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la Repubblica

MARTED 31 DICEMBRE 2013

CULTURA
Intervista alleconomista americano: La Rete rafforza solo i grandi successi e contribuisce alla disuguaglianza

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Lautomazione oggi sostituisce pi lavoro di quanto ne crei, dal momento che lavorare coi pc necessita pi addestramento e preparazione. Freelance e part-time conosceranno unesistenza finanziaria pi precaria che in passato. Questo mentre il numero di posti manifatturieri decresce. Peraltro lautomazione entra oggi in comparti che le si credevano immuni, come la professione legale, linsegnamento universitario, il trasporto su gomma e i fast food. Un recente articolo di Newsweek spiegava come, da una parte, le reti esaltino e diano accesso teorico al meglio di ogni professione, creando star. Mentre dallaltra, lautomazione cancelli le professioni a basso valore aggiunto. C una via duscita da questa morsa? Credo che il timore riguardo alle reti sia un po esagerato. In realt la rete aiuta anche gli sconosciuti a trovare un pubblico. Rafforza i grandi successi, ma valorizza anche le piccole nicchie. Resta fuori, anche qui, la parte media. Complessivamente, tuttavia, non abbiamo mai avuto tanta scelta, e ci buono. A chi mette in guardia dalla sempre pi forte concorrenza intellettuale delle macchine c chi ribatte basta che gli umani imparino a fare cose pi sofisticate. Lei crede che sia facile, che tutti possano diventare pi creativi? Mi spiace dirlo, ma credo proprio di no. E allora non c niente che si possa fare per difenderci? Prima sono stati gli operai cinesi, ora i robot... una gran cosa vedere che gli operai cinesi oggi guadagnino meglio. Se un Paese introducesse forme protezioniste, leffetto sarebbe di far fuggire altrove il capitale e i lavoratori starebbero comunque peggio. Il protezionismo non ha mai funzionato nel lungo periodo. N pensabile bandire i robot: pensate ai vantaggi per un anziano che presto potr andare in giro su auto senza pilota. E lei ci starebbe a rinunciare al suo smartphone? Pi fattibile invece ridurre il costo di adattamento a questi cambiamenti inarrestabili. Ad esempio rendere pi abbordabili gli affitti liberalizzando le costruzioni e consentendo una maggiore densit urbana. O, quanto allItalia, tra le altre cose, aprire il settore dei servizi a una maggiore concorrenza e riformare i governi locali. Lesito finale che immagina una societ con una disuguaglianza economica ancora maggiore. Ma, come ci ricorda Robert Reich, il 70 per cento del Pil deriva dai consumi della classe media. Che conseguenze sociali pu avere il suo progressivo immiserimento? I redditi sono sempre pi diseguali, ma il trend pi importante linvecchiamento della popolazione. E ci rende la societ non meno, ma pi stabile. Non dimenticate che la diseguaglianza in aumento dagli anni 80 eppure i tassi di criminalit si sono abbassati. New York, la citt pi disuguale, anche la pi sicura. Il nostro periodo di turbolenze, gli anni 60, sono stati il momento doro per la classe media. Perci mi aspetto un futuro socialmente stabile, sin troppo. Mai sottostimare lattrattiva del disimpegno o il potere degli anziani di imporre il proprio volere su una societ. E i vecchi aumentano anno dopo anno.
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RICCARDO STAGLIAN
l lusso supremo potersi sdraiare in una Med-Bay. Pensate a una Tac che per guarisce ogni malattia. I fortunati abitanti di un satellite artificiale della Terra possono farlo quando vogliono. I poveri, che vivono in quel sottomondo che nel frattempo diventato il nostro pianeta, come disperati in fuga verso una Lampedusa intergalattica sono disposti a tutto per potercisi curare. Elysium, ovvero la diseguaglianza nel 2154, secondo Hollywood. C pi di un punto in comune con Average Is Over, La media finita, il nuovo libro di Tyler Cowen, economista eclettico della George Mason University che preconizza una polarizzazione sempre pi feroce della societ. Ma, rispetto alla finzione cinematografica, puntualizza che a livello globale la disparit economica si ridotta: cresciuta allinterno di certi Paesi, mentre

POVERI MA CONNESSI
miliardi di persone uscivano dalla povert. E poi, tornando al film, se quella sar la vita dei ricchi, di una noia mortale. Con la paura perenne che qualcuno tolga loro i privilegi. Quale che sia il nostro conto in banca stiamo meglio che su Elysium. Lei per profetizza un futuro prossimo diviso in due classi: i rimpiazzati dalla tecnologia e quelli che le sopravviveranno. Dove mette il confine? Ognuno si faccia una domanda semplice: computer e software intelligente aumentano il valore del mio lavoro o gli fanno concorrenza? Se la risposta la seconda, solo questione di tempo prima che vi battano. Ma non caratterizzerei la divisione col termine classe, almeno non nellaccezione europea. Buona parte della classe medio-bassa del futuro sar formata da bohemians bene istruiti la cui vita non assomiglier a quella dei poveri urbani di oggi. Ci saranno anche molte opportunit, compresa tanta buona istruzione disponibile online, gratis o quasi. Quanti vorranno lavorare duro per avere salari pi alti? Direi tra il 10-20 per cento, mentre gli altri si accontenteranno. Nello scenario che lei descrive vige una iper-meritocrazia. Dovremo festeggiare o preoccuparci dei suoi eccessi? La premessa che ogni cosa fatta con un computer facile da misurare e valutare. I risultati quindi saranno agrodolci. Di recente sul New York Times cera la storia di un ragazzino mongolo che ha seguito un corso online di fisica al Mit, rivelandosi bravissimo. Di colpo si aperto per lui un futuro radioso. Ma cos, chi viene valutato negativamente da piccolo, rischia di non avere una seconda possibilit. La meritocrazia psicologicamente pesante perch ci ricorda costantemente i nostri fallimenti. Di ogni giornalista oggi, a differenza di prima, si sa esattamente quante persone leggono i suoi articoli sul web. E sar cos in sempre pi settori. Stiracchiando il suo titolo, si pu dire che anche la classe media sparir. Sei lavori persi su dieci vengono dai suoi ranghi. Di

Tyler Cowen: Perch Internet sta distruggendo la classe media


chi la colpa? Di cosa, piuttosto. Sia negli Stati Uniti che in Europa, al di l della crisi della domanda, ci sono tre forze allopera contro la partecipazione al lavoro: 1) lautomazione grazie a software sempre pi intelligenti; 2) la globalizzazione, intesa soprattutto come la competizione della Cina; 3) modi migliori per valutare il valore di un lavoratore. Con i quali si scopre che molti non valgono il proprio salario. Non sorprende quindi che vengano licenziati, non trovino nuovi posti o finiscano con i sussidi. Tendenze che non spariranno. Anzi. Jaron Lanier, tecno-entusiasta pentito, ha scritto che stato Internet a distruggere la classe media. A riprova mette a confronto gli organici di giganti della new economy rispetto a quelli della old economy. Ha ragione? Anchio usai un esempio analogo nel libro The Age of the Infovore. General Motors impiegava centinaia di migliaia di persone, Facebook e Twitter solo migliaia.

Le donne leggono pi degli uomini. Ma solo il 13 per cento sfoglia almeno un titolo al mese

ISTAT, CALANO I LETTORI IN ITALIA


ECONOMISTA
Tyler Cowen un economista statunitense e docente alla George Mason University

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Linvecchiamento della popolazione rende la societ pi conservatrice Ci aspetta un futuro stabile. Troppo stabile

ROMA La quota di lettori di libri in Italia scesa dal 46 per cento del 2012 al 43 per cento del 2013. Lo dichiara unindagine dellIstat. Nel 2013, si legge nello studio, oltre 24 milioni di italiani con unet superiore a 6 anni hanno letto almeno un libro per motivi non strettamente scolastici o professionali. Ma, di questi, il 46,6 per cento ha letto al massimo tre libri in dodici mesi. I lettori forti, invece (cio le persone che leggono almeno un libro al mese), sono solo il 13,9 per cento del totale. Una famiglia su dieci, inoltre, non possiede nemmeno un libro in casa. La fascia di et in cui si legge di pi quella tra gli 11 e i 14 anni (57,2 per cento).

Netta la differenza tra i due sessi: secondo lIstat, in Italia ha letto almeno un libro il 49,3 per cento della popolazione femminile e solo il 36,4 di quella maschile. La propensione alla lettura, spiega il rapporto, dipende dalla scuola ma anche dallambiente familiare: leggono libri il 75 per cento dei ragazzi tra i 6 e i 14 anni con entrambi i genitori lettori, contro il 35,4 per cento di quelli con genitori che non leggono. Permangono, infine, le differenze territoriali: al Nord legge oltre la met della popolazione (il 50,7 per cento), al Centro il 46,8 per cento, mentre al Sud e nelle isole la quota di lettori pari solo al 30,7 per cento.