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LE N V O V
M VSICHE

DI GIVLIO CACCINI DETTO ROMANO.

IN FIRENZE
APPRESSO
I

MARESCOTTI
C
I.

MD

JoFraFrancefco Tibaldi Fiorentino de Minori Conuentuali ho Ietto quefti Madrigali in mufica del Signor Giulio Caccim tornano, e dall'edr* compoiti in materia d'amorVn

danoin poi,non vi ho trouato cola repugnantc alia cattolica fede,ne tapoco contro Prelati di Santa Ciiiefa, Republiche, Prcncjpi * & in fpde di ci ho fcritro gasili quattro verfidi propria mano in Santa Croce di Firenze i'vltimo di Giugno i 6" 02.con la lettera dedicatoria al Signor Lorenzo Saluiat ,& vn altra a Lettori.
j

Concedei!

fi

{tampino col contento del Padre Inquifitore. il d

I.

Luglio

602

GqC Vicario 4 Fiorenza.


Si

concede licenza di Camparli in Fiorenza

In quorum fidem

Dat.Flor.die

.Inni j 1

fot

L'inquiitor di Fiorenza,

ALLILLVSTRISSIMO
SIGNOR LORENZO SALVIATI
VO SIGNORE QSSERVANDISS,

VNA
li

cofa inanimile pi

ad'offerire altrui e^iamdioipicei-

doni y che la gratitudine i chi talora fi e degnato riceuerlil

V* S, lUuiirijjma fi compiacque fempre di fauorire, e gradire, non dir i doni } ma $ faggi degli eferaci miei muficali : mentre
che il fuo nobile intelletto in tutte
dilettato
le belle di[cip line

affinato 9 fi

non folamte di afcoltare da me, e da chi e efercitato da me le mufiche mie, tf ricanto*, mafouente ancora dionorarle ca

mia e[pcrien%a dell'arte pubblicare alcuni fochi miei Madrigali , (f canzonette compofte a aria, le raccomando alla protezjon

tandole 11 perche douendo io per vna certa

fua ,

che con tanta cortefia fi e compiaciuta pregiarle :fi>erando che quelle Mufe,co le quali ella nelfuo nobibffmo giardino fi fuo le lare vtrtuofo diletto , che per yici-

fianca di luogo a quelle vmilijfme della


ricordata

mia cafa non fon difgiunte , debbiano tener

ffendo, defideS. IlluFtrijfma quella (eruit mia, che antica oramai e

ra y ejj?era ogniora pi internarfi nella fua virt , e nella benignit della gratta fua quale defederando io fempre che fia tUuHrata dalla grafia diurna, 4 leifo reper*

\a debitamente T>i Cafa in Firenze il dipnmo di febbraio ioi.


DiF.SfllluttrilFma

Obbligavamo Servitore

Giulio Caccini,

*A

*A*

a
E
fV^^fLS ^r^eV^fcS
fe'W fi?) /fc)
**> dfe^ cfc
citate
,

lettori;
dame
intorno alla nobile miniera di cantere dalffc
io
:

glifiudi della muficafatti

f ^ ctf tone del Palla mio maestro apprefa, -g) alt re mie compofizioni di pi m4 ar * e> comPfti da me in diuer ^rt a ^ * fi tempi io non ho fino ad hora manifefia*

&

&

ti,

ci

addtuenuto dal non iHimare

parendo

me ee affai di onore
amatori di cjueja

riceueffe-

w5

r a d?//f

w/> mufiche ,

f molto pia del merito loro

vergendole contmouamente cjer*


,

** / /' /Swtf/i

cantori, e cantatrici d Italia,

&

altri nobili

profieffione /

*JUa ora vergendo andare attorno molto di effe lacere,


Quei lunghi giri di voci femplici
,

eguasle,

$) in oltre malamente
l'vna nell'altra
,

adoperaifi

e doppi , cio raddoppiate, intrecciate

ri trottate

da

me per afuggir e avella antica marner di pa[faggi che gi fi cojlumarono


pienti di fiato, e di corde, che

pi propria per gli firn*

per

ie

re della voce,

l'efe Umazioni, trilli,


,

tare: fono fato necefftato


i

&

voci, fg) altres vfiarfi indifferentemente, il crefiere, efeema* e gruppi, altri cotah ornamenti alla buona maniera di can*

&

anco mofioda amici di fin slampare dette mie mufiche ;

&inque-

Ha prima impresone con ques~lo dificorfo a i Lettori mostrare le cagioni, che m' indfiero fimilma* do di canto per vna voce fola, affine che, non effendofine' moderni tepipajjati cojumate (chi'ioftp'
pia) mufiche di quella intera grafia eh' io finto nel mio animo rifonare, io ne pojja
ti lafe tare

in qucfttferita

alcun vefligio

e che altri pofia giungere alla


1

perfezione , che

T oca fiutila granfiarti*


]

fn 1 feconda-*

lo veramente ne

tempi che fioriva

Firenze la vtrtvofiffima Camerata dell' 11nonfilo gran parte del'


che

ivslrijfimo Signor (jicuanr.t


la nobilt,

Bardi de Conti

di Vernio, ove concorreua

ma ancora i primi mufici ,


,

&

ingegnofi h uomini , e Toeti, e Filofofi della Citt, hauen-

dola frequentata Anch' io

pofjo dire d' havere'.appref pi


,

da

loro dotti ragionari

m pi

di

trent' anni non ho fatto nel contrappvnto

impero che quefii intendentifimi gentiluomini mi ha*

nofmpre
che non

confortato, e con chiarifime ragioni

conumto
l

non pregiare quella forte di mufico-*

la fidando

bene intenderfi

le parole ,

guaf a

il concetto,

fc or cian do le filiab e per accomodarfi al contrappunto , quella marner cotan o lodata da Platone , fffi altri Filofofi , che affermarono
f

ffj tlverfo, ora allungando, f) ora laceramento della Poesa, ma ad attenermi a


la

mvfica altro non

efere, che la favella

Irithmo, fg)
3

ilfuono

per vltimo

enm

per

lo

contrario, voler e, eh e ella

pofia penetrar e nell'altrui intelletto

e fare

quei mirabili

effetti, che

ammirano gli Scrittori^ che no

potevanofarfi per

il

contrappunto nelle moderne mufiche,


di corde, che

particolarmente cantando vnfolofopra

non ne intendeua parola per la moltitudine de ipaffagoi, tanto f nelle fillabe brevi qvato lunghe, -f) in ogni qualit di mufiche pur che per mezzo di efiifivfiero dal

qualunque frumento

ia plebe e aitati

e gridati

per folenni cantori

ZJedvto adunque, fi com

io dico

che

tali
,

mufiche , e
poi che noti

mufici non dauano altro dilettofuor idi quello, che poteva l'armonia dare ali 'v'ditofilo

potevano

effe

muouere l

intelletto

fn^a

l'intelligenza delle parole, mi

vene penfiero introdurr e vna

forte di muffea, per

ho detto ) vna

quafiche in armonia favellare, vfando in efia (cerne altre volte certa nobile screziatura di canto, trapafiando talora per alcune fklf, tenendo per
cui' altri poteffe

la corda del baffofirma, eccetto che


j^o tocche dall' iftr amento per

quando io me ne volea feruire alt vfo comune, co

le parti
;

di mc%

efbrimere qualche affetto , non effendo buone per altro


,

La onde
,

da-

lo principio in quei tempi

quelli canti per vna voce fola

parendo a me che havefiero piforza


i

per dilettare ,
fimo
/'

e muovere, che le pi voci infieme ,

compofi in qvei tempi,


;

<JMadrigali ,

Perfidifi

"Lolio

%Jedr Hmio Sol,, T)ovro dunque morire


3 3

e fimili ; e particolarmente l'aria fopra^

Sgloga

delSanazz aro
,

Itene l'ombra degli amenifiggi in quello fide proprio, che poi mi fervi
.

per le favole che in Firenze fi fono rapprefentat e cantando


(amino mi moffero a trasferirmi k
dngali
(gf)

1 quali Madrigali,
il

m efja camerata con amoreuole applaujo, & efort azioni adefegvire


Roma
Aria, in eafa del Signor

&

tsiria vditi

mio prefvppoffo fine per tal

per dirne faggio anche quivi, oue fatti vdire detti

t^ia ,

Nero Neri molti gentiluomini ,

che quivi s adunavano

particolarmente al Signor Lione Strofi, tutti poffono rendere buona testimonial quanto mi efior ero continovare Cincominciata imprefa, dicendomi per fino qua tept, non bavere vditonut taf

armonia d\na vocefola ,fopra vnfempltce frumento

di corde

>

che bauejfc hauuto tantafior za de

muovere

muouere t'affetto de/tanimo quanto quei madrigali ; s per lo nuouo fide di e (fi come perche cofiu m^ndofi anco in quei tempi per vna voce fola i madrigali flampatt a pi voci, non parcua loro, che
per far tifato delle parti corri fondenti fra loro y la parte fla del ferrano di per [e fola canta' a ha Hej\e t n quei tempi fi v fi affetto alcuno, onde ritornato io Firenze e confederato, che altres jtiuano per i mufici alcune Canzonette per lo pi di parole 'vili , le quali pareu me, che non co f
,

Hentffero, e che tra gli

hupmini intendenti non

Jt fitmafero

mi 'venne anco penfiero per folieua.me*

a vfo di aria per poter vfirern coletto di pi Hrumenti di corde j e comunicato questo miopenfero molti gentiluomini delia (fitta fui compiaciuto cortefemente da efii di molte canzonette di mifur e varie i verfi,fi come anche apte talvolta degli animi opprefii, comporre qualche canzonetta
Preffo dal Signor Gabbriello Qiabrera
,

che in molta copta

&

afjai diuerfificata
,

da

tutte l'ali re

ne fui fa hot ito predandomi

egli grande occafone

dandar

variando

le

quali tutte compofle da

me
,

in diuerf arie dt tempo in tempo, fiate non fino poi disgrate erjanaio a tutta Itali a Jone dofi or 4
dtefio Hile ciafeuno, chehavolfto comporre per

vna voce filale particolarmente qui

in

Fir^e

ou e filando

io gifino trentafette

anni gliflipendi di quefli SercmJJimi Trincipi merc della loro b


1

Sa qualunque ha volfuto ha potuto vedere,

vdire afuo piacere tutto quello, che di continolo ho


l

operato intorno fiptti fludi, ne i qftali cos pie madrigali come nelle arie ho tempre procurata

imi

tastone de i concetti delle parole , ricercando quelle corde pia, e meno afjeituofe, fecondo
di effe, e che particolarmente haueffero grazi*,

fintimeli

hauendo

afeofio in effe

quanto pi ho potuto l'arte


le breui,

del contrappunto, e p fato

le

confinante nellefiliale lunghe, sfuggito

& ofn u

to l'tflejj*

vn certo adornamento io habbia vfato talora alcune poche cro^e fino al valor d'vn quarto di battuta vna mez^a il pi /pra fllabe breuipt r lo pi, le quali prrJ che pacano tatto e non fono pafj aggi ma vn certo accrefeimento di gr alia fi pofjono per metti re, (? anco per che ilgiudi a facciale fa ad ogni regola patire qualche eccezione ; ma perche difoyra io ho
regola nelfare ip*ff*ggi bench per

detto effer e malamente adoperati quei lunghi giri di voce, dfauuerttre, che ip*fiaggt no fonofia* ti rifrouati per eheftano necefiarij alla buona maniera di catare, ma credo io pi t otto per vna cer

ta

titillai ione

gli orecchi di quelli, che

meno intendono ,che cofa fa catare con

affetto, che

fi

ci

fa

ero indubitatamente i paffaggifirebbono abborriti, non effendi cofa pi contraria di loro ah*alfe: teff
to,

onde per ci ho detto malamente adoprarfi que lunghgtri di voce, per che da me fonofiati intra
'

dotti cos perferuir fine in quelle mufiche meno affettuofe, e foprafillabe lunghe, e n breui,

&m

co-

den^efinali, non facendo


ri,

di mefiieri nel re fio intorno alle vocali altra offeruanra,


,fa

per dati lurghigi


,

fi non che la

vocale, , u,

migliore effetto nella voce del oprano, che del Tenore


le

e la vocale,

i,

meglio nel Tenore, {he la vocale y u,effendo


le aperte, che le

rimanenti tutte in ufo comune, f bene molto pi [onore aceto che chtufitcome anco pi proprie , e pifacili per efircitare la difpofizione,

&

ancorafi pure fi debbono quefii giri di noce ufire fi facciano co qualche regola nelle

mie opere offerua


'te

ta,enon

ca/,

ofu

U praticaidei contrappunto, ondefarebbe di mentori penfirli primanei

opere,

che altri' vuol cantar filo, efare maniera in ejf, neprometter fi, che il contrappunto fia bafieuolt3 per che alla buonamamera di comporre, e cantare in quefio fideferve molto pi l' intelligenza dclccetto,

delle parole

ilguslo, e l'imitazione di effo cos nelle corde affettuofe, come nello efbnmerlo co affetto
il

contrappunto, efiendomi iofruito di e fio per accordarfilo le due parti in* ficme, e sfuggire certi errori notabili, e legare alcune durezze pi per accompagnamento dello affetto, che per vfararte, fi come ancofi vede % che migliore effettofar ,e diletter pi vii aria, unma*

cantando, che nonfirue

dirigale incoiale Siile compofio fu lgufilo del concetto delle parole

da tale,che habbiabuona maniera-

di cantare, che non far a

vn

altro con tutta Carte del contrappunt,di che non fipu rendere migliore

ragione, che /aprQUa ifieffo-*.

Tale adunquefurono le cagionit che m'mdujfero fimile manie fa di


in chefilUbe,-^) vocali fi deano vfare 1 lunghi giri di voce
,

tanto per una uocefola, e doue, {$

refia,

era adire perche ti crefeere .efeemare


che altri

della voce, lx efilamazioni y trilli, egruppi, e gli altri effettifo-

tradetti ftano indifferentemente vfiti, per che allorafi dicono vfarfi indifferentemente ogni volta

fi nefirue

tanto nelle mufiche affettuo/,oue pi fi richieggono, quinto nelle canzonette

trailo ; lar adice

del qual difetto (f non

mingano)

cagionata perche

il mufico

n ben poff.cde prima

quellojche egli vuol catare^chef cijcffe mdubitatAnmciiQUwtrebl?c mcctali errori,} come pia

fi':

facilmente incorre quel tale , ehe format o fi Ufia maniera di cantare (verbigra^i-t) tutta dffettuofa cq

vnar egola generale, eh e nelcrcjccre, efcemare della voce, e nelle efilama-^itm fia
affetto , femprefi n' ferite in ogni forte di mtifica,

ilfond/imeio di efjo

non difcemendof le far ole il richieggono; la doue


i

coloro, che bene intendono

concetti, e ifentirneti delle parole cono/cono


effo affetta.:

nojlri difetti, e /anno di fi in


s~lud>.o

guere ouepi,e menofi rtcfieggia


te piacere, e pregiare

a quali

fi de u procurare

con ogni
;

di fomm-a-ne

pi la lode loro che l'applaufo del vulgo ignorante

Qjtfxarte non patifie la

mediocrit, e quanto pi fqutfi e^c per l'eccellenza fua fono in lei,con tanta pi fatica, edslijgjfv*
le

douemo
io,

noi

profefori df

effa ritrouare cqn ogni ttudio,

& amor

e, il quale

amore ha moffo me (vechi

dendo

che dalli fritti habbiamo lume d ogni fetenza

e et ogni arte)

lafciarne questo poco di


fi p r fifi corde pur che gi jm miro,
donne fino un certo

fj 'ir aglio nelle note apprefiq, edtfcorfi, intendendo io di mostrare

quanto appartiene a

/ione di cantarfolof opra l'armonia di Chitarrone , di altro ftrumento di


dotto nella teorica di epa mufica,e fuoni a bastanza
;

Non zia,

che ella non fi acquisii in qualche


e

parte anco per lunga pratica, come fi vede, che hanno fatto molti, ehuomini,

fgnpper; maperche la teorica

di quefii fritti fino al fegno fopr addettofk di mestieri.

Epoche

nella profeffone del cantante (per l'eccellenza] u) nqnferuonofolq le cofe particolari, ma tutte tnfie

me lafknno migliore ; per proceder e adunque con ordine dir,


menti fino
Vantaggio,
pili,

che i primi,
,

&

i pt

importanti fonda-

intonazione della voce

m tutte le corde, nonfilo


con

che nulla n manchi/etto, erefa di


tifata

ma habbia U buona maniera, come ellafi debba intonar e, la quale per effere
vedremo,
e l'vna, e l'altra, e
effetti,

per lo

in due,

le infraferitte note, mpftr eremo

quella
,

>

che a

me parr
cordai
,

pi propria per gli altri

che appreso nejeguono.


ter

Sono adunque alcuni che


la

nell intonazione

della prima uoce, intonano

una

^a

Cotto,

&

alcuni altri detta prima nota nella prepr^z

Jempre crefcendola,
in

dicendpfi quefta efiere la

buona maniera per mettere

uoce con grafia, la quile

prima, per non e molte confinari^ ella pon accordale fiere regola generale, poich che puellafipofia anco vfare, e diuenuta oramai maniera cotato or dinar ia,che in Teced'hauergra*
alla
zria

quanto

(perche anco alcuni trattengono nella ter fpa%io di tempo , elvella vorrebbe fi *&fiotto troppo pena efiere accennata) direi eh* ella fofie pi tofio rincrefceuole all'vdito , e che per l\ principianti

particolarmente ella fi doue

f ufare di rado,e come pi pellegrinarmi eleggerei in uece di effa lafecon da delcreficere la voce ; ^da perche io non mifono mai quietato dientro a i termini or dins.rjj y cy y-

fan dagli altri, anzjfono andatofempre inuefiigando pi nquit a me pofiibile,pur che la nouitfia Baia atta poter meglio confegutre tifine del mufico, cio dilettare, e muouere l'affetto dell'animo,
ho trouato
nare
efiere

maniera pi affettuqfa lo intonare

la

voce per contrario

effetto altaltro, cio into-

la prima

voce fcemandola, per che t efe Umazione, eh e me^f^opm principale per muouere-*

l'affetto: fj efclamatone propriamente altro

np n , che nel
}

lafar e delta voce rinforzarla

alqut

to:

cy tale accrefiimento di voce nella parte

di mene acut o,

&

del(oprano, mafftmamente nelle voci finte sf>effe uolte


occafiorii

impatibile

all'

ud to come in pi

ho vdito

io

Indubitatamente adunque

come affetto pi proprio per muouere, migliore

effettofhr l'intonare la

voce fcemandola, che crefee

dola; per che nella detta prima maniera, crefiendo. la voce perfar l'efclarnazjonc, fa di mefticropoi

nel lafiar di effa ereferia di vantaggio , e per ho detto, ch'ella apparifce sfor^ata,e cruda.
tutto
il

^Ma
ef

contrario effetto far a nellof aria, il darle ternaria, poi che nel Uff

un poco pi

fpirto la r?de~

r afempre pi affettuufa-, oltre che vfando anco tal uolta or l'vna, (por l' altra fipotr variare,

fendo molto necejjariala uaria^ione

m quest'arte,purche ellafia indirttta alfine detto.


tali affetti, e

Dimanie-

rache,fe quefa quella maggior parte della grafia nel catare atta apoter muouere l'affetto dell -a .

nimo, in quei concetti di vero ouepi ficonuiene vfare


ragioni ne viene in configuen^a dinuouo
,

f fi

dimostra con tante viue_*

che dagli*fcritti /impara altres quella grafia pi ne-

aria ce fi

che in miglior manierale maggior chiarezza perfua intelligenza non fipu defertuere, e* nondimeno fipu acqui/lare perfettamente, pur che dopo lo studio della teorica, e redole dette, fi po;

ga

in att quella pratica per la quale in tutte le arttfidiutenepi perfetto ,md particolarmente nelle
.

profeffone, e del perfetto cantore* e della perfetta cantatrtees

EfeU-

Efdamaze laguida.efclamazionepi viui.'

perefmpio.

cor

mio

dek

non langu

re.

gui

re.

=^F*5
Di quello adunque, che pofia efiere, con maggiorer minor grafia intonato nella maniera detta,/} Cor mio deb non languire s per ne | pufar e esperienza nelle Jprajrittc note con le parolefolto che nella prima minima col punto fipu intonare, , Cor mio, fcemandoU a poco a poco e nel calar della simimmima crefeere la voce con yn poco pi [j>irito, everr fatta f e]clamaci one afiaf aftettupfaperla npta anco, che cala per grado; ma molto pi, sfiritofa apparir nella parola, deh ,, per
,
, ,

la tenuta della nota, che

non cala per grado, come anco foaui fama poi per

la riprefa dellaje a fi

mag.

fiore, che cala per alto, il che

ho volfuto ofieruare, per mofirare altrui, non folo che cofa

ejclama

wne,& onde nafea, ma cheppfjonp efjere ancora di due qualit una pi affettuofx dell' altra fiper
la

maniera co

la

qualefono aefiritte, intonate nell'un mpdp, nell'altro^ come per imitazione della
ella

par pia quado per


tilof

harfigmficato Cu

il

cocetto: oltre che

efclama-Qom in

tutte le mu fiche affetcol pitto per dtfee

p
e

una

redola generale fi poffono sepre ufarein tutte le minime, e

femimimme

dere ,

faranno ute pi affettuofe p

Lnotafufieqttente, che corre ,che

non faranno nelle femibreui,

nelle qualf

bara pi luego,

ilerefeere, e feemare della uoce fen^a ufar le efe Umazioni: intendedp per
e fi affettici debba

cpnfepuenza, che nelle mujicoe ariofe, canzonette ballp in uecc di

ufarfolo la

yiuezZt1 del canto, il quale fuple efiere trafiortato dall'aria ijlefia, nella quale bench talora vi babktaluow qualche eficlamazipnc , si deue lafilare l ifiejja viuezxa^e npnpprm affetto alcuno, che bob* Il perche noi venghiamo in cognizione quanto fa necefjarto per ilmufico vn certe ia del languido
.

tiudi%ip,

il

qualefittole preualere talvolta all' art e. Come altres paffiamo ancora conofeere daltefcpra
le prime

fritte note quanta maggior grafia habbiano


rola,, languire,
,

quattro cromefopra lafeconda fillcba della pa-

cos rattenute dallafeconda

croma col punto, che le vltime quattro uguali, cos deche


si

ferite per efempto.

^la perche moltefono quelle cofe,

ufino nella buona maniera di ctare

che per trouarfiin effe maggior grazia, de/crttte in


tra,

una maniera, fanno ctrario effetto luna diali'alonde si dice altrui cantare con pi grazia, men grazia mifar anno ora climpfirare prima, in che
fiato defritto

ttiifa,

da me il trillo,

il gruppo, e fa

maniera vfata da me per infgnaro gli

'n-

terejfati di cafa mia, cj? in oltre poi tutti gli altri effetti pi necejjarij, acci

non refitfquifitcz^a, da

me ofieruata,
Trillo

che non

si dimofitrt

gruppo.

dall' altra

mia uiuente,

che
e

ficurezza affermare,

f vero che l' esperienza fia maefira dittate le cofe pofio con qualche dire non si potere tifare miglior mez^pper infcgnarlo,ne miglior forma per
defriucrlo,

defc ruerh

che

tempi efyrcffp,

t tfipff etftfo.

Il qual trite e gruppo per cffvefcald necefia

rtd,

molte coffe, chefi de fcr tuono, efono effetti di quelld gra^id, che pi fi ri cerca per ben cantar t e come [opra detto, fritte in ina maniera, in altrafanno il contrario effetto di quell? , chefir
rna etiamdip tutti ej]i\ejjettidcficrittjifidw^ fifofcrio rifare, maniere con ttfteflo talor delle note, accio tutta via lenghiamo in cognizione, comefppra relitcerne

di

me flint, moHrer non fio,

cato to pi \oltc, che da mettifritti infime conia pratica fi poffonp imparare tutte lefquiftez^e di
e

Ha drte-**

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1
.

Poich per
il

le

notefoprafertte in due
,

man ter e vegliarne haucrpijraa il numerofecondo t the


con
.

numero primo

aceto

adunque nepojfamofhr migliore eiperien^a, faranno qui appi deferitte al


<T infieme il Baffo per Io [hitarone , e tutti paffi affettuofifjmi

cune
la

di effe con le

par olefiotto

pr dca de quali

altri potr, efier citarfi in loro:

&dcquifldrncognimdggiQxperfe'fyjQnzj

v^

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E perche negli vlttmi due verfi[opra, le parole


nel madrigale appreffo,
, , >

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Ahi divietate amor,

in aria di romanefea

Deh

douefonfuggiti, ,fino dentro

tutti i migliori affetti,che fi poffono

V'

fate intorno alfa nobilt di quefa marner di cantigli ho voluti per ci deferiuere ; fi per moftrartj douefideue crefeere, efc emare la voce :fare tefelama^ioni, trillisgruppi, infomma tutti i te" Jori di que/r'arte,come anco per non efiere neceffitato altra volta dimostrar ci in tutte le opere , che

&

apprefofeguiranno: f) acciocheferuano per efempio


pellata da me quella, che
delle note

in riconofcere,in effe mufichc

mede/imi tuo

ghi, ouefaranno pi neceffartfecondo gli affetti delle parole ; auuenga che nobile manierafa cos ap-

va vfata,fcn-%afottoporfi a mifura ordinata,facendo


,

molte volte il valor

lamet menofecondo i concetti delle parole

onde ne nafte quel canto poi in fj>re%%atura


valerfenepoi , ouefa pi di meftieri,

chef
faria

detto; la doue poichfono tanttgli effetti


la

da vfarfiper l'eccelleva di efia arte, ne tanto necef

buona voceper

eff quanto
,

la refairanione del fiato per

far perci

vtile auuertimento

che

il

ra~ profefs ore di quefl' arte poi che egli deue cantar folofpraeffereforcato

Chitarrone, altro Strumento di cordeJen^a

occomodar fi ad altri, che feflefiofieU


le

ga vn tuono,
li

nel quale poffa cantare in voce piena, e naturale per if uggire

voci finte

; nelle

qua-

perfingerle, almeno nelle forzate, occorendo valer/ideila refbira^ione per non difeofrirle molto

(poich per lopifoglionp offendere tv dito, e di e/fa pur necefjario valer fiper dar maggiore ffirito

al crefeere, efeemar e della voce, alle efclama%ioni t c tuffigli altri effetti% che habbiamomoftrati faccia
s, che

non gli venga meno poi oue

iifogno.

^Ma dalle vocifinte non pu nafeerc nobilt di buo cacorde, la quale altrui potr maneggiare a

to: che najeer da

vna voce naturale comoda per tutte le

fuo talento,fen^u valer/ideila r evirazione per altrochper m^jrarfi padrone di tuffigli affetti mifltori che occorrono

vfar fi in sfatta nolnhffma

maniera di cantare, l'amor della quale , e general* mente *

mente ferafi

di tutta la mugica accefo in me.per lckmzjone di natura, e pergli fliii di tanti anni
io

mi fu
lo

mi foffe Ufiato trafp.ortar piw

rare, che il comunicar lo

mp arato
,

olire, che forf

non conueniua
a

a.

chi
i

non meno flima

impa.

alia reueren^a,che io porto

tutti

proffori

di queB'arte :

La

eguale belliffma ependo e dilettando


l'

naturalmen t e,' allora fifa ammirabile, e fi guadagna intera*

mtnie

ali r ut

amore, quando coloro.che la poffeggono,e con lonfeonare,ecol dilettare altrui eferci-

tandola /peffo, la fcuoprono, e appalesino per njn e/empio, e


bili ai

vnafembian^a vera
,

di quelle mar refia

monie celefli 3 dalle quali deriuano tanti beni fopra

la terra

fuegliandone ^intelletti vditori

alla contemplazione dei diletti infiniti in Cielo fommimftrati.

COncioJia che io habbia coturnato in tutte le mie mujiche, che fon fuori in
i

penna di denotare per


ii

numeri/opra

la parte del 'Baffo le ter^e, e lefifle


le feti ime ,o

maggiori oue fegnato ildiefis e minori

bemolle, efmilmente, che


7j); rtfla

altre dijjonantijiano per

accompagnameto

delle parti di

me^j

ora

il

dir e3 che le legature nella parte del Bajo in quefla

maniera fono fiate vfaie da me ,


ella

perche doppio

la

confonando, fi ripercuotanolo la cordafegnata 3 effendo

lapin necejjaria

(le io non

errx) ) nella propria

pofa del Chitarrone, e la pijhctle d/ivfarf ,[e da fztrfip^aticam efa, effend

quedo frumento pi atto ad accompagnare la voce 3 e particolarmente quella del renore 3 che qualun que altro-, laf-ando nel rimanente in ar bitrio di chi pi intende,
corde, che pojlono ejjcre di migliore intendimento loro
,

il

ripercuotere comi Baffo qucllcs


la

o che pia

accompagneranno

par te, che can-

ta fola, non fi potendo fuori della ntauolatura per quanto io conofeo defcr merlo con] pi

fedita

veduta offeruan^a fngolare in Antonio N.aldi detto il Bardella <?ratiffmo fruitore a quesle Altere Serenif.ilqualef come veramete ne flato l'inue tore, cos e reputato da tutti per lo pi eccellete chefne a no fin tepi habbia mai fonato di tale slrU'
mento, come con loro utilit fannofede i prof/Jori,
rone;
e quelli, che fi dilettano nell'efirci^io del

^la intorno dette parti di me^o fi

Chitar-

f gi

egli

non auuemfje

lui quello, che

ad altri pi

volte! accaduto , cio che altri

f vergo-

gnale

l'hauere imparato dalle difctpline altrui, come f ciaf uno poteffe, doueffe ejjereinuentore di di i utte le cofe, e come f e*fu f tolto all'ingegno degli huomini poterfemore andar ritrouado nuo ne difciplme ad augumento di propria gloria, cy algiouamento comune .

Lo Stampatore a

Lettori.

LsA

dilazione del tempo dal d della dedicatoria di quefl*opera, chefu alprimo di Febbraio fino
di

quefo vltimo

fritta giugno, nel quale fitto

la licenzia

de Superiori, apparirebbe e~*


,

lunga, e difforme f il diferetto Lettore non fuJJe auuertito, che dopo il cominciamene dellafiampa infermit, e morte di Giorgio ftiari/cotti mio Padrefinofate la lunga infermit dell'autore, e

vere cagioni , e ffiaceuoli dt diuerfficare i giorni* e le date^s

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mio amo

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Credilo

pur,

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t'affale
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Prendi quefto mio

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vedrai feritto ileo b hM;ioi +

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d'amore Sotto notturno cielo il fuo do

lo

re

dice* fifloin loro

m
o'

:$:-||p:lf:
fi

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belle dell Idol

mio ch'adoro

come a

memo

a
Art

teMctrecosi

iplendete

la

Tua rara

beltate

cosi

moftraftealei

Mentre cotanto

ar

rfcl~
itili: :^:lzimi$E:

t" +rf"

fr

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ri

ililllili

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dete I

vini ini ardo

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1

111!

miei "JC1014

L*

farete co'lvoftro aureo fcbiate


b

Pictofafi

Pieto

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come me fa

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J_a

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fa refte

col yoftrp aureo sbijjtc

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i

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Omin-to

augelli

PO Che dolce

fai

rifonar

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RIe|e

Tu

la fera,e

matti

no Del tuo dolce defio gl'occhi nK'O* _


I
.

{atol

li

Lafs'io del
b
b

iiJCio 14

fei^^pE^jiapip

,+w*v

igsS
pianger mol
b
7 *-
li

Gli honqtt/egior
b 6

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i'M'99

cantar

de

f^E^i^i^^^^^^ *

fio

Efron

voci

di

duol

dal petto

niio

Maj'almiob

vi

ci

rt
:

:SI J:xd: si:?:


rerti,e

J~i5$^$
ci ocelli

ito w'afsido giorno ach'io

Far forf pa

muto,eroco catado ifuoidol

cacando i

fuoi^ol
b

ciacchi

e'1

mio b elfo

co Cantando
b

Tuoi dol

ci

occhi Cantando ifuoidol


b

n)Kio

=fefc
occhiai mio
foco

ci

bel

e'1

mio bel fo

"Mio

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1
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Ouidun
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mori

rcrPria^hedinuo-oiomiri Voi bramata


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3miei
marti
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mio perduto

teforo

no potr

dirui pria ch'io

mora io moro? iomo

ro^

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ii^Cio
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6

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6

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17
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mirando il

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Dicea dogliofojn

tanco

3-rrr;

m$
perlVnbian
cp
ve
lo Io mi diftillo in pia
to

Empia

di calde

D'a

i^iig^llPiiiil assssa
piliilliiiigiliiMlSilllSfi
mor
b

laguico,c

moro

Neritro
b

ito piet

Neri

tmuo

pierat'o cicl'o
6

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rt=jEE|-.f'
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cieP 6

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lliiillligiilillilil
e'I

le
1+

Io fon purgioainetta

crin ho d'oro, e colo

rit',e

belle
6

Sbram
6

le

guce mie

nKio

litio

Sfilili

a ^isg?iir^^~
rofe
6

*-

nouelle,

Ahi

Ahi

*hi qua!

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7
6

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Qud'haur d'oro

il

II^IO H5^I9

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voltOjt'i cri d'ai gen

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|l:5~||xf^:|f:Ef=|:
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Qudo haur d'oro il volto,e'l crin

d'ar

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Tri
Tri

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..
.

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,

<?

(-

IL

FINE DE JMJDRIGJLi.

19

O TV

battendo te potuto per molti impedimentijkr' iftampar e corner ti defident


di Qefklo

mio ti Rapimento
renijjmo

comporlo in mufica da me per comandamento del Se*


nello fj>ofalcio della Crtlia*
,

Oran Duca mio Signore rapprefemato


Regina
di

niffima Jftlaria <JMedtci

Francia , e di Nauarra

mi parfio ora-

con Cocca/ione di quefi' altre mie mufiche aggiugnere a quelle t'ultimo foro di effo Rapimento , acaoche vedutaft variet de t paffaggifatti da me per le parti

che cantanofle

io n$nfia necejfitato farne altra dimofir anione,


,

com 'baueapen/ato , potendofincU


due Tenori feguentt
offer tiare le
la

la parte del Baffo

che talvolta ricerca,


,

le

corde del Tenore


breut
.

e ne'

r copie vfate da me intorno alle fillabe

e lunghe, e
,

E hen>che io non
come

h abbia vfato

buona,

eia catnua fecondo


interuenqono
tali

le

regole del contrappunto

cos in quesle farti


f

nell'altre

m*e mufiche, oue


ejj la-

adornamenti, non dimeno perche non ho vfato di ripercuotere nel rigiro di


ci giudico,

corda del Baffo nelle dijfonan^e,


loro
,

che fi debba permettere , e per quefio, e per la variet come anco per lopriutlegto, che deue haueretn quefia parte, chi canta folo, non potendo errale

re con

parti di mez^p, come errore grande farebbe


,

f nelle altre mufiche, che fi costumano apit

aggi voci qualunque partefkcejfe paff

bafiando allora per non corrompere l'artifitto del contrap-

punto in

effe (oltre

molti errori

m che fi pu incorrere) vfar e folo la buona maniera, e l'affetto,


.

del quale nel Dtfcorfofopra bafianiaptr dichiaratone fi jkuellato

"Ultime Coro del Rapimento di Cefalo confertato tra voci e frumenti dafettantacnque perfine

iti

mc^ga Luna tanto quanto


il

tenea la Scena onde poi nefegt altri con/erti

f?

il

ballo

quale ad altra eccafione mander fuori.

<P~- _.i

+
te*;

l'i

T
-

- ..
ri

negabile ardore i]

Ch'agli alberghi del del

chiama

il

co

re.

<t:

fli$Ili
ij

Ineffabile ardore

Ch'agli alberghi del del

ri

chiam 1

il

co

re.

iitigSIiiSlii^^ii
<

'

Ineffabile ardore

i;

Ch'agli alberghi del

ciel richia

ma

il

co

re.

lllSi^llli
i;

$:
ri

Ineffabile ardore

Ch'agli alberghi del

ciel

chiama

il

co

re.

ch'a gl'ai borghi del eie!

ri

<

chia

mail
<r

co
~>

re.

SI^HiSi|il^i&
iutffabile ardore
i;

ch'a gli alberghi del ciel richa

mail

co

re.

?uef*ts4ri4 cant Joio con

propri} pajtaggi come

Ha Mdchi&r PdlomroUi

<JZ4 ufico Eccellente della (appella di

W. S
.

A.

<

ir

-,

V-V
<Voue
fi

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f e>

fi

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Litigando i.penfier belt

mor

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le

Sw=: :f$*r fel****ata


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ch'avolo

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cor'non fpieghena mai

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iu '.."".

55

Et

trillo

Tri

e^r-*^
le

Per folle

uarfi

peregrin

da terra
6

Se non feen
6 OO 6

H=
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peregrin da terra Se noicendeisearifuegjiar


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J3** liiiiSiai

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Wj

'<w->
re.

Si replica Ineffabile ardore.

n)Kioi4

jH

dr panfofofo con filtri fjfogg fecondo il [ut mie Iacono Peri,


f&iufico Eccellente (li penatalo fa quefe AlteTgf Sereni^.

-5L_I__
v

JBjC

xa* "~xIX~ rjTli~*%? X !ZSZ*tZ -^ZsL-^tjt-Z ZXX2


di ci

Aducariam Lducaf

ma

di leggiadri fguar

da per morte

dilet

=rJ~

-.

;' ==

iiilMiiriSiiiiiiililiiiiJiiii
tofoaf
falto

Ma verace

belt

regna nell'ai

~V

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gtfjfiiiipilifpSfpigij
to Indj arrpa
/'a^ co^et

indi auuenra

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re.

Inerra.

EEEE
Qurft'aria. cardiofeto parte con i propri paJJ'aggi, e parte /tgufto
ti fame/i

Francefco Rajt Trottile

<iAr et ino moit o gr ato Ser ultore ali Alt.


,

Ser>

diMantoua

|IglS: ^
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qua giulobrenot

fUf

ne aggiorna Tale aipor fy

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almo foggior

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PPIIeIIeII
Quand'il bell'anno
primauera infio
ra

D infini

ti

color

ride

il

ter re

no Onde yifinite ha

fa
Quand'il bell'anno
primauera infio

e
ra D'infiniti

;i||g;|g^||g
color
rid'il

terreno

Onde infinite ha

Quand'il

beli

anno primauera infio

ra

D'infiniti

color

rid'il

ter

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Onde in finite lu

-:

Quand'il bell'anno
l
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i

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i

i'

ii

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f-i

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Quand'il bell'anno

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no Ondeinfiniteha

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<^_ ->

l'Ocean nel feno

Ma minor pen'

numerarle

fora che d'amer celebrar 1 in clitoono

re.

Ocean nel feno

Ma minor pena

numerarle

fora che d-amor celebrar l'in clitoono

re.

l'Cceannel fno

Ma minor pen' numerar

le

fora che d'amor celebrar l'inclito ono

re.

ssiiiii
lCcean nelfno

Ma minor pen' numerar le

fora che d'amor celebrar l'in clitoono

re.

l'OceannelienoMa

minor pen' numerar

le

fora che d'amor celebrar

l'in

clitoono

re.
i

l'Ocean nel fenoj^Ma minor pen'a numerar

le

fora ched'amor celebrar l'inclito

ono

re.

Aria, frin*. u.

ir.
mati

iiil^^fiilSliiiifliil
O parto w
SC[ft
lumi Rimi
rat'il

dolor
va'

Rimi

ra

t'il

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V*

*?=
~-!t:*:x:"rr:$:f:i:t:t$-^
Rimira

K &4-f-f^

la

parti

ta

Inquarta

fronte

pallid'e

fmarri

ta

t'il

dolor

Rimi

IIi=5!^|llliiil^Iy
rat'il

dolor

delta
6

parti

ta
9

In quefa fronte
6

palli

d*,efmarrita
t;

In
o

Kioii

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i-X

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quefa fronde

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Fra co

tanto martir

non mi nega
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incompagnia d'Amore

Addio candidi giornee

felici

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Retiate

feco

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te fcco incompagnia

d'amo

re

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mai fam

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foco che

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cendcPiu chiaro spiede de rai

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Dio

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Ar

di cor

mi
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Canta, mio core^ Canta con fsrta,e gioco


Jl

Luci ferene Per voi lieto , e ridente

Laccio iattc
Stringimi'l cor
fi

forte

tuo leggiadro foco


fa

Vmo

tra

fiamma ardente

Che noi difiolga morte


Laccio foaue
Si

Canta mio core

foaue tanto

La Che dettar

voce, e 1 canto
pofsa

luci ferene Per voi mi fon faui Qual ha piugraui

caro il cor m'annodi,

Che dolci i nodi

amore

Amor

tormenti, e pene

E libertini graue
Laccio foaue.

Canta mio core

Luci ferene.

Felice amante

Almo mio
Al tuo

Sole

Sofpir mai ne lamento

lucente raggio

Non fpargo indarno al vento


felice

amante
v.id'io

Tempo non faccia oltraggio Almo mio Sole


Splenda
Scaldi
il

Ancor mai non

bel

lume eterno

Men dolce ,

5 pio

Ne mai per verno


men , eh einonfuolc Almo mio Sole.

L angelico fembiante
Felice amante.

Aria Ter%*

Rd'il

mio petto

mife

ro

Alta fima lueen


6

te

fi

come

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ben che laffo il cor ne peni ardente non

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Afprez 'em pia infini
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Che per moti errate

II

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7

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piaggie

dit'il

mio lamento eh a

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lor per piet

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mia

Mia

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M'

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fpietat',e

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Che mi

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iiiiiii.iSiililIiIItLfe
vede
morire

Che mi vede mo

rire

nevuolmoild'ilmio

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Ardi d'amo
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di

d'amo
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Arai d'amore neH'amorof fiamme


Rifplende di belt l'alto teforo Qual gemma in oro

Torna deh torna

alle

dolcezze prime
*

Non

ti fouien cor

mio de

lieti

giorni

?
;

Ardi d'amore Amor

pittore accorto

Perche non torni ? Credi cor mio per troppo fnno

folle ,

Safarleguanciedi color d'aurora, "1 crine indora.

Chi pcnfandodiman
11

palla dolente

di prefente.

Ma

tu d'amore ogni fauilla fpenta

Ogni

penfiero, ogni difegno atterra

Al campo, al gregge fol penl , & affanni Nel fior degli anni Nel fior degli anni alle canute cure
Riuolto
i

Soura'l

goduto ben folnonpu morte,


forte.
frale
,

Ofato,
Filli,
Si

che penfi ahi come

vento

bei defir neglettole incolto

dileguano i giorni, efuggonl'ore

Latini bel volto,

Ardi d'amore

Aria Sesta

-A

A- A-

A.^.-.-*

A-*~- x+ ^4"T"A-^6 u-,^1 -Bfcr+

Qw*^

Dite v dite amanti Vdjte, fere erranti

CkI yftel!eO Lunato Sole Don'edon

lI"^?J:|S^

"
V

zelle

le

mie parole,

E la ragion mi

doglio Piangete

al

mio cor doglio pjageie al mio

cor

a*=

E~EE-=r FSSI
*

r^-m :::

doglio.

JLa bella

donna mia
corcefe,epia

Gi

fi

Care arnorofe Stelle Voi pur cortefi , e

Ohim, che
belle

tnfto

e folo

Sol'io fento'l

mio duolo y

Non fo perche
So ben che mai

Con

dolci fguardi

L'alma lo (ente
Sentelo'l core

Teneft'in vita

Non
Quei

volge a

me

Da mille dardi
l'alma
ferita

E Jocon/entCi
Ingiufo amore,
vi

dolci rai

Ecio pur viuoe fpiro


Sanie*, che marcir

Et or pi non

mir
.

A mor fe'l

vede, e tace,
.

Sentite che marcir

Et ha pur arco, e iace

ta Settima

Cch'inmortali

D Amrgioria,e/pldo
6

re

Armateui

di

fi

a m'e d'aurei

11^1014

M
^E^^^^^^^^fe^^fe^^^^^^^^^g
li

eEIe

Ecco'il

mio core

Ecco mio co
1

re,

Ecco! miq core

Che icore campo ardito


il

Gli fdegni, e lire Ohmai prendinoefiglic

All'armi occhi guerriei i,all'armi amore

Pi non pois

jo,

ne pi
.

gli

vp

fofTrirf

Su , ch'io

v'irmi co

In quel bel ciglio

$u, eh io y inuito Suonan fofpiri ardenti

In quel bel C'g'io


Faccia piet ritorno,

Spem

il

cor guida, e l'ha piet fornito

O, ch'a
I

Itancarui
t'1

combattendo

piglio

D'armi portenti.

nort ',
c'1

giorno

Darmi portenti
Armato; vuol morire,

J.a note',

giorno

Seinpr'vJire e pianti,
Se

O /cacciar vuol da voi Scel/e lucenti


Ciifdtgni^elire.

mpre

di foco, e

fiamma harete intero

Soipui erranti.

jifix Otuui*

43 % U3||||Eg|l?p:|EE|ff:f35t:||t|f^*g
di

IL.

Odi Euterpe

il

dolce canto Ch'a lo IlX'O

ftil
<5

Amor m'irci
n)K.o

^^SlS-^^^^SS^f^^^^pf
etra

Et accordaci dolce

canto l'aureo fu
6

della

mia cetra Ch'a dir quel

ch'ei
6

mi

ra

MjTio

Mjrio

dolc'amor mi fprona amor piona Troppo dolce amor mi fprona Troppo

mi {prona.

Pi notturno, e cafto velo


ta mia Lidia il fen copriaj Mah Luna in mezzo il Cielo Dolcemente il fen m'apria;
.*

Ne

fi viuo, vago appetto Port mai fu l'Oriitonte Ne pur quando il fuo diletto
:

Anzi ilumt, e lampi


i

fuoi

Men podenti
Lidia
il

meno ardenti
pi lucenti

Sol d^li occhi tuoi


chiari, e
il

R inni fu'l Cario monte;


C h'j mirar cose
fi

Fea pi

Ch'a mirar fihplteforo 'Lampeggi di fiamme d oro.

belle

E feopriua

tuo bel feno

Tanti

rai

fur

unte

Uelle

pur llumetuofereqo

Eredeafoaue,epura La fua neue il petto

E da
aprire;

quei fbaui albori

Ma

fi

dolce ardeua

il

core

Sfauillaua vn dolce foco ;

C h'ogni fiamma,& ogni dardo


In quel caro fen d'amore

fenda di dolce cura Nel mio petto il cor languirei

E le grazie con gli amori


Hauean quiui vn
dolce loco j

Rinfrefcaua ogni ora vn guardo

Efahrveloce,eleue
Jl

E f quiuul corgiungea,
Su la neue il corm'ardea.

E gi m era

il

cor ferito

mio

cor tra neue, e

neuc.

A le piaghe vn dolce inuito


Malanguia
la vifta

Iomiraua,etuferiui Lidia mia foauemente Jofpronaua,eturapiui

E f come

il

fno aprendo

inferma
;

Tante fiamme tu mouei Sfauillar potean vedendo


Tanti lumi gli occhi miei Nel tuo fen potea mirare
Maiauiglie a
lai ,

A l'aprir dj tanti obbietti


Ne
potea giamai
ftar

ferma
:

Nel tuo fen la vifta ardente, Io mouea poche fauille Tu le fiamm mille miU*

cercar tanti diletti


i

E morir

rai

mefehini
alabaftrini

pi care

Tra duoi pomi

Aria,

Nona

Elle ro

{e

purpu

ri

ne

che tra (pine

fu l'Auro

ra

iSi) Yr,

5?" *fc~*"fi

'*'jizilz*

- --- T -f'

4~ - - ^-x r

non

apri

te

Maminiftre degl'amori

Bejte (o

ri

Di bei den

ti

cu (lodi

te

Ma mi

-<^~,niftri

,.

+ _j_^.*_,,
ei tefori

*^-

degl'amori

Di

bei

den

ti

cu fio

dite

Di

bei

den

ti

cufici ite.

j,

E ci forf pera it*


Di mia
vita ,
alle voftr'ire,

e.

Sebel riofebell'auretta
'fra l'erbetta
,

7. Segi

mai

tra fior vermigli

Se
.

tra gigli

Che non regge

Su'lmattin mormorando erra


Se di
fiori

Veftel'alba vn'aureo velo,

Opur
>

perche voifete

vn

ptaticello

E su rete di Zaffiro^
Muoueingiro Noi diciam^he ride il Cilo
f

Tutte liete Me mjrando'n fu'i morire S

Si fa bello

Noi diciam, ride la terra.

Stanca Seconda

+++
I

te

ro

fc preti

ole

amoro

fcDit'ond'

che

s'io

m'affi

^^|^Tr^^3|c^^^^^^^:|^r^^
<
>

11X10

|I;$:$::Hf$4:I:i::^
ioNclbdguar
do
accefo ardente

Voi repente

Difcioglie

te

vn

bel Tornio

Difcioglie

11X10

"Kio

lltalM "

ffia

te

vnbelforrifo.

p E3
~*

fcritate

B*

^i

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i-

np

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r-u -i t

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M"

"

"*

4, Belle rofe,

6.

Quando

O pietate
Del A far la cagion fi lo vo dir in nuoci moii
Voftrclodi

auuien Per diletto

ck'vu Zeffiretto

S.

Ben ver quand' giocondo


Rid'il

mondo
quand' gioiofp,

Muoua'l
Si

pie fu l'onde chiara

Rid'il ciel

che 1 acqua in fu l'arena

Ben

ver

ma non fan poi

Scherzi a pena

Come voi
ride
il

Ma ridetetuttauia.

Noi diciam, che

nvre

Far vn nfograziof.

Aria

VimA

Hi mi

confort ahimechipi co

io

limi

Horchc'lmio hi che C bei

i^EEEEEE +$

i
i-

-^

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giador

nano

II

de

fi

a to

lu

mcakilaf

soinuohmi

U de

fa

to

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lu m'ahi lai
6

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-TBlami.

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^i,

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ti

Labelltfsima Aurora , onde s'aggiornano Mie notei , innanzi tempo ecco abbandonami

Quinci fi

trifta in
i

cor voce rifuonami,

Ne penfa, che aueftehorevnqua non romano,

Che tutti mici penfier dolcezza obWiarvo Er o fo (peno rie querele iproai.

DJua, che gli occhi miettjMito defiano, E che nuouc vaghezze oggi in te forgema,

Che dal metto

l'iton

fi

a dffuiano $

Mira che gl'occhi miei

lacrime

fio
n

in>'W^^^^^^^^
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nJKio
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che mcnrx* da] cor preghi

ti

nono

aslgMlilif iliilil
porgono mie reci
cc*ifofpir

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occorfi nello Stampare

A
la
s

Carte 2. quinta pofta minima-* .

nella parte del Baffo feconda cafella ,,

lafefta nota ha da efer

iA carte 7.
,

prima pofia
s s
.

nella parte del

Tenore , fconda caflla , /otto la prima n$ta va


nellafeconda nota h.fa h.

la paro

duol

cA carte

//. prima pofla nella parte del *Baffo quarta co/ella tldiefts che e nella notaftffequente, oue non ha da efiere-*

mi , va

%A carte
nirna
;

z 0. fetta poHa

nella parte del Baffo

prima cafella ,
,

lafeconda nota

neltamtr , che mi*


*

vogliono efere duefmminime legate

lafecondaf^natafoprafefiamaggiorcj

IN FIRENZE
Appretto li Hre di di Giorgio Marefcotti .
Con Licenza de Subirmi!

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