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RAPPORTO EURISPES 2009

RAPPORTO EURISPES 2009

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RIGHT TO BE ALONE: UN’AUTORITÀ A TUTELA DELLA PRIVACY

L’Autorità Garante dei Dati Personali. Tra il 2005 e il 2007, il numero complessivo delle notificazioni
pervenute al Garante è aumentato, passando da 11.905 a 15.266. In aumento sono anche i riscontri che seguono le
segnalazioni e i reclami, i quali sono arrivati, nel 2007, a 3.078. Allo stesso modo, hanno registrato un incremento
anche gli accertamenti e i controlli effettuati direttamente presso i titolari del trattamento dei dati, passati, nell’arco
di tempo considerato, da 230 a 452. I risultati dell’attività di controllo e prevenzione hanno consentito all’Autorità
di ridurre considerevolmente il numero complessivo dei provvedimenti collegiali che sono passati da 724 a 479. I
riscontri a segnalazioni e reclami sono passati da 906 a 3.078, mentre le violazioni penali segnalate all’Autorità
giudiziaria tra il 2006 ed il 2007 sono passate da 11 a 15, mentre le violazioni amministrative contestate erano 158
nel 2006 e 228 l’anno successivo. Sempre nello stesso periodo le sanzioni applicate con ordinanza di ingiunzione
sono aumentate da 32 a 45.

Nel corso degli anni, la normativa sulla protezione dei dati personali è stata lentamente assorbita dai soggetti
titolari del trattamento. Lo conferma ulteriormente il numero dei ricorsi presentati al Garante che si è ridotto, dal
2005 al 2007, quasi della metà: in totale, ne sono stati esaminati 316, contro i 634 del 2005.
Il “portafoglio” dell’Authority. L’Autorità per la protezione della privacy ha incrementato nel corso del
tempo le sue entrate: dai 4 milioni di euro negli anni successivi alla sua istituzione, a circa 20 milioni dichiarati nel
bilancio annuale del 2007. Somma che deriva in massima parte dai contributi che lo Stato ogni anno mette a
disposizione delle Autorità indipendenti (18.777.293,72 euro), ai quali si aggiungono altre entrate che l’Autorità
riscuote con la sua attività (3.956.078,02 euro).
L’Italia e il diritto alla privacy. Nonostante il nostro Paese abbia intrapreso in tempi piuttosto recenti la
strada per il riconoscimento del diritto alla privacy, sono stati raggiunti risultati soddisfacenti che ci collocano in
cima alla classifica degli Stati europei che meglio hanno dato applicazione alle norme vigenti.Secondo le
rilevazioni Eurobarometro, il 23% delle aziende italiane possiede una buona conoscenza della normativa sulla
privacy, a fronte di una media europea che non va oltre il 13%. Nel Bel Paese, un’azienda su due interagisce
regolarmente con il Garante per la Privacy (48%), il quale valuta il modo in cui la legge è recepita e applicata. Sono
le imprese che operano nel settore dei servizi ad essere maggiormente informate sul modo più corretto di trattare i
dati personali (18%), mentre quelle che si occupano di costruzioni dimostrano meno familiarità con questa
legislazione (7%). Inoltre, le grandi aziende (32%) sono più informate sul tema rispetto alle medie (15%) e alle
piccole imprese (10%).

In ogni caso, tutti concordano sul fatto che il crescente flusso di informazioni e dati scambiati necessiti di
nuove regole e che quelle attuali siano abbastanza inadeguate (38%) o del tutto inadeguate (12%).
Nel nostro Paese la maggior parte dei cittadini è consapevole di avere alcuni diritti rispetto ai propri dati
personali, come, ad esempio, opporsi all’uso delle informazioni per scopi di marketing diretto, dare il consenso al
trattamento, chiedere la cancellazione o la rettifica e il diritto ad un’informativa adeguata.
Questo rende la popolazione particolarmente fiduciosa nei confronti di molti degli organismi pubblici e privati
che si occupano del trattamento dei dati che li riguardano in modo diretto. Nello specifico, dimostrano di avere
fiducia delle informazioni affidate a medici e servizi sanitari (77%), alle Forze dell’ordine (87%) e agli organismi
di previdenza sociale (77%). Minore senso di sicurezza danno invece le società di marketing (40%), le banche e le
istituzioni finanziarie (47%) e le agenzie di viaggi (35%).
Sono in molti, poi, ad essere consapevoli che nuovi rischi alla tutela della riservatezza si annidano nella Rete:
solo l’11%, infatti, si dice fiducioso delle compagnie che gestiscono ordini d’acquisto telematici. Parallelamente
aumenta anche la consapevolezza dell’esistenza di tecnologie che aiutano a difendersi: il 40% della popolazione ha
dichiarato di aver fatto ricorso ad esse per preservare la propria identità sul web.

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[SCHEDA 9]

L’OBOLO DEI FEDELI: L’OTTO PER MILLE

Tra tutti i contribuenti che scelgono a chi devolvere l’otto per mille (il 39,62% del totale per l’anno 2004), la
maggior parte esprime una preferenza per la Chiesa Cattolica (87,25%), il 10,28% per lo Stato, l’1,27 per la Chiesa
Evangelica Valdese e lo 0,42% per l’Unione delle Comunità Ebraiche.
L’8 per mille dello Stato... Lo Stato utilizza solo 20 milioni di euro circa degli oltre 100 che gli sono attribuiti
in base all’otto per mille in ragione della Legge finanziaria del 2004. Il 67,67% dei fondi è destinato alla
conservazione dei beni culturali e a tal proposito non sono mancate polemiche sul rendiconto dello stanziamento di
tali finanziamenti che riguarda per il 67,34% edifici destinati al culto cattolico; il 24,72% viene utilizzato in
interventi per calamità naturali, il 5,17% per i Paesi in via di sviluppo e il 2,4% per l’assistenza ai rifugiati.
...della Chiesa Cattolica. I fondi ricevuti dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 2004 sono
complessivamente 937 milioni di euro, suddivisi in circa 783 milioni di anticipi per l’anno considerato e 154 di
conguaglio relativo a 3 anni prima. Il 47,17% del finanziamento è usato per esigenze del culto della popolazione:
assegnazioni alle diocesi (150 milioni), all’edilizia del culto (130 milioni), alla tutela dei beni ecclesiastici (70
milioni) e alle iniziative nazionali (92 milioni). Gli interventi caritativi comprendono il sostegno ai progetti nei
paesi in via di sviluppo e il contributo alle diocesi per la carità (per entrambi 80 milioni) e gli interventi di rilievo
nazionale (30 milioni).

La Chiesa Valdese e l’Unione delle Comunità Ebraiche. Tutte le entrate del gettito Irpef sono assegnate a
progetti sociali, assistenziali, culturali. In particolare, il 64,92% è destinato a progetti da realizzare in Italia
(2.969.316 di euro), il 27,82% per progetti all’estero (1.272.564 di euro) e il restante 7,25% è utilizzato per spese di
pubblicità, personale e struttura (331.876 euro).
Dei fondi derivanti dall’8 per mille, una parte è gestita direttamente dall’Ucei (il 36,5%) e una parte è
distribuita tra le comunità locali (42,56%). Il finanziamento è suddiviso tra attività culturali ed educative (64,19%),
attività di carattere sociale (15,71), conservazione del patrimonio artistico (6,53%) e attività archivistiche (3,74%).
Il 5 per mille. La Legge finanziaria 2006 ha introdotto la possibilità di destinare la quota del 5 per mille
dell’imposta sul reddito delle persone fisiche al volontariato, alla ricerca scientifica o all’università, alla ricerca
sanitaria e alle attività sociali svolte dal comune di residenza . L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato a ottobre 2007
l’elenco definitivo dei soggetti idonei a ricevere il finanziamento. Le associazioni no-profit ammesse sono state
20.958, le università e gli enti di ricerca scientifica 439, quelli che svolgono ricerca sanitaria 49, e i comuni 8.094,
per un totale di 29.540 beneficiari nel primo anno di sperimentazione. L’Agenzia ha dovuto escludere 7.720
associazioni; questa esclusione ha comportato la non assegnazione di una parte del gettito del cinque per mille per
il 2006, quantificata in 16.369.265 euro su un importo complessivo pari a 345.292.419 euro.
Le scelte dei contribuenti. Nel 2006, 15.866.071 contribuenti hanno espresso la loro preferenza per un settore
di attività o per un ente specifico; di questi 2.440.811 hanno un’imposta netta pari a zero e 644.052 hanno indicato
un’organizzazione che non soddisfa i parametri indicati per ricevere parte del gettito. Il 56,92% dei cittadini che
hanno espresso una preferenza, lo ha fatto in favore in un’organizzazione no-profit, a fronte del 14,79%, del
14,63% e del 13,64% che ha indicato rispettivamente enti di ricerca sanitaria, di ricerca scientifica e il comune di
residenza. La maggior parte delle scelte si concentra su un numero ristretto di enti e associazioni (162 soggetti su
29.352 hanno ricevuto più di 5mila preferenze, a fronte di 25.693 che ne hanno ricevute meno di 500): gran parte
del 5 per mille è stato destinato a pochi soggetti e il restante è stato suddiviso tra una miriade di organizzazioni (a
280 enti spettano in totale più di 100.000 euro del 5 per mille, mentre a 21.677 ne spettano meno di 5.000, sempre
su un totale di beneficiari pari a 29.352).
I soggetti verso cui i contribuenti hanno potuto esprimere la propria preferenza nel 2007 sono diventati 32.411,
di cui 31.776 Onlus, associazioni di promozione sociale, cooperative sociali e associazioni riconosciute, 549
università ed enti di ricerca scientifica e 86 enti di ricerca sanitaria. Nel 2008, il Governo ha introdotto nuove
modifiche. La finanziaria ha confermato i soggetti beneficiari per l’anno precedente e ha indicato per il 2009 il
limite massimo di spesa in 380 milioni, ma il decreto “mille proroghe” ha dato accesso al 5 per mille anche alle
fondazioni nazionali di carattere culturale e alle associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni. Questo
ampliamento dei destinatari (divenuti in totale 77.823) ha suscitato non poche polemiche per l’ingente numero di
associazioni sportive dilettantistiche riconosciute idonee (43.583).

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