria provenienza dell’arbitrato.al suo riconoscimento in base alla Convenzione di New York nell’ordinamento C21. § 5. 21 17 . ma la sentenza di annullamento resa nell’ordinamento B è riconosciuta nello Stato C prima che sia richiesto il riconoscimento del lodo. c. sia pure ponendo mente ad esigenze di effettività ed allo spirito complessivo di quel sistema. Due risultati che la Convenzione di New York avrebbe.p. V. che il sistema delle convenzioni internazionali in materia di arbitrato estero non risolve. 967. ai fini della applicazione della ragione ostativa ex art.

Tali elementi additano nella sede dell’arbitrato (e non più nel luogo di pronuncia del lodo come si evinceva dall’abrogato art.. 27 Su cui v. Dig. Arbitrato. Milano. Enc.p. 1 e 46 della recente legge spagnola sull’arbitrato del 23 dicembre 2003. 2. Recenti sviluppi in tema di riconoscimento ad esecuzione dei lodi stranieri in Italia . 825. c. pur se non assolutamente decisivo. 353 ss. vi sono comunque elementi sistematici sufficientemente univoci onde confermare il criterio della localizzazione geografica come principale27.. 1074 e 1075 del codice di rito olandese. Noviss. in precedenza MARMO. dalla quale l’altra sia ricavabile con speculare immediatezza. 1°. pur facendo non indifferente uso normativo della nozione di arbitrato estero e delle derivate locuzioni verbali. Nonostante l’abrogazione degli artt. Per la verità non contempla neppure una definizione esplicita di arbitrato e lodo nazionale. 26 18 .ro”. La nozione di arbitrato estero. L’ordinamento italiano. II. ad esempio gli artt. 824 nonché ellitticamente dall’abrogato art. né dunque questo sarà impugnabile innanzi alla giurisdizione statuale italiana. Dir. 1980.. 1°. c. già VIGORITI. civ. Torino. FOIS. II. 279 ss. in Giust. c.. a differenza di altri26. 828. alcuna definizione esplicita e diretta di arbitrato e lodo estero. gli artt.. non contempla. 2°. It. 1958. il §1069 in correlazione con il §1025 (che definisce espressamente la nozione di arbitrato interno) della 780 germanica dopo la novella del 22 dicembre 1997.c. Riv. proc. dir. Arbitrato. App. 825. n. I.. 1 e 5 della legge svedese sul riconoscimento dei lodi arbitrali stranieri del 1929. 800 e 824 c. 1961.1. 60. 966.. 4°). 816. n. gli artt. 831. RICCI E. sicché al lodo non potrà V.F. 28 Su tale distinzione v. c. ai fini della distinzione fra arbitrato interno ed arbitrato estero28. Poiché altrimenti — se cioè la sede dell’arbitrato è all’estero — non sarà possibile individuare alcun giudice italiano competente per la impugnazione del lodo. 5. 606. e neppure sarà possibile individuare un giudice italiano competente per l’omologazione del lodo ex art. Da tale qualificazione derivano le note conseguenze applicative che si sono sintetizzate nel paragrafo precedente. 800) in territorio italiano la condizione necessaria affinché un arbitrato possa considerarsi apparentemente al nostro ordinamento (v. 1987. artt.

RICCI E. 823 impone in proposito il solo requisito della conferenza personale. Parallelamente l’art. 823. 25. 823. dall’art. e nonostante tutti gli sforzi comparatistici non riscontrabili in termini davvero equivalenti all’estero. cfr.. Padova. da quello più raffinato della sede formale dell’arbitrato32. come è accaduto nel nostro sistema. se vuoi BRIGUGLIO.F. del luogo di pronuncia del lodo. Luzzatto e Ricci. quanto all’arbitrato internazionale di diritto italiano. deliberazione o sottoscrizione. La nuova disciplina dell’arbitrato internazionale. c. 832 c. è poi questione diversa in nessun modo incisiva sull’originaria “appartenenza”dell’arbitrato all’ordinamento italiano. 649 ss.. 6 stabilisce oggi che la sottoscrizione del lodo può avvenire “anche all’estero”. 102 ss. II. requisito derogato oltretutto. elemento questo che non è in proposito del tutto tramontato nel panorama comparatistico31.c. e del pari all’estero può avvenire la sua deliberazione. 1999. RICCI E. in AA. assai primitivo ed ormai largamente soppiantato. ma è certamente.attribuirsi nemmeno la efficacia prevista dagli artt. ult.. salvo il caso ipotetico di un arbitrato irrituale voluto determinatamente come tale dalle parti e come tale intenzionalmente e palesemente incardinato dalle parti nell’ordinamento italiano34.F. e per gli effetti delle successive disposizioni del codice integrative o derogatorie rispetto agli artt. 30 In proposito v. Il lodo arbitrale con nazionalità plurima: rapporti tra il Brasile e alcuni Stati europei. visto che nulla in contrario è previsto e che lo stesso art.p. 2°. o specularmene: un arbitrato avente sede all’estero è un arbitrato estero. in Giust. quale criterio geografico. 1994.. 1995.VV. se in un ac29 19 . 33 Se puramente domestico ovvero £internazionale”. Risulta così definitivamente tramontato il rilievo diretto. ai fini della distinzione fra arbitrato interno ed arbitrato estero. per il quale arbitrato In arg. 34 Per ciò stesso che il nomem e la sostanza del fenomeno sono intrinsecamente proprie della nostra cultura giuridica e del nostro sistema. arb. nel senso dell’art. in Riv. n. Regola cardine è dunque che un arbitrato o almeno un arbitrato rituale può considerarsi italiano33 solo se avente sede formale in Italia. e 82529 1995. Legge 5 gennaio 1994. c. 84 ss. 806-831. considerato secondo qualsivoglia dei suoi due momenti. 31 Per riferimenti cfr. 32 Vale la disposizione di legge straniera citata supra alla nota 24. a cura di Tarzia. civ. n. 83730 che consente espressamente la conferenza videotelefonia e rende perciò ulteriormente verosimile che un lodo italiano sia deliberate in tutto o in parte dall’estero.

2. 2000. cordo compromissorio vi è scritto in italiano “arbitrato irrituale” e si tratta davvero di un arbitrato non rituale. vale a dire a sgombrare gli equivoci derivanti da un passato normativo nell’ambito del quale si riteneva che la sottoscrizione del lodo italiano dovesse avvenire nel territorio della Repubblica36. Sede dell’arbitrato e nazionalità del lodo. c. e perché nessun opposto indizio può desumersi a contrario dal fatto che l’art. compresa la deliberazione del lodo ed esclusa solo la sua sottoscrizione.. L’arbitrato – Il sistema e l’esperienza. in Corr. perché una tale imposizione sarebbe velleitaria. e ne ha anzi introdotto la nozione. e dall’altro al foro territoriale competente. imporrebbe ivi.p.p. 839–840 — ha avuto modo si sgombrare il capo anche da tale dubbio. 840 avverso il decreto con il quale il presidente della Corte d’appello di Milano aveva dichiarato efficace ex art. si può star certi che le parti vogliono un arbitrato di diritto italiano. 839 un 20 . Proposta opposizione ex art. cit. 158 e RUFFINI.p. Giur.. LA CHINA. all’interno di questo. cui pertanto si rinvia. 1°.2 Quando qui si dice “sede formale” lo si dice anzitutto perché la cennata normativa del codice di rito si riferisce alla sede dell’arbitrato. 289 ss. autorizza oggi espressamente la sottoscrizione del lodo (e cioè proprio un particolare segmento del giudizio arbitrale) all’estero.c. per le funzioni giudiziarie collaterali rispetto all’arbitrato. Milano. 36 Di tutto ciò si è occasionalmente dubitato. il necessario svolgimento di tutto il procedimento arbitrale. visto che quella precisazione è per così dire rivolta al passato. per ragioni inerenti alla struttura di quel volume. La giurisprudenza — intervenendo sporadicamente ma puntualmente in tema di qualificazione del carattere estero o nazionale dell’arbitrato ai fini dell’applicazione o meno degli artt.. In secondo luogo e correlativamente si discorre di “sede formale” perché nessuna disposizione impone agli arbitri e/o alle parti lo svolgimento del complesso o di uno o più segmenti del giudizio arbitrale presso la sede dell’arbitrato per come stabilita ex art.. 823 c. compiuta ai sensi dell’art. con esclusiva funzione di collegamento discriminante all’ordinamento italiano da un lato. in L’arbitrato estero. 35 Della questione ci si è occupati in dettaglio. 816. scomoda e contraria all’antiformalismo che connota l’arbitrato. 816 c. prospettando l’idea (cfr.c.irrituale non sembra sussistere alcuna necessità cogente di sede in Italia35. c. 1995.) secondo cui la scelta della sede (formale) dell’arbitrato (in Italia).c. 1497 ss.. tendenzialmente.

e sostenendo gli opponenti la natura interna del lodo soprattutto a motivo della collazione in Italia della sede effettiva della procedura. senza giustificazione funzionale. Che poi gli arbitri di un arbitrato con sede formale in Italia non possano pretendere. o assenso delle parti. distesi a bordo piscina dell’Hyatt di Bali. e viceversa. datato “Paris. 2000.. Quest’ultimo A. 1808. che nonostante la indicazione della sede formale in Italia. un lodo redatto in lingua francese. Riflessioni sulla sede dell’arbitrato) afferma invece. Sede dell’arbitrato cit. con approfondita nota di BRAMBILLA.. a spese di queste.c. hanno un’ulteriore valenza sistematica che consente di completare il quadro circa la discriminazione fra arbitrato interno ed arbitrato estero. è un’altra storia ed involge il rapporto contrattuale parti-arbitri (e per l’appunto il diritto al rimborso delle spese). con nota parzialmente critica di RUFFINI. dalla S. arb. con sentenza del 18 febbraio 2000.. 21 . 1497 ss. 816. non certo profili di nullità o di determinazione della nazionalità del lodo. un lodo emanato a seguito di procedimento svoltosi all’estero e soprattutto all’estero deliberato potrebbe essere comunque considerato straniero. c. di deliberare. la quale dovrebbe risultare il più possibile rapida e obiettiva. in Corr. le 18 décembre 1995” e pronunciato da arbitri designati secondo il Regolamento della Camera di Commercio Internazionale. la Corte d’appello milanese (24 marzo 1998 in Riv. 2000..p. di conserva con l’idea di partenza. queste tesi sono manifestatamene inaccoglibili perché contrarie ed elementari esigenze dell’arbitrato internazionale (gli arbitri internazionali non potrebbero più modulare la effettiva localizzazione della loro attività secondo concrete convenienze e comodità e anche nell’interesse delle parti. ritiene appunto. c. Nonostante l’impegno argomentativo. giustamente che “la natura nazionale o estera dell’arbitrato va individuata ricercando la comune intenzione delle parti” e che “la sede dell’arbitrato è quella voluta dalle parti ed indicata come tale dagli arbitri anche prescindendo dal luogo ove realmente questi si siano riuniti”. n. Queste puntualizzazioni sul connotato “formale” della scelta della sede ex art. ed in termini ancor più perentori. e reciprocamente lo svolgimento concreto in Italia non può di per sé attrarre al nostro ordinamento un arbitrato la cui sede formale sia stata fissata all’estero. 1°.In definitiva: lo svolgimento concreto del giudizio arbitrale all’estero non può di per sé far dubitare del carattere nazionale di un arbitrato con sede formale in Italia.C. La pronuncia milanese è stata poi confermata. 81 ss. finirebbe col dipendere da complesse ed incerte valutazioni: quid se in un arbitrato con sede in Milano gli arbitri avessero assunto le testimonianze a Buenos Aires e deliberato nello studio svizzero del presidente?). se non a prezzo di ingenerare pericolosissime confusioni). Giur. nonché a quelle della certezza giuridica (la individuazione del lodo come italiano o estero.

1994. 257 ss. spec. palesano. 2. 40 Che ho già prospettato. in BRIGUGLIO. In questa prospettiva v. in Riv. Così ragionando può trarsi39 argomento favorevole alla idea40. per mere ragioni contingenti.3. attenuando però gli svantaggi in termini di accidentalità ed imprevedibilità che altri criteri geografici. per ragioni puramente logistiche e di ospitabilità nella momentanea “inagibilità” di altri paesi prossimi di là dall’Adriatico. un arbitrato che tuttavia le parti per motivi di neutralità (una di esse è per e38 37 22 . 264. e non. già LUZZATTO. purché esplicita ed inequivoca.. e tuttavia fortemente imparentato con quello — pur esso occasionalmente riscontrabile nel panorama internazionale — imperniato sul riscontro della sola volontà delle parti: queste. Milano. all’indomani della novella del 1994. Come emerge de resto dalle due pronunzie citate alla nota precedente. 1994. 279 ss. MARENGO. priv . Il criterio della sede formale così inteso sembra dunque offrire i vantaggi in termini di oggettività di ogni criterio “geografico”. Si pensi a una sede arbitrale stabilita in Italia con valenza non solo e non tanto formale bensì soprattutto effettiva. secondo cui la sede in Italia è condizione necessaria ma a rigore non sufficiente per la determinazione della nazionalità italiana dell’arbitrato. emerge37 che il criterio distintivo adottato. di guisa che la volontà delle parti. nonostante la fissazione di sede in Italia41. imperniati sul luogo di pronuncia del lodo. possa radicare l’arbitrato in ordinamento estero che lo consenta. intern. come ormai da molti altri. 39 E dovrebbe trarsi anche dalle sentenze citate alla nota 34. un luogo di effettivo svolgimento dal quale discenda poi automatica impronta di nazionalità38. L’arbitrato internazionale ed i lodi stranieri nella nuova disciplina legislativa italiana. o per esse gli arbitri.proc. dir.Visto il carattere “formale” della sede cui il nostro sistema si riferisce come elemento cardine di quella discriminazione. anche dal nostro legislatore è sì un criterio geografico. FAZZALARI. determinando la sede in Italia (puramente formale e non necessariamente condizionante la concreta localizzazione della attività arbitrale) scelgono un ordinamento di originaria appartenenza dell’arbitrato. ovvero per ragioni di vicinanza con luoghi o cose o situazioni meritevoli di accertamento da parte degli arbitri. La nuova disciplina dell’arbitrato. 41 L’ipotesi è notevolmente remota ma non assurda sul piano pratico.

. 1997. Das Recht des internationalen Schiedsgerichsbarkeit. Vi è spazio teorico42 perciò per l’ipotesi di un arbitrato con sede in Italia e che tuttavia le parti.. v. 43 Per riferimenti a sistemi che specularmente ammettono o ammettevano (come nel caso della Germania. 1991. Sulla piena compatibilità di tale situazione con la Convenzione di New York. invece gli artt. almeno secondo la prevalente dottrina – cfr. bensì un accordo per arbitrato ita- sempio italiana) abbiano inteso chiaramente svincolare dall’ordinamento italiano e soprattutto dalla sua giurisdizione impugnatoria. L’arbitrato internazionale. 346–347.). 2°. 176. cfr. II. “indeclinabilità della nazionalità dell’arbitrato” va insomma intesa e accettata nel limitato senso che le parti non possono svincolare parzialmente l’arbitrato con sede in Italia dall’ordinamento italiano per quel tanto che la sua disciplina è inderogabile. comporta invariabilmente la applicazione della relativa disciplina nazionale. c. 148. 13. L’arbitrato. e in particolare di quello internazionale. o per esse gli arbitri a ciò delegati. BRIGUGLIO. 2000. Legge 5 gennaio. e un accordo compromissorio che fissi la sede in Italia e al contempo dichiari improponibile qualsiasi impugnazione innanzi al giudice italiano non è — in mancanza di altri elementi — un accordo mediante il quale le parti vogliono un arbitrato non italiano sebbene localizzato in Italia. Lo nega PUNZI. La c. 1989. 281 ss. 829. una forte presunzione nel senso della appartenenza dell’arbitrato al nostro ordinamento — voluto incardinare in ordinamento diverso dal nostro43. Torino. ed ora FAZZALARI.. ivi compresa la impugnabilità del lodo innanzi ai giudici statuali (v. 42 Lo ammettono LUZZATTO.VV. e 191 della legge federale svizzera sul diritto internazionale privato del 1987).e prima della novella del 1997 già richiamata sopra alla nota 24) la possibilità di un arbitrato nazionale svolgentesi all’estero. 1°. Non possono ad esempio rinunciare a priori e totalmente alla impugnazione del lodo innanzi al giudice italiano (visto che il nostro ordinamento consente di rinunciare a priori solo al motivo di impugnazione previsto dall’art. ora in Disegno sistematico dell’arbitrato. 23 . SCHLOSSER. abbiano inequivocamente — poiché vi è certo. c. c. c..Il nostro ordinamento non è infatti fra quelli per i quali la sede “interna” dell’arbitrato. in Riv. Tübingen.. da ultimo e per tutti BERNARDINI. Appunti sulla distinzione fra arbitrato interno ed arbitrato estero. in AA. connessa alla localizzazione in Italia.c. cit.p.d.t. 197-198. 569 ss. Milano. arb.

e determinazione non ancora avvenuta. in L’arbitrato. sembra tutt’altro che eretico opinare che la nullità del lodo per mancata indicazione della sede sia sanata.1. 3°. l’arbitrato ed il lodo dall’originaria appartenenza all’ordinamento italiano. cit. e 829. e risultante dal combinato disposto fra artt.. c. FAZZALARI. 1°. 3. per loro ragioni. e per raggiungimento dello scopo. c..p.cit. Dal quadro sopra delineato risulta evidente la ratio della severa prescrizione. pur prevedendo. la sede in Italia svincolino. secondo cui il lodo rituale italiano deve contenere a pena di nullità la indicazione della sede dell’arbitrato. la sua qualificazione come interno o meno. e nel primo caso a rendere possibile ed inequivoca la individuazione del giudice italiano territorialmente competente per le funzioni omologatorie. in base al principio generale stabilito dall’art. quasi che lo svolgimento di un arbitrato estero in Italia fosse attività in qualche modo sospetta. Negare anche in astratto questa remota possibilità44 significherebbe contraddire la stessa privatezza dell’arbitrato. n. 156. lc. successivamente. essa pure introdotta dalla novella del 1994. n. di regola sulla base del solo lodo. È ben possibile però che le parti.ult. c. 825. alla “indeclinabilità della nazionalità dell’arbitrato”.c. 107.. 2°. 44 24 . 826 e 828 ss.liano contenente una pattuizione di rinuncia inefficace secondo il diritto italiano. ove appunto il riferimento. c. in BRIGUGLIO. correttive o impugnatorie previste dagli artt. quando la sede come fattore di determinazione della nazionalità dell’arbitrato o di collegamento al foro competente sia con ragionevole certezza evincibile dal lodo o aliunde e nessun ragionevole dubbio sia insorto né potesse insorgere circa l’appartenenza Così FAZZALARI.c. MARENGO. c. L’indicazione della sede giova a rendere possibile ed inequivoca. 5.p. La qualificazione dell’arbitrato fra determinazione della sede. sua indicazione nel lodo. Se tale è lo scopo. ma allora totalmente e con manifestazione di volontà inequivoca. Vedi invece. La nuova disciplina. 3. 5. incisivamente esposto. 823.

è stata espressamente rifiutata dalla recente Cass. sebbene non esplicita.. della correggibilità alla stregua di errore materiale della mancata indicazione nel lodo della sede pur regolarmente fissata 45. Su piano parallelo. sulla sua “fortuna” e su altre sue filiazioni giurisprudenziali. c. applicabili quest’ultimi anche al lodo.VV.. 3°. Cfr. di ritornare approfonditamente su tale pronuncia. si è collocata la prospettiva. Diritto dell’arbitrato rituale. non sia ricostruibile per via interpretativa e mediante corretta applicazione dei canoni previsti dagli artt. 47 Limitatamente anticipata da Cass. n. l’attuale orientamento generale della Suprema Corte — governato dalla notissima pronuncia delle Sezioni Unite n. sulla natura privata ed alternativa rispetto alla giurisdizione statuale dell’arbitrato46. soprattutto DELLA PIETRA. e soprattutto a partire dal capitolo successivo. per la sua funzione di decisione di controversia 45 25 . nei termini sopra sintetizzati. 527 del 3 agosto 2000. 152 ss. in AA. Questa soluzione attenuerebbe sostanzialmente il rigore di quella previsione di nullità formale che a moltissimi è parso eccessivo. equivalente: prima di dichiarare la nullità del lodo per la mancata indicazione della sede.c. anch’essa tutt’altro che pacifica. canoni di logica interpretativa generale applicabili. 1362 ss. salvi taluni aspetti peculiari. 2000. Quanto specificatamente alla nullità in discorso ed alla sua “sanatoria”. E infatti tale estensione. 6951 e proprio ed esplicitamente sulla scorta della precedente pronuncia delle Sezioni Unite. la Suprema Corte addita altra strada salvifica di portata pratica in larga misura. 14172 del 2000. n. Torino. Tuttavia.c. pur se non del tutto. se cioè essa. al lodo anche ove lo si considerasse più che per la sua natura (ovvia) di atto di privati. a cura di Verde. mutato quel che si deve.p. con la sentenza del 200447. attesa sempre la sua natura di atto privato che sarebbe stata proclamata dalle Sezioni Unite48. occorre verificare (e occorre che la Corte di Appello compiutamente e ineccepibilmente sul piano motivazionale verifichi) se davvero quell’indicazione è mancata. c.dell’arbitrato all’ordinamento italiano e la individuazione del giudice territorialmente competente. non è certo favorevole alla estensione del principio ex art. 156. 48 Ma qui davvero vien fatto di osservare che i canoni ermeneutici ex art. dal giudizio ordinario a quello arbitrale. 8 aprile 2004. c. sono. 1362 ss. 46 Si avrà occasione.

e in particolare quelli del giudice italiano della omologazione o della impugnazione. 26 . e non riguarda per definizione il lodo estero.3. Mentre la mancata indicazione di essa nel testo del lodo non influirà minimamente. senza compiere nessuno sforzo salvifico. deliberato e sottoscritto in Napoli. Quanto in particolare ai possibili errori da mancata indicazioe per i suoi effetti sostanzialmente equivalenti a quelli di una sentenza (l’una cosa indubitabilmente. se non condiziona giuridicamente la discriminazione in discorso. 527/2000). con indicazione del luogo della deliberazione in varia misura riferibile in realtà alla sede formale dell’arbitrato. Cosa volete che fosse questo arbitrato che spandeva da ogni poro effluvi partenopei: milanese? o finlandese? Ciò nondimeno la Corte d’Appello — manco a dirlo di Napoli — aveva annullato il lodo per mancata indicazione della sede. della sede tuttavia determinata. Ma anche così applicati quei canoni servirebbero egregiamente a salvare il lodo della nullità per (apparente) mancata indicazione della sede. reso fra parti napoletane e localizzate in Napoli. III. Discorso in parte diverso riguarda ovviamente il caso in cui la sede dell’arbitrato non sia stata neppure determinata o non sia stata compiutamente determinata. Qui vi è da aggiungere che anche la semplice mancata indicazione. potrebbe però indurre sul piano fattuale in errori di qualificazione. e le ripercussioni sul versante “straniero” saranno esaminate in generale nel cap. nel lodo.2. su tale qualificazione. sicché oltretutto nessun spazio residuerebbe per la sanzione di nullità prevista dal nostro diritto (visto che non si darebbe mai un lodo italiano mancante della indicazione della sede). La Suprema Corte ha fatto ragionevole giustizia di tale atteggiamento con la pronuncia cennata nel testo. Le conseguenze pratiche di tali errori. da arbitri napoletani e localizzati a Napoli. Se ne dirà subito oltre. nonché al paragrafo successivo. l’altra a mio avviso. e sarebbero senz’altro serviti a tale scopo in quel caso: lodo relativo ad immobile localizzato ad Ischia. sede formale a suo tempo espressamente determinata dagli arbitri in Napoli. Il lodo — se scaturente da un arbitrato la cui sede sia stata effettivamente determinata — sarà senz’altro qualificato come estero dal giudice italiano sulla base di tale effettiva determinazione della sede. Ché altrimenti dovrebbe pervenirsi all’assurdo secondo cui ogni lodo in cui non sia indicata la sede dell’arbitrato è estero. sul piano giuridico. non negate daqlle Sezioni Unite con la pronuncia n. la cui validità formale risponderà ai parametri del diritto straniero implicato. È ovvio comunque che la indicazione della sede dell’arbitrato è imposta a pena di nullità del lodo dal nostro diritto.

825. inaudita altera parte. 50 Tutto ciò. 825. se è probabilmente eccessivo ritenere che il giudice della omologazione possa estendere il controllo di regolarità formale del lodo alla verifica della indicazione in esso della sede dell’arbitrato e negare altrimenti la omologazione. che le parti hanno in realtà inequivocamente voluto radicare l’arbitrato in un ordinamento straniero. attraverso la indicazione contenuta nel lodo o altrimenti attraverso la produzione dell’atto da cui risulta la fissazione della sede49.c. che cioè il lodo sia italiano.p. Se il lodo non reca indicazione di sede. Perciò. Analogo onere dovrebbe considerarsi imposto a chi proponga impugnazione ex artt. acquisisce per prassi i verbali arbitrali (eventualmente contenenti la determinazione della sede).p. qualsiasi soluzione rigorosa e tranchante sarebbe impropria e contraria a buon senso. invece. che questa era stabilita nel territorio della Repubblica.c. è però senz’altro plausibile pretendere che chi proponga l’istanza ex art. l’arbitrato in un ordinamento di origine straniero) nulla quaestio: il giudice italiano considererà senz’altro ammisAtto che potrebbe. ovviamente. ma potrebbe anche non. 825 c.ne della sede. oltre ad avere a disposizione l’accordo compromissorio. la cui produzione è imposta espressamente dall’art. nonostante la fissazione della sede in Italia.c. reca l’indicazione della sede dell’arbitrato in Italia — di dimostrare. 49 27 . se sono vere le considerazioni svolte a conclusione del paragrafo precedente. c. dimostri. coincidere con l’accordo compromissorio. a pena di inammissibilità della istanza sommaria.: essa pure da dichiararsi inammissibile ove il lodo non sia italiano. non essendo altrimenti possibile al giudice della omologazione verificare uno dei fondamentali presupposti per la stessa applicazione dell’art. Il problema sarà per altro di regola assorbito in concreto da ciò che la Corte d’appello. 828 ss. l’interprete deve comunque cercare di limitarli al massimo. Se l’istante alleghi e provi l’avvenuta fissazione della sede all’estero (ovvero la comune intenzione delle parti di radicare. Quanto all’istante ex art. gli si può certamente imporre — se il lodo che egli assume essere estero e per il quale chieda. l’exequatur. ad esempio. 839 c.p. sì da vincere la semplice presunzione di appartenenza dell’arbitrato e del lodo all’ordinamento italiano50.

.) ogni verifica funditus. 51 28 . sebbene il lodo non rechi indicazione di sede e nessuno gli Sì che possa presumersi che una scelta neutrale riguardo al radicamento originario dell’arbitrato sia ricaduta su Paese terzo. Giusto per esemplificare: di fronte ad un lodo vergato in ottimo italiano. a seconda dei casi. sollecitato. c. non recante alcun cenno all’“arbitrato rituale” o agli artt. non abbia prodotto nulla. 840 c. e cioè ove quella allegazione e quella prova non vi siano. riguardo alla sede. di fronte ad un lodo scritto in lingua straniera tra una parte italiana e una straniera51. perfino alternativamente e da subito valutare prima facie in base ad elementi diversi dalla sede se il lodo sia estero o interno.c. ed in difetto o. 839 possa in primo luogo — e ad instar di quanto è dato nel procedimento monitorio su cui quello in discorso è notoriamente modellato — sollecitare all’istante una integrazione documentale riguardo alla avvenuta fissazione della sede all’estero.sibile la richiesta di exequatur. da arbitri tutti italiani. 806 ss. sottoscritto in Italia ed avente ad oggetto controversia esclusivamente collegata con il territorio italiano (e il va sans dire anche di fronte a qualcosa di ben meno appariscente quanto ad italianità) sarebbe oltre i limiti del ridicolo una sollecitazione all’istante di documentare che la sede dell’arbitrato è fissata all’estero visto che essa non è indicata nel lodo: quest’ultimo. E così pure.p. 839.c. va da subito considerato interno e l’istanza dichiarata inammissibile. il presidente della Corte d’appello può anche risparmiarsi ogni ulteriore indagine. quanto considerare sempre l’istanza ammissibile (il lodo è straniero sol perché non vi è indicata la sede dell’arbitrato: ma. e rinviando alla successiva fase in contraddittorio (art. potrebbe ben trattarsi di un lodo italiano semplicemente viziato della mancata indicazione). sarebbe assurdo tanto considerare sempre l’istanza inammissibile (il lodo è italiano perché l’istante non ha dimostrato che esso sia straniero: ma potrebbe trattarsi. Credo invece che il presidente della Corte d’appello adito ex art. fra parti italiane. come si è già osservato.p. lasciandosi eventualmente guidare dalla condotta processuale dell’istante che. di una prova puramente negativa — che essa non è stata fissata in Italia — visto che non è detto che l’ordinamento straniero di originaria appartenenza dell’arbitrato imponga la specifica determinazione di una sede dell’arbitrato). ai fini della domanda ex art. In caso contrario.

839. ed ammettere senz’altro l’istanza ex art. il giudice italiano cui spetta la qualificazione avrà per lo meno a disposizione quanto risulta dall’accordo compromissorio. 840. coinvolgenti il particolare profilo della discrasia fra volontà delle parti e determinazioni arbitrali in ordine alla sede.c. e andrà perciò affrontata volta per volta nei capitoli successivi. il giudice potrà desumere dati più o meno univoci o presuntivi nel senso che l’arbitrato in corso. il riferimento parimenti esplicito alla legge o all’ordinamento processuale italiano o straniero. almeno secondo il nostro diritto. Dall’accordo compromissorio e dalle circostanze a esso afferenti. a) Momentaneamente assente o incerto l’elemento della sede dell’arbitrato. sia stato voluto come originariamente appartenente all’ordinamento italiano o meno (a solo titolo di esempio: il riferimento all’arbitrato rituale. la lingua e/o il contenuto 29 . 3. Può darsi però che per il giudice italiano l’esigenza di qualificare l’arbitrato come interno o estero si prospetti ben prima della conclusione del procedimento arbitrale e della emanazione del lodo. o agli artt. o preconizzato dall’accordo.3. patologica: la mancata indicazione nel lodo di una sede dell’arbitrato già determinata.abbia provato che la sede non è stata fissata in Italia. c. La soluzione alle conseguenti difficoltà in punto di qualificazione dell’arbitrato dipende dall’ambito processuale e dalla specifica finalità della qualificazione.p. o da altri e successivi elementi. o addirittura di fronte ad eccezione fondata su accordo compromissorio e quando il procedimento arbitrale non è iniziato. 806 ss.. altre e più gravi patologie. a certe condizioni la nazionalità delle parti. Qui possono tracciarsi due direttive di metodo. saranno esaminate nel paragrafo successivo. Sarà allora tutt’altro che patologico e anzi in varia misura normale che la sede dell’arbitrato non sia stata ancora nemmeno determinata. vale a dire dall’elemento principe di quella autonomia privata dalla quale dovrebbe discendere anche il radicamento nazionale dell’arbitrato. Le difficoltà che si è appena cercato di razionalizzare e superare derivano in buona misura da una situazione. salvo ovviamente il possibile riesame approfondito della questione nella fase a contraddittorio pieno ex art.

lasciati in ciò del tutto liberi dalle parti. 4. 806 ss. in definitiva. la previsione di pattuizioni compromissorie incompatibili con gli art. b) Il criterio residuale — in dubio pro arbitrato estero ovvero in dubio pro arbitrato interno — non è unico e monolitico. che non fissi la sede dell’arbitrato. non prospetti alcun indizio di radicamento dell’arbitrato in Italia. ed allora questa comune intenzione si impone anche agli arbitri al momento in cui essi. bensì solo un completamento e una razionalizzazione rispetto al dato positivo di solare evidenza secondo cui il discrimien fra arbitrato interno ed arbitrato estero si gioca essenzialmente sull’elemento della sede dell’arbitrato. siano chiamati a fissare la sede dell’arbitrato. c. ma va appunto prescelto in prospettiva funzionale ed in base alle situazioni processuali ed alla finalità processuale in ordine alla quale deve qualificarsi l’arbitrato. Ad esempio: di fronte a un accordo compromissorio fra una parte italiana ed una svedese. non avendovi provveduto le parti. è fortemente verosimile che il terzo arbitro sarà di nazionalità neutrale e che la sede sarà poi fissata in Paese neutrale. 53 52 30 . o alla dimostrazione che la comune intenzione delle parti è nel senso di radicare o non radicare l’arbitrato in Italia. Ben altrimenti patologica.p. ma altresì verosimilmente più rara può dirsi la divergenza tra la volontà delle parti già espressa compromissoriamente in ordine al radicamento nazionale dell’arbitrato e la fissazione della sede ad opera degli arbitri. Un organismo di amministrazione dell’arbitrato. ecc. e che dunque l’arbitrato sia estero. Né vi sarà in ciò una contraddizione. ovvero alla dimostrazione che verosimilmente gli arbitri (o chi per loro52).).c. La ricostruzione induttiva in discorso conduce infatti. e che preveda la nomina del terzo arbitro a opera dei due coarbitri di intesa ovvero di un organismo di arbitrato amministrativo. Divergenze tra volontà delle parti e fissazione (o indicazione) della sede ad opera degli arbitri.del contratto. risolveranno di radicare o non radicare l’arbitrato nell’ordinamento italiano e perciò di fissare o non fissare in Italia la sede dell’arbitrato 53. neppure dal limitato punto di vista del collegamento oggettivo con il territorio italiano del contratto e delle potenziali liti.

829. L’art. 816. riconoscimento ed esecuzione ex artt. fissano a loro volta la sede dell’arbitrato all’estero e come tale la indicano nel lodo. Ma qualche àncora di salvezza è possibile soprattutto a misura che resti fermo o addirittura si incrementi il trend giurisprudenziale elastico e permissivo di fronte alla improvvida severità apparente dell’art.c. 4. nel caso in esame. 829. 1°. 54 31 . Ad esempio ove gli arbitri abbiano determinato. n. per vizio relativo all’indicazione della sede. una volta dimostrato. 1°. in modo utile cioè anche alla individuazione delle competenze territoriali per le funzioni ausiliarie e di controllo del lodo.Il grado e le conseguenze di tale divergenza dipenderanno dalla specificità della determinazione compromissoria. Non è esclusa invece l’impugnazione ex art. a) Conviene prendere le mosse dalla ipotesi davvero limite e quasi di scuola: la volontà compromissoria54 fissa la sede nel territorio della Repubblica e determina una specifica località. ciò nonostante. purché in forma scritta. 4. e da considerarsi perciò integrativo-novativa del medesimo. 839–840 c. nel giudizio in cui ciò rilevi55.p. 816. c. 823. 1°. impugnazione davanti alla Corte d’appello. rilevante ex art. visto che l’eccesso di potere arbitrale rispetto alla volontà compromissoria è rimasto senza effetto. dunque. c. non credo vi siano ragioni per considerare l’arbitrato ed il lodo come esteri piuttosto che italiani. 5. la quale è dunque.1. c. la sede all’estero in spregio alla volontà delle parti. n. ma il lodo non contenga alcuna espressa indicazione di sede. deve intendersi anche quella espressa dalle parti. supra. 55 E. n. Ciò esclude che il lodo sia invalidabile ex art. sia pendente l’arbitrato.1. sia soprattutto in fase post–arbitrale (omologazione. 2°. è inequivoco nello stabilire la assoluta prevalenza della fissazione ad opera delle parti e la mera sussidiarietà della determinazione arbitrale. § 3. dopo e separatamente rispetto alla stipula dell’accordo compromissorio vero e proprio. tamquam non esset. che la sede era stata effettivamente e compiutamente determinata dalle parti. a verbale della prima riunione o successivamente. gli arbitri. A prescindere da ciò che potrà opinare un giudice straniero. 556. c. 56 V. vi sarà Si rammenti che per volontà compromissoria in ordine alla fissazione della sede.

la abbiamo espressamente indicata nel lodo. Occorrerebbe invece considerare il lodo sotto ogni profilo come un atto privato. a Si è anzi qui al confine della adoperabilità dei criteri di ermeneutica negoziale rispetto al lodo pur considerato come atto di privati. 2°. perché il “comportamento” in questione (quale corrispondente all’accordo compromissorio) sarebbe delle parti e non degli arbitri. La menzione testuale.) ove. nel lodo. è alternativa all’altra poco prima indicata nel testo. n. c. della clausola compromissoria contenente espressa fissazione della sede può senz’altro giovare al caso. più agevole teoricamente. c. 2°.1. 1362. anzi. Fortunatamente. e così — con minor sicurezza — anche la semplice relatio del lodo alla clausola. attraverso il riferimento all’accordo compromissorio. o perfino — e qui saremmo quasi al confine della elasticità — l’accordo compromissorio in quanto tale. e passante invece per la relatio operata dal lodo ad un tale accordo compromissorio. Insomma il criterio ermeneutico in discorso sarebbe di quelli certamente non estensibili al lodo (a differenza di altri ex art.c. si desse peso ai suoi effetti perequati agli effetti di sentenza. siccome atto esterno al lodo ma dimostrativo di “comportamento anteriore” rilevante in via ermeneutica ex art. E sarebbe così disinnescata la nullità derivante dal fatto che un’indicazione radicalmente erronea della sede equivale ad una mancata indicazione: proprio perciò. Questa prospettiva di interpretazione quasi a ogni costo salvifica58 del lodo potrebbe essere adottata anche ove gli arbitri. Questa riedizione del “biancosegno” mi parrebbe tuttavia eccessiva perfino come risultato dalla nuova impostazione “privatistica” della Suprema Corte (supra. 1362 ss.un apprezzabile spazio di salvezza (limitato in qualche modo dal contrasto fra determinazione di parte e determinazione arbitrale) grazie a quella ragionevole elasticità che consente il riscontro del requisito ex art. la via di salvezza “ermeneutica” dalla nullità per mancata indicazione della sede.c. 5. sarà sempre percorribile visto che la indicazione dell’accordo compromissorio è requisito indefettibile del lodo (se manca quella niente vi sarà da salvare perché il lodo sarà nullo per tali motivi). 58 Ma il motivo di buon senso è evidente. e quest’ultima. attraverso l’interpretazione del lodo condotta secondo i canoni della interpretazione negoziale. 823. ammesso che si riesca. c.57. oltre a fissare la sede all’estero in spregio alla volontà compromissoria. 57 32 . ed anzi come atto trium personarum che si immedesima nell’accordo compromissorio e lo completa (piuttosto che solo fondarsi su di esso).). pur non contestandone la sua natura privata. però. che passa attraverso la sola esistenza di un accordo compromissorio contenere la fissazione della sede. § 3. i quali soltanto sono i privati che hanno posto in essere l’atto da interpretare. c.

potesse operare per la nullità da mancata o erronea indicazione della sede la sanatoria per raggiungimento dello scopo. dovrebbe cedere in base al principio ermeneutico di conservazione stabilito dall’art. mutando registro. in virtù della applicazione estensiva o analogica dell’art. arbitri che la fissino e lodo che la indichi in Italia — prevarrà sempre.). lodo dunque non annullabile per eccesso di potere arbitrale neppure della Corte d’appello di Milano (competente) e forse — qui è lo sforzo maggiore — redimibile anche dal vizio di erronea indicazione della sede. Maggiori problemi. 156. nel nostro caso. 59. la prevalenza della fissazione di parte su quella arbitrale vale ad ogni effetto e in ogni caso. invece. 60 Qualsiasi altra Corte d’appello dovrebbe infatti. 6951/2004. § 3. l’indicazione espressa della sede fittizia. 1° è quella davvero indicata dalle parti. lo scopo (e cioè nessuna incertezza sulla nazionalità del lodo e sulla sede dell’arbitrato attraverso cui individuare la Corte d’appello competente per la impugnazione) sarebbe da considerarsi senz’altro raggiunto una volta che il lodo fosse impugnato davanti alla Corte d’appello della sede stabilita dalle parti 60. rispetto al trend giurisprudenziale in discorso.c. indicazione a ogni effetto prevalente su quella arbitraria… degli arbitri. 4. 3°.2. 59 33 . visto che il lodo non reca indicazione di sede. Vie di salvezza del lodo nondimeno possibili. o reca una indicazione di sede illegittimamente fissata dagli arbitri all’estero. fissandola in Roma piuttosto che in Milano come stabilito dalle parti. 828.ricondurre per via interpretativa al lodo una indicazione della sede reale. 1367 c. e dunque anche nel caso inverso a quello esaminato sub a). ma la sola determinazione della sede nell’ambito del territorio italiano. e stabilita inefficacemente dagli arbitri. la determinazione pattizia.c.p. Che se poi invece. con qualche sforzo. Inoltre la volontà compromissoria di Si tratta della prospettiva di recente scartata — per adottare in suo luogo la redenzione del lodo attraverso l’interpretazione negoziale — da Cass. Se è vero che il nostro sistema impernia essenzialmente sulla fissazione della sede formale il discrimen fra arbitrato interno ed arbitrato estero. perché troppo “giurisdizionalistica” (supra. ma non direzione. già esplicitata compromissoriamente dalle parti. c. n. alla stregua di questo si è illustrato nel testo: Corte d’appello di Roma incompetente perché la “sede dell’arbitrato” ai sensi dell’art.1. b) Nell’ipotesi opposta — sede dell’arbitrato fissata determinatamente dalle parti all’estero. per il giudice italiano. c. reputarsi incompetente. c. vi sarebbero ove gli arbitri avessero disatteso non la determinazione di nazionalità.

piuttosto che integrare di per sé fissazione in extremis. dopo la legge n. sicché nel caso in discorso 64 l’arbitrato e il lodo Vedi il § 2.. op. ai quali sarebbe affidata ex art.VV. e gli arbitri.F. 64 Come del resto in quello in cui nessuna discrasia si riscontri fra volontà compromissoria e determinazione arbitrale circa la sede. 96. Bisogna infatti senz’altro aderire a quell’orientamento che consente la fissazione arbitrale della sede anche al di là della “prima riunione” nonostante l’apparente restrizione imposta dall’art. dir. Luzzatto e Ricci. dunque. c.. La nozione di lodo straniero. L’indicazione nel lodo di una località all’interno del territorio nazionale dovrebbe invece assorbire ed evitare ogni problema anche ove costituente essa stessa un rimedio dell’ultim’ora alla mancata specificazione arbitrale della sede. ult. ma quest’ultima determinazio62 61 34 .p. 839–840. 816. in Riv. proc. c. 828 ss. quella determinazione integrativa. voluto sempre dalle parti.3. potrebbe corrispondere ad una fissazione già precedentemente operata dagli arbitri per fatti concludenti.138. Legge 5 gennaio 1994. sicché il lodo al più recherà la generica indicazione della “sede in Italia”62. n. 4.. di quell’arbitrato nell’ordinamento straniero. 25 del 1994.c. cit. o la richiesta di sua omologazione. senza dire che la indicazione specifica nel lodo.. 816.c. in AA. 337.3.F. DELLA PIETRA. a cura di Tarzia. esperibile invece il procedimento di exequatur ex artt. 1995. n.p. 1808). Si è sostenuto63 che una fissazione solo della sede in Italia sia irrilevante ai fini del collegamento fra l’arbitrato e il lodo e l’ordinamento italiano.localizzare l’arbitrato all’estero quanto alla sede formale sarà il più delle volte chiaro indice di immedesimazione. Il lodo insomma dovrà considerarsi estero. c. ma vedi — per altro nient’affatto perspicua — Cass. Quando pure. c) Altra discrasia fra volontà compromissoria e determinazione arbitrale può aversi quando la prima abbia genericamente fissato in Italia la sede dell’arbitrato senza specificazione di località (utile alla individuazione della competenza territoriale per le funzioni giudiziali inerenti all’arbitrato). dal ristretto punto di vista della sede formale si considerasse prevalente la successiva fissazione in Italia ad opera degli arbitri. inammissibile la sua impugnazione ex artt. 18 febbraio 2000. non vi provvedano. 25.. RICCI E. avremmo un esempio di arbitrato con sede in Italia ma che le parti hanno voluto estero61. cit. cit. 1° c. 1° (cfr. 63 RICCI E.

nel caso in discorso. 829. 829. Ma lo si affiderebbe allora appunto ad un incertissimo radicamento in qualche altro ordinamento nazionale66 e al conseguentemente incerto destino del riconoscimento ed esecuzione ai sensi della Convenzione di New York67.c. occorrerà farsi carico del problema della individuazione dei giudici statuali competenti in fase post–arbitrale rispetto a tale lodo “italiano”. ult.. 65 Nel senso che il lodo. 823.c. per difettosa indicazione della sede65. 66 È verosimile che l’intera vicenda arbitrale si svolga in Italia riferibile sotto ogni aspetto all’Italia. si sia comunque arrestata alla indicazione generica del territorio italiano. né di respingerlo oltre i confini virtuali dell’ordinamento italiano quando le parti hanno espressamente voluto inserirlo entro quei confini. BRIGUGLIO. cit.. Ma quale poi? visto che potrebbe mancare ed anzi di regola mancherà qualsivoglia collegamento fattuale con un qualsiasi ordinamento straniero? In realtà la tesi — sebbene acutamente ed argomentatamente prospettata — non convince. 5. In fin dei conti l’autonomia privata e le sue determinazioni meritano nell’arbitrato un riconoscimento sostanziale e financo oltranzista. ormai perequabile. c. questione diversa essendo quella della regolarità dell’uno e dell’altro secondo una disciplina arbitrale straniera. L’arbitrato estero. Certo. e che pertanto nessun altro ordinamento nazionale sia disposto a considerare come proprio l’arbitrato. Non vi è ragione di lasciare l’arbitrato ed il suo prodotto nel limbo. v. u. a quella della sentenza passata in giudicato. E inoltre: il lodo in discorso potrebbe anche non essere impugnato. o negargli la omologazione. 67 Sulle difficoltà di circolazione ai sensi della Convenzione di New York di un lodo di incerta o imperscrutabile provenienza nazionale v. vale a dire per la sua imne. Qui l’unico possibile motivo per privare della sua valenza quella scelta di autonomia privata nel senso del radicamento italiano dell’arbitrato starebbe semmai nel sottrarre il lodo alla impugnazione ex art. 816. 35 .dovrebbero fatalmente essere considerati esteri. c. 5. n. se si opina come qui si suggerisce. c. 94 e 222 ss. nella sostanza e per come hanno voluto le parti italiano. l’efficacia vincolante ex art. visto l’inutile scadere dei termini di impugnazione. op. E sarebbe davvero singolare negare ad un simile lodo.135. 1° n.p. 1° c. 1°. del tutto libera ex art. DELLA PIETRA. è senz’altro italiano ma è nullo ex art.. cit.

sostenuta al § 2. sede effettiva che andrà verificata con riguardo al luogo di esclusivo o prevalente svolgimento della attività arbitrale69. o meglio essa si stabilirà come accade in ogni altro caso in cui la sede non sia stata ancora specificamente determinata e come il legislatore stesso appositamente prefigura (cfr. nel particolarissimo caso in esame. e la sede effettiva avrebbe consentito l’individuazione del giudice competente per la impugnazione. altra cosa. segnalati dianzi sub a) sarà percorribile ove la sede (“effettiva” appunto) sia ricavabile solo dai fatti e non dall’accordo compromissorio. e v. d) Un forte impulso semplificatorio — non obliabile allorché si tratta di un elemento formale come la sede dell’arbitrato e di ipotesi fortunatamente remote — induce ad assimilare70 a quello descritto sub La competenza per le funzioni giudiziarie ausiliarie in fase arbitrale è meno problematica. c. 4. 2° e 828. del connotato formale della sede dell’arbitrato secondo il nostro attuale ordinamento. Se si ragiona invece — come oggi la Cassazione propone — in termini di interpretazione negoziale salvifica. 5 per incompleta indicazione della sede ? Se si ragiona — come si seguita a ritenere possibile e come però allo stato la Cassazione rifiuta — in termini di sanatoria della nullità per raggiungimento dello scopo. III. pur arditi.4. 810. 70 Nonostante le differenze empiriche riscontrabili.pugnazione (e correzione) e per la sua omologazione68. Perché nessuno dei percorsi. comunque a riguardo infra. 1°).. 68 36 . 829. con l’affermazione.p. § 4). cap. Credo che in proposito possa soccorrere l’individuazione della competenza attraverso il concetto di sede effettiva. l’art. 825. sede effettiva cui può ragionevolmente estendersi una tantum la locuzione “sede dell’arbitrato” adoperata dalle disposizioni sulla competenza in questione (art.c. è sostenere che in mancanza di determinazione di una sede formale specifica possa darsi ingresso alla rilevanza della sede effettiva. 2° c. se non apparente. 1°. c. c. Può la “sede effettiva”. c. sì: la nazionalità del lodo non sarebbe dubbia accogliendosi le precedenti considerazioni. Una cosa è dire che nel contrasto fra sede formale e sede effettiva dell’arbitrato prevale sempre la sede formale. n. oltre a consentire. la individuazione del giudice territorialmente competente per la impugnazione. evitare al lodo la invalidazione ex art. 69 Non vi è alcuna contraddizione. è ben difficile. ben compatibile con la prima.

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