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Alcibiade Primo - Wikipedia

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Platone
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Alcibiade primo - Wikipedia

Alcibiade primo
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L’Alcibiade primo (o Alcibiade I, in greco: Ἀλκιβιάδης A) è un dialogo di Platone, nel quale Alcibiade ha una conversazione con Socrate. La sua attribuzione a Platone è controversa tra gli studiosi. La datazione del testo è anch'essa variabile, ma viene collocato con buona probabilità nella prima metà del IV secolo a.C.[1]
Indice 1 Problemi di autenticità e datazione relativa del dialogo 2 Contenuto 2.1 La vera sapienza 2.2 L’utile e il giusto 2.3 Il buon governo 2.4 I timori di Socrate 3 Note 4 Edizioni 5 Voci correlate 6 Altri progetti

Alcibiade primo
Titolo originale Ἀλκιβιάδης A Altri titoli Sulla natura dell'uomo

Frammento papiraceo dell’Alcibiade

Problemi di autenticità e datazione relativa del dialogo

Autore 1ª ed. originale Genere Sottogenere Lingua originale Ambientazione

L’attribuzione del dialogo a Platone non è unanimemente accettata dagli studiosi. Sebbene non ci sia totale accordo sulla sua inautenticità, come invece accade per l’Alcibiade secondo, esso presenta vari elementi che stonano: ad esempio l’inusitata arrendevolezza di Alcibiade (che, seppure giustificabile con la giovane età, non ha nulla a che vedere con la sicurezza e l'irrazionalità dell'Alcibiade del Simposio) e il personaggio di Socrate, che appare sin troppo fedele a sé stesso.[2] C'è una notevole somiglianza, infatti, tra il Socrate quasi stereotipato dell’Alcibiade e quello di Senofonte, che certo non era né si definiva un filosofo.[3] Il dialogo è ambientato presumibilmente nel 430 a.C., poiché Alcibiade è nato nel 450 a.C. e qui lo si presenta come un giovane appena arrivato alla maggiore età, alla vigilia del suo esordio nella vita politica di Atene.[4] Personalità controversa, Alcibiade fu la rovina di Socrate con le sue follie, a causa di gesti come la mutilazione delle Erme, e il tradimento nei confronti della città, quando si rifugiò a Sparta per evitare il processo conseguente allo scandalo, e da dove poi preparò la rivoluzione oligarchica per rovesciare la democrazia nel frattempo instauratasi. Egli fu stratega in varie battaglie, e morì nel 404 a.C. per opera di un satrapo.

Platone IV secolo a.C. dialogo filosofico greco antico Atene, intorno al 430 a.C. Personaggi Socrate e Alcibiade Serie Dialoghi platonici, IV tetralogia

Contenuto

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il giovane ovviamente non riesce a spiegarsi. acconsente a tutte le domande di Socrate.[8] Come in tutta la produzione platonica. sarebbe un'azione utile. Ma come. e certo non ha avuto un maestro.[6] Come potrà consigliare gli ateniesi sulla guerra se non conosce nozioni come il giusto o il meglio. esorta invece Alcibiade a spiegargli la differenza tra utile e giusto. ma Alcibiade non ha mai imparato altro che suonare il flauto. ottenendo però solo lo scherno del giovane. Se può riconoscere questa differenza nell'assemblea. tuttavia. d'altra parte egli ritiene la codardia un male supremo. pertanto. e se c'è differenza la si deve spiegare. Socrate gli fa ammettere che il solo campo su cui si possa dare consiglio è quello in cui si è sapienti. tutti gli altri pretendenti si sono fatti avanti.20/10/13 Alcibiade primo . ma il suo daimonion (dèmone interiore) gli ha sempre impedito di rivolgergli la parola. Eppure su nozioni come il giusto. Il giovane tenta una scappatoia: gli Ateniesi. pertanto rifiutandolo smentisce sé stesso. cioè che apporta dei beni all'anima. perché indubbia. neppure da bambino. la massa si trova sempre divisa: pertanto. ma alla fine del ragionamento nega le sue affermazioni. infantile ed estremamente sicuro di sé stesso.[7] Messo alle strette dal ragionamento socratico. Alcibiade conviene che la cosa più importante nella vita sia il it. nel frattempo.Wikipedia Il dialogo si apre con le parole di Socrate: egli è innamorato di Alcibiade. fondamento della vita politica? Non può averle imparate da sé come afferma. Pericle) e conquistare il mondo: non accetterebbe di Platone vivere se sapesse che qualcosa gli è precluso. giovane bello. Se soccorresse un compagno e morisse.[9] L’utile e il giusto Alcibiade. Alcibiade ritratta: non ha imparato da sé. e non accetterebbe di vivere se dovesse farlo con viltà. quando gli viene fatto notare un errore in un ragionamento.org/w/index.wikipedia. se non conosce il giusto? E anche l'utile non è una nozione che deve aver imparato da Johann Friedrich Greuter. dato che il motivo che spinge qualcuno a cercare la verità è la cognizione di non sapere: Alcibiade invece non ricorda neanche un minuto della sua vita in cui non sia stato convinto di sapere. capriccioso. come all'assemblea così a Socrate. Anche se morisse. ma sull'utile e sul dannoso. Socrate gli fa notare che giusto e utile coincidono. il dèmone gli toglie la sua proibizione. e sostiene che sia solo Socrate a concludere che la massa non sa. come tutti. quando deliberano dei massimi affari. in questo caso la morte).[5] La vera sapienza Alcibiade è determinato a essere coperto di onori come nessuno prima (nemmeno il suo protettore. consiglierà subito gli Ateniesi sulle questioni più importanti. Al suo ingresso nella politica. ricco e di nobile famiglia. deve essere capace di spiegarlo. altrimenti saprebbe dirlo in maniera che tutti lo riconoscano e ci si attengano. come la guerra: quando farla e quando non farla. Socrate contesta il criterio della maggioranza: la vera sapienza non può essere messa in discussione. non accetta che lo si applichi anche ad altro. Socrate. quindi.[10] Questi lo incalza: Alcibiade era d'accordo in ogni punto del ragionamento. nessuno di loro può essere davvero cosciente di cosa esso sia. non s'interrogano mai sul giusto e sull'ingiusto. Socrate e qualcuno o scoperto da sé? Eppure Alcibiade non la considera i suoi studenti (XVII secolo) un'argomentazione valida. ha imparato dalla maggioranza delle persone. scrivere e fare la lotta. farebbe un'azione giusta ma non utile (cioè gli apporterebbe dei mali. In vista del prossimo ingresso di Alcibiade nell'assemblea del popolo. e deve essere Socrate a guidarlo. accantona questo passo: non gli importa sapere se egli conosca l'utile. per evitare che egli fugga il discorso.php?title=Alcibiade_primo&printable=yes 2/5 .[11] Il giusto e l'utile secondo Alcibiade non coincidono.

Egli non è più certo di nulla di quanto affermasse in precedenza. Alcibiade definisce l'amicizia come concordia (arithmetiké). Socrate contesta: sin dall'inizio del dialogo. cioè la conoscenza. Per fare questo. sa che gli altri cittadini e uomini politici sono ignoranti almeno quanto lui. in modo da migliorare il lato di sé stesso che gli permetterà di farlo.Wikipedia vivere bene. e lo persuade che il solo modo per cui un uomo possa guardare (e conoscere. e precisamente la parte in cui dimora la virtù. di rimando) la propria anima sia osservandone un'altra. e che ciò sia possibile solo essendo giusto: pertanto. pertanto dovrà sapere cosa rende lo Stato ben governato. deve determinare di cosa si debba prendere cura. come il calzolaio si serve delle forbici. discendenza divina in misura molto maggiore del ragazzo. cioè conoscere se stesso il famoso motto socratico ripreso dalla massima scritta sul tempio di Delfi. bellezza. La rivelazione. egli non s'intromette. l'uomo dovrà forzatamente essere sola anima. Alla richiesta di precisazioni. Perciò se per Alcibiade l'amicizia è concordia.20/10/13 Alcibiade primo .org/w/index.[16] Per logica. appena stabilito un punto si procede all'esame dello stesso: Alcibiade vuole migliorarsi per essere in grado di governare bene lo Stato. Alcibiade ritratta confusamente la sua definizione di amicizia. Seppur riconosca i suoi difetti. quindi prendersi cura di sé stesso. giacché è indubbio che un'anima ben curata sia piena di virtù. Alcibiade ha chiarito che non accetterebbe di vivere sapendo che qualcosa gli sarebbe precluso. Socrate dichiara il proprio amore nei confronti dell'animo del giovane. questa idea implica un altro problema: se non c'è concordia quando ognuno fa le cose di sua competenza. che egli non ha avuto. e pertanto le sue doti naturali gli possono bastare per prevaricarli. E se anche da ignorante potesse contare sulle sue doti naturali per prevaricare gli altri Ateniesi. Museo Archeologico Nazionale (Napoli) Qui Socrate gli viene in soccorso: egli deve migliorare. ma è incapace di darne una nuova e lascia anche cadere l'idea che lo stato sia governato dalla stessa. Non potendo però essere l'uomo una fusione di anima e corpo. giacché è impossibile che il corpo comandi su sé stesso. giunta dopo un lungo dialogo. come l'arte del navigare. e non rischia di sbagliare. il giusto è anche l'utile. come potrebbe fare affidamento su di queste per imporsi ai re di Sparta e di Persia? Essi hanno infatti tutte le doti su cui punta Alcibiade: ricchezza. dobbiamo dedurre che gli uomini non provino affetto per le mogli.wikipedia.[13] Come di consueto nel dialogo socratico.[15] Il passo successivo è quindi l'ovvia definizione di cosa sia l'uomo: attraverso domande e risposte si arriva all'idea che l'uomo sia colui che si serve del proprio corpo. [14] Michele de Napoli. Oltre a suonare assurda. Spesso però gli uomini non sono concordi su cose che non gli competono. e se Alcibiade vuole migliorare deve occuparsi solo della cura di quest'ultima. ne risulta che uno stato retto dalla concordia è uno stato in cui nessuno può fare quel che gli compete. Dapprima definisce il buon governo come quello in cui non ci siano fazioni e tutti abbiano un rapporto di amicizia. Morte di Alcibiade. Pertanto non potrà avere la minima speranza di prevaricare su di loro se non educandosi nelle cose in cui gli Ateniesi sono rinomati: sollecitudine e abilità. Socrate lo porta gradualmente a fargli comprendere che il motivo dei suoi sbagli è la presunzione di sapere: su cose che sa di non sapere.[12] Il buon governo Ma questo non basta a farlo desistere dalle sue idee. Socrate gli offre il suo aiuto: egli è sì ignorante. è perché non sa e credendo di sapere s'intromette: ad Alcibiade non resta che ammettere la propria ignoranza e presunzione. ne risulta che il buon governo si realizzi quando formato da uomini virtuosi. ad esempio sulla lavorazione della lana che è un'arte delle donne.php?title=Alcibiade_primo&printable=yes 3/5 . ma guidato dal dèmone può aiutarlo a migliorarsi. e sin dalla nascita godono di un'educazione sopraffina. Ma se sbaglia su qualcosa. 1839. nel momento in cui queste tessono la lana. lo sconvolge. Alcibiade capisce perciò che solo stando con Socrate ed osservandone it. una volta stabilito che Alcibiade deve migliorare la propria anima per ben governare.

Milano 1995. Puliga. ^ Alcibiade I 135e. Maltese. Alcibiade secondo. Introduzione a Platone. 15. 4. a cura di D. a questi viene imputato di corrompere i giovani. quanto perché attratto dalla potenza che gli garantiva lo Stato (e mal sopportando di dover ammettere la propria ignoranza. quanto per «la forza dello Stato». ^ Alcibiade I 103a-104c. 12-13. 3.[18] Note 1. p. Puliga. Alcibiade secondo. pp. 9. e dei suoi insegnamenti. Alcibiade secondo. 18. D. ^ Platone. a cura di E. ^ Alcibiade I 128d. ^ Alcibiade I 110d-3. Puliga. 24. I timori di Socrate Il dialogo si chiude con i timori di Socrate: in maniera profetica. Platone rimarca tuttavia che Alcibiade sia diventato un traditore non perché abbia seguito gli insegnamenti di Socrate. 12. 14. 1995. Rizzoli. Introduzione a Platone. trad. ^ Alcibiade I 114c.php?title=Alcibiade_primo&printable=yes 4/5 . ^ Alcibiade I 114d-117e. Il tradimento di Atene da parte di Alcibiade. Newton Compton. 8. 6. Alcibiade primo. Arrighetti. Arrighetti. Alcibiade primo. ^ Alcibiade I 110a. Introduzione a Platone. fu la causa scatenante del processo: poiché Alcibiade (come Crizia) è stato allievo di Socrate. a cura di D. ^ Alcibiade I 112d. come gli capitava insieme a Socrate – si veda a proposito il Simposio) abbia lasciato questi ultimi. pp. egli teme che Alcibiade non riesca ad arrivare alla virtù. 994-995. 218. infatti. 5. Alcibiade primo. ^ Alcibiade I 130a.Puliga.org/w/index. 22. Alcibiade primo. p.20/10/13 Alcibiade primo . ^ G. Milano 1995. Roma 2009. a cura di D. ^ Alcibiade I 121a-124c. Arrighetti. 16. Voci correlate Socrate Alcibiade Dialoghi (Platone) Simposio (dialogo) it. Alcibiade secondo. a cura di D. 7. non per proprie mancanze.V. condannato proprio dallo Stato. 13. Puliga. ^ Alcibiade I 111d. 10. Tutte le opere. Introduzione a Platone. ^ G. ISBN 88-1717034-8. p. Alcibiade primo. Arrighetti. 11.[17] Qui Platone vuole fare un'evidente apologia di Socrate. Milano 1995. Edizioni Platone. p. ^ Alcibiade I 106e-107a.Wikipedia l'anima potrà conoscere la propria e migliorarla. Milano 1995.wikipedia. 17. Alcibiade secondo. ^ G. ^ Alcibiade I 124d-127d. ^ G. 2. 21-22.

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