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TEMPESTE.

DEM.A MEDESIMA AUTRICE


Fatalit.

Nono migliaio

L. 4

'^SGT ^^^^

NEGRI

Tempeste
Sesto
liigliaio

^^
MILANO
FRATELLI TRE\'ES, EDITORI
1896.

PROPRIET LETTERARIA

Riservati

t it

iti

riti

i.

Tip. Fratelli Treves.

A TE, JfAMMA.

A TE, MAMMA.

Temfeste.

te,

niaiiinia

ver, son forte.

Per

la

via sassosa

Lasciai brandelli d'anima e di fede;

Pur con superbo piede


Salgo ancor verso l'alba luminosa.

OtVersi
I

il

petto a tutte

le

ferite,

pi foschi e implacati odii sfidai;

E
Opposi l'energia

ai

torturanti guai

di

cento vite.

Dolorando non mossi un


Nulla piega
il

sol
il

lamento

mio fronte e

mio pensiero.

Io sono forte, vero,


Io son la

quercia che non crolla

al

\enio

te,

mamma

E una legge d'amor rinnovatrice


D'uomini e cose ne' miei canti freme,
Eterna, come
il

seme,

Come
....

il

bacio del Sol fecondatrice.

Benedicimi, o Madre.

E per

te

sola

Che combatto, che spero


Quando,
il

e che resisto.

col

sangue misto,

pianto mi fa strozza ne la gola.

Quando sento

fra orrende, avide spire

Nel tenebror dibattersi la mente,

E
Che m'infiamma

la virt
le

possente
per morire,

vene

Ti guardo, o Madre.

E
di

cosi fiera e

grande

M' appari, ne l'eretta e statuaria

Fronte

solitaria

Cinta di bianche ciocche venerande;

Cosi pura mi sembri, ne la calma

Intemerata de' tuoi anni estremi,

Tu

che

mali supremi

Provasti un giorno, e l'agonie de l'alma;

te,

ntaiitna

Tanta luce

ti

splende ne

le

chiare

Pupille e tanta dignit nel viso,

Nel gesto e nel sorriso,

Ch'io mi sento per

te

rinnovellare

Carne de
Forza de

la
la

tua carne io ridivento, tua forza, o Santa, o Vera:

Rivive in

me

l'altera
al

Quercia selvaggia che non crolla

vento.

>GOMBERO FORZATO.

Sgombero

forzato

Miseria.

La
nel

pigion non fu pagata.

A
La

rifascio,

mezzo de

la via,

scarsa roba squallida gettata.

Quello sgombero sembra un' agonia.

La tenebrosa
Il

pioggia insulta e bagna


i

carro,

cenci,

mobili corrosi

Dal

tarlo,

denudati, vergognosi.
l

V
E
il

un'anima

dentro che

si

lagna;

letto

pensa

al

disgraziato
le

amore

Ch'egli protesse, e che

membra grame

Di due fanciulli procre a la fame,

del tugurio maledetto


Tempeste.

amore

I...

Si^oiiihi'o

forzato

E scricchiola
Diede a
Di
la

fra

brividi

Chi
e

il

dritto

donna schiava

mal nudrita

crear per un bacio un'altra vita

D'angosce?... amor pei poveri delitto.

Sotto

la

pioggia

il

carro stride.

Dietro,

Un

operaio scarno, a fronte bassa,


la

Segue

sua rovina.
il

Ei

muto passa,
si

Ombroso
E

guardo, e non

volge indietro

a lui presso la donna, la piangente


figli.

Lacera donna, con due

E vanno

Senza riposo,

e
gli

dove

essi

noi sanno,

la

pioggia

sferza orrendamente:

Un

austero dolor che par minaccia


ai

Per entro

cenci ammonticchiati freme,

Freme

nel carro che cigola e geme.


l'

Nei quattro erranti da

emunta

faccia:

Quella guasta mobilia denudata

Che

in

mezzo

al

fango a

l'

avvenir
la via

s'

avvia.

Quella miseria che ingombra

Sembra

il

principio d'una barricata.

L'LNXENDIO DELLA MINIERA,

L'incendio della miniera

i3

La profonda caverna a mille metri


Sotto
N'ei

la

terra.

pozzi e fra gli scavi, erranti spetri,


la

Vanno per

prigion che
I

li

rinserra

minatori.

Son cinquecento

han lampade

picconi,

Corde

e martelli.

D'aspre fatiche indomiti campioni

Son cinquecento, muscolosi

e belli
:

Come
Ninno
di

guerrieri

lor varc

trent'anni ancora,

E
Li attendon
l,

spose e

figli

dove nel

sol s'infiora^

Dagli abissi lontano e dai perigli,


II

verde eterno.

14

L'incendio della miniera

E
E

via scavando con gigante lena

Van dentro
la forza
la

il

masso

plebea che

si

scatena

Contro

fredda maest del sasso

Selvaggiamente

rode, sventra, abbatte, invola, strazia,

Vandalo atroce,
Piovra succhiante che mai non
si

sazia

Ma

spian

gli

abissi l'attimo feroce

De

la

vendetta

l'attimo suon.

Scoppia una lampt


.

Risponde un tuono

La gran corrente

del grisot

divampa

Con

guizzo orrendo e formidabil suono

Tutto perduto-

Per l'atre forre

e le crollanti vlte

Fumosa
Fra
gli

e rossa,

urli

de

le
si

vittime stravolte.

Qua! serpe che

snoda

in

una

fossa,

La fiamma

sale

L'incendio della miniera

5ale

distrugge; e sotto l'immane

vampa edace

^a profonda caverna diventa una fornace.


dorti e

morenti ammucchiansi
di di

si

sfasciano le travi
ai

on ruggiti

belva gi in fondo

ciechi scavi,
di

on
.

castelli

fiamme, son rimbombi

frane,

l'inferno che s'apre su quelle teste umane.

la soccomber
l

non vogliono

vivi ancorai...

avvinto

il

lor corpo a la vita con delirio d'istinto.


gli

corrono per

antri,

disfatti,

scamiciati,

'ome dmoni erranti per

abissi infocati,

^on le bluse a brandelli, con l'orbite schizzanti:


>'

arrampicano

ai

muri, convulsi, sanguinanti,


la gaiezza del sole,

T^olendo l'aria,

l'aria!...
il

a libert dei venti,


)ei

verde delle aiuole,

magnifici azzurri la purezza infinita,

utto ci che respiro, che vita, vita, vita!;..


)h,

quella vita schiava trascinata nell' ombra,

^Fascinata nei pozzi che

fumo o polve ingombra,

Quella vita inumana, senza raggio n fiore,


Quella vita di cieco, quella vita d'orrore.

i6

L'incendio della miniera

Essi adesso la vogliono, la vogliono!...

le

mani

S'aggrappano a

le

rocce con movimenti insani


aria ed ingoiano

Le bocche cercan

fumo:

La

terra nera fatta di sangue e polve un


si

grumo

Tutto cade e

sfascia,

tutto

morte
la

maceria
:

Dovunque

la terribile follia

de

materia

La fiamma scende

e sale, e folleggia e gavazza.

sul carnaio

infame divampando sghignazza


le

D'odio omicida fatta: e stride a

ruine

Con rabbia

insaziata di vincitrice: fine.

Tutto pass.

Domani,
sole,
di

a cento a cento,

Saran portati

al

informi e muti,

Con tumulti

d'

angoscia e
I

spavento
:

resti

dei caduti

Su

le

membra
lo

staccate e fumiganti

Imprimeran

stigma del dolore

Mille bocche febbrili e singhiozzanti,


Mille bocche d' amore.

L'incendio della miniera

Poi,

gettata sui carri a la rinfusa,


veli

Fra spiegate bandiere e

bruni,

La turba funeral sar rinchiusa

Ne

le

fosse

comuni

Poi,

su le fosse, caler l'oblio.

Splendide rose e pallidi giacinti

Sorgeran come

al

bacio d' un Iddio


;

Dai corpi degli estinti

E
D'

steli

spiche di robuste messi


e

umani succhi turgide

superbe

nel verde dei mirti e dei cipressi,

Ne r umidor
Ne l'innocente

dell' erbe,

palpitar dell'ale.
e serena

Ne r ampia

folla libera

L'onda rifluir calda e vitale

De
...Ma

la

gioia terrena.

figliuoli

dei

morti, oh, triste, inane

Gente!... cresciuti a stenti ed a squallori.

Diventeranno per un soldo e un pane


Anch'essi minatori.
Tempeste.
^

L'incendio della un /nero

E E
Ne

ad uno ad uno scenderan


forse un giorno, dentro
la
i

nell'

ombra

negri scavi

caverna smisurata e ingombra.

Al suon

di

colpi gravi,

Inciamperan ne l'ossa d'un parente.

Al subito tremor d'intima guerra


Si

curveran

le

fronti,

e
le

sordamente
picche a terra.

Cadran

....

razza, o razza conculcata e ignav;


l'

Cui nulla giova

esser bella e forte,


far clie darti
te la

Se

nuli' altro

sai

schiava.

Meglio per

morte!.

Viva l'incendio

clie

bruciando annienta

Le tue lacere

vesti e la tua fame,


all'

Viva r incendio che

ignoto avventa

Le tue viscere grame;

Che, per un' ora almen,

sii

te

raccende

La
Che

sterile piet di
fatica e dolor,

chi

non
ti

soffre,

tutto

prende,
t'offre
!
.

pace e sonno

L'incendio della miniera

[9

Viva l'incendio che

al

felice,
:

assiso

Di fronte al sole, urlando va

Ti desta
sorriso,
:

De' tuoi sogni

d'amor
Lascia

lascia
le

il

sale in festa

Scopriti
[.e

il

capo

al

suolo, al suol reclina


il

tremanti ginocchia e
le
Il

volto smorto:

Sul lavor, tra

fiamme

e la ruina.
!
. .

tuo fratello morto

LETTERA

Lettera

Venuta da lontano,

Le

cittadi

attraversa e l'Oceano.
il

Fatta d'ali cosi, come

pensiero.

Le

bisbigliano
"

flutti

ampli del marc

Forse a un amor distrutto


il

E
....

velo e

tomba

tuo suggel di lutto?


il

Ella tace e prosegue

muto

errare.

Le

ripeton le voci alte dei venti


"

Rechi gioia o sconforto,

Bacio

di

vivo o tetro odor di morto?...

Ella risa

non

ha,

non ha lamenti.

24

Lettera

via e via, per

monte

e per pianura,

Viaggia notte e giorno,


Fatato augel che non avr ritorno,

Brano d'alma lanciato a

la

ventura:

Ma

niun

le

invola

il

suo mister profondo.


torse l'orrore
d'

Chi
D' un addio
Il
:

sa?...

1'

aflannoso urlo

un core,

soave pallor d'un riccio biondo:

Goccia

di

sangue giovane,

stillato

Da una
Pianto o preghiera

ferita aperta:
d'

anima diserta

Che

soffre e sconta senza aver peccato.

....

va,

e va, e giunge.

la

Ne

la

bruma,

Col freddo, su

sera,

Giunge

in silenzio a la stanzetta austera

D' una donna che

amor

tutta consuma.

Brilla

il

guardo: un rossor

la fronte
il

accende
:

Batte a schiantarsi

core

La cerea mano convulsa d'amore


Esitando a
la busta,

ecco,

si

stende....

Lettera

No.

Cerea mano piccola

tremante.

E minacciosa
[Jn

l'ora.

sol

minuto, un sol minuto ancora,

Avida mano piccola e tremante....

Tempeste.

TERRA.
A Donna
Emilia Periizzi

Terra

Dammi una

zappa, un erpice o un rastrello


cale che l'estate

A me
Sotto

non
il

avvampi

bacio del sol vivido e bello

Vo' lavorar ne' campi.

Cosi, discinta, con le braccia

nude

Le

vesti rialzate a la cinturai


fatica
sai?...

La campestre
Lo

umile e rude

non m'impaura

voglio qui le stanche, le

pallenti

Gracili

dame da
di

la

man

di

cera.
ai

Fronde

salcio
Steli

abbandonate
fioriti

venti

a sera

Ar

Gli
I

ammalati

di

sogno

di

nevrosi,

parassiti inutili e belanti,

Gialli

d'ozio, di spleen e di clorosi,

Fantasmi

in

tuba e guanti.

Gi cravatte e
Busto ove
il

gioielli!...

al

foco

il

vano

petto sta qual fior di serra!.


luce e
il

Chiediam

la

solco, e l'aer

sano

Alla terra!... alla terra!...

Qual pienezza

di

vita entro la

bruna

Zolla che s'apre de la vanga al morso,

insetti

semi e caldi amori aduna!...

Come
Van
le

in eterno corso

linfe gioiose,

risucchiate
la

Con eterno deso da


Dai tronchi e da
le

radice.

foglie al

vento

alate,

Qual

latte di

nutrice!...

il

baccanal del verde e del frumento,


le

Del buon frumento da

spighe d'oro,

Maturanti

in

silenzio a cento a cento


di

Nel Sol

Messidoro

Lieti fiori di

porpora

ira

il

grano
belli.

Respiran largo, trionfanti e


Il

riso slancia da l'acquoso piano

Gli steli verdi e snelli

Sorgon bianche ninfee da

le

paludi.
ai

Variopinte corolle in mezzo

prati,

Ovunque

soffii

ravvivanti e crudi
dei fieni falciati
;

Son

Un' alma vive in ogni

filo

d' erba.

Un'alma vive

in ogni

atomo errante.

Tutto, con franca volutt superba.


Si

bacia

al

sol fiammante-.

Alla terrai... alla terrai... Laceriamo


Il

seno e

fianchi de la
lei

Madre

antica

11

tesoro dei frutti a

strappiamo
:

E de
Vogliam nembi

la

gonfia spica

di

rose e vogliam pane


I...

dolci vini dal sorriso biondo


la

Libera scorra

dovizia
pel

immane
mondo,

rotoli

Terra

\\

ovunque arrida:

a la soffitta oscura,
ai

Al palagio sorgente in mezzo


Tutti
figli

fiori:

Siam noi de

la

Natura,

Tutti lavoratori.

Qui, sotto

cieli,

nella luce.

Avanti,
e scuri,

Con macchine

e forconi e

vanghe
amanti

Noi sacerdoti de

la forza e

Del Sol,

noi,

belli

e puri!...

Gi Gi

il

petto, ecco,

s'

allarga e rifiorisce

le

vene

s'

inturgidan, bollenti:
al

Nova fiumana

cerebro fluisce

D'alate idee fulgenti:

Pi tristezza non v'ha, non

v'

ha

pii

noia:

Pi miseria non v'ha, non v'ha pi guerra:

Tutto e moto, salute, speme,

gioia....

-Mia terra!... alla terra!...

SACRIFICI.

7 emfeste.

sacrifici

35

M A E 5 T R A.

E una

maestra.

Ha

ne

lo

sguardo ouono

La rassegnata calma paziente


Di chi sa
il

vuoto,

il

pianto ed

il

perdono.

Con lungo amore, faticosamente.


I

figli

d'altri a l'avvenir prepara;

Insegna con austere voci e lente.

Ne

la

sua stanza fredda come bara


riscald

Ove mai

fiamma

d'

ebbrezza

La sconosciuta povcrtade amara.

sacrifci

Ove non
D'

fulse

mai

la

giovinezza

un

lieto

sogno, morr un giorno, sola,


il

Composta

volto a stanca tenerezza;

E su r
E
nel

algide labbra di viola


gli

vago stupor de

occhi spenti

Morra con essa l'ultima parola

Del suo delirio:

"

bimbi, o bimbi.... attenti.

>'icnfic

La M

a d r

Vedova, lavoro senza riposo

Per

la

bambina
da
lo

sua, per quel suo bene

l'nico,

sguardo luminoso;

Per essa sopport tutte Per darle


il

le

pene.
la vita, le

pan

si

logor
si

Per darle

il

sangue

vuot

vene.

La bimba crebbe, come una


Di rose a Maggio,

fiorita

come una sovrana,

Da

la

dolce materna alma blandita;

38

/ sacrifici

cos

piacque a un

uom

quella sultana

Belt, che al suo desio la volle avvinta,

E sposa

amante

la

port lontana!...

....

Batte or

la la

pioggia dal rovaio spinta

Ai vetri de

stanza solitaria
sta,

Ove

la

madre

tacita,

vinta:

Schiude essa

labbri, quasi in

cerca

d' arij

Ma

pensa:

la Diletta

ora

felice....

E, bianca al par di statua funeraria,

Quella sparita forma benedice.

/ sacrifici

3q

III.

F I D A N Z A T A.

Egli le disse:

"

monti e l'oceano
il

Frapporre

io

devo fra

tuo bacio e

il

mio

Oh, pensami, mentr'io sar lontano.

Oh, attendimi!... Giammai sonno d'oblio


Col tempo graver sul nostro amore:

Serber

la

distanza alto

il

desio.

....

Ed
i

ella attese.
gli

Ed

minuti e l'ore

mesi e

anni,

lunghi anni glaciali,

Passaron senza un rasrgio e senza un fiore

/ sacrtjci

Su quei densi

capelli verginali

E quando cadder
Le primavere
e

dal suo volto smorto


l'ali,

dal suo passo

E una ruga ghign

sovra quel morto


il

Fascino (lenta pioggia


Ei riapparve
alfin,

marmo
risorto.

scavai

come

Ma non
De' baci
Ella
il
;

confuser l'infocata lava

non

1'

ebbrezze desiate
egli

padrone,

guard

la schiava,

Per ritrovar

le

forme un giorno amate.

Per

ritrovarle....
al

e poi stettero,

fisso

Lo sguardo

suolo, querce fulminate,

fra di

lor

si

risquarci l'abisso

TEMPIO ANTICO.

(Chiesa

di

San Francesco,

in

Ludi.)

Temfesit

Tempiu

Antico tempio maestoso

nero
orai,

0\'

io,

pensosa adolescente,
e

Te grave d'anni
Antico tempio,
io

d'ombra

e di mistero

non iscordo mai.


del trecento

Sorridean
3Iiti

le

Madonne

ed ingenue, sui giallastri muri

Qualche prete sbucava a passo lento

Come una
V' era

larva, dagli sfondi oscuri.

come un odor
di

di

vecchie rose,
appassite;

Un odore

mammole

V era

il

silenzio de le antiche cose

Nel tramonto dei secoli sopite

V'era una lampa giorno

notte accesa

Come un
E
a

triste desio,
l
gii,
il

sopra un aitar,

me

sul bianco

marmo
il

stesa,

Parca dolce

pregare ed

sognar.

!<IU/>H>

'li

Ore

inspirate,

quando

me

fanciulla

L'organo ripetea sacra un'istoria,


K m' assopiva come in una culla

Un'ebbrezza fatidica

di

gloria;

Ore

inspirate,
l'

quando

in

me, bollente,
prime,

Spumeggi

onda de

le strofe

E mi travolse appassionatamente

La vertigine azzurra

del sublime;

Ore perdute
Di quel che

fra le nebbie d'oro

non ritorna aulente Maggio,

Come

di

rondinelle agili un coro

Sciolto a volo pel ciel fra raggio e raggio

Ore
Io vi

di

sogno e d'ideale incanto,

ricordo, io vi ricordo ancor;


strazia per voi sordo
il

E mi
Di chi

rimpianto

rimembra un

soffocato amor.

Ittnyiv

iiiiitu

46

Avanti, avanti.
it-nza

Il

tempo mi sospinse
incolto
:

riposo, sul
fili

cammino

L'na rete di
\I& lo

aspri m'avvinse,
l'

sguardo a

azzurro ancor rivolto.

Avanti....
I

ma

al

passato un dolce, intenso

>csio
..

la torturata

alma rimena.
vecchio incenso,
pregai serena!...

profumi

di gigli e
io

Nel grave tempio ov'

O O O

ceri,

o arcate, o pace di convento,

larve erranti negli sfondi oscuri,


gracili

Madonne

del trecento

'he

impallidite sui giallastri

muri;

Tutto

il

mal ch'io commisi e ch'io


fra voi vorrei dimenticar;
sui

soffersi

Fra

voi,

Fra

voi,

marmi benedetti

e tersi,

Le preci dei sereni anni cantar.

LA

'

FIGLIA DELL' ARLA

La "Figlia

dell'aria

,,

49

Il

circo tace.

Ogni sorriso muore,

pallida ogni faccia,


fiato;

Mozzo ogni

un gel d'ansia e d'orrore


agghiaccia.

La chiusa

folla

Come candida nube


Da
Su
i

o cosa alata.

l'alto

Ella s'avanza:

trapezii lucenti, aerea fata.

Ride, volteggia, danza,

Si

slancia e

si

contorce flessuosa

A
Scioglie
i

spire di serpente.
veli
la

ed

il

crin,

lancia una rosa

A
Tempeste.

turba silente,
7

5o

La "

Figlia dell'aria

,,

Scherza

col vuoto,
le

provoca l'abisso

De

pupille assorte

Col nero guardo ammaliante e fisso

Vince periglio e morte.

Non

forse par che la sua

chioma avvampi,

E
De
Sotto

che nel fulvo ardore


i

Tutti chiuda in un fascio


le

raggi,

lampi

tropiche aurore?...

la

breve tunica stellata

In guizzi sapienti

Snodasi

l'

esil

forma

delicata,

Che

dai primi dolenti

Anni, fra

salti
i

e gli urli de' buffoni.

Fra
Accenti de

lazzi

osceni e

rchi

le

bacchiche canzoni,

Nuda

s'offerse ai giochi

Perigliosi, a le

danze

agili,

ai

voli

bella,

ancor bambina

Quasi, e par che ne l'aria ella s'involi,


Soffio e luce divina!...

La " Fislia

dell'aria

bimba, o vecchia bimba, a cui fu mutj


L'infanzia di dolcezza;

vecchia bimba

al

pubblico venduta.

Che

la feroce

ebbrezza

Di vederti scherzar con l'agonia

Paga, e

al

tuo corpo ha dritto,


"

Che r acre

gioia di chiamarti

Iddia

Paga, e paga un

delitto;

vecchia bimba gi prostituita,

Danza, danza nel vuoto

gli

spirti

de

l'aria offri

la

vita.

Duella con l'ignoto.

Getta a

la

folla

che guatando trema


:

Baci, sorrisi, fiori

Poi concedi un'orrenda orgia suprema.


L'ultima,
a'

tuoi signori:

Dal

sommo ove

folleggi,

ebbra, tra'lita

Da una superba mossa.


Vittima ne
le

bianche

ali

ferita,

Cadi

e schiantati

l'ossa.

DISOCCUPATO.

Disoccupato

Alto, lacero, bruno, scamiciato,

Con un erculeo

torso
di

Di facchino, di fabbro o

soldato.

Egli aperse la porta impallidendo.

Era un disoccupato.

Disse

Chiedo lavor, son forte e sano


Resisto a la fatica,

Ho due
Vengo
:

braccia di ferro.
e,

Da lontano

son gi due mesi, ad ogni porta

Batto, pregando invano!...

Chi

gli

rispose allora, io non

rammento

Fu un no secco
Gli contrasse la faccia

e reciso.

uno sgomento
la

Cupo

dal petto usci

rauca

voce

Come un

singhiozzo lento.

56

Disoccupato

disse:

Per l'amor dei vostri


lasciate andare.

estinti,

Non mi

E una cosa tremenda


Quando
si

esser respinti

ha fame.

Oh, per piet, nel nome

Dei vostri cari

estinti!...

disse ancora: Se credete in Dio,

Non mi
Sacro diritto a

lasciate andare.
la

fatica

ho anch'io:
chi cade.

E una bestemmia abbandonar Quando


si

crede in Dio!...

Chi

gli

rispose allora, io non

rammento

Fu un HO timido
Parve

e fioco.

eh' ei barcollasse in quel

momento:

Poi part, senza un motto, a capo chino.

Trascinandosi a stento.

Aftascinata, io lo seguii col guardo

E
Lungo
Su
la

allontanarsi

il

vidi

la via

sassosa, a passo tardo.


colpia del Sol di giugno

testa

il

L' arroventato dardo.

Disoccupato

57

Spari

ma, come in sogno,


lo
vidi,

il

disperato

Corso seguir
Inutil forza,

braccio dispregiato:

avanti, avanti, sudicio,

ramingo,

Febbril, dilaniato.

Per

citt,

per villaggi, per cascine,

Mendicante superbo.

Mostrando invan

le

stimmate e

le

spine

Di sua miseria!... e poi cadere, affranto.

Invocando

la

fine!...

E,

curvo

il

capo, smorta di dolore,


:

Mormorando
Sentii di tutti
i

perdono,
l'

vergogna

secoli

errore
e la

il

rimorso del

mondo
il

Pesar sovra

mio cuore.

Tempeste.

ISTINTO MATERNO.

Istinto

materno

6i

ISTINTO MATERNO.

Non un bimbo da
Mia giovinezza
si

me!...

l'appassionaia
:

dilegua sola

d'

un trepido olezzo

di viola
falciata.

Profuma l'erba non ancor

O O A

baci de la cullai... o

immensurala
il

Gioia che d'ogni lutto

cor consoia,

prima soavissima parola


una boccuccia d'angelo insegnata
I

02

Istinto lutenio

Io

questa invoco dignit feconda


dal mister de
l'

Che

anima sprigiona

Larga d'affetto inestinguibil onda:

Questa rosa divina Questo schianto


Tutta
la vita

al

Sol fiorita,

di viscere

che dona

nostra a un'altra vita.

// figlio

63

IL

FIGLIO

E penso
De
la

Egli verr.

Da

le

sorgenti

mia balda

e \-incitrice essenza.
le

Dal fluttuar de
Egli
i

mie

linfe
l'

ardenti

germi trarr de

esistenza.

Tutto mi prender, l'ansie irrompenti.

La sanguigna
11

del cerebro potenza,

pugnace desio de' sommi eventi.


l'infinito

De

amor

la

coscienza:

04

// f'g^^O

sar grande

come

io

mi giurai

D'essere, e non divenni; e quelle eccelse

Vette soggiogher, ch'io non toccai;

felice io

vedr

lo spirto mio.

Vedr

le forze eh' ei
lui,

da

me
in

divelse

Rinnovellarsi in

come

un Dio.

//

fghu

65

Ahi... troppo t'amerei.

Come un'immensa

Nube carca

d'elettriche scintille

Sarebbe l'amor mio; con mille e mille

Forme

di vita

impetuosa e densa.

O
De

tu

che dormi ne

la

notte fonda

l'increato e nel mister del sogno,


gli

Per questo ben che sovra


Per questa mia
di

altri

agogno,

te

sete profonda,

Svelati!

al

bacio e

al

frutto anela

il

fiore-

Quando
In

a la terra
di

Primavera scende.
l'alma s'accende

un'ansia
ai

te
:

Gridando
Tempeste.

fati

amore, amore, amore.

ARRIVO.

Arrivo

69

Batto: r ampia Citt schiude

le

porte.
la

Chi t'ha cresciuta?...


Chi
ti

De

condusse?...

campo e radura. L'ala della sorte


Il

E un
le

vento
i

d'

uragano.

mie selve

canti e la frescura

Ti porto da lontano.

Vissi tra

verdi muschi e

pruni incolti,

Tra
Fra

le
il

spire dell'edere tenaci,

nereggiar dei pini

agili

folti.

Del pieno aer conosco

Le rabbie tempestose e

dolci baci

Fui zingara del bosco.

70

Arrivo

La

libert, la libert sfrenata

Fu E

mia, fu mia!... Se tu sapessi come


bello

irromper sola e scapigliata


le

Tra
Senza

foreste e

campi

rigidi lacci e

senza nome,
di

Pieno l'occhio

lampi!

Se tu sapessi che ridente cosa


Esser nato da un bacio de
la

terra

Esser l'erba

sottil,

la

pampinosa

Vite, la spica bionda,


Il

fior

che un seme
Il

di

dovizia serre

Dio che

lo

feconda!...

Giunse a me da

le

vrtebre del suolo

Dai bisbigli de' germi a primavera,

Da
Da

le

nozze de

pllini,
i

dal volo

Magnifico de
la

venti,

fumida corsa battagliera


De' cavalli nitrenti,

Arrivo

71

LJn

rigoglio di vita,

un

soffio,

un'onda

Di vigore,

una febbre

di vittoria.

Come

di

fiume che abbatta la sponda,


sul

E
^!

domato piano
una gloria

dilaghi rombando, in

Torbida d'oceano!...

Ora a
Marra
Patrie.
e

te vengo,

o Fulgida, o Vetusta,
le

zappa lasciando a

pendici

al

Mi vuoi?... son giovane e robusta:


risaie
gli

Da r umide
Vengo

sordo clamor de
a le case operaie.

opifici

Lancio un raggio

di

sol negli angiporti,

Reco

il

vivo color de la salute


esili

Ai volti de' tuoi bimbi

e smorti

Un profumo
Un

di

fieno.

cinguetto di rondini sperdute

Nel meriggio sereno.

72

Arrivo

a la folla che intorno mi respira,

In giacchetta, in gonnella, in cenci, in guanti

Che m'urta, che m'assorda, che


Che passa Che
si

m'attira,

non mi guarda,
le

rinnova per

vie sonanti,

Afifannosa, gagliarda,

Grido

il

saluto libero e fraterno,


a cuore,

L'inno augurai che avvince cuore


Inno
di

speme
i

e di giustizia: eterno

Come

mari e

deserti,
lo

Come

germi de' solchi e


De' glauchi
cieli

splendore

aperti.

A L'OSPEDALE MAGGIORE.

Donna Emilia Perui

Tempeste

l'Ospedale Maggiore

76

Corsia di San Giuseppe, a destra, in fondo,

Numero
Or son

venti.

Il

letto vuoto, adesso.

tant' anni, sul guanciale istesso,

Mio padre moribondo

Giacque, e spir.

lui

Gracile bimba in culla

Ero; e

di lui,

di

che m'adorava,

Che, per

me

lacrimando, agonizzava,

Nulla ricordo

nulla.

padre mio ch'io non conobbi, senti


tu?...
ai

La mia voce ora


Che abbandonasti

La

creatura
a la sciagura,
'

geli,

s:li

schiaffi

dei venti.

l^

Ospedale Maggiore

cresciuta,

ha

sofferto,

ha lavorato,

Ti piange: su le punte dei coltelli

Pass,

ma

nei pensosi occhi ribelli

Rise un sogno inspirato,

Rise

il

fulgor d' una possente fede


;

Ed

ella vinse

ed

or,

fiera qual giglio,


al

Armata

in

campo, intrepida

periglio,

Ama, combatte,
Mentr'

crede.

io ti

parlo, in

una queta stanza

La

dolce madre, sorridendo, posa:


lei

dintorno,

come

aulir di rosa,

Ondeggia una speranza:

Nel lacerato cor che vinse

il

male.

Che

sfid per

vent'anni ombra e tempeste,

Un'altra gioventi quasi celeste


Batte
le

fulgid' ale.

Ma
Ma

tu

non

sai.

Tu

detti miei
io

non

senti

Forse!... per ritrovarti


la pallida

son venuta.

coltre diaccia e
le

muta

lacrime ardenti!...

l'Ospedale Maggiore

77

Tu

qui spirasti, e mia madre non v'era:

Fu qui spirasti, desolato, solo:

Su

te

una suora arrovesci

il

lenzuolo

disse una preghiera:

Poscia, a notte, giacesti su le pietre

De

la

brugna, gelata acqua stillanti


i

quelle gocce a te parvero

pianti
tetre

De'

figliuoli

e,

le

Paventando solenni ombre, qualcuno


Chiamasti, che de'
Ti coprisse e
folli,

ultimi baci

de

l'

ultime, tenaci,

Avide

strette....

ah!...

ninno.

...

care ossa disperse, o mite volto,

viscere pulsanti, o largo cuore,

polve

di

mio padre, o sacro amore


In atomi dissolto!...

Qui, dal tragico orror de l'ospedale.

Nel

nome

vostro un voto
figli

al

mondo

io

grido

(Juanti ha

la

terra abbiano un nido


di

Pieno

canti

e d'ale:

78

A
Quanti ha

l'Ospedale Maggiore

figli

la terra

benedire

Possan

la dolce

casa ove son nati,

in essa, calmi sorridendo ai fati,

Di fronte

al

Sol morire.

Brugna.

Nome

popolare
si

di quella

stanza de l'Ospedale

Mag-

giore di Milano, ove

pongono

cadaveri prima dell'autopsia

o del funerale.

PICCOLA MANO.

Piccola

mano

8t

Piccola

mano bianca ed

affilata,

Piccola

mano
di la

gracile e nervosa

Che un

giovami penna infocata

Reggesti' senza tema e senza posa,

Essa

ricordi?...

ne
le

le

ardenti sere

Battagliando correa fra

tue dita;

Tinte in rosso, le strofe alte e sincere

Involavano a

me

brani di vita.

Ma

in

quel tempo ero sola.


e vinse,

il

Ora qualcuno
:

Che vide
Quand'
Batte
ei

presso m' venuto

m'affisa col suo sguardo bruno

il

core a schiantarsi, e

labbro muto.
1

Tempeste.

82

Piccola

Per

lui,

per

lui

ne l'anima inspirati
alati inni

Or

palpitan

gli

supremi....

tu intanto,
le

manina innamorata.

Entro

sue timidamente tremi.

TU PUR VERRAI

Ttt

pur

verrai

,,

85

Tu mi

dicesti:

O
a

smorta innamorata

Che
Perch su
la

me

ti

stringi e taci,

tua bocca appassionata


singhiozzi
i

Sembran

baci?

tuoi sguardi profondi

come notte

Inseguono nel vuoto


Dei fantasmi fuggevoli
le

frotte

Che sorgon dall'ignoto

Del nostro fido amor

la

gioia istessa

In te stride e

non canta:

Nel tuo cor

v'

una lacrima repressa,


corda infranta.

Geme una

86

" Tu pur verrai

,,

Presso

il

mio petto qual


Il

folle

paura

grande occhio t'accende?...


di

Qual lontano spavento

sventura

L'anima

ti

sorprende?...

Io

ti

risposi

Quando, a

te vicina, in faccia,

Tutta pallida Sento


il

mio

gracil corpo di
le

bambina

Svenir fra

tue braccia,

Cupe larve

di

donna

me

davanti

Passan ne

la

penombra.

Son larve

di

fanciulle in voti e in pianti


nell'

Consumate

ombra

Ed eran

belle,

avean del Sol

l'

ardore
;

Ne r auree
E non ebbero
baci,

trecce folte

e
l'

senz'amore

Fr ne
Sono donne

oblo sepolte.

che, presso

il

capezzale
figlio,

De

lo

sposo o del

Vider lenta calar l'ora mortale

De

l'ultimo periglio:

"Tu pur

verrei

,,

i.

davanti a

lo

spirto che salia


volo,

Con maestoso

Si contorser ne l'orrida agonia

Del cor rimasto solo

il

sogno ormai

di

non terreno loco


lo

Han ne
Le avvelena

sguardo assorto
a poco a poco,

in silenzio,

La
Arse

nostalgia d' un morto.

di

desiderio insaziato,

Distrutte da la

tisi,

Singhiozzanti sul feretro velato

Dei loro

affetti

uccisi,

Passano, curve, barcollanti, stanche.

Tragiche ne

1'

aspetto,

Con

veli

neri su le carni bianche,

Con un

teschio sul petto

E mi guardano.
E dentro

allor,

sai,
il

che m" assale,


terrore,

Che m'agghiaccia
il

petto, sino a farmi male.

Batte a martello

il

core:

88

''

Tu pur verrai ,,

allor

che ne

le

mie strette tenaci

Senti uno spasmo occulto,

ne r acuta, strana ansia dei baci

La

scossa d'un singulto....

Il

bieco occhio geloso in

me

fisando

Passan fra sterpi e guai


Esse, un' orrenda profezia lanciando
"
:

Tu

pur, tu pur verrai.

UN ANNO DOPO.

Tempeste.

fJn 'Dino

dopo

Quando, ne
Penso che

l'ora oscura,
sei

da

me

cosi lontano,

E mi
Il

striscia

ne l'anima

sinistro timor ch'io

t'amo invano,

E questo amor mi porter sciagura;

Quando

petto mi trema

pensiero che tu non tornerai


Forse, e che tutto ha

un termine,

che t'ho amato per non esser mai


Tua, credi, allora

una piet suprema

Di

me,
il

di te

m' aggrava
di

-sento

bisogno

tornar bambina

Per ripeter l'ingenua


Preghiera che in
soffitta,

me

vicina,

La mia pallida madre m'insegnava:

92

Un anno dopo

E, in ginocchio fra

veli

Del

letto freddo

come vuoto

nido,

Singhiozzo nelle tenebre,

Perdutamente a Dio gettando


"

il

grido;

Padre nostro, che

siete nei cieli!..

IMMORTALE

liiiiortati

Io voglio, io voglio vivere, e aver

sempre vent'anni,
tutti
i

Sfiorar tutti gli spazii col voi di

vanni,

Rider, gioire,

amar;
superba.
filo

Vo' inebbriar di raggi

la gioventi

Lieve siccome un'

ala,

fresca qual
il

d' erba,

Limpida come

mar!..

Io

ti

ripudio, o Morte.
la

ai

Amo
baci

la
si

fiamma e l'onda,
feconda

Amo

terra sana che

Del Sole ammaliator;


Titanica fucina ove
i

magli giganti

S'abbatton senza posa d'innumeri braccianti,

Con epico fragor

96

Immortale

Pel labbro mio che beve le dolci aure serene,

Pel vigoroso sangue che m' arde ne

le

vene,

Pel bacio e pel desir.


Pel folle riso ingenuo che scopre
i

bianchi denti,
ai

Per quest'intima forza che m'anima


Sogni de
1'

possenti

avvenir,

Per tutto

ci

che nasce, per tutto ci che spera,


l'

Che

fra le nubi e

alme solleva una bandiera,


ride a un ideal, foco d'incendio splende,
si

Che Che su
la terra

come

Che pugna

e che trionfa,

spegne

e si raccende.
!

Fato, mi vo' immortai

Alla salute,

ai

muscoli,
di

ai

sensi,

a l'opre

umane,

Ai cerebri assetati

verit sovrane,
felici

Ai pi

amor,
padri affaticati,

A
A

le

madri che allattano,


monti,
ai

ai

le cittadi, ai

boschi, ai solchi, ai prati,


d' r.

Al buon frumento

Ininiotali

Ai sacrifici occulti e

ai

magnifici errori.
ai

l'energie del genio e

palpiti
al

de' cuori.
al

Al moto,
Io

suono,

voi.

sciolgo, io sciolgo

un inno irrefrenato, indumo;

Semplice come spica, robusto come l'uomo,

Eterno come

il

Soli...

Soffrir?...

soffrire vivere:

la vertigin
la

muta,

La volutt tremenda, cieca de


Gi, sino
al

caduta.

fondo, gi:

Udir del precipizio


Dissetarsi di
fiele,

la soffocata voce,

piegar sotto la croce,


pili....

Singhiozzare: mai

Poi scorgere ad un tratto nel buio un tenue raggio,

Rinascere a

la

speme, a
All'

la

luce,
la

al

coraggio.
:

amore, a

Aggrapparsi a una corda, sentir nel corpo esangue


Scorrere a
fiotti,

a gorghi

un rinnovato sangue,
re
I

E
Tempeste.

rialzarsi

13

Immortale

Per chi teme


[

la

lotta,

si

spalanchi un Taigete;

deboli travolga la gialla

onda

di

Lete,
:

Fredda come un avel


Maledetto chi trema e
si

rivolge indietro,
di

Chi sta qual ombra nera

fluttuante spetro
il

Stesa fra l'uomo e

ciel!

Io

salgo.

Dei

fidenti,

dei liberi, dei forti

Su

pei dirupi alpestri mi

seguon

le

coorti

Sacrate a l'avvenir;

E
Io

del meriggio innanzi a la dorata gloria

l'orifiamma sventolo e canto

la vittoria
I...

Di chi non pu morir

RISVEGLI O

Risveglio

Falor m' avvolge

il

cerebro profondo
oscura.

Mebbia pesante, accidiosa

Come

vinta da sonno o da paura


in

L'anima tace de l'abisso

fondo.

Nulla vive: non palpito, non grido,

Non sogno o
Io

lotta.

Triste e indiferente

mi smarrisco tra
vo'

la folta gente,

come l'augel che non ha

nido.

vo' senza battaglia e senza gloria,


il

E pi non mi sorride
Dentro gelo e
E sopita dei
cieli

Dio

d'

un giorno

infinita

ombra dintorno,

la

memoria.

Risveglio

Ad un

tratto,

da l'imo,

in

un minuto
pazzia,

Di risveglio,

di gioia o di

S' agita e vibra

ne l'essenza mia
e

Un'altra anima, un'altra....

tosto

il

muto

Cerebro scoppia

in

magiche parole,

Germinando qual

zolla a primavera,
la notte nera,

Alto assurgendo, da

la divina

maest del Sole;

E mentre
Sfolgora a

la

raggiante visione
dal

me

nudo del sereno,


il

Mi scote e m'apre trionfando


Il

seno

ruggito selvaggio del leone

SCIOPERO.

Non

pi, sotto

il

gran Sol che scalda e


grigiastre forme

alliu

Le sue
L'opificio respira e

romba
l'

fuma

Alto

il

meriggio, e

opificio

dorme.

Stagna dovunque

la

tristezza

morta

Del lavoro spezzato.

Non

voci,

non tumulti

il

giorno porta

un

silenzio sinistro e disperato.

Guai mai, qual mai fatidica bandiera


Sventola
Sciopero, benvenuto.
al

Sol?...

Osa!...

Cencioso La nera
i

Fabbrica, nel terribile riposo


Tempeste.
-,

Sciopero

Riiina pare; e un vel di polve giace

Sovra

telai

deserti

E s'abbarbica

ai

muri un motto audace:

O
Osa

pi giusto compenso, o braccia inerti.

e spera!...

Ogni macchina

sopita;

Ma
Che

ben limati denti

forse stritolar pi d'una vita,

Digrignan gl'ingranaggi rilucenti.

Immobili

le

cinghie,

un giorno

sciolte

Ad
Cupamente
In vedetta,

incessante giro,

ristanno, al par di sclte


cosi,

senza respiro.

Tutto spento

cilindri

e
la

morse
fucina.

spole

Non
Non acqua
Con baleno

fuoco a

a le caldaie.

splende

il

Sole

irrisor, su l'officina;

Ma

per

gli

androni bui, sotto

le

vlte

Striscian fantasmi oscuri.

Strisciano larve di minaccia avvolte

Lungo

il

viscido e freddo orror de' muri

Sciopero

107

E s'anima
E

ad un tratto, ceco, ogni cosa,

E umana forma
Viva una fiamma qua e

prende,
:

sobbalza, gigante e maestosa


l
s'

accende

Ogni macchina assume

il

divo aspetto
:

Di vindice profeta

Rugge de

la

motrice
si

il

vasto petto,
d' atleta
:

Ogni sbarra

fa gladio

tutto grida

luminosa aurora,

Non
Per

sei,

non

sei

lontana.

te chi or sotto sferza


di

empia lavora

Potenza avr

creatura umana:

Per

te giustizia,

non

piet,
gli

nel

mondo

Tutti per te

sguardi

Vlti a un novo ideal santo e giocondo:

Per

te gioie sui

bimbi e sui vegliardi

I...

O
Ne

fiumana d'amor, scendi, schiumarne:

E un
la

popol

di

risorti

tua benedetta onda scrosciante


arse, conforti
1...

Le labbra dolorose,

:ciopcyo

(iia

splende a l'oriente

il

sogno d'oro
il

De

l'avvenire:

maggio

Dei redenti e del libero lavoro,

Lembo

di

cielo,

sfavillio

di

raggio:

"Viaggio

d'ali e di

sol,

maggio
canzoni:

di

fiori,

Di baci,

di

Che

vinti

non avr ne
servi

vincitori,

Che non avr n

n padroni.

FINE DI SCIOPERO.

Fitu dt sciopero

Si fissarono in

volto, eraunti,

lividi

Per insonnia, per fame e per dolore,


Stanchi di lotta.

ET uno
si
:

disse, torbido

E un

che scopo?...

muore.

l'

altro disse

miei bambini languono


altro
:

Di stenti.

E un

Inferma a
teste

ospedale

la

mia donna.

Su

le

un brivido

Pass, nero, glaciale.

Bracia e favilla
Di

il

guardo, irruppe un Ercole

vent'anni: No: mai!


di,

Tutti dobbiamo

Sino all'ultimo

tutti,

resistere....

Non

bruti,

uomini siamo!...

Fuic

di

sciupai

....

Si fissarono in volto, emunti,


e

livid;

Per insonnia, per fame

per dolore
;

Un

pensiero trem nel gran silenzio

che scopo?...

si

muore,

E, maestosi ne le vesti lacere,

Singhiozzi di vergogna in cor frenando,

Severe e desolate ombre, tornarono

l'opre.

Fino a quando?...

PER LA BARA.

Tempeste.

Per

la

bara

Ii5

tramonto

salia
di

Breve schiera
Chino
lo

femmine

pallenti,

sguardo,

a passi gravi e lenti,

Su per montana

via.

Tornavan da

la valle.

Ombrate

il

volto da una triste idea:

ciascuna una lunga asse tenea


le

Sopra

curve spalle.

Io

chiesi

'

Che

portate,

Donne,

al

paese vostro, e qual pensiero

Vi cruccia, che pel brullo, erto sentiero

Fra pianti e preci andate?...

Per

la

baro

Ed
"

elle,

a voce bassa

Del curato doman

la

sepoltura
la

Poi che mancali, rechiam da


I

pianura

legni per la cassa.

Egli era buono.

Oh, quanta.
le

Quanta dolcezza ne

sue parole

!..

Quasi parea fiorissero viole

Da

quella bocca santa:

Per ogni

afflitto

cuore,
egli

Per ogni piaga un balsamo

avea,

E compatire
Ed insegn

perdonar sapea,

l'amore!...

,. ..

Dissero:

e,

miti orando,

Le

gentili sparir dietro gli abeti,


la

De

montagna

pei recessi queti

Funebri echi destando.

''

De profundis

clamavi....

....

Pace a l'anima

tua, pace, o vegliardo,

Che Dio

portasti nel clemente sguardo


:

nei detti soavi

Per

la

bara

Che

ai

solitari,
ai

ai

mesti,

Ai deboli,

fanciulli eri
lo

sostegno

Che, molto amando,

spregiato regno

De

gli

umili scegliesti!...

'

De

profundis,..

Le cime

L' ultimo sole illumin di rosa

Palpit nel silenzio d'ogni cost

Una
E

piet sublime;

tutto in alto parve

Raccogliersi in un pio senso di morte:

Poi da

le

cime inesplorate, assorte.

Luce

pensiero sparve

NATIVI! A.

Nativit

EgJi aperse l'azzurro occhio

innocente

Ne

l'ospedal d'un carcere.


di

Le mura

D'una casa d'infamia e


Udiron prime
il

sventura

suo vagir dolente.

Dibatt, dibatt le
Il

membra
E
lui,

stente
:

bimbo, come avesse onta o paura

Forse comprese.
Beffarda

abbrivid l'impura

ombra su

sinistramente;

Ma

a s lo strinse con gelose braccia


a core

La madre: labbro a labbro, core


Stettero,

ne

la

notte algida e muta.

Quando
Di
lei,

il

giorno spunt, la macra taccia

chinata sul dormente amore.


di

Parve

santa e non d'una perduta.


lo

Tempeste.

VIOLA DEL PENSIERO.

yio/a del pensiero

125

Da r

agile

coppa ove

petali

Di giallo velluto carnoso

Dischiude in silenzio, una pallida


Viola mi fissa con guardo pensoso.

Io

vidi

altre volte

due supplici
:

Cari occhi guardarmi cosi

Quegli occhi per sempre

si

chiusero,
spari.

Con

essi

un amore nel vuoto

Se vero che

morti risorgono

Dei tronchi nei vividi umori, Nei


Nei
fili

dell'erba,
freschi,

nei pllini.

calici

ridenti dei

fiori,

yiola del pensiero

Viola che triste mi affascini

Col supplice sguardo ch'io


In

so,

te vive

un brano dell'anima

Di chi nel lontano passato mi am!.

L'

O R

A.

L'Ora

129

C?.la

qual

nembo

sul

mio cor
:

di

verdine

L' ora sacrata de la passione

E
E Tu

notte e ne- la tenebra


di

Cova un incanto

perdizione:

notte e tu non sai,

che dormi da

me

cosi

lontano,

Ch'io, .bianca in volto e con le mani in croce,

Chiedo

il

tuo bacio in vano.

Mai

pi,

mai pi ne' miei grand' occhi

il

raggic

Di questa prorompente giovinezza


Sorrider
s

fulgido,

le

mie labbra avran questa dolcezza;

Mai pi l'acceso spirto

te

verr con violento grido,


augel che trillando
si

Come
Ebbro

ai

boschi,

ai

cieli,

slancia

al

nido.
17

Tempeste.

3o

L'Ora

Il

desiderio mio ne l'ombre tacite,


e martirio,

Rogo

lampeggiando avvampi
e spegnesi,

Ma

l'ora passa

la

A
In

poco a poco,

solinga vampa.

L' alba, triste nei veli,

un pallore

di

sudario spunta:

Perduta

l'ora de la nostra ebbrezza:

Essa mori consunta.

MALATO.

malato

i33

E malato, malato,

e a s

mi chiama

Forse, laggi, su l'inclemente suolo.


Il

tetro annuncio

il

mar pass

di volo,

E mi

s'infisse in cor

come una lama.

Ne

le

notti di febbre insonni


ei

e lente

Forse

mi cerca presso
gli
il

il

capezzale,

E grida fra
Il

spasimi del male

mio nome,

mio nome, infantilmente.

Oh, s'io potessi corrergli d'accanto;


S'io gli posassi la mia pura

mano

Un

sol

minuto, su
lo

la

iVonte, piano,

Guarirebbe,

so!...

come d'incanto.

r34

E
E pur

7iia!afo

qui resto, fiacca, immota, inerte:


di

Non ho coraggio

lasciar la

mia

Casa, la madre veneranda e pia,

Per affrontar

le

strade erme ed incerte,

Il

procelloso
folle,

mare

e le

mugghianti

Citt,

sublime, a l'avventura.

Fra nove

razze, per

monte

radura.

Su

treni scatenati e sibilanti,

Fino

al letto ov'ei giace!...

il

pianto ingoio

Perch

la

madre mia
il

dal suo riposo

Non

si

desti,

tumulto angoscioso

Degli urli miei, de' miei singhiozzi ingoio

E,

il

corpo su
le

la

terra arida prono.

Giunte

mani

sul petto fremente,


lui

lui

mormoro, a

che non mi sente,


:

Che non vedr

pi mai, forse

Perdono.

TI VIDI IN

SOGNO.

Ti vidi in sogno

i37

In sogno

ti

vidi.

La plaga

Ov'

io

t'incontrai

m'era ignota:

Gravavan su

l'aria silente ed
di

immota

Le nubi d'un rosso

piaga.

Un'ansia mortale, un mortale


Dolore pei
cieli

passava.

Un'eco
Qual

di squilla

lontana oscillava,

fioco

lamento spettrale.

A me
Io

tu venivi.

Volea

moverti incontro,

ma

invano

Un

peso

insoftVibile,
al

un incubo strano

Avvincermi
Tempeste.

suolo parea.
18

B8

Ti vidi in so^no

dirti

io

voleva: Tornato
il

Qui presso

mio

cor,

finalmente,

Sei tu dal solingo viaggio dolente?...


Ala
il

labbro rimase serrato.

Tu m' eri

lontano e vicino

A un tempo.

Te quasi toccavo
le

E pure, stendendo

braccia,

tremavo
divino,

Di stringere un' ombra.

Il

Dolcissimo sogno nudrito


Tant' anni, tant' anni nel core,

Svaniva in un senso
Svania ne l'affanno

di

vago terrore,

infinito.

tu di baciarmi tentasti
la squallida

Ma sopra
Le nubi
S'

plaga
labbro e di piaga
:

d'

un rosso

di

avvolsero in nembi nefasti

Parea che un divieto solenne


Partisse dai campi infecondi,

Da
E
il

l'algida angoscia dei cieli e dei mondi.,

bacio,

il

tuo bacio, ah!...

non

venne.

NON TORNARE.

Non

tornare

141

Non

ritornar mai pi.


i

II

Resta oltre

mari,

Resta oltre

monti.

nostro amor, l'ho ucciso.


I'

Troppo mi torturava.

-E

ho calpesto,

L' ho sfigurato in viso,

L"

ho morso,

1'

ho ridotto in cento brani,


I

L' ho ucciso, ecco

Ora

tace,

finalmente.

Tace.

Pili
11

lento per le vene scorre

sangue prepotente

Posso dormir,

la notte

pi non piango.

Te chiamando, affannosa.

Oh, quanta calma!.


senza

Ne

la

penombra senza

fine,

Moto, riposa l'alma;

Non

ionioi

tesse,

tesse le obliose
di

fila

D'un sogno
Io,

rinuncia.

Non

tornare.

cieca e fredda, voglio odiarti,

come
:

Ti seppi un giorno amare

Odiarti pe' miei freschi anni fiorenti

Che immolai, dolorando,

a te lontano;

Povera giovent senza carezze,


Sacrificata invano!...

Ma

nell'odio

si

soffre;
io

ma

si

piange

Nell'odio....

ed

t'avrei

sempre davanti

Anche imprecando

te.

Non ho

piii

forza

Di lotta o

di

rimpianti;

Voglio silenzio

un gran
l

silenzio!...
in

Fatt

Tacer quel

fioco gemito,

fondo.

C' qualcuno che

lagnasi,

un nemico,
:

Un

malato, l in fondo

Qualcuno oppresso da un immenso male,

Da un peso immenso

a cui
e

non pu sfuggire;

Qualcuno che agonizza

chiede aiuto,

E non

vuole morire.

EGO

M.

Ego

stiin

145

Perduta?... no.

Sorgendo come Iddia

Su

la

gioia sepolta,
e la

La mia superbia

potenza mia

Io voglio dirti.

Ascolta:

Io voglio

dirti

come

s'

abbandoni

L' alma al santo peccato,

pianga, invochi, spasimi, perdoni,

in

crollo disperato

Si

sfasci,

COSI,

guarda, a brano a brano,

Miserabile, vinta:

E poi

risorga,

da un desio sovrano

Di luce ancor sospinta.


Te infeste.
19

146

Ego

SHtn

Io voglio dirti

che nel cor giammai

Havvi sconfitta intera;


Che, pur gridando
al

bacio e
si

al

Sol:

piii

mai

Inconsci, ancor

spera;

Che, quando tutto iagge e

si

disperde,

Pur resta

in

noi qualcosa
filo

Di fido e vivo, un sogno, un

verde.

Una

foglia di

rosa.

Un germe

che

s'

allarga e

si

feconda

Entro l'anima oscura,

Nova promessa de

la

gloria bionda

D'una messe

futura.

Io voglio dirti

che

si

pu cadere

Con

la

mota

alla gola,

E non

aver
Pii

pili

amici, e
sola,

non avere

una

una sola

Creatura che

in

noi creda, o qualcuno

Che

ci

aiuti la

croce

portare: esser nudo, ed esser uno

Davanti a

la feroce

Ego su ni

147

Ignoranza dei tempi e de

le

genti,

A A
lo

lo

scherno dei

vili,

spietato insulto dei potenti,

Degl' invidi agli

stili

Avvelenati: e pur sentirci in core,


Sentirci nel profondo

Cerebro

lo

splendor

di

mille aurore,

L'idea che muta un mondo,

La fede che trasporta

che rischiara;

E
Ruggire

vivere; e qual tuono


al

gregge de
:

la

folla

ignara

scellerata

Io sono.

CANTO NOTTURNO.

Canto

iiotftrno

tSi

Palpita una canzone in lontananza:

Voce

di donna,

calda, appassionata:
fioca, in fior

A me

giunge un po'
i

un po' velata

Tra

melagrani

da

la distanza.

Come

sacri turiboli d'incenso


gli

Olezzan

orti

ove

il

tuo canto va,


cielo

O O

sconosciuta sotto

il

immenso,

cor che parli ne l'oscurit!...

Chi sei dunque? hai tu errato?... hai tu sofferto?.

Hai tu pianto giammai presso un morente?...

Su

le

macerie

de- le
la

gioie spente

Non t'infiamm

sete del deserto?...

Sz

Canto notturno

E quale

a te mi lega arcano senso

Di fraterna dolcezza e di piet,

O O

sconosciuta sotto

il

cielo

immenso,

cor che parli ne l'oscurit?...

FANCIULLO.

a Sofia Bisi.

Tem]^este.

2U

Ffinciulo

i55

Irrequieto, scarno, adolescente

Nato da un fabbro

da una tessitrice

Fior di plebe cresciuto a la severa

Ombra d'una

motrice:

Scalzo, in blusa stracciata e collo ignudo

Era

bello nei fieri occhi selvaggi.

Irrideva col fischio del monello

Ai

lucidi

ingranaggi

Genio

infantil

perduto in un inferno,

Correa fra casse e sbarre audacemente,

E ogni

cinghia parea che

l'

afferrasse

Qual spira

di

serpente;

i56

Fanciullo

Ed

ogni morsa lacerar parca


le

Volesse

sue carni a brano a brano,


conficcar la punta

Ed ogni uncino

In quell'esile

mano.

Pur, tra

il

buio,

il

periglio e la minaccia,

Vittorioso e bello egli passava:

Fra

le turpi

bestemmie e l'ignominia,

Innocente, passava.

Quando, a tramonto, una pesante calma


Il

lanificio

torbido invadea,
i

E una stanchezza senza nome De


Quando,
Finivan
le

petti

donne opprimea,

lividi
l'

in viso,

tessitori

opre senza una parola,

Trillava fra le macchine pulsanti

Una

voce,

una sola

Egli cantava!... del severo loco


Egli,

alato ed indomito folletto,

Colle mani a la spola, un inno in bocca,

la tisi nel petto.

Fanciullo

r57

....A poco

a poco indebol.
l'

Funesta

pei fanciulli
corrotti

aria greve e scarsa


infiltra

Che

miasmi e polve
la

Ne
....A poco

gola riarsa.

a poco s'accasci.
:

il

Funesti

pei fanciulli la fatica

irosa

Preme

sui corpi e ne risucchia

sangue

Senza piet n posa

Ai pie de

la

motrice che ruggia


di,

Da

disperata, ei cadde un

svenuto

Lo portarono

via due forti braccia,

Oh, cos inerte e mutol...

E
Il

la

motrice continu, nel buio,

suo rombo terribile ed alterno

tremava

Pareva stanca.

In quel fragor

Un

singhiozzo materno

[58

Fanciullo

In fondo alla corsia \'

un

letto

bianco

Vi posa un volto dolce di pallore.


11

folletto gentil

de

l'officina

In quel lettuccio

muore.

Muore

di

tisi

gli

dilania

il

petto

Tosse implacata,

il

corpo gi spettrale.
opificio:

Crebbe nel chiuso orror d'un

Finisce a l'ospedale.

....

Datemi

sole dunque,

un po'

di

sole

Per questo bimbo che noi vide mai,

Che mai non bevve

il

gaudio de
rai!...

la vita

Ne' suoi torridi

Datemi libert:

l'allegra,
la

sana,

Garrula libert de

foresta,
giochi.

Per questo bimbo che non seppe

Che non conobbe

festa!...

Fanciullo

iSg

Datemi

l'aria,

l'aria!...

avean bisogno

D'aria questi polmoni egri e corrosi!

Chi

gli

neg
I

la luce,

campi verdi,

sogni luminosi,

fiori,

nidi,

le

corse a l'aperto,
il

De

l'aurea fanciullezza

folle

riso?...

Chi r

uom temprato
In questo

a le titanie lotte

bimbo ha ucciso?.

....

Silenzio.

Passa

il

brivido dell'ombra

Per

la crociera.
le

Nel lettuccio bianco


immobili, tranquille.

Giaccion

membra
Silenzio....

egli

si

stanco!

.,

Geme

trasale.

Sogna forse

rombi

Sinistri

de
il

le

macchine:

rotanti

Cilindri:

volo rapido e gagliardo

De
E, spaventate,

le

cinghie giganti

l'ossa

moribonde

Ricordan l'opra antica e dolorosa.


Fanciullo, non temer

troppo hai
Riposa.

sofl'erto,

Or

finisti.

RISVEGLIO FRA

MONTI.

Tempeste.

Risveglio fra

tttonli

i6:

De
il

l'alba ai

mite brivido

paesello s' destato or ora.


sol

Il

non fulge ancora


le

Di

sopra a

montagne

alte e soenanti.

Di

sopra a
ciel
si

le

montagne
e

alte

e sognanti

Nel

perde

sfuma
la

L'ultima trasparenza de

bruma:

Anime

cose salsrono.

I4

Risveglio fin

ihojiO

De

le

casette rustiche

Disperse a gruppi sul montano fianco

Narra

il

profilo bianco
di

Tutto un passato

squisita pace

Tutto un presente
L'

di

squisita pace

acqua

d'

una fontana
e

Gorgogliando laggi, garrula


Nel silenzio, bisbiglia.

piana,

lo

sogno una biondissima


fanciulla che dal
le

Rosea
Mentre

monte scende,

vette accende
luce.

La prima

al

Ella serena e canta.

Ella serena e

che sorge canta

L'acqua de

la

fontana

Le risponde

quaggiii, garrula e piana,

tersi

cieli

arridono.

VECCHI LIBRI

^tee/li libri

167

Ho

freddo, ho freddo in mezzo a voi, severi

Libri che antiche

pugne
ci?...

me

narrate!
austeri,

Che m'importa
Il

di

le

fossili

Sol di maggio batte a

vetrate.

Gonfaloni, castelli, gloriose


Follie di prenci e papi e imperador,
Io

vo'

l'olezzo

de

le

nuove

rose,

Io vo'

tuffarmi nel meriggio d'or!...

O
Il

pali,

mummie,

o blocchi di granito.

fragor de la via non \i ridesta?...

Titanico fragor che par muggito.


Fischio di vento,

rombo
e
di

di

tempesta?...

Larve d'anni

secoli travolti,
fiori,

Vizze foglie del tempj che


Filosofi,

tiranni, eroi sepolti,


a \oi

L'eco non giunse

de' nostri di?...

(p8

Vecchi libri

Viveste un giorno, o scheletri

morgana

Fata arridente

al
la

cupido pensiero,

Voi pur trad


Illusion che

multiforme
il

vana
Vero.

l'uomo appella
ai

Pace

morti!...

ma

l'attimo fuggente

E troppo

breve pel nostro gioir:


le

che arrestarci su
il

vite spente,

Quando

fato ne incalza a l'avvenir?

Oh, lasciatemi andar dove


Scienza sboccia come
al

la

nova
il

Sole
e
si

fiore

Dove

brilla,

spumeggia

rinnova

L'onda rossa del gaudio e de l'amore.


Ch'io fugga tra
braccianti infaticati,

Tra

colpi d'ascia e colpi di


i

marte).

Ch'io m'involi su
Sibili

treni scatenati,
al

fumo vomitanti

ciel!

Oh, lasciatemi andar per


Fra
Il
i

le

boscglie,

sorrisi de l'alte erbe e del

grano

sangue sparso, o innumeri battaglie.


il

Gioiosamente ora feconda

piano.

Vecchi libri

:6g

E mi chiama

la

zolla che
l'ali

riverde,
al
voi....

E mi chiamano

aperte

...Fossili, addio!...

Mi salvo

in

mezzo
il

al

verde,

Con

fiori

nei

capelli e in

faccia

Sol!...

Tempeste.

A M

(J

R S

OV O.

Amor

noie

173

Se m'ami, guarda: mi balena

in fronte

L'intima violenza del pensiero.


Giunsi in alto per ripido sentiero,

grigio ancor sul capo ho l'orizzonte

So dei roveti

le

mordenti spine,
:

So

l'arida tristezza dai deserti

Non

rispecchio

il

seren dei

cieli

aperti,

Ma

porto

il

lutto nel

guardo

e nel crine

Linatori sbucanti da la terra,

Vittime scarne e intrepidi

ribelli

Dal labbro audace e dai grand' occhi

belli

Ove

raggia un deso di santa guerra,

Come

a quest'ora tu

mi gridi:

Io
di

t'amo,
noi'

Dissero un giorno a me: Piet


Dissero
tutti,

martiri ed eroi:
sei

"

fanciulla,

nostra e

ti

vogliamo

^4

-Liiior

novo

Ne

le

viscere tue passi e riviva

Ogni duolo, ogni spasmo, ogni singulto


Tutto
il

dolor

che

ci

dilania occulto
di

Trabocchi in

te,

perch

noi tu viva:

Perch da l'alma

tua scossa e sconvolta


noi!...

Prorompa

il

canto che sia

Cammina

Per sassosa e dirupata china

De

la

giustizia,

o solitaria sclta

Inciampa, cadi e

ti

raddrizza ancora
d'

Sovra

il

corpo

d'

un morto o

un morente,

Con

infinite

lacrime piangente
la

Per r ansia e

piet che

ti

di^-ora

E quando, arse
La tua

le

vene

e stanche

l'

ossa.

vita ai fratelli avrai donato,

E su

tutte le piaghe avr tuonato


,

La profetica tua voce commossa

Fra

noi,

per noi ne L ultima tempesta.

Musa

del

novo amor,

cadrai!...

L'immensa
e pensa!...

Turba
Fino a

cosi parl.
la

la

Guardami

tomba

mia strada questa.

^liuur noie

llb

Per

ci

forse fu m'ami?... Oh,

vieni

alloi

Vieni con

me
te

nel

nome

del dolore.

Serbo per
Sorto
di

voluttuoso un fiore

notte da selvaggia flora.

Vieni, vieni con me!...

La nostra

eleit;.

Casa sar dovunque un vinto gema:

Ove

l'infanzia

abbandonata trema.
la

Ove fermenta

miseria infetta.

De

grinfel.ci
il

miseri giacigli

Saranno

nostro letto nuziale;


gli

Gl'innominati e

orfani, cui
i

1'

ak
figli.

Tarp

il

dolor, saranno

nostri

La mia bocca

di

verg'ne
lei

ti

serba

Teneri baci, noti a

soltanto.

Sono

baci che sbocciano dal pianto


tristi

Come anemoni

in

mezzo

l'erba

.lino)-

novo

Baci che sanno

il

torbido mistero
ai

Aleggiante sul capo


Baci che sanno
i

moriboiidi,

palpiti fecondi

De

gl'istanti di lotta e di pensiero;

Del precipizio la vertigin mnta,

Del sacrificio l'agonia sublime,


Il

desio degli abissi e de


del cor che

le

cime,
si

La dolcezza

non

muta.

Vieni, vieni con me!... Ti benedico

Perci che in

nome

del

mio amor

farai,

Pel sangue tuo che non per


Fratello d'ideai,
ti

me

darai

benedico.

Vieni, vieni con me!...

Soccomberemo,

Forse, prima d'aver tutto compito.

Che importa?...
In

nel fulgor de l'infinito


sol

un raggio

di

risorgeremo

E
Su

il

nostro amplesso arrider sovrano


gioie de
'1

le

mondo rinnovato

Fiorir sotto a noi, giglio invocato,

Queir avvenir che non sognammo invano.

ALL'ASILO NOTTURNO.

Tewfeste.

y.

Air Asilo

nof turno

179

Attraverso

la

nebbia e

il

tenebrore,

Stringendo a l'ammalato
Petto, con senso di mortai timore,
Il

bimbo assiderato,

Tutta ravvolta ne

lo

scialle
di

stinto,

Dolorosa

fame.

Giunse

al

Notturno Asil, bruto sospinto

Da

l'ansia

d'uno strame:

E per

la

carit di quella notte,

Curva tremando, come


Colpevole alla gogna, a voci rotte
Disse la patria,
il

nome.

[8o

All'Asilo notiiirno

La

straziante istoria del passato,

De r improvviso

lutto,

Lo schianto de

lo

sgombero

forzato,

L'urto nel fango, tutto:

sol

quand'ebbe, vergognando, messo

A
Cancro de
la

nudo
sua

il

rimordente
a
lei

vita,

concesso
finalmente.

Fu un

letto....

Ella

dorme

d'

un sonno

alto,

oblioso.
a

Col suo bambino

lato.

Su

lei,

su l'altre che a

l'

asil

pietoso

Scaravent

il

selciato,

Casta raccoglie

le

grand'

ali

bianche
pace;

La breve ora
Nei franti cuori, ne
le

di

membra
tace.

stanche

Ogni spasimo

All'Asilo iiottiDio

i8r

....

Ella sogna.
Il

S' allarga

sul

guanciale

denso crine attorto,


coperta glaciale

E sembra

la

D' una cassa da morto.

Ella

sognando va ch'ora

per sempre

E suo quel

caldo letto.

riposo, o dolcezza!... ora e per


I:

sempre

suo quel caldo letto

!...

la

tranquilla vision le arride

D'una stanza ove cuce


Essa cantando, mentre
il

bimbo

ride

Del foco a l'area Ijce:

Imbianca

vetri l'ultima carezza

Del giorno in agonia,

al

nido porta l'alitante brezza

Le

voci de la

via....

i8a

AirAsilo

Hotttrih'

Stride una squilla:


S' aftaccia e

al

dormitorio austero
1'

ghigna

alba.

Balza

la

Triste dal letto straniero

Ne

la

penombra

scialba:

Rimette cenci su

la

carne ignuda:

Torna
Orror de
l'

col figlio al noto


l'

abbandono, a

aria cruda,

Ai

perigli,

a l'ignoto,

la caccia

del pane!...

Avida mira
che fuma,

L'ampia

citt

Che da

le

ansanti fabbriche respira

fischia tra la

bruma,

la

forza inneggiando e a la fatica

Con tumulto

canoro....

Avida mira, come una nemica:


Essa non ha lavoro.

SULLA

VI

A.

Sulhi

VICI

La

via s'allunga, tacita, deserta,


gli

Sotto

occhi dei
il

fieri

astri

immortali

Infinito

silenzio.

Dei fanali

Le fiamme rosse come rosse piaghe


Sembrano austere
Sfiora lieve
sentinelle a l'erta.

il

selciato

una figura

Di donna.

Senza posa, lentamente,


la

S'aggira per

via che vede e sente

E l'ombra

sua, riflessa ne le zone

Di luce, ondeggia come biscia impura.

Il

corpo cos bianco sotto

il

nero

Vestito, terra senza spirito.

lei

Tutto,
distrutto
:

Fuor che

la cieca

fame

in

Xiuna miseria

piii

cinica e ignava

Di quella forma che non ha pensiero.


Temteste.
2-i

86

Sulla via

Chi mai

la

coscienza
la

le

divelse?...

Che lungo dramma

gett sul vuoto

Lastrico, a notte, in caccia d'un ignoto?.

Un'occulta piet trema e s'effonde

Su su

dei

cieli

per

le

vlte eccelse.

Piet!...
Pii

La

notte tragica s'imbruna

pili,

senza luna e senza vento,


di

D'angosciosa tristezza e
Piena.

sgomento
dei fanali

sotto la

gogna

e ripassa la figura bruna....

GLI ULTIMI

SARANNO

PRIMI

Gli

ii/fiiin

scitaiiio

primi

iS'9

Egli lo disse.
[!

Gi verso ponente
di

magnifico

ciel

Palestina
si

In sangue

tingea

Corruscava

di

faccia al sol
di

morente
la

Un ammasso

nubi

ruina

Di turrite cittadi arse parca.

Nel solenne tramonto anche la veste

il

peplo candidissimo del Dio

Parean

di

fiamme
le

cinti:

Sul deserto, sul mar, su

foreste,

Sui pargoli curvati in atto pio, Sui ceppi e sulle lacrime dei vinti,

Gli

itltiiiii

Sardinia

primi

La Sua voce tuon.


Vasto
silenzio)
"

(Silenzio intorno,

Chi ne l'ombra visse

Luce domani avr:


Schiuder
il

cieco le pupille al giorno

Chi fu solo, chi pianse e maledisse

Domani

esulter!...

li

di
di

freddo trem n

fu

scaldato.

Chi

fame langu n

fu soccorso,

Chi ebbe sete d'amor,

d'

amor

si

consunse e non

fu

amato,

Chi, vergine di colpe, al crudo

morso

Giacque de] disonor,

Domani
Per
le

coglier mirti e viole

boscose vie piene d'incanti,

Ove messe
Ebbro Tra
di libertade,

il

desir:
sole,

ebbro

di

gli

ulivi

movendo

a le raggianti

Porte de l'avvenir!...

Gli ultimi saranno

primi

191

In alto, in alto

miseri, gli schiavi


i

In alto, in alto gli umili,

reietti:

l.

L'ora sacrata
Sorgi in

nome
di

di Dio, popol d'ignavi,

Fa del nome

Dio scudo

a'

tuoi petti,

Vinci, perdona, e va!...

Questo Egli disse.

popoli ed
i

cieli

le

immobili palme e

campi

e l'onde

Ascoltavan.

Le meste

Donne ravvolte
Seguian con
11

in fluttuanti veli

le

pupille

umide

e fonde

sogno d'un doman senza tempeste.

Sotto la terra, in grembo

al

mar sonante,

Trasalivan dei secoli futuri


I

germi, a quella voce.


il

Sciogliendo a l'aure

divo inno squillante

L'universo abbracciava Egli coi puri


Sguardi....

e,

ne l'ombra, l'attendeala Croce.

ORA

DI

CALMA.

Tempeste.

25

Ora

di calma

Questa notte dal

ciel

scendono bac!
lenti
;

Come

fiocchi di

neve calmi e

Scendon baci dolcissimi


Dai tersi
cieli

aperti e sorridenti.

Piovon sugli occhi che nel buio inseguono


Lar\'e d'amore

non raggiunte mai,

Supplici, dolorosi occhi, ove accendesi

Una speranza non

distrutta ancor;

Piovon sui corpi che l'amplesso attendono


Del Diletto che Iddio non manda mai.
Fragili corpi, solitarie lampade,
Gigli morenti di strano languor
,

196

Ora di calma

Piovon

sui
la

cuori palpitanti d'ansia,

Che ne

febbre non guarita mai,

Nel desiderio dei negati gaudii


Singhiozzano all'ignoto: Amore, amor!.

Questa notte dal

ciel

scendono baci:

Silenziosi, benedetti, lenti.

Calman
Succhian
le

sospiri ed incubi

vane lagrime cocenti.

BACIO MORTO.

Bacio morto

199

Fra

l'erba, in

una

triste

primavera,

Una precoce mammola


Fredda era
l'aria.

fior.

Prima ancor

di

vivere,

L'esile fior

mon.

Su

la

mia bocca,

in

una

triste sera,
fior.

Un

bacio dal mio cor per te


il

di vivere,

Volgesti

capo....

Il

prima ancor

bacio mio mor.

L'ULTIMO DUCA.

Temfestt

26

L'tiltiio

duca

Fra

veli

nivei

De
Il

la

sua culla

bimbo posa.
sogni sfiorano
delicata
di

La

Fronte

rosa.

Niuno

lo

vigila: al ballo,
al

Sua madre Suo padre

gioco.

Nessuno palpita
Al suo respiro Soave
e fioco.

>04

L'itltiino djica

Erran per

1'

aere

Lievi, invisibili
Battiti d'ale,
Soffii,
bisbigli,...

Passano larve
Presso
il

guanciale.

Da un molle

bacio

Dentro un'alcva

Venuto
Di',

al
t'

mondo.
aspetta,

che

Figlio di duca.

Pargolo biondo?...

Bollori ed impeti

Non ha
Smorto

il

tuo sangue
:

e languente

Ultima goccia

D'una superba
Razza morente.

Utiltinio ditca

Che

avrai?...
i

Le splendide

Feste e

conforti
:

Di laute cene

Spumanti

calici

Che gettan fiamme


Dentro
le

vene:

Tumulti d'orgie,
Notti di baci

Bassi e sapienti

Lunghe ore
Corse
di

d'ozio,

fieri
:

Cavalli ardenti

Di fibra e
Il

d'

anima

raffinato
:

Delirio intenso

Labbra
Larve

d'etrie,

d'

amore,
di

Spasmo

senso.

2o6

Unitima duca

Non

tue le fervide
la scienza
:

De

Lotte severe

Non per Non per

te te

palpiti,

sogni
:

Di fedi austere

Non per
Opre
Ma,

te

l'utili

del braccio...

solo, fiacco,

Sfibrato, inutile,

Pel nulla nato,

Del nulla stracco,

L' ultimo soffio

De

la tua vita

Sterile e

vana

Darai a un gelido,

Venale amplesso
Di cortigiana.

L'

ERE D

E.

(dal

quadro

di

T. Pattini).

L\,-.di

J09

Di fuori tenebra:

Dentro

il

tugurio

Freddo

e deserto
il

Trema

lucignolo

D' una candela

Con guizzo

incerto

terra

il

rigido

Corpo d'un morto.

Non

sa,

non sente;

Riposa.

11

copre
:

Nero un sudario

Sembra un dormente.
Temt-.

L'erede

La salma

squallida

d'

un robusto

Lavoratore,

Strappato Strappato

al al

vomero,
suolo

Fecondatore

Ai campi

fertili,

A
Ai

1'

auree vigne,
aulenti
;

fieni
le

boscaglie
sole.
fiorenti.

Folli di

Nel sol

Prona

in

un angolo

Giace una donna

Muta

nel duolo.

Pi lunge, un roseo
Fanciullo gioca

Sul nudo suolo.

U erede
Non Non

sa di triboli, sa d'orrori, sa di morte.

Non

Ei gioca, ingenuo,

Biondo, ridente,
Tranquillo e forte.

Su

lui

la
s'

tenebra

Tutta

affisa

Con occhio

strano.

Ha

voci e brividi,

Pensieri e pianti

L'intento vano.

Da un

rozzo bacio
stalla

Dentro una

Venuto
Di',

al
t'

mondo,
aspetta.

che

Figlio di plebe.

Pargolo biondo?...

La zappa ruvida
Corrusca
al

sole
:

L' aratro lento

Meriggi torridi,

Furia
Furia

di piogge,
di

vento

De

la malaria, la risaia

De

La febbre impura.
Fatiche innumeri,

Pan bruno

e scarso,

Stamberga oscura.

Chi sarai?... Deboh

Corpo impossente
Di mal nudrito,
In buia, torpida.

Rude ignoranza
Inebetito?...

L'erede

Chi sarai?... Libera

Alma

selvaggia

Di lottatore,

De l'imo

popolo,

Del solco vergine


Srto dal cuore?...

Tu

giochi,
l'aria e
di

ingenuo

Ma
San

l'ombra

tempesta.

Su

l'ala rapida

Te

invola

il

tempo

Che non

s'arresta:

Te, forse milite D' aspri e bollenti


Conflitti

umani

Forse una vittima,


Forse un
ribelle

De

l'indomani.

SORRISI.

Te divina

di forme,

un

vedea

iiianca qual giglio e bionda


Egli, la

come Dea

prima volta:

Avevi un

fior

di

prato a la cintura,

parevi, cos

ridente e pura.

Tutta

di sole

avvolta.

s'accese ne l'alma
ti

il

sognatore,

serr nel laccio d'un

amore

Geloso e violento:

Tu

lietamente
la

lo

seguisti sposa,
tinta di rosa
la

Come

nube va

Ove
Temj<este.

porta

il

vento.
2S>

2i8

Son-is

poi

ti

nacque un bimbo.

Oh,

la

profonda

Gioia d'accarezzar la testa bionda

D'un bimbo
Gioia che
al

tuo; la sola
;

mondo

sia senza rimpianti

Viver de' baci

suoi, dei dolci canti,

De

l'incerta parola!...

Ride tra

il

verde

la

tua giovin casa

Da

gaie torme di trastulli invasa

Dispersi sui tappeti:


I

tuoi balconi sono aperti al sole,


vi

pentran sogni

di viole,

Effluvii di roseti:

Il

bimbo corre per


il

le

chiare stanze,

Tu

miri e tessi de le tue speranze


Gli azzurri e tenui
fili
:

L'anima

esulta,

si

dilata e sale

Come

Saigon danzanti atomi ed ale

Nel

ciel

dei freschi aprili.

219

Ridi....

sei cosi

semplice e secura!...

Un

inganno, uno schianto, una sciagura Ti spezzerebbe.

Oh,

ridi.
!...

Son
Io,

cos pochi al
te

mondo

fortunati

guardando, penso

ai

baci alati
;

De

le

allodole, ai nidi

Ai nidi

latti

di
i

musco
folti

e di

amore,

Palpitanti tra

alberi in fiore,
trilli,

Pieni di

pieni

D'infanzia e d'innocenza;

le

scorrenti

Acque

dei fiumi

a l'albe trasparenti,

le

pianure

fertili al

di

grano

Sacro e dorato;

verdeggiar lontano

Dei pascoli in pendo.

Ove
Con

l'alma a sorsate ampie respira


l'acre essenza che

da l'erbe spira
l'oblo.

L'ebbrezza de

NOTA

DI

CRONACA.

Nota

li:

"ii'ica

223

Lessi

La plebe

intera e ammutinata:

Fiera e compatta ingombra piazze e strade


Gli urli
"

Pane

e lavor

son

le

sue spade,

Di mille petti a s fa barricata.

Lessi

Caff, palagi

han vetri infranti


le

Chiusi

balconi e chiuse son


la cittade

porte:

Passan per

armate scrte,

Lutti s'apprestan per le

donne

e pianti.

L'n battaglion di pallidi soldati

O
E

miseria!... spar contro

ribelli:
:

questi cadder, minacciosi e belli


li

]Morser la polve, e niun

ha vendicati.

Xofa di cronaca

Avean fame: avean


Di giustizia
Caddero...,
....
gli

figli:

intimo istinto

spinse a la sommossa:

Sorsi, in

mezzo
il

al

cor percossa,

Da un orrore improvviso

sangue vinto.

Di chi
in

la

colpa?...

con gran voce

dissi.

nome

degli insorti e dei venduti, dei caduti


io

Dei fratricidi in nome

Gualche cosa ne l'ombra

maledissi.

FRATERNIT.

Tempeste.

20

Fraicrnii

Mendicante che vai sotto

la

pioggia

E mi

stendi la man,
e con lamento supplice
e

Con lungo sguardo

Chiedendo un soldo

un pan,

Ingiusta

al

pari de la tua miseria

la

miseria mia:
te
1'

Mi trascina con

Ineluttabile

una stessa agonia:

Sol tu, cui fame insaziata strazia,

Lo
Io,

gridi,

il

tuo dolor:

pianti e febbri soffocando,

muoio

Per nostalgia d'amor!...

CASETTE BIANXHE.

Cosette bianche

23

Casette bianche sfavillanti

al

sole
il

Con

le

finestre aperte e ai piedi


si

verde,

Come

lento su voi l'occhio

perde,
sole!...

Casette bianche sfavillanti

al

Passando innanzi a voi (non


Chiusa
in

lo

sapete?)

dolce pensier, guardo e sorrido;


di

La vostra pace garrula

nido
liete.

Oh, narratela a me, casette

Entro
Nel

le

stanze tiepide e raccolte,

cristal

de

le

coppe trasparenti,
e thee morenti,

Appassiscono

gigli
di

lievi

gruppi

cardenie sciolte?

232

Casctie bianche

V
Un

un bizzarro cestello da lavoro,


gli

Ove, tra

aghi e tra le matassine,

biglietto si celi intimo e fine,

Un

nastro azzurro, un braccialetto d'oro?.

Vi son ninnoli e

libri

civettuoli.

Fantastici pastelli a le pareti,

Bambole

e carrettini sui tappeti,

Cinguetti di fanciulli e d'usignoli?

V
Con

una placida nonna

cogli occhiali,

Che, seduta in antica, ampia poltrona,


la

sua voce

di vecchietta

buona

Narri d'un rosso demone

dall'ali

Fiammanti

casi orrendi e battaglieri


di

una turba

bimbi estasiata?...

V
Ve
....

una snella mammina affaccendata,


un babbo serio dai gran
baffi

neri?..

Dite, ditelo a me!... Stretta s'allaccia


ai

L'edera appassionata

vostri muri:

Traversa

cieli

radiosi e puri
;

Un'allodola, ed io tendo le braccia

Casette bianche

233

Tendo

le

braccia

al

sole e a la gaiezza
la

M'entra ne l'imo cor

nostalgia

D'un volto amato,

d'

una mano pia


:

Che mi

sfiori

con trepida carezza

D'un profumo svanente

di viole,

D'un nido ove s'effonda

alta quiete:

La

nostalgia di voi, casette liete,


al

Casette bianche sfavillanti

sole.

Tcmjeste.

30

NVAN

O.

hivaiio

287

Xc

l'abituro ove mori stanotte


Il

vecchio pellagroso,

Veglia sul freddo, altissimo riposo

La vanga,

sola,

viva ne la notte:

Guatando

il

letto che somiglia

un trono,

In suo linguaggio prega.

E prece
Che
di

questa che singhiozza e nega

fede non

il

non

di

perdono.

dice: Vecchio, hai lavorato indarno:

Indarno

sangue hai dato:

E E

piangesti e non fosti consolato,

dolcezze non ebbe

il

corpo scarno.

2 38

Iiivciu

dice: L' implacabil malattia

Che
Che

infesta la risaia,
si

nei tuguri senza sol

sdraia,

Mista d'odio, di fame e di pazzia,

L'implacabile e scialba malattia


Ti prese, ebete, nudo,
AjBfranto
;

e nel rigor
la

d'un verno crudo

Ti condusse a

morte.

Cosi

sia.

Spiran con

te,
I

dovunque, a mille a

mille,

tuoi compagni.

Intanto

Commove

l'aria,

da lontano, un canto
faville

Di guerra, e squarcian l'ombre auree

E un

grido a l'avvenir d'appassionate

Coscienze in tumulto,

E un

affannoso accorrere, un singulto

Fierissimo d'elette alme inspirate:

colpi d'ascia ogni

menzogna
il

spenta:

Splender

Sol

domane
umane,

Sovra
Sovra

le

gioie e le grandezze

la terra

da l'amor redenta!...

Invano

289

Ma

tu,

vecchio,

non

odi.

la

tua salma

Rigida come pietra

Fra
S'

cenci e

l'

abbandono, ignuda,

tetra,

agghiaccia in atto di sdegnosa calma.

Niun pu ridar

Io

spento soffio a questa


tua!...

Materia

la bella

Di giustizia e d'amore opra novella

Che
Che

le

infamie del secolo calpesta.

brandi spezza e infrange

le

catene.

Del sangue tuo succhiato


Goccia a goccia dal solco derubato

Non render una

stilla

a le tue vene;

Non una

sola ai venerandi e forti

Compagni

tuoi,

traditi

Da
Ora

la

terra e sotterra seppelliti.


in eterno.

Chi

risveglia

morti?...

PAX.

Temfeste.

31

Pax

243

Io vidi in

sogno, come vanni d'aquila

Belle, giganti e fiere.

Elevarsi del Sol fra

lampi torridi

Pi

di mille bandiere.

Mai non arrise


Pili

ai

verdi campi e a l'aure

luminosa aurora:

Cielo e

mare avvolgean fiamme d'incendio

Nel delirio de l'ora:

Salia dai boschi e da le zolle un palpito

Di forza germinale,

largo

il

vento,

come

il

sogno a l'anima,

Dava

a le fronde l'ale

244

P(^^

lucenti vessilli in alto ascendere

Come
Io vidi,

trofei di gloria

ognun parca cantare


istoria.

a l'aura

D'un popolo r

Crivellati di palle erano, e laceri,

Con

l'aste mutilate.

Come

trafitti

da pugnali innumeri

In mischie disperate;

Chiazze nere e vermiglie e fumo e polvere

Ne copriano
Polve
di

colori
di

schioppo o
di

mitraglia, e giovane

Sangue

gladiatori;

molti d'essi, a l'oriente roseo

Assurgendo

giganti,

Nel maestoso volo avean terribili

Suoni

di

ceppi infranti.

Ad un

tratto (era sogno) da


Soffio

un magnetico

d'amor

sospinti,

Dimentichi de l'epiche battaglie.

Dimentichi dei

vinti,

Pax

245

Tutti

si

strinser quei vessilli in croceo,

In universo abbraccio,

fu di pianti,

di

memorie, d'anime,

Di spemi e forze un laccio;

E non

rimase ne
Vivido
al

gli

azzurri spazii,
di

par

fiamma,
d'angelo,

Sciolto a le brezze

come velo

Che un unico orifiamma;

lui,

balzando da
le

gli

antichi ruderi,

Da

pianure intrise
secoli,

Di sangue, da l'orror dei morti

L'umanit sorrise.

EPPUR

TI

TRADIR....

Eppur

ti

f'ddno....

249

Eppur

ti

tradir.

Verr ne

l'ora

Che

di

mistero avvolge e terra e mar,


dal vasto occhio di

Un demone

fiamma

La mia

fronte a baciar.

Ed

io,

tutta vibrante e tutta bianca,


l'origlier;

Tremando scender da

seguir ne l'ombra

il

maestoso
altier.

Passo

di

queir

Egli susurrer sul labbro mio

Cose sublimi che l'ignoto

sa.

dinanzi

dal

mio petto

e dal

mio

cor,

A
Tempeste.

l'atra

immensit,
32

Eppur

ti

tradir.

Liberamente sgorgheranno
Di quel dmone
I

canti
:

al

soffio

avvivator

canti che singhiozzan ne la morte,

Che ridon ne l'amor:


Che
sul tumulto dei dolori
di

umani

Parlano

speranza e di piet,

Schiudendo l'invocata e folgorante


Porta dell'ai di l;

Che san

tutte le colpe e tutti


il

sogni,
:

Che squarcian d'ogni frode Che son


fatti

bieco vel

dei gorghi d'ogni abisso,


ciel
!...

Degli astri d'ogni

Oh, non esser geloso.

Oh,
di
il

non strapparmi

A A

quell'ora d'ardente volutt:

queir ora di gioia e

folla

Che

solo

genio

d!...

Come

prima, sommessa e innamorata


tue braccia mi vedrai tornar:
dei capelli sciolti

le

Smorta nel velo


Il

tuo bacio implorar.

Eppur

ti

tradir....

la

mia fronte candida, che solo


il

Sfior de l'estro

labbro vincitor,

Come

timida fronte di bambina


Ti dormir sul
cori...

IL

PASSAGGIO DEI FERETRI.

Commemorazione
il

delle

Cinque

Giornate, avvenuta in Milano


18

marzo

1895.

//

passaggio dei feretri

Folla e tumulto.

Spingasi

s'accavalla al par d'onda sovr'onda.

Torrente irrefrenabile

Che abbatte con gigante urto

la

sponda

Mare

in

tempesta, unanime

Fiorir di sogni e battere di cuori


Affratellati
:

bacio

Di cruente memorie e di dolori

In

una

sola,

trepida
i

Gioia che accende

petti e le pupille;

Che

lancia ai glauchi spazii

Risa, speranze, cantici, faville;

//

paesaggio dei feretri

Che va
Su
l'ali

fra ciclo
di

e popolo

magnetiche parole:
l'aere

Che sfolgora per

Coi fulvi raggi del novello Sole.

....

S'.lenzio....

l'ora.

Scindesi
ali

La

folla in

due compatte
cori

frementi

Serpe nei

un brivido
sfilar

Tra

il

solenne

dei reggimenti,

Tra l'ondeggiar

dei candidi

Vessilli ai venti radiosi e puri,

Tra

il

suon degl'inni
e

e l'epico
il

Clanger dei bronzi

rullo dei

tambui

Eroi di Marzo, o fumida


di

Ancor

sangue patria visione


di

I...

Lento un corteo
S'avanza su
gli

feretri

affusti di

cannone.

in

un con

le

reliquie

Da

la notte
la

di

lunghi anni redente.

Alta ne

memoria,
le

Viva nel cuore de

turbe intente,

//

passaggio dei feretri

Passa r Iddia

terribile,

L' Iddia vermiglia de le barricate,

Che, inerme ed indomabile,


/

Per vie ruggenti e piazze

disselciate,

Al lampo degli incendi!,

Ebbra

di

sangue e polve

fumo

e schianti,

D' un avvilito popolo

Fece ad un tratto un popol

di

giganti;

il

quinto giorno un magico


di

Grido innalz

gioia e di vittoria:
l'Italia!...

....

Qui comincia
le

E un'ampia
Silenzio.
le

rispose eco di gloriai

morti sognano:

Ne

bare che passan lentamente

Un
E

riso erra, dolcissimo,

culla e bacia quelle

forme spente.

Per Essi ora

la

patria

l'aulente suo crin tesse ghirlande:


fertili

Per Essi da' suoi


Giardini
al

mondo

arride, onusta e

grande
33

Tempeste.

//

passaggio dei feretri

Per Essi, per

le

lacrime
i

Degli occhi loro, pel sangue che

forti

Lor

petti a rivi sparsero.


!...

Per queirimmcnso amor

Sognate, o

morti.

r,a

patria grande.

di

Imperano
Lombardia,

Sovra r umido pian

Furie dal negro artiglio,

La fame,

la

pellagra e l'anemia.

Da

le

brumose
1'

fetide

Maremme, da
Da
le

incolto

Agro Romano,

mine

Calabre

Prorompe, disperato, un pianto umano.

cento a cento,

siculi

Schiavi, nei pozzi de la zolfatara,

Frovan fra

le

venefiche
1'

\ure

il

pane,

ergastolo e la bara.

//

passaggio dei Jerctr

Mentre, fidando, partono

Da

le

materne

vacillanti
rpiliti

braccia

Baldi e robusti

Di novi servi e d'afri allori in traccia.

fra le accese sabbie

Dei deserti, a dar morte ed a morire,

L su
Il

le

terre sterili
l'

vessillo a piantar de

avvenire,

Languono ovunque
Plebi, ed
"

l'itale
la

ovunque

miseria piange

Pane, pane
e

singhiozzano
;

Donne

bimbi

ma

a scoglio erto

si

frange

Come spuma
La

d'

Oceano
di

Che rimbalzando su

ripiomba,

straziata e supplice
vinti,

Prece dei

ed a s stessa tomba.

In basso e in alto sfasciansi

Le

fedi e

van

le

coscienze infrante

Taccion nei
I

fiacchi spiriti

santi affetti e le collere

sante

//

passaggio dei Jeretr

Ma, come invitta quercia, Libera


Italia
sta!.,.

Non

vi

svegliate,

O
Il

Morti.

la

Ora

e nei

secoli

vostro sogno trionfai sognate,

Che ne

rossa mischia
il

voi

mordenti
di

fango de

la via,

In canto
11

letizia

rantolo

mut de

l'asronia.

SULLA FOSSA
IN

DI

GIUSEPPE GRANDI

Val Ganna.

iitla

fossa di Giuseppe Grandi

263

Senza gloria

di

marmi
al

e senza croce,
i

Qui ove giunge

tuo cor, lieve su

venti,

De

l'alpine freschissime sorgenti

L'eterna voce;

Qui

fra

macigni ruinosi e foschi


le

Guatanti dal silenzio de


I

alture

vellutati pascoli e le oscure

Linee de' boschi

Qui, solingo, sdegnoso, abbandonato,

Dormi

in

eccelso oblio presso le stelle,

Ferreo Titano de l'idea, ribelle

Come

sei

nato!...

264

Sulla fossa di Ginseppe Grandi

Errar

ti

vider queste vette e queste


:

Boscaglie, un giorno

quando

a le tue

nude

Tempie battea

lo

spirto audace e rude

De

le

tempeste

il

sangue acceso fumido ondeggiante

In larghe ondate al cerebro fluiva,

Plline sacro a fecondar la diva

Idea balzante.

l'opra, in lotta con l'informe creta,


cieli

Ti vider questi

e queste valli.

Del

marmo

e degli ignivomi metalli

Sire e poeta;

E E

gli

aquiloni che da l'erme creste

dai vergini ghiacci

immoti

soli

Piomban, rotando

in procellosi voli

Per

le

foreste,

Mugghiando

a fascio ne la valle e intorno

la

povera casa orribilmente,


il

Salutarono, o Grande,

tuo fuggente

Ultimo giorno.

Stilla

fossa di Giuseppe Grandi

265

Qui dunque

resta, o

Grande, ora

per sempre

Lungi da

molli

retori bugiardi.

Larvati in fronte e nel ferir codardi!...

Ora
Sotto
i

per sempre

baci dell'eriche

il

profondo

Tumulo

giaccia senza cippo o nome!...


il

Tutta Val Ganna

glorioso

nome
al

Singhiozza

mondo.

Passino sul tuo capo albe e tramonti,


I

sogni e
le

gli

astri

de

le

calme sere,

battaglie de le nubi nere


In

groppa
i

ai

monti;

Passin

gli

spirti
i

de le rocce,

canti

De
I

la

luce,

letarghi de le nevi,
l'alte

rimbombi de

acque e de' grevi


Massi frananti
:

Assorba, assorba

il

tuo vigor

d' Iddio,

in raggio lo trasmuti, in tronco e in fiore

Questa che

t'arse

d'indomato amore
Terra
d' oblio.

Val Ganna, settembre


Tempeste.

1893.

3-t

MATTINATA INVERNALE.

Mattuifta

inveniah

Ricordo.

Era

il

Dicembre:
di

La campagna appara smorta


Irta di ghiacci.

neve,
liev

L'alba tersa e

Animava

il

silenzio,

.A.

l'oriente gelido
sol

Il

rifulse

e allor,

trasfigurata,
baciata,

La neve

palpit
tutta

come
:

si

rosea

Sovra

le

rame

squallide,

Su

l'erbe vive

ancor, su le brughiere.

Palpit di dolcezza e di piacere

Nel mattino purissimo

LA VEDOVA.

La Vedova

278

Io la vidi.

Sul volto estenuato

L'insonnia tormentosa

Un
Era

sudario di tomba avea calato.


scalza, disfatta.

Sui ginocchi

Tenea

1'

ultimo nato.

suoi capelli, un di

si

neri e

folti,

M' apparver

tutti grigi.

Cadeano
Irritati.

a ciocche,

ruvidi,
ella

disciolti.

Nessuno
folli

guardava
;

Coi

occhi stravolti

Nemmeno
Si

figli.

Intorno, a bassa voce,

parlava del morto.

Inghiottito l'avea, presso la foce

Del tristo fiume, a

l'

improvviso, un gorgo...
I...

Dio
Tempeste.

che agonia feroce

35

2 74

^" vedova

Bello: treni' anni:

muscoli possenti.
nel bronzo.

Come
De

sculti
i

L'avean cresciuto
le

balsami tepenti
i

patrie boscaglie,
I

nembi,

il

sole,

lieti

inni de' venti!...

Ed

or?...

Certo

ci,

sott'acqua, avea lottato

Con

furore d'istinto,
oncia.

Palmo per palmo, oncia per

E urlato

Certo avea, con demente urlo d'angoscia....


Poi
pii

nulla.

Annegato.

acuto

....

Ella

non ascoltava.
la
il

Un

fisso,

Pensier

rimordea

Per
Il

s,

pei

figli

queto pan perduto.


il

forte braccio inerte,

focolare

Spento ed

il

letto

muto;

la miseria,

la

miseria!...

l'

Ai campi

Dunque, gracile donna,

fischi

il

vento o sia che

aura avvampi,
sei

Alla zappa, alla vanga.

ti

Ora

sola,

Ninno v'ha che

scampi!...

La vedova

270

Alla risaia dunque, alla risaia,

Ove
11

il

capo percote

sol
il

piombante come una mannaia,

Ed

masmo

fetido s'infiltra:
ti

Penoso non

paia

11

sacrificio.

La

fatica

immane

Tu sempre

sosterrai,
la

Dal rodente pensier de


Spinta

dimane
casa,

pei

figli,

per

la rozza

Per un tozzo

di panel...

Gi

la

sera calava a poco a poco

le

donne pensose
al

Accosciate per terra e intorno

foco,

Piamente intonarono

il

rosario
rco.

Con un

bisbiglio

2 70

La

veci uva

Ella tacque

le

distratta e

come stanca

Spogli r ultimo nato.

Mormoravan
"

donne a destra, a manca,


rigida,

Ave....

e lei cadde,
la

a ginocchi,

Presso

culla bianca.

IL

OGN

C)

2 79

d'inseguirti io non mi stanco mai,

sogno ammaliato!" de

la

mia

vita:

Tutto gi mi prendesti e tutto avr;,

La giovinezza

ardita,

tumulti del sangue e

desideri,

L'ansie, le veglie, le preci, le lotte.


Il

battagliar dei vividi pensieri

Che riddan ne

la

notte,

Tutto

ci ci

che sorride e che non men: che s'eleva e non dispera,


triste e frementi

Tutto

E de l'ingegno mio

La

luce e la bufera.

//

SOgflO

tu lasci eh' io levi a te la faccia,


distogli
lasci
i

Ma

raggianti occhi fatali

E tu

eh' io

stenda a

te le
:

braccia,

Ma non
E,

raccogli

l'ali

attirandomi,

fuggi....

e forse,

quando,

Bellissima di gioia e di desio,


T'afferrer, da l'imo cor sclamando:

Sazie
le

Ho

vinto e tu sei mio,

brame,

tisica la fede.

Spenta

l'illusion,

rotto l'incanto.
al

Cadrai, rovina inutile,

mio piede.

Come

Ufi

balocco infranto.

OPERAIO.

Temfeste.

36

operaio

283

A me

dintorno

la

citt sorgea,

Desta a

la

prima aurora.

La gran

citt
le

che nutre e che lavora


giganti opre movea.

Nel sole a

Era un gridio

di

chiare voci ignote,

Un Un

fluttuar di suoni,

aprirsi di porte e di balconi,


:

Fischi di treni, turbinar di rte

Era l'accorrer gaio

e violento

Di mille forze

umane

Verso

il

lavor che d salute e pane


vessilli

E innumeri

affida

al

vento.

284

operaio

Tutto avea

luce,

palpiti,

sorrisi

Di festa mattinale.

Ogni cosa parca sciogliesse Tale,

Speme

e gioia ridean su tutti

visi,

Quand'io

lo scrsi.

Era possente.
fiero

Il

volto

Pallido di pensiero

Nobilmente s'ergea con atto

Sul bronzeo collo da ogni fren disciolto

Collo di tauro, petto di selvaggio,

Guardo
In quelle

e parola ardita:
rifluir

vene un
e

di vita. di

Vampe d'amore
Sonante

vampe

coraggio

I...

il

passo,

come un

vincitore,

S'avanz, nella luce.

me

disse

il

mio cor: Non forse

un duce?,..

Non

forse, in

mezzo a l'infernal clamore

D' un' officina, splendido nel saio. Egli soggioga


i

mostri
artigli

Ch'cbber dal genio umano

rostri,

Alma

di

fuoco e muscoli d'acciaio?...

operaio

28!

Non

forse in lui la fonte d'energia

Zampilla, prepotente,

Che

riviver far questa languente

Era, gialla di vizio e d'anemia?..

Oh, dolce, dolce esser

la

sua

diletta.,

Attenderlo, la sera,

Presso

il

desco frugai, con


di

la

sincera
:

Ansia gentile

chi

amando

aspetta

Dolce coglier da

lui,

siccome

il

giglio

Bianco da l'ape d'oro.


Il

bacio di chi sa lotta e lavoro


il

Esser tutto

suo bene, e dargli un

figlio

in

questo

figlio

bello ed innocente

Che

la virti

paterna

Possegga, un voto, una speranza eterna


Riporre, e
i

gaudii de l'et cadente:

E sognare per

lui

continuata.

Ne

secoli venturi

La

razza degli indmiti, dei puri.

luminosi

d'i

predestinata

^86

Operaio

La

schietta razza dei redenti schiavi

Che mieter
Messi
di

fra

canti
i

libert nate da

pianti,
gli

Dal sangue e dalle viscere de

avi.

ETERNO

IDILLIO

Eterno

idillio

289

Mentre del Sol

di

giugno

raggi eflusi

Con infrenata volutt d'amore


Baciano
i

fiori

largamente schiusi

Mentre da l'aure
Dei sommi
cieli

in

fiamme

e dal fulgore

a le

campagne piove

Di giovinezza un trionfai vigore,

Il

contadin ne la sua terra smove

L'ardue zolle col nitido strumento,

a pacata canzone
Tempeste.

il

labbro

move

37

Efiniu

idillio

E va de

la

canzone

il

ritmo lento

Col pispiglio dei passeri e l'olezzo Dei


fieni,

su l'errante ala del vento.

Di fianco a l'uscio de

la

casa,
oflVe
il

al

rezzo,

La

tranquilla

compagna

bel
:

seno

Al suo lattante, con materno vezzo

Sgorga, tonte purissima, dal jiieno


Petto, la vita: succhia avidamente
Il

fanciullo: fiorisce al ciel sereno,

Nel meriggio, dinanzi a l'innocente


Letizia de le cose e a la vittrice

Opra

dell'

Uomo,

il

gruppo, santamente

Ride Natura intorno,

e benedice.

SENZA RITMO.
A
Clair de
di

Nice Turri.

Lune

Beethoven.

Sema

ritmo

290

Passa pel chiuso salotto


il

brivido cupo dell'ombra:


tasti

animati singhiozzano

sotto le dita tue bianche, o Nicc


e tu sei vestita di bianco

come un fantasma.

Suona.

Pallida, o Pallida, io so che


la

ben presto morrai

che quando
ritiri

tosse t'afanna

dal labbro la tela macchiata di rosa.


parli,

Tu non mi
non vedo
gli
il

suoni

tuo volto, non vedo

occhi sognanti ove langue un deso di carezze,

ove par che una lagrima tremi

.'^.'jicd

ntilo

scinprc

vedo
vedo
e

l'abito
i

bianco,

lunghi capelli di seta,


l'anima, l'anima,
le

sento

l'anima tua, Nice!... \ibrar ne

note.

E Beethoven.
la

-Quand'egli
io

creava

solenne armonia,

tu

non vivevi, Nice,


ci
il

non vive\o

ma

che l'artista crea

tutto
lo

mondo

lo

beve,
:

fa

sua carne e suo sangue


piti

ed ora,

di

qualunque parola,

questa musica dice


ci

che tu senti, ci che

io

sento.

Narran

gli

accordi gravi
cosi bello,

l'occulta rovina del corpo tuo

minato dal male:


narran
la

tua irioventii che non vuole morire.

Senza ritmo

29^

narran che tu
narran che tu
che
il

sei
sei

sposa,

madre,
le

bimbo tuo balbetta


lui,

prime vezzose parole,

e che per

per

lui

t'aggrappi alla

vita!...

Xarran

gli

accordi gravi

che mentre tu passi lasciando nel mondo l'amore,


io vivr

disamata.

Nice, ancora vent'anni, ancora trent' anni

dovr trascinare nel mondo,


sola!...

Poi che amore


vivi,

ti

chiama
non rimpianta, muoia!...

e lascia ch'io,

Tu non volgi

la

testa:

non vedo
i

il

tuo volto, non vedo

tuoi occhi sognanti ove langue


di

un desio

carezze,

:^t:n2a

rilmo

ove par che una lacrima tremi sempre.

a te divina,

A
io

terra mi prostro e bacio l'abito bianco

umana
te

che domani morrai.


gli

E dicon

accordi gravi

Tu che

resti nel

mondo, tu che invochi l'amore,


:

non perder tempo, non perder tempo, ama

ama

chi soffre e

non spera:

tu debole e sola
pei
fa

deboli e

soli

diventa robusta e possente

che

la

gelida morte
al

dischiuda

tuo corpo la fossa

quando l'anima
divisa in frementi brandelli,
sciolta in milioni d'atomi luminosi,

abbia gi baciate
le

dolci

anime

sole,

piangenti su la terra:

ama, l'amore infinito


Doi che infinito
il

dolore.

SCONFORTO.

Tempeste.

38

Sconforto

299

5" io

potessi per

sempre soffocare

Questa voce che sorge dal profondo,

piange, piange senza mai cessare

Oh,

3'

io

potessi soffocar nel fondo


pia

De

la

coscienza e non udir

mai

Questa voce che sorge dal profondo!...

Per ch'essa mi dice

No, giammai

Non
Chi

vedi che cammini ne la notte?...


ti

schiara la via?... Bada, cadrai:

Sei sola, sola ed hai le

membra
non
la

rotte^

E niuno ha
Non

fede in te

vincerai,
notte?...
-

vedi che cammini ne

ADDIO

Addio

3o3

Va dunque,

o libro austero,

Di rogo eterno luminosa fiamma, Ch'


io

m'

illusi,

in

un sogno battagliero,

Di regger alto come un orifiamma!...

Va.

il

Tu mi

porti via

L'anima
Sento

a brani.

Ora che

tu sei

nato.

peso glacial de l'agonia

Sul cerebro e sul cor.

Vissi

ho creato.

E E

la
il

fine

del

dramma,

vuoto, la rinuncia ultima, oscura.

O
Un

libro

nero a lettere

di

fiamma,

suggello sci tu di sepoltura

GRANDI

Tempeste.

G,an,ii

Ammiro

Forti che, baciati

iront'

Da bocca sovrumana,
Anelanti a
pii

fulgido orizzonte.

A
I

un'altezza sovrana,

sorrisi del genio,

lampi',
le

cant

Ebbero e
E sepper
tutti
i

follie,
i

voli e tutti

piant

E
E lanciaron

tutte le armonie;

dal culmine a l'intento

Mondo
E moriron
fra

sacre parole

un sogno ed un concento
di

Circonfusi

sole.

3o8

Grandi

Amo

Ril)tlli

che, morsi

nel cuore

Da un'angoscia suprema,
Avvinti da un divin laccio
d'

amore

chi piange, a chi trema,

Ai maledetti che Gesi redense

E
Per terra
e

fratelli

han

tradito,

mare

fra le turbe

immense

disser

1'

inno delle et venture^

Sublimi nel delirio.

De l'ideale;

e,

ceppi o corda o scure,


al

Sorrisero

martirio....

...

Ma

piango

il

sangue del mio cor


la

sui

Grandi

De
Gli Affamati,

tenbra.

Sono
Venerandi,

gli

Oppressi,

Che tregua n perdono


Ebber da
natura empia e nemica,
odiato:

la

E pur non hanno


Che per
altri

fiorir

vider la spica,

E non

lianno rubato:

/ Gnindi

3oo

Che bevver

fiele

lacrime, vilmente

Frustati in pieno viso

Da r

ingiustizia cieca e prepotente,

E pur non hanno


Che passaron
fra
geli

ucciso

e le tempeste,
l'

In basso, ne

oblio,

Senza

sol,

senza pane, senza veste.

Ed han creduto Che uno

in

Dio:

strato di paglia per dormire


Infetto e

miserando

Ebbero,

un ospedale ove morire,

E sono morti amando.

LA FIUMANA.

La

fiiiiimud

3(3

....

sale,

sale.

Con

sinistro

rombo

S'accavalla nel buio onda sovr'onda:

Qual torrente d'inchiostro urge a

la

sponda,

trema l'aria, pavida,

al

rimbombo.

la

fiumana dei pezzenti.

sale,

Son

cenci e piaghe, son facce scarnate,

Braccia senza lavor, bocche affamate,

Cuori gonfi

d'

angoscia.

sale,

e sale

E con
Il

s porta un greve tanfo

umano,
;

tanfo dei tuguri umidi, infetti

E un grido erompe
'

dai dolenti petti:

Dateci

il

nostro pane quotidiano.

40

Tempeste.

3 14

J^ci

fiutuana

Ma ognuno
L'

a la gran voce sordo e cieco.


i

immota calma che precede


i

lampi
campi,

Del tonante uragan pesa su

il

fiume ingrossa,

il

fiume avanza, bieco:

granitici,
di

immensi argini
di

atterra.

Lordo

sangue, livido
in

pianto

Domani,

nome d'un

diritto santo,

Mugghiando allagher

tutta la terra....

....

Ah!,., l'ora sacra.

il

Una

virti

d'amore

Infinita,

immortai come

Creato,

forti,

pu guarir quel disperato


di

Cumulo

miserie e

di

dolore:

Basterebbe che incontro a

le

diserte

Anime

singhiozzanti

vincitori
fiori,

Movessero fra

siepi alte di
le

Benedicendo con

braccia aperte.

Fine.

INDICE

Indice

te,

mamma
forzato

Pag.

Sgombero
Lettera

L'incendio della miniera

ii

21

Terra
I

27

sacrifici.

I.

La Maestra

35
37

II.

La Madre
La Fidanzata

III.

39
41

Tempio antico

La

''Figlia dell' aria

Disoccupato
Istinto
II

47 53

materno

figlio

09 3
67
7^

Arrivo

l'Ospedale Maggiore

Piccola

mano

-79
83 89

* Tu pur verrai Un anno dopo

3i8

Indice

Immortale
Risveglio

Pag.

pS

99
io3 109
1

Sciopero

Fine

di
la

sciopero

Per

bara

13

Nativit

119

Viola del pensiero

i23 127
i3i

L'Ora

E malato
Ti vidi in sogno

i35 130
143

Non tornare Ego sum


Canto notturno
Fanciullo

149
i53
161

Risveglio fra

monti

Vecchi

libri
. .

i5
.

Amor novo
Sulla via

171
177

All'Asilo notturno

i83
i

Gli ultimi saranno

primi

187

Ora

di

calma

193
197

Bacio morto

L'ultimo duca

201
207

L'erede
Sorrisi

2i5
cronaca
221

Nota

di

Fraternit

226

Casette bianche

229

9
Indice 3
1

Invano

Pair.

235
241

Pax Eppur
Il

ti

tradir

passaggio dei feretri

247 253

Sulla fossa di Giuseppe Grandi in Val

Ganna.

261

Mattinata invernale

267
271

La vedova
Il

sogno

Operaio

277 281 287


291

Eterno

idillio

Senza ritmo
Sconforto

297
3oi

Addio
I

Grandi

3o5
3ri

La fiumana

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