© LO SGUARDO – RIVISTA DI FILOSOFIA – ISSN: 2036-6558

N. 5, 2011 (I) – DI ARISTOTELE SI DICE IN MOLTI MODI

La logica di Thomas Hobbes
e la tradizione aristotelica
di Marco Sgarbi

1. Thomas Hobbes è generalmente considerato dalla storiografia filosofica
come uno dei primi grandi pensatori della modernità che rompe con le
tradizioni del passato per volgere i propri interessi alle nuove istanze filosofiche
e scientifiche. Eppure molta parte del suo pensiero, ed in primis la sua logica, è
influenzata in modo decisivo dalla tradizione aristotelica e in modo particolare
dall’aristotelismo padovano.
Sono pochi gli studi che si sono occupati dell’eredità aristotelica di
Hobbes con particolare attenzione al suo pensiero logico, a differenza, ad
esempio, di quanto si è fatto per la sua filosofia della natura 1, e questi si sono
limitati a constatare analogie e somiglianze tra il pensatore inglese ed alcuni
logici aristotelici contemporanei senza una reale valutazione della loro reale
influenza.
Il primo studioso a rilevare una certa presenza della tradizione aristotelica
in Hobbes fu Mario Dal Pra2. In primo luogo egli osservava che la logica
studiata ad Oxford da Hobbes nel primo decennio del XVII secolo offriva un
generale ordinamento aristotelico-scolastico con qualche infiltrazione di
carattere ramista. Tuttavia, se questa fu la sua formazione, Dal Pra notava
anche che nel suo primo viaggio in Italia dal 1610 al 1613, Hobbes si accorse che
la logica da lui studiata era disprezzata dalla persone colte ed allora egli decise
«di abbandonare la filosofia e la logica aristotelica» 3, come si può evincere da
alcuni versi della sua autobiografia4. Nondimeno, la tradizione aristotelica offrì,
secondo Dal Pra, numerosi temi e motivi alla logica di Hobbes: dalla generale
ripartizione della materia, alla trattazione estensiva del sillogismo e del
metodo. Tuttavia, non ci sarebbe in Hobbes un’effettiva appropriazione delle
Cfr. Cees Leijenhorst, The Mechanization of Aristotelianism. The Late Aristotelian Setting
of Thomas Hobbes’s Natural Philosophy, Brill, Leiden 2002.
2
Mario Dal Pra, Note sulla logica di Hobbes, «Rivista critica di storia della filosofia», 4
(1962), pp. 411-433.
3
Ivi, p. 418.
4
Thomas Hobbes, Opera philosophica quae latine scripsit, Bohn, London 1839, pp. LXXXVILXXXVII.
1

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in Luigi Olivieri (cur. 187-204. sulla logica di Hobbes. pp. 5 6 60 .). in Patricia Easton (cur. Aldo G. di una discreta selezione di esempi. In Hobbes avverrebbe un disimpegno della logica da ogni implicazione di tipo ontologico a favore di un approccio inventivognoseologico. Ma anche in questo caso Edwards istituisce dei semplici confronti e paragoni. Riedgeview. Note sulla logica di Hobbes. pp. p. ricostruendo il background intellettuale nel quale il pensiero logico hobbesiano si è formato e le sue possibili fonti.© LO SGUARDO – RIVISTA DI FILOSOFIA – ISSN: 2036-6558 N. A differenza di questi studi.. al fine di stabilire eventuali o possibili influssi di teorie o dottrine aristoteliche. 105-124. Tuttavia. 9 Martine Pécherman. il presente articolo vuole mostrare l’influenza della tradizione aristotelica. 2011 (I) – DI ARISTOTELE SI DICE IN MOLTI MODI dottrine aristoteliche. William F. M. p. una posizione che investe tutto il suo pensiero logico a partire dall’analisi dei vocaboli sino allo studio accurato del metodo6. I. Sarebbe un passo decisivo quello compiuto Hobbes nella storia della logica cioè l’elaborazione di una logica della mente sulla quale fondare tutto l’impianto gnoseologico umano e quindi la possibilità stessa della scienza7. pp. Gargani. Hobbes e la scienza. Cfr. da utilizzare e da adattare» 5. senza determinare l’influenza zabarelliana e i suoi eventuali veicoli di trasmissione. Edwards. a volte ingombrante e comunque da vedere e considerare con altra impostazione e con diversi principii. al di là di ogni possibile influsso esercitato dagli studi di matematica e geometria8. Einaudi. si tratta di un buon inventario di questioni e di temi. In particolare Gargani ha concentrato il suo interesse sul carattere meramente euristico ed esplicativo della sua logica derivante dall’aristotelismo padovano. 7 Lorne Falkenstein e Patricia Easton. il quale dimostra quanto la teoria metodologica di Hobbes sia stata influenzata da Zabarella. Logic and the Workings of the Mind. 8 Cfr. Infine. La logique de Hobbes et la tradition aristotélienne. Preface. 32-96. Edwards. Antenore. Più recentemente. l’indagine di Gargani si limita a fornire delle semplici analogie fra le prospettive di ricerca degli aristotelici padovani e quelle di Hobbes. Atascadero 1997. 422. L’aristotelismo padovano e le origini delle teorie moderne del metodo. Aristotelismo veneto e scienza moderna. l’elemento prettamente aristotelico della logica di Hobbes verrebbe mitigato dal suo concettualismo. Torino 19832. ed in particolare quella zabarelliana. egli «segue la traccia degli aristotelici del suo tempo e dei loro manuali solo come una via comoda. cit. Padova 1983. Una rilettura più accurata di Hobbes in chiave aristotelica è fornita da William F. secondo Dal Pra. Questo suggerimento è stato particolarmente sviluppato da Aldo Gargani nella sua monografia dedicata a Hobbes e la scienza.). «Hobbes Studies» 8 (1995). 5. derivante dalla tradizione nominalista oxoniense. che offre un materiale a lungo elaborato e non privo di importanza. sebbene alla fine sia una sua originale interpretazione9. solo questo e niente più. Martine Pécherman ha sostenuto che anche la teoria hobbesiana della proposizione ha forti legami con la tradizione aristotelica. Dal Pra.

in Jean-Pierre Schobinger (cur. «Historia linguistica. ebbe subito larga diffusione in tutta Europa e ispirò tutta una serie di nuovi logici che scrissero a cavallo dei due secoli 13. Oxford. a Oxford si diffusero i testi di logica di dialettica e retorica. Kingston-Montreal 1983. John Case and Aristotelianism in Renaissance England. Oxford 1959-1960. Gli anni in cui Hobbes fu studente a Oxford fra le fine del XVI e gli inizi del XVII secolo. Schwabe & Co. L’Opera logica di Jacopo Zabarella. 297-311. pubblicata a Venezia per la prima volta nel 1578. Earline J. Bibliopolis. Firenze 1965. 17-29. International Journal for the History of Linguistics». Convenzione e ipotesi nella formazione della filosofia naturale di Thomas Hobbes. Oxford University Press. Oxford rimase tuttavia un’università conservatrice. tuttavia. Le conoscenze logiche di Hobbes.). 179201. se la prima parte degli Elementa philosophiae. Charles B. 6-9. 5. l’università stava subendo profondi cambiamenti soprattutto nell’insegnamenti di logica. John A. Arrigo Pacchi. Trentman. Jahrunderts.. Così quando verso la fine del XVI secolo iniziarono a diffondersi in Gran Bretagna i primi testi di logica e metodologia dell’aristotelismo patavino. 47-78. in particolare quelli di ispirazione ramista. 15-31. Alla fine del XVI si diffusero in modo particolare gli scritti logici di Jacopo Zabarella e Giulio Pace. È noto che Hobbes non scrisse mai un manuale di logica e che né tantomeno.© LO SGUARDO – RIVISTA DI FILOSOFIA – ISSN: 2036-6558 N. Ivo Thomas. 3 (1976). Schmitt. 3. in Oxford Studies. Ciò che si evince è comunque uno spostamento di interesse dalla logica retorica di stampo umanistico alla logica della scienza esposta negli Analytica posteriora di Aristotele. l’università di Oxford visse nel XV secolo un periodo di declino in campo logico. 10 61 . Die Philosophie des 17. della parte dedicata alla logica abbiamo abbozzi risalenti al 1645-46 10.). England. Nel XVI secolo sotto la spinta innovatrice propugnata dall’università di Cambridge. Basel. La Nuova Italia. pp. The Study of Logic and Language in England in the Early 17th Century. pp. 1. dopo i secoli di splendore in cui la logica terministica e calcolatoria oxoniense aveva avuto grande successo e influenza in tutta Europa. Di Cfr. 11 Cfr. Gli statuti indicavano esplicitamente gli insegnamenti delle opere di Aristotele e Porfirio. Schmitt. Medieval Aftermath: Oxford Logic and Logicians of the Seventeenth Century. sebbene difficilmente essi furono letti direttamente. pp. Bd. ma furono piuttosto conosciuti mediante i manuali dell’epoca 12. 1988. pp. essi riscossero subito un ampio consenso fra il corpo accademico e fra gli studenti con la produzione di nuovi manuali11. pp. pp. Napoli 1985. 12 Cfr. La tradizione aristotelica: Fra Italia e Inghilterra. Tuttavia. attenta piuttosto alla logica epistemica e alla teoria della conoscenza che agli artifici retorico dialettici. Ashworth. i suoi Elementa philosophiae presentano come introduzione generale una corposa sezione sulla logica che può essere considerata come un’opera a parte rispetto all’intero progetto filosofico hobbesiano e che è il risultato di una lunga meditazione durata almeno un decennio. cioè il De Corpore. insegnò logica in qualche università. fu pubblicata solo nel 1655. Infatti. Die philosophischen Lehrstätten. Grundriss der Geschichte der Philosophie. 2011 (I) – DI ARISTOTELE SI DICE IN MOLTI MODI 2. sono ben più lontane nel tempo e risalgono ai tempi in cui era studente ad Oxford presso la Magdalen Hall. 13 Sulla diffusione delle dottrine zabarelliane vedi il volume collettaneo Gregorio Piaia (cur. McGillQueen’s University Press. Infatti. Charles B. come molti altri intellettuali del periodo.

Antenore. Infatti. infatti i due frequentarono l’università negli stessi anni e probabilmente seguirono le stesse lezioni. ebbe nel giro di pochi anni dieci edizioni. Cleub. solitamente i corsi di logica ad Oxford si tenevano nei primissimi anni della carriera universitaria. Hobbes conobbe. Roma-Padova 2002. Ad Oxford circolavano comunemente il Systema logicae (1600) di Bartholomäus Keckermann.© LO SGUARDO – RIVISTA DI FILOSOFIA – ISSN: 2036-6558 N. pubblicata a Giessen nel 1613. sebbene quest’ultimo fosse al Lincoln College. e gli Elementa logicae di Edward Brerewood che. ma non impossibile. visto che tutti gli altri compendi uscirono quando già aveva ottenuto il suo baccellierato (1608). Ashworth. 62 . pubblicato a Londra per la prima volta nel 1614. almeno in gioventù. ebbe ad Oxford a partire dal 1615 almeno otto edizioni prima della fine del secolo. Logicae Artis Compendium. la cui ultima nel 1841. un’opera che faceva ampio riferimento a Zabarella e all’aristotelismo padovano. tuttavia è plausibile pensare che egli si sia formato in primo luogo direttamente sulle opere di Zabarella e Pace. e la Manuductio ad Logicam di Philippe Du Trieu. È difficile stabilire quali fra questi testi. Tuttavia. quando appunto il compendio di Keckermann non era ancora disponibile. che Hobbes abbia letto. il manuale di logica che indubbiamente ebbe più consenso fra gli accademici di Oxford fu il Logicae artis compendium di Robert Sanderson pubblicato per la prima volta nel 1615 ed uscito in ben quattordici edizioni. 5. l’opera di Keckermann uscita solo un anno e mezzo prima della conclusione dei suoi studi. Esercitarono un grande impatto l’Aditus ad logicam di Samuel Smith che. Hobbes dovette conoscere certamente Sanderson di persona. 2011 (I) – DI ARISTOTELE SI DICE IN MOLTI MODI stampo indubbiamente zabarelliano erano le opere di Giulio Pace come l’Institutiones logicae pubblicate a Cambridge e i Rudimenta logicae pubblicati a Londra entrambi nel 1597. Sulla scia delle opere dei aristotelici continentali. pubblicata a Douai per la prima volta nel 1614. pp. è plausibile ritenere che gli scritti di Zabarella e Pace fossero il suo primo e principale punto di riferimento. La prospettiva logica degli aristotelici patavini era anche diffusa dalle opere degli aristotelici di oltremanica che per un breve periodo godettero di un buon successo. XIV-XV. i logici britannici pubblicarono una serie di fortunatissimi compendi e manuali che caratterizzarono l’insegnamento della logica nelle scuole oxoniensi per almeno mezzo secolo e che erano ancora in uso ai tempi in cui John Locke era studente14. Earline J. e molti altri che apparvero prima della pubblicazione del De Corpore. In primo luogo a Oxford uscì nel 1594 l’Analysis analyticorum posteriorum sive librorum Aristotelis de Demonstratione di Griffin Powell. È difficile e poco probabile. l’Introductio logica di Christoph Scheibler. 14 Cfr. in Robert Sanderson. In assenza di ogni altra probabile prova documentaria delle letture logiche di Hobbes. pubblicato a Londra con il titolo Gymnasium logicum nel 1606. Quest’opera fu seguita a soli quattro La presenza dell’aristotelismo padovano nella filosofia della prima modernità. Introduction. influenzati dall’aristotelismo patavino. pubblicato per la prima volta nel 1613. Bologna 1985. ma ristampata a Oxford prima nel 1662 e poi nel 1678.

È in questo periodo. Forse proprio sotto la spinta della lettura della filosofia meccanicistica di Galilei. Collins. 20 Cfr.© LO SGUARDO – RIVISTA DI FILOSOFIA – ISSN: 2036-6558 N. atque aestimatur […] ubi quemadmodum boni ratiocinatores addendo deducendoque vident quae reliqui summa fiat: ita hic dialectici parti bus addendis. Oxford 2005. 15 63 . Dialecticae institutiones. secondo Hobbes. MS Rawl C 753. 55. necessariaque collocatio. così come la stessa azione del calcolare o ragionare è chiamata συλλογίζεσθαι»22. p. 3. un nome ad un nome» 19. Guido Oldrini. Aristotele. comprendo così in modo esaustivo l’esame di tutta la logica aristotelica.3. 21 Sul ragionamento come calcolo cfr. che è Cfr. L’impianto aristotelico della logica di Hobbes è evidente sin dalla caratterizzazione del ragionamento come calcolo. egli non ritiene che «esista solo il calcolo. Problemata. pp. I. che Hobbes iniziò a interessarsi sempre più a fondo alla logica dell’aristotelismo padovano. MS F 263. Paris 1543. 20 r-v: «syllogismus igitur (ut dispositio definatur) est argumenti cum quaestione firma. in greco λογίζεσθαι. Bogard. unde quaestio ipsa concluditur. 18 L. infatti.6. In particolare soggiornò a lungo a Venezia dove conobbe Fulgenzio Micanzio. riprendendo un aneddoto di Aristotele20. 19 Ibidem. Oxford University Press. 227-310. Trieste 1995. 17 Cfr. cioè il ragionamento. Infatti è sbagliato dire. et complectionem conclusionis efficiunt». essi si distinguono piuttosto per il fatto che sanno fare più in generale dei discorsi che sono calcoli21. pp. Pierre de la Ramée. Se per ragionamento. Da queste parole si evince in modo chiaro che Hobbes si rifà ad una concezione del ragionamento come considerazione della cosa. Galileo di fronte alla tradizione aristotelica. così come credeva Pitagora. La disputa del metodo nel Rinascimento. fol. amico di Paolo Sarpi e di Galileo Galilei16. un discorso ad un discorso. 2011 (I) – DI ARISTOTELE SI DICE IN MOLTI MODI anni di distanza dall’Analysis librorum Aristotelis de sophisticis elenchis sempre dello stesso autore. la cui eredità è evidente nella sua opera. fol. Corpus Christi College. Indagini su Ramo e sul ramismo. 5. The Allegiance of Thomas Hobbes. 16 Jeffrey R. in Tribute to Galileo in Padua. Firenze 1997. subducendisque summam quandam rationis explicant. 956 a 11-14. si dice che la consideriamo. 22 L. 145v-151r. allo stesso modo la mente può aggiungere o sottrarre «un concetto ad un concetto. Le Lettere. che era intrisa di metodologia aristotelica17. sui numeri»18. I. Ms. ci sono prove documentarie che il professore di logica Brian Twyne commentasse regolarmente i testi aristotelici attraverso l’utilizzo degli scritti zabarelliani15. «cioè che è soggetta a calcoli. che gli uomini si differenziano dagli animali perché sanno contare attraverso i numeri. e negli anni successivi. La conoscenza hobbesiana dell’opera degli aristotelici padovani si dovette rafforzare con i suoi viaggi in Italia a seguito di William Cavendish fra il 1610 e il 1613. XXX. sebbene come afferma Dal Pra con esiti negativi. una proposizione ad una proposizione. Hobbes intende calcolo. Bodleian Library. che Hobbes incominciò a leggere Galilei ed Euclide e a formarsi lentamente l’idea di poter costruire una scienza rigorosa e meccanica dell’intera realtà. Inoltre proprio negli anni in cui Hobbes era studente. 131-147. f. 13r ff.3. Sulla diffusione del ramismo in Gran Bretagna cfr. Enrico Berti. Questo perché qualunque cosa venga aggiunta o sottratta. Lint.

et vocatur modus considerandi [. La logica si deve occupare solo del modus considerandi perché la materia può essere oggetto di studio di altre scienze. Cfr. 154.. ovvero la prospettiva d’indagine. Verona 2009.. Il piano su cui Hobbes fonda la sua logica è meramente euristico e strumentale. a cura di Marco Sgarbi. La conoscenza per Hobbes è così come per Aristotele conoscenza attraverso le cause e delle cause. mentre il modus considerandi. delle possibili generazioni. alteram. 1613.l. La duplicità delle vie della conoscenza caratterizza due diverse modalità di accesso alla realtà di cui la logica deve dare una spiegazione. che avevano innestato nei loro manuali le dottrine nominalistiche della scuola di Oxford. quae loco formae est. duplice via che caratterizza la riflessione metodologica dell’aristotelismo padovano. I. per affermare che la logica non tratta della materia della conoscenza. Tale concezione è esposta nel commentario di Jacopo Zabarella alla Physica di Aristotele.e. si nota come Hobbes concepisca due vie distinte per conoscere. et dicitur res considerata. Tale concezione della logica è ispirata indubbiamente da Hobbes dagli aristotelici del suo tempo. Già da questa definizione di conoscenza. in base alla conoscenza degli effetti»24. seguendo il modello baconiano. Opera logica.© LO SGUARDO – RIVISTA DI FILOSOFIA – ISSN: 2036-6558 N. ma solo modi attraverso cui la mente dà ragione della cosa stessa. 502e. Jacopo Zabarella. e poi ripresa da Pace. 5. Jacobi Zabarellae Opera Physica. Zetzner. Questo significa che le cause non sono cause effettivamente della cosa.2. Questa mossa porta indubbiamente uno scollamento del piano ontologico dal piano ontologico sin dai primi paragrafi dell’opera hobbesiana che verrà ad acuirsi viepiù di capitolo in capitolo. cioè determina come la mente conosce le cose. piuttosto che come le cose sono. Per Hobbes. ma del modo in cui essa viene considerata: «subjectum duas habere partes. una che parte delle cause e principi primi e arriva agli effetti e l’altra che parte dagli effetti e raggiunge le cause. 23 64 . e inoltre. Köln 1597. in Id. p.. Tale concezione della logica era stata particolarmente ripresa e sviluppata da Zabarella. ancora circolanti a quell’epoca. s. la logica ha il compito di garantire il ragionamento rigoroso della conoscenza «degli effetti o dei fenomeni in base alla concezione delle loro cause o modi di generazione. quae materiae locum tenet. Aditus ad logicam. Ad esempio Smith nel suo manuale affermava che «ratio est. unam. ma non determina veramente la generazione della cosa stessa. è tipico solo di quella determinata scienza. 25 Samuel Smith.] res considerata potest huic scientiae cum alijs disciplinis esse communis: at modus considerandi cuiusque scientiae proprius est»23.. La causa è perciò semplicemente uno strumento per la conoscenza e la spiegazione della cosa. sebbene egli limiti il suo campo d’indagine alle cause efficienti e formali. Aemme. s. 24 L. Liber de tribus praecognitis. 2011 (I) – DI ARISTOTELE SI DICE IN MOLTI MODI oggetto della conoscenza. quia ordo instrumentum est ad cognitionem non ad rerum generationem conferns» 25.

“Do Words Signify Ideas or Things?” The Scholastic Sources of Locke’s Theory of Language. sed hominum arbitrium positum»27. che. ut homo. verbum. 5. 2011 (I) – DI ARISTOTELE SI DICE IN MOLTI MODI L’influenza aristotelica è particolarmente evidente nei primi due capitoli della sua Logica.5: «I nomi sono segni non delle cose. res vel conceptus significat»28. quae dicitur vox 26 Il problema dell’arbitrarietà o della naturalità del linguaggio era uno degli argomento più discussi all’epoca cfr. II. e non delle “prime intenzioni” che riguardano direttamente le cose. Zabarella e Pace in primis: «vox enim articulata est signum conceptus. Un segno evidente di questa posizione che Dal Pra non esista a definire concettualismo. Linguistica ed empirismo nel Seicento inglese. ma essa non dice che esso è in un determinato modo e non può essere diversamente. qui est in animo. viene ereditato dagli aristotelici.6. & aliae huiusmodi. ma dei pensieri». species. Anche quest’aspetto è trattato dagli aristotelici padovani. nomen. Cambridge 1597. Roma-Bari 1970. Laterza. Legat. prius enim mens rem concipit: deinde in eo conceptu alium conceptum effingit. illae autem primae. Duplex autem est eiusmodi vox […]: alia namque significat conceptum rei. I. «Vox significativa ad placitum. Ashworth. ma. eumque voce significat. «Journal of the History of Philosophy.. come si è visto. in particolare pp. Institutiones logicae. Richard Crakanthorpe: «Intepretatio est vox articulata ex institutio sensa animi significans [. privata di ogni aspetto ontologico. riconfermando lo sganciamento del piano ontologico da quello gnoseologico.. Legat. 13 28 Richard Crakanthorpe.] Ex institutio dicitur Graece κατὰ συνθήκίω. Earline J. dove vengono trattati i temi sviluppati da Aristotele nel De interpretatione. ma al contrario di autori come Francis Bacon. «la scienza è in funzione della potenza» 30. pp. Cfr. La conoscenza del mondo per Hobbes non è più finalizzata ad un sapere disinteressato. è il fatto che la stessa logica si occupa delle “seconde nozioni” o “seconde intenzioni”. come buona parte degli aristotelici suoi contemporanei. porta indubbiamente Hobbes a concepire una logica euristica puramente gnoseologica. London 1622. ut genus. propterea hae vocantur secundae notiones. pp. 223: 29 L. animal. p. 30 L. Questa posizione era ad esempio sostenuta da Pace come anche dall’aristotelico di Oxford. e la conoscenza che si ha di esso è finalizzata al suo dominio. Lia Formigari. Logicae libri quinque. p. 65 . 19 (1981). La posizione assunta da Hobbes è quella assunta dagli aristotelici patavini come Zabarella e Pace e a quelli inglesi come Smith e che poi sarà ripresa anche John Locke. 27 Giulio Pace. Lo sganciamento del nome dalla cosa e il suo legame precipuo con il concetto mentale29. quod non est a natura. enuntiatio. est vox significativa quae pro voluntate & arbitrio eius qui rebus nomina imposti. molto baconianamente. 309-317. è convinto che i nomi siano nati per l’arbitrio degli uomini e che essi non debbano avere necessariamente un rapporto diretto con la cosa di cui sono nome 26. 29-43. Hobbes.30 299-326. alia vero conceptum conceptus.© LO SGUARDO – RIVISTA DI FILOSOFIA – ISSN: 2036-6558 N. La logica fornisce gli strumenti per la descrizione del mondo. ratiocinatio.

ut Genus. sic in logica animal est vox primae notionis naturam realem animalis significans. ma solo nel pensiero». in relazione ad Aristotele. omnesq[ue] voces artis. sed modum aliquem seu intrumentu[m]. quae in his versantur. p. propterea disciplinae illae. 31 32 66 . «notiones vocantur. propositio. sed ut est Genus vox secundae intentionis»33. in Id. vel saltem ipsi primi rerum conceptus nulla ratione instrumenta sunt. a quasi tutti i manuali usati all’epoca Jacopo Zabarella.. 21 e-f. quibus aliquid respondet in rerum natura: ut homo. L’aspetto interessante della teoria della proposizione di Hobbes. Zetzner. Di carattere eminentemente aristotelico è anche la trattazione e la classificazione delle proposizioni. che però era comune. sed imagines rerum. vel intentio nominatur. cit. syllogismus. quo mediante res intelligitur. non ducuntur instrumentales. lapis. è sostenuta prevalentemente dagli aristotelici. è lecito supporre che il manuale a cui fa riferimento Hobbes sia l’Aditus ad logicam di Smith che parla proprio di “intenzioni”. Pace. ut docet Aristoteles in principio libri de Interpretatione. quicuid enim intelligimus seu mente concipimus. riprendendo il famoso passo di Aristotele. Opera logica. Köln 1597. sed signa conceptuum. 1027 b 25-28. non nella cosa» 34. 5. 6. terminus. Metaphysica.© LO SGUARDO – RIVISTA DI FILOSOFIA – ISSN: 2036-6558 N. denotat. quam rei: voces quidem primae notionis non sunt instrumenta. è il concettualismo esteso al problema della verità: «la verità è in ciò che è detto. De natura logicae. con qualche lieve differenza. At voces sucundae notionis instrumenta dicuntur»31. cit. Hobbes afferma che dalla connessione di più nomi che riferiscono a concetti si formano i discorsi. id a philosophis & logicis notio. Posto il concetto mentale alla base della logica. Aditus ad logicam. 3. Secundae autem notiones sunt. p. dei sillogismi e delle fallacie. genus. seu nominis. quae primis attribuuntur per intellectum. Smith. species»32.7. & rei primo est imposita. G. e non di “nozioni”: «Vox primae intentionis est quae aliquid extra animum significat. & est nomen potius conceptus. verbum.4. III. virtus. La prima forma di connessione fra nomi è la proposizione. Species. Vox secundae notionis est quae non immediate rem. reipsa illis non insunt: ut nomen. riprendendo esplicitamente la prospettiva aristotelica. coelum. Primae notiones sunt. 34 L. 33 S. completamente diversa da quella scolastica dell’adaequatio intellectus et rei. 2011 (I) – DI ARISTOTELE SI DICE IN MOLTI MODI secundae notionis. nel quale si sostiene che «il vero ed il falso non sono nelle cose. Institutiones logicae. Sic in Grammatica lapis est vox primae notionis: sed quando dicimus lapis est nomen erit vox secundae notionis. ut Aurum. Tuttavia. conceptus animi nostri... Anche questa idea di verità. VI.

Il primo a rimarcare la distinzione in greco e diffonderla nella logica di fine Cinquecento è proprio Zabarella: «duae igitur scientificae methodi oriuntur. Frankfurt 1597. quod ambae fiunt a propositionibus veris. p. sed differunt quod διότι procedit a prioribus secundum naturam. nostri demonstrationem quia»35. Opera logica. invece. vel ἀπόδειξιν τῶ διότι vocant. vel demonstrationem propter quid appellare consueverunt: altera. & vera scientia habetur per causam proximam: τὸ ὁτι vero demonstratur & scientia minus proprie dicta habetur vel per effectum. quam Graeci κυρίως ἀπόδειξιν. non plures. nec pauciores. Smith e Burgersdijk. 230 e-f. il capitolo sesto dedicato allo studio del metodo. vel per causam remotam»36. quae ab effectu ad causam progreditur. La separazione fra scienza τοῦ διότι e conoscenza τοῦ ὅτι è tipica degli aristotelici legati alla tradizione padovana che si esprime nella distinzione fra demonstratio quia e demonstratio propter quid. p. altera per excellentiam demonstrativa methodus dicitur. propribus & notioribus conclusione. L’aspetto più marcatamente legato alla tradizione aristotelica è però. La scienza è così eminentemente τοῦ διότι. vel 35 36 Jacopo Zabarella. Sono due dunque le vie del conoscere. come già aveva notato Edwards. De methodis. nostri. entrambi aristotelici ben conosciuti da Hobbes. Methodum hanc vocant Graeci συλλογισμὸν τῶ ὅτι. 309. at ὁτι. 5. Infatti il vero sapere per Hobbes è costituito dalla cognitio rei per causas.. tuttavia non entrambe hanno il medesimo valore epistemologico. in Id. Lo stesso Pace ripropone la distinzione nel modo classico che sarà usato anche da Hobbes: «Primo igitur considerat distinctionem in eadem scientia: quia τὸ διότι demonstratur.© LO SGUARDO – RIVISTA DI FILOSOFIA – ISSN: 2036-6558 N. vel διὰ σημείον. est prima & principalis species quam superiori capite definivimus. resolutiva nominatur: huiusmodi enim progressus resolutio est. riprendendo la definizione di conoscenza esposta nel primo capitolo. cit. & sic non erit a causa. che viene notevolmente ampliato nella stesura definitiva dell’opera rispetto ai lavori preparatori. o dall’immaginazione o dalla memoria e caratterizza la conoscenza τοῦ ὅτι. 67 . Wechel.. Demonstratio quod. proviene o dalla sensazione. causa tamen eius non indicatur. riprendono questa teoria nei loro manuali: «demonstratio propter quid. Il metodo della filosofia è costituito per Hobbes dall’indagine più breve possibile degli effetti secondo le cause note o delle cause mediante gli effetti noti. Hae duae species conveniunt. sicut ab causa ad effctum dcitur compositio. sed effectus. cioè scienza delle cause. & causis proximis conclusionis. potissimam demonstrationem. 2011 (I) – DI ARISTOTELE SI DICE IN MOLTI MODI nelle università. est qua res quidem esse ostenditur. La conoscenza degli effetti. Giulio Pace. In Porphyrii Isagogen et Aristotelis Organum. vel ab effectu procedit.

Questa era la posizione sostenuta da tutti gli aristotelici padovani ed era riassunto in quel tipo di dimostrazione definita demonstratione potissima e che era fondata sulla teoria del regresso. se l’uomo conosce prima il tutto rispetto alle parti. infatti.19.. Quando vediamo un uomo. L’aristotelismo padovano e le origini delle teorie moderne del metodo. p. ovvero Analytica posteriora II. di figurato. mentre se si parte dagli effetti. anche ciò che è noto è almeno in un primo momento ancora indistinto. cit. e simili. 198. nella conoscenza τοῦ διότι. il moto. p. tuttavia. 100 a 14-18. 40 Aristotele. è S. La causa dell’idea intera si compone dalle cause delle parti ed è necessario conoscere le parti prima di conoscere il composto. che Hobbes chiama metodo risolutivo o analitico e metodo compositivo o sintetico. Tale conoscenza è solo dell’esistenza della cosa e non delle sue proprietà particolari o essentialia che costituiscono il “che cosa è” della cosa. animato. Cambridge 1637.© LO SGUARDO – RIVISTA DI FILOSOFIA – ISSN: 2036-6558 N. ricorra. la quantità. si può cadere nell’errore di partire da una falsa causa e dedurre così un falso effetto. Demonstratio τῶ διότι est. che non le idee particolari. Secondo Hobbes ogni metodo della ricerca procede dal noto all’ignoto. pp. l’intero fenomeno è più noto di una qualsiasi sua parte. ai passi di Aristotele più utilizzati dagli aristotelici padovani per definire i caratteri di della metodologia scientifica. «demonstratio alia est τῶ διότι. infatti nella conoscenza sensibile. Smith. Demonstratio τῶ ὅτι. τῶ ὅτι. ma le parti sono necessarie per conoscere il tutto. erit remota non proxima. Il metodo della ricerca non può che consistere in un processo conoscitivo risultante dall’unione di entrambi questi metodi. aut non esse»38. ma piuttosto le sue proprietà essenziali come la figura. specifica Hobbes. alia. sed etiam reddit causam. se si parte dalle cause per determinare gli effetti. II. La conoscenza τοῦ ὅτι è perciò conoscenza del “che” ed è ciò che dà inizio alla ricerca dell’idea intera. ma distinte.19 e il Proemio della Physica. 110-111: Franco Burgersdijk. sebbene confusa. sive quod sit. 39 W. quae non solum probat rem esse.. razionale. Per parti. è nota prima l’idea intera di uomo. sono più note le cause delle parti che le cause dell’idea intera. Instiutionum logicarum libri duo. 251. 2011 (I) – DI ARISTOTELE SI DICE IN MOLTI MODI si a causa procedat. che è conoscenza del “che cosa è”. Sembrerebbe così nascere un’aporia. aut non sit. quae solum probat rem esse. cur res sit. Al contrario.F. non necessariamente si giunge alla conoscenza della specifica ed esclusiva causa che ha determinato quel particolare effetto. 37 38 68 . per spiegare il metodo della ricerca. & sic non consta bit ex immediatis»37. non si intendono le parti della cosa stessa. cit. Analytica posteriora. nell’esempio aristotelico si parlava di “Callia” 40. La conoscenza delle cause a partire dagli effetti e degli effetti a partire dalle cause prese isolatamente non forniscono un buon metodo per la ricerca. aut non esse. sive cur sit. Edwards. È assai indicativo che Hobbes. seppur implicitamente. 5. Academia. Aditus ad logicam. Infatti. alla quale lo stesso Hobbes sembra fare riferimento39.

L’esempio di Hobbes è chiaro: si prenda in considerazione il concetto di oro.4. I. Hobbes non sta mettendo in discussione una valore ontologico della conoscenza e della verità. p. Physica.). p. Aristotele. ciò che riguarda la conoscenza dei sensi. ad prima principia investiganda. 155: il metodo sintetico o compositvo «est qui ad principiis progreditur ad ea. Topica.3. conclude Hobbes. 663 f. Per risolvere questo problema Hobbes ricorre alla famosa distinzione aristotelica che assume capitale importanza nell’opera zabarelliana 41. cioè i principi primi. Aristotele. in tempi differenti. prima dei singolari e prima ancora di poter conoscere le loro cause. Se dunque la scienza propriamente detta consiste nella conoscenza delle cause di tutte le cose e siccome le cause di tutti i singolari si compongono dalle cause degli universali. Il metodo del La distinzione fra notiora nobis e notiora natura è sicuramente presa da Zabarella. ma è conosciuto in modo differente. 43 G.4. Aristotelismo veneto e scienza moderna. In duos Aristotelis libros posteriores analyticos commentarii. Pace. dalla mente e secondo diverse vie e perciò la cosa appare differente. 46 Cfr. Opera logica. cit. continuando nella risoluzione allo stesso modo. cit. 173-186. 664 d.5. fino a giungere ai concetti universalissimi. 75. quando conosciute una per una e poi composte insieme. si conoscerà quali siano le cose le cui cause. 141 b 3-22. resta da spiegare secondo Hobbes come questi generino effetti e il metodo della ricerca di questi è meramente compositivo46. quae constant ex principiis. VI. 5. 184 a 16-18. cit. è necessario sapere quali siano quegli stessi universali. cit. 188 b 30-35. Aditus ad logicam.. II. La dottrina del metodo di Zabarella. Aristotele. allora è necessario che si conoscano le cause degli universali. VII. i quali a loro volta possono essere risolti.© LO SGUARDO – RIVISTA DI FILOSOFIA – ISSN: 2036-6558 N. I. cioè i principî primi della conoscenza τοῦ διότι.4. 44 L. in Id. Ciò che è “più noto per noi” è ontologicamente ciò che è “più noto per natura”.1. Physica. Wilhelm Risse. Non si deve pensare che ciò che è “più noto per noi” sia ontologicamente diverso da ciò che è “più noto per natura”. Olivieri (cur. Cfr. p. quibus finis perficiatur». «dalla sua risoluzione verranno le idee di solido. “Più noto per natura” riguarda la conoscenza acquisita faticosamente attraverso la ragione. cfr. Metaphysica.. 42 Aristotele. cit. “Più noto a noi” è per Hobbes.1. S.. 2011 (I) – DI ARISTOTELE SI DICE IN MOLTI MODI impossibile stabilire come possa avvenire il processo della conoscenza. 156: il metodo analitico «est qui ad proposito ultimo fine sive agendo sive ad nobis efficiendo progreditur. Così. e sono estratti mediante la ragione attraverso un processo di risoluzione. consentiranno una conoscenza della causa delle cose singole»44. Aristotele. Smith. Jacopo Zabarella. è evidente che il metodo della scoperta dei principi primi delle cose è puramente analitico45. 72 b 32-35. 1029 b 3-8. Una volta conosciuti gli universali.. in L. Analytica posteriora.. 993 b 7-11. mentre è la medesima. Smith. fra ciò che è “primo per noi” e ciò che è “primo per natura”42. visibile. Aristotele. 41 69 . pp. 45 Fra gli aristotelici che concordano con Hobbes cfr. VI. Metaphysica. che come si è visto risiede tutto nel discorso. Aditus ad logicam. Institutiones logicae.. Gli universali sono contenuti nella natura dei singolari. grave (cioè tendente al centro della terra cioè mosso verso il basso) e molti altri concetti più universali di quello stesso di oro. riprendendo direttamente le parole di Pace: «dicuntur priora secundum nos ea quae maxime accedunt ad sensum» 43. I. ut fiat perfect rerum cognitio». Poi.

Nam alioqui. Exercitationes de generatione animalium. et cursus ex termino rum illarum definitionum definitionibus ratiocinatio perpetua. quod appellatur synthesis. et eatenus duntaxat nobis notiora sunt. Conveniunt illa. utramque autem comprehendit logistica. definitiones sunt. color citrinus in oculo: quod inde tamen abstractum a sensorio interno judicatur et intelligitur. ma centrale nella trattazione harveyana. ex termino rum alicujus dicti. quia sensibilia singularia sensui notiora sunt. nonostante la duplice trattazione del metodo analitico e del metodo sintetico. ars ratiocinandi a supposito ad principia. et a manifestis ad obscuriorum notitiam progredimur. quatenus universale est totum et indistinctum quid. et consistit in motu vel concursu motuum. oportet analista. Licet enim in omni cognitione a sensu ordiamur. sed tales quibus significatur modus. Elzeviri 1651. Ciò induce a credere che nel commento di questi due passi egli abbia considerato. quo res ipsa construitur sive generatur. revertendo per synthesin ad problema probandum. definitionibus. Itaque ut colligamus quaed icta sunt in brevissimum compendium. universale est». in quibus desinit analysis. Sanderson. quorum compositio est veritatis vel falsitatis dicti suppositi demonstratio. Consistere autem in propositionibus primis necessarium est. 48 William Harvey. 2011 (I) – DI ARISTOTELE SI DICE IN MOLTI MODI filosofare. donec ad nota aliqua ventum sit. quae non est scientifica. quot sufficiunt ad suppositi veritatem vel falsitatem demonstrandam: synthetica autem. 47 70 . totumque nobis notius est secundum sensum. ipsa tamen sensatio est universalis.© LO SGUARDO – RIVISTA DI FILOSOFIA – ISSN: 2036-6558 N. 5. Nam conclusionis quidem causa continetur in praemissis propositionibus. ad propositiones primas vel ex primis demonstratas. Ipotesi che sembra confermata dal fatto che proprio questa parte sia stata completamente modificata per la versione a stampa rispetto agli abbozzi del 1645-46 e il fatto che ricorra all’utilizzo del termine platonico “idea”. la quale è completamente dedicata alla metodologia aristotelica. id est. nulla erit deomonstratio. oltre ai manuali di logica aristotelica. poco adoperato nei manuali dell’epoca. Ut et synthesis ratiocinatio est a causis primis constructionis per media ad ipsum factum perpetua». Nella proposizione quinta del capitolo XX della terza parte del De corpore. inest singulare. ars ipsa demonstrandi. dum sentimus. è la mancata caratterizzazione del processo che va dalla sensazione ai principî primi. qua nempe a notioribus ad minus nota. Nam (si bene animum adverteris) etsi in sensorio externo. id est. constructionis. che nei manuali dell’epoca (ad esempio in Smith. Synthesis ero et analysis aliter quam ut prorsum et retrorsum non differunt. Demonstratio enim non est. veritas dicti probati inest in dictis quae probant. analysis est ratiocinatio a supposito constructo vel facto ad facti sive constructi causam efficentem vel multas coefficientes. Propositiones ergo. Analytica itaque est. non ante consistere quam pervenerit ad ea in quibus continetur causa efficiens ejus quod construendum est. inquam. nisi quae ex cognitione procedit causarum quibus constructio problematis efficitur. pp. Amstel. […] Quoniam autem finis analyticae constructio est problematis possibilis vel detectio impossibilitatis. ipsa tamen universalium in intellectu comprehensio a singularium in sensibus nostris perceptione exiurgit. per chi ricerca la scienza in generale è perciò in parte analitico e in parte sintetico47. licet primo intuitu inter se pugnare videantur: quo niam universalia primo per sensum a singularibus hauriuntur. 1920:«Quamvis ad scientiam quamlibet via unica pateat. Ciò che stupisce in Hobbes. quod pro vero supponimus. Atque ea ipsa compositio sive demonstratio id ipsum est. Scientifica autem non est. puta. non conclusionis demonstratae. ma che non tratta del problema dell’induzione48. Hobbes ritorna sulla complementarità dei due metodi: «Analysis ergo est. quae jam diximus. eae autem definitiones sunt. Causa autem constructionis est in ipsis rebus. si problema sit possibile. anche la prefazione di Harvey alle sue Exercitationes. atque universalia nobis praecipue nota sint (ab universalibus enim ad particularia ratiocinando oritur scientia). In iis ergo definitionibus contineri debet causa efficiens constructionis. ma anche nel Novum Organum di Francis Bacon) corrispondeva all’induzione dimostrativa.

non si possono dimostrare. Il metodo analitico o risolutivo è perciò semplicemente servo del metodo dimostrativo o sintetico. il ricorso nel capitolo sul metodo della distinzione τοῦ ὅτι/τοῦ διότι non può che rimandare alla metodologia di stampo aristotelico. pp. il metodo della dimostrazione è per Hobbes. 5. perché nelle scienze lo scopo non è soltanto la conoscenza dei principî. Hobbes: The Art of the Geometricians.. sed a quo invento exordium compositionis sumamus. ed essendo noti alla natura. quo invento quiescamus. L’intero metodo della dimostrazione è così sintetico. XXVI. 2011 (I) – DI ARISTOTELE SI DICE IN MOLTI MODI È possibile a mio avviso escludere che ci sia un’influenza forte e decisa in questo contesto metodologico delle opere matematiche e geometriche dei greci come Euclide e Pappo. «Journal of the History of Philosophy». Ultimus enim finis et scopus omnium qui in scientiis specualtivis versantur est per methodum demonstrativam duci a principiorum cognitione ad scientiam perfectam efectuum qui ab illis principiis prodeunt»52. ut per ea cognita effectus consequentes demonstremus. infatti. VI. In questo senso Hobbes segue perfettamente il dettato zabarelliano: «hinc fit ut methodus resolutiva sit serva demonstrativae et ad eam dirigatur. Indubbiamente l’aspetto meramente strumentale ed euristico della logica di Hobbes finalizzato alla conoscenza scientifica per un efficace intervento sul mondo deriva da questa tradizione. William Sacksteder. Non enim finem talem resolutio habet. 50 L. principia enim ideo per resolutionem indagamus. consistendo «nell’ordine di un discorso che inizia dalle proposizioni prime o universalissime per sé note e procedendo attraverso una continua composizione di proposizioni nei sillogismi» 51.2 (1988). pp. mediati dai logici britannici del tempo. richiedono una spiegazione. 207-237. «Journal of the History of Philosophy».© LO SGUARDO – RIVISTA DI FILOSOFIA – ISSN: 2036-6558 N. È da escludere che Hobbes l’abbia appresa dal Cfr. Zabarella. Se il metodo della ricerca è dato dall’unione del metodo analitico e del metodo sintetico. Inoltre l’ultimo paragrafo di questo capitolo. 49 71 . nella dimostrazione si deve tralasciare la parte analitica del metodo che andava dalla sensazione delle cose ai principî universali. A differenza del metodo della ricerca. 266f. semplicemente sintetico. Molti degli aspetti della logica hobbesiana derivano direttamente o indirettamente dall’impianto logico dell’aristotelismo padovano. 51 Ibidem. 131-146. De methodis. XVIII. cit. 52 J. come per Zabarella. ma la conoscenza perfetta degli effetti. Richard A. perché «questi ultimi essendo principî. come invece si è spesso sostenuto49.12. Il forte impianto epistemologico ed euristico in Hobbes risulta evidente dalla distinzione netta fra il metodo della ricerca e il metodo della dimostrazione.2 (1980). ma non una dimostrazione»50. sembra confermare che i concetti di analisi e sintesi utilizzati da Hobbes in questo contesto siano proprio quelli della tradizione dell’aristotelismo padovano. Talaska. intitolato molto significativamente Il motivo per cui non si può trattare in questa sede del metodo analitico dei geometri. Analytic and Synthetic Method According to Hobbes.

Lo studio del contesto e delle fonti del pensiero hobbesiano permette di non cadere nel facile errore di isolare le frasi dai testi e celebrare le nozze fra una metodologia aristotelica e un empirismo aristotelico che avrebbe generato pensatori antiaristotelici53. Le vecchi carte vengono spesso. Aristotelici e moderni: le ipotesi e la natura. 53 72 . La tradizione aristotelica non è stata perciò un elemento marginale e poco influente. sono agli occhi di Hobbes ancora valide ed efficaci. cit. Le soluzioni offerte da Aristotele. o dai testi di geometria greca. del mondo. ma piuttosto un fattore determinante del pensiero hobbesiano.© LO SGUARDO – RIVISTA DI FILOSOFIA – ISSN: 2036-6558 N. bensì sono state. L’impatto della tradizione aristotelica sulla logica di Hobbes mi sembra che si possa efficacemente descrivere con le parole di Paolo Rossi. Questo è quello che ha fatto Hobbes: ha riassorbito e rielaborato elementi della tradizione aristotelica padovana al fine di elaborare una nuova logica euristica che potesse dare una descrizione completa del mondo e potesse prescrivere strategie efficaci per operare su esso. 142. ma dicono.. in L. p. dopo lunghe meditazioni e spesso opinioni contrastanti. dello stesso mondo. 2011 (I) – DI ARISTOTELE SI DICE IN MOLTI MODI ramismo. Queste ultime parlano. cose diverse. 54 Ivi. e soprattutto dai suoi più genuini interpreti come Zabarella. 153. riprese e rielaborate. o dal nominalismo di Oxford. La filosofia della natura così come la logica appaiano intrise di dottrine aristoteliche che a differenza di altri autori moderni non sono state completamente rifiutate. ma le relazioni fra gli elementi si configurano in modo irrimediabilmente diverso» 54. Aristotelismo veneto e scienza moderna. Paolo Rossi.). ovviamente. per così dire. 5. per il quale «far emergere il nuovo vuol dire sostituire a vecchie carte geografiche carte geografiche nuove. Olivieri (cur. p. riassorbite entro le nuove.

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