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PONTIFICIA UNIVERSITÀ GREGORIANA FACOLTÀ DI STORIA E BENI CULTURALI DELLA CHIESA _____________________________

FERNANDO - J. DE LASALA, S. I.

COMPENDIO DI STORIA
DELLA SCRITTURA LATINA
PALEOGRAFIA LATINA
Ad uso degli studenti

© I diritti di edizione e di traduzione sono riservati all’autore.

ROMA
OTTOBRE 2010

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INTRODUZIONE UN DOVEROSO CAMBIAMENTO D’IMPOSTAZIONE

Sono passati parecchi anni da quando, nel 1977, i redattori della rivista Scrittura e Civiltà - Professori G. Cavallo, A. Petrucci e A. Pratessi, presso l’Istituto di Paleografia dell’Università La Sapienza di Roma -, manifestavano la loro opinione sulla denominazione di questa disciplina: essa dovrebbe essere intitolata Storia della scrittura, piuttosto che continuare ad usare il nome tradizionale di Paleografia latina. Ai nostri giorni, infatti, gli studenti conoscono il libro di Armando Petrucci: Breve storia della scrittura latina1. Occorre dare allo studio di questa disciplina un maggiore respiro, in modo tale che, oltre alla conoscenza dei diversi tipi della scrittura latina lungo i secoli, ci sia lo spazio necessario per approfondire la portata storica dei diversi tipi di scrittura latina, in contemporaneità con i cambiamenti culturali. Diventa così questa materia universitaria più consistente, perché sostenuta, tra le altre cose, dagli eventi storici. Il così detto «fenomeno grafico» non va studiato in modo isolato ma in connessione con la sua ripercussione nel campo culturale, nonché visto nel contempo come conseguenza della cultura. Quando, ad esempio, i cittadini dei Comuni italiani del sec. XII chiedevano ai monaci del monastero più vicino la redazione di un determinato documento, gli uomini «di Chiesa» e gli altri cittadini intavolavano un colloquio, mediante il quale sia i monaci sia i contadini mutuamente si arricchivano. Mentre i monaci diventavano conoscitori dei problemi dei contadini contemporanei, questi ricevevano, fra le altre cose, l’influsso di un determinato tipo di scrittura latina, quella di cui si erano serviti i monaci per allestire il documento in questione. L’influsso reciproco fra scrittura e cultura è il risultato d’una consonanza fra i dati economici, sociali, psicologici e religiosi e la loro manifestazione tramite la grafia degli scrittori. Questa mutua relazione fra scrittura e cultura mai sarà abbastanza ponderata nel suo valore storico e critico. F. Gasparri opina che la paleografia non deve essere rinchiusa nell’ambito d’una specie di pratica ginnastica degli occhi, concentrati sull’aspetto visivo della scrittura in un determinato momento storico, perché «in realtà la paleografia dovrebbe studiare tutte le forme di scrittura, su tutti i materiali e in tutte le lingue, dai tempi in cui l’uomo ha iniziato a fissare il suo pensiero mediante i segni tracciati sui supporti materiali: essa pertanto dovrebbe abbracciare le epoche preistoriche e protostoriche»2. Esagerava forse F. Gasparri nel suo tentativo di allargare l’ampiezza di ciò che potremmo denominare l’oggetto formale della paleografia, cioè la prospettiva dalla quale ci dobbiamo accostare agli scritti prodotti lungo la Storia. Lei stessa, infatti, affermava decisamente che per forza gli studiosi dovevano stringere il campo visivo di questa scienza, perché la sintesi pretesa diventava praticamente impossibile.
A. PETRUCCI, Breve storia della scrittura latina, nuova edizione riveduta e aggiornata, Bagatto Libri Soc. Coop. a r. l., 1992. Cfr. dello stesso autore: Prima lezione di paleografia, coll. Universale Laterza 811, Roma - Bari 2002; F. GASPARRI, Introduction à l’histoire de l’écriture, Brepols 1994. 2 F. GASPARRI, o.c. in nota 1, p. 9. La versione dal francese è nostra.
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3 D’altronde, la scrittura – anche quella latina – è un fatto realizzato dagli umani, esseri viventi dotati d’intelligenza consapevole di sé stessa; esseri sempre in movimento, in cammino. Risulta quindi ovvio che la storia della scrittura latina sia colma di scintille di vita, di eccezioni continuate alle possibili «regole» calligrafiche, piena in continuazione di sorprese disegnati mediante il tracciato umano. Hanno ragione gli studiosi italiani che seguono le traccie dei tedeschi della fine dell’Ottocento, nello studiare la scrittura «in fieri», cioè, nel suo scorrere dalla mente alla mano vivente dell’essere umano, dotato della capacità d’improvvisazione. Lungo queste lezioni3 si scoprirà la possibile unione fra paleografia ed epigrafia latina, tale come proponeva J. Mallon (Paléographie romaine, Madrid 1951). Per motivi tecnici, una tale aggruppazione sarà scartata dalla maggioranza dei paleografi. L’altro tema ricorrente, quello della mutua implicazione fra scrittura e cultura, sarà tenuto in considerazione come un’impostazione arricchente e positiva. Non arriveremo, tuttavia, a ritenere che la cultura sia determinante della scrittura. Molti tipi di scrittura, ad esempio quella visigotica nella Penisola Iberica e quella minuscola semicorsiva dell’Italia settentrionale, sono stati usati per lunga durata, quando i fattori politici e storici erano ormai trasformati. Occorre lasciare uno spazio alla libertà dell’essere umano. L’uomo, nemmeno negli studi scientifici sulla sua grafia, può essere ingabbiato forzatamente dalle leggi o dalle ipotesi. In questo senso, la scrittura latina lungo la Storia è stata condizionata da molti fattori, non però determinata da essi. Ci colpisce, tuttavia, il fatto della perseverante scrittura gotica nei paesi d’ambito germanico nell’Europa centrale fino agli ultimi anni dell’Ottocento, come pure la particolare difficoltà che gli scritti liturgici – cattolici o non – offrono ai cambiamenti di tipologia. L’espressione religiosa dell’essere umano protende alla continuità nella proclamazione della fede. Ma in questo caso, entreremmo in un’altra materia. Non troverà qui il lettore alcune tavole che aiuterebbero a capire meglio ciò che è detto sulla tipologia della scrittura latina lungo la sua storia. Per superare questa specie di lacuna, raccomandiamo l'utilizzo del nostro libro Esercizi di Paleografia latina. Trascrizioni, commenti e tavole, 2ª edizione riveduta ed ampliata, Editrice P.U.G., Roma 2001, (con CD-Rom in italiano, spagnolo ed inglese), prima ristampa 2006; di questo libro esiste la versione spagnola (Ejercicios de Paleografía latina. Láminas, transcripciones y comentarios, E.P.U.G., Roma 2000; con CD-Rom in italiano e spagnolo). Ringraziamo l'esperto Alfio Lucrezio Grasso, latinista e pedagogo, per la sua competente collaborazione nell'allestimento di queste pagine.
FERNANDO - J. DE LASALA, S.I. Roma, 8 Ottobre 2010.

La falsariga di molte di queste pagine è principalmente costituita dagli appunti di cui si serviva P. Rabikauskas, S.I. nelle sue lezioni presso la allora Facoltà di Storia Ecclesiastica dell’Università Gregoriana. A sua volta, egli percorreva basicamente l’esposizione didattica che seguiva il professore G. Cencetti nell’Università «La Sapienza» di Roma. Cfr. G. CENCETTI, Paleografia latina, Ed. Jouvence, Roma 1978.

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1. Definizione tradizionale di Paleografia
La Paleografia non è soltanto una specie di «arte tecnica» il cui scopo sarebbe l’acquisto d’una certa abilità nella lettura delle scritture a noi anteriori. Spesso chi possiede una tale facoltà è ritenuto paleografo. Così si pensava in modo particolare durante l’Ottocento; oggi, tuttavia, per diventare paleografo, si richiedono pure altre conoscenze. Leggere le antiche scritture, infatti, costituisce il fondamento d’ogni ulteriore progresso nella conoscenza dei manoscritti. Ma ciò non basta: ad un paleografo viene richiesto lo sguardo più ampio a cui sopra abbiamo fatto riferimento, e cioè una visione che estende le sue ricerche fino ad arrivare alle diverse cause che spiegano la genesi e il progredire dei singoli tipi di scrittura, quella latina nel nostro caso particolare. Tra le altre domande, lo studioso di Paleografia latina dovrebbe chiedersi: 1.- Perché si sono sviluppati e trasformati i diversi tipi di scritture latine? 2.- Quali sono stati i segni sintomatici, attraverso le scritture, di un cambiamento che si sarebbe operato nell’ambito culturale? 3.- Chi sono stati i protagonisti di questi cambiamenti realizzati anche nella tipologia della scrittura? Il paleografo dovrebbe inoltre riuscire a spiegare come si siano conservati e trasmessi i singoli manoscritti fino ai nostri giorni4. Nessuna persona di buon senso può dubitare sull’esistenza di un rapporto vicendevole fra cultura e scrittura. Uno dei più noti paleografi del nostro tempo, B. Bischoff, della Scuola di München, sosteneva questo mutuo rapporto, presentandone parecchi esempi5. Ci serviremo degli scritti di questo studioso per apportare alcuni dati su alcuni manoscritti latini antichi e del Medioevo. Sarebbe d’auspicare che potessimo anche studiare la tipologia dei codici latini del Rinascimento, addirittura quelli stampati. Ma allora usciremmo dalla strada giusta della nostra disciplina, entrando nell’area della Codicologia. Ci auguriamo, tuttavia, che non diventi strano che in questo corso facciamo riferimento ad alcuni manoscritti, non soltanto alla tipologia della loro scrittura latina. Essi sono, in fin dei conti, i supporti dei diversi tipi della scrittura latina. Si tratta, né più né meno, di mettere in stretta connessione la tipologia di alcuni tipi di scrittura latina e le vicende storiche dei codici in cui essa ci è pervenuta. Il termine paleografia è stato adoperato per la prima volta da Bernardo di Montfaucon, monaco benedettino, il quale nell’anno 1703 pubblicò Palaeographia
Ci domandiamo il perché sull’origine e lo sviluppo delle antiche scritture, in particolare di quella latina. Studieremo, di conseguenza, le vicende dei manoscritti, sebbene in modo succinto. Sullo stretto rapporto fra scrittura e cultura, si veda l’impostazione globale della rivista Scrittura e Civiltà, Leo Olscki ed., Firenze. 5 B. Bischoff (+ München settembre 1991) pronunciò, nell’anno 1963, in Spoleto (Italia), durante la Settimana di studio sull’Alto Medioevo, la conferenza sul titolo: «Scriptoria e manoscritti mediatori di civiltà dal sesto secolo alla riforma di Carlo Magno». Si veda in Settimane di studio sull’Alto Medioevo, XI, Spoleto 1964, pp. 479-504. Egli fu durante molti anni professore di Paleografia nell’Università di München, essendo conoscitore esimio non solo delle scritture medievali in modo generico ma anche di molti manoscritti e della loro storia, in modo tale da poter tracciare un quadro multicolore delle civiltà che in essi s’intrecciano. Cfr. Paleographie des römisches Altertums und des abendländischen Mittelalters, (= Grundlagen der Germanistik, 24) Erich Schimdt Verlag, Berlin 1979; 2, überarbeite Auflage, 1986, in particolare la parte dedicata alla scrittura ed ai manoscritti del secondo medioevo (periodo di scrittura gotica, sec. XII-XV), pp. 245-256. Versione italiana dalla 2ª ed. tedesca: Paleografia latina. Antichità e Medioevo, ediz. ital. a cura di G. P. Mantovani e S. Zamponi, (= Medioeveo e Umanismo, 81), Ed. Antenore, Padova 1992, in particolare pp. 320-336. Quest’autore risente dell’enfasi codicologico, dovuto alla sua scelta pedagogica. Questi nostri appunti scolastici riflettono talvolta l’influsso del Prof. B. Bischoff, attraverso lo stile del Prof. P. Rabikauskas, S.I., suo discepolo.
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oppure mediante una piuma d’oca od un calamo: in particolare.. VAN GRONINGEN. Etimologicamente. dai sec. pertanto. come quella arabica. d’altronde. tuttavia. e γραφή = scrittura.. 22-28. oppure paleoslava. in caratteri detti «latini». si usa addirittura fino ai nostri giorni. ecc. con aste ascendenti e discendenti. il che rese quasi superfluo le usanze calligrafiche dell’arte di scrivere.Scrittura maiuscola e scrittura minuscola. dà alla paleografia un senso limitato. nel contenuto della Paleografia sia un manoscritto latino antico sia dei graffiti dipinti sulle mura dai giovani del nostro secolo XXI. Sulla paleografia greca. o. C. cfr. Se prendiamo la definizione senza restrizioni.1 Alcuni termini ricorrenti 1º. Potrebbero entrare nell’oggetto materiale. la nostra disciplina diventerebbe troppo vasta da poter essere studiata in modo conveniente durante alcune ore lettive. Ci occuperemo. L’abitudine. la parola paleografia si compone da due termini greci: παλάiα = antica. Le forme consuete e ordinarie indicano se la scrittura segue lo schema bilineare. all’invenzione della tipografia. ed infine. Short Manual of Greek Palaeography. ‘Istoría tês ‘Ellenikês graphês. 6 . primo a. Jouvence. La numismatica. Ogni scrittura è maiuscola. Paleografia latina (Guide allo studio della civiltà romana. il papiro. Roma 1978. poiché altre scienze ausiliarie della Storia e del Diritto trattano su altri generi di scrittura. sul bronzo. od ebraica. entrarono sempre più in uso le lingue dei vernacoli. Più spesso egli potrà trovarsi dinanzi ai testi scritti in greco. CENCETTI. unite. XV-XVI dopo Cristo. nel parlare sulle scritture maiuscole o minuscole. Un investigatore di Storia può necessitare di leggere altre scritture antiche. però. o sulla terracotta. sui supporti duri. cioè. Trattiamo sulla scrittura vista nel suo insieme e non sulle singole lettere. Alcune lettere possono diventare neutrali. 3). Ma pure così limitata. G. in tanto. a sua volta.5 graeca. oppure minuscola7. la sigillografia (o sfragistica) tratta delle scritture incise con dei sigilli. XVI d. attende agli scritti sulle monete e le medaglie. neppure di piccole sporgenze che si possano notare in alto o in basso.A. La scrittura documentaria eseguita a mano. La scrittura è invece minuscola quando è costituita da lettere di diversa altezza. questa scienza dovrebbe interessarsi di qualsiasi scrittura appartenente a qualsiasi lingua. 2Leyden 1955. I limiti cronologici del nostro studio sono purtroppo assai ristretti. subito dopo. sive de ortu et progressu litterarum. La scrittura è maiuscola quando tutte le lettere sono ugualmente alte e possono essere comprese nel sistema bilineare (due righe parallele). Perciò studieremo lo sviluppo della scrittura latina tra il sec. L’epigrafia. 8 Le lettere si dicono maiuscole quando sono tipiche delle scritture maiuscole. s. v. scritte dentro un sistema quadrilineare (di quattro righi paralleli)8. SIGALAS. gli esempi più antichi che permettono uno studio sistematico appartengono al I sec. 254 tav. scritta su qualsiasi materia scrittoria. perché la forma di esse non cambia con l’uso della scrittura maiuscola o della minuscola (anzitutto si tratta delle lettere: c. 1. oppure di quattro linee. Si deve tener presente che. 64 pp. ed il sec. XV-387 pp. 2 Thessaloniki 1974. e minuscole quando sono tipiche delle scritture minuscole. X. A. Cristo6. tratta della scrittura sulla pietra. dunque. la pergamena e la carta. noi teniamo conto delle forme organiche dei segni alfabetici e non di eventuali svolazzi. Ed. B. cioè. Così la definiamo: «scienza delle scritture antiche». avanti Cristo. Sulla scrittura dei popoli primitivi (tracciata sulle pareti delle caverne) si occupa l’etnologia. le scritture che usano un supporto materiale propizio per ricevere la scrittura con un pennello. 7 Cfr. z). La paleografia esamina. oppure scienza «che studia le antiche scritture». le tavolette cerate. soltanto delle scritture in lingua latina.

avendo come base la scrittura corsiva della rispettiva regione.6 Scrittura maiuscola –sopra.. ricca in legature. ecc9. Questo secondo tipo di scrittura serve per le note di uso personale. dei quali l’inferiore forma un angolo di 90 gradi. 9 . 2º. Talvolta viene denominata scrittura posata perché sembra più disegnata che scritta. Tale scrittura è di solito non soltanto chiara. Nelle cancellerie progredite era spesso utilizzata una scrittura particolare. talvolta con accessori «superflui». concedendo molto respiro al tracciato dello scrivano. Prendiamo come esempio la lettera «E». nonché per le lettere. e lo stesso dobbiamo dire riguardo alle legature. a sua volta. superiore e mediano) produce il tipo semionciale. quando si fa con esagerazione (in tutti i 3 tratti: inferiore. è l’ordine come sono scritte le singole lettere. introdotti non solo a scopo ornamentale. cercando di corrispondere all’esigenza di raggiungere le forme tipiche e distintive della propria cancelleria. dipende da esso la spiegazione delle mutazioni formali successive delle singole lettere. 3º. Ne risultavano forme artificiose. Consiste nel numero dei tratti di cui la lettera si compone e nell’ordine in cui questi tratti sono stati tracciati. 4º.Scrittura libraria e scrittura corsiva.) La scrittura cotidiana. . Le minuscole fuoriescono dal binario. cioè la norma che gli scrivani d’ogni epoca si costruiscono sulla propria scrittura. La prima è quella che rappresenta il modello ideale. che è passata durante il sec. Tratteggio: due tratti per la C. tre tratti per la E. Conoscere in particolare l’ordine in cui i tratti di una lettera sono stati elaborati è molto importante perché. ed è soggiacente alle tendenze naturali collegate con l’atto di scrivere. accentuava la tendenza verso la solennità e verso la tipicità d’una determinata scrittura. ricche nei tratteggi. nella maggioranza dei casi. e quasi non fa uso delle legature fra le diverse lettere. Essa facilmente porta verso una certa trascuratezza ed irregolarità nell’esecuzione dei singoli tratti. la regolarità dell’allineamento e l’esattezza nel tracciato. è quella che è comunemente usata nello scrivere individuale.Il tratteggio. bensì per raggiungere una tale tipicità e la garanzia dell’autenticità dei documenti emanati dalla cancelleria. poi quella superiore con tracciato ascendente. la scrittura corsiva sarebbe quella di cui il tracciato è piuttosto svelto (manu currente scribitur).Scrittura normalizzata e scrittura cotidiana. invece.. ma anche bella. una semplificazione dei segni. XVIII al tracciato odierno. Ad esempio. disegnato da un solo tratto (a forma di laccio). gusto estetico ecc. La prima sarebbe quella adoperata nei manoscritti destinati alla lettura di molti. perché in essa appare l’armonia delle dimensioni e delle proporzioni. quella cancelleresca. questo tracciato. Il suo modello capitale quadrato elegante è disegnato mediante tre tratti. Esso fu ripreso dagli umanisti del Rinascimento. cioè il «ductus». Le lettere della scrittura maiuscola entrano interamente dentro un binario.e scrittura minuscola –sotto-. in cui il tratto inferiore diventa più arrotondato. come pure il tratto superiore. cioè: una rapidità nel tracciato. cioè nei libri o codici. da qui nasce il tipo denominato onciale. sia attraverso l’istruzione scolastica sia sotto altri influssi (letture. Invece. differenti dalle forme delle altre cancellerie. la «C» che noi tracciamo oggi in un solo tempo era generalmente scritta nell’antichità e durante il medioevo in due tratti: prima la parte inferiore con tracciato discendente. e cristallizzò nella stampa nella forma di «e». documenti e registri. che. quotidiano.

La Paleografia non è semplicemente una pura tecnica. . Talvolta si arrivava alle forme di alcune lettere assai modificate.. 10 Digestum 1.R. Legature: r + t // c + t Nessi: N+T // A+E 1. così da poter meglio orientarsi sulla loro origine nel tempo e nello spazio.Le legature e i nessi. Mommsen ha corretto così: «. ma procede all’indagine dello svolgimento storico-cronologico delle forme di essa.. sono fusioni. esamina i caratteri esterni dei manoscritti. Queste piuttosto succedono nelle scritture corsive.. I nessi. e sono molto frequenti nella scrittura corsiva. invece. si verificano di solito i nessi e non le legature.necessario populi Romani ius ab Urbis initiis repetendum existimavi. elementare e pratico: leggere con precisione le testimonianze scritte sui tempi passati. 2 (testo di Gaio: annotazione prima alla Legge delle XII Tavole). la fattura. senza che il formato delle lettere subisca dei cambiamenti. pensate e volute. bensì comporta alcuni tentativi più scientifici. il così detto Digestum di Giustiniano (edito da Krüger) inizia con queste parole: «Facturus legum vetustarum interpretationem necessario prius [P. inoltre.. la modalità della loro composizione. dei tratti di due lettere successive. così che qualche tratto diventa comune per ambedue le lettere. nelle scritture antiche le lettere erano unite per mezzo dei tratti organici dei segni alfabetici: il tracciato della penna iniziato all’ultima componente della lettera precedente si continuava tracciando la prima componente della lettera seguente.7 Evoluzione della “E” 5º. Tuttavia questo non basta. 2º La Paleografia aiuta il ricercatore a stabilire il tempo ed il luogo d’origine degli scritti che non sono datati. come in epigrafia. Mentre nelle scritture moderne le lettere si collegano mediante filetti iniziali e terminali. nonché della loro diffusione geografica. 3º La Paleografia aiuta anche alla correzione degli errori commessi dai copisti e dalle false letture entrate nelle edizioni dei testi antichi. Nelle scritture librarie e calligrafiche.2 Scopo della Paleografia 1º Lo studio paleografico ha uno scopo primario.IVS] ab Urbis initiis repetendum existimavi».»10. rispondendo alle questioni: dove? quando? Non si accontenta con l’esame e l’elenco astratti delle diverse forme di scrittura. l’ornato.. in particolare se non esiste più l’archetipo da cui è stata eseguita la trascrizione. Le legature sono collegamenti spontanei e naturali fra due o più lettere. Ecco alcuni esempi: a) Nel Corpus Iuris Civilis.

Molti romani sono rimasti prigionieri nelle mani dei nemici. scritture murali) nelle differenti fasi. a correggere i difetti nei testi viziati. in primo luogo quelle basate sulla ricerca storica. L’esame.. anno accademico 1975-76 [dattilografato]. si mise in cammino verso Roma. avendo sentito questi eventi. noto viaggiatore e statista (1362-1405). abitò a Parigi sin dall’anno 1380 presso il convento dei monaci celestini. e infine (4) i prodotti stessi di questo processo. troviamo questa disposizione: «. essendo eletto Maurizio. e ad interpretare la scrittura come prodotto della cultura nella storia. I tempi erano inquieti a causa delle liti con l’imperatore sulle Investiture. ma in particolare a quelle discipline che si servono delle fonti scritte. delle diverse forme di essa. sette anni prima. cultura e provenienza del copista. Nel suo testamento autografo. delle sue dipendenze. Cfr. dentur. del suo aspetto calligrafico. essa ci aiuta a stabilire l’età e l’origine dei manoscritti. L’Imperatore Enrico V si trovava allora a Verona. degli errori nella trascrizione (in particolare quando si ripetono troppo) può darci utili indicazioni sul grado di civiltà in uno scriptorium. Il nuovo papa Gelasio II. p. 13 Un piccolo errore di lettura ha falsificato l’interpretazione di un evento di grande portata.). tra le altre cose: “Mauritium antea sibi [imperatori] super tractanda pace legatum”. lettere. e.. Lezioni di Storia della scrittura latina. A. Univ. il quale prese il nome di Gregorio VIII. c) Philippe de Méziers. Petrucci definisce la Paleografia così: La paleografia è la disciplina che studia (1) la storia della scrittura (e in particolare della scrittura a mano. in luogo di coctis. e scomunicando entrambi. Si tratta di «pro suis laboribus»? No. da documenti e da scritti di natura individuale e privata (conti. Allora Enrico V promosse una nuova elezione papale a Roma. Il testo di una tale lettera è riportato da C. come la Storia della Letteratura. La paleografia.. Invece si deve trascrivere. perché nel manoscritto originale è scritto in quel passo: «qui fuit magister meus (= Parisiis). pro suis dentur. Riassumendo: la Paleografia ha come traguardo quello d’imparare a leggere le antiche scritture. oppure persona rozza). re di Cipro. Corso istituzionale di Paleografia. Papa Gelasio II. si era impadronito del Papa Pasquale II e addirittura l’aveva messo in prigione nel Castel sant’Angelo di Roma. 4º La Paleografia procura una migliore conoscenza della cultura dei tempi passati. Baronio nei suoi Annales. La sottolineatura è nostra. cancelliere dal 1361 al 1369 di Pietro I. appena egli sentì che il Papa Pasquale II era deceduto. e Filosofia. Da questo testo. siano essi costituiti da libri o da iscrizioni. degli Studi di Roma. 1. Si doveva riscattarli: «Qui redempti singuli aereis coctis decem» (X. ecc. Nel gennaio 1118 fu eletto vescovo di Roma Gelasio II. sotto una condizione però: il Papa doveva riconoscere all’Imperatore il diritto all’investitura temporale e spirituale. 31. può essere utile a molti campi scientifici. a Gaeta.»11. estetico. I romani gli avrebbero dato in nomignolo di “Burdinus” (che significa asino. dove morì. Gelasio II non poté accettare una tale condizione e rimase. A. 139 (1981) 245-246. fuggì durante la notte alla sua città natia (Gaeta). pertanto. una copia assai recente. dove si leggeva. edito dallo storico rumeno Iorga. arcivescovo di Braga (Portogallo). nel loro aspetto grafico12.8 b) Titus Livius scrisse la storia di Roma Ab Urbe condita libri CXXXXII. Baronio l’aveva preso da un codice. «CCC tis». forse ricordando il fatto che lo stesso Imperatore. o quella del Diritto civile o canonico. ed in modo particolare la Storia propriamente detta13. Fac. 4). proprio dalla 12 11 .. di Lett.. di conseguenza. (3) il processo di produzione di testimonianze scritte così come si è svolto nelle differenti epoche. La stessa scrittura ne è un monumento storico. (2) le tecniche adoperate per scrivere nei diversi periodi. PETRUCCI. anche i graffiti. addirittura sulla personalità. con l’incarico di invitare Gelasio II a tornare alla Città eterna.Item volo quod Magistro Petro de Herches. L’imperatore arrivò a Roma ed inviò una delegazione imperiale a Gaeta. scrisse alla Città di Roma esprimendo la sua indignazione contro l’antipapa e l’imperatore. Bibliothéque dell=École des Chartes. qui fuit magister meus.». C’è un passaggio dove descrive la guerra in Etruria. appunti.. quindi.

Il professore Giulio Battelli. GENICOT. Ogni tipo di scrittura ha una propria storia: nascita. cfr. decadenza e morte. In questo cartolario si contiene la trascrizione di quella lettera desunta dal registro di Gelasio II (registro che non si è conservato).. nel suo manuale. Sulla necessità di saper leggere le scritture antiche.oggi conservato a Madrid. L’imperatore però rimase ostinato. 83. invece. Simples observations sur la façon d’écrire l’histoire. in Il libro del Centenario.la cultura fa la grandezza di un popolo. tradì la fiducia che Gelasio II aveva deposta in lui. MEYLAN. Una piccola correzione ha portato luce sulla politica di pace di Gelasio II. Cambia la cosa completamente: Maurizio. per la datazione dei codici. Città del Vaticano 1982. determinando la sua durata e distinguendo i diversi tempi del suo sviluppo. nell’introduzione al Seminario dell’anno 1982…. Ricaveremo. presso la Biblioteca Nacional -. Appendice. L. nemmeno per la scienza». H. donde C. pour la science»14. Louvain-la-Neuve 1980. BIGNAMI ODIER. 14 «Colui che vede un’abbreviazione. lasciandosi trarre nella parte dell’imperatore. Per la semplice lettura. «. . Uno studioso tedesco ha scoperto un cartolario toletano . in Revue de Théologie e Philosophie. precisando riguardo alla sua formazione. chiara la politica conciliatrice di Gelasio II: egli mandò all’Imperatore una persona che gli era ben nota e assai gradita. lasciava da parte l’ornamentazione. perché si sapeva mediante altre fonti che l’arcivescovo Maurizio aveva preso apertamente la parte dell’imperatore contro Gelasio II dal marzo 1117. ma non vuole decifrarli. Esamineremo direttamente esempi della scrittura latina. qui juge quoi qui ce soi dépourvu de sens n’est point fait pour l’histoire. era «antea». per ogni scrittura alcuni criteri di datazione allo scopo di giudicare sugli scritti che non portano data. C. p. nonché sull’incostanza dell’arcivescovo Maurizio. e l’arcivescovo di Braga. infine.3 Metodo di studio della paleografia Il metodo che useremo sarà teorico e pratico. in Quellen und Forschungen 19 [1927] 205-261]. e come si svilupparono.4 Valore della paleografia «Qui voit une abréviation ou un idéogramme sans vouloir les déchiffrer. Osserveremo in primo luogo le forme dei segni alfabetici in una determinata scrittura. Alla Paleografia appartiene anche l’arte della miniatura. chi inventa.. perfezione e decadenza. oppure all’inizio dell’anno 1117. di conseguenza. il testo Vallicelliano era una copia del codice toletano in questione. 1. Erdmann. C. Ni. 21 (1971) 131-132. che si trovava presente all’elezione di Gelasio II. colui che giudica qualsiasi cosa come sprovveduta di senso. formazione. dunque. G. deve essere cacciato dalla nostra repubblica perché manca di probità intellettuale»15. 1.9 1. La frase sopra segnalata dice così: “Mauritium a nobis sibi super tractanda pace legatum”. Questo cartolario è molto anteriore al Codex Vallicellianus.hanno concluso che l’arcivescovo di Braga era stato anni fa inviato dal papa Gelasio II all’imperatore allo scopo di trattare la pace. Chi non sa leggere. fu inviato da Gelasio II all’Imperatore per trattare sulla pace.e molti altri dopo di lui. Nel nostro campo la paleografia è alla base di tutto. 15 J. Cfr. 7. Cencetti. pienezza.5 Storia degli studi paleografici parola antea. Appare. plus largement. Poi individueremo la regione dove era in uso una tale scrittura. donde essi provengono. concede ad esse uno spazio assai ampio. non è fatto per la Storia. Questo (dicevano) sarebbe dovuto accadere l’anno 1116. Baronio . oppure un ideogramma. «L’Historien et son métier». Baronio aveva preso il testo da lui pubblicato. La parola determinante.

1-80. Ai tempi antichi. determinando la loro età. I. Nel suo ventesimo anno di vita. nell’anno 1704 pubblicava il L. 18 J. quasi accusati di falsari. Traube ha dato un’ampia descrizione su questo assunto16. ideatore ed editore per molti anni della serie Acta Sanctorum. Bolland. e poco dopo fu destinato ad aiutare il suo anziano confratello malato Dom Luc d’Achéry. poi sono apparsi i grossi volumi degli Acta Sanctorum Ordinis S. XVII non è esistita opera scientifica che abbia trattato sulle antiche scritture. Troppo insospettito verso gli antichi documenti. Raccogliendo e pubblicando testi e documenti. egli entrò nell’ordine di S. Paris 1681. De re diplomatica libri sex. cioè senza essere arrivato a conclusioni teoretiche e sistematiche. in Vorlesungen und Abhandlungen herausgegeben von Franz Boll. Bernardi. così da poter intraprendere anche lui edizioni importanti. fino al sec. van Papenbroeck. Durante i sec. e non si applicava spesso il rigore scientifico. Denis (Parigi) erano falsi.si sentissero colpiti. ad eccezione di quelle corsive antiche ed altomedioevali. Mabillon ha fatto per forza una critica sulla loro autenticità. per così dire. Lavorando in équipe. spesso interpretando una scrittura diversa dalla sua. centro della nuova congregazione di S. Si capisce che i «Maurini» . empiricamente. il «padre della paleografia». Spese ben sei anni nella raccolta dei materiali. raccolse altri documenti e. La Paleografia non è molto antica. Addirittura dopo l’introduzione della tipografia. ecc. Mauro. il termine πρoπύλαιoσ significa «ciò che si trova dinanzi alla porta di un tempio o di una reggia». Geschichte der Paläographie. TRAUBE. Dopo questa pubblicazione. Dom Mabillon intuì il giusto: non si trattava di una questione d’onore. bensì di un problema scientifico. Benedicti. ricca in abbreviazioni. Benedetto. e Dom Jean Mabillon fu l’incaricato di lavorare alla confutazione. Ma questa critica la faceva saltuariamente e. ecc. 25. 17 Un titolo un tanto complicato. cioè. in Lezioni di Paleografia. gli studi si limitavano all’aspetto calligrafico delle scritture. Battelli. poco prima di morire. una tale scrittura era cosa abituale. Mauro . esaminando molti documenti e determinando i loro criteri interni ed esterni. Per gli uomini d’allora. L’autore del Propylaeum era P. 16 .10 L. Loro decisero di confutare una tale «accusa». Citato da G. Daniel Papebroch dichiarò che la maggioranza di quelli conservatisi presso i monasteri francesi. mettendo ordine e estendendo un ampio trattato18.ha pubblicato Propylaeum antiquarium circa veri et falsi discrimen in vetustis membranis17. D. Il primo a compiere un tale lavoro fu Jean Mabillon (1632-1707). scritto spesso: «Papebroch[ius]». Etimologicamente. Nel frattempo. Mabillon acquistò una vasta erudizione. Questo scritto fu stampato all’inizio del volume II del mese di aprile degli Acta Sanctorum (Anversa 1675). Benedicti. Nel 1667 hanno visto la luce due volumi «in folio» delle Opera S. Possiamo affermare che loro non provavano difficoltà neppure a leggere altre scritture antiche. e la sua lettura non creava loro grosse difficoltà. München 1909. ed in particolare i diplomi merovingi concessi al monastero di St. tuttavia. 1999. avendo viaggiato in Germania ed in Italia. XV-XVI esistevano ancora molti codici in scrittura gotica. Dom J. ogni copista che trascriveva un antico manoscritto lo leggeva. quella scrittura minuta. conosciuto dal suo Spicilegium .raccolta dei testi patristici e documenti storici -. faceva già l’opera del paleografo. Comunque.benedettini della Congregazione di S. un «bollandista» -confratello del gesuita P. e gli Annales Ordinis S. p. ma che indica ciò che si vuole: esaminare gli antichi documenti allo scopo di affermare se fossero veri o falsi. benedettino nel monastero di Saint Germain-des-Près (Parigi). MABILLON.

PAUL LEHMANN. D.I. Dom Mabillon. porro. almeno desidero imparare». è stato ristampato in due volumi. certo. merovingica e sassone). 35-51. confesso di aver sofferto un sentimento umano. Ci sia permesso di scrivere la versione italiana di questa lettera: «Agli inizi della lettura. D.11 Supplementum. Mabillon appena apparsa. meritiamo pure essere loro compagni nel seguitare l’umiltà cristiana»]. Mabillon ha dedicato allo studio delle questioni paleografiche gli ultimi quattro capitoli del suo libro primo. in Aus der Geisteswelt des Mittelalters (=Festschrift M. Dopo la sua morte (1707). fu fatta una ristampa anastatica. qui quod doctus non sum. Tu veramente sempre puoi audacemente testimoniare che io coincido pienamente col tuo parere. quin reperti boni participem statim facerem socium meum patrem Baertium. Papebroch. Grabmann) 1935. Il suo libro conteneva diverse incisioni su rame di varie scritture ed esempi di documenti22. Dom Mabillon pensava che esse fossero autoctone. Papebroch scriveva a Dom J. per essere stato il primo ad esporre sistematicamente le cose sulle scritture. dimostrò anche generosità ed umiltà.1 L’apporto di Dom J. quoties res tulerit. perge diligere. S. longobarda. doceri saltem cupio» . Mabillon ha avuto grande importanza. Quindi. Dice. solidissimeque tractato argumento proveniens oblectatio. contrappose ad esse altri quattro gruppi (gotica. 460: lettera indirizzata al P. 21 In Oeuvres posthumes de J. Cf. Tu vero. audacter testare. Tu. cosicché io non poté non fare partecipe di questo bene al mio confratello e compagno il Padre Bertius. patiebar humanum aliquid: sed mox ita me rapuit ex utilissimo. E così oggi dobbiamo calcolare cosa voleva dire in quel modo di contare il tempo. ut 20 facis. meque. 20 Questa lettera si trova inclusa nel Supplementum. prega Dio affinché coloro che siamo imitatori nell’illustrare i tuoi Atti dei Santi. A Roma. 19 . da canto suo. Nonostante questo errore. Scriveva: «Malim esse modestissimae epistolae auctor quam cuiusvis operis vanus ostentator. era pubblicata la 2a edizione (1709) con il Supplementum incorporato19.5. Identificò tre tipi di scrittura antica (onciale o capitalemaiuscola. uomo molto pio. et gratus emicantis ubique veritatis fulgor. ut qui Tui in Actis Sanctorum illustrandis imitatores sumus. per esempio: «codex octingentorum annorum». e minuta forense) che egli attribuì ai romani. le riunì in gruppi secondo i loro caratteri distintivi più appariscenti. fateor. Dovendo sistemare le scritture molto diverse che gli si presentavano presso gli antichi manoscritti. minuta-minuscola. Mabillon alla Paleografia Dom J. quam totus in tuam sententiam iverim. P. che. l’opera di Dom J. stabilendo un fondamento per ulteriori studi. cui denominò «scritture nazionali». a causa della novità e dell’erudizione del benedettino. vir piissime. Destò molta ammirazione l’opera de Dom J. (codice di 800 anni fa). però. Einteilung und Datierung nach Jahrhunderten. l’anno 1962. I. etiam in 21 consectanda christiana humilitate socii esse mereamur» . cum admiratione tot rerum hactenus mihi ignotarum. e dal fulgore piacevole della verità che splendeva per tutto. cioè creazioni di quattro stirpi barbariche che avrebbero occupato il territorio prima dominato dai romani. pur non essendo dotto. 22 Mabillon procede in modo particolare per indicare la data di un documento. Mabillon. Mabillon: «Initio quidem lectionis. A Napoli. ut continere me non potuerim. La versione italiana è nostra. l’anno 1789. [«Preferirei essere l’autore d’una piccola lettera che un fasullo ostentatore di qualsiasi opera. Tu. accompagnato dall’ammirazione di tante cose ignorate da me fino a quel momento. tuttavia ben presto fui avvolto dal piacere che proveniva dal molto utile e molto solido argomento trattato. Deum precare. e ti prego di continuare ad avere questa amicizia con me. 1.

81). ut crederemus eam ad dividendas etiam scripturas haud incommode accomodari posse». ordini. partizioni. la scrittura capitale la chiamava: «Ennium». Uno sbaglio. tuttavia accettarono le osservazioni di Scipione Maffei23. germanica e gotica. . e vale ancora oggi. cioè: gallica. ecc. e privato. come si dimostra tramite le numerose pubblicazioni. di conseguenza. Mabillon Fra gli altri studiosi che hanno avuto un contributo decisivo nello sviluppo della Paleografia sono stati: . non longobardo. Tuttavia. la scrittura onciale viene divisa in ben sette generi e ventidue specie. Qui si fa un salto illogico. La sua dimostrazione era stringente assai. la sua tesi finì per prevalere. XVIII e durante gli inizi dell’Ottocento soffiò il vento delle novità nella Francia (dove erano stati soppressi i monasteri da parte dei rivoluzionari). per esempio. partim hac cogitatione confirmati. Scriveva Gatterer: «Nos itaque partim artis diplomaticae amore capti. non gallico». Verso la metà del Settecento apparve il voluminoso Nouveau Traité de diplomatique di Dom Toustain e Dom Tassin.12 1. ad esempio. Scriveva che «non ci fu mai carattere gotico. merovingica e sassonica. carolingia. Questa complicata sistemazione ha fatto sì che l’opera dei Maurini discepoli di Dom Mabillon offra difficoltà per la consultazione. non sassone. tuttavia. Mabillon iniziò un lavoro intenso nel campo paleografico nei diversi paesi europei. (Elementa artis diplomaticae. Gatterer distingueva quattro «regni» di scrittura: regno artificiale. p. secondo lui.Con il trattato di Dom J. Gli autori del Nouveau Traité conservarono le denominazioni dei tipi di scrittura avanzate da Dom Mabillon. non fu accettata da tutti. librario. che si occupò di essa nella sua opera Istoria diplomatica (Mantova 1727). un suo valore come miniera di notizie su i manoscritti oggi non più ritrovati. ognuna delle specie si distingue ancora secondo la rispettiva regione. naturae et artium maximam similitudinem esse. e quella onciale la diceva: «Ciceronium». bensì sta ad indicare che ogni scrittura trae la sua origine da un’unica scrittura latina (quella romana). il botanico] (+1778) in riferimento alla Botanica. Non ha avuto dei seguaci. Mauro. 24 A Göttingen. il prof.Nel frattempo entravano nelle università lo studio della Paleografia e della Diplomatica. la corsiva: «Suetonium». in admiranda methodi Linnaeanae pulchritudine ac praestantia eiusque progressi sumus. ma si spiega anche che questo non significa l’indipendenza delle forme di scrittura nazionali.5. benedettini di San. ha ricevuto quella varietà di forme. col titolo Neues Lehrgebäude der Diplomatik.SCIPIONE MAFFEI. notarile. Essa conserva. è una medesima scrittura romana che. passando dal campo della Biologia a quello della Paleografia. tutto quello che riguardava i documenti fu concentrato nelle biblioteche statali e negli archivi dipartimentali. . Tutto. Ad ogni specie egli dava un nome convenzionale. Johann Christopher Gatterer (1727-1799) nell’anno 1765 cercò di imitare la classificazione usata dallo svedese Karl Linné [Linneus. Un qualcosa di simile ebbe luogo in Nel Nouveau Traité si parla di scrittura gotica. in 6 volumi (Paris 1750-1765). generi e specie. alterando e degenerando. 23 . Erfurt 1759-69). ma che merita un ripensamento. Ma durante quasi un secolo non fu scritto niente d’importante su questa scienza. langobardica. in particolare nella Francia. series. dove propose con viva polemica il principio dell’unità d’origine della scrittura latina.Insieme ai mutamenti della fine del sec. Volendo però perfezionare le conclusioni. Talvolta si cadeva nel ridicolo24. Ciascuno di essi li divideva in classi. nonostante alcuni polemizzassero con lui.2 L’apporto di altri studiosi dopo dom J. fu iniziata la sua traduzione in tedesco (pubblicata in 9 voll. merovingica. gli autori di quest’opera hanno esagerato nelle classifiche e divisioni. Si passa dall’ammirazione della Natura e dell’Arte all’unione di ambedue le realtà. Maffei tenacemente difese la sua teoria. e. longobardica. . Prima ancora che fosse finita la pubblicazione originale.

. un volume intitolato Das Schriftwessen im Mittelalter (Leipzig 1871. p. quando ciascuno dei manoscritti sia stato scritto. le biblioteche e gli archivi durante il medioevo ecc. München 19091920): una miniera di suggerimenti e di notizie che gli studiosi di paleografia non debbono ignorare. Così lo studio paleografico si allarga. . XIX grazie in particolare al Professore Léopold Delisle (1826-1910). come Perrona Scotorum -sull’opera dei monaci irlandesi in favore della conservazione della cultura classica e della sua diffusione nel continente europeorimangono fondamentali per gli studi paleografici. appena inventata. a Vienna (Austria) è stato creato l’Institut für Österreichische Geschichtsforschung.In Italia. La pubblicazione della collana Monumenta Germaniae Historica richiedeva un continuo esame ed un’acuta critica dei testi tramandati nei manoscritti. diede un grande impulso agli studi paleografici.) è ancora ritenuta tra le più splendide edizioni di tavole con esempi di scrittura latina medioevale.che la Paleografia non può accontentarsi con la semplice qualifica delle scritture come onciale. Ci si volevano sistemare tutti i documenti raccolti. perché. Schiaparelli (inizio Novecento) sono stati i più noti. . Oggidì questa Scuola pubblica la rivista Bibliothèque de l’École des Chartes. ma piuttosto sul contesto culturale di esse. . diventando celebre durante la seconda metà del sec. Paoli (fine’800) e L. l’inchiostro. CENCETTI. Cencetti lo qualificava: «il più geniale dei paleografi vissuti dopo il Maffei»25. . egli ha frequentato l’École des Chartes. fondata a Parigi nell’anno 1821. Alcune delle sue ricerche. I professori C. ristampa 1958) di grande valore ancor oggi. cioè notizie sulla materia dei codici. sono studiate non soltanto le scritture. Egli fu il primo ad applicare l’arte fotografica. L. L. Questa scuola riprese l’opera e il metodo dei Maurini. 11. insulare. visigotica. ha poi scritto e pubblicato molte opere diplomatiche e di paleografia. oltre ad un breve manuale di paleografia. dove sono raccolte numerose notizie non solo sulle scritture. Traübe morì ancora giovane. 31896. Costituiva un segno d’onore essere chiamato «chartiste».Durante la seconda metà dell’Ottocento. G. gli istrumenti. Delisle. . il lavoro dello scrivano. deve mirare ad accertare da chi. pur mantenendo quelle denominazioni. ma ciò che ha lasciato è stato raccolto ed edito dai suoi discepoli in Vorlesungen und Abhanlungen von Ludwig Traube (3 voll. ecc. L.. la Società per la Storia antica e medioevale (Gesellschaft für ältere deutsche Geschichskunde). nell’anno 1854.fra la storia della scrittura e quella della cultura.almeno dall’epoca della diffusione tramite la stampa . Paoli è conosciuto dal suo Programma scolastico di paleografia e di diplomatica (Firenze 1883).13 Germania ai tempi della Secolarizzazione degli inizi dell’Ottocento. le scuole scrittorie. Suo fondatore fu Theodor von Sickel (18261908). Wilhelm Wattenbach ha pubblicato. ma anche i manoscritti. La sua opera Monumenta graphica medii aevi (Vienna 1859 ss. Bologna 1954. Lineamenti di storia della scrittura latina. la loro produzione e commercio. ma. filologici e di storia della cultura. la genesi ed il processo dello scrivere. allo studio dei manoscritti. Traübe ha scoperto una stretta connessione . C. Schiaparelli (+1934) si distinse per gli studi sulla scrittura latina nell’età 25 G.Influsso rilevante sullo studio paleografico ha avuto Ludwig Traübe (1861-1907). fondata nell’anno 1857. Lentamente si è arrivati alla persuasione -grazie anche agli studi di L. come l’École Nationale des Chartes..Similmente. ecc. Sorsero scuole speciali ed istituzioni destinate alla formazione dei bibliotecari ed archivisti. semionciale. il più importante centro di studi paleografici nell’Ottocento fu la Scuola di Paleografia e Diplomatica di Firenze. dove. fondata nell’anno 1819.In Germania.

30 B. aggiungendo poi il n° progressivo del codice descritto29. Mallon (Paléographie Romaine. MILLARES CARLO. A. Marichal. JOHN. Ch. I risultati della loro ricerca sono stati riassunti da J. Madrid 1923). innanzitutto spagnole ed europee. . «Archivi e scuole d’Archivio dal 1765 al 1911».dei primi 8 secoli. lo studioso svizzero Albert Bruckner ha promosso la collana Chartae Latinae Antiquiores (=ChLA). .non codici . La loro novità è consistita nel prendere in considerazione non solo le scritture sulla materia scrittoria convenzionale (tavolette cerate.conservati in originali. Scopo di questo scritto è presentare la situazine attuale dell’insegnamento della Paleografia e della Diplomatica presso le Università ed altre istituzioni culturali del mondo. in particolare per quanto riguarda gli ultimi volumi30. la Paleografia è impartita in molte Università italiane.. L’insieme della collana28 è allestito secondo l’attuale collocazione di quei codici manoscritti nei singoli paesi. Mallon. Valencia 1996. IX si calcola che vi conserviamo oltre 6. Nel cap. nonché il modo di tracciare le linee delle parole: il tratteggio o ductus. CENCETTI. dagli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale (1914-1918). G. La 1 ed. dove uno spazio è destinato alla Paleografia26. dove si trova la descrizione paleografica. Opera molto utile. Cfr. e che appartengono ai primi secoli fino all’anno 800. pubblicata dall’anno 1954. Madrid 1983. Paleografía visigoda. Tra gli autori di maggior rilievo spicca J. la collana di E. 21917. Si cita CLA. con riproduzioni anastatiche di molti testi latini conservati nei codici o nei loro frammetti. (11 della serie. Mentre conserviamo circa 1700 codici latini -o frammenti di essi. 26 . il modo come lo scrittore sorreggeva il materiale scrittorio. Muñoz Rivero (Manual de Paleografía diplomática española. sulla scrittura nell’età romana. nel 1932. in The American Benedictine Review. Lowe presso l’Archivio della Pontificia Università Gregoriana. Bischoff preparava un catalogo dei codici latini che ci sono pervenuti dal sec. 28 Cfr. RUIZ a a a ASENCIO) 3 ed. Bischoff fu utile collaboratore. nello stesso tempo. MILAGROS CÁRCEL ORTÍ. Il professore A.In Francia alcuni hanno concentrano l’investigazione. 3 voll. spiegandoli Cfr. La enseñanza de la Paleografía y Diplomática. in 12 voll. etiam: M. IX.In Spagna durante il Settecento e l’Ottocento furono pubblicate opere e manuali sulle scritture. A. I ricercatori francesi hanno osservato. pergamena) ma anche quelle appartenenti al campo dell’epigrafia. Tratado de paleografía española (con la colaboración de J. più un’altro come supplemento): Codices latini antiquiores. egli presenta: Principales cultivadores españoles e hispanoamericanos de la paleografía. è insegnata la Paleografia in molte Università europee.. i graffiti sui muri ecc. per il sec.. 21 (1970) 139-147. cfr. Professori ricercatori in questo senso sono stati J. Nell’edizione del CLA. Breves indicaciones acerca de la enseñanza de la paleografía en España (pp.. Nell’attualità. XXXII della a 3 ed. in particolare su quelle ispaniche. papiro. nell’anno 1929. Presso i diversi archivi di Stato esistono scuole apposite per formare archivisti. B. 311-321). addirittura realizzate sulle ostriche. Madrid 1952). in Rassegna degli Archivi di Stato. Millares Carlo (18931980) ha ricordato l’elenco di questi lavori27. Madrid 11880. Centros y Cursos. 29 Sulla personalità di E. Perrat e R. Egli riproduce di solito i documenti per intero. .Altri ricercatori si addentrarono nell’esplorazione e descrizione dei manoscritti antichi. con una qualificata informazione.: JAMES J. Innanzitutto Elias Avery Lowe (1879-1969) che pubblicò la collana. . «A Palaeographer Among Benedictines». M.Per quanto riguarda i documenti . biblioteche e fondi. 15 (1955) 5-31. 27 A.14 romana (Como 1921) e sull’Avviamento allo studio delle abbreviature latine (Firenze 1926). 2 ed.000. Lowe. Nell’attualità.

Ed. M. tratta piuttosto sul libro manoscritto. ed.. Louvain-la-Neuve 1989. 2003. Lezioni di Paleografia e Diplomatica. GASPARRI. Paleografia latina. F. A. Napoli 1960. deuxième édition. Paléographie du Moyen Âge. Jouvence. «Que sais je? Ed. Scuola Vaticana di Paleografia. Espasa-Calpe. e le introduzioni ai volumi dei Codices Latini Antiquiores. 32 Cfr. Lezioni di Paleografia. Nota bibliografica. 4ª edizione. in particolare il loro aspetto paleografico. 1. ma dalla prospettiva della scrittura innestata dentro il codice. Il Comité International de Paléographie Latine32 preparò un Dizionario Internazionale di Paleografia. Introducción a la Paleografía y la Diplomática general. nonché dei cataloghi dei manoscritti medioevali posteriori all’anno 800 e portanti notizie sul tempo ed il luogo d’origine -almeno in riferimento al copista-. Antichità e Cfr. 170-192. Etat des volumes parus». datés. la codicologia. in Scriptorium. GANZ – W. in coll. pp. Introduction al ‘Histoire de l’écriture. Introduction à la Codicologie. BATTELLI. MAZZOLENI. 24. sorsero alcune iniziative in favore della collaborazione dei paleografi. Ed. RUIZ ASENCIO. 145 (1987) 445-448. J. Editor: A. RODRÍGUEZ LIÁÑEZ – A. 33 Cfr. Diplomatica e Archivistica. in coll. si può riuscire a stabilirla tramite il paragone con i manoscritti datati33. concepita come un ramo della Paleografia. . Handwriting. Essa tratta non solo sullo sviluppo della scrittura come tale. E. dovendo stabilire la data di un manoscritto che non la porta per iscritto. Città del Vaticano 1999. J. in Speculum 65 (1990) 906-932. Universidad de Huelva 1995.J. Prima lezione di paleografia. IDEM. L’utilità di questo lavoro sta nel fatto che. Presses Universitaires de France . Il primo ebbe luogo a Parigi durante la primavera del 1953. . in coll. Libreria Editrice Vaticana.6 Bibliografia introduttiva Cfr. organizzando colloqui internazionali. in coll.PUF. Al presente si editano e descrivono documenti anteriori al sec. Ch. PAOLA SUPINO MARTINI. Erich Schmidt Verlag 1979. Tratado de paleografía española. SÁNCHEZ GONZÁLEZ. 2. pertanto. CENCETTI. G.. Brepols 1994. 5Roma-Bari 2007. STIENNON. J.. EMMANUEL POULE. Ed. HIGOUNET. «Le catalogue des mss. nel Belgio. 32 (1978) 287-290. I. Ed. A. «Charters Earlier the 800 from French Collections». nell’Italia. M. Traduzione italiana: Paleografia latina. Libreria Scientifica. BISCHOFF.Ai tempi più recenti ha preso forma propria la Codicologia. LEMAIRE. Laterza. B. 1992. Parte prima (con dieci tavole alfabetiche). Bagatto Libri. Paris 1959. Paleografía de lectura. in Instrumenta studiorum. 34 Cfr. Edit. MILLARES CARLO . Madrid 1983. portant des indications de date. IX conservati in Italia31. 31 . LOWE. 11e édition.15 con ampiezza. Síntesis. GOFFART. nell’Austria e nell’Inghilterra. de lieu ou de copiste. Breve storia della scrittura latina. PETRUCCI. ROMERO TALLAFIGO – L. il suo formato e conservazione ecc34. Roma 1978. Universale Laterza. in Bibliothéque de l’École des Chartes. Paläeographie des rómischen Altertums und des abendländischen Mittelalters. 811. D. Ch.. Grudlagen der Germanistik.Dopo la Seconda Guerra Mondiale. in G. RIESCO TERRERO. überarbeitete Auflage 1986. JEAN VEZIN. Madrid 1999 . Arte de leer escrituras antiguas. Paris 1991. Cathalogue des manuscrits en écriture latine. cfr. MARICHAL. SAMARN e R. Sulle edizioni dei cataloghi menzionati. Questi cataloghi appaiono in Francia. Armand Colin. «Le Comité International de paléographie latine». 2.-A.

Marcus et E. 200 tavole in 10 fascicoli. 35 . a cura di PAOLO CHERUBINI e ALESSANDRO PRATESI [Subsidia studiorum. francese: Trèves-Paris 1910]. Città del Vaticano [IN PREPARAZIONE]. 81. «Nel Centenario dell’API». 2a ed. 3]. Chalendas Novembris MCMLVIII. Revue internationale des études relatives aux manuscripts. Pontificius bibliopola. 3. 130. Scriptura latina libraria. da Olschki. Archiv für Diplomatik. Bruxelles 1946-[2008]. Padova 1992. Lateinische Paläographie. Pubblicazioni della Scuola Vaticana. Ed. 1. ed. Berolini-Lipsiae 1927 [ristampa: Berlin 1968]. Tavole di Paleografia Latina. von Sickel cominciò durante l’anno 1859 la pubblicazione dei facsimili intitolata Monumenta graphica medii aevi. Siegel-und Wappenkunde.8 Riviste specializzate Scriptorium.. 144. Sono state edite. con esempi di scritture dei codici e dei documenti conservati in Austria. Exempla scripturarum latinarum in usum scholarum. Essa è molto utile a causa delle numerose tavole (24/30) in ciascun volume. nonché un ottimo indice alla fine di ogni volume. 2 ed. Per quanto riguarda ai facsimili «in usum scholarum». pars prior. Specimina codicum latinorum Vaticanorum. editio iterata. IV. LIEBAERT. ALESSANDRO PRATESI – PAOLO CHERUBINI. 1. Weber. VINCENZO FEDERICI. Monachii 1955. tav. Paleografia Latina. Antenore. BATTELLI. Cfr.. docente alla Sapienza di Roma (1977-1997). Scrittura e civiltà. Bonnae: A. in Archivio della Società Romana di Storia Patria. cfr IOACHIM KIRCHNER. 106 (1983) 349-356. Città del Vaticano 1991. Ed. delle notizie particolareggiate su nuove opere ed articoli di Paleografia (accompagna la rivista il Bulletin codicologique). G. F. Roma 1934 [ristampa: Torino 1964]. italiana a cura di Gilda P. Inoltre. Oxoniae: apud Parker et filium.)35. Medioevo e umanesimo. trad. XII al XVII. Littera Antiqua. Böchlau 1955-1982. Mantovani e Stefano Zamponi. L’avventura grafica del mondo occidentale. pp. EHRLE e P. Littera Antiqua.7 Riproduzioni anastatiche Th. A. Caesaraugustae. Schriftgeschichte. Köln-Graz. Pubblicazioni della Scuola Vaticana. Wien. Firenze. in Tabulae in usum scholarum editae sub cura Iohannis Lietzmann. hanno fatto similmente gli studiosi in Inghilterra ed in Italia (Archivio Paleografico Italiano: contiene tavole in folio. CANELLAS LÓPEZ.16 Medioevo. in tutto. MCMXII. Trier 1909 [ristampa: Berlin 1929. con esempi presi dai codici e dai documenti. La scrittura delle cancellerie italiane dal sec. FRANZ STEFFENS. in coll. Romae: Fridericus Pustet. Il principale direttore è Armando Petrucci.

garitis ornata. A iudeis tra-ditus. 42v. Da tuis sapientia. Oratio. fol. Gloria Patri etc. fili Dei vi-vi. Codex Barberinianus latinus 487. defunctis requiem et veniam. pone passionem. «Deus in adiutorium meum intende. . Ad matutinas de Sancto Spiritu». oppure Rouen. Hymnus. Domine Iesu Christe. Christe. veritas di-vina. Deus homo captus est hora matutina. Domine. Paris. crucem et mortem tuam inter iudicium tuum et animam meam nunc et in hora mortis mee et largiri digneris vivis misericordiam et gratiam. Qui vivis etc. ecclesie tue pacem et concordiam et nobis peccatoribus vitam et gloriam sempiternam. 1500. Salve crux preciosa que in sanguine Christi dedicata es et meritibus eius tamquam mar. Adoramus te. a. Antiphona. venditus. afflictus. [Scrittura “bastarda”]. ad adiuvandum me festina. A suis disci-pulis cito derelictus.17 BAV. Invitatorio. Antiphona. el benedicimus tibi quia per sanctam crucem tuam redemisti mundo.

come quello usato nei codici di San Cipriano. le più antiche copie che abbiamo della maggior parte delle opere di Sant’Agostino sono state probabilmente elaborate in terra africana37. 804.18 2. d’altronde sono abbastanza numerosi. London 1934-1971. ad esempio. poi corretta a Cagliari – Sardegna – presso la cerchia dei presuli africani esiliati in quell’isola . 37 È stata riconosciuta una di queste copie in un codice in scrittura onciale di San Pietroburgo –Russiacontenente le quattro opere che compose Agostino d’Ippona durante il primo anno del suo episcopato (395-396).464-465. Essi sono troppo pochi. Cassiodoro. Scrittura onciale e semionciale La più antica versione latina della Bibbia ebbe luogo.Natale dell’800 -. si augurava di ottenere alcuni codici provenienti dall’Africa per il suo monastero di Vivarium . Molti dei manoscritti che sono arrivati in Europa dall’Africa sarebbero stati trasferiti ai tempi della conquista musulmana che mise fine alla cultura latina. V e durante il sec. Quella vasta regione.come fu il caso di Fulgenzio di Ruspe ed i suoi seguaci -. alla fine del sec. da poter darci un’idea sullo sviluppo della scrittura. ciò che ci rimane altro non è che esempio dei campioni. senza dubbio. ai tempi dell’antico padre della Chiesa Tertulliano. che niente sia rimasto di quanto è stato scritto in quelle regioni. VI. di conseguenza. nel Nord Africa. così da poter risolvere con certezza molte domande. Si tratta. Codices Latini Antiquiores. Non possiamo affermare. nelle regioni del Nord d’Africa. VI è prevalsa la scrittura semionciale: un tipo di scrittura conosciuto anche sotto la denominazione di litterae africanae. A. il che conferma il carattere africano originario del codice. Uno dei più bei codici antichi contenente una tale scrittura è denominato l’Ilarius Basilicanus. alcuni codici contenenti le opere di Cipriano di Cartagine in scrittura onciale dei sec. VI.2 Hispania Alcuni gruppi dei cristiani nordafricani durante il sec. completi o frammentari.1 Africa del Nord. d’una scrittura fatta dagli scrivani africani. Il vescovo Ildefonso di Toledo racconta che l’abate Donato arrivò alla terra Essi si trovano. vol. tuttavia. Cfr. almeno a grandi tratti. 2. ed è conservato presso l’archivio della Basilica di S. 458. in effetti. Pietro in Vaticano. VII. o fino ad Ippona. verso la metà del sec.nell’area dell’attuale Calabria. IV. III. nel Nord dell’Africa. provenienti dall’Africa36. verso la metà del sec. LOWE. A quanto sembra. 2. Manoscritti latini dell’antichità e del primo medioevo Molti manoscritti si sono smarriti e. Sud della Penisola Italica -. Esso contiene le opere di sant’Ilario di Poitiers. nel sec. Nessuno fa un viaggio fino all’antica Carthago – oggi in Tunisia . sono rimasti fino ai nostri giorni. a quanto pare. Addirittura. meno di 2000 codici latini. IV e V. a cura di E. Conserviamo. Del periodo antecedente l’anno dell’incoronazione imperiale di Carlo Magno . 36 . però. secondo i quali possiamo farci un’idea sulla tipologia degli antichi codici. per leggere i manoscritti del vescovo Agostino (396-430). nella Biblioteca Nazionale di Torino.per consultare i manoscritti del vescovo Cipriano (249-259). Uno degli scrittori di quel codice ha adoperato un tipo di onciale «africana». VI si rifugiarono nell’Hispania visigotica. ci si presenta oggi piuttosto come un deserto.

il quale prima si professava seguace d’Ario -. discepolo di sant’Agostino. vescovo di Siviglia (diocesis hispalensis). ed a Verona –nel Veneto-. Le opere «isidoriane» si diffondevano al di fuori della Spagna. insieme ai vescovi già esiliati in Sardegna. alla scrittura visigotica del codice 490 della Biblioteca Capitolare di Lucca. esistevano probabilmente delle apotheche (botteghe) per i cui padroni alcuni scrivani producevano codici. ci induce a presupporre che esisteva una possibilità di comunicazione culturale e spirituale nell’Occidente della futura Europa. Le fonti riferiscono notizie sulle varie biblioteche delle chiese cattedrali di quella penisola.3 La scrittura visigotica nella Gallia ed in Italia Come prima dall’Africa. infatti. in Africa. sarà ritornato. presso il Monastero di San Lorenzo di El Escorial (vicino a Madrid). accompagnato da 70 monaci e «di molti libri». sarebbero esistiti scrivani che avrebbero lavorato privatamente su ordinazione. durante i sec. a Bobbio –Emilia Romagna-. la Sardegna e la Penisola italica. 38 . così pure dalla Penisola Iberica molti cristiani emigrarono più tardi verso la Gallia. VII.è un’ipotesi . Oggi. compose iscrizioni in poesia metrica per gli armadi della sua biblioteca.C. forse d’origine ravennate. Troviamo perciò manoscritti «spagnoli» dei sec. tuttavia. nell’area dell’antica Suburra. Esistette uno scambio commerciale di manoscritti e di opere letterarie. Nelle terre italiane. entrambi contemporanei d’Isidoro. purtroppo. Un altro «stationarius» dello stesso secolo fu un tale Gaudioso. 636). perfino all’Irlanda. più tardi .19 ispanica dall’Africa. Soltanto così troviamo una spiegazione. Un secolo d’oro della letteratura cristiana ebbe luogo nella Penisola Iberica. IV-V d. 2. VI e VII. portandosi appresso parecchi libri. e. -oggi presso la Biblioteca Laurenziana di Firenze-. VIII in Autun –Francia-. a Vercelli –in Piemonte-. Una parte della letteratura africana è stata conservata grazie alla vita culturale dell’Hispania38. Pietro in Vincoli a Roma. mentre era ancora in vita sant’Isidoro di Siviglia. ebbe inizio una tappa brillante della letteratura. e codesta diffusione s’intesificò dopo la sua morte (a. cioè un libraio. In un codice che contiene le opere di Paolo Orosio. nonostante la divisione politica e le distanze geografiche. Probabilmente anche l’Ilarius Basilicanus sopra menzionato. appare scritto il nome di «Viliaricus stationarius»..le tradizioni patrie. Il nome è gotico. . Gregorio Magno (+603). il quale possedeva la bottega presso S. in Spagna si trova soltanto un codice frammentario delle opere di Isidoro di Siviglia39. L’anglosassone Aldelmo possedeva diverse opere d’Isidoro di Siviglia. ma può darsi che fossero laici eruditi. nonché degli inizi del sec. scritto verso l’anno 800. la lingua parlata e scritta . in un primo tempo. ad esempio. Sant’Isidoro. inviò il testo delle sue opere ai suoi corrispondenti epistolari d’Hispania. Inoltre. perché dalla conversione al cattolicesimo del re visigoto Recaredo (a.trasferito in Hispania. probabilmente scritto nell’ambiente dello stesso Isidoro. delle opere isidoriane durante il sec. addirittura in Hibernia (Irlanda). In quei luoghi alcune colonie d’ispani conservarono la loro cultura . nonché d’Eugenio e di Giuliano di Toledo. 586). Forse questi stazionari erano chierici. Il più antico frammento che conserviamo delle Etymologiae di sant’Isidoro è stato scritto in Irlanda. Di fatto. Copie di queste opere si trovano in Italia e nella Gallia (Francia). a Sant Gallen –Svizzera-.per la durata di parecchie generazioni. La rapida diffusione. Il re visigoto Cindaswinto (642-653) fece portare a casa sua alcuni manoscritti da Roma. una mano ispana dell’ottavo secolo ha completato il codice. oltre i Pirenei. 39 De naturis rerum.

sarebbe il caso di domandarsi sul significato degli scriptoria dei monasteri medievali. III. Firenze-. ecc. I. già durante i sec. il Vivarium fondato da Cassiodoro. CLA. Tavola 1. IV. alias Esdra. e la sua biblioteca fu trasferita ad un luogo più sicuro41. vol. VI esisteva un centro scrittorio nella Calabria. scritto in Northumbria durante i primi anni del sec. Diversi manoscritti del Vivarium sarebbero arrivati. Presso gli uffici dell’amministrazione civile si sarebbero trovate alcune copie della codificazione giuridica giustinianea pervenute da Costantinopoli.si custodivano anche i codici.20 Dai tempi di S. a cura di E. presieduti da un ideale di uniformità realizzato con una grande padronanza tecnica. nonché una ferrea sottomissione dell’individuo allo stile dello scriptorium (Cfr. ed alcuni archivi ecclesiastici. fol. London. come sono enumerate in una descrizione dell’Urbs Roma. 41 Secondo Pierre Courcelle. Citato nella nota 28. Esistevano a Roma. VIII. In questo fatto convergono parecchie caratteristiche: sottomissione alla norma. come nel caso di Boezio.. LOWE. oggi presso le Biblioteche Apostolica Vaticana. VII. CLA = Codices Latini Antiquiores. la biblioteca Lateranense ed altre. VI-VII. in diverse epoche. XII voll. Biblioteca Laurenziana. Tavola 1. in altre città della Penisola Italica . vicino a Basilea). valutazione positiva del passato storico. vol. 1934-1971.capaci di praticare l’arte della scrittura latina. Quei monaci possedevano una biblioteca arricchita da loro stessi mediante il proprio lavoro. VIII.Capua. 1v. A. Per quanto si riferisce alle biblioteche pubbliche allora esistenti nella città di Roma. di Montecassino e di Bamberg. oppure di Codicologia. VI. Codex Amiatinus. modello di vita comune monastica.e alle monache . Verona . 40 . sec. Osserviamo lo stesso anche nella Gallia e nelle isole Britanniche. 1031)40. In sede d’un corso di Bibliologia. vol. Cassiodorus. Purtroppo. Cfr. Severino di Napoli sono usciti almeno tre codici. per esempio nel monastero di Luxeuil (nell’attuale Svizzera. VI in semionciale. il luogo di rifugio sarebbe stato la Biblioteca Lateranense di Roma. Napoli. questo monastero sparì poco tempo dopo la morte di Cassiodoro. addirittura fino all’Inghilterra e la Francia.. Martino di Tours (+397) la produzione dei libri divenne un’occupazione praticamente affidata ai monaci . verso la fine del sec. La più bella copia che conosciamo di un manoscritto «cassiodoriano» è la parte iniziale del Codex Amiatinus -oggi presso la Biblioteca Laurenziana. scritti durante il sec.c. esso contiene la rappresentazione di Cassiodoro raffigurante il profeta Esdra nella sua biblioteca. Ravenna. dei quali sono stati fatti molte copie. Essi mostrano una disciplina calligrafica soltanto raggiungibile mediante un estremo esercizio. del sec. Durante il sec. o. 16. si trovavano probabilmente in terre italiane. in nota 28. 374 a. erano in 28. Dal monastero di S. A questi codici si univano copie corrette dagli autori. dove si presentano tipi di scrittura difficili da eseguire. Firenze. alcuni originali di San Girolamo.

ipotizzano alcuni contatti con il mondo greco. VII) Tra i monasteri fondati a partire dal sec. Solo Lyon possiede un fondo di manoscritti biblici e patristici. staccata dalle pagine. 2. II. per quanto riguarda i manoscritti. altri. IX.4 Centri nuovi di cultura in Italia (sec. indirizzati ad Agostino. Altri libri delle opere di Gregorio Magno furono spediti in Inghilterra. VI una certa influenza sulla sistemazione del monachesimo irlandese. un secolo dopo la sua conversione al cristianesimo. In Bobbio. come il vescovo Leandro di Siviglia e la regina Teodolinda – già principessa bavarese cattolica (+628) . 2. Questo fondo è del tutto eccezionale. di origine probabilmente africana.dei Longobardi. Dall’Irlanda questa . ma anche i Dialoghi. vol.5 Francia Nella terra dei franchi. 2. il missionario e fondatore della chiesa cattolica in quell’isola. che mandò copie dei suoi scritti non soltanto per gli amici vicini. la ricca civiltà del Basso Impero Romano ed i primi secoli del Cristianesimo hanno lasciato pochi manoscritti. presso le quali era studiata e commentata la Bibbia. assieme al Cristianesimo. fu coltivata una letteratura dommatica. sebbene frammentaria e fortuita ma accolta con zelo. Grazie all’interesse per la grammatica dei monaci irlandesi presenti a Bobbio. il codice bilingue dei Vangeli noto come Codex Bezae. e sulla disciplina ecclesiastica -. invece. Nei suoi codici. inoltre alla polemica contro l’arianesimo dei longobardi. sarebbero stati risparmiati dal riutilizzo alcuni codici assai antichi contenenti testi di quella disciplina. VII. Dovunque in Irlanda sono sorte scuole monastiche. Essa aveva ricevuto. i temi esegetici. oppure i testi di computistica. VIII (CLA. Si sa che lì furono redatte varie opere agiografiche. il primo nelle terre italiane fu quello di Bobbio – non lontano da Piacenza -. però. L’Irlanda.6 Galles e Irlanda Nella Gran Bretagna. il Galles esercitò durante il sec. paragonabili a quelli di Verona.21 I codici in Italia furono distribuiti. a motivo della necessità di materiale scrittorio. purtroppo. diventò una delle forze motrici della futura civiltà europea. ma anche per quelli lontani. Alcuni studiosi suppongono l’esistenza d’uno scriptorium ancora attivo in Lyon durante il sec. furono rasi molti testi antichi. forse egiziana. fondato da San Colombano nell’anno 613. fatto che sta ad indicare la mentalità di quelle genti. ad esempio. invece. 159). nonché i manuali di grammatica. Giovanni Cassiano di Marsiglia e Cesareo di Arles. in particolare dai tempi del pontificato di Gregorio Magno (+604). Tuttavia. Dai monasteri francesi niente conserviamo in riferimento alle opere dei Santi Martino di Tours. prevalsero in altri monasteri. Costei non solo ricevette da San Gregorio un evangeliario . nel tesoro della cattedrale di Monza -. VI. la prima iniziazione alla cultura latina.la cui preziosa copertina è sopravvissuta. perché la tradizione manoscritta della Francia meridionale fu scarsa fino al sec. ci è soltanto rimasto un evangeliario nello stile irlandese del sec.

oppure nell’Italia. durante i sec. 43 Testimonianza di tale fatto è un manoscritto del Commento di Apponio sul “Cantico dei Cantici” scritto da Burginda. poi -durante il sec. e ben equilibrata nella sua composizione. Nelle loro biblioteche esistono opere classiche.irlandese e anglosassone. si trovavano numerosi codici scritti nell’Irlanda.Kent.sull’ulteriore sviluppo della scrittura. come san Bonifacio. la quale. Pochi sono i codici antichi provenienti dal continente che sono sopravvissuti in Inghilterra. opera di una geronimiana (CLA IX. Nelle biblioteche dell’Inghilterra si conservavano testi dimostranti una conoscenza più sistematica della letteratura dei secoli passati. Un numero maggiore di codici fu salvato dopo il trasferimento. qua e là. Sankt Gallen –Svizzera-. V).più economica e che si espandeva dalla Northumbria. che poi avrebbero pervaso molte terre dell’Europa. spesso visitati dai pellegrini irlandesi. VI-VII si trovava nella Sardegna. CLA. VIII. Oggi si trova a Oxford. oggi presso la Biblioteca dell’Università di Würzburg). (Cfr. essa fu sostituita dalla scrittura insulare – irlandese . Durante la prima parte del sec. alla patria erano indirizzate ad alcune monache con le quali mantenevano spirituale amicizia43. 251). Mercia – prevalesse la scrittura romana. Bobbio –Italia-. 42 . In fine stette in Germania. VII) e poi con Teodoro e Adriano. a poco a poco. Sant Gallo e Bobbio sono diventati centri di grande rilievo in cui maturavano i frutti dell’umanesimo carolingio. Wessex. in un epilogo quasi poetico. Parecchie delle richieste dei libri rivolte dai missionari. Esso proveniva più direttamente tramite le loro fondazioni nella Francia e nell’Italia.7 Inghilterra L’Inghilterra fu terra di missione procedente da Roma con sant’Agostino di Canterbury (sec. in particolare tramite San Colombano e mediante la fondazione dei monasteri di Luxeuil –Francia-. 1430 a. I missionari romani portarono con loro codici liturgici. VIII. Sono stati gli anglosassoni coloro che hanno trasmesso l’ideale di una biblioteca ben provvista per la preparazione e lo studio. in particolare quella onciale e. e la loro scrittura divenne propria del territorio della nuova missione.22 forza passò presto al continente europeo.San Beda il Venerabile lo tenne nelle sue mani. esorta alla vita spirituale un «inclitus iuvenis» per cui aveva scritto. Uno degli effetti di questa doppia missione romana fu che nella parte meridionale . Il più antico ex-libris inglese si legge in un codice proveniente dall’Italia (sec. 2. esso riporta il nome di una badessa della regione di Worcester circa l’anno 700. in un nuovo viaggio. Fu notevole l’influsso insulare . il codice bilingue degli Atti degli Apostoli. sul canale della Manica con San Bonifacio ed altri42. II. I monasteri di Luxeuil. vol. Dall’Inghilterra ci sono pervenute le prime notizie sui codici scritti dalle monache. conoscenza superiore a quella che esistette nella Francia meridionale. Addirittura alcuni codici anglosassoni sono divenuti capostipiti della tradizione carolingia. o nell’Irlanda. anche quella semionciale. Tale esempio fu imitato nei conventi femminili fondati in Germania da Bonifacio e collaboratori.. Tours. In questi luoghi. Ad esempio. Corbie. b.

cioè. quando sistemò le leggi ecclesiastiche nella Concordia discordantium canonum. Sorsero perciò delle scuole cittadine. +1179-. accompagnata dal gusto della lettura dei libri e. una crescente diffusione dell’arte di scrivere. le quali favorirono la produzione delle Summae. XII. Erano i tempi della scrittura carolina e di quella gotica iniziale.23 2. dando l’origine ad un tipo . crebbe il fabbisogno dei documenti: contratti. operanti non presso i monasteri. i libri sono stati conservati fra le cose di appartenenza personale degli uomini colti. bensì entro le strutture cittadine. 3. statuti.e nelle regioni del Sud. i trattati scritti seguendo le lezioni dei professori di teologia. ma i frutti visibili maturarono piuttosto dal sec. la quale trovò terreno fecondo presso le monache -ad esempio. In primo luogo.il «terzo potere» durante il Medioevo – portò con sé parecchi cambiamenti. ecc. Verso il sec. medicina ed arti in genere. la richiesta dei manoscritti in lingua vernacolare o volgare. e nella Bavaria. anche fra i laici. questa usanza divenne più fattibile a causa del fatto che la carta fu usata in sostituzione della costosa pergamena. Insieme ad esso. Subito fu intrapreso il lavoro . ciò fu accompagnato d’un maggiore impegno nella predicazione. XII. XII fu frequente la numerazione dei fogli dei codici. Nello stesso tempo si produceva. XII sorsero nuovi centri che condizionarono la produzione scrittoria. e più tardi fu introdotta la numerazione delle pagine. introducendone la componente mistica. IX in poi. Un risveglio arrivò tramite le fondazioni di San Bonifacio. oppure gli studia generalia.8 Germania La situazione della Germania prima dei tempi di Carlo Magno non era propizia allo sviluppo di un’attività scrittoria. L’attività universitaria . compì un lavoro importante (in particolare dal punto di vista didattico). diritto. aggiungendovi un commento. il monaco Graziano. filosofia. dove s’imparava a leggere. Alcuni segni però si percepiscono nella città di Treviri –Trier. le università. Mentre durante i secoli precedenti erano state le istituzioni ecclesiastiche – le abbazie ed i capitoli delle cattedrali . a scrivere ed a calcolare – matematica -. in Italia. Manoscritti latini del secondo medioevo Verso la metà del sec. con centro a Bologna . Nei monasteri e nelle scuole cattedrali si continuò la trascrizione dei libri.in primo luogo. e d’un approfondimento della vita interiore cristiana. XII ebbero luogo alcuni cambiamenti riguardanti la scrittura e la storia del libro. il così detto apparatus delle glossae – commenti ad un testo -. instrumenta notarili. anzi nelle botteghe più vicine ai centri universitari. opera poi comunemente denominata il Decretum Gratiani. nel caso di Santa Ildegarda di Bingen.i monasteri di Reichenau e di San Gallo -. nonché a mantenere una corrispondenza epistolare -redigere le lettere-. di conseguenza.della trascrizione dei testi del Diritto civile ed ecclesiastico. scrittori professionisti. Dal sec. Fu allora quando ebbe luogo un risveglio della vita spirituale nel senso ampio del termine. insieme alle fondazioni di nuovi ordini religiosi. durante il sec. Si espanse l’esercizio del commercio dei codici.i principali produttori di manoscritti. in particolare nell’Alemania . la produzione libraria. fu sempre più eseguita dai librai laici. La formazione dei centri generali degli studi traeva la sua origine dai propositi d’indagare sul Diritto Romano. Dal sec. La scrittura diventò una quotidiana necessità. tuttavia.

Questo uso era noto a Parigi. affinché gli scrivani professionali avessero la possibilità di trascrivere sempre lo stesso testo corretto ed approvato dalle competenti autorità45. 104 pp. La Pecia dans les manuscrits universitaire du XIIIe e du XIVe siècle. Gratianus. fondato nell’anno 1253 presso quell’Università. Fu allora introdotto l’uso dell’esemplare normale – la copia genuina delle lezioni del professore . Una biblioteca scientifica -quasi come quella della Sorbona in quanto alla grandezza. Fu allestita subito una nuova. fu dispersa. XIII. modo di disporre la scrittura sulle pagine che fu poi applicato ai testi e commenti della Sacra Scrittura. Napoli ed altre università durante il sec. XIII si affacciò la necessità di controllare la diffusione di questi testi.si trovava durante il sec. Tavola 2. Si tratta delle annotazioni dei banchieri ebrei che avevano dato il denaro in prestito ed avevano ricevuto alcuni codici come pegno. Francobollo vaticano. ma andò distrutta durante le perturbazioni romane del sec. arabo ed ebraico. come a Bologna.24 di manoscritti «cum textu inclusu». in alcuni luoghi. Bischoff rileva che nessuna altra categoria di manoscritti mostra con tanta frequenza le glosse ebraiche come i manoscritti «utriusque iuris».che era diviso in molti quaderni (peciae). che nell’anno 1328 salivano a ben 1722 volumi (crescita di un 30% in una quarantina d’anni). col tempo. 46 Le università fondate più tardi in Germania ed in altri paesi dell’Europa Centrale e Settentrionale non conoscevano ancora le peciae. Editions Jacques Vautrain. possedeva nel 1290 (cioè. XIV presso il palazzo pontificio d’Avignone (Francia): era la terza biblioteca pontificia in ordine temporale48. 45 Sulla pecia. + Album de Planches. Assieme all’istituzione e l’attività delle facoltà di artes liberales e di medicina è connessa la traduzione degli scritti in greco. alcuni codici del Decretum Gratiani hanno ricevuto delle miniature prese dai manoscritti del libro di Causae di Giustiniano44. cfr. B. 44 . detta «Bonifaciana» (da Bonifacio VIII). 47 Ad esempio. 37 anni dopo la sua fondazione) ben 1017 libri codici manoscritti. 2 voll. sempre a Roma. DESTREZ. Bologna. Nel corso del sec. il Collegio de la Sorbonne – Parigi -. Furono tradotte le opere di Aristotele. cioè mediante la pronuntiatio. e cioè. Essa rimase in terra italiana e. degli arabi e degli ebrei. i trattati di medicina dei greci. In molte università medioevali si sono formate biblioteche. Paris 7e 1935. J. Molti di quei manoscritti giuridici furono ornati con miniature. oppure le Quaestiones quodlibetales. 1951. La consegna di un tale manoscritto ufficiale ad un libraio per farlo moltiplicare significava la pubblicazione dell’opera scritta da un professore46. I libri di testo erano lì moltiplicati tramite il dettato del professore. XIII. Oxford. L’accesso ai più alti gradi accademici era congiunto alla produzione di commenti alle Sententiae del maestro Pietro Abelardo. mediante le Quaestiones disputatae. i professori erano possessori delle biblioteche della rispettiva materia47. degli scritti che davano appiglio ad imparare mediante gli atti accademici degli studenti di filosofia e di teologia. 46 Avenue de Breteuil. 48 La prima biblioteca pontificia fu quella Lateranense. la quale però non fu trasferita ad Avignone.

come più tardi accadde in Costanza e poi in Basilea durante gli anni della celebrazione dei rispettivi Concili in quelle città. Essi però non si occupavano della copiatura dei libri. . e diversi testi della devotio moderna in lingua volgare. ha compilato gli Specula. dalla metà del sec.i fratelli della penna-. ecc. Egli fu il primo a compilare una Concordantia verbale dei testi della S. Legge sintetica). 49 Per arrivare ad una tale sintesi.. il faut des années d’analyse» . XIII. Questi sono i tratti principali del panorama studiato dallo specialista di paleografia e codicologia B. 3.livres d’heures) meriterebbe un capitolo a parte. Bischoff ha dovuto svolgere un lavoro di preparazione. però. e dello Speculum humanae salvationis -storia della salvezza raccontata mediante immagini.1 Gli ordini religiosi e la diffusione dei manoscritti I Domenicani furono dediti istituzionalmente allo studium delle scienze sacre. In Avignone. B. una sorta di enciclopedie in cui era praticamente riassunto ciò che era conosciuto al sec. l’uso delle note quadrate nella notazione musicale. sono stati scritti dai fratelli di Windesheim.25 3. salteri. O. alchimia. libri horarum . Sotto il profilo estetico non si escludono i libri delle scienze nuove. Molti codici liturgici. cioè. De re militari. Scrittura. Alle monache scrittrici si deve innanzitutto la conservazione degli scritti dei mistici tedeschi. Riteniamo. continuarono a lavorare da copisti durante il tramonto del Medioevo. spirituali e religiosi. I membri di altri ordini religiosi. Bischoff49. pontificali. P. «Pour un jour de synthèse. Quelli di Windesheim erano denominati dal popolo: «Broeder van de penne» . A quest’opera si dedicarono con più intensità gli ordini e le congregazioni di recente fondazione: i certosini. Questo aspetto pedagogico cristiano non va dimenticato. come anche l’esame della Biblia pauperum. ed innanzitutto i canonici regolari riformati di Windesheim -Paesi Bassi e Germania del Nord-. e viceversa: questa crea nuovi contenuti culturali. cioè di dipingere le lettere iniziali in colori. Gli eventi storici condizionano l’attività scrittoria. astrologia. breviari. ad esempio. le miniature che troviamo nei libri liturgici (messali. in particolare quelli monastici. preferivano farli trascrivere da altri. come diritto. L’arte di addobbare i testi scritti.ha scritto Fustel de Coulanges (DE COULANGES. Domenicani e Francescani hanno introdotto.1. XIII.1 I monasteri femminili I monasteri femminili hanno collaborato nello scrivere e nell’ornare i manoscritti. durante il soggiorno dei papi (1305-1378) abitavano parecchi mercanti di libri. Vincenzo di Beauvais. osservando minutamente tutti i particolari su ciascun manoscritto. I domenicani hanno fatto buoni estratti di opere scientifiche. che questo studio apparterrebbe piuttosto al campo della Storia dell’Arte.

Il termine liber. sulla scorza della betulla (Birke. Cfr. I supporti della scrittura Nell’antichità scrivevano anche su foglie d’albero. medium illud inter lignum et corticem. perché la denominazione liber si trasmise ad altre materie scrittorie. Plinio il Vecchio ha scritto: «Antea non fuisse chartarum usum: in palmarum foliis primo scriptitatum. voce liber. di un tiglio. Naturalis historia. tuttavia sulla faccia esterna della corteccia. nunc vero curantibus Francisco Corradini et Iosepho Perin…emendatius et auctius melioremque in formam redactum. deinde a Iosepho Furlanetto…emendatum et auctum. Il profeta Isaia visto da scrittore ispirato da Cristo. 11. secondo Plinio. ad esempio. 4. 51 50 . quae ligno adhaeret. fino ai tempi assai recenti (sec. In Russia ed in altri paesi dell’Europa del Nord. Forcellini: «Liber proprie dicitur pars interior corticis. che è bianca.26 Tavola 3. in AEGIDIUS FORCELLINI. XIII. Weissenburg. Oggi non abbiamo alcun esempio antico di tale scorza adoperata per scrivere. X. Illustrazione del sec. Lo scrittore svedese Olaus Magnus. Tip. deinde quarundam 50 arborum libris» . si scriveva. Libro d’Isaia. cioè una pellicola bianca che si trova nella faccia interna della corteccia (scorza) d’un albero. Patavi [Padova] 1940. che verso la PLINIO IL VECCHIO. birch-tree). ma doveva essere molto diffusa. Lexicon totius latinitatis ab…lucubratum. Seminarii. significava ciò che spiega E. quod in plures phyliras dividi potest»51. XVI).

triplices. Dittici usati per la corrispondenza si inviavano chiusi con uno spago e sigillati. oppure codicillus. o semplicemente cera. un polittico (polyptichus). immo subtiles bracteas discisso. minute. in militaribus castris. Il destinatario dissigillava il dittico. WL. d’avorio. Le Vindolanda Tablets sono di legno sottile (circa 1-2 mm. Si usavano pure pezzetti di terracotta per scrivere. 5-6. più tavolette. ecc. datate incirca l’anno 100 d. in Journal des Savants (1966). pro scribendis epistolis opportune utuntur. perché si poteva stringerla nel pugno. Ne conserviamo soltanto frammenti. sono state trovate in Inghilterra vicino al limes di Adriano. Si scrivevano così lettere. in Scriptorium. invece. un trittico (triptychus). aut obsidione urbium. lo si verniciava di bianco e si scriveva sopra con il pennello o con una vernice colorata. Mentre sulla pietra e sul bronzo le lettere erano di solito incise mediante un martello e lo scalpello. tre tavolette.. La scrittura però non era tracciata direttamente sul legno. Quando v’erano più tavolette. suppetente papyro. si tracciavano i segni a mano libera con uno strumento appuntito il cui nome era lo stylum. oppure tabella cerata. 30 (1976) 38-41 e tav. Immo et nunc. WODOFF. prima di tutto. oppure il nome di chi si voleva che fosse bandito dalla città (da qui il termine di «ostracismo»). coccio. di C. Si parla sui «libri lintei magistratum». Una tavoletta si denominava tabella. lo leggeva e poi Cfr. addirittura. quadruplices e multiplices. tanto che il termine «tabula» (letteralmente. Messe insieme.1 Le tavolette cerate Esse erano di legno o. eoque securius. 193-233 e 5 tav. ricevute. Nell’incavo si spalmava un sottile stratto di cera naturale -talvolta colorata-. 4. La scrittura su di essa era scalfita mediante uno stilo (perciò l’azione si denominava exarare). in maniera da formare una specie di libro detto codex. 53 52 . due tavolette. Le tavolette erano alquanto scavate nel mezzo. sulle tavolette. in modo da lasciare una specie di cornice rilevata. tavola di legno) in latino significa semplicemente «documento» (così come il nome antico di tabularium per indicare l’archivio). cortice seu codice arboris betulae in laminas. di spessore). quo cortex huiusmodi nulla imbrium aut 52 nivium iniuria devastatur» . esse erano riunite insieme per mezzo di fili di ferro passati in appositi fori in uno dei margini. o anche pugillaris.27 metà del Cinquecento venne a Roma e scrisse Historia de gentibus septentrionalibus (Roma 1555) scriveva: «Praeterea. In Grecia erano noti gli óστρακoν. liste di santi e di morti da commemorare durante la liturgia eucaristica. nella località di Vindolanda53. ma su alcune di esse si vede una scrittura. ita olim Aquilonares incolae litteras ligno insculptas pro celebri genere chartarum ad invicem destinabant. L’uso del lino come materia scrittoria ebbe larga diffusione a Roma prima dell’introduzione del papiro. Ma anche di queste tabulae dealbatae non ci è pervenuto alcun esempio. Cfr. Le facce esterne della prima e dell’ultima tavoletta rimanevano non cerate. ut epistolae papyro inscriptae nunc inter homines mittuntur. Alcune di esse. oppure mista con pece (o gomma lacca fusa). C’erano anche tavolette non cerate su cui si scriveva con il calamo ad inchiostro. facevano un dittico (diptychus). THOMAS. perché la scrittura si sarebbe facilmente guastata in quel luogo. lo apriva. D. Anche di questa materia non ci è rimasto alcun avanzo. Il legno fu adoperato come supporto scrittorio. In latino ricevevano il nome di duplices. per scrivere qualche breve appunto.

13) si legge: «Delebo Jerusalem sicuti deleri solent tabulae. eam in nomine Domini pergameno iubet tradi». 47-62. Altri le usavano anche per fare la brutta copia57. Si tratta della materia con cui era solito fasciare le mummie egiziane. con fusto alto di 3/4 metri e assai sottile. quindi.28 cancellava con l’estremità larga del suo stilum la scrittura precedente. 56 Cfr.2 Il papiro L’esistenza del papiro59 e la sua fabbricazione come materiale scrittorio è accertata per il IV millennio a. per modo che il giorno medesimo. Perciò Horatius scriveva: «Saepe stilum 54 vertas. «Papyrus latins 1991: bilan et perspectives». vel in tabella sculpantur elementa. Queste tavolette. Altre sono state trovate in Ercolano. nella Transilvania ed altrove. In Italia. Quelle di avorio erano di solito dittici. tagliato il fusto della pianta in pezzi lunghi. «easdem in pavimento sparsas ante lectum reperit. e. 72-73. XIII.. 4. cioè dei sec. Studieremo un esempio di esse. magari scriveva. 58 Ecco come viene ciò descritto in un codice contemporaneo: «detto Benedetto cimatore stando alla predica incriveva in cera con lo stile. vv. Pianta palustre. e soltanto alla sommità ha un grappolo di foglie. nel sec. scortecciato. ROBERT CAVENAILE. cera colligitur. Bernardino pronunciate in quella città58. ritagliato in Q. sullo stesso dittico la risposta. Sulle tavolette cerate era facile correggere lo scritto. diptichas lateri ne dempseris unquam!» [«Chierico. 55 54 . a Siena. Un numero notevole di tavolette (127) è stato rinvenuto a Pompei nell’anno 1875. Theologische Quartalschrift. Nella Bibbia. diventarono copertine di libri. Durante la notte però. Veritus autem ne qua incuria penitus perditum eat. innanzi che si ponesse al lavorare. Levantur tabulae. coltivata soprattutto nel delta del Nilo. cera quae in ipsis erat hac illac frustratim dispesa.HORATIUS FLACCUS. ben 45 prediche di S. al libro IV dei Re (21. quindi. San Girolamo. leggiamo che il Santo ha fatto le bozze del Proslogion scrivendo il primo testo sulle tavolette cerate. et pariter Anselmo reportantur. Essa cresce nell’acqua stagnante. iterum quae digna legi sunt scripturus» .non lassando una minima paroluzza che in quel tempo usci da quella sancta bocca». e detta la predica tornava alla sua bottega et iscriveva in foglio. Esse fanno parte dell’Archivio del banchiere Lucio Cecilio Giocondo. Sono tutti trittici55. in Serta Leodiensia Secunda. Satyricon. I. anno 401) scriveva: «Cum vero coeperit trementi manu stilum in cera ducere. i botanici la denominano Cyperus papyrus. non lasciare mai il dittico che porti appresso»]. C. aveva deciso di cancellarlo. è tutto liscio. 92 (1910) 50-87. vel alterius superposita manu téneri regantur articuli. nell’epistola De istituzione filiae (nº 107. 57 Nella Vita di Sant’Anselmo di Canterbury scritta dal suo discepolo Eadmer. Il diavolo aveva visto quanto gli poteva essere pericoloso un tale scritto.. Durante l’antichità ed il primo medioevo continuarono ad essere usate le tavolette cerate. quando tratteremo la scrittura romana maiuscola corsiva. imperiali). Le tavolette cerate erano anche usate dai notai del medioevo per le prime annotazioni sugli assunti di cui si chiedeva il loro intervento. il maestro cimatore di panni Bartolomeo. ut per eosdem sulcos inclusa marginibus trahantur vestigia et foras non queant 56 evagari» . aveva inscripta due volte la predica. 10. servendosi di tavolette cerate. ornati con raffigurazioni della tarda antichità. spesso. Ma Anselmo aveva consegnato le tavolette ad un fratello laico dello stesso monastero di Bec. Bernardo di Chiaravalle – Francia . 59 Cfr. Veniva. IV-VII: elaborati allo scopo di festeggiare i consoli al momento del loro ingresso in carica (dittici consolari.le usava per gli abbozzi. et delens vertam et ducam crebrius stylum super faciem suam». S. raccolse stenograficamente. dove allora si trovava. perché servivano per imparare a scrivere. Perciò è noto il detto: «Clerice. ritornandolo al mittente originario. a sua volta. Liège 1992.

C. appositamente per accogliere l’inchiostro. nel medioevo si trovano anche espressioni tomus chartaceus (o charticinus).si danno notizie ampie nelle opere specializzate60. Il cuoio (Leder) era usato per scrivere testi (ad esempio. Quell’imperatore prescrisse che nessun documento fosse valido se il papiro su cui era scritto non portava al suo margine superiore (protocollum) l’indicazione della fabbrica da cui era uscito e il nome del «comes sacrarum largitionum» del tempo in cui era stato fabbricato. oggi nella Turchia). Per quanto riguarda i documenti. La denominazione di charta pergaminea confermerebbe questo. MASAI. potevano poi essere sottoposte ad ulteriori rifiniture. L’uso del papiro in Occidente venne meno quando l’invasione musulmana rese difficili i contatti commerciali con l’Egitto. Fino al sec. però la pergamena è più sottile. sulle rive del fiume Ciane. Le «plagule» fibrose.29 liste longitudinali. ma anche charta. Cfr. Il papiro fu usato sia come supporto di scritture di opere letterarie. 60 . La mucillagine o il succo che scolava dalle fibre conglutinava tutta la massa e si otteneva una «plagula» (χάρτεσ. L’altezza di un plagula o rotolo era di solito tra 20/30 cm. 4 [1950] 282. i più antichi di essi. poi diventò più frequente l’uso della pergamena. VII-. Greek and Latin Papyrology. si denomina recta. Ai tempi di Giustiniano (sec.3 La pergamena Si tratta di pelle animale conciata e preparata in modo particolare. disposto in modo perpendicolare al primo. il papiro era in uso in tutto il territorio dell’Impero Romano. infine. sono scritti in papiro. F. dinanzi all’isola di Lesbos. la Tora degli ebrei). Di ciò che è rimasto -talvolta solo frammetti. perché più facile. Essendo assai fragile. Il papiro serviva anche per fare lucignoli di candele. Stuttgar 21950. quando il primo testo diventava inutile per il possessore. La parte interna del rotolo. invece quella esterna è denominata versa. ma esistevano alcuni rotoli di altezza doppia. adatta a ricevere l’inchiostro. dove cresce ancora oggi. Fatto uno strato. quelli della cancelleria imperiale romana. Papyruskunde. le quali venivano distese l’una accanto all’altra con i margini a contatto. L’ultimo documento pontificio papiraceo che conosciamo è datato l’anno 1057. essa fu coltivata in Sicilia. in Scriptorium. In latino il papiro è denominato papyrus. IV d. aventi la scrittura da ambedue le parti si chiamano opistografa (óπiσθε . soltanto sulla parte recta. Lo stesso vale anche per i più antichi documenti originali dei re merovingi -almeno fino alla metà del sec. A quanto sembra. XI. in greco). la fabbricazione del papiro diventò monopolio di Stato.. Paris 1955. Tali papiri. Tuttavia la cancelleria papale continuò a scrivere i suoi documenti sul papiro oltre la metà del sec. γραφέσ). ITALO GALLO. London 1986. talvolta si scriveva anche sul verso. 4. sia per i documenti. il primo centro diffusore di questa materia scrittoria sarebbe stato Pergamon (Asia Minore. a Siracusa. i testi letterari si scrivevano prevalentemente su papiro. isolatamente o in rotoli (di solito di 20 plagulae). KARL PREISENDANZ. A. Les papyrus. VI). si stendeva un altro nello stesso modo sopra di esso.di dietro. Tutto ciò era sottoposto a lavaggi ripetuti e a battiture con martelli di legno. sopra una tavola bagnata d’acqua. Per ottenere più facilmente questa materia scrittoria. dove le fibre appaiono disposte in orizzontale. Si scriveva. non ci stupisce che i libri e i documenti in papiro dell’antichità siano andati persi nella maggioranza. BATAILLE. Cfr. esse erano messe in commercio. di color bruno. Oltre che in Egitto. Più tardi.

S. per indicare una sottile pergamena. trattando sugli angeli. et libros. 38-39. quam reliqui Troade apud Carpum. per indicare una pergamena molto sottile.. Antiquitates Italicae Medii Aevi. Agostino ai salmi (oggi Vat. per esempio contenenti alcune leggi già allora revocate o sostituite. VI. Come materia scrittoria. Perciò. i codici liturgici obsoleti. 18628) si legge: «Quicumque in semel scripto pergameno. e poi passò a Roma..Herstellung. Una ricetta del sec.legunt. per dar posto ai testi cristiani64. PETER RÜCK (ed. caprine. Paolo. L’usanza di tingere la pergamena sembra che sia iniziata a Costantinopoli. e provengono dai monasteri. nelle sue Confessiones (XIII. charta montonina.Restaurierung . Le pelli usate erano ovine. pumice [pomice] cretaque expulitum. vitelline. Dai sec. Et tende illam in cantiro [una specie di cavalletto].la Bibbia di Ulfila. maxime autem membranas». Lezioni di Paleografia. pp. Et rade illam cum nobacula [rasoio] de ambas partes. oggi presso la biblioteca di München (lat. Questi manoscritti sono i palimpsesti. il De re publica di M. del sec. fac. mediante un lavaggio con latte. oppure quelli con testi pagani. Frammenti di Diritto anteriore a Giustiniano sono conosciuti soltanto tramite i palinsesti. Agostino. procedente dal monastero di Tegernsee. Oggi si dice in francese vélin. 63 In un codice del sec. 18).A.Struktur . LOWE. La pergamena era assai costosa62. finché attorno ai sec.. veniens afer tecum. ecc. 64 È noto il codice palinsesto che contiene. scritto su pergamena purpurea con lettere di oro. La maggioranza dei palinsesti appartengono al medioevo.). aveva già scritto sulle διφΘeραί (pelli. Sigmaringen 1991. T. 370. d. per i pregevoli scritti. cioè: charta pergamena. Nell’ASV possiamo osservare il diploma che Ottone I inviò alla chiesa romana l’anno 962. era spesso riutilizzata. E. IV-V il papiro era adoperato soltanto per manoscritti meno lussuosi e più economici. et laxas dessicare. 13): «Penulam [mantello]. diligunt.30 Il più antico frammetto di uno scritto su pergamena che conosciamo è il De bellis Macedonicis (CLA 207). eligunt... «Codices 61 . iterato scribere velit. VI-VIII scomparve dall’uso libraio. 5757). XI. sub pressura castiget quoad exsiccetur. Dal sec. che contiene una traduzione gotica della Bibbia . scrive: «. nec plicatur liber eorum. oppure in latino codices rescripti.. Nel medioevo occorre il termine charta. fabbricata da pelli di agnelli o vitelli abortiti. però assieme all’aggettivo specificante. la pergamena si diffuse durante il sec. VIII dice: «Pergamina quomodo fieri debeat? Mitte illam [la pelle scuoiata] in calcem et iaceat ibi per tres dies. Qualche volta si diceva charta verginea. lat. C. ne ubi siccare incipit. attribuito da J. Mediolani 1739. Tale è il «codex argenteus». Cita G. d’altronde. codice conservato in Upsala. priorem albedinis suae nitorem recipiet». se invece la scrittura precedente fu pazientemente grattata. Mallon agli ultimi tre decenni del I sec. Geschichte . Pergament. Svezia-. diventa impossibile ricuperarla. La preparazione della pergamena fu descritta da parecchi autori del Medioevo. L. col. come lo attestano alcuni codici che conserviamo. charta ovina. 62 Cfr. Quando si usava il latte per cancellare la scrittura primitiva.. BATTELLI. charta thauratina.A. Di solito si raschiavano i codici che sembravano meno utili. C. in rugas contrahatur. Quod postquam inde sustulerit. membrane). farre [biada. ma la qualità della finezza di esse dipendeva in grande misura dalla conciatura che si faceva nella fabbricazione.». IV. addirittura raschiandolo63. accipiat lac imponatque pergamenum per unius noctis spatium.non clauditur codex eorum. Il codice contiene apparentemente il commento di S. nella «scriptio inferior. tuttavia. IV d. Cfr. le tracce di essa sono distinguibili tramite i raggi ultravioletti. cancellando lo scritto precedente. MURATORI. Cicero. xv. necessitate cogente. Deinde quodquod volueris 61 scapilatura facere. Cicerone. II. farina] aspersum. erano soliti colorire di porpora la pergamena intera e scrivervi in lettere di oro o di argento. charta vitulina. et postea tinge cum coloribus» . Quod ubifeerit. scrive (II Tim 4. S.

Guardando ciò in controluce può aiutarci a conoscere il formato che si adoperava. La fabbricazione della carta procedeva. charta cuttunea. scolando l’acqua e lasciando sul telaio un sottile e uguale strato di pasta. In Francia e in Germania incominciò la produzione di carta durante il Trecento. Il pesto passava poi in un tino. era già pronto per ricevere la scrittura. Città del Vaticano 1964. In Italia le prime fabbriche di carta sono state istallate a Fabriano (Le Marche) durante la 2ª metà del sec. pp. Questo. e la tirava su. in Mélanges E. papel). disposti in senso longitudinale. piegato in mezzo (44 x 28 cm. Fissarono dentro la «forma» qualche disegno foggiato con un filo d’ottone. Essa dava la colla mischiata con la pasta medesima e il foglio di carta. V.. si adoperava una «forma». Il formato normale per i libri a stampa. occupata dai musulmani. Poi deponeva quello strato di pasta fra due pezzi di feltro per farlo asciugare. 65 Cfr. Nel sec. Quando le cartarie cominciarono a moltiplicarsi. «Carta bombycina. Quando il nuovo foglio di carta era asciuto. Il maggior formato si diceva «imperiale» (74 x 50 cm. esisteva un mulino di carta in Játiva (Valencia) durante il sec. la carta iniziò ad avere la prevalenza sulla pergamena. A list of the oldest Latin palimpsests with stray observations on their origins». piegato poi in quattro (28 x 22 cm. Per fare la carta.). 61 (1965) 46-75. Il cartaio immergeva la «forma» nella molle pasta (si chiamava «il pesto») contenuta nel tino. detto «bastardo» era di 56 x 44 cm. ossia un telaio quadrangolare di legno recante minutissimi fili d’ottone (vergelle). pergamena graeca». paper. PICCARD. VIII sono note le fabbriche di essa a Bagdad. fu inventata la macchina per fabbricare carta continua senza ricorrere alla forma. in Archivalische Zeitschrift. perché l’inchiostro non si spandesse. carta papyri. in linea di massima. Bambyce (Mambidsch) in Siria. ogni fabbrica sentì il bisogno di distinguere i suoi prodotti. Il nome di carta proviene dal nome dell’antica plagula di papiro (χαρτέσ).) produceva «il 4º».31 4. alcune lingue usano in questo caso il nome di papiro (papier. XI-XII. Nell’Impero bizantino la carta era adoperata dai sec. Lo strato di pasta sulla forma riusciva leggermente più magro in corrispondenza delle vergelle e dei colonnelli sui quali si appoggiava. 67-113. riducendoli in poltiglia (miscuglio di polvere della stufa con l’acqua). XII. e così via. Durante il Quattrocento.) dava il «in folio». come charta papyri. . Negli ultimi anni del sec. charta bombycina. che la usavano già verso l’anno 105 d. Tisserant (= Studi e Testi. charta xylina65. I telai avevano dimensioni fisse. XIII. lo si spalmava con colla da ambe due le parti. che poi lo si vede guardando la carta in controluce. Oggi queste denominazioni si usano con valore approssimativo. I segni delle vergature sono orizzontali e quelli dei filoni sono verticali.4 La carta Inventata dai cinesi. XVIII. quando si tratta di una carta piegata in 4º succede il contrario. oppure piegato in otto (22 x 14 cm. in questo modo: i cenci venivano posti a macerare in vasche d’acqua. G. Occorrono talvolta espressioni composte. e un poco più denso in corrispondenza degli interstizi. e altrove. 235). Anche in Spagna. a distanza di circa un paio di millimetri l’uno dall’altro e sostenuti in senso trasversale dai colonnelli. i grossi magli azionati da ruote di mulino li pestavano. fu accolta dagli arabi musulmani. che erano sottili stecche di legno parallele (tagliate a spigolo in alto). Il disegno è rescripti.) dava «l’8º». che internamente rafforzavano il telaio. quando asciutto. C.

4 voll. La filigrana può aiutare la critica storica e diplomatica. i registri dei documenti spediti -Master of Rolls-. La parola «explicitus». Les filigranes. in realtà. La divisione di opere classiche in libri corrispondeva di solito alla divisione in rotoli.32 denominato filigrana o segno di acqua (Wasserzeiche. Si passò però ben presto al formato del codice. Poiché un documento occupava solo una parte di un rotolo. si denominavano. un’altra riga analoga avvertiva che il libro era stato interamente svolto: Explicitus Aeneidos liber primus. la scrittura ordinariamente scorreva in modo trasverso a quello sopra descritto. hanno la forma di volume (rotolo). Da qui anche altre simili liste -come quella del «albo dei medici» in Italia-. Die Turmwasserzeichen (1970). in Inghilterra. Leipzig 21923. con la dizione Incipit. la scrittura. abbreviata in Explicit si è conservata anche quando i rotoli fossero sostituiti da codici. Il rotolo è avvolto intorno ad un bastoncino di legno. cioè parallela al margine più corto della striscia del papiro. quam serenissimus iam memoratus imperator eidem patri nostro contulerat. Amsterdam 1968.. potendosi determinare mediante essa la provenienza e la data. le pagine del libro erano composte ciascuna da un determinato numero di righe (στίχoσ = fila di soldati. Il testo di regola cominciava di solito con una riga in caratteri più grandi. ROBERTO RIDOLFI. ed era sistemata in colonne. 5. quella parte veniva staccata tagliandola dal volume. Die Ochsenkopfwasserzeichen (1966). cioè parallela al margine longitudinale. Ad esempio. scorreva orizzontalmente. senza alcuna interruzione. 700). watermark). L’Explicit fu ritenuto come voce verbale corrispondente all’Incipit. almeno della fabbricazione della carta66. Stuttgart 1961. di lettere. I rotoli erano di solito conservati in scatole cilindriche dette pandectae (πανδέκoμαι = raccolgo. index) recante l’indicazione dell’opera scritta. E questo uso si conserva per indicare la fine di un manoscritto. versetto). Emmeran in Ratisbona possedeva 66 . La filigrana più antica conosciuta è del 1282 e appartiene ad una cartiera di Fabriano.in particolare nell’Italia meridionale. Così. priva di significato perché i codici non si svolgevano. i documenti privati si conservavano spesso in piccoli rotoli. seguito dal titolo dell’opera («Incipit Aeneidos liber primus»). La forma dei manoscritti I manoscritti più antichi. Sono utili i repertori di filigrane. spesso in inchiostro rosso. Le righe avevano di solito una lunghezza fissata. Firenze 1958. IDEM. ristampa aggiornata: The New Briquet. 67 Il termine bibliotheca poteva significare durante il medioevo l’odierna Bibbia. Alla fine del rotolo. perciò un documento papiraceo si chiama tomus (τεμνώ = taglio. l’anno 837] (cap. Cfr. Die Kronenwasserzeichen. All’interno di un rotolo. Nel medioevo si elaborarono i rotoli dell’Exultet –preconio pasquale. quando si trattava di testi letterari. in Archivalische Zeitzchrift. Il primo e l’ultimo foglio che formavano il volume. protocollo e eschatocollo. 16. ma si sfogliavano. Di conseguenza le righe si allineavano l’una dopo l’altra dall’alto in basso. calcolata sulla misura dell’esametro eroico (18 sillabe = 34-38 lettere). La stampa in Firenze nel secolo XV. τóμoσ = ritaglio). Aeneidos liber IV significava: il quarto dei 12 rotoli di cui era formata l’edizione dell’opera completa67. nella Vita Anskarii sta scritto: «Ibi bibliotheca. in MGH II. Nei monasteri erano scritti su di un rotolo i nomi dei defunti. GERHARD PICCARD. CHARLES MOYSE BRIQUET. Se si trattava di un documento. in particolare quelli su papiro. optime conscripta. rispettivamente. cum pluribus aliis libris igne disperiit» [nell’incendio della città di Amburgo. riunisco) o bibliotheca (scatola libraria). 52 (1956) 62-115. essa divenne. «Die Wasserzeichenforsung als historische Hilfswissenschaft». o di avorio -umbilicuscui si attaccava un cartellino sporgente e pendente (titulus. se non dello scritto. Il monastero di S.

Il numero dei fogli di cui era composto un fascicolo o quaderno era arbitrario. I singoli bifogli. The Birth of the Codex. SKEAT. quaternione -era il più usato-: da qui il termine «quaderno» che è uguale al sedicesimo usato nella stampa dei nostri libri70.33 Nel I sec. ad esempio. Nell’antichità talvolta in un fascicolo venivano messi fino a 50 fogli piegati in due.. quinternio. e diventava possibile scrivere su ambedue i lati del foglio. Nell’interno del quaderno si badava a disporre i fogli in modo tale che il lato della «pelle» -di colorazione più oscura. XII. (1ª ed. I modi della rigatura aiutano a giudicare sull’origine del manoscritto. II d. Binione. nel monastero di Pódlaice e oggi conservato a Stoccolma –Svezia-.)126-127. apparve il liber quadratus.T. Per indicare il foglio grande prima della piegatura. come anche i più recentemente trovati papiri Bodmer. Si è visto però che sia molto più comodo formare un libro composto di più quaderni. «The Codex in Early Jewish and Christian Communities». in altre parti dell’Europa invece il bifoglio era rigato prima della piegatura. cinque o sei fogli piegati per metà.H. fino al codice Gigas (89. fu dato lo stesso nome al gruppo di fogli di papiro riuniti insieme68. Il codice è formato di fogli piegati per metà. dal sec. pezzo di legno).3 x 49 cm. quaternio. Esso contiene 309 fogli. Si spiega facilmente che per i testi cristiani sia stato preferito il formato del codice. Schrifwessen. perché era un modo più comodo di usare i testi per la liturgia. in greco). prima di ricevere la scrittura. mentre la parte interna.. sexternio.)155-156. quattro. la rigatura si faceva dopo aver piegato il bifoglio (ogni foglio ha forellini). ternio.ed eventualmente lo spazio destinato alle iniziali sporgenti. che contengono i Vangeli secondo Giovanni e secondo Luca69. . v’era un motivo teologico: i cristiani non sono legati alla legge che è letta da un rotolo. tre. toccava con la parte della «carne» del foglio seguente. WATTENBACH. C. risparmiando su un materiale abbastanza costoso. in The Journal of Religious History. (frammenti del Nuovo Testamento. piú alti che larghi. Scrittura e di opere di Flavio Giuseppe. Così si guadagnava in effetto estetico. C. Oltre ai motivi pratici ed economici. verso l’anno 1000 «bibliothecas duas: in una vetus. addirittura con l’inchiostro. o parte della «carne».) scritto agli inizi del sec. nonché d’Isidoro di Siviglia.d’un foglio toccava il lato della «pelle» del foglio seguente. Oxford 1983. perché facilita a riconoscere l’eventuale mancanza di qualche foglio. RESNICK. Le misure dei codici variano: da minuscoli libri con testi dei Vangeli o di regole monastiche. In Irlanda ed in Inghilterra. IRVEN M. Perché un tale gruppo di tavolette era denominato codex (dal caudex = tronco. (3ª ed. C. 68 Cfr. ROBERTS. si servivano di un compasso (circinus o punctorium) con cui si facevano ai margini laterali del bifoglio una serie di forellini allo scopo di guida per la rigatura. Si dice che nel monastero di Reichenau fu scritta la «bibliotheca dimidia». 17 (1992) 1-17. Per assicurare l’equidistanza fra le righe. il foglio significa quasi dovunque la metà del grande foglio. si usa il termine bifoglio (Doppelblatt). Un quaderno poteva avere due. La conoscenza di questa regola può essere utile all’esame critico dei manoscritti. ma talvolta. 69 Cfr. 70 Per quanto riguarda la terminologia. Sono testi della S. il testo è scritto in due colonne. furono rigati con uno strumento a punta (righe senza colore). pp. in altera novum testamentum continetur». I codici antichi sono più vicini al quadrato.. del sec. con una matita di piombo. I più antichi scritti a forma di codice sono i «Chester-Beatti» papiri del sec. Alcune righe verticali limitavano il testo –ciò che oggi denominiamo giustificazione completa. quelli posteriori invece (come i nostri libri attuali) sono di solito rettangolari. ternione. di 105 linee ognuna. d. Cfr. Le loro denominazioni latine sono: binio. foggiato a somiglianza di tavolette cerate rilegate tra loro.C. oppure che l’imperatore Lotario abbia regalato all’abbazia di Prüm «bibliothecam cum imaginibus». XIII in Boemia. II/III.

Ai tempi più recenti.5r---f. JEAN VEZIN. Dal sec. Cfr. XII72. queste parole si chiamano reclamantes. Tali manoscritti si denominano «cum textu incluso» e occorrono dal sec.34 Si deve all’antico formato del volumen (rotolo) l’uso di dividere la pagina di un codice in colonne. sotto. durante il sec. Spesso sono soltanto in due.5v (raccomandabile) f. in basso. giurisconsulto del sec.5A---c. ma ci sono manoscritti che ne hanno tre o quattro. e si denominano custodes. XIII. invece. XV-XVI. attorno ad esso e con caratteri più semplici e minuti.5b (da escludere) c. era scritto il commento. la segnalazione si riferiva non al recto e al verso del medesimo foglio. anzi ad ogni pagina. «Observations sur l’emploi des réclames dans les manuscrits latins». riporta il testo di Luca da Penne. Ai primi tempi. Sono diverse le usanze nella citazione d’un foglio manoscritto: (fol.5v f. soltanto i fogli. Si scriveva sui bifogli ancora sciolti. bensì alla facciata sinistra e destra che si trovavano dinanzi agli occhi del lettore quando si apriva il libro. sul recto. in Bibliothéque de l’École des Chartes. con una tale indicazione si intendeva lo stesso foglio.i codici della Sacra Scrittura ma anzitutto quelli di diritto civile o canonico. quando si indicavano soltanto i fogli. talvolta si trova nei manoscritti antichi sul primo foglio. 125 (1967) 5-33.5’ f. XIV. In quei casi il testo principale si scriveva al centro della pagina con lettere maggiori. X sui manoscritti in scrittura visigotica. nei manoscritti. tenendo conto di come sarà formato il quaderno.5---f. in Elogio del libro. CENCETTI) Una disposizione particolare della scrittura ricorre presso i codici che contengono un testo insieme con la sua glosa. nell’angolo sinistro. La numerazione continua dei fogli iniziò durante il sec. più calligrafiche. In Spagna questo uso apparve durante il sec. Si usava dall’antichità numerare i singoli quaderni. XI fu solito di riportare alla fine dell’ultima pagina del quaderno la prima -o le prime paroledel quaderno successivo.5B (G. XII. non però le singole pagine. diventando regolare nei sec. La paginazione ebbe luogo qualche tempo dopo. e soppravvise a lungo nei libri stampati71. BRANCACCINUS.5a---f. Quest’abitudine fu estesa dopo ad ogni foglio.5---f. Erano numerati. Il segno di numerazione si poneva sul verso dell’ultimo foglio. 72 D.M.) f. Questi segni sono espressi sia in numeri romani sia mediante lettere dell’alfabeto. Tali sono –come abbiamo visto sopra. recto e verso. 71 .

appuntata mediante un temperino. 75 Cfr. Per la scrittura a sgraffio poteva servire qualsiasi arnese acuminato (di metallo. per esempio in Almadén –Spagna-. o avorio). Grabmann). più rossiccio. Tra gli strumenti usati dagli scribi ricordiamo: il ligniculum. legno. in sostituzione del compasso si adoperò più tardi una piccola rotella avente la parte esteriore a punti ecquidistanti. et solus incaustus tepidus fiat. Il termine calamaio (calamarium) significava originariamente un vaso dove deporre le cannucce (i calami). per le miniature. La spugna si adoperava per cancellare. Gli strumenti per scrivere e gli scrittori Gli strumenti per scrivere sono in stretto rapporto con la materia scrittoria. infine anche il luogo da contenere l’inchiostro. p. Sul papiro o sulla pergamena si scriveva con inchiostro. quantum sufficit iuxta extimationem tuam. «L’outillage des copistes du XIIIe et XIVe siècles». adoperando il calamo o la penna volatile (quasi sempre d’oca). 19-34. L’inchiostro è di regola nero. Cita P. Nel medioevo si preparavano gli inchiostri a base di vetriolo ed acido gallico (dalla noce di galla. donde il nome atramentum (> ater). Le firme degli imperatori bizantini -e poi dei loro imitatori. il circinus o punctorium. poi le penne. esso stesso serviva per temperare le cannucce o le penne. talvolta. minerale che si trova. Siccome ogni scrivano preparava l’inchiostro per sè. super quocumque cum eo scribas». IV. in particolare per scrivere scritture librarie e far risalire i contrasti fra le parti ingrossate e quelle fine delle lettere. più nero se predominava il vetriolo. Talvolta (e ciò avvenne in particolare alla fine del Cinquecento e durante il Seicento) il contenuto acido dell’inchiostro era così forte da corrodere la carta. tunc impone modicum de gummi arabico.35 6. et permitte sic stare per aliquot dies. L’inchiostro rosso si otteneva con minio o cinabro (solfuro di mercurio). Zur Handschriftenkunde. compasso che serviva per assicurare l’equidistanza delle righe. la punta si divideva in due per mezzo di un taglio (come i nostri pennini di metallo). Il rosso si usava anche per l’ornamentazione dei manoscritti. apparve la penna d’oca -talvolta di cigno-. escrescenze che nascono sui rami della quercia e di altri alberi)74. si usava il coltello. prima che la scrittura si prosciugasse75. 34. 74 Ecco una ricetta medioevale per preparare l’inchiostro: «Recipe gallas et contere minute in pulverem. Leipzig 1925. DESTREZ. Per tenere fermo il foglio senza appoggiare sopra di esso la mano. 73 . pp. EBERT. le parti erroneamente scritte. Et si vis.erano in rosso. anche per raschiare lettere o parole sbagliate. erano usati i colori rossi e azzurri in successione alternata. Münster 1935. poi. La penna non eliminò il calamo durante il medioevo73. tinta rossa molto fine usata dagli imperatori bizantini per sottoscrivere lettere e decreti). oppure nel Monte Amiata –Italia-. funde desuper aquam pluvialem vel cerevisiam tenuem et impone vetriolo. Era preparato con la fuliggine e la gomma. miniata. in Aus der Geisteswelt des Mittelalters (Festschrift M. lavando. l’intensità del nero variava secondo il dosaggio di ciascun ingrediente. et erit incaustus bonus et indelebilis. Essa poteva essere acuminata o larga. Questo colore si usava nei codici per far risalire i capoversi ed i titoli dei capitoli (rubriche). et tunc cola per pannum et erit incaustus bonus. et calefac modicum circa ignem. Dal sec. La parola italiana inchiostro è d’origine greca (Σνκάυστoν = impresso a fuoco. J. se predominava l’acido gallico. La lettera iniziale di ogni capitolo era. Il calamo (κάlαμoσ) era una cannuccia flessibile. conciata e temperata allo stesso modo del calamo. In tal caso. accanto al calamo. Gli inchiostri d’oro e d’argento servivano per scrivere i codices purpurei. una specie di regolo per tirare le righe.

fatte con materiali e decorazioni ricche. Man mano che la cultura cristiana si diffondeva accanto a quella pagana. «Origine épigraphique d’une note de copiste». PERI. 13-46. Prima dell’invenzione della tipografia non esisteva altro modo di diffondere gli scritti d’un autore che quello di trascriverli. A quanto sappiamo. Nell’antichità romana. lente folia versa. e rafforzando gli angoli con fermagli metallici. che sono denominate copertine xilografiche. 1967.Legature di lusso. 11 (1956) pp. ecc. propter defectum correctionis corrumpantur. XIII) apposito per scrivere i libri corali con note quadrate all’uso del Frati Minori (Ms. la divulgazione degli scritti cristiani era curata dai librai cristiani. le cui copertine erano di foglio di pergamena. addiscant et cogantur ad hoc per suos superiores. 182-218 [Inventati in Italia. E. in Journal of the History of Medicin and Allied Sciences. Cfr. foglio per foglio. BUGHETTI. Per quanto si riferisce all’ufficio di corrector dei manoscritti. «The Invention of Eyeglasses». 76 . Festschrift Alban Dold. Il papiro era acquistato in scapi dai «librarii». renibus dolorem immittit et omne corpus fastidium nutrit. Nell’epoca romana l’editoria era un’industria. si leggeva: «. nella chiesa dei Carminiani.. Ideo tu. ne ista opera. Le copie terminate erano rivedute da un correttore. perché ritenevano il «lavoro» manuale dello scrittore come non compatibile con lo sforzo intellettuale e riflessivo76. in Italia medioevale e umanistica. era fatta la finitura. II. «Qui legis ora pro scriptore/Si Deum habeas protectorem». M. antequam ligetur vel ponatur in choro. 2°. fra la basilica Emilia e la Curia). in Colligere fragmenta. E. nuntio tibi quam grave sit scripture pondus. nell’uso delle vecchie pergamene per la rilegatura ci si offre l’opportunità di osservare se fra questi pezzi c’è qualcuno appartenente ad un antico codice oppure ad un interessante documento. in modo da fare più copie del medesimo libro. In un tale modo venivano rilegati alcuni libri liturgici. Si prendeva il legno (quercia o faggio) per i piatti. imprimendovi qualche ornamento. senza ornamentazione... oculis caliginem facit.Nec faciant huiusmodi opera scribi vel notari a secularibus aliqua ratione.. Cfr. «Correctores immo corruptores». DEKKERS. quod quemlibet librum scriptum post exemplaria ter ad minus. 20 (1977) 19-125. 1v-2r. Franc. dorsum incurbat. Le legature semplici.. Colophons de manuscrits occidentaux des orgigines au XVIe siècle. i libri dei conti. etiam V. 75. ai copisti. e il libro -in forma di rotolo. leggiamo nello statuto (sec. Hist. corrigant diligenter tam in lettera quam in nota. ma era tipico di scribi professionali. Nella Roma antica i negozi dei librai si trovavano nell’Argiletum (una via del foro. Un saggio di critica testuale nella Roma del XII secolo. smalti policromi. anche d’avorio. Così sono stati trovati parecchi frammenti di opere o di documenti finora sconosciuti. I «glutinatores» incollavano i fogli l’uno all’altro sino a formare un volumen.ROSEN. e lo si rivestiva di cuoio o pergamena. .. pp.SED TU QUI LEGIS ORA PRO ME [ET] HABEAS D[EUM] M[AXIMUM] PROTECTOREM». Così erano rilegati i registri. 14 (1961) 445-451. costas et ventrem frangit. Quod si nesciunt. lector. tutti insiemi. p.in Arch. si habere valeant Frates Ordinis qui haec scribere et notare noverint competenter. Inoltre.si esponeva nella «taberna libraria» per essere venduto. presso le catacombe della via Portuense.Legature ordinarie. 127-139. fra Firenze e Pistoia): «Tertio. quia seculares omnia fereque scribunt vel notant corrumpunt» [Codice scritto negli anni 1254-1260. tipiche durante il Medioevo. i quali scrivevano sotto dettatura. gemme preziose. n° 4115: «qui nescit scribere laborem nullum existimat esse. nam si velis scire singulatim. gli autori stessi non scrivevano di solito le proprie opere. secondo l’edizione di B. f. Le legature di un codice possono fornire notizie preziose sulla sua provenienza e sulla sua conservazione. -anteriore e posteriore-.36 La maggioranza delle rilegature dei codici provengono dal medioevo. o «antiquarii». longe a litteris digitos tene». sicut solitum est. .. a cura dei BENEDICTINS DU BOUVERET. 3°. ed anche i libri scolastici. ad esempio. 21 (1928) 409-410]. dette anche legature «more studentium». con placche di metallo.Quarto. HUGLO. in Hispania Sacra. non prima dell’anno 1285 o 1286]. Beuron 1952. Cfr. Questo lavoro poteva compiersi da persone private. Graduale. «Les autographes des Péres latins». e distribuito. e nel vicus Sandalarius. e sono di tre tipi: 1°.

37 A causa dell’invasione longobarda nella Penisola italica (c. 568), calò il sipario sulle vecchie tradizioni culturali dell’Impero d’Occidente. Finì l’industria libraria insieme alla produzione dei libri per conto dei privati. L’attività scrittoria si concentrò nelle scuole ecclesiastiche, soprattutto monastiche. Presso i monasteri esistevano scriptoria, oggetto di particolare cure. La preparazione del materiale per scrivere era affidata al monaco pergamenarius -ad esempio, del monastero di Corbie-; nei monasteri inglesi, il praecentor -maestro del coro- preparava gli inchiostri e i colori per le iniziali e le miniature. Lo scriptorium si trovava sotto la sorveglianza dell’abate, affidata ad un monaco che ne portava le chiavi con sé. Lo scriptor, dopo aver proveduto alla squadratura e alla rigatura delle pergamene, iniziava il lavoro di copia. Egli teneva di solito la pergamena tale come lo descriveva Alessandro da Neckau nel sec. XIII: «Scriptor in cathedra sedeat, ansis utrinque elevatis, pluteum sive asserum sustinentibus, scabello apto supposito pedibus ut firmius sedeat». Si trattava di un tavolino con superficie a cerniera, elevata obliquamente e sorretta da due verghette ribaltabili. Davanti a sè lo scriba teneva il testo da copiare (exemplar), di cui seguiva le righe aiutato da una cavilla, cioè uno strumento «quo posito super exemplari utitur scriptor, ut visus eius referatur certius et promptius ad exemplar». Lo scriba metteva il suo nome alla fine del libro, aggiungendo –magari- alcuni versi esprimenti augurio o denuncianti le fatiche del suo lavoro: «Qui scripsit, scribat, semper cum Domino vivat» La penna era sostenuta da tre dita, i gomiti pendenti senza alcun sopporto. Uno scriba dell’VIII sec., dopo aver terminato la copiatura del libro in scrittura visigotica, scrisse:
«O beatissime lector, lava manus tuas et sic librum adprehende, leniter folia turna, longe a littera digitos pone. Quia qui nescit scribere, putat hoc esse nullum laborem. O quam gravis est scriptura: oculos gravat, renes frangit, simul et omnia membra contristat. Tria digita scribunt, totus corpus laborat. Quia sicut nauta desiderat venire ad proprium portum, ita et scriptor ad ultimum versum. Orate pro Martirio indignum sacerdotem vel sciptorem». In un codice del monastero di San Gallo –Svizzera- si legge: «Sicut aegrotus desiderat sanitatem, ita desiderat scriptor finem libri». Un altro scrittore vuole premunirsi contro le accuse di negligenza: «O bone, non ride, vis melius scribere, scribe. Lauda scriptorem, donec vides 77 meliore». Talvolta si legge: «Explicit hic totum; frater Iacobe, da mihi potum» .

Gli scriptoria monastici e diocesani diventarono centri importanti, anzi essi erano di solito i centri esclusivi di produzione dei codici durante tutto il primo medioevo, dal sec. VI/VII fino al XII78. Poi si inserirono le università e le cose cambiarono radicalmente. Le richieste dei professori e degli studenti fecero aumentare la produzione dei libri. Nelle città universitarie prima, in altri luoghi dopo, i codici si scrivevano e si vendevano da appositi librai. La preparazione della materia scrittoria -pergamena o, più tardi, la carta- diventò un mestiere tipico dei cartolai. Si moltiplicarono le botteghe in cui si attendeva insieme alla produzione e alla vendita. Esse occupavano intere strade, come la Pergamentergasse di Erfurt, citata con questo nome nell’anno 1289, o la via Cartolerie, in Bologna.

JUDITH S. NEAMAN, «The Mystery of the Ghent Bird and the Invention of Spectacles», in Viator, 24 (1993) 189-214. [L’autrice sostiene che furono inventati alcuni decenni prima]. 77 Su queste e simili «esternazioni» degli scrittori alla fine dell’opera copiata da loro, cfr. Colophons de manuscrits occidentaux des origines au XVIe siècle, a cura di BÉNÉDICTINS DU BOUVERET, 6 voll., Fribourg 1965. Uno degli scrittori esprimeva: «iosepuss scricpsit». Ancora peggio, addirittura un correttore o revisore del testo ha scritto: «Ego Alprat och librum emendarem» [sic]. 78 Cfr. R. MCKITTERICK, «“Nuns” Scriptoria in England and Francia in the VIIIth Cent.», in Francia, 19 (1992) 1-35.

38 Gli scriptores lavoravano di solito a casa, sia esercitando il loro mestiere da liberi artigiani, sia lavorando alle dipendenze dei librai e degli stazionari. Non si è tornato più agli scriptoria collettivi dell’antichità e delle abbazie medioevali. Bisognava controllare i molti scrittori dediti ai centri universitari, mediante la loro sottomissione alla disciplina e sorveglianza delle autorità accademiche. Gli stazionari e librai erano obbligati a tenere, nelle loro botteghe, copie officiali (exemplaria) dei libri in uso79. I codici usciti dalla penna degli amanuensi del periodo della Scolastica sono, senza dubbio, destinati al commercio, e il loro testo lascia spesso da desiderare. I committenti però erano esigenti dal punto di vista calligrafico ed estetico, sicché non di rado si trovano esemplari bellissimi. Esistevano anche miniaturisti professionali, addirittura celebri pittori. Per poter eseguire le miniature, lo scrittore lasciava in bianco lo spazio occorrente, per esempio, quello rispettivo alle lettere iniziali, alle rubriche dei capitoli, ecc., indicando al margine, in lettere piccole, ciò che doveva essere dipinto o scritto dal rubricator o miniaturista. Talvolta però questo lavoro non fu eseguito, e così oggi si vedono in alcuni codici spazi vuoti al posto di lettere ornate80. Per quanto riguarda il problema della vista da parte dei lettori e degli scrittori, gli occhiali furono inventati in Italia verso l’anno 1285. Prima si usavano, tuttavia, pezzi di vetro o di pietra trasparenti che ingrandivano un poco la scrittura. Nel vocabolario di Alfric Grammaticus (anglossasone, +1020) troviamo l’espressione: «specularis purhscyne stan». Il monaco Fridegodo, scrittore della vita di S. Wilfrid arcivescovo di York (+709), scrive nel sec. X: «Protinus admisso micuit syntagma berillo». Non è chiaro il senso della frase, ma tuttavia il berillo è un minerale trasparente che serviva per ingrandire le immagini visuali. In tedesco si dice «die Brille». Si usava anche il vetro, prima monocolo, poi binocolo. In tedesco: «Spiegel», «Augenspiegel». In latino: «Specula oculorum», «Ocularia» (in italiano, «occhiali»). In inglese si conserva «speculum-spectacles». In spagnolo antico, «espejuelos»81.

L’exemplar di un testo scolastico aveva il formato di un codice, però non rilegato, cioè tenuto in quaderni sciolti che si denominavano peciae [Cencetti, p. 20]. Ciascuna opera aveva un numero di peciae e costituiva la base di tutto il lavoro della copiatura. Colui che desiderava procurarsi un libro scolastico, si rivolgeva ad un libraio, oppure si metteva d’accordo con uno scrittore, il quale si rivolgeva allo stazionario. Lo scrittore riceveva in affitto, per un prezzo fissato dagli statuti, le peciae dell’opera richiesta, una o anche più alla volta. Copiate, lo scrittore le riportava, ricevendo la pecia successiva, e così fino a terminare la copia dell’opera intera. In tale modo, un solo esemplare serviva all’esecuzione di parecchie copie nello stesso tempo. Immaginiamo, quindi, per esempio, che lo Speculum iudiciale di Gulielmo Durante, composto da 63 peciae (per il cui affitto si pagavano complessivamente 15 solidi bolognesi) fosse contemporaneamente in elaborazione da parte di 63 copisti. 80 Sulla «pecia», cfr. J. DESTREZ, La Pecia dans les manuscrits universitairs du XIIIe et du XIVe siècle. Texte et planches, Paris 1935; G. FINCK-HERRERA, «Une institution du monde médiéval, la pecia», in Revue philosophique de Louvain, 60 (1962) 184-243. In italiano: Libri e lettori nel medioevo, a cura di GUGLIELMO CAVALLO, Bari 1977, pp. 131-165. Cfr. G. CENCETTI, o.c., p. 174. 81 ßερίλλoσ, berillus: pietra minerale, preziosa, traslucida, senza colore, oppure colorata. Quando possiede colore verde è denominata «smaragdus» (smeralda). Be = elemento minerale (simbolo).

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«In Nativitate Domini ad vesperas et ad nocturnum ymnus. Christe, redemptor omnium, ex Patre, Patris Unice: solus ante principium natus ineffabiliter.»
Tavola 4. Bibliotheca Apostolica Vaticana. Codex Barberini latino 585. Salterium – Hymnarium. La tonaca della Madonna è decorata con JHS.

7. Origine e sviluppo della scrittura latina 7.1 La scrittura in genere
La rappresentazione grafica della parola e, di conseguenza, del concetto che la parola traduce, è stata una delle maggiori invenzioni umane82. Le più antiche forme della scrittura sono di solito pittogrammi e ideogrammi, la cui forma non esprime i suoni, bensì il significato (Ideenschrift). Tali sono i pittogrammi dei popoli primitivi, i geroglifici egiziani, i tracciati dei pittogrammi cinesi e giapponesi. L’antica scrittura cretese, ad esempio, era ideogrammatica. I primi segni corrispondenti ai suoni della pronuncia delle parole o delle sillabe - segni che poi costituiranno l’alfabeto -, appaiono verso la metà del II millennio a. C., nella regione siro palestinese e mediterranea. Allo sviluppo di tali segni hanno contribuito i Fenici, dall’alfabeto dei quali dipende quello semitico - ebraico -; dall’alfabeto semitico, a sua volta, dipende quello greco. L’alfabeto fenicio e quello semitico possedevano soltanto i segni delle consonanti, ma non delle vocali. Alla struttura della scrittura semitica rassomigliava quella cuneiforme, assiro-babilonica. Questa comprendeva più di 500 segni, ciascuno di essi rappresentava una sillaba composta da una consonante ed una vocale (sia consonante + vocale, sia vocale + consonante). Tuttavia i greci durante i sec. XI-X a. C. indicarono con segni propri le vocali, usando per ciò i caratteri gutturali dell’alfabeto semitico. Dall’alfabeto greco proviene l’antica scrittura copta, quella dei goti antichi, e anche l’antica scrittura slava. Gli uomi della civiltà etrusca usarono una scrittura sviluppata dalla scrittura greca. Per quanto riguarda la scrittura latina, quasi tutti gli autori ritengono che essa derivi dall’etrusco più antico, applicandolo ai suoni propri della lingua latina. Le tracce più antiche della scrittura latina sono dal sec. VII a. C.83 La scrittura latina tracciata sui supporti morbidi e piuttosto piccoli durante i tempi anteriori all’Era Cristiana era minuscola, abbastanza rozza. Si può supporre che per l’uso
Riportiamo qui alcuni dati fondamentali sulla Storia della scrittura, perché li riteniamo di particolare interesse per i lettori. A poco a poco, andremo al caso concreto del latino. Cfr. J.-G. FEVRIER, Histoire de l’écriture, Paris 21959; M. AGUIRRE, La escritura en el mundo, Madrid 1961; H. HAARMANN, Universalgeschichte der Schrift, Frankfurt-New York 199; G. JEAN, La scrittura, memoria degli uomini, in Universale Electa / Gallimard. Storia e Civiltà 1992 83 L’etruscologia è una scienza che appassiona ancora molti scienziati. Cfr. M. PALLOTTINO, Etruscologia, ed. Hoepli; Rasenna. Storia e civiltà degli Etruschi, 1986. [«Rasenna» sarebbe, secondo Dionigi di Alicarnasso, il nome proprio degli etruschi]; W. KELLER, La civiltà etrusca, 41971.
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40 quotidiano v’era anche qualche forma di corsiva, ma non ci è pervenuto alcun esempio. Ciò che rimane dei tempi antichi fino al I sec. a. C. è anzitutto di carattere epigrafico, cioè scolpito o inciso, sebbene si conservino alcune scritture tracciate a pennello sull’intonaco. Fra gli esempi antichi più noti si trovano: 1°.- La fibula Prenestina (fibbia da Preneste = Palestrina) oggi presso il Museo preistorico di Roma, nell’area dell’EUR-. Su di essa si leggono 5 parole latine incise nel VII / VI sec. a. C.: «Manios med fhe fhaked numasioi». 2°.- Il cippo del Foro Romano, detto Lapis Niger - frammento di un cippo o di una colonna mutila deposta sotto il noto «Lapis Niger» che si trovava dinanzi alla Curia Romana, non lontano dall’arco trionfale di Septimio Severo -. Su tutte le quattro facciate del cippo si legge un’iscrizione che sembra sia un testo legale sacro. I caratteri dell’iscrizione sono assai antichi, databili al sec. VI a. C., tracciati in modo «bustrofedico» (ßoûσ - στρέφω = bue - vertere): il cammino della scrittura scorre al modo di quello del solco fatto dall’aratro tirato dai buoi, cioè, una riga da destra verso sinistra, e la riga seguente in senso opposto, ovvero da sinistra verso destra. Dall’iscrizione del cippo del Foro Romano si può ricavare l’intero alfabeto, eccetto la «B»84. Dal sec. IV a.C. gli esempi di scrittura latina diventarono più frequenti, tuttavia fino al sec. I si trattò era una scrittura epigrafica, non scritta a mano libera, ma a scalpello85. Dai resti che ci sono pervenuti dall’antica scrittura latina possiamo dedurre che fino al sec. I a.C. l’alfabeto latino era composto da 21 lettere. Ai tempi di Cicerone sarebbero state aggiunte altre due lettere («K» al centro e «Z» alla fine), necessarie per la trascrizione delle parole greche. Lo stesso alfabeto rimane fino ai nostri giorni, soltanto che fino al Seicento non fu fatta alcuna distinzione tra i suoni «u» e «v», scrivendoli con un segno di «U» o di «V» indistintamente. Dal sec. XI si usa la forma «W», ma non era ritenuta come lettera propria dell’alfabeto latino. Essa è sorta dall’uso di forme doppie dell’«U» o della «V» (UU, VV) nei nomi di origine germanica, come Willelmus, Vuillelmus. Le forme «u» e «v», come anche «i» e «j» sono note già durante il medioevo, ma non dipendono dalla pronuncia, bensí dal posto che occupano dentro un vocabolo. Il più antico documento latino che ci è pervenuto è una lettera di uno schiavo, stillata intorno alla metà del sec. I a.C. In questo periodo, cioè durante i decenni prima e dopo Cristo, si operò un cambiamento nel tracciato dei singoli componenti delle lettere, quando i tratti verticali assumono i trattini di complemento (in francese: empattements: trait qui termine les jambages des capitales). .

Verso il tempo della nascita di Cristo, la scrittura era indispensabile per ogni cittadino romano. Ogni azione giuridica portava con sé un documento. Quasi tutti i documenti di allora purtroppo sono stati smarriti a causa della materia scrittoria usata, le tavolette cerate o il papiro.

Cfr. G. BATTELLLI, Lezioni di Paleografia, quarta edizione, in Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1999, p. 55. Vedi riproduzione in: Paleografia Latina. Tavole, a cura di PAOLO CHERUBINI e ALESSANDRO PRATESI, in Lettera Antiqua 10, Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica, Città del Vaticano 2004, Tav. 1 a). 85 Cfr. «Epigrafia e paleografia. Inchiesta sui rapporti fra due discipline», in Scrittura e Civiltà 1981, 265-312.

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Lungo la Storia. perché. fu imitata nell’epigrafia già nell’età imperiale. quasi «rivoluzionario». VII-VIII). Oltre la scrittura libraria. con prolungamenti in alto e in basso. È importante. lo scrivere è stata un’arte tutta particolare. Si dice «capitalis» perché. Le singole forme della scrittura latina 8. addirittura la prima riga del testo. Mentre lo scriba greco adoperava il calamo temperato a punta sottile. alcuni tratti tipici della spontaneità corsiva. pp. 32-34: egli da notizie su ciò che si è conservato dai primi tre Cfr. (la cosiddetta «rustica»). ad esempio.e fare un paragone fra esse. più rigida. perché piena di forme corsiveggianti. se paragonata con quella greca. in tal modo che la scrittura deve essere per forza denominata minuscola. in essa prevalentemente si copiavano le opere latine classiche. la denominazione «capitalis rustica» suppone un controsenso. così da destare ammirazione dalle genti.41 7. e riusciva a fare bene qualche uncino. sulle quali sorsero le altre nuove scritture: la semionciale. per cui uno stilum acuto tracciava comodamente soltanto i brevi tratti discendenti. Dove la natura dello scritto lo permetteva -sui documenti. lo scriba romano lo temperava con taglio un poco allargato. altri che si prolungavano verso l’alto o verso il basso. l’altra può ritenere il suo nome di capitalis quadrata. sarebbe più nota e diffusa la scrittura detta «capitalis rustica». Secondo Marichal. La forma dinamica della scrittura invalse dovunque si estendeva il dominio romano. con tratti alternativamente grossi e sottili. sebbene sia usato questo termine in modo cronologicamente improprio. Quest’ultima è piuttosto propria nell’epigrafia e sarebbe soltanto un’imitazione fatta in alcuni codici dei sec. Cencetti. cessato il suo uso per i manoscritti interi. si usavano forme più adatte per l’uso quotidiano.1 La scrittura libraria “rustica” Sappiamo già il motivo della sua denominazione -si può denominare rustica. che diventarono semplificati. condizionato dalla materia del supporto. 86 . Il romano appare più «espressivo» del greco.IV-VI.2 La scrittura latina durante i primi tre secoli dopo Cristo La scrittura latina mostra una maggiore varietà nell’aspetto grafico. per distinguerla dall’altra forma denominata capitalis elegans86. però. La cosiddetta capitale rustica conviene che sia chiamata capitalis libraria o communis. nelle iscrizioni fatte mediante il pennello. d’accordo con ciò che qui scriviamo. Nel decorso del sec. e da qui sorsero tutte le altre scritture latine. Nei manuali di paleografia è denominata capitalis rustica. la minuscola corsiva. La capitale libraria. Nelle forme librarie. Essa fu usata ancora al tempo carolingio (sec. III apparirono nei codici e nei documenti forme di lettere che avevano subito alcuni mutamenti essenziali. che distinguiamo la scrittura libraria da quella quotidiana o corsiva. oppure attuaria-. invece. mentre quella «capitalis elegans». Riconosciamo che avremmo dovuto cambiare l’ordine delle nostre tavole I e II. Così si è sviluppato un nuovo aspetto. La sua fisionomia è di un’innegabile eleganza. 8. era piuttosto adatta per le incisioni sul materiale duro. Cfr. come quelle corsive. inoltre. le tavole n° I e II delle nostre lezioni –Esercizi di Paleografia latina. questa varietà di tratteggio era espressa tramite una maggiore pressione del calamo. per esprimere meglio i chiaroscuri del tratteggio e dare alla scrittura una certa eleganza. Si potrebbe piuttosto dire che le sue forme siano «barocche».il romano tracciava linee piú dinamiche. Sulle tavolette cerate il tratteggio è. essa fu dal medioevo adoperata per trascrivere il titolo iniziale dei singoli capitoli o capita.

Pertz opinava che questo codice fosse stato scritto ai tempi dell’imperatore Ottavio Augusto. = -QUE.42 secoli.= -BUS. La «A» non porta originariamente il tratto trasverso. come imitazione della scrittura monumentale epigrafica. Battelli descrive brevemente nel suo manuale i singoli codici (pp. eccetto in quelli di diritto. Sono molto famosi alcuni codici in capitale libraria -oppure in quadrata-. V. PRATESI. I a. Nei codici. Cfr. secondo dove esso è collocato: se il punto è sopra. pausa breve. L’altro genere di abbreviazioni si trova di solito alla fine della riga. Rimangono solamente pochi fogli di esso alla Bibl. inizi del VI].in effetto. e la “elegante” è un semplice episodio grafico. G. però. al suo posto. II: Virgilio Mediceo. «. dinamiche. allo scopo di distinguerle dalle simili «E» e «I». si usano pochissime abbreviazioni. 37].. La capitale “libraria” ordinaria (denominata rustica) ha le forme più leggere. nei testi cristiani occorrono abbreviazioni riguardanti i nomi sacri. vera e sola capitale libraria è la “rustica”. si trova sulla linea inferiore. Tra i più frequenti sono: [ ] Durata. Le abbreviazioni e i nessi. Il tratteggio. in concomitanza alla decadenza dell’Impero Romano e il collasso della civiltà antica. L’altro tipo (la quadrata) è più artificiale. Tav. pp. il Vergilio Augusteo87. e a Berlino. Torino 1973.». noti con nome particolare: ad esempio. Successivamente. snelle. -E~ = EM. La scrittura capitale “quadrata”. protese in alto con l’asse inclinato verso la sinistra. Virgilio Palatino. V-VI d. PETRUCCI. indica pausa lunga. 29-45 [fine del sec. p. non teniamo conto. -Q. degli Incipit o degli Explicit. La fattura delle singole lettere negli elementi essenziali è importante. La punteggiatura. A. se sta in mezza altezza. Nei codici in capitale libraria tali nessi s’incontrano di solito alla fine della riga. Ci sono pervenuti esempi di scrittura libraria perfettamente sviluppata dal sec. [Cfr. Vat. Dal sec. talvolta “N”) e. I: Virgilio Vaticano.. si traccia una lineetta: -A~ = -AM. a quanto sembra.. tav.. CENCETTI. in Miscellanea in memoria di Giogio Cencetti. con lettere larghe che entrano esattamente in un quadrato tracciato secondo un asse verticale.C.C.. Lo si vede nelle lettere «O» e «D». p. e si continuò ad usarla fino al sec. per scrivere le indicazioni dei capitoli o dei titoli. 63-66). Virgilio Romano. «Nuove 87 . A. la capitale libraria fu adoperata. 34. dei trattini di rinforzo accessori ai piedi e alla sommità delle aste verticali. VI d. IV. Le più comuni sono: -B. Cfr. quando viene soppressa la consonante “M” (o. G. «Per la datazione del “Virgilio Augusteo”».. I nessi sono il risultato della sovrapposizione dei tratti di due lettere immediatamente vicine.H. come abbiamo scritto sopra. fu soltanto usata durante i sec.. tuttavia. G. se. Alcune lettere hanno alcune singolarità: la «F» e la «L» sono un poco più alte dalle altre lettere.C. pausa media. Quasi esclusivamente si usa il punto per indicare la lunghezza della pausa.

IV d. 38 (n° 17). La scrittura maiuscola corsiva era in uso fino al sec. sec. «Scriptores épigraphiques». ma già durante il sec.. Cencetti. una scrittura di questo genere. alcuni di questi tratti alla p. d. i movimenti ascendenti e quelli progredienti da sinistra a destra» (p. J.. indipendenti. 34-38. Dal sec. II comminciarono ad apparire tendenze verso le minuscole. data dell’eruzione del Vesuvio. anche noi denominiamo quella scrittura maiuscola corsiva. in Scriptorium.)». pp. in Studi Romagnoli. 3 (1952) 173-221. J. Queste due ultime denominazioni sono le preferite. in particolare sul papiro. Filosofía y Letras. scritte prima del 24 agosto dell’anno 79. non può consistere se non di brevi tratti discendenti. 89 Cfr. B. CENCETTI. p. ci sono pervenuti molte tavolette cerate di Pompei. Nella scrittura maiuscola corsiva le lettere. 35) . o “capitale corsiva”. dall’alto in basso. V e VI era ancora usata per scrivere i documenti latini91. la superficie cerata e del fatto che la tavoletta era tenuta sulle ginocchia. I). G. in Scrittura e Civiltà. Le caratteristiche. e quelle graffiate (graffiti. 8. strusciandovi su.C. 9 (1985) 5-33. non legate fra loro. – O. le seconde sono condizionate dal materiale scrittorio e si limitano ai tratti discendenti quasi uguali tra loro. J. il calamo scorreva talvolta dall’una all’altra lettera successiva senza interruzione.. Cencetti scrive: «Tenendo conto della necessità di stringere solidamente in mano lo stilo tenendo sollevato il polso per non guastare. sono in maggioranza isolate. «Esperienze di scrittura nel mondo romano (II sec. 91 Cfr. MALLON. in Acta Salmanticensia. La maiuscola corsiva ha avuto una forte influenza sulla formazione della scrittura tipica della cancelleria imperiale romana.. «La misteriosa scrittura grande di alcuni papiri ravennati. benché le lettere siano completamente diverse l’una dall’altra. 89 se non impossibili.c. La durata. Si deve distinguere fra le forme di lettere tracciate con il calamo sul papiro (Papyrus Claudius. che durante i sec. o “corsiva romana antica” -Bischoff). essendo di uso comune. BATTELLI.43 8.». Si tratta d’una scrittura «vivace». come lo facevano P. che non accetta cristallizzazioni. 70. Le prime ammettono maggiore diversità nell’esecuzione delle singole lettere. quando è eseguita rapidamente. G. e di qualche uncino.V. Rabikauskas e G. 37 del Cencetti. BREVEGLIERI. di tavolette cerate]. tuttavia né l’una né l’altra corrispondono pienamente a ciò che si vuol designare. G. MALLON. Attualmente si denomina “corsiva romana”. Le legature. I d. oppure “corsiva antica”.3 La scrittura onciale Mentre la scrittura “normale” espressa nelle forme di lettere della capitale libraria continuava ad essere usata nelle officine librarie per i codici di opere classiche durante il divagazioni per uno studio della scrittura capitale. Ma quando si scriveva celermente. perché alla mano riescono molto difficili. 9 (1985) 35-102 [7 tavv. 90 Cfr. Si sono conservati parecchi documenti di questa scrittura.C. o. «L’écriture de la chancellerie impériale romaine». 88 Cfr. 4 (1948). tavolette cerate). perciò il materiale è accuratamente datato. sebbene egli tenti di osservare le norme fondamentali del tratteggio del momento storico in cui vive. .anche “maiuscola corsiva”. I codici oggi conservati sono recensiti in CLA. p. La denominazione. formando così vere legature90. 11 (1957) 177-194.2 La scrittura maiuscola corsiva Un tratteggiamento più celere richiedeva la scrittura usata per le cose di ordinaria amministrazione88. CENCETTI. Ma. I “codices” vergiliani antiquiores». perché dipende dal singolo individuo che scrive. G. in Scrittura e Civiltà. TJÄDER.

Oggi questa denominazione (Litterae unciales) è comunemente accettata e serve per distinguere questa determinata forma di scrittura in riferimento alle altre contemporanee94. tav. P.secondo J. P. loro non volevano cancellare il «bilinearismo con l’asta verticale».. bensì in genere le forme solenni. hanno dato il via ad una scrittura che. non avesse voluto additare una forma particolare di scrittura. Fu desunto dagli scritti di san Girolamo (Prologo al libro di Giobbe). Scrittura hanno favorito la scrittura onciale. 42-46. Un esempio di tale adozione si trova nel fragmento De bellis Macedonicis (P. Secondo L. E. Le altre. III. Si tratta di una scrittura essenzialmente maiuscola. I . Rabikauskas opina che non dobbiamo tralasciare il fatto che le forme tipiche dell’onciale latina si trovano anche negli antichi manoscritti non cristiani -come abbiamo visto nel caso di quello che contiene il De bellis Macedonicis-. addirittura in oro e argento. «“Uncial Letters”: Jerome’s Meaning of the Term». pp. sarebbe stata scritta in onciale. la prima versione latina della Bibbia (l’Itala).Traube contiene un qualcosa di vero: infatti.. La formazione dell’onciale latina si sarebbe svolta nell’ambito della scrittura «usuale» durante i sec. Cfr. M. Per quanto riguarda l’origine della scrittura onciale. V). Dagli inizi del sec. vel uncialibus. perché i modelli greci erano scritti in caratteri onciali. Durante il periodo della trasformazione della scrittura maiuscola in minuscola. Quindi. D. essa tiene conto delle forme classiche della scrittura capitale libraria. non più inscrivibili in un sistema bilineare e. 34 (1983) 185-188. 28. Traube aveva proposto una teoria agli inizi dell’Ottocento. Sono lettere caratteristiche: A. l’ipotesi di L.dummodo mihi meisque permittant aut pauperes habere schedulas. G. originaria della corsiva a sgraffio93. Alcuni calligrafi. ad usare le forme maiuscole sempre visibili nella scrittura epigrafica. A ciò accompagnava un gusto per le forme rotondeggianti. vel in membranis purpureis auro argentoque descriptos. Essa sarebbe derivata direttamente dall’onciale greca. come appare nell’adozione della forma rotonda tipica della lettera «d» con asta obliqua. diventando una scrittura tipica dei cristiani. Tuttavia. sono della capitale libraria. (G. apparve la tendenza verso «un’elaborazione calligrafica delle nuove forme per adattarle alle esigenze dei libri di maggior pregio editoriale». Il nome della scrittura onciale è usato per la prima volta dai Maurini nel Nouveau Traité (1750). con questa espressione. Si tratta d’una scrittura minuscola antica. ancora soggetti al “monumentalismo” -cioè. Questo impulso sarebbe stato raccolto da alcune scuole nord-africane cristiane che scrivevano in latino. perciò. non più di lettere maiuscole92. sebbene la «h» e la «q» appaiano piuttosto minuscole..c. II e III. II.» (Patrologia Latina. MAYVAERT. eccetto le «h» e le «q». dove si legge: «habeant qui volunt veteres libros. sotto la cui denominazione entrerebbero tutte le varie espressioni posate usuali delle nuove forme alfabetiche “normali”. ut vulgo aiunt. CENCETTI. l’onciale greca tendeva verso le forme larghe e arrotondate. apparirono forme nuove. Traube.44 sec. 94 Cfr. Il più antico documento che ci è pervenuto di questa nuova forma è un papiro contenente colonne di un Epitome dell’Historia di Tito Livio (CLA 208. Infatti. Mallon -. In somma. Girolamo. d’altro lato. OXY. L. d’un lato accetta alcuni fra i più caratteristici nuovi segni alfabetici. sec. 1142). o. le prime traduzioni latine della S... Le caratteristiche della scrittura onciale. introdotta in Italia durante il sec.. e quindi restii a cambiare l’inclinazione dell’asse del foglio-. CENCETTI. Si ritiene che S. cioè la scrittura di lusso. 93 92 . litteris. in The Journal of Theological Studies. conservato a Londra). G. Cencetti). et non tam pulchros codices emendatos. IV le scritture individuali dipendono da quei nuovi modelli che ben presto entreranno nei manoscritti di maggiore impegno. con il susseguente rinnovamento delle forme alfabetiche.

VI-VII. per esempio: -BUS. Origini. scoperto di recente che si tratta del codice Ceolfridiano. VII fine del sec. «L’onciale Romana. sono le stesse che troviamo nei codici in capitale libraria. in Studi medievali. 79-80). BATTELLI. I frammenti ritrovati di altri due codici hanno confermato la sua provenienza. English Uncial. PETRUCCI. Poi fu soltanto usata come scrittura decorativa. del monastero Wearmouth-Jarrow –Northumbria-. VIII. dopo alcun tempo. perché essa rimaneva una scrittura maiuscola. Nel sec. L’onciale ebbe vita lunga. VIII96. Oxford 1960. però. Basterà ricordare alcune caratteristiche di alcune lettere. 20 tav. così da essere denominata scrittura romana. F. si nota una decadenza manifestata nell’irrigidimento del tratteggio. nell’aspetto un po’ artificiale. abbreviazioni di cui dopo tratteremo in particolare. IX. Non si conoscono le circostanze per cui questo codice.LOWE. si trovò presso il monastero di san Salvatore sul Monte Amiata. tuttavia. oggi nella Biblioteca Laurenziana di Firenze95. V sec.A. nell’uniformità di direzione delle aste. VI-IX)». P. Alcuni indicano i criteri di datazione approssimativa dei codici in onciale (cfr. fine del sec. 12 (1971) 75134. per cui sono state necessarie le pelli di circa 500 pecore. il codice passò alla Biblioteca Laurenziana di Firenze. N. e nel V attingeva la perfezione che si manifestava nella semplicità delle forme. -QUE. Qualcuno ha fatto in esso delle correzioni sulla pagina della dedica. T. Tra questi codici. 3a. in alcuni luoghi addirittura perfino durante il sec. ad esempio di L. scostandosi poco da quella capitale libraria. per i titoli e capitoli. sebbene lo Il codex Amiatinus si compone di 1030 fogli di pergamena. G. Diffusa ovunque dentro l’Impero Romano. sviluppo e diffusione di una stilizzazione grafica altomedievale (sec. il più celebre è il codex Amiatinus. Dopo la soppressione dell’abbazia di Monte Amiata nell’anno 1782. cfr. IV era già pienamente costituita.onciali. la scrittura onciale è prevalsa nella città di Roma nei sec. ser. facendo credere che il codice fosse stato offerto a quel monastero. Sviluppo e datazione. cfr. nell’eleganza del tratteggio. Durante il VI sec. La scrittura onciale è impiegata fino a tutto il sec. morì durante il viaggio. È stato. circa l’anno 716. in genere. Scritto a richiesta dell’abate Ceolfrid. 96 Sullo sviluppo dell’onciale a Roma. 95 . a Langres –Francia-. Sulla scrittura onciale d’Inghilterra.4 La scrittura semionciale La scrittura onciale costituiva un compromesso tra il vecchio e il nuovo. Le abbreviazioni.45 aventi soltanto un tracciato rotondeggiante che le allarga in confronto con le rispettive lettere capitali. Nell’Inghilterra però essa è entrata insieme alla venuta dei missionari inviati da Gregorio Magno. nonché nell’introduzione di elementi accessori. Nei testi cristiani sono stati scritti i nomina sacra. L’abate. non meno di cinque secoli. A. pp. Quel’abate viaggiava a Roma e portava seco il menzionato codice per darlo in omaggio a papa Gregorio II (715-731). 8. verso l’anno 600: furono allora scritti lì molti codici -persino alcuni documenti. E.

Così. Presso i manuali si indicano di solito tre o quattro . 99 E. si applicano ad esse trattini ornamentali. Alcuni autori hanno proposto la denominazione di minuscola antica. Si usa la «i» alta. G. II d. Questa scrittura minuscola è comunemente denominata semionciale. però. 98 97 . V ci sono pervenuti alcuni manoscritti in semionciale. molto calligrafiche». compilatore di un elenco delle lettere di questa scrittura . A Hand-List of a Half-Uncial Manuscripts. si afferrava al criterio di definire semionciali quei manoscritti non capitali in cui appaiono almeno quattro lettere non onciali. IV (= Studi e Testi. tuttavia queste espressioni danno piede ad alcuni equivoci: per esempio. «ove è usata in forme piccole. CENCETTI. tuttavia. o. Le tendenze. LOWE. la scrittura semionciale è stata formata indipendentemente dall’onciale. oppure minuscola primitiva. ma non rimane a lungo. «g». Il nome fu introdotto dai Maurini nel Nouveau Traité de la Diplomatique (1750). 668 . p. a. la semionciale si trova in pochi scritti. e si tratta del periodo della sua perfezione che abbraccia anche il sec. G. IV-V era minuscola. A. più scorrevole e disinvolta dall’onciale e.. tipica e calligrafica. In realtà. 49). (Cfr.c. V-VI da quelle dei secoli posteriori.. p. A. 46-49. [ ] Cfr. entrato nella tradizione. verticale. d. La semionciale si è formata durante i sec. eleganti. «s» 99 Lowe. q sono un poco aperte. alcune forme decisamente minuscole. b. Il nome è.46 stile rotondeggiante le avesse data un aspetto diverso.C. Oxy. Innanzitutto.British Museum)97. in modo tale da poterle prendere come distintive. Si distinguono le forme delle lettere occorenti nei sec. e può essere ritenuto come indicante un tipo di scrittura più piccola dell’onciale e derivata dal medesimo ceppo98. IV-V nelle provincie africane dell’Impero Romano -talvolta è stata denominata “litterae africanae”-. VI: le lettere diventano semplici.. leggere. dopo aver costatato l’impossibilità di trovare forme alfabetiche ricorrenti con regolarità. «r». invece. Dopo il sec. che non era stata usata durante i secoli precedenti. VIII. Esempio di tali forme è il frammento papiraceo Epitome Titi Livii (Pap. Essa però non costituisce un tipo nel senso stretto del termine: non è una scrittura con regole fisse come gli altri tipi della scrittura libraria esaminati finora. mentre l’onciale acquistava identità. lettere «tipiche» della semionciale «a». nello stesso sec. 40) 344-61. la semionciale è minuscola. VII-VIII si manifesta la decadenza della scrittura semionciale: le lettere diventano artificiose. perché ritenevano che fosse una derivazione dall’onciale. Durante i sec. eseguite con tratteggio diritto. la corsiva dei sec. delle forme «abituali» andarono ben più oltre. in Miscellanea Francesco Ehrel. Cencetti. cedendo il posto alla nuova scrittura libraria: la minuscola carolina. ad eccezione del Sud della Francia. IV s’intesificava la tendenza a ricavare un’altra scrittura libraria che fosse minuscola. Le caratteristiche. Sviluppo e datazione. Vi sono nel sec. E. pp. senza trattini ornamentali. Dal sec.

La minuscola corsiva ritiene in parte le forme corsive arcaiche. aumentando la tendenza verso le legature. c) le parti componenti le singole lettere si susseguono perché il calamo rimane in contatto col papiro. Inoltre.47 8. Di grande importanza per la conoscenza della minuscola corsiva è lo studio di J.c. ecco i suoi tratti: a) essa era tracciata mediante il calamo temperato a punta acuta. come quella merovingica. CENCETTI. essa non accetta cristallizzazioni. di regola. la lettera “a” spesso si innalza sopra il rigo –quest’abitudine colpisce molto il lettore-. però. o. IV-V. piuttosto semicorsivo. L’unico frutto del suo uso sul papiro fu la formazione della scrittura artificiosa cancelleresca imperiale.. anche isolata.O. V. VII-VIII. Per quanto riguarda le caratteristiche tipiche della minuscola corsiva. J. la minuscola corsiva è spontanea. Nei sec. la scrittura si fa più regolare. in rev. e non soltanto come scrittura documentaria. Tjäder. Già durante il sec. era temperato a punta quadrata od obliqua.O. e si evolve in continuazione. Nell’introduzione al vol. La “c” e la “s” legano a destra. -quella usata sulle tavolette cerate-. nei sec. . è sempre aperta e prende forma simile alla “u”. Cfr. la scrittura minuscola corsiva ha dato luogo ad altre scritture librarie e documentarie.Lund 1955. II . dove però il tratteggio diventò più regolare. conservando la verticalità. si distingue poco dalla “t” legata. la beneventana. Si capisce che la maiuscola non poteva originare scritture corsive per lungo tempo100. prevalentemente usata dagli scribi e tabellioni per la documentazione privata. costringendolo a fare modifiche. V. TESSIER in una recensione.: I . III (tavole) . mentre nel caso delle scritture posate –librarie. non era adatta ad un tracciato scorrevole.il calamo era di solito levato alla fine d’ogni parola. Son aparition sera probablement considerée comme un des événements les plus mémorables dans l’histoire de l’érudition au XXe siècle». in particolare quelle delle lettere minuscole.le «litterae caelestes» -. VIII. Le legature fanno tratteggi poco riconoscibili. ma talvolta. Su quest’opera ha scritto G. I. 3 voll. succede che la “c”. fino all’anno 1200. fino al sec. molti provenienti da Ravenna. pp. G. Si sono conservati molti esempi in minuscola corsiva del sec. 111 [1955] 282: «On ne sait comment exprimer le respect et l’admiration qu’inspire par son ampleur et sa perfection l’ouvrage de M. La minuscola corsiva era in uso anzitutto in Italia.Lund 1954. la visigotica e la curiale romana101. TJÄDER. . La “a”. Le forme della minuscola corsiva perdurarono in Italia per molti secoli. Caratteristiche. talvolta assai minuta.1984. mentre per le scritture librarie. come lo permetteva invece l’uso del calamo o della penna di oca. Tjäder espone mediante disegni lo sviluppo della scrittura minuscola corsiva. 49-55. 101 100 .. Bibliothéque École de Chartes. anche per i testi letterari. b) la rapidità nel tracciato (manu currente) influiva sul ductus delle singole lettere. d) le legature diventavano elemento caratteristo della scrittura corsiva: esse riuniscono talvolta le lettere che appartengono a due diverse parole e forzano il modello fondamentale delle singole lettere. Era essa una scrittura con impronte localistiche. nelle legature a destra. ondulato. si osservano le aste in alto inclinate a destra. Die nichtliterarischen lateinischen Papyri Italiens aus der Zeit 445-700. nelle legature. ma assume nello stesso tempo alcune forme della scrittura “usuale”. di cui la più frequente è l’apertura di occhielli. e tende alla rotondità.5 La scrittura minuscola corsiva La maiuscola corsiva. i cosiddetti Papiri Ravennati.

Notae autem dictae eo. SIDA = Sindrome di Immunodeficienza acquisita. l’incaricato di annotare in scritto i discorsi di suo padrone. Nel Liber Pontificalis si legge che papa Fabiano (236-250) aveva richiesto dai notai gli atti dei martiri -«gesta martyrum. per esempio le «catilinariae» pronunciate il dicembre dell’anno 63 a. 9. proprie iam notarii 105 appellantur» . XIV-XV. l = litro. L’abbreviazione consiste nello scrivere un vocabolo tralasciandone alcune lettere. «S. Ai tempi di Seneca il sistema delle note tironiane era completamente sviluppato e si basava su due elementi: Cfr. opus effecit in quinque millia. o. arrivando durante i sec. Alcune delle abbreviazioni oggi usate sono pronunciate tale come sono scritte: Fiat = Frabbrica Italiana Automobili di Torino. nr~. ταχύσ = rapido). Post eum Vipsanius Filargicus et Aquila. «S. Ciceronis libertus. quindi. [Omnibus. Nell’attualità usiamo molte abbreviazioni.mo Mons. noster. nei tempi in cui esso era assai costoso. G. fu il liberto di M. commentus est notas. AIDS = Aquired Immunity Deficit Syndrom. inclinata a seguire la legge «del minimo sforzo» e. contractu omnium digestoque. CSI = Communità degli Stati Indipendente. e indicando la mancanza di esse tramite un segno particolare. cm = centimetro.. ONU = Organizzazione delle Nazioni Unite. NATO = North Altantic Treaty Organisation. b) la tachigrafia sillabica. tibi]. Le note tironiane hanno ricevuto questa denominazione perché. 157-158. Per esempio: «Rev. In ogni abbreviazione antica o medioevale si distinguono due elementi: le lettere alfabetiche e il segno della abbreviatura. Le abbreviazioni sorgono dalla natura umana. pp. Kolchoz = kollektivnoe chosjaistvo (economia collettiva). Per esempio: OMNIB. Cobas = Comunità di base. 103 102 . OTAN = Organisation du Traité de l’Atlantic Nord. g = grammo. La stenografia moderna si richiama proprio a quei sistemi (στενoσ = stretto. Le abbreviazioni Durante il medioevo le abbreviazioni diventarono numerose102. Non crediamo che esso sia soltanto l’unico motivo. librarii scriberent complures simul astantes. 156-166. Due sistemi erano in vigore: a) le note tironiane.48 9. Quas qui didicerunt. 104 Cfr. Pietro». o. T. SPID = Sindrom priobrentennogo immunodeficita. accontentandosi dall’indicazione parziale delle parole103. I. 105 ISIDORUS.».c.. deinde Seneca. il Ministro della P. il risparmio del materiale scrittorio. ti. Staten. Romae primus Tullius Tiro. pp. bensì alcuni segni104. Isidoro di Siviglia ha scritto sulle note tironiane: «Notarum usus erat. quod verba vel syllabas praefixis characteribus notent et ad notitiam legentium revocent. I. quot quisque verba et quo ordine exciperet.c. Scopo delle abbreviazioni può essere la convenienza economica. breve. M.diligenter a notariis exquisivit»-. libertus Mecaenatis. alius alias addiderunt. Egli avrebbe perfezionato il sistema della registrazione scritta mediante segni tracciati con sveltezza. I notai conoscevano questo mestiere.Tullius Tiro. 22. Etymologiae. neppure il principale. alla vetta della loro diffusione. ut quidquid pro contione aut in iudiciis diceretur. CENCETTI. Definizione.». sed tantum praepositionum.1 Le note tironiane Nell’antichità era adoperato un modo di fare le abbreviazioni in cui si usava non tanto la scrittura convenzionale. E. secondo la tradizione. CENCETTI. Cicero. Usiamo addirittura le abbreviature per indicare le misure del sistema metrico: m = metro. GUS = Gemeinde der Un.C. G.. cioè. divisis inter se partibus... et aucto numero.

Ad esempio... dove le firme dei cancellieri erano spesso seguite da tali note. oppure attraverso il segno principale. Nello stesso tempo si manifestò una rinascita dello studio delle note tironiane. l’uso delle note tironiane fu molto ridotto. queste note riapparirono presso la cancelleria merovingia e nei diplomi dei re carolingi. Dopo la caduta dell’Impero. Planche III.pi -um. Ad esempio: [Note tironiane] m . Vana locuti sunt unusquisque ad proximum suum labia106.p .49 1°. Domine. ognuno di essi corrispondente ad una sillaba. nel salmo 11: «Salvum me fac. Perciò. Paris 1924. Manuel de Paléographie latine et française. simboleggiante la parte fondamentale della parola. si prepararono i Notarum laterculi. VI fu usato un altro sistema. Ecco alcuni esempi: L’uso delle note tironiane era largamente diffuso sia presso i privati sia presso gli uffici amministrativi dell’Impero Romano. La tachigrafia sillabica serviva ad indicare le parole meno comuni. 107 Dopo il sec. come era il caso dei nomi dei luoghi e personali. posto sopra o sotto. e tracciati l’uno in seguito dell’altro. allo scopo d’imparare a leggere queste note. 2°. M. 107 Ibidem.«signum principale». più semplice. cioè i dizionari delle note. e consistente in un limitato gruppo di segni. furono trascritti i salmi in note tironiane.. durante il sec.m // [Note sillabiche] mu – ni – ci .2 La tachigrafia sillabica Le note tironiane erano difficili da ritenere a memoria.«signum auxiliare». perció meno comprensibili dentro le note tironiane. attestando così l’autentica provenienza cancelleresca del documento. PROU. 106 . tracciato sul rigo. 2a col. 1ª colonna.2. seguendo la composizione sillabica delle parole. 1ª riga.. IX. 9. Cfr. per indicare la desinenza della stessa parola. perché entravano in esse troppi segni.

licentiam aperimus ex tali codice in iudicio aliquid recitare. «K» = Kalendas. CENCETTI.L.. eccetto la regione Romagna e quella del sud della penisola108. VI. oppure. occorrenti già nel sec.. dx~ = dixit (dixerunt). 109 Cfr.» = viri clarissimi. «HH. = imperator. cioè indicando l’inizio e la fine della parola. Similmente. oppure religiosa. 22). Quest’uso ebbe luogo innanzittutto nel Regno longobardo. non per sigla manifestari.. Le notae iuris si usavano ancora nei sec. cioè abbreviazioni di termini giuridici.D. sppdd~ = spoponderunt.T.» = dono dedit.3 Abbreviazioni comuni Le abbreviazioni comuni109 non costituiscono una scrittura particolare. 108 . dove fu abate durante 15 anni.D. Huic codici. nel senso stretto. significa l’indicazione della sola prima lettera nel caso dei nomi. Probabilmente egli aveva imparato questa scrittura nel monastero di Bobbio. frasi intere: «D. prima di essere eletto romano pontefice. «AA.50 Questo sistema tachigrafico sillabico ebbe uno sviluppo notevole in Italia. in particolare nella prima stesura dei documenti . 1) Di provenienza epigrafica sono le sigle (singulae litterae). addirittura si triplicano: «VV. La sigla. notae iuris non adscribantur». le sigle si raddoppiano o. La maggioranza di esse è formata tramite il sistema del troncamento. 17.» = Senatus Populusque Romanus.» = heredes. 13): «Iubemus non per siglorum captiones et compendiosa aenigmata. Inoltre: «Omnia. eiusdem codicis textum conscribi». PR.C. PR. p.» = tres Augusti.neque. Alcuni segni dell’antica tachigrafia entrarono fra le abbreviazioni comuni medievali: 9. ad esempio: «C» = Caius. Si utilizza il troncamento quando. il quale però si trova più spesso presso i testi di provenienza giuridica. 17. Lo usavano spesso i giuristi ed i notai.T.c.conosceva e usava questo sistema. contemporanee delle note tironiane.. Per indicare il plurale di un nome. per il tramite dell’Irlanda -che essendo fuori dell’antico Impero Papa Silvestro II -Gilberto d’Aurillac. XI. 2. qui faciendus a constitutionariis. Le sue scritture autografe si possono vedere oggi nella redazione originale di alcuni suoi privilegi.per consequentias litterarum volumus. «S. ss~ = suprascriptum.. dopo la prima lettera della parola. Le abbreviazioni dei tempi antichi si distinguono secondo le fonti di provenienza: epigrafica. giuridica. = legatus pro praetore. G. 2) Di provenienza giuridica sono le cosidette notae iuris. 156 ss. Da quell’epoca proviene il divieto dell’uso di queste note nei libri legislativi110.. 1. LEG. I. e poi nel successivo Regno italico. Tuttavia. senonché rimangono entro i limiti della scrittura ordinaria alfabetica.Q. omnes codices litteris conscribantur.CC. cioè l’indicazione delle sole prime lettere del vocabolo rispettivo. L’uso della tachigrafia sillabica cessò durante il sec.» = sit tibi terra levis. Talvolta erano scritte le due o tre prime lettere: IMP.P. «N» = Nomen.le cosidette «note dorsuales»-. 999 / 1003.R. dicavit. 5. nel sec.. o. «AAA. Codex Theodosianus. quae multas per se et per suum vitium antinomias induxerunt. Gesta Senatus. II d. alcune di queste note. Si tratta di troncamento sillabico. Perciò nelle notae iuris si trova l’influsso dei segni tachigrafici e del loro metodo nell’abbreviare. «M» = Marcus. nel Digestum di Giustiniano (I. «S. 110 In un senatus consultus del Senato Romano dell’anno 438 si legge: «Ne constituta interpolentur. V-VI.» = Augusti. qui in quacunque sua parte siglorum habet malitiam» (I. è scritta la prima lettera della sillaba o delle sillabe seguenti: pp~ = perpetuo.

prima usato da S. comprehensive debet scribi.: CLRS~. V: SCS~. JOÜON-MURAOKA. 113 CRISTIANO DA STAVELOT -monaco di Corbie-. Roma 2006. VATTONI. VI.emblema dei gesuiti. al posto di “Yahweh” che. Il cambiamento della prima vocale “a” in “e” = Yehowah. XPC~. [clericus.». sps~. «Il tetragramma. 1278). Similmente si fece con altre parole per significare il divino. he. Si sa che le comunità cristiane d’Egitto. (DMS~). cfr. SPS~.sono penetrate nel sistema delle abbreviature comuni del medioevo. sicut alia nomina Dei. Spiritus]. si poneva una lineetta sopra il Nome. MP~ = Mήτερ. IHS~.. REVS~.51 Romano non era obbligata a rispettare i divieti. Bretón. ma più spesso s’imitava l’ebraico anche nello scrivere soltanto le consonanti. IC~ = Iήσουσ. dns~. [sanctus. hanno conservato stretti legami con la comunità giudeo-cristiana di Gerusalemme. he = Ma la lettura del nome divino deve essere fatta in modo diverso a ciò che appare scritto nel testo masoretico: secondo testimoni antichi. nr~ = Imperatore. S. Nel sec. wau. Così abbiamo: Dal sec. Et. Pontificio Istituto Biblico. [Iesu Christi Passio]. per omnes litteras scribitur» (Patrologia Latina. Sono decisamente di origine cristiana. i passionisti portano IHV~ XPI~ PASSIO. A Grammar of Biblical Hebrew. dalet. tutte consonanti. in particolare nei testi del Nuovo Testamento in greco: KC~ = Kύριoσ. 112 111 ‫י ה ו ה‬ . L’influsso ebraico è perciò più forte che altrove. Ringraziamo vivamente la collaborazione del Professore S. diaconus. è già una questione di grammatica ebraica112. Quando purum hominem significat. presbiter]. qualche volta però si scriveva anche IHC~. Tra il V/VI sec. DIACS~. Nel sec. quia nomen Dei non potest litteris explicari. sebbene abbiano le radici nel modo di scrivere le Sacre Scritture in ebraico. PBR~. Cfr. però. XPS~.. il testo masoretico era probabilmente scritto: = Yahweh. ΠNA~ = Πνέυμα. si deve fare introducendo nel tetragramma sacro le vocali prese dal termine “il Signore” = : ‘adonay. sopra ΘHOC~ si poneva una lineetta. in modo tale da costringere il lettore a leggere “il Signore”. addirittura non lo pronunciano. L’uso si è conservato fino ai nostri tempi: IHS . reverendus]. IX113. Per attirare l’attenzione del lettore verso il Nome sacro. dominus]. ΠAP~ = Πατέρ. episcopus. DNS~. come sappiamo. Sul «tetragrammon». yod ]. omettendo le vocali: ΘC~. 3) Di provenienza religiosa. Iesus. Ed. in particolare quella di Alessandria. EPS~. Lo stesso uso passò alle versioni greche dell’Antico Testamento. nondimeno. IV: DS~. La sua lettura. Nam in Graecorum libris solummodo per iota et sigma et apice desuper invenitur scriptum. si usarono le stesse abbreviature. nun. non si doveva pronunciare. Christus. scriveva: «Scribitur autem “Iesus” iota et eta et sigma et apice desuper apud nos. Bernardino da Siena. scritte da destra a . [Deus. scs~) era ancora percepito nel sec.111 sinistra. Gli ebrei hanno il nome di Dio in grande venerazione. in Studia papyrologica (1979) 17-29 . È il cosiddetto tetragramma: yod. col. Nel sec. I più antichi di essi che conosciamo si trovano sui papiri (contenenti testi in greco) provenienti dall’Egitto. ds~. si arriva a un: Yahowah.[noster. XC~ = Χριστόσ. Questa usanza fu ricalcata nelle versioni latine del NT.I. 106. Il Nome di Dio è costituito da quattro lettere. § 16f1. che introducendo le vocali di ‘adonay nel tetragramma. Pertanto: il nome sacro si legge con le vocali a – o – a [le consonanti di ‘adonay sono ovviamente: alef. VI: NR~. F. Si tratta dei cosidetti nomina sacra. Si avverta. però in senso profano. Il carattere sacro dei nomina sacra (ihs~.

700-850). Cambridge 1936. Molte sono contrazioni pure -scritte soltanto la prima e l’ultima lettera della parola-: ro~ [ratio]. BAINS. Una parte notevole di esse è arrivata per il tramite delle scuole irlandesi. W.). mia~ [misericordia]. Tale segno fu usato per -b3 e per -q3.i. Cambridge 1915. cioè nei singoli paesi.. TRAUBE. b) Per contrazione: si scrivono una o più lettere dell’inizio della parola e una o più lettere della fine di essa.89. CENCETTI. Più spesso gli si dava un significato particolare: a) significava la lettera m alla fine della parola: oe3~ (omnem). . I segni abbreviativi possono fondamentalmente ridursi a tre: il punto.e. Talvolta il punto era adoperato per segnalare abbreviazioni particolari. perché prima dell’apparizione dei nomina sacra nei testi latini esistevano compendi formati allo stesso modo. oe~ [omne]. Nel medioevo esso fu usato anche per indicare una sigla od un troncamento. ponendo un segno che indichi questa omissione. alcuni si sono serviti dell’analisi dell’utilizzo di esse in ciascun ambiente particolare. Qualche volta si verifica il troncamento sillabico: tpr~.i. come nel caso delle notae iuris. 114 . così sono indicati i numeri. 9. sia i romani (. Furono assunte le notae iuris ed usate nei codici letterari. LINDSAY.1 Le abbreviazzioni medievali dopo il sec. (Digestum). la lineetta e la letterina soprascristta.IIII.52 Alcuni vorrebbero vedere i nomina sacra come esempi o modelli per altre simili abbreviazioni formate con principio della contrazione114. Tracciando il punto e la virgola ad un tratto solo.3. (scilicet). come h. na~ [natura]. anche G.) In alcuni casi il punto era collocato sopra la lettera fondamentale. con le trascrizioni di testi antichi. (hoc). ecc. of the Early Minuscole Period (c. pp. (enim). atq. An account of Abreviation in Latin Mss. si otteneva un segno simile alla cifra 3. v.ff. st~ [sunt]. B. nc~ [nec]. spe3~ (speciem). mentre le restanti sono tralasciate. (est). Si possono classificare le abbreviazioni secondo il segno abbreviativo. 115 Cfr.. nom~. Daremo soltanto alcune osservazioni generali: A. . altre sono state trasmesse dalle scuole in Italia ed in Francia. altre sono contrazioni impure o miste -quando oltre alla prima e l’ultima lettera. Cfr. tralasciando le lettere intermedie e indicando la loro mancanza mediante un segno. . (id est). VI Il sistema delle abbreviazioni latine durante il medioevo si sviluppò lentamente. come: . lra~ [littera]. (vir illustris). si esprime anche qualche elemento intermedio-. con supplemento di D. però sono in poche le abbreviazioni trovate nei codici antichi: omnib. München 1907 (ristampa Darmstadt 1967). ma spesso il troncamento si indicava mediante una lineetta obliqua. Notae latinae. Cfr. in Nomina Sacra. Autore principale di questa teoria è L. Questo può essere utile per la critica dei testi e dei manoscritti115. occo~ [= occasio].n. -B. Per l’investigazione dello sviluppo delle abbreviazioni. 353-475. qq~. -Q. Possiamo distinguere due forme di abbreviazioni in questo periodo: a) Per troncamento: si scrivono una o più lettere. sia gli indo-arabici (. Nell’attualità tutti gli eruditi riconoscono che questa ipotesi non è così provata. A supplement to Notae Latinae (8501050). nelle singole scuole. M. come: aia~ [anima]. 1) Il punto è il segno più antico di abbreviazione. Lineamenta. Tali sono le sigle.

cm [= capitulum]. la letterina soprascritta può essere una consonante e stare un poco accanto alla lettera principale: aa [= anima]. eius. gu [= gravis]. Nelle notae iuris la lineetta aveva il significato di un segno abbreviativo. Tale lineetta la troviamo sistemata sui numeri romani. cu [= cum]. qº [= quo]. qm~ [= quantum]. facientem). ma le lettere scritte avevano un significato particolare. uni≈ [= universalis]. e sopra le parole di lingua diversa da quella ordinaria del testo. 3) La letterina soprascritta -quasi sempre una vocale. d3 [= debet]. p3 [= patet]. oppure una “o”) seguita da “r” oppure “n”: t~t│a~ [= tertiam]. et. huius ] . si[= siquidem]. significando il troncamento: dix~ [= dixit]. ta~ [= tam]. Ma il significato più comune della lineetta sopra una parola o una parte di essa erano le abbreviazioni per contrazione: scs~ [= sanctus]. sopra i nomina sacra. gi [= igitur]. nei documenti solenni la lineetta poteva assumere forme ornate. gª [= gratia]. Una simile lineetta era usata sopra una consonante all’inizio o nel mezzo della parola significante un compendio sillabico in cui mancano una “e” (raramente una “u”. tn~ [= tamen]. Le forme della lineetta possono variare: spesso è orizzontale. Una lineetta collocata proprio al di sopra di una vocale significava l’omissione della seguente consonante nasale (m oppure n): ia~ [= ìam]. nella scrittura gotica. La letterina è di solito usata per indicare una contrazione. gº [= ergo]. Durante il tardo medioevo. oppure ascendete. mº[= modo]. uid~it [= viderit]. tu [= trium]. b) segno abbreviativo. u3 [= uidelicet]. facien~ (= faciendo. -l3 [= libet]. s3 [= sed)]. mi [= mihi]. etiam ] [consilium ] [meus. l3 [= licet]. 2) La lineetta scritta sopra una parola indicava che tale parola non era comune. talvolta ondulata.ha un duplice significato: a) segno alfabetico. dix~it [= dixerit]. s~ uus [= servus].53 b) significava la finale -et: o3 [= oportet]. Incontriamo talvonta la lineetta sistemata alla fine della parola sopra una consonante. tm~ [= tantum]. oppure u~bum [= verbum]. o quasi verticale. qi [= qui]. 4) Segni particolari: per la desinenza -ur: per “et”: per “con-”: per “-us”: inoltre: [et. Tra le abbreviazioni assai frequenti notiamo: uº [= vero]. v~bum.

54 Alcune abbreviazioni. La conoscenza del modo come si sono formate le abbreviazioni. [= contra). «L’interpunzione nel libro manoscritto: mezzo secolo di studi». i centri scrittori religiosi. CAPPELLI. I libri erano destinati non tanto al vasto pubblico o per Fra i lessici di abbreviazioni. 10. Louvain-Paris 1964. siti presso le chiese cattedrali e i monasteri. in Scrittura e Civiltà. progressivamente sciolte. nella beneventana e nella gotica: [= est]. 116 . PELZER. pp. RAFFI. V/VI. nella precarolina. Prou. perciò. con tutte le caratteristiche delle lettere gotiche e delle abbreviazioni contemporanee. 117 Cfr.. Per quanto riguarda l’uso del punto. e fu distrutto durante i sec. Milano.. CENCETTI. Cfr. ed. M. Nella primavera del 1988 ebbe luogo a Firenze un Convegno internazionale sull’interpunzione. VI/VII. Hoepli. [= id est].c. Nelle edizioni del Quattrocento -di solito denominate «incunaboli». per esempio. CENCETTI. offre un elenco di abbreviazioni occorrenti nei manoscritti francesi. dell’uso e delle forme delle abbreviature è necessaria per leggere i primi libri stampati116. 2) Il cambiamento del sistema di produzione libraria.e ancora in quelle del Cinquecento s’imprimeva in tipografia un testo simile a quello del manoscritto rispettivo. 12 (1988) 239-298. anchi i più recenti. nel suo manuale di paleografia. filosofia. durante il sec. sono sufficienti per leggere i testi consueti medievali. è molto conosciuto quello di A. provenienti dal sistema abbreviativo della scrittura insulare. 353-475. erano usati contemporaneamente nelle Gallie e in Mesopotamia. Nei diversi settori specializzati -teologia. P. [= eius]. sono divenute di uso comune anche in altre scritture. 41949. 64-70. cfr.fu abbastanza grande l’uso delle abbreviazioni. Dizionario di abbreviature latine ed italiane. dalla capitale all’onciale e la minuscola corsiva. I diversi tipi di essa. in un certo senso. scienze giuridiche. G. Abbréviations latines médiévales. insieme all’esercizio pratico. nella carolina.. un simile elenco per le abbreviazioni spagnole si trova nelll’opera di A. o. sul Reno e sul Nilo: nell’intero territorio dell’Impero. Millares Carlo. Tre fattori generali117 cospirarono contro quella uniformità: 1) Le scuole e l’insegnamento dell’Impero Romano.. ridusse il numero di persone che sapevano leggere e scrivere. Lineamenta. anche G. Il particolarismo grafico medievale L’uso della scrittura nell’Impero Romano era. [= enim]. [= autem)]. VI. medicina. unitario. La conoscenza. Questo panorama unitario si incrinò fra i sec. perché alle officine laiche di tradizione antica subentrarono. Supplemento: A.

come a Roma. b) Per quanto riguarda la produzione libraria. inserendo lettere. o. aggruppandosi attorno ai monasteri. tracciandole con mano più scorrevole. Sorsero così numerosi tipi di minuscola altomedievale posata. CENCETTI. Quei tentativi talora si fermavano allo stadio di scritture semicorsive. In una stessa area geografica possono apparire alcune caratteristiche comuni che danno la possibilità di indentificare le scritture: precarolina italiana. secondo le varie regioni e località. Tra gli studiosi odierni si è convenuto di denominare tali tentativi scritture pre-caroline. tracciandola in forma posata. G. il particolarismo grafico altomedievale» . di altri alfabeti. «Il risultato di tale processo di diversificazione e di frantumazione di una tradizione culturale e grafica unitaria fu. sopravvissero le scritture di antica tradizione. La diversificazione fu ancora più forte nell’Italia centrale e settentrionale. V i Romani dovettero andare via dalla Britannia. allo scopo di studiare e di pregare. . e quella in cui la cultura e. A. VII e VIII. quel fenomeno che si usa 118 chiamare. 3) Sul piano politico-amministrativo. e diventò evangelizzatrice della vicina Inghilterra. partendo dalla minuscola corsiva. Le tradizioni culturali romane subirono un certo isolamento.1 La scrittura insulare La Britannia fu la regione dell’Impero Romano meno “romanizzata”. a Lione. Nelle singole regioni europee si svilupparono forme proprie delle singole nazioni. p. visigotica. esso prendeva come punto di partenza la corsiva. nella Svizzera. si cercò di rendere posata e calligrafica la minuscola corsiva. -nelle isole britanniche-. merovingica. sfuggendo ai barbari “invasori”.. di Roma furono meno diffuse. Cencetti. I monaci fondarono 118 119 Cf. ebbero luogo tendenze assai differenti: in alcuni luoghi. ancora durante i sec. sul piano della storia della scrittura. alle strutture unitarie dell’Impero succedette un ordine nuovo. -sul territorio francese-. secondo felice espressione di G. pp. precarolina francese. Per raggiungerla. assunse sviluppi particolari. alcune iscrizioni epigrafiche e alcune tavolette cerate redatte nella Britannia119.75. precarolina burgundica. andò in grande numero in Irlanda. 70 . nella Germania renana: ogni scriptorium cercava sempre la “sua” minuscola libraria. ma piuttosto per le comunità monastiche. La popolazione celtica irlandese si convertì al Cattolicesimo. oppure per i capitoli delle cattedrali. -nella penisola iberica-. 10. In alcuni casi. precarolina retica. però. 67. prendeva le scritture librarie già esistenti.c. contrariamente. in altri luoghi. precarolina germanica. Agli inizi del sec. Lezioni di Storia della scrittura latina. le nuove forme si diffusero in un vasto e unitario ambito geografico. Un nuovo impulso evangelizzatore in Inghilterra ebbe luogo tramite i missionari inviati da Gregorio Magno nell’anno 600. e specificandole mediante il nome dello scrittorio in cui esse sono state elaborate. di conseguenza la scrittura. l’onciale e la semionciale. Il clero britannico.55 acquirenti particolari. in modo tale che le scritture dei libri possedevano alcuni caratteri delle corsive. Altre volte. dando vita alle scritture “nazionali”: insulare. PETRUCCI. beneventana. mai toccata dalle legioni romane. -nell’Italia meridionale e nelle sponde dell’altro lato dell’Adriatico-. quello dei regni “barbarici”. Cfr. magari. Il processo di diversificazione ebbe luogo seguendo un duplice piano: a) Per quanto riguarda la produzione documentaria -documenti pubblici e privati-. Si conoscono.

[ . ma con alcuni elementi onciali. La [ “a” ] rassomiglia a due “CC” accostate. indicata nel medioevo con la denominazione di litterae tunsae. e ancora nel Wessex e nel Kent -parte meridionale dell’isola-. “R” . «l’estrema. “F”. Rabikauskas.il cosiddetto «dens lupi» . (Book of Kells. ]. oggi: Holy Island-. Vi erano tra di esse alcuni conflitti. Tutte le aste ed i tratti dritti hanno un peculiare ornamento. la spiccata rotondità. ora minuscola ora maiuscola. Alcune lettere possono avere formato maiuscolo o minuscolo: [ ] [ a. le quali si sono incontrate durante il sec. oppure anglossasone. Ai tempi recenti è prevalsa la denominazione scrittura insulare. Gli autori moderni la denominano maiuscola insulare. VII l’evoluzione della scrittura irlandese era arrivata alla sua vetta: essa era calligrafica. a) Caratteristiche dell’insulare maiuscola: l’uso del triangolo ornamentale nelle zampe e nelle aste delle lettere. VII. con eccezione delle lettere “D”.i monaci irlandesi. il pesante chiaroscuro verticale. Gospels of Lindisfarne). elaborarono i testi prendendo i modelli della scrittura libraria romana. perché lo sviluppo delle aste è minimo in confronto con il corpo delle lettere. S s N n ]. perciò. La legatura “et” è caratteristica: . tipici del sec. r. secondo G. manieratissima calligraficità. erano chiamati “Scotti”-. VIII provengono esemplari bellissimi di maiuscola insulare. si diffusero nelle isole britanniche. gli elementi caratteristici sono di origine irlandese. L’alfabeto è fondamentalmente semionciale. i manoscritti in maiuscola diventarono più scarsi e furono molto rari durante il sec. missionari sul continente europeo. J.che sembra provenire dalle ornamentazioni dei Celti: [ a. Book of Durham. VIII. la “f” e la “N” portano il tratto inferiore abbastanza in basso. Wearmouth-Jarrow. Secondo P. h. VII: una celtica. questa scrittura si può dividere in due tipi: a) maiuscola e b) minuscola. “N”. Dopo il sec. prima nella Northumbria -Lindisfarne. Cencetti. Da rilevare anche: s + i. Si formarono due correnti cristiane. almeno di ambiente culturale irlandese. Nell’anno 715 fu fatta la pace.56 monasteri. il minimo sviluppo delle aste». le quali sono spesso maiuscole. di conseguenza. a. la quale metteva in risalto le forme della scrittura semionciale. L’arte e la scrittura formatisi in Irlanda. ove visse Beda il Venerabile. d ]. la [“b”] e la “l” hanno formato di fiacone. poi nella Mercia -verso il centro-sud dell’Inghilterra-. Alla fine del sec. t + i Per quanto riguarda l’origine e la durata della scrittura insulare. Dal sec. I primi contatti delle popolazioni insulari con la civiltà latina furono librari e letterari. Caratteristica generale della scrittura “insulare” è. che può essere di provenienza irlandese. Mabillon concede a questa scrittura il nome di «scrittura saxonica». “S”. X. l’altra romana. R. consistente in una specie di triangolo con la parte larga in alto . Nelle fonti medievali appare la denominazione di scriptura scottica .

La maggioranza di esse provengono dalle antiche notae iuris. la r = (con l’occhiello (l’occhiello superiore e quello inferiore quasi (un poco più alta). Nel tipo strettamente irlandese. e finiscono a punta in basso. Alcune di esse si trovano soltanto nei codici di scrittura insulare: Inoltre. Notevoli sono pure le legature nella sillaba finale -nit. o quella minuscola). oppure anglossasone. Anchi gli occhielli e gli archetti sono assai acuti. con la a ( ). la e = chiusi). la p = (con l’occhiello (quasi simile alla nostra n. con la o ( ). ( ). si formano le legature con la seguente s . la u ( ) . talora si manifestava qualche differenza formale. Perciò. -vit. a partire del sec. 120 Il “per” può avere un formato tutto particolare: . Le legature nella minuscola insulare sono di un tipo diverso da quelle usate nel continente. l’allineamento delle lettere è meno regolare che nel tipo anglosassone. la stessa e in legatura = aperto in basso). la «i» è appesa dall’ultimo tratto della lettera precedente: Analogamente. o da altre forme di abbreviazione usate nei testi latini romani. oppure dalle notae tironianae. Le abbreviazioni sono molto frequenti. -dit: . Le aste verticali hanno sopra un ingrossamento che ricorda il “dens lupi” delle lettere maiuscole. il che permette di costatare la provenienza: irlandese. b) La scrittura minuscola insulare supponeva un risparmio economico. quando appaiono le litterae tunsae. Numerose sono le legature con la «i» che viene dopo. oltre alla scrittura di tipo maiuscolo.57 Sebbene in tutto il territorio “insulare” fosse in uso la stessa scrittura. VII. la s = (l’asta prolungata sotto il rigo ed il secondo tratto alquanto ondulato). in questa scrittura ci sono abbreviazioni per troncamento o per contrazione120. Il tratteggio della detta minuscola insulare si riconosce subito. . prodotta spontaneamente dalla tecnica scrittoria locale. la d (la forma rotonda. Nelle isole non era stata usata una vera scrittura corsiva. si è formata ben presto un altro tipo di scrittura. rassomigliano ai chiodi. e la prima asta si prolunga sotto il rigo). in particolare dopo le lettere m o n. Nei titoli si usavano le lettere molto diverse dalle lettere maiuscole od ornate in altri luoghi. Le singole lettere presentano queste caratteristiche: la a = chiuso o con l’occhiello aperto).

attorno alle quali si disegnano punti -spesso in colore rosso. addirittura esagerato. 181 pp. magari provenienti dal secolo IV. nel monastero di Bobbio –nell’Emilia Romagna. 33 (1985) 1-10. Sulle rune. V nella penisola Iberica. Questa conoscenza della scrittura romana era accompagnata dalla diffusione di libri in scrittura onciale. Soltanto dopo la conquista normanna. «Agli albori della cultura latina in Irlanda». Nella sola Svezia esistono circa 2000 esempi di scrittura runica. Nei codici di origine anglossasone. altrettanti centri culturali e spirituali. si nota l’influsso della scrittura carolina. non dai longobardi]. On the Origin and Early History of the Runic Scripts. si scrivono anche alcune lettere usando il «dens lupi»121. Corrispondono piuttosto alla scrittura crittografica. 121 . invece. An Introduction. Di ogham conosciamo soltanto iscrizioni epigrafiche: segni. che contiene 20 segni.a catena. B. le cosiddette rune. fondò un altro monastero a Luxeuil –Francia-. A. cfr. Regensburg. in Irlanda.1 Introduzione La cultura romana prosperava durante il sec. Inoltre. nella redazione dei documenti furono utilizzate le forme librarie. conservando la tendenza verso le lettere acute. 122 Ci si chiede: I popoli celtici che abitavano quei luoghi prima della venuta dei Romani. IX. R. in Inghilterra. «Le iscrizioni runiche di Monte Sant’Angelo sul Gargano». XIII. Uppsala 1990. E. Alcuni pochi membri della società provinciale del tardo Impero Romano conoscevano la scrittura corsiva latina tracciata sulle tavolette cerate. Colombano. ELLIOT. XI. fondato da Gallo. Si capisce che la scrittura di quei monasteri sia stata influenzata dalla scrittura insulare122. 18 (1981) 157-171 [secondo lei. che indicano altrettanti suoni. in Vetera Christianorum. A San Gallo -oggi nella Svizzera settentrionale. di quale genere era? Conosciamo un loro sistema di segni grafici chiamato ogham. Ad esempio. Tours. M. fondato da S. mentre nei codici di provenienza irlandese la regolarità calligrafica è più libera. usando un sistema semplice. Runes. come Corbie. G. VIII nei monasteri di Northumbria. Colombano. la vediamo scomparire con l’invasione normanna nel sec. La scrittura insulare era conosciuta non solo nelle isole brittanniche.2. incisi sulla stessa linea angolare della lapide. possedevano qualche propria scrittura? Ed ancora. II. presso i monasteri fondati dai monaci irlandesi ed inglesi. in uso durante il sec. innanzittutto in Irlanda. in Studi Romani. Tuttavia. Manchester 1959. alla maniera della scrittura cifrata. Sulla scrittura ogham cfr.58 Per quanto riguarda la durata della maiuscola insulare. già dal sec. Questi segni non sono molto differenziati fra loro. in particolare dall’allineamento della parte superiore delle lettere. Siccome la scrittura insulare non aveva forma propria per la corsiva. 612-. La provenienza regionale dei codici insulari può essere precisata partendo dall’aspetto generale della scrittura. Fulda.2 Scrittura visigotica 10. discepolo di Colombano. l’attività iniziale in esse è dovuta ai missionari provenienti dalle isole britanniche. Altri popoli nordici di Europa possedevano una scrittura affine all’ogham. propone molti esempi di scrittura insulare. ARCAMONE. in Germania. l’allineamento è più perfetto. che rimase la scrittura prevalente durante la seconda metà del sec. e nell’introduzione. entrarono alcune forme cancelleresche della minuscola carolina. Lowe spiega l’origine e lo sviluppo di essa fino all’anno 800. MALASPINA.V. cioè. La minuscola insulare. 10. vol. E. Il CLA.sorse un grande centro culturale. X. queste iscrizioni provengono dai pellegrini inglesi. Reichenau.W. continuò ad essere usata fino al sec. i codici irlandesi usano per le lettere maiuscole le forme maiuscole proprie. ODENSTEDT. In Francia esistevano altre abbazie. non la tradizionale scrittura capitale od onciale. ma anche sul continente. prima di venire in Italia. dell’ornamentazione delle lettere iniziali. Si unisce a questo l’uso. c. oppure in semionciale.

diventò il maggiore erudito del Medioevo europeo. Queste sono alcune sue caratteristiche: Cfr. durante il sec. gli inizi di questa peculiare scrittura. 1978. tra le forme corsive. Desiderio. VII. 12 (1929) 165-207. in particolare nei tratteggi verso la sinistra e nell’uso delle abbreviazioni. Qualche decennio più tardi iniziarono le forme specifiche della visigotica libraria. assai diffusa nella penisola Iberica. Intorno all’origine della scrittura visigotica». secondo un’accurata indagine123. leonese. acquistò diverse caratteristiche: andalusa.2. «Note paleografiche. Cfr. la vita culturale ispanica fu ripristinata. Dopo la conversione del re visigoto Recaredo all’ortodossia cattolica – nel III Concilio di Toledo (589) -. il quale compose in latino una vita di S. addirittura le persecuzioni dei cattolici dagli ariani. I sovrani s’interessarono ai testi letterari e spirituali contemporanei. Per noi sarà sufficiente conoscere e distinguere la visigotica corsiva e quella libraria. CENCETTI. detta pure minuscola visigotica. ser. comunemente conosciuta come minuscola visigotica124. allo scopo di ottenere dal papa Martino I ( 649-655) una copia dei Moralia di S. IX essa raggiunse forme stabili. il vescovo Isidoro. hanno avuto una ripercussione negativa sullo sviluppo della vita culturale in Hispania. vale a dire. VI. La base di queste forme nuove era la scrittura minuscola. codice che non era reperibile presso le biblioteche della penisola Iberica. come da un sonno. VII. per sbrigare gli affari della vita pubblica e amministrativa. 100-106. e così ebbe origine la visigotica corsiva. G. vol. toletana. detto in latino «Hispalensis» (560-636). 121 . Paleografia latina. pp. questi assunsero la lingua latina. VIII e ancora più durante il sec. l’antica cultura latina. Gregorio Magno (+604). I sovrani visigoti si pregiavano di scrivere libri. A) La scrittura visigotica corsiva Gli inizi delle forme scritturali visigotiche risalgono alla metà del sec. indicando la regione in cui essa fu usata. molto ricchi in legature. Le lotte susseguenti.59 Quando la Provincia di Hispania cadde sotto il dominio dei Visigoti -seconda metà del sec. in primo luogo. 10. In essa appare qualche influsso stilistico dalla scrittura arabica. L. in cui si omettono le vocali. come nel caso del re Sisebuto. oppure castigliana. In Siviglia. il vescovo Taione di Caesaraugusta – Saragozza-. Nell’opera denominata Etymologiae (Origines) egli raccolse i risultati raggiunti dalle scienze durante l’Età Antica. come il re Chindaswinto. X. la visigotica libraria. Così. e si distinse per i tratteggi dritti. V-. che inviò a Roma.2 Tipologia della scrittura visigotica Risalgono alla prima parte del sec. e molti usi e la scrittura romani. si svegliò. ma solo durante il sec. in Archivio Storico Italiano. 124 In alcuni trattati specializzati sono menzionate alcune specifiche della visigotica libraria. SCHIAPARELLI. nell’anno 649. Le caratteristiche locali sono apparse.

La qualifica libraria sta a significare l’utilizzo della scrittura corsiva visigotica in modo posato nei codici di servizio liturgico. giacché essa non fu l’unico tipo di scrittura latina esistente nella Penisula Iberica durante il primo Mediovevo. perché in realtà questo tipo di scrittura sorse in ambiente culturale latino. IX-XI. L. Schiaparelli ha concluso che è stata la minuscola corsiva quella che dovrebbe essere ritenuta la scrittura base della Molti documenti scritti in visigotica corsiva sono stati esaminati ed editi da J. vale a dire. qualifica che poi divenne troppo generica. Durante il sec. il suo uso diventò forzato. romanizzato. FERNÁNDEZ CATÓN nei diversi articoli pubblicati in Archivos Leoneses (1973-) Cfr. a) Le origini della scrittura visigotica libraria Il primo stadio della formazione della visigotica libraria si svolse. questa scrittura si assestò dal punto di vista calligrafico. IX. Consideraciones sobre la escritura visigótica cursiva. però. comune alle altre regioni europee.60 Adoperando la visigotica corsiva erano scritti documenti pubblici e privati durante i sec. A. spesso ecclesiastiche. La scrittura minuscola cancelleresca. XII-XIII ancora scritti in corsiva l’ultimo esemplare conosciuto proviene dall’anno 1234-. Perciò. questo tipo di scrittura. León 1973. che. oppure littera mozzarabica. anche nella Penisola Iberica durante il sec. B) La scrittura visigotica libraria La denominazione visigotica non è del tutto adeguata. Dom J. 125 . in modo tale da diventare perfetta nel suo tipo agli inizi del sec. Mabillon la denominò spagnola. probabilmente. somiglia alla scrittura libraria. non è da meravigliarsi che abbia adoperato le forme corsive con le conseguenze formali che da esse derivano. di conseguenza. fu adoperata in parecchie regioni europee. Sorse così l’abitudine di denominare la visigotica libraria con la qualifica di littera toletana. XI la corsiva visigotica cominciò a decadere. XII125. quasi un secolo prima che la città di Corduba – attuale Córdoba – fosse la capitale del Califfato indipendente da Bagdad. malgrado che porti la qualifica di libraria. VII. tuttavia. Nel successivo secolo. È vero. Si trovano alcuni documenti dei sec. nonché nelle raccolte di leggi visigotiche. MILLARES CARLO. che questa scrittura si diffuse sul territorio che prima costituiva il regno dei Visigoti e. durante la seconda metà del sec.

RUIZ ASENCIO. perché affermava che la visigotica libraria (o “rotonda”) sarebbe stata un adattamento delle forme della minuscola romana antica. però. I: Texto. I singoli capitoli . Nella legatura “et” l’ultimo trattino della “t” è indirizzato verso l’alto -. tavola 49 A-E. tuttavia. Nel processo della derivazione sarebbero entrate alcuni influssi delle scritture onciale e semionciale. non proviene direttamente dalla minuscola corsiva romana. Le lettere grandi adoperate per le iniziali dei paragrafi e per i titoli hanno frequentemente forme particolari. pp. Madrid 1983. Ibidem. Cencetti che tiene più conto delle forme “usuali” nella formazione delle scritture. X l’una e l’altra si usavano indistintamente. ma piuttosto la visigotica corsiva formatasi un poco prima da quella libraria. 126 . essa aiuta a spiegare l’origine della minuscola carolina. in cui si fa patente l’influsso arabo127. A. MILLARES CARLO – J. M. e si avvicina a quella proposta da G. dalla metà del sec. 78-79. A. X in poi la “i” posata sul rigo è per le sillabe dure (per es. Lo sviluppo della visigotica libraria avrebbe avuto un decorso parallelo a quello della visigotica corsiva.paragrafi intestati dalle lettere grandi – erano talvolta indicati con un segno monogrammatico composto dalle lettere KPT (= Kaput). vol. durante i tempi successivi sarebbe divenuta più perfezionata e calligrafica. prima del sec. Questa spiegazione sembra essere più probabile. talvolta scende al di sotto: .: “petitio”). Tratado de Paleografía Española. II. Cfr. 127 Cfr. Millares Carlo. Essa. opinava diversamente126. che era sorta dalla nuova (minuscola) corsiva romana e che. b) Le legature nella scrittura visigotica libraria In particolare la –t-i: dove la “i” è talvolta posata sul rigo.61 visigotica libraria.

128 . Tratado….le caratteristiche della tipologia visigotica sono: a) la separazione imperfetta delle parole fra loro. e) La durata della scrittura visigotica libraria La visigotica libraria si formò e si sviluppò in modo particolare durante il sec. le aste in alto in forma di “clava”. eccetto nella Catalogna (Marca Hispanica). Ibidem. 349-399. che offre trace per la datazione di essi. Cfr. XII incluso. dovuto in gran parte all’introduzione della riforma della liturgia romana in sostituzione di quella mozarabica. X. vol. fu introdotta la minuscola carolina. l’assenza della regolarità nell’uso delle forme della “ti” dura e della “ti” sibilante: tutto ciò sta ad indicare che il codice in questione apparterrebbe ai sec. indicano che il codice in questione apparterrebbe al sec. I. MILLARES CARLO. A. Un elenco dei codici continenti scrittura visigotica si trova in A. pp.62 c) Le abbreviazioni nella scrittura visigotica libraria d) L’ortografia nella scrittura visigotica libraria Le forme delle parole dipendevano dalla pronuncia locale: le doppie consonanti erano scritte come consonanti semplici. Madrid 3 1983. la “b” e la “v” si usavano indistintamente. già durante il sec. Sono ben 354 codici. Rimase in uso fino al sec. pp. XIII. in cui sotto l’influsso dei franchi. MILLARES CARLO. addirittura un poco dopo128. Utile risulta l’altro elenco dei codici nella Penisola Iberica durante i sec. Per la datazione dei codici si deve considerare tutto l’insieme dello scritto. 323-342. XI-XV. erano permutate con frequenza le vocali (la “u” con la “o”. VIII o IX. b) una più accurata distinzione fra le parole. VIII. In genere – seppure le ripetiamo in qualche modo . la “i”con la “e”). IX. un trattino ornamentale all’estremità delle aste elevate. il modo differenziato e regolare dell’uso della legatura “ti”. L’uso della visigotica libraria finì in realtà agli inizi del sec.

nonché gli exceptores – raccoglitori – collectores . durante il sec.. la scrittura che predominava nei rapporti sociali di carattere non letterario fu minuscola corsiva. che abbracciava l’esarcato di Ravenna. il che diede luogo a differenze tipologiche. tarantina ecc. VI. mentre la Sardegna diventò praticamente autonoma. Quella scrittura corsiva nuova fu adoperata per la stesura dei documenti dal sec. sui ducati di Spoleto e di Benevento. sulla Tuscia. la Puglia. la medesima che era stata usata durante l’Impero Romano per redigere gli atti giudiziali e che. amalfitana. La Sicilia cadde nel sec. la tipologia della scrittura latina subirono cambiamenti nella penisola Italica durante il sec. ancora prima della venuta dei Longobardi. diventando sempre più convenzionale e stilizzata: scrittura curiale napoletana. furono accentuati i tratteggi stilizzati della scrittura curiale. Sia nell’Italia romanica o bizantina che in quella longobardica. -curiale romana-. diventando corsiva notarile.delle tasse. La mancanza dei documenti originali.3 La scrittura minuscola precarolina italiana 10. che si estendeva sull’Italia settentrionale -tranne i territori costieri-. il ducato Napoletano. mediante una costituzione (1220) vietò l’uso di tali tipi di scritture. o. la Pentapoli. Ciò fu visibile. Più tardi.3. quanto meno. Alcuni elementi indicano che la sua formazione ebbe inizio 129 Cfr.il primo documento papale in originale conservato fino ai nostri tempi è un papiro dell’anno 778 e si trova a Parigi. IX sotto il dominio musulmano. una rudimentale organizzazione dei tabelliones. oppure nei luoghi in cui la presenza bizantina era stata più durevole da quella longobardica: così diventò normale l’uso della scrittura antica presso le curie cittadine. Le scritture curialesche. per contradistinguerla da quella del periodo precedente –unitario per tutto l’Impero Romano – mediante l’espressione corsiva nuova. durante il primo Medioevo. Con la creazione del regno longobardo129. L’Imperatore Federico II. la penisola si trovava divisa in due giurisdizioni politiche: a) longobarda. CENCETTI. infatti. e in maniera indipendente nei diversi luoghi. Nel 778 la scrittura della cancelleria pontificia. sorsero alcune forme di scrittura documentaria tipiche delle scuole dei tabelliones nelle singole città. mentre per scrivere i codici fu adoperata la scrittura rotonda carolina. In questo modo. Gli autori qualificano la scrittura corsiva minuscola di quel periodo. G. non ci permette di seguire lo sviluppo della curiale romana dalle origini. cessarono soltanto quando i normanni introdussero il nuovo regolamento. anche mediante la dissoluzione dell’ordo curialium che ebbe luogo a Napoli durante il sec. sorrentina. la Calabria e le isole vicine. continuò ad essere adoperata nei documenti dell’amministrazione municipale. rendendo difficile la sua lettura.1 Introduzione La vita culturale e. Lo sviluppo delle forme corsive progrediva con lentezza. appare definitivamente sviluppata. b) romana o bizantina. di Gaeta. In questi centri curiali esistevano i curiales. IX.c. di conseguenza. tuttavia senza successo. in particolare. . negli Archives Nationales -. . propria dei tabelliones. pp.63 10. Uno sviluppo particolare ebbe la corsiva nuova a Roma. dove il centro cittadino era la Curia Romana. XIV. La scrittura dei tabelliones assunse caratteri cancellereschi. o. 85-96. il ducato Romano.. anche denominata curiale. XIII. nei luoghi dove non era stato presente il dominio longobardico.

III. Die römische Kuriale in der päpstlichen Kanzlei. cioè. L. a quanto ci è noto. VIII la regolarità del tratteggio fu ancor più accentuata. in Archivio Storico Italiano. in Archivio della Società Romana di Storia Patria. con le aste superiori vistosamente prolungate. VII.furono ancora in uso durante i sec. e. fu sostituita man mano dalla corsiva nuova delle carte private. in coll. «Note paleografiche. Queste forme. Notiamo alcune caratteristiche: durante il sec. tav. espressa in forme più regolari e calligrafiche da quella corsiva usata per i documenti notarili. TJÄDER. una volta mutata la curiale romana. 2-3 (1963-1964) 7-54. ser. XI. la scrittura dei documenti pontifici si impicciolisce. Le sue lettere caratteristiche sono: Dal pontificato di Romano (897). ser. la qualifica di semicorsiva non si dovrebbe addittare a molti tipi di quel secolo. è datato nell’anno 1123-. Roma 1958. Miscellanea Historiae Pontificiae.64 durante il sec. Furono assunte le forme della minuscola comune. in Bolletino dell’Archivio Paleografico Italiano. e diventa più corsiva. continuò fino agli inizi del sec. Così. Per i testi letterari – i codici di scrittura posata . influenzata dalla corsiva nuova dei tabelliones. Intorno all’origine della scrittura curiale romana». P. Nei documenti privati. «Le origini della scrittura curiale romana». 20. «La curiale romana nuova: parabola discendente di una scrittura». O. nell’aspetto generale Sulla scrittura curiale romana. Nei documenti papali la corsiva romana si incontra fino al terzo decennio del sec. cfr. scomparendo la diversità che esisteva fra la scrittura dei documenti pontifici e la corsiva nuova dei documenti privati – gli instrumenta notarilia -. l’uso della corsiva nuova. XI. VII e VIII le scritture tradizionali. si usava contemporaneamente una forma della scrittura corsiva. P. a quanto pare per causa del passaggio dei tabelliones della Città di Roma sotto l’autorità pontificia e la conseguente confusione fra gli scriniarii della curia papale e i tabelliones. 112 (1989: ed. La caratteristica generale della curiale romana è la pronunciata rotondità e il raddrizzamento generale di essa. RABIKAUSKAS. che piuttosto era diventata un'eccezione. 130 . 1991) 39-113. Invece. pur conservando sostanzialmente le caratteristiche peculiari dei modelli dei secoli precedenti. i nostri Esercizi di Paleografia latina. XII -l’ultimo privilegio scritto in curiale romana. l’unciale e la semiunciale. VII la “t” acquista un occhiello a sinistra . la legatura “ri” diventa particolarmente tipica . 131 Cfr. di conseguenza. 6 (1926) 165-197. Nel sec. Gli autori la denominano minuscola semicorsiva131. XIII130. VII. J. Un certo ritorno ad una maggiore calligrafia si verificò alla fine del sec. la “r” in legatura a destra ha una piega angolare acuta - . L’evolversi della scrittura minuscola semicorsiva latina diventa simile a quello della corsiva in genere. X e durante il sec. RADICIOTTI. SCHIAPARELLI.

ecc. VIII si manifestò un tipo nuovo di scrittura latina da usare nei codici di alcuni paesi europei. VI. altre mani adoperarono forme più posate e meno legate. SCHIAPARELLI. Provengono da quel monastero alcune forme semicorsive. oltre ai diversi tentativi. 132 . Si nota che anche qui prevalsero alcuni tentativi individuali per arrivare ad un nuovo tipo di scrittura minuscola libraria133. cioè del sec. oppure scritture altomedievali – come A. si distinse la scuola cattedrale di Verona. Columbano. 490) in cui si contengono: un Liber Pontificalis della Chiesa Romana. Bibl. In Italia. con un tratteggio più posato. Ivi furono usate le onciali e le semionciali. Pratessi -. VIII esisteva una fiorente scuola vescovile a Lucca (Toscana). Cfr. a. in parte. Nel sec. non si può affermar che esistesse una coordinazione per quanto riguarda la calligrafia della minuscola libraria132. ma anche nella Svizzera e in Germania: esso fu conseguenza di ricercare un adeguato modo di scrittura minuscola per i codici. Fino ai nostri giorni si è conservato un codice singolare (Lucca. a Nonantola. Un altro centro scrittorio fu Bobbio. 78 (1968) 220-260. diversi testi studiati nelle scuole medievali -grammatica. alcuni esempi possono essere denominati minuscole precaroline. Altre scuole o scriptoria di quel tempo si trovavano a Vercelli. in quella meridionale. Tuttavia anche qui. nonché antieconomiche. in modo rustico.. Durante il sec. VIII. si servirono pure di alcuni tipi della minuscola precarolina durante il sec. L. Alcuni si servirono dell’onciale. VIII e degli inizi del sec. cod. Queste caratteristiche non sono costanti. alcuni risalenti agli inizi del sec. 133 Cfr. musica-. capit. dove. sia riguardo al tempo impiegato nello scrivere. in Revue Bénédictine. Le scritture onciali e semionciali erano ritenute scadenti. Ben 37 scrivani hanno collaborato alla compilazione dell’intero codice. che risulta scritto tra gli anni 796 e 816. tratteggiata con sveltezza. la cui biblioteca capitolare conserva ancora un cospicuo numero di codici di quel periodo. Il codice 490 della Biblioteca capitolare di Lucca. inoltre. durante i sec. VII-VIII era in uso la scrittura insulare. IX. «Zur Frühgeschichte des Bobbieser Scriptorium». il che sta ad indicare che in quello scrittorio non avevano trovato ancora un regolamento fisso. 36. ENGELBERT.65 diventarono più vicine alla scrittura semiunciale. Parecchi studiosi le denominano scritture minuscole precaroline. in particolare in Francia e in Italia. altri usarono forme di scrittura che partono dalla corsiva e possono essere qualificate da semicorsive. fondato da S. sia rispetto allo spazio utilizzato sulla pergamena. abbastanza calligrafiche e regolari. in coll. ma molte di esse si trovano nei manoscritti di questo tempo. Studi e Testi. 612. ovverosia la minuscola precarolina. medicina. P. Roma 1924. sia nell’Italia settentrionale sia in quella centrale e.

eccetto nella Lucania e la Calabria. The Beneventan Script. LOEW [LOWE]. e. che in realtà si sviluppò durante gli anni susseguenti la denominazione dei visigoti. è stata scartata dagli studiosi la denominazione di «longobarda».2 Caratteristiche della scrittura beneventana Cfr. Montecassino fu completamente distrutto durante la II Guerra Mondiale. Nel secolo successivo (sec. con la cessione del monastero in commenda. 135 Un qualcosa di simile accadde con la scrittura visigotica della Penisola Iberica. a cura di VIRGNIA BROWN. G. segnato coi nomi degli abati come Teobaldo (1022-35). re dei Franchi e zio di Carlo Magno.. VIII fino al sec. e l’abbazia raggiunse in breve tempo una grande celebrità. e la Sicilia. La seconda ricostruzione fu fatta agli inizi dell’anno 950.66 10. La forza motrice dello sviluppo di questo tipo di scrittura fu l’abbazia di Montecassino. Con la denominazione «beneventana» indichiamo che essa ha avuto i suoi centri scrittori nel Ducato di Benevento135. I monaci di Montecassino si rifugiarono in Capua. che rischia di essere una qualifica equivoca.4 La scrittura beneventana 10. XII) iniziò un declino che toccò terra l’anno 1454. Montecassino. subì una seconda distruzione per opera dei saraceni. 2 voll. divenuto pure lui papa col nome di Vittore III.4. E.1057-1058. Federico da Lorena . come Carlomanno. Fondato da S. dopo la caduta del regno longobardo dismise il titolo di duca ed assunse quello di principe-. 10. VIII fino al sec. soprattutto l’abate Desiderio (1058-1087).. ebbe luogo un periodo di splendore di Montecassino. VIII. Nella seconda metà del sec. poi. 134 . Nei decenni susseguenti l’anno 1000. Roma 1980.4. o. di conseguenza. Denominata così. recentemente deposto dal suo maggiordomo Pipino di Erstal. 96-100. con elenco aggiornato dei manoscritti rispettivi. Benedetto verso l’anno 529. L’epoca «desideriana» di Montecassino è ritenuta la vetta dello splendore. elevato al romano pontificato col nome di Stefano IX [X]. 2ª ediz. però. Da essi fu poi ricostruito nelle sue forme antecedenti.e nella Dalmazia dalla fine del sec. XIII incluso. VIII poté essere iniziata la ricostruzione. -il quale.1 Introduzione Questo tipo di scrittura134 si è sviluppata dalla fine del sec. IX incluso nell’Italia meridionale . In essa sono entrati come monaci illustri personaggi. Oxford 1914. dove prevalse la cultura greca e bizantina. perché tutto il decorso della scrittura beneventana fu posteriore alla caduta del regno longobardico. sia nell’architettura sia nella scrittura del Monastero. Nell’anno 883. diventò centro di resistenza contro i Franchi e raccolse entro le sue mura i maggiori rappresentanti della cultura e del nazionalismo longobardo dell’Italia settentrionale. la scrittura beneventana è strettamente legata alla storia di quel monastero. nel sostenere i diritti di Arechi di Benevento.c. CENCETTI. il 15 febbraio 1944. occupata allora dai saraceni . pp. per opera delle truppe nordamericane. Soltanto ai primi decenni del sec. verso l’anno 577 fu distrutto dai longobardi. A.

. = pausa media.seconda metà del sec. Siccome i codici monacali erano destinati alla lettura ad alta voce. Poi. sul pronome interrogativo.67 10. secondo il periodo della composizione del codice. disposti in triangolo.3 I segni d’interpunzione e d’interrogazione Per quanto riguarda i segni d’interpunzione. XI -. = pausa finale. X e per qualche decennio si trova un segno composto da tre punti.. X era in uso il segno consueto d’interpunzione -il punto. Le forme delle lettere che abbiamo descritto appartengono al periodo della perfezione della beneventana. oppure da due punti e virgola.4. per facilitarla si poneva un segno prima della frase. Mentre nei codici primi. quello «desideriano» . . Lo sviluppo di questa scrittura è descritto da E. alla fine del sec.fu adoperato il sistema della scrittura carolina: = pausa sospensiva./ . però. fino alla fine del sec. Dal periodo della «formazione». agli inizi non esisteva un sistema stabile. A. o simile-. Lowe in quattro periodi: . il che è utile per la datazione. IX. -fine sec.. Il segno interrogativo finale presentava forme diverse. entrò in uso il segno interrogativo usato da noi .

la “a” era scritta talvolta aperta nella parte superiore. IDEM. A. le parole non erano separate con chiarezza. ma esistono anche altri con la Benedictio fontis del Sabato Santo. durante il sec. La maggioranza di essi contengono l’Exultet pasquale. in Medievalia et Humanistica. PETRUCCI.sec. nonché l’accentuazione del chiaroscuro. intercalati da illustrazioni. M. Erano evidenti alcuni dettagli: il collegamento orizzontale sul rigo superiore. s’introducevano elementi dell’epoca finale della scrittura carolina (in concorrenza. Alcuni esempi di scrittura beneventana durante i sec. pur mantenendosi dentro le forme «beneventane».4 Criteri per la datazione della scrittura beneventana . ma si tratta di casi rari.. 10. A. con qualche influsso greco. Nella Dalmazia e nella regione di Bari non fu raggiunta la calligrafia «desideriana». nuova serie. in Scritti di Paleografia e Diplomatica in onore di Vincenzo Federici. di solito. IX . perciò non presentano la frattura tipica della beneventana di Montecassino. l’accostamento delle parti rotonde delle lettere vicine. XI-XII: abati Teobaldo. la lettera soprascritta -. la scrittura beneventana cessò di essere usata regolarmente. in Miscellanea in memoria di Giorgio Cencetti. Le lettere s’impicciolirono e crescevano in angolosità.4.. essa era simile alla precarolina dell’Italia settentrionale.. Questi testi si trovano.La decandenza (fine sec. G. 136 . 137 Cfr. ma non si trattava ancora di una scrittura calligrafica. NOVAK. Cfr.La perfezione (sec. XII. 4-5 (1958-59) 101-114.fine sec. Le diverse illuminazioni indicano il tema del canto rispettivo. si osservò con regolarità ciò che mancava durante il primo.68 I. la frequenza delle abbreviazioni . Torino 1973. i monaci hanno portato a Montecassino alcuni codici scritti in tipi precarolini. pp. IV.sec. CAVALLO. 213-229. Dopo la metà del sec. IX: precapuano). «La genesi dei rotoli liturgici beneventani». Invece. XIII. non si osservava la regola per l’uso della “ti” dura e della “ti” sibilante. che comprende più di 600 manoscritti. III. con la beneventana. 14 (1962) 76-85. «Note e ipotesi sull’origine della scrittura barese». Affinché i fedeli potessero vedere le immagini. XIX-XV ci sono pervenuti. X: capuano). Alla fine del sec. XIII). Rotoli “Exultet” dell’Italia meridionale. La barese sarebbe sorta dalla scrittura documentaria beneventana in uso nella Puglia. Apparivano ancora elementi corsivi. ecc. Lowe si trova l’elenco dei codici in beneventana. l’osservanza della frattura delle aste brevi. la punta del calamo era piuttosto dura. XIII fu sostituita dalla scrittura gotica. apparivano alcuni trattini aggiuntivi. «Something New from the Dalmatian Beneventana». Bari 1973 [facsimili dei rotoli]. Durante il secondo periodo.I primi tempi (fine sec. II. V. esse erano dipinte in senso contrario alla scrittura137. durante il terzo periodo questa scrittura raggiunse la sua vetta per quanto riguarda la regolarità e la calligrafia. Firenze 1944. Dopo la fine del regno lombardo.).. Desiderio. come mezzo di abbreviazioni.fu allora che si usò. o con il rito dell’Ordinazione di un vescovo. Nel quarto periodo si dimostrò la decadenza. soltanto qualche cenno ad essa a modo di serpeggiamento angoloso136. XII . «La scrittura beneventana in codici e documenti dei secoli XIV e XV». Nell’appendice della monografia di E. Sono peculiari della scrittura italiana meridionale i rotoli liturgici in scrittura beneventana. INGUANEZ. Le scritture di quelle regioni erano più rotonde e fluenti.Durante il primo periodo.La formazione (fine sec. in Bolletino dell’Archivio Paleografico Italiano. VIII . praticamente limitata ai monasteri benedettini).

nelle abbazie di Sankt Gallen.nel sec. VIII era in uso una minuscola precarolina basata sulla scrittura corsiva. G.5 La precarolina nella Svizzera e in Germania La Svizzera. Altre legature sono anche presenti. presenta forme armoniose ed eleganti. Magonza. La regione retica. di tratteggio vigoroso. La minuscola alamannica usava delle forme della “a” unciale e corsiva aperta la “t” senza l’occhiello a sinistra numero ristretto139. IX.Colonia. era divisa in due parti: retica e alamannica138. .. IX. Il tipo alamannico è di forme larghe. VIII e ai primi decenni del sec. Diversi codici che contengono questo genere di scrittura provengono dalla mano dello scriba Vinitario. la forma [ ]. essa mostra un rapporto con le scritture minuscole precaroline dell’Italia settentrionale. Nella Germania occidentale-meridionale. pp.69 10. spesso si usa la legatura “re”. l’odierna Coira.la città principale era Curia Rhetorum. ma anche riveste la forma unciale o corsiva aperta [ ]. Anche qui è frequente ]. ]. ma che tendeva verso le forme regolari e calligrafiche. Cfr. centro del cantone dei Grigioni [Graubünden] -. intorno all’anno 760. 936-939. non crestata sinistra [ ]. essendo più vicina all’Italia . CENCETTI. o. 84-85. L’uso della precarolina in Germania è limitato alla seconda la legatura “nt” [ metà del sec. in uso intorno al lago di Costanza (Bodensee). VIII. Non ci sono pervenuti molti esempi di quel periodo. VII e VIII. non è crestata. ma abbiamo dedotto da ciò che conosciamo che si trattava d’un tipo di scrittura analogo alla precarolina alamannica. La “e” resta semplice. la “t” con ampia ansa e la “a” simile a due “c” accostate. capo dello scriptorium di Sankt Gallen.c. sebbene in [ ]. ha subito l’influsso dall’Italia. un poco rozzo. [ 138 139 Cfr. CLA. però. in particolare nei centri noti dai tempi romani . invece. a) La minuscola precarolina retica. la legatura “nt” [ particolare della legatura “ri” [ ]. Reichenau e altre. Ratisbona . b) La minuscola precarolina alamannica era. la “a” è talvolta corsiva scritta in alto e legata a destra [ ]. la “e”. Queste forme perduravano ancora durante il sec. durante i sec. la “t” non porta l’ansa a ]. VII. addirittura pesante. formatasi attorno alla metà del sec.

Alcune lettere specifiche: 140 Cfr. anziché tondi. dopo la sua conversione al cattolicesimo. dinanzi agli ecclesiastici galloromani come difensore della Chiesa Romana di fronte alle altre popolazioni. frequentemente usata dai notai. divenne pertanto la scrittura comune a tutti i documenti del regno dei Franchi. cercando di differenziarlo dalle scritture delle cancellerie provinciali. e di attingere le forme grafiche da quelle ormai in uso sul territorio appena conquistato. anzi fu imitata negli uffici provinciali.1 Caratteristiche della scrittura merovingia Caratteristica della merovingica è la «compressione laterale». è stata denominata dai paleografi corsiva merovingica. Inoltre. spesso irregolari ed artificiose. costituito alla fine del sec. pp. le nuove forme documentarie si svilupparono a partire dalla minuscola corsiva usata presso la cancelleria del prefetto del pretorio romano.6 Scrittura merovingica e minuscola precarolina in Francia Il regno dei Franchi140. dall’anno 625 fino agli anni 717/722-. V. o. L’eredità degli usi romani impose anche ai Franchi la necessità di servirsi dei documenti. gli occhielli. 10. quella che oggi noi chiamaremmo giustificazione da ambo i lati. . I tratti delle singole lettere merovinge. In essa furono scritti i diplomi dei re merovingi che ci sono pervenuti -in quantità di 38. Così.70 10. anziché dritti.c. molti secoli dopo. con il conseguente restringimento degli occhielli e delle curve. mentre la corsiva era solitamente inclinata e tendeva a piegarsi verso sinistra. G. Il re Clovis (481-511). esagerandone l’artificio.6.. si presentò. ondeggiano. non distrusse ciò che trovò stabilito dalla cultura romana. Le legature sono numerose. Si giunse così ad un tipo di scrittura cancelleresca. la quale. mentre quelle inferiori appena si prolungano (in particolare nei casi della “p” e della “q”). Le aste superiori si prolungano verso l’alto. Questa scrittura si diffuse. i corpi delle lettere sono raddrizzati. CENCETTI. 75-83. in particolare l’impalcatura amministrativa. sono oblunghi e schiacciati.

In questo tipo specifico. Assai caratteristico è il [ ]. VII. usata a Laon era un’altra stilizzazione della corsiva merovingica. Columbano intorno all’anno 590. o minuscole primitive dei codici di tradizione romana. 141 . in alcuni di quei scriptoria i monaci prendevano come punto di partenza le scritture semicorsive. in Miscellanea in memoria di Giorgio Cencetti. VIII143. la “d” rotonda (onciale) [ raddoppiamento delle aste discendenti ]. Torino 1973. A. PUTNAM. di derivazione dalla corsiva merovingica. Era ancora in uso presso la cancelleria dei re carolingi intorno all’anno 860. diventate troppo artificiali. Di questo genere sono le scritture librarie create negli scriptoria di fondazione irlandese. enumera 30 codici . legata e calligrafica. furono create forme di scrittura a partire dalla corsiva merovingia in uso nelle cancellerie. A. “r”. nella prefazione al VI volume dei Codices Latini Antiquiores. invece. Era una scrittura artificiale. VII e durante il sec. «The Script of Luxeuil: a Title Vindicated». In genere. in particolare nelle abbazie di Luxeuil e Corbie. a) La scrittura di Luxeuil (scriptura Luxoviensis) merita un paragrafo separato. quando fu sostituita dalla scrittura cancelleresca che ebbe come base la scrittura carolina141. Lowe segnala soltanto 8 codici con questo tipo di scrittura. le lettere appaiono lettere “f”. come luogo distinto da un tipo di scrittura stilizzata. la “t” con ansa a sinistra e spesso legata a destra [ . la “e” crestata. 143 Cfr. in cui si eliminavano le forme tipiche cancelleresche. tutti della seconda metà del sec. la “z” alta sopra e sotto il . VII essa appare ormai sviluppata. Questo accadeva verso la metà. VIII. tutta la scrittura di Luxeuil è compatta.A. che potesse essere adeguata per sostituire quelle tradizionali . E. 38 (1963) 256266. C. Il tipo “a” . Questo monastero. senza però superare il ]. Alcuni tentarono di migliorare la calligrafia della scrittura corrente. con la “a” aperta le cui curve tendono a spezzarsi in angolo corpo di altre lettere [ [ ]. «L’origine della “b” merovingica». M. La “a” in essa è aperta. in Revue Bénédictine. 63 (1953) 132142. fondato da S. angolare nel mezzo dei tratti verticali. oppure verso la fine del sec. J. [ ] Cfr. “p”. delle ].scritti totalmente o parzialmente in questa scrittura in uso alla fine del sec. Lowe. appariva. TJÄDER. J. VII. durante la metà del sec.71 La scrittura corsiva merovingica si formò durante il sec. E. Altrove. Così. le lettere sono meno alte e meno compresse rigo rispetto alla scrittura di Luxeuil. Nel contempo. perché nei diplomi del sec.interi o frammentari . LOWE. 142 Molti manoscritti in unciale sono attribuiti allo scriptorium di Lione.l’unciale e la semiunciale -142. La minuscola corsiva comune dell’Impero Romano era stata sostituita dalla merovingica corsiva nel regno dei Franchi. 47-79. riguardo alla scrittura libraria in Francia. “s”: alte e strette. si manifestava la ricerca di una scrittura minuscola chiara e semplice. O. «Evidence for the Origin of the “Script of Luxeuil”». E. VI. in Speculum.“z”.

G. però. VIII. in Scriptorium.“b”. G. Mordramno e Adalardo. poco spontanea. per causa della disgregazione dell’Impero occidentale e con la venuta dei regni barbarici. GASPARRI. 110-121 144 . -sempre più tendente verso un maggiore particolarismo-. VIII. +870) si trova innanzitutto in alcuni codici della Bibbia fatti scrivere da quell’abate. oppure dagli inizi del sec. Durante il sec. Il segno tipico di questa scrittura è l’ingrossamento della parte iniziale delle aste discendenti delle lettere “f”. Battelli descrive 6 diversi tipi di scrittura procedenti da questo monastero nel sec. 22 (1947) 375-394. ma anche aperta (corsiva). IDEM. alla creazione di tipi differenti di scritture. appartenente all’Impero rinnovato e cristianizzato per opera.. Da quel tempo si manifestò la tendenza verso una scrittura libraria più agevole. provenienti dalla seconda metà del sec. romana. in Speculum. Spesso si scriveva l’asta della “h” inclinata verso sinistra144. abate di Corbie. dando come risultato una dispersione. sparsi in molte biblioteche europee. Essa è nata probabilmente quando già era in uso la carolina. Sono noti 18 codici di questa scrittura.. La scrittura carolina Ai tempi del dominio romano esisteva in Europa un’unità grafica che.W. anche mediante la scrittura. CENCETTI. il monastero di Corbie dipendeva. «The Scriptorium of Corbie». La minuscola di “Mordramno” è posata. F. “r” e “s”. e cioè. si è bruscamente interrotta145.. VIII nel regno dei Franchi. in Corbie. La dispersione. fu evitata mediante la nascita e la diffusione d’un tipo di scrittura che era espressione della cultura romano-cristiana. La “a” di questa scrittura ]. Corbie ebbe illustri abati. In altri luoghi della Francia la precarolina si conosce dalla presenza di elementi corsivi ed elementi della corsiva merovingica. proprie dei singoli stati nazionali. abbaye royale.c. Se quel movimento fosse continuato così. Se assomiglia ad una lettera “i” accostata da una “c” ne conoscono 35 codici. pp. tra gli altri. di Carlo Magno. Lille 1963. la “a” è di solito onciale. IX. JONES. L. ed era usata ancora durante i primi due decenni del sec. o.b». Il tipo “Mordramno” ( Maurdramnus. universalistica. Ciò che nacque da quella rottura è già stato visto sopra. La forma della scrittura deriva dalla semionciale. nel suo complesso. Il tipo “a” . La scrittura restò. IX. o di Corbie. poco sopra l’occhiello della “b” [ ]. Da ciò si spiega l’influsso insulare riscontrato nei codici che provengono da Corbie. la “b” presenta un trattino orizzontale appoggiato all’asta della lettera.72 b) La scrittura di Corbie. «L’écriture de Corbie». a ciò che è successo riguardo al linguaggio. La “n” è in forma maiuscola o minuscola. da quello di Luxeuil. come Leucario. Cfr. 263-282.Questa abbazia stette all’avanguardia della scrittura libraria durante il sec. molto ricercata e stilizzata. proveniente dalla corsiva merovingica. Fondato dal re Clotario (657-673). tuttavia si articolò in direzioni diverse. 145 Cfr. in un primo tempo. [ 11. si sarebbe arrivati.Il tipo “a” .“b” presenta la scrittura più caratteristica corbiense. cioè durante gli ultimi decenni del sec. VIII. 20 (1966) 265-272. «Le scriptorium de Corbie à la fin du VIIIe siècle et le probleme de l’écriture a . VIII.

benché dobbiamo escludere ogni tipo di influenza diretta da quel monarca sulla sua formazione. missas secundum consuetudinem celebrare. come l’abbazia dei benedettini di San Martino di Tours. sed per inemendatos libros male rogant. I. 198. Oggi si accetta che l’origine della carolina sia stata il risultato di tendenze scrittorie diverse. in quello con data 23 marzo 789 si legge: «Psalmos. Sull’origine della carolina esistono diverse tesi. Tuttavia. Cencetti ne parla ampiamente148. 110-115. Et pueros vestros non sinite eos vel legendo vel scribendo corrumpere. storico dei longobardi. come l’inglese Alcuino di York abate per qualche tempo a Tours -.fosse stato scritto a Roma attorno all’anno 800. arcivescovo di Salisburgo. che corrisponderebbe ad una moderna Accademia delle Scienze.in minuscola carolina . perfectae aetatis 146 homines scribant cum omni diligentia» . Così. dispose nell’Instructio pastoralis (a. tuttavia. l’origine della carolina è diventata «crux palaeographorum».il testo. Tra i collaboratori di Carlo Magno v’erano uomini eruditi. oppure Pietro di Pisa. propose per primo questa tesi. grammaticam per singula monasteria vel episcopia et libros catholicos bene emendate. essa dovette essere abbandonata.anche egli italiano -. MGH. 11. mentre altri sono del parere che significa mettere in rapporto una cosa con altra – inter legere -. et hoc secundum ordinem traditionis Romanae debent 147 facere» . Baptisma publicum constitutis temporibus per duas vices in anno fiat. la correzione dei testi liturgici. Si discute sul significato del termine latino intellegere. notas. Alcuni opinano che sta a significare un “leggere dentro” –intus legere. crebbe l’attività scrittoria e nacque un nuovo tipo di scrittura che. Th. Sotto la sua protezione. sect. oppure Aix-la-Chapelle). sorsero in Francia centri di cultura. le quali però non soddisfano del tutto. frequentatore della corte palatina. von Sickel. et si opus est evangelium. p. la catechesi. l’istituzione delle scuole. et fidem catholicam debent ipsi agere et populos sibi commissos docere. in poco tempo. di conseguenza. infatti. dum bene aliqui Deum rogare cupiunt. pp. o Paolo il Diacono . 798): «Et hoc consideret ut presbyteri ipsi non sint idiothae. nella supposizione che l’attuale codice vaticano del Liber Diurnus . luogo d’incontro dei “scienziati”. psalterium et missalem scribere. 148 In o.73 Ecco il motivo per cui la denominazione «carolina». le quali operavano in ambienti differenti. Arnone. A Carlo Magno si devono anche diversi capitolari. Non possiamo. in Pascha. in Pentecosten.1 Origine della scrittura carolina In questo ambiente culturale. sicut Romana traditio nobis tradidit. riguardanti l’istruzione dei preti. in provincia di Modena. Alcuni sostenevano che Roma fosse stata la culla della scrittura carolina. sed sacras scripturas legant et intelligant. quia saepe.c. che sono punti su cui è stata focalizzata la riforma durante i tempi di Carlo Magno. diventò comune in varie scuole europee. II/1. Concilia aevi karolini. compotum. Ad Aquisgrana (Aachen. la retta celebrazione della divina Liturgia. grammatico. cantus.. L’espressione intelligant sta ad indicare in questo caso la comprensione della Sacra Scrittura. 60. Legum. Per alcuni studiosi. a cominciare dalla Messa e dal Battesimo pubblico durante il tempo pasquale e la Pentecoste. G. quando fu accertato che quel manoscritto vaticano no fu scritto a Roma ma probabilmente presso il monastero di Nonantola. molto legato alla tradizione romana e cristiana. pur essendo portate verso un medesimo tentativo e. 147 146 . negare qualche suo influsso indiretto. fu istituita una Scuola Palatina. tutte quante in rapporto ad un movimento MGH. ut secundum traditionem Romanae Ecclesiae posssint instruere.

b) l’altro del «tipo di Tours». VIII-IX poteva avere due forme. III-IV d. ad esempio della maiuscola in minuscola durante i sec. onciale e corsiva (aperta): . inclinava le aste e l’asse della scrittura e tracciava legature ed elementi provenienti da minuscole non caroline.C. più tardi tende ad essere dritto. X in poi hanno un trattino ornamentale: La minuscola Meno agevole fu dominazione dei Inghilterra. «E’ pensabile che il “rinascimento” dell’età di Pipino e di Carlo Magno . in seconda metà del sec. Il tratto di destra della “a” unciale nei codici più antichi è piuttosto obliquo. Ai primi tempi e nel sec.. eccetto il fatto che la scrittura stampata sostituisce la “s” corsiva con la “s” rotonda. il termine «poligenesi» a proposito della scrittura carolina. Ai primi tempi. IX scrivevano le . “l” e “h”. VIII sono francesi. quello primo. poi. È stato usato. G. La trasformazione. Si possono distinguere due filoni: a) l’uno del «tipo di Corte». e ciò abbia indotto anche la ripresa delle loro forme grafiche. Questo era più calligrafico. La lettera “a”. nelle vecchie biblioteche. “st” e “et” = legature “re”. Nelle isole britanniche. la normanni decise la lotta fra la scrittura insulare e la carolina. Egli supponeva un uso della minuscola antica assai più diffuso da quanto non sia documentato dai codici calligrafici che conserviamo. carolina si espanse innanzitutto sulle terre dell’Impero dei Franci. IX. quale fu la rinascita degli studi. perché conteneva elementi corsivi o precarolini. addirittura. a modo di clava. non furono mai prodotti libri in lettera .2 Caratteristiche della scrittura carolina Questa scrittura minuscola possiede sostanzialmente le stesse caratteristiche della minuscola odierna usata nei libri stampati. polverosi e dimenticati. Ognuna di esse è separata.. le rotondità superiori ed inferiori sono aperte. e. La scrittura carolina non era ancora definita. i vari tipi si fusero fra loro. Si tratta di un tipo di scrittura regolare e costante nel formare le singole lettere. XI-XII. invece durante il sec. che diventò frequente nei sec. Cencetti opinava che le scritture precedenti influirono notevolmente sulla formazione della carolina. sia riapparsa in pubblico. nella parte superiore sono. XI. durante i sec. Le aste delle “b”. era più rapido nel tracciato. 11. dalla .. di conseguenza si può parlare di un canone carolino.abbia riproposto lo studio dei codici che da due secoli giacevano. X e successivi esse sono chiuse. Soltanto verso la fine del sec. con poche legature. ai tempi iniziali. dal sec.» Non è da sottovalutare l’opinione che la minuscola latina abbia perseverato – talvolta nascosta – e. La “d” ha la forma semionciale: .74 culturale generalizzato. accanto ad essa si usava pure quella unciale. inoltre.. La “g” acquistò l’occhiello sopra a sinistra. “nt” = . Soltanto tre legature sono tipiche: “ct”. prolunga l’asta della “t” sopra la traversa. la diffusione fuori del territorio imperiale. “rt”. o palatino. invece. dritto e squadrato. articolato in varietà locali. La maggioranza degli scriptoria in cui la carolina apparve alla fine del sec. addirittura verticale: . “d”.

PETRUCCI. regolandone l’uso dal sec. Ad esempio. in Irlanda ma cadde lungo il corso del sec. dando luogo alla scrittura minuscola diplomatica o cancelleresca. Si usò anche la nota tironniana per indicare “et” (7)149. ecc150. il Belgio. essa tende verso le forme angolose: è più alta che larga. dipendendo dalle regioni e i paesi.. “n”. o delle corporazioni dove esistevano centri destinati a scrivere i documenti.. ecc. XII. Quando la beneventana. Nel sec. Per la scrittura dei documenti.. [ ] Questi sono alcuni criteri da applicare con flessibilità. nel sec. con accentuazione del contrasto fra i tratti grossi e sottili.75 carolina. soprattutto quelle superiori. la scrittura visigotica libraria era già in disuso. “u”. nonché l’uso della “s” rotonda in fine di parola. in particolari a romani dei sec. abbastanza angolosa. In questo caso. Maggiore resistenza oppose. 11. Nelle cancellerie importanti. l’Italia. con i trattini sviluppati. A. nella Francia settentrionale assomiglia a quella inglese. gli altri che non appartenevano a quei gruppi ristretti usavano la carolina per i documenti e per sottoscrivere. “m”. Non osiamo giudicare. adottò alcuni artifici analoghi riguardo alla propria minuscola diplomatica. Essa resistette. secondo la maggiore o minore solennità dei documenti. Per quanto riguarda la datazione dei codici italiani. la composizione del manoscritto. come sono la forma di clava delle aste superiori. ma è più grossa. diventarono assai piccola linea allungate in confronto al corpo relativamente piccolo della scrittura. XI si raddrizza e ingrandisce il corpo della scrittura .. per la Francia. i tratteggi diventano addirittura ricercati. 9 (1968) 1115-1126. invece. cfr. In Inghilterra è alta e stretta. X scompaiono progressivamente i residui corsivi . XII è differente. le lettere ornate. La carolina finì per sostituire le altre scritture. XIII. graduandolo. XII si presenta irrigidimento nel tracciato. la carolina subì alcuni adattamenti.e le forme di clava delle aste. In Spagna. dal tratto sottile. IX mostrano la persistenza di elementi corsivi. essa diede spazio ad una scrittura che ormai era diventata gotica. 149 . le edizioni Catalogue des manuscrits datés. Nel sec. si trattava di applicare artifici cancellereschi alla carolina. la mancanza di trattini complementari all’inizio e alla fine dei tratti brevi delle lettere “i”. gli intrecci apposti alle parti superiori della “s” corsiva e della “f”. come segno di abbreviazione si aggiungeva un nodo alla consueta . le aste. concluse il suo ciclo.soprattutto la “a” aperta . le legatura “ct” e “st” avevano le due lettere distanziate e unite da un tratto in alto.3 Datazione e cambiamenti tipologici della scrittura carolina I codici del sec. In realtà. in Germania. ed il segno diacritico sulla doppia “i” (in particolare se questa è seguita o preceduta dalla “u”). il regno normannno dell’Italia meridionale. Tuttavia. XII. Studi medievali. tuttavia. 150 La Cancelleria pontificia. XII. le eventuali miniature. perché prendiamo come punti di riferimento solo alcuni indizi. in Spagna e in Francia meridionale ha le forme piuttosto rotonde. cercheremo di trovare argomenti «cumulativi». 3 ser. nel quale si scrisse in beneventana più volte che in carolina. Occorrerà esaminare la materia scrittoria.diminuisce la proporzione fra il corpo e le aste superiori delle lettere -. verso la metà del sec. La minuscola carolina del sec. X-XII. aggiunti alle aste brevi -talora diventa difficile distinguere fra la “u” e la “n”-. la Germania e l’Austria. si usava quella specifica e artificiale degli uffici. Cfr. quando abbandonò la scrittura curiale romana. durante il sec. In Italia rimane piuttosto larga e rotonda.

nota 45. la quale. CENCETTI. vicina a Parigi. si cercava di ottenere dai sovrani civili. assicurandone il valore. cioè i goti. Un nuovo tipo di scrittura sorse in mezzo a questo nuovo ambiente culturale. XII fu costruita la chiesa abbaziale di S. altre scuole analoghe . risultandone una nuova scrittura. G. Denis. le diedero il nome dei fautori principali della caduta della civiltà antica. 151 152 Cfr. lo sviluppo ulteriore di ciò diede ansa ad una spezzatura dei tratti brevi. Perciò. Or bene. Essi. Montpellier. sorsero in diverse regioni dell’Europa.c. I contemporanei della scrittura gotica la denominavano.. pp. XVI. ritenevano “barbara” la scrittura antecedente e. Sorsero grandi officine librarie che promuovevano la copiatura dei testi. perché fu inventata dagli umanisti del Quattrocento.ricavata dalle copie in carolina -. derivata dalla carolina attraverso una modifica “manierista” del tratteggio: la scrittura gotica. le ogive. in particolare dei trattati spiegati dai docenti presso le università. La scrittura gotica Durante il sec. così. La sua origine era contemporanea alla diffusione dello stile artistico nuovo. XII sono sorti in Europa nuovi centri culturali: le università degli studi. Nel contempo. però. ritenuta prototipo architettonico della nuova arte che. allo scopo di migliorare la procedura negli studi. . l’esagerazione dei contrasti fra pieni e filettati. esigendo per il lavoro un pagamento. Durante il sec.76 12. La regione parigina è ritenuta culla degli elementi della nuova scrittura. Agli archi rotondi degli edifici subentrarono gli archi acuti. oppure dai papi. moderna. cfr. poi. contrapponendo la scrittura moderna alla «littera antiqua» . o. regole e gli statuti. dovunque fosse usato il latino. 122-137. Questa denominazione non è contemporanea della stessa scrittura. durante il sec.1 Origine della scrittura gotica L’irrigidimento del ductus. simultaneamente. che ben presto diventò comune alla maggior parte dell’Europa. nonché il generale riconoscimento. l’acutizzazione delle forme rotonde erano tipici della scrittura minuscola carolina. Salerno (medicina). ricevette la convalida dall’Imperatore Federico I Barbarossa. si collegò l’aumento della richiesta di libri. Fu elaborato il sistema delle peciae152. 12. Si stabilì un rigido controllo sulla produzione libraria destinata all’uso degli studenti. Le stesse librerie intensificarono il commercio. nell’anno 1158. mentre la carolina era per loro una scrittura “antiqua”. Furono elaborate usanze. Sulle peciae. i rispettivi privilegi. quello conosciuto come minuscola gotica. Oxford. fioriva la scuola di Diritto in Bologna.Parigi. Durante la metà del sec. In Italia. Fino allora erano stati i monasteri e le scuole cattedrali i centri principali dell’attività culturale. Salamanca -. XII lo sviluppo della cultura subì un profondo mutamento151. sarà denominata «gotica». Insieme all’intenso movimento intellettuale e spirituale.

formano un alfabeto proprio. Un’analoga spezzatura si trovava nella scrittura beneventana.77 12. invece.c. rigonfiamenti. CENCETTI. G.2 La gotica libraria Caratteristica fondamentale della nuova scrittura è il contrasto dei tratti forti. o. nonché la spezzatura dei tratti153. Osserviamo. le caratteristiche delle lettere: notevoli esagerazioni di curvature. pp. marcati. quella della scrittura gotica ha come oggetto soltanto le curve. alcuni autori hanno ipotizzato un rapporto genetico fra la scrittura beneventana e la gotica. tuttavia. 153 Cfr. trattini complementari. della beneventana ha per oggetto le aste delle lettere. quindi. assai sottili. dando luogo alla doppia spezzatura di ogni asta breve.. La spezzatura. di conseguenza. 122-132 . con quelli leggeri. raddoppiamenti dei tratti.

Scarso. l’uso frequente del segno di origine tironniana per “con-” [ stretta osservanza della “r” rotonda e della fusione delle curve contrarie [ [ ] ]. la ].2. c) La littera rotunda è la gotica italiana.. simile quasi ad delle aste un punto. XIII. chiusa all’italiana e chiusa alla maniera francese (con la doppia pancia) ]. la “s” finale può essere simile alla minuscola corsiva. molto caratteristiche sono la “d” unciale con lunga asta pesante e la “z” simile alla “s” finale delle parole greche. formata verso la metà del sec. i tratti verticali ed obliqui diventano pesanti. Oxford. a causa delle sue lettere alte e strette. la “a” può trovarsi nello stesso manoscritto in una triplice forma: aperta. e finisce per essere adoperata nei libri di scuola e di liturgia. i tratti ascendenti da sinistra a destra. oppure a quella rotonda [ ]. priva di spaziosità e di regolarità. a doppia pancia. sottili rimangono. XIV un tipo nazionale per i testi in lingua spagnola: la scrittura redonda de libros.si distinsero per le cosiddette «lettere scolastiche». come generalmente nella gotica francese. finché non fu sostituita da forme preumanistiche. XIII-XV. XII e prima metà del sec.detta pure psalterialis. XIV. le aste molto brevi sia in alto che in basso in confronto al corpo delle lettere. in cui qualsiasi curva od occhiello diventa un esagono allungato verso l’alto. soprattutto per quelli del coro liturgico. la compattezza della scrittura. Non esistono studi appropriati sulla littera oxoniensis –Oxford-. Questa lettera non è molto differente dalla denominata «littera bononiensis» ed è adoperata per i libri di devozione e di religione. I grandi centri universitari -Parigi. Tutto l’aspetto della [ . Essa si trova in Francia ed Inghilterra. le cui lettere sono larghe e rotonde. Fu usata durante il sec. oppure gotica calligrafica -. fu il suo influsso al Sud degli Appennini. La littera bononiensis si formò durante gli ultimi anni del sec. in particolare nell’università di Padova.1 Diversa tipologia della gotica libraria a) La littera «de forma» . tracciate sui codici lussuosi. ma in Germania diventa ancor più stilizzata. La “a” è talora simile al tipo italiano. In Spagna nacque durante il sec. Le forme delle singole lettere sono rotondeggianti e mostrano un pronunciato chiaroscuro in verticale. il segno d’abbreviazione generale molto ridotto.La littera bononiensis esercitò grande influsso in tutto il Veneto. In essa. essa esclude la “a” a doppia pancia. più spezzata e pesante. anzitutto in Francia ed Inghilterra durante i sec. XIII. tuttavia. La littera parisiensis si è sviluppata contemporaneamente a quella di Bologna. è denominata scrittura elegante. È meno accurata ed elegante. Bologna.78 12. b) La littera testura è la scrittura gotica di forme più angolose. la lineetta orizzontale dei compendi “per” e “qui” assai sottile e tracciata all’estremità . giungendo alla perfezione nella seconda metà dello stesso secolo. Le sue caratteristiche sono: l’arrotondamento di tutte le lettere. invece. meno legata. meno rotonda. il segno di “et” è quasi sempre tagliato alla metà da un trattino orizzontale. nonché il trattino che taglia a metà il segno «tironiano» usato per la congiunzione “et”.

nemmeno alla calligrafia. tuttavia. E. La minuscola carolina non aveva forme proprie corsive.. KIRCHNER. con svolazzi «a bandiera» nelle aste superiori.79 scrittura presenta le lettere più serrate e i tratti meno spezzati. senza badare alle spazzature. molto legata. XII. Die gothischen Schriftarten. per gli usi quotidiani. Nella transizione del sec. Alcune delle forme caratteristiche della gotica corsiva sono: . di conseguenza. Le forme gotiche rafforzarono questa tendenza. 12. ad un tipo di scrittura corsiva. Monachii 1966. scritta «manu currente». 154 . LXXXVII imaginibus illustrata. Scriptura gothica libraria a saeculo XII usque ad finem medii aevi. si sentiva la necessità.le “f” e le “s” che scendono sotto il rigo. KIRCHNER. ma è più regolare e calligrafica154. Braunscheweig 1970.J. 2ª ed. Dal punto di vista sociale e culturale. la minuscola era diventata sempre più artificiale. essa rassomiglia al tipo della littera parisiensis. Si arrivò. di una scrittura semplice e scorrevole. esempi della scrittura gotica in J. mentre nella gotica libraria si posano su di esso: Cfr.3 La gotica corsiva Dal punto di vista formale. la scrittura gotica corsiva sarebbe il risultato di un’evoluzione parallela a quella della gotica libraria. CROUS .

inizio sec. la gotica corsiva appena si differenziava dalla libraria. documenti. si tratta di scrittura corsiva. Si evitano gli svolazzi «a bandiera» nelle aste superiori. però. La “s” finale somiglia ad una B grande stampata. La gotica corsiva presenta varietà di tipi.in francese -. il corpo delle lettere tende a chinarsi verso destra. si tratta della libraria. Tommaso è denominato “venerabilis” e non “sanctus”. per redigere minute. Sono caratteristiche le lettere “s” e “f”. per la trascrizione delle prediche.2 Durata della gotica corsiva Quasi contemporanea degli inizi della gotica libraria (fine sec. et licet sit littera inintelligibilis. in particolare quelli notarili. nihilominus diligenter ob reverentiam tali doctoris custodiatur. La cancelleria pontificia aveva elaborato delle forme analoghe. Essa fu adoperata in particolare per i testi in volgare . In altri paesi europei la gotica corsiva fu sostituita dalla corsiva umanistica. registri. ecc.1 L’uso della gotica corsiva La scrittura gotica corsiva fu adoperata per il quotidiano. si avvicina alla scrittura libraria assumendo qualche cenno della spezzatura delle aste non lunghe. che componevano una specie di gotica curiale. XV. La corsiva era in uso durante il sec. si posano sul rigo. introdotta nella zona Nordeste di Francia durante il sec.4 La gotica bastarda Si tratta di una variazione della gotica corsiva. oltre che allo stile personale dello scrittore. varie notizie. anno della sua canonizzazione. Nel sec. Fu denominata «lettre bâtarde». dovuti principalmente ad una maggiore o minore rapidità del tratteggio.3. Ordinis Fratrum Praedicatorum. 155 . San Tommaso d’Aquino scrisse i suoi trattati quando non li dettava –mediante una scrittura manu currente. in particolare quelli scolastici. 12. in Germania. Ciò sta ad indicare che questa annotazione fu scritta prima dell’anno 1323. sebbene non fosse veramente corsiva. conti.80 12. In essa. XIV la gotica corsiva talvolta è stata usata per scrivere i codici.3. applicandola alle specificità delle curie. sia la gotica libraria sia quella corsiva rimasero più a lungo. 12. per cui quasi nessuno poteva decifrare ciò che egli aveva scritto. Alla fine del sec. XIII essa aveva raggiunto la sua perfezione. però. Nel sec. almeno in Italia. In un suo codice autografo fu scritta questa nota: «Iste liber scriptus est manu propria venerabilis doctoris fratris Thomae de Aquino. ma qualcosa di ibrido. XIV. oppure alla lettera tedesca ß. XIII). diminuiscono le legature. e così si mantenne durante il sec. Questa scrittura era talvolta usata per i testi letterari. neque abiciatur 155 propter inintelligibilitatem» . Il modo di fare le lettere “s” e “f” può servire come criterio utile per distinguere questi due tipi di scrittura gotica: se quelle lettere si prolungano sotto il rigo. Tommaso era morto l’anno 1274. XIV. La gotica cancelleresca raggiunse in Italia forme altamente calligrafiche e tipicamente italiane. in qualche modo fino ai nostri giorni. perciò fu denominata minuscola cancelleresca italiana. si trovò già sotto l’influsso della scrittura umanistica. per indicare che non era né corsiva né libraria. e cioè. XIII e durante tutto il sec. di cui la parte superiore è assai grossa e più in giù diventa più sottile per finire sotto il rigo a punta. se. XII . XIV. Nelle cancellerie era usata la corsiva gotica.

25 (1979) 301-327. Cencetti). Köln-Wien 1982. Essi offrivano. cfr. Essi ostendevano. la cui individualità era sommersa entro la calligrafia. la quale. Perciò Francesco Petrarca (n. G. quindi. d’una parte. la quale fu chiamata «gotica». e cercò di portarne qualche rimedio. La vera riforma della scrittura nacque. sul quale si è scritto che «nullo libro. +1374) scriveva: «vaga et luxurians littera.1 Origine della scrittura umanistica Tra i molti studi sulla scrittura gotica. XIII. nel contempo.in particolare quella librariaentrò in crisi157.. prope 158 autem afficiens ac fatigans. appare come essenzialmente gotica ma priva di svolazzi. epistula 4. per buono che sia. quasi ad aliud quam ad legendum sit inventa» . Epistolae familiares. XIV-XV. 157 Cfr. «praeantiqua». longe oculos mulcens. «semigotica italiana» (G. in maggioranza. erano copie eseguite presso i monasteri nel periodo del cosiddetto «rinascimento carolino». La scrittura umanistica A causa del manierismo esagerato. all’Inghilterra ed alla Spagna. facendosi egli medesimo calligrafo e maestro di questa scienza. di là si estese alla Germania. lib. di cui lodava la vetustioris litterae maiestas. dentro il piccolo cerchio dei primi umanisti fiorentini. oscurati durante alcuni secoli sugli scaffali delle biblioteche ecclesiastiche. 156 . modificando la propria scrittura. Petrarca si augurava di vedere una littera castigata et clara seque ultro oculis ingerens. HEINEMEYER. W. nei codici da lui scritti. cioè barbara. oppure le abbreviazioni. la scoperta dei codici antichi. Studien zur Geschichte der gotischen Urkundenschrift. gli piace. egli in persona. La “littera bononiensis” in Italia. I codici latini.c. la scrittura gotica bastarda fu molto comune in Francia.. Tutto era in favore della scrittura antica. dall’altra. 138-155. «Textualis formata». Un fatto culturale aiutò ad uscire dal vicolo cieco in cui si trovava la scrittura gotica: il ritorno allo studio dei classici greci e latini e. tuttavia non erano né rapide né agevoli a essere capite e lette. L’occhio era costretto a faticare. Uno di essi. 13.81 Durante i sec. a scapito della moderna. o. a quanto sembra fu il primo a tentare l’imitazione della scrittura antica. e trovava l’appagamento del suo desiderio in un codice di opere di sant’Agostino in minuscola carolina. l’ariosità della scrittura carolina. Nicola Niccoli. in Arezzo 1304. M. un tipo armonioso di scrittura nitida e facilmente leggibile. Anche Poggio Bracciolini ebbe cura di copiare alcuni codici in «littera antiqua». 13.. la scrittura gotica . CENCETTI. con un tracciato di stampo classico e nitido. pp. la raffinatezza della scrittura gotica. e. 158 F. tra gli elementi calligrafici. dove fu chiamata “bastardilla”156. PETRARCA. consapevolmente. «gothico-antiqua». Alcuni autori denominano quella scrittura «fere umanistica». i tratti distintivi dei singoli segni alfabetici. Petrarca percepì la crisi della scrittura gotica. STEINMANN. in Archiv für Diplomatik. qualis est scriptorum seu verius pictorum nostri temporis.non essendo scritto in lettera antica». anche la “littera de forma” in Francia erano molto belle ed eleganti.

a) L’umanistica libraria. XIXII. pur conservando un fondamento gotico. Fuori dell’Italia. Ferrara fu pure centro importante di produzione di codici umanistici. si accostava all’umanistica per la semplicità nel tratteggio. la “t” possedeva l’asta verticale tendente in alto. Le aste protese in alto delle lettere “b”. le lettere “i”. le forme gotiche ulteriormente stilizzate erano in uso. Nei primi decenni del 1400. però. Il tratteggio in genere tendeva ad essere in obliquo e verso destra. senza gli svolazzi tipici della corsiva. durante alcun tempo. “m”. Petrarca. Anche qui le aste discendenti sotto il rigo terminavano in un trattino obliquo. e in Germania essa non vinse sulle altre scritture. Questa umanistica corsiva era fondamentalmente [ ] [ ] . l’età del manoscritto. “f”. “d”. il tratto orizzontale era aggiunto piuttosto a destra del verticale.2 Tipologia della scrittura umanistica Come accade con la scrittura gotica. Le forme delle singole lettere erano semplici e chiare. bensì un’evoluzione della gotica corsiva sotto un forte influsso da parte dell’umanistica libraria. sebbene il suo uso non escludesse le altre scritture: le opere liturgiche continuarono ad essere scritte in gotica e. per tutti i libri di carattere non letterario continuò ad usarsi il tipo gotico semplificato. Ebbero luoghi alcuni adattamenti. proposto da F. le aste discendenti della “p” e della “q” terminavano in un trattino obliquo . altezza quello orizzontale. l’umanistica si diffuse soltanto durante il 1500. sotto il patrocinio della Casa di Este . oppure si adoperava la “e” caudata. o rotonda è una ripresa della scrittura carolina del sec. la “r” rotonda era usata simultaneamente alla “r” diritta. che può essere denominato scrittura semigotica. ornato e altri criteri indicano. “n” e “r”. “h” “d” “l” e “s” erano semplici. si tornava alla legatura “et” (&) e si scartava il segno tironiano (7).82 L’origine della scrittura umanistica si pone di solito nell’anno 1402. come ad esempio: la lettera “i” era scritta con il puntino . b) L’umanistica corsiva o italica non rappresentava una rottura con la gotica. XI. la quale. le lettere che formavano una parola erano unite fra loro. il punto era il segno diacritico -. Molti umanisti fiorentini ambivano di essere ritenuti ottimi calligrafi della «littera antiqua». I primi esempi dell’umanistica possono sembrare.famosa la Bibbia di Borso d’Este -. la “s” rotonda si scriveva anche nell’interno della parola. “n” e “u” erano facilmente riconoscibili. così la scrittura umanistica può essere distinta in libraria e corsiva. anzi nell’anno 1400. sia come scrittura libraria sia come scrittura corsiva fino ai nostri tempi. sopravvisse la cancelleresca italiana. come nel caso delle lettere “m”. si aggiungevano brevi trattini anche alle altre aste verticali. 13. come scritti del sec. non solo alla fine di essa. la “t” possedeva un tratto verticale che sorpassava in . i dittonghi “oe” e “ae” entravano di nuovo in uso. la scrittura umanistica si diffuse in tutta la penisola italiana.nella carolina. Firenze fu un centro d’elaborazione della minuscola umanistica. la “g” si distingueva grazie ad una forma particolare la “d” era quasi sempre dritta. a prima vista. in concreto il Quattrocento.

B. Perugia. 37 (1991) 307-451. in Das Verhältnis der Humanisten zum Burch. L. The Origin and Developpement of Humanistic Script (= Storia e Letteratura. 79). RÜTH. ULLMAN. «Humanistic Script: The First Ten Years». Jahrhundert». DE LA MARE. Boppard 1977.83 uguale a quella che noi usiamo oggi nello scrivere. A. C. Roma 1960 [ristampa: Roma 1974]. Untersuchungen zu den Dokumentarschriften von Foligno. 36 (1990) 221-370. Nella tipografia riceve la denominazione di italica o corsiva159. Siena und Arezzo im 15. M. «Aufkommen und Verbreitung der humanistischen Kanzleischrift in den komminalen Behörden der südlichen Toskana und Umbriens. herausgegeben von F. Cfr. KRAFFT. in Archiv für Diplomatik. 159 . 89-110.

В = 2000. con 4 “I” (e non come oggi. per calcolare: il calcolo. i numeri erano segno di saggezza. Lo spiegava Gerbertus d’Aurillac. alcune difficoltà. I romani erano molto pratici e. anche nelle forme corsive. VIII. ma di qualcosa di particolare. Nel sistema greco ed nel latino. nella sua origine. addirittura quelli che meglio potevano essere riprodotti sulla pietra: I. Accadeva spesso che loro sistemassero sopra il numero una lineetta. facevano calcoli matematici. Ai tempi antichi e nel medioevo era conosciuto il cosiddetto arcus pythagoricus che doveva facilitare il computo. L. VII xx VIIII = 149 (leggi: 7*20+9=149). perché la molteplicità dei segni nel greco e la mancanza dello zero in ambedue costituivano un ostacolo. tuttavia. V. Lo zero era necessario per fare il computo. si usava un trattino trasverso sull’ultimo segno numerico. Nella numerazione dei romani. Essendo i numeri romani lettere dell’alfabeto. usato quasi dovunque prima che si diffondessero le moderne macchine calcolatrici. Avevano. la medicina ha conservato il suo significato primario – ad esempio: calcolo renale -. ρα = 101. era una pietruzza od un sassolino che si usava per facilitare i conti. Gli Arabi conoscevano le cifre già nel sec. allo scopo di indicare che si trattava non di una parola. ne sceglievano i segni che meglio si prestavano ad essere tracciati sulle tavolette cerate e sul papiro. I greci esprimevano i numeri direttamente: ια = 11. ma talvolta anche moltiplicandoli. ad esempio: IIII xx VIII = 88 (leggi: 4*20+9=88). i numeri erano espressi addizionando quei pochi segni. CCCLXXXVIIII = 389). M. cioè: IV = cinque meno uno). addizionando di solito i vari segni (VIIII = 9. addirittura usando le legature: Per indicare la metà di un’unità. . lo hanno fatto usando le lettere normali dell’alfabeto: dall’”α” all’”θ” per indicare dall’1 al 9. la “ι” e seguenti per indicare il 10 e seguenti. 14 ecc. poi papa con il nome Silvestro II. I greci. D. Le cifre arabiche sono d’origine indiana e rappresentano lettere iniziali dei denominativi dei numeri in sanscrito. All’arco pitagorico corrispondeva l’abbaco o pallottoliere. X. ad esempio. А = 1000. Durante il Medioevo si scriveva 4. Gli ebrei ed altri popoli semitici hanno adoperato un sistema simile. ecc.84 APPENDICE I numeri romani e le cifre arabiche Tutti i popoli si sono serviti di qualche sistema con cui esprimere graficamente i numeri.. erano espressi nel formato delle rispettive lettere in uso in quel tempo e in quel luogo. ecc. 9. C. anche la collocazione del numero fra due punti aveva lo stesso significato. invece. pur usando anch’essi i segni alfabetici per i numeri. oppure si aggiungeva la lettera “s” (= semis). i romani. la “ρ” e seguenti per indicare 100 e seguenti.

85 Del sec. per esempio: MCCCC7 = 1407. 160 . 161 Cfr. “5” e “7” si scrivevano diversamente de ciò a cui siamo oggi abituali. A Firenze. perché la loro applicazione caratteristica è nel sistema decimale che si basa. ed in parte con cifre arabiche. a IFRAH. Alcune di esse avevano formato differente da quello che oggi usiamo. XV anche queste cifre adottarono le forme simili alle attuali. ancora l’anno 1299 e nei decenni successivi. «The Hispanic Origin of Our Present Numeral Forms».. sunt formae: «CII. come l’Algorismus del matematico Mohammed ibn Musa al-Kharismi. in Archives internationales d’histoire des sciences. XIII esistevano a Firenze e anche a Pisa scuole in cui veniva insegnato l’abbaco. Et hoc manifestum est in nobem [sic] figuris. STRUIK. 8ber. LEMAY. in particolare i numeri “4”.J. 2 ed. quarum hec . XII. manca lo zero. gli statuti di cambiavalute contenevano un paragrafo molto emblematico dei pregiudizi contro i segni stranei160. GILL. D. Soltanto alla fine del sec. secondo il modo di scrivere degli arabi. quando arrivarono le traduzioni dei trattati arabi sul calcolo. Agli inizi ve n’era una sfiducia verso quei segni. per esempio. In due codici contenenti l’Etymologiae di sant’Isidoro di Siviglia. appunto. in quo vel in quibus scribat data et accepta. Xber. “De arte” significava i soci appartenenti all’”Arte del Cambio”. XIII si indicava sui manoscritti le pagine con le cifre arabiche. R. Parecchie volte troviamo forme miste presso i manoscritti. Le cifre arabiche divennero conosciute nell’Occidente soltanto nel sec. 8 (1977) 435-462. Oxford 1915. = septentrionalis. set aperte et extense scribat per licteram». quibus desginant unumquemque gradum ciuiuslibet gradus.F. The Development of Arabic Numerals in Europe Exhibited in 64 Tables. 2ª 2e = secunda secundae. anche 2r = dupliciter. in appendice al libro III. sullo zero. si legge: «Item de figuris arthmetice. G. Scire debemus Indos subtilissimum ingenium habere et ceteras gentes in arthmetica et geometria et ceteris liberalibus disciplinis concedere. 21 (1968) 291-294. in Viator. Item statutum est et ordinatum quod nullus de hac arte audeat vel permictat per se vel per alium scribere vel scribi facere in suo libro vel quaterno vel in aliqua parte eius. e ciò dimostra che non erano ancora entrate nell’uso di quella cifra. Le cifre sono segnate in ordine inverso a quello occidentale. 9ber. G. Si sa però che già nel sec. X sono i primi esempi di cifre in Spagna. aliquid quod per modum vel licteram abbachi intelligatur. Storia universale dei numeri. Milano 1984. anche quando la parola aveva tutt’altro significato che un numero. cioè un numero indicato in parte con segni romani. Nel sec. QUOD NULLUS DE ARTE SCRIBAT IN SUO LIBRO PER ABACUM. Le cifre servivano anche come segni per le parti delle parole suonanti come un numero. Cfr. 3i = termini. perché. ecc161. Lo si adoperava per indicare i mesi da settembre fino a dicembre: 7ber.

............. 31 5.......... 22 3.......................... 30 4............................ I manoscritti latini del secondo medioevo ........................... 15 1....... 26 4..6 Bliografia introduttiva .........3 Metodo di studio della Paleografia..................................... 18 2.......................................4 La carta .......................................................................................................3 La pergamena .................. Origine e sviluppo della scrittura latina .......................................... Mabillon ................................ 2 1.4 Centri nuovi di cultura in italia (sec....... 18 2..........2 Scopo della Paleografia ............................ 10 1.............................. Scrittura onciale e semionciale . 5 1............. 32 6......................................................... Manoscritti latini dell’antichità e del primo medioevo ..2 Il papiro ...............5.................................................................................................................................................................................................................................................................................... Le singole forme della scrittura latina .............. 25 4....86 INDICE GENERALE INTRODUZIONE: Un doveroso cambiamento d’impostazione ..... 21 2...............................2 Sulla scrittura durante i primi tre secoli dopo Cristo ............... VII) ........................................................................................................ 29 4........... 19 2.................................................................. Gli strumenti per scrivere e gli scrittori ........................................................................ Supporti scrittori ...........................................1 Le tavolette cerate ...............................................................................................................1 La scrittura in genere ...................................................... 9 1..................... 23 3....................................................................... 27 4............................................... 25 3.................1 Africa del nord..... 41 8........1 Alcuni termini ricorrenti............8 Riviste specializzate ...................................... 35 7..............1 Gli ordini religiosi e la diffusione dei manoscritti .............7 Riproduzioni anastatiche ...................................... 39 7..................................................... La forma dei manoscritti ..18 2....................6 Galles e Irlanda.............................. 7 1...........................8 Germania ..... 16 2.......................................................................................1 I monasteri femminili .............................................................................................................................................. 22 2.................... Mabillon alla Paleografia .....................................5 Storia degli studi paleografici .................................................................................5.......................................1 Apporto di Dom J........ 39 7.................................... 42 .......7 Inghilterra .....................................................................4 Valore della Paleografia.................... 9 1.........1...................5 Francia ................. 16 1. ..................................................................................... 21 2................................................. 11 1....................................... 21 2.......................................... Definizione tradizionale di Paleografia............2 Apporto di altri studiosi dopo dom J..................2 Hispania .................................... 4 1............................. …………….................................................................................................3 La scrittura visigotica nella Gallia e Italia ................................. 12 1..........................

.. 66 10........................ 75 12.................... 66 10.........4.......................................................4 La scrittura beneventana........................................................................................................ 55 10.............................. 50 9......................................................4............................................................................................ 78 12..............................................................................3.............. 52 10............................. 67 10.......................4.......................... 72 11..........................................................................1 Introduzione ............................ Le abbreviazioni ......................................................................2 La tachigrafia sillabica ..............................................2 La gotica libraria ....... 62 d) L’ortografia nella scrittura visigotica libraria..................3 Datazione e cambiamenti tipologici della scrittura carolina ........................................................................................ 74 11..............................1 La scrittura insulare .......................5 La scrittura libraria “rustica” ......................... 63 10.................................. 49 9..............................................3 8................................................ 82 ..................................................................1 Diversi tipi della gotica libraria ....................6 Scrittura merovingica e precarolina in Francia ...........................2.............. 58 10................................................1 Le abbreviazzioni medievali dopo il sec................................5 La precarolina nella Svizzera e in Germania ............................................................ 63 10..................................................................................................................................................................................... 48 9.............2.......... 59 B) La scrittura visigotica libraria . 80 12.. 60 a) Le origini della scrittura visigotica libraria .................................................................................................. 79 12............................... 42 La scrittura maiuscola corsiva.................... 59 A) La scrittura visigotica corsiva........1 Caratteristiche della scrittura merovingia ..........................2 Caratteristiche della scrittura carolina .......................................2 Durata della gotica corsiva ..................6....... Il particolarismo grafico medievale .................... 62 e) La durata della scrittura visigotica libraria .......... 69 10..................... 80 13......2 8......................................3.............. 48 9.........1 Origine della scrittura umanistica ..... 68 10.................. 81 13......1 Origine della scrittura gotica ... 76 12............................... La scrittura carolina ............................................................................................2...... 77 12............................................. 43 La scrittura onciale .............................4......... VI ..............1 Le note tironiane ...................................................4 La gotica bastarda.............................1 8............................................................. 70 10.............................................. 76 12..................................... 60 b) Le legature nella scrittura visigotica libraria .....................................87 8..................2 Scrittura visigotica........... 54 10......................................................................................................... 62 10..............3 Abbreviazioni comuni ............................................................................................................................................... La scrittura gotica...........3..................................................................... 58 10...................... 61 c) Le abbreviazioni nella scrittura visigotica libraria ................................1 Introduzione ................ 67 10........ 73 11........................................................3 La gotica corsiva .................................. La scrittura umanistica ............... 47 9..3 I segni d’interpunzione e d’interrogazione ............................... 46 La scrittura minuscola corsiva ............4 8..........................2 Caratteristiche della scrittura beneventana .......1 Origine della scrittura carolina .......................4 Criteri di datazione della scrittura beneventana ..................3.....................................................2 Tipologia della scrittura visigotica ............................................3 La scrittura minuscola precarolina italiana . 70 11.........................................1 Introduzione .................................................... 80 12.............................1 L’uso della gotica corsiva ................................................................................................ 44 La scrittura semionciale.........................................

............. legem implevit....... 86 Finis N... Si legge: «Qui enim diligit proximum.... Archivio Capitolare. In Evangeliarium: Trogir –Croazia-. Frammento.. Diliges proximum tuum sicut te ipsum. 84 INDICE GENERALE ........................ non occides.................: Foto del frontespizio: Epistula SanctiPauli ad Romanos....B.. non cuoncupisces rem proximi tui.......................2 Tipologia della scrittura umanistica ................................... Dilectio proxi-…» ..... In scrittura beneventana dell’anno 1259.... 82 APPENDICE: I numeri romani e le cifre arabiche .......................... non furaberis [sic]................................ Et si quod est aliud mandatum in hoc verbo instauratum...... Nam non adulterabis...................... non falsum testimonium dices.88 13.........

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