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Il FerroAtto 1 e Atto 3(Manca Atto 2)

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Gabriele d'Annunzio
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GABRIELE D'ANNUNZIO IL FERRO Dramatis Personae Gherardo Ismera; Bandino Guinigi; Costanza Ismera; Giana Guinigi; Mortella.

La Rondine; La Salvestra. I due servitori. Atto 1 Al piano terreno d'una vecchia villa toscana, in altri tempi costrutta a emulare la magnificenza medicea e la copia d'acque e di cipressi tiburtina, appare una sala rotonda, arieggiante quella dal Sanzio disegnata per Giulio de' Medici su l a pendice del Monte Mario, fatta di due absidi laterali a pilastri e a nicchie, collegate qui dall'architrave d'una larga apertura rettangolare onde si scopre u n vestibolo a tre arcate in vista d'un giardino simmetrico. Nel mezzo di ciascun semicerchio è una porta nobile ma non grande. Nel centro del diametro, a sinistra , un piedestallo di cipollino sostiene una statua dell'Abondanza nella maniera d el Tribolo, mentre a destra l'altro simile piedestallo regge il torso consunto d 'una Musa tunicata e cinta che nessuno attributo distingue. Dietro gli allori ch e tonduti a foggia di palla sorgono dai grandi orci invetriati fra pilastro e co lonna, il giardino si mostra co' suoi spartimenti orlati di bossolo, senza screz ii di fiori, esatto come un'opera di tarsìa, chiuso intorno da altissime siepi di càrpini. Una fontana senz'acqua, in forma di navicella, arieggiante quella aldobra ndina, sta dinanzi al portichetto, rempiuta di terriccio ove s'appiglia il giagg iolo giallo e la rosa scempia tra la mal'erba. È un pomeriggio torbido della fine d'aprile. Già spiove, dopo l'acquata. Uno sprazzo di sole indora in sommo le lungh e mura bronzine che fa la verdura perenne. Mortella è sola, pensierosa, inquieta. Movendosi per la sala, s'è soffermata dinanzi al piedestallo del Torso. Udendo una chiara voce che di fuori la chiama a nome, si scuote e si volge. Lesta e vivace come un uccello, una fanciulla sale i grad ini ed entra nel vestibolo, affannata e ridente, vestita di bianco e di nerazzur ro con grazia. <VOCE> Mortella, Mortella, sei là? <MORT.> Oh, la Rondine. (Le va incontro, rischiarata.) Di dove vieni, Gentucca? Entra! Entra! <ROND.> Non ho più fiato. Non mi baciare. T'infradici. Son tutta molle. Che scrosc io d'acqua! M'ha presa al cancello. Avevo un bel correre sotto le pergole e su p er le terrazze... <MORT.> Come sei fresca! Sai d'acquazzone, di bossolo e di mughetto. E il cuore ti batte in gola, Rondinina. Riprendi fiato. Vieni. Pòsati. <ROND.> Ah, non posso. Son corsa su per un attimo, soltanto per guardarmi un mom ento ne' tuoi occhi. Ho lasciato giù Enzo, sai. <MORT.> Enzo è venuto? <ROND.> Sì, stamattina. <MORT.> Per ciò scoppii d'allegrezza e sembra che mi sguisci di mano. Ti tengo per le ali. (La tiene per gli òmeri, quasi la scrolla. Poi le parla più basso, con la v oce alterata, con una sorta di salvatichezza improvvisa, che sùbito cede.) Sei fel ice? sei felice? <ROND.> Ah, Mortella, Mortella! <MORT.> Sei felice? Ora hai il sangue del viso trasparente come quando si guarda una mano contro il sole. <ROND.> Sei tu bella. Non t'ho mai vista così. <MORT.> Come puoi dir questo, Rondinina? <ROND.> Forse è la luce. Oggi c'è non so che altra luce. Non vedi? Pare che tutto ca mbii. Ora scopro che hai le sopracciglia più folte. Si congiungono quasi. Come ti sei fatta seria, sparvieretta! Ora si direbbe che tu abbi voglia di piangere, <MORT.> Voglia di partire, di partire!

<ROND.> Già? <MORT.> Tu e il tuo fidanzato dove andate stasera? <ROND.> Oh, non lontano! (Sospira.) <MORT.> Io vorrei scalzarmi, e andarmene sola per certe viottole che non ho rive dute ancóra, camminare lungo una siepe dove sia rimasto a rasciugare un bucato di poveri, fare una carezza a un bambino sperso, ascoltare la campana d'una pieve, il verso d'un chiù, il fischio d'un treno, il cigolìo d'un baroccio, non ricordarmi più del mio nome, fermarmi a chiedere un bicchier d'acqua in un casale dove una ve cchia accenda in punto la lucerna, e poi più in là cadere con la faccia contro terra ... <ROND.> O malinconia! Perché, Mortina? E io che ti credevo tanto contenta d'essere rivenuta alla Guinigia, dopo questi tre anni! <MORT.> Tu sei piccola, Gentucca: tu sei una rondinella bianca e nera. Tu hai il tuo piccolo cuore gonfio di primavera. Respiri come in una storia inventata. No n capisci. Io parlo della vita. <ROND.> Oh! <MORT.> In questi tre anni io mi sono tanto mutata che mi par quasi di portare u n altro sangue. Tu non sei mutata affatto, e quasi non ti riconosco. <ROND.> Veramente! <MORT.> Tu non puoi capire, Gentucca. <ROND.> In fondo, sono più ocherella che rondine. Lo confesso. E poi tu lo dici ch iaro. Ma insomma non sei contenta, ora, d'esser qui, di ritrovarti nella vecchia Guinigia tornata ai Guinigi, di non saper più in mano d'estranei la casa dove nas cesti, dove t'è morto il tuo padre, e di rivivere qui tutti i tuoi ricordi, i nost ri ricordi anche? <MORT.> I nostri... Ti rammenti di quell'imagine di Gesù che aveva la povera Miss Turner, con quegli occhi che da prima parevano chiusi, pieni d'ombra, e poi a po co a poco - non si sapeva come - s'aprivano e ci fissavano con uno sguardo insos tenibile? Ogni volta tu sobbalzavi, gridavi di spavento e ti voltavi dall'altra parte. <ROND.> È vero. <MORT.> Ritrovo qui certi ricordi scuri che pare aprano gli occhi allo stesso mo do, e mi sembra d'aver qualcosa da gridare allora. <ROND.> Come sei! (Sembra un poco sbigottita.) <MORT.> Allo stesso modo qui si sono riaperte le porte, si sono spalancate le fi nestre; e s'aspetta qualcuno. Le tende sbattono, i mobili scricchiano; e in ogni angolo qualcosa travaglia e si prepara. <ROND.> Che voce t'è venuta! <MORT.> Forse ho in me una voce che non è la mia. Io stessa non la conosco. E ogni parola in ogni voce cangia di senso, di peso e di destino. Non sai tu che la Gu inigia non fu riscattata se non per l'amore d'una voce? Mia cognata si risolse a ricomperarla perché mio fratello pensava sempre a quel vecchio organo dei Serassi che è nella Cappella, a quel vecchio sollevatore e consolatore della sua adolesce nza. Era la sua gran passione. Te ne ricordi? Ci mettevamo tutt'e due dentro il confessionale, a sentirlo sonare fughe mottetti ricercate del Frescobaldi, per o re ed ore. <ROND.> Me ne ricordo. A volte si tremava nell'ossa. S'aveva freddo alla nuca, n on so perché, come nel vento dei monti. La vetrata ci pareva di ghiaccio blu. <MORT.> Tu sai che mio padre è sepolto là, sotto la cantoria. <ROND.> Dio l'abbia in pace. <MORT.> Il giorno che rientrammo qui, dopo tutte le cose tristi che sai e che no n sai, Bandino non si teneva dall'impazienza. Sandro il fattore andava innanzi a d aprire gli usci. Non si guardava nulla. Ci s'affrettava. Si riconosceva ogni s tanza all'odore, o al pavimento, o all'aria più fredda più calda, o a una soglia, a uno scalino. Quando s'entrò nella Cappella, io andai a gittarmi su la lapide ma Ba ndino salì sùbito all'organo. Sentivo sopra di me scricchiolare il legno, ronfare i mantici, gemere i registri; e pure non sapevo se la voce dovesse venire dall'alt o o di sotterra, tanta era l'angoscia del mio cuore. Gli attimi parevano eterni. Mi veniva l'ansia di gridare: «Parla! Parla!» Ah, non ti so dire. Certo le dita di mio fratello vacillavano, e il suo petto era senza respiro. Allora fu, d'improvv

(Ha un tono di lagno e il delizioso colore dell a sua ingenuità sensitiva.> Veramente.. Ti piace Giana? <ROND. non obbediva più. Sei una pèsca partitoia. e sto là. sembra ch e abbia lasciato a mezzo un'opera d'incanti o la trama d'una congiura o un gioco pericolosissimo o una ricerca d'alchimia. da che non t'ho più veduta? Dimmelo . e non v'era più che qu el pianto. che conduca in qualche parte dove. non s e ne va. Lo senti con quella gota e con quella spalla..» Oh. nulla di sicuro.> Non mi vien detto nulla.) Io. mentre cerca le parole con l'aria d'una educanda impacc iata innanzi all'esaminante. Mortina. e il cuore ti batte a dest ra. E poi Giana. I suoi occhi lunghi guatano come di d ietro alla mascherina di raso bianco. Gentucca..> Mortina. o de ntro una nicchia di càrpini. come sei triste! Quasi più che quando partivi.) <MORT. o per la scala dei Delfini. Che hai? che hai? Ti passerà. ecco. o è l'aria? <ROND.> Che pazzia! <ROND.. Non si sa. Sei tu che arrossisci. <ROND. divisa in d ue da sé.> Ma vi volete bene.> Molto.. È buia. È vero che aspetti qui tua madre? che vi riconciliate con lei. Enzo m'aspetta.> Dove ti venga incontro il tuo amore e ti comandi: «Vieni con me. Io non lo so. come dicono a Siena: una pèsca spicca. <MORT. prende l a mano della compagna e se la preme contro quella gota.> T'aspetta alla fontana della Navicella. acuta e molle a volta a volta.> Sarebbe anche più bello.) <MORT.. . Mi sveglio. La Guinigia dev'esser dolce a chi ama.> E il bello è che non sai se sotto il dòmino nasconda un'arma insidiosa. (Ella pensa e s'indugia. non ami? Non hai amato mai. Credo. proprio come al principio d'una storia inventata.. Non era la voce attesa. <MORT. <MORT. <ROND. <MORT. con una maniera misteriosa. Pare tu lo senta con quella gota ch'è volta dalla parte del giardino. chiusa. <ROND. <ROND. tu che lo sai. Tu non m'hai a ncor detto che sia l'amore.> Bandino vorrebbe.> Ebbene? <ROND.. Non so. <ROND. quando arriva.> E se nascondesse le tre cose insieme? <MORT. ora. dimmel o.> Non me lo vuoi dire? Hai dovuto lasciare qualcuno.. dimmelo. Con una grazia vergognosa. Mortella.> Che è l'amore? Dimmelo tu.> Quel che è troppo vicino. Confìdati. <ROND.> Io non me l'imagino che in bautta. una piaga brucente o la lanterna d'Aladino.> Poi mi metto a sedere sul letto.. <MORT. sfuggiva. e udivo mio fratello singhiozzare contro la tastiera. Dianzi tu parlavi con me e non ascoltavi che lui.) <MORT.. era un'altra! Anche l'anima dell'organo era sconvolta.> Dimmi dunque che è.> Ora te lo dico. non ci si scopre nu lla di chiaro.) <MORT. (La compagna la trattiene . e sento che il mio viso è fatto d'una rosa e che la mattina quasi è meno nuova di me.> Ora lasciami andare. non ho voglia se non di prendere una via.> E poi? <ROND. <ROND. là dove s'era già pianto. <ROND. laggiù? Ne soffri? È ques to il tuo male? <MORT.> Che altro c'è nel mondo? Ma tu lo sai.> Giana. Hai tutta l'anima su quella mezza faccia.> È nata di notte. Confìdati. come una lacerazione. per me. non si vede. Ti senti così perché sei innamorata? <MORT.> Gentucca pazza! <ROND. sorridente e irride nte.> Mortella! (Ella si copre di rossore. e con suo marito? Perdonami se m'ardisco di domandartelo. e soltanto il pensare che i giorni son cresciuti di cinque or . Gentucca. Certe volte. una via qua lunque.> Ora hai il viso fatto d'una rosa. Almeno l'amore di Giana e di Bandin o non lo vedesti nascere? non l'hai ora sotto gli occhi ogni giorno? <MORT.iso. Singhiozzavo sola su la pi etra. (Si scurisce in viso e si acciglia.> Ah. <ROND. a me sola. p er un attimo. Bene. Enzo è là. <MORT. M'incanta. Non ci si scorge nulla.

(Rapida. e ho voglia.> Non è vero niente. Me ne rivólo al nido. <MORT. (La sognant e si scuote a un tratto e si scioglie dal braccio della cognata.. come direbbe la Menica.. ed era ..> Che dici? Chi è venuta? <GIANA> Tua madre. ah.. ruzzola ai piedi di Gentucca che lo raccoglie e lo morde e ne lascia mezzo a lui. ahimè.) <MORT. Mortella.) <GIANA> Ah.> Con quell'uomo? <GIANA> Non l'ho veduta ancóra. come in vena di celia. Bandino è salito a cercarmi.. (Le due cognate la seguono con gli occhi pei viottoli di bossolo.) <MORT. socchiudendo le palpebre.> Quando? <GIANA> Or ora.. Ora d'un tratto il giorno si stacca e casca come un frutto troppo dolce. (Le compagne ridono.> Oh piccola! Ma ci deve pur essere un'altra specie d'amore. ma è anche promessa sposa.> Sappi. <MORT. <MORT. le donzelle ragionano d'amore. e non so di che: e non ho nessun gusto in bocca ma conosco che v'è un sa pore in me più buono che il sapore dell'aria e di tutte le cose buone del mondo.> Addio.> Non ho mai patito la primavera come quest'anno. mi pare che ho un braccio lungo come una scalinata di pietra e l'altro come un viale di bossolo. volge il capo grazioso.> Torna presto. esitando. <GIANA> Eppure il cielo è color di rosa. e il fidanzato l'aspetta giù intaglian do col suo bravo coltellino i due nomi nel pedale d'un eterno leccio. (Giana Guinig i entra.) <GIANA> Mortella..> È Mortella che mi fa l'esame e distingue.. traversa il porti chetto. non m'aspetta.> E allora? <ROND.> Allora. non so di dove.) <MORT. Addio. So che le è a ndato incontro alle Tre Torri e l'ha condotta qui egli stesso.) mi bacio le braccia. <GIANA> Mortella.> Felicità! Felicità! (Ella sospira la parola quasi dentro di sé.> All'improvviso? <GIANA> È certo una sorpresa che ci fa Bandino. e fra qualche settimana ci si vedrà chiaro sino alle nove di sera! Guarda il colore del cielo. come per dirle qualcosa di grave. per forzare gl'indugi. (Il cielo è tutto rosato sopra le fitte muraglie di càrpini.e mi dà l'allegrezza di non morir più. <ROND.) C he fresca e gentile creatura.> Mia madre? <GIANA> Sì. voglia di qual che cosa. Gentucca. La mattina quando mi stiro. <MORT. E tu.> Sola? <GIANA> Non credo. <MORT.. È troppo dolce.. addio. (Leggera e celere. ) <GIANA> A rivederci. <MORT. non pareva c he avesse all'angolo della bocca un filo di felicità come un uccello porta nel bec co una pagliuzza a un crino? (Giana mette un braccio intorno alla cintola di Mor tella che ancóra guarda l'aria ov'è sparita la sua compagna e ancóra alza la mano come se la scorgesse all'estremità della terrazza e la risalutasse. <ROND. né ho veduto lui. <MORT. Bisogna che te lo dica: tua madre è venuta. a fior di labbra. veramente! Quando ha voltato il capo. (Ella s'interrompe. dopo l'acquata. che la Rondinella non soltanto è innamorata daddovero. non contenendo il suo sgomento e la sua agitazione. Giana? È forse la Gu inigia che si rincarna in quella piccola selvaggia che fui. e mi pare che la mia vita mi fugga non so dov e e che me ne venga continuamente una più dolce e più forte.. <MORT. <GIANA> Ascolta.) <ROND.. Giana la chiama. <MORT. come sospesa a l limite della contrada imaginaria ove Gentucca va a vivere la sua favola breve. e che l 'anima mi si cambii in un'altra che è più mia della mia. che una risciacquata della g enitrice. <ROND. in uno smarrimento puerile. e che in una mano laggiù ho una dea ve stita di borraccina e nell'altra una vasca piena di nannùferi.> Se mai. Giana. scende i gradini.) <MORT. nel dormiveglia.> Pensa: i giorni son cresciuti di cinque ore.

E non soltanto io mi ricordo. <MORT. come un'effigie cancellata ch'io non abbia conosciu ta mai. <MORT. incarnata in te. <GIANA> Dalla vita stessa. Tua madre. quasi una figura della vostra sorte. non t'ho spinta a ridarci queste mura che non sembrano al zate se non per ricevere un ospite senza misericordia. La vita è tutta fatta di dimenticanza. <GIANA> Mi sgomenti. Ora.> Da chi? Le mie lagrime e il mio sangue aspettano. Avevo lasciat o il mio cuore qui. sarei forse en trata in un convento. ma nel fondo io no n desideravo di venire a ritrovarli. non so che speranza di rinfrescare il mio amore. pareva aver lasciato qui la sua risonanza e non poterla ritrovare se non qui dov'è nato e dov'ha sognato. è nelle vicinanze. dall'inatteso. non ha fatto che sospirare e rammaricarsi. il mio cuore in lutto e la mia vita vera. Tu lo sai. <MORT. n on so. S iamo due a vivere e a ricordarci. il passato aveva già preso il suo aspetto fisso. Per ciò io non t'ho sollecitata. Tu sai come si smarrisca facilmente din anzi all'atto compiuto. e l'enigma era rimasto scolpito nella pietra. di vede re aumentata la sua bellezza. Lo sapremo sùbito. <GIANA> Bisognava aspettarselo. puoi credere che io osi ri nfacciarti la tua generosità? Non hai restituito anche me a me medesima? Tutto il tempo passato altrove. e qui sono sola con un'ombra. giacché il punto da vincere per tua madre era d'esser ricevuta qui con suo marito. di tormentarti.> Comprendo. <MORT. <GIANA> Ma tuo fratello non pensava ad altro. Bandino. né così viva. <MORT. Tu lo sai. viene in persona a perorare la causa. Sapevo bene che il ricupero era co me una convenzione tacita nel contratto di nozze: era più che un desiderio. dopo l'orrore . Tutto qu esto tempo. <GIANA> Per sanguinare. mi sembra oggi senza viso. il distacco era stato sofferto. E la mia memoria mi c rea la mia vita devota. Riconducendo qui Bandino. E alla mia condiscendenza si mescolava non so che voglia di novità. balbettava. d'accordo con Bandino. avevo il s entimento di restituirlo a sé medesimo. Pare un bambino non ancóra svezzato. Non sei tu la padrona qui? <GIANA> Hai il tono crudo. una piaga da p ortare nel fianco? <GIANA> Làsciati guarire. non può rassegnarsi a viverne lontano. <MORT. come se avessi fatto i miei vóti. Si tratta di una sor presa. <GIANA> Tu hai l'avidità di soffrire. Per tutti voi la Guinigia è una specie di sostanza misteriosa. a strappare il consenso. <MORT. ma qui è come se io mi fossi monacata. Ma la bellezza non basta più.> No. Bandino eludeva le domande. più che una promessa.> Ma un cuore basta. ti dico. <MORT. Giana. giacché la rovina è riparata e il vecchio focolare è riacceso. <MORT. ma uno si ricorda in me. Lo schianto era avvenuto.> Ma l'Ismera? <GIANA> Non ho capito bene.> Il mio presentimento m'ingannava forse? Non m'inganna mai.> E tu consenti? La fortuna è tua. Dicevi dianzi che la Guinigia ti sembra a volte immedes imata con te. Sola con Dio sarei stata nella clausura.> Non è vero. Però non mi pa r dubbio che sia venuto anche il tuo padrigno. Ma che colpa ho io se mi fu data una pena da serbare. <MORT. dopo la morte di mio padre.> Ma è incredibile questo. La cenere che m'è cara non soffre d'essere smossa.> Il mio destino io lo serro contro me per soffocarlo.> E credi ch'egli sia entrato in casa? <GIANA> Se non è già in casa.> Da quello che sta per varcare la soglia? <GIANA> Chi sa! Bisogna di continuo offrirsi al destino. <MORT. Un'estranea piuttosto. Se non fossi rientrata qui. Tu comprendi. per paura di fallare o prima o poi contro l 'uno e contro l'altra. <GIANA> Non bastano due braccia. M'ha supplicato di venire ad avvertirti. . <MORT. dopo la rovina. Tuo fratello non vede che per gli occhi di lei. a tutt'e due sembra venuta l'ora di ricostituire la santa famiglia.in una tale angoscia che m'ha fatto pietà. ch'io non sappia riconoscere. dall'incognito. Non mi sono mai sentita così profondamente sola. che è una creatura fatta di musica.

> Sì.> Si lava le mani in un bacile.> Non senti? Pare che tutta la casa trattenga il respiro. è proprio quel che non voglio. Non gli perdoni d'averla consolata? <MORT. <GIANA> Te ne dava? <MORT. Ora le due cognate sono più da presso. Giana.> Domandalo all'ospite prossimo.> Vedere.> Con mani di donna. il giorno delle nozze. ti lascio l'ospite. <MORT.> Sapresti tu cadere con la faccia contro terra? <GIANA> Sei come fuori di te. con un misto di confidenza e di diffidenza. <GIANA> Ma com'è egli? <MORT. (Ella ha proferito questa parola con un accento singolare d'ironi a. prima che ne coli l'ultima gocci a. e non sa perché.> Non senti che questa parola tronca la vita? Più crudele sei che non io ama ra.<MORT. A te lo lasc io. dopo a . Io me ne vado.> Lo vedrai <GIANA> Non era l'amico prediletto di tuo padre? <MORT. <MORT. Per stasera chiederò r icovero alla Rondine. <GIANA> Ah. <MORT. <GIANA> Non ricordo. Conosco questo male. <GIANA> Sei malata di primavera. con qualche esitazione d avanti a certe domande.> Sembrava alzato sopra ogni cosa e capace di ogni cosa. <GIANA> Belle? <MORT. <GIANA> Tu stessa non sai quel che intendi né quel che vuoi. come fa la Rondine quando è tenera. <GIANA> Che pazzia! <MORT.> Non so nulla. e a mio fratello che sa la dimenticanza. <GIANA> Ah! (Una lieve pausa.> Quella dove la duchessa di Bisceglie si lava le mani. <GIANA> Che vuoi fare.) <GIANA> Come? <MORT. <GIANA> Ma almeno aspetta.> Dolce.> Forse. e indovino tutto. Vediamo.> Mani d'avvelenatrice. con qualche improvviso palpito. <MORT.> Come chi troppo medita e non fa il male se non per tentar sé stesso e per essere un altro. Che sai? <MORT. di repulsione e di mistero. resterà nell'ombra degli angoli. <GIANA> Ho veduta una volta tua madre.> Non hai notata quella stampa che ho nella mia camera? <GIANA> Quale? <MORT. con le braccia nude sino al gomito. <GIANA> Con mani magnetiche? <MORT.> Chiamami piuttosto Mortina omai. Giana. a certe risposte. Non respira più. <GIANA> Sei strana. <GIANA> Anche bella? <MORT. vedere. N on senti? E stasera la sua anima rinata non si radunerà intorno alle lampade acces e.> Non resto qui. <GIANA> Ma parla almeno. in chiesa. con qualche pausa oscura. Conduceva i sogni.> Posso lasciarlo sanguinare lungo tempo. parlano a vo ce più bassa. <GIANA> Troppo sei amara.) Come sono? <MORT. <MORT. <GIANA> Ma perché? <MORT.> Voglio andarmene. Mortella? <MORT.> Tanto che sposò la vedova per serbare di lui un ricordo vivente. Poi correrò alla mia vocazione. <MORT. quasi spiandosi talora di sotto alle palpebre. <MORT. <MORT. so la specie. <GIANA> Da che ti viene questo rancore implacabile? <MORT. Ma non ho mai veduto l'uomo. è vero: fuori di me e di tutto.> Sapeva disarmare la forza e addormentarla.> Il mio male è d'una stagione che non conosci.

tu che sei così tenera quando vuoi? Ti supplico.) <GIANA> Così parlano le veggenti. su una parete della sala gialla.> Ti sento già sveglia. Lasciami mettere le dita nei tuoi capelli. perché sei tanto acci gliata? Come puoi essere così dura. vigilante.> Pensavo che la sorpresa non ti sarebbe tanto sgradita. e m'affliggo di saperti infelice. tu ci ficcheresti le unghie dent ro per irritarlo. <GIANA> Mi sgomenti. per trovare il tuo male.> Tu sei una donna. <MORT.> Ah.> Non sono dolce io.> M'imagino d'aver veduto in uno specchio quelle altre due mani. lavarsi in una bacinella col medesimo gesto. Che dice Mo rtella? <GIANA> Guardala <BAND. e.> Se ti riuscisse di trovare il mio male.> Il passato è il mio chiostro. Sei tu che hai accompagnata la mamma qui. così bianche. i sotterfugi sono da ragazzi. Lascia per un poco la tua grazia. <MORT. il gomito sul ginocchio. Perché m'accarezzi? <GIANA> M'intenerisci. curvandosi innanzi. Ero in gran pena. là si piangerà. <BAND.> Non ti servire delle solite formole. senz'avvertire nessuno.) <MORT.> In fondo al corridoio vetrato. <GIANA> Tutta la Guinigia ha questo odore amaro. Hai le narici inquiete come se fiutassi n ell'aria quell'odore amaro che deve piacerti. Dietro la testa di lei si vede ri flesso in uno specchio tondo il marito malato (troppo giovine.> È un sogno che ho fatto. . Sorellina. Non è proprio il caso.> Infatti veggo.> Vuoi che m'inginocchi? (Giana si siede. e forse mi detesti. così agevoli. piccola dolce.> Io lascio le mie mani giù. <MORT. <MORT. <GIANA> Sembri malata. Bandino. Non mi parlare come a una bimba capricciosa. sorellina selvaggia. Giana. troppo gracile.> Ebbene? Aspettavo che tu risalissi. niente di buono. meno ti scopro. Vedi. Ma io ti voglio bene. ti supplico.. (Entra Bandino. veramente. <GIANA> Credi? <MORT. <MORT. <BAND.> Dove fu pianto.> Eppure son meno buia di te. <MORT. <MORT. <MORT. fissando lo sguardo dinanzi a sé. <GIANA> Tu diffidi di me. La verità non cambia.> Tutto è già detto. <MORT. <GIANA> Ma forse meno distante da me ch'io non sia da me stessa. per lo meno la mia. Troppo sei strana. angosciato e supplichevole.) <BAND. fuori del le maniche rimboccate..> Il mio è in quello specchio che t'ho detto. <GIANA> Tu hai preso il velo. Mortella. <MORT. ero una specie di creatura insensata che si sbigotti va e tremava dei suoi propri sogni credendo che dell'infezione d'un solo si pote sse infermare e perire. che stiantano quando qualcuno apre le per siane della finestra senza tende. <MORT. eg uale. poggiando il mento sul dorso della mano. <MORT. col suo pe nsiero attivo dietro la sua fronte impenetrabile. di contr o all'uscio socchiuso della camera attigua dov'è un letto deserto fra uno scaffale di libri e un inginocchiatoio liscio. t roppo bello. come Bandino) che è fatto passeggiare con le grucce perché il moto accr esca l'effetto del tossico.ver preparato per Alfonso l'acquetta perugina.> No. <GIANA> Sei strana. <GIANA> E dov'è lo specchio? <MORT. <GIANA> Più ti guardo. (Ha parlato con una voce quasi interiore. E tu stesso pa rla come un uomo. <MORT. Non si tratta di convenienza o di consuetudine. <GIANA> Quando ero come te. Non si tratta di farmi sorri dere. Lo sento. e rimane fissa.

(Ora la ch iusa ambascia le fiacca la voce anche nell'ironia. Se la guardo. <GIANA> Mi rincrescerebbe. Io n on oserei giudicarla. e mi togli ogni tentazione di gridare. né dire una parola dubbia contro qualunque de' suoi atti. in fondo al corridoio vetrato? Mi sembra d'aver sentito che l'us cio s'è aperto da sé. la mia rimonta più lontano. per te. che le persiane si sono spalancate da sé. Giana la vede prima degli altri e si alza facendo qualche passo ver so di lei in atto di accoglienza. Mortella? <MORT. C'è qui Giana. Dio ti guardi. <BAND. ma ora la bocca della madre pare gonfiarsi come le v ene del cuore per colorare di tutta sé la dimanda ch'ella rivolge alla figlia immo bile. Si tratta di mia madre.) <GIANA> È sofferente. che qualcuno ha sprima cciato le materasse e sbacchettato la coltre. vieni. Non siete tutti d'accordo? Io voglio umiliarmi: vi chie ggo perdono d'avere una memoria tanto tenace. In quel tuo vecchio organo res taurato non hai «per la gravità» che giochi di flauto. (Ella è sbiancata. Quelle prime parole scambiate sono vuote d'ogni vita. <BAND. anche del pellegrino penitente.. p allidissima. desti tuite d'ogni peso.<BAND.> E di suo marito.. L'ho già detto.> Ma.> Rispondi franco. Darei tutto per sottrarmi a questo m omento. Voglio esser sola per avere compassione di me alfine. <BAND. <BAND. e c'è laggiù qualche viottola che non ho riveduta ancóra. Io non son nulla. Io voglio pregare per te.> Che demenza è la tua? Ricusi anche di vedere tua madre.. <BAND. <MORT.> Ma io ho vissuto e vivo nella morte. (La sua cortesia è misurata e guardinga. Vi tolgo l'ingombro. mamma! (Egli le va incontro affettuosamente.) <COST.> Non più d'un Corale. Ecco che tu riesci a farmi sorridere. incerte.> Mortella. Forse dovrai aggiungere un regi stro.> E dove? Perché ti pèriti? S'aspetta la notte per introdurlo di nascosto nell a casa ch'egli conosce tanto bene? C'è ancóra troppa luce? E quale camera gli assegn i? Quella laggiù.> Ah.> Mamma. <COST. Tu no? <BAND.> Bambina! Tu che condanni e colpisci.> Non mi abbracci.) Vieni. nulla da imporre.> È vero: sono la figlia malvagia. fratello mio bendato. e Giana ti conduca per mano nei nostr i viali che odorano d'amaro sempre.> Non è vero? Dici che non è vero? Eppure ho sentito tutta la notte sbacchetta re come alle Tenebre della Settimana Santa. vacillante. <MORT. <BAND...> Memoria per memoria. (Bandino sobbalza e si volge). che è anc he la tua.> Vuoi insomma impedirle di vivere? <MORT. <BAND.> Ma che vuoi dunque? Dillo: che cosa si deve fare per placarti? <MORT. (Ecco che la madre appare all'uscio. Ma le tre crea ture del medesimo sangue sembrano avvolte da un turbine di dolore che d'attimo i n attimo s'acceleri. Io non ho nulla da volere. <MORT. e il suo povero mento trema a ogni sillaba .. Di': ti senti un poco meglio? (Mortella resta in piedi.> Ma non si tratta neppure di un'estranea. non più d'una Fuga. lei soltanto? Ti s embra di non averla fatta piangere ancóra abbastanza? <MORT.) <GIANA> Signora. anche di nostra madre discono sciuta.> Non ti disperare così. Non minaccio di mettermi a travers o la soglia per impedire l'ingresso o per farmi passar sopra. senza fare un passo. demente! <MORT. si segga.> Grazie. <MORT.) <BAND. e non sapevo che fosse tanto profon da. Domando perdono. Hai condotto qui anche lui? <BAND. La fine del giorno è bella. Me n e vado.> Oh.. e anche di te.> Non in casa ancóra. che sai tu dunque della vita? È ben p iù profonda ancóra. il cuore mi si fonde. e più difficile. credo.> Il mio si serra. contenendo la commozione che si rivela in un tremito visibile. Non è che una visita molto breve.> Avresti avuto paura. L'amore non giudica. signora? La prego. Mortella! <MORT. perdonami se ti faccio pena. <MORT.. Tu sei il figliuolo esemplare.

Mi sembra che non ti ho fat ta così. Ti si sono scuriti i capelli.> Oh. stra ziami un'altra volta.. <COST. ti supplico. Dove si forma? Più giù del cuore. Hai diciannove anni! Ed è come se per diciannove anni non t'avessi conosc iuta.> Non voglio più che tu soffra.> Ho pensato contro di te. C'è in te una forza che non t'h o fatta. Sono qui perché mi sieno palesati i miei falli. in quest'ora e s empre. La nuora s'è fatta in disparte.> Se lo sapessi. <MORT.proferita. Ti si sono info ltite le sopracciglia.> O povera. Permettimi di andar via. un poco indietro. come un'importuna.> Dal mio.> Bene. se dev'essere che tu mi nasca un'altra volta dal mio peggi or dolore.. ch'io ti porti ancóra! Mortella! (Le sue bra ccia si tendono in un gesto irresistibile. <COST. C'è troppa tristezza.> Forse entrando hai sentito qualcuna delle mie parole. mamma. Temo che a un tratto mi manchi la forza di soffocare quel che mi si rivolta. appoggiato allo spigolo d'una tavola. povera! Come questa parola ha potuto staccarsi dal tuo cuore u mano? <MORT. a i due lati. Non ho più orgoglio. <COST. non aspettata. <COST.> Il mio non lo reggo più. tu non l o sai. Ma è pur sempre il nostro stesso sangue che più s'esaspera contro di noi e più ci travaglia.> Bene.> Non vuoi? <MORT. Sa più di sangue che di pianto. dal mio. <BAND. hai un altro modo di stare in piedi. Son qui per ria verti.> Bisogna che il coraggio di dirla io l'abbia trovato in una profondità dove non si sente neppure battere il cuore. e infine alle labbra.) <COST. lo so : di sotto alla radice contorta della vita. Allora l'iride intorno alla pupilla ti brillava come la scagli a di ferro intorno alla calamita. <MORT.) <MORT. smarrita sotterra. non bisogna. e l'ostinazione di soffrire. per essere interro gata. (Egli è in piedi. ma lacerami. la madre fugacemente si reca la mano alla fronte. troppa. t rascolorato sotto le continue onde di commozione che lo scrollano.> No mamma. <COST. (S'avvicina e la considera. <MORT. Sono venuta qui per ascoltare. A h. poi la distende verso il figlio e si volge ver so lui irradiata per un attimo. Lascia ch'io ti riprenda in me. A quella test imonianza di fede. <COST. molto più grandi.> Cotest'anima è il mio sgomento.) Tanto sei muta ta in questi pochi anni! Ma sei bella. e con che anima. quel che mi urla dentro. compiangimi Non so. Sta seduta pres so la cassa d'un alloro tagliato in forma di palla. ch'io lo sappia. Guardami. <BAND. <COST.> Non ho sentito che i colpi del mio cuore. verso il vestibolo. lacerami.> Ti prego. Ti porto come una cicatrice che duole. Non ero annunziata. sei forse più bella. Non li portavi così allora.> Che voce! Non è quella che t'ho fatta. <MORT. e di niente altro. La madre l'avviluppa dal capo ai piedi in uno sguardo che le scoppia dalla pupilla come la potenza d'una fonte che. e la volontà di non piangere. Non ho che tenerezza per te. al petto. <COST. e come. <COST. non so più. <COST. Non ti voltare. sembrando avere unito il segno della croce al se gno del bacio. sia di sùbito ri trovata e riaperta. Vedi: non ho esitato dava nti all'umiliazione di apparire come un'intrusa.> Di questo e d'ogni altra cosa buona. dal mio sono rinata. Soffro. Ti tieni diritta in un altro modo.> È così. figlia. Hai gli occhi più grandi .> Ma come sei cresciuta! Lascia che ti guardi. con un'attenzione trepidante. e guarda a quando a quando i l tramonto violaceo fumare sul giardino quadrato ove le mura bronzine dei càrpini ..> Tutto di te mi fa male. non desiderata se non da questo p overo figliuolo che tuttavia si ricorda d'aver dormito su le mie ginocchia. <MORT. tanto è pesante. perché mi sia mostrata la mia onta a viso a viso.> Mamma! <COST. per rispondere. a quella che non si può strappare senz a che tutto smotti. riconosco quel ritroso che avevi su la tempia destra.> Mi rinneghi? <MORT..> Non bisogna? <MORT.

> Ho adorato ogni vena delle tue mani. Nessuno potrebbe.> Ah. Lo sai.> Ecco. e sei salva nei tuoi prossimi. m i strazii.> È disumano il tuo male. mi assolve. <COST. E poi.> Ho più paura di guardarti così che di morire. senza compassione. . Ci vuole una potenza terribile per essere madre.» <MORT. ferisco. e perché me lo volete togliere? N on potreste. ostinata nel rinnegarmi.> Non morte.> È il sangue che paventa il sangue. addio. è la carne che teme la carne. non dire così! <COST.. lacero. <MORT. <MORT. L'orgoglio non mi tien luogo di vita. e io non so più vivere in questa pena che ha l'aspetto della vergogna. Se interrogo. La prima sera che qui fu riaccesa la prima lampada.. Così è. ed è una cosa mortale. io misi la mia mano contro la luce per iscoprirlo a traverso la palma rossa.) <COST. e t'affanni sotto un peso lùgubre.» Invece non parlo come una madr e ma come una donna. in questa specie di proscrizione spietata che mi separa dall'an ima mia stessa.> E chi lo porterebbe se io non lo portassi? Lasciatemi dunque andare. Se rispondi. <MORT. Te sola vedo levata contro di me. armata contro di me. E la coscienza è una piaga che non guarisce mai e che tuttavia lascia v ivere. <COST. È orribile sentire che la nostra voce ora p assa tra i nostri denti. Fa parte omai delle mie ossa e delle mie vene.> Che importa. sei salva in te. è la mia midolla e il mio polso. da lui ricevo il condóno se sono in colpa.> Oh. prenderti e tenerti ferma davanti alla mia pena. Non resisto a quel che ti trema into rno alle labbra mentre ti lagni. Sei tanto giovine <MORT. più mio che l'anima. La mia volontà d'amore è tutto. Io non ho che quello. Stasera ti ho tratta dal buio che per tanto tem po mi t'ha nascosta. mi accet ta.> M'ami dunque ancóra? (È un grido contenuto. Tu sei salva. e n on vedrete più me. Non doman do se non questo. Finalmente ti ho. Nessuna cenere è tanto grave che non possa essere dispersa ai quattro vènti. né il carico. quel viso che un tempo era fino al mento nei capelli lisci. non posso veder palpitare il tuo petto senza ch e la mia volontà si strugga. non onta.> Potrei dire: «Che il sangue parli al sangue.> Tanto viva. Io ho supplicato perché mi fosse concesso di tacere e di partire.> Giovine sono? <COST. E la sua compagna. se mi costringete a rimanere. È dunque una legge di morte che vuoi imporre a chi non è colpevole se non di continuare a vivere? Mi rinfacci l'onta di non essermi immolata sul rogo? <MORT. la f orza è nell'amore. anche s e tu non lo dici.e dei tassi vanno sempre più annerandosi. ma partito dalle viscere profond e. <COST. appena una mandorla tenera nel suo guscio socchiuso. Sono pronta a prendere su me quel che v'ha di peggio. ti guardo. e non pretendere ch 'io getti il mio cuore sotto le calcagna dell'ospite atroce che sta per ritornar e. Non ho più orgoglio. Non si osa dire ciò ch e importa. Per restare in piedi davanti a te. la mia povera ragione si perde. Non rimane se non il mio male. fra le mie due mani. Ho abbastanza sofferto per osar tutto. <COST. Er a là. sembra che con lui consenta. Ma. Ti piega in due. È d'aprile. Scoprimi la verità. senza esitazione. <COST. consumo più forza che non ne abbia consumata i n tre anni a sostenere la mia disperazione. Se parlo. veramente. <MORT.. che non possono più toccarti? Eppure vorrei te nerti come allora.) <MORT.. Avresti potuto leggerlo. e dirti: «Ecco ti. I miei errori non son nulla. Considera che io sia già passata dalla parte del la notte. e ci saranno le stelle . non so quel che f arò: so che non potrò fare se non qualcosa di male. per voler essere d'un sentimento e d'un pensi ero con lui.> Ora tanto sono contaminate. Lo vedi. per reggermi e per ascoltarti.> Dio t'intenda! Che bisogno hai dunque d'essere assolta? Tutto è cancellato . purché qualcosa si salvi? La forza non è nell'accanimento. Non mi respinge. Imagina che io vada ai miei sponsali. tu sola. qui. Parlami. se è necessario. Parlo come una povera donna a te che hai il viso d'una creatura piena di passione e di con oscenza. Ma non mi chiedere quel che non avresti la forza di udire. e neppure tutte queste parole. Ora tu sei che mi sbandisci. So la mia vita. tutto è dimenticato.

L'ombra invade a poco a poco la sala. e si volta. Glie ne chiudevi tra le pagine dei libri. <COST. <COST. Ha ripreso il suo viso di carne .> Non è vero.> Sconvolta. Di tutto mi ricordo. Che ero io divenuta? Non t'accorgevi d i me. (Balza verso il fratello tremante. Dio mio! <MORT. non basta passarlo sotto silenzi o. Puoi tendermi un la ccio così tristo per cercare di pigliarmi! Come quel povero sorriso deve averti fa tto male dentro! <COST. e gli prende il cap o fra le mani. si spegne in un pallore d'ira repressa.) <COST. perché non sia presente. glie ne mettevi sotto il tovagliuolo. veramente.> Nessuna.> Non ti ricordi dunque che l'adoravi? <MORT. con l'aria selvaggia di chi sia per balzare e si trattenga. ma un altro si ric orda in me. Una nuvola color di piombo pende a mezzo del cielo. nessuna. invece dell'ospite che deve rientrare. perché ne offra ancóra. e tu non dubiti di tentarla. e. tu pendevi dalle sue labbra.> Non è vero. non giova neppure spremersi dal cuore l'ultima goccia di dolcezza.> È un'anima che ha tuttora un viso. non è vero. Spiavi il suo arrivo dal Belvedere.> Dio mio.> Ah. s'è appressata alquanto.> E a te? e a te? <MORT. se tu vieni. <COST.> Mortella! Mi fai paura. la tua dolcezza! Mi ricolmi le mani di violette perché le tenda. Certo.> Non ti fidare. perfino dentro i guanti.> Sapevi che gli piacevano le violette di marzo. <MORT. Quando era per giungere. abita qui sempre. è vicino a te. gravita di pio ggia.> Chi? <COST. Giana s'è alzata. i suoi occhi di sogno. mi racconti una bella storia. È dietro di te. Non varcare il limite. con u n bagliore quasi bieco nell'occhio. Mortella.> Non è vero. Abita ancóra qui. la sua bocca di bontà.» (Ella tenta di raddolcirsi fino a simulare il so rriso d'una volta. riemp ie le nicchie. la sua fronte di poesia. e segue con attenzione la vicenda. glie ne posavi sul davanzale.) Non ti fidare. che subitamente era salita alla faccia dell'avversaria. <MORT. Ecco che la sua anima riempie tutto il vuoto. Qualcosa di ardente e di pugnace sembra aguzzare il suo viso misterios o. Quante cose ti son cadute dalla memoria! <COST.> Per disarmarti. (Indietreggia r abbrividendo. e non io sola. mamma.> Che t'ha fatto? Non puoi perdonargli d'avermi stesa la mano quando tutte le sciagure mi serravano ed ero rimasta sola a dibattermi e tu già ingiusta e osc ura ti drizzavi contro di me sconvolta! <MORT. <MORT. ) <MORT. vi a. non mi spaventare. poco piegata innanzi. Tu lo dici. <MORT.> No. ecco il tuo odio! Ti soffoca. perché ne sparga la soglia? Dio guarisca le mie mani! Io non ho vol uto dire stasera nessuna parola che potesse tentare l'ombra. bianca di terrore. non puoi venire se non per visitarlo. Ma se.<COST. quasi che nell'aria ella respiri un rischio incognito. e con che tenacia! <COST. occupa l'una e l'altra abside. e passavi ore e ore a cer cargliene nel lecceto. Guarda. Bandino si rammenta che ti ca nzonava per quel tuo intercalare intra posto a ogni specie di discorsi: «E ora. Eppure avevo già gli occhi grandi e attenti. <MORT.> Come! Tuo fratello è qui che può dirlo.> Quegli che detesti.) . Per pietà! Divento pazza. <COST. palpitante. Eccolo. Si vede sul rigido muro di càrpini persistere una lunga e stretta lama di l uce sulfurea.> Oh.> Quando parlava. no n contenevi la tua impazienza. La sera già cala sul gia rdino simmetrico ove gli orli di bossolo disegnati sono già neri come una tarsìa di ebano. quasi speri di disarmarla. e la scaglia di ferro nell'irid e. Ti precipitav i per le scalee a incontrarlo. a un tratto apparisse qu ello di sotterra? <COST. come puoi dir questo? <COST.> Ah. Lo respiro. Che fanciullaggini! (È là. <MORT. Non basta non nominarlo. Ma la fiamma cupa.> Ah. perché non esista.

il tuo delirio.) Il destino stesso potrebbe ingannarcisi.> Pazzia e magìa hanno grande somiglianza. ma senza pia ngere. Non s'ode se non il romore eguale della pioggia primaverile sul giardino nerissimo. <MORT. e amo anche il tuo destino. <MORT. la tua passione. è lui! (L'ospite si scopre il capo e s'avanza a traverso il vestibolo. Pieno di desolat a tenerezza.> Ascolta: ti domando d'essere una buona sorella per me. Tutta la casa è silenziosa. Piove su i bossoli e su i càrpini. Con uno sforzo Bandino si alza a sorreggere la dolorosa. Mortella! La mamma.> Mi perdoni. <GIANA> Non mi far paura. che separo tutti. poi la prend e ai polsi per scoprirle la faccia. Una lacrima non versata può diventare un pensiero magico che c'illuminerà nella via profonda. ) L'hai dimenticato? Riconoscilo.> Ho veduto qualcosa come un'ombra d'uomo. S'è fatto tardi. Posso domandarle se Costanza sia ancóra qu i? (Scorge Mortella che. (Udendo da quella voce nominare il suo nome. <MORT. è lui. dis taccandosi da Giana. Non è lui vivo? (La madre leva le braccia come c hi batte l'aria prima di stramazzare. là. appressando la gota alla gota. (Sembra di nuovo sopraffatta dalla commozione.> Giana. E sembra che la primavera si stemperi e il mondo va pori. Ascolta. Sei allucinata. il martirio anche. Guardalo. (Una pausa.> E non bisogna piangere. la conduce v ia pianamente.) <MORT. con la testa alzata.. Non c'è posto per me qui. le nuove. <GIANA> L'amore anche.) <MORT. Giana.) <GHER. Giravo nel p arco. non piango. Senti? Un'altra acquata.) <GIANA> Dove? Dio mio! Che vedi? <MORT. Ella è là diritta. Io.> No.<MORT. va. signora. Sono io. Bisogna che io serbi la mia faccia al sorriso avvenire. comunicandosi lo s bigottimento. fosca e ardente. se non lo soffochi. mentre Mortella si volge coprendosi la faccia con ambo le mani. (Il fratello ha barcollato. cingendola col braccio. indietreggiando ancóra.. quello specchio dove tu scopristi quelle due mani. in estremo. come forsennata. (La madre rompe in singhiozzi e si abbandona perdutamente sul figlio inginocchia to. È padrone di sé. le palpa con le dita la gota per sentire se le lacr ime vi scorrano.) <GIANA> Piangi? (Nell'ombra. quando piangevo. L'interrompe con una violenza subitanea. ma qualche accento della sua voce tradisce il suo turbamento dominato.) <MORT. La collera le strozza la parola. Non ti darò più noia. Perdonami. diritta nell'ombra.) <GIANA> Chi è là? (Gherardo Ismera sale i gradini e apparisce al limitare del vestib olo.) . come senza r espiro. <MORT.> L'una e l'altra fanno escire l'anima di sé stessa. staccalo dalla parete. È venuto il rovescio. ma no: c'è qualcuno là.) <GIANA> Cara piccola sorella. prendilo e portalo nella tua camera. ma più blanda. aspettando mia moglie.) <MORT. amo la tua faccia. un uomo vivo. piuttosto. Gherardo Ismera. Cercavo d'un dom estico. se si formano.> Eccolo. Come sarebbe allegra la Rondine se mi vedesse arrivare d'improvviso all'Ol matello più fradicia di lei! A che pensi. Non essere diff idente.> Così me ne vado senza paura all'ignoto. (Mortella a un tratto sobbalza.. in questo momento .> È un uomo. Ora sì c he si respira l'odore amaro. Ecco la sera. se entro così. dietro la fontana morta. coi pugni chiu si. Notturna? <GIANA> Penso al tuo enigma.> Ma no.. <GIANA> Questo dev'essere vero. Dimmi dunque. piangevo sempre a capo chin o per lasciar gocciolare le lacrime senza che mi rigassero le gote e facessero s olco.) Ah. <GIANA> Tutto può diventare strumento di magìa. <MORT. e trattiene a stento il grido.) O h. Sono io c he opprimo tutti. <MORT. s'è piegato su le ginocchia. Mi perdoni se mi sono ardito. nella sua semplice cortes ia. il tuo soffio. <GIANA> Forse è vero. Ora me le terrò dentro. Giana si avvicina alla cognata. tiene gli occhi sbarrati su lui. le tocca una spalla. Giana! Chi è là? (Afferra il braccio della cognata indietreggiando. tutte queste cose penose e odiose. (Lo riconosce. (L'una si serra all'altra.> Come io sia partita. ella perde ogni dominio di sé. <GIANA> Aspettalo.

È piena di figure confuse che domandano uno spirito che le distingua.> È una strana creatura.. si dilegua nell'os curità. né l'altro davan ti a me. ma onorato. come se veniste per saccheggiar la casa un'altra volta. Rimarrete.> Per qualche tempo ho seguito con grande attenzione la piccola anima mist eriosa. Non voglio che voi abbiate ancóra codesta voce falsa per osare di rivolge rvi a me.. troppo cupa.<MORT. e lo sguardo della manìa? <GHER. Non iscacc iato. <GIANA> Ti prego. Quando ho scoperto la vostra ombra. la sua voce ha da una sola banda un sottilis simo filo di derisione.> Non è vero? Guardalo.> Talvolta certe creature sembrano così remote che potrebbero essere immorta li. col mento sul dorso della mano. Ancóra una volta ingannerete tutti. sono diventata farfalla di notte. nella sua attitudine consueta. (Si trova su la soglia. che ha le ali rialzate e congiunte dalla parte degli screzii e dei colori come quattro pagine combaciate dalla parte dello scritto. Voglio esser docile. non senza potenza e bellezza. no. e la tavola sarà apparecchiata ogni sera per l'ospite inesorabile. <GIANA> Mortella. Come un'arme a un sol taglio.. Or ora non aveva un viso di paz za? e il modo. credo che Mortella non abbia bisogno se non d'un poco di felicità. non voglio! Non voglio che nominiate il mio nome. <MORT. Era allora in lei un bisogno così ardente d'esser compresa e di comprendere. <MORT. E nondimeno qualcosa di più sinistro le balena fra i cigli. un giorno mi chiese. Da quanto tempo giravate attorno? Le pietre non gridavano? Ma grideranno.> No. Mortella! Non è bene. simile a una larva. So codest'arte. Dal giorno che h o cessato di raccontarle qualche «bella storia».. <GIANA> Mortella! <MORT. prima d'entrare. non è bene! Tu mi preghi. e sembra tesa a spiarlo da' suoi lunghi occhi di ba utta. ma una esp ressione indicibilmente infantile contrasta col suo volto convulso.) <GIANA> È questa la cagione del suo male? <GHER. Vi odio. Il sarcasmo le torce la bocca. (Egli è tuttavia in piedi. mia madre mi supplica.) Mio fratello m'implora. Lo so. Avete aspettato la notte. ti prego. ave vate l'aria di qualcuno che porti una salma. E poi m i racconterete ancóra una bella storia. Guardagli le mani.) Padre d'ani ma.. con una sicurezza grave. quel che si dice «un sennino d'oro». la rassomiglio alla fa rfalla quando beve. con tutte le mie forze. Ecco che la grazia entra in me... per tentare di ravvicinarvi.> Ah. stasera troverete sotto il tovagliuolo un mazzolino di quelle violette.. il mio o dio e il mio dispregio. con qualcosa d' un artefice che abbia un suo modo risoluto di prendere la materia della vita e d i trattarla da sobrio maestro. Voglio almeno gettarvi in viso. e poi dev'essersi messa disperatamente a viverla.) <GIANA> Veramente. La furia ostile l'abbandona. <GHER. (Si ritrae a poco a poco verso l'uscio che è dietro a lei. (Parla con u na sorta di malinconia pacata e lucida. che certe volte il suo fervore somigliava a quegli uccelli che si precipitano contro i cr istalli del faro e si rompono le penne senza chiudere gli occhi. Qualche mattina. Ma non respira se non nelle finzioni che le nascono dentro. tutta seria: «Voi credete veramente che si possa morire?» <GIANA> Lo credete. è come forsennata. Non ve n'andrete più.. vi odio. la sua stes sa persona sembra ripiegarsi. la voce perde ogni rudezza. e og nuna in lei pare accompagnata come da un sentimento di necessità.> E dopo? <GIANA> Dopo.. deve averne raccontata una a sé medes ima. e l'accento. Giusto appunto. Sarebbe gran peccato se si perdesse. È un peso che doventa ogni giorno p iù grave. Sta bene così? Tutto sta molto bene così.> Siete entrato per sorpresa. prima d'andarmene. Mi fa paura. Mio padre sarà seppellito una seconda volta. e fo rse un altro sotto il capezzale. e non m e. non portano ancóra le lampade! In fondo. su l'orlo della vita. veramente? <GHER. Càlmati. l'aria la conteneva come qualcosa che sia custodita per sem . (Ella s'interrompe un istante e si cange s ubitamente. finché schiaccia. ti prego.) <GIANA> Voi siete dunque uno che sa leggere anche in un'anima di vergine? O mera viglia! Se penso alla mia d'allora. <GHER.> Pur sapendo che manca nella sua mano la linea della felicità. Giana s'è appoggiata a una spalliera.

<GHER. È un insegnamento di martire . ho c amminato fino alla Cappella. di queste cose familiari.. Infatti. e pronunzia la par ola seguente con una specie di perfidia repentina e celata. vedo: Mortella v'ha un po' sbigottito con le sue ev ocazioni funebri. e forse più inebriante. Suo figlio.> È un cattivo salvatore. signora.> Non senza timidezza. la morte. <GHER. ec co ch'ella inventa il suo supplizio. ce rto le nostre spalle si sarebbero incurvate.. <GIANA> Che dite mai? <GHER. La Vittoria in . Bandino. tornando dalle sue corse nel parco incolto.> È un'altra parola mistica.pre... <GIANA> Avete le mani abili? <GHER. E restava in silen zio. <GIANA> Diceva dianzi: «Bisogna che io serbi la mia faccia al sorriso avvenire. in tono di gra n segreto. con il metallo della voce appannato dal sogno ma pur sempre affilato dal l'ironia.) <GIANA> Temete la notte? Ah. Se il pregio d'una vita recisa potesse misurarsi al peso. (La donna si muove. in quest'ombra ove mi sembra quasi d i cogliere il soffio dell'amico scomparso. la santità. Ma l'aria della s tanza sembra come agitata da quella evocazione spirituale.. Poi veniva a me con i suoi sogni e i suoi pensieri intricati non meno selvaggiamente dei suoi capelli zeppi di foglie. Sì. <GHER... È quasi sempre vana. è vero. era al mio fianco.> E non era un eroe? Della grande specie solitaria. Un gi orno l'ho udita che diceva a una piccola amica chiamata Gentucca. ho disceso quei gradini.» <GIANA> Oh. e di sùbito si volge come per assalire. <GIANA> I capelli? <GHER.) <GIANA> Il tempo. tutte le nostre ossa avrebbero cedu to sotto il carico. Davvero è possibile che sentiate farsi più grave quel certo peso di cui ella vi carica? <GHER.> Cosa molto più difficile. la demenza. Ah. <GHER. Laggiù.> Che grandi cose! <GIANA> Una Vittoria in ginocchio.> I pensieri. ma chi la salverà? <GIANA> L'amore. <GIANA> O di maga? <GHER. il lembo dell'estremo cr epuscolo vérdica lungh'esse le cieche pareti di verdura perenne. L'ho portato su la mia spalla. inquieta. e i suoi due buoni servitori s ostenevano gli altri due canti della cassa.> L'una non è nell'altra. ah. <GHER. di paglie e di rovi. Giana si sofferma.» <GHER. <GHER. mentre i due cuori battevano alla medesima altezza: «Tu insegnami il pu nto di Venezia e io t'insegnerò a versare certe lacrime che tu non sai. come aspettando che io li districassi. (Giana rompe la sua attitudine.) <GIANA> La vendetta.> Non sazia. la solitudine. La quiete è senza mutamento. forse. Ma egli era degno d'esser rapito d a quella Vittoria e da quell'Angelo nominati or ora come i messaggeri d'un risca tto miracoloso. lavato. l'amico mio..> «Quanto bene mi fa questo male!» è una parola mistica della sua precocità.> È un peso di lutto. piena del su o dèmone. per quel viale di bosso che il cuore riconosce all' amarezza. non potendo essere trafitta dalle frecce o lacerata dai denti della ruota. Che diceva dianzi Mortella? Che ave vo l'aria di portare una salma. un di quegli Angeli che si chiamano Ardori.. ho attraversato questa sala. signora. all'appressarsi della notte! (La pioggia cessa.. per una comune volontà di trascendere la natura e lo spirito? Credo che il martirio è forse la vera vocazione di Mortella. (Una commozione virile trema nella vo ce del superstite. come una di quelle api che sono chiuse nell'ambra antica dove hanno assunto una specie di eternità priva di miele. quel vestibolo. fatto più grave dai tanti ricordi che ravviva l'aspetto di questi luoghi.) <GHER.> È possibile. <GIANA> Forse per ciò le facevate male.> Che grandi cose ella ardisce nominare. cara! Dianzi invece m'insegnava a non le versare. <GIANA> Così non si parla se non di un eroe. di quegli che voglion vincere in silenzio una virtù dinanzi a cui possano inginocchiarsi.

<GIANA> Più che umano.> Addio. D'improvviso lo richiama. Ma non v'è ombra di risentimento in me.) ******MANCA ATTO SECONDO*******+ Atto 3 Appare una terrazza quadrata di pietra bigia. dormi bene. Si vede pel vano dell'arcata sfondar e l'aria del vespro. e la mia pena è assai tollerabile in parago ne d'un'altra ben più grave.> E svégliati con un viso «fatto d'una rosa». mi sveglierò. (Gherardo Ismera s'arresta nell' ombra. <MORT. Già spiove. signora. che guarda a piombo su l'antico cipresseto. <MORT. ( Egli s'inchina profondamente. so d'esser tenuto come un nemico. <GIANA> È l'enigma? <GHER. Ti porterò i gigli dell'Olmatello: un gran fascio. Intendi? <MORT. <ROND. senza parola. Va presto a letto. Giana risponde al sa luto. traversa il ripi ano.) <GIANA> Signore. e s'avvia verso il vestibolo. Quando il v isitatore discende già i gradini. Voglio che tu dorma. Rondine! Addio. È ospite mio. La prego: rimanga. Comunque.> Addio.> Voglia perdonarmi e credere alla sincerità del mio rammarico. S'ode la voce di Mortella giù per la scala che dis cende dalla terrazza di sopra. Una grande ar cata collega le due porte aperte su l'una e l'altra scala. come stretta da una perplessità ansiosa. Il fuoco del tramont o vi penetra in modo misterioso arrossando il groviglio interno così che sembra un a bragia coperta da una tonaca di metallo. Il caso ha v oluto che ogni mia esitazione e apprensione fosse troncata d'un colpo. dormirò.> Con un esempio più che umano. Nell'entrare.> Buona sera! Buona notte! Dormi. per tempo! Sarò là per l'ora della messa.> Dormirò. Spòrgiti. Per entro alle masse cupe della fronda i rami secolari sono più aggrovigliati che le infime radici. <MORT.ginocchio! Una tale imagine sembra creata dall'ispirazione del suo spirito. egli mi mostrò che comandare e obbedire sono l e due arti più difficili dell'anima libera. si volta. C . <GIANA> È il vostro enigma? <GHER. sale i tre gradi. chiara e fresca. Attenderò mia moglie al cancello. mentr e Giana Guinigi in piedi l'attende. tenendo le mani dietro il dorso intrecciate. <ROND. ella si sofferma a guardarlo. io non dimenticherò la fine di questo giorno. priva di vasi e di statue. <GHER.> Mi sveglierò. <ROND. corre alla balaustra e si sporge per salutare anche una v olta. Le sarò grato se vorrà farla avvertire. Un tenue sorriso gli passa negli occhi. semplici e sode. quasi come un mendican te.> Ah! Mortella. sii felice! Non ti dimenti care della tua Mortina.) <ROND. Nell'escire.> Colui che obbedì porta tutto il peso di colui che comandò. al primo istante. non ornate se non d'una fasci a sola. ove la selva dei cipressi più e più s'infosca digradando come l e canne d'uno smisurato organo di bronzo. Mortella! Guarda. <ROND. mentre Mortella varca la soglia. Poi riprende a errare nell'ombra della sala. ma un tal carico non lo schiaccia. La pietra è silenziosa e deserta.> Non ti vedo più. con un che della nuda forma dorica. quasi come un saccheggiatore. tutte di pietra gli s tipiti gli architravi i limitari. dunque. stanotte. e a sinistra sopra un'altra branca saliente alla terrazza superiore che si scorge nel cielo protesa in guisa d'un'alta prua. In quel punto due vecchi servitori taciturni entrano portando le lampade accese. addio. Gentucca! (S'ode la voce della Rondine ris pondere di giù. Ha la sua veste bianca e i suoi sandali. già mi consideravo come un estraneo. cinta di balaustri. a domattina. <GIANA> Quale delle due apprendeste? <GHER. <MORT.> Addio. Risale i gradini.> Buona sera. Per tre gradini vi si s ale da un ripiano che mette a destra sopra una branca di scala discendente nella terrazza sottoposta. Mortella! A domattina. guarda il buono augurio! Alza il capo. fa qualche passo v erso il portico.> Addio. cara cara la mia Gentucca! Sii felice.

e nulla più ti nasconde. or ora.. M'ascolterai. e credevi ch'io stessi per cadere.. mamma. Non avevo compres o.'è un filo di luna nuova alla tua sinistra: la luna a manca! (Mortella leva il cap o e guarda verso quella parte del cielo ove s'inarca il novilunio di giugno. Te lo giuro. nella tua camera. ero vuotata dalla vertigine.> Non posso ascoltarti. Se séguiti. Figlia. Dal giorno che ho pensato contro di te. mi sono re cisa da te. mio Dio. un assas sinio vile era trasmutato in un sacrifizio eroico.. che non ne posso più! (Ella s'abbandona sul sedile di pietra. la felicità del non e ssere.. Mi sono trascinata da per tutto. vorrei già trovarmi all a fine del mondo. né viva né morta.. là. Ero quasi tramortita dal colpo.> Mio Dio. no. a terr a. non voglio essere salvata. Mi guardavi come chi giudica la forza del colpo. Non so com e non sia morta di schianto.> Non avevo compreso. che t'ho messa al mondo. tanto per te sono imp ura e infetta. Vedevo muovere le labbra.. d'aver conosciuto e secondato il suo disegno. Non vedrò la luce di domani.> No. Tu m'accusi di essere la sua complice. né la seconda volta. E sono io che debbo fuggirti e tu m'insegui. Che potevo rispondere? Sei fuggita. se t'inseguo. E io. come in un tuono. più della metà. La prima volta. figlia. Ti vedevo sfigurata come i n un sogno di paura e di ruina. <MORT. t'inganni. Non penso che la mia miseria potrebbe sopportarla. M'accusi di questo? È questo che pensi? è questo che dici? <MORT. La madre si slancia verso di lei.) <MORT. tu mi rimproveri di non averti presa fra le mie braccia teneramente! <COST. e un lampo m'ha perc ossa. Le parole che tu m'hai gridate. risparmiami! <COST. come in punto di venir meno). qui. Non si tratta che d'uccidere.. aiutami. Non è dubbio in te. son tornata in me (l'eccesso del dolore sembra interro mpere il dolore). Non sono all'o rlo del buio ma già dentro. Ero fuori di me. poiché la vita t'è venuta a travers o il mio povero corpo. <COST. se io fossi in te. sì. Mortella si sporge ancor più e s'accom miata. La voce della madre è simile a quella ch'esce dall a gola arida dei feriti coraggiosi cui l'animo tien luogo di soffio. annientata. d'averlo aiutato a uccidere. a traverso la mia carne straziata. perché so resistere a tutto e n on resisto alla tua presenza.> Alla fine di tutto io sono. ta nto la disperazione la sfigura. non imagina vo che. (La madre vacilla come se.) <COST. Mi sollevo dalla mia carne come dalla bara.> Mi sono rialzata. perché vuoi essermi tremenda fino all'ultimo? Come ti posso aiu tare? che cosa ancóra ti posso dire? Sono fuggita. quasi irriconoscibile. <MORT. e non la tocca. Il mio corpo non conta più.> Ah.> Ah. L'anima mia int iera è davanti a te. è soltanto per dirti che quel che tu pensi contr o di me è peggio del tradimento. e ho riudito dentro di me le parole buie. ma esita vedend o che non cade. e si volge. di non gli parlare. Ed ecco. forse per non calpestarmi. E tu non ti discolpi.> Lo vedo. io le ho udite come in un turbine. peggio dell'assassinio. Mi dicevi: «È vero. È ansante e sconvolta.> Addio! Addio! (In questo punto la madre appare alla porta della branca c he monta dalla terrazza di sotto.> No.) <COST. e le parole che udivo erano senza senso. dianzi. quando t i supplicavo di non lo vedere. Ascoltami. ora concepisco l'inconcepibile: il bene di non essere nata. fosse per rovesc iarsi su le lastre. <MORT. è già steso a terra.. <MORT.> Mortella! (La figlia sobbalza alla voce improvvisa.) Ti trovo finalmente! Perché sei fuggita? perché m'hai las ciata così? T'ho cercata da per tutto.) Bu ona sera! Buona sera! (La voce s'allontana. colpita sotto la mammella. ma riconoscere questa nuova atrocità non potevo. Se ti cerco. Non tento di salvarmi. <COST. Ho compreso.> Sì. ma che vuoi dunque ch'io faccia? Vuoi che ti chieda pe rdono? vuoi che ti baci le mani? Io sono in un mondo e voi siete in un altro? C'è una verità o non c'è? È vero o non è vero quel che fu commesso? Qualche ora fa.> Povera! Povera! <COST. ma ti trattenevi dall'avvicinarti e dal toccarmi. come tu non pensi che il tuo odio possa renderti quel che hai perduto. veramente non avevo compreso. Te lo dico: quel che tu pensi non l'ho . omai è certezza. <MORT. Te lo giuro. Mortella fa l'atto istintivo di sorreggerla. quel che tu sembri ora?» Non sapevo che. mentre. Già tutta la mia vita era fissa nello spavento della divinazion e. mi lascio cader giù. Ora il dubbio è divenuto certezza.

nel difenderti. «Sparirei. Ed ecco. <COST. col pugno su la bocca. ho sentito tremare il suo cuore sgomento sotto l'ombra che gli facevo per provarlo. Ma ho tutto ignorato. La tua accusa coperta e pal ese. che ho fatto! <MORT. Troppo grandi occhi tu m'hai fatti.> Ah. non sapevo. tutte. certe sere.> Credimi. fedele a lui vivente se pur infedele alla s ua memoria.> Che prima di morire mi sia dato di crederti! È la mia preghiera ultima. Avevo ripetuta la parola santa: «Padre mio. all'improvviso mi stringeva tra le sue braccia co n una disperazione che faceva per me la notte su tutta la terra e oscurava tutto l'avvenire. La voce le manca. <COST. che tanto t'amava. <MORT.> Non sapevi ch'egli t'amava. se la mia assistenza non si rilasciò un'ora.> Non è così? <MORT. e hai trascurato di mettere nel mio sangue la smemoraggine. poteva essermi apposta. non lo dire. s enza vedere. Non senti la mia voce? Per un attimo. dopo ? Sono qui. <COST. Ora tenti di nuovo. <MORT. cessa! <MORT.> Non sapevo. tuo figlio. morirei. no!» balbettava.> Anche prima. come la sua opera e come il suo premio? <COST.> Ah. Sono una sciagurata. se è po ssibile. che aveva messo in te le radici della sua vita? che ti considerava come la sua compagna e come la sua cre atura. Dio. si perde. ch'egli volgesse il viso contro il muro.> Ah. E poi ho cominciato a tremare. a un tratto. se volli co mpiere il mio dovere fino all'estremo? <MORT. <MORT. <COST. Tu l'hai preparato. per un attimo! Prendo su me tutto . dopo aver detto che l'anima tua intiera è davanti a me! (La madre si smarrisce. indurite.> Tanto sei smemorata! E mi domandi un atto di fede? Ti prego. l'ama la sua donna. anche prima che la malattia lo inchiodasse nel letto. Nulla mi fu confidato né confessa to. in quel tempo triste. una forma di delirio. senza sapere. sono qui dentro. sconvolto. quelle lacrime. M'hai fatto respirare un orribile fuoco.» Bisogna dunque che lo beva? <COST.. <COST. Che altra ghirlanda avrei potuto portare. sfiorita.fatto. <COST. cessa di serrare il tuo cuore. senza rimedio.> Dio. E che cosa.» E que l che fu fatto contro il suo padre. Non vedi? Ho la mia veste bianca.> Non è vero. ho in me e dietro di me tutte le scia gure e tutti gli errori. quando era solo con me. senza più giovinezza. non basta. Là. Ho peccato di passione ma non di nequizia. non dir questo. Rientrando a casa con lui.. E sentivo cadere le sue lacrime s ul mio capo.> Credi tu. Lasciami serbare il mio silenzio. Altrimenti. a cui devo obbedire. e un comandamento de ntro di me. agitata da un tremito che la dis solve. Dio! <MORT. non è vero! Non può esser vero anche questo. che farò? Mor ire non basta. Quest'ora non tornerà mai più. ignaro di tutto? Ma il più leggero dei tuoi passi intor no al suo letto lo faceva soffrire peggio che se tu avessi camminato sul suo pet to con piedi di bronzo.> E bisogna che io beva la mia parte: tutta la feccia.> M'ero purificata. come ti crederò? Come ora ti posso credere. ne muoio. Non ebbi alcun sospetto allora.. nella mia stanza. e non quello.> Non sapevi che t'amava come oggi mio fratello ama la sua donna? Perché mio fratello. ma non mi sono macchiata di quell'infamia.> In che mancai allora? <MORT. no. rompi la durezza che lo fascia. senza osare di fissarla. Ah. o vuoi ch'io creda. un anno di vita miserabile non m'avrebbe maturata come ciascu na di quelle. tu avevi tentato di dimostrarti irreprensibile prima della sventura. mi pareva di tornare dal fondo del dolo re. . passi da me questo calice. «Ah.. Non parlava ma stringeva più forte. povera. Già. sarà fatto contro di lui. credimi. né poi. <MORT. pr ima che tu entrassi.> Non si può. tu l'hai voluto. non mi sono perduta davanti a me stessa. un'insensata. se la mia sollecit udine non venne mai meno.) <COST.> Ho respirato il fuoco. Dio. ti prego: l asciami alla mia sera. se mostri d'aver perduta la memoria di tutto quel che fu male? <COST. divenute diamanti che tagliano.> No. <MORT. da prima l'ho creduta una follia. Se mi sono perduta da vanti a te.> Sia.

come la vena della felicità. senza pensieri.) Chi parla? Di chi è questa voce? Mi pass a per le ossa.> S'è vista una madre cullare una bara.. hai pianto. sente sotto la sua ma no la durezza di un'arme corta e sottile. nel contrasto. di quello che non m'ha mai dato una pena. bisogna bene che tu ti sia recisa d a me. Ma dimmi! <MORT.> Che luce hai nella faccia! Com'è bianca la tua veste! Mortella! Sacrificam i (Ella va verso la figlia come per offerirsi. carica di destino. ora che ho fatto questo male.> D'ogni male mi tengo colpevole. una sola: quella tomba. ti giuro che non sono quella che ti sembro.. <MORT. più nulla sapere. Figlia. che non vi sia più legame. io stessa. hai vissuto in m e. <COST.> Figlia atroce. piena d i cose che tu sai e io non so. Vieni. Io e te non vogliamo dar tutto per lui? (S'ode improvviso salire dalla profondità della cappella un preludio d'or gano. è uno spirito. Tutta la selva digradante si leva come una implorazione verso il presentimento della prima stella. (Il preludio cessa. vieni. Ti sentivo palpitare a quando a quan do. creatura di spasimo. È tempo. Poi si fa alto silenzio. più esperta di me. grande. E ora sei là. perché io osi interrogarti. Insofferente.> Ma nessuna portare un cuore più peso. né più ritegno.> Bisogna che tu venga con me. che non ha mai dubitato di me.. dimmi.> Tu ne sei certa? Di che cosa sei certa? fino a che punto? (Le parole le bruciano le labbra.> Ancóra vuoi chiudere gli occhi! Ancóra vuoi essere illusa e risparmiata! Tut to devi sapere. l'ho fatto per la speranza di riprenderti e per il bene di mio fi glio.) <MORT. io s tessa gli getto la mala sorte. del mio figlio dolce. Lasciami sola. e con tut ta me e per vita e per morte e oltre. né alcuna cosa pu ra. perfino più triste di me. pronta a espiare in ogni modo. ostile. quanto urlai. ma dell'infamia che mi apponi sono monda. né alcuna cosa intatta. Non posso perdere la mia sera. quanto mi travagliai p er metterti al mondo! E mi sembra di partorirti un'altra volta dal mio terrore. <MORT. gli porto la sciagura nella casa ricuperata. se mi sono umiliata. Lasciami. Sei uscita da me. <MORT. quasi assopita. che tu salvi tuo fratello.> Lasciami. tu ti perdi: ma bisogna che io salvi mio figlio. o ra che sono diventata vecchia all'improvviso. per l'amore del mio figlio buono. hai sorriso. dimmi che non è ver o! <MORT. Una commozione straordinaria illumina la faccia della vendicatrice. entro la cintura) . quella stessa.> Sono tutta di gelo. <COST. piena di cose orrende. <COST. che tu lo cerchi con me. <COST.) Sì.> Una cosa sola vive.) <MORT. è possibile questo? Dimmi. Ed ecco. che tu non ti ricu si alla verità. (Nel cielo mistico del vespro l'armonia solenne semb ra ingrandire la potenza degli alberi funebri.> Te lo giuro: non sapevo. figlia. co l sole su i cigli.> Non mi toccare.> Non credo. gli conduco il nemico. <COST.. no. Non voglio più nulla udire. nella sera. Tu sei stata in me. nascosta nelle pieghe della veste bian ca.. Va a preg are..) <MORT. non voglio che tu mi tocchi. Il rombo dell'ultimo accordo si prolunga su per i cipre ssi. oscura.. se ho supplicato. ora che non ho più nulla. sei là. Mortella si copre la faccia con le mani. Non senti come ne tremano i cipressi. ora che ne ssuno m'ama più.> Ti giuro. Lasciami! Lasciami sola! Perché mi profani? (La madre. non posso più credere. quella della mia carne. e che al rossore della vergogna non manchi se non il sangue. che non m'ha disconosciuta mai. <COST.) <COST.> No. più dolce del latte. Non è una pietra. stando seduta. io.<COST. lo do legato al nemico. Il segno del mio legame tu l'hai: è indelebile.. Ah.> Va a pregare. <COST.> Ma è possibile questo? Se ho voluto ravvicinarmi. pe rché tu mi parli così. forse. Te lo dirà colui che ha ucciso. non sapevo di aver dato la mia anima a un a ssassino. <MORT. <MORT. tutto è menzogna. Tutto è inganno. come ne tremano le lastre dov e posiamo i piedi? <COST.> Ascolta! Ascolta! (I grandi accordi sembrano salire su per gli antichi c ipressi frementi dalle radici alle cime.> Dio guarisca i miei occhi prima di chiudermeli. più profonda del cuore. Io sono perduta.

Non ha ancóra ritratta la mano e non s'è rialzata ancóra. ma una gravità che sembra dare a ogni parola un peso di sangue e di lacrime. e respinge le mani insisten ti. l'una strozzata dall'ambascia. tende verso di lei la mano.> Mortella.) <MORT. ho preparata un'altra rovina. addossata alla balaustra. E. o non so quel che faccio. se mi vale infine questo an nientamento fulmineo di tutto ciò che fu la mia ragione di vivere e di tremare. Sembra ch'egli venga in cerca di qualcuno. se mi vale l'aver amato e serv ito l'amore di là dalla speranza e dalla disperazione. Non si giudica il destino che ci martella e ci foggia. gli ho messo nelle branche un'altra preda. atterrita dall'aspetto di quella furia vertiginosa. <COST.> No! (Lottano. Bada! Non mi spingere all'estremo. diritta. a capofitto. L'ho già detto. (Ella si dibatte.) Giana! (Scorgendo la donna su la terra zza.> Non voglio essere frugata. e c'è mia figlia. Entrambe an sano.> Anch'io ho temuto. tanto sforzo nel superarmi. È que sta l'accusa. ha un sussulto improvviso e si arresta. e appare Gherardo Ismera . (Ma la madre non desiste.> Dammelo. nessuna parola ambigua. quando s'ode un passo alla soglia della porta destra. la donna si risolleva e mette il piede su l' arme rimasta a terra. mi getto di sotto.> Giana! Giana! (Rapidissima. Chiama a voce bassa. Sono io qui. Mortella. ma la figlia è sfigurata da un'ira selvaggia.) <GHER. qualunque sia. la verità nuda! So no accusata anch'io. no! Bada! <COST.) <GHER. verso il vuoto. Così. l'altra dall'ira.> Che hai qui? <MORT.) <COST.) <COST. sta per salire i gradi. Gherardo Ismera s'avanza. L'albero non giudica il fuoco che lo arde. Stavamo per venire a cercart i <GHER. se un atto terribile fu commesso. ho vissuto a fianco dell'uccisore. o ti mordo la mano. Sottomettermi a un giudice. come strisciando su le lastre. (Non v'è alcuna violenza nella sua voce.> No.> Ah. ti domando di dire la verità dinanzi a questa testimone del mio sangue e del mio spi . che hai qui? che nascondi? <MORT. con una risoluzione così violenta nella minacc ia e nell'atto che la madre si piega.ho tentato di differire. Pòsala. io sono la complice: ho aiutato a uccidere. è la misericordia! Perché lo porti addosso? che vuoi fare? Dammelo! <MORT. che volevi fare? (Ella le parla sommessa. l'ho ricondotto qui per rinnovare l'infam ia. sapendo che l'ora dell'ultimo combattimento è venuta. e va via.) <COST. se bene tanto più forte. ) Lascialo. Anch'io ho tremato di pietà e lo confesso .<COST.> Se sùbito non mi rendi quell'arme. e ancóra lo scuro della sera l'inganna. Ha già messa la mano su l'arme. (Egli ha già raccolte le sue forze. e da prima n on s'accorge della presenza di Costanza e di Mortella su la terrazza già tutta occ upata dall'ombra folta dei cipressi. La ripetono quegli occhi inesorabili. Mortella! <MORT. Dinanzi a quegli occhi fissi che ci guardano dal fondo dell 'eterno. Ma tu non giudicherai. tenendola serrata nel pugno.) <COST. La verità. tanto ardore nell'obbedire. fa qualche pas so curva. non posso. né la figli a ha mutato attitudine. tu anche eri curvata sotto la necessità che lo volle. e posa la misericordia dall'impugnatura d'oro che brilla.> Nessuna parola dubbia. se mi vale tanta cecità nel credere.) <COST. Ah! (La madre è riuscita a strapparle l'arme. è lo stiletto. anelanti. ho sorretto la mano micidia le. Né m'attendevo questa testimone a un colloq uio supremo che la passione filiale non può sopportare né intendere. e balza indietro. c hé egli ripete per la terza volta il nome.> Non è Giana qui. Se mi vale l'aver data tutta me stessa senza misura e senza pausa. attende in silenzio. con le mascell e malferme. nascondendola.> Figlia. tutt a bianca sul nero dei cipressi. figlia.> Ora mi frughi? Non voglio.> Eccomi.> Dio vuole che mia figlia mi sia testimone in quest'ora. (Ella ponta le due mani su la pietra della balaustra e s'inarca indietr o. Lasciami. pronta al salto. Dio vuole che l' ombra copra un poco quest'orrore e mi veli un viso inumano che certo non avrei p otuto fissare alla luce del giorno senza averne gli occhi abbuiati e il cuore sp ento. esitando. e cerca di strapparla vi a.

se questa grande cosa che riempie la sera è la sua anima veggente. In un attimo. che ness uno indovini. e l'orrore della nostra forza.) Rivedo i suoi occhi. Affretta il destino. t'ho amata. nessuno è padrone della sua vita e della sua morte. Ora lo so: dov'è il sepolcro.) <GHER. per finirmi. Sento che questo male non mi perdona. spazia di cima in cima per l'azzurro vi olaceo del vespro. non si sa perché. e la mia vertigi ne dinanzi al sacrifizio ch'era di là dall'amicizia e dall'amore. Così fu di noi. «Se non vuoi che il mio sangue ricada su te e su quella che t'ama e che tu mi togli. l a malattia inchiodò la sventura consapevole. Costanza. non si sa come. (Dalla cappella profonda sorge di nuovo l'armonia dell'organo e.> Se il suo spirito è presente. e la vita fu ringraziata. E due sorti si mescolano. si rompe: una d iga fra due acque.. è irreparabile. più alto della vit a. I nostri silenzii erano più chiari dei nostri pensieri. l'uno si rivela nell'altro. Non ne conosco di più terribile. Un'orribile certezza stette sopra un guanciale inerte.. Che cosa la mia vita poteva nascondergli? Né la sua a me. se non velarmi la faccia ed en trare nel silenzio che tutto assolve e tutto cancella? V'è un'anima che non potrà ma i discoprirsi. anch'io lo sento.> Mia povera donna. liberami dalla mia disperazione.rito. fissando in me la sua certezza: «Bisogna che io muoia. Mi guardano ancóra. Mortella. si confondono e precipitano. È il prezzo che t'impongo. fatto in piedi. quest'ombra non basta. costretta a quella spaventosa immobilità. e l'uno palpita nell'altro. che altro può affrontare un cuore d'uomo? e che posso io temere nel mondo e di là? di che cosa posso io tremare? «Che la tua mano non tremi! Che il tuo polso sia fermo!» Così diceva. Ora non sopporto l'agonia ma affretto il trapasso. La sua voce da principio è lenta. Ora anch'io lo so. che altro potrei. E guarda. Si vive per anni acc anto a un essere umano. quel c he ricevette. Mortella. tu non hai che questo prezzo. perché io ti perdo ni. al cielo. un segreto che non può esser dato e ricevuto se non da pari a pari. E un giorno egli m i disse. quelle mani d'assass . Mortella. Tu mi devi questo. t'ho amata! Ricordatene. Qu el che è. guarda che chiarore in quel viso mu to! Che hai fatto? Come hai ucciso? Perché hai ucciso? Parla! (Egli volge lo sguar do intorno.» Ah. (Come radicata pel piede nel sasso. Sì. <GHER. Sono i tuoi. È il prezzo del riscatto. una sola vita in ogni accordo. La fatalità i naspettata e inevitabile ci era sopra. Che volete fare di me pe r placarvi? Mortella. gli d omando di assolvermi dal fallo che commetto contro di lui rivelando il segreto c h'egli volle suggellare in me col giuramento. Il p adre e il figlio sono laggiù. L'angoscia lo respira. Voglio. io l'ebbi pel compagno diletto della mia giovinezza. E. qualcosa. senza vederlo. E nessuno dei due misurò quel che diede. Fa che stasera la puntura sia mortale. Ma. la sua volontà diveniva la mia volontà e reprimeva in me ogni moto umano. agli alberi. Il vento dissipa talvolta anche la nu be che abbiamo dentro. per l'unico fratello dell'anima mia. alla pietra. come se non fosse abbastanza atroce.) <COST. ecco che uno alza gli occhi e lo vede. alla s ua donna anelante. Mi dia egli ora il coraggio di parlare della cosa tremenda dinanzi alla creatura ch'egli ebbe come il fiore leggero della sua malinconia. come i suoi occhi erano ne' mi ei occhi. Il dono di v ita. un'arme sicura e bella trasmessami dai miei vecchi. com'è bianca la tua veste su la soglia della tua sera! Me l' avevi promessa. Costanza. Ma no: quattro pareti chiusero la lotta. un potere più antico della Necessità e del Tempo. rotta dal soverchio dell'amba scia. Per riscattarti. là è la resurrezione. e anche qualcosa del domani non n ato. più profondo della morte. Sento fre mere la pietra sotto i miei piedi. E che altro vorrei fare. una sola tristezza in ogni armonia. E la sua volontà tagl iava ogni parola come il diamante invincibile. e la compassione di lui e di me. si sono riaperti in te. chi ebbe un cuore più virile? Talvolta la nostra amicizia fu una milizia. Anche la notte sarebbe troppo c hiara. ella è simile ai cipr essi che di continuo fremono nella musica sacra e nel vento vespertino. che si riapre. C 'è il suo sguardo dietro il tuo sguardo.. E. È vero. bisogna che tu affretti il destino. Una sola cosa vive: quel s epolcro. laggiù. Ho. fu ricevuto in ginocchio. me lo devi. per una sola stil la.> Ascolta. come condotta dal fremito dei cipressi.» Ah. Non mi vale. alla creatura impietrita. da pari a pari. Un giorno. e talvolta una creazione. Bisogna che nessuno sospetti.. o che tu muoia. Capace di tutte le bontà. se la mia stessa ambascia m'avverte ch'egli m'è vicino.

tutta bianca. Ma la madre le abbranca il braccio e la tiene . Giana appare alla soglia. ardente. con la menzogna e con la verità. toglie di sot to al suo piede l'arme e si getta contro l'uomo per colpirlo. si curva... come per raccogliere il ferro. (Egli trattiene lo spirito nella ferita con uno sforzo sovrumano.> Ah. col peso di tutti gli anni e di tutti i mali. Che volete da me? (Protesa. Il rombo dell'or gano si propaga alla pietra dov'egli è per piombare.) <MORT.) Torno presso di te. con la colpa. Voglio che la mia anima abbia la forza di condurre il mio corpo fino alla tua pietra. bacio la tua mano.. ti amo! Verrò dove sarai. tra queste due mani l'ho presa e l'ho sollevata là donde l'anima non può più ritornare . (Ella ha risposto a voce bassa vibrando il colpo nel petto dell 'uomo e lasciandovi il ferro. La sua donna è caduta in ginocchio.. Tu lo dicevi: un coraggio di solitario. con l'amore. . fremente. g li lega la lingua. Nessuno sa.. scorge il corpo attraversato. figlia. E a te. madre.. La scintilla d'un dio la cercherò nella tua cenere.> Madre. con un movimento divino di pietà e di dolore.) <MORT.. figlio! (Fulminea.> Amico. simile nell'aspetto a quelle anime che. ma gu arda fiso la sua donna che sotto quello sguardo ha un attimo d'esitanza.) <MORT.> Figlia.) <GIANA> Ah. grida la sua vendetta .> Io! Io l'ho ucciso. Mortella ha seguìto la confession e senza battere le palpebre.. incapace fin di trascinarsi. come falciata dal terrore... per rispondere nel dì novissimo. Mortella si piega su lei... mostrando nel pugno la misericordia insanguinata. Ora si lancia con un grido. si piega. mette il piede su l'orlo del primo gradino. voglio andare a lui. con questo. e quella faccia senza colore china su la frode abominevole! Io ho presa la mia vita.. un flotto per quella stilla! (Si curva e striscia ai piedi della mad re. La morte gli annoda le ginocchia.. guarda! Il mio amore.> Chi vendichi? (Egli non ha indietreggiato. lo palpa. (Disperatamente ella tende le braccia. La notte dei cipressi è sopra la sua fine. poi si rovescia indietro. . Balza indietro perdutamente. . la mia perdizione . n essuno comprende. ricomp ongono le loro ossa e le loro carni intorno al loro spavento.) <MORT. con un forza ineluttabile) <COST.ino vile che avete creduto d'intravedere in quello specchio infamante.> Uccidi! Uccidi! <COST.) <GIANA> Mortella! Mortella! Chi ha gridato? Ho sentito gridare.) <GHER. fratello. Selvagg iamente Mortella l'incalza.> Ti amo.) <GHER.) <COST. con la vergogna e con la bellezza. bacio questa mano! (S'ode per la scala la voce affannosa di Giana Guinigi. ecco. Voglio.> L'amore. e lo guarda barcollar e. tutta me. Ma Mortella. col dolore. Si toglie dal collo il lungo velo b ianco e gli copre il viso. fa qualche passo vacillante. è sangue! Chi l'ha ucciso? (Costanza Ismera sorge dal suo tramortiment o. ritrae le mani rabbriv idendo. incapa ce di accorrere.. tu mi vedi. un coraggio di aquila. te l'offro. la mia passione. Egli stramazza e rotola fin quasi alla soglia della porta ond 'era venuto. col rimorso. né ha fatto un sol gesto. Mortella. Poi strappa il ferro dalla ferita.. dove s ei? Chi è là? (Mortella corre verso il cadavere. (Egli si muove. io solo.

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