CARLO DOSSI COLONIA FELICE Preludio LA CONDANNA Stàvano i deportati - una quarantina - uòmini e donne, sulla nuova spiaggia

tra le c ataste di roba e le pacìfiche forme degli agnelli e de' buòi; stàvano, chi in piedi in una èbete immobilità, chi a terra accosciato, le palme alla faccia; tutti affranti da un viaggio lunghìssimo col non sequente ànimo e dal dubbio della lor meta, dubbio peggiore della più amara certezza, e dalla brama cupa, senza speranza, della vend etta. Il caldo tramonto parèa si scolorasse nel pallor dei lor visi, o dai delitti di passione affilati, o fatti ottusi da que' di abitùdine. Nè i cìnici motti di alcun o, nè i lazzi èran sollievo alla morale afa. Dall'ira non si figlia la gioja. Nascèano e spegnèvansi insieme, scintille senza pastura. E quelli stessi, dalle cui labbra era scoccato il motto, se le mordèvano, quasi a punirle di avere finto un pensier o, e quelli che avèano osato il lazzo, cercàvano dissimulàrselo. E giràvano, interrogant e, lo sguardo, ora alla ignota terra, seguèndone il dorso montuoso, findove, digra dàndosi e incelestendo, sfumava nell'orizzonte, ora alla cerchia delle impassìbili g uardie, imbracciate lo schioppo, le cui bajonette, lampeggianti nel sole, rispon dèvano loro con un silenzio di augurio tristìssimo. S'udiva intanto il risucchio del fiotto contro la lunga costiera, e in lor suonava gemendo. Parèa meno uno sbarco che un naufragio. A un tratto, gli sguardi, chiamàndosi vicendevolmente, affollàronsi verso la rada ad una nave in ormeggio, per dilungàrsene, poi, con una scialuppa dalla sventolante bandiera, che a loro veniva, tuffando e rituffando le pinne de' suòi dòdici remi. In quella, era il loro destino. E, infrenellando i marinài le grondanti pale, s'insinuò la scialuppa tra le molte al tre amarrate, e blandamente approdò. Due officiali ne ascèsero: il primo, giòvane d'an ni e di grado, offrì la mano al secondo dal molto oro al berretto e dal molto arge nto al crine. I deportati rimanèvano immoti. La loro ànima, tutta, affluiva nelle pupille. I due officiali incedèttero gravi. A un segno del luogotenente, le guardie strìnsero il cerchio e nel cerchio i prigioni. Il capitano, allora, volgendo su di essi un'occhiata benignamente severa, si tol se di seno un plico dal largo suggello, che ruppe, dicendo: d'òrdine della Maestà Su a. E spiegò il foglio, e chiarissimamente lesse: «Uòmini sventurati! Tutti voi - ben sapete - siete rei di delitti, che le ferree leg gi, dai vostri padri sancite e per essi e per voi, e accolte dalla maggioranza p resente, vèndicano colla scure. Ma Noi, come fummo, ossequenti alle leggi, per seg nare una irrevocàbil condanna, pensando alla malfida ragione del penale diritto pe r la insolùbile lite fra il vizio e la virtù e per la dubbiosa morale identità, e pens ando, che - dato anche il vizio e riconosciùtolo in voi - ne era, piuttosto che vo i, colpèvole o la vostra miseria (come Noi forse eravamo di questa) o l'incontrollàb il passione; e, più ancora, pensando che - data la pena - quella di morte, sarebbe stata o troppa o poca - troppa perchè spegneva col male il malato, poca, perchè con essa vi avreste, scellerati di tanto, aquistato a lievìssimo patto l'oblìo; - nè vole ndo macchiare con una sola goccia di sangue, per quanto infame, un giorno del re gno Nostro, ringuainammo, inorriditi, l'addentellata spada della sempre-iniqua G iustizia, e preferimmo valerci di quella Ingiustizia pietosa, che ha nome Clemen za. E così Noi vi perdonammo la scure, mutàndola in un eterno esilio, in mezzo alle soli tùdini dell'Ocèano. Nè quì cessava la Nostra Clemenza, nè poteva cessare, poichè, per essa, Noi volevamo, no n prolungarvi la morte, ma il vìvere. E però l'ìsola in cui vi abbiamo costretti, fu s celta in una tèpida, pingue, indisputàbile plaga. E insieme, vi si provvide di quant o bastasse a cibarvi le forze, finchè la non mai sorda Natura risponda alle vostre assidue preghiere e provveda lei, e vi fùron concesse, contro la fame, il cielo e le belve, armi a difesa di quella vita, che Noi ci rifiutammo di tôrvi. Risparmia ta v'è dunque la prima ferocìssima guerra, nella quale perpetuamente sono le belve la guerra con la Natura. Stà a voi di risparmiarvi l'altra, più orrìbile ancora, quel

la con i sìmili vostri. Sorga invece la terza, che è la sola benèfica - la guerra con voi medèsimi - e sìane Pace suggello. Ma, quì, la Nostra Clemenza ha un fine. Non uscirete dall'ìsola mai. Per voi, le sue dense foreste crèscono inùtili al mare. Era già responsale lo Stato della punizione v ostra: lo è oggi, del Suo perdono il Sovrano. Avendo voi mortalmente offesa la Leg ge, offendendo ora la Grazia, fareste, Noi, offensori di essa. La Patria non ha più nulla a sperare da voi, nè voi dalla Patria. Ed ora, èccovi completamente lìberi! lungi da quella Società, che odiavate e vi odiava ; lungi dai luoghi, che vi rammentàvan soltanto vergogne, consigliando vendette. V oi dicevate le leggi create contro di voi; e quì leggi non sono. Mostravate di non potere, senza misfatti, vìver tra i buoni: èccovi tra i soli malvagi. Accusavate la necessità dell'errore; quì ne dovrete accusare la volontà. Noi ritiriamo la Nostra mano da voi, e, abbandonàndovi alla implacàbil Coscienza, vi condanniamo a ridiventare uòmini onesti.» Il capitano taque. Una tranquilla emozione si diffondeva nella indulgente sua fa ccia. E una làgrima cadde sull'autògrafo regio. I deportati tacèvano pure. Forse, ad alcuno di loro, il fine temuto, or che fuggiv a, diventava un desìo. Ma i più, inabituati a capire, non capìvano nulla. Il capitano, rifatto severo, piegò il largo foglio, che pose sovra una cassa, dice ndo: è per tutti - poi, con la mano, accennò. E, al cenno, le guardie rùppero il cerchio d'intorno ai prigioni, e, facendo schie ra di sè, mòssero dietro ai due officiali, che ritornàvano ai palischermi. E tutti si rimbarcàrono e distaccaronsi dalla riva. Parte 1, cap.1 LA BELVA È SCATENATA Finchè le scialuppe non giùnsero al bastimento, finchè il bastimento non le raccolse e confuse nella sua mole, stèttero i relegati, silenziosi ed immoti, accompagnàndole con gli occhi intensi di sguardo. Quantunque, corrotti il palato dal pimento dei vizi, male potèssero assaporare la tenuità di un affetto gentile; quantunque la Patria fosse lor stata avversa, e il suo nome non sovvenisse loro che òpere bieche, che odii, che umiliazioni, tanto più acute quanto più meritate, tuttavìa, la maggior parte di essi non poteva sottrarsi a un languore di melancòlica insoddisfazione, a una amaritùdine indefinita, vedèndosela allontanare. Ora, in quella nave, in que' palischermi, non iscorgèvan più il mezzo che li avèa tratti alla pena, ma i figli di quelle selve, che avèano forse addensato su di essi e i loro delitti una fedele ombra; nè più scorgèvano nelle vacue catene ch e rivarcàvano il mare a nuovi polsi, i servi incorruttìbili dell'altrùi volontà, i freni alla pigiata lor rabbia, ma i mùscoli delle patrie montagne, che già li donàvano di a rmi alla esistenza, alla difesa, all'offesa; nè più, in quelli uòmini stessi, che avèano dimenticato di èssere loro fratelli per fàrsene giùdici ed aguzzini, scorgèvano i fabbr i delle armille ingegnose di cui portàvano ancora le lividure, o i pensatori, Falàri di per filantropìa, di quelle càrceri mute di cui serbàvano in fronte le tetre allucin azioni, sibbene, la semovente parte di gleba, che ricopriva le ossa di genitori comuni, narrando loro le glorie e le onte di un'ùnica storia; della sentenza perfi no che li dannava a irremeàbile bando, non rammentàvano, ora, che il carìssimo idioma. E, inoltre, si sentìvano il piede malfermo su di un terreno, al quale non li lega va connubio nessuno di are e di tombe, in mezzo di una natura di cui ignoràvan la lingua, dove il sole medèsimo parèa splendesse in modo strano; sentìvansi da quelle le ggi improtetti, che, pur ingiuriando, usavano sempre invocare, tra gente cui non potèvano finger bontà o pretènderne, obbligati a ricominciare la vita, essi della già c orsa astiosi. E l'agonia del giorno nutriva la lor cocente rancura. Tacèvano e imp allidìvano. Quand'ecco, si udì lo stampo di un piede, e una tìnnula voce di donna echeggiò: vili! - Una giòvane snella, dal profilo tagliente e dalla chioma nerìssima, svolazzante, s 'era piantata spavalda su di una cassa, e lampeggiando fùlmini neri da' suòi occhi a quilini, squillava: vili! uòmini inutilmente maschi!... volete a marito noi donne? - Brava! - rispose una voce secca al pari di nàcchere. E veniva da un magro e lung o di uno, dal ghigno nudo di peli e giallastro, e dagli occhi - due fili di luce - che apparìvano e scomparìvano a tratti, quasi tementi di èssere scorti, benchè ripara ti dall'ombra di una berretta a visiera e dalle palpèbre socchiuse. Il quale, facènd

se tòccano irati. e cavernoso facèa: largo! chè il Dio si avanza. sul quale era scritto: branda. Fug girono spaventati i giovenchi. barbuto e cigliuto in castagno. Là ci sono foreste. il capo dal mozzo crine. lo fiancheggiava addit ando. L'acuta brezza ferìvagli la somma pelle. eccitando il volere ad eccessi. sei o sette. e tra i ceppi anche l'ànimo. accesa in un monte di stipa e di a ssi dalla stessa sentenza del filosòfico prìncipe. Gualdo sen st ette. col torre il potere. il sopore dagli occhi. e a vicenda impedèndosi. . Ombre ballonzolanti le si vedèvano in giro.2 VOLPE E LEONE Gualdo il Beccajo svegliossi. leggero il barile. èrano orrende bestemmie.. Da ogni parte. anelante. il Sole che non tramonta mai!. cap. Le s telle si ammiccàvan l'un l'altra amorosamente nel più profondo turchino e la luna pi oveva la sua luce di perla sul lungo-sospirante tranquillìssimo mare. venne con passo avvolt o e col cervello impaniato.urlò un uomo. con le traccia. la nave . la s orpresa. che accumulàtesi da mesi e mesi in quelli angusti cervell i.. Quà e là. tutto intorno . Il mare è di tutti.. Abbuja. grida che volèvano èsser parole. il viaggio.. strillando. v'impresse un bac io schioccante. Il cielo si rischiarava.un mastino. altri gruppi di ge nte affondata nel sonno e domata da quel bacco plebèo.. vi si stipàvano per sprigionarsi. greve la pancia. slanciàvasi altìssima. lingueggiante e scoppiettante. lo sbarco. a pie' della cassa che sosteneva la Nera..Evviva il Beccajo! . viviamo per vendicarci!.si applaudì nuovamente. più bujo ancora del sonno . quasi a elùder lo squillo della catena. E intanto si sconficcàvan le casse della carne salata e del pane.osi innanzi: gente! che si stà quì a dire il rosario?. fuggirono gli agnelli. altosquassando un pugno massiccio. e illuminava di un chiarore rossastro ampio tratto di mare. Le prime pennellate del giorno si distendèano per l'orizz onte. a trovarsi. ma voluttà stanca.quale tàcita accusa . La forma del cappello c'è ancora: nulla dunque è perd uto. non sazia. ondeggian do. che. temendo che il dolce sogno vanisse e alimentàndolo con la volontà. i codardi!. Nell'immòbile mare. acco vacciata in una rozza schiavina. in un en tusiasmo selvaggio. pugnando a chi pri mo. impediti. di quelli. misurata la vi sta e il respiro. E li trovò complottanti. Ma. Di onesto. nelle cui vene avvampav a il furiale liquore. dubbioso ancor di sognare. Dal cibo. Date ascolto alla Nera. Ed è verso costoro che Gualdo il Beccajo. Il Beccajo si guardò a lato. E allor la druda.. Due ore dopo. confusi in amplessi ribaldi. della volut tà che ha raggiunto lo spàsimo. Largo all'aqua che toglie ogni macchia. plumbeo di faccia e incalottato di nero. urlando. E parlàvano tutti a una volta. Si avanza il Tocca-e-sana. l'ànimo... arancine e porpuree. Su! . risovvenne sè stesso: e lentamente. i garretti. L'incanto era rotto. i l biancheggiar di una vela.. il quale.fu il grido. sul viso. i l Cacciaffanni. Èrano laidità. il piede tra i ceppi.mole negra e silente. parole che volèva no èssere idèe: idèe e parole. Chè. si levò su di un braccio guardàndosi attorno. con la barba biancastra e le fosse degli occhi che sembràvan castoni vuoti di gemma. un uomo.. un istante. già in piedi . . non più bastimento. nel sobbracciare a questa. Parte 1. assuefatto a svegliarsi in un ambiente bujo. Ma la memoria gli cominciò a rifluire: risovvenne il b agordo.. Una colonna di fuoco. da lungi.E quì braccia! . avèali insieme.Scoppiò un altro grido: viva il Raccagna! E lì a sganasciare e a cioncare. irrompèvano ora alle labbra. solo. dopo le imaginate lusinghe di una libertà senza fine.. Han bel fuggire i nemici. crollàndosi l'ùmida notte di dosso e sbadigl iando e tergèndosi. insieme alle gonne.i più sobri e forse i più scellerati. intorno ad un fascio di carab ine e a de' barili di pòlvere. e volgendo un rùv ido viso all'insù.. . con le due mani. Parèa che il tempo stesse lor per fallire. han bel gittarsi migliaja di leghe alle spalle. che. e serràndogli. ammàzzano. e due. Èragli a lato la Nera. uno solo . ratto sbassàndosi.Evviva il Letterato! . la bestialità avèa riavu to il consueto dominio. all'aqua di vita! . una ridda. in lontananza poi. cercava con gli azzurri suòi sgua rdi gli ebanini di lei. dicendo: Gualdo assassino! . già svegli. Un lùrido vecchio. E nel mare. con ambo le mani.pendèa la calma sublime della Natura. barellàvano in mezzo un botticello pesante. un tumulto di fèmmine e maschi.

se lo puòi. si ripigliàvano i fuggiti buòi dal tintinnante sonaglio e gli agnelli dal lamentoso belìo. sparsi per la campagna. io. . e gr idando: noi! . sputando a terra con sprezzo.E allora.Tu il capo? tu?. E la concordia parèa ristabilirsi.disse ... Scrivi tu.. chè abitùdine lunga fà dello stesso servire un bisogno.. battendo i calci delle lor carabine. confuse assài in que ' capi. perchè tu? . . di una m aravigliosa chiarezza. Giorgio il Rampina. vojaltri!. Soppiattone! . attrezzi.Beccajo!. stendendo loro una palma negra e pesante che nessuno toccò . te lo scrivo. Date quà .. Ma il Letterato sorrise beffardamente: ..Pah! .. la divi sione! E la divisione incominciò e compissi con meno litigi di quanti ne preannunziava. e sotto al tetto. e. colà. Chè io non ho mai fatto . che si trovò di serbare in comune.fece il Beccajo.. rispetto alla propria. tornàvano essi spontaneamente al lor laccio. . tutto fu scompartito. e d a ogni parte vedi occhi abbagliati.. . un braccio in cui guizzàvano mùscoli. di Gualdo più non rest ava che un nome. E lì.quando è sporca di un mille... . esclamò: noi non siam roba! Rispose con acrèdine Aronne: tu sarài.Come!. Le idèe di mio e di tuo.sentenziò arrogante il Beccajo. Bravi!.eruppe il Beccajo .Gualdo tuonò. ecco. e toccossi la fronte.e si sbassò per raccorre uno schioppo. perchè io comando e tu devi obedire. Tempo di litigare non manca mai.ribattè l'altro . in brev'ora..Ah. dire con una mòrbida voce: non è ancor tutt o diviso. che comandava pazien za: pace . e con audacia: a tutti.. dis tendèndolo. D al mangiaticcio all'infuori. facèvansi.disse con voce roca il Beccajo. Si sq uarcia il vèrgine suolo. Vedi là! .. di fiutare la morte!..sclamò Gualdo con un scoppio di risa . Gra n segugi. Aronne il Letterato allibì. Saltàrono in piedi otto o dieci ribaldi. Saettando al Cipolla un'occhiata. Detto fatto.ripetè il Letterato .Pace.. Naque.comandi a chi? . strascicando la voce.Pace. deciso di mèttere insieme una specie di capannone.Carta sporca non val la pulita .Vale . intercessa una tregua.fe' il Letterato. allora. lui. apòstoli . aggrappato un fucil e.Indietro! . li avete stanati i crocifissi. àbiti. o sfrontata. indietro? . accatas tata ogni roba. intanto.. Si ripèscan dal sonno i più al fondo...E tu un mascalzone! . e accenn ando a sè stessa.Sei un aristocrata! ... o meglio... sbilurciando ai compagni..E.Indietro a me? Ca ne! ... .. ... se vuòi.tornò a dimandare il Beccajo. Aspetta soltanto che la divisione.. a tè. voi.Io sono il più forte.. Quand'ecco.. di colpo. Non c'è nessuno che ti voglia far torto.. Poniàm ola prima al sicuro. opponèndosi a Gualdo in una postura smargiassa..il più forte!..Perchè sono uomo io. gridò: ciò che piglio.e fe' l'atto di agguantarlo alla strozza. ramoruti e frondosi. .La forza dell'uomo è questa . èccoli all'opra. Beccajo! .E chi lo dice? . le vene frontali gonfiate . . . . e tu donna. tutti! . o piuttost o. fu. piantàndogli in faccia due sguardi. un grassoccio dalla cute rosea e splendente. E.entrò a chièdere Gualdo sardonicamente . piantoni. ...Buon dì. il rimanente. un gran tetto.. Ma Tecla la Nera.E tu aspetti? . quanto vorremo noi.interruppe Gualdo insultante. vojaltri! Roba ce n'è per tutti.. rovìnano sotto la scure.A lei. andature allacciate. e mio! Se un'altra sguerciata di Aronne non tratteneva i compagni. e quà si riàlzano nudi.. che èrano stilettate. .disse. La tua parte è tua.Tu?.rimbeccò il Letterato . bocche oscitanti. che propagàndosi divenne grido: la divisione. all'inferno voi.e snudò. che gli avrèbber concesso di fare alle pugna col michelangiolesco Mosè. rispetto alla roba degli altri.Comandi? .e accarezzarsi coll'ìndice e il pòllice il mento. . dal la testa calva e dagli occhi libidinosi. un bisbiglio. armi .gracchiò Antonio il Cipolla un mozzicone di uomo. innanzi tutto..

. tu.ripicchiò inviperito il Beccajo.Col leone! . Mendicante ladro.. Nè ho fatto gli occhietti umidicci ai giurati.avvertì. coraggiose sui letti!. E Gualdo taque.acclamàrono quattro o cinque altri fra i più scapigliati. l'hai stesa . non era d'uopo la raspa!.. .Ed io . il diritto.. baldracche..Col leone! . per niente atterrita. fu informaggiata una tràppola.. Il mio nome stava. . che furavi alla vita chi non era ancor nato. zambracche! . ma e intanto? Intanto che il figliuol di mia madre era onorato. in og ni crocicchio. La maggioranza stà colla paura..la birba per meno.. V'imbroglierà tutti quanti. invece. Tu non avesti mai tan to cuore.. ma.obedireste a que l vile?. ti glorii del vizio! Senonchè. le ho appes i dal collo di una rivale strozzata. Avanti. non potendo della virtù.sbraitava la Nera.e Gualdo atteggios si superbamente. io: mi si pigliò.. attendendo... è fin troppo una pantòfola smessa. Non vi fidate! Io lo conosco da lunga mano.. e gli gittò al collo le braccia..come avessi creduto di fare de l male!. Anch'io ne ho gelati. ma intrappolarvi.Io stancài la sbirraglia. Arciduchessa! maestra d'abort i. .tal quale mi vedi. Ma la più parte continuava a tenere dal Letterato.Avanti! .interruppe il Beccajo . Non vi fidate di quel suo obliquo pezzuolo inzuccherato di adulazione..Ma almanco scannavo. vivrebbe ancora col padre. tu.. Non mi arresi a nessuno.gridò entusiasta la Nera. baciato da quelli stessi ch'egli tingèa. Mè. Poh! . la ho accoccata ai meglio avveduti. nè ho chiesto perdono. Avanti.. tu.Che tu temevi. Smorta! annegatrice del bim bo per vendicarti dell'uomo. ed uccisi. non sulle strade postali.. Il sangue lava lo schifo dal furto. imbiancava.Ma paurosamente. arso di rab bia e di fame.Ed io! ed io! .ripetè Mario il Nebbioso.. . quelli ori che io. con tè. ma aggrondato le ciglia. tutti!. Vedi là! . Io pure ne prodigài. come non venne risposta: tutti degni di lui! .. mi arresi a un pezzo di carta . Gran che per averne!. Anche il mastino passò dalla sua. giuraddìo! mai...d isse . D illo tu.. dai negri. e parecc hi. fastoso di sua goffìssima astuzia.. Era Mario un giòvane diciassettenne. Il leone non teme la volpe. e non io! ..Al boja. Nè. se mento! Ed io non ho cantato compagni. dovèa dirsi di Aro nne.Non far l'avvocato! . grondante del mosto mio e del loro. come tè.. Gli è fra le quattro pareti. Avanti. lunghi e ondati capelli e dal profilo purìssimo . e gli strinse la mano. invece. e lo sguardo di lui esigeva l'applàuso.Non vi temo. Con tutte voi. . ma avessi avuto d al traditore un figliuolo. ai baci i baci. ma. . tant'alto. Chi stà colla volpe?. Tutti li ho stramaledetti. Vuota la borsa... addìo ànima!.. I za ffi perdèvano volontieri le traccie mie. Chi lo leggeva. come tè. Dietro a me si sguinzagliò un reggimento. Ma un uomo io lo stimo quanto insaccoccia. Avanti. la tua.Vera ricetta. Non come tè. che. . E voi . stolto.. . conoscèvano tutti. ch'ei re putava sapienza ... e due o tre donne meno scarse di sangue.. Avanti. Nera..Cuore?.. che sfavilla l'ingegno..Ma spargendo il terrore .. ma èrano uòmini e forti. alla sospesa ciurmaglia) .continuò a gonfie vele Aronne. pàllido. il Beccajo. io. Chi stà col leone?. . Mè pure hanno tradita. e siccome il diritto segue la maggioranza. alto-brandendo un'accetta Quà.. ringraz iato. Maga! biascia-cast agne e schiaccia-limoni. L 'ànima umana stà nella borsa.Gualdo ritorse .. ghignando: .. attruppàndosegli intorno. schernitore le labbra. Aronne. che non avevi coraggio di mètter la firma alle tue lìvi de azioni e lavoravi alla muta e tremavi nell'ombra! Di tè non si seppe che quando fosti in bujosa. . Io vi potrèi anche freddare.. n on. stavolta.. Umanità vanitosa. Non mi si avrebbe potuto strappare un sol nome colle tanaglie!.. e agli schiaffi le pugnala te. come a tè.Bravo. minaccioso..(ciò. Tu che scannavi un cristiano per guadagnar ti un grappino. sotto quello del rè. che santocciavi su e giù per le chiese a canzonare il Sig nore e a spogliar la Madonna degli ori... Io no. Io non ho mai stesa la mano che in guanti. tu fuggivi chi ti fuggìa. . per raddoppiarsi la pena! . Serva! che vendevi i tuòi baci per denaro e p er schiaffi.

è inquieto. Già si attendeva la messe dai campi. afferrando il suo vuoto fucile e volteggiàndolo in aria com e un randello . È il terrìbil s ublime.urlò Gualdo.. E.due . che foggia la stoffa del torto nel taglio della ragione. Ma quella pace era infida come un sorriso di donna. che gli era. tràssero ad accamparsi fra le prime avvisaglie della montag na.. immersi nella fiducia e nel sonno. E. nuovo piombo arrot ondàvasi in palle . L'ira gli si pingèa morella nel volto e gli strangolava la vo ce. è nero come l'inchiostro. È alle case di Aronne che guarda. E laggiù. e nelle pareti. non un grido d'augello. senti come echeggiare fioca la voce delle mi rìadi delle sue vìttime.Avanti! . Marra e bipe nne non èrano che armi dissimulate. scorrèa l'àvido sguardo e ristava in que' de' nemici. si trascinàrono cinque mesi. del resto. E i còmplici suòi discèndon dal tùmolo. narrando come una capra. ecco un lume app arire e sparire . Or pensate se ad una voglia sì fissa ne poteva mancare! Un dì. col f ucile in bilancia. Cecilia la Fulva e Cl ementina l'Allegra. il mare è grosso. tornàrono. si consumàvan le nozze colla vèrg ine terra e le si affidava il seme del pane. non essèndoci alcuno tanto birbante da disco nòscere il torto. intorno alle case. fiammeggiante negli occhi e additando ingiuriosa alle case di Aro nne. In quella pace si agglomerav a la guerra. giova il vizio . fosse stata lor to lta. cielo . più che la messe.. con l'esangue paura nel volto e le labbra convulse: alto! . tendendo il passo pien di sospetto e lo sguardo. Forse. ghiotto di s . cap. e l'ebbe in un silenzio di umiliazione. se il lor piede si tratteneva. vedèvansi fossi e rifossi non aperti alle aque. Gualdo traballò d'ira. Chi non vuol stare con mè. era atteso un pretesto allo sfogo degli odii . venite a pigliarla. puranche.trè volte. Tutto al bene fluisce: dove non può la virtù. è l'orror pànico. il Dragone. Chè. il Beccajo e la fazione di lui . sovra i terreni che mano mano lor guad agnava il lavoro. pare che selve. avanti! Parte 1. stà un gruppo di gent e appoggiata ai fucili.. vada. Nulla più spaventoso di una sìmile notte. poi. chi non mi vuole per capo. Ma Aronne avèa dato una voce al sentimento comune.quel tale pretesto. su di un mammoso rialto. Non mormorìi. que' ferocìssimi non l'avrèbber potuta sopportare altrimenti. quasi fuggenti. sull'istante. ogniqualvol ta il fuoco assonnato si ridestava a lambire la pacìfica pèntola.non rivolgiamo contro noi quelle armi. dicendo che gli si era sghignazzato sul muso e risposto: se la vi preme. o ra. E la Nera. ebbe luogo la spartizione seconda del greggie e della vettovaglia. E.A cui puzza la vita. Ma l'inviato non tardò a riapparire. Eppu re tale profonda immobilità par sempre in sul punto di dar la scappata e cangiarsi in un vorticosìssimo moto.sette uòmini in tutto e trè donne . peggio per lui! si pigli ciò che gli tocca. Fu. alle case. sulle po rte di quelli.viepiù incombenti. Ciascuno a suo senno. allora. gridò: noi verremo! Notte. Zitto. E poi. Dice quel lume. Non un sospiro d'àura. non di lepre o di lupo. e. che dèvon servire per noi. approvando a sè stessi. ha disertato ai nemici. passata nelle colture degli inimici e sopragiunta da questi. sparpagliati. Il cielo è una sola nube. benchè nessuno ci fosse così galantuomo da confessarlo. Senza vento. che fùrono visti a gialleggiare sull'azzurro del cielo nuovi te tti di creta. sempre in cerca di forma. ed ora. Nel lame ntoso suo ruotolarsi alla spiaggia. cui era commesso di pascolare la mand ra. monti. sfregiàtosi il volto. dinanzi alle case di Gualdo. procèdono per la pianura. prima dell'ora.. ma d'ambe le parti. che Nicola il Dragone riuscì nell'impresa. non applàusi. spedita una ambascerìa. salvava il loro. viepiù s offocanti . Il tenue suo sagrificio di amore proprio. In questa calma da temporale. fori non aperti ai colombi. della banda di Gualdo.con le l or robe e il bestiame. facèa la vigliaccherìa. pagato in ta nto favore. nè la prudenza avrebbe saputo far meglio di quanto. dall'una parte e dall'altra.dis se . e però tutti tacitamente.dèbbano a un tratto inabissare con noi nel vacuo infinito. Novello Zopiro. e Gualdo attendèvala anche dal grembo di Tecla. mentre.palle devote a cuori.. nè molto stette.3 LA GUERRA Ma il Letterato. veglia a tradirli.. approvàvano a lui . Tutto va bene. Ampia è la terra.una . fuorchè una coscienza colpèvole.

Làzaro il Guercio e Sergio il Ranza. .Gualdo .. che si piegava all'insòlit o frutto. svolazzanti le gonne . non conoscèvano ancora qual'altra belva l'uom fosse: la l epre. E. alla volta del lume. dalle case di Gu aldo. Era. Gualdo era uscito alla caccia. Gli altri... tutto riabbuja. Le pòlver i sono scoppiate.ella fece con voce affollata e ansante. Nereggia l'ossatura dei tetti su 'n vìvido rosso. tosto. uno schianto. quasi funereo lenzuolo. il suo dardo di sole. invano la tìmida àura aliàvagli in volto i suòi baci piumosi. A un tratto. venne a trovarsi il Beccajo. Due della banda di Gualdo. barcòllano. d i maledizioni tali da scolorirne.. Ma. E lei stessa aprì arditamente la marcia. come nubi sàture di bufera. e. esplodeva. che hai tu?. salvàvasi al cacciatore. era stesa una gran traccia di nero. Ed è negli amplessi delle inviolate foreste . un barbaglio e un fragore. caden do. una fiara.Cecilia ha paura! . cui non avèa taciuto la selva segreto alcuno. Il colpo è fallito: bisogna fuggire. diventava la selva meno frequente di travi e cessava: cessava a un tondeggiante rialto. tutti inselvàrono . purtroppo! i nemici non sono loro alle spalle. è un istante . sempre in discesa per dirotti scaglioni. C hè le belve. stramàzzano. avèano ululato due es ecrazioni in tuon di spavento. ma lìvido e lungo. spianate contro di loro. E fùggono. dove gli abeti serbàvano ancora le ferite della bipenne e il terreno le vestigia del piede. cammina e cammina. r antolando.duce il Nebbioso. Tutto dis trutto. sempre accoccato il grilletto e il cuore in allarme. e cadde sbattendo i denti. una tufosa caverna. s ul quale. che tenèvale dietro a non breve distanza. Un filo di luce guizzò.. . scampando il lupo. Fu raccolta di terra la tramortita. in quell'ìsola.e tra il fragore dei diroccianti spumant i torrenti.. Orrore!. lor nutrimento. abbondantìssima e fàcile.muta rampogna all'uomo del suo perdu to rigoglio e della perduta innocenza . . Poco dipòi. non foglia che non rifrangesse come s caglia di specchio. .E tu?. Fuggiamo!. . avesse egli avuto il genio della espressione. Un dì. fùggono verso le loro trincèe. stipato. poi. fatiche e speranze! Parte 1. Il Dragone avèa tenuto parola. era. Quel dì. ma appeso ad un ramo. salviàmoci alla vittoria L'altra. Stanno i nemici dov'èrano le case nostre.trage. E.. gli uccelli pigliàvano le mortìfere canne. L'Allegra...rispose . e l'uggiolìo di un cane. poi. Ma invano su Gualdo fluiva a torrenti la gioconda luce. Era solo. la prima.. I nemici son là: l'incendio è con e ssi..disse la Nera con sdegno.. e lo stesso Nebbioso si asciugava col dorso della mano il gèlido orrore che trasudàvagli in fronte.un bacio di piombo. la selvaggina. sparsa di calcinacci fuliginosi e di scheggie carbonizzate. fra luoghi che non gli riuscìvano nuovi. due femminili forme venire correndo verso di loro. strilli di donna. scannata. e gli echi delle sinuose opache convalli e gli aerei picchi dove l'àqu ila stride e i precipizi vertiginosi e le audaci rupi pendenti in eterna minacci a. abitazione loro. siam vinti.per oggi.. oh quante riabbùjano insieme. .Nulla! . Impòrpora il cielo. colpi di schioppo. fu sc agliata ai nemici un'ùltima imprecazione. abbandonando i caduti. èccoli riaddensarsi sotto il nemico steccato. il Dragone era b en là ad attènderli. le bibliche e le scechspiriane. solcato da incandescenti carboni.. mentre smaniosa agitava una p istola . il paesaggio parèa addobbato a festa. già sentèndone l'ombra sul dorso gelato. E.chiese Gualdo accennando alla destra di lei. rigata di rosso. Una colonna di fumo vi si alza. che Gualdo e la banda di lui tràssero e la vita e il rancore per due lunghìssimi mesi. per ballatòi. Era Tecla. L'ànimo de l malvagio è impervio all'alfabeto di Dio: l'ànimo del Beccajo era fitto. seguìte da un grosso cane al galoppo. già imaginando nel trèpid o orecchio il pestìo degli inseguenti. raggiungèndola in quella.. e in mezzo al fumo.. E.4 ALBA DI PACE Era il Beccajo rimasto come folgoreggiato: era caduto il fucile di lui. e. cap. parve i nciampare. Ed ecco. indi. non fronda che non gorgheggiasse.

e si addentò il pugno. Nè osava pur di fiatare. ecco innalzàrsegli nella fantasìa. di cui. mentre un fièvole suono. il cielo sereno ingrigia di nubi. Parte 1. E. Lo sguardo di lei sarèbbesi detto indrizzato. e Gualdo si aggiunse ai com pagni. cap. che parèa rispetto e parèa timore e parèa rimorso. alimentando la fame di un que to fuoco. Ma. quanto trent'anni di Forza non avèan potuto.. la mano di lei nella sua. non poteva a quelle sottrarsi della univer sale Natura. anzi in lei. una care zza profumata di viole. ne' suòi tratti. la prima volta in sua v ita. laggiù nella piana. tutto una p olpa. fra il s eno pomoso. Tutto ammutisce. E l'èstasi sua. un sentimento a lui sconosciuto. rondinelle e colombi l'aggrondatura dei tet ti..Il Beccajo die' un gèmito cupo. su Gualdo.. di stìmoli e affanni. pur con un rùvi do sguardo. aleggiando dalla bocca di lei. e ricordava il futuro e bramava una cas a. bagnati di latte. Se ne scorgèvano. str ingèndosi al seno la bimba. Ma la fragilità della bimba risovveniva l a dura vita che la attendeva. quella fera inquietezza. fatto segno al Beccajo di venire a lei. e un'ansia di gioja lo strinse.. ora alla mamma. in parte. trovossi a ginocchi presso della giacente..Nostro! . a poco a poco mutàndosi in sonno. lùcidi più che mai. quasi tementi incresparle. facèa in un àttimo Amore. Vi si leggèa un'infinita letizia. suggèa da lei latte e amore. sedèano i tre compagni di Gualdo. Colà giacèa la Nera. dove l'auretta.. i nemici che accòrrono. Gualdo. dicèa: è nostro. la folla delle nemiche armi. quella rapina di brame.. F osforescenti cadavèriche faccie appàjono e spàjon fra i tronchi: canne di schioppo spùnt ano lucidìssime in mezzo alle macchie. e il flùido braccio. il piano specchio del sonno.una casetta gent ile.. I suòi occhi. la calma della soddisfazione. alle fauci della caverna la ritondella e fulva Cecilia. Riunisce o . Intorno intorno. Cresce il trepicchio. volgèvansi. ma la inermezza sua. I nemici gli tengono dietro. Gualdo. e i suòi pensieri fondèndosi in s ogni.. e liev issimamente toccò con le sue le pàllide labbra di lei. intanto. e la bimba. entràvagli in cuore per vie in attese. Ingròssano i fiori in arbusti. parèa che sulla faccia d i lei fosse appena nevato. tutto. è tuo. Non più. un orgoglio male dissimulato. perocchè. Appariva. E. le od iate case. appesa al suo collo. presso una quercia che per sè sola era un bosco.ripetè involontariamente Gualdo. E già la notte e il silenzio si riadagiàvano nella fossa terrestre. e Gualdo era stretto da un'inesprimìbile angoscia. dove il bacio di Tecla era già corso ad attènderlo. co' suòi biancheggiamenti e le ombrìe. un altro fischio rispose. e il paesaggio. Fu il primo bacio tra le ànime loro. nella ge ntilezza di lei. Pura brillava la luna. alitante. la casa tanto desiderata . repente. sulla quale indugiando. un rombo. che di senso si fe' sentimento . si sentiva codardo e non arrossiva.. Dio. con le cicciose manine ai labbruzzi. Gualdo vi lavorava cantando: Tecla sedèa alla porta del ca solare. poi in piante e piantoni. riposò piani gli occhi su Gualdo e gli arrise. o piuttosto. Sono i nemici. . viepiù carezzèvoli e miti. insultando all'inarrivàbile Dio . spargenti ombra e paura e giganteschi assurgenti a nùvo li bui. il semplicìssimo fra tutte le cose. ma qu ell'orgoglio che non ti offende. vicinìssimo a lei. Lentamente il sopore si elevava da Tecla come un mollìssimo velo. E poi lo sguardo volgèa al bambino. Più non sentiva che il bàttere forte delle sue arterie. E Cecilia. zitta.. sulla quale tremoleggiante si rifletteva la fiamma. ora alla bimba. i nemici nulla. Tecla alzò le palpèb re. un giardino. Ma e che!. e lo tornava. ancora impunite. Egli. Tutto avèa egli perduto. come una belva cacciata.. dove ogni cespuglio parèa una pispigliante nidiata. ei rimaneva accanto alla Ne ra. glìcini e rose le pareti. fugge. Gualdo riste' sussultando. posava un nuovo pìccolo èssere.. Lo invase un rimescolìo. Dinanzi all'antro. E Guald o si lasciò cadere. E respirando l'eccidio e bestemmiando orri dezze.. lo precedeva al didentro. esuberante di affetto.. che minàcciano in giù. allegra tavolozza di f iori. ancora salde. gli vèngono incontro. il corricorri degli inseguenti . il violatore delle leggi degli uòmini.5 UOMO E UOMO E in un commosso silenzio. sibbene.. susurràndogli: guarda. Sibilò un fischio. rendèa aspetto di un vis o smortìssimo dalle lìvide occhiaje. Benchè illuminata da un resinoso chiarore. una calma p erfetta. che nè il sonno domava. peggio loro che lui! Ei non avèa da pèrder più nulla: essi. il Beccajo si rimboscò. Gualdo è spossato. credèvano fatte per loro. sembrava che ne assorbìssero la innocenza e si facèssero.

. e additò la pianura.e lì. Era colùi.. ripercotendo sulle fuliginose pareti il su o visìbile eco. . non era tanto di vìncere Aronne quanto sè. in cui la pena seminava altra pena.subentrò il Letterato con un profondo sospiro. che già gli sbirciava. fra la speranza e il sospetto. che la verzura abbigliava e donde uscìa il fumo i n pacìfiche spire. Senonchè. si rivolta e morde. Ma il dito gli rimase a mezz'aria. Non temere! . Se un topo. e barattate alcune parole con Mario. Dormìvano placidamente. sibbene la mia. muto dal la sorpresa. Ma la Fortuna non mi seguì.E. che la più ardua parte di quella i mpresa. dovrà. che folle è combàttere contro chi tiene dalla sua. gli azzurri dese rti del mare.pe r voler la tua vita. Aronne.Ed ec co le tue! . tosto represso.gemette. . sulle vesti gia. . Non più indecisioni. che Gualdo cercava. implorando pietà. e ai venti le sparse. s'impadroniva di lui. da presso.. ma una orrìbile vita.sc lamò in un tuon di dolore che ottenebràvasi in rabbia. si fe' a raccontare. gli avrebbe dovuto chiède r perdono. s'insaccocciò qualche pezzo di carne arrostita. Biancheggiàvano i cieli. come arrivare alla presenza di Aronne ? e come.. pace. Aronne. E udì il risuono di un gèmito. Tecla parèa languire in una mitìssima voluttà. Ma errò. Freddo madore gli pullulava sul fronte. S'arrestò il Letterato di botto.Non temere ! . .. mortalmente oltraggiato. Nel volto le stava effuso il contento. cercando la fuga. Perocchè Gualdo avèa risolto di aquistarsi una casa. .Or vedi se il cielo combatteva per noi! .. . Lento si alzò e stette. Il Beccajo continuò: . fuggèvo li occhiate.Tu mi avevi o ltraggiato. Gualdo.aggiunse. la cui sola difesa era la pietà degli altri. ma si rattenne. e d egli avèa fisso di aquistarsi la pace.. Pensiero tale gli sommoveva il limaccioso fondo dell'ànimo. .Gualdo rispose. eccitàndovi a galla un orgoglio luciferino..vociò terribilmente il Beccajo .e battè forte il calcagno.. perdono. . Or. che a lui si appressava e mitigava la voce . Puòi ammazz armi con tutto tuo còmodo. sciorinàrglisi al guardo. Guardò la Nera e la bimba.. si desta. Bevette una sors ata di branda.gni spirto in un violentìssimo sforzo.Son disarmato. le carbonchiose vestigia delle sue case. tosto. m i apprese. offeso dall'ostinata viltà di colùi. a ripigliarsi. Egli si vide perduto. Ben sai. e allora capiva.Ecco le case mie! . di averti quì sotto .. lo forzava a riguadagnare con doppia foga la titubata via.e depose lo schioppo . portò machinalmente la mano ad una delle pistole che gli pendèvano dall a cintura. riuscire al suo cuore impreparato dalla sventura?. lasciò cadere il fucile e si volse. che intensamente volèa: eppure.. ancor più sinistro di esse. come uno stizzo delle case inimiche avesse app . quelle labbra rinfocolatrici di astii e aizzatrici a vendette. Ed ecco. il cielo! . in certo qual modo. èrano mezzo franate: campi ed ortaglie serbàvano i segni della gràndi ne umana. un mìsero topo. mormoràvano: pace Gualdo si tirò in pie'. sbas sàndosi Gualdo e riunendo una manata di carboni e di cènere . Smarrita l a lingua. da lunge. fu il primo. in presenza di Gualdo.Guarda! . Piglia bene la mira. di bile. Si guardò attor no. e le labbra di lei. A tali parole. inorgoglièndolo perfino del suo s acrificio d'orgoglio. diradàndosi la pineta. un uomo. la imàgine della sua bimba innoce nte. Ma casa non vi ha senza pace.. favellava coi gesti.Io non venni . in poche e desolate espressioni.ferma! o ti raggiunge la morte. che of frirgli? che dimandargli?.Ferma! . rincamminossi per le orme segnate il dì prima. lasciarsi impunemente schiacciare?. diede uno scatto come a cosa inattesa. e.. Tuttavìa. al pie' che lo pr eme. che vigilava alla salvezza del fuoco e alla l oro.. arrivando.Vedi se noi risparmiò la contagiosa sventura! . Nè il Letterato parve meno sgomento.iterò con un buffo. scorgendo che quèi no n finiva di stralunare gli occhi e di tòrcer gemendo le sùpplici palme. prese il fucile..Io venni per domandare. E. Appuntò rat to il fucile verso il Beccajo e fe' fuoco. e sostava in pendìo di ritornare ne lla miseria e nella disperazione. avèo giurato di miètermi il pa ne sulla tua testa. Le f loridìssime case del giorno prima. e gittossi a ginocchi. Bruciava silenziosamente la teda.

e panni che parèan piuttosto filaccie a mal nascoste ferite. i chiodi più saldi. che già le avèa n disfatte.che non si mòssero più. sentìvasi ora di una inesau rìbile eloquenza. ma qualche cosa lì presso. passò. per non beste mmiarlo. Tolse di terra un fumaccio. io. Giuràrono. scoprèndosi il capo. Ah Gualdo ! il male dell'uno non sarà mai il bene dell'altro. peggio del lungo regime di una legge senza libertà. che avrebbe messo in un sacco il più sfrontato tribunalista. disse: èccoci tu tti! . gli penetràvano nella pupilla. che ho vinto? . cap.. gli ànimi non generosi stìmano vile piegarsi alla ragione degli altri. non còmplice. argomenti fortìssimi. il ch e viene a dire. Fondamenta e muraglie domandàvano un tett o. visi estenuati dai non sazi bisogni e dalle più abbiette malattìe dell 'ànimo. d'ogni intorno. .Non te l'ho chiesta. infatti. s'ebbe la pace. Caso nuovo! quel Gualdo.ribattè a mezza voce. tanto più insinuante quanto men pretenziosa. si dovette al Beccajo. no. cede infine a se stesso. contro di loro. d'ànima in ànima. Ti voglio èssere amico....Giuriàmolo . la guerra è comune rovina. all'ingiro. La sicurezza nostra stà solo nel loro totale sterminio. Jeri la vittoria fu nostra. era la prima. .E tu domàndala loro .Allèati meco. di servitù volontaria al vizio e alla miseria. sì ch'ei dovèa ben spesso parlar con le mani. cui. . Poi.. Ma.E tu vuòi dunque continuarla? . tanto ch e Aronne fu astretto a rialzare la testa e a dire: . che Gualdo si ricordasse di un Dio. Benchè comune fos se stato il delitto. i luoghi. quando Aronne.. lo sguardo.fe' Gualdo. Pace con tutti. Continuava la silente sorpresa di Aronne. dopo di averli con una ràpida occhiata sorrasi. lo raggiungèvano nella coscienza. Il Beccajo afferrò ambedùe le mani del Letterato.. si bisbigliava di un capo. Èrano quelli forse che picchiàvano.. Quantunque la persuasione gli permeass e già in cuore.. Gualdo balzò dalla gioja: . . Senonchè. Tutti insieme. e gliele serrando con ansia: . il più forte? . Occorreva che la pace durasse. e: giuriàmo lo quì .insistè Gualdo. Pur non bastava... difesa invano dal pregiudizio. Molti. di fibra in fibra. il pudore.Per forza. Egli. segnò con esso un crocione su di una pietra. abbrividendo. incominciando: giuro.iccato l'incendio alle sue. che non si pòngon la màschera come i loro abitanti.disse. tanto più persuasiva quanto p iù persuasa.Molti sono i caduti .Era la prima volta. non èrano p iù che o brughiera o moriccia. e che si sentisse che poteva durare. quindi per domandarla. di cui si è già fatta. una e loquenza. Arrivò. e che chi cede a questa ragione non sua . E.. e. Ma è bensì vero che Gualdo s'avèa. che Aronne non l'invocasse per meglio ingannare. punto da un interno rimpròvero. Troppo son vi nti i nemici. facendo: aspetta. le labbra di lui riluttàvano di confessarla. sorta una nuova divisione degli ànimi.. come cioè. . il regime del càrcere. Non era ancor l'odio al pec cato. fisò stavolta i n pieno il Beccajo. si bisbigliava di leggi.. partendo il bottino di Gualdo fosse.Ebbene.. io. Dunque. si èran congiunti a rifarle. ora. e colà..Io?. Si fissò un gi orno. avèasi i l uoghi. Oppòsegli Aronne: .. avèano cospirato a lo r danno.6 STATO E FAMIGLIA E la pace fu. in gran parte. Nè osàvano pur di contarsi. ma insieme dove tte abbassare lo sguardo.. per la tardità della idèa e la ingordigia dell'ira . i cui tòrbidi occhi schivàvano sempre gli altrùi. nell'offesa.. sia!.Con tè. la lingua. per sperare una pace. si evitàvano. sul lu ogo medèsimo. senza pensare che la ver ità è una sola. . D'ogni parte. anello primo a una nuova sequel a di guài. E. Gabiòla intoppò nel suo laccio. .. mal soccorreva.. Pur tu vedi a qual prezzo!.. invano difesa dalla palpèbra. sì. Parte 1.esclamò: Distese l'altro la mano. Ma Gualdo gliela rattenne. vèngaci essa da qualsisìa paese.quel tutti. e il convegno ebbe luogo alle case del Letterato. dal dì dello sbarco. a muta.disse . Aronne maravigliò. gli sguardi incalzanti di Gualdo non gli lasciàvano tregua. i deportati non s'èrano più riveduti. a tè?. ahimè! in quale stato si rivedèvano essi! Pochi mesi di libertà senza legge. Gualdo!.

non c'è più fòrbi ce ed ago.ridomandò Aronne con astuta ignoranza . E fu specialmente respinto da Tecla. e che or sorrideva con tàcito naso ai lor disconclusi propòsiti. quìndici a brache.E Aronne.. che pàjon quì nate e cresciute apposta. si venne a disputare del modo.. e tal fu.A morte! .Ora. . non c'è. c he. Tanto varrebbe. cogliendo un istante di general mancafiato . non una poteva soffrire d'èsser di tutti.Dun que non c'è differenza tra il fare un fazzoletto e una vita? Ma il Letterato pacatamente: . osservando. anzi. che. la passione aumentando.. tuttavìa il progetto di porle in com une fu da esse respinto fierissimamente. il parla rne. è meglio porre una croce. e da Aronne. il qual prevedeva nella incertezza della Famiglia.. i quali. . che giunse perfino a toccare del malo esempio che ne trarrèbbero i figli .Noi giuriamo la pace! . .. acclamàrono: a morte! Donde.. scure. Nessuno l'ardiva. Dico di quelli che tèngono figli. scartàndolo. .Sia fatta una legge! .dimandò Aronne. . ci d iede fine. Tòccala in tanto così. si alzi.E le altre? .ei riprese.. Dove c'è donna c'è lite. la pace? . sfavillante negli occhi.interruppe il Beccajo nell'entusiasmo dell'ira.Una legge! . se . per una certa tradizionale venerazione.rispose il Beccajo.Donna non sua? . allora. Aronne. meno bimbo di tutti.Troppo! . . la meta era poi sempre la stessa. accontentate di avere tutti. Eran le donne in nùmero minore assài degli uòmini. cercàvano legittimarla nelle pene. propongo anzitutto.Gualdo esclamò.chiese il Rampina. . . udite . trattàndosi di elèggere un modo. se diverse le vie. o compagni. più ancor maledette.giacchè la volete una legge. la nostr a bimba lo vuole.Stà quì di casa una tal rarità? Abbracciò Tecla il Beccajo e impetuosa baciàndolo: io sono tutta di Gualdo. . chi uccide.fe' Aronne .e segnò sulle dita . Chi non accetta. un mammamìa color foglia-morta.. Si udì un mormorìo di assenso e venticinque destre si alzàrono. sostituita alla privata vendetta la pùbblica.diss'egli. . chi ruba. S iamo in dieci a sottane. tenaglie e d'altre sìmili galanterìe. Poi.. . . E tutti. altre. .. .. che.compì Tecla la Nera. La legge vuol la stessa obedienza e in s olajo e in cantina. e chi strugge?. a tante belle p iantone. . . tosto abboccando all'esca del Letterato. Nessuno si alzò. se non altro. a suo poco giudizio ei propendeva. ebbe a scoprirsi di un lusso di fantasìa da disgradarne le illustrazioni del Santo Offizio più scelleratamente pie.chi invade una donna non sua. .osservò Àmos il Lima. e (borbottando:) -. non più potendo sfogar nei delitti la loro ferocia.Sopra il passato.è tutt'uno per lei. elevando la mano. e chi froda?.tòccala in così tanto. aggiungendo con un diabolico riso: fareste torto.. cioè la morte una sola. divenne più e più burrascosa. G ià le parole si facèvano grida. del provocare. nello stesso scolparc i di quelle prime maledette discordie. in faccia alla legge.. quella perpetu a della Comunità.E chi la guastasse. sia ucciso. e chi potrà dire: or la pace è guastata? . Sen onchè. chi ferisce. . . del farci l'uno dell'altro accusatori. al clàssico della impiccatu ra.saltò su a dire il Rampina. sia ucciso.. nell'inforcarsi coll'ìndice e il medio la gola. sia ucciso. Ognuno avea il suo a proporre. La discussione si annuvolò.Proprio. non era mai stato gratuitam ente malvagio. Ben si sarèbbero. come le idèe si èrano fatte parole. I figli vàlgono un matrimonio.udite mè.iterò il coro. Le parolette di boja. in così bella occasione. e.echeggiàrono tutti. . .Ma. per due paja fra esse.La qual sentenza fu coperta d'app làusi. E il Letterato scrisse su 'n foglio l'unànime vot o.. e sì compiendo ribaldamente la frase . . che chi u ccide o ferisce sia ucciso. molte. .e segnò sulla mano ..E chi ruba?.La legge! .. si palleggiàvano senza riposo fra quelli onesti legislatori.Ebbene . Ma..A morte! . e nell'unghia e nel capo. che però.A morte! ..Per cui accettata la.

Quella scarsìssima intellettiva. effetto di sentimento. stringendo rabbiosamente le grinfe. eternatori la notte de' suòi capell i e il giorno degli occhi suòi e la insaziàbile brama e la voluttuosa terribilità degl i abbracci. come se già il lor sangue impigrisse di maritale elefantìasi. e un piatto di sospetti funghi bastò a impigliarla nella ragn aja di un còdice. stètter guardando. e le manette le divènner monile. nulla. non ottenendo in compenso dalla parzia le Celebrità. ma di lune sanguigne. Alle quali donne.appellò Aronne. dai Neb bioso all'infuori.. tanto quanto impacciati. non arrossiva mai.fate conto. Nel mezz o poi. di questi ùltimi. un biglietto.Chi.arrocò. elesse. regalmente inc edendo. Làchesi e Cloto. Era di quelle donne di cui fà l'odio paura. come l'eb be travisto.. ma l'amore spavento. Da tutti gli occhi costretta. senza scomporsi. ma che. indomata. Era una bruna dalle linee severame nte egizie. per esempio! . di sguardo. nè noi possiamo levare la mamma alla creatur a. o bambine. io. come reggesse corona. che i giovanotti la pènsano giusto così.Ebbene . da tutti gli altri attorniato e appunto fra le due vecchie che somigliàvano alle due Parche peggiori. fatto a onore dei denti. come se sopra le fiammeggiasse una pòrpora. avanzarsi. Il viso di lei non im pallidiva. e giùdici. Parèa la Faraònide di Cherubino Cornienti. di quelle che con l'eguale commovimento sèntono una dichiarazione d'amore . che. a voi? Giuliana la Maga e Ortensia l'Arciduchessa soffiàrono offese.. la foja. Rappresentava la In differenza. riunìvansi sull'altro lato. . Si applaudì. tra la soja e la sfida. . c'è da disporre di uòmini sette. i lor futuri sposini. illuminate dall'aureo sole. giocando al lotto il marito. e questi due funerali. solo dur ando. rimase Aronne.Io . ad alta voce chiamava: Ambra. quaglia aspettante il tàlamo della pole nta. e con du e bocche spigionate di denti strillare: e noi? Ribattè Aronne: vi accomoderèbbero i vecchi. tonda di fianchi. un barbuto. e tu anche. ecco due faccie rugose sulle quali la vita appariva in piena dirotta.. I polizzini coi sette nom i de' condannati furono tosto scritti. e Amb ra avrebbe calpêsti i diademi di tutti i prìncipi della terra e coi diademi le front i. e noi sei che non abbiamo più s esso. tanto quan to ingoffiti. zoccolàrono insieme da un lato. fèmine otto e trèdici masc hi. non già la divina di chi moltìssimo sà. si avanzò una tosoccia rubiconda e polputa. lo squar quojo Raccagna. avrebbe usurpato gli inni di tutti i poeti. Chi ne può troppe contare.seguitò egli . belluria. la condannàrono prod igalmente.condo mè. Un regno. benchè. dove. con un sorriso intrigato.Avanti l'Èster! . si volse e andò. Movèa le spalle. Era tonda e di fuori e di dentro. ma di chi niente. assumèvano un'aria di provvisoria vergini tà. Non bellezza . per evitar e le graffiature. il vero matrimonio sono essi. lo sguardo imperioso scendèa nelle ime midolle e gel ava. in bel gruppo. i quali. con quella sua voce eternamente in cantina. e sei donne. il capo. o Raccagna. quelle zitelle un poco scucite. attiràndosela al seno e baciàndola. Non passava il suo sguardo oltre la pelle. fatti arcigni dal pranzo in ritardo. con quella gioja tutt'astio che è l'irrisione . .E Ambra.ribadì il Letterato . . cui non mancava se non la granata per èssere streghe . . Il quale.e Gabiola il Lìbera-mè e Saverio l'Annegatore e Siro lo Z angarino e Luiso il Tremila. La sua incresciosa andatura avèale imposto il soprannome di Oca. in virtù di un pròssimo matrimonio. di àni mo. Un bàtter giulivo di mani accolse la nuova proposizione. nè la creatura al pappà. avanti! Ambra l'Avvelenatrice distaccossi dal gruppo. In una mano egli tenèa la sua berretta e mescolàndone entro i polizzini con l'altra. ne ha ben poche da fare. dalla berretta che presentàvale Aronne. propongo d'invocare la Sorte. Ma ecco due allampate figure. E allora..egli fece. non èrano i suòi pal lori e rossori. Quindi . il beone. il Cielo o che altro le avèa concesso.. che il nome e un oltraggio sulle gazzette. degnàndosi quasi.. che il nome. sta va tutta in bacheca. Resterebbèro dunque di lìbera caccia.messi da p arte i quattro già in gabbia. aggricciò di terrore. Era insomma di quelle ragazze che non isvègliano che desiderii fatti di carne e di mùscoli. e.. a stènder la mano a S ergio il Ranza. Un passo più giù e c i saremmo trovati in pieno ebetismo. a uso maschio. alcuni non possèggano più.

uòmini e donne.. che v'inchiostrò uno sten tato crocione. non si sarebbe.Mia! . che fùrono lo Zan garino. chi scavalca l'altrùi. Lo è dunque il Beccaio.insinuò Aronne. la mòbile plebe. infine.Se il pugno io l'ho forte. a far quanto la sozza interceditrice matrigna più non poteva..oppose. si ha comandato. tìmida no. Ma solo i mariti..sommò il Letterato. una bellezza in pien frutto. . e quì giuri obedienza a quanto.. che o dà tosto ragione al primo che parla per evitar la fa tica di udire il secondo. che avèa scritto man mano su un ampio foglio di car ta i comuni decreti . e: . sempre chiu so in sè stesso .da ogni parte si chiese. certo. rispose: io impicci non voglio. di una ignoranza a cui non c'è menda. Io non potrèi che farmi accoppare. stette con questa in mano e spie gata. che le si effuse la guancia di felice ro ssore: Mario! ...E adesso . lasciossi baciar e e abbracciare.col gòmito sul ginocchio e sulla palma la guancia. Egli stava . il Raccagna. venire ad Aronne quella grassotta e fulva fanciulla. poi. Che è un matrimonio. dinanzi la sorte sua. a Gio rgio il Rampina. Il Letterato fe' un cenno. . senza sapere che dire. alla perpetua oscurità! E Aronne firmò per il primo. Ecco la testa! .vociò l'ossequente bordaglia. ma analfabeta. Troppo mi sento ignorante. poi al Raccagna.la divisione diventava ben piana.. e. cioè della moglie. ancacciuta e baffuta schiattona.ripigliò Aronne. ai corvi. egli stesso.eruppe in trionfo un giovanotto rossigno. . toccò la Cecilia. se non un getto di dadi? . Sul che.e additò il Letterato. .E così .sbraitàrono ferocemente i mariti.. continuò. per quan to premeditato. Ma intanto. che invitava al silenzio. indi passò la penna al Beccajo. Ma non si obedisce alla legge se non per amore di questo . arrossendo e imbiancando. come il più delle donne. e il Libera-mè.E a chi il ricordare la legge? e il condannare? e il punire? . Più non mancava che Mario. avrebbe. Ma Gualdo: ..via Mario .Un capoccia! un capoccia! ... incominciando dubbiosa a comp itarci su un nome. dell'arrosto mancato.diss'ella. Nè molto inoltrossi. E Ros ario il Fanfirla l'abbracciò stretto stretto e baciolla. Stette Cecilia. acclamò a quello. . . Battistotta la Serva.e l'annunzio della zuppa che aspetta. senza voltars i. È meglio non comandare del non venire obediti. l'urna di feltro era scossa di nuovo. travedendo il suo nome. che lentamente aprì. come se inconsc . dondolò fino al berretto di Aronn e. scelse un biglietto. . un uomo c'è sempre che la vince in s toltizia .E l'Oca. E ad Àmos il Lima toccò la pellùcida e rosea Olivetta Cuorbello. alimentò il corpo col corpo.Date ascolto. Càrmen la Smorta.. con un p oco di fumo. o al secondo per non scomodarsi a bilanciarlo col prim o.No . . Ora . senza sapere che fare. i n un ambiente di viziosa miseria. senza mòversi pure. fatto un inchino e sortito una scheda.Impicca! . e si udia: Cecilia avanti! Ed ecco. che si schieràvano din anzi a lui braccio a braccio .or che le sedie son prese.Chi ha questo più forte è capoccia. a Làzaro il Guercio. Nulladimeno. nata in una làuta onestà. un camposanto di croci. con leggera esitanza.esclamàrono tutti. cui lombi torosi dovèano dare passata degli affanni di cuore. aumentato la form idàbile turba degli imbecilli e attaccato bottoni saldìssimi: sorta. si volle contin uata la lotterìa. Insieme al quale si elèssero poi quattro giùdici. ed essa. dove. un colosso dagli occhi e dai capelli sbiaditi.il suo amante. al contrario. senza rimorso nè gusto.. che già conosciamo. parlando alle otto coppie di sposi. pòsero tutti il loro segno sul foglio. ad Erminio il Te desco. dèbole è il capo. Per quanto stolta una donna. sempre c on quel suo vàpido riso e quel molleggio di anche.. Senonchè Mario.Chi è? . Èster. in tutti i paesi del mondo. Tentò parlare Cecilia.Viva il Beccajo! .sempre accavalcioni del trave. mettendo bottega de' suòi baci stopposi e delle lievìssime effervescenze.venga ciascuno. compensati in tal guisa. il Tremila. così via . e tutti le si affollàrono intorno. Dio danni il fedìfrago al cànape. . il qual si tenèa in disparte accavalciato ad un trave. . Il pianto anticipò la parola. che vi lasciò un tremoleggiante sgorbio. Il m io braccio ha bisogno di testa. Nè qualcuno sogghigni a sìmili noz ze fabricate sul caso. incomodata ad uscirne.e mostrò il pugno.

bàstano. E. Certo il pane. le vettovaglie. come quì? .quèi rispondeva.1 FORESTINA BIMBA Una notte serena. a lui dormiente.. i quali. seduto alla porta di una capanna sua. Infatti. tendendo lo sguardo all'altìssimo mare. accipigliàtosi a un tr atto.. alcuni momenti. l'offesa. E colà prese la p enna. Infine. frèmiti e onde. Gènerano. che teme. ora. Ciascuno. parte perdute in un orbìssimo abuso. stretta già insieme da mutua paura. incalcolàbili effetti. donde sedèa scese. Reti e saette si altèrnano senza riposo. Perocchè. Parte 2. la spada avèa intercette le messi immature alla falce. nell'assoluta uguaglianza della mis eria. nuovi strumenti. .. e al futuro. in sui ginocchi una bimba che. Il pròdigo suolo ha gareggiato coi desiderii e li ha vinti.Assài più. men del proprio gustare. fu d'uopo. c he gode. con la sua donna . al tri cinque si aggiùngono.sospirò egli di un sì. pigliando il cammino dei boschi e dell a misèrrima libertà delle fiere. cui il sole avèa dato il c olore alle chiome. venne al macigno che serviva da tàvola. addusse l'unione al benèssere. più che non consiglia. che.. ha la pèntola sua. o ra.havvi una terra. infatti. grande. nè per virtù di parola.Altro mare . e già intorpidiva la terra al brumale letargo. molto più. anche là. poi. insoavendo la voce.Interludio TRA L'OSCURITÀ E LA LUCE Come il malèssere avèa guidato all'unione.disse Gualdo con un lieve sussulto .Al pari di questa? . Pressava dunque di provvedere al presente. gli si potèa sicura addormentar fra le braccia.. E. dicendo: è inùtile! non obedirèi.No . da parte a parte passato dalla sublime ingenuità della bimba. queste sole pa role. ch'era piuttosto a vedere che a udire. E la Comunità.. ecco una fame di più ele vati bisogni. se tanto buoni.Sì . trarre la vita in una specie di comunis mo.. nè di pennello e neppure di realtà!. . che i cavillosi raggiri e i trabocch etti mille di un giùdice non avrèbbero pure sorraso. che girò fra le dita. Il sogno di Gualdo èrasi fatto c orpo. aspirando le pingui àure de' suòi ovili ed il fienoso effluvio delle campagne. E Forestina.egli fece . poteva limpida mente riflèttere le maraviglie della Natura benèvola. che si fondèa nel firmamento sp olverizzato di stelle: .. all'anno. In quella sera. Da lievi principii.dicèa in tuono accarezzante qual àlito di primavera . All'emulazione nel male una è su ccessa nel bene. gli strumenti.E perchè allora. i gigli e le rose alle guancie. e alla pupilla il cielo. . ..aggiunse con oppressura. tu? . cap.. E tanto più di concordia era necessità. nuove arti: s'all arga la fattorìa. E Mario il Nebbioso si esiliò dai compagni.Babbo . E l'anno gira. trovàvasi. e.Mare ancora. tanti babbi? e tante mammine? e tanti bambini.E poi? . il dì giunge in cui l'uomo ridiventa individuo. snebbiato da ogni malvagio pattume. parte distrutte da quella ferocia stolta. e piglia nome villaggio. dai campi del cielo mietend o.io di quanto gli succedeva all'intorno. a svegliare in quelle ànime musicali.. da quelli del mare. quale onda d'amore. ei centellava il riposo dopo l'onesta fatica.E sono. non hanno s e non nuovi conforti alla poesìa. una bimba cinquenne. lo specchio dell'ànimo suo.E assài migliori di noi .e Forestina gli molceva la barba. . Ma.E li hai tu visti. quando ogni sguardo si fisse in lui. camminando di un fare sbadato e di una dispettosìssima cera. a mantenersi inc omincia di mutuo amore.di là di quel mare che c'è? . Che è. Egli. indeciso. sdegnoso la gittò via. perfin dalla scienza. che. che dell'altrùi non godere. ha le speranze e i timori suòi proprii: ciascuno in uno stato s i trova. in chi naque inaccessìbile al sentimento. non èrano quasi p iù. era la prima che egli sentisse. . che dovèan bastare a tutta un'annata. . intanto. Molte ne avèa Gualdo vedute.Oh ben più! . quando ogni bocca il chiamò.Sempre mare? . quasi temente di offèndere il de licato orecchio di lei. in sulle prime. tanto più buoni di noi. la riflessione barbuta .. non sveglierànnosi mai.. Qual frèmito di voluttà. riafratellando la roba. e il terrìbil domani si cangia in un gratìssimo jeri. le arti. non sei rimasto con loro? Gualdo sentissi a scottare la faccia.

Gualdo rimase sveglio co' suòi pensieri. e alle vendette sprone.Gualdo interruppe con ansiosa premura.» Ma.E come si prega. d'una voce ch'era soave rampogna: . Tu. cap. di là dalle stelle. tu.. e lassù.sclamò Forestina. patria a tutti e eguagliatrice f ine. ahimè! temeva le proprie. Il visuccio di lei s'era volto all'infinito seno dei c ieli.O Tecla! .E.Il Dio delle Terre e dei Sol i è un altro Dio. e noi ritorni eternamente a vita. E i mietitori cantàvano. allora. tolta da lui a tante fam iglie . sì chiedendo. . Esso è il padre comune degli uòmini.Dio? . schermo agli aerei oltraggi.egli gemette in accento di disperato sconforto . le memorie. dalle tue profonde vìscere.ripetè Forestina . imparzialmente per sue giuste membra.Pregando. e a nuova forza . la c ui storia è tutta risveglio all'ire. babbo? Ei la baciò sulla risarella boccuccia. (ne è guida cupi digia pazza) fallaci mete a più fallaci campi. che esprime quanto non si giunge a cap ire. che non meritava.quel che tu invochi nell'ira? . Vedendo quel l'angioletto dal latteo àlito e dalle succose carnine. Eclissata la luce degli occhi di Forestin a. Parte 2. gustava il bene. le vergogne oblìi.E come si fà a ring raziarlo? . sazia. mani grondanti di fraterna strage. nel tuo ci solvi non mai stanco grembo. ànima e forma a noi sùsciti e cibi. di tè bramosi procomb iamo in tè. per la seconda volta.per i danni tuòi. or succedeva l'altra metà. E però a lu i dovèa soccòrrere ed ei proferire quel nome. E.oh fosse dato rico minciare la vita! Ma colèi. o mia bimba. o Madre. alla madre comune. vetro e ghiaccio. una mano gli toccava la spalla. che fà dalla gleba spuntare la rosa e dalla rosa il miele. . che. che. fànnosi l'armi della malvagità. che il sangue social si effonda. no . . seme o pretesto di perpetua lite: o nde.amando. gli si addormentò nelle braccia.. votato a morte alterna il ferro. poi. che fà dalla selce spicciare l'aqua e scintil lare il fuoco. incominciava con la debolezza di un convalescente a sentire la gravità del morbo scampato. . che tu donavi alle pacìfich'opre. delle tue aque.Non ricomincia. quella notte. o mio Gualdo? . che ti sorride negli occhi e sul labbro.Oh il buon Dio! . È il Dio . Cessando l'idèa. solo uniti ad impedir. avèa rid ato agli uòmini generosamente il confidàtole seme: «O Madre. Il pensi ero di lui scese nei labirinti della coscienza. egli fu astretto a rammentare la pace. esso è colùi che riempie la pannocc hia di grano e la mammella di latte. se non i fatti. come g li occhi lampeggiàvano le falci dei mietitori. negli arcani connubii col padre Sole. almeno potuto annientarne il ricordo! E l'ànimo affaticato sudò dagli occh i dolore. con feconda morte. e lo affo llò di baci e carezze.a fronte la imberbe spontaneità? e le mirìadi di menzogne dinanzi la verità una? Al gu ardo solo dell'innocenza. e Gualdo. ahimè! che vale nulla parte perita se il tutto non è più quello? che importa la me . quel sì còmodo nome. completa. luoghi irti d'insidie. cessi i dolori.Altre stelle. tuòi vermi. tu. E noi. la bimba gli chiuse il mento selvoso fra le gentili manine. i l quale ora poteva concèdersi il lusso dei rimorsi. per quella volubilità di pensiero tutta propria ai fanci ulli. vie all'industre unione.e a impallidir per la sua. battendo palma con palma . ammutì.2 FORESTINA RAGAZZA Di Forestina l'ottava messe. . Forestina medèsima. Alle speranze. Gualdo. Oh avess'egli. Era un inno alla Terra. benchè ignaro del male. Si volse. venne in suo ajuto. che fanno una metà della vita. E Gualdo non potè che tacere.Babbo. come vuol Natura. alziamo lamentoso il canto. . la nota mano di Tecla.meritatìssima pace . ch'è Dio. Pur. dell'ossa tue. cessàvagli la parola.Sempre stelle? non altro? Gualdo. facciam. Spec chiàronsi le loro pupille l'una nell'altra in uno stesso pensiero. In questa. E Forestina chiedèa: . Come le treccie di lei biondeggiàvano i campi. spent o sole. e disse: . dove l'illuminazione parèa. Senonchè.No. non fatte oneste dagl i onesti nomi. e supplica te a un muto Dio le mani. additava la bimba. benigna d'inesàusto amore. l'ànimo gli riabbujò di mestizia. che c'è? . dissimulando le immensuràbili profondità dell'ignoto. noi.

Di cui. Ogni cosa cessava di posseder la sua ombra. E giù. ella. e dei rivoletti. ella ed esso.Lampo! . accigliata qual di sp arviero. non abbandonò la pad rona. una roccia pendente. ora parèa le si serràssero incontro: d'ogni parte. e.Quà la mano! . a messe ben altra era stata c ampagna il trascorso verno. e cui niuno facèa buon viso e ne facèa a n essuno ed era detto il Nebbioso. Senonchè. - .E tu sei quello. che. attraverso la sel va. nè se ne accorgeva. nel freddo chiarore che piovèvan le stel le. che sprofondando nella di lui consa pèvole ànima diventò di rimpròvero. La coda fronzuta del cane si mosse amichevolmente. offrisse un albergo più che non minacciasse un perìcolo. che si facea più e più sospettoso. lagrimando e fiottando: babbino mio! . Alzò Forestina gli occhi ebbri di pianto e. per così dire a rrugginita. . contàn dogli intanto tutto sè stessa e tempestandolo di domande. e dalla chioma ebanina prolissa. Lampo. mentre Gualdo. perchè gode va al didentro. fra le molte: . trafelata. insieme allo sguardo. oh felici! di g iuoco. la terra. pòrgergliela e sentirsi tornata la sicurez za. pur Lampo. e non temi star solo? Il Nebbioso violentò quasi la lingua. La quale. sospirava ai mietu ti. Forestina ancor non avèa aquistato la propria individu alità: l'ànima sua intrecciàvasi a quella degli augellini che aliàvano a nembi. giràvano in cerca d'irrivedìbili a spetti. si dilungava da' suòi compagni di anni e. che stà sempre solo? Egli taque. . parèa. Ma Lampo tese le orecchie. che d'ogni parte le èrano fatti. sol le rispose la imàgine del clamor suo. si lasciò cadere sul cane. parve perfino le si stenebrasse la via. che si chiama il Nebbioso? Egli rispose di sì. a pensier tale. pie' innanzi piede. Perocchè. sal tando borri e riali. Ma. e cinguettando sogni. io. Forestina temette il timore. ammazzolando ciclàmini a margherite. E. giù. Quando svegliossi. fu un punto solo. Forestina il fisò con un guardo di maraviglia. il canto. la flava testina sul dorso pazien te del cane. la gola zeppa di gioja.Temo di stare con gli uòmini! . perchè vestita di fi ori. dall'àgil persona.esclamò . le si schiudèvano fàcil i. accarezzata dal sonno. e piangendo dirottamente. i luciconi. Sana. gli ostàcoli oltrepassando. Andava. un fior dopo l'altro.ti vorrem tutti bene.il giòvane replicò. e che. di sè medèsimi ingannatori. e: . or per le frane e ora pel sdrucciolìo de' prati o l'intrico d egli sterpeti. là ristando la via. che.facèa.disse la voce. senza bisogno di mànica. assentendo. Gridò. appar iva tra loro a mutar selvaggina con pane. cinguettando confidenziuccie a degli invisìbili èsseri. come la spem e.Quà la mano! . che sull'erboso siedette a inghirlandare il filosòfico muso di Lampo. e s'internava nella solinga boscaglia. di colpo.disse. un giòvane raffigurò. . e: oh vieni con noi! . .E tu sei quello.Ma. . che allaccia il ne onato alla natura universa. Forestina la porse timidamente. che. finchè venne a trovarsi in un a insenatura di monte. e fioralisi a giunchiglie. per il denso fogliame. di una voce che il lungo disuso avèa. egli o recàndosi in collo la ragazzina o tenèndola a mano. ella sentìa la sanità circostante: tutto era gaudio per lei. voràgini di oscurità: tutto intorn o un silenzio. là riste' la ragazza. Io te ne voglio già. Il piede le si riaffermò. a volte. che le spesse ombre lor fantasiàvano innanzi. E così. mietendo. arrendèndosi sempre ai nuovìssimi inviti. molti. che gorgogliando lucicàvan o in giù.chiamò una voce imperiosa. finì a reclinare. Forestina la Bionda. in amarìssima goccia si spegnev a lo sguardo. mentre il sole e il lavoro fervèa. si avvolse e riavvolse nei verdi meandri della foresta. Pòvera Nera! su lei biancheggiava un rosajo. prima.moria in altrùi agli obliati di sè? E. seguìvala. a bbracciàndolo stretto. quel giòvane stesso. il fidìssimo cane. e sordamente ululò. la fanciullina si sentì sola. sulla quale. E. le si asciugàrono. dalla pàllida faccia. tutto sparsi di fiori. giràndosi a oriente. Si udiva un frascheggio e un pedìo. E. La riflessiva ragi one non era per anco venuta a tagliarle l'ombelicale cordone. e st rìnsela il gelo dello svampato entusiasmo. Le vie. già tralasciàvasi il sole.

Mario non andava a cercare quale sorta di affetto unisse alla ragazza lui. trasalì. miràndolo ansioso . Istintivamente. sostò. il colpèvole Ada mo. Ma. reminiscenze confuse. Gualdo lo vide. che Mario inconsciamente avèa steso. ma il sole parèa che più prendesse da lei. di rigustare la riconoscenza. sì certo. e chiese rifugio ad una siepe vicina. e aguzzando ver' questi le labbra. vide passare lei e allontanarsi e sparire. Chè lui serrava una voglia. che gli occhi di lui aveano in quella incontrato una fonte. splendore. diment icato un istante di sè. Parte 2. allora soltanto si accorse di ciò che sta va per fare.disse.Vieni! . . a rivederci avèa detto. il bene. facendo uno sforzo: . in baci. sentìa ripullularsi in cuore. Eppòi. avèan trovato uno specchio. questa v olta. era la prima. e. Irresoluto un istante. E gli sembrò. gratitùdine anzi. E camminava nel sole. Fu detto già. q uello di un viso non suo. Senonchè Mario. Amore.l'oro si divideva dal piombo . ma in che non scòrgesi amore? .. fra lo stupore di tutti e l'applàuso .dicèa Gualdo. non meno forse imperioso. Mario si sentì abbagliato. una smania rasentante lo spàsi mo. tacendo. e si pose la destra sul cuore.3 FORESTINA FANCIULLA E. rispòsero altri e poi altri. era un altro bisogno. sempr . che aprìvasi a stenti dinanzi a loro. Reggèa due grossi pani sul capo. giurava obedienza alla legge. insieme. come. Il melancònico occhio di lui sfavillò. e.Ei m'ha trovato! . non era bisogno di pane..Forestina! . il Nebbioso ripigliava il cammino che movèa al villaggio.Vieni da noi! . Partiva . mentre. E sollevò la sua face sino al volto di lui. lon tano.pregava la fanciullina traèndolo per il vestito. indicando il Nebbioso. Tanto più. E. Vergognò di sè stesso.. a nostra stessa insaputa. battèndogli forte il cuore.ripetèvano tutti. innanzi che tramontasse quel sole. troppo divisi dagli anni! troppo dalla coscienza!. e da Forestina la vita. E non fu che a l pensiero! Se le fattezze dell'alma si potèssero.. veniva il Nebbioso. Lo schioccare dei baci di Forestina il seguì. Pur tuttavìa. le scuse. si fermò d'improvviso. E venti mani si offrìvano all'una. già errava un bagliore rossastro e si mostràvano faci. Ma. apparir Forestina. dietro a lei.echeggiò a un tratto per gli ampi silenzi.. con un: no . non ci sa rèbber più specchi. non và lìbera d'odio. chè nulla avèa ad insegnare a quella gentile. si trattenne. di gioja. il benefattore il beneficato. quand' egli sedèa presso di lei. dalla fame espugnato.A rivederci! . . Mario vi si mirò. portò la mano alle chiome e a l vestito: poi. Ed ecco. ch'èrasi pinta nella faccia di Gualdo. che già si chinava a libarle. Chi avrebbe potuto masche rar di corruccio il contento? Il babbo sciolse i rimpròveri in baci. ei vi scendeva di quando in quando.e Mario ritornava fanciullo. Era la prima volta ch'ei promettesse tanto. della nudità sua. quel lo. di Erminio. gli r itornàvano in folla. giojosa. e nella fonte. il giorno di guadagnarsi la esistenza dal s uolo. Ma.. e cantava. i puntigli. ch'egli si allontanasse a malincuore dagli uòmini. e corse dal babbo. Di dove. Oh inesplicàbile piega d ell'ànimo umano! ama. La notte. che non questi.ridèa intanto e piangeva la ragazzina. più spesso. . i giuramenti.Vieni! . Poi. e suggendo dall'aerino suo sguardo. pur. perplesso. Le sue superbie. di lui. cui il Cielo era stato il maestro. . e inorridì. farsi pàllido il sole. la f igliuola. al grido. al pensiero di un interno peggiore. e i baci. pur. i disusa ti veri . che sulle labbra di Forestina èrano inutilmente sbocciati. da lungi.ch'e ra vôlto piuttosto a sè stesso che a lei. Ella d ie' un grido acuto di gioja. La ragazzina lasciò la mano di Mario. Così spuntava un nuovo giorno per lui. la pròssima aurora. di Gualdo. si accumulava sulle lor spalle.E camminàvano sempre. e dalla lìmpida voce e dalla nivea semplicità della frase. come il Nebbioso vide le prime case. che arrossì del sospetto. anch'elle specchiare. che non vi cercàvano mai se non aqua. che non le desse... Mario. cap. essi. che illuminàvano i visi d i Aronne.ma. . e rompèa un dei pani che avèan posato sul capo di qu ella biondìssima. ch'era un solo sorriso. non l'osava.

O tu . Ma la certezza non fu che un lampeggio. che imitàvan le fughe? Or venne un dì. ancor trapassati da quelle saette.gli diss'ella sospirosamente . a toccarle la mano. nel dovere scartare man mano le ribalde espressioni. Amore die' l'ùltimo tocco al Belliniano suo viso. scolorando. fu il cielo stellato. quell'anno. r idèa tutta. Soavemente la tonda gota affilò. intendiàmoci. e fuggìa. o frutta dagli ingenui gusti o gagliardi fiori o lezzanti il perìcolo. e. . sàziano in letterarie od artìst . Era giunta la chiusa della mietitura. quando ridèa. immergendo lo sguardo nell'aurèola dei capelli di lei e nelle cilestri profondità de' suòi occhi e fra le labbra succhiose. E i suòi compagni d'infanzia. ch'egli gettava a' piedi di lei. scellerati nel santuari o del cuore.mi han raccontato una storia di orrore. figlie d'arcobaleni e di echi di melodìe. tinte del sangue loro e del suo. . o sul ciglio làgrime ch'egli non provocò. èran pugnaci aquilotti. Dalle quali sue assenze. nella colonia. di stènder la destra e di allargare le braccia. Si usava. Senonchè. quasi per ridonargli il calore. o belve zannute. odio immortale spiranti. sol rattenuti dall'opinione e dai còdici. Egli ne avèa. altrimenti. Nè la malinconìa. Ma. aveva egli sudato fatica più dura di quella di allora. fu il dono un innocente augellino.. freddo e stecchito. a raggiùngerli. . per lei sospìrano ora e sògnan di lei. benchè morte. stendendo la palma ver' lui. come i com pagni suòi. come il più di noi tutti. tutta piangèa. perfino.Mario rispose. e sulla palma. attinto il soggetto al pozzo inesaurìbile della Bibbia. che già dividèvano seco l'allegra spensier atezza. l'ali. velata di pianto. Ma a mezza voce risp ose. e. e. lo era. o nel temperarle di artificiata bontà. il Nebbioso si nascondev a la faccia con ambo le mani. e allorchè impòrpora ai fuoco. di c hièder perdono. lo era. ora. Trè carri formàrono il p alco. questo. veduto a scagliarsi nelle ingordìssime onde. Oh quanti mai. era un briccone nè più nè meno di prima. Cinque anni si sono aggiunti al cùmulo delle memorie. la storia di Abele e Caino. Forestina. que' brìvidi? perchè. sulla fronte. a tutto pasto di f ede. inferna. sorride. chè. per le altre. Spesso la invade un senso di copioso bisogno. vero? .fu. Chè esterrefatto. Il Nebbioso fe' un gesto di raccapriccio. un giorno. pochi dì poi . era pasticcio del Letterato. festoni di spighe e frondi di abete l'addobbo. E la fanciulla non chiede più baci al Nebbioso. La ragazza è diventata fanciul la. conversioni co mplete (conversioni. èrano gemme strappate alla inonora oscurità e ridonate al pregio del lume. Quanto al dramma.. Èrano.ella disse. quella procella d'idèe? e quell e pàvide occhiate? e quelle partenze improvvise. che una nativa nequizia gli af follava alla penna. d isdegnò la fanciulla. non bello tutto.io il vile! Ma.aggiunse. o se piangèa. illuminàndosele il volt o di una lieta certezza. di quelle voci vestite di penne. Giuseppe e i fratelli. di perdonare. chiami portarlo? .mare e cielo infuriati . succede appunto il co ntrario) non se ne danno che nelle vite dei Santi. alle nubi n on scorge nubi soltanto. e si pèrita. e perciò appu nto bellìssimo. il velario.e. che. questa inevitàbile amica di ogni gentile. E una bugia. anche là. fu la platèa un prato. scorgèndole in seno fiori ch'ei non ha colto. . E allorchè mira. e additando violentemente sè: io l'infam e! . perchè. ed era.E tu avesti cuore di uccìderlo? . come se già sentisse la vanità della scusa. come cacciato dal fiammeggiante bran do dell'àngelo di Abele. quell'infame e quel vile. E se imparadisa. spesso rimansi estàtica in una indefinita attesa. non mai. e.dimandò Forestina. che il Nebbioso trovò la ragazza con gli occhi infocati. Virtualmente. ritornava egli sempre con qualc he selvaggio dono per lei. Aronne. a vo lte a darle del tu. al bene. in un entusiasmo di proclamare la verità.Non te l'avrèi. cui essi medès imi avèano dato. Infatti. avvicinàndosi il poveretto alla mòrbida guancia. si scelse il teatro. Fuggìa. di festeggiarla c on una generale allegrìa. a volte. nè questi osa farne. naturalmente. questa nutrice del bene. strappando loro la preda di un bimbo. si dipartiva da lei in un subbuglio di sangue. il soggetto. anzi.sclamò .E. l'ucciso. potuto portare . o canta di gi oja col singulto nel cuore. Ma. alcuna volta lunghìssime. non sente solo il calor dell a fiamma.

E spessamente serrava a Gualdo le mani. che avean tramato contro la sua. Io non odio nessuno. e stà Beniamino. io? epperchè?.Mi ami dunque? . un grido giulivo si alzò. e l'inchiesta: .. e gli si tolse dagli occhi. Giovinetti e fanciulle èran gli attori.Mi odii tu? Gualdo.. di colpo. cap. Ambo le palme gli stese con amico trasporto il Beccajo. se sono birbe al minuto. non chè non venirgli all'incontro.. ed ora egli gusta la soave vendetta di sentirsi implorare la vita da quelli stessi. e dal velluto della sua voce già lampeggiava l' acciajo.Non c'è ragione perchè non ti debba. Parte 2. come. . oh quanti. . come? . il Nebbioso levò a lui una faccia sì traboccante d'innamorato do lore che il ribrezzo di Gualdo dovette cèdere tosto ad un senso di compassione. stupito.Me la dai? .Ti basta un amico? .proruppe. pa ssare per brava gente.No! .ripicchiò Gualdo risolutìssimo. un trèmito di simpatia di vena in vena si sparse. . uccidendo i lentìssi mi genitori e i coeredi fratelli. Imaginate i tormenti di Mario! Mario avrebbe volu to attossicar con gli sguardi quel giovinetto. Mia figlia è già ad altri promessa. ponno anche.ripetè. veden do costèi. E Gualdo avrebbe anche assentito. non si poteva non ricordar Forestina. nè li tornando alla vita. sfògano col cervello i lor più malvagi appetiti. come il ciel si sgombrava. Bellìssimo. ogni insidia. Il Nebbioso lanciogli un insulto. tinto del color di quell'ora. Vedèndolo.. nel bujo im aginoso della notte. non ricordare quello. piangendo: Gualdo! dammi in isposa tua figlia.fece (e lo appuntava col dito) .. l'alba seguente. che minacciava pregando. Ma gli uòmini. .. fra i singulti. ma. il Giuseppe. o Nebbioso. E Mario piantàvagli i n faccia due occhi di brama. dalla notte. sciolti da ogni paura e vergogna. all'ingrosso.A tè? . Il Beccajo arretrò spaventato. C om'ella apparve. e. e aspetta va ch'ei rispondesse ad una dimanda ancor non osata. mentre gli si componèa nel capo il senso della domanda.disse netto il Beccajo.Solo un amico?. a sgo mbrarsi la mente.E come un padre? . con un guardo che era tutta una storia.No . com'ell a aperse le labbra alla melodiosa sua voce.umili e tremanti . Bontà e Salute con Letizia lor figlia stàvano in pieno fiore.Odiarti. per fortuna. .tornò a chièdere Mario.. S ul viso di lui. che quello.i fratelli. . al Vizio trionfante fischiò.interruppe il Nebbioso nel pigliargli le mani e ansioso glie le stringendo. sovra ogni altro. . perfino di assentimento. la gelosìa dei dòdici Giacobiti non s ommava alla sua. radiante di vereconda bellezza.4 IL RIFIUTO Quando. . che per tornarli a mor ire in più atroci ingegnose maniere! Guài se la legge arrivasse ai pensieri! Non sop ravanzerèbbero giùdici. Fremette Mario. ai ginocchi. Il Nebbioso si alzò. tanto è ciò vero.A tè! . il Beccajo affacciossi alla porta della sua casa. Dinanzi a lui. veduto. gli ottenebràvano il volto. Quel bacio gli era stato rubato. se non avess e potuto ancor dire: . trovò Mario il Nebbioso che lo attendeva a pie' fermo. .Me la dai? .ridomandò Mario. Ma. non gli fu la prigi one che scorciatoja alla reggia..Che vorresti di più? Mario taque un istante.iche fantasìe le infamie che impunemente bramerèbbero còmpiere. che ancor serbava la mamma. Disperatamente ardo. non più di un amico! . e Giuseppe la baciò con la bocca.Mi ami. improvvisamente torvo: ..È tardi. gli si gettò. stanno . Ma l'incolpèvol Giuseppe ha trapassato. . Beniamino era lei. di simpatìa.. non lo intendeva neppure. il fisò. giacendo insieme alla madre maritalmente. intatto. Nùvole di pensieri in battaglia fra loro. E tutti la baciàron con gli occhi. che la platèa applaudì alla Virtù sfortunata.chiese in un tono. e disse: .

mezzo corrend o per quanto l'erta salita e la soma concede. indietreggiò. nè il sepolcro medèsimo vi accoglierà in un ùnico amplesso. Ma. con la svenuta. imbavagliata la bocca. s'accorse che la fanciulla era gelo.Risparmia almeno l'attesa! .supplicò Forestina. Da tè.Lo spegnerò. ecco tornargli. Il raggio lun are vi si versava senza risparmio. il suono del rìder mio. da nerborute braccia aff errata. senza che tu gli possa rispòndere. quel tuo amante. di cui era affamato! Io sazierò l'arsura della vendetta nel tuo sa ngue.. E. eternamente mia.chiedèa. a innestarmi il rimorso.. tu me l'hai tolto. a che mi avvilisti in cinque anni!. tu giungesti. è delitto. E tu. o intrusa. o sole che m'incendiasti! assassina della mia pac e! Die' la fanciulla un lamento. tutta.. che parèa un s ospiro: che ti ho fatto? .Ah no! . senza ch'egli ti vegga. abbassò le pupille. l'inuccidìbile t arlo. qual cui appare un fantasma. quella morte. Brillò la trèmula voce nelle ìntime fibre di lui. coi voti. rapita. senza il puerile bisogno di fabbricarmi menzogne per crederle. . morte a quelle l abbra bugiarde. nessuna nuova di lui. e le tenne. di rosa. Vedi. il tuo. . fruendo. tu che nascesti sì bella p er viemeglio ingannare. com'era. in una divina apatìa. Ma..Io lo ucciderò.. nè di nem ici paura. il creato.ruggì egli in pieno delirio. sentèndosi s ciorre la rabbia in pietà e la pietà mutarsi in disperazione. Giungèa egli.. giungendo palma con palma. le molli braccia fluenti. oh allora soltanto! sarài tutta mia.Una morte è poca . quell'amore che mi facèa vilmente desiderare un'offesa per perdonarla. M ario il capo abbassò. tutta. e nel pallor di quel raggio. Tu lo vedrài perirti dinanzi. cinto di audacìssimi abeti. Parte 2. Piangèvano freddo sudore le pareti dell'antro. e con un filo di voce. fuori da quello sciame di servi che ha nome umanità.hai fatto di un leone una lepre.. come il mar rifluente che anela riassoggettarsi la spiaggia. e a lato le si fe' ginocchioni. e quell'odio da avvelenar. abbandonata.ei gridò. alla parola fratello.. o maliarda.. con lentezza. . di un uomo un pupazzo.labbreggiò la smarrita. cess ata la voce. che mi allacciò. . vivevo in una eroica quiete. t u lo udrài invocare il tuo nome. finchè vi svanì. io ti voglio annientata. Mario ammutì.Teco. a quanto gli uòmini con la loro ar tefatta giustizia non sarèbber mai giunti. il più prezioso dei doni. la rabbia.ma io ti sacrificherò.. conobbi il sapor del mio pianto. d'improvviso. Nostra verissima morte è quella dei nostri amati: io spegnerò.Per qualche tempo. egli la patirà gocc ia a goccia. in quel punto. senza guardare lei che più non lo gu arda. tu sola. parve che il càndi do volto di Forestina imperlasse ognor più. Ma io mi riconquisterò . gli abbattime nti da tè. Per tè. Egli temette che il sonno non si dovesse più distaccare da lei. oppresse. in cui Forestina avventuràvasi sola per la campagna deserta. Morte a quelli occhi che affascinàrono i mièi!. e disse: continua e mi hai morta. i l rapitore cammina e cammina. colùi: . la libertà. ancor nell'abbrivo della intrapresa.. E corse. fu. all'amante c he mi obbligasti a tradire. pascola ndo col canto la sua amorosa mestizia. vivevo.. . . morte a quella gloria di chiome. Ma. Io .ei ritorse.5 L'AMORE DI MARIO Pel gèmito delle foreste e la notturna paura. la pena di tutte le pene. mi hai piegato a baciarla. a un tratto. a sospirar la catena.. sulla spalla di Mario.Mai! . e già l'estro o micida gli balenava nelle pupille . . avrebbe voluto inabissarsi tutto.. Tu mi adescasti. . stravolto l'as petto. E tu a llora. ind iviso e purìssimo. per traccie che a lui solo èran vie. Ma già la fanciulla avèa riacceso i grand'occhi. fisi gli occhi. ve l'adagiò sopra un tàlamo d'erba. alla soglia di una vicina spelonca. più che altro. e tu insieme. l'èsser pietoso. scattando in pie' minaccioso .E. prima. Tutta. Tu dovrài prima penare un ben altro morire. senza desìo di amici. a uno spiano.aggiunse. Nè un ferro solo r osseggerà di tè e di lui.sclamò la fanciulla. fosse il mi o amico.. Mario ne sobbalzò. me l'apprendesti a portare.. cap. sì .iterò inferocito il Nebbioso. Ma una notte. da ogni banda. . legge a mè stesso. fosse il fratello.. Da tè gli entusiasmi. un de' suòi luoghi di posa. Ma. capello a capello!.. ...Perdono! .Che hai fatto? .

e perdetti: non ero ancor tanto furfante da vìncere ai bari..E amore. lascerèi lo stesso mio babbo. strappata di tasca una breve pistola.egli fece con uno scoppio di gioja. svegliando gli echi degli echi.e. la quale. e già la di stanza avèa superato la vista. gli oc chi mi diventàvan lucenti. a mè sfiancato e ubbriaco.ribattè Mario sconsolatamente.. d a sècoli addormentati. era tutto. eppure! a darti la mano temevo. ed anche la mamma.fu il grido. fuor chè onesta. anch'io avèa un padre ...Neppur potrèi non amarti .. insaziàbile fame..sclamò. spàsimo muto.. dove. e rialzàndosela al petto. e pe r tè mi sarebbe ben lieve il sacrificio di vita. l ontan lontano da quì.. son del rimorso. bevi! . ah che dissi! perdona.Sangue per sangu e. per le taverne e pei chiassi. e si struggèa. se la metà non fosse spettata a un secondo suo figlio. e m'imbragiava la gota. tra falsi liquori attizzanti a più f alse passioni.ei riprese . Diet ro di mè cadde il ponte. Il Nebbioso esitò.si dileguava il paterno risparmio e l'ingenuo rossore. e sempre la notte.. sò che. Ma.. quando ti allontanavi. piovendo nel feccioso suo ànimo. quando apparivi. commosso a tanta fiducia: poi: . ma il clandestino addentellato dei vizi spargèvami innanzi. Gaudio selvaggio lo illuminava. Or mi potresti tu amare? . Eppòi. chè non portasti la taverna nel tempio . E le due ànime innamorate si fùsero in un lunghìssimo bacio. e allora amavo i luoghi a tè cari.. meno intendendo di quel che sentisse.. E sò.Vi ha colpe senza perdono. ma. Oh parla!. . accrebbe in terrore. infinita! . avèa dato uno scatto. ei si scosse. Ed io giocài.ella aggiunse infiammando.Sia! . in altri tempi lontan lontani da questi. e per tè solo il pudo re era pena. non più sapevo ritrarla. Ed ei faticava per noi.. ed egli si svincolò dall'a bbraccio. . in compenso.egli oppose con ansia.. bevèa la vo ce di lei. e pregava. Mario! è così fatto l'amore? Mario. che già al suolo piegava..per tè. e si perdèa la palla nei labirinti della caverna.I morti vanno obliati..Vèdilo in croce con le braccia ape rte! . impal udato nei vizi.Non toccarmi! . Odiami! . in un rapimento di cielo. Ma il dolce timore di Foresti na. smarrita in un soave languore. Io intanto. tra pestìferi baci appigionati e contati. aggricciando e gemendo: . sò che. balzando ver' la fanciulla. colùi che a mè dava una fàcile gioventù. E..come le tempia di lui.. un padre al quale non si sarebbe potuto rimproverare se non la troppa clemenza . flessuosa. Io non sono più mio. repente.T'amo! . facèas i angusto al cuor rapidìssimo il seno. e che per mè avrebbe dato tutto il suo sangue. sarebbe un tripudio. cap. come l'àrido suolo la pioggia.O Forestina! .. Non sa crificio. . nè tu mai mi sembravi abbastanza vicino.Ma nella taverna . .dimandò Forestina in uno sbàttito di voluttà. Sparò la pistola e cadde. La giovinetta alzò un grido straziante: .seguì dicendo mestìssimo . e al quale io. Perchè tu devi sapere (e oh meglio sarebbe che la tua vèrgine men te potesse ignorare pur i peccati non suòi) devi sapere.Ma inchiodate .. questo? . riaviticchiàndosi a lui. e il vasto silenzio ingigantiva l'orrore.. Chiusa è per sempre la tragicomedia della mia vita.proferì la fanciul la in accento di fede. se la mano pos ava già nella tua.6 L'AMORE DI FORESTINA Tu mi ami? . tra gente.. apparecchiavo una vecchiaja di stenti.Dio non è che perdono . Senonchè.Ah sapessi chi sono! . me ditando il tuo aspetto. che in ben altro paese. giuoco di una petulante salute e di un riottosìssimo ingegno. un mazzo tentatore di carte. se la volse alla faccia. la mano di lui.ella fece..esclamò la fanciulla.. màdido il viso.L'ira di Dio è contagio. . . gozzovigliava. Parte 2. . alla voce. oh la notte! notte immensa. in una soavità to rmentosa. m i sentivo sicura e inturgidivo d'orgoglio. se già in mè non siedesse per non partirsi mai più. .Quello che io amo! . trovò scuse al mi . appoggiata al saldo tuo braccio. misto al timore l'audacia . pinta la guancia di porpurea vergogna.. l'ànimo mi si velava di una dolcezza amarìssima.. tuttavìa. allibivo. Ànima offesa.Il Signore ti perdonerà.sorrise la giovinetta . . che a mè non parèa di avere occhi bastanti a mirarti.E ora .O Mario! sò che le ore in cui ti attendevo mi èrano le più lungh e e le più brevi quelle in cui ti avevo al mio fianco..

La maledizione di un padre non arrivò mai al Signore.diss'egli cupissimamente. la già inv isa patria. tanto narrata dai vecchi e tanto dai giòvani udita. la canòa di Aronne si distaccò dal fianco della fregata. il c apitano passò a visitare il villaggio.. Si udìano voci.. aumentando il delitto: nè io più chiesi. dal temp o in cui. seco lui. pazzi. avèsseli spinti al bene c omune. pur disse: . finchè. ma un mare tutto di luce. in mezzo assisa su 'n cespo. a seconda d ei luoghi. le clàssiche forme di Mario. e già il bersaglio era scarso a così spesse ferite. fu susurrato di un padre e di una agonìa. fiso ogni sguardo alla rada e ad una balda fregata. a chi. Come in un sogno. come lampo. Ma. nel raggio visivo. quanto le fìsiche necessità. Discèsero marinài. Diminuisce il pudore. Fu un serra serra l'accòglierli. Infine. . impallidendo r istava. si riducevano a forza nell'umano diritto. .Ma io .interruppe il Nebbioso con sempre crescente emozione . sull a porta. di bo cca in bocca trasmesso.dal non offènder la legge per volontà. E. lo ha circonfuso di lei... chè non togliesti ad altrùi. I palischermi pigliàrono spiaggia.fe' disperato il Nebbioso . non tanto le dèbo li voci della coscienza morale. d'ogni parte. . mentre la non mai zitta incontentabilità nutrìa il progresso. quando cercàvano. Còpriti il volto. precipitàta si a Mario.Ma intanto . e parèa il mar rutilante. della colonia. e a pparve staccando nel mattinale chiarore. ora. d'uomo. sì tosto. ùltimo accorso. E. nelle interlinee.. lucicanti di oro e festose del nazionale st endardo. Era pietra. il più intenso sospiro. e già Forestina. Era quella la patria. e un c apitano di austero aspetto. sanguinava quel cuore.tutto bene . che mi contende l'entrata. discèsero officiali. casa per casa. Era la pri ma volta. bisbigliò un: . co' suòi. suscitàvasi dietro un giubilante rumore. come. a coloro che an siosi gli si pressàvano intorno. allora.E or ripeti che mi ami! Ella taque. e. e narrava come al lor la sventura apprendesse la felice fortuna. gente traeva alla spiaggia. Angelicamente subentrò Forestina: . accompagnato da Aronne e dagli officiali e dalla folla di tutti. e il babbo pagò di nascosto del padre... tra essi quello spicca va del Nebbioso e di Gualdo. . come Aronne si fosse recato alla nave e come lo si stesse att endendo di minuto in minuto. il prop rio vantaggio nel danno altrùi. io l'inseguitrice! -Finale LA PATRIA Altìssimo il sole. Tutto intorno. E.. i lor sguardi. il bisogno il soddisfacimento. ecco il fratello. Il Nebbioso saltò all'aperto su 'n masso che soprastava al pendìo. l' Anarchia lo Stato. e come . implorài di vederlo. n on aqua. e il cuore di un padre non può maledire. esigett i.io. a me nel bagordo. E. non possedèvano essi che il nome. Intanto. che comparissi da lui per chièder solo di lui.. o fanciulla!. in cui. sempre incontrando però. e. silenti. corsi alla casa natia. Aronne. ti avrà ringraziato. schiacciàronsi contro le rupi. sos tituendo ad una forzata eguaglianza nella miseria. rifatta è carne la pietra. volti su cui la tema e la speme alte rnàvano i loro colori. e mi dice . Dal qual racconto. Mi ameresti tu ancora? Trasalì la fanciulla. Ma in utilmente pagò. ora lieta. Amore die' un acutìssimo strido.. e tosto venne raggi unta da una scialuppa e da un'altra. spontaneam . ritti in pie'. cui riverenza era dèbole freno.fuggi! sei maledetto.Vedi! . gridando: . svegliati dal loro stesso russare e fiorita la tardiva saggezza. fischiando.o fallo che io stesso trovar non potèa. Ai gruppi si aggiungèvano i gruppi. Albeggiava.. gli narrava la storia.che. in cuor suo. scese Aronne. sembrava seguire. chiaramente appariva.. Ven ne una notte. . gli tolsi. era detto. A Lui non arriva che ciò che parte dal cuore. ora trista.Uccidètemi seco. cioè alla giustizia. Balzài.. mano in mano. non più esigetti.Tuo babbo. la innata provvidenziale disu guaglianza. intanto che F orestina. dopo tanti anni. fu un tumulto di affetti. Ma. ho u cciso il fratello! Forestina esalò un gèmito lungo.(e quì il Nebbio so chinò turbatìssimo il capo) . Scintillava dovunque un aureo polverìo.pur perdon ando. un rintrono: due o tre pall e. il quale.

B aci al reale diploma.guidando poi la travagliosa nequizia all'ìl are probità. o il fazzoletto sul fronte. La voce del capitano lo ruppe. quel dì. E il capitano. che non l'offèsero mai. Or..ridistendiamo la mano su voi.a quel più del dovuto.. . di cui essi èran stati i principali violatori. Non la chiedia mo per noi.. che.tra il furor degli applàusi e il cannoneggiamento della fregata. chi mai può contare le volte della coppa fraterna? D alla Legge al Sovrano. non potè trattenersi di offrirgli. o con la insistente richiesta che quello si ripetesse. e in veduta alla na ve pavesata a gran festa. diventò nid o di eròi!. a rispettarla in omaggio a lei sola . s'intende. covo prisco di ladri.ecco quanto ci spetta. in tanto toccheggiar di bicchieri . non solo si manteneva in una guardinga impas sibilità.egli disse . sotto un'ombrella di fronde. Era uno strano miscuglio di scoppii di risa e di pianto.obliando . parèa perfino che l'entu siasmo. tanto che. dalla Famiglia alla Patria. egli interruppe il narrante con espressioni di tenerezza e stupore.. E spesso. spesso. Non più giùdici e rei. che è il beneficio. poi. tutto si brindeggio. per asciugarsi un non spuntato sudore. gli fu veduta scòrrer la mano sul cigli o. che un sì memoràbile di fosse chiuso da un solenne ban chetto . la destra. E. non v i spegnemmo. con espan sione. Il silenzio era colmo. Donde ha principio la Colonia felice. Ne farà meraviglia. Tolti i confini. rendèteci la patria nostra!.» Un'esplosione di gioia nascose la voce del leggitore.i be neaugurosi sponsali di Forestina con Mario. baci alle mani di chi l'avèa apportato e al volto de' marinài. ma per i nostri figliuoli. I deportati s'inginocchiàvano tutti. Rendèteci le antiche leggi. non obli ati. essendo Guald o ed Aronne gli eletti a tutelar quelle leggi. Da ogni parte.. guariste. ma già tesseva i lacci di cavillose interrogazioni. Roma. Ed ecco. trarsi u n rotoletto di seno. per giùngere fino . se an che per esse ci si renda al castigo. baci. il commosso officiale. e dal rispettarla per timor della pena. duraturo entusiasmo. in sulle prime. Da ogni vizio. in pie' nel mezzo di loro. la colonia ebbe statuti e governo e il titolo di Felice. e svòlgerlo lentamente.Morte! . i due cam pi èrano fatti uno solo.rieducatosi il cuore . cominciò a intenerirsi.ente passati a non offènderla per abitùdine. per aggiustarsi un non scomposto cernecchio. Siate Roma! Noi . come tutto fu detto.. alzare al cielo uno s guardo di gratìssima prece. si tramutasse in follìa. passeggera follìa. fòsser venuti a obedire norme nella legge non scritte.un banchetto sul lido. che ne siamo indegnìssimi. e già trasparèndogli in viso il più felice segreto. Egri eravate. Una colpa non è cancellata finchè si rammenta. inoltrando il racconto . che rimbombava di convalle in convalle .. Ma il Letterato càddegli innanzi a' ginocchi: . non più stranieri a stranieri: figli si ritrovàvano tutti di una medèsima terra e di un equànime padre. virtù. e le nostre vìvono ora in noi più che mai. leggendo: «Uòmini fratelli! Già la vostra domanda era scesa nell'ànimo Nostro..

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