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DE L LA

G E O G R A F I A
DI

STRABONE
LIBRI XVII
rO L G A M Z Z A T l

DA FRANCESCO AHBROSOLI

V O L U M E SECONDO

MILANO
coi tipi di Paolo Andrea llfolina
contrada dei B o ssi, num. lySG 1832.

IL TRADUTTORE

Quando nel 1827 il Sonzogno s^accinse a pubblicar lo Strabene, affidò questo difficile ed importante lavoro a queir erudito che tradusse nel pri­ mo volume di questa edizione i P ro­ legomeni del Goray. Dalla dottrina e dall’ ingegno di sì colto ellenista po­ teva r Italia ripromettersi un’ opera degna de’ nostri tempi; e il tipografo ne dava non dubbia speranza con quel cenno de’ molti commenti critici, eruditi, scientifici, dei quali disse che

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sarebbesi parlato più à lungo nella Prefazione del secondo volume. Ha poi voluto il destino che nè ilSonzogno nè quell’erudito in cui egli avea po­ ste sì ragionevolmente le sue speran­ ze, recassero a fine questo lavoro; di che l’Italia si dee veramente dolere, pensando a ciò che poteva aspet­ tarsi dalla dottrina di quel celebre letterato. In quanto a m e , che gli son sottentrato, non senza conoscere la difficoltà dell’impresa e la scarsità delle mie forze , potrei forse passar­ mi d’ ogni Prefazione, se non fosse la necessità di far conoscere i limiti dentro ai quali mi sono tenuto; af­ finchè nessuno si aspetti da .me quello eh’ io non potrei dargli, nè promet­ tergli pure. Già il Sonzogno avea detto che la sua edizione avrebbe per fondamento

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lo Strabene fràncese, al quale appunto io mi sono in generale attenuto. Le no­ te raccolte dal Siebenkees, e il testo del Coray ( delle quali edizioni mi fu cortese la gentilezza del eh. cav. don Gaetano Melzi ) ed alcune osservazio­ ni pubblicate néi Giornali francesi e alemanni in questi ultimi tempi, mi autorizzarono qualche volta ad al­ lontanarmi da quella scorta ; ciò che non ho fatto però quasi mai senza avvertirne i lettori, parendomi che ciascuno debba desiderar di conosce­ re r opinione di que’ colti e diligenti traduttori ed interpreti, massime dove la differenza sia di qualche momento. Io dunque mi sono proposto di dare una versione possibilmente fedele del testo greco secondo le più accreditate edizioni e gl’interpreti di miglior fama. Ho anche qua e là raccolte e coni-

vili pendiate le note che giudicai più ne­ cessarie a ben intendere l’Autore, va­ lendomi (per usar le parole del Sonzogno) deWaltrui ricchezza; ma il ten­ tare di accrescerla j come il tipografo stesso promise, era impresa alla quale soltanto il traduttore àe\ Prolegomeni avrebbe potuto accingersi con buon successo.

DELLA

GEOGRAFIA
DI STR A BO N E
■ ' i-z anc:

LIBRO

PRIMO

CAPO

PRIMO

£logio della G togri^a. M otin che hanno indotto t Autore a tcrìvert tju a t’ Opera.

A.LLO studio del filosofo stimiamo che appartenga quan­ to verun’ altra cosa la Geografia, la quale noi ora ci proponiamo di venire considerando. E che non a tor^o così stimiamo è manifesto per molti argomenti. Perocr chè que' primi che osarono trattarne furono filosofi : O m ero , Anassimandro milesio ed Ecateo suo concittar dine (siccome dice anche Eratostene), Democrito, Eudosso , Dicearco, Eforo ed altri parecchi : ed anche quelli venuti dopo costoro, Eratostene, Polibio e Posidonio, furono anch'essi filosofi. La varia dottrina poi per mezzo della quale soltanto può compiersi questO'
S tujbose , tom. II .

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DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

studio, non è propria d' altr’ uomo se non di colui che le divine e le umane cose abbia meditate : e la cogni­ zione appunto di queste cose si chiama filosofia. Oltre di che anche la moltiplice utilità che si trae dalla Geo­ grafia o vuoi per la vita civile (i) e per le pubbliche faccende , o vuoi per la cognizione delle cose celesti, degli animali di terra e di m are, delle piante, dei frutti, e di quant’altro si può vedere in qualsivoglia luogo, annuncia anch’ essa un uomo occupato intorno all’ arte del vivere ed alla felicità. Ma riassumendo ciascuna di queste cose che abbiamo accennate, veniamole consi» derando un po’ meglio. £ primamente mostriamo come a ragione e noi e quelli che ci precèdettero ( de’ quali è anche Ipparco ) abbiam detto essere Omero il fondatore della scienza geografica: il quale non solamente nel valore poetico soverchiò tutti quelli che furono prima e dopo di lu i, ma sì fors’ anche nell’ esperienza della vita civile. Però egli non fu diligente soltanto intorno ai fatti per cono­ scerne il maggior numero ch’egli potesse e tramandarli alla posterità ^ ma cercò anche le notizie de’ luoghi di ciascuna regione, e quelle di tutta quanta la terra abi­ tata (a) e del mare. Senza di ciò egli non avrebbe

(i) Il testo dice e potrebbes! tradurre /e cose dello stato o della città , la politica e. simili. Ma preferii qui ed altrove la breve espressione di vita civile sull’ esempio dei traduttori francesi. (a) Strabene usa di dire i thcttfeim >?, la terra abitata, dove i geografi dicouu seiiipliccmeiite la terra.

U B R O PRIMO

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potuto spingerti coli’immaginatiobe fino alle estremità della terra stessa discorrendone la circonferenza. £ primamente la dimostrò, qual essa è nel v ero , tutta circondata all'intorno dall’ oceano. Delle varie sue parti poi altre le nom inò, altre le accennò con al* cunì indilli : nominò espressamente la Libia, l’Etiopia, i Sidonii e gli Erembj ( che ben si direbbero Troglo­ diti Àrabi)^ ma le parti orientali e dell’occidente le designò con dire che sono circondate dall’oceano. Peroc­ ché egli pone che dall’oceano si leva ed in quello tra* monta il sole, e così parimenti anche gli astri :
................ E già dal quifto

Grembo del mare al d e l montando il sol* Co' rugiadosi lucidi suoi strali Le campagne fe ria (i) ...................In grembo al mar frattanto La splendida cadea lampa del sole , V atra notte traendo sulla terra (3 ).

E dice eziandio che gli astri si lavano Dell’oceano (3). Degli occidentali poi ci mostra la felicità e il buou clima eh’ essi godono ; avendo per quanto pare saputo delle ricchezze (4) d’iberia , dove portarono 1’ armi Er­ cole e poi i Fenìci! (i quali v’ebbero anche grandissima signoria) e finalmente i Romani. Perocché di quivi trag« gono i fiati di Zefiro : e quivi é dove il poeta immagina
(i) IL , lib. VII, 4 3 1 > traduzione del Moati. (a) IL r lib. v i i i , 485. (3) IL , lib. V , 6. (4) li Silandro leggeva r it saS f la navigationet ma dopo il CisauboDo leggono tulli x X iltt. Così il Coray ed il Siebenkee*.

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DELLA g e o g r a f i a D I STRABONE

Ài campo Elisio, nel quale dice che Menelao sarà dagriddii inviato :
T t heW Elisio campo , ed ai confini Manderan deila terra i Numi eterni, Là ’ve risiede Radamanto , e scorre Senza cura o pensiero all’ uom la vita. Neve non m a i, non lungo verno o pioggia Regna colk ; ma di Favonio il dolce Fiato , che sempre V oceano invia , Que' fortunati ahltator rinfresca (i).

Ed anche l’Isole de’ beati (2 ) stanno rimpetto a quella estremità della Maurusia che accenna alP occidente^ da quella parte dove anche l’estremità dell’Iberià concorre. E d è manifesto dal nome, che le stimarono fortunate per essere vicine a que’ luoghi. Nè ciò solo, ma afferma che gli Etiopi sono gli ul( 1 ) Odiss., lib. IV , 563; traduzione del Pindemoute. .( 3 ) Gli altri geografi le denominano Isole Fortunate; e sono le Canarie della moderna geografìa: del resto l’Autore attribuisce ad Omero alcune cognizioni eh’ egli non ebbe. Quel poeta non fece menzione giaminai delle Isole de’ beati ; nè conobbe più in là della Sicilia e delle parti meridionali d’ Italia. Erano poi sinonimi le espressioni Isole de' beati , Isole fortunate , Giar~ -dino delle Esperidi, e Campi Elisii; e gli antichi posero sempre questi luoghi all’ estremità occidentale del mondo conosciuto ; tramutandoli di paesé in paese secondochè venivano allargando le loro c(Jguizioni. È ' probabile che Omero nel luogo qui citato alluda all’ Eliso di CEtmpania piuttostochè a .quello- di. Spagna ; ma non per certo a quello delle Canarie che gli furono ignote. La Maurusia poi de’ Greci, detta Mauritania dai Romani, com­ prende i paesi di Algeri e di Fez. (G.)

LIBBO PK IH O

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timi suir oceano. Che siano gli ultimi il dice in quei versi :
Ma del mondo ai confini, e alla remota Gente degli Etiopi m duo divisa (i):

nè dice oziosamente in duo divisa , siccome appresso si dimostrerà. Cbe poi abitino sull’ oceano P aflèrma dl« rendo :
Perocché jeri in grembo alV oceano Fra gP innocenti Etiopi discese Giove a convito (3 ).

Che poi anche 1 ’ estremità settentrionale della terra sia circondata dalPoceanò i’accennò oscuramente, quan­ do disse dell’ orsa,
Dai lavacri dei mar sola divisa (3);

perocché sotto l’orsa e^ il carro significò il cerchio ar­ tico (4) : altrim enti, essendo in quello spazio tante
(i) Odiss., lib. 1 , 33. (a) 11., lib. i , 4 9 3 . (3) IL , lib. XVIII, 4 8 9 . (4) Sotto il nome di cerchio artico , o cerchio^ d elt orsa gli antichi intendeTano uo cerchio cbe , avendo il polo per centro, aveva per raggio l’ altezza del polo stesso nel luogo occupato dall’ osservatore ; o , se più vuobi, la distanza dal polo al punto piò settentrionale dell’ orizzonte matematico. Era questo il più grande fra i paralleli sempre visibili ; quello che abbracciava nella sua circonferenza gli astri che non tramontano mai. È fa­ cile a immaginare che questo cerchio dee variare a norma delle latitudini, e che il suo diametro dehbe diminuire accostandosi all’cqnatore, e ingrandirsi avanzandosi verso il polo. - Omero dun­ que scrivendo pei Crecì dell’ Asia e del Peloponneso ha dovuto descrivere i fenomeni celesti ch’cgli vedeva verso il 38“ di latitu-

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DELLA O E O C R iP lA DI STRABO?!E

stelle sempre visibìli nelle loro rotazioni, non avrebbe detto die questa sola è divisa dai lavacri del mare. Sicr cliè non lo accuseremo più d’ignoranza, quasi eh’ egli abbia conosciuta una sola delle due orse ^ perocché non è probabile che di que’ tempi la seconda fosse già annoverata fra le costellazioni; ma solo dacché i Fein'ci r ebbero osservata e se ne valsero a navigare s^ in­ trodusse anche fra i Greci questa distribuzione. Lo stesso dee dirsi anche della chioma di Berenice, e di Canopo, che ieri soltanto ebbe il suo nome (i), e di molte altre costellazioni che sono anonime ancora, secondochè Arato dice. Quindi Cratete nou ebbe ragione di correg­ gere sol eiso è escluso dai lavacri (2 ) , fuggendo ciò
dine. Ora p«r que’ luoghi il cerchio artico b al 5a° oorH ; e siccome ai tempi di Omero la stella più meridionale del carro aveva presso a poco 64" i5' di declinazione , cosi essa era di ia° i5 ’ più settentrionale del cerchio artico. Quindi non essa Sola ma anche tutte le stélle più settentrionali di queste di 1 3 ° i5 ' non tramontavano. Non è dunque esatta 1’ espressione di O m ero, quando egli'dice, f orsa essere la sola costellazione che non si bagna nell’ oceano : e il coimnento che ne dà Strahone accusa un soverchio entusiasmo dell’ Autore per quel poeta. (G.) ( 1 ) Ho conservato il modo greco «a7»r«fixrftittti proverbio usitatissimo , dice il Casaubono , a signifi- ' care una cosa alTatto recente. {1) li testo omerico è: t'iii i' if if tt f i t ìrh e Cratele corresse ti t t afRnchè s’intendesse non 0111 i i f x l t t (sola Vorsa), ma »ì»t i iifxliKts (sola il cerchio artico), e cosisi venissero a comprendere tutte c due le costellazioni. Ma Strahone rigetta l’emendazione del grammatico, perchè gli antichi quando dissero i f u l t t intesero non l’ orsa ma il cerchio aitico. (Casauh.) .

LIBRO PRIMO

che non era da fuggire. Ma grad ito meglio di lai, e più omcricamente, nominò ancb’ egli Torsa invece del cer­ chio artico , dicendo : « Del levante e dell’ occidente è termine 1’ orsa, e di contro ad essa è il s«iBo del se* reno Giove (i) : » mentre non l’orsa ma il cerchio artico è limite dell’ occidente e del levante. Sotto il nome adunque dell’orsa, cui chiama eziandio carro, e dice che accenna ad Orione , Omero sigm'Bca il cerchio artico^ e sotto il nome dell’oceeuo l’orizzonte, cioè quella spa/> zio nel quale ha luogo il tramonto e il nascimento de* gli astri. Disse poi che l’ orsa fa la sua rotazione sopra sè stessa e non ifi lava nell’ oceano, sapendo che il cer^ chio artico è nella parte più settentrionale dell’oi'izzon> te. Mettendo pertanto d’accordo il testo d d poeta con queste osservazioni, intenderemo detto dell’ orizzoqte terrestre ciò ch’ egli dice dell’ oceano^ e pel cerchio ar­ tico il quale , come pare ai sensi, tocca la te r r a , in­ tenderemo il punto estremo settentrionale ^ella terra' abitata : sicché anche quella parte del globo sia dall’o* ceano circondata, secondo Omero. Egli poi conobbe ot­ timamente anche gli uomini settentrionali, cui egli non ha menzionati nominatamente (perchè nè adesso pure hanno un nome a tutti com une), ma si dal modo del vivere, dicendoli nom adi, preclari agitatori di cavaUi, e galattofagi, e poveri.
(i) Cioè del mezzogiorno. Del resto i probabile che Strabone n OD abbia bene compreso il concetto di E raclito, e che per consegaenza non sia di veruD peso la testiroonianza di qaesto autore. (Ed. francese).

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DELLA G EdG R A FIA D t STRABOKG

Ed anehe altrove dimostra che Poceano cinge t'ofQO la terra j quando cosi parla appo lui Giunone :
.......................... . B e lt alma terra

A i fin i 'estrevà a visitar men oado V antica Teti c POsean, de’ Numi t^nerator (i) ;

perocché viéne a dire con queste parole che a tutte l’cStrerahà sf congiunge l’ oceano : e le estremità costituì-' seojao la cjrconferen^a. E nella Oplopea (a) colloca l’oceàno in cerchio intorno alla circonferenza dello scudo di Achille. Avvi poi una prova del suo ambre d’ istruirsi anche nel BOB avere ignorato il flusso e riflusso dell’ ocèano, dacché lo chiamò rifluente ; e quando afferma che Cariddi assorbe il màrè , soggiunge :
Tre fiale il rigetta , e tre nel giorno ■ 'V assorhe orribUtnente (3).

Pei^occhè se invece di tre volte ciò accade soltanto dué può essere o abbaglio di o&servaziòne od error di scritlu* i-a; ma a questo fenomeno era volta la sua intenzione. Ed anche l’aggiunto di lene-fluente dato all’ ocèano ha qual­ che relazione col flusso e riflusso, che ha movimento pla«Àdo -e noli punto impetuoso. Posidonio poi suppone che Omero, dicendo che gli scogli tal fiata sono coperti dal1’ onde , tal fiala ne rimangono ignudi, e chiamando
(i) l i . , lib. XIV , 300. <.('>)'Così chiamauo il lib. xvin dell'Iliade, nel quale Omero descrive-la fabbricazione delle armi d’ Achille: da «irAtr arme,

^ Aa m ttui Jare.
(3) Odiss. , lib. XII, io5.

XIBRO PRIMO

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fiame IV>ceano, abbia votato significarne le correnti ca­ gionate dal flusso e riflusso. Ma egli nella prima parte ^ a ragione ( i ) , non già nella seconda: perocché non somiglia a correntia di fiume il flusso del mare, e meno ancorai] riflusso. L'opinione di Crateteba qualche cosa che più persuade. Secondo lui Omero chiama profondocorrente e retro-corrente ed anche fiume tntto l’oceano; ma dà poi quest’ ultimo nome o quello di corrente di fiume anche ad ona qualche sola parte dell’ oceano stesso j còme allorché dice :
Poiché la nave u « J dalle correnti , Del gran Jiwne oceano , ed all’ Eéa Isola giunse nell’immenso mare (3 ).

Perocché qui non significa tutto T oceano , ma si u n a corrente di fiume nell’ oceano di cui sia solo una parte. E Gratete poi dice che trattasi di un seno o golfo che dàl tropico d’ inverno si stende vèrso il polo meridionale ; giacché uscendo di cotaìl mare ben pos(i) Io non trovo, dice il Gossellia, in nessuno di questi luo­ ghi d’ Omero verun iadtzio cb’ egli abbia conosciuto il flusso e ' riflusso del mare. Sappiamo che questi movimenti sono quasi impercettibili nel Mediterraneo. Bend neU’Euripo si scorge che le acque s! muovono in contraria direzione pareccbie volte ogni giorno altémaDdo; avrebbe forse il poeta tolte di coti le bizzarre idee che qui si accennàno ? O non potrebbe d arsi, cbe la cor* ‘ rente regolare dell’ Ellesponto , il quale versa le acque del mar Nero nel Mediterraneo, lo avesse indotto a credere che tutto in­ tiero 1 ’ Oceano o il Mediterraneo scorresse continuamente come le acque dei filimi ? (a) O diss., lib. x ti, I.

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D EI.L/l GEOGRAFIA DI STRADONE

siamo trovarci tuttora nell’ oceano ; ma lasciare Pocea' no e trovarvici tuttavia già non possiamo. Ora Omero dice : la nave uscì dalle correnti deW oceano e giunse nel m are , il quale non è ^Itro die lo stesso oceano : .sicché a interpretarlo diversaineute, direbbe che uscendo dell’ oceano entrò nell’ oceano. Ma queste cose vorreb­ bero più lungo ragionamento. Che poi la terra abitata sia un’ isola s’ impara dai sensi e dalla esperienza. Dovunque fu dato agli uomini di pervenire sino alle estrenlità della terra trovarono quel mare che chiamiamo oceano: e dove senso non è conceduto di accertarsene, lo dimostra il ra­ ziocinio : perocché lungo il lato orientale d i ’ è dalla parte dell’ In d ia, e lungo 1 ’ occidentale eh’ è verso gl’lberi e i Maurnsii si può navigare, ed anche lungo gran parte dei lati di mezzogiorno e di settentrione. 11 re­ stante, che noi diciamo non navigato finora perchè non mai s’ incontraron fra loro naviganti partiti da luoghi opposti, non è molto (i), se noi poniamo a riscontro le distanze dei luoghi ai quali siamo arrivati. Non è poi verisimile che il pelago detto Atlantico (a) sia di(i) È per altro lo spazio di 85oo leghe marine, computando ao leghe per ciascun grado, e senza contare il Baltico. (Ed. Tr.) (^) Eratostene e Strabone chiamavano Atlantico tutto 1’ oceano, e non avendo notizia dell’America supponevano che si stendesse dall’ Europa e dall’ Africa sino all’ India , senza interruzione. L’Autore impugna qui un’opinione d’Ipparco, il quale assegnava all’ oceano due bacini isolati e senza veruna comunicazione fra loro ; secondo la quale ipotesi, accolta anche da Tolomeo , non sarebbe stato possibile compiere navigando il viaggio intorno alla terrn. (G.)

LIBRO PBIMO

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viso in due m ari, o intercettalo da istmi cotanto stretti da impedire la navigazione intorno alla terra^ ma si vuol tenere invece che sia un mare solo e continuato. Peroc­ ché coloro i quelli avendo intrapresa quella navigazione non vi riuscirono, non dissero già di aver dato volta per avere trovato verun continente che loro si opponesse^ ma sibbene per mancanza di vettovaglie (i) e per essere i luoghi deserti : e non mai perché fosse venuto meno il passaggio del mare. E questo s' accorda assai meglio cogli accidenti del flusso e riflusso dell'oceano : peroc­ ché da per tutto i cambiamenti sì del crescere come del diminuire tengono un medesimo modo o sol di po­ chissimo differente, come s« il movimento nascesse da un solo mare e da una sola cagione. Nè è credibile Ipparco ove contraddice a questa opinione, affermando che non avvengono in tutto l'oceano gli stessi accidenti ^ e che quando bene questo si desse, non ne verrebbe che il mare fosse tutto continualo intorno alla terra (a) : e del non avvenire per tntto gli stessi accidenti reca la testimonianza di Selenco babilonese. Ma noi per tutto qnello che potrébbe dirsi di più intorno all'oceano ed ni flusso e riflusso ci rimettiamo a Posidonio e ad Ateiiodoro, i quali h^nno sufficientemente trattato questo suggello : e per ora aggiungiamo soltanto , che rispetto
(i) Nel Periplo di AnooDe, a cui ì ’ Autore probabilmente al­ lude , si dice appunto che la mancanza dei viveri costrinse i na­ viganti al ritorno. {i) Leggo còl Coray : i f t'iy tS

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DELLA G E O G R À FU D I STRÀBONE

aUa conformità degli accidenti del mare è da preferire la nostra opinione : perocché i corpi celesti possono at­ trarre a sè maggiori esalazioni quanto più è copiosa rum idità sparsa all’ intorno della terra (i). Omero poi, come conobbe e descrisse esattamente le estremità della terra abitata e le cose che stanno alla sua circonferenza, così fece altrettanto anche del mare interiore (a). Perocché a cominciare dalle Colonne d’Èr­ cole (3) lo circondano la L ibia, l’Egitto e la Fenicia ; poi le spiagge rimpetto a Cipro ; quindi i Solimi (4), i Licii, i Carii ; e dopo costoro il lido eh’ è fra Micale' e la T ro a d e , e le isole circonvicine, tutte menzionate da lui ^ come anche ordinatamente' annovera quelle che giacciono lungo la Propontide e l’Eussino fino alla Colchide, e della spedizione dì Giasone. EÀl egli co­ nobbe anche il Bosforo Cimmerio (5), giacché parlò
(i) Strabene appartenne alla filosofia stoica, secondo la quale i corpi celesti nulrÌTansi delle esalazioni delle acque. Ciò posto è naturale ché quanto meno 1’ acqua del mare è interrotta da istmi e da continenti, tanto più copiosa debb’essere l’esalazione che sollevasi ad alimentare i corpi superiori. (a) 11 Mediterraneo. (3) Le Colonne d’ Ercole sono dette dai moderni Stretto di

Gibilterra. (4) 1 Solimi abitarono anticamente il monte Tauro.
(5) Cioè lo Stretto di Caffà o di Zabacca, pel quale il mar Nero (lo stesso che il Ponto Bussino) comunica col mare di Azof. Del resto il signor Gossellin ha dimostrato che Omero non parlò dei Cimmerii del Bosforo , ai quali non avrebbe potuto arrivare in un solo giorno di navigazione Ulisse, partitosi da Circe che abitava presso al Capo Circeo nella Campania. I Cimmerii di

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de' Gimmérìi ( e certamente non ne avrebbe sapnto il nome se di loro medesimi non arasse avuto contezza); i quali al suo tem po, o poco prima di l u i , discorsero tutto il paese dal Bosfcnro sino all’ Ionia. Ed accenna anche il clima tenebroso del paese nel quale costoro abitavano, dicendo :
La ’ve la genie Cimmerj alberga Cui nebbia e buio sempiterno involve. M onti pel Cielo stelleggiato , o scenda Lo sfavillante H6r Sole , non guarda QuegFinfelici popoli, che trista Circonda ognor pernitìosa notte (i).

E conobbe anche l’Istro (2 ), avendo fatta menzione de' M isii, nazione di Tracia che abita lungo quel fiume. Conobbe eziandio Id spiaggia marittima che vien dopo, cioè la Tracia fino al Peneo; perocché nominò i Peonii e l’Ato e l’Àssio colle isole adiacenti a que'luoghi. Ap­ presso viene 1^ marina degli Elleni fino ai Tesprozii, di tutta la quale fece parimenti menzione. Conobbe inoltre
Omero stavano presso al Iago d’Averno. Rispetto poi aH’oscurità del clima nota lo stesso erudito avere Omero seguitate nella sua descrizione le idee degli Orientali, che risguardarono sempre le parti occidentali della terra come situate sotto un cielo nebbioso. Gli A rabi, dice eg li , danno tuttora il nome di U ar tenebroso all’ oceano Atlantico. ( 1 ) O diss., lib. XI, i5. (p) L’/f tr o è,il Danubio. - La Tracia corrisponde alle pro­ vince di Bulgaria e di Romelia. - Il Peneo è un fiume dèlia Tessaglia dello ora Salampria. - L ’ jissio dicesi ora Vardari c gettasi. in mare in fondo al Golfo Salonico. - La Tesprozia è .nell’ Epiro rimpeltp a Corfù.

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DELLÀ GEOGRAFIA DI STRABONE

anche le estremità dell’ Italia, giacché nominò Teraeso (i) e i Siculi: e le estremità dell’ Iberia e la loro buona n atura, come poc’ anzi dicemmo. Chè se fra mezzo a’ luoghi predetti ne vediamo alcuni lasciati ad> dietro si vuol condonare ; quando molte minute cose sogliono sfuggire anche al vero geografo. E gli si con­ doni eziandio se intrecciò alcuni favolosi racconti alle narrazioni storiche ed istruttive ^ nè di ciò gli sia fatto rimprovero. Perocché non é vero quello che dice Eratostene, che ogni poeta tende a dilettare e non ad istruire : ma per lo contrario i più assennati fra coloro che scrissero intorno alla poesia T hanno denominata una certa primitiva filosofia. Ma contro Eratostene di­ remo altrove piii a lungo, quando parleremo di nuovo anche di Omero. Qui intanto, a provare ch’ egli fu il fondatore della Geografia , basti il già detto. Quelli poi che gli tennero dietro è manifesto chu fu­ rono uomini ragguardevoli e versali nella filosofia : e dice Eratostene che i due primi dopo Omero furono Anassimandro discepolo e concittadino di T a lete , ed Ecateo milesio ^ l’ uuo dei quali diede fuori la prima carta geografica^ e l’altro lasciò un trattato attribuito a lui per la somiglianza che ha colle altre sue scritture. Moltissimi poi hanno detto che allo studio della geo­ grafia son d’uopo molte cognizioni (2 ): ma lo insegna pie( 1 ) Tenieso (Temessa, Paits.) città chc più non sussiste, si crede che fosse dove ora è Torre di Nocera nella Calabria. In quanto alla Spagna od Iberia già si è detto che Omero non la conobbe. (t) Dopo aver provato la prima delle sue proposizioni , cioè che la Geografia appartiene al filosofo , ora passa alla seconda

LIBRO PRIMO

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namente Ipparco nel suo Trattato contro Eratostene , dicendo : « Che nello studio della geografia il quale si addice a ciascun uomo, sia egli idiota o consacrato alle lettere, è impossibile far progressi, chi non osserva i corpi celesti e gli ecclissi. Cosi per cagione di esempio non è possibile sapere se Alessandria d'Egitto è più set­ tentrionale o più meridionale di Babilonia, nè quanta sia in ciò la difTerenza qualora non pongasi mente ai climi (i). Parimenti nessuno potrebbe conoscere esatta­ mente la maggiore o minore distanza de’ luoghi collocati all’ oriente od all’ occidente, se non se confrontando gli ecclissi del sole e della luna. » Così Ipparco. Tutti poi coloro i quali tolgono a descrivere le pro­ prietà di qualche luogo adoperano in ciò acconciamente le figure dei corpi celesti e della geometria per indicarne la grandezza, le distanze e le declinazioni, il caldo, il freddo, ed in breve la natura del clima. Perocché se il muratore fabbricando una casa, ol'architetto fondando una città sogliono prima considerare siffatte cose; come dovrà trascurarle colui che fassi a considerare tutta quanta la terra abitata? Esse gli sono per certo di molto maggiore importanzà. Perocché in piccolo spazio 1’ es­ sere inclinati un po’ più a settentrione od a mezzogiorno non è gran differenza ma in tutto il circuito della
e fàssi a provare che la scienza geografica non s’ acquista senza il corredo di molte cognizioni. ( i) Gli antichi dìvidevaDO il globo in zone parallele all’ equa­ t o r e , dette climi o declinazioni, e se ne valevano per determi­ n a re le latiladini dei luoghi. I moderni sostituirono i gradi di
elevazione dal polo.

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DELLA G S O G R À F U 0 1 STRABOKE

terra abitata stendendosi la parte settentrionale fino alle estremità della Scizia o della Celtica, e la parte meri­ dionale fino a quelle delPEtiopia, dee di necessità la dif­ ferenza essere grande. Così parimenti è assai diverso l'a­ bitare fra gl’indi o fra griberi ^ dei quali sappiamo che i primi sono alP estremo levante e i secondi al ponente, e che in qualche modo (i) sono antipodi fra di loro. Ora tutte queste cose avendo il loro principio dal moviipento del sole e degli altri astri, ed anche dalla ten­ denza de’ corpi al cen tro , ci costringono a considerare ,il cielo, e que’ fenomeni celesti che appariscono a ciascheduno di noi ^ ed in questi si veggono differenze stragrandi delle varie posizioni. Chi mai dunque po­ trebbe saper bene ed esattamente descrivere le diversità dei luoghi j senza avere considerati punto liè poco i corpi celesti ? Perocché, sebbene per essere il nostro li­ b ro politico più che a ltro , non sia possibile investigare a fondo ogni cosa, conviene peraltro^i fare quelle in­ vestigazioni nelle quali anche un uomo di Stato ci può tener dietro. Chiunque poi abbia già tanto sollevato lo spirito, non ■potrà astenersi dal considerare la terra nella sua intierezza : perocché sarebbe cosa manifestamente ridicola, :Se colui il quale osò, per desiderio di ben descrivere la terra abitata , accostarsi ai fenomeni celesti e valersene
(i) Dice in qualche, modo , perchè veramente l’ india e I’ Iberia o Spagna non sono antipodi fra di loro, nou dandosi quey sto nome se non a quei laoghi che si trovan sul globo in situazioni diametralmente opposte.

LIBBO PKIMO

a sna istnuùone, teascurasse poi di conoscere la l e m to lta , di cui la terra abitala è soltantoanaparte; e quanta es«a sia, e in qaale situazione deli’ universo^ s’ ella sia abitata soltanto in quella parte che noi ne conosciamo (i), od anche in altre, ed in quante: e cosi pure quale ne sia la parte disabitata, e quanta e perchè. Quindi ci pare che la scienza della geografia propria­ mente delta si unisca di qualche maniera collo studio dell’ astronomia, e con quello della geometria, ranno­ dando insieme le cose terrestri colle celesti come se fos­ sero vicinissime, e non già tanto disgiunte,
Quanto va lungi dalla terra il cielo (a).

À così falla varietà di dottrina aggiungasi inoltre la sto­ ria naturale, quella cioè degli animali, delle piante, e di quanti altri oggetti utili o nocivi producono la terra ed il mare : e quello eh’ io dico (3) diventerà, al pturer m io , sempre più manifesto. Che poi debba, avere grande utile chiunque avrà ap­ presa questa scienza è chiaro sì dalla testimonianza deU r antichità come dalla ragione. C primamente, i poeti rappresentano come prudeatissimi fra gli eroi quelli i qùali uscirono spesso del proprio paese ed andarono pe­ regrinando. Perocché tengono in gran conto l’at«r yc-,
(i) n testo potrebbe anche significare: Se quel lato dove noi siam o sia abitato soltanto in parie ; ti s « 3‘ lif tU iìlm t

ftótéf Tó

iftSt.

( 3 ) Iliad. , lib. v ili, 1 6 . (3) Cioè che la scienza della geografia risaha da una gra tde varietà di cognizioni. - Di qui poi l’Aatore si apre il passo alla terza proposizione , cioè all’utilità delia geografia. S tbaboke , tom. II.
2

rS

DELLA G E O G B A FU DI STRABONC

4tUe le città di molti uòmini^ e Paverne conosciuti i cafturni (i)., E Nettore si gloria d'aver csonveràato coi I^apiti venendo a loro preghiera fin dall’<jipio (9 ) con­ fine. £ M«nelao dice ancb’ egli :
Cipria vagando , e la JPenicia io vidi , E ai Sidonj , agli Egitj , agli EViOpi Giunsi , e agli Ercmbi , e in Libia (3),

e v'aggiunge la natara del paese dicendo
. . . . ........................ 'Ove le agnttHe ■ ' Jfiglian tre volte nel girar icP un anno.

Così parlando di Tebe d’E g itto , dovè la terra feracis­ sima produce i suoi f r u t t i , dirà ;
......................... ... . NelP Egizia Tele Per te cento sue porte e li diigento jiurighi co’ ìor carri (4).

Tutté queste cose sono oOmc grandi apparecchi a divenire prudenti, insegnandoci la natura dei siti^ e le speciie degli animali e delle piante «he vi si tro­ vano ; al d ie si aggiungono le cos« che sono nel mare. Perocché noi siamo in qualche maniera anfibii, e non .^iamo' ponto terrestri più che marini. Ed è probabile che anche Ercole per la molti» $ùa esperiensa e p e rle molte cognizioni fosse denominato
D' opere grandi fa b b r o ............. (5).
^i) OdisB., in priac. (3 ) Jpia chiamavasi anticamente il PelopocNKSo-, ora detto Morea. (3) Odtss., lib. IV , 83. (4) I l i a i , lib. IX , 583. (5) Otiiss., liÌA XXI , 3 6 .

UBRO PMMO

ig

I raotiumenti adunque dell’ antichità ed il raziociaio testimoniano ciò «lie fa detto nel principio da noi : ma 9 me poi sembra che sopra tutto comprovi quanto noi siam venati diceodo l ’essere la m ag^or parte della Geo» grafìa ntilissima alle cose politiche. E nel vero la (erra «d il mare dove abitiamo sono il luogo di tutte le azio> ni^ delle piccoleà piccoli Luoghi, delle grandini grandi: ma il maggiore dei luoghi è tutta quanta la terra che noi propriamente chiamiamo Terra Abitata^ sicché essa è il teatro proprio delle azioni più gi'Wndi. £ massioai fra i capitani soqo quelli <che possono signoreggiare in terra ed in m are, raccogliendo sotto una sola signoria ed ammÌDÌstrazion6 politica parecchie nazioni e città. Quindi è manifesto che la Geografia entra in tutte le opere d\m uomo di Stato, insegoando come'giacciano i eontinend ed i mari , tanto i mediterratiei quanto quelli ehe stanno alla circonferenza di tatto il globo : peroe» cbè a coloro appartiene l’avere siffatte notizie, ai quali importa il sapere .se i l u o ^ i sono d?un modo piuttostoehè di u a altro, > e quali si poasou' conoscere e <}uaU KO. Chè senza duM>io potranno maneggiar meglio le cose qualora conoscano di ogni luogo restensioae e la postura, e quali particolarità o di clima o di suolo pre> senta. E poiché i diversi principi signoreggiano in di­ versi paesi, e da diversi luoghi movendosi alle loro imprese disteadono la grandezza de^ propri! domini!, non è possibile che nè da loro tutti i luoghi siano ugual­ mente conoscinti, nè ds^’ geografi ; ma ù questi come a quelli aliiulii' luoghi sono più no ti, altri meno. Pe­ rocché tutte le parti della terra abitata appena 6 i po>

aO

SE L L A GEOGRAFIA D I STRABONE

trebberò ugualmente conoscere, quando essa tutta in­ tiera venisse sotto una signoria sola ed ua solo go­ verno^ e forse nemuianco allora^ giacché i siti pixi vi> cini si conoscerebbero sempre meglio : e per verità, importa cbe questi siano piiù minutamente descrìtti ac­ ciocché si conoscano meglio, siccome quelli dei quali è anche maggiore il bisogno. Laonde non è meraviglia se agl’ indi conviene un corografo (i) a parte, un altro agii Etiopi e un altro ai Greci ed ai Romani ^ mentre che gioverebbe al geografo degl’ Indiani il descrivere anche la Beozia come Omero che nomina
D’iria i coloni e iA u lid o petrota Càn quei di Sceno e Scolo . , . { • » ) ?

Ma questa precisione ben giova a noi ^ e non così io* vece diremmo se si trattasse delle cose indiane, o d’altre proprie d’ un luogo particolare: perocché non vi abbiamo nessuna utilità, la quale è la principale mi* sura in siffatto studio. E quello che qui diciamo si manifesta anche nelle piecole cose , come a dir nelle catèce: perocché meglio po> tra cacciare colui il quale conosca la 6 elva e ne sappia la grandezza e la condizione 5 e cosi il fare con.buon suc­ cesso una spedizione militare in qualche paese, e porvi
( 1 ) Tolomeo insegoa in che differiscano la Geografia e. la G>rografia; ma Slrabone (dice il CasauboDo) non riconosce veruna differenza tra questi nomi. Non può negarsi peraltro ch’egli noQ usi qui colla debita distinzione cotesti nomi. La Corografia i la descrizione di un luogo particolare, ed è perciò «ma parte della Gec^rafia, la quale comprende tutta la terra. (Ed. fr.^ (a) lliad., lib. n , 4 g 6 .

LIBRO PBIMO

ai

ìoiLoscate, e riaggianri i proprio di chi n'abbia cogni* zione. Ma nelle cose grandi poi tutto ciò è tanto pi& manifesto , quanto più in quelle e sono maggiori i Tan* taggi della perizia e più gravi i danni delPignoranza. Perocché Pesercito di Agamennone avendo saccheggiala la Misia (i) crédendo che fosse la Troade, sene tornò svei^ognato: ed i Persiani ed i Libii per avere supposto che gli Stretti fossero senza uscita (a), a stento poterono liberarsi da grandi pericoli^ e lasciarono per monumento della loro imperizia, i Persiani il sepolcro di Salganeo lungo PEuripo di Calcide (3), cui essi uccisero perchò aveva a tradimento traviato il loro esercito dal golfo di Malea (4) sino a quel fiume ^ ed i Libii (5) quel di Pe« loro da essi trucidato per somigliante cagione. £ nella
(t) Miiia. Parte (teli’ Asia minore vicina alla Troade. Correggasi coi migliori interpreti il testo, e si legga i w -

(3)

ttiiMtTit •<>•< TvpXéìr cìit0r»9t.
(3) Nel distretto di Negroponte. L’Autore parla poi di SalgaD6 0 più distesamente nel lib. ix. (4) Da’ Maìii popoli stanziati sulla marina in un angolo confi­ nante colla Ftiotide si disse Maìiaco quel golfo che fu poi detto' Lamiaco , ed ora si chiama Golfo di Zéilun. (G.) (5) Sotto il nome di Libii l’Autore intende i Cartaginesi. Pom­ ponio Mela e Valerio Massimo che raccontano questo fatto non vanno ben d’ accordo fra loro. Secondo Valerio Massimo (lib. ix, c. 8) seguitato da Servio (ad lib. iii, £n eid ., v. 4i')> Annibale ritornando dall’ Africa , e vedendo che il piloto Peloro lo conduceva verso le coste d’ Italia , credette di esserne tradito, e lo uccise. Annibaie ignorava che quel' nocchiero voleva passare per lo stretto di Sicilia ; ma avendo poi riconosciuto il proprio fallo fece erigere una statua in onore dello sventurato Peloro. (G.)

aa

DELLA g e o g r a f i a d i STHABONE

spedizione di Serse per ignoranza de’ luoghi tutta la Grecia fu piena degli avanzi dei naufraghi*, e le colonie degli Eoliie dei lonii sommioistrarono esempj di molte consimili calamità. Così per lo contrario accadde talvolta di condurre a buon fine imprese di gran momento per la pratica dei luoghi: come si dice che Efialle negli stretti delle Termopili avendo mostrato ai Persiani un sentiero (i) a traverso ai monti, recò in poter loro i com­ pagni di Leonida, e condusse i barbari al di dentro di quello stretto; Ma lasciando in disparte le cose antiche, stimo che la recente spedizione dei Komani contro i Farti sia bastevole testimouio a ciò eh' io sostengo : e cosi anche quella contro ai Germani ed ai Celti, dove i barbari- giovandosi de’ luoghi, in mezaf a paludi, a boschi impenetrabili ed a deserti, facevano parer lon­ tani i luoghi vicini ai nemici che uon ne avevano cdntezza, celavano loro le strade, le vittuaglie ed ogni al­ tra cosa. La Geografìa dunque , come si è dello , serve princi­ palmente agli uomini di Slato ed ai loro bisogni : sic­ come anche la maggior parte della 61osofia morale e politica sei-ve agli uonjini di Stalo. E questo n’è indizio, che noi distinguiamo le soéielà politiche àecondo' la maniera con cui sono governate ^ ed una chiamiamo
(i) Atiicts t i r Credono gl’ iuterpreti che il nome appellativo ilfxx'tc sia qui nome proprio di quel tal sentiero , perchè Appiano dice jc«7c r«» 'Arp«s-«>. Ad ogni modo y significando quel vocabolo una via reità ed angusta,- io r hq tradotta col nome generico di «enfiero.: >

LtRRO Pitnio

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Monarcbta o Regno ; l’altra Aristocrasia ^ la terza De­ mocrazia: e stimianto «he tante siano le maniere ilellc so^ cietà, e le chìaÉniamo con questi, nomi, perchè tengono essenzialmente dalla forma dei governo il loro .csratteré particolare. Perocché altra cosa è la legge s’ ella è or­ dinata dal r e , o invece dagli ottinati o dal popolo : e la legge è il tipo e la forma deU'associazione poUtics ^ sicché alcuni definirono il giusto : ciò cht ^iova al più potente (i). Se dunque la filosofia politica rìsguarda per la maggior parte gli uomini di Stato , e la Geografia versa intorno alle cose lo ro , ma è inoltre di nso^iornaliero, essa potrebbe avere sopra di quella un qualche vantaggio ^ almcao rispetto alla pratica. ' Tuttavolta la Geografia non è da spregiare nemmanca nella sua parte teoretica, la quale o rìsguarda le arti', la matematica e la fisica, o consiste nella storia e nelle £ivoIe, e pare che non tocchi punto la pratica della vita. Così chi raccontasse le peregrinazioni di Ulisse, di Menelao e di Giasone, non parrebbe contribuir nulla a quellk sapienza che l’uoijio operoso richiede, se pure non vi frammischiasse , come un utile esempio , i casi che dovettero sopportare : e nondimeno darebbe non; volgare diletto a colui che fosse volto a considerare' i luoghi i quali furono la scena delle favole. La mitolo­ gia li ha renduti illustri, e le $ite attrattive li fanno amabili anche all’uomo operoso: non però oltre un
(i) Appena può credersi necessario 1’ avvertire che 1’ oscurità di questo luogo procede probabilmente dall’ essere guasto 1’ ori­ ginale.

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D É L L i CEOGRAFIÀ D I STRABONE

certo confine ; perocché ama di occuparsi, com’è nator a le , di preferenza intorno alle cose utili: e però an­ che al g'eografo si conviene aver cura dell’ utile {hù che del resto. Cosi panmenti si dica di ciò che spetta alla storia ed alle matematiche ; perocché anche di queste sidebbe pigliar sempre ciò ch’è più utile e più credibile. Pare poi, come si è detto, che al nostro proposito (i) faccia bi­ sogno principalmente della geometria e dell’astronomia: e per verità nè le figure, nè i climi, nè le grandezze, nè 1»^ altre cose di cotal genere si possono ottener bene sebza di esse. Ma perchè k misura di tutta la terra di­ mostrasi altrove (2 ) , perciò qui bisogna supporre e ere* dere ciò ch’ivi si trova provalo (3). £ vuoisi ammettere eziandio che il móndo è sferoideo, e che anche la su(i) A l nostro proposUo ; cioi, al fine a cui dirigismo il no­ stro libro. (1 ) Altrove: il testo aAA«ifs e può riferirsi tanto ad al­ tre opere , quanto ad altre parti di questa. (5) Di queste cose tratta 1’ Autore nel lib. it. Qui volle dire soltanto che colui il quale si accosta allo studio della geografia non debb’ essere inesperto e imperito affatto di quelle cose che dai geometri e dagli astronomi sono o dimostrate o supposte. (Casaub.) - Osserviamo , soggiungono gli editori francesi , come proceda il nostro Autore. Egli ha detto che vi sono parecchi punti nei quali il geografo debbe ammettere come dati certe ipotesi, la cui verità è dimostrata dai geometri e dagli astrouomi. Di questi punti egli ne ha menzionati tre, le figure, i climi e le grandette. Ora si accinge a parlarne particolarmente , ma tenendo un ordine inverso comincia dalla misura della terra che appartiene alle grandezze, r«

LIBRO PBIMO

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perficie delia terra ha cotesta figura; e innanzi tutto è (la ricoDOscere che i corpi tendono al centro ; la qual cosa è la sola che si comprenda col mezxo dei sensi e delle comnni nozioni. Ma dopo una breve riflessione conosceremo eziandio che la terra è di forma sferica, perocché ce ne persuadono non solamente alcune prove m ediate, come a dire la tendenza dei corpi al centro e Io sforzo di ciascun corpo per unirsi a quel punto ; ma alcune prove più vicine altresì e dedotte dalie appa* rizioni che si osservano nel mare e nel cielo, delie quali e il senso e le comuni nozioni possono fare tesUmouianza. Perocché la curvità del mare manifestamente impedisce ai naviganti di vedere da lungi i lumi posti air altezza medesim a dei loro occhi; mentre quelli col­ locati più in alto li veggono quand'anche siano più lon> tani. Oltre di che anche l’ occhio innalzandosi a riguar­ dare suole scoprire le cose che prima erano nascoste. £ lo afferma anche il poeta dicendo :
Ulisse allor , cui levò in allo un grosso Fluito , la Urrà non lonlana scórse (i),

E coloro che sopra una nave si vengono accostando al lido vi scoprono sempre nuove parti ; e quelle cose che da principio parevano basse a poco a poco si elevano anch’esse. Il movimento circolare poi de’ corpi celesti si fa evidente anche dalle ombre dei gnomoni; dalle quali facilmente si raccoglie che se la profondità della terra fosse infinita, un, tale rivolgimento non potrebbe eflettuarsi (a).
(i) Odiss., lib. v , 3g3.

(a) Questo si riferisce alle opinioDÌ di Senofane di Colofone e

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DELLA G EO G B A FU DI STRABOSE

Giù poi che spetta ai citmi dimostrasi ner trattati delle posizioni abitabili (i). V’ hanno dunque alcune cose già dimostrate, dalle quali noi dobbiamo pigliare principalmente quelle cbe sono utili al politico ed al condottiero di eserciti. Pe­ rocché non debbe ignorare il sistema celeste nè la po­ sizione della terra per modo che amvando in luoghi dove alcuni dei fenomeni del cielo siano diversi dal con­ sueto se ne sgomenti, e dica :
Qui , <f onde t Austro spira o f Aquilone , E in qual parte il sole a h a , e in qual declina Noto non è (a).
di Anassiinene suo discepolo. Questi filosofi assegnavano alla terra la forma di uo’alta montagna della quale noi occupiamo la som­ mità , e le radici si sprofondano all’ infinito- In tale ipotesi gli astri , non potendo passare al di sotto della terra ne illamine-' rebbero le diverse pani aggirandosi intorno ad essa parallelamente alla base. Senofane viveva 54o anni avanti 1’ E. V. Cosmas Indicopleuste fece rivivere queste assurdità sei secoli dopo Gesù Cristo nella sua Topografia Cristiana, lib. i i , pag. i4>-i43. Pare eh’ egli abbia attinta questa opinione dall’ India d’ onde r aveva tratta anche Senofane ; ed essa è anche al presente il sistema dei Siamesi. (G.) (i) 11 testo dicendo in r«7r refi 13t S tttiv h tt po­ trebbe anche significare si matiijesla nelle cose spettaall alle abitaiioni , o come dice il traduttor latino : ratione diversarum habitalionum demonslrantur. Ho seguito nondimeno la interpre­ tazione francese , perchè abbandonando subito Strabone questa materia , pare veramente eh’ egli per ciò che concerne i cli.iii od i varii gradi d’inclinazione verso il polo abbia volato rimet­ tere i suoi leggitori a’trattati più conosciuti sulle posizioni; per esempio^, a quello di Teodosio tripolitano ^tf) rSt {i) Ddiss. , lib. X , 1 9 0 .

LIBBO PRIMO

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Ma d'akra parte non debbè nemniTiDco investigare mi> nulamente cpali stana in ciascun luogo della terra gli astri che si levano insieme, o che insieme tramontano)^ o che si trovano insieme al meridiano; i gradi di eie* vazione del polo \ i punti del cielo corrispondenti al zenit di ogni luogo ^ e finalmente tutto ciò che secondo il mutarsi delPorizzonte e del cerchio artico, si mata o nell’ apparetusa 0 nella sua propria natura. Ma di que» sle cose alcune non debbon esseri? da lui studiate punt« nè p o c o , a meno cbe non le voglia considerare in qua­ lità di filosofo; altre dee crederle sull’altrui fede, sebbene non ne scorga la cagione: perocché l’investigarla spetta al solo filosofo, e l’uomo di Stato non h a , o certo al> meno non ha sempre tanto ozio, da potere attendere a cosi fatte investigazioni. Cosi eziandio chi si fa a leggere questo Jibtt>ntm debb’essere nè tanto sprovveduto d’ogni istruzione nè tanto inerte da non aver mai veduta lin a sfera, o i cerchi ché vi so&o descritti, e dei quali altri sodo paralleli tra lo ro , altri li tagliano ad angolo r e tto , altri sono in obbliqna posizione; e da non cono­ scere la posizione dei tropici, dei meridiani, e del zo^ diaco pel quale cammina il sole regolando le differenze delle stagioni e dei. venti. Perocché colui il quale ignora le cose spettanti ai variare dell’orizzonte, al cerchio ar> tic o , ed a qaant’ altro viene insegnata nei primi ele­ menti della matematica , come potrà tener dietro alle cose che in questo libro si dicono ? E chiunque ignora che cosa sia una linea retta o una curva, un circolo, una superfìcie sferica o piana; chiunque non conosce nel cielo nè r sette astri dell’ orsa maggiore , nè cosa

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DELLA GEOGRAFIA DI STJlABONE

alcuna di cotal genere, costui o assolutam ele non può giovarsi del nostro libro, o per ora almeno, e finché non abbia pigliata cognizione di quelle cose senza le quali uon potrebbe mai essere acconcio allo studio della geografia. In breve questo mio libro debb'essere di ge* nerale utilità, e giovevole all’ uomo di Stato del pari che al semplice cittadino, come il libro di storia da me composto. Ed anche in quello io chiamai uomo di Stato non colui eh 'è affatto ignorante , ma colui che ha qual­ che parte di quel corso di studi che sono usitati fra le persóne gentili ed amanti della sapienza. Perocché non potrà nè biasimar nè lodare con ragione, nè giudicare se siano degni di ricordanza gli avvenimenti passati co­ lui che non siasi punto curato nè della virtù, uè della prudenza, nè di quello che intorno a cosi fatti argo­ menti suol dirsi. Quindi anche coloro i quali han pi­ gliato a descrivere i Pei?pli ed, i così detti Porti fecero opera imperfetta, per non avervi frammesso ciò che delle matematiche e delle cose celesti sarebbe conve­ nuto toccare (i). E però noi avendo pubblicati alcuni Commentarii storici (■»), utili ( per quanto crediamo )
(i) Questa descriziooe di Porti e questi Peripli erano opere somiglianti ai moderni Porlulani; erano spesse volle semplici iti­ nerari! che indicavano le distanze dei luoghi senza parlare delle loro astronomiche posizioni. Molte di queste opere si pubblicarono sotto il regno de’ Tolomei , perchè quei principi fecero fiorire la navigazione. Ne sussistono però alcune più antiche, e ve n’ha di molto preziose per grande esattezza purché se ne sappia trarre profitto. (G.) . (3 ) Ne fa menzione anche Plutarco nella vita di Lucullo.

LIBRO PRIMO

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alla Slosofia morale e politica , credemmo bene di ag­ giungervi anche il presente trattato, composto secondo lo stesso disegno , e per le stesse persone, cioè princi­ palmente per quelle che sono collocate in gradi emi* nentr. E come in que’ Gommentarii menzionai le cose spettanti agli uomini illustri ed alle loro v ite, e trala­ sciai le piccole ed oscure ^ così nel presente libro po­ nendo in disparte le minute descrizioni e le cose di poco momento, m’intratterrò nelle famose e grandi, ed in quelle che abbiano qualche parte di pratica utilità , e degna che se ne faccia menzione, e piacevole. £ come nelle statue colossali non sogliamo cercare la finitezza di ciascheduna parte ^ ma attendiamo piuttosto all’ in­ tiero , e guardiamo se nel tutto essa è ben fatta o no ^ così vuol essere giudicato anche questo mio nuovo la­ voro. Perocché anche questo libro è qualcosa di colos­ sale ; e descrive le cose grandi com' elleno sono, ma le altre lascia in disparte , eccetto se ve n’abbià qual­ cuna anche tra le piccole che possa muovere il deside­ rio dello studioso ed interessare l’ uomo dato agli af­ fari. Ma ciò basti a mostrare che l’opera da noi ideata è in se rta n te e tale da essere coaveuiente al filosofo. C AP O li.

Esame crìtico delle principali opere geografiche pubblicate innanzi a quella dì JStrabone.

Rispetto poi all’ aver noi intrapreso di scrivere cose intorno alle quali già molti ci faan. preceduti non po-

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DELLA GlùUGRAFU DI STRA BO JX K

trem o esserne censurati ragioiievolinentc, a oieoo cbc n o n ne pai’Uatno nello stesso m odo con cui |;li altro ne h a n n o tra tta to . Ma noi p o rtiam o opinione che m entre costoro in alcune p arti liauno d irittam en te p a rla to , la* sciassero n o n d im eno in alcune altre non poco d a f e r e : e dove noi potessim o aggiungere p u r q ualche cosa alle opere di chi ci h a p re c e d u ti, stim iam o ch e già baste* rà b b e a giustificare la n o stra im prèsa. O ra egli è certo c h e le conquiste dei R om ani e dei P a rti h a a n o d i m olto am pliate in siffatto studio le cognizioni degli nom ini d ’ loggàdì ^ siccom e , al dire di E ra to ste n e , avvenne a coloro che sono vissuti dopo la spedizione di Alessan­ d ro. Perocchià quel co nq u istatore «i discoperse m olta p a rte d e H 'A sia , e tu tio il settentrio n e d e irE tx ro p a fino all’ l s t r o : ed i R om ani poi ci h a n n o & tto conoscere l’ occidente europeo sino al fiume Albi {l ) che divide sco rren d o la G erm ania in due piu-ti ^ oltre a i paesi che sono al di là dall’ Isb'o sino al fiume T ira (^). 1 Ictòghi che vengono appresso fino ai M eoti (S ), e la spiaggia che finisce nel paese de’ Colobi (4) ce li fecero n o ti Mi­ trid ate sa p ra h o o m a to E n p ato re, e i suoi generali. 1 P a rti poi'banano fatto sì c h e Aoi conoscessinlo m èglio l’irca'< nia e la B attrian a ( 5 ), e gli Sciti ab itan ti al di là di queste regioni: luoghi t^tti tpal conosciuti prim a di que<
(.) L’Elba. (a) Il Dniester. (3) Abitavano costoro alla palude Meolide chiamata presenleiDente mare d’ Azof. ‘ (4) La Mitigretia. ^5) i li Córcan cd i{ paese di Balki.'

LIBRO p x r a o '

sta étà: di modo cbe ia posso dirne qualche coia più che i miei predflcessori. £ qnesto vedraisi prioeipalinente ia que' luoghi ne’ qliali io pigliecò a confutarli ; raeno^ per verità, gli antichi, e più inreoe i suocesoori di Elr»» tostene, ed Eratostene stesso; giacché quanto più co* storo furono di «aiia dottrina forniti, tanto più rie» sce natnraknente idifficile il discoprire, se mai in «{ualcbe parte hanno errato. £ se qualche volta saremo neces&i* lati di contraddire anche a coloro^ ai quali poi ci acco* stiamo di pceferenxa nel resto dell’ òpera, ci si vuol perdonare : perocché non ci siamo proposto .di contrad* dire a tn tti, ma sì invece di lasciarne molti in di> sparte, ai quali non sarebbe convenevole di tener die* tro ^ e far poi giudizio di quelli i quali sappiamo che d' ordinacio dissero il vero. Non è cosa degna di un fir losoSo il disputar contro tutti ma bello è contendere con Eratostene, Bosidonio, Ipparco, Polibio, e cogli al» tri di cotal fatta. Innanzi tutto adunque dobbiamo esaminare Eratoste» ne , recando in mezzo anche la confutazione che oe ha fatta Ipparco. !Kon è peraltro Eratostene tanto sprege­ vole, da poter dire ch’ egli non abbia mai nè veduta pure Atene , come tolse a mostrar PolemOne ^ e nemmanco è tanto credibile quanto si pensano alcuni, seb­ bene siasi incontrato a vivere , com’ egli medesimo dice, con molti eruditi. « Perocché ve n’ erano ( dice Erato­ stene ) allora quanti forse non ne furono mai in ùnò stesso circuito di mura e in una stessa città , e fra gli altri Aristone ed Arcesilao e quelli che fioriron con loro. V Ma questa fortuua , al parer m io, non basta ;

3a

D E U i . GEOGRAFIA D I STRABONE

dovendosi inoltre saper eleggere bene a quali principal> niente di qaesti dotti convenga farsi scolari. Ora Erato> stene pone come capi di coloro che fiorirono alla sua età Arcesilao ed Aristone : e nel suo giudizio sono gran cosa Apelle e Bione , che fu il primo ( egli dice ) a in» fiorare alcun poco la filosofia; sebbene per ciò appunto qualcuno avrebbe potuto dire di lui : Qual coscia il vecchio lascia vedere di sotto a ’ suoi abiti (i) / E in questo egli mostra assai chiaro la debolezza del suo ingegno ; perocché dopo essere stato uditore di Zeno* ne cizioo in Atene, non ricorda nessuno de’ seguaci di Ini, ma ci fa invece sapere che fiorirono in quella età coloro che tennero opinioni contrarie, e dei quali non è rimasta saccessione. L’opera poi ch’egli pubblicò Intorno ai b e n i, e \e Meditationi (a), e qualche altra consimile, fanno conoscere qual^ fosse la sua educazione. Perocché tenne quasi una via di mezzo fra il desiderio di filosofare, e il timore di non abbandonarsi a siffatto studio più di quello che può bastare per far conoscere di avervi atteso, o per giovarsene come sollievo e diversione dagli altri suoi enciclopedici studi. Qualunque poi sia 1’ argomento di cui tratta , egli tiene sempre uno stesso modo. Ma di queste cose ci basti quello che abbiamo

(■) Odiss., lib. xviii, v. 7 3 . Ma presso Omero i proci antmirano la coscia bella e vigorosa cbe apparisce di sotto agli abili Diiserabili di Ulisse : e qui invece Strabone vuol dire che Bione sotto ai fiori lodati da Eratostene non aveva poi nulla d'impor­ tante. (3 ) McAÌ7«i.

LIBRO PRIM O

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Jctto ^ e piglierenio invece a parlare di quelle che po< trebberò rettificare la geografia. £ innaau tolto ripi­ gliamo ciò che abbiamo dinanzi interrotto. Dice dunque Eratostene che il. poeta dirige a dilet* fare e non ad istruire. — E per lo contrario gli antichi dissero la poesia essere una specie di primitiva filosiofia che c’introduce da giovanetti nella vita, e dilettando governa i nostri costumi, gli affetti e le operazioni. Ed i nostri (i) dicevan persino che il solo poeta è sapiente. Quindi le città della Grecia sogliono educare i fanciulli primamente nella poesia, non già per mero diletto , ma per virtuoso ammaestramento: nè ciò dee parerci strano, quando anche i.musici, i quali insegnano a saltare ed a suonar di flauto o di lira, si arrogàno questo vanto, ed affermano di essere maestri e correttori dei costumi. £ queste cose possiamo sentirle non solamente daVPita* gorici, ma le dice anchd Àristosseno. Omero poi chia­ mò an«;h’ egli maestri di virtù i cantori, qual era il cu­ stode di Clitennestra , ove dice :
...................... ClUenneslra

retli

Pensier nutria, standole a fianco i l vate, Cui di casta serbargliela FAlride Molto ingiungea quando per Troja sciolse. Ma sorto il di che cedere ad Egisto La infelice dovea, quegli, menato A- un’ isola deserta il vate in seno, Colà de’feri'volator pastura Lasciollo e straiio ; e ne’ suoi tetti addusse Non ripugnante V infedel regina (a).
(t) iDtendaosi gli Stoici, de’ quali Straboae era seguace. (3 ) O diss., lib. I l i , 2 6 7 .

Sm jtotiE , tom. II.

3

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DELLA GEÓGRAFIA DI STBABONS

Oltre di ciò Eratostene contraddice anche a sè stesso. Perocché poco prima di quella sentenza ohe noi abbiam riferita, dando principio al Trattato della geografia dice che « tàtti gli antichi furono studiosi di recare in mezzo le geografiche loro cognizioni. Quindi Omero collocò nel suo poema tutto quanto egli seppe intorno agli Etiopi ed alle cose d'Egitto e di Libia. Rispetto poi alla Grecia ed ai luoghi circonvicini vi raccolse a grande studio quanto potè, dando a Tisbe il nome di attrice di colombe , ad Aliarlo quello di erbosa , ad Antedone quello di estrema, e dicendo che Lilea è situata presso alle sorgenti del Cefito: e nessuno di questi aggiunti è ozioso. » — Ma in questo volle il poeta dilettare o istruire? Senza dubbio, istruire. — « Se non che Omero scrisse forse con tale intenzione quelle cose soltanto che qui abbiamo accen­ nate : ma quelle altre che risguardano luoghi men co­ nosciuti , egli al pari degli altri le ha empiute delle mi­ tologiche maraviglie. y > — Dunque era da dire piuttosto: Che ogni poeta descrive le cose sue , in parte con ani­ mo di dilettare soltanto, in parte per istruire; ma Era­ tostene invece asserisce che il poeta cerca solo il diletto e non l’ istruzione. E si studia di confermarlo doman­ dando, che cosa contribuisce al valore di Omero, Tes­ sere lui stato pratico di molti luoghi, della strategia, agricoltura, rettorica, e di quaute altre cose alcuni so-< gliono studiarsi di attribuirgli? E veramente il volere trovar ogni cosa in Omero potrebbesi ascrivere a zelo eccessivo di magnificarlo. E chi ( dice Ipparco ) lodasse Omero di ogni scienza e di ogni arte, somiglierebbe a

LIBRO PIUMO.

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colui che attribuisse a ir/m io iitf (i) attica le mele e le pere cb' essa non può produrre. Fino a tal punto duo* que può dirsi che tu parli dirittamente, o Eratosteoe ; ma non cosi allorché, togliendo al poeta quella tanta va­ rietà di dottrina, mantieni che I’ arte poetica consista in non so quale racconto di favole a modo che fanno le veccbierelle, e che a lei sia conceduta licenza d'iu« ventare tutto ciò che le pare acconcio a produrre di* letto. Dunque non gioverà nè eziandio agli uditori dei p o eti, se questi saranno pratici di molti luoghi, o della milizia , agricoltura e rettorica , le quali, com' è natu­ rale , s’ imparano a forza di udire (a) ? Il fatto si è che Omero attribuisce tutte coteste cose ad Ulisse, cui egli fra tutti gli eroi adorna di ogni virtù ^ dicendo :
Che città vide molte , e delle genti L’indol conobbe ................ (3)

Egli è :
. . . . . . . iiont che ripieno

Di molli ingegni ha il capo e di consigli (4).
(i) Iresione. V. ' Plutarco Della vita di Teseo. (a) V erao n presso i Greci certe scuole pubbliche, nelle quali alcuni professori particolarmente consacrali a questa maniera d’ insegnametito , attendevano a spiegare le opere dei poeti , ed a farne sentire le bellezze od il merita Gli scolari di tutte le e li che iutervepivano a questa specie di corsi si chiamavano uditori ( i x f i l i i i ) : e questa maniera d’ istruirsi e di studiare i buoni autori chiamavasi i n fiitn e che i Latini traducono e noi potremmo volgere in ascoltamento. (3) O diss., lib. I , 3. (4) llia d ., lib. I l i , ao3 ; lib. i i , 3 7 8 ; lib. x , 3 4 6 .

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DELLA g e o g r a f i a d i s t r a b o n e

Egli è detto sempre rovesciator di città, e colui che prese Ilio col senno , coW eloquenza , e colle frodi di un^ arte ingannatrice E di lui dice Diomede :
S’ ei meco ne verrà , di mezzo ancora Alle fiamme ùseirem , cotanto è saggio (2 ).

Oltre di che egli può vantarsi anche nelle opere di agricoltura, e sfidare Eurimaco o al mietere :
Se tra noi gara di ìavor sorgesse , E con adunche in man fa lc i taglienti Ci ritenesse dn prato ambo digiuni Sino alla notte, e non mancasse P erba;

od all’ ara re , dicendo :
Vedresti il mio vigor, vedresti come A prir saprei dritto e profondo il solco (3).

Nè Omero è solo fra tutti di questo avviso 5 ma tutti gli uomini bene educati sono d’ accordo con lu i, e si valgono della sua testimonianza come non dubbia, a provare che la sperienza di tutte coteste cose concorre principalmente a formare il saggio. E la rettorica altro non è che una prudenza circa il parlare ^ della quale Ulisse fa mostra in tutto quanto il poema ^ nel tentare gli animi, nelle preghiere, e nell’ ambasciata, rispetto alla quale si dice di lui :
Ma come alfin del vasto petto emise La sua gran voce , e simili a dirotta
( 1) Qaesle parole sono nel testo un verso, il quale però nou appartiene ad Omero. (a) Iliad., lib. x , 2 4 6 . (3) Odiss., lib.‘ x v iii, 3 6 7 e seg.

LIBRO vnnio Neve invernai pìovean Paite parole , Verun mortale non avrebbe allora Con Ulisse conteso (i). C b i poi sosterrà ch e u n p o eta il quale possa io tro d a rre perso n ag gi che parlino o ra to ria m e n te , che sappiano b e a co n d u rre gli e s e rc iti, e m ostrare in sé stessi gli al* tri ofBci della v ir tù , sia u n c ia rlie ro , un venditore di m eraviglie, capace soltanto d 'in g a n n a re e lusingare i suoi u d i t o r i , senza m ai re c a r lo ro verun giovam ento 7 O p e rc h è n o n direm o piuttosto che la virtù d e l p oeta consiste principalm ente nelPimilazione della vita um ana p e r m ezzo della parola 7 Ma com e potreb b e im itarla q u a lo ra n on ne avesse n è p ra tic a n è scienza? P ero cch é n o n dobbiam o fare u n a medesima stima delle v irtù dei p o e t i , e di quella d e’ falegnami o dei fabbri^ sendo che queste arti nulla h a n n o in sè di bello nè di o n o re v o le , m a la virtù del p oeta è congiunta co n quella dell’uomoj e n o n può essere b u o n p o eta cbi prim a n o n si è fatto b u o n uom o (a). Il neg ar poi ad O m ero P arte o ratoria gli
(1) Queste parole sono nel lib. u t dell’ Iliade , v. 99i ; dove Antenore narra come Ulisse una volta fosse venuto a Tr<^a con Menelao in qualità di ambasciadore per domandare che Elena si restituisse. La preghiera poi era anticamente il titolo del lib. iz, in cui Ulisse con Ajacee Fenice pregano , sebbene indarno, Achil­ le a pbcarsi. Io quanto al tentare gli animi, o come dicono gli editori francesi alla prova, allude l’autore al lib. ii, dove Ulisse contrasta alla divisata partenza dei Greci da Troja. (2 ) L’esperienza ed il raziocinio dimostrano che questa propo­ sizione dell’Antore non s' ha da pigliare com’ essa suona lette­ ralmente. Certo è che il poeta eccellente debbe conoscere U virtù per rappresentarla ne’ suoi personaggi ; ma non k poi im­ possibile eh’ egli nella sua condotta pratica sia nulvagio.

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DELLA GEOGRAFIA DI STRABOITG

è un pigliarsi giuoco di noi. Perocché qual cosa è più oratoria e nello stesso tempo anche più poetica dello stile ornato? Ma qual mai stile è più ornato che quello di Omero ? nessuno per certo. — Ma forse dirai che lo stile ornato poetico è diverso dall’oratorio. —• E sia vero^ ed anzi dentro i limiti stessi della poesia distinguonsi lo stil tragico e il com ico, in quella guisa che nella prosa Io stile conTeniente alla storia è distìnto da quello chi si adopera negli scritti giudiciarii. E non è forse Io stile un genere, di cui sono specie il metrico e quel della prosa? O forse dirai che lo stile universalmeote considerato sia un genere, ,ma non così Io torio , non la dizione, non P eloquenza? Ma nel vero lo stile della prosa , qualora esso sia ornato , è un’imi­ tazione del poetico: perocché innanzi tutto apparve l’ artificio poetico e piacque; poscia Cadmo, Ferecide ed Ecateo imitando quell’ artificio , sciolsero il metro , ma conservarono gli altri ornamenti poetici, e scrissero le loro istorie. Quelli che vennero dopo, levando sempre qualcosa da quel poetico stile, Io ridussero nella forma presente, quasi abbassandolo dalla primitiva sua altezza. Così potrebbe dirsi che là commedia pigliò l’essere suo dalla tragedia, abbassandone il linguaggio dalla tragica sublimità sino a quello che noi ora chiamiamo parlar familiare. E l’avere gli antichi detto cantare in vece di parlare ornatamente , fa testimonianza che il fonte e il principio dell’ ornato parlare e della rettoi'ica sia stato lo stile poetico. La poesia accompagnavasi sempre col canto ogniqualvolta faceva mostra di sé. Un canto (ode) non era altro poi che un discorso modulato, d’ onde

U B H O PRIMO

3p

vennero i nomi di rapsodia, di tragedia e di cornine* dia. Di sorte che poi essendosi usata primamente P e« spressione di stile ornato a significare lo stile poetico, il quale va unito col canto, ne venne che in nn mede­ simo senso gli uni dissero c a n to , gli altri stile ornato. Abusando poscia di questo modo di dire appellarono stile ornato anche la prosa, alla quale fu applicata p e ^ n o la denomina^sione di canto. Oltre di ciò P uso che ab­ biamo di chiamare pedestre il discorso che non sia verseggiato, dimostra eh' esso è disceso da una certa altezza, e quasi da una specie di cocchio sul terreno. Nè dice il vero Eratostene, affermando che Omero descrìsse con esattezza soltanto ■ luoghi vicini e com­ presi nei limiti delta Grecia ; mentre si stese anche ai lontani e ne parlò meglio dei mitologi (i) che vennero dopo di lui : nè ravvolge ogni cosa nel meraviglioso; ma qualche volta a bello studio v’intratesse alcune al­ legorie o per adornamento o per muovere gli anim i, principalmente nelle peregrinazioni di Ulisse: sopra di che s’ inganna Eratostene quando chiama vani ciarlieri gl' interpreti ed anche lo stesso poeta. Ma di ciò sarà bene discorrere alquanto più a lungo. E primamente i miti non furono adottati soltanto dai poeti ; ma si anche dai fondatori di Stati (a) molto pri­ ma , e dai legislatori, in grazia dell'utilità che in quelli
(i) Sotto questo nome s’ intendooo in generale coloro che scrissero opere nelle quali erano raccontati i m iti, cioè le storie

favolose.
(a) Cosi cogli editori francesi interpreto la voce wiXtM del testo.

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DELLA GEOfiRAFIA DI STBABONE

trovarono, considerando com e l’indole n atu rale dell’ao* mo è desiderosa di cognizioni, e com e di q u este suol es­ sere com inciam ento i’am or delle favole. Di qui dunque i fanciulli s’avvezzano prim am ente a prestare udienza ed a conversare. E n ’è cagione l’essere le favole quasi un nuovo linguaggio, che n on dice le cose che loro stanno d in a n z i, m a tu tt’ altre e diverse : ciò poi che è nuovo ed ignoto d iletta, e fa l’ uom o avido di sapere: eq u an * d o vi s'aggiungano anche il maraviglioso e i p o rte n ti , diviene più intendo il p ia c e r e , e h ’ è u n fascino ondé siam o invogliati all’ im parare. D a principio p erfanto è necessario valersi di coiai esca^ affinchè, cresciuta l’età, si possano guidare i giovani alla cognizione delle cose r e a l i , quaindo l’ intelligenza è già invigorita e non ha p iù bisogno di allettam enti. O gni idiota poi, ogni uom o privo di educazione è in qualche m odo fanciullo^ e però am a le favole : e le am ano anche quelli che sono mez­ zanam ente istrutti', perocché non essendo gran fatto valenti nel raziocinio prevale tuttavia appo loro l’abitu­ dine della fanciullezza. C om e poi il p o rten to so può es­ sere non solam ente p ia c e v o le , m a sì anche te r r ib ile , così serve all’uno ed all’altro fine pei fanciulli non m eno che p e r gli uom ini in età. P ero cché ai fanciulli poniam o innanzi le favole piacevoli affinchè servano lo ro di ecci­ tam én to al b e n e , e le terribili p e r rim overli dal m a le , com e sono le favole della L a m ia , della G o rg o n e , di E fialte, e di M ormolice (i). Q u esto m edesim o accade
(i) Lamia significa un mostro colla testa di donna , del qbale dicevasi che divorava i fanciulli. - La Gorgone era una donna

I.IBRO PRIMO

4 '

ilei più degli nomini fatti, ed uniti in società (i) : pe« rocchè e' sono mossi a virtù dalie favole dilettevoli, quando sentono i poeti raccontare favoleggiando vii> tuQse geste ( come a dire le fatiche di Ercole o di T e­ seo ) e le ricompense a quelle dagli 'Dei coacedote ^ o quando veggono pittore , statoe, o plastiche , le spiali rappresentano qnaicnno di questi mitologici avvenimenti. £ sono invece ritratti dal vizio quando o per racconti o per immagini non mai vedute conoscono o si persua* dono che gli Dei puniscono, spaventano e minacciano. Perocché la turba delle femmine e del basso popolo non può essere da filosofico ragionamento guidata, nè eccitata alla pietà, alla religione, alla fede ^ ma è d'uopo impiegare a tal fine anche la superstizione, la quale non è mai senza favole e senza portenti. Quindi sono fa* vele il fulmine , l’egida , il tridente , le fiaccole, i dra­ ghi , i tirsi, armi degli D e i, e tutta insomma l’ antica teologia ; e queste favole vennero accolte da coloro che fondarono Stali, come tanti mormolici ospauracchi per gli uomini d'ingegno debole e fanciullesco. Poiché dun­ que la mitologia é sifTatta che riesce profittevole alla soanguicriaita, che uccideva col solo aspetto convertendo in pietra chiunque la riguardava. - EGalte è il nome di uno di que’ gi­ ganti, i quali tentarono di cacciar Giove dal troDo: e questo no­ me vale quanto I’ Incubo dei Latini. - 1 Mormolici finalmeate erano i m ani, le larve , gli spettri con cui si spaventavano i fanciulli. (■) Mi è paruto di dover adottare la congettura espressa in una nota dagli editori francesi ÌDtomo al siguiBcato della frase usata qui da Strabone *i ràlr tìtt wixtif

DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

cietà , alla politica forma del vivere ed alla verità , gli. antichi tennero il modo della puerile istruzioae anco ne­ gli anni maturi, e stimarono che ogni età potesse abba* stanza istruirsi per me^zo della poesia. Col tempo si prodnsséro poscia la storia e, quella filosofia che ora posse­ diamo. Ma questa pure appartiene a pochi ^ mentre la poesia ha un’ utilità più popolare, ed è più acconcia ad empire i teatri (i) 5 e principalmente la poesia d’Omero. Oltre di che furono mitografi anche i primi sto­ rici ed i primi fisici. Omero pertanto adoperando le favole a fine d’ am­ maestramento, ebbe in pensiero per la maggior parte la verità, alla quale frammischia poi qualche volta an­ che il falso, 0 per guadagnarsi, o per muovere e go­ vernare la moltitudine. E
Qual se dotto m a stro ................ Sparge all' argento il liquidi oro intorno (9 ) ;

così egli ai fatti veri intratesse la favola rendendo pia­ cevole e ornata la dizione , e guardando a quel mede­ simo fine a cui guarda lo storico nel raccontare avveni­ menti reali. Laonde avendo tolta a narrare la guerra iliaca, l’adornò poi coll’ invenzione di molte favole ^ e così fece anche rispetto agli errori d’Ulisse : perocché non sarebbe omerico il recare in mezzo vani portenti che non si collegassero con qualche verità. Quelle cose dìe 1’ uomo inventa riescono naturalmente più credibili
(i) Strabene risguardava dunque i teatri come pubbliche scuole dove la moltitudine poteva istruirsi. (a) Odls*., lib. VI, a3a.

LIBRO PRIMO

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se vi si frammischia qualche parte di vero ; siccome af­ ferma anche Polibio parlando degli errori d’Ulisse. Ed a ciò si conforma anche qflei detto ;
Così fingea, menzogne molte al vero Simili proferendo (i).

E nel fatto Ulisse nel suo racconto a Penelope disse molte cose false, ma non tatte^ perocché non sareb­ bero state ùm ili al vero. Omero dunque tolse dalla sto­ ria i fondamenti de’ suoi poemi : perocché anche la storia dice che Eolo regnò sulle isole circonvicine a Lipari ; che dei paesi vicini all’ Etna ed a Leontina furono abitatori certi Ciclopi e Lestrigoni, e che per cagione di costoro i luoghi presso allo stretto erano tali da non potervi approdare; che Gariddi e lo sco­ glio Scilleo erano da ladroni occupati: e così via via abbiamo nella storia notizie di tutti gli altri luoghi menzionati dal poeta. Sapendo che i Cimmerii abita­ vano il Bosforo cimmerio (2 ) , paese settentrionale e tetro , egli li trasportò in un luogo tenebroso e vicino all’Averno , in acconcio di una favola da lai inven­ tata e introdotta negli errori d’Ulisse. Che poi egli li avesse conosciuti lo comprovano anche gli scrittori di an n ali, dicendo che o poco prima di Omero o prò* prio nella sua età i Cimmerii fecero un’ escursione nel­ l’Asia. Cosi anche , avendo saputo dei Golchi, e di Gia­ sone che navigò ad Ea (3), e ciò che fu scritto di fa(i) O diss., lib. XIX , 9 o5. {n) Lo stretto di Zabacca. (5) Città della Colchide sul Fasi.

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DELLA GEOGRAFIÀ DI STRÀBONE

voloso e di storico intorno a Circe e a Medea, intorno alte .venefiche loro arti ed alla coaformità di tutti i loro còstùmi ^ il poeta v'aggiunse del proprio l’ invenzione della parentela fra queste due donne disgiunte da tanta lontananza di luoghi (dacché 1’ una stava nelf ultimo seqo del Ponto e l’altra in l u l i a ) , e le collocò tutte e due nell’oceano esteriore, E forse Giasone si spinse ne’ suoi viaggi fino all’ Italia^ e si mostrano alcuni monu­ menti presso i monti Cerauni (i), lungo il mare Adria* tic o , nel golfo Posidoniate , e nelle isole adiacenti alla Tirrenia (2 ), che attestano il passaggio degli Argonauti. Anche le isole Ciaaee (3), dette da alcuni Scogli Sim* pleiadi, le quali fan malagevole il navigare per lo stretto di Bizanzio, suggerirono anch’ esse qualche cosa al no­ stro poeta; perocché sussistendo realmente una città di Ea, e le Simplegadi, e Gariddi e Scilla, diventarono ve­ risimili tutte le favole intorno all’ isola di Ea , agli sco-

(1) Oggidì monti di Chimera nell’ Albania. - 11 golfo Posido­ niate è a noi il golfo di Salerno. (2 ) Così i Greci chiamarono il paese detto poi Tuscia dai L atini, e da noi Toscana. (3) Le Cianee sono piccole isolette , o piuttosto scogli , nel raar Nero sull’ ingresso al Bosforo di Tracia od allo stretto di Bizanzio , detto al presente di Costantinopoli. Le sinuosità della navigazione in quello stretto fanno si che le dette isole , vedute da varii punti, qualche volta paiano vicine, qualche volta lontane fra loro; e di qui h nata la credenza, o meglio la finzione, ch’esse fossero mobili e si urtassero l’ una contro l’ altra in modo da schiacciare le navi che ne tentassero il passaggio. Di qui poi il nome di simplegadi ossia urlanlisi fr a loro. (G.)

LIBKO PRIMO

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gli erran ti, al pericolo che Giasone vi corse, al passag­ gio di Ulisse fra Scilla e Cariddi. In generale gli uomini di quella età credevano che il Ponto fosse un altro oCea* n ò , e che coloro i quali vi navigavano si allontaDassero al pari di quelli che uscivano di gran tratto dalle Co* lónne. Perocché era tenuto il massimo dei nostri mari, d’ onde per eccellenza lo nominavano il Ponto (i)^ come dicevano il poeta a significare Omero. E forse egli per questa cagione trasportò le cose del Ponto all’O ceano, sapendo che ciò sarebbe facilmente appro­ vato per la opinione ricevuta a’snoi tempi. Per un somi­ gliante motivo mi penso che abitando i Solimi le som­ mità più eccelse del Tauro dalla Licia fino alla Pisidia (a), ed essendo il loro paese il luogo più alto che si presenti verso il mezzogiorno a chi abita al di qua da quel mon­ te (principalmente a coloro che stanno lungo la costa del mar Bussino), perciò egli seguendo una certa somi­ glianza abbia collocato un popolo di ugual nome anche presso all’oceano : e però così disse di Ulisse che navi­ gava sopra una zattera :
Sin dai monti di Solima lo scorse Feleggiar per le salse onde tranquille I l possente Ifeitun (3).

£ fors’ anco que’ Ciclopi da un occhio solo h' trasportò

( 1 ) Cioè: il mare; cfaè tanto suona il greco' vocabolo TlS/ìtt. {1 ) La Licia e la Pisidia erano dae province dell’Asia minore circondate al mezzogiorno dal Mediterraneo ed al nord dalla ca­ tena del Tauro. (G.) \5) O diss., lib. v , aSa.

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DELLA G E O G R A FU D I STRABONE

dalla storia di Scizia ; dacché è fama che tali fossero certi Arimaspi, descritti da Aristeo Proconnesio nel suo poema degli Ari maspi. Queste cose si devono premettere prima di conside­ rare quella che dicano e coloro i quali mantengono che Omero fece navigare Ulisse intorno alia SiciUa e all’ Italia , e coloro che hanno contraria opinione : e nel vero le parole dei poeta si possono interpretare nelPuno e nell’aitro modo; ma l’uno è diritto, l’altro errato. Di­ ritto, qualora suppongasi che Omero, persuaso che Ulisse abbia viaggiato in cotesti luoghi, pigliasse questo fonda* mento di verità per adornarlo poscia poeticamente : pe­ rocché questo può dirsi, trovandosi non solo in Italia ma fin anco nelle ultime parti d’Iberia alcune tracce del viag­ gio di quell’ eroe, e di altri parecchi. Errato, qualora si considerino come storia gli adornamenti^ mentre è ma­ nifesto che Omero frammischiò di portenti la descrizione dell’Oceano , l’Avemo , i buoi del Sole, gli ospizii delle D e e , le metamorfosi, la grandezza dei Ciclopi e dei Lestrigoni, le mostruosità di Scilla, le lunghe naviga­ zioni , ed altre cose non poche. Nè sarebbe pur degno di essere confutato chi accusasse in modo si aperta­ mente falso il poeta, come farebbe chi dicesse eh’ egli spaccia per verità le circostanze da lui narrate nel ri­ torno di Ulisse in Itaca , 1’ uccisione dei p ro ci, e la battaglia degl’ Itacensi nel campo contro di lui : nò d ’ altra parte potrebbe aver luogo alcun giusto litigio con chi interpretasse coleste cose in modo conveniente a un pouta. Ma Eratostene malamente contrasta ad amendue queste interpretazioni : alla seconda perchè

u k itò m m o

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consuma laiight ragionamenti per abbattere cose mauifestamente £iU« ed indegne di considerazione : alla prim a, ,'perché accusa di frìvolezza ogni poeta, e sli­ ma che la perizia dei luoghi e delle arti non ne ac* cresca ponto il merito. E poiché delle favole alcune si ascrivono a luoghi non finti ( i) , quali sono Ilio, Pelio ed Ida ^ altre in luoghi finti, quali sono quei delle Gorgoni e dì Gerione, Eratostene afTerma che di quest’ ullima sorta son quelli spettanti agli errori di Ulisse. E dice inoltre che coloro i quali sostengono non avere il poeta immaginati que’ luoghi, ma essersi valuto della cognizione che ne aveva , sono accusati falsi dalla propria loro discordanza. Perocché collocano le Sirène (a), gli uni presso al Peloro, gli altri a due mila stadii e più, verso le Sirenuse , le quali sono,uno sco­ glio con tre vertici che divide il golfo Cumeo dal Posidoniate. Così Eratostene. — Ma lo scoglio di cni qui si parla , non che avere tre vertici, non ha sito alcuno nel quale ad alto si levi, spingendosi invece a guisa di un gomito lungo e stretto dai luoghi presso a Sorento fino allo stretto di Gapria (3), avendo da un lato eh’ è
(i) Leggo col Coray ir ritrcif »i wur^ap’ / u im t. La mancanza della negazioDe reode ÌDÌotelligibili le p r e c e d e n ti edizion i. - Ilio poi è un nome dato a Truja da Ilo figliuolo di Trae - Pelio è una montagna della Magnesia nella Tessaglia - Ida è una montagna della Troade. (a) Le Sirene sono tre piccole isolette vicine al capo Sirenusio, detto ora capo di Minerva. (3) Capria ora dicesi Capri , ed è una piccola isoletta rimpelto al golfo di Salerno.

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DELLA G EO G IU FIA DI STRABONE

montuoso il tempio delle Sirene, e daH’altro verso il golfo Posidoniate tre isolette adiacenti, deserte e pe­ trose, le quali chiamano le Sirenuse ^ e nella punta ha l’Ateneo (i) di cui porta il nome. Oltre di che , se co­ loro i quali ci han tramandata la descrizione di qualche luogo non sono in ogni punto d'accordo fra loro, non per questo couviene rigettarla tutta quanta ; mentre qualche volta invece essa ne diviene ansi più degna di fede. Cosi per esempio chi cerca se gli errori d'Ulisse furono intorno all’ Italia ed alla Sicilia , domanda se in qualche parte di questi paesi si conoscono le Sirene. Ora colui che le colloca al Peloro e colui che le pone alle Sirenuse si contraddiconoj tna nè l’uno nè l’ altro poi dilferiscono da chi le colloca verso la Sicilia e l’Ita­ lia : che anzi gli accrescono fede, in quanto c h e , seb­ bene non accennino tutti e due uno stesso luogo, non si sono allontanati peraltro dall’ Italia e dalla Sicilia..E se qualcuno aggiungesse che in Napoli mostrano na monumento di Partenope, la quale fu una delle Sirene, farebbe nascere vie maggior fede, sebbene recherebbe in mezzo un terzo luogo : perocché stando anche Napoli in quel golfo che da Eratostene è detto Cumeo e eh’ è formato dalle Sirenuse, tanto piii diviene credibile che le Sirene siano state verso que’ luoghi. E certo nè il poeta cerca ogni cosa con esattezza, nè questa esat­ tezza noi pretendiamo da lui : ma non dobbiamo peral­ tro supporre eh’ egli contasse gli errori di Ulisse senza essersi punto informato nè del modo nè del luogo.
(i) Ateneo; tempio di Miaerva.

LIBRO PRIMO

Rispetto poi ad Esiodo, sappone Eratosteoe eh’ egli abbia sentito parlare dei viaggi di Uiisse come avTeauti verso l’ Italia e la Sicilia, e che prestando fede a tal & m a, non solo abbia fatta, menzione dei luoghi nomi­ nati da O m ero, ma sì anche dell’ Etna, di Ortigia isoletta vicina di Siracusa, e dei Tirreni: ma Omero (e^lt dice) nè conobbe cotesti luoghi, nè s’ebbe pur in animo di far errare Ulisse in .paesi conosciuti. — Ma forse che l’Etna e la Tirrenia sono luoghi conosciuti ; e tali non sono lo scoglio Scilleo e Garìddi e il Circeo e le Sirenuse ? O forse non s’ addiceva ad Esiodo l’ inventar cosa alcuna, ma sì piuttosto seguitare in tutto le opi­ nioni approvate ^ e*d Omero invece avrà detto tutto ciò che gli veniva in pensiero o che gli suggeriva l’ imper­ tinente sua lingua ? Ma lasciando anche in disparte ciò che abbiam detto intorno alla convenienza delle favole inventate da Om ero, il gran numero degli storici con­ cordi nel riferire quelle cose medesime, e la &ma pre* valsa ne’ luoghi da lui menzionati, possono dimostrare che queste non sono finzioni de’ poeti o degli storici, ma ricordanze di fatti e di uomini veri. E Polibio (i) in­ terpreta dirittamente ciò che risguarda gli errori d’Ulisse, dicendo: « Che Eolo per aver insegnato a navi­ gare ne’ luoghi vicini allo stretto i quali sono tortuosi e difficili a navigarsi a inotivo del flusso e riflusso, fu detto governatore dei venti e tenuto in conto di re. Di tal -maniera Danao ed Argo, per avere dimostrato il primo alcune sorgenti nell’Àrgolide, il secondo il re(i) Il luogo qui citato apparlieue alle cose di Polibio perdute.
S tudio a E , tom. II.

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DELLA GEOGRAFIA D I STRÀBOME

trogrado corso del sole, di semplici indoTÌDi furoDo re proclamati ^ e i sacerdoti egiziani, i Caldei, i Maghi distinguendosi dagli altri per la loro sapienza otten­ nero presso i nostri maggiori imperio ed ondre ^ e così anchie ciascuno degli Dei fu onorato come inventore di qualche utile cosa, n Polibio pertanto avendo premesse coleste osservazioni, non consente d’interpretare come favoloso tutto ciò che il poeta dice di Eolo o degli er­ rori d’DIisse^ ma sostiene eh’ egli v’abbia aggiunte solo alcune piccole parti di favolosa invenzione, siccome fece anche nella guerra di Troja : e che in generale vanno d’accordo con lui rispetto alla Sicilia tutti quegli scrit* tori che hanno parlato dei luoghi appartenenti all’Italia e a quell’ isola. Nè loda punto quel motteggio di Eratostene, il quale dice che si troverà il luogo degli errori d’ Ulisse quando si trovi colui il quale cucì 1 ’ otre dei venti. « Cosi anche (aggiunge Polibio) tutto ciò che Omero dice intorno a Scilla ed alla pesca delle galeote s’ ac« corda con ciò che accade intorno allo scoglio Scilleo. Egli dice che Scilla
Con la metà di sè neW incavato Speco profondo ella s’ attuffa , e fu o ri Sparge le teste , riguardando intorno, Se Delfini pescar , lupi o alcun puote Di que’ mostri maggior che a mille a mille Chiude Anfitrite ne’ suoi gorghi e nutre (i).

Perocché i tonni che vanno a schiere lungo l’ Italia
(i) Odiss., lib. XII , g5.

I4BKO FKUfO

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quando entrano nello Stretto e sono tenuti lontano della Sicilia s'abbattono nei pesci di maggior mole, come sono i delfini, i cani e gli altri cetacei ; e della costoro caccia ingrassano le galeote, le quali diconsi anche pesce spada, ed i cani. Ed accade quiri e negli stiraripamenti del Nilo e delle altre acque, ciò che suole ac> cadere quando una selva sia incendiata: perocché gli animali fuggendo a torme dal fuoco o dalPacqua diven­ tano preda dei più vigorosi. » Dopo di ciò descrive Polibio la caccia delle galeote, la quale ha luogo presso lo scoglio Scilleo. « Ui) osser­ vatore comune dirige tutti i pescatori. Questi vanno a due a due in molte piccole barchette, e Puno attende al remare, l'altro sta sulla prora armato di lancia. L ’os­ servatore annuqzia che la galeota è scoperta (questo animale solleva una terza parte del corpo al di sopra dell’acqua ) , e tosto come la barca le giunge vicino, colui ch’è armato le scaglia incontro la lancia. Appresso poi ne la ritra e , lasciandovi peraltro il ferro eh’ è un­ cinato ; il quale a tal fine suol essere leggermente at­ taccato all’ asta , ed è invece legato ad una corda, che si allenta all’ animale ferito finché dibattendosi e sfor­ zandosi di fuggire stasi spossato. Allora poi lo traggono a terra o lo sollevano nella barca, a meno che non sia di smisurata grandezza. £ quand’ anche succeda che 1’ asta cada nel mare, non va perduta: perocché è fatta m età di quercia e metà d’ abete ; d’ onde la parte di quercia è dal peso tirata all’ ingiù, ma il restante co­ me leggiero soprastà all’acqua, e può facilmente affer­ rarsi. Accade poi qualche volta che il rematore sia fe-

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DEI.LA

geografia

DI STRABONE

rito anche a traverso della b a rc a , tanto è lunga ?a spadà delle galeote ; e in generale questa caccia pel vigore della belva soniiglia a quella dei cinghiali. Di qui, dice , può congetturarsi che secondo Omero gli errori di Ulisse furono intorno alla Sicilia ^ perchè egli attri­ buisce a Scilla la pescagione or ora descritta, la quale è propria specialmente dello scoglio Scilleo , e perchè quelle cose ch’ei dice rispetto a Cariddi sono conformi ai fenomeni che si osservano nello Stretto. Perocché in quel verso :
Tre fia le il rigetta e tre nel giorno V assorbe , . . .

crede che per errore di scrittura o di osservazione sia stato scritto tre volte invece di due. Così anche quelle cose che si veggono nell’isola Meninge consuonano con quelle che il poeta dice dei Lotofagi : e se in qualche parte non sono concordi bisogna recarne le differènze o alla mancanza di cognizioni precise, od alla pro­ prietà della poesia, che si compone di storia, di dispo« sizione e di favola. Il fine poi della storia è la verità ; come fece il poeta nell’ enumerazione delle navi asse­ gnando a ciaschedun luogo le qualità ad esso proprie, sicché quale città disse pietrosa , quale ultima , quale abbondante di colombe, e quale vicina al mare. Della disposizione è fine 1’ evidenza , come quando introduce dei personaggi a combattere. E la favola finalmente tende al diletto cd alla meraviglia. Ora il fingere tutto non è nè credibile nè omerico : perocché la poesia di lui è da tutti considerata come veramente filoso­ fica , allontanandosi da Eratosteue il quale comanda

LIBRO PRIMO

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dì non giudicare i poemi dal lato della ragione, uè cer­ care in essi la storia. , . Quando Ulisse dice :
Per nove infausti di sai mar pescoso l venti rei mi trasportaro . . . . (i)

queste parole si debbono interpretare probabilmente di un viaggio non lungo ( dacché i venti rei o perniciosi non giovano al ben viaggiare ) , e non credere invece ch'egli sia uscito fuori sin nell’Oceano, come se l’aure gli fossero sempre soffiate in favore. Oltre di che poi, computando la distanza da’ Malei (a) alle Colonne di ventidue mila e cinquecento stadii, se noi poniamo ( dice Polibio ) che lo abbia compiuto in un corso uni­ forme di nove giorni, dovremo dire che navigasse ogni giorno due mila e cinquecento stadi!. Ma chi ha mai raccontato che dalla Licia o da Rodi qualcuno arri­ vasse ad Alessandria in due giorni (3)? A coloro poi i quali domandano come mai Ulisse venuto tre volte in Sicilia, nè una volta pure attraversasse lo Stretto, ri­ sponderemo , che anche dopo di lui evitarono tutti di navigarvi ». Queste cose dice Polibio , ed altre ancora diritta­ mente: ma quando nega che Ulisse sia uscito fuori a na­ vigar nell’ Oceano, ed esamina il suo viaggio con un’ac­ curata misura dei giorni e delle distanze , allora non
(i) Odiss., lib. IX , 8 2 . (a) Il capo Maleo dell’ antico Peloponneso, ora capo Malie nella Morea. (3) la tutte queste misure Polibio non va pienamente d’ ac­ cordo colle osservazioni più esatte dei moderai; ma la dilTerenza però non è tale da togliere all’ argomento il suo valore.

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D ELtA GEOGRAFIA DI STnABONE

sa evitare un’ eccessiva incongruenza. Però egli cita il poeta ove dice:
................................... Sili mar pescoso 1 venti rei mi trasporlaro .................

e nel tempo stesso può afTermarsi. che non lo cita, giacché Omero disse eziandio :
Poiché la oavt uscì dalle correnti Del gran Jiame Oceano ( i ) .............

e disse anche che nell' isola Ogigia è il centro del mare ] e che quivi abita la figlinola di Atlante. E dei Feaci poi disse :
. . . . In sen dell’ ondeggiante mare Solitarj viviam , viviam divisi Da tutto l'altro della stirpe umana (a).

I quali versi alludono tutti manirestamente ad un nomo che navighi nel mar Atlantico (3) : ma Polibio dissimu­ lando vorrebbe levar via ciò che il poeta dice aperta­ mente ^ ed in ciò egli ha il torto. Ma nspetto però al* r essere stati intorno alla Sicilia e all’ Italia gli errori di Ulisse, in questo egli dice bene, e vien confermalo anche da Omero. Altrimenti qual poeta od istorico avrebbe persuasi o i Napoletani a vantare il monumento della sirena Pai*tenope ^ o quei di Cuma, di Dicearchia e del Vesuvio a celebrare il Flegctonte c la palude
(i) O diss., lib. XII, I. {a) O diss., lib. VI , ao4> (3) 11 Gossellin invece considerando le parole .stesse di Omero, e i venti dei quali parla , e i luoghi e i popoli che sono menzioaati da lai ha mostrato che qui Strabene s’ ÌDgamia , e che il poeta non fece punto allusione all’ Atlantico.

LIBRO S R m O

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Acheru$ia e il Neciomanteo d'Aorno , ed alcuni dei compagni di Ulitse, come Baio e Miseoo(i)? E lo stesso dicasi ricetto alle Sirenuse, allo Stretto, a Scilla, a Cariddi, ad Eolo : le qaali cose nè si debbono esa> minar tutte minutamente, nè trascurarle come prive di radici e di fondamenti, e disgiunte perciò da ogni vero e da ogni utilità. • E lo stesso Eratostene, adottando siflatta opinione, d ic e , potersi credere che il poeta abbia voluto tras­ ferire i viaggi di Ulisse nei paesi occidentali, allonta­ nandosi da quelli a cui avrebbe dovuto assegnarli^ in parte per non averne avuta esatta notizia, in parte perchè non credette di doverli preferire, volendo sol­ levar sempre ogni cosa al grande ed al portentoso. £ in quanto a ciò che Omero fece egli toccò nel se* gno ; ma del perchè poi abbia fatto così non reca in mezzo plausibii ragione; essendo che Omero non at­ tese in questo al mero diletto, ma alP utile. Laonde si può giustamente riprendere Eratostene sì in questo proposito, come allorquando afferma che Omero finse in paesi lontani i portentosi avvenimenti ch’egli raccon­ ta , per essere più agevol cosa il mentire trattandosi di
(i) Il Capo MUeno ricevette il suo nome da quel Hiseno di cui Virgilio racconta la morte nel lib. vi dell’Eneide. Ba'io com­ pagno di Ulisse diede il proprio nome alla città di Baia, Al nord di questa città avvi il lago d’ Averno od Àorno , dov’era u n tempio destinato all’evocazione dei morti (chè tanto suona il greco vocabolo La Palude Acherusia dicesi ora Mar Morto. Dkearchia i Pozzuolo : e Parienope fu delta primamente la città di Napoli.

5G

DELLA GEDGBAFIll lt)I STRABONO

sili non conosciuti. Perocché i portenti narrati di luo­ ghi lontani sono pochissimi rispetto a quelli eh’ èi dice avvenuti nell’Ellade o ne’ paesi circonvicini^ quali sono le imprese d’ Èrcole e di Teset>, le inven»ioni spet­ tanti a Creta, alla Sicilia ed alle aht>e irale, al Gitérone, all’ Elicona , al Parnaso, al Pelio , a tutta I’ Àttica ed al Peloponneso (i): nè alcun mai pigliò dalle favole occasione per accasare d’ ignoranza chi le compose. Oltre di che, siccome i poeti non creano un tutto favoloso, ma piuttosto ne aggiungono qualche pai-te at vero, e così fa Omero più che niun altro ; periciò chi cerca qual cosa eglino aggiunserò di favoloso^ non debbe indagare se queste parti favolose abbiano aVuto una volta od abbian tuttora alcun fondamento di l'eallà, ma sì piiuttòsto investigare il vero di que’ luoghi e di quelle persone alle quali coteste favolose invenzioni dai poeti furono aggiunte: per esempio se Ulisse abbia viaggiato, ed in qual luogo. In generale poi non è giusto di mettere a un fascio le poesie d’ Omero con quelle degli altri, come nel re­ sto così principalmente nelle cose che qui accennammo, cioè nella geografia. Perocché quando bene mancasse ogni altra prova, chiunque scorra il Trittolemo di So­ focle, od il prologo delle Baccanti d’Euripide, poi con­ sideri la diligenza d’Omero in siffatte cose, potrà facil­ mente conoscerne la differenza e la superiorità. Dovun(i) Il Peloponneso è la Morea. \\ Pelio è un monte della Magùesia nella Tessaglia. Il Parnaso , V Elicona ed \\ d u ro n e SO DO altrettante m o n ta g n e la prima nella Focide presso Delfo, le altre due nella Beozia. Creta poi è 'l ’isola di Candia (G).

LIBHO PRIMO

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que è mestieri di ordine nei luoghi eh’ er viene men-ziónando , Omero' P ossenra, o che si tratti di paesi ^■eci o di stranieri :
V Ossa sovra P Olimpo, e sovra P Ossa •V arborifero Pelio impor tentare-{ ì ). . .................................................. Giano Frettolosa lasciò Volimpie cim e,. E la Pìeria sorvolando,, e i lieti Emazii campi, le nevose vette Varcò de' Tracii m onti, e non toccava Col piè santo la terra. Indi delVAto Superate le rupi, alV estuoso Ponto discese .......................(a)

Nella enumerazione delle navi non ricorda, a dir vero, per ordine le città ( nè questo era necessario ) , ma si peraltro le nazioni ^ e la sua attenzione è sempre la stessa anche rispetto ai luoghi lontani.
C ipri, vagando , e la Fenicia io v id i, E ai Sidonj, agli F ^izj, e agli Etiopi G iunsi, è agli Erembi, « in Libia.

E questo fu notato anche da Ipparco. Ma Sofocle ed Euripide per lo contràrio, sebbene 1 ’ ordine fosse per loro importante ( dacché questi introdusse a parlare Bacco dopo aver visitate parecchie nazioni, quello'pone sulla scena Trittolemo che seminò le terre) nondimeno fanno esser vicini luoghi molto distanti, ed i vicini di­ sgiungono. Lasciato ^aurifero suolo de' Lidj e de Fri^,
( 1 ) O diss., tib. X I, 3i4. (3 ) l i . , lib. xvr, aa5.

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DELLA GEOGRAFIA D I STRABONE

e la pianura della Persia irradiata dal sole^ e le mura di Battra ^ venni alla fredda terra dei Medi ed aWArabia felice. Così dice Bacco, e così poi anche Trittolemo. Ed anche rispetto ai climi ed ai venti, Omero fa manifesta la sua molta perizia della geografia, parlan­ done spesse volte nella descrizione dei luoghi.
Dulichìo, Samo e la di selve bruna Zacinlo. A ll’ orto e al mezzogiorno queste Itaca al polo si rivolge , e meno Dal continente fogge ( « ) ................... ...................................... Due porte Mettono ad esso. A d Aquilon si volge V una e schiiulesi all’ uom : V altra che Noto Guarda ha piìi del divino ( 2 ) .............

Ed altrove :
Se volino alla dritta, ove^ il sol nasce, O alla sinistra , dove muor (3) . . . .

£ considera come suprema delle sventure il non avere notizia di queste cose :
Qui d’ onde V Austro spira o V Aquilone , E in qual parte il sole alza , in qual declina Noto non é ( 4 ) ................................

Oltre di che mentre il poeta dice dirittamente: Quando Borea e Zefiro spirano dalla Tracia : Eratostene non avendolo ben compreso ne lo censura, come se avesse detto che ordinariamente Zefiro spira dalla Tracia. Ma
(1) (2) (3) (4) Odiss. , llb. O d iss., lib. 11. , lib. xir Odiss. , lib. IX, a 5. XIII, 109. , a 36 . X , 190.

LIBBO PBIMO

5 f)

qaesto non dice il poeta, ed accenna soltanto jl caso in cui questi venti concorrono al golfo Melano (i) nel mar di Tracia eh’ è parte dell’ Egeo. Perocché la Tracia in quella parte dov’ essa troncandosi si nnisce alla Macedonia , si volge a mezzogiorno ; e perchè si spinge addentro nel n»are, perciò agli abitanti di Taso, di Lemno, d’ Imbro e di Samotracia (a) e di tutto il mare all’ intorno si pare che i Zefiri spirino da quella parte : come agli abitatori dell’ Attica sembra che spi­ rino dalle rocce Scironie, dalle quali eziandio tutti i Zefiri, ma sopra tutti gli Argesti si chiamano Scironii. Questo non comprese Eratostene, sebbene avrebbe do*
(i) La descrizione die II nostro Autore avea scritta di questo golfo si b perduta. Erodoto ne parla nel lib. vn , cap. 58 : e più ampiamente lo descrive Dionigi Periegeta , v. 538. - Or» dicesi Golfo di Saros. i r Mar Egeo poi è I’ Arcipelago. (q) Ora dicoDsi Taso, Stalimeoe, Im b ro , Samotraki. - Le rocce Scironie menzionate poco appresso sono sul territorio di Megara fra questa città e 1’ istmo di Corinto. Del resto osserva il Gossellin che Strabone e il Casaabono nelle note a questo passaggio non hanno saputo ben difendere Omero. Tutta la difficoltà procede dal non essersi questi scrittori al par di Eratostene ricordati , che al tempo di Omero noa sussisteva it nome di Macedonia , e che quel paese al quale fu poi attribuito apparteneva alla Tracia. Ciò posto ben si com­ prende com e, trovandosi la Pieria , 1 ’ Emazia e la grande peni­ sola di Calcidica dov’ è il monte A tos, all’ ouest e quasi alla stessa altezza della Troade , mentre quella parte di Tracia eh’ è vicina all’ Ellesponto è al nord di T roja, Omero ebbe ragione di dire che rispetto al Greci , i quali erano situati di contro a questa c ittà , Zefiro e Borea (cioi i venti dell’ ouest e del nord) spiravano dalla Tracia tutti e due. (G.)

6o

DELLA GEOGRAFIA D I STRABONE

vuto almen sospettarlo, poiché riferisce quel rivolgi­ mento della Tracia del quale parlai : ma per avere in­ terpretate in senso assoluto le parole del poeta lo accusò d'imperizia, osservando che il Ze6 ro trae dalle regioni occidentali e dall’ Iberia, e che la Tracia non si sten* de fin là. Dunque Omero ignorò che Zefiro spira dalr occidente ? eppure gli assegna il suo proprio luogo ove dice :
avventuro sul mar quasi ih un groppo Ed Euro e Nolo e il celere Ponente , E Aqm lon che pruine aspre su t ali Reca , ed immensi flu tti innalta e volve (i).

O forse non seppe che la Tracia non si distende oltre i monti Peonie! e Tessali (a)? Eppure egli co­ nobbe le genti che vengono ordinatamente dopo la Tra­ cia , si le marittime, come le mediterranee , e le no­ minò. Tali sono alcuni dei Magneti, i Malii, gli Elleni tutti per ordine fino ai Tesproti, e cosi anche i Dolopi confinanti coi Peonii, ed i Selli che abitano presso a Dodona fino all’ Àcheloo (3) : uè fa punto menzione di Traci al mezzogiorno di queste nazioni. Più volentieri poi si trattiene a parlar del mare che gli era più presso e più conosciuto ^ come in que' versi :
...........................A quella guisa

(1) O diss., lib. V, agS. (2 ) Accenna qui la parte occidentale della Tracia denominala poi Macedonia : essa aveva la Peonia dalla parte del n o rd , e la Tessaglia da quella di mezzogiorno. (G.) (3) Oggi dicesi Aspro-polamo , od anche Fiume bianco , ed entra in mare dove coiuiacia il golfo di Corinto.

LIBRO PH IM O .

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Che deir Icario mare i vasti Jhttli Si confondono ....................... ... (i)

E v’ hanno alcuni eziandio ì qnali sostengono che due sono i venti principalissimi, Borea e Noto (a), e che gli altri ne dilTeriscono solo un cotal poco pèr una lieve declinazione nel loro corso 5 perocché l’Euro vie­ ne dal levante estivo, l ’Àpeliote dal levante d’inverno; il Zefiro dal ponente d’ estate, e 1 ’ Argeste da quello d’ inverno. E dell’ essere soltanto due i venti ne re­ cano in testimonio Trasialce (3) e lo stesso Omero, il quale unisce 1 ’ Àrgeste con N oto, dicendo deW è r ­ geste Noto , e il Zefiro con Borea ove dice : Quando Borea e Zefiro spirano dalla Tracia. Ma Posidonio dice non essere stati mai distribuiti i venti così da nessuno (K coloro che ne hanno maggiore sperienza j come a dire Aristotele, Timostenc e Bione J’ astrologo : giacché tutti affermano che dal levante estivo soffia il Cecia, e diametralmente opposto ad esso, cioè dal ponente invernale , l’ Africo ; e 1 ’ Euro dall’ oriente d’ inverno , e dal termine opposto ( cioè dal po­ nente d’ estate ) 1 ’ Argeste \ e soggiungono che i due venti intermedii sono il Zefiro e l’ Apeliote. In. qaanto poi al poeta il Zefiro violento essere quel medesimo che da noi chiamasi Argeste : 1 ’ Africo dal piacevole mormorio è il nostro Zefiro propriamente detto ; e il Noto Argeste è il Leuconoto: perocché questo è il solo
( i) I I., Ub. II, i44(a) Cioè , il vento del nord ed il vento di mezzogiorno. ^3) Strabono lo dice anteriore ad Aristotele (lib. xvn).

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DELLA GEOGRAFIA DI STBABONE

che possa raccogliere alcune nubi, mentre tutti gli al> tri venti meridionali sono compresi fra gli Euri^ e però ad esso risguardan que’ versi :
.............................. Come quando Di Ponente il soffiar V umide figlie Di Nolo a gg ira ........................(i).

Perocché il poeta accenna qui il violento Zefiro che suol dissipare le leggiere nubi raccolte del Leuconoto, soggiungendo poi soltanto come un aggiunto del Noto il nome di Argeste. Così abbiamo rettificate le cose eh’ Eratostene dice nel principio del primo libro di geografia. Continuando poi nelle sue false opinioni intorno ad Omero dice anche questo, « Ch’ egli non seppe nè che le bocche del Nilo son molte, nè il nome pur di quel fiume ^ mentre Esiodo invece lo seppe , e ne fa men> zione (2 ). » E in quanto al nome è probabile che nelPetà di Omero non fosse per anco ricevuto : in quanto poi
( 1 ) II. , lib. XI , 3o6. II traduttore usa spesso il nome di Po~ nenie in vece di Zefiro. - Il nome poi di Leuconolo, o venia bianco del sud Io composero i Greci a cagione delle cubi bian­ che e soUili eh’ esso raccoglie. (a) È naturale ehe Esiddo vissuto circa quaraut’ anni dopo Omero avesse in fatto di geografia più estese cogniziooi d> lu i, portale verosimilmeote' in Grecia dai Cartagioesi. Oltre a ciò pare che la voce Nilo fosse uo nome appellativo ; e come tale si adopera tuttavia in molte parti dell’ ladia invece di acqua. Ciò posto quello che nei tempi posteriori ad Omero fu detto Nilo d’ Egilto non significò forse a’ suoi tempi se non V acqua, il fiume d’ JBgitto , ovvero il fiume Egitto ; ed è appunto sotto questo nome che Omero 1’ ha conosciuto. (G.)

LIBRO PRIMO

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alle bocche , se fossero state poco illustri e da pochi si fosse saputo ch’esse erano molte Invece di una sola, po> trebbè concedersi che anche Omero P avesse ignorato^ ma se per lo contrario £ra tutte le cose dell’ Egitto la cosa più conosciuta e più degna di ammirazione e di ricordanza e di storia erano già fin d’allora come sono oggidì il fiume e le inondàEÌoni e le bocche del Nilo, chi mai potrà crédere che coloro i quali diedero al poeta contezza del fiume egizio, e del paese, e di Te* be egizia, e del Faro ignorassero poi queste cose, o che conoscendole non ne parlassero, se non forse per essere cose comunemente sapute 7 Ancor più incredi­ bile poi sarebbe se Omero il quale parlò dell’ Etiopia^, dei Sidonii, degli Erembi, del mare esterno e della duplice popolazione degli Etiopi, avesse taciuto dei paesi vicini e conosciuti. Ma s’ egli non ne fece men* zione, non è questo per certo un indizio delia sua igno< ranza: perocché uè eziandio della sua patria fece men­ zione , nè di molte altre cose ^ e forse dee dirsi che non giudicò di dover ricordare le cose notissime a genti che ben le sapevano (i). Nè con ragione gli rin(i) Osserva però giustameote il Gossellid che Omero descrisse più minatauiente di ogni altra regione la Grecia, sebbene questa fosse per certo la parte del inondo più conosciuta dai Greci. Rispetto poi alla sua patria pare che Straboue, discordando già da Tucidide , non credesse di Omero l’ inno ad Apollo che va sotto il nome di lui : perocché egli in quell’ inno si dice apertdmeute nativo di Chio. In questo proposito gli editori francesi dicono cL’essi non veggono per qual motivo si debba ricusare la tesiìmonianza di Tucidide.

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BELLA GEOGRAFIA D I 8TRAB0ME

facciano alenai di avere asserito che .P isola di Faro è circondata dal mare (i) ^ come se questo avesse detto per ignoranzaMneatre per lo contrario potrebbe di qui trarsi argomento a provare cbe dal poeta non fu igno­ rata nessuna di quelle cose le quali dissi testé delP £• gitto: e si potrebbe ragionare così: Vantatore è cbitmque racconta i proprii viaggi ^ e tale si fu anche Mene­ lao , il quale essendo risalito fino agli Etiopi ebbe> con­ tezza delle inondazioni del Nilo, delle alluvioni recate da quel fiume al paese, e di tutto T accrescimento che il continente ne aveva già ricevuto : di qualità poi che tatto l’Egitto potè da Erodoto essere denominato dono del fiume : e veramente se non tutto quanto, è 4ale al­ meno quella parte eh' è al di sotto del Della, e si no­ mina basso Egitto. Avendo saputo che Faro in anti­ co era circondato dal m are, finse contro il véro che tale ancor fosse a’ suoi tempi. Ora chi fa parlare così Menelao é il poeta^ e però di qui stesso possiamo rac­ cogliere aver lui conosciute e le inondazioni e le boc­ che del Nilo.
(i) Rispetto a quel luogo di Omero ove dice che l’isola Faro è distante dall’ Egitto quanto si naviga in un giorno , vuoisi' in­ tendere per Egitto il fiume Nilo che allora portava cotesto nome. Il Wood che ha esaminato sul luogo il passo di Omero crede che ai tempi di quel poeta la maggior parte del Delta non sus­ sistesse ancora, e cbe il sito da esso poi occupato presentasse al­ lora un golfo dove il Nilo metteva foce. Quindi l’imboccatura del fiume visitata da Menelao poteva essere a un miglio da Farow — Il Gossellin poi con erudite congetture avvalora questa opinione del Wood e giustifica sempre più Omero.

65 Un altro errore somigliante si è quello di credere che Omero non avesse contezza dell' istmo fra il mar d’ Egitto ed il Golfo d’Arabia ( i); e che falsamente dicesse :
LIBRO PRIMO

. . . del mondo ai confini e alia remota

C^nte degli Etiopi in duo divisa,

mentre per lo contrario ebbero il torto coloro che, venuti dopo di lu i, gli rimproverarono questa espres­ sione. Perocché tanto è lungi dal vero eh’ egli abbia ignorato quell’istmo , che io non solamente asserisco averlo lui conosciuto, ma ben anche manifestamente descritto, e che i grammatici non Io hanno inteso^ co­ minciando da Aristarco edaC ratete, i corifei di quella dottrina. E nel vero dopo che il poeta ha detto ;
. . . del mondo ai confini » alla remota Gente degli Etiopi in duo divisa,

non sono d’ accordo intorno al verso seguente: e dove Aristarco legge : Questi al levare , quelli al tramontar del sole ; Oratele invece legge : O che V uom vada a ponente , o ch’egli vada a levante; senza che questa di­ versità di lesione sia di veruna importanza rispetto alla tesi di ciascheduno di loro. Perocché 1 ’ uno seguitan­ do i matematici alTerma « che la zona torrida è occu­ pata dall’Oceano (2 )^ e che d’ambo i lati di questa zOna
<() L ’ istmo di Suea. (a) Molti filosofi anlidii .furono d’opinione che i luoghi vicini all’ equatore terrestre fossero occupati dalI’Oceaao, e che questo formasse colà una zona circ<dare che separava il nostro conti-

S tìabobe , lom. II.

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DELLA g e o g r a f i a D I STBABONE

ve II’ ha una temperata cioè la nostra e quella eh’ è opposta a noi; e poiché noi chiamiamo Etiopi coloro i quali, sotto il clima del mezzogiorno , abitano lungo I’ Oceano, e in tutta la terra abitata sono i più lontani da noi; così pare che , secondo lu i, v’ abbiano anche sulla spiaggia opposta di questo Oceano alcuni altri Etiopi y e che siano anch’ essi la gente più lontana ri­ spetto ai popoli deir altra zona temperata , ed abitino lungo l’ oceano; e perciò disse che gli Etiopi sono un popolo diviso in due dall’oceano. Omero poi aggiunge: .0 che l'uomo vada a levante, o ch'egli v<tda a ponente; perchè essendo lo Zodiaco celeste sempre verticalmente al di sopr^ del,terrestre, e questo nella sua obbliquità non uscendo mai fuori delle due Etiopie (i) bisogna di necessità immaginare che anche la rivoluzione del sole
nenie da quello eh’ essi credevano si trovasse nell’ eniisferio au­ strale. Davano poi agli abitanti di questo secondo contÌDente il nom e di Antictoni che non si vuole confondere con quello di Antipodi. Sono Anticloni quelli che abitano in uno stesso emisferio , ma in regioni opposte rispetto all’ Equatore : sono Anti­ podi invece quelli che trovansi a distanze diametralmente oppo«te. Del resto, siccome l’ Africa non è p u n to divisa dall’Oceano, cosi la spiegazione di, Cratete cade di per stessi^ (G.) (i) In questa ipotesi le due Etiopie separate dall’ OceauQ che occupava le vicinanze dell’ equatore trovavansi chiuse fra i tro­ pici e quest’ Oceano. Così d’ estate il sole levava e tramontava nell’ una, e d’ inverno levava e tram o n tava Dell’altra. Non potea dunque dirsi che 1’ una fosse a levante e 1’ altra a ponente ; c però la correzione di Cratete non ofiieriva un senso esatto. Oltre­ ché la sua ipotesi era falsa , perchè sicurissimamente l’'Oceano non proetra a traversa dell’ Asia n^la zona torrida. (G.)

LIBRO PRIMO

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SÌ compia ia questo spaifio medesimo, e che ivi siano compresi pei popoli di «peste regioni i diversi punti del levarsi e del tramoptare del sole, secondo i segni di* versi Dei quali esso si trova. » Così egli ; parendogli che questo ragionare fosse più conforme all’ astronomia : ma avrebbe potuto dire più semplicemente , conservando àuche 1’ opinione chie gli Etiopi fossero divisi in due, eh’ essi abitano dal le< vante al ponente lungo amendue le sponde dell' Oceano (i). In che dunque differisce, rispetto al sen­ so , il seguitare la lezione di Gralete, o piuttosto quella di Aristarco : gli uni al levare, gli altri al tramontar» del sole? quando anche questa lezione viene a dire che al levante ed all’ occidente dell’ Oceano abitano gli Etiopi. Ma Aristarco rigetta questa ipotesi, e ài parer suo u Omero dice che sono divisi in due aazioni i nostri E tio pi, cioè quelli che sono pei Greci l’ ultima gente dalla parte di m ^z^io rn o. Or questo popolo non è punto diviso in modo da. esservi due Etiopie l’ una a l e v a n t e l ’ altra a poneote; ma una sola ve n’ ha al mezzogiorno dei Greci e vicina all’Egitto. Questo non fu saputo da Omero , al pai-i di molte altre cose notate da Apollodoro (a) n«lla enumerazione delle navi^ e però ^skeri falsamente parecchie cose insussistenti intorno a diversi luoghi. »
( 1 ) S’ ioteade 1 ’ Oceano meridionale. (a) Questo Apollodoro avea composti amplissimi commenti sopra O m e ro , dei quali' si trova frequente meozioDe presso gli antichi
scrillori.

DELLA GEOGRAFIA D I STBABONE

A confutar Cratete sarebbe dunque mestieri «li un lun­ go discorso, e forse non punto giovevole al presente. Di Aristarco poi questo lodereroo eh’ egli rigettò l’ ipotesi di Cratete , suscettiva di molte obbiezioni, e so­ spettò che Omero abbia parlato della nostra Etiopia : tua conviéne pigliare in esame ciò ch’ egli soggiun­ ge. E prima di tutto egli pure inutilmente discende a piccole mutazioni del testo , mentre anche la lezione ch’egli ricusa potrebbe adattarsi alla sua interpretazio­ ne. Perocché, qual v’ha differenza se dicasi : Due sono i popoli Etiopica noi conosciuti} o se a questo si aggiunga: Gli uni verso levante^ gli altri verso ponente ? Appres­ so egli pone un falso ragionamento: giacché poniamo pure che Omero abbia ignorato l’istmo (di Suez), e che abbia voluto alludere a quell'Etiopia eh’è vicina all’ Egitto allorché disse :
. . del mondo ai confini, e alla remota

Gente degU Etiopi in duo divisa ;

ma non è forse quel popolo realmente diviso in due ? come dunque il poeta si sarà espresso di questo modo soltanto per ignoranza? l’Egitto e gli Egizii, cominciando dal Delta fino a Siene non sono forse divisi in due dal Nilo , sicché gli uni guardano a quella parte (F ónde il sol leva, e gli altti a quella dov' esso tramonta ? E ve­ ramente, qualora si eccettui l’isola formata dal fiume e bagnata dalle sue acque, che altro si può dire dell’ Egitto, se non eh’esso è situato lungo il Nilo, a levante e a ponente (i)? L’ Etiopia poi si distende nella dire(i) 11 testo secondo la comune lezione è sospetto. la ho se­ guitata la versione francese e il testo del Coray.

tlB R O PRIMO

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tioue medesima deirCgitto, e gli è conforme sì iiell’es*: sere adiacente al Nilo, come in tutte le altre condizioni dei luoghi. Perocché al pari dell’ Egitto è stretta, lun> g a , e soggetta alle inondazioni ^ e nelle parti più occi­ dentali e in quelle piii orientali, dove Pacqua non giun­ ge , è deserta, riarsa, e sola in alcuni pochi luoghi abitabile. Come non si dirà dunque che T Etiopia è divisa in due parti dal Nilo ( 1)? Oltreché se per di­ videre l’Asia dalla Libia potè sembrare opportuno que­ sto fiume Nilo, il quale si stende in lunghezza verso, la parte meridionale più che dieci mila stadii ed ha suf­ ficiente larghezza per abbracciare alcune isole con molte migliaia di abitanti, di cui la maggiore è Meroe, reg­ gia e metropoli degli Etiopi ^ come non si dirà poi thè, esso basti a dividere in due parti l’ Etiopia ? E come ciò, se la maggiore obbiezione che soglia farsi a colora i quali dividono per mezzo del Nilo i due continenti {% ). consiste appunto in questo , eh’ essi debbono o partire 1 ’ Egitto e I’ Etiopia , assegnandone un lato alla Libia e l’altro all’Asia, ovvero tralasciar di dividere que’ . con­ ti) I Greci concordaDO nel dire cbe prima di Psammetico nessuno straniero, e soprattutto poi nessua navigatore poteva iool-, trarsi nell' ioterno dell’ Egitto. Ora siccome qaesto principe fu posteriore ad Omero di due secoli e mezzo , cosi il poeta non potè avere notizia di quelle circostanze cbe Strabene qui viene menzionando per giustificare la sua interpretazione. (G.) (a) Ai tempi di Erodoto ed anche di Pomponio Mela il Nilo serviva tuttora di divisione fra I’ Asia (la Libia) e 1 ’ Africa. Ma egli è poi già gran tempo cbe questi due continenti sono invece divisi dall’ istmo di Suez. (G.)

yo

DELLA G EO G fiA FU t) l STBABONE

tinenti, o rinunciare almeno di segnarne la divisione col mezzo del Nilo ? Ma quando bene si lascino in disparte coleste cose si può dividere l’Etiopia anche in un altro modo. Tutti co-^ loro i quali navigando 1 ’ Oceano hanno costeggiata la Libia, e partendosi dal mar Rosso o dalle Colonne d’Èr­ cole si sono per qualche tratto inoltrati, dovettero pò-> scia dar volta, impediti da molti ostacoli ^ e così la­ sciarono in generale 1’ opinione che un qualche istmo attraversasse loro il tiaggio ^ mentre per lo contra­ rio il mare Atlantico non ha interrompimento di sorta, principalmente dalla parte di mezzogiorno. Tutti que­ sti viaggiatori denominarono Etiopia i luoghi più lon­ tani ai quali navigando pervennero, e con questo nome )i hanno menzionati nelle loro relazioni. Or quale diffi­ coltà ne impedirebbe di credere che anche Omero, gui­ dato da questa fama, abbia divisi gli Etiopi in due, di­ cendo che gli uni si trovano verso il levante, gli altri verso il ponente ? dacché non si ha notizia di quelli di mezzo , se vi siano o no. Eforo poi riferisce un’ altra antica tradizione, conosciuta probabilmeute anche da Omero, secondo la quale narravano quei di Tartesso (i) avere gli Etiopi discorsa la Libia fino alle sue parli oc­ cidentali j e gli uni essersi colà fermati, gli altri avere
(i) L’ isola di Tartesso era formata dai due rami del fiume Beli (Guadalquivir) , uno dei quali si è poi disseccato , sicché r isola si trovò unita alla terra ferma. L’ antica Tartesside co­ stituisce ora una parte dell’ Andalusia.

LIBRO PRIM O

Jl

occupato gran tratto della spiaggia marittima : e questO' confermasi anche dal trovarsi detto da Omero:
. . del mondo ai confini e alla remota

Gente degli Etiopi in duo divisa. .

Questo dunque potrebbe dirsi contro Aristarco e con­ tro i seguaci di lui: ed anch^ altre cose più comproTanti si potrebbero addurre a liberare Omero dalla taccia di una troppo grande ignoranza. Peroccbò se guardia­ mo air usanza degli antichi Greci, essi ebbero in co* stume di chiamare con un solo nome, cioè Sciti, o Nomadi secondo Omero ( i ) , tutti i popoli delle parti settentrionali di cui avevano cognizione ; poi piì^ tardi denominarono Celti od Iberi, o con nomi com> posti Celtiberi e Celto*Sciti quante nazioni conobbero nelle parti occidentali, mentre da prima per ignoranza comprendevano diversi popoli sotto una sola denomi­ nazione. E cosi chiamarono Etiopia tutti i paesi meri­ dionali vicini airOceano. Però Eschilo nel Prometeo liherato (a) dice : Vedrai la sacra corrente delV Eritreo che volge sopra porporino terreno, e la palude scin~ tillante di rame presso all’ Oceano dove stanno tutti gli Etiopi^ e deve P onniveggente Sole lava sempre r immortale suo corpo , e nei tiepidi flutti della molle
(1) Veramente non trovasi mai questa deoominaziane di No~. m adi in Omero , il quale indicò con altri nomi i popoli a cui questo .iggiuDto compelerebbe. Tali sono per esempio gli abitanti al di là della Tracia cui egli chiama àfilus, interpretati poi per e (Xil.) (2 ) Doa delle tragedie perdute. Lo stesso dicasi anche del Fetòtile di Euripide' citalo poco appresso.

ya

D E I L A G E O G R A F Ii III STB ABONE

onda dissipa la stanchezza de' suoi corridori. Sapendo Escbilo che ia tutta la parte meridionale della terra co­ nosciuta T Oceano si trova nella stessa condizione ri­ spetto al sole e serve allo stesso fine, vi collocò da per tutto gli Etiopi. Secondo Euripide poi nel Fetonte , Climene Jìt dola a Merope re di quella regione : la quale il Sole percote coW aurea sua vampa prima d"'ogni al­ tra dalla sua quadriga; e i vicini dalla negra pelle la chiamano stazione dei cavalli della lucida Aurora e del Soie, Pare che qui il poeta assegni alFÀurora ed al Sole le stesse stazioni dei cavalli; ma ne’ versi poi che ten­ gono dietro ai citati dice che queste stazioni sono vici­ ne 111 palazzo, di Merope ^ e in tutto il dramma suppo­ se che quello sia il luogo della scena , nè parla spe­ cialmente deir Etiopia vicina alP Egitto , ma sì piutto­ sto di tutta la spiaggia marittima eh’ è volta a mezzo­ giorno. Eforo poi ci riferisce nel modo seguente l’antica opi­ nione che avevasi dell’ Etiopia nel suo Trattato intorno all’ Europa, ove dice che « lo spazio del cielo e della terra dividesi in quattro p arti, delle quali gl’ Indiani tengono l’Apeliote (levante), gli Etiopi quella di Noto (mezzogiorno), i Celti l’ occidentale, e gli Sciti quella che è volta al veuto Borea (settentrione). Aggiunge poi che 1 ’ Etiopia è più grande della Scizia -, perocché sem­ bra, egli dice, che la nazione degli Etiopi si stenda dal levante al ponente d’ inverno^ e la Scizia è opposta a silTatta posizione (i). » Ed Omero tenne appunto que(i) Eforo visse 35o anni prima di G. Cristo, e però fu dopo

LIBRO PRIMO

7 !^

sta opÌDÌoiie, e lo fa manifesto anche nel collocare Itaca verso le tenebre^ cioè verso il settentrione, dicendo poi che le altre stanno più alto, verso Paurora c il sole ; sotto le quali parole intende tutto il fianco meridionale. £ Ip manifesta anche quando dice :
. . . Non curo degli augelli , Se volino alla dritta ove il sol nasce, O alla sinistra^ dove, muòr (i) . . . .

ed altrove :
Q w , tFonde VAustro spira o rAquilone, E in qual parie, il sol aha e in qual declina Noto non è.

Delle quali cose poi si parla piìi chiaramente dove trat­ tasi d’ Itaca (2 ). Allorché dunque dice :
Perocché je ri in grembo all’ Oceano Fra g t innocenti EtXopi discese Giove a convito ........................

queste parole si vogliono interpretare in generate, cioè delP Oceano che bagna tutta la spiaggia meridionale e gli Etiopi ; perocché in qualunque punto di quella spiaggia tu volga la mente, ti troverai dinanzi e 1’ Oceano e l’Etiopia. Quindi Omero dice anche:
Sin dai monti di Solima lo scórse
Omero cinque secoli e mezzo. È quiodi ben naturale che avesse intorao ai popoli abitanti al di là dell’ Egitto e lungo le coste orientali ed occidentali dell’ Africa alcune cognizioni che quel poeta non ebbe. Ma questo passo di Eforo non giustifica punto r opinione del nostro Autore. (■) II. , lib. XII, aSg. (a) Cioè nel lib. x.

DELLA GEOGRAFIA DI STBABONE

Veleggiar per le salse onde tranquille I l possente Nettun , che ritornava Dall’ Etiopia

invece di dire dalle parti meridionali. Perocché nomi­ nando quii Solimi, il poeta non volle già far intendere quelli della Pisidia , ma sì (come dissi d’ innanzi) certi popoli da lui immaginali di ugual nome, e situati ugualmente fra Ulisse che navigava nel suo legno, ed i popoli meridionali di colà intorno, chiamati tutti col nome di Etiopi, in una posizione simile a quella in cui si trovavano i veri Solimi rispetto al Ponto e all’ Etio­ pia situata al di là dell’ Egitto. Cosi parimenti intorno alle gru parlò in generale, dicendo :
............................. col romor che mena

Lo squadron delle gru, quando del verno Fuggendo i nembi V Ocean sorvola Con acuti clangori, e guerra e morte Porla al popol pigmeo (2 ) ...................

Mentre non si può dire che dai luoghi dell’ Eliade sol­ tanto si veggano le gru volare alla volta di mezzogior­ no , e non anche dalle regioni d’ Italia e d’ Iberia, dalle spiagge del Caspio e dalla Battriana. Il perchè, distendendosi l’Oceano lungo tutta la parte meridionale della terra, ed a quella recandosi da ogni dove le g ru per fuggire l’ inverno , dobbiamo credere che Omero abbia immaginato che lungo tutta quanta quella ^piag( 1) Odiss., lib. V, 2 8 2 . (2 ) II. , lib. I li, 5.

LIBRO PRIMO

J

già abitassero i pigmei : e se i posteri ridassero gli Etiopi a quei soli che stanno al di là dell’ Egitto, e così an­ che ciò che raccontasi de’ pigmei, questo non muta punto r antica tradizione. Perocché al presente non diciamo Achei nè Argivi tutti coloro che portarono l’ armi contro Ilio ; e nondimeno Omero tutti con que­ sti nomi li chiama. La stessa cosa poi vale rispetto alla divisione degli Etiopi in due parti ^ dovendosi interpretare che ciò sia detto di tutti coloro i quali abitano lungo latta la spiaggia deirOceano, da dove nasce il sole fino a dove tramonta. Perocché in questo senso gli Etiopi sono real­ mente divisi dal Golfo Arabico (i), il quale occupa una
(i) La conclusione del nostro A utore, dice il Gossellin, si fónda sopra parecchi errori. Egli suppone coll’ autorità di altri antichi, che 1’ Oceano occupi senza interrompimento in tutta la circonferenza del globo gran parte della zona torrida; Cbe vicino all’ imboccatura del golfq Arabico l’ Oceano divida il continente dell’Africa per tutta la sua larghezza da oriente ad occidente per modo che le sue coste l'iescano quasi parallele, all’ equatore; Che lungo queste immaginarie coste abitassero gli Etiopi visitati da Menelao : Che finalmente Omero abbia conosciuta beuissimo la situazione di que’ popoli, dacché seppe che il golfo Arabico se­ parava le parti meridionali dell’ Africa da quelle dell’ Asia. Ma dobbiamo ricordarci, dice il Gossellin, che Omero appena ebbe contezza di un fiume nomato Egitto nel mezzogiorno del Mediterraneo. Circa tre secoli dopo di lui le coste settentrionali delrA frica eran tuttora si poco frequentate dai Greci, che la mag­ gior parte dei navigatori ne ignoravau la via; sicché quando nel 638 av. G. C. l’oracolo ordinò agli abitanti di Tera (una delle isole meridionali dell’Arcipelago) di andar a fondare una colonia

DELLA GEOGRAFIA DI STBABOJiE

parte considerevole d’un men'cllaiio c somiglia aJ un fiume, lungo circa mille e cioqueceato stadii nè largo mai più di mille. E s' aggiunga, die tra 1' ultimo seno, di questo golfo ed il mar di Pelusio avvi un istmo lungo non più di tre o quattro giornate di viaggio (i). In quella guisa pertanto che i più abili geografi, volen­ do dividere P Asia dalla Libia , considerano il golfo conella Libia, ne tardarooo ben sette anni l’esecuzione, perchè non conoscevano nè il nome nè la via di quel paese. Aggiungasi ciò che dicon gli storici , che innanzi al regno di Psaninietico , po­ steriore ad Omero di circa due secoli e mezzo , nessun greco navigatore era stato ricevuto nell’ interno dell' Egitto; e si vedrà se fu possibile che quel poeta conoscesse la fìgura del golfo Ara­ bico , e gli Etiopi abitanti al di là di Siene a duecento leghe dalle rive del Mediterraneo. Però conchiude quell’ erudito che invano Sirabone si sforza di chiarire la proposta difficoltà. Egli poi è di parere che 1 ’ opinione di Eforo sarebbe più plausibile di tutte, qualora potesse credersi che Omero avendo avuta notizia della dispersione de’ Cananei e de’ Fenicj , i quali al suo tempo avevano già introdotta in più parti d’ Europa la civiltà , la na­ vigazione , il commercio , si fosse contentato di alludere con espressioni si vaghe e sì oscure ad un avvenimento di tanta im­ portanza. Io, dice, non me ne so persuadere; e quando il passo citato sia realmente di Omero , e non piuttosto una interpola­ zione di qualche rapsodo posteriore , confesso di non compren­ dere che cosa egli abbia voluto significare con quella sua rfiW-

sione degli Etiopi in due popoli.
(i) Questa distanza è di circa a5 leghe in linea retta : ma. Strabene parla qui del viaggio della carovana , che suol essere di sei o sette leghe per ciascun giorno. - Queste aS leghe poi secondo Strabone corrispondono a circa 8 7 5 stadj; e però s’egli non guari dopo fa ascendere la lunghezza dell’ istmo a looo stadj , comprende in questa misura le tortuosità delle strade.

LIBRO PRIMO

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■ me na confine più acconcio che il Nilo ( perchè quello per poco non sì distende da mare a mare, mentre il Nilo per lo contrario è molto distante dall’Oceano e perciò non separa tutta l’Asia dalla Libia cosi io suppongo aver detto il poeta che tutte le parti meridionali della terra abitata sono divise in due da qiieito golfo. Or come mai potrebbe Omero noi» aver conosciuto l’i­ stmo ch’è fra questo seno ed il mar d’Egitto? Certo sarebbe cosa del tutto assurda se Omero avesse avuta piena notizia di Tebe d’ Egitto disgiunta dal nostro mare Io spazio di quasi cinquemila (i) stadj, e non avesse poi conosciuto nè l’ estremità del golfo Ara* bico, nè l’ istmo che gli viene appresso , il quale non è luògo più di mille stadj. E molto più assurdo ancora parrebbe se Omero avesse conosciuto il Nilo , il quale portava il nome di una regione si vasta com’è l’EgitIo, e non avesse poi saputo il perchè di questa comune denominazione. Il che spiegasi principalmente con quello che da Erodoto è detto , cioè che essendo il paese un regalo del fiume , per questa cagione parve opportuno che ne portasse anche il nome. Oltre di che fra le par­ ticolarità di ciascun luogo soglion essere sempre più conosciute quelle che hanno in sè maggior meraviglia e che possono cadere sotto gli occhi di tutti : e tali so­ no appunto l’ inondazione del Nilo e 1 ’ accrescimAito di terra ch’esso fa verso il mare. E come coloro i quali approdano all’Egitto niuna cosa osservano in quel pae­ se prima che la natura del Nilo (perocché gli abitanti
(i) Leggasi

quattro mila

come dice anche

nel lib. xvii.

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DELLA GEOGRAFIA D I STRABONE

ilou haano verua oggetto nè più nuovo nè più celebre da mostrare agli stranieri, e chi ha notizia del Nilo co­ nosce tutto quanto il paese così anche coloro i quali da lu^gi septono parlare dell’ Egitto , niuna cosa pri­ ma del ]Ni!o sentono menzionare. À questo si aggiunga 1 ’ amore che Omero ebbe all’ erudirsi ed al viaggiare , di che gli fanno testimoiiianza quanti scrissero la sua vita^ e si possono trarre parecchi esempi da’ suoi pròprii poemi. Quindi per molte prove .si arguisce che Ome­ ro e seppe e disse espressamente quanto era da dire ^ e tacque le cose conosciute da tutti, o le accennò succiutamente. E dobbiamo meravigliarci di questi Egizii e Sirii con­ tro ai quali è volto il nostro discorso ( i), perchè non avendo inteso il poeta ove parla di cose che sono presso di loro, lo accusano di un’ ignoranza da cui il diritto discorso li dichiara invece ingombrati essi me­ desimi. Il non parlare affatto di una cosa non è in­ dizio d’ averla ignorata. Omero non fa menzione nemmanco delle svolte dell’ Euripo, nè delle Termopili, nè di molte altre cose notissime ai Greci ; nè per al­ tro le ignorò. Ma enunciò anzi anche quello che certi sordi-volontarii mostrano di non intendere , sicché co­ storo e non lui dobbiamo incolpare. 11 poeta chiama d ifc e si d a Giot>e tutti i $umi^ e non solo i torrenti, ma tutti in generale^ perchè tutti dalle
(i) Cratete e Aristarco detti poi da Strsibone sordi-volontarii. Quest' ultimo era d' Alessaodria d’Egitto ; Cratete era di Mallos città della Cilicia , e i Cilicii teuevausl come parte dei Sirii.

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acque piovane (i) sono ingrossati. Quello poi ch’è no­ me comune diventa particolare quando si applica per eccellenza ad un oggetto solo : però l’aggiunto di di­ sceso da Giove applicato al torrente suona tutt’ altra cosa da quando è applicato ad un fiume perenne : e ri­ spetto al Nilo viene in certo modo ad esser detto eoa doppia forza particolare: perocché siccome vi,hanno alcune iperboli di iperboli , come chi dicesse che qualcosa è pià liefe che l’ ombra del sughero o che un uomo è pià timido di una lepre fi igia , o che un cam­ po è pià piccolo di una lelltra laconica ; cosi dando al Nilo il nome di disceso da Giove si viene a rad­ doppiare l’ antonomasia. 11 torrente a dir vero su­ pera gli altri fiumi rispetto alla qualità di esser disceso da Giove:, ma il Nilo vince poi anche i torrenti rispetto al suo grande gonfiarsi, alla copia delle acque, ed alla durata delle inondazioni. Laonde poiché la natura di questo fiume era nota al poeta, come noi difenden:dolo abbiamo provato, perciò quando egli adopera par­ landone r epiteto di disceso da Giove, aoa dobbia* mo interpretarlo diversamente da quello che or ora ab­ biami detto. In quanto poi all’ avere parecchie bocche che mettono in niai’e , è questa una qualità comune
(i) L’ epìteto dato ai fiumi da Omero ha le sue radici in Ze»f, Giowc , C/e/o , ed in x/»?* cadere , e perciò appartiene particolarmente ai torrenti che si forniaao dalle acque piovan e, nè scorrono se non quando piove, siccome indica il ^reco nome Poco dopo Strabone stesso dice che ri­ spetto alla qualità di essere disceso da Giove o caduto dal cielo il torrente la vince sui fiumi.

8o

DELLA GEOGRAFIA D I STRABONÈ

anche a più altri fiumi ^ sicché Omero non la stimò degna di essere ricordata , massimamente perchè scri­ veva fra persone che già ne avevan contezza. Così an­ che Àlceo non ne parlò ^ sebbene dica di essere stato egli stesso in Egitto. E per ciò che spetta all’accresci­ mento del terreno, potevasi argomentare dalle innondazioni, e da ciò che Omero dice di Faro. Certamente nè alcun testimonio oculare , nè il pubblico grido po­ terono persuadergli che Faro fossé allora disgiunto, com’ egli dice, dal continente quanto una nave può correre in un giorno^ perocché questa menzogna non si sarebbe potuta allora propagare per esserne troppo conosciuta la falsità ; ma è probabile che deirinondazione e degli accrescimenti di terreno egli avesse sen­ tito ciò che si diceva comunemente^ d’ onde poi aven­ do il poeta congetturato che l’isola al tempo di Mene­ lao fosse divisa dal continente più di quello ch’ era a’ suoi d ì, per una poetica finzione v’ aggiunse di pro­ prio arbitrio una distanza molto maggiore. Ma le fin­ zioni non nascono in grazia dell’ ignoranza^ e molte prove se? ne hanno. Perocché quello che i poeti fingono di Proteo, de’ pigmei, del poter dei veleni e di altre cose, noi fingono già per ignoranza dei luoghi e delle cose, sibbene per desiderio di piacere e dilettare. — « Ma come mai, essendo l’ isola Faro senza acqua egli ne la dice fornita, affermando che v'’ ha un comodo porto d’ onde mettono in mare le celeri navi dopo eh’ ’ esse hanno attinte le nereggianti acque? » — Ma né è cosa impossibile che la sorgente dell’acqua sia venuta meno; nè Omero asserisce che l’acqua si attingesse proprio nel*

LIBUO PBIMO

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]’ isola, ma solo cLe ‘ quivi venivano a prenderla per la comodità del porto. £ forse I’ acqua era colà condotta da qualche luogo vicino ; confessando in certa ma* niera il poeta colie sue stesse parole, di aver detto che Faro è circondato dal mare, non perchè cosi fosse ne( vero , ma per iperbole & per finaione. Ma poiché anche le cose dette da Omero iqtorno al viaggio di Menelao paion indurci a crederlo ignorante de’ luoghi, gli è forse pregio dell’ opera esporre le. dif­ ficoltà che si trovano ne’ suoi versi e chiarirle, giu­ stificando così più pienamente il poeta. Menelao per* tanto dice a Telemaco il quale ammirava gli ornamenti della reggia :
........................... Io so che molti affanni Durati, e mollo navigato mare , Qaetle ricchezze V ottavo anno addassi. Cipri, vagando , e la Fenicia io vidi , E ai Sidonii , agli Egizj e agli Etìopi Giunsi , e agli Erembi, e in Libia . . . .

Ora domandano a quali Etiopi arrivò avendo salpato dall’ Egitto ? mentre nè nel nostro mare abitano Etiopi, nè a luì debb’ ^sere stato possibile di superare le ca< teratte navigando a ritroso del Nilo (i). Poi.quali sono
( i) Vuol dire che le navi di Henelao non erano latte in mode da poter» scommeUere e trasportare a forza d'uomiai, come sono quelle adoperate comuaemeate ia que’ laoghi e delle quali poi Slfabone medesimo parla nel libro xvii. Plinio, lib. iz , cap. 4> S i c , così le descrive : Ibi ASthiopiae conveniunt naves ; nam-

ifue eas plicatiles hametis transjerunt quoties ad calaraelas ventum est. (Casaaè.) SrtJBOJis , tom. IL
S

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DELLA GEOGRAFIA D I STRABONE

questi Sidouj ? certo non quelli della Fenicia; perchè avendo menzionato già prima il nome generico, non è da credere che qui volesse poi introdurre quello della specie (i). E finalmente chi sono questi Erembi, nome nuovo del tutto 7 Aristonico, grammatico de’ nostri giorni, ne’ suoi scritti intorno al viaggio di Menelao recò in mezzo le interpretazioni di molti sopra ciascuno dei punti da noi riferiti : ma a noi basterà il parlarne anche solo sommariamente. Fra coloro i quali sostengono che Menelao giunse per mare nell’ Etiopia , gli uni conducono la sua navi­ gazione da 6 adi fino al mar d’ India , proporzionando così al tempo il viaggio, dacché Menelao dice di averlo compiuto in otto anni ; gli altri dicono che passò per l’istmo del golfo Arabico ; altri per qualche canale (2 ). Ma non è necessario di ammettere quella immensa na­ vigazione che Cratete introduce: non già come impos­ sibile , perché non sono impossibili nemmanco gli errori d’Ulisse ; ma perchè nè le ipotesi matematiche, nè la
( 1) Omero ne’ suol versi ba Domioata già la Fenicia, fra’ quali i Sidonj sono compresi come la specie nel genere. (a) La prima di queste spiegazioni non può ammettersi perchi nell'età di Menelao mancavano e le cognizioni ed i mezzi ne­ cessari! a cosi estesa navigazione. La seconda «i fonda sull’ opi­ nione che l’istmo di Suez fosse coperto dal mare. La terza sup­ pone che gli Egizi! avessero scavati alcuni canali che dal Nilo mettessero nel golfo Arabico. - I l testo poi chiama periplo, lat. circumnatngatìo, la navigazione supposta nella prima spiegazione, perchè in quella ipotesi Menelao avrebbe fatto tutto intiero il ({irò deir Africa.

LIBBO PRIMO

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durata del <riaggio ci sforzano ad adottarla. £ nel vero egli fu trattenuto o contro sua voglia dalla tempesta, dicendo egli medesimo che di sessanta navi gliene ri­ masero cinque soltanto; o di sua propria volontà per desiderio di raccoglier ricchezze. Però Nestore dice :
................. Menelao Ira genti j y altra favella s' aggirava , e forza V i raccogliea di vettovaglia e /fo ro (i).

£ Menelao stesso
Cipri , vagando, e la Fenicia io v id i, E ai SidonU , e agli E g itii .................

Bispetto poi all’ ipotesi secondo la quale avrebbe naTÌ> gato a traverso dell’ istmo , o per qualche canale, se ciò fosse detto da Omero potrebbe ascoltarsi a modo di favola ; ma non essendo detto da lui verrebbe a in­ trodursi come cosa oziosa e incredibile. E dico incre­ dibile , perchè innanzi ai tempi troiani non v’ebbe colà nessun canale ; ed era fama che Sesostri, il quale ne aveva intrapreso uno, se ne fosse poi astenuto, so­ spettando che la super&cie del mare fosse troppo ele­ vata (a). Nè ciò solo, ma nemmanco l’ istmo era navi(i) O diss., lib. I li, 3oi.

{i) Erodoto e Diodoro attribuiscono a Necos figliuolo di Psamineiico, vissuto verso il 6 i5 av. l’E. V ., ciò che Strabone' attri­ buisce a Sesostri. Circa uo secolo dopo di Plecos , aoche Dario figlio d’Istaspe s’accinse ^ quest’opera, e la tralasciò per la fclsa opioione che il golfo Arabico fosse piii elevato del Mediterraneo; ma Tolomeo filadelfio dimostrò poi la falsiti di quella opinione congiuDgendo il Golfo col Nilo senza che ne seguisse la temuta inondazione. Ai tempi di Traiano e di Adriano esisteva tuttora

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DELLA g e o g r a f i a D i STBABONE

gabile : e senza buona ragione Eratostene tenne la con­ traria sentenza. Perocché egli crede che non fosse per anco seguita la irruzione delle acque a traverso delle Colonne d’Èrcole, di modo che il mare esterno essendo sostenuto ad un livello più alto si congiungesse allora invece col Mediterraneo dalla,parte dell’ istmo , e lo coprisse; e che quando poi l’irruzione successe, l’oceano s’abbassasse , lasciando così scoperto il terreno vicino al Casio ed a Pelusio fino al mar Eritreo. Ma quale testimonianza storica abbiamo che la predetta irruzione bon fosse avvenuta innanzi alla guerra di Troia ? Dire* mo noi che Omero quando immaginò la navigazione di Ulisse a traverso di quello stretto per uscir nell’ o­ ceano, suppose già avvenuta l’irruzione^ e che poi sup­ ponesse il contrario affinchè Menelao potesse colle sue navi passare dall’ Egitto nell’Eritreo? Eppure quel poeta introduce Proteo a dire a Menelao :
Te nelV elisio campo ed ai confitti Manderan della terra i Numi ■eterni ;

e quale poi sia questo luogo, cioè che sia nell’estre­ mità occidentale, il chiarisce quel Zefiro di cui fa men­ zione appresso:
. . . . . . . . . Ma di Favonio (i) il dolce Fiato che sempre V oceano invia Que’fortunati abilalor rinfresca.

quella comuaicazione ; e fa meraviglia che nel secolo scorso il Divano del Cairo giudicasse impossibile il riaprirla, adducendo di nuovo quella immaginaria differenza di livello fra i due mari. (G.) (i) Favonio s lo stesso che Zejiro.

LIBKO TKIHO

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Qui dunque ogni cosa sarebbe piena di enigmi (i). E se poi Omero aflernia che l’istmo nn tempo fu coperto dalie onde , quanto maggiore credenza non daremo noi alla sua asserzione che gli Etiopi fossero in due parti divisi, dacché trovavansi separati da tanto mare ? Ma quale guadagno (a) poteva trarsi dagli Etiopi abitanti fuor dello stretto e lungo le coste dell’ oceano 7 mentre i compagni di Tejemaco ammirano gli addobbi della reg­ gia di lu i, fan menzione
Di rame , argento , avorio, elettro ed oro (3)

ma di nessuna di queste cose, fìior l’ebano solamente, v’ ha copia presso gli Etiopi, i quali sono per la mag­ gior parte, .manchevolissimi di lutto ed erranti. — Sì certo \ ma eran presso l’Arabia e i paesi che van fino al­ l’india : e X Arabia sola fra tutte le regioni si chiama /elice : e l’ India, sebbene non sia cosi espressamente denominata, viene peraltro creduta e descritta come fe­ licissima. — Ma Omero non ebbe contezza dell’india perocché conoscendola l’avrebbe menzionata^ e quell’A­ rabia che gli uomini d’ oggidì chiaman felice non era già ricca a’ suoi tempi, ma sibbene manchevole d’ ogni
(i) Se Menelao dal Mediterraneo in cui navigava doveva es­ sere trasportato alle estremità occidentali, e lo stretto di Gibil­ terra fosse stato chiuso, come Eratostene afferma, ogni Cosa era piena di eoigmi. {2 ) Omero ci fa intendere che Menelao ne’stioi viaggi cercava que’ luoghi dai quali potesse commerciando ritrarre qualche vantaggio. (3) Odiss., Uh. IV , 7 3 .

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DELLA C E O G B A F IiT D I STBABONE

cosa 5 e uella maggior parte (i) era composta d'uomiDÌ abitauli sotto le tende (seeniti) : e piccola è quella che produce gli aromi, dalla quale poi il paese ha ricevuto quel soprannome; per essere quella merce rara presso di noi e perciò preziosa. E se al presente gli Arabi sono nel­ l'abbondanza e arricchiscono n’è cagione Passiduo e co­ pioso commercio ; ma allora non è probabile che così fosse. Col mezzo poi di questi aromi un mercatante o un guidator di cammelli avrebbe potuto arricchirsi : ma a Menelao bisognava invece o spogliare alcuni re e potenti od essere da loro presentato, trovando chi avesse che dargli, e volesse regalarlo per la sua celebrità e pel suo splendore. Ma gli Egizii invece e gli Etiopi e gli Ara­ bi vicini non erano nè cosi pienamente poveri, nè così stranieri alla gloria degli Atridi, principalmente a ca­ gione della ben riuscita guerra di Troia; sicché Menelao poteva nutrire speranza del loro aiuto. Così trovramo detto della corazza di Agamennone :
......................... Una lorica al petto

Quindi si p o ti, che Cinira gli avea Un dì mandata in ospitai presente (a).

Oltre di ciò si vuol dire che il maggior, tempo del viaggio fu consumato da Menelao ne’ paesi della Feni­ cia, della Siria, dell’ Egitto, della Libia, nelle spiagge di Cipro, e in generale lungo la nostra costa marittima e le nostre isole (3). Perocché quinci egli p o t^ a ritrarre
(') Leggo col Coray i ìtaAA« iulìic, invece della comune le­ zione i r iX it.

(a) II., lib. ZI, 30.
(3) Intende le coste e le isole del Mediterraneo, che Strabene denomina spesso nostro mare.

LIBRO P R IH O

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doni ospitali, e colla forza o col ladroneggio arriccbirs i , principalmente sopra coloro che a?evano guerreg* giato a prò dei Troiani \ mentrechè i barbari del mare esterno e lontani non gli lasciavano concepire così fatta speranza. Quando pertanto si dice che Menelao andò nelPEtiopia s'intende eh' egli aiTÌvò sino ai confidi di qnel paese versò l’£gitto ^ perocché forse quei confini erano allora più presso a Tebe, di quel che non sono a’dì nostri, non oltrepassando, ove più s'avanzano Siene e File (1 )^ delle quali città la prima appartiene all'Egitto, l’altra è stanza comune degli Etiopi e degli Egiziani. Ch'egli poi, perve* nuto a T ebe, siasi inoltrato sin ai confini od anche fin nell'interno dell'Etiopia, giovandolo l'ospitale soccorso del r e , non è cosa strana. Così anche Ulisse dice di essere stato nel paese dei Ciclopi, perchè dal mare n'andò fino all' antro, sebbene poi dica egli stesso che cotest' aatro é situato sul primo ingresso di quel paese: e così dice di essere stato in Eolia e nel paese de'Les^* goni, e in quanti sono insomina que' luoghi ai quali per caso approdò. Di questo modo' adunque anche Me­ nelao venne nelPEliópia e nella Libia, perchè approdò in qualche parte di quelle regioni: d'onde anche il porto eh'ò presso Àrdania al di sopra di Paretonio chiamasi Menelao. Che poi dopo avere nominati i Fe­ nici! nomini anche i Sidonii dalla loro metropoli, è
{1 ) Siene dicesi ora Assoan od As-Suan. File era fabbricala sopra uaa piccola isola del Nilo che ora dicesi Ressa, o più esattainente El-HtìJ. (G.)

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d e il a geografia d i strabone

questa una 6 gura da Omero usitala; come: Accostò alle navi i Troiani ed Ettore ; o : Perocché già più non erano i figliuoli del magnanimo Oeneo, nè egli mede­ simo il padre; ed era morto il biondo Menelao ^ o : Ascesero Vida ed il Gargaro ; o : Quelli che abitano r Eubea, Calcide ed Eretria. Ed anche Saffo : Sia che ti trattenga Gpro o la portuosa (i) Paffo. Ma T’eU>e poi anche qualche altro motivo che lo in­ dusse a questa speciale menzione de^ Sidonìi dopo aver già nominata la Fenicia ; ciò che alcuni andarono inTestigando. Perocché ad enumerare per ordine i luoghi era sufficiente il dire : Navigando vidi Gpro e la Feni­ cia e f Egitto e.VEtiopia: ma volendo farci conoscere che Menelao erasi trattenuto a lungo presso i Sidonii, il significa lodando la loro prosperità e Findustria eh’ egli ottimamente conobbe o sentì raccontare^ e P ospitalità che trovarono presso di loro £Iena «d Alessandro. E per questo poi dice che Alessandro possedeva molte delle costoro produsioni :
....................... Ed ella (Ecuba ) NelV odorato talamo discende , Ove di pepli istoriati un serbo Tenea lavar delle fenicie donne. Che Paride solcando il vasto mare Da Sidon conducea , quando la figlia Di Tindaro rapio (2 ).
(i) La congettura del Casaubono di sostituire alla lezione «

Tlmttfftùt l’altra « w ittffttt, sicché iavece di un nome proprio
si avesse un aggiuntivo di Paffo venne adottata dagli «ditori fran­ cesi e dal Coray. (i) I I ., lib. V I, a8g.

LIBRO PRIMO

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-E cosi anche Menelao , il quale dice, a Telemaco :
. ................................ Di quanto La mia reggia contien ciò darti io voglio Che più mi sembra preziosa e raro 1 Grande urna effigiala , argento tutta , Dei labbri in fu o r , sovra cui Toro splenda , Di Vulcano fattura, lo dall’ egregio Fedimo , re di Sidone , un di Febbi Quando il palagio suo me che di Troia Venia raccolse ( 1 ).

Dove queir espressione fattura di Vulcano é da inten­ dersi usata iperbolicamente, come si dicono lavori di Minerva o delle Grazie o delle Muse le cose belle. Che i Sidonii poi fossero egregj artefici lo fa manifesto anche lodando il cratere che Euneo diede pel riscatto 'di Licflone:
...................... Un cratere ampio d’ argento , M etto a rilievi, contene* sei m etri, Nè al mondo si vedea vaso pià bello. Era d'industri artefici Sidonii Ammirando lavoro, e per t azzurre Onde ai porti di Lenno trasportato V avean fenicii mercatanti (p) . . .

Degli Erembi poi molte cose furono dette : ma i più .credibili sono coloro i quali tengono che sotto questo nome s’intendano gli Arabi^ e il nostro Zenone vorrebbe anzi leggere : Visitai gli Etìopi, i Sidonii e gli Arabi; (i) Odiss^, lib. IV, 6 1 7 . (1) 11. , lib. xxin, 7 4 3 .

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DELLA GEOGRAFIA D I SIBABONE

ma non è necessario mutare T antica lezione ; e si vnoTe piuttosto incolparne il cambiamento de’ nomi frequente ed usitato in tutte le nazioni, ciò che alcuni autori sta­ biliscono sul confronto delle lettere (i). E parrai che meglio di tutti parli Posidonio, derivando l’etimologia coni’ egli suole dall’affinità e da quanto han di comune le nazioni. Perocché la gente degli Armeni, e quella dei Sirii e degli Àrabi nel dialetto, nel modo del vivere e nei caratteri fisici si manifestano a molti indizii proce­ denti da un’ origine sola , principalmente in que’ sili dove confinan tra loro. E n’ è prova la Mesopòtamia abitata da una meschianza di tutte e tre le dette na­ zioni, dove la somiglianza si fa manifesta in grado em i-> nente ^ talché sebbene a cagione del clima v’abbia qual­ che differenza principalmente tra quelli a settentrione e i meridionali, o fra questi e quelli dei luoghi di mez­ zo , vi predomina però sempre la comune somiglianza. Così anche gli Assiri, gli Ariani e gli Aramei hanno mol­ ta affinità tanto coi popoli già nominati, quanto gli uni gli altri fra loro. E Posidonio porta opinione che anche le denominazioni di questi popoli siano afGni le une alle altre : perocché quelli che da noi si chiamano Sirii danno a sé medesimi il nome di Aramei, al quale so­ migliano gli Armeni, gli Arabi e gli Erembi. E forse che i Greci anticamente denominarono gli Arabi di questo modo , persuadendoli a ciò la proprietà del vocabolo : perocché molti dall’usanza di abitare sotterra »i< * ) deducono il nome di Erembi, che i posteri per
(i) Cioè delle lettere radicali onde i nomi sono cotnposli.

LIBRO PRIMO

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maggiore chiarezza cambiarono poi in qnello di Troglo­ diti ( 1 ). Costoro poi sono quegli Arabi che stanno sa quella parte del goIfo«Arabico che confina coll’ Egitto e coll’ Etiopia, dei quali è probabile che Omero abbia fatta menzione ^ come anche che Menelao dicesse di esservi ,stato, in quello stesso modo che diceva di essere stato fra gli Etiopi. Perocché anche i Trogloditi confi­ nano colla Tebaide. E certo Menelao li menzionava non come genti fra le quali avesse mercanteggiato o fatto guadagno (chè non avrebbe potuto essere gran eo sa), ma per ispacciarsi grande viaggiatore e per van­ to : perocché era cosa da gloriarsene, P essere stato in paesi tanto looti^ni. Ed a gloria fu detto di Ulisse, ch’e­ gli di molti uomini vide le città e conobbe i costumi ; cd a gloria dice-Menelao : .................... Io so che molti affanni Durali, e molto navigato mare. Queste rieckette V ottavo anno addiusi. E troviamo che Esiodo nel catalogo (a) dice: E la fi­ gliuola di Arabo , cui generarono PiiApassibile Ermete^
( 1) Da TfiyXn caverna e da Si» entrare , abitare. (3 ) È questa un’ opera perduta di Esiodo , la quale ' dovette consistere in una enumerazione di donne illustri, sebbene non se ne conosca il nome preciso. - Osserva poi il Gossellin che I’ etimologia adottata qui dairAutore è incerta, quanto è incerto se sia mai vissuto questo A rabo, personaggio mitologico, di cui non si hanno notizie. Gli sembra molto più naturale il deri­ vare il nome d’ Arabia da Ereb che significa notte od occi­ dente , stippotaeodo che sia stato imposto a qitel paese da un popolo che in tempi remotissimi occupava la Persia.

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DELLA GEOGRAFIA D I STKABONE

e Tronìa figlia del re Belo. E Io stesso dice anche Stesicoro. Laonde possiamo congetturare nell’ età di questi poeti quel paese si nominasse già Arabia, ma non cosi forse al tempo degli Eroi. Cóloro poi che degli Erembi fanno una nazione, e una seconda de' Cefeni, e una terza de’ Pigmei ed al­ tre inflnite, saranno forse meno creduti; siccome quelli che non sono degn^ di fede, e confondono la storia col favoloso. Simili a costoro sono quelli che pongono i Sidonii ed anche i Fenici nel mare di Persia (i) , od altrove nell’ oceano, sul quale poi vogliono che navi­ gasse Menelao. Ma un argomento gravissimo per non prestar fede a costoro si ha nella contraddizione in cui cadono essi medesimi. Perocché gli uni dicono che an­ che que’ Fenici e Sidonii i quali sono appo noi siano colonie partitesi da quei delPoceano, soggiungendo che si chiamano Fenici dall’essere rosso il mare (a). Altri invece sostengono che quei dell’ oceano sono colonie dei nostri. Sono poi alcuni altri i quali trasportano l’E­ tiopia nella nostra Fenicia , e dicono che i casi di An­ dromeda successero in loppe: nè questo dicono per ignoranza de’ luoghi, ma piuttosto per una specie di favola, come quelle che trovansi in Esiodo e in altri ; le quali Apollodoro espone, nè sa poi in qual modo concordarle con quelle di Omero. E recando in mezzo ciù che questo poeta dice del Ponto e dell’ Egitto lo
(i) Cioè : nel golfo Persico. (3) 11 nome di Fenici

in greco vale lo stesso che

ro ssi, purpurei.

LIBRO PlUM O

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accusa d'ignoranza, perocché volle dirfe il vero ma noi seppe, e però disse il falso in vece del vero per manco di esatte cognizioni. Ma nessuno apporrebbe mai questa taccia ad Esiodo per aver nominati gli Emicini, e i Ma­ crocefali ed i Pigmei (cbè nemmanco Omero é accu­ sato dov' egli narra consimili favole , tra hs quali evvi appunto anche quella de’ Pigmei ); nè ad Àicmano pe’ suoi Steganopodi ; nè ad Eschilo pe’ Cinocefali, Sternoftalmi e Monoramati (i). Perocché non moviamo rim <provero né anche ai prosatori che scrivono in forma di storia parecchie cose siffatte, comunque non dicano apertamente di favoleggiare : essendoché apparisce di subito eh’ essi di lor volontà raccontano favole , non già per ignoranza del vero, ma per fingere cose impos­ sibili e per amore del maraviglioso e del dilettevole : e se paiono mossi dall’ignoranza gli è perchè favoleggiano principalmente e in sul serio di luoghi oscuri e non co­ nosciuti. Però Teopompo dice con grande schiettezza eh’ egli frammetterà alle sue storie le favole meglio che non fecero Erodoto, Gtesia, EUanico e coloro che haa raccontato le cose dell’ Ipdia. Omero poi parla dei fenomeni dell’ oceano a modo di favola ^ e questa è veramente la forma di cui debbe valersi il poeta: perocché dal flusso e riflusso gli è sug­ gerita la favola di Gariddi, la quale non è già in tutto
(i) Monommati : Uomini con un occhio solo. Stemqftalmi Cogli occhi nel petto. Cinocefali: Colla testa da cane. Stegano­ podi : Che s! coprono co’ loro piedi. Macrocefali ; Colla testa lunga. Emicini: Semicani.

9 Ì

DELLA G EO G B À FU D I STRABONE

iuveo^ione di Omero, Dia si compone di quelle cose che trovatisi raccontate intorno allo stretto di Sicilia. £ se il riflusso avviene due volte fra il giorno e la notte, ed Omero disse invece tre volte :
Tre fia te il rigetta e trt nel giorno V assorbe orribilmente ;

può essere giustificato. Perocché non debbe già cre­ dersi che questa differenza sia nata dall’ ignoranza del vero, ma si piuttosto dall' amore di quel non so che di tragico e di terribile che Circe introduce sempre in buon dato ne’ suoi discorsi anche a costo di frammi­ schiarvi cose non vere, per rimovére Ulisse dal disegno di partirsi da lei. Laonde in que’ versi medesimi Circe soggiunge :
.......................Or tu a Cariddi Non Caccostar mentre il mar negro ìnghiotte: Chè mal sapria dalla ruina estrema Nettuno stesso dilìvrarti.

E nondimeno Ulisse poi si trovò in quel discorrimento di mare nè vi p erì, siccome dice egli stesso :
Tra la grotta di Scilla, e la corrente M i ritrovai della fa ta i vorago , Che in quel punto inghiottia le salse spume. Jo slanciandomi in alto, a quel selva^io J tf aggrappai fico eccelso , e mi v’attenni , Qual vipistrello ( i ) ;

e quivi stette aspettando gli avanzi del naufragio, li af­ ferrò, e salvossi. Sicché Circe esagerò descrivendo quel (i) Odiss., lib. XII, 43i .

LIBRO PRIMO

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pericolo^ e come io questo, cosi esagerò ancbc nel dire che il riassorbimento del mare snccede tre volte al gior< no iavece di due sole. Oltre di che questa maniera d'i­ perbole è usitata ai poeti, i quali sogliono dire tre volte beati, tre volte miseri, e simili : ed Omero medesimo dis^e tre volte beati i Danai ; e notte cara e tre vòlte bramata ; e P asta rotta in tre e qaattro petti. £ forse dair ora ( 1 ) indicata da Omero potrebbe congetturarsi ch'egli descrisse il vero : perocché se il flusso e riflusso accade due volte e non tre nel volgere di un giorno e di una notte., ciò concorda assai meglio coir essere stati lungamente sotto all’ acqua gli avanzi della nave, i quali poi riapparvero corà tardi, rispetto al desiderio di Ulisse sospeso ai rami dell’ albero :
Là dunque io m’ attenea , bramando sempre Che rigettati d a lt orrendo abisso Fosser gli avanzi della nave. Alfine Dopo un lungo desio vennero a galla. Nella stagion che il giudicante , sciolte Farie di caldi giovani contese , Sorge dal fo ro e per cenar s’ avvia DelP onde uscirò i sospirali avanti.

Tutte queste circostanze danno indizio di un tempo di notabil durata, principalmente dacché il poeta lo pro­ lunga fino alla sera, nè dice semplicemente quando il giudice sorge dal foro , ma v'aggiunge , sciolte varie di
( 1 ) I testi ordinarli leggono « » • r it ma il Coray sostituisce ris i f» t. lezione già preferita nella versione francese, « indicata prìmameiile dal Casauboao.

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SBLU

GEOGRAFIA D I STRABOHE

caldi giouani contese, affinchè s^iateada che sorge dopo una dimora non breve. Ed anche non sarebbe stato credibile che Ulisse avesse evitato il naufragio, qualora prima di essersi allontanato per uno spazio considere­ vole avesse potuto esser di nuovo respinto. Àpollodoro poi convenendo con Eratostene rimpro­ vera Callimaco perchè, sebbene sia grammatico (i), non­ dimeno contro l’ipotesi di Omero che pose nell’ oceano ì luoghi intorno ai quali dice che viaggiò Ulisse, fa menzione di Gaude (2 ) e di Corcira. Ora se il viaggio di Ulisse non è punto,avvenuto, ed è tutta invenzione di Omero, il rimprovero mosso a Callimaco è giusto : se poi quel viaggio sussiste , ma fu in tutt’ altri luoghi, Àpollodoro doveva soggiungere subito quali fossero questi luoghi per mettere in chiaro l’altrui ignoranza. Ma non potendosi, come dicemmo, credibilmente afTermare che quel viaggio sia tutto finzione, nè indican­ dosi altri luoghi ai quali si possa credere che Ulisse abbia viaggiato, Callimaco rimane assoluto dalla cen­ sura. Nè meglio ragiona Demetrio scepsio (3), il quale anzi è stato cagione ad Àpollodoro di alcuni errori. Perocché per desideriò di contraddire a Neante cizico, sostiene che gli Argonauti in quella loro spedi( 1 ) Val quanto dire un interprete di professione. (2 ) L’isola di Gozzi vicino a Malta. Forse invece di Corcira dee leggersi Corsaraj corrispuadente all’ isola Pantellaria sitùatn fra 1 ’ Africa e la Sicilia. (3) Scepsi fu una città della Troadc che ora più non sussiste.

LIBRO PHIMO

g<^

zione al Fasi ch’è attestata anche da Omero e da altri fondarono presso Cizico templi alla madre Idea (i)^ e comincia dall’ asserire che Omero non ebbe contezza di quel viaggio di Giasone al Fasi. Or questo non so< lamente contrasta colle cose dette da Omero, ma si anche con quelle che dice egli stesso. Omero dice che Achille depredò Lesbo (2 ) ed altri luoghi circonvicini, ma si astenne da Lenno e dalle isole adiacenti, a motivo della parentela saa con Già* soue e con Euneo figliuolo di lu i, che allora dominava in quell’ isola. Ora come mai il poeta seppe che Achille e Giasone furono o consanguinei o compatrioti o vi* cini od in qualsivoglia altra maniera famigliar! (il che non venne se non dall’ essere Tessali entrambi, l’ uno di Joìco, 1 ’ altro dell’ Acheide (3) Ftiotide), ed ignorò poi come sia accaduto che Giasone tessalo e nativo di Jolco non abbia lasciato verun discendente nella sua pa* tria , e stabilisse invece il proprio figliuolo principe di Lenno ? Ed ebbe contezza di Pelia e delle Peliadi, e
(i) Cibele, detta Madre Idea perché era madre degli Dei ed aveva nn tempio sull’ Ida. — Il F asi, o n -Faszy attraversava la Colchide detta dai moderni Stingrelia. (a) Lesbo , isola dell’ Arcipelago rimpetto alla T roade, dicesi ora MitiUni da Mitileae sua città principale. - Lenno è ai mo­ derni Stalimene. <3) La Ftiotide era una parte della Tessaglia situaU fra i golfi delti ora di Volo e di Zeilun. Àcbeo figliuolo di Xato vi si tras­ ferì circa i4«o anni’avanti l’ E- V.:, e le comunicò il nome di jtchaia-Ftiotidei (G.)

SraJBOKB , tOm. I li

7

^8

S E L L /l g e o g r a f i a D I STRABONE

di Alceste bellissima fra tutte ) e del figliuolo di lei Eo' melo,
Germe caro ^Adm eto^ e la divina Infra le donne Aleesti il partono , Delle figlie di Pelia la piii bella (i) ;

ma dei casi poi di Giasone e di Argo e degli Argonauti, intorno ai quali tutti sono d' accordo, non seppe cosa veruna ? E finse la navigazione sull’ oceaqo alP uscir del paese d’ Eeta, senza pigliarne dalla storia verua fondamento ? Ma primamente, al dire di tu tti, la navigazione al Fasi per comando di Pelia è credibile ^ e così anche il ritorno degli Argonauti, ed il possesso eh’ e’ presero di molte isole alle quali approdarono. Poi i loro errori, non altrimenti che quelli di Ulisse e di Menelao, sono comprovati da monumenti che si mostrano e si cre* dono ancora, e dalla voce di Omero. Perocché presso al Fasi mostrano una città detta £a (a)^ e si crede che un Eeta regnasse già in C o l c h i d e e questo nome è usitato agli abitanti di quel paese. Avvi in que’luoghi la tradkione della maga Medea : e la ricchezza c|el sito proveniept!? dalle miniere d’ oro, d’argento ,|B di .ferrp suggerisce uii probabil motivo di: quella spedizione, pel quale motivo anche Frisso (3) già prima aveva ordinato
(l) 11. , lib. Il , . I , : (l) Disparve già da gran tetnpo. (G.) ■ , (3) Frisso, figliuolo di Atamante reidi Beozia, fuggendo l’ odio d’ Ino sua matrigna ricoverò nella Colchide preteso JSeta suo zio con una parte dei tesori di suo padre. Dif^esi .(he }a spe()izioiie

LIBRO PRIMO

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che fosse intrapresa. E v’ ba monumenti di amendue quelle spedizioni ^ ciò sono Frissio sui confini della Colchide e delP Iberia, e le Giasonie che trovansi da per tutto nell’ Armenia, nella Media e nei luoghi a quelle vicini. Ed anche sulla spiagi^ia marittima sulla quale sta Sinope, e lungo la Propontide e l’Ellesponto, sino al territorio di Lenuo si dice che v’hanno parecchi indizii delle spedizioni di Giasone e di Frìsso. Che anzi rispetto a quella di Giasone e dei Colchi che l ' bau se­ guitato , se ne trovan segnali fin nel paese di Creta e neir Italia e nell'Adria^ e ne accenna qualcuno anche Callimaco, per esempio, Egléta ed Anafe vicina a Tere laconica , e dove comincia dal dire : Come alcuni eroi dal soggiorno d’Eeta si ricondussero navigando aW an­ tica Emonia. Altrove poi ove parla dei Colchi dice: Tosto come cessarono di remigare sul mar d'’lllirioj e laseiaronsi di gran tratto addietro il sepolcro della bionda Armonia trasformata in serpente, fondarono Astiro, che un Greco direbbe città de' foorusciii, ma nel loro linguaggio la nominarono Pola. V’ ha eziandìo chi dice che Giasone rimontò l’ Istro, o per gran tratto, come sostengono alcuni^ o secondo altri soltaoto fino all’ Adria : e questo asseriscono per ignoranza de’ luoghi, o perchè credono che v’ abbia un
degli Argonauti fosse iatrapresa per ridomandare questi

tesori. -

Frissio poi è una città di cui parla Strabone nel lib. x , e che al tempo di lui chiamavasi Idfessa. - Di Giasonie', o città di Giasone y ne ricorrlano pareccliie Strabone stesso, Giustino ed
Ainmiano Marcellino.

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DELLA g e o g r a f i a DI 8TRAB0NE

Istro ([), il quale uscendo dal gran fiume di questo no^ me va a gettarsi nell’Adria. Le quali cose non sono nè assurde nè incredibili. yalendosi adunque di sifTatti elementi Omero descrive alcune cose conformemente alla storia, ed altre ve ne aggiunge di sua finzione, seguitando il costume comune dei poeti ed il suo particolare. SI conforma alla storia quaudo nomina Eeta e Giasone ed Argo , quando da £a finge un’ altra città nominata Eea, e colloca Euneo in Lenno, e suppone che quell’ isola sia amica ad Achille, e sull’ esempio di Medea immagina la maga Circe sorella germana del prudentissimo Eeta. V’ ag­ giunge poi sue proprie invenzioni quando immagina che gli Argonauti ritornando da quella spedizione uscissero all’ oceano esteriore. Qualora pertanto queste cose siano ammesse, il poeta disse a ragione Argo da tutti vantata; essendoché la

(i) L’ opiaione che T Istro o Danubi» avesse una delle sue foci nei golfo Adriatico è aatichissima. Aristotele la riferisce co­ me com conosciuta da tutti; e l’adottarono Teoponipo, Ipparco, Apollonio rodio ed altri molti. Strabone la rigetta in questo li­ bro medesimo, e poi anche nel settimo. Diodoro Siculo e Plinio r annoverano tra le favole ; e nel vero il Danubio è disgiunto dall’ Istria lo spazio di oltre cinquanta leghe intersecate dalla catena delle Alpi e da molti grandi fiumi. È probabile che il nome d’Istria dato alla penìsola situata ia fondo al golfo Adria­ tico abbia originata 1’ opinione che quivi scorresse un ramo delr Istro. O forse gli abitanti dell’ Istria vennero dai paesi circon­ vicini all’ Istro e diedero questo nome al nuovo territorio nel quale presero sUnza. (G.)

LIBRO PRIMO

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navigazione sarebbe avvenuta in luoghi conosciuti e po­ polosi. Ma se diamo fede a Demetrio che cita Mimnerno (il quale colloca sull’oceano il soggiorno d’Eeta, ed as« serìsce che Giasone fu da Pelia mandato alle parti orien* tali sopra quel mare, e ne portò il vello), non può dirsi verisimile una spedizione in luoghi sconosciuti e senza celebrità per cosi fatta cagione^ nè una navigazione per luoghi deserti, incolti, e tanto remoti da noi avrebbe potuto essere gloriosa e vantata da tutti. £ la teétimo* nianza di Mimnerno è questa : Non mai quegli E roi , quando Giasone se ne portò il vello da Eea per difficile via , compiendo per comando dei severo Pelia una mala­ gevole impresa, non mai sarebbero pervenuti alle belle correnti deWoceano. Poscia: La città dì Eeta dove i raggi del rapido sole riposano sopra un talamo dorato, lungo le rive dell’ oceano a cui approdò già il divino Giasone^ C A P O III.
Contùuuaione delt esame del primo libro di Eratostene.

Nè in questo ancora ben si comporta Eratostene, eh’ egli frequentemente fa menzione d’ uomini indegni d’ essere menzionati ^ o per confutarli, o per fondarsi invece sovr’ essi, e valersene quai testimoni, come fa di Damaste e di altri di cotal fatta : i quali, poniamo che qualche volta dicano il vero, non si debbono però ci­ tare, nè cosa alcuna è da credere sulla loro fede. Ma soltanto degli uomini degni di stima dobbiamo valerci a tal uopo^ perch’essi il più delle cose riferiscono esat­ tamente , e se alcune ne omettono o dicono con poca

103

DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

precisioné, noi fanno per trarre altrui in inganno. Ma chi cita Damaste non differisce punto da chi citasse il Bergeo (i) o il niessenio Evemero o quegli altri eh’ Eratostene stesso ha menzionati censurandone le futilità. Ed egli med^esimo cita una delle inezie d’ Evemero, cioè P arer lui creduto che il golfo Arabico fosse un lago ; e « che Diotimo figliuolo di Strombico, capo di un’ ambasceria di Ateniesi, rimontando il Gidno a tra* verso della Cilicia passasse nel Goaspi, il quale scorre appo Susa, ed arrivasse in quaranta giorni a quella città ^ dicendo che questo gli fu raccontato da Diotimo stesso. D’ onde maravigliavasi come il Gidno attraver­ sando l’Eufrate ed il Tigri potesse sboccar nel Coaspi ». Nè ciò solo è degno di essere notato , ma questo ancora, ch’ei dice sconosciuti al suo tempo certi luo­ ghi , i quali erano tutti esattamente descritti ; e men­ tre raccomanda altrui di non credere di leggieri a chi che s ia , e reca in mezzo con lunghe parole le ra­ gioni per le quali non si dee credere, egli medesimo p o i, rispetto al Ponto ed all’ Adria prestò fede al pri­ mo testimonio in cui si abbattè. Quindi credette che il seno Issico (2 ) sia il punto più orientale del nostro mare \ mentre la posizione di Dioscuria nell’ estremità del Ponto è più orientale di circa tremila stadii , se­ condo la maniei'a sua propria di computaré ; e par­ lando poi dell’ Adria e de’suoi confini settentrionali ed estremi non si astiene da veruna favola. E credette a molte invenzioni favolose anche intorno alle cose al
(1) Cioè Antifaue nato a Bergea nella Tracia. ( 2 ) Il golfo d’ Alcssaudretta.

LISRO PRIMO

lo 3

Ji fuori dalle Colonne , nominando ttn’ isóla Cerna ed altri luoghi che non si veggono più in nessuna parte , e dei quali faremo menzione anche appresso. E dopo aver detto che i primi che navigarono o per ladronec­ cio o per meroatanteggiare , non si spinsero in alto, ma costeggiaron la terra, siccome fece anche Giasone, il quale poi da Coleo si addentrò nell’ Armenia e nella Media abbandonando le navi^ soggiunge che degli antichi nessuno aveva osato navigare l’ Bussino, nè lungo la Libia, k Siria e la Cilicia. - Ma qua­ lora egli per antichi intenda coloro che furono prima di ogni nostra memoria, a me non importa il dire se navigarono o no ^ quando invece alluda a coloro dei quali ci è rimasta ricordanza, nessuno potrebbe ver­ gognarsi dicendo essere manifesto che gli antichi fe­ cero e per terra e per mare viaggi più lunghi di quei che vennero dopo, se pure dobbiamo credere a quanto si dice. Perocché si celebrano Dionisio, Ercole e quel Giasone che nominammo poc’ anzi ^ poi Ulisse e Me­ nelao menzionati da Omero. Ed è da credere che Te­ seo e Piritoo per avere compiuti lunghi viaggi lascias­ sero di sé quella fama la quale racconta che disceserò all’Averno^ e che per somigliante cagione i Dioscuri (i) siano stati detti guardiani del m are, e salvatori dei naviganti. £ d è celebrata anche la possanza maritti(i) Castore e Polluce , i quali lornando dalla gpedizioae degli Argonauti liberarono i mari di Grecia p l’ Arcipelago dai pi­ r a ti, e* furono per ciò considerati come divinità tutelari dei na­ viganti. (G.)

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D £LLA g e o g r a f i a d i StRABONt!

ma (i) di Minore, e la navigazione de'Fedicj^ i quali cercarono i luoghi fuori deile Colonne d’ Ercole e vi fondarono alcune città ^ e così anche in mezzo alia spiaggia di Libià, poco dopo le cose troiane. Enea poi e Antenore 'e gli Eneti e , per dir brei(e, tutti coloro i quali, scampati dalla guerra troiana, sono andati vagando per tutta la terra abitata , non si debbono forse porre nel novero degli uomini antichi ? Perocché nel tempo di quella spedizione accadde agli Elleni del pari che ai barbari di perdere quanto o possedevano nelle loro patrie od avevano in guerra acquistato : di qualità che dopo la catastrofe d’ Ilio i vincitori si volr sero al ladroneccio sospinti dalla miseria, e tanto più i vinti sopravvissuti alla guerra. È fama poi che da costoro fossero fondate moltissime città lungo tutta la costa fuor della Grecia, e qualcuna eziandio nelle parti mediterranee (a). Dopo aver detto quanto si procedette nella cogni­ zione della terra abitata dai tempi di Alessandro fino a' suoi, converte di subito il discorso alla figura ^ ma non già, alla figura della terra abitata (ciò che sarebbe stato più al proposito ) , bensì a quella di tutta la
(i) Non abbiamo una voce corrispondente al vocabolo greco il quale significa domìnazione-sul-mare. — I Fenic) menzionati subilo dopo sono i Cartaginesi che circa mille anni av. 1’ E. V. spedirono Annone sulle coste occidentali delr Africa per fondarvi alcune colonie. (i) Nella Ediz. fr. trovasi una lunga enumerazione di tutte te città che furono fondate dopo la guerra di Troia, dai Greci e dai Troiani.

LIBRO PRIMO

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terra nella sna intlerezza. E certo conTenira parlare an­ che di questa, ma non peraltro così disordinataoiente. Premesso adunque che tutta quanta la terra è sferi­ ca , non già come se fosse lavorata al torno, ma con alcune irregolarità, soggiunge che mplte mutazioni di figura che avvengono in alcune sue parti procedono dair acqua, dal fuoco, dagli u rti, dalle eruzioni e da altre cause consimili : e nemmanco in questa enumera­ zione non serba ordine alcuno. Perocché 1 ’ essere sfe­ rica tutta la terra procede dalla disposizione dell’ uni* verso^ nè le mutazioni di figura qui accennate possono punto alterare la terra tu tta, essendoché dove trattasi di cose grandi dispaiono questa sì piccole : ma sojo possono indurre qualche difEerenza nelle varie parti della terra abitata , e prevengono tutte da cause loro prossime e particolari. Dice poi Eratostene essere una grande quistione: « Come avvenga che a due mila ed anche a tre mila stadii dal mare in paesi mediterranei si veggono spesso conchiglie ed ostrache, e moltitudine di nicchi, e laghi di acque salse (i). Così per esempio presso al tempio d’Ammone, e lungo la via di tre mila stadii che a quello

che potrebbe tradursi laghi­ acqua di mare. Non soRiministiandomi la nostra lingua un vocabolo solo corrispon­ dente al greco seguitai il Bonacciuoli, trovando che la voce Ai/c>0 d^A« 77 <« dei Greci significava appunto quei laghi vicini al maré , i quali comunque siano affatto dal mare disgiunti hanno peraltro comune con esso la proprietà di avere le acque salate. ( i ) 'I l testo dice

marini , o cogli editori francesi maree

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DELLA GEOGRAFIA D I STBABONE

conduce avvi grande abbondanza di nicchi sparsi, e vi si trova tuttora gran quantità di sale, e getti d’ acqua di mare che zampillano in alto: Veggonsi inoltre colà rot­ tami di navi mariaé , i quali si dice che furono gittati fuori dal fondo d’ una voragine; e Ggure di delfiiii so­ vrapposte a colonne colla iscrizione : D ei T e o r i d i C i­ r e n e (i) ». E dopo di queste pàrole Eratostene cita r autorità di Stratone il fisicò , è di XaQto lidio. AI dire di Xanto, sotto il regno di Artàserse v’ebbe una gi’an siccità per modo che s’ asciugàrónò i flumi, i laghi^d i pozzi. Egli pòi affermava di avere veduto ia luoghi lontani dal mare pietre configurate a guisa di conchiglie 0 di pettini o di ceramidi, poi un lago di acque salse fra gli Armeni, e nella Mattiana (a) e nella Fi-igia inferiore. D’ onde egli era persuaso che dovè ora è terra sia stato altre volte mare. Stratone poi addentrandosi maggiorménte nelPetiològia (3) sostiene : « Ghe 1 ’ Eussino non avesse da pri­ ma veruna bocca dalla parte di Bizanzio , ma che iii processo di tempo ! fiumi che in quello si gettano fe­ cero forz£( ed apersero il varco, sicché poi l’ acqua an­ dò a cadere nella Propòntide é nell’Ellespontò. E che lo
(i) Erano i Teori, personaggi deputati a sorvegliare n^lla ce­ lebrazione dei giuochi ed in altre feste pubbliche religiose. (a) L’ ordine col quale Slrabone vien nominando questi paesi dimostra che la Mattiana qui accennata non è quella compresa nella Media , ma corrisponde a quella contrada abitata da’ Mattiani, che Erodoto colloca lungo il fiume Alis ond’erano separati dalla Frigia. (G.) (3) L’ enologia h lo studio delle cagioni.

LIBRO PRIM O

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stessa sia accaduto del Mediterraneo^ perocché quivi pure essendo empiuto il mare dai fiumi si ruppe l'argine dove son le Colonne, e discorrendone Tacque rimaseroall’ asciutto i luoghi che prima erano paludosi ». E ne adduce questa cagione: « Primamente che il Ietto del mare interno e quello del mare esterno si trovano a differente altezza; poi che anche al presente una specie di'benda di terra allungasi sótto mare dalPEuropa alla Libia (t), quasi a mostrare che una volta non era già questo un pelago solo. Poi che ha pochissima profon­ dità (2 ) ; mentre per lo contrario profondissimi sono i mari di Creta, di Sicilia e di Sardegna : perocché mol­ tissimi fiumi e grandissimi scorrendo dal settentrione e dal levante empiono il Ponto di limo e così ne alzano il letto ; dove gli altri rimangono invece profondi. Di qui poi il mar Pontico è più dolce di tutti gli altri (3), e scorre verso que’luoghi ai quali il suo letto declina ». Stratone è inoltre di parere : « Che tutto il Ponto , continuando le alluvioni già d ette, s’ empirà di terra : e già nella sinistra sua parte impaludasi, come a dire la costa di Salmidessa, e que' luoghi che i naviganti

(i) Da Gibilterra a Ceuta : e forse questa strìscia di terra erà visibile ancora due mila anni addietro. (G.) (3) Quest’ asserzione ia generale è verissima , sebbene poi il Ponto Eussino in alcuni luoghi sia immensamente profondo» Questi luoghi erano detti dai Greci ràt r i n«>7», le profondità del Ponto. (Casaub.) (3) Ciò viene dall’ esservi frammista gran quantità d’ acqua di £umi.

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D ELLA G EO G nA FIÀ D I STRABONE

cbiamano StetI (i) e sMncoatrano presso PIstro e il deserto di Scizia. E forse anche il tempio d' Ammone che una volta era lungo il m are, dopo che le acque si apersero il mentovato passaggio rimase fra terra •, e stima che appunto per essere stato sul mare queiP oracolo fosse tanto celebre e conosciuto, mentre se ne fosse stato sempre tanto discosto quanto al presente, è da credere che non avrebbe ottenuta mai tanta celebrità e tanta riputazione. Cosi anche l’Egitto, al parer suo, sarà stato anticamente coperto dal mare sino alle paludi presso Pelusio ed al monte Casio ed al lago Sirbonide (a)^ d’ onde anche oggidì quando neir Egitto si scavano le miniere del sale trovansi ban­ chi di sabbia e conchiglie fossili, come se il mare avesse coperto una volta tutto il paese, e tutto quel tratto di terra eh’ è intorno al Casio ed alle così dette Gerre fosse stato una palude che andava a congiungersi col golfo dell’Eritreo. Ritraendosi poi il mare, questi luoghi furono discoperti dall’ acque, e rimase soltanto il lago Sirbonide, il quale essendosi anch’egli aperta un’uscita

(i) La voce significa il petto d’ un uomo. I naviganti 1’ appIicarc»o quindi a certi banchi di sabbia sporgenti alcun poco dall’acque, perchè rendono immagine d ’un uomo che nuoti supino. - Del resto il Gossellin osserva che il riempimento delr Bussino da Stratone accennato non potrebbe mai avvenire, e che gli accrescimenti di terra prodotti dai fiumi sono sì piccola cosa , che appena dopo moltissimi secoli si possono conoscere. (t) È il lago Sabaki Bardoil o lago di Baldovino, avendo ri­ cevuto quest’ ultimo nome da Baldovino 1 re di Gerusalemme.

LIBSO P B tX O

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si convertì in tina palude. Cosi anche le rÌTe del lago Almiride (c) paion di mare anziché di fiume ». Che in certi tempi gran parte delle terre continen­ tali sia stata coperta dal mare, e poi lasciata dì nuovo scoperta può essere conceduto e così eziandio che tutta la terra presentemente sott' acqua sia nel suolo irregolare 5 come per verità in quella parte eh’ è fuori del mare e dove noi abitiamo, si veggono tutte quelle mutazioni delle quali Eratostene parla. Sicché al ragio­ namento di Xanto non si potrebbe apporre veruna as­ surdità. Ma rispetto a Stratone potrebbe dirsi che meu« tre v’ hanno molte cagioni del fenomeno di cui parla, egli le omette per andarne cercando altre che non sus­ sistono. La prima cagione ch'ei reca si è che il mare interno e l’ esterno non hanno nè uno stesso letto nè una stessa profondità. Ma se il mare talvolta innalza e talvolta si abbassa, e copre alcuni luoghi e da alcuni altri invece si ritrae, non n' è già cagione 1’ essere il
(i)

11 CasauboDO proponeva cLe in luogo di tJ»

xlfi,trts si leggesse rnc r i MiftSùt xlfttnc, e il Coray non du> bitò di sostituire la lezione tJ» Mi f t J t t x lfi.w
proposta gii dagli editori francesi. Tattavolta hanno essi notato che Plinio (lib. v i, c. a4) chiama Almiride nn Iago formato, al p are r suo, da nn ramo dell’ Istro al di sopra dell’ imboccatura di questo fiume ch’è ad Istropoli, e corrispondente forse al lago detto ora dai Turchi Kara-sou : Che Strabone ha menzionato poc’ anzi il deserto di Scizia in mezzo al quale trovavasi questo lago Almiride di Plinio : e che a questa per conseguenza potrebbe il nostro Autore aver fotta allusione.

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DELLik. GEOGRAFIA D I STRABONE

fondo in qualche sito più basso e in qualche altro sito più alto; ma sì piuttosto Tessere soggetto il fondo stesso talvolta ad innalzarsi e talvolta invece ad abbassarsi, d' onde poi anche il mare cresce o decresce ; e cre­ sciuto copre i luoghi circonvicini, decresciuto si ritrae dentro i primitivi suoi limiti. Se la cosa fosse come dice Stratone bisognerebbe che ad ogni subito riempimento del mare tenesse dietro uno straripamento, come a dire quando accade il riflusso delle acque, o quando si gonfiano i fiumi, giacché nel primo di questi casi le acque si muovono tutte verso una stessa parte, nel se­ condo sono accresciute. Ma nè gli accrescimenti ca­ gionati dai fiumi hanno efTetti subiti e frequenti, nè il rìflusso, il quale non dura gran tempo ed è regolare, cagiona inondazioni nè nel Mediterraneo nè altrove. Kesta dunque che se ne accagioni il suolo, o vuoi quello che sta sotto il mare, o vuoi quello che ne viene inon­ dato ; e pare più probabile accagionarne il primo, sic­ come quello eh’ è più mobile, e per la sua umidità più suscettivo di mutazioni : perocché quivi ha grand’ effi­ cacia il vento eh’ è la principale cagione di tutti questi fenomeni. Ma come già dissi ciò che produce gli effetti accennati si è che il medesimo fondo di mare qualche volta s’innalza e qualche volta soggiace ad un abbassa­ mento ; e non già 1 ’ essere alcuni fondi più alti ed al­ cuni più bassi. Tuttavolta Stratone tenne quest’ ultima sentenza credendo che quanto avviene dei fiumi arri­ vasse anche del mare , cioè che il discorrimento delle acque fosse da’ luoglii più elevali (i); altrimenti non (i) Cioè: dipendesse dalla incliiiaziuue c declività del suolo.

LIBRO t> f tm o

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avrebbe recata al suolo la cagione della corrente presso Bizanzio, dicendo che quello dell’Eussino è più elevato di quello della Propontide e del mare ad essa contigtio (i)^ della quale ineguaglianza soggiunge poi la se* guente cagione: « Che pel limo portato dai fiumi PEus* sino «i empie e diventa più angusto, e per questo sue acque scorrono nei mari esteriori. Quindi trasporta questo ragionamento a lutto il Mediterraneo rispetto all’Oceano, supponendo che per la stessa cagione esso abbia un letto più alto che non è quel delP Atlantico : perocché anche il Mediterraneo è da molti fiumi riem­ piuto , e riceve perciò una corrispondente quantità di limo. Converrebbe pertanto che la corrente presso Bizanzio e quella fra le Colonne e Calpe (a) fossero uguali. Ma questo si lasci in disparte ^ perocché direb­ bero forse che anche in quest’ ultimo stretto la cor­ rente è uguale, ma viene contrastata, e nascosta allo sguardo dal riurtarsi dei due mari e dal flusso e riflus' so. Questo per altro io domando: Che cosa impediva, quando non era per anco aperta la bocca presso Bizanzio, che essendp il fondo dell’ Eussino più basso di quello della Propontide e del mare contiguo , e for­ mando di già un mare od un lago ( maggiore per altro della palude Meotide ) non fosse riempiuto dai fiumi ? E se questo concedesi, io domando di nuovo : La su(1) Val quanto dire che il letto che qnéllo del mar di Marinara e (2 ) Straboue collocava una tìttà questo nome che costituiva una lib. 111. del inar Nero fe più elevato dell’ Arcipelago. di Calpe presso al monte di delle Coloanc di Ercole. V.

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DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

perficie dell’ acque dell’ Eussino e di quelle della Propontide , quand’ esse trovaronsi ad uno stesso livello , non dovettero esercitare un' uguale pressione tra loro per modo che I’ una non potesse essere necessitata a scofì-ere nell' altra? £ quando levatosi l’ Eussino ad un livello più a itò , la piena soverchiò e proruppe, ed il mare di fuori si mischiò coll’ interno ( o eh’ egli già fosse un m àre, o che fosse un lago da prima e dive­ nisse poi mare per la meschianza e preponderanza dei flutti marini ) , non avranno pigliata amendue una me­ desima superficie? E dove anche questo sia conceduto, non verrebbe ad esserne impedito il presente discorri­ mento , non potendo procedere nè dalla maggiore ele­ vatezza del suolo nè dalla sua declività, come vorrebbe Stratone ? Questo raziocinio possiamo trasportarlo anche a tutto il Mediterraneo ed all’ oceano Atlantico, e collocar la cagione della loro corrente non già nel suolo o nella declività, ma nei fiumi ( i) ; poiché non sarebbe incre­ dibile , nemmeno secondo Stratone , che il Mediterra­ neo ( quand’ anche fosse stato da prima soltanto un Ia­ go ) essendo riempiuto dai fiumi traboccasse finalmente al di fuori a traverso gli stretti delle Colonne, come da cateratte; e che in processo di tempo essendo poi sem­ pre accresciuto il mare esteriore a cagione di questo traboccam ento, sia venuto ad uno stesso livello col Mediterraneo, il quale per la prevalenza dell’altro acqui­ stò anch’ esso natura di mare.
(i) Cioè nei fiumi che inettouo fucc o d Mediterraneo.

L IM O P l t m o

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Non è poi cosa da fisico oemmanco il far confironto del mare eòi fiumi: perocché quello giace senza alcuna declività ^-questi sono portati secondo il declivio del suolo. Lo scorrimento poi degli strettì succede per tut< altra cagione, che per essere il fondo del mare rial» zalo dal fango deposte dai fiumi. Perocché quest» de* ponimenti succedono presso alle bocche dei fium i, co­ me sono intorno alle bocche delPistro gli steli già detti, e il deserto di Scizia, e Salmidesso, dove cooperano che alcuni altri torrenti; alle bocche del Fasi la spiag^ già marittima della Golchide^ sabbiosa , bassa e molle ^ ed al Termodonte ed a ll'lri tutta la Temiscira ( i) , delta campo delie Amazom^ e la maggior parte della Sidene. Lo stesso poi accade anche alle bocche di altri fiumi. Perocché tutti a somiglianza del Nilo convertono in continente il luogo opposto alle loro bocche, gli uni più , gli altri meno :. meno quelK che trasportano oon molto limOf più quelli che nc'trasportano m olto, e passano per un molle terreno, e ricevono in sé parec» chi torrenti. Tale si è il Piramo (2 ) , il quale aggiunse alla Gilicia gran parte del suo terreno d’ onde fu poi pronunciato quel detto: Questo avverrà ne’ tempijìtturìj

quando il PiraqiO ampio-scorrente spingendo sempre innanzi l04w,taf arrivtrà alla sacra 0'pr<K Perocché il
(i) n Termodont« oggi dicesi TAarrnsA, V Iride h V lekilermak , e la Temiscira chiamasi DJanik , io cui è compresa an-> che la Sidene meazionaU subito’«lopov (G.) (a) Il Gehiotm. - 11 valicÌDÌo poi riferito poco appresso non si è avverato finora, nè v’ ha iadizio ( dic« il Casaubono ) «he sia per avverarsi. STK^soMt, toni. I L 8

L i4

d e l l a GBO^UlFU di STRÀB0N£

Piramo sboccando già naTÌgabilé di mezzo ai campi de)laCataoDÌa(i), e discendeodo ira ^ stcelU del Tauro nella Ciltcia, mette foce nel mare che sta &a quella re> gioDe e Cipro. E la cagione del hod vedersi progredire la terra portata dai fiumi nel mare si. è che il mave ^ soggiacendo di sua natara al flusso e piflusso^ lairàspin» ge addietro. Perocché il mare somiglia agii animali,- ed al pari di quelli continuamente inspra « respira ao» eh’esso con un perpetuo m ota di ritparsL in sè stesso e di spandersi al di fuori: e questo apparisce a chi sla sul lido, dove il mare percuote: giacché ora gli si co­ prono i piedi, ora gli si discopròm}, :con incessante àitenvare di moto. Per questa fluttuazione P onda< del mdre si muore poi sem pre, ed anehe quando è placi­ dissima conserva qualche impeto ieoa cui getta sut ter» reno quanto ha in sò di estumeq^ d’onfU^^ si sffarge di mol* tW ga il lido- (a). Questo, accade pec certo piùivisibil> mente allorché trae vento marino^ ma aqche o d ia cal* m a , e ne’ soffii che spirano dal continente c e ne aecorgiamo. Perocché l’onda portasi al lido anche: contvo quc’sofBi, come s’ella seguitasse un certo moto proprio del mare. Q uesto esprime Omén> dicendo cbe il'flutto:
.....................intomo agU ètti

Séogfi

arriccia , li sormonta « * «I' lat^At'

Spruzzi diffonde la canuta spuma (3).

(1) La Cataonia e la Ci^icùc foreti» poi eompresesottctàl DoiiM
AàSA M euli.

(2) IL , libt It,: 7..
(3) II., lib. IV , 4*5 : poi lib. XVII, a65.

LIBRO PAINO

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Ed akroTe:
Mugghiali con vasti» Rimbamho i Udì.
. . . . . .

Il giùngere aikinque dell'onda alia riva ha uaa certa forza' efae bastati rigettare ^joant’e n a ha in si di stranie* ro ; e qtiesto è ciò che diccsi piirgaùoae del mare, per la qualé ^e i corpi dei morti e i rottsaii delle navi ven« gon portati stili’ onda al terreno. Nel ritirarsi poi aoa conserva irflutto npa 4ottSk egnale^ sicché uoo vaia a pórtar seco di huotò nè cadavere, nè legno ^ nà leggerissimo suvefro, nemmadco dai laogfai più vicini^ Così avviene che la tferra e Tacque .«a cui stanno cpie* sti còrpi siano dall’ onda respinté «ddietnK > Aat'be il peso del limo coopera a ftir sii ch’esso precipiti nel fondia del mare pritiia che si^ spinto molto addentro; perchè le correnti dei fiumi perdono la loro forza appressandosi ni luogo ddve mettono fotte. Se poi le alluvioai dei. fiu­ mi fossero ' c o tttin n e 'lie n pi comprende che. tu tta il tnare d o v r^b e dita fine esserne pieno: e ^ e s t o 'Q Vve#> Irebbe principalmente tiel'Ponto Eussino , qnand’ anche )o supponessimo pHi'profondo che il mar di Sard^na^ il quale per teiAimonianza di 'Posidonio si erede che sia il piò prdfbndo di ' quanti sé ne misuraron’ finora, ba cir<^a aàitle orgiti (i) di altezza. (i) Secoodo Erodoto (lìb. >i, $ i49) l’orgia era di sei piedi greci. Se dunque ti-attasì ’di'pieditilittipici, le mille orgie setto 5^oo piedi ■parigini oVvW o g5b tese ; m i» non essendo vérisiinile ' che siasi mai pescato fibo'* tanta jprofendilà , è da dire che Erodete seguitasse le misure desHMe dal piccolo stadio in uso a'suoi leaipi; e in tal caso le mille orgie equivatgeoo a circa 5i3 Use.

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BELLA G E O G R iV Il DI STRÀBOMf

Noi duaque non seguiremo già questa etiologia, mal s\ piuttosto quella che {ondasi sopra cose più manifeste, e vedute in certo modo ogni giorno. Perocché i cata­ clismi, i trem uoti, le erueioni, e l’ in^rovviso gonfiarsi del ietto del mare ianalsano il mare istesso, come lo abbassano i subiti spro£oadameati del suolo. E nel fattQ non è già vero che possano useir de} mare mass*;. ed isole piccole, ma grandi no^ ovvero isoley e non,con* tinentì : e così possono ancke sprofondarsi i gra^udi terr£oi del pari cbe i piccoli. Perù si dice cbe per tre> muotr si apersero alcune v<Hragini, le quali inghiottirono intiere TOgioùi colle loro città, come Bura e Bizone. (i) ed >altrtf parecchie. alcuno può dire che la Sicilia sia ubo smembramento dU talia, piuttostochè un paese cacciato fuori dal fuoco dell’ Etna, come anche le isole di Lipari e di Pitecusa («). ‘Eraikostene poi è tanto singolare, che sebbene sia matematico, non sostiene però P opinione di Archime­ de. Questi nel libro Dei «orpi galleggianti aQerma che la. superficie di ogni liquido in istato di riposo è sfierìca ed ha un medesimo centro cdlla terra : e questa opl* nione è ricevuta da quanti abbiaiie pur toccEite. le ma> tematiche discipline. Ma EratosteOe 4 tioiE| che il mare in tern o , comunque per confessione sua propria «ia tutto continuo, non sia però tutto compreso sotto una
{t) Bura e Buone, La prima eifa una città Ticina al golib di.Corinto. L 'a ltra era secondo aicnni nell^ T racia, secondo altri nel Ponto, e forse più |irobabili9;iente. n«lW Mesia inferÌ9 re suUa riva occidentale d d PoQto E u ^ o . ^ s ) Upai'i ed Iscliia.

l ibro p m u o

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sapcrficie sola , nemmanco in luoghi fra loi-o vicini. E chinroa per testioioni di questa sua ignoranza gl'inge* gneri ; sebbene i raatematici dimoslrino che la scienza degl’ ingegneri è una parte delia matematica disciplina. Dice pertanto ch^ Demetrio ( 1) avendo intrapreso di tagliare Tistmo dei Pelo|K>nnesi per aprirvi la naviga» zione alle arm ate, ne fu poi distolto dal contrario pa­ rere degF ingegneri^ i quali dopo avere misurati que' luoghi gli annunciarono essere il seno di Corinto più elevato che il mar di Cencrea, e aflermarono che s’egli avesse tagliato il terreno frapposto, tutta la spiaggia cK’ è presso ad Egioa , ed Egina stessa e le isole cir­ convicine sarebbero state sommerse : oltreché la navi­ gazione non sarebbe forse riuscita di grande utilità (a). Di qui poi (secondo Eritostene) nascono le correnti degli euripi (3)^ e quelle principalmente delio stretto della Sicilia, il quale si dice che va soggetto al flusso o riflusso deir oceano : perocché due volte ogni giorno vi
( 1) Demetrio Puliorcete. Affermano poi Plloio, Svetonio, D!one Cassio ed altri, che anche G. Cesare , Caligola e Nerone tenta­ rono di tagliar l’ Istm o, ma non poterono condotte a buon fine l’ impresa. - h'Istmo de'Pel»ponnesi qui menzionalo è pi&' eonpsciuto sotto il nome di Istmo di Corintoi 4 i Greci moderai lo c h i a m a n o p c r c b è tengono che sia largo (a) Secondo una noia degli editori francesi la locuzione del testo nm\ ft%S\ r«f SitiwXii potrebbe in qaeslo luogo significare anche che la nwigazion« non: sareibe fo r s e stala possibile. - Del resto fu un errore dcgU iogagneri di Demetrio l’ avere credulo che le , acque dei du«.m ali g ii detti avessero un diverso livello. (3) A ir ^ 0 significa lo stesso Stretto.

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SE L L A C E O G B A F If D I STRABONE

SÌ cambia la córrente in quella guisa che 1’ oceano due volle ogni giorno cresce e decresce. Al flusso poi del1’ oceano corrisponde nel mar Tirreno quella corrente che appellasi discendente, e che si porta in quel di Si* cilia come se venisse da un luogo pifi elevato^ peroct chè questa corrente comincia e finisce a un medesimi tempo col flusso del mare^ cioè comincia verso il sor* gere della luna o verso il suo tranionto , e finisce quan-> d ’ essa: tocca al meridiano superiore od inferiore alia tèrra. E # così il muoversi opposto delle acque di quello stretto, cui chiamano risalente, corrisponde al riflusso; ed al pari di questo comincia quando la luna tocca al­ l’ uno od all’ altro dei meridiani già detti, e finisce ^nand’ essa o leva o tramonta. Ma intorno al flusso e riflusso hanno parlato abba­ stanza Posidobio e Atenodoro ; e in quanto a qnellò degli stretti, il quale procede anch’ esso da una'cagio* ne tutta fisica , basterà al nostro intendimento il dir« , che questi stretti non hanno tutti le loro correnti di un modo ^ perocché altrimenti quel di Sicilia non cangertibbe direzione due volte ogni giorno, come dice Eratostene stesso, e sette volte queHo di Calcide, e né pur uua quel di Bizanzio, it quale si muove sempre dal Ponto Bussino verso la Propontide ; e se crediamo ad Ipparco rimane qualche volta sospeso (i). Oltre di ciò
(i) Queste sospensioni del corso deirEussino nella' Propontide possono esBei-0|>rocedute talvolta da grandi siccità, le quali abbiano diinioaita la massa delle acque che il l^ n u b io , il Dniepér, it Don e gli altri fiumi vi portano. O ltreché'i freddi-eceessi^i' e di Juijga durala poterono qualche volla arrestare' rt eorso- di’ questi 6un>i. {G.)

LIMO ratMO

I tp

quando l»ene il modo eoi quale sì muoTOoo le acque degli stretti fosse uniforme, non per questo- potrebbo ammettersi la cagione da EratOslene assegnata, cioè il diverso livello d«i mari che si trorano a contatto. Pe­ rocché questa diversità dt livello non s’ incrnitrerdibe nemuianco nei fiumi, se non avessero le cateratte: tiè è vero che per cagione di queste vadano soggetti al rifinsso, ma di continao si muovono verso la f>arte più bassa; e questo avviene perchè hanno inclinato il letto e la superficie. Ma del mare pòi, chi mai direbbe ch*esso ha la superficie inclinata? principahnente «econdo quel sistema che suppone sferici i quattro corpi che noi di< dam o elementari. Però non può dirsi che negli stretti r acqua sia suscettibile non solo di un movimento al> ternato, ma ben anche di riposo e d'imm obilità; mas­ sime se non è una solala superficie, ma da una parte è pfà elevata e dall’ altra più bassa. Perocché non si vuol credere che siccome la terra, per essere di sua natura soKda, può avere nella propria figura permanenti cavità e prominenze, così sia anche dell'acqua: mentre questa invece, pel movimento .medesimo chie le viene impresso dal suo ^eso, «i diffonde sopra la terra, e prende quella superficie che Archimede le assegna. Aggiunge poi alle cose già dette intorno ad Ammone e a ir Egitto « parergli che il monte Casio fosse una volta circondato dal m are, e che tutto quel luogo dove ora sono le così dette Gerre fosse impaludato e toccasse al m ar fiosso; e che (fuendo il 'mare si uni (i) Ttma(i) Cioè quando 1’ Oceano lì Mediterraneo si congiunsero.

1ad

SELLA GEOGRAFU DI STRABONE

nesse poi scoperto dall^ acque. » Ma riesce anfibologico quel dire che fosse impaludato tutto il luogo che tocca al mar Bosso: perocché toccr^re (i) significa e l’essere vi­ cino e l’esser congiunto ; per modo che trattandosi di acque concorrano le une nelle altre. Io per me donque intendo che le mentovate paludi si stendessero fin verso il mar Bosso per tutto quel teùipo che lo stretto delle Colonne fu chiuso^ e che quando poi questo fu rotto i, avvenisse il ritiramento dell’ acque per essere il nostro mare divenuto più basso a cagione dello sfogo eh’esso ebbe a traverso allo stretto. Ma Ipparco invece intendendo sotto 1’ espressione toccare, che il nostro mare fosse contiguo coll’E ritreo, domanda, come mai quaa* do si aperse lo sfogo delle Colonne, ed il Mediterraneo vi discorse per mezzo, non trasse con sè anche 1’ Eri­ treo {% ) che gli era congiuuto, ma questo iuvece rimase al suo livello di prima, nè s’abbassò? E nel vero, anche
Il Coray per altro acceua la lezione v v ttfS im f St r j f ^ x iT ln t proposta anche dagli editori francesi in luogo d«)la comune rvsicché verrebbe a dirsi non quando il mare si con­ giunse , ma quando ti ritirò : e questa variante è fatta proba­ bilissima soprattutto dall'averla già usata Strabone parlando ap­ punto di questi luoghi medesimi. Tuttavolta siccome questo riti­ rarsi del mare sarebbe accaduto, secondo il nostro stesso Autore, appunto quando 1 ’ Oceano si congiunse col Mediterraneo, perciò Don credetti necessario di allontanarmi dall’ordinaria lezione. (i) Il vocabolo greco è (a) Il nome di Eritrto da vasi non solo al golfo Arabico, ma si anche al mare delle In d ie , cioè al mare compreso fra le co­ ste orientali dell’ Africa e la penisola dell’ ludia. (G.)

LIB R O PM XO Ia I secondo Eratostene, tutti i mari «steriori sono contìgui^ (li modo che il settentrionale e T Eritreo sono un niar solo. Dopo di ciò aggiunge Ipparco il corollario, che il mare al di fuori delle Colonne, e l’Eritreo e il Medi­ terraneo allora a questo contiguo, debbono avere unn stes> sa altezza ». Se non che Eratostenerisponderebbe: « Non avere lui detto che il Mediterraneo per soverchia pie-* nezza siasi congiunto coll’ Eritreo, ma soltanto che gli si avvicinò^ nè per essere un mace solo e continuo nou ne viene di conseguenka eh’ esso abbia tutto una stessa altezza ed una superficie sola: così la superficie del Mediterraneo non è certamente la stessa presso Lecheo e presso Gencrea (i). » Ipparco stesso accenna questa risposta nel suo Trattato contro Eratostene : e sapendo che r opinioni di lui era siflàtta, dovea recare in mezzo qualche cosa del proprio, e non già stabilire che colui il quale dice che il mar esteriore é ano solo, dice nel tempo che una sola n’è la superficie. Dicendo poi Ipparco essere falsa l’ iscrizione sopra i delfini — Oei teori cirenaici ne assegna una non cre­ dibile prova: « Che la fondazione di Cirene si riporta a tempi d«i quali abbiam ricordanza, eppure nessuno fa menzione che quell’oracolo fosse mai situato in sul ma­ re Ma che importa se iiiuno ne fa menzione, quando fra gl’indizii dai quali raccogliamo che questo luogo è stato una volta marittimo si trovano i delfini e I’ i«
(i) Già si è detto che questa opÌDÌone nacque da un errore degl’ ingegneri. - Lecheo era il porto occidentale della citti di Corinto. Cencrea ora dieesi Ifenkri. (G.)

Ia i

DELLA GEO&RAPIA. D I ST ftiB O N G

scrizione — Dei teori cireoaici? — E mentre concede' che il mare inaaleandosi commisuratamente alla eleva­ zione del suolo potesse coprire fino alPoraeolo nno spa­ zio di più che tre mila stadii, non concede poi cfa’esso abbia potuto crescere a tanto da coprir tatto il F a r o , ed il più delP Egitto ; come se quella elevazione che da lui viene ammessa già non bastasse ad inondar que> sti luoghi. Dicendo inoltre Ipparco « che se il nostro mare si fosse elevato a quel segno a cui Eratostene aflèrma che giunse innanzi all’irruzione per io stretto delle Colon­ ne , tutta quanta la Libia e molte parti dell' Europa c dell’ Asia ne sarebbero state coperte, soggiunge che anche il Ponto dovette essere in alcuni luoghi unito coll’ istro; perocché questo fiume dividendosi ne’luoghi vicini al Ponto, scorre nell’uno e nell’altro mare, sicco­ me vuole la «atnra del terreno. » Ma non è vero che l’ Istro abbia le sue sorgenti dalle parti vicine al Ponto, sibbene per lo contrario dai monti al dì là dell’Adria ; nè scorre già in tutti e due i m an , ma solo nel Ponto; e«i divide soltanto presso alle sue bocche (i). E in que­ sto Ipparco ebbe la stessa ignoranza di alcìmi saoi pre­ cessori , i quali credettero esservi un fibme dello stesso nome che P Istro , il quale uscendo di qnesl’ nltimo andasse a finire nell’ Adria ; che da questo pigliasse il suo soprannome la genté degl’ Istri , a traverso della quale discorre 5 e che Giasone navigasse in que’ luoghi nel suo ritorno dalla Colcbide.
( 1) SI è giA mostrata la falsità di questa opinTode 'ricevuta 'da moki , che un ramo dell’ Istro 0 Oataublo ' sboccasse nel mare Adriatico.

LIBRO M IM O

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k togliere la tnerkviglia di (facile routtaioni che noi dicemmo avere prodotte le inondazioni e gli altri feno* Diejii dei quali parlammo, risguatdawti la Sicilia, le isole d'Eolo e ie Pitecuse, tom a opportuno il registrar* »e qui alcune coasimiltche accadono o già sono aoca* dnte in altri luoghi. Perocrfaè molli di questi eserapii rac> colti e posti dinanzi agli occhi faranno cessare l’ammira* zione. £ se il vero qualche volta rende attoniti aiciini, costoro mostrano di non avere esperienza dei fen«Bteni e della forza della nrtura^ come quando loro si parla o di ciè ch’è avvenuto nelle isole tli Tera e di Terasia (i), situate fra Greta e la G rcn aica, e delle qucli Tera ò metropoli di Cirene ; o di quello che successe in Egitto e in molte parti dell’ Elladet PeroÈcbè nel mezzo fra T era e Terasia sbucarono fiamme dal mare per quattro giorni, sicché tutto il mare n’ arse e bollì^ «fd a poco n poco ne &cero u&cire , non altrimenti che col soc­ corso di una macohioa, un’ isola composta di materie vulcaniche, avente dodici stadj di ch'conferenza. Quan­ do poi quel fenomeno fu cessato , i Rodii allora pa­ droni del m aro, furono i primi che osassero navigare a quel luogo^ e vi fondarono sopra un tempio a Net* tuno Asfelico (a). Posidonio racconta che nella Fenicia essendo avvenuto nn Iremuoto fu inghiottita una oittii fabbricata al di là di Sidone^ e d^e ia Sidone^ stessa
(i ) T era fe oggi Sanlorìn. Rispetto a T era sia poi si creJe che sia V ^ s p r o n is i (od Iso la bia n ca ) dei Greci moderoi. Del resto <{iielle tw ie noo erano, Oca Crei» e la CireBaica^( 3 ) A sfa lico , cioè non rovinoso , sicuro.

I >4

DELLA C E O a U A F U D I S T R M O K E

quasi due parti delle mura ruinarono^ non però a pre> cìpizio ^ siceSiè non t ’ ebbe grande strage di abitanti^ Ua medesimo infortunio, sebbene con modici effetti, si stese a tutta la S iria, e passò ad alcune isole, come a dire le Cicladi e I’ Eubea ^ di qualità che le sorgenti deir Àretusa ( fontana della Calcide ) si otturarono , e molti giorni dopo P acqua zampillò da un’ altra bocca ; nè l’ isola poi cessò dall’ avere in qualche sua parte trem uoti, 6 ncbè una voragine apertasi sella pianura di Lelanto non mandò fuori un torrente di lava infuocata. E molti raccolsero esempj d< somiglianti fenomeni; ma a noi l>asteranuo quelli acconcissimi al nostro pro­ posito che ci son posti iananzi da Demetrio scepsio. Perocché ricordando quei veni :
. . . ................ E già venuti Son d e lf allo Scamandro alle due fonti. Calida é f una , e qual di foco acceso Spandesi intorno di sue linfe il fum o : JPredda come gragnuola o ghiaccio o neve Scorre t altra di state ;

non lascia ehe alcuno si meravigli se dura tuttavia la fonte deir acqua fredda, e quella dell’ acqua calda più non si vede^ e reca questa mutazione all’ essersi spenta la fonte calda. Ricorda inoltre alcuni fenomeni riferiti da Démodé (i), il quale racconta che alcuni grandi tre* muoti v’ebbero anticamente in Lidia e nella Ionia, fino alla Troade^ d’onde intieri villaggi furono inghiottiti, e (i) Autore poco conóscioto, che viste' ben quattro sceoli ianaDzi all’ E. V.

U B R O i>tiiMO

raS

Sipilo rov^taò regnanijovi Tantalo, e di alcane paludi si fecero s ta g u , ed il flotto coperse Troia. E Faro pre­ sentemente ahita airCgitto u sa volta era circondata dal mare , ed ora è in certo modo divenuta penisola: e qne* sto avvense anche di Tiro e di Glazomene (i). £ $o§giornando ib in Alessandria d’ Egitto s'innalzò il m»> re presso a Pelusio ed al nHmte G u io , e coprendo la terra fece un’isola di quel m onte; sicché la strada ehe costeggiandolo mena alla F«dìcì« diventò navigidiile. Non sarà quindi meraviglia se nna qnalcbe volta o rom* pendosi o sprofondandosi Tistmo cbe divide il n a re Egi* zio dair£rìtreo si formerà noo stretto, perinodo che il m are estèrno discorra in tjuello interiore come si vede alle Colonne d^ Ercole; M a intorao a ciò abbiamo dette nel prìnoipio del nostro libre alottne cose, le quali si debbono raccorre in uno , e fondare cosi : una ferma credenza ai fenomeni della natura cd alle dtce mutazioni avvenute nel mondo. Dicono poi che il Pireo fòsse da ^rima nn' tsol* at di là (a) dal lido; e che di qiii'anei traesse il suo noùie. Leucade per lo eontrario, avendo i CicM-intii taglialo r istmo , divenite isoJ«, menUrbj dal prima era codgiunta col lido. E credasio h e ne parli Laerte ove, dke: Quan^

do espugnai la b«n munita città di Nerioo tuUa »piaggià dell’ 'Epirù. Qualche volt* dùnque si fanno di questi disgiungi'
(i) Quefte dae città erano sopra piccòle iseleUe d)« poi Al«ssandro ani alla terraCernia. (a) jil di in (dicesL p«ran (sif«>)> d’onde i ’ireo.

ia 6

DELLA GEOGRAFIA D I STRABO?iE

metili dalla mano dell’ uom o, e qualcbe volta invcce essa unisce i luoghi disgiunti, sia Cól )ioriar te r r a , sia col gittar ponti^ siccóme Bell'isola posta rìmpetto a Si* racusa O 0 a v'ha a a ponte che la unisce col continente, mentre da prima eravi un rialto di pietiv ammassate a coi Ibico dà il nome etletla (i). E Bura ed Elicedispar» vero; quella per una voragine, questa Sommersa dai fluttL Presso a Melone nel goUb Ermionico sbucò fuori un monte, di sette stadj per una eruaionc di ^materiein* fuocate, e quel l u o ^ di giorno non pnò appressarsi tsoto p e r calore, quanto per re^alazione sùlfiireaj ma di notte Iia buon odore:, e ri^plende di lontano, e manda sì gran calore ohe il mare, ne ferve per lo spazio di nn* qae stadj'y e per lo spatio di beri «eniti è torbido^ tró« vandon iit quel tratto-okàcigtii dirótti non punto, mi* n o n di torri. Dal lago Copnide poi forono sommerse Arne é Mideà , . mentovate anche' da Omero aeHa ens* merazione delle navi, dicendo: Coloro che abitavano

la pampdoota jif-ne e Midea. jtGcnì prare ehe»aao1ie dal, lago Bistonìde e quèllo obe>orà mi^dics'Afaltidtff siano state sommerse alcunè eltuà deUa Tvaera (y'h« cbì diee anche alcané dei Treri ptìrebè abi^rono fra i "Ffa® e 'Arlwmita, già tempo i)aa delIiB4 «o4 e Eéliinadi divetitò r e si 'dice che anche alcune altre isolette vicine all* À(^e)oo sbg> N c q u e ro allo atesso acibidente per le idluvioni del fiu* m e; e questo accadrà anche delle rim anenti, siccome Esrodo (4 « ) Y’ banno ezùmdio alcune sommità
(i) Cioè: R accolte insiem e da ogni tivve. ' ' fj) È pi-obébile che debba'in Vetc leggerti ‘Eroibtd;

LIBRO PRIKO

d e ir Etolia cbe do tempo furono isole : e mutò cùa<K* zione avche Asteria denominata Asteride da Omeirò
Siede tra la pietrosa Ita c a e Sam o

Un’ isola in quei mar , che Jsleri è della; Pur dirupata , nè già troppo grande , Ma eoa sicuri p o rti, in eu( le imW j y ambo i lati ^ r a r pfuinq (i);

ed ora non tì si potrebbe Bemmaaco gettar l’ ancora conK>damente. In Itaca noin v’ ha pià'né V'adiro sé il Ninfeo di coi p^rla Omero : ma gli è pin ragionevole incolpame le mbtaEioni de’ laogfai, anziché l’ignoranza del poeta , o attribuirgli il proposito di descrivere falsoniente i luoghi per desiderio di favoleggiare. Ma non essendo ciò bea manife«to, lascio a chi vuole il farvi sopra le sue <ronsiderazÌani-^ Anche Antissa fu da prima un’ isola, come dice Mirsillo; e portava tal nome per essere rìmpetto a Lesbo che allora bbiannavasi Issa. Al­ cuni poi hanno afferm ato che anche Lesbo si staccò già d a ir I d à , in quella guisa che Prochite e le Pitecuse staccaroD si dal capo Miseno , Caprea dall’ Ateneo , la Sicilia dal territorio di Reggio, e 1’ Ossa dall’ Olimpo. Consimili mutazioni avvennero anche altrove. ^1 Ladooe' deli’Arcadia sospese una volta il suo corso. Duride afferma ette le Ragadi (a) della Media furon così nomi­ nate dall’ essersi la terra aperta per cagione di un tremuoto presso le porte Caspie, per modo che molte cilt^ e molti villaggi furono ingoiati, e parecchi fiumi soggia(i) Odia*. , lib. IV, V . 844'^3 )f II vecabola grcco 'l ’v y a J if aigMÙca /è M u r e ,

r»H are.

128

DELLA CEOCRAFIA D I STRÀBONE

,

«|uero a varie mutazioni. Ed Ione nella sua tragedia di Onfale così paHa delP Eubea : V onda del rapido Eu-

ripo disgiunse la terra euboica dalla Beozia^ aprendosi una via verso il golfo di Creta. Demetrio da Calati (i) poi enumerando i tremuoti av« venuti nel volgere del tempo in tutta quanta la Grecia dice che molte parti delle Licadi e del Ceneo (2 ) furO" no commersb: che le sorgenti calde di Edepso (3) c dell* T^rmopili cessarono per tre giorni, poi diedero atequa di n u o ro , ma quelle di Edepso però si apersero nuove sorgenti : ebe le mura di Orea lungo il mare , ruìnarono.coa circa settecento case : che Echine, Fd^Iarc ed Eraclea dì Traehinia {/\\ caddero anch’ esse in gran p a rte , e Falare anzi rovinò dalle fondamenta: che lo stesso accadde anche a’ Lamiensi (5) «d a' Larissei ^
( 1 ) Calati, città della basila Misia verso quel luogo ove trovasi ora MankaUa. (1) Le Licadi sono isolette o piuttosto Semplici scogli vieini»siini al Ceueo, promontorio occidentale dell’ Eubea detto dai Greci' moderni e dagli Europei capo Litar, e Ca­ naio, o Lilada. Le antiche Licadi poi portano quest’ultimo no­ me. (Èd. fr.; (3) 'Sdepso , ora D ipso, sulla costa occidentale dell’ E ubea.'» Appartiene aU’ Subeft anche Onea che gli aaiichi dissero h tiea , ed i moderni chiamano Orio. (4) Eschine era in Tessaglia tra Falare e Larissa. Eraclea di Traehinia era situata al mezzogiorno dello Sperchio , fiume che I divideva l’ antica Eliade dalla Tessaglia e che mette foce nel golfo Maliaco. ($) Lamiensi (e non Lariensi) leggo co’receali editori. Lamia era una città della Tessaglia. - Scarjia era' presso alle Termo*

LIBRO PBiMO

tig

che Scarfia fu diroccata, e coperse sotto le proprie ro> vlne non meno di milie. e settecento cadaveri: che a Trónio ne perirono oltre alla metà di colai numero : che il fiotto del tnare straripando s’ avventò tripartito sopra Scarfe e Tronio, sopra le Termopili, e lungo la piannra sino a Dafue nella Focide : che le sorgenti dei fiumi inaridirono per alcuni giorni : che lo Sperchio m utò letto, e fece navigabili le strade: che il Boagrio (i) corse per tiitt’ altra valle ; ehe molte parti d’Àlope, di Cino e di Opunte sostennero gravi danni, ed il forte di Eone che sovrasta a quest' ultima città fu tutto rove> sciato: che una parte del muro di Eiatea ( 2 ) si sfasciò: che celebrandosi le Tesmoforie ad Àlgone, venticinque vergini concorse a vedere in una delle torri del porto , ruinando la to rre , caddero anch’esse nel mare. Dicono inoltre che per una irruzione T isola A talanta, posta r/mpetto all’Eubea, divenne navigabile nel suo mezza rimanendo coperti ben venti stad) di campi ^ e che una trireme strappata dal cantiere s’andò a fermar sulle mura. E dobbiamo aggiungere anche le mutazioni che napili, dalla parte di mezzogiorno, e presso a ScarBa era Tronio. Bisogna poi distinguere Scarfia da Scarne nominata noo guari d o p o , situata a trenta stadj da Tronio ed a dieci dal 'mare , • menzionata di nuovo d a Strabono , lib. iz. ( 1) Picciolo torrente che'conserva tuttora Io stesso nome. M ope y Cina ed Opunte erano tre piccole cittì de’ Locri Opunz ii , ' ehe ricevettero questo nome dalla città di Opus, - Cino, che oca dicesi Kyno , era il porto di Opus. (G.) (a) Una delle principali' città della Focide. - In luogo di jéigone poco appresso dovrebbe forse leggersi Mpone.

SrBMtogt , tom. I l,

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HELLA GE0GBAF1& D I STRABOMC

dalle trasmigrazioni dei popoli, se vogHamo seni' pre più appareccbiarci a quella ataumasia (i) celebrata da DemQcrìfo e dagli altri filosofi tu tti, siccome vicina alPintrepidità, alla calma ed all’imperturbabilità. Così gli Iberi occidentali si trasferirono nei paesi al di sopra del Pouto e della Colcbide, i quali sono divisi dall’Armenia pel fiume Arasse, al dire di Apollodoro, o forse piuttosto pel Giro (^) e pei monti Moschici. Alcuni Egiìii si trasferirono nei paesi degli Etiopi e dei Colcbi (3). Gli Encti dalla Paflagonia si tramutarono aU’Adria; e questo accadde anche alle popolazioni elleniche, come a dire ai lo n ii, ai D oni, agli Achei, agli Eolii. E gli Eniaùi che ora confinano cogli Etoli abitarono già presso Dozio e 1’ Ossa fra’ Perebei ; e quesiti sono aaeh’essi popoli ve­ nuti d’ altronde : e di consimili esempi è piena quest’o­ pera che abbiam tolta a comporre. E molti sono alte mani di tutti ^ ma le trasmigrazioni dei Carii, dei Trer i , dei Tecuri., dei Calati , non altrimenti che quelle di alcuni capi di popoli venuti da remote regioni ( per esempio di Màdio sc ita , di Tearco etiope, di Cobo da T r e re , di Sesostri e di Psammetico egizii, o dei
SCODO

(i) Ataumasia (idMV/tur/») i 1» éondiziode di un aaimo a coi nulla reobi piA maraviglia. (a) Ora il Kar. - 1 monti' Moschici erano il confine lueridioDale delta Cùlchide, la quale ora si dice Mitlgrelia. (3) iSeeoodo Erodotd il Solo re d’ Egitto che doininasie nelr Etiopia fu S«sostri, e fu Sesostri eziandio colui che condusse un esercito nella Colohide : ma in qual tempo sia poi vissuto quel re Don si può determinare. - Gli Eneli sono coloro che seguitarono Antenore dopo Ta guerra di Troia. (G.).

Lnao PK iM O i3 i Persiani da Giro fino a Sene) noa sono dei pari a co* gaizione di tntti. E i Cimnierii detti anche Treri ( i) , o qaalcuD a delJe loro popolazioni, spesse volte passarono sulla destra parte del Ponto e nei luoghi circonncini, gettandosi ora sui Paflagoni, ora sni F rig i, quando è iatna che Mida (a) morì bevendo il sangue di un toro. Ligdami' guidando i suoi sudditi si spinse fin nella Ionia, prese S ardi, e nella Cilicia morì. Spesse volte anche i Cimmerii ed i Treri fecero consimili spodizioni: ma alr ultimo poi si dice che i Treri e Cobo furono discac­ ciati da Madio re dei Cimmerii. Questo peraltro ci basti aver detto-di cose la cui storia appartiene a tutta in­ tiera la terra : e ritorniamo a trattare per ordine quelle dalle quali siamo digressi. Dicendo Erodoto che non vi sono Iperborei perchè non vi sono Jpernoti (3), Eratostene dice « che questa proposizione somiglia al sofisma di chi dicesM che non vi sono Epkherecachi perché non vi sono-EpioJuragati; e forse vi sotio anche gripemoti^ perocché non già nel­ l’Etiopia, ma nei paesi al di qua spira il Noto ». —>Certo
(t) La lezione cornane i in questo luogo T rtronii ma pere h i noD si conosce alcon popolo di questo nom e, gli Editori francesi sostituirono quella di Treri ( Tfnfmt) suU’autoriti anche di uu baon manoscritto. (3) Pare fuor d’ogni dubbio che molti principi di questo nome regnassero successivamente sopra la Frigia. (3) Cioè ollre-australi ; come iperborei si tradurrebbe oltrehoreali. - 1 vocaboli Epichereeaehi ed Epieheragati che ìncootransi poco appresso significano uomini che si rallegrane del m ate, o del bene.

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SELLA CEOSILàFIi DI ST R A B O N E‘

Rarebbé cosa mirabile se mentre in ogni cHma soffiano i venti, e da per tutto chiamasi Noto quello cbe viene dal BtexsogLorno, vi fosse qualche regione dove non facesse roai cotail vento. Ora per lo contrario non sola­ mente l’Etiopia ha quello che presso di noi dicesi Noto, ma ben anche tutto il paese^ al di là, fìno atrequatore. jSe dunque in Erodoto v’ era qualcosa da rimproverare doveva essere T aver.lui creduto che si dicano Iperbo­ rei quelli appo i quali il Borea non spira: perocché seb­ bene i poeti ciò dicano per troppo amore del favoloso, gl'interpreti per altro che parlano dirittamente notano che si denominano Iperborei i popoli estremamente bo­ reali. Il limite poi de’ paesi boreali è il polo, de’ meri­ dionali è I’ equatore; e questi sono i confini anche dei venti che portano questi nomi (i). Dopo di ciò Eratostene parla di coloro che raccon­ tarono cose affatto inventate e impossibili, sia sotto forma di favola o sotto quella di storia : dei quali non conveniva ch’egli facesse menzione; come non era con­ veniente ch’ egli in argomento di tanto rilievo si fer­ masse ad esaminare ciò che alcuni ciarlieri possono aver detto. Questa pertanto è la via da lui battuta nella prima parte delle sue Memorie.
(i) Gioì i nomi di Borea e di Noto.

UBKO PRIMO

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C A P O IV.
Esame del secondo libro delle Memorie geografiche di Erauuttne — , I.° SuUa larghetza della Terra abitata —' 11° SuUm. sua Um^ z z a — III.® Sulla sua divisione in tre continenti JV.® Sulla divisione morale A* suoi abitand.

Mei secondo libro Eratostene tenta di rettificare fa geografia, e manifesta le opinioni sue proprie^ intorno alle quali noi pure dobbiamo fare sperienza di reear in mezzo una qualche rettificazione, se ve n’ha mestieri. l a quanto dunque al porre per fondamento principi ma­ tematici e fisici, Eiratostene ragiona dirittamente ; così parimenti, ove dice che se la terra è sferica come il mondo (cioè come l’Univeirso), debb*essere tutta uguale mente abitabile nella sua circonferenza ; ed altre cose consimili. Ma ohe la terra poi sia cosi grande com’ egli afferma noi consentono quelli che vennero dopo di lui, nè approvano la misura ch’egli ne d i. Nondimeno IpparcO si valse di quelle distanze a indicai^ i fenomeni de’ vari! luoghi, dicendo che qnalora si piglino sul meridiano di Meroe , d’ Alessandria e del Boristene esse àllontanansi poco dal vero. ^ P ià a lungo poi parla Eratostene della figura detr^ terrai) ma nel dimostrare che la terra insieme c (^e afCque è sferica, e così anche il cielo , pare che vada alcun poco vagando^ mentre in ciò bastavano poche parole. Appresso determinando la, larghezza della terra ahi* tata, dice che misurandola sul meridiiano di Mtefóe, da questa città ad Alessandria v’hanno dieci mila stadj ;

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SKLLA «EOGRAPIA DI STRABONC

(la Alessandria all'Ellesponto circa ottomila c rento: di quivi poi fino al Boristene cinquemila : poscia fino al parallelo di Tuie (che Pitea fa distante dalla Britannia quanto si ntiviga in sei giorni verso il nord, e vicino al mare agghiacciato) altri undicimila e cinquecento. Qua­ lora dunque si aggiungano tre mila e quattrocento altri stadj al di là di Meroe per arrivare alPisola degli Egizii, Cionamoforo (>) «d a Taprebana^ si avranno tren­ totto mila stadj. Ora gli siano conccdute le altre distanzie, intorao alle quali tutti vamio abbastanza d’accot'do; ma chi mai che abbia semno gli consentirà rispetto a quella dal Boristene al parallèlo di Tuie ? Perocché Pitea il quale ne parla è tenuto ìb conto d’ uom mèndacisitioio ; e coloro che videro la Bcitaania e Plerna (a) no» dicono eo»a alcuna di Tuie, comunque parlino di altre piccole isole di colà intorno. Xia Britauniia poi nella lunghezs» è presso a poco uguale alla Celtica i'imp«lta a cui «i din st«nd«:, ma iiou ha più di cinquemila stadf, ed è com­ misurala al ^ e s « che le sta di fronte : perocché si 0orrif>pondi»BO entrambe nelle estremità ^ l« orientali colltf «cieatali ; e quelle alP occidente fra lóro: > e le orientali sono vicine quanto si stende la « isti, e sooo Cauxio da un lato e le becche del Reno dall’ altro. Ma Pite» aj|«rma la lunghezia delP isola essere più che stadi » che G ìqzìo « distaote dalla Cel-<
(») CJioi : Al‘paese in eai cresce la caniieìla. (■i) l,’ ierna è .l’ Irhmdm - La Ctlliea nominato •<>abiit> 3opo è iit. Qalìiik-0 FrM eia,

LtBPO PRIMO

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3 ;Ì

tira la navigazione di parecchi gioroi. E d anche inlorno agli Ostici ed ai luoghi al di là del Reno in6 no agii Sci* t i , egli disse il Calso. Ora colui che asserì tante falsità parla»do di luoghi conoaciuti, difEcilmente potrebbe dire il vero ùatorno a quelli che sono da tutti ignorati. Che il parallelo del Boriatene sia quel medesimo che attraversa BÌKanisiio lo hanno congetturalo Ipparco ed anche alcuni a ltri dalP avere osservato che il parallelo di Bizansio e quel di Marsiglia è noo stesso : peroechè Ipparco diee trovarsi in Bizaniio sotto ugnali condizioni di tempo la stes&d relazione fra il gnomone e l’ombra che Pitea aveva osservata in Marsiglia. Ora da questa città fino al mezzo della Britannia non v^ ka più di cinque mila stadii: e dal mezzo della Britannia procedendo per lo spazio di non più che quattro mila stadii, si trove­ rebbe un paese appena abitabile, quale sarebbe quello di lerna ; sicché i luoghi ancora al di là , tra i quali pone anche Tole , non si potrebbero abitare. Per quale congettura pertanto egli potesse dire che dai parallelo di Tuie a quello del Boristene v’ hanno undici mila e cinquecento stadii, noi veggo. E^sen-dmi ppi •ingacmato rispetto alla larghezza do­ vette errare di necessità anche nella lunghezza. E nel vero che la lunghesca della terra conosciuta sia il dop* pio della larghezza pur conosciuta il confessano e quelli che vennero dopo di lui, e fra gli altri quanti sono più in pregio ; e sotto I nomi di lunghezza e di larghezza intendo r intervallo eh’ è dall’ estremità dell'india sino all’ tstrem ità dell’ Iberia , e dall’ estremità dell’ Etiopia sino al parallelo di I^rsa. Ma Ecatostene dopo avere

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DELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

estesa questa larghezza dall’ estremità dell’ Etropia sino al parallelo di Tuie dovette accrescere più del dovere anche la lunghezza, per farla essere più «he ir doppio di quelja. Egli dice pertanto che il sito |pii( stretto del­ l’ india sino al fiume Indo è di sedici mila stadii : che a m.isùrarla nelle sue estremità più remote comprende tre altri mila stadii ; che dall’ ludo sino alle porte Ca­ spie ve n’ha quattordici mila: dalle porte Caspie all’Eu* frate diecimila : dall’ Eufrate al Nilo dieci mila: adtrì mille e cinquecento dal Nilo alia bocca Canopica: tre> diòi mila e cinquecento da questa a Cartagine: e da Cartagine alle Colonne d’ErcoIe almeno otto mila^ d’onde viene a comporsi la somma di settanta mila ed otto­ cento stadii (i). A questo aggiunge quel gomito in cui l’Europa si piega al di là dalle Colonne in faccia agl’lberi dalla parte dell’ occidente , non minore di tre mila stadii ', poi fra 1’ altre estremità quella degH Ostidamnii (che dictìsi Capo Calbio), e le isole quivi vicine, l’ ul­ tima.delle q u a li, Uxisama , dice Pitéa eh’ è :divisa dal ^ n tin e n te quanto si naviga in tre giorni. Ma nella computazione delle distanze non cootrihuisobno punto alla lunghezza della terra abitata nè il prolaagamento dei ca p i, nè lo spazio occupato dagli Ostidamnii, da Uxisama e dalle altre isole che sono da lui mentovate :

(i) T ra questa somma e il complesso dei numeri precedenteniente indicali avvi ua errore di duecento stadj : e procede dal­ l’avere assegnato mille e cinquecento stadj di distanza fra il Nilo e la bocca Canopica, mentre essa è di soli mille e trecento, come dice Strabone stesso liel lib. xvii. (G.)

1.WBO PRIMO

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e tutti questi luoghi sono volti a settentriobe, e sono (Iella Celtica aoi» delPIberia, ed anzi sono mere inreuùo* ni di Pitea ( 1). Alle misure poi della lunghezza già d«tte aggiunge altri due mila stadii verso occidente e due mila anche verso oriente , per salvare quell’ opinione che & la larghezza il doppio della lunghezza. Aggiunge (a) a tutto questo Eratostene che per fegg« fisica la maggior dimensione della terra abitata è dal le­ vante al ponente, dicendo che « secondo le ^eggi dèlia fisica la terra abitata debb’ essere più lunga dal levante al ponente, che larga dal nord al mezzodì, come ab* biam già notato ^ perchè tale è pure la maggior dimen* siope della zona temperata. È noto che questa zona, rientrando, come dicono i matematici, in sè stessa forma intieramente il circolo^ per modo ch e, se l’ ampiezza del mare Atlantico non si opponesse, potremmo navi* gare daH’ Iberia all’ India seguitando sempre- uno stesso parallelo, di cui le terre già dette e misurate a stadii occupano più che la terza parte ^ dacché il parallelo di Tine (3) sul quale abbiamo determinate le distanze
(i) Il nostro Autore ha ragione di dire che il prolungaraenlo del Capo Calbio non altera punto !a lunghezza del contibente ; ma s’inganna asserendo cb’esso è una mera invenzione di Pnea. Esso k il Capo di Sant-Mahé rimpeUo all’ isola d ' Ouessant ; e si vedrà come Strabene, per averlo escluso dalla sua C a ru , h« 5^’ UraU la Gallia. (G.) ( 3 ) Questo paragrafo credesi dai filologi mutilato e guasto. Le correzioni adottate dagli Editori francesi furono proposte dal ce­ lebre Bréquigny. (3) Tine ; o Thinae è la città di Tanaserìm sulla costa occi* dentale del regno di Siam bagnata dal gólfo di Bengala.

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DELLA GEOOBAFIA DI STRABONE

dalP Indo sino all'Iberla ne conta meno di duecenta mila. " — Ma qui pure Eratostene non ragiona diriltaaiente. Perocché questo raeiocinio potrel^ie farsi colla scorta dei matematici i*ispetto alla zona temperata ed a quella ove noi abitiamo, di cui la terra abitata non è se non una parte ; ma non rispetto alla terra abitata considerata di per sè sola: dacché noi diamo questo nome a quella parte della zona temperata che abitiamo e che ci è conosciuta. Ma si comprende che in que­ sta medesima zona temperata vi poisono essere due Terre abitate, ed anche più, principalmente vicino al parallelo che attraversa Tine ed il mare Atlantico. Soffermandosi poi di nuovo Eratostene sulla sfericità della terra, mostrasi nuovamente deguo di quel rimpro* vero che gli abbiamo già fatto. Cosi anche rispetto ad Omero non rifinisce mai dal ripetere le censure già dette. Appresso dice che molto si è parlato dei continenti (i); che secondo gli uni sono divisi dai fiumi , per esempio dal Nilo e dal T a a a i, in modo da risultarne parecchie isole^ secondo gli altri dagl'istmi fra il mar Caspio e quello di P o nto, fra il mar Rosso e TEcregma, e dier dero il nome di penisola alle singole parti. E soggiunge di non vedere come questa ricerca possa trasportarsi
<i) V uoisi qui a vere una chiara idea di ciò che i G reci i n ­ pel (juale s i ­

tendevano sotto il nom e di C ontinenti ( i r t / f t ) ;

gnificavano non già la T erra fe rm a in generale m a le ti'e parti d i essa , Asia , Libia ( od A frica) ed E uro p a. Se avessero voluto dinotare una porzione di terra le cui p a rli siano tutte unite e

j\on disgiunte da m ari , vi snrebbe stato p e r loro un Continente
s o lo , giacchi! l’ E u ro p a e 1’ Africa sijno unite all’ Asia. (Ed. fr,)

LIB R O pamo iSg alla pratica , parendogli eh' essa appartenga a coloro i quali al dire di Democrito vivom solo di controversi». Perocché qoq vi essendo precisi confini (colonne o bar^ riere), come fra Colitto e Melite, noi possiaoio t>ea dire questo è Colitto questo è M elite, ima iodicaroe i limili non possiamo. E di qui spesse volte v’ ebbero de’ litigi intorno ad alcuni luoghi^ per esempio fra gli Argivi ed i Lacedemoai per T icea, fra gli Ateniesi e i Beoti per Orope. Oltre di ciò gli Elleni volendo denominare i tre continenti guardarono, non già a tutta la terra abitata, ma soltanto al proprio paese ed a quello che sta loro di contro, cioè alla Cariti dove abitano gli looii ed altri popoli a quelli vicini. Col volgere poi del tempo, essendo proceduti più oltre ed aveiodo conosciuti più luoghi, adot­ tarono quella <divisioo« che si è detta. » Per cominciare adunque dal fine del suo ragiona* mento e viver» dì controversi» ( come dice non già Dc'* mocrito ma Eratostene stesso ) domando se que' primi i quali divisero I9 terra in tre parti attesero solo a di» stinguere il proprio paese da quello dei Carii che stava rinip«tto A loro ? e s’ eglino pensarono solo all’Elladfl, aUa Caria ed a qualche altro luogo ivi presso, « non anch« aU’ E uropa, all’Asia, e alla Libia? Sicché altri poi, avendo considerata tutta la terra abUala, sarebbero i veri autori della sua divisione in tre parti ( 1 ). Ma come
^ 1.) Q< Sm 3i4nr*i

x u ftim f

’ i n it t i l t / n ifit «i ti'e r f/»

rìit rSt •<S téiftS tris.

Abbidinò t«pl8 tio, dtcono gli etlitori francesi, d’Ni4òvinflre il scaso di queste paròle, ma n<m '‘voghiamo vnrUsrci éi essere in ciò riusciti.^'

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DELLA g e o g r a f i a D I STRABOìXe

mai que’ primi non avranno pensato a dividere latta ta terra abitata? O come mai è da credere che chi distinse tre parti e diede a ciascuna di esse il nome di continente, non avesse 1’ animo al tutto , di cui veniva facendo la divisione? E scegli pensò a tutta la terra abitata, ma volle poi dividerne soltanto una parte, io domando a qnal parte della terra abitata appartenevano l’Asia, l'Europa e ciò insomma eh’ egli chiamò continente ? È dunque stolto il ragionamento di Eratostene (i). Egli è poi ancora più stolto allorché, dopo aver detto di non vedere a quale pratica utilità possa servire il cercare diligentemente i confini, cita Golitto e Melite , poi fa passaggio a cose affatto contrarie. Perocché se le guerre di Tirea é di Orope nacquero per la ignoranza dei confini, dee tornar utile il determinare i limiti dei paesi ^ se pure Eratostene non volle dire che sia utile il distinguere i confini dei singoli paesi e delle nazioni in quelli comprese, ma che dove si tratti dei continenti sia cosa superflua. Tuttavolta non è senza importanza nemmanco il distinguere i confini dei continenti; peroc* chè anche di questi potrebbe nascere controversia fra due principi grandi, l’ uno dei quali possedesse l’Asia, e Taltro la Libia, e cercassero a quale appartenesse l’Egitto, cioè quel paese che si chiama Egitto inferiore (a).

' (i) 11 Casaabobq.ed il Gosselin osservano che il ragionaineoto di Eratostene è mollo migliore di creilo di Stcabone, il quale suppone che i Greci nei loro tempi eroici avessero quelle cogoi* ziooi che furoDo acquistate soltanto molto più tardi. (t) L’Autore cita questo esempio, perchè nell’opinione di co*

LIBRO PRIMO

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E c b i. volesse anche lasciare in disparte siflattì casi, come infrequenti, bisogna confessare peraltro eh' è ne­ cessario distinguere i continenti secondo le grandi loro divisioni, ed in un modo che abbracci tutta quanta la terra abitata. In questo poi non è da guardare se co* loro i quali distinguono i continenti' per mezzo dei fiu­ mi lasciano alcuni luoghi senza lìmiti, perchè i fiumi non si stendono da mare a m are, e non convertono a vero dire in isole i continenti. Sul finire poi del suo libro Eratostene disapprova coloro che dividono tutto il genere umano in due classi, di Elleni e di barbari ] ed anche coloro che esortavano Alessandro a trattare gli Elleni come amici ed i bar­ bari come nemici : e dice che « meglio sarebbe divide­ re gli uomini secondo la virtù o la malignità (i). £ nel vero molti degli Elleni sono malvagi ; e fra i barbari invece ve n’ ha parecchi inciviliti, come a dire gl’ Indi e gli Ariani, ed anche i Romani e i Cartaginesi che sono govei^natì tanto mirabilmente. Laonde poi Alessan­ dro non dando retta a’ suoi consiglieri accolse e bene­ ficò quanti gli parve che di ciò fossero degni.' » Come se quelli che dividono gli uomini in Elleni ed in bar­ bari, e giudicano questi degni di vituperio , quelli degni di lode, il facessero per qualche altro motivo, tranne
loro cfae dividevano l’Africa dall’ Asia per mezzo del N ilo, oca sapevasi a quale dei due aUribuire il Delta o basso Egitto, sic­ come quello che sta fra le due braccia del fiume. . (i) Plutarco nel Tratiaio della Fortuna di Alessandro afTerma eb’ egli ebbe appunto siiTatta opinione.

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DELLA G EO G R A FU D I STRÀBONE LIBRO PRIMO

per essere appo gli udì predominaate l’ osservanza delle leggi, la civiltà, la buona educazione e il raziocinio ; e presso gli altri il contrario. £/ però Alessandro non tenne a vile i suoi consiglieri, ma approvandone 1’ av­ viso , il seguì nella propria condotta, guardando all’iutenzioQ« di chi lo avea profferito.

Fine del libro primo.

DELLA

GEOGRAFIA
DI STRABONE

LIBRO

SECONDO

CAPO

PRIMO

Deserviione della Carta di EratosUru. Alcune su» opmiom d yite contro te insussistenti censure Ipparco j poi dimostrate fa lla ci per altre ragioni. Osservazioni generali sugli errori di TimosUne^ Eralostene ed Ipparco.

]^^EL terzo libro della Geografia ponendo Eralosteue la figura della terra-abitata la divide con una linea paralle­ la all’ equatore da levante a ponente. Per ultimi punti di questa linea assegna a levante le Colonne d’ErcoIe , a ponente le estremità di que' monti che segnano il lato settentrionale dell’india: e la conduce dalle Co­ lonne per lo stretto delia Sicilia, per le estremità meiridionali dei Pelopouueso e dell’ Attica iufino a Rodi ed al golfo d’Isso. £ d afTerma che “ la linea predetta

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DELLA G EO aR A F IA D I STRÀBONE

discorre Inngo il mare e lungo i coDtiaeati che gli sono dai Iati ^ perchè auche il Mediterraneo si stende nella sua lunghezza in questa direzione fino alla Cilicia : e che dal golfo d'isso s’ avanza lungo tutta la montagna del Tauro fino alPIndla. Perocché il Tauro nella stessa direzione del Mediterraneo , partendosi ^dalle Colonne divide pel lungo in due tutta 1’ Asia, separandone il lato settentrionale da quello di mezzogiorno, di modo che anch’ esso il Tauro s’ innalza sotto il parallelo che passa per T ine, sotto cui è anche il mediterraneo dalle Colonne fin là. » Ciò posto egli crede che si debba rettificare l’antica tavola geografica, secondo la quale le parti orientai! dei monti sono troppo inclinate a settentrione, e l’india è anch’ essa troppo sospinta verso quella medesima par­ te, Di ciò poi egli reca primamente questa ragione : « Che le estremità più meridionali dell’india si trovino nella stessa latitudine dei luoghi vicini a Meroe s’ ac> cordano a dirlo parecchi, congetturandolo dal dima e dalle osservazioni celesti. Patrocle (i) poi, degno di es* sere più creduto degli altri, si per la sua gravità, come perchè non era ignorante delle cose spettanti a geogra-r fia , afferma che di quivi alle parti più settentrionali dell’ India stessa , che sono presso ai monti CaucasiL v’ hanno quindici mila stadii. Ma dal parallelo di Meroe a quello che passa per Tine v’ h a . appunto uno spazio
(i) Visse sotto Seleuco Nicatore che Io fece governatore di Babilonia, e sotto Antioco figlio di qnel monarca ; e però più che 3oo anni innanzi all’ E. V.

LIBBO SECONDO

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presso a poco silTatto: di modo chele parti piìi setten* trionali delP India, e contigue coi monti Caueasii fini­ scono in questo cerchio (i). » —' Aggiunge poi anche quest’ altro argomento: « Che dal golfo dUsso al mare Pontico la distanza andando al nòrd verso Àmiso o Si*, nope (a) è di circa tremila stadii, quanto si dice che sia la larghezza dei monti. Chi poi da Amiso si muove verso il levante equinoziale incontra primamente laColchide, poscia le alture che circondano il mar d’Ircania, e la strada che conduce a Battra , e di quivi più oltre agli S c iti, avendo sempre le montagne alla destra. La stessa linea andando da Amiso verso ponente attraversa l’Ellesponto e la Pnopoutide. Ora da Meroe all’Ellesponto v’hanno non più che diciottomila stadii, quanti ve n’ha anche dall’estremità meridionale dell’Indic^ fino ai paesi dei Battriani, qualora ai quindici mila stadii occupati dalla larghezza dell’ India si aggiungano i tremila corri* spondenti alla larghezza dei monti. » A questa dottrina contraddice Ipparco abbattendone le autorità: « Patrocle non essere credibile dacché con* trastano alla sua testimonianza Deimaco e Megastene,
(i) Siccome il parallelo di T ia e , secondo E n to sten e, era a stad] dall’ equatore, cosi levandone i5,ooo ( che sodo la sua distanza dal parallelo dell’ estremità dell’ India ) ne restano io,45o. Lo stesso Eratostene poi poneva 1’ altezza di Meroe a 1 1 , 7 0 0 stadj; sicchÈ anche secondo i suoi calcoli l’estremità me­ ridionale dell’ India doveva essere di ia5o stadj più verso mez­ zogiorno che Meroe. E perciò il ragionamento di Eratostene non è esatto. (G.) {1) Samsouti, Sinoub.
3 5 ,4 5 o

S tbjboke, tom. IL

lo

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DELLA G E O G R A F ll D I STHABOIirE

i quali affermano che la distanza dall' Oceano meridio> naie in alcuni luoghi è di venti mila stadii, in alcuni di trenta mila : questo da costoro esser detto ^ e concor­ dare colla loro asserzione le carte antiche. Ed essere assurdo che al solo Patrocle debbasi prestar fede ^ e che negligentando questi due che testimoniano sì chia­ ramente contro alla sua opinione, si debbano rettificare sulla fede di lui le carte antiche, anziché lasciarle siccome sono infino a tanto che non si abbiano più sicure co­ gnizioni. » — Ma io credo che a questo discorso si pos­ sano fare parecchie obbiezioni. Primamente Eratostene si vale di varie testimonianze, e Ipparco asserisce che adopera soltanto quella di Patrocle. Ma* chi erano dun­ que coloro i quali dissero che le estremità meridionali dell’ India si« trovano nella stessa latitudine dei luoghi vicini a Meroe? coloro i quali determinarono la distanza dal parallelo di Meroe a qaello che pa^sa per Tine ? coloro i quali affermano che lo spazio dalla Cilicia ad Àmiso corrisponde alla larghezza dei monti ì coloro i quali c’insegnano che andando da Amiso pei Colchi' e per l’ Ircania ai Battriani ed alle genti che si stendon più oltre fino al mare orientale, si percorre nna li­ nea diretta verso il levante equinoziale costeggiando sempre le montagne che sorgono a destra ì e che que­ sta medesima linea, prolungandosi verso il ponente, at­ traversa la Propontide e l’Ellesponto? Eratostené adotta tutte queste opinioni siccome attestate da uomini che furono nei luoghi dei quali parlarono, avendo avuto alle mani molti documenti dei quali egli abbondava, per e$>

U B R O SECONDO

sere stato posseditore di una biblioteca sì grande, quaQto Ipparco medesimo attesta. Oltre di ciò la testimonianza stessa di Patrocle ri'* sulta da molte altre ^ di re cbe gli faauoo affidata una sì grande inoumbenza, di autori che lo hanno seguito; « di que’ medesimi «he io hap criticato e che Ipparco stesso menziona: perocché ciò che vale a confutar co­ storo couferma le cose dette da Patrocle. Il quale non disse già cosa assurda afiermaudo che i compagni di Alessandro s’informarono leggiermente delle cose, e cbe Alessandro invece le indagò con diligenza, facendosi descrivere lutto il paese da persone che n’ erano prati-< chissime. Ed egli poi dice che questa descrizione fu a Ini confidata da Zenocle il tesoriere. Dice poi inoltre Ipparco nel secondo libro, che « £• ratostene stesso abbatte I’ autorità di Patrocle, a mo* tivo della sua discordanza dall’ opiqione di Megastene sulla lunghezza della parte settentrionale dell’ India ; perchè mentre Megastene la fa di sedici mila stadii, Pa­ trocle ne assegna mille di meno ; ed a cagione di que> sta discordanza Eratostene non s’ attiene nè all’uno nè all’ altro , ma seguita non so quale itinerario (i). Se dunque cotesta differenza , comunque sia soltanto di mille sladii, toglie £ede a Patrocle ; quanto pici non gli debb’ esser negata dorè la differenza-è di circa otto­ mila , a fronte di due testimoni, i quali d’ accordo fra loro afi&rmano la larghezza dell’ India essere di venti(i) La voce significava il /uogo di,ri/toso, diferm 4 ta.
presso i Greci

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DELLA GÈOGRAFIA D I S tR A B O ^ E

milà stadi!, mentre egli la fa di dodici mila soltanto^ » — . Ma noi rispondiamo che Eratostene adduce a motivo' di questo suo dissentire da Patrocle non già quella piccola differenza che qui viene accennata , ma ben anche 1’ autorità dell’ itinerario concordante con quella di Megastene. Nè è meraviglia che una testimonianza sia giudicata più credibile di un’ altra •, o che ad un medesimo autore in alcune cose si creda ed in altre n o , qualora da un altiro ci sia posta innanzi lin’ opi­ nione più sicura. Ma è cosa ridicola il credere che una gran differenza di opinioni tòlga fede ai dissenzienti : mentre per lo contrario questo dovrebbe aver luogo trattandosi di lievi diversità. Perocché in nn piccolo errore possono cadere, non altrimenti che gli scrittori volgari, anche quelli che sono più sapienti degli altri : ma neIJe cose grandi se può errare 1 ’ uomo ordinario, colui ch’è più erudito vi soggiace di ladoj e perciò egli è poi creduto di préferenza. Tutti coloro pertanto che scrissero intorno all’ india nella maggior parte delle cose mentirono ^ ma sopra tutti Deimacoi. Gli tengono dietro Megastene, Onesicrito , Nearco ed altri di cotal fatta raccontatori di fri* volezze : le quali cose ci > è -accaduto di dover piena­ mente vedere quando scrivemmo le Memorie dei fatti di Alessandro. Ma si viiole principalmente n ^ a r cre­ denza a Deimaco ed a Megastene ^ i quali parlano di Enotochiti, di jdstomii, di Arrini, di Monoftalmì^ Maero scheli ed Opistodauiti (i). Rinnovarono inoltre l’ o(i) Questi notili che ho creduto di dover coaaervare nella

LIBRO SECONDO

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merica battaglia de’ Pigmei colle gru , afTermando che SODO alti tre spanne soltanto. Parlano eziandio di formi­ che che scavano Poro^ di Pani col capo foggiato a guisa di conio , di serpenti, di b u g i, di cervi che mangiano colle corna ; delle quali cose poi essi medesimi si movoa rimprovero fra di loro, come notò anche Eratoste* ne. Essi furono amendue spediti come ambasciadori in Palimbotra ( i ) , Megastene ad Androcotto e Deimaco ad Allitrocade suo figlio ; e di quel loro viaggio ci tra­ mandarono così fatte relazioni ^ nè sappiamo qual ca­ gione a ciò li abbia mossi. Ma Patrocle non somiglia a costoro, e gli altri della cui testimonianza si vale Eratostene non dicono punto cose incredibili. £ nel vero (2 ) se Rodi e Bizanzio sono sotto lo stesso meridiano , a buon diritto soglionsi collocare sotto un solo meridiano anche Amiso e la Gilicia^ dacché molte
originale loro forma significano tatti una qualità attribuita dai citati scrittori a queste favolose pofiolazioni. EnotochUi{’Ztt»l»xilrus) vale che s' avviluppano nelle orecchie ; Astomj ( ’A ^S/tnt senza bocca; Aerini ( senta nari; Monojlalmi (Mt) con un occhio solo; Sfacroscheli (M tucfrxtJitls) con lunghe gambe ; Opistodallili (Ow,tr^»S»KlvXÌs ) con diti

ricurvi.
(i) Strabone nellib. zv, conformemente a tutti gli altri autori scrisse poi Palibotra, Alcuni credettero di riconoscere il luogo di questa città in Patelpoot’her o Pataliputra vicino a Patna sul Gange; ma il Gossellin crede invece che Palibotra fosse nel luogo ora occupato da Hélabas od Hallababad. ( 3) Il testo è qui oscuro, ed alenai Io credono interpolato. Io ho seguita la versione francese.. . .

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DELLA GEOGRAFIA D I STRABOIfE

osservazioni fanno manifesto che quelle due linee sono parallele, e nulla prova che da veruna parte l’ una s'inclini sull’ altra. Così parimenti, che la navigazione da Amiso nella Golchide , e poi quella strada la quale lungo il mar Caspio conduce a Battra, si dirigano verso il levante equinoziale è cosa certissima per tutto ciò che si osserva in quel tratto, rispetto alla direzione dei venti, alle stagioni, alle produzioni della terra ed anche al levarsi del sole. E spesse volte 1 ’ evidenza delle cose « il consenso di tutti i viaggiatori meritano maggior fede che uno stromento (i). E Ipparco stesso dice che la linea dalle Colonne alla Cilicia è diritta, e si spinge verso il levante equinoziale senza eh’ egli 1’ abbia perù misurata tntta collo stromento e geometricamente ^ ma per tutta quella parte eh’ è dalle Colonne allo stretto della Sicilia credette ai navigatori. Egli adunque non dice a ragione: « Poiché non pos­ siamo determinare la proporzione fra il giorno più lun> go e il più co rto , nè quella dell’ ombra del gnomone, coiaiifciando dalle parti montuose della Cilicia fino alle In d ie , non possiamo affermare nemmeno che la linea segnata obbliquameiìte sulle carte antiche debba essere un parallelò : e però in questa incertezza dobbiamo astenerci dal rettificarla, ma lasciarla inveee come si trova nelle carte antiche. Ma primamente il non poter affermare è lo stesso come astenersi da ogni afferma­ zione; e chi s’astiene da ogni affermazione non inclina
(i) S’intende uno ctromento matematico; e però questo mod» toma lo stesso come Se dicesse un’ operazione maumatiea.

turno SECoiffio

a Verona (iarte: n a ì’ordinar poi cHe si lasci la linea come l’ hanno segnata gli antichi gli è nn inclinare ad essi. Egli sarebbe stato più consegnente se 'avesse dato il consiglio di rinunciare ad ogni geografia ^ giacché noi non sapremmo determinare nè anche la posizione delle altr* montagne, come a dire le Alpi, i Pirenei, I monti della T ra cia , dell’ Illiria e della Germania. Ma chi po­ trebbe stimar più credibili dei moderni gli antichi i quali nel disegno delle carte commisero tanti errori, quanti ne ha notati Eratostene, senta che Ipparco gli abbia punto contraddetto 7 Le cose poi che vengono appresso sono piene^di grandi perplessità. Yeggasi in fatti quante assurdità s’ incontrano qualora, dopo aver detto che le estremità meridionali dell’ India rispondono a M eroe, e che la distanza da Meroe allo stretto di Bizanzlo è di diciotto mila sladii, Ipparco sostenga che dall’ estremità meri­ dionale dell’ India alle montagne ve n’ ha trenta mila. £ primamente, poiché è nn medesimo parallelo quello che passa per Marsiglia e quello che attraversa Bizanzio ( come Ipparco afferma seguitando Pitea ), e Bizanzio ed il Boristene, per avviso d’ Ipparco stesso , sono «ni tnedesimo meridiano ; perciò se noi vogliamo ere* dere con lui che da Bizanzio al Boristene la distanza sia di tremila e settecento stadii, dovremmo dire che questa distanza abbian fra loro anche il parallelo di Marsiglia e quello del Boristene, il quale passerebbe per la Celtica lungo l’ Oceano : perocché procedendo da Marsiglia verso il nord per lo spazio già detto s’ arriva all’ Oceano.

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DELLA O EO G B A FU D I STRABONC

Sappiamo inoìtre che il Cinnamomoforo (i) è il punto più meridionale di tutta la terra abitabile : e se­ condò Ipparco stesso il parallelo che passa per quella regione è il principio della zona temperata dei pari che della terra abitabile, ed è lontano dall’ equatore circa ottomila e ottocento stadii. £ siccome secondo lui dall’ equatore al parallelo del Boristene v’ ha trentaquattro mila stadii ; cosi ne rimangono venticinque mila per la distanza fra il parallelo che passa pel Boristene e per la Celtica marittim a, e quel che divide la zona temperata dalla torrida. La più lontana naviga­ zione poi dalla Celtica verso il settentrione dicesi dai recenti scrittori che sia l’Ierna situata al di là della Britannia, ed appena abitabile a cagione del.freddo; sicché i luoghi che sono piìi oltre si crede che non possano essere abitati. Ma l’ lerna poi si dice che sia distante dalla Celtica non più che cinquemila stadii ; e però trenta mila stadii o poco più circonderebbero tutta r ampiezza della terra abitata. Ora trasportiamoci nella regione opposta al Cinnamomoforo e soggetta allo stesso parallelo rerso oriente. Quivi è Taprobana; la quale si crede per certo che sia una grande ìsola nèll’alto del mare, situatarimpetto al­ l’india dalla parte di mezzogiorno. Essa si allunga verso Etiopia più di cinquemila stadii, per quel che ne dicor no, e da essa viene portata negli empori! dell’india gran copia di avorio, di testudini e d’altre mercatanzie. .Qua­ lora pertanto si attribuisca a quest’ isola una larghezza
(i) Il paese dove cresce la cannella.

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corrispoDdente alla sua lunghezza , poi v' aggiungiamo il tragitto che la divide dall’ In d ia , avremo dalP e* stremità meridionale di Taprobana a quella delP India UDO spazio non minore di tre mila stadii, quanto era l’ intervallo dal conGue meridionale della terra abitata a M eroe, dacché l’ estremità meridionale deli' India e Meroe sono sotto un medesimo parallelo. E forse sa> rebbe cosa più credibile P aggiungere uno spazio mag­ giore che non è quello di tre mila stadii : ma già chi aggiungesse questo numero ai trenta mila che Dei* maco annovera dalla predetta estremità meridionale dell’ India fino ai Battriani ed ai Sogdiani, tutte quelle nazioni si troverebbero fuori della terra abitabile e dulia zona tfemperata. Ma chi oserebbe dir questo, sentendo e gli antichi e i moderni parlare del clima temperato e della fertilità primamente dell’ India settentrionale, poj delPIrcania (i), dell’Ària, ed appresso delia Margiana e della Battrìana, paesi tutti contigui al fianco settentrio­ nale del Tauro, e T uno dei quali (la Battrìana) confioa colle parti di questa montagna che servon di limite all’in­ dia. E quelle regioni sono di tanta fertilità che mostra­ no di essere per gran tratto lontane dai paesi inabitabili. Perocché dicono che nell’ Iccania ogni vite produce un metreto (2 ) di vino ^ che un fico dà sessanta medimni di frutti ^ che il frumento cresce naturalmente dai grani che cadono dalle spiche ^ che negli alberi fannosi gli
(i) VIrcania è il Corcao ; V Ària e la Margfana sono coin{irese nel Khorazan. La Batlriana è il paese di Balk.
(3) F o rs e circa venlidue p iote parigine.

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OELLA UEOGRAFIA. D I STRASONE

alveari delle api e il miele scola giìi dalle foglie. Questo avviene anche in quella parte della Media che dicesi Mattiana , e nella Sacasena e nell’ Arassena d’ Arme­ nia ^ ma rispetto a questi paesi quella grande fertilità non dee muoverci ad ugual meraviglia, perocché sono più meridionali dell’ Ircania ( i ) , e nella temperatura del clima vincono tutto il restante di quelKi regione ^ della quale poi non si potrebbe credere sì di leggieri una tanta fertilità. Nella Margiana poi dicono che si trova spesso qualche tronco di vite, cui due uomini di­ stendendo le braccia non possono circondare, e grap* poli che hanno due cubiti di lunghezza. Somigliante alla Margiana affermano che sia anche l’ Aria, e la di* cono anzi superiore nell’ abbondanza del vino, fl quale vi si conserva fino alla terza generazione in vasi non impeciati. Abbondevole d’ ogni cosa , fuori che d’ olio , è anche la Battriana che coll’Aria confina: nè dee punto recar meraviglia se alcune parti di quelle regioni sono fredde, come a dire i punti elevati e montuosi ^ peroc­ ché anche nei climi meridionali sogliono esser freddi i monti, ed in generale tutti i luoghi elevati quand’anche siano piani. Però sebbene le parti della Gappadocia che stanno verso 1’ Bussino siano molto più settentrio­ nali di quelle contigue al Tauro^ e la Bagadania ( im­ mensa pianura fra il monte Argeo ed il Tauro ) sia di tre mila stadii ancor più meridionale che il mar del
(i) Le regioni menzionate qui da Slrabone , tranne la sola Media , erano tutte quasi nella stessa posizione dell’ Ircania. La Sacasena era fin anco un po’ più settentrionale. (G.)

tn lio sKcoiTDo

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P ooto, nondimeno appena produce qnalche albero frut­ tìfero; mentre i contadi di Àmiso, di Sinopo e di Fana* rea per la maggior parte producono ulivi. Finalmente dicono che 1 ’ Oxo il quale disgiunge la Battriana dalla Sogdiana è tanto comodo da navigare, che le merci dell’ India sovr’ esso portate facilmente conduconsi nel* P Ircania, d’onde poi vanno per gli altri paesi che ven­ gono appresso in 6 no al Ponto. Ora come si potrebbe trovare siffatta abbondanza lungo il Boristene o nella Celtica che costeggia 1 ’ Ocea­ no? dove non alligna la. vite od al certo non vi produce frutto 7 Nei paesi poi più meridionali e declinanti al m are, ed in quelli che stan lungo il Bosforo, la vite porta suoi fru tti, ma picciolissimi; e durante l’inverno bisogna di necessità seppellirla. E i geli all’imboccatura della palude Meotide sono siffatti, che in quel luogo dove nella stagione d’inverno un generale di Mitridate vinse i barbari in battaglia equestre sul ghiaccio, in quel medesimo luogo, poiché fii venuta la state, li vinse in battaglia navale , per essersi il ghiaccio disciolto. Ed Eratostene reca in mezzo anche la seguente iscrizione che trovasi nel tempio di Esculapio a Panticapea sopra un’ idria di rame rotta a cagione del gelo : Se qualche­ duno non crede quaii siano presso di noi (gl’ inverni),

lo giudichi vedendo quest' idria. Non come voto degno del Dio , ma come prova di un rigido inverno la pose iì sacerdote Stratio. Se dunque i fenomeni che avvengono nei luoghi fin qui mentovati non sono da paragonare con quelli del BosforO, e nè anche con quelli che ac­ cadono nel territorio d’ Àmiso e di Sinope ( perocché

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TIELLA GEOGRAFIA D I STRABONfi

ciascuno confesserà cbe il clima di questi paesi è prii temperato ) , molto meno si potrebbero paragonare con quelli dei paesi del Boristéne e delle estremità della Celtir ca: quando si crede comunemente cbe appena i paesi più meridionali del Boristene e dei Celti quanto è io spazio di 3 ^ 0 0 stadi! si trovino alla medesima altezza di Ami' s o , Sinope, Bizanzio e Marsiglia. Ma se i seguaci di Deimaco aggiungano ai trentamila stadi! {i) Pintervallo che resta fino a Taprobana ed ai confini della zona torrida (ed è ai certo non menoicbe quattro mila altri stadi!) verranno a rimovere dai propri! luoghi Battra ed A ria, sicché troverannos! a trentaquattro mila starili dalla zona toiTÌda , quanto Ipparco asserisce che v’ ha dall’ equatore al Boristene. Andranno quindi Battra ed Aria a cadere in luoghi più settentrionali del Boristene e della Celtica per lo spazio di otto mila e ottocento stad!i^ dacché tanti appunto se ne contano dall’equatore al parallelo che divide la zona temperata dallà torrida, e che attraversa , come dicemmo, principalmente l’ india produttrice della cannella (2 ). Ma noi abbiam dimostrato
( 1 ) Cioè ai trentam ila sladj assegnati da Deimaco alla larghézza dell’ India , dal mezzodì al settentrione. (a) Il testo dice Sict rtìs

’h J tx iìt. Il Bréqiii-

g n y avea dapprim a giudicata intrusa la voce 'l uf i nì s, ma poi cam biò opinione. G li editori francesi si attennero alla sua p rim a, correzione , giudicando che il Bréquigny siasi ricreduto a torlo. Io vedendo conservato dal C oray il testo nella sua intierezza ho voluto attenennivi nella versione, non senza notare per altro che la correzione del Bréquigny pare giustissima. Ecco le sue pro p rie parole: « Strabone non dice in nessun luogo che la regione della

LIBRO SECONDO

che al di là dèlia Celtica si può abitare soltanto fino alla le r n a , spazio di non più che cinque mila stadii; e il computo invece che qui citiamo dimostrerebbe che al di là di questo paese ve n’ha un altro a tre mila e otto­ cento stadii verso setteatrione abitabile anch’esso. Oltre di che Battra sarebbe molto più settentrionale che la bocca del mar Caspio o d’Ircania ^ la qual bocca è dis< giunta dalPestremità meridionale di questo mare e dalle montagne d’Armenia & di Media circa sei mila stadii, e può essere considerata come il punto più settentrionale di queUa costa che di quivi si estende infino all'india, a cui si può navigare partendo di là, come attesta Patro* d e che presiedette a quei luoghi. Àggiungesi che la Bat« triaua si stende ben mille stadii verso settentrione : al di là della Battriana v’hanno i paesi degli Sciti di maggiore ampiezza che finiscono al mar boreale, genti nomade ma che pur vivono. Or come mai questo sarebbe se la Bat' triana cadesse già fuori della terra abitabile? Poniamo che la distanza dal “ Caucaso fino al mar boreale pas­ sando per la Battriana sia di poco più che quattro mila stadj : aggiungendo poi questi al numero degli stadii che sono al di là di lerna verso settentrione, tutta la distanza a traverso alia terra non abitata cominciando da lerna sarà di settemila ed ottocento stadii. E quan-

cannella sia nell’india, ma la colloca al di sotto deH’Etiopia, e la stende fino all’estremità della terra abitabile. Ma tanto non avan­ zasi r India, poiché Strabene dice che la Taprobana è a iooo stad) al sud dell’india stessa, e quest’ìsola secondo lui è l’ultimo fine della terra iJiitabile da quella parte n.

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D E L L l GEOGRAFIA D I STRÀBONE

do bene si vogliano trascurare i quattro mila stadii, le parti della Battriana che accennano al Caucaso saranno sempre più boreali di lerna quanto è lo spazio di tre­ mila e ottocento stadii, della Celtica e del Boristene per io spazio di otto mila e otto cento. Dice poi anche Ipparco che verso il Boristene e la Celtica nelle notti d’estate dura sempre una cotal luce di sole da quando tramonta fino a quando si leva; che nel solstizio d’ inverno il sole innalzasi tutt’al più nove cubiti (i). Che nei paesi distanti da Marsiglia seimila e trecento stadii (i quali paesi egli crede che siano tutta* via Celti, ma io li stimo Battriani, e ben due mila e cin­ quecento stadii più settentrionali della Celtica) questo fenomeno accade ancor più manifesto. Che quivi nei giorni d’ inverno il sole non s’ innalza più che sèi cu­ biti. Che a novemila e cento stadii da Marsiglia s’ in­ nalza soltanto quattro cubiti ; e nè anche tre intieri nei paesi situati al di là, i quali al parer nostro deb­ bono essere molto più settentrionali di lerna. Ipparco credendo a Pitea fa queste contrade ulteriori più me­ ridionali della Britannia; e dice ch’ivi il giorno più lun­ go è di diciannove ore, ma ch’è poi soltanto di diciotto ne’ luoghi dove il sole innalzasi quattro cubiti ; e sono, vom’ egli dice, a novemila e cento stadii da Marsiglia. Sicché poi le parti più meridionali della Britannia sono più settentrionali de’ luoghi dei quali ora trattiamo. Sa­ ranno dunque o precisamente o presso a poco sotto un medesimo parallelo colle parti della Battriana vicine
(i) 11 cubito astronomico degli antichi era di due gradi.

LIBRO SECOITDO

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al Caucaso; perocché già si è delto che secondo Deimaco quésti Battri sono più settentrionali di lérna lo spazio di tremila e ottocento stadii : e se a questi aggiungiamo quelli che sono da Marsiglia a lerna ne avremo dodici mila e cinquecento. Ma chi mai notò in que’luoghi (dico in quei verso Battra) questa durata dei giorni più lun­ ghi, 0 l’elevazione del sole nel solstizio d’inverno? Pe« rocchè queste sono cose tutte manifeste anche allo sguardo dell’idiota, ed alle quali non fa bisogno veruna matematica spiegazione : di modo che ne avrebbero parlato molti si degli antichi e sì dei moderni fino ai di n o s t r i i quali hanno descritte le cose persiane. E come mai la fertilità, già d e tta , di que’ luoghi si ac­ corderebbe con siffatti fenomeni celesti? Da queste cose pertanto è manifesto come Ipparco, sebbene sapiente, combatta la dottrina di Eratostene, opponendo alle di­ mostrazioni le cose tuttora incerte, quasi che fossero di ugual peso. Appresso, volle Eratostene provare che Deimaco fa inesperto e ignorante di queste cose, perchè dice che

VIndia giace fr a il punto equinoziale detP autunno ed il tropico inverno , e si oppone a Megastenb dove afferma che nelle parti meridionali deW India si veg­ gono tramontare le due orse, e l’ ombra cadere in op­ poste diresioni, assicurando che nessuna di queste cose snccede in veruna parte dell’ India. « Tutto questo, dice Eratostene, è affermato per ignoranza. 11 dire che il punto equinoziale dell’ autunno e quello -della prima­ vera differiscono nella loro distanza dai tropici è cosa d’uomo ignorante, essendo in entrambi uno solo il punto

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DELLA. GEPGBAFIA D I STRABONE

d’ onde il sole si leva, ed uno solo il cerchio eh’esso percorre. Oltre di ciò la distanza dal ti'opico terrestre all’ equatore, fra i quali Delmaco pone T lndia, si tro> va nel misurarla molto minore di venti mila stadi! ^ e però secondo il suo propino sistema vedrebbesl in quel paese non ciò eh’ egli pretende ma ciò che viene asse­ rito da me. Perocché se l’ India ha, com’ egli afferma , venti o trenta mila stadii di larghezza non potrebbe ca> pire nello spazio eh’ egli le assegna , mentre questo .sa­ rebbe possibile quando la sua larghezza fosse quella ch’ io credo e non quella che pare a lui; Ed è indizio della stessa ignoranza il dire che in nessuna parte dell’ India tramontano le Orse , nè le ombre gittano mai in diversa direzione ; perocché questi fenomeni si co­ minciano a vedere a cinquemila stadii al di là di Ales­ sandria (i). » Questo dice Eratostene, ed Ipparco ne lo censura di nuovo a torto ^ prima sostituendo ( nel testo di Deimaco) il tropico d’estate al tropico d’ inverno; poi giu­ dicando sconveniente I’ adoperare in cose spettanti a geografia matematica la testimonianza di un uomo ine­ sperto dell’ astronomia : quasi che Eratostene avesse data la preferenza al giudizio di Oeimaco, e non avesse invece seguitata la comune usanza dei critici rispetto a coloro che stoltamente ragionano. Perocché uno dei modi di confutare le vane, obbiezioni si è quando pos(i) Cioè a Siene sotto il tropico. Ma osserva il Gossellin che ai tempi di Eratosteue 1’ Orsa maggiore non tramontava colà inlieiaraeute.

Limo SECO N D O

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siam dÒBostrarei che ancbe la loro, opiaione, qaal ch'ella £iasi, vieiàe a confetmare la nostra. > F ia qui!(taiM}ue, supponendo che le estremità più me* ridionali dellUndia siano sotto il parallelo dr Mei<rò, come dicono e credono molti, abbi«m dimostrate le as­ surdità del sistema d’Ipparco: ma perché Ipparcb stesso che da prima non CQntrasta per nnila a tiilMta ipotesi^ nel secondo libro poi. dèlie sue Memorie pià non l’am-^ m ette, sarà bene venire considerando anche questosao ragionamento. Egli dice pertanto « Che quando fra due paesi situati alla medesima altezza , cioè sotto il medesimo paraUe-i 10 ( i ) , v’ abbia un& grande distansa, non é possibile conoscere s'egUno sono davvero .sotto uno stesso parala lelo , senza fare un. confronto der climi di ciaschedua luogo. In quanta al clima di M eroe, Filone ohe ci ba descritta la sua navigazióne nell'Etiopia racconta ch’ivi 1 1 sole trovasi al vertice (allo’zenK) quai«ntacitiqtte giorui innanti al solstizio d’estate, e nota inoltrale pi*oporzioni dell’ ombra col gnomone tanto ai solstizii quanto agli equinozii, nel che Eratostene è. quasi pienamente d’ac> cordo con lui. Ma nessuno, nè ancheE ratostene, ci descrive il clima dell? India. Se peraltro, come si crede

(i) Il testo, secondo la correzione proposta dal Casaubono e seguitata dai Traduttori francesi del pari che dal Coray, dice:
Igri 7» u i l i , ». r, A. Non è da laofere peralti-o, che anche ^ i Editori francesi

dichiarano di, non èssere ^ienameiite soddisfitUi della interpreta­ zione data, coU’aulorità del Cawubono slesso, a queste parole.

Sri^aoiTE, tom. II.

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della

S E O G R A riA D I STRABONE

ségùitando Nearco, tramoatano colà tutte e due H s Orse, non è possìbile che si trovino sotto uu medesimo pa^ rallelo Meroe e le predette estremità merìdiooali del­ l’india. » Ma se Eratosteoe consente con coloro i (ftiali dicono che aeir ladia tramontano tutte e due le Orse , come si può dunque affermare eh' egli pure non dia notizia veruna intorno al clima di quel paese? Questo è certa* mente un indizio del clima. Se poi non è vero eh’ egli consenta a costoro , si liberi almeno delPaccusa. E nel fatto quel preteso consentimento non sussiste^ ma di­ cendo Deimaco. che in nessuna parte dell’ India^ non si veggono mai tramontare le O rse, nè le ombre cadere in contraria direzione, secondoehè Megastene ha rife­ rito , Eratostene condanna l’ignoranza di la i, e rigetta quella duplice, asserzione ^ nella quale per confessio­ ne d’ Ipparco stesso è falso che le ombre non cadano in contraria direzione: perocché quand’anche non fosse vero che l’ India sia sotto lo stesso parallelo di Meroe, concede però manifestamente che le estremità di quella regione sieno più meridionali di Siene. Appresso poi, trattando Ipparco di queste medesime cose o dice opinioni conformi alle già confutate da noi, o si vale di falsi d a ti, o deduce conseguenze che non sussistono. Gosìs, perchè da Babilonia a Tapsaco v’ ab­ biano quattro mila e otto cento stadii, e che di quivi andando verso settentrione fino ai monti armeni ve n’ abbiano due mila e cento ( i) , non conseguita punto
(i) 11 testo dice nUllè e cento, bono uutò l’ e^ore di questa lezione.

, ina il Casau

LWRO WCOHDO

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cbeda BahUoDÌa a qne'moDti, tenendo dietro al merìdìa* no di quella d t t i , se ne contino più di sei mila. Nè Era^ lostene dice che da Taptaco ai monti armeni V ébbia due mila e cento stAdii, ma bensì cbe vi r^sta tut< torà qualche spazio non misurato : e però l’ argom'en* to di cui Ippftrco poscia si T a t e , essendo dedotto da una supposisiòne non conceduta, non può provar nulla. Aggiungasi inoltre cbe Eràtostene non dice in nessuna parte dell’ opera sua cbe Tapsaco sia più settentrio­ nale di Bt^ilonia lo spazio di quattro mila e cinquecento stadii. Dopo d i ciò Ipparco, difendendo sempre le carte antiche, non reca in mezzo le cose dette da Eràtostene intorno alla terza sezione della terra Alitata, ma gli »(• iribuisce di proprio senno un’ opinione agevole a con* futarsi. Perocché Eràtostene, conformemente all' asser­ zione già da noi ricordata intorno al Tauro ed -al mare che sbocca dalie Colonne d’ E rcole, divide con una sola linea la Terra abitata in due parti, chiamandone una settentrionale e P altra meridionale ^ poi tenta di dividere nuovamente ciascuna di queste parti in quelle porzioni cbe può, e le chiama Sezioni (i). Dicendo poi che della parte meridionale la [nrima sezione è P ln d ia, e la seconda F A riana, le quali si possono amendue circoscrìvere facilmente, potè non solo determinarne la lu n f^ z z a c la larghezza, ma descriverne anche quasi geometricamente la figura (3 ). L 'I n d ia , al parer suo
(i) n testo diee che il Buooacciuoli traduce Sigilli. (a) Quasi geometricamente. Co** traducono gli Editori francesi leggendo i i yttfttlfiJiS t. Il lesto dice paraltro mt i» »•*-

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DELLA GEO&BAFIA DI 8TBAB0NE

SUO, è romboidale , perché de’ suoi Iati alcnni sono cinti dal mar australe ed orientale colla spiaggia non molto sinuosa, e gli altri son circondati l’uno dal mon­ te, l’altro dal fiume; conservando anche in queste parti la figura quasi rettilinea. Rispetto all’Ariana ben vede eh’ essa ha tre lati acconci a formare la figura del pa> rallelogramma, ma non saprebbe determinare il fianco occidentale per essere da quella parte le nazioni fram* miste. Tuttavolta lo segna con una linea che dalle Porte caspie va a finire alle estremità della Garmania ( i ) , le quali sono contigue col golfo Persico. Egli pertanto chiama occidentale cotesto la to , ed orientale quello che si distende lungo l’ Indo. Non dice peraltro che siano paralleli ; e nè anche gli altri d u e , cioè quelli segnaU dal monte e dal m are; ma dice soltanto che 1’ uno è settentrionale e 1’ altro meridionale. Così egli indica d’ un modo imperfetto la seconda Sezione; ma ci presenta poi molto più imper£ettamente la terza per parecòhie cagioni. La prima è quella che già dicemmo, cioè il non essere chiaramente determinata la linea dalle Porte caspie alla Garmania, la quale è co­ mune alla terza Sezione ed alla seconda. Poscia, che nel lato meridionale viene a incontrarsi il golfo Persico, siccome -dice Eratostene stesso ; laonde fu necessitato di considerare la linea che parte da Babilonia come una linea retta che , attraversando Susa e Persepoli, andasse fino ai monti delia Garmania e della Perside,
fitlfix'cs, come geometra. Pare che il traduttore latino leggesse i in vece di «», giacché spiega ut geometrìae ignanis, (i) Ora Kerman.

LIBRO SECONDO

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« sulla quale potesse, trovarsi una strada misurata di poco più che nove iqìU stadii (i) nella sua intierezta. Questo egli chiama lato meridionale, ma non lo dice punto parallelo al settentrionale. Egli è poi mamfesto che 1 ’ E ufrate, col quale Erato» stane descrive il lato occidentale, non somiglia punto ad una lidea retta : ma uscendo delle montagne (a) scorre verso mezzogiorno, quindi dà volta verso T oriente, poi di nuovo si coaverte al m eizogtorno, fino a che sbocca nel mare : ed E>atostene stesso dichiara che «il corso del fiume non è diritto , ^ e n d o che la figura della Mesopotamia, formata dal concorso del Tigri e delPEufrate, somiglia ad una nave da trasporto (3). E fi­ nalmente dà Tapsaco fino all’ Armenia non è tutto misurato il fianco occidentale , costituito dall’ Eufrate ^ ma dice Eratostene Stesso di non poterlo determinare, perchè non fu mai misurata quella parte eh’ è- verso l’ Armenia ed i monti settentrionali. Per tutte' le quali cagioni poi Eratostene confessa eh’ egli descrive aU’in> ^ o ssd la terza Sezione ; poiehè anche le distanze da lui assegnatele raccòglie da parecchi itinérarii, alcuni dèi quali dice iegli stesso che sono anonimi. Pare àdnnqae che Ippavco al^ia il torto sUorohò contnaddice geometrìcameoié all’imperfetta descriciòbe di Eratostene; dove sarebbe stato più ragionevole il
(i) mero (a) (3) delle Non gnnri dopo Strrimnè dite invece 9 ^ 0 0 ; e questo nu­ dovrebbe sostituirsi anche qui. (G.) Le montagne del Tauro. 'T v « ^ r/« r significa una nave destinata arservigio altre.

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DELLA e S O G h k F U D I ST B M Ó N K

snper grado a coloro cl»e iu qualche modo ci hanno data contezza della natura di qae^paesi: ma quando poi cava le sue geometriche obbiezioni non tanto da quello che Eratosteae dice , quanto dalle invénssioni sue prò* p rie , àllota fa ancor più manifesto il suo desiderio di censurare. Ek«t0 8 tene adunque descrivendo, come abbiamo veda* to, sommariamente questa terza Sezione, dice che dalle Porte caspie alP Eufrate v' hanno dieci mila stadii. Divi­ dendo poi questo spazio in parti secoudochè lo trovò misurato, fassi di nuovo dall’ Eufrate e dal luogo in cui si passa quel fiume in vicinanza diT apsaco; e di quivi al sito in cui Alessandro passò il Tigr^ conta duemila e quattroceato stadii. Da questo punto poi misurando fino alle Porte caspie i luoghi che vengono appresso, at­ traversando Gaugamele, il Lieo, Arbelia ed Ecbatana, ove Dario ricoverò fuggendo da Gaugamele, compiesi il numero di diecimila stadii, non ve n-’ essendo se non trecento di più. Di questa maniera Eratostene misura il lato settentrionale, senza giudicarlo però parallelo ai m onti, nè alla linea che partendosi dalle Colonne attra­ versa Atene e Rodi: perocché Tapsaco è mollo distante dainMmti, e nondimeno s'incootrauo il mo>nte e la strada che in da Tapsaco alle Porte caspie (i). T ali sodo i
(i ) ' H yttf »■»>» r S t i f S t i^'irrtiict , r v f t r i x li t

cT ì x«ì r» Xftt

i àtr»

Kmrjr/ne

nùxitt. Credetti opporlaoo trascrivere le parole del testo e la versione francese, la quale i in parte ifiversa ; dar Thapsaque est fo H éloignée des monlagnes, et Ut-routa qtù tend de Thapsaque aux PjrUs Caspieifutes , ne rencontre les -moiUagne» quaux Pjrles Caspiennés.

usuo sEcono

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IìohU da Eratosteoe assegnati al fianco 8eUe&trio»ale della t« n a Sexion^. Àveado cosi descrìtto il lato settentrionale, dice, « Che non è .passibile determinare il meridionale lungo il ikare, percH vi s'incontra il golfo Persico; ma ohe da Bébilontt passando pet Susa e Persepoli, « pei monti della Perside e. della Carmania v’ hanno nove mila è dneeento stadii. » f — • E qu<isto lato egli h> chiama me­ ridionale, non ailermando però che sia parallelo al set* tentrionale. La diffcrenxa poi di hinghezzai fra il lato settentrionale e quello di mezzogiorno dice ohe avviene per>;hè l’ Eufrate, dopo essere corso sino ad un certo ^ punto Terso le parti meridionali, s'inclina molto alr oriente. . Degli altri due tati Eratostene descrive primamente 1’ occidentalè : ma quale esso poi sia, se uno solò o d u e , non è per anco deciso. E ^i.dice pertanto « che dal passaggio di Tapsaco andando lungo TEuirate sino a Babilonia T’ha qaaltro mila e ottocento stadir, di quivi > poi sino alle foci dell’Eufrate ed alla città di Teredone tremila. Che in quanto a’, luoghi da Tapsaco> verso set* teatrioac fu misurato fino alle Porte armane ( 1 ), 6 eoa circa mille e cento stadii^ m a iron ancora si misurò le. spazio ov6 séno:i Gortinesi e gli Armeni, U p c rd iè pìoi egli omette di faveUmme. Del lato che accenna al*-;
(1) Non si coDosce questo luogo. Subito d<^>o in luogo Gortinesi dee'leggersi probiibilniente GordieniI perchè di tal nome li chiama l’Autore stesso nel lib. ix ; e di qui poi pare che sia T e y n ia 'la 'jn o d e rn a 'd e o o m in u ^ n e di Cùnll. -(Rdìa. fr.)

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della

G EO O B A riA D I STRABONE

l'orienle afferma « che gneila pacte la.qtiale V 'a attraverso la Persia dalI’Eritreo alla Media ed ai paesi settentriol^aK par che. nòa sia minore di otto mila s t^ ir j e che, <|àalora.Gomprendansi certi promontòri}, si RlinngailÌDO a pSii di nove mila. Quello poi che rimane per giungerà lAle Porte caspie attraversa mio la Paretacena e ia'M edià édi circa trem ila. » — Aggiunge fnoftré u che it l ’igri e l’ Eufrate discorrendo dall’ Armenia verso le' parti mte^‘ ridionalij dopa essersi lasciate addietro ie-mooitagne’ de’ Gortinesi, e dopo, avere formato un gran oerchio abbracciando quell’ ampia regione oìie dicest M«s0potàm ia, dannò voltà e dirigonsi versQ il levante d’idrérno ed il mezzogiorno, principalmente > I’ Eiifràte ; il qiiale avvicinandosi sempre al Tigri, lambe il baluardo di Se-' rairamide, e s’ accosta al borgo detto Opi quanto è lo spazio di duecento stadii ; poi attraversa Babilonia e ' cade nel golfo Persico. £ di qul ^dice) risulta la Ggorà^ delia Babilonia e della Mesopotamia somigliante ad una nave dà :trasp«}cto. » Coiì dica Eratostene,* e certo. au«hìe net‘debcrìv«ve questa terza.Sezione egli;commette, alcuni, errori che noi:.verreniO; considerando^, ma non però tutti quelli che Ip p ic o , gli attribuisce; £aaaunia<ao pertanto quéllo'che costui dice.! IppakAO véJendo! i c a b f é r m a r e « h ì e .ha detto fini dal' poocipio, cioèi che l’Iàdih non debbasi porse t^a^ioogl^i più meridionali, come Eratostene propone, dice che questo si fa al tutto evidente per quelle ragioni medesi­ me elle lo stesso Eratostene reca in mezzo ((). « Se-,
(■) A facilhare’ U inttìligenza di ^ n l o Strabone vieae dictodo

LIBItO stcom o

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c o a d o E r a to s te n e i l Iato s e ttè n lrio n s le della tw z a S e ­ z io n e è d e te rm in a to d a u iia lin e a d i d ieci m ila sla d ii c h e va d alle P o r te c a s ^ e sin o all’ E u f r a te . Il lafto me> r i d i o n a l e , d a Bafadonia ai coilfini d e lla G arm iania è d i p o c o p iù c h e n o v e m ila s ^ d i i . Q u e llo c h e guw rda a d c i d e n te , p a r te n d o d a T a p s a c o ie se g n ita n d ò T E o f r a t e fin o a B a b ilo a ia fa q u a ttr o m ila - e o tto ce& to sttulii ^ e( d 'i v i in n a n z i fin d ó v e sb o c c a q n d fiu m e s e n e c a n t a » tr e m ila : le re g io n i po i c h e d a T a p s a e o si d is te n d o n o a! noi'd , ia p a r te s o n m is u ra te p e r lo s p a tio ^ i m ille e c e n to s t a d i i , e il n m a n e n te n o . P o ic h é d u n iq u e , d ic e ^ il fian c o s e tte n trio n a le della te rz a S e z io n e è d i dieci m ila stad ii a i r in c ir c a , e la lin e a r e t t a p a ra lle la a d esso d a B a b ilo n ia fino a l la to o rie n ta le f a c o m p u ta ta p o c o m e n o c h e nove m ila ; p e rc iò è m a n ife sto c h e BabilÒDÌa nond « b b ’ esser p iù o rie n ta le d e l lu o g o in co i si p assa l’E u ir a t e vicino a T a p s a e o , se n o n se d i miHe sta d ii o p o c a p ià . » . A ciò risp o n d ia m o , c h e q u e s to p o tr e b b e esser vero qua< lo r a le P o r te c a sp ie e i c o n fin i d elia G a rm a n ia « d e lla P e rs id e fossero e s a tta m e n te s o tto lo ste sso m e rid ia n o , d a l ' q u a le poi le lin e e c h e v a a a o v erso B a b ilo a ia e T a p s a e o si p a rtisse ro a d an g o li r e tti : p e ro è c h è in que>' sto caso la*^ lin e a c o n d o tta d alle f ro n tie re c o m u n i d e lla G a rm a n ia e- d alla P e rs id e sino a B a b ilo n ia , e prolun-*

gioverà la unita figura rappresentante ì triangoli ipotetici ria Ipparco formati per combattere le opinioni 'di Eratosteoe. Que­ sta figura la dobbiamo al Goaseltin, il -quale vt ha indicate anche alcune misure che SiraboDe ba oniesse.

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D E tL A O S O O H iT U D I -STRASONE

g a t a d i qnivì fino a l n ie ttd ia n o di T a p s a c o , p a rre b b e a l s e n s o u g u ale o q n a s t u g u ale a q u elU c h e fosse c o n ­ d o tta dsdiÈ. P o r te ca sp ie a T a p s a c o ; e B a b ilo n ia sa* r è b b e di ta o tò piii o r ie n ta le c h e T a p s a c o , di q a a n to la linea c h e v a d a lle P o r te ca sp ie a q u e s ta c iltà s u p e ra q a e lla c b é d a i con fini d e lla CarQianSa si s te n d e a f ia b ik>niafstessa. M a E r a to s te n e n o n disse n è c h e q a e lla li­ n e a la q u a le segn e il la to o c c id e n ta le delP A ria n a sia n e lla d ire z io n e d e l m e rid ia n o , n è c h e q u d i a c o n d o tta d alle P o r te ca sp ie a T a p s a c o fo rm i u n a n g o lo r e tt o co l m e rid ia n o d elle P o r te caspie^ m a p iu tto s to , a l suo dire^ q u e s t' a n g e lo sa re b b e fo rm a to d a q u ella c h e si tirasse lu n g o le m o n ta g n e ( d e l T a u r o ) c o n cu i la lin e a che a n d a sse d a lle P o r te c a sp ie a T a p s a c o fo rm e re b b e u n a n g o lo a c u to . N è d ic e c h e la lin e a c o n d o tta daU a Gar> m a n ia a B a b ilo n ia sia p a ra lle la e q u ella c h e dalle P o r t e p r e d e tte v a a T a p s a c o : o ltr e o h e , q u a n d o b e n e q u e s te d u e linee fo ssero p a r a lle le , m a la p rim a d i esse p e r ^ n o n fo rm a sse u n a n g o lo r e tt o c o l m e rid ia n o delle P o r te c a s p i e , q u e s to n o n g io v ereb b e p u n to di p iìi alla c o n c lu sio n e d e ll’ a rg o m e n to . M a n o n d im e n o I p p a r c o p ig lia n d o q u e s ta o p in io a e sicco m e co s a g ià d i m o i a t a , e te n e n d o c h e B abilon ia sia y s e c o n d o E r a to s te n e , |ù t| o rie n ta le di T a p s a c o lo sp a aio d i m ille s t a d ì i , si fin'g e p o i d a sè ste sso ù n a ltro a t g o a é n t o , d i c u i si v«4e a p p r e s s o , e d ic e : C h e q u a lo ra a lc u n o im m ag in i u n a lin e a r e t t a ti r a ta d a T a p s a c o v erso le p a r ti ip e rid io n a l i , e d u n a p e rp e n d ic o la re ch e d a B a b ilo n ia vad a a finire so p ra q u e s to m e rid ia n o , « e r is a lte r à u n tr ia u golo r e tta n g o lo , fo rm a to d i u n Iato c h e si s te n d e re b b e

, LIBRO SECONDO

da TapsoGO fino a B abilo oia , della p erp e n d i(;ó lare cli« a n d r e b b e d a B a b ilo n ia fino sul m e rid ia n o d i T a p s a c o , e di q u e s to m e rid ia n o m ed esim o . I n q u e s to tria n g o lo r i p o t e n u s a ^ i) s a r i la lin ea c h e va d a T a p s a c o a Babi* Io n ia , la q u a le egli fa d i q u a ttro ib ila e o tto c e n to stadii. L a p e rp e n d ic o la re d a B a b ilo n ia al m e rid ia n o d i T a p s a c o si s te n d e p o i p o c o p iù d i m i l l e , cio è p e r q u a n to la li> n e a c h e va d alle P o r te ca sp ie a T a p s a c o s u p e r a queliti tir a ta d alla fro n tie ra c o m u n e d ella P e r s id e e d ella G a rm a n ia fino a B abilonia: e d a q u e sti d u e la ti a rg o m e n ta a n c h e la lu p g h e z z a d e ll’ a ltro m o lto m aggio re d e lla per> p e n d ic o la re già d e tta . \ q u e s ta lu n g h e z z a egli agg iu ng e a n c h e q u ella c h e va d a T a p s a c o v erso il s e tte n tr io n e fino ai m o liti d 'A r m e n i a , d i c u i u n a p a r te h a m isu ­ r a t a E ra to s te n e , e d e r a d i m ille e c e n to sta d ii, e nel r e ­ s ta n te la lasciò s e n z a m isurarla^ m a I p p a r c o è d i p a r e re c h e sia a lm e n o di mtUe sta d ii, sic ch é le d u e p a r ti in siem e c o n g iu n te si s te n d e re b b e ro a dueitaila e c e n to . Q u id o r a d u n q u e si ag g iu n g an o q u e sti dueo{iU e c e n to sta d ii alla lu n g h e z M d el la to su c u i va a c a d e r e la p e rp e n d ic o la re ti r a ta d a B a b ilo n ia , I p p a r c o stim a c h e l'in te rv a llo d a q u e s ta lin ea, la. q u a le è p o i a q c h e il p a ra lle lo d i B a b ilo ­ n i a , a l p a ra lle lo d e i m o n ti a rm e n i e d ’A te n e sia d i d u e m ila e q u a ttr o c e n to stadii. D im o s tra p o sc ia c h e la d i-

' (i) li’Ipotenusa é la linea che in a n triangolo rettangolo tro ­ vasi opposta all’ angolo retto. Il testo greco lo dice chiaramente rà> ittr t/n tr tti rn ( soUiot. y tit/u ) la linea distesa sotto t angolo retto. I- m atem «tki poi kaoiio .fiitto deH’ aggiiiDtivo ipotenusa il tMnie ippellaliv» ^ questa linea. :

DELLA GEOGRAFIA DI BtBABONE

sta n z a del p arp ilelo di A ten« a q u ^ l o c h e p a ssa p e r B a b iio o ià n o n è m in o re di d n em ila e q a a ttv ó c e n to sta ­ di! , q u a lo ra si a m m e tta p e r tu t to il m e rid ia n o q u el n u ­ m e ro di stadii c h ’E r a to s te n e d ice. M a se così è, i m o n ti a rm e n i e q uelli d e l T a u r o n o n p ó tr a n o o essere so tto il parallek ) d i A te n e c o m e v uo le E r a t o s t e n e , m a se­ c o n d o i suoi calco li stessi s a ra n n o più s e tte n trio n a li p e r Io sp azio d i m o lte m igliaia d i stad ìi. M a o ltre c h e I p p a r c o si vale di s u p p o sisio n i g ià ri­ fia ta te p e r tr a r n e il suo tria n g o lo r e t t a n g o l o , asserisce a n c h e g ra tu ita m e n te c h e l’ ip o te n u s a di q u e s to tr ia n ­ golo , cio è Ja r e t t a c h e va d a T a p s a c o fin o a Bahilbnia^ sia di q u a ttro m ila e o tto c e n to sta d ii. E n e l v ero E ra* to s t e n e d ic e c h e q u e s ta via c o steg g ia l’E u fr a te , e « h e la M e so p o ta m ia col te rr ito r io b a b ilo n e s e è c o n t e n u ta d a un g r a n c e rc h io fo rm a to d all’ Eìofi^ate e d a l T i g r i , i a m o d o p e r ò c h e la m a g g io r p a r te d e lla c irc o n fe re n z a è se g n a ta d all'E kifrate. 11 p e rc h è la lin e a r e tta d a T a p s a c o a B a b ilo n ia n o n p o ^ re b b 'e s s e re ( i ) lu n g o l’ Eufi*ate, nè d i q u a ttr o m ila e o tto c e n to s ta d ii, e n e m m a n c o d i , n n a lu n g h e z z a ,c h e a q u e s ta t i avvicinasse. L a o n d e il r a g io n a m e n to d ’ I p p a r c o rim é n e a b b a ttu to .É già si è d o tto , c h e d u e lin e e le q u ali fo ssero c o n ­ d o tte d alle P o r te c a s p i e , 1’ u n a a T a p s a c o e 1’ a ltra a i m o n ti d ’ A rm e n ia (situ ati r im p e tto a T a p s a c o s t e s s a , e p e r giudizio a n c h e d ’ I p p a r c o , d ista n ti d a q u e lla c i(tà (i) Gli Editori {hinc«si e il Coray hanno sostituito alk cor mune lezione rtf E i f f i m * . <piel1a proposta dal Bréquigny e dal Tyrwbitt «Sr • » ’, ec. .

LIBBO SECONDO

178

a lm e n o d oem ila e c e n to stadi! ) n o n p o treb b o B «ss^ere p a ra lle le n è i r a lo r o , n è a q u ella c h e passa p e r B ab ilo­ n ia , e c h e fu o b ia m a ta d a E r a to s te n e 6 a n c o m e rid io n a le d e lla te rz a S ezio n e. E g li a d u n q u e n o n p o le n d ó a s se rir l’e ste n sio n e d ella s tr a d a c h e va lu n g o i m o n ti, so stitu isc e in v e c e q u e lla d a T a p s a c o alle P o r te ca sp ie , ag g iu n g en d o p e r a ltr o c h e so n o solo a u n d i p resso co n fo rm i : o ltr^ c h e v o le n d o egli in d ic a re lo sp azio e h ’ è d all’ A ria n a sin o all’ E u f r a te , n o n e ra g ra n fa tto d iv erso il m isu ra r l ’ u n a p iu tto s to c h e l’ a ltr a ; m a ch i gli a p p o n e d i aver d e tto c h e so n o p a r a lle le , si m o s tra d e lib e ra to a v olerlo a s so lu ta m e n te ac c u sa re di p u e rile ig n o ra n z a . Q u e s te coise p e r ta n to si voglion la sc ia re in d is p a r t e , co m e d a n u lla . E c c o p o i q u ello di c h e E ra to s te n e si p o tre b b e a c c u s a re . L a divisione in m e m b ri differisce d a lla divisione in p a r ti ( p e r c h è q u e lla in m e m b ri a b b ra c c ia s o tto q u e s to n o m e ta n ti spazii c h e a b b ia n o il lo ro n a tu ra le c o n ­ to r n o , e d u n a co n fig u raz io n e in d ic a ta d a i p o n ti stessi c h e se rv o n o a c o n g iu n g erli ^ d ’o n d e p o i il p o e ta disse :

a membro a membro ; m a n e lla divisione p e r p a r ti
n o n h a lu o g o q u e s ta c irc o s ta n z a ) , e no i ci se rv ia m o d ell’ u n a o dell’ a ltr a s e c o n d o c h ò d alla c o n sid e ra z io n e d e l te m p o o d el fine ci p a r e il m eglio. C e rto è c h e n e lle cose g eog rafich e to r n a n o o p p o r tu n e le . divisio­ n i in p a rti, c h e c o n s id e ra n o i luoghi p e r singolo^ m a p u r d o b b ia m o im ita re le divisioni in m e m b ri p iu tto s to c h e qu elle fa tte a d arì>itrio. P e ro c c h é solo d i q u e s to m o d o ó po ssib ile pigliare i p u n ti d e te rm in a ti e le circo scrizio n i, delle qu ali il geografo h a b isog no . Si circo scriv o u o poi b e n e i p aesi q u a n d o si p o ssa n o u sa re o fiumi o m o nti

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DELLA GEOGRATU DI STRABOIfE

o alcu n m a r e , ovvero il n o m e , sia d i u n a n az io n e so la , sia d i n a z io n i d iverse ch e li a b itin o , c o n u n a g ra n d e z z a e G gura d e te rm in a ta . S e m p r e p e r ò i a lu o g o d i . u n a g e o m e tric a p re c isio n e b a s te r à u n a in d ic a z io n e in m o d o se m p lic e e so m m ario . C o sì p e r in d ic a re la g ra n d e z z a d i u n p a e se b a s ta in d icairn e .la lu n g h e z z a e la rg h e z z a m a g g io re! c o m e a llo rc h é p a r la n d o d e lla T e r r a a b ita ta d ic iam o e h ’ essa h a s e tta n ta m ila sta d ii di lu n g h e zz a , e m e n o d e lla m e tà in la rg h e zz a. E p e r in d ic a r la g u r a ci b a s te r à p a r a g o n a r la a q u a lc u n a d e lle fig u re g e o m e tr ic h e , p e r e sem p io la S icilia a d u n tr ià n g o lo ^ o d a q u a l c h 'a l t r a fig ura c o n o s c iu ta , co m e a d ire P Ibe* r ia alla p elle d i u n b u e , il P e lo p o n n e s o alla foglia d i u n p la ta n o . Q u a n t o m a g g io re p o i è lo spazio di­ v is o , ta n to p iù so n o o p p o r tu n e le d iv is io n i, p e r co sì d i r e , all’ in g ro sso . Q u in d i la T e r r a a b i t a t a , p e r m e z zo d el m o n te T a u r o e d e l m a re M e d ite r r a n e o , fu d a E r a to s te n e a c c o n c ia m e n te divisa iu d u e p a r ti, P u n a se t­ te n tr io n a le e l’ a ltr a m e rid io n a le . E b e n e h a c irc o sc rit­ ta a n c h e l’ In d ia v alendo si d i u n m o n t e , d i u n fiu­ m e , di u n m a r e , p o i d e l n o m e u n ic o eh* essa p o r ta y sic co m e n a z io n e c o m p o s ta d i u n a g e n te sola^^ e d ar a g io n e la disse q u a d r ila te ra e ro m b o id a le. M a l’A ria n a rice v e m e n fac ilm e n te u n a b u o n a c irc o sc riz io n e p e r es­ se re il suo fian co o c c id e n ta le c o n f iu o ( i). È c irc o s c ritta d ai tr e altri la ti c h e so n o re ttilin e i, e d al n o m e , c h ’è d i u n a sola n az io n e . L a te rz a S ezio n e po i fu la sc ia ta s e n z a

(') Veggansi le carte secondo i sistemi di Eratostene e di Straboue, in fine di questo volume.

LIBBO SECONDO

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circoscrÌT«r]a p o n to , e sè n za lim iti : p e ro c c h é essa h a u n la to c o m n n e e con fu so c o lP A ria n a : il fianco m e rid io u a le f u p r e s o negK geD tissim am ente, sie co m e q u ello c h e n o n lim ita la d e tta S e z i o n e , m a le p assa p el m e z z o , e la­ s c ia n d o n e m o lte p a r ti v erso il m e z z o g io rn o n o n n e d e ­ sc riv e la m ag g io re l u n g h e z z a , p e rc h è il fian co setteo^ tr io n a le è m o lto p iù l u n g a £ n e m m a n e o T E u fr a te co ­ s titu is c e il fian co o c c id e n ta le d r q u e s ta te r z a S e z i o n e ; n è 'c i ò fareU te q u a n d o b e n e sc o rresse p e r u n a lin e a r e tt a . E n e l v ero n o n tro v a n d o si i su oi p u n ti e s tre m i so tto u n o ste sso m e r i d i a n o , p e r c h è m a i d o v re b b e fo r­ m a re il la to o c c id e n ta l e , p iu tto s to c h è q u ello d i m ezzo ­ g io rn o ? E d a n c h e se n z a d i ciò , è si pic co la co sa q u a n to rim a n e dall’ E u fra te a l m a r di C ilic ia e d i S i r i a , ch e n o n p a r rag io n e v o le il n o n a lla rg a re la te r z a S ezio n e a n c h e a q u e ’ d u e p a e s i, m e n tr e e S e m ira m id e e K in o e h ' ivi re g n a ro n o so g lio n essere d e n o m in a ti Sirii-, e q u el­ la fo n d ò la cittA e la reg g ia d i B a b ilo n ia , q u esti la m e ­ tro p o li della S irìa ; e d u n a Stessa favella è rim a sta fin o ai d i n o stri alle g e n ti c h e s o n o al d i q u a e a l di là dell’ E i ^ a t e , L o s m e m b ra re p e r ta n to c o n sifFalla divisione u n a g e n te si ce le b re , e d a sse g n a rn e a lc u n e p a rti a n a ­ z io n i stra n ie re n o n è co s a c h e p u n to c o n v e n g a . N è E ra* to s te n e d ir à c h e a q u e s to lo c o s tr i n g e s s i la so v e rc h ia g r a n d e z z a e h ’ a v re b b e a v u ta la te rz a S ezio n e ^ p e r o c c h é c iò c h e va isino al m a re n o n p o tr e b b e m a i p a re g g ia rsi all’ I n d i a , e n è a n c h e all’A ria n a ciò c h e si s te n d e sino ai co nfini d ell’ A ra b ia felice e d ell’ E g itto . I l p e r c h è sa ­ r e b b e s ta to assai m eglio allarg a re p iù o ltre i confini d i q u e s ta S ezio n e, co m e no i a b b iam d e tto , co n aggiungervi

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DELLA QBQOAAFU D i STBlBONE

cjò c h e rim a iie fia al :»arèf«lt>Siiria. I l la to nxeridiooale n o n sa re b b e p iù 'q ù a le n lo .d ÌG « JEìraiiòstene , n è i a lio v à r e t t a ^ m a co a > tn e ian d « « dalla G a r m a a ta pÀegh«rebb«»i su b ito alla spiàg gia destn à m a rittim a : p e ro c o b è chi. n a ­ vighi n el golfo-K erstco stn o alla foce d «ll’£ufi'ate>^ e di quivi rag g iu n g a t co n fin i d e lla M e scn e (1) e d e lla -B a ­ b ilo n ia ( l a q u a le è il p rin c ip io delP istm o, c h e divide P A ra b ia feltce d a l r e s t a d el c o n tin e n te )^ p ò i , a ttr a v e r ­ sa n d o q u ell?istm o si spin g a fino all’ e s tre m o p u n to d a l goifo . A r a b ic o , a P elu sio e d alla B o c ca c a n o p ìc a d e l N ilo , c o stu i a v rà p e rc o rs o il la to meridionftl&. L 'o c c id e n ­ ta le poi sa re b b e la sp iag gia m a r ittim a d a lla & )c c a c a n d p ic a fino a lla Gilicia. L a qiiàf^a S e z io n e s a re b b e c o m p o s ta d è li’ A ra b ia fe­ l i c e , d el golfo A r a b ic o , d i tu t to T E g itto e d e i r £ t io p ia . L a su a lu n g h e z z a d e te rm in e re b b e s i d a d u e p a r a lle li, l ' u n o dei q u ali è s e g n à to a tra v e rs o d el p u n t o / p i ù óec id e n ta le ^ e la la rg h e z z a sa re b b e io sptauò situ a to f r a d u e a ltri p a r a llè li, u n o n el p u n to p iù s e tte h ir i o n a le , l ’ a ltro in q u ello p i a m e rid io n a le : p e ro c c h é tra tta n d o s i di figu re irre g o la ri., delle q u ali n o n è p o ssib ile div isare e o i la ti la la rg h é z z a e la lu n g h e z z a , biisogna d e te rm i­ n a r n e d i q u e s to m o d o r e s t e n s t o n e . . I n g e n e ra le poi è d a c o n s id e r a r e , c h e la lù n g b e z z » e la la rg h e z z a n o n si p ig lian o n e l m e d esim o se n so ri­ s p e tto al tu t to e rispeitto alle p a rtii N el t a t t o c h ia m a si

(i) La Mescne coniprefideva le terre Itassé e sabbióse che r Eufrate attraversava poco prima ' di versarsi nel gdfo Persi­ co- (G<)

LIBUO SECONDO

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lu n g h e z z a la m ag g io re d i s t a n z a , e la rg h e z z a la m in o re : m a n elle p a r t ì , la lo ro lu n g h e zz a è lo sp azio p a ra lle lo a q u e lla d e l t u t t o , q u a n d ’ a n c h e la la rg h e z z a c o m p re n ­ d e s se u n a m a g g io re e s te n sio n e . L a o n d e , p o ic h é la lu n ­ g h ez za d i tu t t a la te r r a a b ita ta si piglia d all*orien te all’ o c c id e n te , e la la rg h e z z a in v e c e d a l s e tte n trio n e al m e z z o g io r n o ; e la p rim a d e s c rire s i s o p ra u n a lin ea p a ­ ra lle la all’ e q u a t o r e , e la se c o n d a va n e lla d ire z io n e d e l m e r id ia n o : p e rc iò b iso g n a c h e a n c h e r is p e tto alle p a r ti l a lu n g h e z z a e la la rg h e zz a si p iglino p a ra lle le a q u elle d e l tu tto . D i q u e s ta m a n ie ra si p u ò m eg lio d e te r m in a re p rim a m e n te la g ra n d e z z a d e lla T e r r a a b i t a t a , p o i a n ­ c h e la d isp o sizio n e e la figu ra d elle su e p a r ti ; e c o n q u e s to c o n fro n to a p p a risc e dov’esse o so n o s u p e rio ri, o rim a n g o n o s u p e ra te d alle altre. M a E r a to s te n e d e te rm in a la lu n g h e z z a della T e r r a a b ita ta so p ra u n a lin e a c h e p a ssa p e r le C o l o n n e , p e r le P o r té ca sp ie e p el C a u c a s o , s u p p o n e n d o la r e tt a ; p o i q u e lla d ella te rz a S e z io n e so p ra u n a lin e a c o n d o tta d a lle P o r te ca sp ie a T a p s a c o ; e q u ella d e lla q u a r ta so p ra u n ’ a ltr a linea c h e a t tr a r e r s a le P o r te ca sp ie e la c ittà degli ero i ( i) fino allo sp azio c o m p re so fra le b o c c h e d el N i l o , e va n e c e s sa ria m e n te a fin ire n e i lu o ­ ghi vicini a C a n o p o (a) e a d A lessan d ria ; p e r o c c h é quivi è l’u ltim a b o c c a d e n o m in a ta C a n o p ic a o d E ra c ie o -

( 1) Eroopoli sitaata all’ estremiti settentrionale ed occidenUle del golfo Arabico , no poco più verso il nord che non sia la moderna Snez. (G.) (a) Aboukir.

SrutOKt , tom. II.

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DELLA GEOGRAFIA D I 8TRA B0N E

tJca ( i). M a o c h 'e g l i su p p o n g a q u e s te lu n g h ezze so p ra u n a sola lin ea r e tt a , o e h ' egli c r e d a c h e fac cia u o u n ang olo a T a p s a c o ^ è p e r ò m anifesto d a qu ello c h ’ egli m e d esim o d i c e , c h e n è l’ u n a n è l’ a ltra di esse è p a r a l­ lela alla lu n g h e zz a d e lla T e r r a a b ita ta . P e r o c c h é E ra to s te n e segue la lu n g h e z z a d ella T e r r a a b ita ta s o p ra u n a lin e a r e t t a c h e a ttra v e rs a il T a u r o , il M e d ite rra n e o fino alle C o l o n n e , il C a u c a s o , R o d i e d A ten e . D ice poi ch e d a R o d i a d A le s s a n d r ia , se g u ita n d o il m e rid ia n o o n d e so n o a ttra v e rs a te a m e n d a e (a), v’h a p o c o m e n o d i qu at* tr o m ila stad ii. Q u in d i a n c h e il p a ra lle lo di R odi e q u e llo di A lessan d ria s a re b b e ro a q u e s ta d ista n z a fra lo ro . M a il p a ra lle lo di E ro o p o li o d è q u e s to m e d e sim o , o d è p o c o p iù di q u e s to m e rid io n ale : sic ch é po i la lin e a c h e v a a c a d e re so p ra q u e s to p a ra lle lo e so p ra q u e llo d i R o d i e d elle P o r te c a s p i e , se n z a d istin z io n e s’ ella sia d ir itta o n o , n o n p o tre b b e p ia i essere parai» lela a n e s su n a di q u e s te d ue. Q u i d u n q u e le lun g h ezze n o n so n o b e n e d e te rm in a te ; e q u e s to d ee d irsi an c h e d elle p a r ti se tte n trio n a li. M a to r n a n d o p rim a m e n te ad I p p a r c o , v ed iam o q u ello e h ’ egli viene d ic en d o . A p p o n e n d o se m p re a d E ra to s te n e s e n te n z e fan ta stic ate a su o g r a d o , p ro seg u e a c o n fu ta re co n g e o m etric o rigo re ciò ch ’egli p o n e p e r m o d o d i d ire. S o stie n e q u in d i aiTer* m a rsi d a E ra to s te n e « c h e la d ista n z a d a B a b ilo n ia allo (i) Questo nome le era dato da una città delta Eraclea, situata fra Canopo e l’imboccatura del Milo, chiamata poi Maadié. (G.) (s) È un errore comune ad Eratostene, Tpparco e Strabene 1’ aver creduto che Rodi ed Alessandria fossero sotto uno slesso meridiano. (G.)

LIBRO SECONDO

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P o r le caspie sia di seiaaila e s e tte c e n to sta<lii^ e d a B a ­ b ilo n ia ai confini della C a rm a n ia e d e lla P e rsid e di p iù c h e nove m ila, pigliando q u e s ta d ista n z a so p ra u n a lin ea r o t t a c o n d o tta v erso il le v an te e q u in o z ia le , la qual lin e a p o i è p e rp e n d ic o la re r is p e tto al fian co ch e la s e c o n d a e la te rz a S ezio n e h a n n o a c o m u n e . C osì se c o n d o E rato> ste n e risu lta u n tria n g o lo r e tt a n g o l o , co ll’ an g o lo r e tto v e rso i confini della C a r m a n i a , e co lP ip o ten u sa m in o re di u n o dei lati c h e so n o in to rn o al d e tto ang olo. II per* c h è ( d ic e I p p a rc o ) b iso g n e re b b e a ttr ib u ir e la P e rsid e alla s e c o n d a S ezio ne. » C o n tro tu tto ciò già fa d e t to ch e n è la lin e a tir a ta d a B ab ilon ia alla C a rm a n ia si piglia in vece di u n p a r a l­ lelo , n è q u ella c h e d isgiu ng e le S ezió n i in vece di un, m e rid ia n o : d i m o d o c h e a n u lla riesc e ciò c h e d ic e I p p a rc o c o n tr o E r a to s te n e . E nel v e r o , m e n tre E ra to s te n e d ic e c h e d alle m ila e s e tte c e n to ) , P o r te caspie a B ab ilon ia v’ h a q u el n u m e ro di sta d ii ch e g ià si è re g istra to (cioè sei­ d alle P o r te ca sp ie a S u sa q u a t­ tro m ila e n o v e c e u t o , e d a B a b ilo n ia a S u sa trem ila e q u a t tr o c e n to ; Ip p a r c o p a rte n d o s i d a q u e ste m e d esim e i p o t e s i , afTerma c h e le P o rte caspie , S u sa e B abilo nia fo rm a n o u n tria n g o lo c o n a n g o lo o ttu s o , c h e q u e s t’a n ­ g o lo o ttu so ca d e so p ra S n sa , e ch e i lati so n o d ella g ra n d e z z a g ià d e lta . Q u in d i ra g io n a ch e , in c o n s e g u e n ­ z a d elle p rem e sse ip o t e s i , la lin e a m e rid io n ale o n d e s o n o a ttra v e rs a te le P o rte casp ie ta g lie rà il p ara lle lo di B a b ilo n ia e di S usa in u n p u n to q u a ttro m ila e q u a t­ tr o c e n to stad ii p iù o c c id e n ta le c h e n o n è q uello in cui l o taglia la linea r e tt a c o n d o tta dalle stesse P o rte , c a ­

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DELLA GEOGRAFIA D t STRABOHE

spie ai confini della C a rm a n ia e della P e rsid e ^ e c h e q u e s t’ u ltim a li n e a , la q u a le fa col m e rid ia n o delle P o rte ca sp ie u n m ezzo an g o lo r e tto { i), va fra il m e zz o g io rn o e il le v a n te eq u in o zia le : e siccom e il co rso d elP I n d o è p a ra lle lo a c o d e s ta l i n e a , p e rc iò il fium e u sc e n d o delle m o n ta g n e d o v re b b e d irìg ersi n o n v erso il m e z z o g io r n o , co m e afferm a E r a t o s t e n e , m a fra il m ezzo g io rn o e il le v a n te eq u in o zia le , co m e fu d e s c ritto n elle c a r te an« tic b e . » M a ch i m ai c o n c e d e r à c h e il tria n g o lo p r e d e tto sia d ’ an g o li o t t u s i , se n z a c o n c e d e re p o i c h e q u ello o n d ’ è c o n te n u to sia re tta n g o lo ? C h i m a i c o n c e d e r à ch e la lin e a c o n d o tta d a B ab ilon ia a S u sa sia u n a di q u elle c h e c irc o n d a n o l’ang o lo o ttu s o , e seg uiti la d irez io n e d ì u n p a r a lle lo , p o i n o n v o r rà a s se n tire q u e s ta m e d esim a c irc o s ta n z a a n c h e r is p e tto a tu tta la lin ea c h e va fino alla C a rm a n ia ? C h i m a i c o n c e d e rà c h e sia p a ra lle la afl’ I n d o la lin ea tira ta d alle P o r te ca sp ie a i confini della C a rm a n ia ? e p p u r e se n z a d i ciò è v an o il ra g io n a m e n to d ’ I p p a rc o . a I n o l t r e , soggiunge I p p a r c o , a n c h e E r a to s te n e h a d é tto c h e la figu ra dell’ I n d ia è ro m b o id a le : e c o m e il fian co o rie n ta le si sping e m o lto v erso o rie n te ( m assim e n e ll’ e s tre m o su g p ro m o n to rio il q u a le rie sc e a n c h e a m e z z o g io rn o p iù c h e il r e s ta n te d i q u ella spiaggia), cosi d e b b ’essere ez ia n d io d el fian co fo rm a to d all’ In d o . » —

(i) Ila angolo di 45 gradi. Il Gossellìa poi osserva che a norma delle misure premesse quest’ angolo sarebbe soltanto di 43* 5'.

I.IBSO SECONDO

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T a t t o ciò d ice I p p a r c o co m e geomejbra, m a la so a c e n ­ s u r a p e r a ltr o n o n p u ò p e r s u a d e r e ( i) . E d o p o essersi f a tte d a sè m ed esim o q u e s te d if fic o ltà , le scio glie d i­ c e n d o : « S e T e rro re d i E ra to s te n e risg n ard a sse p ic co le d i s t a n z e , si v o rre b b e p e r d o n a re ^ m a c a d e n d o m anife­ s ta m e n te s p p r a m igliaia di stadii n o n è c o m p o rta b ile ^ m a ssim e d ic e n d o egli st«ss<r~che q u a lo ra la d is ta n z a è. d i q u a ttr o m ila s t a d i i , le v aria zio n i rie sc o n o m a n if e s te , sic c o m e a c c a d e fra il p a ra lle lo d i A te n e e q u ello d i R o d i. » M a q u e s te variazio ni e v i d e n ti, p r o d o tte d a lla diffe­ r e n z a d elle la titu d in i (2 ), n o n so n o tu t te d ’ u n m o d o , e p e rc h è ci rie s c a n o re a lm e n te e v id en ti h a n n o d ’ uopo d i una-distaikza ta lv o lta m a g g io re , ta lv o lta m i n o r e , c o n d o la n a t u r a dei clim i ^ m a g g ip re q u a n d o n o i p e r g io d icare d ella la titu d in e d o b b ia m o p r e s ta r fede alP o c ­ ch io , alle p r o d u z io n i d el s u o lo , alla te m p e r a tu ra dell ’ a r ia ^ m in o re q u a n d o p o ssiam o valerci d i s tr o n ie n ti g n o m o n ic i o d io ttrici. C e rto ch i tr a c c e r à co l sussidio d e l g n o m o n e il p a ra lle lo d i A te n e o q u e llo d i R o d i e d e lla C a r i a , p r ^ a b i l m e n t e p o tr à s e n tir e la d ifferen za c h e n a s c e d a u n a d ista n z a di q u a ttr o c e n to s ta d ii: m a q u a n ­ d o u n g eografo p e r se g n a re in u n a la rg h e z z a d i tre m ila sta d ii i^na h a e a d a lP o c c id e n te a l le v a n te eq u i(i) 11 testo , che nella lezione ordinaria non presenta alcun senso probabile, è.stato corretto dagli Editori francesi e dal G>ray;

nifi* J t r*»lm

Aiyii

y t m f t trftxSs

» i

(a) Tutto questo paragrafo parve anche al Casaubono guasto e difficile a intendersi. Anche qui la lezione adottata dal Coray va pienamente d’ accordo colla versions francese.

i

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d e l l a g e o g r a f ia d i

STRABONE

noziale , si serve di u n a c a te n a di m o n ti Farga q u a r a n ta m ila stadii e di u n m a r e 'o h e si d iste n d e p 6 r b e h tren> ta m ila ; p o i v o le n d o iu d icare la situ az io n e d elle va­ r ie p a r ti d ella T e r r a a b ita ta r is p e tto a q u e s ta l i n e a , d à alle u n e il n o m e d i m e rid lo n a fi, alle a ltr e qu ello di s e tte n trio n a li, e fin aln ien te (Compone d i' varii p ae si ciò e h ’ egli ch iam a Se^tinni : a llo ra si vuole consid é r a r e q u a le significato egli d ia a 's u o i te r m in i, e c o n q u a le in te n d im e n to egli d ic a ch e 1 ?» òotal p a r te d i uria S e z io n e n e c o stitu isce il la to s e tte n trio n a le , e la co-> ta l’ a ltr a il Iato di m e z z ò d i, o q u el d ’ o c c id e n té ò l’o­ rie n ta le . E s’ egli negh'genta di ev itare 1 g ra n d i e r r o r i , ne. r e n d a cOtitò: m a se ta sua n eg lig en z a è solo intorno^ a cose di lieve m o m e n t o , n o n v’ h a ca g io n e d i coiiftttà rlo . O r q u i i n n essu n m o d o p o tre b b e a l c t n o c ò n fiita ré E r a tò s t e n e : p e ro c é h è n é ssu n o p o tre b b e d a re u n a geo-< m è tr ic a dim ostrstzione di luoghi s itu a ti in ta n ta distanzar 1’ u n o d all’ a ltro : n è I p p a r c o , dbv’egli im p re n d e à f a r l i d a g e o m e tra , si v àie'g ia m n ^ ai di p rin c ip i in c c v ù ti, m a di p ro p o sizio n i im m agirtate d à 'l u i a suo C apriccio. I n m iglior m o d o ra g io n a ( i) p o i I p p a r c o d ella quarta* S e z io n e ; m a c o n tin u a n d n d im e n o a fa r m an ifesta Fa' suà in c lin a zio n e al c r itic a r e , e la su à te n a c ità delle ip ò " tesi già p re m e sse o di a ltre à q u elle som iglianti. I p p a r c o r im p ro v e ra a b u o n d iritto E ra tò s te n e p e r avere d e tto

(a) Leggo: BÉAr<«i> 'x iy n col Corày e cogli Editóri francesi, e non colte edizioni ordinarie x i y n t , che l’ inlerprete Ialino tradusse praestal dicere; come se Strabene soggiungesse qui le opinioni sue p roprie, e non invece quelle d’ Ipparco,.

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LIBRO SECONDO '

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c h e la lin ea c o n d o tta d a T a p s a c o all’ E g itto costituisce la lu n g h e z z a di q u e s ta q u a r ta S ezio ne^ il ch e t o m a lo ste sso co m e a d ire c h e la d iag on ale di u u paralleto gram * ' m o c o rris p o n d e alla su a lu n g h e zz a. P e ro c c h é n o u is ta n n o so tto o n m e d esim o p iirallelo T a p s a c o e la sp iag gia m a rittim a d elP E g i t t o , m a sib b e n e so tto p a ra lle li m o lto d ista n ti fra lo ro ; fra ’ qnali rie sc e o b liq u a e q uasi d ia ­ g o n a le la linea c o n d o tta d a T a p s a c o alP E g ittp . M a n o u è poi rag io n e v o le c h e I p p a r c o si m arav ig li d ell’ av ere E ra to s te n b o sa to a f f e r m a r e , c h e d a F elu sio a T a p s a c o v’ h a sei m ila s ta d ii, m e p tr e ve n ’ h a p iù c h e o tto m ila. P e i'o c c h é d o p o av er d im o s tra to co m e il p a ra lle lo di P elu sio è p iù m e rid io n a le c h e q u ello di B a b ilo n ia q u a n to è lo spazio d i d u em ila e cinquecent<r stadii ^ e suppo* n e n d o c h e n e ll’ o p in io n e di E ra to s te n e il p ara lle lo di T a p s a c o sia b e n q u a ttro m ila e o tto c e n to stad ii p iù s e tte n trio n a le c h « q u ello di B nbilonla , n e ris u lta n o p iù ' c h e o tto m ila ( i). M a co m e m ai, io d o m a n d o , p u ò d im o ­ s tr a r s i che se c o n d o E r a to s t e n e la d ista n z a d el p ara lle lo (i) La lezione ordinaria h sette mila il Casaubono notò che anticameate leggevasi otto mita. Gli Editori francesi ( ed il Coray ) hanno restituita b lezione antica non solo' coll’ autorità di qualche bel manoscritto, ina anche sul seguente raziocinio. Ipparco assegnava settemila e centonovantacinque stadii a quella porzione del roeridiauo di Tapsaco eh’ c conipresn fra questa città ed il meridiano di Pelusio, e cinque mila ne con^ lava dalla intersecazione di queste linee fino a Pelusio. Quindi egli dovette conchiudere al certo , che la distanza da questa città a Tapsaco in linea retta è di ottonìiln e settecento sessantadue stadii. (G.)

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DELLA G E 0 G « A F U 9 1 8TRABONE

d i B ab ilon ia d a q u e llo d i T a p s a c o sia d i q u a ttro m ila e o tto c e n to s ta d ii? B e n d ic e E ra to s te o e c h e ta n to v’ h a da T apsaco a B a b ilo n i a , m a c h e a ltr e tta n to p o i vi avesse fra i p a ra lle li d ell’ u n a e dell’ a ltr a c ittà n o n lo disse. P e r o c c h é egli n o n so stien e c h e T a p s a c o e B abi­ lo n ia si^ n o so tto u n m e d esim o p a ra lle lo \ m a in v e ce I p p a r c o stesso d im o s tra c h e , se c o n d o E r a to s te n e , B a­ b ilo n ia è p iù o rie n ta le d i T a p s a c o lo sp a z io d i o ltre d u e m ila sta d ii. £ n o i ab b iam g ià rife rite le esp re ssio n i p ro p rie d i E r a t o s t e n e , n e lle q u ali asserisc e c h e il T ig r i e r E u fr a te c irc o n d a n o la M e so p o ta m ia e la B a b ilo n ia , in m o d o p e r ò c h e la m a g g io r p a r te d e lla p e riferìa é f o rm a ta d a ll’ E u fr a te : p e ro c c h é d a l s e tte n trio n e s c o rr e a l m e z z o g io r n o , p o i si c o n v e rte a ll’ o rie n te , p o sc ia di n u o v o al m e ze o g io rn o . O r a la via e h ’ e i fa d a s e tte n ­ tr io n e a m e zz o g io rn o è u n a sp e c ie d i m e rid ia n o ^ m a q u e l suo c o n v e rtirsi alle p a r ti o r ie n ta li jed alla B a b ilo n ia è u n a d ev iaz io n e d a l m e r id ia n o , la q u a le n o n d e t to e h ’ esso p rin c ip a lm e n te c o n trib u isc e . D isse p o i e h ’ è di q u a ttr o m ila e o tto c e n to sta d ii la via d a T a p s a c o a B ab ilon ia lungo VEufrate ; e q u e s to egli so g g iu n g e p e r in dizio c h e n o n si d e b b a pigliar q u e l la v ia n è co m e u n a r e tt a , n è c o m e m isu ra d ella di­ s ta n z a fra i d u e p a ra lle li. Q u a n d o p o i q u e s to n o n sia c o n s e n ti to , d iv ien e in su ssiste n te a n c h e il c re d e r e d i p o ­ t e r d im o s tra re eo m e u n a c o n s e g u e n z a , c h e c o s titu e n d o u n tria n g o lo r e tta n g o lo fra P e lu s io , T a p s a c o e il p u n to in cui si ta g lia n o il p a ra lle lo d i T a p s a c o e il m e rid ia n o è poi in lin e a r e tt a a m o tiv o di q u ella p e riferia a cu i già si è

LtBBO > B G 0 in>0

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d i P e l a s i o ^ i ) , u n o d e i Iati n ito rn o all’ an g o lo r e t t o , e p r o p ria m e n te q n ello n ella d irez io n e d el m e rid ia n o s a re b ­ b e m ag giore di q u ello c h e ste n d esi o p p o sto a ll' ang olo r e t t o (P ipo tenu sa) da-TapsacOh a P ela sio . C osi riesc e ia so ssiste n te a n c h e q u ello c h e I p p a r c o soggiunge, d e d o tto d a u n a p ro p o siz io n e n o n r ic e v u ta : p e r o c c h é n o n si h a p e r v ero c h e la d ista n z a d a l m e rid ia n o d i Babilo> n ia a q u ello d e lle P o r te c a sp ie sia d i q u a ttr o m ila e o tto c e n to sta d ii (x) i. e g ià f u d im o s tra to d a n o i c o i^ ^ I p p a r c o p o n g a q u e s ta m is u ra d e d u c e n d o la d a p r in cip ii e h ' E ra to s te n e n o n a p p ro v a . M a p e r dim o stra* c h e E ra to s te n e in s e g n a , Ip> r e c h e n o n sussiste c iò

p a r c o su p p o n e c h e d a B a ln lo n ia alla lin e a c o n d o t ta ( c o m e E r a to s te n e d i c e ) dalle P o r te c a sp ie ai con fin i d e lla C a rm a n ia v’u b b ia n o p iù d i n ove m ila « tadii ( 3 ). O r a q u e s to n o n dovevasi d ire c q n t r o E r a t o s t e n e , m a sih> b e n e c o s i (4) • Q u a n d o . » voigliono determ ùfiare ( co*.

<i) Osserva il Goasdlin clie il testo debb’cswre qui errato e nianchevole, non potendosi comprendere come si parli qui del parallelo di Tapsàco e del meridiano di Pelusio , mentre do­ vrebbero avervi laogo soltanto il «meridiano di Tapsaco e il punto in cui esso taglia il parallelo di Pelusio,; nè si ved« come sia vero, che ano dei lati intorno all’ angolo retto dovrebbe es­ sere più lungo dell’ ipotenusa. ' (3 ) O più esattamente di quattromila e settecento $attv^la> . (3) .Leggasi novemila e duecento. (4) Gli Editori francesi dic;hiarano che non presentando qui il testo una lezione sempre sicura, non è presumibile di co­ gliere sempre nel seg^o. Gioverà trascrivere qui il commento eh’ essi aggiungono à, ^ltlo. questo passo. Eratostene per indicare la grandezza e la ^gura delle sue varie Spioni» ma in modo

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DELLA GEOGRAFIA D I STRABONE

m u n q u e in m o d o g en e rale ) g ran d e zz e e f ig u r e , b i­ so gn a p rò p o rsi u n a n o rm a ; la q u a le poi q u a lc h e volta p i ù , q u alch e vo lta m e n o si d e b b e osserv are. O ra , d o p o av er d e tto ch e P am p iezza di quelle! m o u ta g n e c h e si d iste n d o n o verso il lev ante eq u in o ziale è di tr e m ila sta­ di!, e così a n c h e q u ella del marie (ìho alle C o lo n n e d ’È rc o ­ le, E ra to s te n e v o rre b b e c o n s id e ra re co m e u n a l iii e a so la d iverse lin ee c o n d ó tte n ella la rg h e z z a di q u e s to s[iaz!oy m a q u esto p o tr e b b ’essergli asse n tito q u a lo ra 's i tra tta s s e delle lin ee p a ra lle le a q u e s to sp azio m e d esim o , p iu tto sto c h è r is p e tto a queHe o n d ’ esìso è intersecato-V e fra q u è s t’u l t i m e , risp e tto a qu elle c h e Io ta g lia n o d e n t r o , p iu tto s to ch e a q u elle o n d ’ è ta g lia to al di fuori ; r i­ s p e tto a q u elle ch e p é r la lo ro b re v ità n o n esco no dello sp àzio , p iu tto s to c h è a q u elle a ltre l e q u ali n ’e sco n o 5 in ­ so m m a r is p e tto a lin ee di q u a lc h e estensione^ p iu tto sto ­ ch è q u a n d o si t r a t ti d i lin èe iassai’brèy i^ p e r c h è aHora p iù fac ilm e n te rim a n e n a s c o sta la d isu g u a g lia n za delle lu n g h e zz è e la dissim ih'tudine delle figure. Q u a lo r a , p e r ca g io n e d i esem pio , b e l d e te rm in a re

generate e sommario, potè pigliare sopra nn’ estensione assai grande i termini dei quali si valse. Nondimeno, al dir di Stra­ b en e, ebbe il torto quando per determinar là 7/iwgAessa di al­ cune dì queste Sezioni si valse di linee oblique ed anche inter­ rotte , che nella loro direzione si allontanavano troppo da quella del gran dìaffamuia di cui ha parlato si spesso. Afl&ncliè queste linée potessero pigliarsi come /ung-Aezze delle Sezióni' sarebbe sialo mestieri che si fossero alm eno‘pottttè credere qaàsi paral­ lele con quel medesiinò diaframma quàle Eratostene delertriinò la /(/ngAtfizit 3i'tutta la terrà ’ abita'ta'. *'

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Pampiezza di tutto i) T auro e del m are fiik) alle Còlonne si pongano tre mila stadi!, ptiò ÌR t^d érsi ancora che luogo sia UQ parallelogram m o, il quale comprendti. dentro di sé tu tto quel monte e ttìito^l m are già detto: ma quando se ne divida la lunghezza io pià parallèlo^ grammi, e si pigli prima la diagonale di tutto lo spaiio, poi delle varie sue pdrti (i), non v’ha dùbbio che la dla-< gonale di tutto il parallelogrammo potrà'Stimarsi pavtft» lela ed uguale al Iato della lunghezza, più comportabil­ m ente che la diagonale dei pàrallèlogrammì m inorh-E quanto più saran piccoli 1 pàrallelo'grammi presi dentro al tutto, tanto più questo si troverà vero. Perocché 1’ obliquità rfella diagonale e la sua difformità dalla li­ nea della lunghezza si scorgono menò nelle grandi fi< * g a r e ; sicché in queste non sarebbe vergogna il dire che la diagonale ne costituisce la lunghezza; Qualora' poi tu inclini la diagonale per modo eh’ essa vada a ca­ dere fuor di amendue od almeno fuo^ d ' unp dei l a t i , non ha piti luogo quello che abbiamo detto (a) ^ e perciò io dissi che a disegnare grandezze è figure , co­ munque si faccia d’ uu modo generale , è necessario prestabilirsi uba norma. Così qualora dalle P orte caspie, si condneà da prinia uUa linea che attravevsi le m ontai gne e c h e , seguitando sempre un medesirato parallelo, vada fino alle Colonne d’Ercolej poi se ne conduca una

(i) Cioè la diagonale dei parallelogrammi minori risultanti da queste divisioni. Il lesto poi usa la VoSfe diametro (3 ) Cioè, non può pili rappresentar la lunghezza del ptarallelogrammo.

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DELL/^ G E O C IU F U D I ST R lB O N S

s e c o n d a la q a a le in c o a ta n e n te d ec lin i d alle m o n ta g n e fin s o p ra T a p s a c o ^ e fin alm en te u n a te rz a ta n to estesa c h e .da T a p s a c o «rrivi d e c lin a n d o fino all’ E g itto : se all’ u l­ tim o si assum esse la lu n g h e z z a di q u e s te d u e lin e e p re s e insiem e com e m isu ra d ella lu n g h e z z a di q u e s ta p o rz io n e d ella T e r r a a b i t a t a , sa re b b e lo stesso co m e m isu ra re colla d ia g o n ale la lu n g h e zz a d i u n o d i q u ei p a ra lle lo g ram m i p a rtic o la ri c h e ab b ia m o a c c e n n a ti p o c ’an zi ( i) . Q u a lo r a p o i q u e s ta lin e a n o n fosse d ia g o n ale , m a r o t t a , ta n to p iù e r r e r e b b e chi se n e valesse al fine p re d e tto ^ e r o t t a a p p u n to è la lin ea c o n d o tta delle P o r te ca sp ie p e r T a p s a c o in sin o al N ilo. Q u e s to è ciò ch e p u ò d irsi c o n tr o E ra to s te n e . C o n ­ tr o I p p a r c o p o i p u ò , d irsi a n c h e q u e s to , c h e , d o p o av ere e s p o s t a l a c e n su ra delle cose d e tte d a E ra to s te n e , a v re b ­ b e d o v u to p r p p o r r e a n c h e q u a lc h e rettifica zio n e degli (i) Tutto questo passaggio è oscurissitAo. Noi crediamo che si riferisca alla maniera eoa cui Eratostene avea rappresentato la figura e le dimensioni della sua quarta Sezione, ma Strabope ci ha tramandate in questo proposito soltanto alcune nozioni assai imperfette. Tutto ciò che può arguirsi da quello che h« detto e da quello che sta per dire si è : L* Che l’Arabia era compresa in questa quarta Sezione : II.° Ch’ Eratostene aveva m isurau la lunghezza di questa medesima Sezione sopra una linea condotta da Tapsaco a Pelusio, od anche fino alla bocca del Nilo a Canopo : Ili.*’ Ch’ Eratostene stesso avea creduta di seimila stadi! la distanza da Tapsaco a Pelusio; I V C h e Stra­ bono lo censurava per avere assegnata come misura della lun­ ghezza di quella Sezione una linea, la quale non poteva per nessun modo considerarsi come quasi parallela a quella su cui avea misurata la lunghezza della Terra abitata. (Ed. frane.)

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e r r o r i di l a i , co m e n o i facciam o : m a eglj in v ece , se p u n to a q u e s to p en sò , c o m a n d a c b e ci d o b b ia m r ip o r ­ ta r e alle c a r te a n t i c h e , le q u ali assai p iù ch e q u ella d i E r a to s t e n e h a n n o bisó g n o di essere rettificate. L 'a r g o m e n t o p o i c b e I p p a r c o so gg iu ng e h a Io ste sso d ife tto ; p e ro c c h é p ig lia p e r fo n d a m e n to u n a p ro p o si­ z io n e d e d o tta d a d a ti n o n co n s e n titi e d a noi già r i­ p r o v a ta , cioè cb e n o n ec c e d a la m isu ra d i m ille stadi! q u e llo sp azio o n d e B abilo nia è p iù o rie n ta le di T a p s a c o . P e r o c c h é q u a n d o b e n e d ai calcoli d i E ra to s te n e risu lta sse c h e B a b ilo n ia fosse p e r d u em ila e q u a ttr o c e n to stadii piti o rie n ta le d i T a p s a c o ( g iacché la via p iù b re v e d a T a p s a c o al lu o g o dove A lessan d ro p assò il T ig r i é d i sta d ii d u e m ila e q u a t t r o c e n t o , e il T ig r i e V E u frate d o p o avere c irc o n d a ta la M e so p o ta m ia d i­ sc o rr o n o v erso P o r ie n te , p o sc ia rito rc o n s i a m ezzo gior­ n o , avv icinan do si l’ u n o all’ a ltro e tu t ti e d u e a B a­ b i l o n i a ) n o n p e r q u e s to vi sa re b b e p u n to di a s su rd ità n e l su o r a g io n a m e n to . C o s ì v a e r r a to I p p a r c o a n c h e n e l raz io cin io c h e sog­ g iu n g e su b ito d o p o ; n el q u ale v o rre b b e p ro v a re c h e la s tr a d a d à T a p s a c o alle P o r te c a sp ie , a cu i E ra to s te n e a s se g n ò d ieci m ila s t a d i i , v iene d a lu i a n n u n c ia ta sic­ c o m e d i r i t t a , c o m u n q u e n o n l’a b b ia p o i m is u ra ta so­ p r a u n a lin ea r e t t a , p e rc h é q u e sta é m o lto p iù breve. II m o d o c o n cui I p p a r c o ra g io n a è il se g u en te . D ice « che a n c h e se c o n d o E r a to s te n e è u n o stesso m e rid ia n o quello c h e p a s sa p e r la b o c c a G a n o p ic a e q u ello d elle G ian e e, e d è d is ta n te d a qu ello d i T a p s a c o seim ila e tr e c e n to sta d ii: e le C ia n e e so n o d ista n ti seim ila e seicen to sta d ii

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DELLA GEOGBAFIA D I STRABONE

d a qu el m o n te C a sp io e h ’ è presso alla gola (i) c h e in e tte d alla C o lch id e al m a r C aspio ^ sicch é , to lti tr e c a u to s ta d ii, la d ista n z a dal m e rid ia n o d elle C ian e e a q ae llo di T a p s a c o , o d a quello d el m o n te C a sp io è la stessa ^ e in q u a lc h e m o d o si tro v a n o so tto u n o stesso m e rid ia n o T a p s a c o e il m o n te p r e d e tto (a). I n c o n se­ gu en z a d i ciò le P o r te casp ie d e b b o n o essere u g u al­ m e n te d ista n ti e d a T a p s a c o e d a l m o n te C a sp io pre« d e t t o ; n o n p e rò a dieci m ila sta d ii d a e n tra m b i co testi lu o g h i , co m e E ra to s te n e afferm a di T a p s a c o , b en sì a d u n a d ista n z a m o lto m in o re . 11 p e rc h è poi in li­ n e a r e tta la d ista n z a d a T a p sa c tì alle P o r te casp ie è m o lto m in o re di. d ieci m ila stadii ; i q u a li n o n possono, co n ta rsi se n o n m isu ra n d o li s o p ra u n a lin ea obliqua. » — M a c o n tro I p p a r c o n o i d ic iam o : C h e E ra to s te n e p a rla di lin ea r e tt a all’ in g r o s s o , co m e è p r o p rio della geo g ra fia , e cosi a n c h e del m e rid ia n o e d elle lin ee co n ­ d o tte verso il le v a n te m e rid io n ale ( 3 ) ; m a I p p a r c o esa­ m in a c o n rig o r geom eti'ico tu tto ciò c h ’ egli d i c e , co m e se si tra tta s s e di linee d e te rm in a te a d u n a a d u n a co n m a te m a tic i is tro m e n ti : m e u tre p o i I p p a r c o stesso nello stab ilire le p e rp e n d ic o la ri e le p ara lle le n o n h a osser( 1) Pare che Strabone iodicbi sotlo questo notne la valle di. Kur o deir antico Cjrrus nella Giorgia. Il monte C a^io dee corrispondere alle alte montagne della Giorgia dove si dividono le acque, e da un lato vanno a cadere nel mar N ero, dall’ altro D e l mar Caspio. (G.) , (a) Il monte Caspio è invece molto più orientale del meri-’ diano di Tapsaco. (3) Le parallele.

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v aia se m p re la g eo m etric a e s a tt e z z a , m a si valse p a ­ r e c c h ie volte della sem plice c o n g e ttu ra . Q u e s to d u n q u e è u n o degli e rro ri d 'I p p a r c o . U n se c o n d o si è , c h ’egli n o n c o n serv a le d ista n z e sta b ilite d a E r a t o s t e n e , n è s o p r a q u elle po i fo n d a le sue co n fu ta zio n i ; m a se le fing e d a sè a suo g rad o . P e r ò in n a n z i t u t t o , d ic e n d o E r a to s te n e c h e d all’ im b o c c a tu ra d el B osforo T ra c io sin o al F a s i v’ h a n n o o tto m ila s t a d i i , poi d al F a s i alle D io sc u rie sei c e n to , e d a q u e s te al C asp io il viaggio di c in q u e g io rn i ( il q u a le se c o n d o lo stesso I p p a r c o si c o n g e ttu r a c h e c o rrisp o n d a a m ille sta d ii ) , la so m m a to ta le d a E r a to s te n e a s se g n a ta è d i no vem ila e se ic e n to sta d ii. M a I p p a r c o n e s o ttra e u n a p a r te e d ic e : « D alle C ia n e e al F a s i v’ h a c in q u e m ila e se ic e n to s t a d i i , e di quivi al C aspio a ltri m ille : » sic ch é n o n è già s e c o n d o E ra to s te n e c h e il C asp io e T a p s a c o si tro v e re b b e ro s o tto u n o stesso m e rid ia n o , m a p iu tto s to se c o n d o Ip« p a rc o . M a sia p u r q u e s ta l’ o p in ió n e a n c h e di E rato ste* n e : co m e m ai ne p o tre b b e p e r a ltr o co n se g u ita re c h e la d ista n z a dal C aspio alle P o r te c a s p i e , e d a T a p s a c o a q u e s to m e d esim o p u n t o , siano eguali ( i ) ? N e l se co n d o lib ro I p p a r c o , d o p o av e re rip ig lia to il d isc o rso in to rn o alle m o n ta g n e d el T a u r o , d elle q u ali n o i abb iam o g ià b a ste v o lm e n te p a r l a t o , tra p a ssa alle p a r ti se tte n trio n a li della T e r r a a b ita ta : poi e s p o n e le cose d e tte d a E ra to s te n e in to rn o ai luo g h i vicini al

(i) Il meridiano del monte Caspio è 2 6 a 5 stadii più vicino, che quello di Tdpsaco alle Porle caspie. (G.)

Ip a

B E L L I G E O G R A m D I STRABOIIE

P o n to (r): c io è , cbe il s e tte a tr io n e p r e s e a ta ti^e g r a n d i p r o m o n to r ii 5 u n o d ei q u ali è qu ello s u c u i s ta il P e lo ­ p o n n e s o ; l’ a ltro è r Ita lic o ; il te r z o è il L ig u stico (a) ; e tu tti e tr e in siem e a b b ra c c ia n o il golfo A d ria tic o e d il T ir re n o . I p p a r c o p o i d o p o av ere co sì i n g e n e ra le esp o sto ciò ch e d ic e E r a t o s t e n e , fa p ro v a di c e n s u ra rle t u t te ad u n a a d u n a , m a se m p re c o n a rg o m e n ti d e s u n ti d a lia g e o m e tria p iu tto sto ch e dalla geografìa. M a vi so n o c o ta n ti e rr o ri n ella m o ltitu d in e d elle co s e d e t te d a E r a to s te n e e d a T im o s te n e ( lo sc ritto re d ei P o r t i , cu i E ra to s te n e lo d a so p ra gli altri, se b b en e c o n tra d d ic a p o i a sè stesso p e rc h è si a llo n ta n a m o lte volte dalle o p i­ n io n i di lui) c h 'io n o n c re d o o p p o r tu n o l’in tra tte n e r m i a c o n f u ta re n è q u e ’ d u e sc ritto ri si traviati dal v e r o , n è Ip p a r c o . Il q u a le in p a r te h a om esso p a re c c h i e rr o ri d i E r a to s te n e e di T i m o s t e n e , altri n o n h a r e tt if i c a ti, e so lo li c e u su ró co m e asserzio n i false è c o n tra d d ic e n ti. P o tre b b e forse q u a lc u n o c e n s u r a r e E r a to s te n e p e rc h è d ic e ch e tr e so n o i p ro m o n to rii d ell’ E u r o p a , e p o n e fra questi qu ello del P e lo p o n n e so , m e n tr ’ esso in v ece si c o m p o n e di p a re c c h ie p a rti. P e ro c c h é a n c h e il S u nio ( 3 ) (i) Cosi il testo : ìrtfì rS t rot riirvt. Ma gli Editori francesi noa esitarono a tradurre : intorno ai paesi si­ tuati all’ occidente del Ponto Bussino , perchè bel vero Eratostene parla soltanto di questi. {t) 11 primo di questi promontorii comprendeva tutta la Gre­ c ia , l’ altro l’Italia, il terzo la Spagna; ed Eratostene lochiamo Ligustico, perchè i Liguri, essendosi impadroniti di una porzione delle spiagge di Gallia e di Spagna, aveano dato il proprio nome a quella parte del Mediterraneo che la bagna. (3) Capo Colonna.

LIBRO SECONDO

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si sp in g e in m a re al p a ri d ella L a c o n ia , e d è p o c o m e n o m e rid io n a le d el c a p o M a leo ( i ) , e fa u n se n o n o n d isp reg ev o le (a). C o si a n c h e il G h e rso n e s o d i T r a c i a ( 3) a b b ra c c ia in siem e col S a n io il golfo M e l a s , e gli altri golfi d i M a c e d o n ia c h e v en g o n o ap p re sso . M a v o le n d o a n c h e p a s sa re so tto silen zio c o te sto e r r o r e , le d ista n z e d e te r m in a te qu asi tu t te c o n m a n ifesta in e sa tte z z a a c c u ­ s a n o u n ’ eccessiva ig n o ra n z a d ei lu ò g h i , l a q u a le n o n h a b iso g n o di g eo m etric h e d im o s tr a z io n i, m a è m a n i­ fe sta e a tte s ta ta d alle cose stesse. C o m e a d ir e c h e m e n ­ t r e il tr a n s itò d a E pidainU ò (4 ) a l golfo T e r m a ic o è d i piÀ ch e d u e m ila s ta d i! , egli lo fa d i soli se ic e n to : co sì d a A lessan d ria a C a rta g in e c o n tò p iù c h e tr e d ic i m ila sta d ii {5 ) m e n tre n o n ve n ’ h a p iù ch é ^ n o v e m i l a ; g ia c c h é , se c o n d o E ra to s te n e s te s s o , C a ria e R o d i so n o s o tto u n m ed esim o p a ra lle lo c o n A lessan d ria , e l o s tr e tto d i S icilia è so tto q u e l d i C a rta g in e \ e tu tti p o i s’ a c c o rd a n o a d ire c h e la n av ig azio n e d a lla C a r ia allo S t r e t t o n o n è di p iù c h e n ò v e m ila stad ii. E se n z a d u b (i) Capo Malia o Sant’ Angelo. (pi) Slrabone accenna qui il golfo Saronico ora d’Eogia. Avreb- . be potato citare anche il golfo Argolico o di, Napoli eh’ è pure fra il Maleo ed il Sdnio. (G.) (3) La penisola di Gallipoli lungo lo stretto dei Dardanelli. Il golfo Melas o Nero è il golfo di Saros. (G.) (4) Epidamno è Durano sulle coste dell’ Albania - Il gcJfo Termaico dicesi ora di Saloniki. (5) Cioè tredicimila e cinquecento. Le misure poi che Strabone stesso viene indicando fanno ascendere la distanza fr» Alessandria e Cartagine a diecimila e cento sladii, awichè a soli nove mila. (G.)

STtjtoitE, iom. IL

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| q

4

d e llà g e o g ra fia d i s tra b o n e

b i o , se si tr a tta s s e di p ae si lo n ta n i p o tr e b b ’essere c o n ­ c e d u to d i co n s id e ra re c o m e u n m e rid ia n o solo d u e m e­ r id ia n i c h e n o n fossero tr a lo ro d isc o sti se n o n q u a n to C a rta g in e è re a lm e n te p iù o c c id e n ta le c h e lo s tr e tto d i S icilia : m a q u i E r a to s te n e s’in g a n n a m a n ife sta m e n te n e llo spazio d i tr e m ila stadii ( i). E g li p o i av e n d o p o s ta 'so tto lo stesso m e rid ia n o di C a rta g in e a n c h e R o m a c h e n ' è ta n to p iù o c c id e n ta le {•»), n o n lascia p iù n u lla d a ag g iu n g ere all’ eccessiva sua ig n o ra n z a d i q u e ’ lu o g h i e d e g li a ltri c h e v en g o n o a p p re sso verso il p o n e n te fino allo s tr e tto . A d I p p a r c o p e r ò il q u ale n o n to lse a sc ri­ v e re u n a G eo grafia, m a solo a d esa m in a re le cose d e tte d a E r a to s te n e n e l su o lib ro , co nv eniva ferm arsi a c e n ­ s u r a r n e ogni p a r te c h e d i c e n s u ra fosse c a p a c e ; m a n o i a b b ia m o c r e d u to di d o v e rn e e s a m in a re le op in io n i s o lta n to i n q u e lle p a r ti d ove E r a t o s t e n e , c o m u n q u e c o m m e tta p a re c c h i e r r o r i , h a n o n d im e n o d e tto il vero: e n e ab b iam o rife rite le p a ro le sue p r o p r i e , ta lv o lta p e r m o s t r a r n e gli e r r o r i , ta l a ltr a in v ece p e r d ife n d e rlo c o n tro le ce n su re d ’ I p p a r c o , al q u a le n o n ab b iam o c r e d d to di d o v erla p e r d o n a r e , q u a n d o egli m u o v e qu al­ c h e c e n su ra fo n d a ta u n ic a m e n te sul d esid erio d i c riti­ c a r e . M a d o ve ci è se m b ra to e h ’ E ra to s te n e a g r a n p a r ­ ti lo s’ in g a n n i , e cThe I p p a r c o g iu s ta m e n te ne' lo rip re n -

{ì) Così dice il testo, ma notano gli Editori francesi che dee leggersi quattro mila. In tutto poi questo passaggio il testo è ' oscuro ed incerto. (a) Cosi il testo: SvTfttxur'tf»t ; tiiy si sa che Roma è invece più orientale di Cartagine.

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da, a b b ia m g iu d ic a to ch e a n o i dovesse b astai'e, p e r r e tt i­
fic a rn e gli e r r o r i , lo e s p o rre n ella n o s tr a G eografia le co s e sicco m e esse so n o re a lm e n te . P e r o c c h é dove gli e r r o r i so n o c o n tin u i e d e v i d e n ti, gli è il m eglio n o n f a r ric o rd a n z a d i n essu n o , se n o n forse di r a d o ed in ge> nerale^ co m e n o i ci p ro p o n ia m o d i fare n elle singole p a r ti d e l n o stro lib ro . E d o ra b asti il d ire c h e T im o s te n e , E ra to s te o e e quelli ch e p re c e d e tte ro a n c h e a c o s to ro ig n o ra ­ r o n o al tu tto le cose d ’Ib e r ia e le c e lti c h e , e m o lto piili p o i q u elle di G e rm a n ia e di B r ita n n ia , e le g etich e ( i ) e le b a s ta rn ic h e . F u r o n o g ra n d e m e n te ig n o ra n ti a n c h e d e lle cose s p e tta n ti all’ I ta lia , all’ A d ria e d al P o n to B u s s i n o , e d alle a ltre p a rti se tte n trio n a li ch e quivi te n ­ g o n o d ie tro . M a forse a n c h e q u esto p o tre b b e p a r e r d e ­ sid erio d i c e n s u ra re . P e ro c c h é E ra to s te n e d ice c h e , r i­ s p e tto ai p ae si m o lto l o n t a n i , egli si- vale delle d ista n z e d a a ltri a s s e g n a te , n é p u n to si c u r a d i a v v a lo ra rle , m a le riferisce co m e le tro v a , c o n ag g iu n g ere q u a lc h e vo lta se la stra d a s’ ac c o sta o n o alla lin ea r e tta . Q u a n d o per« t a n to tr a tta s i di d istan z e c h e n o n si p o sso n o m isu ra re se n o n p e r via *di c o n f r o n t o , e r is p e tto alle q u ali n o n v a n n o d ’ a c c o rd o gli a u t o r i , n o n vuoisi asso g g ettare a d u n rig o ro so esam e ciò e h ’ E r a to s te n e d i c e , co m e fa I p p a r c o sia n ei luo g h i già c ita ti, sia d ove E r a to s te n e p o n e l a d ista n z a fra l’I rc a n ia e la B a t t n a n a , e d i lu o g h i si-

(i) I Geli occupavano la parte orientale della Moldavia e dell» Bessarabia fra il Danubio ed il Dniester, detto altre volte Tyras o Danaster. I Bastami abitavano la parte settentrionale della Moldavia ed una parzioue dell’ Ucrania. (G^

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DELLA GEOGRAFIA D I STRABOHE

tu a ti p iù o l t r e , o q u ella e h ’ è d a lla C o lc h id e al m a r e I rc a n o . P e ro c c h é n o n è rag io n ev o le il g iu d ic a rlo c o n u g u a l rig o re q u a n d o si tr a t t a d i Inoghi siffatti e q u a n d o descrive paesi p o sti n e l se n o d el n o s tr o c o n tin e n te ( i ) : e d a n c h e r is p e tto a q u e s ti, siccom e dissi, sa re b b e s ta to co n v e n ie n te e h ’ egli n e avesse p a r la to co m e g e o g r a f o , an z i ch e colle n o rm e d ella g eo m etria . I p p a r c o a d u n q u e , d o p o av e re n o ta to in su l fine d e l se c o n d o lib ro delle Q scervazio ni s c ritte d a lu i in to r n o a lla G e o ^ a f i a d i E r a to s te n e alc u n e co se r is g u a r d a n ti l ’ E t i o p i a , d ic e p o i n el t e r z o , c h e la m ag g io r p a r t e d e lle su e co n sid eraz io n i s a ra n n o m a te m a ti c h e , m a i a q u a lc h e p a r te po i a n c h e geografiche. G o n tu tto c iò mi p a r e ch e n o n le a b b ia p o i fa tte p u n to n é p o c o geogra* fiche, m a sì p iu tto s to c h e sien o m a te m a tic h e al tu t to (a)^ di c h e E ra to s te n e stesso gli d ie d e m otivo. P e r o c c h é d t (i) Sebbene il testo dica in generale rS t »»lit t»» n rtfS lir, i luoghi situati,nella terra continentale, è ragionevole l’ inter­ pretazione adottata dagli Editori francesi. Perche trovandosi nel continente ancbe l’ Ircania 6 quegli altri luoghi rispetto ai quali Strabooe dice che gli errori si possono perdonare , è ben natu­ rale che alludesse solo alle parti del conthienle più conosciute dai Greci quando volle indicare quei luoghi dqve non i perdo­ nabile 1’ avere errato. (a) Osserva il Gossellin cbe Strabone, eorae colui che poco seppe di geometria e d'astronomia, non conobbe abbastanza l’as­ soluta necessità di adoperare queste scienze al perfezionamento della geografia. Di questo { egli aggiunge ) avremo occasione di persuaderci fin trofeo nel progresso del libro, vedendo la pochis­ sima cura eh’ ei pone nel trascrivere gli esatti risultamenti delle osservazioni e dei calcoli de’ suoi precessori.

L lSnO SECOITDO

fre q u e n te esce a p a rla re d i cose s p e tta n ti alla sc ien z a p iu tto s to c h è alla sto ria ch 'eg li s ’ e r a p ro p o s i» ^ e v e n u to a ta l p u n to , r e c a in m ezzo rag io n i n o n a c c u ra te m a in ­ c o n c lu d e n ti ^ e co sì egli in c e r to m o d o è m a te m a tic o n e lle cose d i g e o g r a fia , e geografo in qu elle d i m a te ­ m a tic a , d a n d o so tto a m e n d u e gli a s p e tti an sa a c o lo ro c h e vo glio no c o n tra d d irlo . P e r ù in q u esto ( te r z o ) lib ro egli e T im o s te n e sog giaccio no a giuste ce n su re ; sic ch é a n o i n o n rim a n e d a ag g iu n g ere v e ru n ’ a ltr a considera* zio n e , m a c i d e b b o n o b a s ta r e q u e lle r e c a le in m ezzo d a I p p a rc o . C A P O IL

Esame del sistema geografico <£ Posidonio — Suo ffudizio rispetto aUe cinque zone in cui Parmenide ed Aristotele dividevano la. terra — Come Posidonio stesso dividesse la terra in zone — D i­ visione in sei zone proposta da Polibio — Giudizio di Spvbone sopra questi diversi sistemi — E gli preferisce la divisione ordinaria in cinque ,zone — Relazione del viaggio marittimo d" Eudosso intorno alla L iiia , riferita e creduta veridica da Posidonio —• Os­ servazioni d i Strabene intorno a questa relazione — Opinione d i Posidonio sopra alcune altre questioni geografiche.

V e d ia m o o r a a n c h e qu ello c h e d ic e P o sid o n io n e lla su a o p e r a in to r n o all' O c e a n o ; n ella q u a le si tro v a n o m o lte co se s p e tta n ti a g e o g r a fia , p a r te tr a tta te d a g eo ­ g ra fo , e p a r te in m o d o assai p iù co n v e n ie n te a materna* tico. N o n sa rà d u n q u e in o p p o r tu n o l’ esa m in a re a n c h e e c c e d e n d o p e r a ltr o u n a a lc u n e delle cose d e tte d a l u i , sia in q u e s to lu o g o sia n e l p ro g re sso del l i b r o , n o n c e r ta m isu ra.

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DELLA 6 E 0 G H A F I1 D I STRABONE

È p e r ta n to u n a delle cose sp e tta n ti p ro p ria m e n te a g e o g ra 6 a P av ere su p p o sta sferica la te rr a d ei p ari c t e l’u n iv e rs o , e l'a v e re am m esse q u elle a ltr e co se le q u ali c o n se g u ita n o a siffatta ip o te si, c o r n e a d ire c b e la t e r r a è divisa in cin q u e zo n e . D ic e poi P o sid o n io c h e il p ri­ m o a in tro d u r re q u e s ta divisione d ella te r r a in cin q u e z o n e fu P a rm e n id e ; m a e h ’ egli ste n d e al d o p p io del v e ro la larg h e zz a d ella z o n a to r rid a situ a la fra i tro p ic i, sicch é allarg h e re b b esi al di là di questi d u e ce rch j so p ra le z o n e te m p e r a te : c h e se c o n d o A r is to te le , la z o n a to r r id a c o m p re n d e s o lta n to ciò ch e si tro v a fra i d u e t r o p i c i , e le d u e zo n e te m p e r a te c o n te n g o n o tu tto ciò c h e si tro v a f r a i tro p ic i ed i ce rch j artic i (i). M a Posi* d o n io c o n tra d d ic e a tu tte e d u e q u e ste divisioni, e con r a ­ g io n e : p e r o c c h é to r rid a dicesi q u ella z o n a la q u a le p e r so v e rc h io c a lo re n o n p u ò essere a b ita ta ; m a c h e delia z o n a p o sta fra i tro p ic i se n e p ossa a b ita re p iù della m e tà (2) n e so n o p ro v a quegli E tio p i 1 qu ali a b ita n o al d i so p ra d e ll’ E g itto . O lir e c h e 1’ am p iezza di q u esto spazio è divisa d a ll’ e q u a to r e in d u e p a rti uguali : e in u n a di q u e s te p a r ti si c o n ta n o dieci m ila sta d ii ( 3) d a (i) II Casaubono prima tulli propose di correggere il te­ sto evidentemente corrotto in questo periodo. Il Siebenlcees adot­ tando la correzione di quel filologo fece autorità agli Editori fran­ cesi per seguitarla anch’ essi. Io posso ora aggiungere anche la testimonianza gravissima del Coray. (a) Da quello cbe Stradone soggiunge poi apparisce cbe si dovrebbe leggere piuttosto quasi la metà. (Ed. frane.) (3) Dieci mila. Non v’h a dubbio che si dovrebbe leggere cin­ que mila. Strabone conla ra dall’ equatore , ai confini della terra

^R O

SXCONDO

igg

S ie n e ( lim ite d el tro p ic o d ’ e s ta te ) 6 n o a H e r o e ; p o i di qu ivi fino al p ara lle lo c h e s e rr e di co a fin e al Cina* m o m o fo ro , e dove co m in cia la z o n a to rrid a v e n ’h a tre* m ila : p o te n d o si m isu ra re tu tta c o te sta am p iez za d i s it o , d a c c h é vi si viaggia e p e r m a re e p e r te r r a . D alla m i­ s u ra p o i d ella te r r a fa tta d a E ra to s te n e a p p a risc e c h e t u t t o il r e s t o , voglio d ire fino a lP e q u a to r e , è u n o spa* zio di o tto m ila e o tto c e n to stadii. Q u e lla d ifferenza p e r ­ t a n to c h e v’ h a fra tred icim ila, e o tto m ila e o t t o c e n t o , q u e lla m ed esim a si tro v a fra l ’ interv allo c o m p re so d ai t r o p i c i , e r am piezza d ella z o n a to rrid a . E q u a lo ra fra l e p iù r e c e n ti m isu re si a d o tti q u ella c h e asseg n a la m in o r e am p iezza alla t e r r a , co m e a d ire q u e lla d i P o sid o n io c h e n e fa essere di c e n to o tta n ta m ila stadii la c ir c o n f e r e n z a , a p p a r irà se m p re c h e la z o n a to r r id a o c ­ abitabile s t 8 , 8 0 0 ; da questi confini a Heroe 3ooo ; da Meroe a Siene sotto il tropico 5ooo ; d’ onde risulta la somma di st. 1 6 , 8 0 0 , corrispondenti a a4 gradi, distanza che Strabone sup­ poneva fra l'equatore ed il tropico. Ora i 1 0 , 0 0 0 stkdii por­ terebbero questo cerchio a S i” 8 ' 34" verso l’ altezza di Ales­ sandria , e cosi tutto il sistema di Strabene andrebbe sossopra. Contuttociò il ragionamento di Strabone esigerebbe che si am­ mettessero i 1 0 , 0 0 0 stadii fra Siene e Meroe, a volere che più della metà dello spazio posto fra i tropici fosse abitabile. Ma es­ sendo impossibile affatto 1’ ammettere questo numero , bisogna dite o che Strabone si k stranamente ingannato in questo suo ragionamento , o che gli amanuensi lo hanno snaturato affatto ; e questa seconda congettura è più probabile dell’ altra, non solo perché non dubbiamo esser facili ad incolpare Strabone di un tanto erro re, ma sì anche perchè subito dopo , riferendo la mi­ sura di Posidonio, fa manifesta un’ opinione contraria. (G.)

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DELLA GEOGRAFIA D I STRABOITE

c u p a s o lta n to la m e tà , o p o c o p iù c h e la m e tà , dello spa* zio situ a to fra i tro p ic i^ n o a m ai p e r a ltro e h ’ essa Io eguagli. R isp e tto p o i a l sistem a di A ris to te le , P o sid o n io ag­ giunge ( i ) : < • S icco m e i c e rch j a rtic i n o n s o n o in t u t ti i c l i m i , n è so n o d a p e r tu t to gli s te s s i, co m e m a i si p o tr e b b e ro col m ezzo lo r o d e te r m in a re le z o n e to r r id e i .cui lim iti d e b b o n essere im m u tab ili 7 » M a se i cercb ) a rtic i n o n si tro v a n o in tu tti i c l i m i , ciò n o n fa p u n to c o n tra s to c o l sistem a di A risto te le ^ b a s ta n d o e h ’ essi su ssistano p e r c o lo ro c h e a b ita n o la z o n a te m p e r a ta (2): b e n s ì è u n a g iu sta osservazio ne , e h ’ essi n o n so n o d a p e r tu t to gli s te ssi, m a ca m b ia n o situazio ne. P o sid o n io p o i div id en d o a n c h ’ egli la te r r a in z o n e ,

t C h e c in q u e se n e d e b b o n o a n n o v e ra re p e r gio­ d ic e <
v a rse n e n ella sp ieg azion e d e i fen o m e n i celesti^ c c h e d i q u e s t e , d u e so n o perischie ( 3 ) , e si s te n d o n o dai

(i) Queste parole furono aggiunte dai Traduttori fràncesi, e sono quasi, necessarie a collegare ciò che l’ Autore ha detto con quello che sta per dire. (3 ) Giacché, s’ intende, noi non conosciaino altri popoli, fuor quelli situati in,questa zona - Non vi sono poi cerchj artici mobili per coloro che abitano sotto l’ equatore, nè per quelli che abitassero sotto i poli. (G.) (3) Perischi si dicono, da trtf) intorno e da c^U ombra, i po­ poli abitanti sotto le zone fredde, i quali veggono nel volger del giorno l’ombra dei loro corpi cadere da ogni lato intorno a s è , perchè il sole non tramonta appo loro per una certa parte dell’ anno. - Le zone eteroschie sono quelle nelle quali l’ ombra gitta sempre da un lato {iltftt, uno dei d u e ), e tali sono la

UBRO «ECOSSO

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poli Goo a c o lo ro ai q u ali i tro p ic i so n o in lu o g o d i cercbj artici : d u e so n o eteroschie, le q u ali si s te n d o n o di quivi fino a c o lo ro c h e a b ita n o so tto i tro p ic i : e la q u in ta è amfischia , s itu a ta fra m e zz o ai tro p ic i. M a r i ­ s p e tto ai fen o m en i te rr e s tri voglionsi agg iu ng ere d u e al­ t r e z o n e a n g u s tis s im e , p o ste fra i tro p ic i ch e le divi­ dono a tn e n d u e n e l m e z z o , e nelle q u a li o gn i a n n o p e r lo spazio d i c irc a u n m ezzo m ese il sole trov asi p e r ­ p e n d ic o la re a lla te s ta ( a ll o z e n it) . E q u e s te d u e z o n e h a n n o q u a lc o sa a lo r o p a r t i c o l a r e , p e r c h è so n o arid e e sa b h io n o se d ’ u n m o d o tu tto lo r p r o p r io , e n o n p r o ­ d u c o n o co sa a lc u n a , tr a n n e q u a lc h e p o c o d i silfio e d u n a s p e c ie d i fru m e n to a d u sto . P e ro c c h é n o n v’ h a n n o c o là i n t o r n o m o n t a g n e , d ove c o n c o r re n d o le n u b i si pos­ sa n o £ arm a re le p io g g e , n è so n o q u e ’luo g h i irrig a ti d a fium i. P e r ò vi n a s c o n o so lta n to an im ali villosi e c o r ­ n u ti , c o n tu m id e la b b ra e c o n la rg h e n a r i c i , c u rv a n ­ dosi p e r r eccessivo c a lo re le e s tre m ità d ' o g n i cosa. S o tto q u e ste z o n e p o i a b ita n o g l' Ittio fagi ( t) . C h e qu e-

zona seltentrìonale e la meridionale ; oella prima 1’ ombra nelr ora tlel mezzo giorno è volta a settentrione, nella seconda è volta 'al nord. L ’ amfischia h quella zona sotto la quale nell’ora predella l’ ombra è qualche volta diretta al sud, qualche volta al n o rd , secondochè il sole percorre i segni più meridionali o più settentrionali del zenit sotto cui stanno i popoli ivi abitanti. Due volte ogni anno poi essi hanno il sole perpendicolare. Que­ sti fenomeni non accadono se non nei paesi situati fra i due tropici. La larghezza di questa zona, secondo Posidonio , era di 48 gradi. (G.) (■) Coloro che vivono di pesci.

309

SE LL A GEOGRAFIA D I STBABONE

ste sian o q u a lità p ro p rie d i q u elle z o n e si fa m a n ifesto d a ll’ essere n elle c o n tra d e p iù m e rid io n ali l’ a ria p iù t e m p e r a t a , e la te r r a p iù fertile e p iù ab b o n d e v o le d ’ acqua. » P o lib io disting ue sei z o n e , d u e so g g ette agli arti* c i , d u e fra q u e sti e i t r o p i c i , d u e fra i tro p ic i e P e> q u a to re . A m e p o i se m b ra c h e l a divisione in cin q u e z o n e sia d a p re fe rire p e r ra g io n i d e d o tte d alla fisica n o n m e n o c h e d a lla geografia. D alla f is ic a , p e rc h è q u ella divisione ri­ s p o n d e ai feno m eni celesti e d a qu elli delP a tm o sfera ; ai p rim i d e te r m in a n d o il m eglio ch e sia p o ssib ile i lim iti fra ì p e risc h ii e gli a m fis c h ii, e q uelP a sso lu ta se p araz io n e d e ’ lu o g h i , p e r la q u a le P a sp e tto degli a s tri p rese n tasi in o p p o s ta c o n d iz io n e ; ai s e c o n d i , p e r c h è , essen d o t r e le m odificazioni m ag giori d elP atm o sfera r is p e tto al s o l e , e p iù in flu e n ti sugli a n i m a l i, sulle p ia n te e in* so m m a so p ra tu t te le c o s e , cio è il d i f e t t o , la mezza* n it à e P eccesso d e l c a l o r e , q u e s te tr e m od ificazio ni c o n c o r d a n o co lla divisione d ella te r r a a b ita ta in c in q u e z o n e ( i ) : p e ro c c h é quelle d u e z o n e fre d d e le q u ali a c ­ cu s a n o m a n c a n z a di c a l o r e , si r id u c o n o s o tto u n a stessa co n d iz io n e di clim a : le te m p e r a te si c o n s id e ra n o an* e h ’ esse so tto u n a m ed esim a m e z z a n ità : e P a ltra alr a ltr a c o n d iz io n e , cioè alP eccessivo c a l o r e , viene as< se g n a ta .

(■) A tutto questo passaggio il Casaubono soggiunge : Cum hoc ‘loco aqua omnino haereat, magnani habeòìmtts gratiam ei qui noi vetam leclionem docuerit.

LIBRO SECONDO

2o3

C h e poi q a e s ta p a rtiz io n e sia a n c h e geografica si fa d i q u i m a n ifesto , c h e la geografia c e rc a di d e te rm in a re l a p a rte di u n a delle z o n e te m p e ra te ch e n o i abitiam o. O r a verso il le v a n te e il p o n e n te gli è il m a re c h e se* g n a q u e s to c o n fin e ; m a d a lla p a r te d el m e zz o g io rn o e d e l s e tte n tr i o n e , lo in d ic a la te m p e r a tu ra dell’ a r i a : e d il m ezzo di c o ta l zo n a , essen d o te tn p e ra to , è & vorevoIe a i vegetabili e d agli anim ali; m a le e s tre m ità so n o am en* d u e in so p p o rta b ili o p e r eccesso o p e r m a n c a n z a di c a ­ lo r e . A q u e ste tr e difièrenze p e r ta n to fu n e c e s sa ria la p r e d e tta divisione in cin q u e zo n e . E n el v ero ( i ) es­ s e n d o la sfera te rr e s tre divisa d all’e q u a to r e in d u e p a r ­ t i , cioè n e i r em isferio se tte n trio n a le dove n o i s ia m o , e n e l m e rid io n ale, si fa n n o evid en ti le t r e d ifferen ze delle q u a li p a rlia m o ; p e rc h è n o i vediam o le p a r ti vicine al* r e q u a to r e e d alla zo n a to r rid a in ab itabili pel c a lo re ; q u elle c h e so n verso il p o l o , pel fre d d o ; e d in vece le p a r ti di m ezzo essere te m p e r a te e abitabili (a). (i) Osservano gli Editori francesi che Strabone invece di sog­ giungere q u i, come par cbe prometta , qualche prova del suo assunto, viene quasi a concedere cbe la divisione più ragionevole sia quella in sei zone. Notano inoltre cbe il filo del raziocinio ò più difficile dell’ ordinario a cogliersi, e che tutto questo passaggio presentando una specie di tautologia induce a sospettare cbe sia in parte interpolato. (3 ) Non può bene intendersi dove Strabone segnasse i limili delle zone. Parrebbe quasi aver lui creduto cbe questi limili debbano essere gli stessi in tutte e due le divisioni da lui indi­ cate ; ma ciò non può essere. Se noi indaghiamo la sua opinione secondo la differenza delle ombre , la zona torrida risulta per certo secoado lui di 4^° larghezza, ciascuna zona temperata

!1o 4

D E IL À GEOGBAFIA D I STHABONG

M a P o sid o n io ag g iu n g en d o d u e z o n e so tto i t r o p i c i , n o n osserv a q u e ll’ an a lo g ia n è q u e ’ p rin c ip ii sui q u a li si fo n d a la divisione in cin q u e z o n e \ m a in c e rto m o d o v o rre b b e giovarsi d elle differenze d a p o p o lo a p o p o lo p e r d e te r m in a re le z o n e , c h ia m a n d o n e u n a e tio p ic a , l’ a ltr a sc itic a e ce ltic a , e m e d ia la te rz a . P o lib io p o i n o n cog lie n e l vero q u a n d o fa a lc u n e z o n e lim ita te d ai ce rcb j a r ti c i, e d ic e c h e d u e d i esse z o n e si tro v a n o a l d i là d ei ce rcb j p r e d e t t i , e d u e sta n n o fra q u e s ti c e rc b i e d i tro p ic i. P e ro c c h é g ià di­ ce m m o c h e n o n si d e b b o n o lim ita re co n segni m uta* b ili co se im m u ta b ili ^ e c h e n o n voglionsi a d o p e ra re i tro p ic i p e r d e te r m in a re i co nfini d ella z o n a to rrid a . Q u e s to n o i a b b ia m d e tto . N o n d im e n o s’ egli divise in d u e p a r ti la z o n a t o r r i d a , p a re c h e a ciò lo m ovesse n n a n o n dispregevo l rag io n e ; p e r la q u a le col m ezzo del1’ e q u a to r e dividiam o a c c o n c ia m e n te in d u e p a r ti a n c h e tu t t a in tie r a la t e r r a , cioè negli em isferj s e tte n trio n a le e m e rid io n a le . P e r o c c h é è m a n ifesto c h e s e c o n d o u n a ta le divisione a n c h e la z o n a to r rid a viene a d essere ta ­ g lia ta in d u e , sic ch é poi P u n o e P a ltr o em isferio si sarà di 4 3 % e le fredde di a 4 * lo contrario consideriamo soltanto la temperatura , limitando (com’ egli dice) la zona tor­ rida ai soli paesi inabitabili, estesi al parer suo a 8 , 8 oo stadii dall’ equatore, è certo che una divisione sifiTatta non ha più re­ lazione di sorta colla prima. Tutta la zona torrida sarà ristrettà a a5’ ° 8 ' 34" ; ciascuna delle temperate sarà di 4>° 5 i ' 2 6 ", giacché vedremo ch’ ei pone i limiti della terra abitabile verso il nord a 38 , 1 0 0 stadi! dall’ equatore; e ciascuna zona fredda avrà 35" 34' 1 7 ”. (G.)

LIBBO SECOIIDO

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co m p o n e d i tr e z o n e in tie re e d i n a t u r a c o rris p o n d e n te fra lo ro in tu t ti e d ue. Q u e s ta divisione d e lla te r r a in d u e em isferj a d u n q u e c o m p o rta il sistem a d elle sei zo­ n e ; m a n o n co sì è dell’ a ltra . S e p e r ta n to d iv id erai la te r r a in d u e co l c e rc h io 'ch e p a s sa p e i p o l i , n o n av ra i rag io n e v o l m o tiv o p e r d iv id ere l’ u n o e P a ltro em isfer i o , ] ’ o rie n ta le e l ’ o c c id e n ta le , in sei z o n e ^ m a s a rà co n v e n ie n te la divisione in cin q u e : p e ro c c h é e sse n d o d i u n a ste ssa n a t u r a e co n tig u e le d u e m e tà d ella z o n a to r rid a p a r ti ta d a ll’ e q u a t o r e , è in u tile fa rn e d u e z o n e d istin te ; m a le z o n e t e m p e r a t e , c o m u n q u e sia n o en* t r a m b e d ’ug ual n a tu r a , n o n d im e n o p e r essere d isg iu n te

1’ lin a d a ll’ a ltr a h a n n o b iso g n o d i essere d istin te . Q ue>
s to d icasi a n c h e d elle fre d d e . £ così d u n q u e p o tr a i b a ste v o lm e n te p a r tir e in c in q u e z o n e la te r r a c o n s id e ra ta c o m e c o m p o s ta d a i d u e em isferj p re d e tti. C h e se p o i , co m e d ice E r a to s t e n e , v 'h a u n a re g io n e te m p e r a ta c h e s ta s o tto l’ e q u a to r e ( n el c h e è d ella ste ssa o p in io n e an c h e P o lib io , il q u a le agg iu ng e c h e q u e s ta re g io n e è la p iù elev a ta del glo bo e p e r co n se­ g u e n z a o ltre m isu ra piovosa, p e rc h è i v en ti etesii tra g ­ g o n o m o ltissim e n u b i a q u elle a ltu re ) , sa re b b e m o lto m ig lio r consiglio fare di q u e s ta re g io n e u n a te rz a p ic ­ c o la z o n a , p iu tlo sto c h è a d o tta r e le d u e z o n e d a P o s id o n io in d ic a te , le q u ali si tro v e re b b e ro a m e n d u e so tto i tro p ic i. C o n q u e s te co se ch e qui ab b iam o a c c e n n a te va

d ’ a c c o r d o a n c h e P o sid o n io ove d ic e c h e la re g io n e di cu i q u i si tr a t ta sì è q u ella sulla q u a le il sole p a ssa p iù c e le re m e n te , sia d isc o rre n d o 1’ e l itt ic a , sia a n d a n d o

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DELLà

g e o g r a f ia , d i s t r a b o n e

d air oriente all’ occidente -, perocché dove siano rota­ zioni regolate da una stessa legge , le più rapide sono quelle che si fanno nei cerchj maggiori.
T u tta v o lta lo stesso P o sid o n io c o n tra s ta p o i a P o li­ b io a s s e r e n d o , c h e la re g io n e p o s ta so tto alP e q u a ­ to r e è p iù elevata di tu tte ^ p e rc h è al p a r e r su o e s se n d o sferica la superficie d e l g lo bo n o n p u ò a m o tiv o d e lla su a u g u ag lian za avervi lu og o n e s s u n ria lto ( i) ; e la r e ­ gion e s o tto p o s ta all’ e q u a to r e n o n è p u n to m o n t u o s a , m a si p iu tto sto p i a n a , e a d u n o stesso livello co lla su ­ p erficie d el m a re : p e ro c c h é q u elle pio gg e le q u a li g o n ­ fiano il B^ilo d is c o rro n o d a lle m o n ta g n e d e ll’ E tio p ia . M a d o p o aver d e tte siifatte co se in u n a p a r te d el su o l i b r o , in q u a lc h e a ltro luog o ad e risc e p o i a P o lib io , c o n g e ttu ra n d o c h e so tto l’ e q u a to r e v’ a b b ia n o m o n ti ai q u a li c o n c o r ro n o d ’a m b o i lati n u b i p ro v e n ie n ti d alle d u e z o n e t e m p e r a t e , e c h e q u e s te n u b i vi g e n e ra n o p o i le piogge. Q u e s ta d u n q u e é u n ’ a p e r ta e o n tra d d iz io n e d i P o sid o n io . O ltre d i c h e , d o v e q u e s to c o n c e d a s i, cioè ch e il paese so tto p o sto all’ e q u a to r e sia m o n t u o s o , p a r c h ’ egli ca d a in u n ’a ltr a c o n tra d d iz io n e . E n el vero c o lo ro ai q u a li egli in q u e s to si a c c o s ta , so stengo no e z ia n d io c h e 1’ o c e a n o d iste n d e n d o si d a p e r tu t to se n z a in te rru z io n e c o p re a n c h e q u ella re g io n e . C o m e d u n q u e p o tr e b b e ro co llo ca re delle m o n ta g n e in m e zz o al m are? a m e n o ch e n o n vo gliano d ire , c h e q u e s te m o n ta g n e

(i) Siccome le più alte monlagne non hauno nella loro ele­ vazione più che la millesima parte del raggio della terra , così esse non ne { k> ssooo alterar punto la forma Sferica. (G.)

LIBBO SECONDO

2O7

sian o isole. M a c o m u n q u e ciò s i a , è u n a ric e rc a la q u a le esce d«i lim iti d ella geografia ( i ) ^ e il d e c id e rla si vuol la sciare a co lo ro i quali si p ro p o n g o n o d i t r a t ­ ta r e p a r tic o la rm e n te d ell’ o ce an o . P o s id o n io p o i d o p o av e re f a tta m e n z io n e d i c o lo ro d e i q uali si dice^ c h e .n avigaro no in to rn o alla L i b i a , soggiunge co m e E r o d o t o fosse d ’ o p in io n e c h e so tto il r e g n o di D a rio alcu n i in v iati d a q u e l m o n a rc a avessero g ià c o m p iu ta q u e lla n avig azion e ; e c h e E ra c lid e p o n - . tic o in u n su o D ialog o d ice essersi p re s e n ta to a G elo ­ n e (a) u n m ag o , il q u ale asseriva d i av e re a n c h 'e g li fa tto q u e l viaggio. E d o p o av e re o sse rv a to c h e q u e s te d u e a sse rz io n i m a n c a n o d i te stim o n ia n z e , P o sid o n io stesso p ro s e g u e d ic e n d o : « C h e u n c e r to E u d o sso d i G izico in ­ v ia to ai g iu o c h i c o rin tii in q u a lità d i te o ro e d i p o r t a ­ to r e di offerte ( 3 ) v e n n e fino in E g itto , re g n a n d o il se­ c o n d o E v erg ete : c h e quivi col r e e coi m in istri d i lui s’ in tr a tte n n e p rin c ip a lm e n te p e r p ro c a c c ia rsi i m o d i d i r im o n ta re il N ilo , sic co m e colui e h ’ e r a vago d i c o n o ­ s c e re le p a rtic o la rità d ei lu o g h i , e d e r a assai e ru d ito . A ccifdde a llo ra ch e u n I n d ia n o fosse c o n d o tto a l r e d ai c u sto d i d el sen o A rà b ic o , i quali d ic e v a n o di av erlo t r o ­ v a to m ezzo m o rto e tu t to solo s d ra ia to in u n a n a v e , se n za p o te r c o n o s c e re ch i egli sì fosse n è d ’o n d e v enisse,

(i) G ioì: Non appartiene alla descrizione della terra abitata, (a) Gelone regnò in Siracusa dall’ anno 49> al 4 7 8 innanzi all’ E. V. - Tolomeo V I I , detto Evergete 11, e soprannomato anche Fiscone regnò dall’ anno ii6 al 1 1 7 avanti l’ E. Y.

Tcoro e SpoDdoforo.

3 o8

della, geografia di strabone

co m e co lo ro ch e n o a n e c o m p re n d e v a n o il lingiraggio’ . 11 re lo co m m ise a d alcu n i ch e gl’in se g n a sse ro il g re c o . A m m a e stra to n a r r ò ch 'e g li, n av ig an d o d all’in d i a , aveva s m a rr ita la via d iritta , e d e ra a n d a to v ag a n d o fin ch é po» si e r a tro v a to c o là a s alv am en to d o p o av e re p e r d u to p e r la fam e q u a n ti n a v ig a v a n c o n lui. E q u a n d o il p a r ti r e f a rim e sso n e l su o a r b i t r i o , p ro m ise d i g u id a re n e ll’i n d i a co lo ro ai q u a li il re desse in c a ric o d i q u ella navigazio* ne^ d el cui n u m e ro fu a n c h e E u d o sso . Q u e s ti a d u n q u e a n d ò n ell’ In d ia p o r ta n d o seco a lcu n i d o n i , e n e to r n ò c a ric o di aro m i e d i p ie tre p rezio se ^ a lc u n e delle q u a li le p o r ta n o i fium i in siem e coi c i o tto l i, a ltr e si tro v a n o s c a v a n d o , fo rm a te d alla c o n c re z io n e d ell’ ac q u a ( i ) , sic co m e avviene d ei cristalli fra n oi. M a le s p e ra n z e e h ’ egli n e aveva c o n c e tte gli falliro no tu tte ^ p e r o c c h é E v e rg e te si to lse p e r sé tu t to il te so ro e h ’ E u d o sso aveva p o r ta to . Q u a n d o po i q u e s to p rin c ip e e b b e fi* n ito d i v iv e r e , C le o p a tra su a m og lie n e o c c u p ò il r e ­ g n o : e d E u d o sso fu d a lei in v iato d i n u o v o n e ll’ I n d ia c o n m ag g io r c o p ia d i d o n i. 11 q u ale n el su o r ito r n o fu tr a s p o r ta to d ai v en ti al di so p ra d ell’ E t i o p i a , e d a p ­ p r o d a to in q u e ’ lu o g h i se n e concifiò gli a b ita n ti co l d a r lo ro b i a d e , vino e c o rb e d i fichi s e c c h i, e h ’ essi n o n h a n n o ^ e in ca m b io di q u e ste cose e b b e d a lo r o

(i) Tennero gli antichi questa opinione, che le cristallizzazioDi in generale fossero prodotte dall’acqua congelata e indurita per eccesso di freddo nel corso di molti secoli. Plinio disse : Con­

traria huic (calori) causa crystallum facil gela vehemenliore concreto. (Ed. frano.)

LIBRO SECONDO

SO p'

acqua- e p e rso n e c h e gli fo ssero g u id a , o ltre c h é p o r tò se co p e r is c ritto a lc u n e d e lle lo r o p a r o le ^ tro v ò quivi a n c h e 1’ e s tre m ità di u n a p r o r a di le g n o e suvvi sc o lp ito u n cavallo ; e s e n te n d o c h e q u e llo e r a u n re s to di n a v e la sc ia to c o là d a a lc u n i v en u tiv i d a ll’ o c c id e n te , lo to lse c o n sè n a v ig a n d o di n u o v o alla v o lta d el su o p aese. E così g iu nse sa n o e salvo in E g itto , dove n on regnava p o r ta v a , e s s e n d a g ià p iù C le o p a tra ( ì ) m a il figliuolo di l e i , d a l q u a le fu n u o v a m e n te sp o g liato di q u a n to a c c u s a lo d i e s sersen e a p p r o p r ia ta g r a n p a rte . M a eg li r e c ò in sul m e rc a to F e s tre m ità d ella p r o r a g ià d e tta e la m o s t r ò ai n o c c h ie ri, i q u a li la g iu d ic a ro n o co sa u sc ita d i G a d i (a) 5 d ic e n d o c h e i n av ig an ti d i q u e lla c i ttà c o ­ stru is c o n o , p e r v e ro d i r e , g ra n d i navigli, m a i p o v e ri n e fa n n o a n c h e d i p ic co li e li c h ia m a n cavalli d a lle in ­ se g n e c h e p o r ta n o in sulle p r o re . C o n q u e s ti m in o ri n a ­ vigli v an n o lu n g o la M aU rosia ( 3) sino al fiu m e L is s a p e s c a n d o . E d a lc u n i d issero ez ia n d io d i c o n o s c e re c h e q u ella p r o r a e r a s ta ta p a r te d i u n o fra m o lti legn i c h e o ltre p a s s a ro n o il fiu m e L i s s o , u è m ai f u r o n v e d u ti ri­ t o r n a r salvi d a q u e l viaggio. D i q u i p e r ta n to c o n c h iu se E u d o sso c h e sa re b b e p o s­ sibile n a v ig a re tu tto in to rn o alla L ib ia ; e r ito r n a to n e l

’ (i) Può credersi che in questa espressione manefai quella pre­ cisione che sarebbe necessaria. Il figlio di Cleopatra poli essere incoronato mentr’ era assente Eudosso, ma non per questo è d» credere che Cleopatra avesse cessalo di regnare. (2 ) Cadice. (3) La Mauritania occidentale, oggidì regno di Fez.

S tmiobm , iom. II.

>4

a io

DELLA G E O G R À FU D I STBABONE

p r o p r io p a e se ( i ) si m ise in m a re d i n u o v o c o n t u t t e le su e so sta n z e , e a n d ò p r im a m e n te a D ic e a r c h ia ( a ) , p o i a M a r s ig lia , e c o ste g g iò il r e s ta n te d e lla m a r in a fin o a G a d i. D a p e r t u t to egli m agn ificò la su a im p re s a ; e r a c c o g lie n d o d i ^ e s t o m o d o am p io t e s o r o , a r m ò u a g rosso l e g n o , c o n d u e a ltri m in o ri so m ig lian ti a q u e ’ d e i p ir a t i, e li e m p iè di m u s ic i, di m e d ici e d 'a lt r i a r ­ tisti d ’ o g n i m a n ie r a ; p o i n a v ig a n d o n ell’ alto ( 3 ) si avviò v e rso P I n d i a , s p ir a n d o se m p re favorevoli i v e n ti ( z e f i r i ) al su o viaggio. M a e ssen d o p o i s ta n c h i d a lla n a v ig a z io n e i c o m p a g n i, pigliò t e r r a c o n tr o il p ro p rio v o l e r e , p e r c h è te m e v a gli effetti d e l flusso e riflu sso d e l m a re . Eid a v v e n n e d i fa tto ciò eh ’ egli aveva te m u to . P e r o c c h é la n av e d ie d e in se cc o ; m a p u r d o lc e m e n te , p e r m o d o c h e n o n e ssen d o si a p e r ta di su b ito , p o te ro n s i tr a s p o r ta r salve in t e r r a le m e r c a t a n z i e , e d a n c h e la m a g g io r p a r te dei legni o n d ’ e r a fo rm a ta ; d e ’ q u a li c o s tru s se u n te rz o le m b o so m ig lia n te a d u n a n a v e d a c in q u a n ta re m i (4 ), e nav ig ò fino a d u n c e r to (■) A Cizico. (a) Pozzuolo viciao a Napoli. (3) n%i7ir fttT u tftt. Osservano gli Edit. frane, c h e , poleDdo questa espressione significare anche pieno di speranza, e sapen-> dosi d’ altra parte che gli antichi nelle loro navigazioni sull’ oceano non solevano allontanarsi mai dalle sponde, stettero in dubbio nel tradurla : ma perchè poi l’ Autore dice non guari dopo che una delle navi di Eudosso poteva tener V alto del mare ( a-iAxy/^uf ) attribuirono a quelle parole srAi»» la naturale loro significazione. (4) Il greco significa con ua- solo vocabolo questa qualità lu o g o

aitliiKttil éfu.

LIBRO SECONDO

a I t

do v e trovossi fra u o m iu i p a rla n ti q u e lle stesse p a ro le c h e p o c o in n a n z i aveva c o p ia te . S ’ a c c o rse n el te m p o ste sso c h e gli a b ita n ti d i q u el p a e se d ov ev an essere di u n a m e d e sim a s c h ia tta c o n q u eg li E tio p i a p p o I q u a li e r a p o c o p rim a a p p r o d a to , e c o n o b b e e h ’ e r a n o so m ig lia n ti a q u elli d el r e g n o di B o go ( i) ; m a p o sto d a u n la to il d ise g n o di n a v ig a r 6 n o agP I n d i , d iè v o lta. N el r ito r n o a v e n d o v e d u ta u n ' iso la d e s e r ta , m a c o p io s a d ’ a c q u a e d i a l b e r i , n e se g n ò la p o siz io n e ; e p e r v e n u to sa n o e salvo n ella M a u ro sia ^ v e n d e tte i l e m b i , e se n ' a n d ò p e r te r r a fino a B o g o , al q u a le po i co n sig liò di effet­ tu a r e q u e lla n av ig az io n e e h ’ egli aveva te n ta ta . M a pre* v a lse ro n e lla c o n tr a r ia s e n te n z a i co nsiglieri del r e , i q n a li gli p o s e ro in c o n s id e ra z io n e c o m e p e r q u e lla im* p r e s a il suo r e g n o p o te v a tro v a rsi in p e r i c o l o , fa c e n ­ d o n e m a n ifesto l’ a c ce sso agli s tr a n ie r i c h e v olessero assalirlo . E d a c c o rg e n d o si p o i c h e , so tto c o lo re di man* d a r e lui ste sso alla p r o p o s ta n a v i g a z io n e , m e d ita v a n o d i g e tta r lo in u n a q u a lc h e iso la d e s e r t a , s c a m p ò d al p e ric o lo r ip a r a n d o su l te r r ito r io r o m a n o , d ’ o n d e si tra s f e rì n ell’ Ib e ria . Q u iv i fece c o s tru ire d i n u o v o u n a n a v e r o to n d a e d u n a lu n g a d a c in q u a n ta r e m i , p e r m o d o c h e c o n q u ella p o te sse e n t r a r e n ell’ a l t o , co n q u e s ta a n d a r c o ste g g ia n d o ^ p o i pigliò se co s tro m e n ti s p e tta n ti all’ a g ric o ltu ra , e s e m e n t i , e u o m in i e s p e rti

(i) I nomi Bogo e Bocco furono comnni a parecchi sovrani delle due Maurìtanie che Angusto unì poi in un regno solo- Quel Bogo di cui qui si parla tenne quel paese dove ora il regno di Fez. (G.)

a f2

DELLA g e o g r a f i a D I STBABONE

d i fa b b ric a re , e rip ig liò c o a s id e r a n d o so la dappriim a g l i e r e , e po i

la

u à v ig a z io n e d i

p rim a ,

c h e q u a lo r a il viaggio gli riu scisse piii se g n a ta , e quivi se m in a re e ra c c o *

le n to di qu el c h e s p e r a v a , p o tr e b b e sv e rn a re n ell’ i­ c o m p ie re la n av ig az io n e in tra p re s a , lo

p e r ta n to ( d ic e P o s id o n io ) p o te i s e g u ita re fin qu i la sto ­ r ia d ’ E u d o sso ^ m a q u ello c h e gli a c ca d esse d a po i è n a tu r a le c h e il s a p p ia n o .i G a d ita n i e gP Ib e ri. D a tu t t e q u e s te co se p e r a ltro (soggiunge) si fa m a n ifesto , c h e la T e r r a a b ita ta è c in ta tu t to all’ in to rn o d a ll’ o c e a n o , il quale non è chiuso da.vérun cerchio di terra ^ ma sen­ za confine si stende , e nulla lo macchia. » M a è v e ra m e n te m ira b ile q u e s to P o s i d o n i o , il q uale c r e d e sp ro v v e d u ta di b u o n e te stim o n ia n z e la navigazio­ n e in to r n o a lla L ib ia fa tta d a q u el m a g o di cu i E ra c lid e p a r l a , e q u e lla d ei m essi d a D a rio dei q u a li E r o d o to fa' m e n z io n e ^ p o sc ia p r e te n d e c h e n o i a c c e ttia m o p e r v e r o q u e s to r a c c o n to d e g n o s o lta n to d i A n tifan e ( i ) , c u i egli ste sso in v e n tò , o tr o p p o le g g e rm e n te c r e d e tte su lla fed e d i.c o lo r o c h e l’ h a n n o in v e n ta to (2). M a in ­ n a n z i tu tto v’ h a p o c o s e n n o n e l p r e s ta r fed e alle av­ v e n tu re n a r r a te d a ll’ in d ia n o . P e r o c c h é il golfo A ra b ic o è s tr e tto a g u isa di u n fium e e si s te n d e b e n d iecim ila sta d ii fino all’ im b o c c a tu r a , la q u a le è a n c h ’ essa a a -

( 1) ADtifane di Bergea fu già tnenzionato come un autore fa­ voloso. II testo dice questo racconto bergese. (2 ) Questo periodo nel testo preseoU molte difficoltà in quanto alla frase, ma rispetto al senso non può rimanere alcun dubbio.

LIBRO SECONDO

2 I '5

gustissim a. D i qiii rie s c e im p ro b a b ile c h e a le n a i I n d ia n i , n av ig a n d o al di fuori di q u e s to g o lf o , vi e n tra s s e ro m a i in a v v e d u ta m e n te p e r a v e re ' sm a rrita la via ; p e r c h è 1’ a n g u s tia d ella b o c c a a v re b b e d o v u to farli a c c o rti del p r o p r io e r r o r e : e se a b e llo stu d io vi e n t r a r o n o , n o n

■è d a in c o lp a r n e n é il tra v ia m e n to dal divisato v ia g g io ,
n è la fo rz a d e i v enti. C o m e po i di ta n ti ch e si v ed e v an o m o r i r d i f a m e , tu tti f u o r c h ’u n o , se n e s te tte r o oziosi? ó c o m e m ai q u e s to so p rav v issu to fu c a p a c e egli so lo a g o v e rn a re la n a v e c h e n o n e r a p ic c o la a l c e r t o , dac> c h é h a p o tu to a ttr a v e rs a r ta n to m a r e ? E q u e lla c e le ­ r i t à n ell’ a p p r e n d e r la lin g u a , co lla q u a le p o tè p o i p e r ­ s u a d e r e al r e sè esse r c a p a c e d i b e n d irig e re q u e lla s p e d iz io n e I O q u a l bisogno, d o v e tte a v e r 1’ E v e rg e te d i c o ta l g u i d a , d a c c h é q u e l m a re e r a già c o n o s c iu to d a m o lti ( i ) ? O ltr e d i c h e po i co m e m a i q u e s to te o ro e sp o n d o fo ro d ei G iz ic e n i, in v e c e d i r ito r n a r e alla p r o ­ p r i a c ittà , nav ig ò v erso l’in d ia? C o m e gli fu co m m e ssa u n a SI g r a n d e sp e d izio n e ? C o m e m ai e s se n d o al su o r ito r n o sp o g liato di og ni co sa c o n tr o la su a a s p e tta z io ­ n e , e c a d u to in disp reg io , e b b e p o i u n m a g g io r c o r ­ r e d o d i d o n i (2) ? E d o p o la s e c o n d a p a r t e n z a , p e r c h è . m a i a r riv a n d o n e ll’ E tio p ia scrisse q u elle p a ro le c h e ab* b ia m o d e t t e , o volle s a p e re d ’ o n d e fosse c o là c a p ita ta

' (i) La navigazione dal golfo Arabico (in dentro l’ India I’ a•vevano additata i Greci d’Alessandria ai tempi di Tolomeo Filadelfo , cioè più che i3o anni prima di Evergete li. (G.) (3 ) Sotto il nome di doni pare da tutto il contesto che debbansi intendere oggetti da potersi ulilmeute permutare.

SI 4

D E L L i C E O G R iF U D I STRXBOKE

r e s tre m ità della p r o r a d a la i T Ìo v e n a ta ? O c o m e p o tè s a p e r e c h e q u ella p r o r a , p e r essere il r e s to d i a n navi­ glio v e n a to d a ll’o c c id e n te , avesse fa tto il g iro d ella L ib ia , d i c h e n o n re sta v a in d iz io v e r a n o 7 E g li stesso a r r iv a v i a llo ra c o là d a lla p a rte o c c id e n ta le , se b b e n e venisse d a lP In d ia ( i) . E q u a n d o p o i r ito r n ò a d A lessan d ria e fu co n ­ v in to d i essersi a p p r o p r ia ti p a r e c c h i o g g e t t i , c o m e m a i n o n n e fu p u n i t o , m a a n d ò in to r n o m o s tra n d o 1’ e s tr e ­ m ità d e lla p r o ra g ià d e t t a , e d o m a n d a n d o so v r’essa l'o p i­ n io n e d ei n o c c h ie ri? E n o n è p ro d ig io so a n c h e c o lu i c h e g lien e s e p p e d a r e c o n te z z a ? E n o n è p iù m ira b ile a n c o r a

(i) n Gossellio pone a questo luogo la nota seguente : Secondo gli antichi, ed anche secondo Strabone le parti meridionali dell’Africn non si estendevano fino all’Eqnatore, ma poco dopo il capo Guardafili le coste di quella regione volgevansi all’ ouest per ri* salir poi sino allo stretto di Gibilterra, ^n questa ipotesi la costa d’Ajano ( Stretto di Babel-Mandcl ), a cui Endosso diceva di «ssere approdato, giudicavasi quasi parallela all’Equatore. Se noi dunque suppooiamo eh’ egli fosse arrivato in un luogo qualunque di quella spiaggia, alcun poco discosto dal capo Guardafui, non potè cer­ tamente ricondursi a questo medesimo capo se non navigando • 11’ est; e quindi, rispetto ai popoli che incontrò da poi, egli ve­ niva dall' ouest. Quando pertanto égli fu presso quei popoli c h e . gli mostrarono il resto dell’ antico naviglio assicurandolo ch’ era venuto dall’ ouest, Eudosso non doveva conchiudere (dice Stra­ bone ) che quel naviglio avesse fatto il giro dell’ Africa ; perchè poteva esser giunto coli o dal luogo da cui egli medesimo eravi pervenuto, o da qualche altro forse un po’ più lontano, ma non era possibile conchiudere eh’ esso era partito da Cadice ; giacchi Eudosso stesso avea navignto dall’ ouest all’ est e pur confessava, di non aver fatto il giro dell’ Africa.

LIBHO SBCORDO

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E u d o s s o m e d e rim o c h e gli p r e s tò f e d e , e so p ra q u e s ta s p e ra n z a r ito r n ò al p ro p rio p a e s e , e d i qnivi s 'a c c in s e a d u n viaggio fu o r delle C o lo n n e 7 E p p u r e n o n e r a le ­ c ito se n za p e rm issio n e u s c ir d ’ A le ssa n d ria , p rin cip al* m e n te po i a colui c h e s’ e r a a p p r o p r ia te le co se d el re^ n è e r a p o ssib ile p a rtirs i d i là n o n v e d u t o , ta n ta è la c u s to d ia co lla q u a le si c h iu d o n o il p o rto e le a ltr e u s c ite , se c o n d o c h è n o i m e d esim i a b b ia m o v e d u to u sa rsi tu t to r a q u a n d o p e r lu n g o te m p o sia m o d im o ra ti in Ales* s a n d ria ; se b b e n e m o lte co se si n eg lig e n tin o d o p o c h e q u ella c i ttà è p o s s e d u ta d a i R o m a n i , e le c u s to d ie s o tto i re fossero p iù sev ere. E tu tta v o lta sia p u r egli p a r ti to alla v o lta d i G a d i e d i quivi ab b ia p u r e sa lp a to c o n reg io a rm a m e n to ^ m a d o p o c h e gli si fu r o t t a la n a v e , c o m e m ai p o tè r ic o s tru ire il te rz o le m b o in u a lu o g o d e s e rto ? co m e m ai a v e n d o ric o m in c ia to la naviga» z i o n e , e tro v a n d o c h e gli E tio p i o c c id e n ta li p a rla v a n o la stessa lin g u a c h e gli a l t r i , sic c h é p o te a c r e d e r e c h e p o c o o ra m a i gli re s ta s s e d i p a e se s c o n o s c iu t o , egli si facile a m e d ita re p e r e g r in a z i o n i, n o n s e n tì d e s id e rio d i n a v ig a re p iù o ltre 7 E d in v e c e , p o sto o g n i a ltr o dise* g n o in d is p a rte , n ’a n d ò al r e B og o p e r in d u r lo a q u e lla n a v ig a z io n e e h ’ ei tra la sc ia v a . Q u iv i p o i , c o m e v e n n e a sa p e re l’ in sid ia e h ’ erag lì te sa in s e g re to ? E q u a le v an tag g io e r a m ai a B ogo la d is tru z io n e d i u n u o m o , c h ’ egli a v re b b e in v ece p o tu to lic e n z ia re ? E d o p o av e re s c o p e rte le in sid ie , co m e p o tè p re v e n irle fu g g en d o a lu o g h i s ic u ri? P e r o c c h é c ia sc u n a d i q u e ste cose è , n o n d ire m o im p o s s ib ile , m a diflGcile ^ e ta le c h e di r a d o su c c e d e p e r b u o n a v e n tu ra d i chi c h e sia : m a a co stu i,

S l6

DELLA G E O fiR À F U D I STRABONE

p o s to in c o n tin u i p e rìc o li, sa re b b e a v v e n a to d i r ìa s c ir n é s e m p re fe lic e m e n te . C o m e p o i , e s se n d o s c a m p a to d a B o g o , n o n te m e tte d i n a v ig a r n u o v a m e n te lu n g o la Li> b ia ( i) c o n u n a p p a r e c c h io su fficien te a p o p o la re u n ’ iso la ? C o te ste asserzio n i d u n q u e n o n differiscon o m o lto d a lle bugie, di P ite a , d i E v e m e ro e di À ntifan e^ se n o n c h e a q u elli p e rd o n a n s i p e rc h è la lo ro p ro fe ssio n e n o n differisce p u n to d a q u e lla d ei c ia rla ta n i ^ m a a d u n fi­ loso fo c h e vuol r a g io n a re su lle d im o stra z io n i, e c h e p e r p o c o n o n p r e te n d e il r a g io n ò r e tta m e u tp . M a c irc a al sollevarsi q u a lc h e v o lta la t e r r a e p o i a b b a s s a r s i , e ris p e tto alle m u ta z io n i c h e n a s c o n o d a i tr e m u o ti e d a q u elle a ltr e cag io n i c h e n o i m e d esim i a b ­ b ia m o e n u m e r a t e , eg li p a r la assai b e n e . E d in q u e s to p ro p o s ito egli so g g iu n g e o p p o r tu n a m e n te a n c h e q u e l d e tto d i P la to n e , ove d ic e c h e q u a n to afferm asi d e ll’i­ so la A tla n tid e p o tr e b b e forse n o n e s s e r e fav o lo so ^ p e r ­ c h è S o l o n e , c h e n e s e n tì p a r la re d a i s a c e rd o ti d ’ £ g i t t o , rife rì c h e q u e s t’ iso la la q u a le u n a v o lta su ssi­ ste v a e p o sc ia d isp a rv e n o n e r a n e lla su a e s te n sio n e p iin o re d e l c o n t in e n t e : e q u e s ta gli p a r e p iù r a g io n e ­ vole o p in io n e c h e n o n sia T a l t r a , se c o n d o Ja q u a le ch i la im m ag in ò l’ a v re b b e a n c h e f a t t a s p a r ir e ; sic c o m e in ­ te rv e n n e a q u ella m u ra g lia d e i G re c i e h ’ è d e s c r itta d a O m e r o (2). ( 1) L’ Africa, o più esattamente la Maurosla. (Ed. frane.) (3) Omero nel lib. vii, v. 337 dell’Iliade parla di un baluardo p rim o p o s t o , co m e m a i si pò* ir e b b e r o p e r d o n a r e ? I n q u é s to a d u n q u e P o s id o n io n o n

LIBflO SECONDO

a 17

È

in o ltre Poisìdoiiio d ’ o p in io n e c h e T e m ig rasio n e

d ei C im b ri e d elle a ltre n az io n i di q u e lla m e d esim a s c h ia tta d al p r o p rio p a e se n o n fo sse o c c a s io n a ta d a u n a su b ita irru z io n e d e l m a re ( i). S u p p o n e c h e la lu n g h e z z a d e lla T e r r a a b i t a t a , la q o a le è di c irc a se t­ t a n t a m ila stadi!, sia la m e tà d i tu t to il c e rc h io sdI q u a le q u e s ta lu n g h e z z a si p ren d e^ sic ch é (so g g iu n g e egli poi) n a v ig a n d o d all’o c c id e n te all’ o rie n te p e r a ltr e tta n te m i­ gliaia d i sta d ii 1’ no m o a rriv e re b b e n elle In d ie . A ltrov e egli im p re n d e a c e n s u r a r e c o lo ro c h e han« n o divisa n e l m o d o o r d in a r io (a) la T e r r a a b i t a t a , p a ra lle le all’ e q u a t o r e , z o n a f re d d a a n z i c h e p e r m e z z o d i lin ee

c o lie q u ali avreU >ero p o tu t o in d ic a r e le v a rie tà d elle p i a n t e , degli an im ali e d ei clim i n ella e n e lla t o r r i d a , e i c o n tin e n ti p ig lie re b b e ro se m b ia n z a d i ta n te zo n e . M a p o i d istru g g e egli ste sso i suoi p ro p ri! a r g o m e n t i , e lo d a la diviiiioné c o n s u e t a , e se n z a v a n ­ ta g g io d i s o r ta r e n d e d u b b io sa la q u istio n e . E n e l v ero tu t te q u e s te d iv e rsità n o n s o n o d a lla p ro v id e n z a ( 3) , eretto da Agamennone per mettere i suoi Greci al sicuro. Nes­ suno poti mai trovarne vestigio ; di che molti fecero varie con­ getture : ma Aristotele fu invece d’ avviró che fosse una pura ioveazione di Omero. (i) Gli Edit. frane, tradocouo: Suivant Posidoniusi Vémigra-

ticn des Cimbfes et -des aulrfs peuples d^ la ménte nation qu’eux , sa sera faite , non tout-à-coup , mais à mesure que la mer empiétoit sur leur pays. lo seguito la lezione del Coray:
• » yittrS'ai Kmlìi S-mXÀTÌnt

fVftfiSrmtCioè nei tre continenti , E uropa,

■ (o) Nel modo onlinario.
Asia ed Africa. (3) Og« ex

y fté tla i. Gli EflìL franca traducono: Ne toni dus à aucun pian prémédilé.

a i6

DELLA. GEOGRAFIA D I STRABONE

c o m e n è a n c h e la d iffe re n z a d i c o s tu m i e d i lin g u a g g i, m a d a l c a so e d a ll’ acciden.te ^ e le a r t i l e fa c o ltà « gli e s e r c iz ii, q u a n d o u n a v o lta q u a lc u n o li a b b ia in tro ^ d o tti s’ in v ig o risco n o se m p re p iù s o tto qualsivoglia c li­ m a , se b b e n e a n c h e q u e s to a b b ia u n a q u a lc h e eiGcacia. L a o n d e poi p re sso o g n i p o p o lo a lc u n e co se si tro v a n o d a n a t u r a , a ltr e vi s o n o in c o n s e g u e n z a d elle istitu z io n i e d ell’ uso. P e r ò n o n è effetto d i n a t u r a c h e gli A te­ niesi sia n o a m a n ti d elle le tte re e i L a c e d e m o n i n o , e n e m m a n c o i T e b a n i c h e so n o a n c o r p iù vicini a d A te n e , m a sì d elle is titu z io n i: n è i B a b ilo n e si e gli E giziani s o n o p e r n a t u r a filo so fi, m a p e r eserciz io e p e r ab i­ tu d in e : e le b u o n e q u a lità d e ’ c a v a lli, d e ' b u o i e degli a ltr i an im ali n o n le p r o d u c o n o i lu o g h i s o l t a n t o , m a ben anche gli esercizii ; le q u a li co se tu t t e P o sid o n io in siem e c o n fo n d e . E n e l lo d a re q u e s ta o r d in a r ia divisio ne d ei c o n tin e n ti ch'e o r a è in v a lsa r e c a in e sem p io la diffe ren z a c h e si sc o rg e fra gl’in d ia n i e gli E tio p i a b ita n ti n e lla L ib ia . P e r o c c h é gl’ I n d i s o n o p iù ro b u s ti e si sv ilu p p a n o m e­ glio , e s se n d o m e n o degli E tio p i im p e d iti d a lla sic c ità d e ll’ aria . L a o n d e a n c h e O m e ro , p a r la n d o d i tu tti gli E t i o p i , li divide in d u e p a r t i , e d ic e c h e gli u n i a c c e n ­ n a n o - a q u e l la to dove il sole tram onta, e gli a ltri a q u e llo <T onde esso si leva. P e r c h ia rire q u e s to luogo d i O m e r o C r a te te ( i) in tr o d u c e u n ’ a ltr a T e r r a a b ita ta ^ (i) Il Casaubono fu il primo a dire doversi eoa questo nome empir la lacuna delie stampe ordinarie. Gli Edil. frane. Io segui­ tarono nella loro versione; ed il Coray non dubitò di rettificare Il suo testo: KfivJiltt Jt ec.

LIBBO SECOITDO

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d i co i il p o e ta n o n e b b e c o n te z z a ; n fa q d e s to egli fa s o lta n to p e r s o s te n e re la falsa sn a i p o t e s i , m e n tr e p e r 10 c o n tra rio b a s te r e b b e so stitu ire alla le zio n e dove il

sole tramonta q u e s t' a ltr a d'onde il sole si pari» , ciòè
((uella doTe il s o l e , p a s sa to il m e r i d ia n o , c o m in c ia a d e c lin a re . M a p r im a m e n te q ueg li E tio p i c h e s ta n n o p re sso al>

1’ E g itto si d iv id o n o a n c h ’ essi in d n e p a r ti ; e gli u n i
s o n o n e ll' A sia , e gli a ltri n e lla L ib ia , se n z a c h e v’a b ­ b ia fra lo r o v e r u n a d iv e rsità. P o i O m e r o n o n d istin g u e p u n t o gli E tio p i a c a g io n e di q u e s ta lo r o d iv e rsa si­ tu a z io n e , n è p e r a v e r c o n o s c iu to c h e gF I n d i fo ssero p i ù vigorosi d el c o rp o \ p e ro c c h é d e b b e c re d e rs i e h ' egli n o n a b b ia s a p u to p u n to n è p o c o di q u e lla n a z io n e , m e n tr e n è a n c h e E v e r g e t e , s e c o n d o q u ello c h e n e fa­ voleggia E u d o s s o , aveva c o n te z z a d ella nav ig azio n e a q u e ’ luoghi. M a q u e lla su a d istin z io n e d e b b e sp ie g arsi in q u el m o d o c h e n o i a b b ia m o g ià d e tto . P e r o c c h é n o i d im o s tra m m o c o m e , a n c h e a d o tta n d o la le zio n e d i C r a t e t e , n o n si m u ta p u n to la c o sa. T u tta v o lta P o s id o n io so stie n e in v e ce c h ’essa c o l v a ria r d e lla le zio n e si m u t a , e stim a c h e sia m iglio r p a r tito leg g ere d' onde 11 sole sì parte. M a in c h e differisce m ai q u e s ta le z io n e d a ll’ a ltr a dove il sole tramonta? P e r o c c h é t u t to q u e llo sp a zio e h ’ é d a l m e rid ia n o al p u n to d ov e il sole t r a ­ il m o n t a si d ic e occidente , n o n a ltr im e n ti c h e tu t to

m e z z o c e rc h io o c c id e n ta le d e ll’ o riz z o n te . E q u e s to ci v ie n e significalo a n c h e d a q u elle p a ro le d i A ra to : Quel

punto dove si confondon tra loro i confini occidentali e quelli del levante. S e p o i v o r rà so sten ersi c h e la le-

aao

DELLA GEOG^IA DI STRABONE

z io n e d i G ra te te sia in q a a lc b e p a r te m ig lio re, d o v rà d irsi lo stesso a n c h e r is p e tto a q u ella d i A rista rc o . C iò sia d e tto c o n tr o P o sid o n io p e r o r a ^ g ia cc h é ari* c h e n elle singole p a r ti d e l n o s tro lib ro n e c h ia m e r e m o a d esam e p a re c c h ie a ltr e o p in io n i, q u a n te a p p a r te n g o n o alla G eo grafia. Q u e lle poi c h e r is g u a r d a n o d i p r e fe re n z a la fisica si deU >ono o ris e rv a re a t u t t ’ a ltr o l i b r o , o la ­ sc ia re affatto in d isp a rte . P e r o c c h é p re sso d i lui si t r o ­ v a n o m o lle co se to c c a n ti 1’ etiologia , a im ita z io n e d i A risto te le ; ciò c h e i n o s tr i ( gli S to ic i ) sog lion o d ec li­ n a r e , c o n o s c e n d o l’ o s c u rità n e lla q u a le s o n o in v o lte le c a g io n i delle co se (i). C A P O III.

Estone dcUa G eoffvfia d i Polibio.

P o lib io d e s c riv e n d o 1’ E u r o p a d ic e di v o le r p a s sa re s o tto silenzio gli a n tic h i s c r i t t o r i , e d e s a m in a re inv ece c o lo ro c h e li h a n c e n s u r a t i , co m e a d ire D ic e a rc o e d E r a to s te n e { l’ u ltim o c h e d i q u e ’ te m p i avesse tr a t ta t o d e lla geografia ) , e q u e l P ite a , d a l q u a le p a r e c c h i fu ­ r o n o tr a t ti in e r r o re . E n e l vero egli d ic e d i av e re d i­ sc o rse tu tte le p a r ti accessibili d e lla B r ita n n ia ( 3 ) , e d

(1) Già si è dello altrove che ì’ Etiologia è il trattato delle cagioni, (i) Secondo un’ altra lezione più co’mupe dovrebbe tradursi : dice, per verità, di non aver viaggiato per tutta quelFisola, ma nondimeno afferma che la sua circonferenza è, ec.

LIBRO SECONDO

M I

a/Terma c h e la c irc o n fe re n z a d i q u e ll’ iso la è di p iù c h e q u a r a n ta m ila stadii. P o sc ia p a r la n d o di T u ie e d e ’ lu o g h i c o là in to r n o sog giun ge c h e quivi n o n v’ h a p i à n è te r r a n è m a re n è a r i a , m a u n c o ta l m iscuglio d i t u t t e e tr e q u e s te c o s e , sim ili a Polmone marino ( i ) , in cui (dice) la te r r a , il m a re e tu t t e le co se so n o invi­ lu p p a te ^ ed esso è q u asi u n le g am e a tu tte c o m u n e , d o v e l’ u o m o n o n p u ò c a m m in a re n è a p ie d i n è p e r n av e . S og giun se p o i c h e q u e s ta m a te r ia so m ig lia n te a p o lm o n e m a rin o l’ h a v e d u ta egli s t e s s o , m a c h e le a l­ t r e co se le riferisce s e c o n d o u d ie n z a . Q u e s to è c iò c h e r a c c o n t a P ite a ^ e d a n c h e afTerma c h e , r ito r n a to d a q u e l v ia g g io , p e rc o rs e tu tta q u a n ta la p a r te m a ritti­ m a (a) d ell’ E u r o p a d a G a d i fino al T a n a i. M a P o lib io d ic e : « c h e a n c h e q u e s ta è co sa in c r e d i­ bile ; e d o m a n d a co m e m ai a d u o m o p r iv a to e d a n c h e p o v e ro riu scisse d i c o m p ie re sì lu n g h e n avig azion i e si g ra n d i viaggi? E co m e m ai E ra to s te n e , d o p o av e r m e sso in d u b b io se a q u e s to P ite a si d e b b a p r e s ta r e c r e d e n z a , (i) Animale che vive nel mare. (») 11 testo dice : ri» w ufttKtm uht liit ’Evfiiwnf, la parto deir Europa bagnata dalV Oceano ; sebbene p o i, estendendosi questo secondo viaggio di Pitea da Cadice al T anai, si tratti delle coste occidentali , dove non è più 1’ Oceano ma il mare Mediterraneo. Gli Edit. frane, credono quindi che 1 ’ espressione wttfiKtattrn sia qui adoperata per estensione, perchè la prima porzione delle coste da Pitea percorse (da Cadice fino allo stretto di Gibilterra) sono veramente BuU’Oceano. Non è questo peraltro il solo esempio della voce adoperata nel senso generale dì luogo marittimo f e però non dubitai di darle questa interpretazione.

aaz

DELLA GEOGRAFIA DI 8TBAB0NE

n o n d im e n o c r é d e tte p o i ciò c h e d ic e della B r i t a n n i a , d i G ad i e d e ll’ I b e r ia ? P e rò egli aflerm a p o te rsi e o a m o lto m igliore co nsiglio av e r fed e in E v e m e ro c h e i a c o s tu i : p e r o c c h é E v e m e ro d ic e d i av e r n a v ig a to in to r* n o a d u n a so la r e g io n e , la P a n c h a ja ( i) ^ m a P ite a a s ­ se risc e d i av e re v e d u ta P E u r o p a s e tte n trio n a le fin o agli e s tre m i d e l m o n d o : c o s a c h e n iu n o v o rre b b e c r e d e r e n e m m a n c o a M e r c u r i o , se p a r l ' afferm asse. E n o n d i­ m e n o E r a to s t e n e , il q u a le m o s tra d i te n e r a vile E v e ­ m e ro d e n o m in a n d o lo hergèo (a), p r e s ta p o i fede a P ite a in q u e lle c o s e m e d e sim e n elle q u ali u è D ic e a rc o p u r e gli a s s e n te ». Q u e s ta m e n z io n e c h e q n i si fa d i D ic e a rc o è ridi­ c o la , c o m e se E r a to s te n e av esse d o v u to fo n d a rsi s o p r a D i c e a r c o , c o n tr o d e l q u a le lo ste sso P o lib io m e z z o ta n te c e n s u re . I n r e c a in poi q u a n t o a d E r a to s te n e

g ià si è d e tto c h e gli fu ro n o s c o n o sc iu te le p a r ti o c c i­ d e n ta li e s e tte n trio n a li d ell’E u ro p a ^ e p e r ò si a lu i co m e a D ic e a rc o si vuol p e r d o n a r e , p e r c h è n o n v id e ro i lu o ­ g h i eglino s te s s i; m a a P o lib io e d a P o s id o n io c h i m ai p erd o n ereb b e ? e p rin c ip a lm e n te a P o l i b i o , il q u a le

( i) Panchaja. Gli Edit. frane, dicono : Dans une seule contrée ineonnue, dans sa Panchaìe. TalUvoIta il Gossellin h di parére «he quest’ isola Panchaja , di cui Evenaero avea pubblicata una relazione (Diodoro Siculo ce ne ha tramandato un estratto) non sia una semplice sua invenzione. Mém. de TAcad. d ts Inscript. et Belles Lett. , t. xux. (a) Bergeo. Cioè : Bugiardo e venditor di fole come Antifane di Bergea.

LIBRO SECONDO

aa3

c b ia m a opinioni popolari ( i ) q a e lle cose c h e E ra to s te n e « D ic e a rc o rife risco n o snila d is ta n z a d a lu o g o a la o g o n e lle reg io n i g ià d e tte e in a lc u n e a ltr e : m e n tr e p o i egli stesso n o n è e s e n te d a e r r o r e n è a n c h e in q u elle c o s e , n elle q u a li si fa a c e n su ra rli. P e r o c c h é d ic e n d o D ic e a r c o c h e d al P e lo p o n n e s o alle C o lo n n e d ’È rc o le v 'b a n n o d ieci m ila sta d ii; c h e u n m ag ­ g io r n u m e ro se n e c o n ta d allo stesso P e lo p o n n e s o sin o a dove finisce il golfo A d ria tic o ; e c h e d a l P e lo p o n n e s o allo s tr e tto di S icilia ve n ’ h a tr e m ila, sic ch é se tte m ila n e r e s ta n o d a q u e s to s tr e tto alle C o lo n n e : io (dice P o li­ b io ) tralasc io di e s a m in a re se q u e s ti tr e m ila sta d ii ra g ­ g u a g lin o o n o co l v ero ; m a i s e tte r e s ta n ti n o n c o r r i­ s p o n d o n o , o c h e q u e s ta m isu ra si voglia r is c o n tr a r e se­ g u ita n d o la s p ia g g ia , o c h e in v e ce si pigli n el m e zz o d e l m a re . P e r o c c h é (soggiunge) l a , sp iagg ia r e n d e im> m a g in e d ì u n a n g o lo o t t u s o , c h e si p o sa co i la ti sullo s tr e tto e sulle C o lo n n e , e d h a il v e rtic e a N a r b o n a : sic­ c h é viene a fo rm a rsi u n tria n g o lo la c u i b a s e è u n a lin e a r e t t a c h e a ttr a v e rs a il m a r e , e d ì Iati so n o q u e i m e d esim i i q u a li fa n n o l ’ a n g o lo o ttu s o già d e tto . O r a di q u e s ti Iati q u ello c h e va d a llo s tr e t to d i S icilia a JV arbona è lu n g o p iù c h e u n d ic i m ila e d u e c e n to sta d ii, e l ’ a ltr o é d i p o c o al d i so tto deg li o tto m ila. T u t t i p o i s 'a c c o r d a n o a d ir e c h e la m a g g io re d is ta n z a d a ll’ E u r o ­ p a alla L ib ia a ttr a v e rs a n d o il m a re T ir r e n o (a) n o n o l(i) •

K»X,Sf La lezione antica era : , ec. , omnino ab opinione profecla ait,
11 mare che bagna 1’ Iu \ia dalla foce dell' Arno fin verso

cum ec.
(3) Napoli,

2^4

DELLA G E O G R À F U DI 8 TAABONE

tre p a s s a i tr e m ila stadi!, e altratversando il m a r di Sar^ d e g n a è a n c h e m in o re . M a sia p u r e ( p ro se g u e ) di t r e m ila a n c h e q u e s to ; ed o ltre a q u e sti si piglino a n c h e d u e m ila stadi! c o r r is p o n d e n ti alla p ro fo n d ità d el golfo p re sso N a r b o n a , q u asi u n a p e rp e n d ic o la re ti r a ta d a l v e rtic e d e ll'a n g o lo o ttu s o alla b a s e d i tu tto il triangolo^ e si fa rà m a n ifesto a c h iu n q u e c o n o s c a p u r e i p rim i e le m e n ti d ella g e o m e t r ì a , c h e tu t t a in tie r a la c o s ta d a llo s tr e tto d i S icilia alle C o lo n n e d ’È rc o le ec c e d e d i c ir c a c in q u e c e n to stadi! la r e t t a s e g n a ta a tra v e rs o d e l m a re : e d ove a q u e s ti si ag g iu n g a n o i tr e m ila c h e
do so ­

d a l P e lo p o n n e s o allo s tr e tto , tro v e re m o c h e la r e tta

c o n t a u n n u m e ro d i stadi! p iù c h e d o p p io d i q u ello d a D ic e a rc o a s se g n a to : e s e c o n d o lu i d o v re m m o c o n ta r n e a n c o r p iù cjom inciandosi d a l P e lo p o n n e so fino all’estre* m ità d e l golfo A d ria tic o ». M a q u a lc u n o p o tr e b b e r is p o n d e r e , o m io c a ro P o lib io , c h e sic co m e la r ip ro v a d i q u e s to e r r o r e ci v iene c h ia r a ­ m e n te s o m m in is tra ta d a ll’ e s p e rie n z a d i q u e lle co s e c h e t u m e d esim o hai. d e tte (cioè c h e d a l P e lo p o n n e s o a L e u c a d e so n o s e tte c e n to sta d ii, d a .L e u c a d e a C o r c ir a se t­ te c e n to , d a C o rc ira ai m o n ti C e ra u n ii s e t t e c e n t o , e d a q u e s ti m o n ti c o s te g g ia n d o a d e s tra l’ lllir ia fin o alla la p ig ia sei m ila e c e n to c in q u a n ta ) 5 c o si s o n o e r r a te d e l p a r i e la m is u ra d i se tte m ila sta d ii c h e D ic e a rc o p o n e d a llo s tr e tto alle C o l o n n e , e q u e lla c h e t u t ’ im ­ m a g in i di a v e r d im o s tra ta . P e r o c c h é i p iù c o n c o r d a n o a d ire c h e il tr a g itto d el m a re è di d o d ic i m ila s t a d i i , ciò c h e v a d ’a c c o r d o a n c h e co lla o p in io n e a d o t ta t a r i­ s p e tto a lla lu n g h e z z a d e lla te r r a a b ita ta . I n fa tti la e r e -

LiBno SECONDO

a i5

d ó n o tù tt'a l p iù di s e tta n ta m ila s t a d i i , d ei q u ali p o co m e n o dì tr e n ta m ila si vogliono d a re alla p a r te o c c id e n ­ t a l e , c o m in c ia n d o d a l golfo Issico fino alle e s tre m ità d ell’ I b e r i a , p e r m o d o c h e d al g olfo p r e d e tto a R o d i ve n ’a b b ia n o c in q u e m ila d i quivi al ca p o S alm o n io ( t ) d i G r e t a , e h ’ è iL p r o m o n to r io o rie n ta le d e ll’ i«ola , m ille ; p iù c h e d u e ta n ti tr a la lu n g h e z z a di C r e ta e lo sp azio fino al Criu metópon (2) ; di quivi al c a p o P a c h in o n e l­ la S icilia p iù d i m ille ; d allo s tr e tto di S icilia alle C o ­ lo n n e d ’È rc o le tre d ic i mila^ e fin alm en te dalle C o lo n n e all’ e s tre m ità del p r o m o n to r io S a c r o d ell’ Ib e ria c irc a t r e m ila. A ggiungasi c h e a n c h e la m isu ra d ella p e r p e n ­ d ic o la r e non^ fu p ig liata c o n e sattez za , se p u r e N a r b o n a tro v asi c o llo c a ta q u a s i s o tto il m e d esim o p ara lle lo di M a rsig lia , a q u e s ta s o tto q u el di Bizanzio^ di c h e fu p e rs u a s o a n c h e I p p a r c o . E n el v e ro la lìnea c o n d o tta a tra v e rs o del m a re è so tto u n m e d esim o p a ra lle lo c o n q u ella c h e p assa p e r le C o lo n n e e p e r R odi^ e sic co m e d a R odi fino a B izanzìo (c o n sid e ra n d o a m e n d u e q u e sti lu o g h i c o m e situ ati so tto u n m e d esim o p ara lle lo ) c o n ta n si c irc a c in q u e m ila stad ii, così a ltr e tta n ti d o v re b b e a v e rn e la p e rp e n d ic o la re già d e tta . M a p o ic h é a ife rn ia n o c h e il m ag g io re tr a g itto d i q u e s to m a re d all’ E u r o p a al­ la L ib ia , p a r te n d o s i d a l golfo A d ria tic o , è d i c irc a c in ­ q u e ntila s ta d ii,.d e b b e in q u e s to esservi e r r o r e ^ o b iso ­ g n e r e b b e c h e d a q u e lla p a r te le c o s te d e lla L ib ia in -

(i) Capo Salomone di Caodia. (a) Fronte di Montone: ora capò S. Giovanni. Il chino è ora capo Passato.

Pa­
«5

Srs^BOME, lom. II.

236

DELLA GEOGRAFIA DI STRA^OHE

clinassero molto verso settentrìoDe, fino a congiui^ersi col parallelo delle Colonae d 'E rco le.

E non è ben detto nemmanco che la mentovata per* pendicolare vada a finire vicino alP isola di Sardegna : mentre essa trovasi invece molto più airoccidente che la Sardegna, e lascia frd sè e Pisola, oltre al mare che da lei si denomina, quasi tutto anche il Ligustico. Anche la lunghezza delle coste fu da Polibio esage> r a ta , comunque non di tanto a dir vero. Dopo di ciò egli si accinge a rettificare le cose dette da Eratostene j e rispetto ad alcune k> corregge ; ri­ spetto ad altre va errato egli stesso peggio di lui. Pe> rocchè quando Eratostene dice che da Itaca a Còrcira v'ha trecento stadi), e Polibio invece afTerma che ve n'ha più di novecento ; o quando da Epidamnp a Tessalonica Eratostene conta novecento stadii, e Polibio invece due mila ^ le sue correzioni in questi casi sono giuste. Ma quando poi Eratostene conta da Marsiglia ftlle Co­ lonne sette mila stadii, e da’ Pirenei a quel medesimo punto sei mila ; e Polibio vuole invece contarne da Marsiglia più che nove mila, e da'Pirenei non meno di otto mila ; in questo caso egli s’ inganna più che Era­ tostene, la cui opinione è più della sua vicina al vero. Perocché tutti i moderni affermano concordemente, che detraendo le tortuosità delle strade, la lunghezza di tutta quanta l’ Iberia, cominciandosi da’ Pirenei sia al lato occidentale, non è maggiore di sei mila stadii. E nondimeno Polibio fa essere il Tago di otto mila stadii nella sua lunghezza dalla sorgente alla foce, non già se­ condando in questa misura le sinuosità della corrente

LIBRO 9EC0K& 0

a i 7

(le qual! non appartengono ai calcoli geografici), ma considerandone solo la linea retta da un capo alPaltro: e si noti che dalie sorgenti del Tago ai Pirenei t ’hanno ancora più cbe mille stadii. Polibio accusa giustamente Eratostene di non cono> scere le cose d’ Ib eria, sicché poi qualche vplta e^ce in proposizioni contraddicenti rispetto a quella regione. Così dopo aver detto che le parti d’ Iberia bagnate dal mar esteriore fino a Gadi sono abitate dai Calati ( e ii dice chiaramente , asserendo che costoro occupan,o fino a Gadi tutta P Europa occidentale ) , si dimentica poi di qu«sta sua asserzione , e quando descrive la peri­ feria deir Iberia. non parla punto dei Galati. Allorché poi Polibio ( 1 ) d ic e la lunghezza deli'Europa essere minore di quella della Libia e deli* Asia prese insieme , non sa fare dirittamente il confronto di queste tre parti : « La sboccatura allo stretto delle Colonne, egli dice , è verso 1' occidente equinoziale , ed il Tana! di­ scorre dall’ oriente estivo : la lunghezza dell’ Europa è dunque minore di quella della Libia e dell’Asia, insieme prese, quanto è lo spazio che sta tra il levante d’ estate e il levante equinoziale ; giacché ques.ta porzione dei semicerchio settentrionale è occupata dall’ AsUi. n Ma oltreché Polibio si fa qui difficile in cose per sé mede­ sime facili e piane, è poi anche falso che il Tanai scorra dal levante d’ estate. Perocché tutti coloro che sono pratici di que’ luoghi dicono eh’ esso muove dal
(■) Il nome di Polibio non è nel testo, tua lo aggiungono gli Edit. frane. , t quali sospettano cbe qui v’ abbia qualche lacuna.

21*8

DELLA GEO&RAFIA D I SlItA B O N E

selteiilrione nella Meotide, sicché le bocche del fiume,' quella della palude, e il fiume slesso per quanto se ne conosce, si trovano sotto nn medesimo parallelo (^). Alcuni altri dissero cose indegne d’ attenzione, affer­ mando che il Tanai ha la sua origine dai luoghi vicini all’ Istro ( Danubio ) e muove dall’ occidente ; per non avere osservato che fra questi due fiumi scorron nel Pon­ to le grandi fiumane del Tira, del Boristene e dell’Ipani (2 ); il Tira parallelamente all’Istro, e gli altri due (ò) al Tanai. E poiché non furono vedute le sorgenti del Tira né quelle del Boristene e dell’Ipani, è naturale che sia­ no molto più sconosciute le parti più settentrionali, di modo che poi il dire che il Tanai attraversa quelle fiumane , quindi muta direzione per volgersi alla palude Meotide (perocché le foci di qnel fiume sono manifesta­ mente nella parte più settentrionale e più verso oriente di quella palude ) é cosa immaginaria ed inconcludente. Cosi pure è senza alcun fondamento il dire che il Tana! attraversando il Caucaso (4) scorre verso settentrione,
(i) Egli è questo un errore assai grossolano, ma adottato dal più de’ geografi antichi. Il Don od il Tanai nàsce a dir vero dal n o r d , corre verso l’oriente, poi si dirige all’ouest per modo che fra i punti indicati qui da Strabone v’ banno circa tiove gradi di longitudine. (G.) (3 ) Il Tira 6 il Dniestec; il Boristene è il Dnieper; Vipani o Ipasi, secondo la inaggjor parte dei moderni, è il Bog. (3) Le ordinarie edizioni leggoii « cTt, e Valtro i ma il Coray legge «ì ìi, eg li altri; e cosi tradussero anche gli Editori fran­ cesi sull’ autorità di alcuni manoscritti. (4)' Gli Editori francesi nolano la singolarili dell’ espressione

fi» rv

L IB R OS E C O N D O

aag

poi dando volta si converte alla palude Meolide; e D o n dimeno anche questo (u detto. Nessuao peraltro aiTermò oh’ esso abbia origine dalla parte d’oriente^ perocché se tale fcMse il suo corso, i più accreditati geogràfi oou avrebbero dimostrato eh’ esso è contrario ed in qual* che maniera diametralmente opposto a que^o del Nilo, come se il corso di ciascheduno di questi due fiumi si Covasse sotto uno stesso meridiano. La misura poi della Terra abitata si piglia sopra una linea parallela all'equatore, perchè anch’essa la terra prolungasi principalmente in questa direzione: quindi anche la misura di ciàschedua continente si jdeve pigliare sopra una linea fra due meridiani. E 1^ nùsuré dellé lunghezze sono certi numeri di stadii che Jioi possiamo déteraiinare 0 Andando pe'luoghi stessi -, o col soccorso di strade parallele, o di passaggi di mare. Nondinumo Polibio, lasciata in disparte questa m anierà, ne introduci una nuoya, pigliata sulla por> zione delP emisferio settentrìonale compresa fra il 1e> vante di state e quello equinoziale. Ma nessuno ado* peri nelle cose immutabili regole e misure mutabili;; nè si valga di cose 'che possono essere ora ad un modo or ad un altro dovè trattisi di og^tti. sussi* «(enti per sè medesimi e che non ricevono mutazibnè. .Ora la lunghezza d’iin luogo è immutabile , ciò cb’ è per sè medesimo manifesto ; e per lo contrario il le­ vante e il ponente equinoziale, e così anche qùello d’ inverno o d’ estate , non sono punti determinati in sè stessi, ma solo rispetto a noi. Quindi se qoi ci, tramu­ tiamo da un sito ad uq a ltro , variano, anche,! Inoghi

a3o

DEUA O EO O R iFIA .D I ST R À B O ItE

del ponente e del levante eqniiioEtale, ed anche i punti dei tropici ; ma la langheeza di quel continente nel quale ci troTÌamo rimane sempre la stessa. Però non è 'assurdo pigliare il Tanai «d il Nilo per limiti; bensì è cosa nuova il valersi del levante equinoziale e di qaello ■d’ estate. Rispetto ai promontori coi quali P Europa si spinge nel m are, Polibio ne parla più accuratamente di Era’tostene, ma non però quanto sarebbe mestieri. Pe­ rocché Eratostene ne menziona tre ; quello che finisce ^alle Colonne d'Èrcole, e sul quale è Plberia; quello che si spinge allo stretto di Sicilia, su coi è l’ Italia; e il terzo che riesce a JVÌaleo (i), e comprende le nazioni tutte fra 1’ Adriatico, l’ Eussino ed il Tanai. Polibio in­ vece va d’ accordo con lui rispetto ai primi due ; ma >poi procede tnenzionandone un terzo che finisce a Ma> <leo ed al Suniù (a) su cui trovasi tutta l’ Eliade, e {’^llliria (3) ed alcnne parti di Tratcia (4): indi oa -quarto nel Chersoneso di Tracia dov’ è lo stretto di ^ s t o ed Abido (5) ed è abitato ‘ dai Traci : finalmente tra quinto al Bosforo Gmmerio «d all’imboecatnra della -Meotide. Concedansi la Polibio i primi due fra ì promontori da lui mentovati (perocché sono compresi fra seni ab­ bastanza distinti ) , «ioè quello nel mare fra Calpe ed
(i) Il capo Malto della Morea. (a) il capo Colonna. (3) La Dalmazia. (4 )'La Romania.

(5) L’‘Ellesponto, o Stretto dei DitrkanéHi.

L n n o SECONDO

231

il promontorio Sacro doT'èGadi (i), e fra le Colonne e la Sicilia; e quelP altro che si spinge in questo medesi» mo mare e nell’ Adriatico: sebbene a dir vero, rispetto al secondo, farebbero qualche contrasto le estremità della Japigia (a), che si stendono anch’esse nel mare, e r Italia che forma due punte. Ma i tre promontorj che Polibio aggiunge ai predetti, per essere molto più eviden* temente irregolari e composti di varie prominenze, do­ mandano tutt’altra divisione. GosV parimenti si dica della divisione dell’ Europa in sei parti stabilita da Polibio conformemente ai promontori da lui determinati. Noi di tutte coteste cose faretào la conveniente rettifibaziono quando discenderemo alle singole parti del nostro trat­ tato; cosi anche di quelle altre nelle quali Polibio cadde in errcHre rispetto all’ Europa od alle coste della Libia. Per ora basteranno le cose già dette intorno agli scrit­ tori che ci han preceduti; i quali stimammo poter ci­ tare come opportuni testimoni, che non senza ragióne abbiamo impresa anche noi un’opera di geografia, dac­ ché in questa scienza vi sono tante cose da rettificare e da aggiungere.

( i) II seno fra il capo di Tra(Ugara e il capo S. Vùtceazo; nel quale trovasi CadÌM. (3 ) 11 prom oD iorio Japigio risponde al capo di S. Maria di Leuca nel territorio di Lecce ( ia Terra d’ Otranto ) , ch’è l’an­ tica Japigia.

a3a

DELLA GEOGKJiFIA DI STB ABONE

CAPO

V.

Sistema g^gra/leo d i Strabane — P rincifj generali della Geografia — Divisione del globo terrestre — Dimensioni e cUyisione della Terra abitata — Maniera di delineare una carta della Terra abitata sopra un globo o sopra una supeìjicie piana — f'ùiggi di Stra­ done — DescHtione sommaria e generale della Terra abitata — Dei m ari che circondano la Terra abitata j e delle coste eh’ essi bflffuaìo — DeW Europa — DeW M ia Della U bia od A frica.

P oiché, dopo quanto abbiam dello contro ì citati scriltori, è naturale che poniam mano all’adempimento della nostra promessa ^ noi pigliando nuovo principio diciamo, come chiunque toglie a descriver paesi dee premettere alcune di quelle cose che insegiiansi nella fisica e nella matematica , e secondo la norma e sulla fede di quelle venir poi ordinando il proprio lavoro. E già si è detto che nè un edificatore uè un architetto potrebbe erigere acconciamente una casa od una c ittà , qualora fosse ignorante dei climi, dei fenomeni celesti, delle figure , delle dimensioni, del caldo , del freddo, e di altre cose siffatte : e però tanto meno potrebbe de­ scrivere senza di ciò tutta ^la Terra abitata. E nel vero il presentare delineati sopra una sóla su­ perficie piana i paesi dell’ Iberia e dell’ hidia e quelli che stanno fra mezzo a queste due regioni, determi­ nandone nel tempo stesso sopra quella medesima su­ perficie il levante, il ponente ed il mezzogiorno, sic­ come punti comuni a tutti i predetti paesi, è un modo opportuno per dai'e una giusta idea geografica a colui

L IIR O SECONDO

il 4jnale conosca già inoauzi tratto la dispo<izione ed il movimento del cielo, e sappia che la superficie della terra nella realtà è sferica, e che qni rappresentasi piana soltanto in servigio de’ riguardanti: ma non gio­ verebbe a colui al quale mancassero siiTatte cognizioni. Perocché ben può chi fa grandi viaggi, come a dire per le pianure di Babilouia o per vasti mai», immaginarsi piano tutto lo spazio che gli è d’ intom o, sia ^ n a n z i, sia da tergo o dai Iati, e non accorgersi d’alci^n camLiamenlo nei fenomeni celesti , nei movimenti e nelle posture del sole e dèUe altre stelle jnispetto a noi : ma non si può dire che a «hi considera il mondo in qua­ lità di geografo, queste cose possano parer sempre le stesse. Infatti chi discorre i mari o attraversa per. tèrra qualsivoglia paese ha d’ uopo soltanto di cert^ comuni fenomeni ( i ) , secondo i quali e Tuomo sprovveduto d’ ogni educazione e 1’ uomo di'Stato possono regolarsi iiella loro vita : sicché anche senza esser praticò dei fenomeni celesti, e non conosceudone le apparenze di< verse secondo la diversità dei luoghi, vede il solo l<^ vai’si e tramontare o pèrvenuto a mezzo il suo còrso, ma non investiga poi in qual modo ciò avvenga'; peroe^ chè il saperlo non gioverebbe punto a quel fibe :ch’ ei
(i) Gli Editori francesi traducono forse meno letteralmente , ma pefallro con più cLiarezza : ha d ’ uopo soltanto di un. pic■col num em -di fenom eni.gfom alierù Notisi poi chel-quiirespre»«oae ,« coutr^palfta «A mifcu'Jì uÌ i d u^ àt i ow sigBÌfi^,qoo- :giì un u«maj|dÀr8lat« pioptiafnitol* deMo, m a/ua uomo foi:9M$^!di.qu«UftJiAmMHom>ctlk:all’ iionMk'.di6lali»<ib aeoessaria.

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DELLA G E O asA F U DI STBABONE

s’ è proposto, come non gli g;ioverebbe il conotcere se il luogo nel qoale si trova sia o no parallelo « 0 ! tuo (i). O scegli per caso si volge alcun poco a questa investi­ gazione, giudicherà nelle cose spettanti alla matematica conformemente agli abitatori «lei sito; perocché ciascun luogo ha opinioni sue proprie (a). Ma il geografo noa iscrive in servigio di chi abita il paese di ^ui egli tratta, liè di quell’ uomo di Stato il quale non suol mai medi* tare sopra le cose propriamente dette di mateitaatica; e nemmanco in servigio dello zappatore o del mietitore : ma bensì per colui che sa persuadersi la terra nella sua 4otierezza essere tale quale descrivonla i matematici : e vuole che quanti si accostano a lu i , avendo da prima ammesse codeste dottrine, si facciano poscia a consideram e le conseguenze. Quanto egli dice conseguita a quelle dotb-ine : e però i suoi'discepoli potranno tanto meglio giovarsi di quelle cose eh’ egli verrà loro espo­ nendo, quanto più saranno già innanzi nelle matemati­ che : ma nega di scrivere per coloro ehè non ne hanno punto contezza. Colui pertanto che vuole «iscriver la terra dee in quelle cose che gli servono di principio credere ai geo­ metri che r hanno misurata tutta intiera ; questi agli astronomi ; e gli astronomi ai fisici. £ d è la fisica una
(i) "O r w t f « » A ri m m fAxXn^'r »m fvrlìiì* S / t i .

Queste parole parvero un eoigma a irttl gl’interpreli' e commen­ tatori ; nè io vorrei affermare ' iH ossermi ttccostàto bl vero intendimento deH’ Autore seguitaaÀ^o la traduzione' 'fl-aticése. Il latina dice.: Uirum cum aditint»' iMfmHeius tit ffetke. (a) Ijeggo col Cìoray i'cT ice Siyfi»!»,

L IB R O 8B C O H D O

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scienza perfetta ( i) ; sotto il qual nome s'intendono quelle sciente che non si fondano sopra ipotesi, ma -dipendono solo da sé medesime, ed hanno in sè stesse i proprj principi e le prove di quanto esse insegnano. Queste poi sono Je cose che la 6 sica somministra -siccome già dimostrale: Il mondo ed il cielo sono di forma sferica : 1 corpi gravi inclinano verso il centro : Xa terra trovandosi collocata intorno a queisto cen­ tro ed essendo sferica anch' essa, ha comune col cielo il centro e sta immobile, essa ed anche quell’ asse che r attraversa per lo mezzo ia oAo col cielo: Ma questo s’ aggira iotoroo alla terra ed all’ asse predetto dall’ o-> riente all’occidente, e con lui si movono anche le stelle fisse, colla sua stessa celerilà (a) : Ora le stelle fisse colle rivoluzioni nelle quali son trasportate descrivono cerchi paralleli; e ira questi cerchi i più conosciuti

(i) Letteralmente; la Fisica poi è una virtà ( i di i,.7 t Ttt). Anche il tradaitore latino disse virtus quaedam vel perfectio. Gli Stoici chiamavano virth ( iftltti ) le tre scienze principali, Fisica, Morate e Logica ; e insegnavano che al vero cioè: <St me~ voM colla iU tsa celerilà del polo. Ma perché i poli sono le estremila dell’ asse che l’Autore ha già dichiaralo immobile, ca­ drebbe in un'aperta contraddizione se questa lezione dovesse adot­ tarsi, o bisognerebbe dare alla parola polo un signiQcato arbi­ trario affatto. Quindi gli Editori francesi e poscia anche il Coray lessero invece tS «'A* a significare assai usiuralmente che le stelle fisse si movono colla medesima celeriti colla quale si -fiiove il cièlo da cui sono strascinate. sapiente abbisognavano lotte e tre. (3) Il test» ordinapio legge ìfttTmjgilt rfi

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-

DELLA GBOGHAFU DI STRABONE

sono quello dell’ equatore , i due tropici e gli artici : E le stelle erranti, e con esse anche il sole e la lu n a , si muovoao in cerolii obliqui descrìtti nello spazio del zo* diaco. Gli astronomi dunque prestando fede a tali dottrine dei fisici o in tutto od in parte, determinano poiconfor* memente a queste i movimenti, i periodi , gli ecclissi, le grandezze, le distanze degli astri e mille e mille al­ tre cose a queste somiglianti. E cosi anche i geometri per misurar, come fanno, tutta quanta la terra, presup* pongono come provate le dottrine degli astronomi e dei fisici : e il geografo alla sua volta presuppone quelle che gli vengono somministrate dalla g«on^etrìa. Egli è dunque necessario supporre che così il cielo come la terra àano divisi in cinque zone, attribuendo a quelle di sopra gli stessi nomi che a quelle di sotto : e le ragioni per le quali adottiamo questa divisióne ia zone le abbiamo già dette. Le zone poi si posspno li* mitare con cerchi paralleli all’ equatore, e descritti dal1’ uno e dall’ altro lato di quello ^ sicché due di questi cerchi disgiungano la'zona torrida dalle, tem perate, e due altri le zone temperate dalle fredde. A ciascuno ^ i cerchi celesti è sottoposto un cerchio di ngual no­ me regnato' sopra la terra, e cosi parimenti una zona a cialscuna zona. ’ Diconsi poi temperate quelle zone che sono abitabili: le altre non si possono invece abitare, le une per ec­ cesso di caldo, le, altre per troppo freddo, , E questo, vale anche dei cerchi artici e dei tropici, rispetto almeno a quelle regtoui dove trovànsl cerchi ar»

U B R O SECOKDO

33^

tìcì ^ sàpponendo che 'Sotto ai tropici ed ai cerchi artici celesti v’ «fabiano salta terra altri cerchi corrispondenli a quelli, e cogli stessi nomi. Come poi l ' equatore divide tutto il cielo in due p a rti, così è di necessità che anche la terra sia divisa da. un altro equatore : e questi emisferi ( tanto quelli del cielo come i tetrestri ) si chiamano l’uno settentrio­ n a le , 1 ’ altro meridionale. E poiché anche la zona tor­ rida è divisa in due parti da questo medesimo cerchio dell’ equatore, perciò una di queste è la parte seUentii'onale di essa zona, 1’ altra é la parte meridionale ; cd è manifesto che anche delle due zone temperate 1’ una si dee nominare settentrionale e 1’ altra meridio­ nale, con nome corrispondente a quello dell’ emisferio nel quale si trova. Chiamasi poi settentrionale quell’ emisferio che in sè comprende quella zona temperata , nella quale chi guarda da oriente ad occidente ha dalla destra il polo, dalla sinistra T equatore ; ovvero quello dove a Coloro, che guardano verso il mezzogiorno si trova alla destra 1’ occidente ed alla sinistra il levante. Meridionale per. lo coatrario si chiama quell’ emisferio dove le posizioni riescono opposte a quelle orora in­ dicate. ■ Ora è manifesto che noi doU>iamo trovarci in uno di questi emisferi, e propriamente nel settentrionale : ma in tutti e due non potremmo già essere ; perocché v’ hanno frammezzo di grandi fiumi, primo de’ quali è l’Oceano, e poscia la zona torrida. Ma nella no.stra Terra abitata non avvi nè Oceano che la divida tutta per mez* z o , nè torrido luogo j nè vi si trova parte veruna nella

a38

DELLA GEOGRAFIA DI SXRABOME

quale siano condizioni opposte a quelle che già diceió* me trovarsi nella zona temperata settentrionale. Il geometra dunque pigliando queste dottrine e valen* dosi delle osservazioni gnomoniche e delle altre verità che r astronomia dim ostra, e col soccorso delle quali si trovano in ciascheduna regione t cerchi paralleli all’e­ quatore e quegli altri che tagliano questi cerchi ad angoli retti attraversando i poli, misura la parte abitabile della terra viaggiaodovi, e pel rimanente argomenta dalle di» stanze (t). Di questa guisa egli trova quanto v’ ha dal* r equatore al polo : e poiché questo spazio è la quarta parte del cerchio massimo della terra (a), perciò quando egli l’ ha una. volta trovato, ha trovato eziandio il suo quadruplo, vai quanto dire ha trovata la circonferenza della terra intiera. Come pertanto colui che misura la terra suol pren­ dere dall’ astronomo i suoi principj, e I’ astronomo dai fisico ^ nello stesso modo è necessario che il geografo, cominciandosi da quelle cose che insegna chi misurò tutto il globo, a lui presti fede ed a quelle dottrine alle quali credette anch’ esso alla sua volta il geome­ tra (3); e da prima dimostri quanta sia Pestcnsione della
( i) Cioè determioà l'esteasiooe delle altre parti confroDlando gl’ ititervalli celesti dei luoghi misurati con quelli dei luoghi tu^ torà ignoti, e lo spazio di. paese corrispondente a quegl’intervalli. (a) Siccome Slrabone parla qui di un meridiano , cosi l’ espressione eh’ egli usa può parere inesatta : perchè essendo tutti i meridiani uguali fra loro, nessuno è massimo^ ma ciascuno dt essi fe lino dei più grandi cerchi della terra. (Ed. frane.) (3) Cioè alle dottrine astronomiche.

U B nO SECONDO

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nostra T erra abitata, quale ne sia la fignra, qnal la n a tu ra , o quale la sua proporzione rispetto alla terra intiera, perocché questo è veramente lo scopo proprio del geografo : poscia regioni ad una ad una di tutte le cose che sono ia terra od in m a re , indicando quelle che non furono opportunamente trattate da’ nostri predecessoriy e da coloro sopra tutto che in queste materie sono tentiti migliori. Vuoisi (i) presupporre dunque che la terra insieme col mare siano un globo con una superficie sola e uni­ forme. Perocché quelle parti della Terra che levansi fuori di questa superficie si perdono in tanta grandezza comle cosÌb piccole c da passarsi inosserrate ^ è la for­ ma sferica intendesi q u i, non come di cose lavorate al torno, o come il geometra la definisce^ ma sibbene a giudizio del senso che pur non sia squisito. Si consideri poi questo globo come diviso in cinque zone^ e il cer­ chio equinoziale in esso descritto; e un altro cerchio parallelo a questo, che limita la zona fredda nell'em i­ sfero settentrionale; e un altro ancora che passa pei poli e taglia ad angoli retti i due già mentovati. L’emisfero settentrionale comprende due quarte parli della te r r a , alle quali servon di limite l’ equatore e quel cerchio che passa pei poli. O ra in ciascitna delle

(i) II Casaubono dice che in alcuni codici anlicht principia qai il terzo lib ro , perchè di qui veramente comincia l’Autore ad esporre la sua dottrina geografica. Ma egli poi non approva sifiatta divisioiM ; e gli Uditori fV-ancesi aggiungono di nuu avere veduto alesa manoscriUo dov’ essa apparisse adottiita.

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DELLA GEOGBATIA DI STRABONE

quàrfe parti pre<lette immaginiamt) uno spazio quadri» Intero , in cui il lato settentrionale sia la metà del cer> cbio parallelo all’ equatore e vicino al polo^ ed il mef* ridionale la metà dell’ equatore : -e gli altri due fian* chi siano segmenti del cerchio che passa pei p oli, op> posti fra loro e di uguale grandezza : e nell’ una o nelr altra di quelle due quarte parti ( nè punto v’ ha dif­ ferenza qualunque delle due si pigli) diciamo essere po­ sta la nòstra terra abitata, cinta all’ intorno dal mare e somigliante ad un’ isola; ciò che già si è detto essere dimostrato dal senso del pari che dalla ragione. Se poi qualcuno a quetto non crede è cosa indifferente alla geografia o che si faccia della terra un’ isola come l’ e­ sperienza c’ insegna , o che si concèda invece eh’ esisa può navigarsi tutto all’ intorno partendosi da levante o da occidente, tranne soltanto alcuni piccoli luoghi nel mezzo. 1 quali si possono indiBerentemente supporre occupati o dal mare o da terra non abitata ; peroc­ ché il geografo curasi di descrivere le parti, conosciute della terra abitata, s p a ss a sotto silenzio quelle che sono tuttora ignote non altrimenti che quelle situate fuori di essa. E però a compiere tutta la figura dell’ i­ sola che abbiamo già detta basterà congiungere con una linea retta i punti estremi della navigazione daU 1’ una e dall’ altra parte. Si ponga pertanto quest’ isola nel quadrilatero che abbiamo detto: poi se ne pigli la grandezza apparente (i),
(■) Slrabone non pretese di delermlaare i limiti meridionaìi >e sellentriosali della Terra abitata se non per appròssiiiiazione, e

LIBRO SECONDO

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sottiiaendo dalla grandezza di tutta la terra questo no­ stro emisfero, da questo la m età, ed anche da questa metà il quadrilatero nel quale dicemmo esser posta la Terra abitata: e per analogia se ne determini anche la figura apparente , deducendola da quella delle parti a noi conósciute. Ora siccome la parte dell’ emisfero set* tentriondle iV è fra 1’ equatore ed il parallelo vicino al polo somiglia'nella Ggura ad una i^erteira (i), e dall’al­ tra parte il cerchio che passa pei poli e divide 1’ emi­ sfero settentrionale divide anche la vertebra e ne fa due quadrilateri : così quello fra questi due quadrilateri in cui è Compresa la Terra abitata, e sul quale si stende per Un -certo spazio l’Atlantico, corrisponderà alla metà della superficie della vertebra; e la Terra abitata, posta'in quel mar 6 come un’ isola che somiglia.nella sua ^gura ad una clamide (a), occuperà meno che la metà di quel quadrilatero. E questo riesce evidente prima da p o v e desunte dalla geometria ; poi argomentando daU l’ estensione del mare eh’ è diffuso all’intorno e copre dall’ una e dall’ altra parte le estremità dei continenti,
secondo quello che ne faceva nataralmeote presumere il pi'ogressivo aumento del caldo o del freddo a misura che si progrediva verso l’ equatore o verso il polo. < (i) Xw ttSvxis irli T» Osservasi peraltro che il luog» di cui parla Straboue non rende punto l’ immagine a c u ì egli lo somiglia, sicché potrebb’ esservi forse nel testo qualche altera­ zione. (a) P olia m o immaginarci la clamide simile ad ua mantello di ! forma semicircolare, e largo nella estremità inferiore assai più che nell’ alto. Stbabo^b j tom. II.

2^3

DELLA g e o g r a f ì a DI STRADONE

sicché a misura che andiam progredendo verso il le­ vante o verso il ponente, vediamo la loro forma diven­ tare sempre più angusta \ e finalmente dalle dimensioni medesime della Terra abitata. E nel vero la sua mag­ giore lunghezza , che quasi da tutte le parti finisce ia un mare grande e deserto per modo che niuno osò navigarvi finora, non oltrepassa ì settanta mila stadii^ e la sua larghezza maggiore è al di sotto di trenta mila a motivo dei climi renduti inabitabili dall’ eccesso del freddo o del caldo : mentre la porzione del quadrila* tero che il calore eccessivo non permette di abitare è larga otto mila e otto cento stadii, e nella sua mag-* giore lunghezza si estende a cento ventiseimila, corri­ spondenti alia metà di tutta la circonferenza dell’equa* tore^ ed il restante di ciò che la Terra alitata non oc­ cupa è uno spazio ancora più grande (i). Con queste dottrine concorda in qualche modo ciò che vien detto dà Ipparco : perocché costui avendo supposto che la grandezza del globo sia quale la dice Eratostene, afferma che sopra questa misura dobbiamo determinare 1’ estensione della Terra abitata, non v’essendo notabile diversità, rispetto ai fenomeni celesti di ciaschedun paese, dal seguitare 1 ’ opinione di Era­ tostene o quelle che ci furono tramandate dagli scrit­ tori venuti dopo di lui. Siccome pertanto, secondo Era­ tostene, il cerchio dell’equatore è di duecento cinquan(i) la tulio queslo passo, dove la lezione è in più luoghi ot evidentemente corrotta o sospetta, dii sono att«DiUo agli Editori francesi ; il Coray propone qualche varianle che discorderebbe alcun poco da loro : ina sen^a autorevoli nianoscritli.

LIDRO SECONDO

tadue mila stadii, la quarta parte di esso sarà di ses> santalrè mila- Questa sarà duoqae la distanza dalP e> quatore al polo, la quale comprèaderà cinque di quelle eessanU parti ì d cui si divide T iutiero, cerchio dell’ e* qaatore (i). Quattro di queste cinque sessantesime parti sono comprese fra T equatore ed il tropico d’ estate, cioè, fra P equatore ed il' parallelo di Siene (a). Peroc­ ché le distanze dei luoghi argomeatansi da quelle dei corpi celesti ^ e il tropico d' estate dee senza dubbio passare per Siene, giacché quivi nel solstizio estivo il gnomone di mezzo giorno è senz’ ombra, il meridiano poi di Siene descrivesi principalmente secondo il corso del Nilo , cominciando da Merce fino ad Alessandria , per uno spazio di circa dieci mila stadii, nel mezzo del qnale è fabbricata S iene, sicché da questa città a Me< roe v’ ha cinque mila stadii. Chi va poi da Meroe verso il mezzogiorno uno spazio di circa tre mila stadii, in­ contra regioni che non sono più abitabili per eccessivo calore: e però si vuol porre come limite e principio della nostra Terra abitata dalla parie di mezzogiorno il parallelo che passa per questi luoghi, ed è lo stesso con quello del Cinnamomoforo. Poiché dunque da Siene a Meroe sono cinquetàila stadii, se a questi ne aggiun* giamo trem ila, ne avremo in tutto ottomila per giun­ gere sino all’ estremità meridionale della Terra abitata.
(i) 1 Greci dividevano co v e noi questo cercbio in 36o gradi; ma lo dividevano poi anche in sole sessanta parti < , ciascuna dotto quali abbracciava sei gradi o quattro mila e duecentp stadii. Quiodid parti coiapreiidoao novanta gradi. (G.) (3) Assoan 'neU’ olio Egiitu.

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DELLA g e o g r a f i a DI STRABONK

Or da Siene all’ equatore v’ hanno sedicimila e oliocenlò staclii^ perocché tanti ne comprendoBO le quattro sedicesime parti già dette, ammettendo che ciascuna di esse ne abbracci quattromila e d u e c e n to ; e p erò lo spazio che resta fra i confìni (meridionali) della Terra abitala e l’ equatore, sarebbe di ottomila e ottocento sladii, e da quelli ad Alessandria ventun mila e otto* cento. ’ Tulli poi s’accordano a dire che chi naviga da Ales­ sandria fino a Rodi, e di quivi lungo la Caria e la Io­ nia fino alla Troade , a Bizanzio ed al Borislene , pro­ segue la linea retta che fa la corrente del I^ilo (i). Noi dunque pigliando le distanze già conosciute per tnezzo della navigazione, e procedendo nella stessa linea retta al di là dal Borislene, dobbiamo considerare' fia dove la terra sia abitabile, e dove siano i suoi confini dalla parte settentrionale. Al di là dal Borislene abi­ tano i Rossolani (%), ultimi fra gli Sciti da noi cOno« sciati, ma nondimeno ancor più meridionali dei popoli più remoti che noi conosciamo al di là della Britannìa. Cominctando dalle frontiere dei Rossolani, i paesi non
(i) Così la pensarono Eratosteoe , Ipparco • Strabone, cre­ dendo che Rodi ;si trovasse sotto la stessa longitudine di Ales­ sandria : le più recenti osservazioni percr hanno dimostrato che là linea di cni parla Strabone non è punto una retta. (G.) (a) 1 Rossolani, dai quali si crede che sia venato il ndnt'e di R u ssi, abitavano qijel paese che ora dioesi Uqratiia. I popt^I ac­ cennati subito dopo sono quelli dell’ Ieraa o-dell’ Irlanda, che il nostro Autore collocava al nord dell’ Ii^hiterra , cqnsìderaRdola come 1’ uUinio paese abitabile- da queik parte. '(G.) '■

UBItO.SKCONOO

l4 ^

sono più abitt^ili a cagione del freddo. I Saaromati e gli ScUi (i) stanno :ÌD regioni più meridionali al dx là della palude Meotide fino all’ oriente della Scizia. - .B ea è il vero che il marsigliése Pitea afTèrma 1«' ultime terre esiseró qaelle di T uie, la quale è fra lé isole Britanniche la più settentrionale dove il tropico d’ estate:si confonde col cerchio artico: ma del resto no» dice poi nuUa, n i se Tuie sia un’ isola, nè se i paesi dove il tropico ditiene cerchio artico sleno tutti abii tàbiii^ lo per mè porto opinione che quei confini settentriònali della Tèrra abitabile siano molto più vietai al mezzogiorno eh? egli non dice perocché I recenti descrittori del globo non indicano verun paese al di là Idell’ lerna , la quale giace vicino élla BritaimìA dalla parte di settentrione, e dove a|f»p«na e con disa­ gio possono abitare alcuni uomini selyaggl. 11 perchà poi mi pare che quivi dovrebbe porsi l’esti'emo confine della Ter#a abitabile. Qualora pertanto si ammettesse che il parallelo di Bbeanilò ibsse presso a poco io stesso che quel di Marslgllà ^ come idlce Ipparco d^ndo fede a Pitea ( péroccbè Ipparco afferma, ohe in Btzanzio il gnomone è colV ’ ombra in quella rélaxlòne che Pitea asserì, di avere ossèrvàtaiu Marsiglia)^: e che<il parallelo del Boristene fosse distante da qiiel di Biaaazk) circa tremila e otto­ cento stadll, dovrebbe II parallelo del Boristene attra(i) Quf;Ui che abitavano lungo il Don cd il Volga. AU’orieDle di qu«4 i’ uUinio ^ume coniìnciavwo gli Sciti orieulali nel nor4 dell’ Asia. (G.) . . .

246

DELLA

g e o g r a f ia

DI STBABOHE

Tersare tulta quanta la Britannia 5 cosi ricliiedentla 1» ^tslanaa che v’ ha fra Marsiglia e la Britannia stessa. Ma questo Pilea che trae spesse Tolt!s in errore chi i a Ini sì fida, dice il falso anche in questo luogo. Pe^oc* ehè s’ accordano molti a dire che la linea condotta dalle Colonne allo stretto di Sicilia ed alle regioni d’A -* tene e di Rodi si trova sotto un sol parallelo^ si ti«n& eziandio da molti che vada lungo il mezzo del Mediteiraneo quella linea la quale dalle Colonne si stende fino allo stretto di Sicilia; e i naviganti asseriscono, lai Maggiore distanza dalla Celtica alla Libia essere dì cin« qhe mila stadi! partendosi dal golfb Galatico , e questa essere eziandio la maggiore larghezza dèrl MedherraneoL Di sorte che la distanza dalia lìnea prèdetta fitto all?in­ timo fondo del golfo Galatico sarebbe di due mila.e cin«* qnecento stadii ; e fino a Marsiglia an po' m«mo, per essere questa città piii meridionale che il ■ fondo del golfo. Ora lo spazio da Rodi a Bizanzio è di quattro» mila e novecento stadii ; d’ onde il parallelo che altra* versa Biunzìo riesce molto più settentr^nal« ohc:<]ael di Marsiglia^ La distanza poi da Marsiglia alla Bntan*' sìa può corrispondere a qaeila eh’ è da Bizaoaio al Bo« ripiene: «quella dalla Britannia àll?Ierna non sì cono* sce per anco quanto essa sia, nè sé v’ abbiano al di là paesi abitati (i); ma per le cose già dette non giova pnn*
( 1) Osserva il Gossellin che Strabone nel lib. i t confessa bensì che l’ isola di terna gli è quasi sconosciuta , ma poi ne de­ termina con precisione la latitudine; sicché non par ragióiievolc quanto qui afferma. Però, soggiunge, 'éonsiderando bene la frase del testo T« S” txi7B-n ì x ì rà» liftut, i»i7t irttmr

Ln «0 8EC0ITO 0

«47

to cotesta mvestìgazione. Pcroccbè rispetto alla sciensa basta i’ ammettere il principio adottato per le parti me< ridioitali, dove oi parve conveniente di porre i confini della Terra abitata a tre mila stadii da Meroc; non già ’ perchè questo sia veramente il preciso confine, ma perché gii si accosta. E cosi conviene supporre che an« che al di là dalla Britannia v’ abbiano soltanto tre mila stadii o poco p iò , per esempio, quattro mila. Ed in quanto ai bisogni dell’ nomo di S ta to , il cono* scere HOTatti paesi ed t loro abitanti non gli torne» tebbe punto a maggiore vantaggio; principalmente tvat* tandosi d’ isole, le quali non. ci possono nè nuocere nè giovare, non avendo con quelle veruna relazione. Perocché t Romani polendo avere anche la Britannia non se ne, cara ro ao , per aver veduto che da quegl’iso­ lani mon potevano nè avere alcuna cagion di timore ( giacché Bon «ono forti abbastanza pervenire ad assa­ lirci al ^ qua del orare ) , nè trarre^ vantaggio vcrmto quando bene se U turassero soggiogati: ed cwa si crede che le gabelle a cui qudl’ isola è sottoposta fruttino più di quello che potrebbe produrre un tributo ^ dedotta la spesa che occorrerèbbe per la soldatesca necessaria a presidiarla ed a rìtrarne il tributo stess<x Molto mag­ giore safiebbe l’ inutilità di possedere le altre isole che le stanno d’ intorno, Se poi aggiungiamo alla distanza che trovasi fra Rodi
« r Ttt St/» , potrebbe anche significare : Mais , à partir de ìà

jusqu’à file d ’Iernd, on ne sauroit dire que ce soit encore un pays tant peu canna.

3^8

DELLÀ QSQGRAFlX DI STBABOrTE

ed il Borisftepe uno. spazio di quattro mila/^tadii prOc.er dendo dal Boristeoe stèsso all^ parti settentrionali, la somma intiera sarà di dodici mila e Settecènto s|<adii e da Rodi al confine' settentrionale deUa Terra, abitata se ne avranno sedici mila e seicento : (sicché poi tutta la larghezza della Terra abitata dal mesBOgiocno al set­ tentrione sarà minore di trentamila. lu .quanto alla sua lunghézza si dice che. sia di settanta mila stadit all’in'circa’, aindando dal ponente al levante^ cioè dalla estre­ mità d d l’ Iberia fino a quella dell’ Indja^ e m igrando cotesto spazio parte con viaggi terrestri , parte col mezzo di navigazioni. Che poi questa lunghezza si trovi compresa nel quadrilatero di cui abbiamo parlato si fa manifèsto paragonando la circonferenza dei paralleli con quella dell’iequatore: d 'o n d e lai IaB ^ex za^« lla Terra abitata riesce più che il doppio della sua lar-^ ghesza. E diceisi che nella 6 gura è somigliante: a una clamide , perchè si trovia che la sua larghezza si con­ trae di moUo verso le estremità, « principalmeute verso le occidentali, qualora ci facciamo ad esaminarla neliè isingole sue parti. Fin qui pertanto abbiam disegnato 'sopra una super­ ficie sferica (i) il luogo nel quale' diciamo che trovasi la T erra abitata: e certo chi vuole accostarsi ilpiiù che si possa alla verità con imitazioni fatte a mano debbe figurarsi la Terra in una sfera, come quella di Cratete (a) 5 pigliare sovr’ essa il quadrilatero che abbiamo
(i) Cioè , supponendo di avere fra le niaai uo globo. (a) ProbabilmeDte si tratta qui di Cralete,i},.graninjatico, già

LIBRO 8BCORDO

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detto'^ e déntro di quello collocare il; disegno della T erra abitata. Ma peróbè fa bisogno di una sfera gran: de per modo che una piccola sua porzione ci soDaminir stri il quadrilatero, già ripetuto più voUe, capace di contener chiaramente le parli della Terra abitata e di ofierirle distintamente all4 sguardo.di chi le viene gobt sideraildo ^ perciò dov« alc(M)o se la possa far qoMiruiw sif&tta, sarà q w t o .i l fneglib (ma, deUbe avere il diame­ tro non minore di dieci piedi « chi non puiò a x v ta di tal grandezza e .niè anche di gcaudeua che aia poco nùnore di questa, costui descriva la £ua carta gieografica sopra una superApie piaqa che sia almeno di setto piedi. Perocché poco dilTerirà se in luogo de’cerpb);pa* ralleli all’ equajtqre ef de'meridiani coi'vantisi in 'giro ^ coi quali distinguiapuo i clim i, i v e n t i l e altre dif* ferenze e posizioni delle parti della T e rra c o n s id e ra to fra loro o rispetto al fenomeni celesti, descriveremo invece linee rette le une parallele, le altre pei^éndito* lari all* equatore ^ poiché la nostra metite pnò traspor­ tar di leggieri la figura e la grandezza sottoposte allò sguardo in una superficie piana, ad una superficie ro­ tonda e sferica (i) : e questo vale sì pei corchj obliqui
citato da Strabone nel primo libro. Costui scrìsse un commeMo sui" poemi di O m ero, e come aUese a chiarire prideipalaanle la parte geografia dell’ Odissea, cosi è probabile cb« avesse bua costruire per suo studio un globo di Dotabil dimensione. ( Edit. frane. ) (i) 11 Gossellin nota opportunamente che alla precisa . Qogni«zione geografica non è tanto indifferente l’ avere dinanzi una su. perfide piana o sferica. Ma che nè Strabone nè gli altri antichi furon solleciti della precisione.

aSo

DELLA fiEOaRUPIÀ D I STRÀBONE

come pei diritti. E se nella sfera i meridiant <Ie! singoli paesi, condotti tutti a tràyerso dei poli, tendono tn.tti ad un ponto (i), nondimeno trattandosi di una carta piana non potrebbe recar gran vantaggio Pavère questi meridiaoi convergenti alcun poco per modo da formare una specie di cono o meta. Perocciié questa convergenza non trovasi necessaria se non di rado ^ ed anche nel globo il c&acorrerc di questi meridiani che sulla carta piana si mutano in linee r e tte , non sì scorge punto così evi* dentemente come la loro curvatura circolare (a). Laon* de noi esporremo qui appresso la nostra dottrina, sup­ ponendo la carta disegnata sopra una superficie piana. £ diremo in parte ciò che di terra e dì mare abbiamo visitato noi stessi ; in parte quello che ne sappiamo sulla fede dì coloro che ne hanno parlato o scritto. In quanto a noi viaggiammo verstì il ponente daH’ Arme­ ni) Cioè, sono convergenti.
(a) Questo luogo viene .considerato corno uno dei p!& osjcuri che incontrinsi in tutta l’ opera di Strabene. Gli E ditori fran­ cesi ai quali mi sono attenuto , dopo una nota assai lunga sog­ giungono, che a loro mal grado, ma senza arrossire, lasciano a più abili interpreti il Vanto di coglier meglio e di esprimere più, lUiUanienteiloonceUo dell’Antore. Il testodice: ‘0 « A yìtf
tÌt m m y»a7 » f éiS' ilrtrtf tartii

ìùtù i rwif^prtt
r'«r niti

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t h r \t

ivdi(òlip. La versione latina; Non

«flint sacpe hoc necessitas exiget , neque ut superficies, ita

etiàm coilio evìdens est , iranslatis in labuìam deKneaiioniBus, èt dextriptis rectis lineis. E l’italiana : Perciocché tjueslo non è in molti luoghi necessario. Nè così bene come la circpnjèrenm si disceme il concorrere di queste linee trasportate nella tavola in piano, essendo descritte le linee rette.

LIBKO ffiCCMTDO

iS t

nm fino a qne' inogiri d«lla Tirreiria(i) ctie stanno rim* alla Sardegna ; e verso il mezzogiorno dall*EnssiBO fin ai cotafini deli' Etiopia; n i fra quanti altri hamio trattato della Geografia potrebbe trovarsi por «no cbe ftbbia visitata egli stesso nn’ estensione di laoghi molto maggiore di questa ^ ma quei che mi vincono nei viaggi verso ò(Jcidente, non attinsero poi nna pari distanza nei paesi orientali^ e quelli invece efaein queste regioni mi superano, mi rimangono a dietro in qaellti verso po* nente. Lo stesso dicasi de' viaggi verso il mexiogiorno od il settentrione; Del resto egli è principalmente col raccogliere le altrui relazioni che c gli altri e noi àb<biamo potuto comporre la figura, la grandezza e le ait 1« proprietà di ciascun paese ; in quel modo che ia« t«ll«tt«i raccoglie le nozioni dai sensi. Perocché la fi* gora e il colore di ona m ela, il suo odore, la crossistenza, H sapore ci vengono annunciati dai sensi ^ e da queste qualKà la nostra mente poi si compone la nozio* ne di quel frutto. Così anche nelle grandi masse addi­ viene che il senso nc vede le p a rti, ma il tutto sei for* ma la mente dalle parti vedute. E così anclte gli no* mini desiderosi di sapere, prestando fede,, non altri* menfi che ai sensi, a coloro che videro e viaggiaroao parecchi luoghi, quali nell’ una quali nell’altra parte del globo, mettono poi insieme in un solo disegno il prospetto di tutta la terra abitata. E i condottieri di eserciti dirigono bensì ogni cosa , ma non si trovaa però da per tutto, e il più delie cose sanno per mezzo
(<) Toseaoft.

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BEiXÀ G E o o R A m

di

strx b o h e

degli a ltri, credendo. alle: relazioni e secondo qtiello che ascoltano determiaaùdo ciò ch^è da fare. Goliù poi il quale stimasse che sappia le cose sollant» chi le ha vedute torrebbe il criterio dell’ udito, che pur .contrir buisce all’ acquisto delle Cognizioni molto più della vista.' ■ ^ -A ’ di nostri possiamo parlare meglio che per lo pas­ sato dei Britanni, dei. Germani, di .quelU cbe abitano lungo PIstro al di qua. e al di ià , dei Geti Tirìgeti,.B astam i, èd anche di quelli che abitano plesso al Caucaso, come gli Albani e gl’ Iberi. Cosi parimente nói possiamo vantarci di migliori notìzie intorno alla Battriana e all’ Ircénia .(2 ) ; le qnali ci sono date da coloro che scrissero, come Apoiiodoro^ di Àrtemita, sulle cose dei P a rti, e determinaroho la po«izion« di questi due paesi più esattamente che non! feceiro molti altri. Siccome poi i Romani penetrarono recentemente anche nell’ Arabia felice con un «serotto :di cui era capo Elio Gallo nostro amico e familiare, e i mercatanti di
(i) I Geli occupavano una parte iÀ\a Moldàvta. I TIrigeli stavano lungo il T y r a , ora Doiester; i Bastarci n elle provmcie meridionali ed orientali d d la Polonia gli A lbani nel S in w t luogo il m«r Caspiò. (G.) (i) 1 paesi di Baìk ed il Corean. Tolto poi questo luogo -è assai dubbioso e la lezione non è sincera. Secondo il Casaubouo il concetto dell’ A utore sarebbe il seguente: Exposilaetìam sunt

a nobis ea quae de Uyrcania et Bactriana aceuralius' Apollodorus Arlemita quam alii' conscripsit. E fonda questa sua in ­
terpretazione su quel luogo del lib. x i , dove S trab en e, descri­ vendo r Ircania e la Battriana , cita frequenternente Apollpdoro.

L IB R O sEco2 n>o

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Alessandria naTÌgano con loro flotte pel Nilo e pel golfo d’Arabia insino alP ladia; così anclie questi paesi sono conosciùti da noi meglio che dai nostri maggiori. Quan« do Gallo pertanto presiedeva all’Egitto, andai io stessa colà, e risalimmo insieme fino a Siene ed ai confini dell’ Etiopia, dove mi fu detto che centoventi navi so­ levano salpare dal porlo di Myos alla volta dell’ india; mentre per lo passato, sotto i re Tolomei, pochissimi ardivano di navigare in que’ luoghi e trasportarne le merci indiane. L a prima e principal cura pertanto, così rispetto alla sciensa, come rispetto ai bisogni dell’ uomo di Stato, consiste nel tracciare nel modo più semplice, e per. quanto la tavola geografica lo comporti, la figura e la grandezza dei luoghi, sicché facciasi manifesto qtiauta p qual parte di tutta la terra sia da ciascuno di essi oc­ cupata: perocché questo é propriamente ciò che appar­ tiene al geografo; 11 discorrere poi con es&ttezza intorno a tutta quanta la terra, od anche soltanto intorno a tutta quella vertebra o zona che già dicemmo, è ufì6 cio d’al­ tra scienza: e così anche l’esaminare se la vertebra sia abitata nell’ altro quadrilatero come id quello dove .noi siamo ; perocché se mai questo fosse, non sarebbe al certo abitala da uomini che avessero un’ origine stessa coi nostri; ma bisognerebbe dire che quella é un’altra terra abitata, siccome é probabile. Or noi dobbiaiiio parlare soltanto di questa nostra. La figura pertanto della terra abitata è somigliante a una clamide. La sua maggiore larghezza è descritta da una linea che va nella direzione del Nilo, priacipiando

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DELLA G E O a iU F U DI STRABONE

dal parallelo che passa pel Cinuamotnoforo e p e r Tisofa dei banditi egiiiani Ono al parallelo deU'IerDa: e la lun­ ghezza è determinata da un’altra linea che taglia questa prima ad angolo retto (>), e movendosi daHe parti oc* cidentali, attraversa le Colonne d’ E rode e lo stretto della Sicilia andando fino a R odi, al golfo d’isso ed at Taaro che ricinge l’Asia, poscia si volge (2 ) verso il mare d’oriente fra gl’ Indi e gli Sciti che stanno al di ]à della Battriana. Conviene adunque immaginarsi un parallelogrammo, dentro cui stia descritta una Bgura che somigli una clamide, per tal maniera che la mag­ gior lunghezza dell’ una di queste due figure sia corri» spondente a quella dell’ a ltr a , e la larghezza alla lar-. ghezza. Questa figura di una clamide è dunque la terra abi­ tata ^ e già diceran^o che la sua larghezza viene deter* minata da quegli ultimi paralleli i quali da ciascua lato disgiungono le parti abitabili dalle altre. Sono poi que­ sti paralleli dalla parte del nord quello che attraversa l’ Ierna, e dalla parte della zona torrida quello che at( 1) II luogo dove queste due linee tagliavansi era la ciuà d r Rodi; e l’ una era il ineridiaoo, l’alu a il parallelo di <]uella stess» ciuà. Quesie due linee poi servono d i fondamento a costruir* l» C arta di Strabone. (G.) (3 ) Riferisco questo rivolgimento alla linea leggendo con tutte le edizioni (com presa anche quella del C oray ) G li Edit. frane, ci fanno peraltro sapere che un manoscritto da loro Veduto porta la lezione , secondo la quuie dovrebbe tradarsi al Tauro che ricinge VAs'm e mette capo a f

mate d’ oriente^

LIBRO SECOMDO

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traversa il Ciunamomoforo. Queste due linee prolua* gate alle parti orientali ed occidentali fino ai due punti estremi della terra abitata formano una specie di parailelogrammo cougiungendosi fra loro per mezzo di altre linee condotte a traverso delle parti settentrionali. Che poi la terra abitata si trovi in questo parallelogrammo è manifesto, perchè nè la sua maggiore lunghezza nè la sua maggiore larghezza esce fuori di quello: e che la sua 6 gura somigli ad una clamide si raccoglie dal ve* dere che da ogni parte le estremità della sua lunghezza a poco a poco si van restringendo per dar luogo al m a re , sicché se ne menoma la larghezza, come raccontan coloro che navigarono a levante ed a ponente. Perocché al dir di costoro l’ isola denominata Taprobana ( i ) , la quale é pur abitata e giace rimpetto all’ i* sola degli Egiziani ed alla terra produttrice della can> n e lla , è molto più meridionale dell’ india, ed ha un clima somigliante a quello dei paesi predetti. Le regioni poi vicine alla bocca del mare d’Ircania sono più setteotrionall dell’ ultima Scizia al di là delle Indie j e l’ lerna ancor più. Così dicasi anche dello spazio al di fuori delle Co­ lonne, dove il punto più occidentale della terra abitata è quel promontorio d’Iberia cui chiamano Sacro (a) ed è situato quasi su quella linea che passa per Cadi, per le Colonne, per lo stretto della Sicilia e per Rodi. Pe­ rocché presso a quel promontorio, per quanto vien det(t) L ’ isola di Ceilan. (a) 11 capo San Fìncenzo,

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DELLA

g e o g r a f ia

Dl'STRABOKe

t o , osservansi gli stessi accidenti nell' ombra del gno> mone, e la stessa direzione di venti, che sono ne’ già detti paesi, ed uguale è anche la maggiore lunghezza dei giorni e delle n o tti, cioè di quattordici ore equinozia* li (i). Sulla spiaggia marittima poi dell’ Iberia nelle vi­ cinanze di Gadi dicono essersi qualche volta veduta una stella che probabilmente è Canopo. Posidonio almeno racconta che stando sopra un’ elevata abitazione in una città distante da questi luoghi un quattrocento stadi!, vide una stella che gli parve Canopo , congetturandolo così dalla concorde testimonianza di quanti navigando »’ inoltrano un po’ più verso mezzogiorno, e dicono di aver veduto quell’ astro, come da una storia che raccon­ tasi a Cnido (a). Perocché 1 ’ osservatorio d’ Eudosso non è molto più elevato delle altre abitazioni, e nondi­ meno si dice eh’ egli di quivi abbia veduta |a stella Ca­ nopo : e Gnido è sotto lo stesso clima (3) di Rodi, di
(i) Leggasi (d ic e il Gosselliu) quattordici ore e m e tto , Io quali al tempo di Strabooe iodicàvano una latitudine di 36° o' < 7 ". - La leziooe del testo porterebbe 3o“ a o ' i V \ e non può accettarsi, trattandosi qui dell’ altezza del diaframma che non si allontanava dal grado 3 6 ° di latitudine - Gli antichi (soggiunge) dividevano costaotemente in dodici ore ciascun giorno e ciascuna notte. Queste o re dovevan p er necessità essere eguali fra loro sol-, tanto néi tempi degli equioozii, perchè allora soltanto abbraccia­ vano un ugual durata di tem po: e perciò si distinguevano accu­ ratamente dalle altre. Si raccoglie pertanto di q u i, che le ore equinoziali degli antichi erano uguali alle nostre.' ipt) Cnido , e più comunemente G uido , fu una città della Caria. (3) C io è, sotto lo stesso parallelo.

LIBRO SECONDO

^S’ ]

Gadi e di quella co 4 a marittima di coi abbiamo par­ lato. Chi di quivi naviga verso mezzogiorno, trova la L ibia, le cui parti più settentrionali oltrepassan di po­ co Gadi ^ poscia formando uno stretto promontorio (i) dà volta verso i’ oriente ed il mezzogiorno, e a poco a poco si viene allargando fincliè si cougiunge cogli Etiopi esperii (a ), i quali sono gli ultimi ai di sotto di Cartagine e toccano il parallelo del Cinnamomoforo. Coloro poi che movendosi dal promontorio Sacro già detto vanno ad una parte opposta (S), hanno la Lusitania alla destra (4), fino ai popoli denominati Artabri j poi tutto il restante della loro navigazione, facendo un angolo ottuso, si dirige all' oriente fino alle estre­ mità de’ Pir«nei dov’ essi congiungonsi coll’ Oceano. A queste estremità dalla parte del settentrione sta di­ rimpetto il lato occidentale della Britannia : e così pa­ rimente anché-^rimpetto agli Artalm verso settentrione stanno le isole Gassiteridi (5), situate nell’ alto del ma­ re ; ma presso a poco sotto lo stesso clima della Bri{■) Il capo CaDtio. (3 ) L ^ g o col C o raj "’ & tm fU ttt e non ' Non si C O Q O SC O D O Etiopi Eterei', e tuUi gli esemplari maaoscriui degli estratti di Gemisto Pletone baono ( E d. frane. ). (3) V erso il setteotrione. (4) n più della Lusitania è ora compreso nel Portogallo. Gli wtfrtairi occupavano i luoghi vìcìdì a Finisterre nella Galizia. (5) L e isole Sicilly o SorlUighe. Ma S tra b o n e, come si vedrà meglio in progresso, non assegnò il loro vero posto nfe all’ In ­ ghilterra n è a queste isole.

S tubose i tom. IL

17

258

DELLA «EOORAFU DI STUBOH E

tanaia. Laonde è paaiii£a$to quanto la larghezza della Terra abitdta nelle sue estremità si ristringa pel mare c h e r è diiltiso all’ intorno. Poiché dunque la figura dell’ universo è sifTatta, sem* bra opportuno pigliare due linee rette, le quali laglian> dosi fra di loro ad angoli re tti, attraversino la Terra abitata ^ 1’ una secondo la sua maggiore lunghezza, r altra secondo la maggiore larghezza : e quella sarà uno dei paralleli, questa uno dei meridiani. Poi tor­ nerà bene l’ immaginare altre linee parallele a cia­ scuna delle due predette , per dividere con esse ia più parti la terra ed il mare che solitamente frequentia­ mo. Perocché in cotal modo si farà sempre più aperto la figura della Terra abitata essere quale noi l’ abbiam detta, e che le linee sono di varia misura, si quelle che segnano la lunghezza, come quelle che vanno pel largoj e si potranno anche distinguer meglio le posizioni dei luoghi secoiidochè sono più all’ oriente od all’ occiden­ t e , al settentrione od al mezzogiorno (i). Come poi
(i) AI tempo di Strabone non s’ era per anco introdotta T u«aoza dei meridiani e dei paralleli di grado io grado «ille carte p artico lari, e di cinque in cinque o di dieci in dieci gradi.sulle carte generali. Invece di questa comoda usanza, p er la quale si scopre ora con somma facilità la corrispondenza di ogni punto della carta coi cerchj della sfera , tiravansi un meridiano ed un parallelo in ciascun luogo principale, la cui posizione era, o credevasi , nota. La carta trovavasi quindi divisa in quadrati molto disuguali fra lo ro ; e invece d’ indicare la longitudine e latitudine delle città intermedie con un num ero qualunque di stadii, o per gradi e m in u li, dicevasi : La Ul città è jo tto lo stesso clim a, o

LIBRO SECONDO

i5 g

queste linee rette si debbano coodorre per luoghi co­ nosciuti , noi ne abbiamo già alcune, nelle quali questo requisito si trova j parlo delle due di mezzo che indicano la lunghezza e la larghezza, e delle quali ho parlato già prima. Le altre si potranno facilmente condurre col soccorso di queste : valendoci, per così dire, di siflatti elementi ad ordinare i luoghi paralleli, e determinare gli altri accidenti de’ siti abitabili, o rispetto al rima­ nente della te rra , o rispetto ,ai fenomeni celesti. A determinar poi la figura della terra contribuisce principalmente il mare facendo golfi, pelaghi, stretti, istm i, e penisole e capi: e concorrono all’ opera^anche i fiumi ed i m onti, col mezzo de’ quali si divisarono i continenti, le nazioni, le comode posizioni delle città, e tutta quell’ altra varietà di cose delle quali è piena' la carta geografica. Fra 'queste v’ ha una moltitudine d’ i< sole sparse e negli alti mari e lungo tutta la spiaggia, ciascuna delle, quali ha qualche buona o cattivfi qualità sua propria, con qualche o vantaggio o danno che le corrisponde, e tutto ciò o per natura o per industria. £ poiché le qùalità naturali sono durevoli, il geografo deve farne menzione: le avventizie soggiacciono a muta­ mento \ ma nondimeno dobbiamo anche fra queste il­ lustrar quelle che hanno possanza di durare più a lun­ go , e quelle eziandio c h e , sebbene passeggere, hanno peraltro una certa celebrità e rinomanza ; la quale dupressa a poc» sotto Io stesso parallelo d d la tale, e presso a poco sotto il meridiano della tal altra. Metodo lungo e faticoso, di cui pare che Tolomeo pel prim o abbia liberata la scienza. (G.)

260

PELLA GEOGRAFIA DI STRABONE

rando aache presso i posteri, suole in qualche maniera far si che coteste qualità si riguardino come natura­ li , e non più come accidentali. Sicché ben si vede che anche di queste è da far menzione. Perocché di molte città si vuol dire quello che Demostene disse di Olinto c delle città circonvicine^ affermando che disparvero sì pienamente da non potere chi vi arriva conoscere se fu­ rono mai abitate^ ma nondimena gli uomini viaggiano volentieri a qne’luoghi, cercando di vedere i vestigi di opere sì rinomate, come si va ai sepolcri dei celebri personaggi. Così noi farem ricordanza anche di legisla­ zioni e d’ i^stituzioni politiche che non sussistono più ; potendo questa menzione esser utile non altrimenti che quella dei fatti ^ parte mettendoci innapzi cose imitabili, e parte avvertendoci di astenerci da alcune altre. Ripigliando pertanto la prima descrizione (i) dicia­ mo che la nostra Terra abitata, la quale é cinta tutto all’ intorno dall’ acque , riceve in sé molli seni fatti o dal mare esteriore 0 dall’ Oceano. Quattro sono mag­ giori degli altri : l’ uno settentrionale chiaimasi mar Ca­ spio , ed alcuni lo denominano anche mare d’ Ircania : il Persico e l’ Arabico dove inonda il mare di mezzo­ giorno stanno rim petto, quello al mar Caspio, questo all’ Eussino : il quarto poi che supera di gran tratto i già mentovati forma il mare che dicesi Interno (a) o
( 1) Letteralmente : la prima ipotiposi. (a) 11 Mediterraneo. Questo nome dichiara abbastanza perché si chiamasse Interno: i Greci poi e i Romani Io dissero pei'chk bagnava le coste dei loro paesi.

LIBRO SECONDO

a6l

N ostro, il quale piglia il sno principio da settenlrione dov’ è lo stretto delle Colonne d'Erpole , e si allarga verso la parte d’ oriente con disugaalc ampiezza, pòi si divide e. finisce in due golfi, T uno dei qnali volge a sinistra denominato Ponto Eussino, e l'altro si compo­ ne del mare Egizio , Panfilio ed Issico. Tutti questi golfi formati dal mare esteriore hanno r imboccatura angusta : più quello d’ Arabia e quello delle Colonna ; meno gli altri< La terra poi che d’ in­ torno li cinge è divisa in tre parti, come s’ è detto. L ’ Europa è configurata piìi irregolarmente di tutte ; la Libia per lo contrario è la più regolare ^ l’ Asia tiene p er cosi dire il di mezzo tra queste due : e in tutte la cagione delP essere irregolari o no procede dalla loro spiaggia interna (i) : quella al di fuori è uniforme e so­ migliante a una clamide. S’ intende che sono in ciò da passai'e in silenzio le irregolarità di poco momento^ pe* rocchè dove trattasi di oggetti grandi il piccolo è nulla.Siccome poi nella geografia non cerchiamo soltanto la figura e la grandezza dei luoghi, nia sì anche le re­ lazioni che hanno fra lo ro , secondochè abbiamo già d e tto , cosi noi diremo che la costa interiore presenta più irregolarità che quella al di fuori. Oltre di ciò sulla costa interiore sono più luoghi conosciuti (2 ) e posti sotto un clima temperato, e v’ abbondano più che Sul­ l’altra, città e nazioni incivilite. Noi poi desideriamo di conoscere principalmente que’ luoghi nei quali ci si ap( 1) Cioè dalle coste ch e hanno sul MediterraDeo. (a) 11 Goray legge: r» y m f i f t t f » « ì ri

«.

t.

A.

362

DELtA. OEOORAFIl DI STKABONE

presentano in maggior numero fatti, istitnzioni, a rti, e qaant’ altro conlribnisce a perfezionare la mente \ e l’utile ci guida a que’siti dove si possono stabilire com­ merci o società ; quali sono tutti i luoghi popolati, e quelli soprattutto dove i popoli vivono con buone leggi. Ora in tutti questi rispetti il nostro mare supera di gran lunga le altre regioni ^ e perciò noi di quivi comince* remo la nostra descrizione del globo. Abbiamo già detto che il principio di questo golfo ò 10 stretto deHe Colonne d’ E rcole, il quale dov’ è piìi angusto si tiene che sia di settanta stadii. Chi esce poi di quella stretta imboccatura che si estende per lo spa­ zio di cento venti stadii, vede le spiagge pigliare mag< giore larghezza ; principalmente quella a sinistra (i). Quindi ecco la vista di un gran pelago (2 ) limitato nel fianco destro dalla spiaggia libica fino a Cartagine, e nel sinistro dall’ Iberia celtica fino a Narbona e a Marsiglia, poscia dalla ligustica (3) e all’ultimo dall’ita* lica fino allo stretto della Sicilia. 11 fianco orientale di tjaesto pelago il fanno la Sicilia e i due stretti che stanno dall’ una e dall’ altra parte di quella, lai'ghi sette stadii quello verso l’ Italia, e mille cinquecento quello verso Cartagine. La linea che si conduce dalle Colonne all’ Eptastadio (Dardanelli) è una parte di quella che va a Rodi %d al T a u ro , e taglia in certo modo pel mezzo 11 pelago già detto , allungandosi, come si crede , per
(i) C io è, dalla parte della Spagna. (3) È questa la prim a delle tre parti nelle quali Slrabone di­ videva il Mediterraneo. (3) Di Genova.

UBBo sxcoimo

à63

lo spazio di dodici Baila «Udii. Tale è danque la lun» ghezza di questo pelago. La sua maggioriC larghezza poi è di circa cinque mila stadii, dal golfo Galaticò fra Mar­ siglia e Narbona, fino alla Libia che gli sta rimpetto. Quella parte di questo mare eh’ è vicina alla Libia la cfaiamaoo mar Libico: e quella parte che bagna la terra opposta chiamanla mare Ib ero , Ligustico e di Sarde­ gna; poi di quivi fino alla Sicilia , mar Tirreno. hanno lungo la spiaggia del mar Tirreno fino a quella di Liguria molte isole. Le maggiori sono, la Sar> degna e Cimo (i) dopo la Sicilia, la quale è più grande è più riguardevole di quante ne sono fra noi. E ve n ’ha alcune di lunga mano inferiori a queste, pafte neU’aUo del mare, come Pandataria (a) e Ponza, parte vioin* a terra, come Etalia, Planasia, le Pitecuse, Prochita , Caprea (3), Leucasia, ed altre consimili. Nell’ altro lato del mar Ligustico quelle che stanno rimpetto alla spiaggia fino allo «stretto delle Colonne non sono molte ; fra le quali si annoverano Gimnesia (4) «d Ebiso (5). E non sono molte nemmuftco le isole lungo la Libia e la Sicilia < , fra le quali sono però Co*
(i) La Corsica, (a) PaodaUrìa è oggi Vandotena. (3) E lva, Pianusa , Ischia , Procida , Capii. - Leucasia , fu probabilmente uno scoglio presso al capo in cui^ finisce dalla parte di niezzogiorao il golfo di Salerno. (4) Osserva il Gossellin cbe dovrebbe leggersi /« Gimnesie, giacchi Strabone accenna qui k isole Baleari, Maiorea e Mi-

norca. (5) Ivica.

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DELLA OBOGRAFU B I STHABONfi

sura, Egimnro (i) « quelle de’ Liparesi, che alcuni de-* notainano anche isole d’Eolo. AI di là poi della Sicilia e degli stretti eh’ essa ha dai Iati, seguitano altri mari^ ciò sono quello rimpetto aiie Sirti ed alla Cirenaica , > e le Sirti- stesse , ed il mare che anticamente fu detto Ausonio ed ora Siculo viene denominato per essere contiguo e confluente eoa quello di cotal nome. Quel mare pertanto che sta rim­ petto alle Sirti ed alla Cirenaica dicesi Libico, e finisce in quello d’Egitto. In quanto alle Sirti, la minore (2 ) ha una circonferenza di circa mille e seicento stadii, e le stannò dinanzi da ciascun lato della sua imboccatura le isole di Meningia e di Cercina (3). Della Sirti maggio* re poi dice Eratostene ch’essa h a u n circuito di cinque­ c e n to ^ tad ii, e la profondità di mille e ottocento , an< dando dalle Esperidi ad Automala (4) ed al confine che disgiunge la Cirenaica dal restante della Libia. Altri dicono che la circonfecenza è di quattromila stadii, e la profondità di mille e cinquecento, come l’ ampiezza della sua bocca. 11 mar Siculo bagna la Sicilia e l’ Italia dalla parte
(i) Cosura è l’ isola Paniéllaria fra la Sicilia ed il capo Bon. Egimuro è una piccola isoletta sull’ingrèsso del golfo di Carta­ gine , ora golfo di Tunisi. (G.) (3 ) II golfo di Cabi. (3) Le isole di Gerii e di Kerkeni. (4) Esperide fu il nome di quella ciuà che i monarcbi d’ Alessandria dissero poi Berenice ed ora si chiama Bemio o Bengazzi. Pare che Automola fosse nel punto più meridionale della Sirli muggiore , della dai moderni Sidra. (G.)

u n o SSC O M D O a65 orientale, d ^ o stretto di Reggio fino ai L ocrii, c da Messene (i) fino,a Siracusa e a Pachino. E si prolunga Terso il levante fino alle estremità di Creta {%), sicché circonda la massima parte del Peloponneso, ed empie quel golfo che denominasi da Corinto. Verso il setten­ trione si spinge fino al promontorio lapigio (3), alla bocca del golfo Io n io , alle parti meridionali dell’Epiro fino al seno Ambracico ed alla spiaggia con quello con­ giunta, la quale, stando rimpetto al Peloponneso, forma il golfo di Corinto. Il golfo Ionio è una parte di quello che ora si chiama Adriatico, di cui l’ Illiria forma il fianco d estro , e 1’ Italia il sinistro, sino al fondo dov’ è Acilea (4)> Stendesi poi questo golfo verso il settentrione e verso T oc­ cidente , stretto e lungo-: perocché la sua lunghezza è di seimila stadii, e 1' ampiezza {dov’ essa è maggiore ) di mille e duecento. Vi sono parecchie isole rimpetto all’ Illiria, come a dire le Absirlidi, Cerittica e le Lib um idi, poi Issa, Tragurio, e Corcira la nera, e Faro. Rimpetto all’ Italia stanno le isole di Diomede (5). La lunghezza del mar di Sicilia da Pachino a Creta si dice che sia di quattromila e cinquecento stadii, ed altrettanto dal punto predetto fino a Tenaro di Laconia. Dal promontorio lapigio sin al fondo del golfo Co(i) Messina. Pachino è il capo Panaro. (t) Candia. 11 Peloponneso fe ora la M brea, e il golfo di Corinto dicesi golfo di Lepanto. (3) li capo Leuca.o di Finisterre. (4) -Àquileja. (5) Le isole Tremili.

266

S E U .A C B O G R À m S I STIUBOHS

rintio ve n%a men di tremila : e il tragitto di chi naviga da quel medesimo promontoHo alla Libia è di quattro mila stadiir Le isole di quel mare sono Gorcira e Sibota in faccÌ9 air Epiro : e poi, dinanzi al golfo Corintio, Gefalenia, Ita c a , Zacinto (i) e le Echinadi. Gol mar Siculo si congiungono quello di C reta, ed anche il Saronico e il Mirtoo, il quale (a) sta nel mezzo fra G reta, 1 ’ Argolide e T Àttica , e , chi lo misuri dal> l’^Àttica dov’ esso è piìi am pio, sì allarga a millie è duecento stadii. La sua lunghezze è poco meno che il doppio della larghezza. Quiyi poi trovansi le isole di C iterà, di Calauria, di Egina, di Salanrìna (3), ed alcune anche delle Cicladi. Tien dietro a questi mari l’Egeo col golfo Melano e coll’Ellesponto; poi il mare Icario e il Carpazio(4) fino a Rodi, Creta e Cipro ed alle prime parti dell’ Asia. E le isole di colà intorno sono le Cicladi, le Sporadi, e
(i) Zanto e le piccole isole Curzolari. ip) Il quale ec. ; così il testo : « ec. Siccome peraltro le dimensioni che l’Aulore viene poi indicando non possono con­ venire al solo mar« Mirtoo, cosi è da credere ch’egli abbia con­ siderati i tre mari come in un sol corp o, e quasi come un mar solo che piglia divèrsi nomi nelle dififérenti sue parti. (3) Citerà e c ., cioè : Carigo , Egina, Coluri. Le Cicladi, ora delle Dili o Sidili , stavano intorno a Deio. (4) 11 mar« Icario è quello intorno all’ isola che ora dicesi Nicaria. H Carpazio è quello in cui trovasi Scarpanto. Queste denominazioni non contraddicono ( dice il (rossellin ) ai nomi generali di mar Egeo e di mar Mirtoo, ma scrviMo solo a sud­ dividerli.

LIBRO SKCOMDO

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qnelle rimpetto alla Caria, alla Ionia e all'Eolia fino alla Troade , cioè Goo , Sam o, Chio, Lesbo e Tenedo: e così anche quelle che stanno d’ innanzi alP Eliade sino.alla Macedonia ed al confine della T ra c ia , vai quanto dire Enbea (i), ScirOj Pepareto, Lenuio, T a so , In^bro, Samotracia e più altre ^ di ciascuna dell* quali daremo poi una particolare descrizione. Frattanto la lunghezza di questo mare è di circa quattromila stadii o poco p iù , e la larghezza di duemila. Ed è cinto al» F intorno dalle parti delP Asia già d e tte , e dalla spiag^ già marittima che va dal Sunio fino 'al golfo Termaico verso settentrione, ed anche dai golfi di Macedonia fino al Chersoneso di Tracia. Da questa parte è PEptastadio (a) di Sesto ed Abido, a traverso del quale TE* geo e l’Eliesponto si confondono verso il settentrione con un altro mare detto Propontide, e questo eoa nn altro soprannomato Ponto Eussiiio. Quest’ ultimo è in certo modo un doppio mare : pe­ rocché verso il suo mezzo si addentrano due promonto* r ii , r uno dalP Europa e dalle parti settentrionali, Paltro opposto al già detto dalPAsia, i quali restringono il passaggio fra mezzo e fanno quasi due grandi mari. Il promontorio poi delP Europa si chiama Grio*meto* po (3) ^ quello dell’ Asia Garambi : e l’ intervallo che li separa è di circa duemila e cinquecento stadii. Il mare adunque che in conseguenza di questa divisione si trova
( 1) Negroponte. (a) Lo stretto de’ D ardanelli, di sette stadii. (3) Cioè : Fronte di montone.

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DELLA GEOCRXFfX DI STRÀBOITE

dalla parte Occidentale è lùqgo tremila e o|toceoto sta* dii da Bizanzio alle foci del Boristene, e largo duemila. Quivi è riso la Leucea(i). La parte orientale è oblunga e finisce in un seno angusto presso Dioscuria, allungan­ dosi a cinquemila stadii o poco più: la su» larghezza è di cÌF9 a tremila. Tutta poi la circonferenza dell’intiero mare è di venticinque mila stadii j e nella sua figura'al­ cuni lo paragonano ad un arco scitico teso : perocché raf&ontano il nervo colle parti destre del Ponto, vai quanto dire còlla spiaggia che dalla sua imboccatura va fino a queir intimo recesso dov’ è Dioscuria, tuttaquanta un lido con pochi sporgimeoti e pochi seni, talché rende immagine d’ unà retta : e il restante della circonferenza lo paragonano al corno dell’ arco che ha due seni, dei quali il superiore vuol essere un po’ più rotondo dell’ inferiore^ e cosi appunto an­ che questa parte della spaggia forma due golfi ^ e 1’ oc­ cidentale è molto più circolare dell’ altro. Al di là del golfo orientale, ma dalla parte che ac­ cenna a settentrione , giace la Palude Meotide che ha novemila stadii di circonfcreuza, o fors’anche qual­ cosa di più. Essa mette foce nel Ponto per mezzo del Bosforo denominato Cimmerio (3 )^ e il Ponto poi entra nella Propontide (3) pel Bosforo Tracio (così chiamano Io stretto di Bizanzio) di quattro stadii.
(i) Dicevasi anche Isola HAchille ed. Isola dei Beati ; ora Isola dei 'Serpenti, dinanzi elle foci del Danubio. (9 ) Lo stretto delle Zabacche. (3) Il mar di Marmara. II Bosforo Tracio è il Canale di

Costantinopoli.

LIBRO SECONDO

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- Dicesi {K > i che la Propontide sia di mille e cinque* cento sladii nella sua lunghezza dalla Troade a Bizaazio : e presso a poco uguale nella larghezza. Quivi è l’ isola de’ Ciziceni (i) colle altre minori che le stanno d’ intorno. Così dunque si difibnde 1 ’ Egeo verso il settentrione. Dall’ altra parte che incomincia da Rodi e fa i mari d’Egitto , di Panfilia e d’isso, stendesi verso 1’ oriente per lo spazio di cinquemila stadii lungo la L icia, la Panfilia e tutta la spiaggia dalla Cilicia fino ad Isso \ e verso il mezzogioruo, e poi verso il ponente bagua la S iria , la Fenicia e l’ Egitto fino ad Alessandria. Nel g«lC3 d’ Isso e di Panfilia ritrovasi Cipro che tocca anche il mare d’ Egitto. ' 11 passaggio da Rodi ad Alessandria, dal settentrione al mezzogiorno, ò di circa quattro mila stadii ^ e v’ ha il doppio seguitando le coste. Eratostene dice che in quanto al passaggio diritto è questa la stima che ne hanno fatta alcuni navigatori \ e che mentre alcuni cosi dicono, altri non dubitano di assegnargli invece cinque mila stadii : ma eh’ egli col mezzo di osservazioni gno­ moniche ha trovato che sono soltanto tremila e set­ tecento cinquanta. Quella parte poi di questo mare (Interno) che bagna la Cilicia e la Panfilia, con esso le spiagge del Ponto che si dicono destre, e la Propontide, e le spiagge che ven­ gono appresso fino alla Panfilia, formano una specie di
-(i) Cizico fa .c o D g iu a U col contineote da Alessandro: ora di­ cesi Arlaki. (G.)

370

SELLÀ GEOGRAFIA DI STHABONE

gran Cbersoneso ( i) , cod ua gran istm o, dal mare vi­ cino a Tarso fino aUa città di Amiso ed al campo delle Amazzoni .0 Temiscira. Peròcchè tutto il paese al di dentro di questa linea (3 ) fino alla Caria e alla Ionia ed alle nazioni che si conoscono al di qua dell’ Ali, è tutto circondato alP intorno dall’ Egeo, e da quelle altre due parti di mare di cui abbiamo parlato: e questo paese anche di per sè solo ,noi lo chiamiamo Asia (3), con nome peraltro comune a tutto quel continente. A dir breve, il punto più meridionale del nostro mare è il fondo della Sirti maggiore ^ e dopo di questo Alessandria d’ Egitto e le foci del Nilo. Il punto piìi set* tentrionale è la foce del Boristene, o quella del Tanai, qualora si voglia aggiungere alP Eussino anche la Palade Meotide, che a dir vero n’ è in qualche modo una parte. Il più occidentale è lo stretto delle Colonne; e il più orientale è quel seno già menzionato che fini­ sce a Diosctiria. Ed a torto Eratostene afièrma che il punto più orientale sia il golfo Issico. Perocché questo golfo è sotto il meridiano d’ Amiso, di Temiscira , e , se vuoisi, anche della Sidene fino a Farnacia. Ora da questi luoghi andando verso oriente fino a Dioscuria si navigano più che tre mila stadii, ciò che si farà più mani&sto quando descriveremo a parte a parte que’
{ i) C idi: Di gran penisola. -(a) Al poaeole del meridiano d’Àuiiso. (3) Ora dicesi Asia Minore , e questo aggiaoto la distingue dal continente intiero. 1 Greci antichi la dissero anche Anatolia, c i moderni AnadoU ; significando con ciò un paese situalo alr oriente , rispetto a loro. (G.)

LIBRO SECONDO

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paesi. Il nostro mare pertanto è qnaie noi lo abbiamo rappresentalo. Ora è d’ uopo descrÌTere le terre che lo circondano pigliando principio da quelle parti mede» sime dalle quali abbiam cominciata anche la descrizione del mare. À chi dunque vi entra per lo stretto delle Colonne giacevi destra la Libia (i) fino alla corrente del Nilo, ed a sinistra, sulla sponda opposta dello Stretto, TEaropa fino al Tanai (a) : e l’una e l'altra finiscono neH’Àsia. E noi dobbiamo cominciare dall’ Europa, siccome quella ch’è di più variata figura, ch’è per natura sommamente' opportuna all’ industria ed all' incivilimento de' suoi abitatori, e comunica alle altre due gran parte de’ suoi proprj beni (3). E nel vero l ' Europa è tuttaquanta abi« t a t a , tranne una piccola parte inabitabile a cagione del freddo^ quella cioè che confina coi nomadi (4 ) lungo il T an a i, la Meotide ed il Boristene. Del rima­ nente quella parte eh' è fredda e m ontuosa, non è per propria natura abitabile senza difficoltà; ma avendo buoni cultori s’ iuciviliscono anche i luoghi in prima abitati a disagio e con abitudini di ladroni. Così gli El" leni possedendo solo montagne e rocce, a forza di
(i) V A frica,
(a) Fino al Don. (5) S ’intende il frutto delle scienze e delle arti ch’essa ha per­ fezionate ; giacché Strabene non potè ignorare che l’Europa ri* cevette dall’ Asia e dall’ Africa non solo i principi delle scienze e delle a rti, ma ben anche gli elementi della dviltà. (G.) (4) Nomadi. Il testo dice : r«7» cioè : col popoli

che abitano sopra carri.

aya

bbllà g e o g i u f u d i s t r a b o n e

buoni provvedimenti nelle cose politiche, e di perizia nelle arti e in tutto ciò che risguarda la vita, si con­ dussero a vivere agiatamente. £ i Romani che soggio< garono molte nazioni, alcune delle quali erano natural­ mente feroci a motivo dei luoghi o aspri, o importuo­ si , o troppo freddi, o per qualche altra cagione male abitabili, seppero consociare gli uni cogli altri popoli prima insocievoli affatto, ed insegnai’otio ai più sel­ vaggi di vivere civilmente. Quella parte poi delPEuropa che sr compone di luoghi p]ani e temperati, ha la na­ tura stessa cooperatrice nel conseguire tutti cotesti be­ ni. E poiché in una regione felice tutto è pacifico, e ne’ paesi sterili per lo contrario regnan la guèrra e il valore ^ perciò avviene che gli abitanti si possano mu­ tuamente beneficare, soccorrendosi gli uni colle arm i, gli altri colle produzioni del suolo, colle arti e colle civili istituzioni. O quando accada che non si aiutino fira di loro ne provengono manifesti danni ^ e n’ha sem­ pre il vantaggio la forza dei popoli abituati alle arm i, tranne il caso in cui siano soverchiati da un numero molto maggiore. Ed anche sotto questo rispetto 1’ Eu­ ropa è da natura assai bene ordinata, siccome quella eh’ è tutta e di pianure e di montagne variata ^ per modo che da per tutto si trovan vicini i popoli coltiva­ tori e quelli esperti nella politica o nella guerra. Ma vince peraltro la parte naturalmente quieta, sicché in essa prevale I’ amor della pace; al che hanno contri­ buito i popoli che quivi ebbero preponderanza sugli altri, cioè prima gli Elleni, e poscia i Macedoni ed i Romani.

LIBRO SECONDO

3^3

■ Per questo I’ Europa e nella pace e nella guerra ba> sla pienamente a sè stessa ; perocché possiede un nu­ mero sufficiente sì di guerrieri, come d’ uomini colti* valori e di abitanti delle città. In questo poi è distinta dagli altri due continenti, eh’ essa produce i frutti mi­ gliori e quelli che sono necessarii alla vita, e quanti me­ talli giovano alP uomo ; e fa venir dal di fuori i profumi e le pietre preziose, oggetti che non possono render peggiore la vita a chi. ne scarseggia, di quello non sia a coloro che ne hanno abbondanza. Aggiungasi che r Europa ha grande quantità di bestiame d' ogni ma­ niera , e nel tempo stesso ha pochissimi animali feroci. Tale si è per natura , generalmente parlando , 1 ’ Eu­ ropa. Volendo ora farci a considerarne ciascuna parte da s è , la prima di tutte venendo dall’ occidente è l’ Iberia (i). Essa somiglia ad una pelle di bue, le cui parti del collo suppongansi rivolte alla Celtica ( a ) , che a quella è congiunta dal lato d’oriente. Ivi il suo fianco è diviso da! paesi contigui per mezzo dei monti chia­ mati Pirenei : in tutto il restante è circondata dal ma­ re^ cioè nella parte meridionale dal Mediterraneo fino alle Colonne ^ e nelle altre dall’ Atlantico, fino alle estremità settentrionali de’ Pirenei. La lunghezza poi di questa regione, dov’ è maggiore , è di circa sei mila stadii : di cinque mila la sua larghezza. - Dopo l’Iberia viene la Celtica, la quale stendesi verso l’ oriente sino al fiume Reno. Il suo fianco setteatrio(i) La Spagna. (3 ) La Francia.

STtMtouB, tom, II,

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DELLÀ G E O G R À FU DI STRÀBONE

naie é tutto bagnato dallo stretto Britannico (i): peroc­ ché le sta parallelamente di contro l’ isola di Britannia, uguale alla Celtica in tutta la sua lunghraza di cinquemila stadii.- Da oriente il suo confine è descritto dal fiume Beno che scorre parallelo a’ Pirenei (2 ). Il lato meridionale è formato in parte dalle Alpi dopo il Re­ no , ed in parte dal nostro mare : e quivi s’ interna il golfo denominato Galatico, nel quale si trovano Mar­ siglia e Narbona, città famosissime. A questo golfo, ma dalla parte opposta (3), ne corrisponde un altro, chia­ mato anch'esso con ugual nome Galatico , e rivolto al settentrione ed alla Britannia : e il luogo frammezzo a questi due golfi si è quello dove la Celtica è più angu­ sta 5 perocché si restringe in un istmo di meno che tre mila stadii, ma più che duemila. In mezzo poi di questo spazio avvi un 'dosso montuoso che ferisce ad angoli retti i Pirenei, e chiamasi monte Cemmeno (4) j il quale finisce proprio nel mezzo alle pianure dei Celti.
(i) La Manica. Già s’ k notato altrove che nella misura e nella posizione della Britannia Strabene va errato. (a) Il corso del Reno è piutto'sto perpendicolare che parallelo ai Pirenei : ma Strabene (come vedremo nel lib. iii) credette che questi monti si prolungassero da mezzogiorno a settentrione. — Cosi anche subito dopo afferma 1’ Autore che le A lp i, comin­ ciando da Basilea dove il Reno dà volta , cingono la Franciadalla parte di mezzogiorno , mentre le stanno invece a levan­ te. (G .) (3) C ioè, Sull’Oceano. Accenna il golfo di Guascogna opposto a quel di Lione. Si vedrà poi nel lib. iv che Strabone estendeva l’ Inghilterra fin dentro a questo golfo. (G.) (4) Oggi Le Cevenne.

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3^5

L e Alpi, le qaali sono montagne molto elevate, se­ gnano una linea curva^ e dove la loro figura è convessa accennano alle pianure già dette dei Celti ed al monte Cemmeno; e dalla parte contraria dove è invece la con­ cavità^ guardano alla Ligustica ed all’ Italia. Molte na­ zioni occupano questi monti, tutte celtiche all’infuori dei Liguri : e questi comunque sieno diversi di nazione, sono ciò nondimeno somiglianti ai Celti nel tenore della loro vita^ abitano quella parte delle Alpi che si coagiunge cogli Apennini, e tengono eziandio una parte degli Apennini stessi. Sono poi gli Apennini un dosso montuoso che va pel lungo di tutta quanta l’ Italia dalle parti settentrio­ nali al mezzogiorno, e finisce allo stretto di Sicilia. L e prime parti dell’ Italia sono le pianure sottoposte, alle Alpi (i) fino a quel punto in cui viene a finire il golfo Adriatico, ed ai luoghi circonvicini. Le altre parti che vengono appresso sono un promontorio angusto e lungo in forma di penisola, vi si stende, come dicem­ mo , pel lungo il monte Apennino per lo spazio di settemila stadii, e la sua larghezza non è sempre uni­ forme. £ fanno dell’ Italia una penisola, prima il mar Tirreno che principia da dove finisce il Ligustico, pot scia 1’ Ausonio e quel d’ Adria (a). Dopo l’ Italia e la

(i) I Romani diedero a questo paese il nome di Gallia CisaU pioa , 0 Gallia al di qaa dalle Alpi. Ora chiamasi Piemonte la parte occidentale, Lombardia il restante. (1) Il mar Tirreno comiociaTa verso la foce dell’Arno e stendevasi fin verso Napoli. - Il mar JLigustico è il golfo di Genova. -

a j6

DELI.A GEOGRAFIA T)I STRABONE

Celtica stanno le altre parti 4'Enropa verso l’ oriente, le quali sono divise iti due dall'Istro (i). Questo 6 ume poi scorre dal ponente ai paesi orientali ed al Ponto Enssino , lasciandosi a mano manca tutta la Germania, la «pale comincia dal Reno, e tutta la Getica (%), non meno-che i paesi dei Tirigeti, dei B astam i, dei Saurom ati, sino al fiume Tanai ed alla palude Meotide ^ a Mano sinistra la Tracia tuttaquanta e l ' Illiria e la Ma­ cedonia , ed all’ ultimo tutta l’Eliade. Vicino all’ Europa giacciono poi quelle isole che già dicemmo ^ fuori delle Colonne , G ad i, le Cassiterìdi e , le Britanniche; dentro di quelle le Gimnesie ed altre isolette de’ Fenici, quelle de’ Marsigliesi e dei Liguri, e quelle che stan dinanzi all’Italia fino alle isole d’Eolo ; ed alla Sicilia ; e quante se ne trovano intorno all’Epi* To ed all’ Eliade fino alla Macedonia ed al Chersoneso di Tracia (3). Partendosi quindi dal Tanal e dalla Meotide trovansi tosto le parti dell’Asia al di qua del T auro, e con­ giunte con quelle via via anche le parti al di là di
n mare Ausonio, detto poi di Sicilia , bagnava le parti meri­ dionali dell’ Italia. — Quel d’ Adria è lo stesso che il golfo di Venezia. (G.) (i) 11 Danubio. (a) La Moldavia. - I Tirigeti occupavano le rive del Tira oggidì chiamato Dniester. - 1 Bastami abitavano l’ Ukrania. I Sarmati o Sauromati si stendevano dalle sponde del Tanai o Don fino al mare A 'A iof anticamente detto palude Meotide. (G.) (3) Cioè tutte le isole deirArcipelago da Corfù sino allo stretto dei Dnrdanelii.

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'

cotesto monte. Perocché l’Asia è divisa in due dalle montagne del Tauro che si distendono dalie estremità della Panfilia sino al mare d’ oriente (i) dove trovansi Igl’ Indi e gli Sciti : e quella parte di quel continente che accenna a settentrione i Greci la dicono al di qua del Tauro , e la parte meridionale, al di là. Laonde quel tanto dell’ Asia che confina colla Meotide e col Tanai compone l’ Asia al di qua del Tauro. I primi paesi di questa porzione dell’Asia sono quelli situati fra il mar Caspio ed il Ponto Eussino, i quali da una parte finiscono al Tanai ed all’ oceano ( s’ intende l’o> ceano esteriore (3 ) al di là del mare d’Ircania) ; dall’ al­ tra in quel sito dove l’ istmo fira il Ponto Eussino e il tnar Caspio è più angusto. Poi seguono que’ paesi si* tuati anch’ essi al di qua del Tauro, ma al di sopra (al> 1’ oriente) dell’Ircania, i quali si Aendono fino al mare orientale, le cui rive sono occupate dagl’ indi e dagli Sciti più vicini al monte Imao (3). Questa porzione d’ Asia è abitata tu parte dai Meoti Sauromati (4), e da quelle altre popolazioni che stanno fra l’ Ircania ed il Ponto insino al Caucaso ^ ciò sono i Sauromati, gli
( 1 ) latende il golfo del Gaage. (G.) (a) Cioè 1’ Oceano settentriooale. Strabone lo credeva mene» lontaao dall’ Eussino di quello eh’ è nel fatto. (G.) ' (3) Q>n qnesto nome ohiamavasi la parte orientale della gran catena del Tauro. - (4) Il testo: r à i^ iii *! Zttpft/tAltn, Ma questa ori­ gine sauromata assegnata qu! ai Meoti parve sospetta agli Edic. frane, ed al C oray, perchè Strabone non ne fa cenno quando nel lib. XI parla più a lungo di questa nazione.

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DELLA G^EOGRAFlA DI STHABONE

Sciti, gli Àcliei, i Zigi, gli Eniocki, oltre agli Iberi ed Albani : in p a rte , all’ oriente del mare d’Ircania, dagli Sciti, Irc a n i, P a rti, Battriaui e Sogdiaui. Al mezzo giorno di una parte del mar Caspio, e poscia anche di tutto l’ istmo che giace fra questo mare ed il Ponto Bussino trovasi la maggior parte dell’ Armenia, la Colchide, tutta la Cappadocia, e gli altri paesi che stendonsi Gn all’ Bussino, e quelli delle nazioni tibarani* che (i). Y’ hanno inoltre i paesi che diconsi al di qua ( al ponente ) dell' Ali ; cioè , intorno al Ponto ed alla Propontide, i Paragoni, i Bitinii ed i Misii e la Frigia, come suol dirsi, dell’ Ellesponto, alla quale appartiene anche la Troade ; verso l’ Egeo ed il mare che a quello tiea dietro, 1’ E olide, la Ionia, la Caria e la Licia (2 ) j nelle regioni mediterranee , la Frigia (3) di cui è parte il paese de’ Gallogreci detto Galazia, poi la Frigia Epitteto 6 i Licaoni ed i Lidj. Fra le nazioni abitanti al di qua del Tauro seguono

(i) Altrove l’Aulore li chiama Tibareni, e Tibarenia il paese occupato da queste popolazioni , che formavaDO una parte del regno di Ponto, e stendevansi fino alla Colchide. - La Colchide è poi la Mingrelia. - La Cappadocia comprendeva una parte del Roum c del Kerman moderno. - L ’Armenia ha conservato il suo nome. (G.) (3 ) Queste province appartengono ora ni Saruhan ed all’ A idin , e sono comprese nAVAnatolia o Anadoli de' moderni. (G .) (3) La gran Frigia è parte dell’ Anatolia e del Kerman. La Galazia è compresa anch’ essa nell’^nafo/ia. - La Frigia Epitteto corrispondeva presso a poco al Kadavendikiar dell’^ nalolia. (G.)

UBBO SECONDO

3^9

gaelle che stanno proprio fra’ m onti, come a dire i Paropamisadi, e parecchie tribù di P a rti, di M edi, di Armeni e di Cilicj, oltre ai Licaoni (i) e Pisidj. Dopo questi popoli montanari vengono i paesi al di là del Tauro. Prima fra questi è Plndia, nazione gran­ dissima e felicissima fra tutte l’a ltre , la quale finisce al mare d’ oriente ed alla sponda meridionale dell’ Atlan­ tico. Nella parte più meridionale del mare giace rimpetto all’ India l’ isola di Taprobana, non minore della Britannia (a). Dopo l’india chi si volge all’occidente ha dalla destra i monti, ed entra in un paese disagiatamente abitato, a motivo dalla sua sterilità, da uomini

(i) Strabone ha notnÌDali già i Licaoni fra i popoli assoluta­ mente al di qua del Tauro , sicché pare che non dovrebbero trovarsi fra quelli che abitano dentro ai monti. 11 Siebenkees crede che debba forse leggersi Cataoni ; e gli edit. frane, osservano che questa coagettura non è senza fondamento, guardando a ciò che Strabone stesso dice nel lib. xii. - I Paropamisadi sono gli abi­ tanti del Paropnmiso o delle montagne che dividono la Battriana dall’india. - 1 Parti o Partieni occupavano i nlonti al nord del mo­ derno Korazan. - Sotto il nome di Medi comprende qui Stra­ bone i varii popoli che abitavano i paesi montuosi da quello de’ Partieni fino all’ Armenia. - I Cilicj abitavano X ’AladuUa. - I Licaoni montanari occupavano le montagne che disgiungono il Kerman daU’Ichliili, - 1 Pisidj il paese di Hamid. (G.) (a) Taprobana è 1’ isola di Ceilan. Il confronto che fa Stra­ bone fra^quest’isola e l’ Inghilterra t assurdo: egli avea misurato il fianco più piccolo dell’ Inghilterra , credendolo invece il pii\ lungo ; oltre di che gli stadii coi quali erasi misurata 1’ Inghil­ terra erano stadii grandi di jo o al grado, mentre nel misurare Taprobana eransi adoperati gli stadii piccoli di m i >/9- (G.)

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DELLA GEOaKÀFIÀ DI STRABOHS

sommamente barbari e raccolti di varie uazionit li chia*' mano Ariani, e si stendono dalle montagne fino alia Gedrosia ed alla Carmàuia {(). Quindi a procedere verso il mare si trovano i Persiani, i Sussi ed i Babilo­ nesi abitanti lungo il mare di Persia, ed altre piccole nazioni che stanno d’ intorno alle maggiori già détte. Verso i monti sono i P a rti, i M edi, gli Armeni, e le nazioni confinanti con queste^ poi la. Mesopotamia. Passata la Mesopotamia si trovano le regioni al di qua dell’ Eufrate : e queste sono tutta F Arabia felice, limitata dal golfo Arabico quanto esso è lungo e dal golfo Persico ^ poi tutto il paese abitato dagli Sceniti e dai Filarchi (2 ) verso P Eufrate e la Siria. Vengono appresso, dal golfo Arabico fino al Nilo, gli Etiopi e gli Arabi ^ e dopo costoro gli Egizi!, i Si< rii e i Cilicj, si gli a ltri, come quelli detti Trachioti, ed ultimi di tutti i Panfili!. Dopo 1’ Asia avvi la Libia (3) contigua all’ Egitto ed all’ Etiopia. La spiaggia della Libia rivolta verso d! noi si stende in linea retta quasi fino alle Colonne comincian­ dosi da Alessandria, tranne le Sirti e qualche altra pic-

(i) Sebbene l’ espressione del testo paja escludere dai paesi degli Ariani la Gedrosia e la Carmania, nondimeno il Gossellia è d’ opinione che l’Autore abbia voluto comprendervele. La Ge­ drosia è il Mekran : la Carmania dicesi ora Kerman. (3 ) Sceniti significa popoli abitanti sotto tende : e Filarchi vale capi di tritìi, o meglio tribii soggette ad un capo, (Ediu frano.) (3) L’ Africa.

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cola sinaosità formata dallo addentrarsi e daHo spor­ gere di alcuni golfi o promontorii. Quella spiaggia ia> vece eh’ è sull’ oceano , partendosi dall’ Etiopia va per un certo spazio di paese quasi parallelamente alla pri­ ma : ma poi le regioni meridionali del continente si re^ stringono, sicché riescono in un promontorio acato fuori delle Colonne, e formano in qualche modo la fi­ gura dì un trapezio. Secondo quello poi che racconta­ no gli a ltri, e che ci ha riferito Gneo Pisone stato go­ vernatore di quella provincia, essa somiglia alla pelle di una pantera; perocché è quasi picchiettata qua e là da alcuni luoghi abitati, e cinti alPintorno da una terra deserta ed arsiccia. Gli Egizii chiamano ^u a sì queste abitazioni. Tale si è la figura di quel continente: esso ha poi anche altre proprietà p ^ le quali può considerarsi come diviso in tré parti. .11 più della spiaggia situata lungo il nostro mare è molto fertile, principalmente la Cire­ naica (i), e i dintorni di Cartagine fino ai Maurosii ed alle Colonne d’Èrcole (a). Anche quella parte eh’ é ba­ gnata dall’oceano é mezzanamente comoda ad abitarsi. Ma é incomoda invece la parte di mezzo, la quale prò(i) Cirene al presente dicesi Curen; ma il paese è tutto de­ serto (il deserto di Barca) tranne alcune parti vicine al mare. Tattayolta è da notarsi che i primi Greci collocarono appunto nella Cirenaica, sulle coste bagnale dalla Sirli maggiore, i loro giardini Esperidi. (G.) (3) Da Tunisi fino allo Stretto. - 1 Maurosii, detti Mauritani dai L atini, occupavano i moderni regni d’ Algeri e di Fez. (G.)

aSa

DELLÀ GEOGRAFIA DI STRABONE

duce il silfio, ed è deserta per la maggior parte ed areBosa. Lo stesso avviene anche di quella porzione dell’Asia la quale giace sotto il parallelo onde sono attraver» sate l’ Etiopia, la Trogloditica, l’ Arabia e quel tanto della Gedrosia eh’ è occupato dagl’ Ittiofagi (i). Le nazioni che abitano la Libia sono per la maggior parte sconosciute : perocché non suol accadere che vi s’internino molto nè eserciti nè viaggiatori d ’altro paese: e i nativi di quella contrada , oltreché pochi son quelli che dall’ interno vengano a noi, non sogliono nè dir cose credibili, nè raccontar tutto quello che sauno. Nondimeno le cose da loro dette son queste. I popoli più meridionali della Libia si chiamano Etio­ pi. Al di sopra di questi (a) si chiamano per la maggior parte Garam anti, Farusii (3) e Nigriti: e al di sopra anche di questi sono i Getulì. Quelli poi che stanno vi* cini al mare o sulla costa di quello, verso l’Egitto fino alla Cirenaica, li cliiamano Marmaridi. Al di sopra della Cirenaica e delle Sirti (4) stanno i Psilli, i Nasamoni ed alcune tribù dei Getuli^ poscia i Sinti ed i Bi( i ) Grittiofagi della Gedrosia

sodo

gli abiunli delle coste del

Mekran. - La Troglodilica trovavasi sulla cosU occidentale del
golfo (a) (3) vano Arabico. (G.) Verso il nord. La lezione cotnuoe fe MaurosiL - I Garamanti poi abita­ il Kawar; e Gamma loro capitale è ora denominata Gherma. - 1 Farusii e i Migriti eran vicini alle frontiere meridionali del regno di Marocco. - I Getuli occupavano il Darah, e stendevansi anche fino alle Sirti. (G.) (4) Verso il mezzogiorno e il ponente.

LiQRO SECONDO

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zacii fino a Cartagine , U quale ha ua gran territorio , a cui sono contigue alcune nomadi popolazioni. Fra queste si conoscono noa.ssimamente i Massili e i Mascesili; e ultimi di tutti sono i Maurosii. Tutto il paese poi da Cartagine fino alle Colonne è felice ^ ma nondi­ meno produce bestie feroci al pari delle province inte­ riori : nè sarebbe irragionevole il dire che alcune di quelle genti furon chiamate nom adi, perchè la gran moltitudiue delle fiere impedivali anticamente dal colti­ vare la terra. Ma nella nostra età que' popoli, in parte per la loro perizia della caccia, in parte col favor dei Romani che danno opera alle teriomachie ( i) , sanno e vincer le fiere e coltivare la terra. Queste cose intorno ai continenti siano dette. CAPO
Dei CUnU.

V.

Restaci da parlare dei Climi (a) : ed anche in questo può farsi una generale descrizione , qualora si cominci da quelle linee che denominammo elementi ; voglio dire da quelle che determinano la lunghezza e la lar­ ghezza maggiore ^ ma da quest’ ultima principalmente.

(i) Combattimenti di fiere. (a) I climi ia geografia sono strisce o zone del globo della terra parallele all’ equatore, determinate con questa uorma, che sotto i cercbj onde sono limitati dalla parte del nord il gioroo solstiziale dura una mezz’ ora più che sotto i cercbj del sud.

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DELLA GEOGRAFIA DI STRABOKE

Agli astronomi più che agli altri appartiene il trai-» tare di questa m ateria, siccome fece appunto Ipparco^ descrivendo ( come dice egli stesso) tutti i varj feno­ meni celesti corrispondenti a ciascun luogo compreso in quella quarta parte del globo nel quale si trova la ìiostra Terra abitata ( i) , cioè a ciascun luogo com­ preso fra 1’ equatore ed il polo settentrionale. Ma noa s’ aspetta ai geografi il trattare di quelle cose che sono fuori della nostra Terra abitata ^ e nemmanco rispetto alle parti di questa giova metter diuanzi all’ uomo di Stato tutte le possibili differenze ; perocché sono molto numerose e complicate. Quindi a noi basterà il regi­ strare in questo luogo soltanto le più notabili e le più semplici da Ipparco indicate: e supponendo, com’e­ gli dice e come insegnò anche Eratostene, che la cir­ conferenza della terra sia di duecento cinquaatadue mila stadii, non troverassi diversità di gran momento ri­ spetto ai fenomeni nei varii gradi dei luoghi ai quali si limiterà la nostra enumerazione. Chi pertanto divida in trecento sessanta parti {gra­ di ) il cerchio massimo della te rra , troverà che cia­ scuna di queste parti corrisponde a settecento stadii. Ora di questa misura appunto si serve Ipparco a deter­ minar le distanze su quel meridiano che passa per Mero e , come abbiamo già detto. Egli pertanto comincia

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Tns vHt r i z i t t r S t i» t S

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Cosi , dopo la correzione del TyrwhiU , leggono gli Edit. frane, ed il Coray.

Ttifitflm

LIBRO SECONDO

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da coloro che abitano sotto l'equatore ( i ) , e ferman* dosi sempre di settecento in settecento stadii ne'luoghi .abitabili che s'incontrano lungo il meridiano già detto, si sforza di venire indicando i fenomeni occorrenti in ciascheduno di essi. Ma a noi non gioverebbe di pigliare le mosse dall’ equatore. Perocché se que' luoghi sono abitabili, sic­ come stimano alcuni, si vuol dire che quella è una Terra che sta da sè sola, angusta, collocata fra que’ paesi che 1’ eccesso del caldo rende inabitabili, tale in> somma da non poter essere risgaardata come una parte di questa nostra. Ora il geografo considera soltanto la Terra abitata nella quale noi viviamo : e questa è limi» tata a mezzogiorno dal parallelo che attraversa il Cinnamomoforo, a settentrione da quello di lerna : nè fa me* stieri, se i nostri lettori ricordansi della figura geografi­ ca, di venire menzionando tutte le abitazioni che questo spazio comprende , né tutti i fenomeni celesti a quelle corrispondenti. Bensì dobbiamo cominciare anche n o i, come fa Ipparco, dalle parti meridionali. Dice egli pertanto come quei popoli i quali abitano sotto il parallelo del Cinnamomoforo (a), distanti tre mila stadi! da Meroe verso il sud, ottomila e ottocento stadii dair equatore verso il settentrione, troyansi vici(i) n testo dice: sotto il meridiano, •> rS ma è evidente doversi leggere, i> r» in i/iiftfS . Così gli Edit. frau. Vuoisi per altro notare che il Coray s’è in questo luogo attenuto alla lezione comune. (3 ) 11 centro dell’ Abbsinia. - Meroe è ora Gherri nel regno di Fungi. (G.)

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DELr^A GEOGRAFI! BI STRÀBOKE

nissimo al punto di mezco fra 1 ’ equatore e il tropico d' estate di Siene : perocché Siene è distante cinque mila stadii da Meroe. Sono questi i primi popoli, pres* so i quali TOrsa minore si trova tutta compresa nel cerchio artico , e sempre visibile. L’ astro che splende nell’estremità della coda di quella costellazione e a ’oc­ cupa il punto più meridionale, trovasi anche all’ estre* mità del cerchio artico, in modo da toccar l’orizzonte. Al meridiano già detto giace quasi parallelo dalla parte d’ oriente il golfo Arabico, la cui uscita nel mare esteriore è il Ginnamomoforo ( i) , dove soleva farsi autic^mente la caccia degli elefanti. E il parallelo di que­ sto paese riesce parte ne’ paesi ua po* più meridionali di Taprobaoa, od almeno all’ estremità di quest’ isola verso mezzogiorno, e parte ne’ luoghi più meridionali della Libia. A coloro che frovansi in Meroe ed in Tolemaide della provincia Trogloditica, il giorno più lungo è di tredici ore equinoziali. La posizione di queste città è quasi nel punto di mezzo fra 1’ equatore e il parallelo di Alessandria, se non che v’ hanno mille e ottocento stadii di più dalla parte dell’ equatore. 11 parallelo di Meroe poi passa da una parte a traverso di paesi sco­ nosciuti, dalPaltra a traverso delle estremità dell’india.
(i) Cosi il testo; t^7i» i'iicfianf, lit re ìffo w ix»yét, i Kit~ ifiìt. Espressione singolare, dicono gli EdìL frane., per U quale potrebbe credersi che il testo sia scorretto. Essi poi intendono die il luogo dove il golfo «bocca nel mare corrisponda, rispetto alla latiludine, al Ciunamomoforo.

LIBRO SECONDO

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A Siene ed in quella città di Berenice che trovasi lungo il golfo Arabico nella Trogloditica durante il sol­ stizio d'estate il sole è allo zenit, e il giorno più lungo è di tredici ore e mezzo equinoziali : e quivi apparisce compresa nel cerchio artico quasi tutta l’Orsa maggio­ re , tranne le gambe, 1 ’ estremità della co d a , ed una sola stella del carro. II parallelo di Siene passa da una parte a traverso al paese degl’ Ittiofagi abitanti nella Gedrosia e nell’ In d ia, dall’ altra a traverso di regioni che sono più meridionali di Cirene lo spazio di poco meno che cinquemila stadii. In tutti i paesi che stanno di mezzo fra il tropico e I’ equatore le ombre cadono alternativamente da tutti e due i la ti, cosi verso il settentrione , come verso il mezzogiorno : ma in quelli al di là di Siene e del tro­ pico d’ estate , le ombre gittano sempre dalla parte me­ ridionale : e però quelli si chiamano Amfìscbj, gli altri Eteroschj (i). Avvi poi anche un’ altra particolarità che distingue i paesi sottoposti al tropico, della quale par­ lammo già prima quando abbiamo trattato delie zone. Perocché il suolo vi è arenoso, asciutto e ferace sol­ tanto di silfio ; mentre invece le parti più meridionali sono abbondanti d’ acqua e di frutti. Ne’ paesi che trovansi più meridionali di Alessaudria e di Cirene quanto è lo spazio di circa quattrocento (2) stadii, dove il giorno più lungo è di quattordici oro equinoziali, trovasi allo zenit la costellazione di Arturo,
(i) Vedi la nota a pag. aoo. ( 3 ) Osserva il GosseUin che dovrebbe leggersi cinquecento.

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DELLA GEOOilAFIA DJ STHÀBOME

inclinata peraltro alena poco a mezzogioruo. In ÀIés> saadria il gaomone sta alla propria ombra nel tempo di equinozio, come sette a cinque (i). Così i luoghi si> tuati a quattrocento stadii da Alessandria verso il mez­ zogiorno sono di ben mille e trecento piiì meridionali di Cartagine ^ s’ egli è Tero che nell’ equinozio il gno* mone in Cartagine sta alla propria ombra come undici a sette. Il parallelo poi di Alessandria da un Iato passa per C irene, pei paesi situati al mezzodì di Cartagine quanto è Io spazio di novecento stadii, e per la Maurosia ^ dalPaltró lato attraversa l’Egitto, la Celesiria (2), la Siria superiore, Babilonia (3 ), la Susiade, la Perside, la Carm ania, la Gedrosia superiore e va 6no all’india. Ne’ dintorni di Tolemaide fenicia (4) , di Sidone e di Tiro il giorno più lungo è di quattordici ore ed un quarto equinoziali: e questi paesi sono più settentrionali di Alessandria circa Io spazio di mille e seicento stadii, e di Cartagine circa settecento.

(i) Questo confronto creduto un’interpolazione di qualche sco­ liaste , è errato. (a) La Celesiria o la Siria vóta è propriamente la valle che sta fra il Libano e 1’ Anti-Libano. (3) Osserva il Gossellin che dee leggersi la Babilonia, d o i la provincia di questo nome e non la città , la quale da Ipparco era collocata a 17 0 0 stadii dal parallelo di cui qui si p arla, verso il settentrione. - La Susiade poi è ora il Kusistan. La Perside è il Fars. La Carmania il Kerman. La Gedrosia supe­ riore è r alto Mekran , parte della Persia moderna. (4) San Giovanni d’ Acri.

LIBRO /SECONDO

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Nel Peloponneso, nel messo di Rodi , a Xanto di L icia, o forse alcan poco al mezEOgioruo di questa c ittà , come anche ne' luoghi che sono a quattrocento stadii da Siracusa, pur verso il s u d , il dì più ludgo è di quattordici ore e mezzo equinoziali. Questi luo­ ghi sono distanti da Alessandria tremila e seicento qua­ ran ta stadii ^ e il Joro parallelo, secondo Eratostene, attraversa la'C aria ( i ) , la Licaonia, la Cataonia, la Media , le Porte Caspié e quella parte dell’ India eh’ è vicina al Caucaso. > Nelle regioni vicine ad Alessandria di Troade (^), ad Anfipoli, ad Apollonia d’ E p iro , come anche ne’ paesi più meridioaali di Roma e più settentrionali di N apoli, il giorno più lungo è- di quindici ore equinoziaT li : e il loro parallelo è distante circa settemila stadii d a quello che passa per Alessandria d’ E g itto , verso il settentrione; più che diciotto mila dall’ equatore, e tremila e quattrocento dal parallelo di Rodi : ed è invece più meridionale di N icea, Bizanzio e Marsiglia lo spazio di mille e cinquecento stadii. Di poco più settentrionale è il parallelo di Lisima-

( 1) La Caria corrisponde alla parte raeridioDale ed occidentale dell’ Anatolia v icÌD O all’ iiola di Rodi. La Licaonia è una parte del Kerman. La Cataonia è compresa nell’ Aladulia. La Media è VIrac-Àdjami. Le Porte Caspie sono le Gole di Firouz-Coh. La parte dell’ladia qui accennata comprende lo Zai/i^ton e l’aito Penj— Ab. (G.) (a) Ora dicesi Eski-Stamboul, Cosi AofipoU è lamboli, ed Apollonia d’ Epiro è Palina.

S iujiboss t tonu li.

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7.Q0

SELLA «EOGRATIA DI STHABONE

ebia (i), il quale, al dir di Eratostene, attraversa la Mi* sia e la Paflagonia , e le regioni di Siaope, delPlrcaaift e di Battra. Presso Bizanzio il giorno più lungo è di quindici ore ed nn quarto equinoziali^ ed in questa, città nel solsti-» zio d’ estate la proporzione fra il gnomone e la sua ombra è come quella di quarantadue meuo un quieto a centoventi. Questi luoghi poi sono distanti dal pa* rallelo.che passa pel mezzo di Rodi quattromila e nove­ cento stadii, e dall' equatore circa trentaibila e tre­ cento. Chi entra nel Ponto e procede verso il settentrione quanto è lo spazio di mille e quattrocento stadii, trova che il giorno più lungo è di quindici ore e mezzo equi­ noziali : e que’ looghi sono egualmente distanti dal polo e dall’ equatore, ed hanno allo zenit il cerchio artico, nel quale si trova la stella del collo di Cassiopea, e quella che sta nel destro gomito di Perseo riesce alcun poco al settentrion#. Ne’ luoghi che sono a tremila e ottocento stadii da Bizanzio verso il settentrione il giorno più lungo è di sedici ore equinoziali, e la costellazione di Cassiopea si muove tutta nel cerchio artico. Questi luoghi sono

(i) Lisimachia, città del Chersoneso di Tracia fu detta poi

Hexamilion perchè l’istmo su cui stara era largo sei mila passi. Ora diceji Examili. - La Misia poi è il Karasi nell’ Aaatolia.
La Paflagonia è anch’essa nna parte dell’Anatolìa, ma pii!k orien­ tale. Siiiope è ora Sinoutì. L’ Ircania corrisponde al Cofcan ed al Daghistan. Battra è Balk, (G.)

UBKO SECONDO

agì

le parti meridionali del Boristene (i) e della Palude Meotide; e sono distanti dall’equatore circa trentaquattromila e cento stadii ( 3). Quivi poi quella parte dell’o* rizzonte che trova» al settentrione, è rischiarata du> ranti le notti d' estate da un crepuscolo, mentre che il sole tramuta la sua luce dal ponente al levante : perocché il tropico d’ estate s’ allontana colà dall’orizcoate sol quanto equivale alla metà ed alla dodicesima parte di un segno ; e non più che altrettanto per conse­ guenza allontanasi il sole dall’orizzonte stesso nel puntò di mezza notte. Ma nel nostro paese, quando il sole si trova a questa distanza dall’ orizzonte, secondo che ciò accade o prima del suo levarsi o dopo del suo tramon­ t o , produce un crepuscolo nell’ atmosfera di levante o di ponente. Nei giorni invernali p o i, in que’ luoghi de’ quali parliamo, il sole nella sua maggiore elevazione innalzasi a nove cubiti : ed Eratostene dice eh’ essi «ono distanti da Meroe poco più di ventitré mila sta» dii (3) : perocché egli ne conta diciotto mila dal paral­ lelo di Meroe fino all’ estremità settentrionale dell’£lle> sponto, e cinquemila di quivi fino al Boristene. Nei paesi distanti da Bizanzio circa seimila e trecento stadii al settentrione della M eotide, il sole nei giorni d’ iuverno innalzasi il piìi fino a sei cubili, ed il giorno più lungo è di diciassette ore. Delle regioni poi che sono
( 1 ) Ciofe, l’ imboccatura di questo fiume. (a) Leggasi , circa 34,óoo , o più esattamente , circa 33,9 0 0 slaeiii. (G.) P ) Leggasi 23,100 ; e poco dopo in luogo di 1 8 ,0 0 0 leggasi »8 ,ioo. (G.) ,

2C)2

DELLA

g e o g r a f ia

DI STRABONE

al di là di queste e s’ avvicinano già alla zona inabitataà cagione del freddo eccessivo, non giova punto al geografo ragionarne. Chi anche di queste vuole avere contezza, e di tutti quegli altri fenomeni celesti dei quiali Ipparco ha parlato ( é noi U passiamo in vece io, silenzio siccome non appartenenti al lavoro che ci siàmo proposto ) li apprenda da Ipparco stesso (i). Q ue­ sto vale anche di ciò che Posidonio dice intorno ai Perischj, agli Àmfischj ed agli Eteroschj : ma di costoro peraltro dobbiamo toccarne almen tanto che basti a chiarirne la denominazione, ed a far conoscere in qual parte sia utile alla geografia, e in quale infruttuosa. Siccóme dunque si tratta delle ombre dipendenti dal solè , e questo , per ciò che ne pare al nostro senso, muovesi intorno a quello stesso centro intorno al quale si muove anche il m ondo, così ne viene che tutti quei popoli presso i quali ad ogni rivolgimento del mondo s’ alternano il giorno e la no tte, secondo che il sole trovasi rispetto a loro al di sopra o al di sotto della terra, s'immaginino gli uni Àmfischj, gli altri Eteroschj. Amfischj sono coloro appo i quali di mezEOgiorno le ombre talvolta cadono da una p a rte , talvolta da un'al-> t r a , secondo che il sole perquote in diversa direzione il gnomone collocato perpendicolarmente sopra una si^perficie piana. E questo suol accadere soltanto presso coloro che abitano frammezzo ai tropici. Eteroschj sono invece coloro ai quali l’ ombra cade sempre o verso il
(i) La sua opera andò svenluratàmente perduta.

LIBRO SECONDO

3g3

settentrione, siccome ^vriene presso di n o i, o verso il mezzogiorno siccome avviene presso gli abitanti delP altra zona temperata. E questo accade in iu tti que’ paesi cbe hanno il cerchio artico minore del tropico. Q uando essa invece è uguale o maggiore cominciano tosto i Perischj e vanno fin sotto al polo. Perocché dove il sole, durante tutto il rivolgimento del mondo (i) rimane sopra la terra, quivi anche l’ombra debbe muo« versi intorno al gnomone ; e perciò Posidoniò deno* minò Perischj que’ luoghi. Essi peraltro non sono di veruna importanza nella geografia, giacché pel freddo eccessivo non sono abitabili, come abbiam detto nel confutare Pitea (a). Sicché non vuoisi cercare nemmaaco qual sia la grandezza di questa regione inabitata ; giacché siccome costoro hanno il tropico in luogo del cerchio artico, cosi trovansi sotto quel circolo che il polo dello zodiaco descrive nella rivoluzione del mon3 o , supponendo che lo spazio intermedio fra 1’ eqtka* toi-e ed il tropico comprenda quattro sessantesime parti del cerchio massimo della terra.
(i) CioÈ duranti tutte le ore del gioi'no. (a) Strabone r ha detto ina non l’ ha per altro provato. An­ che allora, come al presente , o 1’ abitudine o la- cupidigia ren­ devano abitabili tulli i climi. (Ed. frane.)

Fine del libro secondo.

DELLA

GEOGRAFIA
DI STRABONE

L I B RO T E R Z O
CAPO PRIMO

Idea generale delV Iberia. Descrizione delle sm coste da Colpe a l promontorio Sacrot

ABBIAMO fin qui posto dinanzi a chi legge il primcr tipo della descrizione della terra: ora è naturale che il seguente discorso sia intorno alle singole sue parti, Cosi almeno ci siamo proposto di fare ; e sembra che insino a qui il nostro lavoro sia stato convenevolmente partito. Per le ragioni adunque già dette vuoisi rico­ minciare dall’ Europa, e propriamente da quelle parti di essa dalle quali cominciammo anche prima. ' La prima parte dell’ Europa verso P occidente è ^ come dicemmo , l’ Iberia : il più della quale non può senza disagio abitarsi, per essere formata di m onti, di foreste, di campi con terreno leggiero, e in parte anche manchevole d’ acqua. Verso il setteutrione, oltre

DELLA OSOGRAFIA DI STULBORE UBHO TERZO

2^5

all’ avere un suolo aspro, è sommamente fredda, e ba­ gnata dall’ oceano; e vi s’ aggiiuige che non ha mischianza dè coqimercio colle altre p a rti, sicché è di abitazione eccessivamente disagiata. £ questo ci basti di quelle parti. Verso il mezzogioino invece è fertile q^asi ta tta , e principalmente quella al di fuori delle Colonne, come si farà manifesto quando tratteremo partitamente di questa regione dopo averne prima de* scritta la figura e la grandezza. Somiglia dunque l’iberìa alla pelle di un bue distesa pel lungo dall’ occidente all’ oriente, sicché abbia ri­ volta a quest’ ultimo le sue parti anteriori ; e pel largo da settentrione a mezzodì. La lunghezza, dell’ Iberia è <li circa seimila stadii ; la larghezza di cinquemila dov’ ò maggiore: ma in qualche luogo è molto minore di trem ila, massime verso i Pirenei che ne formano il fianco orientale. Perocché quei monti stendendosi sen­ za interrompimento dal mezzogiorno al settentrione (i) dividono la Celtica dall’ Iberia : le quali regioni sono entrambe irregolari nella' loro larghezza, e il sito più angusto di tutte e due è quello che va dal nostro mare all’ oceano presso ai Pirenei, dove dall’ una e dall’altra parte sono golfi formati dall’ Oceano e dal Mediterra­ neo; si peraltro che i Celtici detti anche i Calatici sono maggiori e fanno l’istmo alquanto più stretto dalla par­ te dell’ Iberia.
(i) I Pirenei steDdonsi iavece dall’ est all’ onest .ìnclinaDdo al­ ena poco verso il setleotrione. In coosegueoza di questo errore Strabone assegna poi ai fiumi della Francia nn corso che a loro non si conviene. (G.)

396

DELLA GEOGBAFU DI STIUBORE

II fianco orientale dell’ Iberia pertanto é formato dai Pirenei ; il meridionale dal M editerraneo, comincian­ dosi da' Pirenei fino alle Colonne, e poi fuori di que­ ste, fino al promontorio denominato Sacro (i), dall’ O* céàno. Terzo è il lato occidentale quasi parallelo ai monti Pirenei, che va dal promontorio Sacro fino a <qoello eh’ è presso gli A rtabri, denominato Nerio (a). Quarto si è il lato che muove da questo Capo e va fino alle estremità settentrionali de’ Pirenei. Ripigliando ora la nostra descrizione ci faremo a par­ lare delle singole parti cominciando dal promontorio •Sacro. Ècpestp il punto più occidentale non solamente dell’ E uropa, ma di tuttaquanta la Terra abitata : pe­ rocché questa è termiqata verso occidente da due con­ tinenti che sono le estremità dell’Europa e della Libia, quella abitata dagl’lberi, questa dai Maurosii. Ma 1’ estremità iberica nel promontorio già detto si spinge circa mille e cinquecento stadii oltre quella di Libia. Il paese ivi contiguo con latina voce chiamasi Cu­ neo. volendo significare un cono. la quanto pòi al promontorio stesso che spingesi^ in mare , Àrtemidoro che afTerma di esservi stato lo somiglia ad una nave ^ ma comprende in questa figura anche tre isolette, una delle quali rappresenta il rostro, le altre Vapolidi (3 )^
(i) Il capo San Vincenzo. ; (a) H capQ Finisterre. Questo lato poi non è punto parallelo a quello de’ Pireaei. (3) Epotidi od orecchie diceTansi due. travi più o meno lun­ ghe che nei vascelli antichi sporgevano a oiascun lato delia prora.

LISHO TERSO

^97

é tutto con piccoli pòrti. Aggiunge che gli aBitanti so* gliono quivi mostrare nn tempio (TErcoIe; ma eh’ esso è tutto una Suzione di Efòro. Perocché non avvi altare nè di Ercole uè di verun altro Dio ; ma solo s’ iocontraao in parecchi luoghi tre o quattro pietre insieme raccolte, le quali per un certo costume tram m dàto aib antico sogliono essere tramutale da’ forestieri, spac­ ciandosi poi che si muovano di per sè stessè. Che non è lecito sagrificare in quel luogo, nè approdarvi di n o tte , perchè dicono che vi stanno allora gl’Iddii: però quelli che vanno per vedere il paese pernotteno Tn ua villaggio vicino, poscia vi sbarcan di giorno provveduti di acqua, sapendosi che il sito n’è privo. Tutto questo può essere, e convien credere che sia davvero : non cosi diremo di qdelle altre cose eh’ egli racconta come un uomo della plebe e volgare. Peroc­ ché Posidonio dice affermarsi dal volgo che il sole tra­ monta più grande che altrove nei paesi bagnati dall’O«eano, e manda nn cotal suono come se il mai'e sibi­ lasse m entr’esso si estingue nel discendere al fondo. È falso eziandio che la notte conseguiti immediatamente al tramonto del sole : mentre questo non accade immediataipente, ma bensì poco dopo, siccome succede do­ vunque si trovano grandi mari. Perocché dove il sole discende dietro a m onti, il giorno dura a lungo anche dopo eh’ esso è già disceso a motivo della luce che si diffonde all’ intorno: ma sul mare il crepuscolo è più . breve, non tanto però che al tramontar del sole venga immediatamente appresso 1’ oscurità della notte ^ e que­ sto è quello che vediamo accadere anche nelle grandi

Sg8

DELLA CBOGHAFIÀ DI STRÀBOHE

pianure. Rispetto poi alla mole del sole, là quale sì nel tramonto oome nel levarsi apparisce maggiore che al> trove io viciaaniEa degli ampj mari, questo proviene dal sollevarsi in maggior copia i vapori dall’ acqua ; giac> chè per essere i vapori trasparenti trasmettono i raggi visuali, e questi col rifrangersi ci fanno parere gli og« getti più grandi che non sono davvero. Così succede eziandio che se ngi vediamo il sole o la luna tramon­ tare o levarsi a traverso di una nube secca c leggiera (i}, ci paiono rosseggianti. E Posidonio afferma di avere scop'erta questa menzogna osservando egli stesso il tra­ monto del sole in Gadi ove stette ben trenta giorni. E nondimeno Artemidoro asserisce che il sole al tramonto pare colà cento volte maggiore, e che la notte comin­ cia tosto eh’ esso è tramontato. Ma eh’ egli abbia ve­ duto questo fenomeno stando sul promontorio Sacro non è cosa credibile da-chi ponga mente alle sue pro­ prie parole. E veramente egli afferma che ntuno può approdarvi di notte : dunque nè anche in sul tramon­ tare del sole, s e , come egli d ic e , la notte precipita
(i) A<« ttp tv t ènf*» Ai«-7«v. Lo Schneider sappoae cbe il testo sia alterato ; e farse ’(dicono gli EdÌL frane.) in luogo di dovrebbe leggersi A)vk«v , bianca ; foichk una nube bianca i di necessità leggiera, procedendo la sua bianchezza dalla poca densiti dei vapori. L’ aggiunto di secca vuole in ­ tendersi in questo modo , che quanto meno una nube è spessa, tanto meno è carica d’ acqua , e perciò' è più accóncia a tras­ mettere i raggi della luce. Non trattasi dunque di una secchezza assoluta , ma relativa , e quale è possibile immaginarla in una nube.

LIM O TEKZO

«99

sabito ^opo. Nè ha potato fare qaesta osservazione in veruna altra parte della spiaggia lango 1’ Oceano 5 dac­ ché anche Gadi ò snll’ O ceano, e Posidonio ed altri parecchi attestano eh’ ivi succede il contrario di quello che Àrtemidoro asserisce. Della spiaggia poi che tien dietro al promontorio Sa» ero, una parte è il principio del fianco occidentale del* l’iberia, e va sino alla foce del fiome Tago ; P altra del fianco meridionale fino ad un altro fiume detto Àna (t) ed al luogo dov’ esso sbocca nel mare. Ambedue questi fiumi discorrono dalle parti orientali; ma il Tago, molto maggiore dell’ A n a, va diritto a metter foce nel fianco orientale; e l’Ana divergendo a mezzodì abbraccia un’ estensione di paese abitata quasi tutta dai Celtici ed in parte anche da alcuni popoli di Lusitaiiia^ che i Romani vi tramutarono dalle regioni al di là del Tago. Nell)^ parli superiori (3) stanno i Garpetani, gli Oretani ed i Vettòni in gran numero : e tutto questo paese è medio­ cremente felice. Ma quello che gli è vicino dai lati d’o( 1) Ora dicesi Guadiana. Osserva poi il Gossellin che il Tago, l’ Ana e il Beli (ora Guadalquivir) si piegano tutti e tre al mezzogiorno correndo al mare, sebbene il Tago devii meno che gli altri dalla linea retta. (a) S’ intende snperiori ai paesi fra il Tago e 1' Ana^ risalendo verso le sorgenti di questi fiumi. - I Carpetani poi occupavano la nuova Castiglia, dove sono ora Madrid, Toledo, Consuegra ec. Gli O ntani stavano al mezzogiorno di quella stessa provincia dove si veggono ora Calatrava, Giudad-real , Alcaraz cc. I Vettoni estendevansi in quella parie dell’ Estremadulra dove oggidi stamio Plasencia, Alcantara , TmziHo ec. (G.)

300

DBUA

g e o g r a f ia

b l STSABORB

rìèDte è di mezzdgioroo non cede al confronto dì qùa^ sivoglia altra regione dèlia Terra abitata nell' lòbondanza di quanti beni producono il suolo ed il 'mare. E questo paese è quello che il Béti attraversa ; il qual fiume piglia il suo principio in quelle parti medesime d’onde l’ hanno I’ Ana ed il T a g o , e nella sua gran­ dezza tiene per cosi dire il di mezzo fra questi due : ed esso pure sul principio discorre alcun poco verso occi­ dente come fa l’Àna, poscia couvertesi al mèzzogiorno', e sbocca nel mare da una stessa spiaggia con quello. Dal nome di questo fiume chiamano Betica tutto il pae­ se , che dicesi anche Turditania da’ suoi abitan ti, i quali si nominano Turditani e Turdoli (i). E v’ ha chi li reputa u a popolo solo., mentre invece altri li distin­ guono ib d u e , fra i quali è Polibio ; giacché dice che presso ai Turditani dalla parte del settentrione abitatfo i Turdoli. Ma oggidì non apparisce fra loro distinzione veruna. Credesi che costoro siano i popoli più colti fra tutti gl’ Iberi : danno opera alle lettere , ed hanno re­ lazioni scritte delle antiche memorie ^ e poem i, e leggi in versi, dicono, da sei mila anni. Anche alcuni altri Iberi hanno una letteratura , la quale uon è peraltro da per tutto la stessa, giacché non è lo stesso nè anche il linguaggio. Questo pae!se al di qua dall’Ana si stende verso l’Oriente fino alI’Oretania, e verso il mezzogiorno dalle foci dell’ A na, lungo la marina fino allo stretto delle Colonne. Ma è necessario parlare più minutamente
(i) Questi popoli occupavano le due sponde del fiume Guadal­ quivir per quanto si stende tutta la moderna Andalusia.

lIB B O TERZO

3oi

di qn«sta regione e dei luoghi che le sono vicini, sic* cbè se ne possano conoscere le bnone qualità naturali e la fertilità. F ra questa spiaggia sulla quale il Beti e P Àna sboccano ia mAre, e le estreme parti della Maurosia , cacciasi dentro l’Atlantico, e fa lo stretto delle Colonne, per mezzo del quale il mare interno si unisce coll’esterio* re. Quivi è Galpe ( i) , monte di qnegl’lberi che si chia< mano Bastetani o Bastuli ^ il quale nella circonferenza non è grande, ma tanto eccelso ed erto che da lontano par che campeggi isolato. Chi esce navigando dal Me­ diterraneo nel mar esterno ha questo monte alla de­ stra ^ ed a quaranta stadii da quello è Calpe (a ), città considerevole e antica , e , già tempo , arsenale degri> beri. Alcuni dicono eziandio che la fondò Ercole, e nel numero di costoro è anche Timostene. Il quale afferma che anticamente fu denominata anche E raclea, e che quivi soglionsi far vedere un gran ricinto, e stazioni di □a v i. Yien poscia Mellasia dove si fanno salsumi^ e poi la
(i) Ora GibilUrra. (i) Gli E d it frane. leggono invece Carteja seguitando il Casaubono ed il Bochart. Ma nè il Wesselingio nè il Coray ere» deltero di dover adottare questa variante. II Gostellin nota che v’ ebbero nel luogo di cui parla Strabene, due città, Carteja e Calpe : che le rovine di Carteja sussistono ancora nella 'baia di Gibilterra,' sotta il nome inoderoo di Rocadillo: che la situazione di queste rovine corrisponde precisamente alla distanza di 4 » stadii posta dal nostro Autore fra i l ‘monte e la città ; sicché viene ad essere pienamente giustificata la corre^gpe proposta dal Casaubono.

3oa

DELLA GEOaitAFlA DI STRABOICE

città di Belo (i) col fiume di questo nome : d’ onde tra> gittansi principalmente a Tingi nella Maurosia le merci e i salsumi già detti. Vicin di Tingi v’ebbe già Z ele, ma i Romani la trasportarono sulla spiaggia dlberia, e v'ag* giunsero nuovi abitanti fatti venire da Tingi; ed alcuói vene mandarono anche dei proprii, è La nominarono lu /ia Iota. Più oltre sta Gadi (a), cui uno stretto di mare isoleggia dalla Turditania, lontana daCalpe circa settecento cinquanta stadii, ovvero ottocento come as'* «erisGono alcuni. Quest’ isola in tutto il restante non si distingue punto dalle altre ; ma pel coraggio de’ suoi abitanti nelle cose di m are, e per la sua amicizia coi Romani crebbe sifTattamente in ogni maniera di prospe* xità, che sebbene sia l’ ultima della terra (3 ) , è nondi* meno più rinomata di tutte l’ isole. Ma noi ne par­ leremo quando ci faremo a trattare anche dell’ altre. A Gadi seguitano il porto detto di Menesteo (4 ) e le lagune prèsso Asta e Nabrissa (5 ). Chiamansi lagune al­ cune vallate empiute dal flusso del mare, sicché a guisa di fiumi si possono navigare per condursi alle regioni in­ teriori ed alle città da cui le vallate medesime sono cinte.
(1) Belo, ora Balonia, h aìVouest di Tari/a. La città di Tingi menzionata subito dopo è Tanger nell’ Africa. (2 ) Cadice : in greco T iS iif» , Gadeira. ■ (5) S’ intende 1’ ultima fra le isole frequentate dai Greci e dai Romani : del resto le isole Fortunate, l’ Inghilterra e l’ Irlanda erano mollo più lontane. (G.) (4) Ora di santa Maria. (5) Ijoggasi col Coray : »») i »»•

Hi^firrxn.

LIBKO TERZO

3o3

Sàbito dopo è la bipartita foce del Beli ; e P isola che dalle due bocche viene abbracciata descrive nna spiag* già di cen to , e , secondo alcuni, anche di più che cento, stadi!. Colà intorno è l’oracolo di Menesteo, e la torre di Cepione che innalzasi sopra una pietra circon* data dal mare, ed è mirabilmente costrutta (come il F aro ) per la salvezza dei naviganti. Perocché il fango che il fiume^Itta all’infaori forma quivi de’banchi, ed il mare che gli sta dinanzi è anche sparso di scogli, sic­ ché v’ ha mestieri di qualche visibil segnale. Di quivi si naviga a ritroso del Beli, e trovansi la città di Ebura e il tempio di Lucifera (i) cui chiamano I mcb Dubbia. Appresso vengono le altre lagune navigabili, e poscia il fiume Àna, anch’ esso con due bocche, ciascuna delle quali può navigarsi : ed ultimo finalmente è il promon­ torio Sacro distante da Gadi meno che due mila stadii. Alcuni dicono che dal promoptorio Sacro alla bocca dell’ Ana v’ hanno sessanta miglia ; cento dal promon­ torio stesso alla bocca del Beti^ e settanta di quivi a Gadi. CAPO II.

Deìla Turditam a o B etka.

Al di sopra delia spiaggia marittima che s’ incontra prima dell’Ana giace la Turditania che il Beti attraversa. La circoscrivono verso occidente e settentrione il fiume
(i) T* r t f <h/T^Sf*9 lifìt. II soprannome di vlfera , o apportatrice di luce lo davano i Greci a Diana.

lu-

3o4

DELLA GEOGRAFIA DI-STRABOHE

A n a , verso levante alcuni dei Carpetani e gli O retani, verso mezzogiorno qne’ Bastitani che fra Calpe e Gàd» occupano un’ angusta spiaggia. Tanto poi il mare fino air A na, come i Bastetanl già detti e il paese al di là delP Ana e molti popoli circonvicini, dipendono dalla Turditania. L ’ estensione di questo paese così nella lunghezza come nella larghezza non è più che duemila stadii. Avvi un numero stragrande di città ( duecento per quello che si racconta ) , fra le quali si conoscono principalmente quelle fondate sui fiumi, sulle lagune e sul m are, giovandole in ciò la loro posizione. Ma di fama e di potenza crebbero massimamente Corduba (i), fonda^ da Marcello, e la città di Gadi ; questa a mo> tÌTO della sua marina e per essersi unita con alleanze ai Romani ^ quella per la bontà ed ampiezza del suo­ lo , e per tutti quegli altri vantaggi che le sono arre? cati dal Beti. Abitaronla da principio alcuni uomini scelti fra i Romani e fra i nativi di quella contrada ; e fu questa la prima colonia dai Romani inviata in que’ luoghi. Dopo Corduba e. Gadi è illustre la città d’ Ispali, colonia de’ Romani ancor essa, dove anche al pre­ sente si fa gran commercio : ma Beli (2) la supera
( 1) Cordova lungo il Guadalquivir nell’Andalusia , patria dei due Seneca e di Luc&no. (7^ Strabone è il solo autore che parli di una città detta Beti. F ra le congetture raccolte dagli Edit. frane, si possono ricordare le due seguenti: l’ una che Beti fosse una città fon­ data da Cesare per collocarvi i suoi veterani vicinissima ad Ispali e con questa incorporata poi e coofiwa: l’altra che invece di Be-

LIBRO TBBZO

3o5

di ri{nitazione e p«r' aVeìrla di recente ripopolata i sol* dati di Gèsaire, com nnipe noo sia splendidamente fab< bricata. Appresso a queste città trovasi Ita lic a , e ^ Ilipa (i) lungo il Béti : pi& da lungi Àstiga, Garmona ed Obulco. Sonvi anche > quelle nelle quali i figliuòli di Poofipeo furooo debellati, cioè M unda, Atetua , Ur'^ sona,'>Tncis, Giulia, E gua; tutte non molto distanti dà Gorduba/ Monda è in qualche modo divenuta me* trop«li di tutta questa regione. Essa è discosto da Garteja mille e quattrocento stadii (a). Quivi riparò Gneo Pompeo dopo che fu sconfitto^ d’ onde poi essendosi imbarcato, approdò a non so qual luogo montuoso im« minente al mare , e vi (ii ucciso. Sesto suo fratello, sal­ vatosi in Gòrduba, dopo avere per breve tempo guer* reggiato nell’Iberia, andò a ribellar la Sicilia, e di quivi c»cciàto nell’ A sia, e preso dai generali di Antonio, lasciò la vita in Mileto. F ra i Celtici è conosciuta principalmente Gonistorsi,
Il debbàsi leggere Leplis ", citli di cui pari» l’Autore del libro de Béltò Alexandrino. (r) Italica, p tr ia d«gl’ imperatori Trajano ed A driano, e del poelA ' Stlió soprannomato Italico, ' ebbe a fondatore Scipione che v i collocò i.suoi iovalidi. - Ilip a, patria di P lio io , è dal d’ Anville collocata dove ora trovasi Alcala. - Astiga è Eeija. Carmona conserva il suo nome. - Obulco risponde al luogo detto ora el castello de la Mandava. (Eldit. frano.)

(3) ^Itfi l*gg(U)9 sei mila e quaUrocettto. Il Palmier propone di leggere quattrocento ses­ santa. Da Monda a Cartaja , in linea retta, v’ hanno al più i3
leghe, corrispondenti a 45o aUdii di
700.

(G.)
10

StAAtodE ', tom. IL

3o6

della

G E O G R tflA D I CTRÀBONE

e poi Asta, nella quale i Turditani fanno le loro adu­ nanze , fondata snile lagune e rimpetto al porto deU’ l sola-{Gad! ) a poco più che cento stadii. Le rive del Beti sono abitate da mokissidie genti, e nairigasi contro il suo corso per lo spazio di d r c a mflle e duecento stadii dal «tare fino à Gordiiba ed an­ che ai luoghi un poco al disopra di questa .città: e. sono con grande diligenza colUyate tanto le^ spiagge quanto le isolette del fiume, al che s’ aggiunge eziandio l’ame^ nità della vista, per essere qne' luoghi ben coltivati con bQschi e con altre opere di piantagioni. Fino ad Ispali dunque si ascende con grosse navi dà carico per lo spa^ zìo di quasi cinquecento stadii : ina di quivi alle città superiori insin ad Ilipa, si va con navi minori.' Dopo Iltpa fino a Gorduba si adoperano scafe da fitimc, i quali oggidì si costruiscono di più parti inisiéme congiunte, ma anticamente facevansi di un sol tronco scavato. Al di sopra di. Gorduba per andare a Glàstona, iliBeti non è più navigabile. Paralleli al Beti si stendono alcuni dossi di monti che accennano al settentrione^ e dove p iù , dpve menq si accostano al fiume, e sono abbondetoli di miuiere. Copiosissimo è l’ argento nei luoghi vicini ad Ilipa «d a Sisapona , tanto l’ antica quanto la nuòva (i). Presso alle cosi dette Coline trovasi rame ed oro.
(») Sisapona veccbia è oggi Atmade. La uiiOva l^sapotia potrebb* èssere, secondo Lopez, Guadaleanal. primo di questi luoghi, avvi una miniera di cinabro ; nel Sceondo’ -nna miniera d’argento. - Rispetto alle. Colme o (come dice il traduttore ita­ liano) Colina, le congetture sono incertissimi. (Edit. frane.)

tin o

TERSO

3o7

Alia sinistra pertanto di chi naviga so quel fiume si veggono queste mòntagoe : alla destra avvi una grande pianura elevata, fertile j con alti alberi e buoni pa* scoli. Anche P Àna è navigabile ( i ) , non però con navi si grandi nè per un tratto di paese sì lungo ; e lo fian­ cheggiano monti con miniere, stendentisi fino al Tago. Ora i terreni dóve si trova» miniere sono di necessità duri é sterili, quali sono appuntò i liioghi contigui alla Carpetania, ed ancor più quelli che si congiungono coi Celtiberì. E tale è pur anco la Beturia, le cui pianure dalla parte dell’ Ana sono arsicce. Ma la Turditania è di mirabile fertilità : e mentre essa produce ogni cosa, e ogni cosa in ^ a n d e abbondanza, le sue ricchezze raddoppiassi dalla facilità di portarne le produzioni al di fuori. Perocché il superfluo di questo agevolmente si vende altrove per. la moltitudine de’ mercatanti che lo trasportano sulle proprie stavi. E servono a questo van^ taggio i fiumi, ed anche le lagune, le quali ( come già dissi) sono simili ai fiumi, ed al pari di quelli si possono navigare non sólamente con piccoli legni, ma si anche eon grandi, andando dal mare alle città dentro terra. Perocché (utto il paese al di là dalla spiaggia, fra il {WQODontorio Saèro e le Colonne, è tutto una pianura ^ di9v« sono in più luoghi alcune cavità che dal mare
(i) La lezione comune «fV itStmt l itÀ w X tvt, parve giastamente corrotta al Silandro. II Casaubono propose di leggere S* variante segaita dag liE d it frane. MlU loro versione, e trasportata nel testo dal Goray.

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DELLA G E O G B A FU D I STHABOME

stendendosi per lo spazio di molti stadii, conduccuo nell’ interno, simili a piccole valli od anche ad alvei di fiumi. Le maree nel loro gonfiarsi empiono quelle cavità per modo da potervisi navigare non meno che sui fiu> m i, ed anzi meglio: giacché gli è come chi navighi a seconda di una corrente , senza incontrare verun osta­ colo , portandonelo la marea che si diffonde a guisa di un fiume. E le maree sono maggiori in questi luoghi che altróve^ perchè il mare trovandosi, da quel gran pelago eh’ esso è , angustiato nello stretto formato dalla Maurosia e dall’lberia (i), Rimbalza, e si diffonde natu­ ralmente in que’ luoghi ai quali le rive gli aprono il passo. Alcune delle dette cavità poi votansi nel tempo del riflusso : alcune non rimangono mai senz’ acqua : ed altre hanno anche alcune isole dentro di sé. Tali sono pertanto i ‘àifTondimenti del mare fra il promon­ torio Sacro e le Colonne; maggiori che negli altri pae­ si. E di qui viene per certo un grande vantaggio a co-^ loro che danno opera alla navlgazicme : perocché la marea forma parecchie e grandi la ^ n e Navigabili per lo spazio di' ben ottocènto stadii (2) j sicché in certo modo si può visitar navigando tutta quella regione, e riesce agevole tanto il trasportarne le merói quanto il condarne colà. V’ ha - nondimeno anche qualche disag­ gio : perocché le maree urtando con troppa forza con­ tro la corrente (3) dei fiumi fanno molto pericoloso il
( 1) (a) (3) zione Lo stretto di Gibilterra. La lezione ordinaria è etto. Leggo.col Coray rji f i n i rS t comune rii fir ti.

in luogo della le­

LIBRO TERZO

SoQ

navigare sovr’ essi tanto a seconda quanto a ritroso. Ed anche > 1 riflosso ha in quelle lagune i suoi mali : giac­ ché facendosi con impeto comspondente a quello con cui il flusso^trabocca ed inooda, avviene che per la celerità le navi siano spesse volte lasciate in secco : e i bestiami condotti sulle isole formate dai fiumi mentre* chè la marea non s*è per.anco gonfiata, talvolta sono colà sopraffatti dall’ inondazione e affogati ^ talvolta vi si trovano invece abbandonati pel subito ritrarsi delr acque, e sforzati al ritorno, non hanno vigore che b a sti, e vi muoiono (i). £ . dicesi che le mandre de' buoi avendo osservato questo fenomeno, sogliono at­ tendere il riflusso deir acqua per ritornare a terra. Gli uomìoi pertanto conoscendo la natura dei luoghi, e come le lagune possono quivi somministrare gli' stessi vantaggi ehe i fium i, fondarono lungo quelle e città èd altre abiUzioni, come suol farsi lungo le rive dei fiumi. Tali sono A sta, Nebrissa, O noba, Sondba, Menoba e molte altre. Ed alcuni canali scavati qua e là rendono agli abitanti più grande questo vantaggio di potersi trasferire da un luogo alP a ltro , e comunicare sia fra di loro sia con quelli al di fuori. Ed il concorso

(i) n testo in tutto questo periodo è dubbioso e in alcune parti evidentemente corrotto. Forse l’Autore volle indicare come i bestiami condotti per nave alle isole dei Borni corronb col4 un doppio pericolo, o di esservi sommersi quando la m ana a pre­ cipizio si gonfia, o di affogare quando i pastori li sfonano a guadare il fiume che nel riflusso, per mancanza di acqua, non può più essere navigato.

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BEI.I.À C E O G R IF U DI STBABONE

delUacqtta nelle graadi piene già dette giova aTtresI col rendere navigabili anche gP istmi che disgiungono i fiumij sicché poi si può passare dai fiumi alle lagune^ e da queste a quelli. Tutto il commercio di questo paese è colP Italia « con Roma : ed ha una comoda navigazione fino alle Co» lonne (se non qoanto è alcun poco difficile nello stret>> to ) , e poi anche nel nostro mare ; perocché tutto il viaggio si compie sotto on buon clim a, prineipalmento chi naviga n ell'allo , ciò che riesce utilissimo ai legni mercatanteschi. Hanno poi i venti che soffiano con ni» certo ordine.. E giova a quelle genti anche la pace pre« sente, dacché i corsari sono stati distrutti ^ sicché i naviganti godono una sicurezza compiuta. Posidonio poi dice di avere osservata una cosa particolare nel navigar dall’ Iberia ^ cioè che in quel mare fin» al golfo della Sardegna gli euri spirano etesii sicché egli appena in tre mesi potè arrivare in b a lia , trasportato talvoha atte Gimnesie , talvolta alla Sardegna , od alle^ spiagge della Libia rimpetto a quest’ isole. Dalla Turditania si trae gran copia di framento e di vino, ed olio non solamente molto ma squisito r ed oI« tre a questo se ne cava anche cera e mele e p ece, e molto cocco j e minio non punto inferiore alla teiTa di
(i) Biconti etesii quei venti che sofllano ordmariamente- fa» i certe stagioni dell’anno. Gli euri poi sono venti che traggono da oriente ad occidente , e perciò' ritardano la navigazione di chi viene dalla Spagna iti^ Italia.

LIBRO TBKCO

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5 iiiop« (i). Anche i navigli si fanao di legname crescioto in qaella provincia, nella quale trovansì inóltre sai fos» n i e , e correnti non jMCcole di 6ami salati : e si trag­ gono ndn solamente dalla Turditania, ma sì anche dalr altra spiaggia fuori delle Colonne copiosi salsnmi non inferiori a quelli del Ponto. Anticamente portavasi fuori di quella provincia imche gran quantità di abiti di lan a ; ed ora invece soltanto lana che vince di beljeEM quella de’ Cerassi ; d’ onde un montone da rama suol pagarsi un talento. Grandissimo è pure il pregio delle stoffe che i Saltiati fapno incomparabilmei^le sottili. Avvi grande abbondanza (a) anche di pecore « di selvaggina. Di animali nocivi è invece scarsissimo quel paese, fuor c e rti, simili a lep ri, che scavan la terra e sono da alcuni denominati leboridi (3 ), i quali rovinano le piante ed i sem i, rosicandone le radici. Questo male accade in quasi tutta la Spagna e si stende fino a Marsiglia , e danneggia anche le isole. £ raccontasi che gli abitanti delle Gimnesie manda­ rono un tempo ambasceria ai Romani domandando un qualche altro paese dove potessero tramutarsi, perchè questi animali cacciavanli fuori del loro proprio, nè essi valevano a vincetli ; tanto erano numerosi. Contro
(i) Strabene parla di questa terra nel lib. zìi. (i) L’ espressione del testo »fS-ér»r cTi ««ì fitn tiifiilu t « • fd-o/Vt. abbondante abbondanza di pecore, parve al Casaubono un’eleganza, agli Edil. frane, ed al Coray una scorrezione. Vol­ lero dunque leggere itivece airéftf abbondanza di

cui pub l’uomo godere senza fatica. (3) Altri leggono leberiJi.

3 ia

DELLA G K O eiU F U DI STRÀBOHE

uoa ta n ta , quasi vorremmo dir , guerra {la qoal&AÓa accade però sem pre, ma solo per quidche corruzione -dell’ aria) poterono arer bisogno di cosiffatto rimedio: -del resto contro i casi ordinarii furono trovate^ moke maniere di caccia : e nuU'ono a cotal fine studiosamen­ te certi^ furetti salvatici che la Libia produce; poi, dopo iaver cliinsa loro la bocca, gl’ introducono nei forl^ ed essi ò colle unghie traggono fuori quanti leboridi pos­ sono ghermire, o li costringono di fuggirsene all’ aper* •to, dove sono pigliati dalle persone quivi a tal uopo appostate. L’ abbondanza degli oggetti che porlansi.fuori, della iTurditania è fatta manifesta dalla grandezza e dalla moltitudine delle navi. Perocché l e . navi da merca­ ntanti che da quel paese vengono a Dicearchia (i) e .ad O stia, arsenale di Roma, sono grandissime, e nel numero quasi gareggiano con quelle di Libia. . Tale è il paese della Turditania nel suo .interno : la siia spiaggia poi potrebbe dirsi non meno felice pei beni che le vengon dal mare. Perocché le ostriche e le con­ chiglie d’ ogni generazione e grandezza abbondano in tutto il mare esteriore, ma principalmente isu quella spiaggia di cui ora parliamo; perché ve le fanno cre­ scere i flussi e riflussi già d e tti, essendo ben naturale eh’ essi contribuiscaDO a renderle numerose e grosse formando un gran numero di stagni o di lagune (2).
(i) Pozzuolo. (^) Leggo cogli Edit. frane, e col Coray cTi* iu luogo di

LIBH» TBRZO

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L o .sU u o diclEui di tatti i cetacei, ^ègii origi,' delle &lene, e d e i fiseteri. Quando questi ultimi soffiano in a lto , coktro cbe stanno da lungi a guardare veggono quasi una nube ib ibrm a di colonna. Anche i congri crescono quivi in gcossesza poco men che di belve, e soverchiano di gran tratto nella mole quelli che trovansi presso di n oi^ e vi sono anche murene e più altre generazioni pesci. Dicesi che a Garteja v’hanno buccine e por­ pore corrispondenti a dieci cotìli (i) ; e lungo la spiag­ gia esteriore, congri e murene di più che ottanta mi­ ne , polipi del peso di un talènto , tentidi (2) di due piedi , ed altri pesci di simil fatta. Vi concorre anche gran quantità di tonni pingur e grossi dalla spiag* già ch’è al di fuori delle Colonne, e si nutrono delle ghiande di una specie di quer<iia che cresce sul mare ^ pianta assai piccola che porta un grossissimo frutto. Abbonda quest’ albero anche in fra terra n e irib e ria , con grandi radici quali' si converrebbero ad una vera quercia, ma AelP altezza è poi minore di un piccolo arbusto : i tuoi frutti sono tanto abbondanti, che dopo la m atnrità, gittandoli in fuori le m aree, n’ è piena tutta la spiaggia dentro e di fuori delle Colonne ; ma a misura che si procede all’ indentro si trovano sempre minori. Polibio afferma che di queste ghiande se ne mandano fino nel L azio, se pure ( soggiunge ) non ne producono anche la Sardegna e il paese a quella vicino. Anche i tonni, provenienti dal mare esterno, quanto (1) 11 cotUo era una misura di liquori. (a) 11 p«ice calaniMo.

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DELLA OEOGKAFIA DI STRABORE

più 81 avvicinano alle Colofane, tanto piii impiccioli> scono per mancaùza dì nutrìmento : e dicesi pfae qne> sto anitnale vive lungo le spiagge ( ì) , si notredi ghian­ de e ne ingrassa a dismisura ^ e però quando v’ è ab* bondanza di ghiande abbondano anche i touni. Dopo tutti questi beni che trovansi nel paese della Turditania, è degna di grande considerazione e meravi­ glia l’ abbondanza delle sue miniere. Ben è 3 vero che tutte le regioni d’ Iberia ne sono piene, ma non sono poi tutte così ricche anche di frutti e cosi piacevoli come la Turditania ; e men delle altre quelle che più sono copiose di metalli. Rado è che una stessa provincia abbondi di entrambe coteste produzioni : ed è rado eziandio che dentro un piccolo paese vi sia abbon­ danza di metalli d’ ogni qualità. Ma la Tnrditania e il paese ad essa contiguo vince ogni discorso di chi pigliasse a lodarne questa sua dote. Perocché nè l’oro, nè l'argento, nè il rame, nè il ferro non fu trovato tnai fino ai di nostri in nessun’ altra parte della tèrra, nè in tanta copia, nè di tanta bontà. E l’ oro non solamente si cava dalle m iniere, ma ben anco si raccoglie : per­ chè i 6 umi e i torrenti portano seco una sabbia d’o ro ,
(i) La lezione comune è tT ,a/ r* ri Ttiìt. Ma poiché non è vero che il tonno si trovi solo vicino alla spiaggia, il Casaubono vorrebbe leggere t T m / t» vt

Tttt », T. A., cioè che il tonno sia una specie di porco marino.
Il Bréquigny ed il Thyrw ilt adottarono questo senso , ma eoa qualché varietà nella lezione. Gli Edit. frane, ed il Coray leggono TI v » f» tlixx»w 7tt Tò ri7o, e traducono: ce poiston lie ti plus gras que les autres poissons, que paree qu’il ec.

L i t a o TEKZO

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la qaale si trova in più parti anche nei Inogfai aseintU. Se non che quivi 1’ oro non apparisce, mentre per lo contrario nei siti bagnati dall’ acqua le granella di qne« sto metallo rilucono : il perchè poi gli abitanti spargen* ^ dell'acqua dov’ essa manca, fanno sì che l’oro na­ scosto apparisca. Oltre di ciò collo scarar pozxi e con altre arti da loro immaginate, pervengono a lavare la sabbia e ne traggono fuori l’ oro : sicché al presenta sono più i luoghi destinati a lavar P o ro , che quelli d’ onde si cava. I Galati poi si vantano che le mi­ gliori miniere sono le loro^ sì quelle del monte Cem> meno, come quelle che trovansi ne’ Pirenei ; tuttavolta sono tenute in più pregio le miniere al di qua di quei m onti, dove si dice che insieme colla sabbia^tell’ Oro trovansi qualche volta anche masse di questo metidlo del peso di mezso litro (dette poi pale), le quali hanno bisogno di poca purgazione. Perocché dicono che spac­ cando le pietre vi si trovano de’ globetti simili a poppe. Cotto poi l’ oro e purgato col mezzo di una certa terra alluminosa , ne rimane l’elettro : e perchè questo v una mescbianza d’ argento e d’ oro , perciò posto a cuocer di nuovo se ne brucia via P argento, e resta l’o ro , per essere la naturale sua (òrma facile a fondersi e pin­ gue (i). Quindi anche l’ oro si fonde colla paglia me­ li) Non può riceversi la lezione ordinaria : yif. i llwct XiB-mSnt, per la cootraddizione che porta seco T es­ sere uoa cosa islessa facile a foodersi e della natura della pietra. Fra le emendazioni preposte dal Salmasio e da altri pare da preferirsi qnella del Coray, il quale cambia il in XiwmCon questo vocabolo, egli dice, si viene a soggiungere !• cagione per cui I’ oro facilmente si fonde.

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DELLA G E P G R i^ U DI STIUBONE

glio che :doD àltro ; perchè quella fiamma luggiera si coaià a,questo metallo che cede e fi^bdesi facilmeate ^ ma il carbone ne-cousom a gran^ parte , sciogliendolo con troppa veemenza e facendòlo svaporare. Ne’ letti dei fiumi si raccoglie, e lavasi quivi appresso in conche^ ovvero si scava un pozzo, e si lava la terra che se ne tràe (>)• Le fornaci poi delP argento sogliono costruirle elevate, acciocché il fumo di quelle glebe si disperda nell’ alto: perocché è incomodo e pernicioso. Alcune jniniere di; rame dicoQsi miniere d’ oro ^ d’ onde argo­ mentasi che in antico vi si scavasse questo metallo, i Posidonio pertanto lodando il gran numero e la bontà delle miniere non si astiene dalla consueta sua retlor ic a , ma come entusiasta esce in iperboli. Però prote­ sta eh’ egli non ricusa di credere a quella favola, se* condo la quale essendosi una volta incendiati i boschi, la terra liquefatta mandò ribollendo alla superficie l’ar­ gento e l’ oro che aveva dentro di sé ^ d ’onde poi ogni monte e ogni colle è tutto .materia da far monete ac­ cumulatavi da liberale fortuna. E in generale , soggiun­ ge , chiunque vedesse cotesti luoghi direbbe che sono i tesori inesauribili della natura, o l’erario d’un perpetuo principato. Perocché, dice, non é quello soltanto un paese ricco \ ma anche nelle viscere del terreno v’ ab­ bondano i tesori ; sicché presso quelle geuli abita ve­ ramente sotterra non Plutone, ma Piato (2). Cosi Posi­ donio parla di queste materie con un linguaggio pom' 0) lezione dod è qui sincera. ;t(a) P/u/o era il Dio delle riccheue : Fiutone il Dio dell’ in­ ferno.

tlB R O T M K O

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poso e prolisso; come se traesse aocìi’ egli da una mi-' niera le sue parole. Descrìvendo poi la diligenza di co*' loi^ ehe lavorano intorno ai metalfì reca in mezzo lo parole di Falereo, il quale parlando delle miniere d'ar­ gento dell’"Attica disse clie gli nomini scavavano quivi' con tanta assiduità, cóme s’eglino s’ rmmagioassero di' poterne trar fuori Io stesso PInto. Somigliante alla co­ storo diligenza ed operosità dipinse Posidonio quella del Turditani nello scavare dentro alle ' tortuose profondità della te rra , e iielP asciugare i^olle viti egi» ziane (i) i fiumi che in quelle spesse volte fa loro si at> traversano. Ma la costoro sorte non è ugualé a quella di chi lavora nelle miniere dell'Attica; ai quali potrebbe applicarsi quell’ antieo enigma: « Non hanno preso tutto ciò che trassero dalla terra ^ e vi habao lasciato ciò che possedevano. » Perocché ai Turditani À)no per lo contrario soprammodo fruttuose; siccome quelli che dalle miniere del rame cavano una'terra di cui u n a quarta parte è metallo ; e coloro che- danno opera alle miniere d’ argento ne traggono ogni tre giorni ^quanto equivale ad un talento d’ Enbea. Dice poi che lo stagno non si rìtroira punto sulla su» perficie del te rrc à o , come hanno spacciato gli storici,' ma sibl^ne si scava : e che si genera fra i bsrbtarifal dii sopra dei Lusitani y e nelle > isole Gassitendi, olbrediè anche dalle isole britannrche se neipocta a Marsiglià; e
(i) La vite ^ Archimede detta egitiana perchè la inventò dorante il suo viaggio in Egitto. Yeggasi Diodoro Siculo, lib. f, cap, 3 4 ; lib. V , cap. Sy.

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DELLA GEOaaAFIA DI STRABOHE

che fra gli A tlabrì, che sono le ultime genti della Lu> sitania a ponente ed a settentrione, la terra è sparsa di un fior d'argento e di stagno, e di qnello che dicesi oro bianco per essere mescolalo coll’ argento. Cotesta pol­ ve , soggiunge, la portano i fiumi ; e le donne la rac­ colgono con rastrelli, poi la lavano facendola passare per cannicci collocati sopra un cestello. Questo dice Posidonio intorno alle miniere. Polibio facendo menzione di quelle che sono presso a Cartagine nuova, dice che sono grandissime, a venti stadii dalla.città. Che abbracciano un circuito di quat­ trocento sladti f dove stanno quaranta mila lavoratori, i quali al sno tempo producevano al popolo romano veoticinque mila dramme ogni giorno.E qui io passo sotto silenzio tutte le altre operazioni che a dirsi sarebbero troppo lunghe. Egli poi dice che la gleba d'argento rac­ còlta si rompe e si crivella in istacci sull'acqua: poi di nuovo si rompe quel che rimane e crivellasi ripetutam ente; finché liquefacendosi ciò che resta la quinta volta, il piombo svanisce, e ne riesce un argento puro. Sussistono ancora quelle miniere d’ argento., m a nè quivi nè in altri luoghi non appartengono più alle Comuni, e si sono cambiate in possedimenti dì cittadini privati. Quelle dell’ oro invece sono tuttavia popolari per la maggior parte. Quivi p o i, a Castalona ( i ) , ed anche in alcuni altri luoghi avvi un metallo d’ lina spe­ cie particolare ; ed è un piombo fossile , a cui sì trova frammista una piccola quantità, d’a rg e n ^ , QOi».t«Qta
(i) Caslona.

UBIO T B M O

3 19,

peraltro che il porgamelo possa toroar vant^gioso. Nod molto lontano da Castalona avvi anche quel monte da cui si dice che scorre il B eti, e lo chiamano Ar­ genteo a cagione delle miniere di qnesto metallo che vi si trovano. Polibio afferma che TAna ed il Beti (i) provengono dalla Geltiberia, distanti 1’ nno dall'altro circa novecento stadi!: perocché i Celtiberi essendo cresciuti in potenza diedero il proprio nome a tutto 4L paese che confina con loro. Pare che gli antichi chiamassero Tartesso il Beti, ed Erithia Gadi colle isole circonvicine: e cosi dicono do> versi interpretare quel passo di Stesicoro intorno alla greggia di Gerione, cipè, ch'essa nacque rimpetto quasi all'inclita ^£rilAia, presso le fonti inesauribili del Tar* tesso-, che han le radici d’ argento trja le pietre delle caverne (»). Essendo poi due le foci di questo fiume, à fama che anticamente fosse fra l'uaa e l’altra fabbricata una città chiamata dal nome del fiume, Tartesso ; e che quindi Tartessida si nominasse il paese occupato ora dai Turduli. Anche Eratostene afferma che il paese contìguo a Galpe si chiamava Tartessida, e cosi anche l’ isola fortunata di Erithia ^ al quale peraltro contrad­ dice Artemidoro, e sostiene che questa asserzione di Eratostene ò falsa, come anche quell'altra, che il pro( 1) n Guadiana ed il Guadalaquivir. (3 ) It Casaubono si meraviglia a ragione che Stesicoro collochr le sorgenti del Tartesso o del Beti (ora Guadalaquivir) quasi rimpetto a Cadice. Però gli Edit. frane, credono - eh’ egli come poeta nomini le sorgenti in luogo di tutto il fiume.

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DELLÀ GEOGHÀFIÀ IH STRABONE

montdrìo Sàcro sia distante da Gadt la navigazione di; cinqu* giorni, ntentre non v’hanno nel vero pi& che miHe e settecento stadi! : che quivi finisca il flusso e ri­ flusso del m are, il quale per lo contrario succede in tutta quanta la periferia della Terra abitata: e finaW mente che sia più agevole il passare dall’ Iberia n ^ la Celtica per terra nelle parti settentrionali, di qaello che navigando sopra l’ Oceano (i). E in generale (dice* Artemidoro ) Eratostene asserisce il falso dovunqne presta fede a Pi^tea, autore sfrontatamente bugiardo. Ma Omero che molto seppe e molto narrò ci dà a co­ noscere che non gli furono ignote nemmanco queste regioni, qualora noi vogliamo dirittamente considerare le opinioni di tutti coloro che hanno interpretate le sue parole, dei quali gli uni p iù , gli altri meno s’ ac­ costarono al vero nell’ intendere ciò ch’egli ne dice; Meno accostaronsi al vero coloro i quali credono ch’e» gli considerasse Tartesso come l’ ultimo punto ocei-< dentale, dove in grembo all’ Oceano
La splendida cadea lampa del sole , V atra notte traendo su la terra {i)..

Ora egli è manifesto che la notte è di mal augurio e di natura consimile all’O rco, e questo a lT a rta rò 5 e però congetturano alcuni che avendo Omero sentito far men­ zione di Tartesso, di qui abbia denominato poi Tartaro il più profondo dei luoghi che si trovan sotterra ^ p o i, conservando il costume poetico, vi abbia aggiunte le
( 1) Nihil habeo, dice il Gasaub., quo locum hunc emendenti (1 ) Iliad. , lib. v ili, V. 485.

i m e TEKro

3ai

le favolose invenzioni. Cosi per avere saputo che i Cimmerii abitavano in luoghi'settentrionali ed oscuri vicino al Bosforo, li collocò- vicini alP inferno. Ma forse ciò fece anche per quell’ odio che gl’ Ioni! por­ tano còmnnemente a questa nazione ^ perocché nei tempi di quel poeta o poco- prima fecero i Cimmerii un» scorreria fino all’ Eolia ed all’ Ionia. Finse del pari le isole Plancte (i) p^Iiaodone l’ idea dagli sco­ gli C ìanei, come colui che si studiò sempre di trarre dal vero le sue favolose invenzioui. Perocché im­ maginò certi scogli pericolosi come si affermava ch« fossero i Cianci y detti per questo anche Simplegodi ( a ) , e poi v’ aggionse anche il racconto di Gia­ sone che vi passò navigando nel mezzo. E lo stretto dèlie Colonne ,e quello della Sicilia gli suggerirono la ftivola degli scogli erranti. Pertanto, » inteipretar male Omero, potrebbe dirsi che nella invenzione del Tartaro è da lui fatta menzione di Tartesso : a interpretarlo poi bene, ci4 potrebbe congetturarsi da qufesti altri ar» gomenti. Perocché le spedizioni, di Ercole e dei Fenicj fino a quel paese gli fecero conoscere la ricchezza e la dappocaggine degli abitauti, i quali si lasciarono superar dai Fenici per modo che la maggior parte d elle.città nella Turditauia e ne’ luoghi circonvicini sono ora abitate da questi. E parmi eziandio che la spedizi(Mie di Ulisse in que’ luoghi, raccontata da lui, gli abbia dato motivo di trasportare l’Odissea, come anche
(i) Cioè isole erranti. (a) Cioè UrianUsi Jra lorov

S r tjto s s j tom. II.

ai

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D E L L l G EOCBÀ FIi DI STHABONE

l’ Iliade, dai falli reali alla poesia, còmponendoné irn favoloso racconto secondocbè hanno in costume i poeti. Perocché non solamente ne danno indizio i lue* ghi d’ Italia e di Sicilia ed alcuni altri, menzionati ia quel poema ; ma anche nell’ Iberìa sogliono ricordarsi una città detta Ulissea, e un tempio di M inerva, e mille altri vestigi degli errori di quell’ E ro e , e di al­ tri sopravvissuti alla guerra di T r o ia , la quale riuscì funesta del pari ai Troiani ed a coloro che ne distrus* sero la città, E nel vero costoro riportarono una wf« toria Cadmea (\)\ giacché le private loro cose n’anda* rono in rovina, e quella parte del bottino che toccò a ciascuno di essi fu di piccol momento. Laonde poi he seguì che si diedero al ladroneggio e i Tl-oiani scam* pati al pericolo della guerra, ed anche i Greci: quelli per trovarsi caduti nella miseria, questi per là vergo­ gna^ pensando ciascuno essere cosa turpe lo star /un-

gamente fu o ri del pròprio paese e ritornarvi poi senza ricchezze. Cosi trovansi raccontate anche le peregri­ nazioni di E n e a , di Antenore e degli Eneti^ e quelle di Diom ede, di M enelao, dì Ulisse e di altri parec­ chi. Il Poeta dunque, conoscendo le storie di quelle spedizioni nelle estreme parti d’Iberia, e la ricchezza e le altre buone qualità del paese ( di che i Fenici davan contezza) quivi finse la terra dei beati ed il campo E liso, dove Proteo dice che Menelao dovrà andare :
Te nelV Elisio campo, ed ai confini
(i) A questo proverbio s! danno varie spiegazioni : esso per altro si usava a sigoifìcare una vittoria dannosa oe’suoi eflFetti ai viuciibri non meno che ai vinti.

UBHO TEKZO

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JUandtrM della terra i Numi eterni lA V« risiede Radamanto, e scorre Senta cura o pensier aW uom la vita. Neve non m a i , non lungo vento o pioggia Regna colà ; ma di Favonio il dolce P iato, che sempre V oceano invia,

Quei JÌTrtunati abitator rinfresca (i).
Perocché la bontà del clima e il dolce soIEo di ze­ firo sono doti proprie di quella regione , occidentale ma tiepida, e posta alP estremità della terra , dove abbiamo detto che Omero finse trovarsi l’ inferno : e quel Radamanto cV egli v'ha collocato dinota un luo­ go vicino a M inosse, di cui pure ebbe detto :
Minosse io vid i, del Saturnio il chiaro Figliuol, che assiso in trono, e un aureo scettro Stringendo in m an, fenea ragione alPombre (a).

J poeti poi che vennero dopo quei tempi favoleggia­ rono cose a queste somiglianti^ come a dire le spe­ dizioni fatte per rapire i buoi di Gerione ed i po­ mi d’ oro .dei giardini Esperidi^ e nominarono alcune isole dei beati (ì ) , le quali sappiamo che anche al pre­ sente si mostrano non molto lontano da quelle estre­ mità della Maurosia che stanno rimpetto a Gadi. Io poi dico che tli questi luoghi diedero notizia i Fenici, siccome quelli «he innanzi ai tempi d’Omero occupa­ rono il meglio d’ Iberia e di L ibia, e rimasero pa­ droni di que' luoghi finché i Romani non abbatterono (i) Odiss. t lib. IV, v. 563. (a) Idem y lib. xi, v. S67.
(3) Le Canarie.

3^4

DELLA GK06RÀF1A DI STRABONE

la loro signorìa. E della rìcchezza d’ Iberià abbiamo anche queste altre testimonianze. I Gskrtaginesi che vi approdarono sotto la scorta di B arca, secondochè nar> ran gli storici, trovarono che i Turditani servivansi di coppe (i) e di botti d'argento. E si può credere che dalla molta loro felicità siansi denominati MacreorÀ (a) gli abitanti di que’ paesi, massimamente i c a p i, e che per questo poi Anacreonte abbia detto : lo per me

non desidero nè il corno di Jlmahea , nè di regnare cento cinguant* anni a Tartesso. E d Erodoto ci ha tramandato anche il nome di questo re, dicendo ch’e­ gli chiamavasi Argantonio : perocché o vuoisi interpre­ tare quel passo di Anacreonte come se dicesse : N on bramo di regnare quanto costui} o in generale : N on bramo di regnare lungo tempo in Tartesso (3). Al­ cuni sostengono che Tartesso fosse quella città che óra nominiamo Garteia. Alla felicità poi del suolo con­ seguitarono presso i Turditani e la mitezsa dei costumi è la civiltà \ e cosi anche fra i Celti per essere vicini e congiùnti con quelli, come ha detto Polibio: ma sono peraltro inferiori ai T urditani, giacché vivono per la inaggior parte dispersi in villaggi. I Turditani, e prìn(i) Leggo cogli Ediu frane, e col Coray f/« A m» in luogo di voce che i più interpretano per mamgùttoie. ..(a ) Macreoni, cioè, Longevi; perchè (dicono gli Ed. frane.) all’ idea di una lunga vita si unisce ordinariamente quella della felicità. (3) Seguito la lezione del Coray : i yìif evia J'tim T Sprtt,

fin "rc> T tii» , r i t«S Innau vtfivt

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LIBRO TERZO

3%S

cipalinente quelli che abitano lungo il B eti, caudiia» rono ài tutto i proprìi costumi pigliando epe’ dei Ro­ m an i, sicché non consecirano memoria nè anche del» l’ antieo loro linguaggio^ ma i più son divenuti Lati­ ni (i) e riceveltero fra loro colonie romane, di qualità che per poco don sono tutti romani. £ fanno mani­ festa la mutazione dei costumi anche i nomi delle città promiscuamente abitate , come sono Pezaugosta fra t C elti, Augusta-Emerita fra i T u rduli, Cesaraugasta presso i Celtiberi, ed alcune :altre colonie. Quelli poi fra gl’ Iberì che hanno adottati questi nuovi costumi diconsi ttolati o togati ; e fra questi sono anche i Celtiberi creduti una volta più feroci di tutti. E que­ sto di costoro.. C A P O III.
Descrizione del lato occidentale e tettentrionale dell Iberia, comin' ciando dal promontorio Sacro. — Il Tago e gli altri fiumi di quella spùtg^a. — Popoli a traverso dei quali discorrono. — I Lusitani e gli Artabri. — Loro costumi.

Chi dal promontorio Sacro comincia di nuovo il viaggio verso l’altra parte della spiaggia alla volta del T a g o , trova primamente un seno di m are , poi il ca­ po Barbarlo (a) ed ivi presso le bocche del Tago
(i) Son divenuti latini, cioè ottennero il cosi detto Diritto del Lazio. (a) O ra Capo Espichel. - Tutto questo periodo poi nell’ ori­ ginale è sommamente guasto, lo leggo col Coray : tr u r a

3a6

Ì)ELLX GEOGHi»IA D i STBABOHE

stesso , alle quali si navigBDd&: ià : line» retta lò spazio di dneoento dieci stadii. E > v' hamiO colà <in­ torno anche lagune; u sa delle quali: si stende a più cbe quattrocento stadii dal promontorio già det­ to , e dentroTÌ sono situate Olisipo e Laoeià. Il T ago alla sua foce ba una larghezza di circa venti sta­ d ii, e tanta profondità da potervi navigarti con legni di gran carico. Quando la ' marea si gonfia cotesto fiume fa due lagune nelle pianure cbe stanno-al di sopra delle sue bocche ; sicché ne sono altamente inondati ben centocinquanta stadii, e diventa naviga­ bile tutto quel pianOk E nella superiore di queste la­ gune si trova compresa anche un’ isola j kinga circa^^ trenta stadii, e larga quasi altrettanto, boscosa e vi­ tifera. Quest’ isola è presso a M orona, città situata sopra una montagna in vicinanza del fiume e distante dal mare circa cinquecento stadii, con un fertile ter­ ritorio all’ intorno : andando a quest’ isola si naviga per gran .tratto con grossi legni, e poscia con barche da fiume. Al di sopra di Morona si naviga per un tratto ancora più lungo. Di questa città si valse, co­ me di piazza d’ arm e, Bruto soprannomato Gallaico, quando guen-eggiò contro i Lusitani e li soggiogò (i),
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(i) Di questa guerra trovasi appena qualche menzione in Orosio ed Eutropio. - Morona dicesi ora Àl-Merim.

LIBRO TERZO

837

pigliando vantaggio a lo ra distrazione dalle piene del fiume^ sicché poteva e navigare liberamente, e tras­ portare a sao agio tutto quello di che aveva mestie­ ri. £ però queste sOuo le più forti fra le città situate lungo il Tago (i). Questo fiume poi abbonda di pesci ed è pieno di conchiglie : trae il suo principio da’ Celtiberi e scorre pei Vettoni, Carpetani e Lusitani ver­ so 1’ occidente equinoziale ; e fino ad un certo punto V A parallelo coll’ Àna e col B eti, poscia se ne dilun­ g a , quando essi declinano alla spiag^a meridionale. Sopra i monti già detti (a) stanno, più meridionali di tutti, gli Oretani^ alcuni dei quali occupano anche una parte delia spiaggia al di qua delle Colonne. Do­ po costoro vengono i Carpetani verso il settentrione^ poscia i Vettoni e i Vaccei pe’ quali scorre il Durio (3) , il cui varco è presso ad Àconzia città de’ Vaccei. I Gallaici poi sono gli ultimi e tengono molta parte del paese montuoso. Il perchè sono più guerrieri di tutti, e diedero il soprannome a colui che debellò i Lusitani, i quali ora per la maggior parte si dicono anch’essi Gallaici. Le città principali dell’ Oretania sono Gastalona ed Oria (4). Al settentrione del Tago è la

(l) Il testo: arri »»i rS? ittfl t«» Tm/?»

<evr«'<.

{i) 11 Bréquigny vorrebbe leggere
alluda. ^3) 11 Duero. (4) Castana ed Orelo. '

fium i ^ invece di

i f S t . Per verità non h ben certo a quali monti Strabene qui

SaS'

DELLA OEOCRXriÀ S I «TRÀBOHE

Lnsitania , là più grande delle iberiche nazioni , che, fu combattuta a lungo dai Romani : e questo paese è circondato a ’mezzogiorno dal T a g o , a ponente ed; a settentrione dall’ Oceano , all’ oriente dal Carpetani,^ V ettoni, Vaccei e Gallaici, conosciute nazioni, ed an* che da altre che non occorre di nominare a cagione della loro piccolezza ed oscurità. Tuttavolta alcuni , contro il costume ora prevalso , denominano Lusitani anche questi popoli ch’ io sono venuto accennando. Confinano poi dalla parte verso l’ oriente i Gallaici colla nazione degli Àstnrii (i), e gli altri coi Celtiberi. L a lunghezza delia Lusitania è di tredici mila stadii ma la sua larghezza è molto minore, e si stende dal fianco orientale all’opposta spiaggia marittima. La parte verso l’ oriente è elevata ed aspra^ ed il paese che le sta sotto è tuttoquanto pianura infino al mare, tranne pochi monti e non grandi. Il perchè Posidonio dice che Aristotele ascrisse alla natura della spiaggia d’iberla e della Maurosia la cagione del flusso e riflusso; come se quella spiaggia a motivo delle sue ejevate e scabre estre­ mità costringesse il mare a rifluire, resistendo forte­ mente ai fiotti che vanno a percuoterla (2): mentre per lo contrario a dir vero quasi tutto il lido è basso ed umile. 11 paese pertanto del quale ora par­ liamo è fertile, e irrigato da fiumi grandi e piccoli,
(i) Il testo aggiunge x«< e cogl’ Iberi, ma trat­ tandosi qui di popoli tutti Iberi queste parole paiono una cor­ rotta ripetizione delle seguenti r»h K tXrtfitifn. (a) 11 lesto aggiunge acci à ’ >r*x»SiSvT»s ry 'ì^nsU che po­ trebbe tradursi ktteralmente e respingendoli verso V Iberia.

LIBRO TEHZO

ciie tutti discorrono dalle parti orfentali parallelatnetH te al Tago. Qaesti fiumi sono per la maggior parte Bavigabili, ed abbondano di arene d’ o ro : i più co­ nosciuti, dopo il T ago, sono il Monda (t) che porta soltanto piccole navi, il Vacua di cui dee dirsi lo stesso, e dopoi questi il Durìo che piglia da lungi il suo corso e lambe Numanzia e molte altre abitazioni de* Celtiberi^ e de’ Vaccei, « può navigarsi con gran^ barche per lo spazio di circa ottocento stadii. Se­ guitano poi altri fiumi, e fra questi il Lete che al­ cuni dicono Limeo (a) ed altri Beliona, e scorre anch’esso da’ Geltiberi e da’ V accei, ed il Benis (al­ cuni lo chiamane M inio) molto maggiore di qnant’altri fiumi sono nella Lusitania, navigabile anch’ esso per ben^ottocento stadii. Posidonio ailérma che an­ che questo fiume ha origine fra i Gantabri : d’innanzi alla sua foce trovasi un’isola, e due argini con porti. £ vuoisi in,questo lodar la n atu ra, che i fiumi han­ no colà sponde elevate ed acconce a capire negli al­ vei il flusso del m are, sicché non trabocca nè si dif­ fonde sui campi. O r questo fiume (3) fu l’estremo con(i) Ore. Mendego. Le antiche stampe leggono MuUada. Il Vacua è ora detto Vouga. 11 Duri© è il Ituero. (i) O ra dicesi Lima. Leggo poi colle , aatiche stampe e col Coray ti ó'i B tX iii» K»xSn. 11 Casaubono seguitato dagli Ed. frane, e da altri leggono fium e delV oblivione. - 11 Benis o Minio che vien poco appresso è il moderno Minho. (3) Se questo fium e è il Minio, come dee credersi per la sin­ tassi'grammaticale, vuoisi osservare che Bruto andò oltre sino al Neiva. Ma o Strabone non conobbe questo secondo fiume o noi credette degoo di essere menzionato.

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DEIXÀ GKOGBAFU DI BTRABONB

fine della spedizione di Bruto. Più addentro ne S(Uio parecchi altri paralleli ai già detti. Gli ultimi abitanti della Lusitania sono gli Artabri posti verso quel promontorio che chiamasi Nerio ( i) , il quale è tutto insieme il fine del fianco occidentale e di quello a settentrione. Intorno a questo promon­ torio abitano popoli celtici di una stessa origine con quelli che stanno lungo l’Àna. Perocché si dice che co­ storo ed i Turdoli avendo fatta una spedizione in que’ luoghi, passato il fiume L im eo, vennero in discordia fra loro, e dopo un combattimento nel quale fa morto il condottiero dei C elti, questi rimasero colà intorno dispersi^ d’ onde poi il fiume fu denominato Lete (a). Hanno questi Artabri frequenti città dentro un se­ no di mare^ che dai naviganti soliti a frequentare que' luoghi vien detto porto degli Artabri. I moderni poi chiamano Arotrebi gli Artahri, Circa trenta nazioni occupano il paese eh' è fra co­ storo ed il Tago. E sebbene il terreno sia ferace così di frutti come di pecore, e. vi abbondino 1’ oro e l’ argento ed altre consimili produzioni, nondimeno le più di quelle nazioni , negligentando quello che il suolo potrebbe somministrare, consumavano in ladro­ necci ed in guerra continua la v ita , talvolta fra loro medesimi, talvolta coi confinanti, oltrepassando il T a ­ go: infino a tanto che i Romani non li fecero cessare
( i) Capo Finisterre. (a) Leu. F orse perchè obbliarono d i ritornare alla p a tria ? O perchè vinti furono qaivi in certo modo obbliati essi m edesim i?

I.IBBO TEKZO

33 I

da c[àel costataci soggiogandoli y e converteodo in viilaggi la maggior parie delle loro c jttà , alcune delle quali peraltro furon da loro rendale migliori mandan* dóvi iiuovi coloni. Primi di tatti a comiuciar quella* vita contraria alle leggi erano stati i montanari , co* m 'è naturale : perocché coltivando un paeSe sterile e angusto, agognarono ai possedimenti degli altri ^ i quali per respingere gli assalitori dovettero di necessità ne* gligeatare le proprie faccende , sicché invece di atten* dere all’agrìeoUura si diedero anch’essi alla guerra. Cosi poi avvenne che il paese negligentato si fece sterile di naturali prodoziooi, e si trovò abitato sol da ladroni. È fama pertanto che i Lusitani siano esperti nelle in> sidie , nello spiare i fatti altrui, veloci, leggieri, versa* tili. Hanno ua piccolo scudo concavo il cui diametro è di due piedi., e sospeso a coregge, senza 6bbie , senza manico. Hanno inoltrq un pugnale o coltello*, co*' razze di lino per la maggior parte ^ pochi le portan di maglia. Gli elmi con tre creste son rari ^ i più li hanno tessuti di nervi, l fanti hanno anche gambieri, e ciascuno parecchi giavellotti. Ve n’ha che fanno uso anche di aste con punta di rame. Dicesi poi che al­ cuni abitanti lungo il fiume D u f ì o vivendo al modo de’ Lacedemoni , ungonsi due volte ogni giorno, si scal* dano con pietre infuocate, si bagnano nelPacqua fred­ da, e mangiano un cibo solo con nettezza e sobrietà. I Lusitani sono grandi sagrificatori, e considerano le viscere senza estii’arle dalle vittime ed investigano in­ oltre anche le vene del p e tto , e ne traggono augu­ ri!. Si valgono poi anche delle viscere dei prigionieri

33a

SELLA GEOGKAFU DI STRÌ.BOHE

che sagrificano coprendoli sotto saj. Q uando la'vittima sia stata ferita nel basso ventre dal sagrificatore, co­ minciano a trarne auspicio dal modo con ctii essa ca­ d e : tagliano poi le mani destre dei prigionieri^ e le consacrano agli Dei. Tutti quei montanari si nutrono rozzamente, bevo­ no acqua, dormono sulla nuda terra e portano lunga chioma e diffusa a modb delle donne, e combattono colla fronte fasciata (i). Mangiano per lo ' più carne di cervi, e sogliono sagrificare a M arte un cervo n o a meno che prigionieri e cavalli. Fanno inoltre ecatonibi di ciascun genere alla g reca, siccome dice Pihdaro : Immolare centinaia di vìttime. Celebrano combattimenti ginnastici (a) armati di tutto puntò ed a cavallo, alla lo tta , al corso, a modo di scaramucce, od in batta:* glia di coorti. I montanari mangiano ghiande di quer­ cia due terze partì dell’ anno : dopo averie fatte sec­ care le pestano, le macinano e ne fanno farina che. poi riducono in pane da potersi conservare gran tem­ po. Usano anche Z ito '(3 ) , perchè scarseggiano di vi­ n o , e quel tanto che ne fanno Io consumalo incon( i) n testo: fu r fttr iftttti tTi rii G li.E d.

frane, riferiscono il ftir fttr iftu ti alla chioma (r«ii ac«/(«r) no^ minata poco p rim a , e traducono ils les atlachent avec uno

bandelette autour du front.
(a) Gli E d. frane, invece d i )>óftnKeìt leggono e traducono armati alla leggiera in opposizione a quello che viene subito dopo. L a correzione è senza dubbio ingegnosa e probabile. (3) Specie di birra.

LIBRO T9RZO

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taoeote celebranclo banchetti di parentela. In rece di olio adoperano batirro. Cenano sednti, arendo sedili a tal uopo costrutti intorno alle pareti : ed i ln<^hi più onoreroli sono occnpÌEiti secondo l’ età ed il grado. Le vivande portansi in giro. Banchettando ballano e me* nano ceri a snono di flanto e di ^trom ba, or piegando le gjnoechia, ora altematÌTamente saltando. E nella B»* stetania danzano anche le donne frammiste cogli nomini tenendosi per mano. Vestono tntti di nero ^ i pi& di sajo ^ e ravvolti in questi abiti sogliono domùre sopra letti dì erba. Usano vasi di terra ( i ) , come anche i Celti. Le donne portano tonache e vesti ricamate. Quelli che stanno nell’ interno del paese, non avendo d e n aro , sogliono trafficare con permute, o tagliano via pezzetti di lamine d’ argento eh’ essi han n o , e pagano con quelli. I condannati alla morte vengono precipitati da rupi (a) : i parricidi son lapidati fiior de’ confini e delle città. Fanno le nozze alla maniera dei Greci. Espongono i malati, come usavano anticamente gli £gi> z ian i, nelle pubbliche vie, affinchè possano essere con­ sigliati da coloro ohe hanno sperimentata già quella malattia. Fino ai tempi di Bruto usarono solo barche di cuoio per attraversare le maree e gli stagni ^ al pre«

( i) I l C oray non ha d a b iu to d i sostitaire n el suo testo a ittiffrur (d ì cera) come si legge in tutte le

ediziooi.
( i) K.»T»ìrtTfturi potrebbe significare anche vengono Subito dopo i più leggono : ifSt « r« r

lapidatL
,

fuori dei monti e dei Jiumi.

334

DELLA GEOGRAFIA S I STBABONE

tteate n« haao'o alcune , ma rade!, ^ U e di un tronco soldi II sàie è in que’ paesi purpureo, ma pestiandolo dìvien bianco. È 'dnnque la vita del montanari siffatta^ di quelli si intende che stanno all’estremità del fianco settentrionale J ’ Ib eria, quali sono i Gallaici, gli Asturii, i Gantabvi, fino ai Vasconi (i) ed ai monti Pirenei; perocché il mo« do del vivere è uniforme prèsso tutti costoro. Tralascio di registrar qui maggior copia di nomi per fuggire di rendere disaggradevole la mia scrittura, se purè non v’ ha a chi piaccia di sentir mentovare i Pleutauri, e i Bardiati e gli Àllotrigi ed altri nomi peggiori e piìt oscuri di questi. L a ròzzezza poi e la ferocia di quéste genti non pro­ cede soltanto dal loro costume di vivere sempre in guer­ r a , ma sì anche dall’ avere le abitazioni in luoghi gli uni dagli àltri disgiunti gran tratto di navigazione o di via; il perchè ùon potendo senza difficoltà ritrovarsi in-* sieme, hanno abbandonato il vivere sociale e l’umanità. Ma in questo hanno a’ d) nostri migliorato alcuu poco a motivo della pace che godono , e de’ Romani che si son trasferiti appo loro: però quelli che menò pos­ sono godere di tai beneficii, sono tuttavia più aspri e più selvaggi degli altri ; e tali sono ognor più, a mi­ sura che i luoghi sono più m ontuosi, e che la sterilità del paese è maggiore. Ora poi, come già dissi, abbando­ narono tutti il costume di guerreggiarsi 5 perocché Ce(i) Ciò sono i Galliejf quei delle Asturie, i BiiCflini ed i Navaresi.

LIBRÒ TERZO

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sare Augusto soggiogò i Cantabri e i loro vicini che fi­ no ai di nostri conservarono il costume del ladroneccio: e i Coniaci e qtaelli che abitano presso le fonti dell' bero, tranne soltanto i Tuisli, invece di depredare come solevano gli allèati dei Rom ani, ora combattono a prò dei Romani stessi. E Tiberio succeduto ad Angusto avendo mandate in que' luoghi tre coorti, presidio già da Augusto medesimo divisato , giunse non solament« a renderne pacifici gli abitanti, ma in parte ben anco civilk CAPO IV.

Descrizione della spiaggia deW Iberia da Calpe fin o Pirenei ^ e del paese situato a l d i sopra di questa spiaggia. — D i alcune città delV Iberiaj e digressione sopra Omero e sopra i suoi detrattori. — Cagioni che agevolarono a i Greci e ad a ltri popoli la conquista deW Iberia. — F ium i detta spiaggia predetta, ed isole adiacenti. — Due principali m ontarle nel paese a l d i sopra d i esse, — Nomi delle città e dei popoli che t abitano e loro costumi. — Produzioni d i quel paese. — Come C Iberia in diversi tempi fo sse diversamente divisa.

Rimane ora dell’ Iberia quella spiaggia che va dalle Colonne fino a’ Pirenei lungo il nostro' m are, e tutto il paese intorno al di sopra di questa spiaggia, ir* regolare nella sua larghezza, e lungo poco piii di quattro mila stadii. £ già si è notato che il re­ stante del lid o , dalle Colonne al promontorio Sacro è di più che due mila stadii. Dicesi poi che dal monte Calpe presso le Colonne fino a Cartagine Nuova se ne contano due mila e due cento j e che questo spazio è

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BELLA. GEOGRAFIÌl DI STRABONE

abitato dai Bastètani detti anche B astali, e la parte dagli Orétani. Da Cartagine Nuova sino alPlbero v’ h a circa altrettanti stadii, e il paese è occupato dagli Eletani. AI di qua dell’Ibero venendo fino ai Pirenei ed ai Trofèi di Pompeo (i) sono mille e sei cento stadii, e vi abitano alcnni pochi Eletani e nel resto la popola­ zione soprannomata Indicete (2) divisa in quattro com­ partimenti. M a-per ripigliare a parte a parte la nostra descrizio­ ne e cominciare da G alpe, avvi un dosso di monti che appartiene alla Bastetania ed agli O retan i, con una foresta folta e di grandi alberi, i l , quale disgiunge la spiaggia marittima dal paese interiore. In molti luoghi di quelle montagne si trovano miniere d’ oro e d’altri metalli. La prima città lungo questa spiaggia è Malaca ugualmente distante e da Calpe e da G a d i, ed è come l’ emporio al quale concorrono tutti gli abitanti della riva opposta (3 ) , e vi si fanno grandi salsumi. Alcuni stimano che questa città sia la stessa che M e n a c e a la quale sappiamo eh’ era la più occidentale fra le città fondate da’ Focei. Ma non è così : perocché Menacea giace ruiiiata più distante da Calpe, e le reliquie che ne restano ancora danno indizio di una città greca ; men-

(i) I Trofei di Pompeo erano al n o rd di J u n q u e ra , e verso quel luogo dove ora è la fortezza di Belgrado. (G.) (3 ) Forse per significare popoli indìgeni. Infatti trovansi m en­ zionati Endigeti e Indigeti. (5) 11 ■ C oray adottò pienamente la correzione del lesto p ro p o ­ sta dagli E d. frane. ‘E.ftxtft7ct I m r tlt •» rn r»/eir<tn.

LIBRO TE R ZO

33^

tre Malaca invece è più vicina, e nélla sua figura, ac­ cusa una città di origine fenicia. Appressò trovasi la città dei Sexitani da cui si denominano per eccellenza i salsumi(i). Dopo di questa incontrasi Abdera, fondata anch'essa dai Fenici: e al di sopra di questi luoghi nella regione montuosa si appresenta Odissea (a) col suo tempio di M inerva, siccome dicono Posidonio e Artetnidoro e Asclepiade di Mirtea, il quale insegnò già grammatica nella T u rd itaaia, e diede fuori una certa siia peregrinazione ne' paesi di colà intorno. Afferma dunque costui che nel tempio di Minerva già detto veg* gonsi appesi scudi e rostri di navi, monumenti degli errori di Ulisse : che fra i Gallaici si misero ad abitare alcuni dei cómpagni di Teucro (3 ) , e che quivi furono un tempo due c ittà , 1’ una detta E llene, 1* altra Amfiloco , perchè ivi morì Amfiloco, d^onde poi i compa­ gni di lui andarono errando nelle parti mediterranee del
( i ) I salsumi texkani. - Sabìto dopo in luogo d i Jbdera le stampe a n lk ^ e Xt^ono Audera. (?) Non è punto straordinario ( dicono gli E d. frsnc. ) che si trovasse in questo luogo una città d i siflatto n o m e: non è da credere per altro che fosse fondata da Ulisse, nfc che questo eroe viaggiasse mai nella Spagna. Del resto ( soggiungono ) un tal viaggio attribuito ad Ulisse h meno strano di quello accennato da Tacito nella Germ ania , dove dicono alcuni che quell’ eroe fondasse la città di Absburgo. (3) Teucro figliuolo di Telam one, re di S a la m in i, andò a fondare la città di questo nome nell’ isola di Cipro ; e dopò la m orte del padre essendogli impedito il ritorno nel proprio pae­ se , andò nell’ Iberia e si stabili fra i Gallaici o Gallect. - Del viaggio di Amfiloco nell’ Iberia non trovasi menzione altrove.

SrtyiBOKB, tom.

II.

aa

338

BELLA

g e o g r a f ia

DI STRABONE

paes^. Dice inoltre, raccontarsi colà che alctmi dei compagni Ercole e certi Messeaii fondarono abita-, zioni nell’ Iberia, Lo stesso Àscjepiade p o i, e posi an­ che qualche altro , asserisce che i Laconi occpparono una parte della Cantabria^ e quivi fanno ntenzione della, città d’Opsicella, e .dicono che la fondò un certo Opsicella trasferitosi poi nell’ Italia con Antenore e coi fi­ gliuoli di lui. Di così fatte emigrazioni, dando fede ai mer> calanti di C a d i, se ne raccontano atrahe'nella Libja ^ e Àrtemidoro dice che i popoli abitanti al di sopra della, Maurosja verso gli Etiopi occidentali (i) chiamaosi Lo* tofagi perchè si nutrono del loto, ch'è una certa erba e radice, senza mai aver bisogno di bere, nè possibilità di soddisfare a questo bisogno, quando bene il sentissero, per r aridità del paese ^ e- costoro si stendono fino ai luoghi superiori a Cirene : ed altri popoli detti anch’essl Lotofagi abitano Meningia (2), una delle isole della piccola Sirti. Nessuno pertanto si meravigli nè se Omero dbscrivendo il viaggio di Ulisse immaginò che la maggior parte di quelle cose che di lui si raccontano avvenis­ sero fuori delle Colonne nel mare Atlantico (poiché an­ che ciò che la storia ci ha tramandato si accosta ai luoghi ed alle altre circostanze che trovansi nel p o e ta ,
(i) Dopo il Casaubooo leggono tutti i migliori ì tftt rtìs Secondo l’aotica lezione dovrebbe tradursi : Che gli Etiopi abitanti al di sopra della Matirosia

ifwifttif

verso il ponente diconsi Lotofagi. (a) Zerbi.

LIBRO TERZO

339

sicché non è puato incredibile la $ua inveasione)^ nè se alcuni, arendo riconosciuta la verità di siffatte istorie e la molta dottrina di O m ero, si valsero della poesia di lui''nelle scientifiche loro ipotesi, come fecero Cratete di Mallo ed altri (i). Ma alcuni si formarono delP intendimento di Omero un sì rozzo concetto, che Don'^solamente eliminarono il poeta (come si farebbe di^uno zappatore o mietitore ) da tutta la scienza, ma considerarono anche siccome pazzi coloro che si accin­ sero all’ impresa di spiegarne le poesie : nè v’ ebbe fi-* uora qualcuno esperto o nelle lettere o nelle scienze, il quale ardisse difendere, nè rettificare, nè por mano in qualsivoglia altro modo alle cose dette da cotestoro : e nondimeno a me pare che sarebbe possibile come so> stenere parecchie delle loro proposizioni, cpsì anche rettìGcai'ne alcune altre ^ principalmente di quelle nelle quali Pitea trasse in errore coloro che gli prestarono fede, a motivo.della sua- ignoranza de’ paesi occidentali e settentrionali situati lungo l’Oceano. Ma si tralawino queste cose le quali vorrebbero un discorso per sè sole e non breve. La cagione poi per la quale i Greci si diffusero pres­ so le bàrbare nazioni potrebbe ascriversi alPessere que­ ste divise in picciole p a rti, e senza collegamento di sorta fra loro, per colpa della comune alterigia ^ d’ on­ de poi furono deboli contro gli assalitori stranieri. E que­ sta alterigia è grandissima fra gl’Iberi, versatili inoltre per
(i) Io tutta questo periodo ho seguitata la nuova punteggia­ tura introdottavi dal Coray.

34o

della

g e o g r a f ia d i s t b a b o n e

natora ed ingannatori, intenti sempre ad assalirsi e spo­ gliarsi l’ uQ l’altro 5 sicché abituarono alle piccole imprese, ma delle grandi non sono capaci, perchè ri­ chiedono grandi apparecchi, e un concorde cooperare di molti. Ma se si fossero consigliati di soccorrersi Tua l’ altro , nè ai Cartaginesi (i) sarebbe venuto fatto di soggiogarne sì agevolmente la maggior parte quando andarono ad assalirli ^ nè prima ciò sarebbe avvenuto ai Tirii ed ài Celti delti ora Celtiberi e Beroni * , nè do­ po costoro al ladrone Viriato e a Sertorlo, nè a quanti altri aspirarono in quel paese ad ampliare la propria potenza. E i Romani guerreggiando a parte a parte con­ tro gl’ Iberì a motivo di questa loro divisione spesero molto tempo nel soggiogarli gli uni dopo degli a ltri, finché poi nello spazio di duecento e più; anni li ridus­ sero tutti alla, propria ubbidienza. — Ma io ripiglio la descrizione dell’ Iberia. ■ Dopo Abdera dunque è Cartagine Nuova fondata da quell’ Asdrubale che successe (a) a Barca padre di An­ nibale^ città superiore a quante se ne trovano in quella regione. Perocché è fortificatissima, con bell’ apparec­ chio di m ura, ornata di porti e di lagò, e di quelle mi­ niere d’ argento delle quali parlammo. Quivi del pari che ne’ luoghi circonvicini si fanno abbondanti salsumi^
(i) Cronologicamente vorrebbe nominarsi prima T invasione dei Tirii, poi quella dei C elti, e in terzo luogo quella dei Car­ taginesi. (a) S’ intende nel comando dell’ esercito cartaginese e nel g&~ Verno delle conquista di Spagna. - Cartagine Nuova è Carlagena, come d’ora innanzi la nomineremo.

U B > 0 TERZO

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ed è quello il maggior emporio si delle merci che rengoa dal mare e vanno ai paesi in fra te r r a , come di quelle clie vengono dalle interne regioni per essere trasportate al di fuori. Verso il mezzo di quella spiaggia che stendesi da questa città all’ lbero (1) avvi il fiume Sucrone e la sua foce, con una città dello stesso nome. Questo fiume discende da una montagna attinente a quella catena di monti che sovrasta a Malaca ed ai luoghi al di là di Cartagena : può passarsi a piedi ^ è parallelo alP Ibero ^ poco distante da quella città e da questo fiume. F ra il Sucrone pe^anto e Cartagena v' hanno tre piccole città de' Marsigliesi, non molto distanti dal fiume. La più conosciuta fra queste è Emeroscopio, la quale ha sul promontorio dov’ essa è situata un tempio di Diana Efesia assai venerato, e di cui si valse Sertorio come di rocca marittima ^ perocché è forte e opportuno al corseggiare , e chi naviga a quella volta può vederlo da lungi. Chiamasi poi Dianio, come a dire Artemisio (a) : ha da presso vene naturali di ferro, ed alcune isolette,, Planesia e Plum baria, con un lago marino al di sopra che ha quattrocento stadii di circonferenza. Seguita poi verso Cartagena I’ isola di Ercole cui chiamano anche Scomhraria a motivo degli scombri che soglionsi quivi pigliare, e dei quali si fa un ottimo gara (3 ). Essa è distante da Cartagena-ventiquattro stadii.
( 1) L’ JEiro. 11 Sucrone dicesi ora Xucar. (1) n nome greco di Diana è Artemide. (5) Gara k un pesce ed anche una salsa che si fa principal­ mente col gara.

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BEILÀ. g e o g r a f i a 01 STRABONK

Gbi dall’ opposta parte ra dal Sucrone verso la foce deiribero trova Sagunto (i) colonia de’Zacinti; la quale Aónibale roviaò contro i patti fermati coi Rom àni, ac­ cendendo così la seconda guerra fra questi e i Gartaginesi. Sono poi quivi le città di Gh^rsoneso , Oleastro e Gartalia 5 e vicino al passaggio dell’ Ibero v’ è la colo­ nia Dertossa (a). L ’ Ibero che ha il suo principio dai Gantabri scorre alla volta del meezogiorno a traverso di una grande pianura parallelo ai Pirenei. Fra le svolte dèli’ Ibero e le estremità de’ monti predetti sulle quali sono i Trofei di Pom peo, prima di tutte è la città di Tarragona, che non ha porto a dir vero, ma per essere situata ia un golfo , e ben fornita di altri vantaggi , é al presente popolata non men di Gartagena. Perocché è posta iik luogo assai comodo ai prefetti romani spediti in quella regione, ed è quasi m etropoli, non solamente del pae­ se al di qua dell’Ib ero, ma sì anche di quello al di là per gran tratto: E le isòle Gimnesie (3) che le sono vici­ ne, e quella d’Ebuso considerabili tutte, sono un indizio della vantaggiosa posizione di quella città. Eratostene poi dice eh’ essa ha eziandio un porto; mentre Àrtemidoro contraddicendogli afferma che non è acconcia nemmanco a gettarvi l’ ancora comodamente. E nel vero tutta la spiaggia dalle Golonne fino colà scarseggia di
(1) Morviedro. . (2 ) Toriosa. Delle tre città precedenti non v’ ha probabil ri­

scontro presso gl' interpreti.
(3) Majùrica e M inorica, poi Idea.

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porti ma d'ivi inoAnzi n’ è ben provveduta, e il «odio è fertile, si quello de* Leetani, come quello de’ Larto* le e ti, col ràstante 6 no ad Emporio (i). Questa città la fondaroDO i Marsigliesi distante circa quattrocento stadii da'Pireaei e dai confioi tra l’Iberia e la Celtica. Colà iutorno è anche Rodope (a), piccola città degli Emporitani, o sécondo altri colonia de’ Rodiotti. SI quivi p o i, come in Emporio, venerano Diana Efesia^ di che dirém la ca­ c o n e quando parlerem di Marsiglia. Quelli d’ Emporio una volta abitarono un’ isoletta che giace di contro al sito dove ora stanno, e chiamasi la Città vecchiaf liia ora sono sul continente. La città di Emporio è bipartita da un muro : perchè certi Indiceli c h e , già tem po, abita­ rono appresso a quella c ittà , sebbene avessero un go­ verno loro proprio, nondimeno per maggiore sicurezza vollero chiudersi insieme coi Greci dentro uno stesso reòinto; il quale riuscì però bipartito pel muro che lo at* traversa nel mezzo. Poscia in progresso di tempo si me* schiarono insieme e composero un solo governo, di leggi in parte barbare in parte elleniche, siccome avvenne anche in altre città. Vicino ad Emporio scorre un fiu­ me che trae origine da’ Pirenei, e della cui foce si val­ gono gli Emporitani come di porto. Que’ cittadini poi attendono principalmente a’ lavorìi di lino , ed hanno in fra terra un paese che in parte è fertile, in parte è produttivo soltanto di sparto, specie di giunco che cre(i) Ampurìas. (a) Altrove Straboae la denomina Rodos , e il Coray soslitiiiMe anche qui còtesto nome a quello di Rodope.

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DELLi GEOOBiFIA DI STRABON O

sce nelle mareè e serve a pochissimi usi. E però danno a quella regione il nome di gitincoria. Posseggono p o i anche alcune (i) delle estrem ità de’ P ire n e i, fino ai Trofei di Pompeo, lungo la strada che dall’ Italia con­ duce in quella che dicesi Iberia Esteriore e propria­ m ente nella Bètica. L a detta strada talvolta accostasi alm a re , talvolta se ne allo n tan a, massime nelle p arti dell’ occidente. D a’ Trofei di Pompeo se ne va a T arragona passando pel campo giuncario , pei V e tte ri, e p e r quel luogo che in Lingua latina chiamasi M aratono a motivo del molto m aratro (a) che vi cresce. D a Tarragona va al sito dove si attraversa l’Ibero e dov’è Dertossa^ e di quivi attraversando le città di Sagunto e di Setabio (3) alcun poco si discosta dal m a re , e si avvicina allo S p a rta n o , vai quanto dire al campo del giunco marino. Questo luogo è grande e sena’ acqua \ produce sparto atto a far corde, che poi di quivi si diffonde per t u t t o , e principalm ente in Italia. U na volta la strada passava per mezzo quel campo e per la città di Egelasta (4), tal eh’ era difficile e lunga : ora l’han fatta sulla spiaggia del mare , per modo che appena tocca il cam­ po dei giunchi predetto, sebbene poi riesca ai medesimi luoghi di prim a, cioè Castlona ed Obulco (5), e di quivi a Gorduba ed a Gadì, che sono I più grandi empori! d i
(i) (a) (3) (4) (5) Leggo col Coray rii<( A *»'i rS t «. r . A. Maralro Finocchio. Morviedro e Xativa. Intesta. Obulco è ora Porcuna, Corduba è Cordova.

L1B|10 TERZO

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quella regione. Obalco è distante da Cordoba circa trecento 3 tadii. Dicono gli storici clie Cesare andasM in ventisette giorni da Roma ad Obalco dov’ era il suo ésercito ^ per combattere poi come fece vicino a Munda. — Tutta la spiaggia pertanto dalle Colonne sin ai confini tra gl’ Iberi ed i Celti è siflàtta. La parte mediterranea che trovasi al di sopra di qae* sta sp ian ta ( quella intendo che giace fra i monti Pire­ nei ed il fianco settentrionale, fino alle Asturie ) è cir^ coscritta principalmente da due monti. L’ uno di qnesti è. parallelo a’ Pirenei, comincia dai Cantabri e finisce al nostro mare, e lo chiamano Idubeda ( 1 ). L'altro par* tendosi dal mezzo del primo si spinge ( sebbene declini verso il mezzodì ) alP occidente ed alla spiaggia al di qua delle Colonne. Nel suo principio è montagna nuda e sterile, poi attraversa lo Spartano , e va quindi a congiungersi con quella foresta eh’ è sopra Cartagena e i luoghi circonvicini a Malaca. Questo monte chiamasi Orospeda (2 ). Fra i Pirenei e F Idubeda corre il fiume Ib e ro , parallelo a tutti e due questi m onti, e ingros* sato dai fiumi che ne discendono e da altre acque. Lun­ go l’ Ibero è la città chiamata Cae$ar A u g u sta (3), poi Gelsa eh’ è una colonia , dov’ è il passaggio del fiume sopra un ponte di pietra. Questo paese è abitato da varie nazioni, fra le quali
( 1) L ’ Idubeda può considerarsi come un gran ramo delle montagne di Santillana. (Ed. frane.) (q) Tolomeo dice invece Ortospeda. (3) Saragozta e Xelsa,

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D E L U GEOGRAFIA DI 8THAB0NE

fa più conoscinta è quella de’Jaccetani (i). Qaesta comiu* ciando dai luoghi contigui ai Pirenei si stende nella pia­ nura e va ad unirsi coi territorii d’Ilerda e di Osca (a), città degl’ltergeti non molto lontane dall'Ibero. In que­ ste c ittà, e in Galaguri de’ Vasconi (3), in Tarragona lungo la spiaggia e in Emeroscopio combattè Ser* torio a ir ùltim o, dopo essere stato espulso dal paese de’ Celtiberi , e mori in 0$ca (4)- Più tardi Afranio e Petrejo generali di Pompeo furono sconfitti dal divo Cesare presso Ilerda ^ la quale è distante dall’ lbero òento sessanta stadii verso 1’ O riente, verso il setten­ trione circa quattrocento sessanta da Tarragona, e cin* duecento quaranta al mezzo giorno di Osca. Attraver­ sando i predetti monti per andare da Tarragona agli Aitimi Vasconi abitanti lungo 1’ oceano in vicinanza di Pompelòna (5) e di Oiasona situata sull’ oceano aneh’ essa, avvi un cammino di duemila e quattrocento atadii, che riesce ai confini tra 1’ Aquitania e l’ Iberia. 1 Jaccetani poi sono coloro fra i quali una volta Serto­ rio guerl^eggiò contro Pompeo, e poscia Sesto, figliuolo di Pompeo medesimo , contro i generali di Cesare. Al di sopra della Jaccetania verso il nord sta la gente dei
(i) A ltri dicono Laccetani, L iridà e<} Vesea. (Sj Calahorra, (4) Leggo col Coray: tTtXtir» lezione proposta dal Puteano ed approvata dal Casaubono e dagl! Ed. frane, in luogo dell’ ordinaria irtM ur» St tir » , morì dì malallia che rontraddice alla storia. (5) Pamplona.

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Vascooi e quivi è Pom pelona, che tom a lo stesso co­ me a dir Pompeopoli. In quanto a’ Pirenei il fianco ibero è fornito d' o ^ i sorta di piante, ancbe di quelle che sono sempre mai verdi^ ma il fianco celtico è nudo. Nelle parti di mezzo s' aprono valli da poter essere comodamente abitate, e le occupano i Cerretani (i), i quali per la maggior parte sono d’origine iberica. Presso costoro si fanno eccellenti salsumi che pareggiano quelli dei Gantabrì, e danno a quelle genti non piccola utilità. À chi valica F Idubeda appresentasi la Geltiberia, regione ampia ed irregolare. L a maggior parte di essa è aspra e circondatEi da fiumi; perocché vi discorrono 1’ Ana ed il Tago e quelli altri parecchi, i quali avendo il loro principio neUa Geltibe^ ria si devolvono al m ar d’ occidente. T ra questi, altri fiumi il Durio bagna Numanzia e Sergunzia (a). 11 Beti che nasce dalPOrospeda scorre a traverso deirOretaaìa nella Betica. Dalla parte settentrionale dei Geltil^teri abitano i Be* r e n i, confinanti coi Gantabrì Conischi, i quali sono an« eh’essi di celtica schiatta. La costoro città è Varia (3^^ situata vicino al passo dell’ Ibero. Confinan con loro i Bardiiti che i moderni chiamano Bardiali. Dalla parte occidentale stanno alcuni degli Asturii, dei Gallaici e dei Vaccei, ed anche de’ Vettoni e de’ Carpetani. Dal
(i) Abitanti della Cerdagna spagnuola. (a) Non può trovarsi fra i paesi moderni veron riscontro pro­ babile di questa Sergunzia. (3) Farea secondo alcuni, e secondo altri Logroon,

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DELLA GEOGRAFIA DI STRABOKE

mezzogiorno soa gli Oretani ^ e quanti altri de' Bastetani e Dittani abitano POrospeda. DalPoriente in fine è Idubeda. Considerando poi i Geltiberi come divisi in queste quattro parti, i più forti son quelli che abitano alP oriente ed al mezzo giorno, ciò sono gli Areraci confinanti coi Carpetani e colle fonti del Tago. La più nominata delle loro città è Nnmanzia: e mostrarono il proprio valore nella guerra Celtibeiica sostenuta contro i Romani per ben venti anni. Perocché vi rimasero di­ strutti parecchi eserciti insieme coi condoUicri^ ed al­ l’ultimo essendo posto Passedio a Nnmanzia, i citta­ dini lo sopportarono con grande costanza, fuorjpochi che disertarono il muro (i). Anche i Lusoni sono orien­ tali e contigui alle fonti del Tago ; e sono degli Arevaci anche le città di Segida e di Pallanzia. Nu> manzia poi è distante da Caesar Augusta (la quale, cóme abbiam detto, è fondata lungo P Ibero ) circa ottocento stadii. Appartengono ai Geltiberi anche Sagobriga e Bilbili (a), presso alle quali combatterono Me­ tello e Sertorio. Polibio poi mentovando le parli e i paesi de’ Vaccei e dei Geltiberi unisce alle altre città anche Segesama ed Intercatia : e Posidonio dice che Marco Marcello raccolse dalla Geltibcria un tributo di sei(i) Oì Stfc»>Ttt»ì
jtAJ»

rS t ìtJ itlitt r i Gli Editori francesi traducono Gli abi­ tanti di Numanzia assediati n ella loro città, sopportarono con coraggio la fa m e , insino a che poi, ridotti a piccolo numero, furon necessitati di arrendere la fortezza, (i) Segoria e Baubola.

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cento talenti : d’ onde è lecito congetturare che 1 Celfiberi erano numerosi e ricchi, sebbene abitassero un paese infecondo. E dicendo Polibio che Tiberio Gracco sottomise in quella regione trecento città, Posidonio ne Io m otteg^a, affermando eh' esso per gratificarsi a Grac­ co chiamò città anche le torri; come suol farsi nelle pom* pé trionfali ( 1 ). E forse Posidonio dice il vero; perocché e i condottieri di eserciti e gli storici inclinano di leggieri a cosi fatte menzogne, per abbellire le imprese : e in quanto a me stimo che anche coloro i quali contano nell* Ibèria più di mille c ittà , le facciano ascendere a questo numero col dare il nome di città alle grandi borgate. Perocché la natura di quella regione non pare capace di molte c ittà , per essere sterile, fuor di mano e selvaggia. Nè il modo del vivere e le costumanze de­ gli abitanti ( tranne sol quelli che stanno lungo la spiag­ gia del nostro mare) possono aggiunger fede alla costoro asserzione. - Perocché gli abitanti dei villaggi, che sono i più degli Iberi, sono selvaggi; nè le città possono quivi facilmente addolcirne i costum i, per essere cir­ condate da coloro che abitano nelle selve a fine di po­ ter Uuocere altrui. Dopo i Geltiberi verso il mezzogiorno stanno coloro che abitano il monte Orospeda ed i luo­ ghi lungo il Sucrone; come a dire i Sidetani, che stendonsi fino a Gartagena, i Bastetani e gli Oretani fin quasi a Malaca. Gl’ Iberi poi usano, quasi potremmo dir tu tti, lo
(i) Allude all’usanza di portar ne’ trionfi le immagini de’ luo­ ghi conquistati.

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DELLA G E O G R lF ll DI STnÀXOKE

scudo, con leggiera armatura qual si richiede all'eser­ c i t o del ladroneccio, come abbiamo già d^tto dei Lu­ sitani: però usano freccia, fionda e spada. Frammi•cbiavano alle schiere dei fanti anche la cavalleria, aveodo addestrati i cavalli ad arrampicarsi sui monti e a piegarsi facilmente sulle ginocchia quando occorresse. Produce l’ Iberia molte damme e cavalli salvatici; e vi. ha qualche provincia dove i laghi abbondano di uccelli acquatici, come a dire di cigni e d’altri somiglianti ani­ mali: vi sono anche parecchie ottarde. I fiumi hanno, eziandio castori, i quali non hanno per altro colà lo stesso valore di quelli , che trovansi al Px)nto Eussino., Perocché questi ultimi hanno una proprietà medi-; <;inaÌe: e di questa differenza impressa dalla varietà dei luoghi se n’ hanno esempi anche in più altri oggetti., Così Posidonio afferma che il solo rame di Cipro dà la pietra Cadmea e il calcanto e lo spodio. Dice poi Po> sidonio medesimo esservi nell’Iberia questa particola­ rità che le cornici sono nere, e che i cavalli dei Celliberi, i quali sono grigi, quando vengano tramutati, nell’Iberia ulteriore cambiano il colore; e che somi­ gliano a quelli dei P a rti, perocché sono celeri e di buon corso sopra tutti gli altri. V’ afìbondano anche, le radici utili al tingere. Di olivi poi, di viti, di fichi, e di consimili alberi è ferace tutta la costa d’ Iberia sul nostro mare ; e ne abbonda anche parte della co-, sta al di fuori: ma la spiaggia bagnata dall’Oceano e volta al settentrione n’ è priva per cagione del freddo, e la rimanente per la dappocaggine degli uomini; i qual'i non cercano la giocondità della vita, ma soltanto come

LIBKO TEBZO

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soddisfare alle necessità ed ai ferini appetiti, virenda con pessime costumanze. Se pure non vi ha chi stimi studiosi del viver gentile coloro che soglion lavarsi coir orina invecchiata nelle cisterne, e «pn quella pn« IJrsi i denti essi e le loro donne, siccome dicon che fanno anche i Gantahri ed i loro vicini. Si questa usanza come quella di dormire sul terreno sono comuni agli Iheri ed ai Galli. Alcuni poi afTermano che i Gallaici sono atei: e che i Celtiberi ed i popoli confinanti con essi dal lato di settentrione, s^grificano ad una Divi­ nità innominata, ne’ plenilunii, di n o tte , inoftnzi alle porte delle proprie case^ dove tutti familiarmente dan^ zando consumano Finterà notte. I Vettoni quando ven­ nero per la prima volta nel campo dei Romani, vedendo alcuni centurioni che andavano qua e là pe’ sentieri, come suol farsi per desiderio di passeggiare, sospetta­ rono che fossero pazzi, e si fecero a mostrar loro la via per ritornare alle tende: perchè stimano che bisogni o stare seduti oziosi o combattere. Di barbarica foggia si può appuntare anche il modo dell’ ornarsi di alcune donne, di che parla Artemidoro: perocché in qualche luogo portano collari di ferro con corvi (i) salienti al di sopra del capo e sporgentisi molto in fuori di­ nanzi alla fronte, sui quali corvi poi quando esse vo> gliono calano il velo, sicché si distende ed ombreggia loro il viso, ciò ch’ esse credono ornamento: altrove portano al collo un timpanió che le ricinge sin all’ oc(i) KifUKitt. VoglioDsi iotendere bacchette di ferro ricurve e sor. iniglianti al becco di ud corvo.

35i

DELLA GEOéRAFlÀ BI SXRÀBONE

òipite,'ascende rotóndo fino prèsso alle orecchie quindi alzandosi si va à pòco à poco allargando e si ripiega all’lngiù. Alcone ^i dipelan là partè anteriore del capo per renderlasi "più lucente della fronte: altte s’adattan sul càpo una colonnétta dell’ altezza d’ un piede, e in­ torno a quella intreccian la chiom a, poi le gittano in­ torno un velo nero. Comunque però siano vere in ^ a n parte siffatte usanze, nondimeno parecchie cose si sono e inventate e narrate a capriccio o dalle nazioni d’Iberia in generale o piti particolarmente dalle settentrionali. Non solamente nella gagliardia, ma ben anco nella crudeltà e nel furore gl’ Iberi somigliano alle belve. Peròi nella guerra coi Cantabri, le madri uccisero i proprii figliuoli per evitare che fossero presi : e fu veduto un figliuolo i cui parenti e fratelli eran caduti prigioni, uccidèrli tutti con un ferro impugnato per comando del pro­ prio padre^ e così anche una donna quei eh’erano stati presi con lei: e un giovane tentato da alcuni ubbriachi gittossi volontario nel fuoco. Tutte queste cose poi sono comuni alle nazioni celtiche, di Tracia e di Scizia ^ le quali hanno comune fra loro anche il valore così degli uomini come delle donne. Queste coltivano la terra, e quando hanno partorito, attendono a ser­ vire i mariti mettendoli a letto invece di sè medesime: e senza cessare dalle faccende lavano i proprii bam­ bini sulla riva d’ una qualche corrente. Nella Ligusti­ ca dice Posidonio avergli narrato un certo Garmolao marsigliesé, suo ospite, eh’ egli una volta condusse a prezzo un certo numero d’uomini e di donne per coltivare un suo podere^ ma che sopravrcnuti i dolori

LIBRO TERZO

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ad una dèlie donaie, si trasse alcun poco in disparte^ non lungi però dal luogo in cui lavorava; quivi partorì e si ricondusse di subito al lavoro per non perdere là mercede. Egli s^ accorse cbe colei lavorava a grande ste n to , ma non sapevane da principio il perchè : piùt tardi ne fu informato, ed allora l’ accomiatò dandole p er altro la mercede pattuita : ed essa avendo portato il bambino ad una fontana, quivi lavollo e il ravvolse in quei panni che aveva seco, poi se ne andò sana é salva alla propria casa. Hanno gP Iberi u n ' altra iHanza , comune anch* essit ad altre nazioni, di montar due insieme sopra: un solo cavallo ; poi quando vien la battaglia uno dei due ne scende e combàtte a piedi. Nè sono soli gl’Iberi ad avere una tanta quantità di sorci da cui provengono poi spessé volte anche malattie contagiose. Questo avvenne ai Ro^ mani nella Celtiberia, dove appena poterono salvarsi col soccorso di molte persone che a prezzo pigliavano quegli animali ; ed aggiungevasi allora anche la man~ canza del sale e del frum ento, che a gran fàtiea pote­ vano ritrarre dalla Lusitania per la difficoltà delle strade. Della pertinacia dei Cantabri poi si racconta che alcuni di essi, fatti prigionieri, ed appesi alle croci, cantavano loro canzoni. Le costumanze mentovate Onora possono essere esem­ pli di una certa ferocia : quelle che qui soggiungiamo indicano forse difetto di civiltà, ma non barbarie. Tale si è 1 ’ usanza che presso i Cantabri gli uomini dotino le mogli: che della sostanza paterna siano eredi le figlie, dalle quali poi i fratelli soglion essere accasati. Sicché
tom. U.
i3

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DELLA GEOGRAFIA D I STBABONK

hanno in quei paesi le donne una certa preponde­ ranza ( i) , che non è molto conforme alla civiltà. Ap> partiene ai costami iberici anche quello di portar sempre con sè un veleno eh'essi cavano da un'erba somigliante a ir apio. Questo veleno uccide senza dolori, ed essi se lo pojrtano sempre indosso contro ogni inopinato acci­ dente. E finalmente il consacrarsi a coloro co' quali una volta siansi legati di amicizia a tal segno da voler fino morire per essi. Alcuni dunque dicono che la Celliberia si divide in quattro parti (a) siccome noi abbiamo già riferito; altri dicono in cinque : nel che non è possibile affermar cosa alcuna con sicurezza, perché que’ luoghi soggiacquero a varie mutazioni e non sono conosciuti gran fatto. E nel vero, de' paesi conosciuti ed illustri si sanno e le mutazioni e le divisioni ed i cambiamenti dei nom i, e qnant' altro di consimile vi succede : perocché se ne fa gran romore da molti e principalmente dagli Elleni che sono piii d’ ogni altra gente loquaci. Ma delle regioni barbare, fuor di m ano, piccole e suddivise non vi sono monumenti nè sicuri né molti: e quanto più sono lon> Une da’ Greci tanto più soglion essere ignorate. Gli storici romani imitano bensì quei di Grecia, ma non pienamente ; giacché quanto essi dicono lo ricavano dagli Elleni, ma poco v’ aggiungon del proprio per(i) Potrebbe forse Iradorsi letteralmente; Una certa gineco-

eratia.
. (3 ) II testo dice veramente in due; ma poiché l’ autore si r i­ ferisce al già detto, la correzione non può essere duU>ia.

3SS cbé poca è la loro cimosiUi di sapere (i) : e però dove i primi ci vengono m eno, non possiamo raeoi^Uev molto dagli altri per ammendarne il difetto. Perocohi come il restante, cosi anche i nomi più illustri , sono ellenici per la maggÌ9r parte. .
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Rispetto poi aUft divisione generale dell’Iberia, fa già chiamata da’ nostri maggiori con questo nome tutta quella regione che è fra il Rodano e l’ istmo rinchiusa fra i golfi Galaticic ma i moderni pongono i Pirenei come limite dell’Iberia^ e coll’ antico nome dicono Iberia quel tratto di paese, e chiamano invece Spagna il restante al di qua 'dell’ Ibero (a). P ià anticamente chiamavansi Igleti gli abitanti di questa regione che non è grande, secondochè afferma Àsdepiade di Mirleo. 1 Romani poi denominandola tutta promiscuamente Iberia ed Ispagna la partirono in citeriore ed ulteriore ^ e in progresso di tempo, secondo le politiche variazioni, adottarono di­ versi compartimenti. Oggidì alcune delle province soa assegnate al s ^ a t o ed al popolo romano, altre all’ im» peratore^ la Betica appartiene al popolo, e vi suole es* ser mandato un pretore con un questore e un legato. Questa provincia finisce all’oriente in vicinanza di Ga« stalona. 11 restante è tutto di Cesare, il quale vi manda due ufficiali, l’uno pretorio e l’altro consolare. 11 prim a,
( i ) Luogo di dubbia leaione. (a ) Il Goray legge:

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E la chiamano promiscuamente Iberia e Spagna. Alcuni poi dicono Iberia soltanto quella lU di qua delC Ibero.

3S6

D £IX A

g e o g r a f ia d i

STRABONE

accómpagaato da uq luogotenente, aiàministra la gia>^ Stizia &a ì Lusitani cònfiaaoti colla Betica e stendeutisi eia al fiume Durio ed alla sua foce : perocché questo è il DOBró dato particolamlentc a quella'regione oggidì ; e quivi è Augusta Emerita (i). II rèsto j eli’ è la partó maggiore deliMberia, è soggètta ad nn govemator eòa* solare , il quale ha sotto di sé un considerevole ésercito di circa tre legioni con tre legati: il primo di questi con due legioni presidia tutto il piaese victBo al Durio e verso il settentrione, il qualei dagli anticki fu detto già L usitania, e i moderni lo cliiamano invece Gailaica*, e gii appartengono anche lé montagne del n o rd , e le Astu­ rie ed i Gantabri. A traverso delle Asturie scorre il fiume M elso, e poco lontano da questo è la città di N oega, vicina ad mora laguna eh’ è formata dall’ Oceano e disgiunge le Asturie dai Cantabri. II paese montuoso che viene appresso e si stende fino ai Pi­ renei Io governa un secondo legato coll’altra legione; 11 terzo ha in custodia le parti infra terra. Gli abitanti sogiiousi denominare togati, vale quanto a dire pacifici, perchè insieme colla toga romana adottarono la dolcezza e la maniera del vivere italiano. E sono que­ sti i Celtiberi, e quelli che abitano lungo Tuna e l’.altra sponda deli’Ibero, fino alle parti marittime. II con­ sole si trattiene durante l’inverno nelle regioni vicine al m are, e principalmente in Cairtageua ed in Tàrragona, e quivi amministra la giustizia. Nella state poi va attorno per vedere nelle province se qualche cosa, come avviene (>) Menda. •)

35j. sempre, abbia d’uopo di prOvrediitienti. Trovansi oltre di ciò in quel paese anche procuratori di Cesare, no* mini deir ordine equestre, i quali dispensano ai soldati le cose necessarie alla sussistenza.
. u n o TIMO C AP O V.

Jfole uSaeaid rftlie n a . — Cottimi dei U»ra aUtanti. — DelPitola di Godis suo conuiKTcio. , — BicchexM taoi aiitantL — Amiche tradizioni sulla fondaàant di Godi. — Fontana, singolare in Godi. —

Esame delle cagioni del flusso e\r^usso del marct e degli strari­ pamenti delfiume Itero. Descrizione di alcuni albàri deltiberia. — Isole Cassùeridi e lortf M tantL

F ra le isole adiacenti alPIberìa, le due Pitiuse e. le due Gimnesie (le chiamano anche Baleari ) trovansi presso alla spiaggia che stendesi da Tarragona al 3ucrooe, e sulla quale è fabbricata Sagunto (i). Ma le Pitiuse sono più addentro nel mare e più delle Gimnesie inclinate al settentrione: e l’una chiamasi Ebuso (a) con una città, dello stesso nome; e la sua periferia è di trecento sta* dii, lunga .quasi altrettanto che larga. L’ altra è detta Qfiusa, deserta e molto minore della prima, alla quale è vicinissima. Delle Gimnesie poi la maggiore (3) ha due città. Palma e Pollen^ia; questa situata all’ oriente,; l’ altra al ponente. La lunghezza di tutta Pisolai è di quasi seicento stadii; la larghezza di circa duecento,. (i) Morviedn. (a) Ivica. (3) L’ isola Maiqritia.

3SS

DELLA GEOGlUriA D I <TRABOIIB

sebbene Artemidoré la faccia dae volte pi{t lunga e p ij| larga. La minore (i) dellti Gitnnesie è dislante'circa^dne» centosettanta stadi! da Pòlienzia: e nella grandezza è molto inferiore all’altra, ma dì bontà non l’è punto al di sotto. Pérocchè tutte é due sono fertili e con buoni porti, i quali hanno per altro in sui loro ingressi aku n i scogli, sicché a’ naviganti è d’ uopo di cautela per en­ trarvi. La fertilità dei luoghi poi fa sì che gli abitanti ne nano pacifici, quali sono anche quelli di Ebnso. M a per avere alcuni malvagi fatta società coi ladroni di m are, ne furono tutti infamati^ e si mosse contro di loro (i) M etello, soprannomato poscia Balearico, il quale fondovvi le predette città. Come poi a motivo di questa jhedesima fertilità di cui godono sono spesse^ volte insidiati, cosi benché siano di loro natura pacìfici hanno fama per altro dì ottimi frombolierì; nel quale esercizio, per quanto si dice, sono diventati espertissimi da che i Fenici s’impadronirono di quelle isole. E dicesi che i F e­ nici pei primi recassero a quelle genti l’usanza delieto* nache con larghi orli (3). Avevano poi in costume di Combattere ignudi, recandosi in mano uno scudo ed Un giavellotto abbruciato dalPuna delle estremità, ma di rado guernito anche di una p u n ^ dì ferro. Por» tano oltre di ciò intorno alla testa tre fionde fatte di tMlanerena (specie di giunco (4 ) del quale si fanno le
(i) Minorica, (3) L’anno di Roma 6ag. (3) "Oi7«i < T « x 'ty ttìu t w f i l t i

vXttlvnn*vi.
(4) Gli Editori francesi ed il Coray coasiderano latta questo

LIBRO TEUZO

3Sg

corde^ d’onde poi Fileta nelI’Ermeaia dice: É awoUo in una sordida togoy e intorno alle tcam e reni ha una cintura di melancrena, per sigaificare una corda di melacreaay o di crini o di nenrL La più lunga per trarre d a lungi; la più corta per combattere da vicino, e la mezzana per le distanze mediocri : e sin da fanciulli si esercitavano a quest'arma per modo che i parenti non solevano dare il pane ai figliuoli, se non quando l’aves» sero colpito colla fionda (i). Per la qual cosa Metello navigando a quelle isole fece distendere delle pelli al dì sopra dei ponti delle navi, affinché servissero di riparo contro le fionde; e cosi vi condusse una colònia di tre mila Romani delP Iberia. Alla fertilità del terreno s'aggiunge poi che in quelle isole non trovasi quasi verun nocivo animale. Dicono infatti che anche i conigli non vi sono indigeni : ma che sendone colà portata dal continente una copia, maschio e femmina, vi si fermò la razza : la quale fu dal princi­ pio si numerosa che a forza di scavare sotterra, rove» sciava le case e gli alberi, e costrinse (come abbiamo già detto ) quegli abitanti di ricorrere per aiuto ai Ho* mani. Oggidì per altro la destrezza colla quale ne fanno la caccia non permette che si rinnovi quel d an n o , ma chi possiede terreno può coltivarlo con buon successo. E
sp i^ z io n e come una postilla margimle di qualche grammatico, introdotta poi nel testo dagli amanuensi; e perciò la riferiscono ■ piè di pagina a modo di nota.

(i) Cibum puer a maire non aceipil, niti quem y ipsa monstrante , percussU. Fioro > lib. iii, c. 8 .

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DELLA GEOfilUFIA DI STRABONB

queste sono le isole al di qua delle così dette Colonne^ d’Ercole. In vicinanza di queste Golonae vi ha due iso> lette ( i) , l’ una delle quali è cbiaoiata isola di Giunone ^ ma alcuni le comprendono anch' esse sotto il nome di Colonne. Al di là dello stretto avvi Gadi, di cui abbiamo detto soltanto cb'essa troTasi a circa settecentocinquanta sta* dii da Calpe. Essa poi è fondata vicino alla foce del Beti, e molte sono le cose cbe se ne sogliono dire. Pe­ rocché agli abitanti di Gadi appartengono per maggior parte le più grandi navi che solcano il nostro mare e l’0 > ceano, sebbene essi posseggano un'’isoIa di poca estensio*! ne e non molta parte del continente, nè altre isole fuor­ ché la propria. La maggior parte di quegli uomini menano ]a lor vita sul mare ; pochi se ne stanno alle loro case o vivono in Roma. Se ciò non fosse potrebbe dirsi che Gadi non è inferiore a verun’ altra c ittà , dopo R om a, nella moltitudine degli abitanti. Perocché udii che in uno dei censi fatti ai di nostri furono annoverati ben cinque­ cento cavalieri g a d ita n iq u a n ti non se né trovano in nessuna città d’Italia, fìior Padova solamente. Ora que­ sti uomini cosi numerosi posseggono un’ isola che per lunghezza non è molto maggiore di cento stadii, ed ia qualche luogo è larga uno stadio solo. Da principio abi­ tarono una città piccolissima. Balbo gaditano eh’ ebbe l’ onOE- del trionfo (a) ne aggiunse loro un’ altra deno(i) Queste isole, dice il Gossellin, hai pare che corrispondano agli scogli situati vicino al capo di Trofalgar. (a) Lucio Cornelio Balbo lutivo di Cadice fu il primo stra^

LIBRO TEXZO

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nùnata la città nuova ; e dell’ uaa e delP altra si com­ pose quella ch'or dicesi Didima, che par non ha se non venti stadil di periferia. E quantunque sì piccola, pur gU abitanti non vi si trovano angustiati ^ giacché pochi son quelli che sogliano rimanervi, ma i più vivono quasi sèmpre sul mare. Alcuni poi abitano anche sul conti» nente, e più ancora in un'isoletta (i) vicina a Gadi, cui per la fertilità del terreno e allettati dalla sua posizione convertirono quasi in una città rivale di Didima. E questa p u re , chi ben consideri, è scarsamente abitata, non altrimenti che il porto fatto costruire da Balbo sulla spiaggia del continente. La città poi è situata nella parte occidentale dell'isola} e le si congiunge il tempio di Saturno in quella estre» mità che accenna all’isoletta già mentovata. Il tempio d ’EiTole è nell'estremità opposta verso l’oriente, dove l’isola è più vicina al continente, sicché vi resta tram* mezzo uno stretto di uno stadio solo. E dicono che que­ sto tempio è distante dodici miglia dalla città, raggua­ gliandosi cosi il numero delle miglia con quello delle fatiche d’Èrcole (a) : ma nel vero questa distanza é mag«

niero a cui i Romani accordassero 1’ onor del trionfo per aver vinti i Garamanti ed altri popoli deU’Afnca. Casauh. - n^nom e di Didima dato poi alla città significa gemella o composUi di dae. ' (i) Quest’ isoletta che ora cercasi invano fu probabilmente di­ stratta dal mare. E forse è ora quello scoglio che trovasi «Ifin-^ gresso della baia di Cadice. (G.) (3) Sono celebri nella Mitologia le dodici fatiche od imprese d’ Ercole.

36a

DELLA GEOGRAFIA DI STKABONE

giore, e per poco non agaaglla la lunghezza di tutta risola dalPoccidente all’ oriente. P a r che Ferecide confonda Gadi con E ritia, dove si dice avvenuto quanto favoleggiasi di Gerìone: altri in­ tendono sotto quel nome Pisola che sorge vicinò alla d ttà ’e n’ è separata dallo stretto di uno stadio che già dicemmo. E così credono, argomentandolo dalla graa bontà dei pascoli di queir isola, sicché il latte delle be­ stie ivi pasciute non fa punto di siero, ed è tanto denso che per farne cacio so d necessitati di mescolarvi molCacqua. E il bestiame se ne morrebbe colà soffocato se ogni cinquanta giorni non gli traessero sangue; peroc­ ché Perba che mangiano è bensì secca ma di natura da &r impinguare assai: e , di qui poi si crede che siasi inventato ciò che si favoleggia degli armenti di Gerìone. Del resto tutta quella spiaggia è abitata da diversi co­ loni. Intorno poi alla fondazione di GadI quegli abitanti ricordano un certo oracolo, dal quale dicono che fu già tempo comandato ai Tirii d’ inviare una colonia alle Colonne d’Èrcole: che le persone spedite ad esplorare il luogo, essendo pervenute allo stretto vicino a Calpe, credendo che que’ promontorii dai quali esso è formato fossero i termini della terra abitata e della spedizione di Ercole {e che per questo l’oracolo le avesse denominate Colonne), approdarono al di qua dello stretto medesimo in quel luogo nel quale ora si trova la città degli Assitani ; ma che avendo poi quivi sagrificato e vedendo che gli augurli non riuscivano favorevoli se ne tornarono al proprio paese. Di lì a qualche tempo (soggiùngono)

L rtS O TSKZO

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farono spediti alctmi altri, i quali si spinsero fino al di là dallo stretto lo spazio di circa mille e cinquecento stadii, e trovarono un’isola consacrata ad Ercole, posta rimpetto ad Onoba città deiriberìa. E pensando che quelle fossero le Colonne, sagrificarono al Dio. Ma toiv nando contrarii gli indizii rimpatriarono ancVessi. Se non che essendo inviata una terza missione fonda­ rono Gadi , fabbricando il tempio di Ercole nelle parti orientali deiP isola, e la città nelle parti occidentali. Di qui poi è vennto che sotto il nome di Colonne alcuni intendono i promontorii dello s tre tto , altri intendono Gadi; ed altri un luogo ancor più lontano (i). V 'h a
(i) Non credo (dice il GossellÌD) che vi siano mai state Co­ lonne d’ Ercole più all’ ouest di quelle deirisola di Gadi, e sup« pongo che nell’opera da coi Strabone ha estratto il suo racconto fosse incorso un qualche errore. - In queste tre spedizioni de* T irti si vede che la prima andò presso a Calpe sull’ ingresso orientale dello stretto ; la seconda s’ avancò più all’ ouest ; la terza penetrò fino all’ isola di G a d i, sforzandosi sempre di portar la colonia più in là che fosse possibile sulle coste del» 1’ Oceano. - L’ incertezza risguarda soltanto la seconda spedizio­ n e ; perchè l’Autore afferma che andò i5oo stadii al di là di Calpe : td avendo detto già prima che a Gadi si contano non più di 7 0 0 od 8 0 0 stadii, dovrebbe conchiudersi che al <K 14 di Gadi 7 0 0 od 8 0 0 stadii si trovassero pure delle Colonne d’ Èrcole. O r questa misura riuscirebbe verso l’ imboccatura del G uadiana, dove non v’ha tradizione nè indizio che possa con* fermare questa opinione. - Farmi (soggiunge) che ridncendo a 5oo il numero degli stadii si tolga via ogni difficoltà. La prima spedizione si sarà quindi fermata a Calpe : la seconda spingendosi 5oo stadii più oltre si fermò al Capo «d alle isole conosciute ora

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BELLA GEO&RAFU DI STBiBOKE

«hi stima che le Colonne siano Galpe ed Abila, cbe è un monte di Libia opposto a C alpe, e sitnato secondo Eratostene fra’ M etagoni, schiatta di nomadi.' Altri le créde invece quelle due isolette che;stanno presso ai monti già mentovati, ed una delle quali è chiamata isola di Giunone. Anche Artemidoro parla delPisola di Giu­ none e del suo tempio, nja nega che ne sussista alcun’altra , nè il monte Abila nè la gente dei Metagoni. Al­ cuni poi riferiscono a queUuoghi le Plancte e le Simplegadi (i), e tengono che queste siano le Colonne da Pin­ daro denominate Porte GaditanCy affermando che furoa rultim o punto a cui Ercole giunse. Del resto Dicearco, Eratostene, Polibio e la maggior parte degli'scrittori greci sogliono collocar le Colonne vicino allo stretto; ma gli abitanti d’Iberia e di Libia affermano che sotto quel nome debba intendersi Gadi; perchè i luoghi in­ torno allo stretto non rendono punto immagine di co­ lonne. V ’ha eziandio chi vuol che s’intendano le colonne di bronzo di otto cubiti che sono nel tempio d’Èrcole ia G adi, su le quali sia inscritto quanto fu speso nella fon­ dazione del tempio stesso. Queste (dicono essi) son quelle colonne alle quali pervenivano i navigatori come ad ul­ timo punto dei loro viaggi, ed avendo in costume di far quivi sagrifizii ad Ercole, s’ adoperarono a diffondere

sotto il nome di Trafalgar, che per teslimoniauzii di Mela fa detto Promontorio di Giunone: la terza approdò all’isola in cui fabbricò Gadi. ( i) Le prime erano gli scogli dello stretto di Sicilia, le altre quelli del Bosforo d i Tracia per entrare nel Ponto Gassino. (G.)

LIBAO TEKZO

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questa opinione che le dice F estremo confine e della terra e del mare. Anche Posidonio stima che qaesta opi* nione sia più. credibile di tutte, e che P oracolo e Itf mblte spedizioni ricordate poc' anzi siano una menzo» gna fenicia. E nel vero in quanto alle spedizioni non so quello che si potesse dir con certezza o per negarle o confermarle : ma bensì ha qualche ragione chi dice che quelle isolette o montagne non somigliano a coloune, e cerca presso a colonne propriamente dette i confini della terra abitata e della spedizione^i Ercole. Peroc^ chè v*ebbe già questa usanza di porre così fatti confini; così per esempio quelli di Reggio fondarono sullo stretto una piccola torre in luogo di una colonna, alla quale poi sta di rimpetto la torre di Pèloro: così furono poste le così dette are dei Fileni quasi nel mezzo di quello spazio che diyide l’ una dall’ altra Sirti; e v’ha ricordo di una certa colonna anticamente fondata sull’istmo di Corinto e posta in comune dai lonii ch ed iscacciati dal Peloponneso, occuparono l’Attica e il Megarese, e da coloro che impadronironsi in quella occasione del ter> ritorio d’ onde questi erano stati espulsi : sulla quale colonna poi dal lato che accennava a Megara avevano scolpito: Qui non è Peloponneso ma Ionia; e dall’al­ tro : Qui è Peloponneso e non Ionia, Anche Alessandro fondò alcune are come confini della sua spedizione nel­ l'in d ia orientale in que’ luoghi ai quali ultimamente per* venne, imitando Ercole e Bacco. Tale adunque era il costume antico. Ma è naturale p er altro che anche i luoghi pigliassero il nome de’ monumenti che v’ erano eretti priacipalmente dopo che questi furono consumati

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DEUJL G E O G lU F li DI STRABOHE

dal tempo. Così non restano più a’ di npstri le are dei F ile n i, ma il luogo ne conserra tuttora il nome : e di« cono che nell’india ;non si vederaoo più le colonne di Ercole nè di Bacco; e non di meno i Macedoni segai» tando i nomi e le iodicazioni di alcuni luoghi nei quali trovarono gualche indizio delle cose che si raccontan di Ercole o di B acco, credettero che quelli fossero le colonne. Il perchè poi si può credere che anche nei luoghi dei quali parliamo, i primi uomini, volendo porre dei lim iti, adoperassero are o tórri o colonne fatte a mano e poste nelle parti più ragguardevoli di que’ Iu Ot ghi nei quali finirono le loro spedizioni ( e ragguarde-* voli soprattutti sono gli stretti, e i monti che stanno lor sopra, e le is(Je, cose tutte acconcissime ad indicare le estremità e i cominciamenti dei paesi ); ma quando poi que’ monumenti artefatti svanirono fu naturale che il loro nome si trasportasse a’Iuoghi dov’ essi erano stati, o fossero questi, come vogliono alcuni, le due isolette già mentovate, o quei promontorii dai quali è formato lo stretto. Perocché questo è di/Bcile a stabilirsi, a quale di questi due luoghi si debba attribuire siffatta denomi* nazione per essere tutti e due somiglianti a colonne. E dico che sono somiglianti, perchè sogliono collocarsi in luoghi che manifestamente dimostrano di essere l’estre» v i tà di un paese ; sicché poi e questo stretto ed altri parecchi van sotto il nome dì bocche ^ e una bocca è il principio della navigazione a chi entra in un luogo qua­ lunque ed è invece il fine a chi n’ esce. Le due isolette pertanto situate vicino a questa bocca, per avere una chiara periferìa ed acconcia a servire di segno, si pos­

XIBHO TBHZO

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sono non a torto paragonare a colonne ^ e cosi aocho i monti soprastanti allo stre tto , i qaali nella loro som^ m ità rendono immagine di colonnette o colonne. Quindi poi Pindaro b^n disse la Porte G aditane , qualora 1« colonne s* immaginino collocate in sulla bocca \ peroc» chè quelle bocche somigliano appunto a colonne: men< tre Gadi per lo contrario non è fondata in tal sito da poter indicare l’estremità di un paese, ma sta invece quasi nel mezzo di una grande spiaggia sinuosa. 11 trasportar poi questo nome alle vere Colonne che trovansi nel tem^ pio d’Èrcole in Gadi è, per quanto a me sembra, il meà ragionevol consiglio : giacché è probabile che non da mercatanti ma da condottieri di eserciti pigliasse prin­ cipio cotesto nome divenuto poi famoso col tempo, sic* come avvenne anche delle colonne dell’ India. Oltre di 'Che anche l’ inscrizione già mentovata contraddice a questa opinione, perocché non indica un dono sacro, ma la somma spesa nella costruzione del tempio^ eppure le colonne d’Èrcole dovrebbon essere un monumento delle 'grandi azioni di quell’ e ro e , ansichò delle spese fatte dai Fenici. Dice Polibio esservi nel tempio d’ErcoIe in Gadi una fontana, dove discendendo per pochi scalini si trova l’ acqua eh’ è buona da b e re , e nella quale si osserva un fenomeno contrario al flusso e riflusso del mare : perocché quando questo si gonfia essa decresce, e si riempie invece quando il mare rifluisce. E ne reca qne» sta ragione, che l’ aria saliente dal profondo alla su­ perficie della te rra , allorché questa pel flusso del mare trovasi occupata dal fiotto y è impedita di sprigionarsi

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D E L L A ceoeRmA or strabono

p er le naturali sue uscite, e perciò rltoreebdosi verso le interne parti ottura i meati della fontana, e fa si cbe l’ aequa vien meno: ma quando la superficie resta di bel nuovo nuda dell'acqua, l’ aria pigliando il suo retto viaggio, sgombra te vene della fontana per modo che essa ne scaturisce.copiosamente. Artemidoro poi contrad­ dicendo a questo raziocinio e volendo nel tempo stesso addurre di proprio ingegno un' altra cagione di questo fenom eno, fa menzione anche dell' opinione di Silano istorico, e dice cose al parer mio indegne d'essere ri­ ferite, per essere egli e Silano ignoranti di queste materie. Ma Posidonio affermando eh’ è falso tutto quanto rac­ contasi di qne$ta fontana, dice cbe v' ha nel tempio di Ercole due pozzi, e un altro nella città : che di quelli del tempio il più piccolo si dissecca qualora si continui per alcun tempo a trarne acqua ^ poi di nuovo si riem­ pie tosto come cessano d’ attingere : e il maggiore in> vece dà acqua per tutto il giorno quant'esso è lungo, poi diminuendosi per quel continuo attingere, siccome accade di tutti i pozzi, tom a ad empirsi durante la notte; e perchè spesse volte questo riempimento s’incontra nelle ore del riflusso, viene comunemente creduto dagli abi­ tanti eh’esso cresca e decresca con un Ordine contra­ rio a quello del mare. Che poi il fatto in sè medesimo fosse colà creduto l’attesta Posidonio stesso, e noi lo abbiamo trovato riferito fra le cose mirabili. Udimmo poi dire esservi colà altri pozzi ^ alcuni fuori della città pei giardini, altri al di dentro ; ma che nondimeno per la malvagità di quelle vene usano frequenti cisterne nelle quali raccolgono altr’ acqua. Se poi anche qualcuno dì

tIBRO TERZO

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questi pozzi dia indìzio di quel movimento contrario al mare di cui già si è d ettò, non lo sappiamo : ma le ca* gioni di questo 'fenomeno, se pure esse è vero, voglionsi collocar fra le cose difficili da spiegare. £ può darsi che la 'cosa sia come la dice Polibio : e può darsi eziandio ebe alcune vene di quelle fonti inumidite al di fuori si rilassina per modo che l’acque si diffondano dai Iati in­ vece di pullulare movendosi pel solito loro canafe : e debbono al certe inumidirsi le vene quando F acqua inonda ha superfìcie. Se poi, come dice Àtenodoro, il fenomeno del flusso e rifhisso somiglia all'inspirazione ed espirazione, è na­ turale cbe v’ abbiano delle correnti le quali per mez 2 o di certi meati (le cui bocche sono da noi chiamate fon­ tane o solventi ) , mettono capo alla superficie ^ e per messo di certi altri sena invece ritratte fino alla pro­ fondità del m are, e rigonfianlo in modo da traboc­ care , poscia ritornano di bel nuovo al loro proprio corso, quando il mare rifluisce nel suo letto. Non so poi come Posidonio che in tutto il resto suol dimostrarne i Fenici ingegnosi, in questo ne disveli l’imbecillità anzi­ ché l’argutezza. Ben è il vero che il giro del sole misu­ rasi dallo spazio di un giorno e di tma notte, durante il quale esso ora è sotto la terra ora apparisce ai di sopra : ma Posidonio poi dice cbe il movimento dell'Oceano dipende da quello degli astri, e ch'esse ha come la luna il periodo d' un giorno, d’ un mese e d’ un anno ^ pe­ rocché (dice) quando la luna è al di sopra del nostro orizzonte quanto è grande lo spazio di un segno del zo­ diaco, il mare comincia a gonfiarsi, ed a diffondersi
S ts^ bosE j tom, IL 34

3 jO

DELLA

g e o g r a f ia

DI STRABOKE

sensibilmeDle sol terreno, finché la luna non sia giunta nel mezzo del cielo; poi quando essa declina^ anche il m are si va a poco a poco ritraendo, finch' essa non si froTÌ ad an segno (i) dal suo occidente. Allora il mare resta ad uno stesso livello infino a che la luna non sia pervenuta al tram onto, e continuando il suo moto al di sotto deHa terra non siasi discostata di un segno dalr orizzonte. Dopo di che il mare comincia a crescer di nuovo finché quella non sia pervenuta ^ mezzo il cielo dell’opposto emisferio: poi ricomiacia da capo a ritrarsi finché la luna procedendo verso il luogo d’onde ha da sorger di nuovo, non è venuta a trenta gradi dal­ l’oriente. Allora si ferma di nuovo fin tanto che la luna non sia ascesa trenta gradi al di sopra dell’orizzonte, per poi diffondersi come prima. Questo al dire di Posido* ztio è il movimento diurno del mare {»), Rispetto al men« suale egli pretende che le maggiori maree accadano al tempo delle nuove lune : che poi diminuiscano fino a che non apparisce divisa in due parti : e poi di nuovo si gonfino fino alla luna piena : quindi ritraggansi fino all’ ultimo q u a rto , per cominciare poi un’ altra volta a gonfiarsi fino alla luna nuova. £ soggiunge, che questi accrescimenti debbono intendersi tanto rispetto alla du* rata quanto rispetto alla celerità. Finalmente per ciò che risguarda il movimento annuale, afferma di avere sen* tito dire in Gadi, il flusso e riflusso ne’ solstizi! d’estate essere maggiore che in qualsivoglia altra stagione. D’onde poi egli stima eh’ esso vada diminuendo fino all’ equi-»
(i) Trenta gradi. (a) Questa dottrina s’ accorda coll’ osservazione ordinaria.

LIBRO TERZO

'3 ^ 1

Bozio d'ioM rno: che quindi s'accresca sempre fino al solstizio pure d’inverno, poi diminuisca fino alPequinozio di primavera, per aumentate di nuovo fino al solstizio d’estate Ma succedendo (i) queste mutazioni del mare ogni giorno ed ogni notte, giacché in questo spazio di tempo il mare due volte trabocca e due volte si racco^ ie di nuovo dentro il suo le tto , e questo ordinatamente ogni giorno e ogni notte; come possono poi cre­ dere che il decrescimento del pozzo non accada cosi spesso come il suo accrescimento durante il riflusso, o che se accade uno stesso numero di volte, non sia per altro nella medesima proporzione? Forse che i Gaditani non erano capaci di osservare i feoomeni di ciascun giorno, sebbene avessero conosciute le rivoluzioni an­ nuali da u n fatto che si rinnova appena una volta ogni anho? Che Posidonio abbia prestato fede ai Gaditani è manifesto dalle congetture che ei fa sulle cagiotii degli altri accrescimenti e decrescimenti soliti ad accadere fra un solstizio*e l’altro, e sui loro periodici ritorni. Ma non è poi naturale che essendo quel popolo abituato all’os­ servazione, non abbia vedute le cose che succedono realmente, ed abbia invece creduto a quelle che noa succedono. Dice pertanto Posidonio che un certo Seleaco del m ar rosso affermava essere il flusso e riflusso marino talvolta regolare e talvolta n o , secondo i di­ versi segni del zodiaco nei quali la luna si trova : peroc­ ché quando essa è nei segni equinoziali i predetti feno(i) In tutto questo periodo la lezione del testo è dubbia e noa senza qualche errore evidente, e in generale le ultime pagine di questo libro avrebbero forse bisogno di molte emendaziooi.

3^1

DELLà GEOGRÀFU DI STRABONE

meni accadono regolarmente, ma qaando é invece nel segui solstiziali v’ ba irregolarità, sì nella misara comv ,nella prestezza. E che rispetto agli altri segni ^anomalia é maggiore o minore secondochè sono più o meno vicini a quelli or or mentovali. In quanto a sè poi dice, che Lenchè si trovasse per molti giorni durante il solstizio di estate ed il plenilunio nel tempio d'Èrcole in Gadi, non potè osservare queste annuali irregolarità delle maree. Che nondimeno alla nuova luna di quello stesso mese os­ servò in Ilipa (i) un ringorgamento del Beti maggiore del solito ^ perocché mentre quel fiume ne' riflussi ordinari! soleva bagnare le proprie sponde appena fino a metà della loro altezza , allora le soverchiò per modo che le milizie stanziate in Ilipa (sebbene sia distante dal mare . circa settecento stadii) potevano far acqua senza uscirne:e le pianure lungo il mare per lo spazio di trenta (a) sta> dii furono ricoperte dalla marea siiFattamente che in al­ cune parti se ne formarono isole, mentrechè in Gadi l’ argine su cui è fondato il tempio d’ErcoIe, e il molo che sta dinanzi al porto della città, erano stati coperti dall’ acqua non più che all’ altezza di dieci cubiti, se­ condo che dice di aver misurato egli stesso. E quando bene (soggiunge) qualcuno s’ immaginasse il doppio di questa altezza nelle escrescenze che qualche volta hanno luogo , non sarebbe per altro possibile di formarsi una idea di quell’ altezza a cui 1’ acqua ascende a cagione
(,\) Alcolea, situata a ao leghe dalla foce del Guadalquivir. (a) Gli Edit. fraoc. dicono di aver letto invece in alcuni maooscrilii cinquanta.

LIBRO TERZO

del flnsso n«Ile planare del coatinente (i). Questo feno* meno poi del flusso e riflusso è comune, per quanto si dke, a tutta la spiaggia da cui TOceano è circondato. Ma Pasidsnio parla poi di un altro fenomeno, pro­ prio al-fiume Ibevq Jn particolare. Perocché straripa, egli dice, talrolta anche senza pioggia o nevi, allor­ ché soffian frequenti i venti boreali: e dice che ne è cagione il iàgo icfa’èsso attraversa, le cui acque sono al creder suo sòspiote allora dai venti insieme con quelle del fiume-(3). Racconta eziaadio che v'ha un albero in Gadi co’ rami ripiegati già verso il suolo, e colle foglie con-, figurate ih forma di spada, che sono frequentemente per lunghezza un cubito, e quattro pollici per larghezza. Che presso a Cartagena avvi un altro albero dalle cui spine si raccoglie una corteccia della quale si fanno bel­ lissime tele. Rispetto a quello di Gadi ne vedemmo an­ che noi nell’ Egitto uno consimile in ciò che risguarda i rami ripiegati all’ ingiù^ ma n’ era poi dissimile nelle foglie e non produceva alcun frutto, mentre Posidonio afferma che quello veduto da lui ne era provvisto. In quanto- sdie tele se ne fanno di simili anche nella Gappadocia; ma le spine d’ onde si trae la corteccia non !• produce già un albero, bensì un’ erba pedestre. Nar• I. ' . • •

,(i) H tradnttor francese avverte che in questo periodo manca prdbsbilmenle qualche parola. (3 ) L’ Ebro non attraversa alcun lago : ma a produrre il fe­ nomeno qai accennato basta la forza del vento; oUrecliè le piog­ ge potrebbero , senza cader lungo I’ Ebro , ingrossarlo , qualora gonfiasseio altrove 1 fiumi che in quello poi mettono foce. Ed. frano.

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DELLA CEOGKAFIÀ DI STAÀB0H2

rasi poi ancbe dell' albero di Gadi, che rompendone an ramo ne scorre del lalte ^ e tagliandone una radice ne esce un umore color del minio. E tanto ci basti di Gadi. Le isole Gassiteridi (i) sono dieei, e giacciono le nne vicine alle altre al settentrion* del pmrto degli Artabrì; addentro nel mare. Una di queste isole é deserta^ le al­ tre sono abitate da uomini che portan inantelii di lana n e ra , tonache che discendono fino ai talloni, con una cintura intorno al petto, e p a sse g ^ n o con bastoni; sic* chè rendon sembianza delle Furie che veggonsi nelle tra­ gedie. Vivono poi, per la maggior parte, delle loro greggie alla maniera dei nomadi. Hanno miniere di stagno e di piombo, e permutando questi metalli ed anche le pelli delle loro pecore, ne ricevono in cambio dai mer­ catanti vasi di terra, sale e utensili di rame. £ antica­ mente i Fenici soli mandavau da Gadi a quelle isole le dette mercataazie, celando agli altri cotesta navigazione. Alcuni Romani vollero una volta accompagnare un noc^ chiero per conoscere anch' essi que’ mercati ^ ma colui per invidia cacciò a bello studio la nave sopra un banco di sabbia, perdendo insieme con quella coloro chie vi eran saliti : ed egli salvatosi dal naufràgio ebbe del pubblico erario il valore delle merci perdute. Con tatto ciò i Romani, a forza di tentare, appresero quella na­ vigazione. Quando por anche Publio Grasso vi approdò e vide le miniere essere poco profonde e gli uomini paci' fici a cagione della loro agiatezza, e dati anche al mare, mostrò quella navigazione a chiunque volesse approfit( i) Le Sorlmghe.

375 lam e ^ la quale per altro é maggiore di queHa che dis­ giunge la Brìtannia dal continente (■). Dell’ Iberìa e dell’ iiqle ad essa aditcepti qnwto sia detto (3).
LIBRO TBtZ(>-

( 1) V«oI dire che le Ganitaridi 0 SorUngi* toao piA diiUnti dalle cotte delk Gallia ( i* iotendoao quelle p ro io elio Krctto di Calais) di quello non liano le altra parti delle «M e meridio­ nali dell’ Inghilterra. (G.) (9 ) Forse per negligenza del copista trovansi qoi aggiunte le parole seguita ora la Celtica a l di là delle J lp i , colle qnali comincia il libro quarto.

Fin» del libro terzo.

DELLA

GEOGRAF I A
DI STRABOINE

LIBRO
CAPO

QUARTO
PRIMO

Divisione della GalUa Transalpina, — La Celtica o Narbonese. — M arsiglia. —• Descrizione della costa da M arsiglia fino a* Pirenei. — Pesci fo ssili ed altre singolarità. — Bocche del Rodano. — Co­ ste da M arsiglia al f^aro. — Isole adiacenti. — Popoli e città fr a il Rodano e le A lpi j fr a il Rodano e i Pirenei. — D ei Tettosagi e loro antiche spedizioni. — D ei fiu m i della Celtica.

S eg uita ora la Celtica al di là delle Alpi : della quale fu da noi già descritta all’ ingrosso e la figura e 1’ am­ piezza; ed ora dobbiamo parlare delle singole sue parti. Alcuni adunque ne dividono gli abitanti in tre popola­ zioni, chiamandoli Aquitani, Belgi e Celti (i). E sono gli
(i) La Gallia si divideva in quattro grandi p a rli, Narbonete,

D E L L i GCOGRAFIA Df STRABOSB LIBHO QUAHTO

3^7

Aquitani al tatto distliiti dagli altri, non solo di lingua' ma-ben anco di persóna, conformandosi co g riberì più clie'coi Calati. Gli alti'i sono Calati nell’ aspetto : pur non parlano tutti una medesima lingua ^ nella quale gli uni discordano alcun poco dagli altri. Così parimenti sono in qualche piécòla cosa disformi tra loro nel go« verno e nella maniera del vivere. Aquitani « Celti pertanto chiamano quelli che stanna presso a’ Pirenei e son divisi fra loro dal monte Cemmetio {i). Perocché già si è detto essere tutta intiera la Celtica limitata al ponente da’ Pirenei, i quali toccanoentrambi i mari, sì rintem o come l’esterno^ e all’oriente dal Reno che va parallelo Co’ Pirenei : che nelle parti settentrionali la cinge l’Oceano cominciando dalle estre­ mità settentrionali de’ Pirenei sino alle foci del Beno; e< in quelle di mezzogiorno, il mare di Marsiglia e di Narbon aj poi le Alpi che stendonsi dalla Ligustica fino alle sorgenti del Beno. Da’ Pirenei si spicca ad angoli < retti il monte Cemmeno, e va a traverso di qudle pia­ n a re , in mezzo alle quali pòi termina presso a Lugdu* nò (3 ) dòpo essersi steso per lo spazio ^ i circa due mila stàdii. Chiaman pertanto Aquitani coloro che occupano .

Aquilana, 'Cekica e Belgica. Strabene copiò pcincipalniente Ce­ sare , non osservando e h ’ egli parlò solamente delie tre provinwt da lui conquistate, e tacque della Gallia Narbonese, soggètta 'ai Rom«QÌ p riiw della w a i^ iz io n e . Ed. firm e. i . (i) Le Xievmne.. i< , .

(a) Lione.

...

378

S E t U GBOGBAFIÀ S I STSABOHB

le parti settentrionali deV Pirenei e del Cemtneno, fra r Oceano e il fiume Garonna. Celti quelli che stanno sull’ altra sponda della Garonna, lungo il mare dì Mar> sigila e di N arbona, e congiungonsi con alcone parti dell’ Aipi. Belgi quegli altri che son situati siili’Oceano sino alle bocche del R eno, ed alcuni anche di qadK che abitano lungo questo fiume e le Alpi. Cosi li divise anche il divo Cesare ne’ suoi Commentar) (i). Augusto poi avendo divisa la Gallia in quattro parti congiunse i Celti colla provincia Naibonese ^ riconobbe gli Aquilani di Cesare, ma v’aggiunse dieci altre po> potazioni abitanti fra la Garonna e il Ligerl (a). Ap­ presso divise in due il restante, e ne assegnò a Lngduno quella parte che stendesi fino alle terre dell’ aitò Reno^ e r altra a i Belgi (3).
( 1) Trovansi qni (dice il Gossellin) molti erro ri, probabilmeute perché Strabene cita de’ Commentari di Cesare un estratto imperfetto. Bisogna ricordarsi che il nostro Autore credeva che la catena de’ Pirepei andas^ dal nord al stid, meotra tu invece dal ponente al levante; e siccome egli aggiunge che le Cevenne. ( i[ Cemmeno ) si partono da’ Pirenei ad angoli re ti!, cosi do­ vrebbero stendersi secondo lui dall* occidente all’ oriente, mentre invece si allungano dal mezzodì al nord. Egli finalmente credette che la G aronna, la Loira e la Senna scorressero dal mezzogior­ no al nord : e dopo queste false supposizioni ha dovuto di ne­ cessiti coUoMre fuor de’ veri loro luoghi tutti i popoli che vien neminaodo. il) La Loira. (3) Osservano gli Bd. frane, che Augusto non iwatò punto la divisione generale della G allia, ma solo ne rese «tieliO iuaguale l’ estensione delle province.

T.IB*0 QHAHTO

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Ma Pufficio del geografo si limita a indicare 1« natu> rali divisioni dei paesi, e quelle che procedono dalie differenze dei popoli onde sono abitati, accennando p«r sopra più le cose che vi si trovano degne di rìeordaa« za. Quelle divisioni poi che i principi v' introducono secondo la varia opportunità delle circoetanxe, basta al geografo menzionarle sommariamente, lasciando al«' trui lo spiegarle con maggior diligenza. Tutta questa regione pertanto è irrigata da fiumi, Bi­ coni dei quali discendono dalle A lpi, altri dal monte Gemmeno e da’ Pirenei: e gli uni sboccano nell’Ocean o , gli altri nel nostro mare. I paesi pe’ quali discor» rono sono quasi tatti pianora é colline con canali na> vigabili. E le correnti di questi fiumi sono così bene disposte le une a rispetto delle a ltre , che agevolmente può trasportarsi ogni cosa dalPunor alPaltro mare: perchè non debbono viaggiare per terra se non solamente un piccolo tratto di via; nel restante vanno sempre sui fia> m i, tanto a seconda del loro corso, come al contrario. In questo poi il fi odano ha maggior vantaggio degli a ltri, non solamente' perchè ha molti altri fiumi che in esso confluiscono, ma sì anche perchè mette foce nel M editerraneo, il quale supera il mare esterno, come dicemmo, e perchè scorre a traverso delle province più feconde ( 1 ).
(i) 11 Coray e gli Ed. frane, hanno corretto assai ragionevol■nente questo pieriodo che nulle edizioni ordinarie riesce oscuro per trovarsi fuori di luogo le parole mvwif (conM tìieemmo ). I vanUggi poi del M editemneo sopra 1’ Oceano con­ sistono nell’ aver le coste sotto un clima migliore e abitate da ’ popoli più inciviliti. (V . il lib. ji).

35o'

DELLA GEOCRÀFU DI STRABONE

.Tntta'Ia Gallia Narbonese produce que’frutti inede> sióii che l’ Italia. Chi va poi verso il settentrione ed il monte Gemmeno trova che l’ olivo ed il fico vengono m eno, ma tutte le altre cose vi alligoano. Avvi anche la v ite , ma non reca facilmente a maturanza le uve. T utto il restante- della! Gallia produce molto frumento e kiigito, e ghiande, e bestiame d’ ogni generazione. Nessuna parte di quella provincia è lasciata oziosa, fuòr pochi lu o ^ i doive Le paludi W i boschi impediscono la coltura : ed anche questi però sono abitati, ma pel gran numero delle genti anziché per la loro indu­ stria: perocché quivi le donne sono fecoudissime e san­ no ben nutrire i lor p a rti, ma gli uomini si danno al mestiere dell’ armi piattostochè alL’agricoItura. Ora per altro sono necessitati, déposte l’ a rm i, di attendere alla coUivazione dei campì. E questo io dico in gene­ rile di tutta la Celtica al di là delle Alpi (i). Ripiglian­ do ora il discorso intorno a ciascuna delle sue quattro p a rti, ne daremo una breve descrizione facendo prin­ cipio dalla Narbonese. Quésta provincia iti quanto alla figura è uqa specie di parallelogrammo (2 ) , circoscritto a occidente da’ Pi­ renei , dal Cemmeno a settentrione, a mezzogiorno dal n » re che stendesi fra i Pirenei e Marsiglia, all’Orìente, in parte dalle A lpi, in parte da una linea retta che va
( 1) iati Gallia Transalpina, come i Romani dicevano; cioè la Francia. <a) ÀQcbe. questa figura si fonda sull’ opiniooe dell’ Autore i n ­ torno alla iituazione de’ Pirenei e delle Cevenne. (G.)

LIBRO

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perpendicdarmeble d«He A4pi stesse fino al monte Gemmetto, il quale pei steadesi fino al Rodano, facendo un angolo retto eoa quella tinca tirata dalle Alpi. Al fianco meridioiude £ questo parallelogrammo si con­ giunge la spiaggia marittima occupata dai Marsigliesi e dai Salii (i) fino al paese dei Liguri, verso l’ Italia ed il £ume Varo, il quale (come già dissi) è il confine deUa Gallia Narbonese dalla parte dell’ Italia , e nella state è di poco momento, ma durante l’iuverno si allar­ ga fieo a sette stadi! (a). Di quivi la costa si stende fino al tempio di Venere Pirenea^ e quello è il confine tra questa proTÌncia e Flberìa. Altri però sogliono indicare com« confini Ira l’Iberia e la Celtica i Trofei di Pompeo. Y’ hanno poi da quivi a Narbona sessantatrè miglia, da Narbona a Nemauso (3) ottantotto; da Nemauso alle Acque Sestie presso Marsiglia , passando per Ugerno e per Tarascona, cinquantatrè; «diquivi ad Àntipoli ed al fiume Varo settantatrè : sicché tutti insieme fanno duecento settantasette miglia (4)> Alcuni però dal tempio di Venere sino al Varo contano duemila e sei­ cento stadii ; e v’ ha chi a questo numero ne aggiunge
(i) Costoro occupavano la Provenza. (G.) ^a) 11 V aro, che ha conservato il suo nome , è piuttosto un torrente che un fiume. (G.) - Mon trovasi poi dove l’Autore ne abbia; parlato da prima, sicché qudle parole come già d itti, i t tiirar ì i f i r t f t t , paiono soverchie. (3) Nimes. Le Acque Sestie sono ora A ix ; ed Ugemo è

Beaucaire.
(4) L e misure qui indicate non si trovano corri^ondenti a quelle degli antichi llinerarii.

^8a

DELLA GEOGRAFIA DI «THABOHE

altri duecento : perocché non sodo tiiUi d' accordo in­ torno alle distanze. Rispetto all’ altra via che attraversa i Yoconzii ed il paese di Cozzio ( i) , si percorre la stessa strada da Nemauso fino ad Ugerno ed a Tara«cona : ma di qaivi poi sino ai confini dei Yoconzii ed al punto dove comincia 1’ erta delle Alpi, attraversan­ do la Druenza e Gavallione v’hanno sessantatrè miglia, ^ novantanove per andare agli altri confini dei Yoconzii dalia parte del paese di Cozzio nel borgo di Ebroduno (2 ). Altrettanti se ne contano da qnest’ ultimo paese fino ad Ocelo (3), confine del paese di Cozzio^ passando pel paese di Briganzio, ScingomagO e per le alte Alpi. £ già il paese che tien dietro a Scingomago porta il nome d’ Ita lia , sebbene sia soltanto a ventisette miglia da Ocelo. Marsiglia fondata già da’ Focesi (4) giace in nn paese sassoso : il suo porto è scavato in un masso che ha la forma di un teatro, e rivolto al mezzogiorno (5) ; e tutta la c ittà , eh’ è di notabil grandezza , è ben fabbricata. Sulla rocca poi è costrutto il tempio Efesio e quello di
(i) n paese di Brianione. Le Alpi Cozie ricevettero il nome da questo p rin cipe ricoDosciuto ind ip end ente da Angusto e vis■nto fio sotto Nerone. Alla oAorte di lui i suor Siati diventarono provincia romana. (G.) (a) Cflisl dee leggersi invece di Epebrodmo, Ora poi dicesi

Embrum. (3) Uxemu.
(4) Circa 6 0 0 anni prima dell’ era volgare. (G.) (5) La posizione di Marsiglia non è ora precisamente quella di p rim a, però il suo porto è ora volto all’ ovest.

LIBIO QUARTO

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Apollo Delfio : dei quali quest’ ultimo è cornane a tutti § r lonii : r altro tempio ò coosacrato a Diaaa Efesia. Perocché è fama che quando i Fecesi stavano per pai> tirsi dalle loro contrade, aik oracolo comandò loro di pigliarsi da Diana Efèsia il cobdottiero di quella navi* gazione. Essi pertanto venuti ad Efeso , domandarono in qual modo potrebbero ottener dalla Dea ciò che Po* racolo aveva ad essi ordinato: ed ecco la Dea apparire in sogno ad Àri$tarchea, una delie più illustri matrone d’ Efeso, e ordinarle di accompagnare i Focesi, por­ tando seco qualcuna delle sacre immagini (i). Cosi ella fece, e quando la colonia fu stabilita, i Focesi edifica­ rono il tempio^ e come coloro che veneravano somma* mente Aristarchea, nominaronla sacerdotessa. Quindi anche in tutte le città che traggono la loro origine da Marsiglia, Diana suol, essere venerata fra le prime divinità, e nella figura della sta tu a , e in tutte le altre istitusioni seguono pienamente ciò eh’ è stabilito nella metropoli. . 1 lyiarsigliesi poi hanno un governo aristocratico, il meglio regolato di tu tti, avendo fondato un sinedrio d’uomini che in numero di cinquecento tengono quella carica per tutto il tempo della loro vita, sotto il nome di timochi (a). Quindici di costoro presiedono a tutto il concilio ed hanno l’incarico di espedire le faccende che
(i) L’ espressione m tS> iifS i potrebbe significare anche un disegno del tempio e delle statue, (Ed. frane.) (a) Da r</t« onore e da possedere. Però il Buonacciuoli tradusse Onorati.

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D E L L l eEO G R À FIÀ D I STRABONE

occorrono di mano in mano : e fra questi quindici se n ’ eleggono ancora tre con maggiore autorità degli al­ tri. Nessuno può esser fatto timoco se non ha figliuoU o non è uscito d’ una famiglia che almeno da tre gene* razioni appartenga a quella cittadinanza. Le leggi sono ioniche, e soglionsi esporre pubblicamente. Il paese porta olivi e viti; ma scarseggia di frumento per Pasprezza del terreno, li perchè poi confidando meglio nel mare che nella terra, si sono dati di preferenza all» navigazione, siccome occupazione più naturale e più con­ veniente a loro. Tuttavolta in progresso di tempo col loro coràggio si sottomisero alcuni dei luoghi circonvicini con ^ e ll e forze medesime colle quali fondarono anche alen­ ile città da servir poi a loro come di propugnacoli ^ per esempio nell’ Iberia (i) contro gPIberi, fra i quali tras­ portarono anche i patini lor riti di Diana Efesia^ per modo che anche quei popoli cominciarono quindi a sagrificare secondo Pusanza dei Greci. Lo stesso dicasi di Rode ed Àgata (a) fabbricata contro que' barbari che abitano lungo il Rodano ^ poi di Taurento, O lbia, Àntipoli e-JVkea (3), opposte alla nazione dei Salii ed ar Liguri abitatori delle Alpi. Hanno inoltre i Marsigliesi arsenali ed armerie ^ e in antico ebbero grah copia di navi, d’ armi e di macchine occorrenti così alle spedi­ zioni di mare, come alla espugnazione delle città: coHe quali poterono poi e resistere ai barbari, e rendersi
(i) Tali sono Emeroseopio , Emporio e Rodope , delle cjuali Slrabooe ha già parlato descrivendo la Spagna. (a) Agde. (3) O ra Taurento, Euba, Anlibo e Niiza.

LIBRO QUARTO

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amici i Romani, i quali ebbero da loro molti vantaggi, e li aiatai'ono di ricambio ad ingrandirsi. Però Seslio dopo avere abbattati i Salii, fondò, non molto discosto da Marsiglia una città (i) alla quale impose il proprio nome e quello delle acque calde ch’ ivi trovavansi (di­ cono cbe ora in parte son fredde); e vi pose un presidio romano: e così cacciò via i barbari da quella spiag­ gia cbe da Marsiglia conduce in Italia, d’ onde i Mar­ sigliesi non avevano mai potuto interamente cacciarli. Ma anche Sestio non potè se non costringerli a dilun­ garsi dal mare per lo spazio di dodici stadii net luoghi dove trovò buoni p o rti, e di otto soltanto nei siti aspri e importuosi ; aggiungendo al Marsigliese il terreno abbandonato da quelL'. Trovànsi poi nella rocca molle spoglie guerresche tolte dai Marsigliesi in continue bat­ taglie navali a quelli cbe ingiustamente vollero dispu­ tar loro il dominio del mare. E furono anticamente in prospera fortuna, come pel re s to , cosi sopra tutto pei:^ 1’ amicizia che avevano coi Rom ani, della quale si po­ trebbero addurre parecchie prove ; e fra le altre il si­ mulacro di Diana cbe questi consacrarono sull’ Àventiu o , simile in tutto alla forma di'quello de’ Marsigliesi. Ma nella guerra civile fra Pompeo e C esare, avendo costoro aderito alla parte che rimase poi viota, perdet­ tero molta della loro prosperità. Restano per altro tuttora
(i) Aquae Sexliae , ora A tx. - lii quanto alle acque così ne parla Solino : Quorum calar , olim acrior, exhalalux per lempara evaporavit; nec jam par est fam ae priori. La vittoria poi di Seslio si riferisce all’ anno 6 2 9 di Roma. (Ed. frane.)

STtAiatìEf lom. I l,

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DELLA

g e o g r a f ia

DI STRABOSE

i vestigi (leir antico zelo eli quegli uom ini, priacipal* mente rispetto al costruir macchine ed alle cose c h e servono alla marina. Se non che ammansauclosi più e più sempre i barbari circonvicini, ed essendosi volti già dalla guerra alle cose civili ed alla coltura dei campi , per la prevalenza acquistatavi dai Rom ani, non accade ai Marsigliesi di esercitarsi oggimai punto nè poco nelle cose predette. E lo dimostra ciò che si vede pre­ sentemente a Marsiglia : perocché tutti gli nomini più gentili si danno all’ eloquenza ed alla filosofia : e cosi quella città da poco tempo è divenuta una scuola d e ' b a rb ari, e destò fra i Galli cotanto amore degli studj greci, che scrivono nella lingua di quella nazione per si> no i contratti (i); e già i più illustri Romani preferiscono di andare per istruirsi a Marsiglia piuttostochè ad Ate­ ne. I Galli poi, seguitando Tesempio di que’cittadini, con­ sacrarono anch’ essi 1’ ozio che la pace ad essi pro­ cura a que’ medesimi studj ; nè solamente i privati, ma tutti pubblicamente: perocché e i cittadini in particolare e le città in comune sogliono avere e professori di lettere e medici stipendiati. Della frugalità e parsimonia dei Mar> sigliesi si può poi stabilire questo non piccolo indizio,
(i) Qaesl’ usaaza però (dicono gli Ed. fraDc.) si vuol inten­ dere solamente del Galli abitanti quella parte occupata dai R o­ mani solto il nome di provincia romana, e di alcuni popoli limitrofi. Ed anche fra questi si vuol limitare ai nobili ed ai d ru id i, perchè soltanto queste due classi potevano fare contralti, mentre il popolo consideravasi come schiavo: Nam pUbs pene

servorum habetur loco, tjuae per se nihil au d et, et nulli a~ dhibetur consUio. Caesar, lib. v i, c. i3.

LIBRO QUARTO

38^

che la maggior dote appo loro è di ceóto aurei ^ e cin­ que di tali moDete bastano agli abiti della spo«a, e cin­ que a'suoi ornamenti d’oro: nè è lecito oltrepassar que­ sto limite. Finalmente, così Cesare, come gli altri prin­ cipi furono assai moderati nel punire le colpe nelle quali i Marsigliesi guerreggiando erano incorsi, ricordandosi deir antica amicizia ^ e conservarono a quella città la primitiva sua indipendenza ; sicché nè quella nè i sud­ diti suoi non sono tenuti di ubbidire ai magistrati che mandansi in quella provincia. E ciò basti di Marsiglia. La parte montuosa de’ Salii inclina dall’ occidente al settentrione allontanandosi a poco a poco dal mare. La spiaggia invece che va verso il ponente, quan­ do è pervenuta a circa cento stadii dalla città de’ Marsigliesi, dov’ è un promontorio di ragguardevole ampiezza vicino a una cava di p ietre, comincia a piegarsi a foggia di un seno , formando il golfo Galatico che finisce al tempio di V enere, detto Capo de’ Pirenei (i), ed anche capo Marsigliese. Quel seno poi è doppio : perocché la sua spiaggia è divisa nel mezzo dal promontorio Sezio (a) e dall’ isola di Blascone a quello vicina : e di questi due seni il maggiore, nel quale si versa il Rodano, chiamasi propriamente Ga(i) II Capo Creus. (a) Ora Celle. L’ isola menzioaaUi subilo dopo è udo scoglio riinpelto ad jig d e , il quale fu coDgiunto poscia colla spiaggia per fare il porto di jigde slessa. Il promontorio di Ctlle (ch e Slrabone denomina monte Sigio) sporge assai meno di quello che non dicono Slrabone stesso e Tolomèo c in generai* tntli gli amichi. (Ed. frane.)

388

D E L L * O E O G R A F U D I STBABONE

latico (i)^ il minore è quello che stendési da Narbona fiao ai Pirenei. La città di Narbona, pertanto è situata al di sopra delle bocche dell'Àtace (a) e della palude Narbonese, ed è il più grande emporio di quelle regioni. Verso il Rodano pòi avvi la città di Àrelate (ii), la quale è anch’ essa un emporio di non piccolo mo­ mento : e queste due città sono quasi ad uguale distan­ za fra loro, quanto Narbona è lontana dal promontorio di Venere, ed Arelate da Marsiglia. Da ambe le parti poi di Narbona scorrono altri Gumi, gli uni (dicesi) dai monti Gemmeni, gli altri da’ Pirenei ; e lungo le loro sponde sono alcune città, alle quali si può navigare con grossi le^ni. Da'Pirenei discorrono ilRnscinone e l’IIibirride (4), ciascuno dei quali ba una città che porta lo stesso suo nome. Presso al Ruscinoae avvi anche un lago, e un ter­ reno paludoso poco al di sopra del m are, pieno di sa­ line e di muggini fossili. Però se T uomo scava colà a due o tre piedi di altezza, e immerge il tridente nell’a­ cqua fangosa che trova, può facilmente trafiggere uno di questi pesci di notabii grandezza : essi nutronsi di fango come le anguille. Questi adunque sono i fiumi che scorrono da’ Pirenei fra Narbona e il capò di Venere. Dall’ altra parte di Narbona se ne vanno dal monte Cemmeno al mare alcuni a ltri, come a dire l’ Atace , r Obri (5), lungo il quale è fondata la ben munita città
' (>)

golfo di Lione.

(a) V A u d e .
(3) Arhs. (4) Ora Te/ « Tech. (5) Orbe.

LIBRO QtìÀRtO

38g

di Bittéra presso a N arbona, ed il Raarari su cui sta Agatha colonia de’ Marsigliesi. Questa spiaggia ha dunque la singolarità già detta de’ pesci fossili ; poi n’ ha un’ altra quasi maggiore di quésta, e della quale mi propongo di parlare al presente. Fra Marsiglia e le bocche del Rodano avvi una pianura distante dal mare cento stadii all’ incirca : la sua forma è roto n d a, e il diametro è pure di circa cento stadii : e chiamasi la pianura sassosa perchè è tutta piena di pietre grosse quanto la capacità di una mano , di mezzo alle quali poi spunta un’ erba d’ onde le pecore hanno un’ abbondante pastura. Fra queste pietre s’ aduna un’ acqua salmastra e vi si forma anche il sale. In tutto poi il paese, anche in quello situato più in alto , sofBano venti continui ^ ma sulla pianura già detta trae principalmente il vento settentrionale vio­ lento ed orribile, il quale dicono che agita e sommove alcuni dei sassi ond’ è p iena, e col suo soilQo gi^ta gli uomini giù dai c a rri, e li priva delle armi e delle ve* sti. Aristotele pertanto afferma che quelle pietre so­ spinte alla superfìcie per forza di alcuni di que’terremott che sono denominati £ra«(i (i), andarono naturalmente a raccogliersi nelle parti più basse. Posidonio invece è d’opinione che quella pianura anticamente sia stata ua lago, inariditosi poi in conseguenza di una forte agi­ tazione, per la quale si ruppe in molte piccole pie­ tre somiglianti ai ciottoli dei fiumi e delle spiagge
(i) Bfatrrat o da eruzioni. (Ed. frane.) dicevansi i terremoti accompagnati

SgO

DELLA GEOCRAFIA DI STRABORE

marittime , sì nella grossezza come nella levigatura. E cosi questi due scrittori stndiansi di spiegare questo fe­ nom eno: ma non mi pare (i) credibile il ragionamento nè delPuno nè delPaltro; perocché que’ ciottoli così ra­ dunati non poterono nè raccogliersi da sè stessi iu u a medesimo luogo, nè formarsi d’acqua agghiacciata * , ma bensì dovettero nascere da pietre più grandi, dalle quali staccaroDsi di mano in mano che quelle si vennero rom­ pendo. Ma Eschilo, o che vedesse la difficoltà di spie­ gare questo fenomeno , o che da altii gli fosse così rac­ contata la cosa, ne fece una favola: perocché presso lui Prometeo indicando ad Ercole la strada che dal Cau­ caso guida alle Esperidi, così dice : u Verrai all’imper» territa gente de’ Liguri, dove sebbene tu sia valoroso » ti troverai in grave difficoltà, perchè è destino che ti » vengano meno le frecce ; nè ti verrà fatto di racco» gliere alcun sasso dal suolo, il quale è tutto nn pan» tano. Ma Giove poi vedendoti in quell’ affanno avrà » di te compassione ; stenderà nel cielo una nube che » piena di pietre rotonde adombrerà la terra ; e tu arn maio di quelle pietre potrai facilmente domare la n schiatta dei Liguri. » Ma ( dice qui Posidonio) non sarebbe stato miglior consiglio far sì che quelle pietre rovinassero sopra i Liguri stessi e li seppellissero tutti, anziché fare che Ercole fosse ridotto ad averne tanto
(i) JVb» mi pare. Cosi correggono gli Ed. frane. 11 testo dice invece mi pare, in ta tte fi'tt. Il Coray per togliere la contrad­ dizione di questo periodo vorrebbe espungere la negazione che viene appresso >v

LIBRO QOÀRTO

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bisogno 7 Tultavolta egli è certo che per combattere una gente si nnmerosa dovette aver d’ uopo appunto di quella moltitudine di sassi : sicché in questa parte mi sembra più ragionevole chi compose la favola, che non colui il quale si fa a censurarla. Oltreché il poeta di> cendo che tale era il decreto del Fato, non lascia luo­ go a veruna censura. Perocché se non fossero la prov­ videnza e il destino si troverebbero parecchie delle cose umane e naturali, dove forse potrebbe dirsi che meglio sarebbe se fossero altrimenti da quello che sono : per esempio , che T Egitto avesse sue piogge, ansichè aver bisogno che 1 ’ Etiopia l’ innondasse : che Paride avesse naufragato mentre viaggiava alla volta di S p a rta , anzi­ ché rapirne Elena e pagar poi la pena dopo il delitto, causando cotanta strage di Greci e di barbari ; dulia quale poi Euripide recava la colpa a Giove , dicendo :

Jl padre Giove deliberato che i Troiani soggiacesse' o ad una sventura^ e che i Greci fossero castigati^ ordinò queste cose. Rispetto alle bocche del Rodano, Polibio contraddice a Timeo, dicendo che non sono cinque ma d ue: Arte* midoro ne annovera tre. Più tardi poi Mario, vedendo che la foce del fiume ottura vasi dalle continue allu< vioni, sicché l’ adito ne riusciva difficile, scavò un nuovo canale in cui raccolse il grosso del fiume, fa> cendone dono ai Marsigliesi in premio del soccorso prestatogli nella guerra contro gli Ambroni ed i Toigeni (i) : ed essi ne ricavarono una grande ricchezza po>
(i) Popoli elvetici che si udìfodo coi Cimbri per venire in Italia, e ch« furono poi vinti da Mario presso Aix. (G.)

Sga

DELLA G Éb& R À ^IA D I StR A B O H E

oendo una tassa a chiunque navigava su ó giù per quel­ le acque. Gontuttociò è ancora difficile P ingresso delle navi in quel fiume per la violenza delle acque, pel ter­ reno che queste vi apportano e per la situazione del luogo sì bassa, che quando l’aria è alcun poco oscura non è possibile vedere nemmanco gli oggetti vicini. Quindi i Marsigliesi vi fecero costruire delle torri che servissero come segnali, appropriandosi così in ogni modo quel luogo ^ ed avendo pigliato possesso anche di quel terreno che dalle bocche del fiume è abbracciato a ^uisa di un’ ìsola , vi fabbricarono sopra un tempio e lo consacrarono a Diana Efesia. AI di sopra delle bocche del Rodano trovasi poi un lago d’acque marine denominato 5toma/imna (i), abbondevolissimo d’ ostri* che e di pesci. Alcuni lo contano fra le bocche del Ro­ dano , e principalmente coloro che le fanno ascendere a cinque (2 ): ma in questo pure s’ingannano^ perocché v’ ha un monte fra mezzQ, il quale disgiunge il lago dal fiume. Questa pertanto è P estensione e la natura di quella spiaggia che va da’ Pirenei a Marsiglia. Quella poi che di ^ ì v ì steudesi al Varo ed ai Liguri ha parecchie città de’ Marsigliesi, come a dire T aurento, Olbia, Antipoli, Nicea, il porto di Cesare Augusto detto Foro .Giulio, e posto fra Olbia ed Antipoli ^listante circa cin­ quecento stadii dalla città di Marsiglia. Il fiume Varo è nei mezzo fra Antipoli e Nicea, a circa venti sladii da
(1) Cioè Iago che sbocca in mare. (2 ) Le edizioni ordinarie leggono sette.

lìB K D QOARTO

SgJ

<|aesta , e sessanta da quella : di qualità cbe secondo te nuove divisioni dei confini, la città di Nicea appar-> tiene all’ Italia, sebbene sia soggetta ai Marsigliesi : I quali a dir vero fabbricarono le predette città contro i barbati circonvicini, acciocché se queUi eran padroni del territorio, ad essi almeno restasse libero il mare. Perocché quel paese é montaoso e naturalmente forte ^ ma presso a Marsiglia, dov’é occupato dai Salii (i)-s’apre nno spazio piano di mediocre grandezza: nel resto chi procede verso Ponente trova che il paese si viene sempre più restringendo fra le montagne ed il mare, per modo cbe appena lascia una via da potervi passare. Questi luoghi sono occupati nel principio dai Salii, e nell’ e> stremila poi da’ Liguri confinanti coll’ Ita lia , e dei quali parlerassi altrove. Qui frattanto si vuole aggiun­ gere, che sebbene Antipoli sia situata nella Gallia Narbonese, e Nicea nel territorio d’ Italia, nondimeno questa è soggetta ai Marsigliesi e fa parte della loro provincia^ e quella invece si conta fra le città italiane, e fu tolta ai Marsigliesi e dichiarata libera da ogni loro giurisdizione. Dinanzi all’ angusta spiaggia or ora menzionata, par* tendosi da Marsiglia, stanno le isole Stecadi (2 )^ tre delle quali sono ragguardevoli, e due piccole 5 e le coltivano i Marsigliesi. Anticamente vi stava un presidio, per im­ pedire che vi approdassero i b arb ari, giacché sono an­ che ben provvedute di porti. Dopo le Stecadi sono
( 1 ) I Provenzali. (2 ) Ora Isole d’Hières.

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DELLA GEOGRAFIÀ DI STRABONG

4*Iaoasia e Leroae (i) ameodue abitate. Qaest’altima in cui trovasi il tempio di Lerone, è posta dirimpetto ad Antipoli. Vi si trovano poi ancbe alcune altre isolette le qaali non meritano d'essere menzionate, alcune rim* petto proprio a Marsiglia, altre lungo il restante della spiaggia fin qui descritta. Dei porti sono notabili quello di Foro Giulio e quel di Marsiglia: i restanti sono me­ diocri , ira i quali comprendiamo anche quello deno^ minato Oxubio dai Liguri Oxubii. E ciò sia detto di quella spiaggia. Il paese situato in fra terra è circoscritto principal­ mente da montagne e da fiumi. F ra questi è notabilissi­ mo il Rodano, il quale è grandissimo e può essere per un gran tratto navigato contro il corso dell’ acque, ed è accresciuto da molte correnti cbe vi mettono capo. Ma si conviene ragionare di queste cose ordinata* mente. Chi dunque si parte da Marsiglia e procede verso il paese situato fra l’ Alpi ed il Rodano sino al fiume D ruenza, trova i Salii luogo uno spazio di circa cinquecento stadii. Attraversando poscia il fiume e approdando alla città di Cabliona (a), si trova tutto il paese dei Gavari fino a quel punto dove P Isara entra nel Rodano e dove anche il monte Gemmeno vien quasi a congiungersi con questo fiume: e lo spa­ zio dalla Druenza a quel sito è di settecento stadii. Abitano poi i Salii in que’ luoghi' cosi le pianure come
(i) Le isole di S. Onorato e di Santa Margherita. Dell’eroe Lerone non trovasi parlato da nessnn altro autore. (a) Cavaillon.

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le montagne. Ed al di sopra dei Cararì stanno i Vo« conzii, i Tricorìi, gPlconii ed i Medolli. F ra la Dmenza e r Isara discendono dalie Alpi anche altri fiumi a sca« ricarsi nel R odano, due dei quali scorrono intorno alla città dei Cavari ( i ) , ed entrano poi nel Rodano con una sola corrente. Avvene poi un terzo, il Sulga (a), che si mischia col Rodano presso alla città di VindaIona, dove Gneo Enobarbo in una grande battaglia sconfisse parecchie migliaia di Celti. In mezzo a que­ sti fiumi stanno le città degli Avenii e degli Aransii (3), ed anche Aetia^ la quale (dice Artemidoro) ò vera> mente aerea per essere fabbricata sopra una grande altezza. In generale pertanto tutta quella regione è campestre e di buoni pascoli, fuor solamente la parte cb' è da Aeria fino alia Druenza (4 ), dove si trovano passi angusti e boscosi. In quel sito poi dove P Isara e il Rodano e il monte Cemmeno si toccano, Quinto Fabio Massimo Emiliano con men di trenta mila soldati sconfisse duecento mila C elti, e v' innalzò un trofeo di marmo bianco, e due tempj, uno a Marte e P altro ad Ercole. Dall’ Isara fino a V ienna, metropoli degli Allobrogi situata lungo il Rodano, v’ hanno trecento venti stadii.
(i) Nella lezione U òviftit xuì O iifitt la città de'Ca­ vari e dei Vari , si credono comunemente intruse per errore de’ copisti le nltime parole. (a) Il Sorga - Vindalona è Vedhne. (3) Avignone ed Grange. (4) II Coray non esita a sostituir questo nome a quello di A«vp/«><e.

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D E L L ! CEOGRAFtA t)I STRÀBONE

Non molto al di sopra di Vienna è Lugduno, doro 1’ Àrari e il Rodano si mischiano insieme. Da Vienna a Lugduno, viaggiando per terra a traverso del paese degli Allobrogi, si contano circa duecento stadii ; per acqua poi qualche cosa di più. £ un tempo gli Àllobrogi fecero spedizioni guerresche con molte migliaia di soldati^ ma ora sono dati a coltivare i campi e le valli delle Alpi. E per la maggior parte vivono in borgate; e i più illustri abitano Vienna , la quale fa anch' essa , già tempo, un semplice borgo, ma poscia ne fecero una città e la denominarono capitale della nazione. Essa pure à situata lungo il Rodano, il quale si disserra dalle Alpi già grosso e impetuoso, sicché anche quando si spinge a traverso del gran Lemano ( 1 ), la sua corrente vi si vede > distinta per Io spazio di molti stadii. Pervenuto poi nelle pianure degli Allobrogi e dei SegoziaDÌ, s’ ineontea coll’ Àrari presso L ugduno, città soggetta a que­ sti ultimi. Anche 1 ’ Arari discorre dalle Alpi e divide i Sequani dagli Edui e dai Lineassi ; poi riceve in sè il D u b i, che discende anch’ esso da quelle montagne ed è navigabile ; e prevalendo il suo nom e, sicché tutti e due si dicono Arari, va con esso a gettarsi nel Rodano. Il quale impone invece all’Arari il proprio nome, e via prosegue il suo viaggio a Vienna. Tutti e tre questi fiumi nel principio del loro corso vanno a settentrione^ poi inclinano verso ponente ; e quando all’ ultimo si sono uniti in un alveo solo, fanno un’ altra svolta di nuovo correndo verso il mezzogiorno finché, dopo
( 1) Il lago di Ginevra.

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aver ricevute le acque di parecchi altri fiumi, sboc> cano in mare. SifTattó adunque è il paese posto fra le Alpi ed il Rodano. L 'a ltra sponda del fiume è abitata per la maggior parte dai Yolci soprannomati Arecomici. Dicòno al­ cuni che il porto di questa gente è la città di Narbona, la quale più giustamente direbbesi porto di tutta la Gel* ticaj tanto essa è da lunghissimo tempo superiore alPaU tre nel commercio. I Volci pertanto abitano vicino al fiume Rodano, avendo rimpetto a sè nella riva opposta ì Salii ed i Gavari : ma il nome dei Cavar! prevalse tal­ mente in que’ luoghi, che con quello soglionsi menzio­ nare quanti barbari abitano colà intorno: benché a dir vero non sono più b arbari, ma si uniformarono per la maggior parte ai Romani nell’ idioma e nel vivere, ed alcuni anche nella forma del governò. Vi sono poi alcune altre oscure e piccole nazioni, le quali si stendono da­ gli Arecomici fino ai Pirenei. La metropoli degli Arecornici è SFemauso, la quale si di commercio come di fo­ restieri è molto inferiore a N arbona, ma la sorpassa nel numero dei cittadini. Perocché tiene sotto di sè ventiquattro borghi tutti d’ una stessa gente, ed assai ben popolati; e gode (i) del diritto, del Lazio, di ma­ niera che quanti in liemauso erano creduti degni di esser fatti edili o questori consideravansi come Roma­ ni. D’onde poi quella nazione non si trova soggetta per
(i) Il Coray legge Gli Ed. frane-, e il Silaodro lessero riferendo cosi il diritto del Lazio non solo a Nemauso ■, ma a tutte le ventiquattro borgate.

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d e l l a CEOGRÀFU d i 5TRÀB0HE

nulla a liiagistratl spediti da Roma. E<1 é situata que­ sta città lungo la strada che dall’Iberìa conduce in Ita* lia^ la quale di state è comoda, ma nell’ inverno e nella primavera suol essere fangosa e inondata da fiumi, al­ cuni dei quali tragittaosi sopra b arche, alcuni invece sopra ponti fatti di legno o di pietre. E queste di{fi'> (coltà provenienti dall' acque sono causate da torrenti, i quali continuano qualche volta a discorrer dalle Alpi fin nella state a cagione delle nevi che si lique&nno. la quanto alla strada già m entovata, un ramo va diritto (come dicepimo) alle Alpi attraversando i Voconzii^ e questo è il più breve, Taltro che segue la spiaggia mar­ sigliese e ligustica è più lungo, ma offerisce più facili passaggi in Ita lia , divenendo quivi più basse le monta­ gne frapposte. Nemauso poi è lontana dal Rodano cir­ ca cento stadii, considerando quel punto di cotal fiume dove sull’ opposta riva trovasi la piccola città di T arascona ; e da Narbona è distante settecento venti. Toc­ cano il monte Gemmeno, e ne occupano anche il fianco meridionale fino alle sue estrem ità, i Yolci denominali Tettosagi con alcuni altri popoli. Ma di questa parlere­ mo altrove. I Tettosagi abitano in vicinanza de’ monti P iren ei, toccando alcun poco anche il fianco setten­ trionale del monte Gemmeno (i), ed hanno un paese ab­ bondevole d’ oro. Congetturasi che un tempo essi fos­ sero potenti e numerosi per modo c h e , venuti a sedi*
(i) Cioè il lato setleBtrionale delle Cevenne Ira Lodève e To­ losa. Bisogna ricordarsi (dice il Gossellia) che secondo Slrabone le Gevcpne andavano dall’ ouest all’ est.

L im o QVÀSTO

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zione, cacciaron de' proprìi confini una gran moititudine di loro com patrìotti, alla quale si congiun­ sero quindi anche molli altri delle nazioni circonricine. Alcuni poi di costoro occuparono la Frigia confi­ nante colla Cappadocia e coi Paflagoni : di cbe ci ri­ mangono in prova tuttora i Tettosagi di quella regio­ ne ; perocché trovandosi colà tre nazioni, quella che occupa Àncira ( 1) porta cotesto nom e, e le altre due sono Trocmi e Tolistobogii. E che anche questi sieno provenuti dalla Celtica n’é prova la somiglianza ch’essi hanno coi Tettosagi^ ma da quale provincia siansi par­ titi noi potremmo affermare : perocché non troviamo che al presente v’abbiano popoli di cotai nomi né al di d e n tro , né al di fuori delle A lpi, nè sulle Alpi stesse ; ma è probabile che a cagione delle frequenti emigra­ zioni sian venuti a mancare, siccome intervenne anche di parecchie altre genti. Cosi anche quel Brenno (2 ) il quale si spinse fino a Delfo è da alcuni denominato Prausio ; ma non potremmo poi dire in qual parte del mondo questi Prausii da prima abitassero. E dicesi che anche i Tettosagi furono in quella spedizione di D elfo, e che i tesori trovati appo loro nella città di Tolosa da Cepione condottiero rom ano, fossero una parte del bottino del tem pio, a cui quelle genti aveva(i) Jjtgora. (i) La lezione comune ro B f i t n t , ed anche quella adottata dal Coray « ci rS i Bfttrét lasciano in­ certo il significato della panda. L’intendimento però dell’ Autore non pub esser dubbio.

DELLA GEOGRAFIA D I STRABOSE

no poi aggiunto aoiche del proprio e consacratolo in­ sieme per propiziarsi quel Dio (i) : ed afTermàao alcuni che Cepione per avere osato por maoo a quel tesoro finì miseramente la v ita , cacciato come sacrilego dalla pa­ tria , e lasciando dopo dì sè due figliuole, le quali, al dire di Timogene (a), furono svergognate e finirono turpemente. Ma più credibile è in ciò il l’acconto di Posidonio. Secondo lui il tesoro trovato in Tolosa ascendeva a circa mille e cinquecento tale n ti, e trova<> vasi parte riposto nel tempio, parte, ne’ laghi sacri, non già in moneta coniata, ma in verghe d’ oro e d 'a r ­ gento : ma il tempio di Delfo ( egli dice ), quando ebb& luogo la spedizione dei Galli, non avea più di così fatte ricchezze, delle quali aveyanlo già spogliato i Focesi (3) nella guerra sacra. Che se pure una qualche parte ve ne fu trovato, dovette esser divisa fra molli. Qltréchè non par verisimile che i Tettosagi se ne tornassero sani e

(i) Giustino racconta che i Tettosagi ritornati da quella spe­ dizione a Tolosa loro patria, furono assalili da un morbo pesti­ lenziale , del quale non poterono liberarsi per consiglio dei loro indovini, se non gettando nel lago di quella città tutto 1' oro e r argento che vi avevan portato. (Ed. frane.) (a) Costui avea scritta la storia dei Galli. La sua opera, della quale fa menzione anche Ammiano Marcellino, audò perduta. (3) Gli abitanti delle Focide eccitati alla guerra da uu decccto che gli amfìzioui avevano scagliato contro di lo ro , furono poi obbligati di manomettere i tesori del tempio per sostenerne le spese. L’ oro e l’ argento eh’ essi ne tolsero ’ si fa ascendere a M,ooo talenti, vai quanto d ire » 53 milioni di franchL (E d . frane.)

LlBKO QUARTO

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salvi da quella spedizione ai proprii paesi: sapendosi come dopo che si partiron da Delfo faroao da molte miserie travagliati, e, venuti a discordia fra loro, andarono qua e tà in varie parti dispersi. Però si vuoi dire piuttosto, siccome affermano Posidonio stesso e molti altri, che la Celtica avesse parecchi tesori, per essere quella regione ferace d’ oro , e abitata da uomini superstiziosi ed av« vezzi a vivere senza sontuosità: i quali poi nasconde­ vano come in luogo sicuro P oro e P argento nei loK laghi. 1 Romani pertanto quando si furono impadroniti di quei paesi, venderono pubblicamente cotesti laghi, nei quali molti dei compratori trovarono poi grandi masse d’argento. Anche in Tolosa eravi un sacro tempio tenuto in gran riverenza dai popoli circonvicini ; il quale anch’ esso abbondava di grandi tesori, essendo molti coloro che ve li deponevano, senza che njuno mai fosse ardito di toccarli. Ed è la città di Tolosa fondata in quel sito dov’ è più angusto quell’istmo che disgiunge l’Oceano! dal mar di Narbona, sicché al dire di Posidonio è minore di tre mila stadii. Qui p o i, come abbiam detto già innanzi, merita d’essere notata prima d’ogni altra cosa la grande comodità che hanno tutte le parti di quel paese di co­ municare fra loro a cagione dei fiumi e de’ mari ( 1 ’ Or ceano ed il Mediterraneo ) ^ perocché chiunque si fac­ cia a considerare queste circostanze troverà eh’ elleno sono una parte non piccola della felicità di que’ luo­ ghi ^ potendosi, dico , agevolmente portar navigando lutto quanto è necessario alla vita da un luogo ad un altro, per modo che lutti del pari se ne vantaggiaS tb ^ boxe j tom. I L

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della

GEO&HÀFIA D I STRABONE

no : principalmente in questa nostra età in cui avendo cessato dalle arm i, attendono con diligenza a coltivare la terra, e si studiano di fondare un viver civile. £ però di qui si potrebbe trarre argomento a provare l’ opera della Provvidenza , non potendosi credere che quei luo­ ghi siano cosi bene disposti per caso, anziché per u n segreto consiglio. Perocché puossi colà risalire il Ro« dano navigando un lungo tratto con legni carichi da gran peso di mercatanzie ^ le quali poi si diffondono nelle varie parti di quella regione per mezzo do’ molti fiumi che vengono a scaricarsi nel Rodano stesso, navi­ gabili anch’essi e capaci di portar grandi pesi. E nel vero questi carichi passan nell’ Àrari (i) e poscia nel Dubi che in quello si getta : quindi trasporlansi per terra si­ no al fiume Sequana, a seconda del quale vanno poi giù fino airOceauo, ai .Lexobii ed ai Caleti (a); e da que­ sti con un viaggio di meno che un giorno trasportausi nella Britannia. Ma per essere il Rodano rapido e dif­ ficile a rimontarsi, alcune delle mercatanzie sono in­ vece condotte per terra sui carri; come a dir quelle che portansi tra gli Arverni od al fiume Ligeri (3), sebbene il Rodano scorra vicino anche ad una parte di que' paesi ; ma per essere la strada p ian a , e lunga soltanto un ottocento stadii all’ incirca ne viene che non trovino conveniente risalire il fiume a ritroso del suo c o rso ,
(1) Ora Suona e Doubs. ( 2 ) I Lexobìi abitavano le rive meridionali dell’ iinboccatùra della Senna. I Caleti occupavano le rive opposte della Senna e la costa dell’Oceano fin verso Tréport. (G.) (3) Il Ligeri è la Loira-, l ’Arvernia è V Alvergna,

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QUARTO

mentre possono invece viaggiare comodamente per ter* ra. Dopo di ciò s* imbarcano sopra il Ligeri, il quale discorre dai monti Cemmeni all' Oceano. Da Narbona si naviga , ma un piccol tra tto , su per l’ Àtace \ quindi si fa un cammino più lungo per terra fino alla Garonna, per lo spazio di forse ottocento o settecento stadii: ed anche la Garonna scorre verso l’ Oceano. Queste cose risguardano gli abitanti della provincia narbones'e , i quali dagli anticlM furono denominati Cehi ( i ) ^ e ere* do che di qni poi tutti i Galati fossero detti Celti dai G reci, pigliando il nome da quelli a cagione della loro celebrità, o perchè forse contribuissero a questo anche i Marsigliesi abitanti vicino a que’ luoghi. C A P O U.
Descrizione deir Aquìtania. — Popoli di quella provincia. — G li A rven à s loro potenza e loro guerre contro i Romani.

Ora è da parlare degli Aquilani e delle quattordici popolazioni (Galatiche) abitanti fra la Garonna e il Li* g erì, alcune delle quali toccano fino alla sponda del ilodano ed ai campi della provincia narbonese. Generalmente parlando gli Aquilani difTeriscono dalla schiatta g«latica sì nella figura dei corpi c sì anche nella lingua, e sono invece somiglianti piuttosto agl’ !•
(i) TuUa la Gallia nominavasi anticamente Celtica prima cbe i Romaoi vi penetrassero. Quando poi questi n’ ebbero conqui­ state le provÌDce mei'idionali le separarono dal resto della Celtica denominandole Gallia Narbonese; di che pare che i Greci non fouero bene informaiL (G.)

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BELLA O E O & R IF IA D i STRABONE

beci. Hanno per confine il fiume G aronoa, abitando nello spazio compreso tra questo fiume e i Pirenei. So­ no poi le popolazioni aquilane in numero più di venti, ma piccole e senza celebrità. Le più di queste popola­ zioni abitano lungo l’Oceano \ le altre stanno infra ter­ ra , e tengono le estremità delle Gevenne fino al paese dei Tettosagi. Siccome poi era una troppo piccola cosa questa regione, perciò le aggiunsero anche il territorio compreso fra la Garonna e il Ligeri. Questi fiumi sono quasi paralleli ai Pirenei, e forman con essi due paral­ lelogrammi , circondati negli altri fianchi dall’ Oceano e dai monti Cemmeni (i) : entrambi poi si possono na­ vigare per lo spazio di circa due mila stadii. La Ga­ ro n n a , accresciuta da tre fiumi ( 3 ) , sbocca in mare dalla spiaggia posta fra i Buturigi soprannomati Yibis c i, e i Santoni, due popoli galatici. £ questa gente de’ Biturigi è la sola straniera che si ritrovi fra gli Aquilani, coi quali poi non è punto immedesimata. Essa ha un emporio in Burdigala (3) sulla sponda di u a lago marino formato dalle bocche dèlia Garonna. E il Ligeri métte foce fra i Pictoni e i Namneti (4). An(1) SU'abone si foada sempre sulla supposizione che i Pirenei si stendano dal mezzodì al nord ; che in questa direzione m e­ desima si muovano la Garonna e la Loira ; che le Cevenne va­ dano da ponente a levante ; e che le coste della Gallia parten­ dosi da’ Pirenei si elevino a poco a poco verso il n o rd , cur­ vandosi molto all’ est. (G.) (2 ) I.’ Arriége, il Tarn e la Dordogna. (G.) (3) Bordeaux. (4) Poitiers fu la capitale dei Pictoni o, Piotavi : e Nantes quella dei NamnetL (G.)

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(icamente v’ ebbe su quel fiume una città di commer­ cio detta Corbilona. Polibio , nel far menzione delle cose favoleggiate da P ite a , ebbe a dire die « nessuno dei Marsigliesi venuti a parlamento con Scipione sep­ pe dire qualcosa che fosse degna d’ attenzione rispetto alla Britannia, di cui Scipione medesimo avevali do­ mandati , e nemmànco rispetto a Narbona ed a Cor­ bilona j le quali eran per altro le migliori città di que’ luoghi : ma Pitea solo osò spacciarne parecchie men­ zogne. n La città dei Santoni poi è Mediolanum (i). Quella parte dell’ Àquitania eh’ è lungo 1 ’ Oceano è per lo più arenosa e magra ; gli abitanti si nutrono di miglio, non essendo quel suolo molto ferace di altri frutti. Quivi è anche quel golfo di mare ond’è foràato l’istmo che risulta da questo e dal golfo Galatico (3 ) della costa narbonese, del quale porta poi anche il nome. Abitanti di quel golfo sono 1 Terbelli, appo i quali si trovano miniere d’ oro tenute in pregio sopra quante se ne conoscono. Perocché in fosse di poca pro­ fondità si trovano masse d’oro voluminose quanto la ca­ pacità d’ una m ano, alle quali poi qualche volta non fa mestieri se non di poca purgazione : il resto è arena e glebe, le quali anch’ esse richiedono poco lavoro. Le parti poi dell’ Àquitania mediterranee e montuose hanno miglior terreno. Verso i Pirenei è la provincia de’ Conveni (cioè de* radunati) dove si trovano la città di Lugduno e le terme degli Onesii bellissime con acqua
( 1) , ora Saintes. (a) Il golfo di Guascogna e quel di Lione.

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DELLA' g e o g r a f i a D i STRABONE

buonissima a bere. Bello è inoltre anche il paese clegK^ Auscii. I popoli situati fra la Garonna ed il Ligeri, cbe fu> reno poi aggiunti agli Aquilani, sono gli Elvii, i quali co* mincianp dal Rodano ; i Yellaj che vengono dopo co­ storo e furono un tempo compresi fra gli A rvem i, ma ora fanno un popolo separato e da sè^ poscia gli Arr e r n i, i Lemobici ed i Petrocorii 5 quindi i Nitiobrigi 5 i Càdurci e i Biturìgi soprannomati Cubi. Verso l’Oceano poi stanno i Santoni e i Pictoni, questi (come di-, cemmo ) abitanti lungo la Garonna , quelli sul Ligeri. Finalmente i Ruteni ed i Gabali sono situati vicino al Narbonese. Presso i Petrocorii ed i Biturigi Cubi si tro­ vano miniere di ferro famose \ presso i Cadurci grandi lavorìi di lino. F ra i Ruteni ed anche fra i Gabali sono, miniere d’argento. I Romani concedettero il diritto rlel> Lazio ad alcuni degli Aquitani, come a dire ag\'i Àuscii ed ai Conveni. Gli Arverni hanno stanza lungo il Ligeri : la loro ■ metropoli è Nemosso (i) situata sulla sponda del 6 ume predetto, il quale dopo essere scorso oltre Genabo (3) emporio de' C arnuti, fabbricata verso la metà di quei fiume , sbocca nell’ Oceano. Dell’ antica loro poten­ za gli Arverni recano in testimonio l’ aver essi più volte guerreggiato contro i Rom ani, quando con due( 1) Credesi (dice il Gossellin) che Nemosso sia Clermont nelTAlvergna, e che Strabone siasi ingannalo collocando questa cillà sulla Loira (G.) (a) Orleans.

lIB R O QUARTO

/fo ^

cento mila soldati, e qnaado con an esercito dne Tolte maggiore; così con qnattrocento mila combatterono sotto Vercingetorige (i) contro il divo Cesare; e da pri* ma con duecento contro Massimo Emiliano ed an­ che contro Domizio Enobarbo. Le battaglie contro Cesare si fecero presso Gergovia, città degli Àrverni situata sopra un monte elevato, della quale era nativo anche Vercingetorige ; presso Àlesia (a) città de' Mandubii ( con6 nanti eogli Arverni ) situata anch’ essa sopra un alto colle, e circondata da monti e da due fiumi. Quivi fu preso il loro condottiero, e la guerra ebbe fine. Contro Massimo Emiliano poi com­ batterono presso il confluente dell’ Isara e del Rodano, dove anche il monte Cemmeno si accosta a quest’ ulti­ mo fiume. Finalmente combatterono contro Domizio un poco al di sotto del luogo predetto dove il Sulga (3) entra nel Rodano. Distesero poi gli Arverni la loro do­ minazione fino a Narbona ed ai monti della provincia marsigliese, soggiogando le nazioni fino ai Pirenei, all’Oceano ed al Reno. Si raccoilta che Suerio (4), padre di quel Bitto il quale combattè contro Massimo e coqtro Domizio, fa di tanta ricchezza e di tanto lusso, che ‘
(i) Cesare fa ascendere invece quell’ esercito soltanto a cento cinquanta cinque mila. (a) Le rovine d’AIesia sussistono ancora presso Flavigni nella Borgogna, fra due piccoli f i umi , l’ Oze e Ozerain , che gettansi nella Brenna. (G.) (3) Sorga. (4) Ateneo dice Luernio, e forse h da legger Luterio. In quanto a BUto alcuni leggonò Bitito ed allri Bìtuilo.

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DELLA g e o g r a f i a D I STRABONE

una volta per dare agli amici una prova della siia opa« lenza si fece coadur sopra un carro a traverso ad una pianura, gettando da una parte e dall’ altra monete d’ oro e d’ argento, che quelli (i) poi raccoglievano an­ dandogli dietro. C A P O III.
La Gallia Uònese e la belgica. — Fium i che disdendono dalle A lpi ; e popoli lim itati dal Doubs e dalla Saona. — Del Rene e dei po­ poli abitanti lungo le sue rive. — Altre pópolazioni, e foresta d i Ardenna. — La Senna, Città de' Parisii. — Popoli Belgici. — D ei Veneti e delle loro guerre contro Cesare.

Dopo la parte àquitana e la narbonese seguita quella che stendesi lungo tutto il Reno ed il Rodano, dalle sorgenti di questo fiume sino a Lugduno, e di quivi sino al Ligeri. Le parti superiori d i. questa regione, dalle sorgenti dei! due fiumi predetti, il Reno ed il Ro* dano , fin quasi alla metà della pianura , soao soggette a Lugduno^ le rimanenti, comprese anche quelle situate lungcf l’Oceano, sono sottoposte a quella parte di Cal­ ila che ai Belgi si attribuisce. Noi preferiamo di dare insieme la descrizione d’ entrambe queste due parti. Lugduno fabbricata sopra un colle presso al con­ fluente dell’ Arari e del Rodano è soggetta ai Romani. È questa la cit|à più popolata di tutte le altre nelle Gallie, fuor solamente Narbona ^ perocché se ne val(i) Quelli. Gli amici : ma è probabile che inv^e di T»ts

debba leggersi con Posidonio r»7t

la moltitudine.

LIBRO Q t l i l T O

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gono come d’ em porio, e i governatori che vengon da Roma fanno quivi coniare le monete d’argento e d’oro. Il tempio poi dedicato in comune da tutti i Calati a Cesare Augusto s'innalza davanti a questa città do­ ve i fiumi predetti si mischiano insieme. Sono in quel, tempio un altare degno di considerazione, con una inscrizione di sessanta popoli^ poi altrettante statue per ciascuno di questi popoli ; ed un altro altare di gran mole (i). Questa città presiede alla nazione dei Segusiani abitanti fra il Rodano ed il Dubi. Delle altre po­ polazioni cbe stendonsi fino al fieno, alcune son li­ mitate dal D ubi, alcune altre dalP Àrari ; i quali fiumi discendendo ancb’ essi, come dicemmo già prima, dalle A lpi, si mischiano poi in una sola corrente, e vanno a gettarsi così congiunti nel fiodano. Avvi anche ua altro fiume che ha pure le sue sorgenti nelle A lpi, ed è denominato Seqoana. Scorre cotesto £ume nell’ Oceano, parallelo al Beno, a traverso ad un popolo che porta lo stesso suo nome,, e confinante col Reno all’ o{i)’ 'ErTt cT 'i fim ftit Ì;^0 t r i t i S ’t S t { r ìt , xtcì { jtite f TÌiTttt ixa rm f t t » , «AAar f t iy tt . G li Ed. frane, leggono: iix itn t ed e traducono: Fedesi in quel tempio un altare magnifico, sul quale sono in­ cisi i nomi di sessanta popoli, rappresentati da altrettante statue. Questo altare i d’ una considerabile altezza. Senza ri­

gettare questa congettura, vedendo che il Coray non volle fare alcuna mutazione nel testo, mi parve di poterne dare una plausi­ bile spiegazione sottintendendo ^ d a>iXts la voce già espressa inn an zi; come se dicesse;

ìi ^ u ftìs. . .

.

t ì t i t t c , . , x»\ C(AA«f fioft'x ftijrttf.

‘ 4 IO

D ELLA g e o g r a f i a DI STRABONE

riente, e coll’Arari dal Iato opposto. Di quivi si portaoo a Roma i migliori salsumi di carne di porco. Frammezzo dunque al Dabi ed all’ Arari sta la nazione degli Edui i quali posseggono la città di Cabillino (i) sull’Arari, e il castello Bibratta. Costoro dicevansi congiunti di paren­ tela coi Rom ani, e pei primi di quella regione ven­ nero ad amicizia e ad alleanza con loro. Al di là del* l’ Arari abitano i Sequani, da gran tempo divenuti ne­ mici e dei Romani e degli Edui ; di qualità cbe spesse volte s’accostarono coi Germani quando essi fecero delle incursioni sopra l’Italia, e fecero mostra di non ordina­ ria potenza ; perocché colla loro anione resero tremendi quei popoli, i quali tornarono ad essere di poco mo­ mento quando essi se ne separarono. Contro agli Edui poi erano avversi non solamente a cagione dell’amicizia che questi han coi Rom ani, ma sì ancor più per una discordia insorta fra loro rispetto al fiume che li divi­ de : perocché 1’ una e 1’ altra di quelle popolazioni pre­ tende che l’ Arari sia suo proprio, e che a lei sola ap­ partengano i proventi dei pedaggi. Óra poi tutti que’ luoghi sono soggetti ai Romani. Lungo il Reno abitano primi di tutti i Nantuati (2 ), fra i quali si trovano le sorgenti del Reno stesso nel monte Adula (3). È questo una parte delle Alpi da cui discor(i) Chdlons-sur-Saone. (a) La lezione ordinaria è Etuazii { A irtvÌT i»i). II Silandro, seguitato poi dal Casaubooo, propose di leggere invece Nantuati. Gli Ed. frane, adottarono bensì questa correzione, ma notarono che dovrebbe forse leggersi Leponzii. Il Coray legge Elvetii. (3) 11 San Gottardo. - L’ Adua è 1’ Adda.

LIBBO QVÀRTO

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re anche P Àdna ia contraria direzione verso la Gallia Cisalpina, a formare il lago Lario sulla cui sponda è fabbricata Como. E riuscendo poi di quel lago si getta nel Pado ( i) , di cui parleremo appresso. Anche il Re­ no diffondesi in ampie paludi ed in un gran lago, a cui sono contigui i lieti ed i Vindelici, alcuni dei quali abitano nelle Alpi, altri al di là delle Alpi. £ dice Asi* nio che la lunghezza di questo fiume è di seimila stadii. Cosi per altro non è : ma considerandone il còrso come una linea retta oltrepassa di poco la metà di cotesto numero * , e qualora a cagione delle tortuosità gli si aggiungessero mille stadii, già basterebbe. E nel vero il Reno è sì rapido che a stento vi si possono eriger dei ^ p o n ti, sebbene dopo esser disceso dalle montagne di­ scorra a traverso a pianure. Or come potrebbe conti­ nuare ad essere e rapido e violento qualora , olt^e allo scorrere in luoghi piani, gli si aggiungessero anche molte e lunghe tortuosità? Asserisce inoltre eh’ esso ha due bocche, riprendendo coloro che gliene assegnan di più. Il Reno poi e la Sequana abbracciano colle loro tortuosità un certo spazio di terren o , ma non quanto Asioio pretende (a). Amendue vanno verso il settentrio-: ne, partendosi dal mezzodì^ e dinanzi alle loro bocche

(i) Nel Po.
J i rir» r»7e f K tX i l r t i r i «al *ÌT tf X » } » Snicuit»! i Ttr»ÌTnt. Gli Ed. frane, spiegano l’ « {a) ‘E y x v K ^ i i T U i f t t t

T óritinf non tanto considerevole quanto potrebbe immaginarsi.
Io credetti di doverlo riferire all’opiniooe di Asinio di cui qui si tratta.

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della

GEOGBAFIA d i s t b a b o n e

sta la Britannia, più vicina per altro al Reno ; sicché dalla foce di questo fiume può vedersi Canzio eh’ è il promontorio orientale di quell’isola. Quella invece della Sequana n’ è alcun poco più lungi ^ e quivi collocò il divo Cesare il suo arsenale quando egli navigò contro la Britannia. Lo spazio poi navigabile della Sequana, cominciando dal punto in cui le mercatanzie vi si posso­ no tramutare dall'Àrari, è alquanto maggiore cbe quello del Ligeri e della Garonna. Da Lugduno alla Sequana avvi uno spazio di mille stadii e uno spazio minore del doppio dalle bocche del Rodano fino a Lugduno (i). Dicono che gli Elvezii abbondano d’ oro ; ma che ciò non ostante si volsero al ladroneccio avendo ve­ duto le ricchezze che ne ritrassero i Cimbri^ e che due delle loro trib ù , le quali primamente erano t r e , consumaronsi ia quelle spedizioni ; ma nondimeno a qual numero fossero poi cresciuti i discendenti di quei che ri­ masero lo dimostrò la guerra contro Cesare, nella qiiale perirono circa quattrocento mila combattenti^ gli altri in numero di ottomila ( 2 ) egli comportò che si salvassero, acciocché il loro paese non rimanesse voto in balia de' confinanti Germani. Dopo gli Elvezii abitano lungo il Reno i SequanI ed i Mediomatrici; fra i quali si trovano i Tribocci, na­ zione germanica trasferitasi colà dal proprio paese. T ra i Sequani avvi il monte lurasso (3) che li divide dagli
(i) (a) cento (3) Anche in questo perìodo la lezione è dubbia. Cesare dice invece, che i sopravvissuti alla guerra furono dieci mila. H tura.

LIBRO QUARTO

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Elvezii. Ài di sopra poi degli Elvezii e dei Seqnani stanno gli Edui e i Liogoni volti all’ occidente ^ e al di sopra dei Mediomatrici abitano i Leuci e nna parte dei Lingoni predetti. Le nazioni cke stanno fra il Ligeri e la Seqnana al di là del Rodano e della Saona, son volta a settentrione, e vicine agli Àllobrogi ed ai popoli abi­ tanti presso Lugduno. Celeberrimi fra costoro sono le genti degli Arvemi e dei C arnuti, per le quali scorren­ do il Ligeri entra poi nelFOceano. II tragitto dai fiumi della Celtica nella Britannia è di trecento venti stadii ^ perocché salpando mentrechè succede il riflusso della se ra , nel giorno dopo approdano all’ isola verso 1’ ora ottava. Dopo i Mediomatrici ed i Tribocci abitano presso al Reno i Trevirì, appo i quali ai dì nostri fu costrutto un ponte da que’ Romani che amministraroa la guerra germanica. Quivi intorno abitavano anche gli U b ii, che Àgrippa di loro proprio consentimento tra­ sportò a ld i qua del Reno (i). Ài Treviri poi sono congiunti i Nervii, i quali sono anch’ essi una popola­ zione germanica; ed ultimi sono i Menapii che abitano paludi e foreste d’ alberi non a lti, ma folti e spi* nosi, sulle sponde delle foci del fiume. Presso costoro stanno i Sicambri germani. Ài di sopra poi di tutta quella costa del fiume abitano gli Svevi, denominati anch’ essi Germ ani, e nella potenza e nel numero su­ periori agli altri : alcuni dei quali essendo cacciati, si
(i) Tnmsgressi olim , et experimento Jidei, super ipsam Rheni ripam collocati^ ut arcerent, non ut custodirentur. Cosi Tacito.

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DELLÀ GEOGRAKIA D I STRABONE

rifitggirono al di qua del Reuo dove trovansi tuttavia. £ v’ hanno ancora colà alcuni popoli che domiaaao successivamente in diversi cantoni, secondochè vinti e cacciati da altri portano il fuoco delia guerra pressò i loro vicini (i). Al ponente dei Treviri e dei Nervii abitano i Seaoni e. i Remi, ed anche gli Àtrebati e gU Eburoai. Ai Me« napii sono congiunti dalla parte del mare i M erini, i Bellovaci, gli Ambiani, i Suessooi e i Caleti sino alla sboccatura del fiume Sequana. 11 paese de’ Moriai, de­ gli Atrebati e degli Eburoni è confoi'me a quello de’ Menapii : perocché è selva d’ alberi non alti, ampia ma non però tanto quanto hanno detto gli storici che la fanno di quattro mila stadii (a). Chiamanla Ardenna, Quando avvenivano incursioni guerresche intreccia­ vano le verghe spinose degli arbusti, e per tal modo intersecsvan le vie, e di tanto in tanto piantavano a colai fine anche dei pali. Essi poi con tutte le loro fa­ miglie si nascondevano nelle parti più rem ote, doy’ erano alcune isolette nel mezzo delle paludi. Queste ne’ tempi piovosi davano loro un rifugio sicuro^ ma nelle stagioni asciutte prendevansi di leggieri. Ora poi tutti quelli che trovansi al di qua del Reno vivono in pace e sottoposti ai Romani, Lungo il fiume Sequana stanno i Parisii, i quali posseggono un’ isola formata da quella stesso fiume, e la città di Lucotocia (3) ^ poi i Meldi ^
(i) Tutto questo perìodo è d’ inceru lezione. (3 ) Anche Cesare assegna a quella foresta 1’ estensione di 5oo miglia, equivalenti a 4ooo stadii. (3) Fu delta anche Lucotecia , Lutezio , Leacezia.

LIBRO QDÀHTO

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e i Lexobii, gli ultimi dei quali toccati 1' Oceano. Ma la nazione più ragguardevole fra quante se ne trovano colà intorno è quella dei Kemi. La loro metropoli è D uricortora, la quale è popolatissima ed è anche la residenza dei prefetti romani. Dopo le nazioni predette restano quelle dei Belgi abitanti lungo 1’ Oceano, alle quali appartengono i Ve* neti che combatterono in mare contro Cesare, per im­ pedirlo dal navigare nella Britannia, perchè solevano esercitarvi il loro commercio. Ed egli poi agevolmente li vinse non già valendosi dei rostri ( perocché le loro navi erano costrutte di legname assai grosso ) , ma sihbene aspettando che il vento le portasse contro di lui ne fece tagliare le vele con falci raccomandate a lunghe pertiche (i). E queste vele, per resistere alla vio­ lenza dei venti, eran di cuoio, e le tendevano con ca« tene invece di corde. Oltre di ciò le navi di quella na­ zione hanno il fondo assai largo, e la poppa e la prora molto elevate a cagione delle maree : e le fanno di legno di quercia, del quale è colà grande abbondan­ za. Non usavano poi di commetterne le nne colle altre le tavole, ma vi lasciavano alcuni interstizii che poi ristoppavano con alga marina ^ affinchè quando le navi
(i) Ncque enim his nostrae rostro nocere poterant ; tanta erat in his fortitudo . . . Una erai magno usui res praeparala a noslris ; falces praeacutae , insertae ajfixaequf longuriis , non àbsimili form a muralium Jalcium ; his quum fa n e s , qui antennas ad malos distinebant, comprehensi adduetique eranl, navigio remis incitato praerumpehantur, quibus abscistis , antennae necessaria concidebanU Caes., lib. ni, c. i5 , i4-

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DELLA CEOGBAFIA Dt S'TRABOKE

eraa tratte all’ asciutto non ÌDaridi*sero, per essere l’ alga naturalmente più umida della quercia, la quale è secca e mancante di umori. Io stimo che da questi Ve* neti discendano quelli che abitano lungo V Adria : pe­ rocché anche quasi tutti gli altri Celti che trovansi in Italia vi si trasportarono dalle ragioni poste al dì là delle Alpi, come avvenne de^ Boi e dei Senoni. Tuttà^ volta alcuni credono che i Veneti delP Adria siano Pa< jQagoni, perchè trovasi nella Paflagonia una popola* zione che porta il loro nome: nè io sostengo gran fatto la mia opinione , giacché in questie cose bisogna eoa* tentarsi di congetture. Appresso poi vengono gli Osismi che Pitea chiama invece T im ii, i quali abitano un pro­ montorio che si spinge molto addentro nell’Oceano, ma non per altro a sì grande distanza quanta dicono Pitea stesso e coloro che gli hanno prestata fede. F i­ nalmente le nazioni collocate nel mezzo fra la Sequana e il Ligeri in parte confinano coi Sequani e in parte cogli Arverni. C A P O IV.
Costumi ed usanze G alli in generale. — Loro bardi ^ indovini e druidi. — D el modo col tjuale combattono. — Isola vicina alla bocca del Ligeri , e donne che V abitano. — A ltra storia più fa v o ­ losa. — Isola vicina alla Britannia j neUa quale si celebrano i mi­ steri d i Cerere e d i Proserpina.

Tutta quella nazione che ora chiamasi Gallica o Galatica è marziale, coraggiosa, apparecchiata sempre a com battere, ma nondimeno semplice e non punto ma-

LIBEO QDARTa

Kgna. Però quando sono irritali traggono numerosi ed uniti alla .pugna, apertamente e sem a circospezione di sorta; sicché poi cadono facilmente ijegl’ inganni tesi da coloro che eorabattono contro di eò'.u- Perocché chiunque vuole, può dove più gli piace e pei* qualsivo­ glia cagione provocarli al combattere , ed é ce7 to di trovarli sempre disposti a mettersi nel pericolo, seTiza curarsi d’alcun sussidio, fuor solamente la propria iovzSt e 1 ’ ardire. Con tutto ciò sono facili a lasciarsi persua­ dere e ad abbracciare le cose utUi che loro vengono di­ mostrate \ sicché poi si sono dati alla civiltà ed alle lettere. La loro forza procede in parte dalle grandi lorocorporature , e in parte anche dall’ essere numerosi. £ facilmente si radunano in molti perchè sono sem­ plici e precipitosi, ed hanno in costume di sdegnarsi delle ingiurie eh’ essi credono fatte a qualieuno dei loro vicini. Ora per altro sono tutti quanti iu pace ed assoggettati, e vivono secondo le istituzioni del Ro­ mani dai quali furono vinti. Ma quello che noi n a abbtam detto si raccoglie del pari e dalle antichità lo ro , e dalle costumanze rimaste fino ai di nostri presso i Germani : perocché e per natura e pel modo di gover­ narsi sono somiglianti e congiunte fra loro, queste na­ zioni , e stanno in paesi confinanti y divisi soltanto dal fiume Reno, e somiglianti nel piìi delle cose. Tuttavolta' la Germania è più settentrionale, chi ne ponga a con­ fronto le parti meridionali dell’una colle parti meridio­ nali dell’altra, e cosi anche quelle rivolte al settentrio­ ne. Per quel carattere poi de’ Galli che noi abbiamo già detto, accadono facilmente appo loro le emigrazioni.^
S t ì ^ bose
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tom. IL

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DELLA. 'g KOGBAFU DI STRABONK

movendosi egliao a tocme e come in un solo esercilo; 0 meglio diremo trasportandosi colle loro famiglie da u a paese ad un altjro, allorché sono cacciati dà nemici più forti di loro. E i Romani poterono soggiogarli molto più faciloiente che gl’ Iberi : perocché e cominciarono a con:ilbatter con questi prima che con quelli^ e durava tutiavia la guerra contro gl’ Iberi (i) quando coi Galli r avevano già terminata^ sicché iiel tempo durato a combattere contro gU Iberi soggiogarono tutti i popoli situati fra il Reno ed I Pirenei. Perocché concorrendo alia guerra uniti e in gran num ero, furono anche uni­ tamente abbattati : ma gl’ Iberi per lo contrario si ri* sparmiarono , venendo alle mani sol pochi alla volta , e chi in un luogo e chi ih uu altro, a modo di ladroni. I Galli pertanto sono tutti naturalmente belligeri ^ ma però migliori cavalieri che fanti. Quindi anche ai Ro> mani la migliore cavalleria viene da costoro, i quali poi si trovano sempre più bellicosi quanto più sono al settentrione o vicino all’ Oceano. Fra tutti I Galli si dice che sono valorosissimi I Bel­ gi , divisi in quindici popolazioni poste lungo l’ Oceano fra il Reno e il Ligeri ^ tanto che da soli tennero fronte all’ incursione dei Germani, dei Cimbri e del Teutoni. E fra i Belgi medesimi hanno voce di gagliardissimi i Bellovaci (a), e dopo costoro I Suessonl. Del gran numero
(i) Questa guerra durò duecento anni.

{2) Proplerea quod ( dice Cesare ) a culla alque hamanitate provinciae longissime ahsunt, minimeque ad eos mercatores saepe commeanl, atque ea quae ad effiminandos animos pertinent, imporlant.

LIBRO QUARTO'

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poi cVerano i Belgi V b a questo indizio, che una volt» vi si contarano trecento mila uomini capaci di portac armi (i). E già ho fatta menzione della moltitadine de-^ gli Elvezii, degli Arvemi e dei loro alleati : d’ onde si fa manifesta la grande popolazione di que’ paesi, e la fèccmdità delle donne e la loro attitudine alP educare i figlinoli. Portano sajo e lasciansi crescer , le chiome as> sai lunghe, ed usano anossiridi (2 ) intorno alle parti io* leriorì della persona: e invecti di tonache portano una veste aperta e con maniche, la quale discende fino alle parti vergognose e alle natiche. La lana delle, loro pecore è ruvida, ma lunga ^ e ne fanno quella^pecie di saj vel­ luti che i Roniani chiamano leene, Tuttavòlta anche nelle parti più settentrionali hanno montoni di bellissi­ ma la n a , avendo cura di tenerli coperti. L’ armatura di che fanno uso questi popoli è commisurata alla graut dezza dei loro corpi : però hanno una lunga spada che si distende al loro destro lato : anche lo scudo eh’ essi osano è lungo, con lance proporzionate. Portano inol-> tre una specie di picca denominata mataris ; ed alcuni fanno uso eziandio di archi e di fionde. Hanno oltre di ciò anche una specie di giavellotto fatto di legno, cui lanciano colla mano, e non già con coregge, più lontano che non sogliano spingersi le frecce, e del quale si
(1) Cesare, lib. ii , c. i , dice trecento otto mila. (2) sono le brache; d’ onde poi venne il nome di Gallia bracala. Co» traduce questa voce anche lo Sclm eigbaeuser nel suo recente Lessico Erodoteo , parlando dei Per­ siani che usarono anch’ essi Anossiridi,

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DELLA

g e o g r a f ia

DI STRABOKE

valgono massimamente nella caccia degli uccelli. Dor­ mono per la maggior parte anche ai dì nostri sul nudo terreno, e mangiano sdraiati sopra la paglia. I loro cibi compongonsi ordinariamente di latte e di carni d 'o gni maniera , ma sopra tutto dr porci, così freschi come salati. £ sogliono i porci appo loro andar erran­ do pe’ cam pi, e sono singolari dagli altri nell’ altezza ^ nella forza e nella celerità ; sicché per coloro che non hanno abitudine d’ accostarvisi sono pericolosi al pari dei lupi. Hanno questi popoli case di tavole e di graticci, grandi, di forma rotonda, alle quali poi sogliono sovraimporre un comignolo di stoppia. Le pecore ed i porci sono colà in tanta abbondanza, che que’ paesi sommi­ nistrano lane e salsumi non solamente a Roma, ma sì anche a quasi tutte le parti d’ Italia. I loro governi erano per lo più aristocratici. Secondo un'antica usan­ za solevano eleggere un capo ogni anno \ e così pure la moltitudine soleva creare un condottiero degli, eser­ citi ; ma ora ubbidiscono per la maggior parte a quanto vien loro comandato dai Romani. Hanno poi ne’ loro concili! un’ usanza propria soltanto ad essi. Quando qualcuno disturba o interrompe colui che p a rla , ua ufficiale gli si fa innanzi colla spada sguainata, e mi­ nacciando gli ordina di tacere : se costui non cessa ^ l’ ufficiale fa una seconda e una terza volta 1 ’ atto me­ desimo , ed all’ ultimo gli taglia tanta parte dell’ abito , che la rimanente gli debba essere inutile. Ma quel co­ stume invece ch’essi hanno, rispetto agli uomini ed alle donne, cioè di distribuire fra 1 due sessi le incumbenze

LIBBO Q u m o

in nb modo allGmo contrario al nostro, è un costume comnne anche ad albre popolazioni di barbari. Presso tutti costoro poi sono tre classi di persone onorate in singoiar modo^ ciò sonò i bardi, i vati ed i druidi. E sono i bardi compositori' d’ inni e ppeti : i vati attendono alle sacre cerimonie ed allo studio della natura (i): i druidi, oltre a cotesto studio, coltivano an< cbe la filosofia morale^ Hanno poi voce d''uomini giu­ stissimi ; e perciò si affida loro il giudizio si delle cose private come delle pubbliche j sicché anticamente e de4 cretavan le guerre, e qualche volta ancora impedivanle quando già stavano per cominciarsi. Sopra tutto si com> mettevano ai druidi i giudizii degli omicidi, e quando sono abbondanti stimano che debba esservi abbondanza anche nei frutti della campagna (a). Tanto i druidi poi quanto gli altri affermano che le anime ed il mondo non si consumano ^ e che verrà un tempo in cui a tutto il resto prevarranno il fuoco e l ' acqua.
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Cosi il testo : secondo il quale dovrebbe dirsi che ( Galli congettnravano l’ abbondanza dei campì da quella dei druMi p dei giudizi! capitali. Ma perchè quest’ opinione riesce o strana o crudele fuor di misura, parrebbe quasi accettabile la correzione proposta in nota dagli Ed. frane. Sifinvi cTt rìit ^ f v f «r«> rt X . T . A. cioè Hanno poi in veneraiione le querce ; e quando abbondano ecc. Questa correzione si fonda anche ^ r a alcune pa­ role di Plinio e di Massimo tirio. Se non che il periodo se­ guente parla tuttavia dei dru id i, e però questo cenno delle quer­ ce verrebbe ad essere qui troppo fuori di luogo.

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della

G E O G A A F U -D I STRABONE

Colla semplicità e coll’ ardire dei Galli vanno ieon-> giunte per altro molta imprudenza, ostentàzione, e va* aita neir ornarsi. Però quelli che sono in qualcbe ca< Hea portano cerchj d’ oro intorna al collo , e intorno alle braccia ed al carpo delle mani , con vesti colorate 6 fiiesse ad oro. Per questa loro vanità poi riescono in­ comportabili quando sono vittoriosi, e facilmente si prostrano quando son vinti. Hanno inoltre qualche cosa di barbaro e di strano che trovasi in quasi tutte le na­ zioni settentrionali i, chè partendosi dalla battaglia, at­ taccano al colio dei cavalli le teste dei nemici, e pef órnamento le sospendono alla vista de’ passeggieri a? propilei delle loro case. Posidonio stesso dice di avere véduto in più luoghi siffatto spettacolo^ e che sulle pri­ me ne fu ributtato , ma poi cominciò a tollerarlo più facilmente a cagione della consuetudine. £ quando era­ no teste di personaggi illustri le imbalsamavano con re­ sina di cedro, ed avevan per uso di mostrarle agli stra­ nieri, nè lasciavano riscattarle nemmancò a peso d’oro. Ma i Romani poi li distolsero così da questa usanza, come da tutte quelle altre risguardanti i sagri6cìi e le divinazioni, eh’ eraii contrarie a quanto si trova plesso di noi stabilito. Perocché usavano di ferire colla spada nel tergo un nomo destinato al sagrìficio, e trarre augurii dal modo con cui dibattevasi. Del resto non sagrificavano mai senza l’ intervento dei druidi (i). £ si raccontano anche altre maniere di umani sagrifìcii^ co(i) llli rebus divinis intersunt, saerificia publica ac privata procurarli. Caes. ^ lib. vi , c. i3.

LlXItO QnlRTO

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me a dire qnella dì uccidere alcuni aomini a colpi di frecce o di crocifiggerli nei loro tem pli, o quell’ altro d’ innalzare un colosso composto di fieno e di legna e con quello abbruciare pecore e bestiame d’ ogni ma­ niera ed uomini (i). Nell’Oceano poi dicono esservi un’isola, piccola, non molto addentro nel mare, e situata rimpetto alla sbocca* tura del Ligeri^ e che quivi abitano le donne dei Na« mniti (3 ) , le qnaR sono invasale da Bacco , e con sa^ crifizii e con altre cerimonie attendono a placare ed a propiziarsi quel Dio ; che a quell’ isola non può approdar nessun nomo, ma esse medesime quelle donne vén> gono per nave ai mariti quando vogliono stare conessi, e poi ritornano all’ isola loro : ed hanno in costume una volta ogni anno di levare il tetto del tempio e poscia ri-< compornelo in quel medesimo giorno, innanzi che il solo tramonti, concorrendo ciascuna delle donne a portare i materiali che fan di bisogno. E se a qualcuna di esse cade il peso a cui si è sottoposta , viene dilaniata dalle a ltre , le quali gridando evoè (3) ne portano intorno al tempio le mend>ra, infino a tanto che non sia cessato il furore da cui sono agitate : e sempre avviene che qual­ cuna lasci cadere il suo peso e sia cosi lacerata. Ma più favoloso ancora si è qaello che Posidonio racconta delle
( 1) Seguito U correzione del Coray , proposta e adottata già dagli Ed. frane. (a) T k f rS t ypimìnmu C osi, dopo il^iebenkees, anche il Coray.
(3) M i r iv » r /* S .

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DELLA

g e o g r a f ia

DI STBABOWB

cornacclne. Dice egli pertanto che nelle parti sitaate lungo 1’ Oceano v’ hà un porto soprannomato il porto delle due cornacchie (i), perchè sogliono apparirri due di questi uccelli coll’ ala destra bianca : che coloro i quali hanno qualche controversia si recano a quel luogo, ed ascendono sopra una certa parte elevata, dove ciasÉuno dei contendenti colloca sopra una tavola alcuni cibi^ e i corvi traendo a quel sito , alcuni ne m angiano, al­ cuni invece ne disperdono : e vince colui le cui offerte vengono dissipate. Questo dice Artemidoro^ ma ha faccia di essere favoloso. Più credibile invece è quello ch’ egli racconta di Cerere e di Proserpina, dicendo esservi un’ isola presso alla Britannia, nella quale si rende a Cerere ed a Proserpina quel cullo istesso eoa cui sono venerate nella Samotracia. Ed appartiene alle cose credibili anche quanto dice di un albero che cresce nella Celtica, somigliante al fico, e porta un frutto che rende immagine d’un capitello di colonna corintia. Que­ sto frutto essendo tagliato manda fuori un succo mortife* ro, col quale poi hanno per uso di ungere le loro frec­ ce. Ed anche questa è dna delle cose più divulgate, che tutti i Celti sono rissosi ; e che presso di loro non è tenuto in conto dì turpitudine l’ abusare de’ giovanetti. Eforo poi assegna alla Celtica una troppo grande esten* sione \ per modo che le dovrebbero appartenere quasi
(i) Può darsi (dicono gli'^Id. frane.) che questo porto sia quello di Nantes, e che le due rive della Loira, le quali finiscono come in punte ricurve a gui» di becchi, abbiano dato origine a questa favola.

LIBBO QU1HTO

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(utU quei luoghi che noi ora attribuiamo all'lbetia, in» sino a Gadi : e dice che qaella popolazione è affezio> nata ai G reci, e ne racconta molte particolarità, che non spmigliano punto a quello che se ne vede al pre* sente. Fra le quali particolarità avvi anche questa, che i Celti sogliono fare esercizii per non ingrassare, e per non divenire panciuti ; ed hanno in costume di ca> stigare que’ giovani i quali si trovan crescinti oltre alla capacità di una certa loro cintura. • Questo ci basti della Celtica al di là delle Alpi. C A P O V.
Descrizione della Britanm'a. — Produzioni^ abitanti j costumanze, go­ verno. — Spedizioni di Cesare in quel paese. — A ltre isole mcòm ■alia Britannieu — Isola d i la n a , — Isola d i Tuie.

La Britannia è di figura triangolare. II suo lato mag­ giore si stende rimpetto alla Celtica, della quale non è nè maggiore nè minore nella lunghezza: perocché amendue le coste sono di quattro mila e trecento a quattro cento stadii, cominciandosi la celtica, dalle hoc* che del Beno sino alle estremità settentrionali de' Pi> renei presso l’ Aqnitanià ^ e la britannica da Ganzio ( eh’ è il punto più orientale di quel paese, e giace rim< petto alle foci del Beno) fino all'estremità occidentale dell’ isola, opposta all’ Aquitania ed ai Pirenei. È quivi la minore distanza da’ Pirenei al Beno : e già dicemmo che la distanza maggiore è di cinque mila stadii : la quale dilTerenza è probabile che proceda dal deviare

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D E L L i CBOGRAFU DI STHABONE

alena poco verso T Oceano il fiume ed il monte dalla direzione che hanno parallela fra loro (t). Quattro sono i punti di tragitto dei qutili si valgono solitamente a passare dal continente nell’ isola ; cioè quelli delle bocche dei quattro fiumi R eno, Sequana, Ligeri e Garonaa. Ma coloro i quali vogliono tragittare dalle parti circonvicine al Reno , non cominciano prò* prio dalle bocche del fiume la loro navigazione ^ bensì dai Mòrini che sono limitrofi de’ Menapii (2 ). Appo co* storo è il porto Itio (3), del quale si valse il Divo Cesare per ragnnarvi le navi quando fece il suo tragitto a que> st’isola: ed avendo salpato di notte approdò all’ isola nel giorno seguente verso l’ora quarta dopo avere compiuta una navigazione di trecento venti stadii : e vi trovò le campagne coperte di messi. La maggior parte dell’isola è composta di pianare e di boschi, con molti colli per entro. Produce poi frumento , bestiame, oro , argento e ferro ^ e se ne traggono inoltre anche pelli, e schiavi e cani naturalmente buoni alla caccia. £ i Celti si val­ gono nelle guerre di questi cani come anche di quelli dei proprii paesi. Gli uomini di quell’ isola sono più alti de’ Celti ed
: (i) Pare che Strabone abbia confuso il capo setteatriooale de’ Pirenei col c«po Saint-Mahé presso a Brest, conosciutp da Pitea. e da Eratostene sotto il nome di Capo Golbio. U GosseUin che fa questa osservazione la prova col riscontro delle misure da Stra­ bene indicate. (a) I Menapj occupavano il Brabante. (G.) (3) Gredesi generalmente che al porto Itlo corrisponda ora Oaes-^ sant all’ooest del Capo Grisnez. (G.)

LIBRO QBAKTO

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hdnuo i cap«gU più biondi, ma sono per altro più de» boli della persona. E io quanto air altezza n’ abbiam, questo testimonio, che noi medesimi ne vedemmo in Roma alcuni, i quali sebbene fossero ancor giovinetti, superavano d’ un mezzo piede gli uomini piii grandi di quella città; se nonché poi avevano le gambe torte aU r infuori ; e non erano bene configurati nel restante della persona. Rispetto alle usanze in parte somigliano ai C elti, in parte sono più semplici e più barbari : cosi alcuni di lo ro , sebbene hanno abbondanza di latte, non ne fan cacio, per non conoscerne P arte : e sono inesperti eziandio dell' arte degli orti e di quant’ altro risguarda r agricoltura (i). L’isola è divisa in parecchi principati (i). Nelle guerre si valgono per la maggior parte di carri (3), siccome fanno anche alcuni dei Celti. Le loro città sono i boo schi; perocché dopo avere circondata con alberi abbat-^ tuti una larga periferia di terreno , sogliono costruirvi dentro delle capanne e stalle per raccogliervi il bestia-* m e , ma non per gran tempo. Il clima è quivi soggetto alle piogge piuttostochè alle nevi ; ed anche nei giorni sereni vi può molto la nebbia ; sicché nel corso di un giorno appena per tre o quattro ore verso il mezzodì
(i) Interiores plerique frum enla non serunt, sed lacte et £orne vivunt, petlihusque sant vestiti. Caes., lib. v , c. i4. (a) Cesare dice che nel solo territorio di Canzio v’erano quat­ tro re. E Diodoro Siculo afTerma che tutti questi principi, a mal­ grado del loro numero, vivevano in pace. (3) Cesare li denomina esseda.

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D E tLA GEOGHÀFU DI STRABONE

può vedersi il sole. Questo medesimo avviene anche presso i Moriiii e i Menapii, e presso quanti abitano in luc^hi vicini a costoro. Cesare poi tragittò dne volle in qaell’ i s o l a e ne ritornò assai presto senza avervi fatte gran cose, e senza esservi penetrato molto adden­ tro (i). Questo gli avvenne in parte per le sedizioni in­ sorte così fra i barbari come fra i suoi proprii soldati, e in parte per essergli state distrutte parecchie navi dal plenilunio, gonfiandosi allora oltre I’ usato la ma­ rea nel flusso e riflusso. Tnttavolta egli vinse in due o tre battaglie i Britanni, sebbene fosse passato in quelr isola soltanto con due legioni^ e ne menò seco ostag­ gi e schiavi ed altre prede in gran quantità. À’ dì no­ stri poi alcuni de' potentati di quell’ isola avendo eoa ambascerie e con profferte acquistata P amicizia di Ce< sare Augusto, dedicarono loro doni nel Campidoglio, e fecero quasi tutta l'isola aderente ai Romani. £ pa­ gano anche gabelle a dir vero non gravi sulle mercatanzie che portano dal proprio paese nella Celtica, o da questa a quello : ciò sono freni d’ avorio, e collane, e vasi d’ ambra e di vetro, ed altre varie produzioni sif­ fatte. Quindi quell’ isola non ha mestieri d’ alcun presi­ dio : mentre se i Romani volessero esigerne tributo bi­ sognerebbe mantenervi almeno una legione con qualche po_co di cavalleria^ e cosi il dispendio della guernigione
(i) Igilur primus omnium Romanorum D. Julius cum exer> cita Britanniam ingressus, quamquam prospera pugria terruarii incolas, ac Htore poUtus sit, potest vlderi ostendisse postfris non tradidisse. Tacit., Vii. Agr. c. 2 .

LIBKO QUABTO

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QguagUercbbe il frutto dei proventi che se ne potessero trarre ^ oltreché qualora s’imponessero tributi bisogne^ rebbe diminuire le gabelle, e. adoperandosi la forza per esigerli vi sarebbe qualche perìcolo. Intorno alla Britannia vi sono alcune altre isolette. Ve n’ba inoltre una grande, l’Ierna (i), che si stende al settentrione della Britannia, la quale è maggiore in lar­ ghezza che in lunghezza. Di quest’ isola non abbiamo cosa alcuna da poter dire con sicurezza, se non che i suoi abitanti sono più incolli dei Britanni, siccome quelli che nutronsi di carni umane (a) e sono voraci^ man< giano i loro padri quando son morti, stimando così di dar loro onorevole sepoltura^ e si mischiano palesemente non solo colle altre donne, ma ben anche colle madri e colle sorelle (3). Ma anche queste cose noi le diciamo senza averne testimonianze che siano gran fatto degne di fede ; sebbene l’ usanza di nutrirsi di carni umane dicesi che l’ hanno anche gli Sciti, ed è fama che nelle necessità degli assedii fiinno lo stesso anche i Celti e gli Iberi ed altri parecchi. Ancora più incerta è la storia di Tuie per essere qnell’ isola fuori affatto di mano ; siccome quella che viene creduta più settentrionale di tutti i luoghi che mai si conoscano. Quelle cose poi che Pitea dice di quell’i(i) V Irlanda cbiamata Bibernia da Cesare, Ivemia da To­ lomeo , Juvema da Mela, ed Iris da Diodoro Siculo. (3 ) Sono a n tro p o fa g i, ’ ri ttr it. (3) Uxores habent deni duodenique inter se comunes, et maxime fratres cunt fratribus , et parentes cum liberis. Caes., I>e_bell. gali., lib. v, c. i4-

43Ò

DELLA G E O G R àF Ii D t STRABONE

sola e dei luoghi ad essa circoavicini, si possono assai di leggieri tenere come inventate da lui a capriccio, qua­ lora si considerino le molte bugie eh’ egli spacciò an­ che intorno ai paesi da noi conosciuti. Di «peste sue menzogne noi abbiamo parlato già innanzi ^ e ben p'uò> congetturarsi da (pelle , che maggiori falsità avrà, dette intorno ai luoghi per lontananza men noti. Tut» tavolta per ciò che risguarda i fenomeni celesti e la. matematica, pare eh’ egli abbia saputo opportunamente valersi dei principi scientifici. E parlando dei luoghi vicini alla zona gelida, dice con verità che sono in parte privi affatto, in parte scarseggianti di frutti e di animali domestici : che gli uomini sogliono quivi nu­ trirsi di miglio, d’ erb a, di frutti e di radici (i) : che quelli appo i quali si trova frumento e mele, ne trag-? gono anche la loro bevanda : e che finalmente per non avere mai alcun giorno di pura serenità, battono il fru­ mento in grandi camere, nelle quali sogliono portarne i covoni ; altrimenti per la mancanza del sole e per la frequenza delle piogge diventerebbe inutile.
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leggersi

a ksÌ

««ì xieftr*7t n»'i
debba

Gli Edit.frano, credono che invece di

LIBRO QVAKTO

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C A P O VI.
Descrizione delle A lpi e dei popoli dai quali tona abilaU. — Animali che vivono nelle Alpi. — Strada che va dalP ItaUa nella Gallia transalpina passando per le Alpi. — Miniere i oro presso ì TauriscL — WoricL — Estensione ed altezza delle Alpi.

Dopo della Celtica posta al di là delle Alpi, e dopo le bazioni ood'essa è occupata vuoisi parlare delle Alpi stesse e dei popoli clie le abitano ^ e poscia di tutta quanta l’Italia: conservando così nella descrizione queli’ ordine stesso che somministra la natura del paese. Le Alpi adunque cominciano non già dal porto di Mo< naco siccome dicono alcuni, ma sibbene da quei me­ desimi luoghi dai quali han principio anche ì monti Apennini presso Genova, emporio dei Liguri, e dalle tnaree dette Fada Sabatia (\). Perocché l’Apennino co­ mincia da Genova, e le Alpi dai Sabazii ^ e fra Genova e questi ultipai v’hanno circa due cento sessanta stadi!. A trecento settanta stadii da queste maree trovasi la piccola città di Albingauno (a), i cui abitanti sono de­ nominati Liguri Alhingauni: e da questa cittadella al pollo di Monaco v’ hanno quattrocento ottanta stadii. Nello spazio frapposto poi è l’ampia città detta Alhium Jntemelium (3 ), co’ suoi abitanti nominati Intemelii..
(i) Savona. (a) Attenga.
(3)

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DELLA G B O G R A FIÀ D l STRÀBONE

£ da questi nomi suol dedursi la prova c;he le Alpi han dai Sabazii il loro principio. Perocché le monta­ gne che ora diconsi Alpi dicevansi una volta Albi (i) ^ ed anche oggidì un’elevata montagna ch’è fra i Japodi, e si congiunge in certo modo coll’ Ocra. (2 ) e colle Alpi, chiamasi Albio, come se fino a quel punta si estendessero le Alpi (3). Siccome pertanto alcuni dei Liguri sono Inganni ed altri Intem elii, fu naturale che anche delle loro colonie lungo la spiaggia del mare l’ nna si chiamasse Albium Jntemelium , come a dire. Intemelio alpino, e l’ altra più concisamente Albis;gauno (4). A queste due popolazioni di Liguri delle quali abbiamo parlato , Polibio aggiunge anche quella degli Oxobii e dei Decieti (5). In generale poi tutta. la

(i) n testo (anche DeU’edizione d e l Coray) aggiuBge ««'( AXsrtitt» come.anche Jlpionia. (a) Il CasauboDo pel primo propose di leggere rv«^grre> rjf ''OKfH in luogo di ip »Kf» nell' estremità. Gli Ed. fraoc. lo­ dano questa correzione, e il Coray non esita a trasportarla net suo testo. (3) 1 Japodi o Japidi occupavano 1& coste della provincia di Murlaka vicino all’ Istria lungo il golfo di Venezia. Il monte Albio conserva il nome di A lben, e dicesi anche Monte della Vena. Esso è una prolungazione delle Alpi Gamiche o Giulie che limita l’ Istria dalla parte orientale, e si estende soUo varii nomi nella Murlaka. (G.) (4) Osserva per altro il Casaubono che gli scrittori romani si valsero sempre di due parole Albium Ingaunum. (5) Gli Oxchl e i Decieli abitavano dalle viciuiinze di Frejus e d’Antibo sino al Varo.

LIBRO QUARTO

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spiaggia da Monaco fin alla Tirrenia è senza interfoBipimenti e senza p o rti, ttaìnae qualche pidcolò sito da approdar navi e gettare ancore : e le ' sono immiiieRti grandi dirupi di m ontagne, che lanciano appéna; uta' angusto passaggio lungo il mare. Su quella spiaggia abi­ tano i Liguri, i qualr TÌTonb per lo più di pecore, dì latte e d 'u n a bevanda fatta coll’ <^zo, coltivando i luo-’ ghi lungo il Buaré quiwi tutti montuosi. Quivi si trovano ^ sélve £À>bondimtt di legname acconcio alla costruzione' d dté navi, e con alberi di fai mole che qualche volta ' hanno un diametro di òtto piedi. Ed alcuni di que­ sti'alberi sotaiministratao un legno che per la varietà' delle vené tlon è punto tneno del cedro opportuno a-fìirne delle mense. Portano dunque cotesto legname nfeU’ emporio di Gfeo<^a , e così fanno anche delle pe­ core , delle pMlt e'del mele ^ e ne ricevoùo ■ in ' cambiò’ d io è vino d’ Italt» : perocché quel poco vino che si fa nei loro paèsi sa di pece e riesce aspro al palata.' Quivi poi. trovansi ^ n n i , che sono picéoli cavalli ^ e' m uli, e tònache e sa) ligustici : e v’ abbonda anche il lingnrio ,.'deBadiinàto da alcuni elettro. Nella guerra pòco si valgono' delia cavalleria, ma hanno buoni fan­ ti cosi di leggiera; come di gprave armatura e penchéi haiino sctidi'di radie ne traggono àlcuni argomento iper: crederli elleni. II porto di Monaco poi è siifatto che non vi possono approdare navi in gran numero nè molto grosse, e v’ha un tempio d’ Èrcole soprannomato Monoeco (i); e,per (i) Monoeco vale che abita solo, il qual nome fu d^o (ilioeSrBjtoae, tom. II.
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DELLA. GEOGRAFIA DI S I KABONE

essere quésto nome greco, apparisce ohe i Marsigliesi siansi estesi navigatido 6 no a, quel punto. Questo porto è distant^lda; Antipoli (f^po^Q: pic che duecento stadii. Di quivi poi fino a Marsiglia , ed , anche un pocq più oltre si stende la nazietne. dm ‘Sal^l ) i quali abitano le Alpi imuiineoU. alla spiaggia ^ ?d alcune; parti eaiandio delld spiaggia stessa proroiscuaiìaenlte cogli rEJt^ni. Gli antichi Gfeoi diedero, a questi Salii il B9 fD »e di Liguri, e Ligustica dissero quella reg.iooe cl(i’ò .ocpt^pata dai Mar­ sigliesi. Dissero poi Celtoliguri i popoli che vengono ap-> presso, ai quali as$egnarono tutto il paese fino alia Oruen' za (a) ed al Rodano. Queisto paese diviso in dieci can< to n i, può in térapo di guerra s^ m in istra re non.sola­ mente milizia di fan ti, m a.» anche di cavallieria. E 'fu­ rono quésti fra tutti i GalU trausalpini i primi ad. ^seve domati dai RomaBi, t quali peraltro ^arettero isosteneve una lunga guerra posi con costoro come éoi Liguri. P e­ rocché tenevano chiosala via che mena all’Iberia lungo la spiaggia del mare, ladroneggiando, come solevano, e per terra e per acqua ^ ed eraa d i ‘tanta potenza che solo con grandi eserciti era'.lecito praticar quella via e i Romani dopo una guerra che darò fcen ottani’ anni poterono appena vincàrli tanta :da obbligarli a lasciare pubblicamente libera una strada larga dodici
Servio ) ad Ercole, o perchè avendo cacciati i popoli della Ligu­ ria ne rimase solo .abitante, o perchè ne’ tempi a lui consacrati non solevasi mai asisociargli verun’ altra divinità. ' (»5 Antiho, (a) La lezione comune è n 't x f A tv tf/tittt. Correggo col Co**y /♦W * àftvttirfit.

LIBRO QUARTO

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stadii. Nondimeno in processo di tempo li soggiogarono tu tti, e li ridussero a r iv e r e saltu ordinati gòrerm 'im­ ponendo loro anche un tributo. Dopo i Salii, abitano le parti settentrionali delle Alpi:' gli Albii, gli Àlbieci e i Voconiii : e fra costoro i Voconzii si stendono fino agli Allobrogi ( i ) , occupando' alcune valli nelle profondità di que’ monti, le quali so-' no grandi e sotto nessun rispetto inferiori » quelle dtglr Allobrogi stessi. Tanto poi questi ultim i, quanto i Li-: guri sono subordinati a’ governatori mandati da Boma* nella provincia narbonese. Ma i Voconiii, come dioem-' mo anche dei Yolci che stanno intorno a Nemauso, aè governano da sè medesimi. Rispetto ai Liguri abitantii fra il Varo e la città di Genova,' quelli ciie si distenu dono verso il mare appartengono ai popoli italiani : ma a quelli invece che stanno nelle parli montaose Suoi’ essere inviato qualche prefetto dell’ o rd in e 'e q u e stre , Come si fa anche per gli altri popoli assolutamente barbari. Al di là dei Voconzii stanno gl’ Iconii (a) e i Tricorii, e dopo di questi i Medulli, i quali abitano suHe parti più elevate delle montagne : perocché dicono che per ascendere fino a loro v’ habiko ben tieató stàdii inllintea perpendicolare , e che tiltrettffnti ve n’ ha per discen­ dere da queir altezza sino ai confini d’ Italia. GoTassù
(i) La capitale degli Allobrogi era Vieuna. f ^3) Le edizioni cooiudì leggooo iavece SUoniit, OsMern poi il Gossellin che dod si pub dire eoo precisione in qual parte.w ttovaawro i tre popoli mcnvoDati qni da Strabone.

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SELLA GEOGRAFIA DI STKABONE

poi in Cèrte cavità di que’ monti si trova raccolto u a gran lago ^ e vi sono «zìaudìo due sorgenti non molto lontane l’ una dall’ altra. Dall’ una di queste sorgenti escono il fiume Druenza che a guisa di torrente di­ scende giù verso il Rodano, ed il Duria che tenen­ do coatrario cammino va a mescolarsi col Pado do­ po essere passato a traverso del Salassii nella Gallia Cisalpina. £ dall’ altra sorgente , ma ' in luoghi molto più bassi di quelli ora detti esce il P a d o , grosso e ve­ loce (i)^ il quale poi procedendo nel suo corso diventa e maggiore di prima e più placido^ perocché s’accresce delle acque di molti altri fiumi che vi mettono foce do­ po eh’ è già disceso nelle pianure , per le quali va spaziando e perdendo a poco a poco la sua rapidità. Finalmente sbocca nel mare Adriatico quando già è divenuto il maggiore dei fiumi che siano a e W Europa , dall’ Istro in faori (a). I Medulli, da noi poc’ anzi ac­ cennati (3), abitano molto di sopra del lago dovè l’Isara entra nel Rodano. . Sull’£|Uro fianco di questi monti rivolto verso l’Italia stanno i Taurini (4) nazione ligustica, ed altri Liguri.
(*) Leggendosi in Mela che il Po parvis se prìmum e fo n tibus colUgit, el aliqualenus exilis et macer ; gli Edit. frane, sospettanp che debba forse leggersi «» non grosso. (a) Lucano (lib. ii, v. 4>6 ) lo dice maggiore acche dell’Islro; e in generale i poeti usano le espressioni di gran padre Eridano, di re dei fiumi. (3) Da noi eec. Queste parole non sono nel testo, ma pajono necessarie a congiuogere il senso. (4) La capiule di questi popoli era Torino, detta dai Romani

LIBRO QOABTO

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ÀppflTtiéne a costoro anche il paese detto d'Ideonno e quello detto di Gozzio. Al di là poi di queste genti ed anche del Pado stanno i Salassi! ^ e al di sopra di costoro nelle sommità delie Alpi abitano i Ceiitroni, i Gatorigi, i Varagri , e i Nantnati ; e vi sono anche il lago Lemano (i) che il Rodano attraversa, e la sorgente di questo medesimo fiume. Non lontano di quivi sono le sorgenti del Beno ed il monte Adula, d’ onde di­ scorrono il Beno verso il settentrione, e 1’ Adua dalla parte contraria, la quale si getta nel lago Lario che mette a Como. Al di sopra di Com o, situata alla ra> dice delle Alpi, stanno i Beti e i Vennooi (2 ) inclinati all’ oriente e dalPaltra parte i Leponziì, i Tridentini, gli Stoni e parecchie altre piccole genti, le quali ne’ tempi antichi occuparon Tltalia e vivevan di ladronecci poveramente ; ma ora in parte furono sterminate, in parte furono ridotte al viver civile : sicché mentre pri­ ma per quelle montagne a traverso delie predette po­ polazioni , v’ erano solo angusti e difficili passaggi, ora per lo contrario se ne trovano molti e in più luoghi, e non solamente sono sicuri da quegli abitanti, ma sono
'Augusta Taurinorum. — 1 Liguri sono denominati sempre Ligui
( A/yvif ) da Strabene ; m a , come in molti altri casi, ho sosti­ tuito il nome moderno giacché la somiglianza coll’antico è tanta da togliere ogni dubbiezza. ( 1) Il lago di Ginevra. (a) I ^ e t i sono i Grigioni ; e i Yennoni sono i popoli della Valtellina. I Lepónzii abitavano Vallo Falese e \a Valle Leventina; i Tridentini il territorio di Trento; gli Stoni quello di Steneco. (G.)

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DEIXA

g e o g r a f ia

DI STRABONE'

tali altresì da camminarvi comodamente, per quanto iaimeno è stato possibile ali’ arte. Perocché Gesarà Au­ gusto, dopo avere liberati que’ luoghi dai ladroni che gl’ infestavano, aggiunse a questo bene la cura di aprirvi delle strade, quali almeno le comportava la na« tura di quei siti : mentre non sarebbe stato possibile fare da per tutto violenea alla naturale disposizione de* gli scogli è delle rupi scoscese che in parte sovrastano alla stra d a , in parte le stanno al di so tto , sicché poi chiunque n’ esce alcun poco si trova di subito nel pe­ ricolo di rovinare in profondi precipizi!. Quivi pertanto la istrada è di quando in quando si angusta che fa cadere in vertigini sì coloro i quali vi camminano a piedi, come anche le bestie che non vi siano abituate : ma quelle invece native di que’ paesi vi passano coi loro carichi sicuramente. Questi inconvenienti non potrebbon essere tolti e lo stesso dee dirsi delle grandi masse di ghiac­ cio le quali si staccano dall’ alto sì ampie che possono opprimere tutta una compagnia di viaggiatori, e strasci­ narla con sé ne’ precipizii che sì aprono sotto alle stra­ de. Perocché molli strati di ghiaccio si ammassano gli uni a ridosso degli altri a cagione delle nevi le quali ca­ dono sopra il ghiaccio e s’agghiacciano anch’ esse, for­ mandovi nuovi strati ; dei quali poi quelli che trovansi al di sopra facilmente sdrucciolan via dagl’inferiori pri­ ma che il sole liquefacendoli abbia potuto fonderli insieme. II paese dei Salassii é situato per la maggior parte dentro una valle profonda (i) chiusa da monti da ua (i) La ralle d’Aosta.

LIBRO QUIRTO

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lato e dall' altro : ma in parte si «tende poi anche sulle alture de’ monti stessi circonvicini. Colóro che parten* dosi dairitalia vogliono superare quelle montagne sono necessitati di fare la strada ohe attraversa la valle pce> detta : quindi il loro cammino parlesi in due (i), e Puno va per le sommità degli Àpennini in luoghi inaccessibili ad ogni maniera di carri ; P altro è pià occidentale e attraversa i Centroni. V’ ha nel paese de’ Salassii mi* niere d’ oro, delle quali una volta era padrone quel po­ polo , che oltre di ciò dominava anche i passaggi già detti. Ed a valersi delle miniere predette giovava loro moltissimo il fiume Duria di cui si servivano per lavare l’oro ; d’onde poi derivando in più luoghi e in parecchi rigagnoli l’ ac q aa , ne assottigliarono la principale cor­ rente. E questa operazione, se da una parte giovava a quelli che cercavano 1’ oro, dall’ altra nuoceva a coloro che avevano campi da coltivare in siti più bassi, restan­ do perciò privi di quella irrigazione che il fiume avreb* be potuto somministrare a tutto il paese, qualora si fosse lasciato discorrere naturalmente alla china. Per questa cagione poi v' ebbero frequenti guerre fra i due popoli : ma prevalendo all’ultimo anche in qne’ luoghi i Romani ^ i Salassii furono spogliati delle miniere non meno che del territorio : pur tuttavia avendo il possesso ^ei m onti, vendevano l’ acqua a coloro che pigliavan dal pubblico l’ impresa delle miniere ^ sicchò poi per l’ avarizia di questi intraprenditori vi furono frequenti
(i) In d u e; cioè, nella strada del gran u n in quella del piccole san Bernardo. Bernardo, ed

DELLA GEOGKAFU DI STRABONE

litigi : è. COSÌ avvenne che i governatori romani m an­ dati in quei luoghi trotavano sempre m ù pretesti per soddisfare al desiderio che avevano di far guerra. Ciò non pertanto fino a questi ultimi tempi i Salassi!, es­ sendo ora in guerra, ora pacificati coi Rom ani, conser­ varono qualche potenza, sicché a modo di ladroni reca­ vano molti danni a coloro che passavano quelle mon­ tagne attraversando i loro paesi. Peiò quando Decio Bruto fuggì da Modena gl’ imposero di pagare una dramma per ciascun uomo che aveva con sé. Messa/a che svernava in luoghi vicini ai loro dovette compe­ rarne a prezzo le legne, sì quelle da abbruciare, co­ me anche le aste d’ olmi per valersene ad esercitare i proprii soldati. Finalmente que’ popoli depredarono una volta anche il denaro di Cesare («), e sotto colore di àttendere a riattare le strade ed a costruir ponti sui fiumi, fecero precipitare grapdi ruine sopra i soldati di lui. Ma alPultimo poi Augusto li debellò, e li vendette tutti all’ incanto, avendoli prima fatti trasportare in Eporedia colonia dei Romani. £ l’avevano da principio fondata appunto stimando che dovesse servire a conte­ nere i Salassi! : ma a stento potè invece essere difesa dagli abitanti, finché non fu distrutta quella nazione. Jl nump-o poi delle persone vendute fu di trentasei mila^ quello degli .uomini capaci di guerreggiare fu di otto mila ^ e furono venduti tutti .all’ asta da Terenzio
(i) Giulio Cesare non racconta alcun simile avveninnento ; e però (dicono gli Ed. frane.) è da;crod 0 r.e che Strabone intenda parlare d’ Augusto , del quale fa, menj^one subito dopo.

UBKO ^À & T Q

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V arfone, il qoàle esondo allega ciafw di quelli gaerra li -iriàse; Angiisto pòi aVencb) inviati colà tre mila romani, fondò la città d’Augusta (i) in quel medesimo Juogo nel qnale Varrone avéVa posto il suo ca^tppo : ed ora tutto il paese cireonvicino è in pace, fino alle «stcemb sommità del monte. Le parti di quelle montagne che guardano all’orien­ te, fr quelle, che sono volte al mezzogiorno le occupano' i Reti; ed i Yindefici confinanti cogli Elvezii e! coi Boi, siccome quelli che stanno al di sopra delle costoro pianure. 1 Reti pertanto si allargano fino alP Italia so­ pra Verona e Como ^ e il vino retico tenuto fra i più lodati d’ Italia si fa alle falde delle costoro montagne. Stendbnsi inoltre anche fino a quei luoghi pei quali scorre il Reno. E sono di questa schiatta anche i Leponzii e i Gamuni (a). I Vindelici ed i Norici occupano per la maggior parte il fianco opposto di que’ monti insieme co’ Breuni e Gehauai che sono già lllirii. Tutti costóro pòi fecero sempre scorrerie sopra le parti d’ I4alia ad essi vicine, e nei paesi degli Elvezii, dei Seqtiaoi, dei Boi e dei Germani. Fra tutti i Vindelici hanno voce di arditissimi i Licazii, i Clautinazii e i Vennoni ^ e fra i Reti i Ru<;anzii e i Gotuanzii. Anche gli Estioni e i Briganzii appartengono ai Vindelici ; e le loro (àtlà sono Briganzio, Campoduuo, e Daouu>ia (3), eh? è q«asi un baluardo dei Licazii. Della ferocia eser­ cì) Aosta.
J .Camuni abilaróno la Valeamonica. <3) Ora Kempten , Bregentì, ed jiusburgo sul Lech.

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DELLA G « 0 6 W i r U M BTRABONE

t;itata da questi fadroni sopra gl? Iti^iaoi raccontasi, cb’ essendosi costoro impadvooiti «li uà borgo e d’ una «ittà, noh solamente Ucòisero tdtti gli adulti,' raà si an­ che tutti i fantiulli maschi ^ e non contenti nò anche di ciò , ammazzarono tutte quelle donne incinte dalle quali i loro iudoTÌni affermavano «he bascerebbero fi» gliuoli di «esso'maschile. Oopo costoro vengono quelli che stanno presso al golfo Adriatico e nei paesi vicini ad Àqùileja, e sono alcuni dei Norici ed i Carni ^ ai primi dei quali appar­ tengono anche i Taurisci. Tiberio e Drnso suo iratetlo in una sola state fecero cessare tutti questi popoli dalle frequenti loro scorrerie ^ laonde già volge il trentesimo terzo anno da che stando in p ace, pagano il tributo ad essi ordinato. Lungo poi tutto quanto il dosso delle Alpi si trovano alunni rialti dr tèrra acconcissimi ad essere coltivati, e vallee di buonissima pastura. 11 pi{i di que’ monti per altro, principalménte verso le sommità, dove appunto solevano abitare i ladroni già d e tti, è terreno aspro e infecondo, tanto a cagione delle ghiac­ ciaie che vi si fanno, quanto per la propria natura del snolo. Per la mancanza dei viveri e di tutte le altre cose la perdonarono qne’ladroni talvolta a coloro che abita­ vano nelle pianure per avere da chi potessero trarre le cose necessarie; éd essi davana poi in cambio a costoro pece, resina, cera, mele, e cacio, delle quali cose tutte abbondavano. Sopra i Carni è il monte Appennino (i)
(i) Il Cluvier vorrebbe invece leggere’'Afc»■<•»; e il Gossellia è di parere che questa varianle sìa buona.

LIBKO QUARTO

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con un lago che riesce nel fiome Isara : il qnale poi riee^ vendo in sè un altro fìume detto A tage, va a sboccare nell’ Adria. Dallo stesso lago esce anche un altro finme che portasi all’ Isti-ò e chiamasi Atesino (i). Che anzi l’istro medesimo ha le sue origini da questi monti che sono divisi in molti rami e in molte sommità. Pe­ rocché dalla Ligustica fino a questo sito del quale óra parliam o, si distendono senza interrompimento le al­ ture delle Alpi, e rendono immagine di uu monte solo. Ma procedendo più oltre si trovano ora più eccelse ora più abbassate quelle montagne, e come divise in pa­ recchie parti é sommità. La prima di queste divisioni è quel dosso che oltre il Reno ed il lago s’innalza a me­ diocre altezza ed è rivolto all’ oriente, dove sono le sorgenti dell’ Istro vicino àgli Svevi ed alla foresta Ercinia (a). Alcuni altri sono volti verso l’illiria e l’Adria; ed uno di questi è il monte Appennino già detto, e il Tulio, e il Fligadia, e i monti sovrastanti ai Vindelici, dai quali discendono e vanno a sboccare nell’Istro il Dura, il Ciani e parecchi altri torrenti. Intorno a questi luo­ ghi abita la gente di Japodi, già frammischiata cogl’lllirii e coi C elti, e presso alla quale si trova il monte
(i) Osserva il Goasellin non trovarsi alcun fiume Isara n i Atage che sbocchi nell’Istro: e che jiUsino o M esi si disse an­ ticamente l’ Adige, il quale per altro riesce al mare Adriatico. (?) L’Autore accenna in questo luogo quella catena di monta­ gne che attraversa la Svevia dal mezzodì al nord parallelamente al corso del Reno. Quivi ha le sue sorgenti il Danubio {VIstro), 11 Iago poi qui menzionato pare che sia quel di Costanza - La selva Ercinia è la seb>a Nera. (G.)

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DELLA GEORRAPIA DI STRABONB

Ocra. Questi Japodi, una vòlta potenti pel nuinevo, e per P estensione del loro paese ai due lati del monte , e pel ladroneggio che esercitavano, furono poscia scon­ fitti e pienamente domati da Cesare Angusto. Le loro città sono Metulo , Arupeno, Monezio e Vendona. Appresso a costoro sta collocata in lina pianura la città di Segesta, vicino alla quale scorre la Sava che inette poi capo nell’ Istro. Questa città è opportunissi­ m a , per la sua posizione, alla guerra contro i Daci. L ’ Ocra poi è la parte più bassa delle A lpi, ed è quel punto dov’ esse congiungonsi coi Carnii (i), e pel quale si'portàno sopra carri le mercatanzie da Aquileia a Naup o rto , percorrendo una strada di circa quattrocento stadii : di quivi si conducono poscia sopra fiumi fino al* l’ Istro ed ai luoghi circpnvicini. Perocché Nauporto è lambito da un fiume eh’ esce navigabile dall’ llliria , e gettasi nella Sava: e cosi torna agevole il condurre le merci tanto a Segesta, quanto fra 1 Pannoni o i Taurisci. E mette foce nella Sava nelle vicinanze di Segesta anche il Colepi (a).! Amendue questi fiumi sono naviga­ bili, e scorrono dalle Alpi. Hanno poi questi monti cavalli selvaggi e buoi: e Po­ libio afferma che vi nasce un animale di forma singola­ re , somigliante nella figura ad un cervo , all’ infuori del collo e del pelo, nei quali somiglia piuttosto a cin­ ghiale 5 con una specie di carnosità sotto il mento in

(i) La Carniola cd il Friuli.
(3)

Kuìp.

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forma di cono, pelosa nell’ estremità, lunga un palmo all’ incirca, e grossa quanto la coda di un cavalla. Uno dei passaggi dall’ Italia nélla Celtica Transalpi­ na e settentrionale è la strada che attraversando i Salassii conduce a Lugduno. Questa strada è duplice: l’ una può praticarsi con carri, ma si allunga passando pei Centroui : l’ altra aspra* ed angusta , ma breve, at-: traversa le Alpi Pennine. La città poi-di Lugduno è nel’ mezzo del paese, a guisa di rocca, o vuoi pel con­ fluente dei due fiumi, ò vuol perchè trovasi accessibile ugualmente a tutte le altre parti circonvicine. Quindi Àgrippa ordinò che appiinto. per quella città passassero le strade ch’ei fece aprire^ l’una delle quali attraversando i monti Gemmeni andasse fino ai Santoni ed alI’Àqaitania; un’altra verso il Reno ^ nna terza vesso 1’.Oceano passando pe» Bellbvaci, e per gli Ambiani ; una quarta è quella che va nel territorio Narbonese éd alla spiaggia marittima di Marsiglia. Si può anche ^ Jasciato. a si di-; atra Lugduno e il paese che gli sorraàta, attraversare il Rodano nello stesso monte Appeiiaino ovvero il Jago Lemano nelle pianure degli Elvezii, e di quivi passar tra iSeqnani e i Lingoni attrwèrsandb il monte Jùra. Quivi poi la strada si parte in d u e, l’una alla volta del-Be-i n o , l’ altra verso l’Oceano. Pdlibio racconta che al suo tempo furono trovate fra i Taurisci ed i Inorici, prlncipalménte presso Aqni-i leia, miniere tanto copiose <;fae scavando la terra aU’ al­ tezza di due piedi s’ incontrava subito 1 ’ oro , nè mai facea d’ uopo di scavare più che quindici piedi : che l’oro di quelle miniere in parte trovaviwi in grani della.

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DELLA

g e o g r a f ia

DI STRABOWE

grossezza di una fava o di un lupino, i quali poi posti al fuoco non diminuivano se non di un ottavo; in parte avea d’ uopo d 'u n a purificazione maggiore , ma nondi< menò tornava di molta utilità lo scavarlo. Soggiunge poi che essendosi uniti in quell’ opera ai barbari alcuni Italiani per lo spazio di due m esi, incontanente dimi­ nuì di un terzo in tutta quanta l’ Italia il pregio del1’ oro : se non che avveduti di questo i T aurisci, di­ scacciati que’ loro compagni , vollero esser soli alK impresa. Ora poi tutte le miniere sono soggette ai Komani. Del resto in que’ luoghi non altrimenti che nell’ Iberia, oltre all’oro che vi si scava, anche i fiumi portano avèha di questo metallo , sebbene in minor quantità. medesimo scrittore poi parlando del1’ estensione e del^ altezza delle Alpi, pone loro a con­ fronto le maggiori montagne che si trovino fra gli £!• leni, cioè il Taigeto , il Liceo , il Parnaso , l’ Olimpo ^ il Pelio , I’ Ossà y e fra i Traci l’ E m o, il Kodope, il Dunacé: e dice che un buon viaggiatore può nello spa­ zio di nn giorno pervenire alla sommità di ciascuna di queste montagne ^ e ia un giorno eziandio peircorrerne la circonferenza : ma le Alpi invece nessuno le potreb­ be asbendere^ in cinque giorni, e la loro estensione è di duemila e duecento stadii. Egli poi nomina quattro luoghi soltanto nei quali si possono superare le Alpi : 1 - uno attraverso dei Liguri vicinissimo al mar Tirreno ; poi quello, per Torino, pel quale passò anche Annibaie; il terzo attraverso ai Salassii ; e il quarto pei Reti ; stra­ de tutte precipitose. Finalmente asserisce esservi pai-eicchi laghi in que’ m o n ti, e che fra. qu«sti, tee sono

LIBRO QUARTO

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grandi : dei qnali il Beoaco (<) ^ lunghezza di cinqueceato stadii, e per larghezza éento cinquanta ^ e da esso sbocca poi il fiume Mincio : quindi il Verbano è lungo quattrocento stadii, e nella larghezza è minore del precedente, e n’ esce il Ticino : il terzo è il Lario, lungo pressoché trecento stadii, e largo tre n ta , da cui esce il grande fiume dell’ Adda. Tutti poi questi fiumi concorrono a metter foce nel Po. Questo era da dire intorno alle montagne delle Alpi.
(i) 11 Lago di Garda, - 11 Yerbano è il Lago Maggiore.

Fine del Tomo secondo di Stràbone.

INDICE
DELLE MATERIE CONTENUTE IN QDESTO TOMO.

L

T r a d u t t o r e ................................................................ pagLIBRO PRIMO.

V

C apo

— — —

I. Elogio della Geografia. Motivi che hanno indotto r Autore a scrivere quest’ Opera . . . . » i II. Esame critico delle principali opere geografiche pubblicate innanzi a quella di Strabone . m 39 III. CoDliouazione dell’ esame del primo libro di Erato sten e.................................................................» 101 IV. Esame del secondo libro delle Memorie geografi­ che di Eratostene. i.° Sulla larghezza della Terra abitata. a.° Sulla sua lunghezza. 3.° Sulla sua divisione in tre continenti. 4>° Sulla divi­ sione morale de’ suoi a b i t a n t i ..................... n i33 LIBRO SECONDO.

C apo

1. Descrizione della Carta di Eratostene. Alcune sue opinioni difese contro le insussistenti censure d’Ipparco ; poi dimostrate fallaci per altre ra­ gioni. Osservazioni generali sugli errori di Tiraostene, Eratostene ed Ipparco . . . . » i43 — II. Esame del sistema geografico di Posidonio. Suo giudizio rispetto alle cinque zone in cui ParS trasojie, toni. II. ag

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menide ed Aristotele dividevano la terra. Come Posidonio stesso dividesse la terra in zone. Di­ visione in sei zone proposta da Polibio. Giu­ dizio di Strabone sopra questi diversi sistemi. Egli preferisce la divisione ordinaria in cinque zone. Relazione del viaggio marittimo d’Eudosso intorno alla Libia, riferita e creduta veridica da Posidonio. Osservazioni di Strabone intorno a questa relazione. Opinione di Posidonio so­ pra alcune altre questioni geografiche . pag. 1 9 / Capo 111. Esame della Geografia di Polibio . . . . » 220 — IV. Sistema geografico di Strabone. Principi generali della Geografia. Divisione ^el globo terrestre. Dimensioni e divisione della Terra abitata. Ma­ niera di delineare una carta della Terra abitata sopra un globo o sopra -una superficie piana. Viaggi di Strabone. Descrizione sommaria e ge­ nerale della Terra abitata. Dei mari che cir­ condano la . Terra abitata, e delle coste eh’essi bagnano. Dell’ Europa. Dell’ Asia. Della Libia od A fric a ........................................................... » a3a — V- Dei c lim i................................................................ » 2 8 3 LIBRO
C apo

TERZO.

I. Idea generale dell’ Iberia. Descrizione delle sue coste da Calpe al promontorio Sacro . . » — II. Della Turditania o Betica ................................ » 3o3 — III. Descrizione del lato occidentale e settentrionale dell’ Iberia , cominciando dal promontorio Sa­ cro. Il Tago e gli altri fiumi di quella spiag­ gia. Popoli a traverso dei quali discorrono. I Lusitani e gli Artabri. Loro costumi . . » 3a5 — IV. Descrizione della spiaggia dell’ Iberia da Calpe fino a’ Pirenei, e del paese situato al di sopra

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di questa spiaggia. Di alcune cillà dell’ Iberia ; e digressione sopra Omero e sopra i suoi de­ trattori. Cagioni che agevolarono ai Greci e ad altri popoli la conquista dell'lberia. Fiumi della spiaggia predetta, ed isole adiacenti. Due principali montagne nel paese al di sopra dt esse. Nomi delle città e dei popoli d ie 1’ abi­ tano e loro costumi. Produzioni di quel paese. Come r Iberia in diversi tempi fosse diversamente d i v i s a ...................... ■ . . . pag. 355 C apo V . Isole adiacenti all’ Iberia. Costumi dei loro. abi- tanti. Dell’ isola di Gadi ; suo commercio. Ric­ chezze de’ suoi abitanti. Antiche tradizioni sulla fondazione di Gadi. Fontana singolare in Gadi. Esame delle cagioni del flusso e riflusso del mare, e degli straripamenti del fiume Ibero. Descri­ zione di alcuni alberi deU’lberia. Isole Cassiteridi e loro a b i t a n t i ..................................... » 3 5 7 LIBRO
C apo

QUARTO.

I. Divisione della Gallla Transalpina. La Celtica o Narbonese. Marsiglia. Descrizione della co­ sta da Marsiglia fino a’ PireneL Pesci fossili ed altre singolarità. Bocche del Rodano. Co­ ste da Marsiglia al Varo. Isole adiacenti. Po­ poli e città fra il Rodano e le Alpi; fra il R o ­ dano e i Pirenei. Dei Tettosagi ; loro antiche spedizioni. Dei fiumi della Celtica . . . » 3 7 6 l i . Descrizione dell’ Aquitania. Popoli di quella pro­ vincia. Gli Arverni; loro potenza e loro guerre contro i R o m a n i ...........................................u 4o3 i l i . La Gallia lionese e la belgica. Fiumi che discen­ dono dalle Alpi ; e popoli limitati dal Doubs e dalla Saona. Del Reno e dei popoli abitanti

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luogo le sue rive. AUre popolazioni, e foresta di Ardenna. La Senna. Città de’ Parisi!. Popoli Belgici. Dei Veneti e delle loro guerre contro C e s a re ........................................................... pag. 4o8 C apo IV. Costumi ed usanze de’ Galli in generale. Loro b a rd i, indovini e druidi. Del modo col quale conibattoDO. Isola vicina alla bocca del L igerì, e donne che l’abitano. Altra storia più (àvolosa. Isola vicina alla Britannia , nella quale si cele­ brano i misteri di Cerere e di Proserptna. » 4 1 6 r — V. Descrizione della Britannia. Produzioni, abitanti, costumanze, governo. Spedizioni di Cesare in quel paese. Altre isole vicine alla Britannia. Isola di lerna. Isola di T u i e ..................... » 435 — VL Descrizione delle Alpi e dei popoli dai quali sono abitate. Animali che vivono nelle Alpi, Strada che va dall’ Italia nella Gallia transalpina pas­ sando per le Alpi. Miniere d’oro presso i Taurisci. Norici. Estensione ed altezza delle Alpi. » 4 ^ 1