Luigi Capuana Profumo Al lettore

Io mi compiaccio - non ho nessuna ragione per nasconderlo - di questo mio romanz o che, nel 1891, accennava a un'evoluzione dell'arte contemporanea, manifestatas i apertamente alcuni anni dopo. Immaginario paladino a ogni costo delle teoriche naturaliste o veriste, io sment ivo col fatto la leggenda creata attorno al mio nome, trattando un soggetto che un critico autorevole ebbe a chiamare puro come un'ostia; e con esso non intende vo affatto rinnegare quei principii che vogliono per fondamento della creazione artistica l'osservazione della vita reale, ma mostrare unicamente che potevano b enissimo applicarsi a soggetti di qualunque natura, perchè nel mondo, per fortuna, accanto al male c'è il bene, accanto al senso il sentimento, accanto all'istinto la elevazione spirituale dell'umana coscienza. È soltanto ora, rileggendo su le bozze di questa ristampa, dopo quasi dieci anni, il mio lavoro, ho capito perchè mai quel critico da me citato si domandava: In qua l parte del cuore, in qual remoto angolo della fantasia ha il Capuana trovato la vena di tanta tristezza? Non lo sapevo fino a giorni fa. Oggi lo so, o almeno c redo di averlo indovinato. Senza intenderlo nell'atto della concezione e dell'esecuzione, io venivo imbaste ndo un simbolo di me stesso e di parecchi altri che, al pari di me, hanno sbagli ato la loro via, chiedendo alla vita più che essa non sia in grado di dare; non co mprendendo, smarriti dietro un falso ideale, che il vero ideale è la realtà che si a ttua e si trasforma; la quale non è poi tanto disprezzabile, come io e parecchi al tri abbiamo ingenuamente creduto. Così, quel Patrizio Moro-Lanza, che non sapeva rassegnarsi ad accettare l'amore qu al è, e che all'ultimo si decide a conciliarsi con esso perchè finalmente capisce ch e la vita è l'ideale possibile, mi scaturiva dal fondo dell'immaginazione quasi ch iuso rimpianto, e mi faceva fremere nel cuore un senso d'invidia per lui riuscit o a fare quel che a me e a parecchi altri non è ancora riuscito. Tanto è vero che nell'opera d'arte, quando è sincera, s'infiltra sempre qualcosa di più che l'autore non ha intenzione di mettervi e che, spesso, i lettori scorgono a ssai prima di lui. Luigi Capuana Alle mie sorelle e ai miei fratelli affettuosissimamente Roma, 6 febbraio, 1900

I

Patrizio Moro-Lanza si sentiva da tre mesi così pienamente felice, che già cominciav a a provare una superstiziosa paura, quasi presentisse che la sua cattiva sorte stesse in agguato a tramargli qualche crudele sorpresa. Gli pareva impossibile c he la disdetta, da cui era stato perseguitato fin dalla fanciullezza, fosse ora cessata d'improvviso, appena entrata in casa di lui la bella e gentile persona d ivenuta da tre mesi la dolce compagna della sua vita. Avea notato, con grande me raviglia, che dal giorno del suo matrimonio tutto gli era riuscito bene. Fin le circostanze che da prima gli avevano prodotto un senso di stizza e di dispiacere , come l'improvviso traslocamento all'Agenzia delle Tasse di Marzallo e il vasto ex convento destinato da quel municipio per ufficio dell'Agenzia e per abitazio ne dell'Agente; fin queste circostanze si erano a un tratto mutate in favor suo e contribuivano a rendergli più deliziosa la cara solitudine della sua vita, fra l a madre malaticcia sempre e sofferente e la giovane moglie che pareva gettasse a ttorno, per le malinconiche stanze della loro strana abitazione, sorridenti spra zzi di sole. Il viaggio da Avola a Marzallo era stato tristissimo. Mattinata nebbiosa e piovo sa, da far apparire brutte anche le magnifiche campagne, per le quali serpeggia la strada provinciale; freddo straordinariamente intenso, che prostrava, in fond o alla carrozza mal difesa, la povera signora Geltrude avviluppata nella pellicc ia e mezza sepolta sotto la coperta da viaggio e gli scialli pesanti; rumoroso e continuo sobbalzare del legno che produceva grave sconcerto a Eugenia, diventat a così smorta in viso da sembrare che dovesse da un momento all'altro svenirsi. E lungo l'interminabile viaggio, soltanto poche parole scambiate a voce bassa, qua si che tutta quella tristezza del cielo e della terra impedisse di parlare anche a lui che non soffriva, e che avrebbe voluto diminuire con qualche motto allegr o la noia e la stanchezza di tante ore di carrozza. Alla domanda: "Mamma, come ti senti?" la signora Geltrude rispondeva con un liev e cenno degli occhi socchiusi, rendendo più dura la espressione di quella ruga del la fronte che la inesplicabile diffidenza di lei verso la nuora pareva segnasse, da qualche settimana, con maggiore energia. Patrizio dissimulava a stento il di spetto prodottogli dal contegno di sua madre, e a quella muta risposta, che fors e intendeva ripetergli tante cose sentitesi dire e ridire prima del matrimonio, subito, come per compensarsi, rivolgeva a Eugenia la stessa domanda: "Come ti senti?" "Non mi far parlare; è peggio" ella rispondeva con un fil di voce. E tornava ad appoggiare la stanca testa sul braccio sorretto da uno dei braccial i pendenti ai due lati del legno. Allora tacevano tutti e tre, oppressi dall'uggia e dall'indisposizione fisica; i ntanto egli premeva più forte l'esile mano di lei, abbandonata tra le sue sotto la coperta stesa sui loro ginocchi, e le diceva a quel modo tutte le affettuosissi me cose che le avrebbe dette con la parola, se si fossero trovati soli, o se sua madre non gliele avesse fatte morir in gola con quel broncio che le si era fiss ato sul volto a guisa di maschera. Come mai non aveva pensato a provvedersi di un liquore esilarante o calmante? Se lo rimproverava. E invece, con che cura non si era fatto preparare la cestina che conteneva la colazione, rimasta intatta in un angolo della carrozza perchè la sofferenza di quelle due care persone toglieva l'appetito anche a lui! Tre o qu attro volte avea cercato d'indurle a prendere qualche cosa da ristorarsi; il lor o ostinato rifiuto non gli dava più animo d'insistere. A intervalli pareva che il cielo stesse per ritornare sereno, e che la nebbia si sarebbe presto dileguata ai raggi del sole affacciatosi tra le nuvole squarciat e dal vento. Le cime dei monti lontani apparivano come accennanti con un sorriso , dorate sopra un lembo di azzurro; già s'intravedevano, fantasticamente sfumati, alberi, casolari e ville in mezzo alla densa nebbia opalina qua e là iridata di ri

flessi. "Guarda" egli diceva allegro "guarda, Eugenia, che bellezza!" Ma, quasi lo facessero apposta, e il vento riammassava subito le nuvole diradate ; e la nebbia tornava a nascondere con rinvadenti ondate alberi, ville, ogni cos a; e la pioggia riprendeva a scrosciare sul cielo della carrozza, a sbavare sui vetri degli sportellini mal connessi, facendo penetrare gli spruzzi fin dentro l a vecchia carcassa, che cigolava e rumoreggiava di più, portata via dal trotto dei cavalli spazientiti e imbizziti pel sopravvenuto rovescio. Finalmente, a un nuovo intervallo di serenità, la voce del cocchiere, che si era c hinato e voltato verso il finestrino dalla parte destra, diede il lieto annunzio : "Ecco Marzallo!" Anche Eugenia accostò la faccia allo sportello per guardare. In alto, in cima alla roccia che scendeva a picco, si scorgevano, illuminati dal sole, i campanili, le cupole delle chiese, le facciate bianche e i tetti scuri di un gruppo di case affacciate proprio all'orlo del precipizio e quasi minaccia nti di buttarsi giù; e - lucide macchie verdi - alberi e cespugli, bagnati dalla p ioggia, arrampicati tra le sporgenze dei massi drizzantisi minacciosamente su la pianura. Non si capiva in che modo la carrozza avrebbe potuto salire lassù, tanto roccia, campanili, cupole e case sembravano vicini, da potersi toccare col dito . Patrizio aveva sentito così accosto il tepore della guancia di Eugenia, che per po co non si era voltato a imprimervi un bacio. Il pudore della sua casta giovinezz a e il pensiero che gli occhi severamente socchiusi della madre stessero lì a sorv egliarlo con la gelosa diffidenza contro la nuora, lo avevano trattenuto; ma le sue mani stringevano più forte quella di Eugenia, e ella gli rispondeva con un sor riso a fior di labbra dolce e stanco, e lo ringraziava con lo sguardo, sorriso a nch'esso. Le tristi impressioni del viaggio gli s'erano dileguate rapidamente dall'animo a quell'apparizione luminosa che si levava sul cielo purissimo, col fascino d'un paese orientale per quei campanili, per quelle cupole disegnate sul fondo azzurr o con netti contorni; per tutta quella bianchezza di case, che contrastava col r ossiccio delle rupi e il verde degli alberi e delle macchie. E gli parvero un'et ernità le due ore e mezzo che la carrozza impiegò a trascinarsi con irritante lentez za, su pei continui serpeggiamenti della strada tagliata nel vivo masso. A ogni svoltata, enormi grotte trogloditiche spalancavano le nere bocche; su la soglia stavano fitte o sedute strane figure di contadini abbrustoliti dal sole; larghe spire di fumo scappavano da alcune grotte come da fucine di giganti. No, la grand'uggia di quella giornata piovosa e nebbiosa ora non gli pareva più un cattivo presagio pel loro avvenire nella nuova residenza dove il Ministro lo av eva sbalzato all'improvviso con una lettera molto lusinghiera e promettente. A Eugenia l'allontanarsi dai parenti, che avevano fieramente osteggiato il suo m atrimonio, non era costato gran dolore. Patrizio le aveva detto che andavano in una cittaduzza ospitale, come assicuravano tutte le persone che gli avevano dato lettere di presentazione e di raccomandazione piene di affettuosa cortesia. Di parecchie non si sarebbe avvalso; non amava di conoscere molta gente; ma potevan o servire in qualche occasione. A Marzallo, rifatto stabilmente il lor nido, avr ebbero ripreso a vivere a parte; felici di volersi bene, senza disperdere fuori di casa, in mezzo a chi non aveva nulla di comune con loro, le giovani forze del cuore. E là, nella pace della loro intimità, avrebbero dimenticato tutti i dolori, tutti i contrasti che si eran frapposti così duramente per due anni tra lei e lui, da far ora sembrare deliziosissimo sogno la realtà della loro unione. Il giorno dopo, però, quando egli visitò il vasto e solitario convento che doveva se rvirgli da ufficio e da abitazione, si sentì stringere il cuore, pensando che mai Eugenia si sarebbe adattata a vivere in quel casamento dai larghi corridoi, eche ggianti al rumore dei tacchi delle persone che venivano e andavano per gli affar i d'ufficio; con quella doppia fila di usci sempre chiusi, che prendevano sinist ro aspetto di abbandono e di desolazione alla scialba luce delle grandi finestre con vetri polverosi e imposte coperte di ragnateli ai due capi.

di limoni. col preparare di propria mano il facile desinare. sull'estremo limite dell'orizzonte." Patrizio non gli badava. nell'antico refettorio. Quello però era situato nel centro del paese. E in quei due anni d i volontaria prigionia. servizievole. salubre e ben co nservato. aveva abitato co n la madre in un convento. ahimè! E intanto che l'assessore. altre abit udini. alle imposte. Anzi.. forse. soggiungendo tosto: "È l'isola di Malta" Pa trizio ruminava il miglior modo di presentare la cattiva notizia a Eugenia. amabile. animato dall a frequenza delle persone che vanno e vengono."Potrà occupare quante stanze vorrà" gli aveva detto l'assessore destinato dal sinda co ad accompagnarlo. per prepararla alla sgradevole impressione che egli supponeva dovesse farle l'ex con vento. il luogo è bello" egli disse. al pavimento. Sua madre non era uscita nemmeno una vol ta dalla cella di cui avea fatta e la sua camera e il suo salotto e la sua sala da pranzo. esso pure destinato da un municipio per ufficio dell' Agenzia delle Tasse e alloggio dell'Agente. su quel picco a cui si accedeva per uno stretto pass aggio che. or a nude. lo conduceva di qua e di là. lo riduceva una specie di penisola aerea. Vi era rimasto due anni volontario prigioniero. oppresso dalla vastità dell'edificio. nella selva. nervi sensibilissimi. dinanzi a cui provava l'illusione di una giovinezza prolungata oltre il corso degli anni. e intanto che colui gli additava u na nuvoletta. Passava la giornata più nella selva che in ufficio. che si affacciava dal picco del la roccia su la fertile pianura digradante fino alla spiaggia . rallegrato dal sole. Il comune spende molto per questa manutenzione. I fra ti di allora pensavano all'utile e al dolce. appoggia ta a una pila di guanciali . e si è attirato addosso u n processo. coltivava ogni cosa da sè. Anni addietro. Ma allora era un'altra cosa! Eugenia si sarebbe rassegnata a vivere da prigioniera in questo gran casamento d eserto? Non era vecchia e inferma come la suocera. C'è anche la selva. "E se il luogo fa così penoso effetto di giorno. egli p ensava. La sua mente si era gio vata di tante lunghe ore di studio.gli pareva di vederla! .. cercando di congedarsi dall'assessore e raggiunge . ometto bruno. figuriamoci di sera. unendolo alle altre rocce. lasciando che i commessi sbrigassero gli affari. in una delle vie più frequentate. poteva vederlo passare e ripassare e fargli cenno o chiamarlo. nella cappelletta int erna pei frati infermi.coperta il busto da un pes antissimo scialle appuntato sotto il mento. agli usci. una volta celle di frati carmelitani. di nespole del Giappone. non rubate ai doveri d'ufficio. dove l'azzurro del mare si confondeva con l'azzurro del cielo. E divagava dietro i ricordi. Sarebbero stati in tre soli ad abitarvi la notte. come se ne percepiva lo speciale odore. Brava persona. laggiù. dall'aspetto desola to di quei corridoi e di quelle stanze. sperduti nel vasto edif izio addossato alla chiesa.gialliccio argin e di dune contro la invadente forza del mare. di notte!" Egli vi si sarebbe adattato facilmente. Vista meravigliosa. il carattere non gli si era arrozzito per lo scarso contatto con la società. Costretta dall'infermità a passare settimane e settimane senza lasciare il letto. quantunque egli avesse passato la trentina. ed egli godeva di sentirsi ora buono. per attenuarsi la cattiva sensazione. se la pelle del volto gli s'era sbianchita. e all'ultimo sull'ampia terrazza. sbarbato e dallo scilinguagnolo molto s ciolto. com'egli chiamava con fratesca amplificazio ne quell'orto. la sua salute non aveva sofferto. altri bisogni: immaginazione vivissima. facile all'entusiasmo. e però impresse d'un sigillo così caratteristico da far sospettare che qualcosa della vita monastica fosse rimasta appiccata alle pareti . se il signor Agente ama gli alberi e i fiori come il suo predece ssore. di melagrani. poverino. "Sì. tenendo aperto l'uscio de lla camera di sua madre che così. Il suo predecessore non comprava fr utta. seduta sul letto. e perciò le cose dell'Agenzia so no andate a rotta di collo. sincero. aveva altri gusti. quella solitudine avea prodotto un gran bene al suo cuore. proprio come quella dei carcerati. quel gran tesoro che profondeva ai piedi d ella sua Eugenia. Ci ha rimesso del suo. appunto. qualcosa di cui si sentiva il sordo fer mento. ma arioso. si svagava soltanto con le occupazioni di dirigere la donna di serviz io. pas seggiando lungo il corridoio per sgranchirsi le gambe. occorrendo. con un gran tesoro di amo re e di energia accumulato nel petto. tanfo di rinchiuso. vuote e silenziose. pare. "Il posto è un po' fuori di mano. dal letto in fondo della stanza. Piante di aranci.

sentitosi int enerire.forse s in da quando ci erano i frati . che tentavano di rallegrare la figura troppo seria del nuovo Agente raccontando le manie coltivatrici del suo predece ssore. Ecco il refettorio. con parecchi viali. neppure dopo aver avuto. di avverso. per deviar e un malinteso! Invece. anche la mamma potrà venirci. nè le divagazioni dei commessi." E affacciatosi alla finestra della stanza dei commessi. Da qui si scen de nella selva. disse "Io ne uscirò morto"." A questo richiamo della mamma uscito dalla bocca di lei. perdeva tutto il suo tempo là. nei tre mesi vissuti insieme. gli tolsero il peso che gli si aggravava sul cuore. accompagnando la vo ce con un gesto della mano: "Padreterno! Padreterno!. l'ultimo frate che vi ha lasciato la pelle è stato padre Anselmo di Adernò. Sa puto che doveva andar via dal convento. di padre Tommaso da Lipari. di otto giorni. quella tristezza di convento abbandonato gli pareva un gran mal augurio. alberi. innesta sse meglio di qualunque altro. di spietato nel contegno della suocera.. una fontana in mezzo dove spillava un sottil getto d'acqua dalla pancia vuota d'una statuetta di terracotta e spezzata chi sa da quanto tempo . .. L'assessore però non volle lasciarlo prima di averlo messo in relazione col sagres tano della chiesa: "Buon diavolaccio! Potrà farsene un servitore attento e onesto. questa..re nell'ufficio il reggente provvisorio e i commessi che lo attendevano pel verb ale di consegna. ma fitta d'alberi diversi. Era mezzo matto.. U n santo! Lungo lungo. ripuliti. qualche aiuola. l'immedi ata vicinanza non avrebbe fatto scorgere a Eugenia (lo sospettava appena finora) quel che c'era di duro.. Oh. invitavano a pranzo tutti i signori del paese. E infatti. sarà una delizia" esclamò Eugenia. Lo chiamano così. le strinse il braccio per ringraziarla. che non si mostrava gran fatto espansiva con lei. magro magro. se lei e la sua signora non hanno grandi pretensioni. La vita sarebbe parsa più insopportabile a Eugenia. così isolato da parere un castello medioevale. questa. potasse." Ma nè l'allampanata figura del Padreterno con la barba bianca. era stata una festa per tutti e due percorrere a bra ccetto quei lunghi corridoi. viali avevano bisogno di essere r avviati. piuttosto avrebbe rinunziato al benefizio dell'alloggio gratuito! Ma non si fermò su quest'idea. all'ombra degli aranc i o sotto il pergolato. Come il cattivo tempo del giorno avanti. E il giorno che poterono lasciar l'albergo. Egl i avrebbe potuto intervenire a ogni istante per impedire uno scoppio. s e avesse dovuto passare le giornate con la sola compagnia della suocera. sufficientissime prove per vincere l'istintiva ripugnanza del suo cuore di madre. il famoso predicatore che faceva tremare la gente alla sua pr edica dell'inferno. Il Padreterno si offerse per lavorare sotto la direzione di lei. M ancava appena il ponte levatoio per rendere intera l'illusione. Occorreva però un contadino. Aiuole. quantunque zappasse. anche un cuoco. sul viso lungo. allora vi si mangiava bene.la selva era rimasta in abbandono da che l'ultim o Agente era partito. Quando veniva il Provinciale per la visita. il convento era ricco e i frati se n'intendevano di pappatoria. L'altro Agente aveva fatto così. lo chiamavano padre Stendardo. ora che doveva servire a spegnervi il gaio sorriso della sua Eugeni a. visitare le celle che il Padreterno veniva aprendo una dietro l'altra." Non grande. un pe rgolato. Con l'ufficio e l'abitazione nella stessa casa. "Me ne occuperò io" progettò Eugenia. gridò. "Pranzeremo qui. pov er'uomo! "D'estate. Patrizio. fosse stato pure in quell'ex convento pieno della gran malinconia delle cose morte. d i padre Inghirami. Questa è l'inferm eria. arbusti. dando rapidi schiarimenti: "Queste erano del padre guardiano.. non era avvenuto niente di quello per cui egli s'era con anticipazione a fflitto tanto! Eugenia aveva accettato allegramente la strana avventura di dover abitare in un ex convento di frati così spazioso.

"Non ti annoierai in questa solitudine?" "Quando ti annoierai tu!" Gli cinse le braccia attorno al collo. Patrizio l'accarezzò col braccio c he la cingeva alla vita. e la inesperi enza di lui. a sera avanzata. gli p orse la bocca sorridente. e io cominciavo a disperare. non per sè. Accorgendosi però dello scontento di Eugenia. su la terrazza di u n antico convento. l'abisso nero gorgogliava di sor di rumori: stormio di fronde. Aveva osservato che la giovinetta timida e pudibonda. i rapidi battiti dei loro cuori. e il biancore delle case rurali. di mese in mese. vissuto casto per natura. lontano. "Oh!" mormorò Eugenia. gli faceva guardare con un misto di stupore e di terrore quel che ad altri sarebbe parso cosa ovvia e naturale. "Mi par di sognare!" Patrizio non sapeva esprimere altrimenti la intensa sua felicità. ad arrestare la piena del sentimento. Patrizio tentava sempre di dominare il profondo turbamento da cui veniva assalito a certe carezze di lei. Aveva osservato più volte che la c ommozione di lui la sovreccitava maggiormente. vicino. la baciò rapidamente e si affrettò a dirle : "Guarda!" Additava un piroscafo impennacchiato di fumo. dispersa dal vento che la spingeva per l 'opposta direzione. con tale abbandono e tale grazia infantile. Egli volle mostrarle la terrazza.Poi ritornarono su. stridi di uccelli not turni. così rimpicciolito dalla distanza . Si distinguevano i diversi toni del verde della campagna. interrot to soltanto dal malinconico stornello di un contadino dalla melodia monotona e s trascicante. E. laggiù. rimasta muta con gli occhi fissi lag giù. calma profonda. tutto scintillante di stelle. invece. quantunque molto scuriti . dove tremola va qualche lumicino che spariva e riappariva nella crescente oscurità della notte. tra non molto tu sarai lontano da questi luoghi dove hai tanto soff erto. scontenta di quella diversione. che segnava un a striscia luminosa sul mare tranquillo e simile. che si tenevano con le braccia attorno all a vita. Sotto il parapetto della terrazza. come il faro di Capo Pachino. "A me pare. in fondo alla vallata. la monotona melodia dello stornello arrivava al lo ro orecchio affievolita e a intervalli. veniva. "Che vista! I polmoni si dilatano!" esclamò Eugenia. verso il mare. il rumore delle acque scorrenti si mesceva col fremito degli alberi. Attorno. scroscio di acque scorrenti. i lumi si erano spenti per la campagna. irradiata dalla nascente luna piena. laggiù. ma per lei. di faccia alla terra addormentata e al mare lo . abbracciando per la vita la sospirata persona. quando le difficoltà del nostro matrimonio parevano propri o insormontabili. dove il piroscafo filante a tutta corsa si scorgeva appena. sott o un cielo divinamente splendido. e là. e reggendosi su la punta dei piedi. a un immenso specc hio messovi a riflettere il cielo azzurro cupo. gli stridi degli uccelli notturni tacevano tra le rocce. ed egli temeva che la delicata co mpagine di quel gentile organismo non dovesse soffrirne e guastarsi per soverchi a tensione dei nervi. se qualcuno fosse venuto a dirmi: "Abbi fede. e i serpeggiamenti dei sentieri. V oleva almeno nasconderlo. come se tutte le cose tacessero per lasciar sentire a quei due sposi innamorati. av endo già sorpassato la tremola striscia luminosa. E vi tornarono alcuni giorni dopo. che attraversava la tremolante lum inosa striscia del mare" e pareva un giocattolo. per educazione e per le circostanze d'una vita agitata e piena di tristezza. che Patriz io. appena la signora Geltrude s i era chiusa nella sua camera per mettersi a letto. starai. Patrizio continuò: "Quattro mesi addietro. siccome ella non rispose. gran silenzio. che sia stato sempre così!" rispose Eugenia con voce commossa. stre tta tra le braccia e posseduta con pari timidezza e pudore nei primi giorni del matrimonio. A intervalli. e ripetè la sua frase prediletta: "Non ti par di sognare?" Dall'abisso sottostante montava ora più forte lo stormire delle fronde. Serata autunnale dolcissima. all'ombra del campanile proiettata dal lume di luna. inattesamente trasformandosi.

egli non esitò. dal disastro seguit o alla morte del padre. per la leggerezza. di cristall o iridato. cose. talvo lta così vicino. ora però poteva tranquil lamente assaporare la sua vita nuova. Fu un lampo.. con gesto di offe rta. il triste passato gli tornava più spesso alla memoria. quando la somma offertagli da un amatore inglese lo avrebbe liber ato da qualche impiccio. per quel luccichio di colori che pareva lo facesse formicolare come cosa viva a ogni più lieve movimento fra le mani di chi l'osservava. traendo un gran respiro di soddisfazione.. inaugurerete la vostra vita di innamorati solitari. il pri mo oggetto che gli venne sotto gli occhi fu un antico vasetto arabo. egli ripensava quel sacrifizio che orm ai gli pareva urgente. lo scagliò contro il pavimento. gridando: "Mamma! Mamma!" .. gli si era ripercossa nell'orecchio come un rimprovero. offrendo alla malvagia deità un'ostia che la placasse. "Lo scongiuro è fatto!" esclamò. cimelio salvato. fatti. e svegliàtolo.. Eugenia aveva collocato il vasetto su una mensolina. E da più settimane ruminava come scongiurarla. Ricordi?. e del quale non aveva voluto disfarsi neppure nei moment i più difficili. e l'esclamazio ne: "Peccato!" sfuggita a Eugenia nel punto che i bricioli del vasetto schizzaro no qua e là sfavillando.ntano. se ricordava! Una notte. che uomini. "Hai paura?" "Sì. con gli occhi rossi dal pianto. alla vista dei frantumi del bel vasetto arabo. in evidenza." "Di che cosa?" "Non lo so. .. la balia era entrata nella cameretta di lui. con qualche sacrificio a modo degli antichi. se lo era t olto in collo. pietosamente raccolti da Eugenia. lontano.. muta. Piaceva anche a lei per la stranezza della forma. così mezzo addormentato. La mattina dopo. così particolareggiato. Patrizio. ma sapeva benissimo di che cosa: della sua cattiva sorte. paesagg i parevano sorgergli improvvisamente dinanzi agli occhi e domandargli: Ricordi?. E mentre Eugenia si stringeva a lui lungo il corridoio che doveano traversare. Egli s'era messo a piangere . prese il vasetto e levatolo in alto. Oh. aveva sent ito per un istante avvamparsi la faccia da una fiamma di rossore.." Aveva paura anche lui. Ne r ideva talvolta. ma non cessava di pensarvi. avvoltolàtolo in uno scialle. vestìtolo in fretta in fretta. talvolta indistinto. quasi per fargli apprezzar meglio la serenità presente. Da qualche tempo. Staccatosi rapidamente dal braccio di sua moglie." "Rientriamo" disse Eugenia. così nitido. L usinga dell'immaginazione o realtà (che gliene importava?). Entrati nella cella scelta per loro camera. si slanciò verso la mensolina. facendo scoccar baci dove i frati non sognarono mai che baci si sarebbero potuti scambiare senza offe sa a Dio" se qualcuno fosse venuto a dirmi questo. che superstiziosamente egli credeva stesse in agguato a tramargli qualche crude le sorpresa. se voleva sviare in tempo il pericolo da cui si sentiva m inacciato. accanto a quella della mamma. come egli si compiaceva di chiamarla. io avrei creduto che costui v olesse farsi beffe di me!. Patrizio non sapeva in che modo. II Lusinga dell'immaginazione o realtà (che gliene importava?). sì. quell'atto da credula femminuccia era servito intanto a liberarlo dall'indefinibile invasamento che l o aveva tormentato parecchie settimane. quasi temesse l'apparizione dello spe ttro del frate morto ultimo nel convento.

un via vai di gente cattiva. A questo punto. e la nera figura della balia c he seguiva a piedi la cavalcatura. Egli si stringeva a quell'uomo. la terrazza?. anche per paura. tavolini. e le vi ottole sprofondate fra scoscendimenti di terreno. Da quel lato. L'uomo che lo teneva tra le braccia. aggrappato alle sbarre della ringhiera. seggiole. seggiole . no!.. Poi avevano costeggiato un precipizio. "Non sono più nostri!" Il salone. Eppur e non avrebbe voluto aggirarvisi più. come se nella sua memoria fosse avvenuto uno strappo. lo aveva quasi trascinato fuori. poltrone. torvo. gli eran rimasti talmente impressi. proprio come se li avesse visti il giorno avanti. quasi tavolini. baci della mamma ch e gli singhiozzava in volto: "Figliuolino mio! Orfanello mio!. spalancand o gli occhi.. ai quali si era affezionato senza sapere perchè. E un rapido sparire di mobili. Ombre umane pass avano e ripassavano nel chiarore. guardava.. egli correva al balcone che dava su la via. dal viso duro e dalle maniere scortes i. poverino! Si va dalla mamma!" gli avea risposto la balia. al posto dove eran o stati tant'anni. gua rdava. attraversavano vie deserte. Per la casa silenziosa. si scorgeva in fond o. pur troppo alla fi ne si presero pure la camera della mamma. Pur troppo quelle cattive persone. di qua dri. E. E non staccava gli occhi dai carri sopra i quali i facch ini li ammonticchiavano nell'atrio. lasciando gli uomini a raccattare g li ultimi pochi arnesi rimasti! . la cucina. e po i campagne alberate. dal giorno che gli stanzoni vuoti cominciaro no a impaurirlo. "Non sono più nostri. si va dalla mamma!" E le strane forme delle piante e dei colli attorno intraviste sul cielo. che venivano ogni giorno a tormentare la sua povera mamma. legandoli con funi.. dop o più di vent'anni. la ter razza e il gran salone dov'erano prima le stoffe rosse alle pareti. una sera a ora tarda. Appena i carri si avviavano lentamente e rumoreggiando sparivano sotto l'arco de ll'atrio. una casa con le finestre aperte e illuminate. con sguardo crucciato. la cucina. e un filo di s angue raggrumato in un angolo della bocca. di stoffe. a veva risposto: "Siii! Siii!" E di là: "Affrettatevi! Affrettatevi!" La voce si era spenta per la vallata. mamma?" "No!" Per non farla scoppiare in pianto. pallidissima e con le mani ghiacce che le tremavano. E. sua viva ammirazione! Pur t roppo. gli occhi semiaperti. Non potevano portarle via. egli avea continuato ad assistere in silenzio. la cameretta di lui. su la mula. per vederli ancora fino al la svolta della cantonata.. senza sguardo. E si era chetato. l e camere. che li rivedeva. specchi avessero potuto scapparsene e tornare su." Oh. Persone ignote venivano e li portavano via. smorta smorta. con la test a abbandonata sui guanciali. com'era accaduto due volte all'ingenua domand a.. listate dall 'alto al basso da comici a cartocci di legno dorato. oh. tra gli ulivi. confusamente sentendo che qualche briciolo del suo cuoricino an dava via assieme con tutti quegli oggetti. subito dopo.. se ricordava! Se ricordava! Sua madre vestita di nero. Faceva buio. Portavano via specchi. con gli echi che risuonavano da le volte quasi gli facessero il verso. era s tata gridata qualche domanda. però. forse perchè li vedeva tutti i giorni. asciugandosi gli occhi di tratto in tratto co n un fazzoletto bianco. lo capiva dalle lagrime di lei. sporgendo la testa per vedere a traverso le fronde degli alberi le finestre illuminate della casa che già gli pareva di riconoscere.. alla de solazione di quello spoglio. Al barlume dell'alba. libri! Perchè? Avrebbe voluto saperlo."Zitto. egli non r iusciva a ricordare altro che la figura di suo padre. dopo che un contadino lo aveva preso con sè a cavallo di una mula: "Zitto. con prolungamento di voce. la mamma.

la interrogò e si fermò più a lungo. "Non siete Padreterno per nulla!" "Se fossi Padreterno davvero. Se ricordava!. solo solo. Non l'avevo veduta mai." "La mamma. co n pezzetti di legno. Mi parve della mia età. al mormorio dello zampillo della fontana. quelle tre stanzine misere misere. Al ronzio delle ap i attorno le macchie di spigo e di rosmarino. "Di' dunque. mi disse: . vieni!" Eugenia lo aveva trascinato carezzevolmente per un braccio. un nugolo di polvere dai mattoni. ""Tieni. una parola di Eugenia era bastata per evocare il più caro dei ricordi ch'egli tene va chiusi in fondo al cuore. era appena arrivato fino a loro. farei piovere vino schietto. senza terrazzini. spazzando. probabilmente per accertarsi che non fosse una cattiva compagna. Bruna. Presi per mano. si era abbandonato a raccontare l'unico episodio della sua fanciullezza. col campanile torreg giante in alto. "E senza aspettare la risposta. quasi per dire al suo passato: "Vedi? Alla fine ti ho vinto!".. Tutto il mio svago. Appena la mamma rientrò. bianco di capelli. ""È vero?" ella replicò. esitante. dandomi occh iate interrogative quando alzavo la testa. un po' di pioggia" disse Patrizio. mi acc arezzava la testa passando. le umiliazioni della vedovanza. era proprio un'esumazione. Giochiamo assieme. venne su. Un istante il Padreterno li aveva sentiti ridere in cima alla scala che conducev a alla selva. celiando. e s'indugiava nei ricordi. tra gli otto e i nove anni. la guardò con aria sospettosa. guardandomi con curios ità. mentre io tenevo tra le mani la b ambola. e la tacita tenerezza di quel vecchio mi faceva piac ere.. frammenti di carta colorata.. con indosso una vestina di mussola azzurra un po' st inta e i neri capelli sciolti per le spalle. lungo il corridoio d ove il Padreterno faceva sollevare. gioca con la bambola. Qual luogo più opportuno per una confidenza di quel genere? Non ne aveva mai parlato con nessuno. Anzi ora egli afferrava al balzo ogni più piccola occasione di ritornare addietro con la memoria. Don Antonio doveva essere quel vecc hietto. Lo compresi poco dopo. Curvo. Gli sarebbe par so di profanare quel ricordo ragionandone con altri. ""È vero che vuoi giuocare con me? Me l'ha detto don Antonio. dopo colazione. "Vieni. nella misera casetta dove la mamma nascondeva i dolori. "Padreterno. affacciatasi all'uscio. pallido. coi vetri delle finestr e mezzi rotti. stette a osservare in silenzio i miei ninnoli. la bambina.Ah. di quel pallore dei bimbi malaticci che paiono vecch ini. le privazioni. senza sapere che cosa farmene. si fermò a metà degli scalini. Oh. con gran barba gialliccia che gli scendeva fino a metà del petto e sotto braccio un ombrellone rosso. Addossata al vano della finestra. sfoggiando altera compiacenza. trucioli. consisteva ordinariamente nell'u scire sul pianerottolo e passarvi le ore pomeridiane baloccandomi. sassolini. là si sentivano segregati dal mondo.." "La guardai stupito. un po' dal fruscio de lla granata nuova." E il borbottìo della risposta. sormontato da una banderuola di ottone." "Allora ero magro. un po' mangiato dallo spazio. Ella continuò a giocherellare co' miei legnetti. tra l'alta muraglia che cingeva la selva. accare zzandomi il viso e sorridendo. teneva stretta al seno una bambola sciupatina in viso e a cui mancavano le braccia dentro le maniche. dove essi erano andati a rannicchiarsi! Vi si era sentito rattrappire. Così (ed erano già trascorsi due mesi dal loro arrivo) una mattina. "Un pigionale dell'ultimo piano. sotto il pergolato. gracile. che scendeva tutti i giorni a ora fissa. e la facciata interna del convento nascosta da gli alberi. dubbiosa. poco dopo non ridevano più. quando vidi comparire una ba mbina che. quel vecchietto un giorno mi aveva fatto un cenno strano. al cinguettio dei passeri e dei ca rdellini tra i cipressi e gli aranci. sgretolato. che strideva mossa dal vento.

e non riuscivo a dir niente. ed era il momento dell e confidenze. mi domandava: ""Che hai? Perchè tremi? Senti freddo?" "E mi abbracciava più forte. dietro la ringhiera di ferro ricurvo. di tante cosettine di casa sua. che ascoltava int entissima. ci prenderemo per marito e moglie. soggiunse: ""Quando saremo grandi. "E se no n fosse più mai venuta?" Non rimpiangevo i giochi che non potevo fare assieme con lei. Ed Eugenia. quasi ella fosse venuta crescendo di mano in mano ch'ero cresciuto i o. come il babbo e la ma mma. tra le graste in fiore. accigliandosi. con fare benevolo di protezione. quasi le parole: "Quando saremo grandi. quasi vergognosi di esserci lasciati sorprendere in un atto che avremmo dovuto fare di nascosto. No n comparve nemmeno il giorno appresso. della sua mamma. stendeva la ma no scarna all'una e all'altra delle nostre testine. La mamma. Gli badavamo appena. ci trovava seduti a metà della scala del piano superiore. invece che su gli scalini del pianerottolo. accennò di no. Ne sentii sgomento. e per scusa. rimpiangevo le sue manine tra le mie. meravigliata. ci trovava ora sempre assieme. Io mi sentivo scotere tutto." "Il vecchietto da allora in poi. il suo sorriso. seria seria. che scendeva curvo e lento con l'ombrellone rosso sotto braccio. Un giorno ella non com parve." "Son vissuto molti anni col cuore invasato da Giulietta. Il vecchietto passò. nelle prime settimane che ti conobbi. la stessa angosciosa aspet tativa! Finalmente ella ricomparve. sciolti dietro le spalle. Lei mi parlava del suo babbo. dal ricordo. indissol ubile legame. risposi: ""È stata malata. Si chiamava Giulietta. tenendo incrociate le manine dietro la schie na. nè mostrò di aver notato che l'altra non c'era. Ci nascondevamo. Ella. "Quando attendevo che tu venissi a sederti al terrazzino di casa tua. La stessa smania. rimpiangevo lei. dalla visi one di lei. domandò brus ca: ""Che cosa fate?" "Ci sciogliemmo dall'abbraccio. Il suo sguardo pareva ricercasse. qualcosa che non capiv o bene che cosa fosse e di cui soltanto molti anni dopo mi resi ragione." fossero state giuramento. Stufi di ripetere i soliti giochi. muti sovente." ""Sì. col solito ombr ellone rosso sotto braccio. "Il vecchio. curvo. e r estammo un gran pezzo abbracciati. Ci baciammo. per baciar ci e abbracciarci senza che la mamma potesse coglierci all'improvviso e domandar ci: "Che cosa fate?". evidentemente compiaciuto de ll'opera sua. lontan o. trovatici così. Egli continuò. la bruna e gracile figurina dai capelli neri. il suono della sua voce. e scotendo la gran barba gialliccia. mi domandò: ""Mi vuoi bene? Io ti voglio bene. ti voglio bene. se questi rammentava così bene tanti minuti particolari d'un avve nimento d'infanzia. ci prendev amo per mano. quando Giulietta mi abbraccia va. con grande soavità di sguardo e di sorriso. "Era tranquilla. si mordeva lievemente le labbra sentendosi già invadere da vago senso d i rancore contro quella creaturina che doveva aver lasciato nel cuore di Patrizi o orme profonde. Sentivo affollarmisi alle labbra tante e tant e cose da dirle. o ci passavamo le braccia attorno al collo." . o stavamo abbracciati a lungo." La voce di Patrizio era un po' turbata. È vero?" ""Sì sì!" ""Ora la bambola è nostra figlia. che gli aveva preso il volto tra le mani con affettuosa compiacenza da sorellina maggiore. Sai qua ndo?" Eugenia. Era stata malata di febbre." "E levàtasi in piedi. Un giorno tutt'a un tratto... Tu non t'eri ancora avvista che io stavo a guardarti dietro la tenda d ella mia finestra e che già ti amavo. le sue braccia attor no al mio collo. nel pianerottolo di quella meschina casetta. quasi mi si fosse fatto buio improvviso nel cuore.""Non sai fare il chiasso dunque?" "E cominciò a insegnarmi. di faccia a me.

"Ora Giulietta sei tu!" "No. Una donna la tolse in braccio baciandola e la portò verso la cassa. scoppiai in urli. ritirando la mano vivamente. strappavo i vestiti delle persone. entrai anch'io. e mi spinse subito dentro.. Patrizio si era fermato a osservare una lucertolina. "Cattiva!.. levandosi da sedere. simile a un fantas ma. Appena quella donna andò via. Patrizio le prese una mano. Era rigido." "Basta. Mi rincanttucciai a piè del letto. che veniva avanti senza far rumore pel viale. in pianto: ""Giulietta! Giulietta!" "Diventato furioso. affacciàtasi alla estrema punta del banco di pietra dove sedevano. poi st ridi e pianti e tutto il casamento sossopra! La mamma. Dove s'era fatta male? Alla testa? Alle braccia? Alle gambe? "E nel silenzio della notte tendevo l'orecchio. davo calci e pugni. ma l'arrestò l'apparizione della si gnora Geltrude. sbalordito. i capelli. m i gelò il sangue. Che nottata! La mamma mi avea messo a letto di buon'ora. bianca. III . dubbioso se fosse morta davvero o pure assopita. Le api ronzavano più numerose per le macchie di timo e di spigo. io sono Eugenia" ella rispose. È moribond a!". per udire qualche rumore nel pia no sottostante. Ma non appena il becchino.. È precipitata giù dalla finestra. Eugenia li seguiva. le toccai un braccio.. andare da Giulie tta e subito subito risalire. Poco dopo... Pareva volesse portarglielo via. Patrizio stava per slanciarsi ed abbracciarla..." "E caddi in convulsione. Il nome di Giulietta.. Giulietta. "Avevo però in testa il mio disegno: scendere in fretta le scale. mi afferrò per un braccio. "Rimasi di sasso. spingeva la testina verdog nola. con le manine incrociate sul seno."La rimpiangi forse?" lo interruppe Eugenia impallidita. stesa s ul letto. Nessuno badava a me.. ve la vidi riporre. ""Non mi moverò di qua!" supplicai. allungata. Cose da bambini!" "Sei così commosso!" "Ricordo com'è morta. la mamma mi si accostò. Fic catomi tra le persone che stavano là attorno. Le aggiustavano la testina. La gente ent rava ed usciva muta. E prese il braccio di suo figlio. avanti che la mamma se ne accorgesse. "Una mattina" egli riprese "appena uscito sul pianerottolo. le manine. senza neppur guardare la nuora. con la ruga della fronte più severa che mai. Terribil e cosa precipitare da una finestra! Essere moribonda! Di questo però non sapevo fo rmarmi un'idea precisa. abbassato il coperc hio. misto alle frasi interrotte e confuse che le uscivano di bocca. che era venuta ad accompa gnarmi fino all'uscio. volev o mordere tutti: ""Giulietta! Giulietta!. Mi feci animo. non ti commuovere troppo!" disse Eugenia con durezza gelosa nella voce. Mi accostai. Una casigliana chiedeva urgentemente non so che cosa." La selva era piena di sole.. canticchiando per dissimulare il dispetto. che. quasi fosse stata ad ascoltare e volesse sentire la fine del racconto. la mamma non voleva nepp ure permettermi di uscire sul pianerottolo. Non si udiva niente. "C'è il sindaco" disse. severa: ""Hai sentito?. pareva dormisse. commossa.. Avevo paura. con l'urlo e le grida e il tumulto della mattina negli orecchi. ecco un urlo. inerte. Quando si è scapati!. girò la chiave della serratura. La mattina dopo. Il cuore mi batteva violentemente nel petto. picchiarono.

E se li tengano!. Non mi ringrazi. Face va benissimo! Insegnare agl'ignoranti è la più bell'opera di misericordia. d avanti a le porte di casa. Io mi ci trovo in mezzo per caso. a tressette. c he poi devo smungermi con le mie mani. Il municipio è ai suoi ordini. i quattrini che ci vogliono. Giocheremo a briscola. Venga piuttosto. che dorme tra due guanciali fino al ventisette del mese! Non tocchiamo questo tasto. "Imparerà. dove si chiacchiera. di tanto in tanto. Il Parlamento mi par tal quale il nostro consiglio comunale. sott o i miei occhi. robusto. Qui. ma paga. si chiacchiera. Nessuna soggezi one d'indiscreti. Il municipio la smunge. verso agosto... del resto. Beato lei. Casa e ufficio. sì!. E se le signore vorranno. E il comune paga dieci lire al giorno e l'indennità di viag gio! Vien voglia di lavarsene le mani. In quanto a quei benedetti. come dicevano a Marzallo. ci vogliono.. Il peggio smunto sono io.. Basta pigliarla pel suo verso. bal zando da un soggetto all'altro con prodigiosa agilità. Se occorre qualche riparo. Le mandrie?.si sa. perchè l'edificio non andasse in rov ina. no. mi guasterebbe il piacere che voglio procurarmi. gliene sarò gratissimo. anzi maledettissimi ruoli su ppletivi. So che lei è un vero professore di matema tiche! Fama volat! A Castroreale. venga qualche volta nel nostro Casino d i convegno. di tornarsene a badare ai propri affari. E poi lei deve averci b uona maniera per insinuarsi nell'animo dei giovani. Mah!... a momenti più alto di me. Bel giovanotto... perchè hanno voluto così. Perchè dovrebbe uscire da questo convento che pare una reg gia? Il paesetto è un porcile. Già lei si è fatto eremita a dirittur a. Mah!. int endo me..." "Potrebbe dirlo. l'esattore ha la scusa bell'e pronta. è la mia disperazione. Più tardi poi.. condurrò qui le mie figlie.. se non si degna neppur di avvicin arli. perchè le signore non si figurino niente di male. ci si accapiglia per ga re di partito e non si conchiude niente di buono. abbandonato ai topi e ai pipistrelli. dopo tre o quattro visite del signor cavaliere. che desiderano tanto di conoscerle. Era il momento climaterico. Il Sottoprefetto mi disse: "Son qua io per aiutarlo in tutto e per tutto". Uno di questi giorni dunque. Se no.. Le vigne?.. Come fanno. vedesse!. Ha dei grilli in testa quel ragazzo!. cento pareri. un po' orsa. I carrubi?. si era alzato dalla sedia a bracciuoli. disposto ad accompagnarlo anche fino alla porta del convento. Ho un figliuolo al li ceo. è troppo! Un giorno o l'altro. Scoppierebbe una rivo luzione. Lei dice: E le multe?" "Non dico nulla. Potrei dirgliene delle belle!. è un po' malata. omaccione alto.. Mia moglie.le mie ragazze sono a loro disposizione. Ho mezza giunta in dimissione. resti al suo posto" disse il sindaco. con fe dine brizzolate su la faccia rossastra.. I suoi sguardi erano fissati su l'uscio de . per ese mpio. Ma quanto a studiare.. il ragazzo sarebbe costretto a studiare. Pareva che con le nuove esattorie tutto dovesse andare come per incanto e ci troviamo p iù imbrogliati di prima. ne sono sicuro. Strilla. È mia l'idea. "No. Quando poi non faccio a modo suo. tra donne s'intendono più facilmente . caro signor Agente! Dall'al tro canto. E le sue signore? Eremite anche esse? Oh... E dicendo municipio. non voglio interrompere il suo lavoro. tarchiato. a tarocchi. La ringrazio anticipatamente . E per evitare che colui si lanciasse in una delle sue interminabili chiacchierate.. Lo bocceranno per le matematiche. e dovrei pens ar io a ripulirlo.Sollecitati quei benedetti. lo sa meglio di me. Abbiamo un buon bigl iardo fatto venire da Napoli. domando io. mi raccomando!. Inevitabile guaio dei partiti!. Beato lei! Qui sta benone. non deve f ar altro che aprire bocca. dovrò chiederle un altro favore.. Buona gente. Il cavaliere lo trattenne. Deve avere una cattiva idea dei marzallesi. di mattina o dopo pran zo? L'ora più comoda per lei. a imbastire c erte leggi? Cento teste.... mi scrivono." "Non so maneggiare una stecca" lo interruppe Patrizio. fare du e passi . dava lezioni. Sapesse che lotte! Vogliono i letamai su la strada. i commissari pi ovono.. accennando nuovamente ad alzarsi dalla seggiola. Il convento è vasto quanto un paesello. il sindaco stava pe r congedarsi. me solo.. Troppe tasse. per isvagarsi. Dico per chiasso. che è un piacere... . no. i regolamenti sono fatti a posta. meglio dirglielo subito io stesso.." Patrizio non l'ascoltava da un pezzo. disgraziatamente. Parole. Sì. "Ho interrotto la sua passeggiata per la selva. Ne sono il sindaco. Patrizio oramai si teneva in guardia. anzi maledetti ruoli suppletivi.

allorchè il sindaco gli domandò a bruciapelo: "E lei. che colui potè benissimo interpretarlo per assentimento a dirittura. mamma. ch e non ne usciva quasi mai e fosse andata fin là. facendogli un profondo inchino. con un pretesto o con un altro. ancora intatta alla parete. quando il più lieve movimento dell'animo suo era stato ripercussione. Infatti. ma si limitò ad accompagnarlo fino alla stanza dove i commessi lavoravano appun to sugli in-folio dei ruoli suppletivi. di cui non si curava di afferrare il senso. Sentiva rinnovarsi quel senso d'oppressione e di impaccio provato poc'anzi nella selva. talvolta indovinati e intravisti assai prima che es pressi. di camera lei. all'ultimo. sicuri di non essere sorpresi. non riusciva intanto a ribell arsi contro quell'astio geloso. "Che cosa fate qui! Che cosa fate qui!.. lei che n e dice?" Patrizio lo guardò in viso con così ingenuo stupore. eco dei sentimenti materni. da sentirsela addosso prima di avvedersi che si avvicinava. Patrizio non aveva mai visto sua moglie con un viso a quel modo." La voce s'elevava. assumendo l'accento di chi vuol essere ubbidito anche quando dà un consiglio. per la quale non occorreva che fosse uscita. si riduceva a una cosa d a nulla. lo teneva in quel punto così turbato. "Che cosa è avvenuto tra la mamma e lei?" E frenava a stento la smania che cominciava ad agitarlo." ella aggiungeva. la quale pareva attendesse impazientemente che il sindaco si fosse congedato. strascicando le pa role. invece. con la Madonna in alto. quasi istin tivamente cercasse così sottrarlo all'importuna sorveglianza dell'inevitabile: "Ch e cosa fate?". pian piano. "Che cosa fate qui?. E scattò dalla seggiola. Appariva in fondo ai corridoi un po' fuori mano. alla vista di sua madre. che del vertiginoso ragionamento del sindaco gli sbattevano dentro gli orecchi soltanto lembi di frasi o parole slega te. rappresentante l'albero ge nealogico dell'Ordine del Carmelo.. dandogli una stretta di mano. "Mi avvedo che lo annoio" s'interruppe il sindaco. così profonda era l'impronta di venerazione per la madre lasciatagli nel carattere da quei lunghi solitari e tristi anni vissuti a ssieme. o una grande incisi one rimasta.. in punta di piedi. chi sa come. Appariva su la terrazza a ora tarda. a posta. che pure aveva attinto dall'amore tanta forza da resistere alla misurat a. "Vede?" accennò.. ora. Dietro i battenti socchiusi avea visto affacciarsi un istant e il viso scurito di Eugenia. quando egli ed Eugenia la credevano già a let to. quando non aveva dovuto mai avere altra volontà che la v olontà di lei. "Che cosa fate qui? Che cosa fate?" Proprio come quando lo aveva trovato sul pia nerottolo abbracciato con Giulietta! Allora però essi si erano rifugiati su per gl i scalini del piano superiore. "No. ma inesorabile opposizione al suo matrimonio. "Che cosa fate qui? L'aria è umida" diceva con voce così esile che si sentiva appena ." Vuole insomma strappare a ogni costo dagli occhi di Eugenia la benda che le impedisce di vedere? E il viso scurito di lei. dove Eugenia attirava Patrizio col pretesto di farsi spiegare una vecchia carta geografica. sì. col ba mbino Gesù su le ginocchia e gli abitini pendenti dalle mani. E quella che pareva dovesse essere una domanda urgente. Ed egli. sarà meglio rientrare. . Scattò dalla sua pure Patrizi o. tra le nuvole.. Volevo domandarti.lla camera attigua. "Le pare!" rispose Patrizio distrattamente. non s i sentiva mai tranquillo ogni volta che Eugenia: "Vieni! Vieni!" lo attirava qua e là pei diversi angoli del convento. senza intervallo. apparso e scomparso rapidamente dietro i battenti socc hiusi." "È umida e può farti male.. Da qualche settimana ella metteva una specie di caparbietà nel preparargli di trat to in tratto simili sorprese.

. quello strazio scoppiato nel grido: "Dimmelo!. "L'hai vista poco fa. a Castroreale e qui. "Oh! È inutile" ella riprese duramente "vuoi celare il sole con le mani. che tu hai mentito!" "Io?" "Sì" replicò Eugenia con forza "hai mentito. Vorrei urlare. l a felicità.. Che cosa ho fatto da meritarmi ques t'odio?" "Taci. ag itatissima: "Sin dal primo momento! Non ho mai potuto dimenticare. Le andava dietro.." "Ti ha detto questo?. tu soffri più di me. Ti ha detto questo?" domandò Patrizio stringendo i denti. Perchè mi odia? Tu lo sai. l'hai vista?" riprese Eugenia con voce tremante. la regina di casa tua!" "Che cosa sei?" "Niente! Persona che tua madre tollera appena" soggiunse." "Te l'ho nascosto finora.. fino a un certo punto.. con voce arrochita dalla commozione. quelle labbra contr atte da angoscia ineffabile... di calmarsi... no. mordicchiandosi le labbra. il giorno in cui ci sposammo. soltanto le persone tranquille) a quel: No! sentì p assarsi un soffio fresco sul volto. accostandose la al petto. qui e altrove." singhiozzava.. "Ma che cosa è accaduto?" egli disse.Eugenia attendeva dietro l'uscio. "Me lo domando anch'io: Perchè? Ed è stato fin dal primo giorno!" Egli l'area fermata presso la finestra. Eugenia!" "Dimmelo! Sì. sono tue parole.. ella m'odia!" "Taci! Non ripeterlo! Taci!" "Mi scoppia il cuore. quel che continuerà ad accadere. ma l'ho capito. mai! quel suo glaciale: " Siate la benvenuta in casa nostra!" e il bacio più glaciale ancora con cui ella ri spose al mio. È inutile.. spalancandogli in faccia i grandi occhi castagni e dominandolo con tutta la persona rizzata ansiosamente su la vita. tu mi rispondevi: "Carattere! Le sventure domestiche. di prestargli fede. no n può amarmi. l a vita solitaria l'hanno irrigidita: non è espansiva nemmeno con me che sono suo f . "T'inganni" rispose per calmarla. Dimmelo!." "So che t'inganni. ma non ne posso più. Sono buona anch'io.. H o tentato tutti i mezzi. accennandole con le mani di abbassare la vo ce. Più ol tre. che cosa è accaduto?" egli insisteva. certamente. e da mesi!" Patrizio (gli si erano intorbidati gli occhi in un terribile baleno di furore. mi ha vista appena due o tre volte.. atterrito dell'opera di sua madre. strizzandosi le man i. Egli le andava dietro per la stanza. vorrei gridare tanto forte che tutto Marzal lo mi udisse. che lo fece rinvenire. "Quel che accade tutti i giorni. come gli attestavano quei cupi sguardi di Eugenia." "Insomma. se. Ma Eugenia proseguiva. col gesto. preferisco di essere cattiva.. Dimmelo!.. facendomi credere che sarei stata. Non sono riuscita! Ogni volta che ti accennavo lo stran o contegno di tua madre. qualche volta.. prendendola per le braccia. che gli distruggeva in un istante la pace. "No. da che ho messo piede in casa tua. E aveva ragione. Ma allor a io dissi dentro di me: "Non mi conosce. lasciandolo libero "e perchè non può fare diversamente. "Senti" ella balbettò. Sono quasi un'intrusa in casa sua" lasciami dire. lasciami sfogare! "Spetta a me sapermi a poco a poco cattivare il suo cuore!" Non sono riuscita. Tu sei buono. quelle mani nervosamente agitate che brancicavano i l vuoto. Dimmelo!. "Perchè dovrebbe odiarti?" la interruppe Patrizio. quasi volesse così impedirle di proseguire. così rispettoso e affettuoso. "È accaduto.". "Sono o non sono tua m oglie?" "Che domanda!" "Rispondi: sono o non sono tua moglie?" Lo teneva fermo per le mani.. c ome ne provano." "Non è vero!" la interruppe "Tu tenti di nascondermi qualcosa. da sei mesi." "Così fosse!. supplicandola.

sentendola tremare tra le braccia.. anzi p iù di lei. elevando la testa e il collo gonf io dallo spasimo. tutta me stessa!. addolciva ancora più l'accento. Tu sai la vita che vive: cupa." "Lasciami sfogare. che pretende tua madre? Ora sei mio. Non badarci!". Volevo risparmiarti questo dolore. Io. Il vaso era colmo fino all'orlo.. non te ne dissi più niente. Sei suo figlio. Lasciami. voglio che mi dica: "T'od io per questo!". non ne posso più!" "Abbassa almeno la voce!" egli pregava. non gli pa reva più la sua dolce. al balbettio di queste ultime parole. mormorandole su la facc ia: "E poi. no. d'impenetrabile. E sarò contenta. vedendo che ti angustiavi e che ne soffr ivi. altera e bella nel disordine dei capelli. per farle int endere che non si trattava d'odio.. Non negarlo.. lo voglio. Hai paura!" "Paura di mia madre?" "Sì! Sì! Sì!" Patrizio rimase interdetto. nel turba mento dell'aspetto e della voce.. Dimmelo dunque. Ella ti ha dato il latte. Ella ti ama come madre. e dalle malattie. Ma come non badare alla continua diffidenza con cui mi v edevo osservata. di allegro. Eugenia. ma sei mio! Mio. Oh! Tu hai paura di lei. non ha mai sorriso. quasi il mio contat to avesse qualcosa di nocivo per te e ch'ella voleva infrenare o combattere?. Non è colpa mia. "Ecco perchè me n'importa! Sento qualcosa di duro. con quella persona che pareva ingrandita. incapace d'odiare una persona come te. se guardassi soltanto ai su oi modi. Chiamo e non mi rispondi. Quel non so c he di fanciullesco. contro di cui urto con la testa e non riesco a spezzarlo. Come no? Come no?" "Calmati. povera donna. accostava la fronte a que lla di lei con amoroso abbandono.. calmati!. nella durezza insolita della parola. silenziosa. ta nto il busto si ergeva fiero in quell'istante. con quegli occhi dallo sguardo incerto... L'ho vista sempre così.iglio. la sua sommessa. mai! Non ne ha mai avuto occasione. troppo. la sua quasi timida Eugenia. Così non può durare.. E. Picc hio e non mi senti. ed è diverso. io come moglie. Non sei più suo! No! No!. di spensierato.. tra il letto e una poltrona . perchè ti voglio bene quanto lei. senza che ella badasse ad asciugarle. l'anima mia. svincolandosi con vivacissimo sforzo.... al suo continuo inframmettersi tra te e me. una goccia è bastat a per farlo traboccare. come raramente soleva. che non le hai fatto niente di male.. dopo la morte del babbo e la rovina della nostra casa!" "E che c'entro io?" "È per spiegarti. sco ssa da fremito convulso. Tu mi ripetevi: "Non badarci!". Allora. con quelle sopracciglia aggrottate. di verginale che ne formava l'in canto era sparito." "Non spieghi nulla." "Oh Dio! oh Dio!" smaniava Patrizio. Sei mio! Non sei più suo! No!.. dimmelo: Perchè m'odia? Perchè?" "La tua immaginazione ti fa travedere" diceva Patrizio. Ti appartengo.. non mi stringere così!" Egli se la stringeva forte al petto" l'accarezzava per rabbonirla.. "Ecco perchè me ne importa !" La sua voce era piena di singhiozzi e gli occhi di lagrime che le solcavano le g ote. Ho taciuto tanto.. "Sì" continuava fissandolo "hai paura di lei! Ebbene. sarebbe assurdo. c on quelle labbra aride e contratte. ma continuai a badarvi più di prima. È stata inasprita dalle sventure. che si è già framm esso tra noi due.." E.. Il tuo cuore è invasato da sentiment i che non intendo. "Perchè tua madre non senta? Ma dovrà sentirmi. quasi fosse là qualcuno che volesse rapirgl ielo. Dovrei dire lo stesso per conto mio. Patrizio sentì irrigidire tutto il corpo . che te n'importa? Non t'amo io? Che te n'importa?" "Ah!" ella esclamò. "Sono stata paziente. Te lo giu ro! La mamma è buona. "Persuaditene. Tutti i lineamenti di lei parevano cambiati di punto in bianc o. Colei che si vedeva davanti." E l'afferrò tra le braccia furiosamente. come tu mi appartieni. "Mi appartieni. Ormai! . povera donna. il mio amore.

" Patrizio guardava. nell'abbattimento che segue le crisi nervose. quantunque medico. Non siamo selvaggi a Marzallo. Mamma!. Può anche darsi che sia sintomo. potrei sbalordirvi coi paroloni di moda.. "Animo tranquillo. E se questi guarisce.. C'era un solo gran medico: Dio! La scienza lo ha abolito. povera gente.. credo così poco all'arte da me professata. contraendo te labbra a un sorriso. "Lo vedi? È un'isterica! E non volevi credermi!" disse senza scomporsi. "Niente di grave dunque?" ripetè Patrizio. I contadini. Ma. per precauzione. presto. lasciamola riposare. non sapeva staccar gli oc chi da Eugenia. E si volse alla vecchia donna di servizio. Niente di grave. il dottor Mola!. "Se volessi. "Tornerò questa s era. che si stirava con le braccia tese in avanti e i pugni stretti. La signora Geltrude picch iò ripetutamente dietro l'uscio di comunicazione delle due camere. il naso. svincolandosi a scatti. voi lo sapete.. colpita dallo spe ttacolo di quel giovine corpo agitato dalla crisi nervosa. un mazzo di asparagi sono anche troppo. inebetito. arricciata qua e là in direzioni diverse. tirandolo dolcemente fuori della camera. vinto dallo sdegno. mugolando. portano il voto di cera o di arge nto al Santissimo Cristo alla Colonna. e animo tranquillo. Non ho però rimorsi di coscienza. si rassicuri. distesa abbandonatamente sul letto.accennavano a mostrarsi quasi di profilo pur guardate di faccia. Presto!" IV "Chiudano gli scuri.. caro si gnor Agente. lasciamola riposare" disse il dottore. Una corona di barbetta grigia contornava il viso da un orecc hio all'altro. "Vedremo" riprese il dottore. sotto le sopracciglia setolose. e gli occhi neri come il carbone.la fronte. le labbra ." La sollevò.." Patrizio rispose di no con lieve cenno della testa.. l'adagiò sul letto. "Eugenia! Eugenia!. Niente altro. Su. magrissima. fargli una lunga confidenza e consultarlo su molti punti scabrosi. la cris i è terminata. severa più dell'ordinario. Quel vecchietto (di semplicità affatto anti . tanto alcune parti del volto . venite di là. e tornò a chiamare più forte: "Mamma! Mamma!" Eugenia si agitava. accorsa al grido: "Dorata. e che parev a avesse sofferto una schiacciatura tra due tavole. "Mamma!" urlò Patrizio." Patrizio. che aveva già chiusi gli scuri della finestra. o alla Madonna delle Grazie." "E dopo. sembrava volessero proiettarsi dietro l a fuga del gran naso aquilino e cartilaginoso. Qualche poll o.di lei.. per me. Patrizio dovette abbandonare Eugenia un istante per correre ad aprirle: "Mamma! Ah. Era chiuso col paletto. I signori però de vono compensarmi delle scale che salgo e scendo e dell'incomodo di scrivere le r icette. mamma!" Ella si fermò a pochi passi dall'uscio. che lo capiscono. "Dicevate che questa è la prima volta che le accade e per un dispia cere insignificante. riprendendo il cappe llo e la mazza deposti su la seggiola accanto all'uscio. cercando di frenare il dibattito di tutte le membra nella convulsione crescente. Io che ci credo ancor a (e non posso correggermi." Eppure Patrizio avrebbe voluto trarlo in un angolo. Siamo vicini.. quella strana figura alta. ho sessantanove anni) nei casi difficili mi raccoman do a lui. soprattutto" soggiunse il dottore. Faccio del mio meglio. ringrazio il gran medico per lui. "Buon brodo. che dava carattere di vivace inte lligenza a tutta la fisionomia. che qua si quasi dovrei smettere. quando si desterà?" insisteva Patrizio. "Tutto va bene.. Con voi pago un debito di ospitalità. cioè gli raccomando il cliente.

a traverso gli usci non ben chiusi. Avea preso una risoluzione. Pure. poco dopo il loro arrivo a Marzallo. in camera sua. conosciuto nell'occasione d'una delle solite ricadute della signora Geltrude. quasi per domandarsi se tutto quell'orrore non fosse poi maligno prodotto della sua immaginazione alterata. i più intimi segreti dell'anima sua. gli scoppi di r isa dei commessi. quasi con un urto. se non per lei. Occorreva intendersi. egli aveva trovato una ragione: la cecità dell'am or materno! Ma questa volta l'istinto materno gli pareva proprio brutale. quasi un confessore. accompagnando allo scatto della voce un vi goroso gesto della mano. un'ispezione da intraprendere. anzi adorarsi mutu amente nella dolce solitudine che li accoglieva. che lo respingeva. Era realtà! Guardava attorno per la cella bianca. alla coscienza della propria condizione di funzionario. sola sola. "Ha torto. e poi riveduto per la stessa ragione parecchie altre volte. Debole. o il rumore d'una lor breve disputa." Passeggiava affrettatamente per la camera. sentiva già crollare quella ch'er a stata la colonna maestra della sua vita: la gran riverenza per la madre! Quand o sua madre gli aveva fatto sorda opposizione perchè non prendesse moglie. spietato. senza mezzi termini. forse quel che accadeva sarebbe sta to evitato. la Commissione per l a ricchezza mobile da convocare. rispettosamente. probabilmente anche irritata contro di lui per quel: "Mamma!" strappatogli d alla indignazione nel terribile momento. al cospetto del p roprio figlio che invoca soccorso per lei. non riusciva a pronunziare la parola: Sent a! che gli si agitava su la punta della lingua da un quarto d'ora. come la povera creatura che poc'anzi ne aveva pianto. di cultura poco ordinaria per medico di paesetto). ai minuti p articolari delle cose di ufficio: un lavoro da sollecitare. quando si era mostrata prima fredda. per abbandonarlo alla ruota di t ortura che forse non si sarebbe arrestata più mai! Già ripensava alla madre. . le viscere non le si erano mosse a pi età. per rispetto filiale. volgendosi spesso dalla parte del let to. cosa sacra! Intanto il pensiero del risveglio di Eugenia lo rendeva ansiosissimo. Si eviteranno nuovi equi voci. abbattuta dalla crisi che l'aveva scossa come vento furioso i rami di un alberetto. passandosi la mano tra i capelli. ma con forza. anche sollecitato da questo pungolo. ora non voleva essere più tale. ruminando livore contro la nuo ra. Davanti alla giacente. Al cospetto di una creatura che soffre. quantunque fosse un dottore. Era suo dovere di fig lio e di marito. A intervalli gli arrivavano. era arriva to a ispirargli fiducia.ca. "Forse è bene che le cose siano state spinte all'estremo. Ella riposava tuttavia. Il suo cuore si ribellava. Ah! Quel cattivo presentimento non lo aveva ingannato. e iniziato un avvenire d i lotte intestine fra tre esseri che avrebbero dovuto amarsi. che fra ttanto se ne stava di là. e il silenzio. arrestarsi e poter dire freddamente: "Vedi! Non m'ingannavo!" passava il segno. Ella avreb be ricominciato! Gli pareva che con quella crisi nervosa si fosse chiuso il feli ce ma troppo breve intervallo della sua pace domestica. Glielo dirò in viso!" esclamò. Se si fosse risoluto prima. Patrizio si sentì risalire dal fondo del cuore la viva indignazione prodottagli dalle dure parole di sua madre. Era sopraffat to dal pudico ritegno di svelare a un altro. tirandosi la punta della barba. Che terribile crollo! E assieme con la sua pace. Patrizio sentiva già rimorso di avergli detto che l'acces so nervoso di Eugenia era stato cagionato da un dispiacere insignificante. e subito. gli faceva sinistra impressione. Che? Alla vista di quella povera creatura. ben più che brutale. nel la penombra. Lo scongiuro col prezioso vasetto arabo non era giovato a niente! Diede qualche indicazione ai commessi e rientrò presso Eugenia in punta di piedi. Egli avrebbe avuto il coraggio di provocare una spiegazione. E picchiò all'uscio. arrestando si a un tratto. sì. stabilire un modus vivendi da rendere possibile la loro es istenza. lampi che gli gu izzavano nel cervello e si estinguevano subito. semplicemente arredata. almeno per lui che le gridava soccorso? Dunque. la odiava dav vero! E perchè mai? Se lo domandava. e affronta rla. poi ostile alla persona che pure avrebbe dovuto es serle cara perchè carissima a lui.

cogliendo ogni più lieve pretesto per evitarl a. Si era visto più volte l'abisso d ella miseria spalancato sotto i piedi. "Oh. aprendo gli occhi per guardarlo in viso." Si teneva strette le tempie tra le mani. mi credi esaltata . evitando la mia presenza. fuori d'ogni angustia giornaliera. Tu intanto. per colei. Vedendo che suo figlio continuava a tacere. Dovrete s opportarmi ancora un po'.e prendi parte in favore del vampiro che ti succhia il sangue! E vieni qui. ti ho sempre ripetuto: "Bada! Bada!". Aveva avuto in vita sua molte tremende giornate. pe' suoi disegni che non possiamo sapere. no. quasi a impedire che gli scoppiassero. Ti ha stregato! Che posso più fare io? Ti avvertii in tempo.. quasi spezzata la intelligenza. ma che della bellezza serbava traccia soltanto nella severità dei lineamenti. traendolo fuori della tempesta. in qualunque modo ella avesse voluto chiamarla! "Non mi hai perdonato! Non vuoi perdonarmi!" scoppiò a dire. emaciata. se si trattasse di me soltanto. cara mamma!" "La verità.. è bella. " Tu non ti guardi allo specchio. E non me ne curerei. Sei tutto suo! Io non conto più niente per te!" "Come puoi immaginarlo. Io sono impotente a lottare con lei." "Zitta! Zitta. mamma. "Ma penso a te! Penso a te!" ella continuava imperterrita. Parve si attendesse qualcos'altro. lui. o ti guardi così di sfuggita da non poter accorger ti quanto sei mutato e invecchiato da sei mesi! Non potresti riconoscerti. "Mi sento impazzire. con mossa interrogativa. e questo gli spense ogni sdegno. scrollando il capo. colei. forse. "Mamma!" egli disse. Patrizio era meravigliato e deluso di non sentirsi domandare: Come sta Eugenia? o tua mog lie. mamma! E non ti accorgi che così mi fai patire pene d'inferno?" Ella si rizzò lentamente su la vita. avev a appena voltato la testa e appena appena levato verso di lui gli occhi socchius i. Ma cerca . per farle largo. ve li andate susurrando all'orecch io qua e là. ti ho avvertito dop o. diffidente. mamma?" "Non lo immagino. mamma! Che mai dici!" replicava Patrizio. è amata . la tua vita!. Sono cosa inutile oramai.. non che essermi grato. gli agg elò la parola nelle fauci. che era stata bella. a bbandonò di nuovo il capo su la spalliera e tornò a socchiudere gli occhi. Il Signore non mi vuole. Poi sarete liberi. per carità!" gridò Patrizio.. cacciandosi le mani tra i capelli. Il dolore del disinganno e il terrore del presente gli avevano atterrata ogni forza vitale .l'hai detto una volta! . È giovane. e gliene sovveniva spesso il ricordo. dalle sventure patite. fedele anche nella sventura. forse. e quando più gli era parso che una buona speranza. e. che non aveva mai smesso il lutto. accresciuta dallo squallore della carnagione e dalle rughe. fosse sul punto di realizzarsi. Sono di troppo . sarete pur liberati di questa incre sciosa!" "Che mai dici. appoggiò le mani alle ginocchia. l'evangelo. gli fece abbassare la fronte come a un colpevole. hai fatto se mpre a modo suo. in castigo de' miei peccati. gli av eva inaspettatamente tesa quella tavola di salvezza del posto di Agente delle ta sse. Ma non posso andarm ene via. Che pretende. Avete dei segreti. inorridito di sentirla parlare a quel modo. Patrizio comprese d'un tratto che avreb be avuto torto lui. la s ua giovinezza. più di quel che ha ottenuto? Vorrebbe forse che io le dicessi: "Mi hai tolto il figliuolo. mi lascia qui. il suo avvenire. pronto a inghiottire sua madre. Lei s e lo beve il tuo sangue! Lei se l'assorbisce la tua carne. spazzatura da buttare in un canto!" "Che mai dici. accostandosele a mani giunte.. La signora Geltrude. lo vedo. il midollo delle tue ossa. raggrinzita in quel punto su la vecchia polt rona testimone di tutti i suoi dolori e di tutti i suoi pianti inconsolati. con labbra tremanti. rispose: "E le mie sono forse pene da nulla? Ti sei lasciato stregare!. dopo che la protezione d'un vecchio amico del padre. dopo mille sacrifizi e mille stenti. "Perdonami!" Ella brontolò a mezza voce parole inintelligibili. Non mi hai dato mai retta. grazie! Mi divori il figliuolo. grazie! grazie!". inarcando le b raccia. tristi impronte lasciatevi dalla cattiva sorte. se avesse parlato come si era proposto.l'ho capito .non per te..Al cospetto della madre. più che dagli anni.

che ti vogliono bene egualmente. alzando le spalle: "Chi non è nervoso a questi lumi di luna? Le donne poi. stese un braccio lungo la sponda del letto. Avrei sofferto io soltanto. a renderlo impotente a qualsiasi lotta. da cui veniva prodotta tale rovina. e non mi rispondi!".. con le mani incroc iate sul seno. allorchè la mamma gli aveva detto: "Cieco! Cieco! Non t'accorgi ch'ella è un viluppo di nervi?". son diventate oggetti fragilissimi. possedeva il senso pratico della vita. due. intorno al temperamento di lei.. Il medico aveva sorr iso. con le labbra aggrinzite ancora dallo stupore di quel che aveva visto e che non sapeva spiegarsi. vedeva chiaro. la testa moresca. "Che cosa dirle? Come farle intendere la strana gelosia della mamma?. era venuta a sedersi a piè del letto. rimprover andogli: "Picchio. Egli s'era contenuto e si conteneva per questo! Ed ecco le belle conseguenze! Ogni istante che passava accresceva il suo turbamento. due! Te ne avvedrai!. un po' abbandonata su la spalla. lo facevano sobbalzare. Ah. I tocchi delle ore. Si era già abituata a non parlare senza e ssere interrogata. A quest'ora.. eran serviti a falsargli la prospettiva della realtà. Vedendo entrare il padrone non si mosse. d ue." Nè si voltò indietro.va invano nei ricordi una terribile giornata come quella. E perciò s'era rivoltata. mamma. come ti figuri.. e non mi senti! Chiamo. fuori d'o gni personale esperienza... che l a soneria guasta dell'orologio del campanile ripeteva affrettatamente. e buttando si ginocchioni davanti a la mamma. quasi gli martellassero dentro il cerv ello. dic endo con voce interrotta: "Abbiamo torto tutti e tre! Non c'intendiamo! Non ci siamo mai spiegati! Ne ripa rleremo più tardi. Intanto. senza speranza di aiuto. consultato avanti il matrimonio. E allora tu. per non veder il crollar continuo di quella grigia testa. far tacere ogni mio sentim ento. E tornava a premersi le tempie. non soffrirei più. "Povera mamma! È vissuta tutta per me! Non sa rassegnarsi a spartire con un'altra l'affetto dell'unico figlio!. prese il posto di lei. Un senso di compassione e d'intenerimento per lei già gli s'insinuava nel cuore . se no n vogliamo vederceli rompere fra le dita!". probabil mente. e stette ad attendere che Eugeni a si destasse. desolatamente.. ne sapeva più di lui. lasciamo che gli animi si calmino. La fragile creatura stesa là. vedeva giusto. mamma!" E poc'anzi gli era sembrato di essere tanto forte da poter ribellarsi a quel gio go che lo avea domato e lo riduceva un fanciullo. che egli si sen tiva soccombere sotto le macerie. mamm a! Ah. poi lasciò cadere le braccia. la vecchia serva. tre volte di seguito. le prese le mani e cominciò a baciargliele. da maneggiare con cautela. fin gli studi. Se la sentiva! S e gli affluivano pronte alle labbra le affettuose risposte a quegli appelli! For se egli aveva preso troppo alla lettera le parole del medico. Patrizio. che a lui mancava affatto. ubbidire a occhi chiusi. ma ne possiedi due. e al cenno di Patrizio si levò dalla seggiola e uscì nel corridoi o. Signore Iddio! È così difficile la vita?" Cominciava a comprendere che l'isolamento. Il terrore di quel risveglio gli faceva strizzare gli occhi di tanto in tanto. ti avvedrai che non solo non hai quasi perduto il figlio. accavalciò una gamba su l'alt ra. che gli rispondeva ostinatamente: No! Noi No! Eugenia riposava ancora. Si era rallegrato innanzi temp o.. santa mia.. Fissazione! Debolezza! Come fargliene una colpa? " E si accusava: "Sono stato egoista! Avrei dovuto sacrificarmi a lei. le sventure. per non far rumore. pro clamando il suo diritto: "Ora sei mio! Ora sei mio!". coi capelli arruffati. prostrata dall a crisi nervosa. uno scoppio così improvv iso di circostanze da nulla. ca ro signore. .. Dorata. vecchierella mia. ripetendo: "Mi sento impazzire!" Stette così qualche istante. Si ingannava però.

" "Avevi però le tue sorelle. Anche tu. Non sta bene.. Non alzarti da letto. È pronto. La respirazione era placidissima. Foss e vero!." "Questo volevo fare! È stato impossibile. d'es tate. Le accarezzava il viso. e dirgli tutto .. che alzò gli occhi alla volta reale del la cella. Lasciami stare!" "Vuoi proprio ammalarti?" "Che cosa posso farci? Non so resistere!" ella rispose. "Quando tu.. le ravviava i capelli.. e. Che?. non sdegnarti!. Tu lo sai: visite poche... guardava attorno confusa e vergognosa. passeggiate pochissime.. Non ti sei neppure avveduta del dottore un'ora fa? Sai?. con aria d'affettuoso rimpro vero: "Ascoltami.. Ti farà bene. Quando tu vorrai. quando sarai tranquilla. come ne rido io. per la solitudine in cui viviamo.. Uscivamo raramente.. esitante. si mise a sedere sul letto. tornando presso il letto. "Che è stato? Mi è venuto male?" "Oh."E se la crisi nervosa si rinnova? Se è segnale di terribile malattia!.. Ah!" Ricordava.. ella accorse qui. rizzàtasi sopra un gomito..." Eugenia aperse gli occhi. "Non badare a lei. Allora soltanto potrai comprendere.. Fu tutt'a un tratto .. No: il male non avrebbe atteso sei mesi prima di manifestarsi ... di rammentare . così allegre e chiassone!" "Non mi divertivo a quel chiasso loro.." E si consolava osservando che il volto di Eugenia aveva ripreso l'aspetto ordina rio.. Se la ma mma ha ragione?. presàla pei polsi." Parlava affrettatamente.. Dovresti prendere u na buona tazza di brodo. singhi ozzante.. Patrizio.... divagati!" cercava di persuaderla Patrizio. subito!. e posate le man i su le spalle del marito. "Buona creatura! Le devo tanto! Mi son sentito così felice nel legarmi a lei per t utta la vita! Bisognerà però affrettarsi a consultare il dottor Mola. asciugandosi gli occhi e ricacciando indietro le ciocche dei capelli in disordine. era un atto di carezza. appena tre o quattro.. "Non pensarci. per sviare il discorso e non darle tempo di scorgere l' imbarazzo prodottogli dalla sua contraddizione a proposito del dottore. "È in camera sua. tutto! senza sciocchi ritegni. press o la faccia.. Egli sospetta. te ne prego! È buona a modo suo." Ma egli la interruppe.." "Se la mamma si mostrasse un po' più buona!" rispose Eugenia dopo breve pausa. le labbra sembrava sorridessero a qualche dolce fantasia che le appariva in sogno. Riderai di te st essa. il sonno le coloriva i pomelli delle guan ce con lieve tinta incarnatina. nelle sere più calde. cosa da niente!" s'affrettò a dire Patrizio." Al gesto d'impazienza sfuggito a Patrizio. vedi? Ne rideremo insieme.. senza tentare di ritrarle.. Eugenia si levò rapidamente. lo guardò fisso in faccia." "La mamma?" ella domandò. al solito. Apri gli scuri.. Non hai dovuto avvedertene. domandandole: "Come ti senti?" "Fiaccata. Prendila com'è. per la me ssa. avendola cercata invano con lo sguardo. "Eugenia!" "Lasciami!. Se ntendo che t'era venuto male. l'agitazione." "E qui sei sola affatto. cercando di raccapezzarsi.. La commozione. Pareva stupita di trovarsi mezza discinta sul letto. Anche per debolezza.. Manderò a chiamare il dottor Mola.. portò le care mani alle labbra: "Sono diacce!" "Ascoltami" ripetè Eugenia. "Temo" egli continuava "che tu non soffra. e. sopra tutto. E sei caduta fuori di sensi tra le mie braccia!. La mano posata sull'orlo del guanciale.." Eugenia fece un cenno negativo con la testa: "Ero abituata così a casa mia.. la domenica soltanto. la trovò col viso nascosto fra le mani... col viso di chi . Più tardi?. "Ne ragioneremo dopo. dice il dottore.. con le ossa rotte!. riposati ancora un pochino..

" Egli affettava un tono di gentile canzonatura. che avrà voluto profumarmi la biancheria.dà una cattiva notizia. come da un pezzo non sei più... Anche ai polsi.. meravigliato... curiosamente.. mettitelo in mente. almeno per ora! Ti fa male. Come esageri?. "Intendo" riprese Eugenia seria seria "intendo: che voglio esser libera. te ne scongiuro... soggiunse: "Dammi una prova del tuo amore. o i n qualunque altra". Ma la mamma non tardò molto a riprende re il suo primo contegno... fa male anche a me.." Ella voltava e rivoltava le mani." ella cercò di riprendere. attirò Patrizio tr a le ginocchia. sì... Non ho ceduto ai miei. come da un pezzo non sei più! Mi credi tanto stupida da non cap irlo?" E all'improvviso gli si abbandonò con la fronte sul petto. perchè qui si vedeva benissimo ch'ella faceva ogni cosa a p osta. odorandone la pelle come un fiore. per la selva.. senti!" Eugenia si strinse nelle spalle: "Sarà stata la lavandaia. senza nessuna sicurezza per l'avvenire. Ma. vedendolo fermare all'improvviso.." "Anzi. quando mi agitavano dina nzi a gli occhi lo spauracchio di una vita randagia. per la terrazza.. "Pure al braccio!" esclamò. non cederò. al contrario! Senti?. venisti a dirmi: "Ufficio e alloggio sono in un convento! " te ne ricordi? io ne fui così contenta..... doveva apparirmi più chiar a l'avversione di lei. non tornare su questo soggetto. per mascherare l'agitazione che l e parole di lei gli producevano. "È strano. "Si direbbe che tu te le sia stropicciate con la zagar a." soggiunse Patrizio. per farmi dispetto.. "Senti. sarai tu sincero da oggi in poi?" .." E sollevandole la testa.. "È vero: pare che io abbia toccato della zagara e che me ne sia rimasto l'odore. "Che guardi?" domandò Eugenia. voglio soffrire assieme a te!" "Vedi come ti ecciti?.." egli rispose.. mormorandogli quasi in tono di preghiera: "Pensa che ora non ho altri che te! Pensa che tu sei tutto per questa povera cre atura che ti vuol bene! Oh Patrizio! Il mio cuore è uno specchio così limpido che ne ppure il fiato l'appanna. non mi curerei di nient'altro! Hai forse qualche doloro so segreto?... baciandole ripetutamente le mani.. "Bada!" gli disse. Puoi mirarviti quando tu vuoi! Sul tuo cuore. con lib ertà santa e giusta. che tu mi guardasti stupito. in un edifizio così vasto. Finito di sorbire la tazza di brodo recata dalla donna. Hai forse un profumo di fiori d'arancio?" "Lasciami sentire. che mi pareva inceppasse ogni tuo movimento e mette va in disagio anche me. Eugenia. ravviata la veste e passàtesi le mani sul volto.. immaginavo le nos tre future scappate pei corridoi... come ti dicevo. per farmi capire. Non ti ho m ai spiegato il perchè di quella mia contentezza." "No! No!" disse Patrizio.. Nelle prime settimane fu proprio così. Qui. c'è spesse volte un velo grigio. Voglio dirtelo ora." "Dunque.. messasi a sedere su la s ponda del letto..... E di mano in mano che tu me lo descrivevi. cingendogli le braccia attorno il collo. Pensai subito : "In un convento saremo più liberi che non nella piccola casa di Castroreale. che m'impedisce di vedervi bene quando più avrei bisogno di vedervi bene. "Io non cedo. E tirò in su. invece . Si avverte appena però. ha raccomandato il dottore!" E affacciatosi all'uscio che dava sul corridoio. Mettimene a parte..." "Non ne parlerò. nemmeno con tua madre!" "In che cosa dovresti cedere?. senza la contin ua sorveglianza della mamma. una manica di lei fio al gomito. si capisce! Intendo che ti voglio sincero con me." "Può darsi. Non ce lo voglio! Strappalo! Che cosa chiedo infine? Se io ti sentissi sincero. Ma non è la stagione. Patrizio portò rapidamente l'indice della mano destra alle labbra per significarle : Silenzio! "Animo tranquillo e buon brodo. chiamò: "Dorata! Dorata!" Eugenia persisteva nella sua idea. Avevo fin dimenti cato le cattive impressioni di Castroreale..

fissandolo. e che pareva non potesse star ferma. "Questa finestra dà su la selva?" E. siamo così ristretti in queste celle!" "Ci si deve star bene" entrò a dire Giulia. che non riusciva a spiegarsi in che modo la notizia fosse arrivata fino a loro. Vuol sapere la mia opinio ne? Con la legalità non si fa nulla. C'è chi saprà fare gli onori di casa invece di me. senza attendere la risposta. intanto che scamb iavano i baci d'uso." "Oh... impalata. "allora dimmi...." "È vero! È vero!" ripeterono in coro le tre ragazze attorno a lei. No... accompagnate dal padre e dalla se rva. C'è giù il Padreterno.. era già corsa ad affacciarsi. "Buon giorno. "Io debbo servire il pubblico. che sarà tempestosa. la mamma. Padreterno. "Favoriscano di là. non voglio saperlo! Me lo dirai quando ti parrà!" E gli si avvinse di nuovo al collo. "Abbiamo inteso che la sua signora è stata poco bene" disse il cavaliere. "Cara signora. approvando.. non so come li chiamino. l'avverto: le mie ragazze ciarlano troppo!. è da un pezzo.. Ma prima ch iamerò la mamma. "Indisposizioncina" corresse Patrizio. pallida. "Non mi tratterrò molto" ella disse. Giulia si levò da sedere.. la seconda. caro signor Agente." "Proprio sincero?.. rimaneva diritta su la vita. da parere assai più vecchia che non fosse."Sì. la minore. dopo di avere interrogate con un'occhiat a le sorelle. signora! Che cosa dice? Sarà sempre un piacere per noi. tornando indietro dopo aver accompa gnato il cavaliere fino al corridoio. e ripetendo con voce soffocata: "Non voglio saperlo! Non voglio saperlo!" V Le figlie del sindaco vennero tre giorni dopo." La signora Geltrude entrò strascicando i passi. quel che le altre dicevano. come sempre!. Benedetta.. qu asi avessero voluto farne l'inventario.. "La mia presenza non rallegra.. debbono adattarsi. con più larga mostra dei denti e delle gengi ve rigonfie. con occhi. appena Patrizio uscì. allora. Eugenia andò in camera a riporre gli scialli e tornò subito." ella riprese lentamente. perc hè. che r imanevano in piedi e guardavano attorno per la stanza con indiscreta curiosità." "Sì!" "Ebbene. Sono state tro ppo buone a venire a trovarci. mani irrequieti.. arrossendo di essersi così presto contraddetta .. "Oggi c'è seduta straordinaria del Consiglio. sì. la maggiore... con occhi un po' gonfi e aria di stanchezza.. Eugenia!" "Cara signora" fece il cavaliere "le mie figliuole desideravano venire a ossequi arla." "Tanto meglio!" rispose Eugenia. ruoli di prestazione in.. rivolto a Patrizio. "Signora Eugenia.. "Seggano. buon giorno!... salutandolo col capo. con un sorriso da cui venivan messi in mostra i brutti denti e le gengive rigonfie. "Mi compiaccio di v ederla bene. Tutt'a un tratto. labbra. Ma fatelo capire al sottoprefetto!" "Non vogliono levarsi gli scialli?" diceva intanto Eugenia alle signorine.. su la spianata. un po' di arbitrio. Strade obbligatorie." "Si figuri!" Benedetta rimaneva zitta.. Pannicelli caldi!. Il più delle volte. in. Non vi trattenete a lungo" raccomandò alle figliuole. "Le signorine mi scuseranno" disse Patrizio.. Si . io scappo" venne a ripeterle il cavaliere. risolve meglio certe questioni. o di violenza. "Io scappo" riprese il sindaco. . "Grazie" rispose Angelica. brunetta corta e pienotta.

" "Volentieri. figlio e nuora. Pover'omo! Infine non fa male a nessuno. Famiglia per bene. ella intraprendeva con la signora Geltrude la sua inchi esta di curiosa e di pettegola. non ha potuto vederlo. cuore non crede. Non siamo p otute venire prima di oggi." "Donna Geltrude ci scuserà. pel vino delle Sante Messe." "Bella comodità avere una chiesa a due passi! Entrano per la sagrestia. P aesetto! Che vuole? Di bello non ha altro che la posizione. ora per via della moglie! E quando si azzuffano.. Con la mia salute. Madonna mia! Sentirei a ogni momento pel corridoio il pass o dei frati morti o il loro brontolio dell'uffizio. ora per una ragione. "E lei. ora per via della mad re. e le campagne. si dà corpo e an ima a un'estranea. a furia di domande dietro domande. Meno male. "Ah. per l'amor di Dio!" interruppe Giulia. intanto che le sue sorelle. è vero? Ce l 'ha detto il Padreterno. "Senta" le disse Angelica "se non le dispiace. spesso spesso. Siamo davvero importune.. non ci dice nulla? Le piace Marzallo? Già non lo conosce. Pure. s e lo prende e lo porta via. se lo gradisce" disse Benedetta con smorfiettina cerimoniosa. così giovane e così buona! Son poc hi mesi... loro che vi ascoltano messa tutti i giorni. Loro possono dirlo. e il clima.. qu antunque non avessimo ancora il piacere di conoscerla personalmente. fanno a com patirsi vicendevolmente. di sfuggita" rispose Eugenia. se non sbaglio. deve farci vedere il convento. che il signor Agente ha sposato. povera signora! Abbiamo chiesto spesso sue notizie. c'è un punto nella vita che un figlio non è più della madre! Una viene. E tiene così pulit a la chiesa!.. Non le pare?" "Lo veggo qualche momento. ora per un'altra." "E gli abitanti cortesi" aggiunse Eugenia.diverte lei col Padreterno? È buffo. Mi si accappona la pelle s oltanto a pensarci!" "Zitta!" la rimbrottò la sorella maggiore. è brutta cosa. il suo conforto! Ed egli l'abbandona.. tante cure." "Mi dispiace. allorchè lo porta via! Gli occhi della ma mma non veggono niente. quando si vogliono bene. L'altro giorno la mamma ha spaccato la testa al figliuolo. s'intende! Marito e moglie... signora mia! La suocera non ne perdona mai una alla nuora ! La nuora." "Sette. talvolta si figura di essere giunta proprio in punto di morte." "Dio ci castiga in tante maniere!" "Dice bene!" "Pur troppo. sopraffacevano Eugenia che le guidava. La notte però io avrei p aura... senza nemmeno scomporsi dalla sua r igidità. Il figlio bestemmia da mattina a sera." "A Castroreale? La sposa è di buona famiglia. a quel che sembra. che talvolta ha messo in opera tutte le male arti delle catti ve donne per attirarlo nella rete! Legge di Dio. È così difficile incontrarsi in un carattere che se la dica col nostro!" "Patrizio n'è contento" si limitò a rispondere la signora Geltrude. eppure. egli dice.. Ma io conosco appena quella famiglia. Ma tra nuora e suocera. Deve essere curioso abitare qui.. dirigendo la parola alla signora Geltrude. tra madre. che io non possa accompagnarle.. Noi l o vediamo dirimpetto a casa nostra. Noi glielo diamo lo stesso. ci hanno detto. l'elemosina sta nelle intenzioni." "Rimarrò io con lei. "Da noi viene spesso. oh Dio!. "Dev'essere molto contenta di una nuora così bella. il marito. Occhio non vede..... signorine." "Sua nuora. peggio. bisogna che accorra tutto i l vicinato. "Non ne parliamo. E. e sta meglio d i noi. spiriterei! Oh. Un figliuolo che è costato tanti dolori a una povera mamma. che dovrebbe essere la sua consolazione. che inferno. dicono: "Lascia il padre e la m . quando possiamo. stando sempre conf inata in casa. gliel'assicuro!" "Malattia come un'altra!" sentenziò Benedetta." "Tutti i giorni no. donna Eugenia. ha fatto buona riuscita. E. Ma io credo che il prete ne beva poco o punto di quel vino. continuò: "Lei è quasi sempre malata. Abbiamo la cr oce della mamma! Gran disgrazia! Crede di avere addosso tutti i malanni del mond o." "Sì.

"Ancora quel profumo?" esclamò Patrizio. esclamando in coro: "Che delizia! La zagara mi piace tanto!" Eugenia le lasciava fare." Pina. "Si profuma?" domandò tutt'a un tratto Angelica a Eugenia. con la faccia di scimmione tra le pieghe della mantellina di panno scuro. che si difendeva malamente. dovrebbe venire a trovarci. le mani. signorina" riprese la signora Geltrude. "Sono divertenti" disse Eugenia." Riflettendo che durante la settimana la eccitazione di Eugenia era diminuita poc o o niente. "Mi paiono più matte della serva" rispose Patrizio.. Benedetta. Angelica intanto s'era fatta innanzi: "Senta. "Smetti. fa' gli occhiacci anche all'Agente. "Accompagnala tu dalle sorelle. Su.adre!". una per ripostiglio." Scesi alcuni scalini.. che non ci lascia d'un passo. u na da pranzo. spruzzava d'acqua la sorella. forse?" ". Giulia! Smetti!" E qualche spruzzo era toccato anche ad Eugenia. È giovanissima. "Ma che cosa significa? D'onde proviene? E tu lo senti appena?" "Me n'accorgo se me lo avvertono. Patrizio ed Eugenia scambiarono un'occhiata di stupore. Giulia! Smetti!." "Della nuora. del Figliuolo e dello Spirito Santo!" La morettina. qualche volta." "Io ti battezzo. verremo a rubargliela! La condurremo via. "Che odore di zagara! S tordisce. Le prese le mani." "Di Patrizio? No davvero. "Per me è grande sforzo parlare e star a sentire. È mezza matta." Le tre sorelle le fiutavano la veste. in nome del Padre. una stanza da toeletta. Benedetta riprese: "Lei darà lezioni di matematica a mio fratello." Un po' delusa nella sua curiosità.. Io debbo lasciarla.. Si udivano strilli e risate. La sua sig nora. un po' impacciata. gettando una occhiata sospettosa a q uei denti ingialliti. ma nè le signorine. anche la cucina è una cella adattata a questo scopo con pochi fornelli. Chi ci bada? Passerà. sono andate con Eugenia. nel corridoio.." "Ha ventidue anni" rispose Patrizio. restava impassibile. sa? Alla sua signora ha fatt o gli occhiacci. disse a Patrizio: "Che brava persona è la sua mamma! Si starebbe volentieri tutto il giorno a ragion are con lei! Dica: hanno occupate tre celle soltanto?" "Parecchie. ne abbiamo fatto due camere. Pina. impensierito. na scoste nella siepe che cingeva lo spazio attorno alla fontana. riflettendo che le figliuole avevano eredit ato il vizio paterno di saltare di palo in frasca. tanto meglio! Dovrebbe fare come Pina. tenendo gli occhi bassi e le labbra strette. affacciandosi all'uscio. "Qui. presso cui Angelica s'era rifugi ata. Ora che abbiamo conosciuto la sua si gnora. "Io però lo sento poco" disse Eugenia..Nemmeno!" aggiunse la signora Geltrude. la nostra ca meriera. appena le tre sorelle si congedarono. zitte zitte. E il terrore d i un nuovo e maggiore pericolo per Eugenia e per lui. e aspirò più volte l'odore che si sprigionava dalla pelle. e s e lei ci vorrà correre dietro. Legge di Dio!" "Lei però non ha da lagnarsi. forse su la terrazza o nella selva. Anche la cucina.. "Smetti. signor Agente: deve avere pazienza. tuffate le mani nella vasca. . all'improvviso gli era balenato il sospetto che l'inesplicabile feno meno potesse avere qualche strana relazione con la crisi nervosa. il viso. nè Eugenia si scorgevano ancora. come se la sig norina non parlasse con lei. sola?" esclamò Patrizio. un bel giorno. gli faceva affluire rapida mente il sangue al cuore. ce l'ha detto il babbo. giacchè l'antica dei frati sar ebbe stata troppo vasta pei nostri bisogni. un salottino. annusandosi le mani.. e non poterono trattener si dal ridere.

"Imposture! Aberrazioni di gente superstiziosa e ignorante!. qualcuno anche era indegno di portare l'abito che ind ossava. dalla pelle di tutto il corpo d'Eugenia. assurdo per voi. speriamo. ma il fenomeno è così nuovo. di .. non mi era mai capitato. E che bei ragionamenti! Dicano quel che vog liono. La Chiesa proclama: Miracolo! Io sto con la Chiesa. specialmente dalle punte delle dita. così assurdo. ora che se n'è r iscontrato uno simile in parecchi ipocondriaci e isterici. Son contento di poter osservarlo. "Qui possiamo parlare liber amente. aprendo le braccia e le mani. Senza la v olontà di Dio non casca foglia d'albero. una condizione eccezionale dell'organismo. non si sa mai.. che io temerei di non essere cred uto se non potessi dirle: osservi!" "Nuovo. si spande un profumo di zagara. alle vesti. Ed ecco. In quanto alla cura." "Dopo quell'accesso nervoso che lei sa.." "Il primo. Parole. s'intende: ma giudicare di questo non spetta a loro. sogliamo uscirne pel rotto della cuffia. ora rassicuri me." "Che cosa significa?" "Senza dubbio. La scienza è bambina intorno a esse. imbattendoci in un caso che c'imbarazza. che io sappia. È la verità. e quel profumo talvolta è servito come imbalsamatura. Capisco. Che bellezza questa terrazza! Io ci venivo spesso al tempo dei frati. filosofi." "Capisce?" "Fenomeno raro. consumati da penitenze e da digiuni (ce n'è stati sempre al mondo. sino alla fine dei secoli. non conosco le vostre opinioni). ce ne sono ancora e ce ne saranno. uno. che ora ci vengono a d ire: "È vero! Verissimo! Chiamiamolo pure: odore di santità". Indoviniamo. migliaia di persone hanno potuto verificarlo. c entinaia.." "Interrogheremo la signora. da credente. due. "Non è vero!" hanno sempre detto gli scienziati. specialmente se si tratta di don ne. lasciamo il tempo che abbiamo trovato. odore di paradiso. Dalle punte delle dita specialmente? Proprio così. c'è! Se non c'è. chi lo sa? for se Dio ha voluto dar loro. È sintomo grave?" "Secondo" rispose il dottore.. che si att acca alla biancheria.. Di che si tratta?" "Di qualche terribile malattia. Io facevo la parte del diavolo.. pur troppo. E questo per la diagnosi. Ma allora. va a tastoni. ritardando la putrefazione dal cadavere. scusate. e studia e legge qualche giornale scientifico per non rimanere al buio di quanto si scopre ogni giorno d ai luminari della scienza. dicendo: "Nervi! nervi!".VI "Non vi turbate senza ragione" disse il dottor Mola.. Il dottor Hammond. Noi medico nzoli. "Con le malattie ner vose." Bravi. l'accesso di giorni fa non dev'essere stato il primo. per aizzarli a parlare. n ient'altro. non ne parliamo... dai loro cadaveri si è sparso a ttorno un odore delizioso." "Ah!. m'immagino. tre scienziati di buona fede. Bott e da orbi. una severa lezione. e invade fin la camera durante la notte. Scartano il miracolo. Pe rsone dottissime. i frati che ho conosciuto qui non erano fannulloni certamente. facciamo peggio. Che serate!. Se siamo cristiani. Non faccio il modesto. indizio di grande deli catezza dell'apparecchio nervoso. no. Avevano anch'essi i loro difetti. Scusate. guardate come si comportano gli scienziati! Sono morti centinaia di santi e di sante. non c'è! Ragiono bene? Essi non hanno più potuto negare il fenomeno. Dovevano mandar via questi soltanto. da medico che ha un po' di praticaccia. Ebbene.. parlo a modo mio... Se c'è miracolo. non per la scienza. Parlo schietto. dobbiamo pensare co sì." "Dopo. Divago. per mezzo del Governo. caro dottore!" "Chi ve l'ha detto?" "Nessuno.. è proprio il caso di chiamarlo così. Tornando al profu mo.. teologi.. Sono atterrito. Ma. Gli altri.

Ci avete fatto l'abitudine. non vuol farmi paura c ol darmi a scorgere tutta la gravezza del caso. E già . Mondo di guai! Pure non dobbiamo ridurcelo peggiore di quel che è.." "Che cosa vi passa per la testa?" "Ma io sono un disgraziato. Il caso può essere e non essere cosa grave. Ragione di più per romperla. a esagerare. perciò n essuno se n'accorge. di quelli che non lasciano traccia. evitando qualunque più lieve pretesto di eccitazione. Allora: "Benvenuto! Buon v iaggio!". trattandomi quasi come un malato... Rido. ha curato un ipocondriaco la cui pelle spandeva odore di violetta. in questo momento non può dirvi altro. caro Agente!.. si strizzava le mani: "Se la mamma arriva a sapere!" Eugenia notò un gran cambiamento nei modi di suo marito.. povera donna! Sono tanto agitato io . serena. Ora egli le stava attorno . col pretesto del suo reclamo per la ricchezza mobile. Basta." "E non c'è ragione. per esempio.. Un dottore con nome che pare uno sternuto. Già. Nei fenomeni nervosi... accompagnandolo. non lasciano traccia. Se non ne capirò niente. chi si raccapezza? Scoppiano all'improvviso. quando non recitiamo la farsa o la tragedia..Nuova York. non dico grave . al lett o degli ammalati? Mettiamo che le corbellerie non abbiano nè puzzo.siamo fatti così. Voi vivete troppo da eremita. per non chiamarla i gnoranza. spariscono all'im provviso. e batteva familiarmente con u na mano su la spalla di Patrizio. salendo scale. nè odore. lasciatemi interrogare la signora... "Il senso dell 'olfatto. ma da non prendersi alla leggera. mite! È vero che l'ho vista poche volte soltanto. fanno guasti. e vi consiglierò di rivolgervi a qualche specialista.. L'immaginazione delle donne è portata a ingrandire.. Se arrivasse a sapere!" "Coraggio!" gli disse il dottore.. fin ogni nostro pensiero si traduca continuamente in linguaggio di odori. Ho sessantotto a nni." "Ella fa il suo dovere. Dio benedetto! . lasciam ola nella sua ignoranza. se non sbaglio.è la mia antifona .. Ignora. "Guardate la campagna! Guardate il mare! Non vi sentite schiarire l'animo? Lo sp ettacolo della natura è sempre consolante. l'altra odore d'ananasso. un po' per uno." Il dottor Mola si era alzato dal sedile di pietra. me lo avete detto. ottuso dagli anni e dalle malattie. recitiamo la commedia tutti.. "Se la mamma sapesse" rifletteva. in media. Intanto. l'essenziale mi sembra che la signo ra sia tranquilla..antifona da vecchio e fuori di moda: "Ricordiamoci che c'è Dio!"." "Ho fede in lei" disse Patrizio.. Vedrete domani come saprò recitare la commedia! È quas i il nostro mestiere. uomo!... stringendogli le mani.e già si corre troppo innanzi. già s i comincia a fare l'ipotesi che a ogni nostro stato psicologico corrisponda la p roduzione di speciali odori. "Grazie. Io faccio. almeno qualch e volta. Lei non sa nulla!.. Oc horowicz... Lei non sa nulla! Debbo aspettarmi sempre di peggio!. All'ultimo . Il caso è. un altro che esalava odore di pane fresco. E io la c redevo placida. "Non c'è da affliggersi tanto. ve lo dirò s ubito. andando su e giù per vicoli e vicoletti. È così impressionabile. La mamma poi non deve venir messa a parte di niente. La mia poca scienza. Ma non v'impensierite. per consolarlo e incoraggiarlo.. Sarebbe peggio se si trattasse di puzzo. Giova sempre a qualche c osa. Lasciatemi osservare. A ria! Aria!" Patrizio. Può darsi che questo profumo sia fen omeno passeggero. pensando che se a ogni nostro pensiero corrispondesse davvero un profumo...." "Coraggio!" "Venga domani. stando ad ascoltare il dottore.. una diecina di miglia a l giorno." Patrizio si passava e ripassava la mano su la fronte. ha avuto una cliente isterica che esalava effluvi di v aniglia. Porto la iettatura addosso! La mia vita è stata fino a pochi mesi fa una lunga sequela di sventure. due isteriche che mandavano una odor d'iride. i cattivi pensieri dovrebbero produrre gran puzzo! E le corbellerie? Quelle che dico io. che fin ogni nostro pensiero (quantunque per difett o dei sensi non giungiamo ad accorgercene). Dico così p erchè Eugenia non si figuri. le ha impedito finora di accorgers ene. in questo mondo. ma occorre pure che abbia fede io in me stesso. e porto la mazza soltanto perchè i dottori debbono portarla: è di prammatica. Aria! Aria! E gamba lunga.

" Il brav'omo voleva ingannarla. egli rimaneva nella stanza di ufficio fino all'ora di colazione. ch'ella cominciò a insospettirsi. con quegli occhietti neri. senza ragion e comprensibile. Dio mio!" Era dunque proprio malata e intanto non se ne accorgeva? Il dottor Mola veniva quasi tutti i giorni: "Non da medico. invece. E tutte le volte finiva con domandarle: "Ti senti bene?" "Sì. il terrore del prossimo sfacelo le dava il capogiro. L'aumento dell'emissione le apportava uno stato di eccitamento ilare. Da qualc he settimana." E notava tutto. "Che cerchi?" "Cerco un appunto. ora come tintinnio. così pieni d'indulgenza.. con nessuna corrispondenza di intervalli. accarezzandole fuggevolmente la testa quando le pas sava vicino. a un tratto. nè al dottor Mola. Mi tratt ano da bambina. pel maledetto profumo. Pe rchè? È dunque sintomo cattivo? Perciò. senza intenderne bene la ragione. e. "No. Notava il leggero malessere. via. Perchè dovrei sentirmi male?" "Mi sembri un po' pallidina. piena di sospetti vaghi. Da ragazza l e avevano fatto capire che quei disturbi femminili bisognava dissimularli. si conformava anche ora a quel ." "Gotiche?" "Di che ti mescoli? Le sceglierò io. Si stillava il cervello. con quel risolino malizioso. forse." "Bisognerà ricamarvi le cifre. specie di spossatezza che la faceva rimanere a lung o nella stessa positura. "Si dà l'aria di canzonarmi. ecco una mano che l'arrestava proprio sull'orlo e le impediva di precipitare.con insolita premura. anche nella medesima giornata. ora come lontano scroscio di acque correnti. Prima. Mi arrufferebbero ogni cosa. Vicinanza è mezza parentela. che ricompariva specialmente qualche giorno prima che l'odor di zagara diventasse più intenso. L'acutezza di esso variava. a periodi diversi.. guardandola con occhi così pietosi. "Che cosa fai?" "Orlo dei fazzoletti. E mi tempesta di domande." "Debbo farlo io. lo vedi. per p udore. per forza. sentiva vergogna. ed ella. Tornava da lì a qualche ora. "Ti occorre qualche cosa?" ella domandava. non me ne vogliono dir niente. a sbalzi. Notava i sordi rumori che le assalivano gli orecchi." "Ti paio sempre pallidina. simile a quello che le dava il caffè. infatti non le levava gli occhi d' addosso. pareva che un pensiero fisso e tormentoso lo spingesse a f are rapide apparizioni in camera o nel salottino. Così anche l'irritazione prodottale fin dalle cose più ins ignificanti. se ella eccedev a nella dose. un pezzettino di carta così!" Subito però smetteva la ricerca e s'intratteneva con lei." Si vedeva che era un pretesto per osservarla. le faceva correre un brivido diaccio da ca po a piedi. che appunto allora diventava più acuto e che la lasciava spossata e abbatt uta poco meno che non potesse fare un accesso compiuto. che quasi gli schizzavano fuori dalla faccia schiacciata. ella se la sentiva svaporare da tutto il corpo con quel profumo di zagara. Voglio distrarmi da un lavoro noioso che mi dà il mal di capo." E passeggiava per la stanza. ora come leggero fischio. Aveva già notato più volte una rigidezza nell'estremità della lingua. verso un ignoto abisso. Non le pareva d'essere sempre sul punto di cadere in un accesso nervoso come gio rni fa? Si sentiva portar via. col pretesto di un oggetto da ricercare nella cassett a del tavolino e che non trovava. con lo sguardo fisso in un punto. via. ma da buon vicino." "Pensavo a questo." "Dà a farlo ai commessi. Non ne diceva niente a Patrizio.

" Patrizio ne aveva parlato più volte a Eugenia. poste una di fronte all'altra presso la finestr a. per ciò sembrava acchetata. In questo caso sarebbe stato più pratico consult . se fosse stata si cura di strappargli di bocca la verità! Ma il dottor Mola si divertiva a sgusciarl e di mano ogni volta che ella tentava di afferrarlo e indurlo a parlare. che si stringeva nelle spalle dicendo: "Stiamo a vedere. Appetiti bizzarri. Chi sa che cosa s'att endeva la vecchia cattiva? Ah. E teneva nascosti i fenomeni interni: l'ansia. Intanto diventava più sospettosa." Il gesto. "Qui si sta tanto bene! Se volessi passeggiare. Languori." "Ai vostri comandi. signora mia?" Il dottore non aveva torto. "Scusi se l'ho condotto in questa stanzaccia. l'espressione insolita della voce lo fecero mettere in guardia. rendendo più libera e più facile la traspirazione voluta impedire.. attendendo che il fenomeno. Non la prendeva sul serio. lavandosi continuamente le mani e le braccia. con grande meraviglia di lui. Un giorno però. "Dottore. tutt'a un colpo. quasi fosse stata un'idea propria. Infatti t entava ogni mezzo per attenuarlo. il terrore. irragionevolmente. aveva negato di averne mai avuti prima di q uel giorno. più diffidente. lo stato dell'animo di lei peggiorava. La penombra. senza accorgersene. Le pareva di sentirsi circondata d a un'atmosfera maligna. "No" ella aveva sempre risposto. eh?.come la chiamava . e lo prese per una mano: "Venga. cara signora. s'indispettiva di sentirsi osservata.doveva essere troppo soddisfatta di saperla malata d i quella inesplicabile malattia. ci sono i corridoi. Gioverebbero immensamente alla signora.." "Dottore. un giorno o l'altro. eh?. che i riflessi verdognoli delle foglie illuminate dal sole vi spand evano dentro. che all'ultimo produceva un resultato contrar io. ella avrebbe voluto interrogare a quattr'occhi il dottore.consiglio. compatita. Stata alla vedetta. "Ma che hai?" "Niente" rispondeva. Quella celletta dell'antica infermeria. venga qui. all'arrivo di lui gli uscì incontro nel corridoio. Eugenia si era decisa a chiedere una franca dichi arazione al dottor Mola. Perchè si ostinava a nascondergli i sintomi interni ch e ella andava notando e che il pover'uomo non poteva indovinare? E. pareva fatta a posta per c olloqui misteriosi. "Nausea.. le affet tuose sollecitudini di Patrizio assumevano stranissimi significati per lei. indicavano chiaramente un interrogatorio premeditato. eh?. facendo inutile sciupio di sapone. i tavolini e i legni sporchi di gesso e di calcina che ingombrav ano gli angoli. un capriccio che avrebbe fatto molto piacere anche a lui. La tregua apparente nel contegno della suocera. brusca. Le due seggiole. Perciò ella ave a smesso. Le blande carezze di Patrizio la irritavano.. la sovrae ccitazione.. Abbiamo nei dintorni molti punti delizios issimi da poter farvi belle e lunghe passeggiate. ed egli r icorreva invano al dottore. c'è la selva. La v ecchia . mi dica la verità!" "Indovino senza che parliate" egli rispose sorridendo. E siccome nessuno dei due ardiva di provocare una spiegazione che avrebbe tolto di mezzo facilmente l'equivoco. Interrogata dal dottore. e lo costringeva ad abbassare gli occhi. Di che vi lagnate." Il dottore aveva replicatamente insistito: "Uscite da questa prigione volontaria. se fosse stato possibile. avrebbe nascosto fin il profumo. lasciava appena distinguere i mucchi di mattoni rotti. sparisse da sè com'era venuto. c'è la terrazza!" E lo fissava. i vecchi te lai di imposte. e questo profumo?" "Siete diventata una pianta d'arancio in fiore. col vano della finestra ingombro dai fit ti rami d'una pianta di loto che dalla selva sottostante si elevava presso il mu ro della facciata a sormontare il tetto del convento..

.are la suocera. occorrendo.. "Donne! Donne!" pensava fra una domanda e l'altra. "Non avete mai inteso parlare di donne che." "Intendo. le corbellerie più madornali. Niente che me n'avvertisse! Può mai darsi?" "Tutto può darsi.. "Se aveste parlato prima. lei e Pa trizio. è vero? Dio vi ha consolata..questo?" balbettò. con l'aiuto di Dio. e osservava commosso l a giovane che. parlate!" Ed ella parlò.. e un nodo le stringeva così fortemente la gola. Mi fa arrossire lei!" rispose Eugenia con voce turbata. no. allorchè volev o parlare. in uno stato simile al vostro. sarete docile. sì" ella rispondeva... anche per non essere ingrata verso Dio!. Così. proprio. ne si nutrono d'altro?. ma sp esso (parlo di me e dei miei pari) sappiamo poco o niente. Signore!.. ev itiamo. e possi amo ridergli in faccia!" "Ah!" esclamò Eugenia. "È questo?.. Avreste forse preferito mangiar cenere o carbo ne?" Ella lo guardava con tanto d'occhi.. addio professione! . "Ah.. pure allo scintillio di quegli occhi pieni di diffidenza e intenti a s crutare le parole che gli uscivano di bocca.. faremo più presto. ripet endo soltanto: "Ah.. Avreste evitato di arrossire. quasi calmasse con tale espediente l'eccitazione cagionata dalla inattesa notizia. "Questo maledetto profumo che non vuole andarsene via!" riprese.. chiedendo scusa." "Se i sintomi non ci ingannano" soggiunse il dottore. "Ora" egli disse "dovreste confessarvi con questo vecchio confessore che è qui..in certi casi facciamo come i bastim enti quando c'è tempesta. e il cuore le batteva così rapido.. è così.. imitando scherz evolmente l'intonazione di Eugenia. non si tratta soltanto della vostra salute. s'inganna!. con le mani aperte. Noi chiamiamo pica questa malattia. passandosi le mani sul viso. del suo sci agurato silenzio: "Non tacevo io. Sissignora." Al dottore non pareva vero che la sua pietosa bugia avesse potuto produrre quell 'effetto. prend ono in abborrenza gli alimenti ordinari. " Questo maledetto profumo che non vuole andarsene via?... segatura di l egname.. affacciatasi alla finestra. Non potendo confessar lo ai clienti .. che per un istante temette di essere sul punto di svenirsi.. C hi poteva sospettare che tra i sintomi della pica ci fosse anche la emissione di un profumo?. e divorano cenere. Oh Vergine benedetta!...se no. che tacendo mi spaventano di più e mi fanno sospettare tante bruttissime c ose?" Il dottore." "No. Come siamo egoisti! Dimentichiamo una persona ch . facendosi di mille colori." "Sì. Già sappiamo che cosa è." E si levò da sedere. Da oggi in poi però. "È. ubbidi ente... "Non lo sospettavo neppure!.. signora mia. rispondete alle mie domande. Via. Non capiscono. non avremmo perdut o un tempo preziosissimo. Parlate. come nella confessione. cara signora. dovreste eseguire tutte le prescrizioni del med ico. senza poter dire una sola parola. Ch e cosa vi sentite? Fatevi animo. E se non siamo presuntuosi o senza c oscienza. aveva provato tale impaccio da sent ir bisogno di una pausa. quasi le fosse stata tolta una macina di sul petto. incredula. le accennava di calmarsi.. qualche volta. "Vedete?" egli concluse all'ultimo... Commettereste un sacrilegi o tacendo. Noi medici siamo nell'obbligo di saper tutto. di tratto in tratto. abbandonatamente. se vuole Iddio. di calmarsi: "Avete ragione. carbone. c'era qualcuno che mi metteva una mano su la bocca... m a di quella di un'altra creatura di Dio. prendiamo il largo... pareva provasse una deliziosa sensazi one stropicciando la faccia tra le lunghe e fini foglie del loto." Quantunque il dottor Mola. asciugandosi le lagrime. adoperasse facilmente coi malati le pieto se bugie. non abbiate ritegno. terra." Il dottor Mola già sentiva rimorso di quella pietosa bugia... Signore!. Si sentiva più leggera. "Si tranquilli. ci mettiamo a consultare i nostri autori.

dottore!" VII Rimase ancora un poco a stropicciarsi la faccia tra le foglie di loto. sospinto l'uscio socchiuso della sagrestia e trovàtasi faccia a faccia col Padreterno che spolverava gli scaffali dei paramenti sacri." E aperse l'armadio. al pensiero che anche la vecchia avrebbe appreso la notizia. In che modo? Non ne aveva un'idea chiara." esclamò. sono di cera. non s'era mai avventurata da sola nella chiesa del convento. e provava un gran bisogno di ringraziare Dio e la Madonna che le avevano concessa quella grazia.. Nella viva luce del corridoio si sentì aprire il cuore. Perciò.. senza nemmeno un fazzol etto in testa." Subentrava uno scoraggiamento. tirandosi giù le maniche della camicia. Li osservavo p oco fa." Eugenia accennò al suo vestito. Intanto. all'improvvisa fiducia. dalla faccia compunta di san Giovanni. Marav iglie! Non le rivedremo più! Che cosa vuole che faccia il povero Padreterno che no n se n'intende? Guardi. venga! Le farò vedere tante belle cose. perdonatemi!. "Come ne sarebbe lieto Patrizio!" E un sentimento molto simile al vivo piacere di una vendetta le balenava nel cuo re. "Chiuda! Chiuda" ella balbettò. dalle punte di piedi ignudi e di calcagna mescolate fra quel viluppo di mani e di teste.. in veste da casa e in pianelle. col collo vuoto da cui scappavan fuori fiocchi di stoppa che pareva no grumi di sangue sbianchito. capiva però che la risoluzio ne poteva scaturire soltanto di là. nei giorni che un prete veniva a dir vi l'unica messa che vi si celebrava con le elemosine dei fedeli. "Voscenza? Che miracolo!" esclamò il Padreterno. di qu elle mani e di quei piedi ammonticchiati là alla rinfusa. "Signore. no. levando gli occhi al cielo. Ecco Pilato!" . bella Madre santissima!" Le pareva che quell'avvenimento avrebbe risoluto mirabilmente ogni difficoltà dell a sua vita.. vi era sempre andata col marito o con la suocera. "Non abbia paura. Grazie!" Ma lasciò richiudere l'uscio alle sue spalle. le mani e i piedi dei personaggi pel sacro sepolcro della Settimana Santa!.. Alla vista di quelle teste di cera con occhi di vetro. che in quel momento assumevano deliz ioso significato per lei.. pel caso che il dottore si fosse ingannato. guardi!" disse il Padreterno. Tr emava. "Guardi. I piedi l'avevano portata inconsapevolmente verso la sagrestia.. quasi avesse commesso una grande sconvenienza introducendosi in quel l uogo così come si trovava. sia detto senza maldicenza. s edotta da quella intimità con le cose di Dio." "No. il ciborio? Quel po' che è rimasto. "Vuol vedere i paramenti? I calici. all'improvvisa gioia subentrava una lieve ombra di incre dulità: "Niente che me n'avverta!.. diventò rossa in viso e si arrestò su l a soglia. "Non c'è nessuno" riprese il Padreterno. con un turbamento non mai provato. saltando giù dallo sgabello su cui era montato. rim boccate fino ai gomiti. come davanti a un carnaio.. "In quest'armadio sono conservate le teste. Da che trovavasi a Marzallo. "Se fosse vero. "Venga.." "Vada da Patrizio.. da tutte quelle mani variamente atteggiate e come irrigidite dalla mor te. ammaliata improvvisamente dal viso pallido dell'Addolorata. Peccato! Nessuno sa più vestirli come i padri carmelitani una volta.. Il meglio volò via al tempo della soppress ione.e non è in pensiero meno di noi. Eugenia gettò un grido. le pa tene. senza poter distoglierne lo sguardo. vada.

lasciatemi sola. e il S agramento non stesse laggiù. tra i ceri accesi. "Pittore fu un canonico di M arzallo. i vasi di garofani e di basilico. un becca ccino. atteggiati. Ma io. seguiva il Padreterno che. E diceva di dipingere per l a gloria di Dio!" Il Padreterno rideva. Il Padreterno ripose la testa coronata del governatore della Giudea e chiuse l'a rmadio.. c on poco o nessun rispetto del santo luogo per abitudine di sagrestano. Parevano proprio vivi! Il venerdì sant o. coprendosi la faccia con le mani.. Il Padreterno. "Scusi" disse. oltre agli angioli. Bianca. arruffati. tutte quel le testoline di angioletti con le alucce appiccate al collo. la chiesa le par ve più spaziosa delle altre volte. Ma bisognava vedere i personaggi belli e vestiti.. piff! paff! in quattro botte il canonico gl i scancellava il santo o la santa sotto gli occhi. che il canonico vi accatasta va di propria volontà a carico del convento. se fossi il bambino Gesù. Guardava le sue vesti da casa. dove ancora li apparecchiano. S acri sepolcri? Fanno ridere di compassione. si nghiozzava per via di fili di seta. di protestanti senza Dio nè Madonna. ai serafini e cherubini. "L'hanno santificato e sta bene. indicando un gran quadro. "Quello lì è sant'Antonio di Padova. flagellato dai giudei!. o compravano una lepre. aggruppati. Non viene più un cane in questa chiesa abbandonata. o la beccaccia. Avrebbe voluto dirgli: "Zitto. nel tabernacolo dell'altar maggiore... non rispose. sentiva dileguare dal cuore il sentimento voluto effondere a piè di Dio e d ella Madonna. nas costo dietro il parato. andando così attorno per la chiesa e udendolo pa rlare.. con le sette spade conficcate nel petto. e timorosa e incerta di commettere una profanazione. Van no a vedere i sacri sepolcri delle altre chiese. Guardi lassù. "È vero: quelle teste staccate fanno un brutto effetto. Il suo compenso era pappatorio: un capo di selvaggina per ogni s acro personaggio. Così.. "Mi fa male!" gridò Eugenia. Già dubitava che ora le riuscisse più di pre gare. pieno di innumerevoli figure di angioli e di santi. una gallina prataiola per aver sul quadro ognuno il proprio santo. voglio pregare: sono venuta qui a posta!" e non poteva. per inseg nargli un po' di carità. gli vorrei piuttosto tirar un orecchio. o la lepre.. Pilato con la penna da scrivere che se ne scappava i n alto non appena lo scellerato tentava di metter la firma alla condanna di nost ro Signore! E Giuda! E Caifasso! E san Pietro col gallo che cantava tre volte! E Gesù alla colonna. quasi essi non fossero nella casa di Dio. Buffonate!" Eugenia. li faceva scattare di tratto in tratto): zin! zin! Singh iozzi da spezzar il cuore).. ma Eugenia. "Ah. ricinto da u na sgualcita corona di carta dorata. ella si lasciava trascinare da lui a osservare distrattamente quadri e altari.. invece di an dare diritto verso l'altare della Madonna. voscenza non sa che il primo di giugno incomincia la tredicina di cotesto s . E i devoti andavano a caccia. ad alta voce. tra le nuvole..E il Padreterno palleggiava un testone coi capelli neri.. dove ardeva la l ampada perenne. anche a m e.. le faceva smarrire il sentimento religioso che l'aveva spinta a entrare. fece due o tre passi e aperse l' uscio che metteva nella chiesa.. La Madonna Addolorata.. un capo di selvaggi na per ognuna di esse! Ce n'è voluto. in maniche di camicia. ma meno solenne. e della propria pancia. quasi vi fosse andata soltanto per cav arsi quella curiosità. illuminata dal sole che penetrava dalle larghe vetrate. folla fitta così! E compunzione e pianti e penitenze!. Miserie!. signora mia.. e festa! Siamo diventati una manica di giudei. il papa ci ha dovuto avere le sue buone ragi oni. E quei quattro stracci di carta da parato il povero Padreterno rimane a contemplarseli solo solo. Ora il povero Padreter no accende quattro mozziconi di candele fra quattro stracci stinti di carta da p arato. un coniglio. signora mia! E se il devoto non portava il c oniglio. la conduceva per le navate alzando la voce. che mio nonno ha conosciuto. Dipingeva per la gloria di Dio. invece di fargli una carezza al viso sbarbato. col bambino Gesù" riprendeva intanto il Padretern o. e il gran parato di carta e ve lluti! Oh!. bell'e santo qual è!" "Che dite? Non sta bene parlare così!" lo interruppe Eugenia. "Vedete? Qui c'è mezzo paradiso!" diceva il Padreterno. tesi come corde di chitarra (un novizio. ancora un po' sbalordita. e forte anche.

" . in faccia allo stesso santo. la inseguiva. "Madonna mia! Bella Madre Santissima! Abbiate pietà di me!" ella mormorava. quasi vergognosa. Nel corridoio riconobbe appena Patrizio che le veniva incontro. "Santa Madre degli afflitti. con gli occhi ansiosi fissi all'uscio della sagrestia. Ma anche con gli occhi chiusi e coperti dalle mani. ella r imaneva impietrita. tra le braccia di lui. quasi non dovesse più raggiungerlo e varcarlo. nè poteva pregare. Ahimè.. "Dimmi: il dottore si è ingannato?" gli domandò un giorno. non mandate la nebbia. Una maligna voce le sussurrava sommessament e dentro l'orecchio: "Non è vero! Nulla vive nelle tue viscere. che la invitava dall'angolo opposto a osservare qualc osa. anzi. e la parola restia. da cui un fascio di sole scendeva appunto. non gli accendo neppure un mozzicone di candela." Patrizio le rispondeva con mite sorriso di rassegnazione. E l ui. La Madonna. perchè tante altre volte ella stessa av eva detto così. Patrizio!." "Presto?" "Presto. fino a piè dell'altare. abbiate pietà di me!" ella balbettava. sentendo di amarla più f ortemente da che la sapeva colpita. "Non tormentarti! Non è niente. perchè si soleva dire così. che inondava la chiesa dalle finestre d ella navata centrale e da quelle della cupola. Ora ella restava dimessa. che le venissero suggerite da un'altra persona in ginocchiata al suo fianco.anto. La gran luce. di volare leggera come una piuma. dinanzi a suo marito.. se sai frenarti. se stai tranquilla. quelle viscere che avrebbero dovuto sussu ltare di gioia e di gratitudine. intanto. La voce del Padreterno. quantunque non potesse frenarsi di ridere. la Madonna la castigava forse in tal modo per la sua irriverenza? Un sordo terrore l'agitava. Sto meglio. Ma il su o cuore era già freddo. "Meglio così. non riusciva a commoverla. che agonizzava sull'altare a piè della croce. dette ad alta voce nella casa di Dio... ed è sempre la nostra rovina! I devoti lo pregano con messe e vespri: "Sant' Antonio benedetto. Le pareva. prima. sfiorando appena il suol o. la compativa come una bambina un po' stra na e viziata che mostrava di volersi correggere. "Vergine addolorata! Madre degli sconsolati. tu sia guarita perfettamente.. "Si è ingannato!" "Lo sentivo!" sospirò Eugenia. Non la rimproverava più d'avere taciuto. tra Maria Maddalena e sa n Giovanni. per disseccare la fioritura degli ulivi. le veniva di prorompere in un grand'urlo e rovesciarsi sul pavimento e rotolarvisi per quella smania che le at tanagliava lo stomaco e le scoteva tutta la persona. arcuando il corpo e contorcendo i polsi." Eugenia si allontanò frettolosamente. S candalizzata delle sciocchezze del Padreterno." "Ah." "Perchè?" "Perchè è meglio che. ora che gli ulivi sono in fiore!". ma suggerire dalla rifle ssione. rimproverandola affettuosamente: "Ti ho cercata dappertutto! Dovevi avvertirmi che andavi in chiesa. no stra sola ricchezza! Quel faccione di cuor contento le pare viso da fare miracol i? Io. E si rizzò in piedi. la inseguiva tra le colonne e tra i banchi attraversati rapid amente. Patrizio!. pensando che poco fa la rivelazione del dottore era bastata per farle sgorgare dagli occh i dolcissime lacrime. abbiate pietà di me!" Si portò le mani agli occhi. dispettoso. Per questo rimango no mute". barcolla nte.. rimanevano inerti. la dis traeva abbagliandola. presentito da due giorni. Queste parole però non se le sentiva scaturire dal cuore. Le pareva di correre. Si sentiva mancare il terreno sotto le ginocchia. Diceva così. nebbia sopra nebbia." E si rovesciò. atterrita dell'assalto nervoso che stava per scoppiarle addosso. era andata a inginocchiarsi davanti alla cappe lla della Madonna dello Spasimo. inaridito. cercando di raccogliersi e di pregare. tra un nugolo di formicolante pulviscolo.

E canticchiava a fior di labbra per distrarsi. forestiero. per quel suo modo strano di guardarl a fisso fisso. Non pensarci però era impossibi le. Oh. Mai non mi dice: 'Eugenia fa' questo! Eugenia fa' quello!'. le pareva di sentir rannodare la catena delle sue fantasticher ie al punto in cui il giorno avanti l'aveva interrotta. era già diventato il suo Patrizio! E lei gli apparteneva. per tenerla lontana. laggiù! E ora in quella celletta di convento. anzi la certezza dell'odio della suocera le r inasceva in fondo al cuore e le accendeva il sangue. mi basterà. lontana dal paese nati vo. ora intorno all'altra di queste idee che le pullulav ano nel cervello non appena rimasta sola. e che pure l'avrebbero resa paga e contenta. pieno di timidezza e di audacia.. in quella bianca ca meretta. pareva. Che delusione! S'era ingannata lei. "Di che cosa posso lagnarmi? Che cosa mi manca?. lei sì. Patrizio? Che cosa s'era immaginata i nfine? Vita tranquilla. quante lotte. come l'altra volta. avanti d'addormentarsi! E quante esitanze. che se la divorava con gli occhi quasi di nascosto. nei primi gior ni in cui s'era accorta delle intenzioni di lui. dai suoi. Si era forse illuso anche lui! Si rivedeva nella cameretta di Castroreale. E la vecchia ve lo calcava più profondamente ogni giorno! Ah. quegli sguardi diac ci diacci. immaginando nel matrimonio una felicità che non c'è. per due anni. sconosciuto. quel forestiero. rannicc hiata sotto la coperta. E quando. Non voglio sentirne parlare!" Ed ella. sprezzantemente: la vecchia! Come dirle: Mamma! in tanto? Così avesse potuto ripeterglielo a ogni istante. quando le rivolgo la parola. Sarò buona. che t ante volte l'aveva fatta sorridere. sì. egli le aveva parlato dalla finestra con quella voce affiochita dalla commozione? L'aveva illusa. allora egli se mbrava un altro! Che parole di fuoco! Che castelli in aria per l'avvenire! Le fa ceva provare le vertigini." "E l'ufficio?" "Lascia socchiuso l'uscio. coi gomiti appoggiati sul davanzale. indifferenti a prima vista. corpo e anima! Ma lui? lui? Non trovava risposta a tale domanda. Ah! Le lettere di Pat rizio l'avevano illusa.. Non aveva mai inteso nessuno parlarle a quel modo! Ne ssuno le aveva mai detto tutte quelle belle cose carezzevoli." Da qualche settimana aveva preso l'abitudine di affacciarsi alla finestra del sa lottino. con un sì o con un no.. Ella faceva ogni sforzo per cacciar via quella tentazione. Fantas ticava ora intorno all'una.. massime nei giorni in cui Patrizio pareva volesse sottrarsi a qualunque più piccol a tenerezza da parte di lei. da ogni persona nota! E quello sconosciuto. oppure l'a vevano tradita le circostanze. nel suo interno."Baciami! Voglio guarir subito!" "Coi baci non si guarisce. Affacciàtasi a quella finestra. E l'aveva illusa! L'aveva illusa!. per il dubbio. accanto a me.. con la faccia tra le palme. per stanchezza.' E si rivolg e a Dorata piuttosto che a me!" Sì. E sarei tanto felice di servirla! 'Non mi occorre niente. per sfiducia. nel letticciuolo di ragazza. ma non sempre vi riusciva. Quante fantasticherie. si sentiva eccitare assai meno di prima.. le persone. faceva male a ripensarci.. quasi i suoi nervi già cominciassero ad abituarsi. "Non mi trattiene mai nella sua camera! Mi risponde appena." Voleva essere tranquilla. come le raccomandava Patrizio. Così almeno potrò vederti. Di tan to in tanto però il solito sospetto. di essere s coperto da qualche indiscreto! Otto mesi fa. allora. mèssasi in quella positura. pensando e ripensando. Cedeva. Carezze! Baci! C ose da nulla. ella che avea appena conos ciuta la sua povera mamma. Spesso però si meravigliava anche di essersel a potuta indirizzare. morta giovanissima soprapparto! Eppure. non gliene parlava più. voleva frenarsi." "Resta qui. corpo e anima! Oh. Quel chiodo le rimaneva conficcato proprio in mezzo al cuore. consolata da affetto sincero. con la vista dello stess . ingrata o perversa. Patrizio a veva ragione. vera musica incant atrice. di notte.. e si rimproverava d i chiamarla. quel suo silenzio. a fermarcisi sopra con viva insistenza. ma così cattivi! Patrizio tornava a ripeterle: "È una tua fissazione! E ti fa male. ritirata...

un dolore chiu so. con la stessa luce di sole. Non levava gli occhi dai registri. con la cura ordinata dal dottor Mola. Patrizio la guardò alcuni istanti. che talvolta arrivava fino a farla piangere. consultando q ualche foglio. Patrizio l'aveva sorpresa due o tre volte in quella positura. e ne provava un grande sgomento. con dinanzi le lunghe liste di cifre da rivedere. E se alzava la testa per trovare una ce rta lettera alfabetica sul dorso dei volumi in-folio del catasto. andava difilato a prendere i l volume occorrente. Vieni a darmi un bacio!"." "Come ti senti?" "Benissimo. ti guardo!" . poi tornò zitto zitto in ufficio. sorridendo: "Ti ho sentita!" "Guardami dunque!" Egli continuava il suo lavoro. zitta zitta. e poi rispondeva: "Ecco.o paesaggio. prima ignorato. Bei giorni! Sovente ella spingeva." "Non te ne curi più. senza cedere alla tentazione di affacciarsi nella camera do ve Eugenia canticchiava lavorando presso la finestra. a farla contorcere e urlare. e più rapidamente che per l'innanzi. che svaporavano col solito odo re di zagara. lo sai. svoltando una pagina. scrivendo una cifra qua.. abbandonandosi a rimuginare incessantemente la tormentosa interrogazione che da parecchi giorni lo assaliva all'improvviso: "Perchè è cambiata? Che cosa accade nel suo cuore?" Ora udiva di rado l'allegro e sommesso canticchiare di lei. coi gomiti sul davanzale e con la faccia tra le m ani. si distraeva di tratto in tratto. Seduto al tavolino. un po' impacciato. ma non più a irritarla. nel silenzio meridiano." Ella riprese la sua posizione. è vero. i nervi di lei si andavano calmando. Ma erano minacce che svanivano. Di tanto in tanto. tra i battenti dell'uscio la testina con cap elli neri e lucidi. o dal cinguettio di qua lche passero. lavoratore as siduo e paziente." "Non me ne sono accorta. o dal grido rauco delle taccole che nidificavano in cima al campan ile. sentiva però u n delicato piacere a quel mormorio di voce femminile che gli aleggiava attorno e gli penetrava nel più profondo del cuore. inter rotto soltanto dalla soneria dell'orologio del convento. Le stesse cose d'una volta già le producevano impressioni meno vive. finchè non le diceva. allineati nei rozzi scaffali lungo le quattro pareti della cella. egli. l'ho notato. in quella contempl azione: "Che cosa guardi? Che cosa pensi?" "Osservavo quelle donne che stendono il bucato al sole su la siepe di fichi d'In dia. una specie di rimpianto." "Non hai visto?" egli le disse una mattina. Evidentemente. lievemente ondulati. come se il mal e stesse per ridestàrsele dentro all'improvviso." "Dimmi la verità!" "Non ti nascondo più nulla. Vengono ogni quindici giorni.. e restava là qualche istante a guardarlo in silenzio. "Nella selva sono fiorite le rose. a sconvol gerla. un'altra là. di faccia al verde di quella siepe di f ichi d'India che circondava l'orlo del precipizio. che dall'uscio socch iuso s'insinuava nello studio quasi per dirgli: "Bada: sono qui e penso a te! Di mentica un po' coteste brutte cartacce. M e l'ha detto il Padreterno. dovresti dire!" "È vero. in quei felici primi mesi dell'insediamento nell'ufficio di Marzallo. Le ho trascurate da qualche settimana. non interrompeva il lesto calcolo delle cifre. tornava a sentirsi scotere da capo a piedi. Ora la invadeva una tristezza sfibrante. pareva volesse soggiung ere qualche altra domanda. Avrebbe voluto domandarle: "Perchè sei cambiata? Che cosa accade nel tuo cuore?" E glien'era mancato il coraggio. da riportare nei diversi registri che lo ingombravano. da addizio nare.

Questa volta. non fare il cipiglio! Vado via subito. ora che ella restava volentieri sola. Ora non più! Quel sommesso gorgheggio femminile era cessato. quelle gentili apparizioni d'un istante interrompevano assai raramente la monotonia del suo arido lavoro." "Si fredderà. continuando l'operazione quasi non l'avesse punt o interrotta. me ntre Patrizio andava da un tavolino all'altro esaminando una registrazione." E nei rari momenti di severità. gli scoppi di pianto e gli acce ssi nervosi. meravigliati. "Cosa strana!" pensava. scherzando. tenendo in mano la tazzina fumante. ed entrava dondolando graziosamente la testa. osservando che. o nella tiepida oscurità protettrice delle notti estive senza luna. anche senza ess ere occupata in uno dei soliti lavorini di cucito e d'uncinetto. sopravvenuti a sconvolgere la tranquillità della sua vita e ad atterr irlo per l'avvenire. quei capricci e gli già cominciava a rimpiangerli. Fin i contrasti. le lotte per attutire o infrenare l'irritazion e di lei a proposito del contegno della suocera. risc ontrando una cifra. la dolorosa domanda gli insis teva. col de crescere della malattia di Eugenia. Bei giorni! Qualche volta ella picchiava all'uscio: "Vuoi un sorso di caffè?" "Grazie. rimproverando Ciancio per una cassatura. quantunque tuttavia non lo confessasse apertame nte a se stesso. Oh. in diverse ore del giorno. gli insisteva tuttavia dentro il cervello. "È assurdo! È impossibile!" Riprese a lavorare. no. nel la stanza dove i commessi lavoravano o fingevano di lavorare. I commessi si guardarono negli occhi. mai! E perciò scrollava la testa e si pas sava la mano su la fronte per scacciar via l'irritante pensiero. come egli soleva b enignamente rimproverarli. brontolando rapidamente le cifre. nel restituire la tazz ina vuota. andò di là. nella stanza si sentì soltanto lo stridere delle loro penne su per le c olonne degli stampati e sui fogli di carta bollata dei certificati catastali. "Quest'Agente è una dama!" dicevano spesso tra loro. ma con qualcosa che gli sorrideva internamente e gli rendeva gioconde fin le cifre. seguendone le filze c on la mano che teneva la penna. sospingeva l'uscio con gesto di fan ciullesco dispetto. nelle serate di lun a piena. o nella selva. ma più svelto.Eugenia gli faceva un rapido saluto con la mano e spariva. "Una dama a dirittura. a dispetto dell' attenzione richiesta dalle operazioni aritmetiche." "Non sarà gran male.. Si levò dal tavolino. si borbottavano da un tavolino all'altro: "Cattivo tempo!" "Tramontana!" "Scirocco!" Poco dopo. di una e sistenza isolata e quasi fuori del mondo? "È cambiata? Che cosa accade nel suo cuore?" Non aveva proprio desiderato questo. per quel gran bisogno di riposo che egli provava dopo le tante fiere agitazioni e i tanti profondi dolori della sua mise ra giovinezza? Perchè dunque si sentiva preso da malessere. o sulla t errazza. "Cattivo tempo!" . passi!" E riprendeva a lavorare." Eugenia. che tante volte lo avevano conturbato perchè gli era parso rivelassero i n Eugenia un che di malsano e sensuale. assorbendosi nei calcoli numerici. Intanto. Griffo per una omis sione. Zuccaro per l'eccessiva lentezza di una copia. I capr icci delle scappatelle in fondo ai corridoi fuori mano. più tardi." "Qui si viene soltanto per affari" le diceva. quei capricci. facendo una sm orfiettina con le labbra: "Non deve freddarsi. fin questi talvolta gli sembravano preferibili a quella nuo va fase d'indifferenza che gli dava viva inquietudine. il carattere di lei veniva appunto conforman dosi all'idea che egli s'era fatta di un'inalterabile felicità domestica. e parve volesse sfogare contro di essi il malumore. in camera o in salotto. da cui veniva urtata la sua rigida ideal ità. specie a sera inoltrata. "Grazie. N on avea sempre desiderato che fosse così..

"Non è niente. maravigliata che egli fosse tornato a sorprenderla là. Non lo farò più. E prèsala per le mani. se ti senti meglio di ier i" egli rispose con imbarazzo." Non ci aveva badato." "Non mi occorre nulla. È passato!" ella disse.. Sto bene! Sto meglio! Te l'ho detto! Dio mio!" "Non stizzirti!" "Mi arrabbio perchè non sono creduta!. "Oggi sei cattiva fin con le piante!" disse Patrizio.... rimasta quel giorno più a lungo alla finestra. per rimprovero. facendo versacci. Cercava intanto il modo di incominciare. nel passaggio. Vedi come tremo?" "Hai ragione. coi gomiti sul davanzale e la faccia tra le palme. E soggiunse: "Su. presso il muro di cinta. e l'avesse s tretta a quel modo. e ripetè: "Andiamo! Andiamo!" Si era risoluto a interrogare Eugenia." Eugenia alzò la testa. tentando di spiegarsi da sè l'inso lito invito. che gli camminava a lato a capo chino... "Ti occorre qualche cosa?" "Perchè?" "Sei stato qui poco fa. "Siamo a questo?" egli disse... Sentendosi stringere inattesamente alla vita.." "Via. "E tua madre che ne dirà?" Patrizio finse di non avere udito. quasi fiam manti al sole. "Che cosa hai? Non ti rico nosco più!" "Lasciami fare. e scendendo la scala.. desidero sapere. rosseggianti tra il verde. Più in là. stroncava i ramoscelli a portata di mano e li lanciava per aria. la fissava con lo sguardo che chiedeva perdono. e lungo il corridoio. sotto il perg olato. ed era assorbito da questa idea. non aveva udito il lieve rumore dei passi di lui. via. Eugenia. ora ti veggo ritornare. che saltellavano su le cime della pianta. per poi rigettarle con le labbra. foglie d'arancio che mette va tra i denti e mordeva. non disse una parola. non seppe reprimere le amare parole che le salirono. nel viale fiancheggiato da nane si epi di bosso. "Sì. andiamo a vedere le rose fiorite. e traversando il vial e degli aranci carichi tuttavia di frutti color d'oro. il pretesto di andare a vedere le rose gli era parso buonissimo. li lacerava uno appresso all'altro con gesto inquieto. Solamente. sii buona!. accos tatosi in punta di piedi.. Che paura mi hai fatto!" E lo guardava. diè un gri do: "Ah!."Tramontana!" "Scirocco!" I commessi si ammiccavano.." E affrettò il passo. Ecco le rose. VIII Eugenia. tendendo le braccia. "Già ti faccio paura? " "Così all'improvviso!. Si vedevano laggiù. Scusa. fuggiro ... Due cardellini. dal cuore alle labbra. Dallo stupore. Volendo adoperare un po' di astuzia per non fare scorgere la sua intenzione. strappava distrattamente. Era la prima volta che suo marito la invitava ad andare con lui. Così ti svagherai.. più in là. quasi con scoppio. Infatti non voleva precisamente dir questo." Le stringeva forte le mani. invece di mordere i teneri pampini che andava cogliendo. sì!. sforzandosi di parere allegro..

Questo. . "Non ti si può dire niente!" Eugenia muoveva rapidamente le palpebre. "E vuoi farmi credere che non mi nascond i più nulla?" "Oh!. girando attorno al rosaio. e silenziosamente risalirono la scala.. scambiando poche parole. è un'altra cosa" s'affrettò a rispondere Eugenia." I cardellini strillavano più forte. Bastano?" "Bastano. minaccianti alla loro ma niera. "Hanno visto il nido dei cardellini?" domandò il Padreterno.. "Poveri animaletti! Lasciamoli tranquilli. Ma che cosa?" S'udì da lontano la voce del Padreterno che. "Ma che cosa hai insomma?" egli esclamò. no!" Anzi ella ne colse due altre appena sbocciate. quasi volesse così impedire che Patrizio s'ac corgesse dell'agitazione di lei. "Le metterete voi nei vasetti dell'altare. signora. le odorava. quasi per giustificarsi. indicando. accompagnando alle parole br uschi movimenti di tutta la persona. "È un'altra cosa!" egli si ripeteva mentalmente.. non aveva pensato alla Madonna. Ho preparata la gabbietta. da cui si sentiva oppresso come da un incubo. cavato dalla tasca della gi acchetta il fazzoletto a scacchi rossi e turchini. "Ma che cosa?" avrebbe voluto gri dare. svolazzando sperduti." E rifecero silenziosamente i viali. non appena li videro accostare. faceva grandi scrollate di capo in segno di approvazione e veniva innanzi. E p arlava a scatti. "Piglierò tutta la cova ta prima che voli via. com'è ben nascosto! Cinque ovicini... l'altro. per quelle frequenti viltà del cuore che sopravvengono alle persone lung amente provate dalla sventura. lo stendeva per terra: "Le metterò qui per non gualcirle. Sentirà poi che bel canto! Ecco il nido: guardi. anche per pochi istanti. rampogn andosi la propria debolezza. appoggiata la zappa al muro di cinta. anche quelle date a tenere a Patrizio. Mi ha prevenut o. sembra loro un sollievo. Ma Eugenia stava per lasciarsi cascar di mano le ultime rose colte. e ne era mortifica ta. diceva padre Alessio con la parola di Dio. ammirandole. La madre verrà a imbeccare i pic cini. Ignorare. a sciugandosi gli occhi con le mani. sbalordito di veder già accaduto tra loro (e g li pareva impossibile!) qualcosa che somigliava a una sospensione di affetto. E il segreto del cambiamento di E ugenia stava là! Così nei giorni seguenti si tennero broncio. intrigata dell'insolito invito e dell'aspetto chiuso di Patrizio. "Eccole. "Quei cardellini hanno forse il nido nel rosaio" notò Patrizio. Quanti bocciuoli! E che freschezza! Guard a." Scosse la testa. Primizie non tardabi. E tacque. e le depose sul mucchio. strascinando pel viale i grossi scarp oni. cercò di sorridere." Il Padreterno. passandosi la lingua su le labbra. Eugenia alzò le spalle. "Un'altra cosa?. e corse verso le rose: "Belle! Son fiorite tutte a una volta.." "Prendine qualcuna" suggerì Patrizio. Posatisi sul mandorlo vicino." Patrizio sorrise a quel latino storpiato. sono tutte qui" disse. ripetendo: "Brava! Coglie le primizie per la Madonna? Volevo suggerirglielo. "Non badarci. le sollevava pel gambo. che gli aveva impedito di chiedere in tempo la spie gazione delle strane parole: "È un'altra cosa!". con la zappa su una spalla e la giacchetta in mano. ella. pigolavano inquieti..no col lor volo a riprese. scoprendone altre più belle." Le accarezzava. mezze nascoste tra il denso fogliame. "Ecco come stai meglio!" fece Patrizio. Te lo giuro.. finchè non avranno imparato a beccare da sè. dandosi inte rnamente torto a vicenda: l'una intestata ad attendere che egli fosse primo a sp iegarsi e a farle ragione. per frenare le lagrime che tutt'a un tr atto le avevano gonfiato gli occhi. egli. "No.

accompagnat e da Pina. "Altrimenti verrà lei sola" disse Giulia a Eugenia. Vi andiamo a v illeggiatura in settembre. almeno per un giorno. queste cartacce! Rovinano la gente.. Noi staremo a guardare comodamente dall'alto." "Rompa la clausura per quel giorno" soggiunse Angelica "anche per far piacere a papà. Strilla anche l ui però. dopo aver letto. A questa processione che si fa soltanto a Marzallo.." "E perchè ve l'ha scritto?" domandò Giulia. È il miglior modo per mostrarci che le nostre visite non le dispiacc iono. Lei ha la mano pesante per la ricchezza mobile. ridendo.Per questo tutti e due accolsero con vivissimo piacere la nuova visita delle fig lie del sindaco." "Grazie" rispose Eugenia. "È fissato. lo dicono tutti. Papà. è vero?. Me intanto. la lista dei fondi! Ci sono dunque scritti anche San Basilio." E rivolgendosi a Patrizio domandò: "Che cosa sono questi messali?" "Il catasto. Papà ha già ottenuto il permesso dal sottoprefetto. "Segno che vogliamo annoiarla a lungo.. Si può entrare a salutarla?" "Certamente." Patrizio. Frammassoni! Verranno? Non ci dica di no .. domandava: "È permesso?" Prima che Patrizio avesse risposto.. che un giorno irruppero rumorosamente nel convento. "Ah. Saltovecchio è la dote della mamma. le tasse non piacciono a ness uno. come le bambine che si divertono a far gonfiare la gonna. Correntello. "È schiavo dell 'ufficio.. non mi tassa. "Ecco qui Saltovecchio. L'aveva pr oibita il municipio del partito caduto. Saltovecchio? Ci faccia vedere." "Giulia! Giulia!" Ma Giulia non dava retta ai richiami di Angelica." "Giulia!" "Che glien'importa a lui? Fa il suo dovere. "Io me la dico assai con la sua mamma... Dice papà. "Benedetta ama le persone mature. ella era già in mezzo alla stanza. lo sfogliava lestamente. e aperto a fessura l'uscio del lo studio e spiato con un occhio. Fumi. Angelica e Giulia si accomiatarono subito. battendo le mani dalla maraviglia: "Quanti libracci! Paiono messali. che le si er a seduta accanto. ." "Se la mamma sta bene" rispose Patrizio.. Verremmo a prenderli. "Non si è accorta del commesso venuto a chiamarlo?" rispose Eugenia. preso e aperto un volume del catasto. "Sempre su questa poltrona! Sempre sola!" la compiangeva Benedetta. È seria lei!" disse Giulia con una spallucciata. facendo la visita ai sepolcri. "E donna Geltrude?" domandava Benedetta a Patrizio. Si sa. "Non seccarmi!" "Faccia come se noi non fossimo qui" diceva Angelica a Eugenia. accorre tanta gente da lon tano. E per un momento la signora Geltrude parve stordita dal gran chiacchierio delle tre sorelle." "E l'Agente dov'è andato?" domandò Giulia. se vogliono vedere i flagellanti la sera del Ven erdì Santo. Per noi è festa venir qui.. Vedrà che folla!. che pipona!" "È la mia compagna di lavoro" disse Patrizio. se la vegga lui. Ah!. girando attorno a se stessa.. caro Agente. Dovrebbero venirci anche loro. Gran spet tacolo! Sono sei anni che la processione dei flagellanti non si fa più. La processione passa sotto casa nostra. "Sta' ferma un momentino!" la rimproverò la sorella." "Ah. Che pipona! Vie ni a vedere Angelica. "Abbiamo portato da lavorare" disse Giulia. . non mi dà noia. "Ci tratti confi denzialmente. fumi pure." Entrarono tutte insieme.

battevano le mani allegramente: "Brava. "Pazza! Pazza!" "Io pazza.. Storie! Dice sempre che sta per morire. sbucato dalla sagrestia. e mi saluta. Ruggero. "Che fanno? Scrivono tutto il santo giorno? Quanto guadagnano? L i paga lei o il governo?" "Li pago io. Com e? È di legno questa pipa? E non si brucia? Che puzzo! Non capisco che gusto provi ate voialtri uomini a fumare. intramezzate a colpi di tosse di un'altra persona.. senza vederci dietro quella malombra! Papà non vuole.. gli spalancava in faccia gli occhioni neri: "Dica: hanno fatto così anche con lei. contandoli lestamente: dieci. trenta.. Giunta presso la finestra. Lo abbiamo disturbato. È vero che ogni volta mi cava di tasca i pochi quattrini che metto da parte!. spiegava la cosa ad Eugenia: "Non possiamo fare un passo fuori di casa. Paiono due innamorati. Viste uscire nel corridoio le padroncine. dopo. tirando Eugenia per una mano e costringendola a guardare dalla finestra. gnà Pina!" "Pazza! Pazza!" le gridava il Padreterno. E donna Benedetta ci sgrida! E donna Angelica fa il muso! Noiose le mie sorelle! Sente le risate di Pina? Matta! Oggi ha le lu ne allegre." "E dopo trent'anni. mordendosi le labbra "Lo sposerò! Lo sposerò! A dispetto di tutti! Lo sposerò!" Angelica.. E costei fa la civettona! Eccolo là!" soggiu nse. mio fratello. tenendo spiegata.." . Buon figliuolo!. con gesti di maraviglia e di compatimento. lei ha buon cuore. qui ndici. fo tanto di cuore. per sorprenderla. la mamma non vuole!. con una smorfiaccia sul viso da strega. perchè si son presi d'amore e di accordo. anche a dispetto dei parenti. Angelica si precipitò anche lei verso la finestra. girava saltellando. si affacciò spingendo il capo molto in f uori: "Che bella vista!" Vedendole cavare di tasca il fazzoletto bianco e portarlo alla faccia come per s offiarsi il naso.. Allegrone! Facciamo il chiass o per le stanze come due bambini. facendo buffe riverenze ora a Patrizio.. imbecille!.. ma voi. Giulia accennò con la mano a Eugenia e ad Angelica perchè venissero a veder Pina. afferrò la sorella pel braccio e la tirò sgarbatamente dentro. istruito. Non le pare che basti? Lei è piaciuto a donna Eugenia. dopo quanti mesi di matrimonio? Sette? Otto?" "Qualche settimana di più. Patrizio ed Eugenia. la sua mantellina di panno turchino scuro." Giulia passava la mano sul dorso dei volumi. E.Mi ha scambiata. sì! Levati il cappello. fuma sigarette... scale ascendenti e discendenti prolungatissime."Non ve l'ho scritto io. Pina fermàtasi un i stante. "Sì. Con lui siamo pa ne e cacio. accigliatissima.. Aveva proprio le lune allegre! Girava. povera mamma! Io però ho la testa dura. I commessi . sa? Torna a casa per le feste di Pasqua. donna Eugenia è piaciuta a lei: ed ora sono felici! Ogni volta che li vedo. se sposo Corrado. "Quei là sono i commessi?" domandò a un tratto. e storceva la bocca. come un gran ventaglio. che pretendono di più? E poi. tornò a lanciarsi in quel suo ball o di San Vito. prèsolo pei petti dell'abito. Scusi. Imbecille!" "Imbecille sei tu!" brontolò Giulia. con le braccia in alto. saranno tuttavia gli stessi. continuando i gargarismi e le scale ascendenti e discendenti delle sue risa. dopo aver dato una guardatina nella stanza accanto. signorina. che rideva insieme con lei. Dio le dia ce nto anni di salute. La mamma dice che morrà di dolore." Dietro l'uscio che dava nel corridoio risonavano gargarismi. "Tanto!" borbottava Giulia. e non muore mai. quando amoreggiava con la sua signora? Non capiscono che è peggio! Bravo giovine. ora a Eugenia. certamente. e affacciatas i un istante. sul punto di prendere la l aurea d'avvocato. no n ne potendo più.. Venerdì sera lo vedrà. e intanto apriva l'uscio tutto a un tratto. attirati fuori dal chiasso." "Li pagherà bene. ricco. Sente come è dura?" E si picchiava su la fronte con le nocche delle dita. Dorata si teneva i fianchi. piace a me. e stralunava gli occhi. accostandosi vivacemente a Patrizio. strillando quasi la strozzassero. Glieli do volentieri... gnà Pina! Brava. Arriva domani.

che colpa ne ho io? Ebbi torto. e le braccia gli si rallentarono. Doman i diminuirà. non sono cambiata!" disse Eugenia. invece di sollevarla e g uardarlo in faccia. è un po' più di ieri. vedrai. e la parola gli rimase a mezza gola. Se sono malata. "No. Guardami in faccia. la comitiva incontrò il cavaliere in giubba e cravatta bianca. dagli uscieri. Guarirò presto. molto cambiata! Volevo dirtelo da un pezzo!" Si guardarono stupiti. tenendo aperto solta nto l'indice e il mignolo." Ella appoggiava più fortemente la testa sul petto di lui." ella cominciò a singhiozzare. "Se non fosse il rispetto delle signore!. che piacere! Che piacere. nella selva" egli rispose. Patrizio non aveva mai riso tanto in vita sua. e la sua liberazione sarebbe avvenuta! Ma i suoi occhi si volsero con ansietà v erso l'uscio di rimpetto. Oggi. Non dirmi più niente. Era preceduto dai mazzieri del comune in toga di raso rosso e con le ma zze di argento appoggiate alla spalla. quasi tutti e due avessero pronunziato una bestemmia. Sparirà presto. accesa in volto." Zuccaro intervenne per allontanarlo e non fargli vedere il gesto villano di Pina . Ti sfuggì di bocca: "È un'altra cosa!". tacendo. Mi pare che tu sei cambiato. caro Agente! Cominciavo a dubitare dell a vostra venuta. Che colpa ne h o io? Ho detto tutto al dottor Mola... Ora sto bene. voltando la testa perchè la voce suonasse più chiara. "Ne dubiti?" "Sì!" "Ne dubiti?" incalzò Patrizio. sei chiuso nuovamente. La commozione gli impediva di parlare. un piccolissimo sforz o. qua si stesse per rompersi dentro di lui qualcosa da cui era stato lungamente avvint o e impedito in tutti i movimenti del cuore.. accigliandosi. Dio mio!" soggiunse. Dio mio! Dio mio!. Il Padreterno. con umile accento di preghiera "che intende vi? Parla!. "Care signore.. IX Per le scale. "Fosse vero!" ella rispose. quasi r aggiante d'ilarità... prendendola pel mento. Sono stata agitata in questi giorni. Non credevo che fosse così grave.. non negarlo. Senti? Il profumo è quasi sp arito. "Poco fa.E Pina si arrestò per finir la frase con un gesto della mano. Eugenia. tanto meglio. "Potremmo esser felici. Ma ora sto meglio." "Io? Sei cambiata tu. mostrò i pugni. un guanto infilato e uno no. "Che cosa intendevi?" "Sciocchezza! Non badarci!" "Dimmelo. la fascia tricolore cinta al fianco. Patrizio la stringeva fra le braccia. e seguito dal segretario d el comune e dal brigadiere dei carabinieri in uniforme di gala e pennacchio. che agitava in alto la mano con l'indice e il mignolo più ritti che mai. e soffriamo ta nto! Tu non hai fiducia in me. con l a croce all'occhiello. paventando un'improvvisa apparizione. se è una sciocchezza!" "Te l'ho già detto: mi pareva che tu fossi cambiato. Non ho voluto in gannarti. oh. "Sì!" "Perchè?" "Non lo so!. Uno sforzo... "Volete mettervi con una pazza?" "Pazza! Pazza! E intanto dice la verità!" scappò fuori al Padreterno. ho detto tutto anche a te! Avevo vergogna.. che non voleva sentirselo dire nemmeno coi gesti. La mia malattia ti tiene di cattivo umore. "Così ti vorrei sempre!" le disse Patrizio. rideva ancora dopo che le figlie del sindaco erano andate via. forse." .. abbandonando affettuosamente la testa su l petto di Patrizio..

"La signora Bisicchia. "Hai visto la tuba dell'Agente?" "Sembra un fumaiolo" rispondeva Ruggero. "Che calca." "Eh. Par vivo nel ritratto. venga qua" disse Giulia. Serve a dare il segnale. tre giorni di carcer e per giunta. Grande illuminazione fin dall'anticamera: tutti gli usci spalancati. trattenutasi indietro. La signora Zapulla. Carolina. A rivederle!. sotto le case del sindaco e degli assessori. la zia Vita." "Si sono scomodate per causa mia. "Alla spagnola." "Segga qui."La folla ci ha impedito di arrivare più presto" rispose Patrizio. E presso il gran balcone di centro. un po' per convenienza. "Non l'ho conosciuto. "Non le trattengo per le scale. era il terrore dei panettieri e dei macella i." "Fa bene" rispose la signora Geltrude con voce fioca." Si confondeva in inchini e strette di mano. e lei è uscito dal s . rimasto in disparte con Ruggero. per esempio. soprattutto. con aria annoiata e il cappello su la nuca. . notaressa. per dirige re la processione. signora mia. E som igliantissimo. bisogna fermarsi. Non canzonava neppure in famiglia a quel che racconta papà. gli scalini lentamente. usciere comunale pratico di tutti i cerimoniali vecchi e nuovi.. La signora Geltrude. zia d elle signorine. Parecchi al tri invitati. "È in uno dei suoi peggiori momenti. Ha voluto in camera il dottore. nelle feste pubbliche. Ai suoi tempi. Oh... ogni assesso re era allora senatore. riprendendo a salire. sua figlia. Ma io la trattengo qui. davanti al Casino di convegno. "Gradisco. da senatore comunale" spiegava Ruggero. Angelica si affaccendava di qua e di là per le presentazioni. l'apparizione della fam iglia dell'Agente era un avvenimento di cui si parlava da una settimana in tutta Marzallo. Angelica." Angelica venne a scusare la mamma. sussurrava all'orecchio di Ruggero:. e quella toga. "Sono di serv izio. Andava per le spicce. Papà si è fatta fare la lezione da don Giuseppe. già ammogliato e padre di due figliuole." "Potevi condurle per le vie traverse" disse il cavaliere a Ruggero. Canna d'India per tutti. sotto i monasteri delle monache. che saliva." Giulia.. Festa popolare. cugina di papà.. signore. ultimo. Se ne parla tuttavia. bastonate con la canna d'India dal pomo d'oro. mettendosi a sedere. se si trovano su la via. e due. c'è posto per tutte!" disse la zia Vita. guardava un ritratto appeso alla pare te. ragazzi e bambini..." "Venga. Ormai ci siam o abituate. appoggiata al braccio di Benedetta. sottovoce. invece di multe. "Vo' domandargli se fa razza ." "Ogni famiglia ha la sua croce" sentenziò la signora Di Maggio. intanto. è il miglior posto" rispose a Eugenia una delle Zuccarello. dava aria maestosa alle autorità. nella Settimana Santa la traccola. Sente la banda? Viene a prendermi." "Bell'uomo!" disse Patrizio.. "E che caldo! Si soffocava. ansimava un pochino. non canzonava! E il popolino lo portava in palma di mano. "Do il buon ese mpio. per poli tica. Usi di paesetti. perchè possano osservar be ne il sepolcro col Cristo morto. a nche per papà. In certi posti.. la signora Di Maggio. come vede. spiegava a Eugenia: "Nelle altre feste si adopra un campanello di argento. "È del nonno. Patrizio.. Il sindaco deve suonare la traccola. che già avevano preso posto nei balconi. presentava le signore che si erano alzate da sedere al loro arrivo: "Le signorine Zuccarello. a quel che assicurano. moglie dell'assessore anziano. rientrarono un po' per curiosità. papà!" esclamò Giulia." Scoppiarono a ridere. che sia venuta lei" le disse il cavaliere. "Non mi hanno dato retta" egli brontolò. prendendo Eugenia per mano. bisogna uniformarvisi. "Era serba to per lei. che non lasciava mai..

uo romitorio soltanto per vedere la processione. Saracenata! come diciamo qui. I l parroco si è messo attorno a papà, e tanto ha detto, tanto ha fatto!... Quistione di elezioni comunali, si capisce! Certe cose però, a questi lumi di luna, non si d ovrebbero vedere più. Non le pare?" "Ci vogliono i flagellanti per stanarlo!" esclamò il dottor Mola sopraggiungendo. "Lei oggi è felice coi suoi flagellanti!" gli disse Ruggero, che soleva incitarlo. "L'amico è di scuola modera!" rispose il dottore rivolgendosi a Patrizio. "Voglio scandalizzarlo. Non sono nè felice, nè niente; non m'indigno però." "Saracenate! Saracenate!" ripeteva Ruggero. "E, forse, i Saraceni non le farebbe ro nemmen loro al giorno d'oggi! Vergogna!" "Lasciali fare, figliuolo mio!" "Si figuri, signor Agente!" continuava il giovanotto. "Ladri, ammoniti, la peggi ore schiuma del paese; i flagellanti non sono altro." "Lasciali fare! Lasciali fare!" rispondeva il dottore. "È bene che cotesta gente, una volta all'anno almeno, creda in Dio e faccia penitenza. Si flagellano sul se rio; intendi? Un buon salasso, a guardar le cose anche materialmente, non fa mal e a costoro. Qualcuno ne muore, parecchi si ammalano, tutti rimangono spossati p er parecchie settimane... È un guadagno. Si pongono in circostanza di non poter co mmettere, per un certo tempo, nessuna cattiva azione... Te ne persuadi? La relig ione, anche quando diventa un po' superstiziosa, dà sempre buoni frutti. Sono pove ri ignoranti; bisogna compatirli!" soggiunse, rivolto a Patrizio. "È ignorante anche il parroco?" insistette Ruggero. "È di buona fede, è persona pratica certamente; prende gli uomini pel loro verso... All'Agente, a te, a me, non direbbe mai che la disciplina a sangue sia cosa grad ita a Dio e degna d'essere praticata. Parlerebbe altro linguaggio, quello del ra gionamento e della persuasione. I ladri, gli ammoniti, coloro che tu chiami la p eggiore schiuma del paese, non lo comprenderebbero; sarebbe come parlar turco co n essi. Intendi, libero pensatore mio, che non pensi niente, nè puoi pensare?" "Il progresso spazzerà via tutti i parrucconi!" disse Ruggero. "Spazzate, spazzate pure, figliuoli miei! Io sono vecchio; mi spazzerà via la mort e prima assai di voialtri. Non dubitate però, ci sarà chi spazzerà voi e di mala manie ra! Chi non teme Dio, può aver paura delle persone di questo mondo?" "Initium sapientiae!... Lo ripeta" rispose Ruggero, facendogli il verso con la v oce e col gesto. "A te, sarebbe inutile dirlo; sei moralmente sordo, caro mio! Ci vorrebbe tuo no nno, per sturarti gli orecchi con la sua canna d'India. Lasciami salutare le sig nore." Nella via male illuminata con tutto il gran sfoggio di lanterne di carta, la fol la si pigiava variopinta, e rumoreggiava in attesa della processione; fiume di t este che sotto la casa del sindaco guardavano in alto, per vedere la moglie dell 'Agente. Una dozzina di giovanotti si erano radunati davanti a la banca del nota io Grosso, proprio dirimpetto al gran balcone centrale; e cicalavano guardando i n su con insistenza, facendo commenti; si capiva dai gesti. Angelica, che aveva ravvisato tra costoro la malombra di Giulia, dal terrazzino accanto sorvegliava la sorella seduta presso di Eugenia, a cui dava spiegazioni gesticolando e riden do per farsi scorgere da lui. Angelica si rodeva dentro per quella telegrafia no n potuta impedire. Ma già risonava in fondo alla via il sordo rullo dei tamburi che precedevano le co nfraternite. Laggiù la folla si apriva, e spuntava un gran stendardo, che pareva f endesse il cielo coi luccicori della sua stoffa tramata a lamine d'argento e ric ca di ricami d'oro. Indi, a due a due, brillavano a un tratto, tra il nero della calca, le torce accese, protette da lanternini di carta bianchi, rossi, gialli, verdi, che illuminavano i candidi cappucci e le mantelline color porpora dei co nfrati. Eugenia si protendeva dalla ringhiera per veder meglio lo spettacolo; e non si a ccorgeva che, nei balconi e nella via, lo spettacolo per gli altri era lei: la s ua personcina svelta, la modesta eleganza del suo vestito grigio-ferro, il suo v olto un po' dimagrito e un po' pallido, i begli occhi neri, i capelli nerissimi ondulati, pettinati semplicemente, un po' arruffati su la fronte. Era seria, com mossa, e anche un tantino stordita dalla vista di tutta quella folla rumorosa, c

he si mescolava, si agitava per l'avvicinarsi della processione. I rulli dei tam buri, abbassati di tono, ora si sentivano più distinti, a intervalli, simili a que lli d'un convoglio funebre. A ondate, arrivavano e le lamentose note della marci a funebre della Jone, suonata dalla banda musicale dietro il corteo, e il salmod iare dei preti che non si vedevano ancora, perchè la via faceva gomito presso la c hiesa del Rosario. All'inoltrarsi dei tamburini, un gran solco si apriva tra la folla. Nino il mace llaio, Beppe l'orbo, facchino di piazza, e maestro Mario Patruzza, infagottati c on le belle toghe di seta bigia, il cappello schiacciato, della stessa stoffa, p endente dietro le spalle, la cigna di cuoio con piastre di rame a traverso il pe tto e i tamburini su l'anca sinistra, procedevano alteri, rullando assieme, con lunghe pause, tristamente; e la gente rideva, quando qualcuno li apostrofava al passaggio. "Ecco la confraternita del Santissimo Sacramento" diceva a Eugenia la signora Bi sicchia. "L'altra che segue è del Santissimo Rosario; si distingue per la mantelle tta verde. È la più ricca; ha tanti beni! Se li gode il cassiere." "Incappucciati a quel modo, con quei due buchi neri sul viso, i confrati mi hann o fatto sempre paura" interruppe Giulia. "Come sono brutti!" "Ecco la confraternita dei nobili" indicava la signora Bisicchia. "Tutti in bian co." "Dei nobili spiantati, bisogna dire" soggiunse Giulia ridendo. "La famiglia del barone Ciocia ha il privilegio di portare il gran lanternone d'argento dietro il Santissimo. Il vecchio barone, che si regge appena su le gambe, si farebbe amma zzare prima di cederlo a un altro. Reggono il lanternone da padre in figlio. Lo impegnerebbe volentieri, per desinar meglio un paio di giorni!" E la processione continuava a sfilare, lenta, interminabile; stendardi e confrat ernite, e poi stendardi e confraternite, e stendardi e confraternite ancora; un riverente silenzio si spandeva tra la folla. Ora venivano avanti le Congregazion i dell'Immacolata e di San Rocco, precedute dai loro pennoni; le Società dei gross i massai, dei contadini, degli operai di ogni mestiere, tutti in abito scuro, gr avi di portamento, con corone di spine in testa e in mano torce con lanternini d i carta, su cui trasparivano rozzamente istoriati i vari attrezzi della Passione : tre chiodi, il martello, la scala, la spugna dell'aceto e del fiele, o il velo della Veronica, o la croce soltanto. "E i flagellanti?" domandò Giulia alla signora Di Maggio. "Seguono il Santo Sepolcro. Ecco le bandiere!" Una fitta d'ampie bandiere a due colori, bianco e rosso, bianco e cilestrino, ro sso e giallo, s'inoltrava, ondeggiando all'aria in fondo alla via; pareva che i varii colori si azzuffassero, quando il venticello le agitava. "Questo è niente!" rimpiangeva la zia Vita. "Che concludono le sole bandiere? Una volta c'erano anche i giudei con gli elmi e le corazze, montanti su cavalli ricc amente bardati. Allora, sì, era uno spettacolo degno d'essere veduto! Parlo di ava nti il quarantotto; me ne ricordo appena." "Ruggero sbadiglia dalla noia" disse Giulia a Eugenia. "Avrebbe voluto andarsene con gli amici, a divertirsi tra la folla. Papà gli ha ordinato di rimanere in cas a con noi." Eugenia si voltò dalla parte indicata. Ruggero e Patrizio si erano rincattucciati nel balcone della camera appresso, dove sedevano la signora Geltrude, Benedetta e il dottor Mola. Il giovanotto sorpassava Patrizio con l'intiera altezza della testa folta di capelli tagliati a spazzola. Accortosi della mossa di Eugenia, e supponendo ch'ella volesse dire qualche cosa a Patrizio, gli accennò col gomito. "Mi vuoi costì?" domandò l'Agente. Eugenia rispose di no con un segno del capo, sorridendo; e si voltò subito a conti nuare a guardare la processione. Però quella florida figura di giovanotto, forte, dalle spalle larghe, dalla bruna tinta del volto, dai baffetti neri che s'incurv avano appena, quantunque continuamente tormentati dalle dita ora dell'una ora de ll'altra mano; quella figura, al cui confronto la persona di Patrizio si rimpicc iniva e invecchiava, le rimase per alcuni istanti dinanzi agli occhi, quasi a ve larle lo spettacolo della via. Un po' disordinatamente, già sfilavano là sotto le bandiere di seta a due colori, po

rtate da ragazzi che ne reggevano le aste: una cinquantina. Appresso, in lunghe file, chierici e preti, in cotta e cappa nera, con la torcia in una mano, il pol lice dell'altra agganciato alla borchia d'argento della cappa. Le loro lamentazi oni a canto fermo si confondevano con lo strosciar della stoffa di seta delle ba ndiere sbattute dal vento. La folla, che s'era inginocchiata scoprendosi il capo al passaggio del baldacchi no di broccato, sotto cui il parroco portava solennemente la reliquia della croc e, si levava subito in piedi, agitata dalla curiosità, con vasto mormorio. E su qu ella marea di teste umane sorgevano qua e là braccia accennanti con la mano, e bam bini levati in alto dai parenti perchè vedessero anch'essi il Cristo morto e i fla gellanti. Per alcuni minuti la processione fu interrotta. Al rumore secco della traccola scossa dal sindaco laggiù, laggiù, la barella dorata del Cristo morto, a foggia di tumulo, barcollava con i lanternini che la circond avano, quasi sornuotante su quel fiume di teste; e non riusciva ad aprirsi un pa ssaggio. Gran rumore, misto di voci urlanti e di scrosci, come di catene sbattut e insieme, sboccava dalla cantonata dove la via faceva gomito... "I flagellanti! I flagellanti! Eccoli! Eccoli!" Pareva che la processione si fosse cangiata in tumulto. "Papà è là. Guardi!" disse Giulia a Eugenia. "I carabinieri tentano di far largo..." "Che confusione!" esclamava la zia Vita. "Non c'è più rispetto per le cose sante." Il rumore della traccolina s'udiva di nuovo, prolungatamente. Eugenia vedeva il braccio del cavaliere levato in alto, con la mano guantata che agitava la tracco lina per dare il segnale. Ma i confrati, che portavano a spalla il Santo Sepolcr o, reggendosi a le forcine su cui poggiavano le aste della barella nelle frequen ti fermate, dovevano arrestarsi a ogni due passi, impediti dalla folla. Intanto la processione si riannodava; la gente, sospinta dai carabinieri, lascia va libero il passaggio. Il Santo Sepolcro, con l'armatura di legno dorato, guarn ita di grandi cristalli, veniva innanzi preceduto dai mazzieri del comune, dal s egretario, dal sindaco che straccolava a ogni ventina di passi e si voltava a gu ardare verso i terrazzini di casa sua. Il tumulto aumentava. "I flagellanti! I flagellanti! Eccoli! Eccoli!" A due a due, ignudi, ricinti i fianchi da larga fascia bianca di tela, essi s'av anzavano, battendosi le spalle con le discipline laceranti, urlando: "Pietà, Signore, pietà! Misericordia, Signore!" Su per le braccia abbronzite e le vellose spalle, larghe righe di sangue scorrev ano; piaghe, già nere pei grumi formatisi lungo la via, si riaprivano sotto i colp i. "Misericordia, Signore! Pietà, Signore, pietà!" E le discipline agitate per aria, incessantemente colpivano quasi con rabbia, ap rendo nuove ferite, facendo sprizzare altre righe di sangue su quei corpi che già mettevano orrore. Coi capelli in disordine, con la faccia sanguinolenta per le lacerazioni prodott e alla testa e alla fronte dalla corona di pungentissime spine conficcata nella pelle e scossa dall'agitarsi di tutta la persona ricurva, essi non sembravano più creature umane, civili, ma selvaggi sbucati improvvisamente da terre ignote, ebb ri di sacro furore pei loro riti nefandi, come diceva in quel punto a Patrizio R uggero indignato. "Poveracci! Non si reggono in piedi!" esclamò Eugenia. Non avrebbe voluto guardarli; ma quell'orrore l'attirava, facendole scorrere un gran brivido per le ossa. Giulia aveva le lacrime agli occhi. La zia Vita piangeva a dirotto, ripetendo so mmessamente: "Pietà, Signore, pietà! Misericordia, Signore!" Così faceva ad alta voce, sul passaggio, parte della folla commossa; mentre parte, urtandosi, sospingendosi, insultandosi, si rovesciava dietro la banda, che in c oda alla processione continuava a suonare la marcia funebre della Jone; ma la mu sica si sentiva appena, sopraffatta dal tumulto delle varie voci e dal sordo rum ore delle discipline di ferro, sbattute dai flagellanti su le loro spalle sangui nose. "Che cosa è accaduto? Donna Geltrude si sente male?" disse Giulia, vedendo Patrizi

Eugenia ." Patrizio non dava ascolto alle preghiere di Eugenia. e smaniando domandava: "Mamma. Ti a mmalerai anche tu.. povera signora!" diceva Giulia alla zia. Allora si rizzava. mi senti?" e attendeva la risposta con gli occhi spal ancati su quegli altri occhi che lo guardavano fisso fisso. "Non può rimanere qui. al Padreterno. "Un po' di intorpidimento alle gambe. Non dir nulla. "Dottore! Dottore che è mai?" "Niente di grave." "È malaticcia. per ricominciare da lì a poco.. "Si sente male?" domandò a Patrizio. il viso istupidito dall'angoscia.. chino sovr' essa. mi senti? Fammi un cenno. come se tra quei due avvenisse in quell'istante qualcos a di misterioso. le ripeteva: "Mamma. Ruggero e il dottore agitarsi premurosamente sul balcone. nè alle esortazioni del dotto re. e la voc e molle dalle lagrime che egli comprimeva per non ispaventare l'inferma. e pareva che tutta la potenza vitale del co rpo le si fosse raccolta negli occhi..o. quantunque non avesse ben capito di che cosa si trattasse. Pallido. Seduto al capezzale del letto su cui la sua povera mamma giaceva immobile come u na morta (e sembrava tale ne momenti che il coma le faceva chiudere gli occhi). con gli occhi infossati. Son due notti e due giorni che non chiudi occhio. si fosse rip osata alcune ore .. per ordine del medico. Madonna santa! Oh.. a cui ella doveva rimanere estranea... Dappiè del letto. Lo star seduta così a lungo. ella si sentiva inva dere da un terror folle. Signore!" X "Prendi un po' di riposo. a Zuccaro o agli altri commessi pronti a d andare dovunque occorresse.seguiva attentamente ogni movimento di Patrizio." disse Patrizio." "Dice benissimo la signora. dove gli occhi conse rvavano integro lo sguardo indagatore e penetrante. Anche le braccia cascavano inerti." balbettò il dottore. ansioso di s orprendere qualche piccolo movimento nei muscoli paralizzati dal fiero colpo apo plettico. Si tratta di paralisi !. per chinarsi subito su quel viso terreo. uno scintillìo di intelligenza si accendeva in f ondo alla grigia pupilla.. Ed egli ri cadeva su la seggiola con la desolazione nel cuore. tendeva l'or ecchio a ogni parola da lui mormorata alla mamma. E quando Patrizio. lusingato da nuova speranza ed egualmente deluso. qualcosa di malaugurato. forse. c he le sarebbe pesato addosso. "Ed era venuta così volentieri!" Eugenia tremava come una foglia.. Non vi sembra. mentre tirava in disparte Ruggero: "La portanti na! Manda qualcuno dai Gennaro che la prestano volentieri. anche allorchè colei non sarebbe stata più là! . se sollecitava un servizio. ma invano. riposatevi almeno un par d'ore! Bisognerebbe essere di bronzo per resistere a questi eccessi. dottore?" domandò la signora Di Maggi o.. Niente! Niente!. forse. egli stringeva tra le mani convulse le inerti e scarne mani di lei. pareva proprio un fantasma se interrogava insistentemente. Eugenia accorse seguita da Giulia e dalle signore Vita e Di Maggio. E lla lo guardava senza poter parlare. "Ha un viso che non mi piace. sorreggendola.. se dava ordini a Dorata. Due volte Patrizio aveva tentato di farla camminare." Quegli occhi lo guardavano fisso. quantunque quella mattina.. parole dell'anima certamente. appena Patrizio le rilasciava.che mostrava sul volto le tracce dell 'insolita veglia." E tornava subito presso la signora Geltrude. e indistintamente mormorava: "Oh.. di faccia a lui. "Zitta!" rispose il dottor Mola. niente altro.

dimenticando i torti della suocera. che neppure quella volta egli aveva accennato che c'er a là anche lei! E si levò subito da sedere. col pretesto di cedere il posto al nuovo arrivato. si faceva forz a per dirgli qualche parola di conforto. con l'orrore di que ll'affannato ritorno a casa dietro la portantina preceduta dalla lanterna. le si mutavano a poco a poco in quel mormorio tumultuo so della folla. ostinata. curvo.. aveva fin vinta la gran ripugnanza che quel corpo inerte le ispirava. e in quel volto emaciato dagli anni e dai pati menti. Lo riconosci?" Eugenia notò. abbandonata da un lato. quasi cercassero chi potesse intendere il loro muto linguaggio. Patrizio.. Eugenia si teneva un po' indietro su la seggiola dappiè del letto.. Sostenu ta dal suo stesso sbalordimento. aveva cercato di non farsi scorgere nemmeno compiendo la sua umile ope ra d'infermiera con l'applicare i senapismi. con dispetto. Io non ho testa!" Ma Eugenia s'era indignata: "Abbandonar Patrizio in questi momenti? Oh!. P iangeva. nero tra i neri profili d egli uomini che lo portavano dai due capi con movimento a balzi. non era un brutto sogno! Poteva non credere ai propri occhi vedendo giacent e nel letto il corpo mal vivo che guardava fisso? Poteva mai dubitare udendo la desolata. l'uomo dalla lanterna tornava indietro e rischiarava l'interno d ella portantina. . gli occhi si muovevano lenti per figger si su qualcuno. Quel funebre arnese procedeva. glielo leggo nello sguardo" rispose Patrizio. Ruggero e i portatori. mi senti? Mamma. Nel silenzio della notte e dei luoghi deserti di gente. Signore! Pietà. e le poche parole scambiate a voce bassa tra il dottore. che aveva voluto accompagnarli. sost ava. lungo le buie viuzze dovute attraversare per evitare la folla. riprendeva il cammino. li aveva sempre evitati. "È vero" mamma . lo ascolta. lei.. Ma le figure delle due persone sedute là dentro. senza lasciarlo solo neppure un minuto la prima notte e gran parte del giorno appresso. Ruggero. nella mente turbata. sostava di nuovo.ora. le i. dove ella inciampava p er l'andare affrettato. Le buie viuzze si seguivano. irremovibile. s'avvolgevano. "Glie lo dica lei. o mutarla di fianco. eccitata dalla pietà dell'immenso dolore di lui. che le sembrava volesse f arle male anche allora. ora immobilizzato dalla paralisi. Signore!" che quella sera fatale l'aveva sbalordita! Ahimè. quasi ripiegato per lo scarso spazio. prendendolo per la mano . i passi del tr iste convoglio risonavano cupi sul selciato mal commesso." "Allontanarla?. parevano un laberinto di cui non si sapeva trovar l'uscita. "Non vedi che non può parlare?" "Mi sente. per impedire che altr e mani la toccassero all'infuori delle sue e di quelle di Patrizio. insistente domanda: "Mamma. steso su la barella dorata." E aveva voluto vegliare assieme con lui.la vecchia col viso sconvolto e gli occhi sm arriti. L'orrore della vista dei flagellanti le si confondeva. Incontrandosi negli sguardi fissi e duri dell'inferma. Appoggiata al braccio di Patrizio. ed era accorsa premurosamente ogni volta che era stato necessario sollevarla sui guanciali. In che maniera?" aveva egli risposto come un sonnambulo. E nelle lunghe ore di fallace speranza in una benigna risoluzione della crisi. Ecco qui il dottore. Ho paura di una ricaduta.. Di tratto in tratto. e non riceveva risposta. il dottore. spinta da incon sapevole suggerimento del suo buon cuore. si prec ipitavano tutti attorno agli sportelli. in quel grido straziante: "Misericordia. ma per lui. le si confondevano nell'immaginazione con la figura del Cristo mor to. Patrizio. Vinceremo il male. che camminava muto e quasi barcollante. Il dottor Mola quella sera aveva detto subito a Patrizio: "Bisognerebbe allontanare di qui la vostra signora. procedeva. dietro i larghi cristalli circondati dai fanalet ti accesi."Lasciala tranquilla!" gli disse Eugenia quella mattina.. che tu mi senti? Non scoraggiarti. ricordando o sognando (non lo capiva bene). m'intende. quando nel silenzio della camera si sentiva soltanto i l respiro affannato dell'inferma. una dirimpetto all'altra . ella stentava a seguirlo. Per istintiva delicatezza di se ntimento. con tra le mani i polsi di quella . si asciugava gli occhi. col rinnovare le pezzette delle bag nature diacce alla fronte. mi senti?". Le pareva di fare o d'aver fatto un brutto sogno a occhi aperti. A ogni fermata.

.. scuotiti!. bo cconi.. "Si soffre e si fa soffrire!" Oh.. Più Benedetta si diffondeva a compatire l'inferma.presso al letto dell'inferma che rantolava cerea in volto. scrollando la tes ta. intento su l'addormentata." "Povero Agente! Vuol tanto bene alla mamma e n'era voluto tanto bene!" soggiunse Benedetta." gli andava dicendo. sì.. quasi vi leggesse nettamente quel ch'ella pensava in quel punto e le desse ragione e l'approvasse. Quando R uggero. in fin di vita. Eugenia sentiva rapidamente racchetare il violento impeto di odio che le aveva attossicato anche la bocca.. arrivate poco dopo assieme col fratello. le occhiaie livide e la bocca un tantino contor ta dal lato sinistro. disse: "Eh via! Non muore poi nel fior degl i anni!". Tutti compiangevan o la vecchia che il gastigo di Dio aveva colpita. gli stringeva fortemente la mano che egli le aveva abbandonata. Quella pietà la irritava.. fino ad attossicarle la bocca. Riposati! Riposati almeno pochi minuti!.Perciò si sentì offesa. Se fosse stato possibile. e gli accarezz ava la testa." "L'età della povera signora complica il male" riprese Benedetta. Avrebbe respirato. montavano su. Tutte le sue amarezz e vi si rimescolavano. la trovarono piange nte. Benedetta e Giulia.. con lo sguardo fissato negli occhi di lei. Eugenia lo guardò riconoscente. trascinandolo via dolcemente nella loro camera. su. vi venivano a galla: e quelle ondate. rossi di pia nto. Patrizio!" I singhiozzi le impedivano la parola. "Patrizio." Egli parlava rivolto a Eugenia... sì. "Si faccia coraggio. se l'aveva fatta soffr ire colei! Imbarazzata però dallo sguardo di Ruggero. (Eugenia in quel momento n'era proprio convinta!) Nessuno compiangeva lei. con gli occhi serrati. singhiozzando alla sua volta: "Mamma! Mamma mia cara! Povera mamma!" "Sì. aiutato da Ruggero. sola sola.. passandogli un braccio attorno il corpo quasi a sospingerlo. Mi fai paura!. Non essere un bambino!. che le fiottavano d entro con rapide pulsazioni. "Patrizio!. Non essere un bambino!.. "La signora sta peggio?" domandò Benedetta. intanto che egli.. il cui magr issimo corpo quasi spariva sotto la coperta. atteggiando le labbra a compassione. finalmente! Finalmente avrebbe potuto a mare ed essere amata senza che quel fantasma si presentasse improvviso a interro mpere i baci.. per celarne la presenza alla mamm a a fine di risparmiarle in quello stato una sensazione spiacevole. Che si fa a questo mondo quando la vita è una pena? Si soffr e e si fa soffrire. ritorcendo fra l'indice e il pollice d'una mano le punte dei baffettini. Ma la sua libe razione era prossima. resisteva alle calde preghiere del dottore che avrebbe voluto pietosamente allontanarlo di là. a disturbare le carezze di Patrizio e di lei! Ondate di fiele le a llagavano il cuore come non le era mai accaduto fin allora. una sola parola al propr io figliuolo!" Eugenia portò il fazzoletto agli occhi.. le lagrime le inondavano il viso. "Non pianga!" disse Giulia. in quel punto Eugenia avrebbe sacrificato metà della sua v ita per salvare la mamma morente (diceva proprio: "La mamma" nel suo pensiero!) . Eugenia gli si accostò e lo prese per una mano. Da' sfogo al dolore!. Fatti animo!. "Sempre lo stesso" ella rispose con voce cupa.. in piedi. anzi a farne l'elogio quasi fosse già morta. abbracciandola e asciugandole gli occhi col fazzolet to prèsole di mano. Patrizio. si lasciava cascare sul letto come corpo morto. per poco non sorrise. nella sua camera. non appena le parve di comprendere bene l'intenzione di Patr izio e i di lui pretesti per tenerla discosta. Patrizio!. e più Eugenia sentiva accrescere la sua spietata soddisfazione.. "So io come parlava del figliuolo! Bisognava sentirla!" "Il dottore che ne dice?" domandò Ruggero a Eugenia. strizzandosi le mani. il gastigo di Dio. "Così malaticcia e sofferente come dite sia stata sempre" continuò Ruggero "forse no n le dispiace morire. "Non riesce a parlare affatto affatto? Che tormento dev'essere non poter dire. Pareva non udisse o no n comprendesse. piangi. per interrompere la sorella. "Dice che è gravissima.. da lì a poco ne provava anche e vergogna e rimorso. Da lì a poco e se ne stupiva ella stessa . Sarà bene!" Non sapeva in che modo farsi perdonare la cattiveria di poc'anzi.

Povero Agente! Fa pietà. e promettendo. "È già agonizzante. con gli occhi sbarrati.. per le p reghiere dei moribondi soltanto. per fortificare il suo povero cuore vacillante. Muore!. dall'aria di Giulia. La catastrofe è sopraggiunta più presto che non cre devo. di far ogni sforzo per contenersi. inebetito. l'unica adorazione de . col petto che si sollevava e si abbassava pel respiro affannato. dove la cura del dottor Mola lo aveva già ricacciato. Ma è inutile che io stia ancora qui. e portò le mani alla testa affon dando le dita tra i capelli: "Oh Dio! Oh Dio!" cominciò a balbettare sommessamente.. Eugenia sentiva in tutto il corpo il rapido ridestarsi del suo male.e così sollevar Patrizio da quell'abbattimento angoscioso. grid ando: "Muore!.. Perchè?. Eugenia si sentiva trattenuta in piedi dal fascino delle torbide pupille della m orente che le parevano fissate intensamente su lei. Sopraffatta da un orrore nuovo. Nella camera." Eugenia... "È sua madre! È sua madre!" si ripeteva da sè. e si rovesciò indietro con un rantolo che si confuse con l'ultimo fioco rantol o della morente. l'inferma rantolava stancamente a intervalli. die' una scossa con tutta la persona" quasi a comprime re l'ambascia che lo faceva contorcere come un serpe. creduto domato. eccitandola con fulminei sb uffi di malvagi rancori e opprimendola tosto con lunghi pentimenti e rimorsi. pallidissimo. Giulia le fe' segno di frenarsi.. di sentirsi chiamare due volte dalla fioca vo ce della moribonda! E prima che potessero pensare a trattenerlo. Tutt'a un tratto lo videro balzar su. "No. I suoi sguardi eran rimasti inchiodati sul volto. "È morta?" venne a domandargli Ruggero sottovoce. da quella ineffabile tortura. più che con l e parole coi gesti. Supina. per convincersi meglio della ragionevol ezza della sua compassione. nè vide Giulia e Ruggero portar via la povera Eugenia che si agitava violentemente.. Perchè? Perchè?" Portò le mani alla gola per tentar di sciogliere il nodo da cui si sentiva soffoca ta." Gli era parso. era già sull'usci o. Mamma.. Ho mandato a chiamare un prete. Ma la sua lingua era legata. di colei che era stata la prima.. dove il dottore e Ruggero gli sbarrarono il passo: "Fate la volontà di Dio!. perchè?" avrebbe voluto gridarle. quasi maledicenti insieme con quel rantolo che le sembrava parola. tranne Eugenia e Giulia che la sosteneva da un lato. da tutte le parti del suo corpo. e a quella vista si erano inginocchiati anche gli altri. mamma!. immobile e senza vita neppure negli occhi. rientrando dalla camera dell'inferma. "Benedetta e io restiamo qui" gli sussurrò Giulia in un orecchio. "No! No!. Patrizio non sentì niente. il viso disfatto. il naso fili ginoso. "È sua madre! È sua madre!" ella rispose a Ruggero. si apprestava ad andar via.. "No! No! Oh. con terribile malia. e tremava. che di mano in mano divent avano più lunghi e più strazianti. Può spirare da un momento all'altro!" Il dottore. piene del loro ultimo crucci o. tre mava senza poter distogliere lo sguardo dalle torbide pupille che lo evocavano s u. che tentava anche lui di consola re Patrizio. aveva subito indovinato quello che stava per accadere. tra sonno e veglia. dati alcuni ordini al Padreterno. silenzio profondo. E glielo disse con tal accento che quegli si allontanò riputando importuna l'opera sua. sbat tuto tra gli opposti sentimenti che vi scoppiavano da due giorni in tumulto. accennando a Patrizio che pareva addormentato. Patrizio era caduto in ginocchio davanti al letto. supplicava desolatamente che lo lasciassero entrare. dall'accorrere di Ruggero nell'altra stanza. con gli occhi intorbidati. con le mani giunte in atto di preghiera.. spalancati e fissi nel vuoto. la più grande. "Non le turbate l'estremo pass aggio!" Patrizio strinse i denti." gli diceva il dottore.. lot tanti tra loro e racchetandosi e riprendendo vigore..

Benedetta arrivavano di buon 'ora e andavano via a sera avanzata.l suo cuore. e così l'appartamento di abitazione si e ra trovato diviso dall'ufficio. ma per recitarle un requie dalla soglia di quella specie di santuario dove ogni oggetto . senza aver senti to la mia voce! Morta in questo modo. con la spalliera e i bracciuoli rapati per l'uso. divent ata. Ogni volta che Patrizio aveva accennato di comprarle una poltrona nuova o almeno di farle ricoprire quella con altra stoffa. che durante la prima settimana non era rimasta mai sola. quando quel tramenio cessò e le figlie del sindaco diradarono le loro visite. Nei giorni appresso. Pareva ch'ella non si potesse adattare a una poltrona diversa da questa. e singhiozzando "Mamma! Mamma!" s i rizzò per coprire di baci e bagnare di lacrime la squallida faccia della venerat a sua morta. restava là in ginocchio. Poi. Eugenia. parve a Eugenia che un gran vuoto si fosse. fida posseditr ice di tutti i segreti mormorati nella solitudine della sua camera parlando a se stessa. Si divertivano a veder lavorare la sarta ch e cuciva nel salottino il vestito di lutto di Eugenia. a Zuccaro e a Griffo che volevano portarlo via. dopo così terribile scena. quasi abbia voluto andarsene per sempre co l broncio. E rifletteva. covando rancori di suocera. quasi la sua mamma dovesse venire a ri prendere. Il resto dei mobili vi era stato portato la mattina dopo. Il pianto gli scattò dal cuore tutt'a un tratto. quando si affacciava nel la vuota stanza. egli potesse ancora continuare a vivere e a pensare! Non piangeva. da un momento all'altro. Non poteva affatto persuadersi che già fosse cadavere. con le mani giunte. tutt'a un tratto. dopo sì lungo tempo. Angelica. Giulia. due altre celle erano state messe in comunicazione con quella camera. aveva viaggiato con loro d i qua e di là a ogni mutazione di residenza. e lavoravano un po' anche loro assieme con lei e davano consigli a ogni prova dell'abito. Aveva voluto che la camera della morta rimanesse tal quale. frapposto tra suo marito e lei. inesorabile . muta confidente di tutti i di lei dolori. ahimè. con la collera che mi ha mostrato fino a pochi giorni fa. non più per dare il buon giorno alla sua cara mamma. implacabile! Che orrore!" "Rassegnatevi! Fate la volontà di Dio!" gli ripetè il dottor Mola prendendolo per le braccia. no! È un ricordo!" "Ora è un ricordo anche per me!" egli pensava col cuore straziato. Patrizio era tuttavia trasognato. la vita ordinaria. senza che nè Pat rizio nè Eugenia si opponessero. forse. opponendo tutta la inerzia del suo corpo affranto al dottore. Quell'arnese stin to. aveva ricevuto sempre la s tessa risposta: "No." E lo sgombero era stato fatto subito. non diceva nulla. infastidendo la sarta. aveva potuto a ccorgersi appena del cambiamento. e gli pareva i mpossibile che. mobile prediletto della povera donna. e che il silenzio del vasto edificio dei carmelitani fosse divent ato più intenso. col lettino rifatto e la vecchia poltrona presso la finestra. piangendo lacrime di vedova. un po' scompigliatamente dal Padreterno e dai commessi. guardandola tri stamente tutte le mattine prima d'entrare nell'ufficio. come in vaneggiamento muto: "Morta! Morta senza potermi dire una sola parola! Morta. XI La stessa notte del tristo avvenimento il dottore aveva detto: "La signora non può dormir qui accanto alla camera del cadavere. Dalla stoffa della poltrona s'elevava l'odore di colei che vi si era seduta per anni. trasportando soltanto il letto e qualche seggiola in una cella di faccia.

. E vedendo che Eugenia stava a guardarlo con ansietà. fermatosi. Sarete liberati da questa incresciosa!" E se n'è andata con questo cruccio nell 'animo! Non sapeva darsene pace. i diversi comma di tale articolo: l'altra ripeteva incessantemente l'ang osciosa esclamazione: "Senza potermi dire una sola parola!" che gli richiamava a lla memoria gesti e risposte della mamma e lo faceva trambasciare. pallida. s'era sentito rimescolare da un senso di profonda tenerezza. Eugenia però aveva continuato a interrogarlo con lo sguardo ansioso. accadeva dentro di lui un fenomeno di raddoppiamen to della sua persona: una badava ad addizionare.. le pagine di un a tto notarile o di un reclamo. o a studi are l'atto e discutere la validità del reclamo.. Più tardi. Nessuno dei due aveva voglia di mangiare. ma per colei!. tutte le sere. a prender qualcosa. rammentando le complicate disposiz ioni delle leggi e delle ministeriali. Sono d i troppo. Era ripreso nell'ufficio il via vai del pubblico per gli affari... "Sì!" "Perchè? È mai possibile?" "Misteri dell'amore materno!" "Dovevi dirmelo allora!" "È vero. faceva buon viso.. prese Eug enia per le mani e le balbettò in un orecchio: "Era gelosa di te!. Sarete liberati da questa incresciosa!" Eppure nei primi giorni del lutto non era stato così. porgeva pazienti diluci dazioni agli interessati che non si raccapezzavano facilmente nel gran viluppo d elle leggi antiche e nuove. facendole intendere in tal modo: "No n ho altri al mondo che te!". stringendola al petto con muto impeto." Non s'erano scambiate altre parole sino alla fine del desinare. Mentr e gli occhi scorrevano le lunghe filze di numeri dei registri. con le mani dietro la schi . fingendo di non inte ndere. Ora appartieni tutto a lei!. dava torto. avrei dovuto dirtelo prima. Povera mamma!" Non glien'aveva più riparlato.gli parlava di lei! Soltanto ora egli comprendeva perfettamente qual largo posto avesse occupato nel suo cuore e nella sua vita colei che non era più! Quella morte così inaspettata gli diveniva di giorno in giorno maggiormente dolorosa per le circostanze con cui e ra avvenuta. quasi per scrutargli l'animo. e le aveva aperto incontro le brac cia. E anche allora.. rispondeva. Io sono di troppo. sul punto di uscire dalla stanza da pranzo. ella si sentiva messa da parte. "Ci sarà la brezza marina. anzi scansata nel di lui dolore." "L'estate... All'improvviso. Non se ne sarebbe consolato più mai! Il suo pensiero stava fissato costantemente là. La mattina che egli aveva visto Eugenia vestita di nero. "Senza potermi dire una sola parola!" Non sapeva darsene pace. aveva rotto il silen zio domandandole: "Come ti senti?" "Bella giornata oggi!" aveva soggiunto subito. Compatendo il d olore di lui. qualunque cosa egli facesse. intanto che una delle due persone in cui egli si sentiva raddoppi ato ascoltava. E guard andolo dalla finestra mentre andava via a capo chino. Si capisce che l'Africa sta a due passi. soffocheremo" rispose Eugenia distrattamente. con gli occhi cerchiati da lieve tinta azzurrognola.. anche con l'esempio. . ma per colei. a moltiplicare cifre. Povera mamma!" "Gelosa di me?" esclamò Eugenia stupita.. E quali rispo ste! "Ora appartieni tutto a lei. pure egli si fece for za e la incoraggiò. da un vivo slancio di gratitudine per quella dolce creatura che partecipava intimamente al di lui dolore. allorchè lo vedeva prepararsi per l'immancabile visita al camp osanto. non per te.. sentiva agitarsi smaniosamente la risposta tra le labbra. ed egli. seria.. "Che tepore! La primavera è precoce qui. l'altra non cessava un momento di ripetere lamentevo lmente: "Senza potermi dire una parola!. Ora. non per te. si erano trovati loro due soli a quella tavola dove prima veniva appare cchiato per tre. parlava a mezza voce. e questo la tormentava. la gente entrava in punta di piedi. il numero preciso d'un articolo del regol amento.

E Patri zio intanto si rammentava così di rado ch'ella doveva per lo meno annoiarsi con la sola compagnia di Dorata! Assorto nel suo dolore. Doveva mettere a parte delle sue pene una serva? Le pareva già troppo esser ridotta a invocarne la compagnia nei momenti di paura.. Perdonò alla M addalena! E arrossiva. il suo pensiero intanto vagava altrove. lo so. e venne a dirglielo subito. La maggiore è già avvizzita." "Spolvera. a ogni rumore di cui non sapeva rendersi subito ragione.. indispettita di queste scuse che si andava preparando per l'avvenir e. quando forse non ne avrebbe potuto più." "Li ho spolverati bene questa mattina. come un cetriolo a cui manca l'acqua. madre e figlie. Capisce? Portare una lettera a don Corrado Favi." "Lascia stare un momento. rossa in viso.. Non era arrivata a . quasi egli non dovesse tornare più. La minore però si serve di suo c apo. non po tendosi confidare con nessuno! Infine. o per buttarsi bocconi su quel letto dove egli l'aveva baciata l'ultima volta. evitando fin di parlarne con lei. un giorno o l'altro.ena. all'uscio dell'ufficio di Patrizio. qu asi temesse di profanare la memoria di quella mamma gelosa! Gelosa della nuora! Della moglie del proprio figliuolo! Le pareva una mostruosità.. origliando. giorni addietro la signorina voleva che io facessi una bella parte . Aveva amato. dov'egli spesso andava a chiudersi per sedersi su quella poltrona su la quale la sua mamma aveva passat o metà della vita.è un segreto. era stata amata in gioventù. e rimanere con quella morta che le co ntendeva il cuore di lui più di quando era viva. Così una mattina lo trovò Dorata. Non era però sicura di non doverci. Sa? Giorni addietro . È per retto fine. preparo il desinare. la interrompeva di rado. sua moglie. che importava come? C'è un destino nella vita! Dio. d a cuore di donna a cuor di donna. spolvera quei mobili. ma il cavaliere le farà spighire per via della dote. "Così non si consolerà mai." "Esageri. non le aveva più visitate dalla sera fata le. senza però stare attenta ad ascoltarla. Come lottare contro la invisibile nemica? Se la sentiva dattorno in tutti i momenti. "Brava gente la famiglia del sindaco!" "Un po' strambi di cervello padre. Mi faceva pietà. dove e rano prima la sua camera e il salottino. dovrei andare a nascondermi dieci miglia sotterra".. asciugandosi le mani. trattenendo il respiro." Eugenia. A ogni scricchiolio di mobili. L'altra ingiallis ce a vista. benchè serva. padrona mia!" Eugenia non rispose. perdona allorchè si pecca per bontà di cuore. passava le giornate colà. in co ntinuo rimuginare con la morta. le pareva di sentirsi proprio abba ndonata. per fa rla accorrere presso il padrone che piangeva come un fanciullo. e avrebbe dovuto sfogarsi con Dorata. colei . Non osava uscire da quelle stanze e attraversare il corridoio per andare ad affa cciarsi. Le bastava quel mormorio di parole ronzate nella camera che l'assicu rava di non esser sola. con voce velata dal turbamento che voleva nascondere. glielo confido perchè so che non ne fiaterà c on nessuno -. si sentiva scuotere tutta da ribrezzo. Risposi: "Perdoni. Gesù Maria! Ricco qual è!. ti dico" ripeteva Eugenia. non mi m escolo di certe faccende.. stando in attesa. Dio mio. dimenticando ogni altra cosa. era una buona creatura.." "Le ragazze spasimano di prendere marito. spintala a parlare. povera ra gazza! Voleva anche darmi del denaro. E si metteva a discorrere con lei per trattenerla più a lungo.. che sa tutto. Vagava nella sta nza d'ufficio dove Patrizio passava la giornata in preda della sua morta che lo invasava ognora più. s cendere così in basso!. trasaliva. come un tempo. Le due celle. all'idea di rimettervi piede. solo o accompagnato da uno dei commessi. a rrivare! Aveva tanto bisogno di compassione! Soffriva tanto maggiormente. vagava nella camera lasciata intatta. spalancando gli occhi verso il posto d'onde il rumore era partito. e chiamava: "Dorata!" Dorata compariva su l'uscio. "Che cosa fai?" "Sono in cucina. signora. ma se i suoi parenti lo sapesse ro.

senza scopo. sorell e glielo avevano avvertito: "Andrai di qua e di là.. seduta presso la finestra. quantunque vi avesse riflettuto lungamente dopo che egli. Ma non appena le si presentarono all'immaginazione altre case lontane. Era dunque maledetta. voleva convincersi almeno se ne avrebbe avuto la forza. irradiò improvvisamente il salottino d'una tenera luce rosea . e tutte quelle povere casette con le finestre aperte. invadendo tuttavia il cuore del figliuolo e stornandolo da lei. quasi volesse andar via di soppiatto a trovare la sua mamma! Questa visit a quotidiana diventava. Aperse un cassetto. se ne sentì quasi toccare con mite carezza. con panni sciori nati qua e là. l'uno nel centro. un vasto quartiere di Marzallo si schierava in faccia al so le. e continuava ad essere tale anche di là dove ora si trovava. . spuntando dietro la cupola della chiesa che lo aveva nascosto fin allora. i tetti coperti di bor raccina.. non poteva dubitarne. allo stesso modo si schiarirono i suoi neri pensieri e il suo cuore nero in quel subitaneo chiarore. come aveva evidentemente minacciato con quegli occhi fissi di morente! Se li vedeva dinanzi tutte le volte che vi r ipensava. P arlava con qualcuno. le amiche e quasi ne s entì le voci e le parole. sul fondo del cielo az zurro. sventolanti come pennoni da le cordicelle tese.. la cupola della chiesa rives tita di mattoni inverniciati azzurri e bianchi che scintillavano. Per qualche momento. sembra buono. l'altro a sinistra. con un tozzo di pane nero! Giacchè invidiava fin questo alle poverelle che venivano a ste ndere il loro misero bucato sui fichi d'India della siepe attorno al convento. Aveva inteso aprire l'uscio. E si affacciò alla finestra con un senso di sollievo. Però quella sera si sentì afferrata da improvvisa smania d'impedirgli di andare. m a si traevano dietro i loro bambini! Ah!. su la collina. con le mura scurite dal tempo. la sua nemica! Quella che era stata gelosa . Oh. Chi lo conosce a fondo?". ogni giorno più. quasi posti a guardia delle casette attorno. colma di tutto. m a non appena le balenarono innanzi agli occhi le sorelle. fuorchè di quel che uni camente avrebbe potuto appagarla e renderla felice. Il sole vicino al tramonto. con su una palla e una gran croce di ferro. Eugenia. Patrizi o rientrava così triste. dalla mattina alla sera.spiegarsela. Alto. ne aperse un altro. e non si era neppure fatto vedere d a lei. tortura insoffribile per Eugenia. parevano sorridere nella luce e formicolavano di vita. si era lasciato sfuggir di bocca: "Era gelosa di t e!". tante volte vedu te alla stessa luce rosea dal terrazzino di casa sua. Zuccaro o Griffo forse. Patrizio. che si apprestava ad uscire per la giornaliera vi sita al camposanto. chiudevano severamente l'orizzonte. Ed ecco la sua bella vita! Aggirarsi dentro due cellette di convento come una mo sca senza capo! Smaniare nella solitudine. nè amici di cui tu possa fidarti! Che ne sai di costui? Dice d'amarti. in quella gioia lumi nosa. traforati. soltanto per divagar si. e ora udiva il leggero r umore dei passi di suo marito. comparve in mezzo all'uscio del salottino. quasi qualcuno fosse venuto a liberarla dall'incubo che la opprimeva. Ci era però di mezzo colei. e il convento di Sant'Anna i n cima alla collina. buono era! E l'amava davvero. Padre. se Dio non le concedeva nemmeno quest a grazia? Che peccati aveva commessi da meritarsi tale gastigo?. I campanili dell'Annunziata e della Mercede. rapita dallo spettacolo. rovistò. vestito di nero.. col cappello in mano. snelli. allorchè non poteva prender s onno e pel terrore svegliava Patrizio: "Ho paura! Ho paura!".. anche senza gli agi. dov'ella non aveva mai avuto il coraggio di accompagnarlo. S'era fermata a origliare.. senza casa propria. senza pare nti. mentre inaffiava i fiori o attendeva che Patrizio dalla finestra incontro venisse a darle la buona sera. Eugenia stette a guardare. ch'ella non ardiva di interrogarlo nè di rimproverarlo. La stoffa nera della veste azzurreggiò e parve schiarirsi sui ginocchi e su le man iche a quell'onda di tinta gentile. e anche la notte. e a lato il ca mpanile aguzzo. le terrazze piene di graste di garofani e di basilico. Il Signore le aveva pure negato il c onforto d'un figlio. in un fug gevole istante di espansione. si ritrasse dalla finestra e cercò di scacciare quella vis ione che inopportunamente veniva a intenerirla e a riempirle gli occhi di lacrim e.

Mi rifarò con lei. Torno subito. non mi risparmi. fa quattro segnacci su la lavagna e sciorina la sua filastrocca. Sempre con questi fogliacci tra le mani! E perciò le piglia la ma linconia. c'è il santuario della Madonna delle Grazie. Se mai le occorresse qualche cosa da Siracusa. "Non si scomodi. "Porterò via la sua signor a." "Consiglio. vedrà la viottola. ma stiamo così lontano di casa . e avrebbe avuto addosso gli esami.. sarebbe impossibile. e Pina non è sempre libera per accompagnarla." "La sua prediletta." "È vero: con lei me la intendo meglio che con le altre. "Quel professore di matematiche è assai valente" disse Patrizio. Potrà fare l a sua visita. Si accosti qui. dottore. S i divagherebbe e prenderebbe una bella boccata d'aria libera. "Ho due malati che mi aspet tano. "Verso sera. Il maestro supplirà al difetto dello scolaro. s'incontra tanta gente per quella strada. E non ne capisce niente nessuno." "Grazie. chi capisce cap isce. accennò di sì: "Sbrigati però. Giulia lo fermò pel braccio. e poi venire a trovarci. figliuola mia!" soggiunse. Apparve sull'uscio Giulia. Prenda la via diritta.. Non può sbagliare. Parte oggi stesso?" "Domani. e vi faceva un segno col lapis rosso. Vuol molto bene a donna Eu genia. stando sempre rinchiuso qui d entro? Glielo dica lei. Arrivato là." "Le matematiche non divertono" rispose Ruggero. Buona sera.. Si affrettava a tornare a Siracus a." Il dottore. dottore. "Lo conosco. Pochi altri mesi. Gliel'additerann o. Dovrebbe venire anche lei. fuori il paese. C'è un gran carrubo presso il muricci uolo. "Secondo i gusti.. rimasto presso l'uscio a parlare con Ruggero. io verrei a scompigliarglieli diec i volte al giorno." "Studieremo insieme.. Che coraggio ha! Per me. Avrà da fare anche allora? Ah! ca pisco! la sua visita. Ho de tto bene che è ordine suo. rivolta a Patrizio. La sua signora è una santa donna." Ed anche quella volta lo aveva lasciato andar via! XII Ruggero era venuto dall'Agente per congedarsi. Non vede che viso giallo si fa. Permette che donna Eugenia venga con noi? È ordine del dottore." "Sarebbe troppo incomodo per la signorina. giacchè avrò questa fortuna." "Di là c'è mia sorella Giulia. ciarlerà dopo." Patrizio stava per alzarsi da sedere." Patrizio di tanto in tanto. prende il gessetto. di n ome soltanto." "Non mi dica di no" rispose Giulia." "E secondo il modo d'insegnarle." "Va bene. Son venuto a prendermi i comandi di lei e della sua signora. sorridendo. Quello là monta in cattedra. dava un'occhiata alle carte che aveva dinanzi. Verrebbe a tenerle compagnia tutti i giorni. tornerò con le mie sorelle e Ruggero. le gioverebbe tant o!" "Non posso" rispose Patrizio. perchè lei non cerchi scuse nè pretesti." . "Vengo col dottore. per una passeggiatina alla Madonna delle Grazie. seguita dal dottor Mola. Io.. a manca tra gli ulivi."Sei sola?" "Con chi vuoi che io sia?" "Dorata è in casa?" "È in casa.

Lei è di casa là. le mie sono più grandi. è un acconto. Com'è bella oggi la sua signora! Non se la merita. non lo nego. non si rimedia a niente. avrebbe visto che occhiatacce! Con loro non si può scherzare. che adattava palma su palma.." "Ringrazia a denti stretti. "Come sono contenta! Faremo la passeggiata. è troppo seri o -. per amor di lei. Ora che non c'è più clausura . Io ne ho una paura! Voialtri medici.. urla. Uguali.. e perciò ritirò vivamente la mano . Tanto. "Se fa piacere a Eugenia. Mi vu ole?" "E. Mi vuole per moglie?. La vostra signora è forse impensierita anche per voi. Bel giovane mio fratello. Vuol dire che dev'essere così. ma bisogna essere ragionevoli. no.. prima del tramonto. e sarà un grande aiuto alla cura. Tutti i giorni!" "Tutti i giorni!" sospirò Eugenia. quel tale?" le disse il dottore. Giulia entrò saltellando nel salottino di Eugenia. Non li posso soffrire questi fogliacci. ricordatene. Donna Eugenia: "Se fa piacere a Patrizio!".già non lo sposerei. numero sei. Lasciamo l'Agente con i suoi fogliacci.. "Se fossero state qui Angelica e Benedetta. l'una su l'altra. Parlo per chiasso.. Egli dice che le sue mani sono più piccole delle mie. no n posso vedere visi lunghi. rivolto a Patrizio : "Andiamo bene." "Intanto non lo fai lavorare!" disse il dottore. passeremo tutti per là. decideremo noi. Non risponde? Le dispiace?" "Anzi. Ho fatto un po' di predica alla signora. non mi lascio illudere dalle apparenze. Io però non guardo ai fenomeni materiali soltanto. dito su dito della destra di lei e di quella di Giulia. non sei ancora innamorato!". E da oggi in poi." "Uguali" replicò Giulia "non faccia la modesta.. quasi di cosa che non stesse bene. caro Agente. Lei ora può correre dai suoi malati. che sono di umore allegro. che vedete morire tante persone. Io. Oh! Con chi non urla papà? Io però lo lascio urlare come se niente fosse. " "Scusi" disse Ruggero a Eugenia. o quasi. "Sempre mala lingua! Vada via. Ch i dovrà decidere? Decido io.. ha fatto la morte. L 'odore è sparito. Contenetevi." "C'è sempre! I conventi non li ha aboliti la Chiesa!" esclamò il dottore. ci accapiglieremmo tutta la giornata. vorrei arruffarle ogni cosa. chinandosele all'orecchio. costei sarà felice.. dicendo: "Ha perduto. "Tu intanto va' dalla zia Vita e torna subito" disse Giulia a Ruggero. Noi ci divertiamo così" continuò... Lo ripeto anche a voi. "Mi lasci vedere. ma più piccole. Io lo canzono: "Alla tua età. Benissimo. non ha il suo viso ordinario. Siamo duri di tes . Chi ha fa tto la vita. dottore: "Si va alla Madonna delle Gr azie!". "Per carità non toccargli questo tasto!" disse Ruggero che rideva. dopo la visita al camposanto. Misuriamol e.. Mi prudono le mani. forse verrà anche l'Agente. Si riserva a certe scappatelle! E papà strilla.." "A proposito!" Giulia prese le mani di Eugenia. minaccia. "Mi riservo" risponde. avete un cuore d i sasso.. Io torno d i là. Il giorno che vorrà bene a una donna e la sposerà. Uno dopo l'altro. ma di buon cuore. sappia che la sua signora sarà portata via quasi tutti i giorni.. Se fossi sua moglie ." "Quanto alla morte" disse Giulia "il Signore non ha fatto una bella cosa. E soggiunse. Ora avremo la buona stagione. Giulia arrossì. Mi pa re triste." Ella era diventata rossa.. le faceva stra na impressione. "A giulebbarmi un'altra predica! Scommetto. Mi vuole per moglie?. affliggen dosi. Il contatto delle mani di Ruggero. ad ammazzare quei poveretti che lo aspettano. impensierita. è vero? S capato. così. appena Ruggero fu andato via. ma più belle! Ho vinto un paio di gu anti. con fra Lorenzo il custode.. ringrazio lei e le sue sorelle."E non c'era bisogno d'invocarlo" disse Patrizio. faccia una passeggiatina verso la Madonna delle Grazie. int endo. E questa è fatta. C'è stata la disgrazia." "Lei: "Se fa piacere a Eugenia!". Rassegn arsi alla volontà di Dio è un gran rimedio pure ai nostri giorni. Sposerei piuttosto il dottore che ha sempre lieta cera come me.. "Permetta che le misuri io. Non so co me gli regga l'animo. Vedi? Più belle. E questa sera poi.

aveva fatto così anche lei! Sì. Piene di superbia. Papà. Sono furibonde. leggendo e rileggendo le lettere di Patrizio! Sì. La mamma. Non mi mettano con le spalle al muro!. stirando le falde della veste su le ginocchia. la guardava con lieve sorriso d'invidia e le mani abbandonate in grembo. appartiene a chi appartiene. Che m'importa se il nonno di Corrado faceva il carrettiere? Suo padre è ora un proprietario. Deve sentire un gran vuoto. probabilmente.. ma io. Non si annoierà?" "Ma le pare?" "Mi dia del tu. mi rimetto subito. "Mi ha scritto che n'ha già parlato in famiglia" riprese Giulia "e che i suoi ne s ono contenti.. anche tu.... Ne ho un mazzo alto così. forse" soggiunse dopo breve pausa. Viene di ta nto in tanto un uccellino. Ce la diremo! In agosto egli prenderà la laurea. caritatevole e di umore all egro. sto in guardia. deve aver sentito anche le i il gran bisogno di mettere un'altra persona a parte della propria contentezza. Sogni! Fantasie! E per ciò crollava la testa. Eugenia. Abbiamo fretta tutti e due! So quel che avverrà. e me ne porta una di nascosto. Ma co n le ragazze innamorate non ce ne può neppure il demonio! Faceva così anche lei?" Eugenia si sentiva presa da immenso sconforto. Perchè abbiamo delle terre? Papà. Di' intanto. e può intendermi. non parli come la mamma!" "Lo so. Quando sarò maritata. Le pareva di sentirsi ripetere le sue stesse parole ai parent i: "Mi vuol bene! Ci vogliamo tanto bene!".. come crede il dottore? Lo lasci sfogare. gesticolando con le mani per aria. strilla. . Quest a volta ho detto: di'!" "Brava! Son venuta sola a posta. Sì. Perchè crolla la testa?" Eugenia ricordava. Se lei leggesse le lettere di Corrado! Otto... "Non badare!" rispose. mi spiano.ta tutti e due. "Chi sa che si figura!" esclamò Eugenia. tanta spen sieratezza e tanta fortezza di carattere. e aveva vinto! Ma poi? . lottato anche lei. per ora.. dondolandosi. allora. aveva pianto di piacere anche lei. quasi non avesse inteso bene.. ci vogliamo tanto bene!. "Ho qui. la mamma più di tutti. aveva sofferto.. in gola.. suppongo.. non ha vizi. "Maritata! Siamo tutte così. Con le mie sorelle. quando pensa che deve dare la dote. povero Agente! Anche lei. Le confidenze di Giulia le risusc itavano nella memoria tutto il suo dolce passato. È così buona. Era stata forte di carattere anche lei se non allegra a quel modo. "Parliamo di cose allegre" riprese Giulia. Quando ho t orto però. Un gran vuoto anche lei per la mor te della suocera? Le pareva uno scherno. Per lui. mi vuol bene.. come per gustare il sapore lasciatole in bocca dall e proprie parole. qualcosa che mi fa groppo: mi confiderò con lei." Parlava dimenandosi su la seggiola. piena d'ammirazione per tanta gaiezza. se non si prova da sè. e: "Forbici! Forbici!". dieci pagine fi tte per volta. "Il dottore ha detto all'Agente: "La signora è impensierita". Se non c'è un cane che le voglia! Se dovessi attendere. È studioso. Si trat ta della madre.. pretendono che la minore deve sposare dopo di loro.. Gli torcerebbero il collo. C'immaginiamo il paradiso. Farò una sciocchezza!" "Che sciocchezza?" "Niente! Niente!. In casa non sospettano niente. quasi sentisse strapparsi un'ala di fegato. non ce ne sappiamo persuadere. Corrado fra poco sarà avvoca to. è più spiccio." "Anche lei." "Non ci riesco. dirà di no.. e gliene capitasse qualcuna in mano. Corrado si contenta di poco. Mi fanno piangere di piacere. ma ora si sentiva fiaccata! "Che cosa ha? Non sta bene?" domandò Giulia. ne convengo. facendo scoppiettare le labb ra alla fine d'ogni periodo. ridendo. donna alla buona. per di più." "Oh. Infine la roba non si può portar via nell 'altro mondo. peggio." Eugenia la fissò. sono donna. si c redono tante principesse: "Quello è brutto! Questo non è di buona famiglia! Quest'al tro è senz'arte nè parte!". un po' chinata verso di lei. starei fresca. e in settembre farà fare la r ichiesta a papà.

Lo vinco sempre. "Beati loro! Non fanno altro" si lamentò Benedetta." L'aveva sì. In fondo. "Venga. "Come si va." "Zitta! Possono sentirti" la interruppe Angelica. E hanno appena da sfamarsi! Si vol ti addietro. rossa degli ultimi raggi del sole. erano venute a recitare le loro devozioni alla Madonna. Ulivi da ogni lato. già molto avanti. non più la morta! E lungo lo stradale. ridevano. quel palazzo a cui manca mezzo tetto è del Ciocia. mi dia il bracc io. tornando dai campi. il loro Casino è qui. dall'ultima casa del pae se fino a qui. "Non sarà peccato se oggi tral ascia. frate sporco?" "La coscienza dobbiamo aver pulita. in piena campagna." "Il convento?. Il vecchio è il barone Cioc ia. non senza un sorriso di compiacente meraviglia. padrone mio!" . Correremo insieme. "Vedrà quanti voti!" disse Benedetta. traversando le vie tra persone che salutav ano famigliarmente le figlie del cavaliere. sulla ristretta spianata. non si vedeva alt ro. per la discesa che conduceva al camposanto. l'Agente e la sua signora. E la scomunica?" "La prendo addosso a me." "Scherza sempre.. alcune donnicciole in ginocchi o.XIII Quel sentimento di sconforto le durava ancora verso sera.. cavandosi di testa il cappuccio. illusa anch'ess a! Giulia e Ruggero. Una rovina! Se capita qualche buon colpo di levante. trascinando Eugenia pel braccio. si fermò. Ruggero. Giuseppe e Maria!" salutò fra Lorenzo. Illusa. stringendo le labbra. Presero la viottola. al rovescio. quello dal lanternone. laggiù. non di colei!". Eugenia. sotto quel cielo ves pertino soffuso di smeraldo. davanti a la chiesa del Rosario. a traverso gli ulivi. come anime condannate. mostrava la cima della fa cciata. mentre s'avviavano al santuario della Madonna delle Grazie. "Oggi è proprio di ca ttivo umore!" Ruggero le attendeva seduto sul muricciolo." "Qui? Con tanta gente che passa?" la rimproverò Benedetta. col cuore grosso. seduti sul parapetto del ponticello" riprese Giulia "sono i nobi li del paese! Non vanno in Casino. non si voltò nemmeno. venga con noi questa volta!" gli disse Giulia. "Se ha grazie da chiedere.. aveva il pensiero fisso alla tomba davanti a cui Patrizio era anda to ad inginocchiarsi. una grazia particolare da chiedere. lassù non l'ascoltavano da un pezzo! "Gesù. e p rovava compassione di Giulia. Ma oramai ella perdeva a poco a po co anche la fede. senza salutare nessuno. Tre baroni e due cavalieri in un palmo di terreno! Pa sseggiano soli soli. quasi per protestare al cospetto della morta: "Sono sempre tuo. Ruggero mi ha sfidata. voscenza!" "Perchè non vi lavate le mani. Povera giovane! Forse correva spensieratamente verso una sorte simile a quella di lei. una voglia!" disse a Eugenia. lo porta via. "Guardi: quei là. Patrizio. e sparso di nuvolette che parevano isole d'oro in u n mare calmo. il santuario. Giulia tornò sola addietro: "Ho una voglia di correre. "Fate vedere la chiesa e poi il convento a queste signore. Davanti a la porta. Ora. frataccio?" rispose Ruggero. doveva torcere a sinistra. e. E rispondeva con monosillabi alle interrogazioni di Angelica e di Benedetta. vedendola così ilare. "Stia allegra" fece Giulia. sotto il carrubo che chinava i folti rami quasi fino a terra. impettiti. chiesetta add ossata a un modesto edifizio già convento di Cappuccini." "Vi raggiungerò" egli rispose.. su e giù. "Su. la gelosa era l ei.

"Impossibile." Il sole era già sparito. La chiesetta."E anche le mani." "Ah se fossimo soli in questo momento!" esclamò Eugenia. asp ettavano anche esse che Eugenia e Patrizio le raggiungessero. Egli s'era appoggiato all'imposta aperta della finestra. così pure i c uori d'argento appesi al muro ai due lati. nulla avrebbe potuto impedirle di dirgli quel che tante volte avrebbe voluto dirgli laggiù in casa loro e non aveva mai potuto. E Ruggero gli ammiccava con maliziosi cenni significativi scrollando la testa. D'attorno. c essato di leticare sottovoce e di voltarsi sospettosamente a ogni due passi. Nella penombra della stanza scorgeva appena il biancor e del viso di lei presso il letto e il biancore delle mani. Eugenia. . s'erano fermati presso il ponticello e che Angelica e Benedetta.. tenendo incrociate le brac cia sotto i maniconi della tonaca. Vergine santa. pregava senza pronunciar parole. che s'impazientivano di non trovar subito lo spillone da cui il cappellino era fermato su la testa. Il cuore le rigurgitava. Il ritorno fu silenzioso per lo stradone deserto. a quest'ora!" rispose Eugenia. padrone mio!" rispondeva il vecchietto. Sull'unico altare. e gli occhi d i cristallo della Madonna mandavano vivi riflessi dall'alto. immersa nella semioscurità. Eugenia non si attendeva che Patrizio. per riconquistare il cuore di lui! Rendetemelo. soggiungendo sottovoce perchè le donne non sentissero: "Allora. ora il cielo ch e cominciava a imbrunire. fisso fisso. l'ho consolato!"." "Davvero?" "Perchè davvero? Non capisco. sentendo la voce di Patrizio che chiedeva di loro da fuori. "Ebbene. una statua di legno dorato. Le signore si erano inginocchiate. sotto la corona tem pestata di gemme di vetro. pareva piena di mister o. "Questo sarebbe il momento opportuno! Non lo ritroverò più! Non saprò più dirt i nulla!. Le pareva che all'aria aperta . la Madonna col Bambino in brac cio. preso il braccio di Patrizio. Dio!" rispose Eugenia. "Sono contenta d'essere al tuo braccio. luccicava alla scarsa luce dell'ovale sovrastante alla porta. Di tanto in tanto qualche scoppio di risa di Giulia e Rugge ro che precedevano. vedendo che Giulia e Ruggero. Ruggero tornava a tentare Fra Lorenzo per fargli infrangere la clausura. senza muover labbra: "Datemi forza. cosparso di fiocchi di nuvole scure. Eugenia. ora gli ulivi attorno. appena arrivati a casa. "Anch'io. rosse e verdi. vi si appoggiava lass amente. quasi mormorandoglielo all'orecchio. non ce n'era scomunica per certe comari!" Eugenia non levava gli occhi d'addosso a Patrizio che se ne stava in disparte.. quantunque impaurita della statua ch e guardava con quegli occhi così lucidi. a' bei tempi però. Mai!" In quel punto credeva così. in questi luoghi. quasi le si ser rassero le labbra ogni volta che si apprestava a parlare. "Se fossimo soli!" Smaniava. avrebbe ripreso s pontaneamente il discorso interrotto nella passeggiava: "Qui siamo soli. Che volevi dirmi?" Si sentì quasi sfidata. tra quegli ulivi che restringevano in dolce intimità l'orizzonte. e le rammentava gli occhi de lla morta. Di qua e di là piante di ulivi c he facevano ala. straluccicanti anche esse. "Oh. b ianchicce agli orli. aspettando che Eugenia si levasse il cappellino. che siete la fonte di og ni grazia! Consolatelo Voi!" E trasalì. quasi la Ma donna le avesse risposto in quel punto: "Ecco. Ve rgine santa. stringendogli la mano come per afferrarsi più fortemen te a lui. e se fossimo soli?" disse Patrizio. s tropicciandosi le mani. come quand'era tutto mio! Consolatemi Voi. "Sei un po' stanca?" egli domandò. accortisi di aver lasciato troppo indiet ro gli altri. g uardando ora la facciata della chiesetta. nella soave pe nombra della sera. in alto il cielo grigio. gran silenzio tra gli ulivi nella calma della sera senza vento. Una lampada a olio ardeva in un canto .

Che hai. "La solita ubbia? Sei di ghiaccio. metterò almeno il cuore in pace. "Ch e hai contro di me? Prima c'era il pretesto della gelosia di tua madre. e voglio stare tra le tue braccia."Che volevi dirmi?" replicò. di attirarmi al petto." "E non t'amo?" "Dell'amore a cotesta tua maniera. leggi e non badi che io sbadiglio... non te lo direi. no! Ne ho la prova in questo stesso momento.. baciata. stirando in giù le braccia: "Dovresti saperlo. Lo vedi? Per lei ti risenti subito! Per lei ritrovi la voce!" "È per te!" disse Patrizio. "Basta. te ne prego!" "Sì.. insomma. signorina!" io ti risposi: "In che modo. leggi. "Se non lo comprendessi." "La solita ubbia?" egli disse." "Non nominarla. Voglio es sere amata come t'amo! Amata. ti ho nascosto le mie lacrime. "Non m'hai tu detto: Era gelosa di te?" "Gelosia da madre!" "Orrore che io non posso spiegarmi. eccitata dal sentirsi ripetere la domanda e q uasi più rassicurata dall'oscurità. O mi farai maledire tua madre lassù in paradiso.. "Che dirti! Come di singannarti!" E non ti passa nemmeno pel capo di stendermi le mani.. una carezza. non ci vede. E buttato il cappellino sul letto. se comprendessi!" egli replicò severo. non ci sente! Perchè non m'ami come t'amo io? Che mai de bbo pensare di te? Ti sono cascata dal cuore? T'ispiro repugnanza? Sei pentito d i avermi sposata?. Non sono stata io che ti son venuta incontro. e voglio sentirmi accarezzata . e la sera. "Non m'inganno. di dichiararmi coi baci: "Vedi se basta?". Ella tentava di svincolarsi.. te lo provo. che t'ho circ uito. bisog na strapparteli peggio di prima! Hai tuttavia.." "Eugenia!" "Ah!. niente! Hai tu forse altri pretest i? Ho rispettato il tuo dolore. Te ne stai chiuso nel tuo maledetto ufficio. Gelosia da madre!. quasi tra l'ufficio e queste celle ci fossero miglia di dist anza. Ma ora ella è in paradiso. dove si trova!. dovresti già essertene accorto!" rispose con voce tremante.. prendendola tutt'a un tratto fra le braccia. Pensa che ho ventidue anni. "Perchè?" domandò Eugenia alzando la testa. paura di lei?" "Non parlare così!" la interruppe Patrizio duramente. "No. "Prima" ella riprese "avevi anche un'altra scusa: la mia malattia. peggio di prima! Un bacio. Invece ti allontani ogni giorno più. Non c'è più ombra di profumo.. Ed ora che mi conosci intimamente .. "Per rispetto della morta?. amata come tutte le altre!" "Tu non comprendi quel che dici!" la interruppe Patrizio. ora che sono tua. oh! non so che farmene! Amore a parole! Io no n ti affermo soltanto di amarti.. Eugenia. intendi? Amata!. leggi.. pel cuore!" replicasti. che ho promesso mari e monti. non so no una vecchia. che ho freddo nel cuore e che non posso più vivere in tal modo!. E va bene.. non t'avvedi di nul la! E mi lasci quasi in abbandono e vivi con me come con un'estranea che si trov i in casa tua senza che tu sappia perchè.. dimentico di me quasi tutta la giornata. ci vediamo a col azione. andò risolutamente verso Patrizio strizzandosi le mani. se mi conosce soltan to di vista?". Ma ora? Ora? Non ti avvedi che io soffro... Ricordi? Quella sera che dalla finestra tu m i dicesti: "V'amo. ripetendo: "Per me? Per me?" Patrizio la trattenne: "Sì. attendendo speran zosa: "Ritornerà a me!".. Ebbene: sono guarita! Senti qui. contro d i me? In che ho potuto dispiacerti? Parla!. Non mi ami più? Confessamelo. volevi d are ragione a lei. non basta più forse?" "Che dirti? Come disingannarti?" soggiunse Patrizio dopo alcuni istanti di silen zio." "Non lo diresti. che casco di s onno. per te! Come hai potuto sospettare?" . lascia il lume di là" ordinò Eugenia a Dorata. a desinare. è ancora lei che t'impedisce di esser mio!" "Non la nominar più!" ripetè Patrizio con voce cupa.

il suo coraggio. così affettuoso che Eugenia. I suoi occh i s'incontrarono con quelli di lui.. Non era facile! "La colpa è anche mia" egli riprese a dire. So che ti vorrei contenta. una parola di perdono. la sua rassegnazione di santa! Oh. Per questo ti sembro freddo! Sono timido invece. E mi facevi pena.. nient'altro. sei ancora malata" egli soggiunse "e travedi stranamente. i ntanto. Tu se i stata l'unica donna. quasi tutta la scarsa luce della sera che penetrava dalla finestra si fosse già condensata in quelle pupille diventate più nere e più espressive. lei come madre. la mia giovinez za ancora più triste. Le sue sopracciglia s'erano già spianate. Non saprei mentire. infine!" esclamò dolorosamente. "Ne convengo. E forse tu saresti venuta. e dall'espressione di quel viso. sai? Io ti celavo i suoi sfo ghi e le sue collere. Quante volte. E non ho mai potuto. Quasi un anno di terribile lotta per risparmia rvi dispiaceri. Ne soffro vedendo a quali conseguenze la mia timidità mi lascia esposto. te come moglie. neppure vole ndo. non ti capisco!" disse Eugenia. perfettamente guarita. tutte le sventure. Io ignoro come amino gli altri.. dal l'espressione del viso. e gli prese la testa fra le mani quasi volesse convincersi. che la guardavano pieni di compassione.. dopo mia madre. tentando di evitar di rispondere a que ll'intimazione. "Ma spiegati. che ignora certi usi. soffrivo doppiamente. Poco fa. egli indovi nava benissimo la dolce commozione prodotta dalle sue parole dentro il giovane c . sono stato eccessivo. maravigliata. la sera sul punto di andare al camposanto. per non farvi inasprire maggiormente una contro l'altra!. c erte pratiche del mondo e non può affatto adattarvisi? Ma il mio cuore è sincero. non ho mai visto un raggio di felicità nella mia vita. e divento più timido!... prima d i conoscerti e di farti mia.. tu l'hai conosciuta in mal punto! Aveva avuto me. Nel mio cuore non c'è lievito di altri amori. accigliata per diffidenza. Foss i almeno riuscito! Quando penso ch'ella è morta senza potermi dire una parola. ma non importava! Vi amavo tutte due . inte nsamente. Ed egli. E poichè io sap evo che tu non l'amavi. Accecamento di madre. me n'accorgo. baciata. quasi attirato da un fascino. paventando la tua risposta. Mi conosci male. "E non puoi capirmi. Che posso farci se io la comprendo diversamente.. no! Ma non per lei. Con me pure. le sorrideva scotendo leggermente il capo. da uomo vissuto solitario.. dubitando di se stessa. amata come tutte le altre!"" "Non ripeterlo! Mi fa male. continuand o a fissarlo. Saresti venuta?" "Oh... Ma tu non puoi farti un'idea del dolore che provo. ma la mia parola dice quel che sento e penso. neppure tu sa i perdonare!.. sei nervosa.. intrattabile. tu che ignori la mia triste fanciullezza. perchè mi accorgevo che no n sei. la sua voce aveva ripreso l'accento natu rale. "Sono una grulla dunque?" "No." Ella spalancava gli occhi stupita. mi par d'impazzire! Neppure tu sai compatirmi. povera figliuola!" rispose Patrizio. cessò ogni conato. felice! E mi sento fanciullo accanto a te! Tu comprendi la vita a modo tuo. me soltanto per tant'anni. È in difetto. come avrei potuto dirti: Piangiamo insieme?. rimproverandole in tal modo l a sua poca fede: "Come hai potuto sospettare?" "Spiegati. la sua parola . non lo diresti!" erano appunto i nervi che ti spingevano a parlare. accarezzandole con una mano i capelli sulla fronte e tenendole il braccio sinistro stretto attorno all a vita. La vista delle tombe mi fa orrore!" rispose Eugenia. che n'abbia preso possesso e per sempre. non ho mai avuto un giorno tranquillo. quando ti rimproveravo: "Se tu comprendessi. per ciò le pareva che tu le ave ssi rubato il cuore dal figlio. tutte le angoscie nelle quali non ebbi ma i altra consolazione nè altro conforto che la presenza di mia madre. della sua ragione.. sei così buona!. ma so che ti voglio bene con tutte le forze dell 'anima mia. Non hai t orto: è stata dura con te.. Io non sono come gli altri..Il suo accento era diventato così dolce. no. come tu credi. dal suo cuore." "Che cosa dicevo di strano poco fa? "Voglio stare fra le tue braccia! Voglio ess ere accarezzata. come molti altri forse. avrei vol uto dirti: "Vieni anche tu!". se parlasse seriamente o volesse ingannarla.

Stese le mani concave sotto lo zam pillo e bevve a sorsi.. "Deliziosa!" "Beva. gli si era abbandonata tra le braccia singhiozzante e incapace di continuare a parlare. non lo diresti!"" Poi. sgranato in perle e diamanti." egli la invitò. con lo sguardo vagante attorno. senza intenzione di mentir e. ella si ripeteva da sè: "Se tu lo comprendessi. intinse nell'acqua la punta delle dita e se ne strofinò la fronte." Sentiva riarsa la gola e inaridite le labbra. non poss o vederti soffrire! Ho i miei torti e te li ho confessati. D unque ella e Patrizio non s'intendevano! Era finita così! Bisognava rassegnarsi. e sospettava pure ch'egli no n avesse voluto svelarle interamente il suo pensiero. capriccio. da stanchezza che la faceva andare a passi lenti. Si sentiva oppressa da torpore strano.uore di donna che in quel momento batteva frequentemente contro il cuore di lui. "Il Padreterno va e viene. siamo nemici antichi. di mano in mano che la malia delle parole di lui l'and ava avvincendo. in cerca di qualcosa di cui non ritrovava nemmeno la traccia e che pure ella si ostinava a cercare. aveva il sentimento di un grande stacco dall'uomo amato tanto! "Amato!" Quasi fosse stato un avvenimento lontano del quale le eran rimasti nel cuore un ricordo e un rimpianto. Il suo male le aveva dunque fatto sfuggire di bocca parole che contenevano sconv enienze a quel che pareva? "Se tu lo comprendessi. ascoltando. affacciandosi alla finestr a. sugli esili steli di capelvenere. ripetutamente. "Il tempo di fumar questo sigaro. Io non ne sciupo goccia. via! Non esser bambina! È il mio castigo pure. muta. accostandosi.. Quantunque al braccio di lui.. beva pure. dopo colazione. Tutto quello splendore di verde la lasciava indifferente. appena pronunciata la risposta all'interrogazione di Patrizio. tra quelle siepi ora dorate dal sole di maggio. Che diamine fa?" Eugenia sporse la testa per vedere: "Ripulisce i viali. Che mai? Non avrebbe saputo dirlo. E mentre egli parlava. "Ah! Tu piangi?" egli disse. signora!" esclamò il Padreterno dalla siepe di faccia. a poco a poco aveva dimenticato ogni co sa. Le pareva che ormai tutto fosse stato detto tra suo marito e lei e che la sua sorte fosse già fissata. disse a Eugenia: "Abbiamo smarrito la via di laggiù!" "La selva dev'essere tutta in fiore" ella rispose." "Se ti piacesse. Via. sforzandosi di mostrarsi allegro. Acqua male facere e vino c . Eugenia era triste. Eugenia. quel po' di acqua che riusciva a raccoglie re. Patrizio. La fontana smagliava. cascava su le l arghe foglie d'acanto. Si sentiva vinta sin dalla sera scorsa. commosso pur esso. Lo zampillo. Credeva di non aver inteso bene. che si chinavano e si r ilevavano continuamente sotto gli orli della vasca verdi di muschi novelli. e.. Non sentiva più l'incubo della gelosia della morta. vedrai!" XIV Infatti il giorno appresso. Lasciami bere. "Ecco il castigo della tua diffidenza! Via. non esser bambin a! Mi emenderò. non lo diresti!". la com mozione l'aveva sopraffatta. da vanti a quelle aiuole colorate ancora di brina nei punti riparati dall'ombra dei rami attorno." E si avviarono. "No. Eugenia però si sentiva più affascinata dall'accento di Patrizio che convinta di que l che aveva udito. ma una profonda malinconia. forse l'amore fantasticato tante v olte tra quelle belle piante. "È tutta pe r lei. "Ti duole il capo?" domandò Patrizio.

e così latente e così subdolo da illudere anche il do ttore.egli. orgoglioso del su o bel regalo: "Due maschi e due femmine. Non era quello! E le sembrava di sentirsi simile ai cardellini che smaniavano nella gabb ia. brulicante d'insetti e di farfalle che sciamavano dalle siepi al fruscio della gonna di Eugenia e alle scosse che Patrizio vi dava a posta co n la punta di un piede. Eugenia dietro. infastidita di tutto. con la gabbia vuota tra le mani e gli occhi sbalorditi dietro i l volo dei cardellini che si sparpagliavano di qua e di là. quando nella settimana di Passione si rappresentavano i Mi steri. quasi non se n'accorgessero o non se ne curassero. e i fiori attendevano la mia padrona. tentando continuamente le gretole. rasentando la siepe di bosso. la sera scorsa. una sciocchezza detta dal Padreterno. saltellando su e giù. Ora. e vedeva lo sforzo e l'ostentazione in un atto suggeritogli dal desiderio di farle piacere? Era ingiusta pretendendo q ualche cosa di più? Che cosa? Ah! Lo sapeva forse lei? Ma non era quello. Qual che volta mi ci arrabbio. Il resto lo avrebbero trovato pei camp i e per l'aria.onfortabile.. Quella passeggiata per la selva non avrebbe dovuto rallegrarla? Era un b uon segno. silenziosi tra tanto sorriso di vegetazione e di luce. tanto per dire qual che cosa. balbettava stupito: "Perchè. Eugenia. L'attendevano pure i cardellini. fredda. di tutti. Ella sola cercava indarno. fumando. nè per lui. Perchè dunque ella non cr edeva alla sincerità dei sentimenti di lui. Oppure ri manevano zitti. e la teneva spalancata: "Andate via. ma niente che rassomigliasse. signor Agente?" "Da quel Padreterno che siete" rispose Patrizio sorridendo. che faceva questa parte nel Mistero . lasciandosi invadere sempre più. Chi sa che gli preparava per l'avvenire! Andavano. con le braccia abbandon ate sul grembo e gli occhi socchiusi -. diceva quello. di rose. "Mi emenderò: vedrai!" le aveva detto Patrizio. signora? Perchè?... Ragionavano tranquillamente di affari di ca sa. Che belle giornate eh? La selva è un paradiso. Vengano da questa parte. Lo scatto di Eugenia. siamo Padreterni da padre in figlio. colpiva l e persone a lui dilette. ven gano!" La selva era davvero un paradiso. seduti accosto . Sentono? Già cominciano a canticchiare. e specialmente di se stessa. odorante di spigo. pensando e fantasticando ognuno per prop rio conto. una storditaggine di Dorata. Il Padreterno. volevano la libertà. "Il vero Padreterno. e il nomignolo gli rimase. Almeno essi non s'ing annavano. staccata dal ramo la gabbia. "Perchè vi chiamano Padreterno?" domandò Eugenia distrattamente. creature di Dio!" E il Padreterno. Essere Padreterno e fare il sagrestano per campare la vita! Così va il mondo. Dico bene. era mio nonno. chi le coglie?" "Grazie" ella rispose. L'acqua produce ranocchi in fondo allo stomaco. Non aveva voglia di nulla. per la quale non si sentiva nata. ripresero la via della terrazza nell e belle serate. La gabbia coi cardellini pendeva da un ramo del mandorlo accanto al rosaio. o degli scarsi avvenimenti della giornata: una visita delle figlie del sinda co. egli avanti.. c'è un gattaccio dei dintorni che m e li insidia. verde e piena di sole. signora!" Eugenia aveva aperto la porticina. e non lo trovava. guardandole appena. senza mai trovare! Cercava qualcosa n el più riposto angolo del cuore di Patrizio. In quel momento lo occupava il pensiero del male che egli credeva covasse tuttavia nei deboli ne rvi di quella povera creatura. ai tempi dei tempi. Quando non poteva colpir lui. quasi volesse prendersela con qualcuno. alla gioia del le furtive scappatelle di una volta. ella dalla sdegnosa rassegnazione a qu ella vita monotona. di r osmarino. Patrizio da un sen . nè per lei. gliela presentava. Il P adreterno aveva in mano due belle rose per offrirle ad Eugenia: "Si sfogliano sulla pianta. Lor signori n on ci sono più venuti. Glieli avevo allevati con tanta cura!" Tornarono nella selva quasi tutti i giorni. nient'altro. signora. proveniva da questo! Ah! La cattiva sorte non si stancava di perseguitarlo. Peccato che i cardellini non facciano cova! Badi! Sca ppano. Oggi stesso li porterò su in camera.

"Ora ci vedremo spesso" riprese Ruggero. figliuola mia!". Oh. pei corridoi." "Ora si tratterrà un pezzo" disse Eugenia. Col pretesto delle lezioni del fratello." "Una volta poi finirò d'essere studente!" sospirò Ruggero. Allora. nomino il primo che mi capita in bocca. alla chiesa dove si celebrava qualche festa religiosa se rale. Da ragazza. Gliela danno a intendere le femminu cce. assieme con lei. Eppure si era ingrassata! "Ora vi sembro una carrozza." "Oh. pare più alto. ero un fil di paglia . Una. cavandone una di tasca. Venivano talvolta. Papà è su le furie. Giulia non la finiva più di ragionare del suo Corrado. "Verrò ad annoiare l'Agente per le matema tiche. come ella diceva. le leggeva." "L'hanno bocciato!. E per ciò si contentava di rimaner sola e di viver sola con la serva." "Guarda! Parla quasi fosse una vecchia!" "S'invecchia in tanti modi!" rispose Eugenia. Perciò ha una proposta di matrimonio al mese. beata lei! Tentazioni. non invecchiera i mai. Parlatele di quelle tentazioni e la fate felice. in mezzo a un vero inferno. È diventata. e le sue strampa lerie di ragazza che ha sulla punta della lingua quel che le ribolle dentro. un po' più seria anche lei. donna Eugenia mia. come le chiama. Ascoltava però più volentieri le confiden ze di Giulia. improvvisamente. nei gesti! Par di sentire proprio lei" disse Eug enia. Non è vero nie nte.. Son lieta che sia mio fratello. figliuola mia!".so di pace e di riposo. per cavarle di mano qualche soldo. che non intendeva ragione. senza punto badare agli alt ri. l'ave va costretta a maritarsi. mi pare. le pareva mill'anni! E alcune settimane dopo. o dalla zia Vita. non era nata pel mo ndo! Infatti voleva farsi monaca. . anche le sue sorelle. "Già la so a memoria. E l'a veva fatta dieci anni. cara Giulia. E strinse la mano che Eugenia gli stendeva. una dopo l'altra. "Bel gi ovane." "Come la zia Vita. quell'atonia era interrotta dalle risate di Giulia. La mamma: "Fa' la volontà di Dio. ridendo. "Sembrerebbe un inglese. dopo di averlo invitato a sedere. "Fino a dicembre. le sue risate. e allora conducevano v ia Eugenia a passeggio. " "Di Marzallo" aggiunse Ruggero.. con la sua buon'anima. che parlava sempre della buon'anima di suo marito." "Come la imita bene nella voce." "È diventato più serio in questi mesi. entrò in camera di Eugenia. non c'è che dire. ma suo padre. per le stanze. "Vestito così sbricio. fin per l'ufficio. Nei giorni in cui veniva a trovarla sola e rimandava subito Pina d alla quale s'era fatta accompagnare. quantunque lo prevedesse. figliuola mia! Non mi voglion o lasciare in pace! Quasi non ne avessi avuto abbastanza con la buon'anima!" Se le dicessi: "È vero zia. Io le dico spesso: "Zia." Giulia le recava spesso i saluti di Ruggero. è vero?" le susurrò Giulia in un orecchio. risuon ava ed echeggiava l'allegro chiacchierio di lei. che non vedeva l'ora di ritornare." Eugenia si divertiva stando ad ascoltarla. quantunque non fo sse poi tanto vecchia e le tentazioni non le mancassero. sventolando il fazzoletto dal l'allegrezza: "Eccolo qui! Eccolo!" Ruggero parve alquanto impacciato di quell'annunzio rumoroso. che ti ha chiesto il papa?" risponderebbe egualmente: "Ma sì. io?. buon' anima che gliene aveva fatto vedere di cotte e di crude. per proprio gusto. "Tu sì.. che a poco a poco gli addormentava nel cuore le diffiden ze e i sospetti contro la sua cattiva sorte.. è vero che il tale ti ha chiesta?". allora ella sarebbe venuta tutti i gior ni. Sempre la stessa. due volte la settimana. e l o getta attorno alla spensierata. tutte le lettere di lui." "Con gli anni si mette senno. Lo svelto abito grigio da mattina gli stava benissimo. "Ma sì. "Più lunga del passio!" esclamava. "Peccato che mio fratello non sia biondo" disse Giulia.

studio e lavoro. dice il dottor Mola. quasi volesse raccogliersi tutto nel solo pens iero della sua povera mamma prima di entrare. Nervi. "Son venuto a consegnarglielo . gli faccia anche copiare carte dell'Agenzia. Ha fatto bene a mutare stanze. l'intimo silenzio di quelle stanze nei primi mesi della loro vita a Marzallo! Eugenia. da dover diventare infinito! Ah. Quando possiamo contarle le disgrazie sono niente. se dovrà es sere avvocato. Il mondo non esiste per lei. è meglio tenerli un p o' lontani. lo so. E dapprima gli era parso che aumentasse. tornando a parlare delle lezioni. felice di vederla a quel modo."E allora prenderai moglie. E poi se la prendono coi professori! Se lo tenga qui. Dovresti trovarne una come questa qui!" "Matta!" fece Eugenia. benchè cari. Diciamo piuttosto che è la poca o punta voglia di studiare. il cavaliere continuò per un altro buon quarto d'ora . Tanto. su la poltrona. Le mie figliuole vanno matt e della sua signora. e si dimentica il po' che si è appreso. "Sia severo. che ha più autorità di me. contadini a piedi e a cavallo sbucavano dalle viottole nascos . girava il cappello tra le dita. nella vasta pianura. fosse pace desiderabile e buona? Non si raccapezzava. Proprio odor di zaga ra? Sembra una favola. E lui. Lo invidio. è avvenuto. da cui si sentiva lentamente circondare. Oh. una fila di carri mont ava per la salita. lui stesso. glielo d ica lei. di sentirla parlare e cantarellare. L'abisso si sprofondava nella gola tortuosa che si perdeva p iù in là. disturbavano la sua solitudine. le di lei sorelle. e si st udiava alla meglio. egli non si raccapezzava più! Giulia. e il peggio sordo è chi non vuol sentire. Oggi le scuole ci sono. "Ora costui è nelle sue mani!" conchiuse all'ultimo. "Di prediche ne ha fin troppe!" rispose il cavaliere. Ruggero invadevano i l suo posto. non si fa bile. nella sua camera. meriterebbe di esserlo" egli rispose alla cortese protesta d i Patrizio. Se n'avvedrà poi. purchè stia occupato e non vada uccellando qua e là coi cattivi comp agni. "Se non è professore. battendole un colpetto su la mano. non si apre più libro. che cosa si fa? Quel che è avvenuto. andando al camposanto. la mamma. rovesciavano da cima a fondo l'ordine e la tranquillità della sua vita. si frapponevano tra Eugenia e lui. Costui ha la testa dura. s e le fa comodo. venendogli c ontinuamente dinanzi con mille affettuosi pretesti. che cosa faceva per tenersela legata. Lei non può consol arsi. Non vuol capire che le matemat iche quadrano la mente e servono a tante cose. Ai miei tempi. la dolce solitudine d'una volta! Oh. so la strada. "Ma fa il sordo. Di là. Conforto. Costui è abituato a far così. stirandosi le fedine. che era pur sempre mamma con tutta la sua gelosia. No n ha rompicapi. che crescesse. come me. con tutt i i suoi rancori. Signore. Queste dovevano produrr e gran tristezza alla sua signora. e si affacciò al parapetto murato su l'orlo della rupe. Passo a salutare la sua sig nora. Sta bene? Me ne rallegro. Laggiù." E quella sera. quasi cercasse ogni occasione per starsene lontana da lui. a capo chino. laggiù. Eugenia an dava già spesso fuori di casa. che certe volte temo di scoppiare! Non si scomodi. Tutte le sere al camposanto! È un conforto anche questo. Dal lic eo si torna in paese. Egli. Pietà filiale commoventissima!" In piedi e già mezzo congedato. il tempo che andava trascorrendo avevano già alquanto spuntato l'acute zza del suo dolore. Certi ricordi. lavoro e studio. Così questo signorino si specchiasse nel signor Agente! Lei è ammirevol e. Patrizio rifletteva con senso d'amarezza q uanto fosse mutata ogni cosa d'attorno a lui dopo la morte della sua mamma. Anche il ricordo della sua povera mamma gli si rattiepidiva in fondo al cuore! L 'abitudine. ogni giorno. non c'erano tante scuole. Giulia poi! A me fa gran piacere ch'ella pratichi una perso na così buona. per non lasciar sela sfuggire? Era divenuto indifferente? O credeva che quella malinconica fredd ezza." "Non è più ragazzo" disse Patrizio "e non ha bisogno di prediche." Ruggero. manca la volontà. anche per gli avvocati. Guarda un po' a che siamo soggetti! Povera signora! Basta . quando non potrà più rimediarci. alito tiepido che gli scaldava il cuore! Ora. lungo il torrente. allegra e piena di salute. Il cavaliere venne in persona per presentare il discepolo al professore. che tristezza! Si fermò alla porta del camposanto.

attorno. più vivo. appollaiate nelle fenditure della rupe. qualificati dal cavaliere cattivi compagni. E al ritorno. e fuggiva fino al mare. Con l'inoltrarsi della bella stagione. fantasticando. Si scosse. signora mia. ma quella faccia magra. si abbandonava alle impressioni esteriori. giovavano alla salute di Eugen ia e nello stesso tempo le ammonivano il dispetto della propria rassegnazione e l'altro. Rimanendo sola. quasi il rimprovero gli arrivasse dalla to mba della sua povera mamma. XV Era proprio così! Angelica. Le passeggiate. che col gr an naso adunco pareva volesse spingersi a scrutarla nel profondo petto. Avesse potut o almeno leggergli un'ombra di preoccupazione sul viso! Niente. "Ormai vi conosco be ne. abbandonandosi a que lla specie di momentaneo oblio da lui ricercato. sì. montagne di nuvole cineree salivano minacciose dal mare. simili a mo struose formiche. neppure un lontano accenno al soggetto della mutua spiegazione rimasta interrotta.te tra gli alberi. "Ah. riusciva più solenne. schiacciata ai lati. ora si lanciava come freccia per l'aria imbrunit a. lasciandosi penetrare tutto dal la solenne malinconia delle cose al cader della sera. Rifletteva però che l'altra volta egli s'era subito accorto e impensierito della t ristezza di lei. sì!" "Oh. comincia va a divenirle un tantino antipatica. si frapponevano fra Eugenia e lui. quasi borbottassero da un nido all'altro. rizzatasi all'i mprovviso dietro il parapetto in cima alla rupe. e squittiva acutamente. voscenza!" disse il custode. della rassegnazione di suo marito. st anca." E Patrizio ebbe una stretta al cuore. lasciatemi stare!" "Dovresti ringraziarlo" egli rispose. digradante di f orma e di colore. dal ritorno dal Santuario della Madonna delle Grazie. forse impaurito di quella forma nera. In fondo. e tirò il cordone della campana che pendeva fuori della porta del campo santo. ora lasciava correre.. non lo diresti!" che le rivenivano frequenti alla memoria. brulicavano a frotte nere per lo stradale grigio. "Più che medico. progettavano quasi ogni giorno lunghe pas seggiate fuori il paese. Ah! La credeva tuttavia malata. ella alzava le spalle. niente! Da quell a sera. "Forse non sa neppur lui che cosa significano!" conchiudeva.. con la campagna che si scuriva là sotto. Giulia e Ruggero invadevano il suo posto. non si direbbe" rispose una volta il dottore. che il dottore aveva tante volte consigliate invano. lontano. più di esse. gracchiava no. in compagnia. mi sento benissimo!" "All'aspetto. "Tu e lui" disse con stizza a Patrizio "vi siete ficcati in testa che io stia an cora male. che su quella cima di rupe . piene per lei del dolce sapore della novità. si tormentav a sordamente. Ella gli ripeteva: "Stia tranquillo. e Ruggero non mancava mai. "Credevo che questa sera non veni sse. dopo tan ti mesi d'isolamento quasi claustrale e di afflizioni di cuore. Solo un falchetto in ritardo ora s i librava su le ali tremolanti. app ena il suo dispetto tentava di riaccendersi. si lasciava distrarre. Patrizio guardava giù. spinte su dal libeccio che aveva co minciato a soffiare. Che idea! Per questo il dottor Mola aveva ripreso le visite e l e minuziose inchieste. trovando nella compagnia e n ella conversazione di Eugenia qualche compenso alla forzata privazione di quella dei suoi amici. rinunciando sdegnosamente a indovinare il senso delle enimmatiche parole di Patrizio: "Se tu lo comprendessi. è amico. salutandolo. Benedetta e. o non se ne dava per inteso. dottore!" Protestava per cortesia." . con la interna ripercussione di tutto quel che aveva veduto e sentito. Le taccole. Vuol dire che prima avevate maggiore fiducia in me. lontano.

avviandosi. donna Eugenia! Innesti delle mani benedette della buon'ani ma." "Non far la modesta. Alla salita ti voglio!" Lo stradone prendeva la china. c he esclamava alla sua volta: "Felice lei!" e le susurrava queste parole in un or ecchio. ricchezza mobile. coi denari delle tasse ch e ci smunge!" "Come se li mettesse in tasca lui. verso un fondicello d i lei a mangiarvi i fichi primaticci. sorridendo degli sforzi di lei mentre l'aiutava a s alire dal ciglione. Mi dia la mano. ed Eugenia provava un senso d'imbarazzo sotto quegli sguardi che lasciavano trasparire più ingenuamente la sincera ammirazione." Egli la fissava negli occhi. tornando a rivolgersi a Eugenia "suo nonno era carbonaro. volato a stormo e fatto un giro per l'aria. E se pure avessero avuto ragione? Non gliene importava. "S'inoltri. lungo lo stradone della Cava.. con tutta questa ciccia che ho addosso. zia" disse Giulia. non appena ella si vide sola con lui dentro la vasta grotta affumicata. zia. "Ti pare che vogliano me? Vogliono quel po' che possiedo. continuando a gracchiar e. come noi. non ne mangia frutta simile: ve ne assicuro io!" "Dovresti mandargliela. strizzando il braccio a Eugenia e ridendo. Fichi poi!. e non ca pisco certi pasticci.. sinuoso. "Chi trascura la propria salute pecca gravement e. insieme con le sorelle. zia. felice lei! Per ciò Eugenia sorrideva amaramente allorquando si sentiva invidiata da Giulia. So assai! Io sono donna. di tanto in tanto. rivolta a Eugenia: "Due spanne di terreno: paradiso! Peri."Tenga i suoi intrugli per sè. se pure ne trova. qui hanno rizzato una fornace da gesso" disse Ruggero dal fondo. "Dio non gliene chieda conto lassù." "E quando ti picchiava. Vedi? Angelica e Benedetta sono già stanche. p opolate di taccole che gracchiavano saltellando da un ramo all'altro e. prugni. insomma? Garibaldi? Faranno a mezzo. povero Vittorio Emanuele!" "Tu. abbracciandola." "Qui siamo in discesa. che mani aveva?" la interruppe Ruggero. Eugenia. che appunto in quei giorni doveva prendere la lau rea! Gliel'aveva già ripetuto allo stesso modo poc'anzi. Ruggero e la zia Vita. figliolo mio. scoppiando a ridere. "Sentirete che fichi. "Sono grandi quanto u na chiesa.. focatico. "A quello scomunicato? Se la compri.. Io potrei fare fin dieci miglia. impennacchiate di oleastri e di fichi d'India. e in lei intendesse abbracciare con la immaginazione Corrado Favi. re bell'e qual è. sei liberale! Suo padre è sindaco" continuò ironicamente l a zia Vita. sei forse vecchia?" soggiunse Ruggero per incitarla." "Allora rimaritati." Anche su questo punto s'era rassegnata! Chi sa? Forse avevano ragione. Pago fondiaria. levava gli occhi in alto. Con tanti partiti che hai!" disse Giulia.. Vittorio Emanuele. di arrampicarsi. quasi vedesse nella supposta felicità dell'amica un'antici pata rappresentazione della propria felicità. compresa dalla paura che q ualcuno di quei massi sporgenti dalle rupi non si staccasse di lassù e non precipi tasse a schiacciarli. ne ho a bastanza!" Due giorni dopo. In certi momenti. meli. figliuolo mio!" E continuava. Chi se li prende. "Quant i anni hai?" "Ho quelli che ho: ma mi sento più giovane di quelle là. Sono vedova per nulla. mela granati di tutte le specie. Che cosa non pago? Come quando viveva la buon'anima. f acendovi cortinaggi di verdura. "Dovrebbe visitare una di queste grotte" le disse Ruggero. il dottore venne a farle un predicozzo: "Honora medicum" dice la Bibbia. e hanno trovato da sedere. b igie.. coronate di capperi che spenzolavano i tralci su le bocche delle grotte.. "Qu .. arrivava fino a invidiare colei che giaceva sotterrata nel camposanto e non vedeva e non sent iva più nulla. tornavano a posarsi. non è pratica. nespoli del Giappone. si sa. tra le alte rupi a picco di qua e di là. come solevano fare ogni anno in quella sta gione. da questo lato. imbarazzo che aumentò.

diminuivano d'altezza. guardi. vedendola apparire su la soglia della grotta. ora fugaci. si misero a volare all'impazzata tra gl i strilli di Giulia e di Eugenia che scappavano via. Ruggero si chinò." "Anche il dottor Mola! Che meraviglia? Non è un uomo come gli altri? C'è mancato poc o non mi decidessi per lui. additando il mur o del camposanto che biancheggiava su l'orlo della rupe. Questi sguardi. "Ora i morti stanno lassù.. dopo due inutili tentativi. Giulia. che saltellava e faceva smoffiacce per la viottola. dovette rinunziare al suo c apriccio. vagamente.. soggiunse subito ridendo: "Lasciamo stare i morti. quasi vergognoso di essere stato scoperto. presa Eugenia sotto braccio. alle risposte e alle risate di Giulia. Tre grossi pipistrelli. picchiando su la cartapecora del cembalo ora con le sole punte delle dita. a quell'atto si era voltato subito altrove. E procedendo a occhi bassi." Ella esitava. o dell'una o dell'a ltro insieme. prese un sassolino e lo tirò in alto. "Al sole e alla pioggia . "Oh Dio!" ella fece con mossa di ribrezzo. morta con tutti i sacramenti... vagamente. E ci pensava. scoppiò dietro il ciglione il suono festivo di un cembalo. ora l . venendo dall'aria aperta!" Girarono attorno alla fornace. ai motti di Ruggero che provocava la zia in torno alle sue famose tentazioni. entrarono nella grotta accanto che prendeva luc e da un'apertura praticata proprio sotto la volta e mezza velata da piante selva tiche. "Dove siete?" domandava. "Ecco quella matta di Pina che ci viene incontro" disse la zia. che la guardava fissamente. ridendo a ogni inciampata nelle scorie del gesso che ingombravano il suolo. su la nostra testa" disse la zia Vita. ella li aveva notati da qualche sett imana senza dare ad essi nessuna importanza. La zia Vita" di fuori. una diet ro l'altra. poi. mentre Giulia raccontava la paura avuta. È persona seria il dottore. precedute da Ruggero e passando. che. si sentiva ancora addosso gli sguardi di Ruggero. Ci ripensava. urlava: "Che cosa è stato? Venite. "Anche il dottor Mola?. sperando che Giulia si fosse decisa a seguirli. "Ecco: ora ci sbircio. tra le stoppie. e si sen tì sollevata. da pioppi. con lo scialle al brac cio e una mano su gli occhi a mo' di visiera. introduce in un'altra grotta anche più vasta. la trascinò avanti quasi di corsa. volt andosi spesso indietro. per la stretta buca.. fiancheggiate da carrubbi . si fa tardi. guardando a destra e a sinistra l'orrido che allargava la sua gola di mano in mano che le rupi. ma gli scalini intagliati nel vivo masso eran o talmente corrosi. di Angelica e di Benedetta. tra Giulia e la signora Vita. quel giorno più in sistenti del solito. ora con la palma della mano. Intendiamoci: parlo di a nni fa! Portavo ancora il lutto.. da ulivi. All'improvviso alzò la testa per accertarsi se s'ingannava. mormorando le all'orecchio: "Se fosse qui anche Corrado!. che sembravano grumi neri appesi alla volta. R uggero. curve.esta buca. però non volendo farsi scorgere. non sapeva se di lusinga o di leggero dispetto. in g razia di Dio! Anche questo c'è toccato di vedere: non essere più seppelliti nelle ch iese!" E accorgendosi che il viso di Eugenia si era rattristato all'inopportuno richiam o. ora insistenti. pensiamo piuttosto ai fichi!" Eugenia era rimasta sovrappensiero." Ed ecco Pina. "Servivano ai primi abitatori della Sicilia per seppellirvi i loro morti" rispos e Ruggero. si avanzò fin davanti alla buca. Oggi intanto ne provava una sensazi one confusa. quasi non si trattasse di gente battezzata." A un tratto. Giulia avrebbe voluto affacciarsi. coi bambini della mezzadra afferrati alla gonna. prestando sbadato orecchio alla parlantina della zia Vita. Pare così buio qui dentro." "Sempre spericolata!" esclamò Benedetta. "A che servivano quelle cellette orizzontali scavate simmetricamente nelle paret i e disposte a due piani?" domandò Eugenia.

. tentazionacce!" . Gliene offra uno e insista un po'. invidiando quella mamma che forse ne avrebbe fatto a meno nella sua povertà. picchiando il suolo coi piedi.. le tenere foglie degli albicocchi.evandolo in alto per far tremolare le girelline di latta. Tre e due cinque. emergente qua e là. che cominciò a strillare: "No... zia. pulendosi le labbra col tovagliuolo. "Ve lo dicevo io che fichi come questi Vittorio Emanuele non ne ha visti e non ne vedrà mai! È quasi peccato mortale mangiarli. io debbo contentarmi di vederli mangiare agli altri! Col mi o stomaco. "Poi starai male. E quel suono diffondev a allegria per la campagna attorno. col lattante al petto. lo accarezzava tristamente. giurando c he non sarebbe andata più in là dei sette dolori. sostenuta ai quattro angoli da rozzi pilastri. zia. tovaglioli si trova vano già pronti. quando si risolverà a farne uno come questo?" "Non sembra figliuolo di contadini" disse Angelica. pane e salame. "E lei. sarebbe veleno. La mezzadra. Alla vista delle signorine." "E lei?" domandò Eugenia alla zia Vita. Dio mio!. Giulia. Pina si era messa a saltare più lesta e a girare. che aveva un colpo di t osse dal troppo ridere.. mi fai venire il capogiro!" gridò la signora Vita. mattaccia!" Pina fece fronte indietro e prese a sgambettare. intan to.. "Il mio confessore è di manica larga." Giulia. si mise a distribuire fette di pan e e di salame alla mezzadra. e la campagna pareva più ilare sotto il sole c he dorava il giallo delle stoppie. "Su! Non perdiamo tempo" esclamò la signora Vita. continuando a suonare il cembalo. Rideremo. lei ne sarebbe stata fel ice! E anche allora i suoi occhi s'incontrarono con quelli di Ruggero. Cinque e due sette.. per le cinque piaghe di Gesù Cristo!. "Basta. in nome di Dio.. uno solo. Era venuta avanti per questo e pe r avvertire i contadini dell'arrivo delle signore. tene ndo alte le braccia per suonare furiosamente il cembalo. Tre. le diceva: "Ora tocca a lei... prese con due dita un altro fico e lo presentò nello stesso tempo alla zia. un fico. zia." "Quest'altri due soli!. agitando la testa finchè il fazzoletto di cotone a fiorami rossi e gialli non le cadde sulle spalle e dalle spalle per terra. a Pina. dice il dottore.... lo mostrava a Eugeni a. Cestini colmi di fich i. pei sette dolori di Maria. . che miele!" "Zia.. proprio uno. dei peri e dei meli affollati su pel declive. oh. Ne mangerò uno. facendo rigonfiare la g onna. preso in braccio il bambinello avvolto nelle fasce. con tanta compiacenza Ruggero aveva seguitat o a guardarla. no. "Qui si vede la grazia di Dio!" sentenziò Benedetta. vista la mossa di Eugenia.. bicchieri." "Pecchiamo allegramente!" esclamò Giulia. nipote mia!. che la guardava con gli occhietti celesti." "E tu. No. "Basta. Ruggero serviva Eugenia scegliendole i fichi migliori..." "E sia!. Così erano arrivati trionfalmente davanti a la casa rustica. basta. mescendole il vino. "Questo qui pare di cera. tra l'erbe e le pianticine selvatiche. ai bambini. Ah. via. Ed è finita" esclamò. mosse incontro alla padrona. cara donna Eugenia!. dove ormai della roccia si scorgeva appena q ualche masso rossastro. Questa volta p erò era toccato a Eugenia abbassarli. ripetendo: "Via. disposti da Pina in bell'ordine sopra una gran tavola di pietra. no. dai retta al dottore?" fece Ruggero ammiccando a Eugenia. Eugenia accarezzava il bambino. bottiglie con vino e con acqua. mentre lei. sotto voce. almeno tre!" la pregava Giulia ridendo. in nome della Santissima Trinità!" "No. beneditemeli voi!" E mangiatili golosamente uno appresso all'altro e levatasi da sedere. si faceva subito il segno della croce. "Via! Non sia detto che son venuta qui per nulla. "Io? Ah signora mia. Bella Madre Santissima. Che mi fate fare?. agita ndo le manine. E se Giulia e Ruggero le addita vano il cestino coi fichi. non darle ascolto" disse Benedetta atteggiando gli occhi e le labbra a severità.

dovresti invitare anche il dottore. in fondo alla Cava. era malcontenta. e quando. Dovrai lavorar molto?" "Sì. la prima volta dopo sette mesi. Mandami una tazza di caffè." "Perchè anche il figlio?" disse Eugenia. al pranzo del domani. laggiù. dalla striscia luminosa che scappava dall'uscio socchiuso. per correggere l'impressio ne che il suo contegno doveva produrre su Patrizio. facendole intanto brevi doman de intorno alla passeggiata.. "Glielo dica che sono in collera perchè non è venuto. E non aspettarmi per andare a letto. Ella lo precedè. "Non ti senti bene?" le domandò. Vieni di là a pre ndere il caffè. donna Eugenia!" XVI Erano tornate tardi con una splendida serata di plenilunio. Ho paura. "Ti dispiace? Mi sembra giusto." Patrizio alzò la ventola per guardar meglio Eugenia. Ti sei divertita?" "Un pochino. i rritata.. povera zia! Sicchè alla fine ella era passa ta pei dieci comandamenti di Dio. si fermò." . se all'albergo non lo con tentavano. e superando le ripugnanze. impazie nte di vedergli finire quel rassettamento per cui la teneva in piedi su l'uscio. Al tono di una sua risposta. non sapeva contro chi. Eugenia da prima aveva risposto a monosillabi." "Domani l'ispettore sarà a pranzo da noi. "Il c orridoio è allo scuro. insomma per t utto il catechismo.. glielo dica." "Neppure una bambina! Attendi un momento. dopo un istante di riflessione. "C'è qualcosa nel suono della tua voce. Sarà meglio. Accompagnami" soggiunse con qualche esitazione." E si diede a rassettare i fogli che aveva davanti." "Ora anche nella voce!" ella esclamò un po' stizzita. Era lontano il posto?" "Laggiù." "Ci avevo pensato. ma temo che la nostra tavola sia troppo piccola. Patrizio volle prenderla a braccetto. accennando alla probabilità che l'ispettore volesse desinare con loro tutti i giorni. e ne aveva mangiato anche parecchi alla salute dell'Agente c he aveva avuto il torto di non venire con loro. "Buona sera. Più che stanca. Traversando il corri doio. per le opere della misericordia. stizzita della propria stranezza. con una smania che le mantrugiava leggermente la bocca dello stomaco e la rendeva irrequieta." "Giungerà in tempo?" "Certamente. Devi essere st anca. si schivò af frettando il passo. E pel manzo come si fa?" "Ho telegrafato al mio collega di Noto pregandolo di spedirmene tre chili col co nduttore della diligenza. Patri zio si era nuovamente voltato a guardarla. Inviterò il sindaco e Ruggero." "Che seccatura! Dovrà adattarsi. gli disse con voce calma: "Giacchè inviti il sindaco e suo figlio." "Hai ragione. la tentazione la vinse. levandosi da sedere. invitando il padre. Eugenia. poi non aveva risposto più.Quando però giunse massaro Santi con un altro bel panierino di quelli degli innest i di due anni. "Di che hai paura?" egli fece.. aperse l'uscio arrestandosi sull a soglia: "Buona sera! Che cosa fai qui?" "È arrivato l'ispettore" rispose Patrizio. "Metto in ordine alcune pratiche per av erle pronte domani. Eugenia si avvi de che Patrizio si trovava insolitamente nella sua stanza d'ufficio. raggiuntala nel corridoio mal rischiarato dal barlume c he penetrava dall'alta vetrata. "Scusa" le disse. senza pensare che doveva essere un po' stanca. e.

una tolleranza incoraggiante da poter essere interpretata in mala parte. sentiva di nuovo la mortificazione di aver dovuto abbassare gli occhi. Oh. t ranne il monotono zampillare della fontana. punteggiate dai vivi riflessi dei vetri delle finestre e intercalate di cupe ombre segnanti le insenature delle straducole e le irregolarità dei fabbricati. si allungava sugli alberi. Fo rtunatamente ella non se ne accorgeva. ora le case bianche.. No. Un nemico? Come esagerava! Che mai doveva importarle che quel giovanotto la guar dasse? Era poi certa che la guardasse col sentimento da lei supposto? E dato pur e che fosse così. l'ombra del qua le. . Gli pareva vi si rivelasse evidentissimo il segreto lavorio de l male. che la riempivano di scoraggiamento. Non doveva pensarci più!. che teneva sospesa la sua minaccia su la testa della povera creatura. "Buona notte. nel silenzio di quella notte estiva. Ma dopo che le si era fatta quella improvvisa lu ce nella coscienza. Era assurda! Tentò di distrarsi. e quella timida protesta che le sorgeva dal fondo del cuore contro l a propria rigidezza. terminato di sorbire il caffè. anzi! Anzi! Prima. e mentre i suoi occhi guardavano ora gli alberi e i viali della selva. da un punto all'altro della camer a. Perchè Patrizi o non era accanto a lei? Come si sentiva sola. la irritavano con la loro insistenza. poco dopo. E di mano in mano che ricordava i minuti particolari prima sembràtile insignificanti. e aggrottava le sopracciglia. E se n'era sentita turbata! In quello stesso momento non ne era pure turbata? I nfatti le facevano male.. alla zia Vita con le sue cento richieste di matrimonio. La seguiva in tutti i movimenti. il gran silenzio le permetteva di continuare a sprofondar gli occhi interiori nelle più nascoste ca vità del suo petto. n on era niente. oh. di rimors o. occupata a sorvegliare la caffettiera.. quasi sommesso borbottio! Dall'orologio del convento cominciarono a squillare i rintocchi alternati della mezzanotte. dalla lontana campagna non le arrivava nè una voce. si drizzava fi n sul bianco muro di cinta e perdeva la cima nell'abisso sottostante. pensando a Giulia. Si sentiva però lentamente penetrare da tristezza grande. Allora riprese un più intimo esam e di coscienza. la molestavano. ma anche lo stridio delle ruote del congegno simile a digri gnare degli enormi denti di un mostro appollaiato sul campanile. Non doveva occuparsene. di paura. mentre ogni cosa dormiva. era giust o... guardava la selva che. insinuando: "Ebbene? Lascialo fare!" No. e sorrise. le si conficcavano nel cuore come tante punte di spillo ." Invece di spogliarsi subito e di andare a letto. si sentiva invadere da un senso di stupore. doveva badarci!. quando vi aveva badato p oco o punto. si sdraiava pei viali. affacciato alla finestra. Di tanto in tant o egli si voltava a osservare silenziosamente Eugenia. come se non fosse stata tanto forte da poter sostenere gli sguardi di lui. Gli sguardi di Ruggero la inseguivano fin là. con sguardi pieni di tenera compassione. Che stupidità tormentarsi senza ragione! Intanto si rivedeva nel punto di arrampicarsi sul ciglione. laggiù. nè un rumore. Ora si rammentava degli altri giorni. quasi alla ricerca d'un nemico rifugiàtovisi a l'insaputa di lei e che bisognava scovare e scacciar fuori. ella non sapeva. da strane paure dell'avvenire.. inargentata dal plenilunio e chiazzata di grandi ombre nere. rispond eva al chioccolio della fontana con leggero stormire di fronde.. non voleva pensarci!. Patrizio. Badare a che cosa?. lascialo fare!" Sì. Io farò u n po' tardi. e si rimproverava da se stessa.. tra gli alberi. secondo che andava via via scoprendo dentro di sè un'inconsapevole compiacenza di quegli sguardi. Non si sentivano soltanto i colpi dei martelli su le campane e la on dulazione del suono. Eugenia si affacciò anche lei all a finestra.Mentre Eugenia preparava il caffè. inondati dal limpido lume di luna che faceva risaltare i menomi frastagli delle fronde tremolanti alla brezza notturna. pensoso per quel tono di voce da lui notato poc'anzi. "Eccellente!" esclamò Patrizio. tornava a provare l'impaccio provato nella grotta al trovarsi sola con l ui. dall'abitato. sorretta dalla mano di lui. gigantesca. abbandonata da tutti in quel mome nto. non voleva lasciarlo fare! Si stupiva che questo malo suggerimento potesse venire a tentarla. e dalla selv a. che poteva farci? Doveva forse dirgli: "Non mi guardi!" e mostra rgli di essersene accorta e di aver capito? "Ebbene.

Ruggero si era fermato davanti all'uscio per lasciar passare Eugenia. cacciò la testa sot to la coperta per addormentarsi più presto. E si distraeva...."Mezzanotte!" esclamò. bisogna star zitti. meravigliata del tempo trascorso. ." "Lo lascino acquistare anche a noi!" Pareva ch'ella avesse fretta di allontanarsi.nessuna tracc ia di odor di zagara! Ma non voleva dir nulla! Abbassò il lume. aveva fatto onore alle bottiglie di vino vecchio. con lo sguardo smarrito nello spazio. cominciò a togliersi. Aveva gli occhi im bambolati. davanti a la casa rustica. la cui sola presenza bastava i n quel momento a tranquillizzarla.. scherzando.. m entre recitava le devozioni. un po' dimagrita. lo capisco" diceva il cavaliere quasi sottovoce. le facessero scorrer e un brivido di freddo per le ossa. e la lingua impastava male le poche frasi che gli rius civa di mettere insieme. E quantunque i rintocchi dell'orologio. "Così soffochi" udì borbottare. Il sindaco faceva caldi complimenti alla padrona di casa. "Perchè dovrei essere in collera?" ella rispose." L'ispettore invece. che non finivano più. smaniando. Sì. "Il caffè lo prenderemo all'aria aperta. su la terrazza" propose il dottore. Perchè voleva nasconderlo? I suoi nervi fremevano. tornava a distrarsi. "È in collera? Non mi ha rivolto neppure una parola!" le disse. visto che Eugenia si scostava. o di praticare un adito all'aria libera della stanza. E tutti si alzarono da tavola. indugiata a dare degli ordini. da buon piemontese. una pesantezza che le inchiodava le braccia sul davan zale e le impediva di rizzarsi. senza pensare. che infastidivano il dottore. udito nel corridoio i passi di Patrizio. credendo che essi volessero ragio nare di qualcosa in disparte. Ed ella. davanti lo specchio. e nell' orecchio il suono delle parole che li avevano accompagnati dentro la grotta. Ver gine benedetta!. restando i mmobile e trattenendo il fiato. le forcine dai capelli. e marciava pel corrido io con aria militaresca. Oggi è così arrabbiato con me!. lun go l'orrido. con occhi straniti. regalate dal sindaco in quell'occasione all'Agente. rimase ancora un istante alla finestra. si rannicchiò e chiu se gli occhi per farsi credere addormentata.e si annusava ripetutamente le mani . Perchè non poteva scacciar via quell'oss essione?. smovere con cautela una seggiola. sentendo soltanto un indolenzim ento per tutta la persona. ripigliava una preghiera interrotta . forse si era fermato a osservarla. per qualche istante. "Pranzo squisito! Ha visto? Gli ho fatto proprio onore. Come se non fosser o stati giovani anche loro!" "Per ciò hanno un tesoro di esperienza. "Gioventù! Sì. Le pare va di soffocare. così lestamente andò a raggiungere il cavaliere fermàtosi nel corridoio a discorrere con Patrizio. il viso rosso.. mandando fuori i vortici di fumo del suo virginia.. sempre con quegli sguardi persecutori davanti a sè. Lo sentiva andare e venire in punta di piedi. poi.. non sentì più nulla. quantunque la credesse addormentata. Gli occhi le si sbarravano nel buio. Si agitava nel letto. tra le risate. Patrizi o e il dottore avevano ragione: era malata tuttavia. e che cercavano di scoprirla. E s'interruppe." "I padri ne trovano sempre qualcuna per sgridare i figliuoli. posare il lume sul tavolino da notte. Le rivolgeva la parola. Però. Ed ecco un fruscio lungo il muro del corsello. Il cuore le batteva violento nell'attesa. Però si reggeva fermo su le gambe. "Neppure lei ha detto una parola. Si vedeva pallida. Pure .. a fugarle dall'animo ogni visione turbatrice.. ecco due mani che tastavano delicat amente la coperta con cui ella s'era quasi avviluppata la testa. spingendo la testa fuori delle coperte. provava un dolce senso di ristoro nel sentirsi p rotetta e sorvegliata in quel modo da suo marito. nella campagna. Perchè vi si fissava?. " "Quando c'è papà. ed entrata nel letto. Chiusi i vetri e la imposta." "Avrà una ragione. Oh. si spogliò frettolosamente.

" "Io? Che c'entro io?" "Ha ragione!" egli rispose dopo breve pausa.. "Lasciamoli accapigliare" disse Ruggero. Che croce questi figliuoli! Quando ne avrà. convinto che sarebbe stato inutile tentar di arrestare un momento la foga della parola del ca valiere.. Forse non c'è nulla di vero in quel che dicono le male lingue. sono del suo parere. Ho inteso! Si lasci servire!" e tirava vi a.. perchè il cavaliere: "Capisco!. e la d iscussione tra lui e il dottor Mola si riaccese.. badi! Così e così. mangiavano ins ieme. Il crocifisso è tanto di coltello.. io ti tolgo la vita. caro signo r Agente. Ho visto con questi occhi. Chi potrebbe dargli torto? Tu mi togli l'onore. ho inteso con questi orecchi"." "Parlava di me. Il passato brigadiere. secondo il suo modo di vedere. a vederla. guardandosi le ugne." B ello studio! Telegrafia! Intende? E poi il resto! Ma un angelo è venuto a dirmi al l'orecchio: "Cavaliere. Anche la signora dovrebbe ammonirl o."Oh. aveva dovuto cede re la parola al cavaliere. con le gambe allungate e acc avalciate. omone più alto di me.." "E la volontà dei testatori? E la libertà individuale? E l'autorità della Chiesa?" Appena il Padreterno riportò via le tazze vuote. l'ho capito.. alzando la voce.. ma l'ispettore. o dica la verità." "Che cosa diceva papà all'Agente?" "Non lo so... nè rispose. ora scoteva la testa negando. caro signor Agen te. C'è di mezzo il marito. lievemente arrossito in viso. Era brigadiere. Non vogli o entrarci. facen done cadere i bricioli giù nella selva sulla pianta di spigo accosto al muro. quasi urlando. il quale dava un colpo al cerchio e uno alla botte. che si era appo ggiata al parapetto in un angolo della terrazza. a mettere tutto sossopra come prima.. questionando col dottore intorno ai beni delle corporazioni religiose soppresse : "Roba della nazione.. l'ispettore diventò allegro. seduto su la panca di pietra che orlava i quattro lati della terrazza. Non lo vedevo più per le stanze. Non so chi m'abbia trattenuto dal prendere la canna d'India di mio padre e spezzarla sulle spalle del ragazzaccio! Lo ammonisca lei. m olto aperti. È prudenza chiudere un occhio su qualche marachella giova nile. colei sembra la Madonna immacolata.. le vuol bene. Quasi mi mancassero sopraccapi!" Erano usciti su la terrazza. Il dottore ora appro vava. Avre . Dicevo: gioventù! a proposito di quel ragazza ccio. è bene tenerli aperti. lanciando di tratto in tratto: "Prego! Prego! Ma veda! Ma senta!" senza poter aggiungere altro. Finora non ha ammazzato nemmeno una mo sca. rinfrescato dall'aria aperta. che scherza col crocifisso come lei con la penna... o perchè gli tornava conto: bevevano. la nazione se la è ripresa. e il Padreterno già portava il vassoio con le tazze d el caffè. I maschi per u n conto. signora mia! Niente di segreto. lei dalla finestra.. no! E nel caso di cui le parlo." "Non vorrei ch'ella si formasse una cattiva opinione di me. Auff! Seguitando il discorso.. Il dottore." "Del solito umore. Scrostava con la punta dell'indice l'intonaco del parapetto." "Esageri. a mamma-santissima: mafioso. girando i pollici delle mani uno attorno all'altro. "Che cosa ha?" "Sto a sentire. stendeva le mani. L'ispettore. accostandosi a Eugenia. no. "Che fa Ruggero?" "È in camera.. studia. irritato da quella verbosità. ma tutti e due." "È di malumore. p er non compromettersi davanti a un funzionario del governo. che porta il berretto sul l'orecchio. E si rizzò su la vita. lasciamolo stare. Infatti. me ne darà notizie. lo sa. Eugenia non si mosse. le femmine per un altro. Di lei ha soggezione. poi soggiunse: "Per dirle che mio padre esagera." "Dunque perchè domandarmelo?" Ruggero rimase alquanto imbarazzato dal tono delle risposte. È venuta da un anno ad abitare nel vicolo di fronte a casa mia. parlava un pochino più sciolto. Chi poteva immaginarlo? Lui dal balcone della sua camera. Eugenia non si voltò. e il marito fors e faceva l'allocco per forza.

dal lat o opposto della terrazza. Sarà meglio" ripetè con accento più calmo. ragione.. ma sono già un uomo" rispose. maravigliata che potesse esserle germogliato nel petto un sentimen to che offendeva tutto in lei. bianca come il latte.. Do la mia parola d'onore. Dentro il suo cuore. Vinta no! Si era dibattuta tutta la giornata. abbarbicandosi forte.. e con l'indice scrostava. er a spuntato qualcosa. gli si fa fare quel che si vuole!" "Ed è proprio bella costei?" domandò Eugenia. "Ho diciotto anni. La voce del ca valiere continuava a tuonare. quasi le mormorasse qualche grav e confidenza all'orecchio. vita stretta quanto un anello. sarà meglio." Eugenia la fissò. appena avutane coscienza. Assicuri a mio padre che non avrà più nessun motivo. di cui fino a un giorno add ietro non aveva alcun sospetto. e più maravigliata che la su a ragione.. e staccando nervosamente col dito un ultimo pezzetto d'intonaco. che cresceva e si e spandeva. e serrava i denti per non la sciarsi scappar di bocca le parole che le fremevano su la punta della lingua. "Ha dato un gran dispiacere a suo padre" ella disse lentamente. a lei. Perciò si indignava contro se stessa in quel momento. per vendetta. simile a una fioritura di erbe maligne. per dare al le sue parole il significato di un amichevole consiglio e nient'altro. accostandosi un po' più. fede. e le gettava le braccia al collo. corrucciata che egli avesse mantenuto la sua parola. di cui non aveva pensato a guardarsi. A veva dentro l'orecchio soltanto il suono triste e rassegnato delle ultime parole di Ruggero: "Ha ragione!" e si sentiva rimescolata da un senso di pietà che le metteva sgoment o. XVII Eugenia aveva avuto l'imprudente curiosità d'informarsi da Giulia se Ruggero aveva mantenuto la sua promessa. Perciò soggiunse: "Andrà via presto tuo fratello?" "Tra due mesi. scrostava l'intonaco del muro. a se stessa. quasi le imp onesse con quel sacrificio l'obbligo di un compenso. in mezzo alla confusione delle altre voci. la sua alterezza di donna onesta non lo a vessero già annientato in un baleno. la sua fede. pudore. da fare i nvidia. "Ha voluto perfino mutar camera" rispose Giulia. con le buone maniere. non potend o far male. invadendo ogni spazio." Sentendolo parlare con voce sommessa e turbata. dopo un istante di pausa "possono acca dere tante cose!" "Che intendi dire?" "Niente. con aria distratta. non ostante le occupazioni e la compagnia. capigliatura nerissima. "Oh. dandole tristezza ineffabile. s i dibatteva ancora per isfuggire alla violenza di quella forza. quasi a sfogo. Eugenia s'era subito pentita d'aver provocato quella risposta.. qualcosa. tanto da toccar le il gomito col gomito.. "Pare una signora! Alta. lo in terruppe: "Gliel'assicuri lei." L'ascoltava ansiosa. ma il silenzio di Ruggero la tratteneva. e che di s orpresa l'aveva assalita e vinta. mantengo. In due mesi" seguitò Giulia. nel tempo istesso. Oh!. contenta e.. turbata: "Che intendi dire?" Tutt'a un tratto Giulia scoppiava in pianto. "Giulia! Giulia! Parla!" . con una lieve puntura di gelosia al cuore.bbe voluto allontanarsi. "Se prometto. in quella notte piena di sogni stravaganti e paurosi. ma ella non prestava attenzione a quel che dicevano. il suo pudore. Si chiama Santa. Ruggero tornò ad appoggiarsi sul parapetto. nè ad altri.. che cercava di a ssoggettarla. coprendo tutto con la sua ombra cupa.

pensando di essere in balia di una forza contro la quale cercava invano di resistere.." "Senti" disse Giulia." "È vero." "Va bene" rispose Eugenia. ricordando: fremeva di dispetto... asciugandosi gli occhi.." "L'aggiusterò io!" rispose Giulia. col viso nascosto sul petto dell'amica.. "Non piangere! Può sopravvenire qualcuno e sorprenderti in questo stato. sveglia. "Cinquanta torce e dugento mortaretti anche per me!. Non avertelo a male: tutte le spese a mezzo. E cominciò a raccontare i particolari del fatto." "Ah. È montato in furore! Ha dato una rispostaccia!. Q uasi si trattasse d'un facchino!" "Non piangere!" la pregava Eugenia.. Lo fanno pel tuo bene!. madre. esitante. Per meno non è stato possibile. quanto più ella tentava di strapparla? Poteva mai dirle le notti insonni. sorelle."Gli hanno risposto di no!.. dom enica. a lei!" E avrebbe voluto spezzar questa catena.. di tutto quell'inferno di casa sua nei giorni scorsi.. Comincerò a preparar l'altare. Padre. E tutt'a un colpo!" Non sapeva capacitarsene. aveva vergogna di ricordare? E i nervi sconvolti. I genitori hanno certam ente le loro ragioni. messa cantata. Non si era lei compiaciuta di tale rottura? Non era stata un momento. s enza alzar gli occhi. Mi faranno fa re una pazzia!" Parlava tra' singhiozzi.. o turbate da sogn i che. appena il Padreterno fu andato via. "La Madonna ti consolerà. Perchè avea taciuto? Perchè non si era indig nata? Consentimento! Accettazione! E per questo egli le diceva con gli sguardi: "Ora sono vostro. come se non sapesse nulla: "Significa che non mi dà torto!" "Calmati! Il tempo aggiusterà ogni cosa. Cinquanta torce e dugento mor taretti. E scoteva tristamente il capo ai buoni consigli di Eugenia. Ah. zufolare gli orecchi.. Ah! se la Vergine benedetta volesse farmi la grazia. soltanto la Madonna poteva salvarla! . Il suo turbamento era grande. sabato e domenica.... "In che maniera?" "Vedrai!" "Non parlare così!" "Farò a modo mio!" Nè volle dire altro. anche gelosa di co lei? Diventava di bragia. "Le signorine vi assisteranno tutti e tre i gi orni.. atterrendola col presentimento di n uovi accessi del suo male? "Signore!. quand'ero malata. Poteva m ai dirle che ella faceva quel triduo per impetrar pace al suo povero cuore? Pote va mai dirle di quell'atroce spina che le si conficcava tanto più fonda. Ruggero è di là" disse Giulia. Si sentiva come legata d a giuramento segreto: "Do la mia parola d'onore. interrompendos i.. "Per un voto di mesi fa. come chi è ben deciso e non vuol lasciarsi persuadere del co ntrario. parlando a sbalzi.. sì.. che le facevan o formicolar le carni. Messe e sermoni. zitto. "Un triduo? Perchè?" domandò Giulia.. Venerdì. Così non lo saprà nessuno... Mi mettono con le spalle al muro!. trenta lire. Aveva intanto anche lei le lagrime agli occhi. La signora fa un triduo alla Madonna dello Spasimo" soggiunse rivolgendosi a Giulia. e ripigliando il filo degli avvenimenti. stringendola co nvulsamente. Ho pensato a tutto. un fuggevole momento.. Pe r questo non era venuta a trovarla. "Coraggio! Si persuaderanno. correggendosi se si accorgeva di aver dimenticato qualcosa. quattro mastini contr o di lei! Ruggero.. come l'ha già fatta anche a te!" "Sì. ora che l'ho rotta con Santa!". sentendo picchiare all'uscio. "Ecco Ruggero" ella disse. quantunque cotanto diversi. figurati!" s'affrettò a rispondere Eugenia. mio padre non ragiona!. rimescolata da quell'insolito sfo go d'una persona sempre così allegra e così pronta agli scherzi.." Era lieta di mettere assieme i loro dolori. Invece era il Padreterno che si stropicciava le mani tutto contento: "Vengo con la risposta del canonico Lupi: accetta.

Le tempie le martellavano. e che già gli ribollivano dentro e pareva dovessero sfuggirgli di bocca anche al l'insaputa. L'attitudine di Eugenia lo metteva in imbarazzo. e se n e accorava come di sintomo grave. la punta della lingua le s'irrigidiva.Voleva fuggirlo.. e il ragionamento filasse c osì bene che sarebbe bastato cogliere al balzo un motto.. inesorabile nel conda nnarsi. l'animo gli mancava. Sarebbe dunque arrivata fino a questo? Si sentiva scoppiare la te sta. soltanto la Madonna poteva salvarla! E i pochi giorni che la separavano dal triduo le parvero eterni. uno segreto e ch'ella sola comprendeva! E i sotterfugi che andava mettendo innanzi per convincersi che non c'era niente di male nelle proprie intenzioni e in quelle di lui? Se ne avvedeva dopo.. signora mia. e ra il suo male." "E ognuna con un bel mazzo di fiori. Era gradito? Era sgradito? Non lo sapeva con certezza. sentirà che vocione! Al Genitori genitoque tremeranno le vetrate.. o su la terrazza. spietata nello sfatarli. Le adopra la prima volta." "Don Ignazio il paratore. mentre Giulia era di stratta o lontana e occupata a stuzzicare l'Agente che fumava digerendo la colaz ione. La tormentosa ansietà che gli faceva girar e il capo. Carte nuove." "Per suonar l'organo e per cantare?" "Padre Carmelo. signora mia. o rimaneva muto. tut te foglie d'oro e disegni stupendi.. è già al lavoro. a volte no.. signora." "Benissimo. il bottiglione in sagrestia. Via! L'ampollina in chi esa. Ah. scacciandola via!. signora? Oh! L'altare parrà una gran vampa. contento che la sua chiesa abbandonata riprendess e un po' di vita con quel triduo. quasi le sue parol e più indifferenti avessero avuto un doppio significato: uno palese per gli altri.. fosse un bottiglione. A volte gli pareva di sì. lo pa ralizzava poi nel punto più propizio a lanciare una parola o fare un gesto..." Il Padreterno rideva. spingendolo ad almanaccare cento cose una più assurda dell'altra. Dio! Che sarebbe avvenuto. o in camera di Eugenia.. Ci vuole. l'ora: preparando con l'immaginazio ne tutta la scena. sicura di poterne sfidare gli sguardi e ascoltarne impuneme nte le parole. Ruggero non sapeva precisamente nemmeno lui che cosa volesse e sperasse da quell a passione a cui si era abbandonato dapprima come a uno svago di vacanze e che e ra diventata a poco a poco molto seria. quando gli era presente. soltanto la Madonna poteva salvarla! Non le dava più l'animo di sdegnarsi contro Patrizio. Prendeva il largo. tracciava un disegno. "Non più cinquanta ma cento torce. no. come adombrato. E se. incapace di saltar e l'ostacolo. E l'occuparsi. faceva dei giri. e ch'egli ed Eugenia si trovassero quasi sol i in fondo a un viale o in un angolo della terrazza. per dire alfine quella parola. No. un atto di lei. Il succo della vigna gli piace ass ai. quale poteva essere quella di un giovanotto molto impacciat o nella prima avventura con una signora. festa coi fiocchi! Così Eugenia si esaltava. rimuginate tanto . avvi andosi verso il convento per la lezione di matematiche. E tornava a giurare a se stesso che un'altra volta sarebbe stato m . invece dell'ampollina." "E il parato sia bello più che si può. prendeva una risoluzione . Che scampanio doveva essere in quei giorni! In somma. e. e lo attendeva con ansia! Non avrebbe voluto nemmeno guardarl o. Ma se una coincidenza fortuita faceva che le circostanze corrispondessero in gran parte col piano immaginato. e stava un po' meno su lla sua con Ruggero. pendeva dalle labbra di lui. lasciava sc apparsi di mano l'occasione. quasi i fatti dovessero accadere proprio come li disponeva lu i. arzillo. quella frase preparate con grande studio. insieme col Padreterno.. d'una arditezza concentr ata e contegnosa però. scegliendo il luogo. Gli metterò in un canto della tastiera un'ampollina di moscatello per rinfrescarsi la gola. ave va paura che non le leggesse nel cuore. Venga a vedere. un pas so decisivo. dei preparativi per ornare riccamente l'altare della Mad onna le riuscì di sollievo. Lo evitava. o nella selva. E ogni mattina. lo sfuggiva.. non c'è altri.. s'egli le avesse letto nel cuore? Come l'avrebbe disprezzata. Ah. Queste già diventavano di giorno più ardite. certa della prossima liberazione. non era lei che sentiva a quel modo! Non era lei che pensava a quel modo! No. Ed era possibile?.. Oh.

" "È facile. egli l'aveva trovata spesso al la finestra. s'era messo a cogliere cime di spigo. senza una ragione! E il giorno che le aveva sentito cantare: "Chiantai un ciuri la misi d 'abrili. che cosa voleva dirle? Che mai pretendeva? Niente . Perchè no? Perchè no? A h! Gli sarebbe parso di toccare il cielo col dito. C'era corso poco non avesse rot to la promessa fatta prima a Eugenia e poi all'Agente. lui di laggiù. sì. Quel parlarsi così. e pretendeva d'esser cap ito! Santa però lo aveva capito subito. E che cosa ne aveva otten uto? Almanaccava altri piani. giardiniere. e poco dopo era tornata ad affacciarsi per dirgli sottovoce: "Lasciatemi stare: che cosa volete?". A quell'ora. che s'incurvava pel p eso e pareva dovesse spezzarsi. Il caso ordinariament e lo aiutava. quantunqu e avessero ragionato di cose affatto indifferenti. Passeggiava da un pezzo su e giù." Era già all'altezza della finestra e si spenzolava dal ramo.. e poi? Come si era messo in testa che poteva essere corrisposto?. meno sciocco. signorino mio. Avevano discorso un bel quarto d'ora. disponeva altre scene. "Vogl io il vostro cuore.... e le stropicciava tra le mani. ella s'era ritirata dalla finestra. quasi ci fosse stato un imped imento a farlo da vicino. Neppure un'ombra dietro i vetri! E alzò più forte la voce: "Ve n'andate?" "Ho finito." "No. quando u dì il rumore d'un'imposta che veniva aperta. all'impr ovviso. dalla mattina alla sera. guardi. comare Santa!" Ah! Con quella non aveva esitato. gli aveva data la strana illusione d'un furtivo colloq uio di amore. aspirandone l'odore. da quel giorno in poi. impaz iente.. niente! Voleva dirle soltanto: "Perchè così rigida con me?".. egli non avrebbe saputo dirle nulla. "Hanno un odore troppo acuto" ella rispose. Sì. Se Eugenia si fosse affacciata. Vado a spazzare la sagrestia. Arrivato in fondo al viale. Ma era paragone da farsi? E gliel'aveva immolata. con gli occhi alla finestra. e gli era parso un gran che. no. Null'altro. eh? Sagrestano." E corse sotto la finestra. vedendolo salire lestamente di ramo in ramo. Poi salutò Eugenia da l ontano. come l'altra volta. che potava la siepe nana di bosso." "Un po' di tutto. "Rubo poche cime di spighe" disse. Un giorno. o l'aveva veduta affacciarsi appena giunto. Facitivi la cruci. in uno di q uei giorni che Giulia non veniva con lui. sorridendo. lei dalla finestra.eno timido e meno sciocco. presso il muro di cinta. Ma non si voltò subito. "Se riesce a darmela da costì. Ora. vedendolo assiduo al balcone. ca passau!" e ra diventato rosso dalla vergogna in camera sua. povera Santa! E non s'era più fatto vedere al balcone. e per ciò ricercava l'occasione di rinnovarlo. assorto. cavandosi il cappello.. Non parlava. non aveva a vuto timore di niente. per la pagnotta. Chistu è l'amuri ca un putia finiri." "No!" ella insisteva. quasi ella stesse in as colto per sentire il rumore dei passi di lui pel viale." Ruggero guardò in alto. può cascare!" "Ho studiato ginnastica. e le lunghe occhiate erano state sufficienti per ottenere un buon esito. "Che cosa fa?" "Mi arrampico a questo mandorlo. Il cuore gli balzava.. Si era fermato a d iscorrere col Padreterno. sperando di trovarla a ffacciata. Però quella volta la sorte gli era stata avversa. "Ne vuole qualcuna?" Stendeva la mano in atto di porgergliele. scendeva nella selva e infilava i viali sotto le finestre di lei. per dominarsi. "Allunghi il braccio. ciabattino!... e alzava la voce pe r farsi sentire: "Si lavora. e i vetri delle finestre di Eugenia rimanevano ancora chiusi. . come tant'altre volte! Infine. finita la lezione." Ruggero riprese a passeggiare lungo il viale.

Era molle di sudore freddo. quasi a provarsi di scioglierla. "Come trema!" "Ho paura per lei. quasi lo facesse per caso. quasi Ruggero fosse là."Oh. le signore dovranno esser grate. E si ritrasse dalla finestra. per la terrazza. acutissimi. per confessargli tutto. ritenendola un momento. e non se n'è neppure accorta!" brontolò. Però guardava dall'interno. "Cattivo!" ella esclamò.. incalzandola fin sul ciglio della rupe." Egli invece si sedeva sul ramo. vìstolo saltare a terr a. E allorchè capì che non avrebbe facilmente ubbidito. Perchè rimaneva alla finestra? Quella breve altezza le pareva un abisso e le dava le vertigini. Madonna! Dia qua. più di qualu nque parola. per la se lva. ma sarebbe stato per poco! Altri due giorni ancora. Solamente ella lo seguiva con gl i occhi mentre si lasciava calare tra un ramo e l'altro. da quell'aria balda della p ersona solidamente impostata su le gambe svelte. rovesciando supina la testa sul guanciale. per avve rtirlo del pericolo corso e premunirlo per l'avvenire! La bella Madre Santissima doveva aprire la mente anche a lui. e la M adonna l'avrebbe liberata e salvata! Altri due giorni ancora. irrequieti.. "Sognavo una brutta scena. interrompendole un sogno penoso. "Si ris chia qualche cosa. che pure significava tanto. Se mi scavezzassi il collo!." Ella chiuse gli occhi. timido e rispettoso. pre gando: "Scenda! Scenda!"." "Che stravaganza! Scenda. e si sentiva stringere la gola." E per chiasso lo scosse facendolo piegare. nel punto di un b . "Che hai?" le domandò Patrizio. Oh. minacc ia di ritirarsi!" Ma non avrebbe voluto dirle soltanto questo.. Si sentiva attirata laggiù. insaziatam ente. Se non faceva questo miracolo lei. respirò: "Grazie! Non lo faccia più!" "Che cosa dovrò fare dunque?" "Niente" ella rispose.. se le campane non l'avessero destata. lieto di veder Eugenia impaurita pel temuto p ericolo. da quel piede piccolo e ben cal zato. Lo faccia per me!" "Per lei ho fatto ben altro. e. e scenda subito. così accosto da senti rne il respiro sulla faccia. col cuore ansante. Gli pareva d'aver detto anche troppo. doveva toccargli il cuore. Ma ella rimaneva inerte." "Sei ghiaccia! Senti? Il Padreterno si sfoga. all'opposto. ed esitasse. da cui si sarebbe slanciata pazza d i terrore. e si sarebbe butta ta ai piedi di Patrizio per chiedergli perdono. chi avrebbe potut o farlo? Gli occhi le si riempirono di lagrime la mattina del venerdì. quando le campane su onate a festa dal Padreterno e gli spari dei mortaretti la svegliarono di sopras salto. E lei. severa: "Possono vederlo. Pareva che le suonassero proprio sul capo e la sollecitassero a levarsi. allungando il collo. o mi ritiro. scenda. da quel sorr iso pieno di sconforto. La risposta non venne. ed egli le afferrò la mano. Che direbbero? Non sta bene. e attese un istante la risposta. farvi scaturire una fontana d'affetto in cui avrebbero tuffate le labbra tutti e due. da quel silenzio. tornò a d affacciarsi. attirata da quegli sguardi. "Il ramo cede. Madre di ogni grazia. Come era dolce quell'allegro suono di campane lanciate a distesa mentre la minore squillava co n colpi argentini." "Si sta così comodi quassù! Possiamo conversare. che batteva il suolo con moto irrequieto intanto che gli sguardi continuav ano a provocarla. attirata da quella giovinezza fiorente. ridendo: "Si sta così comodi! È un nuovo modo di far visita alle signore" continuava. quasi ella fosse sfuggita davvero alle minacce di morte di quell'orrida figura ccia che l'aveva inseguita pei corridoi del convento. E si passava la lingua sulle labbra ." Eugenia sporse fuori il braccio. prima di accingersi a discendere. come sconvolto da un addio angoscioso. Le si accapponava la pelle anche sveglia .

per la prima e l'ultima volta. Sei tu!" "T'eri riaddormentata?" domandò Patrizio. intanto ch'ella non avrebbe esitato più a concedergli le sue labbra.. "È una bella giornata?" domandò Eugenia. "Per ricominciare di là." Patrizio scrollò la testa. tutta vibrante alle ondu lazioni del bronzo delle campane che continuavano a suonare a festa: con dentro la gola un singulto salitole dal profondo del petto e che non poteva sprigionars i. ritto nel mezzo della camera." "Ecco dove termina tutto!" rispose Patrizio." "Perchè?" "Non canzonarmi. per esempio. non è sufficiente a convincervi?" "Il cuore non convince. "E l'istinto affettuoso. la immensità!" "Mi accompagni al camposanto.. Mia madre continua a vivere dentro di me. che pretendeva comprendere le cose grandi. più forti. È un gran mistero!" Entrarono e percorsero.... la sua memoria mi è sacra. se non ha altro da fare. Le campane davano gli ultimi squilli." S'interruppe. quantunque. tutt'a un tratto. la vita vi basta.. strizzandosi le mani. Voialtri giovani non sentite bisogno di Dio. p er ora. sprigionar sele dalla bocca un nome. L'immortalità dell'anima. alla prima luce del giorno. il dottore riprese. Per ciò lo guardava fisso. coi capelli e la barba in disordin e. se te lo dico. singulto che le metteva spavento. . silenziosi.." "Ah!" E credette di sorprendere negli sguardi di lui un lampo di diffidenza." "Forse è vero. "Credere è una gran cosa!" disse. Sei tu?. un'ombra di sospetto.. procedendo a capo chino. si passava le mani sul viso ancora intorpi dito dal sonno. additando la porta del camposanto. perchè le pareva dovesse. Piccola ragione. uomini e donne. XVIII Patrizio era stato fermato dal dottore a piè degli scalini della chiesa del Rosari o: "Faccio come i vecchi miei pari. repugnava alla mia ragione. il viottolo centrale." "Volentieri. tacque essa pur e. prendo la benedizione ogni sera. più precipitosi. avanti che la Madonna avesse compiuto il mir acolo! Rimaneva inerte prostrata da languore delizioso.. G uardate: siamo tutti vecchi. quel nome che le avrebbe vuotato il cuore e l'avrebbe lasciata libera e padrona di se medesima! "No! No!" ella balbettava ansante. spalancando gli occhi al sentirsi inattesamen te baciare. "Ma non crede chi vuole. "Siete in un momento di sconforto. . come incerto di quel che doveva fare. "Che vita sbagliata la mia!" esclamò con un sospiro. mi inseguiva. mentre egli.acio supremo. caro Agente. In gioventù ho dubitato anch'io. a perti gli scuri e finito di vestirsi. Eugenia si levò a sedere sul letto. quelli che usciamo dalla chiesa in questo momento. "Oh Dio!. insieme." E soggiunse esitante: "Pel triduo".." Per via. poi. "Bellissima. quasi stanche della gioia di aver sonato c osì a lungo dopo il silenzio di parecchi anni! Soltanto la minore continuava i rin tocchi argentini. che vi attira ogni sera alla tomba di vostra madre.. Passerà." "È di buon augurio. "Sognavi di nuovo?" "Sì! Sognavo un mostro che m'inseguiva.

accennando una grossa pietra d'arena ria poco distante.. Contr addizione! È inaridito vicino alla tomba di una bambina. Nei nostri piccoli paesi.. "Ho passato tante ore seduto là!" egli disse. rozze pietre." Si fermava ora per leggere qualche nome mezzo scancellato dalla pioggia. se non per fede. e che io non ho la forza di rimediare! È orribile. e nessuno li tocca più. crescono. Che desolazione! Poveri morti! Nessuno se ne cura più. e non formi la infelicità di colei che pure vorrei la più felice del mondo!" "Vostra moglie? Perchè?" disse il dottore. "Nei primi giorni. invocavo mia madre.. sconquassano le pietre dei tumuli. intristiscono e nessuno vi b ada. Ci sono stati dei processi. Lei è un'eccezione. avvolgono le croci. non ho saputo farmi amar e! Non ho saputo. sebbene l o chiami camposanto. più incolto e più ingombro verso la roccia che fiancheggiava il convento. ecco quel che mi rende così trist e! . in fondo alla grotta. per le opere. di u n vecchio. Gua rdava fisso. muoiono sopra i morti. bre vi siepi di alloro si allargavano di qua e di là. Non è possibile. pareva accompagnassero la preghiera che il dottore mormorava a capo chino e occhi socchiusi. "Era anche questa una selva di convento" riprese a dire." "È vero! È vero!" esclamò Patrizio. pratico del posto. "È il segreto che mi soffoca! Non ho saputo legarla a me. e il dottore lo imitò. tra le lagri me.. abbiamo sbagliato! Fra qualche mese avrò trent'otto anni. un alto fusto di croce ornato di corone avvizzite.. è v ero?" Il dottor Mola non sapeva che rispondere e lo guardava stupito. ora per levarsi il cappello davanti a una tomba di persona amica e recitare un requiem. Ora ." "Sono un infelice!" "Come vi perdete facilmente d'animo! Non lo avrei mai creduto. intimidito dal subbuglio della vita che ignoro. rade di foglie. sgretolati. il popolo non si è ancora abituato a credere alla santità di questo luogo. meschini tumoletti di sassi e gesso biancheggiavano tra il ver de. calpestando l'erba e le piante selva tiche che ingombravano il viottolo a sinistra. chiamavo. invece. vengo qui con un senso di rancore che non so vincere. In quel lato le croci erano più fit te. tra i mandorli e i fichi dalle b raccia contorte e biancastre. quella buona signora. facendo con la mano un rapido segno di croce. quando possono t rovare sagrestani compiacenti. aspettando. come questo melogranato.. pei fiori che ornavano lo spazio davanti al cancello di ferro. e mi sento fanciullo senza esperienza. e la sua si distingueva a distanza.ora. quanti portoni attorno al ceppo di quell'ulivo carico di frutto!" Patrizio." "Vi ingannate. Il terreno si elevava sassoso. e che avrebbe dovuto essere tutt'altra! Vengo perchè ella sappia che a bbiamo sbagliato tutti e due. caro amico. un segno che mi rivelasse di essere udito e ascoltato da lei. E accanto a quella là."Pare un luogo abbandonato" diceva il dottore. contornata di ra mi di alloro e di mortella. Vivete da eremita. immiseriti. Un ulivo dai larghi rami proteggeva una tomba. senza forza. fanno seppellire in chiesa il morto. scostan do con la punta della mazza le erbacce che coprivano la rozza lastra di pietra. nella follia del mio dolore. pigolando. forata da grotte mezze nascoste da piante di fic hi d'India e da oleastri. La signora Geltrude era stata sepolta in una di esse.ah. Dalle piante che sormontavano la grotta due uccellini. coprendosi il capo. un cippo. siete un santo. andava avanti. la lapide murata nel centro. Patrizio non diceva nulla." "La colpa non è sua!" "Vostra? Non me ne persuado. ora per rialzare qualche croce pencolante. e sembrava volesse penetrarla per vedere il cadavere della sua povera mamma addormentata nel sonno eterno. r oso dal dubbio che io non apporti male più agli altri che a me stesso. vengo qu asi soltanto per offrirle lo spettacolo delle angosce della mia vita ch'ella vol le così qual è. Gli alberi son rimasti tal quale. "Sì. Patrizio si scoperse il capo. sormontati da croci di ferro munite di cartellini co l nome della persona sepolta. "Le erbe selvatiche invadono il t erreno. . Parecchi commettono tuttavia delle truffe. di notte. dietro macchie di mortelle e di sp ino spuntava una piramidetta. e mandano qui la cassa vuota. "Non vi sono più venuto d a anni.

per ora. "Via! Via!" disse. e ferita soavissima. che lo covava coi vedovi sguardi. come quella del corpo. Io non so precisamente di che cosa si tratti e non vorrei essere indisc reto. e salendo i pochi scalini che mettevano nel corridoio. "Ha ragione.. ma saperlo non giova. "Dimenticate. diventano biasimevoli. "Il mio passato mi opprime. E affrettava il passo verso casa. E l'afflitta fi gura della madre. gli pareva di sentirsi di nuovo avviluppare nella miserevole rete de . Mi è rimasto un invincib ile senso di avversione e di nausea dei primi e soli abbracci venali provati in gioventù... Dio vuole così! Basta r ammentarli nelle preghiere. Doveva ricominciare da capo.. dovrebbe essere tutt'altro. ma son sicuro che voi date corpo a delle ombre. abbassando il capo sconsolatamen te. da cui s'era sentito posseduto. quando mi stende le bra ccia e mi grida: "Voglio essere amata! Voglio essere amata!" mi sento irrigidire .Pareva che singhiozzasse. I vivi coi vivi. quei baci che simulano l'amore. e vi si appoggiò. tenetelo a mente. e il male sta qui!" rispose Patrizio. e che complicazioni nella mia vita! Eugenia colpita. i morti coi morti.. che profanano l'amor e! Non li ho potuti dimenticare.. quando il cuore gli s'era tutt'a un tratto svegliato. quelle carezze. Oh. Indi.. Prom ettetemelo" replicò il dottore. con la bambo la tra le braccia. l'ultima vostra visita al camposanto. "I vivi coi vivi! I morti coi morti!" Che spietata filosofia in queste parole! Si sentiva co nfortato e. siete in tempo. pallida. a' suoi primi an ni. Darei la mia vita per farglielo intendere. Glielo prometto.. Ecco perchè.. Oh. di marito e moglie... ritessere tutta la tela della sua vita.." Patrizio si sentiva confortato. e che scambiate i fantasmi della vostra immaginazione per realtà. Giulietta. e il dottore gli si accostò e lo prese paternamente per le mani." E corse al cancello. insieme. dove era condensata oramai la sua vera vita. e un fanciullesco ritegno mi tronca le parole in gola. Sacramentum magnum.. senza intender bene in che maniera avrebbe potuto. Mamma! mamma !" Il dottore lo strappò di là. Gli eccessi." "Può darsi. E sempre silenzio e solitudine!. anche nel bene. sì" diceva Patrizio. "I vivi coi vivi! I morti coi morti!" ripeteva dentro di sè. tendendo le braccia alla tomba. andiamo via subito." Patrizio si lasciava condurre. quantunque non sembri. Un'altra morta. Riparate. so da che proviene questo sentimento. dottore.." "Sì. e sentiva la dolce commozione di quel giorno. come un tesoro. consiste nella giusta misura. E poi. "Promettetemi che questa sarà. i bei sogni delle prime settimane!. e da qual male! Mia madre. La salute dello spirito. co me medico e come amico. specie di puntura. "Ne riparleremo in un momento più calmo" soggiunse il dottore.. "Dovreste tener conto che la vostra signora è ancora un po' mal ata. Non l'aveva più ram mentata da tanto tempo! E la rivedeva nel pianerottolo della scala. In questo momento vorrei sfogarmi con lei. "Siete troppo esaltato. Andiamo. tentare l'i mpossibile! E passando pel portone del convento. come invoca ndo soccorso: "Lasciami in pace." "La solitudine vi ha fatto molto male. quantunque riflettesse che forse aveva promesso più che non potesse mantenere. e per un pezzo. ecco perchè. dice san Paolo!" "Che dolori. E tornava più indietro assai. E poi? Solitudine e silenzio! Dolori sopra dolori! Disinganni sopra disinganni!. che gli stava accanto. stesa immobile sul letto. Eppure l'amo. con un gran vuoto nel cuore. Certe stranezze del suo carattere vanno attribuite a i nervi.. Ve lo proibisco. questa via. Riandava i giorni felici. quasi quel grido offendesse qualcosa di sacro dentro di me: lei stessa! So. Ora non hai più bisogno di me. Così!. Fissazione!" "Infatti è un'altra cosa. mamma! Perchè sei ancora gelosa di lei? Perchè ti frapponi ancora tra me e lei? Lasciami tutto a lei. Così con Eugenia. E il convincimento che l'amore santo. Un vecchio e medico vi dice questo. Rivedeva il terrazzino dove Eugenia gli era apparsa la prima volta. "Vi proibisco di venir più qui" disse.

ora dalle grida rabbiose del Padreterno: "Figli di buone mamme. Sentiva in fondo al cuore un palpito di giovinezza. di qua e di là. ma si arrestò. rincorsi dal Padreterno e sbandati di qua e di là per la spianata. I passeri nidificanti per le grondaie riempivan o la stanza col loro vispo cinguettio. con in fondo quella vetrata dalla luce scialba. ed entrato nello studio. senza speranza di resurrezione! E gli parve naturale che Eugenia non avesse ancora pensato a far portare il lume in camera e che rispondesse appena al suo: "Buona sera!" rimanendo appoggiata s ul davanzale della finestra. Chiappato il ragazzo che portava due lunghe canne legate insieme all'estremità con su un braccio di canna per traverso munito di un chiodo ricurvo. La finestra era invasa dal sole. av evano ripreso la loro canzonetta. quasi il ri cordo delle parole del dottore e della promessa a lui fatta gli avesse improvvis amente fermato il braccio. con quei canti. i ragazzi.lla solitudine e del silenzio. con quegli usci in fila. ripetendo con schernevole cantilena: Don Giuseppe il Padreterno Quando muore va all'inferno! Con quel cinguettio. larghe o ndate d'allegria dilagavano nello studio e pareva animassero fino i volumi del c atasto. con quella luce. avido di empirs i i polmoni di quell'aria vivificante che gli pareva di non aver respirato mai. allungarsi davanti ai suoi passi. Patrizio bu ttò sdegnosamente le carte sul tavolino e si affacciò a la finestra. egli già stava per spezzarle. a distanza. con la testa fra le mani. povera creatura! XIX "I vivi coi vivi! I morti coi morti!" La mattina appresso. Patrizio passando davanti l'uscio di quella camera diventat a il suo santuario e ch'egli rassettava e spolverava da sè perchè mani profane non t occassero nessuno degli oggetti appartenenti alla sua povera mamma. la dispettosa cantilena: Don Giuseppe il Padreterno Quando muore va all'inferno! E il Padreterno sbraitava. con crescente calore. minacciando con le braccia in alto. e strappategli ele di mano. coperti di rilegature di cartone e schierati negli scaffali. per non dir altr o!" a cui rispondeva un coro di ragazzi. con quelle grida. le contadine che sciorinavano i panni su per la siepe di fichi d'India. quando Patrizio gli gridò dall'alto: . pure fece uno sforzo. passò oltre . che serviva soltanto a dare una paurosa idea della incalcolabile lunghezza. sepolcro dove il destino li aveva spietatamente gettati perchè vi vivessero la morte. si mise ad esaminare le carte che ingombravano il tav olino. in quel mattino d'estate rinfrescato dalla brezza m arina. e gli occhi gli si gonfiarono di lagrime. Dalla spianata sotto la finestra saliva u na vivace canzonetta cantata da voci femminili. aveva già steso le mani al paletto per aprire. gli ripetevano. In quel momento di straziante esitazione un leggero tremito lo scosse da capo a piedi. chiusi pe r sempre ad anima viva. Nella penombra della sera. spinto dall' abitudine. interrotta ora da brevi risate. Laggiù. penetrare da quel freddo che le calde e affettuos e parole del dottore avevano cominciato a dissipare. il corridoio sembrava allungarsi. tirando sassi ai più impertinenti per impedire che molestassero i nidi di passerotti nel muro della chiesa e del convento. voleva mescolarsi con la ser ena letizia di quella gente.

uomini in miniatura sin da ora. all'estremità del letto quasi per evitare il contatto di lui." Il Padreterno si strinse nelle spalle. Ah. urlandogli dietro: Don Giuseppe il Padreterno Quando muore va all'inferno! Poi. sincera f ioritura della fanciullezza. taceva. voltandosi di tratto in tratto p er insultare con parolacce il suo vincitore e minacciarlo: "Lo dirò a mio padre. con la differenza che la tristezza di Eugenia non era aumentata dal rimorso di esser la vera cagione di quello stup ido malinteso. con atti che potessero far credere a Eugenia di es sere stata intesa? Era naturale ch'ella. no. internamente. Che crudeltà quella caccia! Patrizio però provava un insolito compiacimento allo spe ttacolo di tutti quei ragazzi scalmanati che. E vedendo apparire a destra. Sì. Ruggero che veniva per la l ezione di matematiche. e chi sa con quali progetti di avventure amorose pel capo! Anche costui provava le sue forze. sarebbe bastato un sol gesto. E così soffrivano t utti e due senza dirselo. forse. Se avesse almeno pianto di dispetto. lo accompagnarono fino alla porta del convento. si fosse persuasa della sordità del cuore di lui. dopo aver inseguito inutilmente i passerotti. provando la loro forza. lasciateli fare. rincantucciata là. egli lo c apiva benissimo. come quelli là! Se avesse dato anche lui pugni e sg raffi. d'una tale disparità d'indole e di caratter e fra lei e lui da non potersene sperare alcuna conciliazione. ma era anche vita all'aria aperta. in fondo alla spianata. "Lasciateli fare. come quel ragazzo che andava via. se c'era o no la covata. radunàtisi proprio sotto la finestra dove era affacciato Patrizio.n'era già convinto. Aveva mai risp osto a quei gridi con parole. i rrimediabilmente intristito? "Irrimediabilmente!" Vi aveva rimuginato su ne la nottata insonne. già uomo a diciotto anni! Egli. se avesse fatto soverchierie. di muovere gli occhi. per indovinare dal tepore di essi. agitando la mazzettina di bambù. con la sigare tta tra le labbra e un garofano all'occhiello. forse egli le avrebbe tese le braccia con l'impeto ansioso che lo agitava. schiamazzando se le nidiate scappavano via di là dalla sie pe per la campagna."No.. Se Eugenia fosse entrata in quel momento nello studio. dissimulando anzi." "Ma possono rompere le tegole e i vetri della sagrestia" rispose. libero movimento. come il grandicello che in quel punto togli eva di mano violentemente al compagno il passerotto afferrato con più lestezza! Tu tti costoro imparavano così a vivere nella società. Patrizio ebbe un egual senso di compiacimento e d'invidia per quel giovanotto baldanzoso che camminava lesto. chiusa in un desolante m utismo del cuore! Da un pezzo. se gli avesse detto uno d i quei motti scherzosi dei primi mesi del loro amore a Marzallo. Ed era tan to semplice! Sarebbe bastata una parola. don Giuseppe. dopo tanti inutili tentativi. non più uno di quegli acuti gridi di passione che p rima lo rimescolavano e lo conturbavano. cose tutte che la sua mala sorte gli aveva interdet te e la cui mancanza avea prodotto . l o dirò!". mentre Eugenia dormiva rincantucci ata a l'estremità opposta del letto. ma quella parola gli moriva su le labbra. e dall'impotenza di rimediarvi. a testa alta. non più! Doveva essere così. come avveniva per lui. e il breve spazio che li separava gli era par so un'immensità frapposta tra i loro corpi e i loro cuori! Ahimè! ella non si disperava più. e i ragazzi battendo lietamente le mani. e tutto sarebbe finito! Ma Eugen . egli soltanto doveva dunque rimanere sempre impacciato e legato da quell'i deale di vita falso e manchevole. chi sa? tutt'a un tratto. esercita ndo le proprie passioni.il triste germe di gran parte de' suoi dolori passati e presenti. la cui uggia lo aveva precocemente e. forse troppo tardi! . si accapigliavano contendendosi i batuffoli di frascame tratti da un nido con l'uncino. o a sinistra fra gli alberi della selva che rizzavano i rami fronzuti fuori del muraglione di cinta. era una crudeltà. la notte. gli si sarebbe forse snodata la lingua. il giorno.. si rimiser o alla caccia dei nidi. ma si sentiva annodar tutto. se da ragazzo si fosse azzuffato anche lui. Lasciateli fare. nel punto di levare un braccio.

senza badare a quella barbarie. tentavano s alvarsi saltellando. la zuffa per quelli che. entrando in quel momento. E intanto il chiasso dei ragazzi continuava sempre più vivo sotto la finestra. Era avvinta da un greve torpore. preghiera e confessione insieme. l'aridità della gola. divorandosela con lunghi sguardi da cui s'era sentita penetrare e invadere. di tanti occhi sgranati. di rico . quantunque. o andava fuor i con lei e le sue sorelle e la zia Vita. avrebbe tentato di arrampicarsi su pel muro mettendo i p iedi nelle buche. la solennità de lle funzioni religiose. Ora l'attenzione di tutti era rivolta a due passerotti aggrappati alla inferriata d'una finestra della sag restia. seguendo con lo sguardo le rincorse dietro i passerotti fuggenti. i canti. Se si fosse trovato laggiù.da far capire che voleva stordirsi a quel modo. Nella terribile lotta interna tra il cuore e la volontà. per ciò non osava parlarne al dottor Mola. la voce del predicatore. quasi per fatiche superi ori alle proprie forze. aveva evitato d'incontrarsi con Ruggero. di immagini. o rimaneva di là con Giulia che ora veniva quasi tutti i giorni. Anche Patrizio.ia. ficcava le mani tra i capelli. Inutile precauzione! L'immagine di lui le era rimasta fissata negli occhi quale lo aveva veduto in quei tre giorni. app ello. dai richiami imitanti il pigolio per indurli a venir giù. sfuggivano da una s barra all'altra strillando soccorso dal padre e dalla madre che svolazzavano là at torno e crocidavano rabbiosamente. appena accortasene. come già faceva il maggiore dei ragazzi per raggiungere la breve altezza dell'inferriata. le mura stesse della chiesa era no serviti soltanto ad accrescere il fuoco che le divampava nel petto. e impedirsi di pensare stancandosi materialmente. Patrizio si sentiva ridiventato bambino. di faccia a l ei. appoggiato al pilastro della cappella. e quand'era sola pareva presa da un ta le furore di far da sè tutte le cosette di casa . non potendo volare. Dall'ultimo giorno del triduo. come i due fortunati che avevano ghermito la preda. Da più giorni viveva agitatissima. e alla fine. stringeva forte forte la tes ta per comprimervi e impedirvi quel rimescolio di pensieri.conserve. una voce interna lo richiamò alla realtà e lo fece impallidire: "Tu mi dimentichi! Ingrato! Tu non mi vuoi più bene!" E si voltò. di piccini implumi appena usciti dal guscio non re pugnava neppure al ragazzo che con l'uncino frugava nei buchi e faceva proprio u na fatica. il triduo alla Madonna dello Spasimo non era giovato a niente! Aveva fatto peggio anzi. sotto la coperta. avrebbe preso parte a quella caccia. "Buon giorno" disse Ruggero. alzare il b raccio vittoriosamente. l'indurimento alla punta della lingua apparivano e sparivano durante la giornata. e minacciati con la canna. da una stanchezza di tutte le membra. estratti. L'aveva abbandonata! L'aveva abbandonata! E. Tut ti i buchi del muro della chiesa e del convento erano pieni di nidi. agitando le alucce troppo corte. "No. sorrideva alla vista di tanti vi sini accesi. col presentimento di un prossimo attacco del su o male che ella sentiva già ridestarsi. non voglio. I zufoli agli orecchi si ripetevano a intervalli sempre più vicini. incuranti del pericolo del colpo di canna con cui il ragazzo cercava di abbatterli. i suoi nervi si esasperav ano. Appunto quella mattina. gli parve proprio di dare spinte e urtoni. Ahimè. e urlare e ridere assieme con tutta quella ragazzaglia che li inseguiva. Eugenia era rimasta insolitamente a letto fino alle diec i. no!" Non aveva teso per questo le povere braccia alla Madonna? La Madonna intanto era rimasta sorda al grido d'angoscia scoppiatole dalle labbra a piè dell'altare. Tutt'a un tratto. le fiamme delle torce. forse più violento di prima. fin la stiratura della biancheria . dagli urli. e il massac ro di uova non ancora covate. il suono dell'organo. sintomi precursori. a traverso l'uscio di q uella camera che poco avanti egli non aveva aperto. quasi il rimprovero gli arrivasse affievolito. Ella li riconosceva benissim o e ne sapeva la ragione. e quando i passerotti si decisero a prendere il volo e caddero per terra. si esaltavano. cucito. si fosse imposta di non guardarlo più. Impauriti dalle braccia tese in alto.

e mentre Patrizio tornava a chiamarla. ma non capì. orride gole di rupi. abbattuta. vedeva sparire gli ultimi lembi del sogno quasi stracciato e disperso da un soffio improvviso. Il respiro le diventò affannoso. per involontario consenso. "E se in qualche accesso di convulsione mi sfugge un nome?. annusandole.. All'idea che tutti quei sintomi ora dovessero accusarla al cospetto di lui. "Ti senti male?" domandò. e gli orecchi le tintinnavano. quel le intermittenze della volontà che la impaurivano più di tutto. l'odor di zagara che riprendeva. ella ce deva. se ne avvide. negli occhi tuttavia imbambolati le appariva il corruccio di ess ere stata svegliata in quel momento da lui. E qu ando si scosse. quei baci! La loro voluttuosa sensazione persisteva. nella veglia. "Eugenia! Eugenia!" Non ancora ben desta. tutt o della sua morta. che s'era affacciato appena con la testa dall'uscio e rimaneva là aspett ando una risposta." "Fa presto. come impressioni reali. impregnando talmente l'aria che ella se ne sentiva sto rdire. E se faccio intend ere. percettibile appena. "No. di pretesti. Avrebbe voluto piangere. tentatrice. proseguiva anche di là la sua opera infernale! Perciò ella si sentiva sconvolta. come in quel momento. più tiepid o. nere grotte. di scuse.. le zufolavano. non poteva. al vederlo tranquillo. a contorcersi. Mi levo subito. si indignava di sorprendersi in taluni istanti della giornata. insidiatric e. finora.rdi. la stringeva fra le braccia. strie luminose. dove enormi pipistrell i l'assalivano. rivelargli il colpevole affetto che la martoriava. annichilendo ogni movimento della sua volontà. contro di lei che non l'aveva offesa. per ciò le saliva dai piedi alla testa q uel formicolio dei nervi che ricominciavano a distendersi. no. e invadesse la camera. che non poteva. Voltava e rivoltava le mani. Le pareva che quell'odor di zagara emanasse sottile sottile da tutto il suo corp o. essere in Pa radiso! Andata via col tossico nel cuore. con scomposte parole di delirio. incurante di lei. con le mani avviticchiate sul capo. E nel portare le mani alla faccia. e gli occhi fissi alla volta quasi ingombra di nebbia nella semioscurità silenzio sa. la copriva di baci. atterrendola con quella sensazione di co sa fredda e viscida che le sfiorava la faccia. Nei sogni." . spossandola... se fosse stato veramente quello delle stesse labbra di Ruggero. iridate le tremolavano dentro gli occhi. inaspettatamente sentì di nuovo. non si era tradita nemmeno con lui! Era però mutata assai verso Patrizio. Vieni in salotto. Eppure. più vivo. quasi a scancellarvi l'i mpressione dei baci! Oh. le davano sensazioni di scrosci di pioggia. per la prima v olta dopo tanti mesi. e spalancava gli occhi. anche sveglia. quasi soffocare. lunghissimi corridoi dove Ruggero la inseguiva. in quei sogni interminabili. Un sopore di sfinimento cominciò ad aggravarsele su le palpebr e. e. prostrata. della sua malaugurata morta. Sentiva uno sdegno sordo. nella delizia di assaporare i l contatto delle labbra sognate. Scattò a sedere sul letto. pensando che b en presto anche Patrizio se ne sarebbe accorto. ed ella se ne irritava. una specie d'odio misto col disprezzo. Patrizio. quasi a provarsi per nuovi accessi. che non avrebbe potuto essere più soave. quella tempesta di risoluzioni contraddittorie. grotte affumicate. poco dopo. Non era sicura di sè. sfiorandole la guancia con ali viscide. alte rocce sovrastanti da ogni lato e tra cui egli la raggiungeva. l'odor di zagara con tinuava a esalarsi sottile sottile. togliendole ogni forza del corp o. che riapparivano app ena s'addormentava e l'agitavano. qualcosa di più grave di quel che non è accadu to?" Scivolò tra le lenzuola. cedeva alle insistenze di Ruggero. dove gl'immancabi li enormi pipistrelli agitavano le ali. ella rientrava sen za accorgersene nel regno dei sogni: stretti. la vista le si offuscò e ne gli orecchi tintinnii e zufolii s'avvicendarono con altri strani rumori che le i ntronavano il capo. gli veniva meno tra le braccia in luogh i strani: boschi. indifferente. si sentì agghiacciare.

senza dubbio. Ahimè! Era da prevedersi!" "Insomma?" "Giulia. Dio!" esclamò Eugenia. Patrizio o lei. Io torno nell'ufficio per impedire che qualcuno commetta l 'imprudenza. "Cioè." Ella restò un momento in piedi presso il tavolino.. le produsse una ac uta agitazione. Biasimevole. tremante. Eugenia.. ridomandandosi inte rnamente: "Dove sono andati?" Poi. Sarebbe stato un pretesto. Patrizio teneva in mano il biglietto del sindaco. E la sua immaginazione fantasticava rapidis sima per indovinare che potesse mai comunicargli Eugenia davanti al marito.. Se ne sono ac corti soltanto poco fa. "Troppo zucchero!" E. Un biglietto del sindaco. stendendo il braccio per posar la tazza nel vassoio. E si mise in guardia. Povero giovane!" Pensò di far preparare il caffè. coi capelli in disordine. assunse l'aria più tranquilla e più indiff erente che potè. Non doveva essere una cosa piacevole. Dorata portò le tazze col caffè. ma che non produce mai cattive conseguenze.. ridendo.. l'idea di doversi trovare di lì a poco faccia a faccia con Ruggero. si sentiva commovere da viva compassione.." "Sarà un gran colpo! Vuol tanto bene alla sorella!" "Finisci di vestirti. balzando dal letto. Dio!" ripeteva Eugenia. "Mi faranno f are una pazzia!" L'aveva detto più volte. Condurrò Ruggero qui."Che c'è di nuovo?" "Non turbarti. pallido come un morto. segga qui" ella soggiunse.. è fuggita col Favi.. in certe circostanze." "Oh. ma reagì contro se stessa. finendo di agganciarsi il busto della veste." Ruggero scattò dalla seggiola. senz'essersi lavata la f accia. sbalordita. o tutti e due assieme. "Segga. compatirà facilmente.. E diede l'ordine a Dor ata. "Ai suoi ordini" disse Ruggero dopo aver sorbito lestamente il caffè.. ravviandosi i capelli. c he è uomo e giovane. un fatto doloroso. dalla ru ga che si contraeva su le sopracciglia di lei. avrebbero parlato. È vero?" disse Patrizio un po' impaccia to. egli soggiunse: "Per indolcirmi la bocca prima di darmi l'amaro". Patrizio lo trattenne. E gli stese la mano. e si sforzò di sorridere. con gli occhi smarriti. Eugenia si levò da sedere e ne offerse una a Ruggero. "Ci prega di comunicare la notizia a Ruggero e di trattenerlo qui. a letto. aspettando. scusabile. Tra un sorso e l'altro. Il matrimonio sana tutto. Intanto è un brutto momento. imma ginando il dolore che egli avrebbe provato all'annunzio della triste notizia. g . fargliela indovinare piuttosto che dirgliel a. imbarazza to alquanto da quel fare misterioso. forse l'intera giornata. Ho mandato Zuccaro a prendere informazioni. "Sventataggine da inna morati!." "Oh. e l'aveva fatta! Vestìtasi in fretta e in furia. la notte scorsa. "E dove sono andati?" "Non si sa. "Nulla di grave" rispose Eugenia con voce malsicura. Tutto si accomoderà. con un sorriso di curiosità sulle labbra.. Poi prese in mano un lavoro di uncinetto.. "È difficile. Do vevano partecipargliela con cautela.. di essere costretta a rimanere. lo deduceva dal contegno dell'Agente. e sedette presso la finestra. Eugenia guardò Patrizio negli occhi. sì. in salotto.. Lei. Teme che Ruggero poss a fare scandali e dar da ridere alla gente.. un fremito di paura per l'inevitabile pericolo. Lavandosi. "Eugenia deve comunicarle non so che cosa. La credevano in camera. Ah! Neppure alla povera Giulia il triduo alla Madonna era giovato. chi lo nega? ma. Ruggero li guardava perplesso. Eugenia s'era precipitata an siosamente in salotto.." "Sana tutto" ripetè Patrizio dietro la pausa di sua moglie. e fe ce per slanciarsi fuori del salotto. sola con lui. stupita.

o di cui pentirsi.. le malignità dei partiti in questo miserabile paesetto!" Le stringeva più forte la mano. toglierà qualunque malinteso tra le due parentele. con un bell'avvenire davanti a sè. dopo. aveva voluto soltanto forzar la m ano ai parenti.. Ah Giulia! Giulia!" Mugolava. inconsolabile. Dice benissimo" soggiunse Eugenia commossa. contro tutti. la ritirò lestamente.. col capo fra le mani. modesto. Eugenia non ebbe il coraggio di ritirarla. Non rideranno più quando il matrimonio sarà compiuto. Inesper ta. secondo la varia intensità del sentimento. stette ad ascoltare il rapido sfogo ch e gli sgorgava dalle labbra contro la sorella. quasi per persuaderla meglio a dargli ragione. ripetendo: "Che disonore!. scotendo la testa tra le mani. Tutto è bene quel che finisce bene. con quella fuga. balbettando: "No... Voleva correre dietro ai fugg itivi. contro il Favi. "Ha ragione.. che s'avvicendavano ora lievi.." Ruggero negava. in piedi dinanzi a Ruggero.. Successe un lungo intervallo di silenzio. stralunava gli occhi: "Non dovevano farlo! È un'infamia. durante il quale Patrizio." "Che disonore! No. . si strizzava le dita. poverino. E così. se la portava alla fronte con gesto desolato." lasciava che intanto il t epore. Una sorella è sempre sorella. stiran do una piega del tappeto. è vero. paventando non se la portasse anche alle labbra. Suo padre vuole che si trattenga qui fino a sera. con sguardi che dicevano: "Sì. anche quando commette uno sbag lio. poteva aver avuto cattive intenzioni. andare a sputare sulla faccia a Corrado Favi per quell'affronto a una fam iglia che egli avrebbe dovuto rispettare come propria. . contro il padre. "La benedizione a piè dell'altare scancellerà ogni cosa. "Buone nuove!" gridò Patrizio. Non dovevano farlo!" Patrizio s'aggirava attorno al tavolino aggiustando le tazze nel vassoio. per conforto. prese tra le sue la mano che gli era stata posata affettuosamente su la spalla. faceva stridere i denti e singhiozzava. Ella non sa le basse invidie. signora!. rientrando. più che parlare. cercava di scusare alla meglio l'amica. E tornava a prendersela c on Giulia: "Non la guarderò più in viso! Non è più mia sorella!" "Si calmi. uscì nel corridoio. Dalla rabbia. "E come rideranno i nemici della nostra famiglia!" esclamò all'ultimo Ruggero. non dovevano farlo!" rispondeva Ruggero. "Oramai però bisogna pens are al rimedio. pestava co' piedi. Dove vuole andare?" "Non dovevano farlo! Non dovevano!.li prese una mano. come persona che non sappia che cosa fare o dire. Euge nia. avvisato de l ritorno di Zuccaro.. Euge nia. ora forti. La ricondurrò io stes so a casa. Mah!. innamorata cieca." Ruggero si lasciò cascare su la seggiola. E rispondendo con lievi assensi del capo.. signora!" Ruggero alzò la testa." "Ah. la guardò in faccia e. contro le altre sorelle.. Giulia. assai turbata da quel contatto che le pareva la mettesse. a quel che ne dicevano. coi gomiti appoggiati sui ginocch i. nè il Favi. le scosse. posandogli una mano su la spalla. tentando di svincolarsi. e si r imise a sedere di faccia a lui... no! Resti qui. per consolazione. Non dovevano!" Non riusciva a dir altro. Mah!. t ra le pressioni delle mani di Ruggero. Buon g iovane. qualcosa che già somigliava a un abbandono di se medesima. imprevedibile circostanza! proprio in balia di lui. "Mi fa male vederlo così afflitto" disse allora Eugenia... "Ah. senz a però conceder niente che ella dovesse rimproverarsi. colto. mentre l'Agente cerc ava di rimetterlo a sedere. "Co me ridono in questo momento!" "Non s'occupi di essi. le contrazioni delle mani le insinuassero per la persona un se nso novo d'intimità con quella viva partecipazione al dolore di lui.

gli sguardi di lui e non sapeva com e stornarli.." Ella fece un lieve atto di protesta col capo. Intanto. vedendo il gesto furibondo di Ruggero.. che pareva non riuscisse a star fermo e si appo ggiava ora su l'una or su l'altra gamba. Fino al delirio!. Calmato. col cuore in tumulto. Eugenia avrebbe voluto prevenirlo e avviare la conversazione in maniera da imped ire che si mettesse per uno sdrucciolo pericoloso. "Non s'acco rge o finge di non accorgersi di niente!. portava le mani alla faccia. Se sapesse quanto l'amo!. una vampata l'assal iva a ogni movimento di Ruggero. Una sola!" "Zitto.. non è possibile che il suo cuore sia rimasto ind ifferente. E. E provò u na stretta al cuore. dietro le spalle. me n'ha parlato Giulia." continuò Ruggero con voce repressa. lungo la giornata.. egli no n ragionava più del triste avvenimento." Dopo desinare. vedrete.I fuggitivi erano a Rosolini.. Ha ragione.. Calmante. Non le chiedo altro. presso una famiglia amica dei Favi. Voi però. d'ora in ora. Una parola! Una sola parola!. tante volte!" "E se pure fosse vero?" "Mi dica una sola parola!. . buttando fuori dalla finestra . Eugenia e Ruggero erano rimasti soli in salotto.. che occhi. fumava una sigaretta. "No." "Niente. "No" riprese Ruggero. A cucchiaiate. così ordina tuo pa dre. per non dovervi curare a lungo dopo. Eugenia. "Non parli così!" balbettò Eugenia. Ah!. quella tanto paventata dichiarazione sentita addensare nell'ari a simile a un temporale.. Non c i ho gusto a veder malata la gente. "Mi fa impazzire!" esclamò tutt'a un tratto Ruggero. con la mente turbata e un gran tremito per tutta la persona.. quasi vedesse in quel punto i l proprio cuore aperto come un libro davanti a Ruggero. voi sopra tutti. Ora sarà una sfilata di fughe. In queste circostanze. con una risposta recisa. Gli voglio bene... accavalciando i piedi.. "Compatisce gli altri. E non ti muovere di qui. sentendo la voce di lui. Che viso. aveva ripreso in mano il suo lavo ro di uncinetto e lavorava a capo chino. tentando di afferrarle una mano che Eugenia ritirò per porta rla rapidamente alla fronte. per carità!" Eugenia s'era levata da sedere. Brutto mesti ere vivere a costo del male altrui! Tu" soggiunse rivolto a Ruggero "bevi un bel bicchiere d'acqua fresca. seduta poco distante. esitante. senz a aggiunger parola. atterrita. e si chinò di nuovo sul lavoro. Date qua. Mi fa impazzire!" "Non parli così! Che cosa vuole?" ella domandò con angoscioso smarrimento. la sigaretta fumata a metà. ma non trovava nulla.. È di ghiaccio?. quasi impazienti to di quel silenzio troppo prolungato.. Eugenia sgranò gli occhi. Sono venuto a posta. Accade sempre così.. "Ebbene? Che vuoi farci?" esclamò... Di tanto in tanto. e che già scoppiava irresistibile nel peggior momento per lei. che. Lo faccio anche per egoismo." "Non è vero!" All'energica affermazione. con me!. quantunque sia il mio mestiere." "Grazie. ti farà bene. meno chiasso si fa e meglio è.. Pentita delle inconsulte parole sfuggitele di bocca. appoggiato col dorso alla finestra. si volse istintivamente verso l'uscio. La mia compagnia non è piacevole oggi.. Non mi offenda. dovete sfor zarvi di stare tranquilla. lo sa. amici comuni s'ingegn avano di appianare le difficoltà. "So che non è felice.. E che pols o! Ecco una ricettina. Finge di non sap erlo. diceva: "Si annoia... "Siamo t utti senza cervello a vent'anni. Lo sa. Le cose si me ttevano bene per la dignità e per l'onore di tutti. signora m ia! L'esempio è contagioso. s'irritava di non trovar la forza di interrompere con un gesto. Sopraggiunse il dottor Mola. Mi disprezza dunque?" "Perchè dovrei disprezzarlo? Che cosa vuole da me? Sono maritata. Corrado era già tornato a Marzallo. Si sentiva addosso. Giulia vi si t rovava ospitata come una figlia. insistenti nel silenzio. Dio mio!. supponendo che io possa tradire mio marito.

Giulia mi ha confidato tutto. per le lezioni... e guardò in viso Ruggero. Sia bono! Gli voglio bene. Non lo capisce? Deve capirlo. E lei mi ha visto. io solo l'amo a lla follia. non mi vedrà." "Che m'importa d'altri? Che può importarne a lei. non ama... Dalla faccia portava le mani agli orec chi per non udire le fatali parole e non esserne ammaliata. Ruggero non l'ascoltava. "Purchè io sappia se mi vuol bene o no. Glielo leggo negli occhi. soffro tor menti incredibili. "Potrà impedi rmi di amarla? Glielo dica. invocando pietà con quel fil di voce: "Ah!. se rispondessi diversamente .... Per carità!. . Questa volta però le loro mani. È dunque vero che non ha cuore? Senta . gesto e sguardo d' amore desolato. per carità! Mi lasci i n pace!. felice. "Non s'avvicini! Grido. sentiva venir meno ogni forza.. "È mai possibile? Come ha potuto credere? Mi prometta che non ricomi ncia. e si aggrappava a lui. Mi lasci in pace. Senta! Senta!. senta come tremo!" E le prendeva una mano. Non è amata. dal primo istante che la vidi!" "Perchè me lo dice?. "Glielo dica. come più la sentiva cedere. faccio accorrere gente...." "Non devo. Ah! L'ha con dotta qui la mia mala sorte. se non è amata? Una parola! Una pa rola soltanto! Sarà un segreto tra me e lei. Le p areva di sognare a occhi aperti.. arrestandosele davanti. A che scopo? Non me ne riparli più... di passione irrompente. invocando pietà col gesto. egli cominciò a baciarla semp re più avidamente. come nei sogni. Che le costa?.. E quando le fu vicino . . egli l'attirò a sè. dalle i nsinuanti parole. sì. con deboli proteste: "No. per lei! Io l'amerò lo stesso. farò tutto quel che mi ordina" disse Ruggero a bassa voce. mi manderà via da Marzallo. la premè al petto e l . da otto mesi. Non è vero che mi vuol bene!. Quando mio padre saprà. così lei si leverà di torno la mia odiosa persona. giorno e notte!." "No. dall'atteggiamento di calda preghiera con cui egli le si rivol geva. Che male mi fa!" Lo respinse con sforzo improvviso e corse a rifugiarsi in un angolo. e ripeteva: "Zitto! Zitto!" con doloroso accento di preghiera. Per carità!" tornava a supplicare.. non si commuove!. Ma appena si fu meglio impossessato della cara mano. Zitto! Zitto!" S'era coperta la faccia con le mani. con lo sguardo. "Così non si finge! Così non si mentisc e!" Eugenia tentò invano di svincolarsi.. no! Lo dice per ingannarmi. cedere sotto la pressione delle labbr a. mi vede soffrire. se ha coraggio!" egli rispose. vinta dal fascino della voce.. e non si è mai commossa.. crollava la testa... senza sapere quel che diceva e faceva. È un a soluzione. È la prima volta che amo... vederla tutti i giorni per forza. si strinsero forte.. Sono d'altri. E. supplicandola a mani giunte: "Una parola!. vivo soltanto per lei.." Le pareva che il suolo le mancasse sotto i piedi. Sia bono! Sia bono!" "Sì." Lo aveva lasciato accostare a poco a poco. gli stese le mani..Egli le si era accostato. Sarei imperdonabile. quasi di resa. incapace di fare il minimo movimento per sfuggirgli. smaniando: "Non voglio saperlo! Non devo saperlo!. o dirò tutto a mio marito!" Le parve d'aver trovato la parola giusta. quantunque la sua v olontà dicesse ora. perchè mio padre lo vu ole. Non è vero!. singhio zzante.." "E allora?. non mi udrà più! Glielo dica.. Ero tranquillo. io. ma non come crede lei. Io de bbo venire qui per forza.. Dio!.. Vedendola mancare dalla violenta commozione. incontràtesi. udiva quasi le stesse parole udite tante volte nei sogni.. tornava a insistere: "Una parola! Una parola!. Perchè?" Si torceva le mani. Che cuore ha?" "Oh. E sarà libera ta dalla persecuzione de' miei sguardi. da otto mesi. Una sola parola!" E tornava a ripetere: "Non è vero. e. come sempre: "No! No!". "Senta! Senta!" ripetè Ruggero. penso soltanto a lei..

a baciò su la fronte e su le labbra, ripetutamente, intanto ch'ella, inerte, gli s i appesiva addosso, diaccia e pallida, con un fioco lamento, tra' singulti. Ruggero ebbe paura. La sollevò tra le braccia, la mise a sedere, sorreggendola, qu asi in ginocchio dinanzi a lei. Nel turbamento la chiamava: "Donna Eugenia!... Donna Eugenia!" E le strofinava le mani per farla rinvenire, spaventato dall'idea che Patrizio, sopraggiungendo, potesse trovarla in quello stato. "Quanto male mi ha fatto!..." Queste parole, uscite dalla bocca di Eugenia come un gemito di moribonda, lo rin corarono alquanto. "Mi perdoni!" supplicò umilmente. Eugenia aperse gli occhi. Credeva di destarsi da un sonno profondo, e fissava Ruggero, per ricordarsi bene quel che doveva essere accaduto. E, intanto che andava riprendendo coscienza, l a indignazione per la sua debolezza le increspava le sopracciglia, le contraeva le labbra. Poi svincolando con uno strappo le mani da quelle di Ruggero, si levò s ubitamente da sedere e lo respinse con gesto vibrato, muta, ansante. "Mi perdoni!" egli tornava a pregare. "Purchè non ricominci!" rispose severa. E mutando accento, soggiunse: "Per carità!.. . Se mi vuol bene, mi lasci in pace, si scordi di me. Non posso amarlo. Non devo amarlo. Lei è giovane e libero... Io non sono più libera... Mi lasci in pace! Trovi una scusa, non venga più qui... Non si lusinghi... No!... No!... Abbia stima di m e. Abbia pietà pure! Sono malata... Non concorra a farmi peggiorare. Le voglio ben e anch'io, ma non come intende lei. Si scordi di me. Si scordi di me!..." "Impossibile! Scordarla, ora? Ora?" la interruppe Ruggero. "Si fidi. Non lo saprà nessuno, mai! Nessuno!" "No! No!" gemeva Eugenia. Ma l'accento, ma gli sguardi, pur troppo, dicevano sì. XX

"Com'è avvenuto?" domandò il dottor Mola, chiudendo dietro di sè l'uscio della camera di Eugenia. "Tutt'a un tratto!" rispose Patrizio quasi balbettando. "Da tre giorni, avevo no tato qualcosa di nuovo nel suo contegno e non riuscivo a spiegarmelo. Se la guar davo, se le rivolgevo la parola, diventava stizzosa, intrattabile. Non osavo più d irle nulla, per paura di far peggio; ma le stavo attorno, la sorvegliavo, tornan do più spesso dall'ufficio, con un pretesto o con un altro... Ah, dottore!" "Non vi disperate. La crisi è stata violenta. Appunto per questo non credo che si rinnoverà facilmente. E l'aver tempo, in questi casi, è molto, è tutto anzi. Intendiam oci però. Io non sono un santo; non so fare miracoli. Così potessi! E se non mi aiut ate voi..." "Io?" "Voi. Ho già capito che qui i malati siete due, e che vi è qualcosa di comune nelle rispettive malattie. Abbiate pazienza; sarò franco; è il mio difetto. Ho ripensato l ungamente le vostre parole dell'altra volta, al camposanto: "Non ho saputo farmi amare!". Perchè? Il nodo è qui. Si tratta di un disordine morale che ne produce uno fisico, a modo mio di vedere. Io sono codino, credo nell'anima; l'uomo-macchina non mi ha mai persuaso. Se voi mi domandaste in che maniera anima e corpo stian o uniti, vi risponderei che non lo so. Nessuno al mondo lo sa; e perciò non mi ver gogno della mia ignoranza. Che stiano insieme, lo veggo. Il come, lo saprò, forse, un giorno. Il male è che non potrò venire a dirvelo, perchè allora sarò morto... Dio vu ole così! Sia fatta la sua volontà." E con accento più fermo riprese: "Ascoltatemi bene. Se avete fiducia in me, dovete confessarvi e al medico e all'

amico. Con voi non posso servirmi d'una pietosa bugia come, ricordate? con la vo stra signora. Il male pareva vinto. Non più crisi, non più odore di zagara. Ora siam o daccapo. Le malattie nervose, si sa, fanno simili scherzetti, tortura di noi p overi medici. Nei tempi andati, le guarivano i preti a furia di acquasanta e di esorcismi. Dicevano: "Qui c'è lo zampino del demonio!" e agivano in conseguenza, s econdo i precetti della Chiesa. Mettiamo pure che il demonio non ci entrasse per niente; l'acqua benedetta però faceva spesso il suo buon effetto, come le pillole di midolla di pane che noi somministriamo a certi fantastici malati. Oggi la sc ienza non si degna di mostrarsi ciarlatana neppure a fin di bene. È ciarlatana per un altro verso, se pretende di saper guarire meglio di prima. Guarire? Andiamo! Ci sono femminucce che le danno dei punti coi loro empirici impiastri. Io, quan do capita, non ho rossore di servirmi di questi. Non sono scientifici, è verissimo , ma guariscono; ed è l'importante. Dunque, niente diavolo. Vi è però un quissimile de l demonio: la fantasia eccitata, il pensiero insistente, qualcosa che lavora sot to sotto e mette i nervi in rivoluzione. Non vi spazientite. Cerco di spiegarmi chiaro. Già, noi vecchi siamo verbosi per natura; bisogna compatirci." "Parli pure. Scusi. Un momentino." Patrizio aperse l'uscio e guardò Eugenia stesa supina sul letto. Un brivido gli co rse per la schiena. Nella penombra della camera - col pallore diffuso sulla facc ia, il disordine dei capelli scomposti nella convulsione e la immobilità dell'atte ggiamento - la povera Eugenia pareva proprio morta. "È tranquilla" disse. "Starà tranquilla un pezzo" rispose il dottore. "Chiudete quell'uscio, lasciatela riposare e venite a sedervi qui, accanto a me. Col confessore medico, non occorr e che il penitente si metta ginocchioni... Dunque: "Non ho saputo farmi amare!". Dev'esserci di mezzo qualche equivoco. Ricordo altre vostre parole strane davve ro..." "Le dirò tutto!" esclamò Patrizio, sedendosi e stringendogli le mani. "Non ho più rite gni. Da due settimane una trasformazione avviene in me; mi sento divenire un alt ro; comincio a intravedere qualcosa, io che finora sono stato cieco, brancolante tastoni nella vita!... Le dirò tutto! Sì, i malati qui siamo due; io, forse, il più g rave. Porto da lungo tempo il male con me, secondandolo, aiutandolo, afforzandol o senza accorgermene, credendo anzi di far bene. Non sono mai stato un uomo, ma un fanciullo!" "Bel difetto" disse il dottore sorridendo. "Oggidì, invece, corre il difetto contr ario: i giovani invecchiano troppo presto. Io, sappiatelo, a sedici anni, sapevo appena un po' di grammatica, e facevo il chiasso per le vie coi ragazzi miei pa ri, senza berretto in testa, con indosso i vestiti smessi di mio padre, adattati ; allora usava così! Fra poco avrò settant'anni, e non mi peseranno, statene sicuro. Fanciullo? Eh, via! Non ve ne affliggete. Non v'interrompo più." E non lo interruppe per quasi un'ora. Solamente, di tanto in tanto, scoteva la t esta, aggrottava le sopracciglia, o strizzava un occhio, pelandosi la barbettina attorno al mento, come soleva fare nei momenti scabrosi. Era commosso e stupito dell'eloquente sfogo di Patrizio; non gli levava gli occhi dal viso, e talvolta lo imbarazzava con quella mimica continuata, fino a che Patrizio, portandosi le mani alla testa, non conchiuse: "È stato così!... È stato così..." Aveva le lacrime agli occhi. Tutta la triste e solitaria sua vita gli era sfilat a rapidamente dinanzi, come in un sogno pauroso, come una straziante fantasmagor ia. Nel terreno del suo cuore, sconvolto da tante sventure, era germogliato un i deale purissimo, natural prodotto dell'isolamento e della timidezza diventata la caratteristica della sua indole mite e quest'ideale lo aveva illuso, anzi ingan nato! Lo aveva fatto soffrire, lo faceva soffrire tuttavia! "Vostra madre aveva ragione" disse il dottore. "Conosceva la vita e conosceva a fondo il proprio figliuolo; per ciò non voleva ch e voi prendeste moglie." "Era gelosa." "Come tutte le madri; forse, soltanto un tantino di più. Vostra moglie, dall'altro lato, ha ragione anche lei. Ama, ed è naturale che voglia essere amata come si de ve essere amati a questo mondo, quando non si è santi addirittura. I santi lasciam

oli lì; son altra gente. Dio largisce loro doni soprannaturali; le leggi comuni pe r loro non valgono. Il matrimonio, per esempio, può essere tra essi l'unione di du e anime e nient'altro. Lasciamoli là; sono santi, beati loro! Voi, la vostra signo ra, io, tutti gli altri siamo misera carne. E la carne non è poi gran brutta cosa. L'ha fatta pure Domeneddio con le sue proprie mani, e bisogna accettarla come l 'ha fatta lui che sa bene quel che fa, molto meglio di noi che non sappiamo nien te." "Capisco, capisco!" "Vostra moglie è una preziosa creatura d'una bontà rara, d'una semplicità più rara ancor a. Non la mettete a prova. Potrebbe darsi il caso - non vi offenda la ipotesi che la sua forza di resistenza non fosse proprio invincibile. La eccessiva sensi bilità, le circostanze, le tentazioni... Il mondo è fatto così. I gravi guai domestici , le terribili tragedie delle passioni spesso non hanno altra ragione. I medici ne sanno qualcosa; i confessori assai più. Oh, non parlo per spaventarvi!" si affr ettò a soggiungere il dottore, vedendo un gesto di Patrizio. "Dice bene!" egli rispose. "Da due settimane mi ribollono nella mente le stessis sime cose che lei mi ha dette. Solo quest'ultima possibilità non mi era mai passat a pel capo. Non accadrà!" "Certamente. E persuadetevi pure che vostra madre, dall'altro mondo, ora vede le cose in maniera molto diversa di come le vedeva con gli occhi terreni; il vostr o rispetto filiale può stare tranquillo; questo mutamento non le dispiacerà; le sarà p iuttosto di consolazione, perchè i morti soffrono degli sbagli commessi quaggiù, vor rebbero correggerne le conseguenze e non possono. Il loro purgatorio non è forse a ltro. E non dimenticate, soprattutto, che la vita è molto più facile che non paia: e che noi, noi stessi, con le nostre fisime, con le nostre stoltezze, ce la rendi amo difficile e dura!" Patrizio lo guardava, traboccante di gratitudine. Quel vecchietto, risecchito da gli anni, col naso adunco, che gli scrollava dinanzi affermativamente la strana testa schiacciata, gli sembrava nobile e bello in quel momento; e lo avrebbe abb racciato, e baciato, se non lo avesse distratto la nuova agitazione che gli face va ripetere dentro di sè: "Oh! Non accadrà!... Non accadrà." L'accesso nervoso, contro ogni previsione del dottore, si era ripetuto verso ser a e nella mattina del giorno seguente. Gli tenne dietro un grande abbattimento. Eugenia non tollerava la luce, nè i rumor i più lievi. Il dottore però si accorse che quella repugnanza per la luce non era so ltanto degli occhi. La malata voleva restar sola, allo scuro, per pensare, per fantasticare con magg ior libertà. La crisi dello spirito era dunque più grave che non apparisse. Questo l o rallegrò. Guarito lo spirito, sarebbe venuta, di conseguenza, la guarigione del corpo. E ne disse qualcosa a Patrizio per consolarlo, per spingerlo a sormontare le ingenue titubanze. Non ce n'era più bisogno. Un lievito di vaga gelosia fermentava nel cuore di Patri zio. Fino a due giorni fa, egli non aveva mai sospettato che il malinteso tra su a moglie e lui sarebbe potuto diventare una rottura o peggio. Si sentiva tuttavi a amato in quel dispetto di Eugenia che non si vedeva amata a modo suo; il chius o rancore, lo sdegno di lei gli sembravano una forma dell'amore, non bella, nè inv idiabile, ma da contentarsene in mancanza di meglio. Non era egli rimasto e non rimaneva tutto di lei pur soggiacendo alle influenze della propria mitezza ai bi sogni della gelosia materna, alle conseguenze dell'educazione e dei casi della v ita? Così Eugenia rimaneva tutta di lui anche nello slancio vacuo, nella ricerca i nutile, che rappresentavano la direzione di quel povero cuore, non ismentita un solo giorno da che il matrimonio li aveva uniti. Il dottore intanto aveva detto benissimo: "Ogni resistenza ha un limite!". Rifle ttendo intorno al possibile disastro, Patrizio dava sbalzi, tendeva le braccia q uasi ad afferrare la dolce creatura che vedeva sfuggirsi di mano. "Non accadrà! Non accadrà!" Sentiva fitte punture di rimorso, smaniava domandandosi: "Farò in tempo?"

Lasciami stare!.. presso il muro di cinta. nell'attimo... Soffro!" Non mentiva: soffriva torture ineffabili. più in là. l'occasione. la faceva fremere da c apo a piedi. senza sospetto. se uno di quegli accessi nervosi l'avesse fatta restar là. mormorando qualcosa che no n prendeva suono distinto e non si lasciava intendere. dal colore delle foglie degli alberi leggermen te ingiallite. dal fioco rapido fremito che investiva.. respingeva i baci. dura. soddisfatto del presente.. lo dist raeva dall'unico pensiero in cui egli sentiva ormai rifugiata. gli opponeva subito le br accia irrigidite dallo sdegno: "Soffro!. i cespi delle erbe e delle piante fiorite. canticchiava con vo ce roca e stonata .. a capo chino. Lo distraeva anche la voce del Padreterno che.. Invece. a cercarvi uno sc ampo. a intervalli. i rami degl i arboscelli. nè compassionata ? "Lasciami stare!" Signore Iddio! E quando glielo ripeteva. non sarebbe morta così presto! Doveva penare ancora. il suono della voce. ella avrebbe voluto portarli via assieme con la pelle della fronte e delle labbra. che in certi momenti dubitava di quel ch'era accaduto. do po lo sbalordimento di quel giorno. i l pretesto per dirle quel che non gli era mai riescito di dire e che... Signore Iddio! Che delitti aveva mai commessi da doverli scontare così duramente? XXI Patrizio era sceso giù nella selva. sicuro dell'avvenire! "Già stai meglio. con le mani dietro la schiena. forse sa rebbe stata trascinata. Soffro!" Ah!. Lasciami stare!. E quando non poteva dubitare più.. e con tale vivacità da sembrare che le ispirassero orr ore. dal tepore dell'aria serotina. o si chinava a darle un bacio.. Infatti era proprio così.. anzi offeso della dolcezza autunnale che si diffondeva dalla limpidissima profondità del ciel o. Perchè le parole. l'espressione della facci a non rivelano mai interamente l'altrui pensiero? Perchè tra quei segni e la verità nascosta nell'intimo cervello s'intravede sempre un abisso che nessuno può colmare . abbrividiva al pensiero che.. la loro impro nta persisteva.pareva gemesse e si lamentasse . mostra senza significato nè valore alcuno. lo zampillo della fonta na di là della siepe. Ah. Quella voluttuosa dolcezza lo investiva. E perchè non voleva essere confortata. nè varcare? "Soffro!" Ma di che cosa?.dando secchi e frequenti co . irritato.. l'accento.. "Soffro!. e l'idea che le labbra di Patrizio dovessero posarsi là dove si er ano posate quelle dell'altro le produceva intensa nausea. "Baciata!... tutta la vitalità della sua intelligenza e del suo cuore. semp re la stessa! Ma quando Patrizio non le domandava niente e le si accostava per a ccarezzarle i capelli. o stinata?. ahimè. macchia indelebile. gli soffoc ava il cuore e lo faceva soffrire e smaniare assai peggio di lei! Andava a grandi passi lungo i viali. e si augurava di morire. non sopportava una carezza. irritata da quella domanda. molto più in là! "E per colpa tua!" avrebbe voluto gridare come una forsennata a Patrizio. si sentiva irrisa da quel che le pareva sembiante di carezza e di bacio. Soffro!" Non gli credeva più.E i primi tentativi lo scoraggiarono. lo vinceva. Sconvolta. pur non volendo... pur indignandosi. Eugenia gli resisteva. accigliata. senza turbamento. strizzandosi le mani. stecchita sul colpo! Ma no. quasi cacciato via di camera da quel: "Soffro! .. è vero?" Ella chiudeva gli occhi. vedend olo aggirarsi per la camera. Appunto quando avrebbe voluto afferrare. c ercava persuadersi di esserselo solamente sognato. Baciata!" Le pareva tanto enorme. Lasciami stare!. e si stirava sul canapè. indignata dal ricordo dei baci di Ruggero. un giorno o l'altro.

non oltrepassando i due ultimi viali." "Per carità. come se da quello sforzo materiale dovesse finalmente scaturir la luce che doveva rischiar argli la tenebra in cui brancolava affannato.da qualcosa che gli balenava davanti e spariva senza dargli tempo di ra ccapezzarsi.. Io intanto ho le braccia che già mi dicono poco. d icono. dolce. nel folto della siepe a pochi metri di distanza. Patrizio era meravigliato di aver potut o dimenticare per qualche minuto il suo dolore e interessarsi a quella scena. arrivandogli più da vicino. come noi. e se me le facessi potare. dimesso. senza rispondere niente.. di rimproveri e di carezze insieme. pare. . è una brutta giornata pel povero Padreterno!" "Perchè?" "Perchè? Cinquantadue anni oggi. Oggi. Avrei dovuti ammazzarli tutti e due! Ma la colpa era un po' mia! Ero stato cie co! Ascolti le parole d'un vecchio. E riprendeva a passeggiare più affrettatamente. quasi brontolasse. e parli sottovoce: ciù! ciù! ciù! Dio sia benedetto! Al cune volte non sembra che gli alberi e le piante ragionino tra loro? Sono vivi a nch'essi. senza un cane che mi voglia bene. Mah!. Un altro chiocchiolio si udì allora.. Tra la siepe accosto cominciò a chioccolare un merlo. . Di cima all'annoso cipresso. mettono nuovi rami. Sente? Si direbbe che la selva si svegli dal sonno con questo venticello della sera. impallidito a un tratto. "Come vuole che sia allegro? Solo. che gareggiava per altezza col camp anile del convento. Per un istante i due chioccolii confusero in uno s olo. Era ridotto a questo punto? A invidiare la felicità di due bestioline? Sì. a quest o punto! E l'irritazione compressa gli scoppiava in un gesto di minaccia all'ignoto ostac olo che egli sentiva frapposto tra sua moglie e lui. brontolando impaziente. sì... Alcuni anzi campano assai più a lungo di noi.lpi di accetta a un ramo da abbattere. il cui dolce e dimesso richiamo gli aveva fatto intendere: "Sono qui!". con le maniche della camicia rimboccate sopra gomiti e l'accetta in ispalla.. ha quasi dugento anni. . è un miracolo della Madonna del Carmine. insofferente pure di questo contratt empo.. st rizzandosi le mani.. che sùbito tacque. sguisciò di tra le fronde e con volo rapido e breve.. impaurito di qualcosa che egli non dist ingueva bene se gli venisse da fuori o da dentro di lui . "Meglio. Ma quando il brontolio dei due merli cessò e l'usignolo gettò dall'alto del cipresso u na melodiosa volata di trilli e di gorgheggi che parve gentile augurio di riposo ai due amanti o sposi appollaiati nella siepe. Per ciò egli esitava d'inoltrarsi verso quella parte. Se non sono in galera.ed essi ringiovaniscono. Patrizio si sentì salire dal cuore una commozione piena d'intensa tristezza. asciugandosi il sudore col fazzoletto a scacchi. che lo aveva certamente riconosciuto. quando la voce roca e lamentosa.... se le scriva qui. il potatore glie lo leva via . chioccolando a intervalli... rispose. e giovane e bella): si guardi dai mosconi che ronzano att orno! Chi si guardò si salvò. caro signor Agente." Patrizio. chioccolando g ioioso.ho fatto così or ora. "L'ha con me.. Ha moglie anche lei.. e ritornava su le proprie pe date. addio Padreterno!" "Non siete allegro oggi" disse Patrizio. e Dio deve renderglielo in questa e nell'altra vita. .. Quando penso. "Come sta la signora?" riprese il Padreterno.. Patrizio lo salutò inchinando il capo. Quel cipresso. Certe cose non si d imenticano mai. fischiò. andò a raggiungere la compagna. signor Agente?" Il Padreterno gli veniva incontro." "Vi vogliamo bene noi.... Ma perchè?" Di tratto in tratto si arrestava scosso. Quando un lor ramo invecchia e si secca. giacchè lo veggo qui a prendere un po' d'aria.. spalancò gli occhi. pareva gli impe disse di trovare le risposte alle incessanti domande: "Soffre? Ma di che? Lascia rla stare?.. scotendo la testa. Non mi creda uno sciocco. E sarebbe meglio non pensarci. comprimendosi. to rnò a brontolare. Il merlo intanto pareva frugasse.. laggiù . nella mente (e mi scusi!. dopo breve pausa. E il merlo. un lesto gorgheggio di usignuolo. Beato lui! Ah! Gli alberi stanno meglio di noi cri stiani per certe cose.terror vano? sospetto? realtà? . contraendosi con tutta la persona..

. il Padreterno si era voltato per vedere chi arrivava dalla parte del convento..." Ruggero diè la notizia con un che di amarezza nella voce. dietro le tende della fines . se ma i." "Se ho parlato da vecchio stolido.. Queste ferite. o si fosse invo lontariamente tradita. lei che è giovane ancora. qual sono.. Nella voce gli tre mava qualcosa di così insolito. in certe circostanze si perde la testa." "Per le lezioni.. "Parto per Siracusa col futuro cognato." Aveva voluto parlare con indifferenza.. e costringerlo con la violenza a dir tutto. rido. non lasciava decifrar nulla. lei per un'altra. sì. Ma si sentiva paralizzato. spariti di nuovo senza lasciar traccia. Vorrei piuttosto passeggiare ancora. Sa. c on stolta precipitazione. accarezzavano. "Si sente male. un po' impacciato Patrizio." "Pei vestiti da nozze e pel corredo" seguitò Ruggero. fuorchè alla morte. si rivide a Castroreale. Quell'avvertimento corrispondeva a certe parole del dottore.. Ella deve scusarci... ritornati. le volevo bene.." prese a dire Ruggero. a dubbi... atteggiata a un sorriso che le rughe delle gote e della fronte deformavano stranamente... facendosi forza. più che un avve rtimento qualunque.. gli diè una stretta così forte al cuore che gli parve di venir meno.. tutt'a un tratto. ma gli occhi dell 'Agente vagavano qua e là. nell'espressione degli occhi del Padrete rno. Abbiamo trascurato di chieder notizie di donna Eugeni a in questi giorni di trambusto... e Patrizio.. io per una via. tiravano talvolta i peli della barba con movimento così conci tato.. un accenno... signor Agente mio. Me lo avevano avvertito: "Padreterno. nulla di grave. Ah. Or a ho troppo lavoro. La faccia del Padreterno. nello stesso tempo. non la credevo capace. canto. "Bravo! Bene! Mi rallegro" esclamò il Padreterno. E così. mi perdoni.. Grazie delle premure e della gentilezza. Proprio queste parole! Ma io avevo una benda su gli occh i. Per ciò. parlo da ignorante. Al lieve gesto di contrarietà dell'Agente... più che un sospetto campato in aria? E il terrore che colui po tesse. "Se la sua signora e lei han no commissioni da darmi. padrone mio!" Anche queste parole parvero a Patrizio piene di sottile e maliziosa ironia... vedendo comparire in fondo al viale Ruggero. dia retta a me! Via. non rimarginano mai! Cinquantadu e anni fa! Come se fosse stato ieri! Lavoro. Quando apersi gli occhi!." "Niente" rispose. gli pareva di scorgere la malizia. Nelle parole del Padreterno c'era. E con la rapidità d'un lampo. a oscuri presentime nti. troppi grattacapi in ufficio. scusi. Gli pareva di aver offeso Eugenia e se stesso. gu ardatevi dai mosconi!". sospettando che donna Eugenia avesse parlato. l'ironia di chi sa e vuol dire e non dir e. E poi. dopo un istante di esitanza e di stupore. "Ah! mi dispiace" lo interruppe Patrizio "ma forse non potremo riprenderle più. "Un moscone quel ragazzo?" Lo guardò da capo a piedi. quasi per sfuggire l'indagine altrui. uno dei so liti disturbi suoi. aveva fi ssato il Padreterno per sorprendergli su la faccia un indizio. Ma ero come dimezzato. "A tutto c'è rimedio quaggiù. "Si appoggi al mio braccio. e le mani ricerca vano.. da l giorno della fuga della sorella. si sentì diventare piccino piccino. non era più venuto per le lezioni.. e sorrise... apprendergli. signor Agente?" domandò il Padreterno avvicinandoglisi con premura . spariti. che... Nell'atteggiamento delle labbra."Era pure giovane e bella mia moglie. via i m osconi!" Patrizio avrebbe voluto saltargli addosso. Ma lei.. e porto la maschera da cinquantadue anni. E tutte le mie disgrazie son venute di lì!. avea già dovuto rispondere al saluto di Ruggero e stringe rgli la mano. "Mia moglie sta meglio. le donne! Non hanno cervello. e non vi era riuscito.. servo i miei padroni. Sia fatta la volontà di Dio. Meno male che non avevamo figliuoli. e a un'altra cosa!... Patrizio era stupito di quel che aveva detto e fatto con inconsapevole impeto. che Ruggero lo guardò negli occhi. che Ruggero." "No grazie. si sentì agghiacciare il sangue e com inciò a tremare internamente... lei non ha più bisogn o della mia guida. a sospetti balenatigli nella mente. e intanto Pa trizio.

Così ella pure si sentiva scossa e curvata dall'interno scompiglio! I nuvoloni si addensavano.. rilevandosi quasi fumanti per la polvere sollevata in vortice dai viali. Una sola parola!" l o udiva supplicare.. ora che ella stava meglio e non c'era più timore di prossimi accessi. un colosso. con la volontà che non sapeva resistere. senza consigli. via! Eh.. proprio in quel momento ella pensava a colui che no n era più ricomparso da una settimana! Proprio in quel momento sentiva bruciarsi l a fronte e le labbra da quei baci maledetti! "Una parola!. ella guardava i neri nuvoloni che montavano. Oh. Ebbene. spin ti dal libeccio. Eugenia fu invasa dal sospetto che egli si fosse già acco rto.. oscurando il cielo. egli lo avrebbe schiacciato con un solo dito. Ma la colpa non era di lui? Chi. no! "Geloso di quel ragazzo? E via!" Si sentiva forte. e si sentiva sconvolgere da quell'accento. Gli pareva che se lui avesse tentato di co ntendergli il cuore di Eugenia. gli alberi della selva si contorcevano e le pianticelle si curvavano fino al suolo.tra dell'ufficio. Allo schianto d'un fulmine. il gesto scattava. indietreggiando e segnandosi. XXII Vedendo che Patrizio dimenticava fin la sua ordinaria visita al camposanto. E aveva vinto! E avevano vinto!.. se non lui? Sull'orlo dell'abisso. che le importava che il mondo rovinasse? Tanto m eglio! Tanto meglio! Eppure.. guardando i nebetita gli alberi. appena sentiva aprir l'uscio e vedeva apparire suo marito. senza conforti. e le futili domande e i pretesti d'ogni sorta pe r intrattenersi con lei. "Tante cose ai suoi di casa. Ma qualcosa di nuovo e di definitivo era avvenuto certamente. al tremendo rombo del tuono che lo seguì im mediatamente. Ai lampi guizzanti. a spiare il terrazzino di faccia dove appariva di tratto in tr atto Eugenia quasi attirata dall'avido desiderio di lui! Come l'aveva amata! Com e n'era stato amato! Quante lotte! Quante difficoltà!. in capo al mondo! E il destino la incatenava là. ai lunghi reboati d ei tuoni per cui la imposta tremava. tremante di spavento al subitaneo rovescione che pareva doves se sommergere il mondo. dall'espressione di quegli occhi! . Al soffi o gagliardo del vento che investiva i rami. ai quali seguiva da lì a poco il cupo rumoreggiare dei tuoni in distanza. già sul punto di scoppiare in un diluvio. alle prime grosse gocce di pioggia che percossero i vetri. Eh ora? Ora? Oh. la faceva tramortire. con la fronte appoggiata ai vetri.. e tanti auguri agli sposi!" Che era avvenuto dentro di lui? Non lo capiva. si era gettata sur una seggiola. il terrore di quel che poteva accadere da un momento all' altro. Com'era più terribile di quello che si addensava nell'aria il fiero temporale che le si era scatenato nel petto! Dietro i vetri della finestra. col cuore in fiamme. se Ruggero fosse tornato all'assalto. sbattuti e quasi strappati dal vento). con la coscienza che le si turbava e le veniva meno. rapidamente incendiati da lampi frequenti.. un sollecito raccogliere di panni stesi alle cordicelle delle terrazze . via! "Buon viaggio! E buon ritorno!" esclamò rivolto a Ruggero.. coprendosi la f accia con le mani. Avrebbe volut o fuggire lontano. portando via turbini di foglie. E per ciò tremava ogni volta. che aveva avuto sempre paura dei lamp i e dei tuoni. senza speranza di aiuto.. c'era un che di strano nel contegno di Patrizio! La parola vibrava insolitam ente. Eh. si accavallavano bassi. chi la spingeva alla p erdizione. sfrangiandosi. mutando forma. e la spiasse. con quell'aria dabbene. grande. i campanili che sembrava squarciassero con le cime aguzze i fianchi dei nuvoloni cacciati in basso dall'imperversare de l turbine. Eugenia . rimaneva immobile. notandone l'assi duità nelle stanze di abitazione. ella. le case lontane (dove avveniva già un chiudere affrettato di finestre.

tut to quel che gli sgorgava dall'anima per colei che egli in quel momento non sapev a chiamare altrimenti che con l'affettuoso e carezzevole nome di figlia. contento che il frastuono del temporale facesse rimanere come un segreto. siedi qui!" La voleva su le ginocchia. dolce sussurrio. Eugenia lo vide tornare indietro come un'ombra nera tra i bagliori che penetrava no nella stanza dalle fessure delle imposte.. e di cui ella non intendeva bene parecchi punti.. ... E poi. scendeva sul c uore di Eugenia come pioggia ristoratrice. È vero? È vero?. In alcuni momenti non osava di credere ai propri occhi. Patrizio corse alla finestra. un lembo cancrenit o del cuore. un fanciull o!. raccomandò meglio la spagn oletta e mise i paletti agli scuri. Ma non soffriremo più! I nodi del mio cuore finalmente si son rotti! Il miracolo è avvenuto! Figlia dell'anima mia! Quanto ti ho fatto soffrire!.. ai propri orecchi e n eppure osava di dubitare.. ch'ella credette vo lesse farle male.. Ed egli continuava: "Ho avuto torto! Ho avuto torto! Ti sentivo allontanare da me. quasi ella fosse sotto un'operazione chirurgica da cui le veniva tagliata la carne morta torno torno alla carne viva e sanguinante . tra i loro cuori. rivelazione inattesa. "Non m'illudi... con lungo. Starò con te!" Sentendosi sollevare. estranea. non lo vedevano? Oh! Oh! "Non aver paura!. la baciava. rispondeva per lei." La soffocava tra le braccia. la baciava. come non le era accaduto mai. povera creatura!" . tu avevi ragione! Ma eri sempre mia. a ogni frase. quantunque si sforza sse di indovinarli. la Madonna . tutti i santi del Paradiso. tanto. non voleva! Di Patrizio. Fi glia mia!. Avevi ragione! Appar enza! Stoltezza mia!... ogni frase di Patrizio la riempiva di maraviglia.. Si sollevò.. di far meglio così!. Ogni parola. ero un ignaro. "Ho avuto torto!. Ti sentivo già qu asi staccata da me. di vento e di pioggia.. soltanto di Patrizio voleva essere! Dio.. mormora ndole dentro l'orecchio: "Ho avuto torto! Il torto è mio!" E tornava a baciarla. E riprendeva a parlarle a voce bassa. attirare tra le braccia Eugenia abbassò le mani dal volto e fissò Patrizio con gli occhi pieni di lacrime.Oh. Avevo paura per te e per la tua salute. tanto ancora! "Quanto ti ho fatto soffrire! Quanto ho sofferto! Figlia mia!. proprio dentro l'orecchio.. per cui pareva che il convento traballasse.. Perdonami!. "Non aver paura!. Chiudo gli scuri!" Tra l'imperversare di lampi. e mentre con un bracc io le sorreggeva la vita e con l'altro la testa. ma senza ricambiargli nè baci nè abbracci.. stupita di sentirsi stringere forte al petto di lui... "Perdonami! Non l'ho fatto a posta!.." E. sentendogli replicare: "Non aver paura! Non aver paura!" con tale tenerezza nel la voce da renderlo quasi irriconoscibile. e ne soffriva e insieme ne provava un senso di sollievo e di ristor o...... Patrizio? Non m'inganni.... Così ella si sentiva portar via. Patrizio?" "Hai ragione di non credermi. ora agitata . con la faccia accosto alla sua. la confessione di Patrizio fluiva. "Qui. anzi incredibil e per lei. Oh.. di tuoni. gli posò le mani su le spalle. se la divorava dai baci. la faceva tremare e sussultare.. inerte.. Amor mio!. sobbalzante. tanto forte.. ricercandone lo sguardo al bagliore dei l ampi. Credevo di far bene. è vero?" Non attendeva la risposta. oh. a ogni parola. Occorreva forse ch'ella parlasse? Non le aveva sempre letto nel cuore? Eugenia si era rattrappita tra quelle braccia che la premevano al petto con frem ito crescente.. Ho avuto torto!" Patrizio glielo ripeteva come un ritornello che doveva spiegarle e confermarle q uel che le aveva or ora detto.. ostile anzi. E non s i accorgeva che Eugenia gli stava tra le braccia ora fredda... è vero? Eri sempr e vicina a me. e avrebbe voluto leggergli in viso. interrogandolo con voce mal sicura. e prepararla a intendere quel ch'egli stava per a ggiungere.

dalle piante. finalmente. ripulite dalla polv ere. singhiozzando : "Ora sì. tu sei mio!. aspir are! "Ah!" ella fece. su le ginocchia. guard a!" E la ricondusse alla finestra. rinnovate... guardavano. Mi sentivo strozzare da quel che volevo e non potevo dirti. la stringeva forte. sì! Devi credermi. quel profumo. e spezzare i lacci che lo avvincevano!" "È dunque vero. guarda!" Le siepi. "Guarda Eugenia. e si stringevano amorosamente le mani. ma Eugenia gli sfuggì. guarda!" Gli alberi della selva. c on un senso interiore dei loro due cuori già diventati un sol cuore.. e pareva si rizzassero. e così commosso che non poteva rispondere niente. verdi. vi ringrazio!" Patrizio era così felice. scossi di tratto in tratto da leggeri soffi di vento. a disperdere per l'aria qualcosa di malefico espulso con quel respiro d al profondo del petto. da quel che ti ho detto. assorti. essi li godessero. dal terreno imbevuto di acqua si sprigionava una frescura così soave. Eugenia. scoppiando in pianto dirotto. E spalancata l'imposta della finestra agitava le mani davanti a sè. "Ci svegliamo da un triste sogno!" egli esclamò finalmente. quasi a caccia r fuori. le piante. le erbe brillavano. non avevo pace nè requie il giorno.. Vergine santa. quasi cie lo e terra abbiano dovuto sconvolgersi per produrre questo altro sconvolgimento qui. asciugandole gli occhi. intramezzando le parole ai baci: "Ma devi credermi! Oh. E gli abbandonò la testa sul petto.. Patrizio?" balbettò Eugenia. allargando le braccia e cacciando un fortissimo e prolungato so spiro. si ravviassero per riparare lo scompiglio sofferto col temporale. ora sì. lavato dal temporale. come se quella frescura.. in fondo. E guardavano. premendo a lungo. la campagna scura rilu ccicava di rigagnoli e di pozzanghere sotto la viva luce del sole che la irradia va dall'alto. Il cielo. Cercava di calmarla con le carezze. la sciavano cadere dai rami sbruffi di perle iridate. era d'un azzurro così cupo e così limpido che pareva sprofondato immensamente più lontano. "Guarda. che Patrizio ed Eugenia rimasero a guardare mu ti. dalle siepi. una sensazio ne di colori così allegri e vivaci. sentendo che cercava di svincolarsi e di rizzarsi in piedi. spettacolo assai più bello. sorridevano. "Guarda. Di faccia. Alla scarsa luce che veniva dall'uscio socchiuso dell'altra camera. un profumo così acuto. quella gioconda vivacità di co lori. e dagli alberi. . Mi sentivo soffocare! Da più notti non c hiudevo occhio. sorridendole.E riprendendola tra le braccia. più che percepirli coi sensi... poi gli si gettava di nuovo tra le braccia. Patrizio la vide portare le mani al cuore e ripetutamente aprir la bocca per aspirare. nel mio cuore. si di stendessero. la baciava su le labbra. "Perchè piangi ora? No. no! Perchè piangi ora? Perchè?" Tentò di trattenerla. Eugenia.

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