”La classicità: rapporti di continuità/discontinuità,tradizione/innovazione ecc.

” Presso la libreria Culture si è conclusa la prima fase del percorso “Quattro passi … nel mondo antico”, promosso nel decorso anno sociale dal CIS della Calabria e curato dalla prof.ssa Maria Quattrone, con un ampio dibattito a più voci sul tema “La classicità: rapporti di continuità/discontinuità, tradizione/innovazione “. Dopo il saluto della dott.ssa Loreley Rosita Borruto, presidente del CIS della Calabria, che ha illustrato le prossime iniziative del sodalizio, ha preso la parola la prof.ssa Quattrone che ha tracciato un breve excursus del percorso, mettendone in evidenza le peculiari caratteristiche nonché le finalità. Tra queste il far conoscere al vasto pubblico voci significative tra i classici antichi e anche rivisitare autori e testi con l’amore e l’esperienza dell’età adulta - come dice Calvino nel suo breve saggio “Perché leggere i classici”. I classici si leggono per obbligo e spesso controvoglia nell’adolescenza, ma si leggono o si rileggono (più spesso si rileggono) per amore e con amore nell’età adulta, quando le esperienze della vita, l’età, le amarezze, le gioie e i dolori più vari hanno temprato l’individuo rendendolo maggiormente riflessivo e anche più recettivo. Sempre Calvino indica almeno dieci motivi o definizioni significative per cui è opportuno leggere i classici. I classici greci e romani (giova ricordare che in primis “classico” era correlato al contributo fiscale che alcune categorie di cittadini, i più ricchi e facoltosi, i nobili, versavano all’erario, da ciò per derivazione gli eccellenti, i migliori e per estensione insuperabili esempi da imitare), hanno parlato di democrazia- basta pensare a Demostene- , di identità culturale, di xenofobia (Erodoto), di amicizia (Cicerone e Seneca), di schiavitù, di etica, di giustizia umana e di giustizia divina, di tutti quei valori su cui nel corso dei secoli si è stratificata la nostra cultura e la nostra civiltà, su cui, infine, si è costruita la nostra “paideia”, la nostra identità, il nostro ubi consistam. Ecco perché oggi essi parlano alla nostra coscienza e noi attraverso una lettura attenta al testo, non fuorviata da note o appesantimenti bibliografici, ci ritroviamo in loro, in quanto fanno parte integrante del nostro subconscio individuale e collettivo. E ad esso attingiamo liberamente, magari senza ricordare a distanza di tempo il nome di questo o quell’ autore. Essi perciò costituiscono una ricchezza incommensurabile e preziosa, “non hanno mai finito di dire ciò che hanno da dire” e ciò ci spiega la straordinaria varietà di significati, sfumature, , interpretazioni di cui essi sono portavoce. Nè ai classici occorre riconoscere un’utilità immediata: essi ampliano gli orizzonti, stimolano il patrimonio delle idee, la creatività, arricchiscono e alimentano il gusto del sapere . Proprio come disse Socrate che - a chi gli chiedeva a cosa poteva servirgli apprendere un’aria sul flauto , mentre gli stavano prep arando la cicuta - rispose : “A conoscere quest’aria prima di morire!”. Alla relazione della prof.ssa Quattrone ha fatto seguito l’intervento della prof.ssa Annaida Cammarata la quale ha evidenziato

la perennità e l’universalità dei classici mettendo in rilievo come “la peculiarità del classico consista nella sua capacità di morire e rinascere periodicamente, ciclicamente, come se riemergesse a dare indicazioni, moniti ed esempi ogni volta che l’agire umano perde i punti di riferimento”. E poiché - secondo Cammarata – prerogativa del classico è la sua perennità e universalità nel tempo e nello spazio, passato e presente, classico e moderno in qualche modo coesistono in un rapporto osmotico e quasi in un reciproco scambio di valori, di interrogativi, di esperienze”. Ella non pensa tanto ad un andamento “carsico” del fenomeno “classico” ma piuttosto a una “linea di continuità, mentre la discontinuità sarebbe solo nella forma in cui il classico si presenta a noi o in cui noi lo interpretiamo”. La prof.ssa Claudia Neri, intervenendo nel dibattito, si è rifatta alle numerose opere in difesa della classicità , prodotte dalla filosofa Martha Nussbaum, in particolare al testo “Non per profitto” in cui la studiosa sottolinea l’importanza che riveste la cultura classica e lo studio della civiltà classica nelle sue varie articolazioni per l’esercizio della democrazia e dei diritti di cittadinanza, nonché per il funzionamento democratico delle istituzioni. Vari altri interventi come quello della Prof.ssa Adriana Trapani e del Dirigente Tecnico prof. Nicola Catalano hanno arricchito il dibattito e posto l’accento su varie problematiche, dall’umanesimo scientifico, che deve essere al di là dei conflitti e delle contraddizioni della nostra società un obiettivo del presente, alla necessità di scoprire la simbologia presente nei testi classici, che rende possibile incontri e scoperte inesauribili. Il prof. Daniele Macris ha, infine, sottolineato l’emarginazione cui oggi sono soggetti gli studi classici ma anche la cultura umanistica in senso lato e ha rilevato anche come gli insegnanti occupino scarsa considerazione nella scala e nella considerazione sociale. Egli ha auspicato, infine, una rinascita della cultura umanistica in generale per le sue indiscutibili prerogative nella crescita dell’individuo. La serata si è conclusa, con grande soddisfazione del pubblico presente, con un brillante video sull’argomento realizzato dal prof. Nicola Petrolino.