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TERRA 3.7 integr.

TERRA 3.7 integr.

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05/11/2014

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Oggi i candidati di Sinistra e liber

-
tà si riuniscono a Roma in assem-
blea per discutere del futuro del-
la neonata alleanza politica. Il ri-
sultato elettorale, con tutte le at-
tenuanti organizzative possibili,
non è stato esaltante, ma è stato
suciente a dare coraggio a chi
ci ha creduto. Sl esiste. Ora la do-
manda è: può crescere? E se sì, in
che direzione? Le pulsioni al suo
interno sono diverse e divergen-
ti. La variabilità dei desiderata,
che vanno dal “partito subito” al
“rompiamo le righe” come quello
che distrusse ignobilmente la Si-
nistra arcobaleno, conosce tutte
le gradazioni di colore. A un estre-
mo, tra quelli che vogliono il nuo-
vo partito, senz’altro Sd di Fava e i
Comunisti di Guidoni. E non per
motivi di bottega, ma soprattut-
to per un problema di “democra-
zia” interna. Quale legittimità de-
mocratica possono avere, infatti,
le decisioni prese da un coordina-
mento ristretto come l’attuale, nel
lungo periodo? Il processo di tes-
seramento, invece, ne metterebbe
in moto uno più ampio, di consul-
tazione del territorio e di elezione
dal basso di persone con un man-
dato specico. In questo senso Sl
era partita benissimo con l’assem-
blea dell’Ambra Jovinelli e le pri-
marie delle idee. Un lavoro tra-
volto e morticato dalla scaden-
za elettorale.
All’estremo opposto, a frenare la
costituzione del nuovo sogget-
to politico, sono soprattutto Ver-
di, Socialisti e vendoliani. Per mo-
tivi spesso assai diversi. Il più no-
bile è quello che vuole far mante-
nere a Sl una dimensione “aperta”
e dialogante. Su questo fronte l’in-
terlocuzione più promettente è
quella con i Radicali. Della sin-
cerità dell’apertura pannelliana
a nessuno è lecito dubitare. Sul-
la tenuta e la concretezza dei suoi
sviluppi, invece, restano ancora
incertezze. Pannella ha annun-
ciato a Chianciano che i voti ra-
dicali potrebbero convergere, alle
amministrative dell’anno prossi-
mo, in una lista comune, a condi-
zione che il programma sia elabo-
rato dai/con i Radicali. L’unica ve-
ra prova quindi sarà la promozio-
ne di dibattiti e approfondimenti
sui temi specici (ambiente, lavo-
ro, welfare), per avvicinare le posi-
zioni. Ma tra gli aperturisti quelli
sospetti di doppiogiochismo cre-
scono. Soprattutto tra i vendolia-
ni. Se formalmente la voglia di ap-
prodare al Pd viene sempre nega-
ta, le sortite del giornale vicino a
Vendola sono ormai ripetute e in-
sistenti. E, cosa che preoccupa as-
sai gli alleati, Vendola non le ha
mai smentite esplicitamente. È ai
guastatori improvvisati e super-
ciali che Sl potrebbe, un giorno,
imputare la sua dissoluzione.
Di ragioni per resistere, esistere, e
crescere, invece, Sl ne ha tante. Al-
meno un milione.
Pieni poteri «in deroga alle com-
petenze delle altre amministra-
zioni» per spendere senza «freni
autorizzativi» i 3,4 miliardi di
euro per gli investimenti proget-
Anti uomo
Da ieri un campo minato collega l’Afghanistan all’Italia. Gli Usa
inviano 4.000 marine nel deserto, mentre da noi si apre per legge
la caccia al migrante. Così si calpesta l’umanità
tati no al 2013 e aprire al rest-
yling della rete elettrica necessa-
rio per introdurre il nucleare. È
quanto prevede la manovra esti-
va del governo per la Protezione
civile, che avrà carta bianca in
materia, saltando sindaci, comi-
tati e cittadini. Se l’atomo scaval-
ca la democrazia, i cambiamenti
climatici minacciano le specie
animali. L’Iucn lancia l’allarme:
un mammifero su quattro è de-
stinato a estinguersi.
Televisione 5
L’avvento del digitale
terrestre e il pluralismo
dell’informazione. Un
binomio frenato dalla poca
trasparenza e dall’invadenza
dei soliti soggetti: Rai,
Mediaset, Telecom. E per
Sky no al 2013 c’è il divieto
di usare la nuova tecnologia
S Servizi alle pagine 2 e 4
L’atomo nelle mani di Bertolaso
Ambiente La manovrina estiva dà poteri alla Protezione civile nella gestione dell’energia. Nucleare incluso
UN MILIONE
DI BUONE RAGIONI
In fondo
Luca Bonaccorsi
Servizi alle pagine 2 e 3
Green economy 8
Lo sviluppo della nostra
economia è nelle energie
rinnovabili. In Italia e
in Europa si moltiplicano
le oerte di lavori verdi:
ingegneri, energy manager,
esperti di normative
ambientali, addetti alla
manutenzione degli impianti
Rock 11
A colloquio con Ian Anderson,
il celebre auto dei Jethro
Tull. A quarant’anni da
Stand Up, il loro primo
grande successo, la band
inglese torna in tour in Italia
con ben cinque date
e prepara un nuovo album
per il prossimo anno
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© FREDPANASSAC/FLICKR
i media piacciono, ma so-
no utili? Parliamo delle
classiche delle aziende,
in base alle loro politiche ambien-
tali. L’ultima è la 12esima edizio-
ne dell’Ecoguida di Greenpeace ai
prodotti elettronici. Al primo po-
sto si conferma, con 7,4 punti su
dieci, Nokia, «grazie al program-
ma di ritiro dell’usato in funzio-
ne in 84 Paesi (quasi 5.000 pun-
ti di raccolta)». Alla compagnia
nlandese vengono riconosciu-
te «buone informazioni ai clien-
ti e ottimo punteggio per la bassa
tossicità delle componenti e per
l’impegno contro il cambiamento
climatico. Meno bene per la bas-
sa percentuale di riciclaggio eet-
tivo dei prodotti (3-5 per cento)».
Stilando questa classica, Green-
peace spende la sua reputazione,
per indirizzare i consumatori ver-
so i produttori più ecologici, pre-
miandone l’impegno e punendo
quelli più lassisti. Allora, se devo
comprare un prodotto elettroni-
co, comprerò Nokia, anziché chi
sta in fondo alla classica, anche
perché dà anche buone informa-
zioni ai clienti.
I limiti delle ecoclassifiche
Etica
Segue a pagina 15
quattro mesi dalle feroci
polemiche che nel mar-
zo scorso si sono conclu-
se al Senato con l’approvazione
del ddl Calabrò, la legge sul testa-
mento biologico è stata calenda-
rizzata in commissione Aari so-
ciali della Camera. Con una sorta
di perversa continuità il passag-
gio al primo ramo del Parlamen-
to, che parte l’8 luglio prossimo,
al contrario di quanto si auspi-
cava, si preannuncia carico di
tensioni. Con uno dei colpi bas-
si all’etichetta politica a cui ci ha
abituato, la maggioranza ha fat-
to carta straccia dell’accordo con
l’opposizione che prevedeva di
discutere prima il testo sulle te-
rapie del dolore e cure palliative e
poi quello sul biotestamento. An-
che per rompere l’incomunicabi-
lità tra le forze politiche deagra-
ta con il caso di Eluana Englaro,
era stata la stessa commissione
Aari sociali guidata dal centro-
destra ad assumere l’impegno di
prendere in carico la lettura del
ddl Calabrò solo dopo aver man-
dato in Aula la norma sulle cure
palliative.
Testamento con polemiche
Fine vita
Segue a pagina 15
A
Beniamino Bonardi Federico Tulli
A
9
7
7
2
0
3
6
4
4
3
0
0
7
9
0
7
0
3
1.943
Le aziende con
vendita diretta
nel settore del
biologico in Italia
Fonte: Rapporto Bio Bank 2009
Anno V - n. 150 - venerdì 3 luglio 2009 - E 1,00
2
a ieri sono leggi dello Sta-
to le norme contenute nel
“pacchetto sicurezza”, un
provvedimento rimpallato per
mesi tra un ramo e l’altro del Par-
lamento. Il via libera del Sena-
to, con il terzo voto di ducia
chiesto dal governo in settanta-
due ore, è arrivato in tarda mat-
tinata: 157 favorevoli (Pdl, Lega
nord, Mpa), 124 no (Pd, Udc, Idv),
3 astenuti.
Poco prima del voto nale, i se-
natori dell’Italia dei valori han-
no agitato in Aula alcuni cartelli
con su scritto: «I veri clandestini
siete voi. Governo: clandestino
del diritto». Dure le parole con
cui Anna Finocchiaro e Gianpie-
ro D’Alia, capigruppo di Pd e Udc,
hanno commentato il merito dei
provvedimenti.
Da oggi l’immigrazione clande-
stina è un reato penale mentre a
livello territoriale si possono or-
ganizzare le ronde per meglio ra-
strellare chi non è in regola o è
ritenuto sospetto (la legge, con
enfasi fuori luogo, parla a que-
sto proposito di «sicurezza par-
tecipata»). Per collaborare con
le forze dell’ordine, le associazio-
ni di cittadini si dovranno però
iscrivere in appositi elenchi pres-
so le singole prefetture. Anche
se ci sarà bisogno di un apposi-
to decreto del ministero dell’In-
terno per disciplinare i requisiti
necessari a far parte delle ronde,
ieri il governo ha tenuto a pre-
cisare - come se non fosse aat-
to scontato - che queste ultime
«non saranno armate».
Se il tema dei gruppi dediti al ra-
strellamento territoriale può es-
sere derubricato a problema di
folklore (le prefetture avranno il
loro bel da fare per evitare che
squadracce leghiste e fasciste
incutano il terrore e scavalchi-
no l’operato delle forze dell’ordi-
ne), quello più rilevante riguar-
da la condizione degli immigrati.
Oltre al reato di clandestinità, la
permanenza nei Centri di identi-
cazione temporanea per veri-
care la provenienza dei migran-
ti è stata estesa no a un mas-
simo di 18 mesi (il limite prece-
dente era di 60 giorni). Una pena
che può arrivare no a tre anni di
carcere è addirittura prevista per
chi atta case o locali ai clande-
stini. L’obiettivo di queste misu-
re, come ha imposto il diktat del-
la Lega, è quello di monitorare il
territorio palmo a palmo, alme-
no nella virtuale Padania.
Tra le altre norme entrate in vi-
gore, vengono ripristinati i pote-
ri del procuratore nazionale an-
timaa e inasprito il 41-bis, l’arti-
colo della legge sull’ordinamento
giudiziario che regola la deten-
zione dei boss maosi. Rispetto
a una stesura precedente del di-
segno di legge, è stato ripristina-
to l’obbligo per gli imprendito-
ri di denunciare i tentativi di ra-
cket, pena l’esclusione dalle ga-
re d’appalto qualora si venisse a
conoscenza di tentativi di corru-
zione o di pagamento del “pizzo”
non denunciati.
Particolarmente soddisfatti al
termine del voto dell’Aula del Se-
nato sia Roberto Maroni, mini-
stro degli Interni, sia Maurizio
Gasparri, capogruppo del Pdl a
palazzo Madama. Per loro, la leg-
ge è un passo in avanti molto im-
portante per garantire la sicurez-
za ai cittadini e sbaglia di grosso
chi parla di “provvedimenti raz-
zisti”. Questa posizione dovran-
no spiegarla a monsignor Anto-
nio Maria Veglio, presidente del
Ponticio consiglio della pasto-
rale per i migranti, che è torna-
to a criticale la legge: «I migran-
ti hanno il diritto di bussare alle
nostre porte. È giunto il momen-
to di superare un provincialismo
che blocca la speranza e di libe-
rarsi della categoria del nemico,
che demonizza e criminalizza il
forestiero».
Perplessità espresse anche dai
sindacati della polizia peniten-
ziaria che rilevano il rischio di un
forte impatto delle nuove norme
sulla già esplosiva situazione di
sovraollamento delle carceri.
Per combattere la microcrimina-
lità si prevede l’arresto obbligato-
rio in agranza di reato e l’arre-
D
sto facoltativo per la violazione
del domicilio privato. Altre nor-
me raorzano il contrasto al fe-
nomeno dell’impiego dei minori
nell’accattonaggio.
L’iter di questa legge è stato par-
ticolarmente faticoso. Approva-
to dai senatori nel febbraio scor-
so, ampiamente rivisto dalla Ca-
mera che ha dato il suo via li-
bera il 14 maggio, il “pacchet-
to sicurezza” è stato ripresenta-
to all’esame del Senato il 24 giu-
gno. Il governo ha dovuto chie-
dere il voto di ducia sia alla Ca-
mera sia al Senato.
Da oggi l’immigrazione
clandestina è un reato
penale. Partono
le ronde dei cittadini.
Per la gioia di Lega
e gruppi dediti
al rastrellamento
territoriale
Il decreto sicurezza, punto
nodale dell’agenda politi-
ca della maggioranza, pri-
mo tra le iniziative intra-
prese nel maggio 2008, di-
venterà legge. Nuovamen-
te con il ricorso alla du-
cia del Parlamento. Entre-
ranno in vigore, dunque, le
norme su immigrazione,
inasprimento del carcere
duro per i reati di maa,
legittimazione delle ron-
de cittadine e altri provve-
dimenti sulla sicurezza. A
farne le spese saranno pe-
rò le categorie più debo-
li ed emarginate. Di que-
ste abbiamo voluto parla-
re con Raaele K. Salina-
ri, presidente di Terre des
hommes.
Queste nuove norme co-
me condizioneranno la
disciplina dei fenomeni
migratori?
L’obiettivo della sicurezza
è soltanto la copertura di
questa legge. Alla base vi è
sotteso un impianto cultu-
rale che assembla discri-
minazione, razzismo e in-
tolleranza e che incrimina
esclusivamente sulla base
di una condizione perso-
nale. Lo straniero ha nito
per impersonare “il corpo
del reato”, in una situazio-
ne in cui le dierenze so-
ciali, etniche o economi-
che possono determinare
la relegazione denitiva in
un mondo sotterraneo e
dimenticato.
Terre des hommes, che
lei presiede, è una Ong
molto impegnata nella
tutela dei diritti dei mi-
nori. Ora cosa si prevede
per loro?
Esorbiteremo da tutte le
convenzioni internazio-
nali, raticate dall’Italia.
Ma contraddiremo anche
la nostra Costituzione
UNO STATO
POCO CIVILE
Sicurezza
Dina Galano
n Commissario delegato
per la rete elettrica. Che sa-
rà fornito di pieni poteri e
potrà agire «in deroga alle compe-
tenze delle altre amministrazio-
ni». Per spendere senza «freni au-
torizzativi» i 3,4 miliardi di euro
di investimenti progettati no al
2013 da Terna Spa, il gestore del-
la rete elettrica, per il 29,9 per cen-
to proprietà dello Stato tramite la
Cassa depositi e prestiti. E apri-
re al restyling pesante della rete
elettrica necessario per introdur-
re il nucleare. È la novità conte-
nuta nella manovra estiva del go-
verno, il dl anticrisi approvato dal
Consigli dei ministri il 26 giugno.
Il testo concede nuovi poteri al-
la Protezione civile, che potrà ge-
stire «interventi relativi a reti per
la trasmissione e distribuzione
dell’energia, realizzati con capita-
le prevalentemente o interamente
privato, per i quali ricorrano par-
ticolari ragioni di urgenza». Inter-
venti da realizzare, quindi «con
mezzi e poteri straordinari», con-
cessi dal presidente del Consiglio
dopo aver dichiarato «l’indieri-
Bertolaso ha la Rete giusta per
trasportare l’atomo in tutta Italia
Energia La manovra estiva del governo aggiunge ai compiti della Protezione civile «la gestione di interventi sulla
trasmissione e distribuzione dell’energia». Terna progetta lavori per 3,4 miliardi. Per preparare campo a scorie e carbone
bilità della realizzazione degli in-
terventi». Un ulteriore passo nel-
la trasgurazione della Protezio-
ne civile, da organismo per la pre-
visione, prevenzione e il soccorso
in seguito agli eventi calamitosi a
strumento di governo. Scisso da
ogni controllo democratico.
Spiega Sergio Farraris, esper-
to di energia nucleare e direttore
del periodico specialistico Qua-
le energia: «L’adeguamento del-
la rete elettrica è indispensabile
per il nucleare. Il governo ha scel-
to di investire in centrali molto pe-
santi, da 1650 Mgw. La nostra rete
non è in grado di trasportare una
tale quantità di energia. L’esecu-
tivo, una volta scelti i luoghi che
potranno ospitare i siti, lascerà al
mercato la costruzione e gestio-
ne delle centrali. Ma quale opera-
tore investirà miliardi senza po-
ter vendere l’energia prodotta, a
causa di una rete elettrica troppo
vecchia?», si chiede Ferraris. Per
il climatologo Vincenzo Ferrara è
«un errore strategico. Il governo
sceglie di investire su reti “pesan-
ti”, utili allo sviluppo del nucleare
e delle centrali a carbone, invece
che sulle reti di nuova generazio-
ne, più leggere e essibili».
L’ipotesi di impiantare una o due
centrali in Sardegna e Sicilia, ad
esempio, dipende dai lavori sui ca-
vi sottomarini che dovranno col-
legare Sardegna e penisola italia-
na; e dal collegamento Sorgente-
Rizziconi, tra Sicilia e Calabria. In-
vestimenti molto costosi. Una li-
nea aerea a 1.000 mgw costa mez-
zo milione al chilometro, 3 milio-
ni in caso di linee interrate. Inve-
stimenti che un singolo ente loca-
le potrebbe bloccare non conce-
dendo l’autorizzazione ai lavori.
Per difendersi dall’inquinamento
elettromagnetico. O per impedire
la corsa dell’atomo. Fermando sul
nascere il piano del governo, che
prevede una produzione di ener-
gia per il 25 per cento dal nucleare
e per il 50 per cento da fossili.
Qui giunge, in tempestivo soccor-
so, Guido Bertolaso. Il Consiglio
dei ministri potrà delegargli po-
teri sconnati: «Emanare gli atti,
curare le attività occorrenti al -
nanziamento», saltando a piè pa-
ri sindaci e Regioni ambientaliste,
proteste dei comitati dei cittadi-
ni e altri spiacevoli inconvenienti
propri di una democrazia.
U
Discriminati per legge
Dal Transatlantico Il via libera del Senato al pacchetto sicurezza segna un punto di non ritorno e una pagina
amara, l’ennesima, per l’esecutivo del nostro Paese. Che ancora una volta si dimostra forte solo con la fasce più deboli
Aldo Garzia
Manuele Bonaccorsi
Un ulteriore passo verso
la trasformazione
del dipartimento
da organismo di soccorso
a strumento di governo.
Scisso dal controllo
democratico
Il climatologo Vincenzo
Ferrara: «Il governo
sceglie di investire
nei soliti elettrodotti,
non su strumenti
di nuova generazione»
www.terranews.it venerdì 3 luglio 2009
Villaggio globale
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Lotta all’oppio, il cambio di rotta
dell’amministrazione Obama dell’amministrazione Obama
Un nuovo Vietnam
al confine col Pakistan
Afghanistan Gli Stati Uniti lanciano l’oensiva nella valle dell’Helmand, roccaforte
talebana nel sud. I ribelli rispondono, rapendo un militare. E l’Italia manda altri soldati
ud della valle del ume Hel-
mand, bastione dei taleba-
ni, parte meridionale dell’Af-
ghanistan. Ieri notte circa 4.000
tra marine e militari statunitensi,
650 eettivi afgani, una cinquan-
tina di aerei e un numero impre-
cisato di elicotteri, sono pene-
trati nella zona. Nome in codice
dell’operazione “Khanjar”, colpo
di spada. Caratteristiche princi-
pali secondo il generale di brigata
Larry Nicholson: massiccia entità
delle forze, rapidità nell’attacco,
appropriazione delle postazioni
talebane. Gli u ciali l’hanno pa-
ragonata alla più grande opera-
zione aerotrasportata mai com-
piuta dai marine dai tempi della
guerra del Vietnam.
Obama ha dunque deciso di usa-
re il pugno di ferro per mettere un
punto alla questione afgana, mi-
rando a ripulire la zona entro il 20
agosto, quando il Paese andrà alle
urne per le presidenziali. Gli Usa
negli ultimi due mesi hanno in-
viato nella regione 8.500 marine,
il maggior dispiegamento di forze
nell’ambito dell’annuncio dell’au-
mento delle truppe, che dovreb-
bero passare da 32mila uomini a
68mila entro ne anno. Già con-
fermato l’invio di 21mila rinfor-
zi in vista delle votazioni. Il mini-
stro della Difesa Ignazio la Russa
ha immediatamente annunciato
che 500 militari italiani partiran-
no per l’Afghanistan, scatenan-
do le reazioni del Pd, che denun-
cia: «le commissioni Difesa di Ca-
mera e Senato sono svilite a orga-
no consultivo». Nella provincia
di Helmand, grande quasi quan-
to l’Irlanda, si produce più del-
la metà dell’oppio afgano, circa il
90 per cento del mercato mondia-
le dell’eroina: secondo il governo
Gloria Ravidà
S
americano il tra co di droga -
nanzierebbe la guerriglia con al-
meno 60-80 milioni di dollari l’an-
no, mentre l’organo Onu di con-
trollo degli stupefacenti parla di
circa 200-300 milioni. Le trup-
pe avanzano per impadronirsi
dei villaggi, con una strategia che
per molti condurrà alla più gran-
de battaglia dai tempi di Falluja,
la roccaforte dei rivoltosi irache-
ni conquistata nel 2004. E men-
tre gli Usa cercano di evitare l’in-
cubo del 2006, quando le truppe
britanniche furono costrette a ri-
tirarsi dalla città di Musa Qala, la
controensiva talebana è già co-
minciata. Ieri un’esplosione nel
sud ha ucciso due soldati britan-
nici e per la prima volta è stato
sequestrato un militare america-
no. L’uomo, scomparso da marte-
dì scorso, è stato catturato nel Su-
dest, vicino alla frontiera con il
Pakistan. Il comandante Bahram,
della fazione Haqqani, ha rivendi-
cato il rapimento aermando che
ancora la sua sorte non è stata de-
cisa, e che al più presto sarà dif-
fuso un video con una richiesta di
riscatto. E il fantasma del maggio
del 2007, quando tre soldati ame-
ricani furono rapiti, torturati e
uccisi in Iraq, torna ad aleggiare
sull’Afghanistan.
La Casa bianca ha deciso
di usare il pugno di ferro.
Obiettivo: ripulire
la zona entro il 20 agosto,
quando si voterà per
le elezioni presidenziali
che protegge il diritto al-
la famiglia e quello al no-
me. Faremo distinzione
tra minori stranieri e mi-
nori italiani, promuoven-
do trattamenti discrimi-
natori che nessuno Sta-
to rmatario della Con-
venzione Onu sui diritti
dell’infanzia e dell’adole-
scenza del 1989 si è per-
messo di fare.
Come si realizzerà nei
fatti questa discrimina-
zione?
Avremo bambini “invisibi-
li”, senza identità, più fa-
cilmente esposti ad abu-
si e sfruttamento. Si vuo-
le, per esempio, ricono-
scere alle madri irregolari
la possibilità (e non il di-
ritto) di richiedere il per-
messo di soggiorno tem-
poraneo di sei mesi. Que-
sto creerà enorme confu-
sione e insicurezza. Se la
donna si rivolgerà all’as-
sistenza sanitaria pubbli-
ca per garantirsi il par-
to in ospedale, deve sa-
pere che non solo si espo-
ne all’identicazione, ma
che, essendo impedito il
riconoscimento del glio
naturale senza regolare
documento, rischia di at-
tivare la dichiarazione di
stato di abbandono, con
le connesse procedure di
adozione del neonato.
La sua organizzazione,
negli ultimi mesi, ha du-
ramente criticato le nor-
me del disegno di legge
773. Come proseguirà
questa battaglia?
Abbiamo appena inoltrato
formale richiesta di un ta-
volo con il governo. Atten-
diamo di essere ricevuti.
In caso contrario, lance-
remo l’iniziativa popolare,
incentrata sull’abolizione
della norma simbolo della
repressione della clande-
stinità. La raccolta rme
è già partita: siamo a otto-
mila adesioni, tra cui mol-
ti medici, u ciali dell’ana-
grafe, istituti religiosi, an-
che di altre confessioni, e
intellettuali».
Narcotraffico Gli Usa stravolgono la strategia di contrasto al commercio delle droghe che alimenta l’insurrezione
contro Kabul. Non più eradicazione delle colture ma incentivi alle coltivazioni legali e raorzamento delle istituzioni
opo anni di ine caci po-
litiche repressive, gli Stati
Uniti hanno iniziato un’in-
versione di marcia riguardo al-
la strategia di lotta contro la pro-
duzione e il commercio di droga
in Afghanistan. Non saranno più
concessi nanziamenti per l’era-
dicazione coatta delle coltivazio-
ni di papavero ma si introdur-
ranno incentivi concreti di soste-
gno ai contadini per la sostituzio-
ne del papavero con altre coltu-
re. «L’eradicazione è uno spreco
di denaro - ha aermato Richard
Holbrooke, l’inviato statunitense
per l’Afghanistan e il Pakistan, da-
vanti al ministro degli Esteri afga-
no Rangin Dadfar Spanta, incon-
trato in un vertice -. Si possono
distruggere alcuni ettari di super-
cie, ma non si riduce di un solo
dollaro la quantità di denaro gua-
dagnata dai talebani. Così facen-
do abbiamo solo aiutato i ribelli.
Quindi, faremo in modo da elimi-
nare l’eradicazione».
L’inefficacia delle politiche porta-
te avanti ciecamente dall’ammini-
strazione Bush e no a oggi aval-
late senza discussione dall’Onu è
stata evidenziata dalle parole del
capo del Dipartimento droghe
delle Nazioni unite, Antonio Ma-
ria Costa, secondo cui la distru-
zione delle colture di papavero
ha un costo enorme a fronte di
risultati minimi, e prende di mi-
ra i piccoli produttori che lotta-
no per sopravvivere invece che la
base nanziaria del potere tale-
bano. Secondo il più recente rap-
porto dell’Onu, l’eradicazione di
Bruno Picozzi
D
oppio ha raggiunto un livello ele-
vato nel 2003, subito dopo che i
talebani sono stati estromessi
dal potere, con oltre 21mila etta-
ri distrutti. Altri 19mila ettari so-
no stati invece distrutti nel 2007
e solo 5.500 nel 2008.
L’obiettivo della nuova politica sta-
tunitense sarà privare i ribelli del-
le decine di milioni di dollari, ga-
rantiti dal commercio della dro-
ga, che alimentano l’insurrezio-
ne. L’incentivazione di coltivazio-
ni legali è considerata la miglio-
re strategia in questa direzione.
Da Kabul non è arrivato nessun
commento alle dichiarazioni di
Holbrooke, ma non vi sono dub-
bi che le nuove direttive saranno
bene accolte. Molti afgani vivono
esclusivamente del loro raccolto,
e tutti gli analisti concordano sul
fatto che la distruzione delle pian-
tagioni voluta da Bush ha ottenu-
to l’unico risultato di radicalizza-
re i sentimenti antioccidentali,
spingendo anche molti contadi-
ni moderati a sostenere l’insurre-
zione dei talebani. L’incentivazio-
ne della legalità è invece la strada
fondamentale per dare un futuro
alle popolazioni di Afghanistan e
Pakistan. Secondo l’amministra-
zione Usa infatti, attraverso gli in-
centivi esse potranno aumenta-
re i redditi, creare posti di lavoro,
migliorare lo sviluppo rurale e raf-
freddare le tensioni regionali. Al
momento non sono state ancora
fornite cifre in merito ai costi del-
la nuova strategia, ma è certo che
gli incentivi all’agricoltura afgana
passeranno dalle attuali decine di
milioni di dollari l’anno a centina-
ia di milioni di dollari. Ovviamen-
te le politiche di supporto all’agri-
coltura e di contrasto al commer-
cio delle droghe saranno integra-
te da uno sforzo di raorzamen-
to delle istituzioni. Un valido pro-
gramma di repressione del tra -
co di droga in Afghanistan richie-
de anche il coordinamento con
gli Stati connanti, per intercet-
tare l’eroina prima che raggiunga
i tossicodipendenti in Europa, in
Russia e in Iran.
Negli ultimi mesi i soldati del contin-
gente statunitense e le truppe Na-
to in Afghanistan hanno inizia-
to ad attaccare i siti di stoccag-
gio e i laboratori di lavorazione
dell’oppio nel tentativo di priva-
re i talebani dei protti derivanti
dal tra co di stupefacenti. I mi-
nistri hanno inoltre previsto di
formare una rete di intelligence
per bloccare l’importazione de-
gli agenti chimici necessari alla
lavorazione dell’eroina. In Afgha-
nistan si concentra oggi il 93 per
cento della produzione mondiale
di oppio, dal quale si ricava l’eroi-
na. Pur essendo diminuita del 19
per cento lo scorso anno, la colti-
vazione del papavero da oppio ri-
mane intatta nelle province me-
ridionali del Paese, dove i tale-
bani hanno totale controllo del
territorio. Settemila tonnellate
di prodotto vengono esportate
ogni anno, transitando attraver-
so Pakistan e Iran. Solo quest’an-
no, i derivati dell’oppio prodot-
to in Afghanistan hanno causato
la morte di circa 100mila perso-
ne in quelle parti del mondo do-
ve la domanda di stupefacenti è
più elevata: Europa, Russia e Asia
occidentale.
Villaggio globale
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Negli ultimi mesi
i soldati del contingente
statunitense e le truppe
Nato hanno iniziato
ad attaccare i siti di
stoccaggio e i laboratori
di lavorazione
Nel Paese si concentra
oggi il 93 per cento della
produzione mondiale
di papaveri dal cui
si ricava l’eroina
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Specie animali, verso
l’estinzione di massa
Biodiversità L’Iucn: «A causa del mutamento climatico rischiano di sparire un terzo
degli anbi e un mammifero su quattro. E i nostri dati sono fortemente sottostimati»
n mammifero su quattro
rischia di estinguersi, co-
sì come un terzo degli an-
bi e un ottavo degli uccelli.
La crisi della natura è peggiore
di quella dell’economia, avverte
l’Iucn, l’Unione internazionale
per la conservazione della natu-
ra, che ha pubblicato ieri l’ulti-
ma edizione della Red List, la Li-
sta rossa delle specie animali e
vegetali minacciate di estinzio-
ne o ad alto rischio. Un catalogo
di quasi 45mila voci che com-
prende anche la black list del-
le specie denitivamente scom-
parse, fra quelle conosciute e
catalogate. Un libro dei ricordi
con 869 ritratti, contro i 784 di-
segnati dal rapporto pubblica-
to nel 2004. «Ma questo non si-
gnica che abbiamo la certezza
che in questi quattro anni sia-
no scomparse 85 specie. La Li-
sta rossa ha preso in conside-
razione anche dati che prima
non si avevano», spiega a Ter-
ra Sarah Horsley, rappresentan-
te dell’Iucn. La certezza invece
non manca sulle specie che ora,
in questi anni, stanno toccando
la soglia del non ritorno: quasi
17mila sulle 45mila prese in esa-
me, il 40 per cento circa del to-
tale tra alberi, insetti, pesci, uc-
celli, ori, piante, mammiferi.
La lista dell’Iucn analizza solo
il 2,7 per cento delle specie che
si calcola popolino il nostro pia-
neta: il calcolo del rischio - per
l’organizzazione mondiale - «è
quindi fortemente sottostima-
to, ma fornisce una fotograa
ecace di quello che sta acca-
dendo a tutte le forme di vita
sulla Terra». E quello che sta ac-
cadendo sembra essere una ve-
ra e propria creazione alla ro-
vescia, il sogno di una divinità
distruttrice. In Europa sta arri-
vando al capolinea il 38 per cen-
to delle specie dei pesci d’acqua
dolce. L’antica ricchezza degli
ecosistemi acquatici si sta tra-
sformando in un problema, co-
me spiega chiaramente l’Istitu-
to: «L’alto livello di connettivi-
tà dei sistemi d’acqua dolce, che
permette all’inquinamento e al-
le specie invasive di dionder-
si rapidamente sono le cause
dell’alto livello di rischio». Ma se
i umi, le vene del living planet,
portano veleno nel sistema, gli
oceani rappresentano in questo
momento l’ecosistema che sta
correndo il più grande perico-
lo. Il rapporto, infatti, dimostra
che una grande quantità di spe-
cie marine sta subendo l’impat-
to «dell’eccessivo sfruttamento
delle risorse di pesca, del cam-
biamento climatico, delle spe-
cie invasive, dello sviluppo co-
stiero e dell’inquinamento». Sei
specie di tartarughe marine su
sette totali sono minacciate di
estinzione, così come almeno
il 17 per cento delle specie di
squali e razze, a dimostrazio-
ne del fatto che il predatore più
eciente è sicuramente l’uma-
nità nell’era delle macchine. Se
ne sta andando il 27 per cento
degli 845 coralli che formano le
barriere, ma un altro 20 per cen-
to se la passa molto male e per
un ulteriore 17 per cento non ci
sono dati disponibili. Gli uccel-
li marini stanno peggio di quelli
terrestri: a essere minacciati di
estinzione sono il 27,5 per cento
contro il 12 delle specie di ter-
raferma.
«La vita sul nostro pianeta sta
correndo un serio pericolo - av-
verte l’Iucn - nonostante l’im-
pegno preso dai leader mondia-
li di invertire il trend». Tra gli
obiettivi della comunità inter-
nazionale c’era quello di ridur-
re la perdita di biodiversità nel
2010: non si trattava di una pro-
messa di stringente portata, vi-
sto che non ssava un obietti-
vo quanticabile. Ma il rappor-
to dell’Iucn dimostra che «il tar-
get del 2010 non sarà raggiun-
to». Per la distruzione degli ha-
bitat, per lo sfruttamento inten-
sivo di tutte le risorse naturali,
ma anche per eetto del cam-
biamento climatico che con-
tinua ad avanzare. Secondo il
rapporto dello Iucn, «una signi-
cativa percentuale delle spe-
cie attualmente non minaccia-
te da estinzione sono sensibi-
li al cambiamento climatico».
Un pacchetto che include il 30
per cento degli uccelli, il 51 per
cento dei coralli e il 41 per cen-
to degli anbi, nuova frontie-
ra annunciata dell’estinzione di
massa. «C’è ancora molta stra-
da da fare per invertire la rotta»,
avverte il vicedirettore del Pro-
gramma Specie dell’organizza-
zione, Jean-Christophe Vié. «È
ora di riconoscere che la natu-
ra è la più grande azienda del-
la Terra, che lavora a benecio
del 100 per cento dell’umanità e
che lo fa gratuitamente. I gover-
ni dovrebbero porre il massimo
sforzo per salvarla, come fanno
per salvare i settori economici e
nanziari». Uno sforzo neces-
sario non solo per motivi idea-
li: «Si pensi alla pesca senza pe-
sce, all’industria del legno sen-
za alberi, al turismo senza bar-
riere coralline, alle coltivazio-
ni senza insetti impollinatori.
Si immagini il danno alle nostre
economie e alle nostre socie-
tà. Tutte le piante e gli animali
che popolano la Terra hanno un
ruolo specico e contribuisco-
no all’alimentazione, alla medi-
cina, all’ossigeno, all’acqua pu-
ra, all’impollinazione, alla cat-
tura del carbonio e alla fertilità
del suolo. Le economie mondia-
li sono totalmente dipendenti
dalla diversità delle specie».
Simonetta Lombardo
Quasi il 40 per cento
del totale tra alberi,
insetti, pesci, uccelli
e fiori stanno toccando
la soglia del non ritorno
Un’alta percentuale
delle varietà al momento
non minacciate
sono sensibili
al global warming
Quando la ricostruzione
coinvolge i cittadini
e salvaguarda l’ambiente
icostruire dopo la catastrofe. Per l’Italia
una storia già sentita. Come a Cavalleriz-
zo, frazione di Cerzeto in provincia di Co-
senza, dove nel marzo del 2005 una frana ha pra-
ticamente distrutto il centro abitato. Ma come si
fa un paese? L’abc è contenuto nel libro Fare un
paese. Emergenza e ricostruzione a Cavallerizzo in
Calabria, edito da Diabasis e scritto dall’architet-
to Annalaura Spalla. «Non c’è una risposta gene-
rale per i passi da percorre per fare un paese - di-
chiara Spalla - esiste un atteggiamento, un meto-
do ma non una ricetta». La scelta vincente di que-
sto progetto è stata, infatti, la decisione di disloca-
re le case altrove, nella zona collinare di Pianette,
vicina ma diversa dal sito originario. Un progetto
da 50 milioni di euro, a partire da ottobre 2007 -
no a marzo 2010, nanziato dal dipartimento del-
la Protezione civile della presidenza del Consiglio
insieme al ministero delle infrastrutture, organo
tecnico e soggetto attuatore. Ciò che ha fatto la
dierenza rispetto al passato è stata la decisione
di parlare e trovare con gli stessi abitanti una di-
slocazione meno dolorosa, perché il distacco era
dalle cose e dalla terra ma non dalle persone. «E
così - ha spiegato l’architetto - nel momento in cui
l’amministrazione ha pensato di attuare la dislo-
cazione, l’idea è stata guardare al Paese crollato,
capire cosa fosse possibile trasportare dal vecchio
sito al nuovo. «Abbiamo fatto una mappa della
struttura sociale, unendo al rilievo e all’osserva-
zione del patrimonio edilizio anche la mappatu-
ra dei sistemi sociali». La particolarità del posto
nasce proprio dalle origini degli stessi cittadini.
«Gli abitanti del paese sono calabresi ma di ori-
gine albanese e sono organizzati in 5 gjitonie, che
nel dialetto vuol dire “quartieri”. Storicamente so-
no gjitoni e hanno sempre vissuto articolati in 5
zone. Con l’aiuto degli abitanti che hanno sempre
associato a ogni proprietario di casa, a ogni par-
ticella catastale la gjitonia di provenienza, - con-
tinua Annalaura Spalla - abbiamo realizzato una
cartina. E da qui è emerso che si poteva leggere il
paese non solo attraverso la lettura tradizionale
della tipologia delle strade e delle case ma anche
attraverso le aree vissute da porzioni omogenee
della comunità». Si tratta di un progetto di vanto
per l’architettura e l’urbanistica italiane: ne è ve-
nuto fuori un disegno che sembra un grande o-
re con cinque petali che sono i cinque quartieri
che vedranno la luce il prossimo anno, con la sal-
vaguardia dell’ambiente e la partecipazione dei
cittadini (e se si facesse così anche in Abruzzo?).
Unica incertezza, il nome del nuovo Paese. Nessu-
no ci ha ancora pensato.
Edilizia In provincia di Cosenza, gli abitanti
diventano urbanisti e disegnano la propria città
Gaia Pepe
U
Anna Kane, 5 anni, proveniente da Alton, è una del-
le prime fortunate ad aver messo piede sul famo-
so “Ledge”. Si tratta di un balcone di vetro sospe-
so in aria a 412 metri di altezza, per una sporgenza
di un metro e 22 centimetri. Il terrazzo trasparen-
te si trova al 103esimo piano della Sears Tower di
Chicago. Ieri è stato aperto nalmente al pubblico.
Inutile dire che si tratta di un punto di vista pano-
ramico straordinario, per chi sore di vertigini in-
vece potrebbe essere un vero e proprio incubo.
Sulla notizia
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Un passaggio doloroso
a televisione numerica
sta arrivando in Italia an-
che via etere, sostituendo
quella analogica. Per farlo il no-
stro Paese si è dato un crono pro-
gramma ambizioso e veloce, ri-
spetto all’estero, che sta obbli-
gando gli italiani a dotarsi del de-
coder nella migliore delle ipotesi,
altrimenti a chiamare un anten-
nista per mettere a posto il pro-
prio impianto. Per ricevere il di-
gitale serve infatti un impian-
to d’antenna fatto a regola d’arte.
Tanto che nel Lazio secondo una
ricerca dell’associazione dei con-
sumatori Adoc «solo il 4,7 per
cento delle famiglie non ha avu-
to alcun problema». E sono sta-
te oltre 300mila le telefonate al
call center del ministero: anche
6.000 in un giorno. Un passag-
gio doloroso, quello al nuovo si-
stema, soprattutto per chi ha po-
ca dimestichezza con la tecnolo-
gia. Tanto che le associazioni dei
consumatori chiedono conven-
zioni con la categoria degli an-
tennisti, per ottenere prezzi cal-
mierati, in caso di necessità. Del
resto Sky sul satellite, già lo fa da
tempo: circa 20 euro per la para-
bola sul balcone, quasi il doppio
per il tetto. Un tecnico contatta-
to privatamente per lo stesso la-
voro chiede anche 100 euro. «Per
vedere la nuova tv basta collega-
re il decoder all’antenna della tv,
senza parabola». Quante volte
abbiamo sentito questa frase? È
vero, la parabola non serve. Ma
non è nemmeno scontato che un
impianto vecchio di vent’anni va-
da bene. La scritta «assenza di
segnale» che compare sul televi-
sore è sintomo di qualche proble-
ma. «Il digitale terrestre è arriva-
to sulla Terra», recitavano i car-
telli pubblicitari spalmati in tut-
ta Italia dopo l’approvazione del-
la Gasparri. Da allora la Dtt, Digi-
tal terrestrial television, è entrata
nelle case degli italiani per scelta
o per necessità. La prima regio-
ne interamente digitale d’Europa
è stata la Sardegna che il 15 otto-
bre 2008 ha spento in un colpo
solo tutto l’analogico. Nel resto
d’Italia si va avanti con un appo-
sito calendario che prevede in va-
rie tappe lo spegnimento di pro-
vince limitrofe per evitare la so-
vrapposizione dei segnali: prima
RaiDue e Rete4, poi tutti gli altri.
Entro il prossimo dicembre il 30
per cento della popolazione ita-
liana sarà “all digital”. Lo spegni-
mento di RaiDue e Rete4 è già av-
venuto in Trentino (il 15 febbra-
io), nelle province piemontesi di
Torino e Cuneo (il 20 maggio) e
in gran parte del Lazio (il 16 giu-
gno). Dopo l’estate, il 10 settem-
bre, sarà la volta della Campania
e dieci giorni dopo passeranno
integralmente alla nuova tecno-
logia la Valle D’Aosta e le due pro-
vince piemontesi che connano
con essa: Torino e Cuneo. Lo spe-
gnimento di tutti i segnali analo-
gici interesserà poi il Trentino Al-
to Adige (dal 15 ottobre), il Lazio
(dal 16 novembre) e inne, ultima
per il 2009, la Campania che pas-
serà interamente al digitale dal
primo dicembre. L’obiettivo è far
diventare tutta l’Italia solo digita-
le, entro la ne del 2012, quando
le ultime due regioni (Calabria e
Sicilia), spegneranno la “vecchia”
tv analogica che in Italia ha ini-
ziato a trasmettere ucialmente
il 3 gennaio del 1954.
Consumatori Si vede senza bisogno di parabola. Ma il funzionamento del decoder
spesso crea problemi. L’Aduc: «Nel Lazio solo per il 4,7 per cento è lato tutto liscio»
L
La nuova guerra per la
conquista del decoder
Il mercato La trasmissione in digitale è attualmente vincolata alla presenza in
analogico. Così il pluralismo non aumenta e si moltiplicano i canali dei soliti soggetti
Scoppia in
Italia una
nuova guer-
ra dell’etere.
A risentirne
saranno solo
il pluralismo
dell’infor-
mazione e
la qualità
del servizio
fornito agli
utenti
una svolta storica che
consente di moltipli-
care le presenze nel
mondo dell’informazione. Voglia-
mo dare voce a tutti», era la pro-
messa fatta da Maurizio Gaspar-
ri il 29 aprile 2004, dopo l’appro-
vazione della legge che porta il
suo nome e che, di fatto, ha da-
to il via al digitale terrestre in Ita-
lia. Secondo l’Autorità per la ga-
ranzia delle comunicazioni il no-
stro Paese, grazie a questa tecno-
logia, oggi è più ricco di informa-
zione e maggiormente garantito
da rischi di posizione dominante.
Tecnicamente questa aermazio-
ne risponde al vero, perchè Il digi-
tale terrestre consente di trasmet-
tere anche otto canali da una stes-
sa frequenza. Al momento, però,
il problema resta su chi trasmet-
te. Partiamo da un dato. La leg-
ge Gasparri ha imposto nella pri-
ma fase, ovvero no al 2012 quan-
do tutta l’Italia sarà passata alla
nuova tecnologia, licenza di tra-
smettere sul digitale terrestre a
chi era già presente sull’analogi-
co. Quindi, per l’ennesima volta,
niente gara per l’assegnazione. Il
nuovo sistema non ha fatto altro
che traslocare sulla nuova tecno-
logia, moltiplicandolo, lo spazio
a disposizione degli operatori na-
zionali dominanti: Rai, Mediaset e
Telecom.
Così facendo, il maggiore plura-
lismo non si capisce come po-
trebbe arrivare. In più, il diritto
a trasmettere in digitale vincola-
to a quello analogico ha portato
a una guerra per essere presenti
nell’etere. Molte tv locali per es-
sere sul digitale hanno occupa-
to frequenze in attesa dei cen-
simenti del Ministero. Mentre i
grandi editori si sono guardati
bene dal vendere prima di acqui-
sire il “diritto digitale”. Ad esem-
pio Telecom ha ceduto la sua pay
tv digitale ai nordeuropei per 16,6
milioni di euro solo dopo esser-
si conquistata due multiplex. Vi-
ceversa, gruppi come l’Espresso
hanno acquistato un canale, Rete
A, diventato poi All Music, anche
in vista del digitale. Così, l’edito-
re di Repubblica entrato nella tv
analogica avrà diritto a due mul-
tiplex digitali (in pratica 6-8 ca-
nali). Stessa cosa per il nanzie-
re franco-tunisino e socio d’aari
di Berlusconi Tarek Ben Ammar.
L’imprenditore nel 2003 ha com-
prato le due tv analogiche che Te-
le+ ha dovuto vendere per fonder-
si con Stream. Nasce così SportI-
talia con un suo multiplex digita-
le. L’arrivo della nuova tecnolo-
gia doveva mettere ne a un “far
west” durato circa un ventennio.
Negli anni Settanta e Ottanta con
l’occupazione dell’etere da parte
delle nascenti tv private, ognuno
si era conquistato una concessio-
ne nazionale: Rusconi, Mondado-
ri, Berlusconi. Dal 1984 è rimasta
solo Fininvest. Contro l’assegna-
zione del diritto ai multiplex sen-
za gara, Altroconsumo ha pre-
sentato un esposto alla Commis-
sione europea che ha aperto una
procedura d’infrazione. Così, l’8
aprile 2008 l’Agcom, per aprire
ad altri soggetti, ha messo a gara
cinque multiplex. Per due di que-
ste, però, partecipano ancora Rai,
Mediaset e Telecom.
Con le prime due che se ne aggiu-
dicano uno a testa. Con la conse-
guenza che in futuro ognuna avrà
a disposizione quattro multiplex.
La graduatoria, pubblicata il 29
luglio dello scorso anno, ha decre-
tato lo sbarco sul mercato italia-
no di Turner e Disney, che subito
sono entrati nell’oerta di canali
di Mediaset Premium. La speran-
za ora è per il 2012 quando, le fre-
quenze dell’analogico potrebbero
essere messe a gara.
L’Agcom dopo l’apertura
di una procedura di
infrazione mette a gara
cinque bouquet. Ma per
due partecipano ancora
Rai, Mediaset e La7
Ecco come gli editori
bloccano l’arrivo
di altri operatori
a tv digitale, detta anche numerica, si die-
renzia da quella analogica prima di tutto per
la qualità dell’immagine e dell’audio. Non ha
una “portante” e un segnale modulato, come quel-
li tradizionali, ma una serie di numeri che vengo-
no “campionati”. Proprio per questo necessita di un
decoder che trasforma quelle cifre in audio e video.
È un segnale che quindi non ha interferenze e si ve-
de con una qualità ottima, se ricevuto con un se-
gnale di adeguata intensità, altrimenti lo schermo
rimane nero. È questa in poche parole la tv digitale,
che può essere trasmessa attraverso tecnologie di-
verse: cavo, satellite, internet e ora anche etere. La
prima tv digitale d’Europa è stata l’italiana Telepiù,
che il 21 giugno del 1995 iniziò a trasmettere sul sa-
tellite, con questa tecnologia, un proprio bouquet
di tv. Infatti un’altra caratteristica di questo sistema
è la possibilità di orire più canali, detti “program-
mi”, laddove prima poteva essercene uno solo. Que-
sto grazie alla “compressione” dei vari segnali nu-
merici su un’unica frequenza. Il loro numero dipen-
de dal livello di questa compressione. Più si abbas-
sa e più canali possono essere trasmessi su un’uni-
ca frequenza. Normalmente da un minimo di quat-
tro no a 10, che alla ne sono a tutti gli eetti ca-
nali televisivi.
Quando la tv analogica sarà spenta del tutto, i multi-
plex saranno 21. La Legge Gasparri, per evitare posi-
zioni dominanti, ha stabilito che ogni soggetto non
può superare il 20 per cento dei programmi. Alcuni
editori per non superare questo limite hanno chie-
sto ad altri soggetti di ospitare sui propri multiplex
alcuni loro programmi. Facciamo un esempio. Fi-
no a qualche anno fa alcuni canali Mediaset erano
ospitati sul bouquet Dfree di Tarek Ben Ammar e vi-
ceversa. Ora, Ben Ammar sul suo multiplex, in alcu-
ne zone d’Italia, trasmette esclusivamente sette ca-
nali di Mediaset Premium. I suoi due, SportItalia e
SportItalia 24, sono invece trasmessi dal multiplex
di Telecom Italia Media (Timb1), insieme con La7,
Mtv e altri. L’altro gestito da Mediaset (il Mux Me-
diset 2) ha risolto il problema attando la capaci-
tà a Bbc, Class editori e Anica Flash. Per cedere la
capacità trasmissiva che la legge obbliga a dare ad
altri, solo la Rai ha fatto una gara. Tanto che Altro-
consumo ha fatto i conti e ha presentato un esposto
all’Agcom, sostenendo che Mediaset supera i limiti
di legge, con 14 canali su 47: in pratica il 29,7 per cen-
to. Nel 2013 sul digitale terrestre potrebbe arrivare
anche Sky, che attualmente non può farlo per legge
in virtù di un vincolo posto dal governo nel 2003, per
autorizzare la fusione tra Stream e Telepiù. Quindi
no al 31 dicembre del 2011 sarà impossibile vedere
anche solo Sky Tg24. La tv di Murdoch sta per diven-
tare il “primo polo” televisivo italiano, con un fattu-
rato presto superiore a Rai e Mediaset.
Retroscena Il superamento dei limiti di legge è
aggirato con lo scambio di canali. Dtt vietato a Sky
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Nel mirino
«I fenomeni di dispersione, sono in diminuzio-
ne nella scuola primaria e secondaria. Nell’am-
bito dell’istruzione universitaria registrano
una tendenza inversa, il numero di immatri-
colazioni nell’anno accademico 2008/2009 se-
gna il record negativo degli ultimi sette anni, (3
per cento in meno rispetto al precedente anno
accademico). Solo nell’anno accademico 2001-
2002, a seguito dell’introduzione delle nuove
e numerose oerte formative introdotte dalla
riforma universitaria, si è avuto un incremen-
to signicativo (12,5 nel Centro-Nord e 12 per
cento nel Mezzogiorno). Attualmente, il nume-
ro complessivo degli iscritti per la prima volta
all’università ammonta a circa 312mila unità,
che rappresentano il 26,1 per cento della popo-
lazione tra 19-20 anni (30 per cento nel Centro-
Nord e 21 per cento nel Mezzogiorno). La con-
centrazione maggiore è nel Centro-Nord: 65
per cento contro il 35 del Mezzogiorno. L’aspet-
to territoriale, tuttavia, è parzialmente esausti-
vo a causa dell’elevata mobilità degli studen-
ti universitari, prevalentemente di quelli meri-
dionali, che nella scelta dell’ateneo si orientano
non di rado verso quelli del Centro-Nord».
Fonte: Ministero dello Sviluppo economico, Rap-
porto annuale del dipartimento per lo sviluppo e
la coesione economica – 2008.
Record negativo
di iscritti all’università
di Fedora Raugei
www.terranews.it
di Alessandro De Pascale
a.d.p.
a.d.p.
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Spende più di quanto incassa,
lo Stato accusa i colpi della crisi
Finanza La recessione mette a dura prova l’economia italiana. A confermarlo sono i dati Istat. Nel primo trimestre
del 2009 il debito pubblico è cresciuto del 9,3 per cento rispetto al Pil. Si tratta del valore più alto in assoluto dal 1999
asse pubbliche vuote, ban-
che sempre più in dicol-
tà, disoccupazione a livel-
li da record. Anche se il gover-
no italiano non vorrebbe dirlo a
nessuno la crisi sta entrando nel
vivo dell’economia reale, soprat-
tutto in quei Paesi come il no-
stro già soocati da un forte de-
bito pubblico. La conferma arri-
va dagli indicatori macroecono-
mici, come quello sull’indebita-
mento diuso ieri dall’Istat se-
condo il quale nel primo trime-
stre del 2009 il debito pubblico è
cresciuto del 9,3% rispetto al Pil;
ossia il valore più alto dal 1999.
Nello stesso periodo dello scor-
so anno il disavanzo era stato
del 5,7%, mentre nel quarto tri-
mestre del 2008 si era attestato
al 2,6%. Che tradotto in cifre si-
gnica un indebitamento delle
casse dello Stato pari 34,082 mi-
liardi di euro, contro i 21,8 mi-
liardi del 2008. Lo Stato prati-
camente sta spendendo più di
quanto di incassa: una situazio-
ne prevedibile, considerando
il periodo di crisi, il crollo del-
la produzione e il fatto che ten-
denzialmente il primo trimestre
chiude sempre con dati peggio-
ri rispetto a ne anno, ma non
in questi termini. In particola-
re le entrate totali sono diminu-
ite del 2,8% in più rispetto allo
stesso periodo dell’anno scorso
mentre le uscite totali sono au-
mentate del 4,6. Particolarmen-
te signicativo è il dato relativo
alle partite correnti il cui saldo
indica una continua emorragia
di denaro per consumi “di sussi-
stenza”, mentre calano quelli in
conto capitale, quelli cioè che,
almeno in teoria, dovrebbero
rivelarsi produttivi nel medio-
lungo periodo. Nel primo trime-
stre dell’anno, si legge nel rap-
porto dell’ Istat, le entrate cor-
renti hanno segnato una essio-
ne tendenziale del 2,9% . Un ri-
basso «dovuto all’eetto combi-
nato di una diminuzione (-4,6%)
delle imposte dirette,(Irpef, Ir-
peg), di quelle indirette (-4,9% )
dei contributi sociali (-0,1%), e
della crescita di altre voci delle
entrate correnti (+0,9%)». Men-
tre le uscite, hanno registra-
to un aumento tendenziale del
3,9% dovuto «all’eetto combi-
nato di un incremento del 7%
dei redditi da lavoro dipenden-
te, sui quali hanno inuito i rin-
novi contrattuali dei dipenden-
ti dei ministeri, della scuola, de-
gli enti pubblici non economici,
dell’università e degli enti di ri-
cerca, del 7,4% dei consumi in-
C
Giuliano Rosciarelli
termedi, del 5,6% delle presta-
zioni sociali in denaro, dello
0,3% delle altre uscite correnti e
di una diminuzione del 7,8% de-
gli interessi passivi che risento-
no della discesa dei tassi d’inte-
resse iniziata negli ultimi mesi
del 2008».
Per quanto riguarda invece le
entrate in conto capitale (deri-
vanti dalla alienazione di beni
patrimoniali) queste sono au-
mentate del 24,8% rispetto ai
primi tre mesi dell’anno scor-
so mentre le uscite sono cre-
sciute in termini tendenziali del
15,3%. Un aumento dovuto pe-
rò non a investimenti produtti-
vi da parte dello Stato ma prin-
cipalmente «dal trasferimento -
come spiega l’Istat - agli enti di
previdenza, degli immobili non
ancora venduti nell’ambito delle
operazioni Scip classicati co-
me investimenti». Il saldo pri-
mario (somma tra partite cor-
renti e partite in conto capitale
Cattive notizie
anche dall’Europa:
la disoccupazione
ha raggiunto il livello
più alto dalla nascita
della moneta unica
I tassi di riferimento rimar-
ranno invariati. Per il secon-
do mese consecutivo il Con-
siglio direttivo della Banca
centrale europea ha deciso di
confermarli In linea con le at-
tese di mercato e degli anali-
sti il costo del denaro nei se-
dici Paesi dell’Unione euro-
pea resta, così, stabile sull’at-
tuale 1 per cento.
Il livello, che rappresenta il
minimo nei 10 anni di sto-
ria della valuta unica, è stato
raggiunto a maggio con un
taglio da un quarto di punto
percentuale.
Invariati anche i tassi di de-
positi e prestiti overnight, ri-
spettivamente a 0,25 per cen-
to e 1,75. L’istituzione mone-
taria, dopo una decisa mano-
vra espansiva sui tassi, ha de-
ciso di tagliarli complessiva-
mente di 3,25 punti per rea-
gire all’aggravamento della
crisi economica mondiale.
Valuta
Tassi di interesse
all’1 per cento
Il segreto bancario svizze-
ro cade, almeno per quan-
to riguarda gli Stati Uniti.
Uno dei tribunali di Miami
ha emesso ieri una senten-
za contro Ubs, il primo istitu-
to di credito elvetico che ge-
stisce quasi la metà del patri-
monio dei miliardari asiati-
ci oltre a essere presente ne-
gli Stati Uniti, con numero-
si uci nelle principali città:
Manhattan, Jersey City, Wee-
hawken e Stamford. I giudici
della Florida hanno obbliga-
to la banca a rivelare l’iden-
tità di 52 correntisti che, se-
condo le autorità, sarebbe-
ro evasori scali. Nei con-
ti “segreti” si nasconderebbe-
ro beni per 15 miliardi di dol-
lari. Ubs con oltre 67mila im-
piegati, 27mila solo negli Sta-
ti Uniti è presente in 50 Paesi
diversi. Ora dovrà rispettare
la sentenza o abbandonare il
mercato statunitense.
Banche
Per Ubs negli
Usa cade il segreto
al netto degli interessi dovuti al
debito pubblico) risulta negati-
vo di 16.865 milioni di euro (me-
no 3.133 milioni di euro rispet-
to allo stesso periodo del 2008),
con una incidenza negativa sul
Pil del 4,6% .
Cattive notizie arrivano anche
dall’Europa, dove la disoccupa-
zione secondo l’Eurostat si as-
sesta al 9,5%. Il tasso più eleva-
to della zona euro, dalla nasci-
ta della moneta unica. Tra gli
stati membri dove però la di-
soccupazione si ferma all’8,5%
si va dal 3,2% dell’ Olanda a un
15,6% in Estonia. Con un 7,4%
che risale tuttavia al mese di
marzo, l’Italia si colloca di po-
co al di sotto della media. Come
se non bastasse Moody’s, socie-
tà di consulenza nel mondo del
creditizio, ha declassato il siste-
ma bancario italiano, preveden-
do un peggioramento delle con-
dizioni per i prossimi due anni.
Si salvi chi può.
Case “fuori dalla rete”
na casa autosuciente, a
impatto zero. È la nuova
tendenza dell’abitare che
si traduce in una casa che dice
denitivamente addio alle bol-
lette. Non sono previsti allac-
ciamenti esterni, l’abitazione è
in grado di gestire autonoma-
mente i normali fabbisogni di
energia, gas, acqua, reui, con-
nettività. Progettata da Mario
Cucinella architects e brevet-
tato della cooperativa La fab-
brica del sole, la casa o grid,
che tradotto alla lettera signi-
ca “senza rete”, è una struttura
che vive dell’energia che produ-
ce autonomamente richieden-
do all’ecosistema soltanto so-
le, vento e pioggia, senza consu-
mare altre risorse e soprattutto
senza inquinare. L’energia di cui
la casa necessita viene prodotta
dalle fonti rinnovabili presenti
sul territorio: fotovoltaico, eo-
lico, idroelettrico, geotermico.
La rivoluzione di questa strut-
tura rispetto ad altri sistemi che
sfruttano le energie rinnovabili
Cristiana Giordano consiste nel fatto che il progetto
o-grid trasforma l’energia pro-
dotta in idrogeno che si conser-
va nel tempo e può essere anche
utilizzato in seguito. La città ri-
gorosamente italiana che ha da-
to ospitalità al progetto è Arez-
zo, presso l’Hydro lab della Fab-
brica del sole, che si è già distin-
ta in campo ecosostenibile per-
ché tempo fa vi è stato costruito
il primo idrogenodotto.
L’iniziativa è stata presenta-
ta dal sindaco e dall’assessore
all’innovazione del Comune di
Arezzo, dalla professoressa Ca-
terina Tristano dell’università
di Siena e da Paolo Fulini, pre-
sidente della Fabbrica del sole,
titolare del brevetto. Il proget-
to “o grid”, infatti, s’inserisce
in un’ottica di rilancio del Po-
lo universitario di Arezzo acco-
gliendo l’iniziativa di un futuro
master sul tema.
Un’abitazione dotata di tutti i
comfort eco sostenibili: dal so-
lar cooling per l’aria condizio-
nata alla todepurazione per
gli scarichi e il ciclo chiuso del-
le acque, dai ponti radio per la
telefonia ai pannelli solari. Uni-
ca crepa nella casa verde: si trat-
ta di una struttura pensata per
le case con giardino o ancora da
costruire poiché ha bisogno di
molto spazio per poter ricarica-
re ecologicamente le risorse di
cui ha necessità.
Una casa vivibile e anche eco-
nomica, “zero spese e ze-
ro CO2”, è una realtà possibi-
le per lo Studio Mario Cuci-
nella architects e la Fondazio-
ne Symbola che già hanno pro-
gettato la rivoluzionaria “Casa
100K €”: 100 metri quadrati a
100mila euro, ovvero una casa
costruita secondo criteri bioar-
chitettonici che prevede la pos-
sibilità di pagare il mutuo d’ac-
quisto con il surplus di energia
prodotta e ceduta.
Il prossimo appuntamento con
il design verde ancora una volta
vede protagonista l’Abruzzo, e
in particolare il Comune di Col-
larmele, dove il 6 luglio ci sarà
la presentazione del campo fo-
tovoltaico e del centro di ricer-
ca Parco del Sole che sorgerà
nel territorio del Comune.
Bioarchitettura Arriva ad Arezzo il progetto della Fabbrica del sole. Un’abitazione
autosuciente e a impatto zero. In perfetto equilibrio con l’intero ecosistema
U
Economia
7 Terra
www.terranews.it venerdì 3 luglio 2009
Esteri
Madrid, Spagna. La sede dell’Audiencia nacional. A destra il giudice Garzón
a Camera dei deputa-
ti spagnola ha approva-
to, a larghissima maggio-
ranza, l’eliminazione del prin-
cipio di giurisdizione universa-
le in base al quale l’Audiencia
nacional di Madrid era compe-
tente per crimini contro l’uma-
nità ovunque essi fossero stati
commessi. Una scontta grave
per le organizzazioni di dife-
sa dei diritti umani e per la ri-
voluzionaria modernità del si-
stema spagnolo, capace di tra-
ghettare il Paese dall’arretra-
tezza civile ed economica im-
posta dal franchismo a una po-
sizione di prestigio nel pano-
rama internazionale. Una tra-
sformazione che, nel 1977, ha
visto nascere la Audencia na-
cional, tribunale ordinario cre-
ato in sostituzione del Tribuna-
le di ordine pubblico, strumen-
to di repressione a servizio del-
la dittatura. Grazie alle prero-
gative di questa corte, il giudi-
ce Baltasar Garzón, magistra-
to titolare della quinta sezione
dell’Audiencia è divenuto uno
degli spagnoli più conosciu-
ti nel panorama internaziona-
le. Garzón deve la sua celebrità
al fatto di aver maneggiato al-
cuni tra i dossier giudiziari più
complessi degli ultimi quindi-
ci anni. Nel 1998 fece arresta-
re a Londra l’ex dittatore cile-
no Augusto Pinochet, accusa-
to di crimini contro l’umanità.
Cercò di mettere sotto accusa
l’ex segretario di Stato statu-
nitense e premio Nobel per la
pace Henry Kissinger, per aver
contribuito, negli anni Settan-
ta, a imporre sanguinarie dit-
tature militari di destra in me-
tà dell’America Latina grazie
all’operazione Condor.
Fece condannare Adolfo Sci-
lingo, membro della giunta mi-
litare argentina, responsabile
dei cosiddetti voli della morte,
attraverso i quali venivano fatti
sparire i prigionieri politici get-
tati nell’oceano da aerei in volo.
Con lui hanno avuto a che fare
Silvio Berlusconi, George Bush
e Osama Bin Laden. E i papave-
ri della Guerra civile e del fran-
chismo, da lui messi sotto in-
chiesta. La sua attenzione si è
rivolta ai crimini contro l’uma-
nità in Ruanda, in Guatemala e
in Tibet. A sua volta è stato ac-
cusato e condannato a mor-
te dall’Eta, l’organizzazione in-
dipendentista basca, inserita
dall’Unione europea nella lista
dei nuclei terroristi, della qua-
le è nemico giurato. «Quan-
do si parla di crimini contro
l’umanità o di terrorismo - af-
ferma Garzón - secondo la leg-
ge spagnola e per le norme del
diritto internazionale, si appli-
ca il principio di giustizia pe-
nale universale, indipendente-
mente dal luogo in cui i crimini
sono stati commessi. Il punto
è evitare l’impunità. La dignità
delle vittime ci impone di non
L
dimenticare quei crimini, né di
fermarci. Non è una possibilità,
è un obbligo».
Una visione dello Stato di di-
ritto, quella permessa dall’or-
dinamento spagnolo prima dei
essere riformato, che trascen-
de i conni nazionali e che
globalizza il rispetto dei dirit-
ti umani attraverso norme in-
ternazionali comuni a tutti i
popoli. Da questo rigore de-
riva una condanna senza ap-
pello del terrorismo di Stato:
«Ogni attacco contro una po-
polazione non combattente,
in qualunque caso, è un’azione
terroristica, e ogni aggressio-
ne rivolta alla popolazione ci-
vile può essere catalogata co-
me crimine contro l’umanità».
E una volontà forte di perse-
guire i responsabili dei grandi
crimini mondiali oltre il livello
inmo degli esecutori materia-
li. «Risalire alla radice della si-
In un documento
le Ong protestano per
il «lutto per la giustizia
internazionale». La
riforma smantella uno
strumento di lotta contro
dittatori sanguinari
come Pinochet
tuazione economico-nanzia-
ria mondiale», ove giacciono
le vere responsabilità nei con-
fronti delle speranze deluse di
milioni di persone.
Ma tutto questo è nito. La set-
timana scorsa la Camera bassa
del Parlamento di Madrid ha
approvato la limitazione del-
la giurisdizione universale del-
la Audiencia nacional, grazie
all’accordo “riformista” tra so-
cialisti e i deputati del partito
popolare. Il tribunale, d’ora in
poi, potrà intervenire al di fuo-
ri dei conni nazionali solo per
perseguire crimini dei quali
siano vittime cittadini spagno-
li. E non dovrà più immischiar-
si in genocidi, torture o pulizie
etniche che avvengono ai quat-
tro angoli del mondo. È l’aer-
mazione nale del principio di
“non interferenza”, quello in-
vocato da Ahmadinejad sui di-
sordini in Iran, da Putin sull’as-
sassinio di Anna Politkovska-
ja o da Pechino sulla questio-
ne tibetana.
Ognuno si faccia gli aari suoi,
dice in sostanza la riforma vo-
tata a Madrid, i lavori dell’Au-
diencia nacional, infatti, ave-
vano provocato non pochi im-
barazzi alla diplomazia iberica.
Contro il progetto di legge si
sono schierati Garzón e vari al-
tri giudici del tribunale, mentre
sette organizzazioni che opera-
no in difesa dei diritti umani,
tra cui Amnesty international
e Human rights watch, hanno
rmato un documento intitola-
to “Giorno di lutto per la giusti-
zia internazionale”, poiché l’ap-
provazione denitiva del Parla-
mento cancellerà uno dei po-
chi strumenti di lotta esisten-
ti al mondo contro l’impunità
di uomini potenti, sanguinari e
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La Camera frena
il supergiudice Garzón
Spagna I deputati riformano l’Audiencia national. La Corte non avrà più competenza
universale per crimini contro l’umanità. E il magistrato denuncia il pericolo “d’impunità”
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Green jobs, ecco i più
richiesti nel Belpaese
Energy manager, esperti di normative ambientali, addetti al commerciale, alle vendite
e alla manutenzione degli impianti: le opportunità professionali tra passato e innovazione
i cosa parliamo quando
parliamo di green jobs?
L’elenco delle opportu-
nità lavorative della green eco-
nomy comprende un vasto spet-
tro di percorsi formativi e pro-
fessionalità, includendo anche
ambiti non specici, come disci-
pline economiche e giuridiche.
Nei 550mila nuovi posti di lavo-
ro previsti in Europa nel settore
del “verde” ci saranno non solo
ingegneri, periti, tecnici addetti
al montaggio e alla manutenzio-
ne degli impianti, ma anche ad-
detti alle vendite, al commercia-
le ed esperti di normative.
Questi ultimi rappresentano -
gure rare e per questo molto ri-
chieste: in Italia i master che si
occupano di formare esperti di
normative sulle energie rinno-
vabili sono soltanto due, co-
me emerge dallo studio Ifolamb
dell’Isfol.
Si tratta altresì di un ruolo dav-
vero cruciale, che si occupa non
solo di monitorare e analizzare
l’evoluzione delle leggi in mate-
ria energetica e ambientale, ma
anche di ottenere le necessa-
rie autorizzazioni e individua-
re i corretti strumenti di inve-
stimento e nanziamento pub-
blico e di interagire opportuna-
mente con i vari attori istituzio-
nali sul territorio: dalle ammini-
strazioni locali no alla Comuni-
tà Europea. Il percorso formati-
vo privilegiato per accedere al-
la green economy rimane però
quello degli studi di ingegneria.
Oltre ai rami specici e mirati,
come l’ambientale e l’energetico,
si può diventare lavoratori “eco-
compatibili” anche con una spe-
cializzazione elettrica, meccani-
ca e civile.
Gli ingegneri “verdi” si occupa-
no non solo di progettare le tur-
bine e le componenti elettriche
e meccaniche o gli impianti fo-
tovoltaici ma anche di andare
in aiuto alle aziende pubbliche
o private nel transitare nell’era
della sostenibilità. L’energy ma-
nager è colui che si occupa di
pianicare un uso razionale
dell’energia. Applica strategie
di ecienza energetica e limi-
tazione degli sprechi, gestisce
la responsabilità di sviluppare
impianti di energia alternativa,
governa la pianicazione delle
nuove commesse.
Un’importante gura di raccor-
do tra l’ambito ingegneristico e
quello amministrativo è il tec-
nico commerciale delle energie
rinnovabili.
Il suo è un compito delicato e
interdisciplinare: sviluppa il bu-
siness, individua le aree nevral-
giche nelle quali implementa-
re gli impianti, prepara studi di
fattibilità, collabora e prepara i
D
documenti per partecipare al-
le gare e agli appalti. Per quan-
to riguarda il livello tecnico, in
attesa che entrino a regime per-
corsi formativi specici, è quel-
lo dei periti il bacino in cui pe-
sca la domanda di lavoro tecni-
co di colore verde. La Adecco
valuta che soltanto nei suoi da-
tabase, ci sono almeno 300mila
periti la cui professionalità sa-
rebbe spendibile in chiave am-
bientale, con un’adeguata ricon-
versione.
Addetto al montaggio e manu-
tentore di turbine e impianti fo-
tovoltaici, operatore di telecon-
trollo delle centrali collegate in
rete sono le mansioni che pos-
sono essere svolte anche da un
perito.
Il futuro
è un posto verde
orse non è così roseo, ma
il futuro del lavoro è di si-
curo verde. Se le previsio-
ni sono corrette, i prossimi anni
vedranno una crescita costante
dei green jobs, le professioni le-
gate all’ambiente e allo sviluppo
sostenibile. Secondo i dati for-
niti dal dossier Onu (Unep, Gre-
en Jobs, 2008) e dal Worldwatch
institute (State of the world 2009,
Edizioni Ambiente), in tutto il
mondo i lavori verdi sono circa
11 milioni, grazie all’applicazio-
ne delle norme ambientali. Il set-
tore più promettente, quello del-
le energie rinnovabili, dà occu-
pazione a 2,3 milioni di perso-
ne (300mila nell’eolico, 170mila
nel fotovoltaico, 600mila nel so-
lare termico e 1,2 milioni nei bio-
combustibili) e nel 2030 gli occu-
pati saranno più di 20 milioni. A
dimostrazione che la scelta del
presidente Obama di scommet-
tere sulla riconversione verde
dell’economia americana e mon-
diale poggia su basi già solide.
Anche in Europa sono le fonti
pulite il settore con le maggio-
ri possibilità di sviluppo. Stan-
do ai risultati di uno studio della
Commissione Europea (Employ
Res, 2009), nel 2005 le rinnovabi-
li e il loro indotto davano lavoro
a 1,4 milioni di persone nell’Ue a
27. Nel 2020, anno in cui dovrà
essere raggiunto l’obiettivo del
20% di energia pulita, in Euro-
pa si potrebbero contare 2 milio-
ni di “colletti verdi”, o addirittu-
F
ra 2,8 se la direttiva 20/20/20 ve-
nisse sostenuta con politiche più
incisive rispetto a quelle adot-
tate nora. Le stime presentate
in maggio dall’Istud (convegno
“Green Economy. Le energie rin-
novabili incentivo per la ripre-
sa economica”) prevedono per il
solo 2009 la creazione in Europa
di 550mila nuovi posti di lavoro.
Numeri confortanti, soprattut-
to di fronte ai rischi di aumen-
to della disoccupazione prospet-
tati dalle istituzioni del Vecchio
continente. E in Italia? Le ela-
borazioni fatte dall’Isfol sui dati
Istat relativi agli anni che vanno
dal 1993 al 2007 evidenziano una
crescita del 41% di tutta l’occu-
pazione ambientale (riuti, fon-
ti pulite e risparmio energetico,
urbanistica e beni ambientali, ri-
cerca di base e applicata, sicurez-
za e igiene del lavoro e dell’am-
biente, tutela ambientale e disin-
quinamento, risorse idriche e fo-
Ecco le previsioni
sull’occupazione che
la green economy può
creare nei prossimi anni.
Nel nostro continente
le fonti pulite orono
più possibilità di sviluppo
restali, ecoturismo): in 14 anni si
è passati dai 263.900 occupati del
1993 ai 373.500 del 2007. L’incre-
mento maggiore (20%) si è avuto
proprio nell’ultimo periodo, tra il
2003 e il 2007, anche se bisogna
tenere presenti le diverse modali-
tà di rilevazione seguite dall’Istat
negli ultimi anni. Anche nel caso
italiano i dati più recenti riguar-
dano le fonti rinnovabili. Secon-
do Nomisma Energia e Ecolavo-
ro, il mensile dedicato al lavoro
ambientale, a marzo 2009 in Ita-
lia vi erano circa 21mila occupa-
ti, suddivisi tra eolico, fotovoltai-
co, biomasse e smaltimento riu-
ti. In base alle stime della sezio-
ne italiana dell’Ises, nel 2020 tut-
to il comparto dell’energia puli-
ta darà potenzialmente lavoro a
135.200 persone (10.700 idroelet-
trico, 24.500 eolico, 87.000 foto-
voltaico, 1.400 geotermia, 11.600
biomasse). Vista così, la crisi fa
meno paura.
Elaborare strategie di prezzo e intercettare i nuovi
modelli di consumo, come quelli che originano dal-
le nuove tendenze ecologiche e di wellness. È questa
la ricetta che le imprese italiane possono adottare
per agganciare la ripresa, mantenere alta la compe-
titività dei prodotti italiani nel mondo e conquista-
re nuovi mercati, stando a una ricerca realizzata dal
Comitato Leonardo con l’Ice. Nel dopo crisi, infat-
ti, tra i settori emergenti ci saranno quelli legati al-
le fonti di energia rinnovabili: secondo recenti inda-
gini, un consumatore su tre sarebbe disposto a pa-
gare dal 5 al 10%in più per un prodotto ecologico e
l’interesse si sta manifestando sempre più anche nei
comparti dell’alimentare e dell’abbigliamento.
Il made in Italy punta
su eco-clothing e biologico
È nato Green-Job (www.green-job.it), un network te-
matico dedicato alle oerte di lavoro nel settore del-
la green economy. Green-Job nasce dalla collabora-
zione tra Legambiente e KyotoClub/QualEnergia.
Dopo aver creato i canali “Primo Lavoro” e “Lavoro
Temporaneo” (www.infojobs.it), ideati per facilitare
la ricerca di lavoro ai candidati con poca esperien-
za professionale o interessati a impieghi di breve pe-
riodo, ora InfoJobs.it promuove questa nuova inizia-
tiva ecosostenibile. Green-Job è un punto di acces-
so privilegiato per le aziende e i candidati sensibili ai
temi della sostenibilità ambientale: un motore di ri-
cerca permette di vagliare le oerte di lavoro “green”.
In più, notizie, consigli e curiosità.
La Puglia con 946 Mw, la Sicilia con 791 Mw e la
Campania con 688 Mw sono le prime tre regioni per
l’energia eolica, secondo i dati dell’Associazione na-
zionale energia del vento (Anev). Questa la classica
delle regioni del vento. Al quarto posto la Sardegna
(467 Mw), seguita da Basilicata (209 MW), Calabria
(192 Mw) e Molise (188 Mw). Con 170 Mw l’Abruz-
zo e la Toscana con 42 Mw. A chiudere sotto i 15 Mw
ci sono Liguria, Lazio, Emilia Romagna e Umbria. In
Puglia la potenzialità al 2020 può raggiungere i 2.070
Mw con oltre 11.000 occupati, in Sicilia si può arri-
vare a 1.900 Mw per 7.537 occupati e in Campania
1.915 Mw con 8.738 posti di lavoro. Al 2020 il poten-
ziale è di 16.200 Mw per poco più di 67.010 occupati.
Nasce un network tematico
per chi cerca un impiego
Puglia leader del vento,
è boom di occupati
«Nel nostro Paese è dicile fare tutto»: parla Giovanni
Fracastoro, che insegna Ingegneria energetica a Torino
Per la crescita serve più
continuità agli incentivi
Italia è stato il Paese
delle cicale quando
l’energia costava po-
co. Ora è il momento di far cre-
scere il settore». Il professor Gio-
vanni Fracastoro, docente di In-
gegneria energetica al Politecni-
co di Torino, mette in alto l’asti-
cella degli obiettivi, parlando di
quella «Germania dove ci sono
più addetti nelle energie rinno-
vabili che nell’industria dell’auto.
Bisogna operare razionalmen-
te: produrre energia rinnovabile
senza aver razionalizzato la do-
manda è controproducente».
Quali sono i settori della green
economy su cui puntare?
«Il comparto più vitale è la pic-
cola ma capillare industria del ri-
sparmio energetico per l’edilizia,
privata e pubblica. Seguono il fo-
tovoltaico e l’eolico. Il primo ha
una portata d’aari più ridotta -
siamo sui 200 megawatt di ener-
gia - ma vive una crescita impe-
tuosa. L’eolico è a 2.000 mega-
watt ma ha rallentato lo svilup-
po. Il grosso handicap è che non
ci sono ancora industrie di rile-
vanza nazionale: ora la liera ita-
liana comincia dalla ne, dall’in-
stallazione. Forse qualcosa cam-
bierà: entro la ne del 2009 do-
vrebbe partire a Borgofranco di
Ivrea (Piemonte) la Silfab, che
produrrà silicio policristallino e
che dovrebbe impiegare 400 ad-
detti. Le gure più richieste sono
tutte quelle legate al 20/20/20:
quando si tratterà di portarlo a
termine ci sarà un gran bisogno
in Italia di tutti i tecnici e i pro-
fessionisti in grado di farlo».
Che percorso si deve scegliere?
«La formazione in campo ener-
getico ambientale è partita tar-
di in Italia. Gli sbocchi migliori
sono nei corsi di ingegneria. C’è
poi da dire che anche nei corsi di
architettura la cultura ambien-
tale, anche quando non diven-
ta un curriculum di studi, è co-
munque parte integrante del ba-
gaglio di competenze di ogni lau-
reato. Essendo partiti tardi, dob-
biamo ancora entrare a regime. I
corsi di Ingegneria energetica, al
Politecnico di Torino, sono parti-
ti 10 anni fa: da poco hanno ini-
ziato a sfornare un numero con-
sistente di laureati. In pochi anni
siamo passati dall’avere 30 iscrit-
ti alle 249 matricole del 2009.
Penso sia un’ottima notizia: nelle
famiglie cominciano a capire che
l’ambiente è diventato una risor-
sa occupazionale».
Gli ostacoli che incontrerà
l’aumento dei green jobs?
«In Italia è dicile fare tutto: i
governatori delle Regioni non
vogliono l’eolico perché detur-
perebbe il paesaggio, si pensi a
quello che è successo in Sarde-
gna. Ma l’ostacolo che rischia di
fare da tappo alla crescita occu-
pazionale è la discontinuità degli
incentivi statali. Se avessero dav-
vero tolto la detraibilità del 55%
per gli interventi di risparmio
energetico, tante piccole azien-
de appena nate sarebbero mor-
te in culla. Gli incentivi si posso-
no abbassare, perché sono eet-
tivamente calibrati in eccesso ri-
spetto ai costi attuali, ma non de-
vono essere tolti».
«L’
La carica degli eco lavori
a cura di Maurizio Di Lucchio
e Ferdinando Cotugno
Il docente di economia dell’energia Arturo Lorenzoni:
«Bene alcune università, ma è dura formare i tecnici»
Lauree e master per
soddisfare la domanda
n’oerta varia, disordi-
nata, in crescita. È que-
sta la fotograa della for-
mazione alla green economy, in
Italia, che emerge dalle ricer-
che Ifolamb (Informazione, for-
mazione, orientamento lavoro
ambientale). Con 1.933 corsi at-
tivati tra 2008 e 2009, chi si ap-
prestava a studiare per diven-
tare un “green collar” si trova
di fronte «un’oerta non mira-
ta, adeguata al livello post uni-
versitario, ma ancora sguarni-
ta a livello tecnico». La lettura
della situazione è di Arturo Lo-
renzoni, docente di Economia
dell’energia all’università di
Padova, che aggiunge: «Come
ogni settore giovane e in cresci-
ta, la formazione ai green jobs
ha bisogno di tempo per libe-
rarsi della gente e dei corsi im-
provvisati, per fornire un’oer-
ta in linea con le richieste del
mercato». Gli strumenti forma-
tivi con i tassi di crescita più alti
e i livelli di placement migliori
(80,6%) sono i master. Dedica-
to alle energie alternative o al-
la valutazione dell’impatto am-
bientale, tra i 1.500 e i 3.000 eu-
ro di costo (ma crescono quelli
che costano più di 6.000 euro),
tenuto da docenti universitari,
con frequenza part time o nel
ne settimana: questa l’imma-
gine del master ambientale che
emerge dagli studi dell’Isfol,
l’istituto che produce i report
annuali Ifolamb. In totale, i ma-
ster disponibili in questo an-
no accademico sono 275, atti-
vati in gran parte dalle univer-
sità, alcuni dei quali - i cosid-
detti master “leggeri” - nasco-
no per colmare lacune di spe-
ciche gure professionali. Un
dato che illustra l’allineamen-
to ancora imperfetto tra merca-
to del lavoro e oerta è questo:
quasi la metà (il 41,4%) dei ma-
ster risponde a esigenze emer-
genti non tradotte in professio-
nalità speciche o addirittura
intende creare una domanda di
lavoro innovativa.
I corsi di laurea dedicati alla
formazione ambientale sono
781. Tra quelli censiti ce ne so-
no sia di tradizionali - Chimica,
Fisica, Biologia - con curricula
orientati all’ambiente, sia di più
specici. Secondo Lorenzoni, i
poli accademici che stanno ri-
spondendo meglio all’oerta
sono quelli pugliesi di Lecce e
Bari. Nel capoluogo, ci sono 7
corsi di laurea con sbocchi la-
vorativi green, mentre nella cit-
tà salentina sono 5.
Il vero problema della forma-
zione è invece la dicoltà dei
corsi di produrre tecnici. I cor-
si di formazione-lavoro erano
1.562 nel 2001: ora sono la me-
tà, 877: «Con un settore così
in espansione, diventa dici-
le trovare tecnici disposti a sot-
trarre tempo al proprio lavoro
per insegnare nei corsi». Ne è
la prova che solo un master su
tre (34,5%) ha un corpo docen-
te che preveda l’aancamento
di professionisti del settore ai
professori.
U
Secondo Unep
e Worldwatch
institute,
i lavoratori nel mondo
impegnati nel settore
delle rinnovabili sono
2,3 milioni. Dieci
volte di più nel 2030
Nel 2020saranno
2,8milioni i “colletti
verdi” in tutta
l’Unione europea.
Entro il 2012, previsto
un aumento del 500
per cento in Italia
Andrea, 22 anni, e una vita da installatore di pale eoliche.
Viaggia tanto e ha un contratto a tempo indeterminato
«Il lavoro me l’ha
portato il vento»
avorare nell’eolico
mi piace. Il guaio è
che a volte si viaggia
troppo». Scherza sui vantag-
gi del suo lavoro, Andrea Man-
freda, un ragazzo brindisino di
22 anni. In realtà è più che sod-
disfatto della posizione che ha
raggiunto: un impiego nel set-
tore delle energie rinnovabili
come installatore di pale eoli-
che, un contratto di lavoro me-
talmeccanico livello 4 a tempo
indeterminato e la possibilità
di viaggiare e avere un’indipen-
denza economica già alla sua
età. In altre parole, un perfetto
esempio di lavoratore verde.
«Prima di essere assunto qui -
racconta Andrea - ho lavora-
to per due anni e mezzo con
contratti di lavoro interina-
le. Lavoravo come disegnato-
re Cad e la situazione non era
stabile come quella di adesso.
Non c’erano le prospettive che
ho oggi». L’azienda per cui la-
vora, la Vestas Italia (la sezio-
ne italiana di una importan-
te multinazionale danese atti-
va nell’eolico), lo ha ingaggia-
to anche se in passato Andrea
aveva svolto mansioni legger-
mente diverse. La sua assun-
zione è la prova di uno degli
aspetti chiave dei green jobs:
la riconversione professiona-
le. In assenza, cioè, di persona-
le qualicato, le imprese pro-
tagoniste della green economy
spesso scelgono di reclutare
lavoratori sprovvisti di espe-
rienza specica nei vari setto-
ri “verdi” (energie rinnovabili,
edilizia e mobilità sostenibile,
riciclaggio riuti…) e di fornir-
gli formazione professionale
direttamente sul campo attra-
verso corsi progressivi di avan-
zamento tecnico. «Le uniche
competenze richieste - aggiun-
ge Andrea - erano, nel mio caso,
conoscenze generiche in ambi-
to meccanico ed elettronico. E
per me che sono diplomato co-
me perito meccanico davvero
non è stato un problema». Co-
me lui anche la gran parte de-
gli altri suoi colleghi non erano
dei green workers. Gli unici ele-
menti su cui tutti hanno punta-
to erano la giovane età - il te-
amin cui lavora Andrea è com-
posto quasi interamente da ra-
gazzi sotto i 30 anni - e il fat-
to che l’Italia è insieme ad al-
tre realtà del Mediterraneo un
territorio con enormi poten-
zialità legate allo sfruttamen-
to delle fonti di energia pulita
come il vento, il sole e l’acqua.
Anche la Vestas, che ha le sue
sedi italiane a Taranto e Roma,
ha investito e creato nuovi po-
sti di lavoro locali in Paesi me-
diterranei come Libano, Egitto,
Tunisia, Turchia, Grecia e altri.
«Per conto loro - spiega Andrea
- sono stato inviato in Turchia.
Viaggiare per lavoro è bello, an-
che se a volte stanca.
È durante queste esperienze
all’estero che ho notato che in
ogni Paese dove nascono dei
parchi eolici, le aziende assu-
mono personale tecnico a tut-
ti i livelli anche fra le persone
del luogo».
«L
www.terranews.it venerdì 3 luglio 2009
Primo piano
www.terranews.it venerdì 3 luglio 2009
©
ESPIN
O
SA/AP/LAPRESSE
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LZ/LAPRESSE
10 Terra
www.terranews.it venerdì 3 luglio 2009
Cultura&Scienza
Dall’alto
coreograe
sonore di L. Abu
Hamdan.
La macchina
di Kafka di
Masque teatro e
Ecclesiophobia
di J. G.riwell
Con la ne del “fordismo”, ne-
gli anni 70 si è avviato un lungo
processo che via via ha resti-
tuito alle economie, alle cultu-
re, ai valori del vecchio mondo
contadino quanto l’urbaniz-
zazione e l’industrializzazione
avevano quasi completamen-
te consumato lungo il secondo
dopoguerra. Lentamente, nel-
le economie avanzate il pen-
dolo è tornato a oscillare ver-
so le porzioni di territorio ca-
ratterizzate da una più blanda
densità abitativa, da una pre-
valenza della terra rispetto al
cemento. Un fenomeno che,
seppur con ritardo e minore
intensità rispetto ad altri Pae-
si, riguarda anche l’Italia. Co-
me emerge dal saggio La ri-
vincita delle campagne (Don-
zelli editore, 416 pp., 38 euro),
che porta i contributi di nu-
merosi esperti in materia di
ruralità. Dall’ex ministro del-
le Politiche agricole Paolo De
Castro, a Vittorio Emiliani, a
Luigi Biggeri e altri. Com’è ov-
vio, dicono, «tempi e ritmi di
vita del modello urbano» non
stanno segnando il passo. E
nemmeno siamo in presen-
za di «un puro ripristino delle
vecchie egemonie della pro-
duzione agricola». Tuttavia
questa ha ritrovato una nuo-
va vitalità. E allo stesso tem-
po si sta vericando una di-
namica ridislocazione demo-
graca a favore della cam-
pagna. Che è ben diversa da
quella da cui era partito l’eso-
do contadino, ma torna a es-
sere una polarità indiscussa
del gioco territoriale. «Torna
a essere un mondo».
f.t.
RITORNO
ALLA CAMPAGNA
Festival Coreograe acustiche, lanci di musica contro il muro, abe inquiete e ombre sfuggenti, gure
che danzano sulle facciate dei palazzi. La storica rassegna teatrale si fa opera totale, da questa sera al 12 luglio
e coreograe sono-
re dell’inglese Lawren-
ce Abu Hamdan e un’or-
chestrazione creata ad hoc dal
grande jazzista Arto Lindsay.
Ma anche le macchine sono-
re di Masque Teatro e lanci del
suono sul muro di eo Tera-
do. E mentre Fanny e Alexan-
der mettono in scena una delle
loro abe inquiete, ombre e -
gure danzano sulle facciate dei
palazzi grazie alle storie not-
turne di Apparati emeri. Nel
buio Santarcangelo diventa un
carillon di suoni e di visioni con
la 39° edizione della storica ras-
segna di teatro di ricerca diret-
ta da Chiara Guidi della Socie-
tas Raaello Sanzio in collabo-
razione con Massimo Simonini
e Silvia Bottiroli. E come è nello
stile visionario della Societas, e
di Guidi in particolare, tutto il
paese diventa un luogo “fata-
to”, da sperimentare con tutti
e cinque i sensi. Da questa se-
ra al 12 luglio spettacoli e per-
formance che mescolano lin-
guaggi diversi - dalla musica,
alla danza, alla prosa, alla vide-
oarte - si accendono, non solo
negli spazi teatrali classici, ma
anche negli angoli più inaspet-
tati della cittadina romagnola.
Recuperando alcune suggestio-
ni del teatro di strada degli an-
ni Settanta ma fondendole con
la ricerca più colta e avanzata,
Chiara Guidi ha costruito co-
sì un programma che si lascia
leggere come un’unica gran-
de drammaturgia. A fare da -
lo rosso, fra performance di ar-
tisti e teatranti provenienti da
ogni parte del mondo e da cul-
ture diversissime è il tema, sug-
gestivo, della “voce come visio-
ne”. «Per alcuni di noi - scrive
Chiara Guidi - il suono, come
una macchina che esce dallo
“spirito”, può concepire e ma-
nifestare la forza di uno spazio,
rendendolo visibile. Come suc-
cede in teatro con la prima lu-
ce che appare sul palco, capace
di creare uno spazio gravido di
promesse. Santarcangelo 39 -
spiega - parte da qui, da questa
concezione di teatro che la mu-
sica mette in campo, diventan-
do la forma stessa di un’opera
in potenza».
E proprio come opera - mon-
do, opera totale di wagneriana
memoria è concepito il festival,
che accanto a presenze “di ca-
sa” a Santarcangelo come i Kin-
kaleri, Fanny e Alexander, Ma-
sque Teatro ospita star inter-
nazionali come il composito-
re e regista tedesco Heiner Go-
ebbels e il compositore Usa Al-
vin Lucier, e Richard Maxwell
con la compagnia New York Ci-
ty Players che al festival presen-
ta in prima nazionale Ode to the
man who kneels e Showcase. Il
programma completo su www.
santarcangelo.it
L
Simona Maggiorelli
Santarcangelo, un paese
di suoni e di visioni
Saggi
Un mondo senza
consumismo è possibile
arren Buet è l’uomo
più ricco del mondo.
Possiede un patrimo-
nio di circa 62 miliardi di dolla-
ri. Nella speciale classica stila-
ta ogni anno dalla rivista Forbes
precede di “poco” il fondatore di
Microsoft, Bill Gates, che di mi-
liardi ne ha circa 58. Tutto que-
sto denaro ammonta più o me-
no al guadagno annuale glo-
bale degli abitanti dei 50 Paesi
più poveri del mondo messi in-
sieme. L’analisi di questo nes-
so tra l’estrema ricchezza di po-
chi e l’estrema indigenza di tan-
tissimi è sviluppata con estremo
rigore e passione dal giornali-
sta austriaco Klaus Werner-Lo-
bo nel suo Il libro che le multina-
zionali non ti farebbero mai leg-
gere (Newton Compton, 288 pp.
12,90 euro) in uscita il 16 luglio
prossimo. Con sistematica pre-
cisione e la certezza dell’esplo-
ratore che sa dove cercare, Wer-
ner-Lobo “entra” in tutti i gran-
di settori economici dai quali si
sviluppa lo squilibrio e ne ana-
lizza le dinamiche. Un gran la-
voro arricchito dai dati relati-
vi al fatturato di una selezio-
ne di «aziende che possono es-
sere considerate emblematiche
nel loro settore», dall’alimenta-
re, al farmaceutico, all’informa-
tica, all’energia. In questo modo
Il libro che le multinazionali non
ti farebbero mai leggere riesce a
rendere comprensibili i nessi tra
problemi globali come povertà,
sfruttamento, corruzione, guer-
ra, razzismo e cambiamento del
clima e la personale quotidiani-
tà degli abitanti dei Paesi pove-
ri e nostra. Werner-Lobo ci con-
sente anche di realizzare quan-
to potere abbiamo noi consu-
matori se solo ci dassimo delle
nostre capacità e realizzassimo
quanto “pesano” le nostre scelte
sui bilanci delle multinaziona-
li e sulle loro strategie di sfrutta-
mento del lavoro e delle risorse
energetiche. Ma nel suo libro il
giornalista austriaco non si limi-
ta a scattare una fotograa luci-
da delle reali conseguenze di un
mondo basato sul consumismo
più sfrenato. Anche se lo strapo-
tere del denaro e la corsa al suc-
cesso sono entrati in pieno nel
nostro stile di vita Werner-Lobo
ci dimostra che un’alternativa è
possibile. E indagando le diverse
In uscita il 16
luglio Il libro che le
multinazionali non
ti farebbero mai
leggere. Il giornalista
austriaco Klaus
Werner-Lobo
analizza le cause
degli squilibri
socioeconomici
che ricadono sulle
spalle dei Paesi
in via di sviluppo
di Federico Tulli
Anteprima
C’è un nesso
preciso tra
l’estrema
ricchezza
di pochi
e l’indigenza
in cui versano
miliardi
di persone
nel pianeta
modalità di sfruttamento delle
risorse del Terzo Mondo da par-
te delle multinazionali, ci indica
una strada che anche noi nel no-
stro piccolo, con poche accor-
tezze, possiamo percorrere per
realizzare nalmente un mondo
un po’ più umano.
W
©Tachus
11 Terra
www.terranews.it venerd’ 3 luglio 2009
Quel flauto che
infiammò il rock
Quarant’anni fa Stand Up dei Jethro
Tull scalava le classiche di tutto il
mondo col suo mix di generi. Oggi
Ian Anderson e soci sono ancora in
pista senza dar segno di cedimenti
e si preparano a un nuovo disco
el 1969 uscì uno degli album più
innovativi della storia della musi-
ca. Si chiamava Stand Up a cavallo
tra blues, folk, jazz e rock in una formula
innovativa che fece schizzare il disco nel-
le classiche mondiali. Il gruppo che lo
incise, i Jethro Tull, si era formato un an-
no prima presentando is Was, più lega-
to al blues. Leader di questo gruppo era
ed è tutt’ora Ian Anderson, compositore,
cantante, polistrumentista, ma soprat-
tutto colui che ha portato il auto nel-
la musica rock. Dopo aver venduto mi-
lioni di dischi in tutto il mondo, il grup-
po è sempre sulla breccia e in questi gior-
ni è in tour in Italia. Con Anderson, Mar-
tin Barre alla chitarra (l’unico elemento
rimasto dai tempi di Stand Up), Doane
Perry alla batteria, David Goodier al con-
trabbasso e John O’Hara alle tastiere.
Mr Anderson dopo 41 anni e un vastis-
simo repertorio quali sono i criteri per
preparare la scaletta di un concerto?
Innanzitutto controllo se in un luogo ci
siamo già stati o meno. Se sì proponia-
mo qualcosa di diverso, anche in base
agli anni di assenza dalla località stessa.
Controlliamo anche i chilometri tra una
città e l’altra per evitare che il pubblico
ascolti le stesse cose. Quindi in base al-
la nazione scegliamo anche il genere, se
fare brani più blues o folk. L’unica cosa
sicura sono i classici come “Locomotive
Breath” o “Aqualung”.
Ha accennato al folk e ultimamente,
specie in Inghilterra c’è un rinnovato
interesse per la musica tradizionale o
acustica.
C’è sempre stata un’anima folk nei gruppi
inglesi. Io stesso in Stand Up ho utilizza-
to una gran parte di strumenti acustici in
un album tipicamente rock. Non mi so-
no mai considerato un musicista rock al
100 per cento. Ricordo anche che c’è sta-
ta un’epoca tra i 70 e gli 80 in cui il suo-
no dei sintetizzatori aveva conquistato
tanti musicisti, compresi noi. Ma non ho
mai abbandonato la chitarra acustica e il
auto e oggi molta musica inglese va in
questa direzione.
Generalmente una formazione va in
tour quando deve promuovere un di-
sco. Per i Jethro Tull da tempo non è
così. Secondo lei, il pubblico cosa si
aspetta da un vostro concerto?
Sinceramente non lo so e non saprei pro-
prio rispondere. Se qualcuno spende dei
bei soldi per vedere persone ormai ro-
mento a un Pied Piper, un pieraio ma-
gico. È stato un momento molto bello
con i ragazzi e il sindaco della località.
In questo tour ci sono anche piccole
città e piazze medioevali...
A me piacciono le città di provincia. In
Inghilterra vivo vicino a un paese di 3.000
abitanti. Mi piace molto questa atmosfe-
ra. Questo “odore di fantasmi“ che han-
no le piccole località. D’altra parte quan-
do sono in Italia, così come in Germania
e Svizzera, è bello vedere queste realtà.
Una sensazione che ovviamente non tro-
vo negli Stati Uniti.
Parliamo di dischi. È dal 1999 che
non esce un nuovo album in studio
dei Jethro Tull. Una vol-
ta disse che il motivo
principale è che il grup-
po è sempre in tour. È
così?
Lo confermo. Abbiamo
metà album registrato, ma
poi bisogna trovare il mo-
mento adatto per il lavoro
in studio. Se non succede
qualcosa di nuovo, questa
eventualità si terrà all’ini-
zio del 2010.
N
di Michele Manzotti
In momenti di crisi
la musica è un modo
per condividere
le emozioni

Se qualcuno spende
soldi per persone
anziane come noi
ci sarà un motivo
Elio il futurista
Nato per osare
ccendi la radio e ti accorge-
rai che le canzoni in rotazione
sono tutti pezzi di quarant’an-
ni fa riarrangiati». È la giusta osservazio-
ne dello chansonnier Elio, uno che con le
Storie tese non ha mai perso una singo-
la occasione per sperimentare e propor-
re qualcosa di inedito, miscelando suoni,
riferimenti e passioni. Tutto pur di sca-
valcare la banalità e l’etichettatura faci-
le. Correndo, con piacere, i dovuti rischi.
Certi ancora li liquidano come simpatico-
ni che dicono le parolacce, alcuni li asso-
ciano solo alle bizzarre performance san-
remesi, altri ancora, compreso chi scri-
ve, considerano gli Elii la più grande band
italiana in circolazione. Un attestato do-
«A
vuto alla tecnica soprana dei singoli
musicisti, nobilitata da un amore per la
ricerca artistica e culturale che spazia in
lungo e in largo, andando da Frank Zap-
pa al Barbiere di Siviglia, dalla “bella can-
zone di una volta” alla verve futurista. Su
questo fronte l’irrequieto studioso e di-
plomato al conservatorio Elio si è soer-
mato nell’anno del centenario, mettendo
in scena un’idea che teneva da tempo nel
cassetto e fuoriuscita con regolarità nel
repertorio delle Storie tese. «Tante volte
la scelta delle parole nelle nostre canzoni
viene fatta non per il signicato, ma per
il suono e le sensazioni che trasmettono.
È lo stesso principio utilizzato dai futuri-
sti». Dal Craccracriccrecr al Tinghe tin-
ghe tanghe il passo è breve. Ecco lo spet-
tacolo che lo dimostra, stasera al Contem-
poranea colline festival. Fu... turisti è divi-
so in due parti. La prima è una storia, “La
magnica spedizione fu... turista da Mi-
lano a Marechiare per uccidere il chiaro
di luna”, musiche di Nicola Campogran-
de e testi di Elio e Piero Brodato, avventu-
rosa parabola di alcuni temerari in torpe-
done no a Napoli per fare fuori la canzo-
ne melodica napoletana, simbolo del pas-
sato, il nemico giurato dei futuristi. L’altra
tranche prevede una selezione di canzo-
ni dell’epoca, a partire dal “cantautore fu-
turista” Rodolfo De Angelis, quello di “Ma
cos’è questa crisi?”. Elio e i grandi espo-
nenti di quel movimento si incontrano
su uno stesso sentiero, fatto di comicità
e innovazione, valori veri ormai fuori mo-
da. «Ma se non inventi qualcosa di nuo-
vo, che razza di artista sei?» Si domanda
il saggio futurista delle Storie tese.
Oggi a Poggio a Caiano nuova
tappa di Fu... turisti, l’omaggio
del leader delle Storie tese al
movimento di Marinetti. Per
dimostrare che, cento anni dopo,
inventare è ancora possibile
di Diego Carmignani
Film in a box
Tour
Dopo l’appuntamento di ieri
sera a Sarroch in provincia di
Cagliari nell’ambito del Summer
Groove il tour italiano dei Jethro
Tull prosegue con altre quattro
date. Appuntamento questa sera
al castello di Udine nell’ambito
della rassegna Folkest, il 4 luglio
al Lazzaretto di Bergamo, il 5 in
piazza del Popolo a Todi (Pg) e il 7
al teatro antico di Taormina (Me).
Le date
Creatività
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tonde come “punchball“ forse ci sarà un
motivo, ma sinceramente non lo so, an-
che perché non vado ad ascoltare musi-
ca di altri gruppi.
Oggi la crisi ha investito tutti i Pae-
si occidentali. La cultura e la musica
hanno un ruolo utile in questo perio-
do? Cosa possono dare alla gente?
La musica diventa fatalmente impor-
tante. Sia perché è un modo per la gen-
te di condividere una serie di emozioni o
di momenti belli. Sia perché oggi come
oggi molta musica è scaricabile gratuita-
mente grazie a Internet. Quindi cosa c’è
di meglio di qualcosa bello e gratis? Così
come il sesso, anch’esso gratis dalla rete.
Riesce quando è in tour
a visitare i posti in cui
suona?
Dipende da come so-
no messo con gli sposta-
menti, ma generalmente
lo faccio molto volentieri.
Qui in Germania da do-
ve le sto parlando ho avu-
to dei momenti “istituzio-
nali“ in un piccolo paese
dove hanno festeggiato
il 750° anno di un monu-
MISS MARZO
Di Zach Cregger
e Trevor Moore
Sesso. Baci saffici.
Conigliette di Play-
boy. E battutacce
al testosterone: ot-
timo diversivo per
maschietti (in età
preadolescenzia-
le), prego astenersi
gli adulti.
di Ilaria Ravarino
Saldi di fine stagione
Il Pisa costa un euro
Crisi Il club toscano, sceso in Prima Divisione, è in vendita al prezzo di un tramezzino.
Ma chi compra dovrà sanare i debiti. E i tifosi si organizzano per un azionariato popolare
on c’è nulla di più sem-
plice che acquistare il Pi-
sa calcio. Basta mettere
mano al portafogli e tirar fuo-
ri un euro. Il dicile, poi, vie-
ne dopo, perché bisogna trova-
re subito due milioni di euro per
garantire l’iscrizione alla Prima
Divisione (oltre a fronteggia-
re un debito di circa otto milio-
ni). Ci pensano i tifosi, che dopo
aver contestato società e squa-
dra per l’allucinante retroces-
sione, tutto il campionato di B
in zona salvezza tranne l’ultima
giornata, ora provano a salvar-
la. L’idea era nata il 15 giugno,
quando due tifosi avevano pre-
sentato il loro piano al sindaco
Filippeschi: sottoscrizione, due-
cento euro a testa. Se aderisco-
no in cinquemila, è fatta. Ora la
società è stata messa in vendita
a un euro dal presidente Pom-
poni e i tifosi hanno costitui-
to una srl per l’eventuale acqui-
sto. C’è tempo no all’8 luglio
per iscrivere la squadra al cam-
pionato, si stanno coinvolgendo
anche imprenditori locali, ma i
più interessati gli ultrà. Che sa-
ranno anche quelli che non vo-
gliono la Nazionale a Pisa, ma di
sicuro nessuno più di loro vuole,
e può, salvare il calcio a Pisa.
È la crisi, quella vera. Che non
si risolve vendendo Kakà al Re-
al Madrid. Anzi, che sembra
non avere soluzione, perché se
non ti salvano i tifosi nisci per
rischiare di nire in chissà qua-
li mani. Lo dice un rapporto
dell’Ocse, redatto dalla Finan-
zial action task force e dal titolo
più che esplicativo: “Riciclaggio
del denaro attraverso il settore
calcio”. Il senso è: indebitate e
prive di un management all’al-
tezza, le società sarebbero di-
sposte ad accettare qualunque
socio o acquirente, senza pen-
sare all’odore, e soprattutto al
colore, dei soldi. Sporchi, neri,
maledetti. Ma subito. La notizia
è stata pubblicata da quasi tut-
ti i giornali nelle pagine dedica-
te alle vicende societarie della
Roma. La famiglia Sensi avreb-
be avuto l’opportunità di ridur-
re, se non estinguere, i suoi de-
biti cedendo la società al grup-
po rappresentato dall’agente Fi-
fa Vinicio Fioranelli, ma le ban-
che hanno stoppato tutto pro-
prio perché non sono riuscite a
risalire all’origine dei fondi de-
positati per l’acquisto del club.
E proprio i Sensi, nel 2005, non
vollero considerare la proposta
lanciata dal quotidiano Il Ro-
manista che prevedeva la costi-
tuzione di una public company,
mantenendo sempre i Sensi al
vertice.
I tifosi, se diventano soci, non
N
Lorenzo Maria Ticci
solo possono salvarti, come po-
trebbe accadere al Pisa, ma pos-
sono anche farti grandi, come
forse sarebbe potuto accadere
alla Roma.
E come accade all’estero. Il Bar-
cellona campione d’Europa ha
156mila soci, la quota è di po-
co più di cento euro all’anno.
Non sono solo un salvadanaio:
hanno posti riservati allo sta-
dio, sconti e agevolazioni di va-
rio tipo, votano per eleggere (o
destituire) il presidente. È il ca-
so più clamoroso, ma il modello
è più o meno lo stesso per altri
grandi club: Real Madrid, Ben-
ca, Bayern Monaco sono alcu-
ni di questi. Certo, anche qui i
tifosi contano, ma solo perché
pagano: più sono, più arrivano
soldi dalle televisioni. Che poi,
a loro volta, i tifosi stessi devo-
no pagare per vedere. Il circolo
non è virtuoso, ma vizioso, per-
ché mette ai margini coloro che
possono davvero salvare il cal-
cio. Per informazioni, chiedere
a Pisa.
L’Ocse lancia l’allarme:
le società indebitate
sono disposte ad
accettare qualunque
socio o acquirente
senza pensare alla
provenienza dei soldi
La biatleta tedesca Kati Wil-
helm dà di bastone duran-
te l’allenamento nel tunnel
innevato della foresta tu-
ringia. La struttura, costrui-
ta nei pressi di Oberhof, sa-
rà inaugurata ucialmente
il 24 agosto.
Biathlon
Fondo al tunnel
12 Terra
www.terranews.it venerdì 3 luglio 2009
Sport
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I giocatori del Pisa al termine della partita che ne ha decretato la retrocessione
Una volta un giornalista in-
glese, per parlare di Vladi-
mir Petrovic, non voleva tra-
durre “Pizon” con il prosai-
co termine “Pidgeon” (pic-
cione) ma con il più poetico
“Dove” (colombo). Vladimir
Petrovic, in eetti, si muove-
va sul campo con eleganza e,
soprattutto, accarezzava il
pallone come pochi altri. Per
questo a soli sedici anni esor-
dì nel campionato jugosla-
vo con la maglia della Stella
Rossa. Nato a Belgrado il pri-
mo luglio di cinquantaquat-
tro anni fa, giocò in dieci sta-
gioni più di cinquecento gare
uciali con la propria squa-
dra e più di trenta con la ma-
glia della Jugoslavia. Sempre
con il numero 8 sulle spalle.
Vinse cinque campionati, sei
coppe di Jugoslavia e perse
una nale di coppa Uefa nel
’79. Dopo i mondiali di Spa-
gna, cercò fortuna all’estero:
Inghilterra, Belgio, Francia.
Ovunque andasse era titola-
re inamovibile. Iniziò il tiro-
cinio da allenatore proprio
con la Stella Rossa come vice
del suo omonimo Ljubo Pe-
trovic, quando (era il 1991)
quella fantastica amalgama
di serbi, croati e macedoni
vinse la coppa dei Campioni.
Nel ’96, dopo la guerra, eb-
be la panchina bianco-ros-
sa tutta per sé e vinse la cop-
pa nazionale. Nel 2001, pre-
se per mano l’Under 21 del
suo Paese da ricostruire che
ancora si chiamava Jugosla-
via. Quando la portò in -
nale all’Europeo del 2004, si
chiamava soltanto Serbia e
Montenegro. Alle Olimpiadi
di Atene, invece, i suoi ragaz-
zi uscirono al primo turno.
Nel 2005, tentò con successo
l’avventura in Cina vincen-
do campionato e coppa. La
Federazione di Pechino, al-
lora, lo ha voluto alla guida
della Nazionale, ma la qua-
licazione ai prossimi mon-
diali è stata mancata clamo-
rosamente al secondo tur-
no. Il Pizon, oggi, ha deciso
di ritornare nella sua amata
Stella Rossa, simbolo di una
città che ha dato tanto allo
spettacolo.
IL RITORNO
DEL PICCIONE
Calcio
Emanuele Santi L’aeroplanino atterra per non
decollare mai più. Vincen-
zo Montella ha detto basta al
calcio a 35 anni appena com-
piuti. Non partirà dunque
con la Roma per Brunico,
ma si è messo a disposizio-
ne come allenatore per gui-
dare una delle squadre gio-
vanili giallorosse. Con Totti,
Montella era l’ultimo reduce
della vittoria del campionato
2000-2001. L’attaccante chiu-
de con 402 partite tra club e
nazionale, e 194 reti (media
gol di 0,48 a gara).
Fine carriera
Montella dice addio
al calcio giocato
Vincenzo Barba, presidente
del Gallipoli Calcio, ha scritto
una lettera aperta alla città
per un ultima richiesta d’aiu-
to, per consentire alla socie-
tà giallorossa di iscriversi al
prossimo campionato di Se-
rie B: «Non ho le risorse per
mantenere da solo la squa-
dra. Se neanche stavolta ri-
uscirò a sensibilizzare l’im-
prenditoria locale, tra die-
ci giorni consegnerò il titolo
sportivo al Sindaco. Lui più
di me saprà coinvolgere pro-
fessionisti e imprenditori».
Iscrizioni
Gallipoli al verde,
a rischio la serie B
L’esecutivo della Uefa ha di-
sposto lo stanziamento di un
milione di euro a favore del-
la federazione italiana come
contributo per la ricostruzio-
ne degli impianti sportivi, in
particolare quelli riservati al
calcio danneggiati dal terre-
moto dello scorso 6 aprile. La
Uefa ha inoltre chiesto agli
arbitri l’applicazione della re-
gola 5, che prevede l’interru-
zione momentanea o deni-
tiva di una partita qualora si
presentino casi di intolleran-
za razziale.
Solidarietà
La Uefa destina un
milione all’Abruzzo
13 Terra
www.terranews.it venerdì 3 luglio 2009
la7
Extraterrestre di Pino Gagliardi
Ascoltalo
Qualità della vita
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Radio
Televisione
06:10 Incantesimo
07:00 Sabato & Domenica
11:00 Lady Cop
11:45 Pongo e Peggy,
gli animali del cuore
12:35 La signora in giallo
13:30 Tg1
14:00 Linea Blu
15:45 (Doc) Quark Atlante
La danza della vita
17:45 L’ispettore Derrick
18:50 Reazione a catena
20:00 Tg1
20:30 Rai Sport
21:20 Una notte a Sirmione
Premio a Catullo
23:30 Gran Galà dei Giochi
del Mediterraneo
06:00 Videocomic
06:15 Sardegna isola
del vento
07:00 Girlfriends
09:00 Tg2
09:55 Sulla via di Damasco
13:00 Tg2
13:25 Sereno variabile
14:00 L’ Africa nel cuore
15:30 Due uomini e mezzo
18:00 Tg2 Notizie
19:35 Law e Order
20:25 Lotto
21:05 (F) McBride
22:30 Anna Winter
23:35 Tg2 Dossier
00:25 Sì viaggiare
00:35 Eat Parade
08:00 Sotto i cieli del mondo
08:55 (F) Caporale di giornata
10:20 Jane e il drago
11:00 Fantabosco
12:00 Tg3 Sport
12:25 L’Italia del Settimanale
13:00 Arsenio Lupin
14:50 Tgr Speciale Leonardo
15:25 Atletica leggera -
Giochi del Mediterraneo
16:00 (F) Il vento
e il leone
19:00 Tg 3
20:00 Blob
20:20 I misteri di Murdoch
21:05 (F) Sapore di mare
23:15 (F) Una 44 Magnumper
l’ispettore Callaghan
06:25 Rassegna stampa
06:45 West Wing
07:55 Nonno Felice
08:25 Magnum P.I
09:20 Stasera a teatro
09:40 Cascina Vianello
11:40 Cuochi senza frontiere
13:30 Tg4
14:05 (F) Perry Mason: Morte
a tempo di rock
16:10 Psych
17:55 Donnavventura
18:55 Tg4
19:35 Nikita
21:10 Criminal intent
23:10 Shark
00:00 N.Y.P.D
01:45 Rassegna stampa
06:00 Prima pagina
07:55 Traco
08:40 Documentario
09:50 Finalmente arriva
Kalle
10:55 (F) Il misterioso
mondo miss Charlotte
12:15 Navigare informati
13:00 Tg5
13:40 (F) Elisa di Rivombrosa
(parte seconda)
16:00 e Starter Wife
18:00 Carabinieri 5
20:00 Tg5
20:30 Paperissima sprint
21:10 Scherzi a parte
23:35 (F) Vita da paparazzo
01:30 Tg5 Notte
06:20 Tre nipoti e un
maggiordomo
07:00 Cartoni animati
08:10 I Pu
09:35 Hi!Hamtaro
09:50 Witch I
10:45 Perché a me
12:25 Studio aperto
13:40 Le regole dell’amore
14:05 Detective a 2 ruote
16:00 (F) Emma e Missi:
a cavallo di un sogno
18:00 Give me ve
18:30 Studio aperto
19:00 Scuola di Polizia 7
20:00 Tg Meteo
20:50 (F) e Mask 2
21:50 Tg Com
06:00 Tg La7
07:30 (F) La bisbetica
domata
09:40 Cuore e batticuore
10:45 (F) I tromboni
di Fra Diavolo
12:30 Tg La7
13:00 New Tricks
14:00 Hustle
16:00 (F) Che cavolo mi
combini papà?
18:00 (F) È arrivato mio
fratello
20:00 Tg La7
20:30 Doctorology
21:10 L’ispettore Barnaby
23:05 (F) White Sands
01:00 Tg La7
13:00 Mare Mare
13:15 Consigli - Libri
13:30 Testate
13:45 Cartoline
14:00 MiniMovie
18:00 EcoLex
con l’ Avv. Paola Balducci
18:15 Letto
18:30 EcoTube
18:45 Documentario
19:00 Peace &Love
19:15 EcoReporter
06:40 Senza Censura
07:00 (Doc) Cocaleros
11:00 (Doc) Le Vignette
Insanguinate
15:00 (Doc) A un Click dal
Pericolo
17:00 (Doc) G8: fare un golpe
e farla franca
21:00 (Doc) Ci Chiamano
Alieni
00:20 (Doc) Le Vignette Ins.
01:20 Vivere Sotto Scorta
10:00 La: Lavori in corso
11:00 Miti da sfatare
12:00 Come è fatto
13:00 Brainiac
14:00 Alla ricerca di pianeti
alieni
17:00 Miti da sfatare
18:00 Verminators
19:00 Destroyed in Seconds
20:00 Extreme Explosions
21:00 Megacostruzioni
22:00 Ingegneria del disastro
08:30 Cinquestelle Motori
12:45 Aree marine protette
13:00 Couture
16:30 Cinquestelle motori
Rubrica settimanale
Sui motori
20:30 5 cinema news
20:45 Il dottore degli animali
con Federico Coccia
21:00 Aree marine protette
21:15 Leggo
con Pino Gagliardi
07:00 Ecoradio Mattino
07:20 Riessioni
10:00 La voce del Pianeta
11:20 Salute e diritti
13:00 Lo stato interessante
18:00 L’arca di Ecoradio
08:30 Giornale radio
09:00 Rassegna Stampa
10:40 Sabato Libri
14:30 Patchanka
19:50 Il sabato del villaggio
23:30 Radio Afrique
07:30 Stampa e regime
08:30 Notiziario
10:15 Staminali e dintorni
10:30 La rubrica di left
14:30 Il Maratoneta
22:30 Passaggio a Sudest
07:30 Gr
09:00 LifeGate Prot
12:00 LifeGate Planet
14:00 LifeGate People
16:00 LifeGate Vivibilità
22:00 Life in Asia
06:45 Gr 3
07:15 Prima Pagina
13:00 Il Dottor Djembe’
15:00 Radio3 Suite
19:00 Il terzo anello
00:00 Notte classica
06:15 RedWin
07:35 Tribuna politica
10:50 Quale congresso, quale
Partito: il Pd, si discute
14:30 Lavoro e Welfare
15:00 In diretta dal passato
17:00 Rotocalco
17:45 Europa-Occidente
19:00 Camere con vista
19:15 Titoli Estate
20:30 Camere Aperte
21:00 Tassametro Prosperini
09:45 Take at
11:30 e Script
12:00 Ricky Martin
14:15 Fabri Fibra
15:50 Beyoncè
17:00 Michael Jackson
19:00 Tina Turner
21:00 James Blunt
“An evening with”
22:30 e Cure
23:00 Christina Aguilera
00:00 Deep Purple
14:00 Incendi sotterranei
15:00 Indagini ad alta quota
17:00 Codice rosso:
carico tossico
18:00 Inside Aari Sporchi
19:00 Situazioni al limite
20:00 Incendi sotterranei
21:00 Indagini ad alta quota
22:05 Codice rosso:
la tempesta perfetta
23:00 War Games -
Battaglia delle Midway
«Una cultura della dipendenza». Così Mike Darcey, direttore di Sky Uk,
riassume l’attitudine negativa dei politici britannici verso le aziende ra-
diotelevisive che con i problemi nanziari stanno portando all’aon-
do del settore e in particolar modo del servizio pubblico. Il direttore del
colosso di Murdoch parla di «un atteggiamento mentale poco incline
allo sviluppo del settore» che sta portando verso un rallentamento de-
gli incentivi e a un arresto delle strategie per il rilancio delle “free tv”.
Darcey dunque non si limita a parlare delle tv commerciali e di nuo-
va generazione, da cui proviene, ma vuole evidenziare l’errato asset-
to del servizio pubblico e l’ambiguo comportamento governativo, che
tutt’ora vuole tenere legate a sé le emittenti a partecipazione statale.
Responsabile di questa “cultura di dipendenza” è il governo e le sue po-
litiche di controllo. Cosa dovremmo dire allora noi poveri italiani che ci
ritroviamo ad avere un regime televisivo totalitario, dove chi governa
è proprietario della principale azienda televisiva privata Mediaset, di-
spone del servizio pubblico radiotelevisivo Rai e come se non bastasse
orienta e inuenza anche il mercato pubblicitario grazie a Publitalia?
Un regime radio e tv totalitario
Cina e India. Due nascenti potenze economi-
che mondiali cui si aggiunge il colosso nan-
ziario del Giappone. Sono le nazioni poste
sotto la lente d’ingrandimento de “Il Gran-
de Gioco”, il programma di Pietrangelo But-
tafuoco che racconta il gioco innito del-
le maggiori potenze mondiali e gli equilibri
che mutano e inuenzano le scelte e il desti-
no dei popoli. La terza puntata, intitolata “Il
Drago - l’Est del mondo e il futuro scontro Ci-
na-India”, sarà un lungo viaggio alla scoper-
ta dei giganti nanziari che avanzano sul pa-
norama politico globale con un’analisi atten-
ta dell’eccezionale sviluppo economico del
Giappone. In studio con Pietrangelo Butta-
fuoco ci sarà Fausto Bertinotti, il giornalista
Pino Buongiorno e la scrittrice Michela Fon-
tana. Alle ore 23:10 su RaiDue.
RaiDue
“Il Grande Gioco” asiatico
L’uccisione di Velupillai Prabhakaran, lea-
der delle tigri tamil, gruppo combattente che
chiede il riconoscimento di uno Stato indi-
pendente dallo Sri Lanka, non è servita a fer-
mare la repressione che il governo cingalese
da decenni porta avanti nei confronti di que-
sta minoranza. È l’argomento della puntata
di “Primo Piano”, con ospite anushan Ku-
gathasan, esponente della comunità tamil in
Italia, e responsabile del sito www.tamilac-
tion.org. «Reclamiamo il diritto all’autodeter-
minazione, abbiamo una nostra lingua e cul-
tura, una storia di duemila anni», commen-
ta anushan Kugathasan aggiungendo che
«l’uso della violenza non va bene, ma il gover-
no Cingalese non ha voluto riconoscere i no-
stri rappresentanti eletti democraticamen-
te». Alle ore 18:45 su EcoTv (Sky 906).
La deportazione dei tamil
EcoTv
A “Pianeta Terra” si esplora oggi il mondo an-
cestrale, aascinante e misterioso delle grot-
te: habitat in cui la mancanza di luce solare
non impedisce la vita. Le telecamere entrano
nel Pozzo delle rondini (il “Sima de las golon-
drinas”) nella Sierra Madre orientale, in Mes-
sico. Dista 11 chilometri dal primo villaggio
(Tamapatz). Un’apertura segreta, la giungla
che lo accerchia da ogni parte, mille uccelli
chiassosi che turbinano come un’enorme nu-
vola nera sopra l’abisso e che vengono peren-
nemente inghiottiti e rigettati dalle fauci del
mostro: si tratta di uno dei baratri più aa-
scinanti del mondo. Improvvisamente, la vi-
suale si allarga per abbracciare l’apertura, va-
sta cavità nera orlata di falesie bianche, nella
quale si tuano i rondoni, le rondini e i pap-
pagallini verdi. Alle ore 00:25 su RaiUno.
Il Pozzo delle rondini
RaiUno
Tv & Radio
red
sky 890
cinquestelle
sky 906
Lazio I ricercatori che potrebbero perdere il lavoro entro dicembre
hanno occupato simbolicamente la nave oceanograca Astrea
Protesta a oltranza
dei precari Ispra
Roma Iniziativa ambientalista per fermare le emissioni di CO2
ecine di modelli di automobili in
cartone hanno invaso ieri matti-
na la centralissima piazza Vene-
zia a Roma. Un’iniziativa organizzata
dall’associazione ambientalista Terra!
per protestare contro le emissioni di
CO2 e contro le pubblicità illegali delle
auto. Per l’occasione è anche stato pre-
sentato il rapporto “Venditori di fumo”
che pone l’accento sulla pubblicità in-
gannevole portata avanti dalle case au-
tomobilistiche che non rispettano i re-
quisiti di legge per le informazioni da
fornire ai consumatori, su consumi di
carburante ed emissioni di CO2.
«L’illegalità sembra essere più la nor-
ma che l’eccezione - ha detto Daniel
Monetti di Terra! -. L’industria automo-
bilistica continua a farsi bea della sa-
lute dei cittadini, negando ai consuma-
tori la possibilità e il diritto di fare una
scelta oculata e sostenibile, per il por-
tafoglio e per l’ambiente».
Secondo i dati resi noti dall’associazio-
ne ambientalista, su un campione di
492 inserzioni pubblicitarie esamina-
te, solo il 9 per cento può essere con-
siderato conforme alla normativa. Il
5,68 per cento delle pubblicità analiz-
zate non riporta alcuna informazione
su emissioni e consumi, mentre la stra-
grande maggioranza, l’85,6 per cento
le riporta in dimensioni ultraridotte e
dunque dicilmente leggibili. Terra!
ha quindi annunciato di aver trasmes-
so un esposto all’Istituto dell’autodisci-
plina pubblicitaria (Iap), all’Unionca-
mere e alle Camere di commercio.
D
Piazza Venezia invasa da
finte automobili di cartone
Veneto Domani ci sarà la manifestazione pacista del No Dal Molin
Tutto pronto per il “giorno
dell’indipendenza vicentina”
a cura di Rocco Vazzana
Invia le tue segnalazioni a territorio@terranews.it
Campania
Noir mediterraneo
Salerno, dal 2 al 4 luglio, Castel San Giorgio. Jean Claude
Izzo festival, il noir mediterraneo tra cinema e letteratu-
ra esplorato attraverso incontri e proiezioni. Promosso e
istituito dal comune di Castel San Giorgio in collabora-
zione con il Dams dell’università di Salerno, il festival è
un omaggio allo scrittore marsigliese ormai autore di cul-
to, considerato tra i maestri del noir mediterraneo. Il 2 lu-
glio in programma c’è la proiezione di un’esclusiva video-
intervista ad Andrea Camilleri, in cui racconta Jean Clau-
de Izzo. Venerdì 3 luglio, invece, ci sarà l’assegnazione del
premio letterario noir ecologista vinto da Massimo Car-
lotto con il romanzo d’inchiesta “Perdas de Fogu”. L’in-
gresso è libero.
Emilia Romagna
I mondiali antirazzisti
Casalecchio di Reno (Bo), dall’8 al 12 luglio al centro spor-
tivo Salvador Allende. I mondiali antirazzisti, una festa de-
dicata allo sport che unisce migliaia di giovani di tutto il
mondo. Seimila giovani si riuniranno per giocare a calcio
e dire no alle discriminazioni, al sessismo e all’omofobia.
Parteciperanno anche i “Liberi Nantes”, squadra romana
di rifugiati politici provenienti tutti i Paesi del mondo. Ol-
tre al calcio anche momenti di riessione e vari dibattiti
come quello “Verso Sudafrica 2010” durante il quale verrà
lanciata una campagna di sensibilizzazione su l’apartheid
e contro lo sfruttamento sessuale dei minori.
Info: www.mondialiantirazzisti.org
Quattro giorni d’avventura
Campeggio nella natura, dal 2 al 5 luglio. I ragazzi dagli 8
ai 12 anni possono fare una grande esperienza, dormen-
do in tenda, arrampicando, tirando con l’arco, imparan-
do a cucinare all’aperto... Sempre al seguito degli accom-
pagnatori e degli animatori, avranno l’occasione di vive-
re la natura incontaminata divertendosi. Quattro giorni
d’avventura dai minimi costi. Il ritrovo alle ore 9:00 presso
l’ostello “Antico ospitale di San Giacomo”, Zocca (Mo).
Info: www.oium@libero.it
Friuli
Reggae ambientalista
Osoppo (Ud), no all’11 luglio. Rototom sunsplash 2009:
reggae a basso impatto ambientale, il più grande radu-
no reggae europeo che quest’anno ha scelto di essere so-
stenibile, scegliendo la bioplastica Mater-Bi di Novamont
per il catering e lo smaltimento dei riuti della ristora-
zione. Dieci giorni di grandi concerti ma anche di dibat-
titi, proiezioni di lm e documentari, mostre fotogra-
che, corsi di percussioni, danza africana, capoeira e di-
djeridoo, sessioni di meditazione e medicina naturale, in-
contri sulla musica reggae e sulla cultura rasta. I dibattiti,
focalizzati sui temi dei diritti civili, del razzismo, dell’am-
biente e del testamento biologico, vedranno la presenza
di Serge Latouche, Moni Ovadia, Don Ciotti, Ash Amin,
Boris Pahor, Piero Sansonetti, Ignazio Marino e Beppino
Englaro.
Lazio
Seminario nazionale di Sinistra e libertà
Roma, oggi, Hotel Quirinale, via Nazionale 7. In preparazio-
ne della prima assemblea nazionale di Sinistra e libertà,
prove tecniche della presentazione del progetto politico.
Al seminario parteciperanno i candidati alle elezioni eu-
ropee, i testimonial che hanno sostenuto la lista, i con-
siglieri regionali e i vari coordinatori del territorio. Sarà
presentato il testo di un documento programmatico.
La focaccia pugliese vince sul McDonald
Roma, 3 luglio cinema Eden. Proiezione del lm Focaccia
Blues, diretto da Nico Cirasola e prodotto da Alessandro-
Contessa che racconta la vittoria di una piccola focac-
ceria della città pugliese di Altamura che, valorizzando i
prodotti tipici e le tradizioni locali, mette in crisi il vici-
no Mc Donald appena aperto. Focaccia Blues è interpre-
tato da Dante Marmone, Luca Cirasola,Tiziana Schiava-
relli, con la partecipazione straordinaria di Renzo Arbo-
re, LinoBan, Michele Placido, Nichi Vendola, Eric Joz-
sef e Onofrio Pepe.
Jazz in green
Roma, dal 2 al 4 luglio, città dell’Altra Economia (ex Mat-
tatoio). Jazz in green, le sonorità del jazz si fondono con
la qualità biologica del cibo. I giovani talenti del jazz suo-
neranno tra gli stand di prodotti bio. L’evento è promos-
so dalla cooperativa Agricoltura nuova e da GrandeBio,
con la collaborazione di Aiab e il patrocinio della Regio-
ne Lazio. L’ingresso è gratuito e durante la serata ci sarà
la possibilità di degustare e acquistare cibo e bevande
biologiche a prezzi speciali. Il jazz non a caso è conside-
rato come il cibo dell’anima così come un’alimentazio-
ne sana ed equilibrata oerta dalla qualità bio, sosteni-
bile per l’ambiente e in grado di tutelare i prodotti tipi-
ci locali.
Info: www.cittadellaltraeconomia.org
Puglia
FestambienteSud
Vico del Gargano, dal 17 al 21 luglio, Teatro civile Festival.
Monte Sant’Angelo, (Fg), dal 22 al 25 luglio, Festambien-
teSud. Torna l’estate meridionale di Legambiente con la
coppia di avvenimenti nella suggestiva location pugliese.
Il titolo della quinta edizione di FestambienteSud è “Gio-
vani energie per un Meridione rinnovabile”. Questa edi-
zione si promette ricca di eventi e spunti culturali, po-
nendosi nell’ottica di promuovere un Sud più dinamico
e attento alle proprie risorse ambientali. Franco Salcu-
ni, direttore delle due iniziative, annuncia un ricco pro-
gramma che abbinerà percorsi enogastronomici, labo-
ratori, momenti di approfondimento e di studio, spazi
espositivi e laboratori per i più piccoli.
Info: www.festambintesud.it
Toscana
Festival per l’ambiente
Barberino Val D’Elsa (Fi), dal 9 al 24 luglio, Castello di
Tignano. Il geologo e ricercatore del Cnr, Mario Tozzi e
il soprano internazionale Nicola Beller Carbone saranno
tra i protagonisti del XXII Tignano Festival per l’ambien-
te. Si parte il 9 luglio una cena spettacolo “Madre Terra”
con camerieri-attori del teatro delle Stanze, capitanati
da Massimo Salvianti, che uniranno i piatti della tradi-
zione toscana con interventi letterari, teatrali e musica-
li. Mario Tozzi terrà due conferenze. A chiudere il festival
il concerto di Nicola Beller Carbone accompagnata dalla
Chernivetsk Philarmony simphonic orchestra.
Veneto
Giardinieri planetari
Padova, 8 luglio, Bastione S. Croce. spettacolo teatrale
dal titolo Seconda lezione di giardinaggio per giardinieri
planetari in cui si aronterà il tema del fare, del non fare
e del disfare. Sul palcoscenico le storie di tanti maestri
giardinieri, dal grande Gilles Clement con il suo genia-
le “Manifesto del terzo paesaggio” a una giovane coppia
dell’ hinterland milanese che ha ereditato sette preziosi
garage e, per fare un regalo ai gli, li ha abbattuti e ci ha
piantato un giardino e tante altre storie legate al giardi-
naggio che hanno dato vita al movimento Stop al consu-
mo del territorio a cui questo spettacolo è dedicato.
Info: www.stopalconsumoditerritorio.it L

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ontinua la protesta di ricercato-
ri e lavoratori precari dell’Ispra
(Istituto superiore per la prote-
zione e la ricerca ambientale) contro
la decisione del ministero dell’Ambien-
te di operare drastici tagli al personale.
Più di 400 lavoratori, infatti, entro la -
ne dell’anno potrebbero essere manda-
ti a casa. Mercoledì, circa 200 manife-
stanti dell’Assemblea dei precari han-
no occupato simbolicamente la nave
oceanograca Astrea, attraccata a Fiu-
micino, bloccando di fatto le attività di
monitoraggio.
«L’azione - ha spiegato in una nota l’As-
semblea - rappresenta una protesta
contro l’allontanamento dal posto di la-
voro, tra oggi e la ne dell’anno, di 430
precari, che mette a rischio molte del-
le attività dell’Istituto vigilato dal mi-
nistero dell’Ambiente, nato appena un
anno fa dall’accorpamento dei tre pre-
esistenti. La decisione di bloccare que-
sta importante attività di monitorag-
gio è stata presa dai lavoratori, riuni-
ti in assemblea permanente nella sede
centrale dopo aver occupato per tutta
la notte i locali dell’Istituto. Continua,
quindi, la mobilitazione dei lavoratori,
nonostante per chi ha il contratto sca-
duto sia sempre più dicile avere ac-
cesso all’Ispra, visto che i loro nomi so-
no già stati cancellati dall’elenco tele-
fonico interno e i loro badge disabilita-
ti, rendendo complesso perno recu-
perare i propri eetti personali. Un’ul-
teriore oesa alla dignità e alla profes-
sionalità dimostrata durante il servi-
zio, che per molti precari si è prolunga-
to oltre i cinque o dieci anni».
I precari, nell’occasione, hanno annun-
ciato che parteciperanno alla manife-
stazione indetta dal Patto di base che si
terrà questa mattina alle 11:30 davanti
a palazzo Vidoni, sede della Funzione
pubblica, insieme a tutti gli altri lavo-
ratori precari e a tempo indeterminato
del Pubblico impiego.
«Chiediamo un intervento immediato
del ministro Prestigiacomo - ha dichia-
rato Enrico Morreale, del coordina-
mento nazionale precari Usi RdB ricer-
ca - che ha il dovere di intervenire per
evitare i nostri licenziamenti. La lotta è
iniziata solo adesso e non abbandone-
remo il nostro lavoro».
l 4 luglio è l’anniversario in
cui gli statunitensi festeggia-
no la propria indipendenza;
quest’anno sarà anche il giorno in cui
i vicentini - e tutti coloro che voglio-
no la pace e la difesa dei beni comu-
ni - decreteranno la propria indipen-
denza dalle servitù militari». Con que-
ste parole, il comitato No Dal Molin in-
vita associazioni e singoli individui a
partecipare alla manifestazione con-
tro l’allargamento della base Usa di Vi-
cenza. L’evento cade alla vigilia del G8
de L’Aquila che porterà in Italia il presi-
dente statunitense Barack Obama.
«Le recinzioni del Dal Molin, la chiusu-
ra di Via Ferrarin e il lo spinato rap-
presentano metaforicamente quest’im-
posizione, dividendo il territorio attra-
versabile dai cittadini da quello a essi
sottratto - spiegano gli organizzatori -.
Non accettare la nuova base militare
signica anche riutarne l’imposizio-
ne e la pretesa che la nostra sia soltan-
to testimonianza: per questo voglia-
mo provare a entrare nell’area milita-
rizzata. Siamo cittadini, non sudditi di
Roma e Washington». Secondo quan-
to annunciato dal presidio permanen-
te, a Vicenza arriveranno delegazioni
da molte città. È giunta l’adesione del
Tavolo per la pace che raggruppa mol-
te organizzazioni nazionali e promuo-
ve ogni anno la marcia Perugia- Assisi.
E tante sono anche le personalità che
hanno aderito all’appello dei vicentini:
da Noam Chomsky a Dario Fo, da Asca-
nio Celestini a Erri De Luca.
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14 Terra
venerdì 3 luglio 2009
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15 Terra
www.terranews.it venerdì 3 luglio 2009
Commenti
Un altro segnale che 120
giorni di silenzio non so-
no serviti ad “ammorbidire”
le rispettive posizioni si può
cogliere nell’intervista rila-
sciata all’Avvenire dal mini-
stro Sacconi. Dalle pagine del
quotidiano dei vescovi, il tito-
lare del Welfare ha riaerma-
to la volontà del governo di
procedere a tappe forzate per
quanto riguarda la legge sul
biotestamento. Anche per il
“punto” da cui è stato lancia-
to, il suo è un messaggio che
lascia poco spazio a dubbi. Il
testo licenziato al Senato non
si discute, tanto meno la pos-
sibilità di rivedere il passag-
gio ideologico e antiscienti-
co che tramuta l’alimentazio-
ne e l’idratazione forzata da
terapia (riconosciuta in tutto
il mondo come tale) a «soste-
gno vitale» per il malato ter-
minale. «Le premesse non so-
no delle migliori», commen-
ta a Terra la senatrice radica-
le del Pd e componente della
commissione Salute Donatel-
la Poretti. «Chi aveva sperato
che la Camera avrebbe modi-
cato radicalmente o messo
a dormire il ddl Calabrò pur-
troppo era stato troppo otti-
mista». Secondo Poretti non è
tanto un problema di numeri,
«siamo in democrazia e deci-
de la maggioranza», quan-
to di «rispetto degli accor-
di». Al Senato, ricorda, «era-
no stati dichiarati inammis-
sibili tutti gli emendamenti
sulle cure palliative, proprio
perché la Aari sociali del-
la Camera stava esaminan-
do quel testo». Dunque c’era
l’accordo di darsi una scalet-
ta (a una camera il biotesta-
mento all’altra le cure palliati-
ve) non solo in seno alla com-
missione, ma addirittura tra i
due rami parlamentari. «Evi-
dentemente - commenta Po-
retti - al centrodestra non in-
teressano le cure palliative
ma solo fare delle leggi ma-
nifestamente ideologiche co-
me testimonia la questione
su alimentazione e idratazio-
ne. Per loro occuparsi di chi
muore tra atroci dolori è una
questione secondaria».
BIOTESTAMENTO
CON POLEMICHE
Tulli dalla prima
Se non fosse che, tra i
clienti di Nokia c’è anche il
governo iraniano, al quale,
insieme a Siemens, ha forni-
to tecnologia per la telefonia
mobile, inclusi, come ha ri-
velato il Wall Street Journal,
strumenti per il ltraggio e
la censura. Secondo quan-
to dichiarato al quotidiano,
da un portavoce del consor-
zio Nokia-Siemens, «se ven-
di dei network, vedi, intrin-
secamente, anche la capa-
cità di intercettare qualsia-
si comunicazione che cor-
re su di essi». Questa poten-
zialità in mano al governo di
Teheran è stata sperimenta-
ta durante le proteste contro
la trua elettorale. Secondo
l’Information safety and fre-
edom, «è come se Siemens e
Nokia avessero dotato l’ese-
cutivo iraniano di un’arma
che ogni giorno produce ar-
resti, torture e anche esecu-
zioni capitali, oltre alla vio-
lazione della privacy e del-
la libertà di espressione». In-
fatti, le leggi sulla stampa in
vigore in Iran prevedono an-
che la pena di morte per re-
ati di opinione e in più di un
processo contro dissidenti
le autorità hanno esibito co-
me prove copie di e-mail pri-
vate.
Per questo, l’Organizzazione
internazionale per la liber-
tà di stampa e di espressio-
ne ha chiesto alle autorità e
ai parlamentari dell’Unione
europea di avviare «proce-
dure di sanzionamento nei
confronti di queste impre-
se, che si sono rese complici
della sanguinaria repressio-
ne in atto in Iran».
Per cercare di contenere le
polemiche, ora Nokia e Sie-
mens dichiarano di aver for-
nito all’Iran solo gli appara-
ti necessari per monitora-
re le chiamate vocali, nel
rispetto degli standard in-
ternazionali, senza che ciò
possa servire per ltrare o
censurare le comunicazio-
ni via web. Adesso devo an-
dare a comprare un cellula-
re nuovo. Che faccio, com-
pro l’eco-Nokia?
I LIMITI DELLE
ECOCLASSIFICHE
Bonardi dalla prima
Sinistra e libertà:
un traguardo verde
di Gianpaolo Silvestri
Verde è pensiero e pratica au-
tonoma, un nuovo alfabeto in
grado di decodicare il mon-
do. Non è l’altra faccia della
stessa medaglia delle grandi
narrazioni precedenti: libera-
lismo e socialismo. Esso si in-
nesta invece nei punti alti del-
la modernità, delle necessa-
rie innovazioni, coniugando il
concetto di limite e responsa-
bilità con quello di “ben” esse-
re. Verde, teoria e azione della
semplicità che è dicile a far-
si, che modica il mondo (con
metodo non violento, demo-
cratico e solidale) nell’ottica di
un pianeta in cui per tutti gli
esseri viventi - umani e non -
valga la pena vivere.
Verde è naturalmente in sin-
tonia con le grandi opzioni e
aspirazioni delle sinistre e dei
movimenti di liberazione. Tra-
gica cecità sarebbe non vedere
come il diritto alla vita e all’in-
violabilità del proprio corpo, al
cibo e all’abitazione, all’alfabe-
tizzazione, alla salute, alla de-
mocrazia e all’uguaglianza e
alle libertà, il dare voce a chi
non ha voce (i grandi temi che
hanno motivato lotta e impe-
gno di milioni di donne e uomi-
ni, punti cardinali delle batta-
glie di emancipazione e libera-
zione umana delle sinistre) sia-
no presupposti inalienabili del
Verde. Un colore naturalmente
alternativo alla destra, ai suoi
valori, alle sue pratiche: tema-
tiche ecologiste che possono e
devono avere il carattere del-
la trasversalità e quindi ipotiz-
zare anche contingenti allean-
ze con soggetti diversi. Rima-
ne fermo però il dato che mai
il Verde, se non negando gli as-
siomi fondanti la propria iden-
tità, potrà convenire con ideo-
logie socialmente darwiniane,
antisolidali, intimamente raz-
ziste, violente e guerrafondaie,
misogine, omofobiche e ultrali-
beriste, proprie delle destre.
Verde, nel contempo, è riu-
to della dittatura economici-
sta, del dominio della quanti-
tà, in nome di parametri qua-
litativi nella valutazione della
civiltà e del benessere. È la cri-
tica più radicale e fondata al-
lo sviluppismo progressista, al
moloch economicista, al liberi-
smo, all’imperio dell’avere, del
consumo e dello spreco, all’alie-
nazione e perdita di senso. In
ciò, davvero, Verde è una net-
ta cesura anche con la tradizio-
ne, il pensiero e la pratica del-
le sinistre. È nel senso del limi-
te, nell’assunzione del concet-
to di responsabilità individuali
e collettive, nel motivato riu-
to dell’egemonia delle quantità,
del numero esponenziale delle
cose e reicazione dell’esisten-
za, nel no a consumi stupidi e
distruttivi, nel privilegiare la
qualità e nell’esigenza di un’al-
tra vita, di altri stili del quoti-
diano, nel piacere come dot-
trina politica e nel bello, che
si esplicita con maggiore vigo-
re la modernità e l’innovazio-
ne verde. In questo senso, una
scommessa di pace tendente
alla ricomposizione armonica
con la natura e al superamen-
to dell’alienazione e reicazio-
ne di tutti gli esseri viventi.
È per questo che le lunghe co-
de d’asfalto delle ferie d’agosto,
il fast food, le risate e gli ap-
plausi a comando nelle tv, i mo-
nolocali, i pesticidi nel piatto e
il tempo ridotto a orario, sono
nemici del Verde al pari del nu-
cleare civile e militare, dell’in-
quinamento, delle armi e delle
guerre, delle manipolazioni ge-
netiche, dell’intolleranza e del
consumismo, della violenza su-
gli animali e della distruzione
della bellezza paesaggistica o
artistica.
Verde, assunzione prioritaria
della salvaguardia della natu-
ra, degli equilibri dell’ecosi-
stema, nella piena consapevo-
lezza del limite delle risorse,
sia in riferimento alla dissen-
nata opera distruttiva dell’uo-
mo che alla bomba demogra-
ca, è territorio libero, non inte-
gralista, ove si intersecano in-
terrogandosi ma in piena auto-
nomia, le categorie e contrad-
dizioni del moderno. Pur assu-
mendo la natura e la sua dife-
sa come un necessario a priori,
ciò non signica ritenere però
che essa sia in grado di legge-
re e dare risposte a ogni aspet-
to del reale. Sarebbe perico-
loso fondamentalismo. Ver-
de è quindi terra libera e soli-
dale, ove, nella ricchezza dello
scambio, si ascoltano e si inter-
rogano i soggetti delle grandi
contraddizioni della moderni-
tà; è torre di Babele animata da
donne e uomini, movimenti al-
la ricerca di un alfabeto comu-
ne in grado di vincere le impe-
gnative sde del futuro soste-
nibile. È nostalgia del futuro in
salde radici di memoria.
Divorzi
Sandro Bondi e la moglie
stanno per lasciarsi. Per
il ministro della Cultura
si tratta della seconda,
dolorosa, separazione:
in tenera età aveva già
divorziato dal cervello.
Rassegnastanca laranastanca@gmail.com
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Reg. Trib. di Roma n. 34 del 7/2/2005
Sped. in Abb. Post. D.L. 353/2003 (conv.
in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1 c. 1 DCB- Roma
La testata fruisce dei contributi
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