Carbone, Ludovico DIALOGO DELLA PARTITA SOA Edizione di riferimento Facezie e Dialogo della partita soa, Dialogo partita

soa, Ruozzi,Gino (a c. di), Commissione per i Testi di Lingua, Bologna, 1989 Dialogo de Lodovico Carbone dove se introduce a parlare Ferara e Bologna de la partita soa: e dasse materia di varii ragionamenti FERARA: Se non ti fosse stata sempre tanto amica, o savia Bologna, averia per certo gran ragione a lamentarmi de' fatti tuoi: che cussì invidiosamente m'abbi tolto il mio candido Carbone, de tutt'i miei cittadini ornamento singulare, del mio sì degno Duca ferventissimo predicatore. Per la suave boca di costui in ogni canto s'udia risonare il dolcissimo nome del mio largo e iusto Borso; non è pur casa di reputazione alcuna che non abia qualche testimonio di quella soa melliflua e angelica voce: in tanti modi, per sì diverse maniere, quel delicato inzegno mi tenea in alto solazzo e glorioso piacere. Ora per la noiosa partita soa mi ritrovo meza sconsolata e di questo male tu ne sei cagione. BOLOGNA: Qual iustizia ti muove, o Ferara bella, che cussì acerbamente ti rivolti a dolerti contra di me? E che inzuria è stata questa mia? Se a gli mei cittadini talvolta incontra qualche sciagura, tu sei molto presta a porzergli adiuto, subitamente in ogni modo gli socurri; non gli mancò mai il sussidio de la toa graziosissima casa da Este, che per tutto il mondo porta vanto di cortesia e magnificenzia, ma sopra gli altri il to valoroso Duca Borso, che in vero a tutt'i passati e anche da vegnire in ogni laude e zentilezza ha dato scaco. Che gratitudine adonca serìa stata la mia se cussì nobel inzegno ferrarese non avesse ricettato, offerendosi lui a' mei servizii cum tanta umanitade. Gli mei governatori l'hanno auto caro, e se gli tempi non fossero andati tanto sinestri, come ancora tu hai provato, assai meglio aria gustata la dolcezza bolegnese. Tu hai sì gran copia de omini facundi ed eloquenti che tu me il poi ben lasciare almanco quest'altro anno. Ristoraremo quello in che forsi abiamo mancato. FERARA: Ricevo contento assai, Bologna cara, se tu l'hai onorato e ben trattato, perché merita questo e ogni altro bene. Te ne renderà bon cambio il so e il mio dolce signore; ma guarda bene che cussì sia: non son ancor di questo a pieno informata. Una cossa ti so ben dire: che lui saperà molto bene usare soa ragione, e se tu gli farai torto alcuno, ti prometto gli bastarà l'animo dinanti a Papa e cardinali lamentarsene. Vero è che mi son rimasti de gli altri litterati; ma parte di loro son tanto altieri e superbi che apena se gli po parlare. Usano tanta gravitade che oramai si converte in fastidiosa puzza, e quel che apertamente non sano fare vogliono mostrare de non dignarsi di farlo. Parte son sì rusticani e bestiali e mal costumati che le littere gli stano male, benché ne sapiano poche di bo-

Non sa' tu che gli sdegni de gli amanti radoppiano l'amore? Ti par questo picol segno d'amore e de affettuosa disposizion d'animo verso lui. e accostarsi piutosto a Marciale e a Tibullo. sempre vien in campo questo Borso. L'è per certo un gran fatto: faciasi quel che si voglia. non za per diffeto del mio iustissimo Duca. Convien che ritorni all'antico sogiorno. veramente gli posso rendere fermo testimonio di doe gran laude: l'una de umanità. Io ho notata nel tuo Carbone una continenzia mirabile: non è persona in tutta Bologna. tuto liberale. dove son di molte formosissime e delicatissime madone. che si possa gloriare de averlo tirato pur una volta ad atto disonesto. Intervene alle cittade come accade ne gli omeni. però se meravegliano alcuni grandemente come abia mai possuto comportare che da lui s'alontani. tutto cortese. Ben ti so dire che porta scolpito nel cuore il to sapientissimo Duca: non po pur scrivere tri versiti che non gli interserisca il suo bel nome. Ma di questa seconda più me ne meraveglio ne gli tempi nostri tanto corroti. Sogliono questi poeti aver gli più novi e stranii costumi del mondo. BOLOGNA: Per quel poco di tempo ch'io l'ho provato. e sappi ch'io te l'avea posto in su el più bello e aliegro cantone di Bologna. che anche a gli savii potriano fare impedimento. l'altra de onestade. da cui ha imparata l'una e l'altra di queste doe vertude. ma per fantasia d'altri a chi bisogna compiacere. che a la onestà di Verzilio o alla zentileza d'Ovidio. Credo la natura l'abbia produtto per illustrare gli innumerabeli ornamenti del mio belo e savio Borso: non so quando ma' più se abia a nascere in Feraracussì pellegrino inzegno. Questa laude gli ha data il so prudentissimo signor: che simele omo a lui non è per aver la terra soa. Voria ben esser duro quel cuor che non spezzasse tanta cortesia. tuto mansueto. Le soe continue fatiche di lieger tante lezione non gli hano lassato mettere il capo a lascivia alcuna: e anche ha voluto fare questo onore al suo pudicissimo signore. che per decrepita vechieza perdeno l'intelletto e la memo- . per esser approvato in quella terra dove ogni valentomo volentiera concorre.ne. che il luogo suo gli ha voluto servare cum tanta costanzia né continui stimoli d'altri han potuto rompere il suo fermo proposito? Poi sentendo che 'l salario tuo non bastava. FERARA: Tutte le antiquità non son da laudare. né maschio né femena. ancora gli ha sovenuto e portogli di mano in assenzia. Onde mi stessa mi vergogno che in diffetto del buono il tristo sedda in banca. El Carbon mio tuto piacevole. FERARA: Son ben d'accordo fra loro. mai fu richesto di cossa ch'el potesse che realmente non servisse. Vedeva pur alcune cosse che non gli andavano per la mente. BOLOGNA: Forsi ch'ancor l'ha mosso l'antiquità del studio mio. Or pensa mo tu se lungamente posso soferire a star privata di tal zoglia. In costui l'amor non ha passato gli ochi. poeti lascivissimi. tuto benigno.

chi mai saperia desiderare più diletevole spasso ca il mio da Belfiore? da gli Anzoli? da la Certosa? BOLOGNA: Gli scolari cercano buon vini: io so molti todeschi e d'altre nazione che correno a me per fama del bon vino. ma bisogna pur aver qualche rispetto al corpo. e il mio Carbone confessa che li albane ferrarese gli pareno più soave che le toe. Ma questi mei Feraresi eziandio in poco terreno sano tropo bene compartire. e Ferara il monte. io ho tanti bei monticelli. ché ti prometto daran picolo conforto a' suoi parenti se vengono in Italia per sbevazare. BOLOGNA: La vita da pesse non è tanto necessaria. seriamo tropo superbe. per certo riputo contrario a' grandi inzegni. e tutte le force sì de l'animo come del corpo. e anche molti fraticelli malvolentiera fano la quaresema. che in una nave porta tutta una casa. Gran parte de le case toe son desutele e molto incommode ad abitare: par che non sappiati edificare. BOLOGNA: Che dira' tu di tanta abondanzia de frutti che tutto il dì si vedeno ne la piaza mia? Chi mai vette il più bel mercato del mio? FERARA: Voristu mai mettere li tuoi melloni cum gli miei? O le mie saporite perseche cum le toe? Del pesse non ti ragiono. E chi vole più bello exercizio o corporale o spirituale. benché il vino ferarese ha mutata condizione da quel che solea: come anche tutte l'altre cosse sono megliorate. ma pur mi tengo al proverbio che dice loda il monte e tienti al piano. Hanno la commodità del Po re de gli fiumi. perché. BOLOGNA: Se tu hai el Po per toa commodità e gran diffesa. FERARA: Forsi che li tuoi citadini non sono cussì divoti come gli miei perché vui setti più vicini al gran Pastore. non è l'omo solamente composto de l'animo. gratissimo exercizio a gli scolari. nemico ad ogni vertù e morale e intellettuale. Ma io ho molte personcelle che non solamente . E se ne gli altri cibi ti consentisse alquanto il vino. FERARA: De cussì fatti scolari faccio poco conto.ria. Gli tuoi vini come sian fatti tu 'l sai molto bene. che in questa parte non te attentaresti di parlar. Niente ce mancheria. FERARA: Se Bologna avesse il Po. a dir pur il vero. Non ti ricordi tu di quel excellentissimo filosofo Platone che riprese il convivare italico dicendo impossibel cossa essere che mai la sapienzia potesse abitare cum sì fatte mense.

BOLOGNA: A mi non manca mai quaglie. ma per diffetto di bon pesse. Ti par questi boconi da contadini? Il mio discreto signor piglia solamente il piacere de caciarli. FERARA: In questo per certo tu commetti un grande errore a lasciare questi delicati cibi cussì communi ad ogn'omo igualmente. Che ti pare del mio rezimento? FERARA: Non voglio per adesso far comparazione da stato populare a la monarchia. che di cussì fatte cosse sole esser molto bona maestra. ma eziandio el mercuri dì degiunano. di oratori gravissimi. BOLOGNA: Se io ho auto il studio. benché non mi potriano mancare autoritade di poeti antiquissimi. e chi ne vole. le bolegnese esser più venuste. e portino questi zocoli alla foza francese? Quanto a la belleza. dice lui. che da sapientissimi omini hanno imparato come si debbano rezere e governare. lasciamo andare le cosse che non sono di gran peso: consideremo più oltra. del qual numero è il mio Carbone. BOLOGNA: Deh. ma poi gli distribuisse e dona a chi el merita.il veneri dì e il sabbato e le vigilie comandate e gli avventi. FERARA: Non è meraveglia alcuna. BOLOGNA: Questo almanco non me negarai tu: che le done mie non siano molto più graziose e piacevole ca le toe. che spesse volte solea degiunar per soa divozione. di filosofi excellentissimi. Voria mo sapere da questi legisti. e dimostrano apertamente assai più beni e . che tuti per una voce confermano e anteponeno il principato de un solo. tu hai la corte. Te pare anche bella festa che le done toe vadano cussì in calce solate. che differenzia facesseno tra eleganzia e venustade. perché sì lungo tempo hanno auto il studio. ragionevolemente le toe debbano superare le mie. non già per minor divozione ch'el s'abbia. e però gli savii omini da le mense soe le rimoveno. sempre ne pote avere. Vederai se lui solo ne mandarà più al mio Carbone che non avetti fatto tutti voi: benché le quaglie son pericolose e non sono da usare tropo spesso perché solo questo animale oltra l'omo incorreno in quel bruto male che si chiama comiziale. Ma dapoi che l'è stato in Bologna non credo che pur una volta l'abbia degiunato. a li quali se dano sì gran sallarii. saperano meglio quel che si debbano fare. le ferarese più elegante. perdise o fasani. FERARA: Non piace a' Carbon mio questa toa usanza che le donzelle stiano ascose e non appariscano. Quando ancora le mie aranno tanto studiato. e adesso avendo l'uno e l'altro.

ah mente ingrate. esser provenute da signori che da republiche. Credi tu per toa fede che la republica romana avesse potuto resistere e durare tanto a quelle sedizione tribunizie se prima non fosse stata fondata e stabilita da quegli sette Ri? Non cerchemo altra ragione. tante diavolarie. liberarvi da' tiranni. Volesse Dio che gli altri prelati de la Chiesa soa fossero di tal pasta: non se udiria tante simonie. ah maladetti lupi. BOLOGNA: Mo el mio bel misser Giovane come ti va per la mente? FERARA: Dimanda pur il mio Carbone. se gli onesti costumi valesseno. Vero è che il mio Carbone voria che fosse alquanto più acceso a dar favore a' litterati. costituire un Re ne la terra. ah serpe venenose! Come mai vi potette capere ne l'animo de lasciarvi trascorrere a tanta crudeltà. seria ben cussì. mettiamo per fermo e concluso che l'uno e l'altro muodo sia approvato. non suspizion di guerre: pace seria e tranquillità per tuto. ma sempre le gran facende impazano le minore. e remunerazione de valenti omini. cavarvi di servitù. come è ditto. a eterna confusione di tanto scelerazene e gloria immortale de la ben vogliuta casa. Ah fiere salvatiche. Molto . tante pompe. pur che gli governatori sian boni e fideli. quanta laude se gli conviene per la reformazione del mio San Bartolo. e amatori del ben commune. Ma per adesso. FERARA: Mi par questa per certo una delle più gloriose e ben costumate famiglie di tuta Italia. che a tanti pericoli s'era messo per rimettervi in casa. dovemo. tuto continente. tropo odiosa ingratitudine: di che il mio Carbone ha deliberato cantarne per altro stilo. Pur a vederlo seria iudicato degno di quella ben voluta famiglia. tuto di santissima vita. BOLOGNA: Va drieto un poco a l'altre onorate famiglie: gli miei Malvezzi come san di buono. anche non vogliamo parer più savii di tanti che l'hanno creduto. Molti gl'indovinano il papato. ah cani rabiosi. tante ambizione. Se no 'l sapemo di certo. e fatti meravegliosi. amore e benivolenzia de tutto il populo. che tuto era dissipato e mal regolato per negligenzia e avarizia de' precessori: quest'omo dabene l'ha reduto all'antica devozione. Nui credemo esser un Dio del cielo: se cussì è.utilitade grandissime. Tropo grande inzuria fo la vostra. non seminazione de discordie. Quanta commendazione merita lui per quel degno collegio ha ordinato a Roma. che di quella mansuetudine è caldamente inamorato. discendere a sì gran furore che occidesti quel nobel paladino di so padre? I' dico Anibale Bentivoglio. ben gli sta quel nome. a imitazione de Lui. BOLOGNA: Non ti piace questo mio venerabel legato? FERARA: Veramente l'è da piacere a cadauno di bon sentimento e dritto iudicio: l'è tuto modesto.

FERARA: El mio Carbone assai comenda la umanitade e la dolcezza di questi tuoi Pepoli. BOLOGNA: Gli Marescotti non dubito ti pareno degni di grande onore. Novamente in certi suoi versetti ha pregata la febre che non gli dia impazo né molestia perché ha da fare assai. tanto gli piaque una volta oldirlo sì dolcemente orare in cospetto di quel eloquentissimo Papa Pio ne la chiesa mia da gli Anzoliin quella soa bella vesta bianca damaschina. de la onestà. BOLOGNA: Gli poeti mei pur nel nome solo dimostrano il so gran sapere. de la dolceza. BOLOGNA: La mia cancellaria non ti pare anche laudabele? FERARA: Se tu sapessi quanta stima fa il mio Carbone del tuo Alberto Parisi. quando il Papa il fece Conte palatino. de la religione. e polito parlare. che bene Dio e la natura l'hanno auto grato e datogli grazie assai e de onesta apparenzia e di suave eloquenzia? Pare quest'omo allevato nella republica romana. nel qual solo tute le vertù insieme son raccolte. di questo alberto. e appresso il senato veneziano. come a colui che gli fa grande onore e debita conserva. de la dottrina. L'è inamorato de la buntà. Non poria mica negare il Conte Guido col fratello suo che non fossero veri zentilomini. l'è tuto sapienzia. El simele ancora te dico del to Benedetto Morando. Bastaria bene quel atto a gli antichi Romani. l'è modesto. tanto gli piace gli omini litterati.il mio Carbone ama e reverisse quel to Verzilio. a quel ardito barone che cum tanta industria e sagacitade seppe trare di pregione il tuo buono e piatoso e ben vogliuto Anibale. l'è umano. FERARA: Questo misser Iacomo è stato quello che m'ha furato il mio Carbone. siando il mio nobel cavaliero misser Galeazzo singularmente affezionato al to savio Duca. e appresso gli pontifici. gli castelli ancora dechiarano la costanzia soa e summa fortezza. Quante ambassarie gli son state comesse? E tutte per lui tirate a bon porto. se non fosse anche lui tanto timido a intercedere per soi fideli amici e serventi. ne pigliaresti piacere assai. BOLOGNA: Che dira' tu del mio prudentissimo e facundissimo cavalier misser Iacomo Grato. molto gli piace la maniera di quest'omo: l'è prudente. Non è maraveglia se quanti valentomini sono in Italia gli mandano tanto volentieri le opere soe. è stato viso dal mio Carbone d'esser col suo magnifico Casella. e apresso il to graziosissimo Duca Borso. tutto litterato e ben costu- . FERARA: Molto senza falo tu dei esser obligata a quel animo zentile. e fannogli grande onore.

de un ripossato sentimento. de modestia. cum soe ipocresie togliendose più arbitrio che non bisognava. pur aspettando che gli omini se convertano e riconoscendo l'errore suo se pentiscano de aver fallito. un altro non averia lassato de' santi in paradiso che non avesse trascorso tuto il calendario. E non procedette più oltra. voria. che non so per qual ragione debba ritenere dominio temporale. quanto volentiera salteria ne le braccie del rto Borso. BOLOGNA: Io ho sentito e sento continuamente tante stupende laude di questo Borso: de buntade. o Ferara graziosa. Se io mi potesse svilupare da questa benedetta Chiesa. che cum la dilettevole poesia ha mescolata la sottile filosofia. obligarsi tuto il mondo cum suoi beneficii. de umanitade. né trovar materia di parlar che fusse più degna. Non so come mai abbia potuto usar tanta pazienzia cum quel arrogante e superbo e stizzoso Magrino da l'Abbadia. BOLOGNA: Io te voglio narrare un atto molto laudabele ch'io notai in lui. FERARA: El non fo pur mai la più dolce natura de la soa. Questa novella gli fo detta. FERARA: E quanto tempo ha sopportata la ostinata bizaria di quel vescovo padoano che essendo forestiero voleva segnorezar Ferara. Non ti mancherà da dire se tu voi ragionare del mio Duca. s'el fosse possibile.mato. de liberalitade. Questo fo segno de un animo maturo. de iustizia. Credi tu mo che si turbasse biastemando come fanno questi pazzi che non sano rafrenare gl'impetuosi movimenti de l'animo? Non disse altro se non questo: "Gli è usanza che famigli se ne vadano: ma di portar via la robba non ha fatto bene". Al tempo che misser Miliaduce so fratello studiava a Bologna vene qua per visitarlo: accadette che un famiglio se ne fugitte. desiderarlo. chiamarlo. per universal signor e unico imperadore. Doveria il mondo cieco. BOLOGNA: Quanto sempre l'è stato paziente a soferire gl'inzurie. che mai d'altro signore ne sentiti altretante. e non cognosette la grazia che Dio gli avea datta. tuto carità. portandogli via un so mantello e certe altre cosse. Non bisognò che stesse tropo a . tutto benignità. cercarlo. non mi posso ritenere che non parli alquanto e ragioni cum tiego de le maravegliose excellenzie del to Duca Borso. la più amorevele creatura di lui: l'è tuto amore. FERARA: Non potristi far cossa che più grata mi fosse. che vertù non cura. de continenzia. che de bassa e rusticana liga sallito in sì alto grado per la casa da Este contra di lui se ardiva movere trattato. Seria contento che ogn'omo avesse bene. de integritade. de religione. BOLOGNA: Poich'io te vedo tanto benigna e amorevole a' miei citadini.

Mai uscitte di quella boca parola indegna de omo savio. Par che abbia voluto dire: "La signoria è data di sopra. FERARA: Anci per servar la santa iustizia s'è privato d'alcuni amici ch'el volevano indure a sentenzia iniusta. tra li quali lui solo pareva degno d'imperio. grazia del Duca Borso. Oltra le sun[tuo]sissime e abundantis- . che in questo apertamente se dimostra: che in tante perturbazione de Italia lui sempre mantegna in pace il so tranquillissimo stato. ché non marciscano in ozio. come a fonte di sapienzia. da' mostri. Par che non abbia altro piacere se non di donare il suo: non si po lui vincere di cortesia. FERARA: Quanto discreta e savia distribuzione è stata questa soa di mettere in exercizio gli fratelli cussì valorosi cavalieri e il nepote tanto litterato per adattarli al governo futuro. tutti gli perseguita. Non se attentano malfattori e viziosi abitar nel so terreno: tutti gli ha in odio.Bologna per apparare il seno. da' tiranni. il qual solo è in vostra potestate". FERARA: La onestade soa si vede da tutti. Le selve dove si solevano occultar malandrini adesso. sono securissime e per quelle si po portare il bel oro in mano. rispose lui: "Anche che debbo far io de vostra amicizia se per voi mi convien rompere la dritta iustizia? Questo non piaccia a Dio". non è sì picolo a chi voglia de negar rasone. BOLOGNA: La liberalità tuta è soa propria. tutti cum le soe mane gli occideria. Che onore fo quello qual fece a l'Imperatore Federico terzo cum tanti altri principi e baroni. Non è picola laude in cussì delicato principo che abia tanta licenzia vivere temperatamente. Credo per certo che de un medesimo corpo nascesse il Duca Borso e la liberalità soa sorella. questa è la brena soa. BOLOGNA: La iustizia da lui mai non si parte: questa è il timone. Vuol che [ca]dauno abbia il so dovere. Non so se quel famoso Ercule purgasse mai tanto bene la terra da' fiere crudele. Per certo non fu mai el più onesto signore né in ditti né in fatti. Sforzatevi pur voi di meritarla. A tutti ha datto sì fatto onore che non si po discernere qual sia il mazore. non si façii violenzia alcuna: non è sì grande omo apresso lui che se ardisca far inzuria a' menori. diletto e ben voluto generalmente da' signori e communitade. e quando tra gli altri sorze qualche discordia se ricorre pur a lui come a bon medico. BOLOGNA: La prudenzia soa mi pare una meravegliosa cossa. Non solamente privati citadini e forestieri hanno provato e tutto il dì provano la soa magnificenzia. in poco tempo comprese tuta la sapienzia. ma ancora gli altri signori. quanto il Duca Borso da' giotti e da' ribaldi ha purgato e liberato il so paese. E dicendo loro: "Che ne giova adonca la vostra amicizia se non potemo ottenire quel che volemo?".

dui notabilissimi edificii gli darano immortal gloria: le mure nove sopra il Po...] al Papa Pio e cu[.... sì aspero. Belombra.] Augusto: simile m[.] dimostrano tanti bei [. e benché Schifarnoglia sia buono. pur entrar nel paradiso serà meglio. dove ancora conzunze sì regale abitacolo che se epso Dio cum tutti gli anzoli e santi discendesseno in terra.sime f[este] fecegli anche sì fatti pres[enti] [. il qual tanto tempo ha sustentato siandogli li cieli e la terra contraria.. e tutti ha donatti a' suoi fideli servitori. sì barbaro.. gli potriano commodamente ripossare.. Zenzalino.. E se avesse [fatto] [.. Gli gesti suoi tutti signorelli: seria stato lui un bello oratore. Non è omo sì duro. non seria stato cum [.. BOLOGNA: ... FERARA: Ce n'è bene riservato un per lui..... Quella suave lingua che par pure uno istrumento de diverse corde: l'è una dolceza odirlo parlare. Poi questa dote accumula singular formosità di corpo. FERARA: Tante prestantissime vertude di che abiamo ragionato adornano doe altre grazie che largamente la natura gli ha concesse.. Ma oltra gli altri.] andata che aria ben b[.] e in contado per [. e ode ogni dì la messa e spesso le prediche e la parola de Dio.. che udendo il prudentissimo parlar suo non gli donasse il cuore.. BOLOGNA: La grandezza [.] na: Quartiero. al qual non arà tutta Italia il simele.. e quel devotissimo e fortissimo tempio certosino.] a seno suo. Quartesana. pregando umelmente Cristo Iesù che gli conceda di poter pervenire a salvamento cum tutti gli popoli che gli sono racomandati. E novamente cum quanta festa e manifesti segni di vero amore ha recettata madona Duchessa col Conte Galeazo so primogenito.]mo Cesaro over a [.] [.] [tra]dimenti menato alla be[rlina][..] [edi]ficii. BOLOGNA: De la religione soa e del timore de Dio ho sentito che dice l'officio integramente e tutte le ore canoniche devotissimamente percorre insieme col sacerdote. Ma ben staria tra tanti che se ne nominasse anche uno del so Carbone: non gli poneria lui altro nome ca Borsiolo. tanti pallazi [. Figarollo. e il figliuol del Re di Napoli cum la sposa soa. FERARA: Del Conte Iacomo Picinino non dico. figliola del Duca de Milano.] la corte romana [.. Benvegnante. Dice 'l mio Carbone che se spesso l'udisse ragionare impareria molte cosse da lui.. pareno perle che escano di quella boca.. Ostellato. ben credo che tutti li cieli s'affaticorno per componere quel corpo divino: l'è una maiestà.] ricevette il figliuolo del Duca de Milano. una gloria a contemplare quegli ochi risplendenti.].. quella faza serena che a mezo il giorno oscureria il sole. dove potesse poetando cantare a suo muodo e d'inverno e di state.

FERARA: Però non pigliar ammirazione alcuna se 'l mio Carbone cum tanto ardore desidera ritornare al so dolce Borso. di che anche il cielo se potria contentare e gloriare. ancora il vedremo o tuo o mio pastore. come a vero e natural signore. Ma ho questa speranza: che se 'l to Carbone si potrà dimenticare la soa bella Fontanina. ha meritata sì bella statua in mezo la piacia.Non me meraveglio punto se lui primo. nel più onorato luoco di Ferara. se lui ha meritato d'esser il primo Duca ne la ca' da Este. . essendo ancora in vita. BOLOGNA: El commendo sumamente s'el vole obedire a tal signore. se fina di Barbaria e de l'ultime parte del mondo son venuti allui onorabilissimi ambassatori a offerirgli gran presenti. senza il quale niuna de l'opre soe po essere né buona né bella.

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