MERCOLEDÌ 25 SETTEMBRE 2013 GAZZETTA

Nonantola

31

Capitano d’azienda in rosa Su di lei un documentario
Nonantola. Graziella Alboresi ha rilanciato la fonderia “ereditata” dal marito La sua storia raccontata in “A mo(n)do nostro” della regista Wilma Massucco
i lavori
 NONANTOLA

Tanti riconoscimenti dagli Stati Uniti a un festival indiano

Wilma Massucco

Interessanti gli altri lavori di Wilma Massucco. Oltre al documentario sui bambini soldato della Sierra Leone “La vita non perde valore”, c’è anche “Giorni di miracoli e meraviglie”, frutto del lavoro nel backstage del Biografilm Festival 2013. «L’opera si concentra sulle motivazioni del documentarista - spiega ancora Wilma - sul ruolo del documentario nel promuovere un cambiamento individuale, sociale e culturale e sulle difficoltà che un tale strumento di comunicazione incontra, in Italia soprattutto». Le fotografie sono di Mimma Diaco. Il servizio offre anche una via d'uscita, proposte operative per “rompere il muro”. Tra gli intervistati ci sono anche Freak Antoni, Vincent Paterson, Giovanna Cau, Slavko Martinov, Milena Kaneva, Alberto Nerazzini, Jane Weiner, Jean Philippe Tremblay. “A mo(n)do nostro” è stato già proiettato allo Skyline Indie Film Fest lo scorso 14 settembre al Glaize Theater nel campus della Shenandoah University; altra proiezione allo Sciacca Film Festival il 9 settembre; poi a ottobre sarà a Bombay. “La vita non perde valore” è stato analizzato in una tesi di laurea in teorie del conflitto e della mediazione di Alma Rondanini, relatore professor Giovanni Scotto.

Wilma sta dietro la macchina da presa ma non solo; partecipa, si emoziona, intreccia storie e stana sentimenti. Graziella si racconta; una storia, la sua, di quelle che commuovono e aprono il cuore, la storia di una donna composta e discreta ma con la forza di un leone. Così è nato “A mo(n)do nostro”, un documentario che racconta i tanti modi che le donne hanno di amare i loro uomini e che è già sbarcato allo Skyline Film Fest americano, allo Sciacca Film Festival e che approderà il prossimo 5 ottobre al Mumbay Women’s International Film Festival di Bombay. Wilma Massucco, modenese d’adozione, è la regista; Graziella Alboresi, imprenditrice di Nonantola, una delle cinque protagoniste, tre sono italiane e due indiane. Dalla storia di Graziella è nato anche un cortometraggio, “Una fonderia da sogno”, che sarà proiettato venerdì a Modena. E che storia. Rimasta vedova dieci anni fa, ha preso le redini della fonderia del marito, Albano Tosatti, arrivando, «dopo tanti sacrifici e ostacoli superati, a raddoppiare i dipendenti e quintuplicare il fatturato» spiega. «È stato il mio modo di dimostrargli l’amore che provavo per lui - spiega Graziella - sì, l’ho fatto per amore e un po’ per sfida, per non lasciare agli sciacalli quello che Albano aveva realizzato». E non solo ce l’ha fatta, ma ce l’ha fatta alla grande, «vincendo i pregiudizi di un mondo maschile - aggiunge Wilma - arrivando a guadagnare la fiducia di tutti perchè ha trasformato le relazioni umane. Ha portato il suo modo di essere donna e moglie in azienda e quando l’ho conosciuta mi sono chiesta: perchè non lo ha fatto prima? Perchè le donne troppo spesso si autorelegano in un angolo? Qui gli schemi di coppia si sono rotti ed è uscita una grande personalità. Quello di Graziella è l’amore perduto; gli altri sono l’amore sognato, l’amore subìto, l’amore negato e l’amore realizzato». «Nella mia vita di prima avevo

Graziella Alboresi a sinistra durante l’intervista inserita nel documentario e a destra al lavoro nella sua fonderia a Nonantola

iniziativa udi

Proiezione venerdì con le protagoniste
Il documentario “Una fonderia da sogno” verrà proiettato nell’ambito dell’iniziativa dal titolo “Donne, corpo, lavoro, relazioni” promossa dall’Udi di Modena. La proiezione sarà alla sala di rappresentanza del Comune di Modena, in piazza Grande, nel pomeriggio di venerdì, alle ore 17.30. Saranno naturalmente presenti la regista Wilma Massucco e la protagonista Graziella Alboresi. L’ingresso è libero per tutti. Sarà anche possibile proporre domande e considerazioni sia alla regista che all’imprenditrice nonantolana. L’appuntamento è dunque presso la sede del municipio di Modena. A giorni Massucco partirà per Bombay dove presenterà l’opera.
Graziella Alboresi insieme ad alcuni dipendenti della fonderia Tosatti che guida da dieci anni

fatto l’estetista - dice Graziella - a 39 anni mi hanno diagnosticato un cancro e sono rimasta a casa. Quando mio marito si è ammalato avevo 45 anni, in due mesi è morto e io mi sono ritrovata sola con una figlia di 4 anni. Allora ho deciso, quel momento atroce lo avrei affrontato e ho accettato una sfida che mi ha portato anche a

momenti di scoramento, ma superati. Mi ha aiutato il fatto di praticare da quasi 30 anni il buddhismo, ero e sono nella condizione di vedere le cose con chiarezza. Ma di fatto ero un’incompetente nel settore; allora mi sono cimentata in corsi serali di disegno tecnico, di metallurgia, per 7 anni ho imparato e innovato, ho mi-

gliorato l’ambiente e le condizioni di lavoro, ho investito in macchinari più moderni, ho ottenuto la certificazione Iso 9001 e chi non credeva che ce l’avrei fatta si è dovuto ricredere. Un grazie anche a un colleGUARDA SUL SITO LA FOTOGALLERIA E IL TRAILER www.gazzettadimodena.it

ga che mi è stato vicino, Gabriele Cavazzuti, da lui ho imparato tanto. E sono riuscita a crescere mia figlia che ora sta terminando gli studi di medicina all’università e alla quale mi lega un rapporto profondo. Albano, ce l’ho fatta, per te e anche, tanto, per me». Claudia Benatti
©RIPRODUZIONERISERVATA

Se la storia di Graziella Alboresi tocca il cuore e tempra lo spirito, altrettanto si può dire per la storia della regista che ha compreso e raccontato la valenza dell’esperienza di Graziella. Wilma Massucco, 45 anni, ha deciso qualche anno fa di seguire la sua passione, i documentari di denuncia. «Così ho deciso di lasciare il mio lavoro in una multinazionale come ingegnere chimico - spiega - era arrivato il momento di realizzare ciò che nella vita volevo veramente. Il mio primo lavoro l’ho realizzato in Sierra Leone, dove ho documentato il riscatto dei bambini soldati operato da padre Giuseppe Berton grazie alla ong Family Homes Movement. Si intitola “La vita non perde valore” ed è con questo documentario che sono nata come regista. Ero ar-

fondatrice del marchio blu indaco

«Così mi ha stregata la macchina da presa»
L’autrice: «Ho iniziato in Sierra Leone documentando il riscatto dei bambini soldato»
rivata in Sierra Leone per un progetto di cooperazione internazionale dopo aver preso un master in mediazione dei conflitti sociali e interculturali. Terminato il progetto, padre Berton mi ha chiesto di rimanere e documentare il ritorno alla vita e il recupero sociale dei bambini soldati. Quell’esperienza è stata come un’illuminazione e ho iniziato ad autoprodurre e distribuire i miei lavoro con il marchio che ho scelto, Blu Indaco. “La vita non perde valore” ha ottenuto numerosi riconoscimenti, è entrato nel circuito delle scuole, è stato oggetto di una tesi di laurea e ho avuto modo di presentarlo anche nel carcere di Sant’Anna. Il tema chiave che ho voluto proporre è quello della sofferenza. Con il documentario “A mo(n)do nostro” ho invece voluto raccontare il punto di vista femminile nel rapporto di coppia, la forza delle donne quando amano. Le storie sono cinque e tutte diverse fra loro, tre donne sono italiane e due indiane. Di queste ultime, una ha 47 anni e l’altra 82. La prima ha rifiutato un matrimonio combinato, mentre l’altra ha subìto per

tutta la vita il rapporto con un marito che la famiglia gli avevo imposto. Con lui, seguace di Gandhi ma nell’intimità tutt’altra persona, aveva viaggiato fra le tribù per accompagnarlo nella sua opera di mediatore culturale, ma non era mai stata considerata da nessuno. Quando le ho proposto l’intervista, mi ha raccontato tutto, le amarezze, le umiliazioni, la mancanza di amore, lo sfogo di una vita. Poi ho dovuto chiedere il permesso dei familiari per poter utilizzare il materiale video e il genero ha accettato dicendo che era giusto che la verità venisse fuori. Insomma, è emerso come un certo modo di sentire al femminile sia universale e unisca questo mondo femminile così ricco e solido». (cl.be.)
©RIPRODUZIONERISERVATA

Wilma Massucco dietro la cinepresa pronta a girare